Andrea Morandin CENTO ANNI CON L’ITIS GALILEO FERRARIS DI VERONA (1912 – 2012) Bozzetto del pittore A. Trivella per lo stemma dell’ITIS Ferraris, 16 – 17 set. 1960 A Nicola Ferrigato e Sebastiano Isoli, miei indimenticabili allievi del Ferraris, deceduti in un tragico incidente stradale a soli vent’anni, il 26 luglio 2009 2 GALILEO FERRARIS Nato nel 1847 a Livorno Vercellese - poi denominato, in suo onore, Livorno Ferraris -, trascorse la giovinezza a Torino, ove si laureò in Ingegneria Civile presso la locale Scuola di Applicazione con una tesi sulle trasmissioni teledinamiche, ovvero i sistemi di trasmissione dell’energia a distanza mediante funi metalliche (ancor oggi rimangono testimonianze di questa per noi insolita tecnologia presso vari siti archeologico – industriali, come il lanificio Rossi di Torrebelvicino, nell’alto Vicentino). Alla morte del fratello si occupò dei tre figli di quest’ultimo; fu questa la sua vera famiglia poiché, da parte sua, non si sposò. La sua cultura, non solo scientifica, comprendeva anche vivi interessi nel campo musicale (era un fervente ammiratore di Wagner e si recò a teatro anche pochi giorni prima della sua morte). Assistente e poi docente di Fisica Tecnica presso il Regio Museo Industriale Italiano (che si sarebbe poi trasformato nel Politecnico di Torino), nel 1884 curò personalmente l’allestimento di una sezione di Elettrotecnica all’Esposizione Internazionale che si tenne in quella città; da allora iniziò la serie di studi ed esperimenti che l’avrebbero portato ad importanti scoperte e invenzioni nel campo dell’elettricità. Calcolò il rendimento dei trasformatori, ricavando informazioni che sarebbero state utili per la realizzazione di apparecchiature più efficienti; le equazioni e i simboli usati ancor oggi nelle facoltà di ingegneria di tutto il mondo sono quelli da lui adottati. In seguito a questi studi, nello stesso 1884 Ferraris organizzò, tra Torino e Lanzo, la prima dimostrazione al mondo di trasmissione a distanza di energia elettrica alternata. L’anno seguente, poi, dimostrò sperimentalmente l'esistenza di un campo magnetico rotante generato mediante due bobine fisse, tra loro perpendicolari, percorse da correnti alternate della stessa frequenza, sfasate tra loro di un quarto di periodo. Un cilindro di rame, immerso nel campo magnetico, si mise in movimento sotto l'azione delle correnti indotte: era nato il motore asincrono. I risultati dei suoi studi apparvero tardi sulle riviste specialistiche, tanto che nel frattempo, nel 1888, Nikola Tesla depositò per proprio conto negli Stati Uniti il brevetto del motore ideato da Ferraris. La comunità internazionale, in ogni caso, non tardò a riconoscere ufficialmente la paternità della scoperta del campo magnetico rotante al fisico torinese, che – appagato di questo – accettò di buon grado l’impossibilità di sfruttare economicamente la propria invenzione: gli altri facciano pure i denari, – affermò - a me basta quel che mi spetta, il nome. Nel 1888 fondò, sempre a Torino, la Scuola di Elettrotecnica, la prima in Italia e tra le prime costituite al mondo. Nel 1896 fondò l'Associazione Elettrotecnica Italiana, divenendone il primo presidente; nel febbraio dell’anno seguente (1897), colpito da polmonite, morì appena cinquantenne (è rimasta celebre la frase con cui si congedò dai suoi studenti, pochi giorni prima della scomparsa: Signori, la macchina è guasta: non posso continuare). Con il suo nome, tra le altre istituzioni, fu battezzato nel 1932 quello che sarebbe diventato l’Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris. 3 L’ITIS FERRARIS E VERONA: DUE VICENDE STORICO - SOCIALI STRETTAMENTE INTRECCIATE Le origini e lo