Il coraggio è spesso l’effetto di una visione poco chiara del pericolo che si affronta, o dell’ignoranza totale dello stesso pericolo (Claude Adrien Welvétius) EsseVu A.M. e Learning Organization Attività di Prevenzione nel Campo Manutentivo Fattore Umano e stress nella manutenzione Educazione e Corsi di Sicurezza Volo La virata Incidenti e Inconvenienti di Volo Anatomia di un Incidente - Aeromobile AMX OBIETTIVO Contribuire ad aumentare la preparazione professionale degli equipaggi di volo, degli specialisti e, in genere, del personale dell’A.M., al fine di prevenire gli incidenti di volo e quant’altro può limitare la capacità operativa della Forza Armata. I fatti, i riferimenti e le conclusioni pubblicati in questa rivista rappresentano solo l’opinione dell’autore e non riflettono necessariamente il punto di vista della Forza Armata. Gli scritti hanno un carattere informativo e di studio a scopo di prevenzione: essi, pertanto, non possono essere utilizzati come documenti di prova per eventuali giudizi di responsabilità né fornire essi stessi motivo di azioni legali. Tutti i nomi, i dati e le località, eventualmente citati, sono fittizi e i fatti non sono necessariamente reali, ovvero possono non rappresentare una riproduzione fedele della realtà in quanto modificati per scopi didattici e di divulgazione. Il materiale pubblicato proviene dalla collaborazione del personale dell’A.M., delle altre Forze Armate e Corpi dello Stato, da privati e da pubblicazioni specializzate italiane e straniere edite con gli stessi intendimenti di questa rivista. Quanto contenuto in questa pubblicazione, anche se spesso fa riferimento a regolamenti, prescrizioni tecniche ecc., non deve essere considerato come sostituto di regolamenti, ordini o direttive, ma solamente come stimolo, consiglio o suggerimento. RIPRODUZIONI E' vietata la riproduzione, anche parziale, di quanto contenuto nella presente rivista senza preventiva autorizzazione da richiedersi per iscritto alla Redazione. Le Forze Armate e le Nazioni membri del AFFSC(E), Air Force Flight Safety Committee (Europe), possono utilizzare il materiale pubblicato senza preventiva autorizzazione purché se ne citi la fonte. DISTRIBUZIONE La rivista è distribuita esclusivamente agli Enti e Reparti dell’Aeronautica Militare, alle altre FF.AA. e Corpi dello Stato, nonché alle Associazioni e Organizzazioni che istituzionalmente trattano problematiche di carattere aeronautico. La cessione della rivista è a titolo gratuito e non è prevista alcuna forma di abbonamento. I destinatari della rivista sono pregati di controllare l’esattezza degli indirizzi, segnalando tempestivamente eventuali variazioni, e di assicurarne la massima diffusione tra il personale. Le copie arretrate, ove disponibili, possono essere richieste alla Redazione. COLLABORAZIONE Si invitano i lettori ad inviare articoli, lettere e critiche in quanto solo con la diffusione delle idee e delle esperienze sul lavoro si può divulgare la corretta mentalità della sicurezza del volo. Il materiale inviato, manoscritti, disegni, fotografie, anche se non pubblicati, non si restituiscono. La Redazione si riserva la libertà di utilizzo del materiale pervenuto dando ad esso l'impostazione grafica ritenuta più opportuna nonché effettuando quelle variazioni che, senza alterarne il contenuto, possano migliorarne l'efficacia ai fini della prevenzione degli incidenti. E’ gradito l’invio degli articoli unitamente alle fotografie/illustrazioni (per foto digitali è richiesta la definizione minima di 300 dpi o 120 pixel/cm) su supporto informatico (floppy/CD) oppure inoltrando i testi, redatti in formato .TXT o .DOC, anche a mezzo INTERNET al seguente indirizzo di posta elettronica: [email protected]. Al fine della successiva corresponsione del compenso di collaborazione, si invita ad inviare, unitamente agli articoli, anche i seguenti dati: codice fiscale, aliquota IRPEF massima applicata, Ente amministrante e indirizzo del domicilio ove dovrà essere inviato detto compenso e recapito telefonico. Sicurezza del Volo n. 267/2008 in questo numero In copertina: Velivolo F.16 5° Stormo - Cervia Indice 2✍ Editoriale - Prevenire è meglio che curare Realizzazione: Stefano Braccini Magg. CSrn Stefano Ciotti Filosofia della Sicurezza Volo 4✍ EsseVu A.M. e Learning Organization Periodico Bimestrale fondato nel 1952 edito da: 4 Aeronautica Militare Attività di Prevenzione nel Campo Manutentivo 8✍ Fattore Umano e stress nella manutenzione ISPETTORATO PER LA SICUREZZA DEL VOLO Viale dell’Università, 4 00185 ROMA Redazione: tel. 06 4986 6648 – 06 4986 6659 fax 0649866857 M.llo 1ª Cl. Giovanni D’Ambrosio Cap. Francesco Cerullo Educazione e Corsi di Sicurezza Volo 8 e-mail: [email protected] www.aeronautica.difesa.it/isv 14 ✍ j Indice j Obiettivi e Collaborazione Sicurezza del Volo n. 267 maggio/giugno 2008 - Anno LV La virata Col. CSA Stefano Conti Incidenti e Inconvenienti di Volo Direttore Editoriale Gen. B.A. Luca VALERIANI Direttore Responsabile Col. Pil. Enrico GARETTINI 16 ✍ 22 ✍ 28 ✍ 34 ✍ 38 ✍ Anatomia di un Incidente - Aeromobile AMX 16 Vice Direttore Ten. Col. CTA Antonino FARUOLI Cap. Giovanni De Mizio Una traversata clandestina e... fortunata Magg. Corrado Civello GET HOME ITIS Redazione, Grafica e Impaginazione Annamaria MACCARINI M.llo Giuseppe FOTI Serg. Magg. Stefano BRACCINI Cap. Fabio Martin Buon Natale Pier!!! 22 Tiratura: n. 7.000 copie Registrazione: Tribunale di Roma n. 180 del 27/03/1991 Stampa: Fotolito Moggio - Roma - Tel. 0774381922 Inconvenienti di Volo significativi La Redazione Rubriche Chiuso il 25/06/2008 Foto: “Troupe Azzurra”, “Redazione S.V.” Magg. Giuseppe Vargiu 28 40 Dalla Redazione Sicurezza del Volo n. 267/2008 Magg. CSrn Stefano Ciotti Editoriale Editoriale 2 Q “Prevenire è meglio che curare” uesto famoso detto, valido in tutti i campi della medicina ed assolutamente valido anche in quello della Sicurezza del Volo, trova ancora più ragione di essere nei riguardi del “nuovo” personale, aeronavigante e non, che da qualche anno arricchisce le nostre Forze Armate. Mi riferisco al personale femminile, spesso impiegato anche in attività operative, che richiedono il massimo impegno dal punto di vista psico-fisico. Lʼuniverso femminile è in continua trasformazione; la donna, tuttora al centro della famiglia come compagna e madre, è anche parte integrante dellʼorganizzazione lavorativa e produttiva della società, Forze Armate comprese. Per tali motivi necessita di maggiori attenzioni e considerazioni e soprattutto di soluzioni veloci e pratiche che le consentano di realizzare le proprie aspirazioni, nel rispetto della propria femminilità. Sicurezza del Volo n. 267/2008 Il lavoro di prevenzione in campo medico (ed in particolare in quello aerofisiologico) fino a poco tempo fa riguardava “solamente” il personale maschile ma, con gli ultimi cambiamenti, obbligatoriamente devono essere prese in considerazione tutta una serie di problematiche, non ultime quelle oncologiche, che possono inficiare anche in maniera grave il benessere psico-fisico della donna. Per tale motivo il Servizio Sanitario del Comando Logistico dellʼAeronautica Militare ha attivato nel 2008, cogliendo lʼoccasione della festività dellʼ8 marzo, un programma di prevenzione oncologica a favore del personale femminile dellʼAmministrazione Difesa. Il “Progetto Salute Donna Militare” offre una gamma di servizi, volontari e gratuiti per tutte le donne Editoriale Editoriale Programma di prevenzione oncologica a favore del personale femminile dellʼAmministrazione Difesa (ovvero la prevenzione non solo in campo S.V.) in servizio sia militari che civili. Tali servizi spaziano dalla prevenzione e/o cura delle patologie, anche piccole, legate alla sfera intima in età fertile, alla prevenzione di malattie più impegnative, comprese quelle oncologiche, al miglioramento/mantenimento delle capacità psico-fisiche durante impegni (operativi e non) particolarmente gravosi che richiedano il massimo dellʼefficienza. Appare necessario convincere le donne (ma naturalmente anche gli uomini) che il mantenimento di un buono stato di salute deve essere lʼobiettivo primario. Questo può essere raggiunto innanzi tutto con il rispetto del proprio corpo, ponendo attenzione ai messaggi che quotidianamente esso ci manda ed evitando inutili eccessi. Tutto ciò, però, non sempre è sufficiente. Eʼ importante sottoporsi a controlli periodici per individuare per tempo patologie che lasciate a se stesse potrebbero portare anche a gravi conseguenze. Infatti punto fermo della medicina di oggi è tentare di intervenire sul problema appena questo si è instaurato poiché solo questo approccio permette di ottenere alte probabilità di guarigione. Lʼobiettivo del “Progetto Salute Donna Militare” è quello di mettere tutte le donne della nostra Amministrazione nelle condizioni di avere tali servizi in maniera semplice, diretta e chiara, assistiti da una equipe di professionisti preparati e disponibili. Presso lʼInfermeria Principale di Roma, diretta dal Col. Medico Antonio Colaiacomo, è possibile essere inseriti nel suddetto “Progetto” che permette di effettuare una serie di esami, che vanno dalla visita ginecologica, senologica, dermatologica, alla consulenza psicologica e dietologica, alla mammografia, al pap-test e allʼecografia mammaria e pelvica, necessari per la prevenzione oncologica e non, con ricadute benefiche sia per le singole persone che per tutta lʼAmministrazione. Questa iniziativa appare, quindi, estremamente apprezzabile in quanto oltre ad assicurare la possibilità di effettuare, gratuitamente, controlli altamente specialistici, cerca di creare una cultura di autoconsapevolezza del proprio corpo che è alla base del concetto di “prevenzione”. Sarebbe auspicabile, inoltre, creare la possibilità che questa attività possa essere svolta a livello “periferico” (presso i Reparti di Volo) laddove la componente femminile è più sottoposta agli stress psico-fisici e dove, quindi, la necessità del mantenimento di un buono stato di salute risulta prioritario. K Sicurezza del Volo n. 267/2008 3 4 L’organizzazione “EsseVu A.M.” Filosofia della Sicurezza Volo Filosofia della Sicurezza Volo M.llo 1ª Classe Giovanni D’Ambrosio il caso di una “Learning Organization” GENERALITAʼ Unʼorganizzazione come la struttura Sicurezza Volo dellʼAeronautica Militare, capace di apprendere e di produrre conoscenza, può configurarsi come una Learning Organization (L.O.), ossia unʼentità capace di stimolare le singole risorse ad apprendere creando capitale intellettuale e trasformando le competenze individuali in conoscenze organizzative. La L.O. impara attraverso lʼapprendimento stesso dei suoi componenti e soprattutto attraverso la loro interazione. Una L.O. si caratterizza per la sua capacità di gestire ruoli, posizioni e nuclei organizzativi in modo da generare unʼorganizzazione Sicurezza del Volo n. 267/2008 viva, capace di reagire ai cambiamenti ma soprattutto in grado di anticiparli, trasformando i problemi in opportunità. Ciò richiede flessibilità strutturale ed abilità ad apprendere, ad adattarsi, a modificarsi e rinnovarsi nel tempo in maniera assertiva. Il fenomeno non sembra avere pari con altre realtà militari ove la struttura didattica è organizzata secondo un modello tradizionale di addestramento che in ogni caso garantisce quegli standard di qualità e di risultato. Nellʼambito SV, invece, lʼaddestramento è strettamente connesso allʼesperienza. La struttura snella consente di veicolare velocemente le informazioni, ma la