***#+])/!|!\([+#*** ---:::Cristalli Purissimi:::--((d’Amore, Bellezza ::-- … ::: ::: ::: … 01 . Il Sole, un’altra volta 02 . Né lacrime, né grida 03 . Al fratello delle stelle 04 . La mia libertà --:: e mille altre Illusioni)) 05 . A difesa di un libertino 06 . Malvagi 07 . Senso unico 08 . Cronache di un cadavere innamorato . parte prima 09 . Cronache di un cadavere innamorato . parte seconda R 001 1.2.01 10 . Porpora 11 . L’istinto 12 . Il cacciatore di Sogni 13 . Impressione 14 . Come uccidere un uomo morto 21 . 06 . 2008 … ::: ::: ::: … Simoni Claudio 1. Il sole, un’altra volta tempo gli aveva fatto perdere lentamente il suo spirito ribelle. Ora preferiva stare ad osservare il suo nipotino, quel cucciolo d’uomo che tutto ancora doveva imparare. Ogni qualvolta lo vedeva muovere i suoi primi timidi passi era convinto che quei La cucina era vuota a quell’ora, come lo era tutte le mattine. Ma per lui non era passi lo avrebbero portato lontano, oltre ogni limite. Avrebbe vissuto la vita che lui vuota. Ogni oggetto rappresentava un momento esatto della sua vita, un ricordo non aveva potuto vivere fino in fondo proprio a causa di quei limiti. Ma quella era nitido che portava la sua mente stanca in giro nel tempo. Ogni cosa apparteneva al solo un’illusione, quel bambino sarebbe cresciuto, avrebbe vissuto la sua vita a suo passato, ogni raggio di luce, ogni riflesso, ogni oggetto, ogni graffio nel muro. Tutto modo. apparteneva ad un tempo che non sarebbe più potuto tornare. In fondo cosa importava, forse non lo avrebbe visto crescere, la vita gli sarebbe Non gli piaceva annegare nei ricordi di quella vita, lunga sì, ma che un giorno sfuggita di mano, i limiti della sua vita lo avrebbero inghiottito per sempre, lo preciso era iniziata, e un giorno avrebbe avuto una fine, un limite. Preferiva sedersi avrebbero portato nella terra, nel buio mentre qualche metro sopra il Sole avrebbe su una di quelle sedie impagliate, quelle che aveva fatto tanti anni fa, quando c’era continuato a farsi strada nel cielo per donare l’ennesimo nuovo volto a quell’infinita ancora sua moglie a riempire quella casa d’affetto. Sedersi su quella sedia sempre vallata. vicina al focolare e guardare fuori dalla finestra. Adorava osservare quel paesaggio, quella vallata, sempre la stessa eppure sempre diversa. Fino a qualche giorno fa Ch’wl 2006 aveva visto sorgere il Sole da dietro l’orizzonte, arrampicarsi sul cielo limpido di quella mattinata di novembre che sembrava rubata all’estate. Ed ora quella stessa terra, quello stesso cielo si erano tinti di bianco. La neve scendeva soffice e si 2. Né lacrime né grida posava leggera su ogni cosa mostrando soltanto le sagome candide di quel silenzioso mondo. I suoi occhi fissavano distrattamente il paesaggio mentre un sorriso si era fatto Avete mai provato la sensazione che non ci sia più niente per cui valga la pena strada sul suo volto segnato dal tempo. Restava meravigliato ogni volta dalla vivere? Beh, credetemi, non siete i soli. Tutti ci hanno pensato almeno una volta, ed bellezza della natura, gli piaceva pensare che quella bellezza non avrebbe mai avuto io non sono di certo un’eccezione. Non sono uno di quei personaggi bislacchi che una fine, ma ci sarebbe stata ogni mattina, e ogni volta diversa. girano addobbati di catene e rabbia incolpando la società e nemmeno uno di quegli Il futuro era ciò per cui aveva vissuto. Non importavano i ricordi, non artisti depressi che vivono nella loro sfera di tristezza. Non sono uno di quei ragazzi importava quello che c’era dentro la cucina, una stanza era troppo piccola per un pieni di disgrazie e problemi e nemmeno uno di quei pensionati che sentono arrivare uomo, troppo piccola per una vita intera. I limiti e le imposizioni non facevano per l’ombra della notte alle loro spalle. lui. Fin da quando era un ragazzo aveva cercato in tutti i modi di superarli. Ma il Io sono soltanto Pablo, un normalissimo ragazzo, un po’ più pensieroso degli 2 altri, o almeno questa è l’idea che mi sono fatto di me. Non mi è mai capitato nulla di credere in qualcosa di cui non si può provare l’esistenza, è uno sforzo che non di disastroso né sensazionale, sono un ragazzo come tanti altri, con le stesse inutili riesco a fare. Bello sarebbe riuscire a crederci, sarebbe tutto più semplice, preoccupazioni e le stesse vuote soddisfazioni. Sapete di cosa sto parlando, una sparirebbero tutti i dubbi della mia esistenza. Infondo le religioni sono state ragazza che se ne va, una sbronza da smaltire, un bacio sognato, un tiro di sigaretta, inventate apposta, ma non ci riesco. un brutto voto a scuola. Nulla di particolare. A volte penso all’appagamento dei sensi. Riuscire ad apprezzare la bellezza che ci sta attorno, i suoni e i profumi del mondo, provare sensazioni uniche e Stavo immobile seduto sull’erba di uno sconfinato prato avvolto dal crepuscolo. indimenticabili può essere un buon motivo per continuare a vivere. Può essere un Era seduto in quel solitario luogo da qualche ora ed avevo contemplato il Sole motivo, ma di sicuro non dà un senso vero alla vita, è solo una giustificazione oltrepassare con grazia la linea dell’orizzonte lontano. assurda, soffri perché un giorno potresti stare bene per un po’. Ed ora ero incantato nell’osservare un maestoso cerbiatto dal respiro rapido e Qualcuno nomina l’amore. L’amore, ammesso che qualcuno riesca a definirlo, è deciso abbeverarsi alle acque del placido fiume che scorreva lento lì vicino. Le comunque un appagamento dei sensi, soltanto un po’ più altruista. Amare fa piacere stelle bruciavano lontane trapuntando la splendida volta celeste che gelida a te e all’oggetto del tuo amore, ammesso pure che sia incondizionato, anche questo avvolgeva tutto il mondo coprendolo di un tenuo velo di tristezza. discutibile. Ma nessuno riuscirebbe a dire io vivo perché esiste l’amore, non spiega nulla, è solo una maniera, forse migliore delle altre, per non buttare via una vita Anch’io, come tutti gli altri, ho la mia giornata no, nella quale tutto sembra comunque senza senso. svuotarsi e tingersi di una nebbia opaca che annerisce anche i più vividi colori. E poi c’è chi dall’apice della tristezza e disperazione che un uomo insensato L’esperienza mi dice che passerà anche questa volta, ma oggi, proprio come tutte le può raggiungere ti dice che infondo non abbiamo scelta. Vivere perché non abbiamo altre volte, sembra non ci sia via d’uscita, nulla che mi possa tirare su. nient’altro da fare se non smettere di farlo. Vivere perché la morte ha ancor meno Il problema è sempre lo stesso, i soliti interrogativi senza risposte reali che mi senso della vita. vagano nella testa. Sì, proprio quelli dei film e delle prediche della domenica: Chi E così mi ritrovo la sera, con gli stessi identici problemi e solo un po’ di siamo? Da dove veniamo? Dove andiamo? Quanto dureremo?...uno in particolare tristezza in più. Riesco solo a confondere i miei pensieri nel fumo di una sigaretta, mi inquieta più degli altri: Perché? pensando all’unica via per spegnere un po’ il cervello, così torno a casa e mi stendo Il perché è la questione che mi logora di più. Il fatto di non sapere da dove sul letto per riposare in pace fino al giorno dopo. vengo e dove andrò è sopportabile, è un problema che mi farà più paura quando i Non mi sono mai piaciuti i finali tristi, ma questa volta è inevitabile. Nessuno miei occhi cominceranno a spegnersi. Ma il fatto di non trovare un motivo, una riuscirà a dare un senso vero alla vita umana, forse proprio perché un senso non c’è. ragione credibile rende inutile tutto quello che faccio, e non riesco ad accettarlo. La coscienza dello stato umano è solo un errore della natura, ed ha portato soltanto Cercare aiuto in qualcuno è impossibile, tutti ti parlano di Dio, ed è inutile, tentare sofferenza. Beati gli animali, i fiumi e le stelle, che non sanno per chi respirano, 3 scorrono o bruciano, e lo continueranno a fare con la stessa quiete fin quando non sputando soffi di fumo verso le stelle lontane. finirà il loro tempo, senza lacrime né grida. Stavamo lì seduti ad ammirare la danza delle fiamme purpuree vibranti fra le braci al tempo della musica che continuava a battere decisa fra gli alberi poco 08/01/07 Ch’wl lontano. Eravamo in pochi, tutti lì seduti per terra lasciando che le fiamme ci illuminassero ma avevamo ognuno una storia diversa alle spalle, un sentiero diverso 3. Il fratello di una stella ci aveva condotto fino là attorno allo stesso affascinante fuoco. Un tempo sembrava solo una velata visione lontana ma ci ero arrivato anch’io e sentivo di essere nel posto giusto, almeno per quella sera. Se qualche Dio esiste, vive su di una stella. Il fuoco e le risate che si consumavano ai margini del bosco mi riscaldavano più di mille candele nella fredda notte di primavera che stavo vivendo. La musica rimbombava prepotente nelle mie orecchie e quell’unica luce Alzai lo sguardo sopra alla mia testa e ammirai le stelle di quella notte. Erano intermittente era ormai entrata dentro la mia testa. Il ritmo incessante della notte si così lontane che neanche le cime degli abeti attorno a me riuscivano a raggiungerle. era impadronito della mia volontà e dei miei movimenti portando con se l’equilibrio Restammo a lungo a scrivere parole nell’aria. Eravamo così piccoli in quel della mia mente e del mio corpo. Non ero il solo ad essere stato rapito dai suoni di mondo, così fragili in confronto agli alti abeti che da decenni mostravano al mondo quella notte e dalla magia delle mani di quei pochi eletti. Il fratello delle stelle ci sempre le stesse verdi foglioline. Ma noi avevamo imparato a sognare, a correre e a aveva portati in alto sopra il mondo. scaldarci con il fuoco, proprio come fanno le splendide stelle appese alte nel cielo. Solo e disperso su questa terra, è il solo Dio del suo mondo. Non è nessuno Non era di sicuro merito delle stelle se quel giorno eravamo lì nascosti sotto gli quaggiù fra noi, ma quando c’è da donare al mondo un’emozione a 200 bpm si alberi a scaldarci al ritmo della musica, ma di certo le stelle ci avevano donato la mette le cuffie in testa e con quella sua aria sognante crea la sua piccola isola di chiave giusta per avvicinarci a loro. felicità dove i pregiudizi e la razionalità lasciano il posto alla follia e alle pure Gli abeti ci vedevano ma non capivano nulla e non avrebbero mai capito. sensazioni. Avrebbero continuato a far vivere le stesse verdi foglioline. Ma il mondo non potrà Inutile che proviate a capire cosa vuol dire essere avvolti dalla musica e sbattuti lasciare che tutti mettano le stesse radici, c’è una vita sola da vivere, non da in un’altra dimensione. Non capirete mai cosa significhi finché non vi lascerete sprecare. cadere fuori dai margini del mondo. Catturato nei miei ricordi il 09/04/07 Il fuoco continuava a divorare i tizzoni roventi e ad arrampicarsi nel buio Ch’wl 4 4. La mia libertà e qualche graffio d’inchiostro sulla pelle. Piercing e tatuaggi erano bastati a farla cacciare dalla famiglia. La gente non ha mai apprezzato chi osa discostarsi dalla più noiosa normalità. Ed ora, assieme ai lunghi capelli neri e rossi sempre disordinati la Io sono Alex, un diciottenne come tanti. A dire il vero ormai diciottenni così se facevano sembrare la figlia del diavolo. ne trovano pochi. Ora tutti hanno in mente soltanto quella dannata tecnologia, e se Ci siamo visti a una festa, di quelle piene di finti punk addobbati di catene e ne stanno comodi al calduccio con mamma e papà, protetti da mura di cemento strappi che non sapevano nemmeno cosa volesse dire combattere per un briciolo di invalicabili e convinti che la realtà sia ciò che c’è dentro uno stupido schermo. libertà. Punk per moda, la peggior feccia della Terra. Ma finche offrivano alcol e Gente che vive davvero ce n’è sempre meno. Inutile precisarlo, io e la tecnologia l’amata Marya potevo pure abbassarmi per qualche ora a mischiare la mia anima abbiamo sempre fatto a pugni. Non perchè non ci riesca, chi non sarebbe in grado di furibonda con quella feccia. Per l’occasione non ero in divisa standard. Le mie premere qualche bottone; il fatto è che non riesco a starmene tranquillo su una sedia amate Converse rubate erano rimaste nascoste nello zaino con i miei soliti languidi a fare finta di vivere senza poter stringere qualcosa di vero in mano, mi sento preso indumenti senza nemmeno un simbolo o un’etichetta, oggi invece avevo addosso la in giro, e credetemi, il vecchio Alex non è mai stato preso in giro, non senza che maglietta dei Sex Pistols, scippata anche quella, ovviamente. L’unica cosa che