EA TB PE Q KSMDJQ HU MD BA BA VICLWBE PE SXPRPE RF TE OI EA TW P R A L C PE VI TB P VT UN A VA CA NZ A MP RDPE MZ WF MD AG RICORDA L C RE IS V CL WI PO NF WI AB R AH AE M D EA ABEAFC XM W SLU VAI I ABWI GU FR TC UO C SW CI AG NE AG AG F AO RC AG CI PO IT OP CI GY VE WF AOER PO AR AO AO DA NE O N OI UNA VACANZA DA RICORDARE Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo Associazione di Enti Locali per l’Educational e la Cultura - Ente Formatore per Docenti Istituzione Promotrice della Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola in Italia e all’Estero Partendo dall’incipit di Annamaria Piccione e con il coordinamento dei propri docenti, hanno scritto il racconto gli studenti delle scuole e delle classi appresso indicate: Istituto Comprensivo “Santa Croce” di Sapri (SA) – classi VA/B Istituto Comprensivo “D. Cimarosa” - IV Circolo di Aversa (CE) - classe VA Istituto Comprensivo “D. Cimarosa” - IV Circolo di Aversa (CE) - classe VB Istituto Comprensivo Statale “Padre Pio Da Pietrelcina”di Ispica (RG) – classi VA/B Scuola Primaria Istituto Comprensivo Giovanni XXIII di Sperone (AV) classi VA/B Scuola Internazionale Statale Europea “Altiero Spinelli” di Torino - classe VA II Circolo Didattico "Don Milani" di Pagani (SA) - classi VA/D Scuola Primaria Statale “Vittorio Scialoja” di Procida (NA) - classe VA Scuola Primaria “C. Collodi” III Circolo Didattico di Pinerolo (TO) – classi VA/B Editing a cura di: Marisa Coraggio Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo Associazione di Enti Locali Ente Formatore per docenti accreditato MIUR Il racconto è pubblicato in seno alla Collana dei Raccontiadiecimilamani Staffetta Bimed/Exposcuola 2013 La pubblicazione rientra tra i prodotti del Percorso di Formazione per Docenti “La Scrittura Strumento indispensabile di evoluzione e civiltà” II livello. Il Percorso di Formazione è promosso dal MIUR Dipartimento per l’Istruzione Direzione Generale per il Personale Scolastico Ufficio VI e si organizza in interazione con l’Istituto Comprensivo “A. De Caro” di Lancusi/Fisciano (SA) Direzione e progetto scientifico Andrea Iovino Monitoraggio dell’azione e delle attività formative collegate Maurizio Ugo Parascandolo Responsabili di Area per le comunicazioni, il coordinamento didattico, l’organizzazione degli Stages, le procedure e l’interazione con le scuole, le istituzioni e i fruitori del Percorso di Formazione collegato alla Staffetta 2013 Linda Garofano Marisa Coraggio Andrea Iovino Area Nord Area Centro Area Sud Segreteria di Redazione e Responsabile delle procedure Giovanna Tufano Staff di Direzione e gestione delle procedure Angelo Di Maso, Adele Spagnuolo Responsabile per l’impianto editoriale Marisa Coraggio Grafica di copertina: Valentina Caffaro Rore, Elisa Costanza Giuseppina Camurati, Iulia Dimboiu, Giulia Maschio, Giulio Mosca, Raffaella Petrucci, Dajana Stano, Angelica Vanni - Studenti del Corso di Grafica dell’Istituto Europeo di Design di Torino, Docente Sandra Raffini Impaginazione Bimed Edizioni Relazioni Istituzionali Nicoletta Antoniello Piattaforma BIMEDESCRIBA Gennaro Coppola Amministrazione Rosanna Crupi I libretti della Staffetta non possono essere in alcun modo posti in distribuzione Commerciale RINGRAZIAMENTI I racconti pubblicati nella Collana della Staffetta di Scrittura Bimed/ExpoScuola 2013 si realizzano anche grazie al contributo erogato in favore dell’azione dai Comuni che la finanziano perché ritenuta esercizio di rilevante qualità per la formazione delle nuove generazioni. Tra gli Enti che contribuiscono alla pubblicazione della Collana Staffetta 2013 citiamo: Siano, Bellosguardo, Pisciotta, Cetara, Pinerolo, Moncalieri, Susa, SaintVincent, Castellamonte, Torre Pellice, Castelletto Monferrato, Forno Canavese, Rivara, Ivrea, Chivasso, Cuorgnè, Santena, Agliè, Favignana, Lanzo Torinese. Si ringrazia, inoltre, il Consorzio di Solidarierà Sociale “Oscar Romero” di Reggio Emilia, Casa Angelo Custode di Alessandria, Società Istituto Valdisavoia s.r.l. di Catania, Associazione Culturale “Il Contastorie” di Alessandria, Fondazione Banca del Monte di Rovigo. La Staffetta di Scrittura riceve un rilevante contributo per l’organizzazione degli Eventi di presentazione dei Racconti 2013 dai Comuni di Bellosguardo, Moncalieri, Ivrea, Salerno, Pinerolo, Saint Vincent, Procida e dal Parco Nazionale del Gargano/Riserva Naturale Marina Isole Tremiti. Si coglie l’occasione per ringraziare i tantissimi uomini e donne che hanno operato per il buon esito della Staffetta 2013 e che nella Scuola, nelle istituzioni e nel mondo delle associazioni promuovono l’interazione con i format che Bimed annualmente pone in essere in favore delle nuove generazioni. Ringraziamenti e tanta gratitudine per gli scrittori che annualmente redigono il proprio incipit per la Staffetta e lo donano a questa straordinaria azione qualificando lo start up dell’iniziativa. Un ringraziamento particolare alle Direzioni Regionali Scolastiche e agli Uffici Scolastici Provinciali che si sono prodigati in favore dell’iniziativa. Infine, ringraziamenti ossequiosi vanno a S. E. l’On. Giorgio Napolitano che ha insignito la Staffetta 2013 con uno dei premi più ambiti per le istituzioni che operano in ambito alla cultura e al fare cultura, la Medaglia di Rappresentanza della Repubblica Italiana giusto dispositivo Prot. SCA/GN/0776-8 del 24/09/2012. Partner Tecnico Staffetta 2013 Si ringraziano per l’impagabile apporto fornito alla Staffetta 2013: i Partner tecnici UNISA – Salerno, Dip. di Informatica; Istituto Europeo di Design - Torino; Cartesar Spa e Sabox Eco Friendly Company; ADD e EDT Edizioni - Torino; il partner Must Certipass, Ente Internazionale Erogatore delle Certificazioni Informatiche EIPASS By Bimed Edizioni Dipartimento tematico della Biennale delle Arti e delle Scienze del Mediterraneo (Associazione di Enti Locali per l’Educational e la Cultura) Via della Quercia, 64 – 84080 Capezzano (SA), ITALY Tel. 089/2964302-3 fax 089/2751719 e-mail: [email protected] La Collana dei Raccontiadiecimilamani 2013 viene stampata in parte su carta riciclata. È questa una scelta importante cui giungiamo grazie al contributo di autorevoli partner (Sabox e Cartesar) che con noi condividono il rispetto della tutela ambientale come vision culturale imprescindibile per chi intende contribuire alla qualificazione e allo sviluppo della società contemporanea anche attraverso la preservazione delle risorse naturali. E gli alberi sono risorse ineludibili per il futuro di ognuno di noi… Parte della carta utilizzata per stampare i racconti proviene da station di recupero e riciclo di materiali di scarto. La Pubblicazione è inserita nella collana della Staffetta di Scrittura Bimed/Exposcuola 2012/2013 Riservati tutti i diritti, anche di traduzione, in Italia e all’estero. Nessuna parte può essere riprodotta (fotocopia, microfilm o altro mezzo) senza l’autorizzazione scritta dell’Editore. La pubblicazione non è immessa nei circuiti di distribuzione e commercializzazione e rientra tra i prodotti formativi di Bimed destinati unicamente alle scuole partecipanti l’annuale Staffetta di Scrittura Bimed/ExpoScuola. PRESENTAZIONE dedicato alle maestre e ai maestri … ai professori e alle professoresse, insomma, a quell’esercito di oltre mille uomini e donne che anno dopo anno ci affiancano in questo esercizio straordinario che è la Staffetta, per il sottoscritto, un miracolo che annualmente si ripete. In un tempo in cui non si ha la consapevolezza necessaria a comprendere che dietro un qualunque prodotto vi è il fare dell’essere che è, poi, connotativo della qualità di un’esistenza, la Staffetta è una esemplarità su cui riflettere. Forse, la linea di demarcazione che divide i nativi digitali dalle generazioni precedenti non è nel fatto che da una parte vi sono quelli capaci di sentire la rete come un’opportunità e dall’altra quelli che no. Forse, la differenza è nel fatto che il contesto digitale che sempre di più attraversa i nostri giovani porta gli individui, tutti, a ottenere delle risposte senza la necessità di porsi delle domande. Così, però, è tutto scontato, basta uno schermo a risolvere i nostri bisogni… Nel contempo, riflettere sul senso della nostra esistenza è sempre meno un bisogno e il soddisfacimento dei bisogni ci appare come il senso. Non è così, per l’uomo, l’essere, non può essere così. Ritengo l’innovazione una delle più rilevanti chiavi per il futuro e, ovviamente, non sono contrario alle LIM, a internet e ai contesti digitali in generale, sono per me un motore straordinario e funzionale anche per la relazione tra conoscenza e nuove generazioni, ma la conoscenza è altro, non è mai e in nessun caso l’arrivo, l’appagamento del bisogno… La conoscenza è nella capacità di guardare l’orizzonte con la curiosità, il piacere e la voglia di conquistarlo, questo è! Con la staffetta il corpo docente di questo Paese prova a rideterminare una relazione con l’orizzonte, con quel divenire che accomuna e unisce gli uomini e le donne in un afflato di cui è parte integrante il compagno di banco ma, pure, il coetaneo che a mille chilometri di distanza accoglie la tua storia, la fa sua e continua il racconto della vita insieme a te… In una visione di globalizzazione positiva. Tutto questo ci emoziona anche perché è in questo modo che al bisogno proprio (l’egoismo patologico del nostro tempo), si sostituisce il sogno di una comunità che attraverso la scrittura, insieme, evolve, cresce, si migliora. E se è vero come è vero che appartiene alla nostra natura l’essere parte di una comunità, la grande scommessa su cui ci stiamo impegnando è proprio nel rideterminare con la Staffetta una proficua interazione formativa tra l’innovazione e la cultura tipica dei tanti che nell’insegnare hanno trovato… il senso. Dedico questo breve scritto ai docenti ma vorrei che fossero i genitori e gli studenti, gli amministratori e le imprese, la comunità e l’attorno, a prendere consapevolezza del fatto che è proprio ri/partendo dalla Scuola che potremo determinare l’evoluzione e la qualificazione del nostro tempo e dello spazio in cui viviamo. Diamoci una mano, entriamo nello spirito della Staffetta, non dividiamo più i primi dagli ultimi, i sud dai nord, i potenti dai non abbienti… La Staffetta è, si, un esercizio di scrittura che attraversando l’intero impianto curriculare qualifica il contesto formativo interno alla Scuola e, pure, l’insieme che dall’esterno ha relazione organica e continuativa con il fare Scuola, ma la Staffetta è, innanzitutto, un nuovo modo di esprimersi che enuclea nella possibilità di rendere protagonisti quanti sono in grado di esaltare il proprio se nel confronto, nel