Regione Calabria
Cultura
Libro verde
sulla lettura
in Calabria
a cura di
Mario Caligiuri
presentazione di
Giuseppe Scopelliti
introduzione di
Tullio De Mauro
contributi di
Carmine Abate, Angela Bubba, Mimmo Gangemi
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Con la collaborazione del
Polo regionale per le politiche pubbliche sulla lettura
Complesso Santa Chiara, via Ruggero Normanno
89900 Vibo Valentia
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© 2012 - Comune di Rovito
Palazzo Comunale - Via Leopardi - 87050 Rovito (Cs)
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Presentazione
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Il Libro verde sulla lettura è una sfida che la Giunta regionale
rivolge alla Calabria affinché entro il 2015 essa possa diventare la
prima regione del Sud come numero di lettori.
La Calabria, storicamente, è sempre stata la maglia nera nella
lettura di libri e di giornali nel nostro Paese.
Recentemente abbiamo segnato dei progressi, superando la
Campania, la Sicilia, la Basilicata, la Puglia.
Siamo consapevoli che, continuando a lavorare con impegno,
potremo raggiungere altri più ambiziosi traguardi.
Leggere è fondamentale perché il modello di sviluppo economico per essere competitivo a livello dei mercati mondiali, deve
essere sempre più basato sulla cultura.
Ne abbiamo le potenzialità perché l’Italia, e al suo interno la Calabria, è, indiscutibilmente, la prima potenza culturale del pianeta.
Aumentare il numero dei lettori è decisivo per la Calabria perché abbiamo un deficit di sviluppo e soltanto utilizzando al meglio le nostre tante risorse possiamo recuperarlo.
Dobbiamo necessariamente immaginare per la società calabrese uno sviluppo fondato sulla creatività, sull’innovazione e sulla valorizzazione del nostro importantissimo patrimonio culturale.
E se parliamo di cultura, occorre partire necessariamente dalla lettura, almeno per due ragioni fondamentali: perché la lettura
esercita e accentua le facoltà logiche e razionali degli individui;
perché soltanto chi legge conosce più parole e chi conosce più
parole ha più idee e chi ha più idee è più creativo e riesce a orientarsi meglio nel mondo.
Inoltre sviluppando la lettura riusciamo a incidere sulla qualità della democrazia nella nostra regione, così come ad affermare
compiutamente una cultura della legalità.
Non a caso Karl Popper ha affermato che il tema centrale della
convivenza umana è controllare chi comanda.
E si controlla chi comanda attraverso l’accesso, la ricerca e l’utilizzo critico delle informazioni.
La lettura incide direttamente sull’economia, poiché c’è un costo sociale dell’ignoranza che si ripercuote su tutta la società.
Basta vedere la correlazione tra indici di sviluppo e indici di lettura nelle diverse regioni italiane, nei paesi sviluppati e sottosviluppati.
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Nei due anni passati abbiamo fatto molto per incoraggiare la
lettura, promuovendo un libro verde, con la collaborazione di linguisti come Tullio De Mauro, operatori culturali come Gian Arturo
Ferrari, l’Associazione Italiana Biblioteche, l’Associazione Italiana
Editori, l’università, le scuole, l’associazionismo, le librerie, singoli
operatori culturali.
Abbiamo anche avviato esperienze efficaci e concrete che
hanno inciso profondamente sulle abitudini dei calabresi: progetti di promozione della lettura nelle biblioteche, il progetto “Nati
per leggere”, il portale regionale delle biblioteche, la cooperazione bibliotecaria, la valorizzazione del libro antico, la promozione
delle nuove tecnologie della lettura e della comunicazione, soprattutto nelle scuole.
E per coordinare le iniziative abbiamo istituito, con una delibera della Giunta, il Polo regionale sulle politiche pubbliche della
lettura, ubicandolo a Vibo Valentia presso il Sistema Bibliotecario.
L’ambizione di questo Libro verde non è tanto quella di illustrare le numerose iniziative avviate per promuovere la lettura dei
calabresi, e i risultati che pure sono stati conseguiti, quanto di avviare un confronto e aprire una discussione su questi temi con le
componenti più avvertite della società calabrese, principalmente
con le biblioteche, con gli editori, con le librerie, il mondo della
scuola e dell’informazione.
Ma non intendiamo fermarci qua. A maggio saremo la prima regione “ospite” nel Salone del Libro di Torino del 2013, un’occasione
straordinaria sia per mobilitare la società calabrese, a cominciare dalle
scuole, per aumentare il numero dei lettori, che per mettere in mostra
le eccellenze della regione in un prestigioso contesto internazionale.
Inoltre, stiamo lavorando a una bella operazione culturale: far
pervenire a ogni nuovo nato un libro appositamente creato.
Per noi questo vuole essere un simbolo, un segnale di speranza, una scommessa verso il futuro.
Giuseppe Scopelliti
Presidente della Regione Calabria
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Introduzione
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Questo Libro verde che dobbiamo all’impegno dell’assessore
Mario Caligiuri è una tappa significativa non solo per la Calabria,
ma per l’intero paese. È tale perché delinea e propone una serie di
iniziative assai concrete e dettagliate e, però, le prospetta in modo
coordinato in quanto si ispira a una visione e concezione unitaria
e articolata di ciò che possiamo e dobbiamo intendere per cultura.
Come si sa ed è largamente evidente anche ai profani, la parola italiana cultura e i suoi trasparenti equivalenti nelle varie lingue
europee, culture in francese, culture in inglese, Kultur in tedesco
e via dicendo, sono altrettanti continuatori di una antica parola
latina, una parola tipica della latinità, senza antecedenti ellenici
come ebbero invece altre parole del lessico intellettuale latino. Per
i latini cultura indicava un modo di agire, prima che un prodotto:
l’agire di chi si impegna in qualcosa, di chi si dedica con impegno
a qualcosa per farlo nascere e vivere, per coltivarlo, ciò che si diceva còlere. Di un agire siffatto si avvertiva la varietà di manifestazioni, ma anche il loro nesso profondo, la continuità tra la cultura agri,
il coltivare i campi, e la cultura animi, il coltivare mente e spirito.
Nelle lingue moderne la parola è stata ripresa, ma spesso e per
lunghi tratti di tempo con un significato ristretto, ora per indicare
solo le forme manuali più umili o ritenute tali, la coltivazione di
campi e piante, l’allevamento di animali, ora invece per indicare
cosa alta e remota dal vivere comune, cosa riservata a una minoranza di spiriti eletti, a intellettuali e in particolare a letterati. In
italiano è stato particolarmente accentuato il predominio di questa nozione restrittiva di cui abbiamo avuto degenerazioni anche
grottesche: la cultura come cosa da quiz di Lascia o raddoppia,
quella che giustamente un comico non banale come Paolo Villaggio ha sbeffeggiato in un suo libretto divertente e istruttivo Come
farsi una cultura mostruosa.
Non tutte le lingue moderne e le tradizioni di pensiero che in
esse si esprimono hanno condiviso queste restrizioni. Per vie diverse
in Germania, Francia, nei paesi anglosassoni dal tardo Seicento è cominciato un cammino di recupero della coscienza della complessità
articolata di ciò che chiamiamo cultura. Ci sono state svolte e passi
decisivi in questo cammino che ha portato a concepire la cultura
con una visione non restrittiva, ampia e unitaria del suo articolarsi.
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Un punto di arrivo e di rinnovate elaborazioni e proposte operative fu quarant’anni fa lo sforzo definitorio di cui sentì bisogno
l’UNESCO. Nata nel 1945 come organismo delle Nazioni Unite,
l’UNESCO, United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization, intende favorire la collaborazione tra le nazioni nelle
aree dell’istruzione, della scienza e della cultura. Ma che deve intendersi per cultura? L’UNESCO, dopo quasi trent’anni di attività,
sentì il bisogno di darsi una definizione su cui orientare e in cui inquadrare il suo lavoro. In una conferenza mondiale sulle politiche
culturali tenuta a Città del Messico (26 luglio-6 agosto 1982) fu
approvata una dichiarazione definitoria. Il testo francese originale
e ufficiale così dice:
“La culture, dans son sens le plus large, est considérée comme l’ensemble des traits distinctifs, spirituels et matériels, intellectuels et affectifs, qui caractérisent une société ou un groupe
social. Elle englobe, outre les arts et les lettres, les modes de vie,
les droits fondamentaux de l’être humain, les systèmes de valeurs,
les traditions et les croyances”.
I biologi (ricordo per tutti Julian Huxley) e gli etologi (ricordo
almeno l’italiano Dànilo Mainardi) hanno dato un grande contributo a rafforzare questa immagine della cultura come un poliedro:
appartiene alla cultura, è cultura tutto ciò che non ereditiamo dal
patrimonio genetico, ma acquisiamo, impariamo, trasmettiamo e
sviluppiamo nel nostro vivere con l’imitazione, collegando le cose,
inventando. Cultura della “sopravvivenza” (come la chiamò il grande Immanuel Kant), modi umili e quotidiani che ci aiutano a vivere
e sopravvivere; cultura delle tecniche e del lavoro tradizionali o
innovativi che siano; cultura delle attività mentali e spirituali più
elaborate e creative, creazioni artistiche e letterarie, elaborazioni
degli studi umanistici, delle scienze, della filosofia: queste forme
diverse costituiscono un insieme del quale dobbiamo favorire l’unità, i moti ascendenti e discendenti delle tradizioni e acquisizioni
innovative, i moti di passaggio da una ad altra tradizione etnica e
nazionale. Come nelle acque dei mari, come nell’atmosfera questi
moti sono fonte vitale per tutti.
Questo Libro verde è uno strumento prezioso per darci l’inventario delle articolazioni e organizzazioni della cultura in Calabria.
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Punto d’arrivo di una ricognizione attenta e a tratti quasi impietosa per le risultanze che mette in luce, essa si presenta come punto
di partenza per attività concrete della Regione, delle istituzioni
pubbliche, dei centri di offerta e promozione culturale e in particolare di biblioteche e scuole.
Oggi sappiamo quanto l’attivazione dell’intero tessuto culturale
incida positivamente sui processi educativi e quanto questi, a loro
volta, siano un fattore determinante per lo sviluppo economicoproduttivo, sociale e umano. Lo ricordano gli studi citati nell’introduzione del Libro. Su un piano generale, la correlazione positiva
tra crescita dei livelli di istruzione e crescita dei redditi dei paesi è
ormai un dato acquisito (tranne, purtroppo, che per qualche governante italiano): lo ha documentato analiticamente l’ampio studio
di Robert J. Barro e Jong-Wha Lee (leggibile nel sito Vox), condotto
analizzando la correlazione tra sviluppo dell’istruzione e crescita dei
redditi a cadenze quinquennali tra 1950 e 2010 in circa centocinquanta paesi del mondo, tra cui l’Italia. Più istruzione più crescita: è
ormai indubbio. Litterae dant panem, se non al singolo, alla società
nel suo complesso. Ma come far crescere i livelli di istruzione?
In tutto il mondo e in Italia e in Calabria le scuole non possono
essere lasciate sole o considerate in isolamento rispetto al tessuto in
cui operano. Riescono a ottenere qualche risultato (lo mostra la storia dei progressi della nostra scolarizzazione) anche in terreni poveri, denutriti di offerta culturale. Ma il dispendio di energie e risorse è
enorme e, in un ambiente arido, il loro lavoro non solo è impervio,
ma ha risultati che con l’età si disperdono. Sui risultati ottenuti dalle
scuole incombono i processi di dealfabetizzazione degli adulti se le
competenze acquisite in età scolare non vengono coltivate.
Anche qui soccorrono studi che hanno avuto risultati ormai
ripetutamente accertati. Almeno dall’indagine dell’IEA, Institute
for Educational Achievement dei primi anni Novanta del secolo
scorso (nella cui direzione per la parte italiana ebbi il privilegio di
collaborare con Aldo Visalberghi e Maria Corda Costa) possiamo
dire con certezza che in ogni parte del mondo e in Italia c’è una
correlazione positiva precisa tra quantità di libri in famiglia con la
congiunta abitudine alla lettura e andamento scolastico di ragazze e ragazzi. Dopo la qualità dell’insegnante l’abitudine alla lettura
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familiare, infantile e adolescenziale, è il fattore di gran lunga più
predittivo di successo scolastico.
Se più scuola significa più reddito, più libri significa scuola migliore e dai risultati durevoli. Più libri: cioè più biblioteche pubbliche effettivamente funzionanti, effettivamente aperte all’accesso
ai libri, alle riviste, ai materiali multimediali, alla rete, e però anche
maggiore consapevolezza e impegno delle famiglie per abituarsi
alla lettura e all’attenzione alle diverse forme di cultura, tradizionali
e nuove, paesane e internazionali, sì da rendere tutto questo patrimonio e la sua cura abituali per i figli, non cose strane di scuola o
di un’occasione festiva, ma cose abituali di ogni giornata e serata.
Vorrei ricordare che l’impegno per attingere a questo patrimonio
è superiore ai costi, assai modesti o perfino inesistenti. Chi legge le
belle testimonianze dei tre bravi scrittori coinvolti in questo volume
si rende conto che un tempo pesarono certo i bassi redditi, ma più
ancora le basse propensioni a far proprio il patrimonio della cultura.
Oggi la rete e l’immensa quantità di libri scaricabili su un tablet da
poche decine di euro rendono irrisorio il costo dell’accesso alla cultura in ogni sua forma. E, per inciso, bene sta facendo lo stesso assessorato a studiare e promuovere l’appropriazione degli strumenti
di alfabetizzazione digitale tra gli studenti in Calabria.
Il Libro verde delinea una mappa dei percorsi da fare. Il consiglio della Regione, approvando di recente la legge per la promozione della cultura calabrese, già mostra di voler passare dalle
parole e proposte ai fatti attuativi. Dentro e fuori i confini regionali
bisognerà seguire con pazienza e tenacia il progredire delle azioni.
