L’ecoguida
di
VISPO!
100 consigli utili
per uno stile di vita capace di futuro
Progetto
VISPO!
Amministrazione Provinciale di Piacenza
OPS - Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo
Con il cofinanziamento del
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio
3
Questa Ecoguida è stata realizzata dalla Amministrazione Provinciale di Piacenza con il
cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, grazie innanzitutto alla
collaborazione del Comune di Venezia, Direzione Centrale Ambiente e Sicurezza del Territorio, che ha
messo liberamente a disposizione i preziosi materiali con cui ha prodotto la propria guida
“CAMBIERESTI?”.
www.cambieresti.net
I testi sono stati tratti dalla guida “CAMBIERESTI?”, integrati e adattati alla realtà piacentina da P. Lega.
I disegni sono degli studenti delle classi 3° Sp. Grafica del Liceo Art. “Cassinari” di Piacenza:
Simone Allegri, Giulia Barelli, Melea Bianchini, Francesca Boninsegni, Filippo Bulla, Alessia Castelli, Valentina
Corbelli, Eleonora Covini, Ilaria Fittavolini, Giulia Iozzia, Simona Mazzocchi, Chiara Podestà, Sara Politi,
Cecilia Ricchetti, Francesco Rizzi, Melissa Signaroldi, Susanna Vaga, Fabio Amani, Matteo Bacchetta, Daniele
Bertino, Claudia Bricchi, Greta Bussandri, Katia Dainese, Camilla Dallavalle, Veronica Guerrini, Camilla
Orlandi, Silvia Pinto, Monica Pozzoli, Cristina Soncin, Gaia Subacchi, Stefano Tosi, Flavio Villa, Elena Zerilli,
integrati da P. Lega.
Adattamento, integrazione e impaginazione a cura di P. Lega.
Foto di copertina: Paesaggio da Gazzola (PC), © Servizio Turismo, Provincia di Piacenza
Amministrazione Provinciale di Piacenza
Area Programmazione, Infrastrutture e Ambiente
Servizio Pianificazione Territoriale e Ambientale
OPS – Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo
via Garibaldi 50, 29100 – PIACENZA. tel. 0523/795369-795257
Stampato presso Punto Grafico, Piacenza
Su carta riciclata.
Marzo 2006
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Sommario
Presentazione
Ringraziamenti
Energia
Acqua
Rifiuti
Parità
Mobilità
Consumo
Alimentazione
Turismo
Finanza
Animali
p.
p.
p.
p.
p.
p.
p.
p.
p.
p.
p.
p.
5
7
8
9
27
32
42
53
61
71
87
91
94
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Presentazione
Questa Ecoguida è stata pensata a supporto delle famiglie e dei cittadini che hanno deciso di
aderire al Progetto VISPO! (Vivere Sostenibilmente è Possibile!), promosso dalla Amministrazione
Provinciale di Piacenza tramite il proprio Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo
(OPS), con il cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, e con la
collaborazione e il partenariato di numerosi Enti, Associazioni ed Aziende.
Da dove nasce VISPO ?
E’ ormai patrimonio comune la convinzione che il modello di sviluppo su cui è impostata la nostra
società non può avere un futuro, non può essere sostenibile a lungo: i consumi energetici hanno
avuto una tale accelerazione in Occidente che le riserve mondiali di petrolio e metano hanno oggi
una autonomia di poche decine di anni, per di più in uno scenario in cui grandi economie
emergenti (Cina, India…) rivendicano giustamente il medesimo diritto di attingervi; questa
situazione è già all’origine di buona parte dei conflitti armati che si sono sviluppati in questi anni e
che sono destinati ad estendersi e ad intensificarsi nel prossimo futuro: ma sono decine le altre
guerre “dimenticate” che insanguinano attualmente il pianeta e che hanno all’origine la lotta per il
dominio di risorse materiali sempre più scarse e quindi sempre più preziose (oro, diamanti,
minerali, acqua, coltan, ecc.). La distruzione delle fonti energetiche fossili è altresì all’origine del
veloce aumento dell’effetto serra e dei conseguenti cambiamenti climatici globali, dai quali il
Protocollo di Kyoto, appena entrato in vigore, sembra già insufficiente a porre un riparo. Questo è
poi un modello di sviluppo che ha prodotto il più esteso e intenso livello di inquinamento che il
pianeta abbia mai visto: inquinamento dell’aria, dell’acqua, delle falde, dei terreni, dei mari; che
sta producendo una quantità di rifiuti che non è in grado di metabolizzare, e che sceglie di
bruciare, aggravando l’inquinamento e l’effetto serra; che alimenta le disuguaglianze e la povertà,
che sovrapproduce generi alimentari nei paesi ricchi e fa morire di fame milioni di bambini nei
paesi poveri, che da un lato sviluppa incredibili successi tecnologici e dall’altro lascia espandere
malattie curabili o prevenibili come Aids, malaria, tubercolosi. E come ormai ognuno sa, l’elenco
può allungarsi all’infinito: distruzione delle risorse ittiche, perdita della biodiversità,
desertificazione, eccetera.
Insomma, questo modello di sviluppo non è più sostenibile, occorre agire, e rapidamente, per
riportarlo sulla strada della tutela dell’ambiente e del diritto alla vita per tutti gli esseri viventi
presenti oggi sul pianeta e che ci seguiranno nel prossimo e lontano futuro.
