Via Pio II, 3 - 20153 Milano
Tel. 02/4022.1
www.sancarlo.mi.it
Unità Operativa Complessa
di Psicologia Clinica
Health Promotion Hospital
& Health Services
ASPETTI PSICOLOGICI
LEGATI ALLO
Edizione Giugno 2010
SCOMPENSO CARDIACO
Azienda Ospedaliera Ospedale San Carlo Borromeo
A cura di
U.O.C. di Psicologia Clinica
in collaborazione con
U.O.C. di Cardiologia
Azienda Ospedaliera
Ospedale San Carlo Borromeo
MILANO
INFORMAZIONI GENERALI
A.O. Ospedale San Carlo Borromeo
Dipartimento di Salute Mentale
Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica
Direttore: dott. Giorgio De Isabella
Via Pio II, 3 - 20153 Milano
Tel. 02 40222832
Fax 02 40222883
E-mail: [email protected]
Il Programma che utilizza il presente fascicolo è stato
inizialmente sostenuto dal Comune di Milano e successivamente ha ricevuto un premio della Rete Lombarda HPH – decr. n°14476 del 28/12/2009
“Approvazione dei progetti nell’ambito della rete lombarda HPH (Health Promoting Hospitals and Health
Services) per l’anno 2009 presentati dalla strutture
sanitarie e sociosanitarie e relativa assegnazione del
contributo regionale”.
II presente testo è stato elaborato dall'U.O.C. di Psicologia Clinica (dott. Giorgio De Isabella, dott.ssa
Antonella Curatolo, dott.ssa Chiara Bettineschi, dott.
Fausto Girone, dott.ssa Daniela Macrì, dott.ssa Chiara Prato), in collaborazione con gli operatori del Servizio di Telesorveglianza dell'U.O.C. di Cardiologia
(dott.ssa Ornella Agostoni, dott.ssa Valeria Antonazzo, Lorenza Corti, Monica Frigoli).
L'uso di questo testo è interno e nessuna parte può
essere riprodotta senza l'autorizzazione degli autori.
CONCLUSIONI
Con questo libretto abbiamo cercato di trasmetterle
alcune informazioni che guidano la ricerca di strumenti personali per il raggiungimento di un nuovo
benessere ed equilibrio.
Se siamo riusciti a stimolare il suo interesse, possiamo offrirle la possibilità di approfondire e assimilare
meglio alcune tematiche psicologiche.
Stiamo, per esempio, organizzando, in collaborazione
con la cardiologia, un gruppo di incontro per persone ammalate di scompenso cardiaco, che può
aiutarla a confrontarsi con le esperienze altrui e a
trarne suggerimenti utili.
E' IMPORTANTE RICORDARE CHE
• imparare a guardarsi con un certo distacco per riconoscere i pensieri, le emozioni, gli atteggiamenti e i comportamenti che
sono associati alla malattia
• riuscire a modificare alcune abitudini di
vita e prendere regolarmente le medicine permette di migliorare la qualità della
propria vita, anche in presenza di una malattia cronica.
Una malattia grave è anche un'occasione per scoprire un modo nuovo di vedere la vita, di esprimere meglio gli affetti, di provare il gusto delle cose
semplici, che non si ha avuto il tempo di cogliere
quando si “stava bene”.
Un “bravo ammalato” è anche un esempio prezioso
di intelligenza e di coraggio per chi gli sta vicino, fonte rassicurazione per se stesso e per gli altri.
III° edizione: Aprile 2010 (versione 1.3)
Ha contribuito a titolo volontario, per la parte grafica:
Silvia Vecchia
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LA DEPRESSIONE
La convinzione di essere efficaci
influenza sia l'intenzione a cambiare il comportamento a rischio (“Cambierò il mio modo di mangiare e di
bere”), sia la quantità di impegno diretta nel perseguire tale obiettivo e la persistenza nel continuare a
farlo nonostante gli ostacoli (“Dovrò farlo ogni giorno, anche quando non ne ho voglia”).
