Mercatello sul Metauro
23 luglio – 17 agosto 2011
Michele Dini, L’ossimoro, foto Prima classificata al concorso internazionale Fotografare la Musica 2010
Testi, grafica e impaginazione, Gabriele Muccioli
Le foto di Musica&Musica 2010 sono di Matteo e Michele Dini dello Studio Picchio Photography di S. Angelo in Vado,
eccetto pp. 32-33, di Gabriele Muccioli, al cui archivio appartengono anche le foto storiche di Mercatello.
L’editore resta a disposizione degli aventi diritto per eventuali fonti iconografiche non identificate.
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ella passata stagione concertistica abbiamo festeggiato con
gioia i primi cinque anni del rinnovato Museo di San Francesco: istituzione tra le più piccole, ma anche fra le
più ricche del variegato patrimonio culturale regionale. Che questo non fosse
un punto di arrivo era già chiaro, ma
che ci fossimo trovati ad un anno di distanza ad annunciare i prossimi importantissimi sviluppi era forse utopistico e
visionario. Sta di fatto che trascorsa la
stagione estiva verranno avviati lavori di
ampliamento e di adeguamento funzionale della struttura museale, già appaltati e che risponderanno alle priorità
individuate dalla Comunità Europea per
la valorizzazione dei beni culturali; ovvero al miglioramento della fruibilità dei
beni di pregio, sia attraverso la loro ristrutturazione, che mediante il potenziamento dei servizi e il miglioramento delle
forme gestionali.
Con la realizzazione del progetto il
museo vedrà accrescere le proprie collezioni grazie all’assorbimento della raccolta della Pieve Collegiata, posta in
locali inadeguati alle esigenze attuali di
tutela, conservazione e valorizzazione;
al recupero di opere, reperti, frammenti
lapidei e architettonici accatastati in improvvisati “depositi”, ed a donazioni che
il rinnovato spirito del museo ha saputo
attrarre nell’ultimo periodo.
N
I nuovi locali consentiranno una migliore collocazione delle opere d’arte,
secondo un ordinamento che metta in
risalto i maggiori capolavori, ridistribuiti
lungo il nuovo percorso museale secondo un criterio che sottolinei la loro
provenienza e proprietà, facilitandone
la lettura e mantenendo inalterata la vivacità e varietà di tecniche, materiali e
periodi rappresentati dalla collezione.
Gli spazi aggiunti alla struttura museale consentiranno inoltre: di renderla
del tutto accessibile e fruibile anche a
persone con ridotta o impedita capacità motoria; di dotarla di uffici per il personale con archivi, schedario, fototeca,
biblioteca specializzata; di realizzare servizi igienici per il Museo e le attività ad
esso correlate, come Musica&Musica; di
predisporre l’allestimento di depositi in
grado di accogliere opere che necessitino di un ricovero temporaneo sicuro,
oltre che mettere a disposizione aree
sufficienti a svolgere quell’attività didattica indispensabile per presentare in maniera istruttiva, propositiva, accattivante
e divertente la struttura architettonica
ospitante, le maggiori opere d’arte o i
più modesti beni culturali che essa orgogliosamente conserva.
Con l’augurio di ritrovarci ancora a festeggiare l’apertura del Museo ampliato
e l’avvio di una nuova gestione, magari
con un altro splendido concerto,
Gabriele Muccioli
(delegato al Museo di San Francesco)
manifestazione ideata e promossa dal
Museo di San Francesco in Mercatello
con il sostegno e il supporto di:
Associazione Pro Loco Mercatellese
Comune di Mercatello sul Metauro
Comunità Montana dell’Alto e Medio Metauro
sotto il patrocinio della
Provincia di Pesaro e Urbino
in collaborazione con:
Coro Polifonico Icense Mercatello
Orchestra Sinfonica G. Rossini Pesaro
Parrocchia Santa Veronica Giuliani Mercatello
con il contributo di:
Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro
Direzione artistica, Gabriele Muccioli - Guerrino Parri
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PRESENTAZIONI
Alceo Serafini Presidente, Comunità Montana Alto e Medio Metauro
Giovanni Pistola Sindaco, Comune di Mercatello sul Metauro
Gabriele Muccioli Delegato alla Cultura, Pro Loco Mercatellese
indice
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IL PROGRAMMA
IL CANTO DEGLI ITALIANI
DAGLI STATI PREUNITARI ALL’ITALIA UNITA: arie e scene da
Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini. The Professional Advantage - J. Mosbey pianoforte - A. Savia direttore.
QUATTROCENTO ANNI DI MUSICA INGLESE: madrigali e canzoni alla corte di due regine chiamate Elisabetta. Amici del
Canto Chamber Choir - N. Shaw direttore.
DAL CLAVICEMBALO AL PIANOFORTE: mirabilie sonore per
tastiera, soprano e orchestra, da Bach a Mozart. Lorenzo Antinori clavicembalo - A.J. Badia Feria violino - E. Giri flauto traverso F. Marconi tromba - Orchestra Sinfonica G. Rossini - A. Zabala
soprano - L. Marcelletti direttore.
UN PENTAGRAMMA DI STELLE: Folk Rock Night. Sebsibenal
VIVA V.E.R.D.I.: le sinfonie e i cori colonna sonora del Risorgimento per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Orchestra Sinfonica
G. Rossini – Coro Polifonico Icense - L. Marcelletti direttore.
LA BACCHETTA MAGICA: un Mondo di giovani direttori per
Bartok, Beethoven, Bizet, Mozart, Stravinsky e Rossini. Orchestra Sinfonica Rossini – B. Cherubini, S.E. de Carvalho, A.
Eriksson, R. de Sousa Castro, A. Teixeira Brant, G. Tufts direttori
- L. Marcelletti docente.
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GLI ARTISTI
Biografie degli interpreti
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AMICI E SOSTENITORI
Soci ordinari e sostenitori
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presentazioni
artecipando all’edizione 2010
della rassegna Musica&Musica
nella splendida cornice della
Chiesa di San Francesco a Mercatello,
ho verificato di persona l’assoluta attendibilità delle continue manifestazioni di
apprezzamento che mi giungevano da
più parti. L’Orchestra Sinfonica Rossini ed
il Coro Polifonico Icense diretti dal Maestro Marcelletti mi hanno permesso di trascorrere la serata del 12 agosto 2010
immerso in un Concerto di mezz’estate
veramente straordinario.
Mi ha colpito anche la grande attenzione del qualificato pubblico che gremiva la Chiesa e che non è frequente
incontrare nelle nostre realtà. Anche dal
libretto particolarmente curato, traspare
la qualità dell’organizzazione, che non
tralascia nulla, neppure un momento finale conviviale da vivere nell’amenità
della piazzetta ex chiostro francescano
di fronte alla fontana in arenaria con inciso il cantico delle creature.
La Comunità Montana che ho l’onore
di rappresentare, ha voluto contribuire
fin dall’inizio a questa avventura, più che
mai convinta dell’importanza di offrire al
territorio ed ai suoi turisti occasioni culturali di grande richiamo. Quest’anno
però, d’intesa con tutti i Sindaci del comprensorio, si è voluto anche proporre,
nell’ambito della manifestazione musicale, un importante concerto, domenica 14 agosto, per celebrare insieme
alle autorità territoriali ed ai cittadini i 150
anni dell’Italia nata dal Risorgimento.
P
L’Orchestra Sinfonica Rossini e il Coro
Polifonico Icense diretti dal Maetro Marcelletti proporranno un cartellone dal titolo VIVA V.E.R.D.I., con sinfonie e cori
colonna sonora del Risorgimento per i
150 anni dell’Unità d’Italia. Certamente
titolo non poteva essere più appropriato,
riportando alla memoria l’acrostico rivoluzionario di allora allusivo a Vittorio Emanuele Re D’Italia, ripetuto e scritto nei
luoghi più frequentati del tempo.
Vivremo assieme quella serata, accompagnati dal Va Pensiero del Nabucco, dal Preludio da La Traviata, in un
crescendo che si concluderà con alcuni
brani dell’Aida tra i quali non mancherà
La Marcia Trionfale.
Daremo tutti insieme il giusto tributo a
tutti coloro che si adoperarono pagando anche col sangue per unire l’Italia e gli Italiani.
Mi sento quindi di invitare tutti agli
eventi ed in particolare alla serata del 14
agosto, certo che attraverso la musica,
sapremo ricordare il sacrificio di tanti e
festeggiare il compleanno di una nazione ancora giovane.
Ringraziando per avermi consentito di
condividere con Mercatello e la sua
gente queste iniziative, saluto con considerazione e stima i Direttori Artistici e i
musicisti che ci faranno vivere altre serate indimenticabili.
Alceo Serafini
(Presidente Comunità Montana
Alto e Medio Metauro)
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uando ogni anno la rassegna
“Musica&Musica” apre il sipario, provo un senso di grande
compiacimento per ciò che coi limitati
mezzi a nostra disposizione riusciamo a
fare. Ogni tanto, durante l’anno, il pensiero va al promo che introduce la manifestazione; una carrellata di filmati e di
melodie che riconducono all’idea dei
“tempi, luoghi e culture a confronto”
che ha ispirato fin dalla prima edizione la
manifestazione.
Le quinte sembrano aprirsi ad eventi
musicali di ogni genere e lo fanno a
volte timidamente ed altre in modo più
dirompente. La Chiesa dall’acustica pregevole, abbraccia tra le sue possenti
mura gli orchestrali, i cantanti ed i convenuti e trasmette ogni volta con discrezione e intonazione, melodie più o meno
conosciute ma sempre apprezzabili.
La manifestazione è cresciuta tanto
negli anni ed ha avuto la fortuna di incontrare nel suo cammino sodalizi importanti e sostenitori particolarmente
entusiasti che assieme a noi hanno creduto tanto nell’idea di portare la grande
musica in un alveo territoriale culturalmente e storicamente importante;
anche se purtroppo relegato troppo
spesso ai margini da quella politica che
sottovaluta e abbandona il territorio universalmente inteso.
Considero questa rassegna una pur
piccola occasione di riscatto culturale,
di quella cultura ormai millenaria che ha
percorso i secoli lasciando da noi più
che altrove testimonianze importanti,
prima fra tutte il complesso monumentale di San Francesco oggi più che mai
sulla strada del totale recupero.
Quest’anno in particolare, la chiusura
di Musica&Musica nella seconda metà
di agosto coinciderà con l’apertura di
un ulteriore importante cantiere che
consentirà entro un anno circa di am-
Q
pliare il museo e di realizzare percorsi didattici nell’ala del complesso che fino a
quattro anni fa ospitava la Casa di Riposo Santa Veronica Giuliani.
Abbiamo sempre e volutamente lavorato per rendere “vivo” il museo, per non
considerarlo soltanto un contenitore
d’arte. Vivo, significa comunque anche
vitale e quindi in continuo divenire; è ciò
che avviene dal 1997 quando iniziarono
i primi passi verso il restauro dell’intero
complesso. Non abbiamo perso nessuna
delle occasione che leggi nazionali e
comunitarie ci hanno offerto nel tempo,
incontrando anche e fortunatamente la
collaborazione e l’aiuto di tante realtà
locali e territoriali. Le stesse realtà che
oggi ci aiutano sponsorizzando il cartellone di questa manifestazione e che ritroviamo sempre al nostro fianco in ogni
occasione.
Mi tornano alla memoria la ristrutturazione della Chiesa, dell’ex Convento,
dell’Oratorio, della Piazza, del Giardino
dei Fiori ed oggi il cerchio si chiude con
l’ex Casa di riposo.
Quest’anno godiamoci l’ormai consueta suggestione delle importanti rappresentazioni con spirito libero e sereno;
il prossimo anno forse avremo modo di
aprire un altro scrigno nel quale troveranno posto altre importanti testimonianze della nostra “ricca” e “bella”
Mercatello.
Quando il suono della prima campanella introdurrà la prima serata, certamente il mio pensiero e quello di tanti
altri sarà rivolto in modo riconoscente a
coloro che hanno lavorato e lavorano
tanto ed in modo assai qualificato per
l’ottima riuscita di questa nostra “Musica
&Musica”
Sinceramente orgoglioso,
Giovanni Pistola
(Sindaco del Comune di Mercatello)
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esta faticosissima e travagliata
stagione per Musica&Musica, che
finalmente si vara dopo mesi di incertezze ed attese legate al generale
smarrimento causato dall’incombente
crisi economica. Ritardi, dubbi e ripensamenti hanno costretto ad un lavoro
organizzativo gravosissimo che ha comunque consentito di proporre un cartellone ricco, variegato e non privo di
soddisfazioni. Si è infatti con caparbietà
riusciti a mantenere inalterati i punti
fermi che ci eravamo fissati al termine
della scorsa stagione, e questo grazie
alla fiducia guadagnata presso enti,
fondazioni e privati.
S
Evidentemente questi credono fortemente nell’impegno profuso dal Museo
di San Francesco, e lo ritengono un
esempio valido per la gestione e la promozione del ricco patrimonio storico-artistico metaurense e della sua Cultura.
Oltre alla gradita riconferma del corso
per cantanti lirici organizzato per il terzo
anno consecutivo a Mercatello da The
Professional Advantage, che come oramai consuetudine aprirà il nostro festival,
è da segnalare uno dei più sorprendenti
e gratificanti risultati raggiunti in questi
pochi anni dalla stagione: la creazione
di un qualificato Corso di perfezionamento per direttori d’orchestra.
Il Master Class, che vedrà la partecipazione di un selezionato gruppo di giovani bacchette provenienti dai vari
continenti, è infatti merito di una nuova
organizzazione, Aria Italiana, nata in
loco parallelamente alla nostra stagione
concertistica. I direttori avranno così la
possibilità di seguire le due settimane
conclusive del festival e di regalarci il gustoso concerto finale, in cui saranno
messi alla prova con i grandi della musica: Bartok, Beethoven, Bizet, Mozart,
Stravinsky e Rossini.
Altra piacevole sorpresa sarà riservata
dal soggiorno mercatellese del gruppo
gallese Amici del Canto Chamber Choir.
Attratti dalla prospettiva di potersi esibirsi all’interno del nostro cartellone, l’arricchiranno con un bel programma
interamente dedicato alle loro terre.
Non mancheranno poi sonorità più
moderne. Nel suggestivo borgo medievale di Castello della Pieve, nella fatata
notte delle stelle, con il progetto Folk
Rock Night, i Sebsibenal si propongono
di realizzare un viaggio musicale a partire dalle sue radici (CSNY, Simon&Garfunkel, De André e la PFM), fino alle
avanguardie più attuali (Sufjan Stevens
e Midlake).
Entusiasmante per il virtuosismo dei
pezzi e degli interpreti si prospetta il concerto che si è voluto dedicare al periodo di transizione fra il clavicembalo
ed il Pianoforte. L’opportunità di avere a
disposizione due talenti delle tastiere, il
promettente Lorenzo Antinori e l’affermato Lanfranco Marcelletti, ci ha consentito di architettare un programma
effervescente e sublime sulle note di
Bach e Mozart, attraverso alcune delle
loro composizioni più note ed amate.