rispetto e nella comunanza con l’altro. Andrea Iovino L’innovazione e la Staffetta: una opportunità per la Scuola italiana. Quando Bimed ci ha proposto di operare in partnership in questa importante avventura non ho potuto far a meno di pensare a quale straordinaria opportunità avessimo per sensibilizzare un così grande numero di persone sull’attualissimo, quanto per molti ancora sconosciuto, tema di “innovazione e cultura digitale”. Sentiamo spesso parlare di innovazione, di tecnologia, di Rete e di 2.0, ma cosa sono in realtà e quali sono le opportunità, i vantaggi e anche i pericoli che dal loro utilizzo possono derivare? La Società sta cambiando e la Scuola non può restare ferma di fronte al cambiamento che l’introduzione delle nuove tecnologie ha portato anche nella didattica: cambia il metodo di apprendimento e quello di insegnamento non è che una conseguenza naturale e necessaria per preparare gli “adulti di domani”. Con il concetto di “diffusione della cultura digitale” intendiamo lo svi- luppo del pensiero critico e delle competenze digitali che, insieme all’alfabetizzazione, aiutano i nostri ragazzi a districarsi nella giungla tecnologica che viviamo quotidianamente. L’informatica entra a Scuola in modo interdisciplinare e trasversale: entra perché i ragazzi di oggi sono i “nativi digitali”, sono nati e cresciuti con tecnologie di cui non è più possibile ignorarne i vantaggi e le opportunità e che porta inevitabilmente la Scuola a ridisegnare il proprio ruolo nel nostro tempo. Certipass promuove la diffusione della cultura digitale e opera in linea con le Raccomandazioni Comunitarie in materia, che indicano nell’innovazione e nell’acquisizione delle competenze digitali la vera possibilità evolutiva del contesto sociale contemporaneo. Poter anche soltanto raccontare a una comunità così vasta com’è quella di Bimed delle grandi opportunità che derivano dalla cultura digitale e dalla capacità di gestire in sicurezza la re- lazione con i contesti informatici, è di per sé una occasione imperdibile. Premesso che vi sono indagini internazionali da cui si evince l’esigenza di organizzare una forte strategia di ripresa culturale per il nostro Paese e considerato anche che è acclarato il dato che vuole l’Italia in una condizione di regressione economica proprio a causa del basso livello di alfabetizzazione (n.d.r. Attilio Stajano, Research, Quality, Competitiveness. European Union Technology Policy for Information Society II- Springer 2012) non soltanto di carattere digitale, ci è apparso doveroso partecipare con slancio a questo format che opera proprio verso la finalità di determinare una cultura in grado di collegare la creatività e i saperi tradizionali alle moderne tecnologie e a un’idea di digitale in grado di determinare confronto, contaminazione, incontro, partecipazione e condivisione… I docenti chiamati a utilizzare una piattaforma telematica, i giovani a inventarsi un pezzo di una storia che poi vivono e condividono grazie al web con tanti altri studenti che altrimenti, molto probabilmente, non avrebbero mai incontrato e, dulcis in fundo, le pubblicazioni… Il libro che avrete tra le mani quando leggerete questo scritto è la prova tangibile di un lavoro unico nel suo genere, dai tantissimi valori aggiunti che racchiude in sé lo slancio nel liberare futuro collegando la nostra storia, le nostre tradizioni e la nostra civiltà all’innovazione tecnologica e alla cultura digitale. Certipass è ben lieta di essere parte integrante di questo percorso, perché l’innovazione è cultura, prima che procedimento tecnologico. Il Presidente Domenico PONTRANDOLFO INCIPIT ANNAMARIA PICCIONE Il frutteto Arrivarono alla fattoria quando ormai era buio. Erano partiti dalla città il pomeriggio presto e in macchina Matteo aveva dormito quasi tutto il tempo. A dire il vero, aveva solo finto di dormire: non aveva voglia di discutere per l’ennesima volta con i genitori su quell’idea bizzarra. All’inizio aveva pensato fosse una delle uscite strampalate di sua madre. Invece no. Era stato suo padre, il Grande Avvocato, a progettare tutto a sua insaputa. «Sono un avvocato, ma la mia famiglia viene dalla campagna. Ho chiesto a mio fratello di ospitarti per un mese nella sua fattoria. Ha risposto di sì. Ti farà bene un mese in campagna con i tuoi cugini». I suoi cugini? A stento Matteo ne rammentava i nomi. Ricordava un Natale di qualche anno prima quando erano venuti in città per le feste. Erano tre: due gemelli, 14 Marco e Alessio, di un anno più grandi di lui, e Lucia, di un anno più piccola. I gemelli gli avevano rotto la metà dei giocattoli e la mocciosa aveva frignato per tutto il tempo. Un incubo. E ora avrebbe dovuto sorbirseli per un intero mese. A casa loro, tra polli, maiali, orto e frutteto. Inutile protestare. Il Grande Avvocato aveva deciso. Prima di partire, un’occhiata allo specchio gli aveva mostrato un’immagine tristissima. Matteo, anni dieci e mezzo, capelli e occhi castani, altezza media, né grasso né magro, mediocre a scuola, modesto a tennis. E con un mese agghiacciante in programma: in campagna, circondato da sconosciuti che avrebbe preferito rimanessero tali! Quando entrarono in casa, la cena era già in tavola e il buon profumo risollevò Matteo per un attimo. La stanchezza fu un’ottima scusa per non parlare e osservare gli altri. Sua madre sembrava un pesce fuor d’acqua col suo abito etnico e gli orecchini indiani: all’inizio si limitò a sbocconcellare un’insalata scondita, poi zia Teresa le 15 portò una tazza di yogurt che fu accolta da gridolini estasiati. Le due cognate parevano provenire da galassie lontanissime. I gemelli erano molto cambiati, anche se erano ancora due gocce d’acqua: se Matteo li avesse incontrati altrove, non li avrebbe riconosciuti. Alti il doppio di lui, fisico da giocatori di rugby, le loro pacche di benvenuto sulle spalle quasi lo tramortirono. «Mingherlino il cuginetto di città!» ridacchiò Marco. «Un mese e sarà come noi!» promise Alessio. «Lasciatelo respirare! Altrimenti scapperà domani» si intromise una voce cristallina. Lucia. La bambina frignante. Ora però sorrideva, tendendo la mano. A tavola gli sedette accanto, riempiendogli il piatto senza che lui lo chiedesse. La conversazione fu monopolizzata dallo zio Ugo e dal Grande Avvocato che sembrava un altro senza giacca e cravatta. Aveva lasciato in città l’aria severa e parlava di raccolto e concimi, come se non avesse visto altro nella vita. Matteo sospirò. I suoi genitori sarebbero ripartiti il 16 giorno successivo e suo padre avrebbe impiegato tre secondi per perdere quell’espressione serena. Quando fu il momento della frutta, il Grande Avvocato si rivolse al figlio con un insolito sorriso. «Matteo, ora assaggerai le pesche più buone del mondo. Neppure i re mangiano pesche così... » Attorno al tavolo calò un silenzio carico di imbarazzo. Fu lo zio Ugo a romperlo. Il tono era malinconico, gli occhi dispiaciuti. «I peschi non danno frutti da un anno. E non sono gli unici a comportarsi così. Cominciarono i ciliegi, poi i nespoli. Non riesco a capirne il motivo. Gli alberi sembrano stare bene, fioriscono, arrivano le foglie. Ma si rifiutano di dare frutti. Ho provato di tutto... Sto pensando di eliminare il frutteto». Il Grande Avvocato rimase senza parole e Matteo pensò che era la prima volta che lo vedeva così. Poi il padre scattò in piedi e si diresse alla porta: «Mostramelo, Ugo. Non riesco a crederci... » Lo zio e i gemelli presero alcune torce da un cassetto e uscirono nel buio. Lucia guardò Matteo. 17 «Andiamo anche noi?» propose con un’altra torcia in mano. Matteo non rispose, ma la seguì oltre la porta. L’aria profumava di erba, di terra umida e fieno. Di centinaia di aromi sconosciuti. Nel cielo le stelle formavano un tappeto luminoso e rassicurante. «In città non ci sono tante stelle» mormorò Matteo. Camminarono in silenzio, gli occhi fissi sulla luce della torcia. Gli altri erano davanti a un albero. Matteo non conosceva gli alberi, ma capì che si trattava del pesco. Rimasero a guardarlo in silenzio, ciascuno preso dai propri pensieri. Poi lo zio si avviò: «Torniamo dentro. Domani sarà una lunga giornata». Matteo fu l’ultimo a muoversi e mentre andava via, sentì una presenza dietro di lui. Si voltò, ma non vide niente. Solo l’albero, con i suoi rami pieni di sole foglie. «Hai detto qualcosa?» chiese quindi alla cugina. «No, io non ho parlato» rispose l’altra. Eppure Matteo era sicuro. Era stato appena percettibile, ma il sussurro gli era arrivato chiarissimo: «Siamo qui. 18 Siete voi a non vederci». «Dai, lo so che sei stata tu» insistette il ragazzo. Lucia gli illuminò la faccia con la torcia: «Ti ho detto di no». 19 CAPITOLO PRIMO Il Pesco stregato La folta chioma del pesco, sotto cui Matteo e la sua famiglia si fermarono, non lasciava intravedere il luccicante tappeto di stelle che ricopriva la campagna quella sera. I rami contorti e le foglie dal colore verde scuro non si lasciavano attraversare neppure dalla luce. Proprio nel frutteto e soprattutto sotto quel pesco il papà di Matteo aveva voluto recarsi, insieme alla sua famiglia, dopo che suo fratello Ugo gli aveva detto che gli alberi da frutta erano diventati improduttivi. Meraviglia, ansia e preoccupazione si erano impadroniti di Ugo. «Sarò costretto a tagliare tutti gli alberi del frutteto». Ai piedi di quel pesco la famiglia rimase in religioso silenzio. Ugo li esortò a rientrare. Matteo si accodò alla fila dei parenti che seguivano la luce della torcia e, mentre camminava, avvertì dietro di sé una presenza. Si girò, ma non vide nessuno, si rigirò e neanche allora vide niente. Stava per rimettersi in cammino, quando si sentì 20 Il Pesco stregato toccare la spalla. Ebbe paura, tanta paura, e affrettò il passo per raggiungere la sua famiglia. «Chi sarà stato?» si chiedeva. Per tutta la notte non riuscì a chiudere occhio; pensava continuamente a ciò che gli era capitato quella sera. Appena si fece l’alba, il papà e la mamma di Matteo partirono. Gli innumerevoli impegni di lavoro li richiamavano in città. Matteo, per volere del papà, sarebbe rimasto ospite degli zii per un intero mese. L’idea di passare le vacanze tra alberi e animali, almeno fino alla sera precedente, quando si era fermato sotto il pesco, non lo aveva reso per niente felice. Cosa era accaduto quella sera? Doveva tornare nel frutteto e cercare di capire! Subito dopo la colazione, cercando di non farsi notare dagli zii e soprattutto dai tre cugini, si avviò verso il pesco. Il cuore gli batteva forte per la paura, ma voleva capire, doveva capire il mistero della sera precedente. Quando si ritrovò sotto la chioma sentì una vocina disperata: «Matteo, io e gli