Veci e Bocia - 1 Settembre 2005 PERIODICO DELLA SEZIONE DI MILANO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI Direzione: Via V. Monti, 36 - 20123 Milano - Tel. 02 48519720 - Fax 02 48025928 http://www.milano.ana.it - p.e.: [email protected] Anno 53 - Numero 3 - Settembre 2005 Spedizione in a. p. art.2 comma 20/C legge 662/96 Filiale di Milano - C.c. postale 38521209 Il 40° Raduno sezionale a Ponte Selva Ricordato Mons. Antonietti a 29 anni dalla scomparsa Domenica 19 giugno 2005 si è tenuto il 40° Raduno Sezionale a Ponte Selva, tradizionale appuntamento ed incontro tra gli Alpini della Sezione, con i loro familiari. Per la nostra Sezione questa è l’occasione per ricordare la nobile figura del Cappellano Alpino Monsignor Giovanni Antonietti nel 29° anniversario della scomparsa. Noi di Milano, come ricordava Cesare Lavizzari su questo giornale, andiamo a Ponte Selva per tenere viva una tradizione voluta per onorare la memoria Dal Direttore La nostra Associazione è una magnifica realtà anche perché è bene organizzata in Sezioni e Gruppi. Se paragoniamo i Gruppi alle migliaia di muscoli che danno forza all’ANA, le Sezioni costituiscono l’indispensabile ossatura che permette all’organismo di funzionare in maniera organizzata ed armoniosa. Nella struttura dell’ANA la Sezione ha la funzione di coordinamento dei Gruppi nella vita associativa e nelle attività di rilevante importanza. La Sezione è anche riferimento di esperienza perché in essa vi operano persone che mettono a disposizione il loro valido contributo di lunga vita associativa. Una concreta evidenza del ruolo e dell’importanza delle Sezioni è, ad esempio, il fatto che, sebbene la partecipazione alle adunate sia organizzata dai singoli Gruppi, quando sfiliamo siamo raggruppati, identificati e riconosciuti per blocchi sezionali in cui i singoli Gruppi sono amalgamati in un insieme compatto e imponente. I Gruppi fanno cose belle e importanti, ma per fare Associazione Nazionale Alpini dobbiamo anche fare cose grandi e di qualità facendo riferimento alle nostre Sezioni. Dobbiamo recuperare e far crescere il senso di appartenenza alla nostra Sezione, partecipando maggiormente a ciò che viene organizzato dalla Sezione e alle manifestazioni degli altri nostri Gruppi. Saranno occasioni in più per ritrovarci con altri Alpini e per sentire come la gente, anche quella delle realtà locali diverse dalla nostra, ha ancora bisogno di noi e dei nostri valori. Gianni Papa di un uomo, di un cappellano, vera- Rilevante presenza di alpini sia per nuLa cronaca riporta che il programma è mente straordinario. Spesso si parla mero che per importanza: voglio citare stato seguito in tutti i punti, con di eroi, ma con riferimento alla figura il nostro Bruno Anselmi e Monsignor l’alzabandiera, gli onori ai Caduti, di Don Antonietti il termine diventa Gaetano Bonicelli. l’omaggio alla tomba di don quasi riduttivo. È sufficiente leggere il È stato bello rivedere Bruno Anselmi Antonietti e la S. Messa. In quella bella libro “Il Cappellano degli Alpini - Don tra noi. Sebbene la casa abbia ottanta domenica passata nel verde della stuGiovanni Antonietti - Soldato di Dio e anni, egli, avendola vista crescere nel penda pineta, le attività organizzate della Patria”, o ripercorrere con chi l’ha tempo, ne ha descritto la storia con la sono state tante: per citarne qualcuna, conosciuto la sua vita per rendersi propria diretta testimonianza: “quella oltre alla ormai classica “Quattro pasconto di trovarsi di fronte ad un vero casa là c’era, quell’altra è venuta dopo, si in pineta” è stata presentata una e proprio gigante della fede e qui c’era un tale che non voleva dare bella mostra fotografica sulla storia un pezzo di terra….”. dell’Italianità. della Casa dell’Orfano. Ecco, appunto, che il Raduno di Pon- Bruno ricorda tutte le fasi dello sviL’organizzazione della giornata è state Selva deve essere visto come uno luppo di questo grande progetto che ta buona. Alcuni Gruppi sono venuti strumento per evitare che il tempo can- ha ospitato migliaia e migliaia di orfani con dei pullman, e molti altri hanno celli la memoria dell’esempio di que- di guerra e formato altrettanti uomini portato attrezzature per preparare il st’uomo. Se tutti sappiamo bene chi sotto la guida di Mons. Antonietti, pranzo (quest’anno ci è stato concesfu e cosa fece don Carlo Gnocchi, sia grande figura di Alpino, di sacerdote so di utilizzare i bracieri per le in tempo di Guerra con i suoi Alpini e di benefattore. grigliate). nei gloriosi reparti della Tridentina, sia L’altra importante presenza è stata Un grazie di cuore va dato alla nostra in tempo di pace con i suoi mutilatini, quella di Monsignor Bonicelli, che tutti PC che ha allestito un tendone con assai pochi invece ricordano quello noi ricordiamo alla recente adunata di tavoli e panche per tutti, e al Gruppo che fece don Antonietti, pluridecorato Parma. Egli è un ex-allievo della casa di Paderno Dugnano che, con grande al valor militare, con i suoi Alpini del di don Antonietti ed ha celebrato una disponibilità, si è preso l’onere di preTirano e del Monte Stelvio prima, e suggestiva Santa Messa nella cappelparare un piatto caldo per tanti. con i più di ventimila ospiti della Casa la della Casa, con i tanti gagliardetti Si è scritto e detto molto del raduno di disposti a cornice ideale di una navadell’Orfano poi. Ponte Selva. Migliaia di ragazzi furono affidati a lui, ta della grande cattedrale costruita Nei precedenti numeri di Veci e Bocia ed egli a sua volta li affidò al mondo dalla natura intorno alla Casa. abbiamo ospitato pareri, opinioni e con una preparazione, come lui idee. Si è detto di come era il diceva, “da galantuomini”. raduno, di quanti fossero gli Il Raduno di Ponte Selva fa analpini milanesi e i familiari che che venire alla mente la “Corvee”, affollavano la pineta, e si è quel magnifico gruppo di persoscritto anche della volontà si ne che tante energie ha dedicato riprendere a frequentare quea questa bella iniziativa della nosto incontro che per la nostra Sezione, ed ha sempre “testra Sezione è il solo appunnuto duro”, con disponibilità vetamento periodico in un amramente alpina, per mantenere e biente di montagna. far capire agli altri l’importanza di Pensiamo un momento a questa bella tradizione. questo ultimo punto: siamo Ma torniamo alla cronaca della una Associazione che trae le giornata: il nostro 40° raduno e la proprie motivazioni morali coincidente festa dell’Associaanche dai valori della monzione degli ex-allievi hanno portagna, e il ritrovarci proprio tato lassù moltissima gente. Qualin montagna, che è il nostro cuno ha fatto anche il conto e ha ambiente naturale, ci può fare detto che quest’anno a Ponte solo bene! Selva eravamo in quattrocento, Concludo confermando che con quasi tutti i Gagliardetti. quest’anno il raduno è stato Dico quattrocento solo dei noun vero successo e con l’arrivederci a Ponte Selva nel stri, cui si devono sommare tutti 2006, per l’11 giugno. gli altri. Insomma c’era davvero Prendetene debita nota e tetanta gente, al punto che è stato netevi liberi! difficile anche trovare un parAl Raduno di Ponteselva il “Vecio DOC” ci va anche se in carrozzella G. P. cheggio per l’auto. Settembre 2005 2 - Veci e Bocia VITA SEZIONALE Sintesi dei verbali di riunione del CDS 27 giugno 2005 Il Presidente Urbinati esprime soddisfazione per il successo della iniziativa e per i risultati ottenuti con la Festa sezionale di Primavera, in termini di risultato del lavoro di insieme e sempre migliore collaborazione tra i Gruppi. È stato valutato positivo anche il bilancio della impegnativa giornata del 12 giugno con la buona partecipazione al 50° del Gruppo di San Vittore Olona; si è riusciti ad avere rappresentanze anche a Como per il raduno del 2° Raggruppamento e a Mortara per la celebrazione religiosa per Teresio Olivelli. Ottima pure la riuscita del 40° Raduno a Ponte Selva con circa 400 persone, nonostante la concomitanza di diversi eventi presso la stessa struttura. Per il 2006 il CDS considera di valutare date che non coincidano con altre attività presso la Casa di Ponte Selva. Il CDS nomina un gruppo di lavoro per la verifica del vigente Regolamento Sezionale e il suo eventuale adeguamento alle direttive della sede nazionale. Si è preso atto dell’andamento dei lavori alla struttura 3P di Cesano Maderno, e sono state approvate alcune spese per la chiusura delle finestre. Il CDS approva le date della chiusura estiva della sede e fissa la data della Festa autunnale per i giorni 15 e16 ottobre 2005. Per l’Adunata di Asiago viene comunicato l’esito di un sopralluogo per individuare un’area adeguata per l’attendamento dei Gruppi della Sezione. 