Per l’arduo compito di dar voce alle pirotecniche e delicate fantasie musicali
dei due grandi compositori, si è scelta
una delle più belle voci in grado di spaziare con disinvoltura tra repertori così diversi: quella del soprano colombiano
Alexandra Zabala.
Per ultimo abbiamo lasciato il concerto forse più atteso; quello con il quale
vogliamo festeggiare anche noi il centocinquantesimo anniversario dell’unità
d’Italia, comunque ricordato prima di
ogni appuntamento dall’esecuzione del
Canto degli Italiani. Una travolgente
carrellata di successi verdiani legati alle
pagine risorgimentali, ci sarà presentata
dall’Orchestra Sinfonica G. Rossini e dal
Coro Polifonico Icense di Mercatello, diretti dall’amatissimo Maestro Lanfranco
Marcelletti. Un sodalizio ormai rodato
per un programma irresistibile ed indimenticabile, che verrà ripetuto dagli
stessi interpreti anche nel magnifico sagrato delle Basilica Lauretana.
Gabriele Muccioli
(delegato Cultura Pro Loco Mercatellese)
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il programma
IL CANTO DEGLI ITALIANI
(20 novembre 1847)
Michele Novaro (1818-1885)
Goffredo Mameli (1827-1849)
a celebrazione del 150° anniversario
dell’Italia Unita, ci ha indotto a scegliere Il Canto degli Italiani (Inno di
Mameli) come filo conduttore della stagione. Ogni serata sarà perciò aperta
dall’interpretazione dell’Inno nazionale
offertaci dalle differenti sensibilità degli
artisti coinvolti, stimolati a regalarci la
loro personale lettura dello spartito. Il nostro Risorgimento trova infatti la sua sintesi più diretta ed immediata in questo
brano, che elettrizzò tante migliaia di volontari volando sui campi di battaglia,
diventando poi espressione di affratellamento e solidarietà.
La nostra evocativa e incitativa bandiera sonora, specchio del nostro popolo e del momento storico in cui si è
formato, fu composta di getto a Torino
sul finire del 1847, dal genovese Michele
Novaro, sui versi del concittadino Goffredo Mameli; ardente mazziniano in
prima linea nella lotta per la causa italiana. Mazzini stesso, consapevole dell’importanza dei canti patriottici nella
propaganda gli ideali risorgimentali,
aveva affidato a Giuseppe Verdi altre
parole dello stesso autore per la composizione dell’inno Suona la tromba, che il
grande musicista auspicava: “Possa …
fra la musica del cannone, essere presto
cantato nelle pianure lombarde.”
Le note di Novaro ebbero però maggior fortuna. Per l’immediatezza dei versi
e l'impeto della melodia, l’Inno di Mameli divenne il più amato canto dell'unificazione, tanto da essere scelto dallo
stesso Verdi per simboleggiare la nostra
Patria nel suo Inno delle Nazioni (1862).
Dopo pochi giorni dal debutto, tutti conoscevano il futuro Inno Nazionale, che
veniva cantato in ogni manifestazione a
squarciagola, divenendo subito un simbolo del Risorgimento.
Mercatello, Palazzo Gasparini, volta Sala del Risorgimento, Italia turrita, allegoria con la nuova capitale - 1870 ca.
L
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L’Inno fu poi adottato nel 1946, con
provvisorietà tutta nostrana, dalla neonata Repubblica Italiana. Prese il posto
della Canzone del Piave (Ermete Giovanni Gaeta, 1918), che aveva a sua
volta sostituito, dopo l’armistizio del 1943,
la Marcia reale d’ordinanza (Giuseppe
Gabetti 1831).
Il Canto degli italiani è aperto da un
breve allegro marziale e poche battute
introduttive che conducono ad un crescendo, culminante in frasi simmetriche,
ritmicamente identiche. Nella seconda
parte la strofa viene ripetuta con ritmo
sincopato che trascina le frasi quasi
l’una sull’altra. Il tempo incalzante dà
nuovo dinamismo alla strumentazione e
al canto mantenendo la simmetria dei
versi di Mameli e delle frasi musicali, caratterizzate dall’alternanza di pianissimi
e crescendo che culminano nel fortissimo finale; in cui si esprime con convinzione la totale fedeltà all’Italia.
Criticato da alcuni per la non eccelsa
qualità musicale, da marcetta, il brano
è però perfettamente rispondente alla
funzione originaria. Il suo scopo patriottico, popolare e di lotta, dava infatti importanza principale al testo rispetto alla
musica, che doveva solo essere orecchiabile, per favorire la memorizzazione,
e quindi la diffusione delle parole.
Il Canto degli Italiani (G. Mameli)
Fratelli d'Italia,
l'Italia s'è desta,
dell'elmo di Scipio
s'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
che schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Mercatello, Capanno in cui trascorsero la notte Giuseppe e Anita Garibaldi
Noi fummo da secoli
calpesti, derisi,
perché non siam popoli,
perché siam divisi.
Dall'Alpe a Sicilia,
Dovunque è Legnano;
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core e la mano;
Raccolgaci un'unica
bandiera, una speme:
di fonderci insieme
già l'ora suonò.
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla;
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Uniamoci, uniamoci,
l'unione e l'amore
rivelano ai popoli
le vie del Signore.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute;
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Giuriamo far libero
il suolo natio:
uniti, per Dio,
chi vincer ci può?
Il sangue d'Italia
E il sangue Polacco
Bevé col Cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Stringiamci a coorte,
siam pronti alla morte.
Siam pronti alla morte,
l'Italia chiamò.
Parole ottocentesche, impregnate di
cultura classica e per noi forse difficili,
ma allora tutt’altro che retoriche; pensate che quel "Siam pronti alla morte" è
stato scritto da chi sarebbe caduto di lì
a poco, a soli 22 anni, combattendo a
fianco di Giuseppe Garibaldi in difesa
della fragile Repubblica Romana, per le
sue idee e la costruzione di un futuro per
noi tutti; certamente ignaro della fortuna che il suo poema avrebbe avuto.
Lo stesso eroe dei due mondi riteneva
la composizione il più trascinante inno
guerresco dopo La Marsigliese, e lo cantava e fischiettava spesso assieme ai
suoi volontari e allo stesso Mameli durante l’assedio francese a Roma, e successivamente lungo la memorabile
ritirata che lo avrebbe dovuto portare a
sostenere la Repubblica veneziana.
Fa una certa impressione pensare che
il suo esercito di 2.500 fanti e 400 cavalli
nel 1849 valicò Bocca Trabaria sostenuto proprio dalle note del neonato
Inno. Questo risuonò certamente nell’ampio accampamento sorto a ridosso
di Mercatello, attorno al capanno in pietra che ospitò il condottiero e la moglie
Anita, detto poi Campo di Garibaldi.
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Mercatello, Piazza Vittorio Emanuele II - 1880
Una bella veduta del luogo dell’accampamento, a ridosso delle mura cittadine di Mercatello e proveniente dal
fondo fotografico dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, è visibile
nell’interessante mostra “1849 Garibaldi
e il Risorgimento in Val Metauro”, ancora in corso nella sede del Museo Civico di Urbania fino al 31 ottobre 2011 e
che invitiamo caldamente a visitare.
Dal campo le note del Canto di Mameli penetrarono agevolmente nelle
strette vie del centro murato, rimbalzando tra le pietre e attecchendo facilmente da finestra a finestra, da portone
a portone, in una popolazione dapprima intimorita, poi orgogliosa di poter
accogliere quei giovani eroi.
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Personaggi come Ugo Bassi e Angelo
Brunetti (Ciceruacchio), trovarono ospitalità presso famiglie vicine, in quella
via, che proprio a questo deve il suo patriottico nome: XXVIII Luglio. Le memorie
e le aspirazioni di quel breve giorno di
contatto con la grande storia e i solidissimi ideali risorgimentali, matureranno
poi anche in questo “marginale” territorio dell’Appennino, a cui rimase in testa
uno di quei motivi musicali difficili da dimenticare. Lo stesso che arriverà forte e
chiaro anche nella mente di quel partigiano Maurizio - Ferruccio Parri - dalle
origini mercatellesi e che nella sua veste
di primo Presidente del Consiglio della
Repubblica lo scelse come degno e insostituibile Inno Nazionale.
Superata l’esperienza monarchica dei
Savoia e riemersi gli assopiti ideali repubblicani del primo glorioso Risorgimento,
nel secondo dopoguerra si volle che
anche la piazza principale identificasse
il proprio nome con quello del più romantico degli eroi ottocenteschi: quel
Giuseppe Garibaldi che con le sue
truppe volontarie, per primo vi aveva urlato il canto patriottico tante volte poi risuonatovi di nuovo; gridato a gran voce
in tutte quelle occasioni, soprattutto
sportive, in grado di stringere l’intera popolazione attorno a un simbolo comune.
È per questi motivi che non appena
ne risuonano le prime note ci sentiamo
obbligati ad alzarci: in onore di chi ha
fatto l’Italia e orgogliosi di essere Italiani.
Vittorio Emanuele II
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sabato 23 luglio
ore 21,15 chiesa di San Francesco
DAGLI STATI PREUNITARI ALL’ITALIA UNITA: arie e scene
da Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, Verdi e Puccini
Jerad Mosbey
direttore ......................... Alfred Savia
pianoforte ................
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Interpreti ................... Joseph Beckwith,
Claudia Chapa, Sydney Delapeyrouse, Katy Gentry, Megan Gloss,
Casandra LaRue, Lori Milbier, Greta
Moorhead, Chrystal E. Williams ..........
Produzione in collaborazione con The Professional Advantage
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venerdì 29 luglio
ore 21,15 chiesa di San Francesco
QUATTROCENTO ANNI DI MUSICA INGLESE: madrigali e
canzoni alla corte di due regine chiamate Elisabetta
Amici del Canto Chamber Choir
Janeen Shaw, Judit Abou-Samra, Carmen Chaproniere, Delora Harding, Mary Kiehn, Shan Oliver . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .soprani
Meinir Jones, Cathy Croxton, Michaela Hibbs, Brenda Jones, Gwen
Jones, Kazuo Lucas, Kathryn Nash . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .contralti
Richard Hibbs , Stephen Convill, Fausto Galli, Phil Williams . . . . . . . .tenori
Julian Whittaker, David Hay, Tim Heyes, Barry Kiehn, Paul Levy . . . .bassi
Nigel Shaw
Thomas Morley (1557-1602)
- Sing we, and Chaunt it
Anonimi
- Madame D’amours
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . direttore
Ralph Vaughan-Williams (1872-1958)
da Five English Folk Songs
- The Dark Eyed Sailor
- The Spring time of the Year
- Just as the tide was flowing
- Where be ye my love
- Adieu mes amours
- Blow thy horn
Meirion Williams (1901-1976)
- Gwynfyd (Paradise)
- And I were a maiden
- Pray we to God
- Dulcis Amica
- England be glad
Gustav Theodor Holst (1874-1934)
da Five Welsh Folk Songs
- Lisa Lân
- Can Serch
Thomas Morley (1557-1602)
- Now is the gentle season
John Wilbye (1574-1638)
- Adieu sweet Amarillis
John Bennet (1575-1614)
- Weep, o mine eyes
Rhys Jones
- Cilfan y Coed (Trees in the shade)
Mansel Thomas (1909-1996)
- Tom going home (Wrth fynd hefo
[Deio’i Dywyn)
Thomas Morley (1557-1602)
- April is in my mistress’ face
Thomas Bateson (1570-1630)
- Phyllis, Farewell
John Farmer (1570-1601)
- Fair Phyllis I saw
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Benjamin Britten (1913-1976)
da Five Flower Songs op. 47
- To Daffodils
- The succession of the fourth sweet
[months
- Ballad of Green Broom
a prima parte del concerto offertoci dal coro proveniente dalla
zona settentrionale del Galles, penisola della Gran Bretagna protesa nel
mar d’Irlanda, presenta un’ampia selezione della produzione musicale inglese
del XVI secolo. Quest’ultimo periodo
della dinastia Tudor, è segnato dal lungo
e intenso regno di Elisabetta I (dal 1558
al 1603), che pose le basi della futura
potenza della nazione.
L’età elisabettiana, definita non a
caso The Golden Age, fu però anche un
periodo di straordinaria fioritura artistica
e culturale. Senza citare i numerosi personaggi che vissero durante il suo regno,
compresi gli autori dei brevi madrigali
che ci accingiamo ad ascoltare, basterà ricordare William Shakespeare;
anche lui saldamente legato alla musica, allora parte viva e integrante nella
vita quotidiana dell’intera gerarchia sociale. Nei testi delle sue opere teatrali
L
sono indicate non meno di cento canzoni e innumerevoli momenti in cui si
deve udire musica: “L'uomo che non ha
alcuna musica dentro di sé, che non si
sente commuovere dall'armonia di dolci
suoni, è nato per il tradimento, per gli inganni, per le rapine" (Il Mercante di Venezia). Non è poi da sottovalutare il
successo che le opere del drammaturgo inglese ebbero sul panorama musicale successivo: Mendelssohn, Verdi e
tanti altri. Ma anche Elisabetta I, figlia di
quegli Enrico VIII e Anna Bolena immortalati in musica dalle note di Donizetti,
seppe allungare la sua ombra sui pentagrammi dei secoli successivi, ispirando
compositori come Gioachino Rossini (Elisabetta, regina d’Inghilterra - 1815) e il
musicista che chiuderà il nostro programma: Benjamin Britten, che con
un’opera sulla sua figura, Gloriana
(1953) partecipò alle celebrazioni per
l’incoronazione di Elisabetta II.
Il madrigale, evolutosi dall’omonimo e
più semplice genere medievale, fu la
forma più raffinata, diffusa e apprezzata
della polifonia profana del Cinquecento, sviluppatasi dapprima in Italia e
poi ripresa con particolare successo
anche in Inghilterra. Lo sviluppo portò
ad un’integrazione espressiva e stilistica
via via più stretta tra la poesia e la scrittura musicale a più voci. La selezione
qualitativa e i testi poetici, la scrittura
musicale accurata, la corrispondenza
delle immagini letterarie con la musica,
fecero del madrigale l’espressione più
completa e matura delle aspirazioni artistiche alimentate nella società elegante e nelle corti del Rinascimento.
