Agattone [L'arte di astrologare cenando] Commedia in tre atti, un prologo, interludio ed epilogo AGATTONE Gnoccata DRAMATIS PERSONAE CIRO PAUSANIA, un astrologo partenopeo, maestro di Fortesimmaco LORENZOCRATE, un arconte filosofo, maestro di Agattone FORTESIMMACO, l'ugro-finnico esarca tenutario di Norvegia AGATTONE, un poeta specioso ed inattuale, postulante alla scuola di Lorenzocrate TRISTOCIANO DA PIGNA, un corpulento e sregolato sileno EULALIADE, la compagna di Lorenzocrate MENEFEDRO, la compagna di Ciro Pausania ARISTANGEL, la compagna di Agattone BARBADORA E GLAUCONA, due streghe DIOTIMA FORCIADE, una misteriosa vestale Uno sconosciuto Un giovane pastorello 2 AGATTONE Gnoccata SOMMARIO LECTORI BENEVOLO .............................................................................6 LUOGO E CRONOLOGIA DELL'AZIONE .................................................7 NOTIZIA PRIMA .....................................................................................8 INCIPIT............................................................................................. 14 PROLOGO DRAMMATURGICO .................................................. 15 Tristociano, Barbadora e Glaucona riuniti nell'Averno ........... 15 ATTO I.................................................................................................. 21 NOTIZIA SECONDA............................................................................. 21 Il luogo della gnoccata e primo inganno di Tristociano ........... 21 NOTIZIA TERZA.................................................................................. 30 Ciro Pausania e Fortesimmaco sull'arte di scrivere libri......... 30 Elogio di Fortesimmaco .............................................................. 34 Il tentativo di avvelenare Lorenzocrate viene sgominato da Agattone........................................................................................ 35 Il mito di Atamante....................................................................... 38 INTERLUDIO DRAMMATURGICO............................................. 41 NOTIZIA QUARTA .............................................................................. 41 Tristociano decanta la qualità dei cibi della mensa.................. 41 Prima "stretta di mano" tra Fortesimmaco e Tristociano......... 45 Eulaliade, Menefedro ed Aristangel sull'arte di parlar dei propri mariti cenando ............................................................................. 47 3 AGATTONE Gnoccata ATTO II ................................................................................................ 51 NOTIZIA QUINTA................................................................................ 51 Tristociano inaugura la discussione sulla profezione astrologica ....................................................................................................... 53 Nuova "stretta di mano" tra Fortesimmaco e Tristociano ........ 55 Replica di Ciro Pausania a Tristociano ..................................... 61 Il conto del "nuovo millennio" .................................................... 61 Lorenzocrate riassume gli interventi precedenti e fornisce il suo primo personale contributo ......................................................... 63 Agattone sulla satira politica ...................................................... 68 Agattone sulla Grande Rete ........................................................ 70 Secondo e decisivo contributo di Lorenzocrate ......................... 74 Stallo drammaturgico. La palinodia del brigante ..................... 77 Uno sconosciuto domanda l'autografo ad Agattone.................. 79 Un nuovo paradigma dei transiti di Giove................................. 80 Il gatto di Schoroedinger e il decimo pianeta ............................ 82 Lorenzocrate istiga Diotima all'intervento ................................ 86 Monologo di Agattone ................................................................. 86 ATTO III............................................................................................... 89 NOTIZIA SESTA .................................................................................. 89 Le "lusinghe omeriche" di Agattone in onore di Diotima ......... 90 Diotima precipita Tristociano nell'Averno................................. 91 Intervento di Diotima a sostegno della «virtus intuitiva» ......... 92 Lorenzocrate sul concetto di «sincronicità» .............................. 97 Intermezzo drammaturgico. Dialogo sui minimi sistemi........... 98 4 AGATTONE Gnoccata La parabola vivente del giovane pastorello ............................. 101 Perplessità sull'esistenza del decimo pianeta e nascita di un "nuovo punto" oroscopico ......................................................... 105 Monologo conclusivo di Agattone ............................................ 108 Anatema e cacciata nell'Averno delle due streghe .................. 109 EPILOGO ........................................................................................... 111 NOTIZIA SETTIMA ............................................................................ 111 5 AGATTONE Gnoccata LECTORI BENEVOLO Quella che segue è una scanzonata commedia di piacevoli inganni e pasticciate atmosfere eufoniche. Ma in certi punti e per certi versi è molto più simile alla decadente tragedia della ragione, dell'intuito e dell'illusione, poiché in quest'epoca prava e sterile d'arte, l'umano progresso è mortificato. La scienza stessa, insofferente alla benda del lutto, partorisce mostruosi artifici dentro e fuori di un'algida mangiatoia; e lo spirito dell'uomo, abbandonate le fiere vesti di Mito e Fantàsia e rivestiti i panni sibariti dell'irragionevole Bruto e dell'assurdo Jago, soffia spettrale il proprio alito su quella stessa greppia. 6 AGATTONE Gnoccata LUOGO E CRONOLOGIA DELL'AZIONE L'azione si svolge quasi interamente all'interno di una insana stamberga sciaguratamente scelta da Agattone presso la Santa Croce, a cui si è giunti dopo i fasti di un'orazione pubblica. Nel prologo drammaturgico il luogo è invece la strada che conduce Tristociano, Barbadora e Glaucona nell'Averno. Nell'epilogo la scena si sposta sulle cerulee rive del fiume Letè, i personaggi sono sempre gli stessi del prologo. Là ad attenderli ci sarà però la piZia Diotima Forciade. La data in cui avviene la Gnoccata è indicata da Agattone all'inizio di uno dei tre annuali moti retrogradi apparenti di Mercurio, proprio durante l'esatto diametro tra il Sole e Saturno, che, nel tema natale del poeta, si verificò esattamente sull'asse Mediocielo/Imocielo. Quel giorno gli dei non gli furono dunque propiZii... 7 AGATTONE Gnoccata NOTIZIA PRIMA Barbadora nell'Averno, con cui il dramma si apre, è una fattucchiera di blando lignaggio e sarebbe disposta a pagare più di una mina pur di partecipare in prima persona ai mirabili dialoghi della Gnoccata, ma non ha dalla sua sufficiente dote, né per natura, né per sorte. Castigata nei ricordi dall'anatema della piZia Diotima Forciade, di quell'incontro Barbadora deve quindi accontentarsi di un sunto fatto per bocca di Glaucona, anch'essa strega e degna compare di Barbadora, benché, nell'arte di astrologare darà prova d'essere ancor più peregrina di questa, pavesando la propria inconsistenza perfino con lo sguardo. Ma a differenza della compare, la memoria di Glaucona è stata risparmiata dalle ire della piZia ad opera degli dei sereni, i quali hanno condannato le due streghe ad espiare le proprie colpe attraverso il percorso a ritroso di Mneme, la memoria appunto, un tragitto psichico che è simboleggiato dal loro soggiorno nell'Averno. Quando all'esordio dell'azione dialogica l'Arconte Lorenzocrate rischia di bersi la cicuta, Barbadora e Glaucona faticano a trattenere un gran pianto giungendo fino a stracciarsi simbolicamente le castigate vesti, salvo poi ricucirsi tosto quegli anticipati strappi, poiché, svergognate dai fatti e con loro contrariato stupore, prendono atto che l'ampolla contenente il venefico fluido è stata prontamente sostituita poco prima del brindisi da Agattone, che l'ha scambiata con un autentico e genuino mosto Salamino della Santa Croce. Aristangel si reca con Lorenzocrate sul luogo della Gnoccata, ma questi è completamente all'oscuro dell'ignobile inganno nel quale il poeta Agattone sta per cadere vittima. 8 AGATTONE Gnoccata Lorenzocrate crede infatti d'esser stato accompagnato alla Gnoccata proprio da Agattone stesso, che invece è restato indietro come un gatto da pastore temendo d'aver perso per strada i propri preziosi ospiti. Soltanto in un secondo tempo Agattone prende coscienza della tragica realtà: un infame raggiro perpetrato ai suoi danni gli è stato ordito da Tristociano da Pigna che, spalleggiato da Barbadora e Glaucona, nutriva ascoso il fine di screditare il poeta di fronte ai convitati per potersi quindi aggiudicare il titolo di incontrastato anfitrione della bella Gnoccata. Ma anche costui, al termine del dramma, verrà poi precipitato nell'Averno, insieme alle due mendaci maliarde, ad opera della piZia Forciade. L'Arconte Lorenzocrate partecipa volentieri a quell'astromantica adunata, ma in realtà, la sua presenza lì, va considerata un ricco orpello. Egli appartiene a ben altra congrega: la scienza. Tuttavia, raccolto in religioso silenzio, Lorenzocrate ascolta quei magnifici cantori d'Urania mentre esprimono le proprie tesi, lasciandoli parlare per tutta la durata dei rispettivi turni. Naturalmente, ognuno in cuor suo sospetta che Lorenzocrate è sempre un passo avanti rispetto agli interventi perorati, al punto tale che l'Arconte non tarda a rivelarne pubblicamente i sensi, restando però sempre assai amichevole con tutti, tanto nei toni, quanto nella forma che via via, nel corso del secondo e terzo atto, l'astrologica tenzone verrà ad assumere. Menefedro è la dolcissima compagna di Ciro Pausania. E' una delle tre protagoniste dell'intermezzo drammaturgico, tende però a voler restare sull'orlo della vicenda in qualità di silente deuteragonista, forse per non suscitare troppo su di sé le attenzioni di una folla di sconosciuti. E' un personaggio schivo, taciturno, ma viepiù sobrio e salace quando parla e dal linguaggio ricco di suscitazioni vernacolari. Per tutto il resto della Gnoccata Menefedro si perita di arginare 9 AGATTONE Gnoccata l'esondante lingua sfrenata di Eulaliade, senza tuttavia riuscirvi. Seduta di fronte ad Aristangel, Menefedro tenta di cogliere di quest'ultima la fuggevole e diafana psicologia, salvo poi ravvisare in quella giovane dama lo specchiato riflesso di se stessa. Ciro Pausania è un retore esperto. La preclare Gnoccata è proprio in suo onore. Nell'arte di astrologare egli esprime le idee più in voga. Il margravio Ciro Pausania è stato invitato a quel desco dal poeta Agattone, ma costui lo ha poi indelicatamente abbandonato a se stesso preferendo sedersi a fianco di Lorenzocrate, dal cui maliardo fascino il poeta è incapace di sottrarsi ancorché per un attimo, pure a costo di collezionare, senza soluzione di continuità, molteplici acri epiteti di villania provenienti dagli scandalizzati ospiti. Fortesimmaco è il valoroso principe tenutario di Norvegia. E' medico, ma senza saperlo. Egli, perfettamente in sintonia col proprio monolitico temperamento ugro-finnico e appassionato estimatore di Ferdinando Pessoa, si compiace di apparire in pubblico come un semplice contabile. La sua stretta di mano è però tanto terapeutica quanto miracolosa. Non lascia il malcapitato carpo fintantoché non ravvisa nello sguardo dell'interlocutore l'intensa smorfia di dolore dovuta a quella virile sollecitazione pressoria. Le sue idee sull'arte di astrologare sono un mirabile tributo a quelle di Eraclito. Ora, questa posizione del principe Fortesimmaco è a dir poco curiosa, poiché, dalla lettura della sua frammentaria opera, ci è noto che il filosofo efesino non trattò mai di quest'arte, salvo che per un fuggevole riferimento metaforico contenuto nel frammento 186, in cui è scritto: «La scienza dell'uomo è recondita, mentre l'uomo stesso non lo è per niente. Il più grave errore umano consisterà nella divulgazione del Malleus Maleficarum, in barbarica glossa, con cui si tenterà di svelare ciò che è già rivelato, mentre, in realtà, si rinchiuderà per sempre ciò che da sempre è recondito.». 10 AGATTONE Gnoccata Di Tristociano da Pigna si è già scritto. E' appena il caso di tratteggiarne qui la dramatis persona. Si dà arie di agiato commediografo, ma in realtà fa il giostraio al teatrino dei pupi di San Martino sulla Secchia. E' di imponente corporatura, benché assai più ampio che alto. Nel folto della sua perniciosa barba incolta e tra il sottobosco dei suoi ispidi crini trovano alloggiamento a ecosistema rarissime specie di larve pilifere di Hyphantria Cunea e di Processionaria Indivia. E' un incontrastato intenditor di gnoccate, benché soltanto di quelle relegate ai più plebei retaggi. Smaccatamente armato di filippica orazione condita da demagogica prosopopea, il Pigna tratteggia profili culinarii degni del più infervorato fautore ed appassionato buongustaio. Di tutti i commensali presenti egli non teme forchetta alcuna. Il suo pensiero è quello dei "fisici", con periodiche puntatine nella teorica della pístis dei Feaci e non disdegna neppure le pose dialettiche e le iliache inflessioni dell'ingegner Roberto Vacca. Anche di Agattone si è già fatto cenno. E' appena il caso di ricordare qui il suo ruolo di poeta "tragico". Della sua poesia inattuale ci sono pervenuti ben pochi frammenti. Ma la sua è una poesia "ab occasio", un'arte d'occasione, spesso dedicata ad amici, potenti e circoli ristretti. Un'ispirazione, quella di Agattone, che rimane relegata nel dorato ghetto privato di sofisticati salotti, un'arte che è quindi scevra di qualsiasi impatto mediatico-popolare. Per tutta la Gnoccata Agattone resta seduto al fianco di Lorenzocrate, dal quale attinge il nettare dell'immortalità come fosse una spugna secca naufragata su di uno scoglio del Metaponto. Il giovane poeta non comprende assolutamente nulla di ciò che Lorenzocrate dice e sostiene, ma per Agattone è più che sufficiente godersi la convivenza epiteliale con il proprio maestro e guida. Eulaliade è la degna compagna di Lorenzocrate, ma per tutta la Gnoccata ella si comporta come a voler evitare che questa 11 AGATTONE Gnoccata cosa si sappia in giro. Ricerca perpetuamente la compagnia di Menefedro, Aristangel e Agattone, i quali ricambiano volentieri quelle mussanti esternazioni di gioia e stima. Imperocché, gli ospiti non possono fare a meno di domandarsi come mai Eulaliade eviti con tanta cura il compagno Lorenzocrate, quasi a voler ribadire la propria estraneità a quella preclare unione. La presenza di Eulaliade alla Gnoccata è determinante. Senza di lei le focaccine di pasta lievitata e le tortillas avrebbero senz'altro il retrogusto della frittura di pesce, e il vino - che senza il consenso di Eulaliade non fa spuma in alcuna parte dell'universo - svelerebbe immancabilmente l'aroma del turacciolo di sughero muffito. Resta infine da presentare la nobile vestale piZia Diotima Forciade, non fosse che, di ella, nulla si sa per certo. Di costei non ci è neppure nota alcuna fonte, probabilmente si tratta di una invenzione poetica dell'autore. All'inizio del terzo atto, Agattone la costringe ad un larghissimo e potente intervento per sorreggersi a lei nella speranza di veder confutate le tesi sostenute dal maestro Lorenzocrate. In principio, Diotima si mostra alquanto recalcitrante ad intervenire, ma poi, incalzata dalla verve elegiaca e dalle irresistibili "lusinghe omeriche" di Agattone, si decide a prendere la parola. E la sua opinione sull'arte scontenterà non poco Lorenzocrate, poiché la piZia concentrerà i propri sforzi in difesa del Mito, mantenuto vivo dall'intuito, a discapito delle sensate esperienze e certe dimostrazioni, degne ancelle della scienza. Al termine del suo lungo intervento, Diotima Forciade pronuncerà l'anatema di condanna nei confronti del ribaldo trio smargiassico-stregonesco che, a mezzo di ignobili inganni, ha pervicacemente tentato di turbare la naturale serenità della Gnoccata. Per volontà della piZia, Barbadora, Glaucona e Tristociano saranno precipitati nell'Averno e là si riuniranno, privati però della propria memoria dei fatti. Ma a Glaucona, come già si è detto, la memoria di quegli 12 AGATTONE Gnoccata avvenimenti verrà risparmiata e, attraverso il suo racconto, quei tre cacciabrighe saranno costretti, se vorranno uscire illesi dal Tartaro, ad emendare ogni loro errore riesaminando il proprio comportamento e ravvedendosi così agli occhi degli dei. 13 AGATTONE Gnoccata INCIPIT «E' contraddittorio che ciò che fu ieri non sia stato, che ciò che è oggi non sia, ed è anche contraddittorio che ciò che deve essere possa non dover essere. Se tu potessi mutare il destino di una mosca, non ci sarebbe nessuna ragione che potrebbe impedirti di fare il destino di tutte le altre mosche, di tutti gli altri animali, di tutti gli uomini, di tutta la natura: tu ti troveresti alla fine più potente di Dio.» [Voltaire, Dizionario filosofico, Destino.] 14 AGATTONE Gnoccata PROLOGO DRAMMATURGICO TRISTOCIANO, BARBADORA E GLAUCONA RIUNITI NELL'AVERNO BARBADORA - Dove abbiamo sbagliato la nostra formula, o Glaucona, che per noi ora s'apre la forra dell'Ade? Perché mai occorre che noi si balzi a piedi vivi in questa burella? Accade magari per aver voluto dare laido sfogo alle nostre esigenti budella con troppa graveolente busecca? GLAUCONA - Taci, sciagurata! Non fossi stata tanto diretta agli occhi di quel leggiadro, ora saremmo anche noi ben accomodate lassù, al tepore di uno sfarzoso salotto e non in queste stigie grotte. Quale angarioso diavolo ha preso te e quell'altro sbottegato 'sì da farvi tanto audaci da produrvi con prosopopea e concentata boria: «Ci vogliono anche i mezzi...». De conquibus! Che razza di sciocchina. BARBADORA - E tu allora non rinnegare la livida natura di cui sei fatta, proprio ora che il compluvio di Aidoneus ci opprime le irsute chiome con i suoi fetidi colonnati. Qui non potrà venirti in soccorso neppure Tristociano, a cui piaceva tanto salvarti dai tuoi stessi tranelli, o grattarti vezzoso il fianco con quelle sue grasse dita da cacciaio. GLAUCONA - Però anche tu tremi. E batti financo i denti. Ti ricordo che è stata proprio tua l'originale colpa d'aver provocato il giovane poeta. Se durante i carnei pasti di quel desco non gli avessi dimandato di spiegare prima con due, poi con quattro parole, il significato del suo balordo nomignolo, ora saremmo lassù dove ti dicevo, dentro confortevoli panni e con una frotta di ancelle tutte disposte ad assecondare i nostri favori. 15 AGATTONE Gnoccata BARBADORA - Smettila, velenosa vipera! Non conservo memoria alcuna di ciò che borbotti. Ti dimostri perfida anche quando non serve. Piuttosto. Non sarà che, come spesso ti accade, hai innalzato troppe volte il calice a Zagreo e sei tuttora vittima dei suoi ebbri fumi? GLAUCONA - A proposito di vino e veleno. Di chi fu poi la malaugurata idea di attossicare Lorenzocrate? Per giunta appena ci siam messi a tavola. Avessi almeno atteso il terzo o il quarto giro della staffa di rosso. Non sei altro che una sciocca strega. La tua cicuta non ha ucciso neppure la pianta di ficus nel cui invaso sono poi stata costretta a versarla. BARBADORA - Ha! Quali risa! Tu non sapresti riconoscere il ficus dalla scorzonera. Confondi la mandragora con lo zenzero e sei qui a darmi consigli? Impiega allora la tua perizia in qualcosa di utile. Forniscimi una fondata prova dei tuoi eccelsi poteri suggerendomi come uscire da questo arcano ghiaccio. Troppo a lungo abbiamo percorso questi cinerei sentieri di Plutos - quel figlio di Demetra e Ades - ora siam disperse in questo novissimo e pare che per noi non vi sia speme alcuna d'uscirne. [Intravede avanti a sé un'ombra diafana, confusa nel fitto della nebbia.] Ferma là! Non fiatare. Veggi anche tu quell'ombra laggiù? Avviciniamoci meste. Forse colà troveremo accolte le nostre pie richieste. Rabbrecciati l'acconciatura e restaurati il trucco Glaucona. Tenta come meglio puoi di mostrarti presentabile. [Si avvicinano all'ombra sullo sfondo con passo incerto e aggrappandosi una all'altra. Glaucona s'imbelletta alla meno peggio.] Chi è là? Chi siete? Movete pure il passo, tanto ormai v'ho veduto. Mostratevi. Non siete soltanto un'ombra, vero? Siete vivo... TRISTOCIANO DA PIGNA - Vivo? Sciagurate figlie della scalogna. Qual mi dimenai da vivo, tal son morto. 16 AGATTONE Gnoccata GLAUCONA - Ciano! Amor mio. Anche tu sei disceso in quest'erebo? TRISTOCIANO - Per gli oricalchi di Marsia! Ormai m'attendevo le cotte pinze di Calcabrina e Graffiacane. E invece siete proprio voi due, malaugurate femmine bislacche. Se dunque anche voi v'aggirate in codesta cloaca del diavolo mi punge vaghezza doverlo proprio alla vostra premura l'onore d'esservi precipitato. Per i capricci di Eracle bambino! Dovevam rinnovellare la nostra triplice adunata proprio qui, tra la bruma dell'Ade. E allora, donne versiere, rendetevi utili, aspirate profonde: forse questa nebbia ci riuscirà di respirarla tutta e così, defumigato l'etere, potremo più facilmente scorgere l'uscita di questa stagnata ghiaccia. GLAUCONA - Oh, povero Ciano. Il vino della croce e l'anatema di Diotima t'han costipato anche quel poco senno. Credi a me, non esiste uscita da codesto stabbio d'aure annegrite. Ci han proprio consegnati per benino, chiunque sia stato. BARBADORA - Deh! Tu la fai sempre tanto nera... Orsù, sollecitate insieme alle mie anche le vostre meningi. Ogni fiume conduce alla propria foce, non è così? Seguiamo pertanto l'impluvio del Cocito e... TRISTOCIANO - ... e finiremo tutti dritti in bocca all'ermo Lucifero. Frena la predella, Barbadora. Non pavesar ciò che non sai. Quel che di certo sappiamo è d'esser penetrati nel condotto che divora. Ma non so ancora se son più avvinto dalla paura o se piuttosto debbo restare fisso per lo scorno. Glaucona, donna facile, apprestati al mio fianco, 'sì che io possa per l'ultima volta scaldarmi al tuo blando tepore; in cambio ti farò pigre grattatine e ti vezzeggerò con mascule smorfie. E tu Barbadora che dici? Qual coartante prodigio ci avrà ficcati in questo fradicio Stige? 