SOMMARIO
Introduzione
3
Lo scompenso cardiaco
4
Comportamenti a rischio per la malattia cardiaca
5
Un nuovo equilibrio per una situazione nuova
7
Ogni malato ha le sue idee
9
Adesione al trattamento, ovvero: “l’arte di diven-
11
tare un buon paziente”
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Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica
La malattia fa stare male
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L’ansia
19
La depressione
23
Conclusioni
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Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica
2
INTRODUZIONE
ESSIONE
Leggendo gli stati d'animo e gli atteggiamenti che
caratterizzano la depressione, è possibile che lei si
sia accorto di avere alcuni sintomi.
È importante sapere che alcuni sintomi,
come la diminuzione di energia o la fatica eccessiva, tipici della depressione, sono causati dalla
malattia fisica e, quindi, riscontrarli in se stessi non
significa essere depressi (lo psicologo può aiutarla a
comprendere se si tratta di depressione).
È importante, tuttavia,
“accogliere” e legittimare i propri stati d'animo negativi, per far sì che non assumano immediatamente un
aspetto di malattia.
Però se gli stati d'animo negativi persistono, possono
interferire con la cura e possono portare ad assumere
comportamenti dannosi per la salute.
In questo momento difficile della sua
vita c'è bisogno di tutta la sua intelligenza e capacità.
Per consentirle di capire meglio quello
che le succede, è utile mettere ordine
nelle emozioni e nei pensieri che attraversano la sua mente, e che sono del
tutto naturali, affinché questi possano
diventare alleati preziosi della sua cura.
A tal fine abbiamo preparato questo testo, rifacendoci all'esperienza documentata di molti ammalati di scompenso cardiaco, che riescono a vivere
bene con se stessi, nonostante la loro
condizione di malattia.
3
Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica
Se si rende conto
di essere costantemente afflitto e incapace di vedere
una via di uscita, tanto da non riuscire a vivere la
quotidianità con relativa serenità, è consigliabile
rivolgersi ad uno specialista della salute mentale.
Viceversa,
IL RISCHIO DI SENTIRSI DEPRESSI
SI RIDUCE
SE CI SI SENTE “EFFICACI”.
Viene usato il termine “autoefficacia” per indicare la
convinzione di avere la capacità di modificare volontariamente i comportamenti a rischio per la salute.
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24
LA DEPR
LA DEPRESSIONE
La depressione è una risposta patologica dell'individuo a determinati eventi stressanti che
hanno un significato di perdita: perdita della tranquillità (stress), perdita dell'autonomia (malattia),
perdita di una condizione fisiologica (mestruazioni,
parto, menopausa, ecc.), o psichica (lutto, licenziamento, divorzio, ecc.).
Quali sono i sintomi della depressione?
Chi soffre di depressione vive, per un lungo periodo,
uno stato d'animo di tristezza e di malinconia, perde interesse per la vita, gli affetti e il lavoro.
Altri sintomi che si possono riscontrare nella depressione sono:
• irrequietezza, sensazione di vuoto, irritabili•
•
•
•
•
•
•
•
•
•
23
tà, rabbia, preoccupazione, agitazione;
pessimismo, sensazione di mancanza di speranza, indifferenza;
difficoltà di concentrazione, perdita della
memoria, indecisione;
sentimenti di colpa, di impossibilità di essere
aiutati, di inutilità, poca stima di sé, pensieri
negativi;
diminuzione di energia, fatica eccessiva,
sensazione di essere rallentati;
insonnia, risveglio alle prime ore del mattino
o addirittura nel mezzo della notte, sonnolenza eccessiva durante il giorno;
diminuzione dell'appetito o, viceversa, aumento incontrollabile dell'appetito;
riduzione o perdita della libido;
frequente voglia di piangere anche senza
motivi, desiderio di isolarsi;
dolori frequenti e senza cause apparenti,
disturbi gastrointestinali;
idee di morte.