Ho insistito qui sulla correlazione tra cultura, istruzione, reddito perché certo di questo abbiamo bisogno nelle regioni dell’antico Regno borbonico. Ma più cultura e più istruzione significano
non solo crescita dei redditi, significano anche e prima ancora crescita delle capacità di orientarsi consapevolmente nella vita delle
società d’oggi, crescita del sapere e potere esercitare più pienamente il diritto e dovere alla partecipazione alle decisioni collettive. Significano insomma più vita civile e democratica. Ne abbiamo
bisogno come del pane, come della salute. L’augurio è che il Libro
verde segni un punto di non ritorno su questa strada.
Tullio De Mauro
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Libro verde sulla lettura
in Calabria
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Premessa
I dati di confronto internazionale sulla lettura dei libri mostrano che la quota di lettori in Italia è tra le più basse d’Europa:
la situazione della lettura nel nostro Paese vede una percentuale dell’8% di lettori abituali e del 30% di lettori saltuari, ovvero
solo il 38% della popolazione adulta, distribuiti in una piramide
che presenta una punta minima di lettori forti e fortissimi, accompagnata da una fascia più ampia di lettori medi e da una
larghissima base di lettori deboli e borderline. Nel confronto internazionale, i lettori abituali sono il 63,7% nel Regno Unito, il
60,2% in Germania, il 48,3% in Francia, il 47,6% in Spagna e il
46% in USA.
In base ai dati ISTAT, negli ultimi anni le differenze, basate sul
livello di istruzione e sulla classe socio-economica, si sono accentuate: a partire dal 2003 le percentuali di lettori sono aumentate nelle fasce con livello di istruzione superiore e media, mentre
sono diminuite nelle fasce con livello inferiore; parallelamente,
le percentuali di lettori sono aumentate nelle classi socio-economiche superiori e medie, mentre sono crollate nelle classi socioeconomiche inferiori.
La lettura in Italia è dunque caratterizzata da esiguità del numero dei lettori e da una progressiva apertura della forbice tra
svantaggiati e avvantaggiati.
Il dato desta preoccupazione perché la lettura è universalmente riconosciuta come strumento essenziale di circolazione
della conoscenza in grado di favorire lo sviluppo culturale di un
paese, con riflessi sulla società, sulla politica e sull’economia.
L’insieme di conoscenze, competenze, abilità, emozioni, acquisite durante la vita da un individuo e finalizzate al raggiungimento
di obiettivi sociali ed economici, singoli o collettivi, costituisce il
cosiddetto “capitale umano” e il capitale umano rappresenta uno
dei principali input immessi nel sistema produttivo.
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Più in generale si può affermare che la crescita culturale rappresenta una precondizione necessaria all’insorgenza di un processo di reale sviluppo: ricerca scientifica, innovazione, crescita
non possono crearsi se non si sviluppa una capacità diffusa di attribuire senso e valore alle esperienze culturali.
Si tratta in sostanza di creare un contesto che permetta lo sviluppo di una cultura diffusa.
I temi della conoscenza, pertanto, rivestono un ruolo fondamentale nell’ambito, più generale, della politica economica e in
particolare la lettura detiene un significato strategico: persone
con elevati titoli di studio leggono di più, e chi legge di più riesce
anche più facilmente a mantenere aggiornate e a incrementare le
proprie conoscenze tecniche. Da ciò deriva un miglioramento del
capitale umano a disposizione del paese.
Nel 2006 l’Associazione Italiana Editori (AIE) ha commissionato a
due economisti, Antonello Scorcu, professore di politica economica
all’Università di Bologna ed Edoardo Gaffeo, professore di politica
economica all’Università di Trento, una ricerca per verificare e approfondire la possibile relazione tra lettura e sviluppo economico
del paese.
Ribaltando la convinzione diffusa che la cultura dipenda dallo
sviluppo, Scorcu e Gaffeo hanno dimostrato che, al contrario, può
essere lo stesso sviluppo a dipendere dall’accumulazione della conoscenza che deve considerarsi quindi un fattore essenziale per la
crescita economica.
Nella prima sezione della loro ricerca (La crescita economica
delle regioni italiane e il ruolo dell’accumulazione della conoscenza) condotta utilizzando il metodo econometrico noto come
Barro regression, Scorcu e Gaffeo hanno analizzato la crescita
produttiva delle venti regioni italiane in un arco di tempo che va
dal 1980 al 2003, mettendola in relazione con la variabile della
lettura: ne è risultato che proprio in base alle capacità di lettura
si possono spiegare le differenze di crescita economica tra le varie regioni.
La ricerca evidenzia la stretta correlazione esistente tra lettura
e prodotto interno lordo (PIL): per il Nord ad un contributo al PIL
pari al 54,02% corrisponde un trend di lettura del 53,39%; per il
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Centro il contributo al PIL è del 21,03% con un 20,4% di lettori e il
Sud contribuisce al PIL per il 24,94% con lettori pari al 26,21%, dati
arrotondati.
La correlazione positiva e diretta tra indici di lettura e sviluppo economico regionale è confermata dai dati relativi alle singole
regioni: per la Lombardia, ad esempio, al contributo per il PIL del
18,9% corrisponde il 20% di lettori, la Calabria contribuisce al 2,2%
del PIL con un 2,4% di lettori.
La ricerca, attraverso una simulazione, ha anche dimostrato
che se l’indice di lettura delle regioni meridionali a inizio periodo
fosse stato anche solo pari a quello medio italiano, alla fine del
periodo la crescita della produttività al Sud sarebbe stata da 20 a
30 punti percentuali più alta.
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Contributo delle macroaree regionali al Pil nazionale
Nord
54,02%
Distribuzione della lettura di libri per macroaree regionali
Nord
53,39%
Centro
20,40%
Centro
21,03%
Sud
26,21%
Sud
24,94%
Nord
Centro
Sud
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Pil
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21,03%
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Lettura
53,39%
20,40%
26,21%
Fonte: Elaborazione Ufficio studi su dati Istat
(per il Pil http://www.regioni.it/mhonarc/details_misc.aspx?id=2102) Indagine Multiscopo sulla lettura
Per fare un esempio concreto: se la Calabria avesse avuto negli anni Settanta il tasso di lettura della Liguria, oggi avrebbe
una produttività di 50 punti più alta. Al contrario, se il Trentino-Alto Adige (regione con la percentuale di lettori più alta da
diversi anni) avesse avuto un tasso pari alla media nazionale
avrebbe visto la propria crescita ridursi del 10%.
Allo stesso modo in cui, come dimostrato, la maggiore o minore quantità di lettori incide sulla produttività delle regioni italiane,
è ragionevolmente possibile mettere a confronto indicatori quali
la creatività economica, lo sviluppo umano e l’ambiente imprenditoriale dei paesi europei e vedere come a maggiori indici di lettura corrisponda una maggiore crescita economica.
I due economisti, nella seconda indagine condotta (Lettura e risultati scolastici) hanno analizzato il ruolo della lettura
intesa come accumulazione di capitale all’interno del canale
educativo, valutando il peso della biblioteca familiare e di altri
fattori nel determinare l’efficacia della performance scolastica
degli studenti.
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Ne è risultata una correlazione fortemente positiva tra numero
di libri posseduti in famiglia e alto rendimento scolastico, mentre
l’atteggiamento dei ragazzi nei confronti della lettura sembra dipendere in gran parte dal valore che i genitori assegnano alla lettura. In termini di peso il numero di libri posseduti dalla famiglia
è infatti l’elemento che maggiormente influenza la performance
scolastica dello studente.
È evidente che una elevata disponibilità di libri indica un
ambiente favorevole alla cultura e all’accumulazione di conoscenza, e ciò complessivamente aiuta i ragazzi nel rendimento
scolastico. Questo fattore si combina con quello derivante dalla
personale disposizione verso la lettura da parte degli studenti:
al crescere del piacere della lettura crescono costantemente i risultati scolastici.
La terza parte del lavoro di Scorcu e Gaffeo (La cultura è un
consumo o un investimento?) ha preso in esame l’effetto dell’insieme dei consumi culturali delle famiglie sulla produzione del PIL:
i risultati confermano che nella società della conoscenza anche
le spese private delle famiglie, in consumi culturali, sono per l’insieme del paese un investimento, nel senso che fanno crescere
la quantità di ricchezza prodotta e non il consumo. Secondo il
modello econometrico applicato, a un aumento di 100 punti base
della quota di spese in attività culturali da parte delle famiglie
italiane si associa un aumento del PIL reale pari allo 0,86%, che
sembra indicare quanto la cultura rappresenti un vero e proprio
investimento anziché una spesa.
Sempre restando in quest’ottica, anche uno studio recente del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali1 ha posto in relazione il
capitale culturale italiano con l’economia ad esso collegata, con
particolare riferimento alle attività d’impresa. È emerso che l’industria dei beni e delle attività culturali (e relativa economia di ricaduta) è un settore che non solo presenta una crescita superiore
alla media (confrontando i dati degli anni 2001 e 2006) ma che ha
un impatto positivo sull’economia globale in termini di valore aggiunto e tasso di occupazione. Se gli studi dimostrano che l’in1
Il Sistema economico integrato dei beni culturali, Roma 2009 (www.beniculturali.it)
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Toscana
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Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
Nord-ovest
Nord-est
Centro
Sud
Isole
Comune centro dell'area metropolitana
Periferia dell'area metropolitana
Fino a 2.000 abitanti
Da 2.001 a 10.000 abitanti
Da 10.001 a 50.000 abitanti
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7,1
14,4
Da 101
a 200
NUMERO DI LIBRI
Famiglie per numero di libri posseduti, regione, ripartizione geografica e tipo di comune
Anno 2010 (composizione percentuale)
10,6
8,8
6,0
6,8
6,8
9,4
8,1
9,4
11,0
8,7
4,2
5,6
9,6
7,5
9,3
7,7
5,7
9,5
11,5
13,0
9,5
10,6
10,0
8,2
4,6
9,1
6,9
5,5
3,4
3,8
3,8
5,1
4,6
8,4
Da 201
a 400
13,0
6,7
6,2
5,6
6,6
8,8
7,8
9,5
8,4
10,0
4,1
5,3
9,6
6,8
9,8
6,4
5,1
7,6
8,4
11,0
7,7
8,0
9,9
6,8
7,4
11,2
3,9
5,9
3,5
3,8
2,5
6,4
4,8
6,9
Oltre
400
0,4
0,9
0,4
0,4
0,7
0,3
0,5
0,5
0,5
0,5
0,4
0,8
0,5
0,5
0,5
0,4
0,9
0,6
0,8
0,7
0,4
0,5
0,5
0,4
0,5
0,7
1,3
0,6
0,5
0,3
0,7
1,1
Non
indicato
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Totale
21
Libro_verde.indd 21
05/12/12 11.25
54,3
53,5
50,6
34,5
36,9
57,4
47,9
40,9
44,1
43,4
47,7
46,8
Nord-ovest
Nord-est
Centro
Sud
Isole
Comune centro dell'area metropolitana
Periferia dell'area metropolitana
Fino a 2.000 abitanti
Da 2.001 a 10.000 abitanti
Da 10.001 a 50.000 abitanti
50.001 abitanti e più
Italia
(a) Per 100 persone di 6 anni e più della stessa zona.
(b) Per 100 lettori di 6 anni e più della stessa zona.
53,1
55,7
55,1
57,9
56,5
59,3
53,7
56,3
52,6
51,5
53,9
44,6
43,0
51,4
40,8
37,8
33,3
33,6
31,4
35,8
32,8
49,1
Hanno
letto
libri (a)
Piemonte
Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste
Lombardia
Trentino-Alto Adige
Bolzano/Bozen
Trento
Veneto
Friuli-Venezia Giulia
Liguria
Emilia-Romagna
Toscana
Umbria
Marche
Lazio
Abruzzo
Molise
Campania
Puglia
Basilicata
Calabria
Sicilia
Sardegna
REGIONI,
RIPARTIZIONI GEOGRAFICHE
E TIPI DI COMUNE
21,5
20,8
18,4
20,4
21,5
20,1
20,7
20,7
21,3
22,0
19,8
19,6
21,1
20,4
20,9
20,3
19,0
21,5
23,0
21,6
18,1
19,5
23,3
21,5
20,6
21,6
22,7
21,2
20,3
18,5
17,9
19,7
19,5
19,9
Da 1 a
3 libri
14,7
12,9
9,2
10,3
11,0
12,1
11,7
13,9
13,3
13,0
8,0
9,1
13,9
14,8
13,8
15,1
14,4
15,8
12,7
15,0
14,5
13,1
13,8
10,1
10,6
13,7
9,7
9,1
7,2
8,6
6,4
8,3
7,8
13,1
Da 4 a
6 libri
9,8
7,0
7,1
7,1
6,0
7,7
7,3
9,7
9,2
7,8
4,1
4,4
8,7
10,4
10,1
11,0
11,5
10,5
8,8
9,1
9,6
9,1
8,2
7,2
6,4
8,1
4,5
4,3
3,8
4,1
4,3
4,5
3,1
8,1
Da 7 a
11 libri
NUMERO DI LIBRI LETTI (a)
11,4
7,2
6,1
6,3
4,9
7,8
7,1
10,1
9,8
7,7
2,6
3,7
9,4
10,2
10,3
11,5
11,6
11,5
9,2
10,5
10,5
9,8
8,7
5,8
5,5
8,1
3,8
3,2
2,1
2,5
2,8
3,2
2,3
8,0
12 o più
libri
37,4
43,4
45,0
46,2
49,5
42,1
44,3
38,1
39,8
43,5
57,5
53,3
39,8
36,6
37,9
35,0
33,7
36,2
42,9
38,5
34,3
37,9
43,2
48,2
47,9
42,0
55,8
56,1
60,8
54,9
57,1
55,2
59,7
40,6
Da 1 a
3 libri
25,5
26,9
22,6
23,3
25,3
25,3
25,0
25,6
24,8
25,8
23,2
24,7
26,1
26,5
25,0
26,1
25,6
26,7
23,6
26,6
27,5
25,4
25,6
22,7
24,6
26,7
23,7
24,1
21,6
25,6
20,5
23,2
23,7
26,6
Da 4 a
6 libri
17,1
14,5
17,5
16,0
13,8
16,2
15,6
17,8
17,1
15,5
11,8
11,9
16,4
18,6
18,3
19,0
20,3
17,7
16,5
16,2
18,3
17,7
15,2
16,2
14,8
15,7
11,1
11,5
11,4
12,0
13,6
12,6
9,5
16,6
Da 7 a
11 libri
19,9
15,1
15,0
14,4
11,4
16,4
15,1
18,6
18,2
15,3
7,5
10,2
17,7
18,2
18,7
19,9
20,5
19,4
17,1
18,7
19,9
19,0
16,1
12,9
12,7
15,7
9,4
8,3
6,2
7,5
8,8
9,0
7,1
16,3
12 o più
libri
NUMERO DI LIBRI LETTI (b)
Persone di 6 anni e più che hanno letto almeno un libro nel tempo libero nei 12 mesi precedenti
l'intervista per numero di libri letti, regione, ripartizione geografica e tipo di comune - Anno 2010
(per 100 persone di 6 anni e più della stessa zona)
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
Totale
vestimento in capitale umano e, in particolare, in promozione
della lettura è un investimento per lo sviluppo anche economico di una regione, la situazione calabrese induce a considerare questo investimento una vera priorità.
