I dialoghi con don Pierino
‘Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce’
I capitoli 7-11 del profeta Isaia sono definiti ‘il libretto dell’Emmanuele’ perché il profeta vi ha
concentrato gli oracoli sul futuro Messia.
D. Da dove gli vengono questi oracoli? È Dio che glieli manda o è il profeta che li pensa?
R. Dipende. Quando è Dio che glieli ispira, Isaia lo dice utilizzando le parole ‘oracolo del Signore’.
Negli altri casi le presenta come parole sue. Il nostro brano fa parte del secondo gruppo.
D. Chi intende con ‘il popolo che camminava nelle tenebre e nell’ombra di morte vide una
grande luce’?
R. Quando scrive, Isaia ha davanti agli occhi Zabulon, Neftali e Manasse, le tre tribù ebraiche più
settentrionali che l’imperatore assiro Tiglat Pileser III ha conquistato nel 733 a.C. facendole
diventare province del suo impero. Parla di tenebre e di morte perché la conquista è stata violenta e
il giogo imposto dagli assiri pesante.
La luce che ravviva la speranza di quel popolo è data dalla nascita dell’erede di Acaz, re di
Gerusalemme: Ezechia. Il profeta intravede in quel bambino una promessa di rinnovamento e di
liberazione.
D. Ma Ezechia, diventato re, realizzerà quelle speranze?
R. Béh… Certo, Ezechia sarà uno dei migliori re di Giuda…, ma quanto alle speranze di liberazione
non se ne farà niente. Anzi, nel 721 gli assiri spazzeranno via tutte e dieci le tribù del regno del
Nord e le deporteranno in Mesopotamia.
D. Se è così, che valore ha questa profezia che noi stiamo rivangando ancor oggi come un
annuncio speciale?
R. Per la verità, questo tu dovresti saperlo…
D. Come sarebbe a dire…?!
R. Vedi… Quando il rotolo del profeta Isaia entra a far parte della Bibbia, qualche secolo dopo, i
fatti concreti ai quali egli si riferiva sono ormai lontani nel tempo. Questa pagina, insieme a tante
altre, verrà a far parte degli annunci del Messia che il Signore un giorno invierà al suo popolo.
Ecco perché l’evangelista Luca la utilizzerà per spiegare il senso della nascita di Gesù.
D. Non lo sapevo…
R. Però saprai senz’altro che Gesù dice di se stesso: ‘Io sono la luce del mondo. Chi segue me non
cammina nelle tenebre’. Saprai anche che Giovanni, parlando di Gesù, dice: ‘Egli era la luce. La
luce venne tra le tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta. A quanti però l’hanno accolto ha dato
il potere di diventare figli di Dio’.
D. Quindi, possiamo dire che Isaia credeva di parlare di Ezechia mentre invece parlava di
Gesù…
R. Penso che si possa proprio dire così. Il profeta ebraico interpreta la storia con gli occhi di Dio e
le sue parole, che spesso per chi lo ascolta sono strane, prendono tutto il loro significato a distanza
di tempo. In questa capacità di ‘guardare oltre’ propria dei profeti, sia gli ebrei sia noi cristiani
vediamo un’assistenza particolare di Dio e del suo Spirito.
D. ‘Gesù è la luce che rischiara le tue tenebre’, questo ci vuol dire allora il profeta, oggi?
R. Sì. E credo che anche tu sia d’accordo che ne abbiamo bisogno. Noi uomini, senza luce non
possiamo stare. E non parlo tanto della luce del sole o elettrica… Parlo di quel qualcosa che Dio fa
brillare dentro di noi, e che brillando dà significato alla nostra vita. Se no, uno si spara. Si droga.
Fa il balordo di professione. Per non sentire quella mancanza.
D. Oh, béh…! La nostra società ce ne presenta una barca di queste luci più o meno attraenti…
R. È vero! Si tratta di scegliere quella che merita. E decidersi!
Don Pierino
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Il popolo che camminava nelle tenebre