VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 2 Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo forum in licenza creative commons. I testi non riportano i crediti dei legittimi proprietari perché partecipano al concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore. Dopo la scadenza delle votazioni, verranno resi noti i nomi degli autori. E-book realizzato da Eleonora Lo Iacono Redazione VolanZine: Luigi Bruno Cristiano, Eleonora Lo Iacono, Cristiana Morroni [email protected] febbraio 2011 http://www.scripta-volant.org Per contatti: [email protected] VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 3 Su un singolo foglio A4 è possibile stampare un racconto di due cartelle e piegandolo in un determinato modo si può ottenere una sorta di libretto che sta comodamente in un taschino, e non ha bisogno di rilegatura. Le Zine sono ampliamente usate da molto tempo, non ho inventato nulla, le usano fondamentalmente per scriverci pensieri e disegni, ci sono Zine che sono vere e proprie opere d'arte. Se ognuno di noi scaricasse il racconto in formato Zine che verrà confezionato dalla redazione e contenente il racconto del mese, e se ne preparasse almeno dieci copie spargendole in giro; non so dandole alle librerie, ai passanti, abbandonandoli sui tram come volete, otterremmo una cosa che non si è mai vista, non in queste proporzioni, non con questi mezzi. In pratica porteremo quel NON LUOGO che è la Rete nella Vita reale e dalla Vita Reale porteremo i lettori alla Rete. Questo perché sulle VolanZine c'è un invito a chi le raccogliesse di raggiungerci qui, di registrarsi e di dirci dove la hanno trovata. Non aspettiamoci adesioni a centinaia, ma pensateci, tutto questo porta, con un costo praticamente nullo, ad una diffusione nazionale (siamo dappertutto), e alla possibilità di farci conoscere come singoli autori e come Associazione". Le VolanZine saranno il biglietto da visita di questo gruppo, saranno la misura della qualità di quanto scriviamo, saremo noi in molteplici luoghi, contemporaneamente, stando tranquillamente sul divano. Oh, bene. Con l'ubiquità l'abbiamo risolta. Ora c'è da pensare alla moltiplicazione dei pani e dei pesci. http://www.scripta-volant.org Luigi Bruno Cristiano VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 4 Con VolanZine noi usiamo lo stesso principio: chi vuole contribuire, e ha una stampante, può stampare anche solo 10 copie della VolanZine. Piegarla (usando la guida che trovate qui: http://www.scripta-volant.org/doc/come-piegare-una-volanzine.pdf ) e affidare al caso, alla magia del destino, le parole del vostro compagno di viaggio, che questo mese ha vinto il concorso. Inoltre vi ricordo che VolanZine è una raccolta di racconti: a oggi abbiamo ben undici racconti di due cartelle, votati dai lettori, che un giorno potrebbero anche essere raccolti in un'antologia e pubblicati, stampati e distribuiti con i metodi classici. Ma non è questo il nostro obiettivo principale. Scripta ha questo sogno, sempre il solito, che avrete letto centinaia di volte, in giro nel portale: la condivisione libera della scrittura. Libera, con le ali, senza vincoli legati ai costi, alla distribuzione tradizionale. Chiunque potrà trovare una VolanZine, grazie a noi, un racconto breve e gratuito, scelto dagli stessi lettori. Siamo un gruppo di persone che svolge quest'attività gratuitamente, per passione. Perché siamo innamorati pazzi della scrittura, del suono delle parole, delle storie. VolanZine è la conseguenza di quest'amore. Internet è lo strumento che ci permette maggiormente di concretizzare la condivisione libera. VolanZine ci permette di renderla un po' più reale, pur avendo di base la stessa intenzione. Per chi non avesse una stampante, vi ricordo che esistono comunque la mail, siti di condivisione come facebook, blog, che ci danno la possibilità di far sapere ai nostri contatti, che c'è un racconto in cerca di un lettore. Un racconto volante. Eleonora Lo Iacono http://www.scripta-volant.org Contribuisci al nostro progetto: distribuire la VolanZine per far conoscere gli autori, i racconti e un sito che crede a sogno semplice: dare a chiunque la possibilità di leggere una VolanZine gratuitamente, e far arrivare le nostre parole anche a casa di chi non ha internet o non ci conosce ancora. Il principio della VolanZine è quello del bookcrossing, che sicuramente conoscete: nel bookcrossing si lascia un libro in una panchina, nella poltrona di un treno, alla fermata degli autobus. Chi lo troverà, potrà leggerlo e a sua volta lasciarlo di nuovo in un posto, dove qualcun'altro avrà la possibilità di leggerlo. Ciò contribuisce ad accrescere la diffusione della cultura, delle parole, e del senso della narrativa che non è solo guadagno, classifiche di vendita e popolarità ma è originariamente il bisogno di un autore, di comunicare le sue idee, esprimere se stesso attraverso la parola e fondamentalmente: scrivere. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 5 - Genere: narrativa; - Tema: libero. - Lunghezza dei racconti: 3.600 battute, spazi inclusi (minimo 2.500) - Limitazioni: i racconti inviati devono essere inediti (mai pubblicati in versione cartacea e/o online); - Scadenza per inviare i racconti: 15 marzo 2011; - Pubblicazione: Libretto VolanZine; 1. VolanZine è un concorso per racconti brevi, per partecipare al quale è sufficiente la registrazione gratuita al Portale Scripta-Volant.org. E' un concorso aperto a tutti i cittadini italiani, di qualunque età purché maggiorenni. 2. Il concorso è gratuito e viene organizzato ogni due mesi. 3. I racconti devono avere la lunghezza massima di 3600 battute (e minima di 2.500), spazi inclusi e devono essere inediti (mai pubblicati in versione cartacea e/o online); 4. Per partecipare al concorso, gli utenti, entro la data comunicata dalla redazione, dovranno inviare via mail il proprio racconto, in formato word (.doc) a [email protected], indicando il titolo del racconto, il proprio nome e cognome e il nick in uso nel portale http://www.scripta-volant.org. Ogni autore potrà partecipare con un solo racconto 6. I racconti inediti saranno pubblicati in forma anonima sul Forum "Racconti in Concorso" e gli autori potranno essere svelati solo a concorso concluso. Verrà inoltre realizzato un e-book, con tutti i racconti partecipanti, scaricabile gratuitamente dal portalehttp://www.scripta-volant.org, per facilitare la lettura agli utenti che li valuteranno. 7. A insindacabile giudizio della redazione, potranno non essere ammessi racconti che abbiano un contenuto pornografico e/o offensivo. 8. I racconti pubblicati potranno essere letti, commentati e votati, entro i 30 giorni successivi alla scadenza del concorso (la data verrà comunicata dalla Redazione), da tutti gli iscritti al portale che abbiano partecipato al concorso e da tutti gli altri che abbiamo già inserito nel forum almeno 50 messaggi. 9. Il voto va espresso all‟interno del topic preposto, inserito ogni mese nel Forum “Cabina di Voto”, dalla Redazione. Perché il proprio voto sia valido, ciascun utente dovrà indicare, in ordine di preferenza, i cinque racconti preferiti. I voti espressi andranno in coda di moderazione e saranno pubblici solo dopo la chiusura delle votazioni. http://www.scripta-volant.org 5. Prima della pubblicazione nel forum, i racconti verranno selezionati dal nostro gruppo di lettura. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 6 10. Gli utenti votanti sono tenuti a leggere e commentare tutti i racconti in gara. Sussiste comunque l'obbligo di commentare almeno i cinque racconti preferiti. In caso contrario, il voto sarà annullato. 11. Gli utenti che abbiano partecipato al concorso sono tenuti a votare nel rispetto delle regole sopra elencate. In caso contrario, il racconto verrà escluso dal concorso. 12. I racconti dovranno essere letti, commentati e votati con assoluta lealtà e schiettezza. La redazione si riserva di annullare quei voti che siano in contrasto con questi requisiti. 13. Il racconto vincitore verrà pubblicato a cura della redazione in una VolanZine, distribuita in tutta Italia. CHIUNQUE PUÒ CONTRIBUIRE ALLA DISTRIBUZIONE: chi vorrà, potrà stampare anche solo 10 copie della VolanZine, piegarla (usando la guida che trovate qui: http://www.scripta-volant.org/doc/come-piegare-una-volanzine.pdf ) e affidare al caso, alla magia del destino, il racconto vincitore. Noi della Redazione, ne distribuiamo ogni mese: durante eventi letterari o in giro per le nostre città! Partecipando al concorso gli autori acconsentono a cedere a titolo gratuito il diritto di pubblicazione, riproduzione, diffusione e distribuzione al pubblico, all‟interno della VolanZine. A Scripta-Volant è riservata la scelta del tipo di veste grafica. Tale concessione si intenda valida per tutto il periodo di distribuzione. Concede, altresì, ove lo ritenesse necessario, il diritto di utilizzare estratti dal racconto a fini pubblicitari e promozionali, in qualsiasi modo e forma. 14. La copertina della VolanZine potrà essere scelta dall'autore che potrà inviare alla redazione un'immagine (di sua proprietà o che abbia il consenso del proprietario dell'immagine), oppure verrà scelta un'immagine dalla redazione stessa. 16. Partecipando al concorso, gli autori accettano tutti gli articoli del Regolamento Link di riferimento: FORUM VOLANZINE GUIDA COME PIEGARE UNA VOLANZINE VIDEO: COME PIEGARE UNA VOLANZINE RACCONTI IN CONCORSO CABINA DI VOTO Seguono i racconti in gara per quest‟edizione. Per ogni racconto sono disponibili due link: uno per commentare il racconto nel forum, uno per votarlo. http://www.scripta-volant.org 15.Ogni autore dichiara che il proprio racconto è un‟opera originale di sua esclusiva paternità, che non viola alcuna norma di legge e/o diritti di terzi e in particolare, non ha né forme né contenuti denigratori, diffamatori o di violazione della privacy. In caso contrario, l'autore ne sarà l'unico responsabile. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 7 VolanZine è un concorso a votazione pubblica: tutti gli iscritti che abbiamo inserito almeno 50 post nel forum, possono votare! Votare è molto semplice. All'interno del post “Cabina di voto”, basta clikkare il tasto "RISPONDI" che si trova sotto la banda arancione. Scrivere i titoli dei 5 racconti, in ordine di preferenza decrescente e cliccare "invia". Il voto non sarà subito visibile. Tutti i voti andranno in coda di moderazione e saranno pubblici al termine delle votazioni. Per qualsiasi dubbio, scrivici oppure inserisci la tua domanda qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=36&t=932 Redazione Scripta Volant CONCORSO SEGNALATO SU: http://www.scripta-volant.org Forum: http://www.scripta-volant.org/forum/ Concorsi: http://www.scriptavolant.org/index.php?option=com_content&view=article&id=229&Itemid=57 Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=82226334602 VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n° 13: Che lo amerà di Giovanni Ottaviani VolanZine n° 12: Piano piano di Dario Puppi VolanZine n°11: Per riparare una farfalla di Daniela Thomas VolanZine n°10: La fata regalata di Deborah Santarelli VolanZine n°9: La vita in dieci frammenti di Giafranco Bussalai VolanZine n° 8: Fanfara andante ma non troppo di Giuseppe Buscemi VolanZine n°7: Adios Fidel di Luca Artioli VolanZine n°6: Strega di Milena Esposito VolanZine n°5: L'altro di Guido Oliva VolanZine n°4: Quaranta di Piero Mattei VolanZine n°3: Salsa & meringa di Attilio Facchini VolanZine n°2: Orologi di Piero Mattei VolanZine n°1: Niente di Strano di Eleonora Lo Iacono VolanZine n°0: Coyote di Luigi Bruno Cristiano http://www.scripta-volant.org 8 VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 9 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2960 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 Il piccione appare sospettoso e stenta ad uscire. “Va dalla mia dolce Francesca” pensa il giovane. Spazientito, da una manata sui rametti della gabbia. Finalmente l’uccello spicca in volo e s’allontana battendo forte le ali. Lascia che in vento lo coglie in pieno: si immerge nell’aria pulita di primo mattino. Sa cosa fare. Deve consegnare un messaggio, che tiene legato ad una zampetta, e che recita così: Possa la sera celare l’ombra mia nascosta tra le mura. Guidino verso di voi, mia madonna, i passi miei di brama intelletto. Seguono il cuor che m’ispira senza nulla temere. servo vostro Paolo. Riprende il volo e prosegue dritto davanti a se. Sorvola i tetti di Gradara mentre, il cielo, è terso come gli occhi di un bambino. ***** Sa che lo aspetta un lungo viaggio. Vuole comunque arrivare presto sul posto, ama sentire le dita di quella giovane donna, di nome Laura, carezzare le sue piume. E gli piace sentirla fischiettare. Di ciò, prova una bella sensazione. Come sempre. Tempo prima, un uomo paffuto dallo sguardo dolce e gentile, con fare ansioso gli aveva legato alla zampetta un messaggio da consegnarle: **** Il colombo spiega le ali e spicca di nuovo in volo; si dirige verso sud-est. È pomeriggio e il tempo tende a minacciare; si sente chiaro che l’aria s’affresca. Lontane nubi grigie sono piazzate sulla sua rotta. Intuisce che le deve attraversare. Sorvola un’aperta pianura e scorge, guardando dabbasso, sagome di cavalli bardati fin sopra il capo, incitati da possenti cavalieri armati di lance, correre veloci dinanzi a lui. Con rapidi colpi d’ali supera ben presto il campo di battaglia e si dirige verso la sua destinazione infilandosi, con sollievo, in un manto di nuvole bianche e basse. S’avvede con disappunto che correnti contrarie stanno rallentando la sua corsa. http://www.scripta-volant.org Quando io movo i sospiri a chiamar voi, e 'l nome che nel cor mi scrisse Amore, Laudando s'incomincia udir di fore il suon de' primi dolci accenti suoi. Sempre vostro Francesco VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 10 Silvia dovrà attendere ancora un po’ il suo arrivo. Sa con quanta grazia la fanciulla inizierà a leggere il contenuto del messaggio: Ch'arsi di foco intaminato e puro. Vive quel foco ancor, vive l'affetto, Spira nel pensier mio la bella imago, Da cui, se non celeste, altro diletto Giammai non ebbi, e sol di lei m'appago. Vostro devoto Giacomo Riparte in fretta. Non gli è mai piaciuto viaggiare di notte. Teme agguati. I falchetti, come le poiane, sono più abili e lesti di lui in volo. Per un attimo l’uccello sobbalza disorientato: il fischio di un treno s’infila prepotente nella sua testa. S’incrociano per un breve tratto separandosi subito dopo. Lo vede scivolare veloce su strisce nere e sparire nelle viscere di un monte. Il piccione riprende la sua corsa e cerca di accelerare per non tardare. Non può. **** http://www.scripta-volant.org Quella sera in piazza c’era poca gente. L’unico bar aperto era poco illuminato. Dall’alto vede un giovane alzarsi da una panchina. Una ragazza s’avvicina a lui e lo saluta con un abbraccio. Li vede sorridere e avviarsi lontano, mano nella mano. In quel mentre, il piccione plana sul piano della panchina vuota. È esausto. Scruta in giro. Zampetta di lato. Due passetti. Si ferma e aspetta; non si è mai sbagliato. Sente un tubettìo dietro di lui. Si gira: è lei. Stende le ali e sgrana gli occhietti neri. S’avvicina zampettando piano sino a sfiorare il becco della femmina col suo. Un tocco leggero. Trattiene il respiro. Il tempo, come il mondo, pare fermarsi. Nel silenzio, si ode solo il battito delle loro ali, mentre s’alzano in volo verso il loro destino. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 11 Ho scelto lei perché quando apre la bocca lo sa fare bene; prima allarga le labbra e poco dopo, un istante da ricordare, i denti. Così facendo sembra che nella sua bocca risplendano due fili di luce. I suoi denti stupendi sono lì dietro le labbra a fare un doppio gioco che inevitabilmente mi piace. Prima di incontrare le mie labbra richiude la bocca, ma non velocemente; aspetta di essere ad una distanza esatta, in modo di chiudere, inumidire, stuzzicarmi mordicchiandosi il labbro superiore e donarsi a me in un morbido bacio. Una sera che scendeva una leggera pioggia, mentre passeggiavamo nel quartiere, mi colse di sorpresa, assorto com‟ero a cercar nelle gocce una nuova favola da regalarle. Mi tirò a sè per la cintola dei pantaloni, forse una novità, e mi diede quel bacio senza una premessa. Quando mi lasciò, tornando a camminare al mio fianco, sfioravo come sempre le nuvole con i riccioli dei miei capelli; ma in qualche modo dovevo riscattarmi dalla sorpresa... Alzai gli occhi e vidi una luna sorridente. Anche lei mi vide e disse: “Stasera conduce lei!” “Non può succedere pallida Luna”. “Ogni tanto deve succedere”. “Io sono lo specchio che risplende della sua luce. Io devo mostrargli quella luminosità che non si accorge di avere e senza di lei potrei tornare un ombra”. “Siamo tutti delle ombre grazie alla luce dell‟amore”. “Si, credo... Luna, aspettami qui un secondo. Ti porto una cosa.” Ritornai ai pensieri miei e di lei. Avevo bisogno di un altro bacio perché ne avevo davvero voglia e non soltanto. “Amore ti amo!” le dissi bloccandola per strada. “Anch‟io T’AMO!” “Dillo mentre mi baci”. Mentre mi baciava mi scostai da lei e le impedii di finire la frase. La fermai su T’, le presi l‟apostrofo e tornai dalla luna. “Luna eccomi di nuovo a te”. “Cosa mi hai portato giovane amante?” “Semplicemente, si fa per dire, un apostrofo. Quello tra le parole t‟'amo...” “Così non hai resistito a metterti in luce”. “Non posso sottrarmi a questa realtà. Io amo prima di ogni altra cosa”. “E così sia per sempre. Torna da lei e finisci quello che stavi facendo. Stanotte, se vuoi, sarò io quell‟apostrofo nel vostro giuramento d‟amore”. Quando rincontrai gli occhi di lei continuai da dove ci eravamo bloccati... (smack) ’AMO. Eravamo fradici di pioggia, baci e chissà quante altre cose che avremmo messo distese ad asciugare davanti al camino insieme. “Andiamo a casa?” “Me oui! Tu prepari la cioccolata ed io il camino”. “Ti amo!”. “Ti amo anch‟io!!” le risposi. “Aspetta! Io volevo metterci l‟apostrofo”. “Dici che c‟è l‟ho ancora io?” “Vieni un po‟ qui signorino...” http://www.scripta-volant.org ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2961 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 12 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2962 http://www.scripta-volant.org “Ma è solo un apostrofo...”. “Dai amore... ridammi l‟apostrofo”. “Non posso, l‟ho regalato alla luna”. “E lei che se ne fa?” “Per unire le nostre ombre quando ci baciamo”. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 13 “So che non t'ho cercato molto spesso ultimamente e so anche di aver detto di non credere più in Te, ma Ti prego... Padre nostro che sei nei cieli... Aiutami! Sento di non poter resistere ancora per molto. Sono troppi e mi colpiscono così forte... Mi hanno picchiato tanto sulla bocca, non riesco quasi più a parlare, mi fanno male le labbra, gli zigomi, i denti. Arrivano all'improvviso e, senza un perché, iniziano a massacrarmi. Non sentono ragioni, io non parlo con loro, loro non parlano con me. Non la darò loro vinta, comunque. Ho perso molto sangue dalla bocca, ho le labbra spaccate. Non dormo da due giorni... Sia santificato il Tuo nome... È buia questa stanza, è fredda e puzza, ieri mi hanno dato una coperta lercia, piena di pidocchi. M'hanno tolto la giacca e le scarpe. Ho freddo. Non mi cambio da due giorni e non mi lavo da tre. Respiro anche male, ho dolore ad un fianco e non riesco a tenere la schiena dritta, senza che una fitta mi trapassi... Credo di avere una o più costole rotte. È accaduto il primo giorno, ero appena arrivato ed in quattro m'hanno aggredito e pestato, senza motivo alcuno... Venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà... Ho la schiena coperta di lividi, mi fanno male le mani, che uso per proteggermi dai colpi... Ieri, mentre scendevo per andare a mangiare, con un calcio mi hanno fatto cadere dalle scale. Da allora non riesco a stare in piedi molto bene, devono spostarmi con una barella... E non sono molto contenti di dover fare anche questo. Il medico che mi ha visitato ha detto che sono disidratato e mi ha messo una flebo. Si è esaurita da venti ore ed ho dovuto togliermi l'ago da solo... Come in cielo, così in terra... Io non ho paura, non mi fanno paura, possono solo farmi male, ma so che dovranno fare i conti col mio sguardo, so che dovranno scontare quello che mi hanno fatto... Mi dicono che nessuno ha chiesto di me, mi dicono che sono solo e che nessuno mi vuol bene. Io so in cuor mio che Marzia, mia sorella, me ne vuole... Sono stanco Signore e non trovo neanche più le lacrime per piangere, ma non la darò loro vinta. Fuori ho udito cantare un passerotto, ho sognato di volare via. Non dormo e non mi cambio da due giorni, non mi lavo da tre. Amo la vita e voglio vivere... Dacci oggi il nostro pane quotidiano... Ho fatto degli sbagli come tutti, ma ho sempre pagato in prima persona. Adesso scrivo a fatica la mia storia su questo muro, la luce va e viene, ho gli occhi gonfi e non posso vedere molto bene... Son segregato qua dentro da un tempo infinito... Non riesco quasi più a pensare, non so quand'è stato che sono riuscito a formulare un pensiero... Rimetti a noi i nostri debiti... Ho chiesto una Bibbia, ho chiesto di mia madre e mio padre, non mi hanno risposto... Tutto qua dentro sembra essere scomparso nel nulla, tutto è dilatato, persino il tempo... Scusatemi mamma e papà credo di avervi deluso ancora... Come noi li rimettiamo ai nostri debitori... Io li ho perdonati, perché sono rozzi e non capiscono. Se la prendono con me perché sono un bersaglio facile, lo fanno per non ascoltare il vuoto che hanno dentro. Mi fanno pena. Tra poco torneranno ed io li aspetterò con la più potente delle armi, quella che non potranno mai togliermi, la coscienza pulita. Presto sarò libero, presto sarà tutto finito... E non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male... Ho trentuno anni, mi chiamo Dario e sono geometra. M'hanno arrestato per modica quantità sei giorni fa e se stai leggendo questo sul muro ti chiedo di raccontarlo ai miei. Dì loro che li amo e come sono morto... Amen” . ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2963 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 14 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2964 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org Ho svuotato il sacchetto coi soldi sul tavolo della cucina di Esoteria, in cambio di un pugno di lana e di molte istruzioni. Devo intrecciare una bambola con i fili di lana tra i quali avrò mescolato qualche capello di P. Non devo nominarlo mai, non sorridere né tanto meno ridere, devo essere molto concentrata soltanto su di lui, senza pensare all’altra, mentre realizzo la bambola per averlo in mio potere. Esoteria mi ha edotta in ogni dettaglio, fornendomi molte altre raccomandazioni che non ho ascoltato, e, forse, ha pure detto qualcosa a proposito del fuoco mentre infilavo la giacca e volavo via ad iniziare il progetto; ma ora devo lavorare alla bambola, che dovrà essere tanto piccola da poter essere nascosta in una mano. Avvio la vecchia stufa a legna in cucina e lascio la porticina aperta per far accendere meglio i rametti accanto al ciocco centrale, poi inizio a concentrarmi su mio marito ma, subito, la mente devia sulla mia giovane rivale mentre bagno i fili di lana con l’aceto e li cospargo di sale per inibire le prestazioni sessuali di P.. Sorrido, mentre immagino il suo sgomento e la sorpresa di lei, che scolpita nella porcellana bianca della sua gioventù, assiste alla defezione di un uomo che può esserle padre. La vedo ridere di lui: è arrivato il mio momento. E’ ormai quasi un anno che P. rientra per l’ora di cena ebbro di lei e mi tratta con disprezzo, ma io, stasera, gli sorriderò garrula mentre metterò in tavola e lo stupirò con i miei atteggiamenti disinibiti e sensuali perché da oggi sono una donna nuova. Eccolo che infila le chiavi nella serratura e richiude la porta alle sue spalle. Rapida, infilo la bambola irrorata del mio profumo, nell’elastico del mio tanga brasiliano di pizzo nero, come mi ha raccomandato Esoteria perché si senta attratto da me: infatti, mi guarda con occhi nuovi e avverto la sua eccitazione mentre mi stringe a sé e avvinghiati, navighiamo lungo il perimetro dei mobili della cucina, ignorando la cena pronta sul tavolo. Avverto che il mio trionfo sta per compiersi ma, prima devo liberare la bambola dagli slip senza che lui se ne accorga fintanto che lo sento armeggiare con la zip del vestito. Non senza difficoltà riesco a sfilare la bambola e mentre allungo la mano dietro la schiena per lasciarla cadere, passiamo ancora allacciati labbra e corpi, accanto alla porticina, che ho dimenticato aperta, della vecchia stufa Finalmente P. mi libera dal vestito ma, un bacio di fuoco ci avvolge, mentre vedo le fiamme guizzare dal ventre panciuto della stufa, intorno alla bambola che si contorce ridendo. Era una donna viva e ribelle, capace di seppellire un maschio con una delle sue risate. Per questo gli uomini non la chiedevano in sposa. Preferivano mogli forti e stolide come muli, adatte a sfornare figli, e capaci di aspettare il ritorno delle barche sulle quali i loro mariti, fratelli, e padri, partivano per la pesca. Le donne la detestavano. In fondo, la invidiavano. Mentre loro appassivano nell’attesa delle barche, e si appesantivano per le numerose gravidanze, lei sembrava non invecchiare mai. Passava le giornate ad aggiustare le reti dei pescatori. Era bravissima, veloce, e riusciva a guadagnarsi da vivere. Gli uomini, quando ne avevano il tempo, si disponevano lungo il molo, e seguivano, ipnotizzati, i guizzi delle sue dita da sirena, immaginando che si muovessero sul loro corpo. Quando il vento giocava con la sua gonna,e si impadroniva dei suoi capelli lunghissimi, e sempre sciolti, le loro gole si inaridivano dal desiderio. Allora loro correvano all’osteria per placare la sete. Un giorno, dalla terraferma, arrivò uno straniero. Vide la donna aggiustare le reti. Sorrise. Lei lo notò. Riabbassò subito lo sguardo sulle maglie. Si aspettava che lui, al pari degli altri, si mettesse sul molo a coltivare fantasie su di lei. Lui, invece, prese un blocco ed un carboncino da una tasca dell’ampio mantello, ed iniziò a disegnare. Guardava il mare, ora, e non lei. Concentrato, lavorò per ore. Ed era lei che, ogni tanto, si lasciava incantare dal movimento della sua mano sul foglio. Quando il giorno volse al tramonto, lei, lasciando la spiaggia, gli passò accanto. Ringraziò il vento, che scelse quel momento per alzare una ciocca dei suoi capelli, e per posarla un istante sul collo di lui. Quando arrivò a casa, la donna non riuscì a dormire. Ora capiva la sete ardente che bruciava gli uomini che la guardavano. Ed avrebbe voluto anche lei un po’ di quel vino forte che dava sollievo e ottenebrava le menti inquiete. Qualcuno bussò alla porta. Lei fu certa che era il forestiero ancor prima di aprire. Lui aveva fra le mani il blocco ed il carboncino. Le disse che voleva disegnarla dal primo momento in cui l’aveva vista. Le disse che non voleva disegnarla vestita. In silenzio, lei slacciò la gonna, e la lasciò cadere a terra in una grande ruota fiorita. Lui restò una settimana. Abbastanza perché il paese intero sapesse che qualcuno aveva finalmente domato quella donna orgogliosa e selvatica. Se ne andò all’alba. Non promise di tornare. Lei, da quel giorno, intrecciò stretti i suoi lunghi capelli. Continuò ad aggiustare reti, ma le sue mani, ora, si muovevano con metodo, quasi con pesantezza. Concesse a qualcuno degli uomini sul molo quello che avevano desiderato da anni. Non li fece felici. Tutti si accorsero che lei pensava ad un altro. Uno di loro, per prendersi il gusto di vederla piangere, le disse che il forestiero era un pittore ricco e famoso, che viveva in una città lontana con una moglie bellissima. Lei non pianse. Le era rimasto ancora abbastanza orgoglio. Chiuse casa, e partì. Partì per quella città. Tornò in una giornata di nebbia fitta. Alcune barche erano ormeggiate al molo. Non c’era anima viva. Lei ne slegò una. La cosparse con il petrolio che teneva in casa per accendere le lampade. Remò. Arrivò al largo. Nessuno si accorse di lei. Alcuni, guardando dalla finestra, si chiesero perché, fra la nebbia, si vedeva una luce strana, come di fiamme. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2965 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 15 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso Nacque in un giorno freddo Giuanin, dopo un lungo travaglio: non voleva saperne di lasciare il tepore del ventre materno. Quel giorno, poi, c'era da battere i denti. Suo padre era uscito sull’uscio per spalare la neve nel vialetto davanti casa, era già la quarta volta che usciva e rientrava. Tutti si davano un gran da fare, (un parto tra le mura domestiche, a quei tempi, era consuetudine). Le donne preparavano l’acqua calda, i panni di lino, le garze e l’occorrente per fasciare il bambino. Appena nato, il medico lo afferrò trionfante. Il piccolo emise un solo vagito e poi se ne stette tranquillo, mentre tutti lo ammiravano. Il padre quando vide quel fagotto lungo esclamò: “Ben! Par na ciopa”. La madre lo cullava contenta: “Ch‟ pac stu „uaglion, nun chiagne mai”. In paese non si era mai capito come avessero fatto quei due a sposarsi, così diversi: lui veneto, introverso e silenzioso, lei napoletana, espansiva e chiassosa. La nascita del primo figlio aveva portato gioia in famiglia. Un maschio, era una garanzia per il futuro. Giuanin crescendo si mostrò, a dir poco, originale. Solo verso i due anni pronunciò la prima sillaba: ma. La madre ne fu contenta perché credeva che l’avesse chiamata. Il fatto che non piangesse, parlasse poco, guardasse il cielo, faceva pensare a chissà quale mente geniale. A scuola cominciarono i primi problemi: stando all'ultimo banco, alla prima occasione apriva la finestra e saltava giù. Andava a sedersi sotto un albero e faceva l'unica cosa che sembrava non costargli fatica: suonare l'armonica. Quando suo padre gli chiedeva che lavoro volesse fare da grande, rispondeva: “A…”. “Dimelo a mi, fio: autista?” lo incitava il padre. “Avvocato, a mammà?” interveniva la madre, ma egli taceva. Il giorno dopo alla stessa domanda rispondeva sempre: “A…”. E suo padre: “ Agricoltore, fiol?” “No, vo dicere astronauta”, ma egli niente. Dopo qualche tempo, la sua risposta cambiò in: “Ar…” Suo padre saltò dalla sedia: “Gò capio, artesan”. “Pe‟ mme, sarrà architetto”, aggiunse la madre, egli guardò entrambi e fece di no con la testa. Quando fu abbastanza grande da poter lavorare suo padre, cominciò a preoccuparsi perché il ragazzo: “No s‟afanava de gnente”. La madre al solito, protettiva, lo difendeva: “Chiss ten a ciorta annascosa, lasc‟ o sta‟”. Ma non si poteva aspettare con le mani in mano e allora concordarono che Giuanin andasse a raccogliere mele al paese vicino. I lavoranti erano di buonumore, e lo precedevano lesti lungo i sentieri. Gli alberi, carichi di mele, profumavano l'aria; Giuanin li guardava stranito, assente. Dopo aver raccolto i frutti che si potevano cogliere da terra, allungando le braccia, occorreva salire su una scala a pioli per raccogliere il resto; ma Giuanin pensava: “ troppa fatica ” Alla fine del raccolto, gli alberi dove era passato Giuanin avevano un ciuffo di frutta colorata nella parte superiore, sembrava l'opera di un bizzarro parrucchiere. Quando si presentò al padrone per la paga, l'uomo prese il denaro, lo mise sul tavolo e lo spinse verso di lui, e mentre Giuanin tentava di allungare la mano egli svelto se lo riprese. “ Torna sugli alberi a raccogliere il resto e avrai quanto ti spetta”. Giuanin prese dalla tasca la sua armonica e suonando si allontanò. 16 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 17 Lo cercarono invano nelle valli circostanti. Di lui non si seppe più nulla. Non tornò più a casa Giuanin, aveva trovato la sua strada, abitare per le strade del mondo, facendo l'unica cosa che voleva e sapeva fare: suonare l'armonica. http://www.scripta-volant.org Note: par na ciopa: sembra una pagnotta. stu „uaglion nun...: questo bambino non piange mai ciorta annascosa : fortuna nascosta no s‟afanava de gnente: non si interessava di niente VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 18 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2966 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 Nell'autobus pieno, direi quasi traboccante, la mia attenzione era catturata da un bambino che con la massima cura stringeva tra le mani un pezzo di legno. Una signora non poté fare a meno di chiedergli perché tanta preoccupazione per quel pezzo di legno da nulla. Il bambino spiegò: "Sto portando su questo pezzo di legno una formichina, mia grande amica. E' il suo primo viaggio in autobus." Quanti tra i tanti viaggiatori distratti di quell'autobus avranno compreso la poesia e l'umanità racchiuse nel gesto di quel bambino? Io lo compresi, lo zio è sensibile e profondo, non date retta alle voci che si spintonano distorte, nipotine adorate. Continuai a guardare il bambino. Quando scese dall'autobus, saltai giù anch'io. Sentivo che con lui avrei potuto conversare. Gli spiegai che anche a me piacciono le formiche e gli raccontai quel che accadde nell'unico malinteso che ci fu tra di noi. Una notte le formiche della mia casa avevano divorato il roseto. L'indomani catturai Serena - una formica rossa, tra le più intelligenti che abbia incontrato nella mia vita. Non la strinsi con rabbia, perché Dio mi protegge molto contro la rabbia, ma l'afferrai con una certa fermezza. La sua zampetta tremava e il cuore le batteva così forte che sembrava scoppiare. Io volevo solo sapere come mai aveva divorato l'intero roseto in una sola notte. Serena rispose: "Lei pensa di essere il solo a cui piacciono le rose"? Rimasi molto impacciato, poi commentai: "Vi piacciono così tanto che le mangiate!" "Ma scusi, lei non fa la stessa cosa nella Comunione?" Mi sentii morire dalla vergogna e la liberai, con molta attenzione, vicino al terreno. Durante i giorni seguenti tutte le altre formiche mi tennero il broncio. Non ne potevo più: chiamai Serena, chiedendole aiuto e insegnai a tutte le altre formiche ad adorare le rose invece che mangiarle. Una notte invitai il bambino che portava la formica a spasso con l'autobus a venire a casa mia. La luna era in piena, più che piena. Lì avrebbe trovato tutte le formiche che odoravano le rose. Il bambino - a differenza degli adulti - non trovò la richiesta "strana" ma meravigliosa! Gli raccontai di Claudia, una giovane formica che zoppicava. Eravamo nel mio giardino. Con il suo permesso la girai sul dorso per vedere meglio la ferita. Claudia per la prima volta vide il cielo. Le formiche sono come noi ; tutto il giorno a correre, senza mai il tempo per contemplare il cielo. Claudia, vedendo il cielo per la prima volta, rimase con la boccuccia aperta per l'emozione. Era inutile porle domande sulla sua zampetta. Non mi ascoltava, continuava a guardare il cielo. Presi in braccio il bambino, infastidito da un gesto che riteneva non gli appartenesse più http://www.scripta-volant.org Io oggi, sono puntuale nel sognare, ho voglia di raccontare una favola alle mie nipotine, Gaia e Sofia. Mia nipote Gaia è la curiosità fatta bambina, te ne accorgi soprattutto quando usa il verde dei suoi occhi. Mia nipote Sofia, sua sorella, guarda la maggiore come se ascoltasse con le sue orecchie, guardasse con i suoi occhi, respirasse con la sua bocca. Chi ha un fratello maggiore lo sa, si chiede in prestito tutto, perfino i sensi. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 19 da mesi e gli dissi: "Se vieni a casa mia in una notte di luna piena, rischi di trovare le formiche supine e con la testa sull'erba, piene di meraviglia e gioia a contemplare la luna”. Questo gli dissi. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2967 http://www.scripta-volant.org Illustrissime persone adulte, perdonatemi se vi ho sorpreso e deluso, dimenticando i grandi per conversare, un istante, con i piccoli. La mia è stata solo una raccomandazione rivolta a me stesso. Non ha forse detto Cristo che nel cielo entrerà soltanto chi si farà piccolo come i bambini? In questo, non sono messo male per niente. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 20 I fanali dei veicoli che percorrono la strada nel senso opposto illuminano il volto della ragazza alla guida. Sono sul sedile passeggero ad osservarla con poca discrezione: il suo viso che per un attimo s‟illumina e che poi torna nel buio dell‟abitacolo m‟affascina e m‟innamora di quell‟istante. E' come se l‟immagine del suo volto me la dovessi gestire. Devo guardarla con il contagocce, e probabilmente non dovrei neanche guardarla così. Lei stessa, in tono scherzoso mi dice: “smettila che mi sciupi” sentendosi osservata. Mi scatena la risata semplice, quella che parte dallo stomaco e s‟accenna furtiva sulle labbra e nella voce. L‟ho sempre vista con il viso di una ragazzina, ma ora quell‟espressione e i suoi capelli raccolti in cima alla testa me la fanno vedere come una donna finita. Completa. Matura. E‟ bellissima la mia amica, e me ne accorgo ogni giorno sempre di più. Ha il collo nudo e lungo. Penso a cosa penserebbe se la baciassi proprio lì, sono tentato, ma rinuncio. Cerco di abbandonare il pensiero del suo collo per un attimo buttando lo sguardo al di fuori del finestrino, e lei mi chiede: “me lo dai un bacino?” Lo chiede con la voce da bimba e puntando il dito sulla guancia. Esito per un poco, non voglio farmi vedere così desideroso di un contatto, me ne vergogno, poi sorrido pensando che evidentemente mi ha chiesto di darle un bacio perché ha capito che ne avevo bisogno. Mi sembra di volare, e mi sento stupido. Le do il bacio sulla guancia e mi fermo un attimo ad annusarle la pelle, non sento odori, sono raffreddato, ma è come se sentissi un bel profumo di niente. Non so se mi spiego. Aspetta di uscire da una curva per raddrizzare il volante, e mi dice di avvicinare il viso perché vuole darmi un bacio anche lei. Me lo faccio restituire e mi sento veramente un cretino. Ci facciamo silenziosi per un po‟. Poi rido. Rido per nulla. E lei mi guarda e si fa contagiare. Il silenzio cade nuovamente nell‟abitacolo. “Ti prego non lo fare” dice seria. Capisco che si riferisce al fatto di non innamorarsi di lei. Mi chiedo come cavolo abbia fatto: mi ha letto nel pensiero? Come fa a sapere che stavo pensando a qualcosa di più grande insieme a lei? E‟ questo l‟istinto femminile forse? Oppure, semplicemente, mi si legge tutto in faccia. Le dico di fidarsi di me, e cerco di chiudere il discorso al più presto. Non mi sento più tanto sicuro. Ora peso le parole, e le faccio uscire a fatica. Dico: “non succederà fidati.” “Ti prego” ripete lei, “ti prego.” “Fidati” rispondo, come se dipendesse da me, poi penso che forse mi trova orribile, “conosco il mio ruolo” dico, e lei risponde dicendo che non è questione di ruoli. Si sbaglia. Si sbaglia, è proprio questione di ruoli. Nient‟altro. Le osservo la mano. Mi viene l‟istinto di stringergliela, a allora allungo la mia verso la sua, ma una paura sconosciuta tenta di bloccarmi troppo tardi, e gliela sfioro con un movimento spastico. Mi sorride, le ho fatto tenerezza. Finiamo il nostro giro notturno. Le do due baci sulla guancia. Un abbraccio forte forte. La guardo, e mi accorgo che desidererei baciarla intensamente. Conosco il mio ruolo, penso. La saluto e me ne vado. Mi accendo una sigaretta. Mi sento sempre più stupido, ma sto bene. Dopo pochi metri, mi convinco che la mia amica è una ragazza speciale. http://www.scripta-volant.org ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 21 Il soffio del vento tra le dita http://www.scripta-volant.org E lo è, vi fidate? Fidatevi di me. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 22 Tutto sommato non è stato granché. Un po' di sangue qua e là, ma neanche troppo, qualche lamento subito soffocato dall'ultimo colpo alla nuca, venti secondi di tremito sul parquet del soggiorno e via, tutto finito. Più veloce di una sigaretta. E poi dicono che ammazzare è un'esperienza terribile, una cosa che ti segna per la vita. A lui non ha fatto quel grande effetto, tutto sommato. Sarà perché era preparato. Anche se galline e conigli non sono proprio la stessa cosa, però un'idea di cosa aspettarti te la danno. La cosa più difficile in fondo è stato il dopo. Avvolgere il corpo nel telo di nylon, sigillarlo col nastro, trascinarlo fino al furgone, caricarlo, portarlo a spalla fino lì in cima. Chi l'avrebbe detto che era così pesante, sembrava una capra rinsecchita, invece l'ha fatto sudare. Quando gli è scivolata – accidenti al nylon – il botto della testa contro il paraurti sembrava quasi quello di un gong. Mentre pensa continua a scavare, piegandosi in avanti, premendo l'anfibio sul bordo della pala per riuscire a penetrare nella terra dura. Butta l'occhio all'orologio: già quasi mezz'ora che scava, e così a occhio ne ha ancora per un po'. Almeno altri dieci minuti. Tira su la schiena, si passa la mano sporca di terra sulla fronte sudata e riprende di buona lena. Piegandosi, sente sulla schiena l'umido della maglietta sudata. C'è un po' di vento, speriamo che non mi venga un raffreddore, pensa. Poteva almeno portarsi una bottiglia d'acqua, cazzo. Tra la pala, la coperta per coprire il corpo e le chiavi, non ci ha pensato. Al pensiero della birra gelata che lo aspetta finito il lavoro si passa la lingua secca sulle labbra screpolate. Quando ha fatto, lascia andare ancora qualche colpo sulla terra smossa. Di piatto, senza convinzione. Distratto dal rombo di un tuono lontano, da quel volo di cornacchie contro il cielo grigio. Poi butta via la pala, si china e raccoglie quel fiore buffo, quella sfera quasi trasparente che gli trema sulla pelle. Chiude la mano e sente il solletico sul palmo. Quando la riapre, il soffione vola via, spezzato in frammenti leggeri, subito dispersi nell‟aria di pioggia che pizzica le narici. Resta un momento lì in piedi, fermo, gli occhi socchiusi, ad ascoltare il soffio del vento tra le dita. Poi sospira forte e cerca con gli occhi giù in fondo, oltre gli alberi, quella macchia chiara. La casa che adesso è solo sua. Niente più vecchie a scroccare il tè, niente più pomeriggi a blaterare di quanto era brava e buona, niente più passeggiata in giardino tre volte al giorno. Sono libero, pensa. Libero. Finalmente. Porta indietro le spalle per sgranchire i muscoli indolenziti e si china a raccogliere la pala. Mentre si avvia giù per il pendio, cerca in tasca il contatto rassicurante delle chiavi. Rallenta, si ferma, scuote la testa. Cosa cazzo ti è venuto in mente, nonna, di scrivere che mi lasci la casa, ma con il vincolo di badare al cane. Alla cagna. Mentre riprende a camminare si gira, una volta sola. Un'occhiata di sbieco alla macchia di terra nera che presto l'erba ricoprirà. Sputa nel prato, un getto breve e deciso che per un attimo luccica sullo stelo piegato. Addio, Lassie. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2969 http://www.scripta-volant.org ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2968 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 23 L‟allarme venne dato mentre Gaspard e Luisa erano sottocoperta, annoiati, a pelare patate. I due tredicenni si erano guardati per un momento negli occhi, incerti sul da farsi. Su, sul ponte si udivano passi in corsa e grida concitate di marinai pronti a combattere e già quando il ragazzo era arrivato alla scala a pioli da cui centinaia di volte era salito e disceso, non sempre in modo ortodosso -c‟erano stati episodi nei quali una pedata era stata l‟agente scatenante dell‟azione- aveva indovinato con eccitata sorpresa mista ad un sentimento di smarrimento, il clangore delle sciabole che cozzavano metalliche l‟una contro l‟altra. Pirati! Ma che diceva? I pirati erano loro! Sotto la vela vide combattere Jean Le Gros contro due damerini, che riconobbe per via dell‟uniforme della marina inglese. Loro armati di spada, lui che si difendeva con la botte di un coperchio, sarebbero potuti sembrare uno spettacolo comico di burattini se la lotta in corso non fosse stata tremendamente reale. Adesso che ci pensava, Gaspard non aveva ricordi precedenti alla comparsa di quell‟energumeno calvo e rosso come un polipo, che raccontava sovente, soprattutto quando aveva bevuto, di esserselo maledettamente trovato frignante in una maledetta borsa sulla maledetta riva del maledettissimo mare di Genova, tredici anni prima, in primavera (aveva sperato la borsa contenesse dobloni sonanti dimenticati da qualche sprovveduto che non sapeva stare al mondo, e invece!) “Piccolo sacco di ossa”, gli diceva spesso, “tu sei nato sotto il segno del Toro!”