Veci e Bocia - 1
Settembre 2005
PERIODICO DELLA SEZIONE DI MILANO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI
Direzione: Via V. Monti, 36 - 20123 Milano - Tel. 02 48519720 - Fax 02 48025928
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Anno 53 - Numero 3 - Settembre 2005
Spedizione in a. p. art.2 comma 20/C legge 662/96 Filiale di Milano - C.c. postale 38521209
Il 40° Raduno sezionale a Ponte Selva
Ricordato Mons. Antonietti a 29 anni dalla scomparsa
Domenica 19 giugno 2005 si è tenuto
il 40° Raduno Sezionale a Ponte Selva,
tradizionale appuntamento ed incontro tra gli Alpini della Sezione, con i
loro familiari. Per la nostra Sezione
questa è l’occasione per ricordare la
nobile figura del Cappellano Alpino
Monsignor Giovanni Antonietti nel
29° anniversario della scomparsa.
Noi di Milano, come ricordava Cesare
Lavizzari su questo giornale, andiamo
a Ponte Selva per tenere viva una tradizione voluta per onorare la memoria
Dal Direttore
La nostra Associazione è una magnifica
realtà anche perché è bene organizzata in
Sezioni e Gruppi.
Se paragoniamo i Gruppi alle migliaia di
muscoli che danno forza all’ANA, le Sezioni costituiscono l’indispensabile ossatura che permette all’organismo di funzionare in maniera organizzata ed armoniosa. Nella struttura dell’ANA la Sezione ha la funzione di coordinamento
dei Gruppi nella vita associativa e nelle
attività di rilevante importanza.
La Sezione è anche riferimento di esperienza perché in essa vi operano persone
che mettono a disposizione il loro valido
contributo di lunga vita associativa.
Una concreta evidenza del ruolo e dell’importanza delle Sezioni è, ad esempio, il fatto che, sebbene la partecipazione alle adunate sia organizzata dai singoli
Gruppi, quando sfiliamo siamo raggruppati, identificati e riconosciuti per blocchi sezionali in cui i singoli Gruppi sono
amalgamati in un insieme compatto e imponente.
I Gruppi fanno cose belle e importanti,
ma per fare Associazione Nazionale Alpini dobbiamo anche fare cose grandi e di
qualità facendo riferimento alle nostre Sezioni.
Dobbiamo recuperare e far crescere il senso di appartenenza alla nostra Sezione,
partecipando maggiormente a ciò che viene organizzato dalla Sezione e alle manifestazioni degli altri nostri Gruppi.
Saranno occasioni in più per ritrovarci
con altri Alpini e per sentire come la gente, anche quella delle realtà locali diverse
dalla nostra, ha ancora bisogno di noi e
dei nostri valori.
Gianni Papa
di un uomo, di un cappellano, vera- Rilevante presenza di alpini sia per nuLa cronaca riporta che il programma è
mente straordinario. Spesso si parla mero che per importanza: voglio citare
stato seguito in tutti i punti, con
di eroi, ma con riferimento alla figura il nostro Bruno Anselmi e Monsignor
l’alzabandiera, gli onori ai Caduti,
di Don Antonietti il termine diventa Gaetano Bonicelli.
l’omaggio alla tomba di don
quasi riduttivo. È sufficiente leggere il È stato bello rivedere Bruno Anselmi
Antonietti e la S. Messa. In quella bella
libro “Il Cappellano degli Alpini - Don tra noi. Sebbene la casa abbia ottanta
domenica passata nel verde della stuGiovanni Antonietti - Soldato di Dio e anni, egli, avendola vista crescere nel
penda pineta, le attività organizzate
della Patria”, o ripercorrere con chi l’ha tempo, ne ha descritto la storia con la
sono state tante: per citarne qualcuna,
conosciuto la sua vita per rendersi propria diretta testimonianza: “quella
oltre alla ormai classica “Quattro pasconto di trovarsi di fronte ad un vero casa là c’era, quell’altra è venuta dopo,
si in pineta” è stata presentata una
e proprio gigante della fede e qui c’era un tale che non voleva dare
bella mostra fotografica sulla storia
un pezzo di terra….”.
dell’Italianità.
della Casa dell’Orfano.
Ecco, appunto, che il Raduno di Pon- Bruno ricorda tutte le fasi dello sviL’organizzazione della giornata è state Selva deve essere visto come uno luppo di questo grande progetto che
ta buona. Alcuni Gruppi sono venuti
strumento per evitare che il tempo can- ha ospitato migliaia e migliaia di orfani
con dei pullman, e molti altri hanno
celli la memoria dell’esempio di que- di guerra e formato altrettanti uomini
portato attrezzature per preparare il
st’uomo. Se tutti sappiamo bene chi sotto la guida di Mons. Antonietti,
pranzo (quest’anno ci è stato concesfu e cosa fece don Carlo Gnocchi, sia grande figura di Alpino, di sacerdote
so di utilizzare i bracieri per le
in tempo di Guerra con i suoi Alpini e di benefattore.
grigliate).
nei gloriosi reparti della Tridentina, sia L’altra importante presenza è stata
Un grazie di cuore va dato alla nostra
in tempo di pace con i suoi mutilatini, quella di Monsignor Bonicelli, che tutti
PC che ha allestito un tendone con
assai pochi invece ricordano quello noi ricordiamo alla recente adunata di
tavoli e panche per tutti, e al Gruppo
che fece don Antonietti, pluridecorato Parma. Egli è un ex-allievo della casa
di Paderno Dugnano che, con grande
al valor militare, con i suoi Alpini del di don Antonietti ed ha celebrato una
disponibilità, si è preso l’onere di preTirano e del Monte Stelvio prima, e suggestiva Santa Messa nella cappelparare un piatto caldo per tanti.
con i più di ventimila ospiti della Casa la della Casa, con i tanti gagliardetti
Si è scritto e detto molto del raduno di
disposti a cornice ideale di una navadell’Orfano poi.
Ponte Selva.
Migliaia di ragazzi furono affidati a lui, ta della grande cattedrale costruita
Nei precedenti numeri di Veci e Bocia
ed egli a sua volta li affidò al mondo dalla natura intorno alla Casa.
abbiamo ospitato pareri, opinioni e
con una preparazione, come lui
idee. Si è detto di come era il
diceva, “da galantuomini”.
raduno, di quanti fossero gli
Il Raduno di Ponte Selva fa analpini milanesi e i familiari che
che venire alla mente la “Corvee”,
affollavano la pineta, e si è
quel magnifico gruppo di persoscritto anche della volontà si
ne che tante energie ha dedicato
riprendere a frequentare quea questa bella iniziativa della nosto incontro che per la nostra Sezione, ed ha sempre “testra Sezione è il solo appunnuto duro”, con disponibilità vetamento periodico in un amramente alpina, per mantenere e
biente di montagna.
far capire agli altri l’importanza di
Pensiamo un momento a
questa bella tradizione.
questo ultimo punto: siamo
Ma torniamo alla cronaca della
una Associazione che trae le
giornata: il nostro 40° raduno e la
proprie motivazioni morali
coincidente festa dell’Associaanche dai valori della monzione degli ex-allievi hanno portagna, e il ritrovarci proprio
tato lassù moltissima gente. Qualin montagna, che è il nostro
cuno ha fatto anche il conto e ha
ambiente naturale, ci può fare
detto che quest’anno a Ponte
solo bene!
Selva eravamo in quattrocento,
Concludo confermando che
con quasi tutti i Gagliardetti.
quest’anno il raduno è stato
Dico quattrocento solo dei noun vero successo e con l’arrivederci a Ponte Selva nel
stri, cui si devono sommare tutti
2006, per l’11 giugno.
gli altri. Insomma c’era davvero
Prendetene debita nota e tetanta gente, al punto che è stato
netevi liberi!
difficile anche trovare un parAl Raduno di Ponteselva il “Vecio DOC” ci va anche se in carrozzella
G. P.
cheggio per l’auto.
Settembre 2005
2 - Veci e Bocia
VITA SEZIONALE
Sintesi dei verbali di riunione del CDS
27 giugno 2005
Il Presidente Urbinati esprime soddisfazione per il successo della iniziativa e per i risultati ottenuti con la
Festa sezionale di Primavera, in termini di risultato del lavoro di insieme
e sempre migliore collaborazione tra
i Gruppi.
È stato valutato positivo anche il bilancio della impegnativa giornata del
12 giugno con la buona partecipazione al 50° del Gruppo di San Vittore
Olona; si è riusciti ad avere rappresentanze anche a Como per il raduno
del 2° Raggruppamento e a Mortara
per la celebrazione religiosa per
Teresio Olivelli.
Ottima pure la riuscita del 40° Raduno a Ponte Selva con circa 400 persone, nonostante la concomitanza di
diversi eventi presso la stessa struttura.
Per il 2006 il CDS considera di valutare date che non coincidano con altre attività presso la Casa di Ponte
Selva.
Il CDS nomina un gruppo di lavoro
per la verifica del vigente Regolamento Sezionale e il suo eventuale
adeguamento alle direttive della sede
nazionale.