non qualcuno se ne sorbisse le conseguenze. lasciavo mai era la cresta appena pronunciata dalla testa semirasata. Ci siamo visti, e Non ho mai preso ordini da nessuno, nemmeno consigli. Io sono come sono, dopo poche parole avevamo gia scroccato tutto lo scroccabile da quella festa. prendere o lasciare. Ovviamente ai miei non è mai andata giù che proprio io, il terzo Abbiamo aspettato vicino all’uscita con qualche bottiglia vuota in mano; quella festa e ultimo figlioletto, il loro pargolo prediletto, fosse in realtà tutt’altro che un figlio di sporchi borghesi travestiti da ribelli doveva finire, finire male, ma non potevamo perfetto. spezzare la sacra musica di Kurt Cobain. Finiti gli ultimi lamenti di Smells Like Una volta hanno provato a dirmi che ero un po’ troppo impulsivo, che forse Teen Spirits la sommossa meritava di iniziare, e dopo aver mirato alle teste vuote dovevo imparare a controllarmi un po’. L’unica cosa che ricordo è che dopo 10 con le bottiglie di birra siamo fuggiti nel buio prima che i finti leoni ci prendessero a minuti ero gia in strada con lo zaino sulle spalle con qualche straccio dentro sprangate. ripensando a come qualche attimo prima avevo ricoperto di insulti i miei Ricordo ancora le luci rotte del parco che creavano solo buio. Non era il posto cancellandoli definitivamente dalla mia vita. giusto da frequentare alle 2 di notte in una città come Milano. Ma quello era il posto Sono ormai 2 anni che non ho più casa nè famiglia. L’unico tetto che ho avuto giusto sia per nascondersi che per cercare un po’ di roba. Ci siamo rollati una canna, sopra la testa è quello del carcere, ma solo per qualche mesetto, spaccio di gangia, in un momento così ci voleva, e siamo rimasti ad amarci finche la droga non ci ha dovevo pur mangiare anch’io. spenti nel sonno. Non ci ho messo molto a trovarne uno come me. Una per la precisione. La mattina, una volta svegli, ci abbiamo messo un bel po’ a capire cosa ci Disprezzata dalla famiglia soltanto perchè portava addosso qualche etto di ferraglie facevamo abbracciati assieme nel parco. Ci siamo fatti strada fra i moribondi sfatti e 5 strafatti della notte prima, io proprio non li capivo. E lei, la tipa, non mi ricordo più nemmeno il suo nome, era bella e selvaggia. Se c’è una cosa che non ho mai sopportato sono quelli che si fanno per Adoravo amarla, non stavo mai senza di lei. Avevamo vissuto per qualche mese dimenticare il dolore. Ma cazzo, non lo vedi che è veleno quello che ti inietti nelle assieme ma non smetteva mai di stupirmi. Era la ribellione, la più bella delle vene? La droga non è una medicina, se stai male fatti curare, fatti vedere da uno di ribellioni fatta persona. Ma soprattutto era libera, era libera perché sapeva amare quelli bravi, con camice e bisturi, o da uno di quelli strizzacervelli dei film, se chiunque, perfino il suo peggior nemico. Ho sempre invidiato quel suo amore, quel proprio non riesci a vedere neanche dentro te stesso. suo ottimismo, sembrava non voler capire che tutti la odiavano proprio per quello La roba è come una bella donna, devi imparare ad amarla, a fartela quando ci che era, a lei non importava. A lei bastava sdraiarsi stanca e demoralizzata da una stai bene. La roba non è una prostituta, è l’amore della vita, l’amore per la vita. società in frantumi, chiudere gli occhi su una sporca panchina in un sudicio parco Credimi, se te lo dico io è perchè lo ho provato, la droga ti porta dove nessuno per una notte soltanto e al mattino, quando si risvegliava sulla stessa sporca ti può portare, riesce a farti volare, a staccarti da terra, ma poi ti lascia cadere senza panchina nello stesso sudicio parco era di nuovo piena di voglia d’amare e vivere. pietà. E se quello era il momento giusto cadi in piedi, se quello era il momento Non poteva sopravvivere a lungo in un mondo così crudele. Ed ora le sue ali sbagliato cadi male, molto male. E potresti non rialzarti più. d’angelo sono chiuse in qualche gabbia dimenticata, con una guardia alla porta e le Ragazzi, imparate a drogarvi bene, con il veleno non si scherza. manette ai polsi, imprigionata solo perchè lei non era come tutti gli altri. Credete che io sia pazzo?...provate a farvi una canna e poi scopate con la vostra donna. Poi ditemi se il vecchio Alex aveva ragione quando ha detto che la droga fa 11/12/06 Ch’wl miracoli. 5. A difesa di un libertino Droga o non droga, c’è sicuramente di meglio nella vita, e anche di peggio. La società è il male più pericoloso, la società che ti insegna come odiare i Amore mio, non riuscirò mai a capirti. Fino a pochi giorni fa stavi nel mio diversi, che ti insegna a vivere sempre meno stando chiuso in casa, che ti insegna letto, abbracciato a me. Facevamo l’amore per ore e tutto era perfetto. Era in quei come svuotarti le tasche con mille diavolerie inutili, che ti insegna che la libertà fa momenti che avvicinavi le tue labbra alle mie, le baciavi, ti fermavi un attimo e mi male a te e agli altri, che è meglio lasciar scegliere a qualcun’altro cos’è giusto, e dicevi che mi amavi, che ero bellissima. Mi hai coperto di gioia e passione, sei che solo Dio sa chi sono i buoni e chi i cattivi, ma solo l’uomo può decidere chi entrato prepotente nella mia vita e l’hai sconvolta, ti ho amato come mai avevo punire a seconda del Dio da cui è posseduto. amato prima. Ora invece ti vedo abbracciato a un’altra a cui dici probabilmente le Se questa è la civiltà moderna io preferisco starne fuori. Non voglio far parte di stesse menzogne che hai detto a me. Perché mi hai presa in giro e poi mi hai gettata questo assurdo crimine. Io ne resto fuori, e non mi arrendo al regime, a costo di via? Io ti amavo e ti amo ancora, sei sempre bellissimo, ti prego torna da me. cambiare città ogni settimana ma sfuggirò al controllo di chi non capisce nulla. E se anche mi prendessero, nessuno imprigionerà la ribellione che è in me. Mille baci, Lucy. 6 Io preferisco amare davvero e lo farò per il resto dei miei giorni. Capita spesso che alla sera, in quelle rare occasioni in cui rimango solo davanti Il mondo come dovrebbe essere. al fuoco del caminetto, cerco qualcosa da leggere e trovo sempre più spesso lettere di una ragazza con il cuore infranto, una diversa ogni volta. Ch’wl 28/04/07 Non ci vuole molto a capirlo, mi accusano di essere un libertino, di pensare solo a me stesso ed hanno perfettamente ragione. 6. Malvagi Un tempo anch’io ho amato smisuratamente una ragazza, mi ha dato tanto ma Doppio scotch, con ghiaccio abbondante ho sofferto ancora di più. E allora che senso ha amare? Amare è donare qualcosa di bello per riceverlo in cambio, è veder sorridere una ragazza, è toccare l’inferno e il paradiso con un dito. Perché ostinarsi ad amare una Sono disgustato da quanto la gente rifiuti il male. A volte ho la sensazione che ragazza? Perché illudersi che l’amore possa durare? nessuno voglia rendersi conto che il male è ovunque, come se tutto quello che L’amore è qualcosa di prezioso. E come ogni cosa preziosa è rara. succede di raccapricciante e indescrivibile al mondo sia opera di qualche diavolo o Non puoi pretendere di inventarti l’amore, nemmeno di illuderti che ci sia, non mago cattivo. Sono sempre e solo uomini, proprio come me e te: uomini che ne hai il diritto, saresti un uomo falso, ipocrita, superficiale. L’amore è come il vento uccidono, che vendono morte, che rubano, che tormentano, che restano indifferenti d’estate. Non puoi prevederlo, non puoi comandarlo, devi subirlo. L’amore non può di fronte a tutto. A me sinceramente non importa cosa pensano gli altri e quanto durare per sempre. Può esserci amicizia, complicità, compassione, sostegno, ma non tutti malediscano l’inferno pur essendoci in mezzo, infondo questo mondo non fa l’amore. poi così schifo, se non fosse per i 6 miliardi di uomini che ci abitano. Sono pazzo forse? Non credo. E credo che neanche voi lo crediate. Io ho avuto il coraggio di dirlo, e viverlo. Milano, Lombardia, 1971 Sì, fino a quattro giorni fa amavo Lucy, ora ne amo un’altra altrettanto bella. Ho fatto forse male ad uccidere una relazione che non aveva più nulla da dare? Il giovane popolo italiano cresceva col paese e la ricchezza riempiva le case Pensate sia un tipo freddo e insensibile? Vi sbagliate, non c’è nulla di più freddo degli operai e degli imprenditori. che rifugiarsi in un mondo falso. Io vivo nella realtà, e ricopro di passione ogni E assieme alla ricchezza e al benessere si diffondeva la droga, coca in primis. gesto della mia vita, vivo ogni giorno più intensamente di quanto voi potrete mai Bastava aggirarsi per una qualunque strada non proprio ben illuminata della Milano vivere nella vostra vita. notturna per ritrovarsi davanti un uomo incappucciato e nervoso con della roba da Voi continuate pure ad annegarvi nelle illusioni convinti di fare la cosa giusta. venderti. 7 Si iniziavano a vedere in giro i primi stranieri, slavi e marocchini. Tutti raggiungere il duomo, l’altro perso nel libretto dell’agenzia turistica in cui era scritta spacciatori, ladri e assassini. Proprio tutti. la storia dettagliata di ogni inutile singola e insignificante pietra del duomo. Al Perfino mio padre che si spaccava la schiena in fabbrica per portare a casa un banco c’era Aldo, l’austero gestore e pure la dipendente che ostentava il suo bel pezzo di pane, perfino mia madre che passava le giornate in ginocchio su di un fisico mentre spinava birra per quei poveri diavoli di clienti che stavano a pavimento a strofinare piastrelle e perfino io e mia sorella, a 6 e 8 anni, che non contemplarla. C’era un tipo che invece si discostava un po’ dal cliente medio del uscivamo di casa se non per andare a scuola a farci coprire di insulti e ridicolo. bar. Era alto, vestito bene, sembrava un professore, o un politico, o un’uomo Quella sera, come tutte le sere eravamo chiusi nella nostra roulotte, l’unico d’affari. Aveva comunque un’aria importante e indecifrabile. C’era qualcosa di misero alloggio che potevamo permetterci. Stavamo dormendo: mamma e papà strano in lui, forse quel suo ampio cappello o forse la sua estrema riservatezza. assieme, io e Lyla nell’altro letto infondo alla roulotte. Ordinò qualcosa e rimase immobile a fissare il giornale del mattino per tutto il Bussarono alla porta. Papà si alzò di scatto e ci disse di nasconderci. Nessuno tempo in cui rimase lì seduto, ma sembrava più immerso nei suoi pensieri che nella aveva mai bussato a quella porta, non conoscevamo nessuno, e tantomeno nessuno lettura delle notizie. aveva mai osato parlarci.Non fece in tempo ad aprire, la porta venne sfondata e fu Il barista si avvicinò, lui alzo lo sguardo lentamente e ordinò qualcosa da bere. l’inferno. Non scorderò il volto inespressivo di Lyla, e nemmeno i volti dei tre Il barista, un po’ sorpreso si allontanò verso il bancone con passo svelto. assassini. “...Uccisi due noti imprenditori di Milano nel cuore della notte. I due uomini sono stati assassinati a sangue freddo con un’arma da fuoco. Il movente è ancora Perchè la gente deve prendersela sempre con qualcuno? L’uomo è cattivo e lo sconosciuto e l’assassino in circolazione...,, sarà sempre finchè ci sarà vita. Non può esistere nessun motivo per torturare e Nel bar scese un silenzio sovrannaturale. trucidare una famiglia, nessuno. Sullo schermo del televisore c’erano due volti che tutti conoscevano, Giorgio Cordelli e Carlo Lucchi, venivano spesso in quel bar la domenica mattina ma quel Milano, un bar qualunque, domenica mattina, ore 10.21 giorno non c’erano, e non ci sarebbero mai più stati. Al termine dello scarno servizio giornalistico, in ogni punto del bar si accese una discussione. Si poteva sentire la Quella mattina al bar c’erano proprio tutti. Il solito gruppo di pensionati sorpresa trasudare da quelle mille parole che si stavano arrampicando le une sulle nell’angolo immersi nelle loro fumose partite a carte. Giulio il muratore, seduto alla altre. slot machine con la birra in mano e la solita aria annebbiata. La famiglia Rossi con Solo un uomo rimase fermo, con lo stesso sguardo stanco, aspettando il suo quei due bimbi così insopportabili. Il gruppo di adolescenti semialcolizzati immersi drink. Come se lo avesse gia saputo. nei racconti del sabato appena trascorso. La solita coppia di turisti l’uno concentrato nel trovare la via più breve, spettacolare, interessante, facile, affollata, per 8 Milano, un bar qualunque, domenica mattina, ore 10.28 fatto capire più di una volta. Chi poteva essere stato a ucciderli? Qualche concorrente nel mondo della Entrai in un bar e ordinai qualcosa da bere e il notiziario diede la