TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti TESSI - Teaching Sustainability across Slovenia and Italy Partner del progetto: Consorzio per l’AREA di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste – AREA Science Park Università degli Studi di Ferrara Laboratorio dell’Immaginario Scientifico Università di Nova Gorica Slovenski E-forum Sito web: www.tessischool.eu 2 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Indice Capitolo 1: I rifiuti in generale ················································· pag. 5 Capitolo 2: I rifiuti domestici ··················································· pag. 12 Capitolo 3: I rifiuti organici ····················································· pag. 20 Capitolo 4: Rifiuti pericolosi ···················································· pag. 26 Capitolo 5: Riuso e riciclo ······················································· pag. 36 Capitolo 6: Lo sfruttamento energetico dei rifiuti ························· pag. 47 Capitolo 7: Le discariche ························································ pag. 56 Capitolo 8: I rifiuti in Europa e nel mondo ··································· pag. 60 Capitolo 9: Coinvolgere la cittadinanza nella gestione dei rifiuti ······· pag. 68 Capitolo 10: Le indicazioni strategiche e gli obiettivi del trattamento dei rifiuti ···························································· pag. 77 Lista figure ·········································································· pag. 88 Legenda Punti chiave Definizione Caso studio Esercizio Nota Riferimenti Web links 3 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Colophon EDITORE: Consorzio per l’AREA di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste (Italia) AUTORE: Università di Nova Gorica (Slovenia) REDATTORE: Maša Šprajcar AUTORI: dr. Andrej Kržan, dr. Polonca Trebše, dr. Romina Rodela, dr. Gregor Torkar, Maša Šprajcar REVISORI DEI TESTI: Silvia Riberti e Francesco Dondi. Un sentito ringraziamento va al prof. Fabrizio Passarini dell’Università di Bologna per la revisione della traduzione Italiana e la conformità alle problematiche dei rifiuti della Regione Emilia Romagna. EDITING: Bordercross, Consorzio per l’AREA di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste, Silvia Riberti. SERVIZIO DI TRADUZIONE: Traduzioni Quickline ATTRIBUZIONE DELLE FOTO: la lista completa delle foto si trova a pagina 88 GRAFICA E ANTEPRIMA DI STAMPA: Bordercross EDIZIONE: 2.0 LUOGO E DATA: Trieste, aprile 2015 La presente pubblicazione è reperibile in formato elettronico all’indirizzo: http://www.tessischoole.eu/materiali-didattici Pubblicazione finanziata nell'ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia-Slovenia 2007-2013, dal Fondo europeo di sviluppo regionale e dai fondi nazionali. Projekt sofinanciran v okviru Programa čezmejnega sodelovanja Slovenija-Italija 2007-2013 iz sredstev Evropskega sklada za regionalni razvoj in nacionalnih sredstev.” Il contenuto della presente pubblicazione non rispecchia necessariamente le posizioni ufficiali dell’Unione europea. La responsabilità del contenuto della presente pubblicazione appartiene all'autore [Università di Nova Gorica]. 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 1 – I rifiuti in generale Punti chiave: Tipi di rifiuti e come si producono; Attività dell'uomo legate alla produzione dei rifiuti. Cosa sono i rifiuti? L'uomo per vivere ha bisogno di energia e di varie sostanze. Per soddisfare i propri bisogni sfrutta le risorse naturali a disposizione e quindi, proprio come tutti gli altri esseri viventi, crea sostanze non utilizzate e/o di scarto. Fanno parte degli scarti animali e vegetali gli escrementi, le foglie cadute, i gusci dei frutti, i resti delle tane degli animali, e tutte quelle sostanze che poi verranno naturalmente degradate nelle componenti di base, per poi immettersi nuovamente nel ciclo di creazione di sostanze nuove. Le sostanze di scarto, che sono la conseguenza delle attività dell’uomo, vengono chiamate rifiuti. La quantità di gran lunga maggiore di rifiuti viene prodotta da noi umani. Figura 1: A sinistra - foglie cadute, A destra – discarica di rifiuti (www.dreamstime.com) Esercizio: Carlo e Anna osservano la bottiglia che hanno appena svuotato nel corso della cena. Carlo vorrebbe buttarla, perché è vuota e quindi senza alcun utilizzo, Anna invece vorrebbe conservarla. Sentiamo la loro conversazione. Carlo: Anna, perché stai lavando la bottiglia? Buttala nel cestino. Anna: È un peccato buttarla, prima o poi mi tornerà utile. Carlo: Che ne farai? È solo una normale bottiglia. Anna: Lo so, ma è ancora utile allo scopo. Carlo: Sarà utile allo scopo anche se la buttiamo nel raccoglitore del vetro. La ricicleranno. Anna: Hai ragione, ma a me serve ancora. E ad ogni modo anche il riciclo dei rifiuti ha bisogno di molta energia. Domani preparerò un succo e questa bottiglia farà proprio al Figura 2: http:// caso mio. Ci metterò il succo e lo conserverò per it.wikipedia.org/ wiki/Bottiglia l’inverno. 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Se avete seguito il dialogo con attenzione, avete anche capito che un rifiuto è una qualsiasi sostanza o oggetto (per esempio una bottiglia) che non può o non vuole più essere usata dal proprietario. Un rifiuto può essere tutto ciò che non è più necessario all’uomo, che gli dà fastidio e che lo danneggia e che viene quindi buttato via. Fra i rifiuti si annoverano anche quelle sostanze e oggetti che si possono inserire in vari processi di trasformazione, ovvero in processi di riciclo dei materiali o di energia. Definizione: Il rifiuto è una qualsiasi sostanza di scarto che è la conseguenza dell’attività dell’uomo. Dei rifiuti fanno parte anche quelle sostanze e quegli oggetti che possono essere inclusi in vari processi di riciclo e/o di acquisizione di energia. Le risorse naturali sono elementi presenti nell’ambiente che hanno una grande importanza nel soddisfare i bisogni di tutti gli esseri viventi. Le risorse naturali si dividono in rinnovabili e non rinnovabili. I rifiuti nel passato e oggi Le risorse naturali hanno da sempre permesso la nostra esistenza. Attraverso i millenni di esistenza della specie umana i nostri bisogni di risorse naturali pro capite hanno registrato un enorme balzo. Le persone nelle società industrializzate, infatti, consumano da 4 a 8 volte più risorse naturali rispetto alle persone che vivono in comunità agricole e addirittura da 15 a 30 volte più risorse rispetto alle tribù che vivono di caccia e raccolta. Un maggiore consumo di risorse naturali significa anche un aumento nella quantità di rifiuti, che sono la conseguenza delle attività dell'uomo. Nella preistoria, quando gli uomini vivevano di caccia e raccolta, una persona consumava circa 3 chilogrammi di risorse naturali al giorno. I rifiuti che si venivano a creare erano pochi e per lo più velocemente degradabili (resti di cibo, di vestiti, di attrezzi, di armi, di abitazioni, cenere dei focolai...), perché l'uomo utilizzava soltanto ciò che trovava in natura e non era ancora in grado di modificare le caratteristiche delle sostanze. Nelle prime comunità agricole l'uomo faceva affidamento sul cibo cacciato, raccolto o coltivato e il consumo di risorse naturali crebbe a circa 11 chilogrammi a testa, al giorno. Il consumo aumentò soprattutto in termini di foraggio per gli animali domestici, che poi fornivano diversi prodotti (per esempio il latte, la carne, la lana) e aiutavano nella coltivazione della terra (per esempio nell'aratura dei campi). Aumentò anche il consumo di risorse naturali per la costruzione di abitazioni più grandi e più resistenti e per la fabbricazione di utensili in metallo. La fonte principale di energia era il legno e la disponibilità delle scorte di legname era il limite principale posto alla crescita delle comunità umane. Con la rivoluzione industriale del XVIII secolo l’utilizzo di combustibili fossili si diffuse molto velocemente. All’inizio si utilizzava il carbone, poi anche il petrolio e il gas naturale. Da un giorno all’altro le fonti disponibili di energia per l’uomo divennero più numerose, il che permise un rapido sviluppo dell’industria e una maggiore produzione di beni e servizi. Dalla rivoluzione industriale in poi siamo stati testimoni di una veloce crescita della popolazione mondiale, che consuma sempre più risorse naturali e produce una quantità di rifiuti sempre maggiore. Fra i rifiuti è in crescita soprattutto 6 - Capitolo 1 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti la percentuale di plastica, mentre diminuisce la quantità di rifiuti biodegradabili. Il consumo giornaliero di risorse naturali per ogni abitante che vive in una società industrializzata in media raggiunge i 44 chilogrammi. Figura 3-4: Quantità media di consumo di risorse naturali pro-capite in diverse società (http://en.wikipedia.org/wiki/File:Maler_der_Grabkammer_des_Sennudem_001.jpg) In alcune aree del mondo, come nella Foresta Amazzonica e in Papua Nuova Guinea ancora oggi alcune persone vivono di caccia e raccolta. Gran parte delle popolazioni dell’Africa, dell’Asia e dell’America latina vivono ancora di agricoltura. Nel mondo oggi ci sono enormi differenze nel consumo pro capite. Nell’anno 2000 un europeo medio consumava ogni giorno circa 43 chilogrammi di risorse naturali, mentre nello stesso periodo nel territorio europeo venivano prodotti solo 36 chilogrammi di risorse nuove a testa. Noi europei siamo quindi importatori di risorse naturali da altre aree del mondo. Il consumo giornaliero maggiore di risorse naturali si registra nell’America settentrionale e in Oceania, mentre il consumo minore (da 9 a 10 volte minore) si registra in Africa. Le differenze nel consumo di risorse naturali si riflettono anche nelle condizioni sociali e politiche, quali la povertà, la fame e le guerre. Figura 5: Quantità media (Kg/giorno) di risorse naturali consumate da ogni abitante nell’anno 2000 (tratto da “Our use of the world's natural resources“, 2009). 7 - Capitolo 1 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Le palafitte nel Ljubljansko barje Le palafitte nel Ljubljansko barje (Slovenia) sono tra le palafitte più antiche e risalgono a circa 4500 anni a.C. Si tratta di un tipo di abitazioni tipiche per le aree attorno ai laghi o alle paludi. Nel Ljubljansko barje le case su palafitte hanno resistito, con qualche interruzione, per più di 2500 anni. Le prime ricerche dei villaggi a palafitte risalgono già alla fine del XIX secolo. In base alle analisi dei rifiuti e di altri resti che si sono conservati negli strati dei villaggi antichi, i ricercatori possono capire quale fosse l’alimentazione degli abitanti, come venisse preparato il cibo e in quali condizioni ambientali vivessero. Il suolo bagnato del barje (palude, NdT) ha infatti conservato i resti di ossa, di semi, di frutta e altri resti che solitamente, nel suolo secco, si disintegrano. Divisione dei rifiuti in gruppi I rifiuti possono essere classificati in vari modi, per esempio in base alla loro origine oppure dal punto di vista del potenziale di pericolo per la salute dell’uomo e per l’ambiente. Molto spesso abbiamo a che fare con i rifiuti urbani che vengono prodotti nelle case, nelle strutture di ricezione, nei negozi, negli uffici e in altri luoghi pubblici; fra questi ci sono anche rifiuti simili provenienti dall’industria e i fanghi dei macchinari di pulizia e delle fognature. Dalle risorse naturali (per esempio il petrolio, i minerali, il legno) l’industria ricava dei prodotti che ci facilitano la vita di ogni giorno. In questo processo, però, si vengono a creare rifiuti industriali come la cenere, il materiale di scarto, le melme, i minerali di scarto, gli oli, gli imballaggi e altri rifiuti. Dei rifiuti industriali fanno parte tutti i rifiuti che vengono a crearsi durante la produzione e anche i rifiuti dei macchinari di pulizia. I rifiuti che a causa della loro quantità, della loro concentrazione o delle loro caratteristiche chimiche o biologiche minacciano la nostra salute e l’ambiente, vengono chiamati rifiuti pericolosi. Le proprietà chimiche dei rifiuti pericolosi sono l’infiammabilità, la corrosività (a causa della loro acidità o alcalinità corrodono le altre sostanze), la reattività e la radioattività. Troverete maggiori informazioni sui rifiuti pericolosi nel Capitolo 4. Una ripartizione più dettagliata dei rifiuti viene data dalla Lista di classificazione dei rifiuti che è allegata all’appendice del primo capitolo. Definizione: I rifiuti urbani sono quei rifiuti che si vengono a creare nelle case, nelle strutture di ricezione, nei negozi e in altri luoghi pubblici, nonché rifiuti simili che provengono dall’industria e le melme prodotte dai macchinari di pulizia e dal sistema fognario. I rifiuti industriali sono rifiuti che vengono prodotti quale conseguenza dell’attività industriale. I rifiuti pericolosi sono rifiuti che a causa della loro quantità, della loro concentrazione, delle loro proprietà fisiche, chimiche o biologiche minacciano la salute dell’uomo, degli animali, delle piante e dell’ambiente in generale. 8 - Capitolo 1 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Esercizio: Quanti rifiuti produce un cittadino italiano e quanti un cittadino sloveno? Nella tabella sottostante sono raccolti i dati sulle quantità di rifiuti (in 1000 tonnellate) per l’Italia, la Slovenia e l’intera Unione Europea (UE) nell’anno 2010. Analizzate i dati. In cosa si distinguono le quantità di rifiuti in Slovenia e in Italia? Quale tipo di rifiuto è il più frequente? Calcolate le quantità medie di rifiuti per ogni cittadino dell’Italia, della Slovenia e dell’Unione Europea nell’anno 2010. L'Italia ha circa 60 milioni di abitanti, la Slovenia 2 milioni e l’Unione Europea (27 Stati membri) 503 milioni di abitanti. Calcolate anche la quantità giornaliera dei rifiuti per abitante. Tabella 1: Quantità di rifiuti nell’Unione Europea, in Italia e in Slovenia (dati pubblicati nel settembre 2013) 8.543 5.159 120 Abitazioni 158.628 Altre attività commerciali Slovenia 101.300 Edilizia Italia 2.502.240 Energetica UE (27 Paesi) Percentuale di rifiuti pericolosi Attività produttive Totale Attività estrattiva Rifiuti prodotti dalle famiglie e dalle attività commerciali (2010) Agricoltura, silvicoltura e pesca Tutti i dati sono espressi in 1000 tonnellate 39.420 671.750 274.950 85.930 859.730 351.870 218.590 311 706 35.928 2.660 59.340 27.204 32.479 141 12 1.517 558 1.509 694 728 (Tabella tratta da: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/images/5/50/ Waste_generation%2C_2010_%281_000_tonnes%29_T1.PNG) Da quali materiali è composto il telefono cellulare e da dove provengono questi materiali? Anche se i telefoni cellulari sono in uso al pubblico più ampio soltanto da poco più di un decennio, oggi non possiamo più immaginare una vita senza. Alla fine del 2011 nel mondo erano in uso già circa 6 miliardi di telefoni cellulari. In Slovenia e in Italia sono in uso più di due cellulari a testa. La grande domanda per questi oggetti e il loro sviluppo continuo hanno quindi comprensibilmente contribuito all’aumento del consumo delle risorse naturali e all’aumento della quantità di rifiuti, anche pericolosi. I telefoni cellula9 - Capitolo 1 Figura 6: http:// it.wikipedia.org/wiki/ File:Mobile_phone_ evolution.jpg TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti ri sono fatti di diversi materiali. Normalmente circa il 40% del telefono è fatto di plastica e il 20% di ceramica e tracce di altri elementi. Nelle leghe troviamo il rame, l’oro, il piombo, il nichel, il berillio, lo zinco e altri metalli. I cristalli liquidi dello schermo contengono il mercurio, che è tossico. Le batterie contengono nichel, cobalto, cadmio, zinco e rame. Anche i fili sono di rame. La plastica viene usata per il pannello del circuito, per parte dell’involucro e dello schermo e del carica batterie. Con l’aiuto di un atlante e di internet individuate in quali paesi si trovano le maggiori miniere dei metalli con cui si fabbricano i telefoni cellulari. Individuate anche in quali paesi vengono prodotti più telefoni cellulari. Alla fine comparate lo sviluppo economico e le condizioni sociali in questi paesi. Web links Eurostat. http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/environment/data/ database mobiThinking http://mobithinking.com/mobile-marketing-tools/latest-mobile-stats/ a#subscribers Overconsumption? Our use of the world's natural resources. B. Slater, Warhurst, M. (eds.). SERI, GLOBAL 2000, Friends of the Earth Europe, 2009, Scaricabile dal sito: http://old.seri.at/documentupload/SERI%20PR/ overconsumption--2009.pdf "Rapporto Rifiuti Speciali - Edizione 2012", di ISPRA: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti -speciali-edizione-2012 Rapporto Rifiuti Urbani - Edizione 2013" di ISPRA: http:// www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/rapporto-rifiuti-urbaniedizione-2013 Uredba o odpadkih, Uradni list RS, št. 103/11. Disponibile all'indirizzo: http://www.pisrs.si/Pis.web/pregledPredpisa?id=URED5368# 10 - Capitolo 1 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Allegato Gruppi di rifiuti secondo la Lista di classificazione dei rifiuti: Rifiuti derivanti da prospezione, estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali Rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura, acquacoltura, selvicoltura, caccia e pesca, trattamento e preparazione di alimenti Rifiuti della lavorazione del legno e della produzione di pannelli, mobili, polpa, carta e cartone Rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce, nonché dell'industria tessile Rifiuti della raffinazione del petrolio, purificazione del gas naturale e trattamento pirolitico del carbone Rifiuti dei processi chimici inorganici Rifiuti dei processi chimici organici Rifiuti della produzione, formulazione, fornitura ed uso di rivestimenti (pitture, vernici e smalti vetrati), adesivi, sigillanti e inchiostri per stampa Rifiuti dell'industria fotografica Rifiuti prodotti da processi termici Rifiuti prodotti dal trattamento chimico superficiale e dal rivestimento di metalli ed altri materiali; idrometallurgia non ferrosa Rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica Oli esauriti e residui di combustibili liquidi (tranne oli commestibili) Solventi organici, refrigeranti e propellenti di scarto Rifiuti di imballaggio, assorbenti, stracci, materiali filtranti e indumenti protettivi (non specificati altrimenti) Rifiuti non specificati altrimenti nell'elenco Rifiuti delle operazioni di costruzione e demolizione (compreso il terreno proveniente da siti contaminati) Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate (tranne i rifiuti di cucina e di ristorazione non direttamente provenienti da trattamento) Rifiuti prodotti da impianti di trattamento dei rifiuti, impianti di trattamento delle acque reflue fuori sito, nonché dalla potabilizzazione dell'acqua e dalla sua preparazione per uso industriale Rifiuti urbani (rifiuti domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali nonché dalle istituzioni) inclusi i rifiuti della raccolta differenziata Per approfondire, consultare anche Il “Catalogo Europeo dei Rifiuti”: http:// it.wikipedia.org/wiki/Catalogo_europeo_dei_rifiuti e il "Testo Unico Ambientale”, D. Lgs. 3 aprile 2006, Parte Quarta, Allegato D. 11 - Capitolo 1 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 2 – I rifiuti domestici Parole chiave: Rifiuti urbani La varietà dei rifiuti domestici Smaltimento dei rifiuti domestici Ognuno di noi può avere uno sguardo diretto e preciso sulle quantità e la composizione dei rifiuti che produce, semplicemente guardando in casa. Tutti noi siamo coinvolti in un sistema di smaltimento dei rifiuti organizzato dalle aziende preposte. Per i rifiuti prodotti in casa una caratteristica è la grande varietà, conseguenza della molteplicità delle nostre attività, di cui nemmeno ci accorgiamo. I rifiuti domestici fanno parte dei rifiuti urbani, fra cui troviamo anche i rifiuti di vari enti (ospedali, scuole, uffici), di piccoli negozi, di locali, di negozi di artigianato, di impianti di pulizia delle superfici pubbliche e i fanghi provenienti dagli impianti di pulizia. Per lo più i rifiuti domestici sono rifiuti urbani non pericolosi, ma includono anche rifiuti pericolosi. Rispetto ai rifiuti che vengono generati dalle attività produttive, i rifiuti urbani misti e i rifiuti urbani differenziati rappresentano la parte minore della quantità totale dei rifiuti raccolti (per esempio in Slovenia l’11% nel 2011; in Italia ammontano a circa il 25%: sono circa 138 milioni t i rifiuti speciali nel 2010, mentre sono circa 32 milioni t i rifiuti urbani – fonte ISPRA), ma, come abbiamo già accennato, sono caratterizzati da una grande varietà. Proprio a causa di questa caratteristica vengono riciclati in percentuali minori rispetto ai rifiuti industriali. La raccolta differenziata è di primaria importanza per il riciclo. Definizione: i rifiuti urbani sono composti dagli scarti domestici e da altri rifiuti, che per loro natura e composizione, sono simili a quelli domestici. Si producono in quantità minori rispetto ai rifiuti industriali e sono estremamente eterogenei. Per una corretta gestione dei rifiuti urbani è estremamente importante la raccolta differenziata. La figura 1 indica le quantità di rifiuti urbani nei paesi europei. Appaiono evidenti le diverse tendenze nei vari paesi. 12 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Figura 1: Le quantità di rifiuti urbani (espressa in kg per abitante) prodotti negli anni 1995, 2002 e 2009 nei paesi europei (fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php?title=File: Municipal_waste_generated_by_country_in_1995,_2002_and_2009,_sorted_by_2009_level_%28kg_per_capita% 29.PNG&filetimestamp=20110708152012) Tipi di rifiuti domestici Come abbiamo già accennato, i rifiuti prodotti nelle case sono estremamente eterogenei e quindi anche la quantità che, nei sistemi moderni di gestione dei rifiuti urbani, viene smaltita separatamente è sempre maggiore. Con la raccolta differenziata dei rifiuti urbani, ed evitando di mescolare le varie categorie, l’utilità dei rifiuti è decisamente maggiore. Nelle case si differenziano soprattutto i seguenti rifiuti: carta, vetro e metalli, imballaggi in plastica, rifiuti organici. I rifiuti che non rientrano in questi gruppi vengono gettati nella raccolta indifferenziata per i rifiuti urbani. Un’attenzione particolare va rivolta anche ad altri tipi di scarti che vengono prodotti nelle case e che vanno assolutamente differenziati, anche se per essi non sempre esiste un bidone apposito (almeno non davanti a casa o nell’isola ecologica). Si tratta di: rifiuti pericolosi (medicinali, batterie, colori, solventi, lampade fluorescenti, oli, detergenti, prodotti chimici) – maggiori informazioni nel Capitolo 4; rifiuti ingombranti (mobili, equipaggiamento sportivo, attrezzi da giardino, pneumatici, elementi edilizi, materiale elettrico ed elettronico di scarto). 