sviluppo dell’industria nel veronese Se l’industrializzazione dell’Italia fu, rispetto ad altri Paesi europei, relativamente tardiva, a causa di svariati fattori concomitanti (scarsità di materie prime, frammentazione politica, mancanza di ceti borghesi disposti ad investire denaro in imprese industriali), a Verona lo sviluppo di attività produttive di rilievo fu ulteriormente ritardato a causa del carattere spiccatamente militare della città, che imponeva precisi vincoli sulla costruzione di nuovi complessi edilizi, soprattutto all’esterno delle cinte murarie (per poter scorgere eventuali eserciti in avvicinamento, era necessario che al di fuori delle mura non venisse costruito niente, nel raggio di qualche chilometro). L’unica cospicua realtà industriale di metà Ottocento a carattere non militare (escludendo quindi i pur notevoli Panifici militari di S. Marta o l’Arsenale d’artiglieria) era costituita dalle Officine Ferroviarie adiacenti alla stazione di Porta Vescovo, sorte nel 1849 ed ancor oggi attive nella riparazione dei locomotori elettrici per l’intera Rete nazionale (compito questo che condividono con gli analoghi impianti di Foligno e con quelli, peraltro oggi fortemente ridimensionati, di Saline Joniche). I primi opifici degni di nota poterono sorgere perciò solo a partire dagli anni ’80 dell’Ottocento, soprattutto nella zona di Basso Acquar, dove era possibile sfruttare l’energia delle acque del canale Camuzzoni, realizzato per l’occasione (1884 – ’87) dal Comune e da un consorzio d’imprese (le cartiere Fedrigoni, i molini Consolaro, la Fabbrica ghiaccio rapido, lo stabilimento chimico Poggiani e il cotonificio Crespi, quest’ultimo fondato da quella stessa famiglia di industriali che aveva realizzato, tra le province di Bergamo e Milano, importantissimi stabilimenti tessili, affiancati da numerosi villaggi operai). Il canale Camuzzoni a Verona in un’immagine di fine ‘800: il ponte è quello dell’attuale corso Milano (archivio Biblioteca civica di Verona). La presenza dell’Adige permise lo sfruttamento delle acque per la produzione di energia idroelettrica: nel 1902, su richiesta della Manifattura Festi Rasini, sorse la centrale di Colombarolo, presso Palazzina, azionata dal canale Marazza; nel 1909 quella di Sorio, presso S. Giovanni 4 Lupatoto, alimentata dal canale Milani, scavato a completamento del preesistente canale Giuliari (realizzato a sua volta nel 1882 per l’irrigazione della bassa pianura veronese). Una seconda centrale a Sorio (1938), azionata sempre dai canali Giuliari – Milani e Marazza – Colombarolo, e i canali Biffis (1939 – ’44, con le centrali di Bussolengo e Chievo) e S.A.V.A. (1959, con la centrale di Zevio) avrebbero completato, nei decenni successivi, il significativo panorama della produzione di energia idroelettrica nel Veronese. Da Bussolengo, in particolare, partiva la dorsale elettrica nazionale a 220 kv trifase, che giungeva sino a Reggio Calabria, dopo aver percorso l’intera Penisola. Negli anni Venti i complessi produttivi si espansero in quella che sarebbe divenuta, nel corso dei decenni successivi, la ZAI (Zona Agricolo – Industriale): è il caso, ad esempio, dei Magazzini Generali, sorti negli anni 1924 – ’36 (con successivi ampliamenti nel 1953 – ’56) e dotati di una Stazione Frigorifera Specializzata a pianta circolare per la refrigerazione rapida dei vagoni ferroviari carichi di frutta e verdura destinata all’esportazione. La struttura, unica nel suo genere in Italia, fu progettata dall’ing. Pio Beccherle e venne inaugurata l’8 giugno 1930 dall’allora Ministro delle Telecomunicazioni Costanzo Ciano. Benché molto deteriorata, è oggi tutelata come monumento storico – industriale