VISPO! ha come obiettivo la promozione di comportamenti e stili di vita sostenibili tra i cittadini e
le famiglie, in tutti i campi dell’esperienza quotidiana, dalla tutela delle risorse non rinnovabili al
rispetto per l’ambiente e la natura, alla riduzione dell’inquinamento, alla difesa dei diritti e allo
sviluppo della cooperazione e della solidarietà. Il progetto nasce dalla convinzione che l’azione
politica ed istituzionale, pur indispensabile per orientare l’evoluzione della nostra società verso la
soddisfazione dei bisogni collettivi e il miglioramento della qualità della vita di tutti, rischia di
essere inefficace se non trova un appoggio nei comportamenti individuali. Ognuno di noi ha infatti
un ruolo assolutamente essenziale, anche se spesso inconsapevole, nel sostenere e legittimare il
sistema economico e sociale in cui viviamo: ogni volta che entriamo in un negozio o in un
supermercato ed acquistiamo un prodotto, noi facciamo una scelta, diamo il nostro voto; ogni
volta che attiviamo l’interruttore della luce, apriamo il rubinetto dell’acqua, accendiamo il gas,
avviamo l’automobile, gettiamo nel cassonetto un sacchetto di rifiuti,... noi facciamo una scelta,
diamo il nostro voto. La nostra banale esperienza quotidiana è fatta in realtà di mille scelte
ripetute, anche se spesso inconsapevolmente, che legittimano lo stile di vita dominante, il suo
modello di consumo, il suo sistema di relazioni economiche e sociali.
Governanti e amministratori locali devono operare le scelte giuste, con coraggio, guardando non
solo all’interesse immediato dei propri elettori, ma anche al benessere delle generazioni future e
dell’ambiente che dovrà ospitarle; ma anche ognuno di noi, ogni cittadino ha un compito
essenziale, che va ben oltre il voto che sceglie di dare ai propri rappresentanti ogni 5 anni: ha il
compito di scegliere ogni giorno un modo di vivere che tuteli l’ambiente, la vita e i diritti di tutti, a
partire dai piccoli gesti e dai comportamenti quotidiani, adottando uno stile di vita che non sia il
7
banale risultato delle mille blandizie cui ci sottopone l’economia consumistica, ma una vera
anticipazione della qualità della vita che desidereremmo per i nostri figli e nipoti.
Ed ecco dunque questa Ecoguida, una raccolta di osservazioni e di suggerimenti pratici, anche
calati nella realtà piacentina, perché ognuno faccia la propria parte, senza deleghe né attese.
Nessuno è più spettatore, tutti siamo protagonisti!
Ci scusiamo infine in anticipo con i lettori per le innumerevoli mancanze e inesattezze che
ritroveranno inevitabilmente in questa Ecoguida: errata corrige, osservazioni, integrazioni e
suggerimenti sono assolutamente graditi ed utili per le prossime edizioni!
Ringraziamenti.
Per la realizzazione di questa Ecoguida si ringrazia in particolare il Comune di Venezia, Direzione
Centrale Ambiente e Sicurezza del Territorio, che ha concesso la possibilità di utilizzare liberamente
i materiali della propria guida “CAMBIERESTI?”.
Si ringrazia il nodo di Piacenza della Rete di Lilliput per le preziose informazioni raccolte nella
Guida “Piacenza, le trame di un tessuto sostenibile” (Ed. Vicolo del Pavone, 2002), che sono state
ampiamente utilizzate in questa Ecoguida.
Si ringraziano gli studenti e gli insegnanti del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza che hanno
prodotto le illustrazioni, le varie Associazioni di volontariato piacentine che hanno fornito,
direttamente o indirettamente, la propria consulenza, i Partner e i Collaboratori del progetto
VISPO!
(il cui elenco si sta allungando sempre più), che hanno reso concretamente possibile
questo eccezionale esperimento:
• i Partner del Progetto VISPO!:
Comuni di Piacenza, Fiorenzuola, Castel S. Giovanni, S. Giorgio, Rivergaro, Borgonovo, Calendasco;
ARPA, ENIA, TEMPI Agenzia, ENEL SI concessionari di Piacenza, Fiorenzuola, Carpaneto, COOP
Eridana, COOP Consumatori NordEst, SMA, Natura Sì, Piacenza 74.
• i Collaboratori del Progetto VISPO!:
Adiconsum, Alì 2000 Onlus, Ass. Ambiente e Lavoro, Ass. Animali Felici Onlus, Ass. Bambino
Cardiopatico, Ass. Priscilla, Banca del Tempo e dei Saperi, Banca Etica circoscrizione di Piacenza,
Casasana Coop, CEA Area Padana, Città delle Donne Telefono Rosa, CIUAA, Consorzio Bio
Valtrebbia, Consorzio Bio Piace, CTS, Direzione Didattica 8° Circolo, ENAIP, Federconsumatori, Il
Pane Quotidiano, La Pecora Nera, Liceo Artistico Cassinari, Legambiente Circolo di Piacenza,
Lumen, Pappamondo Alimenti Biologici, Rete Lilliput, Smart Club, Terra di Babele, Università
Cattolica del Sacro Cuore
Ogni riferimento al Progetto VISPO! (Vivere Sostenibilmente è Possibile!)