Si è preso atto dell’andamento dei
lavori alla struttura 3P di Cesano
Maderno, e sono state approvate alcune spese per la chiusura delle finestre.
Il CDS approva le date della chiusura estiva della sede e fissa la data
della Festa autunnale per i giorni 15
e16 ottobre 2005.
Per l’Adunata di Asiago viene comunicato l’esito di un sopralluogo
per individuare un’area adeguata per
l’attendamento dei Gruppi della Sezione.
5 settembre 2005
Il CDS, dopo valutazione della situazione economica della Sezione, decide di adeguare l’importo della quota
associativa per il 2006 con un euro in
più. Il CDS evidenzia come l’impegno della Sezione verso i Gruppi sia
aumentato, e come sia volontà del
CDS mantenere questo livello di servizio verso i Gruppi.
È stata verificata la situazione delle
cariche sociali per le imminenti proposte di candidature dei Consiglieri
alla prossima assemblea ordinaria
della Sezione.
Viene approvato l’invio ai Capi Gruppo di una guida con indicazioni pratiche per la corretta gestione delle
assemblee dei Gruppi.
Il CDS approva la preparazione di un
altro lotto di medaglie da consegnare ai Soci con 50 anni di iscrizione (le
precedenti sono ormai esaurite).
Viene preso atto della iniziativa della
Sede nazionale per la consegna di un
diploma a firma del Presidente Perona
ai Reduci del 2° conflitto mondiale.
Il CDS approva la proposta che queste pergamene vengano consegnate
in occasione delle assemblee dei
Gruppi di appartenenza dei Reduci.
CONFERMIAMO CHE L
A S
.MESSA
LA
S.MESSA
TALE NEL DUOMO DI MIL
ANO
NAT
MILANO
DI NA
IN MEMORIA DEI CADUTI SI TERRÀ
DOMENICA 18 DICEMBRE
Premiazione del 14° Concorso Letterario
e incontr
o di tecnica giornalistica
incontro
Domenica 5 Giugno è stata per il nostro Gruppo una giornata dedicata in
maniera direi “nuova” alla poesia, alla
letteratura e alla comunicazione.
Ripetersi è sempre difficile, ma quando si tratta del nostro concorso di letteratura, prossimo alla quindicesima
edizione, i risultati sono sempre positivi e il seguito di partecipanti e di intervenuti alla premiazione, che si è
svolta come accade da un po’ di anni
nella nostra sede, è stato positivo, coronato dalla presenza di ben due ex
Presidenti Sezionali e di quello attuale
accompagnato dal Vessillo della Sezione di Milano con alcuni gagliardetti dei
nostri Gruppi
In tutti questi anni abbiamo già speso
tante parole al riguardo di questa manifestazione; dai ringraziamenti a tutti
coloro che si dedicano per diversi mesi
all’anno alla realizzazione dell’evento,
uno dei fiori all’occhiello della nostra
attività, ad un grazie particolare a Luigi Razzini che è il “creatore” di questo
importante pezzo di storia del nostro
Gruppo, sino a ricordare ed evidenziare
la continua diffusione dei partecipanti
provenienti davvero da tutte le parti
del mondo.
Scrivere è una di quelle manifestazioni
intime che ci permette di trasmettere e
far conoscere il nostro pensiero, e in
questi anni, attraverso diverse
tematiche alpine suggeriteci dai vari
titoli del concorso, abbiamo avuto
modo di “incontrare” centinaia di pensieri e di opere che ci hanno ricordato
quanto bisogna essere fieri di portare
il cappello con la penna nera. Ed anche quest’anno abbiamo voluto raccogliere tanti di questi lavori in un bel
libretto.
Da alcuni anni partecipano al concorso anche dei ragazzi delle scuole me-
Questo il programma della manifestazione:
ore 08.30 Ammassamento in Piazza Fontana
ore 09.00 Arrivo del Vessillo della Sezione e della corona, con la fanfara
ore 09.10 Arrivo del Labaro
ore 09.20 Arrivo delle Autorità Militari
ore 09.30 S. Messa
ore 10.30 Alzabandiera e allocuzione ufficiale in Piazza Duomo
ore 11.00 Sfilata lungo il percorso: Piazza Duomo, Via Orefici, Piazza Cordusio,
Via Meravigli, Corso Magenta, Via Carducci, Piazza S. Ambrogio
ore 11.50 Alza Bandiera e deposizione della corona al Sacrario
ore 12.00 Scioglimento del corteo
Pr
emio “Notiziario dell’anno”
Premio
Nel corso della giornata di
Lacchiarella, è stato premiato il miglior
notiziario sezionale per il 2004. Il premio è stato assegnato a “Penne Nere
inGessate” del Gruppo di Gessate con
la seguente motivazione:
“Valido strumento informativo che
evidenzia l’intensa attività del Gruppo, sia nella versione su carta sia nella
versione informatica. Il notiziario ha
raggiunto il decennale di pubblicazio-
ne con regolarità di uscita e mantenendo una buona veste tipografica.
Con questo strumento informativo il
Gruppo si è allineato con tempestività e con regolarità alle indicazioni associative in tema di qualità dell’informazione e di utilizzo delle moderne tecniche informatiche. Il costante
sinergismo tra la versione su carta e
quella informatica ne fanno un esempio di moderna informazione per i no-
tiziari di Gruppo”.
La redazione di
“Veci e Bocia”
vuole complimentarsi per il
premio, e ringraziare il Gruppo di
Gessate per l’impegno dimostrato
nel settore dell’informazione.
die. L’incontro con loro ci ha permesso di conoscere e valutare il pensiero
giovanile; possiamo così leggere come
noi Alpini siamo visti dagli occhi degli
adolescenti per quello che siamo e per
quello che abbiamo fatto nella storia.
Quanto da loro scritto è spesso per
noi occasione di vanto, ma nello stesso tempo è uno stimolo per trovare il
modo di coinvolgere sempre di più i
giovani nelle nostre attività e nel nostro concorso.
Ma scrivere è per molti anche una professione e, come tutte le professioni,
l’esperienza e la capacità di perfezionarsi vanno di pari passo con l’affinamento della tecnica e con l’accrescimento della qualità. Insomma, è vero
che bene o male tutti scriviamo, ……ma
c’è modo e modo di scrivere! Proprio
per questo, in concomitanza con la
premiazione del concorso di letteratura, nella prima mattinata si è tenuto un
incontro di tecnica giornalistica a cura
della redazione di “Veci e Bocia”.
Nella magnifica sala conferenze della
Rocca, cortesemente messaci a disposizione dall’Amministrazione comunale di Lacchiarella, la redazione di ”Veci
e Bocia” ha tenuto un mini-convegno
sulle tematiche del giornalismo, sulle
regole per scrivere bene e su come
comunicare nel modo più immediato e
chiaro possibile, con accenni anche
alle nuove tecniche quali l’informatica
e i siti ANA, riconosciuti oggi come
mezzi pratici e veloci per diffondere le
notizie. Tutto ciò ha raccolto un notevole interesse e ha seminato dei germogli di cultura che avranno sicuramente modo di crescere per presentarsi in altre occasioni più efficaci e interessanti di quanto già non lo siano stati
in questo incontro.
Alessandro Branduardi
Veci e Bocia - 3
Settembre 2005
VITA SEZIONALE
Dal Pr
esidente
Presidente
La nostr
a Se
zione al R
nostra
Sezione
Raduno
aduno del
Cari Soci, colgo l’occasione dell’usci- non vengono invitati nemmeno i reta del nostro periodico per poterVi rag- sponsabili della Sezione a più diretto
2° R
aggruppamento a Como
Ra
Come promesso nello scorso numero, ecco l’articolo sul raduno
del 2° Raggruppamento avvenuto il 12 giugno a Como.
Ricordiamo che la Sezione di Milano era impegnata in quella data
con il 50° del Gruppo di San Vittore Olona
Leggendo degli altri raduni di Raggruppamento (ventimila alpini a Pinerolo al
Raduno del 1°, ed altrettanti a
Palmanova per il Raduno del 3°), i quattromila Alpini contati a Como (ma vi
assicuriamo che sono comunque tanti) sembrano pochi considerando che
tra le sezioni lombarde ci sono alcune
tra le più forti sezioni dell’ANA. Per le
sezioni di altre regioni queste occasioni di incontro sono diventate delle vere
e proprie “piccole Adunate nazionali”,
mentre per noi paiono delle attività ancora poco conosciute. Con ciò non
vogliamo togliere nulla al successo
della iniziativa della Sezione di Como:
la cerimonia è stata ben preparata, partecipata, e ben riuscita.
Come evidenzia Antonio Fenini, crediamo che la principale ragione della
nostra “minima” rappresentanza stia
nel fatto che all’interno della nostra Sezione non è ancora diffusa la conoscenza del Raggruppamento.
