VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
2
Questi racconti sono di proprietà dei legittimi autori, pubblicati in questo
forum in licenza creative commons.
I testi non riportano i crediti dei legittimi proprietari perché partecipano al
concorso VolanZine che, come da regolamento, prevede l'assenza dell'autore.
Dopo la scadenza delle votazioni, verranno resi noti i nomi degli autori.
E-book realizzato da Eleonora Lo Iacono
Redazione VolanZine: Luigi Bruno Cristiano, Eleonora Lo Iacono, Cristiana Morroni
[email protected]
febbraio 2011
http://www.scripta-volant.org
Per contatti: [email protected]
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
3
Su un singolo foglio A4 è possibile stampare un racconto di
due cartelle e piegandolo in un determinato modo si può
ottenere una sorta di libretto che sta comodamente in un
taschino, e non ha bisogno di rilegatura.
Le Zine sono ampliamente usate da molto tempo, non ho
inventato nulla, le usano fondamentalmente per scriverci
pensieri e disegni, ci sono Zine che sono vere e proprie opere
d'arte. Se ognuno di noi scaricasse il racconto in formato Zine
che verrà confezionato dalla redazione e contenente il
racconto del mese, e se ne preparasse almeno dieci copie
spargendole in giro; non so dandole alle librerie, ai passanti, abbandonandoli sui tram come volete,
otterremmo una cosa che non si è mai vista, non in queste proporzioni, non con questi mezzi.
In pratica porteremo quel NON LUOGO che è la Rete nella Vita reale e dalla Vita Reale porteremo
i lettori alla Rete. Questo perché sulle VolanZine c'è un invito a chi le raccogliesse di raggiungerci
qui, di registrarsi e di dirci dove la hanno trovata.
Non aspettiamoci adesioni a centinaia, ma pensateci, tutto questo porta, con un costo praticamente
nullo, ad una diffusione nazionale (siamo dappertutto), e alla possibilità di farci conoscere come
singoli autori e come Associazione".
Le VolanZine saranno il biglietto da visita di questo gruppo, saranno la misura della qualità di
quanto scriviamo, saremo noi in molteplici luoghi, contemporaneamente, stando tranquillamente sul
divano.
Oh, bene.
Con l'ubiquità l'abbiamo risolta.
Ora c'è da pensare alla moltiplicazione dei pani e dei pesci.
http://www.scripta-volant.org
Luigi Bruno Cristiano
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
4
Con VolanZine noi usiamo lo stesso principio: chi vuole contribuire, e ha una
stampante, può stampare anche solo 10 copie della VolanZine. Piegarla (usando la guida
che trovate qui: http://www.scripta-volant.org/doc/come-piegare-una-volanzine.pdf ) e
affidare al caso, alla magia del destino, le parole del vostro compagno di viaggio, che
questo mese ha vinto il concorso.
Inoltre vi ricordo che VolanZine è una raccolta di racconti: a oggi abbiamo ben undici
racconti di due cartelle, votati dai lettori, che un giorno potrebbero anche essere raccolti in
un'antologia e pubblicati, stampati e distribuiti con i metodi classici.
Ma non è questo il nostro obiettivo principale. Scripta ha questo sogno, sempre il solito,
che avrete letto centinaia di volte, in giro nel portale: la condivisione libera della
scrittura. Libera, con le ali, senza vincoli legati ai costi, alla distribuzione tradizionale.
Chiunque potrà trovare una VolanZine, grazie a noi, un racconto breve e gratuito, scelto
dagli stessi lettori. Siamo un gruppo di persone che svolge quest'attività gratuitamente,
per passione. Perché siamo innamorati pazzi della scrittura, del suono delle parole, delle
storie. VolanZine è la conseguenza di quest'amore. Internet è lo strumento che ci permette
maggiormente di concretizzare la condivisione libera. VolanZine ci permette di renderla
un po' più reale, pur avendo di base la stessa intenzione.
Per chi non avesse una stampante, vi ricordo che esistono comunque la mail, siti di
condivisione come facebook, blog, che ci danno la possibilità di far sapere ai nostri
contatti, che c'è un racconto in cerca di un lettore. Un racconto volante.
Eleonora Lo Iacono
http://www.scripta-volant.org
Contribuisci al nostro progetto: distribuire la VolanZine per far conoscere gli autori, i
racconti e un sito che crede a sogno semplice: dare a chiunque la possibilità di leggere
una VolanZine gratuitamente, e far arrivare le nostre parole anche a casa di chi non ha
internet o non ci conosce ancora.
Il principio della VolanZine è quello del bookcrossing, che sicuramente conoscete: nel
bookcrossing si lascia un libro in una panchina, nella poltrona di un treno, alla fermata
degli autobus. Chi lo troverà, potrà leggerlo e a sua volta lasciarlo di nuovo in un
posto, dove qualcun'altro avrà la possibilità di leggerlo. Ciò contribuisce ad accrescere la
diffusione della cultura, delle parole, e del senso della narrativa che non è solo guadagno,
classifiche di vendita e popolarità ma è originariamente il bisogno di un autore, di
comunicare le sue idee, esprimere se stesso attraverso la parola e fondamentalmente:
scrivere.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
5
- Genere: narrativa;
- Tema: libero.
- Lunghezza dei racconti: 3.600 battute, spazi inclusi (minimo 2.500)
- Limitazioni: i racconti inviati devono essere inediti (mai pubblicati in versione cartacea
e/o online);
- Scadenza per inviare i racconti: 15 marzo 2011;
- Pubblicazione: Libretto VolanZine;
1. VolanZine è un concorso per racconti brevi, per partecipare al quale è sufficiente
la registrazione gratuita al Portale Scripta-Volant.org. E' un concorso aperto a tutti i
cittadini italiani, di qualunque età purché maggiorenni.
2. Il concorso è gratuito e viene organizzato ogni due mesi.
3. I racconti devono avere la lunghezza massima di 3600 battute (e minima di 2.500), spazi
inclusi e devono essere inediti (mai pubblicati in versione cartacea e/o online);
4. Per partecipare al concorso, gli utenti, entro la data comunicata dalla redazione,
dovranno inviare via mail il proprio racconto, in formato word (.doc)
a [email protected], indicando il titolo del racconto, il proprio nome e
cognome e il nick in uso nel portale http://www.scripta-volant.org. Ogni autore potrà
partecipare con un solo racconto
6. I racconti inediti saranno pubblicati in forma anonima sul Forum "Racconti
in Concorso" e gli autori potranno essere svelati solo a concorso concluso. Verrà inoltre
realizzato un e-book, con tutti i racconti partecipanti, scaricabile gratuitamente dal
portalehttp://www.scripta-volant.org, per facilitare la lettura agli utenti che li
valuteranno.
7. A insindacabile giudizio della redazione, potranno non essere ammessi racconti che
abbiano un contenuto pornografico e/o offensivo.
8. I racconti pubblicati potranno essere letti, commentati e votati, entro i 30 giorni
successivi alla scadenza del concorso (la data verrà comunicata dalla Redazione), da tutti
gli iscritti al portale che abbiano partecipato al concorso e da tutti gli altri che abbiamo già
inserito nel forum almeno 50 messaggi.
9. Il voto va espresso all‟interno del topic preposto, inserito ogni mese nel Forum “Cabina
di Voto”, dalla Redazione. Perché il proprio voto sia valido, ciascun utente dovrà indicare,
in ordine di preferenza, i cinque racconti preferiti. I voti espressi andranno in coda di
moderazione e saranno pubblici solo dopo la chiusura delle votazioni.
http://www.scripta-volant.org
5. Prima della pubblicazione nel forum, i racconti verranno selezionati dal nostro
gruppo di lettura.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
6
10. Gli utenti votanti sono tenuti a leggere e commentare tutti i racconti in gara. Sussiste
comunque l'obbligo di commentare almeno i cinque racconti preferiti. In caso contrario, il
voto sarà annullato.
11. Gli utenti che abbiano partecipato al concorso sono tenuti a votare nel rispetto delle
regole sopra elencate. In caso contrario, il racconto verrà escluso dal concorso.
12. I racconti dovranno essere letti, commentati e votati con assoluta lealtà e schiettezza. La
redazione si riserva di annullare quei voti che siano in contrasto con questi requisiti.
13. Il racconto vincitore verrà pubblicato a cura della redazione in una VolanZine,
distribuita in tutta Italia.
CHIUNQUE PUÒ CONTRIBUIRE ALLA DISTRIBUZIONE: chi vorrà, potrà stampare
anche solo 10 copie della VolanZine, piegarla (usando la guida che trovate
qui: http://www.scripta-volant.org/doc/come-piegare-una-volanzine.pdf ) e affidare al
caso, alla magia del destino, il racconto vincitore. Noi della Redazione, ne distribuiamo
ogni mese: durante eventi letterari o in giro per le nostre città!
Partecipando al concorso gli autori acconsentono a cedere a titolo gratuito il diritto di
pubblicazione, riproduzione, diffusione e distribuzione al pubblico, all‟interno della
VolanZine. A Scripta-Volant è riservata la scelta del tipo di veste grafica. Tale concessione
si intenda valida per tutto il periodo di distribuzione. Concede, altresì, ove lo ritenesse
necessario, il diritto di utilizzare estratti dal racconto a fini pubblicitari e promozionali, in
qualsiasi modo e forma.
14. La copertina della VolanZine potrà essere scelta dall'autore che potrà inviare alla
redazione un'immagine (di sua proprietà o che abbia il consenso del proprietario
dell'immagine), oppure verrà scelta un'immagine dalla redazione stessa.
16. Partecipando al concorso, gli autori accettano tutti gli articoli del Regolamento
Link di riferimento:





FORUM VOLANZINE
GUIDA COME PIEGARE UNA VOLANZINE
VIDEO: COME PIEGARE UNA VOLANZINE
RACCONTI IN CONCORSO
CABINA DI VOTO
Seguono i racconti in gara per quest‟edizione. Per ogni racconto sono disponibili due link:
uno per commentare il racconto nel forum, uno per votarlo.
http://www.scripta-volant.org
15.Ogni autore dichiara che il proprio racconto è un‟opera originale di sua esclusiva
paternità, che non viola alcuna norma di legge e/o diritti di terzi e in particolare, non ha
né forme né contenuti denigratori, diffamatori o di violazione della privacy. In caso
contrario, l'autore ne sarà l'unico responsabile.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
7
VolanZine è un concorso a votazione pubblica: tutti gli iscritti che abbiamo inserito
almeno 50 post nel forum, possono votare!
Votare è molto semplice. All'interno del post “Cabina di voto”, basta clikkare il tasto
"RISPONDI" che si trova sotto la banda arancione.
Scrivere i titoli dei 5 racconti, in ordine di preferenza decrescente e cliccare "invia".
Il voto non sarà subito visibile. Tutti i voti andranno in coda di moderazione e saranno
pubblici al termine delle votazioni.
Per qualsiasi dubbio, scrivici oppure inserisci la tua domanda qui:
http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=36&t=932
Redazione Scripta Volant
CONCORSO SEGNALATO SU:
http://www.scripta-volant.org
Forum: http://www.scripta-volant.org/forum/
Concorsi: http://www.scriptavolant.org/index.php?option=com_content&view=article&id=229&Itemid=57
Facebook: http://www.facebook.com/group.php?gid=82226334602
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n° 13: Che lo amerà di Giovanni Ottaviani
VolanZine n° 12: Piano piano di Dario Puppi
VolanZine n°11: Per riparare una farfalla di Daniela Thomas
VolanZine n°10: La fata regalata di Deborah Santarelli
VolanZine n°9: La vita in dieci frammenti di Giafranco Bussalai
VolanZine n° 8: Fanfara andante ma non troppo di Giuseppe Buscemi
VolanZine n°7: Adios Fidel di Luca Artioli
VolanZine n°6: Strega di Milena Esposito
VolanZine n°5: L'altro di Guido Oliva
VolanZine n°4: Quaranta di Piero Mattei
VolanZine n°3: Salsa & meringa di Attilio Facchini
VolanZine n°2: Orologi di Piero Mattei
VolanZine n°1: Niente di Strano di Eleonora Lo Iacono
VolanZine n°0: Coyote di Luigi Bruno Cristiano
http://www.scripta-volant.org














8
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
9
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2960
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
Il piccione appare sospettoso e stenta ad uscire.
“Va dalla mia dolce Francesca” pensa il giovane. Spazientito, da una manata sui
rametti della gabbia. Finalmente l’uccello spicca in volo e s’allontana battendo
forte le ali. Lascia che in vento lo coglie in pieno: si immerge nell’aria pulita di
primo mattino.
Sa cosa fare. Deve consegnare un messaggio, che tiene legato ad una zampetta, e
che recita così:
Possa la sera celare l’ombra mia nascosta tra le mura.
Guidino verso di voi, mia madonna, i passi miei di brama intelletto.
Seguono il cuor che m’ispira senza nulla temere.
servo vostro
Paolo.
Riprende il volo e prosegue dritto davanti a se. Sorvola i tetti di Gradara
mentre, il cielo, è terso come gli occhi di un bambino.
*****
Sa che lo aspetta un lungo viaggio. Vuole comunque arrivare presto sul posto,
ama sentire le dita di quella giovane donna, di nome Laura, carezzare le sue
piume. E gli piace sentirla fischiettare. Di ciò, prova una bella sensazione. Come
sempre.
Tempo prima, un uomo paffuto dallo sguardo dolce e gentile, con fare ansioso gli
aveva legato alla zampetta un messaggio da consegnarle:
****
Il colombo spiega le ali e spicca di nuovo in volo; si dirige verso sud-est.
È pomeriggio e il tempo tende a minacciare; si sente chiaro che l’aria s’affresca.
Lontane nubi grigie sono piazzate sulla sua rotta. Intuisce che le deve
attraversare. Sorvola un’aperta pianura e scorge, guardando dabbasso, sagome di
cavalli bardati fin sopra il capo, incitati da possenti cavalieri armati di lance,
correre veloci dinanzi a lui. Con rapidi colpi d’ali supera ben presto il campo di
battaglia e si dirige verso la sua destinazione infilandosi, con sollievo, in un
manto di nuvole bianche e basse. S’avvede con disappunto che correnti contrarie
stanno rallentando la sua corsa.
http://www.scripta-volant.org
Quando io movo i sospiri a chiamar voi,
e 'l nome che nel cor mi scrisse Amore,
Laudando s'incomincia udir di fore
il suon de' primi dolci accenti suoi.
Sempre vostro
Francesco
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
10
Silvia dovrà attendere ancora un po’ il suo arrivo.
Sa con quanta grazia la fanciulla inizierà a leggere il contenuto del messaggio:
Ch'arsi di foco intaminato e puro.
Vive quel foco ancor, vive l'affetto,
Spira nel pensier mio la bella imago,
Da cui, se non celeste, altro diletto
Giammai non ebbi, e sol di lei m'appago.
Vostro devoto
Giacomo
Riparte in fretta. Non gli è mai piaciuto viaggiare di notte. Teme agguati. I
falchetti, come le poiane, sono più abili e lesti di lui in volo.
Per un attimo l’uccello sobbalza disorientato: il fischio di un treno s’infila
prepotente nella sua testa. S’incrociano per un breve tratto separandosi subito
dopo. Lo vede scivolare veloce su strisce nere e sparire nelle viscere di un monte.
Il piccione riprende la sua corsa e cerca di accelerare per non tardare. Non può.
****
http://www.scripta-volant.org
Quella sera in piazza c’era poca gente. L’unico bar aperto era poco illuminato.
Dall’alto vede un giovane alzarsi da una panchina. Una ragazza s’avvicina a lui e
lo saluta con un abbraccio. Li vede sorridere e avviarsi lontano, mano nella mano.
In quel mentre, il piccione plana sul piano della panchina vuota. È esausto.