. Jean Le Gros, la cui voce era un perenne ringhio, fissava la notte, descrivendo con un movimento sapiente della mano una sezione di cielo stellato che Gaspard aveva imparato a sentire sua e di cui era intimamente orgoglioso. Seguivano immancabilmente commenti scabrosi sulle abilità amatorie dei tori, a cui i pirati brindavano contenti mentre pensavano chi alla fidanzata, chi alla moglie, chi a quella bella ragazza del bordello di Granada, chi al mozzo. Eccoli lì, gli stessi che solo ieri stavano pescando assieme a prua, tutti in religioso silenzio a fumare la pipa, con i piedi a penzoloni sul verde impossibile e profondo del mare, ora sparsi qua e là sul legno lucido della nave come bestie imbizzarrite e feroci. El Gato stava saltando giù dalle reti con un pugnale diretto alla schiena di un soldato biondo e sbarbato, Paulo le stava prendendo di santa ragione da un giovane inglese che con i pugni sembrava saperci fare, il Capitano era accanto all‟albero maestro e si proteggeva bene con le due sciabole che compensavano magistralmente per il grosso rubino che sostituiva l‟occhio destro sotto la benda nera. “Corpo di mille pescispada!”, stava per esclamare, ma non fece in tempo perchè un colpo di baionetta lo stecchì improvvisamente e lo mandò a gambe all‟aria, stivali e tutto. Gaspard udì il rumore di legno sfasciato e si voltò per vedere Jean Le Gros, ora disarmato, che aveva tentato di colpire, con scarsi risultati, i due assalitori, lanciando contro di loro le due metà di coperchio che gli erano rimaste in mano. Il ragazzo si accorse che nella fretta, aveva portato con se‟ un sacco di patate ed iniziò a lanciarle con tutta la forza che aveva in corpo, non molta a dire il vero, contro i nemici. Affatto disturbati essi infilarono le spade nel corpo di Jean Le Gros (si sarebbero occupati del marmocchio più tardi), che morì maledicendo la regina nel peggiore slang delle taverne di Nizza. L‟ultimo sguardo fu per Gaspard, e fu pieno di ricordi, quelli più felici della sua vita. Ma questo non interruppe la strage.. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2970 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 24 “Tu non sai, non mi puoi giudicare.” Inclinò il capo e lo osservò di sbieco, da sopra le lenti. “Cos‟è che non saprei, io? Ti conosco da quando sei nato, se non te lo ricordi.” Chiuse con un mezzo sorriso, quasi a volergli dimostrare benevolenza. Sospirò. Come con i bambini testardi. “Te lo ripeto: tu non sai. E se mi conoscessi veramente non me lo chiederesti.” “Ma devo. È il mio lavoro. Ora sei tu che dimostri di non conoscermi.” Alberto abbassò lo sguardo e si mise a fissare la punta delle scarpe. Tamburellò con un piede e sospirò di nuovo. La sua immagine riflessa continuò a osservarlo. Nonostante l‟autocontrollo, lo specchio trasudava irritazione. “Vuoi fare un solco nel pavimento con quel piede?” Alberto alzò gli occhi di scatto e le sue guance avvamparono di vergogna. Anche il suo rivale prese colore. E ghignò fra sé e sé per il risultato ottenuto. Colpito e affondato. L‟uomo decise allora di vuotare il sacco. Non era andato lì per perdere tempo, doveva sistemare le cose. Si lisciò la camicia, infilò le mani in tasca e drizzò la schiena fiero. “Ti conosco da una vita. È vero. Ho spesso avuto bisogno di te. Anche questo è vero. Ma sono venuto per dirti addio e te lo ripeto. Tu non sai cos‟ho passato e il tuo aiuto si è sempre rivelato più dannoso che altro. I tuoi consigli, i tuoi patti hanno un risvolto ambiguo; alla fine ho perso più di quello che ho guadagnato. Ora basta – sfilò le mani e mostrò i palmi quasi a difendersi – Riscatto la mia anima.” Lo specchio stava per scoppiare a ridere. Si trattenne solo per professionalità. Non riuscì però a mascherare un‟espressione compiaciuta. “Tu non puoi. Non si viene qua a dire semplicemente „è finita‟. Caro Alberto: hai ancora tante cose da imparare.” “No. Sei tu che continui a non capire: ho GIA‟ riscattato la mia anima. Ti sto informando. Non te lo sto chiedendo.” La malsana copia ebbe un brivido. Lo sfondo perse il contatto con l‟originale, nere ragnatele si tesero alle sue spalle. La rabbia salì impetuosa per tutto il corpo gonfiando le vene sul collo. Stavolta lui solo divenne rosso in viso. Cominciò a sbavare. Due spicchi giallastri spuntarono dalle labbra, un liquido nero e denso fece capolino dalle narici. Lo specchio sussultò; refoli di polvere planarono dalla cornice in cerca di un posto più tranquillo. La consistenza del vetro mutò fino a dilatarsi in una bolla. Stava per esplodere. Alberto arretrò spaventato. “L’autocontrollo è andato a farsi benedire o sbaglio? Ops, scusa. Forse non è il caso parlare di benedizioni.” Una voce argentina bisbigliò alla mente del mercante d‟anime. Sbarrò gli occhi. L‟imprevista comparsa del nemico lo congelò all‟istante in una grottesca immagine da libro degli orrori. Un grugnito rabbioso esplose dalle sue labbra. Impossibilitato a muoversi serrò i pugni. Una risatina soddisfatta rimbombò nelle sue orecchie. Lavorare dalla parte dei buoni non esclude la possibilità di prendersi una soddisfazione. Ogni tanto. Però implica una sgridata. Pazienza, ne vale la pena. http://www.scripta-volant.org Si erano stizziti entrambi. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 25 “Quest’uomo è nostro, ora. Ha pagato il riscatto, non potete più pretendere nulla. Giusto per ricordartelo di nuovo. Già che ci sono ti do un passaggio fino a casa, vuoi?” domanda retorica. La bestia sentì contorcersi le budella e fu un attimo: un violento risucchio trascinò l‟immonda immagine in un sordo buco nero. E fu la pace. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2971 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org L‟istinto di sopravvivenza scosse Alberto dalla paura che l‟aveva impietrito fino a quel momento. Riprese a respirare. Un ronzio s‟accese nelle orecchie, forse dovuto alla pressione. No, non era la pressione. “TORNERÒ!!!” Ascoltare e fuggire fu un attimo. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 26 “In questo dvd c'è il video nel quale si vede l'assassino di Chiara”, dico. Butto il dvd sul tavolo. Maria mi guarda male. “Se è vero perché lo tratta in quel modo?”. Rido. Lei mi guarda male, forse ha indovinato che mi sono fatto con Novek, quella nuova droga molto potente. Dicono che brucia il cervello e libera i tuoi peggiori istinti. “Dubita delle mie parole? Quando Chiara è stata uccisa una videocamera nascosta, che lei stesso aveva attivato, ha registrato tutto. Ho scaricato i dati e poi li ho masterizzati su un dvd”. Maria beve un altro goccio di whisky. Da quando la conosco, e cioè da quel giorno che mi ha telefonato per ingaggiarmi per l'omicidio di sua figlia, l'ho vista sempre bere. Ho conosciuto molte donne che bevono ma ho subito capito che lei lo fa solo quando è triste. E quando tua figlia viene stuprata e sgozzata si è abbastanza tristi. Mi siedo e mi verso un bicchierino anch'io nel bicchiere che Maria ha preparato. “Perché si autofilmava?” “Metteva i video su facebook. Non aveva una webcam e, non so perché, non l'aveva mai comprata”. Maria alza le spalle. “Chi è l'assassino?”, dice. Sorrido. Mi alzo e appoggio il dvd nel lettore. Accendo la tv. “So come lei. Ho aspettato oggi per vedere il filmato. La videocamera era nascosta in un pupazzo”. Quando compare Chiara sua madre si asciuga delle lacrime. Chiara si mette a cantare. E' stonata. La porta si apre ed entra un uomo. Mi alzo in piedi. Non è possibile. Maria mi guarda a bocca aperta poi rivolge il suo sguardo di nuovo sul video. L'uomo, che sembra drogato, le parla. Lei ride. Lui no: scatta in avanti e le punta un coltello alla gola. Guardo il resto. Mi viene da vomitare. Vado in bagno mettendo una mano sotto il giubbotto. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2972 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org Maria apre il cassetto e prende una pistola. La guarda. Non l'ha mai usata ma oggi lo farà. Uno sparo la fa sobbalzare. Va in bagno e vede l'investigatore riverso sul pavimento del bagno, in una pozza di sangue, mentre il muro dietro al water dove sicuramente lui era seduto è sporco di pezzi di cervello. Ha la nuca aperta da un proiettile che le è penetrato dalla bocca. In mano ha una pistola. Maria non è dispiaciuta. Nel video c'era lui. Io sono cieca. Non ho mai veduto nulla fino a ora. Tutto è nero intorno a me. Annaspo spesso con le mani, come per cercare segnali da un mondo che non sento ancora mio. Impossibile capirmi, per chi non è come me. Non è come chiudere gli occhi e fare finta per gioco di essere ciechi. E‟ il voler stare invece con gli occhi aperti per cogliere tutti i colori della vita, e raccogliere invece solo il buio che c‟è attorno. E‟ come voler scrivere senza sapere dove finisce il foglio, o provare a spingere l‟oscurità con la mano provando a indovinare quando toccherà il muro. Il buio è accarezzare la pancia della mamma e non riuscire a vedere com‟è la mia piccola casetta. Perché io sono ancora piccola. Piccola e cieca. Mamma dice che io un giorno riuscirò a vedere. E anche Papà lo dice. Meno male che il buio non riesce a nascondermi anche l‟amore di chi ho intorno. Quando papi sta con me sembra quasi ci sia luce. Non so com‟è la luce, ma dev‟essere bellissima, perché quando lui mi parla spesso mi chiama Luce e io sono subito felice. Non vedo l‟ora di vedere com‟è fatta la mia mamma. Papà dice che è bellissima, mentre mamma dice che papà ha il pancione, però gli vuole bene lo stesso perché le scrive delle poesie meravigliose. Ogni tanto si dicono cose brutte, e mi fanno innervosire. E allora capisco che mi vogliono bene, perché appena mi agito, smettono subito. Certe volte di notte parlano e io li sento, perché anche se sono cieca ci sento più che bene. Papà chiede sempre a voce bassa di fare qualcosa alla mamma, e lei si mette a ridere e gli dice che non si può. E allora lui le parla a voce ancora più bassa e mamma ride di più e gli dice che è uno sporcaccione. Io aspetto, perché sono curiosa e voglio sapere che cos‟è, ma non ci riesco mai. Mi addormento sempre. A volte sogno, ma non riesco a vedere niente. Non si può sognare ciò prima non si è visto. Se qualcuno mi dicesse che potrò vedere per un giorno soltanto, io trascorrerei quel giorno cercando di vedere più cose possibili. Starei due ore a guardare papà, due ore a guardare mamma, e poi tutto il resto del tempo a guardare fiori e animali e fiumi e il cielo e il sorriso di tante persone. Così quando tornerò cieca sarò triste ma almeno potrò fare sogni belli. Ciò che sogno adesso è solo di poter vedere, per poter decidere da me se assomiglio di più a mamma o a papà. Che senso ha sentirmi dire che ho i capelli biondi e le guance rosse se non so distinguere i colori? Che senso ha saper correre se non posso vedere dove vado? Che senso ha nutrirsi di odori e disegnare con le dita un mondo che non vedo? Ma io non sono triste. So che presto vedrò. Avrò tante cose da fare, e che bello sarà. Scriverò mille righe solo per il piacere di fermarmi alla fine del foglio e vedrò il profilo di papà quando la sera mi leggerà le fiabe. Accarezzerò la pancia di mamma e darò un bacio alla mia prima casetta, anche se la vedrò solo da fuori. Mi addormenterò con il bacio di mamma sulla fronte e lo sognerò, e non mi interesserà più sapere che cosa il papà le domanda tutte le sere. Non vorrò sapere di tutte le cose cattive che ci sono nel mondo. Per quelle ci sarà sempre tempo. Voglio solo vedere la luce, e con essa tutto il mondo. Forse per questo si dice “venire alla luce.” Non vedo l‟ora di sapere quale sarà il mio nome. Ancora non riescono a decidersi. 27 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 28 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2973 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org Qualunque sarà, io sarò d‟accordo. Se tutto va bene, sarò felice. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 29 Fa caldo, Angela ha sete e ci fermiamo a comprare qualcosa. Angela, ma quanto sei bella, amore mio. Ancora non mi sembra vero che mi hai detto di sì, che hai messo la vita tua in mano a me, uno senza lavoro e senza soldi. Ti giuro che non te ne pentirai, ci riuscirò a farti felice. Avremo una casa decente, senza crepe e senza muffa; giù in strada non ci saranno spacciatori e puttane. I bambini li manderemo all‟asilo e la domenica ci vestiremo bene e andremo a passeggiare sottobraccio in centro, con la testa alta. Andiamo avanti ancora un po‟, coi finestrini aperti per far entrare un po‟ d‟aria. A un certo punto la strada si avvicina alla costa, e rivediamo improvvisamente il mare. Angela si mette a piangere di colpo, come se le avessero dato un pugno, e io non le chiedo di spiegarmi il motivo, perché lo stesso pugno, nello stomaco, è arrivato anche a me. “Andiamoci a fare un bagno” dico per sdrammatizzare. “Non ci ho il costume, Antò, come faccio?” risponde lei cercando di controllare i singhiozzi e di mandare giù le lacrime. “Allora andiamoci a mangiare un po‟ di spaghetti col pesce. Al ricevimento siamo andati girando tutto il tempo e il pranzo non l‟abbiamo nemmeno assaggiato.” Angela mi sorride, con gli occhi ancora lucidi ma di nuovo felici. Lo so che a lei gli spaghetti col pesce la fanno impazzire. Allora penso a come sarebbe bello se questa fosse solo una gita per andare a mangiare un piatto di spaghetti sul mare, e poi potessimo tornare a vivere a casa nostra, come tutti. Perché noi no, perché dobbiamo scontare le colpe degli altri scappando, e senza avere nessuna voglia di scappare? Ho un nodo di rabbia in fondo alla gola, grosso, ma me lo ingoio a forza, perché sono in viaggio di nozze, perché vicino a me c‟è Angela, e perché ho vent‟anni, e tutta la vita davanti. http://www.scripta-volant.org È fatta, è finita: abbiamo tagliato la torta, distribuito i confetti, salutato parenti e amici, e siamo scappati via, tenendoci per mano. Li abbiamo lasciati tutti là, nella sala del ristorante: la musica ancora suonava, qualcuno rideva forte, le mamme, le sorelle e le amiche piangevano di commozione. Adesso siamo in macchina, io e lei da soli, e questo silenzio ci pare strano. Abbiamo bagagli dappertutto, Angela tiene pure una borsa in mezzo ai piedi. Ha ancora addosso il vestito lilla del ricevimento e l‟acconciatura da sposa. Io oscillo tra la felicità esplosiva che mi prende tutte le volte che la guardo seduta vicino a me, bella come una rosa di maggio, e la tristezza per quello che lascio qui: mia madre, tutti gli amici del quartiere con cui ho giocato per strada da bambino, il palazzo enorme dove ho vissuto per vent‟anni, che è stato nuovo per forse quindici giorni, e poi ha cominciato a produrre crepe, sporco, ruggine, muffa, e si è messo rapidamente in pari con tutti gli altri edifici della zona. Mi dispiace lasciare questo posto fetente, perché è qui che sono nato, è qui che ho costruito i miei ricordi, perché qui c‟è la gente a cui voglio bene. E poi c‟è Angela, però, la vita nuova che mi chiama. Lei solo questo mi ha chiesto, quando abbiamo deciso di sposarci: “Va bene, Anto‟, però da qui ce ne dobbiamo andare. Io i figli miei qui non ce li cresco.” Le ho detto di sì, perché anche nella mia testa questa è la cosa giusta da fare. Qui per lavorare ti devi vendere, per essere onesto devi essere fesso: nemmeno io ce li voglio crescere i figli miei, qui. Però, adesso che me ne vado, mi accorgo che non lo so dove lo sto portando, il mio futuro. Non ho paura, ma ho già nostalgia di tutto l‟amore che lascio in mezzo a questa monnezza. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2974 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 30 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 31 L‟auto, il cui verde militare si mimetizza bene con l‟intorno, continua la sua corsa. Verso cosa non sappiamo, forse lo scopriremo. Intanto avanza, e andare avanti è, di per sé, positivo. Al volante c‟è un uomo, uno qualunque, uno dei tanti sulla faccia della terra; c‟è un uomo e sta guidando. Frena, accelera, rallenta, riaccelera. L‟appennino presenta strade fatte di curve continue, come ogni montagna: brevi rettilinei cui segue un tornante, curve dolci, altre più secche, una discesa, poi una salita poi… Sempre così, sempre a guidare, stando attento ogni momento, continuamente all‟erta; il pericolo può essere ovunque. C‟è un problema, però, o forse è meglio definirlo un quesito, condito, tra l‟altro, da un dilemma: sta guidando e gli piace, ma non sa perchè lo sta facendo e, al contempo, sa che non gli è mai piaciuto guidare. Il quesito è ancora più semplice, implicito nel dilemma: perché è al volante di un‟auto? Pur avendo questi pensieri in testa continua a guidare, attento, presente. Sa chi è, da dove viene, rammenta il suo passato, ma non ricorda di essersi mai messo al volante di questa auto e di essere partito per un viaggio di cui non conosce la meta, però prosegue, tiene il mezzo sotto controllo e va. Passa su strade poco battute, molto rari gli incontri. Vede scorrere al suo fianco burroni e strapiombi, addolciti dal folto ed intenso verde degli alberi che ornano le montagne e, se non ci fosse il motore a disturbare, potrebbe anche sentire il suono di qualche fiumiciattolo che scorre nel fondo della gola, o il canto del vento, in alcuni tratti davvero intenso e magnifico, come ogni cosa naturale. È troppo preso dai pensieri per accorgersi di cose simili, sta cercando di trovare alcune risposte, sta cercando di trovarsi. È orribile trovarsi in una situazione simile: vuoi fermarti e non ci riesci, vuoi chiedere e non ce la fai… e tutto questo perché qualcosa, dentro, ti dice di continuare da solo, quasi fosse una sfida verso te stesso, verso la tua vita. Avanti, sempre avanti, anche se una pausa di certo non guasterebbe. Forse. Una valle è comunque limitata e, o ti ci fermi e la esplori, oppure l‟attraversi e continui, e lui continua, senza soste, sulla strada, alla ricerca di qualcosa. Ma di che cosa? C‟è una meta per questo viaggio o è un puro correre alla cieca? C‟è un fine a tutto questo o si tratta di follia, di psicosi, di un tentativo di fuga dalla realtà? Alza gli occhi al cielo: l‟azzurro intenso di poco prima è stato sostituito da un rosso arancione derivato dal tramonto, e il verde degli alberi è più cupo, tendente al nero. Avanti, schiaccia l‟acceleratore e va. Ora ogni cosa cambia forma, le ombre sono diverse, http://www.scripta-volant.org In questo momento sta sbucando in una vallata, vede ai suoi fianchi dolci declivi, prati, qualche casa, ma non si sa fermare, non riesce a fermarsi per chiedere informazioni, sa che deve andare avanti. Dove? VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 32 allungate, sempre più opprimenti ed offensive, quasi lo volessero catturare per portarlo in un mondo buio. Il buio arriva, lo copre, lo schiaccia, ma lui insiste e i fari accesi gli mostrano la strada. Sempre curve e tornanti, li passa, prosegue, deve trovare, arrivare. Il buio fuori non è come il buio dentro, i fari di un‟auto illuminano una strada, ma dentro di te non ci sono automobili, solo tu puoi darti la luce, solo tu puoi vedere. Se vuoi. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2975 http://www.scripta-volant.org L‟auto verde ora è ferma. Senza carburante? Una pausa per chiarirsi le idee, per cercare di capire come e dove è salito su quel mezzo, chi gli ha dato le chiavi, chi o cosa lo ha fatto partire? E se fosse finito il viaggio? No, mi sembra di sentire il rumore… si, ha girato la chiave, ha riacceso la macchina. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 33 Ieri ho comprato una bottiglia del tuo profumo e l‟ho spruzzato nel soggiorno, nella cucina, nella nostra camera da letto, nel bagno, finché non ne è rimasta più nemmeno una goccia. Ti piacciono i vestiti sobri, i bracciali di pietre colorate, gli orologi vistosi e i pittori naif. Se qualcosa non ti va giù alzi il sopracciglio destro per segnalare la tua scontentezza e ti scappa da ridere quando durante una conversazione non sai più cosa dire. Ti piace rimanere in silenzio anche nelle situazioni in cui può essere imbarazzante e quando entri in una casa che non conosci lo fai a passi leggeri, quasi in punta di piedi, come la prima notte che sei salita da me chiedendo continuamente permesso, anche se sapevi che abitavo da solo. Mi ricordo il giorno in cui mi hai detto: “Carlo, devo trasferirmi a Bruxelles per lavoro” e da inseparabili siamo diventati divisi. Eravamo perfettamente sincronizzati io e te, come le gemelle contorsioniste per cui andavi apposta al circo sotto Natale: sapevamo entrambi di non poter sbagliare un solo movimento altrimenti avremmo interrotto la grazia dello spettacolo. Tutte le nostre abitudini si sono staccate come i pezzi di un puzzle che un bambino ha deciso di sparpagliare in giro per capriccio e qualche tassello non l‟ho più ritrovato. “E‟per necessità” mi hai detto. O forse è perché ti avevo stancata. Ti avevano stancato i miei sbadigli continui nel bel mezzo di una discussione seria, i miei occhi stanchi che dicevi non ti guardavano mai in faccia, il mio picchiettare la punta delle dita sul tavolo della cucina dopo cena, i miei vestiti eccentrici, il mio parlare a voce alta anche quando eravamo abbracciati e mi avresti sentito, anche se avessi solo mosso le labbra. Ero spaventato, sentivo la tua mancanza così forte da essere convinto che prima o poi ne sarei stato sconfitto: la sera appena mi mettevo a letto per cercare riposo dai ricordi iniziava a scalciarmi dentro al petto come un cavallo imbizzarrito e la mattina mi smuoveva l‟aria nella pancia come il battito d‟ali di un gabbiano affamato in cerca di cibo. Non capivo perché non mi lasciavi in pace visto che eri stata tu a decidere di andare via. Poi un giorno ho iniziato a vestirmi sobrio, a portare orologi da polso vistosi, ad alzare il sopracciglio destro quando qualcosa non andava, a scoppiare a ridere quando non sapevo più cosa dire, ad entrare in punta di piedi nelle case degli sconosciuti e ad essere silenzioso quando poteva essere imbarazzante. La scorsa settimana hanno suonato alla porta. Ho aperto senza chiedere chi era. Era una donna e si chiamava come te. L‟ho invitata a sedersi in soggiorno e abbiamo parlato a lungo di cattive abitudini. Ti confesso che per un attimo sono stato attratto da lei, a dire il vero fisicamente ti somiglia molto, ma a parte questo se la vedessi sono sicuro che non ti piacerebbe per niente: mentre mi parlava sbadigliava continuamente e aveva gli occhi talmente stanchi che sembrava non guardarmi mentre parlava, picchiettava la punta delle dita sul tavolo, aveva indosso un vestito rosso talmente eccentrico da far arrossire il Moulin Rouge di Pigalle e non so perché anche se le stavo a due centimetri dal naso mi ha parlato per tutto il tempo con un tono di voce altissimo. Le ho detto che le sue idee sulle abitudini della gente non mi interessavano ma che se voleva poteva tornare per conoscersi meglio. Non so se tornerà. Si è alzata ed è andata via e mentre scendeva le scale le ho guardato i piedi e ho richiuso la porta. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2976 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 E‟ l‟ultimo venerdì del mese e il Vecchio si è svegliato di buon umore. Quando la badante entra in camera e tira su l‟avvolgibile, è seduto sul fianco del letto, la vestaglia di seta, i piedi avvizziti nelle pantofole di nappa, le mani in grembo, tremolanti. L‟ultimo venerdì del mese entra nella stanza con una gran luce. E‟ una giornata di sole. Adele gli dà un sorso d‟acqua, le due pasticche per il diabete, un altro sorso d‟acqua. Il Vecchio schiocca due volte la lingua, come è solito fare l‟ultimo venerdi del mese. Guarda il cielo raggiante come lui, prende la dentiera in titanio dalla tazza sul comò e se ne addobba. “Adele preparami il vestito”. La dentiera fa una luce…. E‟ la parola d‟ordine di tutti gli ultimi venerdì del mese. “Sono già sull‟ometto, veda se sono di suo gradimento”. Il Vecchio si alza, guarda e omologa. Come sempre. Si fida ciecamente dei gusti di Adele. Nei giorni normali la sua mise è anonima, soltanto comoda deve essere. Tanto non va da nessuna parte. I vestiti buoni li mette solo il giorno dello schiocco. Il completo fresco di lana, color zucchero, fa pendant con i suoi occhi. Camicia in piquet azzurro. Cravatta rigorosamente nera, nodo importante. Calzino e mocassino neri. Fa colazione in vestaglia, fette biscottate e pane duro inzuppati nel latte, il pasto più importante della giornata. Adele lo sa che ha l‟appuntamento e come sempre è molto lesta a fare pulito. Il Vecchio, prima di andare alla toilette, si sofferma davanti alla porta dello studio, come fa ogni ultimo venerdi del mese. E‟ lì che avviene lo scambio. Entra. Guarda se tutto è a posto. Scrivania ordinata, chiavi della cassaforte accanto al telefono, la vecchia bilancina di precisione per l‟oro, la coppa di Dom Perignon, il posacenere per il sigaro. Tutto a posto. Si immagina la cassaforte dietro le bagnanti. Adele sa che non avrebbe dovuto disturbare. Affari. Un extra di 500 euro. Sono le 11 e trenta. Il commercialista è sempre puntuale. Di poche parole. Uno scambio e via. Alle 11.25 Adele va in cucina e inizia a preparare il minestrone. Tanto sa che il Vecchio non lo avrebbe mangiato, come ogni ultimo venerdi del mese. Capita così da 10 anni, ma lei non ha mai chiesto spiegazioni. Alle 11.36 il commercialista entra nello studio del Vecchio, che è seduto sulla sedia girevole, le mani in grembo e il sorriso di titanio. Il Vecchio è solare, il commercialista è il commercialista. Si svolge tutto velocemente. Come sempre. Il Dom Perignon, l‟accensione del sigaro, l‟apertura della cassaforte, lo scambio. 34 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 35 Il commercialista passa al Vecchio un pacco, che estrae dalla borsa. Il Vecchio passa al commercialista un sacchettino, gonfio come una mozzarella. Stretta di mano e al prossimo ultimo venerdi del mese. Adele accompagna il dottore. Il Vecchio si chiude in camera. Adele il minestrone non gliel‟ha scodellato. L‟avrebbe svegliato all‟ora di merenda, come sempre. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2977 http://www.scripta-volant.org Però, quando la badante bussa alla porta della camera, non sente l‟usuale schiocco di lingua, allora bussa di nuovo. Il Vecchio è riverso a terra, sotto alla cassaforte, aperta. Le “Bagnanti” di Cezanne è appoggiato al muro. Adele ha le braccia forti, ha buttato giù la porta con facilità. Il corpo del Vecchio è una postilla, una grinza avvinghiata ad un cucchiaio pieno di Nutella e a una scatola di marron glaces, il sorriso al titanio è adornato di glassa e cioccolato. Nella cassaforte, dietro a un contenitore per 12 uova pieno d‟oro fuso, Adele vede 2 barattoli di Nutella, 2 scatole di marron glaces e una pistola. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 36 “Basterà!” Pensa Jack mentre si versa il caffè dalla moca al thermos “Per questa notte basterà” Jack, guardiano notturno onesto e ligio al dovere si avvia al magazzino dove lavora. È oppresso da una stanchezza non fisica, da un senso di inquietudine e nostalgia che il porto insinua in chi rimane fra i suoi moli troppo a lungo, senza che il rollio della barca sul mare diradi queste sensazioni come un banco di nebbia, aspettando che poi altri porti e altri moli le dileguino completamente. Jack inizia la sua ronda, noiosa, interminabile, oppresso dalla rapidità con cui le navi vanno e vengono giù al porto, navi e barche testimoni del mondo e delle sue meraviglie, che ogni volta ne lasciano al porto un pezzetto, solo per un istante, per poi ricondurlo al largo nella loro scia. La notte al porto è sempre ricca di strani rumori, rumori sinistri che ti accompagnano lungo le vie nebbiose e cupe; scricchioli, urla, risate deliranti, rumori di vetri rotti dalla locanda. Jack ne è ormai assuefatto, così com'è assuefatto alla caffeina. Torcia in mano e sguardo attento cammina lungo il perimetro del magazzino pronto a intervenire qualora ce ne fosse bisogno, e attende pazientemente che quel momento arrivi, lo attende ormai da così tanto che nel tempo ha ormai perso il conto delle navi che ha visto passare in quelle notti, illuminate dalla luce forte e mite del faro “Basterà!” Pensa Jack mentre si versa qualche goccia di sonnifero nel bicchiere d'acqua. I ritmi sono duri, il sonno è la veglia e la veglia è il sonno, elementi che si fondono in un indescrivibile senso di nausea e apatia nervosa. Morfeo diventa sempre più inarrivabile, si allontana camminando sulle acque mentre gli anni passano inesorabili sulle sue rughe e la vita scorre come il mare e i ricordi che porta con sè I manovali lavorano e bestemmiano ricordandogli che il mattino non è fatto per dormire. Non c'è scampo, chiudi gli occhi! “Basterà!” tenta di convincersi Jack mentre calcola i soldi che riceverà una volta smesso di lavorare. Trentacinque sudati anni devono bastare, trentacinque anni regalati al porto e ai suoi viaggiatori, al porto e ai sogni altrui, di capitani coraggiosi e di vecchi con le barbe rese ispide dalla salsedine. Appoggia la matita e scruta dalla finestra il mare, ancora lo stesso mare dalla medesima finestra. “Basterà!” Jack ne è sicuro mentre trascorre la sua ultima nottata da guardiano al magazzino, in quel porto dove il mare è sempre calmo e la quiete è la sua peggior nemica, dove il mare è sempre agitato come gli scaricatori dopo l'attracco. Ancora un giro, ancora una ronda ascoltando il mare infrangersi sui moli e le barche oscillare al maestrale; ancora una notte per assaporare il sale nell'aria, per osservare le ombre e fantasmi che il porto affida alla nebbia, per provare a rispondere alle domande che il vento ogni notte porge. Jack controlla la sua rivoltella, gli rimane un solo colpo in canna, ma ne è sicuro,basterà. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2978 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 37 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2979 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org E‟ rimasta un mistero l‟identità dell‟autore delle decorazioni natalizie della Piazzetta tra via Untoria, Vico Trinità e Vico Dei Cera, nel centro storico della città. Nei giorni prima di Natale, il piccolo slargo, poco citato e poco conosciuto, era diventato oggetto delle cure di un anonimo che, approfittando delle ore notturne, aveva iniziato a decorarlo. Nulla di particolarmente scenografico, ma l‟intervento del misterioso cittadino o cittadina, aveva restituito dignità ad un angolo della città vecchia che rischiava di restare al di fuori delle sfavillanti decorazioni delle vie cittadine. Tutto era iniziato con la sistemazione di qualche vaso di fiori piazzato negli angoli per evitare che i soliti ineducati vi urinassero, poi si sono aggiunte paletta e scopa per pulire la strada. Sempre di notte si è materializzato dal nulla anche un cestino di vimini, vuoto, posto accanto al piccolo albero di Natale, anch‟esso apparso dopo una notte fredda ma serena. E‟ arrivato anche un pupazzetto di Babbo Natale e altre decorazioni di riccioli colorati. La voce si è diffusa, ma nessuno è riuscito a capire chi sia il misterioso personaggio, certo solo è che qualcuno ha iniziato a collaborare: è apparsa una scritta “GRAZIE”, poi sono spuntati quattro libri, posati nel cestino come un invito a leggere e a fare uno scambio. Inaspettatamente la cerchia dei cittadini che usavano la piazzetta ha fatto sì che i libri venissero davvero scambiati, chi ne prendeva uno ne lasciava un altro per il viandante successivo. Poi sono arrivati due giochi per bambini, uno scivolo grande in plastica e una macchina triciclo: nel pomeriggio un gruppetto di mamme con bimbi ha usato il piccolo parco giochi, e nella piccola piazzetta si sono udite risate e grida di allegria. Tutti i cittadini con le finestre che si affacciavano nei vicoli intorno erano in subbuglio: chi era il misterioso benefattore? Era uno oppure una intera banda? Nel cesto, il giorno della Vigilia si sono trovati, insieme ai libri, tante cartoline colorate con gli auguri per il Natale e le feste. Chiunque passava era coinvolto a prenderne una e magari capitava che lasciasse cadere qualche euro nel cesto. Ma non c‟era bisogno di elemosine, ma di solidarietà, condivisione. Infatti le monete rimasero lì fin dopo Natale, quando il parroco della Chiesa prospiciente il vicolo grande, trovò il cestino, nel pomeriggio prima del rosario, il cestino con la piccola, ma beneaugurante somma. Si trovava sempre più spesso a pensare a lei, e sempre, uno struggente desiderio di rivivere i loro istanti lo colpiva allo stomaco, con violenza. La musica, che aveva fatto da discreto sottofondo ai loro incontri, lo costringeva a vagare nella propria mente frugando nei nascondigli dove sapeva di poter trovare, costringendolo a ricordare rammaricarsene, soffrire. E allora camminava , la testa piena di niente, per quelle strade sempre più familiarmente deserte, nell‟umida notte che stava per ritirarsi dalla città. Una sfida all‟eternità, ricercare in questa, un‟alba trascorsa, nel voler riassaporare quella sensazione di potenza solitaria legata allo sfrecciare infreddolito della moto carica del loro peso sonnolento, nel tornare a godere del caldo aroma del caffè sorseggiato senza scarpe, coi piedi sul divano, infilati sotto le sue gambe che riprendevano calore, massaggiandone, di tanto in tanto, i piedi ancora gelati. E così, in preda alla disperazione, scriveva: „so di farti del male dicendotelo, ma non ti amo più‟. Eppure sembrava così strano scrivere “non ti amo più“, Ma quando aveva iniziato a non amarla più ? Quando se n‟era accorto? Non era capace di dare un inizio temporale a quanto era accaduto. I loro rapporti non erano mai cambiati, si erano frequentati con la stessa intensità, lo stesso entusiasmo dei primi giorni, poi, nel giro di poche ore, tutto era crollato, ogni azione reciproca, il valore di ognuna di esse, si era disintegrato e tutti quei giorni erano svaniti innanzi ai suoi occhi come un castello di carte, privato della chiave di volta, il cuore. Quegli occhi, stasera, non avevano per lui più alcun valore, alcuna espressione, e quel sassofono, quel sassofono che sparava in cielo le note lancinanti di strangers in paradise, più su e più alte, perforanti, ossessive. Adorava il sassofono, ed anche lei - perché glielo aveva insegnato lui ad amarlo, comprenderlo, ascoltandone la voce, succhiandone con avidità le note diffuse - ma ora lo odiava con tutte le proprie forze, con tutta la rabbia di un amante deluso, incompreso. Voleva il silenzio, allora, ne aveva un estremo bisogno ed invece quel mostro di ottone urlava la sua gioia di vivere fra i velluti delle pareti, la moquette e la trapunta, l‟atmosfera familiare che avevano sempre avuto i loro incontri. Distrusse il foglio, ne mise in tasca i pezzi e tornò a distendersi accanto a lei. Era là, immobile, in tutta la sua bellezza e respirava leggera, ora, dopo l‟amore. Al buio, la lucentezza della sua carne era accecante, il collo era percorso dal fremito della vena che batteva serena, il seno, palpitava leggermente, alzandosi ed abbassandosi nella regolarità del respiro. Accostò la mano alla coperta e, col timore di sfiorare qualcosa di troppo fragile, e bello, la scoprì sfiorandole un fianco con le dita. Si scosse per un istante e lui temette che si sarebbe svegliata, ma sempre dormendo, Micha aprì gli occhi, lo guardò, gli lanciò un bacio e si voltò nuovamente, nel sonno. Era troppo bella, per lui. Scese dal letto vestendosi al buio con gesti rapidi e sicuri, le lanciò un ultimo sguardo,e scese. Da basso non si voltò indietro, si avvicinò all‟auto, mise le chiavi nella serratura della portiera ed aprì: entrato, infilò le chiavi nel cruscotto, inserì il contatto, il motore rispose, ingranò con calma la marcia, tolse il freno, spiò nello specchietto, evitando con cura di guardare verso il portone, accese il segnalatore di posizione e... scomparve. Due ore più tardi , il sole sorse. 38 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2980 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 39 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 40 Fare parte di un‟orchestra è un po‟ come vedere nevicare. Ce ne stiamo lì, ognuno abbracciato al proprio strumento, solo noi, puntini di ghiaccio lucente contro il nulla. L‟attimo prima che tutto inizi, è tensione pura. Una cosa che non ha niente a che vedere con il silenzio o il rumore, una cosa che sta più a metà. Siamo 37 sotto questo palco. Persone comuni, finite e banali, ma non qui, dove i nostri sogni non si limitano a galleggiare, ma ci strappano, di forza, la vita dalle dita. E poi gridano e si intrecciano ai sogni degli altri, senza chiedere il permesso a nessuno. Ombre lunghe, che si muovono strisciando, risalendo muri ruvidi, spezzandosi a metà su spigoli che potrebbero ferire. Ognuno ha le sue. Le sue ombre, le paure, la cura per guarire. Io e lei e la musica. Io e lei che ci incastriamo bene. Io e lei con i nostri nomi strani, io con la paura costante di non sentire più nulla, lei che è già veicolo d‟amore. Io e lei che ci conosciamo da quando eravamo bambini, da quando con le mani toccavamo solo le mani dell‟altro e non il legno, la cassa armonica e queste corde. Da quando, ancora, non avevamo imparato a ferirci e a farci così bene da rimanerci male. Kara si tiene il cappello, pare che il vento lo voglia rubare. Sa che ci vuole poco per fare innamorare una donna; basta offrirle la mano mentre scende un gradino, negarle il saluto. Ci sono troppe cose a cui si resta legati, cose inutili per lo più. Una foto a colori, un sasso amaranto, parole nere su un foglio di carta, un fiocco di raso tagliato a metà. A lei non piacciono i ragazzini, le piace la barba degli uomini, la pelle delle dita dura quando la toccano. Le piacciono i vecchi perché non hanno pazienza, non si ha più pazienza nel breve morire. A volte sembra che tutto si fermi un istante e poi si ricominci d‟unisono a respirare. Non è sola. O almeno lo è in piccoli modi, occupando spazi fatti di solitudine intrecciata ad altre solitudini. Sa che su un treno che sfreccia nel buio c‟è un vecchio che guarda oltre il vetro. Il profilo cadente, dolce nel suo essere fermo. Sa che c‟è una donna su una sedia, in riva al mare, nel bel mezzo del nulla. La chioma nera le si stinge di sale. Si spazzola così piano che se stai attento senti il fruscio di quando lo fa. Un uomo piange in silenzio e stringe un coltello. Si asciuga il sudore col dorso della mano e la lama scintilla ad un raggio di luna. Sputa per terra, bestemmia e capisce il futuro: è su un dondolo in veranda che spegne il tramonto in una boccata di fumo. Kara, suona il suo violino. Sorride e l‟abbraccia. E tu non lo sai, ma dentro le si muove una vita. Intanto, Luwis suona da Dio. http://www.scripta-volant.org Le luci ancora non ci puntano il viso, gli occhi in penombra scintillano a tratti. Il teatro si apre come una scatola di cartone, si piega all‟esterno e lascia entrare il mondo o uscire noi. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 41 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2981 http://www.scripta-volant.org La pioggia gli inzuppa la giacca e lo rende pesante. Giacca da uomo, di velluto i bottoni. Si piega sul sax, che sembra ci voglia ballare, preme sul metallo, le dita ad affondare. Pioggia bastarda, non si sentono gli odori. Qualcuno urla lontano, ha perso la mano di un bimbo. Una donna si stira la gonna, si ferma un secondo, un cazzo di secondo e infrange un cuore. La vita rotola a stento fino al centro della strada, il traffico la ferisce e la scompone in parti simmetriche e tutte uguali. Metafora del male quotidiano. Tutto scorre, inevitabilmente. Passaggi, sotterranei pieni di luce e luoghi d‟aria accartocciati nel fango. E‟ all‟ultima nota Luwis, eppure non sente la fine. L‟immagine di un ventre pieno gli fa stonare un acuto. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 42 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 Le parole sono importanti, si sa. Da sempre. Saperle utilizzare in maniera pertinente non è da tutti. Per alcuni è una cosa innata, per altri, un‟arte appresa ed affinata nel tempo, per altri ancora, totalmente sconosciuta. Lui si vantava di questo suo dono naturale e come dargli torto, era una rinnovata meraviglia leggere le sue mail. Le parole in esse contenute danzavano, vi era armonia, vitalità, colore e la punteggiatura esisteva. Non contenevano banalità. Si percepiva una sublime padronanza nell‟uso delle parole e un mirabile entusiasmo con il quale descriveva la sua terra, una storia, una leggenda. La voglia di leggere e rileggere mi assaliva, nonostante non avessi sempre molto tempo a disposizione. Quel tempo necessario per assaporare a dovere i suoi scritti. Ma lo facevo comunque dopo, con la calma dovuta. Aspettavo impaziente le sue mail e rispondevo altrettanto impazientemente. Mi tradiva il desiderio di ricevere presto la sua risposta. Avevamo riconosciuto entrambi che era un piacere, quell‟insolito scambio epistolare tra due perfetti sconosciuti. Perché di noi, non parlavamo mai. Non all‟inizio almeno. Sapere che qualcuno che non conosci, ti dedica del tempo, delle parole, dei pensieri, rende più leggeri gli animi, appesantiti da quella quotidianità ormai ingrigita e fin troppo scontata, sulla quale è pressoché impossibile agire per poterla modificare, neanche quel poco necessario a farle acquistare un po‟ di colore. Non mi ponevo domande, né tempi di durata. Non andavo mai oltre. Ma si sa, sempre col senno di poi, che le cose hanno un inizio e una fine. C‟è una scadenza! Ma la mia data di scadenza, non l‟avevo letta. Ed improvvisamente, l‟inaspettato silenzio. Ero scaduta! Così, senza alcun preavviso, senza alcun segnale che potesse far presagire la fine. Più nessuna mail da lui. Ad ogni nuovo accesso alla mail box, l‟odiata scritta: “nessun nuovo messaggio”. Ero ferita ed amareggiata. Assalita, avvolta, stretta in un dolore inespresso, come quelle parole che non arrivavano. Allora ho scritto io ed ho aspettato. A lungo. Ma nessuna risposta. La casella rimaneva desolatamente vuota. Non arrivavano più quelle mail che mi servivano come l‟aria. Questa si che è una grande banalità, ma io me la posso permettere, perché non sono lui. Non sono così brava con le parole. Non ho trovato niente di meglio da fare che gridare il mio dolore al vento, chiedendogli di andare da lui per portargli le mie parole che chiedevano “perché?”. Ed il vento impetuoso di Maestrale, è partito per la lunga traversata. Ho immaginato le mie parole giungere esauste a destinazione e nonostante tutto avere la forza di bussare alla porta. Ho immaginato lui che non l‟apriva e le mie parole cadere così a terra senza più avere la forza di tenersi per mano. Già, lui non ha aperto. La porta è rimasta chiusa, sbarrata. Quelle parole inascoltate, che non hanno avuto la forza di continuare a bussare. Quelle parole che, una volta cadute a terra, si sono sgretolate, dissolte, divenendo granelli di sabbia in balia del vento che, pietoso, li ha dispersi in quel mare che io amo tanto. Davanti casa sua. http://www.scripta-volant.org Fine delle trasmissioni. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 43 Il tempo aiuta a guarire tutte le ferite, sia del corpo che dell‟anima. Altra banalità e luogo comune, che io posso permettermi in quanto utilizzatrice profana di parole. … ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2982 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 http://www.scripta-volant.org Ora ho deciso: non busserò più alla sua porta, non merita rispetto colui che, pur sapendo utilizzare a suo piacimento le parole, non ha il coraggio di utilizzarle fino alla fine, lasciando nell‟angolo di casa sua un gran mucchio di parole non dette. Come fosse spazzatura. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 44 Vieni al mondo facendo una fatica tremenda e sei solo al primo grado di difficoltà delle prove che dovrai affrontare. Hai fame, freddo, paura, devi dipendere da qualcuno per mangiare, coprirti, scoprirti, muoverti. Però sei adorato, coccolato, basta un piccolo strillo per farti servire. Allora inizi a pensare; "ma dopo, quando sarò autosufficiente, chi mi coccolerà, sbaciucchierà, cosa farò tutto il giorno?". E poi cresci, sali un ipotetico scalino, passi di livello, primo scalino, secondo grado, gradino. Puoi giocare tanto, fino allo sfinimento, ma vieni rimproverato continuamente, non andare là, non andare lì, non dire A, non dire B. Allora ti chiedi; "ma perché non si può dire, fare, lettere… niente?" Cresci ancora, altro passo, secondo scalino, terzo grado. Inizi una serie di impegni coatti. Devi studiare, lavorare, gli ormoni annebbiano un po‟ la vista, addirittura qualcuno dice che si diventa ciechi… esagerando, e soprattutto ci si pone domande che sembrano senza risposta: “Ma come fanno i genitori, i colletti bianchi, i grandi, ad andare a letto presto, a non uscire tutte le sere… a sballarsi?", c‟è chi arriva all‟estremo dichiarando; "io non sarò mai così, io sono il Jim Morrison degli anni 2000”. Quante doors ho visto chiudersi. La salita procede, terzo scalino, quasi non ti accorgi del grado toccato, quarto, ma il tempo è passato, hai raggiunto un equilibrio. Volenti e… dolenti. il fisico inizia ad accusare qualche acciacco, segnali, avvisi, si sposa la cultura del salutismo, sana alimentazione, esercizio fisico, determinazione, programmazione. Ma quesiti, apparentemente irrisolvibili, continuano ad affollare la mente: “ma come fanno quei vecchi a tirar avanti, ancorati alle loro carcasse? Trascinarsi a oltranza senza obiettivi, verso il capolinea?" Sei all'ultimo stadio, quinto grado, quarto scalino, hai raggiunto la pace dei sensi, le cose terrene sono ormai superflue, vorresti andare oltre, salire ancora, desidereresti trovare la pace eterna e ancora una domanda ti arrovella le cervella; "cosa ci sarà dopo?". La risposta a quest'ultima domanda credo sia impossibile da dare, se non affidandosi al mistero della fede, ma una soluzione a tutte le altre si può trovare semplicemente facendo un passo indietro. Allineando i gradi agli scalini sino al pianerottolo. Quarto grado, “ma come fanno quei vecchi a tirar avanti, ancorati alle loro carcasse? Trascinarsi a oltranza senza obiettivi, verso il capolinea?", quarto scalino; hanno raggiunto la pace dei sensi. Terzo grado; “Ma come fanno i genitori, i colletti bianchi, i grandi, ad andare a letto presto, a non uscire tutte le sere… a sballarsi?" terzo scalino; hanno raggiunto un equilibrio. Secondo grado; "ma perché non si può dire, fare, niente?", secondo scalino; devi studiare, lavorare, gli ormoni annebbiano un po‟ la vista. Primo grado; "ma dopo, quando sarò autosufficiente, chi mi coccolerà, cosa farò tutto il giorno?", primo scalino; si può giocare tanto, fino allo sfinimento. Al pianerottolo… se solo potessimo tornare indietro, avere la classica seconda opportunità! http://www.scripta-volant.org Tutto inizia dalla scala evolutiva dell‟uomo, dove il punto di partenza non è l‟australopithecus, ma noi stessi. Non è filosofia specialistica, né chiacchiera da bar, ma semplici riflessioni. “Perché in fondo una salita, è una cosa anche normale, assomiglia un po‟ alla vita, devi sempre un po‟ lottare”, tratto da un testo degli Stadio, una frase cara nel contesto della canzone, ma anche ideale linea di start del nostro viaggio. Eh si, il viaggio della vita e affermare che parte in salita, è veramente dir poco. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2983 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 45 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso «Mia moglie? Non devi preoccuparti di lei». Leslie lo vedeva poggiato con la spalla sinistra contro lo stipite della porta. La luce che proveniva dalla finestra dinanzi gli illuminava la punta delle scarpe. Di fronte una donna si mostrava preoccupata. «Tu la ami, lo so... farai come tutti gli altri, non la lascerai mai», la donna piangeva. La luce assorbì i piedi nel passo che unì le braccia di lui a quelle di lei. «Cosa dici stupida? Io mia moglie non la amo, è tremendamente scocciante. Lei crede che io la reputi intelligente, che ami la sua sensibilità, che la veneri per il suo modo di scrivere ma io semplicemente credo che sia di una noia mortale». Leslie non gli poteva vedere il viso ma gli sentì sorridere le parole. La donna poggiò le labbra sul collo di lui, incominciò a baciarlo. Leslie aveva dovuto girare il capo per quella visuale, in quell'istante decise di riportarlo alla normalità. Gli occhi si fermarono sul parato del corridoio, un insetto saltava da una riga all'altra. I passi degli amanti le distolsero lo sguardo, doveva uscire in fretta dalla casa. Leslie era sdraiata sul letto una piazza e mezzo della sua stanza. Il palmo della mano sinistra era rivolto al soffitto, così come gli occhi intenti a guardare un insetto vagare nei pressi del lampadario. Sentiva la schiena inarcarsi. Era una posizione fastidiosa ma non aveva intenzione di abbandonarla. Un brivido di freddo la costrinse a portare il braccio vicino il corpo. Il computer acceso produceva un ronzio costante. Le aveva separate, le due mani, perché non sopportava di sentirle giocare insieme, soprattutto era fastidioso toccarsi le unghia. Il suo corpo come punto di partenza e come fine, qualcosa di insopportabile, quasi viscido. Il computer andò in stand-bye, lo schermo si annerì, smise di fare rumore. Il silenzio prese a marciare nella sua testa, a vibrare nelle sue orecchie, sempre più forte, fino a che sentì il peso d'essere presente, d'avere delle rotondità lì sotto la schiena che non trovavano uno spazio appropriato tra le lenzuola. A quel punto lui entrò. Le disse di alzarsi, di vestirsi, che dovevano andare a cena. Leslie non voleva andarci, aveva solo voglia del sapore aspro ma fresco dell'arancia rossa. C'era una bottiglia di succo sul comodino. Gli chiese di versarle da bere. Lui lo fece, poi le intimò di sbrigarsi, uscì e richiuse la porta. Leslie voltò appena il capo verso il bicchiere ma tornò quasi subito a guardare in alto. L'insetto era svanito. Lei continuò a guardare ugualmente. Di lì a poco lui rientrò nella stanza. Le gridò qualcosa. Leslie disse che non aveva voglia di scendere. Lui chiuse d'impeto la porta e la lasciò sola. C'era un libro sul comodino, Leslie poteva vederlo attraverso la superficie del bicchiere; era «Se una notte d'inverno un viaggiatore» di Italo Calvino. Immaginò d'avere un marito interessato ai suoi libri, che a sentirla recitare dei frammenti dei suoi romanzi ne risultasse così fascinato da inseguirne il continuo ovunque. Ecco, adesso lui stava correndo sul soffitto verso le parole di lei come una caccia al tesoro. Come andrà a finire quel capitolo? e apre una porta; quale dei due sceglierà? e si incammina verso un corridoio; lo amerà alla fine? e non c'è più lui ma una donna che segue il piacere sul suo collo. Leslie si scoprì malleabile, propensa a scivolare via tra una piega e l'altra delle dita, a rintanarsi tra il polpastrello e la parte concava e priva di smalto delle unghie. Fissò il soffitto, l'insetto era nuovamente lì. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2984 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 -“Antonio. Mi chiamo Antonio. Senza fissa dimora”. 46 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso -E’ il cognome, senza fissa dimora? -“No. Di cognome faccio Antonini”. -Nato? -“Sì”. -….lei è un burlone? Mi sta prendendo in giro? Guardi che ho molte persone che attendono dopo di lei. Mi dica, per cortesia la sua data di nascita. -“Io facevo l‟idraulico, non il burlone”. -Quando è nato, sig. Antonino? -“Sì, sì, lo so. Ho un tatuaggio, posso spogliarmi qui o devo andare in bagno?” -….sig. Antonini, questa è l’anagrafe, non una sauna, vuole che chiami a raccolta i 123 utenti che attendono il loro turno in modo che possiamo fare la ola mentre si spoglia per scoprire la sua data di nascita, o cosa? …lei non si ricorda quando è nato? -“No, sig.ra Anagrafe, ma posso sempre guardare il tatuaggio, così glielo posso dire”. -Vabbeh, chiamo gli utenti in attesa e le cantiamo tutti insieme “Faccela vedere” di Vasco Rossi. Va bene? -“Vasco. Vasco Rossi. Sì. Sì, lo conosco”. -Lei conosce di persona Vasco Rossi? -“Sì, sì, sì. Siamo compagni di mensa, alla Santa Caterina”. -Devo chiedere a lui, allora? A Vasco Rossi? -“Ecco, sì, se proprio non vuole che mi spogli qui, se non posso andare in bagno, possiamo chiamare il Vasco. Lui si ricorda un sacco di numeri a memoria. …. Però ora me lo dà il certificato?” -Mi dica dove è residente. -“No”. -Mi scusi, Sig. Antonino, ma lei dove mangia, dove dorme? -“Ah. Sì. Beh. Gliel‟ho detto prima. In Santa Caterina”. -Numero? -“Ah. Sì. Beh. Dipende da chi arriva prima, ma di solito il mio numero oscilla tra il 12 e il 38, io arrivo quasi sempre a metà”. -Mi scusi, ma non capisco. Qual è il suo numero civico? -“Faccia 12 più 38 diviso 2. La media, 25. Ecco, il numero mio è il 25, se poi è anche civico lo deve chiedere a Vasco, che di numeri se ne intende assai”. -….. Stato di famiglia? -“Sì, sì, sì, questa la so. Stiamo tutti bene. Anche se non li sento da un po‟”. -Sig. Antonino lei è sposato o no, ha una moglie o no? -“Ah, sì. Beh. No, no, non ho nemmeno la fidanzata, vivo solo”. -Mi dia il codice fiscale. -“Non me la sento”. -Non si sente di fare cosa? -“Non me la sento. Di dire il codice. E‟ la mia bestia nera, non glielo voglio dire”. -Mi scusi…ma perché? -“Dicono che l‟ho infranto. Tante volte. Mi hanno detto così. Non penso sia più utilizzabile, quel codice”. -Il codice fiscale? -“ Sì. Beh. Ora telefono a Vasco. Posso? Lui ne sa sempre una più del diavolo e di sicuro lo sa se quello che ho infranto è quello fiscale oppure, vattelapesca, un altro codice della malora. Posso chiamarlo ora?” 47 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 48 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2985 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 Sono tre ore che Diana Massi se la sta spassando nella stanza di un albergo a ore con un uomo che non è suo marito. http://www.scripta-volant.org -Sig. Antonino ora lei mi ha proprio stufato. Se ne vada a casa, torni domani con il codice fiscale e il numero civico e ne riparliamo. Arrivederci. B80. B81. B82. Nessuno si presentò allo sportello. Passò il B83. I tre amici, il B80 era il più grosso, croci celtiche anche sugli orecchi, il B81 il più magro e il più cattivo, il B82 faceva solo la terza media, si alzarono appena uscì Antonio. Antonio Antonino, laureato in matematica, homeless, aveva forse trovato un lavoretto come magazziniere in un‟officina abbandonata in via delle Oche e aveva bisogno di un Certificato di Esistenza in vita. B80, B81 e B82 avevano i coltelli. Antonio la testa confusa. Non gli tornava la storia del codice fiscale. Mentre scappava gli venne in mente la formula per calcolarlo. Si spogliò e lesse i numeri tatuati sulla coscia. Quando gli arrivò la prima coltellata sul fianco destro, si girò e urlò a voce alta il suo codice fiscale: NTN NTN 55L20 D612S. Ma il B81 lo infilzò ancora e ancora, gridava FANCULO ROM DI MERDA. Antonio sorrise, sotto l‟arco di trionfo di Piazza della Llibertà. NTN NTN 55L20 D612S. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 49 Spero che non ne abbiano ancora per molto, sono stufo. Comincio a non sopportarli più, gli appostamenti. Non posso neanche leggere, o rischia che me li faccio scappare. Penso a casaccio. Pioverà. Quel cane ha la rogna. L‟albergo dovrebbe rifarsi la facciata. Al giorno d‟oggi le macchine sono tutte grigio perla. I numeri della targa di quella davanti a me fanno scala massima. Quelli della macchina accanto fanno full. Cerco un poker, ma nisba. Tre macchine dietro la mia c‟è uno che aspetta come me. Non l‟ho visto arrivare. Legge, beato lui, dalla copertina pare un giallo. Controllo per l‟ennesima volta la Nikon. E‟ a posto, lo so che è a posto. Ho già preso una foto di Diana. Se uscisse insieme al suo bello l‟avrei chiusa qui, ecco le foto, ecco i soldi, al diavolo quel batrace di Massi e che un dio qualunque aiuti la ragazza. Ma non ci spero granché. Mi metto a fissare il tizio che legge. Dev‟essere dislessico, sono tre minuti che non volta pagina. Cinque minuti. Sette. Fa finta di leggere. O cazzo. Succede tutto in fretta. Sempre così, le cose definitive. Un libro sparisce, un braccio si tende, un lampo. http://www.scripta-volant.org Meno male che la prostata ancora va. Quando comincerà a perdere colpi dovrò assumere qualcuno che mi dia il cambio in questa cazzo di macchina. Naaa. Niente rompicoglioni fra i piedi. E‟ arrivata più di tre ore fa, sola. Il suo amante non l‟ho visto, può essere uno qualunque di quelli entrati dopo di lei. Aristide Massi è un rospo arrogante e bilioso pieno di grana che si è comprato la moglie di rappresentanza. - Me li sbatta su una foto chiara, quei due. Voglio quella troia fuori di qui in mutande come c‟è arrivata – m‟ha detto. L‟ho odiato subito. Ma paga bene. Mi sono fatto comprare anch‟io. Lo facciamo tutti, chi più, chi meno. Lei è uno schianto. Si è accorta troppo tardi che il prezzo che doveva pagare per una fottuta vita da ricca era più alto di quello che era in grado di sborsare. Storia vecchia, la solita, non mi viene manco più la nausea. Un altro paio di agenzie, prima di me, non sono riuscite a beccarla in flagrante, ha detto il rospo. Perché la ragazza è prudente. Sa che il marito la fa controllare e prende le sue precauzioni. Ma usa trucchetti rimediati in qualche storiaccia di spionaggio, deve essere alla frutta. Oggi è uscita da casa bionda ed è entrata in albergo bruna, per esempio. Mi ha fatto sorridere. Ha pochi anni più di mia figlia. Mi piacerebbe dire che l‟ho incastrata perché sono il migliore. In realtà, è stata sfortunata. Ho la fissa della camminata delle donne, io. Ognuna si muove a modo suo, non ce n‟è due uguali. Ci ho passato la vita, a guardarle, e non è poca vita. Perciò è stato inutile che si mettesse una parrucca e rivoltasse il cappotto double face nel cesso di un bar. Diana Massi ha un passo strepitoso. VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 50 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2986 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 Non lo sappiamo, o piuttosto lo ignoriamo del tutto, perché proprio non ci badiamo, http://www.scripta-volant.org Una macchina sgomma, una donna è a terra. Tutto qui. Mi precipito fuori. Diana Massi è ancora viva. Muove le labbra ma non esce suono. Mi guarda. Ha gli occhi viola. Mi avvicino al suo orecchio : - La pagheranno, quei bastardi. Lo giuro. Per tutta risposta, lei muore. Mi dileguo fra la solita folla che si raccoglie intorno alle disgrazie. Nessuno fa caso a me, nessuno ci ha mai fatto caso. Così, io seguivo lei e quello seguiva me. Con un incarico diverso. Figlio di puttana. Nessuno mi prende per il culo. Ho il numero di targa. Ho Aristide Massi. Ho la .38. Il mio lavoro comincia adesso. ma ogni sera, quando stanchi dopo una giornata intera, ci corichiamo sfiniti a letto, inizia un incredibile