altri alberi abbiamo bisogno di aiuto, solo tu puoi aiutarci! Ci prometti che ci aiuterai?» Capitolo primo 21 Matteo non sapeva cosa fare, cosa rispondere. Poi, prese coraggio e chiese: «Che cosa posso fare per voi? Non conosco niente degli alberi, della loro vita, della loro storia! Sono sempre vissuto in città». Il vecchio pesco... «Fino a un tempo non molto lontano, quando era in vita il trisavolo Alessandro, questo era un territorio felice, abitato da uomini buoni e da cento fate, tutte amiche degli uomini e della Natura. Uomini, piante e animali vivevano gli uni per gli altri in perfetta armonia. Gli alberi offrivano frutti succulenti e gli uomini li curavano con amore. Gli animali vivevano una condizione di grande felicità: gli uccelli cinguettavano, le rondini garrivano, le mucche muggivano, i cavalli nitrivano, le rane gracidavano e tutti i versi si univano in un vero concerto. «Un terribile giorno, però, si sentì un gran boato: BOOOMMM! La terra tremò, il cratere di un vulcano esplose e dal fuoco nacque Perinquilina, la malefica strega. Subito, cominciò a spaventare tutti: uomini, alberi e animali. Imprigionò le cento fate nei tronchi degli alberi più belli del nostro territorio. Solo Alina, la pic- 22 Il Pesco stregato cola fata del vento e della brezza, riuscì a sfuggire alla cattura. Cosa avrebbe potuto fare da sola? Come avrebbe potuto mantenere l’equilibrio che, insieme a tutte le altre, era riuscita a determinare nella natura? «Ecco che tutto andò in rovina: le acque divennero sporche, l’aria puzzolente, i pesci e gli animali si ammalarono e gli alberi non produssero più frutti. Questo è stato anche il mio destino! Nel vedere ciò e nel sentirsi sola e abbandonata, Alina cadde in una forte depressione: piangeva giorno e notte, voleva morire. Il giorno che sorvolò la campagna del vecchio Alessandro, quella che una volta era la più fertile, fu assalita da una grandissima tristezza nel vedere alberi senza frutti, animali chiusi nelle loro tane, nel sentire il puzzo dell’aria sporca. Si sedette all’ombra di una grande quercia e, con la testa tra le mani, si abbandonò ad un irrefrenabile pianto. Pianse tanto, tanto, tanto e poi cadde in un sonno profondo. Quando si svegliò un ramo della vecchia quercia l’accarezzò e una voce disse: “Buona fatina, non piangere più, cosa posso fare per te?” Capitolo primo 23 «A quelle parole Alina si sentì sollevata e rispose: “Ti prego aiutami, io sono solo una piccola fatina e ho pochissimi poteri. Come posso liberare le mie sorelle? Come posso fermare la malvagità di Perinquilina e ridare equilibrio alla natura?” “Piccola mia” rispose la grande quercia “tu da sola non puoi fare nulla e neppure io posso aiutarti. Per catturare la brutta strega devi chiedere aiuto agli uomini, solo loro possono fermare Perinquilina. Convincili spiegando che non tutto è perduto”. Alina incominciò a pensare a come avvicinare e, soprattutto, convincere gli uomini a liberarsi di Perinquilina. Ed ecco, una sera accadde che… ». 24 Il Pesco stregato CAPITOLO SECONDO Incontro con creature magiche Una sera accadde che… Alina vide arrivare nel frutteto un gruppo di persone che, camminando, illuminavano gli alberi con le torce. Il gruppo si fermò sotto il pesco. Mentre queste persone chiacchieravano, Alina si agitò nell’aria spingendo le sorelle fate, imprigionate negli alberi, a farsi notare dagli uomini. «Presto, presto sorelline! Cercate di agire! Questa è la nostra occasione! Azzurrina, Rossella, Delfina metteteci tutta la vostra energia. Forse, riescono a sentirvi!» disse Alina. La fata Azzurrina mise particolare energia riuscendo nell’intento. Azzurrina era la fata prigioniera nel pesco ed aveva il potere di rendere limpida l’aria e di colorare il cielo d’azzurro. Aveva lunghi capelli azzurri, occhi a mandorla azzurri come il cielo, ed era solare e molto simpatica. Azzurrina mosse i rami e le foglie ma solo Matteo sembrò accorgersi del movimento dei rami nel buio. Si guardò alle spalle ma non vide nulla. 26 Incontro con creature magiche «Mettici più forza! Guarda! Il ragazzo ha sentito qualcosa!» continuò Alina. La fata prigioniera si concentrò e disse «Tu non ci vedi ma noi siamo qui!» Matteo si girò di scatto a quelle parole, poi chiese agli altri se avessero sentito qualcuno parlare. Lucia rispose di non aver sentito nulla. Matteo, spaventato si allontanò con gli altri. «Peccato!» disse Alina «Abbiamo perso un’occasione, ma non dobbiamo arrenderci! Coraggio sorelline non perdiamo le speranze, ci riproveremo ancora... » Infatti, il mattino dopo, le fate videro che Matteo, incuriosito per il fatto accaduto la sera prima, era ritornato sotto il pesco. Era il momento giusto per farsi notare. «Non ti spaventare ragazzo. Siamo le fate della natura e vogliamo solo il tuo aiuto. Ti prego ascoltaci!» Matteo sbalordito, ascoltò in silenzio le voci degli alberi. Più volte si stropicciò gli occhi non credendo a ciò che gli stava accadendo. Il racconto delle fate lo sbalordì, ma era così accorato che ben presto si convinse. 27 Capitolo secondo «Fatine, vorrei aiutarvi ma cosa posso fare io, bambino di città, da solo?» Le fatine risposero: «Forse potresti coinvolgere quelle persone che erano con te ieri sera. Tutti gli uomini devono essere messi al corrente che la natura si è ammalata perché è sotto un incantesimo. Il mondo è in pericolo!» Matteo pensò che fosse il momento di fare amicizia con i suoi cugini. Rassicurò le fate che le avrebbe aiutate, le salutò e rientrò in casa cercando le parole giuste per raccontare la faccenda. Sicuramente lo avrebbero preso per matto! I cugini erano in cucina seduti a fare colazione. «Ehi cugino! Sei già in piedi? Siediti e fai colazione con noi!» disse Alessio. Matteo notò che sul tavolo c’erano solo prodotti confezionati. Sembrava la colazione che faceva lui in città. Non c’erano torte di mele, crostate alla frutta, miele o latte. Solo merendine del Mulino del sole. Che strano! «Grazie, ma ho già fatto colazione» rispose Matteo «Ma come mai mangiate merendine confezionate? Credevo che in campagna si mangiassero prodotti salutari, naturali, biologici!» 28 Incontro con creature magiche Marco scoppiò a ridere «Ingenuo! Oramai anche noi in campagna ci siamo civilizzati!» Lucia aggiunse: «La nostra campagna è ammalata, ci dà solo prodotti insapori e marci. Sono migliori le merendine comprate al supermercato. Un tempo, però, non era così! Mangiavamo solo cose prodotte da papà nella nostra campagna ed erano buonissime. Ma poi è accaduto qualcosa di strano e i nostri campi sembrano essere stati infettati!» A questo punto Matteo trovò il coraggio di raccontare tutto d’un fiato il fatto che gli era capitato nel frutteto. «Ragazzi neanche io riesco a spiegarmelo, ma da ieri sera sto vivendo una strana avventura». I tre fratelli ascoltarono a bocca aperta la storia del cugino cittadino. Poi i gemelli cominciarono a lanciarsi sguardi di derisione. «Fate, streghe, alberi che parlano, ci mancano solo i Puffi» disse Marco piegato in due dal gran ridere «ma certo che in città siete strani!» Matteo mortificato si zittì. Lucia prese le difese del cugino togliendolo dall’imbarazzo. 29 Capitolo secondo «Non ascoltare questi due sciocchi, fanno così anche con me. Io ti credo. Andiamo nel frutteto. Voglio conoscere anch’io le fate. Come sono? Belle? E come sono vestite? Hanno le ali?» Tempestandolo di domande lo prese sottobraccio e insieme uscirono diretti al frutteto. I gemelli, rimasti da soli, decisero di fare uno scherzo a quei due broccoloni. Ora sì che si sarebbero divertiti. Già pregustavano un mese di scherzi ai danni di quei due ingenui. Corsero su, nelle stanze al primo piano e senza farsi scorgere dalla mamma, che stava riordinando le camere, presero due teli bianchi dall’armadio, in cui era riposta la biancheria. Cercando di non farsi notare, si recarono al frutteto. Dopo essersi coperti con i teli, si andarono a nascondere dietro gli alberi, aspettando il momento opportuno per saltare fuori urlando e spaventando i due ingenui. Intanto Matteo e Lucia erano arrivati nel frutteto. Si guardarono intorno per vedere segni della presenza delle fate. Lucia era emozionata e continuava a fare domande. 30 Incontro con creature magiche A un certo punto si sollevò un leggero vento e tra i rami apparve una figura femminile. Era Alina, piccola, biondissima, vestita di veli trasparenti. Calzava dei nastri colorati che dai piedi salivano attorcigliandosi intorno alle gambe. Lucia non riusciva a crederci. Era proprio vero! Quella era una fata! Il pesco, animato dalla fata Azzurrina, cominciò ad agitarsi. Le due fatine iniziarono a parlare: «Benvenuti ragazzi!» I gemelli, nascosti dietro al pesco, a quelle parole e alla vista della fatina saltarono fuori dal nascondiglio terrorizzati. Si scontrarono tra di loro e caddero a terra, finendo su un cespuglio di ortiche. «Ahi , Ahi! Che dolore!» Cominciarono a piagnucolare e lamentarsi per il bruciore. Si alzarono dal cespuglio tutti rossi come peperoni, grattandosi in modo forsennato. «Cos’è questa magia? Ma cosa sta accadendo?» disse Alessio e così dicendo scapparono in casa. A quella scena Matteo e Lucia scoppiarono a ridere. Chi la fa, l’aspetti. 31 Capitolo secondo CAPITOLO TERZO Chi la fa l’aspetti La caduta di Alessio e Marco sul cespuglio di ortiche, il loro volto spaventato e la corsa a gambe levate a casa, avevano davvero divertito i due cugini. Anche le fatine, vicine a loro, si erano molto divertite e l’atmosfera si era alleggerita. Dopo aver riso a crepapelle, i due ragazzi tornarono seri. Matteo chiese: «Hai visto Lucia? Non dicevo bugie». Lucia non rispose perché stava guardando incantata Alina. Era una vera fata! Aveva sempre desiderato conoscerne una, ma, crescendo, quasi non ci pensava più. Alina si presentò: «Ciao, io sono Alina e tu come ti chiami?» «Lucia» rispose timidamente la bimba. «Sai già la storia del maleficio?» le chiese la fatina. «Sì, Matteo mi ha raccontato tutto!» «Io e le mie sorelline abbiamo bisogno del vostro aiuto!» continuò Alina «Ve le presento: nel pesco c’è Azzurrina, la fata del cielo, nel castagno c’è Rosellina, la fata dei 32 Chi la fa l’aspetti fiori, nel ciliegio c’è Limpidina, la fata dell’ acqua. Le altre fatine sono in luoghi lontani da noi ma anche loro hanno bisogno del vostro aiuto!» Matteo chiese: «C’è un modo per liberare le fate e guarire la natura?» Le fatine risposero in coro: “Matteo ci devi aiutare. Perinquilina devi fermare. Noi l’arcobaleno dobbiamo formare, la natura ravvivare perciò ci devi liberare!” Alina intervenne: «Calma, ragazze mie, così fate troppa confusione! Forse c’è un modo. A pensarci bene ricordo che esisteva, nel libro degli incantesimi, dove noi abbiamo studiato a scuola di magia, una formula magica che potrebbe fare al caso nostro. Ma, purtroppo questo libro è andato distrutto nell’incendio della School Magicol. Forse esistono altri libri come quello, ma chissà dove saranno». Matteo incuriosito chiese: «Un incendio in una scuola di magia? Raccontaci tutto, ti prego!» 