Tutti i maggiori musicisti inglesi del periodo elisabettiano composero tali brani,
che giunsero alla massima espressione
con l’opera di Thomas Morley, probabile
collaboratore di Shakespeare, ma soprattutto madrigalista fecondo e popolare, melodicamente gradevole, con un
senso armonico moderno e una chiara
scrittura contrappuntistica. Il nostro viaggio musicale inizia proprio da lui, con un
fulgido esempio della forma più diffusa
del madrigale cinquecentesco, quello a
cinque voci, con valenza polifonica,
cioè senza una voce principale e altre
d'accompagnamento. Sing we, and
Chaunt it è un pezzo semplice e divertente, con un’armonia ed una linea melodica che lo fanno a tutt’oggi rimanere
fra i brani maggiormente eseguiti nelle
scuole anglosassoni.
Stessa longeva fortuna hanno anche i
madrigali di John Wilbye, caratterizzati
da una scrittura delicata per la voce ed
un’acuta sensibilità per il testo, come rilevabile anche da Adieu sweet Amarillis. Non si hanno invece notizie degli
autori di molti brani famosi, non ascrivibili
ai cataloghi dei compositori conosciuti,
così come sono scarse le notizie biografiche di altri. Fra questi John Bennet, del
quale possiamo ascoltare Weep, o mine
eyes, uno dei madrigali più famosi del
tempo e dichiarato omaggio al compositore John Dowland (1563-1626), di cui il
pezzo riprende il tema del suo più noto
lavoro: Flow my Tears.
22
Anche Thomas Bateson, disperse gran
parte delle sue composizioni, deve la
sua fama esclusivamente ai suoi due libri
di madrigali pubblicati a Londra nel 1604
e nel 1618 e dai quali ascoltiamo un validissimo esempio con Phyllis, Farewell.
Chiude questa parata di musica antica
John Farmer, altro madrigalista elisabettiano dal quale ascoltiamo Fair Phyllis I
Saw, pezzo a quattro voci del 1599 la cui
popolarità e orecchiabilità dimostra ancora una volta l’immortalità del genere
musicale ed i motivi per cui venne riportato in auge nel secolo XX.
Il clima si rinnova nella seconda parte
della serata, certamente più vicina alla
sensibilità moderna ma ancora fortemente legato alle tradizioni storiche ed
artistiche precedenti. L’intervallo traccia
infatti un solco temporale di circa tre secoli e la ripresa ci proietta nell’Inghilterra
del secolo scorso, quella che attende il
regno di un’altra, ancor più longeva Elisabetta, e che contemporaneamente
riscopre e rivaluta il proprio passato e il
suo patrimonio culturale.
Il compositore Ralph Vaughan Williams è stato uno dei più appassionati
studiosi della musica popolare tradizionale inglese, e si è dedicato spesso agli
inni, ai canti e ai madrigali di età rinascimentale. Da questo attento lavoro scaturirono anche le Five English Folk Songs
per coro, dalle quali sono state estratte
per la serata le prime tre. The Dark Eyed
Sailor è un arrangiamento di una ballata
scozzese in cui Vaughan Williams, oltre
ad esprimere abilmente la bellezza della
melodia, riesce a catturare anche il fascino del testo, che racconta del ritrovarsi di una ragazza e un marinaio. The
Spring Time of the Year usa i primi due
versi della ballata popolare "Lovely on
the Water", ed è una sorta di seguito del
brano di apertura. In essa i due personaggi precedenti si corteggiano sulle
note di una melodia semplice ma che
dimostra tutta l’abilità dell’autore nella
scrittura vocale. In Just as the Tide Was
Flowing la vivacità e luminosità della
melodia aumentano, assecondando il
racconto del vigoroso sentimento del
marinaio innamorato.
Più strettamente legato alla terra di
provenienza del coro protagonista ed
alla sua musica popolare, è il compositore gallese Meirion Williams. Nella sua
musica si sente tutto l’amore per quella
splendida terra, ben riconoscibile anche
nel suo Gwynfyd (Paradise).
Ma la musica gallese è apprezzata
anche da Gustav Holst, amico di Vaughan Williams, con il quale condivise la
passione per le vecchie melodie e la sistematica trascrizione delle stesse sul
pentagramma. Ne sono un esempio le
Five Welsh Folk Songs, dalle quali estraiamo il suggestivo Lisa Lân. Holst fu notevolmente influenzato dallo studio dei
madrigalisti seicenteschi e della musica
del folklore anglosassone, come nella
canzone d’amore Can Serch.
Altro compositore gallese è Mansel
Thomas, che ha lavorato molto anche
per la musica corale, attingendo in gran
parte a danze e canti popolari della sua
terra. Non è estraneo a questa tendenza nemmeno il più famoso Benjamin
Britten, che qui ospitiamo, a chiusura del
programma, in tre canzoni per coro
tratte da Five Flower Songs, serie di piccoli brani che musicano testi poetici,
composti per le nozze d’argento di una
coppia di amici. La prima canzone, To
Daffodils, crea un parallelismo fra la vita
umana e quella dei narcisi mentre la seconda, The succession of the fourth
sweet months, esalta il periodo più bello
dell’anno, da aprile a luglio, in una crescita di valori che trova il suo massimo
nell’ultimo mese. Il brano ritmato che
chiude la raccolta e la nostra serata,
Ballad of Green Broom, racconta la storia di un giovane che proprio grazie ai
rami di ginestra che non voleva tagliare
trova finalmente l’amore e la sua strada.
23
sabato 6 agosto
ore 21,15 chiesa di San Francesco
DAL CLAVICEMBALO AL PIANOFORTE: mirabilie sonore
per tastiera, soprano e orchestra, da Bach a Mozart
Lorenzo Antinori . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . clavicembalo
Ana Julia Badia Feria . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . violino
Elena Giri . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . flauto traverso
Francesco Marconi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . tromba
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Alexandra Zabala . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . soprano
Lanfranco Marcelletti . . . . . . . . . . . . . . pianoforte e direzione
Johann Sebastian Bach (1685-1750)
Concerto brandeburghese n. 5 in re maggiore BWV 1050 - 1717 ca.
per flauto traverso, violino, clavicembalo, archi e continuo
- Allegro
- Affettuoso
- Allegro
Cantata Jauchzet Gott in allen Landen! BWV 51 - 1730 ca.
per soprano, tromba, archi e continuo
- Aria, Jauchzet Gott in allen Landen!
- Recitativo, Wir beten zu den Tempel an
- Aria, Höchster, mache deine Güte
- Corale, Sei Lob und Preis mit Ehren
- Aria, Alleluja!
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Aria da concerto Ch’io mi scordi di te? KV 505 - 1786
per soprano, pianoforte obbligato e orchestra
Concerto per pianoforte e orchestra n. 20 in re minore KV 466 - 1785
- Allegro
- Romanza
- Rondò
ol termine Clavicembalo - dal
latino clavis (meccanismo a
chiave azionato da tasti), e
cymbalum (strumento a corde del tipo
della cetra) - è identificato il più grande
componente di una famiglia di strumenti musicali risalenti almeno al secolo
C
24
XV e che ebbe il suo periodo di maggior
gloria fra il 1650 e il 1750. Allora i grandi
compositori barocchi lo assursero a strumento principe della prassi musicale; sia
come solista che come basso continuo,
ruolo quest’ultimo che mantenne inalterato nell’opera lirica fino al XIX secolo.
Bach al Clavicembalo attorniato dalla famiglia
La sua cassa poligonale, con un lato
curvo e la tastiera perpendicolare alle
corde, ricorda immediatamente un pianoforte moderno, anche se la sua forma
è più stretta e allungata e generalmente
ha i colori dei tasti invertiti. Ma a differenza del pianoforte, il clavicembalo genera il suono pizzicando con un plettro
la corda nel momento della pressione
del tasto, anziché colpirla con un martelletto, e pertanto non può essere considerato un suo ascendente diretto. Tale
ruolo è piuttosto da ricercarsi in un altro
strumento a tastiera del tempo, il clavicordo, in cui le corde erano già percosse, ma con un meccanismo non
ancora del tutto efficace.
In ogni caso, per le sue ampie possibilità musicali e per il suo carattere di oggetto di lusso e prestigio, il cembalo
nelle sue innumerevoli varianti, ebbe
una grande diffusione fra i musicisti dilettanti - principi, nobili e poi borghesi - che
amavano suonarlo anche grazie alle innumerevoli edizioni profane a stampa riservategli. Questo almeno fino alla
seconda metà del Settecento, quando
i compositori iniziarono a preferirgli il Fortepiano (poi Pianoforte), strumento in
grado di consentire variazioni nel volume delle note, che lo soppiantò
anche nell’esecuzione del repertorio
destinatogli, provocando una inevitabile perdita delle capacità costruttive
del clavicembalo.
Bisognerà attendere gli anni '60 del
Novecento perché l’atteggiamento filologico favorisca di nuovo la costruzione
degli antichi strumenti, in grado di riportare in luce un repertorio vastissimo e nel
quale spicca quello bachiano, a cui è
dedicata la prima parte della serata.
Johann Sebastian Bach fu il primo musicista ad utilizzare il clavicembalo come
strumento obbligato e concertante; e
questo avvenne per la prima volta proprio con la composizione che ci accingiamo ad ascoltare. Fra i sei Concerti
brandeburghesi, fondamentalmente diversi e accomunati oltre che dalla ricchezza armonica ammaliante dalla
dedica al margravio di Brandeburgo, il
quinto è forse il più famoso, originale e
innovativo. All’epoca la composizione
non venne però probabilmente mai
eseguita, sia per la carenza tecnica e interpretativa dell'organico di corte, sia
per la difficoltà della partitura, e fu destinata a divenire parte di quella che si rivelò una grande raccolta didattica e
dimostrativa delle possibilità del genere
del concerto, delle molteplici varianti di
dialogo tra gli strumenti e delle infinite
modalità di intreccio melodico o armonico. Come tutte le altre composizioni
brandeburghesi anche la nostra è infatti
caratterizzata dalla forma solistica affidata a più esecutori (concertino), contraria alla forma più usuale in cui un solo
strumento è di riferimento all’orchestra.
26
Peter Jakob Horemans, Concerto a Ismaning, part. - 1733
In questa trascinante, brillante e luminosa composizione, immediata e priva
di lirismi esasperati e intrisi di significato, è
principale attore il piacevolissimo clavicembalo, a cui è affidato – caso unico
nella produzione della prima metà del
Settecento – il lungo, impegnativo e
acrobatico assolo dell’Allegro, che interrompe il dialogo fra i coprotagonisti:
flauto traverso e violino. L’orecchiabilissima struttura e l’alternanza tutti-concertino, tipiche del concerto grosso, così
come il movimento vorticoso creato
dalle magistrali sovrapposizioni delle
parti che arricchiscono via via di modulazioni e figure il tema, sono in questo
modo segnate in maniera determinante
dall’intervento della tastiera, trasformando il clavicembalo in un vero e proprio solista. La forma e la rilevanza
riservatagli trascende infatti la funzione
di cadenza, per rivelarsi piuttosto un capriccio virtuosistico, tematicamente derivato dal movimento e concluso nei
liberi modi di una toccata.
Nel seguente breve Affettuoso, il fitto
e delicato dialogo dei tre solisti su un
espressivo tema proposto dal violino, diventa man mano più sottile e rarefatto,
sin quasi a trasformarsi in una sonata da
camera a tre caratterizzata dal regolare
alternarsi di un motivo ascendente, presentato da violino e flauto, e uno discendente, eseguito dal clavicembalo. Ciò
esalta l'architettura formale del secondo
movimento, in grado di frapporsi efficacemente fra i due tempi più dinamici in
sostituzione del canonico Andante.
Il ruolo di brillante strumento concertante del clavicembalo continua anche
nel finale, Allegro, presentato come una
sorta di affascinante gioco di specchi
tra gli strumenti, attraverso un’elegante
giga in stile fugato in cui il tema di danza
proposto dal concertino viene poi ripreso da tutti secondo schemi e sonorità
classiche.
Naturalmente Bach utilizzò il clavicembalo anche nel ruolo più convenzionale
di basso continuo, ovvero di strumento
polifonico in grado di sostenere armonicamente la composizione con l'elaborazione estemporanea di accordi.
Ne è un esempio la composizione seguente, una fra le numerosissime cantate sacre scritte da Bach per il servizio
liturgico luterano, ma dalle caratteristiche del tutto eccezionali, con una latente struttura ternaria analoga a quella
del concerto strumentale e che rinnova
gli splendori dei Concerti Brandeburghesi attraverso la competizione fra il
concertino (soprano, violino e tromba)
e l’orchestra.
Jauchzet Gott in allen Landen, è una
delle sole quattro cantate composte
per soprano; un trittico solare, con una
preghiera incastonata fra due entusiasmanti canti di lode. Scritta per la XV domenica dopo la Trinità, ma in realtà
svincolata dalla festività non avendo il
testo pertinenza diretta con le letture del
giorno, la composizione si distingue dalle
altre per alcune caratteristiche peculiari
come l’assenza del coro e la presenza
di una voce e uno strumento solisti. A
questi è inoltre riservata una scrittura inusualmente impegnativa e virtuosistica
che li affianca in un confronto dialettico
degno di un’aria teatrale e che richiede
esecutori di eccezionale preparazione e
bravura, tali da far ipotizzare un’originaria destinazione extraliturgica.
Questa particolarità si impone immediatamente nell’aria di sortita Jauchzet
Gott in allen Landen, in cui il contenuto
festoso e solenne è restituito dai vocalizzi
del soprano come dalle folate della
tromba. Lo slancio iniziale si stempera
nel recitativo Wir beten zu den Tempel
an, strutturato come un arioso accompagnato dagli archi in cui il soprano non
rinuncia comunque a garbate colorature. Nella seconda aria Höchster,
mache deine Güte, la voce è sostenuta
solamente dal basso ostinato nel ritmo
cullante di un’intima e contemplativa siciliana. Immancabile è poi il corale luterano che il soprano intona assieme a
due violini concertanti, Sei Lob und Preis
mit Ehren, e che sfocia senza interruzioni
nel fugato Alleluja, concitato ed efficace, in cui si riprende il confronto virtuosistico fra il soprano e tromba,
portando al suo apogeo la festa sonora
della partitura.
Arie
Jauchzet Gott in allen Landen!
Was der Himmel und die Welt
An Geschöpfen in sich hält,
Müssen dessen Ruhm erhöhen,
Und wir wollen unserm Gott
Gleichfalls jetz ein Opfer bringen,
Dass er uns in Kreuz und Not
Allezeit hat beigestanden.
Rezitativ
Wir beten zu den Tempel an, da Gottes
Ehre wohnet, da dessen Treu, so täglich
neu, mit lauter Segen lohnet. Wir preisen,
was er an uns hat getan. Muss gleich der
schwache Mund von seinen Wundern lallen, so kann ein schlechtes Lob ihm dennoch wohlgefallen.
Arie
Höchster, mache deine Güte
Ferner alle Morgen neu.
So soll für die Vatertreu
Auch ein dankbares Gemüte
Durch ein frommes Leben weisen,
Dass wir deine Kinder heissen.
Choral
Sei Lob und Preis mit Ehren
Gott, Vater, Sohn, Heiligem Geist!
