INTRODUZIONE: Quanta stella c'è nel cielo
musica: C'è tempo (Fossati)
TEMA-1: AMBIENTAZIONE
SCENA-01: Servitù volontaria
SCENA-02: Vennero a prendere
BRANO-01: Lili Marleen
BRANO-02: Der kaiser... intermezzo (strumentale)
TEMA-2: AKTION T4
SCENA-03: Vite indegne di essere vissute
SCENA-04: Eliminazione delle persone inutili
BRANO-03: Rabbia e tarantella
DANZA-1
BRANO-04: Mio fratello che guardi il mondo
TEMA-3: ALTRE MINORANZE
SCENA-05: Triangolo rosa
SCENA-06: Porrajmos
BRANO-05: Streets of Philadelphia
BRANO-06: Amari sza amari
TEMA-4: NOTE DALL'INFERNO
SCENA-07: Se il cielo fosse carta
SCENA-08: Ninna nanna
SCENA-09: La musica dentro
BRANO-07: Ein judisches kind
BRANO-08: Ninna nanna ebraica
BRANO-09: Brundibar
TEMA-5: ANCORA MASSACRI
SCENA-10: Le ferite del silenzio
DANZA-2
BRANO-10: Senzenina
TEMA-6: UMANITA RADICALE
SCENA-11: Umanità estrema – i Giusti
SCENA-12: Quanto cielo nella stella
BRANO-11: Mama Africa (gospel)
BRANO-12: Hush (gospel)
TEMA-7: RESISTENZA NONVIOLENTA
SCENA-13: I Giusti tra le Nazioni
SCENA-14: Donne resistenti – Mi chiamo Lea
SCENA-15: Tra Naviglio e Panaro
BRANO-13: Schindler's list
BRANO-14: La vita è bella
BRANO-15: Khorakhanè
CHIUSURA: Quanto cielo e quanta stella
SCENA-16: Finale
musica: C'è tempo
BRANO-16: Gam gam
DANZA-3
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LETTORI: L1, L2, L3.
MUSICA STRUMENTALE DI ACCOMPAGNAMENTO
MF: Musica Forte (normale esecuzione);
Mp: Musica piano (ben udibile, ma senza sovrastare il parlato);
Mpp: Musica pianissimo (sottile velo sonoro);
S:
Silenzio.
A volte il brano di accompagnamento verrà indicato esplicitamente (in genere variazioni sul
pezzo musicale che seguirà la lettura), altre volte verrà lasciato alla scelta degli strumentisti.
Introduzione
MF: “C'è tempo”, Ivano Fossati circa 20''.
Mp: “Quanta stella”, Sandor Petofi.
(L1) - Quanta goccia c’è nell’oceano?!
(L3) - Quanta stella c’è nel cielo?!
(L1) - E quanto dolore nel cuore?!
Mp o S: “Eneide”, VI-309, Virgilio.
(L3) - Come le foglie, che cadono a
milioni nei boschi, staccate dal primo
gelo d'autunno.
Scena - 01
Servitù volontaria
Mpp o S
(L1) - Quanta foglia c'è nel bosco.
E ogni foglia, ogni goccia, di questa storia, ti conduce subito all'oceano di quella
violenza assoluta, di quell'indicibile dolore.
(L2) - È una storia resa possibile dal
tacito consenso, a volte diretta
complicità, della maggioranza delle
persone comuni, per quieto vivere o
per interesse, in quella che è stata
definita “servitù volontaria”.
È questo che chiediamo a voi:
di assumere la posizione, per noi
oggi scomoda, della gente comune di
allora; di guardare le scene con gli
occhi di quell'impiegato, quella
maestra,
quell'operaio,
quel
funzionario...
che
lasciarono
accadere quelle violenze; di sentirvi
servi volontari di quegli orrori.
S
(L1) - Perché è questo che è accaduto.
BRANO - 01: Lili Marleen
-2-
Scena - 02
Vennero a prendere
Mp: (variazioni sul BRANO-2 o altro)
(L1) “Vennero a prendere”, Martin Niemöller - Bertolt Brecht (adattamento)
Prima di tutto vennero a prendere i malati cronici:
erano un peso per la società.
Poi vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
S
Un giorno vennero a prendere me,
e non c'era rimasto nessuno a protestare.
BRANO - 02: Der kaiser von Atlantis - intermezzo
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Scena - 03
Vite indegne di essere vissute
Mpp
(L1) - C'è una strada a Berlino, Tiergartenstrasse, la strada del parco degli animali.
Al numero 4 di quella strada, tra alberi e case di gente comune, di gente come noi, c'era
la sede dell'ente pubblico per la salute e l'assistenza sociale.
Era questo il quartier generale del progetto Aktion T4.
Vennero soppresse più di 200.000 vite umane, giudicate indegne di essere vissute.
Erano le vite di persone con malattie genetiche o con malformazioni fisiche o giudicate
malate di mente, o semplicemente ritenute inguaribili.
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(L2) - La propaganda sull'eugenetica e sull'igiene razziale aveva spianato la strada.
Nel 1920 un giurista e uno psichiatra pubblicano un libretto dal titolo eloquente:
“Autorizzazione alla soppressione delle vite non più degne di essere vissute”.
Nel '22, il semplice caporale Adolf Hitler scrive documenti sulla salvaguardia e il
miglioramento della razza ariana.
