Romano Beretta
DAI PIRENEI
A SANTIAGO
Breve diario di un lungo cammino
© 2012 - Romano Beretta
© 2012 - Ipertesto Edizioni, Verona - www.iperedizioni.it
Tutti i diritti editoriali sono riservati. Nessuna parte di questo volume può
essere riprodotta senza il permesso scritto dell’editore.
Prima edizione: maggio 2012
ISBN: 978-88-6216-119-0
Finito di stampare nel mese di maggio 2012 da
Verona Grafica srl, via Bionde 122, Verona, tel. 045 8904969
Premessa
Non avrei mai pensato di scrivere un libro (un libretto, a
dire il vero) sulla mia esperienza del Cammino di Santiago
de Compostela. E, in fondo, fino all’anno scorso, non avrei
neanche pensato di farlo davvero, il Cammino. Certo è che
ci pensavo da qualche tempo, da quando una mia giovane
collega psicologa, che non vedevo da alcuni anni, mi venne
a trovare raccontandomi che lo aveva fatto, che aveva incontrato l’uomo della sua vita e che addirittura si era trasferita
da lui in Francia. Il racconto mi aveva incuriosito e affascinato, ma lì per lì avevo smesso di pensarci. Il ricordo, però,
ogni tanto riaffiorava, come succede a volte con quei libri
che non hai mai letto e che, quando li rivedi nella libreria
dove li hai dimenticati dopo averli appena sfogliati, sembra
ti dicano: «Cosa aspetti a leggermi?».
Provavo sentimenti contrastanti rispetto al Cammino:
una parte di me avvertiva un senso di rifiuto verso un’impresa che mi sembrava una fatica priva di senso per chi non
avesse una motivazione spirituale o religiosa, e io non sono
credente. Intravedevo come un bisogno mistico di “espiazione” in chi intraprendeva una prova così impegnativa e
faticosa (parlo ovviamente di coloro che compiono l’intero
percorso), che secondo me sfiorava il masochismo. Tuttavia
non riuscivo a non provare, allo stesso tempo, una specie di
attrazione verso l’impresa, che, come tutte le imprese, contiene sempre (almeno per me) anche un aspetto eroico, di sfida
e superamento di un limite.
Pur ritenendomi fondamentalmente pigro, ho la capacità
di buttarmi in cose un po’ fuori dalla norma, quando sento
una forte motivazione o quando riesco a condividere con altri le mie intenzioni.
Quindi ho iniziato, un po’ sul serio e un po’ per scherzo, a
parlarne con qualche amico. Un iniziale condiviso interesse
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è stato però accantonato, da un lato per le diversità di situazioni personali e familiari (impegni, disponibilità di tempo limitate, ecc.), dall’altro per la mia crescente convinzione
che se davvero volevo affrontare il Cammino, e volevo farlo
unicamente a condizione di percorrerlo tutto intero, dovevo
partire da solo. Convinzione maturata dopo aver raccolto
informazioni e suggerimenti, soprattutto su Internet, di chi
aveva già fatto questa esperienza.
E così, tra ansie, perplessità, interesse ed entusiasmo crescente, l’idea ha iniziato a prendere forma.
Con quali motivazioni, dunque? Difficile trovarne una
prevalente su tutte, forse le più importanti non sono nemmeno così consapevoli, come a volte accade. Sfida con me stesso, ricerca interiore, bisogno di un’esperienza “diversa”, più
autentica rispetto a quelle che ti offre la nostra “società dei
consumi”, per usare un termine di moda. Anche alcune conoscenze personali, fatte negli ultimi due anni, con persone
che avevano compiuto il Cammino e ne parlavano comunque con entusiasmo, hanno avuto il loro ruolo nel convincermi. Essendo pigro, come dicevo, quindi per nulla abituato a
camminare a lungo, ma non avendo nemmeno la vocazione
del kamikaze o la voglia di farmi del male, ho pensato che
dovevo prepararmi. Ho iniziato così, circa otto mesi prima
della partenza, ad allenarmi con alcuni trekking, a volte di
due giorni, altre di quattro o cinque.
