LUSIA
Passeggiando
tra storia e ambiente
Scoprire Lusia con itinerari storici tra arte e natura
Passeggiando
tra storia e ambiente
Il modo migliore per
accostarsi alla scoperta di Lusia
e di quanto questo piccolo centro è in grado di offrire ad
un viaggiatore desideroso di percorrere
non scontati itinerari tra arte e natura
è quello di seguire le vicende che
da un lontano passato l’hanno condotta ai nostri giorni.
Edizioni Turismo e Cultura
Indice
1.
2.
3.
3.1
3.2
4.
4.1
4.1.2
4.2
5.
6.
7.
Un po’ di storia
Ambiente
Itineraio pedonale nel capoluogo
Tra storia e arte
Tra agricoltura e natura
Itinerario ciclabile nei dintorni
Cavazzana
Santa Lucia
Ca’ Zen
Appuntamenti
English version
Numeri utili
CeDi - Turismo & Cultura
Tel 0425. 21530 - Tel e Fax 0425.26270
e-mail: [email protected]
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Impaginazione e Stampa
www.studioadvision.it
Rovigo
Testi : Renato Maggiolo, Stefano Turolla
Foto: Archivio fotografico
Benvenuti a Lusia
A coronamento di un ampio programma di
azioni mirate alla promozione del nostro territorio -Lusia fertile terra- abbiamo inserito la
realizzazione di una guida turistico-culturale
strutturata in due percorsi, uno pedonale
all’interno del capoluogo, e uno ciclabile
esteso alle frazioni.
Questo progetto rientra nelle iniziative finanziate dal Programma di Sviluppo Rurale per il
Veneto 2007 – 2013, Asse 4 – Leader, ed in
particolare nella misura 313 azione 4 che
promuove l’incentivazione delle attività turistico informative.
Siamo particolarmente soddisfatti del risultato di questa iniziativa, che valorizza un territorio, oggi particolarmente vivace sia sotto il
profilo economico, che culturale: una felice
fusione tra storia, ambiente, orticoltura, tipicità del gusto e della gastronomia.
Partendo dall’Adige, dispensatore in passato
di immani catastrofi ma anche, in tempi più
recenti, di sviluppo, si intraprende una sorta
di viaggio dal passato al presente.
Attraverso testimonianze storiche, emergenze architettoniche, mappe e foto d’epoca, si
ripercorre, non solo idealmente, ma anche
fisicamente, la millenaria storia del Comune di
Lusia, dalle testimonianze estensi a quelle
veneziane, dal bombardamento del 20 aprile
1945 alla ricostruzione post bellica e alla rinascita economica.
Il sindaco
1
Un po’ di storia
La tradizione che vuole legare l’origine di Lusia alla
famiglia romana di Caio Mario ed in particolare alla
figlia Maria Terzia, proprietaria di una fattoria, non
ha a tutt’oggi una piena attestazione storica. Infatti
se alcuni reperti archeologici rinvenuti nel territorio
comunale - in particolare un cippo cilindrico in
trachite con iscrizione sul fusto liscio e con cavità
cineraria scavata sulla base superiore (oggi
conservato presso il Museo dei Grandi Fiumi a
Rovigo) - sembrano avvalorare la tesi della presenza in loco di un insediamento romano databile
attorno al I secolo d.C., tuttavia gli stessi reperti
sono insufficienti a fornire elementi in grado di
formulare
un’ipotesi
circa
la
tipologia
dell’insediamento.
Tra il VI e l’VIII secolo il Veneto meridionale fu investito da uno straordinario sconvolgimento idrografico che vide protagonista l’Adige. In età romana il
basso corso del secondo fiume d’Italia toccava i
centri di Bonavigo, Minerbe, Montagnana, Este,
Sant’Elena e Solesino per sfociare in Adriatico
nell’allora porto di Brondolo presso l’attuale Chioggia. Successivamente l’Adige mutò il suo corso
spingendosi più a sud, a causa - secondo una
foto1: fusto MGF
parte della storiografia - di una disastrosa rotta,
detta della Cucca (17/10/589) nell’odierna Veronella. Ma probabilmente si è trattato di una concomitanza di molteplici fattori: climatici (aumento
delle temperature e delle precipitazioni), ed anche
antropici (scarsa manutenzione della rete idrografica anche conseguenza delle guerre che contrapponevano i Longobardi all’Esarcato di Ravenna).
Da allora il fiume si è diramato in due alvei: l’attuale
1
Adigetto, inizialmente caratterizzatosi come ramo
primario, e l’odierno Adige, il ramo secondario,
solo successivamente divenuto principale. (vedi foto 2)
Le vicende del X secolo non trovano una versione
univoca, tuttavia a questo periodo gli storici
concordano nell’individuarne le prime testimonianze di presenza di un abitato. Secondo alcuni nel
912, Lusia viene ceduta dall’Imperatore Berengario ai Canonici di San Giorgio e Santa Maria di
Verona affinché approntassero una rete di fortificazioni lungo l’Adige a difesa dagli Ungari. Successivamente, nel 1079, i Canonici veronesi la concessero in enfiteusi ad Alberto Azzo II d’Este.
Secondo altri studiosi Lusia rientrava nei possedimenti di Ugo marchese di Toscana e da questi fu
donata, nel 993 o 995, al monastero della Vangadizza; dal monastero passò ai Canonici di San
Giorgio e Santa Maria che nel 1079 la concessero
foto 2:
mappa con il corso antico e
moderno dell’Adige
PERETTO O BARBUIANI]
1
ad Azzo II d’Este.
Quale che sia la versione più corretta il dato significativo è che Lusia, nel 1079, fu concessa in
enfiteusi (con contratto rinnovato ogni 29 anni fino
al 1450 c.) al marchese Alberto Azzo II d’Este, dai
Canonici di Verona.
Sembra che già prima del 1079 - cioè quando
queste terre erano sotto il controllo dei Canonici di
San Giorgio e Santa Maria - nella località fosse
presente un insediamento con un edificio sacro
che faceva parte della diocesi di Verona e che era
dedicato ai Santi Pietro e Vito. La chiesa, come le
terre, rientrava nei beni oggetto dell’enfiteusi e
pertanto anch’essa passò sotto il controllo della
Casa d’Este che, nel XII secolo, edificò sulla riva
destra dell’Adige, vicino all’edificio sacro, un
castello posto a “guardia” del fiume.
Nella seconda metà del XIII secolo Azzo VII dopo la
conquista di Ferrara concesse a Giocoli, una delle
nobili famiglie ferraresi che lo avevano sostenuto,
beni e privilegi, tra i quali risulta anche il castello di
Lusia dove si stabilì Gruamonte de Catani che
assunse anche l’appellativo “da Lusia”.