17 AGATTONE Gnoccata BARBADORA - Ha! Tu mi dimandi di poco. Io non ho ricordi di che pentirmi. Ma forse l'Erebo è patria dell'oblio proprio per questo, affinché all'umano che vi cade, proprio come fosse morto, non sia concesso ricordo alcuno, se non di quei due mali più spinosi: dolore e pena. TRISTOCIANO - Tapini tutti e tre che siamo. Così, privati dei nostri ricordi, diciamo pure addio alla meditazione dei nostri errori e con essa abbandoniamo anche la speranza della grazia che spetta ai poveri di spirito, ancorché ravveduti. Non v'è dunque speme alcuna d'uscire da codesto inferno? GLAUCONA - Con che congrega di disperati mi tocca consorziare!? Com'è possibile che non vi riesca di fare mente proprio su nulla? Io di quel dotto simposio ho impressi ancor come gaia favilla ogni minuto dettaglio e intricato fomento. BARBADORA - Ma che dici, pazza! Insisti ancora? Di qual dotto simposio ciancichi? Tu non sapresti rammentare financo il sapore della gloria che non ti si addice, come pretendi allora di ricordare non meno di noi i fatti di cui ti deponi a testimonio? TRISTOCIANO - Ben detto, Barbadora. Discolpati Glaucona. Come pretendi? GLAUCONA - Che la prora di Caronte vi pigli entrambi nella rete. Vi dico che io custodisco piena memoria delle luculente elucubrazioni di quegli archetipi numinosi. Non ricordate anche voi l'inganno comminato ad Agattone per fargli di proposito smarrir la strada? E le scorribande nell'arte ad opera del baccelliere Ciro Pausania? Come non ricordare le ardite dimostrazioni e i carpali assedii dell'ugro Fortesimmaco? E gli elogi di Agattone? Ma ancor prima di essi le tue stesse sventate contumelie, Tristociano. E il docile parlottìo di Menefedro e Aristangel? E le mussanti pose bacchiche di Eulaliade? Ma soprattutto, la chiusa dei lavori d'intelletto 18 AGATTONE Gnoccata operata dalla piZia Diotima Forciade sotto il maliziato pungolo di Lorenzocrate e per le lusingate adulazioni del poeta Agattone. Davvero non ricordate nulla di quel mirabile evento degno dell'età dell'oro? TRISTOCIANO - Per la barba dei più lurchi sileni! Gli dei non ci hanno allora del tutto abbandonati. Essi si sono però compiaciuti in questo gioco bizzarro. Difatti, mentre ci precipitavano in questo oblio alla velocità della coppa di Elio, al contempo han voluto fornire alla nostra Glaucona il dono di Lampetia, colei che illumina. E' giuocoforza assecondare il capriccio degli dei potenti. Non poniamo altro tempo in mezzo. Se vogliam nutrire speranza d'uscire da codesto brago occorre che Glaucona ci restituisca memoria di quegli accadimenti. Soltanto allora gli dei potranno concederci, se lo vorranno, il visto d'uscita, così da tornare ad inondarci gli occhi coi raggi possenti del biondo luminare. BARBADORA - Ciano ha ragione. Che aspetti? Glaucona, parla! Rinfresca i nostri sepolti ricordi... come se quaggiù fosse lecito adombrare il desiderio di rinfrescare alcunché. Ma se proprio a te è toccata questa incantata sorte, che così sia. Il freddo di questo immondo bacile mi è tanto algido che l'odio che nutro per te mi si gela in mezzo al petto. Son talmente occupata a frondare le folgori ghiacciate di Plutone che non ho il tempo di portarti il rancore che meriti; ma, d'altronde, lo ripeto, gli dei han scelto proprio te per far da scrigno ed io invece sto soltanto morendo di freddo. Saldiamo in fretta il nostro malnato debito con le Graie e togliamoci di torno da codesto malcapitato stabbio. TRISTOCIANO - Sì. Concordo in pieno. Avanti Glaucona, raccontaci per filo e per segno quei fatti accaduti che paiono usciti anzitempo dal nostro cranio. 19 AGATTONE Gnoccata GLAUCONA - E' così che mi ritrovo? Accompagnata ad un satiro allupato e ad una falsa e vile amica dotata di farisaica lingua? Giusto perché piovuti in questo tristo solco vi ostinate ancora recidivamente a pavesare le vostre degenerate nature. E invece vi dico che della vostra sbracata boria non avreste mai dovuto darne sfoggio lassù, direttamente negli occhi di quei potentati. Ma così è stato e così sia. Se il mio racconto potrà servire a mitigare l'ira della Graia e a farci uscire presto da qui, sarei disposta a narrarlo financo nella tana dell'orso. Non che voi due rappresentiate un pericolo minore: infatti, tu, Tristociano, così fradicio di mota, sei proprio del tutto simile all'orso bruno; mentre tu, Barbadora, impetrata in cima a quel globo ghiacciato nel tentativo di trarti all'asciutto i piedi dal gelido guado, mi ricordi l'arpia Podarge, che tuttavia non fu altrettanto lesta a contrastare il soffio di Zefiro. Non mi sembra ancora vero d'esser stata estratta proprio io dalla vengiante urna di Diotima! L'integrità dei mei ricordi m'incarica perciò d'educarvi a quei fatti come un tutore farebbe coi propri glabri efebi. E per tacitare sùbito le vostre monche obiezioni v'avverto che in questa mia recita non ammetterò irruenze o interruzioni. E dovrete perfino suggellarmi promessa che, nei punti in cui il mio racconto solleverà inevitabilmente i veli dalle nostre stesse malefatte, non imiterete lo struzzo, poiché quaggiù rimediereste soltanto una severa otite e viepiù non vi dispensereste comunque dal giudizio che, a quanto pare, ci è già stato consegnato a tutti e tre, corredato di ogni crisma. Mettetevi comodi, se potete. Io qui m'incomincio. [Siedono dove possono e Glaucona inizia il suo racconto.] 20 AGATTONE Gnoccata ATTO I NOTIZIA SECONDA Glaucona comincia il suo racconto, Barbadora e Tristociano si dispongono attentamente all'ascolto. La vicenda ha inizio con Lorenzocrate che, in compagnia di Aristangel, attende impaziente sull'ingresso della locanda la venuta di Agattone. Il poeta è rimasto però indietro come un "gatto da pastore" poiché ha perduto di vista i propri ospiti e teme per la loro vita. Ma il poeta inattuale è completamente ignaro del fatto che tutti gli invitati sono invece già comodamente seduti ai propri posti all'interno della locanda. L'equivoco è un volontario prodotto della luciferina arte di Tristociano da Pigna, mosso dal desiderio di attribuirsi il merito di "bravo presentatore" e assumersi così il ruolo di anfitrione della Gnoccata. Glaucona è anch'essa sull'ingresso, ma è segretamente appostata onde poter spiare non vista gli esiti dell'inganno di Tristociano. IL LUOGO DELLA GNOCCATA E PRIMO INGANNO DI TRISTOCIANO LORENZOCRATE - Dove sono tutti? Dove ci ha condotti quel Gatto mitomane-microfonico? Perché ci ha mollati come pacchi qui all'addiaccio? Perché qui in giro l'aria è così untuosa? Questo non mi sembra affatto un locale degno del Gambero Rosso. Toh! Una zanzara. ARISTANGEL - Scommetto che si son persi tutti per strada. Sarebbe proprio da ridere. E' stato prenotato per venti persone, lasciando intendere all'oste che avremmo anche potuto arrivare in venticinque e adesso ci presentiamo in due. Mi auguro che voi, divino Lorenzocrate, siate un vorace 21 AGATTONE Gnoccata divoratore di torta millefoglie. Infatti, qui è consuetudine schiaffare il dolce in faccia ai bidonatori; ma se spalancheremo per bene le nostre fauci forse i gentili gestori si limiteranno a qualche canestro e poi quei bennati famigli torneranno solerti alle proprie umili mansioni senza degnarci di un solo sguardo, magari dispensandoci perfino dall'onere del conto. LORENZOCRATE - Per me il problema non sussiste. Non mi nutro di dolciumi, io. Ma osserverò la divertente girandola di torte in faccia che tu stessa mi paventi. Mi farò scaricare addosso l'intero reparto pasticceria; tanto, quando poi quel Gatto psicotropico tornerà a riprenderci, se tornerà, lo pagherà lui il conto e glielo auguro fortemente salato e corredato degli interessi usurati sul tempo di questa sua ingiustificabile assenza. GLAUCONA - [A parte, nascosta.] L'ordito di Ciano produce in pieno il suo effetto. Quel reo sostenitor d'infausta impresa gode del favore dei celesti segni di Tiresia. Questi due sempliciotti non sospettano neppure che l'intera brigata è già da un pezzo accomodata al desco e polleggia avvolta nel tepore di questa stessa osteria. Mentre Agattone, depistato dal sortilegio di Barbadora, è tornato sui suoi passi a cercare i suoi ospiti invano. Molto bene. Tutto procede come conviene. Ora posso senz'altro rientrare. Anzi, no. Proprio come la lince ama giuocare tra i sentieri di caccia della volpe, soffiandogli in anticipo le prede, anch'io voglio indugiare ancora un poco qui ad osservare quanto impiega il divino Lorenzocrate a comprendere la mutata sostanza dei fatti. Non lo pretendo da Aristangel, benché moderatamente arguta e dotata di muliebre intuito; invero, proprio quel piccolo uomo, che tutti qui chiamano Arconte, avrebbe già dovuto assaggiare la fibra della foglia... Aspetta, aspetta. Essi riprendono a parlare. 22 AGATTONE Gnoccata LORENZOCRATE - Dimmi, cara fanciulla, commiserabile sposa di quello stolto Gatto inadeguato: come si spiega che dal momento in cui siam quivi giunti ancor non si affaccia sul viottolo neppure l'ombra di un convitato? Siamo forse di troppo? Quel Gatto Jago ci ha forse mollati qui ed è andato tutto solo a raggiungere gli altri commensali in un altro luogo diverso da questo? Potrebbe giungere a tanto quel tuo sconsiderato sposo? ARISTANGEL - No... non lo credo. E non mi risulta che lo abbia peraltro mai fatto. In verità è sempre stato un poco strano... ma, da che io lo conosco, molto raramente ho potuto ravvisare in lui quel lato oscuro che contraddistingue gli eccentrici, gli ipertrofici o i pazzi gravi. Perciò, tranquillizzatevi, o divino. L'onestà ed il buon cuore sopravanzano di gran lunga il burrascoso temperamento di Agattone. Per quanto mi riguarda sono incondizionatamente fiduciosa del suo imminente ritorno. LORENZOCRATE - Per quanto ti riguarda, lo dici tu. E dici male. Temo che la tua fiducia sia alquanto mal riposta, graziosa bambina. Se quel tuo Gatto incoerente avesse soltanto un grammo di sale in quella ocreata zucca non ti avrebbe certamente lasciata in consenga a me. E' infatti risaputo ovunque in giro, e lui lo sa, che il mio fascino mediterraneo rischiara di luce rifratta in guisa di mille colori e che così facendo concorre a confondere l'occhi alle fanciulle, turbando ad esse gli onirici sonni e compromettendo la pastorale serenità dei loro sensi. Ma per tua fortuna, non è affatto mia intenzione fare uso di questi maliardi trucchi con te, simpatica e giovane donna. Preferisco invece restare aderente al climax del tuo discorso. Hai appena detto tu stessa d'aver ravvisato "raramente" i semi della follia in quel Gatto megalomane. Ebbene, forse ciò sfugge ai circoli della tua muliebre indagine semantica, giustificata come sei dal fatto d'esser suscettibile del sentimento d'amore nei confronti di quel tuo fortunato 23 AGATTONE Gnoccata quanto sconsiderato Felide Romeo. Ma per quel che mi riguarda, io di lui innamorato non sono affatto, anzi, sono oltremodo allergico al suo pensiero ancora prima che al suo ispido pelo. Pertanto, mia balda giovinetta, siccome io il lume della ragione lo dirigo davanti agli occhi e non dietro, ne deriva che il mio pensiero diverge assai dal suo e dal tuo, giacché, come temo valga anche per quel tuo Gatto clastomane, si dice che una sola prova di follia vada considerata più che sufficiente per validare i decreti della scienza sui moti di una mente già sospettata di devianza. E quel tuo Gatto ciclotimico una prova verace in questo senso già la fornì in passato ed ora, se mi permetti, non ne attendo altre. M'auguro che presto o tardi transiti per questa remota landa un taxi, o nel male estremo, come lucciole nella bruma, ci ridurremo a fare l'autostop notturno. ARISTANGEL - Ma divino, voi sottovalutate non poco quel vostro pio discepolo. Io me lo figuro. In questo momento egli è davvero preoccupato d'aver perso per strada gli altri convitati. M'immagino che potrà sentirsi come quel cane da pastore che latra disperato agli operai in uscita dalla fabbrica, temendo che il suo gregge si disperda per sempre. Non avete proprio idea di quanto sia apprensivo Agattone. In questo momento sarà senz'altro in preda ad una terribile tempesta ormonale... l'adrenalina gli sarà balzata alle stelle, il valore dei trigliceridi sarà centuplicato, la bilirumina gli sarà trasalita a mille. Povero caro! Quel pauperello, già schiantato dalle dure prove della vita, sarà stato ormai inghiottito in un nero fosso e con il capo sanguinante per l'urto languirà riverso e spiaccicato contro il parabrezza dell'auto; e voi... voi non sapete far altro che infangare la sua memoria snocciolando un panegirico ricolmo di gratuite malignità. [Aristangel scoppia singhiozzando.] in lacrime 24 e piange a dirotto AGATTONE Gnoccata LORENZOCRATE - Suvvia, andiamo. Smetti piccolina. Rinserra quei tuoi graziosi rubinetti. Lungi da me l'idea di farti esplodere in staltici singulti. Facciamo così. Nonostante il freddo pungente, ci siederemo su questo scomodo marmo e attenderemo insieme il ritorno del tuo amato sposo. Anzi, faremo diversamente ancora. Mi siederò io sul marmo ingrato onde espiare l'intemperanza della mia stessa lingua e tu, se lo vorrai, potrai accomodarti sulle mie carnee ginocchia. Ti concedo, se lo vuoi, di salirmi perfino sulle calzature; e non temere per me: un peso 'sì lieve non mi farà giammai dolere i calli. [Agattone spunta dal fondo del vialetto d'ingresso. Si avvicina baldanzoso e sereno, si ferma serafico ad odorare le foglie di un ippocastano e poi si dirige sorridente verso Lorenzocrate ed Aristangel. Questa, non appene lo vede, corre incontro ad Agattone e lo abbraccia.] ARISTANGEL - Agattone! Sei qui finalmente. Temevamo non poco per la tua sorte. LORENZOCRATE - Oh! Agattone. Temevamo davvero non poco per la tua sorte... Mi complimento con te, sei un vero Gatto da pastore. Cessata la tempesta ormonale? Evaporata l'adrenalina? Tamponàti i trigliceridi? E la bilirumina? Beh, su quest'ultima il tuo controllo è davvero scarso: sei sempre giallognolo di subittero! Ed ora come ci giustificherai tutto questo ritardo? Sei forse tombolato in un fosso? Hai sfondato il parabrezza con quel tuo ocreato e duro cranio? A proposito, tra le altre onorabilissime attività con cui avrai comodamente occupato questo tempo, che per la tua fedele compagna e me è valso soltanto la subordinata attesa della tua "regale" epifania, sarai mica per caso morto?! AGATTONE - Non capisco. Da dove ti giunge tanta fiera musica, celeste Arconte? Perché poi ad ogni litote che mi 25 AGATTONE Gnoccata pennelli addosso strizzi l'occhio ad Aristangel? Cosa state macchinando voi due alle mie spalle? ARISTANGEL - Oh. In verità, proprio nulla Agattone. Ma questo tuo amico è l'essere più malvagio e deplorevole che conosco. La sua lingua è più pungente dell'ago di un tafano nel sottopancia di un cavallo sudato e in ceppi. Però... è tanto simpatico. AGATTONE - Ah, sì?! Senti, senti. Che le hai fatto in mia assenza, Lorenzocrate? Le hai per caso decantato i prodigi della luna blù? Non mi dire che l'hai intrattenuta elencandole quella scostumata lista di indumenti tra i quali, poco prima della scorsa eclissi di Sole, non sapevi quale metterti? LORENZOCRATE - Niente di tutto questo, Gatto tiratardi. Ho semplicemente esercitato su questa mite fanciulla lo stesso influsso che destino sempre a chiunque. E devo proprio dire che la tua compagna è di gran lunga più ricettiva di te. Ma vediamo di darci un taglio. Piuttosto, dove hai nascosto gli altri ospiti? Li hai forse barattati coi mussulmani in cambio di una libbra d'orzo perlato? AGATTONE - Per la temperatissima cetra di Apollo! Io per la strada non li ho incontrati davvero. E se mi dite che da queste parti non sono ancora apparsi, mi si autorizzi il tragico epilogo: ce li siamo proprio persi! LORENZOCRATE - Io ti autorizzo a pensare o agire come credi, Gatto incosciente. Ora però ci vai tu dall'oste a pigliarti la torta millefoglie in faccia. Sì, io ti autorizzo, Gatto eroico, vai pure, vai a prenderti la tua razione di dolce. GLAUCONA - [A parte, nascosta.] Caro Ciano, or vengo a farti rapporto. Vedrò se il ciel permetta tanta malvagità senza vendetta. E' meglio rientrare prima di costoro e in fretta. 26 AGATTONE Gnoccata [Glaucona rientra nella locanda per informare Tristociano e Barbadora del gran successo ottenuto con quel loro raggiro. Nello stesso tempo esce dalla locanda Diotima Forciade.] DIOTIMA FORCIADE - Voi qui, dunque. Vi stavamo aspettando ormai da un pezzo. Tuttavia, non penso proprio che questo contrattempo sia dovuto ad un semplice caso... LORENZOCRATE - Per tutti i corpi geosincroni! Salute a te, piZia. E' nella tua natura volermi sempre sorprendere, mia cara. Quali incantamenti sembrano inseguirsi come scintillanti girandole in questo gnocco luogo! Gli altri convitati son davvero là dentro con te? E che significa poi quell'allusione al caso, che poi non sarebbe affatto un caso? AGATTONE - Ve ne prego, leggiadra vestale dal candido volto. Rispondete al divino. Spiegatevi con la vostra consueta dottrina. DIOTIMA - Vi ripeto che siamo già tutti quanti accomodati al tavolo d'onore. In quanto al resto, Arconte caro, nutro più d'un sospetto: penso che voi tre siate caduti vittime di Scherzi a Parte, di un còrreo raggiro, soprattutto tu Agattone. Sapete bene in quale considerazione io tenga quel coriaceo Tristociano da Pigna. Ebbene, temo che anche per oggi il mio giudizio su di lui non sia affatto destinato a mutare corso. LORENZOCRATE - Per tutte le lune di Urano! Sospetti un ordito ai danni del Gatto vivido? E messo a punto poi da quel messer Tristociano da Pigna? Ma a quale scopo, se mi è lecito domandarlo? DIOTIMA - Il mio sospetto si muta sempre in certezza allorché dal fluido che regola il vaticinio delle Erinni non mi separa la distanza. Pertanto, ora che quel pravo gnomo facile alla ciancia non dista più d'un cubito dalla mia persona, mi 27 AGATTONE Gnoccata riesce davvero semplice leggerne il pensiero, e ciò che leggo non è commestibile per cena. LORENZOCRATE - Oscura piZia Diotima, enigmatica abitante del limpido Forco. Tu mi vuoi ancora sorprendere! E mi sorprendi soltanto perché io dimentico continuamente questa tua inspiegabile dote. E in tutta verità, forse la dimentico proprio perché non voglio far posto a questa tua dote tra gli spalti della mia limpida ragione. E infine, forse non voglio farvi posto perché, in ultima istanza, a questa tua dote, non posso proprio credere. Eppure, tu stai qui a darne continua testimonianza, come il Sol levante che inaugura un nuovo giorno. [Si aggiusta sul naso gli occhiali a specchio.] E sia. Entreremo provveduti di tale informativa. Molto bene, la castagna bollente è nelle tue mani, Gatto miracolato. Una volta dentro spetterà poi a te ridimensionare la grottesca menzogna di quell'aio gorilla. DIOTIMA - Egli non è solo... LORENZOCRATE - Per la nube di Oort! Abbi pietà di me, piZia Forciade. Non indulgere ancora con questa tua gnosi divina. Tu stai mettendo a dura prova i miei traballanti abstract. Che intendi comunicarci ancora? DIOTIMA - Dovete guardarvi bene anche da Glaucona e Barbadora. Ma ora basta così, non vi rivelerò altro. Rientriamo. AGATTONE - Un momento! Di quali colpe mi son macchiato per meritarmi una giornata tanto infausta e perversa? Ho forse inavvertitamente rovesciato un secchio di latte salato? Ho attraversato la strada ad un veicolo nero? Cara Diotima, pensate davvero che io possa correre qualche serio pericolo entrando là dentro? 28 AGATTONE Gnoccata LORENZOCRATE - Gatto pavido e atonico, non scomodare il parere della piZia. La serbo io una risposta per te, che poi è sempre la stessa di sempre. Sappi che ovunque ti giri e cammini tu corri sempre e comunque serissimi pericoli. Dimentichi che sei un piccolo animale, benché acromegalico, agito dal caso e dalla necessità. Ma ora basta così, Diotima ha ragione. Entriamo in questa spelonca almeno solo per riscaldarci le ossa. E che poi accada ciò che dovrà accadere. [Rivolto ad Aristangel] In quanto a te, piccola fanciulla spaventata, mentre solchiamo l'ingresso, lascia che ti omaggi con questa rosa novembrina privata di spine e aulente degli effluvi dell'estate di San Martino. ARISTANGEL - Oh! Una rosa rossa. Ed è pure fresca proprio come fosse stata appena colta. Grazie, Lorenzocrate. Siete perdonato di tutti i vostri logosfregi rivolti al mio Agattone. AGATTONE - Cosa? Una fragrante rosa sopravvissuta a questa contraria stagione? Ma dove l'hai colta, o serenissimo presule? Non vedo aiuole qui in giro... questo clima poi... fa un freddo del diavolo, per di più piove di fitto ed è buio pesto. LORENZOCRATE - Gatto incredulo e ignorante! Non perdi mai occasione per mostrarti incapace di nutrire per me un solo briciolo di fede. C'è più botanica in cielo e in terra di quanto la tua poesia possa immaginare. Evita quindi di fare domande sciocche. Orsù, entriamo finalmente. [Entrano nella locanda] 29 AGATTONE Gnoccata NOTIZIA TERZA Ciro Pausania intrattiene gli ospiti discettando con grande eleganza e proprietà sull'arte di scrivere libri e soprattutto di come se ne possano scrivere su qualsiasi argomento. Fortesimmaco sostiene l'argomentazione di Ciro puntualizzandone il dettaglio e sorreggendo il maestro nei punti in cui la sua dottrina vacilla nella reperibilità dei vocaboli e delle fonti. Diotima Forciade, Aristangel, Lorenzocrate ed Agattone fanno il loro ingresso nella locanda. Diotima prende subito posto da dove si era alzata per avvertire Agattone dell'ignobile inganno macchinato da Tristociano. Quest'ultimo, non appena vede che Agattone si siede a fianco dell'Arconte, cambia di posto ed elabora un secondo piano ancor più esiziale del primo. Insieme a Barbadora e Glaucona decide di avvelenare la coppa del vino di Lorenzocrate. Ma Agattone, ormai allertato dai precedenti moniti della piZia, scopre l'inganno e, approfittando dell'occasione fornitagli da Ciro Pausania, che lo invita a celebrare un brindisi in onore di Fortesimmaco, recita un breve racconto mitico, con il quale svergogna quel trio diabolico, senza tuttavia smascherarlo pubblicamente, facendo però in modo che il messaggio di quel sordido tradimento giunga preciso alle orecchie dei diretti interessati. CIRO PAUSANIA E FORTESIMMACO SULL'ARTE DI SCRIVERE LIBRI CIRO PAUSANIA - Non sempre la modestia è una virtù. Per più di un quarto di secolo mi sono occupato di questa nostra comune arte, tuttavia, in tanti anni spesi sui libri, non mi è mai passato neppure per l'anticamera del cervello che il mio contributo diretto andasse considerato rivoluzionario. Ho 30 AGATTONE Gnoccata pubblicato manuali di fondamentale importanza, precisissime effemeridi di riferimento imprescindibili per la comunità astrologica, lavori di ricerca che hanno spalancato la soglia all'impulso cogitativo delle nuove generazioni. Eppure, nonostante tutto questo daffare, non mi sono mai montato la testa. Ora però, dopo aver prodotto due dozzine di preziosissime pubblicazioni, alcune di grandissimo successo e tutte di immensa utilità, e dopo aver consegnato all'inchiostro dei torchi l'ennesima ristampa del mio monumentale manuale, ho pensato che, modestamente, fosse finalmente il caso di autoattribuirmi il titolo di caposcuola. Ebbene, alla luce di questa mia meritata conquista posso pertanto affermare, senza tema di smentita, che la mia aulica facoltà di scrivere libri può ora benissimo estendersi al più remoto anfratto dello scibile umano. E prima che le culinarie virtù dei lauti antipasti vi conquida, distogliendo da me le vostre aie attenzioni, proprio per intrattenervi ancora un poco su quanto vi ho appena detto, intendo portarvi in tavola, a guisa d'aperitivo, qualche sommario esempio. Ammettiamo proprio di volerci impegnare nel cimento di scrivere un libro sull'arte della cucina. Ebbene, in primo luogo andrà operata una sistematica ricerca delle più autorevoli fonti provenienti dal passato. Ed ecco che non potrà allora sfuggire alla nostra severa indagine il possente trattato di cucina del celebre Giovanni Maria Astrusi... FORTESIMMACO - Squisito Ciro, mi permetto di correggerti... Artusi, non Astrusi. E poi Giovanni Maria non fu affatto cuoco, bensì un valente contrappuntista paleobarocco. Credo che tu ti riferissi invece a Pellegrino