viaggio. Ebbene si, siamo sempre in movimento anche quando pensiamo di stare fermi, perché la rotazione terrestre non conosce sosta. Eppure la sera ci abbandoniamo con noncuranza nei nostri letti, senza sapere che saremo in viaggio tutta la notte e solo l'indomani torneremo nello stesso punto da cui eravamo partiti ieri. Questo accade perché continuamente occupati dalle nostre attività, pensiamo di essere noi a muoverci, a direzionarci a manca e a destra, su di una superficie statica e immobile. Ed invece alloggiamo precariamente, senza rendercene conto, ai piedi dei monti dalle creste aguzze o sulla pianeggiante superficie della pianura, o in isolotti affioranti dalle profondità delle acque, su di una trottola in perpetuo moto, che vortica in ellissi irregolari nello spazio, come sospesa nel vuoto, confinante con altri sistemi, che forse per fatalità, o legge interna inscritta nei fenomeni, colliderà un giorno sfrangiandosi in minutissime particelle. Così ogni notte, come fosse cosa scontata e normalissima, il globo ci porta a spasso, girando e ruotando a ritmo vertiginoso su se stesso, come una ballerina affetta da labirintite, in preda a una mattana alcolica. Certo questo avviene anche di giorno, ma indaffarati come siamo, presi dai nostri negozi, chi vi porrebbe mai mente? Eppure anche chi tiene conto di questo continuo viaggio che la terra compie su se stessa, raramente inclina al pensiero di cosa accadrebbe, se di punto in bianco, dall'oggi al domani, il globo col mal di capo per tutte queste rotazioni, smettesse di colpo di girare, fermandosi come imbambolato. Se mai ciò dovesse avvenire, un giorno durerebbe quanto un anno per la gioia degli sfaccendati, dei pigri, che già soliti a rinviare tutto a domani rimanderebbero direttamente all'anno prossimo, e di contro sarebbe la dannazione degli uomini d'affari, che vedrebbero terribilmente dilazionarsi i loro tempi. Esulterebbero allo stesso modo i debitori di questa provvidenziale dilazione, imprecherebbero i creditori. Alcuni tra i condannati a morte, di temperamento ottimista, tirerebbero un sospiro di sollievo e penserebbero a far istruire una nuova strategia difensiva al loro avvocato, i pessimisti invece ne trarrebbero ulteriore argomento per accusare l'accanimento della sorte, prodiga di quest'ultimo supplemento di pena alla pena. Gli innamorati vivrebbero l'illusione che vuole eterno il loro giorno, o perlomeno sarebbe allungato in un anno. Per i filosofi, gli asceti, i rassegnati, non mi sembra che cambierebbe granché. Per chi aspetta il giorno di messianiche rivoluzioni, ad esempio gli apocalittici, sarebbe quello il giorno che colma tutte le attese della storia. Per chi della vita invece conosce ogni inganno e illusione, sarebbe solo la solita solfa, broda allungata, ma sempre broda insapore. Ma la sera, non esiste punto più fermo della nostra vita, conclusione più desiderata di quel letto che ci accoglie e su cui ci stendiamo fiduciosi, dimenticando tutti i pasticci della giornata. E intanto il viaggio comincia, la terra compie il suo giro e noi sotto le coperte. Arriveremo domattina, senza accorgercene, che ci ritroveremo nello stesso punto da cui siamo partiti la sera prima. E così sempre, fino a quando quel giorno, che si avvicenda in nulla differente a qualsiasi altro per il moto terrestre, scopriremo quanto è stato breve questo giro di giostra. ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2987 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 Lui era freddo, proprio come le terre da cui proveniva. Non potevo fare altro che restare a contemplarlo in silenzio, mentre la notte ci avvolgeva lenta, nascondendo ogni cosa. 51 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 52 ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2988 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 Certo, per essere buio era buio lì dentro. Mi muovevo nuotando sicura nell‟oscurità, facevo capriole, piroettavo su me stessa, volteggiavo leggiadra pur nell‟angusto spazio concessomi. Ormai erano mesi che mi allenavo, in attesa di una prova della quale ignoravo http://www.scripta-volant.org Eppure era tutto ciò che desideravo, ciò che per molto tempo avevo inseguito. Le risposte erano tutte lì, ma le domande che affollavano la mia testa erano troppe, come sempre. Camminavo velocemente lungo una strada che non sapevo dove mi avrebbe portato, senza direzione, senza pensieri. Nonostante il buio e la neve in terra, avvertivo uno strano calore, che mi accompagnava nella mia marcia, senza abbandonarmi. Lui era sempre lì, procedeva al mio passo, leggero come un sibilo ma penetrante come una frustata in pieno volto. Anche se non stava parlando, lo sentivo gridare, lo vedevo agitarsi. Mi voleva fermare, ma io ero più forte di lui. L‟avrei annullato alzando il palmo della mia mano. Non aveva più segreti da svelare, perché ormai ero la sua padrona. Sorridevo a quell‟idea e lui beffardo, fingeva di soccombere alla mia superiorità. Mi soffiava sul cuore, il dannato, e sapeva accarezzare la mia anima come pochi. Ormai non c‟era più niente intorno a noi, le luci della città iniziavano a diventare un miraggio sfuocato. Anche i suoni si erano ovattati, calpestati dalla neve che aveva ripreso a scendere su di noi. Per qualche scherzo del destino, le nostre strade si erano incrociate in quel crocevia. Ora le nostre anime selvagge ballavano un romantico lento, sulle note di una sinfonia eterna. Amavo il suo silenzio, e adoravo il modo in cui mi osservava. Lo respiravo cercando di comprendere la sua essenza. Era sempre differente e ogni volta che lo assaporavo mi si bloccava il respiro. Era l‟unico modo per possederlo, perché in genere gli piaceva sfuggirmi. Ma non quella volta. Si lasciava plasmare dalle mie mani, finché ad un tratto ero certa di averlo in pugno. Mi sbagliavo. Ci mise un attimo a ribaltare i ruoli, ed io mi trovai a terra, senza sapere nemmeno come. Era riuscito ad arrestare la mia folle corsa. La neve mi cadeva sul viso, inflessibile, raffreddando istantaneamente i miei istinti. Le mani avevano smesso di ribollire, mentre lentamente perdevo la cognizione del tempo. Era l‟assenza del Tutto. Solo in quel momento mi mostrò la sua vera forza, raggelandomi senza sconti. Ed io non ero più che una bambola nelle sue mani, alimentata ancora da un soffio di vita. Chiusi gli occhi precipitando nel suo mondo silenzioso e freddo. Solamente allora compresi il suo amaro risveglio. Il vento del Nord è come un bacio lento, ma quando pensi di possederlo, lui ti ha già ucciso. persino l‟esistenza, figurarsi le modalità. Ma, naturalmente, non mi ponevo affatto il problema, inebriandomi dell‟essenza liquida che mi circondava e assimilando il nutrimento vitale attraverso le connessioni primordiali che mi univano alla sorgente della mia esistenza. E se, talvolta, qualcuno di quei guardoni impiccioni sempre lì pronti a manipolare il fisico del mio corpo-guida le consigliava di tenere sotto controllo i valori, il peso, di non mangiare troppo, ecco che un calcione ben assestato da parte mia ricordava a tutti le giuste priorità. Sì, ero davvero soddisfatta del mio piccolo mondo amniotico, germogliavo oziando e godendomi il tepore rigenerante di quel confortevole cantuccio, tranne quando i soliti ficcanaso non cominciavano a sondarmi con quei loro strumenti invasivi. I benefici della mia condizione erano però maggiori degli svantaggi; soprattutto quell‟atmosfera ovattata, rilassata era per me salutare e rasserenante: mi sembrava di percepire lì fuori una realtà caotica, chiassosa e sfibrante, così lontana da quello che offriva la mia tana. Soprattutto quel rumore indistinto costituito da urla, suoni sconnessi e schiamazzi mi intimoriva molto. Fino a quello straordinario evento. Già da qualche giorno il mio nido era scosso da sussulti incontrollati e imprevedibili; io li attribuivo alla tremenda mania che si era impossessata del mio corpo-guida e che lo costringeva ad allenarsi quotidianamente, agitando e muovendo freneticamente ogni centimetro intorno a me. Quando giunse il momento, inconsapevolmente seppi cosa era giusto fare. Una luce fortissima investì il mio esile corpicino e mi colpì come un maglio. L‟aria era rarefatta, nessun residuo di quel liquido caldo mi avvolgeva e un freddo pungente mi colse, spaventandomi. Aprii la bocca e, incredibilmente, sentii provenire da essa uno di quei terribili rumori dei quali finora avevo temuto. Gli altri esseri presenti emettevano suoni meno fastidiosi dei miei, rivolgendosi a colei che mi aveva generato con appellativi quali: “signora”, “Federica” o “mamma”. Imparai che ogni cosa aveva una denominazione in quel mondo pazzesco e mi affezionai subito a quel termine, mamma, che scelsi per definire la mia sorgente di vita. Malgrado sentivo di essere esposta a pericoli maggiori rispetto alla mia condizione precedente, sapevo di poter contare ora sull‟appoggio della “mamma”; in più avevo la possibilità di scorgerne i tratti dall‟esterno che a me parevano davvero bellissimi. Malgrado questo, mi sentivo ancora incompleta. Facendo finta di sonnecchiare ascoltavo di nascosto i suoni emessi dagli esseri che mi circondavano e comprendevo che in quel mondo, per essere considerata un‟entità vivente, avrei dovuto essere chiaramente definita. “Dio”, “letto”, “Fede”, “ma è stupendaaaa!” erano tutte espressioni che non capivo ma che intuivo distinguessero cose ed esseri viventi. Anch‟io volevo esserlo e per questo avevo bisogno di un “nome” (così lo chiamavano)! Non posso descrivere la gioia che riempì il mio animo quando finalmente qualcuno rivolse a mamma la tanto attesa domanda: “Qual è il suo nome?”. Lei mi guardò col suo sguardo fiero e dolce e io fui sicura che si riferiva proprio a me. Poi alzò gli occhi verso quel “qualcuno” e dichiarò, solenne, felice: “Il suo nome? Viola!” 53 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso ° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2989 ° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958 Da un paio mesi conduco una vita totalmente sregolata, che neanche Vasco. 54 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso 55 Intendiamoci, sono mesi particolari, da vivere, nuovi. Di crisi. Di rottura. Sorprendenti seppur attesi. Non che non faccia programmi quando mi sveglio la mattina alle cinque o nel primo pomeriggio, ma immancabilmente nel corso della giornata faccio di tutto tranne quello che mi ero prefissato, che neanche un qualunque politico italiano al parlamento. Innanzi tutto non ci sono orari, o meglio ci sono, forse, ma non dipendono certo da me. Dormo quando capita, mangio se ho fortuna. Un pezzo di formaggio o una banana un giorno; il giorno dopo antipasto di pesce, due primi e tre secondi. Non passa notte senza che non mi svegli di soprassalto nel bel mezzo di . Non esco quasi più, solo qualche volta al cinema; passo intere giornate in casa, arrivo a sera e mi chiedo cosa ho fatto durante tutto il santo giorno. Non è che tutto sia cambiato, continuo ad ascoltare musica in ogni momento e dappertutto, continuo a leggere libri illeggibili e a scrivere pagine discutibili. Insomma, da un rapido calcolo solo il 72,5 % di ciò che mi riguarda è cambiato che neanche i sondaggi che c‟azzeccano. Vorrei precisare che nonostante tutto non faccio uso di sostanze stupefacenti, non fumo, non bevo più del giusto a parte feste comandate. Anzi, in questo ultimo periodo mi sono riscoperto molto più paziente di quanto non credessi che neanche un italiano medio con le spalle al muro che sfodera doti impensabili un minuto prima. Chiaro che la mia efficienza sul lavoro ne risente. In qualche modo però maschero la mia stanchezza esagerandola (il miglior modo per nascondere è accecare) e tutti si mostrano comprensivi e solidali che neanche Veltroni. Altrettanto chiaro che questo periodo debba pur finire perché le mie riserve fisiche e psicologiche sono limitate che neanche l‟uranio nel mondo. Quando finirà non lo so. Qualcuno mi dice di tener duro, passerà tra qualche mese. Altri mi tranquillizzano che ci siamo passati tutti, ma io non sono comunque di quelli che si felicitano del mal comune o del mezzo gaudio; io la prendo filosofico-banale e mi dico che passerà quando vorrà passare. Di certo quando finirà sarò diverso da come ero quando è iniziata, quindi sarà un finale aperto che neanche al cinema. Ho imparato la lentezza, ho imparato la cura, ho imparato il dettaglio, ho imparato la fragilità, ho imparato la dipendenza che neanche i nostri nonni. Quindi un po‟ me la godo, ma forse anche più di un po‟. Assaporo l‟attimo che neanche Robin Williams. Intanto Riccardo cresce a vista d‟occhio. http://www.scripta-volant.org Qualche volta spero che questo periodo passi in fretta per la curiosità di vedere cosa succederà dopo; altre volte vorrei non finisse mai perché so che non tornerà e quando mi volterò indietro ne sentirò la mancanza che neanche il guanto col suo gemello. Perché non c‟è stanchezza che non ti permetta di ricordare con nostalgia un Erasmus lontano da casa o una gita scolastica passata in bianco. 56 http://www.scripta-volant.org VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso VOLANZINE ANTOLOGIA "LE 400 COLPE" COS'E' UNA VOLANZINE Concorso per racconti brevi, per partecipare al quale è sufficiente la registrazione gratuita al Portale Scripta-Volant.org. Il concorso è gratuito e viene organizzato ogni due mesi. I racconti devono avere la lunghezza massima di 3600 battute spazi inclusi e devono essere inediti. SCADENZA: 30 giugno 2011 Leggi tutto il regolamento» SCRIPTAG SCADENZA: dal 30 giugno 2011 fino al raggiungimento del numero massimo di 25 racconti partecipanti "Lavoreremo tutti insieme alla costruzione di quella che sarà l'antologia più grande fino a ora realizzata". Saranno 400 i racconti che costituiranno l'antologia "Le 400 colpe", una raccolta di racconti brevi incentrati sul senso di colpa. “Le 400 colpe” è un concorso per racconti brevi che premierà i migliori racconti, con la pubblicazione all’interno della prima antologia volante! Leggi tutto il regolamento» RADIO VOLANT Vuoi essere pubblicato in un libretto si circa 16 pagine e distribuito in tutta Italia, nelle librerie e nelle migliori fiere del libro? Mandaci un racconto, che non superi le 20.000 battute, spazi inclusi e partecipa al forum ScripTAG! In collaborazione con 18:30 Edizioni Leggi tutto il regolamento» SCADENZA: sempre attivo Periodicamente, la Redazione Scripta-Volant sceglierà tra i racconti inseriti in SCRIVOLIAMO (la sezione del forum dove tutti gli utenti possono inserire i loro scritti) alcuni racconti che maggiormente si prestano alla lettura, che verranno registrati e inseriti nella Radio, previa autorizzazione da parte dell'autore. Per qualsiasi dubbio o informazione, la Redazione è disponibile! [email protected] http://www.scripta-volant.org SCADENZA: 15 MARZO 2011 57