11-01-2009 17:24 Pagina 1 Stagione di balletto a cura di Claudio Ronda realizzata da con il contributo di: Comune di Rovigo giovedì 22 gennaio 09 ore 20.30 Storie dal Fiume Giallo Balletto Nazionale di Pechino sabato 21 febbraio 09 ore 20.30 Didone e Enea Balletto Teatro di Torino domenica 1 marzo 09 ore 16.00 Giselle MaggioDanza Corpo di Ballo del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino giovedì 9 aprile 09 ore 20.30 La Seduzione Don Giovanni - Carmen Malandain Ballet Biarritz Centre Choréographique National 193a stagione lirica e balletto 08 09 Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 2 Per la terza edizione della Stagione di Balletto inserita nella tradizionale Stagione del Teatro Sociale di Rovigo abbiamo in parte cercato un filo comune con la lirica, a volte riuscendoci a volte dilatando e tirando questo filo per proporre qualcosa di diverso, nel tentativo di incuriosire e affezionare sempre più il pubblico che in questi anni ci ha seguito e ricambiato con la sua partecipazione. Nella Stagione 2009 sicuramente due titoli rimanderanno ad opere appena rappresentate, Il Balletto Nazionale di Pechino non potrà non farci ricordare Turandot e il Corpo di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino con Giselle, le “Villi” di Puccini, insistendo potremmo anche dire che lo stesso sentimento di amore e morte di Traviata attraverserà lo spettacolo La Seduzione del Ballet de Biarritz ma, senza tendere troppo questo filo, dobbiamo ammettere che abbiamo cercato anche, con l’aiuto di titoli consolidati e famosi, di proporre nuove letture e nuovi percorsi. Le Compagnie ospiti approdano in gran parte per la prima volta al Teatro Sociale, accanto ad alcune firme di giovani coreografi italiani, il programma è completato da incursioni internazionali, con proposte frutto di una ricerca approfondita dei diversi linguaggi contemporanei e della tradizione. Un programma artistico pensato per offrire più occasioni di incontro tra culture e forme espressive diverse. L’apertura della nostra stagione è affidata ad un appuntamento entusiasmante per l’altissimo livello tecnico-acrobatico con lo spettacolo del Balletto Nazionale di Pechino, che in accordo con la compagnia abbiamo voluto idealmente intitolare “Storie dal fiume giallo”. Un omaggio alla plurimillenaria civiltà cinese, con la principale compagnia statale della Cina diretta da Wang Wei che alternerà sulla scena le danze tradizionali dell’opera classica del proprio Paese a nuove coreografie. Con una sapiente amalgama, in una armoniosa e totale fusione delle arti cinesi, acrobazia, arti marziali, epopee guerriere, teatro danzato, la compagnia offrirà un’esperienza unica e rara agli occhi dello spettatore occidentale. Il secondo appuntamento è Didone e Enea che porta la firma di un giovane coreografo Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 3 italiano, Matteo Levaggi, che a Torino, presso la compagnia del BTT diretta da Loredana Furno, ha trovato la propria “casa”. Sulle fascinose musiche dell’opera di Henry Purcell, Levaggi si concentra sulla figura di Didone e, mantenendosi fedele alla sua cifra artistica, indaga i presagi che lentamente la conducono alla morte. Il programma riprende a marzo con un capolavoro assoluto del repertorio coreografico, l’apoteosi del balletto romantico Giselle (ovvero le Villi) proposto dalla Compagnia di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino, diretta da Vladimir Derevianko. A concludere la prima parte della Stagione di danza una serata dedicata alla Seduzione con due creazioni firmate da Thierry Malandain, già étoile dell’Opéra di Parigi, coreografo francese di spicco della nuova generazione. Riuniti sotto un unico denominatore: Don Giovanni simbolo della seduzione al maschile e Carmen, di quella al femminile, quest’ultima messa in scena non nella tradizionale versione di Bizet ma con una colonna sonora che attinge da Franz Schubert, con la versione mahleriana per orchestra d’archi di Der Tod und das Mädchen. Si aggiungono e completano il cartellone alcuni spettacoli al Teatro Sociale e al Teatro Studio, promossi dall’Associazione Balletto “città di Rovigo” e messi in scena dalla compagnia Fabula Saltica. In programma fra aprile e maggio tre appuntamenti con il fortunato spettacolo Pinocchio burattino senza fili, progetto dedicato alle scuole elementari. Sempre a maggio, in occasione dell’uscita del nuovo cd che fa da colonna sonora, la compagnia proporrà Ballades con le musiche originali di Paolo Zambelli eseguite dal vivo. Per concludere la stagione 2009, un nuovo spettacolo a fine maggio che debutterà questa volta al Teatro Studio e che sarà replicato per tre sere, incentrato sul tema dell’amore, ideato e curato da Vito Alfarano con la regia di Luigi Marangoni, frutto di una importante esperienza artistica condotta nella Casa Circondariale di Rovigo. L’appuntamento rappresenta un nuovo spazio dedicato ai giovani che all’interno della compagnia stanno cercando un proprio percorso. Claudio Ronda Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 giovedì 22 gen 09 11-01-2009 17:24 Pagina 4 ore 20.30 turno oro, turno c Storie dal Fiume Giallo Balletto Nazionale di Pechino primo premio e medaglia d’oro al concorso internazionale di Mosca -1997 primo e secondo premio al concorso internazionale di danza di Parigi - 1998 primo premio al concorso internazionale di Minsk - 1999 Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 5 Il Balletto Nazionale di Pechino La Cina è una delle più antiche civiltà del mondo, celebre per la sua ricchissima cultura e per lo splendore delle sue arti. La danza tradizionale cinese, che, oltre al corpo umano, utilizza tre strumenti fondamentali, il ventaglio, la spada e le lunghe maniche o i nastri, ha seguito un percorso di continuo sviluppo e trasformazione come parte delle arti in generale. E’ tuttavia impossibile per i contemporanei poter apprezzare di persona le autentiche melodie della musica tradizionale, come pure le rappresentazioni originali della danza tradizionale. Ciò in quanto la danza accompagnata da musica (yue wu), sviluppatasi durante le dinastie Qing, Han, Shui e Tang, può essere studiata solo attraverso la letteratura e le arti figurative dei tempi antichi. L’opera tradizionale cinese, che nasce e si sviluppa durante le dinastie Song, Yuan, Ming e Ching, ha raggiunto nei secoli vere e proprie vette di perfezione come forma di operaballetto. Ma qui la danza esiste solo come mera appendice dell’opera. Nel corso di mezzo secolo, il Comitato Scientifico dell’Accademia di Pechino ha esplorato i territori sia della danza tradizionale con accompagnamento musicale, sia della danza nell’opera classica cinese, facendo opera di ricostruzione e aprendo nuove prospettive con un approccio moderno che ha reso la danza tradizionale completamente autonoma rispetto all’opera. Questo lavoro si è svolto, sostanzialmente, lungo tre direttrici fondamentali che costituiscono le tre componenti della danza cinese come la conosciamo oggi: codificazione dei movimenti di base e elaborazione delle posizioni, quali risultano dalle fonti letterarie e figurative, secondo gli schemi del balletto classico, in particolare russo; utilizzo dell’espressività plastica tipica della danza contemporanea e del ritmo nel movimento (body rythm); applicazione ed elaborazione delle tecniche e delle figurazioni delle arti marziali cinesi. Si può, quindi, affermare che si tratti sia di danza tradizionale operata con spirito moderno, anche per soddisfare il gusto estetico dello spettatore odierno, sia di coreografie contemporanee espresse in linguaggio tradizionale, in accordo alla massima: “fare emergere il nuovo attraverso il passato”. Nel repertorio, che comprende anche balletti completi, si alternano danze liriche e danze Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 6 acrobatiche, a tematica storico-nazionale. Vi si possono ritrovare sia danze di antica tradizione, ispirate a personaggi della storia e della letteratura cinesi, sia danze delle diverse etnie che popolano il grande Paese asiatico, sia danze militari, sia, infine, danze basate sulle arti marziali, dal Wu Shu (arte delle armi) al Ba Gua (arte marziale degli Otto Diagrammi) e sulla filosofia classica cinese (Yin e Yang). La compagnia è attualmente diretta da Wang Wei. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 7 Programma Liang Shanbo e Zhu Yingtai Balletto in un atto, su musica dal concerto per violino e orchestra “L’Amore delle Farfalle”. La vicenda, simile al tema di “Romeo e Giulietta”, narra di due giovani amanti, appartenenti a famiglie rivali, che sfidano, con il loro amore, l’etica feudale in nome di una vita migliore, libera e felice. Tuttavia, l’odio prevale fino all’estremo sacrificio dei due giovani. Le anime dei due amanti, trasformate in farfalle, sono per sempre ricongiunte e libere: la forza invincibile dell’amore ha vinto la morte. Il Re Kong Ispirato alla potente figura dell’attendente militare di Buddha, raffigurata negli affreschi rinvenuti nelle Grotte di Dunhuang, il brano utilizza movimenti semplici e asciutti per caratterizzare il rude carattere del soldato. Le fate dell’arcobaleno Le fate volteggiano in un fantastico paradiso, danzando con un nastro di seta colorata lungo oltre 20 metri. La danza è ispirata agli affreschi di Dunhuang, raffiguranti le Apsaras, gli angeli del buddhismo. Il nastro di seta insegue e anticipa al tempo stesso i movimenti della danza. Spirito eroico Danza con spade che sottolinea l’abilità e il valore nelle arti militari, lo spirito di abnegazione e di sacrificio dei guerrieri cinesi. Ispirata ad un episodio di guerra avvenuto nel 202 a.C. presso Gaixia, rappresenta la strenua difesa delle truppe di Xiang Yu assediate dall’armata di Liu Bang. Sottolineando la plasticità maschile, fa risaltare il tragismo dell’obbedienza al dovere attraverso l’uso del vocabolario della danza classica cinese, su musica dell’antico brano anonimo “Xiang Yu il Conquistatore”. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 8 Il canto di Ta Danza femminile di gruppo dell’etnia Yilan, popolare nel periodo compreso tra le dinastie del Nord e del Sud (420 - 589 d.C.), esprime l’emozione romantica e l’entusiasmo della giovinezza delle donne cinesi attraverso l’approccio tradizionale di “danzare cantando”. Il brano è stato ricreato come simbolo della rinascita della danza cinese grazie ad antiche immagini e alle descrizioni, contenute nelle poesie classiche cinesi. L’imperatore Qin passa in rassegna le truppe Danza maschile dedicata alla memoria dell’imperatore Qin, che, dal 221 al 207 a.C., unificò la Cina e del quale i successori dinastici immortalarono la memoria, seppellendo nella sua tomba il celebre Esercito di Terracotta. La danza mostra l’ardimento dei Cinesi utilizzando la tecnica d’abilità e l’espressività della danza tradizionale cinese, con movimenti unici al ritmo incalzante della musica popolare “I Grandi Tamburi di Jiangzhou”. Le attrici dell’opera cinese Danza femminile di gruppo, ispirata all’eleganza e alla bellezza delle attrici dell’opera tradizionale di Sichuan, dove i ricchi costumi decorati di piume e i movimenti esperti, creano un’atmosfera di giovanile felicità. Il fiore del loto Ispirata ad un antico poema omonimo, la danza esalta la grazia e il fascino del loto, identificandolo con la bellezza femminile tradizionale. Sia quando fiorisce al sole, sia quando trema alla pioggia d’autunno, il loto, che nasce nel fango senza esserne intaccato, è simbolo di purezza e nobiltà d’animo. Il fiume giallo Danza di gruppo su musica di un celebre concerto per pianoforte e orchestra su motivi de “La Cantata del Fiume Giallo”, dedicata al Fiume-Madre, culla della civiltà cinese. Esprime lo sforzo di liberazione delle masse contadine della Cina dal giogo straniero e l’orgoglio della costruzione di un nuovo e libero Paese. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 9 Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 sabato 21 feb 09 11-01-2009 17:24 Pagina 10 ore 20.30 turno oro, turno c Didone e Enea Balletto in un atto Musiche Henry Purcell Balletto Teatro di Torino Coreografia Matteo Levaggi Lighting designer Marco Policastro Scene Angelo Cucchi | Costumi Manuela Dello Preite e Atelier Walter Dang Danzatori Giuseppe Cannizzo | Mattia Furlan | Selene Manzoni | Luca Martini Manuela Maugeri | Vito Pansini | Viola Scaglione Prima esecuzione Teatro Cilea di Reggio Calabria 18 gennaio 2008 Foto Paula Kajzar e Antonio Pellicano - Rielaborazione Alessandro Raise Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 11 Matteo Levaggi coreografo Si è formato alla scuola del Balletto Teatro di Torino diretto da Loredana Furno. Dal 1993 al ‘96 si afferma in diversi concorsi, da quello di Rieti al Concorso Internazionale di Danza di Parigi. Entrato a far parte del Balletto Teatro di Torino, ha modo di segnalarsi come solista dalla spiccata personalità e dalla speciale qualità di movimento. Diversi coreografi lo scelgono per le loro creazioni. Nel 1997/98 fa parte della compagnia Aterballetto diretta da Mauro Bigonzetti, poi sceglie una carriera libera, danzando in diverse produzioni tra cui Le memorie di Adriano dove interpreta il ruolo di Antinoo accanto a Giorgio Albertazzi. Nel 2000 è tra i protagonisti di un’importante creazione della coreografa americana Karole Armitage: Io Giacomo Casanova, presentata al Festival di Atene e poi in tournée. Nello stesso anno è ospite del Festival Internazionale di Balletto di Cuba, diretto dalla grande Alicia Alonso. Dal 1999, dopo il successo sorprendente di una sua prima creazione per la compagnia, Loredana Furno lo vuole coreografo stabile del Balletto Teatro di Torino, con il quale ha iniziato un suo personale percorso creativo centrato sulla costruzione propriamente coreografica e fondato sul lavoro quotidiano con i danzatori, creando così una nuova realtà italiana di compagnia di danza “d’autore”. Tra le sue diverse creazioni per il BTT, dopo Gee Andy! ispirato a Andy Warhol e Ray Man, le più recenti sono Caravaggio (su musica originale di Giovanni Sollima, creato per il Teatro Carlo Felice di Genova e portato in tournée con successo in Italia e al Festival Internazionale di Miami, USA), Jeu d’Écarts e Differentia (musica di Ligeti, Bartok e Scanner). L’Arena di Verona gli ha commissionato Drowning by Numbers nel novembre 2005 al Teatro Filarmonico, mentre la principale creazione del 2006, Canto bianco in un momento di orizzonte verticale, per il BTT, ha debuttato alla Biennale Danza di Venezia diretta da Ismael Ivo. Subito dopo, l’Arena di Verona gli ha affidato ancora La Bottega fantastica di Rossini/Respighi che ha debuttato al Teatro Romano di Verona in una serata interamente sua. Nel 2007, la Biennale della Musica di Zagabria gli ha affidato una serata con una creazione su musica di Heiner Goebbels, uno dei maggiori compositori contemporanei, col quale ha già collaborato recentemente in un “Progetto Goebbels” con il BTT nell’ambito della stagione del prestigioso Teatro Stabile di Torino. Nel settembre 2008 è invitato, come unico coreografo italiano, alla Biennale de la Danse de Lyon diretta da Guy Darmet, con una nuova creazione Primo Toccare, accanto a nomi già affermati come Wayne Mc Gregor e Benjamin Millepied. È soprattutto col crescente successo del Balletto Teatro di Torino che Levaggi continua il suo originale percorso di creazione, riconosciuto ormai chiaramente, dalla critica italiana ed estera più attenta. Il suo interesse per l’invenzione coreografica pura, del tutto originale nel panorama italiano, lo Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 12 accosta infatti alle tendenze più attuali della danza contemporanea americana o inglese, e ha reso le sue opere, fatte di danza dinamica e coinvolgente, molto gradite anche dal pubblico nonostante l’evidente impegno formale. Balletto Teatro di Torino Il Balletto Teatro di Torino si forma negli anni ‘70 a Torino attorno alla prima ballerina del Teatro Regio, Loredana Furno, con lo scopo di proporre un repertorio alternativo rispetto agli spettacoli di danza di quegli anni e un discorso allargato alle altre discipline dello spettacolo. Fin dai primi anni la Compagnia ha proposto nuove creazioni, spesso su musiche appositamente composte, di coreografi significativi all’epoca come Vittorio Biagi, Roberto Fascilla, Loris Gai, Milorad Miskovich. In costante ricerca del nuovo, negli anni ‘80 e ‘90 la Compagnia ha dato spazio anche alla danza contemporanea proponendo coreografi quali Job Sanders, Roberto Castello, Bertrand d’At, Charles Vodoz, Jozsef Tari e ha ottenuto dalla Fondazione José Limon di New York l’autorizzazione a inserire nel proprio repertorio “There is a time”, uno dei capolavori del coreografo americano. Negli anni ‘90 l’attenzione si è focalizzata sulla danza contemporanea: per la compagnia hanno creato Luca Veggetti, Loris Petrillo, Gigi Caciuleanu e la coreografa americana Karole Armitage. Da notare l’inusuale settore di ricerca e di memoria storica, che ha dato il via a grandi progetti monografici centrati su José Limón (1995), Serge Lifar (1997), Aurel Milloss (1999) e infine Karole Armitage (2000), dove lo spettacolo è al centro di un programma collegato a mostre, convegni, master-classes. Il BTT ha infine ridefinito e rinnovato la propria linea artistica, scegliendo dal 2001 come coreografo-danzatore residente un artista fra i più apprezzati della giovane generazione, Matteo Levaggi. Con lui la formazione torinese ha rimodellato la propria immagine, plasmandola sulla creatività del coreografo. Nel corso degli oltre trent’anni di attività, la Compagnia ha realizzato oltre 60 produzioni e ha portato i suoi spettacoli in importanti tournées all’estero: Mosca e San Pietroburgo (1991), Messico (1993), Cuba (1994 e 1999), Taiwan (1995), Cina (1995 e 2001), Egitto (1995), Grecia (1997 e 2000), Turchia (1997 e 1999), Germania (Stoccarda - 1998, Bremerhaven e Colonia 1999), Corea (Seoul 1999), Tunisia (1999), U.S.A (Miami 2000 e 2002), Spagna (Madrid, Mérida, Las Palmas 2002), Uruguay (2006 e 2007), Brasile (2006), Argentina (2006 e 2007), Messico (Festival di Chihuahua 2007), Federazione Russa (Mosca e Ufa giugno 2008), Uruguay e Perù (novembre 2008). BTT, “Prix compagnie d’auteur 2008” nell’ambito del gala “Les Étoiles de Ballet2000” Cannes, Palais des Festivals, 29 novembre 2008. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 13 Musica, canto e movimento Tum vero infelix fatis exterrita Dido mortem orat; taedet caeli convexa tueri. Allora davvero l’infelice Didone, atterrita dai fati prega la morte; l’infastidisce guardare la volta celeste. Purcell Fra i grandi principi della musica barocca, di Henry Purcell si hanno scarse notizie biografiche. La sua stessa opera, nell’oscurità per lungo tempo, solo nel XX secolo è stata riscoperta contribuendo a donare nuovo vigore alla scuola compositiva britannica. Purcell fu cantore, compositore di musica sacra e di pezzi vocali, organista di grande fama. Visse gli ultimi anni di vita circondato dalla più viva ammirazione dei contemporanei, scrivendo per ogni occasione. Esattamente come per Mozart e per Schubert, negli ultimi anni di vita fu preso da un febbrile necessità di comporre, come se egli avesse intuito l’imminente fine della sua esistenza. La sua notevolissima produzione appartiene alle più alte vette della scrittura musicale di ogni tempo. Tutto quello che egli scrisse è di altissima intonazione artistica e creativa, e, in alcuni generi tipici dell’epoca, la sua produzione risulta assolutamente imbattibile. Formatosi nell’ambiente di corte, ne assimila le caratteristiche e le traduce elegantemente in musica; il tutto in 36 anni di esistenza. Si dovrà attendere sino a Haendel per avere un’altra personalità così forte nel mondo inglese. L’opera Dido and Eneas è considerata il primo capolavoro d’Inghilterra. Divisa in tre atti, tratta della vicenda, narrata nell’Eneide, cui si ispirava il libretto di Nahum Tate (a sua volta ricavato da una tragedia inglese contemporanea). Dido and Aeneas fu composta nel 1689 per il collegio di nobili allieve di Josias Priest, coreografo e musicista londinese, e rappresentata a Chelsea (ora sobborgo di Londra). Benché il lavoro duri poco più di un’ora è, in effetti, un’opera seria in miniatura. Le convenzioni che impedivano l’esecuzione di opere complete su pubblici palcoscenici, non riguardavano le rappresentazioni private. Un precedente può essere “Venus and Adonis” rappresentato Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 14 foto Paula Kajzar e Antonio Pellicano a corte fra il 1680 e il 1687 che, pur definito un Masque, è in realtà un’opera breve. La somiglianza di stile e di struttura tra i due lavori non è, probabilmente, casuale: è significativo che entrambi terminino con un coro di prefiche. Il lavoro di Purcell si serve di un tipo di monodia che differisce dal recitativo dei compositori italiani del tempo ed è assai più appassionato ed espressivo. Tale stile è tipico di una tradizione musicale inglese, che traeva origine dalle Nuove musiche di Caccini. Lo stile della monodia di Caccini (arioso al posto del recitativo) era stato applicato a testi inglesi da N. Lanier e H. Lawes e impiegato, con qualche modifica dovuta all’influenza francese, da compositori come Matthew Locke, attraverso il quale era poi passato a Purcell. A fianco di questo arioso espressivo si trovano canzoni ritmiche, cori e danze in parte influenzati dall’opera francese, ma in parte di gusto pienamente inglese, specialmente nei canti dei marinai nel III atto. L’opera è troppo breve per una profonda definizione dei personaggi: Enea non ha quasi il tempo di affermarsi; Belinda è poco più che una confidente; ma la strega è vividamente presentata come una figura diabolica, e la stessa Didone è caratterizzata da una musica che le conferisce dignità. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 15 Musica, canto e ombre raccontano il mito virgiliano di Enea e Didone, come fosse una fiaba, portando in controluce streghe, magie e altri elementi onirici. La vicenda del principe troiano che si allontana per sempre dalla sua Cartagine per andare incontro al destino, nasce agli albori della nostra cultura. Purcell, nel Seicento, aveva creato una versione del mito, con un’opera da camera che celebrava la poetica barocca della meraviglia e del meraviglioso. Ma in Purcell vengono alla luce risvolti surreali, magici; infatti la sventura non è attribuita agli dèi e al destino di Enea, come nell’Eneide, ma al sortilegio, personificato dalla maga e dalle streghe, creando così nuove e affascinanti dinamiche teatrali. La musica, meravigliosa e toccante, essenziale, per così dire compatta ma allo stesso tempo ricca e varia, si sviluppa sullo schema operistico convenzionale dell’epoca che alterna recitativo, aria, coro e danza. Con un gioco di luce e ombra, verità e inganno, all’inizio schematico e poi sempre più coinvolgente, l’opera sfocia nella sublime aria finale e nella morte di Didone. Il mito. Didone, figura creata dai poeti Siano leggenda o storia, le avventure di Elissa, nome reale di Didone, si situano intorno al IX secolo. A Tiro, morto il re Matten, gli succedettero sul trono i due figli, Elissa e Pigmaglione che, poco disposto a dividere il potere con la sorella e geloso delle immense ricchezze accumulate dallo zio nonché cognato Aharba, lo fa uccidere. Elissa pensa di fuggire con un gruppo di fedeli e con i tesori del marito, ma non ha navi. Chiede allora al fratello un incontro per tentare un accordo e il fratello manda navi e marinai a prenderla. Di notte, aiutata dai suoi, Elissa carica di nascosto l’oro a bordo e mette molti sacchi colmi di sabbia sul ponte facendo credere che vi fosse contenuto tutto l’oro del marito. Dopo che le navi sono salpate, Elissa gemente comincia a invocare lo sposo assassinato, lo prega di riprendersi l’oro del quale il fratello non è degno e fa gettare i sacchi di sabbia in mare. Gli uomini mandati da Pigmaglione allibiscono, capiscono che mai potranno presentarsi al cospetto del re senza il tesoro e così spiegano le vele e fanno rotta verso Cipro, proprio come Elissa aveva sperato. Qui li attende una bella sorpresa, sempre orchestrata dalla regina: ottanta belle ragazze sono ad attenderli sulla spiaggia e si dichiarano disposte a seguirli ovunque. Nel frattempo i marinai hanno Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 16 saputo che il tesoro è ancora a bordo e non hanno più esitazioni: con l’oro e le ragazze sono disposti a seguire Elissa nell’impresa di fondare una nuova città. In Africa la regina concorda con i nativi l’acquisto di un terreno ampio quanto la pelle di un bue ma, l’astuta, fa tagliare la pelle in striscioline sottilissime che bastano a circondare tutta la collina sul promontorio di quella che sarà Cartagine. Il re di uno stato vicino, Iarbas, chiede però la mano della regina e minaccia che se non sarà sua sposa scatenerà una guerra. Elissa chiede tre mesi, fa innalzare una pira per offrire sacrifici al defunto marito, vi sale in cima e si trafigge con una spada, proprio come la Didone di Virgilio. Il suo suicidio afferma però la volontà di perpetuare la propria opera, non è un gesto disperato e vendicativo. Con questo si dimostra che Didone era una donna e una regina forte. Secondo le interpretazioni più antiche si è pensato che il nome Didone volesse dire errante, oppure lo si è interpretato come virago (donna capace di coraggio civile). Per i fenici, che con lei hanno abbandonato la patria, assume il significato di condottiera, principessa. Nel tempo numerose assonanze tra la regina cartaginese e altre protagoniste del mito sono state sottolineate da molti scrittori, secondo lo stesso principio di energia e potenza femminile. Secondo Virgilio, Didone era di una bellezza trionfante e superiore nell’incedere a tutte le dee, una donna di potere, fondatrice di una città che avrebbe per secoli conteso a Roma il primato, una città che i greci hanno odiato e combattuto e i romani cancellato. Quid loquor, aut ubi sum? Quae mentem insania mutat? Infelix Dido, nunc te facta impia tangunt. Che dico? O dove sono? Che pazzia cambia la mente? Infelice Didone, ora fatti sacrileghi ti colpiscono? Nel IV libro dell’Eneide, da cui “Dido and Aenas” trae ispirazione, Didone si rivolge alla sorella Anna, ammettendo i sentimenti per Enea, che ha riacceso l’antica fiamma d’amore, il solo per cui violerebbe la promessa di fedeltà eterna fatta sulla tomba del marito Sicheo. Anna riesce a persuaderla: la sorella è infatti sola e giovane, non ha prole foto Paula Kajzar e Antonio Pellicano Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 17 Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 18 ed ha troppi nemici. Didone, così, felice, immola una giovenca al tempio e riconduce Enea nelle mura. È notte. Giunone allora propone a Venere di combinare tra i due giovani il matrimonio. La dea, che capisce il fine di Giunone di sviare il figlio dall’Italia, accetta, pur chiarendole la probabile avversità del Fato. L’indomani stesso, Didone ed Enea partono a caccia ma una tempesta li sorprende: si rifugiano così in una spelonca, consacrando il rito imeneo. Ma Fama, un mostro alato, avverte del connubio Iarba, che invoca Giove. Il padre degli dei invia il suo messaggero Mercurio a ricordare al figlio il compito di gloria latina che lo attende. Spaventato, Enea chiama i compagni, arma la flotta e si appresta a partire, pensando a come avvisare Didone. Ma la regina, già