LA GESTIONE DEL TERRITORIO
E DELL’AMBIENTE A VERONA
REPETITA NON IUVANT
BREVI CENNI DI STORIA DELL’URBANISTICA
I PIANI E I PROGRAMMI
LA SITUAZIONE ATTUALE
LE PROPOSTE
di
Giorgio Massignan
TERRITORIALI
IL CONSUMO DEL SUOLO.
In Italia il suolo non è percepito come una risorsa esauribile,
ma come terreno in attesa di essere edificato.
Le aree urbanizzate (strade, parcheggi, etc…) possono
arrivare anche al 70% del costruito.
Nel quinquennio 1998/2003, l’attività edilizia è cresciuta del
17,6%, mentre il PIL nazionale, nello stesso periodo, è
cresciuto solo del 7,2%.
La produzione 2007 di sabbia, ghiaia, pietrisco è stata di 375
milioni di tonnellate, e quella di argilla, gessi, marmi di 320
milioni di tonnellate.
Riguardo alla produzione di cemento l’Italia vanta il primato
europeo.
Nel triennio 2005/2007 abbiamo prodotto 126,5 milioni di ton.
di cemento, circa 700 kg/annuo pro capite, il doppio della
Germania.
La superficie coltivata è passata in 40 anni da 18 a 13 milioni
di ettari (fonte Eurima).
Negli ultimi 40 anni la superficie agricola è passata da 18 a 13
milioni di ettari, con una perdita pari alla somma dei territori
di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna.
Attualmente in Italia si consumano circa 100 ha al giorno di
suolo agricolo.
I MECCANISMI DI GESTIONE DEL
TERRITORIO A VERONA
Dal 1975, anno della Variante Generale al
P.R.G. che prevedeva un grosso aumento della
popolazione veronese, sono state urbanizzate
aree verdi e costruiti edifici residenziali per
una popolazione prevista di oltre 400.000
abitanti.
Le proiezioni sono risultate clamorosamente
errate, provocando così lo spreco di migliaia di
mq di territorio agricolo e l’accumulo di circa
10.000 abitazioni sfitte.
Secondo l’Istat, circa il 20% del nostro
patrimonio edilizio abitativo non è occupato.
Una quota quattro volte maggiore di quella
tedesca.
Piano Regolatore del 1958
Nel 1954 Verona contava 200.000 abitanti, il nuovo piano ne
prevedeva un aumento di altri 100.000 in 30 anni, per un
accrescimento di poco più di 3.000 unità all’anno.
Erano previsti nel centro e nei quartieri periferici 228 ettari a
destinazione residenziale con 153.000 abitanti e 271 ettari con 147.000
abitanti nelle frazioni.
A sud fu localizzata e dimensionata la Zona Agricola Industriale.
Venne espropriata un’area immensa di 6.600.000 metri quadri per
fornire la possibilità al Consorzio Z.A.I.,
Variante Generale al Piano Regolatore del 1975
Previsione di aumento demografico entro il 1984 a 410.000 abitanti.
Il piano consolidò la struttura monocentrica di quello precedente, potenziando
una forte funzione direzionale al centro storico, assieme ad un energico processo
di terziarizzazione.
Il centro storico fu diviso in tre sottozone, con tre diversi gradi di conservazione
e conseguenti metodologie di intervento.
Obbligo ai privati che lottizzavano, a costruire a proprie spese le diverse opere
di urbanizzazione, precedendo l’articolo 17 della 765, la legge Ponte.
1984/1991 - Variante 33 sul Centro Storico.
Fu elaborata, utilizzando una metodologia definita
‘storico – tipologica’.
Venivano individuate le tipologie su cui formulare le
indicazioni tecniche e funzionali.
Lo studio per la Variante iniziò con il professor
Leonardo Benevolo e proseguì con l’architetto Maurizio
Veronelli.