Artusi, di Forlimpopoli, che pubblicò "La scienza in cucina" nel 1891. CIRO PAUSANIA - [Fa un pausa.] Certo. Grazie, caro principe. Non a caso in queste occasioni t'impongo cogenza di sederti al mio fianco, perché con te vicino posso fare senz'altro a meno del mio fedele Gabrielli e non di rado, ma soltanto quando ti trovo in perfetta forma, rinuncio volentieri perfino 31 AGATTONE Gnoccata all'intera Enciclopedia Britannica, la quale, oltre a non potermi garantire la tua stessa precisione, è per giunta alquanto scomodo portarsela appresso in aereo. Ma ora lascia che riprenda il mio discorso laddove l'ho troncato. Identificata una precisa fonte storica, cominceremo a valutarne la portata e la continuità/contiguità relazionata al relativo speculus temporalis... FORTESIMMACO - Temporis... speculus temporis, maestro. Ed è il pensiero che vien prodotto da colui che appartiene alla propria epoca. CIRO PAUSANIA - [Pausa, un po' più lunga della precedente] Un brindisi in tuo onore non basterebbe ad omaggiarti di adeguata stima, principe fidato. Perfino l'ottimo Agattone non saprebbe confezionare il perfetto ordito di parole che renderebbe il giusto onore alla tua sconfinata sapienza. Quel povero poeta, benché tanto eccelso, come una Penelope si vedrebbe costretto a demolire di notte ciò che produce durante il giorno; di certo accadrebbe non per sua imperizia, ma proprio perché le parole degne dell'elogio di Fortesimmaco non sono ancora state rivelate da Ermete stesso all'uomo. Ma ora lascia ancora una volta che io rientri nel mio originario discorso. Dicevo, una volta che la scienza del passato avrà superato il nostro vaglio interpretativo sul modello speculus temporis, ci occorrerà portarne a compimento la sintesi, in modo tale che la nostra ricerca possa contare su di un solido fondamento dal quale partire. Identificheremo ora alcune matrici categoriche dalle quali poi prenderà le mosse la nostra personale speculazione e - ma soltanto nella misura in cui ciò sarà possibile - sui cui assiomi dovrà poi ergersi il nostro personale contributo. Nella fattispecie, isoleremo i concetti di alimentazione, ingredienti, dieta e costume, così da far discendere sinotticamente da questi le nostre valutazioni e per consentirci poi di operare la relativa comparazione con lo stato dell'arte a noi coeva. E per 32 AGATTONE Gnoccata ogni assioma che via via andremo costruendo, produrremo la relativa dimostrazione e infine non mancheremo di fornire ad ogni postulato un adeguato seguitum... FORTESIMMACO - "Sequitur", maestro mio. Significa il seguito del discorso. Nel tuo ragionamento si riferisce a tutto ciò che si pone ab alio, sarebbe a dire, ciò che dipende, giacché totalmente privato di autonomia rispetto al fondamento della tesi. Ma questo andrà fatto, come dici, soltanto una volta avvenuta la doverosa dimostrazione degli assiomi eretti. Però, aggiungo io, ammesso ma non concesso che gli assiomi siano in qualche modo dimostrabili, poiché si incorre nella tautologia al solo pensarlo, dimostrare dimostrazioni indimostrabili è questione di lana caprina poiché pretendere di dimostrare un assioma con un postulato è di fatto una contraddizione in termini. Tu m'insegni. CIRO PAUSANIA - [Pausa, questa volta un poco più breve ma con una punta in più d'imbarazzo.] Ancora una volta accresco il mio debito verso di te, inclito principe. Ma vedo che gli antipasti, quelli veri, son giunti sul nostro desco. Riprenderemo questo discorso un'altra volta. Prima però di abbandonarci ai dissoluti riti di Priapo propongo un brindisi in onore di Fortesimmaco e, benché gli stessi dei d'Olimpo arrancherebbero dislessici alla ricerca dello stico più bello ed adeguato, desidero che lo stesso ottimo Agattone si periti in questa difficile impresa. Avanti, giovane poeta. Guadagnati la palma della serata e sorprendici con la tua nobile arte. Tessi l'elogio di Fortesimmaco. TRISTOCIANO - [A parte con Barbadora.] Odiato Agattone: spero il trionfo mio, spero il tuo danno. Così vicino a quel tuo bizzarro trinacrio maestro, come il Sole e la Luna congiunti nel mensale, chi saprà detergere da te il sospetto per questa coppa avvelenata? Svelta, Barbadora. Il momento giusto è questo. Non ce ne sarà concesso un altro. C'è infatti un istante 33 AGATTONE Gnoccata soltanto in cui satana incita all'azione, superato il quale egli ti travolge sotto gli zoccoli e ti deride beffardo negandoti in eterno il proprio appoggio. Agisci ora, dispensatrice di frode, agisci, che nessun chiaro ti vede. ELOGIO DI FORTESIMMACO AGATTONE - [Si alza in piedi levando in alto il proprio calice.] Magnifico carano, invincibile stratega dell'arte d'Urania. Tu dici bene. Non è possibile tessere l'elogio di Fortesimmaco senza incorrere nel veto di Ermes. Non mi riuscirebbe neppure se avessi in dote l'ugola di Orfeo. Ed ora, invece, proprio come accadde a quell'eroe, mi si dimanda di sollevare le sorti dell'equipaggio d'Argo. Ma se quel divino artista ebbe dalla sua il bel canto e l'intonata lira, io invece di che mi stimo? Non saprei compiere miracoli neppure se fossi sostenuto dagli esecrabili trucchi di Odisseo. Tanta e tanto luminosa è la gloria di Fortesimmaco che ogni mia sillaba in suo onore cadrebbe morta ancor prima di solcare l'aria. Quand'anche godessi del dono del figlio delle Muse e come costui potessi adornarmi il capo di stormi d'uccelli e se perfino i pesci risalissero dal fondo del mare per ascoltare il mio canto, sarei comunque privo della sapienza di Zeus, che tutto conosce in anticipo; mi difetterebbe la saggezza di Crono, che su tutto ragiona. No, onoratissimo Ciro. Per queste ragioni e per tutte l'altre che il mio intelletto ignorandole le offende, ti dico che mi asterrò dall'elogio di questo valoroso esarca dal magnetico sguardo. Il suo encomio si intesse, si recita e s'applaude da sé per la sua stessa presenza qui, a questa nostra mensa. Di quale altro elogio vuoi ricoprirlo se non correndo poi il rischio di ammantarlo con superflua gloria, fino ad appannarne il naturale splendore? Equivarrebbe a pretendere di ricoprire la coda del pavone con l'organza e la seta. No, 34 AGATTONE Gnoccata amico mio. Non tesserò di lui alcun elogio, poiché egli basta per se stesso. Ora, caro margravio Ciro, non me ne volere se, dopo questo appassionato preambolo, affermo che sarebbe proprio di te che invece vorrei tesser l'elogio. E in tutta verità, non temo levate di scudi, poiché oggi l'ospite sei proprio tu; non è forse in tuo onore che ora qui scorrono gli effluvi del vino e si librano nell'etere i fragranti aromi delle pietanze? CIRO PAUSANIA - Sì, certo. Questa festa è stata gentilmente allestita per me; tuttavia, lo dico davvero, essa ti riguarda quasi quanto riguarda me. E se volessi dimostrarti coerente con te stesso dovresti sollecitare al discorso Lorenzocrate, affinché egli pennelli in fretta e furia l'elogio di entrambi, di modo che, saldato il debito con la Forma, ci si possa poi finalmente tuffare senza indugio tra codesti aulenti cibi. IL TENTATIVO DI AVVELENARE LORENZOCRATE VIENE SGOMINATO DA AGATTONE [Tristociano fa un cenno a Barbadora che a sua volta, approfittando della distrazione di tutti, versa un'intera ampolla di cicuta nella coppa di Lorenzocrate. Questi, colto di sorpresa dall'invito oratorio di Ciro Pausania, fatica a parlare a causa di un bolo di pasta lievitata che gli occlude la gola.] LORENZOCRATE - Ben detto, valente Ciro. Benché io in queste robuste vivande mi sia già tuffato. Però non temete. V'ascolto con educato garbo e con gran piacere. In quanto all'elogio che proponi, sono molto più fiducioso del fatto che questa fetta di salame possa saltarmi da sola in bocca ora, piuttosto che credere incondizionatamente nell'imminente elogio per labbia di questo Gatto autotelico. Ma tant'è. Fate 35 AGATTONE Gnoccata pure come credete. Io non mi scandalizzerò certamente e, fintantoché impugnerò saldamente la redine della correggia di questo Felide eufonico, non dovrete aver nulla di cui preoccuparvi. Ma non pretendete però che mi alzi in piedi a pronunziarvi un discorso, proprio ora... Io sono soltanto un vecchio, e poi sto tentando di fare amicizia con questa "delicata" pasta lievitata e indulgo nelle grazie di questo ipnotico e "raffinato" nettare color rubino acceso. [Deglutisce con difficoltà e afferra il calice avvelenato.] AGATTONE - [Avvertito dalla mimica sopraccigliare di Diotima che il calice di Lorenzocrate è avvelenato.] Diletto maestro, questa sera non intendi proprio darmi soddisfazione alcuna. Ma, del resto, in quale altra occasione mi hai riconosciuto un benché piccolo merito? Eppure, se ora volessi farlo non potresti, poiché un globo di farina agglutinata ti occlude la gola e non riusciresti neppure più ad aprire bocca senza imitare il verso del fagiano nell'ora degli amori. Orsù, bevi un sorso di vino dal mio calice che è più ricolmo del tuo e tranquillizzati, non ti faremo scomodare oltre. Al resto penserò io, vecchio maestro e amico. LORENZOCRATE - Gatto baccante, non vedo necessità alcuna di scambiare il mio cratere col tuo. Il contenuto è infatti il medesimo che hai visto mescere dalla stessa anfora. E' forse accaduto che mentre nel tuo calice è discesa festante l'ambrosia, nel mio si è invece riversata semplice acqua piovana? Mettiti dunque buono e lasciami la mano: ho proprio bisogno di bere un sorso. [Avvicina il calice alle labbra.] AGATTONE - Maestro, per una volta dovresti darmi ascolto. Tu stesso mi ripeti continuamente che l'alcool crea nell'uomo un eroismo assai superiore all'ideologia e alla passione e per questo, non a torto, viene chiamato "spirito". Fornisci dunque prova del tuo fiero animo e scambia il tuo calice col mio. Il 36 AGATTONE Gnoccata tuo spirito se ne avvantaggerebbe alquanto, poiché il mio bicchiere ne è più colmo. LORENZOCRATE - Gatto Alceo, non sarò davvero ridotto ai cenci e agli stenti per dover venire da te a domandar consiglio sulla salute del mio spirito. Il vino è il latte dei vecchi. Non so se lo ha detto Cicerone o il vescovo di Mondoñedo. Ma una cosa la so per certa, ed è che, tanto nel bicchiere mezzo pieno, quanto in quello mezzo vuoto, l'eno ha sempre il medesimo sapore: buono se il vino è tale, cattivo se si tratta invece di un acquerello di ciofeca. [Fa nuovamente il gesto di bere.] AGATTONE - Maestro caro, se berrai un solo sorso da quel nappo, correrai il rischio di dormire a lungo. E il tuo sarà un sonno simile, per qualità, ad una morte lenta. LORENZOCRATE - E chi ha fretta? [Accosta le labbra alla coppa.] AGATTONE - E va bene! Così sia. Allora berrò anch'io, prima dal mio e poi dal tuo stesso calice. Così la faremo finita una volta per sempre. LORENZOCRATE - Oh, no! Questo mai! Meglio dormire con a fianco un cannibale sobrio che con un Gatto ubriaco. Non se ne parla neppure. Facciamo così. Porgimi anche il tuo bicchiere. Tu sei ancora troppo giovane per inebriarti di nettare, infatti calpesteresti il sacro suolo di Zagreo senza neanche toglierti i calzari. [Agattone porge a Lorenzocrate il proprio calice. Mentre l'Arconte beve da quella del poeta, Agattone si appropria della coppa avvelenata del maestro; quindi, non visto, la nasconde nella sacca di Barbadora, che in tal modo comprende di essere stata scoperta.] 37 AGATTONE Gnoccata IL MITO DI ATAMANTE [Agattone, preso atto dell'ignobile tentativo di Tristociano e le sue neglette accolite di avvelenare il maestro Lorenzocrate, vorrebbe svergognare pubblicamente quei tre scagnozzi. Ma per non turbare la serenità del convito, il poeta si limita nell'azione e preferisce rimodulare la propria vendetta trasponendola in senso metaforico. Con il racconto del mito di Atamante, Agattone rivela di fatto lo squallido ordito, ma senza accusare alcuno pubblicamente. Vale la pena spendere due parole sul personaggio di Atamante qui in uso. Questi non è il medesimo che compare nel XXX Canto dell'Inferno di Dante, che è poi tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, ma è invece un suo contraltare estratto dai profondi recessi dell'antico mito. Se il primo è un re folle che provoca la morte della propria moglie Ino e dei figli Learco e Melicerta, poiché, avvolto dalle tenebre della follia, ravvisa in essi la ferocia di una leonessa coi due leoncini, l'Atamante evocato da Agattone è invece un re filosofo, un poeta savio, benché impotente di fronte agli dei ed alle credenze provenienti dal mito, ma che però, a differenza dell'Atamante ovidiano, si riscatterà proprio grazie alla propria umana coerenza e per l'entusiastica e benigna fiducia che egli ripone nel miracoloso. Tristociano, Glaucona e Barbadora, dopo quel racconto, non potranno nascondere la loro vergogna, mentre Diotima Forciade, colta l'analogia di proporzione contenuta nel racconto del poeta, farà un cenno di complice approvazione in direzione di quest'ultimo.] AGATTONE - Allora salderò io il debito con la Forma. E lo farò con un racconto. Vi narrerò il mito di Atamante e Penfredo e del modo in cui quest'ultima salvò le messi e tutti gli abitanti della Colchide da una terribile siccità. C'era un tempo in cui si pensava che Zeus Lafistio fosse rimasto troppo a lungo ignorato dai propri mortali sudditi, tanto che il dio ormai minacciava di siccità e d'ira funesta tutta quanta la 38 AGATTONE Gnoccata Colchide. Fu così che dalla città di Alos, il valoroso re Atamante decise di mettersi in viaggio alla ricerca di un uomo ancora puro da immolare sull'altare di Zeus. Atamante peregrinò lungo tutta la Colchide, ma invano. Tornato ad Alos, si rinchiuse nello scoramento, poiché la siccità aveva ormai colpito duramente quella regione e il dio si diceva fosse fortemente adirato, senza rimedio alcuno, con tutta la popolazione. La disperazione di Atamante si mutò in rabbia e infervorato dalla foga dell'impeto acceso urlò: «Basta! Non posso più tollerare che sulla mia terra regni morte e rovina. Ho vagato per l'intera Colchide senza poter trovare un solo uomo giusto che con la sua intatta virtù sapesse placare le ire del dio. Ora giuro a me stesso che sull'altare eretto a Zeus Lafistio immolerò il primo essere vivente che varcherà la mia soglia.» Il fratello di Atamante, Frisso varcò quella soglia e il dolore più nero s'impadronì dell'anima del nobile monarca. Mentre si svolgevano i preparativi di quell'olocausto, Atamante ebbe una visione. Gli apparve in sogno Penfredo, una delle tre Graie, che gli disse: «Valoroso e nobile Atamante, re della Colchide, tu sei vittima di un indegno raggiro. Il dio non è affatto adirato, né con te, né con la tua gente. In verità è accaduto che un terribile veleno è stato inoculato tra le bionde messi e gli stessi che hanno attossicato la tua terra ti hanno poi suggerito con l'inganno di sacrificare tuo fratello Frisso sull'altare del nulla. Lo hanno fatto soltanto perché sono invidiosi di te e della fertilità della tua terra. Ma non temere, non giungerà l'alba di domani che quegli infami saranno ricacciati nell'Averno e tu riavrai il tuo regno e tuo fratello salvi.» E così fu. Come la Graia predisse, il giorno seguente si venne a sapere che la diga d'irrigazione era stata avvelenata e subito dopo, dal mare, giunse notizia che il re avversario di Beozia era stato rapito da un lampo ed il suo palazzo raso al suolo. Frisso fu liberato e Atamante riebbe il suo fertile regno. [Rivolto a Barbadora e Glaucona] Tutto sembrava tornato 39 AGATTONE Gnoccata nella norma, ma per non correre altri rischi, Atamante sacrificò due vecchie galline sull'altare di Apollo Timbreo. [Barbadora e Glaucona, sopraffatte dal rossore, si nascondono il volto con una mano. Diotima Forciade annuisce con aria complice negli occhi di Agattone, il quale, raccolto quello sguardo amico, riprende soddisfatto il proprio posto al tavolo. Tristociano prenderà poi la parola per descrivere la natura delle pietanze servite. Ma quel suo becero tentativo evasivo gli servirà soltanto per allontanare la discussione dall'astuto racconto di Agattone. Il bòrreo piano per screditare il poeta agli occhi dei convitati è miseramente fallito. Ora, quei tre miserabili, potranno soltanto attendere in silenzio l'anatema di Diotima, che al termine del dramma li consegnerà nella forra dell'Averno.] 40 AGATTONE Gnoccata INTERLUDIO DRAMMATURGICO NOTIZIA QUARTA Tristociano, per tentare di allontanare da sé lo scorno dei propri falliti orditi, prende la parola e si cimenta nella descrizione delle pietanze servite. Ma in questo suo tentativo è osteggiato dapprima ad opera di Lorenzocrate che ne ridicolizza i contenuti ridimensionandone argutamente lo slancio, poi da Fortesimmaco che, incatenato l'incauto interlocutore a mezzo della proverbiale quanto temibile stretta di mano, costringe Tristociano ad ammettere una pacchiana serie di errori alimentari, convincendolo infine, da bilioso e carneo che era, a diventare un mite vegetariano. TRISTOCIANO DECANTA LA QUALITÀ DEI CIBI DELLA MENSA TRISTOCIANO - Oh, ecco che finalmente la nostra brava locandiera ci ha serviti tutti a dovere. E lo ha fatto ammannendo il desco con grandi portate del nostrano gnocco, le tigelle medagliate e l'affettato di porco. Con questo menù popolare io ci vado proprio a nozze. Per me il nuovo giorno non comincia senza aver degnamente inzuppato nel lardo fuso un pezzo di gnocco avanzato la sera prima, e non mi corico la sera senza aver spalmato di cicciolo l'ultima tigella e averla poi farcita ancora con un etto di mortadella, quattro fette di coppa di testa e ad altre quattro di salame all'aglio, o di felino a lardini piccoli. Che dire poi di questo rubicondo prosciutto? Fedele compagno di merende. Non passa giorno senza che io ne affetti otto etti prima di recarmi sul palcoscenico. Queste lamelle di suino me le infilo spesso in tasca e le consumo strada facendo come fossero un goloso snack, alla faccia di coloro che sostengono che la carne cruda salata non si 41 AGATTONE Gnoccata conserva bene fuori dal frigorifero. Ma l'utilità di codesti cibi non si ferma certamente qui. Quando recito in compagine ad attori che mi superano in statura - e, credetemi, ciò accade spesso - mi servo di questi alimenti per accrescere il mio garrese: piglio una tigella, la farcisco di lardo e salume, quindi la colloco tra il calcagno e la calzatura, et voilà, mi par d'esser Raul Bova. Poi mi diverto, danzo, corro, mimo e cammino e, quando faccio ritorno alla mia dimora, levo le calzature, estraggo dalla pianta del piede quel prelibato cibo ancor caldo, viepiù arricchito del formaggio stipato sul fondo della scarpa, e con esso archivio in men che non si dica lo spuntino di mezzanotte. Una vera delizia, credete e provate anche voi. Ma io parlo mentre mangio e voi ancora non conoscete l'origine di questa nobile vivanda. Ebbene, l'invenzione delle tigelle si perde nella notte dei tempi e pare risalga addirittura all'uomo delle caverne, che faceva arroventare delle formine di argilla sulle quali poneva, tra due foglie di castagno, uno strato di sostanza simile alla nostra attuale pasta. Il nome trae origine dai dischi di terra refrattaria, i tigelli, sui quali si cuocevano appunto queste piccole focacce, posandole tra foglie di castagno e mettendo poi le piastre sulle braci del camino. Oggi, che siamo molto meno romantici di un tempo, usiamo un apposito stampo in ghisa con le piastrine decorate. Quell'antico detto popolare valido per le mani della sposa virtuosa, vige anche per le tigelle: con più esse sono piccole tanto più son buone. Sono una roba da nababbi calde e farcite con sopra una delicata crema di formaggio e tante lamelle di tartufo bianco dentro. Se non è stagione, si possono sempre servire come è stato fatto qui, con salumi artigianali e robusti formaggi. Ancora calde bollenti si farciscono con il caratteristico pesto di lardo, aglio e rosmarino e si spolverano con un'abbondante nevicata di parmigiano, o ancora, si intingono nella cacciatora al posto del pane. Il prosciutto crudo si evidenzia al taglio per il colore rosso vivo e per il 42 AGATTONE Gnoccata carneo aroma gradevole, dalla tipica sapidità. Per la preparazione del prelibato prosciutto si utilizzano solo cosce di animale della pregiata razza large white, allevato in centri altamente selezionati. Le fasi di lavorazione artigianale si svolgono in strutture d'avanguardia e il sistema di alimentazione dei suini viene sottoposto a rigorosi controlli per evitare cattivi sapori ed eccessivi apporti di grasso. Il prosciutto, infine, viene destinato alla stagionatura in zone collinari, che attenti studi climatici hanno indicato come le zone più idonee per i prosciutti crudi... LORENZOCRATE - Improvvisato anfitrione, mi vorrete scusare se vi interrompo così bruscamente, ma dai vostri discorsi, degni per intensità degli Idyllia di Ausonio, mi par di capire che la tigella montanara fu l'ordinario alimento dell'uomo delle caverne. E' forse il cibo del cavernicolo questo che mi ha occluso così tenacemente la gola? Ora comprendo bene perché in questa terra dei pàmpini siete grandi consumatori di vino mosso. Benché oggi tanta sete non è più necessaria, è infatti sufficiente praticare un risolvente gargarismo a mezzo dell'effervescenza dell'idraulico liquido. TRISTOCIANO - Del vino non avevo ancora fatto cenno... LORENZOCRATE - E di grazia non lo farete davvero. Risparmiateci questo dispetto. Non ne avreste comunque l'opportunità. Siamo anche noi dotati di vivacissime papille gustative, nonché inclini a voler scoprire da soli i segreti di questa gioiosa benché indelicata cucina. E poi, come potervi dire... la vista ed il gusto non sono adombrati nell'intenditor di vite. TRISTOCIANO - Dunque vi intendete di uve? LORENZOCRATE - Non tanto nelle uve mi disciplino, quanto del prodotto di esse. Ma se il tralcio avesse il medesimo riguardo per l'uva che voi avete avuto con noi 43 AGATTONE Gnoccata obbligandoci a questo vostro prolisso ed inaspettato encomio culinario, non invidierei di certo i vendemmiatori che, come fanno i cercatori di trufola, sarebbero costretti a raccogliere gli acini dal verdeggiante suolo e vederseli uno ad uno aggrediti dai famelici insetti della terra. TRISTOCIANO - [Mentendo a se stesso.] Volevo soltanto far l'alfiere delle libagioni. LORENZOCRATE - E allora ascoltate senza indugio il mio consiglio, signor alfiere: mettetevi da solo in scacco in quinta di cavallo se volete evitare che un vero principe, più alieno di me ai compromessi, vi rovesci addosso il mondo come fosse una scacchiera. FORTESIMMACO - [Rivolto a Lorenzocrate.] Ho ascoltato tutto, Arconte carissimo. Non mi sono perduto nulla dei vostri discorsi. LORENZOCRATE - Non ne dubitavo affatto, onorato principe. [Rivolto a Tristociano.] E voi, avete visto, alfiere Tristociano? Soltanto a nominarne il titolo quel savio scandinavo sùbito si inalbera. E ora chi me lo ammansisce? La brace del suo greppio è costantemente alimentata. M'auguro per davvero che non l'abbia sù con voi. FORTESIMMACO - Invece avrei proprio piacere di conoscere meglio questo nostro comune ospite, caro Lorenzocrate. Volete presentarmelo? Con chi ho il piacere? LORENZOCRATE - Uh! Serviti da solo, titolato principe iperboreo. L'attuale democrazia sta orientando gli sforzi verso un sano regime di promiscuità. Ognuno ormai acchiappa da sé e per sé ogni cosa a proprio mutuo piacimento e a self-service. Il mondo d'oggi è l'apoteosi del buffet francese. 