notizia, droga? O forse qualche slavo o marocchino che si era vendicato per qualche torto avevano fatto in fretta. Ma questo non cambiava nulla, quella sera sarebbe finito subito? Una cosa era certa, non poteva più fidarsi di nessuno. Prese un po’ di soldi e tutto. la pistola, doveva sparire per un po’, ma prima doveva andare al parco a prendere la roba. Non ne era rimasta molta ma se qualcuno l’avesse trovata ci avrebbe fatto un A volte apro gli occhi al mattino nel buio e l’unica cosa che avrei voglia di fare bel po’ di soldi. è richiudere gli occhi. Ma poi va sempre a finire che mi alzo e vado a lavorare per Avrebbe trovato un posto sicuro e avrebbe atteso fino alla sera, poi dopo una scoprire ogni volta che quella mattina, quando avevo aperto gli occhi nel letto ed breve passeggiata al parco sarebbe uscito dalla città. ero tentato di rimanervi, avevo sbagliato un’altra volta ad alzarmi comunque. Non c’è mai qualcosa di vero e duraturo che possa rendere un uomo veramente felice, c’è sempre una fregatura dietro, un’illusione. Perché allora non smettere di Milano, commissariato, domenica mattina, ore 08.14 illudermi? Perché non smettere di sopravvivere? “Cosa possono aver fatto due imprenditori così? Nulla, nulla di male. Segretaria, caffè, diamine!” Milano, appartamento nel centro, domenica mattina, ore 07.43 Al commissariato capitavano spesso casi di questo tipo, senza indizi nè piste da seguire, ma stavolta non erano due persone qualunque, erano due imprenditori, cosa Cosa poteva essere successo? Uno di quegli sporchi scarafaggi, senza dubbio, o potevano aver fatto di male due persone così? forse il sudanese della droga. Una cosa era certa, il prossimo sarebbe stato lui, era Era da quando aveva avuto la notizia nel pieno della notte che continuava a ovvio. pensarci. Era stato nelle due abitazioni: lo scenario era talmante simile che sembrava Giorgio e Carlo erano sempre stati suoi soci in affari, ogni genere d’affari. quasi di essere stato nello stesso posto. E poi sono arrivati pure quelli dell’antidroga Erano i suoi amici cattivi. Ne avevano passate tante assieme. Avevano iniziato con a ficcare il naso dappertutto, in testa a tutti quel gigante con il cappello calato sugli qualche piccolo furto da adolescenti, si guadagnava bene e facile. Poi iniziarono a occhi che si credeva il padrone del mondo. Ora mi vengono pure a dire di lasciar spostare qualche piccola razione di hasish da Torino a Milano, pian piano perdere il caso che ci pensano loro. Ci sono due cadaveri nei quartieri alti della città cominciarono pure a venderla, e da allora di strada ne avevano fatta tanta. Con un e io dovrei lasciar perdere il caso? po’ di astuzia si potevano mettere assieme piccole fortune senza tanti sforzi. C’erano Milano, nucleo antidroga, domenica mattina, ore 10.51 solo due cose che non avevano mai sopportato, i negri e gli slavi, e gliel’avevano 9 -Una guerra tra bande? Milano, in un parco malfamato, domenica sera, ore 20.32 -Forse. E il terzo? -Sparito. Quando le ore si tingono di stelle i parchi alla periferia di Milano diventano -Dobbiamo trovarlo prima noi. Potrebbe gia essere troppo tardi. mercati dei sensi dove si può comperare ogni genere di sensazione purchè illegale. -Avvertiamo il commissariato locale? Breve e intensa perdizione? Trip di 8 ore? Sesso per qualche ora? Coraggio da -No, scatenerebbero un casino. leoni? Basta chiedere e ti sarà dato. -E allora come facciamo? Gli uomini farebbero di tutto per comprare sensazioni rare. -Cercatelo ovunque. C’è chi affitta una vita per qualche ora, c’è chi una vita la toglie a qualcun’altro. Il capo non era mai stato chiaro nelle sue decisioni. Non dava mai spiegazioni Ne mancava soltanto uno e quello era il luogo ideale per trovarlo, bastava solo per quello che lui decideva. Bisognava fidarsi, e fin’ora non si era mai sbagliato. raggiungere il luogo esatto ed aspettare. Camminavo tranquillo nell’ombra, con l’ Era gia da qualche settimana che stavamo dietro a quei tre. Per le loro mani ampio cappello e il cappotto scuro verso quell’albero di quercia. La mano destra in passava una buona percentuale di tutta la droga venduta a Milano, e riuscivano tasca, stretta attorno alla pistola, carica e con il silenziatore gia montato. Un colpo sempre a coprirsi le spalle l’un l’altro. Ormai avevamo capito come funzionava, solo alla testa, nessuno se ne sarebbe accorto. Pensavo al suo volto, come potevo stavamo aspettando il momento giusto e di lì a qualche giorno ci sarebbe stato. dimenticarlo, e nei miei pensieri prese forma l’immagine di Lyla, la mia sorellina, Stava arrivando un pacco da Genova, sarebbe giunto in città martedì. E proprio uccisa così brutalmente da quei tre assassini, senza un motivo valido, senza alcuna martedì li avremmo inchiodati, se qualcuno non ci avesse preceduti. Ne aveva uccisi pietà. Si sarebbero meritati di molto peggio che un colpo alla testa, ma l’unica due, e probabilmente ora stava già alle costole del terzo. voglia era di togliere quei tre pazzi dalla faccia della terra, per sempre. Gli omicidi erano stati svolti da un professionista: non una traccia, non un Un uomo si stava avvicinando alla quercia, era lui, ne ero certo. Aveva fretta, ce indizio. Tutto era stato svolto con estrema precisione, come se l’assassino li stesse la metteva tutta per sembrare tranquillo e disinvolto, ma con scarsi risultati. Si gia spiando da tempo. Un colpo alla testa, uno solo, nemmeno un’impronta o una guardava in giro per essere sicuro di non essere seguito, posò gli occhi perfino su di serratura forzata. Due in poco più di un’ora e mezzo. me, ma non poteva sapere chi fossi. Non immaginava che qualcuno fosse già lì ad Il capo aveva ordinato di trovare il terzo, il sopravvissuto. Non era facile aspettarlo. trovare un uomo in una città come Milano. A casa sua non c’era, e non avevamo Appena si diresse verso la quercia mi mossi deciso dietro di lui, mi avvicinai trovato nessun indizio per capire dove fosse andato. Ma non si poteva discutere una alle sue spalle tenendo stretta la pistola nella mano destra. Non avrei fallito. scelta del capo. Scesi da basso, presi la macchina e uscii in strada. Ora ditemi, non può dunque un uomo essere cattivo con chi è cattivo? 10 Quello che so è che deve essere senza fegato, tutte le mattina ordina sempre e solo la stessa cosa: un doppio scotch, con ghiaccio abbondante. Milano, domenica sera, ore 22.41 “Capo, non ce l’abbiamo fatta, hanno ucciso anche il terzo, hanno trovato il Milano, un bar qualunque, lunedì mattina, ore 07.58 cadavere nel parco Ravizza, Sto andando lì, due agenti sono gia sul posto. Dov’è? Vengo a prenderla?” Entrò nel bar, quella notte non aveva dormito per niente. Si guardò attorno. Il capo ci mise un po’ a rispondere, poi con la solita voce indifferente parlò. Tutto era più o meno come il giorno prima, soltanto un po’ più vuoto. C’erano i “Sono poco lontano, ci vediamo sul posto,,. pensionati, c’era il muratore alla slot machine e c’erano pure i turisti, questa volta in Il capo era sempre stato strano, per quel poco che lo conoscevo, ma in quel caso tre. Mancavano i giovani del calcetto, probabilmente erano a scuola a quell’ora del era, se possibile, più strano del solito. lunedì. La tv era accesa ed era appena iniziato il notiziario. Posai il telefono e accesi le sirene, ci misi poco ad arrivare sul posto, il capo era “Un terzo imprenditore ucciso, sempre a sangue freddo, stavolta in un parco. I già lì, in borghese come sempre, non amava la divisa. poliziotti cercano il movente tuttora sconosciuto. L’assassino è ancora in circolazione...,, Rimase freddo, aprì il giornale che stava sul tavolo, ma non lesse nemmeno una Milano, un bar qualunque, lunedì mattina, ore 7.55 riga. Aveva altro per la testa, non è semplice uccidere un uomo, nemmeno quando lo hai odiato per tutta la tua vita. Aveva visto tre corpi accasciarsi ai suoi piedi in due Eccolo che arriva. Sono diversi giorni che tutte le mattine quel tipo entra nel giorni. Sapeva per certo che nessuno lo avrebbe mai accusato di quegli omicidi, non mio bar, si siede al solito tavolo, sempre lo stesso. Apre il giornale ma sarei pronto a aveva paura, ma era comunque scosso. Era convinto però di aver fatto la cosa giusta, scommettere che non gli interessano le notizie. Ne ho visti tanti di clienti e si quei tre assassini avrebbero meritato di molto peggio che un colpo di pistola alla assomigliano un po’ tutti, ma quello no, quello è proprio particolare. Porta sempre lo testa. Ora non rimaneva altro che dimenticare tutta quella brutta storia, oramai era stesso cappotto scuro e lo stesso cappello. Sarò sincero, non mi piace per niente. tutto finito. Non parla mai con nessuno, ha sempre la stessa faccia di pietra, lo stesso sguardo Ordinò, un doppio scotch con ghiaccio abbondante. indecifrabile. Chissà chi sarà, forse un uomo d’affari o un dirigente. Magari un delinquente oppure una spia, un professore dell’università, o forse uno di quelli scienziati strani che vivono rinchiusi nelle loro ricerche. Può essere chiunque, e rimane comunque nessuno, un uomo senza identità, nessuno sa niente di lui. 11 Milano, un bar qualunque, lunedì mattina, ore 07.58 7. Senso unico L’ispettore di polizia entrò nel bar e si sedette al solito tavolo. Non c’era nessuno di strano in quel bar, tutto era perfettamente normale. Il muratore delle slot Per un ragazzo è difficile veder cambiare in poco tempo tutto quello in cui si machine e i vecchietti nell’angolo. Oggi però la Martina non c’era, di lunedì non crede. lavora, peccato. Quel casolare dimenticato perso fra i pendii addomesticati della placida collina La tv, come sempre, stava trasmettendo il notiziario. era sempre stato un luogo magico per me e Luca. Fin da quando eravamo bambini “Un terzo imprenditore ucciso, sempre a sangue freddo, stavolta in un parco. I stavamo per ore a rincorrerci fra quei muri di edera e pietra, era il nostro mondo, il poliziotti cercano il movente tuttora sconosciuto. L’assassino è ancora in nostro piccolo e sterminato paradiso di mille avventure. circolazione...,, Chissà quante volte ci avevamo portato le nostre ragazze, proprio lì fra quelle Quella notizia l’aveva sentita da mille persone ma non voleva più pensarci, stesse mura a contare le stelle e confonderne il numero con i baci. ormai era tutto finito. Era stanco, quella notte l’aveva passata tutta in piedi. Quel Al culmine dell’incoscienza avevamo iniziato a fumare l’erba. Restavamo sere poliziotto che gli avevano messo affianco era troppo stressante, non l’avrebbe intere a parlare, a volte con gli amici, a volte con le ragazze, a volte anche solo noi sopportato ancora per molto. due fra quelle mura illuminate dalla luna. Ne avevamo passate tante assieme ma Si accomodò l’ampio cappello e aprì il giornale che stava sul tavolo. eravamo restati sempre amici. E ora vedere le stesse mura illuminate dal rosso e Ora finalmente era riuscito a restare solo, e aveva estremamente bisogno di dall’azzurro delle sirene della polizia era come sentirsi morire dentro, colpito dritto qualcosa di forte. al cuore. Ordinò, un doppio scotch, con ghiaccio abbondante. Tutto sembra così surreale, non può essere vero, non può essere proprio lui. Era da qualche mese che Luca non era più lo stesso. La morte di suo padre lo Il mondo non ti sorride mai, bisogna trovare il modo per sorridere ugualmente. aveva sconvolto, lo aveva traumatizzato e reso vulnerabile. Non avevo più visto un La vita tradisce, ferisce e raramente perdona. Siamo tutti cattivi, nessuno escluso. Il sorriso sulle sue labbra da quel giorno. Iniziò a farsi sempre più spesso, gli rancore e la vendetta sono sempre nascosti nella nostra mente. Ho fatto la cosa continuavo a ripetere di stare attento ma lui diceva che era solo per un po’, solo giusta? Dovevo forse lasciar vivere tre assassini? Non lo so, nessuno lo saprà mai. perchè in questo periodo stava male, poi avrebbe smesso. E io gli credei, gli avevo Ma a me resta ancora una vita da sprecare fino in fondo. sempre creduto. Le cose fra lui e Giulia continuarono a peggiorare, finchè finirono. Lei non ne Ch’wl 02/2007 volle più sapere e Luca non resse il colpo. Divenne violento e intrattabile con tutti, non parlava con nessuno, a volte 12 nemmeno con me. Era sempre triste e pensieroso. Spesso restava immobile per Un agente mi prese e mi portò di forza fuori dal casolare, disse che dovevo minuti interminabili con lo sguardo fisso nel vuoto, come se si dimenticasse di andare via da lì. Non risposi. continuare a vivere. Ora sono qui, poco lontano. Ad osservare l’orizzonte limpido. E poi stanotte tutto è