La presenza di un edificio sacro nel borgo ricorre
spesso nei documenti sia estensi che dell’abbazia
della Vangadizza: nel 1290 muterà titolo, diventando dei SS. Vito e Modesto. Nel 1342, al rettore e
arciprete della chiesa dei SS. Vito e Modesto viene
concessa dal vescovo anche la vicaria di S. Giuliano di Longale (Bornio) in cui porre la propria
residenza in quanto la plebe di Lusia risulta distrutta dalle inondazioni, tanto che le decime dai benefici parrocchiali sono in terris quam in aquis.
L’annoso problematico rapporto con l’Adige subisce una drammatizzazione negli anni trenta del XV
secolo quando, in seguito ad eventi bellici, si verificarono le disastrose rotte di Castagnaro e Malopera. [3.Mappa con le rotte MGF sala flumina o
Barbuiani]
Secondo alcuni storici durante la guerra che vide
contrapporsi Venezia a Milano per il controllo di
Bergamo e Brescia, nel 1432 i Visconti attuarono
un taglio nell’argine dell’Adige, all’altezza di Castagnaro, allo scopo di far entrare nel fiume una loro
flotta per dar battaglia alla flotta veneziana stanziante nell’Adige.
La rotta creò il canale di Castagnaro che sfociava
nel Tartaro (oggi Canalbianco) all’altezza di Trecenta. Altre fonti sostengono che nel 1438, sempre
nel contesto del conflitto Veneziano – Milanese, i
1
Gonzaga, alleati dei Visconti, abbiano aperto una
rotta nell’argine destro dell’Adige per permettere a
otto galeoni della loro flotta di entrare nel fiume ed
impegnare la flotta veneziana che lo presidiava.
La rotta generò un canale detto Malopera che
sfociava nel Tartaro presso Canda.
Qualunque sia stata la causa, la forza di uscita
delle acque fu tale da generare gorghi che non si
[3.Mappa con le rotte MGF sala flumina o Barbuiani]
1
riuscirono, o non si vollero, chiudere anche a
conflitto finito. Così ogni piena dell’Adige divenne
fonte di allagamenti per tutto il Polesine, le popolazioni furono duramente colpite, l'economia distrutta e le opere di bonifica, realizzate fino a quel
momento, devastate.
Furono gli Estensi, attorno alla metà del XV secolo,
ad iniziare un’opera di bonifica atta a riportare il
Polesine alle condizioni precedenti la guerra Veneziano – Milanese, opera che si arrestò nel 1482
quando un nuovo conflitto sconvolse il Polesine: la
Guerra del Sale, che vide contrapporsi Estensi e
Veneziani. La pace firmata a Bagnolo nel 1484
pose fine al conflitto e stabilì il definitivo passaggio
del Polesine, a nord del Tartaro – Canalbianco, alla
Serenissima.
Tra le clausole del trattato troviamo anche la riconferma di un accordo del 25 marzo del 1405 con il
quale Estensi e Veneziani si impegnavano a demolire torri e fortificazioni militari presenti in Polesine;
l’intento era probabilmente quello di fare del Polesine una zona smilitarizzata, una sorta di cuscinetto tra il Ducato Estense e la Serenissima. Quanto
tale accordo trovò applicazione non ci è dato
sapere, di certo molte fortificazioni subirono signifi-
cative trasformazioni perdendo la loro originale
funzione militare a favore di una destinazione d’uso
agricolo-residenziale.
Il XVI secolo vede Lusia iniziare una lenta ripresa.
Nel 1540 la parrocchia conta circa 500 anime che
passeranno a 1200 nell’arco di poco più di un
sessantennio (1604). Il castello Estense - o meglio
parte di esso come si evince da una mappa datata
ottobre 1568 dove vengono raffigurati oltre alla
chiesa, case e casoni, anche mura, torre ed edifici
fortificati - risulta di pertinenza della veneziana
Scuola Grande di San Rocco, sembra in veste di
commissaria. Nel 1616 la “…veneranda scuola di
S. Rocco de Venetia in detto fondo tiene una casa
da Patrone et una da Castaldo, con teza, colombare, tutto murado et cupado, et corte murada à
torno et horto, terra arativa et praddi …”. Sembra
dunque che del castello estense non resti traccia,
se non forse nelle colombare che potrebbero
essere state edificate sulle basi delle torri, e che le
fortificazioni cinte da mura siano ora diventate una
corte agricola, con casa padronale, casa per il
gastaldo o fattore, tettoie e altri annessi tutti in
muratura e con tetto in coppi.
Successivamente, tra il 1616 e il 1664, Giovanni
1
Successivamente, tra il 1616 e il 1664, Giovanni
Francesco Morosini (figlio di Giovanni, dei Morosini
della Sbarra del ramo di San Canciano legati da
parentela con Caterina Cornaro regina di Cipro)
Abate Commendatario dell’abazia Leno (Brescia)
e, dal 1644, Patriarca di Venezia, inizia una massiccia acquisizione di terreni “in villa di Lusia” tra i
quali anche il “castello”. [4. Albero ricostruzione]
Una “fotografia” di Lusia sul finire del XVII secolo ci
vene fornita da una mappa datata 1691.
[5. Ridisegno]
MOROSINI dalla SBARRA
ramo di San Canciano
Pietro
s. Cornelia Cornaro
nipote di Caterna
regina di Cipro
n
Giovan Francesco
Agostino
cardinale
Alvise
GIOVAN FRANCESCO
GIOVANNI
Abate e Patriarca di Venezia
GIOVAN
FRANCESCO
FRANCESCO
Cavaliere e procuratore
ELISABETTA
del ramo di S. Stefano
moglie di Paolo Gatterbuorg
LOREDANA
1
Il paese si sviluppa lungo l’argine dell’Adige; ad
occidente della chiesa, tra l’attuale Strada Provinciale 18 e via XX aprile, sono visibili case in muratura con copertura in coppi, anche a più piani, affiancate da case con il tetto in paglia o canne palustri.
La chiesa si presenta a navata unica con alto campanile ultimato nel 1663.
A destra del tempio, tra l’attuale via Roma e viale
Adige si sviluppa la corte Morosini; l’ingresso
principale è a nord, tramite un ponte in muratura si
accede al corpo di fabbrica padronale a due piani
che unisce due manufatti a torre (probabilmente
due colombare edificate sulle basi delle torri del
castello) entrambe coperte con tetto in coppi a
quattro spioventi; due barchesse ortogonali disegnano con l’edificio padronale una corte chiusa
con accesso di servizio nella cinta muraria
sull’attuale via Roma; oltre la barchessa meridionale sono presenti altri due manufatti a torre uniti
da un muro e da un edificio; a levante completa la
corte la casa del fattore.