33 Capitolo terzo «È stato un momento drammatico. Ricordo che… noi tutte eravamo al corso di Magia Estrema della professoressa Marivilla. Eravamo concentratissime perché era il corso più’ difficile dell’ intero anno. La professoressa Marivilla era severissima e pretendeva molto da noi. All’improvviso, nel silenzio dell’aula, abbiamo sentito una gran confusione. Gli alunni degli altri corsi erano già scappati fuori urlando: “C’è un incendio, c’è un incendio, scappate tutti!” «Ci siamo precipitate anche noi fuori, appena in tempo. L’incendio aveva invaso molti ambienti dell’edificio. C’è stato ben poco da fare. Tutta la scuola è andata distrutta. È evidente che l’incendio doveva essere stato provocato da un intervento magico. A pensarci bene, credo proprio che ci sia stata la mano di Perinquilina e l’avvio del suo piano diabolico. Infatti nell’ incendio sono andati distrutti tutti i libri di magia, compreso quello che ci sarebbe servito per liberare le fate e salvare la natura!» Intanto la loro conversazione era stata spiata da Perinquilina. Quest’ultima, accortasi che le fate erano riuscite 34 Chi la fa l’aspetti a coinvolgere i piccoli uomini, volle interrompere la loro chiacchierata scatenando un violento temporale. Improvvisamente il cielo diventò nero. Grosse nubi si addensarono sul frutteto e una fittissima pioggia si riversò su di esso. I ragazzi cercarono un riparo. «Presto rifugiamoci nella casetta degli attrezzi. Seguimi Matteo: è dietro il frutteto» disse Lucia e iniziò a correre verso una piccola costruzione in fondo al giardino. Era una casupola molto antica e alquanto malmessa. Il tetto presentava degli spazi vuoti dove mancavano le tegole. Le finestre di legno erano molto rovinate dalle intemperie e le pareti esterne avevano perso ogni colore o decoro. Avrebbe avuto bisogno di un buon restauro. Non si sapeva chi l’avesse costruita o quando ma, raccontava il bisnonno di Lucia, c’era già prima del loro arrivo e prima della costruzione della casa familiare. Ai bambini, però, serviva un riparo e badarono poco all’aspetto esterno. Si fiondarono all’interno. Per fortuna la porta era accostata e riuscirono ad entrare facilmente. Alina, che li aveva accompagnati cercando di 35 Capitolo terzo proteggerli coprendoli con un soffio leggero, appena li vide al sicuro, si allontanò diretta dalle sorelle per accertarsi che stessero bene. I ragazzi erano bagnati dalla testa ai piedi. Lucia starnutì per il freddo: «Eccì! Eccì! Dobbiamo toglierci questi vestiti bagnati e asciugarci». Matteo si guardò in giro e individuò dei contenitori dove la mamma di Lucia, che non buttava mai niente, riponeva gli abiti che non usavano più. Diceva che magari gli abiti prima o poi sarebbero tornati di moda e che poi in campagna tutto può essere utile o riciclato. Lucia rovistò in uno scatolone e trovò delle tute dei suoi fratelli. Facevano proprio al loro caso. I bambini si recarono a turno nel bagnetto e si cambiarono. Intanto fuori continuava impietoso il temporale. I due cugini più grandi, Alessio e Marco, nel frattempo si erano ripresi dallo spavento. «Per fortuna, è bastato metterci la pomata calmante ed è passato tutto. Credevo peggio!» disse Marco. «Già, ma la figuraccia è stata eclatante. Col cuginetto di città, poi! Sono arrabbiato nero. Pensiamo a un modo per salvare la faccia!» continuò Alessio. 36 Chi la fa l’aspetti «Ma che sta succedendo? Cosa è stato? Accidenti ma questa è una tempesta esagerata! Matteo, ma quei due sono rimasti fuori! Presto! Andiamo a recuperarli, altrimenti daranno la colpa a noi, come al solito!» I due gemelli si precipitarono fuori dopo aver preso teli impermeabili e ombrelli. 37 Capitolo terzo CAPITOLO QUARTO Jessica e Limpidina Perinquilina, avendo origliato la conversazione dei ragazzi che erano venuti a conoscenza del misfatto, scatenò un violento temporale. Matteo e Lucia furono costretti ad interrompere il dialogo con la fata e a cercare riparo dentro la casetta degli attrezzi. Intanto, i gemelli, dopo la figuraccia con il cugino cittadino, accortisi del temporale, si precipitarono fuori e si avventurarono alla ricerca della sorellina e di Matteo. Imperversava la tempesta: il sole era scomparso del tutto, la pioggia batteva violenta sui rami degli alberi, i venti infuriati spingevano le foglie formando rapidi mulinelli che avvolsero impetuosamente e vorticosamente i due gemelli impedendo loro di muoversi. Tremanti si guardarono intorno e urlarono a squarciagola: «Matteooo, Luciaaa». «Eooo, Iaaa» risuonava l’eco tra i vetusti fusti degli alberi, ma dei due nemmeno l’ombra, sembrava che 38 Jessica e Limpidina fossero spariti nel nulla. Nel frattempo i ragazzi provarono a divincolarsi ma non ci riuscirono. Stavano quasi per arrendersi quando furono attratti da due puntini luminosi. Li seguirono con lo sguardo e spinti da una forza magnetica Marco e Alessio si presero d’istinto per mano e, con passi felpati e svelti, procedettero in quella direzione. A un certo punto il cielo incominciò a schiarirsi; i raggi del sole si fecero spazio fra le nubi e i venti mitigarono le loro forze. Due fari splendenti, gli occhi di Jessica, avevano abbagliato i due ragazzini, richiamandoli a sé. I due, stupiti, si trovarono di fronte alla Fata delle stelline, una creatura incantevole e meravigliosa, dal vestito fucsia e ali trasparenti. I lunghi capelli fulvi e ondulati le scivolavano lungo il corpo agile ed esile. Aveva occhi grandi ed espressivi color smeraldo; guance ricoperte di minuscole lentiggini, labbra carnose color corallo. Il naso, regolare, era leggermente all’insù. La magica atmosfera venne interrotta dalla voce di Marco, il gemello estroverso, che chiese: «Chi sei?». Jessica li fissava sospesa nell’aria, battendo le ali. Capitolo quarto 43 Allora Marco continuò: «Come ti chiami? Da dove vieni?». Nessuna risposta. I due sbigottirono, pensando “Perché mai non risponde?”. Alessio: «Forse non comprende la nostra lingua?» e Marco: «What’s your name ?». Il silenzio regnava sovrano. Alessio: «E se non capisse l’inglese?» E il fratello: «Proviamo il rumeno? Cum te cheamà?» E la fatina taceva. Alessio, il gemello saggio, propose «Fai fare a me! Io sono A- les-sio e lui è mio fra- tel-lo Mar-co. Tu- chi- sei?» pronunciò sillabando. La fatina, molto acuta e perspicace, rispose con i segni: «Io sono la fatina Jessica». Alessio, ricordandosi di aver appreso, in classe, il linguaggio dei segni per comunicare con una compagna sordomuta, cominciò a tradurne il significato. Improvvisamente mani che si muovevano spedite nell’aria assunsero sembianze che sembravano dipingere figure invisibili e occupare spazio. 40 Jessica e Limpidina Segnati da mille espressioni, occhi spalancati, sempre vigili e attenti, spiegarono che lei era Jessica, la fatina delle stelle. I due, euforici, si abbracciarono ed esultarono saltando di gioia perché erano riusciti a comunicare. Jessica ricapitolò l’S.O.S. che Alina stava lanciando a Matteo e Lucia per salvare l’ambiente danneggiato da Perinquilina. Consultò le stelle e indicò loro il posto in cui si erano riparati Lucia e Matteo. I due gemelli fecero tesoro delle parole della fata e raggiunsero la casetta degli attrezzi. I quattro si ritrovarono. Adesso avevano un unico obiettivo: aiutare le fatine a risanare la natura. «Matteo, avevi ragione tu!» disse Marco. «Le fatine esistono sul serio» continuò Alessio. «Una di loro ci ha raccontato tutto, ci ha condotti qui ed ora anche noi siamo in pena per la natura perché, se essa soffre, anche noi patiamo. La terra su cui viviamo è meravigliosa, fragile e preziosa. Il nostro futuro dipende dalla cura che avremo nel conservare il pianeta nel modo migliore e, quindi, nel ripristinare l’equilibrio iniziale bruscamente spezzato dalla funesta strega». Capitolo quarto 41 «Siamo stati degli allocchi a ridere di te» aggiunse Marco, dando, come era solito fare, una pacca sulla spalla al cugino Matteo. «Non perdiamo tempo» intervenne Alessio «La situazione è tragica, rimbocchiamoci le maniche e insieme, uniti, cerchiamo qualche stratagemma per incastrare Perinquilina». Tutti e quattro i ragazzi corsero verso casa intenzionati a documentarsi sul da farsi. Lungo il tragitto, dall’albero del ciliegio si udirono le parole sibilanti di Limpidina, la fatina dell’acqua che ripeteva: “Limpidina , Limpidina, sono una fata carina e piccina, con un’aria sempre aggraziata, da Perinquilina sono disgustata. L’acqua è per tutti molto importante e chi la spreca di rotelle non ne ha tante. Sempre allegra e sorridente Ho limpidi pensieri nella mente. Io lavoro in armonia 42 Jessica e Limpidina e a volte chiedo un po’ di compagnia. L’acqua è fresca e sorridente: bagna, lava e disseta la gente. Le pale dei mulini fa girare, tanta luce nelle case fa arrivare. Le navi in alto mare fa navigare e gli incendi sa domare. L’acqua disseta gli animali ed è importante per i vegetali. Fate in fretta a trovare la soluzione perché non possiamo restare a lungo in questa situazione. Splash, splash, splash”. Capitolo quarto 43 CAPITOLO QUINTO La forza dell’Amore I quattro cugini, ormai ritrovati, giunsero a casa e senza un saluto né una parola, corsero dritti in camera di Lucia, intenzionati a cercare qualche stratagemma per incastrare Perinquilina. Forti e determinati, erano accomunati da un unico obiettivo: aiutare le fatine a risanare la natura. Matteo e Lucia risposero volentieri alle pressanti domande di Marco e Alessio che, ignari del maleficio della strega, non sapevano nulla dell’imprigionamento delle benevoli fate e del piano strategico e distruttivo di Perinquilina. Intanto l’agitazione aveva preso ognuno di loro, un turbinio di pensieri li devastava, consapevoli che quella che stavano vivendo era una magica avventura, i cui protagonisti erano proprio loro in carne ed ossa e non personaggi immaginari. Non riuscivano ad escogitare nulla, non esistevano documentari su streghe, malefici e fate, non sapevano che strada intraprendere. 