TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
TESSI - Teaching Sustainability across Slovenia and Italy
Partner del progetto:
Consorzio per l’AREA di ricerca scientifica
e tecnologica di Trieste – AREA Science Park
Università degli Studi di Ferrara
Laboratorio dell’Immaginario Scientifico
Università di Nova Gorica
Slovenski E-forum
Sito web: www.tessischool.eu
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TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Indice
Capitolo 1: I rifiuti in generale ················································· pag. 5
Capitolo 2: I rifiuti domestici ··················································· pag. 12
Capitolo 3: I rifiuti organici ····················································· pag. 20
Capitolo 4: Rifiuti pericolosi ···················································· pag. 26
Capitolo 5: Riuso e riciclo ······················································· pag. 36
Capitolo 6: Lo sfruttamento energetico dei rifiuti ························· pag. 47
Capitolo 7: Le discariche ························································ pag. 56
Capitolo 8: I rifiuti in Europa e nel mondo ··································· pag. 60
Capitolo 9: Coinvolgere la cittadinanza nella gestione dei rifiuti ······· pag. 68
Capitolo 10: Le indicazioni strategiche e gli obiettivi del trattamento
dei rifiuti ···························································· pag. 77
Lista figure ·········································································· pag. 88
Legenda
Punti chiave
Definizione
Caso studio
Esercizio
Nota
Riferimenti
Web links
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TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Colophon
EDITORE: Consorzio per l’AREA di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste (Italia)
AUTORE: Università di Nova Gorica (Slovenia)
REDATTORE: Maša Šprajcar
AUTORI: dr. Andrej Kržan, dr. Polonca Trebše, dr. Romina Rodela, dr. Gregor Torkar,
Maša Šprajcar
REVISORI DEI TESTI: Silvia Riberti e Francesco Dondi. Un sentito ringraziamento va al
prof. Fabrizio Passarini dell’Università di Bologna per la revisione della traduzione
Italiana e la conformità alle problematiche dei rifiuti della Regione Emilia Romagna.
EDITING: Bordercross, Consorzio per l’AREA di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste,
Silvia Riberti.
SERVIZIO DI TRADUZIONE: Traduzioni Quickline
ATTRIBUZIONE DELLE FOTO: la lista completa delle foto si trova a pagina 88
GRAFICA E ANTEPRIMA DI STAMPA: Bordercross
EDIZIONE: 2.0
LUOGO E DATA: Trieste, aprile 2015
La presente pubblicazione è reperibile in formato elettronico all’indirizzo:
http://www.tessischoole.eu/materiali-didattici
Pubblicazione finanziata nell'ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai fondi nazionali.
Projekt sofinanciran v okviru Programa čezmejnega sodelovanja Slovenija-Italija 2007-2013 iz
sredstev Evropskega sklada za regionalni razvoj in nacionalnih sredstev.”
Il contenuto della presente pubblicazione non rispecchia necessariamente le posizioni ufficiali
dell’Unione europea. La responsabilità del contenuto della presente pubblicazione appartiene
all'autore [Università di Nova Gorica].
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CAPITOLO 1 – I rifiuti in generale
Punti chiave:
 Tipi di rifiuti e come si producono;
 Attività dell'uomo legate alla produzione dei rifiuti.
Cosa sono i rifiuti?
L'uomo per vivere ha bisogno di energia e di varie sostanze. Per soddisfare i propri bisogni sfrutta le risorse naturali a disposizione e quindi, proprio come tutti gli altri esseri viventi, crea sostanze non utilizzate e/o di scarto. Fanno parte degli scarti animali e vegetali gli escrementi, le foglie cadute, i gusci dei frutti, i resti delle tane degli animali, e tutte quelle sostanze che poi verranno naturalmente degradate nelle
componenti di base, per poi immettersi nuovamente nel ciclo di creazione di sostanze
nuove. Le sostanze di scarto, che sono la conseguenza delle attività dell’uomo, vengono chiamate rifiuti. La quantità di gran lunga maggiore di rifiuti viene prodotta da
noi umani.
Figura 1: A sinistra - foglie cadute, A destra – discarica di rifiuti (www.dreamstime.com)
Esercizio: Carlo e Anna osservano la bottiglia che hanno appena svuotato
nel corso della cena. Carlo vorrebbe buttarla, perché è vuota e quindi
senza alcun utilizzo, Anna invece vorrebbe conservarla.
Sentiamo la loro conversazione.
Carlo: Anna, perché stai lavando la bottiglia? Buttala nel
cestino.
Anna: È un peccato buttarla, prima o poi mi tornerà utile.
Carlo: Che ne farai? È solo una normale bottiglia.
Anna: Lo so, ma è ancora utile allo scopo.
Carlo: Sarà utile allo scopo anche se la buttiamo nel raccoglitore del vetro. La ricicleranno.
Anna: Hai ragione, ma a me serve ancora. E ad ogni modo
anche il riciclo dei rifiuti ha bisogno di molta energia. Domani preparerò un succo e questa bottiglia farà proprio al Figura 2: http://
caso mio. Ci metterò il succo e lo conserverò per it.wikipedia.org/
wiki/Bottiglia
l’inverno.
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Se avete seguito il dialogo con attenzione, avete anche capito che un rifiuto è una qualsiasi sostanza o oggetto (per esempio una bottiglia) che non
può o non vuole più essere usata dal proprietario. Un rifiuto può essere tutto ciò che non è più necessario all’uomo, che gli dà fastidio e che lo danneggia e che viene quindi buttato via. Fra i rifiuti si annoverano anche
quelle sostanze e oggetti che si possono inserire in vari processi di trasformazione, ovvero in processi di riciclo dei materiali o di energia.
Definizione: Il rifiuto è una qualsiasi sostanza di scarto che è la conseguenza dell’attività dell’uomo. Dei rifiuti fanno parte anche quelle sostanze e
quegli oggetti che possono essere inclusi in vari processi di riciclo e/o di acquisizione di energia.
Le risorse naturali sono elementi presenti nell’ambiente che hanno una
grande importanza nel soddisfare i bisogni di tutti gli esseri viventi. Le risorse naturali si dividono in rinnovabili e non rinnovabili.
I rifiuti nel passato e oggi
Le risorse naturali hanno da sempre permesso la nostra esistenza. Attraverso i millenni di esistenza della specie umana i nostri bisogni di risorse naturali pro capite hanno
registrato un enorme balzo. Le persone nelle società industrializzate, infatti, consumano da 4 a 8 volte più risorse naturali rispetto alle persone che vivono in comunità
agricole e addirittura da 15 a 30 volte più risorse rispetto alle tribù che vivono di caccia e raccolta. Un maggiore consumo di risorse naturali significa anche un aumento
nella quantità di rifiuti, che sono la conseguenza delle attività dell'uomo.
Nella preistoria, quando gli uomini vivevano di caccia e raccolta, una persona consumava circa 3 chilogrammi di risorse naturali al giorno. I rifiuti che si venivano a creare
erano pochi e per lo più velocemente degradabili (resti di cibo, di vestiti, di attrezzi,
di armi, di abitazioni, cenere dei focolai...), perché l'uomo utilizzava soltanto ciò che
trovava in natura e non era ancora in grado di modificare le caratteristiche delle sostanze. Nelle prime comunità agricole l'uomo faceva affidamento sul cibo cacciato,
raccolto o coltivato e il consumo di risorse naturali crebbe a circa 11 chilogrammi a
testa, al giorno. Il consumo aumentò soprattutto in termini di foraggio per gli animali
domestici, che poi fornivano diversi prodotti (per esempio il latte, la carne, la lana) e
aiutavano nella coltivazione della terra (per esempio nell'aratura dei campi). Aumentò anche il consumo di risorse naturali per la costruzione di abitazioni più grandi e più
resistenti e per la fabbricazione di utensili in metallo. La fonte principale di energia
era il legno e la disponibilità delle scorte di legname era il limite principale posto alla
crescita delle comunità umane.
Con la rivoluzione industriale del XVIII secolo l’utilizzo di combustibili fossili si diffuse
molto velocemente. All’inizio si utilizzava il carbone, poi anche il petrolio e il gas naturale. Da un giorno all’altro le fonti disponibili di energia per l’uomo divennero più
numerose, il che permise un rapido sviluppo dell’industria e una maggiore produzione
di beni e servizi. Dalla rivoluzione industriale in poi siamo stati testimoni di una veloce crescita della popolazione mondiale, che consuma sempre più risorse naturali e
produce una quantità di rifiuti sempre maggiore. Fra i rifiuti è in crescita soprattutto
6 - Capitolo 1
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la percentuale di plastica, mentre diminuisce la quantità di rifiuti biodegradabili. Il
consumo giornaliero di risorse naturali per ogni abitante che vive in una società industrializzata in media raggiunge i 44 chilogrammi.
Figura 3-4: Quantità media di consumo di risorse naturali pro-capite in diverse società
(http://en.wikipedia.org/wiki/File:Maler_der_Grabkammer_des_Sennudem_001.jpg)
In alcune aree del mondo, come nella Foresta Amazzonica e in Papua Nuova Guinea
ancora oggi alcune persone vivono di caccia e raccolta. Gran parte delle popolazioni
dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina vivono ancora di agricoltura. Nel mondo
oggi ci sono enormi differenze nel consumo pro capite. Nell’anno 2000 un europeo
medio consumava ogni giorno circa 43 chilogrammi di risorse naturali, mentre nello
stesso periodo nel territorio europeo venivano prodotti solo 36 chilogrammi di risorse
nuove a testa. Noi europei siamo quindi importatori di risorse naturali da altre aree
del mondo. Il consumo giornaliero maggiore di risorse naturali si registra nell’America
settentrionale e in Oceania, mentre il consumo minore (da 9 a 10 volte minore) si registra in Africa. Le differenze nel consumo di risorse naturali si riflettono anche nelle
condizioni sociali e politiche, quali la povertà, la fame e le guerre.
Figura 5: Quantità media (Kg/giorno) di risorse naturali consumate da ogni abitante nell’anno 2000
(tratto da “Our use of the world's natural resources“, 2009).
7 - Capitolo 1
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Le palafitte nel Ljubljansko barje
Le palafitte nel Ljubljansko barje (Slovenia) sono tra le palafitte più antiche e risalgono a circa 4500 anni a.C. Si tratta di un tipo di abitazioni tipiche per le aree attorno ai laghi o alle paludi. Nel Ljubljansko barje le case
su palafitte hanno resistito, con qualche interruzione, per più di 2500 anni.
Le prime ricerche dei villaggi a palafitte risalgono già alla fine del XIX secolo. In base alle analisi dei rifiuti e di altri resti che si sono conservati negli
strati dei villaggi antichi, i ricercatori possono capire quale fosse l’alimentazione degli abitanti, come venisse preparato il cibo e in quali condizioni
ambientali vivessero. Il suolo bagnato del barje (palude, NdT) ha infatti
conservato i resti di ossa, di semi, di frutta e altri resti che solitamente,
nel suolo secco, si disintegrano.
Divisione dei rifiuti in gruppi
I rifiuti possono essere classificati in vari modi, per esempio in base alla loro origine
oppure dal punto di vista del potenziale di pericolo per la salute dell’uomo e per
l’ambiente. Molto spesso abbiamo a che fare con i rifiuti urbani che vengono prodotti
nelle case, nelle strutture di ricezione, nei negozi, negli uffici e in altri luoghi pubblici; fra questi ci sono anche rifiuti simili provenienti dall’industria e i fanghi dei macchinari di pulizia e delle fognature.
Dalle risorse naturali (per esempio il petrolio, i minerali, il legno) l’industria ricava
dei prodotti che ci facilitano la vita di ogni giorno. In questo processo, però, si vengono a creare rifiuti industriali come la cenere, il materiale di scarto, le melme, i minerali di scarto, gli oli, gli imballaggi e altri rifiuti. Dei rifiuti industriali fanno parte
tutti i rifiuti che vengono a crearsi durante la produzione e anche i rifiuti dei macchinari di pulizia.
I rifiuti che a causa della loro quantità, della loro concentrazione o delle loro caratteristiche chimiche o biologiche minacciano la nostra salute e l’ambiente, vengono chiamati rifiuti pericolosi. Le proprietà chimiche dei rifiuti pericolosi sono l’infiammabilità, la corrosività (a causa della loro acidità o alcalinità corrodono le altre sostanze),
la reattività e la radioattività. Troverete maggiori informazioni sui rifiuti pericolosi
nel Capitolo 4.
Una ripartizione più dettagliata dei rifiuti viene data dalla Lista di classificazione dei
rifiuti che è allegata all’appendice del primo capitolo.
Definizione: I rifiuti urbani sono quei rifiuti che si vengono a creare nelle
case, nelle strutture di ricezione, nei negozi e in altri luoghi pubblici, nonché rifiuti simili che provengono dall’industria e le melme prodotte dai
macchinari di pulizia e dal sistema fognario.
I rifiuti industriali sono rifiuti che vengono prodotti quale conseguenza
dell’attività industriale. I rifiuti pericolosi sono rifiuti che a causa della loro quantità, della loro concentrazione, delle loro proprietà fisiche, chimiche o biologiche minacciano la salute dell’uomo, degli animali, delle piante
e dell’ambiente in generale.
8 - Capitolo 1
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Esercizio: Quanti rifiuti produce un cittadino italiano e quanti un cittadino sloveno?
Nella tabella sottostante sono raccolti i dati sulle quantità di rifiuti (in
1000 tonnellate) per l’Italia, la Slovenia e l’intera Unione Europea (UE)
nell’anno 2010.
Analizzate i dati. In cosa si distinguono le quantità di rifiuti in Slovenia e in
Italia? Quale tipo di rifiuto è il più frequente? Calcolate le quantità medie di
rifiuti per ogni cittadino dell’Italia, della Slovenia e dell’Unione Europea
nell’anno 2010. L'Italia ha circa 60 milioni di abitanti, la Slovenia 2 milioni e
l’Unione Europea (27 Stati membri) 503 milioni di abitanti. Calcolate anche la
quantità giornaliera dei rifiuti per abitante.
Tabella 1: Quantità di rifiuti nell’Unione Europea, in Italia e in Slovenia (dati pubblicati nel settembre
2013)
8.543
5.159
120
Abitazioni
158.628
Altre attività commerciali
Slovenia
101.300
Edilizia
Italia
2.502.240
Energetica
UE
(27 Paesi)
Percentuale di rifiuti
pericolosi
Attività produttive
Totale
Attività estrattiva
Rifiuti prodotti dalle
famiglie e dalle attività
commerciali (2010)
Agricoltura, silvicoltura e pesca
Tutti i dati
sono
espressi in
1000 tonnellate
39.420
671.750
274.950
85.930
859.730
351.870
218.590
311
706
35.928
2.660
59.340
27.204
32.479
141
12
1.517
558
1.509
694
728
(Tabella tratta da: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/images/5/50/
Waste_generation%2C_2010_%281_000_tonnes%29_T1.PNG)
Da quali materiali è composto il telefono
cellulare e da dove provengono questi materiali?
Anche se i telefoni cellulari sono in uso al
pubblico più ampio soltanto da poco più di
un decennio, oggi non possiamo più immaginare una vita senza. Alla fine del 2011 nel
mondo erano in uso già circa 6 miliardi di telefoni cellulari. In Slovenia e in Italia sono in
uso più di due cellulari a testa. La grande
domanda per questi oggetti e il loro sviluppo
continuo hanno quindi comprensibilmente
contribuito all’aumento del consumo delle
risorse naturali e all’aumento della quantità
di rifiuti, anche pericolosi. I telefoni cellula9 - Capitolo 1
Figura 6: http://
it.wikipedia.org/wiki/
File:Mobile_phone_
evolution.jpg
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
ri sono fatti di diversi materiali. Normalmente circa il 40% del telefono è
fatto di plastica e il 20% di ceramica e tracce di altri elementi. Nelle leghe
troviamo il rame, l’oro, il piombo, il nichel, il berillio, lo zinco e altri metalli. I
cristalli liquidi dello schermo contengono il mercurio, che è tossico. Le batterie
contengono nichel, cobalto, cadmio, zinco e rame. Anche i fili sono di rame. La
plastica viene usata per il pannello del circuito, per parte dell’involucro e dello
schermo e del carica batterie.
Con l’aiuto di un atlante e di internet individuate in quali paesi si trovano le
maggiori miniere dei metalli con cui si fabbricano i telefoni cellulari. Individuate anche in quali paesi vengono prodotti più telefoni cellulari. Alla fine
comparate lo sviluppo economico e le condizioni sociali in questi paesi.
Web links
Eurostat.
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/environment/data/
database
mobiThinking
http://mobithinking.com/mobile-marketing-tools/latest-mobile-stats/
a#subscribers
Overconsumption? Our use of the world's natural resources. B. Slater,
Warhurst, M. (eds.). SERI, GLOBAL 2000, Friends of the Earth Europe, 2009,
Scaricabile dal sito: http://old.seri.at/documentupload/SERI%20PR/
overconsumption--2009.pdf
"Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2012", di ISPRA:
http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti
-speciali-edizione-2012
Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2013" di ISPRA: http://
www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-urbaniedizione-2013
Uredba o odpadkih, Uradni list RS, št. 103/11. Disponibile all'indirizzo:
http://www.pisrs.si/Pis.web/pregledPredpisa?id=URED5368#
10 - Capitolo 1
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Allegato
Gruppi di rifiuti secondo la Lista di classificazione dei rifiuti:




















Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali
Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e
pesca, trattamento e preparazione di alimenti
Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa,
carta e cartone
Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile
Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone
Rifiuti dei processi chimici inorganici
Rifiuti dei processi chimici organici
Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti
(pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa
Rifiuti dell'industria fotografica
Rifiuti prodotti da processi termici
Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa
Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica
Oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili)
Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto
Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti)
Rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco
Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati)
Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate (tranne i rifiuti di cucina e di ristorazione non direttamente provenienti
da trattamento)
Rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento
delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla
sua preparazione per uso industriale
Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e
industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata
Per approfondire, consultare anche Il “Catalogo Europeo dei Rifiuti”: http://
it.wikipedia.org/wiki/Catalogo_europeo_dei_rifiuti e il "Testo Unico Ambientale”, D.
Lgs. 3 aprile 2006, Parte Quarta, Allegato D.
11 - Capitolo 1
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 2 – I rifiuti domestici
Parole chiave:
 Rifiuti urbani
 La varietà dei rifiuti domestici
 Smaltimento dei rifiuti domestici
Ognuno di noi può avere uno sguardo diretto e preciso sulle quantità
e la composizione dei rifiuti che produce, semplicemente guardando
in casa. Tutti noi siamo coinvolti in un sistema di smaltimento dei rifiuti organizzato dalle aziende preposte. Per i rifiuti prodotti in casa
una caratteristica è la grande varietà, conseguenza della
molteplicità delle nostre attività, di cui nemmeno ci accorgiamo. I
rifiuti domestici fanno parte dei rifiuti urbani, fra cui troviamo
anche i rifiuti di vari enti (ospedali, scuole, uffici), di piccoli negozi,
di locali, di negozi di artigianato, di impianti di pulizia delle
superfici pubbliche e i fanghi provenienti dagli impianti di pulizia.
Per lo più i rifiuti domestici sono rifiuti urbani non pericolosi, ma
includono anche rifiuti pericolosi.
Rispetto ai rifiuti che vengono generati dalle attività produttive, i rifiuti urbani misti
e i rifiuti urbani differenziati rappresentano la parte minore della quantità totale dei
rifiuti raccolti (per esempio in Slovenia l’11% nel 2011; in Italia ammontano a circa il
25%: sono circa 138 milioni t i rifiuti speciali nel 2010, mentre sono circa 32 milioni t i
rifiuti urbani – fonte ISPRA), ma, come abbiamo già accennato, sono caratterizzati da
una grande varietà. Proprio a causa di questa caratteristica vengono riciclati in percentuali minori rispetto ai rifiuti industriali. La raccolta differenziata è di primaria
importanza per il riciclo.
Definizione: i rifiuti urbani sono composti dagli scarti domestici e da altri
rifiuti, che per loro natura e composizione, sono simili a quelli domestici. Si
producono in quantità minori rispetto ai rifiuti industriali e sono estremamente eterogenei. Per una corretta gestione dei rifiuti urbani è estremamente importante la raccolta differenziata.
La figura 1 indica le quantità di rifiuti urbani nei paesi europei. Appaiono evidenti le
diverse tendenze nei vari paesi.
12
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Figura 1: Le quantità di rifiuti urbani (espressa in kg per abitante) prodotti negli anni 1995, 2002 e 2009 nei
paesi europei (fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php?title=File: Municipal_waste_generated_by_country_in_1995,_2002_and_2009,_sorted_by_2009_level_%28kg_per_capita%
29.PNG&filetimestamp=20110708152012)
Tipi di rifiuti domestici
Come abbiamo già accennato, i rifiuti prodotti nelle case sono estremamente eterogenei e
quindi anche la quantità che, nei sistemi moderni di gestione dei rifiuti urbani, viene smaltita separatamente è sempre maggiore. Con la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, ed
evitando di mescolare le varie categorie, l’utilità dei rifiuti è decisamente maggiore. Nelle
case si differenziano soprattutto i seguenti rifiuti:
 carta,
 vetro e metalli,
 imballaggi in plastica,
 rifiuti organici.
I rifiuti che non rientrano in questi gruppi vengono gettati nella raccolta indifferenziata per i rifiuti urbani. Un’attenzione particolare va rivolta anche ad altri tipi di scarti
che vengono prodotti nelle case e che vanno assolutamente differenziati, anche se
per essi non sempre esiste un bidone apposito (almeno non davanti a casa o nell’isola
ecologica). Si tratta di:
 rifiuti pericolosi (medicinali, batterie, colori, solventi, lampade fluorescenti,
oli, detergenti, prodotti chimici) – maggiori informazioni nel Capitolo 4;
 rifiuti ingombranti (mobili, equipaggiamento sportivo, attrezzi da giardino,
pneumatici, elementi edilizi, materiale elettrico ed elettronico di scarto).
13
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Abbiamo elencato i gruppi principali di rifiuti domestici.
La
loro
raccolta
differenziata
dipende
dall’organizzazione locale del sistema di smaltimento
dei rifiuti. La raccolta differenziata è possibile presso le
isole ecologiche per la differenziazione dei rifiuti, ma
spesso molte famiglie hanno in casa diversi raccoglitori
per i rifiuti che vengono smaltiti separatamente dai
servizi comunali. Alcune città provvedono anche alla raccolta dei rifiuti porta a porta,
di cui parleremo in dettaglio nel Capitolo 10. Un po’ diversa è la gestione dei rifiuti
ingombranti e pericolosi che vengono raccolti saltuariamente durante attività speciali
di raccolta, eventualmente organizzate dalle aziende locali. Ognuno di noi ha sempre
anche la possibilità di portare i rifiuti differenziati, i rifiuti pericolosi e i rifiuti
ingombranti fino ai centri per la raccolta differenziata dei rifiuti, gestiti dalle aziende
preposte.
Rifiuti urbani in Slovenia nell’anno 2011
Nel 2011 ogni cittadino sloveno ha prodotto circa 352 kg di rifiuti urbani,
ovvero circa 1 kg di rifiuti al giorno. Il servizio pubblico di smaltimento ha
raccolto quasi il 10% di rifiuti in meno rispetto all’anno 2010 e la percentuale di rifiuti misti è diminuita di quasi il 20% grazie a un aumento nella
raccolta dei rifiuti differenziati.
La figura 2 riproduce le percentuali di tutti i rifiuti urbani e non urbani raccolti e
conferiti nell’anno 2011 nell’area curata dall’impresa comunale Snaga Ljubljana.
Appare evidente che i rifiuti urbani misti domestici rappresentano più della metà di
tutti i rifiuti raccolti, dato che va assolutamente migliorato.
Figura 2: composizione dei rifiuti domestici e non domestici conferiti e raccolti dai servizi pubblici
nell’anno 2011 (grafico tratto dai dati del rapporto annuale 2011 della ditta Snaga d.o.o – guarda Fonti)
Nonostante i passi avanti nella raccolta differenziata, fra i rifiuti misti troviamo una
14 - Capitolo 2
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
grande quantità di materiali che potrebbero essere sfruttati nel riciclo o per produrre
energia. Se riuscissimo a differenziare questi rifiuti potremmo utilizzare meno
materie prime sfruttate per la produzione dei beni. Contemporaneamente i punti di
raccolta sarebbero meno oberati, con un conseguente minor carico per l’ambiente, in
quanto le discariche dei rifiuti hanno molti impatti negativi sull’ambiente (ulteriori
informazioni nel capitolo sulle discariche).
La raccolta differenziata nella regione Emilia Romagna
La figura 3 mostra le percentuali di raccolta differenziata (colonna viola
scuro) per ogni singolo tipo di rifiuto (rifiuti biologici, carta, vetro, metalli
e alluminio, ecc.) e la percentuale dei rifiuti misti nell’anno 2009. Possiamo vedere che per la plastica la percentuale di rifiuti differenziati è molto
bassa.
Figura 3: Percentuali delle quantità di rifiuti raccolte in maniera differenziata nella regione Emilia Romagna nell’anno 2009 (fonte: ARPA - http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/
stato_ambiente/annuario2010/cap_05.pdf)
La raccolta dei rifiuti domestici
A causa dell’elevato numero dei punti di produzione (il numero delle case) e a causa
del loro carattere estremamente eterogeneo, la raccolta dei rifiuti domestici deve
procedere in vari modi. Esistono due approcci di base che possono essere combinati in
vari modi:
a) raccolta porta a porta;
b) raccolta dai punti in cui gli utenti conferiscono i rifiuti.
Nel sistema odierno di raccolta dei rifiuti, che include una sempre maggiore raccolta
differenziata, è necessario l’utilizzo di un maggiore numero di raccoglitori. Per una
maggiore razionalizzazione si combinano quindi i due approcci: i rifiuti indifferenziati
vengono raccolti nei cassonetti, mentre per i rifiuti differenziati sono previste
raccolte porta a porta o apposite isole/punti di raccolta. Oggi ogni casa ha spesso più
raccoglitori separati, in cui i membri della famiglia conservano i rifiuti urbani misti,
15 - Capitolo 2
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
gli imballaggi e i rifiuti biodegradabili. Le aziende preposte svuotano i singoli
contenitori in base a un orario stabilito singolarmente per ogni famiglia.
Figura 4: Un’isola ecologica e raccoglitori per la raccolta differenziata dei rifiuti (verde – rifiuti urbani
misti, marroni – rifiuti biodegradabili, gialli - imballaggi) (Autore delle figura: Komunala Kranj)
La raccolta dei rifiuti speciali (per esempio i rifiuti ingombranti e pericolosi) viene
organizzata con minore frequenza. Per la raccolta sono a disposizione anche i centri
specializzati in cui si possono conferire più tipi di rifiuti rispetto alle isole ecologiche.
Nei centri di raccolta possiamo portare tutti quei rifiuti che potrebbero essere depositati nelle isole ecologiche (vetro, carta, imballaggi), ma anche scarti edilizi, mobili,
RAEE, rifiuti pericolosi, oli di scarto, ecc. La raccolta include anche il deposito di veicoli in rottamazione che viene effettuata da aziende autorizzate e che a causa della
natura del rifiuto è meno frequente.
Figura 5: A sinistra – Raccolta di rifiuti pericolosi; A destra – Centro di raccolta Zarica a Kranj
(Autore delle figura: Komunala Kranj)
16 - Capitolo 2
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Gestione dei rifiuti urbani
Figura 6: Gerarchia della gestione dei rifiuti definite nella Direttiva Europea (2008/98/CE)
I rifiuti urbani vengono gestiti in modi differenti e con sistemi diversi. Considerando la
gerarchia della gestione dei rifiuti, definita dall’Unione Europea con la Direttiva sui
rifiuti (maggiori informazioni nel Capitolo 10) ci si auspica naturalmente che ai punti
di raccolta raccolgano le minor quantità di rifiuti possibile. La figura 7 mostra il
diverso grado di efficienza nei vari paesi europei. I dati dei paesi più efficienti
dimostrano che con una giusta strategia e una buona esecuzione si può raggiungere
una situazione in cui nei punti di raccolta finisce una piccola quantità di rifiuti. In
questi esempi di successo vediamo che nel sistema sono sempre inseriti anche
l’utilizzo energetico dei rifiuti, il riciclo e il compostaggio.
Figura 7: Le modalità di trattamento dei rifiuti urbani nell’UE nel 2011 e i volumi trattati (fonte:
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/8-04032013-BP-EN.PDF)
Informazione
Per una buona e efficiente esecuzione della gestione dei rifiuti domestici è di
primaria importanza l’informazione corretta. Soltanto le persone informate bene e
correttamente possono fare le scelte giuste, riciclare e conferire i rifiuti nel modo
migliore. L’informazione svolge due funzioni importanti: da un lato deve motivare i
cittadini a differenziare i rifiuti, spiegare loro il motivo per cui questo procedimento
17 - Capitolo 2
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
è importante e quali sono i suoi effetti; dall’altro lato il cittadino deve
essere informato su come differenziare correttamente i rifiuti che
produce. L’esperienza ha dimostrato che, nonostante la capillare
informazione, gli utenti spesso non sanno dove buttare vari tipi di
rifiuti. Le aziende preposte si rendono conto che il compito di
sensibilizzare e informare i cittadini si basa soprattutto sulle aziende
stesse e quindi dedicano grande attenzione a queste attività. I
cittadini vengono informati per posta, attraverso i bollettini, i giornali,
internet, ecc. Spesso ci si preoccupa anche di sensibilizzare i bambini
in età prescolare e scolare che possono a loro volta avere un effetto
positivo sui comportamenti degli altri membri della famiglia e da
adulti sapranno fare scelte responsabili. Maggiori informazioni sul coinvolgimento del
pubblico nella gestione dei rifiuti nel Capitolo 9.
Esercizio: Quanti rifiuti produco?
Con una corretta raccolta differenziata dei rifiuti possiamo diminuire
sensibilmente la quantità di rifiuti misti conferiti dalle famiglie. Questo tipo di
rifiuti è il più problematico per un eventuale riutilizzo e di solito finisce negli
impianti di recupero energetico o nelle discariche dei rifiuti urbani.
Per una migliore panoramica della quantità effettiva dei rifiuti prodotti, per
almeno una settimana pesate e prendete nota dei rifiuti differenziati (carta,
vetro, imballaggi, rifiuti biodegradabili) e dei rifiuti misti nelle vostre case.
Prendete nota anche dei rifiuti per cui non sapete individuare la categoria.
Annotate i risultati nella tabella.
GIORNO
CARTA
VETRO
IMBALLAGGI
BIODEGRADABILI
MISTI
NON SO
1
2
3
4
5
6
7
TOTALE
Domande
 Siete stupiti delle quantità?
 Sapete dove trovare le informazioni su come differenziare e riguardo a
dove vanno a finire i rifiuti misti?
 Quanti rifiuti produce un membro della famiglia ogni settimana?
 Cosa si potrebbe migliorare?
18 - Capitolo 2
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Web links
Arpa Emilia-Romagna - Annuario regionale dei dati ambientali 2010
http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/stato_ambiente/
annuario2010/cap_05.pdf
Rapporto annuale 2011 della ditta Snaga d.o.o—Lubiana:
http://www.snaga.si/sites/default/files/snaga_si/stran/
datoteke/5331_letno_porocilo_2011_snaga_1642012.pdf
Ultimi rapporti sui Rifiuti di ISPRA:
Rifiuti Urbani: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/
rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2013
Rifiuti Speciali: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/
rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2012
19 - Capitolo 2
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 3 – I rifiuti organici
Punti chiave:
 I rifiuti organici
 Le caratteristiche dei rifiuti organici
 Trattamento dei rifiuti organici
I rifiuti organici sono una categoria speciale di rifiuti. Dei rifiuti organici, che
possiamo differenziare, fanno parte gli scarti della frutta, della verdura e della carne,
le bustine da the, i fondi del caffè, i gusci delle uova, il pane e altri alimenti che
contengono amidi. Una lista dettagliata può essere reperita presso le aziende
comunali. I rifiuti organici si differenziano dagli altri tipi di rifiuti per il fatto che sono
composti da materiali naturali che sono soggetti ai naturali processi di
decomposizione. Il materiale organico fresco, come per esempio gli avanzi di cibo, di
solito ha una grande percentuale di acqua ed è molto instabile, si trasforma
velocemente e non è adatto alla conservazione. A causa di questa proprietà il
materiale organico è molto problematico in tutte le fasi della gestione dei rifiuti:
 Durante la raccolta causa cattivo odore e versamenti, soprattutto con le alte
temperature;
 Disturba i sistemi di separazione e riciclo;
 Altera la qualità (il potere calorifico) dei rifiuti, quando vogliamo utilizzarli
come combustibile;
 In discarica causa la creazione di gas e percolati con una grande carica di
sostanze organiche.
I rifiuti organici sono diversi dagli altri tipi di rifiuti anche perché consentono il trattamento biologico, in quanto in fin dei conti si tratta di materiali naturali. Questo significa che per il loro trattamento possiamo sfruttare i processi naturali di decomposizione, favoriti dai microrganismi. Inoltre, se differenziamo i rifiuti organici dagli altri
rifiuti e li trattiamo adeguatamente, possiamo restituirli alla natura, rendendo all'ambiente anche gli alimenti naturali. Si tratta di un enorme vantaggio. I rifiuti organici
sono l'unico tipo di rifiuti che può essere restituito ai flussi delle sostanze naturali.
Definizione: i rifiuti organici sono composti da materiali naturali. Consentono il trattamento biologico grazie all'azione dei microrganismi, in quanto
questi riconoscono i materiali naturali come cibo e li decompongono. I rifiuti organici si immettono quindi nei processi naturali di decomposizione e
attraverso la loro decomposizione noi restituiamo alla natura gli alimenti
naturali. A causa delle loro caratteristiche sono molto diversi dagli altri tipi
di rifiuti, il che diventa un grande vantaggio, se impariamo a differenziarli
correttamente.
Tipi di trasformazione dei rifiuti organici
La trasformazione dei rifiuti organici si differenzia dalla trasformazione degli altri tipi
di rifiuti in quanto include l'azione di organismi viventi. Per questo motivo è necessa20
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
rio mantenere le condizioni adatte affinché questi organismi sopravvivano e operino
con successo durante tutto il procedimento. Di norma distinguiamo due tipi di trasformazione dei rifiuti organici: il processo aerobico e il processo anaerobico, che si
differenziano per la presenza o meno dell'ossigeno.
Il processo aerobico si sviluppa in presenza dell'ossigeno. La decomposizione si basa
sull'ossidazione della materia organica, di cui si cibano i microrganismi. Il processo è
analogo alla trasformazione del cibo nel corpo umano: nei processi enzimatici la
sostanza organica si ossida e quindi produce energia. Il risultato è costituito da
materiale organico energeticamente molto impoverito e decomposto.
Nella gestione dei rifiuti organici il processo viene chiamato compostaggio, il prodotto della decomposizione è il compost con un aumento di biomassa. Il processo è fortemente esotermico (durante il processo si crea del calore), il che si vede soprattutto
nelle grandi quantità di mucchi di compost, utilizzati nel compostaggio industriale, in
cui si registra un notevole aumento della temperatura. Al centro del mucchio di
compost possiamo arrivare a una temperatura di 70°C. In queste condizioni i patogeni
e i semi vengono distrutti, il che significa che alla fine del processo ricaviamo il
compost sanificato o stabilizzato. Nelle quantità minori di compost, come quelle ad
uso domestico, il rapporto sfavorevole fra la superficie e il volume della massa
favorisce una dispersione troppo veloce del calore, quindi questo tipo di cumuli di
compost non si scaldano e quindi non si stabilizzano completamente.
Tecnologicamente il compostaggio è un procedimento relativamente semplice. Sempre più spesso avviene in spazi chiusi, in quanto questa procedura favorisce un migliore controllo della temperatura, dell’umidità e degli odori. Anche dal punto di vista
dei microrganismi si tratta di insiemi molto stabili che non hanno bisogno di particolari cure.
Il compostaggio può essere effettuato in vari modi, ognuno influisce diversamente soprattutto sulla durata dell’intero procedimento. Il compost maturo, adeguato per l’utilizzo, si crea il più velocemente nell’arco di sei mesi, ma il processo può durare anche più a lungo.
Definizione: Il compostaggio è un procedimento di trasformazione dei rifiuti organici, in cui i micro organismi aerobici decompongono biologicamente il materiale organico.
La decomposizione aerobica è la decomposizione in presenza di ossigeno o
aria, in cui il carbonio si trasforma in anidride carbonica (CO2) e in biomassa.
Il processo anaerobico si svolge in assenza di ossigeno. La decomposizione viene
effettuata da microrganismi anaerobici. A causa dell’assenza di ossigeno il materiale
organico non può ossidare. L’ultima fase della decomposizione viene effettuata da
microrganismi metanogeni che producono metano (CH 4). Il metano è un gas utilizzato
come combustibile. Proprio per questo motivo la decomposizione anaerobica è un
modo particolarmente interessante di trasformazione dei rifiuti organici. Dal processo
possiamo ricavare il biogas che contiene metano e anidride carbonica. L’intero procedimento di decomposizione avviene in contenitori chiusi, i fermentatori, in cui possiamo garantire condizioni anaerobiche. I fermentatori di norma vengono riscaldati, in
quanto il procedimento si sviluppa in maniera ottimale a medie temperature
21
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
(procedimento con mesofili) fra i 30°C e i 38°C , oppure a temperature più alte
(procedimento con termofili) da 49°C a 57°C. La temperatura influisce sensibilmente
sulla velocità di decomposizione. Nel regime mesofilo la decomposizione avviene in
un arco di tempo fino a 30 giorni, nel regime termofilo invece bastano circa 7 giorni.
Siccome producono biogas, i macchinari per la decomposizione anaerobica vengono
chiamati impianti a biogas. Il biogas è composto al 50-80% da metano, mentre la
frazione restante è anidride carbonica (a parte qualche gas in tracce); le sue
caratteristiche dipendono soprattutto dalla natura del substrato. Il potere calorifico
del metano puro è di 36 MJ/m3, mentre il potere del biogas è di circa 22 MJ/m 3. Il
metano ha un valore energetico sufficiente per essere utilizzato anche come
combustibile per i motori (anche nelle vetture). Otre al biogas, nel processo di
decomposizione anaerobica si forma anche uno scarto di materiale organico che viene
chiamato digestato e che alla fine della polimerizzazione anaerobica può essere
utilizzato come compost. Il biogas di norma viene utilizzato come combustibile per
motori a combustione interna che, a sua volta, fa funzionare il generatore di energia
elettrica. Con questo sistema si può produrre energia elettrica e termica.
Definizione: La decomposizione anaerobica è la decomposizione in assenza di
ossigeno o aria, in cui il carbonio si trasforma in metano e in biomassa.
A Lubiana gli autobus del trasporto passeggeri vanno anche a metano
Nelle città l'aria è inquinata a causa delle gradi quantità di gas di scarico.
Nel marzo del 2010 a Lubiana sono stati utilizzati in prova gli autobus
urbani a gas naturale. Nel periodo di prova sono state misurate le emissioni
dei gas di scarico, le emissioni di particelle e l'inquinamento acustico. Le
misurazioni hanno dimostrato che questo tipo di autobus ha un impatto
minore sull'ambiente. Oggi quindi a Lubiana ci sono 20 cosiddetti
»metanobus«, e in futuro la città ne vorrebbe acquistare altri 40.
Bioenergia in Italia
In Italia nell’anno 2009 il 3,5% delle necessità di energia sono state coperte
dalla bioenergia. Questa energia aveva una provenienza per il 66 % dal
legno e dagli scarti di legname, mentre il 19% era composto da
biocombustibili liquidi, l’8% da biogas e il 7% da rifiuti urbani biodegradabili
(vedi il grafico).
Figura 1 - Fonti di bioenergia in Italia nel 2009 (ENEA 2010)
22 - Capitolo 3
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
In Italia è in aumento anche la quantità di elettricità ricavata dalle biomasse. Nel 2004 dalle biomasse sono stati ricavati 4.499 GWh di elettricità,
mentre nel 2009 già 7.631 GWh (in media una abitazione consuma 10 kWh
di energia al giorno, per un totale di 3.650 kWh all’anno).
Nel 2009 l’Italia contava 232 impianti a biogas che ricavavano il biogas
dalle discariche dei rifiuti urbani. Il biogas così ricavato rappresentava
l’80% di tutto il gas ricavato in quell’anno in Italia.
E’ doveroso considerare anche il potenziale del biometano: in circa 50 città
ci sono più di 2000 autobus che vengono alimentati dal gas naturale.
Dati estrapolati da: http://www.4biomass.eu/document/file/Colonna.pdf
Esercizio:
1. Considerate le equazioni sottostanti per la decomposizione aerobica e
anaerobica del glucosio e provate a definire la relazione fra l’ossidazione e
l’energia liberata. Dalle equazioni potete capire perché il metano è un
buon combustibile, ovvero dove si trova la differenza fra le due equazioni.
Riuscite a trovare un’equazione che descriva il processo che si sviluppa durante la combustione del metano e a individuare quanta energia si libera
durante il processo?
C6H12O6 + 6 O2 → 6 CO2 + 6 H2O + 2838 kJ
C6H12O6 → 3 CH4 + 3 CO2 + 152 kJ
2. Calcolate quanti rifiuti organici si producono nella vostra famiglia
(pesate le quantità e prendete nota per una settimana). Presupponendo
che nei rifiuti ci sia il 15% di glucosio, calcolate quanto metano - ovvero
quanta energia - si potrebbe ricavare in teoria dai vostri rifiuti.
Sfruttamento energetico dei rifiuti organici
Possiamo sfruttare soprattutto i rifiuti organici del legno, i rifiuti fibrosi e i rifiuti lignocellulosici come combustibile. Come esempio prendiamo le sostanze legnose del
materiale verde che viene scartato nella semina finale del compost. Nel caso dello
sfruttamento energetico otteniamo energia da una fonte rinnovabile, con grandi vantaggi ambientali, ma spesso i vantaggi sono anche economici, in quanto sono disponibili numerose sovvenzioni.
La raccolta dei rifiuti organici
I rifiuti organici vengono prodotti da tutte le famiglie. La quantità totale di tali rifiuti è
molto grande, ma in questo caso abbiamo una grande dispersione di fonti e quindi notevoli
difficoltà nella raccolta. Inoltre, i rifiuti organici vengono prodotti anche nelle strutture di
ricezione. In questo caso le quantità sono più concentrate (riguardo al luogo di produzione). Altre due fonti quantitativamente molto importanti per la raccolta dei rifiuti organici
sono l’industria di trasformazione alimentare e l’agricoltura, ma bisogna considerare anche lo scarto verde dei giardini, dei parchi, lungo le strade, ecc. in questo caso le quantità
variano molto a seconda delle stagioni.
Per una buona trasformazione aerobica e anaerobica, per cui alla fine si possa ricava23 - Capitolo 3
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
re un compost o un digestato di qualità da utilizzare sulle superfici agricole, è estremamente importante che fra i rifiuti organici non ci siamo altri tipi di rifiuti, come le
impurità inerti (per esempio la plastica) o rifiuti che possano aumentare la quantità di
sostanze pericolose (per esempio batterie, agenti chimici). In entrambi i casi questi
materiali non sono adatti per gli usi agricoli, dove il compost, quale sostituto del fertilizzante, raggiunge gli effetti migliori. Per questo motivo per un utilizzo efficace del
compost e del digestato è estremamente importante la raccolta differenziata dei
rifiuti organici senza alcun altra sostanza. Fatta eccezione per le famiglie e i locali
più piccoli, la raccolta differenziata dei rifiuti organici è relativamente semplice da
organizzare, in quanto si tratta di quantità grandi concentrate in un unico luogo. Le
aziende sono obbligate anche per legge ad organizzare la raccolta differenziata dei
rifiuti organici; il conferimento di rifiuti organici puliti è per le aziende anche una
fonte di risparmio. Nella raccolta dei rifiuti organici è di primaria importanza la
rimozione giornaliera in quanto questo tipo di rifiuto non può essere conservato. La
raccolta dei rifiuti organici per le famiglie è più difficile perché è condizionata dalla
collaborazione della popolazione. Sono necessari molti punti di raccolta (contenitori)
e il ritiro deve essere frequente (soprattutto nei mesi estivi), ma è necessaria anche
una costante sensibilizzazione e informazione riguardo agli orari di ritiro. Uno degli
approcci più efficaci è la raccolta e il conferimento dei rifiuti organici delle famiglie
in sacchetti di plastica biodegradabili. I sacchetti permettono il passaggio
dell’umidità durante la raccolta e permettono agli utenti una consegna facile e
pulita, grazie al sacchetto stesso.
Figura 2: Contenitori per rifiuti organici (fonte: Komunala Kranj)
Con una corretta raccolta dei rifiuti organici possiamo diminuire sensibilmente
l’impatto dei rifiuti sull’ambiente e migliorare in generale l’intero sistema della
raccolta dei rifiuti.
Plastiche compostabili
La maggior parte della plastica che utilizziamo ogni giorno non è degradabile, ma
esistono alcuni tipi di plastica che vengono riconosciuti dai microrganismi come cibo e
che vengono quindi decomposti e trasformati in tempi relativamente brevi. La
24 - Capitolo 3
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
capacità di queste plastiche di decomporsi durante il
ciclo di compostaggio viene verificata con test
standard, in base ai quali i prodotti possono ricevere
il certificato di compostabilità, con riferimento alle
condizioni alle quali si decompongono (per esempio
il compostaggio industriale o domestico). I test si
basano sulla trasformazione dalla plastica ad
anidride carbonica (analogamente anche l’uomo
trasforma il cibo e espira anidride carbonica).
Quando comprate i sacchetti biodegradabili per i
rifiuti organici, fate attenzione che siano conformi
agli standard, controllando il marchio della
certificazione.
Maggiori informazioni sulle plastiche compostabili e
sulle plastiche biodegradabili in generale su questo
link: http://www.assobioplastiche.org/
Figura 3: Marchio di certificazione che conferma che il prodotto è biodegradabile a determinate condizioni
(http://de.wikipedia.org/w/index.php?title=Datei:Biodegradable.svg&filetimestamp=20081027225924)
La raccolta dei rifiuti organici delle famiglie nel centro di una città medievale
L’azienda comunale Okolje Piran, che si occupa del ritiro dei rifiuti nella
zona della famosa località costiera di Pirano sulla costa slovena, registra
ottimi risultati nel campo della raccolta dei rifiuti organici domestici. Si
tratta, infatti, di una delle aziende comunali che hanno deciso di raccogliere
i rifiuti organici in sacchetti biodegradabili. Alcune volte all’anno l’azienda
distribuisce gratuitamente i sacchetti
a tutte le famiglie, che poi
provvederanno a riempirli di rifiuti organici. I sacchetti riempiti vengono poi
lasciati davanti agli ingressi degli edifici e ritirati ogni giorno dagli operai
dell’azienda Okolje Piran. In questo modo si è evitato il posizionamento di
numerosi raccoglitori, per cui non c’è spazio nelle strette vie di Pirano. Il
risultato di questo tipo di raccolta sono anche dei rifiuti estremamente puliti
(senza altri tipi di scarti, che non fanno parte dei rifiuti organici), il che
permette tutti i tipi di lavorazione. I rifiuti raccolti vengono inviati alla
trasformazione anaerobica per la produzione del biogas.
Web links
“Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti urbani in Italia” di ENEA e
Federambiente
(2009):
http://www.federambiente.it/
open_attachment.aspx?I0=abe0b8c3-25d4-47d0-91b1-7bb2a55b6ef9
Ultimi rapporti sui Rifiuti di ISPRA:
Rifiuti Urbani: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/
rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2013
Rifiuti Speciali: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/
rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2012
25 - Capitolo 3
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 4 - Rifiuti pericolosi
Punti chiave:
 Rifiuti pericolosi;
 Caratteristiche dei rifiuti pericolosi;
 Etichettatura dei rifiuti pericolosi;
 Gestione corretta dei rifiuti pericolosi.
Come possiamo notare, i rifiuti prodotti dall’uomo sono estremamente eterogenei.
Molti di essi possono essere riutilizzati o riciclati, altri invece sono pericolosi. Quando
ci troviamo a gestire rifiuti pericolosi dobbiamo essere particolarmente attenti.
Spesso non ci accorgiamo neanche di avere a che fare con un
rifiuto pericoloso. Per questo motivo è importante essere
informati riguardo alla natura dei rifiuti pericolosi, capire
perché sono nocivi e quale sia il modo migliore per gestirli. I
rifiuti che vengono conferiti in maniera errata possono
nuocere seriamente alla salute delle persone e possono
minacciare la natura. Ci sono vari tipi di inquinamento (per
esempio la contaminazione delle acque sotterranee e di
superficie, la produzione di prodotti gassosi tossici della
decomposizione e il rischio di incendi - anche a causa del
legno -, ecc.)
I rifiuti pericolosi sono classificati come tali quando a causa della loro quantità,
concentrazione, proprietà fisiche, chimiche o biologiche, minacciano la nostra salute
e l’ambiente. Analogamente alla gestione dei rifiuti in generale, che viene
regolamentata da leggi specifiche, anche la gestione dei rifiuti pericolosi è soggetta a
leggi precise. Tutti i rifiuti pericolosi sono elencati nella lista di classificazione dei
1.
2.
3.
4.
5.
6.
7.
8.
Esplosivo;
Comburente;
Facilmente infiammabile;
Irritante;
Nocivo;
Tossico;
Cancerogeno;
Corrosivo;
Infettivo;
Tossico per la riproduzione;
Mutageno;
Rifiuto che, a contatto con l'acqua,
l'aria o un acido, sprigionano un gas
tossico o molto tossico;
13. Sensibilizzante;
14. Ecotossico;
15. Rifiuto suscettibile, dopo l’eliminazione, di dare origine in qualche
modo ad un’altra sostanza, ad
esempio a un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate.
9.
10.
11.
12.
rifiuti, in cui si riconoscono in quanto il codice a sei caratteri viene seguito da un *. Il
rifiuto viene riconosciuto come pericoloso quando ha almeno una (o più) delle
seguenti quindici caratteristiche:
26
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Per approfondire, si consulti l’allegato I del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205.
L’origine dei rifiuti pericolosi è varia, ma la fonte principale è rappresentata dalle
attività produttive e dai servizi:
 industria chimica e petrolchimica (70%);
 metallurgia in e industrie simili (20%);
 altre industrie (10%).
Non dobbiamo dimenticare che i rifiuti pericolosi vengono prodotti anche nelle nostre
case. Tutti utilizziamo vari detergenti, colle, spray, medicine, colori, pitture,
solventi, batterie, cucinando produciamo oli usati, ecc. Forse questi rifiuti non ci
sembrano molti, ma dal momento che rappresentano un rischio per la nostra salute e
per l’ambiente, dobbiamo essere tanto più cauti.
I rifiuti pericolosi devono essere adeguatamente etichettati, in modo da poterli
riconoscere subito. Dobbiamo fare attenzione alle parole, quali pericoloso, tossico,
corrosivo, infiammabile, esplosivo, dannoso per l'ambiente, dannoso per la salute,
comburente, ecc. Queste parole ci mettono in guardia riguardo al fatto che i prodotti
contengono sostanze che a causa di un utilizzo, una conservazione o uno smaltimento
errato, potrebbero nuocere alla nostra salute o all'ambiente.
A
causa
del
pericolo
che
rappresentano, i rifiuti pericolosi
non vanno buttati nei normali
raccoglitori, abbandonati nelle
discariche o in natura e tanto
meno vanno versati nei canali di
scolo o nelle fognature. E’ doveroso
portare questo tipo di rifiuti nei
centri di raccolta. Alcuni rifiuti
pericolosi (per esempio le batterie,
le lampadine, le cartucce esauste,
ecc.) possono essere conferiti anche
nei negozi, in cui si trovano
raccoglitori appositi per la raccolta
degli stessi.
Figura 1: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Inkjet_printer_inside-cartridges.jpg
27
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Vediamo quali simboli ci avertono del fatto che abbiamo a che fare con un rifiuto
pericoloso:
Figura 2: Simboli per i rifiuti pericolosi (fonte: http://www.valutazionerischiochimico.it/luoghi-dilavoro/simboli.html)
Esercizio: Quanti rifiuti pericolosi ci sono in casa vostra?
Controllate ogni stanza della vostra casa e annotate quali rifiuti pericolosi
trovate/usate in:
 cucina,
 sala da pranzo,
 bagno,
 camera da letto,
 cantina,
 garage.
Verificate per quali scopi si utilizzano i prodotti pericolosi e quale
agente chimico pericoloso contengono, ovvero perché sono classificati
come rifiuti pericolosi.
Definizione: Un rifiuto pericoloso è ogni rifiuto che a causa di una o più
caratteristiche di pericolosità viene classificato nella lista dei rifiuti
pericolosi. A causa delle loro quantità, concentrazioni, proprietà fisiche,
chimiche e biologiche, i rifiuti pericolosi minacciano la nostra salute e
l’ambiente. Per questo motivo è estremamente importante sapere quali
rifiuti pericolosi stiamo maneggiando e come vanno correttamente gestiti.
28 - Capitolo 4
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
La gestione dei rifiuti pericolosi
Come abbiamo già accennato, nella gestione di questo tipo di rifiuti dobbiamo essere
particolarmente attenti. Non vanno assolutamente conferiti nei normali contenitori
per i rifiuti urbani misti o nei raccoglitori per la raccolta differenziata. Rimangono
allora tre possibilità:
 vanno conferiti in occasione delle attività di smaltimento;
 vanno portati nel centro di raccolta più vicino;
 alcuni rifiuti possono anche essere portati nei negozi e/o restituiti al
distributore (per esempio le lampadine, le batterie usate, le cartucce, gli
accumulatori, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ecc.).
Volontari clown in Slovenia: 2 in 1 – utile per l’ambiente, utile per i bambini
I “Volontari clown di corsia” aiutano le persone che sono gravemente
malate o colpite da gravi danni. Ogni anno fanno visita a migliaia di
pazienti (nel 2012 più di 30.000) e rallegrano le loro giornate. In Slovenia è
nato un progetto apposito: è possibile aiutare i volontari clown portando le
cartucce Ink-jet e i toner esausti nei loro raccoglitori. Le aziende
specializzate nel riciclaggio e nella
produzione delle cartucce a inchiostro
e a laser provvederanno a prelevare i
rifiuti. In questo modo si fanno due
buone azioni in una – ci si preoccupa
che l’ambiente sia meno inquinato,
grazie alla corretta gestione dei
rifiuti, e si aiutano i medici clown,
affinché
possano
continuare
a
rallegrare la giornata a coloro che ne
hanno davvero bisogno. Maggiori
informazioni sul progetto su: http://
Figura 3: http://en.wikipedia.org/wiki/
www.recycling4smile.org/
e
http://
File:Volontariclowndicorsia.JPG
www.rdecinoski.org/
Progetto LEONARDO – Raccolta cartucce esauste e telefoni cellulari in Italia
L’ideatore e l’organizzatore del “Progetto Leonardo” è l’azienda italiana
Eco-recuperi, che è contemporaneamente anche la prima azienda ad aver
creato una rete per il riciclo dei rifiuti pericolosi, quali le cartucce dei toner e i telefoni cellulari. I punti di raccolta dei toner esausti (e in alcune
province anche dei telefoni cellulari rotti) sono distribuiti nelle scuole. Si
auspica, infatti, che anche gli alunni e gli studenti collaborino attivamente
al progetto e che portino a scuola i toner esausti. I toner vanno poi raccolti
in grandi scatole di plastica, le cosiddette Eco scatole. Quando le scatole
sono piene, i rappresentanti dell’azienda Eco-recuperi provvedono a svuotarle, riciclano i toner e poi li rivendono come materiale nuovo. Le scuole
che decidono di collaborare al progetto Leonardo ricevono anche alcuni
premi (vari macchinari elettronici), proporzionalmente alla quantità dei toner raccolti. Si tratta di un progetto in cui entrambe le parti traggono un
guadagno: da un lato, i rifiuti pericolosi vengono raccolti, riciclati e trasformati nel modo più adeguato; in questo modo l’impatto sull’ambiente
29 - Capitolo 4
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
viene ridotto sensibilmente. Dall’altro lato le scuole ricevono interessanti
premi e vengono incluse in un progetto didattico, attraverso il quale gli
alunni possono imparare molto. Il progetto ha anche un respiro sociale, in
quanto lo svuotamento delle Eco scatole viene curato da persone che hanno
maggiori difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro.
Maggiori informazioni sul progetto su http://www.ecorecuperi.it/.../1157 .
In Slovenia nel 2009 si sono prodotte 99,3 mila tonnellate di rifiuti pericolosi; il 61% è
stato trasformato, il 39% smaltito. Nella figura sotto sono rappresentati i
procedimenti per la gestione dei rifiuti con le percentuali.
Figura 4: Modi di gestione dei rifiuti pericolosi in Slovenia nel 2009
(fonte: http://kazalci.arso.gov.si/xml_table?data=graph_table&graph_id=8000&ind_id=368)
Il riciclo dei rifiuti pericolosi rappresenta una delle possibilità per la diminuzione
delle quantità. Un’altra possibilità è data dalla trasformazione dei rifiuti pericolosi in
modo da convertirli in rifiuti comuni. Abbiamo diverse opzioni:
 trattamento chimico – bilanciamento del pH, idrolisi, ossidazione, ecc.;
 trattamento biologico – biorisanamento (rifiuti decomposti dai microrganismi
del terreno);
 incenerimento (evidente anche dalla figura 4) – sono necessari un’adeguata
temperatura e la pulizia dei gas di scarico; la pulizia è a carico del produttore
o di un’azienda convenzionata.
Proprietà chimiche dei rifiuti pericolosi
1. Infiammabilità
L’infiammabilità si definisce con la temperatura di accensione o punto di infiammabilità (cosiddetto “flash point” - TFP). Il punto di fiamma è definito come la
temperatura più bassa alla quale i vapori della sostanza si infiammano se vengono a
30 - Capitolo 4
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
contatto con il fuoco. Distinguiamo i liquidi altamente infiammabili, che hanno un TFP
< 60.5°C (ma è importante anche il rapporto vapori : aria) e i liquidi infiammabili con
un TFP fra i 60.5°C e i 93.3°C. Alcuni liquidi sono autoinfiammabili, in questo caso
diciamo che sono piroforici.
Numerosi ossidanti fanno parte dei rifiuti pericolosi, in quanto nella combustione
sostituiscono l’O2 dell’aria. Ne elenchiamo alcuni:
 O3, H2O2, N2O;
 Alogeni: F2, Cl2, Br2;
 Sostanze che contengono nitrati: HNO3, NH4NO3;
 Sostanza che contengono perclorati: HClO4, NH4ClO4;
 Ossidanti Na2Cr2O7 e KMnO4 in forma solida.
2. Corrosione
La sostanza è corrosiva quando a causa
dell’acidità o dell’alcalinità corrode (ovvero
innesca il processo di decadimento o corrosione delle superfici) altre sostanze e/o materiali con cui viene a contatto. Fra le sostanze corrosive ci sono gli acidi e le basi forti (acido fluoridrico (HF), acido cloridrico
(HCl), azoto (V) acid (HNO3), idrossido di
sodio (NaOH), idrossido di potassio (KOH)) e i
materiali igroscopici e gli ossidanti (l’H2SO4 –
può liberare sostanze tossiche durante la
reazione – Br2 dai bromuri).
3. Reattività
Alcune sostanze reagiscono in maniera
turbolenta. Tali sostanze per reagire non
hanno bisogno di alcun reagente aggiuntivo, in quanto in una molecola contengono
gruppi che agiscono come ossidanti e/o riducenti (esplosivi). Solitamente contengono legami deboli, che formano legami più
forti a seguito di reazioni che a loro volta
creano reazioni esotermiche. Un esempio
sono le reazioni dei metalli alcalini con
l’acqua. Un altro esempio potrebbero essere le reazioni in cui vengono liberati, per
esempio, sostanze quali l’HCN o l’H 2S.
La reattività dipende dai seguenti fattori:
 temperatura,
 Superficie della sostanza
(grandezza delle particelle),
 Concentrazione delle singole sostanze,
Figura 5: Ruggine su cui si sono depositati
alcuni crostacei, http://en.wikipedia.org/wiki/
File:Corrosion.jpg
Figura 6: reazione esotermica http://en.wiki
pedia.org/wiki/File:ThermiteReaction.jpg
31 - Capitolo 4
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti

Catalizzatore
(acceleratore delle reazioni chimiche).
4. Tossicità e radioattività
La velenosità (tossicità) è quella proprietà di una sostanza che, quando viene a
contatto con una superficie esterna o con l’interno di un organismo, provoca un
effetto dannoso e/o sfavorevole (danni locali o sistemici). La tossicità è il risultato
della dose (quantità), ovvero dell’esposizione a una determinata concentrazione in un
determinato tempo e varia a seconda della temperatura, della forma chimica e
dell’accessibilità.
La radioattività è un fenomeno naturale, durante il quale alcuni nuclei dell’atomo
decadono. In questo processo i nuclei liberano energia sotto forma di onde elettromagnetiche o di particelle. Questo fenomeno viene denominato raggio radioattivo o
radiazione. La radioattività si misura con il numero dei nuclei di atomo decaduti in
una determinata unità di tempo. Questa quantità viene denominata attività. L’unità
di attività è il becquerel (Bq).
Di questo gruppo fanno parte:
 metalli pesanti,
 pesticidi,
 solventi organici,
 PCB,
 sostanze radioattive.
Bifenili policlorurati (PCB) nella Bela Krajina
I PCB sono composti organici sintetici (209 possibili isomeri). In passato
venivano utilizzati in grandi quantità per la produzione di condensatori,
soprattutto a causa della loro stabilità fisica e chimica. Ricerche successive
hanno dimostrato che questi composti sono biotossici e causano danni acuti
e permanenti alla pelle, al fegato e ai polmoni negli animali e nell’uomo.
Inoltre, causano anche malattie metaboliche e disturbi nel funzionamento
del sistema endocrino. La tossicità dei PCB dipende soprattutto dal tasso di
clorazione. In Slovenia c’è stato un aumento dell’utilizzo dei PCB dopo
l’anno 1960, quando la Iskra costruì una fabbrica di condensatori a Semič,
nella Bela Krajina. I PCB furono introdotti nel processo produttivo nel 1962.
L’utilizzo totale dei PCB da parte della fabbrica Iskra dal 1962 al 1985 raggiunse circa 3.700.000 kg, di cui circa l’8-9% del totale era rappresentato
dai rifiuti dei condensatori e degli altri prodotti. Fino al 1974 in varie aree,
per un raggio fino a 5 km attorno alla fabbrica, sono stati depositati
130.000 kg di rifiuti contenenti circa 70.000 chilogrammi di puro PCB.
All’inizio del 1985 la fabbrica Iskra dovette cessare la produzione dei
condensatori con PCB. Dopo il 1975 circa 170.000 kg di rifiuti contenenti
PCB furono raccolti e spediti in Francia per essere trasformati, ma quantità
minori di rifiuti sono comunque rimaste in loco, nella Bela Krajina. Le
prime analisi nel 1983 hanno dimostrato delle alte concentrazioni di PCB sia
nell’acqua, nell’aria e nei sedimenti, sia nel cibo e nelle fibre animali e
umane. Le percentuali di PCB erano particolarmente alte nel fiume Krupa.
32 - Capitolo 4
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Figura 7: Formula strutturale della molecola PCB (http://sl.wikipedia.org/
wiki/Slika: Polychlorinated _biphenyl_structure.svg)
A causa dell’alto tasso di inquinamento attorno alla fabbrica Iskra e al
fiume Krupa nell’anno 1984 gli organi e gli istituti di ricerca sloveni hanno
avviato un programma di bonifica che includeva anche la costruzione di una
discarica di rifiuti, un ampio studio sull’ambiente e l’organizzazione di un
monitoraggio costante. I risultati del monitoraggio delle uova di gallina,
della carne di gallina, del latte vaccino e dei pesci, eseguito nel 2010 dal
ZZV Novo Mesto, hanno evidenziato tassi ancora molto alti di PCB. I risultati
del biomonitoraggio hanno quindi dimostrato che il valore medio di tutti gli
isomeri nel latte materno nell’area del Semič è 2,2 volte maggiore rispetto
a un’area mediamente inquinata (Lubiana) e ben 9,2 maggiore rispetto a
un’area non inquinata (Kočevje).
Informazioni aggiuntive:
http://www.casnik.si/index.php/2011/11/30/krupa-nikoli-dokoncana-zgodba/
S. Polič, H. Leskovšek, M. Horvat, Onesnaženje kraške reke Krupe s PCB-ji
Acta Carsologica 2000, 29/1, 10, 141-152.
Scorie radioattive in Slovenia
Oltre alle scorie radioattive prodotte dalla
centrale nucleare di Krško, in Slovenia le scorie
vengono prodotte anche nel campo della
medicina (per esempio con la cura delle
formazioni cancerogene), della scienza (per
esempio nel reattore di ricerca) e dell’industria
(nell’analisi dei materiali, nella sterilizzazione
degli equipaggiamenti). In Slovenia la gestione
delle
scorie
radioattive
è
coordinata
dall’Agenzia per le scorie radioattive (Agencija
za radioaktivne odpadke – ARAO).
Figura 8: http://sl.wikipedia.org/
wiki/Slika:Radioactive.svg
Dove si conservano le scorie radioattive?
 Tutte le scorie poco o mediamente radioattive provenienti dall’attività
scientifica, medica o industriale, sono conservate nel Magazzino cen33 - Capitolo 4
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti


trale delle scorie radioattive a Brinje, vicino a Lubiana.
Tutte le scorie poco o mediamente radioattive provenienti dalla centrale
nucleare di Krško sono conservate nei magazzini della centrale stessa.
Le scorie altamente radioattive (combustibile nucleare usato
proveniente dalla centrale di Krško) vengono conservate in un bacino
speciale nella centrale nucleare stessa.
Discarica di scorie poco o mediamente radioattive in Slovenia
Nel 2009, a cinque anni dall’inizio della preparazione del piano regolatore
nazionale, è stata confermata la località di Vrbina, nel Comune di Krško,
per la discarica delle scorie radioattive. Alla conferma del luogo hanno fatto seguito la valutazione degli impatti sull’ambiente e l’emissione del permesso edilizio. La costruzione della discarica è prevista entro il 2023.
Scorie radioattive in cifre
 Per ogni cittadino sloveno ogni anno viene prodotta una quantità di
scorie tale da poter essere racchiusa in un cubo di lato pari a poco
meno di 3 cm.
 Nell’attività di ricerca, di medicina e industria si produce una media
che va da 1 m3 fino a 2 m3 di scorie all’anno.
 Nella centrale nucleare di Krško ogni anno vengono prodotti meno di 40 m3
di scorie poco o mediamente pericolose e circa 5 m3 di scorie pericolose.
Incidente in Ungheria – versamento di sostanze tossiche nella fabbrica di alluminio
Nell’ottobre del 2010 ci fu una grande catastrofe causata dal versamento di
sostanze tossiche nella fabbrica di alluminio di Ajka, nell’Ungheria sudoccidentale. Durante questo grave incidente avvenuto nella fabbrica di
alluminio sono stati versati circa 700.000 m 3 di sostanze di scarto tossiche,
chiamate fango rosso. Il fango si è creato con il cosiddetto processo Bayer
in cui dalla bauxite si produce allumina. I fanghi di depurazione contengono
sali tossici di metalli pesanti che sono fatali in caso di ingerimento. Il tipico
colore rosso si viene a creare a causa delle percentuali di ossido ferrico che
è il componente principale del fango. Il fango è estremamente alcalino e
viene conservato in grandi bacini aperti. Secondo le stime, attorno alla
fabbrica erano conservate circa 30 milioni di tonnellate di fango rosso. A
differenza di molti altri inerti, il fango rosso non contiene grandi
concentrazioni di metalli pesanti, anche se nel caso in questione le
percentuali erano comunque sette volte maggiori rispetto al suolo normale.
Le analisi del fango dopo l’incidente mostrarono alte concentrazioni di
cromo, arsenico e mercurio. Il problema maggiore è rappresentato dall’alto
pH del fango, che causa gravi ustioni e influisce sulla salute dell’uomo e
degli animali sia attraverso i fiumi, sia attraverso il suolo inquinato.
Nell’incidente rimasero uccise sette persone e più di centocinquanta persone
furono gravemente ferite. Gli abitanti dei paesi vicini furono evacuati.
34 - Capitolo 4
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Figura 9: Foto del versamento
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ajkai_vorosiszap_tarozo_(2)civertanlegi.jpg
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ajkai_vorosiszap_tarozo_(4)civertanlegi.jpg
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Marcal_vorosiszapcivertanlegi.jpg
Informazioni aggiuntive:
http://en.wikipedia.org/wiki/Ajka_alumina_plant_accident
Riferimenti
W.C.Blackman, 2001. Basic hazardous waste management, 3rd edition,
Lewis publishers
Developing information support for research and education in Toxic waste
management, 1996, ed. A. Kornhauser, ISCCS, Ljubljana
35 - Capitolo 4
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 5 - Riuso e riciclo
Punti chiave:
 Il riuso dei rifiuti;
 La creazione di sistemi per il riuso dei rifiuti;
 Il riciclaggio dei rifiuti;
 I processi di riciclaggio dei rifiuti.
Nel primo capitolo abbiamo presentato un confronto tra la
quantità di risorse naturali consumate nel passato e oggi.
Assieme al consumo delle risorse naturali è aumentato
anche il quantitativo di rifiuti prodotti dall’uomo. I grandi
quantitativi di rifiuti prodotti influenzano negativamente il
nostro ambiente, perciò in futuro dobbiamo tentare di
ridurre il più possibile la loro produzione. Il riuso e il riciclo
sono due approcci finalizzati a prolungare l’utilizzo del
prodotto o del materiale, aumentando l’efficacia del
consumo delle risorse naturali e riducendo il consumo di
energia.
Il riuso dei rifiuti
Uno degli approcci più semplici alla limitazione della produzione dei rifiuti è il riuso,
al quale tuttavia il prodotto dev’essere appositamente preparato. La maggior parte
dei prodotti usa e getta non sono riusabili perché sono destinati ad un unico utilizzo.
Questo vale per la maggior parte degli imballaggi. Quando apriamo per esempio una
lattina o un involucro di plastica per alimenti non possiamo riusare questi imballaggi
per lo stesso scopo. Il riuso di alcuni prodotti usa e getta (p. es. in medicina)
potrebbe essere estremamente pericoloso. Questo però non vale per tutti gli
imballaggi e per tutti i prodotti. Tra i casi di riuso efficace vale citare i contenitori a
rendere in vetro o plastica per bibite, che dopo l’uso vanno riconsegnati ai venditori.
Inoltre vi sono anche gli imballaggi necessari per il trasporto che possono circolare
nell’ambito di una ditta o tra più ditte. Anche se siamo consci dei vantaggi che
comportano questi sistemi di resa degli imballaggi, essi non sono stati istituiti con la
frequenza che sarebbe auspicabile. Il principale ostacolo alla creazione di tali sistemi
è la crescente globalizzazione nel commercio, che rende la restituzione degli
imballaggi a livello globale troppo cara. Dobbiamo essere consapevoli che per il riuso
organizzato che non viene compiuto dal consumatore (p. es. il riuso di un sacchetto di
plastica) è necessario organizzare una raccolta di prodotti usati, il loro trasporto,
controllo e pulizia. Ognuna di queste fasi comporta dei costi e dei consumi di
materiale e di energia, perciò la creazione di tali sistemi richiede attenzione,
altrimenti si rischia di causare consumi ancora maggiori rispetto alla produzione e
all’uso di un nuovo prodotto. Nella creazione di sistemi per il riuso dei rifiuti ci può
essere d’aiuto la standardizzazione dei prodotti. Un prodotto realizzato in base agli
standard internazionali è utilizzabile ovunque e potrà anche essere riutilizzato
ovunque. Un esempio di un simile approccio è il diffuso riuso dei pallet in legno.
36
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Figura 1: Pallet in legno
(Fonte: A sinistra - http://en.wikipedia.org/wiki/File:Wooden_pallet_with_glove.jpg
A destra - http://en.wikipedia.org/wiki/File:EUR_Palette_Stapel.jpg)
In generale è possibile affermare che il riuso avviene in un ambito limitato per motivi
legati alla sicurezza sanitaria e al commercio globale. Il riuso è maggiormente
efficace quando consente all’utente un risparmio diretto. Un esempio sono le
bottiglie delle bibite per le quali ci viene reso del denaro al momento del reso nel
punto vendita.
Il Roskilde Festival
Ogni estate si svolgono numerosi festival musicali in tutta Europa. I luoghi
che ospitano i festival accolgono per vari giorni migliaia di appassionati che
assistono ai concerti e agli eventi. Dove molte persone si radunano in un
unico luogo per un breve periodo, la produzione di rifiuti è un fenomeno
inevitabile. Gli organizzatori sono sempre più attenti a gestire i festival
secondo modalità che limitino l’impatto ambientale.
Figura 2:
Il Roskilde Festival
(http://
upload.wikimedia.org/
wikipedia/
commons/5/5b/
Roskilde_Festival__Orange_Stage__Bruce_Springsteen.jpg)
37
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Al Roskilde Festival, che si tiene in Danimarca, hanno creato nel 1994 un
sistema di reso dei bicchieri di plastica, delle lattine e delle bottiglie.
Secondo i dati forniti dagli organizzatori il sistema si è rivelato molto
efficace; essi affermano che gli ospiti riportano ai punti in cui vengono
ricompensati in denaro quasi il 97% di tutti i bicchieri di plastica utilizzati.
Il riuso non è limitato agli imballaggi e ai pallet. È infatti possibile
riutilizzare l’abbigliamento, i mobili, gli elettrodomestici e molti altri
prodotti che spesso finiscono in discarica.
Nei Paesi dell’Unione Europea si stanno diffondendo negli ultimi anni dei
centri di recupero (in inglese: second hand shops, reuse shop) dove è
possibile lasciare i rifiuti ingombranti. In questi centri i prodotti vengono
controllati, all’occorrenza riparati e poi rivenduti a prezzi simbolici.
Un centro di recupero in Gran Bretagna
Nel comune di Brighton e Hove, nel sud della Gran Bretagna, opera dal
lontano 2004 un centro di recupero che nel 2010 ha posto in riciclo 7
tonnellate di rifiuti ingombranti al mese, di cui 3 tonnellate abbondanti di
apparecchi elettrici ed elettronici e quasi 4 tonnellate di mobili, il che
corrisponde a circa 14.000 pezzi.
I centri di recupero in Slovenia
Nel 2012 hanno aperto anche in Slovenia dei centri di recupero dediti alla
diagnosi, alla riparazione e alla rivendita di prodotti ad un prezzo simbolico.
I centri si trovano a:
 Rogaška Slatina,
 Tepanje,
 Vojnik,
 Ormož.
Oltre ai centri principali vi sono in Slovenia anche dei negozietti minori per
il riuso, dediti alla raccolta di prodotti ancora utilizzabili e agli interventi
necessari al loro riuso. Per ulteriori informazioni consultate il sito:
http://www.centerponovneuporabe.si/
Il centro ambiente L’Alligatore
Il centro ambiente si trova nel comune di Serra de’Conti (Ancona), a fianco
del centro di raccolta. Il centro ambiente ritira vari oggetti (mobili,
apparecchi elettronici) che i loro proprietari non usano ma che sono ancora
funzionali. Altri utenti possono prelevare gratuitamente questi oggetti e
continuare a utilizzarli. In questo modo si riduce il quantitativo di rifiuti:
secondo le stime nel 2010 (il progetto è stato avviato nel 2008) il
quantitativo di rifiuti prodotti si è ridotto di ben 36.400 kg. Il centro è
gestito dal Comune con l’aiuto di volontari, soprattutto pensionati.
38 - Capitolo 5
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
I negozi vintage e second hand
La moda cambia rapidamente, molto più rapidamente di quanto gli abiti
stessi non si consumino o strappino. Ognuno di noi ha nel proprio armadio
dei capi che sono ancora utilizzabili ma che per vari motivi non porta più. I
gusti sono diversi e forse a qualcun altro il vostro abito smesso piacerà.
Negli ultimi anni è di moda anche il look vintage o retro. In tutte le capitali
europee si tengono ogni fine settimana dei grandi mercatini delle pulci
dove è possibile acquistare abiti di seconda mano a poco prezzo. Anche i
negozi di abiti di seconda mano sono numerosi: se ne trovano anche a
Lubiana. Per l’ambiente la moda retro è senz’altro vantaggiosa.
C’è inoltre una seconda possibilità di riutilizzo degli abiti a forte
connotazione sociale. Molte persone purtroppo non si possono permettere
degli abiti nuovi: perciò possiamo consegnare i nostri abiti smessi alle
organizzazioni caritatevoli o lasciarli nei cassonetti per i vestiti,
migliorando la vita di qualcuno.
La bottega di Utilla
La bottega di Utilla fa parte del programma Awalé nella regione Emilia Romagna. Si tratta di un laboratorio dedito alla raccolta di materiale
utilizzabile e pulito, ma dismesso dalle case private e dalle industrie. Il
materiale consegnato viene classificato o consegnato agli eco-creatori, che
ne fanno dei prodotti nuovi, o destinato all’utilizzo nell’ambito di progetti
didattici per bambini, giovani e adulti. La bottega di Utilla non è un
negozio di articoli di seconda mano bensì un centro per la diffusione della
cultura del riuso. La bottega di Utilla ospita anche dei progetti e si dedica
alla raccolta di idee. Le immagini illustrano alcuni articoli creati
nell’ambito delle attività svolte.
Figura 3: alcuni oggetti della bottega di Utilla (fonte: Bottega Utilla)
39 - Capitolo 5
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
La mia candela può essere...
Il riuso spesso dipende anche dalla nostra creatività. Molte cose che
acquistiamo possono essere riusate più volte. In questo modo abbiamo
sempre in casa qualcosa di “nuovo” ed allo stesso tempo risparmiamo e
tuteliamo l’ambiente. Un esempio è questo bicchiere, inizialmente
utilizzato come contenitore per una candela profumata. Il bicchiere può
essere utilizzato anche per altri scopi che qui non sono illustrati; potete per
esempio riempirlo di terra e piantarvi delle erbe aromatiche.
Figura 4: Riuso del contenitore di una candela profumata (fonte:
Università di Nova Gorica)
Esercizio: Auto nuova / auto vecchia?
Elencate i motivi ambientali ed economici per la sostituzione di un’automobile
vecchia con una nuova (considerate il quantitativo di gas di scarico, il consumo
di carburante, le risorse necessarie alla produzione di una nuova automobile, lo
smaltimento della vecchia automobile in discarica...). Motivate la vostra scelta
con i dati bibliografici e/o sitografici.
Definizione: Il riuso è una delle tecniche che permette di ridurre la
quantità di rifiuti e alleviare il loro impatto ambientale. I prodotti che
possono essere riusati sono molti - dai bicchieri di vetro al divano. Il riuso
permette alle persone di risparmiare, mentre dal punto di vista ambientale
permette di consumare meno risorse naturali e meno energia.
40 - Capitolo 5
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Il riciclaggio
Il riuso contribuisce senz’altro a ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti, perciò
dobbiamo avvalercene il più spesso possibile. Nonostante ciò, giunge sempre un
momento in cui gli oggetti non sono più riusabili né riparabili. Il prodotto, anche dopo
essere stato riutilizzato più volte, a un certo punto si trasforma in rifiuto. Possiamo
quindi scegliere tra almeno due possibilità: gettarlo nel cassonetto destinato ai rifiuti
misti oppure affidarlo alle imprese preposte al riciclaggio.
I prodotti vengono buttati quando non ci servono più o quando riteniamo che non
siano più utilizzabili. Spesso dimentichiamo tuttavia che il materiale di cui il prodotto
si compone è spesso intatto e può essere riusato dopo un opportuno trattamento e
l’utilizzo di tecniche adeguate. In questo modo prolunghiamo la vita del materiale,
riduciamo il consumo di risorse naturali e contribuiamo al risparmio energetico.
Durante il riciclaggio il materiale di scarto viene ritrasformato in materia seconda
dalla quale possiamo ricavare del nuovo materiale e dei nuovi prodotti. L’utilizzo di
materia prima e di energie è decisamente minore dell’utilizzo di energia e materie
prime consumate per la produzione di nuovi materiali, necessari alla produzione di
prodotti. Questo è il grande vantaggio del riciclo. Un eccellente esempio è il
riciclaggio dei metalli. Il risparmio è notevole anche nel caso del riciclo della carta,
che è noto a tutti, e del riciclo del vetro. Il risparmio energetico e delle risorse varia
in base alla tipologia di materiale riciclato e dipende dal processo produttivo
utilizzato. La tabella sottostante fornisce alcuni esempi.
MATERIALE/MATERIA PRIMA RICICLATA
RISPARMIO DI MATERIA PRIMA
RISPARMIO DI MATERIA
PRIMA
Riciclaggio di 1 kg di alluminio
fino a 6 kg di bauxite, 4 kg di
prodotti chimici
95 %
Riciclaggio di 1 t di vetro
1.2 di materia prima (sabbia
silicea, soda e calcare)
75 %
1 tonnellata di carta riciclata
17 alberi e 50% di acqua
40 %
1 kg di rame riciclato
200 kg di minerale estratto
85 %
Tabella 1: Risparmio di materia prima e di energia nel processo di riciclaggio di alcuni materiali/materie
prime
È evidente che il riciclaggio comporta un notevole risparmio. Per una migliore
comprensione possiamo anche specificare che il riciclaggio di una lattina di alluminio
consente di risparmiare tanta energia quanta ne consuma un televisore in tre ore.
Il riciclaggio dipende anche dal prezzo del materiale. Materiali quali il platino, l’oro e
l’argento vengono riciclati quasi integralmente, anche se il loro riuso spesso non viene
nemmeno percepito come riciclaggio.
Oltre a ridurre il consumo di risorse naturali e di energia il riciclaggio ha anche altri
41 - Capitolo 5
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
effetti positivi:
 maggiore è la quantità di rifiuti riciclati, minori sono lo spazio utilizzato
dalle discariche e l’impatto negativo delle discariche sull’ambiente (si veda
il cap. 7);
 crea nuovi posti di lavoro;
 è un mezzo per la creazione di materie prime secondarie;
 assicura una maggiore qualità dell’ambiente alle generazioni seguenti;
 riduce le emissioni di gas serra.
Esercizio: Tentate di capire perché il riciclaggio dell’alluminio comporta
un risparmio energetico così alto.
Il riciclaggio ha però anche dei limiti:
- Il volume del materiale di scarto raccolto: Il riciclaggio è un processo industriale che
deve svolgersi con un volume regolare per coprire le spese degli investimenti e
dell’attività. Perciò la disponibilità di una fonte regolare e ben definita di rifiuti da
riciclare è fondamentale. Naturalmente il quantitativo necessario dipende dal valore
del materiale riciclato. Nel caso del riciclaggio del platino contenuto nei catalizzatori
delle auto il calcolo dei costi è ben diverso rispetto al riciclaggio del vetro.
- La purezza del materiale raccolto: Per il riciclaggio è fondamentale che il materiale
sia il più possibile pulito e separato (p. es. le bottiglie di plastica non vanno
mescolate a quelle di vetro); in caso contrario è necessario separarli (a mano o a
macchina) e lavarli, il che comporta dei costi e un consumo di energia, acqua ecc.
Inoltre otteniamo un’ulteriore frazione di rifiuti da gestire. In questo modo il senso
economico ed ecologico del riciclo va perduto.
- Le perdite durante il riciclaggio: Il materiale in entrata non può mai essere riciclato
al 100% poiché vi è sempre una parte che non può essere riciclata (p. es. le etichette
sulla plastica). Il quantitativo degli scarti dipende soprattutto dalla purezza del
materiale in entrata. Il riciclaggio dei rifiuti che sono stati utilizzati (es. il
poliaccoppiato) comporta più scarti, mentre nel caso del riciclaggio dei rifiuti
generati durante i processi produttivi industriali è possibile riciclare quasi il 100% del
materiale.
- Il degrado di alcuni materiali conseguente a numerosi processi di riciclaggio: I
metalli e il vetro sono teoricamente riciclabili un’infinità di volte senza che la qualità
ne abbia a risentire. Per la carta e la plastica invece non è così. La carta e la plastica
sono materiali organici che durante l’utilizzo subiscono dei danni a livello molecolare
(catene polimeriche) o a un microlivello (fibre di cellulosa), perciò la loro qualità
peggiora a ogni riciclaggio. Per questo motivo non sono riciclabili all’infinito. Questo
problema viene in pratica risolto mescolando il materiale riciclato a materiale nuovo
con un rapporto calcolato. In questo modo si ottiene del materiale di buona qualità.
42 - Capitolo 5
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
È possibile riciclare solo i materiali che vengono raccolti in quantità tali da
giustificare un processo industriale ininterrotto. Anche la purezza dei rifiuti raccolti è
importante. Solo se i rifiuti sono sufficientemente puri possiamo ottenere del
materiale riciclato di qualità. Ognuno di noi è responsabile della purezza delle
frazioni destinate al riciclaggio nel momento in cui deposita la carta, gli involucri di
plastica e di metallo e altre frazioni (mobili usati, apparecchi elettronici, veicoli...).
Dobbiamo essere consci del fatto che anche noi siamo in parte responsabili del
funzionamento del sistema. Se depositiamo i rifiuti nei cassonetti per la raccolta
indifferenziata e non in quelli per la raccolta differenziata, i nostri rifiuti certamente
non verranno riciclati. Uno dei momenti chiave nella catena del riciclaggio è dunque
il conferimento del rifiuto:
1. se lo conferiamo nel cassonetto giusto è probabile che venga riciclato o
sfruttato correttamente;
2. se lo conferiamo nel cassonetto sbagliato o lo buttiamo tra i rifiuti
indifferenziati, la probabilità che venga riciclato è quasi nulla.
La decisione spetta a noi. Per questo siamo corresponsabili delle quantità di risorse
naturali e di energia che è possibile risparmiare e delle superfici destinate a
discariche, anche se in un primo momento questo sembra sfuggirci.
Il festival di Sziget
Anche gli organizzatori del festival ungherese di Sziget sono consci
dell’influsso del festival sull’ambiente. Nel 2012 sono stati allestiti
sull’area dove si svolge il festival 40 punti muniti di cassonetti per la
raccolta differenziata e un gruppo di 50 persone si occupava della raccolta
dei rifiuti ancora utilizzabili. In questo modo sono stati raccolti 4500 kg di
rifiuti differenziati avviando al riciclo:
 700 kg di lattine di alluminio,
 2500 kg di bicchieri e bottiglie di plastica e pellicole di plastica,
 900 kg di carta,
 400 kg di vetro,
 2500 kg di oli da cucina usati,
 6000 kg di scarti alimentari.
Gli ospiti del festival avevano anche la possibilità di conferire ai punti di
raccolta le loro batterie usate, ricevendo in cambio una mela. In questo
modo sono stati raccolti 150 kg di batterie usate. Sono stati inoltre allestiti
2 punti di raccolta dove gli ospiti potevano ricevere dei regali in cambio dei
rifiuti consegnati.
Oltre al riciclaggio finora descritto, al quale ciascuno di noi può contribuire, vi è un
consistente processo di riciclo che si svolge lontano dai nostri occhi e si rivolge ai
rifiuti industriali. Questi vengono prodotti in grandi quantità (p. es. scarti ferrosi
generati durante la lavorazione dei metalli) note in anticipo perché dipendenti dal
processo e dalle tecniche produttive. La composizione di questi rifiuti è ben definita;
spesso si tratta di rifiuti omogenei (composti di un solo materiale). La prevedibilità
del quantitativo di rifiuti prodotti e la loro omogeneità sono due grandi vantaggi che
semplificano il riciclaggio. Questa tipologia di rifiuti ha spesso anche un certo valore
43 - Capitolo 5
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
commerciale e costituisce una materia prima ambita. Per questo esiste un sistema di
imprese preposte al ritiro, alla rivendita e al trattamento che fanno sì che tali
materiali vengano riciclati o comunque sfruttati.
Definizione: Il riciclaggio è un processo che permette il riuso dei materiali
di scarto. È possibile riciclare varie tipologie di materiali, ciascuna a suo
modo. Il riciclaggio permette di allungare la vita del materiale, di ridurre la
necessità di nuove materie prime naturali e di energia.
Le tecniche di riciclaggio
I procedimenti e le tecniche di riciclaggio sono molte e si distinguono - almeno
parzialmente - l’una dall’altra perché è necessario adattarle ai singoli materiali da
riciclare. Non è pertanto possibile parlare di un metodo universale di riciclaggio,
anche se è vero che tutto il materiale raccolto viene prima selezionato e ripulito.
Questa fase prevede l’eliminazione manuale delle impurità e degli altri materiali ed
elementi estranei. Alla fine di queste fasi dovremmo avere del materiale il più
possibile pulito. Solo in questo modo potremo poi ottenere un prodotto riciclato di
qualità e di valore.
L’importanza della selezione iniziale è evidente nel caso della plastica. Tutti
sappiamo che esistono vari tipi di plastica, ciascuno dei quali è adatto a prodotti
diversi. Nonostante ciò, nelle isole ecologiche tutti i vari tipi di plastica vengono
gettati nello stesso cassonetto. In un secondo momento è necessario separare tra di
loro le singole tipologie di plastica, impiegando operai specializzati e attrezzature
specifiche. Il polietilentereftalato (PET) va separato dal polietilene (PE) e dal
polipropilene (PP), dal polivinilcloruro (PVC) e dal polistirene (PS). Ciascuna di queste
frazioni viene avviata a un procedimento di riciclo particolare. La maggior parte della
plastica viene sciolta (ad alta temperatura), filtrata e nuovamente raffreddata a
temperatura ambiente. Durante il raffreddamento la plastica viene ridotta in granuli
(il cosiddetto granulato) che costituisce la materia prima per la produzione di nuovi
oggetti in plastica. Questo procedimento è chiamato “riciclaggio meccanico” perché
sfrutta solo il trattamento meccanico e termico, mentre tenta di lasciare inalterata
la composizione chimica del materiale.
Oltre al riciclaggio meccanico della plastica, in alcuni casi è possibile riciclare le
materie plastiche anche secondo procedimenti chimici. A differenza del riciclaggio
meccanico, in questo caso il materiale subisce modifiche chimiche poiché le catene
polimeriche nella plastica vengono scomposte fino ai suoi componenti essenziali (i
monomeri); questi vengono ripuliti e utilizzati per la polimerizzazione di nuove materie
plastiche (si veda il caso studio). In questo caso il materiale riciclato è del tutto
identico a quello nuovo e la qualità del materiale riciclato non peggiora in alcun modo.
44 - Capitolo 5
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Definizione: Il riciclaggio meccanico è un procedimento che si basa
soltanto sul trattamento meccanico e termico dei rifiuti, mentre la
composizione chimica del materiale rimane immutata.
Il riciclaggio chimico è un processo di riciclaggio durante il quale il
materiale subisce delle modifiche chimiche.
Vediamo ora il procedimento per il riciclaggio della carta. Così come distinguiamo tra
vari tipi di plastica dobbiamo distinguere tra vari tipi di carta. La carta si divide in
carta da ufficio, di giornale, stampata, cartone ecc. Ciascuna di queste frazioni viene
ridotta in una poltiglia omogenea con l’aggiunta di acqua, dalla quale è possibile
produrre della nuova carta.
Sia la plastica sia la carta sono materiali organici che si degradano durante l’uso e il
riciclaggio (le loro caratteristiche peggiorano): nella plastica le macromolecole si
strappano mentre nella carta le fibre di cellulosa si accorciano. Poiché la lunghezza
delle macromolecole (polimeri) e delle fibre di cellulosa è decisiva per la buona
qualità della plastica e della carta, né la carta né la plastica possono essere riciclati
all’infinito. In questo si distinguono dai materiali inorganici che non subiscono danni
durante il trattamento (p. es. durante la fusione). Questo problema è risolvibile
mescolando la plastica o carta riciclata con del materiale nuovo. Il materiale riciclato
ha una qualità minore rispetto a quello nuovo, ma permette di prolungare l’utilizzo
del materiale. Non dobbiamo pensare che il riciclaggio sia uno dei modi per il
trattamento finale dei rifiuti.
Il riciclaggio è uno strumento estremamente efficace per migliorare l’efficienza
dell’utilizzo delle risorse. La quota di rifiuti riciclati è in aumento e questo è un dato
positivo. A questo aumento hanno contribuito tutti coloro che separano i rifiuti poiché
assicurano la disponibilità di rifiuti adatti e un riciclaggio efficace. In futuro il
riciclaggio è probabilmente destinato ad acquisire maggior rilievo, specialmente nel
caso dei metalli di particolare interesse tecnologico la cui disponibilità si sta
rapidamente riducendo.
Esercizio: Stabilite quali sono le scorte attualmente conosciute dei seguenti
metalli: rame, zinco, antimonio, indio. Quando le scorte attualmente conosciute saranno esaurite, questi metalli dovranno essere riciclati.
Il riciclaggio delle vecchie reti da pesca e delle moquette - l’impresa
Aquafil (Julon s.p.a. Lubiana, Ajdovščina, Slovenia)
La moderna industria della pesca si serve di reti da pesca sempre più grandi
realizzate in fibre plastiche di alta qualità, nella maggior parte dei casi in
poliammide. Indipendentemente dalla qualità delle fibre plastiche, l’acqua
salata compromette le reti, rendendole inutilizzabili in alcuni punti.
Purtroppo non tutte queste reti vengono riportate a riva e riciclate. Molte
rimangono in mare, alcune vengono depositate sulla riva. Soprattutto le
reti che rimangono in mare sono molto pericolose. Si tratta delle
45 - Capitolo 5
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
cosiddette “ghost nets” che
rappresentano una trappola
mortale per molti animali
marini.
Il gruppo Aquafil, di cui fa
parte anche l’impresa Julon
s.p.a. di Lubiana, è stato il
primo al mondo a promuovere a
livello
internazionale
un
sistema di raccolta di reti da
pesca
di
scarto.
Queste
vengono
riciclate
in Figura 5: http://upload.wikimedia.org/wiki
poliammide che, al termine del pedia/commons/5/50/Turtle_entangled_in_
processo di riciclo, risulta del marine_debris_%28ghost_net%29.jpg
tutto
equivalente
al
poliammide prodotto da materie prime nuove.
Molto simile, ma meno pericolosa, è la vicenda di tutte le moquette usate
provenienti dalle nostre case, dagli uffici e da altri edifici (alberghi, centri
di congressi ecc.). Le moquette sono prevalentemente realizzate in
poliammide e rappresentano pertanto un’interessante fonte di materie
seconde.
L’Aquafil ha abbinato il riciclaggio delle moquette al riciclaggio delle reti
da pesca usate dando vita a nuove tipologie di poliammide di alta qualità
commercializzate con il nome di Econyl ®. Il processo di riciclaggio si basa
sulla depolimerizzazione del poliammide in monomeri. I monomeri così
ottenuti vengono ripuliti e utilizzati per produrre del nuovo poliammide. In
questo modo si ottiene del materiale riciclato le cui caratteristiche sono
identiche a quelle dei materiali prodotti con materie prime. Questo
procedimento è definito riciclaggio chimico perché durante il processo il
materiale subisce delle modifiche chimiche.
Per saperne di più: http://www.aquafil.com/en/sustainability/theeconyl-project
Web links
http://hps-aluprodukt.com/recikliranje.php
http://recyclingweek.planetark.org/recycling-info/downloads.cfm
http://roskilde-festival.dk/about_roskilde/environment/
the_refund_system/
46
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 6 - Lo sfruttamento energetico dei rifiuti
Punti chiave:
 Il valore energetico dell’incenerimento;
 L’incenerimento dei rifiuti;
 La trasformazione dei rifiuti in combustibile;
 La co-combustione;
 La pirolisi e la produzione di biogas.
Abbiamo già visto che l’uomo produce una gran quantità di rifiuti che finiscono per la
maggior parte nelle discariche. Le discariche hanno un notevole impatto negativo
sull’ambiente (si veda il cap. 7), perciò è necessario trovare delle alternative. Due
possibili alternative (il riuso e il riciclo) sono state presentate nel capitolo
precedente. Nonostante i numerosi vantaggi offerti dal riuso e dal riciclo, nessuno di
questi due metodi è risolutivo per ogni tipo di rifiuto. Tuttavia, quando un oggetto
non può più essere usato né riciclato l’abbandono in discarica non rappresenta l’unica
possibilità. Vediamo in quali altri modi è possibile utilizzare i rifiuti.
I rifiuti come fonte energetica
I rifiuti possono essere sfruttati anche come fonte di energia, poiché dispongono di un
valore energetico rilevante. Lo sfruttamento energetico è l’unico metodo di utilizzo
dei rifiuti in cui questi vengono “distrutti” (durante il procedimento la massa dei
rifiuti si riduce del 70% circa e il loro volume del 90%). Anche la loro composizione
muta radicalmente.
Lo sfruttamento energetico risolve diverse problematiche della società moderna:
 l’aumento del quantitativo di rifiuti prodotti,
 il calo delle superfici disponibili nelle discariche,
 il crescente bisogno di energia,
 l’alto prezzo dell’energia.
Per questi motivi lo sfruttamento energetico è un metodo di trattamento dei rifiuti al
quale si ricorre con sempre maggior frequenza. Se osserviamo i Paesi che scaricano
quote minime di rifiuti nelle discariche (p. es. la Svizzera, la Germania, i Paesi Bassi,
la Svezia e la Danimarca), constatiamo che questi Paesi si avvalgono in larga misura
dello sfruttamento energetico dei rifiuti. Questo è comprensibile, soprattutto in
considerazione del fatto che il riuso e il riciclo sono significativi, ma hanno una
portata limitata.
Il principale metodo di sfruttamento energetico è l’incenerimento dei rifiuti; sono
tuttavia noti anche altri metodi che consentono di ottenere energia dai rifiuti, ossia
la loro trasformazione in combustibile, la pirolisi o la conversione in gas e la
produzione di biogas. Quest’ultima riguarda solo i rifiuti organici ed è già stata
descritta nel capitolo dedicato a questa tipologia di rifiuti.
47
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Il valore energetico dei rifiuti
Il valore energetico dei rifiuti dipende dalla loro composizione:
+ aumenta in presenza di materia organica secca;
- cala in presenza di umidità e componenti inorganiche.
Durante l’incenerimento l’acqua evapora e questo richiede energia; i materiali
inorganici quali il vetro, le pietre (sostanze minerali) o i metalli si riscaldano durante
la combustione - assorbono energia, ma non sono combustibili e pertanto non
emettono energia. Il valore termico dei nostri rifiuti è accresciuto da alcuni materiali
di uso comune (p. es. la plastica e la gomma). Oggigiorno tra i rifiuti troviamo anche
molta carta, il cui potenziale energetico è significativo.
Vediamo il potenziale energetico delle singole frazioni dei rifiuti solidi urbani.
Potenziale energetico dei rifiuti solidi urbani
Biomassa
Carta, cartone
Plastica, gomma
Legno
Tessili
Rifiuti domestici misti
Valore medio
[kJ/kg]
3.000
11.000
23.000
14.000
15.000
8.000
12.000
L’impatto della raccolta differenziata sul valore energetico dei rifiuti
In base ai valori riportati nella tabella avrete forse pensato che non ha senso
raccogliere in modo differenziato la carta e la plastica, che hanno un potenziale
elevato, se poi il valore energetico dei rifiuti misti risulta più basso. La questione non
va tuttavia affrontata in modo tanto drastico. Abbiamo già specificato che la raccolta
differenziata consente il riuso delle materie prime e ritarda lo smaltimento finale dei
rifiuti. A causa del loro uso frequente e della mancata differenziazione dei rifiuti, la
carta e la plastica spesso finiscono tra i rifiuti indifferenziati aumentando il loro valore
energetico. Inoltre la raccolta differenziata contribuisce a una minor presenza di umido
organico (rifiuti organici) e di componenti inorganici (vetro, metalli) nei rifiuti, cosa che
aumenta il valore energetico dei rifiuti indifferenziati. La possibilità di incenerire i rifiuti
quindi non è un valido motivo per evitare la raccolta differenziata.
Definizione: L’incenerimento dei rifiuti è il principale mezzo di
valorizzazione energetica dei rifiuti. Possono essere inceneriti quei rifiuti
dai quali sono stati eliminati i materiali riciclabili. L’incenerimento è una
delle principali alternative al deposito in discarica (quando il riuso e il
riciclo non sono più possibili).
Combustibili solidi ricavati da rifiuti
Dai rifiuti indifferenziati è possibile produrre anche il combustibile. In questo
modo è possibile ottenere dei valori energetici superiori e controllati. Questo
48 - Capitolo 6
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
procedimento comporta:

l’eliminazione meccanica delle componenti meno combustibili e più pesanti
(soprattutto di quelle inorganiche che riducono il valore energetico dei
rifiuti);

l’eventuale essiccazione;

la mescolatura adeguata dei componenti per assicurare dei valori energetici
costanti;

la compattatura o la messa in forma (p. es. in fiocchi o in pellet) per
consentirne l’uso.
In questo modo otteniamo del combustibile il cui valore energetico è comparabile al
carbone di qualità inferiore. Essendo il combustibile solido e di qualità standard, ha
un valore superiore ed è maggiormente utilizzabile. Questo combustibile può essere
usato autonomamente o aggiunto ai combustibili classici, quali il carbone o la nafta,
nella cosiddetta co-combustione. Il vantaggio dei combustibili derivati dai rifiuti
rispetto all’utilizzo dei rifiuti indifferenziati è, oltre al maggior valore energetico,
anche il minore quantitativo di scarti da eliminare e trattare.
Combustibili solidi ricavati da rifiuti
L’impresa Gorenje Surovina d.o.o. (s.r.l.) di Maribor (Slovenia) tratta rifiuti
non pericolosi, combustibili e solidi che non sono adatti ad essere riciclati e
li trasforma in combustibili solidi che possono sostituire i combustibili
classici (es. il carbone).
Ogni anno l’impresa rileva 30.000-45.000 tonnellate di rifiuti, soprattutto
provenienti dall’industria automobilistica, tessile, della carta e della
plastica. È fondamentale che i rifiuti siano infiammabili, che abbiano un
basso grado di umidità, che non contengano componenti inorganiche
(pietre, vetro), cloro o metalli pesanti. Prima del trattamento vanno
eliminati anche i metalli magnetici o verniciati, che vanno riciclati a parte.
I rifiuti adatti (cartone, carta, legno, tessili, plastica, rifiuti
biodegradabili...) affrontano un processo di macinatura articolato in più
fasi, al quale segue la loro
trasformazione
in
combustibile. I vari tipi di
rifiuti vengono mescolati tra
di loro in modo da garantire
un
valore
calorifico
adeguato. Alla fine del
processo
si
ottiene
un
combustibile
solido
dalle
caratteristiche note, con un
alto valore termico (20 MJ/
kg) e un basso tasso di
umidità, parti inorganiche,
cloro e metalli pesanti.
Questo combustibile contiene
prevalentemente plastica (per
Figura 1: La trasformazione dei rifiuti in combustibile nell’impianto della Surovina Maribor (Immagini: ©Gorenje Surovina d.o.o.)
49 - Capitolo 6
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
il 60-70% della massa totale) e il 5-10% di carta, legno, materiali tessili e
gomma.
Due chili di combustibile prodotti dai rifiuti possono sostituire, in base al loro valore
energetico:
 3 kg di lignite;