Scruta in giro. Zampetta di lato. Due passetti. Si ferma e aspetta; non si è mai
sbagliato.
Sente un tubettìo dietro di lui. Si gira: è lei. Stende le ali e sgrana gli occhietti
neri. S’avvicina zampettando piano sino a sfiorare il becco della femmina col suo.
Un tocco leggero. Trattiene il respiro. Il tempo, come il mondo, pare fermarsi.
Nel silenzio, si ode solo il battito delle loro ali, mentre s’alzano in volo verso il loro
destino.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
11
Ho scelto lei perché quando apre la bocca lo sa fare bene; prima allarga le labbra e poco
dopo, un istante da ricordare, i denti. Così facendo sembra che nella sua bocca risplendano
due fili di luce.
I suoi denti stupendi sono lì dietro le labbra a fare un doppio gioco che inevitabilmente mi
piace.
Prima di incontrare le mie labbra richiude la bocca, ma non velocemente; aspetta di essere
ad una distanza esatta, in modo di chiudere, inumidire, stuzzicarmi mordicchiandosi il
labbro superiore e donarsi a me in un morbido bacio.
Una sera che scendeva una leggera pioggia, mentre passeggiavamo nel quartiere, mi colse
di sorpresa, assorto com‟ero a cercar nelle gocce una nuova favola da regalarle. Mi tirò a sè
per la cintola dei pantaloni, forse una novità, e mi diede quel bacio senza una premessa.
Quando mi lasciò, tornando a camminare al mio fianco, sfioravo come sempre le nuvole
con i riccioli dei miei capelli; ma in qualche modo dovevo riscattarmi dalla sorpresa...
Alzai gli occhi e vidi una luna sorridente.
Anche lei mi vide e disse:
“Stasera conduce lei!”
“Non può succedere pallida Luna”.
“Ogni tanto deve succedere”.
“Io sono lo specchio che risplende della sua luce. Io devo mostrargli quella luminosità che
non si accorge di avere e senza di lei potrei tornare un ombra”.
“Siamo tutti delle ombre grazie alla luce dell‟amore”.
“Si, credo... Luna, aspettami qui un secondo. Ti porto una cosa.”
Ritornai ai pensieri miei e di lei. Avevo bisogno di un altro bacio perché ne avevo davvero
voglia e non soltanto.
“Amore ti amo!” le dissi bloccandola per strada.
“Anch‟io T’AMO!”
“Dillo mentre mi baci”.
Mentre mi baciava mi scostai da lei e le impedii di finire la frase. La fermai su T’, le presi
l‟apostrofo e tornai dalla luna.
“Luna eccomi di nuovo a te”.
“Cosa mi hai portato giovane amante?”
“Semplicemente, si fa per dire, un apostrofo. Quello tra le parole t‟'amo...”
“Così non hai resistito a metterti in luce”.
“Non posso sottrarmi a questa realtà. Io amo prima di ogni altra cosa”.
“E così sia per sempre. Torna da lei e finisci quello che stavi facendo. Stanotte, se vuoi,
sarò io quell‟apostrofo nel vostro giuramento d‟amore”.
Quando rincontrai gli occhi di lei continuai da dove ci eravamo bloccati... (smack) ’AMO.
Eravamo fradici di pioggia, baci e chissà quante altre cose che avremmo messo distese ad
asciugare davanti al camino insieme.
“Andiamo a casa?”
“Me oui! Tu prepari la cioccolata ed io il camino”.
“Ti amo!”.
“Ti amo anch‟io!!” le risposi.
“Aspetta! Io volevo metterci l‟apostrofo”.
“Dici che c‟è l‟ho ancora io?”
“Vieni un po‟ qui signorino...”
http://www.scripta-volant.org
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2961
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
12
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2962
http://www.scripta-volant.org
“Ma è solo un apostrofo...”.
“Dai amore... ridammi l‟apostrofo”.
“Non posso, l‟ho regalato alla luna”.
“E lei che se ne fa?”
“Per unire le nostre ombre quando ci baciamo”.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
13
“So che non t'ho cercato molto spesso ultimamente e so anche di aver detto di non credere
più in Te, ma Ti prego... Padre nostro che sei nei cieli... Aiutami! Sento di non poter
resistere ancora per molto. Sono troppi e mi colpiscono così forte... Mi hanno picchiato
tanto sulla bocca, non riesco quasi più a parlare, mi fanno male le labbra, gli zigomi, i
denti. Arrivano all'improvviso e, senza un perché, iniziano a massacrarmi. Non sentono
ragioni, io non parlo con loro, loro non parlano con me. Non la darò loro vinta, comunque.
Ho perso molto sangue dalla bocca, ho le labbra spaccate. Non dormo da due giorni... Sia
santificato il Tuo nome... È buia questa stanza, è fredda e puzza, ieri mi hanno dato una
coperta lercia, piena di pidocchi. M'hanno tolto la giacca e le scarpe. Ho freddo. Non mi
cambio da due giorni e non mi lavo da tre. Respiro anche male, ho dolore ad un fianco e
non riesco a tenere la schiena dritta, senza che una fitta mi trapassi... Credo di avere una o
più costole rotte. È accaduto il primo giorno, ero appena arrivato ed in quattro m'hanno
aggredito e pestato, senza motivo alcuno... Venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà...
Ho la schiena coperta di lividi, mi fanno male le mani, che uso per proteggermi dai colpi...
Ieri, mentre scendevo per andare a mangiare, con un calcio mi hanno fatto cadere dalle
scale. Da allora non riesco a stare in piedi molto bene, devono spostarmi con una barella...
E non sono molto contenti di dover fare anche questo. Il medico che mi ha visitato ha detto
che sono disidratato e mi ha messo una flebo. Si è esaurita da venti ore ed ho dovuto
togliermi l'ago da solo... Come in cielo, così in terra... Io non ho paura, non mi fanno paura,
possono solo farmi male, ma so che dovranno fare i conti col mio sguardo, so che
dovranno scontare quello che mi hanno fatto... Mi dicono che nessuno ha chiesto di me, mi
dicono che sono solo e che nessuno mi vuol bene. Io so in cuor mio che Marzia, mia
sorella, me ne vuole... Sono stanco Signore e non trovo neanche più le lacrime per
piangere, ma non la darò loro vinta. Fuori ho udito cantare un passerotto, ho sognato di
volare via. Non dormo e non mi cambio da due giorni, non mi lavo da tre. Amo la vita e
voglio vivere... Dacci oggi il nostro pane quotidiano... Ho fatto degli sbagli come tutti, ma
ho sempre pagato in prima persona. Adesso scrivo a fatica la mia storia su questo muro, la
luce va e viene, ho gli occhi gonfi e non posso vedere molto bene... Son segregato qua
dentro da un tempo infinito... Non riesco quasi più a pensare, non so quand'è stato che
sono riuscito a formulare un pensiero... Rimetti a noi i nostri debiti... Ho chiesto una
Bibbia, ho chiesto di mia madre e mio padre, non mi hanno risposto... Tutto qua dentro
sembra essere scomparso nel nulla, tutto è dilatato, persino il tempo... Scusatemi mamma e
papà credo di avervi deluso ancora... Come noi li rimettiamo ai nostri debitori... Io li ho
perdonati, perché sono rozzi e non capiscono. Se la prendono con me perché sono un
bersaglio facile, lo fanno per non ascoltare il vuoto che hanno dentro. Mi fanno pena. Tra
poco torneranno ed io li aspetterò con la più potente delle armi, quella che non potranno
mai togliermi, la coscienza pulita. Presto sarò libero, presto sarà tutto finito... E non ci
indurre in tentazione ma liberaci dal male... Ho trentuno anni, mi chiamo Dario e sono
geometra. M'hanno arrestato per modica quantità sei giorni fa e se stai leggendo questo sul
muro ti chiedo di raccontarlo ai miei. Dì loro che li amo e come sono morto... Amen”
.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2963
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
14
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2964
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
Ho svuotato il sacchetto coi soldi sul tavolo della cucina di Esoteria, in cambio di un pugno di
lana e di molte istruzioni. Devo intrecciare una bambola con i fili di lana tra i quali avrò mescolato
qualche capello di P. Non devo nominarlo mai, non sorridere né tanto meno ridere, devo essere molto
concentrata soltanto su di lui, senza pensare all’altra, mentre realizzo la bambola per averlo in mio
potere.
Esoteria mi ha edotta in ogni dettaglio, fornendomi molte altre raccomandazioni che non ho
ascoltato, e, forse, ha pure detto qualcosa a proposito del fuoco mentre infilavo la giacca e volavo via ad
iniziare il progetto; ma ora devo lavorare alla bambola, che dovrà essere tanto piccola da poter essere
nascosta in una mano.
Avvio la vecchia stufa a legna in cucina e lascio la porticina aperta per far accendere meglio i
rametti accanto al ciocco centrale, poi inizio a concentrarmi su mio marito ma, subito, la mente devia
sulla mia giovane rivale mentre bagno i fili di lana con l’aceto e li cospargo di sale per inibire le
prestazioni sessuali di P..
Sorrido, mentre immagino il suo sgomento e la sorpresa di lei, che scolpita nella porcellana
bianca della sua gioventù, assiste alla defezione di un uomo che può esserle padre. La vedo ridere di lui:
è arrivato il mio momento.
E’ ormai quasi un anno che P. rientra per l’ora di cena ebbro di lei e mi tratta con disprezzo, ma io,
stasera, gli sorriderò garrula mentre metterò in tavola e lo stupirò con i miei atteggiamenti disinibiti e
sensuali perché da oggi sono una donna nuova.
Eccolo che infila le chiavi nella serratura e richiude la porta alle sue spalle. Rapida, infilo la
bambola irrorata del mio profumo, nell’elastico del mio tanga brasiliano di pizzo nero, come mi ha
raccomandato Esoteria perché si senta attratto da me: infatti, mi guarda con occhi nuovi e avverto la
sua eccitazione mentre mi stringe a sé e avvinghiati, navighiamo lungo il perimetro dei mobili della
cucina, ignorando la cena pronta sul tavolo.
Avverto che il mio trionfo sta per compiersi ma, prima devo liberare la bambola dagli slip senza
che lui se ne accorga fintanto che lo sento armeggiare con la zip del vestito. Non senza difficoltà riesco
a sfilare la bambola e mentre allungo la mano dietro la schiena per lasciarla cadere, passiamo ancora
allacciati labbra e corpi, accanto alla porticina, che ho dimenticato aperta, della vecchia stufa
Finalmente P. mi libera dal vestito ma, un bacio di fuoco ci avvolge, mentre vedo le fiamme
guizzare dal ventre panciuto della stufa, intorno alla bambola che si contorce ridendo.
Era una donna viva e ribelle, capace di seppellire un maschio con una delle sue risate. Per questo gli
uomini non la chiedevano in sposa. Preferivano mogli forti e stolide come muli, adatte a sfornare
figli, e capaci di aspettare il ritorno delle barche sulle quali i loro mariti, fratelli, e padri, partivano
per la pesca.
Le donne la detestavano. In fondo, la invidiavano. Mentre loro appassivano nell’attesa delle barche,
e si appesantivano per le numerose gravidanze, lei sembrava non invecchiare mai. Passava le
giornate ad aggiustare le reti dei pescatori. Era bravissima, veloce, e riusciva a guadagnarsi da
vivere.
Gli uomini, quando ne avevano il tempo, si disponevano lungo il molo, e seguivano, ipnotizzati, i
guizzi delle sue dita da sirena, immaginando che si muovessero sul loro corpo. Quando il vento
giocava con la sua gonna,e si impadroniva dei suoi capelli lunghissimi, e sempre sciolti, le loro gole
si inaridivano dal desiderio. Allora loro correvano all’osteria per placare la sete.
Un giorno, dalla terraferma, arrivò uno straniero.
Vide la donna aggiustare le reti. Sorrise. Lei lo notò. Riabbassò subito lo sguardo sulle maglie. Si
aspettava che lui, al pari degli altri, si mettesse sul molo a coltivare fantasie su di lei.
Lui, invece, prese un blocco ed un carboncino da una tasca dell’ampio mantello, ed iniziò a
disegnare. Guardava il mare, ora, e non lei. Concentrato, lavorò per ore. Ed era lei che, ogni tanto,
si lasciava incantare dal movimento della sua mano sul foglio.
Quando il giorno volse al tramonto, lei, lasciando la spiaggia, gli passò accanto. Ringraziò il vento,
che scelse quel momento per alzare una ciocca dei suoi capelli, e per posarla un istante sul collo di
lui.
Quando arrivò a casa, la donna non riuscì a dormire. Ora capiva la sete ardente che bruciava gli
uomini che la guardavano. Ed avrebbe voluto anche lei un po’ di quel vino forte che dava sollievo e
ottenebrava le menti inquiete.
Qualcuno bussò alla porta. Lei fu certa che era il forestiero ancor prima di aprire.
Lui aveva fra le mani il blocco ed il carboncino. Le disse che voleva disegnarla dal primo momento
in cui l’aveva vista. Le disse che non voleva disegnarla vestita. In silenzio, lei slacciò la gonna, e la
lasciò cadere a terra in una grande ruota fiorita.
Lui restò una settimana. Abbastanza perché il paese intero sapesse che qualcuno aveva finalmente
domato quella donna orgogliosa e selvatica. Se ne andò all’alba. Non promise di tornare.
Lei, da quel giorno, intrecciò stretti i suoi lunghi capelli. Continuò ad aggiustare reti, ma le sue
mani, ora, si muovevano con metodo, quasi con pesantezza. Concesse a qualcuno degli uomini sul
molo quello che avevano desiderato da anni. Non li fece felici. Tutti si accorsero che lei pensava ad
un altro.
Uno di loro, per prendersi il gusto di vederla piangere, le disse che il forestiero era un pittore ricco e
famoso, che viveva in una città lontana con una moglie bellissima. Lei non pianse. Le era rimasto
ancora abbastanza orgoglio. Chiuse casa, e partì. Partì per quella città. Tornò in una giornata di
nebbia fitta. Alcune barche erano ormeggiate al molo. Non c’era anima viva.
Lei ne slegò una. La cosparse con il petrolio che teneva in casa per accendere le lampade. Remò.
Arrivò al largo.
Nessuno si accorse di lei. Alcuni, guardando dalla finestra, si chiesero perché, fra la nebbia, si
vedeva una luce strana, come di fiamme.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2965
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
15
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
Nacque in un giorno freddo Giuanin, dopo un lungo travaglio: non voleva saperne di lasciare il
tepore del ventre materno.
Quel giorno, poi, c'era da battere i denti. Suo padre era uscito sull’uscio per spalare la neve nel
vialetto davanti casa, era già la quarta volta che usciva e rientrava.
Tutti si davano un gran da fare, (un parto tra le mura domestiche, a quei tempi, era consuetudine).
Le donne preparavano l’acqua calda, i panni di lino, le garze e l’occorrente per fasciare il bambino.
Appena nato, il medico lo afferrò trionfante. Il piccolo emise un solo vagito e poi se ne stette
tranquillo, mentre tutti lo ammiravano.
Il padre quando vide quel fagotto lungo esclamò:
“Ben! Par na ciopa”.
La madre lo cullava contenta:
“Ch‟ pac stu „uaglion, nun chiagne mai”.
In paese non si era mai capito come avessero fatto quei due a sposarsi, così diversi: lui veneto,
introverso e silenzioso, lei napoletana, espansiva e chiassosa.
La nascita del primo figlio aveva portato gioia in famiglia.
Un maschio, era una garanzia per il futuro.
Giuanin crescendo si mostrò, a dir poco, originale. Solo verso i due anni pronunciò la prima sillaba:
ma. La madre ne fu contenta perché credeva che l’avesse chiamata.
Il fatto che non piangesse, parlasse poco, guardasse il cielo, faceva pensare a chissà quale mente
geniale.
