L’Amministrazione Comunale di Budrio, la Direzione ed il Personale del Teatro Consorziale, la Compagnia Italiana di Operette augurano un lieto, sereno e felice anno 2011 La Bajadera (DIE BAJADERE) di Emmerich Kálmán Libretto di Alfred Grünwald e Julius Brammer COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTE 31 dicembre 2010 Venerdì 31 dicembre 2010 COMPAGNIA ITALIANA DI OPERETTE LA BAJADERA Operetta di Emmerich Kàlmàn Su libretto di Julius Brammer e Alfred Grünwald 1°ma Esecuzione: Vienna, Karltheater, 23 dicembre 1921 (in Italia: Venezia, Teatro Malibran, novembre 1922) Interpreti ELENA D’ANGELO UMBERTO SCIDA ARMANDO CARINI EMIL ALEKPEROV CAMILLA CORSI CLAUDIO PINTO GIANVITO PASCALE ALESSANDRO LORI FRANCESCO GIUFFRIDA Personaggi Odette Darimond Napoleone Saint-Cloche Pimprinette Principe Radajani di Lahore Mariette Luigi Filippo La Tourette Trebisonde Colonnello Parker Armand Camerieri, Pubblico di teatro, Servitori, Bajadere Orchestra “Compagnia Italiana di Operette” pag. 44 Direttore Maestro Concertatore ORLANDO PULIN Maestro Collaboratore Simonetta Longo Regia e Coreografia SERGE MANGUETTE pag. 43 LA BAJADERA (DIE BAJADERE) Musica: Emmerich Kàlmàn Libretto: Julius Brammer e Alfred Grünwald Prima rappresentazione: Vienna, Karltheater, 23 dicembre 1921 (In Italia: Venezia, Teatro Malibran, novembre 1922) PERSONAGGI: Odette Darimond (soprano), Principe Radjami (tenore), Marietta (soubrette), Napoleone Saint-Cloche (comico), Luigi Filippo (buffo), Colonnello Parker, Pimprinette, Dewasing, Invitati, Camerieri, Pubblico di Teatro, Servitori, Bajadere. Luogo: Parigi, anni 1920. pag. 42 Nel Foyer del Teatro Châtelet a Parigi c’è viva emozione: sta per arrivando il principe indiano Radjami, da qualche tempo ospite a Parigi. Tutti sono eccitati: Mariette La Tourette, suo marito Luigi Filippo ed il suo eterno spasimante Napoleone Saint-Cloche. Radjami è venuto allo Châtelet per assistere all’operetta “La Bajadera”, di cui è protagonista la diva del momento: Odette Darimond. Fra un atto e l’altro Radjami, rimasto colpito dal fascino di Odette, si reca nel camerino della cantante. Qui cerca subito di conquistarla ma invano; tenta quindi con la suggestione di avvicinare a sé Odette e questa ne rimane inconsciamente colpita. La diva accetta di partecipare ad una festa, indetta da Radjami, alla quale partecipa tutta l’alta società parigina. Ma nel bel mezzo del “souper” il colonnello Parker, incaricato del regno di Lahore, impone a Radjami di sposarsi al più presto, pena la perdita del diritto al trono; e mentre Napoleone continua la sua corte spietata alla capricciosa Marietta, il principe indiano prende un’improvvisa decisione: si sposerà quella notte stessa. La sposa? Odette Darimond! Si prepara immediatamente il rito religioso, secondo tutti i crismi del lontano Oriente, ma sul più bello interviene Odette che si rifiuta di sposare Radjami e se ne va. Radjami si consola con lo champagne. Al 3° atto ci troviamo, tre mesi dopo, al Bar de Paris. Qui troviamo sposati la coppia MariettaNapoleone che però non fa altro che litigare. Napoleone è diventato persino più noioso e pedante di Luigi Filippo, con l’aggravante che questi era meglio disposto a pagare i conti della sarta e del gioielliere. E quando arriva nel locale Luigi Filippo sarà Marietta ad andargli incontro e a proporgli di sposarla: d’ora in poi niente più capricci, stravaganze, sarà la sua mogliettina fedele. Intanto al Bar de Paris arrivano gli interpreti dell’operetta “La Bajadera” pag. 3 con Odette in testa. Per passare allegramente la serata decidono di improvvisare una recita fuori programma; ma manca il tenore. Detto è fatto, ecco arrivare Radjami: sosterrà lui il ruolo del protagonista. E allora, provando e riprovando, Odette e Radjami cadranno l’uno nelle braccia dell’altro. Tutto accade come nel gran finale dell’operetta che si recita allo Châtelet. I PERSONAGGI La Bajadera non brilla di luce librettistica. La vicenda è pressoché assente. Tutto è giocat sul magnetismo del principe