Ho dedicato diversi sabati o domeniche a camminare
nei parchi meno distanti da casa mia (hinterland milanese, Brianza), compiendo ogni volta, percorsi di dieci-quindici chilometri con zaino di 3-5 kg in spalla, per abituarmi
al peso e alla fatica. Devo dire che ciò non è servito a evitarmi i malanni tipici del Cammino (vesciche, tendiniti),
ma sono quasi sicuro che i miei problemi fisici siano stati
causati dall’aver ecceduto nello sforzo, senza graduare la
lunghezza delle tappe. Percorrere 30 chilometri quasi ogni
giorno per poco meno di quattro settimane di fila è troppo
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anche per gente più allenata di me, l’ho constatato di persona.
D’altra parte avevo solo 26 giorni a disposizione, contro
i 30 che vengono considerati il minimo per compiere l’intero percorso, che è di circa 800 chilometri. Ma sapere che
due amiche, entrambe ben oltre i 50 anni, avevano già fatto
il Cammino intero nello stesso numero di giorni, mi aveva
spinto a provarci. In fondo, non è andata male: i miei malanni mi hanno costretto a fermarmi un solo giorno su ventisei.
Sconsiglio a chi volesse provarci senza adeguata e solida preparazione, di compiere più di venti-venticinque chilometri al giorno, se vuole arrivare a Santiago tutto intero.
E comunque, vorrei dare un suggerimento: ascoltate sempre
il vostro corpo, le vostre sensazioni e non superate i vostri
limiti, lo dice uno che ha commesso questo errore. Ma ovviamente “Ad ognuno il suo Cammino”, come si dice da quelle
parti.
Dicevo all’inizio che non pensavo di scrivere un libro, pur
avendo fatto la fatica di scrivere quasi ogni giorno, sebbene annebbiato dalla stanchezza, il mio diario quotidiano. Le
persone che l’hanno voluto leggere mi hanno però incoraggiato a scrivere e a renderlo pubblico, cosa che faccio con
l’intento di essere d’aiuto a chi vuole realizzare questa impresa.
Chi legge questo scritto, se non ha già fatto il Cammino
probabilmente ci sta pensando, quindi sa di cosa si tratta.
La domanda “cos’è il Cammino di Santiago?” troverà risposta nelle pagine che seguono.
Naturalmente consiglio a chiunque stia sentendo il richiamo di questa esperienza, di ascoltarlo: prima o poi lo farà
sicuramente, anche se solo in parte; ne vale comunque la
pena. La fatica, le sofferenze e le difficoltà che s’incontrano
sono ripagate da un senso di condivisione, di appartenenza,
di umanità e solidarietà, ma anche (perché no?) di soddisfa7
zione personale, che nel nostro mondo quotidiano forse si
sono un po’ perse.
In ogni caso è un’esperienza unica e indimenticabile,
qualunque cosa ti accada.
In particolare, il Cammino di Santiago mi ha ricordato
una verità che anch’io ogni tanto dimentico: la fatica è sempre presente nelle imprese e nelle soddisfazioni più grandi.
E ho scoperto che noi abbiamo un corpo, una mente e un
cuore molto più forti, resistenti e pieni di energie di quanto
il nostro modo di vivere agiato e impigrito a volte ci spinga
a credere.
BUEN CAMINO!
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1.
20 AGOSTO 2010.
LA PARTENZA
Alla fine eccoci qua, l’ora “X” è arrivata, il giorno fatidico è iniziato. Dopo tanto pensare, programmare, dubitare, cambiare idea (“ma chi te lo fa fare? Cosa vai cercando?...”, ecc.), la decisione è presa e si parte. Non so ancora
bene neppure io perché mi sto imbarcando in quest’avventura, che un po’ mi affascina e un po’ mi spaventa.
Ma tant’è... Dopo attenta valutazione e ripetuti tentativi,
ho pronto uno zaino ridotto all’essenziale, 7,5 kg in tutto.
Come sempre mi accade in vista di partenze importanti, questa notte ho dormito poco e male, sì e no 3-4
ore. L’adrenalina è in circolo da 2 o 3 giorni: sono ansioso, preoccupato per l’impresa che mi attende, eccitato.
Ma quando esco di casa, alle 6.10, tutto sembra svanire.