è consultabile dal sito www.provincia.pc.it/ops/
email: [email protected]
8
Energia
PRODUZIONE ENERGETICA
ED EFFETTO SERRA
climatologi hanno opinioni diverse rispetto alle
previsioni temporali, ma tutti concordano nel
dire che gli effetti di un aumento anche di 1-2
gradi avrà pesantissimi effetti per l’ecosistema
terrestre: aumento del livello dei mari con
l 90% del fabbisogno energetico mondiale
conseguenti inondazioni; scioglimento dei
viene attualmente coperto dall’utilizzo di
ghiacci
perenni,
aumento
della
combustibili fossili (petrolio, carbone, gas
desertificazione; perdita di terreni coltivabili;
naturali): bruciare queste sostanze per produrre
aumento di eventi atmosferici distruttivi;
energia
significa
immettere
estinzione di specie animali e
nell’atmosfera quantità enormi di L’etichetta energetica:
vegetali.
anidride carbonica (CO2), uno dei
Come affrontare il problema?
gas maggiormente responsabili
Considerato che più della metà
dell’effetto serra. Altri gas serra
dell’energia che produciamo viene
sono: metano, protossido di
persa,
sprecata
o
usata
azoto (le cui emissioni sono
impropriamente,
la
prima
cosa
da
legate soprattutto alle pratiche
fare è quella di cominciare ad
agricole e zootecniche intensive),
utilizzare gli strumenti di cui già
i clorofluorocarburi (gas usati per
oggi disponiamo per ridurre gli
la
refrigerazione
o
come
sprechi.
Le
grandi
scelte
propellenti spray), il vapore
strategiche
vanno
certamente
fatte
acqueo.
a
livello
politico,
ma
nel
nostro
Per misurare insieme emissioni di
piccolo, in casa, a scuola, in ufficio,
gas serra diversi si utilizza l’unità
possiamo fare molto già solo
di misura eCO2 (leggi CO2
mettendo
in
pratica
piccoli
equivalente). Una tonnellata di
accorgimenti
quotidiani.
protossido di azoto, ad esempio,
Guadagneremo così sulle bollette,
A=bassi consumi
equivale a 310 tonnellate di
ma anche in salute e tutela
G=alti
consumi
eCO2. Le emissioni annue di CO2
dell’ambiente.
equivalente per abitante nella
I
provincia di Piacenza sono di circa 12.4 ton
(anno 2000) per un ammontare totale nella
provincia di circa 3.3 milioni di ton. all’anno. Le
emissioni dovute al consumo di combustibili per
trasporti e al consumo di elettricità sono
aumentate nel decennio del 10-12%, e quelle
dovute ai consumi civili (riscaldamento, usi
domestici, ecc.) addirittura del 17%.
La particolarità dei gas serra è quella di essere
trasparente ai raggi solari, ma allo stesso tempo
di trattenere il calore (sotto forma di raggi
infrarossi) nella parte bassa dell’atmosfera,
determinando in questo modo un aumento della
temperatura media sulla superficie terrestre. I
RISPARMIARE ENERGIA IN
CASA
parliamo di ‘energia domestica’
Q uando
intendiamo quella che si utilizza nelle case,
cioè la somma dell’energia utilizzata per il
riscaldamento e la cucina e per la corrente
elettrica. L’energia domestica assorbe il 18% del
fabbisogno
energetico
nazionale
ed
è
responsabile del 27% delle emissioni inquinanti.
Con alcuni semplici accorgimenti si può
risparmiare fino al 50% dell’energia domestica
che consumiamo.
9
energia
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
energia
L’EFFETTO SERRA
Quando la radiazione solare attraversa l’atmosfera terrestre viene in parte assorbita e in parte
riflessa. La frazione di radiazione restante che giunge al suolo viene assorbita, trasformandosi
in calore e provocando il riscaldamento della superficie terrestre. A sua volta la Terra irradia
energia termica nello spazio, sotto forma di radiazioni infrarosse. Una parte di questa energia
è assorbita dalle molecole di vapore acqueo e Anidride Carbonica (CO2) presenti
nell’atmosfera, che intrappolano, come i vetri di una serra, il calore proveniente dal sole. La
presenza di questi gas, detti appunto gas serra, garantisce un equilibrio termico tale da
consentire la vita nel nostro pianeta. Senza questo ‘effetto serra naturale’, infatti, la Terra
avrebbe una temperatura media di circa 30°C inferiore a quella attuale, che è di 15°C. La
quantità di Anidride Carbonica ottimale, ovvero quella che permette di regolare il naturale
effetto serra del pianeta, è garantita dalla presenza di piante verdi, attraverso la fotosintesi
clorofilliana, e dal processo di assorbimento di CO2 da parte degli oceani. L’aumento di
Anidride Carbonica nell’atmosfera, causato essenzialmente dall’utilizzo dei combustibili fossili
(petrolio, metano, carbone) e dalla deforestazione incontrollata, provoca un graduale aumento
dell’effetto serra con conseguente riscaldamento del pianeta e possibili mutamenti del clima.