precipitato ancora più in basso, fino a toccare il fondo. L’alba inizia a farsi spazio fra le montagne, e il buio sta svanendo nel nulla. Una telefonata alle 4 di notte. Mi sono svegliato, ho risposto e ho pensato che Una parte di me è morta in quel casolare, legata a quelle mura, a quelle se Luca mi stava telefonando a quell’ora doveva essere grave, non era mai successo. immagini per sempre. Ritornerò spesso lì, Luca avrebbe voluto così. E continuerò a Ma non potevo immaginare quanto potesse essere grave. Lo sentii piangere e dirmi sognare e vivere pensando alla gioia di vivere che aveva prima che la vita gli si addio. Non volevo capire. rivoltasse contro e gli togliesse tutto. E’ quello il Luca che ricorderò per sempre, Presi subito l’automobile e corsi nell’unico posto dove poteva essere. Giunsi al quel Luca che da tempo era gia morto anche se nessuno se ne era reso conto. casolare nella perfetta oscurità. La sua Alfa era lì, parcheggiata poco distante. Corsi dentro, lo chiamai. Quel silenzio assurdo mi metteva a disagio. Intravidi la sua sagoma fra le finestre, il suo volto era illuminato dalla stessa pallida luna dei giorni Ch’wl 18/01/07 felici. Questa volta però sul suo volto non c’era un sorriso ma un’espressine fredda. Il pianto disperato segnava ancora il suo viso vacuo. Per terra il mozzicone dell’ultima canna stava ancora fumando. La corda che gli stringeva il collo lo teneva 8. Cronache di un cadavere innamorato lontano da terra, come a sollevarlo verso il cielo che lo stava aspettando. Non riuscivo a rendermi conto di quello che era successo. Parte prima Lo presi e lo staccai da quel cappio assassino. Lo abbracciai forte, come se il bene che gli volevo potesse riportarlo in vita. Avrei dovuto capirlo, avrei dovuto stargli ancora più vicino. Ma ormai era troppo tardi. Lo sdraiai per terra con il volto Odio i pregiudizi, odio tutto ciò che è indiscutibile e amo la libertà. rivolto alla Luna, la stessa Luna che ci aveva visti crescere assieme ed ora ci aveva visti separare, forse per sempre. Libertà è far coincidere la realtà con i tuoi desideri, e non viceversa. Diedi un ultimo sguardo a quel luogo magico, ormai maledetto. Mi sedetti affianco a lui e senza accorgermene mi ritrovai con gli occhi pieni di lacrime e le Immaginate una vallata non troppo grande scavata nei secoli da un frizzante mie mani strette attorno alle sue, fredde ormai per sempre. ruscello e coperta di boschi lussureggianti sul fondo e prati verdi su per i ripidi Soltanto dopo qualche minuto presi il telefono e chiamai la polizia. pendii. Immaginate i cerbiatti felici e gli uccellini di mille colori appollaiati sui rami Non ci misero molto ad arrivare. di quercia, le volpi dai colori del fuoco e i timidi leprotti nascosti tra l’erba alta. 13 Immaginate austeri monti che proteggono questa valle da ogni contagio dal resto del boschi e i prati della vallata, percorreva tutti i sentieri e ne inventava di nuovi, mondo come una barriera aguzza e tagliente attorno ad un oasi felice. E infine inseguiva i branchi selvaggi e studiava il volo migratorio degli uccelli, conosceva i immaginate un gruppo di uomini che per caso arriva in quella vallata dopo un lungo luoghi più miti e soleggiati della valle e i più pericolosi, sapeva dove l’aquila viaggio tra deserti inospitali e strade impervie. Non ci vuole tanto a credere che quel nascondeva il suo nido e il modo per arrivarci, aveva capito come gli stambecchi posto sembrò loro il paradiso. riuscivano a sfuggire all’orso arrampicandosi verso il passo tra il picco dell’aquila e Non erano in molti, una ventina al massimo, ma in poche settimane misero la grande montagna. Dòminique sapeva tutto ciò che si poteva scoprire, ma alla sera insieme un piccolo villaggio fatto di tre casette di legno, un magazzino e un si fermava ugualmente ad ascoltare i saggi del villaggio raccontare le loro mille bell’orto da riempire di frutti e verdure. Finito il villaggio gli uomini iniziarono a storie ricche di favole e segreti di quella magica valle. gironzolare attorno al villaggio e si accorsero che in quel posto c’erano un sacco di Una sera di primavera, come tutte le sere, il fuoco si alzava impetuoso dal stravaganze. Tra i sassi scendeva saltellando un fiumiciattolo pieno zeppo di pesci di centro della piazza e tutt’attorno stavano riuniti gli abitanti della comunità: le donne tutte le forme. La valle era ricoperta di verdi e rigogliose piante che proiettavano a filare il vello delle pecore, i bambini a giocare per terra, gli uomini a discutere sui penombra sul suolo sottostante. Ad est c’era una grande collina dove gli alberi programmi per il giorno avvenire e i vecchi a raccontare le loro storie. Quella sera lasciavano il posto ad un prato verde smeraldo da cui spuntavano ogni sorta di fiori c’era il vecchio Rafael a parlare. Rafael forse non era il più anziano di tutti ma variopinti. In centro alla valle si alzava dai boschi un’austera collina circondata da aveva una folta e lunga barba bianca che lo faceva apparire vecchio di millenni. Non pendii rocciosi. Proprio in cima alla collina si innalzavano verso il cielo possenti gli piaceva molto chiacherare ed era per questo che in molti lo consideravano querce tutte avvolte da infiniti cespugli di rose di tutti i colori dell’arcobaleno. Le scorbutico e solitario, erano in pochi a sapere che non era così. A Rafael piaceva rose ricoprivano il terreno, si arrampicavano sui tronchi e si avvolgevano ai duri stare seduto tra la gente vicino al fuoco ad ascoltare i racconti dei saggi come rami di quercia. quand’era bambino, anche se quelle storie le conosceva gia tutte. Aveva visto Il tempo passò lento ma inesorabile e il minuscolo villaggio andò allargandosi. ognuno di quegli uomini, donne o ragazzi nascere e crescere, ormai quel villaggio Ormai la comunità contava 47 abitanti tra cui anche un discreto numero di anziani era parte di lui. che assunsero il titolo di saggi. Nel villaggio ora c’erano 6 nuove case, un pozzo, un Quella sera gli venne in mente un’antica storia. Non ricordava chi gliel’avesse nuovo magazzino e una grande sala circolare dove di tanto in tanto i 47 abitanti si raccontata ma gli sembrava che nessuno l’avesse mai raccontata prima lì nel riunivano per festeggiare, per discutere o per fare qualsiasi altra cosa passasse loro villaggio. Allora inizio a parlare e subito i ragazzi più curiosi restarono incantati ad per la mente. ascoltarlo. Fra tutti i ragazzi ce n’era uno che si distingueva dagli altri. Si chiamava La storia parlava della Collina delle Rose, quella che si innalzava dal centro Dòminique ed era particolarmente curioso, talmente curioso che non c’era luogo o della valle. Tutti sapevano che quella collina aveva qualcosa di strano, di magico, di faccenda nel villaggio di cui non si interessasse. Vagava per giornate intere fra i affascinante ma nessuno ne aveva mai capito il motivo e tantomeno ne aveva parlato 14 agli altri. le mogli a casa. I bambini attorno a lui si erano tutti addormentati, tutti tranne uno. La Collina delle Rose è circondata da roccie e roveti e per questo è difficile Dòminique infatti stava seduto per terra con la bocca aperta e gli occhi sbarrati. raggiungerla. In tanti ci hanno provato ma in pochi ci sono arrivati. Dall’altra parte Aveva un’aria sognante di meraviglia dipinta sul volto che diede a Rafael un soffio del recinto di rovi c’è uno stretto sentiero che porta su verso la cima della collina. di felicità. Quel sentiero è fiancheggiato da tanti cespugli di rose gialle e rosa ed è impossibile uscirne senza pungersi. Una volta arrivati sulla sommità c’è un fresco boschetto di Dòminique aveva ascoltato attentamente il racconto del vecchio Rafael e stava querce vecchie e stanche tutte coperte di roveti che a malapena restano avvolti ai costruendo nella sua mente le immagini descritte dalle parole lente e colorite di rami. Infatti è difficile anche per le rose restare aggrappati a lungo sui rami di un quella strana storia. Aveva gia visto la Collina delle Rose in uno dei suoi numerosi albero. Ma in centro a quel boschetto si alza imponente e possente la quercia più viaggi di esplorazione. Sapeva bene come arrivare fino al recinto di rovi, ma quello bella di tutta la valle. Il suo tronco è così grande che in 4 uomini non si riesce ad che c’era dall’altra parte poteva solo immaginarlo e lo fece con poca difficoltà vista abbracciarla, i suoi rami sono grossi come un cervo e le sue foglie sono verdi e la sua fervente fantasia di ragazzo. Immaginava i freschi colori delle innumerevoli brillanti come smeraldi. Non un uccello o un insetto osa posarsi sui suoi rami per foglioline verdi, il fruscio del vento pomeridiano fra i rami delle querce, l’erba che paura di graffiarne le foglie o sporcarne la corteccia. E proprio su questa magnifica ricopriva come un manto il terreno punteggiato di timidi fiorellini gialli e rossi e quercia si arrampica il roseto più bello ed ammagliante di tutta la valle. Si avvolge tutti gli altri particolari che la storia del vecchio Rafael si era dimenticata di coraggioso verso l’alto e le sue spine sembrano appena appoggiarsi al tronco descrivere. Era un ragazzo ingenuo e non immaginava che quella leggenda lo dell’albero. Le sue foglie taglienti si spiegano fra la chioma smeraldo e i suoi mille avrebbe condotto a concepire la pazzia che avrebbe sconvolto la vita del villaggio. boccioli si aprono delicati per mostrare i petali rosso porpora. Le rose più belle della valle nascono da quel roseto e quei pochi che l’anno visto non dimenticheranno mai La primavera arrivò presuntuosa a marzo per scacciare in qualche giorno il la bellezza dei suoi fiori. superbo inverno che aveva pitturato con pazienza il terreno della vallata di un E proprio dove la cima dell’affascinante roseto bacia la cima della grande bianco candido che solo la neve più pura poteva inventare. Le foglioline verdi quercia nasce la rosa più bella e più magica che il mondo abbia mai visto. Proprio lì crebbero con un impeto straordinario che sorprese perfino i saggi del villaggio i infatti ogni primavera sboccia una rosa speciale, una soltanto. Chi riesce a coglierla quali di primavere ne avevano viste tante e fin da subito fu chiaro a tutti che in e donarla all’amata avrà in cambio l’amore eterno. quell’anno sarebbe successo qualcosa di importante. Iniziarono a sbocciare i primi fiori e l’aria si riempì di calore e profumi che si insinuarono nel villaggio segnando Rafael concluse così la sua storia e si accorse che attorno al fuoco erano rimaste l’inizio della stagione dell’amore. ben poche persone. C’erano due donne intente a finire l’ultimo gomitolo di lana, gli Dòminique quell’anno viveva il suo quattordicesimo anno ed era sempre altri anziani erano tutti andati a dormire mentre gli uomini stavano accompagnando curioso e ingenuo come in tutta la sua vita. Era lontano dal diventare un uomo ma 15 non era nemmeno un bambino e non credeva più ad alcune delle numerose favole Dòminique si ritrovò dall’altra parte del roveto, fradicio di sudore, con il corpo che gli avevano raccontato. Fino ad allora non aveva mai guardato una ragazza con coperto di lividi e i vestiti macchiati di sangue, stanco ma convinto a continuare. occhio differente da quello con cui guardava un ragazzo ma in quell’anno qualcosa Percorse il ripido sentiero che portava alla sommità incespicando affannato fra i cambiò e senza rendersene conto si ritrovò ad osservare la figlia del fabbro. Si massi e le sterpaglie che lo ricoprivano e giunse in un attimo nel bosco di querce chiamava Clara. descritto dal vecchio e che lui aveva immaginato qualche anno fa. Era Non passava ora in cui non pensasse a lei, ai suoi capelli lunghi e scuri, al suo impressionante come la sua fantasia non fosse riuscita a immaginare qual luogo sguardo distratto, alla sua bocca sottile e rossa come fragole mature, ai suoi seni abbastanza bello per poter assomigliare alla realtà. Sembrava tutto fosse avvolto da appena accennati e ai suoi fianchi snelli. Non era abituato a questo genere di un velo di magia e di mistero. La luce filtrava cavalcando i raggi decisi del sole e sensazioni e per questo era un po’ scosso e non sapeva come comportarsi con lei. proiettando fasci e ombre che creavano disegni tanto complessi da non poter essere Quando Clara gli passava vicino sentiva il cuore battere più forte e la pelle immaginati ma solo osservati e contemplati. Ogni foglia, ogni ombra ed ogni soffio infiammarsi; poco dopo avrebbe compreso che quella sensazione era ciò che tutti di vento sembrava avere il suo posto preciso in quell’affresco che