Cooperazione,
le nostre ong
nel mondo
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10
Zona industriale,
un colabrodo
senza servizi
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13
Dalla Vecchia,
il country
made in Vicenza
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19
n° 141
21 marzo 2009
0 50
euro 0,50
Fatti, personaggi e vita vicentina
Direttore responsabile Luca Matteazzi
Chi lavora
è perduto
www.flickr.com/brycei
La piena occupazione è solo un ricordo
Oggi essere disoccupati sta diventando tristemente nornale,
e la caccia al posto di lavoro si fa spietata
Noi diamo un piccolo contributo segnalando
le offerte più interessanti per chi è alla caccia di un un impiego
Casa dolce casa
Ciàcole
I
l governatore Galan è stato tra i primi, e tra i più entusiasti, ad aderire
al piano casa del governo. E, a onor
del vero, c’è da dire che dalle nostre
parti l’idea di liberalizzare (parzialmente) l’edilizia ha trovato aperture di credito tanto a destra quanto a
sinistra. Meno male che a mettere i
puntini sulle i è arrivato Gian Antonio
Stella che, con un lungo articolo sul
Corriere della Sera, ha fatto il punto
sulla cementificazione avvenuta in
Veneto negli ultimi decenni.
Citando uno studio dell’università
di Padova e un seminario promosso
“dalla allora presidente provinciale
leghista Manuela Dal Lago”, il gior-
nalista ricorda che negli ultimi cinque
decenni del Novecento sono stati cementificati quasi ventimila ettari di
territorio. Che, sempre nella seconda
metà del Novecento, la popolazione
è cresciuta del 32 per cento, la superficie urbanizzata del 324 per cento.
Che, in base al calcolo dell’impronta
ecologica, ogni vicentino ha a disposizione 3 mila metri quadrati di territorio, ma in realtà consuma come se ne
avesse 39 mila. Che ogni neonato degli anni ‘90 si è trovato sul groppone
un capannone di 3 mila metri cubi di
calcestruzzo. Che le case già costruite
sono più che sufficienti almeno per un
altro decennio, se la popolazione con-
tinua a crescere come ha fatto negli
ultimi anni: e se solo il ritmo rallenta
un po’, magari per un calo dell’immigrazione, le concessioni già rilasciate
bastano tranquillamente per altri 25
anni. C’è di più. Anche da un punto
di vista meramente economico, con
la crisi del credito e con tanta abbondanza di case, costruire pare non essere più un affare.
Possibile, allora, che il rilancio economico che tutti si augurano debba
sempre, per forza, partire da un’edilizia che, oltre ad avere ripercussioni
pesanti su paesaggio, ambiente e viabilità, a questo punto non genera più
nemmeno l’attesa ricchezza?
MONDO
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lettere
141 del21 marzo 2009
numero
2
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Il Dal Molin, i colpi di teatro e il tallone d’Achille
E
gr. sig. Alessio Mannino,
mi chiamo Moira Furlan e
sono di Vicenza, premettendo che
io sono a favore, mi permetto di
scriverLe per farLe i miei complimenti per quanto riguarda l’articolo che ha scritto riguardo ai No
Base il 7 marzo, che nella sua contrarietà riconosce (se così vogliamo dire) che la linea adottata ultimamente è completamente sbagliata e, secondo il mio modesto
parere, fuori da ogni controllo e da
ogni regola; e per cosa? Per avere
qualche spazio nel telegiornale o
qualche testata giornalistica? Mi
sembra un po’ misera la cosa, che
ne dice? Ormai so per certo che
qualche emittente televisiva non
gli da più spazio, vuoi perché si
sono stancati o perché ormai sono
sempre le solite cose che a mio
modo di vedere li fa apparire solo
ridicoli.
Sento le opinioni della gente, quelli favorevoli ma anche quelli contrari, e Le devo dire che nonostante la loro contrarietà si dissociano
completamente, perché non si
sentono obbiettivamente rappresentati ma pensano che ci sia un
tornaconto per scopi personali. E
se con il loro continuo ostinarsi
succedesse qualcosa di irreparabile come la mettiamo?
Il Sindaco? Dov’è il Sindaco? Non
dovrebbe essere neutrale, il sindaco di tutti? Cosa ci va fare negli
Stati Uniti da Barack Obama? A
farci ridere dietro un’altra volta?
Non sarebbe il caso che ormai se
la mettesse via e pensasse ad altro? Penso che il Dal Molin non
sia l’unico problema di Vicenza, ne
abbiamo tanti altri e di maggiore
importanza, da come la vedo io.
Se mi permette una mia considerazione personale definisco il Signor Sindaco un cattivo esempio
specialmente per i giovani che
al giorno d’oggi hanno bisogno
di buoni esempi e di punti fermi,
che, a mio modo di vedere il Sindaco non dà, anzi mostra solo la
sua noncuranza delle regole infischiandosene completamente (se
lo fa Lui che è il Sindaco lo posso
fare anch’io), non le pare?
Cordiali saluti
Moira Furlan
Cara signora Furlan,
a me pare che Variati abbia
cavalcato la tigre No Dal Molin per farsi eleggere sindaco,
unendo la sapienza di vecchio
dc con i mirabolanti effetti
mediatici a cura del portavoce
Bulgarini d’Elci. Ma non sono
d’accordo con Lei quando afferma che un sindaco debba
esserlo di tutti: no, chi vince
deve seguire il programma
votato dai propri elettori. Né
penso che un politico debba
dare il buon esempio: per carità, Vicenza è già strapiena
di ipocriti. Quanto agli ultimi
fuochi contro la base, da persona che ha a cuore la tensione
civile di questa città mi piace
rebbe che il popolo del No meditasse e imparasse una lezione: se una rivolta non produce
un pensiero che va al di là della rivolta stessa, come una crisalide malnata resta imbozzolata e muore. Non sarà servito
a nulla essersi risvegliati per
qualche anno per poi tornare
ai sonni di sempre. Che non
rimbambiscono solo i vicentini
adoratori degli schei, ma pure
i pacifisti di maniera che per
evidenti limiti mentali s’illudono ancora che basti votare a
sinistra, peggio ancora se con
la faccia (e il tallone) d’Achille, per mettersi la coscienza a
posto. (a.m.)
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L
a cura Caltagirone sta ammazzando il Gazzettino. Il Calta,
costruttore e finanziere romano,
attore di primo piano nei salotti
che contano ed editore del Messaggero e del Mattino, dopo aver
rilevato anni fa il quotidiano di
Venezia ora vuole intascarsi il fondo governativo per i contributi Inpgi e sbarazzarsi della forza lavoro
in eccedenza. Magari, un domani
non lontano, per vendere la testata al miglior offerente. Non lo ha
mai rilanciato, il giornale che nei
ruggenti Novanta, col mitico direttore Giorgio Lago, aveva inventato
il concetto di “Nordest”. L’attuale
direttore, Roberto Papetti, prelevato dalla sezione economica del
Giornale berlusconiano, a parte
qualche medaglia (l’inchiesta sulle autostrade, certi reportage sul
campo) non si è contraddistinto
per fantasia e libertà. La linea,
infatti, è sempre stata appiattita
sul centrodestra e su Galan, con
un occhio di riguardo per l’Udc
di Pierferdi Casini, genero del
Calta. La grafica, con tutti i restyling a cui la stampa ci ha abituato
nell’ultimo lustro, ha un vago sapore ottocentesco. Gli opinionisti
sono pochi e poco brillanti (fatta
| Francesco Gaetano Caltagirone
eccezione per Massimo Fini, relegato nel samizdat delle lettere
come un qualunque rubrichista
d’occasione). Le vendite perdono
colpi, le redazioni chiudono, come
a Vicenza e Bassano. E qui c’è chi
versa lacrime di coccodrillo come
il presidente della Provincia, Schneck, e i sindaci Variati e Bizzotto, ma poi nei fatti è prono ad una
sola, autorevolissima e monolitica
voce (e non ci riferiamo a quella dei Berici, testata della Curia).
Tolti i taglienti corsivi di Giuliano Zoso sul Corriere del Veneto,
la cui edizione vicentina, va detto, fa capo agli interessi di Zonin
e della sua banca; e messo pure
in conto, a voler essere buoni, il
ruolo di blanda concorrenza dei
ragazzi che scrivono sul Vicenza
di EPolis, il grosso dell’opinione
pubblica, dalle nostre parti, si forma, anzi si ferma, sulle penne del
Giornale di Vicenza. Al Gazzettino
berico, qualcuno ci aveva provato
a far da guastatore. Ma è stato cortesemente messo alla porta, senza
che nessuno dei coccodrilli di oggi
spalancasse le fauci per darvi fiato.
E noi? Resistiamo sulla linea del
Piave. Piccoli, liberi e ribelli.
Alessio Mannino
il fatto
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numero
3
pag
Enigma lavoro
di Luca Matteazzi
“E
ppur si muove”. “Se vogliono
farmi ridere dicendo che ci
sono le aziende in fila per cercare
personale, mi facciano ridere”. Le
due dichiarazioni arrivano entrambe da professionisti della ricerca e
della selezione del personale, e nella
loro diversità fotografano alla perfezione la situazione, e le contraddizioni, in cui si trova oggi il mercato
del lavoro. Un mercato sfaccettato,
complesso, sicuramente in sofferenza per la crisi che attanaglia l’economia – del resto i dati che parlano di
migliaia di licenziamenti e di cassintegrati sono inequivocabili – ma al
tempo stesso capace di offrire opportunità a chi ha le competenze, e
le possibilità, per saperle cogliere.
Nelle due pagine che seguono abbiamo raccolto e vi presentiamo una
serie di possibilità di lavoro presenti
oggi nel territorio vicentino. Qui abbiamo scelto di sentire il polso della
situazione parlando con chi di offerte e richieste di lavoro, si occupa
quotidianamente: le agenzie per il
lavoro temporaneo e per la ricerca e
selezione del personale.
Luci ed ombre
Come vanno, dunque, le cose? È
tutto fermo o i processi di ristrutturazione imposti dalla crisi aprono
nuove possibilità? “Ho letto anch’io
delle interviste in cui si parlava di
migliaia di posti di lavoro disponibili – osserva Giuseppe Morin,
dell’agenzia Diagramma -. Ma se-
condo me sono affermazioni che
offendono chi la realtà la conosce e
la percepisce: da settembre c’ stato
un drastico calo, e ora siamo praticamente all’immobilismo. Le faccio
degli esempi, se vuole – continua -:
io ho come cliente un’azienda che fa
16 milioni di euro di fatturato con
circa 45 dipendenti: gli ordini sono
al 50 per cento rispetto all’anno
scorso, e se regge è perché ha riportato dentro tutte le lavorazioni che
prima faceva fare fuori. Altro caso,
un grosso complesso con oltre 500
dipendenti: anche la produzione è al
50 per cento”.
Ma qualche spiraglio comunque, a
ben guardare c’è. “Oggettivamente
noi sentiamo ogni giorno aziende
che stanno affrontando una situazione anomala, con contrazioni del
fatturato del 20, del 30, anche del
40 o 50 per cento che non si possono certo affrontare con strumenti
ordinari – ci dice Andrea Pozzan
della Deca&Associati -. Eppure ci
sono anche aziende in piena espansione, e comunque opportunità ne
nascono”. Ed è difficile dire, a priori,
quali sono i settori più in difficoltà e
quali invece, quelli che reggono. “Il
metalmeccanico è sicuramente tra
quelli che risente di più del momento”, ci spiegano Elena Imboccioli, di
EuroInterim. “In generale, mi pare
che chi ha un prodotto destinato al
consumatore finale è meno colpito
dalla crisi – riprende Pozzan -. Ma
dipende molto più dalla singola
azienda, da chi ha saputo ritagliarsi uno spazio di eccellenza, che dal
settore. Noi, ad esempio, seguiamo
una ditta che produce abbigliamento tecnico per l’alpinismo che è in
costante crescita, in piena controtendenza rispetto al suo mercato”.
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Direttore Responsabile
LUCA MATTEAZZI
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Editore
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Collaborano:
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20,00 di giovedì 19 marzo 2009.
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del 22 agosto 2008
Copyright: Le condizioni di utilizzo dei testi
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VicenzaPiù si avvale di opere d’ingegno (testi
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Ringraziamo tutti gli autori che ci permettono di utilizzare i loro lavori segnalando il
nome o il link ad un loro spazio web personale. Per maggiori informazioni:
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Il mercato del lavoro visto dai professionisti della ricerca del personale
Calano le richieste delle aziende (ma c’è anche chi va a gonfie vele),
aumentano le persone alla caccia di un impiego. E su tutto domina l’incertezza
Navigare nella nebbia
Una situazione di incertezza, dunque, che si riflette anche sulle richieste di figure professionali. C’è
chi vede messi meglio gli operai,
chi i quadri dirigenziali, chi gli impiegati. “Gli operai sono forse quelli
soffrono un po’ di più – osserva Pozzan -. È un paradosso, perché erano
merce rara fino a qualche tempo fa,
ma adesso ci sono parecchie figure
con contenuti tecnici importanti.
E magari qualche azienda è più disposta ad investire su un profilo che
possa aiutarla a superare la crisi, a
trovare soluzioni efficaci per questo
momento: esagero, ma qualcuno
potrebbe pensare che è meglio un
manager bravo piuttosto che dieci
operai”. Gli fa eco Elena Imboccioli
(“Gli operai sono i più penalizzati,
mentre gli impiegati sono sempre gli
ultimi ad andarsene, anche in caso
di ristrutturazioni”), mentre una
voce diversa arriva da InJob: “Gli
operai, soprattutto se hanno capacità elevate, di tipo artigianale, sono i
più richiesti. Anche perché un direttore d’azienda, costa molto di più, e
un’impresa lo assume solo se ne ha
assolutamente bisogno”. Un’analisi
condivisa anche da Claudio Ruggiero, di Erredue, autore anche di un
libro di prossima pubblicazione sui
temi del lavoro e dell’organizzazione
aziendale: “Noi ci occupiamo prevalentemente di figure di alto livello e
in questo momento richieste non ce
ne sono – spiega -. Un po’ perché i
fattori contingenti spesso portano a
ridurre le dimensioni dell’impresa,
e questo riduce la necessità di figura
altamente qualificate, e noi già siamo in un contesto di aziende medio
piccole dove di solito il direttore
generale è l’imprenditore stesso.
Un po’ perché c’è molta incertezza,
e anche chi ne avrebbe bisogno ha
paura di investire su figure di questo
tipo: c’è una situazione di indecisione, di difficoltà nel capire dove bisogna andare e come bisogna muoversi”. “È come muoversi nella nebbia
fitta – ribadisce anche Pozzan -. Si
vedono i prossimi venti metri, poi
chissà”.
Curriculum a go-go
L’altra faccia della medaglia è quella
dei lavoratori. Se le imprese hanno
ridotto le loro offerte, c’è invece il
boom delle domande. Negli uffici
delle agenzie di collocamento, la
lista dei curriculum continua ad allungarsi. “Di solito ci arrivavano soprattutto curriculum di neolaureati
– afferma Morin -. Adesso ci sono
anche quelli di gente con esperienza che ti fa capire che ha bisogno di
lavorare subito”. “L’aumento lo abbiamo visto subito – conferma Elena Imboccioli -. Ci arrivano persone
in mobilità, in cassa integrazione,
con riduzione di orario. A volte arrivano marito e moglie insieme, o
perché hanno perso tutti e due il lavoro, o perché l’ha perso lui, e allora anche la moglie che finora aveva
fatto la casalinga si mette a cercare
qualcosa”.
Il risultato è che la selezione diventa
molti più dura. E quelle aziende che
hanno bisogno di nuove figure professionali – poche o tante che siano
– hanno più possibilità di trovare
candidati che rispondano appieno
alle loro esigenza.
Per contro, chi cerca lavoro deve
spesso fare un passo indietro, e
magari accettare incarichi che non
corrispondono in pieno alle proprie
aspettative. “Qualche disponibilità
c’è – conclude Morin -, ma me ne
aspettavo di più. Ho la sensazione
che non ci sia ancora le percezione
di quello che sta avvenendo: finché
c’è la cassa integrazione, o il sussidio, molti si accontentano e approfittano del tempo libero in più. Ma
non ci si è resi conto della gravità
della situazione: se si continua così
finiranno i soldi anche per la cassa
integrazione. E allora vedremo cosa
succede”. Non resta che attendere i
prossimi mesi.