5 settembre 2005 Il CDS, dopo valutazione della situazione economica della Sezione, decide di adeguare l’importo della quota associativa per il 2006 con un euro in più. Il CDS evidenzia come l’impegno della Sezione verso i Gruppi sia aumentato, e come sia volontà del CDS mantenere questo livello di servizio verso i Gruppi. È stata verificata la situazione delle cariche sociali per le imminenti proposte di candidature dei Consiglieri alla prossima assemblea ordinaria della Sezione. Viene approvato l’invio ai Capi Gruppo di una guida con indicazioni pratiche per la corretta gestione delle assemblee dei Gruppi. Il CDS approva la preparazione di un altro lotto di medaglie da consegnare ai Soci con 50 anni di iscrizione (le precedenti sono ormai esaurite). Viene preso atto della iniziativa della Sede nazionale per la consegna di un diploma a firma del Presidente Perona ai Reduci del 2° conflitto mondiale. Il CDS approva la proposta che queste pergamene vengano consegnate in occasione delle assemblee dei Gruppi di appartenenza dei Reduci. CONFERMIAMO CHE L A S .MESSA LA S.MESSA TALE NEL DUOMO DI MIL ANO NAT MILANO DI NA IN MEMORIA DEI CADUTI SI TERRÀ DOMENICA 18 DICEMBRE Premiazione del 14° Concorso Letterario e incontr o di tecnica giornalistica incontro Domenica 5 Giugno è stata per il nostro Gruppo una giornata dedicata in maniera direi “nuova” alla poesia, alla letteratura e alla comunicazione. Ripetersi è sempre difficile, ma quando si tratta del nostro concorso di letteratura, prossimo alla quindicesima edizione, i risultati sono sempre positivi e il seguito di partecipanti e di intervenuti alla premiazione, che si è svolta come accade da un po’ di anni nella nostra sede, è stato positivo, coronato dalla presenza di ben due ex Presidenti Sezionali e di quello attuale accompagnato dal Vessillo della Sezione di Milano con alcuni gagliardetti dei nostri Gruppi In tutti questi anni abbiamo già speso tante parole al riguardo di questa manifestazione; dai ringraziamenti a tutti coloro che si dedicano per diversi mesi all’anno alla realizzazione dell’evento, uno dei fiori all’occhiello della nostra attività, ad un grazie particolare a Luigi Razzini che è il “creatore” di questo importante pezzo di storia del nostro Gruppo, sino a ricordare ed evidenziare la continua diffusione dei partecipanti provenienti davvero da tutte le parti del mondo. Scrivere è una di quelle manifestazioni intime che ci permette di trasmettere e far conoscere il nostro pensiero, e in questi anni, attraverso diverse tematiche alpine suggeriteci dai vari titoli del concorso, abbiamo avuto modo di “incontrare” centinaia di pensieri e di opere che ci hanno ricordato quanto bisogna essere fieri di portare il cappello con la penna nera. Ed anche quest’anno abbiamo voluto raccogliere tanti di questi lavori in un bel libretto. Da alcuni anni partecipano al concorso anche dei ragazzi delle scuole me- Questo il programma della manifestazione: ore 08.30 Ammassamento in Piazza Fontana ore 09.00 Arrivo del Vessillo della Sezione e della corona, con la fanfara ore 09.10 Arrivo del Labaro ore 09.20 Arrivo delle Autorità Militari ore 09.30 S. Messa ore 10.30 Alzabandiera e allocuzione ufficiale in Piazza Duomo ore 11.00 Sfilata lungo il percorso: Piazza Duomo, Via Orefici, Piazza Cordusio, Via Meravigli, Corso Magenta, Via Carducci, Piazza S. Ambrogio ore 11.50 Alza Bandiera e deposizione della corona al Sacrario ore 12.00 Scioglimento del corteo Pr emio “Notiziario dell’anno” Premio Nel corso della giornata di Lacchiarella, è stato premiato il miglior notiziario sezionale per il 2004. Il premio è stato assegnato a “Penne Nere inGessate” del Gruppo di Gessate con la seguente motivazione: “Valido strumento informativo che evidenzia l’intensa attività del Gruppo, sia nella versione su carta sia nella versione informatica. Il notiziario ha raggiunto il decennale di pubblicazio- ne con regolarità di uscita e mantenendo una buona veste tipografica. Con questo strumento informativo il Gruppo si è allineato con tempestività e con regolarità alle indicazioni associative in tema di qualità dell’informazione e di utilizzo delle moderne tecniche informatiche. Il costante sinergismo tra la versione su carta e quella informatica ne fanno un esempio di moderna informazione per i no- tiziari di Gruppo”. La redazione di “Veci e Bocia” vuole complimentarsi per il premio, e ringraziare il Gruppo di Gessate per l’impegno dimostrato nel settore dell’informazione. die. L’incontro con loro ci ha permesso di conoscere e valutare il pensiero giovanile; possiamo così leggere come noi Alpini siamo visti dagli occhi degli adolescenti per quello che siamo e per quello che abbiamo fatto nella storia. Quanto da loro scritto è spesso per noi occasione di vanto, ma nello stesso tempo è uno stimolo per trovare il modo di coinvolgere sempre di più i giovani nelle nostre attività e nel nostro concorso. Ma scrivere è per molti anche una professione e, come tutte le professioni, l’esperienza e la capacità di perfezionarsi vanno di pari passo con l’affinamento della tecnica e con l’accrescimento della qualità. Insomma, è vero che bene o male tutti scriviamo, ……ma c’è modo e modo di scrivere! Proprio per questo, in concomitanza con la premiazione del concorso di letteratura, nella prima mattinata si è tenuto un incontro di tecnica giornalistica a cura della redazione di “Veci e Bocia”. Nella magnifica sala conferenze della Rocca, cortesemente messaci a disposizione dall’Amministrazione comunale di Lacchiarella, la redazione di ”Veci e Bocia” ha tenuto un mini-convegno sulle tematiche del giornalismo, sulle regole per scrivere bene e su come comunicare nel modo più immediato e chiaro possibile, con accenni anche alle nuove tecniche quali l’informatica e i siti ANA, riconosciuti oggi come mezzi pratici e veloci per diffondere le notizie. Tutto ciò ha raccolto un notevole interesse e ha seminato dei germogli di cultura che avranno sicuramente modo di crescere per presentarsi in altre occasioni più efficaci e interessanti di quanto già non lo siano stati in questo incontro. Alessandro Branduardi Veci e Bocia - 3 Settembre 2005 VITA SEZIONALE Dal Pr esidente Presidente La nostr a Se zione al R nostra Sezione Raduno aduno del Cari Soci, colgo l’occasione dell’usci- non vengono invitati nemmeno i reta del nostro periodico per poterVi rag- sponsabili della Sezione a più diretto 2° R aggruppamento a Como Ra Come promesso nello scorso numero, ecco l’articolo sul raduno del 2° Raggruppamento avvenuto il 12 giugno a Como. Ricordiamo che la Sezione di Milano era impegnata in quella data con il 50° del Gruppo di San Vittore Olona Leggendo degli altri raduni di Raggruppamento (ventimila alpini a Pinerolo al Raduno del 1°, ed altrettanti a Palmanova per il Raduno del 3°), i quattromila Alpini contati a Como (ma vi assicuriamo che sono comunque tanti) sembrano pochi considerando che tra le sezioni lombarde ci sono alcune tra le più forti sezioni dell’ANA. Per le sezioni di altre regioni queste occasioni di incontro sono diventate delle vere e proprie “piccole Adunate nazionali”, mentre per noi paiono delle attività ancora poco conosciute. Con ciò non vogliamo togliere nulla al successo della iniziativa della Sezione di Como: la cerimonia è stata ben preparata, partecipata, e ben riuscita. Come evidenzia Antonio Fenini, crediamo che la principale ragione della nostra “minima” rappresentanza stia