Gli ultimi dati ISTAT attestano che la percentuale dei lettori calabresi è di almeno 10 punti più bassa rispetto alla media nazionale, già molto inferiore a quella dei paesi occidentali più progrediti.
In Italia il 45,1% della popolazione dai sei anni in su (oltre 25 milioni e 300 mila persone) dichiara di aver letto almeno un libro, in
Calabria la media è solo del 34,3%.
Le cause di questa situazione sono numerose e complesse; gli
studi sostengono che la non-lettura è una conseguenza del basso livello economico e di scolarità delle famiglie, della modesta presenza
di biblioteche domestiche, della scarsa incidenza delle biblioteche
pubbliche, di competenze scolastiche inadeguate e di vari altri fattori
collegati alla dimensione soggettiva e sociale di ciascun cittadino.
Le strategie per affrontare il problema dell’incremento della
lettura soprattutto per formare lettori critici, capaci cioè di divenire soggetti sociali attivi e protagonisti del proprio tempo, sono
lunghe e complesse e dipendono da cambiamenti di lungo periodo; esse non escludono però l’individuazione di un ambito circoscritto nel quale la Regione può fare molto e subito.
Ed è anzitutto il settore delle infrastrutture culturali quello su
cui puntare, la possibilità cioè di intervenire per qualificare, o creare, nuovi spazi e servizi che possano favorire la lettura e promuovere una più ampia e diretta partecipazione alla vita culturale di
un numero sempre maggiore di cittadini.
Ritardi e arretratezze rispetto alla realizzazione di un’efficiente
rete di nuove e moderne biblioteche, mediateche, librerie e luoghi
di aggregazione e formazione, si riverberano sull’intera società regionale, pesano sulle sue strategie di sviluppo anche economico,
confliggono con la necessità di affermare una moderna identità
fondata sui valori condivisi di democrazia, legalità e senso di responsabilità collettivo rispetto alle mete da raggiungere.
Punto di partenza per avviare un’attività progettuale è l’analisi dell’attuale situazione calabrese quanto a strutture e iniziative
esistenti in materia di promozione della lettura. Sulla base dello
22
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05/12/12 11.25
scenario esistente si individueranno interventi correttivi e linee
d’azione per raggiungere il risultato che ci siamo prefissi: avviare
il necessario allargamento della base dei lettori, supportando scuole e biblioteche, utilizzando razionalmente le diverse
risorse economiche ordinarie e straordinarie disponibili. È un
obiettivo che riveste straordinaria rilevanza sociale prima ancora
che culturale, ma si tratta anche di un atto dovuto nei confronti
di tutti i calabresi, che consentirà di valorizzare anche nel futuro
il grande patrimonio di cultura e di civiltà, di cui siamo fieri e orgogliosi.
Mario Caligiuri
Assessore alla Cultura
della Regione Calabria
23
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05/12/12 11.25
1.Analisi delle infrastrutture e delle iniziative di promozione della lettura in Calabria
1.1 Biblioteche pubbliche
L’anagrafe delle biblioteche italiane dell’ICCU (Istituto centrale per il catalogo unico) ha rilevato nel 2000 l’esistenza in Calabria di 498 biblioteche: 79 nella provincia di Catanzaro, 239 in
quella di Cosenza, 27 in quella di Crotone, 100 in quella di Reggio Calabria e 53 in quella di Vibo Valentia. Sono biblioteche di
varia tipologia, per lo più comunali (216), ma in questi numeri sono comprese anche le scolastiche, le diocesane, le private
d’interesse locale e quelle appartenenti a enti vari territoriali o
nazionali. Nella regione sono presenti anche istituti di competenza statale e biblioteche universitarie (Biblioteca Nazionale di
Cosenza, biblioteche delle soprintendenze, sistemi bibliotecari
degli atenei UNICAL, Magna Grecia e Mediterranea), realtà complesse e importanti con le quali dovranno essere ricercate tutte
le sinergie possibili.
I dati che l’ICCU ha chiuso a dicembre 2010, relativi alle biblioteche censite nell’ambito del progetto dell’Anagrafe delle biblioteche, ci informano di una realtà di 373 biblioteche sul territorio
regionale, distribuite come segue: 43 nella provincia di Catanzaro,
191 in quella di Cosenza, 23 in quella di Crotone, 68 in quella di
Reggio Calabria e 48 in quella di Vibo Valentia.
Interrogando la base dati e chiedendo quante di queste biblioteche effettuino servizi quali il prestito, la consultazione e la
riproduzione dei documenti, l’ottimismo generato dai soli numeri si ridimensiona: sono solo 153 le biblioteche (22 a Catanzaro, 78 a Cosenza, 3 a Crotone, 31 a Reggio Calabria e 19 a Vibo
Valentia) che offrono servizi basilari, mentre le biblioteche che
dispongono di postazioni internet per gli utenti non superano
le 50-60 unità.
La maggior parte di queste biblioteche ha un patrimonio documentario modesto, meno di 5.000 unità bibliografiche, spesso
24
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05/12/12 11.25
invecchiato e raramente aggiornato; un numero consistente di
esse possiede però interessanti collezioni di materiale storico.
Gli orari di apertura – coincidenti con gli orari degli uffici comunali – spesso non corrispondono con le esigenze degli utenti;
si registra inoltre una generale carenza di personale fornito di adeguata preparazione tecnico-scientifica.
1.2 S
istemi bibliotecari e cooperazione bibliotecaria
La legislazione regionale in materia bibliotecaria prevede e valorizza la cooperazione tra le biblioteche sul territorio quale strumento per la condivisione delle risorse interne e una più ampia
utilizzazione di quelle esterne.
Dal 1985, data di approvazione della legge regionale n. 17 in
materia di biblioteche, la regione ha promosso la formazione dei
sistemi bibliotecari del Vibonese, del Lametino, della Valle dell’Esaro, dell’area Silana, della Locride e dello Stretto.
Essi provvedono a varie funzioni: formazione e manutenzione
delle collezioni documentarie a livello locale, catalogazione, promozione della lettura e della cultura, prestito interbibliotecario e
assistenza biblioteconomica e tecnologica alle biblioteche collegate.
La funzione della cooperazione è particolarmente importante
in una realtà come quella calabrese in cui le biblioteche attrezzate
e funzionanti sono poche e concentrate nelle città.
La cooperazione bibliotecaria, oltre che essere una modalità
prevista dall’organizzazione bibliotecaria nazionale ed europea e
da tutti gli organismi scientifici del settore, ha fornito prova della
sua utilità conseguendo risultati importanti e in qualche caso di
eccellenza anche in confronto ad altre realtà italiane (Sistema Bibliotecario Vibonese).
I sistemi bibliotecari istituiti in forma di associazioni di enti locali o di fondazioni devono trovare nella fiscalità pubblica, come
avviene nel resto d’Italia, le forme di sostegno necessarie al conseguimento delle loro finalità.
25
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05/12/12 11.25
1.3 Servizio Bibliotecario Regionale (SBR)
Il Servizio Bibliotecario Regionale (SBR) è la rete di cooperazione delle biblioteche calabresi collegata al Servizio Bibliotecario
Nazionale (SBN) attraverso il Polo regionale RCA, con sede a Vibo
Valentia.
Partecipano a SBR oltre 120 biblioteche di diversa tipologia:
di enti locali, università, istituti di ricerca, enti dello stato, come
anche diocesane, scolastiche e private d’interesse locale. Le biblioteche collegate condividono un moderno sistema di gestione
informatizzata dei servizi bibliotecari di back office (inventariazione, catalogazione, gestione delle risorse digitali) e di front office
(gestione utenti, prestito, solleciti, acquisti, statistiche di servizio).
Ai cittadini si offre la possibilità di eseguire ricerche bibliografiche
on line e, ove mancasse in loco, richiedere in prestito alla biblioteca
più vicina il libro o il documento cui sono interessati.
Attraverso la realizzazione di SBR la Regione ha potenziato il
servizio ai cittadini realizzando, fra l’altro, il catalogo collettivo del
patrimonio bibliografico regionale oggi in larga misura disponibile on line; dall’avvio di SBR sono state catalogate oltre un milione
di unità bibliografiche tra monografie, libri antichi, documenti audiovisivi e periodici.
L’istituzione di SBR ha permesso a numerose biblioteche calabresi di avvicinarsi agli standard operativi degli istituti attivi nelle
altre regioni italiane, migliorando, diversificando e ampliando i
servizi offerti e quindi anche incrementando il numero di cittadini
che per esigenze di studio, di lavoro o più genericamente di lettura e approfondimento culturale si avvicinano alla biblioteca.
Lo strumento attraverso il quale si realizza questo rapporto è
il Portale Calabria Biblioteche www.bibliotechecalabria.it: esso
consente di individuare le biblioteche, verificarne gli orari di apertura, collegarsi on line per utilizzare la base dati di oltre un milione
di informazioni bibliografiche. Permette inoltre di eseguire ricerche in SBN, richiedere informazioni e servizi, cercare un qualsiasi
documento e di richiederlo in prestito, scoprire le novità editoriali, essere guidati, informati e aggiornati sui principali avvenimenti culturali non solo locali. Un’altra importante applicazione del
26
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05/12/12 11.25
Portale è un link per l’aggiornamento on line dell’anagrafe delle
biblioteche calabresi, mediante il software MBAC Sibib.
Il Polo regionale testimonia una scelta istituzionale volta
alla realizzazione di servizi culturali per i cittadini e alla riqualificazione di quelli esistenti, nella consapevolezza che essi possano contribuire a un sollecito rinnovamento della realtà sociale
calabrese. Tutto questo senza nascondere o ignorare che molta
strada rimane ancora da fare verso la realizzazione di una rete
diffusa di biblioteche e mediateche pubbliche che siano effettivamente fruibili e culturalmente redditizie, capaci cioè di registrare indici di utilizzo che siano progressivamente vicini alla
media dei più avanzati paesi europei.
1.4 Bibliobus
Uno dei mezzi più efficaci per promuovere e diffondere la lettura nei piccoli centri, che non hanno risorse finanziarie e organizzative per realizzare un vero e proprio servizio di biblioteca o
di mediateca, è il bibliobus: un autobus carico di libri e di altra
strumentazione (PC per collegarsi a internet, DVD, ed altro) che
settimanalmente raggiunge diverse località per eseguire il servizio di prestito, di consulenza e di animazione alla lettura.
Quella dei bibliobus è un’esperienza sperimentata con molto
successo a livello internazionale, sia nei paesi in via di sviluppo
che nei paesi progrediti occidentali. In Italia esistono da tempo
importanti esperienze di bibliobus in molte regioni del CentroNord.
In Calabria operano sei bibliobus in gestione rispettivamente
al Sistema Bibliotecario Vibonese, che ha dato ottime risposte con
migliaia di prestiti annui effettuati, ai sistemi bibliotecari Valle Esaro e Lametino, ai Comuni di Reggio Calabria, Crotone e Caccuri.
Per garantire in maniera diffusa l’accesso al libro, ma anche ai
nuovi strumenti di comunicazione e a internet nei piccoli centri
isolati e montani, l’esperienza del bibliobus potrebbe integrarsi
con la diffusione della banda larga satellitare.
27
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1.5 La lettura nella scuola
La scuola è la principale agenzia di promozione della lettura.
Secondo il rapporto sulla scuola calabrese A.S. 2009/2010 in
Calabria sono attive 519 istituzioni scolastiche (il 5% del totale di
quelle nazionali) con una popolazione di 311.941 alunni.
I dati disaggregati per provincia mostrano una maggiore concentrazione delle istituzioni scolastiche nella provincia di Cosenza
(193 su un totale di 519), pari al 37,2% del totale, seguita dalla provincia di Reggio Calabria (26,8%), da quella di Catanzaro (17,3%),
e infine da quelle più piccole di Crotone (9,2%) e Vibo Valentia
(9,4%) (cfr. tabella nella pagina seguente).