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LO SCOMPENSO CARDIACO
Lo scompenso cardiaco (detto anche insufficienza
cardiaca) è una condizione che si ha quando il cuore
perde parte della sua capacità di pompare sangue e
quindi lavora con minore efficienza. Il cuore scompensato fatica a garantire un'adeguata quantità di
ossigeno agli organi che, quindi, non funzionano correttamente. Questo spiega perché possono comparire
disturbi differenti che originano da altri organi.
Lo scompenso cardiaco è una malattia cronica.
La malattia cronica è uno stato permanente, che richiede cure continuative nel tempo, per ridurne gli
effetti negativi.
Questa malattia comporta una limitazione delle proprie attività: alcune non possono essere svolte come
prima e molti gesti che si compivano spontaneamente richiedono ora uno sforzo.
In Italia il numero dei malati di scompenso cardiaco
varia, a seconda delle statistiche, da 576.000 individui (1% circa della popolazione) a circa un milione
(2% circa).
Gli uomini sono colpiti tre volte più delle donne.
Sopra i 65 anni di età, una persona su cento si ammala di scompenso cardiaco ogni anno.
Il 50% delle persone che soffrono di scompenso cardiaco ha avuto negli anni precedenti un infarto (che
ha danneggiato in maniera irreversibile una parte del
cuore) e il 20% ha avuto una storia di ipertensione
non perfettamente curata in passato.
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4
I COMPORTAMENTI A RISCHIO
NSIA
Pensare in modo funzionale è un modo di vedere
la realtà che non ignora i fatti ma che consente di
ridurre la frequenza e l'intensità delle reazioni
spiacevoli e controproducenti.
Spesso questo cambiamento risulta difficoltoso,
soprattutto se si tratta di convinzioni consolidate
negli anni.
Tuttavia, in alcuni casi, se sussistono delle condizioni
favorevoli, come il trovarsi in un ambiente non giudicante e rassicurante è possibile che questo avvenga,
arrivando a considerare il proprio pensiero
meno certo ed assoluto (“Non è detto che sia proprio come penso io….”).
I problemi cardiaci sono causati sia da predisposizione genetica di tipo familiare che da comportamenti
e stili di vita dannosi.
Pensiero funzionale
“Mi conviene provare. Cercherò
di fare del mio meglio e vedrò
come va…”
Alcuni comportamenti a rischio sono:
• abitudine al fumo
• abitudine all'alcool
• abitudini alimentari scorrette che favoriscono
sovrappeso e/o ipercolesterolemia
• sedentarietà
Il personale sanitario le avrà certamente indicato come modificare questi comportamenti pericolosi per
lei.
Si tratta, quindi, di
IMPARARE A SOSTITUIRE
ALCUNE ABITUDINI CATTIVE
CON ALTRE BUONE
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22
L’AN
O PER LA MALATTIA CARDIACA
Come si può gestire l'ansia?
Spesso l'ansia si protrae nel tempo ed è aggravata
dal vedere le cose in modo più catastrofico e
drammatico del dovuto.
È possibile far fronte a tale problematica cambiando
il modo di pensare e giungendo ad una visione della
situazione più realistica possibile e più funzionale ai
propri intenti di cura.
Pensiero disfunzionale
“Che disastro se non ce la
faccio a…”
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LO STRESS
Anche lo stress mette in pericolo il cuore.
Tuttavia, controllare lo stress non è facile come andare in bicicletta. Anzi, qualche volta lo sforzo di ridurre o evitare lo stress genera ancora più stress.
Lo stress nasce quando non ci si sente in grado di
fare fronte in modo adeguato agli eventi della vita.
La malattia stessa può essere considerata un
evento stressante e, in quanto tale, produce uno
stato di “allarme” che causa una sensazione di riduzione di benessere (è come se il corpo comunicasse
alla persona che vi è un “pericolo” e che si deve, conseguentemente, fare attenzione).