Alla stazione centrale di Milano prendo la navetta che
mi porterà all’aeroporto di Orio al Serio. Arrivo a Orio
prima del previsto, non sono ancora le 8. Mi aspetto il
controllo dello zaino, mi hanno raccontato che quelli di
Ryanair sono pignoli su peso e dimensioni del bagaglio
a mano. Invece, l’addetta della compagnia aerea, dopo
avermi squadrato in un attimo, mi indirizza subito al
controllo del metal detector. Tutto bene, mi imbarco per
Londra, scalo obbligatorio che mi porterà in Francia, a
Biarritz, poi in autobus fino a Bayonne, e da lì con un
trenino a Saint Jean Pied de Port (S.J.P.d.P.), punto d’inizio del Cammino.
A Londra, al controllo prima del secondo imbarco,
mi svuotano lo zaino. Trovano le forbicine e il coltellino
svizzero, ma con mia sorpresa l’unica cosa che fanno è
mettermi i tubetti dei liquidi in un sacchetto di plastica...
Incredibile!!! Allora perché tutto quel terrorismo sugli
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oggetti contundenti, il rischio attentati, ecc? Mah! Consumo un rapido spuntino: un tramezzino e una bottiglietta
d’acqua. Al momento di pagare mi dicono che il resto è
solo in sterline. Mi danno l’equivalente di circa 4 euro,
che decido di cambiare nuovamente nella nostra moneta. Al cambio mi danno indietro 1 euro e se ne trattengono 2.50 di commissione!!! A quel punto, molto seccato
e alzando la voce, esclamo davanti all’impiegata: “Come
into European Union! Come into European Union!”. Ma
quanto sono stronzi e presuntuosi questi inglesi!
Alle 15.00 atterro a Biarritz. Subito fuori dall’aeroporto
c’è la fermata del bus che mi porterà a Bayonne. Aspetto una mezz’ora ed eccolo che arriva. L’abbigliamento e
il bagaglio di alcune persone intorno a me rivelano in
modo inequivocabile che da domani saranno tra quelli
che chiameranno “Pellegrini”. Intorno alle 16.00 sono a
Bayonne, il bus ci scarica direttamente davanti alla stazione ferroviaria. Un’ora e un quarto d’attesa per il treno
che va a SJPdP; ne approfitto per un panino e una birra
e per buttare l’occhio nei dintorni della stazione e scattare qualche foto.
Alle 17.20 arriva il treno... Treno??? Una vecchia caffettiera semovente, con una locomotiva che dal suono
sembra un tir con motore diesel; dentro una vera fornace, nonostante fuori la temperatura sia mite e ventilata.
In compenso il panorama è suggestivo: il treno attraversa interi boschi di castagni, si potrebbe raccogliere un
riccio con la mano anche solo sporgendosi dal finestrino, per poi inerpicarsi lentamente sulle pendici dei Pirenei. Vedo spuntare le cime delle montagne e mi sale
l’ansia pensando a cosa mi aspetta domani. Ovviamente
non sono solo: con me ci saranno almeno una quindicina di Pellegrini. Inizio a pensare ai problemi logistici: la
ricerca dell’ufficio del Pellegrino, il posto per dormire,
sperando che non ci sia il “tutto esaurito”, la cena...
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Dal finestrino scorgo un gruppo di turisti che, facendo rafting, scende il fiume che costeggia la ferrovia. Mi
tornano in mente analoghe e divertenti esperienze americane e nepalesi...
Il caldo all’interno del treno è opprimente, ma fuori sembra molto più fresco. Siamo ormai alle porte di
SJPdP, sempre immersi nei boschi, prati e graziose casette sparse qua e là. Davanti ai miei occhi vedo passare
cavalli, mucche, pecore e anche un grosso maiale. Impieghiamo la bellezza di un’ora e un quarto (a 40 chilometri l’ora...) a percorrere gli ultimi 50 chilometri che ci
separano da SJPdP. Dal momento in cui sono uscito di
casa, questa mattina, sono passate circa 12 ore; se fossi
partito in treno, anziché in aereo, non sarei neanche a
metà strada (ho calcolato, infatti, che di ore ce ne sarebbero volute più di 30).