Ma cosa sono i Raggruppamenti di Sezioni? Sono delle strutture previste dal
regolamento nazionale dell’ANA per
la definizione delle candidature dei
Consiglieri nazionali, che stanno assumendo altri ruoli perché l’attività
dell’ANA ha ormai raggiunto livelli di
qualità e di impegno tali da richiedere
strutture organizzative di livello intermedio tra la sede nazionale e le sezioni. Pensiamo ad esempio alle convenzioni che vengono siglate con le regioni in materia di Protezione civile
nelle quali sono coinvolte più sezioni
tra loro territorialmente omogenee.
I Raggruppamenti, limitando le distanze da percorrere e quindi i tempi necessari, possono essere le sedi più opportune per lo scambio di esperienze e
per i sempre più numerosi convegni
associativi (Stampa, informatica …).
E pensiamo anche alla formazione
orientata ai quadri associativi che può
avere la dimensione ottimale proprio
ad un livello superiore alle Sezioni (si
veda il successo degli incontri sulle
tecniche giornalistiche tenuti della Redazione de l’Alpino).
In poche parole, per raggiungere obiettivi importanti e di qualità quali quelli
che l’ANA si sta dando in questi anni,
è necessario che le Sezioni si mettano
insieme per collaborare in modo efficiente. La storia degli alpini trae una
delle ragioni della nostra forza dal reclutamento territoriale; è il semplice ed
efficace principio che persone che hanno la stessa conoscenza del territorio
possono meglio operare. E cosa meglio del criterio territoriale per bene
organizzare il lavoro delle Sezioni che
vogliono realizzare importanti cose non
solo per l’ANA, ma per la nostra comunità nazionale?
Il prossimo appuntamento del nostro
Raggruppamento è per il 15 ottobre
2006 a Casteggio, per il Raduno organizzato dalla Sezione di Pavia. Mettete
questa data in calendario!
E perché non cominciare a pensare ad
un Raduno di Raggruppamento a Milano?
Gianni Papa
Il regolamento sezionale prevede che nel mese di
ottobre si raccolgano le candidature per le cariche
sezionali da eleggere nella prossima assemblea del
26 febbraio 2006.
Invitiamo coloro che vogliono impegnarsi per l'Associazione e la nostra Sezione a dare la disponibilità prendendo contatto con il proprio Capo Gruppo.
Il nuovo Regolamento sezionale di
Protezione Civile è stato approvato dal CDN
ed è pertanto già operativo.
Invitiamo gli interessati a prendere contatto
con Roberto Polonia e Vincenzo Colombo,
o a rivolgersi alla Segreteria sezionale ed ai
Capigruppo per informazioni in merito.
giungere tutti con un mio pensiero che
parte dalla considerazione di come la
Sezione stia diventando un insieme
sempre più unito di persone.
Lo ha dimostrato il successo dell’attendamento di Parma, la maggiore presenza alla festa Sezionale di Ponte Selva, la buona collaborazione alle feste
di Primavera e d’Autunno a Milano ed
ai tanti altri momenti associatici.
In alcuni Soci pare però esserci ancora
della resistenza a condividere le proprie esperienze con gli altri Soci e così
di partecipare alla vita della nostra Sezione.
Spesso viene disattesa la parte più
semplice del nostro “fare” che è il “far
sapere”, e non si riesce, perché non ci
si pensa, a comunicare alla Sezione un
fatto né prima né dopo l’avvenimento.
Se in alcuni periodi della nostra storia
era consuetudine agire così, adesso
dobbiamo capire che è tempo di cambiare e di invertire la rotta se vogliamo
essere più uniti e abbastanza forti per
vincere le tante sfide del momento presente.
Prendo un esempio sul quale ho sentito molti commenti; quando all’adunata gli speakers non sanno fare commenti o dare informazioni sui tanti nostri gruppi (cosa che può anche
spiacere e quasi dar fastidio) la semplice ragione è la mancanza di informazioni che i vertici associativi hanno su
quanto viene fatto dalla base. Spesso
alle belle e varie manifestazioni di carattere Alpino organizzate dai Gruppi
contatto con gli stessi Gruppi, oppure
talvolta vengono comunicate solo le
manifestazioni di carattere collaterale
al fare associazione che, seppure hanno importanza per alcuni aspetti, hanno spesso… molto poco di Alpino.
Pare che non abbiamo ben capito che,
essendo un’associazione d’Arma,
dobbiamo tener sempre in evidenza soprattutto gli scopi ed i valori associativi, e non quelli legati alle tante realtà
esterne alla nostra associazione.
Questo è un problema molto complesso, solo perché gli usi e le abitudini
locali si sono consolidate negli anni .
Penso, però, che la solidità dei nostri
valori e la volontà di lavorare per l’Associazione, dovrebbero spronarci a far
di tutto per perseguire queste finalità.
Le vere difficoltà sono spesso solo in
noi, e per riuscire a superarle dobbiamo usare la nostra volontà e caparbietà. Sono convinto che queste “armi”
siano già in possesso di ogni Alpino.
Si tratta solo di prendere coscienza che
le abbiamo a disposizione, di capirne il
grande potenziale, e di utilizzarle.
E spero che il cammino già intrapreso
dai tanti Gruppi, con i tanti soci che in
questi anni hanno ampliato i loro orizzonti e collaborato in Associazione per
realizzare progetti di sempre maggiore
impegno e qualità, faccia da esempio a
quei pochi, ancora resistenti ad aprirsi
verso gli altri Gruppi e la Sezione, per
partecipare alle grandi opere che la nostra magnifica Associazione realizza.
Giorgio Urbinati
Raduni di Raggruppamento: storia e cronaca
Se ancora si poteva dubitare sulla
credibilità nel raduno del 2° Raggruppamento (Sezioni di Lombardia ed
Emilia Romagna), Como e la Sezione
organizzatrice ne hanno smentito le
previsioni.
Un bravo al Presidente Gregori ed ai
suoi Alpini che sono stati gratificati
da una presenza ben al di là di ogni
previsione perché ostinatamente voluta e sostenuta fin dalla sua nascita.
Ma è bene fare un po’ di storia di
questa manifestazione che nasce
dalle radici dello storico raduno dei
reduci del 5° Alpini e 2° Artiglieria da
Montagna.
La partecipazione a questi raduni, pur
avendo avuto momenti di alta aggregazione soprattutto tra le sezioni
lombarde nel primo dopo guerra per
i noti eventi storici, è poi diminuita
per ragioni generazionali e, con il
passar del tempo, per la mancata presenza di Alpini in armi in Lombardia
a causa della soppressione della Brigata “Orobica”.
Da ciò nacque l’idea, in sede di riunione dei Presidenti, che anche il 2°
Raggruppamento alla pari degli altri
tre, sostituisse quel tipo di manifestazione con un vero e proprio raduno esteso a tutte le sezioni, possibilmente agganciato ad una motivata
ricorrenza della sezione organizzatrice
in modo da evitare il moltiplicarsi di
manifestazioni di cui l’agenda verde è
affollata.
E così è avvenuto nelle precedenti edizioni con alterni successi.
Che a Como tutto andasse bene lo si
era notato già al mattino nella zona di
ammassamento, dove molte centinaia
di Alpini attendevano pazientemente
di incolonnarsi per lo sfilamento.
Una lunga colonna, divenuta ancor più
consistente per la presenza di numerosi Gonfaloni dei Comuni con i loro
Sindaci, ha attraversato le vie cittadine ben imbandierate ed ha salutato il
Labaro Nazionale scortato dal Presidente nazionale Perona, le Autorità
Civili e Militari ed i rappresentanti ANA
sul palco d’onore, concludendo il percorso sul piazzale del monumento ai
Caduti della Città di Como.
I brevi, concisi ed applauditi interventi degli oratori, come sempre dovrebbero essere, hanno concluso la cerimonia ed il programma degli appuntamenti previsti per l’85° di fondazione
della Sezione di Como.
Sottotono, ma giustificata, la partecipazione della rappresentanza della nostra Sezione: è auspicabile da parte di
tutti un maggior impegno e credibilità
all’avvenimento.
Antonio Fenini
Settembre 2005
4 - Veci e Bocia
VITA SEZIONALE
elle
g rina
g gio nazionale in Adamello
Pelle
elleg
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Il P
A fine luglio, come ogni anno, si è effettuato il consueto raduno in Adamello per commemorare coloro che
vi combatterono durante il primo conflitto mondiale, in quella che noi Alpini chiamiamo “la Guerra bianca”
Gli Alpini milanesi, intesi come Sezione e Gruppi, erano circa venticinque
con il Vessillo sezionale ed i
Gagliardetti di Abbiategrasso,
Lacchiarella, Lainate, Milano-Centro,
Milano-Crescenzago, Rho, Rozzano.
Il tempo atmosferico è stato magnifico, anche se tendente al caldo, salvo
la breve ma scrosciante pioggia della
domenica mattina, caduta proprio durante la S. Messa celebrata ad Edolo
come chiusura della manifestazione.
Il programma è stato seguito puntualmente, soprattutto come orari.