28
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05/12/12 11.25
29
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05/12/12 11.25
I punti di erogazione del servizio (vengono così definite tutte
le sedi presso le quali viene erogato il servizio scolastico: scuole
d’infanzia, plessi di scuola primaria, scuole secondarie di primo e
di secondo grado) sono 2.632; gli istituti comprensivi registrano il
maggior numero di punti di erogazione (1.692), mentre le scuole
secondarie di I grado ne annoverano 51.
La quota più consistente della popolazione scolastica calabrese è assorbita dalla scuola elementare con 93.221 alunni (44%), seguita dalla scuola secondaria di I grado con 63.368 alunni (29,9%),
dalla scuola dell’infanzia con 43.598 bambini (20,6%) e infine dalla
scuola
secondaria
di IIstatale
gradoincon
11.754
studenti
(5,5%).
Alunni
frequentanti
la scuola
Calabria
per ordine
e grado
di istruzione. A.S. 2009
Alunni frequentanti la scuola statale in Calabria per ordine e grado di istruzione. A.S. 2009/10
11.754; 5%
93.221; 44%
63.368; 30%
43.598; 21%
Scuola primaria
Scuola secondaria di I grado
Scuola dell'infanzia
Scuola secondaria di II grado
Fonte: Elaborazione su dati del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca - Direzione Generale per gli Studi,
la Statistica e i Sistemi Informativi. Settembre 2009
Nell’ultimo decennio si è registrata una flessione costante
e consistente della popolazione scolastica calabrese. Rispetto
all’A.S. 2008/2009 il numero di alunni si è ridotto di 0,8 punti percentuali, mentre rispetto al 1999/2000 la riduzione è del 13,9%.
30
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1.6 Università
In Calabria sono presenti 4 atenei: l’Università della Calabria,
l’Università degli Studi “Magna Grecia” di Catanzaro, l’Università
degli Studi “Mediterranea” di Reggio Calabria e l’Università per
Stranieri “Dante Alighieri” di Reggio Calabria, con un totale complessivo di 15 facoltà.
Mancano però master e corsi di laurea universitari che abbiano
come tema la biblioteconomia, la scrittura e la produzione libraria.
31
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2. La filiera del libro
2.1 Editoria
In Calabria operano 165 sigle editoriali (27 nella provincia di
Catanzaro, 46 nella provincia di Reggio Calabria, 75 nella provincia
di Cosenza, 4 nella provincia di Crotone e 13 in quella di Vibo Valentia) di cui solo 60 costituiscono presenze imprenditoriali attive
con continuità.
La principale per produzione e ricaduta occupazionale è
la Rubbettino che produce circa 300 titoli annui; le altre sono
di dimensione minore, molte di esse realizzano soltanto una o
due pubblicazioni per anno. Anche le tirature per singolo libro
stampato non superano in genere le 500-1.000 copie.
Moltissimi sono i problemi dell’editoria regionale: scarsa base finanziaria, ristrettezza del mercato interno, mancata o insufficiente
distribuzione, autoreferenzialità, poche occasioni per fare sistema
con le altre componenti della filiera del libro (biblioteche, scuola,
librerie, edicole, giornali), totale scollamento tra i diversi soggettieditori.
2.2 Librerie
Secondo una ricerca condotta sul sito internet www.librerie.it
in Calabria sono presenti 134 librerie. Si tratta per lo più di piccole
e medie librerie. Nella regione mancano infatti le principali catene
librarie come la Mondadori, la Feltrinelli e le Librerie Coop.
Questi dati sono abbastanza scoraggianti ove si consideri che
in Calabria i comuni sono 409 e la popolazione supera i 2 milioni
di abitanti. Sempre secondo il sito internet www.librerie.it la Regione Calabria si colloca al tredicesimo posto per numero di librerie presenti sul territorio (in Italia ci sono in totale 4.882 librerie) seguita
32
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da regioni molto piccole sia per estensione che per numero di
abitanti (Valle d’Aosta, Molise, Basilicata, Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia).
33
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05/12/12 11.25
3. Iniziative e manifestazioni culturali
3.1 Mostre e fiere del libro
In Calabria si svolgono annualmente varie iniziative di promozione del libro e dell’editoria meritevoli di attenzione per l’impatto
che producono, anche se solo in ambito locale, e che debitamente sostenute possono favorire una maggiore circolazione del prodotto editoriale. Tra queste manifestazioni sono da annoverare: la
Fiera del libro calabrese di Lamezia Terme, promossa da don Natale Colafati e giunta alla sua 4° edizione; il progetto del Circolo
Culturale Rhegium Julii di Reggio Calabria “La cultura e il libro per
la Calabria”, riconosciuta come la migliore manifestazione di promozione del libro e della lettura di rilevanza nazionale realizzata
nell’anno 2006; la Settimana della cultura calabrese di Camigliatello Silano, organizzata dall’editore Demetrio Guzzardi, la Mostra
del libro calabrese e aspromontano che si svolge tra Delianuova e
Sant’Eufemia d’Aspromonte. Nel 2011 la Regione Calabria ha istituzionalizzato la partecipazione alla Fiera del libro per ragazzi di
Bologna e al Salone del Libro di Torino.
3.2 Premi letterari
Pur appartenendo più alla categoria degli eventi culturali che
alle infrastrutture proposte alla valorizzazione del libro, alcuni premi
letterari calabresi rappresentano comunque importanti momenti di
promozione della lettura. Tra questi sono da citare: il Premio nazionale letterario “Città di Tropea”, promosso dall’Associazione culturale “Accademia degli affaticati” di Tropea; il Premio Berto che
si svolge tra Ricadi e Mogliano Veneto; il Premio letterario internazionale “Feudo di Maida”, organizzato dalla Associazione Culturale
“La Lanterna” onlus; il Premio Caccuri promosso dall’omonimo Comitato; il Premio Letterario Palmi, organizzato dall’assessorato alla
cultura del Comune di Palmi e giunto quest’anno alla XVI edizione.
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Per recuperare appieno questa funzione dei premi si ritiene comunque che essi dovrebbero trovare maggiori forme di collegamento
con biblioteche, mediateche, scuole, librerie, sulla falsa riga del Premio Campiello.
3.3 Progetti di promozione della lettura
La Calabria ha incoraggiato per anni un’importante mani­
festazione di promozione della lettura denominata “Settimana
delle biblioteche”. La manifestazione aveva luogo nel mese di novembre con la realizzazione da parte delle biblioteche e di altre
istituzioni pubbliche e private di centinaia di eventi culturali.
Un’altra significativa iniziativa è il Premio nazionale “Città del
libro”, promosso dall’ANCI, dall’Associazione Forum del libro, dal
Centro per il libro e la lettura e dalla Regione Calabria.
Alle prime due edizioni del Premio (2009 e 2010) hanno partecipato tutte le regioni, con l’esclusione della Valle d’Aosta, per un
totale di 135 domande accolte.
Al Sud la regione che ha visto la partecipazione del maggior
numero di comuni (12) è stata proprio la Calabria che ha presentato una serie di interessanti iniziative di promozione della lettura
che hanno coinvolto bambini, adolescenti, cittadini, turisti, ecc.
Tra i progetti presentati dai comuni calabresi almeno due meritano di essere annoverati: la “Biblioteca al mare”, il progetto presentato dal Comune di Ardore e vincitore del premio la “Città del libro”
e la “Fiera del libro progetto Gutenberg” proposta dal Comune di
Catanzaro.
Da sottolineare, anche l’adesione della Calabria a “Ottobre,
piovono libri: i luoghi della lettura”, la campagna nazionale nata
nel 2006 con l’obiettivo di promuovere il libro e la lettura e, da
ultimo, alla manifestazione nazionale “Il maggio dei libri”.
Un evento questo, caratterizzato da un crescente successo che
ha coinvolto diversi comuni della Calabria.
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4. Politiche di promozione della lettura in Calabria: linee d’intervento
e attività progettuali
Considerato che la lettura costituisce uno strumento di fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo, investire in essa
rappresenta una priorità culturale e sociale. Conseguentemente
la Regione è impegnata a sostenere tutte le attività e le iniziative
a favore dell’aumento degli indici di lettura e di promozione del
suo valore sociale.
Le strategie per affrontare il problema dell’incremento dei lettori sono indirizzate a recuperare, nei prossimi anni, il divario che
separa la Calabria dal resto dell’Italia.
Le statistiche sulla lettura evidenziano, infatti, malgrado il miglioramento avvenuto negli ultimi due anni, un gap consistente
tra Nord e Sud del Paese: al Nord le persone che hanno letto almeno un libro nel tempo libero nel corso del 2009 sono il 54% della
popolazione, al Sud il 35,2%.
Anche l’ultimo Rapporto CENSIS conferma questa minore propensione alla lettura di quotidiani e di libri nelle regioni meridionali,
segnalando che nel Sud, nel corso del 2009, hanno letto almeno
un libro il 43,6% degli intervistati rispetto a una situazione di venti
punti percentuali superiori registrata nel resto del paese.
La Calabria si colloca agli ultimi posti nelle tabelle statistiche
ISTAT per numero di lettori, di libri per famiglia, di biblioteche e di
librerie.
Tutti gli aspetti del contesto calabrese presi in esame evidenziano peraltro svantaggi strutturali e di sistema: un’editoria regionale poco sviluppata, l’insufficienza di una rete distributiva diffusa
in modo ineguale sul territorio, un’attività di promozione culturale
spesso occasionale e poco strutturata, la presenza di numerose
biblioteche che nel loro insieme non sono ancora in grado di assicurare capillarità, innovatività ed eccellenza dei servizi.
Per segnare una chiara inversione di tendenza e allargare in
modo significativo la base dei lettori in Calabria non sono suffi36
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cienti le attività tradizionali come incontri con gli autori o feste del
libro – frequentati soprattutto da chi legge già –, ma servono invece interventi massicci per allargare la base dei lettori, per potenziare le infrastrutture per la lettura e, a livello politico, per indurre
i decisori locali a potenziare e coordinare gli sforzi e le iniziative.
In linea generale le iniziative dovranno concentrarsi su un
macro-obiettivo per segnare sin dall’inizio una inversione di tendenza, e in questo senso la scelta strategica non può che essere
quella di puntare soprattutto a iniziative destinate alla fascia dei
più piccoli, dato che è nota l’importanza di acquisire l’abitudine
a leggere fin dalla più tenera età per dare costanza e mantenere
familiarità con il libro.
Nel contempo, si sperimenteranno forme di cooperazione tra
istituzioni e soggetti privati volte ad allargare il contatto e la consuetudine con la lettura, creando una diffusa familiarità con il libro
e le biblioteche in tutti gli ambienti sociali e in ogni classe di età,
per favorire in ogni modo la crescita del numero dei lettori e di
conseguenza del livello socio-economico della popolazione.
Biblioteche e mediateche più belle e funzionali potranno migliorare notevolmente la qualità della vita delle città calabresi,
spesso avvilite, oscurate e prive di reali opportunità, specie per
i giovani. Certo le biblioteche, le mediateche, gli editori, gli operatori culturali devono riuscire, perché la loro azione sia efficace,
a fare sistema tra di loro e con il mondo della scuola, con quello
della ricerca universitaria e con le associazioni culturali che promuovono la cultura sul territorio.
Se la Calabria nel suo insieme deciderà di investire risorse importanti per promuovere la crescita del livello culturale della sua
popolazione, lo farà non perché la cultura e le sue infrastrutture
siano dei gradevoli complementi dell’arredo urbano o spazi riservati alle élite, ma perché occorre recuperare e garantire, a una
comunità storicamente “esclusa”, occasioni e strumenti di riappropriazione di una nuova dimensione culturale, con tutte le ricadute
positive che questo può avere per migliorare la società nei suoi
vari aspetti: democrazia, sicurezza, economia, turismo.
Di seguito si elencano quelle attività progettuali e quelle linee d’intervento che appaiono comunque ineludibili, a meno di
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non voler rinunciare alla realizzazione di comuni aspettative e alla
prospettiva di accelerare la formazione di una Calabria civile, democratica, libera, capace di attività critiche e creative, in grado di
autodeterminare il proprio sviluppo.
4.1 Dalle biblioteche alle mediateche
Primo e principale punto di riferimento per la promozione
della lettura in tutte le fasce sociali, le biblioteche della Regione
hanno bisogno di visibilità e di consenso, di risorse e di competenze poiché rappresentano il cuore pulsante delle strategie di alfabetizzazione permanente che si stanno avviando. Generalmente
ospitate in zone strategiche delle grandi e piccole città della regione, le biblioteche calabresi dovranno diventare spazi riconosciuti di socialità, di cultura, di informazione e di intrattenimento
per tutti i ceti e tutte le fasce di età.
In questi ultimi anni, caratterizzati dalla diffusione della multimedialità e del digitale, emerge inoltre evidente la necessità
che le biblioteche siano affiancate da mediateche, con un’offerta
variegata di servizi tecnologici che propongano in termini diversi la comunicazione, il consumo culturale, l’intrattenimento e la
lettura; oggi si va in biblioteca anche per collegarsi a internet, per
leggere un e-book o un giornale su un tablet, per collegarsi a un
social network, per scaricare un film o un brano musicale. Il solo
offrire internet gratuitamente costituisce un’azione concreta per
combattere l’esclusione sociale e il digital divide.
S’ipotizza quindi un intervento per realizzare e sostenere una
rete di mediateche capaci di fare sistema con la scuola, in particolare con le biblioteche scolastiche, con le varie forme locali di
rappresentanza, con i centri di aggregazione e di vita comunitaria,
con le attività di formazione professionale, e di integrazione dei
migranti, con l’università a distanza. In questa prospettiva è anche
necessario un programma di cooperazione internazionale che
interconnetta alcuni nodi qualificati del futuro sistema di mediateche calabresi con alcune delle più avanzate e significative esperienze europee, quali ad esempio la DOK Library di Delft, il Centro
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di Cultura Contemporanea Tabakalera di San Sebastian (Spagna)
e l’University of Arts di Belgrado.