3 kg di legno;

2 kg di carbone;

1 litro di olio combustibile EKOL;

1,2 m3 di gas metano.
L’utilizzo dei combustibili derivati dai rifiuti ha più vantaggi in quanto:
 il quantitativo di rifiuti depositato in discarica è minore: da ciò deriva un
minore impatto delle discariche sull’ambiente;

contribuisce al risparmio energetico: nella produzione di combustibili derivati
dai rifiuti si utilizzano delle frazioni di rifiuti che altrimenti non verrebbero
utilizzate, ma che hanno un alto valore calorifico;

rappresenta una fonte energetica alternativa e riduce l’uso di energetiche
naturali;

la frazione biogenica dei combustibili derivati dai rifiuti durante la
combustione ha un impatto neutrale sui cambiamenti climatici, perciò
l’utilizzo di tali combustibili contribuisce a ridurre le emissioni di CO2.
Il combustibile solido preparato secondo queste procedure viene utilizzato da diverse
industrie, si presta alla co-combustione nelle centrali termiche, nei forni per la
produzione del cemento e negli impianti termoelettrici. A Maribor possono essere
prodotti fino a 42.000 tonnellate di combustibile derivato dai rifiuti all’anno.
Gli inceneritori
La trasformazione dei rifiuti in combustibile rappresenta senz’altro un’ottima
alternativa al trattamento dei rifiuti. Quando parliamo dello sfruttamento termico dei
rifiuti intendiamo il più delle volte il loro incenerimento. L’incenerimento ha
significato già in passato, quando i rifiuti erano composti quasi integralmente di
sostanze naturali, il principale mezzo per distruggere e stabilizzare i rifiuti e ridurre
la loro quantità. L’energia sprigionata durante la combustione poteva essere sfruttata
in focolari individuali, oppure poteva rimanere inutilizzata nel caso della combustione
all’aperto. Quando sono stati creati i depositi e successivamente le discariche, la loro
cattiva gestione e la formazione di gas causava degli incendi difficili da spegnere.
Queste pratiche sono oggi inaccettabili poiché causano un consistente inquinamento
dell’aria e rappresentano uno spreco di energia.
Oggi quasi tutto lo sfruttamento energetico dei rifiuti avviene nei termovalorizzatori
dove è possibile conferire i rifiuti solidi urbani misti, come pure il combustibile
50 - Capitolo 6
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
prodotto dai rifiuti. Negli inceneritori è possibile bruciare oltre ai rifiuti solidi anche i
combustibili liquidi esausti. Ogni impianto energetico che utilizza i rifiuti come
combustibile deve essere specificamente adeguato a tale utilizzo.
Un termovalorizzatore si compone essenzialmente di tre parti:
 gli spazi per l’immagazzinamento e la preparazione dei rifiuti;
 le camere di combustione;
 gli scambiatori di calore che tolgono il calore dai fumi.
Il calore viene solitamente trasferito al vapore acqueo che aziona un generatore di
energia elettrica tramite una turbina. L’efficacia del termovalorizzatore migliora
notevolmente se utilizziamo la cosiddetta co-generazione, ossia la produzione di
energia elettrica e di calore per il riscaldamento. In questo caso dobbiamo disporre di
fruitori adeguati di energia termica nelle immediate vicinanze, quindi di case private,
industrie, luoghi di svago, fattorie ecc.
Figura 2: A sin.- il termovalorizzatore di Vienna il cui aspetto esterno è stato progettato dall’artista
austriaco Friedensreich Hundertwasser; a ds.: il termovalorizzatore di Malmö in Svezia; http://
en.wikipedia.org/wiki/Incineration
Durante la combustione dei rifiuti si formano grandi quantità di gas e di cenere. Una
delle grandi sfide per gli inceneritori sono le emissioni di fumi, che non devono superare i valori limite prescritti dalla legge. Poiché i fumi non possono essere
immagazzinati o trattenuti, devono essere specificamente ripuliti. Una parte
importante dell’inceneritore è pertanto costituita dalla pulitura dei fumi.
I fumi contengono particelle solide di cenere che devono essere rimosse con il
filtraggio. Questa cenere contiene solitamente metalli pesanti che evaporano alle alte
temperature raggiunte durante la combustione, perciò viene annoverata tra i rifiuti
pericolosi. I gas indesiderati contenuti nei fumi vengono eliminati legandoli a sostanze
assorbenti solide o disciolte, che vengono spruzzate nel flusso dei gas oppure
51 - Capitolo 6
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
trasformati in prodotti innocui grazie a processi catalitici. Ne è un esempio la
trasformazione catalitica degli ossidi di azoto (NO x) in azoto. Tutti i prodotti
collaterali generati durante la pulitura dei fumi vanno eliminati in base al loro grado
di pericolosità. L’acqua generata durante il processo va ripulita nell’impianto di
depurazione. Dai fumi vanno eliminati anche gli acidi cloridrico (HCl) e fluoridrico
(HF), le sostanze organiche e le sostanze inquinanti complesse (le diossine, i
furani...).
Le emissioni possono essere ridotte monitorando l’intero processo di combustione e
controllandolo in modo che la combustione sia totale. È quindi fondamentale la
presenza di un quantitativo eccedente di ossigeno che assicuri un’ossidazione totale.
La presenza di ossigeno viene garantita insufflando aria in determinati punti
dell’inceneritore. Il grado di combustione può venire controllato monitorando la
concentrazione di monossido di carbonio (CO) nei fumi. Anche la temperatura e il
tempo di trattenimento sono di fondamentale importanza. La decomposizione delle
sostanze organiche complesse come le diossine, che nell’uomo possono provocare il
cancro anche a concentrazioni bassissime, avviene infatti solo ad alta temperatura.
Figura 3: In alto - la sala controllo dell’inceneritore; In basso - il forno dell’inceneritore con griglia mobile;
sono evidenti anche i fori per l’insufflaggio dell’aria. (fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Incineration)
Definizione: Le diossine si formano durante la combustione di materiale
organico. Sono note per la loro estrema resistenza nell’ambiente e il forte
effetto cancerogeno. Un tempo gli inceneritori rappresentavano la
principale fonte di diossine, mentre negli ultimi decenni le emissioni di
diossine rilasciate dagli inceneritori si sono ridotte di oltre il 90%. Questa
riduzione è stata possibile garantendo che i fumi raggiungano delle
temperature estremamente elevate (più di 1000°C) per periodi molto
brevi. A temperature così elevate anche le diossine si decompongono. Oggi
le emissioni di diossine nell’ambiente sono notevolmente calate grazie
all’utilizzo di tecnologie più progredite e di controlli più accurati. Una
52 - Capitolo 6
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
delle fonti di diossine in natura è rappresentato dalla combustione delle
biomasse (p. es. delle foglie).
Figura 4: il TCDD oz. 2,3,7,8 – la tetraclorobenzodiossina, una delle diossine clorate
più note, utilizzata anche come unità equivalente. (fonte della foto: http://
en.wikipedia.org/wiki/File:Dioxin-2D-skeletal.svg)
Gli inceneritori di Trieste e di Padova
Il gruppo AcegasApc gestisce gli inceneritori di Trieste e di Padova.
Entrambi gli impianti vengono alimentati con rifiuti urbani solidi e secchi
non trattati prima del loro utilizzo. L’inceneritore di Trieste può ricevere
612 tonnellate di rifiuti al giorno, mentre quello di Padova 600.
A Trieste la depurazione dei fumi avviene attraverso 3 sistemi (la riduzione
non catalitica degli ossidi di azoto con aggiunta di urea nell’ulteriore fase
di combustione, la deacidificazione con sostanze assorbenti secche,
l’iniezione di carbone attivo, il filtraggio tramite filtro a sacco e il lavaggio
finale con soluzione di soda). Il procedimento è simile anche a Padova dove
ha luogo la denitrificazione di ossidi di azoto grazie all’urea, il trattamento
dei gas acidi con iniezione di bicarbonato di sodio, l’eliminazione delle
sostanze microinquinanti tramite l’iniezione di carbone attivo,
l’eliminazione delle polveri grazie a un filtro a sacco e due fasi di lavaggio
dei fumi per l’eliminazione dei gas acidi e dei metalli pesanti.
A Trieste nel 2011 sono state bruciate 128.038 tonnellate di rifiuti solidi
urbani e 37.412 tonnellate di rifiuti speciali. La tabella sottostante indica
la quantità di energia prodotta. Per offrire un termine di paragone
specifichiamo che una famiglia utilizza 10 kWh al giorno.
Trieste
Padova
2010 [GWh]
74.262
74.321
2011 [GWh]
102.670
114.947
Altri metodi per la produzione di energia dai rifiuti
Oltre alla combustione dei rifiuti e alla loro trasformazione in combustibile vi sono
anche degli altri sistemi per ottenere energia dai rifiuti. Gli altri metodi sono basati
sulla trasformazione della frazione organica dei rifiuti in combustibile in assenza di
ossigeno o in presenza di un quantitativo minimo di ossigeno. Il combustibile prodotto
in questo modo può essere utilizzato direttamente per produrre energia oppure può
essere ulteriormente trasformato prima del suo utilizzo. Le tecnologie fondamentali
53 - Capitolo 6
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
basate su questo metodo sono la pirolisi e la produzione di biogas.
La pirolisi è un procedimento in cui la materia organica (nel nostro caso i rifiuti)
vengono esposti a temperature superiori a 500°C in condizioni anaerobiche. A queste
condizioni le molecole complesse (p. es. i polimeri nella plastica o la cellulosa nei
materiali naturali) si scompongono in componenti minori. A seconda delle condizioni
ne otteniamo diversi composti di prodotti che sono in parte solidi, liquidi e gassosi. Se
aumentiamo la temperatura aumenta anche la quota dei prodotti gassosi. I liquidi e i
gas prodotti sono infiammabili e possono essere usati per riscaldare il processo,
mentre le quantità in eccesso fungono da combustibile per altri scopi. Quando il
processo viene gestito in modo tale da ottenere solo prodotti gassosi viene chiamato
gassificazione. Questo procedimento permette di ottenere, oltre al combustibile,
anche delle materie prime da utilizzare in lavorazioni successive: i prodotti liquidi
della pirolisi della plastica sono molto simili alla nafta e possono essere lavorati
insieme con la nafta nelle raffinerie. Se gestiamo la gassificazione in modo da
ottenere una miscela di monossido di carbonio e idrogeno, possiamo ottenere, grazie
a una raffinazione successiva, dell’idrogeno puro da destinare alla produzione di
energia elettrica nelle celle di combustione. In questo modo il trattamento dei rifiuti
viene strettamente collegato alla produzione di energia.
La produzione di biogas (descritta nel capitolo dedicato ai rifiuti organici) è un
procedimento in cui i microorganismi trasformano la materia biologica in metano
(CH4) in condizioni anaerobiche. Il metano è un gas infiammabile, adatto alla
produzione di calore o all’azionamento dei motori.
Esercizio: La pirolisi e la produzione di biogas sono due processi
essenzialmente simili. Entrambi si svolgono in assenza di ossigeno, ma
mentre il primo è “guidato” dalle alte temperature, il secondo dipende da
microorganismi viventi. Perché l’assenza di ossigeno è fondamentale per la
produzione del combustibile? Come potete confrontare questi due
procedimenti con la combustione, che richiede invece la presenza di
ossigeno? Qual è la differenza?
In questo capitolo abbiamo visto che l’utilizzo dei rifiuti per la produzione di energia è
l’unico procedimento che permette di distruggerli. Esso aumenta l’efficacia dell’utilizzo
dei materiali e riduce il deposito dei rifiuti nelle discariche, rappresentando così un
elemento importante dei sistema di trattamento dei rifiuti. Negli inceneritori è necessario
rivolgere la massima attenzione alle emissioni, soprattutto ai fumi, ma anche alle ceneri e
ai percolati per prevenire l’inquinamento ambientale.
I cementifici
I cementifici hanno bisogno di grandi quantità di energia per
produrre il cemento. Il processo produttivo si svolge in
atmosfera ossidante a temperature molto elevate (per
materiali fino a 1450°C, per gas fino a 2000°C). A causa
delle caratteristiche del processo produttivo, i cementifici
sono particolarmente adatti a sfruttare determinate tipologie
di rifiuti o di combustibili prodotti con rifiuti. Di solito vi ha
luogo la co-combustione poiché i combustibili prodotti con i rifiuti
54 - Capitolo 6
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
rappresentano una parte del combustibile necessario, mentre il restante
fabbisogno energetico è coperto con combustibili fossili tradizionali. Il
cementificio deve essere adattato per l’utilizzo di combustibile prodotto
con i rifiuti. Gli impianti per l’utilizzo dei combustibili alternativi devono
assicurare il pieno controllo del processo produttivo e la combustione
totale di questi combustibili. Il cementificio deve acquisire la concessione
ambientale e svolgere il monitoraggio delle emissioni prescritto dalla legge.
L’utilizzo di combustibili alternativi non deve avere un impatto negativo
sulle emissioni di sostanze nell’ambiente, sulla qualità dei prodotti e sullo
svolgimento del processo tecnologico.
Un esempio di un tale utilizzo dei combustibili è il cementificio Salonit
Anhovo situato ad Anhovo, a nord di Nova Gorica. In questo cementificio i
combustibili alternativi sono utilizzati già da vari anni e la loro quota è in
aumento. Nel 2012 la quota dell’energia ottenuta dai combustibili ricavati
dai rifiuti ammonta al 50% circa. Si tratta soprattutto di pneumatici usati,
combustibili solidi ricavati dai rifiuti (SRF – solid recovered fuels), oli
esausti e piccole quantità di fanghi provenienti dagli impianti di
depurazione. L’utilizzo di combustibili ricavati dai rifiuti sostituisce una
parte dell’energia termica ottenuta da combustibili fossili e contribuisce al
mantenimento delle fonti energetiche non rinnovabili.
Web links
Combustibili solidi ricavati da rifiuti
http://it.wikipedia.org/wiki/Combustibile_solido_secondario
Direttiva sulla combustione dei rifiuti http://ec.europa.eu/environment/
air/pollutants/stationary/wid/legislation.htm
Confederazione degli inceneritori dei rifiuti in Europa CEWEP
(Confederation of European Waste-to-Energy Plants) www.cewep.eu
Incenerimento dei rifiuti solidi urbani - Municipal solid waste incineration
http://www.worldbank.org/urban/solid_wm/erm/CWG%20folder/Waste%
20Incineration.pdf
Istruzioni relative alla campagna contro l’incenerimento - Incineration
campaign
guide
http://www.foe.co.uk/resource/reports/
incineration_guide.pdf
Inceneritori del gruppo AcegasAps
http://www.gruppo.acegas-aps.it/cms/206/impianto-ditermovalorizzazione-di-trieste.html http://www.gruppo.acegas-aps.it/
cms/875/impianto-di-termovalorizzazione-di-padova.html
55 - Capitolo 6
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 7 - Le discariche
Punti chiave:
 I vantaggi e gli svantaggi delle discariche;
 La struttura delle discariche;
 Le emissioni dalle discariche.
Il deposito nelle discariche è un metodo semplice di rimuovere i rifiuti che ha una
lunga tradizione alle spalle. Il deposito in discarica è oggi considerato il sistema meno
adeguato di trattamento dei rifiuti, che andrebbe usato solo dopo aver esaurito tutte
le altre possibilità (il riuso, il riciclo, il trattamento biologico, lo sfruttamento
energetico - si veda il cap. 10 - Indirizzi strategici e obiettivi del trattamento dei
rifiuti). Il deposito in discarica è inadeguato essendo inefficace dal punto di vista
dello sfruttamento dei materiali (quei materiali che sono stati prodotti investendovi
energia e materie prime vengono semplicemente seppelliti sotto terra). Questo rende
impossibile lo sfruttamento energetico poiché un potenziale combustibile viene
buttato. Inoltre la discarica causa un degrado a lungo termine dell’ambiente naturale
in cui si trova ed è fonte di emissioni nocive (percolati, gas). I vantaggi delle
discariche sono la semplicità del deposito dei rifiuti e il basso costo. Alla luce dei
vantaggi e degli svantaggi appena elencati possiamo dedurre che l’accumulo dei
rifiuti nelle discariche rappresenta una soluzione economica che ha tuttavia un
consistente impatto ambientale e costituisce uno spreco dal punto di vista dello
sfruttamento delle risorse.
Tipologie di discariche
Distinguiamo tra tre principali tipologie di discariche a seconda dei tipi di rifiuti da
depositare. Ci sono:
 le discariche per rifiuti solidi urbani;
 le discariche per materiali inerti;
 le discariche per materiali pericolosi.
Oltre alle tipologie suddette esistono anche discariche per rifiuti industriali della
medesima tipologia, le monodiscariche.
La situazione nell’UE
Nell’UE i Paesi membri, pur avendo un’unica legislazione, conferiscono alle discariche
quantitativi diversi di rifiuti, dall’1% dei rifiuti scaricati in Germania al 99% in
Romania. La popolazione europea nel 2011 ha conferito in media il 37% dei rifiuti.
Questo dato è decisamente migliore rispetto a quello del 2001, quando è stato
conferito nelle discariche il 56% dei rifiuti. Nel 2011 in Italia è stato conferito nelle
discariche il 49% dei rifiuti urbani, in Slovenia invece il 58%.
Le discariche
Le discariche moderne sono aree tecnicamente attrezzate e quasi completamente
isolate dal circondario. Esse devono disporre di un fondo impermeabile che impedisca
al percolato di penetrare nel sottosuolo e contaminare le acque sotterranee (in
Slovenia le acque sotterranee rappresentano la fonte principale di acqua potabile). Le
56
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
discariche sono generalmente recintate. Durante il riempimento della discarica i
singoli strati di rifiuti vengono ricoperti di terriccio o materiale simile (p. es. sabbia).
Quando una discarica viene chiusa, l’intera superficie viene ricoperta di uno spesso
strato di terriccio che viene di norma piantumato. Questo strato impedisce alle acque
meteoriche di entrare nel corpo della discarica.
La discarica deve essere obbligatoriamente munita di apparecchiature per il
monitoraggio delle emissioni (gas e percolati) e uffici tecnici per l’accoglimento, la
misurazione del peso dei camion che trasportano i rifiuti, aree per
l’immagazzinamento dei rifiuti speciali prelevati dai rifiuti indifferenziati ma che non
vanno gettati in discarica (p.es. pneumatici usati). In molti casi le discariche sono
abbinate ad altri impianti per il trattamento dei rifiuti come i centri di raccolta e di
smistamento, magazzini ecc.
La discarica resta in attività per più decenni perciò la sua
collocazione deve essere frutto di una scelta ben
ponderata. Le conseguenze di tale scelta saranno infatti a
lungo termine. Anche quando la discarica è piena e
coperta di uno strato di terriccio va sottoposta ancora per
molto tempo a regolare manutenzione e monitoraggio
delle emissioni, mentre l’area circostante deve essere
soggetta a monitoraggio ambientale (sono necessari un
costante monitoraggio dell’area circostante e la raccolta e
il trattamento dei gas e dei percolati). Queste attività
devono essere esercitate dal gestore della discarica. Il periodo per il quale è
necessario espletare queste attività dopo la chiusura della discarica è stabilito per
legge. La linea guida è comunque che tali attività vadano svolte finché le emissioni
non calano a un livello al quale il monitoraggio non è più necessario. Il periodo
standard è di 20 anni. In questo periodo la discarica non accetta più rifiuti ma
comporta ancora dei costi.
Quanto descritto vale per le discariche moderne in Paesi dotati di una legislazione
attenta alle questioni ambientali. Pochi decenni fa anche nei Paesi più sviluppati gli
standard erano molto meno severi. Le discariche più vecchie hanno minori elementi
atti a limitare le emissioni: il fondo è generalmente costituito da terra compattata
ottenuta dallo scavo della fossa della discarica o uno strato di argilla. Questa limita la
penetrazione del percolato, ma non la impedisce. Anche la raccolta dei gas (di cui si
parlerà nel capitolo successivo) era inusuale fino a non molto tempo fa. La
conseguenza erano delle emissioni di consistenti quantitativi di gas nel terreno, il
rilascio di gas serra (metano) nell’aria, incendi frequenti e il rischio di esplosioni.
Nei Paesi che dispongono di sistemi ordinati per il trattamento dei rifiuti è consentito
conferire nelle discariche solo i rifiuti trattati. Tuttavia il pretrattamento non è
sempre possibile e talvolta è perciò necessario depositare i rifiuti in discarica non
trattati. Uno dei problemi più gravi legati al deposito dei rifiuti nelle discariche è
rappresentato dal fatto che i rifiuti occupano molto spazio e che quest’ultimo sia
limitato. Per questo motivo i rifiuti nelle discariche vengono compattati con appositi
macchinari dopo essere stati depositati. I singoli strati di rifiuti vengono poi ricoperti
da uno strato di terriccio, sabbia o simili.
57
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Figura 1: Una macchina compattatrice in azione in una discarica (© Komunala Kranj)
Si è dunque verificato un progresso, ma nonostante ciò in molte località
(specialmente nei Paesi più poveri) abbiamo ancora oggi delle discariche atte
unicamente al deposito e accumulo dei rifiuti che di norma non sono isolate dalle
aree circostanti, non sono recintate e non dispongono di apparecchiature per il
controllo delle emissioni. I rifiuti che vi vengono conferiti vengono spesso analizzati
dai raccoglitori di rifiuti che ne estraggono tutto ciò che potrebbe avere qualche
valore. I raccoglitori si guadagnano da vivere grazie alla discarica perciò ogni
tentativo di limitare il loro accesso incontra una forte opposizione. Non di rado queste
persone vivono nella discarica in condizioni inadeguate e nocive alla salute. A causa
della rapida crescita del potere d’acquisto, della quantità dei rifiuti prodotti e delle
sostanze tossiche in essi contenuti queste discariche rappresentano un grave
problema ambientale e sociale.
Figura 2: Raccoglitori di rifiuti nelle Filippine (http://en.wikipedia.org/wiki/File:PayatasDumpsite_Manila_Philippines02.jpg)
58 - Capitolo 7
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Le emissioni dalle discariche
Le discariche rappresentano una significativa fonte di emissioni ambientali. Tra le
emissioni dalle discariche vi sono:
 i percolati che si concentrano sul fondo della discarica;
 i gas che si formano nel cuore della discarica;
 i rifiuti solidi dispersi dal vento, dagli animali o dall’uomo.
I percolati sono soprattutto conseguenza delle acque meteoriche che penetrano
all’interno della discarica e dell’umidità depositata nella discarica assieme ai rifiuti
(l’umidità è contenuta soprattutto nei rifiuti organici). L’acqua che penetra attraverso i
rifiuti scioglie le varie sostanze che incontra nel suo percorso. La conseguenza sono dei
percolati fortemente inquinati che contengono sia sostanze organiche sia oli, ioni
metallici ed altre sostanze chimiche. I percolati vengono raccolti sul fondo della
discarica grazie a un sistema di drenaggio. Prima del loro rilascio devono essere
depurati da un apposito impianto. A seconda del loro grado di purezza i percolati
depurati vengono immessi nel sistema fognario comunale o direttamente
nell’ambiente. Per la depurazione dei percolati vengono usate sempre più spesso dei
metodi avanzati come l’osmosi inversa. In alcuni casi i percolati vengono depurati negli
impianti di depurazione centralizzati per gli scarichi fognari comunali.
I gas generati nelle discariche sono un prodotto della decomposizione del materiale
biologico. La copertura dei rifiuti in discarica provoca il formarsi di condizioni
anaerobiche (in cui l’ossigeno è assente). La decomposizione biologica causa la
formazione di metano (CH4) e di una piccola parte di biossido di carbonio (come nel
caso del trattamento anaerobico dei rifiuti biologici trattato nel Cap. 3). Il metano è
infiammabile e persino esplosivo in alcune condizioni. È inoltre un potente gas serra,
il cui impatto è 21 volte superiore rispetto a quello del biossido di carbonio. Per ogni
tonnellata di rifiuti si creano dai 300 ai 500 m 3 di gas, ma a causa della diversa
efficacia dei sistemi di raccolta ne vengono catturati solo dai 40 ai 400 m3 per
tonnellata. I gas vengono raccolti grazie a un sistema chiuso che li convoglia in apposite
torri. Il gas raccolto viene convogliato verso una fiaccola dove viene bruciato oppure
può venire usato per azionare dei motori a combustione interna che azionano a loro
volta dei generatori per la produzione di energia elettrica. È importante che il metano
bruci prima del suo rilascio (anche se sulla fiaccola, senza produrre energia) perché in
questo modo l’impatto negativo sul riscaldamento terrestre si riduce notevolmente. Per
ridurre le quantità di gas generati dalle discariche è necessario limitare le quantità di
rifiuti organici depositati. Questo è reso possibile dalla raccolta differenziata di rifiuti
organici e dal trattamento dei rifiuti prima del loro deposito in discarica.
Web links
http://ec.europa.eu/environment/waste/landfill_index.htm
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/8
-04032013-BP-EN.PDF
59 - Capitolo 7
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 8 - I rifiuti in Europa e nel mondo
Punti chiave:
 Le quantità dei rifiuti prodotti sono molto diversi nei singoli Paesi;
 I problemi connessi ai rifiuti nei Paesi in via di sviluppo;
 Grandi quantità di rifiuti finiscono nei mari e negli oceani
Anche se la legislazione in materia di rifiuti è unitaria su tutto il territorio dell’Unione
Europea, i sistemi di trattamento dei rifiuti sono molto diversi da un Paese membro
all’altro. I singoli Paesi ottengono quindi dei risultati molto diversi nel trattamento
dei rifiuti a causa dei diversi approcci e della diversa efficacia dei sistemi scelti,
nonché della diversa struttura economica, più o meno legata alla produzione
industriale e all’agricoltura.
Già nei quantitativi di rifiuti prodotti ogni anno dagli abitanti dei singoli Paesi si
notano delle differenze notevoli. Il divario è grande. Nella maggior parte dei Paesi nel
2010 sono state prodotte dall’1,5 alle 7,5 tonnellate di rifiuti a persona: ciò
comprende sia i rifiuti urbani che quelli industriali e i residui dell’attività mineraria (i
rifiuti minerali e il terriccio).
Figura 1: Quantità di rifiuti non minerali per persona (espressa in Kg) nei Paesi UE nel 2004, 2005, 2008 e
nel
2010
(fonte:
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/images/0/01/Nonmineral_waste_generation%2C_2004-2010_%28kg_per_inhabitant%29_F2.PNG)
Già dalla figura 1 si nota che in alcuni Paesi membri la quantità di rifiuti prodotti è
decisamente inferiore che altrove. Questo vale non solo per i Paesi membri ma per
tutta l’Europa. In Lituania, che fa parte dell’UE e che è il Paese a produrre la minor
quantità di rifiuti pro capite, vengono prodotti 668 kg di rifiuti all’anno. Il
quantitativo maggiore viene invece prodotto in Bulgaria (22 t), Lussemburgo (20,6 t) e
Finlandia (19,5 t). Queste quantità elevate dipendono dall’attività mineraria che
genera una gran quantità di rifiuti. La quantità media di rifiuti non minerali prodotta
nell’UE rappresenta soltanto il 35,5% dell’intero quantitativo di rifiuti prodotti.
60
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
L’attività mineraria è un settore che genera una quantità estremamente elevata di
rifiuti.
L’attività mineraria genera molti scarti minerali e terriccio, mentre gli scarti non
minerali vengono generati nell’ambito delle attività produttive, dell’agricoltura,
dell’edilizia, delle abitazioni private e delle scuole - quindi nell’ambito di ogni
attività umana.
Figura 2: Quantità di rifiuti non minerali prodotti in 27 Paesi UE espressa in milioni di tonnellate
(http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Waste_statistics/it)
Le quantità di rifiuti generate nelle attività produttive, nell’agricoltura, nell’edilizia
e in altre attività industriali sono consistenti, ma dobbiamo evidenziare anche alcuni
vantaggi. Le quantità di questi rifiuti sono prevedibili, per questo possiamo conoscere
in anticipo i quantitativi che dovremo smaltire. I punti in cui vengono prodotti i rifiuti
sono limitati e questo agevola la loro raccolta. Inoltre i rifiuti raccolti sono omogenei.
Per questo possiamo spesso sfruttarli come carburante o riciclarli. In figura 3 si
possono vedere i modi di gestione dei rifiuti nella UE tra il 2004 e il 2010.
61
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Figura 3: Le modalità di trattamento dei rifiuti urbani nell’UE nel 2011 e i volumi trattati (fonte:
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/8-04032013-BP-EN.PDF)
È interessante instaurare un collegamento tra le quantità di rifiuti prodotte e le
condizioni nella società, soprattutto con l’andamento della crescita demografica e del
prodotto interno lordo. I rifiuti vengono prodotti in tutte le attività umane e danno
quindi un’idea della situazione della società.
I risultati degli anni scorsi (figura 5) mostrano che in Europa la produzione dei rifiuti
urbani non è proporzionale alla crescita economica. Nonostante ciò non riusciamo a
ridurre la quantità di rifiuti urbani prodotti. Negli ultimi anni, tuttavia, il calo
dell’attività economica ha contribuito al calo della quantità di rifiuti prodotti. Tale
quantità è evidentemente più stabile del prodotto interno lordo: questo traspare dal
diagramma dei rifiuti generati per ogni euro negli ultimi anni. È interessante rendersi
conto che per ogni euro in circolazione abbiamo generato 24,8 kg di rifiuti.
Figura 4: (fonte: Moneta - http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/2/26/
Common_face_of_one_euro_coin.jpg, Rfiuti - Matjaž Dovečar)
62 - Capitolo 8
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Figura 5: Confronto tra l’andamento dei quantitativi di rifiuti solidi urbani prodotti, l’andamento
demografico e l’andamento delle attività economiche (PIL) nell’UE tra il 1995 e il 2009
(fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php?title=File:Municipal_waste
_generated,_population_and_GDP_in_the_EU -27_from_1995_to_2009_%281995%3D100%29.PNG
&filetimestamp=20110708155550)
I rifiuti nel mondo
Il trattamento dei rifiuti non è diverso solo nei vari Paesi europei, le differenze
esistono in tutto il mondo. Il trattamento dei rifiuti è essenzialmente dipendente dal
livello di sviluppo e di benessere della società. Nei Paesi meno sviluppati viene
generato un quantitativo di rifiuti molto minore rispetto ai Paesi sviluppati e anche la
loro composizione è diversa. Prevalgono i rifiuti organici (solitamente ammontano a
più della metà), mentre i rifiuti che normalmente sono conseguenza di attività
industriali o del consumismo sono limitati.
In ogni caso non possiamo né dobbiamo generalizzare. La situazione è infatti in
continuo mutamento e i quantitativi di rifiuti prodotti stanno aumentando anche nei
Paesi meno sviluppati, dove si va modificando anche la loro composizione. Anche la
quota di materie plastiche è in rapido aumento.
L’aumento della quantità dei rifiuti prodotti è in sé problematica. Inoltre nei Paesi in
via di sviluppo un ulteriore problema è rappresentato dalle carenze nel sistema per il
trattamento dei rifiuti. La raccolta dei rifiuti riguarda infatti meno del 20% dei rifiuti
prodotti, il che significa che il restante 80% viene smaltito secondo modalità
informali. Altrettanto problematiche sono le discariche che non dispongono delle
infrastrutture necessarie e che rappresentano quindi un rischio per gli abitanti e per
l’ambiente. La maggior parte dei rifiuti viene bruciata, ignorando le emissioni nocive
e lo sfruttamento energetico.
Quando parliamo delle carenze nei sistemi per il trattamento dei rifiuti nei Paesi in
63 - Capitolo 8
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
via di sviluppo non va dimenticato che questi Paesi presentano numerosi altri
problemi (per es. la fame e le condizioni di vita precarie) che sicuramente non
contribuiscono a migliorare le condizioni di trattamento dei rifiuti. Anche i Paesi
sviluppati danno il loro contributo al problema inviando i loro rifiuti tecnologici nei
Paesi in via di sviluppo, con il pretesto di riciclarli. Un esempio tipico è l’esportazione
e il trattamento, decisamente ambiguo, delle apparecchiature elettroniche usate,
che nei Paesi sviluppati vengono facilmente buttate e sostituite con prodotti migliori
e più performanti. Nei Paesi in via di sviluppo questi prodotti vengono smontati per
ricavarne metalli. Il problema è rappresentato dal fatto che un trattamento
elementare (quale la combustione dei cavi e dei contatti) provoca delle emissioni
nocive per l’ambiente e per l’uomo poiché questi rifiuti contengono circa 1000
prodotti chimici diversi tra cui il cadmio, l’ossido di piombo, il mercurio ecc. Questo
problema è stato a lungo ignorato, senza che se ne parlasse. Oggi invece
l’esportazione dei rifiuti pericolosi è vietata dalla convenzione (internazionale) di
Basilea se non è assicurato un trattamento tecnologicamente avanzato e sicuro.
Figura 6: L’attrezzatura elettronica dismessa viene spesso inviata nei Paesi in via di sviluppo
Fonti delle immagini:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a1/India_Victor_Grigas_2011-12.jpg
http://en.wikipedia.org/wiki/File:India_Victor_Grigas_2011-14.jpg
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/56/India_Victor_Grigas_2011-13.jpg
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/96/Agbogbloshie.JPG
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/08/Recycling_lead_in_a_leadacid_battery_recovery_facility.jpg
