Mercatello sul Metauro 23 luglio – 17 agosto 2011 Michele Dini, L’ossimoro, foto Prima classificata al concorso internazionale Fotografare la Musica 2010 Testi, grafica e impaginazione, Gabriele Muccioli Le foto di Musica&Musica 2010 sono di Matteo e Michele Dini dello Studio Picchio Photography di S. Angelo in Vado, eccetto pp. 32-33, di Gabriele Muccioli, al cui archivio appartengono anche le foto storiche di Mercatello. L’editore resta a disposizione degli aventi diritto per eventuali fonti iconografiche non identificate. Stampa Arti Grafiche Stibu ella passata stagione concertistica abbiamo festeggiato con gioia i primi cinque anni del rinnovato Museo di San Francesco: istituzione tra le più piccole, ma anche fra le più ricche del variegato patrimonio culturale regionale. Che questo non fosse un punto di arrivo era già chiaro, ma che ci fossimo trovati ad un anno di distanza ad annunciare i prossimi importantissimi sviluppi era forse utopistico e visionario. Sta di fatto che trascorsa la stagione estiva verranno avviati lavori di ampliamento e di adeguamento funzionale della struttura museale, già appaltati e che risponderanno alle priorità individuate dalla Comunità Europea per la valorizzazione dei beni culturali; ovvero al miglioramento della fruibilità dei beni di pregio, sia attraverso la loro ristrutturazione, che mediante il potenziamento dei servizi e il miglioramento delle forme gestionali. Con la realizzazione del progetto il museo vedrà accrescere le proprie collezioni grazie all’assorbimento della raccolta della Pieve Collegiata, posta in locali inadeguati alle esigenze attuali di tutela, conservazione e valorizzazione; al recupero di opere, reperti, frammenti lapidei e architettonici accatastati in improvvisati “depositi”, ed a donazioni che il rinnovato spirito del museo ha saputo attrarre nell’ultimo periodo. N I nuovi locali consentiranno una migliore collocazione delle opere d’arte, secondo un ordinamento che metta in risalto i maggiori capolavori, ridistribuiti lungo il nuovo percorso museale secondo un criterio che sottolinei la loro provenienza e proprietà, facilitandone la lettura e mantenendo inalterata la vivacità e varietà di tecniche, materiali e periodi rappresentati dalla collezione. Gli spazi aggiunti alla struttura museale consentiranno inoltre: di renderla del tutto accessibile e fruibile anche a persone con ridotta o impedita capacità motoria; di dotarla di uffici per il personale con archivi, schedario, fototeca, biblioteca specializzata; di realizzare servizi igienici per il Museo e le attività ad esso correlate, come Musica&Musica; di predisporre l’allestimento di depositi in grado di accogliere opere che necessitino di un ricovero temporaneo sicuro, oltre che mettere a disposizione aree sufficienti a svolgere quell’attività didattica indispensabile per presentare in maniera istruttiva, propositiva, accattivante e divertente la struttura architettonica ospitante, le maggiori opere d’arte o i più modesti beni culturali che essa orgogliosamente conserva. Con l’augurio di ritrovarci ancora a festeggiare l’apertura del Museo ampliato e l’avvio di una nuova gestione, magari con un altro splendido concerto, Gabriele Muccioli (delegato al Museo di San Francesco) manifestazione ideata e promossa dal Museo di San Francesco in Mercatello con il sostegno e il supporto di: Associazione Pro Loco Mercatellese Comune di Mercatello sul Metauro Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro sotto il patrocinio della Provincia di Pesaro e Urbino in collaborazione con: Coro Polifonico Icense Mercatello Orchestra Sinfonica G. Rossini Pesaro Parrocchia Santa Veronica Giuliani Mercatello con il contributo di: Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro Direzione artistica, Gabriele Muccioli - Guerrino Parri 7 9 10 PRESENTAZIONI Alceo Serafini Presidente, Comunità Montana Alto e Medio Metauro Giovanni Pistola Sindaco, Comune di Mercatello sul Metauro Gabriele Muccioli Delegato alla Cultura, Pro Loco Mercatellese indice 13 18 20 24 32 34 42 IL PROGRAMMA IL CANTO DEGLI ITALIANI DAGLI STATI PREUNITARI ALL’ITALIA UNITA: arie e scene da Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini. The Professional Advantage - J. Mosbey pianoforte - A. Savia direttore. QUATTROCENTO ANNI DI MUSICA INGLESE: madrigali e canzoni alla corte di due regine chiamate Elisabetta. Amici del Canto Chamber Choir - N. Shaw direttore. DAL CLAVICEMBALO AL PIANOFORTE: mirabilie sonore per tastiera, soprano e orchestra, da Bach a Mozart. Lorenzo Antinori clavicembalo - A.J. Badia Feria violino - E. Giri flauto traverso F. Marconi tromba - Orchestra Sinfonica G. Rossini - A. Zabala soprano - L. Marcelletti direttore. UN PENTAGRAMMA DI STELLE: Folk Rock Night. Sebsibenal VIVA V.E.R.D.I.: le sinfonie e i cori colonna sonora del Risorgimento per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Orchestra Sinfonica G. Rossini – Coro Polifonico Icense - L. Marcelletti direttore. LA BACCHETTA MAGICA: un Mondo di giovani direttori per Bartok, Beethoven, Bizet, Mozart, Stravinsky e Rossini. Orchestra Sinfonica Rossini – B. Cherubini, S.E. de Carvalho, A. Eriksson, R. de Sousa Castro, A. Teixeira Brant, G. Tufts direttori - L. Marcelletti docente. 49 GLI ARTISTI Biografie degli interpreti 59 AMICI E SOSTENITORI Soci ordinari e sostenitori 5 presentazioni artecipando all’edizione 2010 della rassegna Musica&Musica nella splendida cornice della Chiesa di San Francesco a Mercatello, ho verificato di persona l’assoluta attendibilità delle continue manifestazioni di apprezzamento che mi giungevano da più parti. L’Orchestra Sinfonica Rossini ed il Coro Polifonico Icense diretti dal Maestro Marcelletti mi hanno permesso di trascorrere la serata del 12 agosto 2010 immerso in un Concerto di mezz’estate veramente straordinario. Mi ha colpito anche la grande attenzione del qualificato pubblico che gremiva la Chiesa e che non è frequente incontrare nelle nostre realtà. Anche dal libretto particolarmente curato, traspare la qualità dell’organizzazione, che non tralascia nulla, neppure un momento finale conviviale da vivere nell’amenità della piazzetta ex chiostro francescano di fronte alla fontana in arenaria con inciso il cantico delle creature. La Comunità Montana che ho l’onore di rappresentare, ha voluto contribuire fin dall’inizio a questa avventura, più che mai convinta dell’importanza di offrire al territorio ed ai suoi turisti occasioni culturali di grande richiamo. Quest’anno però, d’intesa con tutti i Sindaci del comprensorio, si è voluto anche proporre, nell’ambito della manifestazione musicale, un importante concerto, domenica 14 agosto, per celebrare insieme alle autorità territoriali ed ai cittadini i 150 anni dell’Italia nata dal Risorgimento. P L’Orchestra Sinfonica Rossini e il Coro Polifonico Icense diretti dal Maetro Marcelletti proporranno un cartellone dal titolo VIVA V.E.R.D.I., con sinfonie e cori colonna sonora del Risorgimento per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Certamente titolo non poteva essere più appropriato, riportando alla memoria l’acrostico rivoluzionario di allora allusivo a Vittorio Emanuele Re D’Italia, ripetuto e scritto nei luoghi più frequentati del tempo. Vivremo assieme quella serata, accompagnati dal Va Pensiero del Nabucco, dal Preludio da La Traviata, in un crescendo che si concluderà con alcuni brani dell’Aida tra i quali non mancherà La Marcia Trionfale. Daremo tutti insieme il giusto tributo a tutti coloro che si adoperarono pagando anche col sangue per unire l’Italia e gli Italiani. Mi sento quindi di invitare tutti agli eventi ed in particolare alla serata del 14 agosto, certo che attraverso la musica, sapremo ricordare il sacrificio di tanti e festeggiare il compleanno di una nazione ancora giovane. Ringraziando per avermi consentito di condividere con Mercatello e la sua gente queste iniziative, saluto con considerazione e stima i Direttori Artistici e i musicisti che ci faranno vivere altre serate indimenticabili. Alceo Serafini (Presidente Comunità Montana Alto e Medio Metauro) 7 uando ogni anno la rassegna “Musica&Musica” apre il sipario, provo un senso di grande compiacimento per ciò che coi limitati mezzi a nostra disposizione riusciamo a fare. Ogni tanto, durante l’anno, il pensiero va al promo che introduce la manifestazione; una carrellata di filmati e di melodie che riconducono all’idea dei “tempi, luoghi e culture a confronto” che ha ispirato fin dalla prima edizione la manifestazione. Le quinte sembrano aprirsi ad eventi musicali di ogni genere e lo fanno a volte timidamente ed altre in modo più dirompente. La Chiesa dall’acustica pregevole, abbraccia tra le sue possenti mura gli orchestrali, i cantanti ed i convenuti e trasmette ogni volta con discrezione e intonazione, melodie più o meno conosciute ma sempre apprezzabili. La manifestazione è cresciuta tanto negli anni ed ha avuto la fortuna di incontrare nel suo cammino sodalizi importanti e sostenitori particolarmente entusiasti che assieme a noi hanno creduto tanto nell’idea di portare la grande musica in un alveo territoriale culturalmente e storicamente importante; anche se purtroppo relegato troppo spesso ai margini da quella politica che sottovaluta e abbandona il territorio universalmente inteso. Considero questa rassegna una pur piccola occasione di riscatto culturale, di quella cultura ormai millenaria che ha percorso i secoli lasciando da noi più che altrove testimonianze importanti, prima fra tutte il complesso monumentale di San Francesco oggi più che mai sulla strada del totale recupero. Quest’anno in particolare, la chiusura di Musica&Musica nella seconda metà di agosto coinciderà con l’apertura di un ulteriore importante cantiere che consentirà entro un anno circa di am- Q pliare il museo e di realizzare percorsi didattici nell’ala del complesso che fino a quattro anni fa ospitava la Casa di Riposo Santa Veronica Giuliani. Abbiamo sempre e volutamente lavorato per rendere “vivo” il museo, per non considerarlo soltanto un contenitore d’arte. Vivo, significa comunque anche vitale e quindi in continuo divenire; è ciò che avviene dal 1997 quando iniziarono i primi passi verso il restauro dell’intero complesso. Non abbiamo perso nessuna delle occasione che leggi nazionali e comunitarie ci hanno offerto nel tempo, incontrando anche e fortunatamente la collaborazione e l’aiuto di tante realtà locali e territoriali. Le stesse realtà che oggi ci aiutano sponsorizzando il cartellone di questa manifestazione e che ritroviamo sempre al nostro fianco in ogni occasione. Mi tornano alla memoria la ristrutturazione della Chiesa, dell’ex Convento, dell’Oratorio, della Piazza, del Giardino dei Fiori ed oggi il cerchio si chiude con l’ex Casa di riposo. Quest’anno godiamoci l’ormai consueta suggestione delle importanti rappresentazioni con spirito libero e sereno; il prossimo anno forse avremo modo di aprire un altro scrigno nel quale troveranno posto altre importanti testimonianze della nostra “ricca” e “bella” Mercatello. Quando il suono della prima campanella introdurrà la prima serata, certamente il mio pensiero e quello di tanti altri sarà rivolto in modo riconoscente a coloro che hanno lavorato e lavorano tanto ed in modo assai qualificato per l’ottima riuscita di questa nostra “Musica &Musica” Sinceramente orgoglioso, Giovanni Pistola (Sindaco del Comune di Mercatello) 9 esta faticosissima e travagliata stagione per Musica&Musica, che finalmente si vara dopo mesi di incertezze ed attese legate al generale smarrimento causato dall’incombente crisi economica. Ritardi, dubbi e ripensamenti hanno costretto ad un lavoro organizzativo gravosissimo che ha comunque consentito di proporre un cartellone ricco, variegato e non privo di soddisfazioni. Si è infatti con caparbietà riusciti a mantenere inalterati i punti fermi che ci eravamo fissati al termine della scorsa stagione, e questo grazie alla fiducia guadagnata presso enti, fondazioni e privati. S Evidentemente questi credono fortemente nell’impegno profuso dal Museo di San Francesco, e lo ritengono un esempio valido per la gestione e la promozione del ricco patrimonio storico-artistico metaurense e della sua Cultura. Oltre alla gradita riconferma del corso per cantanti lirici organizzato per il terzo anno consecutivo a Mercatello da The Professional Advantage, che come oramai consuetudine aprirà il nostro festival, è da segnalare uno dei più sorprendenti e gratificanti risultati raggiunti in questi pochi anni dalla stagione: la creazione di un qualificato Corso di perfezionamento per direttori d’orchestra. Il Master Class, che vedrà la partecipazione di un selezionato gruppo di giovani bacchette provenienti dai vari continenti, è infatti merito di una nuova organizzazione, Aria Italiana, nata in loco parallelamente alla nostra stagione concertistica. I direttori avranno così la possibilità di seguire le due settimane conclusive del festival e di regalarci il gustoso concerto finale, in cui saranno messi alla prova con i grandi della musica: Bartok, Beethoven, Bizet, Mozart, Stravinsky e Rossini. Altra piacevole sorpresa sarà riservata dal soggiorno mercatellese del gruppo gallese Amici del Canto Chamber Choir. Attratti dalla prospettiva di potersi esibirsi all’interno del nostro cartellone, l’arricchiranno con un bel programma interamente dedicato alle loro terre. Non mancheranno poi sonorità più moderne. Nel suggestivo borgo medievale di Castello della Pieve, nella fatata notte delle stelle, con il progetto Folk Rock Night, i Sebsibenal si propongono di realizzare un viaggio musicale a partire dalle sue radici (CSNY, Simon&Garfunkel, De André e la PFM), fino alle avanguardie più attuali (Sufjan Stevens e Midlake). Entusiasmante per il virtuosismo dei pezzi e degli