Seguire bene le terapie prescritte, prendere con regolarità le medicine, modificare la dieta, mantenere
un certo grado di attività, non sono solo strumenti
necessari per stare meglio, ma danno anche la sensazione di essere capaci di tenere la malattia sotto
controllo, e quindi di ridurre lo stress che fa sentire
preda di eventi sconosciuti.
Oltre a questi accorgimenti, è possibile imparare a
ridurre il livello di stress attraverso le tecniche di
rilassamento; ve ne sono diverse (vengono insegnate sia in ambito sanitario che in quello cittadino, a
livello di corsi organizzati dal Comune), ma tutte
hanno lo scopo di favorire un benessere globale, perché quando il corpo è rilassato anche la mente è più
calma.
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6
UN NUOVO EQUILIBRIO PER
NSIA
Come si manifesta l'ansia?
I sintomi connessi alla presenza di una condizione di
ansia sono:
La malattia cardiaca è come il terremoto: c'è la
scossa, i movimenti di assestamento e infine il nuovo
ordine che si è creato. È utile capire in quale momento ci si trova, per capire di volta in volta i rimedi più
efficaci, aiutati anche dall'esperienza di milioni di persone che hanno affrontato gli stessi problemi.
•
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•
sentirsi nervoso;
difficoltà a concentrarsi;
incapacità a rilassarsi;
difficoltà ad addormentarsi;
irritabilità;
atteggiamento apprensivo;
paura di morire;
paura di perdere il controllo;
sensazione di soffocamento;
sudorazione;
bocca asciutta;
nausea, diarrea o altri disturbi addominali;
vampate di calore o brividi;
tremore;
tensione muscolare;
facile affaticabilità;
irrequietezza.
Alcuni di questi sintomi (come la sensazione di soffocamento, la facile affaticabilità, le vertigini) sono anche una conseguenza diretta della malattia, altri dipendono, invece, esclusivamente da una condizione
psicologica.
LA CRISI
La crisi arriva inaspettata, improvvisa e grave.
Qualche volta è così inaspettata che non si riesce
nemmeno ad accettare la diagnosi di malattia cardiaca.
Si pensa a un errore, a una eccessiva valutazione da
parte dei medici, a troppa ansia dei familiari, ci si
sente sicuri di sé e si confida che con un po' di riposo
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L’ANR UNA SITUAZIONE NUOVA
L’ANSIA
Va precisato che l'ansia è una condizione fisiologica, e utile, in molti momenti della vita in quanto
permette:
• di rispondere nel modo più funzionale
alle minacce di pericolo. Ad esempio, se
dovessimo imbatterci in un cane randagio
che ringhia, è l'ansia che ci offre la possibilità di preparare l'organismo a reagire all'evento percepito come pericoloso;
• di mantenere lo stato di allerta. È molto
importante, al fine della sopravvivenza, riuscire a prestare e mantenere attenzione verso uno stimolo per poter, eventualmente,
reagire in maniera appropriata nei confronti
della situazione verificatasi;
• di migliorare le prestazioni. È stato osservato che si ottengono prestazioni ottimali
nelle situazioni in cui si sperimenta un livello
d'ansia di entità media.
Soffrire di una malattia cronica importante, come lo
scompenso cardiaco, significa vivere una condizione
di allarme e di “pericolo” per la propria salute.
È DUNQUE NORMALE
CHE SI POSSA PROVARE
UNA CERTA QUOTA D'ANSIA.
Entro certi limiti, quest'ansia è utile:
essa, infatti, permette di avere un controllo vigile sui
sintomi e di ricorrere in modo opportuno alle cure.
D'altro canto, quando è presente una preoccupazione
eccessiva per la propria salute, o quando i sintomi
diventano troppo intensi, l'ansia perde la sua utilità e
diventa un ulteriore problema da affrontare.