13 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Abbiamo elencato i gruppi principali di rifiuti domestici. La loro raccolta differenziata dipende dall’organizzazione locale del sistema di smaltimento dei rifiuti. La raccolta differenziata è possibile presso le isole ecologiche per la differenziazione dei rifiuti, ma spesso molte famiglie hanno in casa diversi raccoglitori per i rifiuti che vengono smaltiti separatamente dai servizi comunali. Alcune città provvedono anche alla raccolta dei rifiuti porta a porta, di cui parleremo in dettaglio nel Capitolo 10. Un po’ diversa è la gestione dei rifiuti ingombranti e pericolosi che vengono raccolti saltuariamente durante attività speciali di raccolta, eventualmente organizzate dalle aziende locali. Ognuno di noi ha sempre anche la possibilità di portare i rifiuti differenziati, i rifiuti pericolosi e i rifiuti ingombranti fino ai centri per la raccolta differenziata dei rifiuti, gestiti dalle aziende preposte. Rifiuti urbani in Slovenia nell’anno 2011 Nel 2011 ogni cittadino sloveno ha prodotto circa 352 kg di rifiuti urbani, ovvero circa 1 kg di rifiuti al giorno. Il servizio pubblico di smaltimento ha raccolto quasi il 10% di rifiuti in meno rispetto all’anno 2010 e la percentuale di rifiuti misti è diminuita di quasi il 20% grazie a un aumento nella raccolta dei rifiuti differenziati. La figura 2 riproduce le percentuali di tutti i rifiuti urbani e non urbani raccolti e conferiti nell’anno 2011 nell’area curata dall’impresa comunale Snaga Ljubljana. Appare evidente che i rifiuti urbani misti domestici rappresentano più della metà di tutti i rifiuti raccolti, dato che va assolutamente migliorato. Figura 2: composizione dei rifiuti domestici e non domestici conferiti e raccolti dai servizi pubblici nell’anno 2011 (grafico tratto dai dati del rapporto annuale 2011 della ditta Snaga d.o.o – guarda Fonti) Nonostante i passi avanti nella raccolta differenziata, fra i rifiuti misti troviamo una 14 - Capitolo 2 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti grande quantità di materiali che potrebbero essere sfruttati nel riciclo o per produrre energia. Se riuscissimo a differenziare questi rifiuti potremmo utilizzare meno materie prime sfruttate per la produzione dei beni. Contemporaneamente i punti di raccolta sarebbero meno oberati, con un conseguente minor carico per l’ambiente, in quanto le discariche dei rifiuti hanno molti impatti negativi sull’ambiente (ulteriori informazioni nel capitolo sulle discariche). La raccolta differenziata nella regione Emilia Romagna La figura 3 mostra le percentuali di raccolta differenziata (colonna viola scuro) per ogni singolo tipo di rifiuto (rifiuti biologici, carta, vetro, metalli e alluminio, ecc.) e la percentuale dei rifiuti misti nell’anno 2009. Possiamo vedere che per la plastica la percentuale di rifiuti differenziati è molto bassa. Figura 3: Percentuali delle quantità di rifiuti raccolte in maniera differenziata nella regione Emilia Romagna nell’anno 2009 (fonte: ARPA - http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/ stato_ambiente/annuario2010/cap_05.pdf) La raccolta dei rifiuti domestici A causa dell’elevato numero dei punti di produzione (il numero delle case) e a causa del loro carattere estremamente eterogeneo, la raccolta dei rifiuti domestici deve procedere in vari modi. Esistono due approcci di base che possono essere combinati in vari modi: a) raccolta porta a porta; b) raccolta dai punti in cui gli utenti conferiscono i rifiuti. Nel sistema odierno di raccolta dei rifiuti, che include una sempre maggiore raccolta differenziata, è necessario l’utilizzo di un maggiore numero di raccoglitori. Per una maggiore razionalizzazione si combinano quindi i due approcci: i rifiuti indifferenziati vengono raccolti nei cassonetti, mentre per i rifiuti differenziati sono previste raccolte porta a porta o apposite isole/punti di raccolta. Oggi ogni casa ha spesso più raccoglitori separati, in cui i membri della famiglia conservano i rifiuti urbani misti, 15 - Capitolo 2 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti gli imballaggi e i rifiuti biodegradabili. Le aziende preposte svuotano i singoli contenitori in base a un orario stabilito singolarmente per ogni famiglia. Figura 4: Un’isola ecologica e raccoglitori per la raccolta differenziata dei rifiuti (verde – rifiuti urbani misti, marroni – rifiuti biodegradabili, gialli - imballaggi) (Autore delle figura: Komunala Kranj) La raccolta dei rifiuti speciali (per esempio i rifiuti ingombranti e pericolosi) viene organizzata con minore frequenza. Per la raccolta sono a disposizione anche i centri specializzati in cui si possono conferire più tipi di rifiuti rispetto alle isole ecologiche. Nei centri di raccolta possiamo portare tutti quei rifiuti che potrebbero essere depositati nelle isole ecologiche (vetro, carta, imballaggi), ma anche scarti edilizi, mobili, RAEE, rifiuti pericolosi, oli di scarto, ecc. La raccolta include anche il deposito di veicoli in rottamazione che viene effettuata da aziende autorizzate e che a causa della natura del rifiuto è meno frequente. Figura 5: A sinistra – Raccolta di rifiuti pericolosi; A destra – Centro di raccolta Zarica a Kranj (Autore delle figura: Komunala Kranj) 16 - Capitolo 2 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Gestione dei rifiuti urbani Figura 6: Gerarchia della gestione dei rifiuti definite nella Direttiva Europea (2008/98/CE) I rifiuti urbani vengono gestiti in modi differenti e con sistemi diversi. Considerando la gerarchia della gestione dei rifiuti, definita dall’Unione Europea con la Direttiva sui rifiuti (maggiori informazioni nel Capitolo 10) ci si auspica naturalmente che ai punti di raccolta raccolgano le minor quantità di rifiuti possibile. La figura 7 mostra il diverso grado di efficienza nei vari paesi europei. I dati dei paesi più efficienti dimostrano che con una giusta strategia e una buona esecuzione si può raggiungere una situazione in cui nei punti di raccolta finisce una piccola quantità di rifiuti. In questi esempi di successo vediamo che nel sistema sono sempre inseriti anche l’utilizzo energetico dei rifiuti, il riciclo e il compostaggio. Figura 7: Le modalità di trattamento dei rifiuti urbani nell’UE nel 2011 e i volumi trattati (fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/8-04032013-BP-EN.PDF) Informazione Per una buona e efficiente esecuzione della gestione dei rifiuti domestici è di primaria importanza l’informazione corretta. Soltanto le persone informate bene e correttamente possono fare le scelte giuste, riciclare e conferire i rifiuti nel modo migliore. L’informazione svolge due funzioni importanti: da un lato deve motivare i cittadini a differenziare i rifiuti, spiegare loro il motivo per cui questo procedimento 17 - Capitolo 2 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti è importante e quali sono i suoi effetti; dall’altro lato il cittadino deve essere informato su come differenziare correttamente i rifiuti che produce. L’esperienza ha dimostrato che, nonostante la capillare informazione, gli utenti spesso non sanno dove buttare vari tipi di rifiuti. Le aziende preposte si rendono conto che il compito di sensibilizzare e informare i cittadini si basa soprattutto sulle aziende stesse e quindi dedicano grande attenzione a queste attività. I cittadini vengono informati per posta, attraverso i bollettini, i giornali, internet, ecc. Spesso ci si preoccupa anche di sensibilizzare i bambini in età prescolare e scolare che possono a loro volta avere un effetto positivo sui comportamenti degli altri membri della famiglia e da adulti sapranno fare scelte responsabili. Maggiori informazioni sul coinvolgimento del pubblico nella gestione dei rifiuti nel Capitolo 9. Esercizio: Quanti rifiuti produco? Con una corretta raccolta differenziata dei rifiuti possiamo diminuire sensibilmente la quantità di rifiuti misti conferiti dalle famiglie. Questo tipo di rifiuti è il più problematico per un eventuale riutilizzo e di solito finisce negli impianti di recupero energetico o nelle discariche dei rifiuti urbani. Per una migliore panoramica della quantità effettiva dei rifiuti prodotti, per almeno una settimana pesate e prendete nota dei rifiuti differenziati (carta, vetro, imballaggi, rifiuti biodegradabili) e dei rifiuti misti nelle vostre case. Prendete nota anche dei rifiuti per cui non sapete individuare la categoria. Annotate i risultati nella tabella. GIORNO CARTA VETRO IMBALLAGGI BIODEGRADABILI MISTI NON SO 1 2 3 4 5 6 7 TOTALE Domande Siete stupiti delle quantità? Sapete dove trovare le informazioni su come differenziare e riguardo a dove vanno a finire i rifiuti misti? Quanti rifiuti produce un membro della famiglia ogni settimana? Cosa si potrebbe migliorare? 18 - Capitolo 2 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Web links Arpa Emilia-Romagna - Annuario regionale dei dati ambientali 2010 http://www.arpa.emr.it/cms3/documenti/_cerca_doc/stato_ambiente/ annuario2010/cap_05.pdf Rapporto annuale 2011 della ditta Snaga d.o.o—Lubiana: http://www.snaga.si/sites/default/files/snaga_si/stran/ datoteke/5331_letno_porocilo_2011_snaga_1642012.pdf Ultimi rapporti sui Rifiuti di ISPRA: Rifiuti Urbani: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/ rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2013 Rifiuti Speciali: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/ rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2012 19 - Capitolo 2 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 3 – I rifiuti organici Punti chiave: I rifiuti organici Le caratteristiche dei rifiuti organici Trattamento dei rifiuti organici I rifiuti organici sono una categoria speciale di rifiuti. Dei rifiuti organici, che possiamo differenziare, fanno parte gli scarti della frutta, della verdura e della carne, le bustine da the, i fondi del caffè, i gusci delle uova, il pane e altri alimenti che contengono amidi. Una lista dettagliata può essere reperita presso le aziende comunali. I rifiuti organici si differenziano dagli altri tipi di rifiuti per il fatto che sono composti da materiali naturali che sono soggetti ai naturali processi di decomposizione. Il materiale organico fresco, come per esempio gli avanzi di cibo, di solito ha una grande percentuale di acqua ed è molto instabile, si trasforma velocemente e non è adatto alla conservazione. A causa di questa proprietà il materiale organico è molto problematico in tutte le fasi della gestione dei rifiuti: Durante la raccolta causa cattivo odore e versamenti, soprattutto con le alte temperature; Disturba i sistemi di separazione e riciclo; Altera la qualità (il potere calorifico) dei rifiuti, quando vogliamo utilizzarli come combustibile; In discarica causa la creazione di gas e percolati con una grande carica di sostanze organiche. I rifiuti organici sono diversi dagli altri tipi di rifiuti anche perché consentono il trattamento biologico, in quanto in fin dei conti si tratta di materiali naturali. Questo significa che per il loro trattamento possiamo sfruttare i processi naturali di decomposizione, favoriti dai microrganismi. Inoltre, se differenziamo i rifiuti organici dagli altri rifiuti e li trattiamo adeguatamente, possiamo restituirli alla natura, rendendo all'ambiente anche gli alimenti naturali. Si tratta di un enorme vantaggio. I rifiuti organici sono l'unico tipo di rifiuti che può essere restituito ai flussi delle sostanze naturali. Definizione: i rifiuti organici sono composti da materiali naturali. Consentono il trattamento biologico grazie all'azione dei microrganismi, in quanto questi riconoscono i materiali naturali come cibo e li decompongono. I rifiuti organici si immettono quindi nei processi naturali di decomposizione e attraverso la loro decomposizione noi restituiamo alla natura gli alimenti naturali. A causa delle loro caratteristiche sono molto diversi dagli altri tipi di rifiuti, il che diventa un grande vantaggio, se impariamo a differenziarli correttamente. Tipi di trasformazione dei rifiuti organici La trasformazione dei rifiuti organici si differenzia dalla trasformazione degli altri tipi di rifiuti in quanto include l'azione di organismi viventi. Per questo motivo è necessa20 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti rio mantenere le condizioni adatte affinché questi organismi sopravvivano e operino con successo durante tutto il procedimento. Di norma distinguiamo due tipi di trasformazione dei rifiuti organici: il processo aerobico e il processo anaerobico, che si differenziano per la presenza o meno dell'ossigeno. Il processo aerobico si sviluppa in presenza dell'ossigeno. La decomposizione si basa sull'ossidazione della materia organica, di cui si cibano i microrganismi. Il processo è analogo alla trasformazione del cibo nel corpo umano: nei processi enzimatici la sostanza organica si ossida e quindi produce energia. Il risultato è costituito da materiale organico energeticamente molto impoverito e decomposto. Nella gestione dei rifiuti organici il processo viene chiamato compostaggio, il prodotto della decomposizione è il compost con un aumento di biomassa. Il processo è fortemente esotermico (durante il processo si crea del calore), il che si vede soprattutto nelle grandi quantità di mucchi di compost, utilizzati nel compostaggio industriale, in cui si registra un notevole aumento della temperatura. Al centro del mucchio di compost possiamo arrivare a una temperatura di 70°C. In queste condizioni i patogeni e i semi vengono distrutti, il che significa che alla fine del processo ricaviamo il compost sanificato o stabilizzato. Nelle quantità minori di compost, come quelle ad uso domestico, il rapporto sfavorevole fra la superficie e il volume della massa favorisce una dispersione troppo veloce del calore, quindi questo tipo di cumuli di compost non si scaldano e quindi non si stabilizzano completamente. Tecnologicamente il compostaggio è un procedimento relativamente semplice. Sempre più spesso avviene in spazi chiusi, in quanto questa procedura favorisce un migliore controllo della temperatura, dell’umidità e degli odori. Anche dal punto di vista dei microrganismi si tratta di insiemi molto stabili che non hanno bisogno di particolari cure. Il compostaggio può essere effettuato in vari modi, ognuno influisce diversamente soprattutto sulla durata dell’intero procedimento. Il compost maturo, adeguato per l’utilizzo, si crea il più velocemente nell’arco di sei mesi, ma il processo può durare anche più a lungo. Definizione: Il compostaggio è un procedimento di trasformazione dei rifiuti organici, in cui i micro organismi aerobici decompongono biologicamente il materiale organico. La decomposizione aerobica è la decomposizione in presenza di ossigeno o aria, in cui il carbonio si trasforma in anidride carbonica (CO2) e in biomassa. Il processo anaerobico si svolge in assenza di ossigeno. La decomposizione viene effettuata da microrganismi anaerobici. A causa dell’assenza di ossigeno il materiale organico non può ossidare. L’ultima fase della decomposizione viene effettuata da microrganismi metanogeni che producono metano (CH 4). Il metano è un gas utilizzato come combustibile. Proprio per questo motivo la decomposizione anaerobica è un modo particolarmente interessante di trasformazione dei rifiuti organici. Dal processo possiamo ricavare il biogas che contiene metano e anidride carbonica. L’intero procedimento di decomposizione avviene in contenitori chiusi, i fermentatori, in cui possiamo garantire condizioni anaerobiche. I fermentatori di norma vengono riscaldati, in quanto il procedimento si sviluppa in maniera ottimale a medie temperature 21 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti (procedimento con mesofili) fra i 30°C e i 38°C , oppure a temperature più alte (procedimento con termofili) da 49°C a 57°C. La temperatura influisce sensibilmente sulla velocità di decomposizione. Nel regime mesofilo la decomposizione avviene in un arco di tempo fino a 30 giorni, nel regime termofilo invece bastano circa 7 giorni. Siccome producono biogas, i macchinari per la decomposizione anaerobica vengono chiamati impianti a biogas. Il biogas è composto al 50-80% da metano, mentre la frazione restante è anidride carbonica (a parte qualche gas in tracce); le sue caratteristiche dipendono soprattutto dalla natura del substrato. Il potere calorifico del metano puro è di 36 MJ/m3, mentre il potere del biogas è di circa 22 MJ/m 3. Il metano ha un valore energetico sufficiente per essere utilizzato anche come combustibile per i motori (anche nelle vetture). Otre al biogas, nel processo di decomposizione anaerobica si forma anche uno scarto di materiale organico che viene chiamato digestato e che alla fine della polimerizzazione anaerobica può essere utilizzato come compost. Il biogas di norma viene utilizzato come combustibile per motori a combustione interna che, a sua volta, fa funzionare il generatore di energia elettrica. Con questo sistema si può produrre energia elettrica e termica. Definizione: La decomposizione anaerobica è la decomposizione in assenza di ossigeno o aria, in cui il carbonio si trasforma in metano e in biomassa. A Lubiana gli autobus del trasporto passeggeri vanno anche a metano Nelle città l'aria è inquinata a causa delle gradi quantità di gas di scarico. Nel marzo del 2010 a Lubiana sono stati utilizzati in prova gli autobus urbani a gas naturale. Nel periodo di prova sono state misurate le emissioni dei gas di scarico, le emissioni di particelle e l'inquinamento acustico. Le misurazioni hanno dimostrato che questo tipo di autobus ha un impatto minore sull'ambiente. Oggi quindi a Lubiana ci sono 20 cosiddetti »metanobus«, e in futuro la città ne vorrebbe acquistare altri 40. Bioenergia in Italia In Italia nell’anno 2009 il 3,5% delle necessità di energia sono state coperte dalla bioenergia. Questa energia aveva una provenienza per il 66 % dal legno e dagli scarti di legname, mentre il 19% era composto da biocombustibili liquidi, l’8% da biogas e il 7% da rifiuti urbani biodegradabili (vedi il grafico). Figura 1 - Fonti di bioenergia in Italia nel 2009 (ENEA 2010) 22 - Capitolo 3 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti In Italia è in aumento anche la quantità di elettricità ricavata dalle biomasse. Nel 2004 dalle biomasse sono stati ricavati 4.499 GWh di elettricità, mentre nel 2009 già 7.631 GWh (in media una abitazione consuma 10 kWh di energia al giorno, per un totale di 3.650 kWh all’anno). Nel 2009 l’Italia contava 232 impianti a biogas che ricavavano il biogas dalle discariche dei rifiuti urbani. Il biogas così ricavato rappresentava l’80% di tutto il gas ricavato in quell’anno in Italia. E’ doveroso considerare anche il potenziale del biometano: in circa 50 città ci sono più di 2000 autobus che vengono alimentati dal gas naturale. Dati estrapolati da: http://www.4biomass.eu/document/file/Colonna.pdf Esercizio: 1. Considerate le equazioni sottostanti per la decomposizione aerobica e anaerobica del glucosio e provate a definire la relazione fra l’ossidazione e l’energia liberata. Dalle equazioni potete capire perché il metano è un buon combustibile, ovvero dove si trova la differenza fra le due equazioni. Riuscite a trovare un’equazione che descriva il processo che si sviluppa durante la combustione del metano e a individuare quanta energia si libera durante il processo? C6H12O6 + 6 O2 → 6 CO2 + 6 H2O + 2838 kJ C6H12O6 → 3 CH4 + 3 CO2 + 152 kJ 2. Calcolate quanti rifiuti organici si producono nella vostra famiglia (pesate le quantità e prendete nota per una settimana). Presupponendo che nei rifiuti ci sia il 15% di glucosio, calcolate quanto metano - ovvero quanta energia - si potrebbe ricavare in teoria dai vostri rifiuti. Sfruttamento energetico dei rifiuti organici Possiamo sfruttare soprattutto i rifiuti organici del legno, i rifiuti fibrosi e i rifiuti lignocellulosici come combustibile. Come esempio prendiamo le sostanze legnose del materiale verde che viene scartato nella semina finale del compost. Nel caso dello sfruttamento energetico otteniamo energia da una fonte rinnovabile, con grandi vantaggi ambientali, ma spesso i vantaggi sono anche economici, in quanto sono disponibili numerose sovvenzioni. La raccolta dei rifiuti organici I rifiuti organici vengono prodotti da tutte le famiglie. La quantità totale di tali rifiuti è molto grande, ma in questo caso abbiamo una grande dispersione di fonti e quindi notevoli difficoltà nella raccolta. Inoltre, i rifiuti organici vengono prodotti anche nelle strutture di ricezione. In questo caso le quantità sono più concentrate (riguardo al luogo di produzione). Altre due fonti quantitativamente molto importanti per la raccolta dei rifiuti organici sono l’industria di trasformazione alimentare e l’agricoltura, ma bisogna considerare anche lo scarto verde dei giardini, dei parchi, lungo le strade, ecc. in questo caso le quantità variano molto a seconda delle stagioni. Per una buona trasformazione aerobica e anaerobica, per cui alla fine si possa ricava23 - Capitolo 3 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti re un compost o un digestato di qualità da utilizzare sulle superfici agricole, è estremamente importante che fra i rifiuti organici non ci siamo altri tipi di rifiuti, come le impurità inerti (per esempio la plastica) o rifiuti che possano aumentare la quantità di sostanze pericolose (per esempio batterie, agenti chimici). In entrambi i casi questi materiali non sono adatti per gli usi agricoli, dove il compost, quale sostituto del fertilizzante, raggiunge gli effetti migliori. Per questo motivo per un utilizzo efficace del compost e del digestato è estremamente importante la raccolta differenziata dei rifiuti organici senza alcun altra sostanza. Fatta eccezione per le famiglie e i locali più piccoli, la raccolta differenziata dei rifiuti organici è relativamente semplice da organizzare, in quanto si tratta di quantità grandi concentrate in un unico luogo. Le aziende sono obbligate anche per legge ad organizzare la raccolta differenziata dei rifiuti organici; il conferimento di rifiuti organici puliti è per le aziende anche una fonte di risparmio. Nella raccolta dei rifiuti organici è di primaria importanza la rimozione giornaliera in quanto questo tipo di rifiuto non può essere conservato. La raccolta dei rifiuti organici per le famiglie è più difficile perché è condizionata dalla collaborazione della popolazione. Sono necessari molti punti di raccolta (contenitori) e il ritiro deve essere frequente (soprattutto nei mesi estivi), ma è necessaria anche una costante sensibilizzazione e informazione riguardo agli orari di ritiro. Uno degli approcci più efficaci è la raccolta e il conferimento dei rifiuti organici delle famiglie in sacchetti di plastica biodegradabili. I sacchetti permettono il passaggio dell’umidità durante la raccolta e permettono agli utenti una consegna facile e pulita, grazie al sacchetto stesso. Figura 2: Contenitori per rifiuti organici (fonte: Komunala Kranj) Con una corretta raccolta dei rifiuti organici possiamo diminuire sensibilmente l’impatto dei rifiuti sull’ambiente e migliorare in generale l’intero sistema della raccolta dei rifiuti. Plastiche compostabili La maggior parte della plastica che utilizziamo ogni giorno non è degradabile, ma esistono alcuni tipi di plastica che vengono riconosciuti dai microrganismi come cibo e che vengono quindi decomposti e trasformati in tempi relativamente brevi. La 24 - Capitolo 3 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti capacità di queste plastiche di decomporsi durante il ciclo di compostaggio viene verificata con test standard, in base ai quali i prodotti possono ricevere il certificato di compostabilità, con riferimento alle condizioni alle quali si decompongono (per esempio il compostaggio industriale o domestico). I test si basano sulla trasformazione dalla plastica ad anidride carbonica (analogamente anche l’uomo trasforma il cibo e espira anidride carbonica). Quando comprate i sacchetti biodegradabili per i rifiuti organici, fate attenzione che siano conformi agli standard, controllando il marchio della certificazione. Maggiori informazioni sulle plastiche compostabili e sulle plastiche biodegradabili in generale su questo link: http://www.assobioplastiche.org/ Figura 3: Marchio di certificazione che conferma che il prodotto è biodegradabile a determinate condizioni (http://de.wikipedia.org/w/index.php?title=Datei:Biodegradable.svg&filetimestamp=20081027225924) La raccolta dei rifiuti organici delle famiglie nel centro di una città medievale L’azienda comunale Okolje Piran, che si occupa del ritiro dei rifiuti nella zona della famosa località costiera di Pirano sulla costa slovena, registra ottimi risultati nel campo della raccolta dei rifiuti organici domestici. Si tratta, infatti, di una delle aziende comunali che hanno deciso di raccogliere i rifiuti organici in sacchetti biodegradabili. Alcune volte all’anno l’azienda distribuisce gratuitamente i sacchetti a tutte le famiglie, che poi provvederanno a riempirli di rifiuti organici. I sacchetti riempiti vengono poi lasciati davanti agli ingressi degli edifici e ritirati ogni giorno dagli operai dell’azienda Okolje Piran. In questo modo si è evitato il posizionamento di numerosi raccoglitori, per cui non c’è spazio nelle strette vie di Pirano. Il risultato di questo tipo di raccolta sono anche dei rifiuti estremamente puliti (senza altri tipi di scarti, che non fanno parte dei rifiuti organici), il che permette tutti i tipi di lavorazione. I rifiuti raccolti vengono inviati alla trasformazione anaerobica per la produzione del biogas. Web links “Rapporto sulle tecniche di trattamento dei rifiuti urbani in Italia” di ENEA e Federambiente (2009): http://www.federambiente.it/ open_attachment.aspx?I0=abe0b8c3-25d4-47d0-91b1-7bb2a55b6ef9 Ultimi rapporti sui Rifiuti di ISPRA: Rifiuti Urbani: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/ rapporto-rifiuti-urbani-edizione-2013 Rifiuti Speciali: http://www.isprambiente.gov.it/it/pubblicazioni/rapporti/ rapporto-rifiuti-speciali-edizione-2012 25 - Capitolo 3 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 4 - Rifiuti pericolosi Punti chiave: Rifiuti pericolosi; Caratteristiche dei rifiuti pericolosi; Etichettatura dei rifiuti pericolosi; Gestione corretta dei rifiuti pericolosi. Come possiamo notare, i rifiuti prodotti dall’uomo sono estremamente eterogenei. Molti di essi possono essere riutilizzati o riciclati, altri invece sono pericolosi. Quando ci troviamo a gestire rifiuti pericolosi dobbiamo essere particolarmente attenti. Spesso non ci accorgiamo neanche di avere a che fare con un rifiuto pericoloso. Per questo motivo è importante essere informati riguardo alla natura dei rifiuti pericolosi, capire perché sono nocivi e quale sia il modo migliore per gestirli. I rifiuti che vengono conferiti in maniera errata possono nuocere seriamente alla salute delle persone e possono minacciare la natura. Ci sono vari tipi di inquinamento (per esempio la contaminazione delle acque sotterranee e di superficie, la produzione di prodotti gassosi tossici della decomposizione e il rischio di incendi - anche a causa del legno -, ecc.) I rifiuti pericolosi sono classificati come tali quando a causa della loro quantità, concentrazione, proprietà fisiche, chimiche o biologiche, minacciano la nostra salute e l’ambiente. Analogamente alla gestione dei rifiuti in generale, che viene regolamentata da leggi specifiche, anche la gestione dei rifiuti pericolosi è soggetta a leggi precise. Tutti i rifiuti pericolosi sono elencati nella lista di classificazione dei 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. Esplosivo; Comburente; Facilmente infiammabile; Irritante; Nocivo; Tossico; Cancerogeno; Corrosivo; Infettivo; Tossico per la riproduzione; Mutageno; Rifiuto che, a contatto con l'acqua, l'aria o un acido, sprigionano un gas tossico o molto tossico; 13. Sensibilizzante; 14. Ecotossico; 15. Rifiuto suscettibile, dopo l’eliminazione, di dare origine in qualche modo ad un’altra sostanza, ad esempio a un prodotto di lisciviazione avente una delle caratteristiche sopra elencate. 