4.1.1 Le biblioteche scolastiche
Le biblioteche scolastiche possono avere un’interazione positiva anche rispetto all’ambiente extrascolastico, soprattutto in
quei paesi in cui la scuola è l’unico presidio culturale della comunità; si ritiene, infatti, che esse pur avendo il compito istituzionale di collaborare alla promozione della lettura negli istituti in cui
sono incardinate, possano dare un contributo molto importante
anche per promuovere la lettura in generale.
Per migliorarne le performance, la Regione continuerà a sostenere la realizzazione del progetto Biblioteche nelle Scuole – promosso congiuntamente dai Ministeri dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR) e dell’Innovazione Tecnologica (MIT),
con la collaborazione dell’Istituto Centrale per il Catalogo Unico
(ICCU) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC) – per
integrarle nel Servizio Bibliotecario Nazionale (SBN).
Per realizzare questi obiettivi saranno ricercate tutte le sinergie necessarie, in particolare con l’Ufficio Scolastico Regionale e le
singole istituzioni locali, per rendere disponibili apposite risorse
sui fondi POR destinati all’istruzione.
4.1.2 Un libro per ogni neonato
Per allargare la base della lettura la Regione Calabria intende
rivolgere una particolare attenzione ai lettori di domani e alle loro
famiglie. Per ottenere questo risultato è intendimento dell’ente
donare a ogni neonato calabrese un libro realizzato in Calabria. Si
vuole, in pratica, motivare le famiglie sull’importanza della lettura;
attività che, al di là della funzione cognitiva, contiene valenze legate a modelli di comunicazione positivi e affettivi che influiscono
in modo rilevante sullo sviluppo emotivo del bambino. Bambini
che possono godere di un’esposizione alla lettura giornaliera e costante nel tempo giungono alla prima elementare con maggiori
capacità e conoscenze basilari per la futura decodifica delle paro39
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le; ciò permette loro di imparare a leggere e scrivere con maggiore
facilità.
4.1.3 Salone Internazionale del Libro di Torino
Uno dei primi provvedimenti assunti dalla Giunta Regionale
presieduta da Giuseppe Scopelliti ha riguardato la partecipazione
al Salone Internazionale del Libro di Torino.
Si è trattato di un provvedimento teso a sostenere e a valorizzare gli editori e gli autori calabresi che hanno così potuto confrontarsi con gli altri editori italiani grandi e piccoli, con un nuovo
modo di realizzare e proporre i libri, la lettura e per offrire un’immagine diversa e meno stereotipata della società e della cultura
regionali.
Particolarmente significativi gli stand realizzati nel 2011 in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia e nel 2012 all’insegna delle nuove tecnologie che stanno rivoluzionando il libro
e l’editoria.
Nel 2013 la Calabria sarà “Regione ospite” al Salone del Libro,
affiancando l’esperienza, già sperimentata, del “Paese ospite”. L’obbiettivo che la Regione si propone è quello di aumentare il numero
dei lettori e mettere in mostra le eccellenze calabresi di tutti i settori culturali.
La partecipazione al Salone del Libro di Torino del 2013 potrà
rappresentare un’occasione per mobilitare la società calabrese,
dalle scuole alle biblioteche, dai librai agli editori, dalle associazioni agli intellettuali, per porre al centro il tema strategico della
lettura.
4.1.4 Polo regionale delle politiche pubbliche sulla lettura
Il Polo istituito come riferimento tecnico del Dipartimento Cultura a Vibo Valentia, presso il Sistema bibliotecario di Santa Chiara, avrà il compito di coordinare le politiche regionali del settore,
gestire e animare il portale www.bibliotechedellacalabria.it, valorizzare le biblioteche di eccellenza, estendere le esperienze scolastiche di successo sulla lettura e promuovere occasioni di forma40
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zione degli operatori di biblioteche e archivi. Tra gli altri compiti
anche quello di organizzare un calendario unico regionale delle
iniziative che si svolgono nelle biblioteche. Dovrà, inoltre, ampliare i punti di lettura e di vendita dei libri, sostenere le attività delle librerie indipendenti e creare sinergie con case editrici, scuole,
università, associazioni, fondazioni.
4.1.5 www.bibliotechecalabria.it
Il sito rende fruibile il patrimonio librario delle oltre 120 biblioteche aderenti al Sistema Bibliotecario Regionale, che contengono 1.200.000 volumi. Per ogni volume è possibile visualizzare una scheda che indica in quali biblioteche è possibile la
consultazione e le modalità per la richiesta del prestito. È stato,
inoltre, avviato un lavoro di digitalizzazione per rendere disponibili su internet alcuni volumi e consentire al pubblico di leggere
direttamente dal proprio computer un numero crescente di documenti riguardanti la storia e la cultura della Calabria. Risultano
censiti più di 1.000.000 di volumi tra cui un’interessante sezione
di 100.000 libri antichi di cui 1.000 già digitalizzati e consultabili
via web.
L’efficacia del portale è attestata dal numero di visitatori che
se ne sono serviti: nell’arco di un anno (2011) il catalogo on line
delle biblioteche calabresi è stato visitato da oltre 2.000.000 di
utenti.
4.2 Iniziative di promozione della lettura
Al fine di sottolineare il valore sociale della lettura la Regione
sosterrà le iniziative di promozione della lettura organizzate da
biblioteche, editori, librerie, associazioni culturali e scuole, soprattutto si valorizzeranno quelle che in questi anni hanno dimostrato
capacità di coinvolgimento dei cittadini, quali la “Settimana delle
biblioteche”, il “Progetto Gutenberg”, ecc.
Speciale attenzione sarà rivolta a quei premi letterari che, sul
modello Campiello, sono in grado di sviluppare azioni di promo41
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zione sul territorio coinvolgendo gli autori nella presentazione dei
loro libri nelle scuole, nelle biblioteche e nei principali luoghi di
aggregazione.
Saranno sostenute le manifestazioni editoriali, con particolare riguardo a quelle legate alla diffusione dei libri per ragazzi,
per esempio la mostra degli illustratori “Calabria incantata” e il
premio di letteratura per ragazzi promosso a Carfizzi (Kr) da Carmine Abate.
Si privilegeranno anche nuove azioni a favore di chi non legge
o legge poco che prevedano la promozione del libro e della lettura in contesti nuovi (quindi non nelle biblioteche o nelle librerie)
per intercettare le persone che hanno un’idea negativa del libro e
della lettura.
Nelle città medio-grandi potrebbe essere concordata una settimana in cui i libri vengono esposti nelle vetrine dei negozi di
abbigliamento, alimentari, o di altro genere, così come potrebbe
essere promosso un bookcrossing in luoghi insoliti in cui si possano prelevare, leggere, scambiare e riportare i libri; si potrebbero
anche avviare “isole” di diffusione di libri in luoghi di aggregazione
(come i supermercati o i cinema).
Nei centri più piccoli dovrebbero invece essere sfruttati gli
eventi locali (come sagre e feste), che aggregano la comunità e
normalmente si tengono a cura del Comune, della Pro-loco, o
dell’Azienda di promozione turistica, tutti enti con cui biblioteche
e librerie dovrebbero collaborare stabilmente per iniziative integrate. Soprattutto nelle zone in cui la presenza di librerie è bassa,
organizzare in concomitanza con questi eventi una mostra-mercato del libro può essere efficace.
In generale, affinché le iniziative di promozione della lettura
possano avere un impatto significativo è importante che siano costanti nel tempo e soprattutto inserite in una strategia coordinata.
Si dovrà favorire la diffusione di nuovi canali di circolazione
del libro sostenendo l’insediamento e le specifiche iniziative delle
librerie anche nei centri medi e piccoli della Calabria.
Nel 2011-2012 sono stati finanziati progetti per 800.000 euro
per promuovere su tutto il territorio regionale la lettura tra i più giovani, l’uso delle nuove tecnologie del web, la diffusione di servizi
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bibliotecari nei centri minori e la valorizzazione degli scrittori calabresi. Sono stati ammessi 33 progetti su un totale di 132 domande
presentate da Comuni, Biblioteche e Sistemi bibliotecari. Di questi
14 sono finanziati con somme relative al 2010 e la restante parte
con fondi 2011 che hanno permesso di scorrere la graduatoria dei
progetti ammissibili. Tra i beneficiari: la biblioteca della Provincia di
Cosenza, la “De Nobili” di Catanzaro, i Sistemi bibliotecari del Lametino e del Vibonese, le biblioteche comunali di Acri, Belsito, Bisignano, Brancaleone, Caccuri, Carlopoli, Cassano allo Jonio, Castrolibero,
Castrovillari, Ciminà, Corigliano Calabro, Crotone, Curinga, Ferruzzano, Gioiosa Jonica, Gizzeria, Paola, Reggio Calabria, Rosarno, San
Pietro in Guarano, Santa Severina, Saracena, Soveria Mannelli, Tiriolo, Torano Castello, Verzino e Vibo Valentia. Sono stati, inoltre, finanziati progetti presentati dalla biblioteca del Centro Giovanile “Padre
Valerio Rempicci” di Condofuri e dalla biblioteca della Fondazione
“R. Farina” di Roseto Capo Spulico.
Un altro importante progetto realizzato è stato “Nati per leggere”, un’iniziativa nazionale proposta per la prima volta anche in
Calabria. Nove i beneficiari del bando regionale per la promozione
della lettura a misura di bambino. Coinvolti i reparti di pediatria
degli ospedali calabresi e le Associazioni dei medici pediatri. L’educazione alla lettura fin dalla più tenera età è una delle priorità
individuate nel Libro verde sulla lettura in Calabria. La dotazione
finanziaria è stata di euro 100.000.
4.3 Attività di formazione degli operatori
Le biblioteche, così come i musei, sono organismi articolati,
ancora di più le mediateche; la loro gestione non può essere affidata, come spesso avviene, e non solo in Calabria, a personale
privo di qualifica o a semplici custodi.
Le biblioteche e le mediateche devono fare sistema con il territorio, con le scuole, con le associazioni, con le parrocchie, ecc.
Devono progettare attività culturali, organizzare mostre ed eventi, sostenere la lettura, interagire insomma con la realtà locale promuovendo il cambiamento.
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La realizzazione di queste attività richiede personale qualificato, che abbia seguito appositi indirizzi scolastici e universitari e,
qualora questo non sia possibile, mirati percorsi professionali di
aggiornamento.
La Regione si propone quindi – per migliorare la qualità dei
servizi bibliotecari, la circolazione dei libri e le attività di promozione della lettura – di organizzare attività di formazione e di aggiornamento rivolte a tutte le professionalità che operano nella
filiera del libro: bibliotecari, editori, librai, operatori culturali e di
mediateca.
L’intento è quello di creare una “nuova” figura professionale,
adeguatamente formata, che si occupi in forma dedicata di promozione della lettura. Si tratta di creare nel tempo un gruppo di
“agenti-promotori della lettura” in grado di raggiungere tutto il
territorio della regione.
4.4 Valorizzazione e digitalizzazione del patrimonio culturale regionale
In numerose biblioteche di competenza regionale e di altri enti
sono presenti notevoli collezioni di carattere storico meritevoli di
tutela e di valorizzazione; in particolare si segnala la presenza di
numerose edizioni del Cinquecento, di incunaboli e di edizioni del
Sei e Settecento, oltre che di numerose edizioni di autori calabresi
che testimoniano la storia e la cultura della regione.
Un patrimonio librario notevole è presente anche presso numerose scuole, in particolare presso gli istituti d’istruzione superiore, dove, in alcuni casi, sono vere e proprie biblioteche dotate
di consistenti raccolte storiche e che, a volte, svolgono un servizio
rivolto anche alla comunità extrascolastica. Tra le altre si distinguono quelle dei licei classici di tradizione (Galluppi di Catanzaro, Morelli di Vibo Valentia, Telesio di Cosenza, Filolao di Crotone).
Si tratta di censire questo ingente patrimonio – bibliografico,
archivistico, periodico, cartografico, fotografico – distribuito in
una pluralità di istituti per poterne poi avviare la digitalizzazione
collegandosi anche a quanto si sta concretizzando a livello nazio44
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nale e soprattutto internazionale (accordi di Google con il MIBAC
e le Biblioteche Nazionali di Roma e di Firenze, realizzazione della
Biblioteca Digitale Italiana, Europea, ecc.) per convertire in formato digitale i documenti più rilevanti del patrimonio culturale regionale.
Per realizzare quest’obiettivo la Regione intende sostenere la
produzione di contenuti digitali relativi al patrimonio bibliografico storico delle biblioteche pubbliche e private, così come intende incentivare le attività di valorizzazione dei documenti più rilevanti della cultura regionale mediante l’organizzazione di mostre
bibliografiche.
Si incoraggerà infine la realizzazione di prodotti editoriali connessi alla cultura regionale, quali cataloghi, audiovisivi e ogni altro
genere di materiale informativo e divulgativo relativo alla valorizzazione dei beni culturali regionali.
4.5 Biblioteca Digitale della Calabria
Nell’ambito della creazione di un portale regionale della cultura, la Regione Calabria, ha intenzione di creare un importante
“cluster” del portale dedicato allo sviluppo di una vera e propria
digital library regionale.
Partendo ovviamente dalle best practices italiane e internazionali si ha intenzione di sviluppare un sistema che possa essere
contemporaneamente performante ed in continua crescita senza
che questo richieda tempi di sviluppo troppo lunghi e neanche
complicazioni dovute ad un incremento dei dati contenuti. D’altra
parte la tecnologia dei sistemi di digital libraries sta andando in
maniera unanime nella direzione della “librerie condivise” e basate
su “metadati”. Questo tipo di pratica permette di avere una libreria
digitale che ha il suo contenitore centrale fornito dalla Regione
Calabria con variegati contenuti provenienti dagli utenti (associazioni, fondazioni, università, enti locali, ecc.). La digital library
regionale avrà contenuti testuali provenienti da testi, moderni e
antichi, archivi, immagini, dipinti, foto, video, contributi audio,
elementi multimediali e sarà così accessibile e ricercabile non solo
da PC ma anche da smartphone, android, i-phone e i-pad. Inoltre,
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la libreria digitale permetterà di venire incontro alle più moderne
esigenze del visitatore e turista dandogli tutti gli elementi per effettuare una efficace visita del territorio con l’ausilio di immagini,
mappe, e soprattutto audio e video-guide.