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e una “regolata” tutto tornerà come prima. Invece di
sottovalutare la serietà della propria condizione è utile accettare le terapie prescritte in attesa di effettuare tutti gli approfondimenti che si reputano necessari.
Di fronte ad una crisi cardiaca è meglio essere curati
troppo che troppo poco. Quando si accetta di essere
curati si è già a metà strada e si è pronti a partecipare alla gestione della propria malattia.
LA CRONICIZZAZIONE
I sintomi sono sotto controllo, ma non per questo la malattia è passata. Per vivere bene occorre
prendere le misure con quello che si può fare con
piacere e senza rischio e con quello che, invece,
comporta disagi o pericoli. È il momento in cui servono pazienza, fiducia e creatività.
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OGNI MALATO FA
H STARE MALE
Anche di fronte alla stessa malattia, gli atteggiamenti delle persone possono essere molto diversi.
Questo può essere l'inizio di una riflessione approfondita sulla sua condizione.
Le informazioni sulle cause, l'evoluzione o le conseguenze che ne derivano, così come quelle sui trattamenti farmacologici, non arrivano soltanto da quello
che dicono i dati diagnostici obiettivi (i risultati degli
esami, l'esito delle visite, i colloqui con gli specialisti), ma anche da convinzioni personali.
Chi soffre di scompenso cardiaco, spesso, prova ansia per la propria esistenza, paura, angoscia per il
futuro, sensazione di limite e di incapacità, incertezza e rabbia.
Le spiegazioni date al manifestarsi di un disturbo
possono essere differenti da persona a persona; c'è
chi attribuisce la malattia alla sfortuna ("Sto male
perché il destino è crudele con me", oppure "Mi sono
ammalato perché sono sfortunato"), chi sottovaluta
le cause che l'hanno determinata o ne considera solo
alcune ("Mi è successo per colpa dello stress"), oppure, ancora, chi nega l'influenza di abitudini dannose
quali ad esempio il fumo di tabacco e un'alimentazione sregolata.
Questi sentimenti possono dominare la condizione
emotiva degli scompensati ed appesantire lo stato di
salute generale, rendendo più difficoltosa la possibilità del ritorno ad una condizione di stabilità.
Anche rispetto alle terapie, le persone hanno delle
convinzioni proprie, anche se non sempre esplicitate.
Queste convinzioni influenzano la precisione e la costanza con cui si assumono i farmaci.
È probabile che un'avversione assoluta verso i farmaci non sia tanto motivata da prove scientifiche circa i
loro possibili effetti collaterali, quanto piuttosto da un
pregiudizio che fa vedere il farmaco come "tossico" in
quanto "non naturale".
È anche possibile che, quando la malattia persiste nel
tempo, si faccia fatica ad accettarne gli effetti sulla
propria vita. Quanto più la malattia comporta delle
limitazioni, a livello fisico, psicologico e relazionale,
tanto più ci si sente vittime e, quindi, meno capaci
di reagire.
Anche in questo caso, le valutazioni personali, soprattutto quelle che riguardano se stessi ("Ormai mi
sento inutile") o il rapporto con le persone vicine
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Sebbene sia normale che queste emozioni si verifichino nel corso di una patologia cronica, come lo scompenso cardiaco, in alcuni casi, in soggetti predisposti,
possono portare ad una vera e propria condizione
ansiosa e/o depressiva.
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LA MALATTIA F
HA LE SUE IDEE
Le persone che soffrono di una malattia cronica dirigono la loro attenzione prevalentemente sulla malattia e sulle conseguenze fisiche-pratiche che questa
comporta tralasciando, o sottovalutando, le emozioni
e le sensazioni che inevitabilmente emergono a seguito del manifestarsi di una grave problematica.
È impossibile effettuare una separazione netta tra
corpo e mente: corpo e mente sono due elementi
correlati.
("Sono solo un peso per la mia famiglia"), sono fondamentali nel determinare atteggiamenti e comportamenti negativi.