9. 10. 11. 12. rifiuti, in cui si riconoscono in quanto il codice a sei caratteri viene seguito da un *. Il rifiuto viene riconosciuto come pericoloso quando ha almeno una (o più) delle seguenti quindici caratteristiche: 26 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Per approfondire, si consulti l’allegato I del Decreto Legislativo 3 dicembre 2010, n. 205. L’origine dei rifiuti pericolosi è varia, ma la fonte principale è rappresentata dalle attività produttive e dai servizi: industria chimica e petrolchimica (70%); metallurgia in e industrie simili (20%); altre industrie (10%). Non dobbiamo dimenticare che i rifiuti pericolosi vengono prodotti anche nelle nostre case. Tutti utilizziamo vari detergenti, colle, spray, medicine, colori, pitture, solventi, batterie, cucinando produciamo oli usati, ecc. Forse questi rifiuti non ci sembrano molti, ma dal momento che rappresentano un rischio per la nostra salute e per l’ambiente, dobbiamo essere tanto più cauti. I rifiuti pericolosi devono essere adeguatamente etichettati, in modo da poterli riconoscere subito. Dobbiamo fare attenzione alle parole, quali pericoloso, tossico, corrosivo, infiammabile, esplosivo, dannoso per l'ambiente, dannoso per la salute, comburente, ecc. Queste parole ci mettono in guardia riguardo al fatto che i prodotti contengono sostanze che a causa di un utilizzo, una conservazione o uno smaltimento errato, potrebbero nuocere alla nostra salute o all'ambiente. A causa del pericolo che rappresentano, i rifiuti pericolosi non vanno buttati nei normali raccoglitori, abbandonati nelle discariche o in natura e tanto meno vanno versati nei canali di scolo o nelle fognature. E’ doveroso portare questo tipo di rifiuti nei centri di raccolta. Alcuni rifiuti pericolosi (per esempio le batterie, le lampadine, le cartucce esauste, ecc.) possono essere conferiti anche nei negozi, in cui si trovano raccoglitori appositi per la raccolta degli stessi. Figura 1: http://en.wikipedia.org/wiki/File:Inkjet_printer_inside-cartridges.jpg 27 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Vediamo quali simboli ci avertono del fatto che abbiamo a che fare con un rifiuto pericoloso: Figura 2: Simboli per i rifiuti pericolosi (fonte: http://www.valutazionerischiochimico.it/luoghi-dilavoro/simboli.html) Esercizio: Quanti rifiuti pericolosi ci sono in casa vostra? Controllate ogni stanza della vostra casa e annotate quali rifiuti pericolosi trovate/usate in: cucina, sala da pranzo, bagno, camera da letto, cantina, garage. Verificate per quali scopi si utilizzano i prodotti pericolosi e quale agente chimico pericoloso contengono, ovvero perché sono classificati come rifiuti pericolosi. Definizione: Un rifiuto pericoloso è ogni rifiuto che a causa di una o più caratteristiche di pericolosità viene classificato nella lista dei rifiuti pericolosi. A causa delle loro quantità, concentrazioni, proprietà fisiche, chimiche e biologiche, i rifiuti pericolosi minacciano la nostra salute e l’ambiente. Per questo motivo è estremamente importante sapere quali rifiuti pericolosi stiamo maneggiando e come vanno correttamente gestiti. 28 - Capitolo 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti La gestione dei rifiuti pericolosi Come abbiamo già accennato, nella gestione di questo tipo di rifiuti dobbiamo essere particolarmente attenti. Non vanno assolutamente conferiti nei normali contenitori per i rifiuti urbani misti o nei raccoglitori per la raccolta differenziata. Rimangono allora tre possibilità: vanno conferiti in occasione delle attività di smaltimento; vanno portati nel centro di raccolta più vicino; alcuni rifiuti possono anche essere portati nei negozi e/o restituiti al distributore (per esempio le lampadine, le batterie usate, le cartucce, gli accumulatori, i rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, ecc.). Volontari clown in Slovenia: 2 in 1 – utile per l’ambiente, utile per i bambini I “Volontari clown di corsia” aiutano le persone che sono gravemente malate o colpite da gravi danni. Ogni anno fanno visita a migliaia di pazienti (nel 2012 più di 30.000) e rallegrano le loro giornate. In Slovenia è nato un progetto apposito: è possibile aiutare i volontari clown portando le cartucce Ink-jet e i toner esausti nei loro raccoglitori. Le aziende specializzate nel riciclaggio e nella produzione delle cartucce a inchiostro e a laser provvederanno a prelevare i rifiuti. In questo modo si fanno due buone azioni in una – ci si preoccupa che l’ambiente sia meno inquinato, grazie alla corretta gestione dei rifiuti, e si aiutano i medici clown, affinché possano continuare a rallegrare la giornata a coloro che ne hanno davvero bisogno. Maggiori informazioni sul progetto su: http:// Figura 3: http://en.wikipedia.org/wiki/ www.recycling4smile.org/ e http:// File:Volontariclowndicorsia.JPG www.rdecinoski.org/ Progetto LEONARDO – Raccolta cartucce esauste e telefoni cellulari in Italia L’ideatore e l’organizzatore del “Progetto Leonardo” è l’azienda italiana Eco-recuperi, che è contemporaneamente anche la prima azienda ad aver creato una rete per il riciclo dei rifiuti pericolosi, quali le cartucce dei toner e i telefoni cellulari. I punti di raccolta dei toner esausti (e in alcune province anche dei telefoni cellulari rotti) sono distribuiti nelle scuole. Si auspica, infatti, che anche gli alunni e gli studenti collaborino attivamente al progetto e che portino a scuola i toner esausti. I toner vanno poi raccolti in grandi scatole di plastica, le cosiddette Eco scatole. Quando le scatole sono piene, i rappresentanti dell’azienda Eco-recuperi provvedono a svuotarle, riciclano i toner e poi li rivendono come materiale nuovo. Le scuole che decidono di collaborare al progetto Leonardo ricevono anche alcuni premi (vari macchinari elettronici), proporzionalmente alla quantità dei toner raccolti. Si tratta di un progetto in cui entrambe le parti traggono un guadagno: da un lato, i rifiuti pericolosi vengono raccolti, riciclati e trasformati nel modo più adeguato; in questo modo l’impatto sull’ambiente 29 - Capitolo 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti viene ridotto sensibilmente. Dall’altro lato le scuole ricevono interessanti premi e vengono incluse in un progetto didattico, attraverso il quale gli alunni possono imparare molto. Il progetto ha anche un respiro sociale, in quanto lo svuotamento delle Eco scatole viene curato da persone che hanno maggiori difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro. Maggiori informazioni sul progetto su http://www.ecorecuperi.it/.../1157 . In Slovenia nel 2009 si sono prodotte 99,3 mila tonnellate di rifiuti pericolosi; il 61% è stato trasformato, il 39% smaltito. Nella figura sotto sono rappresentati i procedimenti per la gestione dei rifiuti con le percentuali. Figura 4: Modi di gestione dei rifiuti pericolosi in Slovenia nel 2009 (fonte: http://kazalci.arso.gov.si/xml_table?data=graph_table&graph_id=8000&ind_id=368) Il riciclo dei rifiuti pericolosi rappresenta una delle possibilità per la diminuzione delle quantità. Un’altra possibilità è data dalla trasformazione dei rifiuti pericolosi in modo da convertirli in rifiuti comuni. Abbiamo diverse opzioni: trattamento chimico – bilanciamento del pH, idrolisi, ossidazione, ecc.; trattamento biologico – biorisanamento (rifiuti decomposti dai microrganismi del terreno); incenerimento (evidente anche dalla figura 4) – sono necessari un’adeguata temperatura e la pulizia dei gas di scarico; la pulizia è a carico del produttore o di un’azienda convenzionata. Proprietà chimiche dei rifiuti pericolosi 1. Infiammabilità L’infiammabilità si definisce con la temperatura di accensione o punto di infiammabilità (cosiddetto “flash point” - TFP). Il punto di fiamma è definito come la temperatura più bassa alla quale i vapori della sostanza si infiammano se vengono a 30 - Capitolo 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti contatto con il fuoco. Distinguiamo i liquidi altamente infiammabili, che hanno un TFP < 60.5°C (ma è importante anche il rapporto vapori : aria) e i liquidi infiammabili con un TFP fra i 60.5°C e i 93.3°C. Alcuni liquidi sono autoinfiammabili, in questo caso diciamo che sono piroforici. Numerosi ossidanti fanno parte dei rifiuti pericolosi, in quanto nella combustione sostituiscono l’O2 dell’aria. Ne elenchiamo alcuni: O3, H2O2, N2O; Alogeni: F2, Cl2, Br2; Sostanze che contengono nitrati: HNO3, NH4NO3; Sostanza che contengono perclorati: HClO4, NH4ClO4; Ossidanti Na2Cr2O7 e KMnO4 in forma solida. 2. Corrosione La sostanza è corrosiva quando a causa dell’acidità o dell’alcalinità corrode (ovvero innesca il processo di decadimento o corrosione delle superfici) altre sostanze e/o materiali con cui viene a contatto. Fra le sostanze corrosive ci sono gli acidi e le basi forti (acido fluoridrico (HF), acido cloridrico (HCl), azoto (V) acid (HNO3), idrossido di sodio (NaOH), idrossido di potassio (KOH)) e i materiali igroscopici e gli ossidanti (l’H2SO4 – può liberare sostanze tossiche durante la reazione – Br2 dai bromuri). 3. Reattività Alcune sostanze reagiscono in maniera turbolenta. Tali sostanze per reagire non hanno bisogno di alcun reagente aggiuntivo, in quanto in una molecola contengono gruppi che agiscono come ossidanti e/o riducenti (esplosivi). Solitamente contengono legami deboli, che formano legami più forti a seguito di reazioni che a loro volta creano reazioni esotermiche. Un esempio sono le reazioni dei metalli alcalini con l’acqua. Un altro esempio potrebbero essere le reazioni in cui vengono liberati, per esempio, sostanze quali l’HCN o l’H 2S. La reattività dipende dai seguenti fattori: temperatura, Superficie della sostanza (grandezza delle particelle), Concentrazione delle singole sostanze, Figura 5: Ruggine su cui si sono depositati alcuni crostacei, http://en.wikipedia.org/wiki/ File:Corrosion.jpg Figura 6: reazione esotermica http://en.wiki pedia.org/wiki/File:ThermiteReaction.jpg 31 - Capitolo 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Catalizzatore (acceleratore delle reazioni chimiche). 4. Tossicità e radioattività La velenosità (tossicità) è quella proprietà di una sostanza che, quando viene a contatto con una superficie esterna o con l’interno di un organismo, provoca un effetto dannoso e/o sfavorevole (danni locali o sistemici). La tossicità è il risultato della dose (quantità), ovvero dell’esposizione a una determinata concentrazione in un determinato tempo e varia a seconda della temperatura, della forma chimica e dell’accessibilità. La radioattività è un fenomeno naturale, durante il quale alcuni nuclei dell’atomo decadono. In questo processo i nuclei liberano energia sotto forma di onde elettromagnetiche o di particelle. Questo fenomeno viene denominato raggio radioattivo o radiazione. La radioattività si misura con il numero dei nuclei di atomo decaduti in una determinata unità di tempo. Questa quantità viene denominata attività. L’unità di attività è il becquerel (Bq). Di questo gruppo fanno parte: metalli pesanti, pesticidi, solventi organici, PCB, sostanze radioattive. Bifenili policlorurati (PCB) nella Bela Krajina I PCB sono composti organici sintetici (209 possibili isomeri). In passato venivano utilizzati in grandi quantità per la produzione di condensatori, soprattutto a causa della loro stabilità fisica e chimica. Ricerche successive hanno dimostrato che questi composti sono biotossici e causano danni acuti e permanenti alla pelle, al fegato e ai polmoni negli animali e nell’uomo. Inoltre, causano anche malattie metaboliche e disturbi nel funzionamento del sistema endocrino. La tossicità dei PCB dipende soprattutto dal tasso di clorazione. In Slovenia c’è stato un aumento dell’utilizzo dei PCB dopo l’anno 1960, quando la Iskra costruì una fabbrica di condensatori a Semič, nella Bela Krajina. I PCB furono introdotti nel processo produttivo nel 1962. L’utilizzo totale dei PCB da parte della fabbrica Iskra dal 1962 al 1985 raggiunse circa 3.700.000 kg, di cui circa l’8-9% del totale era rappresentato dai rifiuti dei condensatori e degli altri prodotti. Fino al 1974 in varie aree, per un raggio fino a 5 km attorno alla fabbrica, sono stati depositati 130.000 kg di rifiuti contenenti circa 70.000 chilogrammi di puro PCB. All’inizio del 1985 la fabbrica Iskra dovette cessare la produzione dei condensatori con PCB. Dopo il 1975 circa 170.000 kg di rifiuti contenenti PCB furono raccolti e spediti in Francia per essere trasformati, ma quantità minori di rifiuti sono comunque rimaste in loco, nella Bela Krajina. Le prime analisi nel 1983 hanno dimostrato delle alte concentrazioni di PCB sia nell’acqua, nell’aria e nei sedimenti, sia nel cibo e nelle fibre animali e umane. Le percentuali di PCB erano particolarmente alte nel fiume Krupa. 32 - Capitolo 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Figura 7: Formula strutturale della molecola PCB (http://sl.wikipedia.org/ wiki/Slika: Polychlorinated _biphenyl_structure.svg) A causa dell’alto tasso di inquinamento attorno alla fabbrica Iskra e al fiume Krupa nell’anno 1984 gli organi e gli istituti di ricerca sloveni hanno avviato un programma di bonifica che includeva anche la costruzione di una discarica di rifiuti, un ampio studio sull’ambiente e l’organizzazione di un monitoraggio costante. I risultati del monitoraggio delle uova di gallina, della carne di gallina, del latte vaccino e dei pesci, eseguito nel 2010 dal ZZV Novo Mesto, hanno evidenziato tassi ancora molto alti di PCB. I risultati del biomonitoraggio hanno quindi dimostrato che il valore medio di tutti gli isomeri nel latte materno nell’area del Semič è 2,2 volte maggiore rispetto a un’area mediamente inquinata (Lubiana) e ben 9,2 maggiore rispetto a un’area non inquinata (Kočevje). Informazioni aggiuntive: http://www.casnik.si/index.php/2011/11/30/krupa-nikoli-dokoncana-zgodba/ S. Polič, H. Leskovšek, M. Horvat, Onesnaženje kraške reke Krupe s PCB-ji Acta Carsologica 2000, 29/1, 10, 141-152. Scorie radioattive in Slovenia Oltre alle scorie radioattive prodotte dalla centrale nucleare di Krško, in Slovenia le scorie vengono prodotte anche nel campo della medicina (per esempio con la cura delle formazioni cancerogene), della scienza (per esempio nel reattore di ricerca) e dell’industria (nell’analisi dei materiali, nella sterilizzazione degli equipaggiamenti). In Slovenia la gestione delle scorie radioattive è coordinata dall’Agenzia per le scorie radioattive (Agencija za radioaktivne odpadke – ARAO). Figura 8: http://sl.wikipedia.org/ wiki/Slika:Radioactive.svg Dove si conservano le scorie radioattive? Tutte le scorie poco o mediamente radioattive provenienti dall’attività scientifica, medica o industriale, sono conservate nel Magazzino cen33 - Capitolo 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti trale delle scorie radioattive a Brinje, vicino a Lubiana. Tutte le scorie poco o mediamente radioattive provenienti dalla centrale nucleare di Krško sono conservate nei magazzini della centrale stessa. Le scorie altamente radioattive (combustibile nucleare usato proveniente dalla centrale di Krško) vengono conservate in un bacino speciale nella centrale nucleare stessa. Discarica di scorie poco o mediamente radioattive in Slovenia Nel 2009, a cinque anni dall’inizio della preparazione del piano regolatore nazionale, è stata confermata la località di Vrbina, nel Comune di Krško, per la discarica delle scorie radioattive. Alla conferma del luogo hanno fatto seguito la valutazione degli impatti sull’ambiente e l’emissione del permesso edilizio. La costruzione della discarica è prevista entro il 2023. Scorie radioattive in cifre Per ogni cittadino sloveno ogni anno viene prodotta una quantità di scorie tale da poter essere racchiusa in un cubo di lato pari a poco meno di 3 cm. Nell’attività di ricerca, di medicina e industria si produce una media che va da 1 m3 fino a 2 m3 di scorie all’anno. Nella centrale nucleare di Krško ogni anno vengono prodotti meno di 40 m3 di scorie poco o mediamente pericolose e circa 5 m3 di scorie pericolose. Incidente in Ungheria – versamento di sostanze tossiche nella fabbrica di alluminio Nell’ottobre del 2010 ci fu una grande catastrofe causata dal versamento di sostanze tossiche nella fabbrica di alluminio di Ajka, nell’Ungheria sudoccidentale. Durante questo grave incidente avvenuto nella fabbrica di alluminio sono stati versati circa 700.000 m 3 di sostanze di scarto tossiche, chiamate fango rosso. Il fango si è creato con il cosiddetto processo Bayer in cui dalla bauxite si produce allumina. I fanghi di depurazione contengono sali tossici di metalli pesanti che sono fatali in caso di ingerimento. Il tipico colore rosso si viene a creare a causa delle percentuali di ossido ferrico che è il componente principale del fango. Il fango è estremamente alcalino e viene conservato in grandi bacini aperti. Secondo le stime, attorno alla fabbrica erano conservate circa 30 milioni di tonnellate di fango rosso. A differenza di molti altri inerti, il fango rosso non contiene grandi concentrazioni di metalli pesanti, anche se nel caso in questione le percentuali erano comunque sette volte maggiori rispetto al suolo normale. Le analisi del fango dopo l’incidente mostrarono alte concentrazioni di cromo, arsenico e mercurio. Il problema maggiore è rappresentato dall’alto pH del fango, che causa gravi ustioni e influisce sulla salute dell’uomo e degli animali sia attraverso i fiumi, sia attraverso il suolo inquinato. Nell’incidente rimasero uccise sette persone e più di centocinquanta persone furono gravemente ferite. Gli abitanti dei paesi vicini furono evacuati. 34 - Capitolo 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Figura 9: Foto del versamento http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ajkai_vorosiszap_tarozo_(2)civertanlegi.jpg http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ajkai_vorosiszap_tarozo_(4)civertanlegi.jpg http://en.wikipedia.org/wiki/File:Marcal_vorosiszapcivertanlegi.jpg Informazioni aggiuntive: http://en.wikipedia.org/wiki/Ajka_alumina_plant_accident Riferimenti W.C.Blackman, 2001. Basic hazardous waste management, 3rd edition, Lewis publishers Developing information support for research and education in Toxic waste management, 1996, ed. A. Kornhauser, ISCCS, Ljubljana 35 - Capitolo 4 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 5 - Riuso e riciclo Punti chiave: Il riuso dei rifiuti; La creazione di sistemi per il riuso dei rifiuti; Il riciclaggio dei rifiuti; I processi di riciclaggio dei rifiuti. Nel primo capitolo abbiamo presentato un confronto tra la quantità di risorse naturali consumate nel passato e oggi. Assieme al consumo delle risorse naturali è aumentato anche il quantitativo di rifiuti prodotti dall’uomo. I grandi quantitativi di rifiuti prodotti influenzano negativamente il nostro ambiente, perciò in futuro dobbiamo tentare di ridurre il più possibile la loro produzione. Il riuso e il riciclo sono due approcci finalizzati a prolungare l’utilizzo del prodotto o del materiale, aumentando l’efficacia del consumo delle risorse naturali e riducendo il consumo di energia. Il riuso dei rifiuti Uno degli approcci più semplici alla limitazione della produzione dei rifiuti è il riuso, al quale tuttavia il prodotto dev’essere appositamente preparato. La maggior parte dei prodotti usa e getta non sono riusabili perché sono destinati ad un unico utilizzo. Questo vale per la maggior parte degli imballaggi. Quando apriamo per esempio una lattina o un involucro di plastica per alimenti non possiamo riusare questi imballaggi per lo stesso scopo. Il riuso di alcuni prodotti usa e getta (p. es. in medicina) potrebbe essere estremamente pericoloso. Questo però non vale per tutti gli imballaggi e per tutti i prodotti. Tra i casi di riuso efficace vale citare i contenitori a rendere in vetro o plastica per bibite, che dopo l’uso vanno riconsegnati ai venditori. Inoltre vi sono anche gli imballaggi necessari per il trasporto che possono circolare nell’ambito di una ditta o tra più ditte. Anche se siamo consci dei vantaggi che comportano questi sistemi di resa degli imballaggi, essi non sono stati istituiti con la frequenza che sarebbe auspicabile. Il principale ostacolo alla creazione di tali sistemi è la crescente globalizzazione nel commercio, che rende la restituzione degli imballaggi a livello globale troppo cara. Dobbiamo essere consapevoli che per il riuso organizzato che non viene compiuto dal consumatore (p. es. il riuso di un sacchetto di plastica) è necessario organizzare una raccolta di prodotti usati, il loro trasporto, controllo e pulizia. Ognuna di queste fasi comporta dei costi e dei consumi di materiale e di energia, perciò la creazione di tali sistemi richiede attenzione, altrimenti si rischia di causare consumi ancora maggiori rispetto alla produzione e all’uso di un nuovo prodotto. Nella creazione di sistemi per il riuso dei rifiuti ci può essere d’aiuto la standardizzazione dei prodotti. Un prodotto realizzato in base agli standard internazionali è utilizzabile ovunque e potrà anche essere riutilizzato ovunque. Un esempio di un simile approccio è il diffuso riuso dei pallet in legno. 36 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Figura 1: Pallet in legno (Fonte: A sinistra - http://en.wikipedia.org/wiki/File:Wooden_pallet_with_glove.jpg A destra - http://en.wikipedia.org/wiki/File:EUR_Palette_Stapel.jpg) In generale è possibile affermare che il riuso avviene in un ambito limitato per motivi legati alla sicurezza sanitaria e al commercio globale. Il riuso è maggiormente efficace quando consente all’utente un risparmio diretto. Un esempio sono le bottiglie delle bibite per le quali ci viene reso del denaro al momento del reso nel punto vendita. Il Roskilde Festival Ogni estate si svolgono numerosi festival musicali in tutta Europa. I luoghi che ospitano i festival accolgono per vari giorni migliaia di appassionati che assistono ai concerti e agli eventi. Dove molte persone si radunano in un unico luogo per un breve periodo, la produzione di rifiuti è un fenomeno inevitabile. Gli organizzatori sono sempre più attenti a gestire i festival secondo modalità che limitino l’impatto ambientale. Figura 2: Il Roskilde Festival (http:// upload.wikimedia.org/ wikipedia/ commons/5/5b/ Roskilde_Festival__Orange_Stage__Bruce_Springsteen.jpg) 37 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Al Roskilde Festival, che si tiene in Danimarca, hanno creato nel 1994 un sistema di reso dei bicchieri di plastica, delle lattine e delle bottiglie. Secondo i dati forniti dagli organizzatori il sistema si è rivelato molto efficace; essi affermano che gli ospiti riportano ai punti in cui vengono ricompensati in denaro quasi il 97% di tutti i bicchieri di plastica utilizzati. Il riuso non è limitato agli imballaggi e ai pallet. È infatti possibile riutilizzare l’abbigliamento, i mobili, gli elettrodomestici e molti altri prodotti che spesso finiscono in discarica. Nei Paesi dell’Unione Europea si stanno diffondendo negli ultimi anni dei centri di recupero (in inglese: second hand shops, reuse shop) dove è possibile lasciare i rifiuti ingombranti. In questi centri i prodotti vengono controllati, all’occorrenza riparati e poi rivenduti a prezzi simbolici. Un centro di recupero in Gran Bretagna Nel comune di Brighton e Hove, nel sud della Gran Bretagna, opera dal lontano 2004 un centro di recupero che nel 2010 ha posto in riciclo 7 tonnellate di rifiuti ingombranti al mese, di cui 3 tonnellate abbondanti di apparecchi elettrici ed elettronici e quasi 4 tonnellate di mobili, il che corrisponde a circa 14.000 pezzi. I centri di recupero in Slovenia Nel 2012 hanno aperto anche in Slovenia dei centri di recupero dediti alla diagnosi, alla riparazione e alla rivendita di prodotti ad un prezzo simbolico. I centri si trovano a: Rogaška Slatina, Tepanje, Vojnik, Ormož. Oltre ai centri principali vi sono in Slovenia anche dei negozietti minori per il riuso, dediti alla raccolta di prodotti ancora utilizzabili e agli interventi necessari al loro riuso. Per ulteriori informazioni consultate il sito: http://www.centerponovneuporabe.si/ Il centro ambiente L’Alligatore Il centro ambiente si trova nel comune di Serra de’Conti (Ancona), a fianco del centro di raccolta. Il centro ambiente ritira vari oggetti (mobili, apparecchi elettronici) che i loro proprietari non usano ma che sono ancora funzionali. Altri utenti possono prelevare gratuitamente questi oggetti e continuare a utilizzarli. In questo modo si riduce il quantitativo di rifiuti: secondo le stime nel 2010 (il progetto è stato avviato nel 2008) il quantitativo di rifiuti prodotti si è ridotto di ben 36.400 kg. Il centro è gestito dal Comune con l’aiuto di volontari, soprattutto pensionati. 