la natura aveva chiamavano amore. disegnato per dimostrare la sua superiorità e che poi aveva nascosto su Il tempo passò lento e la valle si riempì presto di nuova vita, di cuccioli e di quell’irraggiungibile collina perchè nessun uomo potesse incresparne la perfezione. uccelli migratori, di nuovi germogli e nuovi boccioli. Una mattina presto, quando il Dòminique rimase immobile nel punto in cui il sentiero si perdeva all’interno Sole ancora doveva staccarsi dall’orizzonte, Dòminique si andava allontanando dal del bosco intrecciato di rose e rimase a lungo immobile intimorito da quel fantastico villaggio con il piccolo gregge di pecore verso i pascoli più verdi. Stava percorrendo posto in cui si sentiva solo un estraneo. lo stretto sentiero che attraversava il bosco dei salici e intanto pensava e ripensava Si mosse solo quanto gli sovvenne il motivo per cui era giunto sin là. Si diresse alla bella Clara e al modo per farsi notare e fare in modo che lei ricambiasse il lentamente verso il culmine della collina volgendo il suo sguardo tutt’attorno a lui sentimento che lo stava tormentando da qualche settimana quando il suo sguardo per perdersi il meno possibile di quell’impressionante visione ma la sua vista si cadde su un piccolo cespuglio spinoso sulla cui sommità si alzava a stento una distolse dalla bellezza circostante quando scorse fra gli alberi la Grande Quercia. rosellina dal colore languido pronta a sbocciare. Fu soltanto allora che a Dòminique Stava saldamente instaurata sulla sommità della collina ed era isolata dalle altre tornò in mente il racconto del vecchio Rafael. querce quasi come se avessero timore di avvicinarla. La luce la illuminava più della Si dimenticò subito delle pecore che doveva condurre al pascolo e si diresse altre, i suoi rami forti e le rose che li avvolgevano riflettevano in tutte le direzioni le verso la Collina delle Rose. Si fece strada a fatica fra i rovi graffianti e più di volta sue luci e i suoi colori. La perfezione di quell’albero era immacolata dal silenzio fu tentato di abbandonare quell’impresa ma ogni volta gli si parava davanti agli sacrale che la circondava e quella sua maestosa figura incuteva timore perfino nelle occhi l’immagine di Clara e una nuova forza lo incitava a ritentare. Dopo qualche querce vecchie di secoli che le stavano attorno. Dòminique si sentiva ora passate a districare rovi spinosi e imprecare per il dolore e per la rabbia particolarmente piccolo e insignificante in fronte a tale spettacolo e un brivido lo 16 scosse dalla testa fino ai piedi al pensiero di avvicinarsi, ma come già più volte era tale affronto e la quercia con essa. Fu un istante; Dòminique perse la presa e successo in quella mattinata l’amore gli diede tutto il coraggio che gli mancava. precipitò tra i rami faticosamente scavalcati schiantandosi sul prato che ricopriva Raggiunse il tronco della quercia e realizzò che le sue dimensioni erano ben come un velo il terreno attorno alla Grande Quercia. Nei suoi occhi si rincorsero lontane da quelle di un normale albero ma ora non poteva desistere e iniziò a furtive le immagini di Clara, della maledetta storia del vecchio Rafael, di tutto il stringere le ruvide venature di quel tronco per tentare di arrampicarsi verso la rosa dolore sopportato in quel giorno. I suoi occhi stavano fissando la rosa purpurea che più alta. Era difficile se non impossibile risalire quel tronco senza aggrapparsi alle stringeva in mano quando si chiusero per molti anni custodendo quell’immagine verdi spirali di spine del roseto che lo avvolgeva. Dòminique stringeva quelle spire come un magico tesoro. Il manto d’erba color smeraldo si era macchiato del rosso di ignorando il dolore che gli si riversava dentro e il sangue che gli scorreva sulle mani quella diabolica rosa mischiato alla porpora del sangue di Dòminique che usciva e lungo le braccia. La quercia era indifferente al tentativo di quel giovane uomo dalla sua mano inerme. convinto che la sua altezza impressionante e il dolore del suo complice roseto lo Il crepuscolo aveva riportato crudele la tranquillità anche sulla Collina delle avrebbero presto fatto desistere ma non avevano considerato la potenza dell’amore Rose che tornò silenziosa e desolata come sempre. Soltano la Grande Quercia e il che lo animava. Metro dopo metro Dòminique distruggeva la distanza che lo superbo roseto ricordarono quella stupefacente impresa d’amore rimasta inconclusa. separava dalla cima dove la rosa incantata lo attendeva. Trascorsero molte ore e solo quando il Sole si posò stanco all’altro lato dell’orizzonte Dòminique raggiunse la cima della Grande Quercia la quale non poteva far altro che assistere impressionata 9. Cronache di un cadavere innamorato all’impresa di quel giovane che si apprestava a profanare la rosa immacolata rimasta per secoli protetta sulla cima dell’albero più alto della collina più irraggiungibile. Parte seconda Il ragazzo innamorato restò aggrappato all’ultimo ramo della Grande Quercia per qualche secondo abbagliato dalla bellezza della rosa che si affacciava al cielo a poca distanza dai suoi occhi. Lo stelo spinoso sosteneva delicato i fragili petali tinti Dio è la soluzione ai problemi che ancora non hanno una risposta di un rosso purpureo percorso a tratti da ombre luminose come il fuoco che sembravano ardere e far brillare ogni sfumatura di quel capolavoro. I petali si Se Dio esistesse, non avrebbe motivo di nascondersi stringevano l’un l’altro per nascondere il profumo di quel fiore incantato. Il suo cuore batteva sempre più forte al pensiero che quella rosa avrebbe suggellato Non tutto ciò che sai è vero, così come non sai tutto il vero l’amore fra lui e Clara. Raccolse le sue ultime forze e staccò con decisione la rosa e la strinse con forza nella sua mano destra. Passò una settimana e nel villaggio nessuno ancora era riuscito a trovare E nell’istante stesso in cui strinse la rosa nella sua mano la vallata sussultò a Dòminique. Le pecore giunsero al villaggio la sera stessa ma senza nessuno ad 17 accompagnarle e fu subito allarme. Gli uomini lo avevano cercato in ogni luogo di per salvare la situazione e liberare le menti degli abitanti da tutti quei problemi. Si quella vallata ma nessuno aveva trovato nemmeno una traccia di lui. Cosa poteva riunirono nella grande sala con l’obbiettivo segreto di inventare un modo per dare essergli successo? delle risposte a tutte quelle domande. All’ottavo giorno un ragazzo corse al villaggio dicendo che aveva visto un Si resero subito conto che quel problema non avrebbe trovato una semplice varco nei rovi attorno alla Collina delle Rose. Nessuno prestò particolare attenzione soluzione. Passarono il primo giorno a tentare di svegliare il giovane da quel a quel fatto, cosa poteva spingere il ragazzo sulla Collina delle Rose? Ma per profondo e anormale sonno ma Dòminique non dava segno di volersi risvegliare né precauzione mandarono due uomini armati di accetta a controllare quella strana alle suppliche né alle minacce dei sette saggi. Quel sonno aveva qualcosa di strano collina. Quando i due uomini riportarono Dòminique al villaggio tutti rimasero perché dai suoi polmoni non usciva ne entrava aria, il suo cuore non batteva più e la sorpresi. sua pelle era gelida come quella di nessun uomo prima di lui e quando alla sera I saggi si raggrupparono attorno al corpo del ragazzo e constatarono che anche i sette saggi si addormentarono si arresero al fatto irrevocabile che non si dormiva senza dare segno di volersi risvegliare. Dovettero così inventarsi un nome sarebbe più svegliato. Nel giorno seguente decisero di cercare la sua vita altrove per quello strano fenomeno e lo chiamarono morte. Nessuno infatti in quel villaggio visto che nel suo corpo non c’era più e perlustrarono tutta la Collina delle Rose più e era ancora morto. più volte per cercarla ma senza risultati anche per il fatto che in realtà non sapevano I 7 saggi si resero subito conto della portata dell’evento dalle domande dalla precisamente cosa cercare perché non si era mai sentito parlare di una vita che miriade di domande che i 39 abitanti rivolgevano loro. Tentarono di improvvisare abbandonasse il suo corpo. Alla fine del secondo giorno si rassegnarono al fatto che qualche risposta ma non sarebbe bastato. la sua vita non c’era più. -Cos’ha Dominique? Al terzo giorno capirono che il problema era ancora più grande di quello che ...Dorme. sembrava e che non avevano idea di quale fosse il problema e men che meno di -E quando si sveglia? come risolverlo. Discussero a lungo sul da farsi e decisero che prima di tutto ...Fra tanto tempo. bisognava tranquillizzare gli abitanti del villaggio. Il modo migliore per farlo era -E allora cosa fa adesso se dorme sempre? quello di far sembrare l’avvenimento una cosa normale. ...Nulla, perchè dorme. A Rafael, che era indubbiamente il più fantasioso di tutti, venne l’idea di -Ma un giorno si addormentano tutti per sempre? inventare una favola abbastanza realistica da sembrare vera che potesse spiegare ...forse. quel fenomeno che era stato battezzato col nome di morte. -E perchè? All’inizio l’idea non convinse gli altri sei saggi ma alla fine del terzo giorno a nessuno era venuta un’idea migliore e gli uomini e le donne all’esterno della sala I saggi furono colti alla sprovvista e decisero così che bisognava fare qualcosa aspettavano ansiosi una spiegazione che non poteva tardare troppo ad arrivare. 18 All’inizio del quarto giorno decisero che l’idea di inventare una storia era finché non si fosse ricorsi a magia e mistero proprio come le favole che si apparentemente semplice da realizzare, avrebbe dato una rapida spiegazione al fatto, inventavano per i bambini. e avrebbe fornito ai saggi il tempo di trovare la vera soluzione del problema per poi Rafael inizio a parlare di personaggi nuovi per la sua storia come il grande spiegarla a tutti. mago buono che molti anni fa aveva disegnato tutta la valle con un incantesimo. E Sì iniziarono a scrivere le prime idee sulla storia da scrivere. poi con altre magie aveva fatto scorrere l’acqua per dare da bere agli animali e ai Gli uomini, quando sono molto molto stanchi si addormentano talmente tanto pesci che con il suo incantesimo aveva creato. che anche il cuore non ce la fa più a battere, e allora la vita se ne va in un corpo più Rafael chiamò il grande mago buono Dio; decise che era stato Dio a inventare riposato, come quello di un cerbiatto o di una volpe... l’uomo e a dirgli dove fare il villaggio, e che era Dio che decideva con un -Ma gli uomini non andranno più a caccia per paura di far del male alla vita incantesimo quando e come fare nascere i bambini. Con i suoi immensi poteri Dio degli abitanti morti! aveva deciso di far riposare Dòminique, che essendo stato molto buono, meritava di ...Vero, questa storia non va bene. Cancella tutto. dormire e restare per sempre a sognare. Dòminique si è stufato di stare in questa valle ed è andato a vivere in un altro Quella notte i sette saggi andarono a dormire perplessi e confusi ma con un po’ posto, ma siccome un uomo non può uscire dalla valle, ha lasciato qui il suo corpo e di speranza in più di riuscire a scrivere quella grande storia. si è fatto portare al di là delle montagne da un uccello. All’alba del sesto giorno rilessero quello che avevano scritto e si resero conto -Non si è mai visto un uccello che volasse così in alto da passare sopra alle che quella storia era veramente strana e poco credibile allora Rafael, che era montagne, e poi perchè Dòminique avrebbe dovuto stufarsi? Era uno dei ragazzi più diventato di diritto il capo di quell’assemblea bislacca, ci pensò un po’ su e disse che felici del villaggio! bisognava aggiungere altre storie su quel Dio per far diventare la storia un po’ più ...Vero anche questo. Cancella di nuovo. realistica. I sette saggi pensarono a decine di storie diverse ma nessuna trovava posto nella Allora decise che era Dio a creare i terremoti come punizione per qualche brutta realtà e c’era sempre qualcosa che non poteva andare bene e così si concluse anche cosa, ed era Dio a mandare l’acqua per far crescere il grano quando erano buoni. il quarto giorno senza che nessuna storia credibile fosse scritta per giustificare la -Ma come facciamo a far credere a tutti che questo mago esiste da sempre se morte del ragazzo. nessuno l’ha mai visto? Rafael quella notte non dormì e continuò a pensare al perché nessuna storia Questo era un bel problema ma anche questa volta Rafael propose una potesse andare bene. soluzione. Dio era timido, e siccome era piccolo e un po’ bruttino non gli