indiano Radjami e sul fascino di Odette, artista francese che interpreta sulla scena il ruolo di una bajadera. Per tenore e soprano è assai difficile rendere credibili frasi e situazioni della storia, che presenta altresì una serie di personaggi di contorno tutti in chiave umoristica sì che Radjami e Odette appaiono come l’unica oasi sentimentale fra tante caratterizzazioni. Pantofolaio e pedante è Luigi Filippo, in contrapposizione all’esuberante Napoleone; i due si dividono le attenzioni della briosa Marietta, uno dei più vivaci ruoli soubrettistici scritti da Kàlmàn. LA MUSICA Come spesso accade in Kàlmàn e Lehàr, a un titolo dedicato alla protagonista risponde uno spartito con più attenzione al tenore. È lui, il tenebroso principe indiano, ad intonare la romanza “O Bajadera”, leitmotiv dell’opera che trova nel valzer, nei ritmi orientali, nelle suggestive parentesi liriche, i suoi punti di forza. Divertenti fox-trot della coppia comica e delizioso lo shimmy che chiude lo spartito. I PRINCIPALI NUMERI MUSICALI Introduzione e coro: “Il prim’atto un successon” Aria del conte Armando “Fior di loto fremo per te” Duetto comico Marietta-Napoleone: “La privativa nell’amor” Aria di Radjami: “O bajadera” Aria di Odette con coro: “Stella di scena tu devi brillar” Duetto comico Marietta Napoleone: “Quando in cielo ridono le stelle” Finale atto I: “O champagne spuma fai fantasticar “ Canzone di Marietta con coro “O piccol mio cavalier” Coro: “Un hurrà vi vien dall’Indostan” Duetto Odette-Radjami: “Tu m’hai dominata” Coro d’invitati: “Vera è poi la novità?” Scena della cerimonia : “O miei signor, il gioco è bel” Duetto comico Marietta-Luigi Filippo: “Signorina, vuol ballar lo shimmy?” Canzone di Napoleone:”Ci si diè la man” Finale pag. 4 pag. 41 Con La bajadera, Kàlmàn dà inizio al suo ciclo di operette in collaborazione con i librettisti Brammer e Grünwald. In verità il maestro ungherese aveva già accettato di musicare un loro libretto, La contessa Maritza, ma prese tempo, convinto com’era che non erano ancora maturi i tempi per proporre ai viennesi un nostalgico tuffo nell’Ungheria di un tempo. Brammer e Grünwald, chiamati a scrivere un altro soggetto, si basarono più sull’atmosfera che su una vera e propria trama; forse speravano che Kàlmàn bocciasse la proposta e si decidesse a musicare la più importante Maritza. Kàlmàn invece accettò e in sei mesi terminò lo spartito. Il direttore dello Johann Strauss Theater - palcoscenico abituale dei lavori kalmaniani - si oppose alla scelta della coppia comica (che sarà poi l’irresistibile duo Kartousch-Tautenhayn). Kàlmàn non si scoraggiò e fece rappresentare la nuova operetta al Carltheater, inanellando ben oltre quattrocento repliche consecutive. La bajadera inaugurerà un nuovo teatro a Parigi, il Mogador, e conquistò anche gli Stati Uniti col titolo di The yankee Princess. In Italia ha goduto di una notevole popolarità negli anni venti del secolo scorso. “O bajadera, io non penso che a te / o bajadera, tu sei tutto per me.../ tu m’hai rubato il cor, m’hai reso sognator/...”: una dichiarazione d’amore più chiara ed esplicita non sarebbe possibile, ed è quella che fa il principe Radjami, vero principe indiano, alla signorina Odette Darimond, diva dell’operetta, che si esibisce nello spettacolo “La bajadera” al Teatro Châtelet di Parigi, in cui, nel personaggio di una bajadera, fa innamorare di lei un principe indiano. Insomma teatro nel teatro, o meglio operetta nell’operetta: non è più il teatro che si ispira alla vita, ma la vita che si ispira al teatro. Un rovesciamento di situazione, che è in realtà solo un espediente per raccontare una vicenda che ammicca all’esotismo di moda. Il libretto è di Julius Brammer e di Alfred Grünwald, scritto per il maestro Emmerich Kàlmàn, nel 1921. Il compositore ungherese, da tempo trapiantato a Vienna, ha al suo attivo il grande successo de La principessa della czarda (1915); perciò la sua nuova composizione è molto attesa. La sera del 23 dicembre 1921, al Carltheater