(Questo articolo sarà commentabile
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UNICO A VICENZA
e nel Veneto ristorante Etiopico
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primo piano
141 del21 marzo 2009
numero
4
pag
C’è posto per te
Piccola guida alle offerte di lavoro ai tempi della crisi
Le possibilità presenti in città e in provincia
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ALTAVILLA VICENTINA Impiegata amministrativa (riferimento, Injob, filiale di Vicenza)
BRENDOLA. Grafico. Tra i compiti ci saranno l’impaginazione
di cataloghi e la realizzazione di
pagine pubblicitarie, lo svilup-
WHQGH
H
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www.flickr.com/brycei
a cassa integrazione dilaga, i licenziamenti si moltiplicano, la precarietà incombe anche su chi era convinto di avere il più classico dei posti sicuri. Eppure, per chi è costretto a rimettersi in gioco, qualche opportunità c’è. Abbiamo chiesto alle principali agenzie di lavoro interinale e di ricerca del personale di inviarci
le proposte a loro avviso più interessanti. Ecco cosa ci hanno segnalato
po pubblicitario aziendale grazie
alla realizzazione e cura del sito
e dell’invio di informazioni e promozioni. (riferimento, Injob, filiale di Vicenza)
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mansione, precisione, autonomia,
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tel: 0444-923155; mail: [email protected])
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141 del21 marzo 2009
numero
7
pag
Da (super) occupato a precario
di Alessio Mannino
Q
ualche anno fa era un giovane
integrato. Oggi è un cassintegrato. M.M., 31 anni, ha molti più
acciacchi di quelli che di solito la
sua età porta con sè. Vuoi perché
fin da ragazzino ha sempre vissuto
con la lancetta a mille (tanti lavori, fra cui gestire un locale da concerti), vuoi perché lo stile di vita
superturbo, dagli orari impossibili
ma dai lauti stipendi, a un certo
punto gli ha dato problemi fisici
costringendolo a trovarsi un lavoro
più tranquillo.
Maledetta Cig
«Nei primi anni Duemila in una
ditta ne facevo praticamente due
di lavori, l’operaio metalmeccanico
e l’assistente tecnico, e riuscivo a
prendere 2000 euro netti al mese».
Ai tempi viveva a casa dei genitori
e i soldi non gli mancavano. Così
nel 2003 decide di comprarsi un
appartamentino tutto suo, e da Vicenza si trasferisce a Montecchio
Maggiore. Mutuo di 500 euro al
mese, nessun problema anche con
la nuova sistemazione lavorativa:
per cinque anni ha fatto l’addetto
alle macchine di controllo numerico, attrezzaggio e collaudo prototipi, 12-13 ore al giorno, qualche
ora anche di sabato e domenica.
Ma poi si licenziò per farsi assumere presso un’altra ditta, a fare
il manutentore meccanico di macchine da fonderia, cicli continui di
8 ore (che spesso diventavano 10
o 11) e obbligo di reperibilità. Busta paga superba: da 1800 euro a
2500 euro. Però l’azienda non lo
assumeva direttamente, doveva
essere lui a passare da un’agenzia
interinale. Il primo contratto fu di
2 mesi, il secondo di 1 mese. Poi
M. disse basta e due anni fa trovò
il posto nella fabbrica di 120 dipendenti dove sta tuttora, dove
svolge – o meglio, come vedremo,
svolgeva – la mansione di operatore di macchina di controllo numerico. «A differenza che in passato,
qui devo più o meno schiacciare
un bottone, e infatti lo stipendio è
minore: 9 euro l’ora, che coi turni
significavano 1300 euro mensili, a
giornata 1000-1100». Cioè la cifra
che ha cominciato a prendere da
gennaio, quando è stato spostato di
reparto “perché non c’è più lavoro”.
«Ma da settembre scorso erano già
partite le ferie forzate, che io però
ho evitato mettendomi in malattia,
altrimenti quest’estate non avrei
neppure un giorno libero». Subito
dopo il cambio reparto, la cassintegrazione ordinaria: si timbra il
cartellino solo il martedì, mercoledì e giovedì. Praticamente si fanno
8 giorni retribuiti in meno (più o
meno 60 euro di decurtazione).
Mobbizzato?
Ma se fosse finita qui, la sua storia
sarebbe tutto sommato “normale”,
con la crisi nera che imperversa.
Invece no, perché il suo sospetto
è che le difficoltà di oggi siano il
pretesto usato dai datori di lavoro
per fare il repulisti degli organici
aziendali (in gergo: ristrutturazione). «Appena arrivato, al terzo
o al quarto giorno di lavoro, ricevo una lettera di richiamo perché
avrei causato dei “danni” per 800
euro. Io non ero responsabile di
nulla, ma siccome ero l’ultima ruota del carro hanno incolpato me. Il
capo-reparto però l’ha contestata e
tutto è finito lì». L’episodio si ripete prima dello scorso Natale: altra
lettera, danni per 2000 euro alla
macchina a cui lavora perché dopo
uno sbalzo notturno di corrente si è
impiantata. «Ho contestato anche
questa. Sono stufo di essere accusato senza prove». Non sborsa un
centesimo, però da quest’anno viene messo a fare lavori più pesanti e
umilianti. «Con la motivazione che
lavoro ce n’è molto meno e bisogna
impiegare i dipendenti, mi fanno
fare le pulizie, il carico e scarico,
i lavaggi». Cioè niente che c’entri
con le sue capacità professionali.
«Un mese fa sono arrivati a farmi
rifare un lavoro di sollevamento
pesi di una settimana, così mi sono
fatto due settimane massacranti da
cui sono uscito piegato in due».
Chiede di poter fare qualcosa di più
leggero, e per tutta risposta gli fanno spalare la ghisa e lucidare container. Risultato: si sente male, gli
si paralizza una gamba, e fra controlli e medicine in un mese spende
600 euro. La diagnosi è lombosciatalgia, per cui gli fanno mettere un
busto per 20 giorni. Ma ha dovuto
sudare per farsi dare il periodo di
riposo corrispondente dal proprio
medico di base, perché al pronto
soccorso non avevano specificato
il numero di giorni. L’ortopedico
www.flickr.com/edantes
Vittime della crisi: il caso di un giovane che dal cambiare lavori a iosa
con stipendi sempre più alti è passato alla cassa integrazione
E al mobbing per “ristrutturazione”
gli ha diagnosticato tre vertebre
incrinate e una parte della colonna
vertebrale col midollo osseo schiacciato, dicendogli che deve prima di
tutto disinfiammare il muscolo.
«Non posso rivalermi sull’azienda
perché sul contratto c’è scritto che
possono utilizzarmi anche per “altro”, e non posso provare il collegamento fra il mio male e i lavori a
cui sono stato costretto», spiega M.
Si sarebbe dovuto inchiodare dolorante sul luogo di lavoro, schizzare
al pronto soccorso e farsi certificare
subito il danno fisico. «Ma dal punto di vista morale», chiarisce, «è
un infortunio a tutti gli effetti. Non
solo, ma sarebbe anche mobbing,
perché quei lavori non erano i miei,
non erano strettamente necessari». Il mobbing è la persecuzione
che subisce il lavoratore che non
va a genio ai superiori o al titolare.
Lui è stato l’unico, su 15 persone
che componevano il suo reparto,
ad essere stato “esiliato”. «E tutti
gli interinali», i contrattisti a tempo determinato, «sono stati buttati
fuori». L’accusa di mobbing potrà
essere dimostrata, in ogni caso, «se
e quando si tornerà a pieno regime:
mancando il personale, se mi reintegrano dov’ero bene, ma se assumono un altro al posto mio…». Il
sospetto è forte: «La parte amministrativa della mia azienda è intatta,
e gli operai cocchi del padrone non
hanno perso un’ora di lavoro».
Futuro nero
L’ultima paga è stata di 980 euro,
perché essendo stato in malattia ha
fatto una sola settimana di cassintegrazione. Ma con due, avrebbe
preso 800 euro. Fino a fine marzo
sarà 1 settimana sì e una settimana
no. «Non so se ad aprile ci pagheranno, per ora fortunatamente è
stato così perché la ditta ha liquidità e ha anticipato quello che per
legge arriva dall’Inps dopo due
mesi. Altrimenti mi daranno il
60% dello stipendio e dovrò aspettare, appunto, due mesi». Il guaio
è che fra il mutuo per l’abitazione e
un prestito risalente all’anno scorso per far fronte a spese della sua
convivente, ogni fine mese deve
vedersela con 800 euro di rate (più
l’assicurazione sul prestito: «se sei
disoccupato non la paghi, ma se
sei in cig, sì»). La sua ragazza, 30
anni quest’anno, ha fatto lavoretti
a tempo determinato fino a giugno
2008, poi coi contributi ha maturato un assegno di disoccupazione
che però è scaduto a febbraio. Lui
due qualifiche (manutentore apparecchiature elettriche e disegnatore meccanico su sistemi operativi
autocad), lei licenza di terza media
con un passato da operaia metalmeccanica. «Ovviamente stiamo
cercando, colloqui se ne fanno,
ma finiscono tutti con un “grazie,
le faremo sapere…”». Paura del licenziamento dall’oggi al domani?
«Mah, secondo me mi avrebbero
già licenziato, se avessero potuto.
Dovrebbero dichiarare fallimento,
o chiudere la società per aprirne
un’altra con un altro titolare formale».
Certo è che così è impossibile farsi
una vita, una famiglia, un progetto
a lungo termine. «Infatti se non
troviamo una soluzione a breve,
saremo costretti a tornare ognuno
di noi due dai propri genitori, in
modo che almeno non dobbiamo
pagare le spese correnti». Il che, tra
l’altro, significa che dovranno stare
insieme ma separati, perché lei ha
la madre in Puglia. Il nostro sfortunato amico ci scherza su: «Ah, ma
farò come vuole Berlusconi: sfondo
il terrazzo qui davanti e faccio un
giardino pensile che dà sulla strada, così amplio l’appartamento del
20%. Il conto però lo mando a lui.
Anzi no, visto che sarò in mezzo
a una strada, vendo la casa e mi
compro uno station vagon, però
visto che ha tolto l’Ici voglio che il
Berlusca tolga anche il bollo auto».
Gente allegra, ciel l’aiuta, dice il
detto.
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antinfiammatoria, antimicrobica, antidolorifica e antimonica.
Sono solo alcune delle principali proprietà dell’Aloe Arborescens Brasiliana coltivata da Ghignone
Ottavia sulla collina
pecettese . Una forza
vitale che madre natura ha donato all’uomo, concedendogli
l’insindacabile diritto
di curare il proprio
corpo e la propria anima con terapie naturali.
Coltivata sui colli torinesi, in ambiente
particolarmente indicato per tasso di umidità e clima, l’Aloe
Arborescens Brasiliana è ormai uno dei
prodotti curativi maggiormente riconosciuti in ambito scientifico. Le due proprietà
miracolose sono dovute ad un centinaio
di principi attivi, divisi in tre gruppi principali: polisaccaridi zuccheri complessipresenti soprattutto
nel gel all’interno della foglia, antrachinoni
- contenuti nel Jatex,
parte esterna della foglia - e infine, molecole ad alto tasso di
nutrizionalità come
fitosteroli, amminoacidi e glicoproteine.
Un patrimonio biologico che Ghignone
Ottavia ha sapientemente imparato ad
utilizzare grazie alla
sua esperienza e alla
sua dedizione. Tutto
ha inizio in Brasile
nel 1992, quando Ottavia scopre la proprietà di questa pianta e ne fa uno stile di
vita. Oggi infatti
l’azienda di Pecetto
(paese famoso per le
ciliegie e, oggi, anche
per l’Aloe) è divenuta un vero e proprio
punto di riferimento
per chi vuole conoscere un nuovo modo
di vivere. Già, perché
alcuni
laboratori
scientifici hanno dimostrato che in realtà
l’Arborescens è 10
volte superiore quan-
to a versatilità rispetto alla aloe Vera ed è
l’unica riconosciuta
come terapeutica. Il
figlio di Ottavia,
naturopata, ricorda
che “ noi non vendiamo dei prodotti. Noi
instauriamo un contatto, duratore, con chi
vuole intraprendere
un nuovo stile di vita,
usufruendo delle superbe proprietà sapientemente miscelate della “Aloe Arborescens Brasiliana”. Ed infatti è così:
di persona, al telefono e via internet:
l’azienda mantiene
rapporti costanti e
simbiotici con chi si
rivolge loro per usufruire dei consigli e
dell’ampio ventaglio
di soluzioni che vanno dalle creme al gel,
passando per olii
balsamici, shampoo,
frullati, dentifricio
colluttorio.
Una gamma completa di prodotti che non
solo accompagnano
la cura quotidiana del
proprio corpo ma si
rivelano essenziali
quando quest’ultimo è
provato da patologie,
o particolari forme di
stress fisiologico.
“In questo senso –
continua Lanza – è ec-
cezionale l’apporto
dall’Aloe Superior,
fiore all’occhiello
della nostra Azienda,
un mix di Aloe Arborescens, Ferox e Chinensis che finora ha
dato risultati impressionanti”. Risultati
impressionanti come,
ad esempio, con la
chemio e la radioterapia; grazie alle
proprietà dell’Aloemodina – molecola
contenuta in grande
quantità nell’Aloe Arborescens Brasiliana
– è possibile fornire
al proprio organismo
una significativa integrazione alimentare
contro lo stress di
questi trattamenti.
Ma non solo Studi
scientifici hanno dimostrato che, anche
nel caso di malattie
degenerative, l’Aloemodina rappresenta
un aiuto fondamentale per combattere
l’avanzamento.
Ma le proprietà miracolose di questa pianta, utilizzata fin dall’antichità per le sue
capacità curative,
consentono anche di
stabilizzare i valori
del glucosio ematico,
della bilirubina e dell’acido urico: diminuire i trigliceridi, il colesterolo; riequilibrare
il sistema linfocitario
nelle malattie infettive croniche come
l’epatite o l’hiv. Non
l’ultima la cura di
psoriasi e dermatiti.
Il nome dell’Arborescens deriva dal greco “ als-alos” : il sale.
L’amaro sapore del
mare contenuto nella
vitalità del suo gel.
Le prime testimonianze del suo utilizzo risalgono al 2.200°a C.,
periodo a cui dovrebbe risalire una tavolotta d’argilla del periodo akkadico. Ma la
testimonianza più significativa fu quella
della Mahatma Gandhi :…” mi domandate qual è il segreto
delle forze che mi sostenevano durante i
miei lunghi digiuni;
ebbene è stata la mia
fede inebriante in Dio,
la mia vita semplice
e frugale e l’Aloe”.
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141 del21 marzo 2009
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9
pag
Credito, la stretta c’è. E si sente
Un’indagine di Confindustria conferma: cresce il numero di aziende
in difficoltà coi finanziamenti. Due imprese su tre denunciano
un atteggiamento più restrittivo da parte delle banche
L
a difficoltà di molte aziende ad
ottenere finanziamenti, siano
questi mutui o affidamenti, è sicuramente uno degli aspetti più
problematici di questa crisi. Ne
avevamo parlato proprio la settimana scorsa, con un articolo in
cui si sottolineavano gli ostacoli
con cui devono fare i conti molte
imprese, costrette a fronteggiare
improvvise richieste di rientro o
aumenti dei costi. La conferma arriva adesso da un’indagine svolta
da Confindustria Vicenza che, con
un’articolata ricerca tra i propri
associati, fotografa qual è lo stato
del rapporto tra aziende e banche
nel nostro territorio. Fissando con
precisione quelle che finora erano
più che altro impressioni e testimonianze difficili da
quantificare.
è praticamente raddoppiato. “Negli ultimi mesi questo fenomeno
è risultato decisamente rilevante
e in espansione – commenta il
presidente di Assindustria Roberto Zuccato -. L’indagine fotografa
una realtà che purtroppo si aggiunge a una situazione congiunturale critica e di notevole difficoltà finanziaria, che vede un allungamento nei tempi di pagamento e
un’impennata degli insoluti”.
...e costi più alti
Le banche, dunque, hanno stretto
i cordoni della borsa: ottenere un
prestito è più difficile,sono necessarie maggiori garanzie, e se lo si
ottiene la cifra concessa è probabilmente inferiore rispetto al passato. E a costi più alti.
Un altro dei dati che
emerge dall’indagine
dell’associazione
è
Meno affidameninfatti quello relativo
ti...
agli spread applicaIn pratica, la ricer- In quattro
ti ai finanziamenti,
ca ha cercato di vemesi
cioè ai ricarichi aprificare se e come è
plicati dalle banche
cambiato dopo gli le aziende
rispetto ai tassi di inultimi sei mesi di in sofferenza
teresse ufficiali. Qui,
turbolenze
finanper quanto riguarda
ziarie, il rapporto sono
il breve termine, il
tra le imprese e il raddoppiate
32,9% delle impremondo del credito.
se ha dichiarato uno
A partire da quella
spread inferiore o
stretta creditizia di
uguale allo 0,40%, il 31,9% ha secui tanto si parla, e che è uno degli
gnalato un valore compreso tra lo
effetti più immediati ed evidenti
0,41 e lo 0,80% e l’11,5% un dato
della crisi. In effetti, i dati conferche si colloca tra lo 0,81 e l’1%. Il
mano che le imprese che hanno
23,7% delle aziende ha uno spread
denunciato una riduzione negli
superiore all’1% (il 6,5% addiritaffidamenti sono passate dal 6,5%
tura superiore al 2%). Lo spread
di giugno 2007 all’8,8% di ottobre
medio ha subito un incremento di
2008 e al 15,7% di febbraio 2009.