informata da Fama, corre infuriata e angosciosa da Enea, biasimandolo di aver cercato di ingannarla e ricordandogli del loro amore e della benevolenza con cui l’aveva accolto. Enea spiega che non può rimanere, perché è obbligato e continuamente sollecitato dagli dei e dall’ombra del defunto padre Anchise a cercare l’Italia. Ritornato alla flotta, rimane impassibile alle maledizioni di Didone, che è perseguitata dal dolore con continue visioni maligne. Riferita la decisione di dedicarsi alle arti magiche per alleviare tante pene, la regina ordina quindi alla sorella di mettere al rogo tutti i ricordi e le armi del naufrago nella sua casa e invoca gli dei. Così, nella notte, mentre la regina escogita il modo e il momento del suicidio per porre fine a tanti affanni, Enea, avvertito in sonno, fugge immediatamente da quella terra pericolosa. All’aurora, con la vista del porto vuoto, Didone invoca gli dei, maledicendolo con odio, sventure, persecuzioni e guerra eterna tra i loro popoli. La regina soccombe per amore, piange abbandonata, scaglia maledizioni, recrimina; da Enea avrebbe voluto un bambino, così non sarebbe stata tanto delusa. Forse quel bambino avrebbe lenito le pene della regina e cambiato il corso della storia, perché Cartagine e Roma avrebbero potuto essere sorelle. Giunta sulla pira funeraria, si trafigge con una spada, mentre le ancelle e la sorella invocano disperate il suo nome. Giunone poi invia Iride a sciogliere la regina dal suo corpo e a recidere il capello biondo della sua vita. Prima di morire, predice che tra il popolo di Enea e il suo ci sarà eterna guerra. Voltandosi indietro dal ponte della sua nave, Enea vede il fumo Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 19 della pira di Didone e ne comprende il significato: tuttavia il richiamo del destino è più forte e si avvia verso l’Italia. Didone appare casta prima che la dea dell’amore le faccia infondere nel petto il desiderio, poi si tormenta nel tentativo di resistere alla passione per Enea. Didone, la casta, che ha giurato di non risposarsi, sembrerebbe avere già in sé il germe di quella passione che la porta a uccidersi per un amore colpevole e disperato. Cedendo al desiderio era divenuta smemorata del suo dovere, folle e sfrenata come una baccante in cerca di vendetta. Dopo aver messo a rischio la missione dell’eroe morirà maledicendo e in parte ritrovando nella morte la forza e la dignità perdute. La tragedia di Didone è generata dallo scontro tra passione incontrollabile e obbedienza al volere divino. Forte rispetto religioso di una volontà superiore, fedeltà al dovere e al bene comune, disciplina e autocontrollo: sono queste le nuove virtù, mascoline e romane, che l’Eneide celebra soprattutto nella tensione tra pietas e amor, tra salvezza della collettività e soddisfazione del desiderio individuale, tra ragione e passione. Didone è potente, sventurata, pericolosa, amante sincera, seduttrice ma mai in modo troppo eclatante, al punto che non riuscirà a distogliere Enea dal suo compito. Il quadro che appare è quello di una donna afflitta dal dolore di vedersi tradita da chi dovrebbe esserle grato, segnata dal ricordo dell’aiuto prestato e del prezzo che ha comportato, consapevole di non poter tornare indietro; in sintesi una furia che maledice e cerca vendetta. Da Virgilio è ben raffigurata la forza passionale della regina: la reale protagonista dell’azione è la donna nelle cui mani sta la salvezza dell’eroe. Didone è caratterizzata dalla perdita di forza; la passione diviene fatale al suo ruolo di regina. La morte conclude degnamente la sua vita da virago ed è prova di coraggio tale da diventare esempio. La Figura di Enea Enea è un personaggio minore dell’Iliade, dove compare già come un eroe protetto dagli dei e destinato a un grande avvenire. Nell’Eneide Enea, in fuga da Troia con pochi superstiti, è costretto da una tempesta ad approdare sulle coste dell’Africa. Lo accoglie Didone, alla quale racconta la caduta di Troia, la fuga con il padre Anchise e il figlio Iulo Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 20 e il lungo viaggio verso l’Italia. Didone, innamoratasi di Enea, cerca di trattenerlo a Cartagine, ma Zeus gli ricorda la sua missione di gloria; Enea riprende il viaggio, mentre la regina, disperata, si uccide. Dopo una breve caduta, Enea non dimentica la sua missione, supera l’attrazione per la regina e non lascia che le preghiere di lei lo indeboliscano. Il figlio della dea dell’amore pare immune al potere dell’amore, che ha invece trasformato la casta Didone, provocando tensioni e contraddizioni. Per la donna il cedimento alla passione implica perdita di forza; la parte impura del femminile rappresentata dalle baccanti, è fatale al suo essere regina. Al momento del suo suicidio sembra che la città crolli: la donna ha fallito. foto Paula Kajzar e Antonio Pellicano Sofia Teresa Bisi Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 21 Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 22 Dido and Eneas venne composta da Henry Purcell nel 1689 per la scuola di giovani gentildonne di Josias Priest, coreografo e musicista celebre nella Londra dell’epoca. L’opera, in sei quadri, s’ispira alla vicenda della regina di Cartagine narrata nel IV libro dell’Eneide di Virgilio, che Henry Purcell mette in musica sul libretto di Nahum Tate (a sua volta ricavato da una tragedia inglese contemporanea). Nell’opera di Purcell tutto procede in modo veloce e sintetico rispetto alla vicenda originale; protagonista è Didone, il cui carattere nobile e tragico ma anche passionale è il centro drammatico dall’inizio alla fine dell’opera, aperta e chiusa appunto da due grandi arie del soprano. Naturalmente quello di Didone e Enea è un soggetto emotivamente coinvolgente. Ma in Purcell vengono alla luce risvolti surreali, magici; infatti la sventura non è attribuita agli dèi e al destino di Enea, come nell’Eneide, ma al sortilegio, personificato dalla maga e dalle streghe, creando così nuove e affascinanti dinamiche teatrali. La musica, meravigliosa e toccante, essenziale, per così dire compatta ma allo stesso tempo ricca e varia, si sviluppa sullo schema operistico convenzionale dell’epoca che alterna recitativo, aria, coro e danza. Con un gioco di luce e ombra, verità e inganno, all’inizio schematico e poi sempre più coinvolgente, l’opera sfocia nella sublime aria finale e nella morte di Didone. Didone e Enea ha già diversi trascorsi coreografici; tra i più famosi in anni recenti, la versione androgina di Mark Morris (con lui stesso che interpreta il ruolo di Didone) e quella della coreografa Sasha Waltz. Concepire un lavoro coreografico su Didone e Enea senza cadere nel gioco dell’alternanza o del “doppiaggio” danzatore/cantante, non è facile. Abbiamo una musica, prima di tutto, anzi una musica teatrale che poggia su un libretto e di conseguenza un’intera vicenda che si svolge con dinamica incalzante e cambi di scena continui. Per questo si dovrebbe subito abbandonare il progetto di una pièce di danza! foto Paula Kajzar e Antonio Pellicano Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 23 Ma ahimè, ho scelto di creare un balletto proprio su questa musica, così “emotiva” e imponente, come dicevamo, ma che sento in questo momento come materia artistica (direi “strumento” se Purcell mi perdonasse) in grado di convivere nello spazio e nel tempo insieme alle mie danze. Con questo progetto vorrei abbandonare il concetto per cui un balletto, un lavoro d’invenzione di danza pura, si debba creare su musiche astratte, in spazi freddi, sull’onda di quel minimalismo che credo sia diventato un atteggiamento più che un concetto estetico vero e proprio, come poteva essere negli anni Sessanta. La danza non è “astratta”, è semplicemente danza come la musica è musica. Ciò che accade nella mia visione di Didone e Enea è l’incontro tra una musica famosa e importante e una danza semplice pensata per pochi danzatori in un luogo e in un momento precisi. Qui trovo l’emozione, è qui che vorrei spingere il pubblico a guardare, nella totale assenza del dramma scritto in un dramma fatto di assenze concentrato sulla figura di Didone, la quale fin dall’inizio è perseguitata da un presagio che con una linea continua ma dinamica la porta alla morte, come una luce trovata accesa che piano, piano si spegne. Matteo Levaggi Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 domenica 1 mar 09 11-01-2009 ore 16.00 turno oro, turno c Giselle Balletto in due atti di Jules-Henry Vernoy de Saint Georges e Théophile Gautier Musiche Adolphe-Charles Adam MaggioDanza Corpo di Ballo del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino Coreografia Evgheni Polyakov da Jean Coralli, Jules Perrot e Marius Petipa Lighting designer Luciano Roticiani Allestimento del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino 17:24 Pagina 24 Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 25 Personaggi e interpreti Giselle Letizia Giuliani Albrecht Alessandro Riga Hilarion Leone Barilli Myrtha Sabrina Vitangeli Danzatori Monica Andreuccetti | Paolo Arcangeli Elena Barsotti | Duccio Brinati Antonella Cerreto | Michelangelo Chelucci Ilaria Chiaretti | Antonio Colandrea