e ne è stata progettata la riqualificazione ad uso espositivo e teatrale. La Stazione Frigorifera Specializzata dei Magazzini Generali (1930, archivio A. Morandin). Né la periferia e la provincia della nostra città furono da meno: a S. Michele Extra gran parte della popolazione, soprattutto femminile, poté trovare lavoro presso il lanificio Tiberghien (1907); a Legnago venne realizzato lo zuccherificio più grande d’Europa (1887); a Cerea una fabbrica di concimi chimici all’avanguardia per l’epoca (Perfosfati, 1908, stabilimento oggi restaurato e adibito a sede per convegni, manifestazioni, fiere, ecc.); a Tregnago, infine – solo per citare le realizzazioni più notevoli di quegli anni – un cementificio tra i più notevoli d’Italia (1922), dotato di teleferica e di una propria ferrovia che percorreva l’intera Val d’Illasi. La rete ferroviaria frattanto si espandeva (linee Verona – Vicenza, 1849; Verona – S. Antonio Mantovano, 1851; Verona – Brescia, 1854; Verona – Trento, 1859), affiancata da una capillare rete di tramvie e ferrovie leggere a vapore (Verona – S. Bonifacio – Lonigo, 1881; Verona – Tregnago, 1883; Verona – Albaredo – Coriano, 1897; Verona – Caprino – Garda, 1889), tutte poi soppresse, con scarso discernimento, nel corso degli anni ’50 e ’60. Un tale fermento di attività poneva senz’altro il problema prioritario della formazione dei giovani che in quelle industrie avrebbero lavorato, o che sarebbero stati destinati a fondarne di nuove. 5 Nasce il Ferraris Nel primo Novecento, fino alla riforma Gentile del 1923, dopo quattro anni di scuole elementari (gestite dai Comuni fino al 1911, allorché la Legge Dàneo – Credaro le pose sotto l’amministrazione dello Stato) era possibile, tra le varie opzioni, accedere alle cosiddette scuole tecniche (comune, agraria, industriale e commerciale). Queste duravano tre anni, dopo i quali era possibile iscriversi ad istituti tecnici di durata quadriennale, con esame finale (indirizzo industriale, agrimensorio, agronomo, commerciale, fisico – matematico, unico indirizzo, quest’ultimo, a dare accesso ad una facoltà universitaria, quella d’Ingegneria). A Verona, nel primo decennio del Novecento, il settore dell’insegnamento professionale maschile soffriva di gravi carenze, alle quali le istituzioni esistenti (Istituto Tecnico Provinciale Lorgna, Scuola Professionale Femminile Bon Brenzoni, Scuola d’Arte Applicata all’industria) non erano in grado di fornire valide risposte. Fu così che nel 1909 l’Amministrazione Comunale di Verona deliberò l’istituzione di una scuola tecnica per “l’insegnamento professionale industriale”, atta a garantire la formazione dei lavoratori e, nel contempo, a sostenere l’attività industriale locale. La nuova scuola avrebbe accolto i ragazzi usciti dalle scuole elementari per corsi di durata triennale, con un orario che raggiungeva anche le dieci ore di lezione al giorno e che comprendeva lo studio di materie come italiano, storia, geografia, diritto ed economia, aritmetica e geometria piana, calcolo letterale, geometria solida e descrittiva, meccanica e tecnologia fisico – chimica, disegno geometrico, disegno ornamentale, disegno industriale, lavorazione manuale del ferro e del legno. L’edificio originario e il suo progettista, Giovanni Tempioni L’edificio che avrebbe dovuto accogliere la nuova scuola sarebbe sorto nell’area tra via Cappuccini (l’attuale via del Pontiere) e la Caserma Campone (attuale Tribunale); nelle immediate adiacenze del sito prescelto, tra l’altro, era in corso di realizzazione anche un’altra importante struttura educativa, il Civico Collegio (ex Istituti Barbarani, attuale sede del Liceo Scientifico Messedaglia). Immagine d’epoca