Proprietario risulta essere Giovanni, fratello del
Patriarca Giovanni Francesco deceduto nel 1678.
Successivamente subentra quale proprietario il
figlio Giovanni Francesco, che nel Catastico del
1708 dichiara di possedere “…un pezzo di terra
sabioniva, con Case […] Palazzo, Corte et altre
Case da Coloni …”, e che sembra avere un ruolo
molto attivo nella conduzione del fondo tanto da
risultare a più mandate presidente del consorzio di
Santa Giustina, dove viene menzionato come
Giovanni Francesco Morosini da Lusia, il che
potrebbe suggerire che il patrizio vi risiedesse. [6.
Catastico 1708 ACRo, foto a colori previa richiesta
autorizzazione]
Nel 1722 gli succede il figlio Francesco, cavaliere,
che si trovò a continuare l’impegno paterno nella
conduzione diretta del fondo e nel far fronte “… a
tutti gli accidenti di questo negotio …” come la
1
Nel 1722 gli succede il figlio Francesco, cavaliere,
che si trovò a continuare l’impegno paterno nella
conduzione diretta del fondo e nel far fronte “… a
tutti gli accidenti di questo negotio …” come la
disastrosa rotta del 21 giugno del 1721 che sarà
definitivamente chiusa il 12 gennaio del 1723.
Pur nella sua drammaticità questa non fu un
evento isolato: tra il XVII e il XVIII secolo Lusia fu
investita da 15 rotte e alluvioni con conseguenze
spesso assai tragiche come in seguito a quella del
12 aprile 1751 (giorno di Pasqua). Risulta infatti
che il ristagno delle acque aveva contaminato “…
pozzi e cisterne così publiche che private […]
particolarmente della villa di Lusia …” dove, il 16
settembre, risultano ammalati di “febbri terziare”
(probabilmente tifo) 480 persone con 26 morti
negli ultimi 20 giorni. Rotte, alluvioni, conseguenti
epidemie, non fermano comunque la crescita
demografica del paese tanto che, nel 1775, arriva
a contare oltre 2300 abitanti.
E’ dello stesso anno anche l’ultimo rilievo catastale
della Serenissima. [7. Catastico 1775 ACRo, foto
bianco/nero, previa richiesta autorizzazione] La
corte Morosini è ancora di proprietà di Francesco
(ora cavaliere e procuratore) che presumibilmente
è intervenuto ristrutturandola, forse in seguito ad
una delle due disastrose rotte del XVIII secolo. La
casa padronale presenta un corpo centrale a tre
piani e le due colombare a nord sembrano due
torri merlate, mentre quelle meridionali risultano
collegate da una barchessa con portico a sud.
Nel 1797 le truppe francesi sotto il comando del
generale Rusca entrarono in Polesine superando
con un traghetto l’Adige a Lusia. Con l’arrivo dei
francesi finiva la dominazione Veneziana del Polesine ma non la proprietà dei Morosini a Lusia, che
passò da Francesco Morosini del ramo di San
Canciano a Elisabetta Morosini, del ramo di S.
Stefano, sposata con il generale ungherese Paolo
Antonio Gottemburg, e successivamente alla figlia
1
Loredana la quale alienò le proprietà polesane
all’inizio del’900. [8,9,10 Foto storiche della Corte
Morosini]
La disastrosa crisi economica e sociale che caratterizzò il secondo quarto dell’800 innescò una
massiccia emigrazione verso il continente Americano. Luisa non si sottrasse a tale ondata migratoria transoceanica, in particolare nel decennio 1887
- 1896 oltre 1300 lusiani presero la via del Brasile.
Si trattava per lo più di lavoratori agricoli stagionali
avventizi, braccianti, carriolanti, che non avendo
un lavoro stabile erano maggiormente esposti al
rischio disoccupazione.
Durante il primo conflitto mondiale Lusia fu teatro
di un fatto storico molto importante, forse decisivo
per le vicende belliche: la rimozione del gen. Luigi
Cadorna. Domenica 4 novembre, il giorno successivo allo sfondamento del Tagliamento ad opera
del nemico, in un breve colloquio tra il ministro
della guerra Vittorio Alfieri e Vittorio Emanuele III,
avvenuto a Lusia, il re si persuade a rimuovere
Cadorna da ruolo di capo di stato maggiore.
Negli anni venti del secolo scorso Lusia contava
oltre 3500 abitanti; la corte Morosini e i terreni di
sua pertinenza, circa 7 ettari, vennero acquistati
1
dal Comune allo scopo di insediarvi una Scuola di
Orticoltura; al progetto però si contrappose la
volontà del federale del fascio che intendeva
invece destinare la villa a scuola militare per la
milizia fascista, cosa che in parte avvenne dato
che la villa negli anni ’30 era adibita a casa del
fascio. [11. Foto Corte Morosini con i balilla]
Un mattino d’aprile, era il 20, verso le ore 11, gli
aviatori incominciarono a sganciare bombe lungo
l’Adige, movendo da Cà Morosini e scendendo a
valle. Capitò la volta di Lusia, ed alla prima ondata
il ponte crollò in pieno; poca cosa era rimasta
colpita, ma quanto bastava ad ostacolare la ritirata
del nemico.
La prima scarica sollevò un polverone infernale,
che spinto dal vento si addensò sul paese; e
mentre gli abitanti, che si erano allontanati, ritornavano nell’ansia di rivedere le loro donne, i loro figli,
nuove squadriglie giungevano a compiere l’opera
di distruzione. A mezzogiorno e mezzo, gli ultimi
apparecchi si allontanavano e la tragedia di Lusia
era consumata.
Macerie e macerie, rovine e fumo, polvere e
sangue, ed urla di feriti, lamenti di moribondi invocanti un nome; i superstiti vaganti storditi come
fantasmi di un mondo crollato: un piccolo mondo
che era una famiglia.
Spettacolo orribile; famiglie intere, bimbi in tenerissima età, fidanzati sognanti nell’idillio un avvenire,
tutti periti in quel terribile rogo di ferro e di fuoco.
Altri, feriti gravemente, altri rimasti privi di tutto e di
tutti. E ancora oggi chi giunge tra noi prova un
senso di pietà e di sgomento.
Lusia di un tempo più non esiste.”
La toccante cronaca di Dino Quadrelli, lusiano che
nel bombardamento perse la madre, ben rende
l’entità della tragedia.
La Lusia di un tempo non esiste più.