Nelle scuole, l'aritmetica si imparava risolvendo problemi come questo:
Mpp: (variazioni sul BRANO-3 o altro)
(L3) - Un malato di mente costa circa 4 marchi al giorno, un invalido 5,5 marchi, un
delinquente 3,5 marchi. In molti casi un funzionario pubblico guadagna al giorno 4
marchi, un impiegato appena 3,5 marchi… rappresenta graficamente questi dati…
Il Reich tedesco spende circa 1.2 miliardi di marchi ogni anno per la cura e il
trattamento medico di cittadini con malattie genetiche... se un bambino idiota costa
come quattro o cinque bambini sani…
S
(L1) - Ma alla sera, cosa abbiamo detto a nostro figlio quando ci ha mostrato il
quaderno ?!
Forse è stato più facile tacere! Uniformarsi! O forse ci esaltava l'idea di appartenere a
una razza superiore?!
Che cosa abbiamo pensato, detto e fatto quando nostro figlio ci ha mostrato il
quaderno?!
BRANO - 03: Rabbia e tarantella
DANZA-1: il brano si presta a mettere alla berlina il fasto dei regimi: la danza deve
mantenersi ironica. Le danzatrici potrebbero entrare con portamento marziale e pian piano
cominciare a marciare al passo dell'oca e a tempo di musica.
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Scena - 04
Eliminazione delle persone inutili
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(L2) - A partire dal 1933 vengono istituite oltre 200 “corti genetiche” per
l'individuazione delle persone con malattie ereditarie, o inutili alla società. Ne
verranno censite un milione.
Dapprima vengono coinvolte le ostetriche, tenute a denunciare ogni bambino nato con
tare genetiche. E poi i medici di famiglia.
(L1) - A questo punto, abbiamo
accettato che il delirio e l'aberrazione
siano diventati la normalità. Se accettiamo questo, accettiamo tutto. Le
eliminazioni avvenivano in luoghi come
questo, la clinica di Hamadar. Tutto il
paese sapeva. Tutti noi sapevamo.
I ragazzi dichiarati minorati venivano
ricoverati, e poi trasferiti senza nemmeno informare i genitori:
Mp: (variazioni sul BRANO-4)
(L3) - « Signor direttore, oggi ho ricevuto una Sua lettera proprio quando avevo finito
di prepararmi per prendere il treno di mezzogiorno per venire a trovare la mia amata
figliola all’ospedale. Ero paralizzata dallo spavento leggendo la lettera, una cosa del
genere è veramente terribile per una madre. Se avessi saputo che un nuovo
trasferimento della mia ragazza sarebbe stato possibile, certamente avrei insistito per
riportarmela a casa e certamente il carico non sarebbe stato eccessivo.
Lei mi informa di non sapere dove essa sia stata trasferita. Ma Lei sicuramente non
permetterà il trasferimento senza essere a conoscenza di dove andrà, quindi esigo di
sapere dove si trova mia figlia.
All’inizio del ricovero di mia figlia, stavo malissimo, ... ma ho creduto che la mia
preoccupazione iniziale fosse ingiustificata, che non era così come diceva la gente. Fino
a oggi ho pensato che la ragazza fosse stata data in buone mani.
Le chiedo, sotto la mia responsabilità, di riprendere la ragazza ... come prima cosa devo
sapere dove si trova. Come già detto mi sembra impossibile che Lei possa trasferire una
ragazza senza prima aver chiesto ai genitori.
S
Se succedesse qualcosa alla ragazza siamo in grado di pagare il funerale. »
BRANO - 04: Mio fratello che guardi il mondo
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Scena - 05
Triangolo rosa
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(L3) - Un mese dopo l'ascesa al potere, il governo nazista proibì tutti i periodici della
comunità omosessuale e ne mise fuori legge le organizzazioni.
Le porte dei campi di concentramento si aprirono molto presto per loro: nel 1933 i primi
arresti. Molti furono poi internati in occasione delle Olimpiadi di Berlino del '36, per
"ripulire le strade".
Nei campi di concentramento le lesbiche non venivano catalogate come omosessuali, ma
come pervertite, come accadeva per le prostitute. E, come queste, avevano l'obbligo di
indossare il triangolo nero.
Rudolf Höss, comandante nel campo di Sachsenhausen, stilò la seguente relazione:
(L2) - « Gli omosessuali vennero posti in un blocco isolato, e sottoposti a un duro lavoro
che avrebbe dovuto servire a riportarli alla normalità. Ma l'effetto era differente a
seconda delle diverse categorie. I risultati migliori si ottenevano con i giovani dediti alla
prostituzione… Non così con quelli ormai troppo incancreniti nel vizio. Del resto, era
facile riconoscerli. Per la leziosità femminea, per la civetteria, per l'espressione sdolcinata
e per la gentilezza eccessiva verso i loro affini, si distinguevano assai bene da coloro che
avevano voltato le spalle al vizio, che volevano liberarsene… In ogni caso, fu molto
istruttivo per me poter studiare la vita e gli stimoli degli omosessuali di ogni genere e
osservare le loro reazioni psichiche in relazione alla prigionia. »
(L3) - Sui gay definiti incalliti furono condotti esperimenti medici nel tentativo di
recuperarli alla normalità. Due teorie rivali si contesero il campo.
Il chirurgo Knud Sand era dell'avviso che l'omosessualità fosse una malattia guaribile
attraverso il trapianto di "testicoli sani". L'endocrinologo Carl Vaernet, invece, propendeva
per una soluzione ormonale.