Gli effetti più importanti dovuti al surriscaldamento dell’atmosfera terrestre sono l’instabilità
climatica (mutamento dei regimi climatici, aumento degli eventi estremi), la desertificazione, lo
scioglimento dei ghiacciai e l’aumento del livello del mare. Oltre all’Anidride Carbonica esistono
altri gas serra (il metano, il protossido di azoto, i clorofluorocarburi e gli halons) che
non sono direttamente imputabili alla produzione di energia, ma dipendono ad altre attività
umane, quali la produzione industriale, la zootecnia intensiva, la produzione agricola e lo
smaltimento dei rifiuti.
Gli elettrodomestici
Nelle nostre case ci sono molti elettrodomestici e
ognuno di questi consuma energia. E’ quindi
importante leggere l'etichetta energetica al
momento della scelta d'acquisto e preferire quelli
a minore consumo (Classe A, A+): questi hanno
un costo (non sempre) più elevato degli altri ma,
nel tempo, ci faranno risparmiare, per cui
ammortizzeremo la maggior spesa ogni volta che
li useremo. Va posta attenzione inoltre sulla
scelta degli elettrodomestici: quelli robusti e
riparabili durano più a lungo e si evita così una
parte dei costi per il loro smaltimento. Su questo
ultimo punto, è buona norma informarsi sulla
disponibilità a ritirare l'usato da parte del negozio
presso il quale si acquista il nuovo. Con le
attenzioni generali di cui abbiamo accennato e
quelle che seguono, specifiche per la
manutenzione e l'utilizzo di ogni apparecchiatura,
possiamo ridurre dal 30% al 50% il consumo di
energia elettrica domestica.
I
LA LAVATRICE
n Italia le lavatrici consumano il 25%
dell’energia elettrica impiegata per usi
domestici, e ogni anno producono emissioni
inquinanti pari a 7 milioni di tonnellate di CO2,
65.000 tonnellate di anidride solforosa (SO2),
20.000 tonnellate di ossidi di azoto (NOx).
al momento dell’acquisto...
è preferibile scegliere modelli ad alta
efficienza (es. con sistema di lavaggio a
pioggia, o con riutilizzo dell’acqua di lavaggio),
che impiegano meno acqua e quindi anche
meno energia per scaldarla (dal 30 all’80% in
meno) e meno detersivo;
10
accertarsi che l’apparecchio abbia il marchio
IMQ di qualità o un altro marchio europeo di
garanzia;
maggiore risparmio è ottenibile con i modelli a
doppio
ingresso,
che
dispongono
dell’allacciamento sia per l’acqua fredda che
per quella calda. Questi apparecchi non hanno
necessità di riscaldare l’acqua attraverso boiler
interno, e dunque consumano molta meno
energia: una lavatrice a doppio ingresso è
circa 10 volte più efficiente di una in classe A
(consumo 0,15 kWh per lavaggio);
prima dell’acquisto verificare che il filtro sia
facile da pulire, vi sia un programma
economizzatore o a mezzo carico, e un
termostato regolabile;
tenere inoltre presente che i modelli “lava e
asciuga” sono comodi ma consumano molta
energia;
ove possibile, dotarsi di servizi collettivi di
lavanderia. 50 lavatrici piccole sono meno
efficienti e hanno costi di gestione molto
maggiori di 5 lavatrici grandi.
Lavatrice: valutazione dei costi di energia
elettrica per un anno di consumo medio (costo
di un kWh: € 0,18)
Classe
A
B
C
D
E
F
G
e, nell’utilizzo…
evitare il prelavaggio ove i capi non
risultino eccessivamente sporchi;
avviare la lavatrice solo a pieno carico (o
ricorrere, in alternativa, al tasto economy,
tenendo comunque presene che mezzo
carico non equivale a mezzo consumo);
diminuire la quantità di detersivo rispetto a
quanto consigliato dalle case produttrici;
collegare ove possibile un tubo dell’acqua
calda alla lavatrice, riducendo così del 20%
i consumi di elettricità e detersivi;
lavare il più possibile a bassa o media
temperatura (30° - 60° C);
limitare l’uso dell’asciugatrice o del ciclo di
asciugatura della lavatrice ai casi
indispensabili: il sole è gratis e non inquina;
preferire il lavaggio nelle ore serali o notturne,
quando le centrali vengono impiegate di meno
e possono erogare senza sovraccarichi di
potenza.
LA LAVASTOVIGLIE
U
na lavastoviglie consuma in media 20-30g di
detersivo, e 1,5-2 kWh, in un ciclo di
lavaggio a 65°C, provocando l’emissione di circa
1 kg di CO2. In Italia i consumi energetici delle
lavastoviglie rappresentano il 5% dei consumi di
energia elettrica per uso domestico.