sua efficacia è fondamentalmente determinata dalla capacità di generare apprendimento catalizzando lʼapporto competente e responsabile di ognuno. Si genera così una diffusione a cascata in cui chi impara insegna agli altri fino a soddisfare le carenze conoscitive di tutta lʼorganizzazione. Lʼaspetto che emerge è quello di unʼorganizzazione dinamica che raggiunge la propria mission, cioè lʼoperatività in sicurezza, grazie allʼabilità e allʼautorevolezza messe in gioco, che si sviluppano con la sinergia di competenze individuali e conoscenze organizzative (fig. 2). Infatti, le conoscenze organizzative rappresentano quel know how preesistente a cui lʼindividuo 5 può attingere per incrementare e sviluppare le proprie abilità. Lʼorganizzazione acquisisce così credibilità ed autorevolezza nel momento in cui le sue conoscenze intrinseche sono a disposizione sia della crescita del singolo individuo, sia della conseguente innovazione che essa registra al suo interno grazie allʼapporto innovativo che costui è in grado di imprimerle. Perché quindi la Essevù è una Learning Organization? Perchè lʼorganizzazione Essevù persegue il suo obiettivo con tutta una serie di attività che, attraverso le crescenti competenze, concorrono a creare una mole di informazioni a disposizione di tutti e soprattutto dellʼorganizzazione stessa. Si può affermare che la Essevù è capace, grazie alla intensa interconnessione tra Centro e Periferia ed alla sua capillare diffusione in tutta la F.A., di apprendere da sé stessa, determinando sempre dove, al suo interno, si sviluppano le conoscenze chiave e chi e quanti ne possono o ne devono disporre. Esempi lampanti sono la gestione del personale che acquisisce la qualifica S.V. e che viene subito impiegato quale Uff.le S.V. di Stormo/Gruppo o il personale qualificato CRM Instructor che viene inviato presso i Reparti per addestrare il personale a tali concetti. Altresì, attraverso la diffusione degli inconvenienti di volo e segnalazioni S.V. si possono determinare le “failure organizzative” in virtù del Sicurezza del Volo n. 267/2008 6 formazione della F.A. o tiene confemonitoraggio delle tipologie di renze presso università od organizeventi così come, grazie ai sopralzazioni civili sulla S.V.. Ci si conluoghi S.V. e/o alle visite presso i fronta con strutture equipollenti Reparti di Volo, si possono rilevare straniere attraverso seminari intersettori di intervento o acquisire nazionali o visite allʼestero. Non buone idee da diffondere anche mancano confronti bi-multilaterali altrove. Infine, con progetti di indacon Forze aeronautiche alleate. gine interna (quale lʼO.S.E.S.), si Ogni nuova strategia di gepuò conoscere il livello di cultura stione dellʼorganizzazione deve SV in seno ai Gruppi di Volo e adeguarsi alle competenze di tutto attuare opportune azioni correttive. il personale il La L.O., anquale riflette lʼoche nelle ramifirientamento delcazioni più periLa Essevù non è la cultura SV, feriche della comunque un evidenziando le struttura Essevù condizioni nesarà la scelta sistema chiuso cessarie alla vincente se dima si interfaccia e sua corretta difmostrerà capacoinvolge anche fusione e realizcità di apprenzazione. dere costanteprofessionalità Eʼ indispenmente ed elaboappartenenti a diverse sabile valorizzarare la produzioFF.AA. e CC.AA. re le persone ne di conoscenche operano alza, cioè adelʼinterno dellʼorguare le strateganizzazione considerandole non gie di gestione delle risorse umane più un costo ma un vero “asset”, su alle esigenze operative. La Essevù cui poter contare sempre, asseconnon è comunque un sistema chiudando in modo assertivo le loro so ma si interfaccia e coinvolge idee, formandole continuamente anche professionalità appartenenti per risvegliare quella tensione a diverse FF.AA. e CC.AA., soveninnovativa, quella spinta motivaziote il personale dellʼISV svolge attinale in grado di sviluppare lʼabilità vità di docenza presso gli istituti di Sicurezza del Volo n. 267/2008 richiesta per produrre “conoscenza organizzativa” (fig. 1). Il processo virtuoso di interazione si completa nel momento in cui il personale cui viene somministrata conoscenza, ritorna nel proprio ambiente operativo per iniziare il processo di cambiamento applicando i princìpi della Essevù ed integrandoli con la propria esperienza e le proprie competenze individuali. Professionalità e creatività sono i requisiti di un numero sempre maggiore di ruoli lavorativi che, coniugati a motivazione ed iniziativa, garantiscono le condizioni del successo consentendo di apprendere, adattarsi, modificarsi e rinnovarsi nel tempo in maniera assertiva. Chi è impiegato nella S.V. è un “core worker” cui affidare le conoscenze da diffondere e far recepire allʼorganizzazione. Le risorse umane e le loro competenze individuali sono la base per costruire e sviluppare le “core competences” organizzative, attraverso le quali lʼorganizzazione può migliorare sé stessa. Lʼindividuazione, la costruzione, lo sviluppo delle competenze, la loro allocazione a supporto degli obiettivi o della realizzazione di progetti devono divenire sempre più la principale attività strategica dellʼorganizzazione. LʼISV pianifica parte dellʼattività formativo-addestrativa del personale Essevù mobilitando le risorse intellettuali in ogni settore (operativo, tecnico, logistico, organizzativo) e coinvolgendo ogni livello gerarchico attraverso la diffusione della corretta Cultura Essevù, al fine di realizzare quella rete di professionalità, individuali ed organizzative, capaci di creare e di portare valore aggiunto in posizioni di lavoro o settori anche distanti dai centri decisionali strategici e sopperire così a tutte le possibili carenze di Grafico 1 e 2 conoscenza o di addestramento. Non solo, ma attraverso corsi e seminari si diffonde conoscenza SV anche ad altre F.A. e ad Enti civili interessati allʼattività di volo contribuendo a colonizzare, sotto la bandiera della Essevù, nuovi territori ed acquisendo nuove informazioni e nuovi punti di vista. In tale contesto, lʼorganizzazione crea il cambiamento senza limitarsi ad introdurre innovazioni tecnologiche, ma disponendo di competenze proprie e utilizzando, sviluppando ed integrando al meglio le competenze di cui sono portatrici le risorse umane. La Essevù può rappresentare lʼavant-garde dellʼA.M. perché lʼapprendimento continuo del proprio personale, con le sue variegate competenze in tutti i campi che direttamente o indirettamente coinvolgono lʼattività volativa, rappresenta quel laboratorio didattico e sperimentale ove lʼesperienza e la conoscenza, in un continuo flusso di scambio, la rendono una vera e propria Learning Organization della F.A. permettendo la massima operatività in sicurezza. GRAFICI Nei grafici con il sistema cartesiano si può intuire più chiaramente come le abilità conseguite da ognuno concorrono sinergicamente alle conoscenze organizzative, al raggiungimento di standard dʼeccellenza nel perseguimento degli obiettivi. Nella fig. 1 infatti si può osservare la stretta relazione tra esperienza e conoscenza. Ove cʼè scarsità di entrambe è la tensione formativa il motore del cambiamento. Ove cʼè invece sproporzione dellʼuno o dellʼaltro elemento è la tensione innovativa che sʼimpone. Basti pensare infatti ad un ricercatore che, forte delle conoscenze acquisite, sente di poter provare ad apportare innovazioni facendo così esperienza; oppure si pensi a chi per meriti dimostrati sul campo Filosofia della Sicurezza Volo Filosofia della Sicurezza Volo L’Organizzazione “EsseVu A.M.” il caso di una “Learning Organization” riceve un riconoscimento onoris causa per le innovazioni prodotte. Quando si soddisfano pariteticamente e sufficientemente sia la conoscenza, sia lʼesperienza, si può parlare di tensione attitudinale, perché si è acquistata lʼabilità necessaria per interfacciarsi stavolta non con la propria conoscenza (non avrebbe senso), ma con quella evolutasi in seno allʼorganizzazione. Ecco dunque la fig. 2 che mette sullʼascissa proprio lʼabilità consolidata, ovvero le competenze individuali mentre sullʼasse dellʼordinata si riportano le conoscenze organizzative. Questo grafico dimostra come lʼabilità riconosciuta generi iniziativa e creatività e, quando supportata dallʼorganizzazione, dal suo know how, questa si tramuti in professionalità, fino a raggiungere il livello di autorevolezza che lʼintero sistema (organizzazione/individui) può vantare nel proprio ambito di fronte a terzi. K Sicurezza del Volo n. 267/2008 7 FATTORE UMANO e stress nella MANUTENZIONE L a sicurezza, nel settore Attività di Prevenzione nel Campo Manutentivo Attività di Prevenzione nel Campo Manutentivo 8 Cap. Francesco Cerullo 9 manutentivo aeronautico, consiste nella predisposizione del sistema, ricercata fin dalla fase progettuale, al fine di ridurre al massimo la possibilità che insorgano inconvenienti tali da causare da soli od in concomitanza con altri fattori, condizioni di rischio. L’elaborazione e la conservazione dei materiali aeronautici, e dei loro complessivi, avviene attraverso la realizzazione dei concetti di “Safe Life” e “Fail Safe”. Sicurezza del Volo n. 267/2008 Velivolo Eurofighter 2000 in manutenzione presso il 4° Stormo Sicurezza del Volo n. 267/2008 10 Fig. 2 - Elicottero AB.212 in hangar in fase di manutenzione Nel criterio di Safe Life (“vita sicura”) si determina a priori, per ogni componente, quale può essere la massima durata prima che si manifesti la rottura. Ai fini della sicurezza non importa tanto che questa durata sia elevata, quanto che essa sia ben nota, affinché il componente possa essere sostituito in tempo utile e quindi con ampi margini di sicurezza. Il criterio, invece, del Fail Safe (“sicurezza nella rottura” o anche “degrado accettabile”) consiste nellʼutilizzare il più al lungo possibile un componente e ciò è realizzabile attraverso continua e periodica attività di controllo e manutenzione; ossia, bisogna porre in essere una serie di attività atte a garantire, accertare e ripristinare lʼefficienza e la idoneità allʼimpiego del materiale con lo stesso grado di affidabilità e sicurezza originari. Lʼefficacia della manutenzione, che in campo aeronautico viene effettuata soprattutto a scopo preventivo, dipende totalmente dalla buona esecuzione e quindi dal fattore uomo. Possiamo affermare Sicurezza del Volo n. 267/2008 che lʼanalisi del fattore umano consiste nello studio di affidabilità dellʼuomo che si affianca a quello dellʼaffidabilità dei sistemi/macchine. Ovviamente lʼaffidabilità dellʼuomo è più difficile da studiare e da raggiungere. Lʼapprofondimento dellʼanalisi del fattore umano va messo in atto in relazione alla complessità e gravità delle conseguenze di eventuali errori e la migliore conoscenza dei meccanismi di accadimento degli eventi consente di intervenire a livello preventivo. Anche in questo settore possono presentarsi, nel corso delle lavorazioni, numerosi tipi di errori simili a quelli definiti per il pilotaggio e riconducibili a cause analoghe. Analoghe sono le valutazioni per prevenirli e gli interventi per ridurli o eliminarli. Il Maintenance Resource Management (M.R.M.) è un metodo applicato per lo studio del fattore umano nel campo della manutenzione ed analizza le attività di manutenzione svolte singolarmente o in team con lo scopo di prevenire o ridurre gli errori ad essa connessi per mancanza o insufficienza di comunicazione o inadeguatezza di conoscenze e/o procedure. Le carenze che possono verificarsi durante la manutenzione, in particolare, sono: - ispezioni, sostituzioni, riparazioni, procedure manutentive omesse od eseguite in modo non corretto (mal fatte, incomplete, utilizzando dati non esatti come ad es. utilizzare pubblicazioni tecniche non aggiornate o traduzioni errate di manuali in lingua originaria); - attrezzature e strumenti di controllo a misurazione mancanti o non sottoposti alla manutenzione e/o calibrazione periodica prevista; - errate valutazioni da parte degli operatori per mancanza di conoscenza tecnica specifica; - mancata distribuzione di Pubblicazioni Tecniche con conseguente ignoranza delle norme da parte del personale manutentore; - mancanza di supervisione generale del sistema qualità inerente i controlli prima, durante e dopo le ispezioni; - mancanza di verifiche ispettive interne (Audit) ai vari settori e livelli dei reparti di manutenzione; - insufficienti e non idonee aree manutentive per carenza di pulizia, esposizione alla luce, climatizzazione (soprattutto dei laboratori) e norme di sicurezza sul lavoro; - parti di ricambio mancanti e ricorso allʼattività di prelievo/reinstallazione di particolari da altri velivoli in manutenzione; procedura nota con il termine di “cannibalizzazione”, da considerarsi “atto eccezionale” e come tale sottoposto a controlli, registrazioni e corretta gestione al fine di evitare, nel corso del tempo, oltre ad eventuali danni ai componenti, riflessi negativi sulla logistica, sulla contabilizzazione e sulla tracciabilità del materiale; - tempi a disposizione per lʼintervento troppo ristretti ed attività lavorativa prolungata per molto tempo. Va anche rilevato che nel campo della manutenzione gli effetti negativi di eventuali errori possono non essere immediatamente rilevabili dagli operatori e soprattutto da coloro che occupano una posizione di coordinamento, controllo e gestionale, ed avere quindi conseguenze impreviste. Gli errori umani infatti possono essere catalogati come errori attivi (active failures) errori cioè che generano effetti immediati e sono di solito associati al personale specialista, cioè a coloro che operano in modo diretto, o errori latenti (latent failures), decisioni e/o carenze che possono non dare conseguenze visibili per lungo tempo. Gli errori latenti diventano evidenti quando si combinano con errori attivi, problemi tecnici o altre avverse condizioni, dando luogo ad un breakdown nelle linee di difesa del sistema provocando lʼinconveniente o lʼincidente. Carenze di comunicazione in condizioni di politiche fuorvianti o contraddittorie, obiettivi non chiara- mente definiti o in contrasto con la eventi accidentali e ne diviene il sicurezza delle operazioni, responfattore causale primario. sabilità non assegnate coerenteCosì come ogni individuo commente alle competenze, creano mette errori, allo stesso modo lʼambiente favorevole allʼinnesco di unʼorganizzazione racchiude al suo sequenze logiche e cronologiche interno inefficienze nascoste. Gli che conducono allʼevento. In altre incidenti per loro natura non sono parole se la qualità dei processi controllabili, cioè non possono organizzativi non è adeguata alla essere programmati decidendo a complessità del sistema, il sistema priori lʼentità delle conseguenze, ne risente attraverso delle instabima lʼorganizzazione può essere lità localizzate programmata. che progressiGli errori lavamente rendotenti (latent failuL’elaborazione no incontrollabires) esistono e la conservazione le lʼintera orgamolto prima delnizzazione. dei materiali aeronautici, lʼincidente e per A livello indiquesto possono e dei loro complessivi, viduale vengoessere evidenavviene attraverso no commesse ziati e corretti in frequentemente modo pro-attivo. la realizzazione dei azioni non corLo studioso Jaconcetti di Safe Life rette (unsafe), mes Reason dee Fail Safe ma esistono delfinisce infatti prole barriere diactive mode la fensive nei concontinua sorvefronti di questi comportamenti glianza di segni indicatori dello costituite da norme, standard opestato del sistema e reactive mode rativi, addestramento ed esperiengli interventi di prevenzione resi ze di coloro che operano in prima necessari dallʼanalisi degli incidenti. linea (front line). Eʼ anche vero che lʼerrore è Se il processo organizzativo insito nel comportamento umano. influenza negativamente lʼefficienGli essere umani siano essi piloti, za delle barriere difensive determiingegneri o tecnici, in quanto tali, na un aumento della probabilità di commettono errori. Attività di Prevenzione nel Campo Manutentivo Attività di Prevenzione nel Campo Manutentivo Fattore Umano e stress nella manutenzione Fig. 3 - Velivolo BR.1150 “Atlantic” in manutenzione presso il 41° Stormo Sicurezza del Volo n. 267/2008 11 12 gap rispetto alle richieste o alle La identificazione esaustiva dei Esortare ad essere “più profesattese nei loro confronti. Lʼindividuo potenziali indicatori di stress è sionali” o “più attenti” non serve è capace di reagire alle pressioni alquanto improbabile, data la compoiché chi si comporta professioa cui è sottoposto nel breve termiplessità del fenomeno stress; tuttanalmente commette errori in modo ne, e queste possono essere convia, un alto assenteismo o unʼelevainvolontario; si è soliti dire: “chi siderate positita rotazione del personale, conflitti lavora sbaglia”. ve, ma di fronte interpersonali o lamentele frequenti La soluzione ad una esposida parte degli operatori sono alcuni è quella di metLe strategie di zione prolungata dei sintomi che possono rilevare la tere in pratica gestione del rischio a forti pressioni presenza di stress da lavoro. procedure di laegli avverte grosLʼindividuazione di un problema voro chiare ed avranno successo se se difficoltà di di stress da lavoro può avvenire inequivocabili, dirette a scoprire e reazione. Inoltre, attraverso unʼanalisi di fattori quali supervisione di correggere gli errori persone diverse lʼorganizzazione e i processi di operatori esperpossono reagire lavoro (pianificazione dellʼorario di ti, impianti, intelatenti piuttosto in modo diverso lavoro, grado di autonomia, grado si come appache l’eliminazione a situazioni simili. di coincidenza tra esigenze imporecchiature ed degli errori attivi Lo stress non ste dal lavoro e capacità e/o conoambiente esterè una malattia scenze dei lavoratori, carico di no, che possano ma una esposilavoro), le condizioni e lʼambiente resistere allʼerzione prolungata allo stress può di lavoro (esposizione ad un comrore in modo tale che le operazioni ridurre lʼefficienza sul lavoro e cauportamento illecito, al rumore, al poste in essere siano “a prova di sare problemi di salute. Tutte le calore, a sostanze pericolose), la errore” ossia al verificarsi di un manifestazioni di stress sul lavoro comunicazione (incertezza circa le errore lo si possa correggere prima non vanno considerate causate dal aspettative riguardo al lavoro) e i che generi conseguenze più o lavoro stesso; infatti tale disagio fattori soggettivi (pressioni emotive meno disastrose. può essere cagionato da vari fattori e sociali, rapporti con superiori e Di fondamentale importanza è quali il contenuto, lʼorganizzazione colleghi). convincersi che lʼerrore umano è e lʼambiente di lavoro, una comuniSe il problema di stress da un sintomo piuttosto che una cazione ”scevra”, ecc. lavoro è identificato, bisogna agire causa negli incidenti. Le strategie di gestione del rischio e della sicurezza avranno successo se dirette a scoprire e correggere gli errori latenti piuttosto che focalizzarsi solo sullʼeliminazione degli errori attivi. Ridurre gli errori attivi rimane senzʼaltro vitale ma si tratta soltanto della punta dellʼiceberg. Discorso a parte merita la problematica dello stress che negli ultimi anni richiede sempre maggiore attenzione da parte di coloro che sono responsabili di un settore lavorativo e nello specifico nel campo della manutenzione aeronautica. Lo stress è una condizione che causa malessere, disfunzioni fisiche, psicologiche o sociali conseguente del fatto che le persone non Fig. 4 - Velivolo Tornado in fase di manutenzione si sentono in grado di superare i Sicurezza del Volo n. 267/2008 Attività di Prevenzione nel Campo Manutentivo Attività di Prevenzione nel Campo Manutentivo Fattore Umano e stress nella manutenzione Fig. 5 - Velivolo Predator in fase di manutenzione ad Herat per prevenirlo, eliminarlo o ridurlo ricorrendo a varie misure che possono essere collettive, individuali o tutte e due insieme. Si possono introdurre misure specifiche per ciascun fattore di stress individuato oppure le misure possono rientrare nel quadro di una politica anti-stress integrata che sia contemporaneamente preventiva e valutabile. Lo stress, potenzialmente, può colpire in qualunque luogo di lavoro e qualunque lavoratore, a prescindere dalla dimensione della struttura in cui si opera, dal tipo di lavoro o dal campo di attività. In pratica anche se non tutti i lavoratori ne sono necessariamente interessati, considerare il problema dello stress sul lavoro può voler dire una maggiore efficienza e un deciso miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza sul lavo- ro, con conseguenti benefici economici e sociali per le varie organizzazioni lavorative, sia esse militari che civili, per i lavoratori e per la società nel suo insieme. CONCLUSIONI In definitiva il fattore umano e lo stress costituiscono sintomi rilevanti della condizione di pericolo; lʼadozione di standard consolidati e universalmente riconosciuti di qualità delle procedure manutentive è la chiave per la realizzazione di un sistema aeronautico con forti connotati di immunità nei confronti degli incidenti. Ciò è realizzabile sicuramente con lʼimpiego di risorse per migliorare la qualità dei processi, ma anche con lʼimpegno degli uomini che, ad ogni livello, debbono concorrere alla realizzazione della sicurezza. K Bibliografia Reason, J. (1992) Collective Mistake in Aviation: “The Last Great Frontier”. B.A.: Flight Deck”. Reason, J. (1990) Human Error Cambridge: Cambridge University Press. Siti Internet: - Airmanshiponline; - Memobase; - Stress&Co; - Aero.Polimi; - Vari. Sicurezza del Volo n. 267/2008 13 La virata N Col. CSA Stefano Conti on so quanti hanno avuto modo di leggere quel documento e quanti si siano soffermati su un passaggio in particolare, quando si parla di disorientamento spaziale a causa di ingresso accidentale in nube e delle manovre che il pilota ha posto in essere per uscire al più presto dalla situazione continuando nel profilo di missione seguito fino a quel momento. Il velivolo interessato è di fatto uscito dalla nube con un assetto inusuale e tale da portarlo ad una distanza dal suolo alla quale non Sicurezza del Volo n. 267/2008 sono state efficaci le manovre eseguite per ricondurlo nei parametri richiesti, causandone lʼimpatto col terreno. Fortunatamente nellʼoccorso, lʼequipaggio ha avuto la prontezza di riconoscere la situazione di estremo pericolo ed ha effettuato lʼeiezione con successo. Nella disamina dellʼevento si accenna a come lʼistruttore presente a bordo nel bre- vissimo tempo avuto a disposizione per la valutazione della situazione in atto, abbia riconosciuto la propria come quella del pilota di un velivolo F.16, visto in un filmato, che trovatosi in una situazione similare, è stato costretto al lancio; testualmente si recita che “quella immagine lo ha aiutato a tirare, senza esitazione, la maniglia di espulsione”. La visione di un filmato di pochi secondi, ha aiutato quindi in maniera essenziale a salvare due vite umane, non ha evitato lʼincidente, ma sicuramente