nel fatto che all’interno della nostra Sezione non è ancora diffusa la conoscenza del Raggruppamento. Ma cosa sono i Raggruppamenti di Sezioni? Sono delle strutture previste dal regolamento nazionale dell’ANA per la definizione delle candidature dei Consiglieri nazionali, che stanno assumendo altri ruoli perché l’attività dell’ANA ha ormai raggiunto livelli di qualità e di impegno tali da richiedere strutture organizzative di livello intermedio tra la sede nazionale e le sezioni. Pensiamo ad esempio alle convenzioni che vengono siglate con le regioni in materia di Protezione civile nelle quali sono coinvolte più sezioni tra loro territorialmente omogenee. I Raggruppamenti, limitando le distanze da percorrere e quindi i tempi necessari, possono essere le sedi più opportune per lo scambio di esperienze e per i sempre più numerosi convegni associativi (Stampa, informatica …). E pensiamo anche alla formazione orientata ai quadri associativi che può avere la dimensione ottimale proprio ad un livello superiore alle Sezioni (si veda il successo degli incontri sulle tecniche giornalistiche tenuti della Redazione de l’Alpino). In poche parole, per raggiungere obiettivi importanti e di qualità quali quelli che l’ANA si sta dando in questi anni, è necessario che le Sezioni si mettano insieme per collaborare in modo efficiente. La storia degli alpini trae una delle ragioni della nostra forza dal reclutamento territoriale; è il semplice ed efficace principio che persone che hanno la stessa conoscenza del territorio possono meglio operare. E cosa meglio del criterio territoriale per bene organizzare il lavoro delle Sezioni che vogliono realizzare importanti cose non solo per l’ANA, ma per la nostra comunità nazionale? Il prossimo appuntamento del nostro Raggruppamento è per il 15 ottobre 2006 a Casteggio, per il Raduno organizzato dalla Sezione di Pavia. Mettete questa data in calendario! E perché non cominciare a pensare ad un Raduno di Raggruppamento a Milano? Gianni Papa Il regolamento sezionale prevede che nel mese di ottobre si raccolgano le candidature per le cariche sezionali da eleggere nella prossima assemblea del 26 febbraio 2006. Invitiamo coloro che vogliono impegnarsi per l'Associazione e la nostra Sezione a dare la disponibilità prendendo contatto con il proprio Capo Gruppo. Il nuovo Regolamento sezionale di Protezione Civile è stato approvato dal CDN ed è pertanto già operativo. Invitiamo gli interessati a prendere contatto con Roberto Polonia e Vincenzo Colombo, o a rivolgersi alla Segreteria sezionale ed ai Capigruppo per informazioni in merito. giungere tutti con un mio pensiero che parte dalla considerazione di come la Sezione stia diventando un insieme sempre più unito di persone. Lo ha dimostrato il successo dell’attendamento di Parma, la maggiore presenza alla festa Sezionale di Ponte Selva, la buona collaborazione alle feste di Primavera e d’Autunno a Milano ed ai tanti altri momenti associatici. In alcuni Soci pare però esserci ancora della resistenza a condividere le proprie esperienze con gli altri Soci e così di partecipare alla vita della nostra Sezione. Spesso viene disattesa la parte più semplice del nostro “fare” che è il “far sapere”, e non si riesce, perché non ci si pensa, a comunicare alla Sezione un fatto né prima né dopo l’avvenimento. Se in alcuni periodi della nostra storia era consuetudine agire così, adesso dobbiamo capire che è tempo di cambiare e di invertire la rotta se vogliamo essere più uniti e abbastanza forti per vincere le tante sfide del momento presente. Prendo un esempio sul quale ho sentito molti commenti; quando all’adunata gli speakers non sanno fare commenti o dare informazioni sui tanti nostri gruppi (cosa che può anche spiacere e quasi dar fastidio) la semplice ragione è la mancanza di informazioni che i vertici associativi hanno su quanto viene fatto dalla base. Spesso alle belle e varie manifestazioni di carattere Alpino organizzate dai Gruppi contatto con gli stessi Gruppi, oppure talvolta vengono comunicate solo le manifestazioni di carattere collaterale al fare associazione che, seppure hanno importanza per alcuni aspetti, hanno spesso… molto poco di Alpino. Pare che non abbiamo ben capito che, essendo un’associazione d’Arma, dobbiamo tener sempre in evidenza soprattutto gli scopi ed i valori associativi, e non quelli legati alle tante realtà esterne alla nostra associazione. Questo è un problema molto complesso, solo perché gli usi e le abitudini locali si sono consolidate negli anni . Penso, però, che la solidità dei nostri valori e la volontà di lavorare per l’Associazione, dovrebbero spronarci a far di tutto per perseguire queste finalità. Le vere difficoltà sono spesso solo in noi, e per riuscire a superarle dobbiamo usare la nostra volontà e caparbietà. Sono convinto che queste “armi” siano già in possesso di ogni Alpino. Si tratta solo di prendere coscienza che le abbiamo a disposizione, di capirne il grande potenziale, e di utilizzarle. E spero che il cammino già intrapreso dai tanti Gruppi, con i tanti soci che in questi anni hanno ampliato i loro orizzonti e collaborato in Associazione per realizzare progetti di sempre maggiore impegno e qualità, faccia da esempio a quei pochi, ancora resistenti ad aprirsi verso gli altri Gruppi e la Sezione, per partecipare alle grandi opere che la nostra magnifica Associazione realizza. Giorgio Urbinati Raduni di Raggruppamento: storia e cronaca Se ancora si poteva dubitare sulla credibilità nel raduno del 2° Raggruppamento (Sezioni di Lombardia ed Emilia Romagna), Como e la Sezione organizzatrice ne hanno smentito le previsioni. Un bravo al Presidente Gregori ed ai suoi Alpini che sono stati gratificati da una presenza ben al di là di ogni previsione perché ostinatamente voluta e sostenuta fin dalla sua nascita. Ma è bene fare un po’ di storia di questa manifestazione che nasce dalle radici dello storico raduno dei reduci del 5° Alpini e 2° Artiglieria da Montagna. La partecipazione a questi raduni, pur avendo avuto momenti di alta aggregazione soprattutto tra le sezioni lombarde nel primo dopo guerra per i noti eventi storici, è poi diminuita per ragioni generazionali e, con il passar del tempo, per la mancata presenza di Alpini in armi in Lombardia a causa della soppressione della Brigata “Orobica”. Da ciò nacque l’idea, in sede di riunione dei Presidenti, che anche il 2° Raggruppamento alla pari degli altri tre, sostituisse quel tipo di manifestazione con un vero e proprio raduno esteso a tutte le sezioni, possibilmente agganciato ad una motivata ricorrenza della sezione organizzatrice in modo da evitare il moltiplicarsi di manifestazioni di cui l’agenda verde è affollata. E così è avvenuto nelle precedenti edizioni con alterni successi. Che a Como tutto andasse bene lo si era notato già al mattino nella zona di ammassamento, dove molte centinaia di Alpini attendevano pazientemente di incolonnarsi per lo sfilamento. Una lunga colonna, divenuta ancor più consistente per la presenza di numerosi Gonfaloni dei Comuni con i loro Sindaci, ha attraversato le vie cittadine ben imbandierate ed ha salutato il Labaro Nazionale scortato dal Presidente nazionale Perona, le Autorità Civili e Militari ed i rappresentanti ANA sul palco d’onore, concludendo il percorso sul piazzale del monumento ai Caduti della Città di Como. I brevi, concisi ed applauditi interventi degli oratori, come sempre dovrebbero essere, hanno concluso la cerimonia ed il programma degli appuntamenti previsti per l’85° di fondazione della Sezione di Como. Sottotono, ma giustificata, la partecipazione della rappresentanza della nostra Sezione: è auspicabile da parte di tutti un maggior impegno e credibilità all’avvenimento. Antonio Fenini Settembre 2005 4 - Veci e Bocia VITA SEZIONALE elle g rina g gio nazionale in Adamello Pelle elleg rinag Il P A fine luglio, come ogni anno, si è effettuato il consueto raduno in Adamello per commemorare coloro che vi combatterono durante il primo conflitto mondiale, in quella che noi Alpini chiamiamo “la Guerra