Consumo
kWh/anno
Costo energia
elettrica/anno
(€)
inferiore a 247 inferiore a 44.5
247-299
44.5 - 53.8
299-351
53.8 - 63.2
351-403
63.2 - 72.5
403-455
72.5 - 81.9
455-507
81.9 - 91.3
superiore a 507 oltre 91.3
per una corretta manutenzione...
pulire frequentemente il filtro e le vaschette
del detersivo;
utilizzare prodotti anticalcare (meglio il
bicarbonato di sodio) o dispositivi per
‘addolcire’ le acque più dure che richiedono
un’elevata quantità di detersivo e costose
manutenzioni della lavatrice.
al momento dell’acquisto…
scegliere modelli ad alta efficienza (es. con
sistema di lavaggio a pioggia, e riutilizzo
dell’acqua di lavaggio): a parità di prestazioni,
una lavastoviglie ad alta efficienza impiega
meno acqua e quindi anche meno energia per
scaldarla;
accertarsi che l’apparecchio abbia il marchio
IMQ di qualità o un altro marchio europeo di
garanzia: ad esempio il marchio ecolabel
indica un consumo massimo per stoviglia di
0,25 kWh e 1.85 litri di acqua, garantendo la
massima efficienza nel lavaggio e nel
risciacquo;
evitare i modelli “lava e asciuga”: comodi ma
divoratori di energia;
11
energia
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
energia
preferire macchine con tasto BIO per il
funzionamento con detersivi privi di fosforo
(che è molto inquinante);
verificare che il filtro sia facile da pulire, vi
sia un programma economizzatore o a
mezzo carico, e un termostato regolabile.
per una corretta manutenzione...
pulire frequentemente il filtro;
assicurarsi che i forellini dei
bracci rotanti non siano
ostruiti;
mettere regolarmente il sale
nell’apposito
contenitore
affinché
l’impianto
di
decalcificazione
rimanga
efficiente.
e nell’utilizzo…
azionare solo a pieno carico;
evitare il ciclo intensivo a
massima
temperatura
che
comporta
consumi
eccessivi
(l’80% dell’energia viene impiegata da queste
macchine per scaldare l’acqua);
Lavastoviglie: valutazione dei costi di
energia elettrica per un anno di consumo
(considerando 220 lavaggi annui per un carico
di 12 coperti e un costo per un kWh di € 0,18 )
Classe
A
B
C
D
E
F
G
IL FRIGORIFERO
elettrodomestici
I
l frigorifero è l’unico elettrodomestico a dover
rimanere acceso giorno e notte: è perciò
quello che consuma più di tutti gli altri. Inoltre la
maggior parte dei frigoriferi contiene, nei circuiti
di
raffreddamento,
gas
responsabili
dell’assottigliamento della fascia di ozono
atmosferico (Cfc, Hcfc) o gas serra
(Hcf).
al momento dell’acquisto…
l’apparecchio deve avere
il
marchio IMQ di qualità o un altro
marchio europeo di garanzia;
preferire i “greenfreeze” che non
contengono Cfc, Hcfc, Hfc: i costi
di esercizio sono inferiori di quelli
normali;
scegliere la capacità e le
caratteristiche
tecniche
del
frigorifero in base alle reali
esigenze del nucleo familiare:
100-150 litri per una persona; 220-280 litri per
due persone; 300 litri e oltre per più di
quattro persone.
per una corretta manutenzione...
Consumi medi annui e costi relativi per un
frigocongelatore di 300 litri: 200 per cibi
freschi, 100 per cibi congelati (costo 1 kWh:
0,18 €)
Consumo
kWh/anno
Costo energia
elettrica/anno
(€)
inferiore a 232 inferiore a 41.8
232-276
41.8 - 49.7
276-319
49.7 - 57.4
319-363
57.4 - 65.3
363-407
65.3 - 73.3
407-450
73.3 - 81
superiore a 450 oltre 81
Classe
adottare il ciclo economico o rapido a
temperatura più bassa (50°C massimo);
rinunciare all’asciugatura con aria calda: è
sufficiente aprire lo sportello e lasciare che le
stoviglie si asciughino da sole, si risparmierà il
45% di energia elettrica su un ciclo completo;
non accostare la lavastoviglie al frigorifero.
12
A
B
C
D
E
F
G
Consumo
kWh/anno
Costo energia
elettrica/anno
(€)
inferiore a 344 inferiore a 61.9
344-468
61.9-84.2
469-563
84.2-101.3
563-625
101.3-112.5
625-688
112.5-123.8
688-781
123.8-140.6
superiore a
oltre 140.6
781
situare il frigorifero lontano dalle fonti di
calore (fornelli, termosifoni, lavastoviglie) e ad
almeno 10 cm dalla parete per assicurare la
ventilazione della serpentina;
pulire periodicamente la serpentina posta sul
retro dell’apparecchio: l’accumulo di polvere fa
aumentare i consumi perché non consente un
buon raffreddamento;
controllare periodicamente le guarnizioni di
gomma delle porte (un metodo semplice è
quello del foglietto di carta: se il foglietto di
carta non rimane incastrato quando si chiude
la porta significa che le guarnizioni sono da
sostituire);
sbrinare il freezer quando lo strato di ghiaccio
supera i 5 millimetri, altrimenti i consumi
aumentano anche oltre il 30%;
lavare il frigorifero staccando preventivamente
la spina.
quanto consuma in media un forno elettrico
in base alla grandezza e alla classe energetica
di appartenenza?
forno piccolo (volume 12-35 litri)
e nell’utilizzo…
aprire lo sportello poche volte al giorno per un
tempo il più breve possibile;
regolare il termostato a seconda della
temperatura dell’ambiente e secondo le
indicazioni del costruttore: una temperatura
troppo bassa (sotto i 3°C) fa aumentare i
consumi anche del 10-15% senza migliorare la
conservazione dei cibi
non introdurre alimenti caldi o liquidi scoperti
che contribuiscono a formare ghiaccio sulle
pareti;
posizionare gli alimenti secondo le esigenze di
conservazione: la zona più fredda è quella in
basso;
evitare di riempire eccessivamente il
frigorifero, e lasciare comunque un po’ di
spazio a ridosso delle pareti per permettere la
circolazione interna dell’aria.