Der woll in uns vermehren,
Was er uns aus Gnaden verheisst,
Dass wir ihm fest vertrauen,
Gänzlich uns lass’n auf ihn,
Von Herzen auf ihn bauen,
Dass unsr Herz, Mut und Sinn
Ihm festiglich anhangen;
Drauf singen wir zur Stund:
Amen, wir werdns erlangen,
Glaubn wir zu aller Stund.
Arie
Alleluja!
Aria
Acclamate Dio in ogni terra!
Ogni creatura che abita
il Cielo e la Terra,
deve esaltarne la gloria,
e anche noi vogliamo ora
offrire un sacrificio al nostro Dio,
poiché nella croce e nella miseria
è sempre stato al nostro fianco.
Recitativo
Preghiamo nel tempio, poiché vi abita la
gloria di Dio, poiché la sua fedeltà, che ogni
giorno si rinnova, ci ricompensa con larghezza di benedizione. Esaltiamo ciò che ci
ha fatto. Benché la bocca incerta possa
solo balbettare le sue meraviglie, gli sarà
ben accetta anche una lode imperfetta.
Aria
Altissimo, rinnova
ogni giorno la tua bontà.
Così, a fronte della tua fedeltà paterna,
anche un animo grato
dovrà dimostrare, con una vita devota,
che a ragione ci diciamo tuoi figli.
Corale
Sia lode, gloria e onore
a Dio Padre, Figlio e Spirito Santo!
Voglia accrescere in noi
ciò che per grazia ci ha promesso:
così che confidiamo fermamente in Lui,
ci abbandoniamo completamente a Lui,
e di cuore edifichiamo su di Lui;
così che il nostro cuore, l’animo e la mente
si tengano saldamente a Lui;
Perciò ora cantiamo:
Amen, ci riusciremo,
se crederemo con costanza.
Aria
Alleluia!
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Johann Nepomuk Della Croce, La famiglia Mozart, part. - 1780
Già dall’inizio del Settecento alcuni
costruttori di tastiere avevano posto la
loro attenzione sul clavicordo, alla ricerca di nuove possibilità espressive che
uno strumento a corde percosse potesse offrire rispetto al clavicembalo.
Nacque così il Fortepiano, costruito interamente in legno e in cui i martelletti,
colpendo le corde, immediatamente
rimbalzavano, permettendo alle stesse
di vibrare liberamente, fino al rilascio del
tasto e all’intervento di uno smorzatore.
Con la loro meccanica si era ora finalmente in grado di regolare l'intensità del
suono, mediante la maggiore o minore
forza impressa sul tasto. Anche a causa
delle problematiche ancora irrisolte, lo
strumento non ebbe però quell’immediato e sperato successo, e il clavicembalo continuò a catalizzare le attenzioni
dei compositori per le qualità che ben si
sposavano con il carattere cristallino
delle musiche barocche.
Quando il gusto per l’ornamento lasciò il posto all'espressione e al colore sonoro, variabile e graduato, il Pianoforte
trovò finalmente il suo ruolo, soprattutto
dopo che si arrivò, attorno al 1780, a
strutture e meccaniche perfezionate
che fecero tramontare definitivamente
il clavicembalo solista, non più rispondente alla più calda e appassionata
cantabilità.
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La transizione verso un mondo espressivo più semplice e immediato, ebbe il
suo massimo esponente in Wolfgang
Amadeus Mozart, che seppe trasferire
nelle sue composizioni il carattere brillante e cristallino, ma anche lirico e sentimentale del pianoforte. Potenzialità
allora ancora da scoprire e che le inedite escursioni dinamiche, i tocchi e la
scorrevolezza mozartiana misero in luce,
proponendo l’autore come ricercato
virtuoso alla moda. Nei primi anni viennesi Mozart si valse dunque della sua
maestria al pianoforte per affermarsi
presso la società cittadina, ricca di facoltosi esecutori dilettanti assetati di musica per il nuovo strumento. Questa
garantiva inoltre un rapido ritorno economico mediante la vendita degli spartiti più graditi tra quelli eseguiti durante
una delle numerose accademie (un po’
come oggi i CD dopo i concerti).
Ma Mozart era pur sempre cresciuto
sul clavicembalo e il suo ideale strumentale non si scostò mai del tutto da esso.
Sebbene entusiasta del pianoforte, la
sua scrittura non subì inizialmente cambiamenti radicali nello stile e soltanto
negli ultimi anni si possono cogliere quei
tratti già puramente pianistici, che lasciano intravedere lo stile di Beethoven
e le potenzialità e gli infiniti colori dello
strumento a ottantotto tasti.
Il brano di rara esecuzione ma di sfolgorante, ellenistica bellezza, che apre la
seconda parte dedicata al pianoforte,
appartiene proprio all’ultimo periodo
creativo del grande salisburghese, precisamente al 1786, coincidente con un
momento particolare della sua esperienza artistica e affettiva.
L’Aria da concerto Ch’io mi scordi di
te?, fu infatti dedicata al soprano inglese Nancy Storace - prima Susanna
nelle Nozze di Figaro e le cui virtù non
solo musicali pare suscitassero in Mozart
i più appassionati slanci - con queste parole: «Scena con Rondò con pianoforte
solo, per M.lle Storace e per me». L’intimità del pezzo è palesata anche dall’uso del pianoforte obbligato che crea
un dialogo raccolto e personalissimo
con il soprano, affidando alla musica e
al testo una confessione che risulta eloquente se pensiamo al maestro che accompagna personalmente la cantante
nella prima esecuzione.
Il Recitativo accompagnato, lirico e
delicatamente accarezzato e nobilitato
dagli archi, segue i mutamenti d’umore
della protagonista nella linea del canto,
nel gioco degli strumenti e perfino nella
triplice scelta di tempo: dalla contenuta
indignazione (Ch’io mi scordi di te?), alla
disperazione (Venga la morte), al ripiegamento doloroso (Come tentarlo?).
La scena è ben presto lasciata ad un
Rondò in cui il pianoforte assume immediatamente la guida della parte strumentale, prendendo quasi per mano il
soprano in un suadente canto, introverso e non ostentato ma particolarmente espressivo. La cantante e il suo
compagno esordiscono con accenti di
tenerezza che si infiammano nell’evocazione delle “stelle barbare” e del loro
“rigor”, in un dialogo brillante e serrato
con le figurazioni e le modulazioni melodiche di un'orchestra di respiro cameristico che si chiude con virtuosismi vocali
e abbellimenti strumentali rococò.
Ch’io mi scordi di te? (G.B. Varesco)
W.A. Mozart al pianoforte
Recitativo
Ch'io mi scordi di te?
Che a lui mi doni puoi consigliarmi?
E puoi voler che in vita ... Ah no.
Sarebbe il viver mio
di morte assai peggior.
Venga la morte,
intrepida l'attendo.
Ma, ch'io possa struggermi ad altra face,
ad altr'oggetto
donar gl'affetti miei,
come tentarlo?
Ah! di dolor morrei.
Aria
Non temer, amato bene,
per te sempre, sempre il cor sarà.
Più non reggo a tante pene,
l'alma mia mancando va ...
Tu sospiri? O duol funesto!
Pensa almen che istante è questo!
Non me posso, oh Dio! spiegar.
[Non temer, amato bene, ...]
Stelle barbare, stelle spietate!
perché mai tanto rigor?
Alme belle che vedete
le mie pene in tal momento,
dite voi s'egual tormento
può soffrir un fido cor?
[Non temer, amato bene, ...]
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Allo stesso periodo compositivo appartiene anche il rivoluzionario Concerto
per pianoforte e orchestra n. 20, eseguito il giorno successivo al completamento e con le parti definitive distribuite
agli orchestrali al momento stesso di andare in scena. Con esso Mozart rompe
con la tradizione del concerto per pianoforte come genere di svago, dando
forte personalità allo strumento e sfruttando a pieno le sue risorse dinamiche
e timbriche, raggiungendo per la prima
volta orizzonti espressivi del tutto nuovi in
cui il virtuosismo è orientato verso forme
più drammatiche e in grado di coinvolgere emotivamente l'ascoltatore.
Nella composizione, una pietra miliare
nella storia della musica, l’autore raccoglie tutte le precedenti esperienze e anticipa molte delle caratteristiche sonore
che saranno fatte proprie dal Romanticismo. Non per niente questo fu il concerto preferito da Beethoven, che ne
scrisse la cadenza ancora eseguita da
gran parte degli interpreti e stasera interpretata anche dal maestro Marcelletti.
Mozart purtroppo non ci ha lasciato la
propria, che egli stesso era solito improvvisare con virtuosismo impareggiabile
durante le memorabili esibizioni come
solista e direttore dei suoi concerti per
pianoforte. Le cadenze pertanto erano
scritte dal compositore solo per quei
concerti meno impegnativi e destinati
ad altri esecutori più modesti.
L’organico orchestrale raggiunge in
quest’opera d’arte dimensioni maggiori
del solito ed ha un ruolo pienamente integrato e non subalterno al solista. La
concezione formale acquista così una
più vasta articolazione interna ed il carattere virtuosistico si evolve in un discorso più complesso e dotato di una
propria azione drammatica. Questo
anche a causa della tonalità prescelta,
quel re minore particolarmente indicato
per toccare le corde ed i sentimenti più
intimi dell'animo umano e che il compositore utilizzerà anche per la sua ultima
opera: la grandiosa Messa da Requiem
KV 626 da noi proposta nella prima edizione di Musica&Musica del 2006.
Nell’Allegro iniziale Mozart, pur rispettando la tradizionale forma sonata, rinuncia alla facile identificabilità dei
temi, giocando a tenderne al massimo
l'articolazione di un clima cupo e ossessivo che tramite l’archetto dei bassi
coinvolge l'ascoltatore fin dai primi secondi in un’atmosfera sincopata. Brevemente sospesa da un disperato e lirico
interludio, la drammatica introduzione è
improvvisamente risolta dall’apparizione
del pianoforte, con una melodia dolce
e delicata ma solo apparentemente
nuova. Tra tensioni e contrapposizioni i
temi si rincorrono, incastrano e sovrappongono l’un l’altro in una drammaticità tutta teatrale, in un vortice di
emozioni in cui il pianoforte ha la forza
di capire e spiegare il tutto, così da rasserenarci fino alla ripresa del tormentoso
arpeggio che aveva aperto il concerto;
quasi fosse un pensiero ossessivamente
eterno e non ancora svelato.
La Romanza, in netto contrasto con il
carattere del movimento precedente,
propone un tema sereno e apparentemente idilliaco, esposto dal solista e poi
palleggiato dalla maestria mozartiana
con l’orchestra, che qui ha un ruolo
esclusivamente di supporto. La grazia
sorprendente della melodia molto sem-
plice, dolce e rasserenante, crea un’atmosfera pacata che si fa sempre più tenera, dolce e delicata, fino alla
commozione, prima che un improvviso
turbamento la rompa con una serie di
scale forsennate che richiamano alcuni
passaggi dello sviluppo del primo movimento. Poi, come era svanita, dopo un
arpeggio rallentato e un arabesco ritornano la quiete ed il tema iniziale, che
chiudono la pagina in un clima di finta riconciliazione.
L’ultimo movimento, un frenetico e incalzante Rondò, è aperto da una sequenza crescente di note veloci del
pianoforte, seguita da uno dei più precipitosi e agitati fugati della letteratura
mozartiana. La ricomparsa del pianoforte e della sua forza brillante riporta un
primo ingannevole accenno di respiro
per poi ricadere nel frenetico dialogo
culminante in un’ampia nuova cadenza
solistica. Lo scherzo finale fra orchestra e
solista porta ad una sfolgorante e inattesa chiusura del concerto, quasi una
rassicurazione dopo l’ascolto di una
delle più drammatiche pagine della storia della musica; talmente innovativa e
complessa per i contemporanei di Mozart da avviare al declino la sua breve
fortuna presso il pubblico viennese.
Concerto realizzato con la collaborazione di:
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mercoledì 10 agosto
ore 22,15 Castello della Pieve
UN PENTAGRAMMA DI STELLE: Folk Rock Night
Sebsibenal
Gianluca Franchi
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce,
chitarra
Simone Masoni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce, chitarra, tastiere, fisarmonica
Achim Veuhoff . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce, basso
Annalisa Franchi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . violino
Giorgia Fanelli . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce
Gloria Gabellini . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . voce
Lorenzo Bartolommei . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . batteria
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Concerto abbinato alla Camminata sotto le stelle di San Lorenzo.
Chi volesse partecipare anche all’escursione notturna guidata, da Mercatello
a Castello della Pieve, organizzata dall’associazione Arte e Altro di Mercatello,
potrà iscriversi e ricevere maggiori informazioni telefonando al
320 8935754
33
domenica 14 agosto
ore 21,15 chiesa di San Francesco
VIVA V.E.R.D.I.: le sinfonie e i cori colonna sonora del
Risorgimento per i 150 anni dell’Unità d’Italia
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Coro Polifonico Icense diretto da Guerrino Parri
Lanfranco Marcelletti
. . . . . . . . direttore
Giuseppe Verdi (1813-1901)
da Nabucco - Milano, Teatro alla Scala, 1842
- Sinfonia
- Va', pensiero, sull'ali dorate, coro degli ebrei
da La traviata - Venezia, Teatro la Fenice, 1853
- Preludio
da Ernani - Venezia, Teatro la Fenice, 1844
- Esultiamo! Letizia ne innondi!, coro cavalieri e dame
da I vespri siciliani - Parigi, Opéra, 1855
- Sinfonia
da La forza del destino - San Pietroburgo, Teatro Imperiale, 1862
- Sinfonia
da I lombardi alla prima crociata - Milano, Teatro alla Scala, 1843
- O Signore, dal tetto natìo, coro dei cavalieri
da Aida - Il Cairo, Khedivial Opera House, 1871
- Sinfonia
- Gloria all'Egitto e ad Iside, coro del popolo e dei sacerdoti
- Marcia trionfale
- Ballabile
- Vieni, o guerriero vindice, coro del popolo e dei sacerdoti
on è semplice oggi comprendere la mentalità dei grandi romantici risorgimentali, ma forse
vale ancora la pena cercare di capire il
mondo di passioni, condivise da quelle
generazioni che hanno segnato la storia
del lungo e travagliato processo di unificazione nazionale. Una di queste è
senz’altro quella musica che da sola legava fra di loro i sette stati preunitari
controllati da potenze straniere.
N
34
Sulle note di Giuseppe Verdi, musicista
risorgimentale per eccellenza, la riascolteremo per celebrare i 150 anni dell’Italia scaturita dal Risorgimento; ovvero da
quel sentimento che seppe risvegliare la
mutilata coscienza nazionale. La collocazione dei brani nel contesto storico è
dunque fondamentale per l’interpretazione delle loro valenze psicologiche più
profonde, così come di quelle simboliche, sociali, politiche ed etiche.