1
In un’ora e mezzo sono stati spazzati via quasi
1000 anni di Storia. Il corpo principale della corte
Morosini, già castrum Estense, fu ridotta ad un
cumulo di macerie: unici superstiti la torre nordorientale, gli annessi rustici meridionali, gravemente lesionati, e la torre sud-occidentale, oggi su via
Roma. Il quadro che apparve a soccorritori fu
drammatico: la chiesa dei Santi Vito e Modesto “…
accartocciata su se stessa […] sbricciolato il campanile fino alla base […] sconvolto il cimitero …”
irrimediabilmente perduti la quasi totalità degli
arredi sacri. [12, 13, … 19, Foto della Chiesa con
campanile prima del bombardamanto, dopo, della
Corte Morosini dopo, del ponte prima e dopo]
a cura di Renato Maggiolo
“ Il Signore Dio piantò un giardino in Eden ... e fece
germogliare dal suolo ogni sorta di alberi belli alla
vista e i cui frutti buoni da mangiare, ... Il Signore
Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino dell'Eden,
perché lo coltivasse e lo custodisse” (Bibbia,
Genesi).
Ad un attento passaggio attraverso il territorio
comunale, si ha l'immediata evidenza che gli ortolani di Lusia hanno obbedito appieno al comandamento dato dal Padreterno: coltivare il paradiso
terrestre affinché sia bello alla vista e produca frutti
buoni da mangiare, rifare il paradiso terrestre a
favore di tutti gli uomini. [16]
Il lavoro è stato lungo L'orticoltura commerciale e i
primi ortolani si spingevano con i cavalli da tiro a
Ambiente
2
portare le produzioni nei mercati di Rovigo, Monselice, Este - i più coraggiosi raggiungevano anche
a Padova e Ferrara -; fino ai primi anni cinquanta,
quando furono spianate le dune sabbiose più alte
rimaste dalle alluvioni ottocentesche, colmati gli
avvallamenti, raddrizzati i fossi di scolo e scavate le
scoline per l'irrigazione. Allora non esisteva l'irrigazione a pioggia e il terreno sabbioso veniva tenuto
umido dai numerosissimi fossati pieni d'acqua
derivata dall'Adige con una decina di sifoni. Per
poter irrigare per imbibimento e contemporaneamente smaltire l'acqua in eccesso, la terra doveva
essere perfettamente piana e a livello e i campi ben
squadrati. Ora, con i mezzi meccanici a disposizione, è molto facile mantenere e migliorare l'assetto
del territorio.
L'ambiente di Lusia è quindi “artefatto” nel senso
che è stato fatto a regola d'arte. L'ortolano che
vive immerso nella terra che muta ad ogni stagione
riesce ad assecondarla nel suo divenire fin quasi a
farla sembrare ancor più naturale. Negli orti di
Lusia l'interazione uomo - natura ha trovato la
massima espressione. È stato generato un
ambiente bello. Ma la bellezza trova la sua ragion
d'essere nel mostrarsi, diventa inutile se non viene
2
Ambiente
ammirata. Gli orti di Lusia come luogo di visitazione.
Oltre che cibo nutriente e salutare, il territorio di Lusia
produce anche aromaterapia, cromoterapia, welness.
Benefici che si possono godere passeggiando lentamente tra gli orti e ammirando il territorio, respirando i
profumi che emanano le fresche verdure. Lusia che,
oltre che continuare a portare nelle città i propri ortaggi,
ospita i cittadini che vengono a Lusia per godere della
bellezza degli ortaggi durante la loro crescita, dell'armonia delle terre e del gusto dei prodotti freschi e di
qualità. [17, 18] A fianco della crescente realtà di
un’orticoltura d’eccellenza, si stanno sviluppando,
scelta, e conoscenza, sempre più consapevole di
prodotti naturali ottenuti con tecniche agricole tradizionali, quasi antiche, ecosostenibili.
Uno dei cardini di questa svolta è la biodiversità. Campi
circondati da siepi, dove insetti utili che si cibano di altri
insetti dannosi trovano un habitat ideale eliminando, o
almeno riducendo sensibilmente, l’uso di antiparassitari e anticrittogamici chimici; da fossi dove crescono
piante fitodepuranti e dove trovano un ambiente
favorevole piccoli anfibi, pesci e mammiferi. Oltre
all’impegno verso la biodiversità gli orticoltori si stanno
anche attivando nella sensibilizzazione verso prodotti
più naturali tramite laboratori didattici aperti alla cittadinaza, collaborazioni con il mondo accademico a scopo
di ricerca e studio, l’individuazione di percorsi ecosostenibili.
Una concezione dunque dell’orticoltura che va al di là
del solo aspetto agricolo-produttivo per guardare oltre:
promuovere, educare, tutelare, valorizzare, leggendo
quasi il bene colturale come un bene culturale, certamente un bene paesaggistico ambientale.
Itinerario pedonale
nel capoluogo
3. Itinerario pedonale
Torre Morosini, Via del Cimitero •
Parco delle Rimembranze, Via Roma •
Chiesa dei SS. Vito e Modesto, Via della Provvidenza •
Mercato Ortofrutticolo e Orto didattico “Il Profumo della Freschezza” •
Via Carlo Goldoni •
Azienda Agricola Bagari, Argine destro dell’Adige •
Torre Morosini •
3.1 Tra storia e arte
3.2 Tra agricoltura e natura
3
Itinerario pedonale nel capoluogo
MAPPA
Itinerario tra arte e storia
L’area occupata dall’originario complesso parrocchiale,
distrutto dall’incursione aerea, fu destinata negli anni
’50 del secolo scorso a Parco delle Rimembranze. [19,
…24] La base del campanile, eretto nel 1676, venne
adibita a cappella commemorativa dei lusiani periti nel
bombardamento i cui nomi sono incisi su due steli
lapidee sopra le quali sono poste due sculture
dell’artista rodigino Virgilio Milani. Il tragico momento è
intensamente rappresentato: in quella a sinistra, velivoli
stilizzati sovrastano mani tese con i palmi rivolti verso
l’alto quasi in un estremo tentativo di fermare qualcosa
di minaccioso che viene dal cielo; mentre nell’altra le
stesse mani hanno i palmi rivolti verso il basso nel gesto
istintivo di ripararsi dalla tragedia che cade dal cielo
sganciata dai aerei stilizzati.
3.1
Al centro della parete opposta, sempre opera dello
scultore rodigino, troviamo una croce lapidea sulle cui
braccia è “adagiato” un drappo, forse una stola,
sempre in pietra; sospesi sopra le braccia due elementi
figurativi, costituiti da due mani giunte in preghiera di
putti stilizzati a indicare le anime innocenti che salgono
al cielo; la base della croce è un tronco piramidale
capovolto con incisa IHS. Conclude il complesso
scultoreo una mensa d’altare liscia sorretta da due
sottili lastre lapidee. I muri perimetrali della chiesa settecentesca sporgono di una cinquantina di centimetri dal
terreno a sinistra del campanile, come reperti archeologici di un’epoca molto più lontana.