A scuola cominciarono i primi problemi: stando all'ultimo banco, alla prima occasione apriva la
finestra e saltava giù. Andava a sedersi sotto un albero e faceva l'unica cosa che sembrava non
costargli fatica: suonare l'armonica.
Quando suo padre gli chiedeva che lavoro volesse fare da grande, rispondeva: “A…”.
“Dimelo a mi, fio: autista?” lo incitava il padre.
“Avvocato, a mammà?” interveniva la madre, ma egli taceva.
Il giorno dopo alla stessa domanda rispondeva sempre: “A…”.
E suo padre: “ Agricoltore, fiol?”
“No, vo dicere astronauta”, ma egli niente.
Dopo qualche tempo, la sua risposta cambiò in: “Ar…”
Suo padre saltò dalla sedia: “Gò capio, artesan”.
“Pe‟ mme, sarrà architetto”, aggiunse la madre, egli guardò entrambi e fece di no con la testa.
Quando fu abbastanza grande da poter lavorare suo padre, cominciò a preoccuparsi perché il
ragazzo:
“No s‟afanava de gnente”.
La madre al solito, protettiva, lo difendeva:
“Chiss ten a ciorta annascosa, lasc‟ o sta‟”.
Ma non si poteva aspettare con le mani in mano e allora concordarono che Giuanin andasse a
raccogliere mele al paese vicino.
I lavoranti erano di buonumore, e lo precedevano lesti lungo i sentieri. Gli alberi, carichi di mele,
profumavano l'aria; Giuanin li guardava stranito, assente.
Dopo aver raccolto i frutti che si potevano cogliere da terra, allungando le braccia, occorreva salire
su una scala a pioli per raccogliere il resto; ma Giuanin pensava: “ troppa fatica ”
Alla fine del raccolto, gli alberi dove era passato Giuanin avevano un ciuffo di frutta colorata nella
parte superiore, sembrava l'opera di un bizzarro parrucchiere.
Quando si presentò al padrone per la paga, l'uomo prese il denaro, lo mise sul tavolo e lo spinse
verso di lui, e mentre Giuanin tentava di allungare la mano egli svelto se lo riprese.
“ Torna sugli alberi a raccogliere il resto e avrai quanto ti spetta”.
Giuanin prese dalla tasca la sua armonica e suonando si allontanò.
16
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
17
Lo cercarono invano nelle valli circostanti. Di lui non si seppe più nulla. Non tornò più a casa
Giuanin, aveva trovato la sua strada, abitare per le strade del mondo, facendo l'unica cosa che
voleva e sapeva fare: suonare l'armonica.
http://www.scripta-volant.org
Note: par na ciopa: sembra una pagnotta.
stu „uaglion nun...: questo bambino non piange mai
ciorta annascosa : fortuna nascosta
no s‟afanava de gnente: non si interessava di niente
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
18
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2966
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
Nell'autobus pieno, direi quasi traboccante, la mia attenzione era catturata da un bambino
che con la massima cura stringeva tra le mani un pezzo di legno. Una signora non poté
fare a meno di chiedergli perché tanta preoccupazione per quel pezzo di legno da nulla. Il
bambino spiegò:
"Sto portando su questo pezzo di legno una formichina, mia grande amica. E' il suo primo
viaggio in autobus."
Quanti tra i tanti viaggiatori distratti di quell'autobus avranno compreso la poesia e
l'umanità racchiuse nel gesto di quel bambino? Io lo compresi, lo zio è sensibile e
profondo, non date retta alle voci che si spintonano distorte, nipotine adorate.
Continuai a guardare il bambino. Quando scese dall'autobus, saltai giù anch'io.
Sentivo che con lui avrei potuto conversare. Gli spiegai che anche a me piacciono le
formiche e gli raccontai quel che accadde nell'unico malinteso che ci fu tra di noi.
Una notte le formiche della mia casa avevano divorato il roseto.
L'indomani catturai Serena - una formica rossa, tra le più intelligenti che abbia incontrato
nella mia vita.
Non la strinsi con rabbia, perché Dio mi protegge molto contro la rabbia, ma l'afferrai con
una certa fermezza.
La sua zampetta tremava e il cuore le batteva così forte che sembrava scoppiare.
Io volevo solo sapere come mai aveva divorato l'intero roseto in una sola notte.
Serena rispose: "Lei pensa di essere il solo a cui piacciono le rose"?
Rimasi molto impacciato, poi commentai: "Vi piacciono così tanto che le mangiate!"
"Ma scusi, lei non fa la stessa cosa nella Comunione?"
Mi sentii morire dalla vergogna e la liberai, con molta attenzione, vicino al terreno.
Durante i giorni seguenti tutte le altre formiche mi tennero il broncio.
Non ne potevo più: chiamai Serena, chiedendole aiuto e insegnai a tutte le altre formiche
ad adorare le rose invece che mangiarle.
Una notte invitai il bambino che portava la formica a spasso con l'autobus a venire a casa
mia.
La luna era in piena, più che piena.
Lì avrebbe trovato tutte le formiche che odoravano le rose.
Il bambino - a differenza degli adulti - non trovò la richiesta "strana" ma meravigliosa!
Gli raccontai di Claudia, una giovane formica che zoppicava. Eravamo nel mio giardino.
Con il suo permesso la girai sul dorso per vedere meglio la ferita.
Claudia per la prima volta vide il cielo.
Le formiche sono come noi ; tutto il giorno a correre, senza mai il tempo per contemplare il
cielo.
Claudia, vedendo il cielo per la prima volta, rimase con la boccuccia aperta per l'emozione.
Era inutile porle domande sulla sua zampetta. Non mi ascoltava, continuava a guardare il
cielo.
Presi in braccio il bambino, infastidito da un gesto che riteneva non gli appartenesse più
http://www.scripta-volant.org
Io oggi, sono puntuale nel sognare, ho voglia di raccontare una favola alle mie nipotine,
Gaia e Sofia. Mia nipote Gaia è la curiosità fatta bambina, te ne accorgi soprattutto quando
usa il verde dei suoi occhi. Mia nipote Sofia, sua sorella, guarda la maggiore come se
ascoltasse con le sue orecchie, guardasse con i suoi occhi, respirasse con la sua bocca.
Chi ha un fratello maggiore lo sa, si chiede in prestito tutto, perfino i sensi.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
19
da mesi e gli dissi: "Se vieni a casa mia in una notte di luna piena, rischi di trovare le
formiche supine e con la testa sull'erba, piene di meraviglia e gioia a contemplare la luna”.
Questo gli dissi.
° Commenta questo racconto:
http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2967
http://www.scripta-volant.org
Illustrissime persone adulte, perdonatemi se vi ho sorpreso e deluso, dimenticando i
grandi per conversare, un istante, con i piccoli.
La mia è stata solo una raccomandazione rivolta a me stesso.
Non ha forse detto Cristo che nel cielo entrerà soltanto chi si farà piccolo come i bambini?
In questo, non sono messo male per niente.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
20
I fanali dei veicoli che percorrono la strada nel senso opposto illuminano il volto della
ragazza alla guida. Sono sul sedile passeggero ad osservarla con poca discrezione: il suo
viso che per un attimo s‟illumina e che poi torna nel buio dell‟abitacolo m‟affascina e
m‟innamora di quell‟istante. E' come se l‟immagine del suo volto me la dovessi gestire.
Devo guardarla con il contagocce, e probabilmente non dovrei neanche guardarla così. Lei
stessa, in tono scherzoso mi dice: “smettila che mi sciupi” sentendosi osservata. Mi scatena
la risata semplice, quella che parte dallo stomaco e s‟accenna furtiva sulle labbra e nella
voce.
L‟ho sempre vista con il viso di una ragazzina, ma ora quell‟espressione e i suoi capelli
raccolti in cima alla testa me la fanno vedere come una donna finita. Completa. Matura. E‟
bellissima la mia amica, e me ne accorgo ogni giorno sempre di più.
Ha il collo nudo e lungo. Penso a cosa penserebbe se la baciassi proprio lì, sono tentato, ma
rinuncio. Cerco di abbandonare il pensiero del suo collo per un attimo buttando lo
sguardo al di fuori del finestrino, e lei mi chiede: “me lo dai un bacino?” Lo chiede con la
voce da bimba e puntando il dito sulla guancia. Esito per un poco, non voglio farmi vedere
così desideroso di un contatto, me ne vergogno, poi sorrido pensando che evidentemente
mi ha chiesto di darle un bacio perché ha capito che ne avevo bisogno.
Mi sembra di volare, e mi sento stupido.
Le do il bacio sulla guancia e mi fermo un attimo ad annusarle la pelle, non sento odori,
sono raffreddato, ma è come se sentissi un bel profumo di niente. Non so se mi spiego.
Aspetta di uscire da una curva per raddrizzare il volante, e mi dice di avvicinare il viso
perché vuole darmi un bacio anche lei. Me lo faccio restituire e mi sento veramente un
cretino.
Ci facciamo silenziosi per un po‟. Poi rido. Rido per nulla. E lei mi guarda e si fa
contagiare.
Il silenzio cade nuovamente nell‟abitacolo.
“Ti prego non lo fare” dice seria. Capisco che si riferisce al fatto di non innamorarsi di lei.
Mi chiedo come cavolo abbia fatto: mi ha letto nel pensiero? Come fa a sapere che stavo
pensando a qualcosa di più grande insieme a lei? E‟ questo l‟istinto femminile forse?
Oppure, semplicemente, mi si legge tutto in faccia.
Le dico di fidarsi di me, e cerco di chiudere il discorso al più presto. Non mi sento più
tanto sicuro. Ora peso le parole, e le faccio uscire a fatica. Dico: “non succederà fidati.”
“Ti prego” ripete lei, “ti prego.”
“Fidati” rispondo, come se dipendesse da me, poi penso che forse mi trova orribile,
“conosco il mio ruolo” dico, e lei risponde dicendo che non è questione di ruoli. Si sbaglia.
Si sbaglia, è proprio questione di ruoli.
Nient‟altro.
Le osservo la mano. Mi viene l‟istinto di stringergliela, a allora allungo la mia verso la sua,
ma una paura sconosciuta tenta di bloccarmi troppo tardi, e gliela sfioro con un
movimento spastico.
Mi sorride, le ho fatto tenerezza.
Finiamo il nostro giro notturno. Le do due baci sulla guancia. Un abbraccio forte forte.
La guardo, e mi accorgo che desidererei baciarla intensamente.
Conosco il mio ruolo, penso.
La saluto e me ne vado. Mi accendo una sigaretta. Mi sento sempre più stupido, ma sto
bene. Dopo pochi metri, mi convinco che la mia amica è una ragazza speciale.
http://www.scripta-volant.org
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
21
Il soffio del vento tra le dita
http://www.scripta-volant.org
E lo è, vi fidate?
Fidatevi di me.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
22
Tutto sommato non è stato granché. Un po' di sangue qua e là, ma neanche troppo,
qualche lamento subito soffocato dall'ultimo colpo alla nuca, venti secondi di tremito sul
parquet del soggiorno e via, tutto finito. Più veloce di una sigaretta. E poi dicono che
ammazzare è un'esperienza terribile, una cosa che ti segna per la vita. A lui non ha fatto
quel grande effetto, tutto sommato. Sarà perché era preparato. Anche se galline e conigli
non sono proprio la stessa cosa, però un'idea di cosa aspettarti te la danno.
La cosa più difficile in fondo è stato il dopo. Avvolgere il corpo nel telo di nylon, sigillarlo
col nastro, trascinarlo fino al furgone, caricarlo, portarlo a spalla fino lì in cima. Chi
l'avrebbe detto che era così pesante, sembrava una capra rinsecchita, invece l'ha fatto
sudare. Quando gli è scivolata – accidenti al nylon – il botto della testa contro il paraurti
sembrava quasi quello di un gong.
Mentre pensa continua a scavare, piegandosi in avanti, premendo l'anfibio sul bordo della
pala per riuscire a penetrare nella terra dura. Butta l'occhio all'orologio: già quasi mezz'ora
che scava, e così a occhio ne ha ancora per un po'. Almeno altri dieci minuti.
Tira su la schiena, si passa la mano sporca di terra sulla fronte sudata e riprende di buona
lena. Piegandosi, sente sulla schiena l'umido della maglietta sudata. C'è un po' di vento,
speriamo che non mi venga un raffreddore, pensa. Poteva almeno portarsi una bottiglia
d'acqua, cazzo. Tra la pala, la coperta per coprire il corpo e le chiavi, non ci ha pensato. Al
pensiero della birra gelata che lo aspetta finito il lavoro si passa la lingua secca sulle labbra
screpolate.
Quando ha fatto, lascia andare ancora qualche colpo sulla terra smossa. Di piatto, senza
convinzione. Distratto dal rombo di un tuono lontano, da quel volo di cornacchie contro il
cielo grigio. Poi butta via la pala, si china e raccoglie quel fiore buffo, quella sfera quasi
trasparente che gli trema sulla pelle. Chiude la mano e sente il solletico sul palmo. Quando
la riapre, il soffione vola via, spezzato in frammenti leggeri, subito dispersi nell‟aria di
pioggia che pizzica le narici. Resta un momento lì in piedi, fermo, gli occhi socchiusi, ad
ascoltare il soffio del vento tra le dita.
Poi sospira forte e cerca con gli occhi giù in fondo, oltre gli alberi, quella macchia chiara.
La casa che adesso è solo sua. Niente più vecchie a scroccare il tè, niente più pomeriggi a
blaterare di quanto era brava e buona, niente più passeggiata in giardino tre volte al
giorno. Sono libero, pensa. Libero. Finalmente. Porta indietro le spalle per sgranchire i
muscoli indolenziti e si china a raccogliere la pala. Mentre si avvia giù per il pendio, cerca
in tasca il contatto rassicurante delle chiavi. Rallenta, si ferma, scuote la testa. Cosa cazzo ti
è venuto in mente, nonna, di scrivere che mi lasci la casa, ma con il vincolo di badare al
cane. Alla cagna. Mentre riprende a camminare si gira, una volta sola. Un'occhiata di
sbieco alla macchia di terra nera che presto l'erba ricoprirà. Sputa nel prato, un getto breve e
deciso che per un attimo luccica sullo stelo piegato. Addio, Lassie.
° Commenta questo racconto:
http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2969
http://www.scripta-volant.org
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2968
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
23
L‟allarme venne dato mentre Gaspard e Luisa erano sottocoperta, annoiati, a pelare patate.
I due tredicenni si erano guardati per un momento negli occhi, incerti sul da farsi. Su, sul
ponte si udivano passi in corsa e grida concitate di marinai pronti a combattere e già
quando il ragazzo era arrivato alla scala a pioli da cui centinaia di volte era salito e disceso,
non sempre in modo ortodosso -c‟erano stati episodi nei quali una pedata era stata
l‟agente scatenante dell‟azione- aveva indovinato con eccitata sorpresa mista ad un
sentimento di smarrimento, il clangore delle sciabole che cozzavano metalliche l‟una
contro l‟altra. Pirati!
Ma che diceva? I pirati erano loro! Sotto la vela vide combattere Jean Le Gros contro due
damerini, che riconobbe per via dell‟uniforme della marina inglese. Loro armati di spada,
lui che si difendeva con la botte di un coperchio, sarebbero potuti sembrare uno spettacolo
comico di burattini se la lotta in corso non fosse stata tremendamente reale.
Adesso che ci pensava, Gaspard non aveva ricordi precedenti alla comparsa di
quell‟energumeno calvo e rosso come un polipo, che raccontava sovente, soprattutto
quando aveva bevuto, di esserselo maledettamente trovato frignante in una maledetta
borsa sulla maledetta riva del maledettissimo mare di Genova, tredici anni prima, in
primavera (aveva sperato la borsa contenesse dobloni sonanti dimenticati da qualche
sprovveduto che non sapeva stare al mondo, e invece!)