La musica fu certamente basilare per
la costruzione di un ideale e un patrimonio culturale comune degli italiani ancora in cerca della propria identità. Nei
versi e nelle note provenienti dai teatri il
popolo oppresso aveva infatti saputo
trovare la sua voce; una voce che si
propagò in tutta la penisola divenendo
il simbolo delle aspirazioni unitarie.
Con Mazzini, Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II, Verdi è certamente un
simbolo dell’epoca; tutt’altro che rinchiuso nel suo universo musicale, cosciente dei mutamenti politici e sociali,
calato nella realtà del suo tempo, partecipe alle ansie e ai problemi del movimento politico risorgimentale di cui fu,
più o meno volontariamente, guida morale significativa.
Il grande compositore fu sì deputato a
Busseto e senatore del neonato Regno
d’Italia, ma il contributo fondamentale
che portò all’unità nazionale resta la sua
musica che, sfidando la censura, fu vera
e propria colonna sonora del periodo
storico, bandiera della protesta contro
l'oppressore, Biblia pauperum dei patrioti ottocenteschi, mantice in grado di
attizzare il fuoco risorgimentale e riempirlo di simboli e bellezza.
Attraverso il melodramma, la forma di
spettacolo più amata dell’epoca e elemento fondamentale della nostra cultura nazionale, egli seppe dar voce ai
sentimenti patriottici di nobili, borghesi e
popolani, che si incontravano e rendevano partecipi degli sviluppi sociali, accorrendo alle rappresentazioni nei teatri
di tutta Italia. Col pretesto dell’opera,
nei palchi si chiacchierava, si cospirava,
si concludevano intese senza destare
alcun sospetto nella polizia; come ben
evidenziano le celebri sequenze introduttive del film Senso di Luchino Visconti,
con protagonista quello stesso Trovatore
verdiano non a caso scelto per inaugurare il Teatro Bramante di Urbania. Non
dimentichiamoci poi che proprio questi
luoghi di spettacolo, visto l’analfabetismo della stragrande maggioranza
della popolazione italiana, erano allora
l'unico mezzo artistico e immediato di
diffusione delle idee.
Giuseppe Verdi
Il teatro, erroneamente incoraggiato
dagli oppressori convinti che chi si diverte non pensa alle rivoluzioni, rappresentava così il contatto diretto con il
pubblico più vasto e riverberava la propria influenza sulla società, così come
oggi ha il potere di fare la televisione.
Ricorrenti nei lavori verdiani, soprattutto nei soggetti eroici ed epici, le più o
meno velate allusioni alla situazione italiana. Temi civili a cui la forza creativa
della musica del compositore di Busseto
dona, anche non volendo, fremiti virili in
grado di scuotere gli animi e infervorare
gli spiriti con il suo carattere energico, i
ritmi netti e incalzanti, l’irruenza e la cantabilità che rispecchiano gli entusiasmi e
le passioni del tempo.
L'opera lirica assorbì infatti il clima dell'epoca e si prestò a veicolare messaggi
patriottici colti ovunque e al volo, principalmente nelle celebri pagine corali
dove, sotto la metafora dei più disparati
avvenimenti storici, si finiva per identificare sempre e comunque il popolo italiano che cantava il suo sentimento di
indomito orgoglio e la volontà di riscossa
contro l’oppressione.
36
Il coro, del resto, era stato indicato
anche da Mazzini come il simbolo dell’armonica fusione fra i sentimenti individuali e quelli collettivi, espressi attraverso
una nuova musica, non più aulica e aristocratica, ma romantica e popolare,
investita della funzione civilizzatrice nazionale e in grado di divenire un alleato
potente per la liberazione.
Il grido Viva Verdi, acrostico rivoluzionario ripetuto nei teatri e scritto nelle
strade, allusivo a Vittorio Emanuele Re
D’Italia, legò indissolubilmente il nome
del musicista agli avvenimenti politici in
atto e agli italiani. Assurto a simbolo vivente del nostro Risorgimento, Verdi fu
amato fino all’ultimo dalla gente, che
sparse paglia sulle strade per non disturbare la sua agonia, e dalle istituzioni,
che decretarono il lutto nazionale alla
sua morte. Per volontà del compositore
le esequie furono modestissime, ma
quando la sua salma fu traslata nella
Casa di Riposo per Musicisti, da lui stesso
fondata con grande spirito filantropico,
vi fu una manifestazione oceanica con
migliaia di voci riconoscenti che cantavano il Va’ pensiero dal Nabucco.
Proprio quest’opera, destinata grazie
al celebre coro ad alimentare la sua
fama fino ai giorni nostri, è lo spunto per
l’avvio della nostra serata. Questo monumento nazionale, anche se non il lavoro meglio riuscito di Verdi, segna il suo
primo trionfo dopo gli insuccessi e i gravi
lutti che nel giro di un anno lo avevano
privato della moglie e dei due figlioletti.
Trionfo dovuto principalmente alla capacità di associare un antico soggetto
religioso, le vicende degli ebrei durante
la cattività babilonese del re Nabucodonosor, alla sensibilità popolare dell’epoca; accomunando gli animi sulla
base di un’attenzione sempre maggiore
a più ampi settori sociali. Con quest’opera, assunta dall’immaginario collettivo a capostipite del risorgimento
musicale e simbolo dello spirito patriottico, la musica italiana scopre il popolo,
facendolo protagonista di pagine corali
indimenticabili, capaci di diffondersi velocemente e suscitare energie vitali che
dal teatro passarono alla strada e poi al
campo di battaglia.
La trascinante Sinfonia fu composta
all’ultimo momento, miscelando nuovi
motivi musicali ad elementi tematici già
inseriti nell’opera, tratteggiando così in
pochi minuti il carattere del lavoro teatrale, tutto giocato sul movimento e sul
canto corale delle masse. Gli ottoni
aprono il brano con un calmo e sommesso corale affidato ai fiati, che evidenzia l’ideale religioso degli ebrei di
fronte alla persecuzione, interrotto da
improvvise esplosioni guerresche, evocanti le milizie assire. La lirica sezione
centrale è ricalcata sul tema del Va’
pensiero, esposto prima dai fiati sul pizzicato e quindi declamato a gran voce,
fino a svanire nel cinguettio di flauto, ottavino e clarinetto. La chiusa è risolta da
episodi di carattere eroico che sfociano
nella stretta finale, in un crescendo di
rossiniana memoria che allude alla gioia
di un intero popolo.
Nel malinconico e rassegnato Va’
pensiero, coro attorno al quale ruota
tutta la fama dell’opera, c’è il fatidico
incontro tra la melodia verdiana e le
speranze dei patrioti italiani.
L’accorata nostalgia della patria perduta e l’atto d'accusa contro la dominazione straniera non potevano che
essere interpretati come un motivo risorgimentale, tramutandosi in volontà di
azione, fede di un possibile riscatto e
aspirazione alla libertà.
Il brano è collocato nella terza parte
dell’opera, quando gli ebrei, sconfitti e
prigionieri, ricordano la cara patria perduta mentre sono costretti a lavorare
sulle sponde dell'Eufrate.
La sommessa sonorità della breve introduzione orchestrale è rotta dall'improvviso tremolo degli archi, con delicati
ricami di flauto e clarinetto, che evocano i luoghi cari e lontani di cui parlano i versi.
Va’ pensiero (T. Solera)
Va', pensiero, sull'ali dorate,
va' ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano libere e molli
l'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sïonne le torri atterrate ...
Oh mia patria sì bella e perduta!
Oh membranza sì cara e fatal!
Arpa d'ôr dei fatidici vati
perché muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!
O simìle di Sòlima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t'ispiri il signore un concento
che ne infonda al patire virtù!
Ma non sono solo le parole dell’ode
ad evocare idee patriottiche. La musica
stessa dà un’idea molto chiara di coralità grazie alle sue voci all’unisono, al carattere innodico e alla totale mancanza
di varietà ritmica che crea quell’effetto
incantatorio artefice della sua fama.
La cantilena elegiaca, nobile e commossa, si snoda sul semplice accompagnamento e trova maggior vigore nelle
parole Arpa d'or dei fatidici vati, prima
di ripresentarsi arricchita dalle fioriture
dei legni. Un brano sentito e risentito ma
assolutamente insostituibile per il suo intatto valore simbolico.
37
Garibaldi con il cappello “all’Ernani”
La visione sostanzialmente positiva
della vita traspare continuamente nella
musica verdiana, anche dove gli ideali
di giustizia e pace sono palesemente
traditi dall’iniquità umana e il dolore si
manifesta come forza lacerante. Così è
anche in Traviata, opera popolare che si
coniuga perfettamente con l’intimismo
lirico più profondo e complesso, dove
l’amore per la vita persiste con tenacia
nelle parole della protagonista morente.
Il Preludio è una sorta di racconto a ritroso della vita di Violetta e determina
già compiutamente l’atmosfera dell’intera vicenda: il tema introduttivo è lo
stesso che la vedrà malata nel suo appartamento di Parigi, mentre quello successivo riprende la slanciata melodia
Amami, Alfredo, arricchita da un frivolo
disegno decorativo che ne ricorda la
dissoluta condotta precedente l’incontro con l’amore. Verdi fissa così in questo
breve e sublime brano i due poli attorno
ai quali graviterà tutta l’azione appassionata dell’opera: amore e morte.
Privo di spunti politici, il capolavoro
verdiano vedrà comunque innalzare attorno a sé gli ostacoli di una burocrazia
ottusa e di un moralismo retrivo e provinciale, per l’audace ambientazione e
l’impreparazione di un pubblico, abituato a tutt'altre tematiche.
Il ciclo del Risorgimento eroico e repubblicano del ‘48 è ormai chiuso per
lasciar posto al compromesso diretto ad
ingrandire il Piemonte. Non vi è più lo spirito rivoluzionario che aleggiava in Ernani; storia di un nobile e romantico
bandito spagnolo consumato dalla passione e desideroso di vendetta nei confronti del Re. Opera con la quale Verdi
era tornato ad infiammare il pubblico
italiano, pronto a riconoscere allusioni
patriottiche ad ogni spunto.
Il cappello all’Ernani venne così preso
a modello, prima che dal corpo degli Alpini, dai sostenitori della causa nazionale, mentre l’acclamato coro del terzo
atto provocò l’intervento stizzito della
censura austriaca. I veneziani, come si è
ripetuto quest’inverno a Roma nel Nabucco diretto dal Mestro Muti, cantarono con i coristi il Si ridesti il leon di
Castiglia; liguri e piemontesi mutarono le
parole a Carlo Magno sia gloria ed onor
in a Carlo Alberto sia gloria ed onor.
La popolarità dell’opera, una sorta di
prima bozza del Trovatore, si deve però
anche ad una particolare felicità creativa, tradotta in una profusione di melodie accattivanti e cantabili, come il
brioso coro in programma: Esultiamo!,
che dal salone di un castello apre il secondo atto del melodramma.
Francesco Hayez, I Vespri Siciliani, scena 3 - 1846
Esultiamo! (F.M. Piave)
Tutti
Esultiamo! Letizia ne innondi!
Tutto arrida di Silva al castello;
no, di questo mai giorno più bello,
dalla balza d'oriente spuntò.
Esultiamo! Esultiam!
Dame
Quale fior che le aiuole giocondi,
olezzando dal vergine stelo,
cui la terra vagheggia ed il cielo,
è d'Elvira la rara beltà.
Cavalieri
Tale fior sarà colto, adorato,
dal più bello e gentil cavaliere,
ch'ora vince in consiglio e sapere
quanti un dì col valore eclissò.
Tutti
Sia il connubio, qual merta, beato,
e se lieto esser possa di prole,
come in onda ripetesi il sole,
de' parenti abbia senno e beltà.
Esultiamo! Esultiam!
Argomento politico, ultimo specificatamente patriottico, tratta anche I Vespri siciliani, grand opéra scritto da
Verdi per Parigi e, per ragioni di una bizzarra censura, rappresentato in Italia
come Giovanna di Guzman, trasportando la vicenda in Portogallo. La trama
in realtà racconta la duecentesca insurrezione del popolo palermitano contro
gli Angioini e piacque particolarmente
ai neo-medievalisti ottocenteschi, sembrando un canovaccio ideale per quei
patrioti italiani che cercavano nel passato le radici dell'unità nazionale. I Vespri
divennero a tutti gli effetti così risorgimentali da apparire perfino in una strofa
dell'Inno di Mameli: «Dall' Alpe a Sicilia, /
dovunque è Legnano; / ogn' uom di Ferruccio / ha il core e la mano; / i bimbi d'
Italia / si chiaman Balilla; / il suon d' ogni
squilla / i Vespri suonò».
39
Mercatello, Pal. Gasparini, Garibaldi parte da Quarto con i Mille
Bellissima la Sinfonia che ben esprime
l’immagine di una rivoluzione vittoriosa,
dello spirito di giustizia e dei sentimenti di
libertà che avevano animato i moti contro i francesi. La sua forma bipartita prevede un minaccioso Largo iniziale che
dal pianissimo si carica sempre più di inquietudine fino a sfociare, passando per
il famoso tema dei violoncelli, nell’esplosione dell’Allegro agitato, carico di toni
eroici e amorosi, che conclude la prima
parte della serata.
Si riparte con un’altra celeberrima sinfonia di un melodramma osteggiato dal
potere e del quale fu interdetto persino
lo spartito: La forza del destino. Per la
censura austriaca anche la sola musica
verdiana era infatti pericolosa. La forma
a pot-pourri, di struttura simile a quella
già ascoltata nel Nabucco, ha in questa
Sinfonia un senso di unità ben più marcato e contribuisce a realizzare uno dei
brani strumentali meglio riusciti e più famosi di Verdi.
Dopo sei perentori squilli degli ottoni,
gli archi inseriscono un tema ansioso e
concitato, detto del destino, che nella
sua ripetitiva insistenza evoca una fatalità ineluttabile.
40
A questo motivo dominante si intrecciano e contrappongono durante lo sviluppo spunti melodici tratti da momenti
capitali dell’opera, che lo contrappuntano o con esso si mescolano sino alla
brillante conclusione.
Successo analogo a quello del Nabucco accompagnò la messa in scena
de I Lombardi alla prima crociata, in cui
l’elemento risorgimentale è ancor più
marcato che nell’opera sugli ebrei, della
quale riprendeva in particolare lo spirito
nel coro O Signor che dal tetto natio; in
grado di suscitare immediatamente
l’entusiasmo dei patrioti. Il collegamento
con l’opera precedente era scontato
anche nelle intenzioni dello stesso Verdi
e di Temistocle Solera, medesimo librettista, ben consapevoli che riprendendo
lo stesso filone risorgimental-patriottico,
ne avrebbero certamente rinnovato la
fortuna. L’opera coglieva infatti nella vicenda dei Lombardi, ancora una volta
quella volontà di riscatto che ben si addiceva allo stato d’animo degli italiani,
dando voce alle aspirazioni collettive
condivise dagli autori stessi.