I rifiuti e le emissioni ignorano i confini di stato
Il trattamento dei rifiuti e i problemi ad esso connessi sono solitamente affrontati a livello
locale. Nonostante ciò i rifiuti rappresentano essenzialmente un problema globale. Questo
64 - Capitolo 8
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
traspare con evidenza dal problema del trattamento dei rifiuti elettronici.
Dobbiamo essere consapevoli del fatto che i rifiuti abbandonati nell’ambiente possono
essere dispersi dal vento o dalle correnti marine. Anche le emissioni gassose generate
dalla combustione incontrollata dei rifiuti si disperdono nell’aria e possono avere un
impatto negativo lontano dal luogo della combustione. Oggi si parla spesso del
problema dei rifiuti solidi galleggianti (soprattutto di plastica) dai lunghissimi tempi
di degradazione, che rappresentano un notevole rischio per gli animali, inquinano
l’acqua e favoriscono la diffusione delle sostanze inquinanti organiche. Il loro impatto
a lungo termine non è ancora noto, perciò dobbiamo prestarvi particolare attenzione.
Un modo per affrontare la questione dei rifiuti sul piano internazionale sono gli
accordi internazionali sotto forma di convenzioni. La sottoscrizione di convenzioni non
è obbligatoria, ma a causa del loro rilievo la maggior parte dei Paesi decide di
aderirvi. Oltre alla Convenzione di Basilea esistono anche la Convenzione di Stoccolma
sugli inquinanti organici persistenti (POP – Persistent Organic Pollutants), la
Convenzione di Rotterdam sul trattamento delle sostanze chimiche tossiche, la
Convenzione di Londra sulla prevenzione dell’inquinamento del mare (con il divieto di
scarico dei rifiuti nei mari e negli oceani) ed altre.
I rifiuti di plastica in mare
I materiali plastici hanno un ampio spettro di qualità e di potenziali usi e
sono pertanto utilizzabili in vari settori e per numerose applicazioni. Non
va tuttavia dimenticato che si tratta di materiali artificiali che non esistono
in natura. Perciò la plastica si distingue, oltre che per altre qualità, anche
per la sua estrema persistenza in natura. La plastica abbandonata
nell’ambiente rappresenta un grave rischio per gli animali, che spesso la
scambiano per cibo e in molti casi muoiono.
Figura 7: I rifiuti in plastica rappresentano una minaccia per gli animali
(fonte: Università di Nova Gorica)
65 - Capitolo 8
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Il problema dell’accumulo della plastica nei mari e negli oceani è noto da tempo. La
plastica finisce nei mari in molti modi (gettata dalle navi, trascinata dal vento...) e vi
rimane. A causa del percorso stabile delle correnti marine la plastica si concentra
maggiormente in alcuni punti. Così si è formato ad esempio “The Great Pacific
Garbage Patch«, osservato per la prima volta nel 1997. Qui si concentrano 100 milioni
di tonnellate di plastica che rappresentano un problema di proporzioni enormi.
La plastica nei mari e negli oceani si disgrega con estrema lentezza in particelle
minori (la cosiddetta microplastica) il cui impatto ambientale non è ancora del tutto
noto. È stato tuttavia accertato che la microplastica si concentra e veicola gli
inquinanti organici persistenti (p. es. i pesticidi). Essa è stata inoltre trovata anche
nei microorganismi viventi, il che dimostra la possibilità di un suo ingresso nella
catena alimentare.
Università di Nova Gorica: progetto studentesco
Tra il 2011 e il 2013 un gruppo di studenti
dell’Università di Nova Gorica ha svolto la prima
ricerca sulla diffusione della microplastica
nell’Adriatico settentrionale raccogliendo in più
punti dei campioni di particelle sospese con una
rete da plancton. In tutti i campioni è stata
riscontrata anche la microplastica (delle particelle
di plastica di dimensioni minori a 5 mm), la cui
concentrazione dipendeva dalle correnti marine. In
base ai risultati è stato calcolato che sulla
superficie marina slovena (è stata presa in
considerazione la superficie marina slovena che
misura 403 km2) si trovano in media in un
determinato istante circa 16 milioni di frammenti
di microplastica, il che corrisponde a 11,3 kg di
plastica.
Figura 8: L’immagine mostra un pezzo
di microplastica ingrandito al
microscopio (fonte: Università di Nova
Gorica) Progetto studentesco:
Microplastica
Per maggiori informazioni sull’inquinamento dei mari e degli oceani:
 Convenzione di Londra: http://www.imo.org/Pages/home.aspx
 Plastic Garbage patch: http://www.algalita.org/index.php
 Plastic Garbage project: http://www.plasticgarbageproject.org/en/
 Message from the Gyre: http://www.midwayfilm.com/
Per approfondire il tema, un’utile lettura è Confessioni di un eco peccatore di Fred
Pierce, Edizioni Ambiente, 2009.
Il progetto SEDI.PORT.SIL
Il progetto SEDI.PORT.SIL si svolge nell’area del porto di Ravenna e si
propone di sviluppare un approccio globale alla gestione sostenibile dei
sedimenti portuali.
Il progetto vuole dimostrare che grazie all’utilizzo di varie tecnologie è
possibile sfruttare i sedimenti portuali come una risorsa interessante e che
66 - Capitolo 8
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
non è più necessario considerarli solo come un rifiuto pericoloso. Il
progetto punta inoltre a sviluppare dei processi che consentano di trattare
immediatamente i sedimenti estratti (e l’acqua in essa contenuta). In
questo modo si ridurrebbe l’impatto di tali sedimenti sull’ambiente e si
aumenterebbe la quota di materiale riciclabile. Il sedimento, che dopo il
trattamento non risulterebbe più inquinato, potrebbe essere utilizzato
come materia prima in edilizia. Il progetto prevede anche lo studio della
possibilità di estrarre il silicio metallurgico e la verifica delle potenzialità
di applicazioni dei procedimenti sviluppati in altri porti. Lo scopo del
progetto è anche sviluppare delle direttive per il riuso dei sedimenti
portuali trattati.
Ulteriori informazioni sul progetto sono disponibili sul sito: http://
www.lifesediportsil.eu/
Web links
Convenzione di Basilea: www.basel.int/
Convenzione di Stoccolma: http://chm.pops.int
Convenzione sulla prevenzione dell'inquinamento marino causato dallo
scarico di rifiuti ed altre materie: http://www.imo.org/About/
Conventions/ListOfConventions/Pages/Convention-on-the-Prevention-ofMarine-Pollution-by-Dumping-of-Wastes-and-Other-Matter.aspx
Eurostat: ec.europa.eu/Eurostat
Università di Nova Gorica: Progetto studentesco
67 - Capitolo 8
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 9 - Coinvolgere la cittadinanza
nella gestione dei rifiuti
Punti chiave:
 I componenti del sistema di trattamento dei rifiuti;
 Il ruolo delle famiglie, degli individui e delle organizzazioni nel
trattamento dei rifiuti;
 Le considerazioni da fare durante il trattamento dei rifiuti;
 L’accessibilità delle informazioni sul trattamento dei rifiuti.
Il sistema di trattamento dei rifiuti comprende vari attori. La figura più visibile è
quella dell’azienda preposta alla collocazione dei cassonetti, al prelievo e al
successivo trattamento dei rifiuti. Quest’azienda preposta si occupa della maggior
parte dei processi relativi al trattamento dei rifiuti ed è responsabile dell’efficacia
del trattamento degli stessi, che non dipende però unicamente dalle aziende che
raccolgono e gestiscono i rifiuti. Una parte della responsabilità spetta agli altri attori
coinvolti nei processi di trattamento. Questi sono soprattutto i singoli individui, le
famiglie e le imprese che con la loro attività creano sostanze inutili e/o di scarto: i
rifiuti. La legislazione europea e quella nazionale chiedono a tutti i soggetti che
generano rifiuti di svolgere un ruolo attivo nel sistema per il loro trattamento. I rifiuti
vanno depositati e divisi in base alle disposizioni vigenti che stabiliscono in che modo
vanno divisi, come vanno usati i cassonetti, com’è organizzata la raccolta dei rifiuti
ingombranti e pericolosi ecc.
Tutti noi generiamo rifiuti
Tutti noi produciamo rifiuti svolgendo le nostre attività quotidiane. Anche se non possiamo
evitare questa produzione, ciascun singolo individuo può contribuire a ridurre i
quantitativi di rifiuti prodotti e promuoverne un trattamento più efficace.
Carlo e Anna si chiedono in che modo potrebbero ridurre la quantità di rifiuti che
producono a casa. Ascoltiamo la loro conversazione.
Carlo: Sono stanco di dover portar via e dividere i rifiuti. I nostri cestini per i rifiuti
sono sempre pieni. È la terza volta questa settimana che li ho dovuti svuotare.
Anna: Come puoi essere stanco? I rifiuti si producono in continuazione. Questo è un
fatto che non possiamo cambiare.
Carlo: Forse sì, ma io vorrei cambiare qualcosa. I rifiuti sono troppi e devo portarli in
continuazione nei cassonetti per la raccolta differenziata.
Anna: Questo è il nostro accordo. Io cucino, lavo e stiro. Tu lavi i piatti e porti via i rifiuti.
Carlo: È vero, ma assieme al cibo e agli altri oggetti dobbiamo veramente comprare
anche tutto quell’imballaggio? Ogni volta che ordiniamo il cibo a casa o compriamo
dei libri o altri prodotti in internet i nostri acquisti ci arrivano insieme a un mucchio
di imballaggi.
Anna: Hai un’idea migliore?
Carlo: Per cominciare potremmo ordinare meno cibo e cucinare di più a casa.
Potremmo comprare confezioni più grandi di yogurt e di tutti quei cibi che
consumiamo ogni giorno. L’ultima volta c’erano ben sette vasetti di yogurt da 200 ml
68
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
nella plastica. Non sarebbe meglio comprare una confezione da un litro? Possiamo
anche cercare di comprare più prodotti con il vuoto a rendere.
Anna: Sì, possiamo provare.
Carlo: Avrei anche un altro suggerimento. Non capisco perché i dentifrici e le creme
hanno un secondo imballaggio esterno. La prossima volta li scarterò e lascerò la
confezione superflua in negozio. Forse i produttori e i negozianti si accorgeranno che
impacchettare ulteriormente il dentifricio e la crema non li rende migliori quando si
renderanno conto della quantità degli imballaggi da buttare.
Anna: Hai ragione. Se tutti facessero così, i produttori e i negozianti inizierebbero a
chiedersi se non esiste un altro modo per imballare i prodotti che sia più favorevole
per l’ambiente.
Produrre meno rifiuti ha molti vantaggi: uno dei più evidenti è che meno ne
produciamo, meno spazio è necessario per il loro stoccaggio in discarica. Proprio la
scelta dei luoghi dove allestire le discariche e i centri locali per il trattamento dei
rifiuti è un altro esempio di come l’opinione pubblica sia attivamente coinvolta nel
sistema di trattamento degli stessi.
Quando generiamo dei rifiuti dovremmo anche chiederci dove questi andranno a
finire. È una domanda che solitamente non ci poniamo finché i media non diffondono
notizie relative al luogo scelto per una nuova discarica o all’espansione di una
discarica esistente. Solo allora gli abitanti che vivono nelle vicinanze del luogo
interessato, e sono contrari a tali interventi, fanno sentire la loro voce. È un dato di
fatto che dalle discariche si diffondono cattivi odori, il vento può disperdere i rifiuti
se non sono adeguatamente coperti e anche il rumore generato dai camion che
trasportano i rifiuti può essere fastidioso. Per questo motivo nessuno vuole vivere
nelle vicinanze di una discarica. Questo è il cosiddetto effetto “NIMBY”.
Definizione: L’effetto “NIMBY”
La sigla “NIMBY” è tratta dalla locuzione “Not In My Backyard” (“Non nel
mio giardino”) ed è usata in tutti i casi in cui la popolazione locale si
oppone agli interventi ambientali (all’allargamento di una discarica
esistente, all’allestimento di una nuova discarica, alla costruzione di un
impianto di depurazione o di un impianto per il biogas, alla costruzione di
abitazioni provvisorie...). L’effetto “NIMBY” si ha ogni volta che si
pianificano degli interventi ambientali consistenti che hanno determinate
conseguenze sulla popolazione che risiede nelle immediate vicinanze.
I problemi che sorgono a causa della ricerca di siti adatti dove allestire una discarica
possono essere alleviati producendo meno rifiuti. In questo modo il loro deposito
richiederebbe meno spazio.
Esercizio: Cercate sul web o nei media (giornali e riviste, servizi
televisivi...) dei casi in cui si è verificato l’effetto “NIMBY”.
Alcuni link utili su casi italiani:
http://www.arpa.umbria.it/resources/docs/micron%206/MICRON6-06.pdf
http://www.corriere.it/ambiente/12_marzo_27/italia-nimbyclerici_c3d0a886-775f-11e1-93b9-89336e75ab45.shtml
http://www.nimbyforum.it
69
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Le azioni informative
Come abbiamo già ricordato, le aziende che raccolgono e gestiscono i rifiuti hanno un
ruolo evidente nel ciclo di trattamento degli stessi. Soprattutto dall’introduzione
della raccolta differenziata, che inizialmente ha rappresentato per tutti noi una
novità alla quale ci siamo dovuti adattare, queste aziende promuovono varie azioni di
informazione dell’opinione pubblica. Questo è corretto perché non ci si può aspettare
che tutti sappiano con certezza dove buttare gli imballaggi poliaccoppiati (ad es., i
“Tetra Pak”) vuoti o le pellicole di plastica in cui è confezionato il formaggio. Le
famiglie di norma ricevono alcuni depliant con istruzioni precise in merito alla
suddivisione dei rifiuti, all’ubicazione delle aree ecologiche, al calendario e all’orario
della raccolta dei rifiuti. Le aziende hanno anche degli elenchi in ordine alfabetico
dei rifiuti, comprensivi di istruzioni per il loro conferimento. Anche i siti web di
queste aziende offrono molte informazioni in proposito. Esse hanno spesso provvisto i
veicoli per l’asporto dei rifiuti con scritte stimolanti o informative, mentre le isole
ecologiche sono spesso dotate di tabelle informative che specificano quali tipologie di
rifiuti possono essere conferiti nei singoli cassonetti. In alcuni comuni le imprese
preposte al trattamento dei rifiuti applicano anche appositi adesivi con i quali
segnalano sul posto le irregolarità nel deposito dei rifiuti.
Molto dipende anche dallo spirito di iniziativa dalle singole imprese - alcune di esse si
prodigano per comunicare alle famiglie più informazioni possibili e sciogliere ogni
dubbio relativo al trattamento dei rifiuti. In questo modo alcune imprese offrono
informazioni anche sul retro delle loro bollette, rispondono quotidianamente alle mail
e inviano alle famiglie materiale informativo varie volte all’anno.
Alcuni comuni riservano degli spazi dedicati al trattamento dei rifiuti nei quotidiani
locali e preparano dei manuali con le istruzioni apposite.
I comuni e le aziende che gestiscono i rifiuti si rendono conto che la popolazione
locale è eterogenea, perciò è necessario contattare in modo mirato dei gruppi
diversificati per ottenere il risultato più desiderabile (un’opinione pubblica informata
sulle corrette modalità di trattamento dei rifiuti). I giovani sono facili da educare
nell’ambito delle attività scolastiche e di laboratori e conferenze, mentre gli altri
gruppi sono raggiungibili per mezzo di depliant, inserzioni nei giornali, avvisi nei media
e sul web e conferenze. Solo con la cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di
trattamento dei rifiuti è possibile raggiungere gli obiettivi stabiliti nelle politiche e nei
progetti. È quindi necessario che le imprese locali dedichino molta attenzione
all’informazione dell’opinione pubblica e che tutti noi siamo ricettivi nei confronti di
queste informazioni e pronti a trattare i rifiuti in modo corretto seguendo le istruzioni
ricevute. Sia in Italia che in Slovenia ci sono molte iniziative in questo campo.
Tuttavia le imprese comunali e le aziende preposte non sono le uniche a sforzarsi di
informare e raggiungere più persone possibile. Non dobbiamo dimenticare che
esistono anche altre organizzazioni la cui attività contribuisce a ridurre l’impatto
ambientale provocato dall’uomo (le organizzazioni no-profit, gli scout...). I bambini
vengono spesso informati su questi temi già a scuola.
Il Portale rifiuti
Nella Provincia di Trieste la società AcegasAps e il Comune collaborano con
la sezione locale del WWF per informare la popolazione in merito al
corretto trattamento dei rifiuti. Insieme hanno creato il progetto “Portale
rifiuti”, un sito che informa la popolazione riguardo alla raccolta
70 - Capitolo 9
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
differenziata dei rifiuti nella Provincia di Trieste. AcegasAps nel 2012 ha
promosso attivamente la pratica della separazione dei rifiuti attraverso
forum pubblici destinati agli adulti, così come attraverso spettacoli di
strada "Fiuto per il Rifiuto!" per i bambini.
Il portale “krlocuj.me”
L’impresa Komunala Kranj diffonde sul suo portale www.krlocuj.me la
consapevolezza del fatto che la raccolta differenziata è prescritta per
legge. Il portale indica a quale categoria appartiene ogni rifiuto, come
differenziare i rifiuti in modo corretto, dove si trovano i centri di raccolta,
quali sono i loro orari di apertura e cosa vi è possibile conferire. Il portale
indica inoltre gli errori più comuni nella raccolta differenziata e le risposte
alle domande più frequenti.
La raccolta differenziata dei rifiuti sulle superfici pubbliche e nelle pubbliche
istituzioni
Anche se una notevole parte dei nostri rifiuti è
prodotta nelle nostre case è pur vero che ciascuno di
noi passa altrove una buona parte della giornata: in
asilo o a scuola, sul lavoro, in biblioteca, nei negozi,
al parco...
In tutti questi luoghi troviamo vari cestini per i rifiuti,
il che ci permette di differenziare i nostri rifiuti
anche al centro commerciale. Questi cestini sono
solitamente collocati nei punti di forte passaggio,
quali sono le fermate degli autobus, le stazioni
ferroviarie, gli ingressi dei cinema, delle sale da
concerto o dei palasport ecc. Anche se questi cestini
sembrano piccoli se paragonati ai grandi cassonetti
delle isole ecologiche, anche nei punti di forte
passaggio si raccoglie una gran quantità di rifiuti. Per
questo è opportuno differenziarli anche in queste
sedi.
Il contenuto di questi cestini rimane visibile (a
differenza di quanto accade nel caso dei cassonetti)
per questo può essere interessante osservare se i
passanti si attengono alla raccolta differenziata o se
sono informati riguardo ai gruppi di appartenenza dei vari rifiuti. Ciò che per
qualcuno potrebbe sembrare ovvio, per altri può rappresentare un dilemma. Uno dei
rifiuti che spesso non sappiamo dove buttare è l’imballaggio in poliaccoppiato (ad es.
Tetra Pak). Questo è un imballaggio di carta spessa e plastificata destinato a
contenere liquidi quali latte, succo di frutta, yogurt ecc. È composto per il 75% di
carta, per il 20% di plastica (polietilene) e per il 5% di alluminio. Poiché la parte
esterna è composta di carta, i consumatori lo gettano spesso nel cassonetto per la
raccolta della carta. Questo in Slovenia non è corretto perché le imprese per il
trattamento dei rifiuti indicano che questo tipo di imballaggio va gettato nei
cassonetti per gli imballaggi o - in loro assenza - nel cassonetto per la plastica, mai in
71 - Capitolo 9
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
quello per la carta. In Italia la prassi è diversa: qui l’imballaggio in poliaccoppiato va
generalmente conferito nei cassonetti per la carta e il cartone.
Esercizio: La raccolta differenziata degli imballaggi in poliaccoppiato
nelle pubbliche istituzioni
Verificate se gli abitanti della vostra città raccolgono gli imballaggi in
poliaccoppiato in maniera corretta. Pianificate la ricerca in modo da
calcolare in quale percentuale dei cassonetti pubblici ispezionati gli utenti
raccolgono questi rifiuti in modo errato. Preparate anche un piano per
un’azione informativa per l’opinione pubblica per migliorare la raccolta
differenziata nella vostra città.
Il consumo responsabile
Il fatto di raccogliere i rifiuti in
modo differenziato ovunque
vengano prodotti è importante e
contribuisce a indirizzare un
maggior quantitativo di rifiuti al
riciclo invece che in discarica.
Nonostante ciò non dobbiamo
dimenticare
dove
vengono
generati i rifiuti. Questo non è il
cestino bensì il momento stesso
in cui ognuno di noi decide di
acquistare
un
determinato
prodotto. I consumatori possono
contribuire a ridurre il quantitativo di rifiuti operando delle scelte più oculate
riguardo a quali prodotti comprare. Anna e Carlo ci hanno fatto notare il volume degli
imballaggi. Prendiamo ad esempio la frutta e la verdura: nella maggior parte dei
negozi questi prodotti sono confezionati in imballaggi di cartone e pellicola di
plastica, il che comporta un maggior quantitativo di rifiuti e inquina l’ambiente.
Ogni consumatore responsabile contribuisce a ridurre l’impatto negativo sulla natura e si
interessa alle questioni etiche connesse con la produzione e il consumo dei prodotti.
Figura 1 - fonte: Università di Nova Gorica
72 - Capitolo 9
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Vediamo i tre punti essenziali che il consumatore responsabile deve considerare.
1.
2.
3.
Un acquisto oculato. Il punto più importante è la decisione se abbiamo
effettivamente bisogno di un prodotto o una prestazione. Ad ogni passo siamo
circondati da pubblicità create espressamente per attirare la nostra attenzione e
creare in noi l’impressione di aver veramente bisogno di un determinato
prodotto o servizio. L’acquisto di un prodotto che prima ignoravamo persino di
desiderare (finché non abbiamo visto la pubblicità) genera in noi gioia e
soddisfazione che sono però di breve durata. Pensiamo a quanti prodotti, che
magari ora prendono polvere negli armadi, abbiamo acquistato nella
convinzione che ci servissero e che ben presto abbiamo smesso di usare.
Tutti questi prodotti prima o poi finiscono nella spazzatura. Perciò è
veramente importante che ogni consumatore prima dell’acquisto valuti se ha
veramente bisogno di un dato prodotto.
L’informazione. Dopo un’accurata riflessione si ha il passo successivo:
l’acquisizione di informazioni sull’articolo che intendiamo comprare. Si
tratta di informazioni relative alle materie prime necessarie per produrre
l’articolo, il trasporto necessario per distribuirlo, l’impatto negativo
sull’ambiente durante la produzione, l’uso e in fase di smaltimento ecc. Un
consumatore responsabile sceglierà quei prodotti il cui produttore tenta di
ridurre l’impatto ambientale già durante la fabbricazione, i prodotti che
richiedono un trasporto più breve e la cui fabbricazione non è eticamente
dubbia (il processo produttivo non si basa sullo sfruttamento di minorenni o
sul mancato rispetto dei diritti degli operai, i lavoratori non sono esposti a
sostanze nocive ossia sono protetti da tale esposizione...).
Il riuso. Dopo aver deciso di acquistare un oggetto, raramente abbiamo a
disposizione una sola possibilità. Oltre a poter solitamente scegliere tra più
produttori possiamo anche decidere di acquistare un oggetto usato. Il riuso è
uno dei metodi per ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti e il consumo
delle risorse naturali.
Definizione: Il consumo responsabile
Il consumatore solitamente tende a comprare dei prodotti e scegliere dei
servizi in base alla loro qualità e al prezzo. Tuttavia sta crescendo il numero
dei consumatori che prima dell’acquisto si chiedono se il prodotto che stanno
per acquistare è conforme anche sotto l’aspetto etico e dell’impatto
ambientale. Al consumatore consapevole non è indifferente quale sarà
l’impatto del suo acquisto sull’ambiente e sui diritti umani nel mondo.
Gli interventi di pulizia
Nonostante i tentativi di ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti e di migliorarne il
trattamento, purtroppo molti rifiuti finiscono dove non dovrebbero: nell’ambiente. Di
fronte a ciò molti non rimangono indifferenti e organizzano varie iniziative, tra cui gli
interventi di pulizia. Il loro scopo è rimuovere i rifiuti dall’ambiente (questi
interventi non vanno confusi con le azioni di raccolta dei rifiuti ingombranti,
organizzate dalle imprese preposte alla raccolta dei rifiuti). Gli interventi di pulitura
vengono generalmente organizzati dai soggetti della società civile o organizzazioni
73 - Capitolo 9
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
varie; spesso sono promossi anche dalle scuole o dai comuni. A tali interventi
partecipano i volontari interessati alle questioni ambientali.
Definizione: Intervento di pulizia
Attività organizzata finalizzata alla rimozione dei rifiuti dall’ambiente.
L’intervento di pulizia “Puliamo la Slovenia”
Un esempio interessante di inclusione dell’opinione pubblica nella
questione dei rifiuti sono le azioni Ripuliamo la Slovenia in un giorno (aprile
2010) e Ripuliamo la Slovenia 2012 (marzo 2012). Questi interventi sono
stati ispirati all’azione Let's do it, Estonia! che nel 2008 ha permesso di
rimuovere 10.000 tonnellate di rifiuti in sole 5 ore. Anche in Slovenia i due
interventi hanno ottenuto una grande popolarità. Nel 2012 270.000 persone
hanno rimosso circa 5.000 tonnellate di rifiuti. All’intervento hanno preso
parte tutti: dai bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie, alle
organizzazioni, associazioni e imprese. Vi hanno preso parte tutte le
imprese comunali preposte alla raccolta dei rifiuti e 207 comuni.
L’intervento è un bell’esempio di come i volontari possano coinvolgere
l’opinione pubblica in attività che solitamente non si considerano
gradevoli. L’intervento di pulitura era accompagnato da laboratori ed
eventi collaterali finalizzati ad informare le persone sulle tematiche legate
ai rifiuti.
Figura 2: L’azione “Puliamo la Slovenia” (© Matjaž Dovečar)
L’intervento di pulizia Ripuliamo Kranj, Kranj non è più sporca
Con qualche sforzo gli interventi di pulizia possono diventare un
appuntamento tradizionale. L’Associazione dei giovani esploratori del
Comune di Kranj, in collaborazione con il Gruppo di lavoro Sava e il
Comune città di Kranj, organizza già da 11 anni l’intervento di pulizia
“Ripuliamo Kranj” con il risultato che Kranj non è più sporca. Il numero dei
partecipanti aumenta di anno in anno. Nel 2011, in occasione della decima
edizione dell’evento, vi hanno preso parte più di 3000 volontari che hanno
74 - Capitolo 9
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
raccolto 70 m3 di rifiuti. Tutti vi prendono parte - dagli scout alle scuole,
agli asili, ai vigili del fuoco e altre associazioni, ma anche singoli volontari.
Nel 2012 l’intervento si è fuso con l’azione “Ripuliamo la Slovenia”. Ogni
anno l’azione è accompagnata da numerosi eventi e laboratori dove è
possibile imparare a rispettare l’ambiente divertendosi. Nell’ambito
dell’intervento si svolge ogni anno anche la selezione del rifiuto più
originale. L’intervento è un bell’esempio di buona prassi che riunisce molte
persone all’insegna del divertimento e di un risultato positivo per tutti.
Tutti siamo responsabili per il trattamento dei rifiuti
In questo capitolo abbiamo visto che ciascuno di noi genera dei rifiuti ed è responsabile
delle scelte che fa relativamente al trattamento di tali rifiuti. I problemi ambientali sono
di solito molto vasti e complessi e il singolo individuo può facilmente pensare di non poter
cambiare nulla. Ma a ben pensare tutte le scelte minori dipendono da noi. Perciò ognuno
di noi può dare il suo contributo. È fondamentale rendersi conto che oltre a noi ci sono
ogni giorno molti altri milioni di persone che fanno delle scelte simili. Perciò la nostra
scelta conta. Le conseguenze di queste decisioni (in positivo e in negativo) forse non sono
visibili nell’immediato, ma quando si vedono, sono evidenti su larga scala. Dobbiamo
quindi essere consci del fatto che ogni nostra azione ha delle conseguenze per le quali
siamo personalmente responsabili.
Spunti per la riflessione
 Quanto sei informato sul trattamento dei rifiuti?
 Sai chi è preposto alla raccolta e al trattamento dei rifiuti urbani nel
tuo comune?
 Sai dove si trova il centro per la raccolta differenziata dei rifiuti nel
tuo comune?
 A casa siete informati su come trattare i rifiuti e quando vengono
raccolti?
 Sai a chi rivolgerti se hai delle domande riguardanti il trattamento dei
rifiuti?
 Ti sembra che a casa trattiate i rifiuti nel modo corretto?
Come posso contribuire alla riduzione della produzione di rifiuti e a un miglior
trattamento dei rifiuti?
Operando scelte oculate - prediligendo prodotti con imballaggi
ridotti.
Con una corretta separazione dei rifiuti a
casa, a scuola e sul posto di lavoro.
Differenziando i rifiuti
e conferendo le singole tipologie di rifiuti
nei cassonetti preposti
alla loro raccolta.
Portando i rifiuti ingombranti ai centri di
raccolta.
Conferendo i rifiuti pericolosi nei centri di
raccolta.
Partecipando ad azioni
per
la
pulitura
dell’ambiente.
75 - Capitolo 9
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Centro di riuso
http://www.eko-tce.eu/dejavnosti/center-ponovne-uporabe.html
Calcolatore di CO2 per gli imballaggi in poliaccoppiato (tipo Tetra Pak)
www.tetrapak.com/environment/climate_change/co2footprint/
carton_footprint/co2calculator/Pages/default.aspx
Working together for a world without luggage
http://www.wrap.org.uk/
Il Portale rifiuti
http://wwftrieste.altervista.org/rifiuti.shtml
Azione “Puliamo la Slovenia”
http://www.ocistimo.si/
Riferimenti
Barr, S., 2004. What we buy, what we throw away and how we use our
voice. Sustainable household waste management in the UK. Sustainable
Development 12, 32-44.
Gertsakis, John in Lewis, Helen 2003. Sustainability and the Waste
Management Hierarchy. EcoRecycle Victoria.
Lippi, Pitero. 2011. Il settore dell’usato nella gestione dei rifiuti. Studio a
cura dell’Associazione Culturale “Occhio del Riciclone”
76
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 10 - Le indicazioni strategiche e gli obiettivi
del trattamento dei rifiuti
Punti chiave:
 La direttiva dell’UE sui rifiuti;
 La gerarchia del trattamento dei rifiuti;
 La situazione nell’UE, in Slovenia e in Italia.
I problemi e le sfide legati ai rifiuti
Se nei capitoli precedenti ci siamo concentrati sulle singole tipologie di rifiuti e sui
vari tipi di trattamento, l’obiettivo dell’ultimo capitolo è invece quello di presentare
la situazione nel campo del trattamento dei rifiuti in Slovenia e in Italia (a livello
nazionale) e nell’UE. Siccome il trattamento dei rifiuti è un argomento vasto e
complesso, risulta fondamentale che:
 esista una chiara visione di tutto il settore e dei processi in esso compresi;
 si stabiliscano degli obiettivi chiari e raggiungibili tali da migliorare la situazione
nel settore dei rifiuti;
 si stabiliscano anche delle strategie adeguate per il raggiungimento di tali
obiettivi.
Questo è il compito dell’UE e di ciascuno dei Paesi membri.
Il trattamento dei rifiuti è un settore molto vasto, ma va affrontato con un approccio
globale, anche se questo spesso non è semplice. È necessario conoscere bene tutte le
fonti dei rifiuti, i grandi produttori e le tipologie prodotte da ciascun tipo di fonte,
adattandovi il sistema di trattamento dei rifiuti in modo che risulti gradito all’utente
ed economicamente conveniente. Solo così è possibile garantire un trattamento
adeguato dei rifiuti.
Il problema del trattamento dei rifiuti richiede un approccio attivo che includa la
ricerca di soluzioni efficaci e globali, perciò non va considerato solo una questione
fastidiosa che non desideriamo affrontare. È inoltre necessario prendersi la propria
responsabilità personale (ogni singolo individuo è responsabile per i rifiuti che
produce e per il modo in cui saranno trattati). Se continueremo a considerare i rifiuti
solo come qualcosa che puzza e con il quale non vogliamo avere a che fare, le
quantità di rifiuti prodotti potrà solo che aumentare. Ma se scegliamo di ampliare la
nostra visione, constatiamo immediatamente che non tutto ciò che finisce tra i rifiuti
è effettivamente un rifiuto. Non dimentichiamo il dialogo tra Carlo e Anna nel
capitolo 1. Molte cose possono essere riutilizzate più volte, spesso anche a scopi
diversi e in modi diversi. Molto dipende dalla nostra fantasia e dal senso che diamo
alla parola rifiuto. A differenza di quanto crede chi continua a riempire i cassonetti
dei rifiuti, la gran parte dei rifiuti può essere riutilizzata.
In questo momento ci sono soprattutto due cose da fare:
1. trovare un approccio rapido ed efficace ai problemi creati dai rifiuti già
esistenti;
2. ridurre il più possibile le quantità dei rifiuti di nuova produzione grazie a un
77
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
nuovo approccio nei loro confronti.
I rifiuti non rappresentano solo un problema ambientale ma anche economico. Questo
traspare anche dalla legislazione e dai programmi di trattamento dei rifiuti che sono
impostati in modo da stimolare il riuso dei prodotti e il riciclaggio dei rifiuti.
Le direttive per il trattamento dei rifiuti nell’UE
Nell’UE il trattamento dei rifiuti è regolato da varie norme. Una delle norme
essenziali è la Direttiva sui rifiuti (Direttiva 2008/98/CE sui Rifiuti o Direttiva Quadro
sui rifiuti). Oltre alle definizioni generali riguardanti il trattamento dei rifiuti (p. es.
cos’è un rifiuto, cos’è il riciclaggio, cos’è il trattamento dei rifiuti ecc.) la direttiva
specifica anche la gerarchia del trattamento dei rifiuti (vedi figura 1). Dalla gerarchia
si evince che la limitazione della produzione dei rifiuti deve rappresentare la fase più
elementare nel trattamento degli stessi. La riduzione della quantità di rifiuti generati
è indispensabile perché:

assieme alla quantità di rifiuti si riduce anche l’impatto ambientale,
l’energia e i costi necessari al trattamento degli stessi;

le discariche hanno molte conseguenze negative sull’ambiente:

occupano molto spazio,

i percolati possono compromettere la qualità delle acque di falda che
rappresenta la principale fonte di acqua potabile in Europa,

causano emissioni gassose composte prevalentemente di metano e
biossido di carbonio - entrambi sono gas serra,

gli abitanti sono infastiditi dallo scempio ambientale che provocano e
dai cattivi odori.
Dobbiamo renderci conto anche che ogni rifiuto abbandonato può causare la perdita
di materie prime ancora utilizzabili e rappresenta pertanto un’occasione economica
che viene sprecata.
Figura 1: La gerarchia del trattamento dei rifiuti (adattato da: 2008/98/CE; Gertsakis e Lewis 2003)
78 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
6 motivi per i quali una lattina di alluminio non deve finire in discarica
1. L’alluminio non peggiora le sue qualità durante il riciclaggio.
2. Da una lattina vecchia se ne può produrre una nuova nel giro di 6-8
settimane.
3. La produzione di 20 lattine di alluminio riciclato richiede la stessa
energia necessaria per produrre 1 lattina di alluminio nuovo.
4. Riciclando 1 lattina risparmiamo la stessa energia che viene
consumata da un pc portatile in 11 ore o da un televisore in 3 ore.
5. Ogni anno in Gran Bretagna circolano 12 miliardi di lattine. Se le
impilassimo una sopra l’altra copriremmo la distanza che separa la
Terra dalla Luna*.
6. Riciclando 1 tonnellata di alluminio evitiamo 10 tonnellate di
emissioni di CO2*.
*1-5: http://www.interseroh.si/fileadmin/interseroh/content/pdfs/
Systemdienstleistungen/International/Slowenien/Faltblatt_Dosen_schenken.pdf
*6: http://www.popularmechanics.com/science/environment/recycling/4291576
Figura 2: Lattine compresse (fonte: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c9/Pressedcans.jpg)
Figura 3: Luna (http://en.wikipedia.org/wiki/File:FullMoon2010.jpg)
Terra (http://en.wikipedia.org/wiki/File:The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpg)
Lattina (http://en.wikipedia.org/wiki/File:POE_Stay-on_tab.jpg)
79 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
La direttiva sui rifiuti stabilisce anche degli obiettivi ben specifici, p. es.:
1. Entro il 2015 deve essere organizzata la raccolta differenziata almeno per la
carta, la plastica e il vetro.
2. Entro il 2020 la preparazione per il riuso e il riciclaggio deve aumentare fino ad
almeno il 50% del peso complessivo per la carta, il metallo, la plastica e il vetro
utilizzati nelle case private (e da altre fonti similari).
3. Entro il dicembre 2013 i Paesi membri devono predisporre dei programmi per
limitare la produzione dei rifiuti.
Definizione: La direttiva sui rifiuti
Una delle norme fondamentali nel campo del trattamento dei rifiuti nell’UE
è la Direttiva sui rifiuti (Direttiva 2008/98/CE sui Rifiuti o Direttiva Quadro
sui Rifiuti). Questa norma regolamenta il trattamento dei rifiuti e stabilisce
la relativa gerarchia.
Il trattamento dei rifiuti nell’UE
Nel dicembre 2011 la Commissione Europea ha iniziato a svolgere uno
studio sul trattamento dei rifiuti urbani in tutti i 27 Paesi membri dell’UE.
Lo studio si è concluso nel maggio 2013. Nell’agosto 2012 la commissione
ha pubblicato un resoconto provvisorio sui risultati. Nello studio i Paesi
membri sono stati valutati in base a 18 criteri unitari e l’efficacia (o
inefficacia) dei singoli Paesi è stata segnalata con bandierine verdi,
arancioni e rosse.
La Slovenia si è classificata all’11° posto: sono da migliorare le iniziative
per la limitazione della produzione dei rifiuti, è necessario garantire un
migliore accesso ai servizi di raccolta dei rifiuti; è urgente adeguare le
discariche per rifiuti non pericolosi e migliorare le proiezioni sulla
formazione e sul trattamento dei rifiuti urbani.
L’Italia si è classificata al 20° posto nello studio. È necessario svincolare la
produzione dei rifiuti dal consumo, migliorare il programma di prevenzione
della formazione di rifiuti e di sviluppo del riciclaggio dei rifiuti urbani,
ottimizzare le capacità di trattamento dei rifiuti urbani. Le previsioni
riguardo alla produzione dei rifiuti urbani e alle capacità di trattamento
nell’ambito del piano di trattamento dei rifiuti ci dicono che è necessario
implementare e migliorare le proiezioni sulla produzione e sul trattamento
dei rifiuti. È inoltre necessario adeguare le discariche per rifiuti non
pericolosi esistenti e migliorare il numero di procedimenti per la verifica di
infrazioni (ai sensi della Direttiva sui Rifiuti).
Esercizio: Cercate nei siti web dell’Unione Europea (sezione Ambiente) il
resoconto dello studio succitato e scoprite quali sono i Paesi che hanno i
migliori sistemi di trattamento dei rifiuti.
 Perché è così secondo la vostra opinione? (aiutatevi con i dati che
trovate su internet, p.es: http://www.eea.europa.eu/soer/countries/
at/soertopic_view?topic=waste)
 Sapete se questi Paesi sono avvantaggiati anche in altri settori (es.
80 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti

sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili ecc.)?
Formulate un suggerimento su come si potrebbe migliorare la situazione
in Slovenia o in Italia.
Le strategie per il trattamento dei rifiuti in Slovenia
La Slovenia ha adeguato la legislazione esistente alle istanze della Direttiva UE sui
rifiuti, di cui abbiamo già parlato, e ha predisposto dei programmi e dei regolamenti
che contengono le direttive per il loro trattamento. Tutte le norme generali che
regolamentano il settore del trattamento dei rifiuti sono comprese nel Regolamento
sul trattamento dei rifiuti (GU della RS n. 34/08), ma esistono anche altre norme e
regolamenti che si concentrano su singole tipologie di rifiuti e contemplano p. es. il
trattamento delle batterie, dei medicinali, dei pneumatici usati, delle candele
tombali ecc. L’elenco dei rifiuti è lungo e variegato, perciò è necessario un gran
numero di norme per coprire tutte le problematiche rappresentate dalle varie
tipologie di rifiuti.
In Slovenia il trattamento dei rifiuti è regolamentato in modo che siano i singoli
comuni a occuparsi del trattamento dei rifiuti urbani (generati dalle famiglie o simili).
I comuni nominano i servizi pubblici comunali (imprese comunali) che si occupano
dell’intero ciclo del trattamento dei rifiuti: collocano i cassonetti e si occupano della
raccolta, del trasporto, del trattamento e del deposito dei rifiuti. Le imprese
comunali gestiscono inoltre le discariche e svolgono attività informative presso la
popolazione. La correttezza del trattamento dei rifiuti viene verificata
dall’ispettorato comunale e dall’ispettorato per l’ambiente e la natura che operano
nell’ambito dell’Ispettorato della Repubblica di Slovenia per l’agricoltura, le foreste,
l’alimentazione e l’ambiente. L’Agenzia della Repubblica di Slovenia per l’ambiente
(ARSO) si occupa dell’emissione dei permessi, dei certificati e delle concessioni in
merito al trattamento dei rifiuti, alla compilazione della documentazione e alla
raccolta e gestione dei dati relativi al trattamento degli stessi. Secondo il modello
suggerito dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, dal 2002 in Slovenia il settore dei
rifiuti viene monitorato anche grazie ai 17 indicatori ambientali compresi nell’ambito
dei “Rifiuti e flusso della materia”.
In Slovenia la quantità dei rifiuti urbani prodotti è in calo fin dal 2009 e questo
rappresenta un dato positivo. Sono tuttavia necessarie ulteriori migliorie. Anche se il
trend della raccolta differenziata dei rifiuti urbani è in aumento, nel 2011 è stato
conferito nelle discariche il 58% dei rifiuti urbani raccolti: questo non rispetta le
priorità nel trattamento dei rifiuti indicate nella Direttiva sui rifiuti. Nel 2007 in
Slovenia operavano 83 discariche (aperte, in fase di chiusura o già chiuse), tra cui 23
discariche per i rifiuti industriali.
La tabella sottostante indica i dati sui rifiuti prodotti e depositati nelle discariche pro
capite in Slovenia (fonte: STAT).
81 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Tabella 1: I rifiuti urbani generati e depositati in discarica in Slovenia
AN
NO
Rifiuti urbani generati
[kg/abitante*ANNO]
Rifiuti urbani generati
[kg/abitante*GIORNO]
Rifiuti urbani depositati [kg/
abitante]
2009
449
1,2
309
2010
422
1,2
272
2011
352
1
204
Nell’industria, dove si producono quantitativi maggiori di rifiuti, il sistema per il
trattamento dei rifiuti è diverso da quello in uso per i rifiuti urbani. Le imprese sono
tenute a scegliere le modalità di trattamento dei rifiuti urbani conformi alla legge,
ma possono collaborare con varie imprese dedite al trattamento di determinate
tipologie di rifiuti (p. es. SLOPAK, ZEOS, …).
Il trattamento dei rifiuti nel comune di Pirano: porta a porta
L’impresa comunale Okolje Piran d.o.o. (s.r.l.) ha avviato nel 2001 un
sistema per la raccolta differenziata dei rifiuti: nel 2001 è stata introdotta
la raccolta differenziata della carta,
nel 2002 del vetro, nel 2003 degli
imballaggi e dal 2006 in poi anche
degli scarti biodegradabili di cucina.
La raccolta differenziata ha luogo
porta a porta in combinazione con la
raccolta presso le isole ecologiche.
Il sistema di raccolta porta a porta è
poco noto in Slovenia, dove prevale la
raccolta presso le isole ecologiche. A
differenza delle isole ecologiche,
situate nei centri abitati in modo che
siano gli abitanti stessi a conferirvi i
rifiuti differenziati raccolti a casa, nel
caso della raccolta porta a porta la
raccolta dei rifiuti avviene nel luogo
in cui questi rifiuti sono stati
generati. Le famiglie lasciano i sacchi
con i rifiuti differenziati su un punto
Figura 4: Pirano—Slovenia
prefissato (davanti alla porta o
(fonte: Okolje Piran d.o.o.)
comunque lungo il percorso del
trasporto) da dove vengono prelevati a cura dell’impresa comunale. Questo
sistema richiede una partecipazione attiva della popolazione che deve
sapere quali rifiuti inserire in ciascun sacco e conoscere gli orari di
raccolta. Tutti i sacchi sono provvisti di istruzioni in sloveno e in italiano.
La carta e il cartone vanno inseriti nei sacchi rossi, gli imballaggi in quelli
gialli. Il vetro va gettato nei cassonetti verdi, i rifiuti urbani misti invece
nei contenitori neri o nei sacchi verdi. Per la raccolta dei residui di cucina
biodegradabili l’impresa comunale ha consegnato alle famiglie residenti nel
82 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
centro storico dei contenitori marroni da 10 litri, mentre le altre famiglie
residenti nel comune hanno
ricevuto
anche
dei
sacchi
biodegradabili da 10 litri a base
di amido di mais (si veda la
plastica biodegradabile descritta
al cap. 3). Le famiglie ricevono i
sacchi tre volte l’anno. In questo
modo si vede chiaramente cosa
viene
gettato
da
ciascuna
famiglia e il controllo è più facile
che non nelle isole ecologiche. La
possibilità di un controllo più
efficace dei rifiuti conferiti nei
sacchi trasparenti non è l’unico
vantaggio della raccolta porta a
porta. Questo sistema consente di
raccogliere
una
quantità
Figura 5: Pirano—Slovenia
decisamente superiore di rifiuti
(fonte: Okolje Piran d.o.o.)
perché anche il più piccolo
bigliettino viene gettato nel sacco apposito. Questo sistema per la raccolta
differenziata è semplice perché le persone devono prestare attenzione
soltanto a inserire il rifiuto nel sacco giusto, dopodiché non si ha più alcuna
suddivisione dei rifiuti.
A Pirano hanno raccolto 603 tonnellate di rifiuti nel 2006, quando hanno
iniziato a praticare la raccolta differenziata. Da allora la quantità dei rifiuti
raccolti è in costante crescita. Nel 2010 la massa dei rifiuti differenziati
raccolti era di 1.773 tonnellate, nel 2012 di 2.416 tonnellate, quindi
quattro volte superiore rispetto al 2006.
Figura 6: La quantità di rifiuti differenziati raccolti nel comune di Pirano è in crescita dal
2001 (©Javno podjetje Okolje Piran d.o.o.)
Le strategie per il trattamento dei rifiuti in Italia
In Italia il trattamento dei rifiuti è ordinato in modo tale da affidare alle regioni la
compilazione dei “programmi regionali” che contengono le basi giuridiche per il
83 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
trattamento dei rifiuti nelle singole regioni, mentre le province sono responsabili
della compilazione e dell’attuazione dei piani programmatici, l’organizzazione del
lavoro, il rilascio delle concessioni, il monitoraggio ecc. In Italia le province sono
responsabili della nomina delle imprese preposte al trattamento dei rifiuti urbani.
Queste imprese espletano le loro attività sul territorio delle province, che
comprendono vari comuni. Anche in Italia la raccolta dei rifiuti è conforme alla
legislazione europea.
Nel 2011 in Italia sono stati prodotti 528 kg di rifiuti urbani pro capite, ossia 1,45 kg
di rifiuti per abitante al giorno. La raccolta differenziata dei rifiuti ha luogo in tutti i
capoluoghi di provincia. Le quote dei rifiuti raccolti in modo differenziato cambiano
da regione a regione. Nei capoluoghi del nord questa quota ammonta al 51,1%, in
quelli del centro al 30,2% e al sud al 32,9%.
Nel 2011 più di 700 comuni hanno già superato gli obiettivi stabiliti di raccogliere in
modo differenziato il 70% dei rifiuti. Vediamo le quote dei rifiuti raccolti in modo
differenziato nel 2010. Un terzo circa è rappresentato dalla carta e dai rifiuti
biodegradabili, mentre un altro terzo è invece diviso tra le altre frazioni. Per altre
informazioni si veda il grafico sottostante.
Figura 7: Quote dei rifiuti differenziati raccolti nel 2010, Indicatori Ambientali Urbani, 2011,
www.istat.it
È interessante constatare che in Italia nei comuni medi e piccoli vengono raccolti più
rifiuti biodegradabili (89,4 kg pro capite) che nei comuni maggiori (70,4 kg pro capite).
Le ragioni di questa differenza sono da ricercarsi nel fatto che nei comuni medi e piccoli
il sistema di raccolta porta a porta è più diffuso che nei comuni maggiori.
84 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Tabella 2: La raccolta differenziata dei rifiuti urbani nel capoluoghi di regione dell’area programma (in %)
Comuni
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
Regione Veneto
Treviso
17,7
28,3
23,1
40,6
44,9
45,6
46,6
48,7
51,8
53,1
54,6
Venezia
18,7
21,4
16,8
16,7
17,2
20,7
24,1
29,1
33,4
33,1
35,6
Padova
16,2
17,2
24,9
40,2
40,9
41,1
41,0
41,6
44,2
43,6
43,3
Rovigo
19,2
22,8
30,1
32,3
35,9
48,2
53,4
53,7
56,9
59,2
61,8
Regione FriuliVenezia Giulia
Pordenone
10,7
21,7
17,1
18,6
11,2
18,9
26,5
29,6
46,3
76,7
78,6
Udine
16,7
20,6
27,4
30,7
33,3
35,1
36,7
43,6
46,3
52,4
56,7
Gorizia
19,5
22,1
24,8
22,5
24,1
40,2
50,6
49,1
56,1
56,5
55,0
Trieste
12,1
12,9
12,1
13,4
13,7
14,0
15,2
18,3
20,7
21,1
20,6
Regione Emilia Romagna
Ferrara
25,0
25,0
28,9
33,2
34,8
36,8
37,1
42,6
42,0
46,6
49,0
Ravenna
14,5
20,1
25,0
24,6
31,2
31,4
35,4
42,7
47,0
48,1
54,0
14,2
15,9
16,7
18,4
20,4
22,0
23,6
25,5
28,4
30,3
31,7
Italia
Fonte: Istat - Istituto Nazionale di Statistica
Sia in Slovenia (e in vari altri Paesi) che in Italia la maggior parte dei rifiuti urbani
viene tuttora abbandonata nelle discariche. Nel 2010 in Italia operavano 211
discariche autorizzate. Sono inoltre attivi 50 termovalorizzatori che sfruttano
l’energia ricavata dai rifiuti. È senz’altro positivo che dal 2000, quando i
termovalorizzatori hanno prodotto 809.000 MW di energia, fino al 2010 la produzione
è salita a 3.700.000 MW.
Il trattamento dei rifiuti a Trieste
L’impresa preposta alla gestione dei rifiuti nella provincia di Trieste copre la
superficie di 3 comuni (Trieste, Muggia e Duino-Aurisina). Gli abitanti della
provincia di Trieste praticano la raccolta differenziata nelle isole ecologiche
dotate di cassonetti per la carta, la plastica e le lattine. In tutta la provincia si
trovano 900 isole ecologiche. Per aumentare la quantità di rifiuti differenziati
nel 2012 è stato introdotto a livello sperimentale un sistema di raccolta porta a
porta degli sfalci dei giardini e dei rifiuti ingombranti.
Nella provincia di Trieste ci sono 6 centri di raccolta dove sono stati
raccolti nel 2011 1.860.055 kg di rifiuti ingombranti. Per quanto riguarda
la raccolta differenziata dei rifiuti elettrici ed elettronici la regione FriuliVenezia Giulia si trova al terzo posto. Nel 2011 la media nazionale era di
4,29 kg per abitante, mentre in questa regione sono stati raccolti 6,57 kg
per abitante.
85 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Esercizio: Disegnate dei grafici sulla base dei dati della Tabella 2. In
questo modo potrete constatare i trend nell’ultimo decennio in Italia nel
settore della raccolta differenziata dei rifiuti.
Cosa vedete? Quali sono le differenze tra le città? La tendenza all’aumento
è visibile dappertutto? Quale città spicca particolarmente? Cosa si potrebbe
migliorare? Come sarebbe possibile ottenerlo?
Esercizio: Osserviamo i trend relativi alla creazione di rifiuti urbani in
Slovenia. Alcuni dati sono già contenuti nella tabella 1, mentre i dati dal
2005 in poi sono contenuti sul sito dell’Ufficio Statistico della Slovenia
(www.stat.si), sezione statistica Ambiente e risorse naturali, sottosettore
Ambiente. I dati sono disponibili anche in inglese.
Compilate la tabella e disegnate un grafico con l’aiuto di Excel. Qual è il
trend e quali sono i motivi di questo trend?
Rifiuti urbani generati
[kg/abitante*ANNO]
A
N
N
O
Rifiuti urbani generati
[kg/abitante*GIORNO]
Rifiuti urbani depositati
[kg/abitante]
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
Spunti per la riflessione
Quanto sei informato sul trattamento dei rifiuti?
Sai chi è preposto alla raccolta e al trattamento dei rifiuti urbani
nel tuo comune?
Sai dove si trova il centro per la raccolta differenziata dei rifiuti nel
tuo comune?
A casa siete informati su come trattare i rifiuti e quando vengono raccolti?
Sai a chi rivolgerti se hai delle domande riguardanti il trattamento dei rifiuti?
Ti sembra che a casa trattiate i rifiuti nel modo corretto?
86 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Web links
http://www.stat.si/eng/novica_prikazi.aspx?id=4244
http://www.stat.si/eng/novica_prikazi.aspx?id=5041
http://www.stat.si/eng/novica_prikazi.aspx?id=3469
www.arpa.fvg.it/index.php?id=419
www.municipalwasteeurope.eu
www.gruppo.acegas-aps.it
www.okoljepiran.si
Riferimenti
Buclet, Nicolas 2002. Municipal Waste Management in Europe: European
Policy between Harmonisation and subsidiartiy, Kluwer Academic
Publishers
Gallardo, A., Bovea, M.D., Colomer, F.J., Prades, M., 2012. Analysis of
collection systems for sorted household waste in Spain. Waste Management
32, 1623-1633.
2012. Guidance on municipal waste data collection. Unit E3, Eurostat.
Panerai, Paolo 2009. La gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici, CoItalia
coop.
2010. Thematic Strategy on the Prevention and Recycling of Waste. EC.
Brussels.
2013. Rapporto rifiuti urbani, 176/2013. Istituto Superiore per la
protezione e la ricerca ambientale, Roma.
87 - Capitolo 10
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
LISTA DELLE FIGURE
CAPITOLO 1 – I rifiuti in generale
Figura 1 - A sinistra: “foglie cadute”, A destra – “discarica di rifiuti”,
www.dreamstime.com
Figura 2 – “Bottiglia”, http://it.wikipedia.org/wiki/Bottiglia
Figura 3-4 – “Quantità media di consumo di risorse naturali pro-capite in diverse
società”, http://en.wikipedia.org/wiki/
File:Maler_der_Grabkammer_des_Sennudem_001.jpg
Figura 5 – “Quantità media (Kg/giorno) di risorse naturali consumate da ogni abitante
nell’anno 2000”, tratto da “Our use of the world's natural resources”, 2009
Figura 6 – “Cellulari”, http://it.wikipedia.org/wiki/File:Mobile_phone_evolution.jpg
Tabella 1: “Quantità di rifiuti nell’Unione Europea, in Italia e in Slovenia”, dati
pubblicati nel settembre 2013, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/
statistics_explained/images/5/50/Waste_generation%2C_2010_%281_000_tonnes%
29_T1.PNG
CAPITOLO 2 – I rifiuti domestici
Figura 1 – “Le quantità di rifiuti urbani (espressa in kg per abitante) prodotti negli
anni 1995, 2002 e 2009 nei paesi europei”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/
statistics_explained/index.php?title=File:%
20Municipal_waste_generated_by_country_in_1995,_2002_and_2009,_sorted_by_2009
_level_%28kg_per_capita%29.PNG&filetimestamp=20110708152012
Figura 2 - “Composizione dei rifiuti domestici e non domestici conferiti e raccolti dai
servizi pubblici nell’anno 2011”, fonte?
Figura 3 – “Percentuali delle quantità di rifiuti raccolte in maniera differenziata nella
regione Emilia Romagna nell’anno 2009”, ARPA: http://www.arpa.emr.it/cms3/
documenti/_cerca_doc/stato_ambiente/annuario2010/cap_05.pdf
Figura 4 – “Un’isola ecologica e raccoglitori per la raccolta differenziata dei rifiuti
(verde – rifiuti urbani misti, marroni – rifiuti biodegradabili, gialli - imballaggi)”,
Autore delle figura: Komunala Kranj
Figura 5 - A sinistra – “Raccolta di rifiuti pericolosi”; A destra – “Centro di raccolta
Zarica a Kranj”, Autore delle figura: Komunala Kranj
Figura 6 – “Gerarchia della gestione dei rifiuti definite nella Direttiva Europea
(2008/98/CE)”
Figura 7 – “Le modalità di trattamento dei rifiuti urbani nell’UE nel 2011 e i volumi
trattati”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/804032013-BP-EN.PDF
88
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
CAPITOLO 3 – I rifiuti organici
Figura 1 – Fonti di bioenergia in Italia nel 2009 (ENEA 2010)
Figura 2 – “Contenitori per rifiuti organici”, fonte: Komunala Kranj
Figura 3 – “Marchio di certificazione che conferma che il prodotto è biodegradabile a
determinate condizioni”, http://de.wikipedia.org/w/index.php?
title=Datei:Biodegradable.svg&filetimestamp= 20081027225924
CAPITOLO 4 - Rifiuti pericolosi
Figura 1 – “Toner”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ink-jet_printer_insidecartridges.jpg
Figura 2 – “Simboli per i rifiuti pericolosi”, http://www.valutazionerischiochimico.it/
luoghi-di-lavoro/simboli.html
Figura 3 – “Volontari clown” http://en.wikipedia.org/wiki/
File:Volontariclowndicorsia.JPG Figura 4 – “Modi di gestione dei rifiuti pericolosi in
Slovenia nel 2009”, http://kazalci.arso.gov.si/xml_table?
data=graph_table&graph_id=8000&ind_id=368
Figura 5 – “Ruggine su cui si sono depositati alcuni crostacei”, http://
en.wikipedia.org/wiki/File:Corrosion.jpg
Figura 6 – “Reazione esotermica”, http://en.wikipedia.org/wiki/
File:ThermiteReaction.jpg
Figura 7 – “Formula strutturale della molecola PCB”, http://sl.wikipedia.org/wiki/
Slika:Polychlorinated_biphenyl_structure.svg
Figura 8 – “Simbolo radioattività”, http://sl.wikipedia.org/wiki/Slika:Radioactive.svg
Figura 9 – “Foto del versamento”,
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ajkai_vorosiszap_tarozo_(2)civertanlegi.jpg
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ajkai_vorosiszap_tarozo_(4)civertanlegi.jpg
http://en.wikipedia.org/wiki/File:Marcal_vorosiszapcivertanlegi.jpg
CAPITOLO 5 - Riuso e riciclo
Figura 1 – “Pallet in legno”, Fonte: A sinistra - http://en.wikipedia.org/wiki/
File:Wooden_pallet_with_glove.jpg, A destra - http://en.wikipedia.org/wiki/
File:EUR_Palette_Stapel.jpg
Figura 2 – “Il Roskilde Festival”, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/
commons/5/5b/Roskilde_Festival_-_Orange_Stage_-_Bruce_Springsteen.jpg
Figura 3 – “Alcuni oggetti della bottega di Utilla”, fonte: Bottega Utilla
Figura 4 - “Riuso del contenitore di una candela profumata”, fonte: Università di Nova
Gorica
Figura 5 – “Tartaruga impigliata nella rete”, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/
commons/5/50/Turtle_entangled_in_marine_debris_%28ghost_net%29.jpg
89
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
Tabella 1 – “Risparmio di materia prima e di energia nel processo di riciclaggio di
alcuni materiali/materie prime”
CAPITOLO 6 - Lo sfruttamento energetico dei rifiuti
Figura 1 – “La trasformazione dei rifiuti in combustibile nell’impianto della Surovina,
Maribor (Immagini: ©Gorenje Surovina d.o.o.)
Figura 2 - A sin.: “Il termovalorizzatore di Vienna il cui aspetto esterno è stato
progettato dall’artista austriaco Friedensreich Hundertwasser”; a ds.: “Il
termovalorizzatore di Malmö in Svezia”; http://en.wikipedia.org/wiki/Incineration
Figura 3 - In alto: “La sala controllo dell’inceneritore”; In basso: “Il forno
dell’inceneritore con griglia mobile”, http://en.wikipedia.org/wiki/Incineration
Figura 4 - “Il TCDD oz. 2,3,7,8”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:Dioxin-2Dskeletal.svg
CAPITOLO 7 - Le discariche
Figura 1 – “Una macchina compattatrice in azione in una discarica” (Foto: ©
Komunala Kranj)
Figura 2 – “Raccoglitori di rifiuti nelle Filippine”, http://en.wikipedia.org/wiki/
File:Payatas-Dumpsite_Manila_Philippines02.jpg
CAPITOLO 8 - I rifiuti in Europa e nel mondo
Figura 1 – “Quantità di rifiuti non minerali per persona (espressa in Kg) nei Paesi UE
nel 2004, 2005, 2008 e nel 2010”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/
statistics_explained/images/0/01/Non-mineral_waste_generation%2C_2004-2010_%
28kg_per_inhabitant%29_F2.PNG
Figura 2 – “Quantità di rifiuti non minerali prodotti in 27 Paesi UE espressa in milioni
di tonnellate, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/
Waste_statistics/it
Figura 3 – “Le modalità di trattamento dei rifiuti urbani nell’UE nel 2011 e i volumi
trattati”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/804032013-BP-EN.PDF
Figura 4 – “Moneta”, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/2/26/
Common_face_of_one_euro_coin.jpg, “Rifiuti”, Matjaž Dovečar
Figura 5 – “Confronto tra l’andamento dei quantitativi di rifiuti solidi urbani prodotti,
l’andamento demografico e l’andamento delle attività economiche (PIL) nell’UE tra il
1995 e il 2009”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php?
title=File:Municipal_waste%20_generated,_population_and_GDP_in_the_EU27_from_1995_to_2009_%281995%3D100%29.PNG%20&filetimestamp=20110708155550
Figura 6 – “L’attrezzatura elettronica dismessa viene spesso inviata nei Paesi in via di
90
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
sviluppo”
Fonti:
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a1/India_Victor_Grigas_201112.jpg
http://en.wikipedia.org/wiki/File:India_Victor_Grigas_2011-14.jpg
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/56/India_Victor_Grigas_201113.jpg
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/96/Agbogbloshie.JPG
http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/08/Recycling_lead_in_a_leadacid_battery_recovery_facility.jpg
Figura 7 – “I rifiuti in plastica rappresentano una minaccia per gli animali” (Università
di Nova Gorica)
Figura 8 – “Pezzo di microplastica ingrandito” (fonte: Università di Nova Gorica)
CAPITOLO 9 - Coinvolgere la cittadinanza nella gestione dei rifiuti
Figura 1 – fonte: Università di Nova Gorica
Figura 2 - L’azione “Puliamo la Slovenia” (© Matjaž Dovečar)
CAPITOLO 10 - Le indicazioni strategiche e gli obiettivi del trattamento dei rifiuti
Figura 1 – “La gerarchia del trattamento dei rifiuti” (adattato da: 2008/98/CE;
Gertsakis e Lewis 2003)
Figura 2 – “Lattine compresse”, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/
c9/Pressed-cans.jpg
Figura 3 - “Luna”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:FullMoon2010.jpg
“Terra”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpg
“Lattina”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:POE_Stay-on_tab.jpg
Figura 4 e 5 – “Pirano-Slovenia” (fonte: Okolje Piran d.o.o.)
Figura 6 – “La quantità di rifiuti differenziati raccolti nel comune di Pirano è in
crescita dal 2001” (©Javno podjetje Okolje Piran d.o.o.)
Figura 7 – “Quote dei rifiuti differenziati raccolti nel 2010”, Indicatori Ambientali
Urbani, 2011, www.istat.it
Tabella 1 – “I rifiuti urbani generati e depositati in discarica in Slovenia”
Tabella 2 – “La raccolta differenziata dei rifiuti urbani nel capoluoghi di regione
dell’area programma (in %)”, Istat - Istituto Nazionale di Statistica
91
TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti
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