Infine, quando si pensa che la malattia di cui si soffre
provoca conseguenze inevitabili e al di fuori del proprio controllo ("Non posso fare nulla per stare meglio"), può emergere un sentimento di sfiducia in
merito alla propria capacità di comportarsi in modo
adeguato.
Tali pensieri, pur essendo abbastanza comuni nelle
persone che devono convivere con un disturbo cronico, possono portare a vivere in modo passivo i cambiamenti che la malattia comporta sulla propria vita.
Questo insieme di pensieri ed emozioni negative, in
soggetti predisposti, può portare ad uno stato depressivo secondario alla malattia (nel capitolo
sulla depressione si parlerà più specificamente di
questo).
L'intervento psicologico può aiutare il paziente
a:
• distogliere l'attenzione insistente dai suoi
sintomi. In tal modo, il paziente potrà indirizzare
e trasferire le sue energie sugli aspetti non intaccati dalla malattia, anziché sugli inevitabili impedimenti provocati dalla stessa;
• identificare e potenziare le risorse a sua disposizione (ovvero le capacità personali e il supporto familiare/professionale) e le sue reali possibilità (ovvero quello che può ancora fare).
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ADESIONE AL TRATT
“l’arte di diventare
Quando un paziente segue i consigli sanitari ricevuti si dice che egli aderisce al trattamento.
L'aderenza riguarda tutta una serie di comportamenti
qui sotto elencati:
• entrare in un programma di trattamento e portarlo avanti con continuità;
• rispettare gli appuntamenti per le visite di con•
•
•
•
trollo;
assumere in modo corretto i farmaci prescritti;
mettere in atto gli appropriati cambiamenti nello stile di vita (dieta, attività fisica ecc.);
gestire correttamente i regimi terapeutici domiciliari;
evitare i comportamenti a rischio per la salute
(consumo di alcool, sigarette, ecc.).
Chi convive da tempo con uno scompenso cardiaco,
sa bene che quelle sopra elencate sono regole da seguire ogni giorno.
Ciò nonostante, modificare o mantenere alcuni di
questi comportamenti può essere a volte difficoltoso
perché è difficile abbandonare le vecchie abitudini (ad esempio a livello alimentare, controllando il
consumo di grassi e di sale oppure non assumendo
liquidi oltre una certa quantità).
A tal proposito riportiamo una frase di uno scrittore
di nome Mark Twain, che ha detto:
“ Non si può buttare un'abitudine fuori dalla finestra,
bisogna sospingerla giù per le scale, un gradino alla
volta”.
Partendo da queste premesse, possiamo dire che è
naturale e prevedibile che lei incontri o possa aver
incontrato delle difficoltà nel seguire le indicazioni
elencate; queste difficoltà, tuttavia, diventano davvero un problema nel momento in cui le impediscono di
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SOTTOVALUTAZIONE DEI RISCHI
Un'altra causa di difficile
aderenza alle terapie e
alle prescrizioni può essere il non considerare
sufficientemente dannosi per se stessi alcuni
comportamenti
legati
alla quotidianità (come abbiamo già accennato nel
capitolo sulle convinzioni personali sulla malattia).
In questo caso, acquisire informazioni accurate in
merito a ciò, può aiutare a rivedere la propria posizione.
INADEGUATO SOSTEGNO
DA PARTE
DI FAMILIARI E AMICI”
Un aspetto molto importante, per il problema dell'aderenza,
riguarda l'aiuto da
parte dei familiari e/o
amici.
L'incoraggiamento ad iniziare e a mantenere i comportamenti consigliati dal medico è fondamentale per
superare le eventuali difficoltà legate alla necessità di
seguire le prescrizione stesse.
Questo aiuto da parte dei familiari diventa ancora più
importante se non si tratta solo di un supporto materiale, ma se si basa anche sulla comprensione, l'affetto e il calore.
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16
PENSIERI NEGATIVI”
La mancanza di
fiducia nel riuscire a mantenere
c o mp ort am en t i
non rischiosi per
la salute, può
talvolta provocare pensieri
negativi.