Il Consiglio Comunale respinse la versione Veronelli,
che venne allontanato, temendo che bloccasse l’attività
edilizia dei privati.
Una nuova versione di Variante, più permissiva, fu
approvata nel stesura del 1981.
Era comunque confermato l’obiettivo di permettere il
recupero degli edifici favorendo le destinazioni d’uso
residenziali rispetto alle non residenziali.
Furono ammesse nuove destinazioni d’uso non abitative
esclusivamente al piano terra.
Il progetto preliminare alla Variante Generale al
P.R.G. vigente o Piano di Salvaguardia 1993
Dall’approvazione della Variante Generale al P.R.G. del 1975
sino al 1993, ci furono oltre duecento modifiche e varianti
parziali al Piano.
Il Progetto Preliminare aveva il compito di abbozzare le linee
programmatiche del futuro territoriale della città, che sarebbero poi
dovute essere specificate nel dettaglio dal Piano Regolatore Generale.
Il Progetto Preliminare o Piano di Salvaguardia bloccava ogni nuova
lottizzazione e aveva durata di tre anni, per permettere l’elaborazione
del Piano Regolatore.
Definiva i limiti urbani della città da non superare con nuove aree di
espansione.
Stabiliva quali zone potevano essere considerate A.R.U. (aree di
riqualificazione urbanistica). Dettava i criteri per tutelare i centri
storici.
Progettava il parco dell’Adige.
Favoriva il recupero delle aree industriali dismesse, evitando in tal
modo altro consumo del suolo.
Collegava i quattro sistemi di programmazione del tessuto urbano:
quello residenziale, quello produttivo, quello viabilistico e quello
ambientale.
Nel sistema della mobilità erano previsti:
. una linea di tramvia elettrica su sede fissa ed esclusiva.
.
. L’ampliamento delle Z.T.L.
. La riorganizzazione delle linee e delle aree di servizio ferroviarie integrate con
le diverse mobilità di trasporto pubblico, urbano e metropolitano.
. L’ attuazione di un sistema di luoghi e percorsi pedonali e di percorsi per il
trasporto pubblico.
. La realizzazione del sistema pedociclabile integrato con il sistema del verde
fruibile e connesso alla riqualificazione dei tessuti urbani.
Il Piano di Salvaguardia dopo tre anni fu fatto scadere dalla Giunta
guidata dal sindaco Sironi e non rinnovato.
Così si sono potute esaurire e cementificare tutte le aree ancora verdi
che, nella Variante Generale del 1975, erano previste edificabili per
una città di 410.000 abitanti.
IL MECCANISMO – LA STORIA DI VERONA
La formazione e la gestione del territorio sono stati e
sono il prodotto del rapporto tra l’economia e la
politica.
Un dato importante che conferma l’ipotesi che i piani
regolatori sono stati modificati dalle richieste degli operatori
privati, riguarda l’iter di approvazione dei P.D.L. (piani di
lotizzazione).
Il 60% dei P.D.L. ha causato delle varianti al piano.
Nel 49% dei casi la variante avviene dopo la presentazione del
P.D.L. e causa un aumento degli indici di edificabilità;
nel rimanente 51% si attende a presentare il P.D.L. che una
variante provveda ad aumentarne l’indice.
La maggior parte dei P.D.L. presentati ed approvati insistono
principalmente nelle zone ovest e sud della città, attorno ai
P.D.Z. (piani di zona di edilizia economica popolare) della
legge 167.
Il 53% delle lottizzazioni approvate prima del 1965 (anno di
approvazione del P.E.E.P.), sono in aree limitrofe ai P.D.Z.
futuri. Qualcuno era stato fornito della mitica palla di
cristallo.
In borgo Milano 21 P.D.L. su 43 presentati e realizzati, erano
su ex proprietà comunali cedute ai privati prima del 1967.