interpreti si prospetta il concerto che si è voluto dedicare al periodo di transizione fra il clavicembalo ed il Pianoforte. L’opportunità di avere a disposizione due talenti delle tastiere, il promettente Lorenzo Antinori e l’affermato Lanfranco Marcelletti, ci ha consentito di architettare un programma effervescente e sublime sulle note di Bach e Mozart, attraverso alcune delle loro composizioni più note ed amate. Per l’arduo compito di dar voce alle pirotecniche e delicate fantasie musicali dei due grandi compositori, si è scelta una delle più belle voci in grado di spaziare con disinvoltura tra repertori così diversi: quella del soprano colombiano Alexandra Zabala. Per ultimo abbiamo lasciato il concerto forse più atteso; quello con il quale vogliamo festeggiare anche noi il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia, comunque ricordato prima di ogni appuntamento dall’esecuzione del Canto degli Italiani. Una travolgente carrellata di successi verdiani legati alle pagine risorgimentali, ci sarà presentata dall’Orchestra Sinfonica G. Rossini e dal Coro Polifonico Icense di Mercatello, diretti dall’amatissimo Maestro Lanfranco Marcelletti. Un sodalizio ormai rodato per un programma irresistibile ed indimenticabile, che verrà ripetuto dagli stessi interpreti anche nel magnifico sagrato delle Basilica Lauretana. Gabriele Muccioli (delegato Cultura Pro Loco Mercatellese) 11 il programma IL CANTO DEGLI ITALIANI (20 novembre 1847) Michele Novaro (1818-1885) Goffredo Mameli (1827-1849) a celebrazione del 150° anniversario dell’Italia Unita, ci ha indotto a scegliere Il Canto degli Italiani (Inno di Mameli) come filo conduttore della stagione. Ogni serata sarà perciò aperta dall’interpretazione dell’Inno nazionale offertaci dalle differenti sensibilità degli artisti coinvolti, stimolati a regalarci la loro personale lettura dello spartito. Il nostro Risorgimento trova infatti la sua sintesi più diretta ed immediata in questo brano, che elettrizzò tante migliaia di volontari volando sui campi di battaglia, diventando poi espressione di affratellamento e solidarietà. La nostra evocativa e incitativa bandiera sonora, specchio del nostro popolo e del momento storico in cui si è formato, fu composta di getto a Torino sul finire del 1847, dal genovese Michele Novaro, sui versi del concittadino Goffredo Mameli; ardente mazziniano in prima linea nella lotta per la causa italiana. Mazzini stesso, consapevole dell’importanza dei canti patriottici nella propaganda gli ideali risorgimentali, aveva affidato a Giuseppe Verdi altre parole dello stesso autore per la composizione dell’inno Suona la tromba, che il grande musicista auspicava: “Possa … fra la musica del cannone, essere presto cantato nelle pianure lombarde.” Le note di Novaro ebbero però maggior fortuna. Per l’immediatezza dei versi e l'impeto della melodia, l’Inno di Mameli divenne il più amato canto dell'unificazione, tanto da essere scelto dallo stesso Verdi per simboleggiare la nostra Patria nel suo Inno delle Nazioni (1862). Dopo pochi giorni dal debutto, tutti conoscevano il futuro Inno Nazionale, che veniva cantato in ogni manifestazione a squarciagola, divenendo subito un simbolo del Risorgimento. Mercatello, Palazzo Gasparini, volta Sala del Risorgimento, Italia turrita, allegoria con la nuova capitale - 1870 ca. L 13 L’Inno fu poi adottato nel 1946, con provvisorietà tutta nostrana, dalla neonata Repubblica Italiana. Prese il posto della Canzone del Piave (Ermete Giovanni Gaeta, 1918), che aveva a sua volta sostituito, dopo l’armistizio del 1943, la Marcia reale d’ordinanza (Giuseppe Gabetti 1831). Il Canto degli italiani è aperto da un breve allegro marziale e poche battute introduttive che conducono ad un crescendo, culminante in frasi simmetriche, ritmicamente identiche. Nella seconda parte la strofa viene ripetuta con ritmo sincopato che trascina le frasi quasi l’una sull’altra. Il tempo incalzante dà nuovo dinamismo alla strumentazione e al canto mantenendo la simmetria dei versi di Mameli e delle frasi musicali, caratterizzate dall’alternanza di pianissimi e crescendo che culminano nel fortissimo finale; in cui si esprime con convinzione la totale fedeltà all’Italia. Criticato da alcuni per la non eccelsa qualità musicale, da marcetta, il brano è però perfettamente rispondente alla funzione originaria. Il suo scopo patriottico, popolare e di lotta, dava infatti importanza principale al testo rispetto alla musica, che doveva solo essere orecchiabile, per favorire la memorizzazione, e quindi la diffusione delle parole. Il Canto degli Italiani (G. Mameli) Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta, dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa. Dov'è la Vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Roma Iddio la creò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Mercatello, Capanno in cui trascorsero la notte Giuseppe e Anita Garibaldi Noi fummo da secoli calpesti, derisi, perché non siam popoli, perché siam divisi. Dall'Alpe a Sicilia, Dovunque è Legnano; Ogn'uom di Ferruccio Ha il core e la mano; Raccolgaci un'unica bandiera, una speme: di fonderci insieme già l'ora suonò. I bimbi d'Italia Si chiaman Balilla; Il suon d'ogni squilla I Vespri suonò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Uniamoci, uniamoci, l'unione e l'amore rivelano ai popoli le vie del Signore. Son giunchi che piegano Le spade vendute; Già l'Aquila d'Austria Le penne ha perdute. Giuriamo far libero il suolo natio: uniti, per Dio, chi vincer ci può? Il sangue d'Italia E il sangue Polacco Bevé col Cosacco, Ma il cor le bruciò. Stringiamoci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Stringiamci a coorte, siam pronti alla morte. Siam pronti alla morte, l'Italia chiamò. Parole ottocentesche, impregnate di cultura classica e per noi forse difficili, ma allora tutt’altro che retoriche; pensate che quel "Siam pronti alla morte" è stato scritto da chi sarebbe caduto di lì a poco, a soli 22 anni, combattendo a fianco di Giuseppe Garibaldi in difesa della fragile Repubblica Romana, per le sue idee e la costruzione di un futuro per noi tutti; certamente ignaro della fortuna che il suo poema avrebbe avuto. Lo stesso eroe dei due mondi riteneva la composizione il più trascinante inno guerresco dopo La Marsigliese, e lo cantava e fischiettava spesso assieme ai suoi volontari e allo stesso Mameli durante l’assedio francese a Roma, e successivamente lungo la memorabile ritirata che lo avrebbe dovuto portare a sostenere la Repubblica veneziana. Fa una certa impressione pensare che il suo esercito di 2.500 fanti e 400 cavalli nel 1849 valicò Bocca Trabaria sostenuto proprio dalle note del neonato Inno. Questo risuonò certamente nell’ampio accampamento sorto a ridosso di Mercatello, attorno al capanno in pietra che ospitò il condottiero e la moglie Anita, detto poi Campo di Garibaldi. 15 Mercatello, Piazza Vittorio Emanuele II - 1880 Una bella veduta del luogo dell’accampamento, a ridosso delle mura cittadine di Mercatello e proveniente dal fondo fotografico dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, è visibile nell’interessante mostra “1849 Garibaldi e il Risorgimento in Val Metauro”, ancora in corso nella sede del Museo Civico di Urbania fino al 31 ottobre 2011 e che invitiamo caldamente a visitare. Dal campo le note del Canto di Mameli penetrarono agevolmente nelle strette vie del centro murato, rimbalzando tra le pietre e attecchendo facilmente da finestra a finestra, da portone a portone, in una popolazione dapprima intimorita, poi orgogliosa di poter accogliere quei giovani eroi. 16 Personaggi come Ugo Bassi e Angelo Brunetti (Ciceruacchio), trovarono ospitalità presso famiglie vicine, in quella via, che proprio a questo deve il suo patriottico nome: XXVIII Luglio. Le memorie e le aspirazioni di quel breve giorno di contatto con la grande storia e i solidissimi ideali risorgimentali, matureranno poi anche in questo “marginale” territorio dell’Appennino, a cui rimase in testa uno di quei motivi musicali difficili da dimenticare. Lo stesso che arriverà forte e chiaro anche nella mente di quel partigiano Maurizio - Ferruccio Parri - dalle origini mercatellesi e che nella sua veste di primo Presidente del Consiglio della Repubblica lo scelse come degno e insostituibile Inno Nazionale. Superata l’esperienza monarchica dei Savoia e riemersi gli assopiti ideali repubblicani del primo glorioso Risorgimento, nel secondo dopoguerra si volle che anche la piazza principale identificasse il proprio nome con quello del più romantico degli eroi ottocenteschi: quel Giuseppe Garibaldi che con le sue truppe volontarie, per primo vi aveva urlato il canto patriottico tante volte poi risuonatovi di nuovo; gridato a gran voce in tutte quelle occasioni, soprattutto sportive, in grado di stringere l’intera popolazione attorno a un simbolo comune. È per questi motivi che non appena ne risuonano le prime note ci sentiamo obbligati ad alzarci: in onore di chi ha fatto l’Italia e orgogliosi di essere Italiani. Vittorio Emanuele II 17 sabato 23 luglio ore 21,15 chiesa di San Francesco DAGLI STATI PREUNITARI ALL’ITALIA UNITA: arie e scene da Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini Jerad Mosbey direttore ......................... Alfred Savia pianoforte ................ 18 Interpreti ................... Joseph Beckwith, Claudia Chapa, Sydney Delapeyrouse, Katy Gentry, Megan Gloss, Casandra LaRue, Lori Milbier, Greta Moorhead, Chrystal E. Williams .......... Produzione in collaborazione con The Professional Advantage 19 venerdì 29 luglio ore 21,15 chiesa di San Francesco QUATTROCENTO ANNI DI MUSICA INGLESE: madrigali e canzoni alla corte di due regine chiamate Elisabetta Amici del Canto Chamber Choir Janeen Shaw, Judit Abou-Samra, Carmen Chaproniere, Delora Harding, Mary Kiehn, Shan Oliver . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .soprani Meinir Jones, Cathy Croxton, Michaela Hibbs, Brenda Jones, Gwen Jones, Kazuo Lucas, Kathryn Nash . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .contralti Richard Hibbs , Stephen Convill, Fausto Galli, Phil Williams . . . . . . . .tenori Julian Whittaker, David Hay, Tim Heyes, Barry Kiehn, Paul Levy . . . .bassi Nigel Shaw Thomas Morley (1557-1602) - Sing we, and Chaunt it Anonimi - Madame D’amours . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . direttore Ralph Vaughan-Williams (1872-1958) da Five English Folk Songs - The Dark Eyed Sailor - The Spring time of the Year - Just as the tide was flowing - Where be ye my love - Adieu mes amours - Blow thy horn Meirion Williams (1901-1976) - Gwynfyd (Paradise) - And I were a maiden - Pray we to God - Dulcis Amica - England be glad Gustav Theodor Holst (1874-1934) da Five Welsh Folk Songs - Lisa Lân - Can Serch Thomas Morley (1557-1602) - Now is the gentle season John Wilbye (1574-1638) - Adieu sweet Amarillis John Bennet (1575-1614) - Weep, o mine eyes Rhys Jones - Cilfan y Coed (Trees in the shade) Mansel Thomas (1909-1996) - Tom going home (Wrth fynd hefo [Deio’i Dywyn) Thomas Morley (1557-1602) - April is in my mistress’ face Thomas Bateson (1570-1630) - Phyllis, Farewell John Farmer (1570-1601) - Fair Phyllis I saw 20 Benjamin Britten (1913-1976) da Five Flower Songs op. 47 - To Daffodils - The succession of the fourth sweet [months - Ballad of Green Broom a prima parte del concerto offertoci dal coro proveniente dalla zona settentrionale del Galles, penisola della Gran Bretagna protesa nel mar d’Irlanda, presenta un’ampia selezione della produzione musicale inglese del XVI secolo. Quest’ultimo periodo della dinastia Tudor, è segnato dal lungo e intenso regno di Elisabetta I (dal 1558 al 1603), che pose le basi della futura potenza della nazione. L’età elisabettiana, definita non a caso The Golden Age, fu però anche un periodo di straordinaria fioritura artistica e culturale. Senza citare i numerosi personaggi che vissero durante il suo regno, compresi gli autori dei brevi madrigali che ci accingiamo ad ascoltare, basterà ricordare William Shakespeare; anche lui saldamente legato alla musica, allora parte viva e integrante nella vita quotidiana dell’intera gerarchia sociale. Nei testi delle sue opere teatrali L sono indicate non meno di cento canzoni e innumerevoli momenti in cui si deve udire musica: “L'uomo che non ha alcuna musica dentro di sé, che non si sente commuovere dall'armonia di dolci suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine" (Il Mercante di Venezia). Non è poi da sottovalutare il successo che le opere del drammaturgo inglese ebbero sul panorama musicale successivo: Mendelssohn, Verdi e tanti altri. Ma anche Elisabetta I, figlia di quegli Enrico VIII e Anna Bolena immortalati in musica dalle note di Donizetti, seppe allungare la sua ombra sui pentagrammi dei secoli successivi, ispirando compositori come Gioachino Rossini (Elisabetta, regina d’Inghilterra - 1815) e il musicista che chiuderà il nostro programma: Benjamin Britten, che con un’opera sulla sua figura, Gloriana (1953) partecipò alle celebrazioni per l’incoronazione di Elisabetta II. Il madrigale, evolutosi dall’omonimo e più semplice genere medievale, fu la forma più raffinata, diffusa e apprezzata della polifonia profana del Cinquecento, sviluppatasi dapprima in Italia e poi ripresa con particolare successo anche in Inghilterra. Lo sviluppo portò ad un’integrazione espressiva e stilistica via via più stretta tra la poesia e la scrittura musicale a più voci. La selezione qualitativa e i testi poetici, la scrittura musicale accurata, la corrispondenza delle immagini letterarie con la musica, fecero del madrigale l’espressione più completa e matura delle aspirazioni artistiche alimentate nella società elegante e nelle corti del Rinascimento. Tutti i maggiori musicisti inglesi del periodo elisabettiano composero tali brani, che giunsero alla massima espressione con l’opera di Thomas Morley, probabile collaboratore di Shakespeare, ma soprattutto madrigalista fecondo e popolare, melodicamente gradevole, con un senso armonico moderno e una chiara scrittura contrappuntistica. Il nostro viaggio musicale inizia proprio da lui, con un fulgido esempio della forma più diffusa del madrigale cinquecentesco, quello a cinque voci, con valenza polifonica, cioè senza una voce principale e altre d'accompagnamento. Sing we, and Chaunt it è un pezzo semplice e divertente, con un’armonia ed una linea melodica che lo fanno a tutt’oggi rimanere fra i brani maggiormente eseguiti nelle scuole anglosassoni. Stessa longeva fortuna hanno anche i madrigali di John Wilbye, caratterizzati da una scrittura delicata per la voce ed un’acuta sensibilità per il testo, come rilevabile anche da Adieu sweet Amarillis. Non si hanno invece notizie degli autori di molti brani famosi, non ascrivibili ai cataloghi dei compositori conosciuti, così come sono scarse le notizie biografiche di altri. Fra questi John Bennet, del quale possiamo ascoltare Weep, o mine eyes, uno dei madrigali più famosi del tempo e dichiarato omaggio al compositore John Dowland (1563-1626), di cui il pezzo riprende il tema del suo più noto lavoro: Flow my Tears. 