dell’Ospedale Infantile Alessandri (1911 – ’14), opera dell’architetto ravennate Giovanni Tempioni, autore anche del primo edificio che ospitò il Ferraris. Progettista del Civico Collegio era l’architetto Giovanni Tempioni (S. Alberto di Ravenna 1858 – Bologna 1922), i cui rapporti più significativi con la nostra città erano iniziati quando, nel 1904, 6 aveva vinto il concorso per la realizzazione, in Borgo Trento, dell’Ospedale Infantile voluto dai fratelli Carlo e Alessandro Alessandri con apposito lascito testamentario. Tempioni non era nuovo a costruzioni di quel genere, risultando autore, tra l’altro, dell’Ospedale di Forlì (1907 – ’15) e dell’Ospizio Marino di Rimini (poi Colonia Bolognese, 1911 – ’15). I lavori per la costruzione dell’Ospedale Infantile Alessandri – che costò, all’epoca, l’allora enorme somma di un milione e mezzo di lire - si protrassero dal 1911 al 1914, anno in cui la struttura venne inaugurata (7 giugno); il complesso, il cui progetto venne tra l’altro premiato con medaglia d’oro all’Esposizione Internazionale d’Igiene Sociale di Roma del 1911, fu subito considerato all’avanguardia nel campo dell’edilizia ospedaliera europea e riscosse l’ammirazione incondizionata di tutti i più illustri pediatri italiani del tempo. Incluso successivamente nella più ampia struttura a padiglioni dell’Ospedale Civile Maggiore di Borgo Trento, realizzato dall’ing. Pio Beccherle tra il 1930 e il 1942, l’armonioso edificio principale dell’Ospedale Infantile Alessandri è ancor oggi facilmente individuabile nell’area ospedaliera, tra le palazzine che prospettano su via Mameli. Realizzazioni come queste stavano dando a Tempioni un grande e meritato prestigio; proprio a lui, pertanto, venne affidato anche il progetto per l’edificio del Ferraris. L’architetto ravennate, nel lotto di terreno adiacente alla Caserma Campone, realizzò nello stesso volgere di anni tanto la Scuola Professionale Industriale (come veniva in origine denominato il nostro Istituto) quanto il Civico Collegio, che qualche decennio più tardi avrebbe assunto la denominazione di Istituti Civici Berto Barbarani e, in anni recenti, sarebbe stato adattato a sede del Liceo Scientifico Messedaglia. E’ significativo notare come vari progetti dell’epoca ritraggano contemporaneamente le planimetrie dei due edifici, effettivamente coevi nella costruzione e collocati ai lati opposti del medesimo isolato, come se lo stesso Tempioni avesse inteso, più o meno consapevolmente, realizzare una sorta di “polo educativo” ante litteram in quest’area della città. Iniziato alla fine del 1910, il nuovo edificio scolastico – costato all’epoca £. 281.467,99, cui vanno aggiunte £. 77.485 per arredamento e attrezzature - fu completato nel giro di due anni: le prime lezioni vi si tennero il 4 novembre 1912. Così L’Arena, il quotidiano di Verona, descrisse la scuola il 26 ottobre di quell’anno: Il fabbricato (…) comprende 25 aule ampie e magnificamente illuminate. Alcune, e specialmente quelle destinate all’insegnamento del disegno nelle svariate applicazioni, sono vastissime. Quattro aule sono destinate agli insegnamenti di cultura generale: italiano, storia, geografia, aritmetica e geometria, scienze fisiche e naturali, tecnologia. Altre saranno occupate per l’insegnamento dei vari rami del disegno (disegno ornamentale, disegno decorativo, disegno architettonico, disegno di macchine ed altri disegni professionali), della plastica, dell’intaglio, ecc. Tre sono destinate ai gabinetti di elettrotecnica, fisica, meccanica, tecnologia. Dal maestoso portone d’ingresso di accede agli uffici collocati al piano terreno, che comprendono la direzione, la segreteria, la sala dei professori e