TIPOLOGIA DEL ‘POTERE’ A VERONA
Verona mantenne sino agli anni ‘90 una sua specifica particolarità. Chi gestiva il potere
politico-amministrativo ebbe sempre la massima attenzione per evitare che si formassero
potenti gruppi di interesse economico-politico, in grado di modificare sostanzialmente gli
equilibri tra i diversi operatori economici e politici della città.
Alcune grosse operazioni urbanistico-edilizie, che avrebbero potuto permettere ad alcuni
operatori locali, assieme ad altri provenienti da altre province, di modificare l’assetto
urbanistico della città e conseguentemente il sistema di potere, sono state bocciate dalle allora
amministrazioni comunali e segreterie politiche.
Da evidenziare alla fine degli anni ‘60 la bocciatura di tre grosse lottizzazioni, di cui una sulla
collina veronese, che avrebbe modificato il metodo consueto di intervenire sul territorio.
In quegli anni fu creato una sorta di ombrello clientelare, garantito dal maggior partito
cittadino, senza permettere che si costituisse un centro monopolistico, in grado di modificare
una gestione del potere che lasciava libertà di iniziativa a differenti soggetti.
Dal periodo della ricostruzione, per ottenere il cambio d’uso dei propri terreni, era
indispensabile il collegamento con l’operatore politico-amministrativo che decideva la
concessione del permesso. Tale collegamento, il più delle volte, era svolto dal tecnicoprofessionista, connesso alle segreterie dei partiti politici. Meccanismo questo che ha permesso
al fattore politico di controllare l’intero settore edilizio.
I TECNICI E GLI URBANISTI.
Una piccola percentuale dei professionisti del settore edilizio iscritti agli ordini, furono
determinanti, e in parte lo sono anche oggi, come mediatori tra gli operatori economici e la
pubblica amministrazione.
Per quanto riguarda gli architetti, coloro che sono intervenuti ed hanno gestito le operazioni
più importanti, sono passati nell’arco di circa 50 anni dal 9% del 1954 a circa il 3% del 2010,
sul totale degli iscritti all’Ordine.
Questi numeri esprimono in modo inequivocabile il sistema oligarchico che esisteva ed esiste
anche oggi tra i professionisti del settore.
Il numero dei progettisti più importanti sul mercato edilizio veronese è pressoché costante nel
tempo. Aumentano gli iscritti all’Ordine e diminuisce la percentuale dei più potenti.
GLI STRUMENTI URBANISTICI.
Sono le piattaforme tecniche che giustificano e notificano la speculazione edilizia.
I politici e gli amministratori pubblici sono sensibili ad una pianificazione urbanistica più
vicina agli interessi immobiliari che alla tutela delle risorse comuni.
In questo modo il suolo è considerato come una piattaforma sempre disponibile a generare
rendita.
Nelle scelte di piano, il suolo non è valutato come una risorsa finita, soggetto agli effetti
ambientali, che può subire e a sua volta rimandare.
VERONA DOPO IL 1994.
Gli estensori dei recenti P.A.T. e P.I. non hanno considerato le condizioni di un territorio
sovra-urbanizzato e i conseguenti danni che una nuova espansione avrebbe causato.
Non hanno colto l’opportunità economica che il rinnovo del patrimonio edilizio esistente, la
rinaturalizzazione e la messa in sicurezza di ampie zone a rischio idrogeologico e la
conservazione del magnifico patrimonio storico monumentale avrebbero potuto offrire al
settore dell’edilizia.
Il P.A.T. (Piano Assetto del Territoriale) e il P.I. (Piano degli Interventi), firmati dal sindaco e
dall’assessore alla pianificazione, Nascono con due gravi peccati originali:
1. Il consumo di suolo. Nonostante siano state edificate aree per una città di oltre 400.000
abitanti (Variante Generale al P.R.G. del 1975), e nella provincia di Verona siano stimati oltre
50.000 appartamenti non utilizzati, dei quali, oltre 10.000 solo nel comune di Verona, (secondo
l’Istat, circa il 20% del nostro patrimonio edilizio abitativo non è occupato.