Cristiano Colangelo | Veronica Colombo Silvia Cuomo | Paola Fazioli Kristina Grigorova | Antonio Guadagno Anastassiya Jastrebova | Zhani Lukaj Luis Magalhaes | Federica Maine Gaia Mazzeranghi | Fabrizio Pezzoni Pierangelo Preziosa | Angela Rosselli Giuseppe Saiola | Francesco Scini Candida Sorrentino | Alessandra Vassallo Leonardo Velletri | Christine Vezzani Judith Vincent Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 Evgheni Polyakov 11-01-2009 17:24 Pagina 26 coreografo Nato a Mosca, entra a far parte della Scuola del Teatro Bolshoi, dove si diploma con il maestro Ermalaev, ex-danzatore del Kirov di Leningrado. Dopo aver collaborato come primo ballerino con il Corpo di Ballo di Novosibirsk, torna a Mosca come insegnante alla Scuola del Teatro Bolshoi, dove rimane per sette anni. Trasferitosi in Italia, inizia la sua attività di maître de ballet e di coreografo al Teatro La Fenice di Venezia - dove firma nuove produzioni di Giselle e Francesca da Rimini -, per passare poi al Teatro Comunale di Firenze: per il Corpo di Ballo del Maggio crea i balletti Tema con variazioni, Andante pomeridiano, Rideau réversible, Computer Valzer, Le baiser de la fée. Ripropone anche grandi classici della danza fra cui Giselle (‘80): la sua versione, più volte ripresa a Firenze, ha avuto come protagonisti, di volta in volta, Ghislaine Thesmar, Carla Fracci, Sylvie Guillem, Alessandra Ferri, Florence Clerc, Alexander Godunov, Rudolf Nureyev, Gheorge Jancu, Umberto De Luca, Alen Bottaini. Negli anni del suo primo soggiorno fiorentino collabora come coreografo anche con il Collettivo di Danza Contemporanea (Correspondance, Gran cru). Dopo Firenze, passa a svolgere la propria attività di maître de ballet a Parigi, invitato da Massimo Bogianckino e da Rudolf Nureyev all’Opéra. Sempre a Parigi partecipa al Ballet du Louvre. Negli anni ‘80 collabora inoltre, nella veste di coreografo principale, con il Balletto di Toscana (Percorsi di una passeggiata, Sintonie). Nel settembre ‘88 torna alla guida del Corpo di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino (MaggioDanza). Per questa compagnia allestisce, oltre a una fortunata produzione dello Schiaccianoci (‘83), più volte ripresa negli anni, numerosi titoli: La signora delle camelie, Follia, Cenerentola di Prokof’ev (dicembre ‘91 e giugno ‘92). Nell’autunno del ‘92 realizza per MaggioDanza Coppélia, con un nuovo allestimento scenico firmato dal pittore spagnolo Sigfrido Martin Begué (protagonisti Florence Clerc ed Eric Vu-An), riscuotendo grande successo di pubblico e critica in Italia e in Spagna; nell’inverno del ‘93 ripropone, sempre con MaggioDanza, Il lago dei cigni, protagonisti ancora Florence Clerc ed Eric Vu-An; nel febbraio ‘95 crea La Ronde, liberamente tratto da Schnitzler, su musica di Matteo D’Amico (più volte riproposto da MaggioDanza negli anni seguenti). Collabora come coreografo anche con il Teatro dell’Opera di Roma (Il lago dei cigni, Caracalla ‘82) e riallestisce balletti classici e propri lavori a Vienna, Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 27 Pechino, Vellingthon (Nuova Zelanda), Melbourne, New York, Londra e Stoccolma. Nel dicembre ‘95 lascia la direzione artistica di MaggioDanza e torna a Parigi come maître de ballet all’Opéra. Muore nella capitale francese il 24 ottobre 1996. MaggioDanza Il Corpo di Ballo del Maggio Musicale Fiorentino viene istituito nel 1967 e debutta con la riproposta del Ballo Excelsior. Da allora il complesso si impone all’attenzione nazionale e internazionale, grazie anche al contributo di coreografi quali B. Nijinska, Taras e Gades. Accanto a queste personalità, la compagnia trova stabile punto di riferimento in Aurelio M. Milloss. Nel ‘78, con l’arrivo di Evgheni Polyakov come maître, inizia un’ascesa culminata nella nuova versione dello Schiaccianoci firmato dallo stesso Polyakov (più volte ripresa negli anni successivi), con una serie di spettacoli in cui figurano ospiti prestigiosi quali Fonteyn, Plisetskaja, Makarova, Fracci, Maximova, Terabust, Nureyev, Vassiliev, Baryshnikov, Bortoluzzi, Godunov. Nel 1988, dopo un biennio caratterizzato dalla presenza di Egon Madsen, con il ritorno di Polyakov quale responsabile artistico il Corpo di Ballo assume il nome di MaggioDanza. Oltre a diverse creazioni di Polyakov e alle novità di celebri coreografi, la formazione presenta grandi titoli classici e novecenteschi. Dal’96 al ‘98 Karole Armitage è direttore della compagnia, per la quale ha allestito The Predators’ Ball (‘96), presentata anche a New York, Apollo e Dafne con allestimento di James Ivory (‘97), e Pinocchio (‘98). Dal ‘98 al 2007 alla direzione della formazione fiorentina si succedono Davide Bombana, Frédéric Olivieri, Elisabetta Terabust, Florence Clerc e Giorgio Mancini che, oltre a presentare sue creazioni, ne arricchisce il repertorio con lavori di coreografi quali Neumeier, Balanchine, Uotinen, Limón, Parsons, Miller, Forsythe, Duato, Childs. Dalla stagione 2007-2008 viene nominato Direttore di MaggioDanza Vladimir Derevianko. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 28 Giselle, “tu sei romantica” 1841 e dintorni Archivio Maggio Musicale Fiorentino, foto New Press Photo Firenze Come in ogni altro ambito artistico, e umano, in senso lato, la storia della danza è disseminata di date epocali, di momenti che segnano i punti del “non ritorno”. Sono le svolte definitive, le piattaforme di lancio per la creazione/definizione di nuove “Weltanschaung”, di parametri dopo i quali nulla è come prima. E ciò che segue porta, per sempre, l’impronta ideale, ideologica, costitutiva, di “quel” giorno. È il 28 giugno 1841 quando il ballet-pantomime Giselle ou le Wilis, e il personaggio Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 29 della contadinella che ne è protagonista, si affacciano al mondo. La culla è il palcoscenico della vecchia Opéra di Parigi, in rue Le Peletier (in seguito andata a fuoco, dunque diversa dall’attuale Palais Garnier). “Levatrici” del lieto evento sono artisti saldati insieme dall’amicizia, il caso e le nuove istanze, estetiche e intellettuali, promosse dall’ormai affermato movimento romantico. Sono i coreografi Jean Coralli (1779-1854), per le scene d’insieme, e Jules Perrot (1810-1892), per sottolineare la prova della protagonista, la prima ballerina Carlotta Grisi (1819-1899), tra le maggiori del secolo. Il musicista Adolphe Charles Adam (1803-1856). Lo scenografo Pierre Ciceri (17821866) che, con il proprio estro creativo, fra Opéra, Théâtre français e Théâtre italien, Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 30 porta un contributo determinante nello scolpire l’immaginario romantico in danza. Per i costumi, Elena Cervellati, nel suo imprescindibile “Théophile Gautier e la danza”, annota che, nel balletto, l’ambientazione dei centosettanta abiti utilizzati da Paul Lormier (1813-1895), provenienti da altri balletti e opere, colloca l’azione in un tempo indefinito, fra 1300 e ‘500. Librettisti sono lo stesso Coralli, Jules Henri-Vernoy de Saint Georges (1800-1875), e, soprattutto, Théophile Gauthier (1811-1872), motore primo dell’intera faccenda. Un intellettuale per tutte le occasioni Intellettuale prismatico e multifacente, Gauthier è stato pittore prima di diventare scrittore, poeta, critico d’arte, saggista, traduttore, esteta, teorico del romanticismo francese, del quale ha difeso a spada tratta gli esordi e i presupposti ideologici in occasione della tempestosa “prima” teatrale di Hernani di Victor Hugo, il cui debutto suscita un terremoto, a Parigi, nel 1830. Nel 1836, Gauthier compone uno dei capisaldi letterari del romanticismo: “Préface de Mademoiselle de Maupin”, dove, secondo Marius-François Guyard, oppone “il culto della bellezza pura ad ogni utilizzazione sociale dell’arte, la libertà della creazione estetica dalle convenzioni e dalle proibizioni della morale”. Gauthier ha desunto lo schema del libretto di Giselle da una raccolta di saggi di Heinrich Heine, De l’Allemagne, pubblicato in Francia nel ‘34. Il volume è ricco di leggende e racconti del folklore tedesco e nordico, popolato da ninfe, ondine, Troll, gli spiritelli dei boschi, e Kobold, i folletti nani che proteggono la casa. Qui Gauthier, come ci informa la Cervellati, trova un preciso riferimento ad una leggenda austriaca, “di origine slava, dove si narra delle Villi, fanciulle morte prima delle nozze che, insoddisfatte per non aver consumato il matrimonio, non riescono a rimanere ferme nella propria tomba […] Gauthier dichiara espressamente di aver attinto dal testo di Heine: riporta in testa al libretto di Giselle un brano di De l’Allemagne preceduto dalla dicitura “tradizione tedesca da cui è tratto il soggetto del balletto Giselle […]. In effetti, […] il secondo atto è davvero tutto da far risalire alle immagini evocate da Heine. […] È tuttavia possibile rintracciare in Giselle molteplici riferimenti a balletti precedenti. […] per non risalire fino Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 31 al Settecento, la paysannerie, la follia e le visioni di sogno sono ambiti che entrano abitualmente nei balletti.