“Piccolo sacco di ossa”, gli diceva spesso, “tu sei nato sotto il segno del Toro!”. Jean Le
Gros, la cui voce era un perenne ringhio, fissava la notte, descrivendo con un movimento
sapiente della mano una sezione di cielo stellato che Gaspard aveva imparato a sentire sua
e di cui era intimamente orgoglioso. Seguivano immancabilmente commenti scabrosi sulle
abilità amatorie dei tori, a cui i pirati brindavano contenti mentre pensavano chi alla
fidanzata, chi alla moglie, chi a quella bella ragazza del bordello di Granada, chi al mozzo.
Eccoli lì, gli stessi che solo ieri stavano pescando assieme a prua, tutti in religioso silenzio a
fumare la pipa, con i piedi a penzoloni sul verde impossibile e profondo del mare, ora
sparsi qua e là sul legno lucido della nave come bestie imbizzarrite e feroci.
El Gato stava saltando giù dalle reti con un pugnale diretto alla schiena di un soldato
biondo e sbarbato, Paulo le stava prendendo di santa ragione da un giovane inglese che
con i pugni sembrava saperci fare, il Capitano era accanto all‟albero maestro e si
proteggeva bene con le due sciabole che compensavano magistralmente per il grosso
rubino che sostituiva l‟occhio destro sotto la benda nera.
“Corpo di mille pescispada!”, stava per esclamare, ma non fece in tempo perchè un colpo
di baionetta lo stecchì improvvisamente e lo mandò a gambe all‟aria, stivali e tutto.
Gaspard udì il rumore di legno sfasciato e si voltò per vedere Jean Le Gros, ora disarmato,
che aveva tentato di colpire, con scarsi risultati, i due assalitori, lanciando contro di loro le
due metà di coperchio che gli erano rimaste in mano.
Il ragazzo si accorse che nella fretta, aveva portato con se‟ un sacco di patate ed iniziò a
lanciarle con tutta la forza che aveva in corpo, non molta a dire il vero, contro i nemici.
Affatto disturbati essi infilarono le spade nel corpo di Jean Le Gros (si sarebbero occupati
del marmocchio più tardi), che morì maledicendo la regina nel peggiore slang delle
taverne di Nizza. L‟ultimo sguardo fu per Gaspard, e fu pieno di ricordi, quelli più felici
della sua vita. Ma questo non interruppe la strage..
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2970
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
24
“Tu non sai, non mi puoi giudicare.”
Inclinò il capo e lo osservò di sbieco, da sopra le lenti.
“Cos‟è che non saprei, io? Ti conosco da quando sei nato, se non te lo ricordi.” Chiuse con
un mezzo sorriso, quasi a volergli dimostrare benevolenza.
Sospirò. Come con i bambini testardi.
“Te lo ripeto: tu non sai. E se mi conoscessi veramente non me lo chiederesti.”
“Ma devo. È il mio lavoro. Ora sei tu che dimostri di non conoscermi.”
Alberto abbassò lo sguardo e si mise a fissare la punta delle scarpe. Tamburellò con un
piede e sospirò di nuovo.
La sua immagine riflessa continuò a osservarlo. Nonostante l‟autocontrollo, lo specchio
trasudava irritazione.
“Vuoi fare un solco nel pavimento con quel piede?”
Alberto alzò gli occhi di scatto e le sue guance avvamparono di vergogna. Anche il suo
rivale prese colore. E ghignò fra sé e sé per il risultato ottenuto. Colpito e affondato.
L‟uomo decise allora di vuotare il sacco. Non era andato lì per perdere tempo, doveva
sistemare le cose. Si lisciò la camicia, infilò le mani in tasca e drizzò la schiena fiero.
“Ti conosco da una vita. È vero. Ho spesso avuto bisogno di te. Anche questo è vero. Ma
sono venuto per dirti addio e te lo ripeto. Tu non sai cos‟ho passato e il tuo aiuto si è
sempre rivelato più dannoso che altro. I tuoi consigli, i tuoi patti hanno un risvolto
ambiguo; alla fine ho perso più di quello che ho guadagnato. Ora basta – sfilò le mani e
mostrò i palmi quasi a difendersi – Riscatto la mia anima.”
Lo specchio stava per scoppiare a ridere. Si trattenne solo per professionalità. Non riuscì
però a mascherare un‟espressione compiaciuta.
“Tu non puoi. Non si viene qua a dire semplicemente „è finita‟. Caro Alberto: hai ancora
tante cose da imparare.”
“No. Sei tu che continui a non capire: ho GIA‟ riscattato la mia anima. Ti sto informando.
Non te lo sto chiedendo.”
La malsana copia ebbe un brivido. Lo sfondo perse il contatto con l‟originale, nere
ragnatele si tesero alle sue spalle. La rabbia salì impetuosa per tutto il corpo gonfiando le
vene sul collo. Stavolta lui solo divenne rosso in viso. Cominciò a sbavare. Due spicchi
giallastri spuntarono dalle labbra, un liquido nero e denso fece capolino dalle narici. Lo
specchio sussultò; refoli di polvere planarono dalla cornice in cerca di un posto più
tranquillo. La consistenza del vetro mutò fino a dilatarsi in una bolla. Stava per esplodere.
Alberto arretrò spaventato.
“L’autocontrollo è andato a farsi benedire o sbaglio? Ops, scusa. Forse non è il caso parlare di
benedizioni.” Una voce argentina bisbigliò alla mente del mercante d‟anime. Sbarrò gli
occhi. L‟imprevista comparsa del nemico lo congelò all‟istante in una grottesca immagine
da libro degli orrori. Un grugnito rabbioso esplose dalle sue labbra. Impossibilitato a
muoversi serrò i pugni.
Una risatina soddisfatta rimbombò nelle sue orecchie. Lavorare dalla parte dei buoni non
esclude la possibilità di prendersi una soddisfazione. Ogni tanto. Però implica una
sgridata. Pazienza, ne vale la pena.
http://www.scripta-volant.org
Si erano stizziti entrambi.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
25
“Quest’uomo è nostro, ora. Ha pagato il riscatto, non potete più pretendere nulla. Giusto per
ricordartelo di nuovo. Già che ci sono ti do un passaggio fino a casa, vuoi?” domanda retorica.
La bestia sentì contorcersi le budella e fu un attimo: un violento risucchio trascinò
l‟immonda immagine in un sordo buco nero. E fu la pace.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2971
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
L‟istinto di sopravvivenza scosse Alberto dalla paura che l‟aveva impietrito fino a quel
momento. Riprese a respirare. Un ronzio s‟accese nelle orecchie, forse dovuto alla
pressione. No, non era la pressione.
“TORNERÒ!!!”
Ascoltare e fuggire fu un attimo.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
26
“In questo dvd c'è il video nel quale si vede l'assassino di Chiara”, dico.
Butto il dvd sul tavolo. Maria mi guarda male.
“Se è vero perché lo tratta in quel modo?”.
Rido. Lei mi guarda male, forse ha indovinato che mi sono fatto con Novek, quella nuova
droga molto potente. Dicono che brucia il cervello e libera i tuoi peggiori istinti.
“Dubita delle mie parole? Quando Chiara è stata uccisa una videocamera nascosta, che lei
stesso aveva attivato, ha registrato tutto. Ho scaricato i dati e poi li ho masterizzati su un
dvd”.
Maria beve un altro goccio di whisky. Da quando la conosco, e cioè da quel giorno che mi
ha telefonato per ingaggiarmi per l'omicidio di sua figlia, l'ho vista sempre bere. Ho
conosciuto molte donne che bevono ma ho subito capito che lei lo fa solo quando è triste. E
quando tua figlia viene stuprata e sgozzata si è abbastanza tristi.
Mi siedo e mi verso un bicchierino anch'io nel bicchiere che Maria ha preparato.
“Perché si autofilmava?”
“Metteva i video su facebook. Non aveva una webcam e, non so perché, non l'aveva mai
comprata”.
Maria alza le spalle.
“Chi è l'assassino?”, dice.
Sorrido. Mi alzo e appoggio il dvd nel lettore. Accendo la tv.
“So come lei. Ho aspettato oggi per vedere il filmato. La videocamera era nascosta in un
pupazzo”.
Quando compare Chiara sua madre si asciuga delle lacrime. Chiara si mette a cantare. E'
stonata. La porta si apre ed entra un uomo. Mi alzo in piedi. Non è possibile. Maria mi
guarda a bocca aperta poi rivolge il suo sguardo di nuovo sul video. L'uomo, che sembra
drogato, le parla. Lei ride. Lui no: scatta in avanti e le punta un coltello alla gola. Guardo il
resto.
Mi viene da vomitare. Vado in bagno mettendo una mano sotto il giubbotto.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2972
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
Maria apre il cassetto e prende una pistola. La guarda. Non l'ha mai usata ma oggi lo farà.
Uno sparo la fa sobbalzare. Va in bagno e vede l'investigatore riverso sul pavimento del
bagno, in una pozza di sangue, mentre il muro dietro al water dove sicuramente lui era
seduto è sporco di pezzi di cervello. Ha la nuca aperta da un proiettile che le è penetrato
dalla bocca. In mano ha una pistola. Maria non è dispiaciuta.
Nel video c'era lui.
Io sono cieca. Non ho mai veduto nulla fino a ora.
Tutto è nero intorno a me. Annaspo spesso con le mani, come per cercare segnali da un
mondo che non sento ancora mio. Impossibile capirmi, per chi non è come me.
Non è come chiudere gli occhi e fare finta per gioco di essere ciechi.
E‟ il voler stare invece con gli occhi aperti per cogliere tutti i colori della vita, e raccogliere
invece solo il buio che c‟è attorno. E‟ come voler scrivere senza sapere dove finisce il
foglio, o provare a spingere l‟oscurità con la mano provando a indovinare quando
toccherà il muro. Il buio è accarezzare la pancia della mamma e non riuscire a vedere
com‟è la mia piccola casetta.
Perché io sono ancora piccola. Piccola e cieca.
Mamma dice che io un giorno riuscirò a vedere. E anche Papà lo dice.
Meno male che il buio non riesce a nascondermi anche l‟amore di chi ho intorno. Quando
papi sta con me sembra quasi ci sia luce. Non so com‟è la luce, ma dev‟essere bellissima,
perché quando lui mi parla spesso mi chiama Luce e io sono subito felice.
Non vedo l‟ora di vedere com‟è fatta la mia mamma. Papà dice che è bellissima, mentre
mamma dice che papà ha il pancione, però gli vuole bene lo stesso perché le scrive delle
poesie meravigliose.
Ogni tanto si dicono cose brutte, e mi fanno innervosire. E allora capisco che mi vogliono
bene, perché appena mi agito, smettono subito.
Certe volte di notte parlano e io li sento, perché anche se sono cieca ci sento più che bene.
Papà chiede sempre a voce bassa di fare qualcosa alla mamma, e lei si mette a ridere e gli
dice che non si può. E allora lui le parla a voce ancora più bassa e mamma ride di più e gli
dice che è uno sporcaccione. Io aspetto, perché sono curiosa e voglio sapere che cos‟è, ma
non ci riesco mai. Mi addormento sempre.
A volte sogno, ma non riesco a vedere niente. Non si può sognare ciò prima non si è visto.
Se qualcuno mi dicesse che potrò vedere per un giorno soltanto, io trascorrerei quel giorno
cercando di vedere più cose possibili. Starei due ore a guardare papà, due ore a guardare
mamma, e poi tutto il resto del tempo a guardare fiori e animali e fiumi e il cielo e il
sorriso di tante persone.
Così quando tornerò cieca sarò triste ma almeno potrò fare sogni belli. Ciò che sogno
adesso è solo di poter vedere, per poter decidere da me se assomiglio di più a mamma o a
papà.
Che senso ha sentirmi dire che ho i capelli biondi e le guance rosse se non so distinguere i
colori?
Che senso ha saper correre se non posso vedere dove vado?
Che senso ha nutrirsi di odori e disegnare con le dita un mondo che non vedo?
Ma io non sono triste. So che presto vedrò.
Avrò tante cose da fare, e che bello sarà.
Scriverò mille righe solo per il piacere di fermarmi alla fine del foglio e vedrò il profilo di
papà quando la sera mi leggerà le fiabe. Accarezzerò la pancia di mamma e darò un bacio
alla mia prima casetta, anche se la vedrò solo da fuori.
Mi addormenterò con il bacio di mamma sulla fronte e lo sognerò, e non mi interesserà più
sapere che cosa il papà le domanda tutte le sere.
Non vorrò sapere di tutte le cose cattive che ci sono nel mondo. Per quelle ci sarà sempre
tempo.
Voglio solo vedere la luce, e con essa tutto il mondo.
Forse per questo si dice “venire alla luce.”
Non vedo l‟ora di sapere quale sarà il mio nome. Ancora non riescono a decidersi.
27
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
28
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2973
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
Qualunque sarà, io sarò d‟accordo.
Se tutto va bene, sarò felice.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
29
Fa caldo, Angela ha sete e ci fermiamo a comprare qualcosa. Angela, ma quanto sei bella,
amore mio. Ancora non mi sembra vero che mi hai detto di sì, che hai messo la vita tua in
mano a me, uno senza lavoro e senza soldi. Ti giuro che non te ne pentirai, ci riuscirò a
farti felice. Avremo una casa decente, senza crepe e senza muffa; giù in strada non ci
saranno spacciatori e puttane. I bambini li manderemo all‟asilo e la domenica ci vestiremo
bene e andremo a passeggiare sottobraccio in centro, con la testa alta.
Andiamo avanti ancora un po‟, coi finestrini aperti per far entrare un po‟ d‟aria. A un certo
punto la strada si avvicina alla costa, e rivediamo improvvisamente il mare. Angela si
mette a piangere di colpo, come se le avessero dato un pugno, e io non le chiedo di
spiegarmi il motivo, perché lo stesso pugno, nello stomaco, è arrivato anche a me.
“Andiamoci a fare un bagno” dico per sdrammatizzare.
“Non ci ho il costume, Antò, come faccio?” risponde lei cercando di controllare i
singhiozzi e di mandare giù le lacrime.
“Allora andiamoci a mangiare un po‟ di spaghetti col pesce. Al ricevimento siamo andati
girando tutto il tempo e il pranzo non l‟abbiamo nemmeno assaggiato.”
Angela mi sorride, con gli occhi ancora lucidi ma di nuovo felici. Lo so che a lei gli
spaghetti col pesce la fanno impazzire. Allora penso a come sarebbe bello se questa fosse
solo una gita per andare a mangiare un piatto di spaghetti sul mare, e poi potessimo
tornare a vivere a casa nostra, come tutti.
Perché noi no, perché dobbiamo scontare le colpe degli altri scappando, e senza avere
nessuna voglia di scappare? Ho un nodo di rabbia in fondo alla gola, grosso, ma me lo
ingoio a forza, perché sono in viaggio di nozze, perché vicino a me c‟è Angela, e perché ho
vent‟anni, e tutta la vita davanti.
http://www.scripta-volant.org
È fatta, è finita: abbiamo tagliato la torta, distribuito i confetti, salutato parenti e amici, e
siamo scappati via, tenendoci per mano. Li abbiamo lasciati tutti là, nella sala del
ristorante: la musica ancora suonava, qualcuno rideva forte, le mamme, le sorelle e le
amiche piangevano di commozione.
Adesso siamo in macchina, io e lei da soli, e questo silenzio ci pare strano. Abbiamo
bagagli dappertutto, Angela tiene pure una borsa in mezzo ai piedi. Ha ancora addosso il
vestito lilla del ricevimento e l‟acconciatura da sposa. Io oscillo tra la felicità esplosiva che
mi prende tutte le volte che la guardo seduta vicino a me, bella come una rosa di maggio, e
la tristezza per quello che lascio qui: mia madre, tutti gli amici del quartiere con cui ho
giocato per strada da bambino, il palazzo enorme dove ho vissuto per vent‟anni, che è
stato nuovo per forse quindici giorni, e poi ha cominciato a produrre crepe, sporco,
ruggine, muffa, e si è messo rapidamente in pari con tutti gli altri edifici della zona. Mi
dispiace lasciare questo posto fetente, perché è qui che sono nato, è qui che ho costruito i
miei ricordi, perché qui c‟è la gente a cui voglio bene. E poi c‟è Angela, però, la vita nuova
che mi chiama.