Consumo
kWh/anno
A
B
C
D
E
F
G
inferiore a 60
60-80
80-100
100-120
120-140
140-160
superiore a 160
Costo
energia
elettrica
(€)
10.8
10.8-14.4
14.4-18
18-21.6
21.6-25.2
25.2-28.8
oltre 28.8
forno medio (35-60 litri)
Classe
Consumo
kWh/anno
A
inferiore a 80
B
C
D
E
F
G
80-100
100-120
120-140
140-160
160-180
superiore a 180
Costo
energia
elettrica
(€)
inferiore
a 14.4
14.4-18
18-21.6
21.6-25.2
25.2-28.8
28.8-32.4
oltre 32.4
forno grande (oltre 65 litri)
IL FORNO
al momento dell’acquisto…
preferire l’alimentazione a gas piuttosto che
elettrica (le attuali tecnologie garantiscono
sicurezza e ottime prestazioni di cottura,
unitamente ad un notevole risparmio
energetico);
se si opta per il forno elettrico, scegliere quelli
a più alta efficienza (classe A);
possibilmente scegliere i modelli auto-ventilati
che permettono un riscaldamento più veloce e
uniforme
Classe
Classe
Consumo
kWh/anno
A
inferiore a 100
B
C
D
E
F
G
100-120
120-140
140-160
160-180
180-200
superiore a 200
Costo
energia
elettrica
(€)
inferiore
a 18
18-21.6
21.6-25.2
25.2-28.8
28.8-32.4
32.4-36
oltre 36
e nell’utilizzo…
sfruttare il forno usando tutti i ripiani;
evitare di aprirlo durante la cottura;
spegnere un po’ prima della fine della cottura
lasciando i cibi all’interno.
13
energia
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
energia
I
IL CONDIZIONATORE
limitare l’immagazzinamento di calore durante
le ore più calde, ad esempio abbassando le
tapparelle;
favorire il raffrescamento della casa tenendo
aperte le finestre alla sera e favorendo la
circolazione dell’aria;
utilizzare
preferibilmente
ventilatori
o
deumidificatori in alternativa ai condizionatori.
condizionatori sono assai energivori e
dannosi per la salute; i seguenti consigli sono
rivolti a chi soffre particolarmente il caldo e
pensa di non poterne fare a meno.
consumo energetico di un condizionatore da
5.7 kw, raffreddato ad aria, modello split, per
500 ore all’anno
Classe
Consumo
kWh/anno
A
inferiore 891
B
C
D
E
F
G
891-950
950-1018
1018-1096
1096-1188
1188-1295
superiore a 1295
IL FERRO DA STIRO
Costo
energia
elettrica (€)
inferiore a
160.3
160.3-171
171-183.2
183.2-197.3
197.3-213.8
213.8-233.2
oltre 233.2
al momento dell’acquisto…
fermati un momento: proprio non potresti
sostituirlo con una bella ventola a soffitto che
consuma 1/10 (!) di elettricità, l’accendi solo
quando sei presente, non ti sottopone a stress
termici quando entri o esci, può essere utile
anche d’inverno (rimescola l’aria ed aumenta il
rendimento del riscaldamento) ?
se proprio non riesci a farne a meno,
preferisci condizionatori ad alta efficienza
energetica (classe A); costano di più ma
consumano di meno. Esistono due etichette
energetiche (tipo 1 e 2) a seconda che la
macchina abbia solo la funzione di
raffreddamento
o
anche
quella
di
riscaldamento.
per una corretta manutenzione...
pulire periodicamente i filtri, dove spesso si
accumulano polvere, batteri e altre sostanze
dannose per la salute.
e nell’utilizzo…
non impostare una temperatura troppo
differente da quella esterna: è nocivo per la
salute e altamente dispendioso dal punto di
vista energetico;
non azionare il condizionatore tenendo aperte
porte o finestre;
al momento dell’acquisto...
verificare la presenza del marchio di sicurezza
CE o di qualità IMQ;
orientarsi verso i ferri da stiro più leggeri; una
potenza di 1200 Watt è più che sufficiente per
l’uso domestico;
preferire i ferri a vapore con dispositivo
anticalcare.
per la manutenzione e l’uso…
pulire periodicamente la piastra per non
sporcare i tessuti e far scivolare meglio il
ferro;
regolare il termostato alla temperatura adatta
al tipo tessuto
elettrodomestici
GLI APPARECCHI
ELETTRONICI
I
n generale gli apparecchi elettronici vengono
sostituiti con una frequenza di molto
superiore rispetto agli elettrodomestici; la
velocità di sostituzione dipende dalla qualità dei
prodotti ma anche dalle “mode”. Può essere
evitato il consumismo tecnologico razionalizzando
l’acquisto in relazione alle effettive esigenze,
privilegiando i ricambi e l’uso di componenti da
riciclare.
I
IL TELEVISORE
l televisore è uno degli apparecchi elettronici
che consuma di più, soprattutto per il fatto
che rimane acceso per molte ore al giorno.