TAMENTO, OVVERO:
un buon paziente”
ricorrere in modo corretto ed efficace alle cure mediche e alle norme alimentari.
Di seguito elencheremo una serie di condizioni che
possono causare queste difficoltà e che sono comuni
a pazienti che si trovano nella sua stessa condizione.
Il nostro intento è quello di aiutarla ad individuare,
se ci sono, delle difficoltà, ed eventualmente superarle.
A titolo d'esempio, di seguito, le riportiamo alcuni
pensieri negativi comuni fra le persone che seguono
una dieta alimentare.
Cercheremo, inoltre, di sostituirli con esempi di risposte alternative che modificano i precedenti pensieri
negativi:
Pensiero negativo
“Ho mangiato più di
quello che dovevo,
ho rovinato la dieta,
tanto vale che mangi
quello che voglio”.
Pensiero negativo
“Dovrei già essere in
grado di perdere cinque chili.
Dal momento che
fino ad ora non ci
sono riuscito, tanto
vale non provarci
più”.
15
Risposta alternativa
“Anche se oggi ho mangiato qualcosa in più non ho
rovinato il mio programma
alimentare, domani mi rimetterò in carreggiata”.
Risposta alternativa
“I dottori mi hanno detto
che dovrò perdere diversi
chili nei prossimi mesi, a
piccoli passi raggiungerò il
peso corretto”.
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Unità Operativa Complessa di Psicologia Clinica
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INSUFFICIENTI INFORMAZIONI
circa la malattia e il trattamento
Un'adeguata conoscenza
delle cause, delle manifestazioni e della gestione
della malattia, così come
dei farmaci e della loro
funzione, può aiutare ad
accettare le prescrizioni
mediche e aderire alle
stesse con una maggiore partecipazione. Tuttavia,
l'informazione da sola non basta!
Infatti, nel precedente capitolo abbiamo evidenziato
che le convinzioni personali sulla malattia, sulla possibilità di controllare il suo corso e i pregiudizi sulle
medicine sono elementi decisivi.
Queste idee, infatti, guidano i comportamenti a tutela
o a rischio della propria salute.
PROBLEMI DI MEMORIA”
Quando le medicine
da prendere durante il giorno sono
molte e la loro assunzione è distribuita in differenti
momenti della giornata, si mette a
dura prova la memoria riguardo due
attività:
• fissare le informazioni fornite dal medico o
dagli infermieri in merito alle prescrizioni;
• ricordarsi di prendere ogni farmaco all'ora
prevista.
EMOZIONI NEGATIVE
Molti studi hanno evidenziato che le persone con
un costante stato d'animo
negativo, seguono con
meno continuità le prescrizioni mediche per la
cura della loro malattia.
In sostanza, più si è tristi e sfiduciati e più è probabile che le indicazioni siano seguite faticosamente e in
modo discontinuo.
Non aderire alle prescrizioni in modo corretto può,
tuttavia, influire sullo stato fisico.
In modo inconsapevole, si viene a creare un circolo
vizioso: peggio si sta, più ci si sente afflitti.
Accorgersi di questo è il primo passo per interrompere il circolo vizioso.
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Nelle persone anziane tali compiti possono risultare
più difficoltosi quindi, in questi casi, spetta alla moglie o al marito, oppure ai familiari o ad una badante
occuparsene.
Tuttavia, è stato dimostrato che anche le persone più
giovani si dimenticano dopo cinque minuti metà delle
istruzioni verbali fornite dal medico.
Per ricordarsi di prendere nel modo opportuno le medicine, molte persone usano alcune strategie, quali,
ad esempio:
• usare come promemoria il momento dei pasti e il momento per andare a letto;
• tenere ben in vista (in un luogo spesso fre-
quentato della casa) uno schema chiaro di come assumerli.
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Aspetti psicologici legati allo scompenso cardiaco