Venerdì ci siamo trovati a Edolo nella
prima mattinata, unendoci ad altri Alpini provenienti da Bergamo e Brescia,
quindi con dei veicoli dell’organizzazione siamo giunti a Temù, e da qui,
zaino in spalla, dopo tre ore oltre le
soste abbiamo raggiunto il rifugio
Garibaldi. Cena e pernottamento, si fa
per dire perché pochi hanno dormito,
con sveglia alle ore 3.30.
Subito colazione e partenza alle 4.30
per il passo Venerocolo, per la cima
Garibaldi e poi discesa sino al ghiacciaio detto “Pian di neve” con
attraversamento dello stesso sino alla
Lobbia Alta, dove nei pressi del rifugio Caduti dell’Adamello, ora in fase
di ristrutturazione (vi ricordate il contributo chiesto dall’ANA di 1 Euro per
ogni socio?) è posto l’altare del Papa,
dedicato a Giovanni Paolo II, come
anche lo è stato il pellegrinaggio del
2005.
S. Messa alle ore 11 e discorsi vari.
Forse, a mio avviso, sono intervenuti
troppi oratori, ma fortunatamente c’era
il sole. Immaginatevi se invece ci fosse stata in atto una bufera di neve.
E qui, a fine luglio, questo potrebbe
anche capitare.
Un breve spuntino, poi la discesa attraverso il ghiacciaio della “vedretta
del Mandrone” sino al rifugio Città di
Trento. Breve ristoro e la salita al passo del Maroccaro, passando sopra il
lago scuro; discesa sulla vedretta di
Presena, sempre con ramponi, perché
la neve è sparita ed è rimasto solo del
ghiaccio sporco. Infine, nel tardo po-
meriggio, seggiovia
e funivia “del Paradiso” sino al passo
del Tonale, dove un
pullman ci ha portato ad Edolo. Alle ore
20 circa ci siamo seduti, più per la stanchezza che per la
fame, all’interno di
una grande palestra
sportiva per la cena.
Noi “milanesi” siamo poi usciti per una
birra in un bar di Edolo, ed abbiamo
notato che anche la popolazione ha
partecipato a questa ricorrenza con una
grande esposizione di tricolori alle finestre e nei locali pubblici.
Ma qui sono tutti Alpini, e quindi giochiamo in casa.
Quest’anno, a detta di molti, la parte
alpinistica, quella “pesante” della manifestazione, è stata concentrata tutta
nella giornata di sabato, con il venerdì
dedicato al solo avvicinamento. Per noi
milanesi, inseriti nella colonna n° 2, il
dislivello totale (salite e discese) è stato notevole. Per far capire di cosa si è
trattato ecco le quote in metri sul livello del mare dei punti toccati durante il
percorso.
Venerdì: da Temù -1155 al rifugio
Garibaldi - 2548. Sabato: dal rifugio al
passo del Venerocolo 3136, alla cima
Garibaldi 3237, al Pian di Neve (punto
più basso) 2940, Altare del Papa 3020.
Rientro: da 3020 al rifugio Città di
Trento 2449, al passo del Maroccaro
3049, alla capanna Presena (seggiovia)
2780.
Quindi: venerdì: sola salita di 1393
metri, mentre sabato: salita di 1369
metri con discesa di 1137 metri.
Il tutto suddiviso su tre valichi.
Troppi, considerando che l’età media
dei partecipanti copre la gamma che
va dalla seconda alla quarta “anta” allargata.
Per chi non è abbastanza allenato è un
vero “calvario”. E qui lavora l’elicottero a 70 Euro al passaggio (per la sola
salita o la sola discesa).
Io penso che l’organizzazione di questo “Pellegrinaggio in Adamello” andrebbe rivista analizzando meglio tutti
i percorsi (anche quelli del versante
trentino non sono stati brevi). Se noi
lombardi della colonna due avessimo
fatto un pernottamento in più al rifugio Città di Trento al Mandrone, ci saremmo riposati e la domenica molto
presto saremmo partiti per il passo del
Maroccaro (2 ore) e discesa alla seggiovia (1 ora). Sarebbe però stato necessario attivare gli impianti a fune presto (forse qui sta il problema) per poi
raggiungere Edolo dal Passo del Tonale con pullman in tempo per la sfilata che inizia alle ore 10.
Si potrebbe anche pensare di abbassare l’Altare del Papa ad una quota più
consona agli Alpini coi capelli bianchi. È la cerimonia che conta, l’importante è onorare tutti i Caduti della
“Guerra bianca” (significativa la partecipazione di un plotone di alpini tedeschi). Per il ricordo l’altitudine non
conta. Anche a mille metri di quota più
in basso si può celebrare una S. Messa in Loro onore ed a Loro ricordo, e
pur sempre con il bellissimo scenario
che l’Adamello sa dare. Io la penso
così. È anche vero che ogni anno la
cerimonia conclusiva si effettua alternativamente in provincia di Brescia o
di Trento, però la parte alpinistica dei
giorni precedenti è sempre la stessa.
È una proposta che potrebbe essere
tenuta in considerazione.
Io, che frequento l’Adamello da oltre
quarant’anni, ho purtroppo potuto
constatare l’inesorabile ritiro del ghiacciaio. La neve è sparita, c’è solo ghiaccio sporco con affioramento di ogni
tipo di detriti, specialmente nei pressi
della Lobbia Alta, sotto il rifugio in fase
di consolidamento per evitare lo
slittamento a valle, con sicura perdita
dello stesso.
L’ANA ha fatto bene a contribuire,
assieme al CAI alle spese di restauro e
conservazione del rifugio, perché in
questo scenario durante la “Guerra
bianca” combattenti degli opposti
schieramenti diedero la vita per la conquista di ardite postazioni durante rigidissimi inverni.
Le nevicate di allora non si vedono più,
quindi mantenere viva la memoria di
queste gesta è anche compito della nostra associazione, per tramandare fatti
ed avvenimenti che si inseriscono, gloriosamente, non solo nella Storia delle
Truppe Alpine, ma specialmente nella
Storia d’Italia.
Giovanni Frattini
Il nostr
o pelle
g rina
g gio all’Or tig
ar
a
nostro
pelleg
rinag
tigar
ara
“L’alpino non è idrosolubile”...così ci
dicevano sotto naia durante le marce
quando il tempo non era molto clemente. E se lo ricordano bene anche gli
alpini che quest’anno erano
sull’Ortigara all’annuale pellegrinaggio
“per non dimenticare”.
Sabato 10 luglio in mattinata, nonostante il tempo non fosse dei migliori,
otto temerari sono partiti anche da
Giussano alla volta di Asiago.
Come è ormai tradizione, dopo il rituale spuntino a Gallio ci siamo accampati
vicino ad una buca di bomba, diventata il nostro posto fisso per accendere
il fuoco.
Sul far della sera ci siamo incamminati
verso la cima dell’Ortigara, con
Peppino in testa al gruppo che portava la corona da lasciare alla Colonna
Mozza in onore ai caduti.
Durante la salita sono rimasto colpito
da questa montagna: spoglia, senza
grandi ripari per un soldato che cerca
di conquistarla ... e ho pensato a quell’alpino di allora... a quelle migliaia di
alpini, che per un immenso senso del
dovere si sono sacrificati su quelle
pendici.
Sulla cima, dopo aver deposto la corona, abbiamo acceso le fiaccole e poi,
una volta sopraggiunto il buio, abbiamo cominciato l’ormai consueta
fiaccolata verso il campo.
Piazzale Lozze visto dall’alto aveva un
qualche cosa di epico... la radura era
seminata di fuochi e i cori degli alpini
si levavano verso quella sacra montagna ...”Venti giorni sull’Ortigara, senza il cambio per dismontà...ta-pum,
tapum, tapum”….
La mattina della domenica la giornata
si preannunciava serena con un sole
stupendo e caldo già all’alba; c’era
solo una nuvoletta piccola e grigiastra
cui nessuno dava troppa importanza.
Poi, appena cominciata la Santa Messa, il tempo è peggiorato ed è arrivata
anche un po’ di grandine.
Ma gli alpini non si sono certo spaventati e la cerimonia si è conclusa nel
migliore dei modi, con il saluto al
Labaro nazionale, un grande applauso
voluto dal cappellano militare, ed il pensiero ai tanti alpini che lassù si sacrificarono.
Fabiano Folcio
Veci e Bocia - 5
Settembre 2005
VITA SEZIONALE
1° P
elle
g rina
g gio Nazionale al Monte P
asubio
Pelle
elleg
rinag
Pasubio
Dopo tanti anni di “voglia d’andarci”,
finalmente sono riuscito ad arrivarci e
proprio in occasione del primo Pellegrinaggio Nazionale, il 4 settembre!
Bene ha fatto il nostro Presidente, assieme al Consiglio Nazionale, a voler
dare la dignità di “Nazionale” (non è
sicuramente la parola giusta... ma non
mi viene in mente altro) a questo pellegrinaggio organizzato da sempre dalla
Sezione di Vicenza, la prima domenica
di settembre.