(L2) - Su interessamento di Himmler, Vaernet si stabilì a Praga per compiere i suoi studi
nel campo di concentramento di Buchenwald.
La "cura" di Vaernet consisteva nell'inserire nell'addome una dose massiccia di
testosterone che sarebbe dovuta bastare per un anno. A distanza di tre settimane, l'80%
delle persone operate era deceduto.
Mp: (variazioni sul BRANO-5)
(L1)
Da una testimonianza di Paul-Gerhard
Vogel, internato nel campo di Emsland.
« Per circa sei mesi sono stato "piegato in
due"; i miei polsi erano ammanettati alle
caviglie. Quando portavano il cibo la mia
ciotola era sul pavimento e i soldati versavano la minestra dall’alto, così schizzava
tutta fuori. Io dovevo leccarla per terra per
riuscire a mangiare qualcosa.
Non potevo liberarmi dalle manette, così mi
facevo i bisogni addosso.
Poi mi spedirono nella baracca della cosiddetta "squadra dei miserabili". Dovevamo
lavorare dalle 6 di mattina alle 9 di sera.
Facevamo lavori di pulizia, svuotavamo le
latrine… ed eravamo isolati dagli altri…
-6-
Qui il kapò era il peggiore; le guardie delle SS erano pigre, ma lui era quello che ci
tormentava più di tutti. Anche a lui piacevano gli uomini, ed aveva un ragazzo giovane
che usava da "stallone". A lui nessuno diceva niente, ma quando due prigionieri
venivano trovati assieme venivano insultati e picchiati: "froci schifosi", ci dicevano. »
BRANO - 05: Streets of Philadelphia
Tra il 1933 ed il 1945 le persone processate
per la violazione del Paragrafo 175 , che
vietava rapporti omosessuali, furono circa
60.000. Di questi, circa 10.000 vennero
internati nei campi di concentramento, gli
altri furono condannati a pene detentive.
Dopo la fine della guerra e la liberazione dal
nazismo, i sopravvissuti dovettero tenere
nascosta la tragedia appena vissuta per
paura di essere nuovamente incarcerati,
dato che il paragrafo 175 rimase in vigore
nella formulazione nazista per altri 24 anni,
e in forma piu lieve fino al 1979.
Scena - 06
Porrajmos
Mp: (musica vagamente zigana)
(L1) “Un popolo inerme condotto al
massacro”, Santino Spinelli, poeta
Rom abruzzese.
[...] Un popolo inerme condotto al
massacro, nessuno ha visto,
nessuno ha parlato. Cadaveri
risorti dalla palude, orribili visi
mostrati al sole, il dito puntato
verso chi ha taciuto.
S poi alternato a Mp
(L2) - La persecuzione di Rom e Sinti inizia fin da subito, perché essi (questa la
motivazione) pur essendo di origine ariana, “appartengono a un ramo degenerato”
della razza indoeuropea.
(L3) - Nel '33, pochi mesi dopo la nomina di Hitler a Cancelliere, il Governo nazista
istituisce il “Campo di lavoro” di Dachau, dove vengono internati, per essere rieducati,
gli individui considerati asociali: zingari, vagabondi, mendicanti, alcolizzati, prostitute
e gay.
(L2) - Nel '36, lo psichiatra Robert Ritter, Direttore della Sezione “Igiene razziale e
politica demografica” del Ministero della Sanità, riceve il compito di accertare
scientificamente il “fondamento razziale” della devianza sociale e criminale degli
zingari. Ritter si preoccupa di classificarli distinguendo gli Zingari “puri” (socialmente
irrecuperabili) da quelli “meticci” (che si possono recuperare socialmente).
(L3) - A quelli che vengono dichiarati Zingari puri si impone la scelta tra la
sterilizzazione e l’internamento nei Lager.
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(L2) - Ma nel '42 viene emanato il cosiddetto Decreto Auschwitz, in base al quale tutti i
Rom e i Sinti, senza eccezioni, devono essere internati ad Auschwitz-Birkenau.
(L3) - In Italia, la politica fascista si radicalizza progressivamente: dal 1922 vengono
attuati respingimenti e allontanamenti forzati di Rom e Sinti stranieri (o presunti tali)
dal territorio italiano.
(L2) - Nel '38 iniziano nelle regioni del Nord Est vari rastrellamenti e deportazioni in
massa di famiglie verso il meridione e le isole.
(L3) - Dal 1940 l’ordine è di arrestare tutti i Rom e i Sinti e di creare appositi campi di
concentramento sul territorio italiano.
Nel modenese, il campo per l'internamento fu allestito a Prignano: vi furono rinchiuse
prevalentemente famiglie sinte dedite a spettacoli da circo e di piazza.
(L2) - Nel '43 la Repubblica Sociale Italiana impone la deportazione verso i campi di
concentramento nazisti.
Mpp: (musica vagamente zigana)
"Virgilio De Barre detto Frdlein”, testo di Roberta
De Piccoli, da interviste alla moglie Anita
Belinati (2010) e alla figlia Fiorina Belinati detta
Ketty (2015).
Integrazioni storiche: Gnugo De Bar “Strada,
patria sinta. cento anni di storia nel racconto di
un saltimbanco sinto” (Comune di ModenaFatatrac 1998); gli articoli di Paola Trevisan sul
campo di concentramento di Prignano e dati
storici sul campo di concentramento di
Stammlager trovati in rete.