bianca” Gli Alpini milanesi, intesi come Sezione e Gruppi, erano circa venticinque con il Vessillo sezionale ed i Gagliardetti di Abbiategrasso, Lacchiarella, Lainate, Milano-Centro, Milano-Crescenzago, Rho, Rozzano. Il tempo atmosferico è stato magnifico, anche se tendente al caldo, salvo la breve ma scrosciante pioggia della domenica mattina, caduta proprio durante la S. Messa celebrata ad Edolo come chiusura della manifestazione. Il programma è stato seguito puntualmente, soprattutto come orari. Venerdì ci siamo trovati a Edolo nella prima mattinata, unendoci ad altri Alpini provenienti da Bergamo e Brescia, quindi con dei veicoli dell’organizzazione siamo giunti a Temù, e da qui, zaino in spalla, dopo tre ore oltre le soste abbiamo raggiunto il rifugio Garibaldi. Cena e pernottamento, si fa per dire perché pochi hanno dormito, con sveglia alle ore 3.30. Subito colazione e partenza alle 4.30 per il passo Venerocolo, per la cima Garibaldi e poi discesa sino al ghiacciaio detto “Pian di neve” con attraversamento dello stesso sino alla Lobbia Alta, dove nei pressi del rifugio Caduti dell’Adamello, ora in fase di ristrutturazione (vi ricordate il contributo chiesto dall’ANA di 1 Euro per ogni socio?) è posto l’altare del Papa, dedicato a Giovanni Paolo II, come anche lo è stato il pellegrinaggio del 2005. S. Messa alle ore 11 e discorsi vari. Forse, a mio avviso, sono intervenuti troppi oratori, ma fortunatamente c’era il sole. Immaginatevi se invece ci fosse stata in atto una bufera di neve. E qui, a fine luglio, questo potrebbe anche capitare. Un breve spuntino, poi la discesa attraverso il ghiacciaio della “vedretta del Mandrone” sino al rifugio Città di Trento. Breve ristoro e la salita al passo del Maroccaro, passando sopra il lago scuro; discesa sulla vedretta di Presena, sempre con ramponi, perché la neve è sparita ed è rimasto solo del ghiaccio sporco. Infine, nel tardo po- meriggio, seggiovia e funivia “del Paradiso” sino al passo del Tonale, dove un pullman ci ha portato ad Edolo. Alle ore 20 circa ci siamo seduti, più per la stanchezza che per la fame, all’interno di una grande palestra sportiva per la cena. Noi “milanesi” siamo poi usciti per una birra in un bar di Edolo, ed abbiamo notato che anche la popolazione ha partecipato a questa ricorrenza con una grande esposizione di tricolori alle finestre e nei locali pubblici. Ma qui sono tutti Alpini, e quindi giochiamo in casa. Quest’anno, a detta di molti, la parte alpinistica, quella “pesante” della manifestazione, è stata concentrata tutta nella giornata di sabato, con il venerdì dedicato al solo avvicinamento. Per noi milanesi, inseriti nella colonna n° 2, il dislivello totale (salite e discese) è stato notevole. Per far capire di cosa si è trattato ecco le quote in metri sul livello del mare dei punti toccati durante il percorso. Venerdì: da Temù -1155 al rifugio Garibaldi - 2548. Sabato: dal rifugio al passo del Venerocolo 3136, alla cima Garibaldi 3237, al Pian di Neve (punto più basso) 2940, Altare del Papa 3020. Rientro: da 3020 al rifugio Città di Trento 2449, al passo del Maroccaro 3049, alla capanna Presena (seggiovia) 2780. Quindi: venerdì: sola salita di 1393 metri, mentre sabato: salita di 1369 metri con discesa di 1137 metri. Il tutto suddiviso su tre valichi. Troppi, considerando che l’età media dei partecipanti copre la gamma che va dalla seconda alla quarta “anta” allargata. Per chi non è abbastanza allenato è un vero “calvario”. E qui lavora l’elicottero a 70 Euro al passaggio (per la sola salita o la sola discesa). Io penso che l’organizzazione di questo “Pellegrinaggio in Adamello” andrebbe rivista analizzando meglio tutti i percorsi (anche quelli del versante trentino non sono stati brevi). Se noi lombardi della colonna due avessimo fatto un pernottamento in più al rifugio Città di Trento al Mandrone, ci saremmo riposati e la domenica molto presto saremmo partiti per il passo del Maroccaro (2 ore) e discesa alla seggiovia (1 ora). Sarebbe però stato necessario attivare gli impianti a fune presto (forse qui sta il problema) per poi raggiungere Edolo dal Passo del Tonale con pullman in tempo per la sfilata che inizia alle ore 10. Si potrebbe anche pensare di abbassare l’Altare del Papa ad una quota più consona agli Alpini coi capelli bianchi. È la cerimonia che conta, l’importante è onorare tutti i Caduti della “Guerra bianca” (significativa la partecipazione di un plotone di alpini tedeschi). Per il ricordo l’altitudine non conta. Anche a mille metri di quota più in basso si può celebrare una S. Messa in Loro onore ed a Loro ricordo, e pur sempre con il bellissimo scenario che l’Adamello sa dare. Io la penso così. È anche vero che ogni anno la cerimonia conclusiva si effettua alternativamente in provincia di Brescia o di Trento, però la parte alpinistica dei giorni precedenti è sempre la stessa. È una proposta che potrebbe essere tenuta in considerazione. Io, che frequento l’Adamello da oltre quarant’anni, ho purtroppo potuto constatare l’inesorabile ritiro del ghiacciaio. La neve è sparita, c’è solo ghiaccio sporco con affioramento di ogni tipo di detriti, specialmente nei pressi della Lobbia Alta, sotto il rifugio in fase di consolidamento per evitare lo slittamento a valle, con sicura perdita dello stesso. L’ANA ha fatto bene a contribuire, assieme al CAI alle spese di restauro e conservazione del rifugio, perché in questo scenario durante la “Guerra bianca” combattenti degli opposti schieramenti diedero la vita per la conquista di ardite postazioni durante rigidissimi inverni. Le nevicate di allora non si vedono più, quindi mantenere viva la memoria di queste gesta è anche compito della nostra associazione, per tramandare fatti ed avvenimenti che si inseriscono, gloriosamente, non solo nella Storia delle Truppe Alpine, ma specialmente nella Storia d’Italia. Giovanni Frattini Il nostr o pelle g rina g gio all’Or tig ar a nostro pelleg rinag tigar ara “L’alpino non è idrosolubile”...così ci dicevano sotto naia durante le marce quando il tempo non era molto clemente. E se lo ricordano bene anche gli alpini che quest’anno erano sull’Ortigara all’annuale pellegrinaggio “per non dimenticare”. Sabato 10 luglio in mattinata, nonostante il tempo non fosse dei migliori, otto temerari sono partiti anche da Giussano alla volta di Asiago. Come è ormai tradizione, dopo il rituale spuntino a Gallio ci siamo accampati vicino ad una buca di bomba, diventata il nostro posto fisso per accendere il fuoco. Sul far della sera ci siamo incamminati verso la cima dell’Ortigara, con Peppino in testa al gruppo che portava la corona da lasciare alla Colonna Mozza in onore ai caduti. Durante la salita sono rimasto colpito da questa montagna: spoglia, senza grandi ripari per un soldato che cerca di conquistarla ... e ho pensato a quell’alpino di allora... a quelle migliaia di alpini, che per un immenso senso del dovere si sono sacrificati su quelle pendici. Sulla cima, dopo aver deposto la corona, abbiamo acceso le fiaccole e poi, una volta sopraggiunto il buio, abbiamo cominciato l’ormai consueta fiaccolata verso il campo. Piazzale Lozze visto dall’alto aveva un qualche cosa di epico... la radura era seminata di fuochi e i cori degli alpini si levavano verso quella sacra montagna ...”Venti giorni sull’Ortigara, senza il cambio per dismontà...ta-pum, tapum, tapum”…. La mattina della domenica la giornata si preannunciava serena con un sole stupendo e caldo già all’alba; c’era solo una nuvoletta piccola e grigiastra cui nessuno dava troppa importanza. Poi, appena cominciata la Santa Messa, il tempo è peggiorato ed è arrivata anche un po’ di grandine. Ma gli alpini non si sono certo spaventati e la cerimonia si è conclusa nel migliore dei modi, con il saluto al Labaro nazionale, un grande applauso voluto dal cappellano militare, ed il pensiero ai tanti alpini che lassù si sacrificarono. Fabiano Folcio Veci e Bocia - 5 Settembre 2005 VITA SEZIONALE 1° P elle g rina g gio Nazionale al Monte P asubio Pelle elleg rinag Pasubio Dopo tanti anni di “voglia