0,6 punti.
In quattro mesi, quindi, il numero
Stesso scenario con i finanziamenti a medio termine: anche qui si rileva un inasprimento delle condizioni: in questo caso il 25,1% delle
aziende ha segnalato uno spread
compreso tra lo 0,91 e l’1%; nel
30,7% dei casi lo spread è risultato
compreso tra l’1,20 e l’1,50%.
Il risultato è che, complessivamente, due aziende su tre (64%)
hanno denunciato un atteggiamento più restrittivo nel comportamento delle banche, sia in termini di quantità che di costo del
credito erogato. Inoltre, nel 19,8%
delle ditte si è rilevato un aumento
delle garanzie richieste a supporto
dei fidi concessi.
Il capitale che non t’aspetti
Al di là dei fattori legati alla crisi, dal sondaggio emergono anche dati interessanti sulla come è
strutturato il rapporto tra aziende
e banche in provincia. La ricerca
conferma ad esempio, la prevalenza del ricorso al debito bancario a
breve termine (64,5%) rispetto a
quello a medio termine (35,5%).
E, un po’ a sorpresa, rivela che il
61,3% degli imprenditori ritiene la
propria azienda sufficientemente
capitalizzata, a fronte del 32% che
invece denuncia una sottocapitalizzazione. “Questo è un primo
elemento nuovo e interessante –
sottolinea il presidente -. Si tratta di una visione che a una prima
lettura potrebbe risultare sorprendente, ma invece è in linea con la
reale suddivisione delle imprese
industriali in base al grado di solidità finanziaria”.
I re del mercato
www.flickr.com/vizzzual
Ancora, dall’indagine emergono
la tendenza a ridurre il numero di
banche con cui si lavora (il 40 per
cento delle aziende lavora con non
più di tre banche, e il 72 per cento
con non più di cinque), la scarsa
conoscenza dei profili di rating
imposti dal protocollo Basilea 2
(solo il 26 per cento dimostra di
padroneggiarli con sicurezza), e la
distribuzione del mercato vicentino: la banca che ha la maggior
quota è il gruppo Unicredit con un
22,8%, seguito dalla Banca Popolare di Vicenza con il 18,7%, dalla Cassa di Risparmio del Veneto
(ex Intesa San Paolo) con il 16,5%,
dal Banco Popolare (8,6%) e dalle Banche di Credito Cooperativo
(8%). Seguono nell’ordine Banca
Antonveneta – Mps (6,4%), Veneto Banca (4,4%), Banca Popolare
di Marostica (3,9%), Banca Nazionale del Lavoro (2,2%).
Interventi immediati
“L’indagine sul rapporto bancaimpresa ci dà alcune conferme e
alcune interessanti novità – conclude Zuccato -. Una certezza per
tutti è che le aziende hanno bisogno di un intervento che riporti il mercato del credito nel suo
normale alveo di operatività. A
questo scopo può risultare molto
utile il potenziamento della dotazione finanziaria e dell’operatività
del fondo centrale di garanzia,
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che può facilitare e rendere meno
rischiosa per le banche l’erogazione di finanziamenti a supporto del
circolante. La situazione economica che il paese sta attraversando
è molto seria e va affrontata con
estrema rapidità. L’impressione
è che fino ad oggi metà del paese,
quella che vive di attività sganciate dai concetti di produttività e
competitività, non si sia resa conto della gravità della situazione e
non abbia valutato bene il livello
dell’ostacolo da superare”.
Storie di banche
R
iprendiamo l’invito lanciato la
settimana scorsa a segnalarci
la vostra storia per quanto riguarda
il rapporto con gli istituti di credito in questo periodo di crisi. Avete
incontrato difficoltà maggiori nel
richiedere un finanziamento? Vi
hanno chiesto un rientro inaspettato? Vi hanno tolto o ridotto gli
affidamenti? Vi hanno aumentato i
costi? O, al contrario, avete trovate
banche che vi sono venute incontro
e hanno saputo trovare la soluzione più intelligente per superare un
momento difficile? Fatecelo sapere,
e noi ne parleremo volentieri.
focus
141 del21 marzo 2009
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I cooperanti
La voce delle onlus vicentine che hanno progetti di cooperazione nei paesi in via di sviluppo
I progetti, i problemi, i rischi. “Il tempo in cui bastava la motivazione ideologica e umanitaria è finito:
oggi serve una formazione specifica rigorosa”
di Andrea Alba
G
iovani, parlano più lingue,
altamente specializzati, preferibilmente con un “master” alle
spalle. Sono i cooperanti delle
onlus vicentine che operano nel
Terzo Mondo: un vero e proprio
microcosmo di solidarietà spesso sconosciuto. Dopo il caso di
Mauro D’Ascanio, l’operatore
vicentino di Medici Senza Frontiere rapito e poi rilasciato nei
giorni scorsi in Sudan (Africa
subsahariana), le associazioni no
profit si pronunciano su rischi,
pericoli e realtà quotidiana di
questo mestiere. Ne esce anche
un ritratto del cooperante che
non ci si aspetterebbe: «Il tempo
in cui bastava la semplice motivazione ideologica e umanitaria,
quello dei volonterosi con “ricciolini e chitarra” pronti a partire è finito – ci spiegano i responsabili di molte associazioni -:
oggi per fare il cooperante serve
una formazione specifica rigorosa. E’ inoltre indispensabile un
rapporto continuo e costante con
associazioni e strutture locali,
sul posto». Ed il rischio è sempre
dietro l’angolo: i rapimenti sono
i casi più gravi, ma la possibilità
di incappare in una sparatoria,
di subire violenze o di essere rapinati è sempre presente, dalla
Colombia al Congo, dal Brasile
all’India.
I bandi regionali
Una regia unica o un coordinamento delle iniziative in questo campo non c’è. Ma per farsi
un’idea di cosa c’è sul territorio
si può dare un’occhiata ai bandi
per l’assegnazione di fondi regionali. Più di dieci progetti di
sviluppo in Paesi sottosviluppati
sono stati presentati da altrettante onlus o associazioni di volontariato vicentine alle Regione
Veneto nel 2008, nella speranza
di ottenere finanziamenti. Fra
queste ci sono la “S.O.S. Bambino International Adoption onlus” di Vicenza con il progetto
“Sete di vivere!” nell’Africa subsahariana, in Tanzania; l’associazione “Alternativa Nord/Sud
per il XXI secolo” di Vicenza con
un progetto di microleasing al
femminile in Nicaragua, America
Latina; “Solidarietà in…comune”
onlus, di Longare, con un progetto in Sudan per il completamento Bakhita’s Children Center
e la realizzazione di una scuola
primaria; la cooperativa sociale
“Libra” di Marostica con il piano per realizzare un impianto di
pannelli solari fotovoltaici in un
politecnico in Tanzania; l’onlus
“Progetto Alepè” di Sarego con
un programma di prevenzione
della trasmissione maternoinfantile del virus Hiv (Aids) in
Costa d’Avorio (Africa subsahariana); l’associazione bassanese
“Quilombo – Casa de la Esmeralda” con il progetto Cedipf, Centro di sviluppo infantile e promozione familiare in America Latina; la “A.So.C.” onlus di Vicenza
con un programma per l’igiene e
il sostegno alimentare di bimbi e
adolescenti di strada a New Delhi, in India; la “Solinte” di Vicenza con il piano “Piccoli artigiani
crescono”, da attuare nel Benin
(Africa subsahariana); la “Association Annuance Songthaba” di
non l’abbiamo mai vissuto» - ma
Trissino con un progetto per l’alconsiste in una serie di pericoli
levamento di pollame da cortile
che si vivono quotidianamente:
in Costa d’Avorio. Oltre a questi,
«Non c’è guerra dichiarata, ma al
altri due progetti sono stati predi là del rapimento ci sono molsentati alla Regione dall’Ulss 6, e
ti rischi più sottili, si può essere
un altro dalla parrocchia “La Macoinvolti in situazioni-limite. Ad
donnetta” di Arzignano.
esempio in Colombia si vive una
Le onlus citate sono comunque
situazione di guerra a bassa insolo una piccola parte di queltensità. Sparare nelle che, con base nel
le strade è all’ordine
Vicentino, operano
del giorno, di sera
e si adoperano per
non si può usciportare solidarietà
re. Succede anche
nel Terzo Mondo. E
Il
rischio
di
in Brasile in alcuall’elenco bisognefinire
in
una
ne zone delle città,
rebbe
aggiungere
nelle favelas. In geanche i molti vicen- sparatoria o
nerale, il degrado
tini che sono impe- finire rapinati
sociale e umano che
gnati con associazioè
sempre
si vive mette a dura
ni di livello nazionapresente
prova. Poi c’è anche
le o internazionale,
il rischio di non escome Medici Senza
sere accettati da chi
Frontiere o Emersi intende aiutare:
gency. Una chiacil cooperante viene visto come
chierata con tre responsabili di
il “ricco”, e trattato con fastidio:
altrettante associazioni ha pera volte dalle stesse istituzioni.
messo di tracciare in parte i riQuesto succede più spesso in
schi e le caratteristiche di questo
Africa che in America Latina».
lavoro, in genere ignoto ai più.
Uno su cento
I rischi del mestiere
La selezione dei cooperanti è
Lucia Filippi parla dell’esperienmolto accurata, devono essere
za della onlus “Progetto Mondo –
soggetti molto preparati e capaci
Mlal”: la sede è a Verona, «ma a
di resistere e cavarsela in situaVicenza abbiamo il nucleo magzioni-limite. «In moltissimi ci
giore dei nostri soci sostenitori».
chiedono di diventare cooperanL’associazione lavora con coopeti, di partire. Poi però ne parte
ranti, accuratamente selezionati,
uno su 100, anzitutto perché abche portano avanti i progetti ribiamo un certo numero, limitato,
manendo per tre anni all’estero.
di progetti approvati dal mini«Storicamente siamo in America
stero e dalla Comunità Europea
Latina da 40 anni – spiega Fiall’anno, e poi perchè ci vogliono
lippi -; ora da una decina d’ancaratteristiche oggettive per poni siamo anche in qualche Paeter andare là: i cooperanti sono
se africano. I meno facili in cui
persone con master e formazione
operare sono Colombia e Congo,
specifica, con una forte compee per certi aspetti anche il Guatetenza professionale che si sommala». Il “rischio” non è tanto il
ma al carattere e alla presenza di
rapimento - «quello per fortuna
spirito. La semplice motivazione
ideologica e umanitaria non basta più, serve anche la capacità
gestionale». La cooperazione con
partner del posto è, secondo Filippi, indispensabile. «Il fatto di
avere operatori locali come partner garantisce il funzionamento
del progetto. Ad esempio, se si
va in Mozambico per un ‘iniziativa sulle carceri, lavorando con
il Ministero si ha la garanzia che
il programma andrà avanti: il cooperante italiano, capo progetto,
coordinerà l’equipe composta da
gente del posto, con il sociologo,
l’avvocato e le altre figure tecniche che parleranno coi detenuti
e faranno i corsi di (ad esempio) agricoltura, alfabetizzazione, ristrutturazione delle celle. I
partner locali sono assolutamente indispensabili, però è sempre molto importante che ci sia
l’operatore italiano a coordinare.
Per questo vediamo con timore la recente presa di posizione
dell’Unione Europea, che parla
di cambiare strategia e inviare
semplicemente i fondi in Africa,
senza mandare personale».
Cooperazione sì, ma come?
AsoC, Associazione di Solidarietà
e Cooperazione, è nata a Vicenza
nel 1992. La principale attività
della onlus è occuparsi di lavoro minorile nel Terzo Mondo: i
bambini lavoratori sono una realtà estremamente diffusa, nei
Paesi sottosviluppati. I progetti
sono illustrati nel dettaglio nelle
pagine web http://www.italianats.org e http://www.asoc.it.
Oggi l’associazione ha rapporti
con 12 paesi asiatici e 20 Paesi
africani, tra cui Senegal, Mali,
Benin, Burkina Faso, Nigeria,
Zimbabwe, Etiopia, Kenya. «Per
focus
141 del21 marzo 2009
numero
11
pag
| Nella foto, alcune immagini dell’Associazione Styagraha
la precisione, noi lavoriamo in
stretto rapporto con le associazioni di bambini lavoratori che
in questi Paesi si sono costituite. Non mandiamo cooperanti
all’estero per farli rimanere là
per anni – spiega il presidente
della onlus, Aldo Prestipino –:
partiamo da una filosofia della
cooperazione che non è quella di
intervenire realizzando i diversi
progetti che si potrebbero realizzare in Paesi con problematiche
socio economiche gravi, perché
consideriamo questo tipo di cooperazione un’azione rischiosa:
mette al “riparo” i governi di quei
Paesi dal dover darsi da fare, e
gli consente di risparmiare sulle
strutture sociali e di utilizzare
quei soldi per fare guerre. Certo,
ci sono alcune azioni di emergenza, a seguito di una lotta, un
terremoto, o una devastazione, in
cui non si può far altro che andare lì».
Il lavoro svolto dalla onlus è rapportarsi e sostenere movimenti di
minori lavoratori organizzati nei andare là e costruire, vogliamo
vari Paesi. «Come prima azione, i piuttosto lavorare assieme a loro.
bambini si organizzano per dialo- Non che riteniamo sbagliata la
gare con le autorità locali – conti- scelta di altre associazioni, ma a
nua Prestipino -, perché vengano nostro avviso in qualsiasi Paese
dirottate risorse ed energie sul c’è la possibilità di avvalersi di
sociale, sanità e scuola in parti- persone locali, trovando un buon
colare. Operiamo in tutto il mon- medico o epidemiologo: mandare
do. Ad esempio, il mese prossimo i cooperanti non è necessario ed
espone a rischi».
ospiteremo una deIl sostegno a dilegazione di bambistanza
ni lavoratori del BeLaura Piazza racconnin, ragazzi che meta da Caldogno il ladiamente hanno 14
Non
tutti
voro che sta portananni: abbiamo difmandano
do avanti assieme
fuso un documento
agli altri soci della
sulla situazione del volontari.
onlus “Satyagraha”
Benin, ci diranno di C’è chi invia
(informazioni: www.
cosa hanno bisogno
professionisti
sostegnoadistane li appoggeremo,
locali
za.it ). «Operiamo
perché possano pornel sud dell’India
tare avanti la batta– spiega - nello staglia nel loro Paese.
to dell’Andhra PraNoi, in Italia faremo
una serie di incontri nelle scuo- desh, nella regione di Nellore. Ci
le». «Pensiamo che in coopera- occupiamo di sostegno a distanzione si possa costruire insieme: za e stiamo realizzando un villagil nostro non è il concetto di gio di case famiglia per bambini
orfani e lavoratori, e vittime di
abusi. La situazione lì è estremamente degradata, per ignoranza
e povertà, le violenze sui più piccoli sono estremamente frequenti. Le bambine sono quelle che
soffrono di più, perché tenute
nelle capanne e non mandate a
scuola: non si rendono neanche
conto dei loro diritti e del loro
valore come essere umani».
«La nostra onlus è apolitica e
laica: andiamo direttamente sul
posto e ci occupiamo del progetto. Senza intermediari, siamo noi
che ci occupiamo direttamente
dei bambini assieme a una serie
di partners locali, le persone che
lavorano sul posto. E’ una cultura molto distante dalla nostra, e
c’è davvero il bisogno di avere
l’appoggio di persone locali. Le
coinvolgiamo, lavoriamo attraverso di loro». Per ora l’organizzazione ha realizzato due case
famiglia, che ospitano 130 bambini. A progetto ultimato ci saranno 24 case famiglia, con più
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Autoproduzione individuale
Autonomia energetica
Microgenerazione diffusa
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di mille bambini. Anche Laura
non nega i rischi che in un lavoro
del genere sono sempre presenti:
«I pericoli ci sono costantemente, e noi cooperatori dobbiamo
essere estremamente prudenti.
Il villaggio che stiamo costruendo è in una zona piuttosto rurale,
a 30 chilometri dalla città. E’ altamente sconsigliato percorrere
la strada che li congiunge dopo
le otto e mezza di sera, perché ci
sono bande tribali che fermano
le auto e fanno saccheggi e violenze. Non è una questione di religione, ma di povertà e mancanza di scolarizzazione. Bisogna
adottare numerose precauzioni.