«Papa si alzava tutte le mattine in un sogno…
“dove sei? dove vai? mi abbandoni?”.
Papa aveva degli incubi tutte le notti, urlava dal terrore. Noi figli vivevamo il suo incubo nei
letti vicini. Dentro alla carovana della nostra famiglia, dovevamo essere pronti a fermarlo
perche lui scappava… si buttava giu dal letto per nascondersi: “aiuto…stanno arrivando…
buttatevi… scappiamo…”: la realta di notte diventava un sogno terribile per tutti.
Papa era una persona silenziosa, teneva sempre tutto dentro: “Taci!” diceva alla mamma “Cosa
c’e da raccontare? La guerra la conosce solo chi l’ha fatta. La guerra e dentro di noi, non puo
essere raccontata: non ci crederebbe nessuno. Shhh… silenzio, Anita, stammi vicino… non
parlare”.
Virgilio De Barre e un sinti di cittadinanza italiana e di religione cattolica. La sua e una famiglia
modenese di circensi prevalentemente acrobati. Prima dello scoppio della guerra Virgilio e
famoso come contorsionista. Con la promulgazione delle leggi razziali, in quanto sinto, e
internato nel campo di concentramento di Prignano. Nel 1942 (a 19 anni), in quanto cittadino
italiano, e chiamato alle armi. Virgilio non ha piu residenza, quindi non riceve immediatamente
l’atto di arruolamento. L’atto e formalizzato ‘a forza’ qualche mese dopo, quando e accertata la
sua presenza nel campo di concentramento. Virgilio viene ‘vestito’ da militare e ne e
orgoglioso: questo atto lo rende uguale a tutti gli altri giovani uomini italiani. De Barre Virgilio
di Giovanni Battista matricola 22063 e destinato alla GAF di Gorizia (guardia di frontiera) dal
Distretto militare di Rovigo, con la qualifica di fante combattente. Dopo l’armistizio dell’8
settembre ‘43, con tutta la truppa e gli ufficiali della sua compagnia, e condotto a Stammalager
(prigioniero n. 77850), dove vi sono gia soldati russi e polacchi; e dove in un secondo momento
saranno internati anche molti civili.
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Vi rimarra sino alla liberazione del 1945. Tornera a casa in grave disidratazione dopo essere
stato sottoposto a nuovi interrogatori da parte delle Forze Armate.
3 luglio ’44 - Cara mamma e papa vi scrivo questo mio per farvi noto che io sto bene e così
spero fratelli e sorelle; in famiglia non pensate per me che io sono allegro e contento quando
ricevo vostre notizie. Tutti i camerati mi vogliono bene perche io alla domenica li tengo allegri.
[…]
Virgilio non sa leggere e scrivere percio chiede a qualche compagno farlo per lui.
10 luglio ‘44 - Cari genitori. Dal giorno che ho ricevuto quel sacco di posta in una volta non ho
piu avuto vostre notizie e invece io di notizie sono ingordo e ne vorrei avere tutti i giorni. I due
pacchi che mi avete spedito non li ho ancora visti, e li aspetto.
Molte lettere sono censurate e prive di alcune parti.
[…] che gioia grande sara quando vi potro riabbracciare e baciare fino che vorro. Mamma
porta in casa un po’ di pazienza e poi vedrai che Iddio sara buono e ci fara felici tutti e 2 piu
che mai. Pure te papa mi sei molto caro e ti invio infiniti baci insieme a sorelle e fratelli tutti.
In campo di concentramento e vietato parlare. In campo di concentramento Virgilio ha il
terrore di parlare perche ha il terrore di essere ucciso. Virgilio lavora alla costruzione di una
ferrovia, lavora in silenzio. Virgilio in campo di concentramento e schedato come ginnasta e
col tempo le sue abilita di contorsionista sono riconosciute e apprezzate dagli ufficiali
tedeschi. Virgilio e l’uomo-gomma, Virgilio diventa l’attrazione per gli spettacoli serali dei
tedeschi. Virgilio e un gioco, Virgilio e deriso, Virgilio e tenuto in vita. Virgilio aiuta i compagni
a rubare bucce di patate e immondizia per sfamarsi, distraendo i tedeschi con i suoi numeri di
contorsionismo. Il riso non e liberazione, il riso e terrore, il riso e sopravvivenza.
Il campo di concentramento e il silenzio assoluto.
In campo di concentramento speri nella tranquillita della notte; dopo tutto quello che hai
subito di giorno speri di vivere almeno alla notte. In campo di concentramento non hai
nemmeno la notte, perche senti sempre arrivare gente… gli urli… le cose… uccidere… hai
sempre quel terrore addosso… come fai? Come fai a dormire? Come fai a vivere bene? … senti
tutto… non ti rimane che giocare al silenzio e tapparti le orecchie.
Viriglio nella sua vita ha sempre giocato al silenzio.
A Virgilio non e mai stato riconosciuto il diritto alla pensione di guerra.»
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BRANO - 06: Amari szi amari
Rom e Sinti indicano il massacro del
loro popolo con il termine Porrajmos:
“divoramento”.
Le stime dello sterminio variano tra
220.000 e 500.000 vittime. La
maggior parte trucidate dai Reparti
Speciali operanti nei territori orientali
al seguito delle Armate tedesche.