Lei solo questo mi ha chiesto, quando abbiamo deciso di sposarci: “Va bene, Anto‟, però
da qui ce ne dobbiamo andare. Io i figli miei qui non ce li cresco.” Le ho detto di sì, perché
anche nella mia testa questa è la cosa giusta da fare. Qui per lavorare ti devi vendere, per
essere onesto devi essere fesso: nemmeno io ce li voglio crescere i figli miei, qui. Però,
adesso che me ne vado, mi accorgo che non lo so dove lo sto portando, il mio futuro. Non
ho paura, ma ho già nostalgia di tutto l‟amore che lascio in mezzo a questa monnezza.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2974
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
30
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
31
L‟auto, il cui verde militare si mimetizza bene con l‟intorno, continua la sua corsa. Verso
cosa non sappiamo, forse lo scopriremo. Intanto avanza, e andare avanti è, di per sé,
positivo.
Al volante c‟è un uomo, uno qualunque, uno dei tanti sulla faccia della terra; c‟è un uomo
e sta guidando.
Frena, accelera, rallenta, riaccelera. L‟appennino presenta strade fatte di curve continue,
come ogni montagna: brevi rettilinei cui segue un tornante, curve dolci, altre più secche,
una discesa, poi una salita poi… Sempre così, sempre a guidare, stando attento ogni
momento, continuamente all‟erta; il pericolo può essere ovunque.
C‟è un problema, però, o forse è meglio definirlo un quesito, condito, tra l‟altro, da un
dilemma: sta guidando e gli piace, ma non sa perchè lo sta facendo e, al contempo, sa che
non gli è mai piaciuto guidare. Il quesito è ancora più semplice, implicito nel dilemma:
perché è al volante di un‟auto?
Pur avendo questi pensieri in testa continua a guidare, attento, presente.
Sa chi è, da dove viene, rammenta il suo passato, ma non ricorda di essersi mai messo al
volante di questa auto e di essere partito per un viaggio di cui non conosce la meta, però
prosegue, tiene il mezzo sotto controllo e va.
Passa su strade poco battute, molto rari gli incontri.
Vede scorrere al suo fianco burroni e strapiombi, addolciti dal folto ed intenso verde degli
alberi che ornano le montagne e, se non ci fosse il motore a disturbare, potrebbe anche
sentire il suono di qualche fiumiciattolo che scorre nel fondo della gola, o il canto del
vento, in alcuni tratti davvero intenso e magnifico, come ogni cosa naturale.
È troppo preso dai pensieri per accorgersi di cose simili, sta cercando di trovare alcune
risposte, sta cercando di trovarsi.
È orribile trovarsi in una situazione simile: vuoi fermarti e non ci riesci, vuoi chiedere e
non ce la fai… e tutto questo perché qualcosa, dentro, ti dice di continuare da solo, quasi
fosse una sfida verso te stesso, verso la tua vita. Avanti, sempre avanti, anche se una pausa
di certo non guasterebbe. Forse.
Una valle è comunque limitata e, o ti ci fermi e la esplori, oppure l‟attraversi e continui, e
lui continua, senza soste, sulla strada, alla ricerca di qualcosa. Ma di che cosa? C‟è una
meta per questo viaggio o è un puro correre alla cieca? C‟è un fine a tutto questo o si tratta
di follia, di psicosi, di un tentativo di fuga dalla realtà?
Alza gli occhi al cielo: l‟azzurro intenso di poco prima è stato sostituito da un rosso
arancione derivato dal tramonto, e il verde degli alberi è più cupo, tendente al nero.
Avanti, schiaccia l‟acceleratore e va. Ora ogni cosa cambia forma, le ombre sono diverse,
http://www.scripta-volant.org
In questo momento sta sbucando in una vallata, vede ai suoi fianchi dolci declivi, prati,
qualche casa, ma non si sa fermare, non riesce a fermarsi per chiedere informazioni, sa che
deve andare avanti. Dove?
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
32
allungate, sempre più opprimenti ed offensive, quasi lo volessero catturare per portarlo in
un mondo buio.
Il buio arriva, lo copre, lo schiaccia, ma lui insiste e i fari accesi gli mostrano la strada.
Sempre curve e tornanti, li passa, prosegue, deve trovare, arrivare.
Il buio fuori non è come il buio dentro, i fari di un‟auto illuminano una strada, ma dentro
di te non ci sono automobili, solo tu puoi darti la luce, solo tu puoi vedere. Se vuoi.
° Commenta questo racconto:
http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2975
http://www.scripta-volant.org
L‟auto verde ora è ferma. Senza carburante? Una pausa per chiarirsi le idee, per cercare di
capire come e dove è salito su quel mezzo, chi gli ha dato le chiavi, chi o cosa lo ha fatto
partire?
E se fosse finito il viaggio? No, mi sembra di sentire il rumore… si, ha girato la chiave, ha
riacceso la macchina.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
33
Ieri ho comprato una bottiglia del tuo profumo e l‟ho spruzzato nel soggiorno, nella
cucina, nella nostra camera da letto, nel bagno, finché non ne è rimasta più nemmeno una
goccia.
Ti piacciono i vestiti sobri, i bracciali di pietre colorate, gli orologi vistosi e i pittori naif.
Se qualcosa non ti va giù alzi il sopracciglio destro per segnalare la tua scontentezza e ti
scappa da ridere quando durante una conversazione non sai più cosa dire. Ti piace
rimanere in silenzio anche nelle situazioni in cui può essere imbarazzante e quando entri
in una casa che non conosci lo fai a passi leggeri, quasi in punta di piedi, come la prima
notte che sei salita da me chiedendo continuamente permesso, anche se sapevi che abitavo
da solo.
Mi ricordo il giorno in cui mi hai detto: “Carlo, devo trasferirmi a Bruxelles per lavoro”
e da inseparabili siamo diventati divisi. Eravamo perfettamente sincronizzati io e te, come
le gemelle contorsioniste per cui andavi apposta al circo sotto Natale: sapevamo entrambi
di non poter sbagliare un solo movimento altrimenti avremmo interrotto la grazia dello
spettacolo.
Tutte le nostre abitudini si sono staccate come i pezzi di un puzzle che un bambino ha
deciso di sparpagliare in giro per capriccio e qualche tassello non l‟ho più ritrovato.
“E‟per necessità” mi hai detto. O forse è perché ti avevo stancata. Ti avevano stancato i
miei sbadigli continui nel bel mezzo di una discussione seria, i miei occhi stanchi che
dicevi non ti guardavano mai in faccia, il mio picchiettare la punta delle dita sul tavolo
della cucina dopo cena, i miei vestiti eccentrici, il mio parlare a voce alta anche quando
eravamo abbracciati e mi avresti sentito, anche se avessi solo mosso le labbra. Ero
spaventato, sentivo la tua mancanza così forte da essere convinto che prima o poi ne sarei
stato sconfitto: la sera appena mi mettevo a letto per cercare riposo dai ricordi iniziava a
scalciarmi dentro al petto come un cavallo imbizzarrito e la mattina mi smuoveva l‟aria
nella pancia come il battito d‟ali di un gabbiano affamato in cerca di cibo. Non capivo
perché non mi lasciavi in pace visto che eri stata tu a decidere di andare via.
Poi un giorno ho iniziato a vestirmi sobrio, a portare orologi da polso vistosi, ad alzare il
sopracciglio destro quando qualcosa non andava, a scoppiare a ridere quando non sapevo
più cosa dire, ad entrare in punta di piedi nelle case degli sconosciuti e ad essere silenzioso
quando poteva essere imbarazzante.
La scorsa settimana hanno suonato alla porta. Ho aperto senza chiedere chi era. Era una
donna e si chiamava come te. L‟ho invitata a sedersi in soggiorno e abbiamo parlato a
lungo di cattive abitudini. Ti confesso che per un attimo sono stato attratto da lei, a dire il
vero fisicamente ti somiglia molto, ma a parte questo se la vedessi sono sicuro che non ti
piacerebbe per niente: mentre mi parlava sbadigliava continuamente e aveva gli occhi
talmente stanchi che sembrava non guardarmi mentre parlava, picchiettava la punta delle
dita sul tavolo, aveva indosso un vestito rosso talmente eccentrico da far arrossire il
Moulin Rouge di Pigalle e non so perché anche se le stavo a due centimetri dal naso mi ha
parlato per tutto il tempo con un tono di voce altissimo. Le ho detto che le sue idee sulle
abitudini della gente non mi interessavano ma che se voleva poteva tornare per conoscersi
meglio. Non so se tornerà. Si è alzata ed è andata via e mentre scendeva le scale le ho
guardato i piedi e ho richiuso la porta.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2976
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
E‟ l‟ultimo venerdì del mese e il Vecchio si è svegliato di buon umore.
Quando la badante entra in camera e tira su l‟avvolgibile, è seduto sul fianco del letto, la
vestaglia di seta, i piedi avvizziti nelle pantofole di nappa, le mani in grembo, tremolanti.
L‟ultimo venerdì del mese entra nella stanza con una gran luce.
E‟ una giornata di sole.
Adele gli dà un sorso d‟acqua, le due pasticche per il diabete, un altro sorso d‟acqua.
Il Vecchio schiocca due volte la lingua, come è solito fare l‟ultimo venerdi del mese.
Guarda il cielo raggiante come lui, prende la dentiera in titanio dalla tazza sul comò e se
ne addobba.
“Adele preparami il vestito”.
La dentiera fa una luce….
E‟ la parola d‟ordine di tutti gli ultimi venerdì del mese.
“Sono già sull‟ometto, veda se sono di suo gradimento”.
Il Vecchio si alza, guarda e omologa.
Come sempre.
Si fida ciecamente dei gusti di Adele.
Nei giorni normali la sua mise è anonima, soltanto comoda deve essere.
Tanto non va da nessuna parte.
I vestiti buoni li mette solo il giorno dello schiocco.
Il completo fresco di lana, color zucchero, fa pendant con i suoi occhi.
Camicia in piquet azzurro.
Cravatta rigorosamente nera, nodo importante.
Calzino e mocassino neri.
Fa colazione in vestaglia, fette biscottate e pane duro inzuppati nel latte, il pasto più
importante della giornata.
Adele lo sa che ha l‟appuntamento e come sempre è molto lesta a fare pulito.
Il Vecchio, prima di andare alla toilette, si sofferma davanti alla porta dello studio, come fa
ogni ultimo venerdi del mese.
E‟ lì che avviene lo scambio.
Entra.
Guarda se tutto è a posto.
Scrivania ordinata, chiavi della cassaforte accanto al telefono, la vecchia bilancina di
precisione per l‟oro, la coppa di Dom Perignon, il posacenere per il sigaro.
Tutto a posto.
Si immagina la cassaforte dietro le bagnanti.
Adele sa che non avrebbe dovuto disturbare. Affari.
Un extra di 500 euro.
Sono le 11 e trenta.
Il commercialista è sempre puntuale. Di poche parole. Uno scambio e via.
Alle 11.25 Adele va in cucina e inizia a preparare il minestrone.
Tanto sa che il Vecchio non lo avrebbe mangiato, come ogni ultimo venerdi del mese.
Capita così da 10 anni, ma lei non ha mai chiesto spiegazioni.
Alle 11.36 il commercialista entra nello studio del Vecchio, che è seduto sulla sedia
girevole, le mani in grembo e il sorriso di titanio.
Il Vecchio è solare, il commercialista è il commercialista.
Si svolge tutto velocemente. Come sempre.
Il Dom Perignon, l‟accensione del sigaro, l‟apertura della cassaforte, lo scambio.
34
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
35
Il commercialista passa al Vecchio un pacco, che estrae dalla borsa.
Il Vecchio passa al commercialista un sacchettino, gonfio come una mozzarella.
Stretta di mano e al prossimo ultimo venerdi del mese.
Adele accompagna il dottore.
Il Vecchio si chiude in camera.
Adele il minestrone non gliel‟ha scodellato.
L‟avrebbe svegliato all‟ora di merenda, come sempre.
° Commenta questo racconto:
http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2977
http://www.scripta-volant.org
Però, quando la badante bussa alla porta della camera, non sente l‟usuale schiocco di
lingua, allora bussa di nuovo.
Il Vecchio è riverso a terra, sotto alla cassaforte, aperta.
Le “Bagnanti” di Cezanne è appoggiato al muro.
Adele ha le braccia forti, ha buttato giù la porta con facilità.
Il corpo del Vecchio è una postilla, una grinza avvinghiata ad un cucchiaio pieno di
Nutella e a una scatola di marron glaces, il sorriso al titanio è adornato di glassa e
cioccolato.
Nella cassaforte, dietro a un contenitore per 12 uova pieno d‟oro fuso, Adele vede 2
barattoli di Nutella, 2 scatole di marron glaces e una pistola.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
36
“Basterà!” Pensa Jack mentre si versa il caffè dalla moca al thermos “Per questa notte
basterà”
Jack, guardiano notturno onesto e ligio al dovere si avvia al magazzino dove lavora. È
oppresso da una stanchezza non fisica, da un senso di inquietudine e nostalgia che il porto
insinua in chi rimane fra i suoi moli troppo a lungo, senza che il rollio della barca sul mare
diradi queste sensazioni come un banco di nebbia, aspettando che poi altri porti e altri
moli le dileguino completamente.
Jack inizia la sua ronda, noiosa, interminabile, oppresso dalla rapidità con cui le navi
vanno e vengono giù al porto, navi e barche testimoni del mondo e delle sue meraviglie,
che ogni volta ne lasciano al porto un pezzetto, solo per un istante, per poi ricondurlo al
largo nella loro scia.
La notte al porto è sempre ricca di strani rumori, rumori sinistri che ti accompagnano
lungo le vie nebbiose e cupe; scricchioli, urla, risate deliranti, rumori di vetri rotti dalla
locanda. Jack ne è ormai assuefatto, così com'è assuefatto alla caffeina.
Torcia in mano e sguardo attento cammina lungo il perimetro del magazzino pronto a
intervenire qualora ce ne fosse bisogno, e attende pazientemente che quel momento arrivi,
lo attende ormai da così tanto che nel tempo ha ormai perso il conto delle navi che ha visto
passare in quelle notti, illuminate dalla luce forte e mite del faro
“Basterà!” Pensa Jack mentre si versa qualche goccia di sonnifero nel bicchiere d'acqua. I
ritmi sono duri, il sonno è la veglia e la veglia è il sonno, elementi che si fondono in un
indescrivibile senso di nausea e apatia nervosa.
Morfeo diventa sempre più inarrivabile, si allontana camminando sulle acque mentre gli
anni passano inesorabili sulle sue rughe e la vita scorre come il mare e i ricordi che porta
con sè
I manovali lavorano e bestemmiano ricordandogli che il mattino non è fatto per dormire.
Non c'è scampo, chiudi gli occhi!
“Basterà!” tenta di convincersi Jack mentre calcola i soldi che riceverà una volta smesso di
lavorare. Trentacinque sudati anni devono bastare, trentacinque anni regalati al porto e ai
suoi viaggiatori, al porto e ai sogni altrui, di capitani coraggiosi e di vecchi con le barbe
rese ispide dalla salsedine. Appoggia la matita e scruta dalla finestra il mare, ancora lo
stesso mare dalla medesima finestra.
“Basterà!” Jack ne è sicuro mentre trascorre la sua ultima nottata da guardiano al
magazzino, in quel porto dove il mare è sempre calmo e la quiete è la sua peggior nemica,
dove il mare è sempre agitato come gli scaricatori dopo l'attracco.