ne ha contenuto le conseguenze. Il proporre esempi, il dare spunto a riflessioni che si rilevano essere fondamentali nella condotta del volo, è anche questo a mio avviso un modello di CRM, certamente “sui generis” ma è mettere a disposizione di tutti quanti possono aver bisogno la propria esperienza per evitare il verificarsi di episodi negativi già accaduti. Molti di quanti hanno finora letto si chiederanno come mai un Ufficiale controllore del traffico aereo parla di episodi come quello appena citato, dove la componente traffico aereo è assolutamente estranea e non ha particolare coinvolgimento. I motivi di questa mia voluta “invasione di campo” sono duplici; il primo è che nella mia esperienza personale ricordo benissimo il mio ingresso in nube a bordo di un SIAI 205 accaduto più di trentʼanni fa quando frequentavo la scuola di volo dellʼAeroclub di Roma, espressamente voluto dallʼistruttore che allʼepoca, dopo una virata, mise di fronte al pannello strumenti una cartellina e chiese di mantenere il volo livellato (con le conseguenze che tutti i colleghi che di mestiere impugnano una cloche o un volantino conoscono bene), il secondo è che, in omaggio a quanto ho detto in precedenza nei riguardo del CRM (ancorché “sui generis”), vorrei dare uno spunto di collaborazione alla sicurezza. Ho la fortuna quale Comandante di Corpo, di avere un Ufficiale SV particolarmente attento e propositivo, che svolge al contempo lʼincarico di Capo Sezione Addestramento (addestramento e sicurezza, un binomio preziosissimo!); questi, di sua iniziativa e personalmente, ha acquistato dei piccoli volumi che dona al termine del periodo addestrativo ai controllori del Reparto in concomitanza del rilascio dellʼabilitazione. Il volumetto in questione, si tratta di sole 68 pagine, si intitola “La virata” e tratta della storia del volo, specie ai suoi esordi, quando il pilota era veramente un pioniere e la meccanica del volo più che una scienza era una compagna quasi sconosciuta. In qualità di Comandante del Reparto, sono stato anche io omaggiato della pubblicazione, lʼho letta con interesse, mi ha fatto ricordare episodi come quello cui ho accennato in precedenza del mio primo ingresso in nube, dopodichè è diventato parte della mia biblioteca, dimenticato in mezzo a storici e romanzieri; dimenticato ma solo fino a qualche giorno fa. Quando nel resoconto degli incidenti dellʼanno 2007 ho letto la frase che il filmato visto una volta ha aiutato nel contenere gli effetti di un incidente, mi sono ricordato improvvisamente di certe frasi “chiave” che compaiono nel libro. Mi sono detto a quel punto ed ho scritto a matita, come ultimo punto tra le azioni che dovevano essere messe in atto per evitare il ripetersi di incidenti similari, leggere il libro “La virata”. Vorrei solo riportare un paio di quelle frasi che mi hanno colpito e metterle a disposizione di chi si confronta ogni giorno con il volo: “Che cosʼè il volo, e perché un pilota – quale Langewiesche è a lungo stato – deve imparare a difendersi da un nemico imprevedibile e potenzialmente letale: lʼistinto”. Ed ancora: “Ocker aveva appena scoperto il limite più grave del volo umano, e cioè che fra le nuvole lʼistinto è non solo inutile, ma pericoloso, e potenzialmente letale. Di conseguenza, il giroscopio da solo non basta e, a prescindere dal responso dei sensi, i piloti devono imparare la difficile disciplina della fede assoluta negli strumenti”. Non ho altro da aggiungere se non augurare buona lettura a tutti coloro i quali vorranno cimentarsi con questo piccolo esercizio, sperando vivamente che anche nella inconsapevolezza queste poche righe possano un domani aiutare a risolvere una situazione di pericolo. K William Langewiesche “La virata” Edizioni Adelphi ISBN 88-459-2071-2 Educazione e Corsi di Sicurezza Volo Educazione e Corsi di Sicurezza Volo 14 Ho letto con interesse il documento riguardante la “Raccolta incidenti di volo Anno 2007” e non ho potuto fare a meno di ravvisare come la diffusione della SV, anche mediante lʼutilizzo e la diffusione di semplici ausili, possa aiutare nella prevenzione degli incidenti o quantomeno ridurre gli effetti dellʼerrore umano che puntualmente si evidenzia come maggior fattore causale degli stessi. Sicurezza del Volo n. 267/2008 15 16 Anatomia di un Incidente Aeromobile AMX L a missione 401-A composta da due velivoli AMX decollava in perfetto AEROMOBILE: AMX ORE DI VOLO PILOTA - TOTALI - AMX 822 459 CONDIZIONI METEO: VIS. 9999 OVC 035 ABILITAZIONI: SF 260 - T37 - T38 - AMX WIND NE 20 KTS QUK 3 Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Cap. Giovanni De Mizio 17 orario per ottemperare al task ricevuto. Si trattava di una missione addestrativa con attacco al suolo finalizzata alla riqualificazione del leader allʼevento A.A.R.(1), pianificato in D87 con velivolo B707. (1) Air to Air Refueling Sicurezza del Volo n. 267/2008 Sicurezza del Volo n. 267/2008 Durante la prima fase della navigazione, con profilo BBQ, le condizioni meteorologiche presenti non hanno consentito lʼeffetuazione del percorso pianificato ed i piloti sono stati costretti a navigare alcune miglia ad est, su percorso parallelo, fino a decidere di deviare sul mare dove erano presenti condizioni meteorologiche più favorevoli, chiedendo successivamente la salita verso la zona di rifornimento in volo. Il leader richiedeva FL 160 ottenendo dallʼente di controllo lʼiniziale assegnazione di un livello di volo VFR: FL 085. Verificata lʼimpossibilità di mantenere condizioni di volo a vista al di sopra di 4000ft AMSL veniva rinnovata la richiesta per un inserimento IFR . Nonostante ciò lʼente li autorizzava a salire a livello di volo 105, ancora in VFR. 18 Fig. 1 - Velivolo AMX Sicurezza del Volo n. 267/2008 Durante questa fase i piloti livellavano a circa 4000ft, alla base delle nubi, orbitando in virata a destra in attesa di ottenere un adeguata “clearance IFR” per poter effettuare la salita. Dopo circa 360° di virata, pressocché in direzione nord, il leader entrava in nube e scompariva alla vista del pilota che seguiva, mentre lʼente di controllo chiedeva lʼidentificazione radar attraverso lʼIDENT del TRASPONDER. Il n. 2 era in fase di ricongiungimento sul velivolo n. 1 e a metà manovra entrava anchʼegli in condizioni IMC; visto il perdurare della situazione, dichiarava via radio al suo leader lʼintenzione di scendere per riprendere le precedenti condizioni VMC. Approssimativamente con prua EST e appena al di sotto dei 3000ft AMSL riotteneva le condizioni di volo a vista e iniziava una virata a sinistra. Poco dopo, guardando allʼinterno della virata, notava alcuni spruzzi dʼacqua sulla superficie del mare. Inizialmente non realizzava quanto accaduto ma, ricevendo in cuffia il segnale di una radio di emergenza, ipotizzava la possibile eiezione del suo leader. Il pilota trovava conferma a tale ipotesi a seguito di una ricognizione dellʼarea di cui sopra, nel corso della quale avvistava in mare i detriti del velivolo del collega e in seguito notava il colore arancione della camera di galleggiamento del giubbetto SECUMAR. Il successivo intervento dellʼelicottero del S.A.R. , ancorché tempestivo, permetteva il recupero del pilota ormai deceduto per annegamento. (2) (2) Search and Rescue Fig. 2 - Velivolo AMX in coppia ANALISI DEI FATTI Il velivolo cadeva in mare distruggendosi nellʼimpatto. Il fondale della zona dove è avvenuto lʼimpatto è di tipo fangoso, con profondità variabile tra i 12 ed i 18 metri, costantemente caratterizzato da una visibilità inferiore al metro che non ha permesso di recuperare la maggio parte del velivolo. Sia dalla testimonianza del pilota n. 2 che dallʼesame dei tracciati radar non si sono potuti ottenere elementi sufficienti a determinare con certezza la traiettoria dʼimpatto in quanto la manovra che ha preceduto lʼevento si è svolta in gran parte dentro le nubi e il contatto radar non era stato ancora acquisito. Gli unici frammenti recuperati sono stati rinvenuti lungo il litorale o portati in superficie a seguito di pesca a strascico. Il velivolo risultava configurato con 2 taniche e al momento dellʼimpatto il carrello era retratto mentre appariva in atto il movimen- to di slat e flap, in fase di escursione: questo è quanto si è dedotto dal ritrovamento di due dei quattro attuatori degli slat stessi. A seguito dellʼimpatto con il mare ed in funzione dello stato dei particolari ritrovati si suppone che il resto del velivolo si sia frantumato in particolari di piccole dimensioni. La deformazione dellʼasta dʼacciaio del leverismo dellʼalettone della semiala sinistra fa presupporre inoltre che il velivolo abbia fatto perno sulla semiala stessa, e ne abbia probabilmente causato il distacco. Lʼaerosoccorritore intervenuto per il recupero ritrovava il pilota tra i resti del velivolo con la testa sfilata al di sotto della camera di galleggiamento superiore del giubbetto SECUMAR; per tale motivo si è ritenuto necessario verificare la reale efficacia del sistema di gonfiaggio e galleggiamento del giubbotto stesso. Si è dedotto che un forte strappo verso lʼalto del SECUMAR, Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Anatomia di un Incidente - Aeromobile AMX combinato con una non perfetta aderenza del giubbotto al torace del pilota, può provocare lo slittamento di tutto il sistema di salvataggio tale da farlo sfilare sopra il capo del pilota e fa si che la camera di galleggiamento non avvolga più il collo del pilota sostenendolo fuori dallʼacqua. Dallʼanalisi della documentazione e dal materiale recuperato si è dedotto con molta probabilità che la traiettoria di impatto risultava caretterizzata da un angolo contenuto, ad ali quasi livellate, forse con la sinistra leggermente più bassa. Al momento dellʼimpatto il velivolo si è frantumato, oltre che nella cellula, anche nelle componenti meccaniche più consistenti quali il turbogetto. Gli slats estesi per lʼ85% della completa escursione portano a considerare che poco prima dellʼimpatto, il pilota, dopo aver realizzato la criticità della situazione, abbia tentato probabilmente lʼestra- Sicurezza del Volo n. 267/2008 19 20 Fig. 4 - Velivolo AMX in coppia zione dei flaps/slats per contenere la perdita di quota o per rendere più efficace la manovra di richiamata: ultimo tentativo che lo ha forse portato a ritardare ulteriormente la decisione di intraprendere la procedura di eiezione. LʼUfficiale pilota in questione aveva ripreso lʼattività volativa presso il gruppo operativo da una decina di giorni in quanto aveva perso lʼidoneità ad effettuare attività di volo per circa 8 mesi a causa di un provvedimento medico. Il pilota tuttavia, stava riacquisendo un buon livello addestrativo ed era in possesso delle condizioni psicofisiche idonee allo svolgimento della missione di volo pianificata. Si può realisticamente ipotizzare che il decesso per annegamento sia avvenuto a seguito dello svenimento del pilota, causato dal violento impatto con la superficie del mare in seguito ad una eiezione comandata nelle fasi immediatamente precedenti lʼimpatto del veli- Sicurezza del Volo n. 267/2008 volo rendendo quindi impossibile mettere in pratica quelle azioni necessarie per affrontare la fase di sopravvivenza. CONCLUSIONI Per quanto concerne gli aspetti tecnici risulta che alla data dellʼincidente il velivolo era da considerarsi idoneo al volo e alla esecuzione della specifica missione. La missione era stata regolarmente programmata e pianificata e il pilota disponeva del livello addestrativo necessario per lʼesecuzione