3.1
Itinerario tra arte e storia
Di fronte, su un muretto di recente costruzione, trova
posto una lapide in pietra probabilmente originariamente posizionata all’ingresso della corte Morosini il cui
testo, oggi praticamente illeggibile, recita, nella trascrizione posta a fianco:
FRANCESCO MOROSINI
PATRIARCA DI VENEZIA
E PRIMATE DELLA DALMAZIA,
PRIMOGENITO,
COSTRUI’ LA FATTORIA
CIRCONDATA DA MURA
PER I PRIMOGENIT..
LA CASA DA UNA PARTE
E DALL’ALTRA RIALZO,
L’ACCREBBE DI CANTINE
E DI GRANAI
E LA DECORO’
DI QUESTE QUATTRO TORRI.
LAPIDE DATABILE 1650. [25]
Itinerario tra arte e storia
Il progetto per la ricostruzione della Chiesa dei Santi
Vito e Modesto, eretta tra via Roma e l’attuale via Papa
Giovanni XXIII, fu affidato all’architetto Orlando Veronese nel 1947. [26 … 28] Nato a Costa di Rovigo nel
1908, laureato in architettura a Venezia nel 1932,
Orlando Veronese inizia già nel 1934 una consistente
attività professionale in Polesine, attività che si protrarrà
fino al 1940, anno in cui gli eventi bellici la fermeranno
fino al 1945. Dal 1946, con l’incarico per la redazione
del Piano Regolatore di Ferrara l’architetto rodigino si
trasferisce nella città estense senza tuttavia sciogliere i
legami umani e professionali con la sua terra natale. In
questo quadro maturano i progetti, quasi coevi, per
due complessi ecclesiastici: la chiesa intitolata al Cuore
Immacolato di Maria e Sant’Ilario (meglio nota come la
chiesa della Commenda) a Rovigo, 1947-1957, e la
chiesa intitolata ai Santi Vito e Modesto di Lusia 1947-
3.1
1958. L’architettura sacra per Veronese è, da un lato un
volgere lo sguardo all’antico, in particolare
all’architettura romanica, senza tuttavia scivolare in
sterili mimesi ma anzi confrontandosi continuamente
tra antico e nuovo come nell’uso dei materiali; dall’altro
una concezione dello spazio sacro come di un percorso verso la luce.
3.1
Itinerario tra arte e storia
Caratteristiche che sono entrambe presenti e ben
leggibili nella chiesa di Lusia. La pianta, a croce latina,
è a navata unica con transetto raddoppiato; alte colonne in marmi policromi si stagliano sulle pareti bianche
sorreggendo una volta a doghe lignee che richiama le
carenature trecentesche; l’effetto complessivo è quello
di una progressione luminosa verso il presbiterio.
La facciata a vento parla un lessico di chiara ispirazione
romanica: dal portale d’ingresso a strombature lisce
senza capitelli con lunetta sopra l’architrave anch’esso
liscio, alla loggia ad archi rialzati sopra il portale; dalla
galleria nella fascia mediana (curiosa la presenza di una
colonna tortile quella centrale), alla bicromia tra il
mattone faccia a vista e le parti bianche intonacate. Le
lunette, come la statua raffigurante i Santi Vito e Modesto posta centralmente sopra la facciata, sono opera
dello scultore rodigino Virgilio Milani. Nato a Rovigo nel
febbraio del 1888, Virgilio Milani dedicò la propria
esistenza alla scultura, scegliendo al contempo una
vita indissolubilmente legata al Polesine ed in particolare alla sua città. Un caso forse unico nel panorama
italiano di artista di rilievo, apprezzato e ben inserito nel
proprio territorio, ma sostanzialmente sconosciuto
nell’ambito nazionale, anche se, nel 1938 vinse ex
equo il concorso internazionale per la realizzazione di
una scultura monumentale da realizzarsi ad Helsinki in
occasione delle Olimpiadi del 1940, olimpiadi che non
si svolsero per lo scoppio un anno prima del secondo
conflitto mondiale. Virgilio Milani espresse dunque il
suo talento artistico soprattutto nell’ambito territoriale
del Polesine, spaziando da opere “pubbliche” ad
sculture destinate ad un committenza privata, sperimentando una ricerca materica molto ampia, spaziando dalla terracotta al marmo dal bronzo all’acciaio.
In terracotta sono le pregevoli lunette poste sopra il
portale sulla facciata e la porta laterale della chiesa.
Nella prima [29] vi è raffigurato il Cristo in trono con
due angeli e con a destra l’iscrizione: REDEMPTIONE/
MISIT DOMUNIS/ POPOLO SUO e a sinistra:
MANDAVIT/ IN AETERNUM/ TESTAMENTUM SUUM;
Itinerario tra arte e storia
mentre nella seconda [30] la Vergine affiancata da due
contadini: un uomo alla sua destra che sorregge un
cesto di ortaggi e una donna alla sinistra con il fazzoletto in testa e un rastrello nella mano destra.
Il campanile, ultimato nel 1994, è posto a destra della
chiesa in linea con la scalinata d’accesso staccato
dall’edificio sacro come lo stile romanico imponeva, e
anche le forme, in particolare la cuspide conica con cui
si conclude, sono ispirate all’architettura pregotica. [31]
Un curioso elemento architettonico romanico è stato
collocato sulla piazza antistante la chiesa, si tratta di
una colonna ofitica a quattro fusti, alta 3,50 metri con
quattro capitelli figurati e sormontata da una statuetta
che si ritiene raffiguri San Vito. [32] La tradizione vuole
che la colonna annodata sia giunta a Lusia dall’oriente.
Si narra di un’imbarcazione veneziana che trasportava
due colonne ofitiche lungo l’Adige con destinazione
Verona, quando, per l’eccessivo peso delle colonne,
l’imbarcazione si incagliò e una delle due colonne
affondò mentre l’altra fu lasciata a Lusia. Tuttavia
sembra che le origini della colonna ofitica vadano
3.1
ricercate nell’arte romanico-longobarda. Il prototipo
secondo alcuni storici è individuabile nel pulpito della
pieve longobarda di Gropina, in provincia di Arezzo,
dell’VIII secolo; anche se esempi successivi di colonna
annodata si trovano dalla Germania all’Ungheria, da
Ferrara a Venezia, da Modena a Spalato. In origine la
colonna, assieme a due leoncini in granito, era posta
nella corte Morosini ove scampò miracolosamente al
bombardamento del 1945 e, dopo il rifacimento della
chiesa, venne collocata nella sede attuale. Diversa la
sorte dei due leoncini che sembra abbiano seguito i
beni mobili della famiglia Gottemburg – Morosini
quando questa alienò la corte lusiana.