d’andarci”, finalmente sono riuscito ad arrivarci e proprio in occasione del primo Pellegrinaggio Nazionale, il 4 settembre! Bene ha fatto il nostro Presidente, assieme al Consiglio Nazionale, a voler dare la dignità di “Nazionale” (non è sicuramente la parola giusta... ma non mi viene in mente altro) a questo pellegrinaggio organizzato da sempre dalla Sezione di Vicenza, la prima domenica di settembre. Ha fatto bene perché è in luoghi come questo che la nostra Associazione trova veramente le radici profonde del suo passato fatto di dovere, di sofferenza e di sacrificio estremo. Lo ha ricordato il nostro Presidente nel vibrante e appassionato discorso, pronunciato al termine della S. Messa celebrata sullo spiazzo antistante la chiesetta di Santa Maria del Pasubio. Al pellegrinaggio, purtroppo, non hanno partecipato molti Alpini! Forse il tempo instabile del giorno prima, forse la sovrapposizione di altre manifestazioni, fatto sta che i parteci- panti erano pochini, tenendo conto che in occasione del Pellegrinaggio era stata organizzata anche l’Adunata della Sezione di Vicenza, che da sola conta oltre 15.000 iscritti! La nostra Sezione ha partecipato con il Vessillo Sezionale e con il Gagliardetto del solo Gruppo di Lainate: un vero peccato! E questo nonostante che il nostro Sergio Crose avesse ampiamente pubblicizzato l’iniziativa nel corso dell’ultima riunione dei Capi Gruppo prima della pausa estiva. Per concludere, una piccola promessa che ho fatto ai nostri Caduti e al nostro Presidente (anche se lui ancora non lo sa…): per il prossimo Pellegrinaggio al Pasubio (che mi auguro continui ad essere “Nazionale”) cercheremo di organizzarci meglio e partecipare più numerosi, magari rinunciando a qualche altra manifestazione! Da un piccolo sacrificio riceveremo la carica giusta per affrontare ancora un anno di vita Sezionale assieme ai nostri Soci Alpini !! Bepi Bona Alpini cari, in alto i cuori: sul Monte Pasubio c’è il Tricolore… Quando partimmo per raggiungere il Rifugio Papa, la nebbia avvolgeva le montagne, pioveva e l’aria tirava fredda. Lungo la strada la vidi di lontano la prima galleria del Monte Pasubio: buia e silenziosa con il terreno e le pareti scivolosi. Entrai e giunta nel mezzo, avvolta dall’oscurità, non avvertii né inquietudine né paura alcuna, ma solo dolcezza. Dolcezza e amore verso di loro, verso quegli Alpini che partiti dalle loro case e raggiunte le montagne conobbero la guerra, dura e sanguinosa. E attraverso quel buio illuminato dalla luce flebile di una torcia e in quel silenzio rotto di tanto in tanto dal rumore delle gocce che cadevano al suolo, me le sono immaginate le mani di quei giovani Alpini, di quei giovani soldati del genio che scavarono in sei mesi cinquantadue gallerie: mani forti, spaccate dal vento e dal freddo con le dita tremanti nel piantare le mine. E mentre gli uni tra le rupi e i crepacci combattevano aspramente, gli altri scalfivano le dure rocce per creare una via sicura affinché munizioni e cibo arrivassero fin lassù. Comprendete voi ora perchè tra loro si chiamavano Fratelli? Perché qualcosa di indissolubile li unì per sempre. Capite perché gli Alpini si parlano al primo incontro come se si conoscessero da una vita intera? Perché i padri, i nonni, i veci di allora si arroccarono in vetta alla montagna e lanciarono una lunga corda tesa, alla quale ogni Alpino, finita la naja si assicura stretto, con il cuore a far da moschettone e resta così, mai solo, legato a tutti gli altri per l’eternità. La luce grigia e chiara di quelle nuvole tanto basse si alternava al buio delle vie coperte, tutto taceva, sulla strada solo si respirava la nebbia bianca del Pasubio. Toni ci aspettava paziente e ci faceva coraggio; nella mente l’immagine de- gli Alpini belli che andavano alla guerra per salvare l’Italia con il cuore pieno d’Amore e dinnanzi agli occhi, proprio accanto a me, un Alpino animato dallo stesso Amore che avrebbe desiderato vivere allora e morire così, ma che Dio custodì come Tesoro e preservò per gli Alpini di oggi. Noi continuavamo a camminare, i nostri piedi poggiavano sui sassi appuntiti e lassù, sotto la pioggia, non ci sentivamo soli, no: camminavano con noi gli Alpini d’un tempo e il nostro cuore batteva forte. E battè nel petto ancora più forte quando giungemmo in vetta, quando l’indomani sotto un cielo luminoso e senza nubi raggiungemmo il dente italiano: proprio là la montagna saltò in aria rompendosi in mille sassi, mille sassi bianchi divenuti sepolcro per settanta Alpini: la meglio gioventù andò sotto terra… E là sepolti sono rimasti i loro corpi, i loro sorrisi, i loro sogni, le loro lacrime e le loro candide mani di ragazzo, le stesse mani che scavarono la roccia, martoriate dalla fatica e macchiate dal fango, le stesse che soccorrendo pochi attimi prima di morire i loro compagni caduti sotto gli spari, si facevano rosse di sangue. Così ora, nel silenzio di quelle montagne, le nostre mani giunte pregano per loro, per quelle vite troncate a vent’anni. Caro Presidente è così come ha detto lei: siamo andati lassù per i giovani Alpini morti, per il loro sacrificio, per Don Galloni che volle il territorio della Chiesetta, per il Monte Pasubio, perché c’era allora quando si sparava, c’è oggi nel momento della Preghiera e ci sarà domani e per sempre, custode sacro ed eterno. Caro Presidente non c’è nulla da temere, no: finché ci sarà un Alpino a ricordare, a sudare per raggiungere la vetta e pregare. E se volgiamo il nostro sguardo al domani, nessuna paura ci può assalire: un Alpino ci sarà sempre perché eterno è l’Amore, eterna è la Montagna, eterne sono al mondo le più belle cose. Mariolina Cattaneo PROTEZIONE CIVILE Incontro del presidente sezionale con i volontari del Nucleo di P.C. Sabato 17 settembre a Cesano Maderno, presso la struttura della Protezione Civile, più noto come “tre piani” o più familiarmente 3P, si è tenuto l’incontro tra il nostro Presidente sezionale Giorgio Urbinati e i volontari del nucleo. Presenti anche il vice presidente Fenini e il segretario Borella che scortavano il Vessillo Sezionale. L’assemblea, chiesta espressamente da Urbinati, ha voluto essere in primo luogo un momento d’incontro tra tutti i volontari e il presidente stesso, ma anche un’occasione in cui, posate le motoseghe e gli attrezzi del comune lavoro, ci si è voluti fermare per discutere insieme sul nostro modo di fare protezione civile, sulle aspettative, le problematiche organizzative e per fare un quadro generale dei lavori effettuati e non al 3P, per poter organizzare al meglio i sabati lavorativi. Dopo il doveroso intervento del presi- dente e del responsabile operativo del nucleo, Roberto Polonia, molti sono stati anche gli interventi da parte dei volontari. Ci si è soffermati sulla sicurezza, ritenendola giustamente un aspetto prioritario durante le esercitazioni, le emergenze ed i lavori al 3P. La sicurezza deve essere al primo posto: se un lavoro non ci compete o non abbiamo l’attrezzatura adeguata o cos’altro, non lo si deve fare; questo non significa essere incompetenti o scarsi nel lavoro, ma dare un segno di responsabilità e di buon senso. Anche l’argomento “iscrizione e partecipazione” è stato fonte di numerosi interventi. L’essere iscritto al nucleo di Protezione Civile è ovviamente un impegno preso liberamente e volontariamente che si assolve con la partecipazione alle esercitazioni e alle emergenze. La partecipazione è dettata dalla propria disponibilità, pur ricordandosi che nella scaletta degli impegni, la Protezione Civile deve avere necessariamente un posto prioritario, proprio perché qualcuno sopra di noi fa affidamento sul nostro impegno preso. Si è parlato anche di squadre, di comunicazioni e informazioni. Oltre alla solita comunicazione per lettera, c’è stata la proposta di utilizzare sms ed e-mail per informare i volontari, sistema, tra l’altro, già utilizzato con ottimi risultati da qualche caposquadra super-operativo. La struttura delle chiamate resta comunque la solita: responsabile operativo, caposquadra, volontario. (segue a pag.7) Settembre 