della missione e positive erano anche le sue condizioni generali dopo la ripresa dellʼattività di volo. Si ritiene corretta la decisione di interrompere la bassa quota e di intraprendere il coordinamento per lʼinserimento IFR verso la zona stabilita per il rifornimento in volo. La gestione del volo si è complicata quando la missione non ha avuto un immediato contatto radar RESPOND TO A LOSS OF SITUATIONAL AWARENESS con lʼAPP nella fase di richiesta di inserimento IFR; non è chiaro il motivo per cui il leader della missione abbia iniziato la salita, entrando nelle nubi prima di ottenere la specifica clearance da parte dellʼente ATC. Risulta poco probabile pensare che il pilota abbia intrapreso volontariamente ed improvvisamente la salita e lʼingresso in IMC quanto piuttosto che sia entrato inavvertitamente in IMC in presenza di una base delle nubi progressivamente abbassatasi. La transizione dal volo a vista alle condizioni di volo strumentale rappresenta una fase delicata per il pilota a prescindere dalle intenzioni dello stesso. Il pilota ha avuto elementi di distrazione in tale passaggio quali le comunicazioni radio, la richiesta di azionare lʼIFF, il pensiero che la missione era importante per il suo addestramento di Capo Coppia e che la fase di maggior impegno della missione ancora doveva avvenire. - SEE IT Riconoscere i segnali di perdita di S.A. - SAY IT Comunicare le intenzioni - FIX IT Vola l’aereo: - non colpire il terreno Non si può escludere che questi elementi, associati alla mancanza di riferimenti visivi ed il conseguente sopraggiungere delle fisiologiche illusioni derivanti dallʼapparato vestibolare, accentuato dal probabile movimento del capo, possono aver provocato nel pilota quello che comunemente viene chiamato disorientamento spaziale. Dallʻ ingresso in IMC al momento in cui il velivolo è stato avvistato in mare non si hanno testimonianze di alcun genere: il chase non era ricongiunto e i tracciati radar non coprono le ultimissime fasi prima del contatto con il mare. La posizione in cui è stato trovato il pilota e le evidenze riportate dal medico lasciano ipotizzare che il lancio sia avvenuto fuori dallʼinviluppo del seggiolino eiettabile, forse dopo un iniziale contatto del velivolo con lʼacqua. Eʼ noto che sul mare, in talune condizioni meteo (cielo plumbeo, orizzonte non chiaramente distinguibile), non è possibile valutare visivamente lʼaltezza dalla superficie; pertanto, quando uscito dalle nubi, nonostante lʼassetto del velivolo risultasse critico, il pilota ha cominciato una richiamata incrementandola con il tempo e posizionando i FLAPS su MNVR. Non si può escludere che, dato il fattore di carico applicato ed in presenza di una velocità non ottimale, il velivolo possa essere entrato in una condi- - non colpire altri velivoli - stabilizzati - ricerca altre informazioni zione di G-stallo inducendo il pilota a portare i FLAPS su DOWN per cercare di uscire da quella condizione o più semplicemente come estremo tentativo di contenere la perdita di quota. Si osserva anche lʼestremo tentativo di estrazione dei FLAPS che ha ritardato la decisione di eiettarsi tanto che la traiettoria dello stesso seggiolino e del paracadute è avvenuta in gran parte in acqua come si deduce dalle evidenze emerse. Non si escludono, comunque, eventuali cause tecniche la cui natura, non avendo la possibilità di indagare sul relitto, non può essere suffragata da elementi certi. RACCOMANDAZIONI In fase di pianificazione e di briefing della missione, laddove le condimeteo sono variabili lungo la rotta, deve essere previsto come back up, un appropriato piano alternativo che magari preveda un inserimento IFR e permetta di raggiungere comunque lʼobiettivo primario. Prima di entrare in nube è sempre necessario predisporsi al transito da VFR ad IFR; se innavvertitamente si entra in nube affidarsi alla condotta strumentale vincendo le naturali e controverse sensazioni fisiche o lʼillusione di poter tornare in VFR credendo di avere dei riferimenti a vista sicuri. Ricordarsi che a bassa quota non essere coscienti della propria posizione richiede lʼimmediata valutazione del lancio: infatti, lʼeiezione in tali condizioni può essere assimilata al lancio con velivolo non controllato, essenziale pertanto il controllo dellʼassetto. Indossare sempre correttamente il materiale da volo, con particolare riferimento a quello di emergenza. La disponibilità di un idoneo simulatore di volo resta sempre una delle più importanti risorse per la sicurezza del volo, non solo per lʼaddestramento a particolari situazioni di emergenza, ma anche per le riprese volo da parte dei piloti. K N.d.R. nota di redazione Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Anatomia di un Incidente - Aeromobile AMX Le raccomandazioni emanate dalla commissione di investigazione sono concise e brevi, ma evidenziano un problema sempre attuale nell’attività operativa quotidiana: l’ingresso accidentale in IMC. Durante un volo VFR, quando si entra in nube innavertitamente spesso si viene colti da sensazioni di vertigine aggravate dal fatto che la nostra mente impiega un po’ di tempo ad analizzare quanto sta succedendo ed a creare un piano di azione che faccia affidamento solamente agli strumenti di bordo (condotta strumentale). E’ una situazione completamente diversa dall’ingresso in IMC durante un volo già pianificato secondo le regole IFR. La tendenza naturale è cercare di riacquisire i riferimenti visivi appena persi. Occorre vincere tale sensazione ed accettare la transizione in IMC. La cosa migliore da fare è stabilizzare la situazione (evitare di continuare a manovrare), allontanarsi dal pericolo (ostacoli, terreno) con ali livellate ed un vettore in salita, dichiarare emergenza e coordinare le azioni successive. Sicurezza del Volo n. 267/2008 21 Una traversata clandestina e... “fortunata” 22 E’ una calda giornata di fine maggio di qualche anno fa e vengo “taskato”, insieme al mio equipaggio, per compiere una missione di pattugliamento marittimo nel canale di Sicilia, avente come obiettivo quello di contrastare il fenomeno dellʼimmigrazione clandestina; durata prevista: 6 ore circa. Come di consueto, 2 ore e 30 minuti prima dellʼorario di previsto decollo lʼequipaggio si presenta al BOC(1) per consultare la messaggistica, pianificare la missione, presentare il piano di volo ed effettuare il briefing per poi recarsi a bordo 45 minuti prima della partenza. Il tempo previsto in zona di operazioni è sereno, mare quasi calmo, visibilità buona, vento da ovest 10 nodi: insomma una giornata ideale per gli sbarchi di immigrati. Mentre sorseggiamo un primo caffè, pronti ad effettuare il briefing, riceviamo la comunicazione che la missione è stata improvvisamente cambiata in S.A.R.(2): non si hanno più notizie di unʼimbarcazione, con circa 50 persone a bordo, la cui ultima posizione nota risalirebbe a due giorni prima; lʼallarme è stato dato da un gruppo di immigrati da poco approdati sulle coste siciliane. (1) (2) Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Magg. Corrado Civello 23 Base Operation Center. Search And Rescue. Sicurezza del Volo n. 267/2008 Sicurezza del Volo n. 267/2008 24 Con i pochi dati a disposizione, ci viene assegnata unʼarea di ricerca molto grande (circa 11000 miglia nautiche quadrate), che si trova nello ionio meridionale parzialmente allʼinterno della FIR Maltese. Gli ordini sono precisi: rifornimento “a tappo”, due catene S.A.R. a bordo, decollo A.S.A.P.(3), orario di Off Task: P.L.E.! (Prudent Limit of Endurance, vale a dire che si lascerà la zona, per il rientro, nel momento in cui si prevede di atterrare con una quantità di carburante uguale al BINGO(4)). Si procede, quindi, ad effettuare rapidamente il rabbocco di JP8 fino a 14 tonnellate (di più oggi, proprio non si può!) e, nel frattempo, a ripresentare il piano di volo in attesa che arrivi il pezzo di carta con tutti i dettagli della missione (ovvero il GREEN, lʼequivalente dellʼAIRTASK). Terminate le operazioni di rifornimento e con il Green in tasca, saliamo tutti a bordo del valido, seppur un poʼ attempato, Atlantic; le piattaforme inerziali sono già allineate, rapida (3) (4) As Soon As Possible occhiata al libretto (anche se la parte III mi farebbe cambiare idea) lettura della check-list ed ecco che Murphy inizia a fare sentire la sua presenza: durante le prove dei trims, infatti, si riscontra qualcosa di irregolare nel movimento del trim di profondità, come un piccolo “scalino” durante lʼescursione; ripetiamo nuovamente la prova ed il problema scompare; proviamo ancora altre tre volte senza riscontrare più lʼinconveniente. Decido quindi che possiamo proseguire ma, i problemi non sono finiti: subito dopo è lʼelettropompa del sistema idraulico n. 2 che, al momento dellʼinserimento provoca lʼesclusione della corrente alternata. Facciamo, dunque, salire a bordo il personale tecnico che poco dopo ripristina lʼinconveniente. Penso (e spero) che Murphy, stavolta, ci ha solo fatto perdere del tempo. Intanto sono trascorsi circa trenta minuti, mettiamo in moto i motori e rulliamo in fretta, siamo un volo S.A.R.: non dovremmo avere ritardi al decollo. Termine usato per identificare una quantità di carburante residua sufficiente per eventualmente procedere allʼalternato. Sicurezza del Volo n. 267/2008 E così è infatti; poco dopo ecco la voce del controllore di Twr: “RESCUE India Mike Alfa, cleared for line up and take off, wind 160° 10 Kts”; entriamo in pista, inseriamo le elettropompe della miscela acqua-metanolo (obbligatoria in questo caso), motori al massimo, parametri ok: iniziamo la corsa di decollo. Durante la fase di accelerazione osservo che la coppia del motore destro si mantiene un poʼ più bassa di quella dellʼaltro motore; giunti a 100 Kts, riscontro che il motore destro sta fornendo alcuni PSI in meno della coppia minima, anche se il tempo di accelerazione è pressappoco quello previsto, e rapidamente penso che ho ancora qualche secondo per prendere una decisione definitiva e cioè fino alla V1 (126 Kts); penso anche che la pista in uso, verso il mare, non presenta ostacoli significativi lungo la traiettoria di decollo e ritengo, quindi, di poter accettare il fatto che in caso di eventuale piantata del motore sinistro aumenterà soltanto il tempo di rientro del carrello (anche se con il motore destro non proprio al 100%) e che, invece, in caso di piantata del motore destro avrò comunque il motore sinistro perfettamente funzionante (almeno spero); comunque, in entrambi i casi, di poter raggiungere la quota di sicurezza riuscendo a mantenere la separazione dagli ostacoli. Intanto arriva, inesorabilmente, la V1, i PSI sono sempre in difetto, dovrei abortire ma penso, ancora una volta, che questo è un volo di soccorso: decido, in quel momento, di continuare il decollo comunicandolo al Pilot Flying che subito dopo effettua la rotazione. Il decollo avviene regolarmente e procediamo VFR a “tutta canna” verso il punto di inizio ricerca che ci era stato segnalato. Dopo circa 20 minuti di volo siamo On Task, scendiamo a 500ft, radar in emissione, vedette a posto, si monitorano tutte le frequenze di emergenza a disposizione: la ricerca ha inizio. Il tempo in zona è abbastanza buono, così come previsto, eccetto una leggera foschia che riduce la visibilità. Effettuiamo, dunque, dei percorsi da est ad ovest con direttrice di avanzamento nord, così come ci era stato indicato, osservando scrupolosamente la superficie del mare. Dopo circa 3 ore avvistiamo una piccola imbarcazione in legno di colore