22 Anche Thomas Bateson, disperse gran parte delle sue composizioni, deve la sua fama esclusivamente ai suoi due libri di madrigali pubblicati a Londra nel 1604 e nel 1618 e dai quali ascoltiamo un validissimo esempio con Phyllis, Farewell. Chiude questa parata di musica antica John Farmer, altro madrigalista elisabettiano dal quale ascoltiamo Fair Phyllis I Saw, pezzo a quattro voci del 1599 la cui popolarità e orecchiabilità dimostra ancora una volta l’immortalità del genere musicale ed i motivi per cui venne riportato in auge nel secolo XX. Il clima si rinnova nella seconda parte della serata, certamente più vicina alla sensibilità moderna ma ancora fortemente legato alle tradizioni storiche ed artistiche precedenti. L’intervallo traccia infatti un solco temporale di circa tre secoli e la ripresa ci proietta nell’Inghilterra del secolo scorso, quella che attende il regno di un’altra, ancor più longeva Elisabetta, e che contemporaneamente riscopre e rivaluta il proprio passato e il suo patrimonio culturale. Il compositore Ralph Vaughan Williams è stato uno dei più appassionati studiosi della musica popolare tradizionale inglese, e si è dedicato spesso agli inni, ai canti e ai madrigali di età rinascimentale. Da questo attento lavoro scaturirono anche le Five English Folk Songs per coro, dalle quali sono state estratte per la serata le prime tre. The Dark Eyed Sailor è un arrangiamento di una ballata scozzese in cui Vaughan Williams, oltre ad esprimere abilmente la bellezza della melodia, riesce a catturare anche il fascino del testo, che racconta del ritrovarsi di una ragazza e un marinaio. The Spring Time of the Year usa i primi due versi della ballata popolare "Lovely on the Water", ed è una sorta di seguito del brano di apertura. In essa i due personaggi precedenti si corteggiano sulle note di una melodia semplice ma che dimostra tutta l’abilità dell’autore nella scrittura vocale. In Just as the Tide Was Flowing la vivacità e luminosità della melodia aumentano, assecondando il racconto del vigoroso sentimento del marinaio innamorato. Più strettamente legato alla terra di provenienza del coro protagonista ed alla sua musica popolare, è il compositore gallese Meirion Williams. Nella sua musica si sente tutto l’amore per quella splendida terra, ben riconoscibile anche nel suo Gwynfyd (Paradise). Ma la musica gallese è apprezzata anche da Gustav Holst, amico di Vaughan Williams, con il quale condivise la passione per le vecchie melodie e la sistematica trascrizione delle stesse sul pentagramma. Ne sono un esempio le Five Welsh Folk Songs, dalle quali estraiamo il suggestivo Lisa Lân. Holst fu notevolmente influenzato dallo studio dei madrigalisti seicenteschi e della musica del folklore anglosassone, come nella canzone d’amore Can Serch. Altro compositore gallese è Mansel Thomas, che ha lavorato molto anche per la musica corale, attingendo in gran parte a danze e canti popolari della sua terra. Non è estraneo a questa tendenza nemmeno il più famoso Benjamin Britten, che qui ospitiamo, a chiusura del programma, in tre canzoni per coro tratte da Five Flower Songs, serie di piccoli brani che musicano testi poetici, composti per le nozze d’argento di una coppia di amici. La prima canzone, To Daffodils, crea un parallelismo fra la vita umana e quella dei narcisi mentre la seconda, The succession of the fourth sweet months, esalta il periodo più bello dell’anno, da aprile a luglio, in una crescita di valori che trova il suo massimo nell’ultimo mese. Il brano ritmato che chiude la raccolta e la nostra serata, Ballad of Green Broom, racconta la storia di un giovane che proprio grazie ai rami di ginestra che non voleva tagliare trova finalmente l’amore e la sua strada. 23 sabato 6 agosto ore 21,15 chiesa di San Francesco DAL CLAVICEMBALO AL PIANOFORTE: mirabilie sonore per tastiera, soprano e orchestra, da Bach a Mozart Lorenzo Antinori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . clavicembalo Ana Julia Badia Feria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . violino Elena Giri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . flauto traverso Francesco Marconi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . tromba Orchestra Sinfonica G. Rossini Alexandra Zabala . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . soprano Lanfranco Marcelletti . . . . . . . . . . . . . . pianoforte e direzione Johann Sebastian Bach (1685-1750) Concerto brandeburghese n. 5 in re maggiore BWV 1050 - 1717 ca. per flauto traverso, violino, clavicembalo, archi e continuo - Allegro - Affettuoso - Allegro Cantata Jauchzet Gott in allen Landen! BWV 51 - 1730 ca. per soprano, tromba, archi e continuo - Aria, Jauchzet Gott in allen Landen! - Recitativo, Wir beten zu den Tempel an - Aria, Höchster, mache deine Güte - Corale, Sei Lob und Preis mit Ehren - Aria, Alleluja! Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Aria da concerto Ch’io mi scordi di te? KV 505 - 1786 per soprano, pianoforte obbligato e orchestra Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in re minore KV 466 - 1785 - Allegro - Romanza - Rondò ol termine Clavicembalo - dal latino clavis (meccanismo a chiave azionato da tasti), e cymbalum (strumento a corde del tipo della cetra) - è identificato il più grande componente di una famiglia di strumenti musicali risalenti almeno al secolo C 24 XV e che ebbe il suo periodo di maggior gloria fra il 1650 e il 1750. Allora i grandi compositori barocchi lo assursero a strumento principe della prassi musicale; sia come solista che come basso continuo, ruolo quest’ultimo che mantenne inalterato nell’opera lirica fino al XIX secolo. Bach al Clavicembalo attorniato dalla famiglia La sua cassa poligonale, con un lato curvo e la tastiera perpendicolare alle corde, ricorda immediatamente un pianoforte moderno, anche se la sua forma è più stretta e allungata e generalmente ha i colori dei tasti invertiti. Ma a differenza del pianoforte, il clavicembalo genera il suono pizzicando con un plettro la corda nel momento della pressione del tasto, anziché colpirla con un martelletto, e pertanto non può essere considerato un suo ascendente diretto. Tale ruolo è piuttosto da ricercarsi in un altro strumento a tastiera del tempo, il clavicordo, in cui le corde erano già percosse, ma con un meccanismo non ancora del tutto efficace. In ogni caso, per le sue ampie possibilità musicali e per il suo carattere di oggetto di lusso e prestigio, il cembalo nelle sue innumerevoli varianti, ebbe una grande diffusione fra i musicisti dilettanti - principi, nobili e poi borghesi - che amavano suonarlo anche grazie alle innumerevoli edizioni profane a stampa riservategli. Questo almeno fino alla seconda metà del Settecento, quando i compositori iniziarono a preferirgli il Fortepiano (poi Pianoforte), strumento in grado di consentire variazioni nel volume delle note, che lo soppiantò anche nell’esecuzione del repertorio destinatogli, provocando una inevitabile perdita delle capacità costruttive del clavicembalo. Bisognerà attendere gli anni '60 del Novecento perché l’atteggiamento filologico favorisca di nuovo la costruzione degli antichi strumenti, in grado di riportare in luce un repertorio vastissimo e nel quale spicca quello bachiano, a cui è dedicata la prima parte della serata. Johann Sebastian Bach fu il primo musicista ad utilizzare il clavicembalo come strumento obbligato e concertante; e questo avvenne per la prima volta proprio con la composizione che ci accingiamo ad ascoltare. Fra i sei Concerti brandeburghesi, fondamentalmente diversi e accomunati oltre che dalla ricchezza armonica ammaliante dalla dedica al margravio di Brandeburgo, il quinto è forse il più famoso, originale e innovativo. All’epoca la composizione non venne però probabilmente mai eseguita, sia per la carenza tecnica e interpretativa dell'organico di corte, sia per la difficoltà della partitura, e fu destinata a divenire parte di quella che si rivelò una grande raccolta didattica e dimostrativa delle possibilità del genere del concerto, delle molteplici varianti di dialogo tra gli strumenti e delle infinite modalità di intreccio melodico o armonico. Come tutte le altre composizioni brandeburghesi anche la nostra è infatti caratterizzata dalla forma solistica affidata a più esecutori (concertino), contraria alla forma più usuale in cui un solo strumento è di riferimento all’orchestra. 26 Peter Jakob Horemans, Concerto a Ismaning, part. - 1733 In questa trascinante, brillante e luminosa composizione, immediata e priva di lirismi esasperati e intrisi di significato, è principale attore il piacevolissimo clavicembalo, a cui è affidato – caso unico nella produzione della prima metà del Settecento – il lungo, impegnativo e acrobatico assolo dell’Allegro, che interrompe il dialogo fra i coprotagonisti: flauto traverso e violino. L’orecchiabilissima struttura e l’alternanza tutti-concertino, tipiche del concerto grosso, così come il movimento vorticoso creato dalle magistrali sovrapposizioni delle parti che arricchiscono via via di modulazioni e figure il tema, sono in questo modo segnate in maniera determinante dall’intervento della tastiera, trasformando il clavicembalo in un vero e proprio solista. La forma e la rilevanza riservatagli trascende infatti la funzione di cadenza, per rivelarsi piuttosto un capriccio virtuosistico, tematicamente derivato dal movimento e concluso nei liberi modi di una toccata. Nel seguente breve Affettuoso, il fitto e delicato dialogo dei tre solisti su un espressivo tema proposto dal violino, diventa man mano più sottile e rarefatto, sin quasi a trasformarsi in una sonata da camera a tre caratterizzata dal regolare alternarsi di un motivo ascendente, presentato da violino e flauto, e uno discendente, eseguito dal clavicembalo. Ciò esalta l'architettura formale del secondo movimento, in grado di frapporsi efficacemente fra i due tempi più dinamici in sostituzione del canonico Andante. Il ruolo di brillante strumento concertante del clavicembalo continua anche nel finale, Allegro, presentato come una sorta di affascinante gioco di specchi tra gli strumenti, attraverso un’elegante giga in stile fugato in cui il tema di danza proposto dal concertino viene poi ripreso da tutti secondo schemi e sonorità classiche. Naturalmente Bach utilizzò il clavicembalo anche nel ruolo più convenzionale di basso continuo, ovvero di strumento polifonico in grado di sostenere armonicamente la composizione con l'elaborazione estemporanea di accordi. Ne è un esempio la composizione seguente, una fra le numerosissime cantate sacre scritte da Bach per il servizio liturgico luterano, ma dalle caratteristiche del tutto eccezionali, con una latente struttura ternaria analoga a quella del concerto strumentale e che rinnova gli splendori dei Concerti Brandeburghesi attraverso la competizione fra il concertino (soprano, violino e tromba) e l’orchestra. Jauchzet Gott in allen Landen, è una delle sole quattro cantate composte per soprano; un trittico solare, con una preghiera incastonata fra due entusiasmanti canti di lode. Scritta per la XV domenica dopo la Trinità, ma in realtà svincolata dalla festività non avendo il testo pertinenza diretta con le letture del giorno, la composizione si distingue dalle altre per alcune caratteristiche peculiari come l’assenza del coro e la presenza di una voce e uno strumento solisti. A questi è inoltre riservata una scrittura inusualmente impegnativa e virtuosistica che li affianca in un confronto dialettico degno di un’aria teatrale e che richiede esecutori di eccezionale preparazione e bravura, tali da far ipotizzare un’originaria destinazione extraliturgica. Questa particolarità si impone immediatamente nell’aria di sortita Jauchzet Gott in allen Landen, in cui il contenuto festoso e solenne è restituito dai vocalizzi del soprano come dalle folate della tromba. Lo slancio iniziale si stempera nel recitativo Wir beten zu den Tempel an, strutturato come un arioso accompagnato dagli archi in cui il soprano non rinuncia comunque a garbate colorature. Nella seconda aria Höchster, mache deine Güte, la voce è sostenuta solamente dal basso ostinato nel ritmo cullante di un’intima e contemplativa siciliana. Immancabile è poi il corale luterano che il soprano intona assieme a due violini concertanti, Sei Lob und Preis mit Ehren, e che sfocia senza interruzioni nel fugato Alleluja, concitato ed efficace, in cui si riprende