38 - Capitolo 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti I negozi vintage e second hand La moda cambia rapidamente, molto più rapidamente di quanto gli abiti stessi non si consumino o strappino. Ognuno di noi ha nel proprio armadio dei capi che sono ancora utilizzabili ma che per vari motivi non porta più. I gusti sono diversi e forse a qualcun altro il vostro abito smesso piacerà. Negli ultimi anni è di moda anche il look vintage o retro. In tutte le capitali europee si tengono ogni fine settimana dei grandi mercatini delle pulci dove è possibile acquistare abiti di seconda mano a poco prezzo. Anche i negozi di abiti di seconda mano sono numerosi: se ne trovano anche a Lubiana. Per l’ambiente la moda retro è senz’altro vantaggiosa. C’è inoltre una seconda possibilità di riutilizzo degli abiti a forte connotazione sociale. Molte persone purtroppo non si possono permettere degli abiti nuovi: perciò possiamo consegnare i nostri abiti smessi alle organizzazioni caritatevoli o lasciarli nei cassonetti per i vestiti, migliorando la vita di qualcuno. La bottega di Utilla La bottega di Utilla fa parte del programma Awalé nella regione Emilia Romagna. Si tratta di un laboratorio dedito alla raccolta di materiale utilizzabile e pulito, ma dismesso dalle case private e dalle industrie. Il materiale consegnato viene classificato o consegnato agli eco-creatori, che ne fanno dei prodotti nuovi, o destinato all’utilizzo nell’ambito di progetti didattici per bambini, giovani e adulti. La bottega di Utilla non è un negozio di articoli di seconda mano bensì un centro per la diffusione della cultura del riuso. La bottega di Utilla ospita anche dei progetti e si dedica alla raccolta di idee. Le immagini illustrano alcuni articoli creati nell’ambito delle attività svolte. Figura 3: alcuni oggetti della bottega di Utilla (fonte: Bottega Utilla) 39 - Capitolo 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti La mia candela può essere... Il riuso spesso dipende anche dalla nostra creatività. Molte cose che acquistiamo possono essere riusate più volte. In questo modo abbiamo sempre in casa qualcosa di “nuovo” ed allo stesso tempo risparmiamo e tuteliamo l’ambiente. Un esempio è questo bicchiere, inizialmente utilizzato come contenitore per una candela profumata. Il bicchiere può essere utilizzato anche per altri scopi che qui non sono illustrati; potete per esempio riempirlo di terra e piantarvi delle erbe aromatiche. Figura 4: Riuso del contenitore di una candela profumata (fonte: Università di Nova Gorica) Esercizio: Auto nuova / auto vecchia? Elencate i motivi ambientali ed economici per la sostituzione di un’automobile vecchia con una nuova (considerate il quantitativo di gas di scarico, il consumo di carburante, le risorse necessarie alla produzione di una nuova automobile, lo smaltimento della vecchia automobile in discarica...). Motivate la vostra scelta con i dati bibliografici e/o sitografici. Definizione: Il riuso è una delle tecniche che permette di ridurre la quantità di rifiuti e alleviare il loro impatto ambientale. I prodotti che possono essere riusati sono molti - dai bicchieri di vetro al divano. Il riuso permette alle persone di risparmiare, mentre dal punto di vista ambientale permette di consumare meno risorse naturali e meno energia. 40 - Capitolo 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Il riciclaggio Il riuso contribuisce senz’altro a ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti, perciò dobbiamo avvalercene il più spesso possibile. Nonostante ciò, giunge sempre un momento in cui gli oggetti non sono più riusabili né riparabili. Il prodotto, anche dopo essere stato riutilizzato più volte, a un certo punto si trasforma in rifiuto. Possiamo quindi scegliere tra almeno due possibilità: gettarlo nel cassonetto destinato ai rifiuti misti oppure affidarlo alle imprese preposte al riciclaggio. I prodotti vengono buttati quando non ci servono più o quando riteniamo che non siano più utilizzabili. Spesso dimentichiamo tuttavia che il materiale di cui il prodotto si compone è spesso intatto e può essere riusato dopo un opportuno trattamento e l’utilizzo di tecniche adeguate. In questo modo prolunghiamo la vita del materiale, riduciamo il consumo di risorse naturali e contribuiamo al risparmio energetico. Durante il riciclaggio il materiale di scarto viene ritrasformato in materia seconda dalla quale possiamo ricavare del nuovo materiale e dei nuovi prodotti. L’utilizzo di materia prima e di energie è decisamente minore dell’utilizzo di energia e materie prime consumate per la produzione di nuovi materiali, necessari alla produzione di prodotti. Questo è il grande vantaggio del riciclo. Un eccellente esempio è il riciclaggio dei metalli. Il risparmio è notevole anche nel caso del riciclo della carta, che è noto a tutti, e del riciclo del vetro. Il risparmio energetico e delle risorse varia in base alla tipologia di materiale riciclato e dipende dal processo produttivo utilizzato. La tabella sottostante fornisce alcuni esempi. MATERIALE/MATERIA PRIMA RICICLATA RISPARMIO DI MATERIA PRIMA RISPARMIO DI MATERIA PRIMA Riciclaggio di 1 kg di alluminio fino a 6 kg di bauxite, 4 kg di prodotti chimici 95 % Riciclaggio di 1 t di vetro 1.2 di materia prima (sabbia silicea, soda e calcare) 75 % 1 tonnellata di carta riciclata 17 alberi e 50% di acqua 40 % 1 kg di rame riciclato 200 kg di minerale estratto 85 % Tabella 1: Risparmio di materia prima e di energia nel processo di riciclaggio di alcuni materiali/materie prime È evidente che il riciclaggio comporta un notevole risparmio. Per una migliore comprensione possiamo anche specificare che il riciclaggio di una lattina di alluminio consente di risparmiare tanta energia quanta ne consuma un televisore in tre ore. Il riciclaggio dipende anche dal prezzo del materiale. Materiali quali il platino, l’oro e l’argento vengono riciclati quasi integralmente, anche se il loro riuso spesso non viene nemmeno percepito come riciclaggio. Oltre a ridurre il consumo di risorse naturali e di energia il riciclaggio ha anche altri 41 - Capitolo 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti effetti positivi: maggiore è la quantità di rifiuti riciclati, minori sono lo spazio utilizzato dalle discariche e l’impatto negativo delle discariche sull’ambiente (si veda il cap. 7); crea nuovi posti di lavoro; è un mezzo per la creazione di materie prime secondarie; assicura una maggiore qualità dell’ambiente alle generazioni seguenti; riduce le emissioni di gas serra. Esercizio: Tentate di capire perché il riciclaggio dell’alluminio comporta un risparmio energetico così alto. Il riciclaggio ha però anche dei limiti: - Il volume del materiale di scarto raccolto: Il riciclaggio è un processo industriale che deve svolgersi con un volume regolare per coprire le spese degli investimenti e dell’attività. Perciò la disponibilità di una fonte regolare e ben definita di rifiuti da riciclare è fondamentale. Naturalmente il quantitativo necessario dipende dal valore del materiale riciclato. Nel caso del riciclaggio del platino contenuto nei catalizzatori delle auto il calcolo dei costi è ben diverso rispetto al riciclaggio del vetro. - La purezza del materiale raccolto: Per il riciclaggio è fondamentale che il materiale sia il più possibile pulito e separato (p. es. le bottiglie di plastica non vanno mescolate a quelle di vetro); in caso contrario è necessario separarli (a mano o a macchina) e lavarli, il che comporta dei costi e un consumo di energia, acqua ecc. Inoltre otteniamo un’ulteriore frazione di rifiuti da gestire. In questo modo il senso economico ed ecologico del riciclo va perduto. - Le perdite durante il riciclaggio: Il materiale in entrata non può mai essere riciclato al 100% poiché vi è sempre una parte che non può essere riciclata (p. es. le etichette sulla plastica). Il quantitativo degli scarti dipende soprattutto dalla purezza del materiale in entrata. Il riciclaggio dei rifiuti che sono stati utilizzati (es. il poliaccoppiato) comporta più scarti, mentre nel caso del riciclaggio dei rifiuti generati durante i processi produttivi industriali è possibile riciclare quasi il 100% del materiale. - Il degrado di alcuni materiali conseguente a numerosi processi di riciclaggio: I metalli e il vetro sono teoricamente riciclabili un’infinità di volte senza che la qualità ne abbia a risentire. Per la carta e la plastica invece non è così. La carta e la plastica sono materiali organici che durante l’utilizzo subiscono dei danni a livello molecolare (catene polimeriche) o a un microlivello (fibre di cellulosa), perciò la loro qualità peggiora a ogni riciclaggio. Per questo motivo non sono riciclabili all’infinito. Questo problema viene in pratica risolto mescolando il materiale riciclato a materiale nuovo con un rapporto calcolato. In questo modo si ottiene del materiale di buona qualità. 42 - Capitolo 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti È possibile riciclare solo i materiali che vengono raccolti in quantità tali da giustificare un processo industriale ininterrotto. Anche la purezza dei rifiuti raccolti è importante. Solo se i rifiuti sono sufficientemente puri possiamo ottenere del materiale riciclato di qualità. Ognuno di noi è responsabile della purezza delle frazioni destinate al riciclaggio nel momento in cui deposita la carta, gli involucri di plastica e di metallo e altre frazioni (mobili usati, apparecchi elettronici, veicoli...). Dobbiamo essere consci del fatto che anche noi siamo in parte responsabili del funzionamento del sistema. Se depositiamo i rifiuti nei cassonetti per la raccolta indifferenziata e non in quelli per la raccolta differenziata, i nostri rifiuti certamente non verranno riciclati. Uno dei momenti chiave nella catena del riciclaggio è dunque il conferimento del rifiuto: 1. se lo conferiamo nel cassonetto giusto è probabile che venga riciclato o sfruttato correttamente; 2. se lo conferiamo nel cassonetto sbagliato o lo buttiamo tra i rifiuti indifferenziati, la probabilità che venga riciclato è quasi nulla. La decisione spetta a noi. Per questo siamo corresponsabili delle quantità di risorse naturali e di energia che è possibile risparmiare e delle superfici destinate a discariche, anche se in un primo momento questo sembra sfuggirci. Il festival di Sziget Anche gli organizzatori del festival ungherese di Sziget sono consci dell’influsso del festival sull’ambiente. Nel 2012 sono stati allestiti sull’area dove si svolge il festival 40 punti muniti di cassonetti per la raccolta differenziata e un gruppo di 50 persone si occupava della raccolta dei rifiuti ancora utilizzabili. In questo modo sono stati raccolti 4500 kg di rifiuti differenziati avviando al riciclo: 700 kg di lattine di alluminio, 2500 kg di bicchieri e bottiglie di plastica e pellicole di plastica, 900 kg di carta, 400 kg di vetro, 2500 kg di oli da cucina usati, 6000 kg di scarti alimentari. Gli ospiti del festival avevano anche la possibilità di conferire ai punti di raccolta le loro batterie usate, ricevendo in cambio una mela. In questo modo sono stati raccolti 150 kg di batterie usate. Sono stati inoltre allestiti 2 punti di raccolta dove gli ospiti potevano ricevere dei regali in cambio dei rifiuti consegnati. Oltre al riciclaggio finora descritto, al quale ciascuno di noi può contribuire, vi è un consistente processo di riciclo che si svolge lontano dai nostri occhi e si rivolge ai rifiuti industriali. Questi vengono prodotti in grandi quantità (p. es. scarti ferrosi generati durante la lavorazione dei metalli) note in anticipo perché dipendenti dal processo e dalle tecniche produttive. La composizione di questi rifiuti è ben definita; spesso si tratta di rifiuti omogenei (composti di un solo materiale). La prevedibilità del quantitativo di rifiuti prodotti e la loro omogeneità sono due grandi vantaggi che semplificano il riciclaggio. Questa tipologia di rifiuti ha spesso anche un certo valore 43 - Capitolo 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti commerciale e costituisce una materia prima ambita. Per questo esiste un sistema di imprese preposte al ritiro, alla rivendita e al trattamento che fanno sì che tali materiali vengano riciclati o comunque sfruttati. Definizione: Il riciclaggio è un processo che permette il riuso dei materiali di scarto. È possibile riciclare varie tipologie di materiali, ciascuna a suo modo. Il riciclaggio permette di allungare la vita del materiale, di ridurre la necessità di nuove materie prime naturali e di energia. Le tecniche di riciclaggio I procedimenti e le tecniche di riciclaggio sono molte e si distinguono - almeno parzialmente - l’una dall’altra perché è necessario adattarle ai singoli materiali da riciclare. Non è pertanto possibile parlare di un metodo universale di riciclaggio, anche se è vero che tutto il materiale raccolto viene prima selezionato e ripulito. Questa fase prevede l’eliminazione manuale delle impurità e degli altri materiali ed elementi estranei. Alla fine di queste fasi dovremmo avere del materiale il più possibile pulito. Solo in questo modo potremo poi ottenere un prodotto riciclato di qualità e di valore. L’importanza della selezione iniziale è evidente nel caso della plastica. Tutti sappiamo che esistono vari tipi di plastica, ciascuno dei quali è adatto a prodotti diversi. Nonostante ciò, nelle isole ecologiche tutti i vari tipi di plastica vengono gettati nello stesso cassonetto. In un secondo momento è necessario separare tra di loro le singole tipologie di plastica, impiegando operai specializzati e attrezzature specifiche. Il polietilentereftalato (PET) va separato dal polietilene (PE) e dal polipropilene (PP), dal polivinilcloruro (PVC) e dal polistirene (PS). Ciascuna di queste frazioni viene avviata a un procedimento di riciclo particolare. La maggior parte della plastica viene sciolta (ad alta temperatura), filtrata e nuovamente raffreddata a temperatura ambiente. Durante il raffreddamento la plastica viene ridotta in granuli (il cosiddetto granulato) che costituisce la materia prima per la produzione di nuovi oggetti in plastica. Questo procedimento è chiamato “riciclaggio meccanico” perché sfrutta solo il trattamento meccanico e termico, mentre tenta di lasciare inalterata la composizione chimica del materiale. Oltre al riciclaggio meccanico della plastica, in alcuni casi è possibile riciclare le materie plastiche anche secondo procedimenti chimici. A differenza del riciclaggio meccanico, in questo caso il materiale subisce modifiche chimiche poiché le catene polimeriche nella plastica vengono scomposte fino ai suoi componenti essenziali (i monomeri); questi vengono ripuliti e utilizzati per la polimerizzazione di nuove materie plastiche (si veda il caso studio). In questo caso il materiale riciclato è del tutto identico a quello nuovo e la qualità del materiale riciclato non peggiora in alcun modo. 44 - Capitolo 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Definizione: Il riciclaggio meccanico è un procedimento che si basa soltanto sul trattamento meccanico e termico dei rifiuti, mentre la composizione chimica del materiale rimane immutata. Il riciclaggio chimico è un processo di riciclaggio durante il quale il materiale subisce delle modifiche chimiche. Vediamo ora il procedimento per il riciclaggio della carta. Così come distinguiamo tra vari tipi di plastica dobbiamo distinguere tra vari tipi di carta. La carta si divide in carta da ufficio, di giornale, stampata, cartone ecc. Ciascuna di queste frazioni viene ridotta in una poltiglia omogenea con l’aggiunta di acqua, dalla quale è possibile produrre della nuova carta. Sia la plastica sia la carta sono materiali organici che si degradano durante l’uso e il riciclaggio (le loro caratteristiche peggiorano): nella plastica le macromolecole si strappano mentre nella carta le fibre di cellulosa si accorciano. Poiché la lunghezza delle macromolecole (polimeri) e delle fibre di cellulosa è decisiva per la buona qualità della plastica e della carta, né la carta né la plastica possono essere riciclati all’infinito. In questo si distinguono dai materiali inorganici che non subiscono danni durante il trattamento (p. es. durante la fusione). Questo problema è risolvibile mescolando la plastica o carta riciclata con del materiale nuovo. Il materiale riciclato ha una qualità minore rispetto a quello nuovo, ma permette di prolungare l’utilizzo del materiale. Non dobbiamo pensare che il riciclaggio sia uno dei modi per il trattamento finale dei rifiuti. Il riciclaggio è uno strumento estremamente efficace per migliorare l’efficienza dell’utilizzo delle risorse. La quota di rifiuti riciclati è in aumento e questo è un dato positivo. A questo aumento hanno contribuito tutti coloro che separano i rifiuti poiché assicurano la disponibilità di rifiuti adatti e un riciclaggio efficace. In futuro il riciclaggio è probabilmente destinato ad acquisire maggior rilievo, specialmente nel caso dei metalli di particolare interesse tecnologico la cui disponibilità si sta rapidamente riducendo. Esercizio: Stabilite quali sono le scorte attualmente conosciute dei seguenti metalli: rame, zinco, antimonio, indio. Quando le scorte attualmente conosciute saranno esaurite, questi metalli dovranno essere riciclati. Il riciclaggio delle vecchie reti da pesca e delle moquette - l’impresa Aquafil (Julon s.p.a. Lubiana, Ajdovščina, Slovenia) La moderna industria della pesca si serve di reti da pesca sempre più grandi realizzate in fibre plastiche di alta qualità, nella maggior parte dei casi in poliammide. Indipendentemente dalla qualità delle fibre plastiche, l’acqua salata compromette le reti, rendendole inutilizzabili in alcuni punti. Purtroppo non tutte queste reti vengono riportate a riva e riciclate. Molte rimangono in mare, alcune vengono depositate sulla riva. Soprattutto le reti che rimangono in mare sono molto pericolose. Si tratta delle 45 - Capitolo 5 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti cosiddette “ghost nets” che rappresentano una trappola mortale per molti animali marini. Il gruppo Aquafil, di cui fa parte anche l’impresa Julon s.p.a. di Lubiana, è stato il primo al mondo a promuovere a livello internazionale un sistema di raccolta di reti da pesca di scarto. Queste vengono riciclate in Figura 5: http://upload.wikimedia.org/wiki poliammide che, al termine del pedia/commons/5/50/Turtle_entangled_in_ processo di riciclo, risulta del marine_debris_%28ghost_net%29.jpg tutto equivalente al poliammide prodotto da materie prime nuove. Molto simile, ma meno pericolosa, è la vicenda di tutte le moquette usate provenienti dalle nostre case, dagli uffici e da altri edifici (alberghi, centri di congressi ecc.). Le moquette sono prevalentemente realizzate in poliammide e rappresentano pertanto un’interessante fonte di materie seconde. L’Aquafil ha abbinato il riciclaggio delle moquette al riciclaggio delle reti da pesca usate dando vita a nuove tipologie di poliammide di alta qualità commercializzate con il nome di Econyl ®. Il processo di riciclaggio si basa sulla depolimerizzazione del poliammide in monomeri. I monomeri così ottenuti vengono ripuliti e utilizzati per produrre del nuovo poliammide. In questo modo si ottiene del materiale riciclato le cui caratteristiche sono identiche a quelle dei materiali prodotti con materie prime. Questo procedimento è definito riciclaggio chimico perché durante il processo il materiale subisce delle modifiche chimiche. Per saperne di più: http://www.aquafil.com/en/sustainability/theeconyl-project Web links http://hps-aluprodukt.com/recikliranje.php http://recyclingweek.planetark.org/recycling-info/downloads.cfm http://roskilde-festival.dk/about_roskilde/environment/ the_refund_system/ 46 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 6 - Lo sfruttamento energetico dei rifiuti Punti chiave: Il valore energetico dell’incenerimento; L’incenerimento dei rifiuti; La trasformazione dei rifiuti in combustibile; La co-combustione; La pirolisi e la produzione di biogas. Abbiamo già visto che l’uomo produce una gran quantità di rifiuti che finiscono per la maggior parte nelle discariche. Le discariche hanno un notevole impatto negativo sull’ambiente (si veda il cap. 7), perciò è necessario trovare delle alternative. Due possibili alternative (il riuso e il riciclo) sono state presentate nel capitolo precedente. Nonostante i numerosi vantaggi offerti dal riuso e dal riciclo, nessuno di questi due metodi è risolutivo per ogni tipo di rifiuto. Tuttavia, quando un oggetto non può più essere usato né riciclato l’abbandono in discarica non rappresenta l’unica possibilità. Vediamo in quali altri modi è possibile utilizzare i rifiuti. I rifiuti come fonte energetica I rifiuti possono essere sfruttati anche come fonte di energia, poiché dispongono di un valore energetico rilevante. Lo sfruttamento energetico è l’unico metodo di utilizzo dei rifiuti in cui questi vengono “distrutti” (durante il procedimento la massa dei rifiuti si riduce del 70% circa e il loro volume del 90%). Anche la loro composizione muta radicalmente. Lo sfruttamento energetico risolve diverse problematiche della società moderna: l’aumento del quantitativo di rifiuti prodotti, il calo delle superfici disponibili nelle discariche, il crescente bisogno di energia, l’alto prezzo dell’energia. Per questi motivi lo sfruttamento energetico è un metodo di trattamento dei rifiuti al quale si ricorre con sempre maggior frequenza. Se osserviamo i Paesi che scaricano quote minime di rifiuti nelle discariche (p. es. la Svizzera, la Germania, i Paesi Bassi, la Svezia e la Danimarca), constatiamo che questi Paesi si avvalgono in larga misura dello sfruttamento energetico dei rifiuti. Questo è comprensibile, soprattutto in considerazione del fatto che il riuso e il riciclo sono significativi, ma hanno una portata limitata. Il principale metodo di sfruttamento energetico è l’incenerimento dei rifiuti; sono tuttavia noti anche altri metodi che consentono di ottenere energia dai rifiuti, ossia la loro trasformazione in combustibile, la pirolisi o la conversione in gas e la produzione di biogas. Quest’ultima riguarda solo i rifiuti organici ed è già stata descritta nel capitolo dedicato a questa tipologia di rifiuti. 