azzurro, alla deriva, senza nessuno in coperta e, poco distante, un giubbotto di salvataggio isolato che galleggia. Facciamo diversi giri intorno ma non cʼè alcuna traccia di eventuali naufraghi; le dimensioni dellʼimbarcazione, comunque, fanno presumere che non si tratti di ciò che stiamo cercando. Riportiamo il tutto, in HF, alla nostra sala operativa (OPCON) e, poco più tardi, riprendiamo la ricerca nellʼarea assegnata. Non passa nemmeno mezzʼora che il radar ci guida su di una piccola traccia; quando ci troviamo a 3 Nm circa, notiamo un gommone di colore grigio con una cinquantina di persone a bordo: “sono loro!” è il grido quasi contemporaneo di noi piloti unitamente a quello delle vedette. Il natante è fermo e appare in buone condizioni così come gli immigrati, tutti seduti ai loro “posti” e apparentemente tranquilli; marchiamo subito la posizione con una fumata ed effettuiamo i rilievi fotografici di rito. Mentre si mantiene la posizione in attesa di istruzioni e si cerca di completare la “situazione di superficie” per vedere anche quali sono le imbarcazioni più vicine al gommone (che si trova ad una cinquantina di miglia dalla costa più vicina) ecco che appare nella foschia la sagoma di una nave militare; già ma di quale nave militare si tratta? Non ci era stata segnalata la presenza di una nave militare in zona né da contatti telefonici né da mes- Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Una traversata clandestina e... fortunata saggistica: andiamo, dunque, ad identificarla. Quando siamo a 4 Nm si intravedono gli elementi distintivi dellʼunità, sembra un pattugliatore della Marina Militare; poco dopo arriva la conferma non appena riusciamo a leggere i numeri di fiancata ed osserviamo che si trova a circa 18 Nm a sud-est del gommone: in pratica lʼimbarcazione più vicina agli immigrati. Mentre cerchiamo di metterci in contatto con lʼunità della Marina sulle frequenze tattiche, lʼOpcon ci comunica di informare lʼunità militare in zona circa la presenza del gommone (come se noi fossimo già a conoscenza della presenza del pattugliatore). Dopo qualche minuto riusciamo a stabilire il contatto UHF con lʼunità militare riportando i dati del gommone di interesse. Il pattugliatore, quindi, si dirige verso il natante e, poco dopo, fa decollare il proprio elicottero che in breve raggiunge la posizione, da noi comunicata, Sicurezza del Volo n. 267/2008 25 26 per andare a sincerarsi delle condizioni dei clandestini e dellʼimbarcazione stessa. Il velivolo Atlantic, nel frattempo, mantiene la zona alla ricerca di altri possibili immigrati in transito anche se adesso si fatica non poco ad effettuare lʼidentificazione ottica delle tracce radar perché il sole è già tramontato da un poʼ. Dopo meno di unʼora anche lʼunità militare giunge sulla scena dʼazione e provvede a prendere a bordo gli immigrati. Intanto, raggiungiamo il P.L.E.: dobbiamo rientrare; se tardiamo ancora, atterreremo sotto il Bingo (a meno che non ci venga ordinato di atterrare altrove). Comunichiamo, quindi, il nostro orario di Off Task allʼOpcon che ci autorizza al rientro. Durante il transito penso che, tutto sommato, la missione è andata bene; siamo riusciti a decollare nonostante alcuni intoppi (e qual- Sicurezza del Volo n. 267/2008 che indecisione), a contenere il ritardo, gli immigrati sono stati trovati e tratti in salvo: senzʼaltro possiamo ritenerci soddisfatti. Il tempo a destinazione e lungo la rotta, nel frattempo, sembra essere un poʼ peggiorato. Coordiniamo con lʼente ATC un inserimento IFR a FL 160 e successivo atterraggio da procedura GCA. Dopo poco più di unʼora siamo a terra, liberiamo la pista al raccordo Bravo per effettuare il lavaggio del velivolo (la salsedine, si sa, è corrosiva) quindi dirigiamo al parcheggio. Eʼ ormai buio già da qualche ora (la missione è durata circa novanta minuti in più di quanto inizialmente schedulato) e penso che ancora dovremo spendere altrettanto, al BOC, nella compilazione della messaggistica da inoltrare. Arriviamo, intanto, in piazzola e procediamo ad effettuare i controlli post-atterraggio che prevedono, tra lʼaltro, lʼapertura di tutti i portelloni esterni e... sorpresa!! Il vano bombe (al cui interno sono stivate le due catene SAR) non si riesce proprio ad aprire. Proviamo più volte, anche da postazioni diverse, ma il risultato è sempre lo stesso: rimane assolutamente chiuso. Un pensiero, allora, mi assale improvvisamente: e se avessimo dovuto lanciare i due contenitori di sopravvivenza a quegli immigrati, magari in serie difficoltà, e senza avere trovato lʼunità militare di cui non conoscevamo lʼesistenza, cosa sarebbe potuto accadere? Scendiamo giù dal velivolo, mentre gli specialisti sono intenti a ricercare le cause dellʼavaria, quindi procediamo verso il BOC per effettuare il de-briefing, compilare i messaggi e concludere così la missione definitivamente. Soltanto il giorno dopo verrò a sapere che la causa della mancata apertura del vano bombe era da attribuirsi alla rottura di un gancio della relativa trasmissione meccanica. CONSIDERAZIONI Riassumendo, in questo volo ci sono stati tre eventi significativi, da cui trarre alcuni insegnamenti, che avrebbero potuto portare a spiacevoli conseguenze per lʼequipaggio del velivolo (il primo) e per le persone a bordo del gommone (gli altri due). 1° evento. Durante il decollo mi sono orientato soprattutto sul task da compiere (missione SAR - che implicitamente ha generato “time pressure”) dando poca importanza ai “pochi” PSI di coppia mancanti al motore destro in quella fase delicata e dando anche per scontato che quella differenza non sarebbe peggiorata ulteriormente e, inoltre, che il motore sinistro avrebbe sempre compiuto il suo dovere; ancora, ho imparato che non bisogna aspettare di essere al limite per effettuare un aborto decollo che, con masse e temperature elevate, potrebbe rivelarsi problematico da gestire; credevo, quindi, di avere chiara la Situational Awareness invece la stavo perdendo in quella fase del volo. Infine, lʼequipaggio in cabina se fosse stato più assertivo avrebbe, magari, potuto chiamare la procedura di aborto già ai 100 Kts (così come avrei dovuto fare anchʼio) anziché limitarsi a segnalare il difetto di coppia al motore. Nonostante fosse stato fatto il consueto briefing pre-decollo, anche loro, probabilmente, sono stati “mission oriented” unitamente al fatto di avere un C.E. anziano in cabina. Non bisogna dimenticare che lʼAssertività è anche quel delta in più che può spezzare la catena degli eventi. 2° e 3° evento. Lʼobiettivo della missione ha rischiato, per ben due volte, di non essere raggiunto; prima perché siamo andati in volo dimenticandoci di chiedere conferma circa la presenza in area dellʼunità militare (seppur non inserita nel green) poi perché lʼinefficienza dei portelloni del vano bombe (fattore tecnico in quel momento a noi sconosciuto) avrebbe impedito lo sgancio dei battelloni di salvataggio qualora gli immigrati ne avessero avuto bisogno, circostanza che, unitamente alla non individuazione dellʼunità militare (tra lʼaltro, lʼimbarcazione più vicina) avrebbe potuto costituire un reale pericolo per lʼincolumità degli immigrati stessi. Forse, in questo caso, Murphy era impegnato altrove o forse, chissà, la fortuna una volta tanto non ha girato le spalle a quei disperati che ogni giorno rischiano la vita inseguendo mille speranze. CONSIDERAZIONI In base a quanto detto finora credo che si possano individuare i famosi anelli della catena che, fortunatamente, non si sono chiusi: Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Una traversata clandestina e... fortunata - il briefing prima della missione è stato svolto in fretta e in maniera poco approfondita (non permettendo di venire a conoscenza della presenza dellʼunità militare); - non è stata chiamata la procedura di aborto quando previsto (che avrebbe comportato il cambio velivolo con un altro, probabilmente più efficiente); - le condimeteo in zona e le condizioni del gommone erano buone (non è stato necessario prestare assistenza aprendo il vano bombe per lanciare le catene SAR); In definitiva per tutti e tre gli eventi, come ricordo disse qualcuno, vale senzʼaltro il detto “non dare nulla per scontato o per supposto senza avere avuto le conferme necessarie” e, inoltre, ritengo che in questo racconto calzi a pennello anche un altro significativo motto della S.V.: “Mission First, Safety Always”, anche se devi andare a salvare delle vite umane. J Sicurezza del Volo n. 267/2008 27 28 GET HOME ITIS Quando la voglia di tornare a casa a tutti i costi ci impedisce di farlo Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Cap. Fabio Martin 29 PREMESSA La sindrome della home-base si manifesta quando il pilota è alla fine di un lungo volo o di una giornata operativa particolarmente intensa, quando la stanchezza attenua le capacità di attenzione e vigilanza, quando prendere decisioni per soluzioni alternative vuol dire attingere alle ultime risorse personali e si presenta come il più gravoso dei compiti. Essa è uno dei fattori umani più diffusi, più subdoli e difficili da contrastare e come tale colpisce ogni pilota, non ha rispetto per età, esperienza o grado. Basti pensare che negli Stati Uniti essa ha rappresentato e rappresenta una delle cause principali e più rilevanti di numerosi incidenti aerei, ed ha causato numerose vittime, danneggiato molti aeroplani, e intaccato lʼorgoglio di tanti piloti, me compreso. Sicurezza del Volo n. 267/2008 Sicurezza del Volo n. 267/2008 30 EVENTO Era una tranquilla serata invernale, stranamente la nebbia non si era fatta vedere lasciando viva in noi piloti la speranza di spiccare il volo ed effettuare la nostra missione, una “tramonturna”. Essa prevedeva un decollo al tramonto, un tratto di navigazione a bassa quota per fotografare alcuni target e il rientro alla base quando ormai il sole era calato, per effettuare delle procedure di avvicinamento e atterraggio notturno. Dopo aver assistito al briefing meteo nel quale si rimarcava che la tanto temuta nebbia non avrebbe avvicinato la base e che la visibilità sarebbe rimasta buona per tutta la serata effettuammo il briefing premissione. Dopo circa mezzora staccavamo le gomme dal suolo per effettuare la nostra navigazione. Subito dopo il decollo dalla base di Istrana, però, mentre ci dirigevamo a ovest, allʼorizzonte (1) (2) (3) (4) S.O.F.: Supervisor of Flight. PAR: Precision Approach Radar. PAPI: Precision Approach Path Indicator. D.A.: Decision Altitude. Sicurezza del Volo n. 267/2008 notammo con dispiacere e un poʼ di preoccupazione quella famigliare e odiata coperta di nubi bianche appoggiate al suolo. Chiedemmo al S.O.F.(1) di monitorizzare la situazione meteorologica con i previsori e di tenerci informati su eventuali riduzioni di visibilità. Nel frattempo, altre formazioni decollavano dalla base e questo in qualche modo ci confortava e rassicurava. Proseguimmo quindi fiduciosi la missione in direzione degli appennini che apparivano completamente liberi da nubi. Lasciataci alle spalle la nebbiosa pianura padana ci inoltrammo lungo le valli per fotografare i nostri targets. La nostra speranza iniziale che la situazione meteo sarebbe rimasta accettabile almeno fino al nostro rientro svanì non appena, in contatto radio con Padova Militare, ci venne comunicato che a Istrana la visibilità si stava riducendo per nebbia e che tutte le missioni dovevano far rientro a casa il più presto possibile. Con la manetta al massimo ci affrettammo a tornare, e, sorvolando la bianca coltre di nubi sentim- mo che anche le altre formazioni stavano rientrando a loro volta. La visibilità intanto era scesa a 800 metri, limite minimo per poter volare la procedura di avvicinamento di precisione, il PAR.