3.2
Itinerario tra agricoltura e natura
Dopo aver considerato i beni artistici ed architettonici
del paese, volgiamo ora la nostra attenzione alle caratteristiche peculiari del territorio, che fanno di Lusia e del
suo circondario un’eccellenza nazionale nel campo
dell’orticoltura.
Percorrendo via Provvidenza, nome forse non scelto
casualmente, all’incrocio con via Adige troviamo il
Mercato Ortofrutticolo che è stato, ed è, il cuore
economico di Lusia. Istituito nel 1955 come Centrale
Ortofrutticola su iniziativa della Camera di Commercio
di Rovigo, aveva lo scopo principale di creare un unico
punto di riferimento commerciale per le aziende
ortofrutticole presenti nel territorio comunale. Da una
semplice palazzina uso uffici e abitazione per il custode
e da due capannoni, uno vicino all'ingresso e un altro
come prolungamento della palazzina la Centrale ebbe
inizio uno straordinario sviluppo. All'inizio degli anni
sessanta si rese necessario un ampliamento per
l'aumento di richieste e una modifica per agevolare la
viabilità dei nuovi camion. Il capannone più piccolo,
vicino all'ingresso, fu trasformato in bar e negozi di
mezzi tecnici per l'orticoltura e venne costruita un altro
capannone, dirimpetto a quello dopo la palazzina, ove
furono trasferiti gli stands di vendita del capannone
modificato, ed un secondo capannone di pari lunghezza posto sul retro per le attività di servizio del mercato.
a cura di Renato Maggiolo
Aumentando di anno in anno la produzione si rese
presto necessario ampliarne la superficie tanto che, nel
1975, tutti e tre i capannoni risultavano raddoppiati. Nel
1978 una cooperativa di orticoltori operante in mercato
costruì, all'esterno del mercato, un capannone per
eseguirvi lavorazione e confezionamento di prodotti
orticoli da vendere ai supermercati. Dal 1985 questa
cooperativa divenne la più importante cooperativa
ortofrutticola del Veneto, con duecentocinquanta soci
orticoltori, anche di regioni del Sud, e un centinaio di
dipendenti addetti al confezionamento. Questa cooperativa forniva verdure alle maggiori catene di supermercati italiani.
A circa 500 metri dal Mercato Ortofrutticolo in direzione
Est, sempre lungo via Provvidenza, si trova l’orto didattico il Profumo della Freschezza. Inaugurato ufficialmente il 15 luglio 2013, da un’idea di Renato Maggiolo,
l’orto didattico è un piccolo “paradiso terrestre” dove,
in circa due ettari, la produzione orticola è affidata a
tecniche tradizionali senza l’impiego di prodotti chimici,
quindi nel massimo rispetto dell’ambiente e della biodiversità. L’introduzione di siepi e cespugli, oltre a dare
un aspetto più “naturale”, diventano dimore di insetti,
piccoli mammiferi, uccelli, un microcosmo di biodiversità che garantisce la qualità e soprattutto la genuinità
degli ortaggi.
Itinerario tra agricoltura e natura
L’orto didattico secondo Renato Maggiolo, suo fondatore, non si deve limitare ad insegnare come coltivare e
quando raccogliere il prodotto, ma deve fornire anche
un’educazione alimentare. Si tratta di imparare a gustare “i profumi della freschezza e della biodiversità” e a tal
proposito è da poco attivo il progetto di stage finalizzati
ad imparare a “cuocere in maniera ottimale le verdure
perché mantengano intatti sapori e proprietà nutrizionali”. [33, 34]
Restando in tema di biodiversità, va segnalata in loco,
a poco più di una decina di minuti a piedi ancora lungo
via Provvidenza in direzione Est, sulla sinistra, la
presenza dell’azienda agricola Bagari del Cav. Luca
Stefano Callegaro; prima azienda italiana a vantare il
certificato europeo Biodiversity Friend.
3.2
3.2
Itinerario tra agricoltura e natura
Qui la ventennale attenzione verso le biodiversità ha
prodotto un angolo di eden. Alberi ed arbusti, cespugli
e piccole aree lasciate incolte permettono il germogliare della vita sia animale che vegetale. Costeggiando il
fondo del Cav. Callegaro lungo via Carlo Goldoni si
giunge ai piedi dell’argine dell’Adige dove un bel fondale di piante segna la fine dell’azienda ma non l’impegno
del suo fondatore in favore di un corretto uso della
natura che “lo porta anche a curare tutto l’argine che
confina con il suo orto e vi ha perfino collocati dei cestini per immondizia, in modo da invogliare le coppie che
utilizzano quel suggestivo tratto di argine a non buttare
per terra i resti delle loro consumazioni”. [35, 36]
L'orticoltura di Lusia è figlia dell'Adige, esattamente
come l'agricoltura dell'antico Egitto dipendeva dal Nilo.
Prima di tutto per la sabbia con cui l'Adige ha coperto
il terreno con le ripetute alluvioni, ultima quella di fine
ottocento. Nell'immaginario la sabbia è sinonimo di
deserto e invece i salatari lusiani sono riusciti a trasformarla in terreno produttivo ed approfittare della mineralità di cui la sabbia dell'Adige è ricca per produrre degli
ortaggi particolarmente sapidi, tanto da non aver
bisogno di sale nel condimento. Ora, con l'espandersi
in Lusia delle colture al naturale, senza utilizzo di trattamenti antiparassitari ed anticrittogamici, si è avuta
l'evidenza di un altro grande vantaggio portato
dall'Adige: la ricchezza di biodiversità, sia di vegetali
che di insetti. Con i due argini e le molte golene l'Adige
occupa un nastro di terreno largo mediamente due
chilometri e lungo dal Tirolo all'Adriatico, con il solo
restringimento dell'attraversamento di Verona.
Itinerario tra agricoltura e natura
Una lunga striscia di terreno in cui non vengono fatti
trattamenti chimici né diserbi e nella quale la presenza
dell'uomo è saltuaria e solo su una parte di argine. Una
grande autostrada piena di zone umide lungo la quale
insetti ed altri piccoli animali hanno trovato il loro habitat
ideale e vagano indisturbati dai monti al mare. Anche i
semi di piante ed erbe o portate dal vento o trasportate
da uccelli ed insetti si propagano dal mare ai monti e
viceversa, si incontrano e a volte si incrociano dando
vita a nuove piante. Un'oasi di biodiversità difficilmente
ripetibile. Tutto il comune di Lusia, nel suo lato più lungo
è costeggiato da questa grande fortuna. Lo studio per
la progettazione di colture nella biodiversità in alcuni orti
di Lusia ha evidenziato come possa bastare qualche
uscita da questa autostrada per espandere insetti utili
alle colture agricole in tutto il territorio circostante,
ovviamente se non vengono spruzzati insetticidi e, se vi
fossero fossati con larghe rive, anche le erbe e le piante
si propagherebbero negli orti. La piacevole sorpresa e
le successive constatazioni sono iniziate con le osservazioni e le catalogazioni fatte dal WWF presso l'ortodidattico di Lusia. Tredici varietà di anfibi trovati nel
laghetto, dieci varietà di libellule, molte decine di varietà
di farfalle tra cui la Lecaena Dispar che si riteneva vivesse solo sul monte Baldo.