Qualche
volta
si
potrebbe
risparmiare
dedicandosi alla lettura, o all’ascolto di musica.
Anche per la TV vale il suggerimento successivo
sullo stand-by!
14
GLI APPARECCHI A BATTERIE
R
adio e registratori portatili, orologi, macchine
fotografiche, telefonini, torce, ecc. anche se
funzionanti con il collegamento diretto alla rete
elettrica, si utilizzano spesso con l’alimentazione
a batterie. Queste ultime, anche nei modelli più
efficienti, costituiscono un rifiuto pericoloso assai
problematico da smaltire. Va ricordato quindi
che:
laddove ci sia la disponibilità, l’alimentazione
tramite rete elettrica è preferibile;
le batterie ricaricabili durano molto di più e il
loro costo viene ammortizzato in poco tempo;
le microbatterie a bottone non sono disponibili
in versione ricaricabile: a parità di prestazioni,
preferire prodotti alimentati a batterie al litio;
le batterie alcaline e al litio garantiscono
migliori prestazioni;
vanno tolte le batterie dagli apparecchi che
non si utilizzano di frequente;
è di fondamentale importanza smaltire le pile
negli appositi contenitori;
ci sono articoli che non necessitano di batterie
(es. le torce che si caricano meccanicamente
o le calcolatrici e gli orologi ad energia solare).
A
IL COMPUTER
nche il computer è un apparecchio che
rimane acceso per molte ore al giorno; per
risparmiare energia elettrica quando si usa il
computer è consigliabile:
abilitare la modalità “risparmio”;
usare programmi che anneriscono lo schermo;
spegnere almeno il monitor, per pause che
superano i 10 minuti;
spegnere il computer non appena possibile. È
falsa l’idea che l’accensione e lo spegnimento
ripetuti danneggino la macchina.
I
LO STAND-BY
sistemi stand-by dei registratori, le spie rosse
dei sistemi di allarme o del televisore spento,
ecc…, sono responsabili di un vero e proprio
spreco energetico. Ad esempio per far girare un
compact disk occorrono 15 Watt, ma se ne
consumano 11 solo per tenere acceso il lettore; i
decoder satellitari consumano 22 Watt quando la
televisione è in funzione e 14 quando il sistema è
a riposo. Negli Stati Uniti, l’equivalente di 1
milione di euro di energia elettrica viene
sprecato ogni anno a causa di questi sistemi
in dotazione a molte attrezzature domestiche.
Evitare dunque di lasciare gli apparecchi in
stand-by spegnendo l’interruttore principale o
staccando la spina, staccare inoltre i carica
batterie o gli alimentatori quando non in
funzione (se li toccate, sono caldi! stanno
consumando!). Molto funzionali sono le prese
multiple, o “ciabatte”, dotate di interruttore
generale salva energia.
elettrodomestici
L
L’ILLUMINAZIONE
’illuminazione domestica costituisce il 13.5%
del consumo totale di energia elettrica nel
settore residenziale, per un totale di più di 7
miliardi di kWh all’anno. Per produrre un miliardo
di kWh con combustibili fossili si producono fino
a 800.000 tonnellate di anidride carbonica.
al momento dell’acquisto…
valutare attentamente:
quale ambiente è da illuminare;
quali attività si svolgono in questo ambiente;
per quante ore, in media, rimarrà accesa la
lampada.
Per scegliere il sistema di illuminazione adeguato
alle nostre esigenze è importante sapere che:
l’efficienza luminosa è data dal rapporto tra
Lumen (l’unità di misura del flusso luminoso)
e Watt assorbiti;
le tradizionali lampade ad incandescenza,
nonostante la buona resa cromatica (la loro
luce non sfalsa i colori) hanno scarsa
efficienza luminosa (circa 12 Lumen per Watt
assorbito) e una durata media molto bassa
(circa 1000 ore); inoltre, con l’invecchiamento,
queste lampade perdono progressivamente
efficienza luminosa a causa dell’opacizzazione
dell’ampolla e del consumo del filamento.
le lampade alogene hanno una durata di
vita media di circa 2000 ore, un’efficienza
luminosa superiore a quelle normali (circa 22
Lumen/Watt), emettono una luce più “bianca”
mantenendo una resa cromatica ottima; e, a
parità di potenza consumano meno di quelle a
incandescenza standard;
15
energia
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
energia
le lampade fluorescenti tubolari
(cosiddetti tubi al neon) hanno un’elevata
efficienza luminosa (90 Lumen/Watt),
consumano l’80% in meno rispetto alle
lampade a incandescenza; hanno durata di
10.000 ore; sono disponibili con diverse
tonalità luminose; tuttavia presentano dei
problemi di sfarfallio nel flusso luminoso;
l’accensione non è immediata; con
l’invecchiamento
si
anneriscono
le
estremità del tubo; inoltre hanno
dimensioni notevoli.
le lampade tubolari fluorescenti ad
alta frequenza hanno un efficienza
luminosa di circa 100 Lumen/Watt, durata
di 12.000 ore, consentono un risparmio
energetico di circa il 25% rispetto alle
fluorescenti tubolari normali e non presentano
difetti (annerimento, sfarfallio, accensione
ritardata); mantengono dimensioni notevoli
anche se più contenute rispetto a quelle
tradizionali.