Il coro, intonato all’unisono dai cavalieri assetati fra le sabbie infuocate, ricorda l’aria fresca, i ruscelli e i laghi della
terra lombarda, modellandosi chiaramente sul più celebre Va’, pensiero, del
quale ricalca l’andamento nobile e solenne, prima di disperdere la sua forza in
trilli e acciaccature.
O Signore, dal tetto natìo (T. Solera)
O Signore, dal tetto natìo
ci chiamasti con santa promessa.
Noi siam corsi all’invito di un pio,
giubilando per l’aspro sentier.
Ma la fronte avvilita e dimessa
hanno i servi già baldi e valenti!
Deh, non far che ludibrio alle genti
Sieno, Cristo, i tuoi figli guerrier!
O fresch’aure volanti sui vaghi
ruscelletti dei prati lombardi!
Fonti eterne! Purissimi laghi!
O vigneti indorati dal sol!
Dono infausto, crudele è la mente
che vi pinge sì veri agli sguardi,
ed al labbro più dura e cocente
fa la sabbia d’un arido suol!
L’impegno di Verdi, oltre ad arricchire
il nostro patrimonio culturale, ha contribuito in maniera determinante alla definizione dell’identità italiana, tanto da
diventarne uno dei simboli ancor oggi
più apprezzati. Ma assieme alla società
anche la musica, che ne è uno degli
specchi più sensibili, stava in quegli anni
cambiando. Così, dopo i febbrili e frenetici anni risorgimentali, Verdi si permise di
comporre senza fretta e di sperimentare
nuove strade in grado di liberare il melodramma dagli schemi in cui era stato imprigionato, elevandolo a dramma più
vivo ed incisivo. È il caso di Aida, opera
esotica e spettacolare ambientata nell'antico Egitto e che, nelle intenzioni del
compositore, avrebbe dovuto chiudere
la sua lunga e prestigiosa carriera.
Il momento culminante e più noto del
melodramma, la celeberrima grande
Scena del Trionfo, è l’ideale per chiudere la nostra celebrazione centenaria.
Il blocco sinfonico-corale-coreografico
accompagna nella trama la parata
delle truppe egizie, preceduta da una
pomposa introduzione strumentale, che
sottolinea l’ingresso della corte, e dal
canto di ringraziamento della folla.
Gloria all'Egitto (A. Ghislanzoni)
Popolo
Gloria all'Egitto, ad Iside
che il sacro suol protegge!
Al Re che il Delta regge
inni festosi alziam!
Gloria! Gloria! Gloria! Gloria al Re!
Gloria! Gloria! Gloria!
Inni alziam, Inni alziam! Gloria al Re!
inni festosi alziam!
Donne
S'intrecci il loto al lauro
sul crin dei vincitori!
Nembo gentil di fiori
stenda sull'armi un vel.
Danziam, fanciulle egizie,
le mistiche carole,
come d'intorno al sole
danzano gli astri in ciel.
Sacerdoti
Della vittoria agli arbitri
Supremi il guardo ergete;
grazie agli Dei rendete
nel fortunato dì.
Donne
Come d'intorno al sole
danzano gli astri in ciel.
Uomini
Inni festosi alziam al Re.
Alziamo al Re
Sacerdoti
Grazie agli dei rendete
nel fortunato dì.
Franco Corelli nel ruolo di Radames
Lo sfilare delle truppe davanti al Re è
accompagnato dalla fastosa quanto
celebre Marcia Trionfale. I ritmi esotici
del seguente Ballabile sostengono danzatrici che consegnano i tesori dei vinti.
Infine, la comparsa di Radames, generale vittorioso, è accolta dalla ricomparsa del coro in un’autentica apoteosi.
Popolo
Vieni, o guerriero vindice,
vieni a gioir con noi;
sul passo degli eroi
i lauri, i fior versiam!
Sacerdoti
Agli arbitri supremi
il guardo ergete.
Grazie agli dei rendete
nel fortunato dì.
41
mercoledì 17 agosto
ore 21,15 chiesa di San Francesco
LA BACCHETTA MAGICA: un Mondo di giovani direttori
per Bartok, Beethoven, Bizet, Mozart, Stravinsky e Rossini
Orchestra Sinfonica G. Rossini
Barbara Cherubini
Sergei Eleazar de Carvalho
Andreas Eriksson
Ricardo de Sousa Castro
André Teixeira Brant
Gregory Tufts . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .direttori
Lanfranco Marcelletti . . . . . . . . docente
Béla Viktor János Bartók (1881-1945)
Danze popolari rumene - 1917
1. Jocul cu bâtă (Danza del bastone) - Energico e festoso / 2. Brăul (Girotondo)
- Allegro / 3. Pe loc (Sul posto) - Andante / 4. Buciumeana (Danza del corno) Moderato / 5. Poargă românească (Polka rumena) - Allegro / 6. Măruntel (Passettino di Belényes) – Allegro / 7. Măruntel (Passettino di Nyàgra) - Più allegro
Ludwig van Beethoven (1770-1827)
Sinfonia n. 2 in Re magg. Op. 36 - 1803
- Adagio - Allegro con brio
- Larghetto
- Scherzo: Allegro
- Allegro molto
Georges Bizet (1838-1875)
dalla Suite n. 1 da Carmen - 1875
- Les dragons de Alcala
- Seguidilla
Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791)
Sinfonia n. 32 in Sol magg. KV 318 - 1779
Igor' Fëdorovič Stravinskij (1882-1971)
Eight Instrumental Miniatures - 1962
1. Andantino / 2. Vivace / 3. Lento / 4. Allegretto / 5. Moderato: Alla
breve / 6. Tempo di marcia / 7. Larghetto / 8. Tempo di tango
Gioachino Rossini (1792-1868)
da Il Signor Bruschino - 1813
- Ouverture
Produzione in collaborazione con Aria Italiana
42
Q
mentate, da un’ampissima raccolta etnica avviata nel 1905, quando intraprese insieme a Zoltán Kodály il suo
primo viaggio per la registrazione e la
trascrizione della musica popolare magiara e centro-orientale. Tale genere
musicale interessava Bartók non solo
come materiale primario per le sue
composizioni, ma anche come mezzo
per arrivare, attraverso le strutture melodiche e ritmiche oggetto d'indagine, a
un’atmosfera libera dalla tirannia dei sistemi classicheggianti. Il passaggio è comunque graduale: da un intento
conoscitivo ad uno artistico - dal pianoforte all’orchestra, in grado di ampliare
le relazioni fra la tradizione popolare e la
personalizzazione di questa da parte del
compositore moderno. La freschezza
dei ritmi e delle melodie viene così combinata con un’armonia ardita e con
nuovi effetti sonori, in un’impressionante
sintesi di musica di intrattenimento e
avanguardia. Per evitare comunque
scarti troppo bruschi con l’originale, Bartòk sceglie un organico ridotto, riprendendo l'esempio dell'orchestrina di
paese più vicina alle tradizioni popolari.
La ricerca timbrica diviene così preminente, oscillando fra colto e popolare,
come ben evidente fin dall’inizio della
composizione.
B. Bartók
uello del direttore d'orchestra
non è affatto un mestiere in
estinzione, come si continua a
vociferare alla morte di ogni grande
Maestro. Al contrario, sempre più giovani talenti, provenienti da luoghi e culture profondamente differenti, decidono
di intraprendere questa irta strada. Per
essere un buon direttore, infatti, non servono solo una straordinaria competenza
musicale e anni di studio e di gavetta,
ma soprattutto un carattere di ferro e
tanto carisma; in grado da consentire di
tener testa agli orchestrali, pur rimanendo nelle loro grazie.
Siamo quindi molto orgogliosi che alcuni giovani direttori d’orchestra provenienti da tutto il Mondo abbiano scelto
proprio il corso di perfezionamento organizzato da Aria Italiana, qui a Mercatello, come punto fondamentale per
l’avvio delle loro carriere, che gli auguriamo di cuore favolose. Con l’apporto
fondamentale del Maestro Lanfranco
Marcelletti, titolare del Master Class che
stasera si conclude, abbiamo quindi organizzato con gioia questo concerto a
loro dedicato e con il quale chiudiamo
il sipario sulla stagione 2011; una serata
piacevole, festosa e che getta un ponte
verso il futuro ed altre nuove attività che
Musica&Musica ha dimostrato di saper
attivare nel territorio, ponendosi all’attenzione di un bacino geografico ed un
pubblico sempre più vasto.
È dunque con immenso piacere che
vedremo galleggiare nell’aria nuove e
promettenti bacchette in grado, con
l’istintiva capacità comunicativa del direttore che le fa danzare, di strutturare
armoniosamente il suono d'insieme, dettando tempi, ingressi e dinamiche, frutto
di interpretazioni e studi approfonditi.
A sottolineare la fondamentale parte
della preparazione e la magnifica struttura cosmopolita del gruppo di giovani
direttori, apriamo il concerto con un
compositore che è fra i più grandi studiosi della musica popolare e tra i pionieri dell’etnomusicologia: l’ungherese
Béla Bartók. Egli trasse le Danze popolari
rumene, scritte prima per pianoforte e
solo successivamente da lui stesso stru-
Qui si concretizza l'Allegro con brio, dinamico e comunicativo, basato su una
idea vigorosa che sfreccia inquieta, spigliata e gioiosa tra una miriade di accenni che si stipano nella pagina, colma
di entusiasmo creativo.
Nel soave Larghetto coesistono le grazie del Settecento e la consapevolezza
della loro imminente estinzione. Così, assieme alla piacevolezza dei dialoghi
classici, si avverte un brivido romantico
di malinconia per un periodo morente.
Puro ritmo è invece l'essenza del semplice Scherzo; un brano ironico e grottesco, essenziale e rapido nei cambi di
tonalità e timbro, con cui Beethoven per
primo abolisce il minuetto di maniera.
Una vasta ed estrosa ricapitolazione
degli atteggiamenti espressivi ascoltati si
ha nell’Allegro molto finale; ancora giocoso, ma ormai basato su un tema di
grande complessità armonica, scosso
da aspri e turbolenti contrasti, fulminei e
scontrosi, eccentrici e umoristici, che
non hanno più nulla di settecentesco.
L. van Beethoven
Proponiamo ora ad un’opera più conosciuta, anche se fra le sinfonie di Ludwig van Beethoven è certamente tra le
meno eseguite. La Seconda, pur pervasa di energia e serenità, nasce mentre il musicista attraversa uno dei suoi
momenti più dolorosi e scoraggianti; segnato dall’acuirsi della sordità e dalla
delusione sentimentale patita a causa
del rifiuto della Contessina Guicciardi.
Questo si tradusse però in uno stimolo a
moltiplicare le sue possibilità espressive,
a consegnarsi anima e corpo alla sua
vocazione creativa. Creatività che in
questo spartito i contemporanei avvertirono eccessiva e sorprendente, anche
se ai nostri orecchi si possono solo scorgere le linee principali della “romantica”
sofferenza sulle quali cavalcherà la dirompente sinfonia successiva: Eroica.
La Seconda si apre con un Adagio
che, dopo poche battute, si avvia per
campi armonici cangianti, presentando
frammenti e spunti melodici e ritmici
sempre nuovi.
G. Bizet
Due piccole, grandi, perle estratte da
Carmen, lavoro più rappresentativo di
Georges Bizet, ci consentono di esplorare nuovi orizzonti. Capolavoro assoluto
del teatro musicale, l’opera debuttò fra
polemiche e proteste per la novità della
messa in scena ed il soggetto immorale.
L’anticonformismo di Bizet, morto poco
dopo la prima ignaro del clamoroso successo che gli si prospettava, è intuibile
anche dal solo ascolto dell’invenzione
musicale presente nello spartito.
Il breve preludio al secondo quadro,
Les Dragons d’Alcala è una sorta di
umoristica canzone da caserma affidata ai fagotti ed al tamburo; brano inserito nella prima Suite ricavata dal
materiale musicale dell’opera.
Infatti, come è accaduto per molte
altre composizioni teatrali e balletti famosi, anche di Carmen sono state fatte
diverse riduzioni orchestrali per un'esecuzione antologica dedicata al semplice
ascolto. Così è avvenuto anche per la
celeberrima Seguidilla, motivo con cui
la protagonista seduce il brigadiere che
avrebbe dovuto condurla in prigione,
promettendogli quell’amore che segnerà definitivamente le loro vite e il
prosieguo della trama.
Questi due luminosi mozziconi manifestano già da soli ed in modo lampante,
la straordinaria ispirazione esotica della
musica di Bizet, con le sue citazioni folcloristiche e i ritmi di danza propri della
personalità dell’autore.
45
Continuando in questo nostro viaggio
in “tempi, luoghi e culture” differenti, ci
troviamo ora al cospetto di un altro
genio indiscusso della musica: Wolfgang
Amadeus Mozart. La Sinfonia n. 32 che
ascolteremo, scritta dal giovane salisburghese ventitreenne, non ha però
ancora quella struttura strumentale dialetticamente articolata e complessa
alla quale ci riferiamo oggi quando parliamo di questa forma orchestrale. Al
tempo questa era infatti ancora intesa
come un brano da concerto destinato
ad aprire o chiudere un programma
musicale focalizzato su pezzi virtuosistici
o solistici. Segue pertanto l'influenza dell'ouverture in stile italiano che, secondo
lo spirito dell'opera buffa, era articolata
in tre tempi (Presto - Adagio - Presto), distinti fra loro soltanto esteriormente, ma
che si sviluppava in un tempo solo. Il piacevole e scorrevole gioco di imitazioni
iniziale è tipico delle ouverture. L’andante centrale è delicato, morbido e
persuasivo, in linea con la migliore tradizione mozartiana, e sfocia nella ripresa
del primo tempo, che chiude la composizione; prezioso tassello della creatività
mozartiana.
W.A. Mozart
46
I. Stravinskij
G. Rossini
Come i pezzi di Bartók ascoltati in
apertura, anche le Eight Instrumental Miniatures di Igor Stravinskij sono una ripresa di una serie di melodie scritte
inizialmente per pianoforte. I pezzi originali, piccoli gioielli di semplicità, avevano uno scopo puramente didattico, e
vennero ricomposti e ripensati dall’autore per quindici esecutori, rivelandone
così una natura del tutto nuova. Pur
mantenendo i toni originali, l’ordine dei
movimenti venne modificato, segnando
così un percorso geniale per la sua semplice coerenza. Questo è cosparso di
una molteplicità di segnali ed elementi
intrecciati in una rete di rimandi a forme
del passato, senza però mai scadere in
un atteggiamento manieristico.