il confronto virtuosistico fra il soprano e tromba, portando al suo apogeo la festa sonora della partitura. Arie Jauchzet Gott in allen Landen! Was der Himmel und die Welt An Geschöpfen in sich hält, Müssen dessen Ruhm erhöhen, Und wir wollen unserm Gott Gleichfalls jetz ein Opfer bringen, Dass er uns in Kreuz und Not Allezeit hat beigestanden. Rezitativ Wir beten zu den Tempel an, da Gottes Ehre wohnet, da dessen Treu, so täglich neu, mit lauter Segen lohnet. Wir preisen, was er an uns hat getan. Muss gleich der schwache Mund von seinen Wundern lallen, so kann ein schlechtes Lob ihm dennoch wohlgefallen. Arie Höchster, mache deine Güte Ferner alle Morgen neu. So soll für die Vatertreu Auch ein dankbares Gemüte Durch ein frommes Leben weisen, Dass wir deine Kinder heissen. Choral Sei Lob und Preis mit Ehren Gott, Vater, Sohn, Heiligem Geist! Der woll in uns vermehren, Was er uns aus Gnaden verheisst, Dass wir ihm fest vertrauen, Gänzlich uns lass’n auf ihn, Von Herzen auf ihn bauen, Dass unsr Herz, Mut und Sinn Ihm festiglich anhangen; Drauf singen wir zur Stund: Amen, wir werdns erlangen, Glaubn wir zu aller Stund. Arie Alleluja! Aria Acclamate Dio in ogni terra! Ogni creatura che abita il Cielo e la Terra, deve esaltarne la gloria, e anche noi vogliamo ora offrire un sacrificio al nostro Dio, poiché nella croce e nella miseria è sempre stato al nostro fianco. Recitativo Preghiamo nel tempio, poiché vi abita la gloria di Dio, poiché la sua fedeltà, che ogni giorno si rinnova, ci ricompensa con larghezza di benedizione. Esaltiamo ciò che ci ha fatto. Benché la bocca incerta possa solo balbettare le sue meraviglie, gli sarà ben accetta anche una lode imperfetta. Aria Altissimo, rinnova ogni giorno la tua bontà. Così, a fronte della tua fedeltà paterna, anche un animo grato dovrà dimostrare, con una vita devota, che a ragione ci diciamo tuoi figli. Corale Sia lode, gloria e onore a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo! Voglia accrescere in noi ciò che per grazia ci ha promesso: così che confidiamo fermamente in Lui, ci abbandoniamo completamente a Lui, e di cuore edifichiamo su di Lui; così che il nostro cuore, l’animo e la mente si tengano saldamente a Lui; Perciò ora cantiamo: Amen, ci riusciremo, se crederemo con costanza. Aria Alleluia! 27 Johann Nepomuk Della Croce, La famiglia Mozart, part. - 1780 Già dall’inizio del Settecento alcuni costruttori di tastiere avevano posto la loro attenzione sul clavicordo, alla ricerca di nuove possibilità espressive che uno strumento a corde percosse potesse offrire rispetto al clavicembalo. Nacque così il Fortepiano, costruito interamente in legno e in cui i martelletti, colpendo le corde, immediatamente rimbalzavano, permettendo alle stesse di vibrare liberamente, fino al rilascio del tasto e all’intervento di uno smorzatore. Con la loro meccanica si era ora finalmente in grado di regolare l'intensità del suono, mediante la maggiore o minore forza impressa sul tasto. Anche a causa delle problematiche ancora irrisolte, lo strumento non ebbe però quell’immediato e sperato successo, e il clavicembalo continuò a catalizzare le attenzioni dei compositori per le qualità che ben si sposavano con il carattere cristallino delle musiche barocche. Quando il gusto per l’ornamento lasciò il posto all'espressione e al colore sonoro, variabile e graduato, il Pianoforte trovò finalmente il suo ruolo, soprattutto dopo che si arrivò, attorno al 1780, a strutture e meccaniche perfezionate che fecero tramontare definitivamente il clavicembalo solista, non più rispondente alla più calda e appassionata cantabilità. 28 La transizione verso un mondo espressivo più semplice e immediato, ebbe il suo massimo esponente in Wolfgang Amadeus Mozart, che seppe trasferire nelle sue composizioni il carattere brillante e cristallino, ma anche lirico e sentimentale del pianoforte. Potenzialità allora ancora da scoprire e che le inedite escursioni dinamiche, i tocchi e la scorrevolezza mozartiana misero in luce, proponendo l’autore come ricercato virtuoso alla moda. Nei primi anni viennesi Mozart si valse dunque della sua maestria al pianoforte per affermarsi presso la società cittadina, ricca di facoltosi esecutori dilettanti assetati di musica per il nuovo strumento. Questa garantiva inoltre un rapido ritorno economico mediante la vendita degli spartiti più graditi tra quelli eseguiti durante una delle numerose accademie (un po’ come oggi i CD dopo i concerti). Ma Mozart era pur sempre cresciuto sul clavicembalo e il suo ideale strumentale non si scostò mai del tutto da esso. Sebbene entusiasta del pianoforte, la sua scrittura non subì inizialmente cambiamenti radicali nello stile e soltanto negli ultimi anni si possono cogliere quei tratti già puramente pianistici, che lasciano intravedere lo stile di Beethoven e le potenzialità e gli infiniti colori dello strumento a ottantotto tasti. Il brano di rara esecuzione ma di sfolgorante, ellenistica bellezza, che apre la seconda parte dedicata al pianoforte, appartiene proprio all’ultimo periodo creativo del grande salisburghese, precisamente al 1786, coincidente con un momento particolare della sua esperienza artistica e affettiva. L’Aria da concerto Ch’io mi scordi di te?, fu infatti dedicata al soprano inglese Nancy Storace - prima Susanna nelle Nozze di Figaro e le cui virtù non solo musicali pare suscitassero in Mozart i più appassionati slanci - con queste parole: «Scena con Rondò con pianoforte solo, per M.lle Storace e per me». L’intimità del pezzo è palesata anche dall’uso del pianoforte obbligato che crea un dialogo raccolto e personalissimo con il soprano, affidando alla musica e al testo una confessione che risulta eloquente se pensiamo al maestro che accompagna personalmente la cantante nella prima esecuzione. Il Recitativo accompagnato, lirico e delicatamente accarezzato e nobilitato dagli archi, segue i mutamenti d’umore della protagonista nella linea del canto, nel gioco degli strumenti e perfino nella triplice scelta di tempo: dalla contenuta indignazione (Ch’io mi scordi di te?), alla disperazione (Venga la morte), al ripiegamento doloroso (Come tentarlo?). La scena è ben presto lasciata ad un Rondò in cui il pianoforte assume immediatamente la guida della parte strumentale, prendendo quasi per mano il soprano in un suadente canto, introverso e non ostentato ma particolarmente espressivo. La cantante e il suo compagno esordiscono con accenti di tenerezza che si infiammano nell’evocazione delle “stelle barbare” e del loro “rigor”, in un dialogo brillante e serrato con le figurazioni e le modulazioni melodiche di un'orchestra di respiro cameristico che si chiude con virtuosismi vocali e abbellimenti strumentali rococò. Ch’io mi scordi di te? (G.B. Varesco) W.A. Mozart al pianoforte Recitativo Ch'io mi scordi di te? Che a lui mi doni puoi consigliarmi? E puoi voler che in vita ... Ah no. Sarebbe il viver mio di morte assai peggior. Venga la morte, intrepida l'attendo. Ma, ch'io possa struggermi ad altra face, ad altr'oggetto donar gl'affetti miei, come tentarlo? Ah! di dolor morrei. Aria Non temer, amato bene, per te sempre, sempre il cor sarà. Più non reggo a tante pene, l'alma mia mancando va ... Tu sospiri? O duol funesto! Pensa almen che istante è questo! Non me posso, oh Dio! spiegar. [Non temer, amato bene, ...] Stelle barbare, stelle spietate! perché mai tanto rigor? Alme belle che vedete le mie pene in tal momento, dite voi s'egual tormento può soffrir un fido cor? [Non temer, amato bene, ...] 29 Allo stesso periodo compositivo appartiene anche il rivoluzionario Concerto per pianoforte e orchestra n. 20, eseguito il giorno successivo al completamento e con le parti definitive distribuite agli orchestrali al momento stesso di andare in scena. Con esso Mozart rompe con la tradizione del concerto per pianoforte come genere di svago, dando forte personalità allo strumento e sfruttando a pieno le sue risorse dinamiche e timbriche, raggiungendo per la prima volta orizzonti espressivi del tutto nuovi in cui il virtuosismo è orientato verso forme più drammatiche e in grado di coinvolgere emotivamente l'ascoltatore. Nella composizione, una pietra miliare nella storia della musica, l’autore raccoglie tutte le precedenti esperienze e anticipa molte delle caratteristiche sonore che saranno fatte proprie dal Romanticismo. Non per niente questo fu il concerto preferito da Beethoven, che ne scrisse la cadenza ancora eseguita da gran parte degli interpreti e stasera interpretata anche dal maestro Marcelletti. Mozart purtroppo non ci ha lasciato la propria, che egli stesso era solito improvvisare con virtuosismo impareggiabile durante le memorabili esibizioni come solista e direttore dei suoi concerti per pianoforte. Le cadenze pertanto erano scritte dal compositore solo per quei concerti meno impegnativi e destinati ad altri esecutori più modesti. L’organico orchestrale raggiunge in quest’opera d’arte dimensioni maggiori del solito ed ha un ruolo pienamente integrato e non subalterno al solista. La concezione formale acquista così una più vasta articolazione interna ed il carattere virtuosistico si evolve in un discorso più complesso e dotato di una propria azione drammatica. Questo anche a causa della tonalità prescelta, quel re minore particolarmente indicato per toccare le corde ed i sentimenti più intimi dell'animo umano e che il compositore utilizzerà anche per la sua ultima opera: la grandiosa Messa da Requiem KV 626 da noi proposta nella prima edizione di Musica&Musica del 2006. Nell’Allegro iniziale Mozart, pur rispettando la tradizionale forma sonata, rinuncia alla facile identificabilità dei temi, giocando a tenderne al massimo l'articolazione di un clima cupo e ossessivo che tramite l’archetto dei bassi coinvolge l'ascoltatore fin dai primi secondi in un’atmosfera sincopata. Brevemente sospesa da un disperato e lirico interludio, la drammatica introduzione è improvvisamente risolta dall’apparizione del pianoforte, con una melodia dolce e delicata ma solo apparentemente nuova. Tra tensioni e contrapposizioni i temi si rincorrono, incastrano e sovrappongono l’un l’altro in una drammaticità tutta teatrale, in un vortice di emozioni in cui il pianoforte ha la forza di capire e spiegare il tutto, così da rasserenarci fino alla ripresa del tormentoso arpeggio che aveva aperto il concerto; quasi fosse un pensiero ossessivamente eterno e non ancora svelato. La Romanza, in netto contrasto con il carattere del movimento precedente, propone un tema sereno e apparentemente idilliaco, esposto dal solista e poi palleggiato dalla maestria mozartiana con l’orchestra, che qui ha un ruolo esclusivamente di supporto. La grazia sorprendente della melodia molto sem- plice, dolce e rasserenante, crea un’atmosfera pacata che si fa sempre più tenera, dolce e delicata, fino alla commozione, prima che un improvviso turbamento la rompa con una serie di scale forsennate che richiamano alcuni passaggi dello sviluppo del primo movimento. Poi, come era svanita, dopo un arpeggio rallentato e un arabesco ritornano la quiete ed il tema iniziale, che chiudono la pagina in un clima di finta riconciliazione. L’ultimo movimento, un frenetico e incalzante Rondò, è aperto da una sequenza crescente di note veloci del pianoforte, seguita da uno dei più precipitosi e agitati fugati della letteratura mozartiana. La ricomparsa del pianoforte e della sua forza brillante riporta un primo ingannevole accenno di respiro per poi ricadere nel frenetico dialogo culminante in un’ampia nuova cadenza solistica. Lo scherzo finale fra orchestra e solista porta ad una sfolgorante e inattesa chiusura del concerto, quasi una rassicurazione dopo l’ascolto di una delle più drammatiche pagine della storia della musica; talmente innovativa e complessa per i contemporanei di Mozart da avviare al declino la sua breve fortuna presso il pubblico viennese. Concerto realizzato con la collaborazione di: 31 mercoledì 10 agosto ore 22,15 Castello della Pieve UN PENTAGRAMMA DI STELLE: Folk Rock Night Sebsibenal Gianluca Franchi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce, chitarra Simone Masoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce, chitarra, tastiere, fisarmonica Achim Veuhoff . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce, basso Annalisa Franchi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . violino Giorgia Fanelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce Gloria Gabellini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce Lorenzo Bartolommei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . batteria 32 Concerto abbinato alla Camminata sotto le stelle di San Lorenzo. Chi volesse partecipare anche all’escursione notturna guidata, da Mercatello a Castello della Pieve, organizzata dall’associazione Arte e Altro di Mercatello, potrà iscriversi e ricevere maggiori informazioni telefonando al 320 8935754 33 domenica 14 agosto ore 21,15 chiesa di San Francesco VIVA V.E.R.D.I.: le sinfonie e i cori colonna sonora del Risorgimento per i 150 anni dell’Unità d’Italia Orchestra Sinfonica G. Rossini Coro Polifonico Icense diretto da Guerrino Parri Lanfranco Marcelletti . . . . . . . . direttore Giuseppe Verdi (1813-1901) da Nabucco - Milano, Teatro alla Scala, 1842 - Sinfonia - Va', pensiero, sull'ali dorate, coro degli ebrei da La traviata - Venezia, Teatro la Fenice, 1853 - Preludio da Ernani - Venezia, Teatro la Fenice, 1844 - Esultiamo! Letizia ne innondi!, coro cavalieri e dame da I vespri siciliani - Parigi, Opéra, 1855 - Sinfonia da La forza del destino - San Pietroburgo, Teatro Imperiale, 1862 - Sinfonia da I lombardi alla prima crociata - Milano, Teatro alla Scala, 1843 - O Signore, dal tetto natìo, coro dei cavalieri da Aida - Il Cairo, Khedivial Opera House, 1871 - Sinfonia - Gloria all'Egitto e ad Iside, coro del popolo e dei sacerdoti - Marcia trionfale - Ballabile - Vieni, o guerriero vindice, coro del popolo e dei sacerdoti on è semplice oggi comprendere la mentalità dei grandi romantici risorgimentali, ma forse vale ancora la pena cercare di capire il mondo di passioni, condivise da quelle generazioni che hanno segnato la storia del lungo e travagliato processo di unificazione nazionale. Una di queste è senz’altro quella musica che da sola legava fra di loro i sette stati preunitari controllati da potenze straniere. N 34 Sulle note di Giuseppe Verdi, musicista risorgimentale per eccellenza, la riascolteremo per celebrare i 150 anni dell’Italia scaturita dal Risorgimento; ovvero da quel sentimento che seppe risvegliare la mutilata coscienza nazionale. La collocazione dei brani nel contesto storico è dunque fondamentale per l’interpretazione delle loro valenze psicologiche più profonde, così come di quelle simboliche, sociali, politiche ed etiche. La musica fu certamente basilare per la costruzione di un ideale e un patrimonio culturale comune degli italiani ancora in cerca della propria identità. Nei versi e nelle note provenienti dai teatri il popolo oppresso aveva infatti saputo trovare la sua voce; una voce che si propagò in tutta la penisola divenendo il simbolo delle aspirazioni unitarie. Con Mazzini, Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II, Verdi è certamente un simbolo dell’epoca; tutt’altro che rinchiuso nel suo universo musicale, cosciente dei mutamenti politici e sociali, calato nella realtà del suo tempo, partecipe alle ansie e ai problemi del movimento politico risorgimentale di cui fu, più o meno volontariamente, guida morale significativa. Il grande compositore fu sì deputato a Busseto e senatore del neonato Regno d’Italia, ma il contributo fondamentale che portò all’unità nazionale resta la sua musica che, sfidando la censura, fu vera e propria colonna sonora del periodo storico, bandiera della protesta contro l'oppressore, Biblia pauperum dei patrioti ottocenteschi, mantice in grado di attizzare il fuoco risorgimentale e riempirlo di simboli e bellezza. Attraverso il melodramma, la forma di spettacolo più amata dell’epoca e elemento fondamentale della nostra cultura nazionale, egli seppe dar voce ai sentimenti patriottici di nobili, borghesi e popolani, che si incontravano e rendevano partecipi degli sviluppi sociali, accorrendo alle rappresentazioni nei teatri di tutta Italia. Col pretesto dell’opera, nei palchi si chiacchierava, si cospirava, si concludevano intese senza destare alcun sospetto nella polizia; come ben evidenziano le celebri sequenze introduttive del film Senso di Luchino Visconti, con protagonista quello stesso Trovatore verdiano non a caso scelto per inaugurare il Teatro Bramante di Urbania. Non dimentichiamoci poi che proprio questi luoghi di spettacolo, visto l’analfabetismo della stragrande maggioranza della popolazione italiana, erano allora l'unico mezzo artistico e immediato di diffusione delle idee. Giuseppe Verdi Il teatro, erroneamente incoraggiato dagli oppressori convinti che chi si diverte non pensa alle rivoluzioni, rappresentava così il contatto diretto con il pubblico più vasto e riverberava la propria influenza sulla società, così come oggi ha il potere di fare la televisione. Ricorrenti nei lavori verdiani, soprattutto nei soggetti eroici ed epici, le più o meno velate allusioni alla situazione italiana. Temi civili a cui la forza creativa della musica del compositore di Busseto dona, anche non volendo, fremiti virili in grado di scuotere gli animi e infervorare gli spiriti con il suo carattere energico, i ritmi netti e incalzanti, l’irruenza e la cantabilità che rispecchiano gli entusiasmi e le passioni del tempo. L'opera lirica assorbì infatti il clima dell'epoca e si prestò a veicolare messaggi patriottici colti ovunque e al volo, principalmente nelle celebri pagine corali dove, sotto la metafora dei più disparati avvenimenti storici, si finiva per identificare sempre e comunque il popolo italiano che cantava il suo sentimento di indomito orgoglio e la volontà di riscossa contro l’oppressione. 36 Il coro, del resto, era stato indicato anche da Mazzini come il simbolo dell’armonica fusione fra i sentimenti individuali e quelli collettivi, espressi attraverso una nuova musica, non più aulica e aristocratica, ma romantica e popolare, investita della funzione civilizzatrice nazionale e in grado di divenire un alleato potente per la liberazione. Il grido Viva Verdi, acrostico rivoluzionario ripetuto nei teatri e scritto nelle strade, allusivo a Vittorio Emanuele Re D’Italia, legò indissolubilmente il nome del musicista agli avvenimenti politici in atto e agli italiani. Assurto a simbolo vivente del nostro Risorgimento, Verdi fu amato fino all’ultimo dalla gente, che sparse paglia sulle strade per non disturbare la sua agonia, e dalle istituzioni, che decretarono il lutto nazionale alla sua morte. Per volontà del compositore le esequie furono modestissime, ma quando la sua salma fu traslata nella Casa di Riposo per Musicisti, da lui stesso fondata con grande spirito filantropico, vi fu una manifestazione oceanica con migliaia di voci riconoscenti che cantavano il Va’ pensiero dal Nabucco. Proprio quest’opera, destinata grazie al celebre coro ad alimentare la sua fama fino ai giorni nostri, è lo spunto per l’avvio della nostra serata. Questo monumento nazionale, anche se non il lavoro meglio riuscito di Verdi, segna il suo primo trionfo dopo gli insuccessi e i gravi lutti che nel giro di un anno lo avevano privato della moglie e dei due figlioletti. Trionfo dovuto principalmente alla capacità di associare un antico soggetto religioso, le vicende degli ebrei durante la cattività babilonese del re Nabucodonosor, alla sensibilità popolare dell’epoca; accomunando gli animi sulla base di un’attenzione sempre maggiore a più ampi settori sociali. Con quest’opera, assunta dall’immaginario collettivo a capostipite del risorgimento musicale e simbolo dello spirito patriottico, la musica italiana scopre il popolo, facendolo protagonista di pagine corali indimenticabili, capaci di diffondersi velocemente e suscitare energie vitali che dal teatro passarono alla strada e poi al campo di battaglia. La trascinante Sinfonia fu composta all’ultimo momento, miscelando nuovi motivi musicali ad elementi tematici già inseriti nell’opera, tratteggiando così in pochi minuti il carattere del lavoro teatrale, tutto giocato sul movimento e sul canto corale delle masse. Gli ottoni aprono il brano con un calmo e sommesso corale affidato ai fiati, che evidenzia l’ideale religioso degli ebrei di fronte alla persecuzione, interrotto da improvvise esplosioni guerresche, evocanti le milizie assire. La lirica sezione centrale è ricalcata sul tema del Va’ pensiero, esposto prima dai fiati sul pizzicato e quindi declamato a gran voce, fino a svanire nel cinguettio di flauto, ottavino e clarinetto. La chiusa è risolta da episodi di carattere eroico che sfociano nella stretta finale, in un crescendo di rossiniana memoria che allude alla gioia di un intero popolo. Nel malinconico e rassegnato Va’ pensiero, coro attorno al quale ruota tutta la fama dell’opera, c’è il fatidico incontro tra la melodia verdiana e le speranze dei patrioti italiani. L’accorata nostalgia della patria perduta e l’atto d'accusa contro la dominazione straniera non potevano che essere interpretati come un motivo risorgimentale, tramutandosi in volontà di azione, fede di un possibile riscatto e aspirazione alla libertà. Il brano è collocato nella terza parte dell’opera, quando gli ebrei, sconfitti e prigionieri, ricordano la cara patria perduta mentre sono costretti a lavorare sulle sponde dell'Eufrate. La sommessa sonorità della breve introduzione orchestrale è rotta dall'improvviso tremolo degli archi, con delicati ricami di flauto e clarinetto, che evocano i luoghi cari e lontani di cui parlano i versi. Va’ pensiero (T. Solera) Va', pensiero, sull'ali dorate, va' ti posa sui clivi, sui colli, ove olezzano libere e molli l'aure dolci del suolo natal! Del Giordano le rive saluta, di Sïonne le torri atterrate ... Oh mia patria sì bella e perduta! Oh membranza sì cara e fatal! Arpa d'ôr dei fatidici vati perché muta dal salice pendi? Le memorie nel petto raccendi, ci favella del tempo che fu! O simìle di Sòlima ai fati traggi un suono di crudo lamento, o t'ispiri il signore un concento che ne infonda al patire virtù! Ma non sono solo le parole dell’ode ad evocare idee patriottiche. La musica stessa dà un’idea molto chiara di coralità grazie alle sue voci all’unisono, al carattere innodico e alla totale mancanza di varietà ritmica che crea quell’effetto incantatorio artefice della sua fama. La cantilena elegiaca, nobile e commossa, si snoda sul semplice accompagnamento e trova maggior vigore nelle parole Arpa d'or dei fatidici vati, prima di ripresentarsi arricchita dalle fioriture dei legni. Un brano sentito e risentito ma assolutamente insostituibile per il suo intatto valore simbolico. 37 Garibaldi con il cappello “all’Ernani” La visione sostanzialmente positiva della vita traspare continuamente nella musica verdiana, anche dove gli ideali di giustizia e pace sono palesemente traditi dall’iniquità umana e il dolore si manifesta come forza lacerante. Così è anche in Traviata, opera popolare che si coniuga perfettamente con l’intimismo lirico più profondo e complesso, dove l’amore per la vita persiste con tenacia nelle parole della protagonista morente. Il Preludio è una sorta di racconto a ritroso della vita di Violetta e determina già compiutamente l’atmosfera dell’intera vicenda: il tema introduttivo è lo stesso che la vedrà malata nel suo appartamento di Parigi, mentre quello successivo riprende la slanciata melodia Amami, Alfredo, arricchita da un frivolo disegno decorativo che ne ricorda la dissoluta condotta precedente l’incontro con l’amore. Verdi fissa così in questo breve e sublime brano i due poli attorno ai quali graviterà tutta l’azione appassionata dell’opera: amore e morte. Privo di spunti politici, il capolavoro verdiano vedrà comunque innalzare attorno a sé gli ostacoli di una burocrazia ottusa e di un moralismo retrivo e provinciale, per l’audace ambientazione e l’impreparazione di un pubblico, abituato a tutt'altre tematiche. Il ciclo del Risorgimento eroico e repubblicano del ‘48 è ormai chiuso per lasciar posto al compromesso diretto ad ingrandire il Piemonte. Non vi è più lo spirito rivoluzionario che aleggiava in Ernani; storia di un nobile e romantico bandito spagnolo consumato dalla passione e desideroso di vendetta nei confronti del Re. Opera con la quale Verdi era tornato ad infiammare il pubblico italiano, pronto a riconoscere allusioni patriottiche ad ogni spunto. Il cappello all’Ernani venne così preso a modello, prima che dal corpo degli Alpini, dai sostenitori della causa nazionale, mentre l’acclamato coro del terzo atto provocò l’intervento stizzito della censura austriaca. I veneziani, come si è ripetuto quest’inverno a Roma nel Nabucco diretto dal Mestro Muti, cantarono con i coristi il Si ridesti il leon di Castiglia; liguri e piemontesi mutarono le parole a Carlo Magno sia gloria ed onor in a Carlo Alberto sia gloria ed onor. La popolarità dell’opera, una sorta di prima bozza del Trovatore, si deve però anche ad una particolare felicità creativa, tradotta in una profusione di melodie accattivanti e cantabili, come il brioso coro in programma: Esultiamo!, che dal salone di un castello apre il secondo atto del melodramma. Francesco Hayez, I Vespri Siciliani, scena 3 - 1846 Esultiamo! (F.M. Piave) Tutti Esultiamo! Letizia ne innondi! Tutto arrida di Silva al castello; no, di questo mai giorno più bello, dalla balza d'oriente spuntò. Esultiamo! Esultiam! Dame Quale fior che le aiuole giocondi, olezzando dal vergine stelo, cui la terra vagheggia ed il cielo, è d'Elvira la rara beltà. Cavalieri Tale fior sarà colto, adorato, dal più bello e gentil cavaliere, ch'ora vince in consiglio e sapere quanti un dì col valore eclissò. Tutti Sia il connubio, qual merta, beato, e se lieto esser possa di prole, come in onda ripetesi il sole, de' parenti abbia senno e beltà. Esultiamo! Esultiam! Argomento politico, ultimo specificatamente patriottico, tratta anche I Vespri siciliani, grand opéra scritto da Verdi per Parigi e, per ragioni di una bizzarra censura, rappresentato in Italia come Giovanna di Guzman, trasportando la vicenda in Portogallo. La trama in realtà racconta la duecentesca insurrezione del popolo palermitano contro gli Angioini e piacque particolarmente ai neo-medievalisti ottocenteschi, sembrando un canovaccio ideale per quei patrioti italiani che cercavano nel passato le radici dell'unità nazionale. I Vespri divennero a tutti gli effetti così risorgimentali da apparire perfino in una strofa dell'Inno di Mameli: «Dall' Alpe a Sicilia, / dovunque è Legnano; / ogn' uom di Ferruccio / ha il core e la mano; / i bimbi d' Italia / si chiaman Balilla; / il suon d' ogni squilla / i Vespri suonò». 39 Mercatello, Pal. Gasparini, Garibaldi parte da Quarto con i Mille Bellissima la Sinfonia che ben esprime l’immagine di una rivoluzione vittoriosa, dello spirito di giustizia e dei sentimenti di libertà che avevano animato i moti contro i francesi. La sua forma bipartita prevede un minaccioso Largo iniziale che dal pianissimo si carica sempre più di inquietudine fino a sfociare, passando per il famoso tema dei violoncelli, nell’esplosione dell’Allegro agitato, carico di toni eroici e amorosi, che conclude la prima parte della serata. Si riparte con un’altra celeberrima sinfonia di un melodramma osteggiato dal potere e del quale fu interdetto persino lo spartito: La forza del destino. Per la censura austriaca anche la sola musica verdiana era infatti pericolosa. La forma a pot-pourri, di struttura simile a quella già ascoltata nel Nabucco, ha in questa Sinfonia un senso di unità ben più marcato e contribuisce a realizzare uno dei brani strumentali meglio riusciti e più famosi di Verdi. Dopo sei perentori squilli degli ottoni, gli archi inseriscono un tema ansioso e concitato, detto del destino, che nella sua ripetitiva insistenza evoca una fatalità ineluttabile. 