2005 6 - Veci e Bocia PROTEZIONE CIVILE Monte Gr a ppa Gra L’unità di Protezione Civile della nostra Sezione ha portato felicemente a compimento nello scorso luglio la “Campagna del Grappa”. No, niente paura : nulla a che vedere con l’omonima impresa dei nostri predecessori di quasi un secolo fa, e nemmeno con le libagioni della bevanda omonima, bensì si tratta della settimana dedicata ormai da quattro anni, in luglio, da parte di una ventina di volontari al lavoro di ripristino di postazioni, gallerie, trincee costruiti durante la Grande Guerra sui contrafforti del Monte Grappa, e precisamente in località Casera Andreon a Camposolagna. Ormai per molti di noi è una settimana alla quale non si rinuncerebbe a qualunque costo salvo casi di forza maggiore perchè, oltre a lavorare, e duramente ve lo assicuro, si costruiscono amicizie, e con il meritato riposo c’è tempo per un sanissimo divertimento. Certo la vita è abbastanza spartana anche se ultimamente la Casera è diventata quasi un albergo di lusso, con la sua mansarda dove fanno bella mostra di sè una ventina di brande e con un pavimento di ottimo cemento nella “sala da pranzo”. E poi, per chi volesse davvero tornare ad un più stretto contatto con la natura, alcune tende offrono il loro confort, a meno che non piova con intensità come quest’anno ed allora occorre trovare un’alternativa all’”umidità” , vero Francesco? Udite, udite: quest’anno abbiamo avuto anche due Feste come Dio comanda. Una per festeggiare il compleanno della Pinuccia e del Bruno e l’altra quando Olinto ha dato fondo a tutta la sua verve comica cercando di accelerare la nostra digestione dell’ottima grigliata di fine settimana. Che dire dell’ottima doccia allestita sotto le stelle che, è vero, ogni tanto si comportava come la sua più nota sorella scozzese, ma alla fine assolveva egregiamente al suo compito di levare il sudore e, perchè no?, il fango accumulato durante la giornata. Ora, se per i veterani questi sono fatti ormai acquisiti, per alcuni neofiti presenti quest’anno, sono stati un bel banco di prova. Queste nuove persone hanno sostituito egregiamente alcune assenze tra di noi dovute a cause di forza maggiore , assenze fisiche ma non certamente nelle nostre menti, tanto li sentivamo vicini col pensiero. Un altro aspetto divertente era la corsa alla “postazione del cellulare”, che non era la conquista di un avamposto, bensì la ricerca disperata di un posto adatto a ricevere e trasmettere proprie notizie alla “famiglia lontana”. E non era cosa da poco, se a volte occorreva scendere alla sera dalle posizioni faticosamente conquistate per stabilire un collegamento, con il rischio di sorbirsi le arrabbiature del barista che, chissà perchè, non ne voleva sa- 2005 pere di porgere con gentilezza la sua mercanzia. Dal punto di vista strategico poi abbiamo ottenuto una vittoria: quella sui ghiri che, se l’anno scorso sembrava persa date le frequenti visite alla nostra dispensa, quest’anno li ha visti retrocedere su tutti i fronti: non ce ne era uno. Anche la “segheria notturna”, l’anno scorso così attiva, quest’anno ha rallentato i suoi ritmi ad un livello più che sopportabile. Detta così sembrerebbe una settimana passata fra divertimento e scherzi, ma tornando ad un tono più aderente alla realtà lavorativa, tutti noi, tranne per il Domenico e la Rosina che avevano l’arduo compito di tenere rifocillate le nostre macchine, ne abbiamo fatto di lavoro anche quest’anno, tra il costruire muri di sassi a regola d’arte, liberare dalle piante gli accessi alle gallerie ed ammassare il legname di risulta, rimettere in ordine una postazione di mitraglieri e creare uno spiazzo dove in futuro si metterà una mappa indicante i rilievi della zona ed un piccolo monumento intitolato ad un Alpino Medaglia d’Oro della nostra Sezione. Non c’è stato proprio da annoiarsi ed abbiamo ben impiegato il nostro tempo e le nostre forze, se è vero come è vero che l’Associazione Musei all’Aperto di Romano d’Ezzelino continua a rinnovare l’invito di anno in anno. A proposito, sapete qual’è l’obiettivo di questa Associazione? Quello di creare entro il 2015 un percorso di circa 22 km. che partendo da Romano d’Ezzelino raggiunga Cima Grappa e poi Feltre riattivando e mettendo in mostra molte trincee, postazioni e gallerie costruite durante la prima Guerra Mondiale. Certo, al lavoro non siamo solo noi, ci sono tanti altri Gruppi di Alpini e non, anche se una maggiore forza lavoro sarebbe più efficace. Dal canto nostro, facciamo del nostro meglio, come ha potuto constatare il nostro Presidente durante la sua graditissima visita, che incidentalmente lo ha fatto allungare il suo percorso per presenziare assieme ad Alessandro e Daniele al pellegrinaggio all’Ortigara. Da parte nostra, per sentirci uniti spiritualmente, non abbiamo rinunziato, in concomitanza alla domenica, alla tradizionale visita al Sacrario di Cima Grappa con un omaggio floreale ai Caduti. Che dire di più per non annoiare? Arrivederci all’anno prossimo. Alberto Valsecchi Un la v or o da 10 e lode lav oro Sabato 9 luglio il nostro Presidente sezionale, assieme ad uno dei capigruppo della Sezione e a un Consigliere addetto ai Gruppi, è andato a far visita alla nostra Protezione Civile impegnata sul Monte Grappa, visionando l’encomiabile lavoro da loro svolto. Arrivati al campo base, abbiamo trovato i nostri amici rifugiati nella baita causa il cattivo tempo che l’ha fatta da padrone un po’ tutta settimana, rendendo difficoltose le operazioni di recupero dei manufatti di trincee e gallerie scavate dai nostri Alpini durante la prima guerra mondiale. Sì, proprio questo sono andati a fare i nostri amici vestiti d’arancio: ridare alla luce quelle che erano le postazioni delle mitragliatrici, le trincee dei “fux”, la piazzola dove era posizionato il “pezzo”, le innumerevoli gallerie che percorrono la montagna nelle sue viscere attraversandola in lungo e in largo. Finalmente smette di piovere e si ricomincia il lavoro di pale, picconi, cazzuole, carriole, motoseghe, scavatore e quant’altro, da prima in sordina ma, poco dopo, vivacemente e con una buona dose di alacrità. Lo spiegamento delle forze è notevole, tutte ben coordinate dal loro responsabile Roberto Polonia e dal suo vice Bergna. Abbiamo avuto il piacere di ripercorrere i luoghi che a quel tempo furono teatro di scontri epocali che hanno visto la contrapposizione del Reale Esercito Italiano e di quello AustroUngarico. Quasi da non credere quando, parlando con il Capogruppo di Romano d’Ezzelino, questi ci dice che in uno dei tanti giorni di battaglia l’Esercito Italiano ha registrato il lancio di ben 35.000 colpi di artiglieria! Come dite? Incredibile? Stupefacente oserei dire, perché, se ci pensiamo, l’esercito austriaco non sarà di certo rimasto a guardare e se l’ipotesi di “ogni colpo ricevuto uno sparato” è corretta, fate voi i conti di quanti ne sono stati sparati in quel singolo giorno; facendo una media ragionevole, moltiplicateli per tutti i giorni di battaglia dall’inizio della guerra fino alla sua fine. . . Finalmente è pronto il pranzo, preparato dalle sapienti mani della Rosina e del “Barbisa” del Gruppo di Lainate. Si mangia tutti assieme, vicini l’un l’altro come in famiglia, si parla dei lavori, si disquisisce sulla qualità della vita che avevano su quelle montagne i nostri soldati ottant’anni fa, considerando poi anche il lungo tempo per il quale vi permanevano, in autunno colpito dalle abbondanti piogge e d’inverno coperti dalle frequenti nevicate. . . Dopo aver consumato il rancio il personale della Protezione Civile si rimette all’opera e noi terminiamo il nostro giro di perlustrazione in tutta la zona, ci congediamo dai nostri amici che vedono anch’essi volgere al termine la loro giornata di lavoro, con la stanchezza sui volti ma la gioia e l’orgoglio per il lavoro svolto e l’obbiettivo raggiunto. Via, si parte alla volta di Asiago, lasciamo i nostri amici che domani avranno un’altra giornata di lavoro, mentre noi ci recheremo sulla cima dell’Ortigara per il pellegrinaggio nazionale: due