44 AGATTONE Gnoccata PRIMA "STRETTA DI MANO" TRA FORTESIMMACO E TRISTOCIANO [Fortesimmaco si alza dal posto, si dirige verso Tristociano e gli tende la mano destra. Tristociano risponde prontamente a quell'invito e a sua volta porge ignaro la propria mano al principe. Ha inizio l'inesorabile morsa...] FORTESIMMACO - E' un piacere! E' un vero piacere conoscere un così valente intenditore dei nostrani cibi. Siete un vorace consumatore di carne terrestre e marina, vero? Ve lo leggo in volto. TRISTOCIANO - Non vi sbagliate, signore. Soprattutto terrestre e rossa. Come ho detto poc'anzi, non saprei rinunciare ad una fetta di salame neppure nell'ora del caffelatte. FORTESIMMACO - Lo credo. Ma avete idea della natura degli eruttanti bozzi che vi deturpano così tristemente le guance e gli avambracci? TRISTOCIANO - Siete medico, signore? FORTESIMMACO - Fate conto di sì. E allora? Che mi rispondete? TRISTOCIANO - Non ho la più pallida idea della natura di questi foruncoli. Mi procurano invero grande affanno e a volte mi turbano perfino la qualità del sonno. FORTESIMMACO - [Continua a stringere con forza la mano a Tristociano] Lo credo bene. Ammesso ma non concesso che voi possiate mai riposare bene, risulta palese dal vostro aspetto esteriore che la qualità dei vostri sdilombati sonni venga ad essere alquanto diminuita dalle incaute mescolanze di cibo a cui vi sottoponete. Date retta, smettete di ingozzarvi di proteine animali e carboidrati fitati assunti insieme e vedrete che ne trarrete grande giovamento. 45 AGATTONE Gnoccata TRISTOCIANO - Non corro rischio alcuno di restar convinto da ciò che dite, signore. La mia ignoranza in questa dottrina è di fatto abissale. Ma perché continuate ad assediarmi il volto con quel vostro ipnotico sguardo? [Fortesimmaco stringe...] Ahio! Ma soprattutto, stendete questa vostra mano, state invero stritolando le mie dita come è luogo che si faccia con una partita d'olive verdi passate sotto la macina. Ahi, e ancora ahi!! FORTESIMMACO - Qui sta il busillis, carneo amico. Non lascerò la presa fino a quando non pronuncerete un solenne giuramento. Prima d'allora insisterò a far pressione sul vostro carpo fintantoché ravviserò nella tensione di questa nostra comune impugnatura l'uscita di gocce d'olio di prima spremitura. Invero, il grasso che vi contiene, amico mio, non dovrebbe rendere affatto ardua l'impresa che mi propongo, perciò non dovrete attendere troppo... [Stringe...] TRISTOCIANO - Quale giuramento, se mi è lecito? Ahi, ahi! Ora il carpo mi duole con insopportabile intensità, lasciatemi! Ve ne prego! FORTESIMMACO - Non ho ancora impegnato metà dello sforzo, sfortunato amico. Volete vivere a lungo? Smettete il carnivoro regime e passate ai lessi e all'erba. TRISTOCIANO - Temo più la vostra tenace stretta che la morte stessa. Come l'avventore che con il rasoio alla gola si lascia convincere dal barbiere a farsi estrarre il dente che non duole, allo stesso modo anche voi avete convinto me della bontà dei vostri consigli. Pertanto, pur essendo connivente con l'insipienza della dottrina che difendete, come pegno di questa nostra avvenuta intesa vi accontenterò sùbito e mi farò servire un austero pinzimonio. FORTESIMMACO - Ne sono lieto. Prendo atto che nel vostro fondo siete un ragionevole galantuomo. Ma quando poi quel 46 AGATTONE Gnoccata pinzimonio verranno a servirvelo, non sentirete il bisogno di cantarci le lodi di sedani e finocchi, dico bene? [Intensifica la stretta...] TRISTOCIANO - No davvero, signore. Ahio! Ahiooo!! FORTESIMMACO - [Lascia la presa.] Questo è tutto, o convertibile amico. Se farete tesoro dei miei consigli vedrete che quei vostri fastidiosi bugni vi lasceranno presto e col tempo, una volta che in voi si sarà ristabilito il corretto rapporto glutationico, riacquisterete l'aspetto di un cherubino. [Tristociano, esausto e dolorante, riprende sommessamente posto vicino a Barbadora e Glaucona. Anche Fortesimmaco ritorna al proprio seggio.] LORENZOCRATE - Encomiabile diagnosi, principe eclettico. Però si dice che ciò che non uccide, ingrassa. Perché allora, nobile esarca, hai dedicato tanta premura alle anomale abitudini alimentari di questo nostro ospite? FORTESIMMACO - [Mostra con fierezza la mano destra.] Perdonami, Arconte, ma è stato più "forte" di me. [Ha inizio il valzer delle portate. Ognuno si disperde nel dionisiaco rito delle libagioni. Nella sala risuona il tintinnìo delle posate, frammisto al brusìo di fugaci commenti. Ma dal dominio incontrastato del rumore di fondo prodotto dai commensali, emerge il brillante parlottio di Eulaliade, Menefedro ed Aristangel. Le tre dame si stanno scambiando salaci opinioni sulle letture preferite dei rispettivi consorti.] EULALIADE, MENEFEDRO ED ARISTANGEL SULL'ARTE DI PARLAR DEI PROPRI MARITI CENANDO EULALIADE - Ma no, ti dico! Non mi riesce proprio di convincerlo del contrario. Lui insiste, nonostante sia stato 47 AGATTONE Gnoccata richiamato ormai una dozzina di volte. Fa orecchie da mercante, come sempre. MENEFEDRO - Ma come? Non è possibile. Ci deve pur essere un modo. Ad esempio, io con mio marito problemi di questo tipo non li ho davvero. Appena m'accorgo che indulge in simili letture, prendo sù e cestino tutto. Naturalmente agisco mentre lui è al lavoro, altrimenti sai tu che musica se dovesse vedermi? Ihhh... Pìgliate 'a bbona. Non lo avete mai visto preso dalle frappole di cacasinno. Invece, buttando via tutto mentre è fuori casa, quando ritorna, va a meraviglia, perché non ricorda assolutamente nulla di ciò che stava leggendo, quindi, beato come un bimbetto alla comunione, piglia un libro qualsiasi dallo scaffale e si mette in pantofole, tranquillo. EULALIADE - Beh, guarda. Io con mio marito una cosa del genere non posso neppure osare immaginarla. Pensa che la mattina, prima di uscire, si stacca un capello, ne ha così tanti..., lo appoggia a mo' di freccia segnalibro esattamente sopra il carattere a stampa su cui si è fermato di leggere la sera prima, poi richiude il volume, si stacca un secondo capello e lo avvolge tra la costola del libro e l'orologio sveglia, così, se anche mi azzardassi a voler vedere l'ora, sarei fregata. Non contento, prima di uscire va verso il telefono, si stacca un terzo crine e lo avvolge tra il corpo del ricevitore e la cornetta. Infine, dopo aver chiuso dietro di sé la porta d'ingresso, si stacca un quarto capello e lo avvolge tra i pomi delle maniglie. Ma insomma, capisci? Mi rinserra ogni via di fuga come fossi una mosca nella tela di un ragno!!! MENEFEDRO - Oh! San Genna'. Ma di questo passo resterà calvo... EULALIADE - Ha! Illusa. E' impossibile. Da principio lo speravo fortemente anch'io. Poi ho scoperto che usa una 48 AGATTONE Gnoccata pozione di sua invenzione che farebbe ricrescere i peli ad una cinghia di cuoio. MENEFEDRO - Devi sottrargli quella fiala e poi ricattarlo. EULALIADE - Cosa??? Tu non conosci mio marito. Prima di tutto, il luogo dov'è nascosta quella porcheria lo conosce soltanto lui e il demone che se lo porta. E poi mi ha confessato che, se anche dovessi scovarne il nascondiglio, impiegherebbe esattamente due minuti a confezionare una seconda fiala. E sai perché? Beh, semplicemente perché quell'intruglio è un composto di comunissimi ingredienti presenti in ogni cucina: dall'aglio al basilico, dal sale al lievito per la pizza, dai chiodi di garofano alla cipolla; ma la cui formula di distilleria è nota soltanto a lui e nessun altro. Insomma, mio marito non vedrebbe l'ora che io lo ricattassi con quella misteriosa ampolla in mano, perché così mi potrebbe poi umiliare fabbricando una nuova dose con le mie povere risorse di cucina. Sai tu che strazio sarebbe? Per la disperazione diventerei calva io! ARISTANGEL - Vogliate scusarmi entrambe, ma quale sarebbe questa lettura proibita di Lorenzocrate? EULALIADE - Ha! Bambina mia. Se lo domandi, allora hai un marito che riga dritto come un'anatra sull'acqua specchiata di uno stagno di Danimarca. MENEFEDRO - Eulaliade ha ragione, mia cara. Se non lo sai significa che tuo marito è uno babà. ARISTANGEL - Sarà come dite. Ma ci terrei comunque a sapere di cosa si tratta. Voi mi capite... tanto per mettere le mani avanti. E poi non fatevi illusioni. Anch'io ho le mie belle magagne. Raccolgo la tua ornitologica metafora, Eulaliade, ma, per onor di cronaca, vorrei precisare che mio marito in realtà è un'anatra zoppa. 49 AGATTONE Gnoccata EULALIADE - E va bene. Mi hai incuriosita oltre ogni dire. Ma prima salderò il mio debito con te. Tu pensa, bambina cara, che quella "lettura proibita", come tu stessa la chiami, altro non è che la biografia a fascicoli mensili di Marco Masini su carta riciclata, con allegata musicassetta in stereosette. ARISTANGEL - Per le piogge di Venere! MENEFEDRO - Ciro invece mi porta sempre a casa il volantino standard dei testimoni di Geova. E non hai idea della costante meticolosa cura con la quale si mette poi a compulsarlo a letto. Come se non bastasse, ogni due o tre frasi di quel foglietto stampato, si aggiusta sul naso gli occhiali, mi guarda distrattamente e poi dice sempre la stessa cosa: «Questo lo sostiene pure il vecchio André.» ARISTANGEL - Beh?! Tutto qui? Allora consideratevi fortunate. EULALIA - Perbacco! Bimba mia, hai forse bevuto? Ma che dici? MENEFEDRO - Eulaliade ha ragione. Ci stai a piglia' p'e pacche, mia cara? ARISTANGEL - Non oserei mai. E ripeto nuovamente che potete considerarvi fortunate. Pensate che mio marito Agattone apre la settimana enigmistica soltanto per leggere le vignette del tenero Giacomo. E non smette mai un attimo! Ma lo strazio più atroce si consuma quando porta con sé quel giornaletto perfino sotto la doccia. Naturalmente si infradicia tutto e se non glielo ricompro subito si mette a strillare come un bambino. [Rinchiusesi in religioso silenzio, le tre dame si alzano dal desco e si dirigono all'esterno della locanda per fare una passeggiata. Exeunt.] 50 AGATTONE Gnoccata ATTO II NOTIZIA QUINTA Le libagioni sono terminate. I convitati si scambiano cordiali battute e mutue opinioni tra un sorso e l'altro di vino. Rigenerato dai salutari effetti del pinzimonio Tristociano non si dà per vinto ed approfitta della buona disposizione di tutti per intavolare un malagevole dibattito astrologico. Ma ancora una volta, quel giostraio della Secchia non ha idea dei guai a cui sta per andare incontro. Il suo incauto intervento, assai scarso e fumoso tanto nei contenuti quanto nell'uso dei mezzi critici, provocherà prima su tutte la reazione di Fortesimmaco, che costringerà il povero sileno ad una nuova e devastante "stretta di mano". Quindi, colpito nel vivo, toccherà a Ciro Pausania obiettare brevemente alle truci considerazioni del Pigna. Sarà poi la volta di Lorenzocrate, il quale, riassumendo i precedenti interventi, prenderà lo spunto per portare in cattedra la propria personale opinione sull'arte. Nel frattempo, la locandiera recherà in tavola il conto della Gnoccata. Tristociano si offrirà per fare le opportune divisioni, onde stabilire l'importo da distribuire su ciascun convitato, ma sbaglierà marchianamente i propri calcoli. Lorenzocrate approfitterà di quell'equivoco contabile per suscitare la questione relativa alla fine del millennio. Spetterà infine ad Agattone conchiudere il giro degli interventi lasciandosi andare ad alcune personali considerazioni sulla natura umana. Durante questa sua requisitoria, degna degli sfoghi di Sallustio Crispo, il poeta finirà col tessere un sottile filo di polemica con le più aspre manifestazioni della cultura contemporanea, soffermandosi sui modi spregiudicati con cui i suoi esponenti concorrono a manipolarla. Lorenzocrate riprenderà ancora la parola precisando che i metodi della moderna indagine scientifica 51 AGATTONE Gnoccata sono oggettivamente coerenti, soprattutto quando essi vanno a scontrarsi con il proprio limite. Per dimostrare questo assunto Lorenzocrate si servirà di un esempio: il gatto di Schoroedinger, con cui evidenzierà l'inadeguatezza degli attuali mezzi cognitivi volti alla dimostrazione dell'esistenza del decimo pianeta. Agattone si troverà d'accordo con le conclusioni del maestro, senonché ravviserà in quelle dotte esternazioni alcuni punti che non risultano chiari se si vuole ancora riconoscere all'astrologia un qualsiasi valore che possa considerarsi tale. Per esorcizzare la fissità di questo stallo drammaturgico, Agattone simulerà di venir aggredito per la strada da un brigante, che, nel buio del vicolo, gli punterebbe un coltello alla gola e lo esorterebbe a rinnegare in toto l'astrologia. Colto di sorpresa da un simile frangente, il poeta spiega che non si farebbe pregare due volte e rivelerebbe al brigante tutto ciò che questi vorrebbe sentirsi dire allo scopo di ottenere in cambio di avere salva la vita. Mentre Agattone sta ancora palinodiando se stesso, uno sconosciuto presente in sala riconosce il poeta e vorrebbe da lui un autografo sulla copia di un poema composto in passato, l'elogio di un antico maestro. Quel vivace intermezzo servirà poi ad Agattone per tentare di stimolare l'intervento di Diotima Forciade. Per suscitare l'intervento della piZia, Agattone si lascerà perfino andare ad un tentativo di rifondare il paradigma dei transiti di Giove. Senonché, dopo un primo invito a parlare, la piZia si rifiuterà seccamente. Soltanto dopo l'"accorata" esortazione di Lorenzocrate, ma soprattutto dopo le irresistibili "lusinghe omeriche" di Agattone nel terzo atto, Diotima Forciade si deciderà a prendere la parola e ciò che dirà avrà immediate ripercussioni. 52 AGATTONE Gnoccata TRISTOCIANO INAUGURA LA DISCUSSIONE SULLA PROFEZIONE ASTROLOGICA TRISTOCIANO - La cena è stata per me alquanto grama nella sostanza. Il pinzimonio prescrittomi dal medico Fortesimmaco non mi ha neppure stimolato la sete. Sorpreso da tanto sobrio digiuno il mio pensiero si è ritratto offeso dalla vista di questi priapi fastigi e mentre voi mangiavate di gusto io ho pensato non poco alla nostra comune arte. E così, cogitando ed elucubrando, sono approdato al vertice di talune questioni, e se nessuno tra voi ha niente in contrario, metto in conto di informarvene ora. [Nessuno fiata.] Nella mia indagine sono partito da quella che io ritengo la roccaforte dell'astrologia, ovvero, quella branca dell'arte di cui nutro massima stima e devozione: l'esoterica. Ebbene, io sono del tutto convinto che essa produca effetti di gran lunga più appariscenti rispetto a quella giudiziaria. E' risaputo che la domificazione dei nodi lunari sul tema fornisce utili informazioni sulle nostre vite precedenti e sulla situazione karmica del consultante. Sospinto dalle pindariche ali del mio pensiero azzardo perfino a dire che questi punti del tema dovrebbero venir presi in grande considerazione anche valutando una rivoluzione solare mirata. E a proposito di quest'ultima non nutro affatto il timore che alcuni invece alimentano quando, per il soggiorno mirato, assegnano timidamente una sola destinazione. Per conto mio sarebbe assai più opportuno abbondare sulla quantità dei luoghi, proponendo due, tre, dieci o ancor più destinazioni. In questo modo il consultante potrebbe scegliere soltanto uno tra essi, oppure due, o ancor meglio farsi la spola fra tutti, impegnando quindi bene il proprio tempo e il proprio denaro. FORTESIMMACO - Amico mio, questa vostra riflessione rischia di avvilirci la digestione dei truculenti cibi a cui abbiam fatto festa alla faccia vostra. Non avete proprio altro di cui parlarci? Ad esempio, il salto con l'asta, il saltacorda o la corsa al trotto? Intratteneteci ad esempio sull'arte di glassare le 53 AGATTONE Gnoccata castagne, sareste invero molto più sintonizzato con la frutta di stagione, i cui sapori ci lasciano ancora indecisi sulla scelta. Perché, in verità, amico mio, penso proprio che voi siate già arrivato alla frutta, non è forse vero? TRISTOCIANO - I miei discorsi non vi compiacciono, signore? Eppure ho parlato con cognizione di causa pavesando incontrovertibili argomentazioni, mi pare anche. Potete fare altrettanto voi o sapete soltanto stritolare le malcapitate membra del vostro prossimo? FORTESIMMACO - Amico mio, per la fortuna di tutti, ed anche vostra, esiste un procedimento logico che va sotto il nome di petitio principii, in virtù del quale si assumono come premesse proposizioni equivalenti alla conclusione, anche qualora essa fosse tutta da dimostrare. Nella petizione di principio, le premesse sono più forti della conclusione stessa e la contengono. Nel vostro caso, l'errore è avvenuto nel momento stesso in cui avete intavolato il vostro discorso accettando come vere premesse delegittimate, ed ora, murato dietro ad un incapricciato rancore, vi rifiutate perfino di fornire le dovute umili spiegazioni che la questione testé sollevata richiederebbe e le cui premesse, lo ripeto, sono ancora tutte da dimostrare. TRISTOCIANO - Intendete forse oscurare il valore delle mie affermazioni e di tutta l'astrologia esoterica? Se fosse così ditelo pure chiaramente. Io sono soltanto un artista che calca con furore il legno del palcoscenico, non un dottore; benché nella vita penso d'aver sufficiente mestiere tale da ritenere che il vostro discorso non risulterebbe chiaro neppure se giungesse integro alle cavillose orecchie di un notaio. 54 AGATTONE Gnoccata NUOVA "STRETTA DI MANO" TRA FORTESIMMACO E TRISTOCIANO [Fortesimmaco ne ha avuto abbastanza. Indispettito da tanta arroganza, si alza dal posto e dirige il passo verso Tristociano invitandolo a porgergli nuovamente la mano destra.] FORTESIMMACO - Porgete il carpo, amico mio. Intendo congratularmi di nuovo con voi. TRISTOCIANO - Fossi matto! Non attacca più con me, signore. FORTESIMMACO - Ma avete dalla vostra la commiserazione che si riserva agli sconfitti, pertanto, vi giuro che con voi sarò clemente e stringerò soltanto un pochino, quel tanto che basta. Parola di galantuomo. TRISTOCIANO - Per il flauto di Pan! Una lepre che ha assaggiato il vile meccanismo della molla collegata alla trappola, e per sua fortuna è riuscita a sfuggirvi, non torna a constatare da vicino se quell'ordigno ha fatto la ruggine. Se ha in cuore di vivere a lungo quel furetto ne resterà comunque lontano e sceglierà con maggior cura i luoghi ove dar sfogo ai suoi balzi. FORTESIMMACO - Non potete negare che da parte nostra i buoni avvertimenti sull'ubicazione delle trappole, che voi stesso avete disseminato, non vi sian giunti. Prendetene atto e qua la mano. TRISTOCIANO - Valutereste la commutazione di questa... "impegnativa" con un amichevole brindisi alla salute della nostra comune arte? FORTESIMMACO - Non prima d'avervi fatto giurare un'altra volta, amico mio. Ed io sono un tipo che non transige sulla sacralità delle tradizioni. Riterrò valido il nostro voto soltanto 55 AGATTONE Gnoccata nel momento in cui esso sarà opportunamente siglato dalla mutua impugnatura tra galantuomini. Offritemi la destra, ora ve lo intimo! TRISTOCIANO - E così sia. Che altro potrei ancora rimetterci se non una mano di meno per grattarmi ed un'occasione di più di passare per probo? Però non dimenticate che mi avete dato la vostra parola. [Porge la destra. Inizia la stretta...] State già stringendo come l'artiglio del grifagno, signore. Dite qualcosa prima che mi convinca che avete mentito. FORTESIMMACO - Ditemi, amico mio, credete voi in Dio o in qualche altra incombenza soprannaturale votata a fortificare la virtù dello spirito? TRISTOCIANO - Nossignore, non mi occupo di poesia. Benché ritengo d'averne dote e potrei scrivere a riguardo logorroiche teomanie. FORTESIMMACO - Avete mai conosciuto qualcuno che sia ritornato dal mondo dei morti? TRISTOCIANO - In tutta verità, non mi risulta, signore. Benché la prima volta che mi brancaste questa stessa mano ebbi la sensazione che la porta dell'Ade fosse più affollata della banca centrale. Io stesso sarei pronto a giurare d'essermi fatto un giretto laggiù, tra le anime cotte e dannate, ma non appena avete mollato la presa ho fatto sgrommato ritorno tra i vivi più velocemente d'una volpe ignea sfiatata inseguita da una muta di amenti. FORTESIMMACO - Pertanto, non avete mai avuto contatti con il mondo dei morti. TRISTOCIANO - Decisamente no, signore. Anzi, l'unico morto autenticamente certificato di cui posso darvi nota è quel pendulo che mi abita in mezzo alle gambe; benché anche per esso non avrei comunque modo di fornirvi sensata certezza; 56 AGATTONE Gnoccata infatti, la mia splenomegalia addominale me ne ostacola oltremodo la visione. FORTESIMMACO - E da quale sensata esperienza vi giunge allora la certezza che questo vostro "nodo lunare" possa avere attinenza con le nostre... vite precedenti? TRISTOCIANO - Ma che domanda, signor mio. Lo dicono i libri, vecchi e nuovi. Ed è argomento suffragato da alcuni sensitivi, i quali sostengono d'intrattenere continuo commercio con spettri e diafane ombre in merito a queste stesse cose... [Fortesimmaco stringe...] Ahio! Ma perché premete tanto? Che ho detto di male? FORTESIMMACO - Dunque non lo sapete. Potete quindi osservare da voi stesso che siete caduto nell'errore logico della petitio principii. Ma nel vostro caso ho ragione di ritenere che l'effrazione sia anche più grave. La vostra situazione è assimilabile alla contraddizione preformativa, ed è la maledizione che si trascinano appresso tutti i rinnegatori della verità. Ne volete un esempio? V'accontento sùbito. Noi viventi non siamo del tutto certi che non sia possibile ritornare dal mondo dei defunti, ed è questo un assunto. Fino ad oggi siamo però del tutto certi che nessuno ha mai fatto ritorno da laggiù, ed è questa una verità. Sostenendo che il significato esoterico di quel vostro punto fittizio possa trarre origine da leggendarie pergamene sgualcite provenienti dal nostro passato più remoto, o peggio, dal soprannaturale, significa negare l'evidenza delle premesse testé evocate. Pertanto, siete voi che negate la verità. Ed io stringo... TRISTOCIANO - No! Ahio! Ve ne prego! Avete buona labbia, ma per converso non siete affatto un buon cristiano. Tuttavia lo ammetto, mi avete ancora una volta convinto. Non mi perderò mai più in simili inutili cianciche. Anzi, sapete che vi dico? Orienterò i miei interessi al giuoco in borsa. Provate 57 AGATTONE Gnoccata ad immaginare un'astrologia che, una volta eretto il tema delle principali borse del mondo, prevedesse con forte anticipo i movimenti azionari. La fruibilità delle senserie e la pioggia d'utili sui futures sarebbe alla portata di tutti e ognuno avrebbe occasione di arricchirsi con poco o punto sforzo. FORTESIMMACO - Povero amico mio. Ve ne fosse andata bene almeno una questa sera. Voi dimenticate che io sono il rispettabilissimo tenutario di Norvegia e nel mio regno rivesto ad interim anche la carica di economo e assennato contabile. La vostra frettolosa considerazione non poteva trovare quindi miglior accoglimento. E quella che segue è la mia ponderata risposta. Se esistesse un modello, financo astrologico, che mi dicesse esattamente quanto e soprattutto quando saliranno i prezzi di certe azioni, quel modello sarebbe immediatamente falsificato, poiché da quel momento in poi tutte le aspettative del mercato si aggiusterebbero immediatamente su di esso, invalidando il modello stesso. Ed io stringo... TRISTOCIANO - Ahh!!! Uhia!!! Che male tremendo. Non mi lasciate facoltà alcuna. Ho terminato gli argomenti, ho svuotato il turcasso. Dovrò quindi dire addio alla motilità delle mie dita? Esse son grasse ma non eterne. Vi scongiuro. Pigliatevela con una donna e mandatemi in pace. CIRO PAUSANIA - Lascialo andare, potente principe. In fede mia penso proprio che quello scoiattolo mannaro ne abbia avuto abbastanza. FORTESIMMACO - [Rivolto a Tristociano] Stringerete con me questo nuovo patto? TRISTOCIANO - Se lo farò? Ne comporrò gli stili, lo torchierò, lo incornicerò e lo appenderò sopra il mio giaciglio in sostituzione dell'immagine di Glaucona. Statene pur certo. Che io sia un galantuomo l'avete detto voi, non io. Ma poi, per i prossimi cent'anni, non mi si domandi di stringere nient'altro; 58 AGATTONE Gnoccata la mia presa non ha più la benché minima efficacia, neppure per trattenere i due soldi della paga che non percepisco. Ahi! Ahio! FORTESIMMACO - Voi scherzate, ma però avete ragione. Dopotutto avete onorato con rispetto il nostro primo giuramento, perciò non ho motivo di temere che possiate evadere da quest'altro. Allora perfezioniamo questo nuovo sigillo e lasciate che di certe cose se ne occupi chi è più vasto di voi, tanto per statura quanto per profondità. «I confini dell'anima non li potrai mai trovare, per quanto tu percorra le sue vie; così profondo è il suo logos.» Eraclito di Efeso, "Della Natura",frammento 45, classificazione Diels-Kranz. Allora, mi giurate che non vi occuperete mai più di questa vostra astrologia esoterica degna della più scadente teorica della smorfia? TRISTOCIANO - Lo giuro, signore e lo sottoscrivo. Non ho mai visto né conosciuto cadaveri di ritorno dal regno di Ades. Non ho mai creduto che i punti draconici potessero assecondare i fini della metempsicosi, ma, soprattutto, non ho mai pensato che in una rivoluzione solare mirata fosse possibile assegnare più di una località di soggiorno. Benché la curiosità, signore, nonostante l'inquisizione che mi imponente, mi resta intatta. Siate quindi tollerante anche soltanto per un aspetto del nostro accordo. Fornitemi voi la spiegazione secondo cui io dovrei seguire il vostro consiglio piuttosto che restare fermo come un saltimpalo sulle mie consolidate convinzioni. Evidentemente voi non comprendete affatto la grande quantità d'affari che il mio innovativo approccio consentirebbe di concludere. Immaginate di associarvi ad un'agenzia di viaggi e pensate ai quattrini che si potrebbero fare inviando come pacchi a destra e a manca i propri consultanti, ovviamente dopo aver loro preventivamente inculcato il suggerimento di rivolgersi per il viaggio ad una certa agenzia giusto dietro l'angolo... 