44 La forza dell’Amore «Stiamo arrampicandoci sugli specchi! » sussurrò Matteo. «Non so proprio come aiutare le fate». Il silenzio riempiva la stanza… Improvvisamente risuonò il grido di Lucia: «Ci sono! La pista da seguire è la School Magicol, lì troveremo la soluzione!» Subito Matteo tirò fuori dalla tasca il GPS (lui in città ne faceva molto uso), utile per orientarsi e localizzare. Grande fu la meraviglia dei cugini quando videro per la prima volta quel minuscolo oggetto tecnologico. La tavola di zia Caterina, imbandita di pietanze succulenti, con prodotti acquistati, li convinse a sospendere la loro missione e consumare la cena; avrebbero recuperato energie e non avrebbero destato sospetto alcuno. «Proprio quello che ci voleva!» ansimarono i gemelli. «I nostri pancini stavano cominciando a brontolare, mamma». Il GPS li condusse velocemente verso il capanno degli attrezzi dove, con loro grande sorpresa, trovarono le fate Alina e Jessica ad attenderli. Matteo, incuriosito, chiese a Jessica: «Ma tu come sei riuscita a salvarti dall’attacco di Perinquilina?» Capitolo quinto 45 «Ero dalle mie sorelle Nuvolette, la strega non mi ha vista e sono rimasta tra le stelle». Notarono che molte cose erano cambiate in quel piccolo spazio, dove lo zio di Matteo conservava e depositava attrezzi e vecchi ferri. Era sconvolgente! Sembrava che un grosso orco affamato o un’ondata di vento avesse devastato la casetta. «Eppure abbiamo chiuso perfettamente la porta!» urlò Alessio. «Abbiamo dato anche due mandate!» precisò Marco. Il loro sbigottimento era grande, ma fu interrotto da un unico grido: «PERINQUILINA!!! Quella strega malvagia è passata di qua! » Frugarono in lungo e in largo con le torce per trovare degli indizi, ma ecco che di fronte a loro apparvero tre portali ed una pergamena con la scritta : ”La porta da scegliere è una, state attenti e buona fortuna, vi suggerisco di non sbagliare, se Perinquilina volete fermare!” 46 La forza dell’Amore I ragazzi spaventati da questo misterioso messaggio, si presero per mano, fecero un passo avanti e insieme alle fate varcarono la porta centrale, la più insignificante. All’interno un elfo con un enorme scettro argentato contrastava il loro avanzare con incantesimi vani. Ormai niente e nessuno riusciva a fermarli, i loro passi erano guidati da una forza superiore che li sovrastava e che li rendeva invulnerabili. Inoltrandosi con fare ardito, si trovarono di fronte ad una cassapanca: era imponente, impreziosita da intarsi ornamentali, tra i quali spiccavano decorazioni di madreperla. Fortuna che Alessio aveva con sé un giravite e riuscì ad aprirla. All’interno, con loro grande stupore, i ragazzi trovarono un altro passaggio. Percorsero il sentiero sotterraneo rischiarato da fessure luminose. Più avanzavano e più avvertivano un caldo afoso, provocato dalla lava. Erano nel bel mezzo di un vulcano. Il gruppo, impaurito, si abbracciò talmente forte da creare una bolla magica impenetrabile, formata dal loro amore. Capitolo quinto 47 Oltre al calore che cresceva sempre più, una luce grandiosa e accecante invase l’ambiente; ma cos’era, chi era?... «Trilli, Trilli!!!» gridarono le fate. Era la fata dell’Amore, liberatasi, proprio in quel momento grazie alla forza che avevano prodotto i ragazzi: la forza del loro amore, dell’amore per la vita. Lei era splendida, bellissima, molto affascinante: dei capelli color dell’oro le incorniciavano il viso, un rosso diadema era poggiato su quell’incantevole chioma; aveva delle labbra simili a petali di rosa, gli occhi erano di un azzurro intenso color del mare. Indossava un vestito di seta rosso con cuori dai colori dell’arcobaleno e possedeva celesti ali velate impreziosite di diamanti. Aveva dei poteri strabilianti, poteva far trionfare l’amore in ogni cuore, perfino in quello di Perinquilina. 48 La forza dell’Amore CAPITOLO SESTO Nelle viscere del vulcano I nostri amici rimasero a bocca aperta per lo stupore nel vedere tanta lucente bellezza. La fata Trilli era qualcosa oltre l’immaginabile e tutto quello che stavano vivendo sembrava loro un sogno. Si avvicinò e li salutò con un sorriso. «Grazie ragazzi per avermi liberato!» e con un frullo delle sue ali splendenti si avvicinò alle sorelle. La situazione però stava precipitando verso il dramma. Il caldo stava facendosi insopportabile, malgrado l’aiuto delle buone fate e la bolla che li proteggeva. Si faceva sempre più complicato trovare una via d’uscita. Alessio e Marco si lamentavano in continuazione mentre Matteo e Lucia li incoraggiavano; l’invisibile catena d’amore che li teneva uniti era sempre più fragile. Avanzarono ma il sentiero li portava inesorabilmente verso il centro del vulcano, là dove il magma era incandescente. Improvvisamente uno stretto passaggio si aprì alla loro destra e decisero di entrarvi per tentare un nuovo percorso. Il cu- 50 Nelle viscere del vulcano nicolo era molto stretto, la roccia delle pareti particolarmente appuntita e le fate si accorsero che i loro poteri erano sempre più deboli. Che fare? La bolla andava lentamente assottigliandosi finché uno spuntone nella parete rocciosa la fece scoppiare definitivamente. Matteo, preso dallo sconforto, si appoggiò con cautela alla roccia alle sue spalle. All’improvviso si aprì verso un varco in una grotta buia e fresca. L’ambiente era sorprendente: le pareti erano di brillante ossidiana, le pietre del pavimento fresche al tatto e umide. Su un grande tavolo pieno di libri rilucevano alambicchi e vasi di vetro colmi di liquidi dagli strani colori. Su un leggio spiccava un libretto un po’ bruciacchiato e consunto che sembrò subito familiare alle fate. Tutti si avvicinarono incuriositi, perplessi e un po’ sospettosi; sollevata la copertina, apparve la seguente formula magica: “Se le fate vuoi salvare e le catene della prigionia spezzare se l’universo vuoi guarire questa serie di prove dovrai superare. 51 Capitolo sesto Cerca nel buio profondo della caverna l’essere immondo segui il canto melodioso come quello dell’usignolo più gioioso impugnando una spada di magma incandescente sconfiggerai la strega più potente”. Alla lettura di queste parole le fate gridarono: «Perinquilina! Questo è il suo rifugio e questo è il nostro prezioso libretto!» Dal fondo della caverna giunse allora un brontolio sommesso... il custode del rifugio si era svegliato e si alzò in tutto il suo orrore. Nella sua testa, simile a quella di un coccodrillo, si apriva una bocca smisurata con denti appuntiti come rasoi; la lingua biforcuta esplorava i dintorni, gli occhi rosso fuoco fissavano scrutando nel buio mentre il suo corpo squamoso e viscido si ergeva in tutta la sua potenza. Trilli velocemente si impadronì del libretto e pronunciò la formula magica anti-drago che permetteva di trasformare i più cattivi in mansueti animali. 52 Nelle viscere del vulcano “Acqua di fonte mare in tempesta trasforma il dragone in un gran coccolone”. Subito un’espressione gentile comparve sul muso dell’orrido mostro che si avvicinò scodinzolando come un cucciolo di cane. Le fate, ancora diffidenti, cercarono di tenere lontano i ragazzi ma questi, incuriositi, provarono a toccare la pelle ruvida dello strano essere che, subito, si mise a zampe all’aria per farsi grattare la pancia. Trilli propose: «Ragazzi, cerchiamo una via di fuga con l’aiuto del nostro nuovo amico». Jessica, però, era preoccupata: «Speriamo che Perinquilina non sia in contatto con lui e si accorga dell’inganno!» Alina si avvicinò al mostro e con voce suadente gli disse: «Hai mai udito una voce melodiosa? Sapresti guidarci fino a lei?» Brutus, questo era il suo nome, spinse la lingua biforcuta fuori dalla bocca in una risposta affermativa e, spostandosi, rivelò uno stretto passaggio che si addentrava 53 Capitolo sesto nelle viscere oscure del vulcano. Il percorso era accidentato, anche se largo abbastanza per far procedere il drago che, sbuffando, li precedeva. Nel buio si intravedevano solo i suoi occhi rossi, quando i ragazzi incominciarono a scorgere una fioca luce e ad udire, in lontananza, una musica dolcissima. Emozionati e contenti, tutti si diressero in quella direzione preceduti in volo dalle fate. Giunsero affannati in una stanza circolare non molto grande, ma piena di una musica melodiosa. Tutto intorno danzavano note musicali che circondavano una fata splendente, prigioniera in una gabbia d’oro. Alessio e Marco, sempre critici su tutto, rimasero a bocca aperta. Le tre fate accorsero vicino alla loro sorella gridando il suo nome: «Melody!» e girandosi verso i ragazzi esclamarono: « È la fata dell’armonia del creato! Presto, liberiamola! È molto potente ma qui sotto i suoi poteri sono indeboliti!» La nuova fata aveva una voce che arrivava fino al cuore ed era talmente incantevole che non si poteva guardare. Le sue ali dorate libravano velocemente. Bru- 54 Nelle viscere del vulcano tus, con un potente colpo di coda, aprì la gabbia liberando Melody che volò incontro ai suoi salvatori. L’espressione del suo viso era raggiante mentre ringraziava. «Venite! Fuggiamo sorelline; ragazzi correte, il vulcano sta per esplodere!» Intanto, nei muri della stanza si stavano aprendo larghe crepe e tutto sembrava sul punto di crollare. All’inizio il pavimento della stanza incominciò ad oscillare sotto la spinta di un getto di lava proveniente dalle profondità della terra e, come in un mostruoso ascensore, i nostri eroi si ritrovarono spinti verso la superficie. Tra le grida e lo spavento di tutti, giunse fino a loro l’urlo agghiacciante di rabbia di Perinquilina che vedeva scomparire i suoi preziosi tesori. Intanto Trilli stringeva ancora in mano il libretto magico. Arrivati all’aria aperta, i nostri amici si abbracciarono mentre Brutus, con un ruggito di saluto, si dissolse nel vento. 55 Capitolo sesto CAPITOLO SETTIMO Gli enigmi fatati I ragazzi, tornati in superficie insieme alle fatine, si abbracciarono calorosamente, felici per la liberazione di Melody e per essere venuti in possesso del tanto cercato libretto magico. Questi giovani e coraggiosi ragazzi, dopo tante avventure ancora non potevano, però, salvare il mondo dal Male. Mentre erano presi nei loro festeggiamenti, il vulcano eruttò nuovamente e Perinquilina approfittò del momento per tentare un ulteriore maleficio aggiungendo una chiusura ermetica al libretto magico. I quattro cugini scappando, per evitare di essere sopraffatti dall’eruzione vulcanica, videro un tunnel buio, probabilmente l’unica via di uscita e di salvezza per loro. Si precipitarono verso quel pauroso buco nero, ma una barriera magnetica impediva loro di proseguire. Notarono al centro della barriera una serratura dalla forma insolita e all’improvviso sentirono una voce inquietante che diceva: «Se la barriera magnetica volete oltrepassare, l’oggetto misterioso dovete trovare». 