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Bisognera attendere il 1980, anche in
seguito
alle
insistenze
delle
Associazioni umanitarie, perche il
Governo
tedesco
riconosca
ufficialmente l’esistenza del genocidio
di questo popolo da parte del regime
nazista.
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Scena - 07
Se il cielo fosse carta
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(L2) - La tecnologia e la perizia maturate nelle cliniche del progetto T4 risulteranno
preziose ai gerarchi nazisti e verranno estese ai campi di sterminio. Assieme a mille altri
orrori.
Chaìm ha 14 anni, polacco, contadino; catturato perché ebreo e internato nel campo di
Pustkòw. Lancia questa lettera, scritta in yddish, oltre il filo spinato.
Viene fortunosamente raccolta e conservata fino alla liberazione.
Mp
(L1) - Miei cari genitori, se il cielo fosse carta e tutti i mari del mondo inchiostro,
neppure così potrei descrivervi le mie sofferenze e tutto ciò che vedo, intorno a me.
Il campo si trova in una radura. Sin dal mattino ci cacciano al lavoro nella foresta. I miei
piedi sanguinano, perché ci hanno portato via le scarpe[…] Tutto il giorno lavoriamo
quasi senza mangiare e la notte dormiamo sulla terra.
Ogni notte soldati ubriachi vengono a picchiarci con bastoni di legno e il mio corpo è
pieno di lividi come un pezzo di legno bruciacchiato. Alle volte ci gettano qualche carota
cruda, o una barbabietola, ed è una vergogna: ci si batte, per averne un pezzetto e
perfino qualche foglia.
L’altro giorno due ragazzi sono scappati, allora ci hanno messo in fila e ogni quinto della
fila… veniva fucilato… Io non ero il quinto, ma so che non uscirò vivo di qui. Dico addio a
tutti, cara mamma, caro papà, mie sorelle e miei fratelli, e piango.
Chaìm
S
(L2) - Chaìm morirà poco
dopo.
BRANO - 07:
Ein judisches kind
Scena - 08
Ninna nanna
S
(L3) - Alcuni bambini avevano almeno il conforto della madre.
A volte, quando le madri intuivano che venivano condotte assieme ai figli verso la morte,
cantavano questa ninna nanna per confortarli.
BRANO - 08: Ninna nanna ebraica
DANZA-2: le danzatrici tengono in grembo figlioletti fatti di stracci, realizzati in modo
approssimativo. Importante e la tensione posta nei gesti, nell'accudimento preparatorio, poi
nell'abbraccio con cui, stringendoli al seno, si avviano verso la destinazione.
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Scena - 09
La musica dentro
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(L2) - Anche nell'arte il nazismo volle esaltare la “purezza della razza” e mise
immediatamente al bando la cosiddetta arte degenerata: le correnti espressioniste,
astrattiste, dadaiste, cubiste; la musica ebraica, zigana, jazz, le canzoni di cabaret...
In pochi anni fece piazza pulita della “feccia giudaica” e bolscevica nei musei, nelle
orchestre, nei teatri, nei conservatori.
Tra gli autori dichiarati malati figurano Wassily Kandinsky, Paul Klee, Edward Munch, e
“il più degenerato degli artisti”: Pablo Picasso.
Nella musica, vennero messe al bando le opere di Mendelssohn, Stravinsky, Bartok,
Schönberg, Mahler... e tanti altri.
Mp
(L1) Dal “Canto del popolo ebraico massacrato”, Yitzhak Katzenelson
«Canta! Prendi la tua arpa curva e leggera, e sulle sue corde sottili getta le tue dita,
pesanti come cuori dolenti. Canta l’ultimo canto, l’ultimo canto degli ultimi ebrei in
terra d’Europa.»
Mpp
(L2) - Nei lager la musica era presente; a volte in veste clandestina, a volte favorita dai
comandanti come valvola di sfogo. Nei campi di sterminio, per lo più scandiva certi
rituali, come il risveglio, o l'appello, o mentre si marciava per andare al lavoro forzato,
o infine per l'intrattenimento degli ufficiali.
In certi casi si arrivò a imporre la composizione di canti auto-denigratori.
Mp
(L1) Da “La notte”, Elie Wiesel.
«L'oscurità era totale. Sentivo soltanto quel
violino, ed era come se l'anima di Juliek gli
servisse da archetto. Suonava la sua vita. Tutta
la sua vita scivolava sulle corde. Le sue
speranze perdute, il suo passato bruciato, il suo
avvenire spento. Suonava quello che non
avrebbe mai più suonato[…] Il mio compagno
polacco ci dava l'addio col suo violino.»
Mpp
(L2) - Nel ghetto-lager di Terezin, allestito presso Praga e sfruttato per la propaganda,
furono rinchiusi tanti intellettuali: letterati, artisti, musicisti. Qui furono scritte pagine
sublimi di musica, come le sonate di Viktor Ullmann, o il “Nonet” di Rudolf Karel, o
l'opera per ragazzi “Brundibar” di Hans Kràsa.
Brundibar fu eseguita per oltre cinquanta volte. Fino alla esibizione di fronte alla
delegazione della Croce Rossa, che non seppe o non volle vedere dietro le apparenze, e
nel rapporto definì Terezin “una normale città di provincia”.
S
Poco dopo, il compositore e i piccoli protagonisti
furono inviati alle camere a gas di Auschwitz.