59 AGATTONE Gnoccata [Fortesimmaco si prepara a separare dal busto il braccio del malcapitato, ma viene fermato in tempo dall'accorato appello del suo maestro.] CIRO PAUSANIA - Onorato esarca, ferma il tuo forte braccio! Costui ha senz'altro recepito il giuramento, ma avendo perduto la sensibilità della propria mano ha perduto con essa anche la sensazione del dolore. E quel meschino, in tal modo già liberato dalla pena della tua mortale stretta, benché ancora tuo prigioniero, ti stuzzica soltanto per vendicarsi sul piano della labbia. Non conosce infatti la tua forza ed è del tutto ignaro delle infinite sfumature a cui può giungere il dolore. [Fortesimmaco lascia la mano di Tristociano, che fugge via come un gatto bagnato andando a nascondersi tra Barbadora e Glaucona.] FORTESIMMACO - Hai ragione, maestro. Mi son fatto ancora una volta prendere la mano. Convieni che non è per niente facile amministrare anche un solo regno, figuriamoci poi se i sudditi dovessero perfino tornare da quello dei morti. Trovo infatti già sufficientemente moleste le credenze che rendono schiavo il mio popolo per dover pensare di assumermi incarico d'organizzare feste comandate in onore di Simon Mago. Per il buon cuore dei miei cortigiani ricevo ogni giorno il cadavere d'un gallo sacrificato agli altari degli ex-voto, nonostante che, nel vestibulum del mio palazzo e a lettere d'oro, mi sia premurato d'affiggere le inequivocabili parole dell'Arouet: «Non siate tanto sciocchi da credere che grandinerà sul vostro giardino se non avrete danzato la pirrica o il cordace.». 60 AGATTONE Gnoccata REPLICA DI CIRO PAUSANIA A TRISTOCIANO CIRO PAUSANIA - Nobile principe, non t'invischiare anche tu in simili questioni. Lascia piuttosto che risponda io a quest'ultima scellerata considerazione del nostro comune amico. Ebbene, costui sappia che le località nelle quali si spedisce il consultante a trascorrere la rivoluzione solare mirata non possono venir assegnate proponendo al proprio cliente di operare una scelta fra tante destinazioni diverse. Sarebbe come dire agli abitanti di un pollaio: «prendete i soldi e andate a comprarvi il mangime che vi pare». Il buon astrologo, oltre a dover valutare accuratamente la località migliore per il soggiorno mirato, dovrà dare prova di consolidata serietà professionale scegliendo un luogo preciso su di un campione valutato in funzione del tema di rivoluzione che ha sotto gli occhi. E così facendo soddisferà due necessità primarie: la prima, che incarna la fierezza disciplinare con cui l'astrologo sceglie quello che egli pensa possa essere il miglior suggerimento possibile per il proprio consultante; la seconda, che consiste nel ravvisare sul consultante stesso la presa di coscienza che il proprio astrologo non fa il gioco delle tre carte, sul genere: «io ti avevo suggerito tre località, tu hai scelto quella sbagliata, ed ecco perché quest'anno le cose ti vanno tanto storte.». IL CONTO DEL "NUOVO MILLENNIO" [Giunge la locandiera e deposita sul tavolo il foglietto con il conto della Gnoccata. Tristociano se ne appropria sùbito per fare le divisioni e stabilire così l'importo che spetta ad ogni commensale. Ma sbaglia clamorosamente e perciò viene redarguito da Lorenzocrate che approfitta dell'occasione per parlare della questione relativa alla data in cui potrà essere festeggiato il nuovo millennio.] 61 AGATTONE Gnoccata LORENZOCRATE - Un momento, neumatico contabile. La vostra suddivisione degli oneri fa pena. Perché mai il primo dovrebbe pagare di più degli altri? TRISTOCIANO - Per tutti i numeri primi! E come può avvenire ciò che sostenete? Io mi sono limitato a prendere il totale e a suddividerlo per decine che poi ho moltiplicato per il numero dei commensali. Tant'è che alla fine del conteggio mi risulta che il primo di essi pagherà all'oste una somma che va da 0 a 10 denari, il secondo da 11 a 20, il terzo da 21 a 30 e così via... LORENZOCRATE - Ineccepibile. Ma soltanto per i fortunati che verranno dopo il primo. Invero, secondo il vostro calcolo, il primo della lista si ritroverà a fare i conti anche con la decina precedente. Oppure non mettete conto di considerare quello zero? TRISTOCIANO - Non ne metto conto. LORENZOCRATE - Allora siate più chiaro. Lo dico per il vostro bene, perché di questi tempi, tra i corridoi della scienza, soffiano tali possenti spifferi d'aria che in men che non si dica si rischia seriamente di prendersi qualche brutta infreddatura. Il vostro conteggio nasconde in realtà un'insidiosa sciarada, perché se dovessimo considerare una decina che va da 0 a 10, saremmo costretti anche ad assumere che l'unità corrispondente allo 0 vada pure essa considerata nel conto. Ma in questo modo otterremmo una decina composta di 11 cifre, la qual cosa è un assurdo logico. Soprattutto in ragione del fatto che le decine successive, da voi considerate, partono tutte dall'unità appena seguente al cambio di suffisso: l'11 per il 10, il 21 per il 20 e così via. Ma ora seguitemi bene. Assumendo come vere le ragioni di quel tale che stabilì la nostra Era avente inizio l'anno zero, quale valore andrà mai fornito a questo dato in seno al nostro calcolo? 62 AGATTONE Gnoccata TRISTOCIANO - Nessuno. LORENZOCRATE - Ben detto. Ma se prendessimo in considerazione quel vostro iniziale conteggio, lo zero avrebbe valore tanto quanto le altre unità. Il primo anno di questa nostra Era sarebbe quindi compiuto non appena dall'anno zero fossimo giunti al 31 di dicembre. Soltanto allora sarebbe ammissibile cominciare a parlare di anno 1, perché tutto l'anno zero sarebbe appena trascorso. Ma ora però accade che se l'anno zero dovessimo considerarlo come una vera e propria unità, caro amico mio, tra pochi giorni dovremmo festeggiare il nuovo millennio, poiché il primo gennaio 2000 corrisponderebbe al compimento di quello. Tuttavia, tranquillizzatevi pure. Le cose non stanno affatto così. Se perciò voi mi promettete di non considerare quello zero nei vostri conteggi, in cambio io sono pronto a giurarvi che il nuovo millennio lo festeggeremo tutti quanti il primo gennaio del 2001. LORENZOCRATE RIASSUME GLI INTERVENTI PRECEDENTI E FORNISCE IL SUO PRIMO PERSONALE CONTRIBUTO LORENZOCRATE - Amici. Concediamoci ancora un poco i lussi del vino e così facendo mettiamo mano alle preziose bocce della riserva, ma con misura. Non così poco da impedire di difenderci dal freddo una volta usciti da qui, ma neppure così tanto da non riuscire poi a discutere lucidamente. Vi esorto tutti a considerare la saggezza di Polido, che osserva il gufo cacciare le api all'entrata della cantina dei vini. Egli sa che all'interno è custodita l'arnia del miele, un bene prezioso. Risolleviamo le sorti ai nostri discorsi, che paiono languire, e discutiamo più approfonditamente dell'arte. Siete tutti con me? FORTESIMMACO - Non dovresti neppure dubitarne, Arconte carissimo. 63 AGATTONE Gnoccata CIRO PAUSANIA - Non appena terminato il mio risottino, amico mio. TRISTOCIANO - Sono più curioso di una perpetua tutta sola nella stanza del prete. AGATTONE - Maestro mio, sapete bene che io non sono un uomo, bensì una spugna arida del Metaponto incollata alla secca di un roccioso scoglio. Lo scopo della mia vita è di attendere che il mare si agiti anche soltanto un poco, per poter venire finalmente intumidito di flutti ed esserne perciò appagato. LORENZOCRATE - Gatto appaGatto. Il tuo parere è del tutto irrilevante e non richiesto. Desidero mutare la tua palinodia riducendola ad una ferale satira. Tu non assomigli affatto ad una spugna secca, invero, la tua appiccicosità è molto più simile alla sanguisuga di palude, la cui persistenza è seconda soltanto ai disagi procurati da una fastidiosa micosi. AGATTONE - [Amareggiato.] Come volete voi, maestro. Allora sarò il vostro virus. Con me al vostro fianco non dovrete mai temere di incorrere nella deriva antigenica. LORENZOCRATE - [Rivolto a tutti.] Ringrazio tutti voi, benché uno soltanto non ha ancora risposto al mio invito. Non comprendo bene se non lo ha fatto per pudore o se ella intende manifestare così il proprio dissenso. Naturalmente, mi riferisco alla piZia Diotima. [Diotima Forciade non ha ancora toccato cibo e non ha neppure bevuto un solo sorso di vino. Solleva lentamente il capo, osserva uno per uno tutti i convitati e poi ritorna altrettanto gravemente con lo sguardo fisso nel vuoto, raccolta in profonda meditazione.] LORENZOCRATE - Ci darà del filo da torcere. Lo sento. L'ho letto nel suo sguardo. Ma noi daremo comunque inizio ai 64 AGATTONE Gnoccata nostri discorsi. E se permettete comincerò io il giro riassumendo le posizioni fin qui guadagnate. L'amico Tristociano sostiene che l'esoterica vada pareggiata alle discipline più deterministe. Ma l'esarca Fortesimmaco ha immediatamente smentito quelle argomentazioni a mezzo di un "pressante" metodo e dando grande prova di stile. Ebbene, anch'io la penso come il nostro nobile tenutario ugro-finnico e rincaro viepiù la dose. Sono convinto che le conseguenze di alcune tenaci credenze crescano come i funghi sotto l'influsso della luna piena. Neppure il gelo della notte può scoraggiarne la diffusione. Anzi, proprio quando nella ragione umana alberga il buio più profondo e nel cuore abita la coscienza raggelata, quei velenosi funghi trovano miglior ambiente, prosperando. TRISTOCIANO - Voi sostenete che la scienza non ammette inganni. Ed io a mia volta sostengo che l'astrologia si verifica da sé senza alcun bisogno che qualche colletto bianco o testa d'uovo uscito da un gabinetto di microbiologia mi venga a dire cosa debbo fare o pensare. Allargando il giro, vi dirò che non soltanto i nodi lunari, ma anche Lilith è alquanto operosa sul tema. Il suo transito su determinati campi è difatti sintomatico di mutate condizioni nella sfera sessuale e per la libido dell'individuo. LORENZOCRATE - Amico mio, risparmierò a Fortesimmaco di scomodarsi levandosi in piedi una terza volta. Basterò io a rispondervi. Siete voi che dovete fornirci l'inversione dell'onere della prova. Il vostro atteggiamento ostile mi costringe a venirvi incontro facendo un dispetto alla coerenza dell'indagine. Mi obbligate a muovermi su di un terreno da voi stesso recintato, poiché, di tutte le premesse che avete accolte per certe, come poc'anzi vi ha "affettuosamente" dimostrato l'esarca di Norvegia, non esiste di fatto certezza alcuna e pertanto di questo passo finiremmo per conversare entrambi 65 AGATTONE Gnoccata all'infinito: voi con le vostre fantastiche egloghe ed io con le mie sensate esperienze. TRISTOCIANO - Puah! Fate pure come credete. Io dico soltanto che se avessi voce in capitolo nel governo di questo Paese farei approvare un decreto che restituisse alle patrie università la disciplina astrologica. Non vedo proprio il motivo per cui oggi ciò non sia ancora divenuto possibile. LORENZOCRATE - Toh! E magari vorreste occuparne proprio voi l'ufficio di presidenza. «Datemi due righe di un uomo e lo farò impiccare.» Lo disse il cardinale Richelieu, ed era uno che la sapeva lunga in fatto di poltrone, con tutto il rispetto che nutro per voi... TRISTOCIANO - Ha! Questa è bella. State forse insinuando che se avessi voce in capitolo, mi prodigherei a fare la fronda di tutto ciò che non mi sconfinfera dell'arte? Mi si può accusare di tutto tranne di non possedere spirito collegiale e amore per la democrazia nelle cose relative alla cultura. LORENZOCRATE - Solo chi è pazzo può credere di non esserlo. TRISTOCIANO - Pazzo sarete voi, amico caro. Nel mio intimo credo fermamente d'essere un buon astrologo e nessuna forza al mondo potrà mai convincermi del contrario. LORENZOCRATE - Non ne dubito. Tuttavia, vedete bene che voi non siete capace di estraniarvi neppure per un attimo da questa vostra ipertrofica natura. Se soltanto ci riusciste vi accorgereste che ci sono studenti che si credono "filosofi" semplicemente salendo le marmoree scale di un ateneo, ma essi non sono peggio di coloro che si sentono "medici" semplicemente varcando la soglia asettica di un laboratorio di anatomia. 66 AGATTONE Gnoccata TRISTOCIANO - Voi mi sottovalutate, signore. Nel mio animo alberga un nobilissimo spirito collegiale. [Indica Barbadora e Glaucona] Domandatelo pure a queste due brave fanciulle. [Si rivolge di nuovo a Lorenzocrate] I vostri discorsi mettono in cuore una cosa soltanto, e cioè a dire, la vostra aristocratica visione del mondo recalcitrante a voler soddisfare i pressanti interrogativi che scaturiscono dal confronto popolare. E' tempo di abbattere gli steccati delle proprie riservatezze. Che ognuno metta sul tavolo del dibattito tutto ciò che sa dell'arte. Non ha alcun senso il timore d'essere criticati, fraintesi, o peggio, attaccati e vilipesi. Il solo fatto d'appartenere tutti alla medesima disciplina dovrebbe inclinare chiunque al buon senso, alla misura ed al buonismo nella condotta. Ciò che dico non è un concetto nuovo, poiché questi stessi orientamenti sono garbatamente condivisi e suffragati dal buon lavoro che stanno svolgendo alcune liste di discussione settoriali. Astrologi di tutto il mondo, unitevi! LORENZOCRATE - Lombroso amico. La bontà d'animo dei nostri giovani d'oggi è più bifida della lingua di una serpe giunta al bivio di Edipo re. Con grande determinazione i nostri ragazzi son capaci di strappare da morte certa un grazioso cagnetto che soffoca dentro a un sacco, ma sono poi completamente miopi di fronte alle fondamentali necessità di un vecchio, oppure, altrettanto induriti, si rivelano insensibili ai morsi della fame altrui, poiché a loro distante per retaggio, cultura e latitudine. Occhio non vede, cuore non duole. Mai avrei immaginato che un siffatto castigato proverbio popolare potesse insinuarsi nei recessi dell'anima come capita all'aria domestica quando viene aggredita e appestata dal fumo nero delle cicerchie abbruciate. Le vostre inclite "liste di discussione" hanno finito tutte col diventare lugubri crackpots, vere e proprie liste di proscrizione, nelle quali, proprio come fa un linfocita col batterio, la fierezza individuale e la personale espressione vengono fagocitate da un sistema a 67 AGATTONE Gnoccata maglie strette, che non lascia passare neppure un granello del seme d'alterità, della fantasia e dell'arguzia a fin di bene. L'emblema di queste scuole per corrispondenza di cui dite è il medesimo per tutte: su ogni loro stendardo signoreggia il muto teschio di Yorick. AGATTONE - Maestro, ti scopro forse poeta? Ti prego, lascia pure a me gli epodi e le accorate filippiche. Comunque sono senz'altro d'accordo con quanto hai appena detto. Da che mondo è mondo non si rifiuta mai una sincera risata ad un nemico. Quei luoghi ascosi che hai così ben descritto pretendono invece di assomigliare ai corridoi del necroforo, ove si attende con garbo che la vanga del fossore scavi per ogni avventore una bella buca su misura, a pensione completa e con vista sul lago. TRISTOCIANO - [Rivolto ad Agattone] Non mi piacete, signore. E lo dico qui, apertamente. Non è ammissibile fare ciò che voi pretendete di fare continuamente, e cioè dileggiarvi di tutto, anche di argomenti che invece meriterebbero la più seria devozione e la più rigorosa attinenza alla forma. AGATTONE SULLA SATIRA POLITICA AGATTONE - L'atteggiamento culturale degli uomini di lettere, di scienza o vicini al potere, dovrebbe avere un'impronta ridanciana e dissacratoria. E' emblematico osservare che tale comportamento lo si ravvisa sempre tra gli esponenti della scienza e della cultura tra i più creativi ed innovativi. Non vorremo permettere che per mezzo vostro si ripeta anche in questo nostro villaggio la medesima ignominia che ha dovuto sopportare quel professionista della satira, il quale, abbandonato dall'intera boiarda redazione del miserabile quotidiano con cui ha collaborato per tanti anni, ha 68 AGATTONE Gnoccata dovuto ingoiarsi da solo il rospo a causa di una vignetta che ha tanto indispettito il mediocre spirito di un potente, dal cui comportamento si è ora compreso che, su di lui, è fatto divieto il solo parlarne. Invero, l'insignificanza umana di questo "potente" e la sudditanza strisciante del foglio che costui tiene sul suo libro paga, son talmente palesi ed evidenti che se alla satira non venisse imposto un freno, quel piccoletto coi baffi finirebbe in coma apallico e il suo devoto giornale nei pubblici cessi. Nella reazione di quel politico e nel complice silenzio di quei farisaici redattori è completamente assente la misericordia per quel loro collega ancor prima che l'ironia dovuta al rifiuto di appoggiarlo. Eppure, un nobile gesto di misericordia in questo caso sarebbe proprio stato un atto dovuto. E allora lo faremo noi per loro. In questo lurido mondo occorre aver misericordia soprattutto nei confronti di chi non ne ha avuta con noi. Misericordia per la penitenza e penitenza nella misericordia. E la nostra misericordiosa penitenza allora sarà tale: per questa sera vi propongo di smettere di bere vino rosso. Ci ingrosseremo la lingua piluccando anacardi salati e ci bagneremo il becco con un bianchetto scelto tra quelli della lista. FORTESIMMACO - [Rivolto ad Agattone] Amico caro, non è mia intenzione prodigarmi in facili commenti su questo tuo ultimo sfogo. Resterò invece più aderente al discorso che hai sollevato poco prima. Non puoi negare che dalla Grande Rete sia ancora possibile ricavare informazioni di prima scelta e che ciò avvenga proprio tramite il mutuo scambio di corrispondenza elettronica. Io stesso, molto modestamente, credo di metterne una grande mole a disposizione di tutti. 