40 A questo motivo dominante si intrecciano e contrappongono durante lo sviluppo spunti melodici tratti da momenti capitali dell’opera, che lo contrappuntano o con esso si mescolano sino alla brillante conclusione. Successo analogo a quello del Nabucco accompagnò la messa in scena de I Lombardi alla prima crociata, in cui l’elemento risorgimentale è ancor più marcato che nell’opera sugli ebrei, della quale riprendeva in particolare lo spirito nel coro O Signor che dal tetto natio; in grado di suscitare immediatamente l’entusiasmo dei patrioti. Il collegamento con l’opera precedente era scontato anche nelle intenzioni dello stesso Verdi e di Temistocle Solera, medesimo librettista, ben consapevoli che riprendendo lo stesso filone risorgimental-patriottico, ne avrebbero certamente rinnovato la fortuna. L’opera coglieva infatti nella vicenda dei Lombardi, ancora una volta quella volontà di riscatto che ben si addiceva allo stato d’animo degli italiani, dando voce alle aspirazioni collettive condivise dagli autori stessi. Il coro, intonato all’unisono dai cavalieri assetati fra le sabbie infuocate, ricorda l’aria fresca, i ruscelli e i laghi della terra lombarda, modellandosi chiaramente sul più celebre Va’, pensiero, del quale ricalca l’andamento nobile e solenne, prima di disperdere la sua forza in trilli e acciaccature. O Signore, dal tetto natìo (T. Solera) O Signore, dal tetto natìo ci chiamasti con santa promessa. Noi siam corsi all’invito di un pio, giubilando per l’aspro sentier. Ma la fronte avvilita e dimessa hanno i servi già baldi e valenti! Deh, non far che ludibrio alle genti Sieno, Cristo, i tuoi figli guerrier! O fresch’aure volanti sui vaghi ruscelletti dei prati lombardi! Fonti eterne! Purissimi laghi! O vigneti indorati dal sol! Dono infausto, crudele è la mente che vi pinge sì veri agli sguardi, ed al labbro più dura e cocente fa la sabbia d’un arido suol! L’impegno di Verdi, oltre ad arricchire il nostro patrimonio culturale, ha contribuito in maniera determinante alla definizione dell’identità italiana, tanto da diventarne uno dei simboli ancor oggi più apprezzati. Ma assieme alla società anche la musica, che ne è uno degli specchi più sensibili, stava in quegli anni cambiando. Così, dopo i febbrili e frenetici anni risorgimentali, Verdi si permise di comporre senza fretta e di sperimentare nuove strade in grado di liberare il melodramma dagli schemi in cui era stato imprigionato, elevandolo a dramma più vivo ed incisivo. È il caso di Aida, opera esotica e spettacolare ambientata nell'antico Egitto e che, nelle intenzioni del compositore, avrebbe dovuto chiudere la sua lunga e prestigiosa carriera. Il momento culminante e più noto del melodramma, la celeberrima grande Scena del Trionfo, è l’ideale per chiudere la nostra celebrazione centenaria. Il blocco sinfonico-corale-coreografico accompagna nella trama la parata delle truppe egizie, preceduta da una pomposa introduzione strumentale, che sottolinea l’ingresso della corte, e dal canto di ringraziamento della folla. Gloria all'Egitto (A. Ghislanzoni) Popolo Gloria all'Egitto, ad Iside che il sacro suol protegge! Al Re che il Delta regge inni festosi alziam! Gloria! Gloria! Gloria! Gloria al Re! Gloria! Gloria! Gloria! Inni alziam, Inni alziam! Gloria al Re! inni festosi alziam! Donne S'intrecci il loto al lauro sul crin dei vincitori! Nembo gentil di fiori stenda sull'armi un vel. Danziam, fanciulle egizie, le mistiche carole, come d'intorno al sole danzano gli astri in ciel. Sacerdoti Della vittoria agli arbitri Supremi il guardo ergete; grazie agli Dei rendete nel fortunato dì. Donne Come d'intorno al sole danzano gli astri in ciel. Uomini Inni festosi alziam al Re. Alziamo al Re Sacerdoti Grazie agli dei rendete nel fortunato dì. Franco Corelli nel ruolo di Radames Lo sfilare delle truppe davanti al Re è accompagnato dalla fastosa quanto celebre Marcia Trionfale. I ritmi esotici del seguente Ballabile sostengono danzatrici che consegnano i tesori dei vinti. Infine, la comparsa di Radames, generale vittorioso, è accolta dalla ricomparsa del coro in un’autentica apoteosi. Popolo Vieni, o guerriero vindice, vieni a gioir con noi; sul passo degli eroi i lauri, i fior versiam! Sacerdoti Agli arbitri supremi il guardo ergete. Grazie agli dei rendete nel fortunato dì. 41 mercoledì 17 agosto ore 21,15 chiesa di San Francesco LA BACCHETTA MAGICA: un Mondo di giovani direttori per Bartok, Beethoven, Bizet, Mozart, Stravinsky e Rossini Orchestra Sinfonica G. Rossini Barbara Cherubini Sergei Eleazar de Carvalho Andreas Eriksson Ricardo de Sousa Castro André Teixeira Brant Gregory Tufts . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .direttori Lanfranco Marcelletti . . . . . . . . docente Béla Viktor János Bartók (1881-1945) Danze popolari rumene - 1917 1. Jocul cu bâtă (Danza del bastone) - Energico e festoso / 2. Brăul (Girotondo) - Allegro / 3. Pe loc (Sul posto) - Andante / 4. Buciumeana (Danza del corno) Moderato / 5. Poargă românească (Polka rumena) - Allegro / 6. Măruntel (Passettino di Belényes) – Allegro / 7. Măruntel (Passettino di Nyàgra) - Più allegro Ludwig van Beethoven (1770-1827) Sinfonia n. 2 in Re magg. Op. 36 - 1803 - Adagio - Allegro con brio - Larghetto - Scherzo: Allegro - Allegro molto Georges Bizet (1838-1875) dalla Suite n. 1 da Carmen - 1875 - Les dragons de Alcala - Seguidilla Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) Sinfonia n. 32 in Sol magg. KV 318 - 1779 Igor' Fëdorovič Stravinskij (1882-1971) Eight Instrumental Miniatures - 1962 1. Andantino / 2. Vivace / 3. Lento / 4. Allegretto / 5. Moderato: Alla breve / 6. Tempo di marcia / 7. Larghetto / 8. Tempo di tango Gioachino Rossini (1792-1868) da Il Signor Bruschino - 1813 - Ouverture Produzione in collaborazione con Aria Italiana 42 Q mentate, da un’ampissima raccolta etnica avviata nel 1905, quando intraprese insieme a Zoltán Kodály il suo primo viaggio per la registrazione e la trascrizione della musica popolare magiara e centro-orientale. Tale genere musicale interessava Bartók non solo come materiale primario per le sue composizioni, ma anche come mezzo per arrivare, attraverso le strutture melodiche e ritmiche oggetto d'indagine, a un’atmosfera libera dalla tirannia dei sistemi classicheggianti. Il passaggio è comunque graduale: da un intento conoscitivo ad uno artistico - dal pianoforte all’orchestra, in grado di ampliare le relazioni fra la tradizione popolare e la personalizzazione di questa da parte del compositore moderno. La freschezza dei ritmi e delle melodie viene così combinata con un’armonia ardita e con nuovi effetti sonori, in un’impressionante sintesi di musica di intrattenimento e avanguardia. Per evitare comunque scarti troppo bruschi con l’originale, Bartòk sceglie un organico ridotto, riprendendo l'esempio dell'orchestrina di paese più vicina alle tradizioni popolari. La ricerca timbrica diviene così preminente, oscillando fra colto e popolare, come ben evidente fin dall’inizio della composizione. B. Bartók uello del direttore d'orchestra non è affatto un mestiere in estinzione, come si continua a vociferare alla morte di ogni grande Maestro. Al contrario, sempre più giovani talenti, provenienti da luoghi e culture profondamente differenti, decidono di intraprendere questa irta strada. Per essere un buon direttore, infatti, non servono solo una straordinaria competenza musicale e anni di studio e di gavetta, ma soprattutto un carattere di ferro e tanto carisma; in grado da consentire di tener testa agli orchestrali, pur rimanendo nelle loro grazie. Siamo quindi molto orgogliosi che alcuni giovani direttori d’orchestra provenienti da tutto il Mondo abbiano scelto proprio il corso di perfezionamento organizzato da Aria Italiana, qui a Mercatello, come punto fondamentale per l’avvio delle loro carriere, che gli auguriamo di cuore favolose. Con l’apporto fondamentale del Maestro Lanfranco Marcelletti, titolare del Master Class che stasera si conclude, abbiamo quindi organizzato con gioia questo concerto a loro dedicato e con il quale chiudiamo il sipario sulla stagione 2011; una serata piacevole, festosa e che getta un ponte verso il futuro ed altre nuove attività che Musica&Musica ha dimostrato di saper attivare nel territorio, ponendosi all’attenzione di un bacino geografico ed un pubblico sempre più vasto. È dunque con immenso piacere che vedremo galleggiare nell’aria nuove e promettenti bacchette in grado, con l’istintiva capacità comunicativa del direttore che le fa danzare, di strutturare armoniosamente il suono d'insieme, dettando tempi, ingressi e dinamiche, frutto di interpretazioni e studi approfonditi. A sottolineare la fondamentale parte della preparazione e la magnifica struttura cosmopolita del gruppo di giovani direttori, apriamo il concerto con un compositore che è fra i più grandi studiosi della musica popolare e tra i pionieri dell’etnomusicologia: l’ungherese Béla Bartók. Egli trasse le Danze popolari rumene, scritte prima per pianoforte e solo successivamente da lui stesso stru- Qui si concretizza l'Allegro con brio, dinamico e comunicativo, basato su una idea vigorosa che sfreccia inquieta, spigliata e gioiosa tra una miriade di accenni che si stipano nella pagina, colma di entusiasmo creativo. Nel soave Larghetto coesistono le grazie del Settecento e la consapevolezza della loro imminente estinzione. Così, assieme alla piacevolezza dei dialoghi classici, si avverte un brivido romantico di malinconia per un periodo morente. Puro ritmo è invece l'essenza del semplice Scherzo; un brano ironico e grottesco, essenziale e rapido nei cambi di tonalità e timbro, con cui Beethoven per primo abolisce il minuetto di maniera. Una vasta ed estrosa ricapitolazione degli atteggiamenti espressivi ascoltati si ha nell’Allegro molto finale; ancora giocoso, ma ormai basato su un tema di grande complessità armonica, scosso da aspri e turbolenti contrasti, fulminei e scontrosi, eccentrici e umoristici, che non hanno più nulla di settecentesco. L. van Beethoven Proponiamo ora ad un’opera più conosciuta, anche se fra le sinfonie di Ludwig van Beethoven è certamente tra le meno eseguite. La Seconda, pur pervasa di energia e serenità, nasce mentre il musicista attraversa uno dei suoi momenti più dolorosi e scoraggianti; segnato dall’acuirsi della sordità e dalla delusione sentimentale patita a causa del rifiuto della Contessina Guicciardi. Questo si tradusse però in uno stimolo a moltiplicare le sue possibilità espressive, a consegnarsi anima e corpo alla sua vocazione creativa. Creatività che in questo spartito i contemporanei avvertirono eccessiva e sorprendente, anche se ai nostri orecchi si possono solo scorgere le linee principali della “romantica” sofferenza sulle quali cavalcherà la dirompente sinfonia successiva: Eroica. La Seconda si apre con un Adagio che, dopo poche battute, si avvia per campi armonici cangianti, presentando frammenti e spunti melodici e ritmici sempre nuovi. G. Bizet Due piccole, grandi, perle estratte da Carmen, lavoro più rappresentativo di Georges Bizet, ci consentono di esplorare nuovi orizzonti. Capolavoro assoluto del teatro musicale, l’opera debuttò fra polemiche e proteste per la novità della messa in scena ed il soggetto immorale. L’anticonformismo di Bizet, morto poco dopo la prima ignaro del clamoroso successo che gli si prospettava, è intuibile anche dal solo ascolto dell’invenzione musicale presente nello spartito. Il breve preludio al secondo quadro, Les Dragons d’Alcala è una sorta di umoristica canzone da caserma affidata ai fagotti ed al tamburo; brano inserito nella prima Suite ricavata dal materiale musicale dell’opera. Infatti, come è accaduto per molte altre composizioni teatrali e balletti famosi, anche di Carmen sono state fatte diverse riduzioni orchestrali per un'esecuzione antologica dedicata al semplice ascolto. Così è avvenuto anche per la celeberrima Seguidilla, motivo con cui la protagonista seduce il brigadiere che avrebbe dovuto condurla in prigione, promettendogli quell’amore che segnerà definitivamente le loro vite e il prosieguo della trama. Questi due luminosi mozziconi manifestano già da soli ed in modo lampante, la straordinaria ispirazione esotica della musica di Bizet, con le sue citazioni folcloristiche e i ritmi di danza propri della personalità dell’autore. 