Non se ne parla molto, ma ci
sono molte situazioni tristi e pericolose soprattutto per la popolazione femminile: attualmente
nella zona in cui siamo, i predoni
assaltano i villaggi e, dopo averli
saccheggiati, storpiano le donne
con l’acido. Il governo cerca di
fare qualcosa, ma la situazione è
veramente pesante».
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Cr istina Mar ia e Feder ico, clownter apeuti
UN PICCOLO SORRISO IN PIÙ.
Burro De Paoli sostiene l’Associazione
“Dottor Clown Vicenza ONLUS”
che porta sorrisi ai bambini
nelle corsie d’ospedale.
reportage
141 del21 marzo 2009
numero
13
pag
Modernariato Urbano 3
Medioevo industriale
Reportage dalla zona ovest della città. Dai maestosi capannoni dei primi anni ’60
alle torri in vetro, ecco come un antico acquitrino è diventato un quartiere
dominato dalle auto e dal cemento. Da anni si parla di riqualificazione:
ma se fosse questo il vero volto del Nordest?
«M
alla vista e impediscono l’ingresso
odo di comportamento
nei piccoli feudi della produzione.
sperimentale legato alle
Mura che suddividono lotti irregolacondizioni della società urbana: tecri, stratificati, con viottoli poco racconica di passaggio frettoloso attravermandabili fra una proprietà e l’altra.
so vari ambienti». Questa la definiPalazzine uffici come rocche, che si
zione del termine deriva nel lessico
ergono sui capannoni produttivi.
dell’Internazionale
Situazionista.
Casualità nell’alternarsi di fabbrica,
Come terza e ultima puntata del reufficio, commercio e bar, torrette per
portage «Modernariato Urbano»
lo smistamento dell’energia elettriscegliamo la Zona Industriale Ovest
ca, prive di finestre. Tutto comunica
di Vicenza. Spazio sconfinato, quaresclusione, invisibilità, chiusura.
tiere-non-quartiere, territorio privo
A uno sguardo più attento, il cammidi punti di riferimento visivo: quannatore impara a riconoscere tre strado ci sono - come nel caso della torre
tificazioni temporali: la prima ondaGirardi, dell’acciaieria Valbruna e del
ta risalente agli anni Sessanta, fatta
«cubo» nero della Dainese – si tratta
di grandi capannoni con una loro
di edifici inaccessibili, o perché riteeleganza maestosa, che mantengono
nuti abusivi (il primo caso, al centro
alcuni motivi in ferro e ardite volte
di una lunga querelle giudiziaria) o
in cemento, e poi di casette e officine
perché non accessibili al pubblico (i
in piccola scala, nella classica tipolosecondi due). Ecco perché scegliamo
gia del primo Nordest (laboratorio
la forma della deriva, in una mattial piano terra, abitazione al primo
nata d’inverno, a piedi, per scoprire
piano, micro giardino intorno); la seil «rilievo psicogeografico» di questa
conda tranche ha l’aspetto tecnocraparte di città.
tico degli edifici anni Ottanta, conArriviamo la mattina con un autocessionari senza concessioni all’estebus. Il quartiere è pensato per l’autotica, un uso disinvolto del cemento a
mobile: difficile la vita per il pedone
vista, la messa a punto del prototipo
che si avventurasse fra i capannoni
del capannone veneto cubico e vere i cordoli di cemento. Strisce pedosatile, che ha perso il fascino del suo
nali, non ne esistono, i marciapiedi
progenitore di due decadi prima; il
sono linee sfocate fra l’asfalto e le
nuovo millennio ha portato alla terza
erbacce che crescono ai lati della
specie, la nouvelle vague dei centri
carreggiata. Le polveri sottili creadirezionali in vetro e alluminio, un
no mulinelli generati dal passaggio
tentativo di rinnovare innestando
di veloci autoarticolati. L’olfatto è
funzioni terziarie nei lotti lasciati lisolleticato dall’acre odore degli idroberi dalle attività smobilitate.
carburi, l’udito è sopraffatto dallo
Come i monasteri nel
sferragliare di auto,
medioevo, ci sono piccamion, macchinari
cole oasi di biodiversiindustriali. Il suono è
tà nella monocultura
artificiale, saturo. «Noi
produttiva. E’ il caso
vogliamo inneggiare
del Centro Myriam di
all’uomo che tiene il
Estetica
via
dell’Artigianato,
volante, la cui asta idegestito da quarant’anni
ale attraversa la Terra, brutale
dalle suore laiche dellanciata a corsa, essa rinnovata
la Pia Unione Ancilla
pure, sul circuito della
decennio
Domini. E’ una mensa
sua orbita» scriveva
su
decennio
dove si mangia bene
Marinetti nel Manifecon poca spesa, e
sto dei futuristi. Cendove i lavoratori, opeto anni dopo, questo è
rai e impiegati, vanno
il paradiso del Futuria mangiare nella pausa pranzo (si
smo Reale.
consiglia il caffè corretto con boccet«Brutto» è la parola che esce spontata di grappa a parte). «Gesù Cristo
nea, ma «brutale» probabilmente è
ha lavorato per trent’anni e poi ha
più corretto. Estetica Brutale rinnoiniziato a predicare. Questo centro
vata e perfezionata strato su strato,
nasce come missione per la valorizdecennio su decennio: la quantità di
zazione della donna nel lavoro, ora
cartelli è impressionante, l’assenza di
abbiamo anche uomini che lavoraqualsivoglia ornamento o schermano qui» spiega Carla Giacometti. La
tura è evidente, nulla a che fare con
palazzina resiste dagli anni sessanta,
la più moderna zona industriale di
mantenendo sul retro un orto dove si
Schio, ad esempio, prototipo di area
coltivano verdure e alberi da frutto.
produttiva «dal volto umano». NesLe suore hanno detto no a diverse
sun volto umano qui, ma il dispiegarproposte di aziende confinanti che
si di un’estetica da «medioevo induvolevano espandersi sul terreno colstriale». Le analogie con l’architettutivato da loro. E ora questo fazzoletto
ra dei secoli bui sono più frequenti di
di terra è l’ultimo lembo di natura
quanto si immagini. I muri, innanrimasto in questa città di asfalto, olzitutto, muri alti e pieni: riparano
di Giulio Todescan
foto di Marco Zorzanello
| La torre Girardi
tre alla striscia di «natura» fluviale
rappresentata dalla roggia Dioma,
dimora di nutrie ben pasciute.
Quando fu urbanizzata, l’area fra
viale Sant’Agostino e l’arsenale ferroviario era campagna acquitrinosa.
Il Piano Marconi nel 1958 vide in
quel quadrante la posizione migliore
per il futuro cuore produttivo della
città, dove spostare le industrie che
affollavano disordinatamente i quartieri occidentali fuori dalle mura di
viale Mazzini. La nuova piattaforma
produttiva si prese due milioni di
metri quadri, ci cui uno e mezzo per
aziende e mezzo milione per i servizi.
Negli anni Sessanta in Comune era
attivo un apposito Ufficio per la zona
industriale, che nel ‘66 pubblicò una
brochure informativa interessante:
«La zona si trova in posizione eccezionalmente favorevole, soprattutto
riguardo alla viabilità – ricordava
l’opuscolo -. La zona, oltre a questi
collegamenti, offrirà il vantaggio di
un rapido collegamento con l’idrovia
Venezia-Milano che sarà navigabile
da natanti fino a 1350 t. e la cui costruzione è in corso di approvazione
in sede ministeriale. Sono previste
strade per 12 km a quattro corsie e
con una larghezza media di m 20».
L’idrovia purtroppo si è nel frattempo persa in qualche corridoio ministeriale, e così quarant’anni dopo ci
ritroviamo con una zona industriale
che è sempre più un polo logistico,
una piattaforma di scambio intermodale, una cerniera zip fra fabbriche,
magazzini e casello autostradale, la
porticina che conduce al corridoio
che va dritto dritto all’est e al nord
Europa.
La Cgil ha chiesto a 218 lavoratori
di 13 aziende della zona industriale ovest di spiegare cosa c’è e cosa
manca in questo ambiente. A usare
il mezzo pubblico è il 2,4% di loro.
Allo stesso tempo quasi tutti giudicano negativo lo stato delle strutture viarie. «Pessimo» il giudizio sullo
stato dei marciapiedi. Ambulatori,
mense self service, sportelli bancari
e postali, asili nido, negozi sono pra-
ticamente assenti, per non parlare
di aree verdi e servizi per lo svago e
la cultura.
Le soluzioni? Per iniziare, si potrebbe riconvertire il binario morto che
conduce dalla Fiera alla stazione e
che potrebbe diventare un ottimo
vettore di trasporto, se fosse recuperato a servizio tram; oppure
riqualificare la roggia Dioma facendola diventare un cuneo di verde
nel cemento. Il dubbio però è dietro
l’angolo: ha davvero senso parlare
di riqualificazione di tutto questo?
Questo ambiente cresciuto strutturalmente così, come lo vediamo ora.
Si dice la zona industriale è vecchia,
non adatta al futuro dell’economia
della conoscenza, al Nordest logistico e creativo. Eppure il Nordest è
cresciuto con i padroncini e le produzioni «basse», non con i designer
e i tessuti pregiati. E se queste strade polverose fossero proprio il vero
volto di una economia irriformabile,
la raffigurazione del medioevo urbano che ci è di fronte?
La città delle fabbriche
reportage
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pag
| Asfalto ed erbacce, scenario comune in zona ovest
foto di Marco Zorzanello
Nessun volto umano qui, ma
il dispiegarsi di un’estetica da
«medioevo industriale».
Muri alti impediscono l’ingresso
nei piccoli feudi della produzione
| Qui sopra uno il Centro Myriam di via dell’Artigianato
reportage
141 del21 marzo 2009
numero
Il quartiere è pensato per
l’automobile: i marciapiedi
sono linee sfocate fra l’asfalto
e le erbacce che crescono
ai lati della carreggiata.
15
pag
Ci sono piccole oasi di biodiversità
nella monocultura produttiva. E’ il
caso del centro gestito dalle suore
laiche della Pia Unione Ancilla
Domini
| A sinistra il monolito nero della Dainese, qui sopra i binari che portano i treni merci direttamente all’interno delle acciaierie
speciale
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Tesoro acqua
Un fine settimana di iniziative per valorizzare una delle risorse più preziose del territorio
Due giorni di feste, visite guidate e degustazioni
n fine settimana all’insegna
dell’acqua, un bene che si
rivela ogni giorno più prezioso
anche in una realtà come quella
vicentina, che di acqua ne ha in
abbondanza: basta pensare alla
ricchezza della sua rete idrica,
con il suo intreccio di fiumi, canali, rogge e fossati, e delle falde
del sottosuolo, che forniscono
acqua potabile alle case di centinaia di migliaia di persone. Un
patrimonio che va però tutelato,
e le iniziative in questo senso si
stanno fortunatamente moltiplicando: mai come quest’anno,
ad esempio, gli appuntamenti
organizzati a livello locale per
celebrare la giornata mondiale
dell’acqua - che dal 1992 si festeggia regolarmente ogni 22
marzo – sono stati numerosi e
articolati.
Le vie dell’acqua sono infinite
Il Comune ha presentato nei
giorni scorsi una nuova manifestazione, che nei progetti
dell’amministrazione dovrebbe diventare un appuntamento
annuale. Il progetto si chiama
“Vie d’acqua” e punta da un lato
a valorizzare l’importanza della
risorsa acqua, dall’altro a far riscoprire la città e alcuni dei suoi
angoli più suggestivi – i ponti, i
fiumi, le rogge - da una prospettiva inedita. Il suo momento clou è
previsto attorno al 25 aprile, ma
già domenica 22 marzo, in concomitanza con la ricorrenza della
giornata mondiale e con la domenica senz’auto, è in program-
www.flickr.com/pagedooley
U
ma un ricco prologo. Alle 15 un del nostro acquedotto), servita
gruppo di volontari si occuperà in bicchieri rigorosamente biodi ripulire l’approdo al fiume, a degradabili.
ponte Pusterla, nella zona dell’ex “Le numerose adesioni al proparcheggio Aci, sistemandone il getto – ha sottolineato l’assespiano, e ripulendo le parti mura- sore Lazzari – la dicono lunga
rie, ora deturpate da
sulle sue potenziascritte. Alle 15.30, in
lità. Le proposte di
centro storico parti“Vie d’acqua” hanno
ranno due percorsi
lo scopo di accomguidati - uno a piedi
pagnare i vicentini,
e uno in bicicletta - Si comincia
e non solo, in un
lungo le vie fluviali sabato 21
percorso fisico e allo
della città, che si in piazza Biade stesso tempo ideale
concluderanno in E domenica
tra i corsi d’acqua
piazza dei Signoe i ponti della città,
si
replica
ri con l’esibizione
suggerendo
una
dei
trampolieri
diversa prospettiva
del gruppo “Voci
di visione e tentandal Medioevo” di Trambacque. do di restituire la storia e il ruolo
Inoltre, nel corso della StraAVi- che l’acqua ha sempre avuto, ed
cenza, a disposizione dei corri- ha tuttora, per la città. Incrociandori, al posto delle tradizionali do aspetti urbanistici, letterari e
bottigliette, ci srà “l’acqua del artistici, questo felice connubio
sindaco” (così chiamata quella tra pubblico e privato offrirà una
chance ai vicentini per appropriarsi, e riappropriarsi, di spazi urbani bellissimi, ma spesso
poco conosciuti”.
La manifestazione continuerà
poi il 18 aprile con un convegno
intitolato “Vicenza e le vie d’acqua: quali prospettive?”, con due
mostre – una di carattere storico culturale e una con opere di
giovani artisti italiani e stranieri
– e con una serie di eventi, spettacoli, incontri con giornalisti e
opinionisti e visite guidate, tra
cui spicca- nella serata di giovedì
23 - il concerto di Crhistian Fennesz, accompagnato dalle proiezioni del video artista Giuseppe
La Spada.
Acqua in festa
La Provincia non è da meno, e ha
organizzato per sabato 21 marzo
una giornata di festa in piazza
Biade, nel cuore della città, con
Se 6 Goloso
di Musica e Notizie
| xxx
un programma ricco e molto variegato. Tra le altre cose, ci sarà
un laboratorio del gusto dove un
sommelier guiderà i partecipanti alla scoperta delle peculiarità
delle diverse acque di acquedotto, mentre Legambiente presenta l’iniziativa “Imbrocchiamola”,
un test per riconoscere ad occhi
chiusi e al solo assaggio, l’acqua
del rubinetto e quella della bottiglia. Accanto alle degustazioni guidate, ci saranno inoltre la
presentazione del progetto che
riguarda la creazione del Parco
Astichello, laboratori per bambini organizzati da una cooperativa di animazione ambientale,
una vasca con un pesce siluro del
lago di Fimon, stand informativi
di enti e associazioni, e strutture
e giochi per bambini. Tutto per
imparare ad apprezzare, e soprattutto a non sprecare, l’oro
blu che esce dai nostri rubinetti.
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Astichello e Bacchiglione
Il fiume si fa parco
Ai blocchi di partenza due progetti per la creazione di nuovi parchi fluviali
A Cavazzale e Dueville si intrecciano storia, tradizione e natura
S
e ne parla da anni, ma finalmente qualcosa si muove.
Nelle settimane scorse, infatti,
sono partiti un paio di progetti
per la creazione di due nuove
aree verdi, unite dalla presenza
caratterizzante dell’acqua. Si
tratta del parco dell’Astichllo,
che dovrebbe sorgere a Monticello Conte Otto, e del parco
delle Sorgenti del Bacchiglione, tra Villaverla e Dueville.
Le sorgenti del Bacchiglione
Inserito nel più ampio contesto
naturalistico del Bosco di Dueville, l’area interessata al Parco
delle Sorgenti del Bacchiglione
si trova nella confluenza tra il
torrente Timonchio e il corso
nascente del Bacchiglioncello, nella fascia delle risorgive
dell’alta pianura vicentina,
proprio nel punto in cui, a
partire dagli anni ’60, è stato
realizzato un grande impianto
di piscicoltura che, con il suo
susseguirsi di vasche parallele
ha alterato l’ambiente. Anche
l’originario alveo del Bacchiglioncello è completamente
sparito. La morfologia originaria del corso d’acqua e delle risorgive, però, è conservata nella mappatura catastale, e questo permetterà di dare il via al
recupero e alla riqualificazione
ambientale dell’area.