47 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Il valore energetico dei rifiuti Il valore energetico dei rifiuti dipende dalla loro composizione: + aumenta in presenza di materia organica secca; - cala in presenza di umidità e componenti inorganiche. Durante l’incenerimento l’acqua evapora e questo richiede energia; i materiali inorganici quali il vetro, le pietre (sostanze minerali) o i metalli si riscaldano durante la combustione - assorbono energia, ma non sono combustibili e pertanto non emettono energia. Il valore termico dei nostri rifiuti è accresciuto da alcuni materiali di uso comune (p. es. la plastica e la gomma). Oggigiorno tra i rifiuti troviamo anche molta carta, il cui potenziale energetico è significativo. Vediamo il potenziale energetico delle singole frazioni dei rifiuti solidi urbani. Potenziale energetico dei rifiuti solidi urbani Biomassa Carta, cartone Plastica, gomma Legno Tessili Rifiuti domestici misti Valore medio [kJ/kg] 3.000 11.000 23.000 14.000 15.000 8.000 12.000 L’impatto della raccolta differenziata sul valore energetico dei rifiuti In base ai valori riportati nella tabella avrete forse pensato che non ha senso raccogliere in modo differenziato la carta e la plastica, che hanno un potenziale elevato, se poi il valore energetico dei rifiuti misti risulta più basso. La questione non va tuttavia affrontata in modo tanto drastico. Abbiamo già specificato che la raccolta differenziata consente il riuso delle materie prime e ritarda lo smaltimento finale dei rifiuti. A causa del loro uso frequente e della mancata differenziazione dei rifiuti, la carta e la plastica spesso finiscono tra i rifiuti indifferenziati aumentando il loro valore energetico. Inoltre la raccolta differenziata contribuisce a una minor presenza di umido organico (rifiuti organici) e di componenti inorganici (vetro, metalli) nei rifiuti, cosa che aumenta il valore energetico dei rifiuti indifferenziati. La possibilità di incenerire i rifiuti quindi non è un valido motivo per evitare la raccolta differenziata. Definizione: L’incenerimento dei rifiuti è il principale mezzo di valorizzazione energetica dei rifiuti. Possono essere inceneriti quei rifiuti dai quali sono stati eliminati i materiali riciclabili. L’incenerimento è una delle principali alternative al deposito in discarica (quando il riuso e il riciclo non sono più possibili). Combustibili solidi ricavati da rifiuti Dai rifiuti indifferenziati è possibile produrre anche il combustibile. In questo modo è possibile ottenere dei valori energetici superiori e controllati. Questo 48 - Capitolo 6 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti procedimento comporta: l’eliminazione meccanica delle componenti meno combustibili e più pesanti (soprattutto di quelle inorganiche che riducono il valore energetico dei rifiuti); l’eventuale essiccazione; la mescolatura adeguata dei componenti per assicurare dei valori energetici costanti; la compattatura o la messa in forma (p. es. in fiocchi o in pellet) per consentirne l’uso. In questo modo otteniamo del combustibile il cui valore energetico è comparabile al carbone di qualità inferiore. Essendo il combustibile solido e di qualità standard, ha un valore superiore ed è maggiormente utilizzabile. Questo combustibile può essere usato autonomamente o aggiunto ai combustibili classici, quali il carbone o la nafta, nella cosiddetta co-combustione. Il vantaggio dei combustibili derivati dai rifiuti rispetto all’utilizzo dei rifiuti indifferenziati è, oltre al maggior valore energetico, anche il minore quantitativo di scarti da eliminare e trattare. Combustibili solidi ricavati da rifiuti L’impresa Gorenje Surovina d.o.o. (s.r.l.) di Maribor (Slovenia) tratta rifiuti non pericolosi, combustibili e solidi che non sono adatti ad essere riciclati e li trasforma in combustibili solidi che possono sostituire i combustibili classici (es. il carbone). Ogni anno l’impresa rileva 30.000-45.000 tonnellate di rifiuti, soprattutto provenienti dall’industria automobilistica, tessile, della carta e della plastica. È fondamentale che i rifiuti siano infiammabili, che abbiano un basso grado di umidità, che non contengano componenti inorganiche (pietre, vetro), cloro o metalli pesanti. Prima del trattamento vanno eliminati anche i metalli magnetici o verniciati, che vanno riciclati a parte. I rifiuti adatti (cartone, carta, legno, tessili, plastica, rifiuti biodegradabili...) affrontano un processo di macinatura articolato in più fasi, al quale segue la loro trasformazione in combustibile. I vari tipi di rifiuti vengono mescolati tra di loro in modo da garantire un valore calorifico adeguato. Alla fine del processo si ottiene un combustibile solido dalle caratteristiche note, con un alto valore termico (20 MJ/ kg) e un basso tasso di umidità, parti inorganiche, cloro e metalli pesanti. Questo combustibile contiene prevalentemente plastica (per Figura 1: La trasformazione dei rifiuti in combustibile nell’impianto della Surovina Maribor (Immagini: ©Gorenje Surovina d.o.o.) 49 - Capitolo 6 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti il 60-70% della massa totale) e il 5-10% di carta, legno, materiali tessili e gomma. Due chili di combustibile prodotti dai rifiuti possono sostituire, in base al loro valore energetico: 3 kg di lignite; 3 kg di legno; 2 kg di carbone; 1 litro di olio combustibile EKOL; 1,2 m3 di gas metano. L’utilizzo dei combustibili derivati dai rifiuti ha più vantaggi in quanto: il quantitativo di rifiuti depositato in discarica è minore: da ciò deriva un minore impatto delle discariche sull’ambiente; contribuisce al risparmio energetico: nella produzione di combustibili derivati dai rifiuti si utilizzano delle frazioni di rifiuti che altrimenti non verrebbero utilizzate, ma che hanno un alto valore calorifico; rappresenta una fonte energetica alternativa e riduce l’uso di energetiche naturali; la frazione biogenica dei combustibili derivati dai rifiuti durante la combustione ha un impatto neutrale sui cambiamenti climatici, perciò l’utilizzo di tali combustibili contribuisce a ridurre le emissioni di CO2. Il combustibile solido preparato secondo queste procedure viene utilizzato da diverse industrie, si presta alla co-combustione nelle centrali termiche, nei forni per la produzione del cemento e negli impianti termoelettrici. A Maribor possono essere prodotti fino a 42.000 tonnellate di combustibile derivato dai rifiuti all’anno. Gli inceneritori La trasformazione dei rifiuti in combustibile rappresenta senz’altro un’ottima alternativa al trattamento dei rifiuti. Quando parliamo dello sfruttamento termico dei rifiuti intendiamo il più delle volte il loro incenerimento. L’incenerimento ha significato già in passato, quando i rifiuti erano composti quasi integralmente di sostanze naturali, il principale mezzo per distruggere e stabilizzare i rifiuti e ridurre la loro quantità. L’energia sprigionata durante la combustione poteva essere sfruttata in focolari individuali, oppure poteva rimanere inutilizzata nel caso della combustione all’aperto. Quando sono stati creati i depositi e successivamente le discariche, la loro cattiva gestione e la formazione di gas causava degli incendi difficili da spegnere. Queste pratiche sono oggi inaccettabili poiché causano un consistente inquinamento dell’aria e rappresentano uno spreco di energia. Oggi quasi tutto lo sfruttamento energetico dei rifiuti avviene nei termovalorizzatori dove è possibile conferire i rifiuti solidi urbani misti, come pure il combustibile 50 - Capitolo 6 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti prodotto dai rifiuti. Negli inceneritori è possibile bruciare oltre ai rifiuti solidi anche i combustibili liquidi esausti. Ogni impianto energetico che utilizza i rifiuti come combustibile deve essere specificamente adeguato a tale utilizzo. Un termovalorizzatore si compone essenzialmente di tre parti: gli spazi per l’immagazzinamento e la preparazione dei rifiuti; le camere di combustione; gli scambiatori di calore che tolgono il calore dai fumi. Il calore viene solitamente trasferito al vapore acqueo che aziona un generatore di energia elettrica tramite una turbina. L’efficacia del termovalorizzatore migliora notevolmente se utilizziamo la cosiddetta co-generazione, ossia la produzione di energia elettrica e di calore per il riscaldamento. In questo caso dobbiamo disporre di fruitori adeguati di energia termica nelle immediate vicinanze, quindi di case private, industrie, luoghi di svago, fattorie ecc. Figura 2: A sin.- il termovalorizzatore di Vienna il cui aspetto esterno è stato progettato dall’artista austriaco Friedensreich Hundertwasser; a ds.: il termovalorizzatore di Malmö in Svezia; http:// en.wikipedia.org/wiki/Incineration Durante la combustione dei rifiuti si formano grandi quantità di gas e di cenere. Una delle grandi sfide per gli inceneritori sono le emissioni di fumi, che non devono superare i valori limite prescritti dalla legge. Poiché i fumi non possono essere immagazzinati o trattenuti, devono essere specificamente ripuliti. Una parte importante dell’inceneritore è pertanto costituita dalla pulitura dei fumi. I fumi contengono particelle solide di cenere che devono essere rimosse con il filtraggio. Questa cenere contiene solitamente metalli pesanti che evaporano alle alte temperature raggiunte durante la combustione, perciò viene annoverata tra i rifiuti pericolosi. I gas indesiderati contenuti nei fumi vengono eliminati legandoli a sostanze assorbenti solide o disciolte, che vengono spruzzate nel flusso dei gas oppure 51 - Capitolo 6 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti trasformati in prodotti innocui grazie a processi catalitici. Ne è un esempio la trasformazione catalitica degli ossidi di azoto (NO x) in azoto. Tutti i prodotti collaterali generati durante la pulitura dei fumi vanno eliminati in base al loro grado di pericolosità. L’acqua generata durante il processo va ripulita nell’impianto di depurazione. Dai fumi vanno eliminati anche gli acidi cloridrico (HCl) e fluoridrico (HF), le sostanze organiche e le sostanze inquinanti complesse (le diossine, i furani...). Le emissioni possono essere ridotte monitorando l’intero processo di combustione e controllandolo in modo che la combustione sia totale. È quindi fondamentale la presenza di un quantitativo eccedente di ossigeno che assicuri un’ossidazione totale. La presenza di ossigeno viene garantita insufflando aria in determinati punti dell’inceneritore. Il grado di combustione può venire controllato monitorando la concentrazione di monossido di carbonio (CO) nei fumi. Anche la temperatura e il tempo di trattenimento sono di fondamentale importanza. La decomposizione delle sostanze organiche complesse come le diossine, che nell’uomo possono provocare il cancro anche a concentrazioni bassissime, avviene infatti solo ad alta temperatura. Figura 3: In alto - la sala controllo dell’inceneritore; In basso - il forno dell’inceneritore con griglia mobile; sono evidenti anche i fori per l’insufflaggio dell’aria. (fonte: http://en.wikipedia.org/wiki/Incineration) Definizione: Le diossine si formano durante la combustione di materiale organico. Sono note per la loro estrema resistenza nell’ambiente e il forte effetto cancerogeno. Un tempo gli inceneritori rappresentavano la principale fonte di diossine, mentre negli ultimi decenni le emissioni di diossine rilasciate dagli inceneritori si sono ridotte di oltre il 90%. Questa riduzione è stata possibile garantendo che i fumi raggiungano delle temperature estremamente elevate (più di 1000°C) per periodi molto brevi. A temperature così elevate anche le diossine si decompongono. Oggi le emissioni di diossine nell’ambiente sono notevolmente calate grazie all’utilizzo di tecnologie più progredite e di controlli più accurati. Una 52 - Capitolo 6 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti delle fonti di diossine in natura è rappresentato dalla combustione delle biomasse (p. es. delle foglie). Figura 4: il TCDD oz. 2,3,7,8 – la tetraclorobenzodiossina, una delle diossine clorate più note, utilizzata anche come unità equivalente. (fonte della foto: http:// en.wikipedia.org/wiki/File:Dioxin-2D-skeletal.svg) Gli inceneritori di Trieste e di Padova Il gruppo AcegasApc gestisce gli inceneritori di Trieste e di Padova. Entrambi gli impianti vengono alimentati con rifiuti urbani solidi e secchi non trattati prima del loro utilizzo. L’inceneritore di Trieste può ricevere 612 tonnellate di rifiuti al giorno, mentre quello di Padova 600. A Trieste la depurazione dei fumi avviene attraverso 3 sistemi (la riduzione non catalitica degli ossidi di azoto con aggiunta di urea nell’ulteriore fase di combustione, la deacidificazione con sostanze assorbenti secche, l’iniezione di carbone attivo, il filtraggio tramite filtro a sacco e il lavaggio finale con soluzione di soda). Il procedimento è simile anche a Padova dove ha luogo la denitrificazione di ossidi di azoto grazie all’urea, il trattamento dei gas acidi con iniezione di bicarbonato di sodio, l’eliminazione delle sostanze microinquinanti tramite l’iniezione di carbone attivo, l’eliminazione delle polveri grazie a un filtro a sacco e due fasi di lavaggio dei fumi per l’eliminazione dei gas acidi e dei metalli pesanti. A Trieste nel 2011 sono state bruciate 128.038 tonnellate di rifiuti solidi urbani e 37.412 tonnellate di rifiuti speciali. La tabella sottostante indica la quantità di energia prodotta. Per offrire un termine di paragone specifichiamo che una famiglia utilizza 10 kWh al giorno. Trieste Padova 2010 [GWh] 74.262 74.321 2011 [GWh] 102.670 114.947 Altri metodi per la produzione di energia dai rifiuti Oltre alla combustione dei rifiuti e alla loro trasformazione in combustibile vi sono anche degli altri sistemi per ottenere energia dai rifiuti. Gli altri metodi sono basati sulla trasformazione della frazione organica dei rifiuti in combustibile in assenza di ossigeno o in presenza di un quantitativo minimo di ossigeno. Il combustibile prodotto in questo modo può essere utilizzato direttamente per produrre energia oppure può essere ulteriormente trasformato prima del suo utilizzo. Le tecnologie fondamentali 53 - Capitolo 6 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti basate su questo metodo sono la pirolisi e la produzione di biogas. La pirolisi è un procedimento in cui la materia organica (nel nostro caso i rifiuti) vengono esposti a temperature superiori a 500°C in condizioni anaerobiche. A queste condizioni le molecole complesse (p. es. i polimeri nella plastica o la cellulosa nei materiali naturali) si scompongono in componenti minori. A seconda delle condizioni ne otteniamo diversi composti di prodotti che sono in parte solidi, liquidi e gassosi. Se aumentiamo la temperatura aumenta anche la quota dei prodotti gassosi. I liquidi e i gas prodotti sono infiammabili e possono essere usati per riscaldare il processo, mentre le quantità in eccesso fungono da combustibile per altri scopi. Quando il processo viene gestito in modo tale da ottenere solo prodotti gassosi viene chiamato gassificazione. Questo procedimento permette di ottenere, oltre al combustibile, anche delle materie prime da utilizzare in lavorazioni successive: i prodotti liquidi della pirolisi della plastica sono molto simili alla nafta e possono essere lavorati insieme con la nafta nelle raffinerie. Se gestiamo la gassificazione in modo da ottenere una miscela di monossido di carbonio e idrogeno, possiamo ottenere, grazie a una raffinazione successiva, dell’idrogeno puro da destinare alla produzione di energia elettrica nelle celle di combustione. In questo modo il trattamento dei rifiuti viene strettamente collegato alla produzione di energia. La produzione di biogas (descritta nel capitolo dedicato ai rifiuti organici) è un procedimento in cui i microorganismi trasformano la materia biologica in metano (CH4) in condizioni anaerobiche. Il metano è un gas infiammabile, adatto alla produzione di calore o all’azionamento dei motori. Esercizio: La pirolisi e la produzione di biogas sono due processi essenzialmente simili. Entrambi si svolgono in assenza di ossigeno, ma mentre il primo è “guidato” dalle alte temperature, il secondo dipende da microorganismi viventi. Perché l’assenza di ossigeno è fondamentale per la produzione del combustibile? Come potete confrontare questi due procedimenti con la combustione, che richiede invece la presenza di ossigeno? Qual è la differenza? In questo capitolo abbiamo visto che l’utilizzo dei rifiuti per la produzione di energia è l’unico procedimento che permette di distruggerli. Esso aumenta l’efficacia dell’utilizzo dei materiali e riduce il deposito dei rifiuti nelle discariche, rappresentando così un elemento importante dei sistema di trattamento dei rifiuti. Negli inceneritori è necessario rivolgere la massima attenzione alle emissioni, soprattutto ai fumi, ma anche alle ceneri e ai percolati per prevenire l’inquinamento ambientale. I cementifici I cementifici hanno bisogno di grandi quantità di energia per produrre il cemento. Il processo produttivo si svolge in atmosfera ossidante a temperature molto elevate (per materiali fino a 1450°C, per gas fino a 2000°C). A causa delle caratteristiche del processo produttivo, i cementifici sono particolarmente adatti a sfruttare determinate tipologie di rifiuti o di combustibili prodotti con rifiuti. Di solito vi ha luogo la co-combustione poiché i combustibili prodotti con i rifiuti 54 - Capitolo 6 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti rappresentano una parte del combustibile necessario, mentre il restante fabbisogno energetico è coperto con combustibili fossili tradizionali. Il cementificio deve essere adattato per l’utilizzo di combustibile prodotto con i rifiuti. Gli impianti per l’utilizzo dei combustibili alternativi devono assicurare il pieno controllo del processo produttivo e la combustione totale di questi combustibili. Il cementificio deve acquisire la concessione ambientale e svolgere il monitoraggio delle emissioni prescritto dalla legge. L’utilizzo di combustibili alternativi non deve avere un impatto negativo sulle emissioni di sostanze nell’ambiente, sulla qualità dei prodotti e sullo svolgimento del processo tecnologico. Un esempio di un tale utilizzo dei combustibili è il cementificio Salonit Anhovo situato ad Anhovo, a nord di Nova Gorica. In questo cementificio i combustibili alternativi sono utilizzati già da vari anni e la loro quota è in aumento. Nel 2012 la quota dell’energia ottenuta dai combustibili ricavati dai rifiuti ammonta al 50% circa. Si tratta soprattutto di pneumatici usati, combustibili solidi ricavati dai rifiuti (SRF – solid recovered fuels), oli esausti e piccole quantità di fanghi provenienti dagli impianti di depurazione. L’utilizzo di combustibili ricavati dai rifiuti sostituisce una parte dell’energia termica ottenuta da combustibili fossili e contribuisce al mantenimento delle fonti energetiche non rinnovabili. Web links Combustibili solidi ricavati da rifiuti http://it.wikipedia.org/wiki/Combustibile_solido_secondario Direttiva sulla combustione dei rifiuti http://ec.europa.eu/environment/ air/pollutants/stationary/wid/legislation.htm Confederazione degli inceneritori dei rifiuti in Europa CEWEP (Confederation of European Waste-to-Energy Plants) www.cewep.eu Incenerimento dei rifiuti solidi urbani - Municipal solid waste incineration http://www.worldbank.org/urban/solid_wm/erm/CWG%20folder/Waste% 20Incineration.pdf Istruzioni relative alla campagna contro l’incenerimento - Incineration campaign guide http://www.foe.co.uk/resource/reports/ incineration_guide.pdf Inceneritori del gruppo AcegasAps http://www.gruppo.acegas-aps.it/cms/206/impianto-ditermovalorizzazione-di-trieste.html http://www.gruppo.acegas-aps.it/ cms/875/impianto-di-termovalorizzazione-di-padova.html 55 - Capitolo 6 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 7 - Le discariche Punti chiave: I vantaggi e gli svantaggi delle discariche; La struttura delle discariche; Le emissioni dalle discariche. Il deposito nelle discariche è un metodo semplice di rimuovere i rifiuti che ha una lunga tradizione alle spalle. Il deposito in discarica è oggi considerato il sistema meno adeguato di trattamento dei rifiuti, che andrebbe usato solo dopo aver esaurito tutte le altre possibilità (il riuso, il riciclo, il trattamento biologico, lo sfruttamento energetico - si veda il cap. 10 - Indirizzi strategici e obiettivi del trattamento dei rifiuti). Il deposito in discarica è inadeguato essendo inefficace dal punto di vista dello sfruttamento dei materiali (quei materiali che sono stati prodotti investendovi energia e materie prime vengono semplicemente seppelliti sotto terra). Questo rende impossibile lo sfruttamento energetico poiché un potenziale combustibile viene buttato. Inoltre la discarica causa un degrado a lungo termine dell’ambiente naturale in cui si trova ed è fonte di emissioni nocive (percolati, gas). I vantaggi delle discariche sono la semplicità del deposito dei rifiuti e il basso costo. Alla luce dei vantaggi e degli svantaggi appena elencati possiamo dedurre che l’accumulo dei rifiuti nelle discariche rappresenta una soluzione economica che ha tuttavia un consistente impatto ambientale e costituisce uno spreco dal punto di vista dello sfruttamento delle risorse. Tipologie di discariche Distinguiamo tra tre principali tipologie di discariche a seconda dei tipi di rifiuti da depositare. Ci sono: le discariche per rifiuti solidi urbani; le discariche per materiali inerti; le discariche per materiali pericolosi. Oltre alle tipologie suddette esistono anche discariche per rifiuti industriali della medesima tipologia, le monodiscariche. La situazione nell’UE Nell’UE i Paesi membri, pur avendo un’unica legislazione, conferiscono alle discariche quantitativi diversi di rifiuti, dall’1% dei rifiuti scaricati in Germania al 99% in Romania. La popolazione europea nel 2011 ha conferito in media il 37% dei rifiuti. Questo dato è decisamente migliore rispetto a quello del 2001, quando è stato conferito nelle discariche il 56% dei rifiuti. Nel 2011 in Italia è stato conferito nelle discariche il 49% dei rifiuti urbani, in Slovenia invece il 58%. Le discariche Le discariche moderne sono aree tecnicamente attrezzate e quasi completamente isolate dal circondario. Esse devono disporre di un fondo impermeabile che impedisca al percolato di penetrare nel sottosuolo e contaminare le acque sotterranee (in Slovenia le acque sotterranee rappresentano la fonte principale di acqua potabile). Le 56 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti discariche sono generalmente recintate. Durante il riempimento della discarica i singoli strati di rifiuti vengono ricoperti di terriccio o materiale simile (p. es. sabbia). Quando una discarica viene chiusa, l’intera superficie viene ricoperta di uno spesso strato di terriccio che viene di norma piantumato. Questo strato impedisce alle acque meteoriche di entrare nel corpo della discarica. La discarica deve essere obbligatoriamente munita di apparecchiature per il monitoraggio delle emissioni (gas e percolati) e uffici tecnici per l’accoglimento, la misurazione del peso dei camion che trasportano i rifiuti, aree per l’immagazzinamento dei rifiuti speciali prelevati dai rifiuti indifferenziati ma che non vanno gettati in discarica (p.es. pneumatici usati). In molti casi le discariche sono abbinate ad altri impianti per il trattamento dei rifiuti come i centri di raccolta e di smistamento, magazzini ecc. La discarica resta in attività per più decenni perciò la sua collocazione deve essere frutto di una scelta ben ponderata. Le conseguenze di tale scelta saranno infatti a lungo termine. Anche quando la discarica è piena e coperta di uno strato di terriccio va sottoposta ancora per molto tempo a regolare manutenzione e monitoraggio delle emissioni, mentre l’area circostante deve essere soggetta a monitoraggio ambientale (sono necessari un costante monitoraggio dell’area circostante e la raccolta e il trattamento dei gas e dei percolati). Queste attività devono essere esercitate dal gestore della discarica. Il periodo per il quale è necessario espletare queste attività dopo la chiusura della discarica è stabilito per legge. La linea guida è comunque che tali attività vadano svolte finché le emissioni non calano a un livello al quale il monitoraggio non è più necessario. Il periodo standard è di 20 anni. In questo periodo la discarica non accetta più rifiuti ma comporta ancora dei costi. Quanto descritto vale per le discariche moderne in Paesi dotati di una legislazione attenta alle questioni ambientali. Pochi decenni fa anche nei Paesi più sviluppati gli standard erano molto meno severi. Le discariche più vecchie hanno minori elementi atti a limitare le emissioni: il fondo è generalmente costituito da terra compattata ottenuta dallo scavo della fossa della discarica o uno strato di argilla. Questa limita la penetrazione del percolato, ma non la impedisce. Anche la raccolta dei gas (di cui si parlerà nel capitolo successivo) era inusuale fino a non molto tempo fa. La conseguenza erano delle emissioni di consistenti quantitativi di gas nel terreno, il rilascio di gas serra (metano) nell’aria, incendi frequenti e il rischio di esplosioni. Nei Paesi che dispongono di sistemi ordinati per il trattamento dei rifiuti è consentito conferire nelle discariche solo i rifiuti trattati. Tuttavia il pretrattamento non è sempre possibile e talvolta è perciò necessario depositare i rifiuti in discarica non trattati. Uno dei problemi più gravi legati al deposito dei rifiuti nelle discariche è rappresentato dal fatto che i rifiuti occupano molto spazio e che quest’ultimo sia limitato. Per questo motivo i rifiuti nelle discariche vengono compattati con appositi macchinari dopo essere stati depositati. I singoli strati di rifiuti vengono poi ricoperti da uno strato di terriccio, sabbia o simili. 