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La letteratura italiana negli USA vista da Ann Goldstein
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31 ottobre 2014, In Approfondimento | Autore Francesca Modena
Poco tempo fa vi abbiamo parlato dell’iniziativa Copy in Milan, un progetto nato da un’idea della
Fondazione Mondadori in collaborazione con l’Associazione italiana editori, con il ministero degli Affari Esteri
e quello dei Beni culturali con l’obiettivo di puntare sull’export della nostra editoria come possibilità di
crescita. L’editoria italiana infatti fatica a imporsi all’estero, a parte i best-seller presentati alle fiere
internazionali e pochi casi eclatanti, come quello del recente successo di Elena Ferrante negli Stati Uniti.
Ma quali altri autori italiani si leggono negli Stati Uniti, notoriamente uno dei mercati più difficili
dove farsi conoscere in quanto diffidente nei confronti della letteratura non in lingua inglese? Lo ha
chiesto Repubblica ad Ann Goldstein, editor del New Yorker da quarant’anni e traduttrice di una serie di
autori italiani negli Stati Uniti. Voce americana degli autori italiani la Goldestein lo è diventata quasi per caso
più di vent’anni fa, quando nel 1992 Saul Steinberg portò in redazione un manoscritto che nessun altro era in
grado di tradurre, Cechov a Sondrio di Aldo Buzzi. Da allora sono seguiti molti altri autori, tra i quali la
stessa Ferrante (è stata lei a tradurre recentemente il suo ciclo napoletano), Alessandro Piperno, Baricco,
ma anche classici come Pasolini, Giacomo Leopardi e Primo Levi.
La Goldstein viene intervistata in occasione dell’imminente uscita, nella primavera del 2015, dell’opera
omnia di Primo Levi in tre volumi, Complete Works, editi da Norton & Company. La volontà di
tradurre nuovamente Levi nacque dal fatto che le traduzioni precedenti in lingua inglese non rispettavano la
forma originale, a partire dai titoli delle sue due opere più note, Se questo è un uomo e La tregua, che erano
stati snaturati sul mercato americano in Survival in Auschwitz e Reawakening (e che verranno invece
riproposti fedelmente nella nuova edizione). La spinta è venuta da Robert Weil, editore della Norton e grande
appassionato dello scrittore torinese, autore di un saggio sulla fortuna di Levi in America nel quale
racconta come la scoperta di questo autore negli USA a metà degli anni ’80 sia dovuta in gran parte a Saul
Bellow, che si innamorò dei racconti contenuti ne Il sistema periodico.
La riproposta di tutta la produzione di Levi negli Stati Uniti è un evento fondamentale per valorizzare la nostra
letteratura oltreoceano; del caso internazionale dello Zibaldone di Leopardi vi avevamo parlato due anni fa in
occasione della sua pubblicazione in inglese, edita in Inghilterra da Penguin Books e negli Stati Uniti da
Farrar, Straus e Giroux e curata da un gruppo di studiosi e ricercatori italiani coordinati da Michael Caesar,
ordinario di letteratura italiana all’Università di Birmingham, e Franco D’Intino; una scoperta tardiva del
nostro giovane favoloso da parte della critica americana, che aveva occupato a lungo le pagine dei principali
magazine culturali oltreoceano.
Un momento felice dunque per la letteratura italiana negli USA, conclude la Goldstein, che elogia l'opera
svolta da Europa Editions, la casa editrice americana di Sandro e Sandra Ferri, editori di Edizioni e/o, che
oltre alla Ferrante e a Piperno hanno messo in circolo molti autori italiani, tra i quali Stefano Benni, Massimo
Carlotto, Giancarlo De Cataldo, Viola Di Grado, Carlo Lucarelli.
Certo, a leggere i nomi dei nostri autori negli Stati Uniti paiono sempre quelli (mettiamoci anche Calvino e Umberto Eco), ed
emerge la fatica, soprattutto dei contemporanei, di sbarcare oltreoceano. Ma quello degli USA, come accennavamo prima, è
un mercato molto difficile per le narrativa straniera (non in lingua inglese), anche per una certa diffidenza del lettore
americano verso le opere tradotte. Stando a una ricerca del 2011 che aveva fatto decisamente scalpore, i titoli stranieri
tradotti in America rappresentavano solo il 3 per cento dei libri pubblicati (una percentuale ancora inferiore, 0,7%, se si
restringeva il campo ai titoli di narrativa e poesia) mentre in Europa costituivano dal 30 al 45 per cento del totale, circa il 20%
in Italia. In tale occasione era nato un blog ancora attivo, Threepercent, dedicato alla letteratura tradotta negli Stati Uniti e
curato da Chad W. Post, autore del saggio The three percent problem e direttore di Open Letter, la casa editrice della
Rochester University che pubblica esclusivamente opere in traduzione. Un dato che starebbe lentamente migliorando,
soprattutto grazie al lavoro di piccole case editrici indipendenti, oltre alla già citata Europa, Archipelago (che pubblica
Antonio Tabucchi), New York Review Books, McSweeney’s, And Other Stories (in catalogo Sandro Veronesi e Vasco
Pratolini) - citate dalla Goldstein in un’intervista sul portale Books in Italy - meno timorose dei grandi colossi che guardano
soprattutto ai numeri.
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Tag:Ann Goldstein, Approfondimento, Copy in Milan, Elena Ferrante, feat-news, Francesca Modena,
Giacomo Leopardi, letteratura italiana negli USA, Pier Paolo Pasolini, Primo Levi, Three Percent Problem,
traduzione, Zibaldone
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