di Vienna, La bajadera ottenne più di un grande successo: pubblico e critica sono concordi nell’apprezzare libretto e spartito che propongono temi drammatici e sentimentali alternati a spunti leggeri e divertenti: un equilibrio perfetto. Viene sottolineata l’armonizzazione che valorizza l’orchestra e la musica che offre ai cantanti ottime possibilità di interpretazione, mettendo in luce le loro doti vocali. Insomma Vienna impazzisce per La bajadera. Lo spettacolo supererà le quattrocentocinquanta repliche consecutive; in tutta Europa e persino negli Stati Uniti raccoglierà applausi entusiastici e critiche pag. 40 pag. 5 favorevolissime; d’altra parte Kàlmàn è stato sempre, da subito, molto apprezzato dalla critica. In Italia (Venezia, Teatro Malibran, 1922), è interpretata da Ines Libelda, nella compagnia di Dora DomarMarzocchi, con grande successo. Ma progressivamente scompare dal repertorio. Forse proprio per le sue caratteristiche peculiari di “operetta nel senso più classico del termine”: un libretto con due storie parallele; quella dei lirici, sentimentale e spesso melodrammatica; quella dei brillanti, superficiale e spesso banale. La musica è piacevole, elegante e di notevole livello; lo spartito è caratterizzato, come quasi tutte e composizioni di Kàlmàn, dall’abbondanza di motivi e dall’inventiva sempre ispirata. Una musica, quella di Kàlmàn, che va al cuore, in modo semplice e diretto, a cominciare dall’aria di Radjami “O bajadera”. Il primo duetto brillante fa incontrare Marietta La Tourette, giovane signora parigina molto disponibile a farsi corteggiare, ma non a tradire il suo marito e il suo assillante corteggiatore, Napoleone Saint.Cloche. É un motivo delizioso, in cui il compositore si diverte a proporre uno dei nuovi ritmi di moda: il fox-trot. Il finale primo inizia con un trascinante inno allo champagne: “O champagne, che spumi, fai fantasticar... Tu sol rimpiazzi la realtà, / la virtù, l’onestà / Vien, c’inebria, biondo vin / mago divin...!”: le strofette ricordano le altrettanto brillanti strofe del brindisi allo spumante de “Il pipistrello”. Ma subito dopo prende il sopravvento la vena patetica: Radjami invoca la sua bajadera (O bajadera, mi fai tanto soffrir...), che risponde al richiamo, in un duetto lirico struggente, che crea un clima incantato. Kàlmàn propone anche un incalzante ritmo di danze orientali, prima del grande duetto tra Odette e Radjami, a tempo di valzer. “Baciam pur in Benares, così come fan qui...” è un classico valzer nel filone della grande tradizione viennese; il suo successo fu immenso anche come pezzo staccato: per lungo tempo fu eseguito nei caffè e nei luoghi di ritrovo di città e di villeggiatura dalle orchestrine più diverse. Ancora un duetto brillante: “Un piccol bar, là sui boulevards...”, è il luogo perfetto per un incontro d’amore. Napoleone lo propone a Marietta, che ormai è sul punto di cedere: magari, per non tradire suo marito, prima divorzierà... Anche questo duetto ribadisce la facilità e la verve del compositore: l’andamento del pezzo ha una sua grazia quasi malinconica, certo romantica, ben lontana dal mediocre gusto che caratterizzerà poco dopo i duetti comici delle operette. Anche qui ritorna il motivo del “vino, che monta al cervel”, con una melodia che pare ripiegarsi su se stessa, introversa, intimistica. Il finale secondo vede lo sfogo di Odette: “Tu m’hai dominata...”, una frase che sviluppa un empito lirico di grande respiro interrotta dall’incalzante ritmo delle danze orientali; il brano si conclude a duetto, con l’affermazione del principe: “Vinta sei da me... / Dagli occhi miei sei incantata... / M’appartieni, tu sei pag. 6 pag. 39 per me...”