Ancora un giro, ancora una ronda ascoltando il mare infrangersi sui moli e le barche
oscillare al maestrale; ancora una notte per assaporare il sale nell'aria, per osservare le
ombre e fantasmi che il porto affida alla nebbia, per provare a rispondere alle domande
che il vento ogni notte porge.
Jack controlla la sua rivoltella, gli rimane un solo colpo in canna, ma ne è sicuro,basterà.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2978
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
37
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2979
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
E‟ rimasta un mistero l‟identità dell‟autore delle decorazioni natalizie della Piazzetta tra
via Untoria, Vico Trinità e Vico Dei Cera, nel centro storico della città. Nei giorni prima di
Natale, il piccolo slargo, poco citato e poco conosciuto, era diventato oggetto delle cure di
un anonimo che, approfittando delle ore notturne, aveva iniziato a decorarlo. Nulla di
particolarmente scenografico, ma l‟intervento del misterioso cittadino o cittadina, aveva
restituito dignità ad un angolo della città vecchia che rischiava di restare al di fuori delle
sfavillanti decorazioni delle vie cittadine.
Tutto era iniziato con la sistemazione di qualche vaso di fiori piazzato negli angoli per evitare che i
soliti ineducati vi urinassero, poi si sono aggiunte paletta e scopa per pulire la strada.
Sempre di notte si è materializzato dal nulla anche un cestino di vimini, vuoto, posto
accanto al piccolo albero di Natale, anch‟esso apparso dopo una notte fredda ma serena.
E‟ arrivato anche un pupazzetto di Babbo Natale e altre decorazioni di riccioli colorati.
La voce si è diffusa, ma nessuno è riuscito a capire chi sia il misterioso personaggio, certo
solo è che qualcuno ha iniziato a collaborare: è apparsa una scritta “GRAZIE”, poi sono
spuntati quattro libri, posati nel cestino come un invito a leggere e a fare uno scambio.
Inaspettatamente la cerchia dei cittadini che usavano la piazzetta ha fatto sì che i libri
venissero davvero scambiati, chi ne prendeva uno ne lasciava un altro per il viandante
successivo.
Poi sono arrivati due giochi per bambini, uno scivolo grande in plastica e una macchina
triciclo: nel pomeriggio un gruppetto di mamme con bimbi ha usato il piccolo parco
giochi, e nella piccola piazzetta si sono udite risate e grida di allegria.
Tutti i cittadini con le finestre che si affacciavano nei vicoli intorno erano in subbuglio: chi
era il misterioso benefattore? Era uno oppure una intera banda?
Nel cesto, il giorno della Vigilia si sono trovati, insieme ai libri, tante cartoline colorate con
gli auguri per il Natale e le feste. Chiunque passava era coinvolto a prenderne una e
magari capitava che lasciasse cadere qualche euro nel cesto.
Ma non c‟era bisogno di elemosine, ma di solidarietà, condivisione. Infatti le monete
rimasero lì fin dopo Natale, quando il parroco della Chiesa prospiciente il vicolo grande,
trovò il cestino, nel pomeriggio prima del rosario, il cestino con la piccola, ma
beneaugurante somma.
Si trovava sempre più spesso a pensare a lei, e sempre, uno struggente desiderio di
rivivere i loro istanti lo colpiva allo stomaco, con violenza. La musica, che aveva fatto da
discreto sottofondo ai loro incontri, lo costringeva a vagare nella propria mente frugando
nei nascondigli dove sapeva di poter trovare, costringendolo a ricordare rammaricarsene,
soffrire.
E allora camminava , la testa piena di niente, per quelle strade sempre più familiarmente
deserte, nell‟umida notte che stava per ritirarsi dalla città. Una sfida all‟eternità, ricercare
in questa, un‟alba trascorsa, nel voler riassaporare quella sensazione di potenza solitaria
legata allo sfrecciare infreddolito della moto carica del loro peso sonnolento, nel tornare a
godere del caldo aroma del caffè sorseggiato senza scarpe, coi piedi sul divano, infilati
sotto le sue gambe che riprendevano calore, massaggiandone, di tanto in tanto, i piedi
ancora gelati.
E così, in preda alla disperazione, scriveva:
„so di farti del male dicendotelo, ma non ti
amo più‟.
Eppure sembrava così strano scrivere “non ti amo più“, Ma quando aveva iniziato a non
amarla più ? Quando se n‟era accorto?
Non era capace di dare un inizio temporale a
quanto era accaduto. I loro rapporti non erano mai cambiati, si erano frequentati con la
stessa intensità, lo stesso entusiasmo dei primi giorni, poi, nel giro di poche ore, tutto era
crollato, ogni azione reciproca, il valore di ognuna di esse, si era disintegrato e tutti quei
giorni erano svaniti innanzi ai suoi occhi come un castello di carte, privato della chiave di
volta, il cuore.
Quegli occhi, stasera, non avevano per lui più alcun valore, alcuna espressione, e quel
sassofono, quel sassofono che sparava in cielo le note lancinanti di strangers in paradise,
più su e più alte, perforanti, ossessive. Adorava il sassofono, ed anche lei - perché glielo
aveva insegnato lui ad amarlo, comprenderlo, ascoltandone la voce, succhiandone con
avidità le note diffuse - ma ora lo odiava con tutte le proprie forze, con tutta la rabbia di un
amante deluso, incompreso. Voleva il silenzio, allora, ne aveva un estremo bisogno ed
invece quel mostro di ottone urlava la sua gioia di vivere
fra i velluti delle pareti, la moquette e la trapunta, l‟atmosfera familiare che avevano
sempre avuto i loro incontri.
Distrusse il foglio, ne mise in tasca i pezzi e tornò a distendersi accanto a lei. Era là,
immobile, in tutta la sua bellezza e respirava leggera, ora, dopo l‟amore.
Al buio, la lucentezza della sua carne era accecante, il collo era percorso dal fremito della
vena che batteva serena, il seno, palpitava leggermente, alzandosi ed abbassandosi nella
regolarità del respiro.
Accostò la mano alla coperta e, col timore di sfiorare qualcosa di troppo fragile, e bello, la
scoprì sfiorandole un fianco con le dita.
Si scosse per un istante e lui temette che si sarebbe svegliata, ma sempre dormendo, Micha
aprì gli occhi, lo guardò, gli lanciò un bacio e si voltò nuovamente, nel sonno.
Era troppo bella, per lui.
Scese dal letto vestendosi al buio con gesti rapidi e sicuri, le lanciò un ultimo sguardo,e
scese.
Da basso non si voltò indietro, si avvicinò all‟auto, mise le chiavi nella serratura della
portiera ed aprì: entrato, infilò le chiavi nel cruscotto, inserì il contatto, il motore rispose,
ingranò con calma la marcia, tolse il freno, spiò nello specchietto, evitando con cura di
guardare verso il portone, accese il segnalatore di posizione e... scomparve.
Due ore più tardi , il sole sorse.
38
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2980
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
39
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
40
Fare parte di un‟orchestra è un po‟ come vedere nevicare.
Ce ne stiamo lì, ognuno abbracciato al proprio strumento, solo noi, puntini di ghiaccio
lucente contro il nulla.
L‟attimo prima che tutto inizi, è tensione pura. Una cosa che non ha niente a che vedere
con il silenzio o il rumore, una cosa che sta più a metà.
Siamo 37 sotto questo palco. Persone comuni, finite e banali, ma non qui, dove i nostri
sogni non si limitano a galleggiare, ma ci strappano, di forza, la vita dalle dita. E poi
gridano e si intrecciano ai sogni degli altri, senza chiedere il permesso a nessuno. Ombre
lunghe, che si muovono strisciando, risalendo muri ruvidi, spezzandosi a metà su spigoli
che potrebbero ferire.
Ognuno ha le sue.
Le sue ombre, le paure, la cura per guarire.
Io e lei e la musica. Io e lei che ci incastriamo bene.
Io e lei con i nostri nomi strani, io con la paura costante di non sentire più nulla, lei che è
già veicolo d‟amore.
Io e lei che ci conosciamo da quando eravamo bambini, da quando con le mani toccavamo
solo le mani dell‟altro e non il legno, la cassa armonica e queste corde. Da quando, ancora,
non avevamo imparato a ferirci e a farci così bene da rimanerci male.
Kara si tiene il cappello, pare che il vento lo voglia rubare.
Sa che ci vuole poco per fare innamorare una donna; basta offrirle la mano mentre scende
un gradino, negarle il saluto.
Ci sono troppe cose a cui si resta legati, cose inutili per lo più. Una foto a colori, un sasso
amaranto, parole nere su un foglio di carta, un fiocco di raso tagliato a metà.
A lei non piacciono i ragazzini, le piace la barba degli uomini, la pelle delle dita dura
quando la toccano. Le piacciono i vecchi perché non hanno pazienza, non si ha più
pazienza nel breve morire.
A volte sembra che tutto si fermi un istante e poi si ricominci d‟unisono a respirare. Non è
sola. O almeno lo è in piccoli modi, occupando spazi fatti di solitudine intrecciata ad altre
solitudini.
Sa che su un treno che sfreccia nel buio c‟è un vecchio che guarda oltre il vetro. Il profilo
cadente, dolce nel suo essere fermo.
Sa che c‟è una donna su una sedia, in riva al mare, nel bel mezzo del nulla. La chioma nera
le si stinge di sale. Si spazzola così piano che se stai attento senti il fruscio di quando lo fa.
Un uomo piange in silenzio e stringe un coltello. Si asciuga il sudore col dorso della mano
e la lama scintilla ad un raggio di luna. Sputa per terra, bestemmia e capisce il futuro: è su
un dondolo in veranda che spegne il tramonto in una boccata di fumo.
Kara, suona il suo violino. Sorride e l‟abbraccia. E tu non lo sai, ma dentro le si muove una
vita.
Intanto, Luwis suona da Dio.
http://www.scripta-volant.org
Le luci ancora non ci puntano il viso, gli occhi in penombra scintillano a tratti. Il teatro si
apre come una scatola di cartone, si piega all‟esterno e lascia entrare il mondo o uscire noi.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
41
° Commenta questo racconto:
http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2981
http://www.scripta-volant.org
La pioggia gli inzuppa la giacca e lo rende pesante. Giacca da uomo, di velluto i bottoni. Si
piega sul sax, che sembra ci voglia ballare, preme sul metallo, le dita ad affondare. Pioggia
bastarda, non si sentono gli odori.
Qualcuno urla lontano, ha perso la mano di un bimbo. Una donna si stira la gonna, si
ferma un secondo, un cazzo di secondo e infrange un cuore.
La vita rotola a stento fino al centro della strada, il traffico la ferisce e la scompone in parti
simmetriche e tutte uguali. Metafora del male quotidiano.
Tutto scorre, inevitabilmente. Passaggi, sotterranei pieni di luce e luoghi d‟aria
accartocciati nel fango.
E‟ all‟ultima nota Luwis, eppure non sente la fine. L‟immagine di un ventre pieno gli fa
stonare un acuto.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
42
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
Le parole sono importanti, si sa. Da sempre. Saperle utilizzare in maniera pertinente non è
da tutti. Per alcuni è una cosa innata, per altri, un‟arte appresa ed affinata nel tempo, per
altri ancora, totalmente sconosciuta.
Lui si vantava di questo suo dono naturale e come dargli torto, era una rinnovata
meraviglia leggere le sue mail. Le parole in esse contenute danzavano, vi era armonia,
vitalità, colore e la punteggiatura esisteva. Non contenevano banalità. Si percepiva una
sublime padronanza nell‟uso delle parole e un mirabile entusiasmo con il quale descriveva
la sua terra, una storia, una leggenda. La voglia di leggere e rileggere mi assaliva,
nonostante non avessi sempre molto tempo a disposizione. Quel tempo necessario per
assaporare a dovere i suoi scritti. Ma lo facevo comunque dopo, con la calma dovuta.
Aspettavo impaziente le sue mail e rispondevo altrettanto impazientemente. Mi tradiva il
desiderio di ricevere presto la sua risposta.
Avevamo riconosciuto entrambi che era un piacere, quell‟insolito scambio epistolare tra
due perfetti sconosciuti. Perché di noi, non parlavamo mai. Non all‟inizio almeno. Sapere
che qualcuno che non conosci, ti dedica del tempo, delle parole, dei pensieri, rende più
leggeri gli animi, appesantiti da quella quotidianità ormai ingrigita e fin troppo scontata,
sulla quale è pressoché impossibile agire per poterla modificare, neanche quel poco
necessario a farle acquistare un po‟ di colore. Non mi ponevo domande, né tempi di
durata. Non andavo mai oltre. Ma si sa, sempre col senno di poi, che le cose hanno un
inizio e una fine. C‟è una scadenza! Ma la mia data di scadenza, non l‟avevo letta. Ed
improvvisamente, l‟inaspettato silenzio.
Ero scaduta! Così, senza alcun preavviso, senza alcun segnale che potesse far presagire la
fine.
Più nessuna mail da lui. Ad ogni nuovo accesso alla mail box, l‟odiata scritta: “nessun
nuovo messaggio”. Ero ferita ed amareggiata. Assalita, avvolta, stretta in un dolore
inespresso, come quelle parole che non arrivavano. Allora ho scritto io ed ho aspettato. A
lungo. Ma nessuna risposta. La casella rimaneva desolatamente vuota. Non arrivavano più
quelle mail che mi servivano come l‟aria. Questa si che è una grande banalità, ma io me la
posso permettere, perché non sono lui. Non sono così brava con le parole.
Non ho trovato niente di meglio da fare che gridare il mio dolore al vento, chiedendogli di
andare da lui per portargli le mie parole che chiedevano “perché?”. Ed il vento impetuoso
di Maestrale, è partito per la lunga traversata. Ho immaginato le mie parole giungere
esauste a destinazione e nonostante tutto avere la forza di bussare alla porta. Ho
immaginato lui che non l‟apriva e le mie parole cadere così a terra senza più avere la forza
di tenersi per mano.
Già, lui non ha aperto. La porta è rimasta chiusa, sbarrata.
Quelle parole inascoltate, che non hanno avuto la forza di continuare a bussare. Quelle
parole che, una volta cadute a terra, si sono sgretolate, dissolte, divenendo granelli di
sabbia in balia del vento che, pietoso, li ha dispersi in quel mare che io amo tanto. Davanti
casa sua.
http://www.scripta-volant.org
Fine delle trasmissioni.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
43
Il tempo aiuta a guarire tutte le ferite, sia del corpo che dell‟anima. Altra banalità e luogo
comune, che io posso permettermi in quanto utilizzatrice profana di parole.
…
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2982
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
http://www.scripta-volant.org
Ora ho deciso: non busserò più alla sua porta, non merita rispetto colui che, pur sapendo
utilizzare a suo piacimento le parole, non ha il coraggio di utilizzarle fino alla fine,
lasciando nell‟angolo di casa sua un gran mucchio di parole non dette. Come fosse
spazzatura.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
44
Vieni al mondo facendo una fatica tremenda e sei solo al primo grado di difficoltà delle
prove che dovrai affrontare. Hai fame, freddo, paura, devi dipendere da qualcuno per
mangiare, coprirti, scoprirti, muoverti. Però sei adorato, coccolato, basta un piccolo strillo
per farti servire. Allora inizi a pensare; "ma dopo, quando sarò autosufficiente, chi mi
coccolerà, sbaciucchierà, cosa farò tutto il giorno?".
E poi cresci, sali un ipotetico scalino, passi di livello, primo scalino, secondo grado,
gradino. Puoi giocare tanto, fino allo sfinimento, ma vieni rimproverato continuamente,
non andare là, non andare lì, non dire A, non dire B. Allora ti chiedi; "ma perché non si
può dire, fare, lettere… niente?"
Cresci ancora, altro passo, secondo scalino, terzo grado. Inizi una serie di impegni coatti.