45 Continuando in questo nostro viaggio in “tempi, luoghi e culture” differenti, ci troviamo ora al cospetto di un altro genio indiscusso della musica: Wolfgang Amadeus Mozart. La Sinfonia n. 32 che ascolteremo, scritta dal giovane salisburghese ventitreenne, non ha però ancora quella struttura strumentale dialetticamente articolata e complessa alla quale ci riferiamo oggi quando parliamo di questa forma orchestrale. Al tempo questa era infatti ancora intesa come un brano da concerto destinato ad aprire o chiudere un programma musicale focalizzato su pezzi virtuosistici o solistici. Segue pertanto l'influenza dell'ouverture in stile italiano che, secondo lo spirito dell'opera buffa, era articolata in tre tempi (Presto - Adagio - Presto), distinti fra loro soltanto esteriormente, ma che si sviluppava in un tempo solo. Il piacevole e scorrevole gioco di imitazioni iniziale è tipico delle ouverture. L’andante centrale è delicato, morbido e persuasivo, in linea con la migliore tradizione mozartiana, e sfocia nella ripresa del primo tempo, che chiude la composizione; prezioso tassello della creatività mozartiana. W.A. Mozart 46 I. Stravinskij G. Rossini Come i pezzi di Bartók ascoltati in apertura, anche le Eight Instrumental Miniatures di Igor Stravinskij sono una ripresa di una serie di melodie scritte inizialmente per pianoforte. I pezzi originali, piccoli gioielli di semplicità, avevano uno scopo puramente didattico, e vennero ricomposti e ripensati dall’autore per quindici esecutori, rivelandone così una natura del tutto nuova. Pur mantenendo i toni originali, l’ordine dei movimenti venne modificato, segnando così un percorso geniale per la sua semplice coerenza. Questo è cosparso di una molteplicità di segnali ed elementi intrecciati in una rete di rimandi a forme del passato, senza però mai scadere in un atteggiamento manieristico. L’Andante è nel segno dell’infantile purezza, rappresentata da una semplice e cullante nenia. Lo zampillante Vivace si regge invece su un incessante ritmo che sfocia, senza interruzione, nel Largo dal tono pensoso e introverso. Il quarto movimento, Allegretto, ci esalta nuovamente ma stavolta con una scrittura decisamente meno lineare di quella del secondo numero. Il successivo Moderato reinterpreta in maniera personale una melodia di stampo settecentesco, prima che irrompa il pomposo ed ironico Allegro. L’elegiaco Laghetto che segue, trabocca di una composta nostalgia e ci accompagna verso l’ultimo brano della raccolta, dedicato ad un ballo: Tempo di tango. In conclusione ritroviamo la breve e spiritosa sinfonia di una delle vulcaniche farse giovanili di Gioachino Rossini: Il Signor Bruschino. I brani introduttivi rossiniani sono universalmente riconosciuti come uno straordinario esempio ed un saggio perfetto della sua abilità e originalità compositiva. Connotati da una decisa vitalità ritmica, da una spiccata inventiva melodica, dalla lucida orchestrazione, da una forza propulsiva nuova, dalla varietà dei famosi “crescendo”, bastano, da soli, a delineare la personalità unica del grande pesarese. L’Ouverture in programma occupa però un posto di rilievo nella storia della musica. Deliziosa e conosciutissima essa infatti anticipa di un secolo e mezzo le più avanzate avanguardie del ‘900. Il brillante e scherzoso brano, oltre all’eliminazione del tradizionale tempo lento iniziale e al conseguente immediato precipitare in un clima umoristico esplicito, si segnala soprattutto per la trovata del curioso effetto ottenuto da Rossini facendo battere il tempo con l’archetto sul leggio dai violini secondi. Ma l’esempio di Musique Concrète, con suoni vicini al “rumore” e teorizzata da Pierre Schaeffer solo nel 1948, è solo uno degli stupefacenti effetti timbrici che ci ha regalato la mirabolante produzione rossiniana, che speriamo di poter continuare a proporre ed ascoltare nelle prossime edizioni della stagione concertistica promossa dal Museo di San Francesco. 47 gli artisti Amici del Canto Chamber Choir Coro formato da circa venticinque cantanti, sia professionisti che studenti di musica, fondato nel 2005 da Nigel Shaw, che ne è il direttore, e con sede nelle meravigliose coste del Galles del nord. Il coro Amici del Canto vanta un repertorio vasto e variegato, che spazia dalla prima produzione Tudor, secolo Sedicesimo, fino a brani contemporanei; coprendo quasi mezzo millennio di storia della musica. Fanno parte del catalogo del coro la Messa in Angustiis di Haydn, The Crucifixion di Stainer, il Messiah di Handel e il Dichterliebe di Schumann. Gli Amici del Canto si sono esibiti non solo in molte località del Galles e del Regno Unito ma anche in prestigiose sedi quali l’Alte Nikolaikirche nel quartiere medievale di Francoforte e la Basilica di S. Pietro nella Città del Vaticano. Lorenzo Antinori Nato nel 1987, a otto anni ha iniziato i suoi studi con P. Fraternale, presso la Cappella Musicale di Urbino. Nel 2009 si è diplomato con il massimo dei voti e la lode in Organo e Composizione Organistica sperimentale sotto la guida di M. Arlotti presso il Conservatorio Rossini di Pesaro, dove segue anche il corso di cembalo tenuto da M.L. Baldassari. Ha seguito vari corsi di perfezionamento, approfondendo lo studio delle prassi esecutive autentiche, unendo a questo un’ampia conoscenza delle fonti e dei trattati fondamentali per una corretta interpretazione di ogni repertorio. Da segnalare a tal proposito il suo impegno nel campo della ricerca musicologica e organaria antica nel territorio dell’Alto Metauro. Alcuni brani trascritti e revisionati dallo stesso Lorenzo Antinori da manoscritti conservati nella Biblioteca Comunale di Urbania sono stati eseguiti nel 2010 in occasione del convegno “Le Collezioni di Francesco Maria II a Casteldurante”. Nello stesso anno ha inciso la “Missa de Angelis” di S. Baiocchi e alcuni mottetti dello stesso autore e di D. Bartolucci, assieme al Rossini Chamber Choir diretto dallo stesso Baiocchi. 49 Vincitore di diversi e prestigiosi concorsi organistici nazionali è Organista della Basilica Concattedrale di Sant’Angelo in Vado, dell’Insigne Pieve Collegiata di Mercatello e della Confraternita della Morte di Urbino, nonchè dei cori polifonici Icense di Mercatello, Colombati di Pergola e Jubilate di Candelara, con i quali accompagna regolarmente importanti celebrazioni. Oltre all’intensa attività concertistica come solista e con I Cameristi del Montefeltro, ha collaborato come organista e cembalista con diverse formazioni cameristiche, orchestrali e corali: Ragazzi Cantori di San Giovanni in Persiceto, Cappella Musicale della Cattedrale di Fermo, Coro Polifonico Città di Porto San Giorgio, Orchestra da Camera delle Marche, Orchestra Sinfonica G. Rossini, Nuova Orchestra Regionale delle Marche, Orchestra della Cappella Musicale del SS. Sacramento di Urbino e Orchestra Pro Arte Marchigiana. Infine, con l’Orchestra dell’Accademia Adriatica, ha partecipato come cembalista alla prima esecuzione in epoca moderna del Magnificat di A. Conforti. Ana Julia Badia Feria Nata nel 1976 a L'Avana (Cuba), inizia lo studio del violino all'età di sei anni. Sin dalla tenera età è stata premiata in diversi concorsi nazionali ed ha suonato nelle più importanti sale da concerto del suo paese di origine. Si è laureata in violino con lode presso l'Università I.S.A. di Cuba, e poi diplomata al Conservatorio A. Boito di Parma, con lode e menzione speciale, sotto la guida di L. Fanfoni. Nel 1994 vince il concorso per primo violino nell'Orchestra Sinfonica Nacional de Cuba, ruolo che ricoprirà fino al 2004. In questi dieci anni, oltre a partecipare ad oltre 400 programmi sinfonici, ha svolto un’intensa attività cameristica e solistica. Nella stagione 1999 dell'orchestra cubana è stata il solista nel Concerto per violino e orchestra di J. Sibelius. Nel 2000, sempre con la stessa orchestra, ha eseguito in prima assoluta il Concerto per Violino e Orchestra di S. Eitan, compositore israeliano, e partecipato a tournée in Argentina, Brasile, Perù, Messico, Cina, Thailandia, Malesia, Corea del Sud, Spagna e Italia. Risultata idonea in diverse audizioni, ha suonato, oltre che con l’Orchestra Sinfonica G. Rossini di Pesaro: con l'Orchestra del Teatro Regio di Parma, l'Orchestra della Fondazione Teatro Lirico G. Verdi di Trieste, l'Orchestra Internazionale d'Italia e l'Orchestra della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari. Coro Polifonico Icense Costituito nel 1980 da don A. Lucciarini, dopo una lunga interruzione ha ripreso la sua attività nel 2004, per volontà di alcuni suoi componenti e dell’attuale presidente, don F. Bricca, che ne ha saputo mettere a frutto l’entusiasmo. La corale, composta da circa 35 elementi e diretta da Guerrino Parri, ha avuto l'onore, anche grazie alla collaborazione con l'organista Lorenzo Antinori, di esibirsi in importanti chiese, tra le quali: la Basilica di San Pietro in Vaticano, la Basilica Inferiore di San Francesco in Assisi, la Basilica della Santa Casa di Loreto, la Basilica Cattedrale di Urbino, il Duomo di Orvieto e la Basilica di Sant’Apollinare in Classe di Ravenna. Lo studio di un repertorio che, oltre a quello sacro, spazia tra generi musicali di epoche diverse, ha consentito inoltre al coro di organizzare rassegne dove si è esibito assieme a gruppi nazionali di grande valore. Ha poi con successo partecipato al festival regionale I colori della Musica, alla Rassegna Corale Autunnale di Pergola, alla Rassegna Nazionale Cantar la Voce di Urbania, alla Rassegna Canti di Natale di Serra San Quirico, alla stagione concertistica Musica a Corte e al festival I Suoni e la Parola di Fano. Da ricordare le esibizioni all’interno di Musica&Musica: con l’Orchestra da Camera delle Marche diretta da A. Cavuoto (2006) e l’Orchestra Sinfonica G. Rossini diretta da D. Agiman (2008) e da L. Marcelletti (2009 e 2010). Il coro vive con entusiasmo la propria evoluzione artistica, aperta a importanti collaborazioni; come quella che la vede impegnata nel mese di agosto, assieme all’Orchestra Sinfonica G. Rossini ed al Maestro Marcelletti, sul magnifico scenario del sagrato della Basilica della Santa Casa di Loreto, per la riproposizione del nostro concerto verdiano. Elena Giri Nata a Fano nel 1984, si è diplomata in flauto nel 2002 con il massimo dei voti e la lode al Conservatorio Rossini di Pesaro sotto la guida di A. Mattei, perfezionandosi poi con identico risultato al Conservatorio Maderna di Cesena. Sia come solista che in duo con la pianista Evgenia Nalivkina, è vincitrice di vari concorsi nazionali ed internazionali, così come di numerose borse di studio prestigiose, come quella intitolata alla memoria del grande Severino Gazzelloni o quella dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino. Ha partecipato a numerosi masterclasses e seminari per flauto e ottavino, strumenti coi i quali si esibisce in numerose formazioni cameristiche e orchestrali alle quali è risultata idonea: Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano (primo flauto), Orchestra della Fondazione Arena di Verona, Orchestra Classica di Alessandria (primo flauto e ottavino), Orchestra del Teatro Marrucino di Chieti, Orchestra Giovanile Italiana, Orchestra Filarmonici di Verona, Orchestra Filarmonica Lavinia di Livorno, Orchestra G. D'Annunzio di Pescara, Orchestra Maggio Formazione di Firenze, Orchestra OTLiS di Spoleto e Orchestra Sinfonica G. Rossini di Pesaro. Con quest’ultima si è esibita anche come solista, così come con l’Orchestra Sinfonica Pesarese e I solisti Aquilani. Lanfranco Marcelletti Considerato gran surpresa dalla critica spagnola, direttore d’orchestra e pianista, è uno degli artisti brasiliani più conosciuti a livello internazionale, acclamato per le sue coinvolgenti esecuzioni nel repertorio orchestrale e operistico. Ha diretto molte orchestre tra cui: Orchestra Sinfonica del Brasile, Orchestra del Teatro Nazionale di Brasilia, Orchestra Sinfonica Nazionale del Cile, Orchestra Sinfonica di Xalapa, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, Orchestra Sinfonica di Galicia, Haydn Chamber Orchestra di Londra e Orchestra del Festival Eleazar de Carvalho in Brasile. Il successo ottenuto al Glimmerglass Opera Festival nel 2000, dove ha iniziato la sua carriera operistica, lo ha portato a lavorare per altri importanti teatri; tra questi il Teatro Real di Madrid, il Teatro Calderón di Valladolid e la Commonwealth Opera in Massachusetts. Ha assistito il grande compositore A. Coppola, nella prima dell’opera Sacco e Vanzetti ed ha ideato, in collaborazione con l’attrice C. Bermejo, lo spettacolo per bambini www.mozart.deus. Ha iniziato gli studi musicali in Brasile, al Conservatorio Pernambucano di Recife, la sua città natale, dove si è diplomato in pianoforte. Si è quindi trasferito in Europa, perfezionandosi nel suo strumento alla Music Akademie di Zurigo e alla Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna, dove ha studiato anche composizione. Ha infine ultimato gli studi di direzione alla Yale University. Numerosi sono i premi e riconoscimenti ottenuti in tutto il Mondo sia come direttore d’orchestra che come pianista. Tra gli altri una menzione speciale rilasciata dall’Assemblea del suo Stato natale per l’attività di promotore della musica classica da lui svolta, riconosciutagli anche con la recente nomina a direttore della Child Citizen Orchestra, prestigioso progetto avviato sulla scia del successo venezuelano di El Sistema e destinato ai più sfortunati fra i bambini brasiliani. Direttore musicale della Cayuga Chamber Orchestra di Ithaca, è anche professore di direzione d’orchestra e direttore della University Orchestra all’Università di Amherst (U.S.A.). Invitato nel 2004 a Pesaro per dirigere Il Viaggio a Reims al Rossini Opera Festival, vi ha diretto anche la farsa Arrighetto di C. Coccia, ricoprendo fino allo scorso anno la carica di assistente del maestro e musicologo A. Zedda nella direzione dell’Accademia Rossiniana. Direttore ospite delle ultime due edizioni di Musica&Musica, torna nuovamente a Mercatello forte del successo di pubblico ottenuto, proponendosi anche come docente del Corso internazionale di perfezionamento per direttori d’orchestra e come pianista. 