57 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Figura 1: Una macchina compattatrice in azione in una discarica (© Komunala Kranj) Si è dunque verificato un progresso, ma nonostante ciò in molte località (specialmente nei Paesi più poveri) abbiamo ancora oggi delle discariche atte unicamente al deposito e accumulo dei rifiuti che di norma non sono isolate dalle aree circostanti, non sono recintate e non dispongono di apparecchiature per il controllo delle emissioni. I rifiuti che vi vengono conferiti vengono spesso analizzati dai raccoglitori di rifiuti che ne estraggono tutto ciò che potrebbe avere qualche valore. I raccoglitori si guadagnano da vivere grazie alla discarica perciò ogni tentativo di limitare il loro accesso incontra una forte opposizione. Non di rado queste persone vivono nella discarica in condizioni inadeguate e nocive alla salute. A causa della rapida crescita del potere d’acquisto, della quantità dei rifiuti prodotti e delle sostanze tossiche in essi contenuti queste discariche rappresentano un grave problema ambientale e sociale. Figura 2: Raccoglitori di rifiuti nelle Filippine (http://en.wikipedia.org/wiki/File:PayatasDumpsite_Manila_Philippines02.jpg) 58 - Capitolo 7 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Le emissioni dalle discariche Le discariche rappresentano una significativa fonte di emissioni ambientali. Tra le emissioni dalle discariche vi sono: i percolati che si concentrano sul fondo della discarica; i gas che si formano nel cuore della discarica; i rifiuti solidi dispersi dal vento, dagli animali o dall’uomo. I percolati sono soprattutto conseguenza delle acque meteoriche che penetrano all’interno della discarica e dell’umidità depositata nella discarica assieme ai rifiuti (l’umidità è contenuta soprattutto nei rifiuti organici). L’acqua che penetra attraverso i rifiuti scioglie le varie sostanze che incontra nel suo percorso. La conseguenza sono dei percolati fortemente inquinati che contengono sia sostanze organiche sia oli, ioni metallici ed altre sostanze chimiche. I percolati vengono raccolti sul fondo della discarica grazie a un sistema di drenaggio. Prima del loro rilascio devono essere depurati da un apposito impianto. A seconda del loro grado di purezza i percolati depurati vengono immessi nel sistema fognario comunale o direttamente nell’ambiente. Per la depurazione dei percolati vengono usate sempre più spesso dei metodi avanzati come l’osmosi inversa. In alcuni casi i percolati vengono depurati negli impianti di depurazione centralizzati per gli scarichi fognari comunali. I gas generati nelle discariche sono un prodotto della decomposizione del materiale biologico. La copertura dei rifiuti in discarica provoca il formarsi di condizioni anaerobiche (in cui l’ossigeno è assente). La decomposizione biologica causa la formazione di metano (CH4) e di una piccola parte di biossido di carbonio (come nel caso del trattamento anaerobico dei rifiuti biologici trattato nel Cap. 3). Il metano è infiammabile e persino esplosivo in alcune condizioni. È inoltre un potente gas serra, il cui impatto è 21 volte superiore rispetto a quello del biossido di carbonio. Per ogni tonnellata di rifiuti si creano dai 300 ai 500 m 3 di gas, ma a causa della diversa efficacia dei sistemi di raccolta ne vengono catturati solo dai 40 ai 400 m3 per tonnellata. I gas vengono raccolti grazie a un sistema chiuso che li convoglia in apposite torri. Il gas raccolto viene convogliato verso una fiaccola dove viene bruciato oppure può venire usato per azionare dei motori a combustione interna che azionano a loro volta dei generatori per la produzione di energia elettrica. È importante che il metano bruci prima del suo rilascio (anche se sulla fiaccola, senza produrre energia) perché in questo modo l’impatto negativo sul riscaldamento terrestre si riduce notevolmente. Per ridurre le quantità di gas generati dalle discariche è necessario limitare le quantità di rifiuti organici depositati. Questo è reso possibile dalla raccolta differenziata di rifiuti organici e dal trattamento dei rifiuti prima del loro deposito in discarica. Web links http://ec.europa.eu/environment/waste/landfill_index.htm http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/8 -04032013-BP-EN.PDF 59 - Capitolo 7 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 8 - I rifiuti in Europa e nel mondo Punti chiave: Le quantità dei rifiuti prodotti sono molto diversi nei singoli Paesi; I problemi connessi ai rifiuti nei Paesi in via di sviluppo; Grandi quantità di rifiuti finiscono nei mari e negli oceani Anche se la legislazione in materia di rifiuti è unitaria su tutto il territorio dell’Unione Europea, i sistemi di trattamento dei rifiuti sono molto diversi da un Paese membro all’altro. I singoli Paesi ottengono quindi dei risultati molto diversi nel trattamento dei rifiuti a causa dei diversi approcci e della diversa efficacia dei sistemi scelti, nonché della diversa struttura economica, più o meno legata alla produzione industriale e all’agricoltura. Già nei quantitativi di rifiuti prodotti ogni anno dagli abitanti dei singoli Paesi si notano delle differenze notevoli. Il divario è grande. Nella maggior parte dei Paesi nel 2010 sono state prodotte dall’1,5 alle 7,5 tonnellate di rifiuti a persona: ciò comprende sia i rifiuti urbani che quelli industriali e i residui dell’attività mineraria (i rifiuti minerali e il terriccio). Figura 1: Quantità di rifiuti non minerali per persona (espressa in Kg) nei Paesi UE nel 2004, 2005, 2008 e nel 2010 (fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/images/0/01/Nonmineral_waste_generation%2C_2004-2010_%28kg_per_inhabitant%29_F2.PNG) Già dalla figura 1 si nota che in alcuni Paesi membri la quantità di rifiuti prodotti è decisamente inferiore che altrove. Questo vale non solo per i Paesi membri ma per tutta l’Europa. In Lituania, che fa parte dell’UE e che è il Paese a produrre la minor quantità di rifiuti pro capite, vengono prodotti 668 kg di rifiuti all’anno. Il quantitativo maggiore viene invece prodotto in Bulgaria (22 t), Lussemburgo (20,6 t) e Finlandia (19,5 t). Queste quantità elevate dipendono dall’attività mineraria che genera una gran quantità di rifiuti. La quantità media di rifiuti non minerali prodotta nell’UE rappresenta soltanto il 35,5% dell’intero quantitativo di rifiuti prodotti. 60 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti L’attività mineraria è un settore che genera una quantità estremamente elevata di rifiuti. L’attività mineraria genera molti scarti minerali e terriccio, mentre gli scarti non minerali vengono generati nell’ambito delle attività produttive, dell’agricoltura, dell’edilizia, delle abitazioni private e delle scuole - quindi nell’ambito di ogni attività umana. Figura 2: Quantità di rifiuti non minerali prodotti in 27 Paesi UE espressa in milioni di tonnellate (http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Waste_statistics/it) Le quantità di rifiuti generate nelle attività produttive, nell’agricoltura, nell’edilizia e in altre attività industriali sono consistenti, ma dobbiamo evidenziare anche alcuni vantaggi. Le quantità di questi rifiuti sono prevedibili, per questo possiamo conoscere in anticipo i quantitativi che dovremo smaltire. I punti in cui vengono prodotti i rifiuti sono limitati e questo agevola la loro raccolta. Inoltre i rifiuti raccolti sono omogenei. Per questo possiamo spesso sfruttarli come carburante o riciclarli. In figura 3 si possono vedere i modi di gestione dei rifiuti nella UE tra il 2004 e il 2010. 61 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Figura 3: Le modalità di trattamento dei rifiuti urbani nell’UE nel 2011 e i volumi trattati (fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/8-04032013-BP-EN.PDF) È interessante instaurare un collegamento tra le quantità di rifiuti prodotte e le condizioni nella società, soprattutto con l’andamento della crescita demografica e del prodotto interno lordo. I rifiuti vengono prodotti in tutte le attività umane e danno quindi un’idea della situazione della società. I risultati degli anni scorsi (figura 5) mostrano che in Europa la produzione dei rifiuti urbani non è proporzionale alla crescita economica. Nonostante ciò non riusciamo a ridurre la quantità di rifiuti urbani prodotti. Negli ultimi anni, tuttavia, il calo dell’attività economica ha contribuito al calo della quantità di rifiuti prodotti. Tale quantità è evidentemente più stabile del prodotto interno lordo: questo traspare dal diagramma dei rifiuti generati per ogni euro negli ultimi anni. È interessante rendersi conto che per ogni euro in circolazione abbiamo generato 24,8 kg di rifiuti. Figura 4: (fonte: Moneta - http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/2/26/ Common_face_of_one_euro_coin.jpg, Rfiuti - Matjaž Dovečar) 62 - Capitolo 8 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Figura 5: Confronto tra l’andamento dei quantitativi di rifiuti solidi urbani prodotti, l’andamento demografico e l’andamento delle attività economiche (PIL) nell’UE tra il 1995 e il 2009 (fonte: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php?title=File:Municipal_waste _generated,_population_and_GDP_in_the_EU -27_from_1995_to_2009_%281995%3D100%29.PNG &filetimestamp=20110708155550) I rifiuti nel mondo Il trattamento dei rifiuti non è diverso solo nei vari Paesi europei, le differenze esistono in tutto il mondo. Il trattamento dei rifiuti è essenzialmente dipendente dal livello di sviluppo e di benessere della società. Nei Paesi meno sviluppati viene generato un quantitativo di rifiuti molto minore rispetto ai Paesi sviluppati e anche la loro composizione è diversa. Prevalgono i rifiuti organici (solitamente ammontano a più della metà), mentre i rifiuti che normalmente sono conseguenza di attività industriali o del consumismo sono limitati. In ogni caso non possiamo né dobbiamo generalizzare. La situazione è infatti in continuo mutamento e i quantitativi di rifiuti prodotti stanno aumentando anche nei Paesi meno sviluppati, dove si va modificando anche la loro composizione. Anche la quota di materie plastiche è in rapido aumento. L’aumento della quantità dei rifiuti prodotti è in sé problematica. Inoltre nei Paesi in via di sviluppo un ulteriore problema è rappresentato dalle carenze nel sistema per il trattamento dei rifiuti. La raccolta dei rifiuti riguarda infatti meno del 20% dei rifiuti prodotti, il che significa che il restante 80% viene smaltito secondo modalità informali. Altrettanto problematiche sono le discariche che non dispongono delle infrastrutture necessarie e che rappresentano quindi un rischio per gli abitanti e per l’ambiente. La maggior parte dei rifiuti viene bruciata, ignorando le emissioni nocive e lo sfruttamento energetico. Quando parliamo delle carenze nei sistemi per il trattamento dei rifiuti nei Paesi in 63 - Capitolo 8 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti via di sviluppo non va dimenticato che questi Paesi presentano numerosi altri problemi (per es. la fame e le condizioni di vita precarie) che sicuramente non contribuiscono a migliorare le condizioni di trattamento dei rifiuti. Anche i Paesi sviluppati danno il loro contributo al problema inviando i loro rifiuti tecnologici nei Paesi in via di sviluppo, con il pretesto di riciclarli. Un esempio tipico è l’esportazione e il trattamento, decisamente ambiguo, delle apparecchiature elettroniche usate, che nei Paesi sviluppati vengono facilmente buttate e sostituite con prodotti migliori e più performanti. Nei Paesi in via di sviluppo questi prodotti vengono smontati per ricavarne metalli. Il problema è rappresentato dal fatto che un trattamento elementare (quale la combustione dei cavi e dei contatti) provoca delle emissioni nocive per l’ambiente e per l’uomo poiché questi rifiuti contengono circa 1000 prodotti chimici diversi tra cui il cadmio, l’ossido di piombo, il mercurio ecc. Questo problema è stato a lungo ignorato, senza che se ne parlasse. Oggi invece l’esportazione dei rifiuti pericolosi è vietata dalla convenzione (internazionale) di Basilea se non è assicurato un trattamento tecnologicamente avanzato e sicuro. Figura 6: L’attrezzatura elettronica dismessa viene spesso inviata nei Paesi in via di sviluppo Fonti delle immagini: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a1/India_Victor_Grigas_2011-12.jpg http://en.wikipedia.org/wiki/File:India_Victor_Grigas_2011-14.jpg http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/56/India_Victor_Grigas_2011-13.jpg http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/96/Agbogbloshie.JPG http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/08/Recycling_lead_in_a_leadacid_battery_recovery_facility.jpg I rifiuti e le emissioni ignorano i confini di stato Il trattamento dei rifiuti e i problemi ad esso connessi sono solitamente affrontati a livello locale. Nonostante ciò i rifiuti rappresentano essenzialmente un problema globale. Questo 64 - Capitolo 8 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti traspare con evidenza dal problema del trattamento dei rifiuti elettronici. Dobbiamo essere consapevoli del fatto che i rifiuti abbandonati nell’ambiente possono essere dispersi dal vento o dalle correnti marine. Anche le emissioni gassose generate dalla combustione incontrollata dei rifiuti si disperdono nell’aria e possono avere un impatto negativo lontano dal luogo della combustione. Oggi si parla spesso del problema dei rifiuti solidi galleggianti (soprattutto di plastica) dai lunghissimi tempi di degradazione, che rappresentano un notevole rischio per gli animali, inquinano l’acqua e favoriscono la diffusione delle sostanze inquinanti organiche. Il loro impatto a lungo termine non è ancora noto, perciò dobbiamo prestarvi particolare attenzione. Un modo per affrontare la questione dei rifiuti sul piano internazionale sono gli accordi internazionali sotto forma di convenzioni. La sottoscrizione di convenzioni non è obbligatoria, ma a causa del loro rilievo la maggior parte dei Paesi decide di aderirvi. Oltre alla Convenzione di Basilea esistono anche la Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (POP – Persistent Organic Pollutants), la Convenzione di Rotterdam sul trattamento delle sostanze chimiche tossiche, la Convenzione di Londra sulla prevenzione dell’inquinamento del mare (con il divieto di scarico dei rifiuti nei mari e negli oceani) ed altre. I rifiuti di plastica in mare I materiali plastici hanno un ampio spettro di qualità e di potenziali usi e sono pertanto utilizzabili in vari settori e per numerose applicazioni. Non va tuttavia dimenticato che si tratta di materiali artificiali che non esistono in natura. Perciò la plastica si distingue, oltre che per altre qualità, anche per la sua estrema persistenza in natura. La plastica abbandonata nell’ambiente rappresenta un grave rischio per gli animali, che spesso la scambiano per cibo e in molti casi muoiono. Figura 7: I rifiuti in plastica rappresentano una minaccia per gli animali (fonte: Università di Nova Gorica) 65 - Capitolo 8 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Il problema dell’accumulo della plastica nei mari e negli oceani è noto da tempo. La plastica finisce nei mari in molti modi (gettata dalle navi, trascinata dal vento...) e vi rimane. A causa del percorso stabile delle correnti marine la plastica si concentra maggiormente in alcuni punti. Così si è formato ad esempio “The Great Pacific Garbage Patch«, osservato per la prima volta nel 1997. Qui si concentrano 100 milioni di tonnellate di plastica che rappresentano un problema di proporzioni enormi. La plastica nei mari e negli oceani si disgrega con estrema lentezza in particelle minori (la cosiddetta microplastica) il cui impatto ambientale non è ancora del tutto noto. È stato tuttavia accertato che la microplastica si concentra e veicola gli inquinanti organici persistenti (p. es. i pesticidi). Essa è stata inoltre trovata anche nei microorganismi viventi, il che dimostra la possibilità di un suo ingresso nella catena alimentare. Università di Nova Gorica: progetto studentesco Tra il 2011 e il 2013 un gruppo di studenti dell’Università di Nova Gorica ha svolto la prima ricerca sulla diffusione della microplastica nell’Adriatico settentrionale raccogliendo in più punti dei campioni di particelle sospese con una rete da plancton. In tutti i campioni è stata riscontrata anche la microplastica (delle particelle di plastica di dimensioni minori a 5 mm), la cui concentrazione dipendeva dalle correnti marine. In base ai risultati è stato calcolato che sulla superficie marina slovena (è stata presa in considerazione la superficie marina slovena che misura 403 km2) si trovano in media in un determinato istante circa 16 milioni di frammenti di microplastica, il che corrisponde a 11,3 kg di plastica. Figura 8: L’immagine mostra un pezzo di microplastica ingrandito al microscopio (fonte: Università di Nova Gorica) Progetto studentesco: Microplastica Per maggiori informazioni sull’inquinamento dei mari e degli oceani: Convenzione di Londra: http://www.imo.org/Pages/home.aspx Plastic Garbage patch: http://www.algalita.org/index.php Plastic Garbage project: http://www.plasticgarbageproject.org/en/ Message from the Gyre: http://www.midwayfilm.com/ Per approfondire il tema, un’utile lettura è Confessioni di un eco peccatore di Fred Pierce, Edizioni Ambiente, 2009. Il progetto SEDI.PORT.SIL Il progetto SEDI.PORT.SIL si svolge nell’area del porto di Ravenna e si propone di sviluppare un approccio globale alla gestione sostenibile dei sedimenti portuali. Il progetto vuole dimostrare che grazie all’utilizzo di varie tecnologie è possibile sfruttare i sedimenti portuali come una risorsa interessante e che 66 - Capitolo 8 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti non è più necessario considerarli solo come un rifiuto pericoloso. Il progetto punta inoltre a sviluppare dei processi che consentano di trattare immediatamente i sedimenti estratti (e l’acqua in essa contenuta). In questo modo si ridurrebbe l’impatto di tali sedimenti sull’ambiente e si aumenterebbe la quota di materiale riciclabile. Il sedimento, che dopo il trattamento non risulterebbe più inquinato, potrebbe essere utilizzato come materia prima in edilizia. Il progetto prevede anche lo studio della possibilità di estrarre il silicio metallurgico e la verifica delle potenzialità di applicazioni dei procedimenti sviluppati in altri porti. Lo scopo del progetto è anche sviluppare delle direttive per il riuso dei sedimenti portuali trattati. Ulteriori informazioni sul progetto sono disponibili sul sito: http:// www.lifesediportsil.eu/ Web links Convenzione di Basilea: www.basel.int/ Convenzione di Stoccolma: http://chm.pops.int Convenzione sulla prevenzione dell'inquinamento marino causato dallo scarico di rifiuti ed altre materie: http://www.imo.org/About/ Conventions/ListOfConventions/Pages/Convention-on-the-Prevention-ofMarine-Pollution-by-Dumping-of-Wastes-and-Other-Matter.aspx Eurostat: ec.europa.eu/Eurostat Università di Nova Gorica: Progetto studentesco 67 - Capitolo 8 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 9 - Coinvolgere la cittadinanza nella gestione dei rifiuti Punti chiave: I componenti del sistema di trattamento dei rifiuti; Il ruolo delle famiglie, degli individui e delle organizzazioni nel trattamento dei rifiuti; Le considerazioni da fare durante il trattamento dei rifiuti; L’accessibilità delle informazioni sul trattamento dei rifiuti. Il sistema di trattamento dei rifiuti comprende vari attori. La figura più visibile è quella dell’azienda preposta alla collocazione dei cassonetti, al prelievo e al successivo trattamento dei rifiuti. Quest’azienda preposta si occupa della maggior parte dei processi relativi al trattamento dei rifiuti ed è responsabile dell’efficacia del trattamento degli stessi, che non dipende però unicamente dalle aziende che raccolgono e gestiscono i rifiuti. Una parte della responsabilità spetta agli altri attori coinvolti nei processi di trattamento. Questi sono soprattutto i singoli individui, le famiglie e le imprese che con la loro attività creano sostanze inutili e/o di scarto: i rifiuti. La legislazione europea e quella nazionale chiedono a tutti i soggetti che generano rifiuti di svolgere un ruolo attivo nel sistema per il loro trattamento. I rifiuti vanno depositati e divisi in base alle disposizioni vigenti che stabiliscono in che modo vanno divisi, come vanno usati i cassonetti, com’è organizzata la raccolta dei rifiuti ingombranti e pericolosi ecc. Tutti noi generiamo rifiuti Tutti noi produciamo rifiuti svolgendo le nostre attività quotidiane. Anche se non possiamo evitare questa produzione, ciascun singolo individuo può contribuire a ridurre i quantitativi di rifiuti prodotti e promuoverne un trattamento più efficace. Carlo e Anna si chiedono in che modo potrebbero ridurre la quantità di rifiuti che producono a casa. Ascoltiamo la loro conversazione. Carlo: Sono stanco di dover portar via e dividere i rifiuti. I nostri cestini per i rifiuti sono sempre pieni. È la terza volta questa settimana che li ho dovuti svuotare. Anna: Come puoi essere stanco? I rifiuti si producono in continuazione. Questo è un fatto che non possiamo cambiare. Carlo: Forse sì, ma io vorrei cambiare qualcosa. I rifiuti sono troppi e devo portarli in continuazione nei cassonetti per la raccolta differenziata. Anna: Questo è il nostro accordo. Io cucino, lavo e stiro. Tu lavi i piatti e porti via i rifiuti. Carlo: È vero, ma assieme al cibo e agli altri oggetti dobbiamo veramente comprare anche tutto quell’imballaggio? Ogni volta che ordiniamo il cibo a casa o compriamo dei libri o altri prodotti in internet i nostri acquisti ci arrivano insieme a un mucchio di imballaggi. Anna: Hai un’idea migliore? Carlo: Per cominciare potremmo ordinare meno cibo e cucinare di più a casa. Potremmo comprare confezioni più grandi di yogurt e di tutti quei cibi che consumiamo ogni giorno. L’ultima volta c’erano ben sette vasetti di yogurt da 200 ml 68 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti nella plastica. Non sarebbe meglio comprare una confezione da un litro? Possiamo anche cercare di comprare più prodotti con il vuoto a rendere. Anna: Sì, possiamo provare. Carlo: Avrei anche un altro suggerimento. Non capisco perché i dentifrici e le creme hanno un secondo imballaggio esterno. La prossima volta li scarterò e lascerò la confezione superflua in negozio. Forse i produttori e i negozianti si accorgeranno che impacchettare ulteriormente il dentifricio e la crema non li rende migliori quando si renderanno conto della quantità degli imballaggi da buttare. Anna: Hai ragione. Se tutti facessero così, i produttori e i negozianti inizierebbero a chiedersi se non esiste un altro modo per imballare i prodotti che sia più favorevole per l’ambiente. Produrre meno rifiuti ha molti vantaggi: uno dei più evidenti è che meno ne produciamo, meno spazio è necessario per il loro stoccaggio in discarica. Proprio la scelta dei luoghi dove allestire le discariche e i centri locali per il trattamento dei rifiuti è un altro esempio di come l’opinione pubblica sia attivamente coinvolta nel sistema di trattamento degli stessi. Quando generiamo dei rifiuti dovremmo anche chiederci dove questi andranno a finire. È una domanda che solitamente non ci poniamo finché i media non diffondono notizie relative al luogo scelto per una nuova discarica o all’espansione di una discarica esistente. Solo allora gli abitanti che vivono nelle vicinanze del luogo interessato, e sono contrari a tali interventi, fanno sentire la loro voce. È un dato di fatto che dalle discariche si diffondono cattivi odori, il vento può disperdere i rifiuti se non sono adeguatamente coperti e anche il rumore generato dai camion che trasportano i rifiuti può essere fastidioso. Per questo motivo nessuno vuole vivere nelle vicinanze di una discarica. Questo è il cosiddetto effetto “NIMBY”. Definizione: L’effetto “NIMBY” La sigla “NIMBY” è tratta dalla locuzione “Not In My Backyard” (“Non nel mio giardino”) ed è usata in tutti i casi in cui la popolazione locale si oppone agli interventi ambientali (all’allargamento di una discarica esistente, all’allestimento di una nuova discarica, alla costruzione di un impianto di depurazione o di un impianto per il biogas, alla costruzione di abitazioni provvisorie...). L’effetto “NIMBY” si ha ogni volta che si pianificano degli interventi ambientali consistenti che hanno determinate conseguenze sulla popolazione che risiede nelle immediate