la biblioteca. Al piano terreno sono pure raccolti tutti i locali per gli insegnamenti tecnici, distribuiti in modo da trovarsi in facile comunicazione con le officine. Per uno scalone lunghissimo che si svolge per due rami (simile all’attuale, ndr.) si accede al piano superiore, facendo capo ad un corridoio che mette alle varie aule. La principale, di fronte allo scalone, è destinata a conferenze, a esposizioni, a ricevimenti ed è fiancheggiata da due gabinetti per il Consiglio Direttivo e per le Commissioni. Le altre aule sono destinate ad insegnamenti di indole professionale ed artistica. Avrà sede qui una biblioteca di opere di carattere tecnico, artistico e professionale, che potranno essere consultate anche da estranei. Le officine sono in un grande fabbricato a tetto piano sostenuto da colonne, nel quale si compiranno le esercitazioni delle varie arti. L’officina, ampia e luminosa, era collegata all’edificio scolastico principale da un corridoio che tagliava a metà un cortile, situato nell’area dell’attuale, ma di dimensioni significativamente più ridotte. Tra le testimonianze ancor oggi esistenti dell’edificio scolastico di allora (che, come vedremo, sarebbe rimasto gravemente danneggiato da un’incursione aerea nel corso della Seconda Guerra Mondiale) figurano le caratteristiche porte vetrate in legno montate in molte delle aule ai piani superiori. 7 Il primo edificio che ospitò il Ferraris in una cartolina autografa scritta dal progettista, Giovanni Tempioni, a un suo concittadino, probabilmente per fargli conoscere con giusto orgoglio la sua più recente realizzazione. Primi sviluppi e vicende della nostra scuola Già due anni dopo l’istituzione la scuola contava 215 alunni e 15 insegnanti. La crescente popolarità dell’Istituto comportava però spese piuttosto ingenti, per coprire le quali il Comune richiese la partecipazione dello Stato: questa venne concessa nel 1920, allorché la scuola poté fregiarsi della denominazione di “Regia Scuola Industriale Maschile di Verona”. Le officine del Ferraris con gli allievi all’opera, riprese negli anni ’20. 8 La riforma Gentile del 1923 istituì scuole elementari di durata quinquennale dalle quali si poteva accedere, previo esame d’ammissione, a gradi d’istruzione secondaria, tra i quali erano contemplati gli Istituti Tecnici inferiori, della durata di quattro anni. La nostra Scuola Industriale, che si era frattanto arricchita di nuovi corsi di avviamento al lavoro (meccanici, elettricisti, falegnami, operatori edili, cementisti, motoristi e montatori d’aviazione), richiese allora al Ministero la trasformazione in un vero Istituto Tecnico Industriale Statale, ma – a causa di varie difficoltà d’ordine burocratico – ciò per molti anni non fu possibile. Ci si dovette accontentare di procedere a piccoli passi sulla via di un riconoscimento ufficiale da parte dello Stato: nel 1926 giunse l’autorizzazione all’avvio di corsi di Istituto Industriale Libero; nel 1931 divenne sede d’esami e di abilitazione a perito elettromeccanico (e, proprio in quell’anno, licenziò i primi periti industriali, 13 elettricisti e 15 meccanici); e finalmente, nel 1947, l’Istituto Tecnico Industriale divenne Statale, grazie anche al diretto interessamento del ministro veronese Guido Gonella. L’intitolazione ufficiale a Galileo Ferraris avvenne, per delibera del Collegio Docenti, il 10 febbraio 1936. Nel panorama produttivo veronese, l’Istituto aveva comunque raggiunto una solida posizione di prestigio, tanto che nel 1940 gli fu affidata la cura di un’importante esposizione tecnica presso il Palazzo della Gran Guardia. Incombeva però la seconda guerra mondiale, con il suo carico di lutti e devastazioni. Durante