. Senza voler distruggere l’incanto creato dalla melodia, si potrebbe affermare che si tratta di un caso di plagio... Il libretto qui ha una trovata originale: Marietta ha divorziato dal marito, noioso e sedentario e si è sposata con Napoleone; ma Napoleone, come marito, è diventato altrettanto casalingo e pantofolaio; a Marietta, da perfetta e fedele moglie, non resta che una soluzione. Divorzia da Napoleone e risposa il suo ex marito, che da scapolo è diventato brillante e interessante. Il duetto comico che ne segue è una concessione alla moda dei nuovi balli e dei nuovi ritmi sincopati. Lo shimmy è l’ultimo grido, e Kàlmàn pare giocare, per dimostrare che non ci vuole molto a comporre un motivetto di successo. Se lo pò anche permettere dopo aver profuso nello spartito tanti motivi originali. Anche i versi sembrano voler ironizzare su questi ritmi così lontani dal gusto viennese: “Signorina, vuol danzar con me lo shimmy?... / Shimmy, shimmy è la grande moda, shimmy è la sensazion...!”. Certo la fama di Kàlmàn non è affidata al motivetto facile, di sicura presa; lo spartito di La bajadera va ricordato piuttosto per i brani romantici, sentimentali che talvolta richiamano spunti pucciniani: l’aria “O bajadera” che conclude la storia d’amore dei due protagonisti; per l’elaborata ricerca armonica; per la ricca strumentazione, sempre molto accurata. Talvolta la sorte più o meno felice di uno spartito è legata a fatti casuali. Tre anni dopo il debutto di La bajadera, Kàlmàn proporrà La contessa Maritza: l’operetta avrà un successo travolgente che farà dimenticare quello precedente. La “Marizta” sarà anche la più amata dallo stesso maestro, probabilmente per il ritorno al folclore della sua terra d’origine. E La bajadera subirà nel tempo l’usura dovuta al successo dell’opertta più fortunata. Certo, l’azione è fra le meno interessanti del repertorio di Kàlmàn, ma il rigoglio musicale fa passare, ancora una volta, in secondo piano le lacune del libretto. pag. 38 Emmerich Kálmán (Siófok 24 ottobre1882 - Parigi 30 ottobre 1953) Compositore ungherese era conosciuto anche con il nome di Imre Kálmán.. Nato a Siófok, sulla costa sud del Lago Balaton, in Ungheria (al tempo parte dell’Impero Austro-Ungarico), da una famiglia ebrea. Inizialmente desiderava diventare un pianista da concerti ma, a causa di una precoce artrite, si concentrò invece sulla composizione. Studiò teoria musicale e composizione all’Accademia Musicale di Budapest, dove fu compagno di studi di Béla Bartók e Zoltán Kodály sotto l’insegnamento di Hans Kössler. Dapprima i suoi interessi sono rivolti ai poemi sinfonici, alle sonate, ai lieder. I suoi primi poemi sinfonici furono ben accolti, sebbene non riuscisse a farli pubblicare. Lavora quale critico musicale in un importante quotidiano della capitale magiara, “Pesti Naplò” e contemporaneamente studia giurisprudenza e, per un certo periodo, esercita l’avvocatura. Sono pag. 7 gli anni de La vedova allegra, Il conte di Lussemburgo, Sogno di un valzer: Kàlmàn non disdegna l’operetta, purchè sia intesa nella classica tradizione ispirata a Johann Strauss. Ed ecco la sua prima operetta nel 1909: il suo primo grande successo fu Tatárjárás, che in tedesco prende il titolo di Ein Herbstmanöver (Manovre d’autunno) e in inglese di The Gay Hussars. Viene rappresentata al Lustspieltheater di Budapest il 22 febbraio 1908. Poi si trasferisce a Vienna dove acquista fama mondiale e Imre diventa “Emmerich”. Con “manovre d’autunno” è di moda “magiarizzare” e Lehàr si affretta a fare omaggio alla sua terra componendo Amor di zingaro. Kàlmàn abbandona i suoi studi “seri”: non diventerà un operista ma continuerà sulla strada della “piccola lirica”, senza tentennamenti. È convinto che nelle melodie d’operetta un compositore può far combaciare arte e divertimento. Se Lehàr trova critici spietati, Kàlmàn viene invece innalzato come raramente è accaduto a compositori d’operetta. Nel 1912, a proposito del suggestivo Il capo degli zingari, Richard Specht – critico di primo piano e biografo di Mahler e Richard Strauss – scrive di Kàlmàn: “La sua musica fresca, piacevole, intrisa di natorale forza melodica. Altri compositori cercano, affannandosi, di trovare nuove vie, mentre Kàlmàn si richiama alla musica folkloristica, con semplicità, e riesce a cogliere nel segno. Nell’operetta molti autori rimangono