BRANO - 09: Brundibar
Nel campo di Terezin affluirono 140.000 persone;
35.000 si spensero qui; 88.000 furono inviate nelle
camere a gas di Auschwitz. 15.000 erano bambini,
meno di 100 sopravvissero.
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Scena - 10
Le ferite del silenzio
S
(L2) - In Rwanda, il colonialismo introdusse e accentuò profonde divisioni tra le diverse
etnie. Giocò sulle contrapposizioni razziali schierando gli Hutu contro i Tutsi. A una
parte della popolazione rwandese, principalmente Tutsi, fu negata la propria umanità.
Nel 1994 una furia omicida devastò il paese uccidendo più di ottocentomila persone.
Mpp alternata a S
Testimonianza tratta da: “Le ferite del
silenzio”, Yolande Mukagasana.
«C'eravamo rifugiati nella chiesa. Gli
Interahamwe* erano attorno a noi, ma
non ci rivolgevano la parola. I militari ci
hanno circondato e ci hanno detto che
ci avrebbero protetti. Eravamo molto
contenti.
Ma la domenica successiva, i militari e
gli Interahamwe si sono messi insieme
per ammazzarci. Sono svenuta sotto il
colpo di un manganello. La sera, mi
sono svegliata tra i cadaveri dei miei.
Erano tutti nudi, come me. Mi sono
nascosta in un campo di sorgo. Avevo
freddo.
Dopo tre giorni, ho avuto fame e sono tornata verso casa mia. Ho fatto forse quattro
chilometri così, sempre nuda. Quando vedevo delle persone, mi nascondevo nella
boscaglia. Arrivata a casa, ho visto che era distrutta e ho chiesto da mangiare ai nostri
vicini Hutu. Hanno riso. Sono stata circondata e mi hanno fatto sedere di forza al suolo.
Ridevano e mi domandavano dove era la mia famiglia.
Non rispondevo, nascondevo il mio seno con le braccia. Alla fine, uno di loro mi ha presa
e rinchiusa, in una stanza senza finestre. Il giorno ammazzava, la sera mi picchiava e mi
violentava…
S
Quando ho scoperto di essere
incinta, dapprima ho avuto
vergogna. Ma oggi questa bimba
è la sola ricchezza che mi resta.
L'ho chiamata Umumararungu,
che significa: “Colei che mi fa
uscire dalla solitudine."»
*Insieme all'altro gruppo miliziano Hutu, gli
Interahamwe furono responsabili del
massacro della popolazione Tutsi e dei
moderati Hutu.
BRANO - 10: Senzenina
- 12 -
Scena - 11
Umanità estrema – i Giusti
S
(L1) - In situazioni così estreme, la capacità di mantenere viva la propria umanità, di
trovare speranza nel fondo della disperazione, di provare e manifestare solidarietà, ha
qualcosa di eroico, di quotidianamente, umilmente, umanamente eroico.
(L3) Isaia 58, 6-8
Spezza le catene dell'ingiustizia, rimuovi ogni peso che opprime gli uomini, rendi liberi i
perseguitati e sciogli ogni legame che li schiaccia.
Quando dividerai il pane con chi ha fame, accoglierai chi non ha un tetto, darai un vestito
a chi non ne ha, e non abbandonerai il tuo simile, allora ti comporterai in modo giusto.
BRANO - 11: Mama Africa (gospel)
Secondo il Talmud, in ogni generazione ci sono sempre delle persone giuste. Nessuno sa chi siano,
nemmeno loro stessi, ma sanno riconoscere la sofferenza e se ne fanno carico. Ed e grazie a loro che
l'umanita si salva dalla distruzione.
S
(L1) (L3) (L1) -
Scena - 12
Quanto cielo nella stella
Quanto oceano c'è nella goccia?!
Quanto cielo c'è nella stella?!
E quanto cuore nel dolore?!
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BRANO - 12: Hush (gospel)
Scena - 13
I Giusti tra le Nazioni
S
(L2) - A Gerusalemme, nel 1961, durante il processo ad Adolf Eichmann, per l'umanità
svanì per sempre la possibilità di addossare totalmente la colpa dei massacri sulle sole
spalle di qualche mostro.
Perché i lineamenti di quel mostro
erano “terribilmente normali” e
mediocri, si confondevano e confinavano con quelli di tanti altri, pronti a
fornire il proprio tacito, servile,
criminale consenso.
Divenne chiaro che quella feroce
violenza fu resa possibile “non solo
dalle parole e dalle azioni delle
persone malvagie, ma anche dallo
spaventoso silenzio delle persone
oneste”.
Mp: (variazioni sul BRANO-13)
(L1) - Ma proprio lì, accanto alla
sconcertante
scoperta
della
mediocrità del volto del male e degli
- 13 -
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orrori che produsse, emerse anche il volto dei Giusti che misero a rischio la propria vita
per aiutare chi era perseguitato.
Eroi ed eroine che seppero resistere conservando la propria umanità nella notte più
buia. Furono donne e uomini che spesso combatterono e resistettero in modi
nonviolenti.
Nell'Europa in preda alla barbarie, i Giusti che si attivarono furono tanti.
In Italia, i soccorritori furono centinaia di migliaia. Milioni, se si considerano gli aiuti
forniti agli sbandati dell'8 settembre.