vicinanze. I problemi che sorgono a causa della ricerca di siti adatti dove allestire una discarica possono essere alleviati producendo meno rifiuti. In questo modo il loro deposito richiederebbe meno spazio. Esercizio: Cercate sul web o nei media (giornali e riviste, servizi televisivi...) dei casi in cui si è verificato l’effetto “NIMBY”. Alcuni link utili su casi italiani: http://www.arpa.umbria.it/resources/docs/micron%206/MICRON6-06.pdf http://www.corriere.it/ambiente/12_marzo_27/italia-nimbyclerici_c3d0a886-775f-11e1-93b9-89336e75ab45.shtml http://www.nimbyforum.it 69 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Le azioni informative Come abbiamo già ricordato, le aziende che raccolgono e gestiscono i rifiuti hanno un ruolo evidente nel ciclo di trattamento degli stessi. Soprattutto dall’introduzione della raccolta differenziata, che inizialmente ha rappresentato per tutti noi una novità alla quale ci siamo dovuti adattare, queste aziende promuovono varie azioni di informazione dell’opinione pubblica. Questo è corretto perché non ci si può aspettare che tutti sappiano con certezza dove buttare gli imballaggi poliaccoppiati (ad es., i “Tetra Pak”) vuoti o le pellicole di plastica in cui è confezionato il formaggio. Le famiglie di norma ricevono alcuni depliant con istruzioni precise in merito alla suddivisione dei rifiuti, all’ubicazione delle aree ecologiche, al calendario e all’orario della raccolta dei rifiuti. Le aziende hanno anche degli elenchi in ordine alfabetico dei rifiuti, comprensivi di istruzioni per il loro conferimento. Anche i siti web di queste aziende offrono molte informazioni in proposito. Esse hanno spesso provvisto i veicoli per l’asporto dei rifiuti con scritte stimolanti o informative, mentre le isole ecologiche sono spesso dotate di tabelle informative che specificano quali tipologie di rifiuti possono essere conferiti nei singoli cassonetti. In alcuni comuni le imprese preposte al trattamento dei rifiuti applicano anche appositi adesivi con i quali segnalano sul posto le irregolarità nel deposito dei rifiuti. Molto dipende anche dallo spirito di iniziativa dalle singole imprese - alcune di esse si prodigano per comunicare alle famiglie più informazioni possibili e sciogliere ogni dubbio relativo al trattamento dei rifiuti. In questo modo alcune imprese offrono informazioni anche sul retro delle loro bollette, rispondono quotidianamente alle mail e inviano alle famiglie materiale informativo varie volte all’anno. Alcuni comuni riservano degli spazi dedicati al trattamento dei rifiuti nei quotidiani locali e preparano dei manuali con le istruzioni apposite. I comuni e le aziende che gestiscono i rifiuti si rendono conto che la popolazione locale è eterogenea, perciò è necessario contattare in modo mirato dei gruppi diversificati per ottenere il risultato più desiderabile (un’opinione pubblica informata sulle corrette modalità di trattamento dei rifiuti). I giovani sono facili da educare nell’ambito delle attività scolastiche e di laboratori e conferenze, mentre gli altri gruppi sono raggiungibili per mezzo di depliant, inserzioni nei giornali, avvisi nei media e sul web e conferenze. Solo con la cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nel ciclo di trattamento dei rifiuti è possibile raggiungere gli obiettivi stabiliti nelle politiche e nei progetti. È quindi necessario che le imprese locali dedichino molta attenzione all’informazione dell’opinione pubblica e che tutti noi siamo ricettivi nei confronti di queste informazioni e pronti a trattare i rifiuti in modo corretto seguendo le istruzioni ricevute. Sia in Italia che in Slovenia ci sono molte iniziative in questo campo. Tuttavia le imprese comunali e le aziende preposte non sono le uniche a sforzarsi di informare e raggiungere più persone possibile. Non dobbiamo dimenticare che esistono anche altre organizzazioni la cui attività contribuisce a ridurre l’impatto ambientale provocato dall’uomo (le organizzazioni no-profit, gli scout...). I bambini vengono spesso informati su questi temi già a scuola. Il Portale rifiuti Nella Provincia di Trieste la società AcegasAps e il Comune collaborano con la sezione locale del WWF per informare la popolazione in merito al corretto trattamento dei rifiuti. Insieme hanno creato il progetto “Portale rifiuti”, un sito che informa la popolazione riguardo alla raccolta 70 - Capitolo 9 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti differenziata dei rifiuti nella Provincia di Trieste. AcegasAps nel 2012 ha promosso attivamente la pratica della separazione dei rifiuti attraverso forum pubblici destinati agli adulti, così come attraverso spettacoli di strada "Fiuto per il Rifiuto!" per i bambini. Il portale “krlocuj.me” L’impresa Komunala Kranj diffonde sul suo portale www.krlocuj.me la consapevolezza del fatto che la raccolta differenziata è prescritta per legge. Il portale indica a quale categoria appartiene ogni rifiuto, come differenziare i rifiuti in modo corretto, dove si trovano i centri di raccolta, quali sono i loro orari di apertura e cosa vi è possibile conferire. Il portale indica inoltre gli errori più comuni nella raccolta differenziata e le risposte alle domande più frequenti. La raccolta differenziata dei rifiuti sulle superfici pubbliche e nelle pubbliche istituzioni Anche se una notevole parte dei nostri rifiuti è prodotta nelle nostre case è pur vero che ciascuno di noi passa altrove una buona parte della giornata: in asilo o a scuola, sul lavoro, in biblioteca, nei negozi, al parco... In tutti questi luoghi troviamo vari cestini per i rifiuti, il che ci permette di differenziare i nostri rifiuti anche al centro commerciale. Questi cestini sono solitamente collocati nei punti di forte passaggio, quali sono le fermate degli autobus, le stazioni ferroviarie, gli ingressi dei cinema, delle sale da concerto o dei palasport ecc. Anche se questi cestini sembrano piccoli se paragonati ai grandi cassonetti delle isole ecologiche, anche nei punti di forte passaggio si raccoglie una gran quantità di rifiuti. Per questo è opportuno differenziarli anche in queste sedi. Il contenuto di questi cestini rimane visibile (a differenza di quanto accade nel caso dei cassonetti) per questo può essere interessante osservare se i passanti si attengono alla raccolta differenziata o se sono informati riguardo ai gruppi di appartenenza dei vari rifiuti. Ciò che per qualcuno potrebbe sembrare ovvio, per altri può rappresentare un dilemma. Uno dei rifiuti che spesso non sappiamo dove buttare è l’imballaggio in poliaccoppiato (ad es. Tetra Pak). Questo è un imballaggio di carta spessa e plastificata destinato a contenere liquidi quali latte, succo di frutta, yogurt ecc. È composto per il 75% di carta, per il 20% di plastica (polietilene) e per il 5% di alluminio. Poiché la parte esterna è composta di carta, i consumatori lo gettano spesso nel cassonetto per la raccolta della carta. Questo in Slovenia non è corretto perché le imprese per il trattamento dei rifiuti indicano che questo tipo di imballaggio va gettato nei cassonetti per gli imballaggi o - in loro assenza - nel cassonetto per la plastica, mai in 71 - Capitolo 9 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti quello per la carta. In Italia la prassi è diversa: qui l’imballaggio in poliaccoppiato va generalmente conferito nei cassonetti per la carta e il cartone. Esercizio: La raccolta differenziata degli imballaggi in poliaccoppiato nelle pubbliche istituzioni Verificate se gli abitanti della vostra città raccolgono gli imballaggi in poliaccoppiato in maniera corretta. Pianificate la ricerca in modo da calcolare in quale percentuale dei cassonetti pubblici ispezionati gli utenti raccolgono questi rifiuti in modo errato. Preparate anche un piano per un’azione informativa per l’opinione pubblica per migliorare la raccolta differenziata nella vostra città. Il consumo responsabile Il fatto di raccogliere i rifiuti in modo differenziato ovunque vengano prodotti è importante e contribuisce a indirizzare un maggior quantitativo di rifiuti al riciclo invece che in discarica. Nonostante ciò non dobbiamo dimenticare dove vengono generati i rifiuti. Questo non è il cestino bensì il momento stesso in cui ognuno di noi decide di acquistare un determinato prodotto. I consumatori possono contribuire a ridurre il quantitativo di rifiuti operando delle scelte più oculate riguardo a quali prodotti comprare. Anna e Carlo ci hanno fatto notare il volume degli imballaggi. Prendiamo ad esempio la frutta e la verdura: nella maggior parte dei negozi questi prodotti sono confezionati in imballaggi di cartone e pellicola di plastica, il che comporta un maggior quantitativo di rifiuti e inquina l’ambiente. Ogni consumatore responsabile contribuisce a ridurre l’impatto negativo sulla natura e si interessa alle questioni etiche connesse con la produzione e il consumo dei prodotti. Figura 1 - fonte: Università di Nova Gorica 72 - Capitolo 9 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Vediamo i tre punti essenziali che il consumatore responsabile deve considerare. 1. 2. 3. Un acquisto oculato. Il punto più importante è la decisione se abbiamo effettivamente bisogno di un prodotto o una prestazione. Ad ogni passo siamo circondati da pubblicità create espressamente per attirare la nostra attenzione e creare in noi l’impressione di aver veramente bisogno di un determinato prodotto o servizio. L’acquisto di un prodotto che prima ignoravamo persino di desiderare (finché non abbiamo visto la pubblicità) genera in noi gioia e soddisfazione che sono però di breve durata. Pensiamo a quanti prodotti, che magari ora prendono polvere negli armadi, abbiamo acquistato nella convinzione che ci servissero e che ben presto abbiamo smesso di usare. Tutti questi prodotti prima o poi finiscono nella spazzatura. Perciò è veramente importante che ogni consumatore prima dell’acquisto valuti se ha veramente bisogno di un dato prodotto. L’informazione. Dopo un’accurata riflessione si ha il passo successivo: l’acquisizione di informazioni sull’articolo che intendiamo comprare. Si tratta di informazioni relative alle materie prime necessarie per produrre l’articolo, il trasporto necessario per distribuirlo, l’impatto negativo sull’ambiente durante la produzione, l’uso e in fase di smaltimento ecc. Un consumatore responsabile sceglierà quei prodotti il cui produttore tenta di ridurre l’impatto ambientale già durante la fabbricazione, i prodotti che richiedono un trasporto più breve e la cui fabbricazione non è eticamente dubbia (il processo produttivo non si basa sullo sfruttamento di minorenni o sul mancato rispetto dei diritti degli operai, i lavoratori non sono esposti a sostanze nocive ossia sono protetti da tale esposizione...). Il riuso. Dopo aver deciso di acquistare un oggetto, raramente abbiamo a disposizione una sola possibilità. Oltre a poter solitamente scegliere tra più produttori possiamo anche decidere di acquistare un oggetto usato. Il riuso è uno dei metodi per ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti e il consumo delle risorse naturali. Definizione: Il consumo responsabile Il consumatore solitamente tende a comprare dei prodotti e scegliere dei servizi in base alla loro qualità e al prezzo. Tuttavia sta crescendo il numero dei consumatori che prima dell’acquisto si chiedono se il prodotto che stanno per acquistare è conforme anche sotto l’aspetto etico e dell’impatto ambientale. Al consumatore consapevole non è indifferente quale sarà l’impatto del suo acquisto sull’ambiente e sui diritti umani nel mondo. Gli interventi di pulizia Nonostante i tentativi di ridurre il quantitativo di rifiuti prodotti e di migliorarne il trattamento, purtroppo molti rifiuti finiscono dove non dovrebbero: nell’ambiente. Di fronte a ciò molti non rimangono indifferenti e organizzano varie iniziative, tra cui gli interventi di pulizia. Il loro scopo è rimuovere i rifiuti dall’ambiente (questi interventi non vanno confusi con le azioni di raccolta dei rifiuti ingombranti, organizzate dalle imprese preposte alla raccolta dei rifiuti). Gli interventi di pulitura vengono generalmente organizzati dai soggetti della società civile o organizzazioni 73 - Capitolo 9 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti varie; spesso sono promossi anche dalle scuole o dai comuni. A tali interventi partecipano i volontari interessati alle questioni ambientali. Definizione: Intervento di pulizia Attività organizzata finalizzata alla rimozione dei rifiuti dall’ambiente. L’intervento di pulizia “Puliamo la Slovenia” Un esempio interessante di inclusione dell’opinione pubblica nella questione dei rifiuti sono le azioni Ripuliamo la Slovenia in un giorno (aprile 2010) e Ripuliamo la Slovenia 2012 (marzo 2012). Questi interventi sono stati ispirati all’azione Let's do it, Estonia! che nel 2008 ha permesso di rimuovere 10.000 tonnellate di rifiuti in sole 5 ore. Anche in Slovenia i due interventi hanno ottenuto una grande popolarità. Nel 2012 270.000 persone hanno rimosso circa 5.000 tonnellate di rifiuti. All’intervento hanno preso parte tutti: dai bambini e ragazzi delle scuole elementari e medie, alle organizzazioni, associazioni e imprese. Vi hanno preso parte tutte le imprese comunali preposte alla raccolta dei rifiuti e 207 comuni. L’intervento è un bell’esempio di come i volontari possano coinvolgere l’opinione pubblica in attività che solitamente non si considerano gradevoli. L’intervento di pulitura era accompagnato da laboratori ed eventi collaterali finalizzati ad informare le persone sulle tematiche legate ai rifiuti. Figura 2: L’azione “Puliamo la Slovenia” (© Matjaž Dovečar) L’intervento di pulizia Ripuliamo Kranj, Kranj non è più sporca Con qualche sforzo gli interventi di pulizia possono diventare un appuntamento tradizionale. L’Associazione dei giovani esploratori del Comune di Kranj, in collaborazione con il Gruppo di lavoro Sava e il Comune città di Kranj, organizza già da 11 anni l’intervento di pulizia “Ripuliamo Kranj” con il risultato che Kranj non è più sporca. Il numero dei partecipanti aumenta di anno in anno. Nel 2011, in occasione della decima edizione dell’evento, vi hanno preso parte più di 3000 volontari che hanno 74 - Capitolo 9 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti raccolto 70 m3 di rifiuti. Tutti vi prendono parte - dagli scout alle scuole, agli asili, ai vigili del fuoco e altre associazioni, ma anche singoli volontari. Nel 2012 l’intervento si è fuso con l’azione “Ripuliamo la Slovenia”. Ogni anno l’azione è accompagnata da numerosi eventi e laboratori dove è possibile imparare a rispettare l’ambiente divertendosi. Nell’ambito dell’intervento si svolge ogni anno anche la selezione del rifiuto più originale. L’intervento è un bell’esempio di buona prassi che riunisce molte persone all’insegna del divertimento e di un risultato positivo per tutti. Tutti siamo responsabili per il trattamento dei rifiuti In questo capitolo abbiamo visto che ciascuno di noi genera dei rifiuti ed è responsabile delle scelte che fa relativamente al trattamento di tali rifiuti. I problemi ambientali sono di solito molto vasti e complessi e il singolo individuo può facilmente pensare di non poter cambiare nulla. Ma a ben pensare tutte le scelte minori dipendono da noi. Perciò ognuno di noi può dare il suo contributo. È fondamentale rendersi conto che oltre a noi ci sono ogni giorno molti altri milioni di persone che fanno delle scelte simili. Perciò la nostra scelta conta. Le conseguenze di queste decisioni (in positivo e in negativo) forse non sono visibili nell’immediato, ma quando si vedono, sono evidenti su larga scala. Dobbiamo quindi essere consci del fatto che ogni nostra azione ha delle conseguenze per le quali siamo personalmente responsabili. Spunti per la riflessione Quanto sei informato sul trattamento dei rifiuti? Sai chi è preposto alla raccolta e al trattamento dei rifiuti urbani nel tuo comune? Sai dove si trova il centro per la raccolta differenziata dei rifiuti nel tuo comune? A casa siete informati su come trattare i rifiuti e quando vengono raccolti? Sai a chi rivolgerti se hai delle domande riguardanti il trattamento dei rifiuti? Ti sembra che a casa trattiate i rifiuti nel modo corretto? Come posso contribuire alla riduzione della produzione di rifiuti e a un miglior trattamento dei rifiuti? Operando scelte oculate - prediligendo prodotti con imballaggi ridotti. Con una corretta separazione dei rifiuti a casa, a scuola e sul posto di lavoro. Differenziando i rifiuti e conferendo le singole tipologie di rifiuti nei cassonetti preposti alla loro raccolta. Portando i rifiuti ingombranti ai centri di raccolta. Conferendo i rifiuti pericolosi nei centri di raccolta. Partecipando ad azioni per la pulitura dell’ambiente. 75 - Capitolo 9 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Centro di riuso http://www.eko-tce.eu/dejavnosti/center-ponovne-uporabe.html Calcolatore di CO2 per gli imballaggi in poliaccoppiato (tipo Tetra Pak) www.tetrapak.com/environment/climate_change/co2footprint/ carton_footprint/co2calculator/Pages/default.aspx Working together for a world without luggage http://www.wrap.org.uk/ Il Portale rifiuti http://wwftrieste.altervista.org/rifiuti.shtml Azione “Puliamo la Slovenia” http://www.ocistimo.si/ Riferimenti Barr, S., 2004. What we buy, what we throw away and how we use our voice. Sustainable household waste management in the UK. Sustainable Development 12, 32-44. Gertsakis, John in Lewis, Helen 2003. Sustainability and the Waste Management Hierarchy. EcoRecycle Victoria. Lippi, Pitero. 2011. Il settore dell’usato nella gestione dei rifiuti. Studio a cura dell’Associazione Culturale “Occhio del Riciclone” 76 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 10 - Le indicazioni strategiche e gli obiettivi del trattamento dei rifiuti Punti chiave: La direttiva dell’UE sui rifiuti; La gerarchia del trattamento dei rifiuti; La situazione nell’UE, in Slovenia e in Italia. I problemi e le sfide legati ai rifiuti Se nei capitoli precedenti ci siamo concentrati sulle singole tipologie di rifiuti e sui vari tipi di trattamento, l’obiettivo dell’ultimo capitolo è invece quello di presentare la situazione nel campo del trattamento dei rifiuti in Slovenia e in Italia (a livello nazionale) e nell’UE. Siccome il trattamento dei rifiuti è un argomento vasto e complesso, risulta fondamentale che: esista una chiara visione di tutto il settore e dei processi in esso compresi; si stabiliscano degli obiettivi chiari e raggiungibili tali da migliorare la situazione nel settore dei rifiuti; si stabiliscano anche delle strategie adeguate per il raggiungimento di tali obiettivi. Questo è il compito dell’UE e di ciascuno dei Paesi membri. Il trattamento dei rifiuti è un settore molto vasto, ma va affrontato con un approccio globale, anche se questo spesso non è semplice. È necessario conoscere bene tutte le fonti dei rifiuti, i grandi produttori e le tipologie prodotte da ciascun tipo di fonte, adattandovi il sistema di trattamento dei rifiuti in modo che risulti gradito all’utente ed economicamente conveniente. Solo così è possibile garantire un trattamento adeguato dei rifiuti. Il problema del trattamento dei rifiuti richiede un approccio attivo che includa la ricerca di soluzioni efficaci e globali, perciò non va considerato solo una questione fastidiosa che non desideriamo affrontare. È inoltre necessario prendersi la propria responsabilità personale (ogni singolo individuo è responsabile per i rifiuti che produce e per il modo in cui saranno trattati). Se continueremo a considerare i rifiuti solo come qualcosa che puzza e con il quale non vogliamo avere a che fare, le quantità di rifiuti prodotti potrà solo che aumentare. Ma se scegliamo di ampliare la nostra visione, constatiamo immediatamente che non tutto ciò che finisce tra i rifiuti è effettivamente un rifiuto. Non dimentichiamo il dialogo tra Carlo e Anna nel capitolo 1. Molte cose possono essere riutilizzate più volte, spesso anche a scopi diversi e in modi diversi. Molto dipende dalla nostra fantasia e dal senso che diamo alla parola rifiuto. A differenza di quanto crede chi continua a riempire i cassonetti dei rifiuti, la gran parte dei rifiuti può essere riutilizzata. In questo momento ci sono soprattutto due cose da fare: 1. trovare un approccio rapido ed efficace ai problemi creati dai rifiuti già esistenti; 2. ridurre il più possibile le quantità dei rifiuti di nuova produzione grazie a un 77 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti nuovo approccio nei loro confronti. I rifiuti non rappresentano solo un problema ambientale ma anche economico. Questo traspare anche dalla legislazione e dai programmi di trattamento dei rifiuti che sono impostati in modo da stimolare il riuso dei prodotti e il riciclaggio dei rifiuti. Le direttive per il trattamento dei rifiuti nell’UE Nell’UE il trattamento dei rifiuti è regolato da varie norme. Una delle norme essenziali è la Direttiva sui rifiuti (Direttiva 2008/98/CE sui Rifiuti o Direttiva Quadro sui rifiuti). Oltre alle definizioni generali riguardanti il trattamento dei rifiuti (p. es. cos’è un rifiuto, cos’è il riciclaggio, cos’è il trattamento dei rifiuti ecc.) la direttiva specifica anche la gerarchia del trattamento dei rifiuti (vedi figura 1). Dalla gerarchia si evince che la limitazione della produzione dei rifiuti deve rappresentare la fase più elementare nel trattamento degli stessi. La riduzione della quantità di rifiuti generati è indispensabile perché: assieme alla quantità di rifiuti si riduce anche l’impatto ambientale, l’energia e i costi necessari al trattamento degli stessi; le discariche hanno molte conseguenze negative sull’ambiente: occupano molto spazio, i percolati possono compromettere la qualità delle acque di falda che rappresenta la principale fonte di acqua potabile in Europa, causano emissioni gassose composte prevalentemente di metano e biossido di carbonio - entrambi sono gas serra, gli abitanti sono infastiditi dallo scempio ambientale che provocano e dai cattivi odori. Dobbiamo renderci conto anche che ogni rifiuto abbandonato può causare la perdita di materie prime ancora utilizzabili e rappresenta pertanto un’occasione economica che viene sprecata. Figura 1: La gerarchia del trattamento dei rifiuti (adattato da: 2008/98/CE; Gertsakis e Lewis 2003) 78 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti 6 motivi per i quali una lattina di alluminio non deve finire in discarica 1. L’alluminio non peggiora le sue qualità durante il riciclaggio. 2. Da una lattina vecchia se ne può produrre una nuova nel giro di 6-8 settimane. 3. La produzione di 20 lattine di alluminio riciclato richiede la stessa energia necessaria per produrre 1 lattina di alluminio nuovo. 4. Riciclando 1 lattina risparmiamo la stessa energia che viene consumata da un pc portatile in 11 ore o da un televisore in 3 ore. 5. Ogni anno in Gran Bretagna circolano 12 miliardi di lattine. Se le impilassimo una sopra l’altra copriremmo la distanza che separa la Terra dalla Luna*. 6. Riciclando 1 tonnellata di alluminio evitiamo 10 tonnellate di emissioni di CO2*. *1-5: http://www.interseroh.si/fileadmin/interseroh/content/pdfs/ Systemdienstleistungen/International/Slowenien/Faltblatt_Dosen_schenken.pdf *6: http://www.popularmechanics.com/science/environment/recycling/4291576 Figura 2: Lattine compresse (fonte: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/c9/Pressedcans.jpg) Figura 3: Luna (http://en.wikipedia.org/wiki/File:FullMoon2010.jpg) Terra (http://en.wikipedia.org/wiki/File:The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpg) Lattina (http://en.wikipedia.org/wiki/File:POE_Stay-on_tab.jpg) 79 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti La direttiva sui rifiuti stabilisce anche degli obiettivi ben specifici, p. es.: 1. Entro il 2015 deve essere organizzata la raccolta differenziata almeno per la carta, la plastica e il vetro. 2. Entro il 2020 la preparazione per il riuso e il riciclaggio deve aumentare fino ad almeno il 50% del peso complessivo per la carta, il metallo, la plastica e il vetro utilizzati nelle case private (e da altre fonti similari). 