piaceva Il quinto giorno i saggi si riunirono ma sui loro volti era dipinta un’espressione farsi vedere in giro. Gli altri gli fecero però notare che se era così potente avrebbe di sconfitta che rispecchiava il loro stato d’animo rassegnato. potuto cambiare il suo aspetto. Rafael allora prese la parola dicendo che nessuna storia avrebbe avuto senso Allora Rafael ci pensò un po’ su e propose che Dio era così potente che il suo 19 potere non ci stava dentro a un corpo e così era uscito dal suo corpo e di lui era recitare una formula speciale che rendeva Dio un po’ più felice. Chiamarono questa rimasto solo il potere, ma siccome la parola potere faceva paura Dio si chiamò formula preghiera. Poi, per coinvolgere tutti scrissero che chiunque, in qualunque spirito e questo spirito era talmente grande che era dappertutto, nel Sole, nella Terra, momento, avrebbe potuto chiedere qualsiasi cosa a Dio e siccome lui era dappertutto nelle piante, in tutti gli uomini e gli animali. Praticamente la vallata era il suo corpo. avrebbe di sicuro sentito e se avesse avuto voglia avrebbe esaudito la richiesta. Ora Questa soluzione faceva un po’ impressione ma si decise che poteva andare bene la storia era proprio perfetta. visto che bisognava sbrigarsi a finire la storia. Si accorsero che a questa storia mancava un nome e inventarono la parola Il sesto giorno i saggi andarono a dormire felici dimenticando l’ultimo religione, che sembrava andare bene. problema. Quando scese la notte uno dei saggi uscì a fatica da una delle finestre e andò a Quando si svegliarono il settimo giorno per uscire dalla capanna si resero conto nascondere l’anfora nella stalla di suo figlio, sicuro che nel giorno seguente sarebbe che non potevano far raccontare la storia a Rafael perché sarebbe sembrata proprio stata di sicuro ritrovata. una storia per bambini. Al mattino dell’ottavo giorno i sette saggi uscirono felici e rilassati dalla Passarono tutta la mattina a cercare una soluzione a quest’ultimo problema. capanna ma dovettero far finta di essere tristi e desolati per non essere giunti a Quando il sole era ormai alto nel cielo a uno dei sette saggi venne la geniale idea di nessuna soluzione sul caso di Dòminique. mettere insieme una specie di commedia. Rafael avrebbe scritto la sua storia con I 39 abitanti rimasero scioccati, non c’era mai stato un problema senza tutti i particolari necessari, avrebbero messo le pagine in un vaso di terracotta e soluzione in quel villaggio ma se non c’erano riusciti i saggi non poteva riuscirci l’avrebbero nascosto in qualche luogo del villaggio in modo che qualcuno la nessuno. Così se ne tornarono tutti alle loro case scossi e pieni di dubbi irrisolti. trovasse il prima possibile senza sospettare che fossero stati i saggi a inventarla, Era quasi mezzogiorno quando il fabbro entrò nella sua stalla per dar del fieno scriverla e nasconderla. I saggi sarebbero usciti facendo finta di non avere nessuna alle due mucche e vi trovò una pesante anfora. La porto nel centro della piazza soluzione al problema e avrebbero atteso che qualcuno trovasse il vaso con dentro la senza osare aprirla. Chiamò i saggi che sollevati riunirono tutta la popolazione nella storia. In questo modo sarebbe stato tutto sicuramente più credibile. L’idea piacque piazza. Aprirono l’anfora e vi trovarono il manoscritto da poco terminato. Finsero subito e Rafael si mise subito a scrivere in fretta e furia tutta la sua fantastica storia sorpresa, lo esaminarono come se non l'avessero mai visto e iniziarono a leggerlo aggiungendo mille particolari su come Dio aveva fatto per creare il mare, la terra, agli abitanti. Quando finirono di leggere il racconto era ormai notte inoltrata. Sui gli uomini e tutto il resto. volti degli abitanti erano dipinti stupore e perplessità, perfino i saggi erano sorpresi Infondo aggiunsero qualche altro capitolo dove Dio diceva che i morti di come Rafael avesse rimpinguato quella storia di particolari e magie incredibili. dovevano dormire sottoterra in modo da nascondere subito Dòminique che era stato Rimasero tutti scossi e facevano fatica a crederci soltanto Rafael se ne stava in la fonte del problema, per evitare che qualcuno cercasse di risolvere il dilemma per un angolo all’ombra con un’espressione soddisfatta sul volto. conto suo. Inventarono l’idea che una volta ogni tanto tutti dovevano riunirsi per Dopo qualche ora di animate discussioni e attenti esami del manoscritto si era 20 andata diffondendosi l’idea che infondo quella storia era strana, ma di cose strane in quel legname ancora umido e vivo si potesse fare. quei giorni ne erano successi tante. E in quel manoscritto tutto trovava una Dopo un bel pranzo sostanzioso impugnava i suoi attrezzi e iniziava a tagliare, spiegazione senza contraddizioni. squadrare, scolpire, incavare, piallare, incastrare, assemblare, limare e per sera Tutti finirono ingenuamente per crederci, e decisero che il giorno dopo qualcosa di speciale era pronto: una sedia, un tavolo, una porta, uno sgabello o un avrebbero messo Dòminique a dormire nella terra. mobile. Dopo cena, ma solo nelle serate migliori, Rafael amava prendere lo E fu così che anche quella valle ora aveva una religione. scalpello sottile e fare ciò che preferiva di più: iniziava a decorare le sue opere con motivi sempre nuovi e diversi. A volte intagliava piante e fiori immaginari che 15/06/07 - 30/07/07 Ch’wl sembravano profumare per la loro bellezza, altre volte preferiva disegnare animali mitologici riempiendo i mobili di minotauri possenti e unicorni alati, altre volte ancora scavava paesaggi di terre lontane e inimmaginabili. Ed il mattino seguente 10. Porpora era pronto per ritornare nel bosco a scegliere nuovi alberi da rendere immortali. Se qualcuno gli chiedeva come facesse a creare mobili così belli rispondeva che in realtà quello che creava lo aveva già visto ore prima nel bosco. Gli piaceva Friuli. Molto lontano da casa, una sola ragazza di fuoco nei miei pensieri. raccontare che dando uno sguardo a un albero capiva cos’avrebbe potuto diventare. Ben pochi ci credevano ed è proprio per questo che lui restava sempre l’unico ad C’era una volta un falegname un po’ folle di nome Rafael che abitava in un essere in grado di trasformare l’anima degli alberi in opere così belle e rare. minuscolo paesino di montagna in cima a una fredda valle. Una mattina d’estate si alzò prima del solito e giunse nel bosco quando il Sole Rafael avrà avuto all’incirca 30 anni di età ma non aveva ancora incontrato una stava appena comparendo lontano tra i tronchi neri degli alberi. donna che riuscisse a renderlo felice e per questo non credeva nell’amore ma Salì lungo il sentiero che porta verso il monte Scuro ed entrò in un giovane preferiva restare nella sua tiepida capanna con sua sorella, anche se in verità passava bosco di betulle. gran parte del tempo da solo a lavorare il duro legno dei boschi di montagna. Si guardò attorno alla ricerca di qualche bel tronco che si distinguesse dalle Partiva al mattino presto verso il bosco, percorreva ogni giorno sentieri decine di arbusti che lo circondavano e fu in quel momento che la vide. Lì davanti a sconosciuti e si perdeva in valli e colline sempre diverse per scegliere gli alberi lui c’era una betulla che si alzava dritta e slanciata verso il cielo allungando gli esili migliori da portare a valle nel suo laboratorio con l’aiuto del suo fidato e rami verso l’azzurro e le stelle morenti. In quella betulla non vide sgabelli o tavole, instancabile mulo. né sedie o credenze ma la donna più bella di tutto il bosco e di tutta la valle. Mentre aspettava che la sua timida sorella gli preparasse il pranzo si sedeva a La tagliò, la portò alla baita con l’aiuto dell’instancabile mulo e si mise subito tavola, osservava i tronchi appena tagliati e provava a immaginare quello che con all’opera con martello e scalpello. Si chiuse nel suo laboratorio e lavorò in silenzio 21 per tre giorni e tre notti. Era ipnotizzato dalla sua creazione che stava lentamente “E’ la donna più bella che esiste” pensava “ e nessuno si è ancora innamorato di prendendo forma e non voleva fermarsi per nessun motivo. Trascorsero tre giorni e lei”. tre notti lunghe e sfiancanti ma più passava il tempo e più si rendeva conto che ne Un pomeriggio mentre stava a casa sentì bussare alla porta ma quando aprì si sarebbe valsa la pena. Fu così che nacque Porpora. rese conto che questa volta non era un uomo. La ragazza che si era trovato davanti Quando all’alba del quarto giorno diede l’ultima levigata alla sua statua Rafael non era tanto alta, aveva un corpo tutt’altro che perfetto ma comunque si meravigliò della bellezza della sua creazione. Era stanco morto, era da tre giorni proporzionato, portava vestiti malandati, avevi lineamenti duri, uno sguardo intenso che non dormiva né mangiava ma nonostante la stanchezza non riusciva a staccarle e una bocca sottile e tagliente. gli occhi di dosso. Fu un istante e se ne innamorò. Sembrava che sotto al tenero legno di quel corpo nudo si nascondesse un cuore La sua mente si riempì di gioia mentre il suo corpo si riempiva di entusiasmo. pulsante e che quella mano protesa verso il cielo potesse muoversi da un istante Allora tutto divenne chiaro e finalmente capì. all’altro. Tornò nella sua capanna, baciò la statua, rimase a guardarla per un istante e poi Restò in quella stanza per tutto il giorno ad osservare la ragazza di legno e fu le diede fuoco. quando il tramonto tinse il seno della donna dei colori del fuoco che decise di Restò ad osservarla scomparire nella porpora per lasciare solo cenere e fumo. chiamarla Porpora. Fu l’ultima volta che la vide ma continuò comunque a sognarla. Nei piccoli paesi, si sa, le voci girano in fretta e in poco tempo la gente venne a sapere di questa opera così insolita per un falegname solitario come Rafael. Porpora 15/06/07 - 06/08/07 Ch’wl divenne presto famosa e tutti nel paese accorrevano per vedere quella ragazza così 11. L’istinto perfetta. La sua bellezza era incredibile e ancor più incredibile era il fatto che fosse stata creata da un uomo. Don Carlo disse che quella meraviglia non poteva che essere un dono di Dio o Non ho mai fatto male a nessuno, ma alle volte la violenza è l’unica soluzione. una tentazione del diavolo. Ci sono dei momenti in cui dei pensieri pregni della cattiveria più genuina si fanno Non si sa quale delle due voci abbia corso più in fretta ma sia l’una che l’altra spazio dall’angolo più remoto e freddo della tua mente e invadono pian piano ogni riscossero il risultato di richiamare in quella casa fiumi di gente da tutta la valle. punto del tuo cervello fino a raggiungere l’ultimo punto, proprio in mezzo agli Porpora era incredibilmente bella, ma Rafael aveva l’impressione che ci fosse occhi. qualcosa di impercettibilmente piccolo che rendeva la sua Porpora un essere Allora un brivido parte dalla testa e percorre tutta la schiena, vertebra dopo imperfetto ma nonostante ci pensasse per gran parte delle sue giornate non riusciva a vertebra, come una scossa. Tutti i nervi si caricano di una nuova ed esplosiva capire cosa fosse. energia e la testa si svuota per lasciare posto solo a pochi ma decisi pensieri d’odio e 22 onnipotenza. E’ in questi momenti che bisogna saper controllarsi e reprimere gli istinti, ed è esattamente negli stessi momenti che invece si perde il controllo. 