Una quota quattro volte maggiore di quella tedesca.
Nel P.A.T. sono pianificati: 10.900 nuovi alloggi.
750.000 mq di edifici ad uso commerciale, terziario e produttivo
Le aree agricole collinari, paesaggisticamente più preziose e ambientalmente più fragili, non
sono state salvaguardate e sono previsti 25.000 mq di residenziale ad Avesa e Quinzano.
Ipotesi di crescita della popolazione veronese a 300.000 abitanti nel 2021; quando dai risultati
dell’ultimo censimento si evince che Verona, dal 2001 al 2011, ha perso circa 3000 abitanti.
2. Una pianificazione urbanistica più sensibile agli interessi immobiliari che alla tutela delle
risorse comuni.
Il P.I. ha mancato uno dei principali obiettivi indicati dalla legge regionale: quello di
mantenere e/o recuperare le funzioni agricole del territorio comunale, e di valorizzare le
trasformazioni, se compatibili con l’assetto ambientale e paesaggistico a favore della
collettività.
Alcuni particolari del P.I.
Spianà. In quella zona, si costruiranno diversi edifici che trasformeranno l’uso del territorio
dall’attuale verde rurale a sportivo.
Il principale intervento sarà quello previsto su 180mila mq con la realizzazione di diversi
impianti, tra cui piscine coperte, campi da tennis, una palestra, un centro per il golf e un
circuito per Bmx omologato agli standard olimpici.
E’ proprio necessario costruire, considerato i bisogni della città?
Avremmo necessità di un grande parco urbano piantumato e non di altri centri sportivi.
Montorio. Un nuovo centro sportivo con una palestra, campi da basket e da volley e con un
centro ricreativo estivo attrezzato con un laghetto, con giochi d'acqua e un bagnasciuga, è
previsto a Montorio. Inoltre saranno riqualificati i campi sportivi di via dei Cedri.
Quinzano. Un intervento di 13mila mq di residenziale consentirà di finanziare (con 2.500.000
euro) i 700 metri mancanti per congiungere via Are Zovo e via Zavarise.
Si tratta di una specie di circonvallazione della frazione ai piedi delle colline. Questo
intervento si collega alla struttura viabilistica realizzata per la contestata lottizzazione del
Monsel.
Saval. Sul luogo della contestata “quarta torre” sarà realizzato un parco di quartiere.
I proprietari dell’area che avevano ottenuto dal TAR il diritto a costruire hanno avuto in
cambio dal Comune un credito edilizio da utilizzare nella quarta circoscrizione.
Parona. E’ stata resa edificabile l’area ancora libera della rinascimentale villa Monastero
(oltre 4mila mq), mantenendo sulla zona adiacente, di proprietà degli stessi privati, alcune
attrezzature in gestione alla parrocchia (impianti sportivi, un teatro all'aperto, un parco
giochi).
Ca’ di David. La parrocchia ha ottenuto la possibilità di valorizzare un'area con 2.900 mq di
nuove abitazioni.
Il Comune considera le seguenti come le opere pubbliche di maggior rilievo:
-un parcheggio di mille metri quadrati a San Zeno;
-un’area di quasi 20mila mq. per la costruzione di impianti sportivi, un teatro all’aperto e un
parco giochi gestiti dalla parrocchia a Parona;
-un parco di 3.500 mq alla Spianà;
-un parcheggio pubblico da 5mila mq. e una nuova strada di accesso per le scuole medie
Aleardi e gli istituti Marconi e Fermi;
-20mila mq di verde attrezzato in località Fracazzole;
-impianti sportivi su 27mila mq a San Felice;
-un parcheggio scambiatore di 30mila mq a servizio della filovia a Madonna di Campagna;
-un nuovo centro sportivo in via dei Tigli e la riqualificazione di quelli esistenti in via dei
Cedri, a Montorio.