Ha fatto bene perché è in luoghi come
questo che la nostra Associazione trova veramente le radici profonde del suo
passato fatto di dovere, di sofferenza e
di sacrificio estremo.
Lo ha ricordato il nostro Presidente nel
vibrante e appassionato discorso, pronunciato al termine della S. Messa celebrata sullo spiazzo antistante la
chiesetta di Santa Maria del Pasubio.
Al pellegrinaggio, purtroppo, non hanno partecipato molti Alpini!
Forse il tempo instabile del giorno prima, forse la sovrapposizione di altre
manifestazioni, fatto sta che i parteci-
panti erano pochini, tenendo conto che
in occasione del Pellegrinaggio era stata organizzata anche l’Adunata della
Sezione di Vicenza, che da sola conta
oltre 15.000 iscritti!
La nostra Sezione ha partecipato con
il Vessillo Sezionale e con il
Gagliardetto del solo Gruppo di
Lainate: un vero peccato!
E questo nonostante che il nostro Sergio Crose avesse ampiamente
pubblicizzato l’iniziativa nel corso dell’ultima riunione dei Capi Gruppo prima della pausa estiva.
Per concludere, una piccola promessa
che ho fatto ai nostri Caduti e al nostro Presidente (anche se lui ancora
non lo sa…): per il prossimo Pellegrinaggio al Pasubio (che mi auguro continui ad essere “Nazionale”) cercheremo di organizzarci meglio e partecipare più numerosi, magari rinunciando a
qualche altra manifestazione!
Da un piccolo sacrificio riceveremo la
carica giusta per affrontare ancora un
anno di vita Sezionale assieme ai nostri Soci Alpini !!
Bepi Bona
Alpini cari, in alto i cuori: sul Monte Pasubio c’è il Tricolore…
Quando partimmo per raggiungere il
Rifugio Papa, la nebbia avvolgeva le
montagne, pioveva e l’aria tirava fredda. Lungo la strada la vidi di lontano la
prima galleria del Monte Pasubio: buia
e silenziosa con il terreno e le pareti
scivolosi.
Entrai e giunta nel mezzo, avvolta dall’oscurità, non avvertii né inquietudine né paura alcuna, ma solo dolcezza.
Dolcezza e amore verso di loro, verso
quegli Alpini che partiti dalle loro case
e raggiunte le montagne conobbero la
guerra, dura e sanguinosa.
E attraverso quel buio illuminato dalla
luce flebile di una torcia e in quel silenzio rotto di tanto in tanto dal rumore
delle gocce che cadevano al suolo, me
le sono immaginate le mani di quei giovani Alpini, di quei giovani soldati del
genio che scavarono in sei mesi
cinquantadue gallerie: mani forti, spaccate dal vento e dal freddo con le dita
tremanti nel piantare le mine.
E mentre gli uni tra le rupi e i crepacci
combattevano aspramente, gli altri scalfivano le dure rocce per creare una via
sicura affinché munizioni e cibo arrivassero fin lassù. Comprendete voi ora
perchè tra loro si chiamavano Fratelli?
Perché qualcosa di indissolubile li unì
per sempre. Capite perché gli Alpini si
parlano al primo incontro come se si
conoscessero da una vita intera? Perché i padri, i nonni, i veci di allora si
arroccarono in vetta alla montagna e
lanciarono una lunga corda tesa, alla
quale ogni Alpino, finita la naja si assicura stretto, con il cuore a far da moschettone e resta così, mai solo, legato a tutti gli altri per l’eternità.
La luce grigia e chiara di quelle nuvole
tanto basse si alternava al buio delle
vie coperte, tutto taceva, sulla strada
solo si respirava la nebbia bianca del
Pasubio.
Toni ci aspettava paziente e ci faceva
coraggio; nella mente l’immagine de-
gli Alpini belli che andavano alla guerra
per salvare l’Italia con il cuore pieno
d’Amore e dinnanzi agli occhi, proprio accanto a me, un Alpino animato dallo stesso Amore che avrebbe desiderato vivere
allora e morire così, ma che Dio custodì come
Tesoro e preservò per gli Alpini di oggi.
Noi continuavamo a camminare, i nostri
piedi poggiavano sui sassi appuntiti e lassù, sotto la pioggia, non ci sentivamo soli,
no: camminavano con noi gli Alpini d’un
tempo e il nostro cuore batteva forte.
E battè nel petto ancora più forte quando
giungemmo in vetta, quando l’indomani
sotto un cielo luminoso e senza nubi raggiungemmo il dente italiano: proprio là la
montagna saltò in aria rompendosi in mille
sassi, mille sassi bianchi divenuti sepolcro per settanta Alpini: la meglio gioventù
andò sotto terra…
E là sepolti sono rimasti i loro corpi, i loro
sorrisi, i loro sogni, le loro lacrime e le loro
candide mani di ragazzo, le stesse mani che
scavarono la roccia, martoriate dalla fatica
e macchiate dal fango, le stesse che soccorrendo pochi attimi prima di morire i loro
compagni caduti sotto gli spari, si facevano rosse di sangue.
Così ora, nel silenzio di quelle montagne,
le nostre mani giunte pregano per loro, per
quelle vite troncate a vent’anni.
Caro Presidente è così come ha detto lei:
siamo andati lassù per i giovani Alpini
morti, per il loro sacrificio, per Don Galloni
che volle il territorio della Chiesetta, per il
Monte Pasubio, perché c’era allora quando si sparava, c’è oggi nel momento della
Preghiera e ci sarà domani e per sempre,
custode sacro ed eterno.
Caro Presidente non c’è nulla da temere,
no: finché ci sarà un Alpino a ricordare, a
sudare per raggiungere la vetta e pregare.
E se volgiamo il nostro sguardo al domani,
nessuna paura ci può assalire: un Alpino
ci sarà sempre perché eterno è l’Amore,
eterna è la Montagna, eterne sono al mondo le più belle cose.
Mariolina Cattaneo
PROTEZIONE CIVILE
Incontro del presidente sezionale con i volontari del Nucleo di P.C.
Sabato 17 settembre a Cesano
Maderno, presso la struttura della Protezione Civile, più noto come “tre piani” o più familiarmente 3P, si è tenuto
l’incontro tra il nostro Presidente sezionale Giorgio Urbinati e i volontari
del nucleo. Presenti anche il vice presidente Fenini e il segretario Borella
che scortavano il Vessillo Sezionale.
L’assemblea, chiesta espressamente da
Urbinati, ha voluto essere in primo luogo un momento d’incontro tra tutti i
volontari e il presidente stesso, ma
anche un’occasione in cui, posate le
motoseghe e gli attrezzi del comune
lavoro, ci si è voluti fermare per discutere insieme sul nostro modo di fare
protezione civile, sulle aspettative, le
problematiche organizzative e per fare
un quadro generale dei lavori effettuati e non al 3P, per poter organizzare al
meglio i sabati lavorativi.
Dopo il doveroso intervento del presi-
dente e del responsabile operativo del
nucleo, Roberto Polonia, molti sono
stati anche gli interventi da parte dei
volontari. Ci si è soffermati sulla sicurezza, ritenendola giustamente un
aspetto prioritario durante le esercitazioni, le emergenze ed i lavori al 3P. La
sicurezza deve essere al primo posto:
se un lavoro non ci compete o non
abbiamo l’attrezzatura adeguata o cos’altro, non lo si deve fare; questo non
significa essere incompetenti o scarsi
nel lavoro, ma dare un segno di responsabilità e di buon senso.
Anche l’argomento “iscrizione e partecipazione” è stato fonte di numerosi
interventi. L’essere iscritto al nucleo
di Protezione Civile è ovviamente un
impegno preso liberamente e volontariamente che si assolve con la partecipazione alle esercitazioni e alle emergenze. La partecipazione è dettata dalla propria disponibilità, pur ricordandosi che nella scaletta degli impegni,
la Protezione Civile deve avere necessariamente un posto prioritario, proprio perché qualcuno sopra di noi fa
affidamento sul nostro impegno preso.
Si è parlato anche di squadre, di comunicazioni e informazioni. Oltre alla solita comunicazione per lettera, c’è stata
la proposta di utilizzare sms ed e-mail
per informare i volontari, sistema, tra
l’altro, già utilizzato con ottimi risultati
da qualche caposquadra super-operativo. La struttura delle chiamate resta
comunque la solita: responsabile
operativo, caposquadra, volontario.
(segue a pag.7)
Settembre 2005
6 - Veci e Bocia
PROTEZIONE CIVILE
Monte
Gr
a ppa
Gra
L’unità di Protezione Civile della nostra Sezione ha portato felicemente a
compimento nello scorso luglio la
“Campagna del Grappa”.
No, niente paura : nulla a che vedere
con l’omonima impresa dei nostri predecessori di quasi un secolo fa, e nemmeno con le libagioni della bevanda
omonima, bensì si tratta della settimana dedicata ormai da quattro anni, in
luglio, da parte di una ventina di volontari al lavoro di ripristino di
postazioni, gallerie, trincee costruiti
durante la Grande Guerra sui
contrafforti del Monte Grappa, e precisamente in località Casera Andreon
a Camposolagna.