E poi il martin pescatore e l'upupa. [ 37, 38, 39]
3.2
La ricerca per capire come abbiano potuto arrivare ed
insediarsi in questo orto, nel quale da tre anni non
vengono usati prodotti chimici, così tante specie di
provenienza diversa si è constatato che l'orto è a poca
distanza un di parco semi abbandonato che a sua
volta costeggia l'Adige. Dall'orto al parco all'argine si è
visto che tutto proviene dall'Adige.
Il passeggio lungo l'argine dell'Adige, fatto con attenzione per quello che sta attorno, diventa una esperienza, una scoperta di biodiversità sia animale che vegetale. Non solo godimento per la vista l'olfatto e l'udito, ma
anche per il gusto e la salute per chi sa raccogliere le
molte erbe commestibili spontanee che si possono
trovare lungo l'argine, soprattutto nella zona di Lusia
ove l'argine è esposto quasi tutto a sud.
3.2
Itinerario tra agricoltura e natura
Già sul finire dell'inverno si può raccogliere la viola hirta
e riempire di colore e profumo la casa. Ad aprile ranuncoli e il tarassaco con cui preparare frittate e torte
salate ed anche la possibilità di aromatizzare con la
salvia dei prati.
A maggio l'asparago selvatico e i bruscandoli per risotti
e frittate. Cercandola bene sotto l'erba ormai alta la
sfiziosa rucola selvatica ed anche timo e mentuccia. In
tante zone umide lungo l'unghia dell'argine si trova la
valeriana dioica con cui dare gusto alle primaverili
insalate.
Solo i più esperti possono raccogliere, dalla primavera
all'autunno, molteplici varietà di erbe officinali con cui
alleviare i sintomi di molte malattie. Senza raccogliere si
può allietare la vista con il salix alba ed anche i grossi
cespugli formati dai salix triandra e salix porpurea.
Nelle zone umide l'ontano.
Ed ancora i cespugli di sanguinelle e i sambuchi.
I più attenti riescono anche ad intravedere la scabiosa
columbaria poligala micaeensis, erbe che sono rimaste
solo su questi argini. Chiunque può godere delle
infiorescenze vistose del verbascum, dell'ononis spinosa e del echium italicum, ultima a fiorire. [40, …46]
Un altro scrigno di biodiversità si trova al limitare est del
comune, ai boi della Feriana. Piante, alberelli, arbusti ed
erbe che sono sopravvissuti solo in questa zona umida
che gode di una frequentazione di fauna e avifauna
molto interessante.
Itinerario ciclabile
nei dintorni
4. Itinerario ciclabile
Torre Morosini •
Argine destro dell’Adige •
Via Garzare – Cavazzana •
Chiesa di S. Lorenzo e Oratorio di S. Lucia •
Via del Ceresolo •
Strada Provinciale 69 - Ca’ Zen •
Oratorio di S. Lorenzo •
4.1 Cavazzana
4.1.2 Santa Lucia
4.1.2 Ca’ Zen
4
Itinerario ciclabile
Il percorso si propone di andare alla scoperta del
territorio comunale di Lusia, con una mobilità slow che
permette di apprezzarne meglio le peculiarità.
Partendo sempre da Torre Morosini si percorre l’argine
dell’Adige verso occidente per una mezz’oretta fino
all’incrocio con via Garanze. Qui, lasciato l’argine, ci si
dirige a sud e dopo una ventina di minuti, si raggiunge
la frazione di Cavazzana. Da Cavazzana, costeggiando
l’argine sinistro del canale Ceresolo - che in alcuni tratti
coincide con il tracciato di un antico paleoalveo
meridionale dell’Adige (VI-V sec. a. C.), passando per
la località Bornio si prosegue in direzione est fino
all’incrocio con la Strada Provinciale 69 che ci porta a
toccare le località Le Saline e Ca’ Zen. Quindi risalendo
sull’argine dell’Adige si fa ritorno alla Torre Morosini.
MAPPA
Cavazzana
Borgo antichissimo, le cui origini sono coeve con quelle
del comune capoluogo e quindi databili attorno al X
secolo, Cavazzana non è stata distrutta dagli eventi
bellici del 1945 e la chiesa, intitolata a San Lorenzo,
presenta intatte tutte le trasformazioni, stratificazioni,
modifiche, ampliamenti che ne hanno segnato la storia.
[47]
Un riferimento alla presenza di un primo edificio sacro si
trova tra le donazioni fatte da papa Callisto II a Litaldo,
abate della Vangadizza (1123). Nel 1410 un certo
Domenico donò il terreno su cui edificare una nuova
chiesa, chiesa che fu certamente ultimata nella metà
del secolo successivo. Monsignor Giulio Canani,
vescovo di Adria nella sua Visita Pastorale del 1564,
riferisce di aver trovato una chiesa “… appena costruita
4.1
dalle fondamenta …”, con sei altari: Maggiore, Santissimo, Crocefisso, B.V. Maria, S. Lucia e S. Sebastiano,
ben fornita di suppellettili, con fonte battesimale e
campanile. Le successive notizie storiche sembrano
suggerire che l’edifico sacro non abbia subito trasformazioni fino alla fine del XVIII secolo, ma forse neppure
un’adeguata manutenzione per far fronte alle ingiurie
del tempo e alle calamità naturali, tanto che, nella Visita
Pastorale del 1793, la chiesa appare in uno stato di
degrado tale da suggerirne la demolizione e la ricostruzione. Per il progetto fu scelto, sembra dai parrocchiani
stessi, l’architetto lendinarese don Francesco Baccari
dell'ordine dei Lazzaristi, che costruì un edificio di
gusto neoclassico: pianta a croce latina con tre navate,
la centrale più ampia delle laterali si conclude nel
presbiterio col coro.
Della chiesa precedente e dei suoi oltre tre secoli di
storia furono salvati, quattro altari (compreso l’altar
maggiore) in marmi pregiati ed alcuni elementi artistici:
la lapide con stemma dei Cattaneo (1410), la lastra
tombale di Galeazzo da Milano (1533), la lapide sepolcrale con busto del parroco G.V. Lorenzoni (1705) e
due importanti pale di Angelo Trevisan (1709). Di notevole interesse risulta essere anche l’organo recentemente restaurato. Realizzato a Venezia nel 1832 da
Giacomo Banzoni e figli, allievi e successori dei Callido.