Devi studiare, lavorare, gli ormoni annebbiano un po‟ la vista, addirittura qualcuno dice
che si diventa ciechi… esagerando, e soprattutto ci si pone domande che sembrano senza
risposta: “Ma come fanno i genitori, i colletti bianchi, i grandi, ad andare a letto presto, a
non uscire tutte le sere… a sballarsi?", c‟è chi arriva all‟estremo dichiarando; "io non sarò
mai così, io sono il Jim Morrison degli anni 2000”. Quante doors ho visto chiudersi.
La salita procede, terzo scalino, quasi non ti accorgi del grado toccato, quarto, ma il tempo
è passato, hai raggiunto un equilibrio. Volenti e… dolenti. il fisico inizia ad accusare
qualche acciacco, segnali, avvisi, si sposa la cultura del salutismo, sana alimentazione,
esercizio fisico, determinazione, programmazione. Ma quesiti, apparentemente
irrisolvibili, continuano ad affollare la mente: “ma come fanno quei vecchi a tirar avanti,
ancorati alle loro carcasse? Trascinarsi a oltranza senza obiettivi, verso il capolinea?"
Sei all'ultimo stadio, quinto grado, quarto scalino, hai raggiunto la pace dei sensi, le cose
terrene sono ormai superflue, vorresti andare oltre, salire ancora, desidereresti trovare la
pace eterna e ancora una domanda ti arrovella le cervella; "cosa ci sarà dopo?".
La risposta a quest'ultima domanda credo sia impossibile da dare, se non affidandosi al
mistero della fede, ma una soluzione a tutte le altre si può trovare semplicemente facendo
un passo indietro.
Allineando i gradi agli scalini sino al pianerottolo.
Quarto grado, “ma come fanno quei vecchi a tirar avanti, ancorati alle loro carcasse?
Trascinarsi a oltranza senza obiettivi, verso il capolinea?", quarto scalino; hanno raggiunto
la pace dei sensi.
Terzo grado; “Ma come fanno i genitori, i colletti bianchi, i grandi, ad andare a letto presto,
a non uscire tutte le sere… a sballarsi?" terzo scalino; hanno raggiunto un equilibrio.
Secondo grado; "ma perché non si può dire, fare, niente?", secondo scalino; devi studiare,
lavorare, gli ormoni annebbiano un po‟ la vista.
Primo grado; "ma dopo, quando sarò autosufficiente, chi mi coccolerà, cosa farò tutto il
giorno?", primo scalino; si può giocare tanto, fino allo sfinimento.
Al pianerottolo… se solo potessimo tornare indietro, avere la classica seconda
opportunità!
http://www.scripta-volant.org
Tutto inizia dalla scala evolutiva dell‟uomo, dove il punto di partenza non è
l‟australopithecus, ma noi stessi.
Non è filosofia specialistica, né chiacchiera da bar, ma semplici riflessioni.
“Perché in fondo una salita, è una cosa anche normale, assomiglia un po‟ alla vita, devi
sempre un po‟ lottare”, tratto da un testo degli Stadio, una frase cara nel contesto della
canzone, ma anche ideale linea di start del nostro viaggio.
Eh si, il viaggio della vita e affermare che parte in salita, è veramente dir poco.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2983
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
45
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
«Mia moglie? Non devi preoccuparti di lei». Leslie lo vedeva poggiato con la spalla
sinistra contro lo stipite della porta. La luce che proveniva dalla finestra dinanzi gli
illuminava la punta delle scarpe. Di fronte una donna si mostrava preoccupata.
«Tu la ami, lo so... farai come tutti gli altri, non la lascerai mai», la donna piangeva.
La luce assorbì i piedi nel passo che unì le braccia di lui a quelle di lei.
«Cosa dici stupida? Io mia moglie non la amo, è tremendamente scocciante. Lei crede che
io la reputi intelligente, che ami la sua sensibilità, che la veneri per il suo modo di scrivere
ma io semplicemente credo che sia di una noia mortale». Leslie non gli poteva vedere il
viso ma gli sentì sorridere le parole. La donna poggiò le labbra sul collo di lui, incominciò
a baciarlo.
Leslie aveva dovuto girare il capo per quella visuale, in quell'istante decise di riportarlo
alla normalità. Gli occhi si fermarono sul parato del corridoio, un insetto saltava da una
riga all'altra. I passi degli amanti le distolsero lo sguardo, doveva uscire in fretta dalla
casa.
Leslie era sdraiata sul letto una piazza e mezzo della sua stanza. Il palmo della mano
sinistra era rivolto al soffitto, così come gli occhi intenti a guardare un insetto vagare nei
pressi del lampadario. Sentiva la schiena inarcarsi. Era una posizione fastidiosa ma non
aveva intenzione di abbandonarla. Un brivido di freddo la costrinse a portare il braccio
vicino il corpo. Il computer acceso produceva un ronzio costante. Le aveva separate, le due
mani, perché non sopportava di sentirle giocare insieme, soprattutto era fastidioso toccarsi
le unghia. Il suo corpo come punto di partenza e come fine, qualcosa di insopportabile,
quasi viscido.
Il computer andò in stand-bye, lo schermo si annerì, smise di fare rumore. Il silenzio prese
a marciare nella sua testa, a vibrare nelle sue orecchie, sempre più forte, fino a che sentì il
peso d'essere presente, d'avere delle rotondità lì sotto la schiena che non trovavano uno
spazio appropriato tra le lenzuola. A quel punto lui entrò. Le disse di alzarsi, di vestirsi,
che dovevano andare a cena. Leslie non voleva andarci, aveva solo voglia del sapore aspro
ma fresco dell'arancia rossa. C'era una bottiglia di succo sul comodino. Gli chiese di
versarle da bere. Lui lo fece, poi le intimò di sbrigarsi, uscì e richiuse la porta. Leslie voltò
appena il capo verso il bicchiere ma tornò quasi subito a guardare in alto. L'insetto era
svanito. Lei continuò a guardare ugualmente. Di lì a poco lui rientrò nella stanza. Le gridò
qualcosa. Leslie disse che non aveva voglia di scendere. Lui chiuse d'impeto la porta e la
lasciò sola.
C'era un libro sul comodino, Leslie poteva vederlo attraverso la superficie del bicchiere;
era «Se una notte d'inverno un viaggiatore» di Italo Calvino. Immaginò d'avere un marito
interessato ai suoi libri, che a sentirla recitare dei frammenti dei suoi romanzi ne risultasse
così fascinato da inseguirne il continuo ovunque. Ecco, adesso lui stava correndo sul
soffitto verso le parole di lei come una caccia al tesoro. Come andrà a finire quel capitolo?
e apre una porta; quale dei due sceglierà? e si incammina verso un corridoio; lo amerà alla
fine? e non c'è più lui ma una donna che segue il piacere sul suo collo.
Leslie si scoprì malleabile, propensa a scivolare via tra una piega e l'altra delle dita, a
rintanarsi tra il polpastrello e la parte concava e priva di smalto delle unghie. Fissò il
soffitto, l'insetto era nuovamente lì.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2984
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
-“Antonio. Mi chiamo Antonio. Senza fissa dimora”.
46
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
-E’ il cognome, senza fissa dimora?
-“No. Di cognome faccio Antonini”.
-Nato?
-“Sì”.
-….lei è un burlone? Mi sta prendendo in giro? Guardi che ho molte persone che attendono dopo di
lei. Mi dica, per cortesia la sua data di nascita.
-“Io facevo l‟idraulico, non il burlone”.
-Quando è nato, sig. Antonino?
-“Sì, sì, lo so. Ho un tatuaggio, posso spogliarmi qui o devo andare in bagno?”
-….sig. Antonini, questa è l’anagrafe, non una sauna, vuole che chiami a raccolta i 123 utenti che
attendono il loro turno in modo che possiamo fare la ola mentre si spoglia per scoprire la sua data di
nascita, o cosa? …lei non si ricorda quando è nato?
-“No, sig.ra Anagrafe, ma posso sempre guardare il tatuaggio, così glielo posso dire”.
-Vabbeh, chiamo gli utenti in attesa e le cantiamo tutti insieme “Faccela vedere” di Vasco Rossi. Va
bene?
-“Vasco. Vasco Rossi. Sì. Sì, lo conosco”.
-Lei conosce di persona Vasco Rossi?
-“Sì, sì, sì. Siamo compagni di mensa, alla Santa Caterina”.
-Devo chiedere a lui, allora? A Vasco Rossi?
-“Ecco, sì, se proprio non vuole che mi spogli qui, se non posso andare in bagno, possiamo
chiamare il Vasco. Lui si ricorda un sacco di numeri a memoria. ….
Però ora me lo dà il certificato?”
-Mi dica dove è residente.
-“No”.
-Mi scusi, Sig. Antonino, ma lei dove mangia, dove dorme?
-“Ah. Sì. Beh. Gliel‟ho detto prima. In Santa Caterina”.
-Numero?
-“Ah. Sì. Beh. Dipende da chi arriva prima, ma di solito il mio numero oscilla tra il 12 e il
38, io arrivo quasi sempre a metà”.
-Mi scusi, ma non capisco. Qual è il suo numero civico?
-“Faccia 12 più 38 diviso 2. La media, 25.
Ecco, il numero mio è il 25, se poi è anche civico lo deve chiedere a Vasco, che di numeri se
ne intende assai”.
-….. Stato di famiglia?
-“Sì, sì, sì, questa la so. Stiamo tutti bene. Anche se non li sento da un po‟”.
-Sig. Antonino lei è sposato o no, ha una moglie o no?
-“Ah, sì. Beh. No, no, non ho nemmeno la fidanzata, vivo solo”.
-Mi dia il codice fiscale.
-“Non me la sento”.
-Non si sente di fare cosa?
-“Non me la sento. Di dire il codice. E‟ la mia bestia nera, non glielo voglio dire”.
-Mi scusi…ma perché?
-“Dicono che l‟ho infranto. Tante volte. Mi hanno detto così. Non penso sia più
utilizzabile, quel codice”.
-Il codice fiscale?
-“ Sì. Beh. Ora telefono a Vasco. Posso? Lui ne sa sempre una più del diavolo e di sicuro lo
sa se quello che ho infranto è quello fiscale oppure, vattelapesca, un altro codice della
malora. Posso chiamarlo ora?”
47
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
48
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2985
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
Sono tre ore che Diana Massi se la sta spassando nella stanza di un albergo a ore con un
uomo che non è suo marito.
http://www.scripta-volant.org
-Sig. Antonino ora lei mi ha proprio stufato. Se ne vada a casa, torni domani con il codice fiscale e il
numero civico e ne riparliamo. Arrivederci.
B80.
B81.
B82.
Nessuno si presentò allo sportello.
Passò il B83.
I tre amici, il B80 era il più grosso, croci celtiche anche sugli orecchi, il B81 il più magro e il
più cattivo, il B82 faceva solo la terza media, si alzarono appena uscì Antonio.
Antonio Antonino, laureato in matematica, homeless, aveva forse trovato un lavoretto
come magazziniere in un‟officina abbandonata in via delle Oche e aveva bisogno di un
Certificato di Esistenza in vita.
B80, B81 e B82 avevano i coltelli.
Antonio la testa confusa.
Non gli tornava la storia del codice fiscale.
Mentre scappava gli venne in mente la formula per calcolarlo. Si spogliò e lesse i numeri
tatuati sulla coscia.
Quando gli arrivò la prima coltellata sul fianco destro, si girò e urlò a voce alta il suo
codice fiscale:
NTN NTN 55L20 D612S.
Ma il B81 lo infilzò ancora e ancora, gridava FANCULO ROM DI MERDA.
Antonio sorrise, sotto l‟arco di trionfo di Piazza della Llibertà.
NTN NTN 55L20 D612S.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
49
Spero che non ne abbiano ancora per molto, sono stufo. Comincio a non sopportarli
più, gli appostamenti. Non posso neanche leggere, o rischia che me li faccio scappare.
Penso a casaccio.
Pioverà. Quel cane ha la rogna. L‟albergo dovrebbe rifarsi la facciata. Al giorno d‟oggi
le macchine sono tutte grigio perla. I numeri della targa di quella davanti a me fanno
scala massima. Quelli della macchina accanto fanno full. Cerco un poker, ma nisba.
Tre macchine dietro la mia c‟è uno che aspetta come me. Non l‟ho visto arrivare.
Legge, beato lui, dalla copertina pare un giallo.
Controllo per l‟ennesima volta la Nikon. E‟ a posto, lo so che è a posto. Ho già preso
una foto di Diana. Se uscisse insieme al suo bello l‟avrei chiusa qui, ecco le foto, ecco i
soldi, al diavolo quel batrace di Massi e che un dio qualunque aiuti la ragazza. Ma non
ci spero granché.
Mi metto a fissare il tizio che legge.
Dev‟essere dislessico, sono tre minuti che non volta pagina.
Cinque minuti.
Sette.
Fa finta di leggere.
O cazzo.
Succede tutto in fretta. Sempre così, le cose definitive.
Un libro sparisce, un braccio si tende, un lampo.
http://www.scripta-volant.org
Meno male che la prostata ancora va. Quando comincerà a perdere colpi dovrò
assumere qualcuno che mi dia il cambio in questa cazzo di macchina.
Naaa. Niente rompicoglioni fra i piedi.
E‟ arrivata più di tre ore fa, sola. Il suo amante non l‟ho visto, può essere uno
qualunque di quelli entrati dopo di lei.
Aristide Massi è un rospo arrogante e bilioso pieno di grana che si è comprato la
moglie di rappresentanza.
- Me li sbatta su una foto chiara, quei due. Voglio quella troia fuori di qui in mutande
come c‟è arrivata – m‟ha detto.
L‟ho odiato subito.
Ma paga bene. Mi sono fatto comprare anch‟io. Lo facciamo tutti, chi più, chi meno.
Lei è uno schianto. Si è accorta troppo tardi che il prezzo che doveva pagare per una
fottuta vita da ricca era più alto di quello che era in grado di sborsare.
Storia vecchia, la solita, non mi viene manco più la nausea.
Un altro paio di agenzie, prima di me, non sono riuscite a beccarla in flagrante, ha
detto il rospo.
Perché la ragazza è prudente. Sa che il marito la fa controllare e prende le sue
precauzioni. Ma usa trucchetti rimediati in qualche storiaccia di spionaggio, deve essere
alla frutta.
Oggi è uscita da casa bionda ed è entrata in albergo bruna, per esempio.
Mi ha fatto sorridere. Ha pochi anni più di mia figlia.
Mi piacerebbe dire che l‟ho incastrata perché sono il migliore. In realtà, è stata
sfortunata. Ho la fissa della camminata delle donne, io. Ognuna si muove a modo suo,
non ce n‟è due uguali. Ci ho passato la vita, a guardarle, e non è poca vita.
Perciò è stato inutile che si mettesse una parrucca e rivoltasse il cappotto double face
nel cesso di un bar. Diana Massi ha un passo strepitoso.
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
50
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2986
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
Non lo sappiamo, o piuttosto lo ignoriamo del tutto, perché proprio non ci badiamo,
http://www.scripta-volant.org
Una macchina sgomma, una donna è a terra.
Tutto qui.
Mi precipito fuori.
Diana Massi è ancora viva. Muove le labbra ma non esce suono. Mi guarda. Ha gli
occhi viola.
Mi avvicino al suo orecchio : - La pagheranno, quei bastardi. Lo giuro.
Per tutta risposta, lei muore.
Mi dileguo fra la solita folla che si raccoglie intorno alle disgrazie. Nessuno fa caso a
me, nessuno ci ha mai fatto caso.
Così, io seguivo lei e quello seguiva me. Con un incarico diverso. Figlio di puttana.
Nessuno mi prende per il culo.
Ho il numero di targa. Ho Aristide Massi. Ho la .38.