la seconda guerra mondiale le officine del Ferraris, annoverato dal regime fascista tra le “industrie di guerra”, furono utilizzate per la produzione bellica, perché Verona era la base logistica dell’esercito italiano, e poi dei tedeschi occupanti: a Verona vi furono molti ministeri della Repubblica di Salò, controllati dalla Wermacht. Il delirio nazista che concepì i campi di sterminio mieté, tra le sue vittime, anche 185 veronesi. Tra questi, anche il giovane Francesco Chesta, classe 1927, studente della nostra scuola. Ottenutavi la promozione nel 1944, entrò a far parte di formazioni partigiane clandestine giovanili; catturato nell’autunno dello stesso anno, venne torturato e condotto dapprima a Bolzano, poi in Germania, nel tristemente famoso campo di Mauthausen, ove cessò di vivere in un giorno imprecisato del marzo 1945. Francesco Chesta, studente del Ferraris deportato e deceduto a Mauthausen nel 1944. 9 Né questo fu l’unico tributo, pur amaro, che l’Istituto dovette pagare agli eventi bellici: infatti, proprio durante uno degli ultimi bombardamenti su Verona, il 28 febbraio 1945, il nostro edificio scolastico venne duramente colpito, riportando danni ingentissimi. L’edificio originario del Ferraris semidistrutto dai bombardamenti del 1945. Se fu inevitabile il trasferimento di alcune attività scolastiche, ospitate presso il Liceo Ginnasio Maffei, il direttore di allora, l’ingegner Michele Villani, cercò di mantenere operative le pochissime strutture rimaste agibili perché l’edificio lesionato non venisse abbandonato, ma anzi venisse ricostruito quanto prima nel sito originario. Tutti i corsi vennero riattivati, ma vari ritardi nell’esecuzione dei lavori di ricostruzione, indipendenti dalla buona volontà dell’amministrazione della scuola, costrinsero più volte a sospendere le attività (soprattutto durante i mesi invernali, durante i quali non era possibile ancora disporre di adeguato riscaldamento). In compenso, nel 1947 giunse il tanto atteso decreto di statalizzazione, con il quale il Ferraris divenne a tutti gli effetti un Istituto Tecnico Industriale Statale, anche in accordo con la coeva riforma scolastica che, riprendendo la precedente Carta della Scuola di Bottai (1939 – ’40), aveva ridisegnato ancora una volta l’assetto dell’istruzione. La riforma, che avrebbe delineato un assetto scolastico destinato a durare praticamente sino ai giorni nostri – sia pur con qualche variazione -, comportò l’istituzione di una scuola elementare quinquennale, seguita da una scuola media di tre anni e da diversi percorsi d’istruzione superiore di durata quadriennale (Istituti magistrali, Liceo artistico e Liceo scientifico) o quinquennale (Liceo classico e Istituti tecnici nautico, industriale, commerciale e agrario), cui si affiancavano le vecchie Scuole tecniche – di durata biennale – e gli Istituti professionali. Dopo la guerra, l'industria veronese si sviluppò rapidamente, in particolare nelle applicazioni di automazione industriale e agro alimentari, stimolando ulteriormente le risorse educative e formative del Ferraris. Con la metà degli anni ’50 vennero finalmente conclusi i lavori di ricostruzione e di ristrutturazione dell’edificio scolastico, che venne ad assumere le sembianze con cui lo conosciamo ancor oggi. La serietà dell’istituto attirava un numero sempre crescente di allievi (ben 2.338 nel 1971), e si rese così necessaria l’istituzione di altre realtà scolastiche differenziate dal nucleo principale del Ferraris: nel 1962 l’Istituto Professionale per l’Industria e l’Artigianato Giovanni Giorgi di Verona, nel 1964 le sezioni staccate di S. Bonifacio e Villafranca, nel 1972 l’ITIS Silva di Legnago e nel 1974 l’ITIS