Su 313 manifestazioni di interesse approvate, 212 sono state protocollate ed hanno ottenuto il
rogito.
Con la stipula degli atti notarili per i progetti privati approvati con il Piano degli Interventi il
Comune comincerà ad incassare il dieci per cento del contributo di sostenibilità, vincolato a
finanziare opere pubbliche nei quartieri degli stessi interventi.
Il piano di Verona sud.
La Pubblica Amministrazione intende realizzare circa quattro milioni di mc. di costruito, di
cui un milione di edifici residenziali e tre milioni tra direzionale, commerciale e alberghiero,
quantità certamente sovradimensionate per la realtà veronese
La zona sarà rivoltata come un calzino. Già i primi progetti approvati sono all’ insegna del
gigantismo.
Ex Officine Adige. Sull’ area di 100.500 mq delle ex Officine Adige (si chiamerà Adige City)
verranno costruiti appartamenti, uffici, spazi commerciali e un albergo. I proponenti (si tratta
del C.I.S.) hanno acquistato dal Comune un credito edilizio pari a 45.515 mq aggiuntivi. Ben
3.833.627 euro da versare a Palazzo Barbieri, in aggiunta a tutti gli altri oneri.
Ex Manifattura Tabacchi. Uffici, negozi e un albergo per un totale di 79.500 metri quadri, cui
si aggiungono crediti edilizi per 8.490 mq (del valore di 1.867.910 euro).
Al Comune 1.334.700 euro di contributo di sostenibilità, oltre al recupero del Magazzino
Nervi e una piazza pubblica.
Ex Autogerma. 79.500 mq principalmente residenziali. L'intervento frutterà a Palazzo
Barbieri 2.456.600 euro di contributo di solidarietà e altri 2.798.380 per l'acquisizione di
12.720 mq di crediti edilizi.
In particolare:
Scalo merci della ferrovia. Si sta vanificando l’opportunità di realizzare un grande parco
urbano per migliorarne la qualità ambientale e per realizzare una cerniera di collegamento
ciclabile e pedonale tra la stazione e la fiera e tra la zona di Verona sud e quella dello stadio
con la Spianà. Nel recente piano sono previsti il passaggio di una superstrada in trincea e la
costruzione di centri direzionali pubblici.
Ex Cartiere Verona. In un’area di circa 150.000 mq, è stata recentemente approvata la mega
lottizzazione di una city con 300.000 metri cubi di nuova cementificazione, che ospiterà 70
negozi per 15.000 mq, 12 bar e ristoranti, palestre, centri per il fitness, multisale
cinematografiche per 4600 mq e uffici per trentamila mq.
In quella zona andranno giornalmente a lavorare circa 1500 persone e molte altre migliaia vi
arriveranno con le loro automobili per usufruire dei servizi commerciali e direzionali.
Le risposte per questo enorme aumento dei flussi di traffico sono sette nuove rotonde
spartitraffico.
Tutto questo rappresenta la conferma che la delega affidata dalla pubblica amministrazione
ai capitali privati di pianificare la città, è facilmente desunta dalle scelte fatte per la
trasformazione urbanistica di Verona sud: una zona ricca di grandi aree dismesse da
riqualificare.
Gli amministratori pubblici, anziché analizzare il potenziale che offrivano e coniugarlo con la
vocazione e le necessità di Verona, all’interno di un piano territoriale unitario e organico,
hanno preferito ricucire le differenti proposte che i vari gruppi di imprenditori privati
avevano presentato.
Gli interventi più importanti sono firmati da alcuni tra i maggiori architetti internazionali,
(Rogers, Bellini, Gabbiani, Crocioni e Porrino), quasi si volessero nascondere dietro i nomi
degli archistar, il fallimento della pianificazione pubblica e la mancata coniugazione tra
l’architettura e l’urbanistica.