prigionieri delle degradanti atmosfere da commedia francese, Kàlmàn sceglie la strada del motivo genuino, riecheggiante di canti zingareschi che a volte, con il solo suono di un flauto, riescono ad affascinare un cuore”. Con La principessa della czardas siamo addirittura al trionfo. Le repliche si susseguono a ritmo vertiginoso in tutta Europa: il giudizio del pubblico è unanime, entusiasmante. In terra ungherese è a tutt’oggi l’operetta più eseguita di tutti i tempi. Lo spartito è uno scintillio di note. Segue qualche lavoro minore come La fata del carnevale e La ragazza olandese fin quando non arriva nel 1921 il successo de La bajadera. Kàlmàn si abbandona al patetico con struggente lirismo ma si diverte col suo fox-trot “sinfonico” e in special modo con le danze orientali. Con La contessa Maritza il compositore magiaro si merita gli elogi da parte della critica più esigente ed Arturo Toscanini definisce l’orchestrazione dell’operetta “perfetta”. Nei caffè, nelle orchestrine dei luoghi di ritrovo, le melodie kalmaniane sono all’ordine del giorno. Un paese intero, l’Ungheria, viene identificato con i refrain che Kàlmàn elargisce nelle sue creazioni con facilità. Divenne molto conosciuto per la sua fusione del valzer Viennese con le csárdás ungheresi. Kálmán fu anche, polifonicamente e melodicamente, un devoto seguace di Giacomo Puccini, mentre nelle sue orchestrazioni impiegò le principali caratteristiche tecniche della musica di Tchaikovsky. Ancora un ottimo risultato il musicista avrà nel 1926 con La principessa del circo prima di essere attratto dai dollari americani. pag. 8 pag. 37 Kàlmàn si innamora della musica di Gershwin, lo incuriosisce il mondo di Broadway, il jazz. Scriverà Golden Dawn con Stothart e, ritornato a Vienna, darà vita alla sua creatura più sbarazzina, quella Duchessa di Chicago che anticipa il linguaggio di Abraham ed è venata di “Ziegfeld follies” e di jazz-band. Nel pieno della sua attività, Emmerich Kàlmàn si rinchiude in sé stesso; vorrebbe spodestare Lehàr dal trono dell’operetta e si getta a capofitto nel “classico”. Nel 1930 dà alle scene Violetta di Montmatre, rifacendosi ad un ambiente bohèmien e poi ancora Il cavaliere del diavolo, con Metternich in scena, fino al 1936 quando rispolvera Napoleone nella romantica L’imperatrice Giuseppina. Kàlmàn si ripete, scrivono i giornali. Intanto, con il nazismo, le sue operette sono bandite – era infatti di stirpe ebraica – e nel 1938 emigra in Svizzera, poi a Parigi. Nel 1940 è a New York dove prepara una nuova operetta Marinka, che vedrà la luce nel 1945. Finita la guerra c’è lo storico incontro con Lehàr. L’operetta intanto aveva esalato il suo ultimo respiro a vantaggio del Musical. Kàlmàn non avrebbe potuto scrivere una canzone come Cole Porter, sarebbe fatalmente ritornato all’uno-duetre del valzer o alle romanze in minore dedicate alla Puszta lontana. Nel 1953 morirà a Parigi lasciando la sua Aritzona Lady non ancora rappresentata. Operette pag. 36 Tatárjárás - Ein Herbstmanöver, (Manovre d’autunno), 1908 Az Obsitos, 1910 Der Zigeunerprimas, (Il capo degli zingari) 1912 The Blue House, 1912 Der kleine König, (Il piccolo re) 1912 Gold gab ich für Eisen, 1914 Zsuzsi kisasszony, 1915 Die Csárdásfürstin, (La principessa della Czàrdàs) 1915 Die Faschingsfee, (La fata del Carnevale) 1917 Das Hollandweibchen, (La ragazza olandese) 1920 Die Bajadere, (La bajadera) 1921 Gräfin Mariza, (La contessa Maritza) 1924 Die Zirkusprinzessin, (La principessa del circo) 1926 Golden Dawn, 1927 Die Herzogin von Chicago, (La duchessa di Chicago) 1928 Das Veilchen vom Montmartre, (Violetta di Montmartre) 1930 Der Teufelsreiter, (Il cavaliere del diavolo) 1932 Kaiserin Josephine, (L’imperatrice Giuseppina) 1936 Marinka, 1945 Arizona Lady, 1954 pag. 9 Riproduzione anastatica di un libretto degli anni venti del novecento. pag. 10 pag. 35 pag. 34 pag. 11 pag. 33 pag. 32 pag. 13 pag. 14 pag. 31 pag. 30 pag. 15 pag. 16 pag. 29 pag. 28 pag. 17 pag. 18 pag. 27 pag. 26 pag. 19 pag. 20 pag. 25