69 AGATTONE Gnoccata AGATTONE SULLA GRANDE RETE AGATTONE - Non lo nego, principe carissimo. Ma occorre essere davvero molto pazienti e disinteressati, altrimenti ci si ritrova invischiati nei sanguinosi guadi di Brodaio. Regna difatti una Grande Confusione, dentro la Grande Rete mondiale. E tale baccano sorge proprio nell'ambito del confronto umano, nel quale si confonde sempre la contestazione sull'esclusivo terreno dialettico con la facoltà di decidere chi meriti o meno la nostra preziosa considerazione. E scendendo la china di questo degenerato scambio si finisce poi con lo scadere nel vilipendio o nella gratuita offesa personale. Queste minuscole guerre terminano poi sovente con lo stramazzamento di entrambi i contendenti, proprio come accadde ad Oto ed Efialte, che nel tentativo di uccidere la cerva di Artemide si trafissero a vicenda con le proprie lance. Questo fenomeno è in parte dovuto alla "confusione di linguaggio" che nella comunicazione contemporanea è imperante. Si fa una grande confusione tra l'oggettività del linguaggio e la dossologia da esso prodotta, che però resta sempre strettamente soggettiva. Il livello della comunicazione viene pertanto squalificato attraverso la tastiera di un computer? In parte sì, poiché quando si scrive a qualcuno attraverso la Grande Rete si tende a scorporarne l'umana integrità con l'intenzione di assoggettarla, per propria comodità, ad un minimo comune denominatore, riducendola così ad un mero stereotipo ideologico, che, nelle peggiori condizioni, diviene un fantasma da esorcizzare sul terreno delle nostre stesse psicosi, oppure, un salvatore da modellare sui nostri più intimi ideali. LORENZOCRATE - Gatto polemico. Ciò che hai appena descritto appartiene al meccanismo stesso con cui si ripete da sempre il gioco della vita. Te lo spiegherò con una banale storiella. Hai presente l'erba gatta? Allora converrai che nella foresta crescono le piantine. Ebbene, è del tutto normale che 70 AGATTONE Gnoccata nella foresta crescano liberamente copiose varietà di piantine, ed è altrettanto naturale che esse si innalzino poi velocemente nell'ombra del sottobosco per potersi guadagnare uno spicchio di Sole ed una propria meritata visibilità nel fitto del fogliame. Ma tutti noi sappiamo bene che la natura nei suoi flussi è ciclica e tenace, perciò, quando poi per volontà di essa sorgono altre nuove piantine, ben presto anche queste giungono a misurarsi con quelle già presenti ed affermate, ed ecco che viene ad instaurarsi una frenetica competizione per potersi aggiudicare l'agognato posto al Sole, le prime per guadagnarselo, le seconde per conservarlo. Tutto ciò rientrerebbe nei normali avvicendamenti biologici vigenti in natura, non fosse che questa nevrotica sfida degenera sempre più fino a ridurre ogni contendente a desiderare la rovina della piantina antagonista, poiché ognuna di esse vien presa dal cupo timore di perdere la propria supremazia, temendo che vi sia in gioco nientemeno che la propria stessa sopravvivenza nella foresta, o chissà per quale altro motivo... FORTESIMMACO - Fuor di metafora, due motivi antichi quanto il mondo: l'egoismo e l'egocentrismo umani... LORENZOCRATE - Ben detto, principe carissimo. Paradossalmente però, durante questi movimentati scambi di battute scritte attraverso il cavo del telefono - contrariamente a quanto avviene nell'ambito dell'oralità a causa dell'inevitabile irriflessività insita nel linguaggio parlato -, il fatto di avere a propria disposizione più tempo per riflettere su ciò che si scrive, pone gli antagonisti nella condizione di ferirsi con ancor più veemenza. Questa considerazione mi suggerisce l'idea che, nel colloquio orale, abbia buon giuoco la creanza e la mutua cortesia per il solo fatto che non c'è il tempo materiale per stare a pensare e di conseguenza, non esiste modo per poter estrarre dal proprio vademecum verbis l'adeguato armamentario che consenta di uccidere seduta stante l'affabulazione del proprio interlocutore. Sotto questo 71 AGATTONE Gnoccata aspetto comprendo bene le ragioni del Gatto anacoretico. Quello che invece comprendo un po' meno è il motivo che lo ha indotto alla decisione di privarci della sua presenza tra gli spalti della nostra civilissima Piazza riservata. AGATTONE - Venerabile maestro, tu dici così perché ormai sei vecchio e stai cominciando a prepararti per il grande viaggio. E trepido in questa vigilia ti premuri di bonificare i tuoi rapporti con chiunque. Io invece posso ancora permettermi qualche sano nemico, anzi, a questa ruggente età posso perfino concedermi il lusso di inimicarmi l'esistenza stessa. FORTESIMMACO - [Rivolto ad Agattone] Sai bene, amico mio, che condivido la tua rispettabilissima scelta, ma soltanto fino al punto in cui il pubblico confronto diventa sinonimo dell'evangelico motto riassumibile nello stico «dare le perle ai porci». AGATTONE - Sono fondamentalmente d'accordo con questa tua critica, nobile principe. Ma anch'io ho da offrirtene una in cambio. Io critico invece l'ambiguità dell'iniziativa in cui vi siete rinchiusi. Sono infatti convinto che le vostre Piazze riservate altro non siano che autotelici giochetti barocchi, fini a se stessi, un ortus conclusus in cui vi giustificate nel mutuo isolamento e in cui ognuno di voi si fa scudo con l'altro, uniti dal comune timore di affrontare il confronto diretto coi vividi flutti e le sferzanti intemperie del mondo esterno. Tuttavia, potete consolarvi. In tutta verità, questo stesso status quo sovrasta l'intera biosfera della cultura contemporanea. Il corretto modello dovrebbe invece essere più incline alla dinamica della vita, la quale è sempre sinonimo di guerra, o perlomeno di azione, giammai una pace indotta. E mi voglio ispirare proprio a questo spirito del capitano di ventura per suggerirvi un nuovo modello di comunicazione, che è poi lo stilema dell'ordine di battaglia impiegato dall'esercito romano. 72 AGATTONE Gnoccata Funzionava così. La legione si distribuiva su tre linee: in prima linea i più giovani, gli hastati, armati di giavellotti; in seconda linea gli adulti principes, armati anch'essi di giavellotti e daghe; in terza linea i più vecchi triarii o pilani, armati di lunghe aste. Le guarnigioni, o manipoli, lasciavano spazi vuoti per consentire il passaggio dei velites, soldati di fanteria leggera che scagliavano dardi e poi si ritiravano subito. Quando gli hastati cedevano sotto la pressione del nemico, riparavano negli intervalli aperti nei manipoli dai principes; e se anche questi accennavano a ripiegare, ecco che avanzavano i triarii per riorganizzare un estremo tentativo di contrattacco. Questo schema sublime oggi è sovvertito. Difatti i principes sopravanzano gli imprevedibili velites e gli anziani triarii si addormentano sugli allori, mentre alcuni tra essi vorrebbero gareggiare coi giovani hastati militanti nel medesimo proprio esercito. L'unico punto che resta invariato di questa sovvertita strategia militare è il momento della receptui canere, ossia, quando si suona la ritirata dandosela ognuno a gambe ogni qual volta che le cose volgono al peggio. «Se non uscisse [lo Zodiaco] fuor del cammin vecchio», dice il Poeta. Provate anche voi a sentire l'impellenza di uscire dagli asfittici percorsi che rischiano di irretire la coscienza nelle piccole necessità più utilitaristiche, che irrigidiscono il libero anelito della curiosità su posizioni del tutto accomodanti, tanto stantie quanto artificiose. Uscirete dalla Turris Eburnea? Scenderete le terrazze dell'Aventino? [Pausa] Ma poi fate pure come meglio credete, dopotutto, il mio, è soltanto il libero canto dell'arte, privo di speme, suffragio o parte. CIRO PAUSANIA - [Appena dopo aver terminato il terzo piatto di risottino al pomodoro] Caro Agattone, ma dove hai studiato per divenire così ottimo ed eccellente? AGATTONE - Magnifico Margravio. Io mi son fatto scuola da me stesso. Non esisteva invero alcun luogo ove venisse 73 AGATTONE Gnoccata insegnato ad apprender gli stili e, al contempo, venisse richiesto di riconsegnarli dal proprio quaderno all'urna di Ermes, per poi ripigliarli di nascosto a lui ma mutati per logica e forma. Questa difficile arte non ci fu tramandata da nessun grande, poiché nessun grande è vissuto nella medesima epoca di un altro e pertanto ognuno di essi ha sempre dovuto sostenere da sé l'ingombrante feticcio di una nuova grammatica. Citando il poeta: «Poiché la terra ne crea ancora come ne ha sempre creati.». LORENZOCRATE - Non mentire, Gatto Jago. SECONDO E DECISIVO CONTRIBUTO DI LORENZOCRATE LORENZOCRATE - Il nostro Gatto eneico sembra intenzionato a voler ripercorrere i destini degli dei al termine dell'età dell'oro, tale e quale la figlia di Zeus e Temi, personificazione della giustizia. Durante l'età dell'oro, quando gli dei dimoravano ancora tra gli uomini, anche Astrea visse sulla terra. Quando il male e la corruzione dilagarono tra l'umanità, gli dei abbandonarono per sempre la propria abitazione terrena. Astrea fu l'ultima ad andarsene e prese posto tra le stelle, ove appare, secondo il mito, quale costellazione della Vergine. Fu oltremodo saggia in questa scelta. E' però appena il caso di domandarsi perché Astrea fu l'ultima ad andarsene dalla terra. Forse fu ottusa e non comprese sùbito il pericolo? Aveva alcuni oscuri interessi da sistemare? Si era appesantita nella carne e rischiava pertanto di diventare una comune mortale? Chi lo sa. Ormai anche questa è acqua passata. AGATTONE - Su di una cosa restiamo comunque tutti quanti d'accordo. E cioè che per mezzo della Grande Rete sia possibile reperire grandi quantità di testi al solo prezzo di 74 AGATTONE Gnoccata qualche scatto del telefono. Non mi pare una cosa di poco conto. FORTESIMMACO - E' vero. Non si può negare. CIRO PAUSANIA - Idem. LORENZOCRATE - Gatto filatelico. Non si legge un testo ottenuto gratuitamente con la medesima cura con la quale se ne compulsa uno che si è ottenuto pagandolo salato. Ciò è spiegabile col fatto che lo sforzo di averlo pagato con le proprie sostanze autorizza il pensiero ad investirvi un impegno maggiore, come se quel prezzo servisse ad assegnare maggior valore all'oggetto pagato. Tuttavia è pur vero ciò che dici. Oggi, con la quantità di informazioni gratuite che ci cadono a pioggia dai cavi del telefono, le cose appaiono non stare affatto così, benché in realtà questo vizio della mente non è meno radicato di un tempo. Ma questo è un altro discorso... FORTESIMMACO - A tanta quantità non corrisponde altrettanta qualità... LORENZOCRATE - Esattamente, principe vigile. A fronte di una grande mole di informazioni è la qualità di esse che ne resta vittima. Ma non solo. La severissima selezione che siamo costretti ad operare non sempre è diretta con ineffabile giustizia. Spesso si finisce col rifiutare intere partite di ostriche senza neppure sospettare che all'interno di alcune di esse sonnecchia una meravigliosa perla. AGATTONE - Maestro mio, tu ti riveli sempre più un valente poeta. Stai dando prova d'essere un uomo più innamorato dei modelli di ricerca che della ricerca stessa, la qual cosa ti rende più un filosofo che uno scienziato. LORENZOCRATE - Gatto guarnito. Smettila di adorarmi e aiutami piuttosto a smaltire le richieste di inviti a cena che 75 AGATTONE Gnoccata ricevo da frotte di spasimanti fanciulle che mi infestano la cassetta della posta. AGATTONE - Ma per me adorarti è la sola ragion d'essere. LORENZOCRATE - Tu sragioni. E rischi perfino di andare a far compagnia all'amico Tristociano, dopo esserti meritato una bella strizzatina alla coda ad opera del principe scandinavo. Come puoi far convivere in una sola frase ragione ed adorazione? Per tua norma e regola, ragione ed adorazione sono termini antitetici, in quanto l'una esclude l'altra. Non è infatti possibile sostenere «sono un adoratore della ragione», poiché il predicato adorare è accezione d'ambito irrazionale, pertanto, è contrario alla ragione. D'altro canto, può diventare possibile sostenere questo assurdo soltanto in un caso, e cioè, quando della ragione si sono percorsi tutti i sentieri d'indagine e quindi, per mezzo di essa, si è giunti a comprendere tutte quelle cose che prima di allora restavano insondabili. In quest'unico caso la ragione potrà essere fatta oggetto di adorazione, perché in essa si è ravvisato il solo metodo a disposizione dell'uomo che gli consenta di poter sollevare i pesanti drappi dell'ignoranza. AGATTONE - Stupor Mundi, ma cosa ci resta allora di tutto quanto il fascino dell'arte se costringiamo la nostra indagine a restar relegata all'esclusivo patrimonio dei sensi? La tradizione ci ha tramandato leggi, assiomi e postulati che potremmo definire di natura metafisica, aventi perciò scarso commercio con quelle ben più severe della fisica sensibile. Non tutto di questa nostra arte è giustificabile con il solo ausilio della ragione. Come dobbiamo comportarci allora di fronte alle domande degli irriducibili avversari se anche tu, maestro mio, ti fai promotore delle loro medesime obiezioni e prendi posto fra le loro stesse barricate? 76 AGATTONE Gnoccata STALLO DRAMMATURGICO. LA PALINODIA DEL BRIGANTE LORENZOCRATE - Gatto suffragista. Non pertiene certo a me dare una risposta a queste tue domande barocche. E se dopo una lunga ricerca ed aver penato indarno, ti ritroverai smagato e incapace di abbozzarti un'appena sostenibile risposta, segui il mio consiglio: nega d'essere astrologo. AGATTONE - L'idea è buona, Arconte caro. Diciamo allora che se lungo la strada dovessi imbattermi in un brigante uscito dal buio di un vicolo, qualora costui dovesse puntarmi il suo lurco pugnale alla gola, pur di riportare a casa il manto, non lesinerei ingiurie e contumelie neppure mi trovassi dinnanzi al glorioso busto della Musa Urania. E ipotizzando che ciò che dico dovesse avverarsi proprio ora, mi destreggerei con un discorso simile a quello che segue. «Non si parlerà mai abbastanza della facilità con la quale l'astrologo d'assalto è capace di ottenere il pubblico consenso semplicemente esaltando i pregi ed evitando accuratamente i difetti di coloro che gli domandano un consulto. Il numomante è maestro nell'arte di aggiudicarsi la stima del proprio consultante, poiché, riesce a sintonizzarsi sùbito con la creduloneria gratuitamente offertagli dall'interlocutore, dando vita insieme ad esso ad un malsano squilibrio entropico. Ciò accade perché, tanto l'astromante quanto il consultante, sono portatori sani della scarsità dei propri argomenti e sono entrambi vittime della loro stessa ignoranza. L'astrologo ha ricevuto in dote dalla natura soltanto una discreta qualità oratoria, e capitalizzando questo suo effimero dono, con una parolina pennellata qua ed un'altra ben confezionata là, nascondendo i difetti o, magari, trasformandoli in punti di forza, riesce comunque a conquidersi la platea, nonostante il suo discorso si regga su un mare di sdilombate idiozie. Un esempio? Il segno del giorno: Ariete. I vostri impegni odierni sono ben distribuiti tra l'esigenza di vivere in funzione del mondo esterno e la vostra riservatezza. Non sarete particolarmente legati 77 AGATTONE Gnoccata all'ambiente consueto, pur trovandovi a vostro agio anche in esso. Oh, bella! Che c'è di tanto sbalorditivo e sorprendente? Com'è possibile confutare la circolarità degli ossimori? Oggi uscirò di casa e probabilmente respirerò un poco d'aria fresca, quindi, per la strada incontrerò tanta gente che si darà un gran daffare. Al mio rientro a casa è molto probabile che appenderò il cappotto all'attaccapanni. Cos'ho appena detto di tanto seducente e misterioso? Eppure ho parlato del mio futuro! Ma quel che desta la più affocata ilarità è l'incapacità di questi tragici indovini di prevedere perfino il... passato! Gli astrologi si rivelano difatti altrettanto inconcludenti anche quando pretendono di giustificare gli avvenimenti già trascorsi, tanto i prossimi quanto i remoti. Una volta tirato il tema ad un antico episodio clamoroso o ad una cronaca d'attualità suscettibile di scalpore, ecco che questi baldi negromanti assumono i leguleici panni dell'azzeccagarbugli e non perdono mai occasione per coprirsi di ridicolo, scovando raffie giustificazioni doppiopesiste o tentando di far quadrare il cerchio a botti sfasciate, facendo sì che ogni peregrino avvenimento balzato agli onori della cronaca possa trovare, a posteriori, un'agiata collocazione tra le sconclusionate categorie a manica larga di quell'arte dissoluta. In conclusione, il segreto di queste arruffate tecniche maliarde sta tutto nella favorevole disposizione del pubblico, il quale, essendo ancor più avvinto dell'astrologo nei lacci dell'ignoranza, non ha affatto bisogno di venir convinto con solidi argomenti, poiché giunge nella fumosa dimora dell'indovino già preso all'amo che la vana speranza ha gettato nel grande mare dei luoghi comuni.» [Lorenzocrate applaude divertito.] Ebbene, maestro mio, sentendomi parlare così quel brigante non solo mi lascerà andare libero e in pace, ma sarà perfino lieto di darmi in custodia anche la propria sacca dell'oro. 78 AGATTONE Gnoccata UNO SCONOSCIUTO DOMANDA L'AUTOGRAFO AD AGATTONE [Entra in scena un estraneo che ha riconosciuto Agattone mentre parlava. Si avvicina al tavolo dei convitati e domanda gentilmente di poter intervenire. Solleva in aria un piccolo pamphlet contenente un vecchio scritto di Agattone con il quale il poeta ha voluto elogiare un antico maestro. Agattone firma il proprio autografo sul libretto dello sconosciuto.] UNO SCONOSCIUTO - Mi congratulo con il poeta Agattone per questo simpaticissimo contributo in omaggio al maestro Gurdjieff e che ora ha voluto gentilmente autografarmi. Davvero una bella bordata a questo mito intoccabile delle dottrine esoteriche che per alcuni costituisce una vera e propria fede, la quale tende però ad offuscare il personale giudizio innalzando un alone di mistero intorno al reale insegnamento di quello strano uomo, che, se nell'epoca che gli fu propria, diede la possibilità a molti di comprendere le fondamentali leggi che governano l'essere umano, oggi, invece, di costui non ci resta che un'accozzaglia di pettegole dicerie ed un freddo elenco di orfani aneddoti. Complimenti ancora per la tua divertente critica, Agattone. AGATTONE - Anonimo amico, ringraziarti sarebbe tautologico. Facendolo mi riconcilierei con quello stesso slancio che un tempo mi consentì di immergermi nelle opere di quel mio antico maestro e nella cui lettura, da ciò che sento, siamo accomunati. Preferisco invece condividere ciò che dici senza ringraziarti, aggiungendo in postilla a questa dedica la seguente considerazione: i libri non sono affatto belli o brutti, ma possono invece essere utili od inutili in ragione del fatto che chi li scrive sia pervenuto o meno ad un minimo di chiarezza interiore, ancor prima d'esser chiaro nella redazione dei propri cimenti. Ma quando colui che ha scritto non è in grado di difenderne il contenuto, ecco che anche un libro utile 79 AGATTONE Gnoccata può diventare brutto, cattivo e financo dannoso. E questo è proprio ciò che accade invariabilmente ai miei scritti. UN NUOVO PARADIGMA DEI TRANSITI DI GIOVE LORENZOCRATE - Bravo Gatto retorico! Si vede lontano un miglio che hai Giove nel segno. AGATTONE - Non mi parlare di Giove, Ultimamente lui ed io non siamo in buoni rapporti. maestro. LORENZOCRATE - Per tutte le orbite di decadimento! E come mai? AGATTONE - Ho scoperto alcune cose sul suo conto che mi hanno decisamente smagato, gettandomi nello sconforto e nell'angustia. LORENZOCRATE - Su coraggio, Gatto depresso. Bevi un sorso insieme con me e poi raccontaci tutto. Non vorrai tenere per te l'ennesima teoria che sta per andare ad ingrossare le file della già poderosissima letteratura dedicata all'arte? Avanti, sputa il rospo. AGATTONE - Insomma, la questione starebbe in questi termini. Da più parti mi giungono lamentele di persone che ritengono di non esser mai state tanto sfortunate di quanto pensano d'esserlo durante un transito di Giove per congiunzione al Sole. Mi sono allora domandato come mai ciò potesse accadere. La cosa mi sorprendeva non poco poiché ero del tutto convinto che, almeno sotto questo aspetto, abitassimo con certezza nel migliore dei mondi possibili. E invece pare che le cose non stiano affatto così. Ritengo che il valore simbolico di un pianeta benefico come Giove, in questa nostra epoca, necessiti di una lieve variazione di significato rispetto al passato. Il motivo? Beh, un tempo non esisteva il 80 AGATTONE Gnoccata confortevole lusso distribuito tra la società civile e sul quale oggigiorno possiamo invece contare. Nell'epoca a noi coeva viviamo in totale simbiosi con la civiltà del benessere ed è giuocoforza vivere costantemente calati in uno stupore gioviano quasi perenne. Tutto il ventesimo secolo potrebbe venir sommariamente definito una conquista gioviana di massa. Neppure tanto tempo fa, invece, le cose erano ben diverse. Le prove della vita erano davvero dure e assai severe. Il dolore, l'oppressione e l'indigenza facevano la propria comparsa nella quasi totalità del percorso esistenziale. Il giorno della festa era vissuto con grande gioia perché subentrava a tanti giorni di grave fatica. Il riposo aveva un significato eminentemente sacro. I giorni in cui si mangiava di grasso erano una vera benedizione divina, una piccola gioia lungamente attesa. Oggi, invece, il naturale rapporto tra gioia e dolore è reso inefficace dalla grande disponibilità di piacere effimero. E' infatti sufficiente allungare una mano al supermercato e ad ogni ora del giorno è possibile portarsi a casa il cenone di capodanno. Si entra in un negozio qualsiasi di elettrodomestici e in men che non si dica se ne esce attrezzati con l'ultimo grido in fatto di tecnologia del benessere, che potrà poi venir pagato in comode rate mensili. Oltre al piacere, anche il denaro è ormai uno status relativizzato, la ricchezza è diventata anch'essa patrimonio virtuale dell'individuo, che è il fruitore finale, libero di attingere dalle profonde tasche del Capitale grazie allo sharedcash distribuito dagli istituti di credito. E sulla base di queste premesse come potrà allora agire un transito tanto potente come quello di Giove sul Sole? Secondo me è ovvio, secondo altri un po' meno. Io penso che Giove vada sempre e comunque ad agire sul nostro senso di benessere, tuttavia non siamo più "adatti" come un tempo a captarne la benefica energia, che malgrado ciò resta oggettivamente sempre tale. Siamo cambiati noi. Ecco allora che il nostro spirito impigrito, e in molti casi perfino illanguidito dall'opulenza, viene 81 AGATTONE Gnoccata "deluso" da questo transito, ridimensionando le rosee aspettative di chi lo aveva lungamente atteso. Anche le moderne tecniche di rilassamento e le armoniose tematiche new-age detengono senz'altro la propria fetta di responsabilità in questa metonimia gioviana, poiché tali discipline suscitano nell'individuo sensazioni psicofisiche simili al benessere toto corde, ma in realtà più in similitudine con le blandizie del piacere, anche laddove la natura aveva previsto una ciclicità d'intervento del tutto diversa. E su coloro che non sono preparati ad interagire con il mutato quadro del proprio mondo, viene a prodursi uno stato preformativo da cui poi derivano frequenti disattenzioni, fatali distrazioni, crisi di supponenza e via discorrendo. Gli effetti di questo ottundimento gioviano si concretizzano con inspiegabili manifestazioni ipertrofiche, marchiani errori di valutazione, forti perdite di denaro e perfino gravi incidenti. Ma come ho già detto, Giove in tutto questo non c'entra nulla, non sarà certamente un pianeta a portarci sfortuna. Colui che saprà ridefinire il paradigma dei transiti di Giove, adattandolo a questa nostra epoca di benessere relativo, renderà un grande servigio all'arte. LORENZOCRATE - Clap! Clap! Clap! Un semplice applauso con una mano sola al Gatto ipertrofico conferenziere. IL GATTO DI SCHOROEDINGER E IL DECIMO PIANETA AGATTONE - Maestro, è ormai tempo che il nostro ospite più prestigioso ci dica la sua sull'arte di astrologare. Abbiamo infatti sentito le tue ragioni accompagnate dalle giunoniche ancelle delle sensate esperienze. Abbiamo poi ascoltato le rilevanti considerazioni apodittiche del principe Fortesimmaco in risposta alle popolane credenze di Tristociano. Siamo infine approdati ad uno stallo dialettico nel momento in cui, 82 AGATTONE Gnoccata sopraffatti dalla chiarezza del metodo, ci siamo ritrovati dall'altra parte della barricata a dividere il pane nero con i nostri mortali nemici. Ma allora, che ne è dell'arte? Avrà davvero efficacia? E quale significato potrà mai avere essa per l'uomo contemporaneo? Ma soprattutto, chi potrà garantirci che l'astrologia sia fondata sul vero e non debba piuttosto smettere i panni della ricca cortigiana lasciando campo libero alla sua dispettosa sorellastra, l'astronomia? LORENZOCRATE - In risposta al tuo ultimo quesito, ti informo che il grande veto di Maimonide già da tempo dichiarò l'astrologia simile all'idolatria. Costui, già ai tempi delle scorribande cristiane in Terra Santa, sostenne che l'astronomia è l'unica scienza che deve occuparsi delle cose del cielo. Tu, Gatto speculativo, mi domandi poi di fornire degne risposte a domande che lambiccano il cervello di tanti eminenti studiosi avi e coevi, alcuni dei quali siedono proprio qui fra di noi. Io posso soltanto risponderti con il paradosso suscitato dall'algebrista greco Diofanto, che fu poi ispiratore di Pierre de Fermat. Questi, in una nota a margine di una pagina del libro Aritmetica, proprio di Diofanto, è autore di un assurdo del tutto simile alla petizione di principio, poiché sosteneva di possedere la prova per dimostrare la veridicità dell'equazione di quel matematico greco, ma la ristrettezza del margine della pagina gli impediva di riportarla. Farò anch'io come Fermat, "fermandomi" qui, poiché il margine dei nostri discorsi non ci concede più spazio sufficiente e tra poco udremo perfino cantare il gallo. AGATTONE - Vuoi dire, maestro mio, che intendi spedirci tutti tra le ipnagogiche braccia di Morfeo? Dovrò quindi andarmene a cuccia nella mia scatola di cartone con questo rovello che mi tormenta l'animo e mi agiterà il sonno fino a morirne? 