Il P.A.Q.E. della Regione
Al di fuori e al di sopra della pianificazione comunale, s’inserisce quella regionale che, con la
non opposizione del Comune di Verona, permetterà di costruire, attraverso il Piano d’Area,
altri milioni di mc.
In particolare:
1)
L’ex Opificio Tiberghien a Borgo Venezia. Destinazione d’uso prevista per attività
relative al direzionale, commerciale e ricettivo.
2)
L’Agorà della Croce Bianca. È un centro turistico ricettivo metropolitano.
3)
L’ Ecocittà del Crocione. Sulla strada Verona-Peschiera. Si prospetta di creare un
complesso a uso direzionale, di servizi e residenziale.
4)
Le Porte della Città al Nassar di Parona. In una zona ambientalmente pregiata, a
pochi metri dall’Adige, confinante con la campagna e di possibile esondazione, è ipotizzata la
costruzione di un complesso abitativo, direzionale e commerciale, di 72.399 mq.
5)
L’Ecoborgo di Mezzacampagna (seminario di San Massimo). Si propone di realizzare
nell’area del seminario un centro direzionale, ricettivo, commerciale, residenziale, sociale e
assistenziale.
6)
La nuova Contina a Verona sud. Si delinea la creazione di un galoppatoio che potrebbe
rappresentare il classico “cavallo di Troia” per pilotare uno sfruttamento speculativo
Programmazione territoriale e P.I.R.U. (piano di riqualificazione
urbana)
Dal 1975, anno dell’ultima Variante Generale al P.R.G. di Verona, escluso il Piano di
Salvaguardia del 1993, il primo atto che l’ Amministrazione Comunale ha approvato è stato il
P.I.R.U. che una legge regionale del 1999, la 23, permetteva di utilizzare per le aree degradate.
Dal 1993 al 2004
.si erano esaurite tutte le aree edificabili residue progettate nel 1975 per una città di oltre
400.000 abitanti;
.si era pesantemente ridotta l’area del parco dell’Adige;
.era stato praticamente cancellato il parco della Spianà redatto dal professor Arrigo Rudi;
.si era tolto il vincolo di verde pubblico e/o privato alla collina;
.le A.R.U. erano cresciute di numero, aumentati gli indici di edificabilità e modificato la
normativa, riducendo la quota parte di superficie che i proprietari avrebbero dovuto cedere
alla Pubblica Amministrazione.
Dal 1975 (ultima Variante Generale)
ci sono state oltre 270 varianti parziali,
tra cui alcune molto importanti:
1981, n.19 Variante del Quadrante Europa;
1984, n. 40 Variante della Spianà;
1988, n. 33 Variante del centro storico;
1989, n. 87 Variante della Mediana;
1989, n. 70 Variante dell’ISAP;
1992, n. 107 Variante sulla tutela degli edifici (119) degli anni ’30;
1994, n. 100 Variante di Ca’ del Bue.
Utilizzando lo strumento dei P.I.R.U., non si è assolutamente voluto mettere in atto un sistema
di urbanistica partecipata, ma si è preferito pianificare al chiuso di pochi uffici.
Le vecchie proposte della cosiddetta Variante “Cesari”, di modificare parte delle aree a verde
o servizi soprattutto nei quartieri della cintura esterna in aree di completamento edilizio; sono
state fatte proprie dalla scelta dei P.I.R.U.
Le zone che hanno presentano più P.I.R.U. sono quelle di Borgo Roma e di Borgo Milano.
Tutto ciò ha dimostrato la totale assenza di una pianificazione e programmazione territoriale
realmente partecipate e oggettive.
Con l’intervento P.I.R.U. si iniziò la trasformazione del tessuto urbano, da insieme organico e
collegato, ad una sorta di abito di arlecchino, dove i protagonisti più potenti potevano ottenere
vantaggi di posizione che ad altri, più deboli, erano preclusi.