53 Francesco Marconi Strumentista e direttore, si è diplomato in Tromba nel 2001 con R. Antinolfi, laureandosi poi in discipline musicali con C. Menci, presso il Conservatorio di Perugia. Ha frequentato numerosi corsi di perfezionamento e vinto per ben quattro volte al Concorso internazionale di Musica da Camera Guido Monaco di Arezzo e Alberto Gori di Siena. Dal 2001 ha occupato per quattro anni il posto di prima tromba dell’Orchestra del Teatro lirico A. Belli di Spoleto. Risultato idoneo presso l’Orchestra del Teatro dell’Opera Livorno, l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra San Carlo di Napoli e l’Orchestra Sinfonica del Cairo è risultato primo classificato nel Progetto Sipario del Teatro Pergolesi di Jesi, dove sta svolgendo un’intensa attività, ricoprendo il ruolo di Prima Tromba ed eseguendo i più importanti autori sia sinfonici che operistici. Ha collaborato con l’Orchestra Internazionale d’Italia, l’Orchestra Sinfonica di Perugia e dell’Umbria, l’Orchestra Sinfonica di Terni e l’Orchestra Opera Oggi di Roma. In qualità di solista si è esibito con l’Orchestra della Cappella Musicale di Assisi, l’Orchestra dell’Università di Perugia e l’Orchestra Sinfonica G. Rossini di Pesaro, formazione dove attualmente ricopre anche il ruolo di prima tromba. Con il fratello Marco, esegue concerti per tromba e pianoforte, con un repertorio che spazia dal classico al jazz, genere per il quale ha lavorato anche ad incisioni discografiche, fra cui la prima esecuzione del brano Like a Secret Beetwen two Children, di M. Cacciatore. Inoltre è docente nelle scuole ad indirizzo bandistico di Pieve Santo Stefano, San Sepolcro e Anghiari, e titolare di cattedra nella Scuola Comunale di Musica G. Puccini di Città di Castello. Ha iniziato la carriera di direttore di orchestra di fiati, dirigendo la Filarmonica P. Mascagni di Anghiari, e le orchestra di fiati Etruria Pops Orchestra e Tifernum Wind Orchestra, da lui stesso fondate. Dal 2007 è direttore stabile della Filarmonica G. Puccini di Città di Castello. 54 Jerad Mosbey Laureatosi alla Butler University ed alla Michigan University, ha collaborato come pianista con il Ryan Opera Center di Chicago, il De Paul Opera Theater e con la Northwestern University, dove ricopre attualmente il ruolo di pianista. Ha collaborato con grandi artisti quali Jennifer Larmore, Joshua Hopkins, Philip Dikeman e Amy Johnson. Orchestra Sinfonica G. Rossini É l'orchestra della Provincia di Pesaro e Urbino ed è riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali dal 2005. Nata nella città di Rossini, l’orchestra, la cui direzione principale è affidata a D. Agiman, è specializzata nell'esecuzione del periodo classico; ma con l’affidamento della direzione artistica per l'innovazione a R. Molinelli, la formazione ha sviluppato anche un settore dedicato alla commistione tra i generi e alla musica contemporanea. Di grande prestigio la presenza costante nel cartellone del Rossini Opera Festival. L'attività, in continuo sviluppo, conta di circa 90 esecuzioni l'anno su tutto il territorio nazionale e all’estero. In particolare la formazione è divenuta orchestra di riferimento per le produzioni concertistiche nelle città di Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano (Teatro della Fortuna e Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio), di Cagli (Teatro Comunale), di Mercatello sul Metauro (stagione concertistica Musica&Musica) e di numerosi altri teatri storici della Provincia di Pesaro e Urbino. Negli ultimi anni si è esibita con successo in Corea del Sud, Malta, Turchia ed Austria. Dal 2008 è parte fondamentale di Musica&Musica, dove è stata diretta dai maestri Daniele Agiman, Louis Salemno, James Caraher e Lanfranco Marcelletti. Nell’agosto 2011, oltre agli impegni mercatellesi, sarà fra le orchestre principali del R.O.F. di Pesaro dove eseguirà la deliziosa La scala di seta, diretta da José Miguel Pérez-Sierra e Il viaggio a Reims, guidata da Yi-Chen Lin. 55 Guerrino Parri Formatosi al Conservatorio Rossini di Pesaro sotto la guida di F. Mondelci, con cui studia sassofono, si indirizza poi verso l’aspetto creativo, che lo vedrà comporre e realizzare “musica per immagine” per vari ambiti artistici e televisivi (Telemontecarlo e RAI), e collaborare con il compositore L. Perini. Fra le esperienze svolte si segnalano: la preparazione e direzione del Piccolo Coro Pop, con cui inciderà La vera storia di Babbo Natale (L. Perini - E. Iacchetti); la realizzazione di Culla Sonora (a cura di M. Spaccazocchi), per la Sony Music. Particolarmente attivo nella promozione della musica, nel 1998 ha fondato Arte in Musica, progetto musicale volto a far scoprire la musica ai più giovani, e nel 2010 dato vita ad Aria Italiana, organizzazione per la creazione e gestione di eventi musicali e culturali. Dal 2004 dirige con crescente successo il Coro Polifonico Icense e dal 2006 è direttore artistico, assieme a Gabriele Muccioli, della stagione concertistica Musica&Musica, creata per la valorizzazione del Museo di San Francesco per conto della Pro-Loco Mercatellese, di cui è attualmente Presidente. Professional Advantage Fondato da Vernon Hartman e Amy Johnson, che ne sono anche i direttori artistici, Professional Advantage offre un approccio unico tra i molti programmi estivi per cantanti americani. Professionisti di talento che desiderano fare un’esperienza diretta sui palcoscenici europei e approfondire la propria conoscenza della lingua italiana, hanno la possibilità, tramite un corso intensivo, di sperimentare sul campo, in luoghi dal forte richiamo storico-culturale, come funziona veramente il mondo del teatro lirico. Questo attraverso il contatto diretto con insegnanti e professionisti che vantano grande esperienza nei vari settori del mondo operistico e che possiedono un innato talento per la trasmissione delle loro conoscenze. 56 I membri del corpo docente sono infatti scelti annualmente in base alle opere e scene che saranno rappresentate al termine del corso e ai bisogni specifici dei partecipanti, accuratamente selezionati e ritenuti particolarmente idonei alle parti a loro assegnate durante le audizioni preliminari svolte nell’inverno precedente in molte città degli Stati Uniti d’America. I prestigiosi insegnanti Master del corso 2011 sono il soprano Amy Johnson e il tenore Mark Thomsen. Alfred Savia È un direttore d’orchestra e un insegnante riconosciuto a livello internazionale. Sotto la sua esperta guida la Evansville Philharmonic ha allargato la sua attività fino ad includere programmi per orchestra giovanile, coro filarmonico e di voci bianche. Nato a Livingston, New Jersey, ha studiato direzione con F. Ferrara alla prestigiosa Accademia Musicale Chigiana di Siena, affinadosi poi con O.W. Mueller. È stato direttore artistico e primo direttore della Orlando Philharmonic Orchestra. Ha quindi lavorato con la Florida Philharmonic e la New Orleans Philharmonic Orchestra. Nel 2006 ha diretto la Louisiana Philharmonic Orchestra in uno dei primi concerti dopo il passaggio dell’uragano Katrina. Ha inoltre collaborato con l’Orchestra Sinfonica della Provincia di Bari e con la Royal Philharmonic Orchestra di Londra, con la quale ha registrato The Thrill of the Orchestra, di Russel Peck. Sebsibenal Il gruppo è nato nel 2001 come quartetto e si è poi evoluto negli anni attraverso collaborazioni e progetti artistici. Composto da musicisti provenienti dalle più svariate esperienze, si presenta con una formazione inedita e appositamente ideata per Musica&Musica 2011. Punti di forza del gruppo sono le armonie vocali e la volontà di proporre interessanti rielaborazioni e interpretazioni dei brani eseguiti. Nigel Shaw Ha studiato canto a Leeds, dove da studente si è unito all’Opera North, per poi passare alla Scottish Opera dove ha ricoperto vari ruoli. Negli anni, ha aggiunto alla sua passione per il canto operistico l’amore per il cabaret. È stato in tournée nel Regno Unito, Gibilterra, Bahrein, Israele e Cipro. Attualmente insegna canto alla Bangor University, nella contea di Gwynedd. Tra i ruoli interpretati spiccano Ford, del Falstaff verdiano, Figaro e il Conte di Almaviva delle Nozze di Figaro mozartiane e il Principe Alidoro della Cenerentola rossiniana. Ha inoltre cantato di fronte a Sua Maestà la Regina Elisabetta nel musical The Fiddler on the Roof, ed eseguito l’opera Il Gallo d’Oro di RimskijKorsakov trasmessa dai canali radio e video della BBC. Alexandra Zabala Diplomata con il massimo dei voti e la lode in Canto lirico (2001 presidente commissione M. Olivero) e Musica vocale da camera (2005), perfeziona poi il suo repertorio con R. Barker a Milano. Al fortunato debutto nel La vedova allegra di Lehar, sono seguite le sue prime interpretazioni di: Elisir d’Amore di Donizetti, Rigoletto di Verdi, La Bohème di Puccini, il Didone ed Enea di Purcell, il Giustino di Vivaldi; i ruoli principali in Die Schöne Galatèe di Von Suppe, Il Tamerlano di Handel, Il combattimento di Tancredi e Clorinda e Il ballo delle ingrate di Monteverdi, oltre a numerosi concerti operistici e da camera. È poi stata: Venere nell’Orfeo all’Inferno di Offenbach al Teatro Coccia di Novara; Musetta ne La Bohème di Puccini al Teatro Colón di Bogota; Costanza nella Griselda di Vivaldi nei Teatri di Perugia e Bibbiena; Anaide nel Mosè di Rossini e Amenaide nel Tancredi dello stesso autore alla Opernhaus di Bayreuth; Elisa ne Il Re pastore di Mozart al Festival di Kufstein; Tamiri e Galate ne La Semiramide e nel Polifemo di Porpora al Teatro di Bibbiena; la Contessa ne Le Nozze di Figaro di Mozart al Teatro di Merano. Particolarmente apprezzata nel repertorio rossiniano ha interpretato: Il viaggio a Reims al R.O.F. (L. Marcelletti), lo Stabat Mater al Todi Festival (A. Zedda), il Mosè al Tiroler Festspiele (W. Keitel). Da segnalare anche: la prima assoluta del Mitridate di Porpora al Teatro la Fenice e al Teatro Malibran di Venezia; la Messa in do min. di Mozart nella Basilica di Lyon; il Giulio Cesare di Haendel a Savona; il Mitridate di Mozart al Festival di Rovereto e al Festival di Valladolid; la Ademira di Lucchesi al Festival Arcadia in Musica; il Don Giovanni di Mozart alla stagione lirica della Val d’Aosta; la Turandot di Puccini al Sejong Center di Seoul; la Luisa Fernanda di Torroba al Teatro Calderòn di Valladolid; la Carmen di Bizet al Macerata Opera Festival; il recital Vissi d’arte con F. Cedolins e A. Bocelli al Teatro Comunale di Pisa. Recentemente è stata impegnata nella tournèe sudamericana Le più belle voci del Mondo, con l'Orchestra dell’opera di Seoul; ha eseguito lo Stabat Mater di Haydn al festival MITO, La Bohème alla Wiblinger Klosterhof di Ulma, il Don Giovanni di Mozart per la stagione del Giardino di Boboli a Firenze e Il trionfo del tempo e del disinganno di Haendel e I Lombardi alla prima Crociata allo Sferisterio di Macerata. La sua discografia è ricca di numerosi e prestigiosi titoli in CD e DVD. usica&Musica è promossa dal Museo di S. Francesco e volta a valorizzare il proprio patrimonio storico-artistico, quello di Mercatello e del territorio circostante. Gli amici e i sostenitori del Museo in possesso della tessera annuale avranno pertanto diritto ad accedere gratuitamente alle serate in programma. Anche per questo La invitiamo ad entrare da subito a far parte del gruppo di persone che con un modesto impegno finanziario supportano il Museo e tutte le sue attività. M I titolari della tessera socio ordinario*, personale e non trasferibile, potranno: •visitare ogni volta che vorranno, gratuitamente, il Museo di San Francesco; •usare senza alcuna spesa l’audioguida del Museo per la visita dello stesso e del centro storico di Mercatello; •usufruire di uno sconto del 10% su tutte le pubblicazioni in vendita al bookshop; 58 •trovare pubblicato il proprio nome sul programma di sala di Musica&Musica e sul suo sito web; •avere la possibilità di scelgliere il proprio posto e prenotare biglietti aggiuntivi per i familiari o ospiti, con una settimana di anticipo rispetto al pubblico pagante. Gli enti, i privati o le attività commerciali che intendono diventare soci sostenitori*, otterranno: •quattro tessere non nominative (potranno essere cedute di volta in volta a dipendenti, amici, clienti, ospiti, ecc.) che daranno diritto alle stesse agevolazioni e benefici riservati ai soci ordinari. * La quota per i soci ordinari è di € 25,00. Per rinnovo tessere, giovani sotto i 26 anni, componenti Coro Polifonico Icense, Banda Musicale di Mercatello, possessori di UNPLIcard e soci Touring Club Italiano, € 20,00. * La quota per i soci sostenitori è di € 150,00. amici e sostenitori Soci ordinari Antoniucci Luciano, Mercatello Balducci Alessandro, Mercatello Benvenuti Danilo, Mercatello Bernardini Luca, Mercatello Bonelli Fausto, Mercatello Briaud Frédéric, Urbania Catuogno Ilda, Roma Cecchini Maria Grazia, Mercatello Contarelli Pierluigi, Urbania Contucci Pierluigi, Bologna Cristini Alessandro, Mercatello Di Lorenzi Vittorio, Mercatello Donati Luisa, Firenze Ferri Antonio, Mercatello Ferri Dino, Urbania Gnaldi Andrea, Mercatello Gostoli Davide, Svizzera Gostoli Renata, Mercatello Gregori Fabiola, Mercatello Guerra Franco, Mercatello Guerra Laura, Mercatello Lucerna Annalisa, Urbania Marchetti Alfiero, Mercatello Montagna Luciano, Urbania Muccioli Gabriele, Urbania Muccioli Giuseppe, Pisa Muccioli Marco, Fano Noberini Bernardo, Mercatello Pagliardini Angelo, Bressanone Parri Carmen, Mercatello Parri Guerrino, Mercatello Pistola Giovanni, Mercatello Ragnucci Gianfranco, Mercatello Sacchi Fernanda, Mercatello Santi Gabriele, Piandimeleto Storti Livio, Roma Palazzo Montani Antaldi, sede della Fondazione Gli organizzatori si riservano di apportare al programma eventuali variazioni imposte da ragioni tecniche o da cause di forza maggiore. I biglietti per i concerti a pagamento saranno acquistabili presso la sede della ProLoco Mercatellese, piazza Garibaldi, o il Museo di San Francesco, piazza San Francesco, a partire dal 30 luglio. I possessori della tessera amici e sostenitori del Museo di San Francesco, che hanno diritto ad accesso gratuito, potranno confermare la loro presenza e scegliere il posto desiderato a partire dal 23 Luglio. informazioni e prenotazioni: ProLoco Mercatellese, tel. 0722 89819 - 345 5626403 www.proloco-mercatello.it [email protected]