La digital library sarà anche una radio e web TV con possibilità
di effettuare download dei contenuti.
Infine, tutti gli elementi scaricabili dalla digital library saranno
leggibili, consultabili e ricercabili attraverso e-book reader.
In questo modo la Regione Calabria vuole utilizzare un approccio non solo moderno ma addirittura avveniristico andando
a coniugare tutti gli aspetti del web 2.0 (tutto il patrimonio sarà
disponibile anche attraverso un accesso dai social network) con
gli aspetti più peculiari del mondo delle biblioteche e dei relativi
standard (fra tutti quello di internet culturale del Ministero per i
Beni Culturali).
Conclusioni
Le azioni previste dal presente Libro verde, predisposto dall’Assessorato alla Cultura della Regione Calabria, sono rivolte a tutti
gli attori sociali che ruotano attorno al micro-universo delle attività connesse alla lettura e intendono promuovere un insieme di
politiche attive per recuperare un deficit che penalizza i calabresi.
Quelle esposte sono le idee per avviare un nuovo percorso per
le biblioteche, le mediateche, l’editoria e per tutte le infrastrutture
della comunicazione e della lettura in Calabria.
La Regione intende portarle avanti senza autoritarismi o preclusioni: la politica si mette al servizio della comunità calabrese
per traghettarla sul terreno della cultura, dell’innovazione, della
crescita e dello sviluppo.
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Contributi
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La lettura salvata
Carmine Abate
«Andavo già a scuola da qualche mese, quando accadde una
cosa solenne ed eccitante che determinò tutta la mia successiva
esistenza. Mio padre mi portò un libro. Mi accompagnò sul retro
dove dormivamo noi bambini e me lo spiegò. Era The Arabian
Nights. Le mille e una notte in un’edizione adatta alla mia età. […]
Dopo Le mille e una notte vennero le fiabe di Grimm, Robinson
Crusoe, i Viaggi di Gulliver, i racconti tratti da Shakespeare, Don
Chisciotte, Dante, Guglielmo Tell. […] Sarebbe facile dimostrare
che quasi tutto ciò di cui più tardi si è nutrita la mia esistenza era
già contenuto in quei libri, i libri che io lessi per amore di mio padre nel mio settimo anno di vita. Dei personaggi che poi non mi
avrebbero più abbandonato mancava soltanto Ulisse».
Avevo vent’anni quando sottolineai questo brano autobiografico di Elias Canetti in uno dei suoi libri più belli, La lingua salvata.
Eppure ricordo che provai una fitta al cuore perché, senza volerlo,
le parole di Canetti mi avevano fatto venire a galla, con prepotenza, dei ricordi che tendevo a soffocare.
A casa mia non c’erano libri. Il primo che vidi e toccai con mano
come un oggetto misterioso e buffo, fu il sussidiario della scuola elementare. Avevo la stessa età in cui Canetti aveva già letto i più bei libri
per l’infanzia e introiettato le storie adattate dei grandi classici.
Mio padre non mi portò mai un libro dai suoi viaggi. Del resto,
dove viveva lui, in Francia prima e poi in Germania, non avrebbe
potuto acquistare facilmente libri in italiano. In compenso mi portava palloni di cuoio, biciclette, camicie di nylon e le sue avventure
da tipico emigrante. A dire il vero, queste ultime le raccontava agli
adulti attorno al camino acceso. Io però le ascoltavo incantato pur
non capendone tutti i riferimenti, soprattutto quelli geografici.
Mio padre era un grande affabulatore, sapeva bene come si
raccontano le storie, mentre io già da allora avevo la voglia e la pazienza di ascoltare. Casa mia, il mio vicinato, il paese pullulavano
di storie orali. Ed io ero pronto ad afferrarle, a nutrirmene.
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Quando mio padre dopo le ferie ripartiva per l’estero, pendevo dalle labbra della nonna materna, Momapò, che mi cantava e
poi raccontava le antiche rapsodie arbëreshë: erano brevi storie
succose e veloci, con un linguaggio essenziale e poetico che narravano le gesta dei miei eroi preferiti, Scanderbeg e Kostantini i
vogël. Quest’ultimo era un Ulisse in miniatura, che dopo tante peripezie ritornava nella sua Itaca, che noi chiamiamo Hora, giusto
in tempo per evitare che sua moglie mettesse corona con un altro
uomo. Dunque il personaggio di Ulisse l’avevo incontrato prima
di Canetti: faceva già parte della mia cultura e della mia vita, era
Kostantini i vogël, era mio padre.
Oltre ai miei familiari, gli altri formidabili contastorie della mia
infanzia furono gli artigiani e i contadini del Palacco, il rione in cui
sono nato. Nella piccola bottega dello scarparo mastro Leonardo
narravano con gusto le storie che avevano vissuto loro o ascoltato
dai padri o dai nonni. La premessa era sempre uguale: “Questa è una
storia vera”, e a me sembrava superflua perché in quegli anni febbrili
e caotici crescevo almeno con una certezza: tutte le storie sono vere.
Raccontavano per ore e io, seduto con altri bambini su uno
sgabello a due metri di fronte a loro, mastro Leonardo in mezzo,
memorizzavo la storia dei contadini di Melissa uccisi per aver occupato delle terre incolte, la partenza nel 1925 per l’Argentina di
undici emigranti di Carfizzi, “tutti morti malamente”, l’arrivo in Calabria dei nostri antenati arbëreshë che erano scappati dalla loro
terra invasa dai turchi.
Anch’io potrei dire, parafrasando Canetti, che quasi tutto ciò di
cui più tardi si è nutrita la mia esistenza era già contenuto in quelle
storie. Ma avrei dovuto attendere diversi anni prima di prendere
coscienza che una storia può essere conservata soprattutto nelle
pagine di un libro come in uno scrigno prezioso, da aprire leggere
godere in ogni età e in ogni luogo. Una storia che ti appartiene e
nello stesso tempo è universale.
Non avevo ancora compiuto sedici anni l’estate in cui divenni
un lettore. Stavo per scrivere “un lettore alla Canetti”, cioè con lo
stesso stupore di fronte al mondo reale e incantato dei libri.
Erano appena cominciate le lunghe vacanze scolastiche, in
piazza mi annoiavo e un pomeriggio andai a trovare un ragazzo di
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qualche anno più grande di me. Si chiamava Michele, era orfano
di padre e con la madre faceva mille sacrifici per mantenersi agli
studi. Lo stimavo molto per la bravura scolastica e per la sua cultura; quando parlavo con lui imparavo sempre qualcosa di nuovo.
Era la prima volta che entravo a casa sua. Appena vi misi piede fui
calamitato da uno scaffale pieno di libri. Non ne avevo mai visti così
tanti in vita mia. Li osservavo a bocca aperta. Non erano i soliti volumi
di scuola, mattoni grandi e grossi che spaventavano per la mole, erano tutti piccoli libri della stessa altezza, messi sui ripiani in ordine alfabetico, dalla A di Alvaro alla S di Svevo. Il sole che entrava dal balcone
aperto disegnava ghirigori dorati sui dorsi bianchi e lucidi, e pareva
che i libri si muovessero sullo scaffale, mi venissero incontro.
“Se vuoi, puoi prenderne qualcuno da leggere quest’estate”
mi disse Michele che aveva colto il mio stupore. “Ti piaceranno.
Sono storie vere”.
“Quale mi consigli?”.
“Scegli tu. Sono tutti belli o almeno interessanti, altrimenti
non li avrei comprati”.
Li presi in mano, uno dopo l’altro, ne lessi i titoli, li sfogliai, li
accarezzai. Scelsi, senza ombra di dubbi, il libro con il titolo più curioso e ironico: Lavorare stanca, le poesie di Cesare Pavese, e quello di racconti che dal risvolto mi era sembrato il più vicino al mio
mondo: Gente in Aspromonte di Corrado Alvaro. Ringraziai Michele
per la fiducia e mi rintanai a casa mia.
In due pomeriggi, sdraiato sul mio lettino, lessi entrambi i libri,
sorpreso ed eccitato perché per la prima volta riuscivo a capire delle poesie che non avevano note a piè di pagina e mi emozionavo,
addirittura mi arrabbiavo leggendo la storia di Antonello, che uno
scrittore della mia terra aveva saputo narrare con tanta maestria.
Ogni settimana tornavo da Michele a prendere in prestito i libri della sua biblioteca. Tra gli altri, lessi con passione La luna e i falò
di Pavese, La coscienza di Zeno e Una vita di Svevo, Ossi di seppia di
Montale, Se questo è un uomo di Primo Levi e Cristo si è fermato a Eboli
di Carlo Levi, Il partigiano Johnny di Fenoglio. Mi avvicinai ad Antonio
Gramsci, a Girolamo De Rada, a Freud, a Sartre. Tornavo da Michele,
discutevo con lui dei libri letti, a volte ne criticavo qualche passaggio
o il comportamento di un personaggio e poi gli chiedevo, affamato,
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altri libri prelibati. Erano quasi tutti Oscar Mondadori, costavano pochissimo, se non ricordo male 350 lire l’uno. Mai, allora, avrei potuto
immaginare che un giorno sarei diventato scrittore anche io e che
tutti i miei libri di narrativa avrebbero trovato spazio proprio in quella collana prestigiosa e popolare che tanto apprezzavo.
Insomma, grazie alla biblioteca di Michele divenni un lettore
onnivoro e disordinato, che seguiva un percorso a naso, fiutando
titoli, risvolti e copertine, cercando di recuperare furiosamente il
tempo perduto a non leggere.
A fine estate, poco prima che riaprissero le scuole, successe un
fatto curioso: mia madre mi mandò a prendere dei peperoncini e
una cipolla nella dispensa che si trovava nel sottoscala della nostra
casa e non aveva luce elettrica. E io, nella confusione dei vasetti di
sardella e sarde salate, di salsiccia nel grasso, di olive in salamoia, di
trecce di aglio e cipolle, di mazzi di peperoncini e rosmarino, tastai a
un certo punto un oggetto misterioso: era un libro sgualcito, rosicchiato dai topi, senza copertina rigida. Le pagine erano ingiallite dal
tempo e macchiate di unto, però riuscivo a leggerle. L’autore L.N.
Tolstoj raccontava di una certa Anna Karenina, delle sue tribolazioni
d’amore. Che ci faceva un libro nella nostra dispensa? Chi lo aveva
portato? Quando e perché, dato che non avevo mai visto i miei genitori con un libro in mano? La mamma non ne sapeva nulla e a mio
padre, che all’epoca lavorava ad Amburgo, non potevo chiederlo.
Una cosa era certa: il libro si era lasciato scovare quando io ero
in grado di apprezzarlo. E infatti fu l’ultimo libro che lessi quell’estate, il primo della mia nascente biblioteca personale e, malgrado
l’aspetto, il più amato perché era sbucato dal nulla come un bel
sogno mattutino.
L’estate successiva raggiunsi mio padre ad Amburgo, dove lavorai in fabbrica per tutte le vacanze scolastiche. Fu quell’estate
che sentii l’esigenza di scrivere le storie dei germanesi e lo feci con
rabbia e per rabbia: avevo toccato con mano, finalmente, cosa si
prova a vivere lontani dalla propria terra, ne coglievo l’ingiustizia
di fondo, volevo denunciarla con forza, ad alta voce. Erano racconti
ingenui, adolescenziali, che prendevano a modello quelli dei miei
autori preferiti, non li ho mai pubblicati e li ho fatti sparire quasi tutti
dalla circolazione. Però avevano alla base un sentimento che non
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mi avrebbe mai abbandonato: l’urgenza della scrittura, quella stessa urgenza, declinata ovviamente in maniera diversa dai vari autori,
che avevo riscontrato nei primi libri di Michele che avevo letto da
ragazzo e che cerco anche oggi nei libri che vale la pena di leggere.
Quando tornai da Amburgo, con una parte dei miei risparmi di
studente-lavoratore andai a Crotone alla libreria Cerrelli e comprai
con grande soddisfazione e orgoglio i miei primi Oscar sudati: le
poesie di Montale, di Quasimodo e Ungaretti, tutti i libri di Cesare
Pavese, anche quelli presi in prestito da Michele e già letti, e di
Saverio Strati, l’unico che raccontasse il mondo dell’emigrazione
senza orpelli e nostalgie lamentose. Dopo Alvaro e Strati, di cui
avevo acquistato anche il mio primo libro rilegato, Il selvaggio di
Santa Venere, mi procurai i libri di altri scrittori calabresi, Padula,
Sharo Gambino, Repaci, Seminara, La Cava.
La mia biblioteca personale crebbe di estate in estate, grazie ai
soldi tedeschi che guadagnavo in fabbrica e poi nei cantieri stradali fino alla laurea in Lettere.
Durante gli anni universitari cercai di colmare le mie lacune
più vistose da lettore: lessi con furore i classici italiani, in particolare Dante e Boccaccio (su cui avrei poi scritto la mia tesi di laurea), i grandi scrittori del primo Novecento, e scoprii nuovi autori,
diversi tra loro ma di grande spessore letterario, come Vincenzo
Consolo, Gianni Celati e Antonio Tabucchi. Confesso che un po’ mi
dispiaceva di aver bruciato le tappe troppo velocemente al punto
da ritrovarmi laureato a ventun anni e mezzo: intuivo che da quel
momento avrei avuto meno tempo da dedicare alle mie letture
perché dovevo cercarmi un lavoro.