3. Entro il dicembre 2013 i Paesi membri devono predisporre dei programmi per limitare la produzione dei rifiuti. Definizione: La direttiva sui rifiuti Una delle norme fondamentali nel campo del trattamento dei rifiuti nell’UE è la Direttiva sui rifiuti (Direttiva 2008/98/CE sui Rifiuti o Direttiva Quadro sui Rifiuti). Questa norma regolamenta il trattamento dei rifiuti e stabilisce la relativa gerarchia. Il trattamento dei rifiuti nell’UE Nel dicembre 2011 la Commissione Europea ha iniziato a svolgere uno studio sul trattamento dei rifiuti urbani in tutti i 27 Paesi membri dell’UE. Lo studio si è concluso nel maggio 2013. Nell’agosto 2012 la commissione ha pubblicato un resoconto provvisorio sui risultati. Nello studio i Paesi membri sono stati valutati in base a 18 criteri unitari e l’efficacia (o inefficacia) dei singoli Paesi è stata segnalata con bandierine verdi, arancioni e rosse. La Slovenia si è classificata all’11° posto: sono da migliorare le iniziative per la limitazione della produzione dei rifiuti, è necessario garantire un migliore accesso ai servizi di raccolta dei rifiuti; è urgente adeguare le discariche per rifiuti non pericolosi e migliorare le proiezioni sulla formazione e sul trattamento dei rifiuti urbani. L’Italia si è classificata al 20° posto nello studio. È necessario svincolare la produzione dei rifiuti dal consumo, migliorare il programma di prevenzione della formazione di rifiuti e di sviluppo del riciclaggio dei rifiuti urbani, ottimizzare le capacità di trattamento dei rifiuti urbani. Le previsioni riguardo alla produzione dei rifiuti urbani e alle capacità di trattamento nell’ambito del piano di trattamento dei rifiuti ci dicono che è necessario implementare e migliorare le proiezioni sulla produzione e sul trattamento dei rifiuti. È inoltre necessario adeguare le discariche per rifiuti non pericolosi esistenti e migliorare il numero di procedimenti per la verifica di infrazioni (ai sensi della Direttiva sui Rifiuti). Esercizio: Cercate nei siti web dell’Unione Europea (sezione Ambiente) il resoconto dello studio succitato e scoprite quali sono i Paesi che hanno i migliori sistemi di trattamento dei rifiuti. Perché è così secondo la vostra opinione? (aiutatevi con i dati che trovate su internet, p.es: http://www.eea.europa.eu/soer/countries/ at/soertopic_view?topic=waste) Sapete se questi Paesi sono avvantaggiati anche in altri settori (es. 80 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti sfruttamento delle fonti energetiche rinnovabili ecc.)? Formulate un suggerimento su come si potrebbe migliorare la situazione in Slovenia o in Italia. Le strategie per il trattamento dei rifiuti in Slovenia La Slovenia ha adeguato la legislazione esistente alle istanze della Direttiva UE sui rifiuti, di cui abbiamo già parlato, e ha predisposto dei programmi e dei regolamenti che contengono le direttive per il loro trattamento. Tutte le norme generali che regolamentano il settore del trattamento dei rifiuti sono comprese nel Regolamento sul trattamento dei rifiuti (GU della RS n. 34/08), ma esistono anche altre norme e regolamenti che si concentrano su singole tipologie di rifiuti e contemplano p. es. il trattamento delle batterie, dei medicinali, dei pneumatici usati, delle candele tombali ecc. L’elenco dei rifiuti è lungo e variegato, perciò è necessario un gran numero di norme per coprire tutte le problematiche rappresentate dalle varie tipologie di rifiuti. In Slovenia il trattamento dei rifiuti è regolamentato in modo che siano i singoli comuni a occuparsi del trattamento dei rifiuti urbani (generati dalle famiglie o simili). I comuni nominano i servizi pubblici comunali (imprese comunali) che si occupano dell’intero ciclo del trattamento dei rifiuti: collocano i cassonetti e si occupano della raccolta, del trasporto, del trattamento e del deposito dei rifiuti. Le imprese comunali gestiscono inoltre le discariche e svolgono attività informative presso la popolazione. La correttezza del trattamento dei rifiuti viene verificata dall’ispettorato comunale e dall’ispettorato per l’ambiente e la natura che operano nell’ambito dell’Ispettorato della Repubblica di Slovenia per l’agricoltura, le foreste, l’alimentazione e l’ambiente. L’Agenzia della Repubblica di Slovenia per l’ambiente (ARSO) si occupa dell’emissione dei permessi, dei certificati e delle concessioni in merito al trattamento dei rifiuti, alla compilazione della documentazione e alla raccolta e gestione dei dati relativi al trattamento degli stessi. Secondo il modello suggerito dall’Agenzia Europea per l’Ambiente, dal 2002 in Slovenia il settore dei rifiuti viene monitorato anche grazie ai 17 indicatori ambientali compresi nell’ambito dei “Rifiuti e flusso della materia”. In Slovenia la quantità dei rifiuti urbani prodotti è in calo fin dal 2009 e questo rappresenta un dato positivo. Sono tuttavia necessarie ulteriori migliorie. Anche se il trend della raccolta differenziata dei rifiuti urbani è in aumento, nel 2011 è stato conferito nelle discariche il 58% dei rifiuti urbani raccolti: questo non rispetta le priorità nel trattamento dei rifiuti indicate nella Direttiva sui rifiuti. Nel 2007 in Slovenia operavano 83 discariche (aperte, in fase di chiusura o già chiuse), tra cui 23 discariche per i rifiuti industriali. La tabella sottostante indica i dati sui rifiuti prodotti e depositati nelle discariche pro capite in Slovenia (fonte: STAT). 81 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Tabella 1: I rifiuti urbani generati e depositati in discarica in Slovenia AN NO Rifiuti urbani generati [kg/abitante*ANNO] Rifiuti urbani generati [kg/abitante*GIORNO] Rifiuti urbani depositati [kg/ abitante] 2009 449 1,2 309 2010 422 1,2 272 2011 352 1 204 Nell’industria, dove si producono quantitativi maggiori di rifiuti, il sistema per il trattamento dei rifiuti è diverso da quello in uso per i rifiuti urbani. Le imprese sono tenute a scegliere le modalità di trattamento dei rifiuti urbani conformi alla legge, ma possono collaborare con varie imprese dedite al trattamento di determinate tipologie di rifiuti (p. es. SLOPAK, ZEOS, …). Il trattamento dei rifiuti nel comune di Pirano: porta a porta L’impresa comunale Okolje Piran d.o.o. (s.r.l.) ha avviato nel 2001 un sistema per la raccolta differenziata dei rifiuti: nel 2001 è stata introdotta la raccolta differenziata della carta, nel 2002 del vetro, nel 2003 degli imballaggi e dal 2006 in poi anche degli scarti biodegradabili di cucina. La raccolta differenziata ha luogo porta a porta in combinazione con la raccolta presso le isole ecologiche. Il sistema di raccolta porta a porta è poco noto in Slovenia, dove prevale la raccolta presso le isole ecologiche. A differenza delle isole ecologiche, situate nei centri abitati in modo che siano gli abitanti stessi a conferirvi i rifiuti differenziati raccolti a casa, nel caso della raccolta porta a porta la raccolta dei rifiuti avviene nel luogo in cui questi rifiuti sono stati generati. Le famiglie lasciano i sacchi con i rifiuti differenziati su un punto Figura 4: Pirano—Slovenia prefissato (davanti alla porta o (fonte: Okolje Piran d.o.o.) comunque lungo il percorso del trasporto) da dove vengono prelevati a cura dell’impresa comunale. Questo sistema richiede una partecipazione attiva della popolazione che deve sapere quali rifiuti inserire in ciascun sacco e conoscere gli orari di raccolta. Tutti i sacchi sono provvisti di istruzioni in sloveno e in italiano. La carta e il cartone vanno inseriti nei sacchi rossi, gli imballaggi in quelli gialli. Il vetro va gettato nei cassonetti verdi, i rifiuti urbani misti invece nei contenitori neri o nei sacchi verdi. Per la raccolta dei residui di cucina biodegradabili l’impresa comunale ha consegnato alle famiglie residenti nel 82 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti centro storico dei contenitori marroni da 10 litri, mentre le altre famiglie residenti nel comune hanno ricevuto anche dei sacchi biodegradabili da 10 litri a base di amido di mais (si veda la plastica biodegradabile descritta al cap. 3). Le famiglie ricevono i sacchi tre volte l’anno. In questo modo si vede chiaramente cosa viene gettato da ciascuna famiglia e il controllo è più facile che non nelle isole ecologiche. La possibilità di un controllo più efficace dei rifiuti conferiti nei sacchi trasparenti non è l’unico vantaggio della raccolta porta a porta. Questo sistema consente di raccogliere una quantità Figura 5: Pirano—Slovenia decisamente superiore di rifiuti (fonte: Okolje Piran d.o.o.) perché anche il più piccolo bigliettino viene gettato nel sacco apposito. Questo sistema per la raccolta differenziata è semplice perché le persone devono prestare attenzione soltanto a inserire il rifiuto nel sacco giusto, dopodiché non si ha più alcuna suddivisione dei rifiuti. A Pirano hanno raccolto 603 tonnellate di rifiuti nel 2006, quando hanno iniziato a praticare la raccolta differenziata. Da allora la quantità dei rifiuti raccolti è in costante crescita. Nel 2010 la massa dei rifiuti differenziati raccolti era di 1.773 tonnellate, nel 2012 di 2.416 tonnellate, quindi quattro volte superiore rispetto al 2006. Figura 6: La quantità di rifiuti differenziati raccolti nel comune di Pirano è in crescita dal 2001 (©Javno podjetje Okolje Piran d.o.o.) Le strategie per il trattamento dei rifiuti in Italia In Italia il trattamento dei rifiuti è ordinato in modo tale da affidare alle regioni la compilazione dei “programmi regionali” che contengono le basi giuridiche per il 83 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti trattamento dei rifiuti nelle singole regioni, mentre le province sono responsabili della compilazione e dell’attuazione dei piani programmatici, l’organizzazione del lavoro, il rilascio delle concessioni, il monitoraggio ecc. In Italia le province sono responsabili della nomina delle imprese preposte al trattamento dei rifiuti urbani. Queste imprese espletano le loro attività sul territorio delle province, che comprendono vari comuni. Anche in Italia la raccolta dei rifiuti è conforme alla legislazione europea. Nel 2011 in Italia sono stati prodotti 528 kg di rifiuti urbani pro capite, ossia 1,45 kg di rifiuti per abitante al giorno. La raccolta differenziata dei rifiuti ha luogo in tutti i capoluoghi di provincia. Le quote dei rifiuti raccolti in modo differenziato cambiano da regione a regione. Nei capoluoghi del nord questa quota ammonta al 51,1%, in quelli del centro al 30,2% e al sud al 32,9%. Nel 2011 più di 700 comuni hanno già superato gli obiettivi stabiliti di raccogliere in modo differenziato il 70% dei rifiuti. Vediamo le quote dei rifiuti raccolti in modo differenziato nel 2010. Un terzo circa è rappresentato dalla carta e dai rifiuti biodegradabili, mentre un altro terzo è invece diviso tra le altre frazioni. Per altre informazioni si veda il grafico sottostante. Figura 7: Quote dei rifiuti differenziati raccolti nel 2010, Indicatori Ambientali Urbani, 2011, www.istat.it È interessante constatare che in Italia nei comuni medi e piccoli vengono raccolti più rifiuti biodegradabili (89,4 kg pro capite) che nei comuni maggiori (70,4 kg pro capite). Le ragioni di questa differenza sono da ricercarsi nel fatto che nei comuni medi e piccoli il sistema di raccolta porta a porta è più diffuso che nei comuni maggiori. 84 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Tabella 2: La raccolta differenziata dei rifiuti urbani nel capoluoghi di regione dell’area programma (in %) Comuni 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 Regione Veneto Treviso 17,7 28,3 23,1 40,6 44,9 45,6 46,6 48,7 51,8 53,1 54,6 Venezia 18,7 21,4 16,8 16,7 17,2 20,7 24,1 29,1 33,4 33,1 35,6 Padova 16,2 17,2 24,9 40,2 40,9 41,1 41,0 41,6 44,2 43,6 43,3 Rovigo 19,2 22,8 30,1 32,3 35,9 48,2 53,4 53,7 56,9 59,2 61,8 Regione FriuliVenezia Giulia Pordenone 10,7 21,7 17,1 18,6 11,2 18,9 26,5 29,6 46,3 76,7 78,6 Udine 16,7 20,6 27,4 30,7 33,3 35,1 36,7 43,6 46,3 52,4 56,7 Gorizia 19,5 22,1 24,8 22,5 24,1 40,2 50,6 49,1 56,1 56,5 55,0 Trieste 12,1 12,9 12,1 13,4 13,7 14,0 15,2 18,3 20,7 21,1 20,6 Regione Emilia Romagna Ferrara 25,0 25,0 28,9 33,2 34,8 36,8 37,1 42,6 42,0 46,6 49,0 Ravenna 14,5 20,1 25,0 24,6 31,2 31,4 35,4 42,7 47,0 48,1 54,0 14,2 15,9 16,7 18,4 20,4 22,0 23,6 25,5 28,4 30,3 31,7 Italia Fonte: Istat - Istituto Nazionale di Statistica Sia in Slovenia (e in vari altri Paesi) che in Italia la maggior parte dei rifiuti urbani viene tuttora abbandonata nelle discariche. Nel 2010 in Italia operavano 211 discariche autorizzate. Sono inoltre attivi 50 termovalorizzatori che sfruttano l’energia ricavata dai rifiuti. È senz’altro positivo che dal 2000, quando i termovalorizzatori hanno prodotto 809.000 MW di energia, fino al 2010 la produzione è salita a 3.700.000 MW. Il trattamento dei rifiuti a Trieste L’impresa preposta alla gestione dei rifiuti nella provincia di Trieste copre la superficie di 3 comuni (Trieste, Muggia e Duino-Aurisina). Gli abitanti della provincia di Trieste praticano la raccolta differenziata nelle isole ecologiche dotate di cassonetti per la carta, la plastica e le lattine. In tutta la provincia si trovano 900 isole ecologiche. Per aumentare la quantità di rifiuti differenziati nel 2012 è stato introdotto a livello sperimentale un sistema di raccolta porta a porta degli sfalci dei giardini e dei rifiuti ingombranti. Nella provincia di Trieste ci sono 6 centri di raccolta dove sono stati raccolti nel 2011 1.860.055 kg di rifiuti ingombranti. Per quanto riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti elettrici ed elettronici la regione FriuliVenezia Giulia si trova al terzo posto. Nel 2011 la media nazionale era di 4,29 kg per abitante, mentre in questa regione sono stati raccolti 6,57 kg per abitante. 85 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Esercizio: Disegnate dei grafici sulla base dei dati della Tabella 2. In questo modo potrete constatare i trend nell’ultimo decennio in Italia nel settore della raccolta differenziata dei rifiuti. Cosa vedete? Quali sono le differenze tra le città? La tendenza all’aumento è visibile dappertutto? Quale città spicca particolarmente? Cosa si potrebbe migliorare? Come sarebbe possibile ottenerlo? Esercizio: Osserviamo i trend relativi alla creazione di rifiuti urbani in Slovenia. Alcuni dati sono già contenuti nella tabella 1, mentre i dati dal 2005 in poi sono contenuti sul sito dell’Ufficio Statistico della Slovenia (www.stat.si), sezione statistica Ambiente e risorse naturali, sottosettore Ambiente. I dati sono disponibili anche in inglese. Compilate la tabella e disegnate un grafico con l’aiuto di Excel. Qual è il trend e quali sono i motivi di questo trend? Rifiuti urbani generati [kg/abitante*ANNO] A N N O Rifiuti urbani generati [kg/abitante*GIORNO] Rifiuti urbani depositati [kg/abitante] 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Spunti per la riflessione Quanto sei informato sul trattamento dei rifiuti? Sai chi è preposto alla raccolta e al trattamento dei rifiuti urbani nel tuo comune? Sai dove si trova il centro per la raccolta differenziata dei rifiuti nel tuo comune? A casa siete informati su come trattare i rifiuti e quando vengono raccolti? Sai a chi rivolgerti se hai delle domande riguardanti il trattamento dei rifiuti? Ti sembra che a casa trattiate i rifiuti nel modo corretto? 86 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Web links http://www.stat.si/eng/novica_prikazi.aspx?id=4244 http://www.stat.si/eng/novica_prikazi.aspx?id=5041 http://www.stat.si/eng/novica_prikazi.aspx?id=3469 www.arpa.fvg.it/index.php?id=419 www.municipalwasteeurope.eu www.gruppo.acegas-aps.it www.okoljepiran.si Riferimenti Buclet, Nicolas 2002. Municipal Waste Management in Europe: European Policy between Harmonisation and subsidiartiy, Kluwer Academic Publishers Gallardo, A., Bovea, M.D., Colomer, F.J., Prades, M., 2012. Analysis of collection systems for sorted household waste in Spain. Waste Management 32, 1623-1633. 2012. Guidance on municipal waste data collection. Unit E3, Eurostat. Panerai, Paolo 2009. La gestione dei rifiuti elettrici ed elettronici, CoItalia coop. 2010. Thematic Strategy on the Prevention and Recycling of Waste. EC. Brussels. 2013. Rapporto rifiuti urbani, 176/2013. Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, Roma. 87 - Capitolo 10 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti LISTA DELLE FIGURE CAPITOLO 1 – I rifiuti in generale Figura 1 - A sinistra: “foglie cadute”, A destra – “discarica di rifiuti”, www.dreamstime.com Figura 2 – “Bottiglia”, http://it.wikipedia.org/wiki/Bottiglia Figura 3-4 – “Quantità media di consumo di risorse naturali pro-capite in diverse società”, http://en.wikipedia.org/wiki/ File:Maler_der_Grabkammer_des_Sennudem_001.jpg Figura 5 – “Quantità media (Kg/giorno) di risorse naturali consumate da ogni abitante nell’anno 2000”, tratto da “Our use of the world's natural resources”, 2009 Figura 6 – “Cellulari”, http://it.wikipedia.org/wiki/File:Mobile_phone_evolution.jpg Tabella 1: “Quantità di rifiuti nell’Unione Europea, in Italia e in Slovenia”, dati pubblicati nel settembre 2013, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/ statistics_explained/images/5/50/Waste_generation%2C_2010_%281_000_tonnes% 29_T1.PNG CAPITOLO 2 – I rifiuti domestici Figura 1 – “Le quantità di rifiuti urbani (espressa in kg per abitante) prodotti negli anni 1995, 2002 e 2009 nei paesi europei”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/ statistics_explained/index.php?title=File:% 20Municipal_waste_generated_by_country_in_1995,_2002_and_2009,_sorted_by_2009 _level_%28kg_per_capita%29.PNG&filetimestamp=20110708152012 Figura 2 - “Composizione dei rifiuti domestici e non domestici conferiti e raccolti dai servizi pubblici nell’anno 2011”, fonte? Figura 3 – “Percentuali delle quantità di rifiuti raccolte in maniera differenziata nella regione Emilia Romagna nell’anno 2009”, ARPA: http://www.arpa.emr.it/cms3/ documenti/_cerca_doc/stato_ambiente/annuario2010/cap_05.pdf Figura 4 – “Un’isola ecologica e raccoglitori per la raccolta differenziata dei rifiuti (verde – rifiuti urbani misti, marroni – rifiuti biodegradabili, gialli - imballaggi)”, Autore delle figura: Komunala Kranj Figura 5 - A sinistra – “Raccolta di rifiuti pericolosi”; A destra – “Centro di raccolta Zarica a Kranj”, Autore delle figura: Komunala Kranj Figura 6 – “Gerarchia della gestione dei rifiuti definite nella Direttiva Europea (2008/98/CE)” Figura 7 – “Le modalità di trattamento dei rifiuti urbani nell’UE nel 2011 e i volumi trattati”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/804032013-BP-EN.PDF 88 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti CAPITOLO 3 – I rifiuti organici Figura 1 – Fonti di bioenergia in Italia nel 2009 (ENEA 2010) Figura 2 – “Contenitori per rifiuti organici”, fonte: Komunala Kranj Figura 3 – “Marchio di certificazione che conferma che il prodotto è biodegradabile a determinate condizioni”, http://de.wikipedia.org/w/index.php? title=Datei:Biodegradable.svg&filetimestamp= 20081027225924 CAPITOLO 4 - Rifiuti pericolosi Figura 1 – “Toner”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ink-jet_printer_insidecartridges.jpg Figura 2 – “Simboli per i rifiuti pericolosi”, http://www.valutazionerischiochimico.it/ luoghi-di-lavoro/simboli.html Figura 3 – “Volontari clown” http://en.wikipedia.org/wiki/ File:Volontariclowndicorsia.JPG Figura 4 – “Modi di gestione dei rifiuti pericolosi in Slovenia nel 2009”, http://kazalci.arso.gov.si/xml_table? data=graph_table&graph_id=8000&ind_id=368 Figura 5 – “Ruggine su cui si sono depositati alcuni crostacei”, http:// en.wikipedia.org/wiki/File:Corrosion.jpg Figura 6 – “Reazione esotermica”, http://en.wikipedia.org/wiki/ File:ThermiteReaction.jpg Figura 7 – “Formula strutturale della molecola PCB”, http://sl.wikipedia.org/wiki/ Slika:Polychlorinated_biphenyl_structure.svg Figura 8 – “Simbolo radioattività”, http://sl.wikipedia.org/wiki/Slika:Radioactive.svg Figura 9 – “Foto del versamento”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ajkai_vorosiszap_tarozo_(2)civertanlegi.jpg http://en.wikipedia.org/wiki/File:Ajkai_vorosiszap_tarozo_(4)civertanlegi.jpg http://en.wikipedia.org/wiki/File:Marcal_vorosiszapcivertanlegi.jpg CAPITOLO 5 - Riuso e riciclo Figura 1 – “Pallet in legno”, Fonte: A sinistra - http://en.wikipedia.org/wiki/ File:Wooden_pallet_with_glove.jpg, A destra - http://en.wikipedia.org/wiki/ File:EUR_Palette_Stapel.jpg Figura 2 – “Il Roskilde Festival”, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/ commons/5/5b/Roskilde_Festival_-_Orange_Stage_-_Bruce_Springsteen.jpg Figura 3 – “Alcuni oggetti della bottega di Utilla”, fonte: Bottega Utilla Figura 4 - “Riuso del contenitore di una candela profumata”, fonte: Università di Nova Gorica Figura 5 – “Tartaruga impigliata nella rete”, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/ commons/5/50/Turtle_entangled_in_marine_debris_%28ghost_net%29.jpg 89 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti Tabella 1 – “Risparmio di materia prima e di energia nel processo di riciclaggio di alcuni materiali/materie prime” CAPITOLO 6 - Lo sfruttamento energetico dei rifiuti Figura 1 – “La trasformazione dei rifiuti in combustibile nell’impianto della Surovina, Maribor (Immagini: ©Gorenje Surovina d.o.o.) Figura 2 - A sin.: “Il termovalorizzatore di Vienna il cui aspetto esterno è stato progettato dall’artista austriaco Friedensreich Hundertwasser”; a ds.: “Il termovalorizzatore di Malmö in Svezia”; http://en.wikipedia.org/wiki/Incineration Figura 3 - In alto: “La sala controllo dell’inceneritore”; In basso: “Il forno dell’inceneritore con griglia mobile”, http://en.wikipedia.org/wiki/Incineration Figura 4 - “Il TCDD oz. 2,3,7,8”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:Dioxin-2Dskeletal.svg CAPITOLO 7 - Le discariche Figura 1 – “Una macchina compattatrice in azione in una discarica” (Foto: © Komunala Kranj) Figura 2 – “Raccoglitori di rifiuti nelle Filippine”, http://en.wikipedia.org/wiki/ File:Payatas-Dumpsite_Manila_Philippines02.jpg CAPITOLO 8 - I rifiuti in Europa e nel mondo Figura 1 – “Quantità di rifiuti non minerali per persona (espressa in Kg) nei Paesi UE nel 2004, 2005, 2008 e nel 2010”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/ statistics_explained/images/0/01/Non-mineral_waste_generation%2C_2004-2010_% 28kg_per_inhabitant%29_F2.PNG Figura 2 – “Quantità di rifiuti non minerali prodotti in 27 Paesi UE espressa in milioni di tonnellate, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/ Waste_statistics/it Figura 3 – “Le modalità di trattamento dei rifiuti urbani nell’UE nel 2011 e i volumi trattati”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_PUBLIC/8-04032013-BP/EN/804032013-BP-EN.PDF Figura 4 – “Moneta”, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/2/26/ Common_face_of_one_euro_coin.jpg, “Rifiuti”, Matjaž Dovečar Figura 5 – “Confronto tra l’andamento dei quantitativi di rifiuti solidi urbani prodotti, l’andamento demografico e l’andamento delle attività economiche (PIL) nell’UE tra il 1995 e il 2009”, http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php? title=File:Municipal_waste%20_generated,_population_and_GDP_in_the_EU27_from_1995_to_2009_%281995%3D100%29.PNG%20&filetimestamp=20110708155550 Figura 6 – “L’attrezzatura elettronica dismessa viene spesso inviata nei Paesi in via di 90 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti sviluppo” Fonti: http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/a1/India_Victor_Grigas_201112.jpg http://en.wikipedia.org/wiki/File:India_Victor_Grigas_2011-14.jpg http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/56/India_Victor_Grigas_201113.jpg http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/96/Agbogbloshie.JPG http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/0/08/Recycling_lead_in_a_leadacid_battery_recovery_facility.jpg Figura 7 – “I rifiuti in plastica rappresentano una minaccia per gli animali” (Università di Nova Gorica) Figura 8 – “Pezzo di microplastica ingrandito” (fonte: Università di Nova Gorica) CAPITOLO 9 - Coinvolgere la cittadinanza nella gestione dei rifiuti Figura 1 – fonte: Università di Nova Gorica Figura 2 - L’azione “Puliamo la Slovenia” (© Matjaž Dovečar) CAPITOLO 10 - Le indicazioni strategiche e gli obiettivi del trattamento dei rifiuti Figura 1 – “La gerarchia del trattamento dei rifiuti” (adattato da: 2008/98/CE; Gertsakis e Lewis 2003) Figura 2 – “Lattine compresse”, http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/c/ c9/Pressed-cans.jpg Figura 3 - “Luna”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:FullMoon2010.jpg “Terra”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpg “Lattina”, http://en.wikipedia.org/wiki/File:POE_Stay-on_tab.jpg Figura 4 e 5 – “Pirano-Slovenia” (fonte: Okolje Piran d.o.o.) Figura 6 – “La quantità di rifiuti differenziati raccolti nel comune di Pirano è in crescita dal 2001” (©Javno podjetje Okolje Piran d.o.o.) Figura 7 – “Quote dei rifiuti differenziati raccolti nel 2010”, Indicatori Ambientali Urbani, 2011, www.istat.it Tabella 1 – “I rifiuti urbani generati e depositati in discarica in Slovenia” Tabella 2 – “La raccolta differenziata dei rifiuti urbani nel capoluoghi di regione dell’area programma (in %)”, Istat - Istituto Nazionale di Statistica 91 TESSI — Guida alla gestione dei rifiuti 92