Le ex Cartiere
Le nuovi torri alle ex Cartiere Verona. Verona è stata dichiarata Patrimonio dell'Umanità,
dall'Unesco proprio per la sua peculiarità di città fortificata.
Il progetto per le ex Cartiere Verona prevede la realizzazione di due enormi torri direzionali
alte oltre 110 metri, (rispettivamente 112,77 e 120,90 metri, che con l'antenna sul tetto arriva
a 140,50!), distanti poco più di 200 metri dalle mura magistrali.
Se saranno costruite rappresenteranno il definitivo stravolgimento del paesaggio urbano.
L’armonia e gli equilibri, che si erano stratificati e conservati in secoli di storia, in questo
modo verranno totalmente e irreversibilmente stravolti.
Le enormi Torri delle ex Cartiere saranno visibilissime: da Castel S. Pietro, dalla Torre dei
Lamberti, da Corso Porta Nuova, sovrastando minacciose la Porta e le mura magistrali, dai
gradoni dell'Arena e, saranno la prima immagine, purtroppo distorta della città, per chi
arriva da sud, umiliando Porta Nuova e la città storica con lo sfondo delle colline, del Carega
e del Monte Baldo.
Alcune simulazioni dell’impatto delle torri sulla città storica
SCHEDE
Ikea
L’intervento accolto dalla giunta sull’area Biasi prevede 241 mila mq, a cui vanno aggiunti
altri 90 mila metri quadri tra ricettivo, direzionale e ludico ricreativo, altri 75 mila mq di
nuove residenze per 1.700 nuovi abitanti, per un totale di 411 mila mq. L´Ikea ne utilizzerà
solo 273 mila, meno della metà della superficie, e avrà una potenzialità edificatoria di soli 141
mila metri quadrati a destinazione commerciale, mentre accanto ad essa, sorgerà un “Parco
commerciale” altrettanto grande: 267 mila metri quadri, con capacità edificatoria di 190 mila
metri quadrati, 50 mila più dell’Ikea.
Ex Arsenale
A Verona, dopo il 1848, nell'ansa nord dell'Adige, di fronte a Castelvecchio e alla città
antica, è stato costruito l'Arsenale. Dopo quello di Vienna, era il più grande arsenale
dell’epoca, occupando una superficie di ben 140.000 mq.
E’ un complesso formato da 9 edifici. Il principale ospitava la sede del Comando, proprio
davanti a Castelvecchio. Sul retro, nel lato destro e sinistro, erano ubicati gli edifici destinati a
magazzini. Nella corte centrale c’erano le officine e i laboratori degli artigiani.
Ora, la Pubblica Amministrazione intende dare in concessione ai privati, per 99 anni
rinnovabili, due terzi della superficie utile con la libertà di trasformarla in uffici e negozi
modificandola a loro piacimento, il permesso di rivendere questi uffici e negozi, la possibilità
di aprire un nuovo centro commerciale nella corte centrale e di realizzare un'ulteriore
parcheggio da 500 posti (oltre a quello SABA già previsto), l'esonero dagli oneri di
urbanizzazione, la gestione retribuita dal Comune per quindici anni dell'intero complesso.
Quest’ultimi godrebbero anche di un finanziamento pubblico di 12.000.000 di euro di
finanziamento pubblico
Ca’ del bue
Sotto accusa sono la soluzione dei forni a griglia e le emissioni dell'inceneritore, negative per
la salute di tutti coloro che abitano vicino al complesso.
La proposta alternativa sarebbe la riconversione della struttura in un impianto di
trattamento di rifiuti a freddo
Da tenere presente che la Corte dei Conti da anni sta monitorando i conti dell’impianto di
Ca’ del Bue.
Di conseguenza non sarebbe possibile smantellare il vecchio impianto, per evitare di
considerare perduti i soldi già spesi e i fondi pubblici già erogati.