4.1
Lo strumento è un esempio della transizione stilistica
tra l’estetica neoclassica callidiana e il nuovo stile
romantico ottocentesco, con una particolare attenzione nella ricerca della qualità dei materiali. [48, … 51]
Dopo molteplici interventi, alcuni documentati, di
riparazione o pulitura durante i quali l’organo subì
pesantissime modifiche, lo strumento fu definitivamente abbandonato, e in parte smontato, nel 1948, e in tali
condizioni restò fino all’intervento di restauro del 2010,
quando fu riportato al suo antico splendore in tutte le
sue caratteristiche tecniche e foniche. Durante
l’intervento vennero restaurate anche la cantoria e la
cassa.
La elegante facciata della chiesa fu ultimata nel 1893 in
stile neoclassico, si presenta su due ordini sovrapposti
separati da un’alta trabeazione spezzata, ed è coronata da un timpano triangolare. Il campanile, sempre del
Baccari, fu inserito nella muratura perimetrale esterna
destra della chiesa tra la sagrestia e il presbiterio.
Santa Lucia
All’intersezione tra la Strada Provinciale 56, via Santa
Lucia e via del Ceresolo, a meno di un chilometro a sud
delle Chiesa di San Lorenzo, sorge l’oratorio di Santa
Lucia Vergine e Martire.
Si tratta di un edificio di modeste dimensioni, poco più
di 4 metri di larghezza per 7 di lunghezza, ad aula unica
con un altare ligneo di buona fattura, con campanile a
cavaliere munito di due campane. Edificato probabilmente nella seconda metà del XVII secolo passò a più
proprietari privati nel corso del XVIII e XIX secolo. Oggi
è di proprietà della parrocchia di San Lorenzo di Cavazzana.
4.12
4.2
Ca’ Zen
La località di Ca’ Zen - oggi sulla riva destra dell’Adige,
al confine orientale del territorio comunale - fino al 1719
si trovava sulla riva sinistra e solo in seguito ai raddrizzamenti operati dalla Serenissima sulle anse del Fiume,
che erano causa di disastrose rotte, deve il suo nome
alla nobile famiglia veneziana degli Zen che qui aveva
vasti possedimenti fondiari. Gli Zen erano subentrati al
casato patrizio dei Capello prima del 1726 e tra le varie
dotazioni della proprietà vi era anche un piccolo oratorio intitolato a S. Valentino del quale si ignora l’anno di
costruzione. Attorno alla metà del XIX secolo l’oratorio
venne intitolato alla Maternità di Maria Vergine e oggi
risulta dedicato alla Beata Vergine Annunciata. Nonostante abbia cambiato titolo più volte ancor oggi nel
cuore della gente l’oratorio è rimasto legato al culto di
San Valentino tanto che il 14 febbraio, giorno di San
Valentino patrono degli innamorati, l’omonimo Comitato organizza la giornata dedicata all’amore con messa
al mattino e zoghi de nà volta (giochi di una volta) lungo
l’argine dell’Adige il pomeriggio.
Appuntamenti
5
6 gennaio - Lusia •
Brusa la Vecia
9 gennaio - Bornio •
San Giuliano
14 febbraio - Ca’ Zen •
Festa di San Valentino
20 aprile - Lusia •
Commemorazione dei caduti
nel anniversario del bombardamento
15 giugno - Lusia •
Festa del Patrono SS Vito e Modesto
15 luglio - Lusia •
Fiera della Madonna del Carmine
Ultimi due fine settimana di luglio - Lusia •
Orti in festa
1-10 agosto - Cavazzana •
Sagra di Cavazzana
6
English version
Today's Lusia was rebuilt following the disastrous bombing
of April 20 th 1945 that destroyed the ancient village of
Roman origin, leaving only some ruins as testimony of its
past.
This brochure proposes two itineraries, one focuses on the
cultural heritage and the other one on the surrounding
environment . Both tours allow us to go through, not only
ideally but also physically, the millenary history of the village
of Lusia, from the domination of the Estensi family to the one
of the Republic of Venice, from the bombing of April 20 th
1945, to the post war reconstruction that led to its economic rebirth.
• Itinerary 1: Lusia history, art, agriculture and nature.
It is a walking itinerary along the streets of the historical
centre. Departing from the Tower Morosini, on the bank of
the Adige river, testimony first of Lusia when it was under the
Estensi domination and then of the Venetian court of the
Morosinis, it passes through the Park of the Remembrance,
a parish complex, destroyed by the WWII bombing formerly
mentioned. From here it leads to the new Lusia, beginning
from the rebuilt Church of the Saints Vito and Modesto, to
pass then, along via della Provvidenza, to the emblem of the
economic rebirth, the Fruit and Vegetable Market . The excellences in the fruit and vegetable crops that we can find
between via della Provvidenza and the bank of the river
Adige, distinguish themselves for the attention both toward
the biodiversities as well as to sustainable agriculture. Going
up again on the bank of the Adige river we can compare the
two environments: the one of the natural river and river
banks on the north and the agricultural environment on the
south.
• Itinerary 2: Lusia and its surroundings.
It is a bicycle itinerary to the west along the banks of the
river Adige allowing to admire the varieties of fruits and
vegetables , and then cycling south along via Granze to
Cavazzana whose origins go back to the XII century. Here it
is possible to visit the Church of St. Lawrence, rebuilt at the
end of the XVIII century on a preexisting sacred building of
the XVI century.Inside there are valuable altars in polychrome marbles, as well as an organ realized in Venice in 1832
by Giacomo Banzoni and sons, who were students and
successors of the Callidos. Crossing the Road 56, for less
than a kilometer south of the Church of St. Lawrence, there
is the Chapel of Saint Lucy, a small oratory built in the
second half the XVII century that houses a beautiful wooden
altar. From here the path follows the coasts along the
Ceresolo up to Bornio, continue towards east to join the
Road 69 to Ca' Zen; then it's back to Lusia passing on Road
18 that runs along the Adige.
Numeri utili
Carabinieri
0425-641019
Pro Loco di Lusia
347.5133289
Comitato Festeggiamenti Cavazzana
347.5502631
Accademia delle Verdure dell'Adige
336.794014
Dove mangiare
Al Ponte da Luciano
Via Bertolda, 17
tel 0425.669890
Bar Centrale
Via G.Garibaldi, 5
tel 0425.607603
La Nespola
P.zza Papa Giovanni XXIII, 117
tel 0425.667778
Lago dei Cigni
Via Saline, 1
tel 0425.607671 - 0429.690211
Orchidea
Via Comacchi, 48
tel 0425.607549
Rendez Vous
P.zza Commercio, 160
tel. 0425 607787
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lusia libretto - Proloco Lusia