giorni da mettere sicuramente ai primi posti nei giorni migliori del 2005! Alessandro Branduardi Veci e Bocia - 7 Settembre 2005 VITA NEI GRUPPI L AIN ATE LAIN AINA Alpini in f ier a iera Ogni anno, la prima settimana di Settembre (quest’anno dal quattro all’undici ) si tiene a Lainate la consueta fiera di San Rocco. All’interno di un padiglione nell’ex Podere Toselli, a fianco del parco di Villa Litta, trovano posto le imprese, le aziende, le industrie e naturalmente le varie associazioni che operano sul territorio. Fino allo scorso anno, l’impegno del Gruppo era confinato alla gestione della cucina del padiglione delle feste, gradito punto di arrivo del percorso espositivo per i numerosi visitatori che, già solo nelle prime due giornate, hanno superato le cinquantamila presenze. Rimasto fisso l’impegno della cucina, la novità di quest’anno è stata quella di avere uno stand all’interno del padiglione, per far conoscere le attività del Gruppo Alpini a quei, pochi, lainatesi che ancora non le conoscono. Nonostante la concomitanza di questi due onerosi impegni, il Gruppo non ha mancato di partecipare anche al primo pellegrinaggio nazionale solenne sul monte Pasubio. L’Associazione Nazionale Carabinieri ha voluto condividere il loro stand con noi; vista l’occasione abbiamo “rispolverato” importanti cimeli, quali il gagliardetto “principe” del Gruppo, risalente alla fondazione, un cappello della grande guerra appartenuto a un “diavolo delle Tofane” e uno zaino affardellato degli anni sessanta a firma del capogruppo Sergio Crose. Non mancavano neppure i pannelli esplicativi, prestati dalla Sezione, sulla storia dell’A.N.A., sulla Protezione Civile e sulla stampa alpina. Numerosi i visitatori, che si sono soffermati a vedere il video sulla nostra storia e che poi, incuriositi, hanno voluto portarsi a casa copie de “L’Alpino”, “Veci e Bocia” e del libriccino con la storia del nostro Gruppo. Forti di questo interesse, per il prossimo anno, abbiamo in progetto uno stand autonomo, da condividere con gli altri Gruppi, col Centro Studi e con la Protezione Civile. Manuele Grigolato PROTEZIONE CIVILE (segue da pag.5) Nel caso di emergenze è stato però attestato da tutti che il modo migliore resta la telefonata diretta dal caposquadra al volontario. Altro tema della discussione è stato ovviamente il 3P. I lavori procedono, a volte molto bene, a volte con un po’ di sussulti, ma ormai il lavoro ritenuto prioritario è quasi terminato. Era stato infatti considerato importante chiudere il capannone per poter incominciare a sfruttarlo da subito come magazzino nell’attesa di terminare i lavori all’interno. Per questo motivo sono stati costruiti i muri sottostanti le finestre, fissati i telai in ferro ed ora si sta provvedendo all’applicazione dei vetri. Il portone d’ingresso è stato ingrandito per permettere l’entrata dei camion e degli altri automezzi in dotazione, è stata creata una porta per il passaggio pedonale ed è stato istallato un impianto elettrico a norma. Non bisogna inoltre dimenticare il lavoro dei volontari nella raccolta di rottame, che serve per coprire almeno una parte delle spese. Detto così, i lavori non sembrano un gran che per giustificare i tempi, ma bisogna tener conto di alcune difficoltà incontrate (più della metà delle 46 finestre sono a 5 metri di altezza e per intonacare i muri esterni è stato piazzato un ponteggio mobile alto 8 metri), dei vari impegni di “normale routine” della PC e della disponibilità dei volontari, spesso già molto impegnati. Bisogna quindi ritenersi soddisfatti di ciò che è stato svolto fin qui. I lavori comunque non sono finiti: si devono controllare le tegole del tetto (e anche questo non è semplicissimo, pensando all’altezza del capannone), finire di montare i vetri sui telai delle finestre e cominciare a dividere gli spazi interni. Per il prossimo futuro si pensa di utilizzare a pieno solo l’ultimo piano. I responsabili sono unanimi nel pensare che 1500 mq. siano per ora sufficienti alla creazione di un ufficio, una sala riunioni, un deposito mezzi, un magazzino-officina e i servizi igienici, lasciando gli altri piani utilizzabili come parcheggi e deposito di materiale vario. Si sta pensando alla realizzazione di una mensa al secondo piano, ma per ora questo resta un progetto secondario. È fondamentale l’impegno di tutti per portare avanti questi lavori; lavori abbastanza specifici, è vero (muratori, elettricisti,…), ma molti dei quali fattibili da tutti coloro che hanno voglia di rimboccarsi le maniche per dare una mano. Non dobbiamo dimenticarci che il 3P non è solo dei volontari iscritti alla Protezione Civile, ma è di tutta la Sezione di Milano ed è dovere di ognuno renderlo operativo per meglio intervenire nelle vere e proprie emergenze, secondo le proprie capacità e disponibilità. Questo concetto è stato più volte ribadito dal nostro Presidente che ha voluto dare l’esempio iscrivendosi al Nucleo di Protezione Civile. Fabiano Folcio RHO L a festa in Villa Banfi La 26ª Festa Alpina organizzata da venerdì 9 a domenica 11 settembre nel cortile di Villa Banfi, da sempre messo a disposizione con generosità dalla famiglia stessa, ha fatto registrare una buona partecipazione di persone, nonostante lo svolgimento sia stato disturbato dal cattivo tempo. Anche quest’anno l’evento è stato un ulteriore motivo di ritrovo e di aggregazione per gli Alpini ed i loro Amici, ma è stata anche l’occasione per molti concittadini di frequentare una festa che ormai sentono come se fosse loro, una festa di famiglia per l’atmosfera e la simpatia che vi si respira. I battenti si sono aperti venerdì sera con l’avvio del servizio ristorante, sempre gestito con competenza e abilità per tutti i tre giorni dalle nostre encomiabili cuoche, alle quali va il nostro più sentito ringraziamento. La serata, caratterizzata da un tempo non tanto favorevole, è trascorsa piacevolmente, allietata dalla presenza di un simpatico amico degli Alpini che, con tanto di fisarmonica, ha intonato numerosi canti alpini e popolari, coinvolgendo tutti i presenti. Il sabato sera, fortunatamente risparmiato dalla pioggia, è stato animato dalla musica di un complesso locale che ha consentito a molti presenti di dimostrare la loro abilità nel ballo. Il momento più importante della festa si è avuto, ovviamente, la domenica mattina. Toccante è stata la breve cerimonia svoltasi nel cortile della villa, quando il Generale Morena, già comandante della Scuola Militare Alpina di Aosta, ha recitato la “Preghiera dell’Alpino” accompagnata in sottofondo il canto a bocca chiusa de “Sul ponte di Perati” eseguito dal Coro Stella Alpina, che ringraziamo per la disponibilità e l’amicizia dimostrata ancora una volta nei nostri confronti. Il Coro ha inoltre allietato la mattinata con l’esecuzione di canti alpini, molto apprezzati da tutti gli astanti. Alle 11.30 il Gruppo, con la partecipazione di rappresentanze della Guardia di Finanza, della Guardia Forestale, della Polizia Ferroviaria, di diverse Associazioni d’Arma e del Gruppo Alpini di Cittiglio (Va), si è recato nella vicina chiesa Prepositurale di San Vittore per assistere alla Santa Messa officiata da don Franco Gallazzi. Durante la celebrazione è stata ripetuta da parte del Generale Morena la recita della “Preghiera dell’Alpino”, accompagnata questa volta da un sottofondo d’organo che ha commosso molti dei presenti. Al rientro in villa la festa è continuata con il pranzo ufficiale favorito dal bel tempo, mentre in serata un violento e lungo temporale ha purtroppo impedito di proseguire nei festeggiamenti che erano in programma. Da ricordare che durante la festa erano stati allestiti alcuni padiglioni espositivi che hanno stimolato l’interesse dei visitatori: una mostra micologica allestita con competenza e professionalità dagli amici Albusceri e Gerosa, una mostra dedicata al “Progetto Anna” con evidenziati i progressi conseguiti nella costruzione dell’ospedale per bambini poveri in Guinea Bissau (progetto sostenuto anche dal nostro Gruppo) ed una mostra missionaria con vendita di