56 Gli enigmi fatati La voce, che si faceva sempre più agghiacciante, cominciò a ripetere: «Un contenitore senza fondo nel quale mettere carne, ossa e sangue dovete trovare, altrimenti qui dovrete restare». Si guardarono stupiti negli occhi e il silenzio calò tra di loro. La voglia di salvare il mondo era molta e non si persero d’animo così iniziarono a fare dei tentativi, ma fu la piccola Lucia, osservando una goccia di sangue che scendeva da una ferita della sua mano destra, a capire quale fosse la soluzione dell’enigma. Si diresse decisa verso la barriera magnetica inserendo nella fessura un piccolo anellino che portava al suo mignolino e che conservava gelosamente, pur essendo ormai troppo stretto e piccolo. Le era stato regalato dalla sua cara nonna in occasione del suo primo compleanno. La barriera magnetica si smagnetizzò immediatamente e i ragazzi, non credendo ai loro occhi, con aria perplessa, ma allo stesso tempo compiaciuti delle gesta della piccola donna, decisero di inoltrarsi alla svelta nel tunnel oscuro. Appena entrati, udirono un pianto che proveniva da lontano o, almeno, così sembrava. Seguendo 57 Capitolo settimo quel suono arrivarono alle piccole gabbie dove due splendide fate, chissà da quanto tempo, erano imprigionate. Nel tentativo di liberarle, i ragazzi si resero conto che le gabbie non avevano né lucchetti né serrature. Le due fate, stremate e ormai stanche di restare rinchiuse senza potersi nemmeno muovere, sussurrarono ai ragazzi che l’unico modo per far dissolvere nel nulla le loro gabbie sarebbe stato quello di indovinare i loro nomi. La prima disse: «Il mio nome corrisponde ad un oggetto bianco e giallo e spesso ti può togliere dei dubbi». L’altra fatina invece disse: «Il mio nome corrisponde ad un oggetto trasparente e brillante, molto delicato e fragile». Matteo, che tra di loro era quello con più saggezza, entrò in una concentrazione profonda: si sfregava con forza le mani mentre pensava e ripensava a quelle parole che li portavano a un passo dalla salvezza e alla felicità di tutto il mondo. All’improvviso gridò che aveva trovato la soluzione, dopo averle osservate attentamente. Un sorriso soddisfatto apparve sul suo viso. I nomi delle due fate erano: Margherita, come quel semplice 58 Gli enigmi fatati fiore con i petali bianchi e la corolla gialla che, a volte, risolve il dilemma quando vuoi sapere se una persona ti ama o non ti ama e l’altro era Cristallina, candida come il suo aspetto, fragile e delicata come il cristallo. Era stato proprio il suo pianto a condurli da loro. Una volta pronunciati i loro nomi, le fate furono libere e i quattro ragazzi insieme alle quattro fatine si incamminarono verso l’uscita del tunnel tenebroso, grazie al potere di Cristallina di illuminare i posti più oscuri con la sua lucentezza e la sua brillantezza. Finalmente uscirono dal tunnel e una luce abbagliante li accecò; un suono assordante si propagò nell’aria: era il suono festoso di un applauso unito alla briosa risata coinvolgente di Genialina, la fatina dell’intelligenza. Era una delle cento sorelle; rinchiusa e fatta prigioniera dalla malefica Perinquilina. I ragazzi erano riusciti a liberarla grazie alla risoluzione degli indovinelli. Rimasero incantati dalla sua superba bellezza e dal suo fascino. Il suo dolce visino roseo era incorniciato da una lunga chioma bionda, capelli ricci e lunghi le scendevano fino ai piedi, possedeva occhi verdi come la speranza che non l’aveva mai 59 Capitolo settimo abbandonata, un nasino grazioso e piccolo alla francese, labbra color corallo. Indossava un vestito brillantinato di colore indaco, come il cielo sereno, su un corpo bellissimo e scolpito come nel marmo, scarpe diamantate di cristallo col tacco. Era una vera bellezza. Il tono della sua voce era caldo e si complimentò dicendo: “Di forza e coraggio vi siete armati L’amore fino a qui vi ha guidato Un premio per voi è conservato per l’ingegno che avete adoperato. Adesso è il momento di liberare le altre sorelle!” A quelle parole, tutti si ricordarono del libretto magico che la fatina Trilli stringeva ancora gelosamente fra le braccia, ma si accorsero che era chiuso con un lucchetto incantato d’oro massiccio e piuttosto grande. I ragazzi notarono che sulla copertina era apparsa una scritta che prima non c’era: “Se il libro volete aprire, la soluzione dovete capire: se la chiave troverete, 60 Gli enigmi fatati le due gemelle libererete. Per riuscirci dovrete trovare un luminoso e prezioso oggetto in fondo al mare”. Ma cosa stava succedendo? Tutti questi enigmi li stavano mettendo a dura prova. Ma, pur trovando la soluzione a questo dilemma, come avrebbero potuto recuperare quel misterioso oggetto in fondo al mare? Stavolta toccava ad Alessio e Marco trovare la soluzione visto che si trattava di ritrovare due fatine gemelle, proprio come loro. I due fratelli pensarono di chiedere aiuto alla fata dell’acqua Limpidina e, senza dubbio, gli abissi non avrebbero avuto segreti per lei. Così, nella speranza che la fatina potesse aiutarli, si incamminarono verso il frutteto per liberarla dal ciliegio. 61 Capitolo settimo CAPITOLO OTTAVO Avventura gemella negli abissi Giunti nel frutteto, i quattro cugini scorsero subito la fatina dell’acqua, Limpidina, ma non sapevano come liberarla; la povera fatina non poteva parlare perchè Perinquilina le aveva messo un lucchetto magico alla bocca. Matteo iniziò a guardarsi intorno e a riflettere. Come per magia, vide maturare delle ciliegie che ogni tanto lampeggiavano, secondo un certo ordine; si trattava solo di indovinarlo! Dopo aver osservato attentamente il gioco di luci, capirono che iniziava ad illuminarsi prima una ciliegia grande, poi una minuscola, dopo due volte la grande e infine tre volte quella piccola. Così indovinarono la soluzione e finalmente liberarono Limpidina e le dissero: «Sei radiosa! Sei un ghiaccio fiammante!» La fata rispose: «Grazie,amici, per avermi liberata! Ora vi regalerò delle bolle d’ossigeno che diventeranno magiche al momento del bisogno». 62 Avventura gemella negli abissi Poi aggiunse: «Vi darò anche l’indizio per trovare l’oggetto misterioso: “Se semplicemente l’oggetto volete trovare sotto una pianta dovrete cercare, state attenti a non farvi incantare; dolcemente dovrete guardare, perché… improvvisamente la creatura si potrebbe infuriare! “» Così la fatina li condusse alla spiaggia dove cercarono l’oggetto misterioso, e, dopo un’ attenta ricerca, si trovarono davanti a un’ostrica gigante dall’aria arrabbiata. Con alcuni sforzi la aprirono e... trovarono addirittura una perla! Era grandissima, sembrava un enorme pallone da calcio d’oro massiccio; la alzarono ma... ooohhh! I due gemelli vennero subito risucchiati da un vortice e si ritrovarono in una grotta, negli abissi marini. La perla aveva fatto da esca per trascinarli in fondo al mare! Si sentivano frastornati, ma poi attivarono le bolle d’os- 63 Capitolo ottavo sigeno e ripresero i sensi. Notarono un grosso pesce che lasciava una scia luminosa dai colori dell’arcobaleno, che brillava con l’intensità di mille soli e sfrecciava a una velocità di 567 km orari. Rimasero estasiati, incantati e stupiti nel vedere tanti colori e tanta bellezza tutta insieme. Credendo che fosse il loro obiettivo, iniziarono a inseguirlo… Si trovarono di fronte ad un veliero straordinario, super luminoso, con luci folgoranti che risplendevano dagli oblò. Davanti, un polpo gigantesco si espandeva e faceva da sentinella. Aveva grandi occhi rosso fuoco, era di colore verde melma, con viscidi tentacoli gelatinosi e un alito che puzzava di morte. In più aveva il potere di spargere un liquido tossico. Dovevano assolutamente uccidere il polpo, ma non sapevano come fare! Si ricordarono di avere la bolla magica con lo “spruzzetto ecologico” e, per utilizzarlo, chiesero aiuto a Limpidina. Limpidina spiegò: «Per utilizzare lo spruzzetto, basta premere tre volte in un punto qualsiasi della bolla ed escla- 64 Avventura gemella negli abissi mare: spruzzzh!» Marco e Alessio lo utilizzarono subito. Ripulirono il mare dall’ inquinamento e uccisero il polpo. Appena s’incamminarono verso il veliero, si accorsero che l’acqua stava diventando di nuovo scura e melmosa, persino più di prima. Grazie al potere datogli da Perinquilina, il polpo era resuscitato ancora più forte. Subito Limpidina inviò l’anguilla Anguillina e il pescespada Sciabola, che aiutarono i due gemelli a sconfiggere il mostro. Intanto, Perinquilina, attraverso una sfera di cristallo, osservava infuriata ciò che stava accadendo e progettava dei nuovi mostri, uno più terribile dell’altro, cha avrebbero dovuto spaventare i ragazzi. Così inviò un esercito di mostri: un budino assassino, una banana con cinque teste, un maiale marino con diciotto zampe, un serpente marino con sette occhi, uno squalo ricoperto da spine di cristallo, una rana gigante che sputava melma e che fece vomitare Marco e Alessio. Poverini!!! Ripresisi dal disgusto, chiesero di nuovo aiuto a Limpi- 65 Capitolo ottavo 66 dina per potenziare lo spruzzetto ecologico. Riuscirono così a distruggere l’esercito di mostri ed entrarono nel veliero. All’improvviso il meraviglioso canto di una magnifica e raggiante, ma perfida, sirena attirò i ragazzi. Essi notarono, ai suoi piedi, splendenti piante acquatiche, piene di gemme preziose, illuminate dalla fiamma della speranza. Sui visi dei ragazzi si accese un gran sorriso, immaginando che l’oggetto prezioso per liberare le fate gemelle fosse proprio una gemma! Grazie alla bolla di ossigeno, non ascoltarono il canto ingannatore della sirena e riuscirono a salvarsi e a recuperare la gemma preziosa. Marco disse: «Evviva!! Ecco finalmente l’oggetto prezioso!» Prendendo la gemma in mano, si accorsero che poteva aprirsi e conteneva anche un messaggio: “Sono la gemma che porterai, con me il libretto aprirai, se la soluzione vuoi trovare Avventura gemella negli abissi in un sottomarino devi cercare! Il sottomarino si trova in un posticino proprio qui vicino, ma per poterci arrivare un bel po’ dovrete faticare”. Subito i ragazzi s’incamminarono con la gemma preziosa e, improvvisamente, videro una scia che sembrava un fulmine. La seguirono e arrivarono davanti al sottomarino... ma comparve un pesce spada. La scia era stata lasciata da lui, che esclamò: «Aaaaahhhh! Leggo già brividi di paura nei vostri occhi! Mmhhhh! secondo me, già dovete tornare a casa per cambiarvi i pantaloni! Ahhhahahhh! Forza fifoni! Vediamo se sapete battermi a scherma!» I ragazzi risposero: «Forza, facciamoci coraggio. Se è vero che l‘unione fa la forza dovremmo vincere!» I ragazzi riuscirono a battere il pesce spada ed entrarono nel sottomarino. Scrischhh scrischhh, la porta cigolava e creava un ru- 67 Capitolo ottavo more fastidioso... I ragazzi sentirono le voci delle fatine che chiedevano aiuto. Le voci provenivano da un baule; lo aprirono con la gemma e liberarono le gemelle! Erano splendide! Le fatine li ringraziarono dicendo: «Siamo Flory e Fanny, grazie a voi siamo libere! Ora, per festeggiare, canteremo insieme... Ecco, sta arrivando Wodi, l’amico pinguino, che con la slitta acquatica ci porterà dalle nostre sorelle! Cantiamo così: “Abbiam amici da abbracciare e un mondo da salvare, cantiamo e nuotiamo con lo stile fatato facciamo questo da tempo remoto. Aiutiamo i ragazzi e ci occupiamo di nuoto. Tutti dobbiamo riabbracciare e, per di più, finalmente.... potremo svolazzare e cantare ILLIMITATAMENTEEEEE!” 