Il mio lavoro comincia adesso.
ma ogni sera, quando stanchi dopo una giornata intera, ci corichiamo sfiniti a letto, inizia
un incredibile viaggio. Ebbene si, siamo sempre in movimento anche quando pensiamo di
stare fermi, perché la rotazione terrestre non conosce sosta. Eppure la sera ci
abbandoniamo con noncuranza nei nostri letti, senza sapere che saremo in viaggio tutta la
notte e solo l'indomani torneremo nello stesso punto da cui eravamo partiti ieri. Questo
accade perché continuamente occupati dalle nostre attività, pensiamo di essere noi a
muoverci, a direzionarci a manca e a destra, su di una superficie statica e immobile. Ed
invece alloggiamo precariamente, senza rendercene conto, ai piedi dei monti dalle creste
aguzze o sulla pianeggiante superficie della pianura, o in isolotti affioranti dalle
profondità delle acque, su di una trottola in perpetuo moto, che vortica in ellissi irregolari
nello spazio, come sospesa nel vuoto, confinante con altri sistemi, che forse per fatalità, o
legge interna inscritta nei fenomeni, colliderà un giorno sfrangiandosi in minutissime
particelle. Così ogni notte, come fosse cosa scontata e normalissima, il globo ci porta a
spasso, girando e ruotando a ritmo vertiginoso su se stesso, come una ballerina affetta da
labirintite, in preda a una mattana alcolica. Certo questo avviene anche di giorno, ma
indaffarati come siamo, presi dai nostri negozi, chi vi porrebbe mai mente? Eppure anche
chi tiene conto di questo continuo viaggio che la terra compie su se stessa, raramente
inclina al pensiero di cosa accadrebbe, se di punto in bianco, dall'oggi al domani, il globo
col mal di capo per tutte queste rotazioni, smettesse di colpo di girare, fermandosi come
imbambolato. Se mai ciò dovesse avvenire, un giorno durerebbe quanto un anno per la
gioia degli sfaccendati, dei pigri, che già soliti a rinviare tutto a domani rimanderebbero
direttamente all'anno prossimo, e di contro sarebbe la dannazione degli uomini d'affari,
che vedrebbero terribilmente dilazionarsi i loro tempi. Esulterebbero allo stesso modo i
debitori di questa provvidenziale dilazione, imprecherebbero i creditori. Alcuni tra i
condannati a morte, di temperamento ottimista, tirerebbero un sospiro di sollievo e
penserebbero a far istruire una nuova strategia difensiva al loro avvocato, i pessimisti
invece ne trarrebbero ulteriore argomento per accusare l'accanimento della sorte, prodiga
di quest'ultimo supplemento di pena alla pena. Gli innamorati vivrebbero l'illusione che
vuole eterno il loro giorno, o perlomeno sarebbe allungato in un anno. Per i filosofi, gli
asceti, i rassegnati, non mi sembra che cambierebbe granché. Per chi aspetta il giorno di
messianiche rivoluzioni, ad esempio gli apocalittici, sarebbe quello il giorno che colma
tutte le attese della storia. Per chi della vita invece conosce ogni inganno e illusione,
sarebbe solo la solita solfa, broda allungata, ma sempre broda insapore. Ma la sera, non
esiste punto più fermo della nostra vita, conclusione più desiderata di quel letto che ci
accoglie e su cui ci stendiamo fiduciosi, dimenticando tutti i pasticci della giornata. E
intanto il viaggio comincia, la terra compie il suo giro e noi sotto le coperte. Arriveremo
domattina, senza accorgercene, che ci ritroveremo nello stesso punto da cui siamo partiti
la sera prima. E così sempre, fino a quando quel giorno, che si avvicenda in nulla
differente a qualsiasi altro per il moto terrestre, scopriremo quanto è stato breve questo
giro di giostra.
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2987
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
Lui era freddo, proprio come le terre da cui proveniva. Non potevo fare altro che restare a
contemplarlo in silenzio, mentre la notte ci avvolgeva lenta, nascondendo ogni cosa.
51
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
52
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2988
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
Certo, per essere buio era buio lì dentro. Mi muovevo nuotando sicura nell‟oscurità,
facevo capriole, piroettavo su me stessa, volteggiavo leggiadra pur nell‟angusto spazio
concessomi. Ormai erano mesi che mi allenavo, in attesa di una prova della quale ignoravo
http://www.scripta-volant.org
Eppure era tutto ciò che desideravo, ciò che per molto tempo avevo inseguito. Le risposte
erano tutte lì, ma le domande che affollavano la mia testa erano troppe, come sempre.
Camminavo velocemente lungo una strada che non sapevo dove mi avrebbe portato,
senza direzione, senza pensieri. Nonostante il buio e la neve in terra, avvertivo uno strano
calore, che mi accompagnava nella mia marcia, senza abbandonarmi.
Lui era sempre lì, procedeva al mio passo, leggero come un sibilo ma penetrante come una
frustata in pieno volto. Anche se non stava parlando, lo sentivo gridare, lo vedevo agitarsi.
Mi voleva fermare, ma io ero più forte di lui. L‟avrei annullato alzando il palmo della mia
mano. Non aveva più segreti da svelare, perché ormai ero la sua padrona. Sorridevo a
quell‟idea e lui beffardo, fingeva di soccombere alla mia superiorità. Mi soffiava sul cuore,
il dannato, e sapeva accarezzare la mia anima come pochi.
Ormai non c‟era più niente intorno a noi, le luci della città iniziavano a diventare un
miraggio sfuocato. Anche i suoni si erano ovattati, calpestati dalla neve che aveva ripreso
a scendere su di noi. Per qualche scherzo del destino, le nostre strade si erano incrociate in
quel crocevia. Ora le nostre anime selvagge ballavano un romantico lento, sulle note di
una sinfonia eterna.
Amavo il suo silenzio, e adoravo il modo in cui mi osservava. Lo respiravo cercando di
comprendere la sua essenza. Era sempre differente e ogni volta che lo assaporavo mi si
bloccava il respiro. Era l‟unico modo per possederlo, perché in genere gli piaceva
sfuggirmi.
Ma non quella volta. Si lasciava plasmare dalle mie mani, finché ad un tratto ero certa di
averlo in pugno. Mi sbagliavo. Ci mise un attimo a ribaltare i ruoli, ed io mi trovai a terra,
senza sapere nemmeno come. Era riuscito ad arrestare la mia folle corsa. La neve mi
cadeva sul viso, inflessibile, raffreddando istantaneamente i miei istinti. Le mani avevano
smesso di ribollire, mentre lentamente perdevo la cognizione del tempo. Era l‟assenza del
Tutto.
Solo in quel momento mi mostrò la sua vera forza, raggelandomi senza sconti. Ed io non
ero più che una bambola nelle sue mani, alimentata ancora da un soffio di vita. Chiusi gli
occhi precipitando nel suo mondo silenzioso e freddo. Solamente allora compresi il suo
amaro risveglio.
Il vento del Nord è come un bacio lento, ma quando pensi di possederlo, lui ti ha già
ucciso.
persino l‟esistenza, figurarsi le modalità. Ma, naturalmente, non mi ponevo affatto il
problema, inebriandomi dell‟essenza liquida che mi circondava e assimilando il
nutrimento vitale attraverso le connessioni primordiali che mi univano alla sorgente della
mia esistenza.
E se, talvolta, qualcuno di quei guardoni impiccioni sempre lì pronti a manipolare il fisico
del mio corpo-guida le consigliava di tenere sotto controllo i valori, il peso, di non
mangiare troppo, ecco che un calcione ben assestato da parte mia ricordava a tutti le giuste
priorità.
Sì, ero davvero soddisfatta del mio piccolo mondo amniotico, germogliavo oziando e
godendomi il tepore rigenerante di quel confortevole cantuccio, tranne quando i soliti
ficcanaso non cominciavano a sondarmi con quei loro strumenti invasivi.
I benefici della mia condizione erano però maggiori degli svantaggi; soprattutto
quell‟atmosfera ovattata, rilassata era per me salutare e rasserenante: mi sembrava di
percepire lì fuori una realtà caotica, chiassosa e sfibrante, così lontana da quello che offriva
la mia tana. Soprattutto quel rumore indistinto costituito da urla, suoni sconnessi e
schiamazzi mi intimoriva molto.
Fino a quello straordinario evento. Già da qualche giorno il mio nido era scosso da sussulti
incontrollati e imprevedibili; io li attribuivo alla tremenda mania che si era impossessata
del mio corpo-guida e che lo costringeva ad allenarsi quotidianamente, agitando e
muovendo freneticamente ogni centimetro intorno a me.
Quando giunse il momento, inconsapevolmente seppi cosa era giusto fare. Una luce
fortissima investì il mio esile corpicino e mi colpì come un maglio. L‟aria era rarefatta,
nessun residuo di quel liquido caldo mi avvolgeva e un freddo pungente mi colse,
spaventandomi.
Aprii la bocca e, incredibilmente, sentii provenire da essa uno di quei terribili rumori dei
quali finora avevo temuto. Gli altri esseri presenti emettevano suoni meno fastidiosi dei
miei, rivolgendosi a colei che mi aveva generato con appellativi quali: “signora”,
“Federica” o “mamma”.
Imparai che ogni cosa aveva una denominazione in quel mondo pazzesco e mi affezionai
subito a quel termine, mamma, che scelsi per definire la mia sorgente di vita.
Malgrado sentivo di essere esposta a pericoli maggiori rispetto alla mia condizione
precedente, sapevo di poter contare ora sull‟appoggio della “mamma”; in più avevo la
possibilità di scorgerne i tratti dall‟esterno che a me parevano davvero bellissimi.
Malgrado questo, mi sentivo ancora incompleta. Facendo finta di sonnecchiare ascoltavo
di nascosto i suoni emessi dagli esseri che mi circondavano e comprendevo che in quel
mondo, per essere considerata un‟entità vivente, avrei dovuto essere chiaramente definita.
“Dio”, “letto”, “Fede”, “ma è stupendaaaa!” erano tutte espressioni che non capivo ma che
intuivo distinguessero cose ed esseri viventi.
Anch‟io volevo esserlo e per questo avevo bisogno di un “nome” (così lo chiamavano)!
Non posso descrivere la gioia che riempì il mio animo quando finalmente qualcuno rivolse
a mamma la tanto attesa domanda: “Qual è il suo nome?”.
Lei mi guardò col suo sguardo fiero e dolce e io fui sicura che si riferiva proprio a me. Poi
alzò gli occhi verso quel “qualcuno” e dichiarò, solenne, felice: “Il suo nome? Viola!”
53
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
° Commenta questo racconto: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2989
° Vota qui: http://www.scripta-volant.org/forum/viewtopic.php?f=47&t=2958
Da un paio mesi conduco una vita totalmente sregolata, che neanche Vasco.
54
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
55
Intendiamoci, sono mesi particolari, da vivere, nuovi. Di crisi. Di rottura. Sorprendenti
seppur attesi. Non che non faccia programmi quando mi sveglio la mattina alle cinque o
nel primo pomeriggio, ma immancabilmente nel corso della giornata faccio di tutto tranne
quello che mi ero prefissato, che neanche un qualunque politico italiano al parlamento.
Innanzi tutto non ci sono orari, o meglio ci sono, forse, ma non dipendono certo da me.
Dormo quando capita, mangio se ho fortuna. Un pezzo di formaggio o una banana un
giorno; il giorno dopo antipasto di pesce, due primi e tre secondi. Non passa notte senza
che non mi svegli di soprassalto nel bel mezzo di .
Non esco quasi più, solo qualche volta al cinema; passo intere giornate in casa, arrivo a
sera e mi chiedo cosa ho fatto durante tutto il santo giorno. Non è che tutto sia cambiato,
continuo ad ascoltare musica in ogni momento e dappertutto, continuo a leggere libri
illeggibili e a scrivere pagine discutibili. Insomma, da un rapido calcolo solo il 72,5 % di
ciò che mi riguarda è cambiato che neanche i sondaggi che c‟azzeccano.
Vorrei precisare che nonostante tutto non faccio uso di sostanze stupefacenti, non fumo,
non bevo più del giusto a parte feste comandate. Anzi, in questo ultimo periodo mi sono
riscoperto molto più paziente di quanto non credessi che neanche un italiano medio con le
spalle al muro che sfodera doti impensabili un minuto prima.
Chiaro che la mia efficienza sul lavoro ne risente. In qualche modo però maschero la mia
stanchezza esagerandola (il miglior modo per nascondere è accecare) e tutti si mostrano
comprensivi e solidali che neanche Veltroni.
Altrettanto chiaro che questo periodo debba pur finire perché le mie riserve fisiche e
psicologiche sono limitate che neanche l‟uranio nel mondo. Quando finirà non lo so.
Qualcuno mi dice di tener duro, passerà tra qualche mese. Altri mi tranquillizzano che ci
siamo passati tutti, ma io non sono comunque di quelli che si felicitano del mal comune o
del mezzo gaudio; io la prendo filosofico-banale e mi dico che passerà quando vorrà
passare. Di certo quando finirà sarò diverso da come ero quando è iniziata, quindi sarà un
finale aperto che neanche al cinema.
Ho imparato la lentezza, ho imparato la cura, ho imparato il dettaglio, ho imparato la
fragilità, ho imparato la dipendenza che neanche i nostri nonni.
Quindi un po‟ me la godo, ma forse anche più di un po‟. Assaporo l‟attimo che neanche
Robin Williams.
Intanto Riccardo cresce a vista d‟occhio.
http://www.scripta-volant.org
Qualche volta spero che questo periodo passi in fretta per la curiosità di vedere cosa
succederà dopo; altre volte vorrei non finisse mai perché so che non tornerà e quando mi
volterò indietro ne sentirò la mancanza che neanche il guanto col suo gemello. Perché non
c‟è stanchezza che non ti permetta di ricordare con nostalgia un Erasmus lontano da casa o
una gita scolastica passata in bianco.
56
http://www.scripta-volant.org
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso
VOLANZINE
ANTOLOGIA "LE 400 COLPE"
COS'E' UNA VOLANZINE
Concorso per racconti brevi, per
partecipare al quale è sufficiente
la registrazione gratuita al
Portale
Scripta-Volant.org.
Il concorso è gratuito e viene
organizzato ogni due mesi.
I racconti devono avere la
lunghezza massima di 3600
battute spazi inclusi e devono
essere inediti.
SCADENZA: 30
giugno 2011
Leggi tutto il regolamento»
SCRIPTAG
SCADENZA:
dal 30 giugno 2011
fino al raggiungimento
del numero massimo di
25 racconti partecipanti
"Lavoreremo tutti insieme alla
costruzione di quella che sarà
l'antologia più grande fino a
ora realizzata".
Saranno 400 i racconti che
costituiranno l'antologia "Le
400 colpe", una raccolta di
racconti brevi incentrati sul
senso di colpa.
“Le 400 colpe” è un concorso
per racconti brevi che premierà
i migliori racconti, con la
pubblicazione all’interno della
prima antologia volante!
Leggi tutto il regolamento»
RADIO VOLANT
Vuoi essere pubblicato in un
libretto si circa 16 pagine e
distribuito in tutta Italia, nelle
librerie e nelle migliori fiere
del
libro?
Mandaci un racconto, che non
superi le 20.000 battute, spazi
inclusi
e
partecipa
al
forum ScripTAG!
In collaborazione con 18:30
Edizioni
Leggi tutto il regolamento»
SCADENZA:
sempre attivo
Periodicamente, la Redazione
Scripta-Volant sceglierà tra i
racconti
inseriti
in SCRIVOLIAMO (la sezione
del forum dove tutti gli utenti
possono inserire i loro scritti)
alcuni
racconti
che
maggiormente si prestano alla
lettura, che verranno registrati e
inseriti nella Radio, previa
autorizzazione
da
parte
dell'autore.
Per
qualsiasi
dubbio
o
informazione, la Redazione è
disponibile!
[email protected]
http://www.scripta-volant.org
SCADENZA:
15 MARZO 2011
57
Scarica

VolanZine n°14: tutti i racconti in concorso - scripta