Ormai per molti di noi è una settimana
alla quale non si rinuncerebbe a qualunque costo salvo casi di forza maggiore perchè, oltre a lavorare, e duramente ve lo assicuro, si costruiscono
amicizie, e con il meritato riposo c’è
tempo per un sanissimo divertimento.
Certo la vita è abbastanza spartana
anche se ultimamente la Casera è diventata quasi un albergo di lusso, con
la sua mansarda dove fanno bella mostra di sè una ventina di brande e con
un pavimento di ottimo cemento nella
“sala da pranzo”.
E poi, per chi volesse davvero tornare
ad un più stretto contatto con la natura, alcune tende offrono il loro confort,
a meno che non piova con intensità
come quest’anno ed allora occorre trovare un’alternativa all’”umidità” , vero
Francesco?
Udite, udite: quest’anno abbiamo avuto anche due Feste come Dio comanda. Una per festeggiare il compleanno
della Pinuccia e del Bruno e l’altra
quando Olinto ha dato fondo a tutta la
sua verve comica cercando di accelerare la nostra digestione dell’ottima
grigliata di fine settimana.
Che dire dell’ottima doccia allestita sotto le stelle che, è vero, ogni tanto si
comportava come la sua più nota sorella scozzese, ma alla fine assolveva
egregiamente al suo compito di levare
il sudore e, perchè no?, il fango accumulato durante la giornata.
Ora, se per i veterani questi sono fatti
ormai acquisiti, per alcuni neofiti presenti quest’anno, sono stati un bel
banco di prova.
Queste nuove persone hanno sostituito egregiamente alcune assenze tra di
noi dovute a cause di forza maggiore ,
assenze fisiche ma non certamente
nelle nostre menti, tanto li sentivamo
vicini col pensiero.
Un altro aspetto divertente era la corsa alla “postazione del cellulare”, che
non era la conquista di un avamposto,
bensì la ricerca disperata di un posto
adatto a ricevere e trasmettere proprie
notizie alla “famiglia lontana”.
E non era cosa da poco, se a volte occorreva scendere alla sera dalle posizioni faticosamente conquistate per
stabilire un collegamento, con il rischio
di sorbirsi le arrabbiature del barista
che, chissà perchè, non ne voleva sa-
2005
pere di porgere con gentilezza la sua
mercanzia.
Dal punto di vista strategico poi abbiamo ottenuto una vittoria: quella sui
ghiri che, se l’anno scorso sembrava
persa date le frequenti visite alla nostra dispensa, quest’anno li ha visti
retrocedere su tutti i fronti: non ce ne
era uno. Anche la “segheria notturna”,
l’anno scorso così attiva, quest’anno
ha rallentato i suoi ritmi ad un livello
più che sopportabile.
Detta così sembrerebbe una settimana
passata fra divertimento e scherzi, ma
tornando ad un tono più aderente alla
realtà lavorativa, tutti noi, tranne per il
Domenico e la Rosina che avevano l’arduo compito di tenere rifocillate le nostre macchine, ne abbiamo fatto di lavoro anche quest’anno, tra il costruire
muri di sassi a regola d’arte, liberare
dalle piante gli accessi alle gallerie ed
ammassare il legname di risulta, rimettere in ordine una postazione di mitraglieri e creare uno spiazzo dove in futuro si metterà una mappa indicante i
rilievi della zona ed un piccolo monumento intitolato ad un Alpino Medaglia d’Oro della nostra Sezione.
Non c’è stato proprio da annoiarsi ed
abbiamo ben impiegato il nostro tempo e le nostre forze, se è vero come è
vero che l’Associazione Musei all’Aperto di Romano d’Ezzelino continua a rinnovare l’invito di anno in
anno.
A proposito, sapete qual’è l’obiettivo
di questa Associazione?
Quello di creare entro il 2015 un percorso di circa 22 km. che partendo da
Romano d’Ezzelino raggiunga Cima
Grappa e poi Feltre riattivando e mettendo in mostra molte trincee,
postazioni e gallerie costruite durante
la prima Guerra Mondiale.
Certo, al lavoro non siamo solo noi, ci
sono tanti altri Gruppi di Alpini e non,
anche se una maggiore forza lavoro
sarebbe più efficace. Dal canto nostro,
facciamo del nostro meglio, come ha
potuto constatare il nostro Presidente
durante la sua graditissima visita, che
incidentalmente lo ha fatto allungare il
suo percorso per presenziare assieme
ad Alessandro e Daniele al pellegrinaggio all’Ortigara. Da parte nostra, per
sentirci uniti spiritualmente, non abbiamo rinunziato, in concomitanza alla
domenica, alla tradizionale visita al
Sacrario di Cima Grappa con un omaggio floreale ai Caduti.
Che dire di più per non annoiare?
Arrivederci all’anno prossimo.
Alberto Valsecchi
Un la
v or
o da 10 e lode
lav
oro
Sabato 9 luglio il nostro Presidente
sezionale, assieme ad uno dei
capigruppo della Sezione e a un Consigliere addetto ai Gruppi, è andato a
far visita alla nostra Protezione Civile
impegnata sul Monte Grappa,
visionando l’encomiabile lavoro da loro
svolto.
Arrivati al campo base, abbiamo trovato i nostri amici rifugiati nella baita
causa il cattivo tempo che l’ha fatta da
padrone un po’ tutta settimana, rendendo difficoltose le operazioni di
recupero dei manufatti di trincee e gallerie scavate dai nostri Alpini durante
la prima guerra mondiale.
Sì, proprio questo sono andati a fare i
nostri amici vestiti d’arancio: ridare alla
luce quelle che erano le postazioni delle
mitragliatrici, le trincee dei “fux”, la piazzola dove era posizionato il “pezzo”, le
innumerevoli gallerie che percorrono
la montagna nelle sue viscere attraversandola in lungo e in largo.
Finalmente smette di piovere e si ricomincia il lavoro di pale, picconi, cazzuole, carriole, motoseghe, scavatore
e quant’altro, da prima in sordina ma,
poco dopo, vivacemente e con una
buona dose di alacrità.
Lo spiegamento delle forze è notevole, tutte ben coordinate dal loro responsabile Roberto Polonia e dal suo
vice Bergna.
Abbiamo avuto il piacere di ripercorrere i luoghi che a quel tempo furono
teatro di scontri epocali che hanno visto la contrapposizione del Reale Esercito Italiano e di quello AustroUngarico.
Quasi da non credere quando, parlando con il Capogruppo di Romano
d’Ezzelino, questi ci dice che in uno
dei tanti giorni di battaglia l’Esercito
Italiano ha registrato il lancio di ben
35.000 colpi di artiglieria!
Come dite? Incredibile? Stupefacente
oserei dire, perché, se ci pensiamo,
l’esercito austriaco non sarà di certo
rimasto a guardare e se l’ipotesi di
“ogni colpo ricevuto uno sparato” è
corretta, fate voi i conti di quanti ne
sono stati sparati in quel singolo giorno; facendo una media ragionevole,
moltiplicateli per tutti i giorni di battaglia dall’inizio della guerra fino alla sua
fine. . .
Finalmente è pronto il pranzo, preparato dalle sapienti mani della Rosina e
del “Barbisa” del Gruppo di Lainate.
Si mangia tutti assieme, vicini l’un l’altro come in famiglia, si parla dei lavori,
si disquisisce sulla qualità della vita
che avevano su quelle montagne i nostri soldati ottant’anni fa, considerando poi anche il lungo tempo per il quale vi permanevano, in autunno colpito
dalle abbondanti piogge e d’inverno
coperti dalle frequenti nevicate. . .
Dopo aver consumato il rancio il personale della Protezione Civile si rimette all’opera e noi terminiamo il nostro
giro di perlustrazione in tutta la zona,
ci congediamo dai nostri amici che vedono anch’essi volgere al termine la
loro giornata di lavoro, con la stanchezza sui volti ma la gioia e l’orgoglio per
il lavoro svolto e l’obbiettivo raggiunto.
Via, si parte alla volta di Asiago, lasciamo i nostri amici che domani avranno un’altra giornata di lavoro, mentre
noi ci recheremo sulla cima
dell’Ortigara per il pellegrinaggio nazionale: due giorni da mettere sicuramente ai primi posti nei giorni migliori
del 2005!
Alessandro Branduardi
Veci e Bocia - 7
Settembre 2005
VITA NEI GRUPPI
L
AIN
ATE
LAIN
AINA
Alpini in f ier
a
iera
Ogni anno, la prima settimana di Settembre (quest’anno dal quattro all’undici ) si tiene a Lainate la consueta fiera di San Rocco.
All’interno di un padiglione nell’ex
Podere Toselli, a fianco del parco di
Villa Litta, trovano posto le imprese, le
aziende, le industrie e naturalmente le
varie associazioni che operano sul territorio.