68 Così Wodi li portò sulla spiaggia, dove li attendevano Limpidina, Matteo e Lucia. Si riabbracciaAvventura gemella negli abissi rono felici e le fatine gemelle mostrarono la gemma magica: finalmente avrebbero potuto aprire il libretto! Mentre Wodi si allontanava, il mare tornava azzurro, l’aria diventava pulita e meno inquinata… 69 Capitolo ottavo CAPITOLO NONO L’unione fa la Forza Dopo aver festeggiato con balli e canti fino a notte fonda sulla spiaggia, i quattro cugini aprirono il libro degli incantesimi usando la chiave magica e recitarono la formula con il potere di annientare la perfida strega. Improvvisamente tutto tornò come prima e finalmente Matteo riuscì ad assaggiare le mele raccolte nel frutteto dello zio. Zio … frutteto … una voce … «Siamo qui, siete voi a non vederci… » Poi qualcosa lo sfiorò, avvertì un forte dolore alla testa e tutto si fece buio … Nella penombra Matteo riconobbe il volto e la voce della madre che abbracciandolo forte gli disse con voce severa: «Finalmente la febbre ti è scesa, ci hai fatto spaventare tantissimo! Ma come ti è venuto in mente di uscire da solo di notte e nel bel mezzo di un terribile temporale? Quella è gente senza scrupoli, pericolosa! Hai sentito quello che ci ha raccontato lo zio? 70 L’unione fa la Forza Sono mesi che riceve delle minacce e a quanto pare questa sera quei malviventi hanno deciso di metterle in pratica! «I pompieri hanno già spento l’incendio appiccato al vecchio capanno degli attrezzi e domani mattina arriveranno i volontari del comitato per rimettere in ordine il locale e sostituire il computer danneggiato da quei vandali senza scrupoli. Sei fortunato a essertela cavata solo con un bernoccolo … «Quando i gemelli sono rientrati in casa urlando che ti avevano trovato svenuto nel frutteto perché qualcuno ti aveva colpito alla testa, stavo quasi per svenire anch’io … In preda alla febbre deliravi e parlavi di creature magiche, di fate imprigionate, di vulcani e abissi, di enigmi fatati… » Sentendo quelle parole improvvisamente Matteo si ricordò di essere ritornato da solo nel frutteto, sicuro di aver sentito dei rumori, e di essere stato colpito violentemente al capo. La madre gli spiegò allora che era stato aggredito da qualcuno che poi si era introdotto nel vecchio capanno degli attrezzi per rubare dei doCapitolo nono 71 cumenti importanti. Non era certo un libro di magia che il ladro voleva rubare, ma qualcosa di molto più potente, una forza invincibile che da sola poteva sconfiggere il piano scellerato di una mente diabolica. Il ladro era infatti intenzionato a impadronirsi del plico con tutte le firme dei cittadini che si opponevano alla costruzione di un enorme centro commerciale e di divertimento che doveva sorgere proprio sui frutteti dello zio. Disturbato dall’arrivo dei gemelli che cercavano il cugino, si era dato alla fuga dopo aver cercato però di distruggere il plico, appiccando un incendio al locale. Mentre Matteo ascoltava con attenzione, entrò nella stanza lo zio che voleva ringraziare il nipote per aver salvato le firme raccolte dal comitato contro l’insediamento del mostro di cemento voluto dal signor Perinquilina. Lo zio chiese anche al nipote di accompagnarlo in tarda mattinata al tribunale perché proprio quel giorno scadeva il termine utile per la presentazione della petizione popolare e senza quel suo gesto coraggioso non avrebbe avuto niente da consegnare. Matteo accettò volentieri, sebbene si sentisse ancora 72 L’unione fa la Forza un po’ confuso. Prima, però, volle sentire ancora una volta dallo zio la storia della campagna che non dava più frutti. Lo zio, allora gli raccontò nuovamente della petizione che era stata avviata per iniziativa di un comitato di ecologiste chiamato NEW ECOLOGY GREEN FREEDOM, promosso da una certa signora Alina e da altre cento donne, per opporsi all’iniziativa del signor Perinquilina. Ma chi era costui? Il signor Perinquilina, un ricco e potente industriale, di recente aveva spostato i suoi stabilimenti all’estero lasciando senza lavoro gli operai e si era messo in testa di comprare tutti i terreni attorno al frutteto, abbatterne gli alberi e costruire il THE BLACK HOLIDAY, una mega struttura che avrebbe richiamato una moltitudine di turisti in quella bella e tranquilla zona. Il potente miliardario offrì molti soldi ai contadini della zona in cambio dei terreni e andò su tutte le furie quando ricevette un netto rifiuto perché nella sua vita era abituato a comprare tutto con i soldi. Non potendo ottenere ciò che voleva con il denaro passò alle minacce, ma i contadini non si lasciarono intimorire e con Capitolo nono 73 l’aiuto di cento ecologiste unirono le loro forze e vollero fermare con i poteri della legge e della legalità il perfido Perinquilina, lottando contro di lui a suon di firme. «Grazie a te, mio caro nipote, oggi abbiamo vinto una grande battaglia, ma i nostri campi non danno più frutti e noi siamo molto tristi perché sembra che la natura si stia ammalando e non sappiamo cosa fare per guarirla» concluse triste lo zio. Improvvisamente a Matteo venne in mente lo strano sogno, chiamò i tre cugini e insieme a loro si recò nel vecchio capanno degli attrezzi che, solo grazie al suo intervento, non era andato completamente distrutto. Nel capanno delle persone stavano lavorando per renderlo nuovamente agibile, visto che lo zio lo aveva adibito a ufficio e prestato al comitato come sede per le riunioni. I ragazzi, seguendo le indicazioni di Matteo trovarono tre porte e varcando quella centrale, la più insignificante, trovarono un tunnel che conduceva a un bunker segreto pieno di fusti con sopra disegnato un teschio. Molti di questi fusti erano aperti e da essi fuoriusciva un liquido maleodorante che colava sul pa- 74 L’unione fa la Forza vimento per poi venire risucchiato dentro strani buchi. Il rumore era assordante perché dei motori pompavano il liquido velenoso e i ragazzi finalmente capirono perché il frutteto non dava più i suoi frutti e la natura era agonizzante … … I veleni venivano scaricati direttamente nel fiume che attraversava il paese e l’acqua inquinata veniva usata per irrigare i campi dagli ignari contadini! Matteo e i cugini misero al corrente le rappresentanti del comitato e insieme andarono alla Polizia, perché l’unione fa la forza. La magistratura aprì, pertanto, un’inchiesta da cui risultò che i fusti erano di proprietà della ditta Perinquilina SPA e che quindi dietro a tutto non c’era la mente diabolica di una strega, ma quella di un uomo in carne, ossa e cattiveria! Un uomo che, per non pagare lo smaltimento dei rifiuti e delle scorie radioattive dei suoi stabilimenti, aveva pensato di nascondere quei veleni nelle terre circostanti rovinandone la produttività per poi costringere i contadini a vendere le loro terre, sulle quali lui progettava grandi colate di cemento. E ai giornalisti che volevano interCapitolo nono 75 vistarli, Matteo e i cugini regalarono una filastrocca per raccontare la loro avventura: “Han soffocato la natura con veleni da paura! Quattro ragazzi forti e fieri hanno lottato come veri guerrieri La natura ha ringraziato e come una fata le sue ali ha posato Così che nei frutteti le gemme come farfalle impazzite sono finalmente rifiorite!” 76 L’unione fa la Forza APPENDICE 1. Il Pesco stregato Istituto Comprensivo “Santa Croce” di Sapri (SA) – classi VA/B Dirigente Scolastico Luciano Raffaela Docente referente della Staffetta Umberto Del Duca Docenti responsabili dell’Azione Formativa Angela Bererdi, Maria Auricchio, Antonietta Torre Gli studenti/scrittori delle classi VA Sapri Carla Maria Bellotti, Alessandra Bianco, Aurora Caminelli, Helena Condemi, Giuseppe Dalia, Gianmarco Del Medico, Marzio Di Giacomo, Francesca Anna Maria Muscatello, Guido Iannaco VB Sapri Valentina Braga, Claudio Ciorciaro, Martina Commisso, Sara Lauria, Alessandro Miraglia, Sofia Paskevych, Anna Rita Rizzo Schettino, Caterina Rizzo Schettino, Alessandro Panico, Selene Petrosino VA Torraca Giovanni Mattera, Simone Liano, Salvatore Alberti VA Vibonati Diana Citera, Vincenza Citera, Sabrina Dalia, Gianluca Vallinoto, Felicia Verzolotti VA Villammare Ilaria Carleo, Maria Chiara Molinari, Vincenzo Natoli APPENDICE 2. Incontro con creature magiche Istituto Comprensivo “D. Cimarosa” – IV Circolo di Aversa (CE) – classe VA Dirigente Scolastico Cecilia Amodio Docente referente della Staffetta Angela Marrone Docente responsabile dell’Azione Formativa Annamaria Barracca Gli studenti/scrittori della classe VA - Francesco Arcella, Sara Bellicose, Daniela Borrelli, Giorgia Capolongo, Antonio Compagnone, Andrea Coppola, Chiara Costanzo, Domenico D’amore, Vincenzo D’Aniello, Raffaele Fabozzi, Anastasia Farinaro, Salvatore Ferrara, Ivana Ferriero, Giovanna Griffo, Carmine Lanza, Claudia Liotto, Sara Manservigi, Luciano Mottola, Alessandra Nerone, Loriana Noviello, Erika Pecovela, Luca Spezzaferri, Raffaele Tessitore, Giorgia Vesevo Il disegno è di Giorgia Capolongo, Ivana Ferriero Hanno scritto dell’esperienza: “…Anche quest’anno gli alunni si sono mostrati entusiasti di partecipare alla staffetta di scrittura creativa. La seconda esperienza li ha trovati più maturi e responsabili; infatti si sono meglio organizzati e confrontati nelle modalità e nei tempi del lavoro di gruppo. È piaciuto moltissimo l’incipit della scrittrice che li ha molto coinvolti e motivati”. APPENDICE 3. Chi la fa l’aspetti Istituto Comprensivo “D. Cimarosa” – IV Circolo di Aversa (CE) – classe VB Dirigente Scolastico Cecilia Amodio Docente referente della Staffetta Angela Marrone Docente responsabile dell’Azione Formativa Annamaria Barracca Gli studenti/scrittori della classe VB Mariarosaria Andreozzi, Andrea Barbato, Chiara Cafarelli, Giuseppe Cimmino, Gianmario D’Amore, Gaia De Michele, Andrea Del Piano, Gaia D’Ettore, Giulia Durante, Mena Ferrarello, Lucrezia Lamberti, Elena Lombardi, Luca Lombardi, Sara Marino, Vincenzo Menale, Luigi Oliva, Massimiliano Papa, Alice Perropane, Marco Pisciotta, Nicola Pisciotta, Alessia Romano, Antonella Romano, Marco Scarano, Emanuele Tagliafierro, Renato Virgilio Il disegno è di Marco Pisciotta Hanno scritto dell’esperienza: “…Gli alunni sono stati entusiasti di partecipare anche quest’anno alla staffetta di scrittura creativa. È particolarmente piaciuto l’incipit che li ha subito catturati e coinvolti. Hanno lavorato in gruppi e individualmente apportando idee e suggerimenti al lavoro collettivo e sono sempre stati concordi nella scelta dell’intreccio e nello sviluppo della storia. L’esperienza è stata positiva e li ha molto motivati”. APPENDICE 4. Jessica e Limpidina Istituto Comprensivo Statale “Padre Pio Da Pietrelcina”di Ispica (RG) – classi VA/B Dirigente Scolastico Maurizio Franzò Docente referente della Staffetta Antonella Giannone Docenti responsabili dell’Azione Formativa Maria Giamblanco, Vincenza Spadaro, Anna Tirella Gli studenti/scrittori delle classi VA - Francesco Assenza, Giombattista Calvo, Gabriele Carpanzano, Daniela Di Martino, Hind El Khrachfi, Eleonora Carmen Gambuzza, Giovanni Lucenti, Alessio Padova, Fabrizio Palazzolo, Simone Restivo, Angelica Santoro, Samuele Spadola, Alexandru Cosmin Stoica, Pietro Terra VB - Francesco Aprile, Salvatore Candido, Flavia Carpintieri, Valentina Ciranda, Alessia Federico, Veronica Ferrante, Carmelo Floridia, Salvatore Gianna, Ismaele Iurato, Jessica Maltese, Lorenzo Moncada, Gabriele Pluchino, Nikolas Ruggeri, Codrut Vasilica Zavu Il disegno è di Valentina Ciranda Hanno scritto dell’esperienza: “…Entusiasmo, fantasia, condivisione e sinergia sono gli ingredienti che hanno guidato gli alunni delle classi quinte A/B alla stesura del quarto capitolo dal titolo “Jessica e Limpidina”. La partecipazione alla staffetta di scrittura creativa ha suscitato curiosità in ciascun bambino. L’ascolto ed il commento dell’incipit e dei primi tre capitoli ha stimolato gli alunni a mettere in comune le loro potenzialità sia nella composizione del testo che nel disegno. Il lavoro di squadra è stato impegnativo e divertente per leggere l’intero commento www.bimed.net link: staffetta di scrittura creativa APPENDICE 5. La forza dell’amore Scuola Primaria Istituto Comprensivo “Giovanni XXIII” di Sperone (AV) - classi VA/B Dirigente Scolastico Felice Colucci Docente referente della Staffetta Rita Iandolo Docente responsabile dell’Azione Formativa Rita Iandolo Gli studenti/scrittori delle classi VA - Manuela Andronic, Mariana Costabile, Nicola Di Mauro, Aniello Falco, Chiara Fasulo, Giuseppe Antonio Fiorillo, Daniele Elia Gaglione, Natasha Maietta, Sabatino Mangino, Maria Monteforte, Francesca Napolitano, Marianna Orciuoli, Lucia Scotto d’Antuono, Giuseppe Ungaro VB - Karolin Bellavista, Teresa Boccieri, Viviana Cioffi, Carmine Colucci, Christian Foresta, Angela Gaglione, Elia Garardo, Francesco Mauro, Clemente Meo, Pia Metro, Raffaella Palmiero, Filomena Prisco, Marco Rizzuti, Martina Saldutti Il disegno è di Viviana Cioffi Hanno scritto dell’esperienza: “…La nostra è stata un’esperienza stimolante, le tante emozioni ci hanno accompagnato per tutto il percorso della Staffetta. Dalla lettura dell’incipit, all’attesa di ogni capitolo e alla stesura del nostro, si materializzava una storia avvincente dove il bene e l’AMORE trionfavano. Questo nostro viaggio nel mondo della fantasia e della creatività ci ha resi impegnati e assorti nel lavoro, invulnerabili e determinati, proprio come i nostri eroi. Il tutto è avvenuto all’insegna della collaborazione. Mettere insieme le idee di tutti ha suscitato in noi un sano spirito di competizione conducendoci sulla strada della riflessione e della necessità di un maggiore senso critico. Sentirsi dei piccoli scrittori, ideatori di un vero e proprio capitolo di un libro ci ha entusiasmati e divertiti”. APPENDICE 6. Nelle viscere del vulcano Scuola Internazionale Statale Europea “Altiero Spinelli” di Torino - classe VA Dirigente Scolastico Carola Garosci Docente referente della Staffetta Paola Carpinello Docente responsabile dell’Azione Formativa Gabriella Bozzi Gli studenti/scrittori della classe VA Alberto Alyson, Flavio Audano, Francesco Bulzomi, Elisabel Cafaro, Nina Careglio, Joselin Castelluccio, Alice Cataldi, Nicola Chiello, Ettore Costa, Quintilla Demonte, Charlotte Dessy, Giorgio Dosio, Andrea Falco, Marco Gazzarrini, Charlotte Hohn, Alberto Lanza, Anna Mastretta, Giulio Mosconi, Martina Natale, Elise Perosino, Lorenzo Puccio, Victor Ravassard, Elisa Ruella, Emile Sassi, Silvia Savella, Caterina Zoppi Il disegno è di Nina Careglio Hanno scritto dell’esperienza: “…L’esperienza è stata particolarmente coinvolgente”. APPENDICE 7. Gli enigmi fatati II Circolo Didattico “Don Milani” di Pagani (SA) – classi VA/D Dirigente Scolastico Carmela Anna Napolitano Docente responsabile della Staffetta Maria Grazia Salvati Docenti partecipanti all’Azione Formativa Loredana Campitiello, Monica Torre Gli studenti/scrittori delle classi V A - A. Buonfiglio, S. Buonfiglio, A. Buonocore, I. Campitiello, K. Celentano, S. De Prisco, A. C. Di Palma, M. Esposito, M. Immacolato, C. Leone, D. Marra, R. Marrazzo, E. Pecoraro, G. Pecoraro, M. Perito, R. Perito, S. Persico V D - D. Amarante, G. Annunziata, A. Battaglia, D. Buonocore, C. Chiara,G. Civale, N. De Prisco, I. Di Nardo, M. Fiore, C. E. Godea, F. E. Imperato, G. La Femina, V. La Femina, S. Marcone, C. Muti, A. Panico, A. Pascarella, F. P. Piscitella, L. Rosati, D. Rroshi, E. Sauer, V. Sorrentino, C. Tagliamonte, A. Tramontano. Hanno scritto dell’esperienza: “Partecipare alla Staffetta di scrittura creativa è stata un’esperienza formativa dalla forte valenza didattica che ha suscitato in tutti gli alunni entusiasmo, interesse e partecipazione. Attraverso il racconto fantastico gli alunni hanno avuto modo di esternare le loro emozioni e i loro sentimenti. Inoltre il racconto è stato prodotto grazie allo scambio e al confronto perché si lavora in gruppo, consentendo a tutti di esprimere liberamente le proprie idee e di aprirsi all’ascolto”. APPENDICE 8. Avventura gemella negli abissi Scuola Primaria Statale “Vittorio Scialoja” di Procida (NA) - classe VA Dirigente Scolastico Lora Verrusio Docente referente della Staffetta Maria Rosaria Scotto Di Santillo Docente responsabile dell’Azione Formativa Maria Rosaria Scotto Di Santillo Gli studenti/scrittori della classe VA Simone Arcopinto, Eleonora Azzolini, Kristian Casola, Michele Maria De Sanctis, Vincenzo Di Nola, Siria Di Somma, Gaia Esposito, Chiara Maria Evangelista, Vincenzo Gadaleta, Paolo Ingegneri, Figlio Felipe Inocencio Ferreiro, Gerardo Lauro, Angela Mastroianni, Filippo Migliaccio, Giuseppe Nasti, Francesca Parascandola, Mario Trapanese Il disegno è di Gaia Esposito, Eleonora Azzolini Hanno scritto dell’esperienza: “…L’esperienza è stata molto interessante! Tutti gli alunni hanno manifestato un grande interesse fin dai primi giorni, in cui abbiamo letto i capitoli precedenti e non vedevano l’ora di mettersi all’opera! Quindi abbiamo ipotizzato insieme lo sviluppo della storia e poi, divisi in gruppi,gli alunni hanno scritto le parti del nuovo capitolo. Infine abbiamo assemblato il lavoro, che è stato letto e modificato più volte e poi è stato inviato con grande soddisfazione. L’entusiasmo è stato grande! Tutti hanno partecipato con impegno, allegria e senso di responsabilità. Gli alunni si sono sentiti liberi di esprimere le loro idee, che sono state tantissime, ed hanno collaborato al massimo, dando il meglio di sé. Ora tutti noi speriamo che Perinquilina venga sconfitta e che la storia abbia quindi un lieto fine. Ci auguriamo inoltre di incontrare l’autore all’incontro che si svolgerà qui, a Procida”. APPENDICE 9. L’unione fa la forza Scuola Primaria “C. Collodi” 3° Circolo Didattico di Pinerolo (TO) – classi VA/B Dirigente Scolastico Giovanni Ventre Docenti referenti della Staffetta Fulvia Caneva, Gina Forgia Docenti responsabili dell’Azione Formativa Fulvia Caneva, Gina Forgia Gli studenti/scrittori delle classi VA – Nicolò Abis, Martina Amoroso, Mattia Bessone, Francesca Borrelli, Kassandra Buffa, Edoardo Charrier, Amy Clemente Everts, Sofia D’Aversa, Roberta Feroldi, Chiara Fusco, Alessia Guri, Simone Incarbone, Morena Korri, Serena Lo Gioco, Giacomo Manfredi, Gabriele Matera, Marika Penna, Nicole Ramondini, Martina Robasto VB - Asya Bertolino, Elisa Boccia, Alice Bosio, Sandy Bosio, Sharon Bosio, Loredana Chiriac, Noemi Chiurato, Raffaele Coco, Chiara De Stefano, Francesco Di Leone Santullo, Cristina Di Matteo, Francesca Macolino, Christian Margaira, Manuela Noaro, Aicha Pecci, Eric Puleo, Fabio Richaud, Nicole Vilca Il disegno è di Nicole Vilca Hanno scritto dell’esperienza: “…Ai nostri bambini, ma anche a noi insegnanti, abituati a lavorare e discutere tematiche concrete, non è piaciuto il fantastico della storia. Per loro il fantasy è un altro mondo, hanno quindi criticato molto l’uso di fate e streghe legate alla realtà. Si sono sentiti trattati da bambini piccoli. Sono classi che lo scorso anno messo in piedi uno spettacolo sull’immigrazione, che hanno letto i libri di Fabrizio Gatti, Erminia Dell’Oro, hanno visto filmati sulle difficili condizioni dell’emigrante di ieri e di oggi...” per leggere l’intero commento www.bimed.net link: staffetta di scrittura creativa NOTE NOTE INDICE Incipit di ANNAMARIA PICCIONE ................................................................pag 14 Cap. 1 Il Pesco stregato........................................................................................» 20 Cap. 2 Incontro con creature magiche ..........................................................» 26 Cap. 3 Chi la fa l’aspetti ......................................................................................» 32 Cap. 4 Jessica e Limpidina....................................................................................» 38 Cap. 5 La forza dell’Amore ..................................................................................» 44 Cap. 6 Nelle viscere del vulcano......................................................................» 50 Cap. 7 Gli enigmi fatati..........................................................................................» 56 Cap. 8 Avventura gemella negli abissi............................................................» 62 Cap. 9 L’unione fa la Forza ..................................................................................» 70 Appendici ..................................................................................................................» 78 Finito di stampare nel mese di aprile 2013 dalla Tipografia Effegi San Giorgio a Cremano (NA) Italy ISBN 978-8897890-48-5 Il Pesco stregato Incontro con creature magiche Chi la fa l’aspetti Jessica e Limpidina La forza dell’Amore Nelle viscere del vulcano Gli enigmi fatati Avventura gemella negli abissi L’unione fa la Forza