Il progetto definitivo, elaborato dalla Provincia e sostenuto
anche da Regione e associazioni ambientaliste come Wwf e
Lipu, sarà pronto entro l’estate. L’intervento prevede la ricostruzione della della morfologia originaria delle risorgive
e del corso del Bacchiglioncello; la creazione di zone per il
popolamento dell’avifauna con
capanni di avvistamento e percorsi mimetizzati; la riqualificazione della vegetazione
spontanea della zona Sud con
esemplari di specie tipiche;
la realizzazione di percorsi e
zone attrezzate per la fruizione
ricreativa e didattica e il collegamento alla pista ciclabile
esistente sull’argine Est del
Bacchiglioncello, la quale costituirà, in futuro, il percorso
di collegamento con il capoluogo (mentre il collegamento al
percorso esistente sull’argine
sinistro del Bacchiglioncello
sarà realizzato con una passerella ciclopedonale in legno);
la parziale ricostruzione degli
edifici della piscicoltura e il riutilizzo del sistema di vasche in
cemento nella zona Nord con
finalità scientifiche (centro per
la riproduzione sperimentale
di specie ittiche rare ed in via
di estinzione), culturali (creazione di un museo dell’acqua
riguardante l’ambiente naturale delle risorgive e le attività
umane ad esso collegate) e di
servizio (accesso visitatori, servizi igienici, chiosco bar, magazzini per la manutenzione).
I lavori dovrebbero cominciare
nel 2010.
| I fiumi sono un elemento essenziale del paesaggio vicentino
La poesia dell’Astichello
Acqua, natura e poesia. Saranno questi i tratti distintivi del
parco dell’Astichello, che dovrebbe essere pronto per la fine
del 2009. Il progetto, portato
avanti assieme dal Comune di
Monticello Conte Otto e dalla
Provincia, prevede la realizzazione di un percorso pedonale
e ciclabile che, partendo dall’incrocio con via Saviabona, a Cavazzale, percorre via Zanella
in direzione di Vicenza fino al
Ponte dei Carri e segue poi l’andamento del fiume Astichello.
Di particolare interesse sarà la
ricostruzione del Ponte dei Carri nella posizione preesistente,
in modo da poter collegare il
territorio di Cavazzale con Vicenza e ricostruire il “percorso
Zanelliano” fino a Polegge, cioè
l’itinerario seguito dal poeta
Giacomo Zanella per raggiungere la sua abitazione, situata
proprio lì vicino. Proseguendo
poi verso la chiesa di Polegge, ci
si allaccerà al percorso ciclopedonale che raggiunge Laghetto.
Saranno eseguiti il consolidamento e la manutenzione delle
sponde e verrà realizzato un
percorso natura. Saranno installate idonee protezioni in legno che fiancheggeranno il percorso ciclopedonale nei punti in
cui verranno ritenute necessarie. In alcune aree saranno realizzati dei gradoni in legno che
consentiranno ai pescatori di
raggiungere l’acqua del fiume.
Non solo. La volontà di coniugare elementi di particolare
pregio quali l’acqua, l’ambiente
e la storia, ha creato sinergia
non solo tra Comune e Provincia, ma anche tra istituzioni e
cittadini, tanto che il Gruppo
Alpini e la Protezione Civile,
coordinati dagli uffici comunali, hanno lavorato nei giorni
scorso per ripulire da sterpaglie
e rifiuti il terreno destinato a
parco e per rimettete in luce le
fondazioni dell’antico Ponte dei
Carri dove verrà posizionata la
nuova passerella pedonale. Il
Gruppo Storico di Monticello
Conte Otto, in collaborazione
con lo studio Rech di Vicenza,
ha invece provveduto ad allestire un pannello che raffigura il
percorso del fiume e raccoglie le
foto dei punti di maggior pregio
paesaggistico.
Acque Vicentine,
nuovo logo
S
ocietà nuova, logo nuovo. Acque Vicentine, la società che
gestisce il servizio idrico a Vicenza e in molti comuni della cintura
urbana, ha presentato nei giorni
scorsi il nuovo logo dell’azienda: due onde che incorniciano il
nome azzurro su sfondo bianco.
Il nome stesso è stato pensato
per sintetizzare ad un tempo il
legame con il territorio (la scelta
del plurale serve proprio a descrivere la pluralità dei soggetti coinvolti), e l’identificazione dell’acqua come ricchezza e patrimonio
di tutti. Ad accompagnare il tutto
sarà lo slogan “La buona acqua di
casa tua” che, ancora una volta,
sottolinea l’idea di un bene che è
da tutelare perché è qualcosa che
appartiene al cittadino. E, inoltre, insiste sulla bontà e qualità
dell’acqua: come fa a non essere
buona una cosa tua?
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ViPiù
cultura
Una vita in punta di plettro
Una carriera dedicata alla sei corde. A tu per tu con Roberto dalla Vecchia, chitarrista acustico
di livello internazionale e organizzatore di VicenzaAcustica: “In città la scena musicale è molto ricca”
| Gli altri protagonisti di VicenzAcustica: Stotzem e Varini
È
il classico esempio di vicentino
che, probabilmente, è più conosciuto all’estero che tra le mura della sua città. Roberto Dalla Vecchia
è considerato uno dei chitarristi
acustici più originali e interessanti
d’Europa, e non solo: il suo nome è
una presenza fissa nei festival e nelle kermesse folk anche Oltreoceano,
e un suo Cd del 2003 (Sit Back) è
stato premiato dalla rivista statunitense Acoustic Guitar come miglior
cd autoprodotto dell’anno. L’ultimo
lavoro, “Unknown Legend”, è arrivato da poco nei negozi di dischi,
e Dalla Vecchia lo presenterà in
concerto il prossimo 28 marzo, nel
corso di VicenzAcustica, il festival
della chitarra acustica che lui stesso ha lanciato ormai cinque anni fa,
portando in città alcuni degli artisti
più noti della scena nazionale e internazionale.
Ma com’è che un giovane vicentino decide di buttarsi sulla chitarra
acustica, per di più suonata con una
tecnica molto particolare, invece
che provare a inseguire le orme di
Jimy Hendrix o dei chitarristi di Vasco Rossi? “Son partito da quelli che
erano i cantautori italiani e americani, nomi come Pail Simon, Neil
Young e James Taylor. E soprattutto
con Neil Young c’erano certe sonorità di tipo country che mi piacevano
molto. Da lì il passo a suonare con la
tecnica del flatpicking è stato breve:
mi sono innamorato di questo stile,
e in generale del country. Anzi, del
bluegrass”.
Fltapicking, bluegrass, parole che
agli addetti ai lavori magari dicono
poco. “Ma infatti quello che conta
è la musica” aggiunge il chitarrista.
Verissimo. Fatto sta che da queste
parti la chitarra country non è pro-
prio lo strumento più popolare. E
così Dalla Vecchia ha dovuto fare le
valigie e spostarsi. Sia per studiare
(“In Italia l’unico che suonava questo genere era Beppe Gambetta”),
sia per trovare altri musicisti con
cui confrontarsi. “Da noi non è che
ci sono molte occasioni, siamo pochi. E quando dico che siamo pochi
intendo in Italia, non a Vicenza.
Questo mi ha spinto a lavorare molto con l’estero, con gli Stati Uniti
ma non solo. Perché anche in paesi
come l’Olanda e la Germania questo
stile è più conosciuto”.
Certo, si tratta sempre di una nicchia. Ma se ci sai farei risultati alla
fine arrivano. “Io credo che valga la
pena di suonare lo stile che ti piace
davvero, sia questo il jazz, il rock, il
blues, non importa – precisa Dalla Vecchia -. Ce la si fa? Dipende:
se uno vuole far soldi, allora no. Io
posso dire che questo mestiere mi
permette di vivere, e ne sono felice,
ma non di arricchirmi. Dipende da
cosa si cerca, e dalle priorità che uno
si dà. Può sembrare una frase fatta,
ma è cosi”. Un incoraggiamento per
i tanti che a Vicenza provano a costruirsi un futuro a colpi di plettro,
scale e accordi diminuiti. “La realtà musicale vicentina, per come la
vedo io, è bella e ricca – continua
l’artista -. Ci sono bravi cantautori,
mi vengono in mente i nomi di Patrizio Baù e Davide Peron. Ci sono
molte realtà interessanti in altri
generi, bravi professionisti come
Michele Calgaro. E c’è molta vivacità: la settimana scorsa ero ad un
incontro con gli studenti del liceo
al Quadri, e si vedeva che parlavo a
persone che ne capivano e che erano interessate. Quello che può essere un problema, caso mai, è trovare
possibilità di esibirsi per chi suona
a livello amatoriale, perché spesso
è molto complicato”. Consigli per i
giovani? “Per chi si avvicina alla chitarra spesso fa effetto la velocità, e
questo è successo anche per me. Poi
vedi che la velocità non è tutto. A me
piacciono quei chitarristi che, oltre
ad avere un bagaglio tecnico notevole, sanno esprimere anche altro. A
chi studia consiglio di non fermarsi
a quello che si trova cliccando su internet, che è una ricchezza, perché
ci trovi di tutto. Ma alla fine c’è il
rischio di non gustare più niente, di
restare solo in superficie”.
Per non fermarsi ai successi da hit
parade o alla musica che passa in
tv, una buona occasione è proprio la
serata di VicenzAcustica che, visto il
successo delle precedenti edizioni,
quest’anno si trasferisce al Comunale. Insieme a Dalla Vecchia, sul
palco ci saranno il belga Jacques
Stotzem e Massimo Varini, che con
la sua chitarra ha accompagnato, tra
gli altri, cantanti come Biagio Antonacci, Mina, Celentano, Laura Pasini e Vasco Rossi. Ognuno presenterà
alcuni brani del proprio repertorio,
prima di dar vita a quei duetti e quei
terzetti che sono il vero piatto forte
della serata. “Il concerto che ne nasce è sempre molto coinvolgente –
conclude Dalla Vecchia – specie per
questa modalità di suonare in trio,
che è proprio l’essenza del piacere
di fare musica insieme. La tipicità
dell’appuntamento sta proprio nel
gran finale, tutti assieme, che non si
vede in altri festival e che il pubblico
ama particolarmente”. Da segnalare
che per i bambini con meno di dieci
anni è previsto un biglietto cortesia
al prezzo simbolico di 1 euro.
L. M.
| Roberto Dalla Vecchia
Araceli, musica per la Palestina
U
n concerto di solidarietà per
i bambini palestinesi della
Striscia di Gaza, appena usciti dalla guerra delle prime settimane di
gennaio. È quanto l’associazione
Salaam – I ragazzi dell’olivo ha
organizzato per domenica 22 marzo alle ore 17 nella chiesa di Santa
Maria in Araceli (Araceli vecchia).
Sul palco, si fa per dire, della chiesa progettata dal Guarini, ci sarà
la corale del Nyack College di New
York, accompagnato all’inizio dal
coro dei Pueri Cantores. A dirigere
l’interpretazione di brani di Rach-
maninoff, Bernstein, Gounod, Hogan, Franklin, Haendel e Higgins
ci saranno i maestri Roberto Fioretto, Colin Fowler e Susanna Talley. L’ingresso è ad offerta libera e
il ricavato sarà devoluto al centro
riabilitativo educativo di Jabalia, a
Gaza. Gli organizzatori ricordano
che domenica in buona parte della città sarà vietata la circolazione
delle auto (“Un’ottima occasione
per venire al concerto dopo una
bella passeggiata a piedi o in bici”
scherzano), ma che il servizio bus
di Aim sarà gratuito.
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cultura
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Vinicio, Celentano e i favolosi Anni ‘60
Mario Pavan ripercorre il decennio del boom economico. Racconto senza nostalgie di una città
dominata da curia e Dc, scossa dai primi fermenti del ’68 e innamorata del suo centravanti
D
al Lanerossi del capocannoniere Vinicio, che non a casa
troneggia anche sulla copertina del
libro, all’Italia che si prende quattro
“pappine” dal Brasile di Pelé in una
giornata dell’estate del 1970. Dalle
letture di giornali “leciti, anzi, obbligatori”, come Il Vittorioso e Il Corriere dei Piccoli, a quelle che alternano,
onnivore e a volte clandestine, pensatori come David Maria Turoldo ed
Herbert Marcuse.
Dopo “Ma che belle cose”, il volume
con cui ha raccontato la sua Vicenza
anni ’50, Mario Pavan torna in libreria con un libro tutto dedicato agli
anni ’60 e ai tumultuosi cambiamenti che hanno segnato quel periodo.
Una “laica confessione”, come scrive l’autore nell’introduzione, tutta
giocata sul filo della memoria e del
ricordo, a da cui sono bandite parole come “nostalgia”, “rimpianto”, “e
tutte quelle espressioni inneggianti
a tutto il bello di quegli anni ‘60”.
Per Pavan sono gli anni delle scuole
medie, prima, del ginnasio e del liceo
poi. Cioè gli anni dell’adolescenza,
della formazione, della scoperta:
“Sono stati i miei anni – scrive -. Del
mio primo vero aprire gli occhi”. “E
iinfatti, rispetto al volume precedente, il libro è un continuo passare
dalla situazioni e dai personaggi della
scena vicentina a quelli della ribalta
nazionale e, spesso, anche internazionale.
La tragedia del Vajont, l’alluvione del
’66 (con il sindaco che viene portato
in spalla dagli uscieri), il Concilio Vaticano II, le encicliche di Paolo VI, gli
assassini di Kennedy, Luther King e
Malcom X, l’ascesa di Aldo Moro, ma
anche l’esempio di Don Milani, i film
di Bunuel e Antonioni, le canzoni di
Celentano e dei Nomadi, fanno così
contrappunto alle vicende di una città ancora fortemente segnata dalla
presenza della chiesa e dal dominio,
politicamente parlando, della Balena
Bianca. È una Vicenza in cui “regna
un vescovo buono ma altamente legato alla tradizione, al formalismo di
liturgie dalle presenze oceaniche con
un gusto tutto particolare per le cerimonie ossequiose”, accompagnato
sempre da un monsignore tutto vestito di nero che gli fa da segretario
particolare e da un uomo devoto in
giacca e cravatta. In cui “sulla scia
dell’alleanza fruttuosa tra Duomo,
Palazzo Trissino e Palazzo Nievo
stravince (come sempre), il biancofiore Dc e si guarda con più di qualche
sospetto al nuovo governo nazionale
formatosi con l’alleanza con i socialisti”. In cui i ragazzini del seminario
sono impiegati come “manodopera
minorile” per piegare foglietti e volanti di propaganda nel palazzo delle
Opere sociali. E in cui l’affermazione
al congresso della corrente progressista della Dc (quella morotea, vicina
alla linea di Aldo Moro e favorevole
all’apertura a sinistra) crea scompiglio e getta il vescovo in allarme.
Per un ragazzo dell’epoca, però, il
passare degli anni è scandito da episodi molto meno ufficiali. I campi
scuola sulle Dolomiti, le prime cotte
(ovviamente per quella ragazza così
carina che piaceva anche agli altri),
le lezioni al liceo con prof che sono
rimasti nella memoria di centinaia di
studenti. E poi la musica, con i complessi locali (i Duca d’Este, gli Apostholi, i Delfini, i Condor) che animavano serate e divertimenti, e le canzoni trasmesse dalle prime radioline
a transistor che aiutano a riflettere e
a interpretare un mondo che cambia:
“Il giovanissimo Adriano Celentano
propone già, in maniera profetica,
i temi della difesa dell’ambiente e
della semplicità del modo di vivere
– scrive Pavan -. Invece chi governa
enuncia a ogni costo parole chiave
come la costruzione obbligatoria di
reti stradali, autostradali e la lenta
dismissione delle belle linee ferroviarie, anche locali. Così il ragazzino
non può più salire sul trenino e non
potrà più partecipare alle vendemmie allegre o alle raccolte di frutta,
perché i campi sono, adesso, coltivati tutti a granoturco. Alla nuova
| xxx
tendenza americana, in nome della
monocultura”.
E soprattutto c’è il calcio che, assieme al Giro d’Italia e alle imprese delle ragazze della Recoaro Basket, è un
compagno costante di tutto il decennio. Il 1962 è l’anno del primo album
di figurine panini, completato “senza
mai comprare una bustina”, e della
grande delusione dei mondiali cileni;
il ’66, invece, quello dell’esplosione
di Luis Vinicio, centravanti di sfondamento che con 25 reti “una più
bella dell’altra” si aggiudica la classifica cannonieri e trascina il Vicenza
ad un ottimo sesto posto in campionato. “Vinicio è Vicenza e Vicenza è
Vinicio – si legge nel libro -. Vinicio
è la gente. Il pubblico lo ama, anzi lo
adora”, tanto che i ragazzini vanno a
cantargli cri di ringraziamento sotto
casa, in una viale Milano che all’epoca era il quartiere di lusso della città.
Si finisce col Sessantotto. “Iniziano i
primi scontri tra chi si proclama di
destra e chi di sinistra. Scaramucce
verbali, confronti su autori e testi.
Si legge molto”, annota Pavan. Che
qualche pagina più avanti aggiunge:
“Il fervore è grande, l’ansia pure e i
problemi della crisi industriale, avviata dalla riconversione, toccano
tutti. [...] Tutto questo facilita il nascere di idee nuove anche in politica.