(I testimoni si avvicendano leggendo una voce ciascuno)
(T1) - Nascosero nelle loro case e nelle loro parrocchie i perseguitati dalla ferocia
nazifascista;
(T2) - membri delle organizzazioni clandestine che curarono la loro fuga verso la
salvezza;
(T3) - impiegati comunali che falsificarono i documenti di riconoscimento necessari alla
sopravvivenza e all'espatrio clandestino dei fuggiaschi;
(T4) - guardie di frontiera che facilitarono il loro passaggio del confine;
(T5) - autorità civili e militari che finsero di ignorare la presenza degli ebrei nella loro
giurisdizione;
(T6) - funzionari della questura che fecero trapelare le soffiate di imminenti
rastrellamenti;
(T7) - macchinisti che rallentarono la corsa dei treni per consentire la fuga;
(T8) - tanti che fornirono cibo e abiti civili a chi ne aveva bisogno.
BRANO - 13: Schindler's list
DANZA-3
A
Gerusalemme
si
formo
una
commissione indipendente alla quale fu
affidato il compito di indagare e
analizzare i casi dei Giusti tra le Nazioni.
Tra i membri della commissione vi era
Moshe Bejski, sopravvissuto alla Shoah
grazie al suo inserimento nella lista di
Oskar Schindler.
Nel viale dei Giusti compaiono oltre
24.000 nomi, piu di 500 sono Italiani, 16
sono modenesi.
Dalla Mishna, e incisa sulla medaglia dei
Giusti: “Chi salva una vita salva il mondo
intero”.
Scena - 14
Donne resistenti – mi chiamo Lea
S
(L3) - La presenza delle donne nella Resistenza non fu minoritaria e anzi ne costituì la
spina dorsale. A volte la loro azione si svolse nelle organizzazioni combattenti, ma
insostituibile fu il loro contributo alla Resistenza nonviolenta, meno ricordata di quella
armata ma certo non meno importante e capillare, e senza la quale l'opposizione
partigiana non sarebbe esistita.
- 14 -
(L2) - E mentre si resisteva, ci si
infiammava in discussioni su come
sarebbe dovuta essere l'Italia del
futuro, l'Italia che sarebbe sorta
dalle macerie della dittatura e
della guerra.
Mpp (musica sognante)
Testimonianze tratte da “La resistenza non
violenta”, Ercole Ongaro (adattamento).
(L3) - Un'Italia più giusta, senza sfruttati e sfruttatori; una libertà vera, per tutti. E
dove tutti hanno pari dignità.
(L2) - Un'Italia che ripudia la guerra. E dove anche lo straniero oppresso possa
trovare asilo.
(L3) - Si pensava alla scuola, per i nostri figli, che dovevano essere trattati alla pari
dei figli dei ricchi.
(L2) - Pensavamo al lavoro, che non doveva essere così massacrante, come lo era
allora; meglio pagato, e un diritto-dovere per tutti.
(L3) - L'Università doveva essere un diritto di tutti, in modo particolare dei più capaci
e volonterosi, indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza.
Breve pausa
MF: “C'è tempo” (Fossati) 10-15'' circa, poi Mpp
(L1) – Testo ispirato a “C'è tempo”, Ivano Fossati (libero adattamento)
Dicono che c'è un tempo per seminare, e uno più lungo per aspettare.
C'è un giorno che ci siamo perduti, e c'era tutto un programma futuro da realizzare,
un tempo che andava sognato, ma che non abbiamo avverato.
S
Testimonianza di Mara Fonti sulla storia di Lea Garofalo.
«Mi chiamo Lea, Lea Garofalo. Sono nata a Petilia Policastro, profonda e montuosa Calabria,
e sono morta a Milano per mano del mio compagno, o meglio di quello che ho creduto,
sbagliando, essermi compagno: Carlo Cosco, padre di mia figlia Denise, uomo di fiducia di
mio fratello Floriano, capo della ‘ndrina Garofalo, della quale facevano parte tutti gli uomini
della mia famiglia: mio padre, i miei zii, i miei fratelli.
Quel mondo di ‘ndrangheta mi e sempre stato scomodo, come un abito che qualcuno ti
costringe ad indossare, ma che non ti sta e non ti piace. Così, dopo aver provato inutilmente
a convincere Carlo ad abbandonare tutto, a ricominciare insieme una vita degna, nel 1996
stremata decido di prendere Denise e scappare. Fuggire lontano da un destino gia segnato.
Tentare, che chi non ci prova ha gia perso.
Divento testimone di giustizia nel 2002. Inizio a parlare nonostante mi avessero insegnato
a tacere, scelgo anche se mi avevano detto che non avevo scelta, inizio a sognare un’altra
vita anche se avevo imparato a mie spese che sognare non era permesso.
Mi ribello. Per due volte. Le mie parole raccontano una verita che disturba, come tutte le
verita. Disturba Carlo Cosco e i suoi fratelli, ma anche i miei familiari che intanto cadono
sotto il peso del piombo ‘ndranghetista. Io e Denise invece andiamo a vivere da sole, due
donne sole, braccate ma libere, due donne ribelli. Troppo per i Cosco e per i Garofalo.
Il mio e stato un femminicidio di stampo mafioso: hanno riunito nel mio sacrificio due
crimini e due sopraffazioni, delitti che nascono entrambi nelle viscere della famiglia. Una
famiglia autoreferenziale che si alimenta del silenzio e dell’obbedienza incondizionata.
Famiglia che non ammette critiche, ne scelte al di fuori delle sue regole. Norme imposte
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dagli uomini d’onore, dai capi, dai mariti, dai fratelli, dai padri. Famiglie che non prevedono
liberta di poter essere.