(2) Decidemmo di separare la formazione per diminuire il workload allʼinterno dellʼabitacolo di ogni pilota visto che oramai era buio e la visibilità era al limite, e uno alla volta ci preparammo per volare la procedura. Io ero il terzo velivolo ad essere vettorato per lʼatterraggio. Controllai il carburante, era più che sufficiente per volare almeno un paio di approcci prima di dover divergere allʼalternato che quella sera era Cervia. A dieci miglia, 1.500 ft ero configurato e pronto per lʼatterraggio. “Ecco la pista.. ma si vede chiaramente! Chissà come mai chiamano 800 metri di visibilità”. Era la prima volta che mi capitava di atterrare di notte e con la nebbia. Man mano che mi avvicinavo alle minime della procedura, però, la visibilità si riduceva sempre più e le luci del PAPI(3) che sembravano così chiare da lontano diventavano sempre più impercettibili. E mentre il controllore mi guidava lungo il sentiero io pensavo che la DA(4) si stava avvicinando e la pista stava scomparendo sempre più davanti ai miei occhi. Raggiunta la quota minima, la pista era scomparsa del tutto, con un poʼ di frustrazione avanzai la manetta e mentre deconfiguravo lʼaeroplano e mi apprestavo a volare la procedura di missed approach per riprovare lʼavvicinamento ecco le luci della pista sotto di me. La tentazione di togliere motore e atterrare fu molto forte ma riuscii a vincerla.. “tanto adesso ci riprovo e questa volta lo metto giù”. Nel frattempo anche gli altri cinque aeroplani avevano riattaccato alle minime e si stavano riposizionando per un altro avvicinamento. Eccomi allora di nuovo a dieci miglia dalla pista, stesse condizioni. “La pista è lì di fronte a me, chiara e illuminata come me la aspettavo. Questa volta andrà meglio, speriamo solo che la nebbia si diradi un pochino, basta qualche decina di metri..ah, la legge di Murphy”. “5 miles, on glide, on track”. “Perfetto se continuo cosi ce la faccio ad atterrare..”, ma la pista stava di nuovo pian piano scomparendo davanti ai miei occhi più mi avvicinavo alle minime e al suolo.. “Minima GCA, confirm runway in sight?... Do you confirm runway in sight?” “Eppure era lì davanti, dove è sparita?!?” E senza accorgermi, non solo non avevo risposto alla radio e al controllore che mi aveva chiesto più volte se avevo la pista in vista ed ero in grado di atterrare, ma non mi ero neanche accorto del suono della sirena del radar altimetro (che avevo impostato perchè mi avvisasse quando era a 200 piedi dal suolo). Le gambe del carrello erano dentro la nebbia e ci stavo sprofondando anche io. Mi ci volle qualche secondo per realizzare che avevo superato la DA e che mi stavo avvicinando pericolosamente umano connessa alla gestione del al terreno. rischio e al decision making. Avanzai la manetta al massimo La voglia di atterrare a tutti i e una volta tirato sù il carrello e i costi mi ha portato a perdere la flaps mi diressi allʼalternato seguito concentrazione in quello che è il poi dagli altri aeroplani che uno momento forse più importante e dopo lʼaltro non delicato della erano riusciti ad missione: lʼatteratterrare. raggio. Quello La voglia di atterrare Una volta conche accade ala tutti i costi mi tattato il SOF lʼinterno dellʼabiper avvertirlo tacolo è una perha portato a perdere che stavamo didita di S.A. (Sila concentrazione in rigendo al notuational Awarequello che è stro alternato ness) dovuta a (Cervia), stabiquella che viene il momento forse più lizzato in rotta, c omunemente importante e delicato ripensai a quandefinita channedella missione to era successo, lized attention.(5) Lʼattenzione a quanto era si concentra tutstata pericolosa ta nellʼadempimento di un compito, la situazione e a che conseguenze in questo caso la ricerca delle luci avrebbe potuto portare se avessi della pista; il cross check, controllo aspettato ancora un poʼ. Avevo importante a maggior ragione in rischiato di essere un numero queste fasi delicate, si deteriora riportato nelle tante tabelle statistifino quasi a scomparire per focalizche di incidenti di volo. zarsi su una cosa sola. Il risultato che ne consegue è inevitabilmente CONSIDERAZIONI un decadimento delle nostre prestazioni generali, diminuisce la diliAnalizzando lʼevento possiamo genza e disciplina nello svolgimenevidenziare diversi errori commessi to delle procedure. Ma la cosa più la cui causa principale è sicuraimportante è che varia la nostra mente riconducibile al fattore percezione del rischio e dei pericoli. La nostra curva del rischio accettabile si sposta senza un valido motivo verso lʼalto(6) inducendoci a compiere azioni “unsafe” senza esserne del tutto consapevoli. Un altro fattore importante da considerare è la stanchezza. Anche se era lʼunico volo della giornata, era comunque un volo notturno, con tutto lo stress che ne consegue. Il carico di lavoro allʼinterno del cockpit è sicuramente più elevato che durante le normali operazioni diurne. Nel volo notturno mancano tutti quei riferimenti esterni e quelle sensazioni che permet- Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo GET HOME ITIS (5) (6) T-6/T-37/T-38 Cockpit/CRM. Pilot Decision Making. Nall Report (1998) Sicurezza del Volo n. 267/2008 31 1996-2001 Total Get-Home-itis Percentage Fatalities 240 100 41,5% Incidenti e Inconvenienti di Volo Accidents 32 1325 60 Tabella 1 Fonti BEA: Bureau dʼEnquetes et dʼAnalyses pour la Securiteʼ de lʼAviation Civile(7). tono di orientarsi. Di notte la percezione delle distanze, delle velocità, degli assetti è alterata e si fa riferimento maggiormente agli strumenti in cabina con conseguente aumento del carico di lavoro allʼinterno dellʼabitacolo. Un ulteriore elemento intervenuto in questo evento si definisce con il termine Complacency o overconfidence. La familiarità e conoscenza approfondita con le procedure locali e lʼaeroporto ha permesso che superassi la quota minima per il PAR. Nel mio subconscio sapevo che non cʼerano ostacoli lungo il mio sentiero dʼatterraggio, ma questo non deve MAI giustificare il superamento delle quote minime, non è certo una dote che aiuta il pilota quella di avere eccessiva confidenza e fiducia nelle proprie capacità. Lʼumiltà, secondo me, è la qualità che permette al vero professionista del volo di reagire e affrontare in modo adeguato ogni situazione. STUDI E CONCLUSIONI La get - home - itis sindrome è stata ed è argomento di molti studi. In particolare, da una ricerca svolta dallʼAviazione Generale francese comprendente un arco di tempo dal 1996 al 2001, risulta che il 4,5% degli incidenti accade a causa del desiderio del pilota di raggiungere la propria destinazione a tutti i costi, ma questo dato (7) (8) The Get Home itis Syndrome, BEA study and research. T-6/T-37/T-38 Cockpit/CRM. Sicurezza del Volo n. 267/2008 4,5% acquista maggior valenza se consideriamo che questa sindrome ha provocato il 41,5% dei morti totali in aviazione generale (Tabella 1). Questo è sicuramente imputabile al fatto che non è facile rendersi conto di essere sotto lʼinfluenza di Distance flown - % Occurrencies - % N. of fatalities - % 0-10 12 12 In volo il pilota può affrontare diversi problemi che possono presentarsi singolarmente o anche insieme; i più comuni sono: carburante insufficiente; condizioni meteorologiche sfavorevoli; condizioni di luce marginali (come ad esempio il volo notturno). In particolare questi problemi se non opportunamente affrontati e risolti possono portare a quello che si definisce CFIT (Controlled Flight Into Terrain). Il pilota mantiene il controllo del proprio aeroplano fino allʼimpatto al suolo, ma non ha la percezione o non è a conoscenza degli ostacoli a terra. E la cose interessante da notare è che nel 10-50 14 10 50-70 35 30 Tabella 2 Fonti BEA: Bureau dʼEnquetes et dʼAnalyses pour la Securiteʼ de lʼAviation Civile(7). questo subdolo processo mentale e, quando ci accorgiamo dove ci siamo spinti è spesso troppo tardi per ricoverare la situazione. Ecco così spiegata la gravità degli incidenti. 70-100 39 48 70% dei casi il pilota in questione risulta essere un pilota esperto con piuʼ di mille ore di volo e anche con lʼabilitazione al volo strumentale. Altro aspetto da considerare è la fatica accumulata durante un Lʼaddestramento, ma soprattutto una buona cultura ci permette di non perdere lʼS.A. e di prendere quindi le decisioni più corrette senza incorrere nella fretta o nellʼincoscienza. Avere una mentalità aperta e flessibile, considerare le possibili alternative, quindi una buona preparazione a terra e lʼesperienza diretta o indiretta (grazie anche alle lesson learned) ci permette di non far decadere la nostra S.A. in volo. Non lasciamo che il desiderio di tornare a casa, alla fine, ci impedisca di riuscire a farlo. K sione e megliore sarà il nostro prolungo volo o dopo una lunga giorcesso di decision making. Quando nata di lavoro, anchʼessa può alteperò spostiamo il nostro campo di rare le nostre decisioni. Eʼ statistico azione e di decisione sullʼaeroplail fatto che la percentuale di incino, non possiamo riferirci a un denti aumenta con lʼaumentare modello classico di decision della distanza percorsa (Tabella 2). making in quanto il fattore tempo Non si può trascurare il fatto diventa un importante elemento che comunque il fattore che interche può condiviene con magzionare le nogiore influenza stre scelte. Si è quello decisioL’addestramento parla allora di nale: il Decision e una buona cultura modello autoMaking. In volo, ci permette di non matico (8), usato in situazioni marginali (condizioquando non cʼè perdere l’S.A. e di ni meteo avveril tempo necesprendere quindi le se, carburante sario per una decisioni più corrette scarso, etc) le completa e apdecisioni sono profondita analisi senza incorrere spesso prese in della situazione. nell’incoscienza condizioni di Qual è quindi il stress. Questo modo di agire? può stimolarci a prendere azioni Bisogna identificare il problema, immediate e corrette, ma se ecriconoscere la situazione, generare cessivo, può condurci a errate vae valutare le possibili opzioni e lutazioni o in alcuni casi addirittura attuare la più idonea. Sicuramente inibire le nostre azioni. Si parla avere degli schemi mentali o una infatti di stress management. buona cultura di sicurezza del volo Il posto migliore in cui prendere infusa dallʼinsegnamento alle scuole nostre decisioni è sicuramente al le ci renderà professionisti migliori. suolo in fase di pianificazione Come abbiamo visto, quindi, la quando possiamo focalizzare tutta sindrome del ritorno a casa a tutti i la nostra attenzione sui problemi. costi va ad incidere su diverse aree Meglio ci prepariamo per una misdel fattore umano. Bibliografia www.airmanshiponline.com; www.pwkpilots.org; Incidenti e Inconvenienti di Volo GET HOME ITIS www.humanfactors.arg.nasa.gov; Orville’s Diary 12-17-03; Tom Benenson: “Changing destination in mid flight” Ed. April 2004; General Aviation Weather Accidents an analysis & preventive strategies. Air safety foundation; Bollettino “Callback”: programma ASRS di FAA e NASA; T-6/T-37/T-38. Cockpit/Crew Resource Management; Pilot Decision Making. Nall report (1998); Crew Factors in Flight Operations: Alertness Management in General Aviation. NASA Ames Research Center, CA. Sicurezza del Volo n. 267/2008 33 34 Buon Natale Pier!!! 23 dicembre. Era una delle tante missioni