B.E.S.
Bisogni educativi speciali per una
didattica personalizzata e inclusiva.
Prof.ssa Mariangela Diprima
Definizione
 Ogni alunno può manifestare dei BES.
 Non si tratta di un concetto clinico ma
pedagogico, è una condizione di difficoltà
che dà diritto ad un intervento
personalizzato (che si può concretizzare e
formalizzare in un PDP).
 Superamento della distinzione
Alunno con disabilità/ senza disabilità.
(Dir.Min. 27/12/12)
 Ogni alunno, anche solo per determinati
periodi, può manifestare Bes: o per motivi
fisici, biologici, fisiologici, o psicologici e
sociali.
 La scuola deve offrire una risposta
personalizzata, nell’ottica della cultura
dell’inclusione ≠ integrazione
Segue una logica da “sistema unico”
La classe è un gruppo naturalmente
eterogeneo. Tale modello non si
esaurisce in un accudimento
assistenziale del più debole,
quanto nella modifica dei contesti,
al fine di generare uguali opportunità
di sviluppo.
Segue una logica da
“sistema duale unificato”
Nella stessa classe convivono la
Programmazione disciplinare di classe
e il PEI/PDP
per l’alunno in difficoltà.
Chi sono gli alunni con Bes?
 A) Disabilità – L.104/92 – sostegno –
programmazione
per
obiettivi
minimi
o
differenziata. DF, PDF, PEI. Certificazione.
 B) Disturbi evolutivi specifici = di origine
neurobiologica e di matrice evolutiva. In assenza di
patologie neurologiche e con capacità cognitive
adeguate. Tra questi i DSA (disturbi specifici di
apprendimento). Disturbi (difficoltà) delle abilità di
lettura
(dislessia),
scrittura
(disgrafia
e
disortografia) e calcolo (discalculia).
L. 170/2010 e Linee Guida.
A questo gruppo la Dir. Min. del 27/12/12
aggiunge almeno altre 5 categorie:
 Disturbi specifici del linguaggio
 Disturbi delle abilità non verbali
 Disturbi della coordinazione motoria
 ADHD
 Funzionamento cognitivo limite.
Gli ultimi due se “non gravi”, altrimenti cfr.
L.104/92
Il gruppo B) necessita di diagnosi per
l’attivazione del PDP.
Certificazione ≠ Diagnosi
 Per certificazione si intende un documento con
valore legale che attesta il diritto di avvalersi della
L. 104/92 o 170/2010.
 Per diagnosi si intende un giudizio clinico,
attestante la presenza di una patologia o disturbo,
che può essere rilasciato da un medico o da uno
psicologo.
(Nota di chiarimento MIUR novembre 2013)
C) Svantaggi vari:
Socioeconomico - Linguistico – Culturale – etc.
“Indivuduati sulla base di oggettivi elementi (es. su
segnalazione di servizi sociali), ovvero di ben
fondate
considerazioni
psicopedagogiche
e
didattiche”
Gli alunni di recente immigrazione e non italofoni,
stando alla Nota di chiarimento 22/11/13, non
necessariamente rientrano tra i Bes e in casi
eccezionali usufruiranno del PDP.
Non occorre diagnosi!
Cosa fare
In caso di DSA
 Osservazione e individuazione dei “casi
sospetti”
 Comunicazione alla famiglia
 Richiesta di valutazione attraverso il SSN o
privati e strutture accreditate
 Diagnosi
 Comunicazione alla scuola
 Discussione e PDP
 La Circ. Min. 2013 sottolinea la necessità di
adottare il PDP anche in attesa del rilascio
della certificazione, visti i tempi lunghi
(anche sei mesi).
 Per le classi terminali, la certificazione va
presentata entro il 31 marzo (R. A. 140
25/7/2012).
 Per il terzo gruppo (Svantaggio) non occorre
né certificazione né diagnosi.
 Il C.d.c. decide in autonomia per
l’attuazione o meno di un PDP.
 N.B. Motivare e verbalizzare sempre ogni
decisione
assunta
sulla
base
di
considerazioni pedagogiche e didattiche, al
fine di evitare contenzioso.
Cosa è un PDP?
 Piano didattico personalizzato
 Da realizzare entro il primo trimestre
 Nel rispetto degli obiettivi generali e specifici di
apprendimento, la didattica personalizzata mira a
individuare, per ciascuna disciplina, modalità
didattiche individualizzate e personalizzate.
Individualizzazione = attività rivolte al singolo anziché alla
classe
Personalizzazione = attività rivolte ad un particolare alunno e
alle sue specifiche potenzialità.
Un PDP dovrà contenere almeno:
 Dati anagrafici dell’alunno
 Tipologia del disturbo
 Attività didattiche
individualizzate/personalizzate
 Strumenti compensativi
 Misure dispensative
 Forme di verifica e valutazione personalizzate.
Il PDP, elaborato dal Cdc, deve avere la firma,
oltre che del Cdc, del DS (o suo delegato) e della
famiglia.
Esempi di misure compensative e dispensative:
Strumenti compensativi
 Utilizzo del PC con programmi di videoscrittura e strumenti
di autocorrezione, sintetizzatore vocale (Alfa reader,
Balabolka).
 Registratore mp3.
 Utilizzo di schemi e mappe concettuali.