Per ironia della sorte, io di madrelingua arbëreshë, che fino a
sei anni non conoscevo una parola d’italiano, che fino a sedici non
avevo letto un vero libro, sono diventato scrittore e insegnante
d’italiano in Germania e in Italia, ponendo la lettura al centro della
mia didattica.
Fra le tante attività che ho svolto nel corso degli anni per promuovere la lettura tra i miei studenti di scuola media, in Trentino,
mi piace ricordare quella che in apparenza è la più semplice e che
è risultata sempre la più vincente: un’ora alla settimana porto i ragazzi fuori dalla scuola, nella biblioteca comunale. Qui i ragazzi
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possono scegliere i libri che vogliono o possono farsi consigliare
dal bibliotecario o dal sottoscritto. Lo scopo dichiarato di quest’attività è rafforzare il piacere della lettura, leggere per il gusto di farlo, senza quei riassunti odiosi alla fine di ogni capitolo che nella
scuola superiore hanno fatto e fanno odiare a intere generazioni
di studenti un grande libro come I promessi sposi.
In questi ultimi otto anni, presiedo il Premio di narrativa per ragazzi dell’Alto Crotonese e leggo in media una sessantina di libri
per ragazzi all’anno. Perciò ai miei studenti dell’Alto Crotonese e del
Trentino posso consigliare le più belle storie scritte appositamente
per loro. E loro, di solito, mi seguono con fiducia e gratitudine come
io seguivo il mio amico Michele, diventano lettori alla Canetti.
Dunque non è vero che i giovani d’oggi non amano leggere.
Se li mettiamo nelle condizioni di farlo, si appassionano alla lettura e non la ritengono una fatica ma, appunto, un piacere. Ne
ho avuto e ne ho continuamente conferma sia come insegnante
che come scrittore, durante gli incontri con gli studenti in diverse
città italiane. È una verità, questa, che tocco con mano vivendo
fra il Trentino-Alto Adige, la regione italiana in cui si legge di più
(e sulla cultura investe risorse alla stregua dei paesi europei più
sviluppati) e la Calabria, una delle regioni in cui si legge di meno.
La condizione primaria è la circolazione dei libri, attraverso
case editrici ben distribuite, librerie e biblioteche di qualità in ogni
centro, approcci scolastici che valorizzino la lettura, anche premi
letterari purché abbiano una ricaduta sul territorio coinvolgendone la popolazione, soprattutto giovanile. Una politica culturale seria e lungimirante dovrebbe supportare e puntare su tutte
queste iniziative e crearne delle nuove, con la consapevolezza che
promuovere la lettura in una regione come la nostra significa far
lievitare la cultura, l’unico antidoto che ci è rimasto alla violenza,
l’illegalità, i pregiudizi, l’ignoranza diffusa a tutti i livelli.
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La lettura siamo noi
Angela Bubba
Non mi ricordo esattamente quand’è che ho iniziato a leggere.
Nella mia vita la lettura c’è sempre stata, e io l’ho sempre considerata la mia compagna più leale nonché la più difficile da comprendere, la più incredibile. Qualcosa a metà fra la meraviglia e
l’autodistruzione, un prodigio barbaro, un baratro perfetto: il mio.
Allo stesso modo non ricordo con precisione il momento in
cui ho iniziato a scrivere, più o meno consapevolmente. I due attimi – leggere e scrivere – in me sono legati, sciolti; sono il volto
apollineo e dionisiaco di una figura unica, di una promessa corporale e mentale inestricabile. Non si tratta di una semplice amicizia,
o di un’infatuazione via via lessicalizzatasi nelle mie abitudini, no;
tutto ha rappresentato e rappresenta ancora oggi un atto di fede
senza tempo ed estremo, una preghiera costante, un mistero.
La mia mente fatica molto a scindere le due dimensioni: leggere non è forse anche scrivere?, e scrivere non è leggere?
Questa consapevolezza, o meglio, non consapevolezza, posso dire di averla raggiunta adesso, all’età di ventitré anni. Prima, è
quasi strano dirlo, possedevo una maggiore capacità di discernimento: separavo, dividevo, leggevo appunto. Nel senso che il gesto di posare gli occhi sulle frasi era ben delimitato e soprattutto
gestibile, molto più gestibile. Quell’azione aveva propri confini e
proprie regole, aveva un’autonomia che non potevo vincere, era
una missione in cui ricoprivo ancora il ruolo della pellegrina non
del tutto coinvolta, non così perdutamente. Ero disorientata, impaurita, e quello però, anche quello mi piaceva.
Ho sempre avuto moltissimi libri, di svariati generi. Durante
l’infanzia era mio padre a procurarmeli: me l’inviava dal Nord Italia,
dove lui insegnava.
Mio padre ha trascorso quasi dieci anni fra le scuole del Piemonte e della Lombardia e non tornava spesso. Mia madre gli spediva vari pacchi all’anno, con cibo vestiti e altre cose che riteneva
potessero essergli utili; quando il pacco tornava indietro era pun57
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tualmente traboccante di libri: come una pestilenza insopprimibile, come una febbre, se ne stavano lì.
Credevo che i libri li producessero solamente al Nord. E che
fossero una specie di arma o di amuleto stregato, di formula magica, da nascondere o in ogni caso scambiare con una discrezione
disumana, con un’attenzione inverosimile. Qualcosa d’illegale, di
sovversivo.
Nel mio paese, inoltre, non c’erano (e non ci sono ancora) librerie o biblioteche. Il reale significato di queste due ultime parole
io l’ho acquisito perciò con molto ritardo. Non ci credevo, non potevo crederci. Mia madre poi non si avventurava con la macchina,
quindi quando mio padre non c’era non ci allontanavamo quasi
mai da casa. Solo per andare a trovare la nonna, la madre di mia
madre, che vive nel paese subito prima del mio, ma nulla a parte
questo. Era raro che si uscisse dal perimetro comunale: impossibile allora osservare quei luoghi deputati ai libri, assolutamente
folle per me comprenderne e accettarne l’esistenza.
Mia madre però me lo ripeteva di continuo, mi diceva che esistevano dei posti chiamati librerie e biblioteche.
«Ci sono le librerie, Angela, e le biblioteche».
«Va bene» rispondevo allora. Anche se alla fine non capivo lo
stesso, anche se non me ne importava quasi niente. Gli oscuri e
favolosi libri arrivavano col pacco ed io ero felice, mi bastava quello: sentirmi onnipotente, fortissima, io la destinataria di un fato
incredibile e che aveva scelto me sola.
Il pacco era arrivato a me, era mio, e io ero sua. L’aprivo, contavo le copertine, decine e decine di copertine grosse, scure, gialle,
piccole, composite o semplici, spesse, fosforescenti o nere o bianche, o ancora maculate o lillà o anche a tinta unica, leggerissime o
pesantissime. Mie.
Con disperata velocità mi precipitavo nella stanza, correvo verso
gli scaffali e li studiavo, li calcolavo, li misuravo con gli occhi proprio
come avrebbe fatto un muratore. Era un dovere, ogni volta, una forma di rispetto: cercavo di far posto, di garantire il giusto spazio sacro, di non offendere il tempio. Era tutto molto bello. Anche se poi
lo spazio non veniva fuori ugualmente e alcuni titoli li riponevo un
po’ ovunque: in diagonale, in orizzontale, uno sopra l’altro o dietro
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l’altro, a rovescio. Cataste di libri, collinette di libri, parco giochi in miniatura di libri, mia madre era disperata… Era davvero molto bello.
Trascorrevo le giornate in quel modo, gran parte del mio tempo consisteva in quell’operazione mistica: osservare, salutare, accarezzare e infine prendere i volumi. Quando sollevavo la copertina trattenevo il respiro. Mi pareva un’avventura e al tempo stesso
un pericolo.
Aprire i libri mi dava un senso di grandezza, un potere liberatorio: era qualcosa di molto fisico. Le strisce delle parole erano
sentieri d’ossidiana; invece le parti bianche delle piste di cielo
come in attesa della pioggia, di un suono. Era tutto molto fisico,
molto epico. Ricordo che un giorno, avevo otto anni, lessi Va’ dove
ti porta il cuore. Impiegai un paio d’ore. E sottolineai più volte il
verbo “crogiolare”, del quale non conoscevo ancora il significato, e
mi sentii triste. Corsi allora da mia madre in cerca di una spiegazione, e dopo averla ottenuta mi misi a rileggere il libro. Crogiolare,
crogiolarsi, crogiolandomi fra le coperte, diceva così.
In quell’occasione imparai la sensazione del tepore illimitato,
dello spazio e del corpo che si consumano nella libertà. Mi tenne
compagnia per molte stagioni il verbo crogiolare, me lo sentivo
impresso in qualunque parte del corpo…
Spesso mi chiedo se la gente che mi circonda percepisca e viva
l’atto della lettura in una maniera uguale o per lo meno simile alla
mia, se cioè essa sia motivata (lasciando anche da parte la scrittura) da un’emozione prima che da una convinzione; da un’eco, una
sirena interiore.
La mia risposta è che qualcuno lo è forse, o forse no… Non
ne ho idea in realtà. So solo che di persone davvero interessate
alle lettura in Calabria non ne ho conosciute molte, purtroppo.
Ma al contrario è straordinariamente grande il numero di quelle
che, al di là della preliminare onestà con cui ci si augura venga affrontato un libro, addirittura non accennano neppure uno
sforzo: gente che vive di parole chiuse, mai comprate, mai viste,
sconosciute.
È meglio, mi dico allora, o è peggio? Fa più male? Voler pagare a tutti i costi la multa ancora prima di commettere l’infrazione,
prenotare la lapide quando si è ancora vivi: ho quest’impressione.
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Morti che camminano, passi non di uomini ma di ombre, muscoli senza tessuti, tessuti senza sangue. Io proprio percepisco
questo.
In Calabria specialmente, una delle regioni che legge meno
in Italia, la regione che per tentare un riscatto non ha altre armi
se non la cultura e l’investimento sulla cultura, la protezione della
cultura, la promozione, la conservazione e l’adorazione della cultura. La lettura, in una parola.
Il primo passo è questo: leggere. Non per diventare ad ogni
costo scrittori ma innanzitutto per non essere schiavi. “Amore non
alligna in anima schiava”, lo scriveva Mazzini in un saggio del 1829
dedicato alla letteratura europea; e io potrei aggiungere: il lettore, nemmeno il vero lettore, alligna in anime mediocri, in menti
immeritevoli. E nel caso vi risieda, la lettura possiede in ogni caso
il potere di intervenire su di esse e mutarle, migliorarle: come avviene per i tabelloni delle stazioni, sui quali le frenetiche caselline
delle destinazioni e degli orari sono sempre scombussolate e incomprensibili, e poi all’improvviso, con un soffio metafisico quasi,
trovano ordine e pace, verità.
Leggere per me è soprattutto questo. Oltre a rappresentare un
investimento, una conquista, una scommessa con se stessi e con
gli altri, una possibilità critica, una grandiosa opportunità, è, sopra
ogni cosa persona ed evento, verità. È il coraggio di confrontarsi
faccia a faccia con situazioni e caratteri che potremmo essere noi,
che desideriamo essere o non saremo mai o magari invece già siamo. Mettersi occhi negli occhi con uno dei tanti riflessi e dire: tu
mi appartieni, tu mi mostri e dimostri qualcosa; tu puoi aiutarmi,
tu mi aiuti già adesso; tu accogli e custodisci la mia intelligenza in
un modo che solo io e te sappiamo, in un segreto intimo, che per
ognuno è differente e al quale ogni volto assegna un differente
nome.
“L’intelligenza è un mistero diverso per ognuno”, lo scriveva
Sandro Onofri. Ancor più credo che quest’affermazione sia valida
se si parla di lettura: è un momento di inconsapevole comprensione, di crescita personale e non paragonabile a quella di nessun altro individuo. È un miracolo, nel senso pieno del termine. Il
miracolo di essere se stessi, di poter dire che la lettura siamo noi,
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che noi in questo modo conosciamo e ci conosciamo: conosci te
stesso e gli altri se arrivi a leggere dei tuoi probabili te stesso e
dei tuoi possibili altri; se da una lettura sai cogliere, oltre alla tua,
anche altre conoscenze, altre bellezze.
La lettura è poter ammettere l’esistenza di tantissime altre
letture; è darsi appuntamento con una delle più civili dimensioni
dell’umanità; è dare ascolto alla parte più fedele e nobile che ci
appartiene. Se sapremo leggere sapremo ascoltare, e se sapremo
ascoltare sapremo essere partecipi di noi stessi come degli altri
intorno a noi, delle nostre vere vite.
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Quando migliori erano i miei giorni
Io e le mie prime letture
Mimmo Gangemi
Una stretta passerella in legno. Che non consentiva una fila
ininterrotta di passi, ma scaglioni di sei, sette: traballante e marcia
com’era, non era detto non rovinasse di sotto assieme a noi.
Del mio primo giorno di scuola mi rimane quel lento percorso
scivoloso, in una mattina di un nuvolo senza avvisaglie di pioggia.
E la faccia burbera del maestro che ci attendeva dentro, in piedi e a
gambe larghe, mentre ritmava sul palmo della mano una bacchetta
di legno – in una posa da incontrollato rimasuglio fascista. Chiariva così, da subito, che in quelle quattro ore era lui il padrone delle
nostre vite, come lo sarebbe stato, da lì a un paio di mesi, dell’unico braciere – inamovibile da sotto le sue gambe – maturato per
contrastare il freddo che penetrava dalle finestre sbrindellate e ci
annebbiava i fiati. Chiariva pure che intendeva esercitare alla lettera
il mandato conferitogli dalle mamme che “menate, professore” lo
spronavano sempre – professore era allora per tutti il maestro, persino per lui stesso – convinte che così saremmo venuti su meglio,
convinte che il fusto di un albero, se è cresciuto storto, è solo perché non si è avuto cura di addrizzarlo quand’era un tenero virgulto,
convinte che il metodo fosse democratico ed educativo al pari del
nervo di bue che dentro casa consumava le spalle a parecchie di
loro, per una colpa reale, per prevenzione a scanso di faticose cure
future, per il carico di vino di cui i mariti s’erano imbalsamati.