L’Andante è nel segno dell’infantile
purezza, rappresentata da una semplice e cullante nenia. Lo zampillante Vivace si regge invece su un incessante
ritmo che sfocia, senza interruzione, nel
Largo dal tono pensoso e introverso. Il
quarto movimento, Allegretto, ci esalta
nuovamente ma stavolta con una scrittura decisamente meno lineare di
quella del secondo numero. Il successivo Moderato reinterpreta in maniera
personale una melodia di stampo settecentesco, prima che irrompa il pomposo ed ironico Allegro. L’elegiaco
Laghetto che segue, trabocca di una
composta nostalgia e ci accompagna
verso l’ultimo brano della raccolta, dedicato ad un ballo: Tempo di tango.
In conclusione ritroviamo la breve e
spiritosa sinfonia di una delle vulcaniche
farse giovanili di Gioachino Rossini: Il Signor Bruschino. I brani introduttivi rossiniani sono universalmente riconosciuti
come uno straordinario esempio ed un
saggio perfetto della sua abilità e originalità compositiva. Connotati da una
decisa vitalità ritmica, da una spiccata
inventiva melodica, dalla lucida orchestrazione, da una forza propulsiva
nuova, dalla varietà dei famosi “crescendo”, bastano, da soli, a delineare la
personalità unica del grande pesarese.
L’Ouverture in programma occupa
però un posto di rilievo nella storia della
musica. Deliziosa e conosciutissima essa
infatti anticipa di un secolo e mezzo le
più avanzate avanguardie del ‘900. Il
brillante e scherzoso brano, oltre all’eliminazione del tradizionale tempo lento
iniziale e al conseguente immediato
precipitare in un clima umoristico esplicito, si segnala soprattutto per la trovata
del curioso effetto ottenuto da Rossini
facendo battere il tempo con l’archetto
sul leggio dai violini secondi. Ma l’esempio di Musique Concrète, con suoni vicini al “rumore” e teorizzata da Pierre
Schaeffer solo nel 1948, è solo uno degli
stupefacenti effetti timbrici che ci ha regalato la mirabolante produzione rossiniana, che speriamo di poter continuare
a proporre ed ascoltare nelle prossime
edizioni della stagione concertistica promossa dal Museo di San Francesco.
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gli artisti
Amici del Canto Chamber Choir
Coro formato da circa venticinque
cantanti, sia professionisti che studenti di
musica, fondato nel 2005 da Nigel Shaw,
che ne è il direttore, e con sede nelle
meravigliose coste del Galles del nord.
Il coro Amici del Canto vanta un repertorio vasto e variegato, che spazia
dalla prima produzione Tudor, secolo Sedicesimo, fino a brani contemporanei;
coprendo quasi mezzo millennio di storia
della musica. Fanno parte del catalogo
del coro la Messa in Angustiis di Haydn,
The Crucifixion di Stainer, il Messiah di
Handel e il Dichterliebe di Schumann.
Gli Amici del Canto si sono esibiti non
solo in molte località del Galles e del
Regno Unito ma anche in prestigiose
sedi quali l’Alte Nikolaikirche nel quartiere medievale di Francoforte e la Basilica di S. Pietro nella Città del Vaticano.
Lorenzo Antinori
Nato nel 1987, a otto anni ha iniziato i
suoi studi con P. Fraternale, presso la
Cappella Musicale di Urbino. Nel 2009 si
è diplomato con il massimo dei voti e la
lode in Organo e Composizione Organistica sperimentale sotto la guida di M.
Arlotti presso il Conservatorio Rossini di
Pesaro, dove segue anche il corso di
cembalo tenuto da M.L. Baldassari.
Ha seguito vari corsi di perfezionamento, approfondendo lo studio delle
prassi esecutive autentiche, unendo a
questo un’ampia conoscenza delle fonti
e dei trattati fondamentali per una corretta interpretazione di ogni repertorio.
Da segnalare a tal proposito il suo impegno nel campo della ricerca musicologica e organaria antica nel territorio
dell’Alto Metauro. Alcuni brani trascritti
e revisionati dallo stesso Lorenzo Antinori
da manoscritti conservati nella Biblioteca Comunale di Urbania sono stati
eseguiti nel 2010 in occasione del convegno “Le Collezioni di Francesco Maria
II a Casteldurante”. Nello stesso anno ha
inciso la “Missa de Angelis” di S. Baiocchi
e alcuni mottetti dello stesso autore e di
D. Bartolucci, assieme al Rossini Chamber Choir diretto dallo stesso Baiocchi.
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Vincitore di diversi e prestigiosi concorsi organistici nazionali è Organista
della Basilica Concattedrale di Sant’Angelo in Vado, dell’Insigne Pieve Collegiata di Mercatello e della Confraternita
della Morte di Urbino, nonchè dei cori
polifonici Icense di Mercatello, Colombati di Pergola e Jubilate di Candelara,
con i quali accompagna regolarmente
importanti celebrazioni.
Oltre all’intensa attività concertistica
come solista e con I Cameristi del Montefeltro, ha collaborato come organista
e cembalista con diverse formazioni cameristiche, orchestrali e corali: Ragazzi
Cantori di San Giovanni in Persiceto,
Cappella Musicale della Cattedrale di
Fermo, Coro Polifonico Città di Porto San
Giorgio, Orchestra da Camera delle
Marche, Orchestra Sinfonica G. Rossini,
Nuova Orchestra Regionale delle Marche, Orchestra della Cappella Musicale
del SS. Sacramento di Urbino e Orchestra Pro Arte Marchigiana. Infine, con
l’Orchestra dell’Accademia Adriatica,
ha partecipato come cembalista alla
prima esecuzione in epoca moderna
del Magnificat di A. Conforti.
Ana Julia Badia Feria
Nata nel 1976 a L'Avana (Cuba), inizia
lo studio del violino all'età di sei anni. Sin
dalla tenera età è stata premiata in diversi concorsi nazionali ed ha suonato
nelle più importanti sale da concerto del
suo paese di origine. Si è laureata in violino con lode presso l'Università I.S.A. di
Cuba, e poi diplomata al Conservatorio
A. Boito di Parma, con lode e menzione
speciale, sotto la guida di L. Fanfoni.
Nel 1994 vince il concorso per primo
violino nell'Orchestra Sinfonica Nacional
de Cuba, ruolo che ricoprirà fino al 2004.
In questi dieci anni, oltre a partecipare
ad oltre 400 programmi sinfonici, ha
svolto un’intensa attività cameristica e
solistica. Nella stagione 1999 dell'orchestra cubana è stata il solista nel Concerto per violino e orchestra di J. Sibelius.
Nel 2000, sempre con la stessa orchestra, ha eseguito in prima assoluta il Concerto per Violino e Orchestra di S. Eitan,
compositore israeliano, e partecipato a
tournée in Argentina, Brasile, Perù, Messico, Cina, Thailandia, Malesia, Corea
del Sud, Spagna e Italia.
Risultata idonea in diverse audizioni,
ha suonato, oltre che con l’Orchestra
Sinfonica G. Rossini di Pesaro: con l'Orchestra del Teatro Regio di Parma, l'Orchestra della Fondazione Teatro Lirico G.
Verdi di Trieste, l'Orchestra Internazionale d'Italia e l'Orchestra della Fondazione Teatro Lirico di Cagliari.
Coro Polifonico Icense
Costituito nel 1980 da don A. Lucciarini, dopo una lunga interruzione ha ripreso la sua attività nel 2004, per volontà
di alcuni suoi componenti e dell’attuale
presidente, don F. Bricca, che ne ha saputo mettere a frutto l’entusiasmo.
La corale, composta da circa 35 elementi e diretta da Guerrino Parri, ha
avuto l'onore, anche grazie alla collaborazione con l'organista Lorenzo Antinori,
di esibirsi in importanti chiese, tra le quali:
la Basilica di San Pietro in Vaticano, la
Basilica Inferiore di San Francesco in Assisi, la Basilica della Santa Casa di Loreto,
la Basilica Cattedrale di Urbino, il Duomo
di Orvieto e la Basilica di Sant’Apollinare
in Classe di Ravenna.
Lo studio di un repertorio che, oltre a
quello sacro, spazia tra generi musicali
di epoche diverse, ha consentito inoltre
al coro di organizzare rassegne dove si
è esibito assieme a gruppi nazionali di
grande valore. Ha poi con successo partecipato al festival regionale I colori
della Musica, alla Rassegna Corale Autunnale di Pergola, alla Rassegna Nazionale Cantar la Voce di Urbania, alla
Rassegna Canti di Natale di Serra San
Quirico, alla stagione concertistica Musica a Corte e al festival I Suoni e la Parola di Fano. Da ricordare le esibizioni
all’interno di Musica&Musica: con l’Orchestra da Camera delle Marche diretta da A. Cavuoto (2006) e l’Orchestra
Sinfonica G. Rossini diretta da D. Agiman
(2008) e da L. Marcelletti (2009 e 2010).
Il coro vive con entusiasmo la propria
evoluzione artistica, aperta a importanti
collaborazioni; come quella che la vede
impegnata nel mese di agosto, assieme
all’Orchestra Sinfonica G. Rossini ed al
Maestro Marcelletti, sul magnifico scenario del sagrato della Basilica della
Santa Casa di Loreto, per la riproposizione del nostro concerto verdiano.
Elena Giri
Nata a Fano nel 1984, si è diplomata in
flauto nel 2002 con il massimo dei voti e
la lode al Conservatorio Rossini di Pesaro
sotto la guida di A. Mattei, perfezionandosi poi con identico risultato al Conservatorio Maderna di Cesena.
Sia come solista che in duo con la pianista Evgenia Nalivkina, è vincitrice di
vari concorsi nazionali ed internazionali,
così come di numerose borse di studio
prestigiose, come quella intitolata alla
memoria del grande Severino Gazzelloni
o quella dell’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino.
Ha partecipato a numerosi masterclasses e seminari per flauto e ottavino,
strumenti coi i quali si esibisce in numerose formazioni cameristiche e orchestrali alle quali è risultata idonea:
Orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano (primo flauto), Orchestra della Fondazione Arena di Verona, Orchestra
Classica di Alessandria (primo flauto e
ottavino), Orchestra del Teatro Marrucino di Chieti, Orchestra Giovanile Italiana, Orchestra Filarmonici di Verona,
Orchestra Filarmonica Lavinia di Livorno,
Orchestra G. D'Annunzio di Pescara, Orchestra Maggio Formazione di Firenze,
Orchestra OTLiS di Spoleto e Orchestra
Sinfonica G. Rossini di Pesaro.
Con quest’ultima si è esibita anche
come solista, così come con l’Orchestra
Sinfonica Pesarese e I solisti Aquilani.
Lanfranco Marcelletti
Considerato gran surpresa dalla critica spagnola, direttore d’orchestra e
pianista, è uno degli artisti brasiliani più
conosciuti a livello internazionale, acclamato per le sue coinvolgenti esecuzioni
nel repertorio orchestrale e operistico.
Ha diretto molte orchestre tra cui: Orchestra Sinfonica del Brasile, Orchestra
del Teatro Nazionale di Brasilia, Orchestra Sinfonica Nazionale del Cile, Orchestra Sinfonica di Xalapa, Orchestra del
Teatro Comunale di Bologna, Orchestra
Sinfonica di Galicia, Haydn Chamber
Orchestra di Londra e Orchestra del Festival Eleazar de Carvalho in Brasile.
Il successo ottenuto al Glimmerglass
Opera Festival nel 2000, dove ha iniziato
la sua carriera operistica, lo ha portato a
lavorare per altri importanti teatri; tra
questi il Teatro Real di Madrid, il Teatro
Calderón di Valladolid e la Commonwealth Opera in Massachusetts. Ha assistito
il grande compositore A. Coppola, nella
prima dell’opera Sacco e Vanzetti ed
ha ideato, in collaborazione con l’attrice C. Bermejo, lo spettacolo per bambini www.mozart.deus.
Ha iniziato gli studi musicali in Brasile,
al Conservatorio Pernambucano di Recife, la sua città natale, dove si è diplomato in pianoforte. Si è quindi trasferito
in Europa, perfezionandosi nel suo strumento alla Music Akademie di Zurigo e
alla Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna, dove ha studiato
anche composizione. Ha infine ultimato
gli studi di direzione alla Yale University.
Numerosi sono i premi e riconoscimenti ottenuti in tutto il Mondo sia come
direttore d’orchestra che come pianista.
Tra gli altri una menzione speciale rilasciata dall’Assemblea del suo Stato natale per l’attività di promotore della
musica classica da lui svolta, riconosciutagli anche con la recente nomina a direttore della Child Citizen Orchestra,
prestigioso progetto avviato sulla scia
del successo venezuelano di El Sistema
e destinato ai più sfortunati fra i bambini
brasiliani. Direttore musicale della Cayuga Chamber Orchestra di Ithaca, è
anche professore di direzione d’orchestra e direttore della University Orchestra
all’Università di Amherst (U.S.A.).
Invitato nel 2004 a Pesaro per dirigere
Il Viaggio a Reims al Rossini Opera Festival, vi ha diretto anche la farsa Arrighetto di C. Coccia, ricoprendo fino allo
scorso anno la carica di assistente del
maestro e musicologo A. Zedda nella direzione dell’Accademia Rossiniana.
Direttore ospite delle ultime due edizioni di Musica&Musica, torna nuovamente a Mercatello forte del successo
di pubblico ottenuto, proponendosi
anche come docente del Corso internazionale di perfezionamento per direttori d’orchestra e come pianista.
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Francesco Marconi
Strumentista e direttore, si è diplomato
in Tromba nel 2001 con R. Antinolfi, laureandosi poi in discipline musicali con C.
Menci, presso il Conservatorio di Perugia. Ha frequentato numerosi corsi di
perfezionamento e vinto per ben quattro volte al Concorso internazionale di
Musica da Camera Guido Monaco di
Arezzo e Alberto Gori di Siena.
Dal 2001 ha occupato per quattro
anni il posto di prima tromba dell’Orchestra del Teatro lirico A. Belli di Spoleto. Risultato idoneo presso l’Orchestra del
Teatro dell’Opera Livorno, l’Orchestra Filarmonica della Scala, l’Orchestra San
Carlo di Napoli e l’Orchestra Sinfonica
del Cairo è risultato primo classificato nel
Progetto Sipario del Teatro Pergolesi di
Jesi, dove sta svolgendo un’intensa attività, ricoprendo il ruolo di Prima Tromba
ed eseguendo i più importanti autori sia
sinfonici che operistici.
Ha collaborato con l’Orchestra Internazionale d’Italia, l’Orchestra Sinfonica
di Perugia e dell’Umbria, l’Orchestra Sinfonica di Terni e l’Orchestra Opera Oggi
di Roma. In qualità di solista si è esibito
con l’Orchestra della Cappella Musicale
di Assisi, l’Orchestra dell’Università di Perugia e l’Orchestra Sinfonica G. Rossini di
Pesaro, formazione dove attualmente ricopre anche il ruolo di prima tromba.