E a scuola si parla di tutto questo, in
parrocchia pure, nei gruppi e nello
sport anche”. In questo clima, Pavan
e i suoi coetanei affrontano il nuovo
esame di maturità e si gettano verso
il futuro, gli anni ’70. “Ma questa è
un’altra storia”, conclude l’autore. E,
ne siamo certi, in cantiere c’è già un
nuovo libro per raccontarla.
L. M.
Spiritualità ed ecumenismo
Doppi appuntamento all’Astra
U
n fine settimana per riflettere
sul valore della spiritualità e
del confronto tra culture e religioni
diverse. È quanto propone il doppio appuntamento in programma
sabato 28 e domenica 29 marzo al
teatro Astra con Pier Franco Marcenaro, studioso di tematiche spirituali e presidente della onlus Centro
dell’Uomo (l’associazione che ha
organizzato l’evento) e del Centro
Ecumenico Mondiale. Una doppia
conferenza – dibattito per approfondire alcuni dei temi che stanno
alla base dell’attività dell’associazio-
ne: nato nel 1977, il Centro dell’uomo si propone infatti di eliminare le
incomprensioni tra culture e individui, lavorando sull’approfondimento della spiritualità interiore. Tra le
sue attività, si ricordano le tre edizioni della Conferenza Mondiale per
la Pace svoltesi nell’antico monastero di Sargiano, vicino ad Arezzo, le
iniziative a favore delle bioarchitettura e dell’utilizzo di energie alternative e gli interventi a sostegno di
emarginati, anziani e disabili. (Per
infomazioni, tel. 0445.76030; cell.
338.8538622).
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cultura
141 del21 marzo 2009
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21
pag
Un anno con Galileo
A quattrocento anni dalle prime osservazioni con il cannocchiale del grande scienziato,
partono le celebrazioni dell’anno dell’astronomia. Sei mesi di mostre, convegni e spettacoli
N
serie di appuntamenti ed eventi
ell’anno che l’Onu ha deciso
che si svolgeranno nei prossimi
di dedicare all’Astronomia,
sei mesi.
anche Vicenza si prepara a cele“E’ un programma ricco, vario e
brare il quattrocentesimo anniper tutti i pubblici, dai bambini
versario delle prime osservazioni
agli adulti, dai più esperti ai semeffettuate col cannocchiale da Gaplici curiosi – ha sottolineato l’aslileo Galilei, avvenute nel 1609,
sessore alla cultura
e il quarantennale
Francesca Lazzari, il
della
celeberrima
cui assessorato coorpasseggiata di Neil
dina tutte le iniziative
Armsotrong, sbar-. Ma ha soprattutto
cato sulla luna nella
il pregio di aver uninotte tra il 20 e il A maggio
to le forze e le menti
21 luglio del 1969.
arrivano
presenti in città su un
Un doppia ricorrenla
Hack
tema come l’astronoza di enorme valore
mia: l’Informagiovasimbolico, che acco- e Piero
ni, la Biblioteca Bermuna l’inizio di una Rafanelli
toliana, il Museo ciserie di scoperte
vico, l’Ufficio scolascientifiche destistico provinciale di
nate a rivoluzionare
Vicenza, il liceo scientifico “Quail nostro modo di pensare ed un
dri” e il Gruppo astrofili vicentini.
allunaggio a lungo ritenuto imE proprio con questo programma
possibile, e che darà il via ad una
Un’Ave Maria
contro la malattia
S
arà tutto dedicato alla festa
dell’Annunciazione e alla figura di Maria il concerto di beneficenza in programma giovedì 26
marzo nella chiesa di San Marco.
S’intitola infatti “Concerto per
l’Annunciazione, “Ave Maria”, in
memoria di Franco A. Arcangeli”
la serata che vedrà protagoniste
Laura Vasta (soprano), Anna Pasetti (arpa) e Silvia Milazzo (organo). Le tre musiciste eseguiranno
musiche di Vivaldi, Schubert,
Gounod, Raff, Faurè, Bizet ed altri, introdotte dal professor Massimo Celegato. Molti dei brani
che verranno eseguiti sono contenuti nel cd “Ave Maria” realizzato da Laura Vasta e Anna Pasetti
con il contributo di Radio Oreb:
una raccolta inedita di celebri
“Ave Maria” di varie epoche, il cui
ricavato verrà devoluto a favore
della fondazione Onlus Unico1
“Aiutare la vita” di Diego Murari, un’associazione impegnata nel
sostegno alle persone malate, in
particolare ai bambini. Il concerto inizierà alle ore 20.30 e sarà ad
ingresso libero.
di eventi che l’amministrazione
comunale intende cominciare a
valorizzare anche la cultura scientifica, scegliendo ogni anno un
tema diverso”.
Ed uscimmo a rimirar le stelle
Si comincia già domenica 22
marzo, con il Gruppo astrofili
vicentini che invita all’osservazione del sole dall’osservatorio
astronomico di Arcugnano, sede
e centro di studio del gruppo.
Il GAV inoltre metterà a disposizione i propri telescopi per
un’osservazione pubblica degli
astri durante le serate di sabato
2 maggio, in piazza Biade, e di
sabato 26 settembre, in piazzale
della Vittoria a Monte Berico.
Astronomi e astrologi
Il liceo scientifico Quadri celebra
l’anno astrologico a partire dal
16 aprile, con il primo dei cinque incontri del corso di cultura
“Galilei, l’uomo, lo scienziato, il
filosofo”. Tra il 27 aprile e il 10
maggio il planetario del liceo
sarà aperto alle visite; nello stesso periodo verrà proposta la mostra – già allestita nel 2004 – “La
Terra e le sue rappresentazioni”. Ancora, martedì 5 maggio,
il Quadri ospiterà la conferenza
tenuta dal prof. Giuseppe Fera
dal titolo “Storia del principio
della relatività”. Tra le iniziative
dell’istituto vicentino rientra anche la mostra “Le comete nell’arte e nella scienza. Da Giotto a
‘Giotto’” che si terrà nel mese di
settembre. A fare da pendant a
questa esposizione, ci pensa la
Biblioteca Bertoliana, con la mostra “Via Lactea. Percorso nel
cielo e nella storia dell’uomo.
Astronomia in Biblioteca Berto-
liana dal XV al XVIII secolo”. Le
due mostre verranno volontariamente proposte nello stesso periodo, con l’intenzione di parlare
del medesimo argomento - astrologia e astronomia - ma con tagli
e testimonianze diverse.
Metti una sera con...
Completano il quadro la serata
che l’assessorato alla cultura organizzerà nella notte tra lunedì
20 e martedì 21 luglio, con un
evento speciale per ricordare lo
sbarco sulla luna nella suggestiva
location di piazzale della Vittoria
a Monte Berico, e una serie di incontri con personaggi e volti noti
della comunità scientifica nazionale: venerdì 8 maggio, l’Ufficio
scolastico provinciale di Vicenza
ha organizzato un seminario con
la celebre astrofisica e divulgatrice scientifica Margherita Hack,
e con il direttore del dipartimento di astronomia dell’Università
di Padova Piero Rafanelli.
Tra gli ultimi incontri in programma spicca il progetto “E’
un piccolo passo”, festival dedicato al mondo dei cortometraggi
e della video arte, previsto per il
primo fine settimana di ottobre
e curato dall’Informagiovani di
Vicenza e dall’associazione GAI,
Giovani Artisti Italiani, grazie al
contributo del Ministero della
gioventù e del Ministero all’istruzione e alle politiche giovanili,
ideato proprio in occasione del
quarantennale del primo allunaggio. Infine, sabato 10 ottobre,
è in programma una giornata di
visite guidate alla Sala dello Zodiaco di Palazzo Chiericati, con
ingresso gratuito per i ragazzi
delle scuole elementari e medie.
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movida
141 del21 marzo 2009 pag22
numero
ViPiù
movida
Musica di primavera
L’associazione Rockit ha organizzato per il 21 marzo un grande concerto collettivo:
una sorta di festa della musica, con oltre cento appuntamenti in tutta Italia
E due sono anche nel vicentino
Gli appuntamenti
sabato 21
RUMORS OF GEHENNA +
VIOLENZA PSICOLOGICA
Sabotage Bar – viale dell’Industria
12, ore 22
Serata live di musica trash death
metalcore
Free entry
sabato 21
LUCA BASSANESE
CSC Centro Stabile di Cultura
– via Val Leogra (San Vito di
Leguzzano), ore 22.30
Concerto del cantautore vicentino
assieme alla Piccola Orchestra
Popolare – presentazione del suo
ultimo album “La Società dello
Spettacolo”
Riservato soci CSC
sabato 21
FABIO CARDULLO BAND
Bar Bukowski – corso Italia 9
(Valdagno), ore 22
Concerto acustico tra pop, rock e
cantautorato
Free entry
A gennaio quei matti sognatori di
Rockit – 10 ragazzi sui 25 anni di
stanza a Milano – hanno lanciato
l’appello a tutti: promoter, locali,
band, webzine, radio, tv, giornadi Francesca Danda
li, groupie, dj… E il contagio si è
diffuso in maniera virulenta. « Il
risultato è stato inaspettato anl 21 marzo, si riparte. Travolche per noi, visto il poco tempo a
ti da un avvio di stagione che
disposizione» confessa Michele
promette sole, verde, gite fuori
“Wad” Caporosso, redattore reporta… e amore. Per tutto e tutti?
sponsabile dei progetti speciali di
Troppo idealistico, ma sicuramenRockit, che di “Maledetta Primate il cuore torna a battere con più
vera” ha curato l’ideazione, la proforza per la musica, che con le belmozione ed il coordile giornate esce dagli
namento. Da Udine
angusti spazi in cui la
a Catania, da Milano
si confina col freddo,
a Bari, da Venezia a
fugge dalle finestre
Cagliari oggi lo stivaaperte e si diffonle dà una bella pedata
de nell’aria. Anche
agli echi sgradevoli di
grazie ad iniziative
sanremese memoria.
come “Maledetta Pri- Si suona
Per valorizzare finalmavera”, Festa della al Bar Astra
mente il gusto genuNuova Musica Itae
al
Vinile
ino della musica di
liana promossa dalla
di
Rosà
qualità, nel rispetto
vulcanica redazione
di un’imprescindidi Rockit, associabile etica.
zione e portale web
Tutti i locali adedi riferimento musirenti hanno infatti sottoscritto un
cale a livello nazionale. Nelle città
codicillo che riporta testualmente
metropolitane come nelle provin“solo musica italiana originale”,
ce più sperdute (pure Vicenza!!),
“pagare poco pagare tutti”, “onooggi s’inaugura il primo grande
rare il partecipatore”, “trattare
concerto collettivo mai realizzato:
dignitosamente i musicisti” e, naun network di decine e decine di
turalmente, “crederci”. Ma non è
eventi sparsi in tutta la penisola
una copia in versione giovanilistisotto il segno della musica italiaca della Festa Europea della Muna, indipendente e democratica
sica del 21 giugno, da alcuni anni
(nel prezzo).
I
importata in Italia e a sua volta
mutuata dalla tradizione francese,
che la propone fin dal 1982? «Assolutamente no. In quel caso la
festa è imposta dall’alto,dalle istituzioni. Qui invece parte dal basso, dal contagio tra la gente che di
musica vive tutti i giorni » ribatte
“Wad”. Ed infatti con un semplice
tam tam via e-mail, Facebook, Myspace e affini sono stati agganciati
in meno di due mesi oltre 100 locali tra club stilosi, bar minuscoli,
pub sporchi, ristobar puliti, angoli alcolici. Che a loro volta hanno
ingaggiato artisti del calibro di
Dente, Luci della Centrale Elettrica, Ministri, Julie’s Haircut, Marta
sui Tubi.
Ed è scorrendo il lungo elenco di
appuntamenti che si rimane sorpresi nello scorgere, tra le 11 date
venete, il nome di Vicenza per ben
due volte. La prima grazie al Vinile di Rosà, rock club affermato da
anni che, per l’occasione, propone
una festa rock con gli Eterea Postbong Band, scledensi dediti al post
rock eccessivo e spiazzante (inizio
alle 22). A cui si aggiunge l’immancabile Nuovo Bar Astra del centro
città, che ci alletta con un concerto aperitivo del torinese Vittorio
Cane, cantautore visionario della
scuola voce-e-chitarra (inizio alle
19). Che fretta c’era, “Maledetta
Primavera”? A parer nostro parecchia, per un’idea simile: per innamorarsi basta un’ora…
domenica 22
THE PRETTY LIVER SOCIETY
Nuovo Bar Astra – contrà Barche
14, ore 19
Concerto aperitivo – musica per
ukulele e banjo
Free entry
mercoledì 25
LOGAN RICHARDSON QUINTET
Panic Jazz Club – piazza degli
Scacchi (Marostica), ore 22
Concerto jazz con Logan
Richardson (sax), Ambrose
Akinmusire (tromba), Mike Pinto
(vibrafono), Matt Brewer (basso),
Nasheet Waits (batteria)
Free entry
giovedì 26
SHERIFF PERKINS + WASTED
PIDO
Bar Sartea – corso Ss. Felice e
Fortunato 362, ore 21
Serata one-man band - concerto
grindabilly dalla Francia +
concerto country punk
Free entry
giovedì 19
ULTRADOLCE
Birrificio Birracrua – strada
vicinale Montecrocetta 6, ore 21.30
Concerto acustico tra bossanova e
tributo a Fred Buscaglione
Free entry
domenica 22
EPOCHE’ 1.0
Equobar – strada marosticana
350, ore 19
Concerto aperitivo - musica
ambient, chill out e smooth jazz
Free entry
venerdì 27
GRANDE JAZZ
Nuovo Bar Astra – contrà Barche
14, ore 19
Concerto aperitivo – musica jazz
con Lorenzo Conte (contrabbasso),
Luca Colussi (batteria), Michele
Manzo (chitarra), Michele Polga
(sax)
Free entry
martedì 24
MOVE D
Bar Sartea – corso Ss. Felice e
Fortunato 362, ore 21
Jazz not dead festival – serata
elettronica con l’artista più Hot
della scena tedesca ed europea
Free entry
venerdì 27
DEVOTION
Yourban Music Lab – via 51°
Stormo 3 (Thiene), ore 22
Concerto metal - presentazione del
nuovo album “Sweet party”
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movida
141 del21 marzo 2009 pag23
numero
Matrioska per un giovane scrittore
Popcorn
Il sequel di L’appartamento spagnolo non è ugualmente riuscito, ma conserva
quella leggerezza nel raccontare la vita che sono il marchio di fabbrica
di Klapisch e del suo team di attori. Sempre lontani da volgarità ed eccessi
di Giuliano Corà
N
el 2002, Klapisch firmava L’appartamento spagnolo, vite intrecciate di un gruppo di universitari
europei di varie nazionalità che s’incrociano per un anno in un appartamento di Barcellona, commedia
tenera ed intelligente sull’incontro
di personalità e sensibilità, ma soprattutto di culture. Bambole russe
ne costituisce il sequel, forse non
all’altezza del primo ma che di quello
conserva la leggerezza, l’affettuosa
attenzione ai sentimenti, la delicatezza nel raccontare la vita. Il protagonista è ancora Xavier, trentenne, che
ha finalmente realizzato il suo sogno
di divenire scrittore. La strada però è
ancora lunga, e Xavier si è adattato
a percorrerne i livelli più bassi: fa il
ghoshtwriter, e l’autore di orribili
soap televisive. Intanto, nell’attesa
di capire cosa farà da grande, cerca
di trovare il grande amore della sua
vita. Lasciato dalla sua ex – Audrey
Tautou, deliziosa come sempre – che
tuttavia non si decide a lasciarlo in
pace, passa da una donna all’altra,
non però come un volgare e cinico
sciupafemmine, ma nella convinzione che prima o poi troverà quella
giusta. Le donne, dice, sono come le
matrioske russe: dentro ad ognuna
ce n’è un’altra, e poi un’altra, e poi
un’altra ancora. Alla fine dovrà ben
saltar fuori quella giusta per lui. Klapisch segue con affettuosa partecipazione la vita un po’ convulsa sua e
dei suoi amici, anch’essi tutti in cerca
di un ubi consistam, attraverso l’Europa e attraverso vicende e famiglie
strampalate ma stranamente ‘normali’.
In attesa del terzo sequel – che pare
proprio si stia per fare – Klapisch ci
ha di recente regalato il suo capolavoro, quel commovente e delicatissimo Paris, attualmente disponibile
in DVD, in cui Romain Duris, il suo
attore-icona, anche qui protagonista,
ha certamente dato il meglio di sé.
Un regista ed un team di attori da seguire certamente, in un cinema che
può presentare alti e bassi, ma che
comunque si tiene rigorosamente
lontano dalla volgarità e dall’eccesso
che troppo spesso, nel cinema odierno, vengono scambiati per arte.