Fino allo scorso anno, l’impegno del
Gruppo era confinato alla gestione
della cucina del padiglione delle feste,
gradito punto di arrivo del percorso
espositivo per i numerosi visitatori
che, già solo nelle prime due giornate,
hanno superato le cinquantamila presenze.
Rimasto fisso l’impegno della cucina,
la novità di quest’anno è stata quella
di avere uno stand all’interno del padiglione, per far conoscere le attività
del Gruppo Alpini a quei, pochi,
lainatesi che ancora non le conoscono.
Nonostante la concomitanza di questi
due onerosi impegni, il Gruppo non
ha mancato di partecipare anche al
primo pellegrinaggio nazionale solenne sul monte Pasubio.
L’Associazione Nazionale Carabinieri
ha voluto condividere il loro stand con
noi; vista l’occasione abbiamo
“rispolverato” importanti cimeli, quali
il gagliardetto “principe” del Gruppo,
risalente alla fondazione, un cappello
della grande guerra appartenuto a un
“diavolo delle Tofane” e uno zaino
affardellato degli anni sessanta a firma del capogruppo Sergio Crose.
Non mancavano neppure i pannelli
esplicativi, prestati dalla Sezione, sulla storia dell’A.N.A., sulla Protezione
Civile e sulla stampa alpina.
Numerosi i visitatori, che si sono
soffermati a vedere il video sulla nostra storia e che poi, incuriositi, hanno voluto portarsi a casa copie de
“L’Alpino”, “Veci e Bocia” e del libriccino con la storia del nostro Gruppo.
Forti di questo interesse, per il prossimo anno, abbiamo in progetto uno
stand autonomo, da condividere con
gli altri Gruppi, col Centro Studi e con
la Protezione Civile.
Manuele Grigolato
PROTEZIONE CIVILE
(segue da pag.5)
Nel caso di emergenze è stato però attestato da tutti che il modo migliore
resta la telefonata diretta dal caposquadra al volontario.
Altro tema della discussione è stato
ovviamente il 3P.
I lavori procedono, a volte molto bene,
a volte con un po’ di sussulti, ma ormai il lavoro ritenuto prioritario è quasi terminato.
Era stato infatti considerato importante chiudere il capannone per poter incominciare a sfruttarlo da subito come
magazzino nell’attesa di terminare i lavori all’interno.
Per questo motivo sono stati costruiti
i muri sottostanti le finestre, fissati i
telai in ferro ed ora si sta provvedendo
all’applicazione dei vetri.
Il portone d’ingresso è stato ingrandito per permettere l’entrata dei camion
e degli altri automezzi in dotazione, è
stata creata una porta per il passaggio
pedonale ed è stato istallato un impianto elettrico a norma.
Non bisogna inoltre dimenticare il lavoro dei volontari nella raccolta di rottame, che serve per coprire almeno una
parte delle spese.
Detto così, i lavori non sembrano un
gran che per giustificare i tempi, ma
bisogna tener conto di alcune difficoltà incontrate (più della metà delle 46
finestre sono a 5 metri di altezza e per
intonacare i muri esterni è stato piazzato un ponteggio mobile alto 8 metri),
dei vari impegni di “normale routine”
della PC e della disponibilità dei volontari, spesso già molto impegnati.
Bisogna quindi ritenersi soddisfatti di
ciò che è stato svolto fin qui.
I lavori comunque non sono finiti: si
devono controllare le tegole del tetto
(e anche questo non è semplicissimo,
pensando all’altezza del capannone),
finire di montare i vetri sui telai delle
finestre e cominciare a dividere gli spazi
interni.
Per il prossimo futuro si pensa di utilizzare a pieno solo l’ultimo piano.
I responsabili sono unanimi nel pensare che 1500 mq. siano per ora sufficienti alla creazione di un ufficio, una
sala riunioni, un deposito mezzi, un magazzino-officina e i servizi igienici, lasciando gli altri piani utilizzabili come
parcheggi e deposito di materiale vario.
Si sta pensando alla realizzazione di una
mensa al secondo piano, ma per ora
questo resta un progetto secondario.
È fondamentale l’impegno di tutti per
portare avanti questi lavori; lavori abbastanza specifici, è vero (muratori,
elettricisti,…), ma molti dei quali
fattibili da tutti coloro che hanno voglia di rimboccarsi le maniche per dare
una mano.
Non dobbiamo dimenticarci che il 3P
non è solo dei volontari iscritti alla Protezione Civile, ma è di tutta la Sezione
di Milano ed è dovere di ognuno renderlo operativo per meglio intervenire
nelle vere e proprie emergenze, secondo le proprie capacità e disponibilità.
Questo concetto è stato più volte ribadito dal nostro Presidente che ha voluto dare l’esempio iscrivendosi al Nucleo di Protezione Civile.
Fabiano Folcio
RHO
L a festa in Villa Banfi
La 26ª Festa Alpina organizzata da venerdì 9 a domenica 11 settembre nel
cortile di Villa Banfi, da sempre messo
a disposizione con generosità dalla famiglia stessa, ha fatto registrare una
buona partecipazione di persone, nonostante lo svolgimento sia stato disturbato dal cattivo tempo.
Anche quest’anno l’evento è stato un
ulteriore motivo di ritrovo e di aggregazione per gli Alpini ed i loro Amici,
ma è stata anche l’occasione per molti
concittadini di frequentare una festa
che ormai sentono come se fosse loro,
una festa di famiglia per l’atmosfera e
la simpatia che vi si respira.
I battenti si sono aperti venerdì sera
con l’avvio del servizio ristorante, sempre gestito con competenza e abilità
per tutti i tre giorni dalle nostre
encomiabili cuoche, alle quali va il nostro più sentito ringraziamento.
La serata, caratterizzata da un tempo
non tanto favorevole, è trascorsa piacevolmente, allietata dalla presenza di
un simpatico amico degli Alpini che,
con tanto di fisarmonica, ha intonato
numerosi canti alpini e popolari, coinvolgendo tutti i presenti.
Il sabato sera, fortunatamente risparmiato dalla pioggia, è stato animato
dalla musica di un complesso locale
che ha consentito a molti presenti di
dimostrare la loro abilità nel ballo.
Il momento più importante della festa
si è avuto, ovviamente, la domenica
mattina.
Toccante è stata la breve cerimonia
svoltasi nel cortile della villa, quando
il Generale Morena, già comandante
della Scuola Militare Alpina di Aosta,
ha recitato la “Preghiera dell’Alpino”
accompagnata in sottofondo il canto
a bocca chiusa de “Sul ponte di Perati”
eseguito dal Coro Stella Alpina, che
ringraziamo per la disponibilità e l’amicizia dimostrata ancora una volta nei
nostri confronti.
Il Coro ha inoltre allietato la mattinata
con l’esecuzione di canti alpini, molto
apprezzati da tutti gli astanti.
Alle 11.30 il Gruppo, con la partecipazione di rappresentanze della Guardia
di Finanza, della Guardia Forestale, della Polizia Ferroviaria, di diverse Associazioni d’Arma e del Gruppo Alpini di
Cittiglio (Va), si è recato nella vicina
chiesa Prepositurale di San Vittore per
assistere alla Santa Messa officiata da
don Franco Gallazzi.
Durante la celebrazione è stata ripetuta da parte del Generale Morena la recita della “Preghiera dell’Alpino”, accompagnata questa volta da un
sottofondo d’organo che ha commosso molti dei presenti.
Al rientro in villa la festa è continuata
con il pranzo ufficiale favorito dal bel
tempo, mentre in serata un violento e
lungo temporale ha purtroppo impedito di proseguire nei festeggiamenti che
erano in programma.
Da ricordare che durante la festa erano stati allestiti alcuni padiglioni
espositivi che hanno stimolato l’interesse dei visitatori: una mostra
micologica allestita con competenza e
professionalità dagli amici Albusceri e
Gerosa, una mostra dedicata al “Progetto Anna” con evidenziati i progressi conseguiti nella costruzione dell’ospedale per bambini poveri in
Guinea Bissau (progetto sostenuto anche dal nostro Gruppo) ed una mostra
missionaria con vendita di prodotti artigianali il cui ricavato è stato devoluto a supporto di progetti di sostegno
in diverse parti del mondo.
Unica nota negativa la totale assenza
di rappresentanze dei Gruppi Alpini
della Sezione di Milano (almeno i più
vicini) e della Sezione stessa alla cerimonia della domenica mattina.
Peccato! A tutti coloro che hanno collaborato, contribuito, partecipato e fatto sì che tutto si sia svolto nel migliore dei modi vada il nostro più caloroso
e sentito ringraziamento.
Arrivederci alla prossima!
Mario Sada
Settembre 2005
8 - Veci e Bocia
VITA NEI GRUPPI
BRESSO
E’ rina
to il T
ir
ano
rinato
Tir
irano
Era il giugno del 1987 quando,
sottotenente appena ventenne e fresco di nomina, varcai la porta carraia
della caserma Wackernell del Btg. “Tirano” in Malles Venosta. Da quel momento avrei passato 10 mesi indimenticabili.