Marconi di Verona. Anche la dotazione di macchinari e strumenti dell’Istituto venne costantemente tenuta aggiornata, come pure si curò il contatto con Enti universitari specializzati per 10 l’istituzione di corsi sperimentali, volti a soddisfare la richiesta di tecnici in grado di adattarsi flessibilmente alle mutevoli esigenze delle realtà produttive locali e nazionali (tra i vari progetti avviati, possiamo ricordare l’Ergon, con indirizzi sperimentali di meccanica industriale e termomeccanica, e l’Ambra, per la specializzazione elettronica). La scuola poté, e può tuttora, andare orgogliosa anche dell’istituzione di un Laboratorio Tecnologico abilitato, assieme a pochissimi altri in tutta Italia, a compiere prove su materiali metallici per conto terzi. Nel vivace panorama produttivo veronese degli anni ’60 e ’70 numerosi erano gli sbocchi professionali per i diplomati del Ferraris: si spaziava dal settore metalmeccanico (Officine Grandi Riparazioni delle Ferrovie dello Stato, azienda che peraltro richiedeva personale in settori e qualifiche molto diversificate, dal capostazione, al macchinista, all’operaio; o ancora, Fonderie Galtarossa, ora Acciaierie Riva; AGSM, Azienda Generale dei Servizi Municipalizzati, una delle tre più importanti aziende del genere a livello nazionale per la fornitura di servizi quali acqua potabile, luce e gas), a quello elettromeccanico ed elettrico (centrali idroelettriche della Società Medio Adige e della SADE, poi tutte confluite nell’ENEL; TELVE, poi SIP, ora Telecom), all’industria cartaria e grafica (Fedrigoni, Saifecs, Mondadori), a quella dolciaria (Bauli, Paluani, Melegatti, Vicenzi) e alimentare (Rana), a quella avicola (Aia, Arena, Veronesi), chimica (Glaxo), alla produzione di caldaie e bruciatori (Biasi, Riello, Ferroli). Dal 1969 (legge Codignola) ai diplomati presso tutti gli Istituti superiori di durata quinquennale venne reso possibile l’accesso a tutte le facoltà universitarie, e questo ampliò ulteriormente la gamma di possibilità offerte anche agli studenti della nostra scuola, se si considera che proprio in quel volgere di anni anche Verona venne finalmente dotata di un Ateneo in grado di soddisfare la crescente richiesta locale di laureati. Negli anni '70 venne fondato il Collegio veronese dei Periti Industriali, che riunisce i periti liberi professionisti che progettano impianti, guidano i lavori, certificano la rispondenza alla norma ed ai risultati attesi di macchine, impianti e procedure: attualmente il Collegio ha più di 900 iscritti, in buona parte usciti dal Ferraris, ed è secondo in Italia solo a quello dei Periti romani, inserito però in una città con abitanti in numero quasi dieci volte superiore alla nostra! Nel corso dei decenni, l’ITIS Ferraris si distinse altresì per la costante partecipazione dei suoi allievi alle più rilevanti manifestazioni sportive studentesche provinciali, nell’ambito delle quali vennero spesso ottenuti piazzamenti più che onorevoli (la squadra dell’Istituto, tra i tanti risultati favorevoli che potremmo citare, risultò prima assoluta ai Campionati provinciali di corsa campestre dal 1955 al 1959, e poi ancora nel 1961, 1971, 1972, 1974; nei Campionati provinciali di atletica leggera nel 1957, 1959 e dal 1963 al 1969; nei Campionati provinciali a livello di Gruppi sportivi nel 1961 e 1962; nei Campionati provinciali di pallavolo 1968 – ’69, 1971 – ’72, 1973 – ’74, 1988 – ’89; nel campionato studentesco sci di fondo 1985; nel campionato studentesco di calcio CONI 1989 – ’90…e l’elenco potrebbe continuare a lungo). La squadra del Ferraris vincitrice dei Campionati provinciali di atletica leggera nel 1959. 