12. Il cacciatore di Sogni Le conseguenze possono essere gravi, disastrose o addirittura letali. La razionalità perde ogni suo potere e viene sovrastata dagli istinti più grezzi e violenti che comandano il tuo corpo in oblio. Il tempo scorre rapido lasciando Questa leggenda ha inizio molti anni fa, quando ancora il mondo non esisteva. troppo poco tempo al cervello per ragionare su quello che sta succedendo e tutto Esisteva però un minuscolo regno senza città né uomini. L’unico abitante di questo accade senza logiche o premeditazioni. luogo fantastico era un potente mago buono, Sihiwe, che conviveva in pace con la Le immagini e i suoni corrono lungo tutto il corpo e trapassano la mente da natura di quell’isola felice. Sihiwe era però invaso da un sentimento di egoismo per parte a parte lasciando la stessa confusione che c’era fino a un istante prima. il fatto di avere quel paradiso solo per se. Colpisci, ferisci, urli. Le tue mani sembrano muoversi da sole, la tua bocca Era giunta l’estate e il Sole ardeva alto e fiammante nel cielo. Sihiwe ebbe sembra formulare parole che mai hai pensato. La violenza ti avvolge come un manto l’idea di creare un nuovo sconfinato regno e di popolarlo di uomini per donar loro la di porpora e ti stringe senza lasciarti ragionare. Colpisci ancora, feroce e sua stessa felicità. Per concludere il sortilegio e dare all’uomo la libertà di vivere inarrestabile. avrebbe dovuto versare sul petto del nuovo essere una goccia del suo magico Poi, ad un tratto, in un istante preciso, tutto si ferma per qualche secondo. Resti sangue. Proprio quando l’incantata goccia cadde sul cuore dell’uomo, il Sole, immobile, sbigottito, come fossi giunto in una lontana terra straniera. Come un invidioso della libertà, bruciò la goccia con una fiammata incandescente. Il mago leone in mezzo ai ghiacci che non riesce a respirare l’aria gelida. Come un gigante s’infurio ma sapeva di non poter nulla contro la potenza del Sole, così ritornò stanco ubriaco che non riesce a reggersi in piedi perchè non trova nulla a cui appoggiarsi. nel suo minuscolo regno per pensare al da farsi. La violenza ha finito il suo corso e la ragione torna a sovrastare lo scompiglio Il nuovo mondo iniziò a vivere e a popolarsi di mille creature e mille vicende. che hai dentro. Ti rendi conto a fatica di cosa è successo, spesso non ci riesci e Ma quel mondo era imperfetto: nell’uomo era rimasta una fiamma d’invidia e furia rifiuti la realtà, altre volte te ne rendi conto ed è anche peggio. che animava terribili guerre e inutili violenze. Sprofondi nella disperazione, nei sensi di colpa e a seconda della gravità di ciò Fu allora che il mago si disperò e prese la decisione di creare un nuovo regno uguale che hai fatto dimentichi, accetti, impazzisci o cos’altro. al primo, ma questa volta l’avrebbe fatto alla luce della Luna. Il benevolo astro non L’istinto crudele si nasconde nello stesso introvabile angolo infondo alla mente, l’avrebbe tradito, anzi, lo avrebbe di certo aiutato. pronto per sferrare l’ennesimo attentato alla tua vita. Era inverno. Le stelle rilucevano splendide nella volta celeste e il cerchio della Luna si ergeva compiacente dall’orizzonte in tutta la sua bellezza. Il mago impiegò 07 Ch’wl tutta la notte per creare un regno uguale al primo e terminò solo quando le prime 23 luci dell’alba iniziavano a nascondere le stelle dell’est. Il mago pose una goccia del La sua casa si ergeva a stento da una collina che si ergeva singolarmente dal centro suo sangue sul cuore dell’uomo e in quel preciso istante una Stella cadde preziosa della vasta pianura nel quale era disteso il villaggio di Avalon. Infatti, sebbene la sua dal cielo dei due grandi mondi e sparse la sua magica polvere scintillante nell’aria altezza superasse a stento i tetti delle case, dalla sua sommità di poteva vedere molto unendoli per sempre. al di là dell’orizzonte delle nebbiose e piatte lande circostanti. Il mago non comprese subito cosa avrebbe portato quell’incantesimo ma non si La sbilenca abitazione appariva vecchia di secoli in confronto al resto del preoccupò perché di certo una stella cadente non poteva portare nulla di male. villaggio, come se un incantesimo avesse fermato il tempo di quell’assurda collina. Il nuovo mondo era perfetto, non esistevano odio né dolore ma solo gioia e felicità. I travi scuri e provati dal tempo spuntavano storti dal terreno come curvati dal peso Soltanto in seguito si accorse che quella notte la Stella aveva aperto un magico degli anni. A rendere la sua immagine ancora più impenetrabile erano le poche varco tra i due mondi. minuscole finestre e la pesante porta che dava verso il Sole. Questa è soltanto una delle tante leggende che circolavano nel paese di Avalon. Molte e colorite erano le leggende che si raccontavano di Zephir ma tutte Erano storie di posti lontani, di magie e sortilegi, guerre e duelli, eroi e sconfitti, convenivano che in lui c’era qualcosa di strano, di surreale. La curiosità di scoprire pace e tormento. quale fosse il vero segreto di quell’uomo era un sentimento comune ma nessuno Era da quasi un secolo che quelle storie erano state raccontate e tutte provenivano aveva mai osato avvicinarsi a quella casa. dalle labbra di Zephir. Il caso volle che in quel paesino vivesse un giovane la cui curiosità raggiungeva Ad Avalon erano in pochi quelli che conoscevano il volto di Zephir, ma tutti dimensioni molto superiori e che proprio quel ragazzo fosse spropositatamente sapevano chi era e ne parlavano ogni qual volta in paese succedeva qualcosa di incosciente e spavaldo. strano. Il suo vero nome era Alexander Sytrus Frederbak ma tutto lo chiamavano Fra i vicoli tortuosi e gli spigoli ricurvi delle vecchie case pullulavano leggende che semplicemente Alex. di bocca in bocca rifiorivano alle spalle del vecchio avvolgendo la casa della collina Fu lui che per primo giunse fino alla soglia del vecchio. in un alone di mistero ancor più denso. Era una notte scura, la falce di Luna tagliava timida il cielo e quasi tutte le luci Nessuno però ne parlava male. Tutti sapevano che era un uomo buono, forse del villaggio erano spente. Alex salì di soppiatto lungo il sentiero e restò lì immobile mitigato dalla sua interminabile vecchiaia; non aveva mai fatto male a una mosca, per un tempo interminabile cercando di trovare dentro di se il coraggio di compiere sicuramente era dolce e benevolo; era solamente un uomo un po’ solitario ed evitava il passo successivo: bussare. ogni contatto con la gente del paesino, ma non era sempre stato così. Proprio quando sollevò la mano verso la porta senti una profonda voce giungere Si racconta che molti anni prima il vecchio scendesse ogni sera dalla collina per dall’interno: “entra pure, è aperto,,. raccontare qualche magica favola ai bambini che restavano incantati ad ascoltarlo. Restò immobile, paralizzato. Era rimasto sorpreso dal vecchio ancor prima di 24 averlo visto. quella porta, a dire il vero non lo ricordo nemmeno io con precisione”. Spinse lentamente la porta e si trovò davanti il buio. I suoi occhi non si erano ancora Parlava lentamente, come se calcolasse ogni espressione. Le se parole abituati alla penombra che una nuvola di fumo dal sapore dell’incenso lo avvolse. smuovevano le delicate fiammate d’incenso che salivano disegnando forme perfette. Mosse qualche prudente passo e si ritrovò nel centro della minuscola casa. La stanza “Sai perché? Tutti anno un inspiegabile paura di me. Non perché io incuta era satura di mille strumenti dalle più strane forme ma neanche uno gli ricordava timore o perché abbia fatto del male a qualcuno. Hanno paura semplicemente perché qualcosa che avesse gia visto. Ogni angolo vuoto era riempito di libri dall’aspetto non mi conoscono, non sanno nulla di me, non comprendono perché sia così vecchio e polveroso. Al centro era situata una pesante tavola della quale si potevano solitario. Gli uomini hanno sempre avuto paura di ciò che non capiscono o di ciò scorgere solo i piedi vista la grande quantità di cianfrusaglie appoggiatevi sopra. Per che non conoscono. Tu però no, sei coraggioso, o forse solamente incosciente”. terra c’erano diversi materassi coperti di pesanti stoffe polverose. Dal soffitto Fece una pausa per aspirare una boccata di fumo dalla lunga pipa che aveva in pendevano strani cerchi di corda intrecciati con un motivo che convergeva perfetto mano. verso il centro come una specie di ragnatela. Quel che era straordinario era come Presi timidamente la parola: “Non è coraggio, è curiosità. Volevo sapere cosa tutti gli oggetti ammassati in quella stanza apparissero in uno strano ma perfetto c’è di vero nelle favole piene di incantesimi che parlano di te”. ordine. Il vecchio sorrise compiaciuto poi continuò a parlare. Senti la stessa voce un’altra volta: “Vieni avanti, siediti pure”. “Qualcosa di vero c’è. Sono un cacciatore”. Una colonna che si ergeva dal centro della stanza nascondeva alla sua vista l’angolo Aggrottai la fronte. “Cosa c’è di magico in un cacciatore?” più lontano della stanza nella quale, fra le soffici coperte stava seduto Zephir. “Non vado in cerca di cerbiatti o volpi, non ci sono teste di lupi ed orsi nella mia Si avvicinò cauto, si sedette a qualche metro da lui e lo osservò. casa”. Era un vecchio dal volto pesante e rugoso, i pochi capelli bianchi che Effettivamente non c’era niente che assomigliasse a un trofeo di caccia o ad un scendevano fino alle spalle, il collo quasi invisibile e il corpo gracile e stanco. arma. Portava pesanti vestiti dei colori dell’autunno che terminavano in un ampio “Una volta al mese vado in posti molto lontani, più lontani di quanto tu possa cappuccio calato sul suo volto. La sua ombrosa e assonnata immagine era rotta da immaginare, talmente lontani che si direbbe appartengano a un altro mondo. Esiste due azzurrissimi e vispi occhi di ragazzo che sembravano incastonati nel suo volto un luogo dove tutto sembra andare per il verso giusto, senza né dolore né lacrime”. come due zaffiri che per incanto erano resistiti al passare del tempo. Si fermò un istante, sorrise e continuò: “Praticamente il mondo dei sogni”. Risposi incredulo: La mia testa esplodeva di domande ma nemmeno una riusciva a raggiungere la “E dove sarebbe questo “mondo dei sogni”? conosco tutti i sentieri attorno al bocca. Zephir prese la parola. villaggio per almeno cinquanta miglia e non c’e altro che pianura, paludi, pascoli e “Non immagini quanto tempo sia passato da quando qualcuno aveva varcato qualche vecchia locanda di viaggiatori”. 25 L’espressione sorridente era rimasta immobile sul suo volto, come se avesse penombra dorata del crepuscolo. C’erano diverse candele sparse un po’ in tutta la previsto ogni mia parola. stanza ma a malapena riuscivano a farsi vedere mentre per terra, sul pavimento al “Il sentiero parte esattamente da qui, da questa stanza. Ogni volta che sorge la Luna centro della stanza vi era una luce più forte che solo quando mi avvicinai compresi piena mi incammino verso quel luogo per fare ritorno solo alle prime luci dell’alba. essere dovuta a un mazzo di candele accese tutte assieme. Puoi crederci oppure no, ti porterò con me se lo vorrai. Che bisogno avrei di Zephir era seduto nello stesso punto avvolto nelle stesse morbide coperte. raccontare bugie a un ragazzo come te”. Mi fece cenno di avvicinarmi. Quel vecchio non era solo strano, era proprio pazzo. Restare lì ad ascoltarlo “Ti stavo aspettando”, disse. sarebbe stato inutile. Mi alzai, per andarmene ma prima mi avvicinai per stringergli Stavolta non ero rimasto più di tanto sorpreso dalla sua preveggenza. la mano, infondo sarei stato sicuramente uno degli ultimi uomini che avrebbe visto. Mi sedetti di fronte a lui e subito gli chiesi: Sollevò la mano verso di me e la strinse forte facendomi provare una sensazione “Dove sarebbe questo magico varco? Non vedo nulla di diverso in questa stanza.” surreale, quasi magica. “Fidati di me, ti porterò lontano se lo vorrai.” Lasciai la collina un po’ deluso, non sapevo ancora che quella stretta di mano Gli porsi altre domande ma il vecchio sembrava ignorarmi. mi avrebbe portato lontano. Le coperte ammucchiate per terra erano più comode e accoglienti di quanto non sembrassero. Zephir si alzò, prese lentamente uno strano oggetto circolare, uno di Passò diverso tempo e l’autunno prese il posto dell’estate ricoprendo tutto di quelli appesi alle pareti e lo appese nel centro della stanza, esattamente sopra le vivaci sfumature gialle e rosse. Una sera Alex stava tornando a casa affaticato dal candele. lavoro nei campi quando sollevando gli occhi vide la Luna piena iniziare a sorgere Poi ne prese due identici ma più piccoli, uno lo mise nella mia mano mentre perfetta all’orizzonte. Le parole di Zephir gli girarono in testa aggrovigliandosi con i l’altro lo tenne per se. Si sedette al suo solito posto e rimase in silenzio per qualche suoi pensieri. Quel vecchio era veramente un po’ suonato. Però quella mano aveva minuto. La luce della Luna iniziò a penetrare da una piccola finestra tagliando in qualcosa di strano, non era di un pazzo. Proprio in quell’istante stava passando due la piccola stanza. Fu allora che iniziò a parlare: vicino alla collina al centro del villaggio. Fu un attimo di follia o la stessa enorme “Tieni stretto l’oggetto che hai in mano e stai attento a non perderlo. Ora ti curiosità, chi può dirlo. Quel che è certo è che Alex decise di non aver nulla da addormenterai e ti risveglierai in un altro luogo. Non temere, ci sarò anch’io. perdere e lasciò il sentiero per risalire verso la vecchia casa. Giunse deciso alla L’unica cosa che devi ricordare è che al sorgere di una nuova Luna dovrai mostrarle soglia, la varcò sicuro che fosse aperta e certo che il vecchio non l’avrebbe respinto, quell’oggetto e non appena un raggio di luce lo