Bambole russe, C. Klapisch,
Francia, 2005
| Kelly Reilly e Romain Duris in Bambole russe
Il detective dei Casi Irrisolti
Sul comodino
In una Los Angeles poliedrica e pulsante, Harry Bosch
deve fare i conti con un delitto che rispunta dal passato
E con una confessione un po’ troppo facile...
di Giovanni Magalotti
R
ientrato da poco in servizio, il
detective Harry Bosch lavora
all’Unità Casi Irrisolti: prende in
mano fascicoli di vecchie indagini e
prova a ripartire. Un giorno riceve
una telefonata dalla Divisione Rapine e Omicidi: un certo Reynard
Waits, serial killer da poco arrestato, ha confessato di avere ucciso,
fra le altre, la giovane Marie Gesto,
scomparsa fuori da un supermercato tredici anni prima. Bosch sente
una morsa allo stomaco: allora,
il caso era stato affidato a lui, ma
non era riuscito a individuare il
colpevole. Con la sua confessione
Waits intende venire a patti con il
pubblico ministero O’Shea e ottenere l’ergastolo invece della pena di
morte. Oltre al fatto che non vuole
patteggiare con un assassino, Bosch
ritorna ad occuparsi del caso anche
per un altro motivo: ha l’impressione che questa veloce risoluzione
faccia troppo comodo a O’Shea, in
corsa per l’elezione a procuratore
distrettuale...
Al dodicesimo romanzo con protagonista il detective Harry Bosch,
Michael Connelly, ex giornalista
del “Los Angeles Times” e scrittore di thriller di successo, conferma
tutte le sue qualità, a cominciare
dalla sapienza narrativa (montag-
gio perfetto delle diverse sequenze,
esatta misura del ritmo, giusti colpi
di scena per tenere alto l’interesse
del lettore senza perdere nulla in
verosimiglianza). Sfoggia pure uno
stile nitido, concreto, privo di qualsiasi compiacimento letterario e
un’attenzione ai personaggi, anche
secondari, delineati in modo rapido e incisivo, non facile da trovare
in molti suoi colleghi. Connelly,
poi, riesce a rendere Los Angeles,
lo sfondo della vicenda, quasi un
personaggio vivo, pulsante: sia per
l’esattezza topografica (non si perde
un angolo, una strada, un locale),
sia per la cura sociologica con cui
la descrive. Come testimonia il passaggio dedicato a Echo Park, uno
dei quartieri più vecchi della metropoli californiana: “Si era sviluppato
all’ombra dei grattacieli del centro e
sotto lo scintillio delle luci del Dodger Stadium. Nel corso dei decenni
era stato meta degli immigrati prima italiani, poi messicani, cinesi,
cubani, ucraini e di tutte le altre
nazionalità. Di giorno, una passeggiata lungo la via principale, Sunset
Boulevard, richiedeva la conoscenza di almeno cinque lingue per interpretare le scritte sulle vetrine dei
negozi. Di notte, era l’unico posto
della città dove il silenzio poteva
essere squarciato contemporaneamente dall’eco di una sparatoria tra
bande rivali, dalle grida della tifoseria infervorata per un fuoricampo e
dal latrato dei coyote sulle alture”.
Michael Connelly,
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ViPiù
sport
Una promessa d’oro
Agli Europei indoor di atletica Matteo Galvan è stato uno dei trascinatori
del quartetto che ha vinto la 4x400. “Mi sento più maturo, l’atletica è diventata la mia vita”
di Francesco Cavallaro
S
ignore e signori, ecco la notizia
che tutti attendavamo: Matteo
Galvan non è più una promessa
dell’atletica. Ormai è una splendida
realtà. Lo scorso 8 marzo il ragazzotto di Bolzano Vicentino, 21 anni
il prossimo 24 agosto, ha conquistato la medaglia d’oro nella staffetta 4x400 agli Europei indoor di
Torino con i “colleghi” Jacopo Marin, Domenico Rao e Claudio Ricmaturità – sottolinea il diretto inteciardello. Fantasmagorico il tempo:
ressato -. Ebbene sì, ho oltrepassato
3:06.68. E adesso chi lo (e li) ferma
la linea d’ombra: ora mi sento più
più? Superata la delusione per la
maturo, l’atletica è diventata la mia
mancata partecipazione a Pechino
vita. Dopo l’oro in staffetta ottenu2008 Galvan si è rimboccato le mato nell’indoor vorrei confermarmi
niche ed ha guardato in avanti; d’alall’esterno. No, non mi sono montronde a vent’anni, con una carriera
tato la testa dopo il successo, non
ancora tutta da costruire, è la cosa
fa parte del mio carattere. Tengo i
migliore da fare.
piedi ben piantati per
Nonostante i fasti di
terra. Certo, mi sono
Torino l’atleta non
gustato il primo posto.
si scompone più del
Ma sono consapevole
dovuto: non se la tiche c’è sempre da mirava prima, non se Ho ancora
gliorare. Nel mio caso
la tira adesso. Anche
margini
di
devo lavorare ancora
se la gente comincia
miglioramento.
molto sull’impostaa riconoscerlo per
zione della partenza;
strada. “Per me non Posso
ai blocchi muovo la
è cambiato nulla – abbassare
testa
inutilmente,
commenta Matteo -;
così facendo spendo
mi sono preparato i miei tempi
energie che mi seral meglio dopo la devirebbero durante la
lusione della scorsa
gara. Ecco, ho ancora dei margini di
estate. Ho trovato i giusti ritmi e
miglioramento in termini di tecnimi sono allenato con grande serieca. Per certi aspetti questo mi rende
tà, i risultati sono arrivati di confelice: significa che, potenzialmenseguenza”. Dicevamo che Galvan
te, posso abbassare i miei tempi”.
non è più una promessa. “Come
Galvan è alle prime armi in campo
mi piace questo passaggio verso la
| Matteo Galvan
internazionale. Nei 400 metri, che
si sono tenuti il giorno prima della
vittoria in staffetta, il vicentino ha
concluso in sesta posizione con il
tempo di 48.23. “In quell’occasione
mi sono un po’ innervosito – ammette –; correvo in sesta corsia e
non avevo punti di riferimento. Poi
ci sono state anche le false partenze.
Pazienza, la prossima volta andrà
meglio. Allo start cerco sempre di
svuotare la testa da inutili pensieri.
Una volta ho provato a concentrarmi sul traguardo, ma è stato peggio.
Meglio avere la mente sgombra”.
Matteo, che attualmente corre per
le Fiamme Gialle di Vicenza, ha un
passato da calciatore. Dai 6 ai 16
anni ha giocato in attacco nel Bolzano Vicentino. “Mario Guerra mi ha
portato all’Atletica Vicentina quasi
per scherzo – spiega Galvan -; da
quel momento non ho più smesso.
Sacrifici? Sono un tipo che, per indole, non torna tardi la sera; non
mi piacciono i bagordi, preferisco
passare una serata in tutta tranquillità. E non mi pesa andare a letto
presto. Anche perché non posso
rischiare di arrivare il giorno dopo
scarico, ho una tabella di marcia
di allenamenti da rispettare. Morosa? Sì, ce l’ho. Anche lei è un’atleta, capisce i miei ritmi. Durante i
fine settimana non sono quasi mai
a casa: porta molta pazienza. Vorrei tanto iscrivermi all’Università,
alla Facoltà di Scienze Motorie a
Verona. Purtroppo c’è l’obbligo di
frequenza; da parte mia non posso
garantire un’assidua presenza alle
lezioni, non so nemmeno dove sarò
fra una settimana. Spero che l’anno
prossimo cambino i regolamenti.
Mi piacerebbe rimanere nel mondo
dell’atletica una volta terminata la
carriera”. Per ora Matteo deve solo
pensare a correre. Londra 2012 non
è poi così lontana.
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sport
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Giovani e terribili
La società
Vicenza e Schio concedono il bis: dopo essersi aggiudicate
meno di un mese fa i titoli provinciali under 18,
conquistano anche quelli under 14. Adesso si passa alle fasi regionali
| La formazione del San Paolo
| Il Bassano
di Alida Pretto
L
e giovani dell’Ottica Padrin
Vicenza, allenate da Dario Tagliabue, Diego Gorlin, Lisa Gaiarsa e Vittorio Rizzi, erano arrivate
alla fine avendo perso da inizio
stagione solamente quattro set:
tre durante la fase a girone del
campionato ed uno nell’ultimo
concentramento, quando ormai
le biancorosse erano già sicure di
aver conquistato la finale. Domenica, però, sono state costrette agli
straordinari dall’ F.B. Immobiliare
del San Paolo alleante da Nicola
Moro; un derby di quartiere giocato in campo neutro che ha dato
vita ad una spettacolare finale che
si è chiusa solamente al tie-break.
Vicenza, dopo un buon inizio, si era
fatta surclassare dalle avversarie
del S.Paolo che, grazie soprattut-
to ad un potente servizio, si erano
portate sul 2-1 nel conto set. Nel
quarto parziale le biancorosse sono
partite a razzo, ma il F.B. Immobiliare ha recuperato nella fase finale
otto lunghezze di svantaggio, cosa
che facilmente avrebbe messo ko
un’altra squadra, ma non Vicenza,
che ha reagito alla grande e da quel
momento in poi non ha lasciato via
di scampo alle avversarie: l’Ottica
Padrin ha messo a segno 22 punti, il F.B. Immobiliare solamente 3.
La “promsessa-profezia” fatta un
anno fa da coach Tagliabue è stata
dunque mantenuta: “L’anno scorso
abbiamo perso le semifinali per un
punto ed io avevo detto alle ragazze
che non sapevo chi le avrebbe allenate il prossimo anno, ma che comunque io sarei stato in tribuna a
vederle vincere il titolo provinciale.
Ho avuto la possibilità di farlo dalla panchina e questo è stato ancora più bello”. Un po’ di delusione,
invece, per le ragazze del S.Paolo
per aver mancato un traguardo che
| Nella foto grande il Vicenza, in alto a destra Schio e a sinistra Arzigano
sembrava alla loro portata.
Adesso le due formazioni saranno impegnate nella fase regionale
insieme a loro anche la Pallavolo
Arzignano, che battendo in tre set
netti il Castellana si è aggiudicata il
terzo gradino del podio.
Se le squadre femminili al via erano state ben 53, il titolo maschile si
è invece giocato tra 11 formazioni e
solo le prime due continueranno la
loro avventura in regione: l’AccessorioPiù Schio allenato da Remigio
Grotto e la Pallavolo Bassano allenata da Diego Poletto, entrambe
arrivate a Creazzo avendo perso solamente un set. Le due formazioni
hanno dato vita ad una bella finale,
anche se un po’ meno equilibrata
rispetto a quelle delle coetanee “in
gonnella” e che è stato un remake
della finale provinciale under 18. A
parte il secondo set vinto dal Bassano per 25-23, gli altri parziali se
li sono aggiudicati abbastanza facilmente gli scledensi, che nel terzo
hanno addirittura lasciato gli avversari a quota 11.
Il terzo gradino del podio è andato
al Volley Ardens, che ha avuto la
meglio sulla Polisportiva Cornedo
in quattro set. Il Cornedo si era
aggiudicato ai vantaggi il primo
parziale, ma poi non è più riusci-
to a reggere il ritmo dei ragazze di
Bolzano Vicentino, che hanno così
conquistato la vittoria.
A premiare le squadre è stato il presidente della Fipav Vicenza Davide
De Meo. Alle finali è stato dedicato
ampio spazio all’interno della ventesima puntata di Zona Volley, il Tg
del volley veneto condotto da Carlo Vettore, che è andato in onda 11
volte in chiaro, sat SKY e nella web
tv di zonavolley.com.
La fase regionale delle formazioni
under 14 inizierà il 5 aprile; il prossimo fine settimana, invece, prenderà il via la fase finale del campionato provinciale under 16.
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sport
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Per la Minetti un nuovo poker
Volley
Tre imprenditori vicentini al vertice della formazione di A1. Nuovo presidente Franco Ferappi
G
iovanni Coviello, dal 1994 fino
a oggi al vertice del club vicentino di volley femminile di serie A,
prima come direttore generale poi
come presidente oltre che come
rappresentante della proprietà, ha
annunciato in conferenza stampa
un grosso salto di qualità societario della Minetti Vicenza: “Tre
imprenditori, per di più vicentini,
già nostri soci, hanno accettato di
aiutarmi nel dare continuità e nel
rafforzare la struttura societaria
addirittura assumendo le tre cariche più importanti nel nuovo Consiglio direttivo. Franco Ferappi da
oggi è il nuovo presidente, mentre
Mario Novello e Angelo Mapelli lo
affiancheranno come vicepresidenti del consiglio, di cui faremo parte
ovviamente anche io, che assumo
il ruolo operativo di general manager, e Claudio Bianchi, manager del
settore giovanile”.
La carica di presidente passa quindi a Franco Ferappi, 57enne imprenditore vicentino di nascita e di
residenza, amministratore della Ferappi Industria Serigrafica di Creazzo, azienda con 60 anni di storia e
una trentina di dipendenti. Ferappi
sia nel passato che nel presente ha
rivestito diverse cariche nell’Associazione Industriali vicentina ed è
stato presidente di un club di calcio
dilettantistico per 19 anni, oltre che
sponsor di una squadra di basket:
“Ho deciso di fare questo passo per
dare una scossa a un club impor-
tante della città, in un periodo poco
felice anche per quanto riguarda
l’economia generale, e per dare una
mano all’ing. Coviello in alcune delle molte attività portate avanti dalla
società. Continueremo a investire
sul vivaio con l’intento di scovare
nuovi talenti. Per quanto riguarda la serie A1, chiedo alle ragazze
di dare il 101% in questo finale di
campionato anche per riscattare le
prestazioni delle ultime giornate”.
Entrambi i vice presidenti, Novello
e Mapelli, sono con le loro aziende
sponsor storici del club biancorosso. Mario Novello, 53enne amministratore e fondatore del gruppo Novello con sede in Italia a Isola
Vicentina e in Repubblica Ceca, è al
fianco della pallavolo vicentina addirittura dal 1998: “Da un decennio
sosteniamo il settore giovanile del
gruppo perché crediamo che questa
sia la strada da percorrere per le società sportive. Oggi stiamo vivendo
una crisi che non è locale ma mondiale; il nostro intervento in prima
persona vuole anche essere un segnale a tutto il mondo imprenditoriale. Spero che il messaggio sia recepito da altri imprenditori vicentini: lo sport può essere sostenuto e
vissuto tranquillamente”.
L’altro vicepresidente Angelo Mapelli, 44enne imprenditore vicentino, è procuratore di Regas, azienda produttrice di impianti di distribuzione di gas naturale dal 2003
| Nella foto piccola, da sinistra: Bianchi, Coviello, Ferappi, Novello e Mapelli
sponsor della Minetti Vicenza, e
socio di Rewatt, impresa operante
nel settore delle energie alternative (fotovoltaico elettrico) sponsor
di denominazione dell’impianto di
gioco delle biancorosse, entrambe
con unità produttiva a Monticello
di Fara. Da poco ha inoltre aperto
un’azienda di catering, Gustoemozioni. È inoltre un giocatore di
pallavolo in attività, dato che veste
i colori dell’Avon 3 Vicenza in serie
C:
“Nella mia storia aziendale ho sempre privilegiato le scelte più difficili
e anche oggi prendersi la responsabilità del club non solo come socio
ma come vicepresidente è un impegno importante. Ammiro l’eccezionale lavoro svolto dalla società sul
giovanile; molti genitori mandano
a Vicenza le loro ragazze fin da piccole, anche da lontano, riponendo
una fiducia ben ripagata nella struttura del club. Siamo qui per iniziare
a rinforzarla in un momento che
sappiamo essere difficile per tutti;
una volta superate le difficoltà sono
però convinto che il club sarà più
forte e pronto nuovamente a ottenere risultati importanti”.
Il nuovo consiglio direttivo rappresenta un passo di rafforzamento
da tempo cercato dal gm Coviello, che ha poi chiarito di non aver
nessuna intenzione di diminuire il
forte impegno personale con il club
da lui gestito negli ultimi 15 anni e
fondato nel 1992 da Diego Fontana, che da sempre contribuisce alle
scelte societarie. Il neo presidente
Ferappi ha poi illustrato le intenzioni della società riguardo al futuro: “Intanto stiamo a vedere cosa
succederà nelle prossime quattro
partite, in cui mi auguro che la
squadra dia dei segnali positivi. Al
termine del campionato, molto dipenderà dalle risorse economiche
che riusciremo a reperire. Di sicuro
non faremo il passo più lungo della
gamba; il momento attuale richiede
di muoversi con prudenza, a piccoli
passi”.
“Oggi è presto per fare delle previsioni - ha aggiunto Coviello -.
Qualcosa di più lo sapremo dopo
l’assemblea di Lega del 23 marzo.