11 Il Ferraris oggi: verso il futuro Nel 2001 è sorto il Consorzio Verona Tecnologia, che riunisce gli ITIS e gli IPSIA veronesi in una rete per la gestione delle risorse, la sperimentazione di nuove opportunità formative, il coordinamento del trasferimento di competenze tecnologiche e superiori certificate. AI Ferraris ci sono oggi 4 specializzazioni industriali, e cioè Meccanica, Elettrotecnica, Chimica e Tecnica Ambientale. Tutti i corsi stanno sperimentando il Progetto Autonomia, attivato dal ministro Berlinguer nel 1997: sono stati rinnovati tutti i percorsi didattici, rendendoli più flessibili e più aderenti alle attuali esigenze culturali e tecniche. Dal 1998 tutti gli studenti delle classi Quarte e Quinte frequentano tirocini aziendali; tutti i Laboratori sono stati rinnovati, introducendo l'automazione e l'informatica; l'Istituto dispone di una Rete Informatica a banda larga, collegata alla rete a fibre ottiche dell' AGSM veronese, con più di 250 terminali collegati, con Laboratori CAD a postazione individuale, con assenze e voti on line, visibili dalle famiglie. I Laboratori sono attualmente 25, tutti didatticamente e tecnicamente rinnovati e collegati in rete informatica; il Laboratorio Tecnologico può eseguire prove certificanti per l'esterno; si sta realizzando un Laboratorio per le Energie Rinnovabili, utilizzato dagli studenti di tutte le specializzazioni, e si stanno preparando le risorse per il nuovo Polo di Formazione Superiore, in stretto collegamento con le altre scuole del Consorzio, con i CFP della zona, riuniti a loro volta in una struttura di Coordinamento con Confindustria Verona, con Camera di Commercio e con Università. La Robotica è materia ordinaria nei corsi elettrici e meccanici (oggi il Ferraris è scuola capofila per il corso tandem di Robotica con l'Università di Verona); è stato ideato e gestito un progetto europeo Socrates - Minerva “EduRobot” nel 2003 – ‘05 con scuole superiori italiane e di altri Paesi; è stato altresì promosso e attivato un Progetto di ricerca scientifica sulle nanotecnologie EVA (Energy Verona Application, nuove celle fotovoltaiche nanostrutturate) con l'Università di Verona ed altre scuole industriali del Consorzio. Da alcuni anni, inoltre, gli studenti seguono corsi pomeridiani di Approfondimento Professionale, col Collegio dei Periti Industriali di Verona; si vogliono attivare corsi serali e per adulti, e si progetta di fare partire un corso di Logistica e Trasporti, data la vocazione particolare territoriale di Verona, al crocevia dei due corridoi europei 1 e 5, sia per il trasporto su rotaia, sia per quello su gomma, sia per il trasporto via acqua (Lago di Garda e trasporto fluviale) e per la logistica aerea, dato il forte sviluppo del vicino aeroporto “Catullo”, dove intenso è il traffico di passeggeri e di merci. Le strutture che non si sono potute rinnovare o riutilizzare per la didattica, ad esempio la Fonderia, sono state sistemate come Museo (il Museo della Radio d'Epoca, allestito a cura di A. Chiàntera tra il 1999 e il 2001, è uno dei primi d'Italia, per quantità di materiali e ricchezza di reperti) o come Teatro, qual è divenuta la Fonderia, in cui è possibile, in un particolarissimo scenario archeologico – industriale, allestire spettacoli regolari di prosa e musica, ma soprattutto assemblee e corsi scolastici, per studenti interni e di altre scuole; Museo e Teatro sono collegati alla rete informatica d'Istituto, e di qui, tramite la rete a fibre ottiche dell’AGSM, a tutto il mondo, ed in particolare ad interlocutori primari quali il Ministero della Pubblica Istruzione o gli enti e le Istituzioni legati al mondo del lavoro. Il Museo della Radio, allestito nell’Aula Magna dell’Istituto. 12