 30% del tempo aggiuntivo per lo svolgimento delle verifiche
in classe
Misure dispensative
 Dispensa dalla lettura ad alta voce in classe.
 Dispensa dal prendere appunti.
 Minor incidenza, nella valutazione, di errori ortografici, che
saranno corretti ma non valutati.
 Verifiche orali programmate.
Misure dispensative e compensative nella
didattica delle lingue straniere.
 Si potrà accedere alla dispensa dalle prove scritte di lingua
straniera in presenza di uno specifico e grave disturbo
clinicamente diagnosticato (art. 6 del DM 12/7/12 e Linee
guida). In questo caso, anche in sede di esami di Stato, si
può prevedere una prova orale sostitutiva di quella scritta,
secondo contenuti e modalità stabiliti dalla commissione
d’esame sulla base del PDP.
 Le 2 h di insegnamento della seconda lingua nella scuola
secondaria di I° possono essere utilizzate anche per
potenziare l’insegnamento della lingua italiana.
 In casi di eccezionale gravità è previsto l ’ esonero
dall ’ insegnamento delle lingue straniere, dunque un
percorso scolastico differenziato. In questo caso si rilascia
l’attestazione di cui all’art. 13 DPR 323/98.
Una buona programmazione personalizzata contiene:
la descrizione accurata della situazione dell’allievo, partendo dai suoi punti di
forza, dalle abilità e dalle capacità presenti. La descrizione deve essere sinottica,
riassunta in tabelle (che non sono griglie) e poi eventualmente spiegata con
maggiore dettaglio;
- la descrizione dello stile di apprendimento dell’allievo per adattarvi lo stile di
insegnamento;
- l ’ individuazione delle aree di vocazionalità, cioè degli interessi e delle
predisposizioni su cui si può fare leva per facilitare l’apprendimento;
- la descrizione delle situazioni e delle condizioni che favoriscono le performance
positive dell ’ allievo quanto quelle che ne condizionano negativamente i
risultati;
- l’individuazione degli ambiti di lavoro per l’anno scolastico, degli obiettivi, dei
contenuti e dei metodi per raggiungerli;
- le modalità di verifica e di valutazione dell’efficacia del lavoro svolto e l’eventuale
modifica degli aspetti che non hanno fornito i risultati sperati (è essenziale
comprendere che espressioni del tipo “adeguato progresso” o altre generiche
formulazioni non sono significative se non accompagnate da precise indicazioni
sul cosa, sul quanto, sul come e sul perché e rispetto a quali standard previsti)
- definire un curricolo funzionale, cioè che miri ai diritti educativi essenziali, per
la qualità della vita presente e futura dell’allievo.
-
Nella riflessione collegiale che gli insegnanti devono
effettuare per la personalizzazione del curricolo è
innanzi tutto necessario:
- identificare i contenuti essenziali delle discipline per
garantire la validità del corso di studi e del diploma
rilasciato alla fine della scuola secondaria di II
grado (ovviamente se non si tratta di piano
differenziato di cui alla Legge 104/92);
- scegliere obiettivi realistici (cioè che l’alunno possa
effettivamente raggiungere);
- scegliere obiettivi significativi (cioè che abbiano
rilevanza per lui, anche in vista della vita adulta);
- scegliere obiettivi razionali, di cui l’alunno possa
comprendere e condividere il significato e la
rilevanza.
Azioni a livello di singola istituzione
scolastica:
 GLI = Gruppo di lavoro per l’inclusione. Elabora il PAI (Piano annuale
per l’inclusività) a giugno, poi deliberato dal Collegio Docenti e inviato
all’USR. Il PAI va inteso come un documento in cui si esplicitano le
linee culturali, pedagogiche, operative e di gestione delle risorse
della scuola e che va logicamente collegato al POF.
 Elaborazione del PDP.
Azioni a livello territoriale:
C.T.S. Centri Territoriali di Supporto. Interfaccia tra l’Amministrazione e
le scuole nonché rete di supporto al processo di integrazione. Presente
in una scuola polo per ogni provincia.
C.T.I. Centri Territoriali per l’Inclusione.
È in atto una riorganizzazione di tali Centri da parte degli UUSSRR.
I quattro valori di riferimento condivisi dai
“docenti inclusivi”:
1.
2.
3.
4.
(Saper) valutare la diversità degli alunni – la differenza
tra gli alunni è una risorsa e una ricchezza.
Sostenere gli alunni – i docenti devono coltivare
aspettative alte sul successo scolastico degli studenti.
Lavorare con gli altri – la collaborazione e il lavoro di
gruppo sono approcci essenziali per tutti i docenti.
Aggiornamento
professionale
continuo
–
l’insegnamento è una attività di apprendimento e i
docenti hanno la responsabilità del proprio
apprendimento permanente per tutto l’arco della vita.
“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce
dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi,
lui passerà l’intera vita a credersi stupido”.
Albert Einstein
Link utili
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http://www.aiditalia.org/
http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/web/istruzione/dsa
Dario Ianes sui BES:
http://www.youtube.com/watch?v=wO3egq-RGXk
Dario Ianes sulla Nota MIUR 22/11/2013:
http://www.youtube.com/watch?v=LabxcTIc17s
Il progetto “Quadis” (http://www.quadis.it/jm/)
“Index per l’inclusione” reperibile qui.
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