[…] Giselle…però non appare come luogo di un citazionismo più o meno celato, quanto piuttosto come crogiuolo di elaborazione di temi evidentemente significativi del gusto e dell’immaginario propri dell’epoca”. Il silenzio eloquente dei gesti È così che, nel primo atto, si addensa una pantomima di franca derivazione dai comici italiani della Commedia dell’Arte, genere che a Parigi era conosciuto dalla fine del XVI secolo. È un vero cifrario, non sempre e non del tutto chiaro allo spettatore di oggi, tanto più nella sua radice semantica, che pure pesca in una gestualità di immediata comunicativa. Ma è indispensabile per integrare, nel racconto, la vicenda di Albrecht, duca di Slesia, travestito da popolano per corteggiare Giselle, semplice contadina, contrastato da Hilarion, guardiacaccia, di lei innamorato. Questi scopre l’inganno, e denuncia Albrecht davanti a Bathilda, principessa, promessa sposa del duca, e a Giselle, che, per il dolore, impazzisce e muore. Nel secondo atto, in un cimitero nella foresta, Albrecht pentito si reca sulla tomba di Giselle, ora divenuta spirito, che lo accoglie con amore. Ma è circondato dalle Villi, le vergini morte prima del matrimonio; comandate da Mirtha, la loro terribile regina, vorrebbero costringerlo alla stessa danza mortale che, nel frattempo, ha già ucciso Hilarion. Giselle, però, interviene a proteggere il giovane, salvo grazie alla forza dell’amore, con i primi raggi del sole. Perfettamente integrata alla danza, anzi incastonata, l’eloquenza dei gesti è declinata per affermare l’amore (Giselle), indicare la disputata promessa di matrimonio (Giselle versus Bathilda), negare la propria falsa identità (Albrecht), rifiutare il legame (Albrecht versus Giselle), suggerire la progressiva perdita della ragione (Giselle). A supportare il ventaglio mobile di mani, braccia, volti, piantati sulla solida staticità delle gambe, è la grande varietà di ritmi e colori orchestrati da Adam, in una ricchezza tonale che garantisce serrata efficacia drammatica. Secondo Jean-Christophe Branger, nell’indispensabile Dictionnaire de la Danse Larousse, “La vicenda si rifà al principio romantico della mescolanza dei generi nella pastorale che diventa tragedia, nel primo atto, e trasfigurazione fantastica del dramma nel secondo. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 32 Archivio Maggio Musicale Fiorentino, foto New Press Photo Firenze Il contrasto sociale è dato dal confronto tra la semplice spontaneità contadina di Giselle e l’alterità aristocratica di Bathilda, nel primo atto, mentre si sposta in un piano morale e metafisico con lo scontro dialettico fra Mirtha, vendicatrice, e Giselle redentrice”. “Tu sei romantica” Parlare di Giselle significa dunque rintracciare, nella sua stessa trama, le origini del Romanticismo, un movimento complesso e contrastante, diffuso con precise specificità secondo i paesi europei e gli squarci temporali di volta in volta indagati. Un movimento di cui la contadinella del paese sulle rive del Reno è l’alfiere, involontaria, nel mondo del balletto. Per Alfredo De Paz, “La parola italiana romanticismo e le espressioni Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 33 analoghe in altre lingue - in tedesco Romantik, in inglese romanticism, in francese romantisme – derivano dall’aggettivo inglese romantic, neologismo entrato nell’uso verso la metà del Seicento per indicare la materia avventurosa degli antichi romances, cioè dei romanzi cavallereschi e pastorali…”. Sempre in Paz, leggiamo che, attraverso “uno slittamento semantico”, il termine “venne a designare, in seguito, ciò che, nei paesaggi o nelle rovine, faceva rivivere la stranezza e l’ingenuità dei vecchi romanzi”. Con Gabriele Crepaldi, leggiamo che “Nel Settecento con il termine romantic si indicava una cosa irreale, fantastica […[, e, di conseguenza, uno stato d’animo fantasioso e sognatore, poco realista. I poeti romantici si appropriarono di questo termine per opporre polemicamente al razionalismo dei letterati illuministici l’esaltazione dei sentimenti. […] Il romanticismo rivalutò lo spiritualismo, l’individualismo, lo storicismo e la dialettica e concepì la vita dell’uomo…non come un’evoluzione lineare, ma come una perenne lotta tra elementi diversi, un percorso tortuoso e pieno di ostacoli, caratterizzato a volte da ripensamenti, dubbi e pentimenti”. Sono appunti e riflessioni che, pur provenienti da contesti d’arte e filosofia, calzano a pennello alla nostra riflessione su Giselle. Musica e ispirazione sulle punte Per la parte musicale, chi ci illumina, inconsapevole, nel valutare la partitura di Adam, è Arthur Schopenhauer (1788-1860), il pensatore tedesco per il quale, secondo Paolo d’Angelo, “la musica non esprime questo o quel sentimento determinato, ma «la gioia, il turbamento, il dolore, il terrore, il giubilo, la letizia, la serenità in se stessi»”. Nulla di più di un assunto del filosofo del pessimismo per valutare pagine che declinano, in spontanea effervescenza, ciascuno e molti altri ancora degli stati d’animo qui elencati. Li ritroviamo distribuiti in pagine pensate “pour trouver l’inspiration […] à regarder les pieds des danseuses. […] On ne travaille plus, on s’amuse”, come confessa il compositore nel suo epistolario. La sublime ispirazione nasce dunque dai piedi delle ballerine, e il nostro Adam si diverte, anche se, è ancora lui che parla, vuole innalzare la musica di danza “a un rango più elevato di quello che le viene generalmente assegnato”. Per ottenere tale risultato, nota Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 34 ancora J.C. Branger, Adam guarda “lo stile luminoso e puramente melodico della scuola di Gioacchino Rossini”, dal quale gli deriva “il senso acuto della concisione drammatica” che, a dispetto di ogni risultato, permane vivo e operante in ognuna delle pur diverse e spesso contrastanti versioni del balletto. Giselle, una, qualcuna e mille altre Giselle, il balletto pensato e montato in pochi mesi, era nato per essere “consumato” in altrettante poche repliche, ci dice Elisa Vaccarino. Secondo Alberto Testa, resta invece in cartellone per 27 volte, 21 nel 1842, guadagnando una dopo l’altra tutte le piazze europee, Italia compresa, per migliaia di repliche. A Parigi, precisa Elena Cervellati, è in scena, fino al 1868, con fasi alterne di riprese e abbandoni. Chi salva il balletto dall’oblìo è il coreografo Marius Petipa, fratello di Lucien, primo protagonista del balletto. Memore delle edizioni parigine, Petipa ne elabora tre allestimenti, nel 1884, ‘87, ‘99. Sarà questa versione, reimportata in Occidente dai Ballets Russes di Diaghilev nel 1910, interpreti Vaslav Nijinsky e Tamara Karsavina, a costituire l’ossatura per tutte le versioni d’impianto classico accademico del balletto. La stessa da cui deriva la versione di Eugheny Polyakof proposta la Teatro Sociale di Rovigo. È significativo che, a pochi mesi dalla nascita, Giselle, a Parigi, si è già conquistata, come era abitudine allora, una parodia, “La Wili”, al Théatre du Palais Royal. Non c’è consapevolezza, per alcuno, eccetto il compositore Adam, che il tempo avrebbe trasformato questo balletto in un monumento, archetipo ed epitome insieme del balletto romantico. Perché è nella fertile densità di materia che informa il balletto, nelle sue stesse pieghe, nella combinazione felice di elementi che si integrano senza che l’uno prevalga su altri, che hanno trovato spazio le riletture coreografiche di volta in volta capaci di modificare o rovesciare, come un morbido guanto, forma e sostanza della vicenda. Infatti Giselle, secondo Fedele d’Amico, come ricorda la Cervellati, “più che un balletto è il balletto, [ovvero] una certa idea del balletto, incarnata in forme capaci di inflettersi, nella loro angelica labilità, secondo gli ambienti in cui appare, senza mutare la loro essenza”. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 35 Mats Ek, geniale coreografo svedese, nell’82 traspone il balletto in un indefinito contemporaneo, e, soprattutto, dopo lo svolgimento del primo tempo nella inquietante sensualità di una natura fatta di pezzi di corpo di donna, sceglie per il secondo atto un ospedale psichiatrico. Qui Giselle, non più morta, ma “solo” folle e internata, accoglie Albrecht, pentito, denudato del proprio passato, poi sollevato da un abbraccio amicale di Hilarion. Viene esaltato, qui, uno degli elementi fondamentali della drammaturgia di Giselle: la possibilità di riscatto e redenzione offerta al dongiovanni pentito, Albrecht, di risorgere a nuova vita dopo aver espiato, nel dolore e nella consapevolezza, il male da lui fatto. È una palingenesi ispirata dal credo cristiano che avvicina il personaggio ad altre, grandissime figure della letteratura, e, in buona sostanza, rende il nobile giovane il vero protagonista della trama. In precedenza, Arthur Mitchell, per il suo Dance Theatre of Harlem, nell’84, guida il racconto in una versione creola, su coreografia di Frederick Franklin, ambientata tra le piantagioni di canna da zucchero nel Sud degli States. Mantenuti sostanzialmente immutati i ruoli, la drammaturgia è immersa però nelle questioni razziali che toccano gli schiavi recentemente liberati (Giselle e Hilarion) e il loro divieto di matrimonio con quelli ormai