fuori dalla sede di Pratica di Mare. Questa volta si trattava di Genova ove il comando locale aveva richiesto lʼintervento dellʼelicottero A109 per dei voli notturni a caccia di natanti segnalati per traffico di stupefacenti. Io, Pier e Alberto eravamo partiti con un poʼ di malumore perché il Natale era alle porte ed era alto il rischio di trascorrerlo fuori da casa ma eravamo anche ottimisti che lʼimpegno si sarebbe esaurito in tempo per rientrare a gustare il panettone sotto lʼalbero. Quel giorno stavamo ascoltando il briefing meteo del previsore di Pisa il quale (con la consueta professionalità) ci spiegò che non si prevedevano fenomeni di rilievo e questo ci rassicurò molto dovendo, di lì a poco, intraprendere un volo notturno che prevedeva di raggiungere lʼisola della Gorgona, 20 miglia dalla costa di Pisa, per poi proseguire dritti su Genova. E così decollammo allʼimbrunire facendo rotta verso ovest e avemmo la conferma che il cielo era sostanzialmente Sicurezza del Volo n. 267/2008 Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Magg. Pil. G.diF. Giuseppe Vargiu libero da nubi minacciose a parte un tranquillizzante scattered. Io ero ai comandi, Pier, pur essendo un poʼ più anziano di me, quella volta avrebbe fatto il Pilot Not Flying e Alberto lo specialista di supporto. Il volo proseguì senza intoppi mentre il sole scompariva sotto la linea dellʼorizzonte circondato da uno sfondo di colori meravigliosi che sfumavano in modo irregolare dallʼindaco al rosso acceso e che diventava abbacinante avvicinandosi al sole. Pochi minuti ancora di quello spettacolo che rapiva fino ad ipnotizzare lʼosservatore e poi fummo circondati dalle tenebre. Il livello di attenzione in cabina si alzò per adeguarsi allʼimpegno richiesto per il volo notturno sul mare che non è proprio quello che si vede nei telefilm americani quando lʼelicottero vola circondato da migliaia di luci multicolori della città. Sul mare il buio è totale, specie in assenza di luna come quella sera. Guardare attraverso il parabrezza per individuare qualcosa o soltanto la linea dellʼorizzonte è, il più delle volte, un esercizio inutile e 35 perciò lʼattenzione viene orientata esclusivamente sul cockpit dal quale gli strumenti illuminati offrono le informazioni che, se opportunamente interpretate, consentono di avere lʼesatta percezione di come lʼelicottero si sta muovendo in quel ambiente. Anche i sensi si acuiscono incrementando lʼintensità delle percezioni. Un piccolo rumore avvertito in cabina, al quale durante il giorno si attribuisce lʼimportanza di qualcosa che incuriosisce stancamente, di notte assume proporzioni certamente superiori che producono unʼansia che si rie- sce a placare soltanto dopo aver attribuito al rumore stesso lʼorigine precisa e magari la causa che lo ha generato. Tra le informazioni fornite dal cockpit una apparve tuttʼaltro che tranquillizzante. Unʼeco di colore rosso minaccioso proveniente dal radar di bordo circondava lʼaeroplanino che ci rappresentava sul monitor. Sembrò evidente che lʼelicottero fosse circondato da formazioni nuvolose che, per i segnali che riflettevano, dovevano essere piuttosto consistenti. Decidemmo quindi di allontanarci da quella situazio- ne critica che peraltro, al momento, non era associata ad alcun sintomo esterno evidente. Strano. Seguimmo, con una certa apprensione, la sagomina sul monitor mentre attraversava la zona rossa per allontanarsene e lʼimpressione era che non riuscisse a spostarsi di molto. Finalmente, la zona critica stava per separarsi dalla coda dellʼaeroplanino e questo ci fece sentire un poʼ più tranquilli. Quello che accadde immediatamente dopo fu un autentico incubo. Lʼelicottero da principio fu scosso da lievi sobbalzi che però anda- rono via via intensificandosi fino a che sembrò che una mano enorme afferrasse e scuotesse lʼA109 come se volesse sbalzare fuori gli occupanti. Una cosa del genere non mi era mai capitata e, guardando i miei compagni, Pier e Alberto, probabilmente nemmeno a loro. Per alcuni interminabili secondi ci guardammo, increduli, confusi senza riuscire a renderci conto del perché, se eravamo appena usciti dalla zona rossa, ora eravamo circondati da quella turbolenza terrificante. Guardando il monitor capimmo il motivo. Sicurezza del Volo n. 267/2008 36 Fig. 1 - Elicottero A.109 Ora era quasi completamente rosso e questo voleva dire che eravamo finiti nellʼinferno. Ci riprendemmo immediatamente da quel fermo immagine e ciascuno si immerse nei propri compiti. Pier, che stava consultando il manuale Jeppesen per preparare una procedura strumentale che avremmo fatto a Genova, lanciò letteralmente il volume nel retro della cabina sfiorando di poco Alberto che, nel frattempo, era rimasto immobile, seduto al centro del sedile passeggeri, senza riuscire nemmeno a muovere un labbro per pronunciare una sillaba e con lo sguardo, invisibile al buio, rivolto probabilmente allʼinfinito. Io diedi un rapido controllo agli strumenti e mi resi immediatamente conto che il pilota automatico non riusciva a gestire gli assetti mentre lʼanemometro e lʼaltimetro sembravano impazziti. La velocità passava da 40 a 120 nodi nellʼarco di due secondi e, nello stesso tempo, la quota, il cui mantenimento era impostato a 700 piedi, oscillava fra i 300 e i 1200 piedi. E così pure la prua variava ora trenta gradi a sinistra ora trenta gradi a destra. Provai ad alzare lo Sicurezza del Volo n. 267/2008 sguardo nel tentativo irrazionale di davanti agli occhi. Ero già arrivato scorgere qualcosa allʼesterno, quasi alla fine del film quando lʼimmagari chissà lʼorizzonte per mantemagine si congelò sul visetto granere lʼassetto ma quello che vidi zioso di mia figlia, che aveva poco non fece altro che aumentare la mia più di due anni, e che stranamente angoscia. Il parabrezza era complemi sorrideva! Fu in quel momento tamente bianco ed era tamburellato che il terrore mi abbandonò, come incessantemente da piccole sfere, se defluisse da condotti allʼestremità presumo di grandegli arti inferiodine, che infranri, una calma gendosi si traglaciale si impaSaremmo finiti sformavano in dronì di me e in mare e, qualora una poltiglia bidecisi che sarei anca e granulouscito da quella l’impatto ci avesse sa che si accubolgia a tutti i risparmiati, il freddo mulava ai lati. costi. Premetti il natalizio avrebbe posto Impressionante. pulsante FTR Sentii il panico sul ciclico per fine a tutte le nostre attanagliarmi la disingaggiare speranze in gola e quel tipico lʼautopilota e pochissimi minuti formicolio alla presi il controllo base del cuoio manuale dellʼelicapelluto che cottero. Dopo compare quando si è in preda al terqualche minuto Pier, con voce rore. Stavo per cedere. Saremmo calma e rassicurante che sembrava finiti in mare e, qualora lʼimpatto ci non lasciasse emergere alcuna tenavesse risparmiati, il freddo natalisione, mi disse: “sei stanco, ti do il zio avrebbe posto fine a tutte le cambio?”. Lo ringraziai e continuai nostre speranze in pochissimi minuad agitare i comandi come un ti. Si dice che nei momenti prececavaliere medievale muoveva la denti il trapasso si riveda in pochi spada e lo scudo per avere la secondi trascorrere tutta la vita meglio sullʼavversario del torneo. Fortunatamente, lʼaddestramento al volo strumentale basico terminato di recente fu la vera ancora di salvezza. Non so esattamente quanto durò quel duello, forse 15 o 20 minuti – unʼeternità – ma alla fine tutto cessò di colpo così come era iniziato e fu come sentirsi liberati da catene per potersi librare in un volo leggero tra le stelle lucenti della notte. Reinserii il pilota automatico e proseguimmo il volo fino a Genova senza ulteriori difficoltà. Una volta a terra ci ritrovammo in piedi davanti allʼelicottero con le ginocchia che tradivano un poʼ di instabilità, ci guardammo negli occhi ancora ammutoliti ma felici di aver superato una prova così difficile in cui ciascuno aveva fornito il proprio contributo. In particolare mi piace ricordare la capacità di Pier di sopprimere lʼistinto di impugnare i comandi ed anzi di trovare la freddezza per incoraggiarmi a proseguire. A quel punto ruppi il silenzio, passai con lo sguardo da Alberto e, rivolgendomi a Pier con un sorriso, dissi: “Buon Natale Pier!” E ci abbracciammo. CONSIDERAZIONI Lʼepisodio offre alcuni spunti di riflessione. Il primo riguarda il radar e la corretta interpretazione di ciò che viene rappresentato sul monitor. In quella circostanza allʼesterno della zona rossa segnalata non si vedeva alcun segnale e ciò fu interpretato come assenza di fenomeni determinando la decisione di dirigersi appunto verso una zona che si presumeva fosse di bel tempo. I fatti dimostrarono, invece, che i fenomeni cʼerano ed anche intensi ma la cui visibilità radar era oscurata da altri echi che non permettevano alle onde elettromagnetiche di passare e rilevare quindi altre formazioni nuvolose anche più importanti di quelle rappresentate al momento. Nella fattispecie sarebbe stato forse più saggio dirigere verso la costa da cui si proveniva e che almeno fino a quel momento non aveva mostrato presenza di fenomeni significativi. Un altro aspetto di rilievo è rappresentato dallʼaddestramento al volo strumentale basico che in quel caso era sicuramente adeguato, avendo entrambi completato il corso sulla macchina di recente, e che consentì quindi di gestire in maniera efficace anche una situazione particolarmente critica. Se ne deduce che dedicare periodicamente una parte del proprio addestramento a questa forma di volo fornisce buone garanzie di risoluzione di situazioni potenzialmente pericolose. Infine, merita certamente menzione il buon comportamento del 2° pilota in termini di CRM, per quanto tali concetti fossero allʼepoca ancora poco conosciuti almeno nella nostra organizzazione. Il PNF, nella circostanza, seppe gestire la propria preoccupazione per quanto stava accadendo riuscendo a infondere nel PF la giusta fiducia nel suo operato e informandolo della sua pronta disponibilità a subentrare ai comandi in caso di bisogno. K Incidenti e Inconvenienti di Volo Incidenti e Inconvenienti di Volo Buon Natale Pier!!! Fig. 2 - Elicottero A.109 Sicurezza del Volo n. 267/2008 37 Ispettore per la Sicurezza del Volo 6005429 Vice Ispettore S.V. 6004136 Nucleo Affari Vari 6004146 Capo Segreteria 6006646 Nucleo Archivio e Prot. 6006660 Sezione Statistica e Elaboraz. Dati - 6004451 Capo 2° Ufficio Investigazione 6005887 Capo 1° Ufficio Prevenzione 6006048 Capo 3° Ufficio Giuridico 6005655 1 a Sezione Attività Ispettiva e Supp. Decisionale 6006649 - 6006645 (Aerofisiologia) 1 a Sezione Invest. Ala Fissa Aviogetti 6004142 1 a Sezione Normativa 6004494 2 a Sezione Studio, Consulenza e Info. S.V. 6004138 2 a Sezione Invest. Ala Fissa Convenzionali 6006647 2 a Sezione Consulenza 6006663 3 a Sezione Rivista “Sicurezza del Volo” 6006648 - 6006659 3 a Sezione Investigazione Ala Rotante 6006754 [email protected] Passante Commerciale 06 4986 + ultimi 4 num. interno 4 a Sezione Educazione e Formazione S.V. 6005995 4 a Sezione Investigazione Fattore Tecnico 6005607 SMA USAM (SV-ATM) ALTI COMANDI Interno Fax Prefisso Militare Passante Comm.le Fax 6006857 (Numerazione Civile) 06 4986 6857 (Numerazione Militare) Interno 2633/2438 Fax 2653 Prefisso Militare 601 Passante Comm.le 06 2400 Comando Squadra Aerea 3124 3138 601 06 2400 Comando delle Scuole A.M. 2854 2981 670 080 5418 (+ ultimi 3 num. interno) Comando Logistico 6963 6963 600 06 4986 Comando Operativo Forze Aeree 2373 2309 630 0532 828 (+ ultimi 3 num. interno)