I pubblici amministratori, molto probabilmente, sarebbero accusati di danno erariale. Per
questi motivi, il sindaco Tosi ha previsto la riaccensione dei vecchi forni, costati 40 milioni di
euro; e solo successivamente l’avvio del progetto dei nuovi forni a griglia.
Ignorando totalmente la salute dei cittadini, la giunta Tosi segue la logica perversa che più si
brucia, più si guadagna.
Nel bando di project financing per la costruzione dei due nuovi forni, approvato nel dicembre
2008, è stata proposta una tecnologia a griglia, capace di trattare 600 tonnellate al giorno (190
mila all’anno) di rifiuti solidi urbani
Attualmente, la produzione giornaliera di Verona viaggia sulle 350 tonnellate, insufficienti
per alimentare un forno da 600, quindi, per sfruttare la potenzialità dell’impianto, dovranno
giungere rifiuti da altre province.
Traforo delle Torricelle
PASSANTE NORD E TRAFORO DELLE TORRICELLE
Lunghezza complessiva:
11.600 m
Galleria naturale (traforo): 2.200 m
Galleria artificiale:
2.000 m
Altri tratti coperti:
4.00 m
Costo dell’opera:
445 milioni
Un progetto a soli due chilometri dall’Arena.
Quattro corsie di marcia, due di emergenza.
Cinque uscite che andranno a collegare i caselli autostradali di Verona nord e Verona est.
Il traforo verrà realizzato in project financing dall’azienda Technital
Il passante inizia con la galleria naturale sotto la collina, a Ca´ Rossa di Poiano, ed esce
all´altezza di Avesa.
In galleria artificiale coperta arriva allo svincolo di via Preare, a Ca´ di Cozzi.
Prosegue in superficie, su una superstrada, superando con un ponte l’Adige e poi da lì fino al
casello di Verona nord.
Saranno costruiti anche una bretellina verso Arbizzano e uno svincolo su viale Brennero
(statale per Trento).
Altri svincoli in via Gardesane, via Bresciana, strada per Arbizzano-Valpolicella.
Analisi sui rischi geologici:
Per il Passante Nord, secondo il Comune, non serve il parere sismico perché il comune di
Verona è in zona 3, come Mirandola, Finale Emilia, Modena, cosicché il parere preventivo ai
fini antisismici sugli strumenti urbanistici non è obbligatorio per un´opera che prevede un
tunnel di 4.200 metri con il passaggio previsto di circa 20 milioni di auto e camion all’anno.
Il traforo potrebbe costituire uno sbarramento al defluire dei corsi d’acqua sotterranei in
Valdonega verso l’Adige, stagnando il terreno delle colline veronesi già di per sé piuttosto
argillose.
Si potrebbe parlare anche di possibili frane.
Motor City
DATI
Autodromo:
Parco divertimenti:
Due hotel:
Zona commerciale:
Parco scientifico-tecnologico:
Motor show room:
Residence:
1.000.000 mq
360.000 “
150.000 “
470.000 “
500.000 “
420.000 “
230.000 “
Verde a parco e parcheggi:
Strade, marciapiedi, ciclabili:
1.100.000 “
350.000 “
TOTALE:
4.580.000
“
SUPERFICIE OCCUPATA DA EDIFICI:
SUPERFICIE SCOPERTA O LIBERA:
1.080.000 mq
3.500.000 “
VOLUME COMPLESSIVO:
7.000.000 mc
PARCHEGGI PER 44.000 POSTI AUTO:
1.100.000 mq
TRAFFICO GIORNALIERO PREVISTO:
MIN. 34.182
CENTRO COMMERCIALE.
SUPERFICIE COPERTA:
ALTEZZA:
VOLUME:
POSTI AUTO:
300.000 mq
18 m
5.400.000 mc
18.000
TRAFFICO GIORNALIERO PREVISTO:
MIN. 19.025
MAX. 40.436
23%
77%
MAX. 75.194
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la gestione del territorio e dell`ambiente a verona