Con il fratello Marco, esegue concerti
per tromba e pianoforte, con un repertorio che spazia dal classico al jazz, genere per il quale ha lavorato anche ad
incisioni discografiche, fra cui la prima
esecuzione del brano Like a Secret Beetwen two Children, di M. Cacciatore.
Inoltre è docente nelle scuole ad indirizzo bandistico di Pieve Santo Stefano,
San Sepolcro e Anghiari, e titolare di
cattedra nella Scuola Comunale di Musica G. Puccini di Città di Castello. Ha iniziato la carriera di direttore di orchestra
di fiati, dirigendo la Filarmonica P. Mascagni di Anghiari, e le orchestra di fiati
Etruria Pops Orchestra e Tifernum Wind
Orchestra, da lui stesso fondate. Dal
2007 è direttore stabile della Filarmonica
G. Puccini di Città di Castello.
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Jerad Mosbey
Laureatosi alla Butler University ed alla
Michigan University, ha collaborato
come pianista con il Ryan Opera Center
di Chicago, il De Paul Opera Theater e
con la Northwestern University, dove ricopre attualmente il ruolo di pianista.
Ha collaborato con grandi artisti quali
Jennifer Larmore, Joshua Hopkins, Philip
Dikeman e Amy Johnson.
Orchestra Sinfonica G. Rossini
É l'orchestra della Provincia di Pesaro
e Urbino ed è riconosciuta dal Ministero
per i Beni e le Attività Culturali dal 2005.
Nata nella città di Rossini, l’orchestra,
la cui direzione principale è affidata a D.
Agiman, è specializzata nell'esecuzione
del periodo classico; ma con l’affidamento della direzione artistica per l'innovazione a R. Molinelli, la formazione ha
sviluppato anche un settore dedicato
alla commistione tra i generi e alla musica contemporanea.
Di grande prestigio la presenza costante nel cartellone del Rossini Opera
Festival. L'attività, in continuo sviluppo,
conta di circa 90 esecuzioni l'anno su
tutto il territorio nazionale e all’estero. In
particolare la formazione è divenuta orchestra di riferimento per le produzioni
concertistiche nelle città di Pesaro (Teatro Rossini e Rocca Costanza), di Fano
(Teatro della Fortuna e Corte Malatestiana), di Urbino (Teatro Raffaello Sanzio), di Cagli (Teatro Comunale), di
Mercatello sul Metauro (stagione concertistica Musica&Musica) e di numerosi
altri teatri storici della Provincia di Pesaro
e Urbino. Negli ultimi anni si è esibita con
successo in Corea del Sud, Malta, Turchia ed Austria.
Dal 2008 è parte fondamentale di Musica&Musica, dove è stata diretta dai
maestri Daniele Agiman, Louis Salemno,
James Caraher e Lanfranco Marcelletti.
Nell’agosto 2011, oltre agli impegni
mercatellesi, sarà fra le orchestre principali del R.O.F. di Pesaro dove eseguirà
la deliziosa La scala di seta, diretta da
José Miguel Pérez-Sierra e Il viaggio a
Reims, guidata da Yi-Chen Lin.
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Guerrino Parri
Formatosi al Conservatorio Rossini di
Pesaro sotto la guida di F. Mondelci, con
cui studia sassofono, si indirizza poi verso
l’aspetto creativo, che lo vedrà comporre e realizzare “musica per immagine” per vari ambiti artistici e televisivi
(Telemontecarlo e RAI), e collaborare
con il compositore L. Perini.
Fra le esperienze svolte si segnalano:
la preparazione e direzione del Piccolo
Coro Pop, con cui inciderà La vera storia
di Babbo Natale (L. Perini - E. Iacchetti);
la realizzazione di Culla Sonora (a cura
di M. Spaccazocchi), per la Sony Music.
Particolarmente attivo nella promozione della musica, nel 1998 ha fondato
Arte in Musica, progetto musicale volto
a far scoprire la musica ai più giovani, e
nel 2010 dato vita ad Aria Italiana, organizzazione per la creazione e gestione di
eventi musicali e culturali.
Dal 2004 dirige con crescente successo il Coro Polifonico Icense e dal 2006
è direttore artistico, assieme a Gabriele
Muccioli, della stagione concertistica
Musica&Musica, creata per la valorizzazione del Museo di San Francesco per
conto della Pro-Loco Mercatellese, di
cui è attualmente Presidente.
Professional Advantage
Fondato da Vernon Hartman e Amy
Johnson, che ne sono anche i direttori
artistici, Professional Advantage offre un
approccio unico tra i molti programmi
estivi per cantanti americani.
Professionisti di talento che desiderano fare un’esperienza diretta sui palcoscenici europei e approfondire la
propria conoscenza della lingua italiana, hanno la possibilità, tramite un
corso intensivo, di sperimentare sul
campo, in luoghi dal forte richiamo storico-culturale, come funziona veramente il mondo del teatro lirico.
Questo attraverso il contatto diretto
con insegnanti e professionisti che vantano grande esperienza nei vari settori
del mondo operistico e che possiedono
un innato talento per la trasmissione
delle loro conoscenze.
56
I membri del corpo docente sono infatti scelti annualmente in base alle
opere e scene che saranno rappresentate al termine del corso e ai bisogni
specifici dei partecipanti, accuratamente selezionati e ritenuti particolarmente idonei alle parti a loro assegnate
durante le audizioni preliminari svolte
nell’inverno precedente in molte città
degli Stati Uniti d’America.
I prestigiosi insegnanti Master del corso
2011 sono il soprano Amy Johnson e il tenore Mark Thomsen.
Alfred Savia
È un direttore d’orchestra e un insegnante riconosciuto a livello internazionale. Sotto la sua esperta guida la
Evansville Philharmonic ha allargato la
sua attività fino ad includere programmi
per orchestra giovanile, coro filarmonico
e di voci bianche.
Nato a Livingston, New Jersey, ha studiato direzione con F. Ferrara alla prestigiosa Accademia Musicale Chigiana di
Siena, affinadosi poi con O.W. Mueller.
È stato direttore artistico e primo direttore della Orlando Philharmonic Orchestra. Ha quindi lavorato con la Florida
Philharmonic e la New Orleans Philharmonic Orchestra. Nel 2006 ha diretto la
Louisiana Philharmonic Orchestra in uno
dei primi concerti dopo il passaggio
dell’uragano Katrina.
Ha inoltre collaborato con l’Orchestra
Sinfonica della Provincia di Bari e con la
Royal Philharmonic Orchestra di Londra,
con la quale ha registrato The Thrill of the
Orchestra, di Russel Peck.
Sebsibenal
Il gruppo è nato nel 2001 come quartetto e si è poi evoluto negli anni attraverso collaborazioni e progetti artistici.
Composto da musicisti provenienti dalle
più svariate esperienze, si presenta con
una formazione inedita e appositamente ideata per Musica&Musica 2011.
Punti di forza del gruppo sono le armonie vocali e la volontà di proporre interessanti rielaborazioni e interpretazioni
dei brani eseguiti.
Nigel Shaw
Ha studiato canto a Leeds, dove da
studente si è unito all’Opera North, per
poi passare alla Scottish Opera dove ha
ricoperto vari ruoli.
Negli anni, ha aggiunto alla sua passione per il canto operistico l’amore per
il cabaret. È stato in tournée nel Regno
Unito, Gibilterra, Bahrein, Israele e Cipro.
Attualmente insegna canto alla Bangor
University, nella contea di Gwynedd.
Tra i ruoli interpretati spiccano Ford,
del Falstaff verdiano, Figaro e il Conte di
Almaviva delle Nozze di Figaro mozartiane e il Principe Alidoro della Cenerentola rossiniana. Ha inoltre cantato di
fronte a Sua Maestà la Regina Elisabetta
nel musical The Fiddler on the Roof, ed
eseguito l’opera Il Gallo d’Oro di RimskijKorsakov trasmessa dai canali radio e
video della BBC.
Alexandra Zabala
Diplomata con il massimo dei voti e la
lode in Canto lirico (2001 presidente
commissione M. Olivero) e Musica vocale da camera (2005), perfeziona poi il
suo repertorio con R. Barker a Milano.
Al fortunato debutto nel La vedova allegra di Lehar, sono seguite le sue prime
interpretazioni di: Elisir d’Amore di Donizetti, Rigoletto di Verdi, La Bohème di
Puccini, il Didone ed Enea di Purcell, il
Giustino di Vivaldi; i ruoli principali in Die
Schöne Galatèe di Von Suppe, Il Tamerlano di Handel, Il combattimento di Tancredi e Clorinda e Il ballo delle ingrate di
Monteverdi, oltre a numerosi concerti
operistici e da camera.
È poi stata: Venere nell’Orfeo all’Inferno di Offenbach al Teatro Coccia di
Novara; Musetta ne La Bohème di Puccini al Teatro Colón di Bogota; Costanza
nella Griselda di Vivaldi nei Teatri di Perugia e Bibbiena; Anaide nel Mosè di Rossini e Amenaide nel Tancredi dello stesso
autore alla Opernhaus di Bayreuth; Elisa
ne Il Re pastore di Mozart al Festival di
Kufstein; Tamiri e Galate ne La Semiramide e nel Polifemo di Porpora al Teatro
di Bibbiena; la Contessa ne Le Nozze di
Figaro di Mozart al Teatro di Merano.
Particolarmente apprezzata nel repertorio rossiniano ha interpretato: Il viaggio
a Reims al R.O.F. (L. Marcelletti), lo Stabat Mater al Todi Festival (A. Zedda), il
Mosè al Tiroler Festspiele (W. Keitel). Da
segnalare anche: la prima assoluta del
Mitridate di Porpora al Teatro la Fenice
e al Teatro Malibran di Venezia; la Messa
in do min. di Mozart nella Basilica di
Lyon; il Giulio Cesare di Haendel a Savona; il Mitridate di Mozart al Festival di
Rovereto e al Festival di Valladolid; la
Ademira di Lucchesi al Festival Arcadia
in Musica; il Don Giovanni di Mozart alla
stagione lirica della Val d’Aosta; la Turandot di Puccini al Sejong Center di
Seoul; la Luisa Fernanda di Torroba al
Teatro Calderòn di Valladolid; la Carmen di Bizet al Macerata Opera Festival;
il recital Vissi d’arte con F. Cedolins e A.
Bocelli al Teatro Comunale di Pisa.
Recentemente è stata impegnata
nella tournèe sudamericana Le più belle
voci del Mondo, con l'Orchestra dell’opera di Seoul; ha eseguito lo Stabat
Mater di Haydn al festival MITO, La Bohème alla Wiblinger Klosterhof di Ulma, il
Don Giovanni di Mozart per la stagione
del Giardino di Boboli a Firenze e Il
trionfo del tempo e del disinganno di
Haendel e I Lombardi alla prima Crociata allo Sferisterio di Macerata.
La sua discografia è ricca di numerosi
e prestigiosi titoli in CD e DVD.
usica&Musica è promossa dal
Museo di S. Francesco e volta
a valorizzare il proprio patrimonio storico-artistico, quello di Mercatello e del territorio circostante. Gli amici
e i sostenitori del Museo in possesso della
tessera annuale avranno pertanto diritto
ad accedere gratuitamente alle serate
in programma. Anche per questo La invitiamo ad entrare da subito a far parte
del gruppo di persone che con un modesto impegno finanziario supportano il
Museo e tutte le sue attività.
M
I titolari della tessera socio ordinario*,
personale e non trasferibile, potranno:
•visitare ogni volta che vorranno, gratuitamente, il Museo di San Francesco;
•usare senza alcuna spesa l’audioguida
del Museo per la visita dello stesso e del
centro storico di Mercatello;
•usufruire di uno sconto del 10% su tutte
le pubblicazioni in vendita al bookshop;
58
•trovare pubblicato il proprio nome sul
programma di sala di Musica&Musica e
sul suo sito web;
•avere la possibilità di scelgliere il proprio posto e prenotare biglietti aggiuntivi
per i familiari o ospiti, con una settimana
di anticipo rispetto al pubblico pagante.
Gli enti, i privati o le attività commerciali che intendono diventare soci sostenitori*, otterranno:
•quattro tessere non nominative (potranno essere cedute di volta in volta a
dipendenti, amici, clienti, ospiti, ecc.)
che daranno diritto alle stesse agevolazioni e benefici riservati ai soci ordinari.
* La quota per i soci ordinari è di € 25,00.
Per rinnovo tessere, giovani sotto i 26 anni,
componenti Coro Polifonico Icense, Banda
Musicale di Mercatello, possessori di UNPLIcard e soci Touring Club Italiano, € 20,00.
* La quota per i soci sostenitori è di € 150,00.
amici e sostenitori
Soci ordinari
Antoniucci Luciano, Mercatello
Balducci Alessandro, Mercatello
Benvenuti Danilo, Mercatello
Bernardini Luca, Mercatello
Bonelli Fausto, Mercatello
Briaud Frédéric, Urbania
Catuogno Ilda, Roma
Cecchini Maria Grazia, Mercatello
Contarelli Pierluigi, Urbania
Contucci Pierluigi, Bologna
Cristini Alessandro, Mercatello
Di Lorenzi Vittorio, Mercatello
Donati Luisa, Firenze
Ferri Antonio, Mercatello
Ferri Dino, Urbania
Gnaldi Andrea, Mercatello
Gostoli Davide, Svizzera
Gostoli Renata, Mercatello
Gregori Fabiola, Mercatello
Guerra Franco, Mercatello
Guerra Laura, Mercatello
Lucerna Annalisa, Urbania
Marchetti Alfiero, Mercatello
Montagna Luciano, Urbania
Muccioli Gabriele, Urbania
Muccioli Giuseppe, Pisa
Muccioli Marco, Fano
Noberini Bernardo, Mercatello
Pagliardini Angelo, Bressanone
Parri Carmen, Mercatello
Parri Guerrino, Mercatello
Pistola Giovanni, Mercatello
Ragnucci Gianfranco, Mercatello
Sacchi Fernanda, Mercatello
Santi Gabriele, Piandimeleto
Storti Livio, Roma
Palazzo Montani Antaldi, sede della Fondazione
Gli organizzatori si riservano di apportare al programma eventuali
variazioni imposte da ragioni tecniche o da cause di forza maggiore.
I biglietti per i concerti a pagamento saranno acquistabili presso la sede della ProLoco Mercatellese, piazza Garibaldi, o il Museo di San Francesco, piazza San Francesco, a partire dal 30 luglio.
I possessori della tessera amici e sostenitori del Museo di San Francesco, che hanno
diritto ad accesso gratuito, potranno confermare la loro presenza e scegliere il posto
desiderato a partire dal 23 Luglio.
informazioni e prenotazioni: ProLoco Mercatellese, tel. 0722 89819 - 345 5626403
www.proloco-mercatello.it
[email protected]
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