attraverserà tornerai in questa infondo era stato invitato. stanza. E’ l’unico modo per tornare, quindi stai bene attento. Fu in quell’istante che mi sentii invaso da un dolce torpore. Il mondo sembro La stanza era restata immobile ma aveva un’aria molto più surreale nella fermarsi e spegnersi dolcemente. L’ultima immagine che vidi fu una candido raggio 26 di Luna attraversare lo strano oggetto appeso al soffitto. abitato. Restò colpito da come il clima di pace che si respirava nella foresta sopravviveva immutato nel villaggio dove tutti sembravano sorridenti e rilassati. Era una splendida mattinata nel regno dei sogni. Il Sole sorgeva timido C’erano gruppi di robuste donne che chiacchieravano sugli usci delle case e dall’orizzonte come se non volesse scacciare le splendide stelle di quella notte contadini che partivano per la campagna su qualche logoro carretto tirato da cavalli d’estate. forti ma docili. E c’era una ragazza alla fontana che portava una lunga veste di La vasta pianura era ricoperta di un manto variopinto di foreste e praterie stoffa logora e una camicetta bianca macchiata dai lavori domestici. Si avvicinò e solcate da fiumi pescosi e vivaci. L’immenso verde si confondeva all’orizzonte con rimase subito affascinato dal suo volto che sembrava quello di una principessa. I il cielo terso e profondo. Mille suoni e rumori echeggiavano fra i boschi abitati da suoi occhi colpivano come dardi di ghiaccio, la sua pelle sembrava priva di animali di ogni specie: dai maestosi cervi alle rosse volpi attente tra i cespugli, dai imperfezioni e i capelli scuri le cadevano disordinati sulle spalle incorniciando il suo grassi cinghiali alle farfalle dalle tinte della natura. volto luminoso. Alex stava seduto sull’erba a pochi passi da un famigliare sentiero. Si era appena Le rivolse la parola. svegliato al canto di un giovane passerotto. Lei lo salutò gentile. Si chiamava Raena ed abitava lì in quel villaggio che gli Accanto a lui stava un minuto e vispo cacciatore che dal basso sembrava un disse non avere un nome perchè non c’erano altri villaggi con cui poterlo gigante. Gli stava parlando ma le sue orecchie erano ancora concentrate sul beato confondere. Le chiese se conosceva il vecchio Zephir ma rispose che non ne aveva canto del passerotto. mai sentito parlare. C’era però un altro Zephir, un giovane cacciatore che viveva su “Mi stai ascoltando? Ricorda quello che ti ho detto, al sorgere della Luna mostrale di una collina nel centro del villaggio. Si fece condurre lì e restò sorpreso da come la l’acchiappasogni.” casa fosse identica a quella del suo villaggio ma tutt’attorno non c’erano altre case Detto questo sparì. che assomigliassero al vicinato del vecchio. Si chiese:”Ma come mai quest uomo sa ciò che mi ha detto Zephir? gli disse che era inutile cercarlo, nei giorni di luna piena Zephir andava a caccia per Pensando quelle parole gli tornò alla mente la casa del Vecchio, chissà cosa gli il mondo. Alex non la interruppe, forse ci avrebbe capito qualcosa di più su quel aveva fatto e dove lo aveva lasciato, e come avrebbe fatto a tornare a casa. pazzo. La soluzione non sarebbe di certo venuta da sola e quindi si alzò e iniziò a “Zephir non si vede quasi mai, compare come d’incanto nelle mattinate di luna percorrere il sentiero. La foresta sembrava particolarmente vivace e metteva gioia a piena e vaga per il mondo in cerca di sogni. Si dice che abbia trovato il modo per chi ci passava. catturarli senza che essi svaniscano. Alla sera lo si vede tornare verso il centro del villaggio e salire questa collina. E fino alla Luna piena successiva non se ne sa più Al termine della foresta il sentiero proseguiva in una verde prateria che circondava niente. Chi è andato a parlargli alla sera ha raccontato che la sua casa è piena di un pacifico villaggio. Alex continuò il suo cammino ed arrivò nel cuore del centro strani oggetti rotondi tutti intrecciati con un particolare motivo e nel centro vi sono 27 appesi i sogni che magicamente sopravvivono. della casetta di Raena si spensero tranne quella della camera da letto. I due stavano Si dice che al sorgere della Luna piena mostri uno di quegli acchiappasogni alla abbracciati sul letto illuminato delicatamente dall’unica fiammella vibrante rimasta Luna e sparisca nel nulla. accesa. Alex si sentiva tremendamente confuso. Sembrava che tutto quello che gli Un amore genuino e spontaneo li aveva travolti con una furia inaspettata che aveva raccontato il vecchio si fosse veramente avverato. aveva offuscato tutto il mondo attorno a loro. La notte si fece strada nel cielo e il Le chiese che aspetto avesse Zephir. Era un cacciatore piccolo e pieno di vita dal tempo passò rapido spegnendo l’ultima candela e riempiendo la stanza di un buio fisico gracile e con due occhi di zaffiro. surreale popolato dei delicati suoni dei due corpi uniti nell’amore. Allora quel cacciatore nel bosco era proprio lui?...doveva essere un sogno, Ad un tratto la luce della Luna penetro come una lama dalla finestra aperta. nient’altro che uno strano sogno. Alex si fermò pietrificato. Raena gli chiese cosa lo preoccupasse ma lui non rispose. Rimase a parlare con la ragazza per un po’ mentre rifletteva sul da farsi. Non la Si alzò per cercare l’acchiappasogni e si sedette sul letto. Lei si avvicinò e chiese ascoltava, preferiva osservare la sua bocca di rosa muoversi al ritmo delle sue cosa fosse quello strano oggetto parole. Era bella, senza dubbio, ma il suo fascino superava di gran lunga la sua Dopo qualche istante di silenzio rispose con la sua profonda voce suadente: bellezza. C’era qualcosa di magico in lei, una bellezza che ti entrava dentro, oltre gli “E’ la chiave per ritornare a casa mia, ma non sono sicuro di volerlo fare. occhi e ti colpiva direttamente al cervello. Anche lei sembrava subire lo stesso Raena non disse nulla, ma si limitò ad osservarlo. fascino e mentre si parlavano distrattamente si sentivano sempre più vicini, come se La mente di Alex era affollata da pensieri contrastanti. Restare con Raena in un filo invisibile li stesse legando silenziosamente. quel mondo strano e affascinante dove tutto sommato era un estraneo o tornare a Sarà stato il Sole ormai alto o i contadini che tornavano dalle campagne ma casa per continuare la sua vita di sempre? all’improvviso si resero conto di essere restati a parlare e ad osservarsi per più di In un attimo di follia strinse in mano l’acchiappasogni fino a romperlo. Non quanto avessero previsto tanto che le prime luci dell’alba avevano già lasciato il sarebbe più tornato, quello era l’attimo che avrebbe voluto vivere per sempre. posto al cocente Sole di mezzogiorno. Raena lo guardo negli occhi sorridendo e lo abbracciò portandolo fra le lenzuola Raena invitò Alex a casa per il pranzo. Lui subito accettò visto che non aveva altre candide. possibilità di raccimolare cibo. Ad ogni minuto trascorso i due erano sempre più attratti l’uno dell’altro e Nessuno sa la fine che Alex abbia fatto. Se sia vissuto in pace con Raena o se restare soli in una casa così piccola e accogliente poteva solo amplificare quella sia finito da solo in qualche luogo lontano cercando la via di casa. Quel che è certo è sensazione. che quello splendido sogno è di sicuro finito in un altro acchiappasogni, sospeso nel centro di un cerchio magico e appeso nella casa di Zephir in cima alla collina. Il Sole stava per nascondersi dietro le foreste sterminate quando tutte le luci Ad Avalon si pensava fosse scappato o finito sbranato da qualche bestia nei 28 boschi, nessuno sapeva la verità e non avrebbe nemmeno potuto immaginarla. Soltanto Zephir conosceva la realtà. Quel folle era rimasto intrappolato nel mondo dei sogni per sempre e le sue giornate erano tormentate di domande e dubbi 14. Come uccidere un uomo morto perché lui non era fatto per appartenere a quel villaggio. Ma quando alla sera si ritrovava a casa con Raena nulla gli avrebbe fatto rimpiangere di aver scelto l’amore. La vita non è fatta di carne e muscoli, nè di battiti o respiri. 21.10.07 Ch’wl Un uomo vive perché qualche fottuta scossa gli percorre il cervello, vive solo perché se ne rende conto. 13. Impressione Sottigliezze, penserete voi. Le sensazioni passano dal corpo. Sciocchi. E’ quel grumo di pensieri che gorgoglia dentro a rendere vivo un uomo. Ideali, Quello che non vedo semplicemente non esiste sogni, tormenti, fissazioni, follie, vendette. Sono queste le cose che sporcano di colore la piattezza della vita. La mani restano immobili sulla tastiera fredda. E’ questo ciò che fa vivere, il resto è sopravvivere. E un uomo che sopravvive è un Sento fiumi di immagini e suoni circondarmi senza riuscire ad entrare nella mia uomo che sta morendo, come una roccia o una foglia secca, in balia dell’acqua, del mente come se dentro di me ci fosse qualcosa pronto a ucciderli uno per uno. sole e del vento. Sento dentro la voglia di scrivere, parlare, urlare ma ho la netta sensazione che Una foglia che vaga senza vita tormentata dal vento che non la lascia sparire nel nessuno potrebbe veramente sentirmi, sono così lontano da tutto e da tutti. terreno. Ho bisogno di ritornare dentro la mia vita ma so che ci vorrà molto. E’ così che si sente un uomo solo. Le mani sono ancora immobili sulla tastiera. Credi di amare qualcuno, ma infondo non ne sei mai troppo convinto. Le immagini che si dipingono dentro al mio cervello, seppur sfumate, sono quelle di Non capisco che senso abbia amare qualcuno se non glie ne frega niente. E non sempre, e il pittore crudele è la voglia di amare e l’impossibilità di farlo. capisco nemmeno che senso abbia odiarla. Il sentimento legittimo sarebbe A volte mi sento incatenato. l'indifferenza. eppure un uomo non può permetterlo. E' una questione meccanica, il O forse semplicemente libero di sopravvivere in un enorme cella. cervello umano non è fatto per cancellare, semmai per accantonare, ma l'eliminazione non è contemplata. Nulla sparisce, resta sempre qualche traccia, un Ch’wl 01.08 po' come quaggiù nel mondo. Infondo chi può dire quale sia la realtà. 29 Un abbraccio forte, "Ti voglio bene, amore, non lasciarmi", "sei davvero speciale" e Trovatasi in basso, lacerata e ferita per l’abissale caduta, nessuno degli schiavi ancora un bacio e mille carezze. Il copione di un film insopportabile, una realtà rimase attorno, tutti se ne andarono inorriditi della regina caduta. distorta. Solo uno rimase ad assisterla, la curò con grande pazienza, la rimise in sesto e la rincuorò fin quando un giorno la regina si rimise completamente. Era bella, ce n’erano poche di così belle, ma ancora meno di così stronze. Fu allora che la regina abbandonò il suo schiavo fedele senza ringraziamenti e Non glie ne fregava niente di nessuno. Era sola al centro della sua vita, soltanto lei, ritorno sulla piramide per raggiungere la Luna. sempre più sola, sempre più morta. E rimase di nuovo sola, questa volta per sempre. Le piaceva circondarsi di oggetti che amava ma che mai considerava come uomini. Il suo non era amore, era sfruttamento. Ch’wl 01.08 Era come un vampiro, con la sola differenza che un vampiro si rende conto di quanto valga la vita e se ne frega uccidendo senza pietà, mentre lei si limitava a fregarsene senza pietà. A lei piaceva dire di essere così perchè non vale la pena legarsi alle cose; “ti faranno _ _ _...---^^^”””***%%%&&&###(((§§§)))###&&&%%%***”””^^^---…_ _ _ solo soffrire”, diceva. Niente affatto, lei faceva così perché non perdeva mai tempo a rendere felice qualcuno, non provava sentimenti. Lei riceveva l’amore, se dava qualcosa era solo per riceverne almeno il doppio. In memoria di un’età senza passato e di mille avventure in quel minuscolo giardino Verità: non ha mai saputo cosa fosse. Solo bugie, solo quello che voleva lei, soltanto che mi sembrava il mondo intero. lei. La sofferenza degli altri non le importava. E funzionava. Si stava ergendo sempre più sulla sua piramide d’oro e rubini, Nella speranza che questi racconti facciano sorgere i dubbi a cui una mente libera costruita dai suoi mille schiavi. Lei stava in cima, gli altri ai suoi piedi ad adorarla. merita riflettere. Un giorno si guardò attorno e si rese conto che aveva superato ogni tetto, ogni foresta, ogni cima innevata e ogni grigia nube. Sopra di lei era rimasta soltanto la Luna. _ _ _...---^^^”””***%%%&&&###(((§§§)))###&&&%%%***”””^^^---…_ _ _ Allora si alzò in piedi e si sporse in alto allungando le dita ingenuamente per tentare di raggiungerla. Simoni Claudio Fu in quel momento che perse l’equilibro e cadde, precipitò e rotolò sulla sua dorata Terminato il 21.06.08 piramide. 30