Indimenticabili non solo perché la Val
Venosta è una valle incantevole con
l’Ortles sullo sfondo (e la bellezza del
posto certamente aiuta), ma anche
perché un reparto serio e operativo
come il “Tirano” richiedeva a tutti impegno, fatica e dedizione (virtù cui
dava ampia possibilità di espressione), restituendo un appagamento interiore per essere riusciti a fare un assalto di plotone, conquistare la vetta
di una montagna, aiutare gli alluvionati della Valtellina e della Val Venosta,
fare servizio ai seggi per il referendum,
fare campi marcianti autunnali e invernali e decine di altre “piccolezze” come
gli sbarchi da elicottero, i
pattugliamenti notturni, i “sast”,
ecc.ecc.
Si percepiva che gli uomini, in gran
parte, ma non solo, bresciani e
bergamaschi e tutti di leva, pur
imprecando dalla fatica e dalla continua tensione, mai avrebbero voluto
rinunciare alla conquista dell’obiettivo o alla buona riuscita dell’incarico
loro assegnato.
Era un fatto d’orgoglio: l’orgoglio di
appartenere al “Tirano”!
È stato un onore e una gioia aver potuto lavorare, se pur in tempo di ristrettezze di fondi e di risorse, con un
tale gruppo di uomini: veri ufficiali e
veri Alpini.
Tornare anni dopo e trovare il proprio
battaglione chiuso e la propria caserma in disuso (o meglio degradata e
quasi violentata da una totale incuria)
non ha fatto piacere.
Ma ecco che un bel giorno alcuni Alpini di buona volontà, cui va dato un
sentito grazie, hanno pensato al raduno del “Tirano”. Per chi ha provato
quell’orgoglio è stato un evento da
non perdere e ben organizzato, con
tanto di deposizione di una corona al
sacrario di Burgusio ai Caduti della I°
guerra mondiale, concerto presso la
chiesa di Malles, ed anche con ritrovi
e varie mangiate e bevute presso i
chioschi allestiti a Malles e a Glorenza.
La domenica si è sfilato per le vie di
Malles, con lo schieramento presso il
piazzale della caserma Wackernell per
la Santa Messa e i discorsi delle autorità.
Quella mattina ben 4500 Alpini hanno
ridato vita alla caserma che ha ricominciato, anche se solo per un giorno,
a pulsare di vita e di Alpini.
Ecco perché voglio dire: “E’ RINATO
IL TIRANO!” con il nostro motto
“MAI TARDI”.
Il Capogruppo di Bresso
Ten. Carlo Tagliabue
Il materiale giunto alla redazione di Veci e Bocia
è ancora sufficiente, ma si sono dovute fare
alcune azioni di sollecito per ottenerlo.
Invitiamo i Capigruppo ad incaricare sempre
qualche Socio per la preparazione di un testo
e di qualche foto da inviare a Veci e Bocia.
Vi ricordiamo che non è necessario essere
scrittori esperti per mandare del materiale:
bastano solo un poco di buona volontà,
un foglio ed una penna.
Completiamo la
rassegna dei
nuovi Capigruppo
Ceriano Laghetto
Luigi Dalla Valle
Arruolato presso
il Btg. Addestramento Reclute
della Julia il 5 novembre 1959, è trasferito nel gennaio 1960 al Centro
Militare di Paracadutismo a Pisa.
Conseguito il brevetto di paracadutista, passa al Plotone Alpini Paracadutisti presso il Comando Brigata della Tridentina di
Bressanone, con stanza alla caserma
Schenoni e distaccamento al Villaggio
Alpino di Corvara in Badia.
Viene congedato in Aprile 1961.
Lacchiarella
Alessandro Branduardi
Passato
per
Udine, viene trasferito al 7°RGT
Alpini Feltre nella
caserma Emilio
Zannettelli a Feltre,
come fuciliere
assaltatore.
In seguito, è capo
magazziniere di
compagnia e, nelle uscite in addestramento, responsabile dell’allestimento
del campo base.
Istruttore durante gli incorpori, nell’aprile del 2000 viene inviato a Roma
per il Giubileo degli Alpini in Vaticano.
Già nel ’99, ancora sotto le armi, è Consigliere del Gruppo di Lacchiarella, divenendone Capogruppo dall’ottobre
del 2004.
Molto impegnato nel sociale, fa parte
di associazioni di volontariato, tra le
quali la Croce Bianca Milano, nella sezione di Binasco.
Rozzano
Calendario Manifestazioni
A) MANIFESTAZIONI SEZIONALI 2005:
15-16 ottobre
16 ottobre
23 ottobre
5 novembre
Milano
Cassano d'Adda
Missaglia
Milano
14 dicembre
18 dicembre
Sede Sezionale
Milano
Castagnata sezionale
133° di fondazione delle TT.AA.
50° di fondazione del Gruppo
S. Messa in suffragio degli Alpini ed Amici
andati avanti, ore 10.00 presso la Parrocchia
di Santa Maria Segreta, in Piazza Tommaseo
Ritrovo per scambio auguri di Buone Feste
49^ S. Messa in Duomo in ricordo dei Caduti
B) MANIFESTAZIONI SEZIONALI 2006:
26 febbraio
13-14 maggio
27-28 maggio
11 giugno
18 giugno
7-8 ottobre
12-15 ottobre
ottobre
21-22 ottobre
17 dicembre
Milano
Asiago
Milano
Ponte Selva
Lacchiarella
Arese
Casteggio
Cassano d’Adda
(da confermare)
(da confermare)
Assemblea sezionale
Adunata nazionale
Festa di Primavera
Raduno sezionale
Premiazione del 15°concorso letterario
Inaugurazione della nuova sede del Gruppo
Raduno di Raggruppamento (Sez. di Pavia)
134° fondazione del Corpo degli Alpini
Castagnata sezionale a Milano
Santa Messa nel Duomo di Milano
Valentino Ducoli
Nato a Terni nel
settembre 1939 da
famiglia originaria
di Darfo - Boario
Terme, dal 1943
torna al paese e vi
rimane fino al 1955.
Per lavoro si trasferisce a Rozzano,
ove si sposa nel 1964, e oggi risiede.
Laureato in architettura, esercita come
libero professionista.
Curriculum militare: Leva 3° scaglione
1939, C.A.R. a Montorio Veronese,
Compagnia "Bassano", poi assegnato al 6° Alpini, Brigata Tridentina, viene trasferito al Battaglione "Bolzano"
presso la Caserma S. Angelo in
Bressanone (BZ), Plotone Trasmissioni, grado Caporale Maggiore.
ATTENZIONE
Ci giungono spesso segnalazioni
per la rubrica dell’anagrafe sezionale in modi diversi da quella che è
la prassi di segreteria.
Confermiamo che saranno pubblicate solo le informazioni trasmesse
alla Segreteria sezionale sul modulo a disposizione dei Capi Gruppo,
che è ottenibile anche nella sezione “Download” del sito sezionale
www.milano.ana.it.
ANAGRAFE A SETTEMBRE
NOTIZIE TRISTI
Abbiategrasso
Giorgio Aleri Brotini
Lucia Ferrari, mamma di Angelo Schinetti
Limbiate
Teresa Strada, vedova del capogruppo fondatore Vittore Zucchiatti e madrina del
Gruppo
Limito-Pioltello-Segrate
Roberto Locatelli
Milano Centro
Angelo Rovaris, reduce di Russia
Mario Supino, reduce di Russia
Rho
Mario Magni
San Vittore Olona
Luigia Bracchi, mamma di Luigi Bonardi
NOTIZIE LIETE
Matrimoni
Cassano d’Adda
Mauro Crippa con Giuseppina
Milano Centro
Federico Fortunato Monti con Laura
Paul Wilcke con Alessandra
Nascite
Gessate
Elena, figlia di Micael e nipote di Giovanni
Scaramuzza
Gianluca, figlio di Davide Arlati
Ludovica, nipote di Livio Camagni
Mirko, nipote di Livio Camagni
San Vittore Olona
Alice, figlia di Massimo Terragnoli
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Editore:
ANA Sezione di Milano
Presidente Giorgio Urbinati
Direttore Responsabile:
Gianni Papa
Redazione:
Bruno De Gregorio
Fabiano Folcio
Giovanni Frattini
Gigi Rodeghiero
Giuseppe Semprini
Tullio Tona
Coordinatore editoriale:
Romano Brunello
Hanno collaborato:
Bepi Bona
Alessandro Branduardi
Mariolina Cattaneo
Antonio Fenini
Luca Geronutti (foto)
Manuele Grigolato
Mario Sada
Carlo Tagliabue
Alberto Valsecchi
Data di chiusura del numero:
20 settembre 2005
Associazione Nazion. Alpini-Sezione di Milano
Direttore responsabile Gianni Papa
Aut. Trib. di Milano 14-1-55 nº 3602 del Registro
Stampa A. G. Bellavite s.r.l. - Missaglia (Lecco)
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Il 40° Raduno sezionale a Ponte Selva - Sezione di Milano