liberi da generazioni (Albrecht e Bathilda). Maryse Delente, in Giselle ou le mensonge romantique (1992), fa delle Villi non più spiriti vendicativi, ma donne assetate di un inappagato desiderio di sensualità, resa manifesta dall’esaltazione dei corpi e da una gestualità violenta. Sulla stessa partitura, ancora oggi si incrociano sguardi contemporanei, ma assai diversi, in un confronto aperto in video e in palcoscenico. È la sorte che tocca ai grandi classici: la capacità di suscitare eternamente nuove possibilità creative, riletture/riscritture che, agganciate al tempo di oggi o di ieri, ne esplorano, dall’interno, vesti e potenzialità espressive senza fine. Perché Giselle, se vogliamo, è in ciascuno di noi: è in ogni persona che, anche una sola volta nella vita, è stata toccata e travolta dall’illusione e dalla perdita dell’amore, e, con quello, anche se per un solo momento, dalla momentanea perdita della ragione. Ermanno Romanelli Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 giovedì 9 apr 09 11-01-2009 17:24 ore 20.30 turno oro, turno c La Seduzione Don Giovanni Musica Christoph Willibald Gluck Carmen Musica Franz Schubert / Gustav Mahler “Der Tod und das Mädchen” Malandain Ballet Biarritz Centre Choréographique National Coreografie Thierry Malandain Direttore di produzione - concezione luci Jean-Claude Asquié Scene e costumi Jorge Gallardo Realizzazione scene Michèle Pocholu, Ateliers de l’Auditorio Sant Cugat Realizzazione costumi Véronique Murat Pagina 36 Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 37 Don Giovanni Personaggi e interpreti Don Giovanni Frederik Deberdt | Giuseppe Chiavaro Mikel Irurzun del Castillo Il commendatore Thibault Taniou La morte Arnaud Mahouy Le “Elvire” Véronique Aniorte | Miyuki Kanéi Silvia Magalhaes | Audrey Perrot Magali Praud | Nathalie Verspecht Ioné Miren Aguirre | Aureline Guillot Fabio Lopes | Florent Mollet Arnaud Mahouy | Daniel Vizcayo Balletto creato dal Ballet Biarritz presso la Gare du Midi il 25 febbraio 2006 Coproduzione Grand Théâtre de Reims, Centre Chorégraphique National de Biarritz Partner permanente: L’Esplanade Opéra Théâtre de St Etienne Carmen Personaggi e interpreti Carmen Nathalie Verspecht Don José Cédric Godefroid La Morte Giuseppe Chiavaro L’Inglese Thibault Taniou Il toreador Giuseppe Chiavaro Il toro Fabio Lopes Le donne Ioné Miren Aguirre | Aureline Guillot Miyuki Kanéi | Silvia Magalhaes Audrey Perrot | Magali Praud Gli uomini Frederik Deberdt | Fabio Lopes Florent Mollet | Arnaud Mahouy Thibault Taniou | Daniel Vizcayo Foto Julien Palus Rielaborazione Alessandro Raise Balletto creato il 6 giugno 1996 all’Opéra de Saint-Etienne dalla compagnia Temps Présent e presentato a Biarritz il 21 dicembre 2008 in nuova produzione Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 Thierry Malandain 11-01-2009 17:24 Pagina 38 coreografo Dopo una carriera d’interprete svolta all’Opéra di Parigi, Ballet du Rhin e Ballet Théâtre Français de Nancy e conclusa nel 1986, è vincitore di concorsi coreografici (Prix Volinine nel 1984, Prix du Concours International de Lyon nel 1984 e 1985), e fonda nello stesso anno la compagnia Temps Présent. La sede è a Elancourt e successivamente a SaintEtienne come “compagnia associata” all’Opera Esplanade di Saint-Etienne. Dirigendo per dodici anni questa compagnia, il suo lavoro viene ricompensato con numerosi riconoscimenti, tra cui i premi di Fondation de la Vocation, Fondation de France, Fondation Oulmont, e il Prix “Nouveau Talent” della SACD. Nel 1998, anno della fondazione del Centre Chorégraphique National-Ballet Biaritz, ne è nominato direttore dal Ministro della cultura Catherine Trautman. Thierry Malandain è l’autore di una sessantina di coreografie ormai entrate a far parte per la maggior parte nel repertorio di altre compagnie tra cui: Ballet Florida, Singapore Dance Theatre, Ballet Contemporaneo de Caracas, Opera del Cairo, Jeune Ballet du Québec, Jeune Ballet International de Cannes, Royal Ballet of Flanders, Ballet Royal de Wallonie, San Carlo di Napoli, Ballet du Rhin, Ballet du Nord, Ballet National de Nancy, Ballet de Nantes, Ballet de Nice, Euro Ballet du Luxembourg, Ballett Staadtheater Karlsruhe, Ballet National Tunisien, Capitole de Toulouse, Conservatorio di Parigi, Opéra di Bordeaux. Anche le sue incursioni nel teatro lirico risultano importanti, come le collaborazioni con Robert Fortune (Cenerentola, Orphée aux Enfers, Candide), Peter Busse (Capriccio), Alberto Fassini (Aida), Jean-Louis Pichon (Riccardo Cuor di Leone, Hérodiade), Frédéric Pineau (La Poule Noire). Nel 2000 è nominato Cavaliere delle Arti e delle Lettere dal Ministro della Cultura francese Catherine Tasca, e dal 2001 al 2004 è direttore artistico del Festival di Danza “Le Temps d’Aimer” che si svolge in settembre a Biarritz, incarico che ricoprirà anche nel 2009. Nel 2004 viene nominato ai «Benois de la Danse» al Teatro Bolshoi di Mosca e riceve a Cuba le Prix de la Critique per il miglior spettacolo straniero in concorso al 19° Festival International de Ballet de La Havane. Nel 2005 riceve a Bilbao le Prix Culture de la Fondation Sabino Arana; l’anno seguente viene nuovamente nominato ai «Benois de la Danse» per “L’Envol d’Icare”, creazione Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 39 per il Ballet de l’Opéra National de Paris. È la creazione e coproduzione voluta da Thierry Malandain e l’artista spagnolo Manolo Valdés de “Le Portrait de l’infante/L’amour sorcier”: una coproduzione Grand Théâtre de la Ville de Luxembourg (creazione e prima rappresentazione), Théâtre de SaintEtienne, Grand Théâtre de Reims, l’ONDE Velizy Villacoublay e CCN Ballet Biarritz/Thierry Malandain, presentata anche all’Exposition Universelle di Saragozza (Spagna), al Joyce Theater di New York e al Festival Madrid en Danza. Malandain Ballet Biarritz Il Centre Chorégraphique National-Ballet Biarritz è stato inaugurato nel settembre del 1998, grazie all’iniziativa della Città di Biarritz, Ministère de la Culture et de la Communication - DRAC Aquitaine, Conseil Régional d’Aquitaine e Conseil Général des Pyrénées Atlantiques. Affidato al coreografo Thierry Malandain, il Centro Coreografico è situato al centro della città presso l’antica Gare du Midi, disponendo di locali per la creazione e la diffusione. Oltre alla missione creativa di diffusione e di sensibilizzazione, Ballet Biarritz invita altri coreografi, accoglie compagnie in residenza (nel 1999 nasce il legame con «Accueil Studio») e promuove scambi con i protagonisti della cultura del luogo. Grazie ad una posizione geografica privilegiata, il Centro Coreografico si dedica attualmente, insieme ai suoi partner, al progetto Centre Chorégraphique Transfrontalier (Centro coreografico di frontiera), un progetto che coinvolge comunità autonome francesi e dipartimenti del paese basco. Riceve il sostegno della Diputacion Foral de Gipuzkoa e de l’Europe - fonds européens (Interreg III A). Nel 2002 grazie al sostegno della città di Donostia - San Sebastian, la Diputacion Foral de Gipuzkoa e il Gouvernement Autonome Pasque, la sua politica transfrontalière conosce un nuovo slancio favorendo la creazione del Ballet BiarritzDantzaz: Centre de Sensibilisation Chorégraphique presso i locali a Egia Kultur Etxea. Da allora continua con successo la sua opera di diffusione della danza nei maggiori teatri del mondo. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 40 Don Juan, che per tutte le donne è un gran seduttore, è nato a Siviglia nel secolo d’oro. In base alle ispirazioni che suscita, viene dipinto come un pensatore libertino, sciupafemmine, malinconico, assetato di assoluto, e a malapena sfinito da questa corsa che tanto lo affascina. Per Gluck e Angiolini, è il libertino tratteggiato da Molière. Noi riteniamo che tutti questi tratti riuniti in lui gli attribuiscono altre espressioni. L’idea di un personaggio che attraverso le donne cerca la Donna. A meno che non cerchi sè stesso? La ragione vorrebbe che un giorno si innamori veramente. Ma Don Juan non è ragionevole, non rispetta niente e nessuno e, non conoscendo l’estasi dell’unicità e dell’immobilità, rimane un seduttore impenitente, che corre avidamente per gioire del multiplo. Fino al momento fatale quando la terra si apre sotto i suoi piedi per inghiottirlo. Parlare di Don Juan, legarsi a questo personaggio, è foto Jose Usoz Don Giovanni Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 41 foto Olivier Houiex cercare di trattenerlo un po’, che è contro la sua natura. Così, noi abbiamo preferito il riflesso, anzi i riflessi, dato che il suo ruolo, in questa interpretazione, beneficia di tre interpreti, tra cui la figura di Elvira che riflette tutte le conquiste del personaggio. Questo processo di divisione è simboleggiato dall’utilizzo di un tavolo da banchetto che si scinde in triangoli appuntititi per enumerare e commentare di volta in volta gli assalti di Don Juan, oltre che a testimoniare il disordine amoroso che ne segue e rappresentare le fauci dell’inferno. Infine, ad eccezione di Sganarelle, il servitore che si vuol fare solitamente notare dagli eroi e che è spesso pretesto di bugie, soltanto i personaggi necessari al dramma sono