83 AGATTONE Gnoccata LORENZOCRATE - Gatto nottambulo. Io quello che potevo dire l'ho detto, ciò che ho potuto fare l'ho fatto. Sono un uomo di scienza, io. Non posso forzare l'indagine a mio piacimento, facendo quindi un serio torto alla ragione, soltanto perché la conclusione cui sono pervenuto non mi piace. Sono dispiaciuto quanto te, ma se nessuno ha nient'altro da aggiungere, temo che dovremo tenerci il nostro muto stallo e andarcene a dormire al calduccio di una mite stalla. Neppure il principio di indeterminazione di Heisenberg potrà venirci in soccorso. E financo quel gatto inscatolato tuo degno compare... AGATTONE - Quale gatto, Arconte chiarissimo? LORENZOCRATE - Ma come? Non lo sai? Tu non sei il solo felino che calca felice il bel suolo terrestre. Ne esiste bensì un altro, ma assai meno spensierato di te. Questo tuo sfortunato collega è infatti perennemente costretto dentro ad una asfittica scatola di cartone. E' il gatto di Schoroedinger. AGATTONE - Per la cetra d'Apollo! Perché mai se la passa tanto male? E soprattutto che ci sta a fare sempre dentro a quella scatola? LORENZOCRATE - Felide curioso. Quel tuo compare si sacrifica con tanto amore proprio per onorare l'inadeguatezza degli attuali mezzi della scienza, che si dichiara capace di stabilire teoricamente l'esistenza di fenomeni osservabili, ma al tempo stesso è costretta ad ammettere che la natura di quei fenomeni è di fatto ancora impenetrabile. Per esempio i buchi neri, l'antimateria. Tuttavia, quel bravo felino si sacrifica anche per cosette ben più banali, come l'attuale inconsistenza dei mezzi atti a stabilire l'esistenza del decimo pianeta del sistema solare. AGATTONE - E quale sorprendente mezzo utilizzerebbe questo geniale micio per dimostrare tutto ciò? 84 AGATTONE Gnoccata LORENZOCRATE - Beh, non è affatto tutto suo il merito. Lui si limita soltanto a "sacrificarsi" per la causa scientifica. E' Schoroedinger l'autore dell'esperimento. Costui ha acchiappato quell'eroico gatto, lo ha rinchiuso in una scatola di cartone e ha immaginato di sparargli contro una potente scarica fotonica. Ebbene, la Teoria dei Quanti sostiene che l'esistenza di un elettrone è dimostrabile per via della variazione di luce che avviene nel momento in cui il fascio fotonico collide la particella. Schoroedinger sostiene che ciò non è affatto verificabile perché la luce, al momento dell'impatto, reagisce con il dato da osservare, pertanto, non ci è dato di sapere se quel dato, quindi l'elettrone, si conserva integro dopo l'impatto, oppure, viene distrutto dal nostro stesso mezzo indagativo, qui rappresentato, per l'appunto, dalla luce. Nel suo esperimento, Schoroedinger intende proprio dimostrare questo, e cioè che quando il fascio fotonico colpisce il gatto contenuto nella scatola, non sarà poi possibile sapere se l'animaletto è ancora vivo o se piuttosto sarà morto, poiché, una volta chiusa, quella scatola non sarà più possibile riaprirla. AGATTONE - Per l'ugola d'oro di Orfeo! Quel povero gatto in qualche modo si farà sentire. Miagolerà! Si lamenterà! Languirà! Farà grattatine sulla parete di quella sua angusta prigione. Oppure, raccomandata l'anima a Sant'Antonio da Padova, sarà davvero morto! LORENZOCRATE - Gatto uterino. Mica per niente tu sei poeta e non scienziato. Le cose non sono affatto così semplici come credi. Una delle inviolabili regole di quell'esperimento recita che, una volta introdotto nella scatola, al gatto in questione non è più data facoltà alcuna di lamentarsi, muoversi o gnaolare. Ma non è finita qui. Alcuni hanno voluto estendere il campo d'indagine di quell'esperienza e si sono domandati cosa sarebbe successo a quel povero felino se, una volta che il raggio fotonico lo avesse raggiunto nel tentativo di colpirlo, si fosse messo a correre come un matto all'interno 85 AGATTONE Gnoccata della scatola. Quel gatto corsivo vedrebbe i fotoni fermi? Ma in questo caso essi non sarebbero più sostanziati d'energia, la quale è movimento allo stato puro. Il gatto stesso si sarà completamente trasformato in energia? E chi lo sa? Gli attuali mezzi a disposizione della scienza non consentono ancora di stabilirlo. Ed è secondo modalità del tutto simili a queste che non ci è dato di sapere se il decimo pianeta esista per davvero, oppure no. Ma anche qualora esistesse, quel corpo celeste sarebbe lontano da noi al punto tale che il suo effetto sui nostri oroscopi avrebbe meno possibilità di successo della pubblicità di un preservativo bucato. LORENZOCRATE ISTIGA DIOTIMA ALL'INTERVENTO LORENZOCRATE - Come vedi, Gatto fotonico, il nostro stallo persiste e ci concilia perfino il sonno. Dovrai risvegliare le tue migliori doti elegiache, perché la dormia è calata sulla scena come un'improvvisa nebbia novembrina. In questa sala è presente soltanto un'anima buona capace di estrarci da questo renoso pantano. Ma costei ha digiunato per tutto il tempo delle libagioni ed ora pare voler proseguire quella sua incaponata astinenza anche sul piano dei discorsi. Io ho sonno, Gatto insonne. Prova dunque tu a tentar di smuovere a pietà quella testarda femmina leggiadra. [Lorenzocrate si addormenta.] MONOLOGO DI AGATTONE AGATTONE - [Tra sè] Dormi pure, maestro. Ti sveglierò io quando saprò cose tanto mirabili il cui scalpore svellerà i pesanti marmi degli antichi sepolcri. 86 AGATTONE Gnoccata Verrà quel glorioso giorno, oppure, ne giungeranno tanti di scarso vigore e poco per volta? E' forse un gaio sollazzo degli dei fornirci le risposte a rate? Risposte. Sono forse sigillate come zirconi all'interno delle domande stesse? A questo mondo esistono false domande e domande sincere. Quelle sincere non sempre concordano con la giustizia e quelle false spesso sorgono da persone giuste ma accecate da un momentaneo spietato dolore. Cielo! Se almeno le false domande fossero arroganti. Se non altro suonerebbero solenni. Benché in vita mia non ho mai ravvisato risposte giuste a domande solenni. Cos'è poi giusto? E cos'è poi solenne? Il cielo è forse solenne? Lo è il cane sguaiato del mio vicino di casa? Io so che esistono risposte interessate a domande genuine. E questa è demagogia. Sorgono domande leziose su questioni accertate. E questa è ipocrisia. Una domanda mi giunge improvvisa come il telegramma di un postino e chiede: «Ehi, tu! Poeta. Quale bella domanda hai da farmi oggi? 87 AGATTONE Gnoccata Hai forse perduto il senno che ti aggiri tra i tronchi spogli del noceto come Frisso privato del vello? Laggiù non grufola risposta alcuna. Laggiù troverai soltanto il mallo marcito delle noci.» Una buona risposta varrà pure lo sforzo di ingoiarsi il mallo duro e amaro della noce? Oppure non ne viene nulla di buono neppure dopo? Cosa ci resta di tutti i nostri buoni propositi? I buoni propositi hanno forse impedito la fondazione delle necropoli della ragione? Cos'è accaduto alle buone ragioni di chi ha avuto ragione? Ad essi non è forse riservato il medesimo destino decretato a coloro che hanno avuto torto? E' forse vita questa? Ma è la sola vita questa? La vita è proprio una sóla. M'affiderò una volta di più alle orfiche dell'oscuro di Efeso: «Dopo la morte attendono gli uomini cose che essi non sperano e neppure immaginano.». E non potendo non morire, tenterò allora di non rinascere più. Ma se dopo la morte verrò a forza rigettato in questo stesso terrestre burello, allora mi sceglierò un corpo immune da ogni umana miseria. 88 AGATTONE Gnoccata ATTO III NOTIZIA SESTA Agattone sta ancora riflettendo. Diotima alza lo sguardo verso di lui. Sorpreso, il poeta dapprima si domanda se quella improvvisa attenzione vada per caso attribuita alla facoltà della vestale di leggere nel pensiero. Ma poi approfitta di quel contatto visivo con Diotima per esortarla all'intervento e le sottopone due nobili ragioni. La prima, per suscitare il risveglio del maestro, che così pesantemente piombato nel sonno del giusto sarebbe da portare via a braccia, con grande fatica per tutti. La seconda, per disincagliare la conversazione tentando di condurla finalmente ad una degna conclusione. Prima di profondersi nel proprio discorso, la piZia evocherà il baratro dell'Ade per Tristociano, la cui presenza alla Gnoccata, oltre ad essere ormai divenuta del tutto inutile, rischia d'essere perfino dannosa. Durante l'esposizione del proprio discorso, Diotima, compiaciuta dell'occasione che le viene offerta di farsi beffe del linguaggio formale di Lorenzocrate, dapprima introduce in sala un giovane pastorello oggetto di un esperimento atto a dimostrare l'efficacia della "virtus intuitiva"; poi raccoglie il guanto di sfida rappresentato dal dibattito aperto sul decimo pianeta, arrivando perfino a decretare la nascita di un "nuovo punto" sensibile sul tema oroscopico, che a partire da quel preciso istante comincerà a sortire il proprio effetto sul tema natale di tutti i convitati. Il trionfo di Diotima sarà totale, soprattutto dopo che avrà rigettato nell'Ade anche Glaucona e Barbadora, che quando hanno veduto scomparire Tristociano nella medesima forra, per la paura si sono nascoste dietro ad una pianta di ficus. Nell'Epilogo, quei tre cacciabrighe precipitati nello Stige saranno convocati al cospetto di Diotima stessa, che mossa a compassione per la precisione e 89 AGATTONE Gnoccata la coerenza con cui Glaucona ha riportato nel suo racconto la memoria dei fatti accaduti, consentirà ai tre di abbeverarsi alle acque del fiume Letè e così dimenticheranno le proprie colpe. LE "LUSINGHE OMERICHE" DI AGATTONE IN ONORE DI DIOTIMA AGATTONE - [Rivolto a Diotima] Preziosa Graia. Luminosa vestale, questo luogo è 'sì tanto crosto quanto le muffite pareti della stalla di Betlemme che voi lo venite a nobilitare con tutta la vostra gloria? Il vostro severo sguardo sarebbe capace di trafiggere perfino i saturnini piombi delle carceri di Venezia. Leggete, leggete la mia mente come fosse un libriccino redatto alla rinfusa o uno spernigato calembour. A voi pare sia concesso ispezionare i cieli come foste assisa sul carro di Fetonte, quali segreti potrà mai avere per voi l'umana mente? Divina maga dei raggi d'oro e d'argento, parlateci voi delle stelle e sciogliete questi tenaci lacci che la scienza ci ha imposti tanto severamente. Disperdete il tenebroso chiostro che imprigiona il regolo dell'arte. O raggio di Luna, multiveggente madre dell'Occhio Biondo, non soltanto di quelli intendo pascermi. Parlate! 90 AGATTONE Gnoccata Fatemi edotto sullo spiritual significato di Sole, Luna e tutte l'altre stelle. Ma innanzi tutto soffiate le volute di Zefiro, Borea e Noto sulle gote di questo mio prono maestro inciucchito dall'ambrosia. Se non si svegliasse da sé, dovremo caricarcelo a spalla fuori da questo luogo e sopportarne le gravi membra fino al giaciglio del suo tablinum. DIOTIMA PRECIPITA TRISTOCIANO NELL'AVERNO DIOTIMA - Molti dormono. Soltanto ora si addice una buona parola a questa riottosa platea finalmente silente. [Si rivolge ad Agattone] Poeta inquieto, non potevo parlare prima, tu lo sai, e chi altro? Ci son cose che fruttano soltanto allorché dette in presenza di orecchie salaci, tali quelle di colui che sa ascoltare, e che perciò già sa, anche se è privo di dottrina. In questa locanda ci sono orecchie dell'uno e dell'altro grado. Tuttavia, quelli che otterrebbero buona mercede dall'ascoltare dormono, mentre coloro che avrebbero i migliori vantaggi dormendo, vegliano. Agattone caro, s'impone che questa snaturata situazione venga capovolta e poi occorrerà nondimeno sbarazzarci di alcune anime presenti, che oltre ad essersi coperte di ridicolo coram populo, son pervenute al nulla come è specie che facciano gli automi retroazionati, ed ora, se lasciassi che costoro ascoltassero quanto ho da dire, ci esporremmo financo al rischio che il loro fraintendimento arrechi un forte danno. AGATTONE - A chi vi riferite, nobile Diotima? Non al maestro mio, che dorme. Non a Fortesimmaco, che ammicca. Non a Pausania, che russa sopra i suoi risotti. Non alle nostre donne, che sono uscite da un pezzo a prendersi aria dopo la scorpacciata di gnocchi e prosciutti. Ne restano soltanto tre... 91 AGATTONE Gnoccata DIOTIMA - Proprio loro. AGATTONE - Voi all'inizio già sapevate... DIOTIMA - Proprio così. Mi sbrigherò sùbito. [Rivolta a Tristociano] Ehi, tu! Dico a te. Alzati in piedi e ascolta ciò che per te è al contempo verbo e verdetto. Tu, Tristociano da Pigna, che hai tentato molto e con somma astuzia teco, hai leso con inurbane leggi il sacro suolo su cui pretendi di posare il tarso, affiancato da empie, perverse e ardite, ti sei dileggiato di Agattone, hai spillato il veleno per l'Arconte buono e ti sei macchiato di pubblico fallo. Tu, così come sei, precipita di sotto nei caduchi anfratti ed ivi resta avvinghiato al fondo come fossi cotto. [Il suolo si spalanca sotto i piedi di Tristociano che viene così inghiottito nelle profondità della terra. Glaucona e Barbadora, terrorizzate oltre il più irragionevole ardimento della fantasia, corrono a nascondersi dietro ad una pianta di ficus. Glaucona, temendo una perquisizione corporale, estrae dalla sacca la fiala del veleno destinata a Lorenzocrate e ne riversa il contenuto nel terriccio di quella stessa pianta.] DIOTOMA - Alle altre due penserò dopo. Là dove stanno ora non disturbano affatto. INTERVENTO DI DIOTIMA A SOSTEGNO DELLA «VIRTUS INTUITIVA» DIOTIMA - Mentre il sonno cinge ancora le palpebre di ciascuno, rivelerò a te soltanto, poeta Agattone, una mia breve riflessione al tuo discorso intorno al nuovo significato da attribuire a Giove. Come legittimamente rilevavi, se l'effetto del grande benefico non raggiunge più l'uomo allo stesso modo di un tempo, forse ciò è dovuto al fatto che l'essere umano non crede più alle cose dello spirito, o meglio, ci crede 92 AGATTONE Gnoccata fin troppo, ma soltanto a ciò che può procurargli qualche immediato quanto effimero vantaggio. Arruffato com'è nella conquista dei più gobbi traguardi materiali e mai lasso di quelli, l'uomo ha perduto la facoltà di accontentarsi delle piccole gioie che la vita ha in serbo; non è più capace di benedire Dio e, in nome suo, benedire gli uomini che operano il bene. AGATTONE - E' infinitamente vero, magica vestale. Ma questa tua profonda riflessione non va ad aggiungere nulla in difesa dell'arte, o per contrastare le pesanti critiche della pubblica opinione, nella quale, a lungo andare, andrà sempre più consolidandosi la sensazione che l'avvento di Giove porti seco beffa e scorno. DIOTIMA - Di questo tu non devi preoccuparti, irrequieto ragazzo mio. Non commettere anche tu l'errore di Tristociano. Lascia che i flussi esistenziali ti passino attraverso. Ascolta tutte quelle chiassose voci come se avessi i tappi auricolari. Resta vigile dentro e non acconsentire che quelle energie di basso livello conturbino il tuo animo cristallino. LORENZOCRATE - [Ridestatosi dal sonno] Cos'è questo sinistro bisbiglìo? Gatto carbonaro, smetti di confabulare segretamente e vedi di andare a saldare il conto con la locandiera. Vorrei andarmene a dormire più comodamente sul morbido giaciglio del mio albergo. [Si accorge che Diotima sta parlottando con Agattone] Per tutte le protuberanze solari! A me uno spettrografo! Non credo affatto di vedere bene. La piZia che sta affabulando delicatamente con il Gatto attico? Come ci sei riuscito discepolo ingrato? Le hai forse promesso di portarla al cinema e poi a mangiare il gelato? AGATTONE - Maestro, la nostra venerabile vestale del sacro Forco ci ha appena sgravati della presenza del Pigna. 93 AGATTONE Gnoccata LORENZOCRATE - Tu hai davvero fatto questo, Diotima? Me tapino. Quello era l'unico qui dentro che fosse dotato di un briciolo d'amor proprio e di un blando soffio di genuino trasporto. Ora possiamo davvero dire «buonanotte al secchio» e andarcene tutti quanti a letto. AGATTONE - Arconte mio, ti prego. La sensata Graia regina delle Erinni ha promesso di distendere le ali del nostro discorso ormai da tempo racchiuso tra i lacci dei tenaci assiomi del linguaggio formale. LORENZOCRATE - Ah, sì? E perché non le domandi come pensa di farlo? Magari con uno dei suoi astuti trucchetti? In tal caso scordatelo! Io me ne vado a letto. AGATTONE - Ma... [Rivolto a Diotima] Che ne pensate, divina? Come dissuadere il maestro da cotanta capricciosa ubbia? DIOTIMA - Ho io in serbo il modo. [Rivolta a Lorenzocrate] Arconte caro, ricordo un nostro antico discorso nel quale tu convenivi con me che il Simbolo astrologico potesse venir assunto a buon giudizio come causa efficiente del significato da attribuire ai pianeti. Non è così? LORENZOCRATE - Lo ricordo bene, cara piZia. Ma ricordo pure che ti dissi di prendere in esame una simbologia che considerasse senza meno le importanti acquisizioni in campo psicologico apportate da Carl Gustav Jung. Senza un "controllo" oggettivo, i simboli astrologici languono alla mercé dei "radicali liberi" del pensiero. La simbologia astrologica, priva del concetto di sincronicità applicato oggettivamente, resta una bella teoria, ma del tutto impraticabile. E come accade nel racconto della Bella e la Bestia, una simile bella teoria finirebbe col venir circuita, assediata e sedotta da un bruto tal quale Tristociano... che per fortuna vostra non è più dei nostri. 94 AGATTONE Gnoccata DIOTIMA - Le cose dello spirito hanno una facoltà tutta propria di manifestarsi. E tali manifestazioni sono per me tanto evidenti quanto per te le sensate esperienze. Reputo evidente tutto ciò che si presenta allo spirito con immediatezza e semplicità. Ma come potremo discernere ciò che è buono da ciò che non lo è? E' semplice. Se lo spirito è buono lascia attorno a sé un alone di bontà, un sapore di buono. La scienza ci insegna che nessuna energia va mai perduta, essa è perpetuamente in trasformazione e, a maggior ragione, anche le cose dello spirito lo sono. L'energia dello spirito buono produce cose buone e inclina al bene le anime che l'accolgono. Tristociano, al contrario, è completamente intossicato dai veleni della materia bassa: per noi è stato causa di disturbo e pertanto andava allontanato. Nonostante il suo vecchio e sdilombato corpo, lo spirito di quell'uomo è ancora assai giovane e bilioso. AGATTONE - Che significa questo, adorabile ancella del Tempo? DIOTIMA - Significa proprio ciò che ho detto. Vale a dire che non sempre ad un corpo vecchio corrisponde uno spirito altrettanto carico d'anni. AGATTONE - Forse comincio a capire. Intendi forse dire che lo spirito non invecchia insieme con il corpo? Da ciò che sostieni riesco ad intendere, contrariamente al pensiero comune, che non è lecito ritenere che lo spirito non invecchia mai. Mi piace considerare, come tutti, che qualora il corpo avesse vissuto con pienezza le varie età che gli competono, oramai satollo di piaceri, affanni, esperienze, gioie e dolori, vorrebbe riposare e dissolversi. E questo era proprio ciò che pensavo accadesse. Ma con questa tua sorprendente dichiarazione apprendo soltanto ora ciò che non tutti pensano, e cioè che lo spirito contenuto nell'involucro fisico potrebbe trovarsi ad essere viepiù ancor giovane ed immaturo, pertanto, 95 AGATTONE Gnoccata non ancora pronto al trapasso, come invece mostra d'esserlo il corpo. Ma potrebbe perfino accadere il contrario, vale a dire che in un corpo giovane può trovare alloggiamento uno spirito anziano, il quale si troverebbe alquanto costretto dentro ad un involucro che vorrebbe ancora vivere ciò che gli spetta di diritto in questa vita terrena, mentre il suo unico desiderio sarebbe di ritirarsi dalla vita stessa proprio come se fosse morto. Ecco spiegato perché tanto spesso si incontrano giovani uomini e donne pallidi come la neve, con lo sguardo fisso come l'asta di una meridiana e che sembrano appena stati traghettati dal legno di Caronte. DIOTIMA - Per ciò stesso, eccoti spiegato il motivo per cui le discipline irrazionali oggi dilagano oltre ogni lecita immaginazione. Abbiamo tante anime vecchie che sono ormai stanche di ritornare continuamente in giovani corpi. Perciò, in quelle discipline, ricercano i modi per non rinascere più. Pur tuttavia, non è una questione che riguarda tutti... AGATTONE - Avete ragione, divina. Per tutti gli altri vale lo stesso principio che è valso al grande Händel. Egli è ovunque acclamato come un fenomeno tutto inglese, benché fosse invece tedesco per nascita, cultura e formazione e le cui opere di maggior successo furono musicate su libretti in lingua italiana. DIOTIMA - Ben detto, Agattone. Più o meno è proprio ciò che accade all'uomo moderno. E a proposito della musica, devi sapere che la nostra zodiacale disciplina è degna cugina dell'arte neumatica. Questa è invero formale e precisa nella notazione, scientifica nella composizione e rigorosa nell'intercalatura delle parti, ma se chi la esegue non la "sente", a nulla vale conoscerla. Allo stesso modo, l'astrologo deve sentire la propria arte. 96 AGATTONE Gnoccata AGATTONE - Divina vestale. Ora mi spiego bene il motivo per cui i meteorologi falliscono così spesso le previsioni del tempo: non "sentono" i dispacci emessi quotidianamente dal bollettino dell'aeronautica. LORENZOCRATE SUL CONCETTO DI «SINCRONICITÀ» LORENZOCRATE - Le vostre cianciche mi tengono a malapena sveglio. Ma prima di riaddormentarmi di nuovo ci terrei a concludere il discorso iniziato poc'anzi. Dicevo di trovarmi generalmente d'accordo con la teoria di mastro Jung. Ma sono altrettanto persuaso del fatto che la rappresentazione della sincronicità non è per nulla facile da osservare in natura. Questo concetto junghiano è in realtà molto vicino per similitudine al paradosso del gatto di Schoroedinger, poiché, proprio come questo, non è sperimentabile in un sistema aperto soggetto all'imprevedibilità delle variabili del linguaggio naturale. Mi spiego meglio. Prendiamo un tale che non sappia nulla di astrologia e facciamone l'oggetto di studio di un astrologo. Per nostra comodità chiameremo il primo uomo A, mentre l'astrologo sarà B. Costui non dovrà però manifestare in alcun modo la propria vera identità ad A e sotto mentite spoglie dovrà farsi raccontare giorno dopo giorno le cose più strane e bizzarre che via via accadranno ad A. Il compito di B sarà quello di verificare sul piano astrologico le concordanze tra le vicende accadute ad A ed i transiti planetari sul suo tema natale. Se B è davvero un bravo astrologo dovrebbe ravvisare oggettivamente le corrette associazioni tra il piano dell'esperienza e quello decretato tradizionalmente dall'arte, in modo tale che il rapporto causale tra le due manifestazioni sia del tutto assente, ovvero, come sostiene Jung, esse non siano legate fra loro. Se B procederà con onestà e coerenza sarà possibile, ancorché molto difficile, che possa imbattersi in alcune autentiche sincronicità. Ma se in 97 AGATTONE Gnoccata quell'esperienza introdurremo alcune variabili degenerative, ecco che il nostro esperimento crollerà come un castello di carte. Se infatti A fosse al corrente che B è astrologo, o peggio, se anche A conoscesse l'arte di astrologare, l'esperienza risulterebbe spuria, poiché A potrebbe mentire coscientemente o inconsciamente a B in qualsiasi momento. Lo stesso Jung afferma difatti