prodotti artigianali il cui ricavato è stato devoluto a supporto di progetti di sostegno in diverse parti del mondo. Unica nota negativa la totale assenza di rappresentanze dei Gruppi Alpini della Sezione di Milano (almeno i più vicini) e della Sezione stessa alla cerimonia della domenica mattina. Peccato! A tutti coloro che hanno collaborato, contribuito, partecipato e fatto sì che tutto si sia svolto nel migliore dei modi vada il nostro più caloroso e sentito ringraziamento. Arrivederci alla prossima! Mario Sada Settembre 2005 8 - Veci e Bocia VITA NEI GRUPPI BRESSO E’ rina to il T ir ano rinato Tir irano Era il giugno del 1987 quando, sottotenente appena ventenne e fresco di nomina, varcai la porta carraia della caserma Wackernell del Btg. “Tirano” in Malles Venosta. Da quel momento avrei passato 10 mesi indimenticabili. Indimenticabili non solo perché la Val Venosta è una valle incantevole con l’Ortles sullo sfondo (e la bellezza del posto certamente aiuta), ma anche perché un reparto serio e operativo come il “Tirano” richiedeva a tutti impegno, fatica e dedizione (virtù cui dava ampia possibilità di espressione), restituendo un appagamento interiore per essere riusciti a fare un assalto di plotone, conquistare la vetta di una montagna, aiutare gli alluvionati della Valtellina e della Val Venosta, fare servizio ai seggi per il referendum, fare campi marcianti autunnali e invernali e decine di altre “piccolezze” come gli sbarchi da elicottero, i pattugliamenti notturni, i “sast”, ecc.ecc. Si percepiva che gli uomini, in gran parte, ma non solo, bresciani e bergamaschi e tutti di leva, pur imprecando dalla fatica e dalla continua tensione, mai avrebbero voluto rinunciare alla conquista dell’obiettivo o alla buona riuscita dell’incarico loro assegnato. Era un fatto d’orgoglio: l’orgoglio di appartenere al “Tirano”! È stato un onore e una gioia aver potuto lavorare, se pur in tempo di ristrettezze di fondi e di risorse, con un tale gruppo di uomini: veri ufficiali e veri Alpini. Tornare anni dopo e trovare il proprio battaglione chiuso e la propria caserma in disuso (o meglio degradata e quasi violentata da una totale incuria) non ha fatto piacere. Ma ecco che un bel giorno alcuni Alpini di buona volontà, cui va dato un sentito grazie, hanno pensato al raduno del “Tirano”. Per chi ha provato quell’orgoglio è stato un evento da non perdere e ben organizzato, con tanto di deposizione di una corona al sacrario di Burgusio ai Caduti della I° guerra mondiale, concerto presso la chiesa di Malles, ed anche con ritrovi e varie mangiate e bevute presso i chioschi allestiti a Malles e a Glorenza. La domenica si è sfilato per le vie di Malles, con lo schieramento presso il piazzale della caserma Wackernell per la Santa Messa e i discorsi delle autorità. Quella mattina ben 4500 Alpini hanno ridato vita alla caserma che ha ricominciato, anche se solo per un giorno, a pulsare di vita e di Alpini. Ecco perché voglio dire: “E’ RINATO IL TIRANO!” con il nostro motto “MAI TARDI”. Il Capogruppo di Bresso Ten. Carlo Tagliabue Il materiale giunto alla redazione di Veci e Bocia è ancora sufficiente, ma si sono dovute fare alcune azioni di sollecito per ottenerlo. Invitiamo i Capigruppo ad incaricare sempre qualche Socio per la preparazione di un testo e di qualche foto da inviare a Veci e Bocia. Vi ricordiamo che non è necessario essere scrittori esperti per mandare del materiale: bastano solo un poco di buona volontà, un foglio ed una penna. Completiamo la rassegna dei nuovi Capigruppo Ceriano Laghetto Luigi Dalla Valle Arruolato presso il Btg. Addestramento Reclute della Julia il 5 novembre 1959, è trasferito nel gennaio 1960 al Centro Militare di Paracadutismo a Pisa. Conseguito il brevetto di paracadutista, passa al Plotone Alpini Paracadutisti presso il Comando Brigata della Tridentina di Bressanone, con stanza alla caserma Schenoni e distaccamento al Villaggio Alpino di Corvara in Badia. Viene congedato in Aprile 1961. Lacchiarella Alessandro Branduardi Passato per Udine, viene trasferito al 7°RGT Alpini Feltre nella caserma Emilio Zannettelli a Feltre, come fuciliere assaltatore. In seguito, è capo magazziniere di compagnia e, nelle uscite in addestramento, responsabile dell’allestimento del campo base. Istruttore durante gli incorpori, nell’aprile del 2000 viene inviato a Roma per il Giubileo degli Alpini in Vaticano. Già nel ’99, ancora sotto le armi, è Consigliere del Gruppo di Lacchiarella, divenendone Capogruppo dall’ottobre del 2004. Molto impegnato nel sociale, fa parte di associazioni di volontariato, tra le quali la Croce Bianca Milano, nella sezione di Binasco. Rozzano Calendario Manifestazioni A) MANIFESTAZIONI SEZIONALI 2005: 15-16 ottobre 16 ottobre 23 ottobre 5 novembre Milano Cassano d'Adda Missaglia Milano 14 dicembre 18 dicembre Sede Sezionale Milano Castagnata sezionale 133° di fondazione delle TT.AA. 50° di fondazione del Gruppo S. Messa in suffragio degli Alpini ed Amici andati avanti, ore 10.00 presso la Parrocchia di Santa Maria Segreta, in Piazza Tommaseo Ritrovo per scambio auguri di Buone Feste 49^ S. Messa in Duomo in ricordo dei Caduti B) MANIFESTAZIONI SEZIONALI 2006: 26 febbraio 13-14 maggio 27-28 maggio 11 giugno 18 giugno 7-8 ottobre 12-15 ottobre ottobre 21-22 ottobre 17 dicembre Milano Asiago Milano Ponte Selva Lacchiarella Arese Casteggio Cassano d’Adda (da confermare) (da confermare) Assemblea sezionale Adunata nazionale Festa di Primavera Raduno sezionale Premiazione del 15°concorso letterario Inaugurazione della nuova sede del Gruppo Raduno di Raggruppamento (Sez. di Pavia) 134° fondazione del Corpo degli Alpini Castagnata sezionale a Milano Santa Messa nel Duomo di Milano Valentino Ducoli Nato a Terni nel settembre 1939 da famiglia originaria di Darfo - Boario Terme, dal 1943 torna al paese e vi rimane fino al 1955. Per lavoro si trasferisce a Rozzano, ove si sposa nel 1964, e oggi risiede. Laureato in architettura, esercita come libero professionista. Curriculum militare: Leva 3° scaglione 1939, C.A.R. a Montorio Veronese, Compagnia "Bassano", poi assegnato al 6° Alpini, Brigata Tridentina, viene trasferito al Battaglione "Bolzano" presso la Caserma S. Angelo in Bressanone (BZ), Plotone Trasmissioni, grado Caporale Maggiore. ATTENZIONE Ci giungono spesso segnalazioni per la rubrica dell’anagrafe sezionale in modi diversi da quella che è la prassi di segreteria. Confermiamo che saranno pubblicate solo le informazioni trasmesse alla Segreteria sezionale sul modulo a disposizione dei Capi Gruppo, che è ottenibile anche nella sezione “Download” del sito sezionale www.milano.ana.it. ANAGRAFE A SETTEMBRE NOTIZIE TRISTI Abbiategrasso Giorgio Aleri Brotini Lucia Ferrari, mamma di Angelo Schinetti Limbiate Teresa Strada, vedova del capogruppo fondatore Vittore Zucchiatti e madrina del Gruppo Limito-Pioltello-Segrate Roberto Locatelli Milano Centro Angelo Rovaris, reduce di Russia Mario Supino, reduce di Russia Rho Mario Magni San Vittore Olona Luigia Bracchi, mamma di Luigi Bonardi NOTIZIE LIETE Matrimoni Cassano d’Adda Mauro Crippa con Giuseppina Milano Centro Federico Fortunato Monti con Laura Paul Wilcke con Alessandra Nascite Gessate Elena, figlia di Micael e nipote di Giovanni Scaramuzza Gianluca, figlio di Davide Arlati Ludovica, nipote di Livio Camagni Mirko, nipote di Livio Camagni San Vittore Olona Alice, figlia di Massimo Terragnoli OFFERTE UNIRR 30 Euro Editore: ANA Sezione di Milano Presidente Giorgio Urbinati Direttore Responsabile: Gianni Papa Redazione: Bruno De Gregorio Fabiano Folcio Giovanni Frattini Gigi Rodeghiero Giuseppe Semprini Tullio Tona Coordinatore editoriale: Romano Brunello Hanno collaborato: Bepi Bona Alessandro Branduardi Mariolina Cattaneo Antonio Fenini Luca Geronutti (foto) Manuele Grigolato Mario Sada Carlo Tagliabue Alberto Valsecchi Data di chiusura del numero: 20 settembre 2005 Associazione Nazion. Alpini-Sezione di Milano Direttore responsabile Gianni Papa Aut. Trib. di Milano 14-1-55 nº 3602 del Registro Stampa A. G. Bellavite s.r.l. - Missaglia (Lecco)