in scena: Don Juan, Donna Elvira, il Commendatore. Una disposizione triangolare, frantumata dall’apparizione della morte, senza la quale, mai nella storia, la figura leggendaria di Don Juan ha fatto versare così tante lacrime e inchiostro. Thierry Malandain Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 42 Carmen foto Olivier Houiex Perché Carmen? E’ semplice: salutato dal pubblico e dalla critica, Carmen fu il balletto che decise la nomina di Thierry Malandain a capo del CCN Centre Choréographique National Ballet Biarritz. Questo balletto fu creato il 6 giugno 1996 all’Opera di Saint Etienne per la Compagnia Temps Présent diretta all’epoca da Malandain. Dodici anni più tardi (nel 2008) il coreografo, all’apice del suo percorso artistico, presenta un balletto rivisto e corretto per i danzatori della sua nuova compagnia. Sulla musica di Franz Schubert (il quartetto Der Tod und das Mädchen nell’arrangiamento che realizzò Gustav Mahler per orchestra d’archi) Malandain ritorna dunque ai primi amori e a “Carmen”. “Il suo destino - spiega il coreografo - anche se non Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 43 foto Olivier Houiex trova la sua origine nel mito, non è per questo al di fuori del tempo… Dotata di una natura ferocemente indipendente e irriverente, Carmen si precipita emulando le eroine della tragedia classica, verso un finale che le sarà fatale. Caricata di tutte le sensualità, di tutte le aspirazioni, fuori da una Spagna folcloristica, lei risulta per me come una donna che cerca l’amore senza concessioni. Il suo scontro con Don José riconduce a quello fra Eros e Thanatos, amore e morte. Nel racconto di Prosper Mérimée, Carmen coltiva il paradosso dell’oscuro rischiarato. Donna solare, donna lunare, essa è quella che si rigenera nell’amore”. La ripresa di questa opera emblematica è associata nella stessa serata a Don Giovanni, creato nel 2006. Una serata dove l’intrepida eroina di Mérimée e l’eterno seduttore tenteranno di conciliare amore e libertà sulle musiche inattese di Schubert e Gluck. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 44 Smoked souls “Una parola - Carmen - come un mandela istoriato di sangue in un immenso muro cittadino lavato di bianco. Carmen - non ne avremo mai abbastanza di lei. Cammina attraverso l’opera, il film e il balletto, come l’ultima estrema eroina. Ma che ombra. Malandain ha creato il mito: questa donna e il naufragio creato dalla sua libido è molto al di là della portata di tutte le altre letture. Malandain è il Massine del nostro tempo. Rapido, sagace e assolutamente irresistibile, le sue poche danze sommano la confusione di una sigarettaia con facilità e coinvolgimento. Lei diventa la fumatrice, la dea dell’inevitabile fine della soddisfazione totale. Prendila come fa Don José, imbeviti e respirala. Ignorandola come tutti gli altri l’epidemia ti prende e ti porta alla “morte”. Schubert, Mérimée, Bizet e adesso Malandain hanno fatto di un semplice soffio di fumo un “rigoroso sogno metallico”. Non le solite letture di compagnie milionarie che ne hanno messo in scena il testo, Malandain con questa Carmen ci pone davanti allo specchio in un’epoca dove tutti cercano velocemente l’auto-soddisfazione. E’ un creatore che prova ad uscire dalla miserabile condizione umana di continua ricerca della libertà attraverso la disciplina. Il gruppo di danza che ha formato è immacolato: alti, forti, creature stupende che ci lasciano e ci mostrano cosa ci può dare un prodotto di alta qualità. Malandain ha fatto di Carmen un Inno di liberazione mescolandola con le spigolature degli anni, il primitivo Demetrio del sottosuolo e gli spiriti di Isis e Osiris, con le stanze piene di fumo di Lautrec e Fassbinder. “Avete preso il vostro piacere, adesso dovete pagare”. Questa frase attraversa come una vena nera tutto il lavoro. Carmen è sempre stato un business europeo “una leggenda di strada mescolata alla musica”. Un’altra ombra, il Minotauro, incombe nell’arena conducendoci fra la vita e la morte in un sottosuolo colorato di tinte grigio pastello. La preveggenza ci dice: i protagonisti sono condannati. Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 45 foto Olivier Houiex Malandain non spreca tempo. Questa Carmen si muove più velocemente dell’opera o dei film. Egli la sfronda: la musa de La morte e la fanciulla di Schubert e la versione di Mahler, sono una scelta audace per il coreografo ma completamente di successo. Niente viene sminuito. In questa musica l’esattezza della scelta ha come risultato che ti toglie il respiro. Sin dall’inizio siamo lanciati in uno dei più tumultuosi, turbolenti e disturbanti lavori musicali mai scritti: è un tifone di turbinanti, impennanti suoni che non coinvolgono solo il puro ma anche Don José. Il ritratto che fa Mérimée di Don José è sviluppato dal coreografo e da Schubert verso una nobile creatura, colta nelle fatiche del disastro e della passione. La patetica, fragile architettura della sua minuscola vita è fatta a pezzi dagli eventi di Carmen. Entrambi devono rispondere alla Morte nella musica di Schubert, “meravigliosa”, inneggiante e mortale. L’ombra è d’acciaio. Presto, troppo presto, veramente troppo presto per il letale confronto con il rigor mortis che appare nella prima scena e che lacera ogni cosa. La ragazza deve desistere o al limite resistere… ossessionata, dannata natura. Il canto di Carmen va e diventa il cammino verso la morte. Lulù era l’inferno perché l’ha voluto, Carmen è doppiamente dannata perché lei non è l’inferno. E’ guidata lontano, al disopra del suo controllo, alla stessa catastrofica fine. Malandain, con la piena cooperazione di Schubert, le permette dei magici momenti di compassione e tenerezza. Gli interpreti non sembrano danzare sul palcoscenico ma come delle meravigliose giovani creature fatalmente aggrovigliate nel mito nero ed ermetico, in una indistinta mescolanza di pietà e ringraziamento. Carmen è alla fine uccisa da Don José. Un debole soffio di fumo e le loro piccole vite sono state per un momento illuminate dalla musica, leggenda e presentazione di un Genio. David Blake Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 46 Organigramma Sindaco di Rovigo Direttore tecnico di palcoscenico Fausto Merchiori Roberto Lunari Assessore alla Cultura e Spettacolo Direttore di palcoscenico Federico Frigato Federico Bertolani Sovrintendente e Direttore Artistico Capo elettricista Marcello Lippi Gianluca Quaglio Dirigente Settore Cultura e Servizi Generali Elettricisti Domenico Santaniello Francesco Piva, Carlo Busson Funzionario Settore Cultura e Spettacolo Aiuto elettricista Angela Baruchello Lorenzo Franco Segretario Artistico Capo macchinista Andrea Attucci Matteo Fasano Funzionario Amministrativo Macchinisti Laura Cuozzo Alex Berto, Fabian Tartari, Marco Aurelio Sagredin Funzionario Contabile Aiuto macchinista Lucia Toffanin Lorenzo Giacomello Promozione e Immagine Scenografi realizzatori Milena Dolcetto Tiziana Bellinato, Giulio Magnetto, Samantha Pigozzo Ufficio Stampa del Comune di Rovigo Capo sarta Paola Gasperotto Mirella Magagnini Segreteria e amministrazione Sarte Ilaria Viaro Roberta Ponzetto Otello Galasso Mara Lazzarin Natalia Favaro Sandra Andreotti Monica Luciano Monica Scaranello Paola Gallo Valeria Andriotto, Maria Magagnini, Angela Shaw, Francesca Milan Capo parrucchiera Daniela Berto Parrucchiere Giovanna Almi, Alessandra Pirani Capo truccatrice Monica Salomoni Truccatori Chiara Marzolla, Riccardo De Agostini Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 17:24 Pagina 47 09 appuntamenti con la danza Teatro Sociale di Rovigo lunedì 27 e martedì 28 aprile, lunedì 4 maggio 2009 ore 10.00 Compagnia Fabula Saltica Pinocchio Burattino senza fili drammaturgia di Ivan Stefanutti e Claudio Ronda coreografia di Claudio Ronda musica di Edoardo Bennato La favola che danza, progetto dedicato alle scuole elementari Teatro Sociale di Rovigo venerdì 8 maggio 2009 ore 21.00 Compagnia Fabula Saltica Ballades coreografia Claudio Ronda musica di Paolo Zambelli eseguita dal vivo Teatro Studio - Rovigo giovedì 28, venerdì 29 e sabato 30 maggio 2009 ore 21.00 Compagnia Fabula Saltica Il rumore dell’amore ispirato a Paolo e Francesca e agli innamorati contemporanei coreografia Vito Alfarano video Alessandro Gasperotto regia Luigi Marangoni Balletti libretto:LeVilli libretto 2008 11-01-2009 Presentazione dei balletti: Storie dal Fiume Giallo martedì 20 gennaio 09 ore 18.00 Relatore Claudio Ronda Didone e Enea giovedì 19 febbraio 09 ore 18.00 Relatrice Sofia Teresa Bisi Giselle venerdì 27 febbraio 09 ore 18.00 Relatore Ermanno Romanelli La Seduzione martedì 7 aprile 09 ore 18.00 Relatrice Silvia Poletti Rovigo - Accademia dei Concordi, Sala Oliva a cura dell’Associazione Amici del Teatro Sociale di Rovigo Questo libretto è stato curato da Milena Dolcetto Illustrazioni di Alessandro Raise Realizzazione grafica: FANCY GRAFICA - Rovigo Stampa: Europrint - Rovigo In stampa gennaio 2009 Il Teatro Sociale di Rovigo è a disposizione degli aventi diritti per le fonti che non è stato possibile individuare Stampato su carta Gardapat Kiara 13 (patinata senza legno, senza aggiunta di imbiancanti ottici) 17:24 Pagina 48