che «qualora una causa sia ragionevolmente anche solo pensabile, la sincronicità diventa una faccenda estremamente dubbia.». INTERMEZZO DRAMMATURGICO. DIALOGO SUI MINIMI SISTEMI [Si svegliano Fortesimmaco e Ciro Pausania.] AGATTONE - Bentornati, amici. Giusto in tempo per il piatto forte. L'Arconte ha appena esposto i capisaldi della sincronicità junghiana ed io m'appresto a mia volta a indulgere tra gli ipnotici sussurri della "virtus dormitiva" contrapposta a quella intuitiva propugnata dalla piZia. FORTESIMMACO - E' del tutto evidente che il mio pisolino non trova giustificazione alcuna, soprattutto ora che m'accorgo d'aver perso l'inizio dei vostri dotti discorsi. A maggior ragione mi sento in difetto constatando che la venerabile Diotima si è lanciata anch'essa nell'arena della concione. Ho appena intuito che stavate discorrendo di Jung, ed è forse per questo che mi sono svegliato. La sincronicità è davvero un mezzo geniale per sperimentare la realtà oggettiva. Ma Lorenzocrate ha ragione, occorre fare molta attenzione. La mia personale raccomandazione è di fare in modo che tale metodo non venga tristemente, o peggio, tristocianamente, inquinato da leziosi interessi di parte. AGATTONE - Così facendo si correrebbe però il rischio di restare isolati, perché una volta che il metodo è accertato e 98 AGATTONE Gnoccata funziona, la scienza lo vorrà impalmare come proprio. E tu, principe illuminato, sai bene che la nostra comunità scientifica è fortemente compromessa con interessi di varia natura e avrebbe quindi grande timore della posizione critica assunta da chi, come noi, è privo di timidezze intellettuali, appartenenze ideologiche o di bottega. LORENZOCRATE - Sotto questo aspetto la scienza può stare senz'altro tranquilla e dormire beatamente fra due morbidi guanciali. Tra gli esponenti della cultura contemporanea la creatività è una merce ancor più rara del panettone a ferragosto. Tra i grigi corridoi di questo nostro odierno costume io sento l'oricalco di Orfeo che annuncia la fine della cultura. Le parole sono scollegate dai fatti. Ognuno straparla per sé o per dar sfoggio dei propri personali e discutibili talenti. Nella formulazione dei discorsi e nella redazione degli scritti auspico il ritorno al discorso sul metodo di Cartesio e alla definizione di idee chiare e distinte. CIRO PAUSANIA - [Si stira.] Caro Lorenzocrate, se tutti però difendessero dignitosamente la propria alterità parlando o scrivendo con la forbitura dell'ottimo Agattone, tanti equivoci non avrebbero sèguito. LORENZOCRATE - Buon giorno, serenissimo Pausania. No, non sono affatto d'accordo. Il Gatto prolisso ha la sola facoltà di rendere il fondo del mare ancora più torbido di quello che non è. Esiste un modo ben preciso di scrivere per coloro che intendono offrire un saggio al pubblico che sposi la precisione della dottrina con l'eleganza del divulgatore. L'unico plausibile emulsionante capace di raggiungere questo difficile obiettivo consiste nella genialità di chi sa essere semplice anche nelle cose di maggior valore. Le parole complicate svolgono invece la sola funzione di non consentire agli altri di entrare nel discorso con la dovuta euritmia. Non a caso il potere è nelle mani di coloro che hanno accesso alle parole ed al loro 99 AGATTONE Gnoccata significato. Tutto nella cultura odierna è talmente squalificato che, dall'oggi al domani, si potrebbe consegnare il titolo di dottore a chiunque scriva e parli con eccellente forbitura, sorvolando perfino sul fatto che costui non sappia un beneamato cippo di Marte a proposito della dottrina che avrebbe dovuto studiare. Tralasciando l'eufemismo, il nostro Gatto eristico non partecipa alla vita pubblica e pertanto non è assolutamente in grado di formarsi un'opinione critica sullo stato di salute di questa nostra inclita attualità. Egli è un onirico poeta specioso ed inattuale, giustappunto. AGATTONE - Tu dici bene, maestro. Invero io mi limito a sognare la prisca vita di mondi diversi, adiacenti o in condominio tra essi. La mia vicenda è simile al destino dei grandi libri del passato. Oggigiorno non è possibile leggere opere come La guerra del Peloponneso di Tucidide, Guerra e Pace di Tolstoj o l'Ulisse di Joyce senza restare imprigionati come Alice in quei mondi lontani, a noi distanti tanto nello spazio quanto nel tempo. Ma la condizione di chi è inattuale è cosa ben diversa rispetto a chi invece è decaduto agli occhi della storia come fosse una moneta fuori corso. Un bricco di latte scaduto ha molto più valore del liquido avariato che contiene, poiché può venire opportunamente riutilizzato. Allo stesso modo, le grandi opere del passato, anche quando sono del tutto incapaci di gettare i propri ponti levatoi sull'attualità, svolgono comunque la funzione di enormi serbatoi, custodi di vita nuova e potenziali focili della noumenica scintilla creativa. «Sono come l'edera che non tende a salire più in alto delle piante che la sostengono e, addirittura, spesso, quando ha raggiunto la sommità, ridiscende verso il basso.». 100 AGATTONE Gnoccata LA PARABOLA VIVENTE DEL GIOVANE PASTORELLO DIOTIMA - [Picchietta su un bicchiere con la forchetta e riporta la discussione in tema.] Ai fini di una rifondazione astrologica, la sincronicità non è il solo mezzo che ci consente di restituire il giusto valore simbolico all'arte. Al vizio razionale a cui conduce il linguaggio formale e che Lorenzocrate contrappone alla mia virtus intuitiva fondata sul linguaggio naturale, io contrappongo ancora una volta, o meglio, aggiungo l'intuito veggente. Ma è una facoltà questa che non dimora molto facilmente nell'animo degli esseri turbati di oggigiorno. Per ottenerla occorre un minimo di serenità interiore e non è questa una cosa tanto facile da raggiungere, neppure per un santo. Vi proporrò un esempio di ciò che dico, con il quale intendo dimostrare che l'influenza dei pianeti è paragonabile ad una forza che si incanala in un viadotto. Ma quando il percorso è intasato, ecco che questa forza non riesce più a passare, ovvero, fluisce comunque ma prende direzioni imprevedibili, fino a provocare gli effetti che Agattone ha ben riassunto nel suo discorso su Giove. Ricorderete che poco fa sostenevo che anche le cose dello spirito sono visibili e verificabili quanto lo sono quelle dell'osservazione sul piano sensibile. E intendo dimostrarvelo con un esperimento. Prima di recarmi qui alla preclare Gnoccata ho avvicinato un giovane pastorello che vagava nella campagna locale e gli ho domandato alcune cose allo scopo di valutare se fosse felice. Quel giovane mi ha risposto che in quel momento non era molto felice perché in casa sua aveva un sacco di magagne da affrontare. La madre era afflitta da un gravame, il padre era carico di debiti e i suoi fratelli malversavano uno contro l'altro, anch'essi lacerati dalle ferite aperte da quella sordida discordia familiare. Ho consigliato al ragazzo di rientrare a casa con un bel sorrisone distribuendo parole di speranza ad ognuno dei propri familiari ed elevando a tutti loro la promessa che il giorno seguente si sarebbe dato 101 AGATTONE Gnoccata da fare per risolvere tanto la malattia della madre, quanto la pendenza finanziaria del padre, il resto sarebbe poi venuto da sé. Quel ragazzo ora è qui. Eccolo laggiù, proprio dietro quella colonna. [In fondo alla sala, dietro ad un colonnato, c'è un giovane in attesa.] Ora lo chiamerò qui e lo interrogherò sull'esito avuto dai miei consigli. [Diotima chiama a sé il giovane.] Dimmi, caro, hai fatto esattamente come ti avevo suggerito? UN GIOVANE PASTORELLO - Sì, signora. Ed ho ottenuto risultati nondimeno prodigiosi. Nessuno in casa si aspettava da me un simile comportamento. Mia madre è immediatamente guarita da tutti i suoi brutti malanni, poi è giunto un telegramma in cui si leggeva che i debiti di mio padre sono stati saldati da un lontano parente residente in terra d'Argentina. I miei fratelli mi hanno lodato a lungo per la positività e l'ottimismo di cui ho dato prova ed anche loro, da quel momento, mi hanno imitato ottenendone in cambio grandi benefici. DIOTIMA - Grazie, caro. Ora puoi andare. Tanti, ma ancora tanti auguroni. [Il pastorello esce di scena ringraziando ripetutamente.] Avete sentito? Ora fate conto che in questo esperimento io rivestissi i panni di Giove e che il ragazzo fosse un soggetto con il Grande Benefico congiunto al Sole. Ebbene, quel giovane ha accettato il mio consiglio rompendo quindi l'assedio della propria ignoranza, ergo, ha accolto il significato spirituale di Giove nel modo più corretto. Ma se l'accezione spirituale non vi soddisfa più e la trovate arbitraria, accettatene un degno sostituto: significato energetico. Un tempo, esseri umani molto saggi e assai più inclini alle cose dello spirito, diedero un nome ed assegnarono un significato energetico ai pianeti in funzione della loro natura spirituale. Oggigiorno quei nomi possono non essere più gli stessi, ma il significato energetico di quei corpi celesti resta immutato. Le energie che provengono dai pianeti 102 AGATTONE Gnoccata inducono l'uomo a fare il bene o il male proprio come un tempo. Nulla lassù è mutato. [Mostra la rosa che Lorenzocrate ha donato ad Aristangel nel corso del primo atto.] «Cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso profumo soave.» E' l'uomo ad essere cambiato, o meglio, irrigidito in un'epistruttura che funge da crosta anamniotica, che non lascia passare attraverso di sé alcunché di utile. Tutto questo potrebbe perfino spiegare il motivo per cui, oggigiorno, l'uomo di scienza è tanto fiero dei propri progressi ed erige sontuose cattedrali in onore della tecnologia. L'uomo contemporaneo è rigidamente concentrato sulle proprie risorse e crede fermamente che tutto ciò che fa sia il risultato dei soli propri sforzi. In realtà non è affatto così. L'uomo è assolutamente incapace di fare qualsiasi cosa che possa avere una sia pur minima utilità, a meno che non si decida una volta per tutte a restituire il giusto significato alla propria esistenza, recuperando la dimensione spirituale che gli è propria e ammettendo di essere nulla di fronte ai misteri dell'universo. LORENZOCRATE - Questa tua esemplare rappresentazione è stata davvero commovente, cara piZia. Benché nei riguardi di essa avrei un paio di obiezioni da sollevare. Prima di tutto, la brevità dell'anamnesi non consente di ricostruire la natura del quadro clinico e familiare di quel ragazzo; in secondo luogo, chi ci garantisce che il tuo giovane amico non fosse pazzo? Le dinamiche naturali necessitano di prove più rigorosamente assunte, altrimenti, scusami, ma preferisco di gran lunga i truculenti e spassosissimi sghimbesci di Tristociano. DIOTIMA - Le dinamiche naturali spesso sono non-linerari e fondate su di una radice comportamentale quantistica, discreta e intrinsecamente indeterministica. Ti ricordo il sogno di unificazione di Decartes, la scientia mirabilis della sua Olympica: «mentre ero pieno di entusiasmo e scoprivo i fondamenti di una scienza meravigliosa». La concatenazione 103 AGATTONE Gnoccata di tutte le scienze divenne poi anche il sogno di Einstein, che per tutta la vita nutrì la speranza di liberare la molteplicità delle discipline dal vischioso brago delle polemiche. Diresti che si è trattato soltanto della chimera di due pazzi? Ma tu mi richiedi un esempio ancor più concreto. Ed io te lo fornisco. Devi sapere che la scienza fa spesso uso dell'approccio metarazionale per insinuarsi con rinnovato slancio nella rarefatta esosfera della ricerca. Conoscerai senz'altro l'aneddoto della sfera di Edison. Thomas Alva Edison era un industrioso scienziato proprio come piace a te, rigorosissimo, che applicava alla lettera i più serrati assiomi dell'epistemologia fisica. Egli era però uso concedersi numerosi sonnellini durante l'arco della giornata. E a tal proposito aveva sviluppato una tecnica speciale e alquanto curiosa. Comodamente affossato sulla sua poltrona preferita, egli entrava in profonda meditazione, quindi, per controllare se mentre stava assorto in quella condizione meditativa la sua coscienza scivolasse via, teneva alcune biglie nella mano chiusa. Ogni volta che si addormentava la mano si apriva e le biglie, cadendo, lo svegliavano. Ripeteva la tecnica descritta fintantoché riceveva la giusta ispirazione o le informazioni che gli servivano. LORENZOCRATE - Sono colpito. Però continuo a non vedere alcun nesso tra l'ipotetico mondo supplementare, o alternativo, e l'immanenza della nostra sperimentabile dinamica naturale. Ti avverto che non potrai convincermi neppure accendendo la stufetta di maiolica di Cartesio. Il fatto che risvegliandosi improvvisamente dal sonno consentisse ad Edison di trattenere a sé le intuizioni avute dimostra soltanto ciò che già conosciamo, e cioè che durante le attività di riposo il pesante drappo dell'umano affanno si squarcia, dando modo ai processi mentali di espandersi con maggior naturalezza. DIOTIMA - Tu intravedi il punto, ma ti fermi ad una visione parziale del fenomeno. Se prendessi invece in considerazione 104 AGATTONE Gnoccata un'ipotetica realtà prima, ecco che i singoli concetti diventano aspetti singoli di un'unica realtà. Un concetto da tutti preso per identificazione comune deve riferirsi ad una realtà prima, alla quale le forme secondarie sono analoghe. Così come il cibo, la medicina e il polso si possono definire sani, possiamo assumere che, di essi, il concetto comune è la salute, la quale si applica per sé sulle elencate forme secondarie. Dobbiamo infatti riconoscere che cibo, medicina e polso sono tra di loro connessi e pur facendo parte di diversi aspetti della realtà, in questo nostro esempio formano un tutt'uno. Espandendo la metafora possiamo ora affermare che il cibo, la medicina e il polso rappresentano l'intavolatura dei pianeti, i luoghi e le attribuzioni del tema, mentre il bravo astrologo rappresenta l'armoniosa salute del consultante. E' indispensabile che la virtus intuitiva recuperi il consensum gentium di cui godeva in passato. Occorre che le nature semplici cartesiane, coglibili soltanto con l'intuito, riacquistino valore universale. Infatti, ciò che è universale tra gli uomini ha il peso della verità. LORENZOCRATE - Mi hai quasi convinto. Ma come sempre accade tra noi, anche per questa volta mi duole dover concludere sempre allo stesso modo, affermando cioè che non posso crederti. Il tuo procedimento mi ricorda l'instantia crucis di Bacone. In esso il processo induttivo per la determinazione della forma o struttura di un fenomeno è un fatto privilegiato che ci consente di decidere, a piacere, tra due o più ipotesi ugualmente probanti. Bacone lo chiama così perché assolve la medesima funzione delle croci segnavia poste ai bivi. PERPLESSITÀ SULL'ESISTENZA DEL DECIMO PIANETA E NASCITA DI UN "NUOVO PUNTO" OROSCOPICO DIOTIMA - Molto astuto. Ma non puoi però negare l'esistenza, ormai conclamata dalla scienza, del decimo pianeta, da alcuni identificabile nientedimeno che nel 105 AGATTONE Gnoccata sumerico Nibiru. Di questo nuovo corpo celeste, grande tre volte Giove, non è più possibile non tenerne conto nella nostra arte. LORENZOCRATE - Calma, piZia. In realtà è stata soltanto scoperta una perturbazione gravitazionale compatibile con la presenza di un grosso pianeta o una piccola stella bruna. Ma il corpo per se stesso non è ancora stato osservato direttamente e i motivi di ciò li ho spiegati poc'anzi. Fossi in te ci andrei cauto con l'assegnare simboli ed assiologie toto corde alle trovatelle palle numinose che ruotano nello spazio esterno. Ad esempio, quale valore astrologico vorresti attribuire a questo nuovo puntino disperso nel cosmo? Ma soprattutto ci sarebbe da domandarsi cosa sarebbe successo se Marte, invece di essere visibile a occhio nudo e quindi già da secoli noto a tutti col nome del dio romano della guerra, fosse apparso solo sui telescopi degli astronomi moderni e si fosse chiamato semplicemente come i due satelliti della nebulosa di Andromeda, M32 e NGC205. DIOTIMA - Vedo che non ti sei ancora convinto. E allora mi costringi a decretare la nascita di un nuovo punto sul tema natale. LORENZOCRATE - Per tutti i giroscopi! Lo sapevo che sarebbe finita così. Intendi proprio dire come facesti per quello di Talete? DIOTIMA - Molto peggio. Decreterò l'evidenza sul tema del punto in itinere. Si dice di una scienza o disciplina lungo il proprio percorso storico o di ricerca. E noi qui stiamo appunto indagando l'efficacia dell'astrologia. Il punto è già attivo. Prendete le vostre carte che ve lo mostro. [I commensali estraggono il foglio con il proprio tema natale. Diotima traccia su ognuno di essi il punto in itinere ed ognuno 106 AGATTONE Gnoccata verifica da sé che l'aspetto è efficace ed universale, pertanto veritiero.] LORENZOCRATE - Cara piZia, non so davvero come ringraziarti per avermi messo questo ennesimo nuovo puntino nel segno della Vergine. Ci sta proprio bene lì, a fianco del mio sole-solo-soletto, già costellato di macchioline notevoli inventate da te. Il mio povero luminare sembra affetto da varicella. Ora che il tuo nuovo luogo lo vedo fissato, in itinere, su questo foglio di carta, appena un pochino comincio a crederti. Ma che dici? Si muoverà davvero? DIOTIMA - Al contrario della scienza io debbo credere in molte cose che non vedo. Chi parla di scienza come se essa fosse un assoluto si fa carico di un'imperdonabile impudenza, poiché astrae la disciplina dalle attività umane che vanno sotto questo nome per fabbricarsi un oggetto ideale, astorico ed astratto, in una parola: un mito. Ma colui che rinnega il mito perché pensa che esso abbia perduto ogni diritto sulla conoscenza, o perché è certo che non abbia più nulla da dire ai fini della ricerca, commette un errore ancora più imperdonabile, poiché astrae ogni percorso metastorico, rinunciando all'esperienza, alla fantasia e all'intuito. Per chi crede nella nostra arte nessuna spiegazione è necessaria, ma per chi non crede nessuna spiegazione sarà sufficiente. «Conosci l'anima che fa sì che tu conosca: pensa che essa è vincitrice nei presentimenti, profetica nei presagi, preveggente nei pronostici. Che meraviglia che lei, data da Dio, sappia divinare all'uomo. E ancor maggiore meraviglia se riconosce colui dal quale è stata data.». [Si ode il verso di un gallo. E' l'alba. Con grande sorpresa di tutti è spuntato il nuovo giorno. Ognuno si alza dal proprio posto. La Gnoccata è terminata. La sala del convito si svuota lentamente e i commensali si dirigono stancamente alle proprie magioni.] 107 AGATTONE Gnoccata MONOLOGO CONCLUSIVO DI AGATTONE AGATTONE - [Tra sé] Il nostro discorso ha finalmente trovato degno esito. L'arte pare sia stata ancora una volta sottratta ai decreti della rupe. O forse ad esser salvo è soltanto il nostro sonno? Come potrà venir concluso il perimetro di un cerchio? E' una storia antica quanto il mondo e che non trova soluzione. Ci credi? Complimenti a te! Non ci credi? Amico mio, buon per te! Che senso potrà mai avere credere o non credere dal momento che l'uomo stesso è del tutto incapace di operare una singola scelta? «Riterrò sempre di dovere di più a quelli per il cui aiuto potrò godere senza ostacoli del mio tempo, che non a chi mi offrisse le cariche più onorevoli di questo mondo.» Non l'ho scritto io, ma che importa? E' il mio stesso pensiero. Non è forse sufficiente per "credere" d'averlo scritto? L'astrologia è davvero un grande affanno. Afeta, anereta, cerchi di posizione, meridiani celesti e nature elementari. 108 AGATTONE Gnoccata Quale valore universale assegnare a tutto questo dal momento che gli stessi astrologi non sono mai in ecumene fra loro? Quest'oggi i pianeti paiono brillare di meno. Il carcame della scienza li ha raggiunti fin lassù. Ed ora quei puntini son più fiochi. Proprio come il sangue secco di un insetto schiacciato, quelle sfere se ne stanno là, immote, a fornire perpetua testimonianza della propria morte. Non v'è per esse peggior tragedia di questa: non poter fare neppure ritorno dal mondo dei morti per vendicarsi. L'astrologia è diventata un insostenibile affanno. Il motivo? In astrologia l'aspetto di gran lunga più dissonante è l'astrologo. [Mentalmente rivolto a Lorenzocrate] E' giunto il momento di salutarci, maestro mio. E siccome l'ultima volta mi sono accorto d'aver esagerato, scandalizzando con il mio prono omaggio tanto te quanto i presenti, da oggi in poi dispenserò a malincuore il mio inchino al tuo cospetto riservandolo soltanto alle pose plastiche della mia mente. ANATEMA E CACCIATA NELL'AVERNO DELLE DUE STREGHE [Soltanto Diotima è rimasta nella locanda. E' in attesa che Glaucona e Barbadona sbuchino come scarafaggi dal proprio floreale nascondiglio.] 109 AGATTONE Gnoccata DIOTIMA - Siamo rimaste sole, voi ed io, malnate streghe. Le avete tentate proprio tutte per disorientare gli dei sereni. Ma vi è andata comunque buca. Ad un trono di vendetta ora il giudice vi aspetta. Comparire non osate, ben sapete voi chi siete. Siete quelle che ogni legge del Ciel vorreste frangere. Ogni porta di speranza sia per voi sbarrata. Non vi resti alcuna fidanza, né perdono, né clemenza. Tra i malvagi più giganti i maggior colossi siete voi! Scendete! Scendete e piangete tanto i mortali quanto gli etterni beni. Tu, Barbadora. Bevi l'acque ch'ardon la memoria. Mneme stessa rapisca i ricordi dalla tua filza mente e dal tuo cuore nero. Tu no, Glaucona. Ed ora via, via di qui entrambe. Scendete! [S'apron le cateratte dell'Averno e le due streghe precipitano di sotto.] 110 AGATTONE Gnoccata EPILOGO NOTIZIA SETTIMA La scena è nuovamente l'Averno. Glaucona ha terminato il suo racconto. La maledizione della piZia è però ancora operante. A dimostrazione di ciò Tristociano e Barbadora già non ricordano più nulla della narrazione di Glaucona e riprendono pertanto a litigare. Appare loro Diotima che con la recita di un sonetto cancella il sortilegio evocato dal proprio stesso anatema. La ieratica vestale concede infine a quei tre sciagurati di recarsi al fiume Letè, le cui acque hanno la magica proprietà di far dimenticare le colpe a coloro che se ne abbeverano. DIOTIMA Quale delle foglie, tale è la stirpe degli umani. Il vento brumale le sparge per terra, e le ricrea con germogliante selva a primavera. Così l'uomo nasce, così muore. Chiostri altissimi e stellati han veduto i vostri trucchi. Lassù albergano i Beati, Luna, Sole, Stelle lucenti, tutto il mondo è pieno di una gioia che è fatica. Le celesti gerarchie mai fan nuove melodie, l'uomo pravo invece sì, muta sempre il suo strumento. Ecco un'altra nuova stella, tutta chiara, tutta bella. Ma non uno laggiù in terra vuol guardare lei per sé. Tutti anelano un motivo, uno scopo, un perché. Come mai quel corpo nuovo è ancor privo di valenza? Di quell'astro perdon spirto, senza il qual non v'è responso. Con gran pena giunge il fine, voi maliardi ora sapete, tanto che d'un momento solo foste precipitati al suolo. 111 AGATTONE Gnoccata Come l'onda furibonda il Cocito v'ha bevuto, quale forza si scatena se le chiome fian superbe! Ma se Stelle restan sorde e non m'odono le Sfere giunga pronto anche per voi il mio viatico perdono. Vi dichiaro sollevati dai trabocchi procurati. Al Letè andate pure a bere. FINE 112