Quando nasci, o entri in questo genere di famiglie, sia che si tratti di comunita mafiose sia
che si parli di unioni sclerotizzate su modelli tutti maschilisti di sopraffazione, non hai
scampo: puoi vivere solo se ti guadagni, con l’obbedienza e il rispettoso silenzio, il privilegio
di farlo. Io invece il diritto di vivere lo sentivo dentro di me, nato con me il giorno in cui
sono venuta al mondo. Non dovevo chiederlo, ne guadagnarlo. Imperdonabile insolenza.
Mi rapirono il 24 novembre del 2010, dopo l’ultima passeggiata con mia figlia su Corso
Sempione. Mi portarono nelle campagne vicino Monza. Mi torturarono con ferocia, poi mi
uccisero e bruciarono il mio corpo dentro un vecchio e arrugginito bidone, spingendolo
dentro con forza, incuranti dello scricchiolio delle ossa che si frantumavano. Dissero a
Denise che ero fuggita. Non ci ha mai creduto. Anzi ha denunciato suo padre per omicidio.
Ha testimoniato contro di lui, contro i suoi fratelli e contro il suo ex fidanzato.
La mia piccola Denise… adesso e grande, cresciuta senza essere mai stata bambina e
neppure adolescente. Senza poter credere neanche un momento, nemmeno per una notte
nel principe azzurro…
Oggi Denise e una donna che vive sotto falsa identita, per proteggersi da suo padre, dagli
uomini di suo padre, dalla famiglia. E ribelle come me, fragile come me, disperata come me,
decisa a non abbassare la testa e la schiena mai. Lotta e perde, si alza, continua a lottare e
vince.
Due mesi fa la Cassazione ha confermato l’ergastolo per i miei assassini. Denise era lì,
schermata dagli agenti di scorta. Era lì con i tanti compagni di strada, persone per bene, che
le stanno a fianco. Era lì per me, e per tutte le donne e gli uomini che resistono, e ricordano,
e raccontano storie e nomi che uomini senza onore e senza dignita vorrebbero per sempre
cancellare. »
BRANO - 14: La vita è bella
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Scena - 15
Tra Naviglio e Panaro
MF: “C'è tempo” (Fossati) accenno: 5-10'' circa, poi Mpp
(L1) “C'è tempo” - “Khorakhanè”, Fossati – De Andrè (libera composizione con parole tratte dalle
due canzoni).
C'è tempo, e c'è tempo, c'è tempo.
C'è un tempo perfetto per fare silenzio, e uno che va raccontato…
Per quei campi, strappati dal vento... Un istante, una goccia… un nome, una foglia…
Nessuno manca.
(L3) - Fino al tempo che tutte le gocce e tutte le foglie…
S
“Tra Naviglio e Panaro”, Marta Affricano.
«Vorrei ricordare i ragazzi ebrei ospitati a Villa Emma
durante la guerra, e con essi rendere protagonista via
Mavora. Questa strada, che congiunge Nonantola alla via
Emilia passando per Gaggio, segna il limite est di
Modena e porta le tracce della presenza ebraica nel
nostro territorio. Una presenza di armonia e di
convivenza civile dalla fine del ghetto fino alle leggi
razziali del governo fascista.
Oggi a Gaggio vi e la scuola elementare di mio nipote,
perche mia figlia abita lì, in via Mavora. La scuola
accoglie bambini di varie provenienze ed etnie, che
studiano, giocano, corrono liberi in bicicletta lungo le
ciclabili e raggiungono le case sparse nei campi.
Cosa augurare a loro, se non di vivere insieme, ciascuno con la propria diversita, con l'identita
dichiarata e non nascosta? Molti di loro non sanno dei “Ragazzi di Villa Emma” ne
dell'esclusione e della persecuzione che tanti bambini ebrei – e io tra loro – hanno subito prima
e durante la guerra. Credo sia compito di ciascuno di noi e delle Istituzioni mantenere viva la
memoria di questa storia, perche l'animo e la mente dei ragazzi vengano immunizzati dalla
violenza e dal razzismo.»
BRANO - 15: Khorakhanè (A forza di essere vento)
Chiusura: quanto cielo e quanta stella
MF: “C'è tempo” (Fossati) 5-10'' circa, poi Mpp
(L1)
C'è un tempo perfetto per fare silenzio… in un
cuore che va seminato… con quelle foglie, ormai
fatte di vento…
C'è un tempo stupendo che trafigge le stelle, in un
cielo che guarda e che abbiamo guardato.
(L3) - Fino al tempo che tutte le gocce e tutte le
stelle… si danno la mano.
(L1) - Che buffi saremo, se non l'avremo nemmeno
notato.
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Scena - 16
Finale
BRANO - 16: Gam gam
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Prodotto da:
MODENA
Con il contributo di:
Lo spettacolo e i documenti elettronici
sono disponibili anche online:
http://www.e-paideia.it/fad-meme/course/view.php?id=26
Si ringrazia per la consulenza grafica Federica Tribastone - IPSIA “Fermo Corni” - Modena
CEMU Centro Europeo di Musicoterapia
UPGB Università Popolare “Gregory Bateson” – Modena
Istituto MEME s.r.l.
Via Elia Rainusso, n° 144 – Modena
www.istituto-meme.it
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A FORZA DI ESSERE VENTO