Succedeva in tutte le classi. Spesso la bacchetta si alternava con
una verga di ulivo spellata. La prima castigava i dorsi delle mani,
secchi colpi a fustigarli. La seconda era per le mancanze più gravi, sibilava sinistra l’aria prima d’abbattersi sulla schiena. C’era anche chi
sollevava per le orecchie la vittima di turno, fino a venti, trenta centimetri da terra, e poi scrollava ben bene, da far sanguinare i lobi.
Fuori, fendeva in due la folla di bimbi in attesa di entrare in
classe massaro Vestiano, i pantaloni di orbace, la coppola di tra-
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verso, alla malandrina, l’accetta alla cintola, l’ombrello appeso dietro, per il manico, al colletto della rustica giacca, due figli piccoli,
in tutto simili a lui, al seguito. Scortava il suo gregge. Si annunciava da lontano con un fischio lacerante, acuto da lasciare un buco
nell’aria. Lo estraeva tra lingua, denti e palato. E ci faceva invidia:
i più bravi tra noi ci riuscivano solo infilando in bocca pollice e
indice a tenaglia. Cani lanuti chiudevano i fianchi di quella lenta
processione di uomini e di bestie. Il massaro puzzava più delle capre. Queste espellevano con pacifica intermittenza, senza scomporre l’andatura, i cacoccioli, gli escrementi, piccole palline nere
che nemmeno le grandi ramazze di erica dei fratelli Vajana – due
ometti più corti dei bastoni delle loro scope – riuscivano a togliere dagli interstizi tra le pietre del selciato e che, appena secche,
diventavano il trastullo dei più piccoli, loro con una spacca nel cavallo dei pantaloni, per facilitarne i bisogni corporali, che espellevano stando impalati e diritti, e a gambe larghe.
Dentro, per mesi ci toccarono aste su aste, di traverso verso destra, di traverso verso sinistra, diritte verticali, diritte orizzontali. Le
stesse aste, a casa, dove mia nonna s’inorgogliva per la perizia con
cui inchiostravo il pennino, al punto da vantarsi con chiunque le arrivava a portata di lingua – se non c’era nessuno, si accontentava del
cane nero e riccioluto che sonnecchiava a lato della cucina a legna
– che la testa mi sarebbe ingrossata quanto un cocomero dell’orto
del Campo e che minimo minimo sarei diventato uno scienziato.
Scorreva nella seconda metà degli anni ’50, in un paesino alle
pendici dell’Aspromonte tirrenico, quel tempo in cui menavano forte i professori – più che i mulattieri con la cavezza nodosa addosso ai muli viziosi – certi che fosse doveroso e sacrosanto
così, salvo poi, decenni dopo, negare con arrabbiata ostinazione,
fors’anche con sincerità, per averlo rimosso, se un alunno di allora
rivangava dentro un sorriso quel gesto visto educativo, e di cui
continuare a essere grato. E menavano forte le mamme, persino
con le ortiche passate sulle gambe nude. Menavano forte i padri
autoritari, con la cinghia dei pantaloni. E ci menavamo tra noi ragazzi, per stabilire le gerarchie, finte battaglie, con armi vere però,
i pugnali e le baionette rinvenute nella campagna, a ridosso dell’abitato, dove nel ’43 s’erano accampati i tedeschi.
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I primi quattro anni ci toccarono in locali di fortuna, mentre in
un pianoro, in alto rispetto al Corso, cresceva l’edificio scolastico,
che ci accolse per la quinta. Lì, a partire da marzo, Mario arrivava
declamando rosa, rosae, rosae… Ci smuoveva le frattaglie: tutta
gelosia per quell’esibire che lui sarebbe andato oltre la licenza
elementare, che era destinato a un futuro d’istruzione, se anticipava il latino per l’anno da venire. Lo preparava, di pomeriggio,
l’ingegnere S., che ingegnere non era ma a cui il titolo era rimasto
appiccicato addosso fin dal giorno stesso in cui era partito in direzione Napoli, per studi d’ingegneria durati i pochi mesi di una
nostalgia di casa talmente intensa da sbriciolargli i propositi. In
seguito era stato ufficiale dell’esercito in Abissinia. Dopo la guerra,
aveva ricoperto una carica importante in Somalia. In paese, era
l’approdo per chi intendeva sorpassare o bilanciare i coetanei negli studi. Perché, se era vero che aveva fallito la missione della laurea, era ancora più vero che in testa i fili del cervello gli funzionavano bene e gli ingranaggi gli incastravano a meraviglia. Sapeva
insegnare di tutto: italiano, latino, geografia, storia, matematica,
fisica. Avrebbe potuto sconfinare persino nell’aramaico, se per un
qualche miracolo fosse occorso a qualcuno. Anche quando non
teneva in bocca il sigaro Toscano, non smetteva il vezzo di muovere rapide e sciacquettanti le labbra, come per rinvigorire la brace
che si andava spegnendo.
Mario smise di aggrovigliarci le frattaglie a giugno, appena lo
leggemmo bocciato sui quadri di quinta. Un ghigno soddisfatto,
fatto dei ghigni di tutti, traversò rumoroso il largo corridoio della
scuola.
Fu un amorevole – sì, amorevole, lo giuro – colpo di bacchetta,
calato pesante dal maestro sul dorso della mia mano, a convincermi alla lettura del primo libro che non fosse il sussidiario. Mi
sembrò una penitenza sproporzionata alle mie manchevolezze
– il libro, non la bacchettata – seppure avessi già vaga coscienza
che mi toccava ed era giusto così, per un soccorso alla possibilità,
mai in precedenza immaginata per una generazione del popolo,
di un futuro migliore, estraneo alla campagna, della rimozione di
un’immutabilità solidificata dai secoli. Merito del po’ di benessere
giunto anche fin lì. E merito dell’invidia tra i nati pari – “se fanno
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studiare il figlio di Melina con la testa di scecco che si ritrova, non
faccio studiare il mio?” – pure a costo di avere per pranzo e per
cena radici e borragine raccolte nei boschi, se non il solo odore di
cucinato che arrivava dalle case più agiate.
Quel giorno ci fu porto un libro. Scansò la penitenza il solo
Carmine, perché si accorò tanto che gli capitò la fortuna di vomitare un lungo verme rosa che, appena in terra, prese a strisciare
sinuoso, meglio delle serpi lattariche.
Il mio raccontava la vita di Garibaldi. Lo iniziai tra le lacrime.
E lo finii tra le lacrime. Lacrime diverse, però. Le prime, di rabbia,
per un castigo di Dio in terra che non mi pareva di meritare. Le
seconde, d’intensa commozione, alla morte dell’eroe: me ne ero
appassionato, spazzando via un odio rancoroso quasi centenario
in famiglia, incurante, più che dimentico, che i racconti attorno al
braciere lo avessero sempre inchiodato nostro nemico – in verità,
nemico di rimbalzo, dato che i veri nemici erano i piemontesi: loro
avevano fucilato e mozzato la testa, poi infissa su un palo, per monito, nella piazza del paese, al nonno di mio nonno, divenuto brigante dopo essersi aggregato ai Mille per la promessa, disattesa
per volontà di Cavour e del Re Savoia, che a conquista completata
gli sarebbe toccato un buon pezzo di terra del cavaliere Carbone,
un nobile rimasto fedele ai Borbone e scappato a Malta dentro
una botte al primo annuso dell’arrivo dei garibaldini.
Fu così l’inizio, una conversione di cui vergognarsi e da tacere,
pena uno sfottò degli amici che mi avrebbe dannato i giorni, castigato nei giochi assieme. Non ne chiesi altri al professore, seppure
ne avessi una gran voglia. Per fortuna, una volta al mese arrivava
in paese un camioncino, che posteggiava all’ombra delle robinie,
dietro il municipio. L’autista spalancava il portellone posteriore
e compariva la magia di una libreria stipata dentro – credo fosse un servizio del Governo, come i film Luce proiettati in piazza.
Ci tenevamo a distanza di sicurezza, volgevamo occhi malevoli.
Poi io mi accostavo guardingo, nell’ora più deserta. E prendevo in
prestito romanzi d’avventura, che nascondevo a contatto con la
pelle. Ci andava invece senza sotterfugi muzzu Peppe, un giovanotto annomato muzzu perché al posto delle braccia aveva due
moncherini simmetrici, non più lunghi di venti centimetri: gli era
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scoppiata tra le mani una bomba inesplosa della “cassa infernale”
dei fuochi d’artificio mandati al cielo in onore di quella Madonna
dell’Assunta verso cui il poveretto era prodigo di bestemmie, con
buona ragione secondo noi, da poter prendere la Comunione senza dover passare attraverso la Confessione. Dai moncherini gli era
stato separato un trancio di carne, che imprigionava un muscolo,
perché riusciva a stringere la sigaretta e fumarla e a tenere il pennino e scrivere, santiando e sudando appresso agli insegnamenti
dell’autista/libraio/maestro. Solo anni dopo scoprii che non eravamo gli unici, che altri miei compagni prendevano libri in prestito.
Più successo del camioncino libreria riscuoteva quello della
Ferrero. Bisognava stare accorti a non mancarlo, non si fermava
più di mezz’ora per scambiare doni con le figurine, cacciagrosse
nel nostro slang.
Erano il contatto con il mondo di fuori, quei due camioncini.
Assieme alla corriera, che partiva da Reggio quando la notte era
notte davvero e arrivava al capolinea in paese a giorno splendente, dopo aver percorso la Statale 112 che collega Ionio e Tirreno.
Ricordo il rombo cupo e sofferente del motore nell’affrontare gli
ultimi tornanti in salita e i tre colpi di clacson appena alle prime
case, per annunciare l’arrivo. Ricordo il portapacchi sul tetto e i
lamentosi mugugni dell’addetto nel salire la stretta scaletta per
accedervi e tirar giù i bagagli. Ricordo le strisce di vomito sui finestrini: lo stomaco dei più non sopportava le curve nonostante le
mani e la testa sporte fuori, estate o inverno che fosse, e restituiva
al mondo per via di bocca nauseabonde poltiglie a base di fagioli.
Con la corriera spuntavano strani personaggi: Montebello, un
accattone sciancato, che bofonchiava versi di gola e roteava per
aria un bastone minaccioso che temevo prima o poi mi avrebbe
collaudato le ossa; Barbanera che vendeva il libretto del destino
e del tempo, di Barbanera appunto, donde il soprannome, e bottoni, filo, elastici, varie minuterie, tutta roba per femmine stipata
dentro una cassetta di un nero lucente, con le donne che ne seguivano ammaliate la parlantina sciolta e non s’accorgevano che
stirava l’elastico nel misurarne un metro; la bagnarota che saliva
Rosa a Bagnara e da noi scendeva ’onna Rosuzza – per la considerazione esagerata che riservavamo ai forestieri – con la grossa
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cesta di vimini tenuta in perfetto equilibrio sulla testa, sul supporto di una corona di pezza, mentre “che bellu ruci u zibibbo” cantilenava per invogliare all’acquisto; un’altra bagnarota che faceva
prendere di sale e di sapore i lupini innaffiandoli a gambe larghe,
nella cesta piazzata sotto la lunga saia variopinta.
Non c’erano le scuole medie in paese. E mi toccarono in collegio a Pesaro – diciotto interminabili ore di treno, e una a Roma
Termini per il cambio. Lì lessi Verga. Mastro don Gesualdo per obbligo scolastico, I Malavoglia per gusto mio. Me li porto dentro ancora adesso. E un po’ mi guidano la penna, le dita sulla tastiera del
computer, meglio. Come me la guida Cent’anni di solitudine, quasi
imparato a memoria dieci anni dopo.
Ripercorro il lungo tempo trascorso da quel primo libro. Poi mi
guardo intorno: qualcosa sta cambiando. In fretta anche. C’è un
nuovo rinascimento, un fiorire di talenti, una fucina di iniziative.
Chiaro dovesse succedere, è la reazione istintiva di una terra a un
passo dal baratro, che vive un disagio senza precedenti. È un risveglio culturale simile a quelli sbocciati ovunque sulla spinta delle
tragedie della guerra. Si coglie nell’aria voglia di riscatto. Emergono sentimenti sani, gesti di quotidiana legalità, positività che odorano di civiltà. Ed è molto più che una speranza l’idea che presto la
mentalità che sta nascendo saprà annegare la malapianta sotto gli
sputi del disprezzo che merita, sconfiggendola per sempre.
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Indice
Presentazione di Giuseppe Scopelliti
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Introduzione di Tullio De Mauro
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Libro verde sulla lettura in Calabria
Premessa di Mario Caligiuri 15
1.Analisi delle infrastrutture e delle iniziative di promozione della lettura in Calabria
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2.La filiera del libro
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3. Iniziative e manifestazioni culturali
34
4. Politiche di promozione della lettura in Calabria: linee d’intervento e attività progettuali
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Riferimenti normativi e bibliografici
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Contributi
La lettura salvata di Carmine Abate51
La lettura siamo noi di Angela Bubba57
Quando migliori erano i miei giorni
Io e le mie prime letture
di Mimmo Gangemi62
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Finito di stampare nel mese di dicembre 2012
da Rubbettino print
per conto di Rubbettino Editore Srl
88049 Soveria Mannelli (Catanzaro)
www.rubbettinoprint.it­­­
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