C’è una certa emozione nell’uscire dalla stazione: ormai l’avventura è proprio iniziata! Ne ho la conferma
dopo poche centinaia di metri, prima ancora di entrare
al centro del paese: davanti a me la caratteristica freccia
gialla, accompagnata dalla Concha (la conchiglia simbolo
del Cammino) che mi indicherà la direzione per quasi
800 chilometri. Il borgo è piccolo e molto bello, è facile trovare il Centro di accoglienza dei Pellegrini. Mi appongono il primo “sello” (timbro) sulla Credencial, ma mi
dicono che i posti letto sono esauriti. Trovo posto in un
ostello secondario. Bello, pulito, piccolo, solo una dozzina di letti. Sono ancora spaesato, ogni tanto penso con
preoccupazione ai chilometri da percorrere: non ce la
farò mai!... Per fortuna SJPdP, con la sua atmosfera intima e raccolta, mi dirotta verso sensazioni più piacevoli.
Cena ipercalorica: uovo e lardo fritto, salsa di carne e
pomodoro, formaggio stagionato e un quarto di un vino
rosso che sembra il nostro Primitivo di Manduria, tanto
è corposo.
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Dopo un breve giro in paese, alle 22.00 circa mi preparo per la notte. C’è una strana atmosfera: la gente in
camerata parla poco, si respira come un’aria di attesa, di
timore e di eccitazione al tempo stesso. Arriva anche un
gruppetto di 5 o 6 ciclisti. Un pellegrino si arrabbia perché uno di loro inizia a parlare al cellulare in mezzo alla
stanza a voce alta, manco fosse a un comizio... Non siamo ancora abbastanza lontani dalla “civiltà”... Dopo pochi
minuti si sentono come degli spari. Mi affaccio alla finestra e... ci sono i fuochi d’artificio! Durano solo qualche
minuto, ma mi sembrano di buon auspicio e, comunque,
un bel saluto a chi parte...
BUEN CAMINO, PEREGRINOS!
La “concha” (conchiglia), famoso simbolo del Cammino
12
L’arrivo a S.J.P.d.P.
Siamo arrivati! Si scende...
13
INDICE
Pag. 5
Pag. 9
1.
Pag. 15 2.
Premessa
20 agosto 2010. La partenza
21 agosto 2010. Saint Jean Pied de Port - Roncisvalle
Pag. 21 3.
22 agosto 2010. Roncisvalle - Trinidad de Arre
Pag. 27 4.
23 agosto 2010. Trinidad de Arre - Puente la Reina
Pag. 33 5.
24 agosto 2010. Puente La Reina - Estella
Pag. 37 6.
25 agosto 2010. Estella - Torres del Rìo
Pag. 45 7.
26 agosto 2010. Torres del Rìo - Navarrete
Pag. 49 8.
27 agosto 2010. Navarrete - Azofra
Pag. 53 9.
28 agosto 2010. Azofra - Viloria de Rioja
Pag. 57 10/11.29/30 agosto 2010. Viloria de Rioja - San Juan de Ortega
e San Juan de Ortega - Burgos
Pag. 63 12.
31 agosto 2010. Burgos - Hontanas
Pag. 67 13.
1 settembre 2010. Hontanas - Boadilla del Camino
Pag. 71 14.2 settembre 2010. Boadilla del Camino - Carrìon de los
Condes
Pag. 75 15.
3 settembre 2010. Carrìon de los Condes - San Nicolàs
Pag. 79 16.
4 settembre 2010. San Nicolàs - Reliegos
Pag. 83 17.
5 settembre 2010. Reliegos - Leòn
Pag. 87 18.
6 settembre 2010. Leòn - Puente Hospital de Orbigo
Pag. 91 19.7 settembre 2010. Puente Hospital de Orbigo - Astorga e
Astorga - Rabanal del Camino... in autobus
Pag. 97 20.
8 settembre 2010. Rabanal del Camino - Ponferrada
Pag. 103 21.
9 settembre 2010. Ponferrada - Pereje
Pag. 107 22.
10 settembre 2010. Pereje - Hospital de la Condesa
Pag. 111 23.
11 settembre 2010. Hospital de la Condesa - Sarria
Pag. 115 24.
12 settembre 2010. Sarria - Hospital de la Cruz
Pag. 121 25.
13 settembre 2010. Hospital de la Cruz - Melide
Pag. 125 26.
14 settembre 2010. Melide - Pedrouzo
Pag. 129 27.
15 settembre 2010. Pedrouzo - Santiago de Compostela
Pag. 137
Qualche considerazione conclusiva
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