I fattori da considerare sono molti:
condizioni di ammissione ai campionati, parametri da rispettare,
piani di risanamento, tetti massimi
di spesa. Come ha detto il presidente, l’importante ora è finire al meglio la stagione; questo è l’interesse
delle giocatrici stesse, a prescindere
da quale sarà il risultato sportivo.
Anche un finale di stagione in crescendo può servire al loro futuro,
intanto, e, poi, al club per incoraggiare l’ambiente. Spiace dirlo, ma
a livello economico stiamo ancora
pagando l’espulsione del club dalla città. Dal 14 aprile inizieremo a
lavorare su un piano di sviluppo,
anche se già abbiamo chiare le varie opzioni, tutte basate sul risanamento e sulla continuità. Da parte
nostra cercheremo di migliorare
tante cose, ma anche la città deve
dimostrare di volere una squadra
di serie A, come hanno dimostrato
il nuovo presidente,i due vicepresidenti e i tanti nuovi soci. E di spazio
in società ce n’è ancora tanto, per
soci e collaboratori”.
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sport
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Hockey in line
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Diavoli di nuovo all’attacco
La formazione vicentina è attesa da una serie di gare ostiche
a partire dalla trasferta di sabato ad Arezzo. Il coach Roffo: “Sarà una battaglia”
Zantedeschi e l’ultramaratona
un bronzo per tutte le donne
atletica
di Sabrina Nicoli
I
Diavoli, dopo due domeniche di
“riposo”, sono tornati mercoledì
in pista contro Polet Trieste vincendo per 4-2 davanti alle telecamere di
Rai Sport. Vittoria importante al termine di una partita combattuta, ma
non avvincente, con i Diavoli poco
brillanti e a tratti in difficoltà per il
pressing e la determinazione degli
avversari.
Il primo tempo inizia subito con i
Diavoli all’attacco e con il gol di capitan Stevanoni dopo nemmeno un
minuto. I triestini reagiscono, ma le
loro incursioni non impensieriscono
Pesavento, mentre invece è proprio
Vicenza vicina al raddoppio con il capitano Roffo, ma il suo tiro si stampa
sul palo. Ci provano ancora i Diavoli con Rigoni e poi con tiro da fuori
di Testa, senza però infilare la rete
ed è il Polet che ha con Fajdiga una
ghiotta occasione dopo tre minuti,
con tiro da fuori che termina alto.
Al 7’ raddoppiano i vicentini con
Petrone e il Polet risponde subito
senza essere incisivo. Il primo tempo
che si chiude sul 3-2 per i vicentini.
La seconda frazione di gioco inizia
come nel primo tempo con i Diavoli in avanti con conclusione di Testa
ribattuta dal portiere avversario con
un ginocchio. Al 26esimo circa grande occasione del Polet con Battisti,
ma l’estremo difensore biancorosso
risponde alla grande e aiuta i compagni a superare il seguente power
play (penalità di Petrone) senza problemi. I Diavoli però non mordono e
soffrono in alcune situazioni gli attacchi degli avversari.
“Dopo 17 giorni senza partita era
importante vincere – ha dichiarato a
fine gara coach Angelo Roffo – però
non pensavo che la sosta pesasse
così tanto. Abbiamo iniziato bene,
ma ci sono stati, a partire più o meno
dal quarto cambio, troppi errori e
ho chiamato time out. Dobbiamo
anche ricordare che noi contiamo
sempre sul solito roster, senza rinforzi e sempre con qualche problema
di infortuni. Pesavento ad esempio
non stava bene e quindi giochiamo
sempre un po’ in emergenza. Abbiamo avuto anche situazioni positive
e occasioni non fortunate e poi ha
funzionato bene il power play con le
ERBORISTERIE
1979-2009
due reti decisive segnate proprio in
superiorità. Ora bisognerà andare
a fare punti sabato ad Arezzo e sarà
una battaglia anche perché loro sono
una buona squadra e speriamo che
in vista delle prossime gare arrivino anche i rinforzi per affrontare al
meglio la parte finale della regular
season in cui avremo molti scontri
diretti e cercheremo di difendere il
terzo posto e magari di agganciare
il secondo”. La formazione vicentina dopo lo scontro con Polet sarà
impegnata in una serie di scontri
diretti e di gare ostiche, a partire
dalla trasferta di sabato ad Arezzo,
in attesa che arrivino i rinforzi per la
fase finale del campionato. La prossima settimana dovrebbero unirsi ai
biancorossi ed esordire i due meranesi freschi campioni d’Italia serie C
under 26, Andreas Huber e Thomas
Zöschg, e poi sarà il turno di Kroselj
verso fine mese, mentre per gli altri,
Ciresa, Felicetti e Marchetti bisognerà attendere i play off.
| Cristina Zantedeschi
U
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d
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30 anni
il tempo di 4h17’23”; seconda Simona Gattobigio (4h53’28”); terza
la nostra Cristina Zantedeschi con
una prova superlativa in 4h54’33”.
In campo maschile, la vittoria
è andata a Emanuele Zenucchi
(3h39’19”). In totale, 196 gli atleti che hanno portato a termine la
distanza dei 58km su 986 iscritti.
Per Cristina si trattava di una gara
importante, sia dal punto di vista
psicologico, sia per avere una conferma sul suo stato fisico; lo scorso
anno era stata vittima di un infortunio che ora pare definitivamente superato. Giornata stupenda
con temperatura ideale. L’atleta
dell’Atletica Vicentina ha impostato una condotta mirata a mantenere lo stesso passo dall’inizio alla
fine. Risultato da incorniciare.
na prova da donna vera, nel
giorno della sua festa e di
tutte le donne. Strepitosa Cristina Zantedeschi , dell’Atletica Vicentina, all’ottava edizione della
“Strasimeno”, ultramaratona con
partenza ed arrivo a Castiglione
del Lago tenutasi recentemente.
Sono stati 1300 gli atleti in gara la
mattina dell’8 marzo. 58 km (con
traguardi intermedi di 15, 21 e 30
chilometri) tra il verde e le piante
di mimose, nel magnifico scenario
disegnato dal lago Trasimeno. Prima grande ultramaratona dell’anno cui hanno preso parte i migliori
atleti della specialità. Come da
pronostico, in campo femminile
ha trionfato l’instancabile Monica
Carlin, nazionale di 100km e detentrice del bronzo mondiale, con
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141 del21 marzo 2009
numero
30
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Mi candido alla Consulta Giovani
Presto verrà istituito un comitato che consiglierà l’assessore Moretti
Ecco qualche idea per renderlo meno inutile
di Alessio Mannino
N
oi pensavamo che le “politiche
giovanili”
siano
un’etichetta per farla bere agli
ingenuotti che credono ancora
al politico ansioso di far largo ai
giovani. E continuiamo ad avere
ragione. Cari miei, all’assessorato
alla gioventù si deve mettere uno
che, se non all’anagrafe, sia giovane quanto meno di spirito. Spiacenti, ma Alessandra Moretti lo
è all’anagrafe (ha 35 anni). Come
spirito, siamo sul vecchiotto. Già,
perché gratta gratta, per ora l’unico fatto che produrrà la politica
per ragazzi della compìta assessora sarà istituire una Consulta.
Un comitatone di 16 sedicenti
rappresentanti
dei
gggiovani «che faccia
da filtro tra la popolazione giovane e me»
(La Domenica di Vicenza, 7 marzo 2009).
Con questa rivoluzionaria iniziativa, roba
da far tremare la dentiera a un ottuagenario, lei «si mette in
gioco, accettando un
confronto vero con il
mondo giovanile». Ci
stiamo spremendo le meningi, ma
davvero, non riusciamo a immaginare quale sia la sfida, quale il
gioco, quale il confronto. Anzi, di
più: noi che abbiamo meno di 30
anni, non sappiamo bene neppure cos’è, questo benedetto “mondo giovanile”. Quel che è sicuro è
che non troverà soddisfazione in
una tavola rotonda di studenti po-
liticizzati, leaderini in pannolone,
cannaioli cazzeggiatori che fingono serietà e profondità, o consiglieri comunali come il giovin
Diamanti e il già adultissimo Luca
Balzi. Tutti già vecchi che se la
danno da giovani. Oppure giovani
che si danno un tono da vecchi. In
entrambi i casi, un po’ patetici.
Così, sfidando l’accusa di presunzione, visto che resta ancora qualche posto in questo comitato centrale junior, ci autocandidiamo a
farvi parte. I requisiti d’età li abbiamo. E anche qualche idea. Che
le riassumiamo qui come promemoria, gentile assessora Moretti.
Non si sa mai che le venga il colpo
di matto e ci convochi.
1. Come nella giunta di Salemi il
sindaco Vittorio Sgarbi ha creato
l’Assessorato al Nulla (dandolo
a Graziano Cecchini, il neo-futurista insanguinatore
della Fontana di Trevi, un mito), proponiamo che la nuova
Consulta si chiami
Organo del Nulla.
La fallicità del nome
ne risentirà, ma sarà
più onesto verso il popolo.
2. I giovani come
categoria non esistono: sono la proiezione del senso di colpa degli over quarantenni verso
chi ha meno anni di loro. Esistono quindicenni precoci, ventenni
ribelli e trentenni mammoni. Ma
soprattutto ci sono ragazzi mediamente menefreghisti, pieni di
pregiudizi e schiacciati dall’unica
regola impartita da società e televisione: l’incertezza. Perciò, come
prima iniziativa, proponiamo di
www.flickr.com/heavybrain
bruciare in piazza il pupazzo di
San Precario, simbolo delle vite
distrutte dall’economia e dal rimbambimento pubblicitario. In attesa di farla pagare ai pupari della
precarietà.
3. Guardarsi da chi s’impegna nei
partiti e nei movimenti politici
dentro il sistema: scambiano i
sogni e le utopie, linfa vitale della gioventù, con le primarie del
Pd e gli osanna a Berlusconi (o, i
più giustificabili, con le ideologie
rattrappite dei bisavoli comunisti
o fascisti). Meglio un vigoroso ragazzotto che pensa a spassarsela,
che questi seriosi e biliosi illusi.
4. Abbasso ogni proibizionismo. Corsi: su come scopare bene
(non l’“educazione sessuale”: che
due balle!); su come riprendersi
da una sbornia; su come rollare
una canna; su come leggere un libro senza addormentarsi dopo le
prime due pagine; su come essere rivoluzionari a vent’anni senza
per forza diventare conservatori a quaranta; su come non farsi
infinocchiare dall’eterna lobby
zioni agli under 35 per aprire bar
trasversale che domina Vicenza:
e locali e per affittare casa; serate
quella dei democristiani-dentro.
tenute appositamente libere negli
5. Festival della Musica ogni sanspazi pubblici (circoscrizioni, bito mese, con rotazione delle band
blioteca, Comune, etc) per richiespaziando in ogni genere. Festiste e proposte di raval degli Stili di
gazzi su temi sociali,
Vita alternativi:
culturali,
politici:
dal venticinquenne
che si facciano sotto,
senza telefonino né
le nuove leve.
internet al rocker Per il centro
7. Non star lì a lamnottambulo e paga- giovanile i
biccarsi il cervello
no. Festival del Lisoldi
non
ci
su lampadine enerbero Pensiero: rassaranno
mai.
getiche, internet wisegna di vita e opere
fi e altre, scusate il
di “cattivi maestri”, Meglio
latinismo, puttanate
scrittori emarginati rinunciarci
che eccitano solo i
e geni incompresi
secchioni della banvari.
da larga e la parte
6. Visto che i solpiù bambinona del grande Beppe
di per un centro giovanile non ci
Grillo. Provocatorietà, spregiusono (né, temiamo, ci saranno
dicatezza, attaccamento alla vita
mai), e soprattutto dato che una
vera (Bacco, Tabacco e Venere),
riserva indiana recintata dal Coidealismo, senso critico libertimune è quanto di meno giovanile
no, un po’ di guasconerìa e tanto,
ci possa essere, meglio rinunciartanto humour. Tutto il contravi. E concentrarsi su ben altro: un
rio del medio giovane vicentino,
servizio di trasporto notturtutto casa lavoro famiglia e miseno onde evitare guidatori ubriaro alcolismo da weekend.
chi a zonzo per le strade; agevola-
botta&risposta
141 del21 marzo 2009
numero
nome e cognome
Michele Calgaro
Michele
età
44
luogo di nascita
Calgaro
Montecchio Maggiore
titolo di studio
Diploma di Liceo e Conservatorio
professione
Musicista, docente, operatore culturale.
Direttore artistico della scuola di musica
Thelonious
segni particolari
Nessuno
Pizzaiolo
1°classificato
1
classificato campionato
cam
Monaco 2007
Europeo Monac
Chef
C
hef con riconoscimenti
ricono
mondiale
a livello mon
Il tratto principale del mio carattere
Ho carattere.
La qualità che preferisco in
un uomo
Il carattere.
La qualità che preferisco in
una donna
La carattere.
Quel che apprezzo di più nei
miei amici
L’amicizia.
Il mio principale difetto
Il carattere.
La mia occupazione preferita
Rispondere alle interviste.
Il mio sogno di felicità
La lampada di Aladino.
Quale sarebbe, per me, la più
grande disgrazia
Perderla.
Quel che vorrei essere
Uno che non si vuole definire.
Il paese dove vorrei vivere
Uno stato di diritto.
Il piatto a cui non so rinunciare
Quello del mio stereo.
I miei libri della vita
I dizionari di Italiano, Inglese e
Latino, poi tutti gli altri.
I miei poeti preferiti
Riccardo Fracasso.
I musicisti che mi piacciono
di più
Tanti e cambio continuamente la
classifica, per fortuna. In questo
momento Lennie Tristano e alcune registrazioni fantastiche di
musiche tradizionali dei pigmei
d’Africa.
I miei pittori preferiti
Mariella Scandola.
I miei film preferiti
Tanti e cambio continuamente
la classifica, per fortuna.
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Quel che detesto più di tutto
Detestare.
Il personaggio storico più
ammirato
Dio.
e quello più disprezzato
Dio.
Il dono di natura che vorrei
avere
Dodici decimi di vista.
Come vorrei morire
Vivo.
Per ogni tua ricorrenza...
Cenando
Ogni mercoledì sera
Grigliamania
Stato attuale del mio animo
Incredulo.
Il mio prossimo impegno
nella vita
Comprarmi un’agenda.
Il mio credo politico o ideale
Tanti e cambio continuamente
la classifica, per fortuna.
Cosa mi piace e cosa non mi
piace di Vicenza
Che sia la mia città.
Cosa mi piace e cosa non mi
piace dei vicentini
Non ha senso generalizzare, dovrei fare i nomi.
Le colpe che mi ispirano
maggiore indulgenza
Quelle con assunzione di responsabilità.
Il mio motto
Non piangere sull’intervista
versata… anche se a volte è difficile.
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31
pag
hanno detto
SCUOLA D‘ ARTE E MESTIERI DI VICENZA
CORSO
Via via che con la globalizzazione cresceva la forza dell’economia, lo Stato
rinunciava ad esercitare una delle sue
funzioni sovrane: rinunciava al monopolio nel battere la moneta. Nell’età
della globalizzazione anche le banche
private potevano infatti battere, e perciò battevano la loro moneta. Una moneta addizionale che prendeva forma
nei più incredibili strumenti finanziari.
Una moneta fondata sul debito e perciò
stampata sul nulla. È così che la moneta
cattiva ha via via sovrastato la moneta
buona. Ed è proprio nella implosione
di questa nuova e privata massa monetaria la causa della crisi che vediamo e
viviamo.
Giulio Tremonti
Corriere della Sera
17 marzo 2009
RESTAURO OGGETTI SACRI IN METALLO
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Annozero non è più la trasmissione di
tendenza che irritava alcuni e galvanizzava altri. E’ via via diventata l’house
organ di Antonio Di Pietro.
Peppino Caldarola
Il Giornale
14 marzo 2009
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Solo una mente diabolica poteva escogitare il lavoro precario. Io vivo con
una pensione di 1500 euro al mese,
ma per fortuna la casa è mia. Ora dovrò provvedere a sostenere mio figlio.
Spero solo che il suo pianto disperato…
ricada su tutti quei maledetti speculatori che sono i banchieri, i petrolieri, gli
assicuratori, i politici e i vip vari che si
elargiscono bonus e stipendi da farti accapponare la pelle.
Nicola Scarimbolo,
padre di un giovane disoccupato
Il Venerdì di Repubblica
13 marzo 2009
in questo numero
Mercato del lavoro, un rebus anche per gli esperti [pag3] Credito, due
aziende su tre sono in sofferenza [pag9] Cooperazione internazionale, tutti
i vicentini in giro per il mondo [pag10] Cemento, erbacce e zero servizi,
reportage dalla zona industriale [pag13] Roberto Dalla Vecchia, il chitarrista
che suona il country meglio degli americani [pag19]
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