le lampade fluorescenti compatte con o
senza integrazione elettronica hanno il pregio
di avere dimensioni molto ridotte e tonalità di
luce molto simili a quelle delle lampade ad
incandescenza. L’efficienza luminosa è di 5070 Lumen/Watt, mentre la durata è di circa
10.000 ore. Alcune versioni di queste lampade
possono sostituire direttamente quelle ad
incandescenza (nel caso di rete a 220 volt). Il
dispositivo elettronico è indicato per gli
impieghi che richiedono accensione istantanea
e ripetuta. Le lampade fluorescenti compatte
sono in generale adatte nelle situazioni di
funzionamento prolungato e senza accensioni
troppo frequenti (non superiori a 10 volte in
24 ore). Hanno un costo molto più elevato
rispetto alle lampade a incandescenza
normali, ma i bassi consumi rendono
ammortizzabile l’investimento in breve tempo.
per la manutenzione e l’uso…
la luce naturale è la migliore; è opportuno
tenere in considerazione questo aspetto nella
fase di scelta dell’abitazione e nella fase di
arredamento;
non
necessariamente
il
miglioramento
dell’illuminazione significa dover aumentare la
potenza delle lampadine. Molto più utile è la
16
razionalizzazione della quantità, qualità, e
distribuzione delle sorgenti luminose in
relazione alle reali necessità. Generalmente a
livello domestico è preferibile creare una luce
soffusa in tutto l’ambiente e installare fonti
luminose più intense nelle zone in cui si
svolgono particolari attività (es. lettura,
cucina, ecc…). E’ importante inoltre che le luci
non abbaglino;
tinteggiare le pareti con colori chiari: il bianco
riflette l’80% della luce;
tenere pulite le lampadine: la polvere riduce la
loro efficienza luminosa (fino al 15% in
meno);
l’illuminazione con lampada da terra o da
parete è migliore perché non crea zone
d’ombra e fornisce una luce diffusa;
nella zona pranzo è meglio utilizzare una luce
sospesa, oppure una lampada curva da terra
concentrata sul tavolo;
per le scrivanie sono più adatte le lampade da
tavolo orientabili;
in cucina, oltre all’illuminazione generale, è
preferibile prevedere luci dirette sui piani di
lavoro e di cottura;
le plafoniere a soffitto costituiscono la
soluzione idonea per il bagno e per gli
ambienti di transito;
nei luoghi di servizio come scale, soffitti,
cantine è facile dimenticare la luce accesa, è
consigliabile per questi locali applicare un
interruttore a tempo;
usare le lampade al neon solo nei luoghi di
lavoro o dove è richiesta un’illuminazione più
chiara.
in locali di passaggio o toilette, i normali
interruttori possono essere sostituiti con
sensori di presenza che accendono le lampade
solo quando effettivamente necessario;
in caso di locali senza luce diretta è possibile
catturare la luce solare con dei dispositivi
definiti “tubi solari”: si tratta di particolari tubi
riflettenti con un’estremità fissata sul tetto o
comunque su una parete rivolta all’esterno, e
l’altra situata sul soffitto della stanza da
illuminare. La spesa energetica è nulla, e
l’investimento si recupera in poco tempo.
L’ECOGUIDA DI VISPO!
Efficienza
(Lumen/Watt)
a incandescenza
a incandescenza alogene
fluorescenti tubolari
fluorescenti compatte tradizionali
fluorescenti compatte elettroniche integrate
12-15
18-22
80-120
60
72
Durata
media
(ore)
1000
2000
10000-12000
10000
10000
Resa
Cromatica
(indice)
100
100
65-95
85
85
Tonalità
°K
2000-3000
3000
2700-6500
2700-5000
2700-5000
Esempio di utilizzo: 2000 ore all’anno per 5 anni*
Tipo en. lampade
Costo
lampade
(€)**
incandescenza
3x100 Watt
Alogene 2x100 Watt
fluorescenti compatte tradizionali 3x25 Watt
fluorescenti compatte
elettroniche 3x20 Watt
Costo
totale (€)
30
Costo
energia
elettrica (€)
***
540
50
30
54
360
135
108
410
165
162
Risparmio
totale (€)
****
570
160
405
408
* illuminazione ambiente pari a 150 lux;
** costo lampade: incandescenza euro 1,00; alogene euro 5,00; fluorescenti compatte tradizionali euro 10,00; fluorescenti compatte
elettroniche € 18,00;
*** costo energia elettrica € 0,18 / kWh
**** risparmio rispetto alla soluzione con lampade a incandescenza.
Il riscaldamento
L
IL RISCALDAMENTO:
COSTI DOMESTICI E COSTI
AMBIENTALI
’energia consumata per il riscaldamento della
casa e dell’acqua sanitaria costituisce il 70%
dell’intero consumo energetico domestico (il 15%
dei consumi energetici nazionali). Per una
famiglia media questo si traduce in una spesa di
circa 900 euro/anno, e nella emissione in
atmosfera di 5-6 tonnellate di anidride carbonica
(CO2). I consigli pratici e gli accorgimenti tecnici
sotto indicati possono fare risparmiare fino a 380
euro/anno e fino a 3 tonnellate di CO2.
Per abbattere i costi e l’inquinamento dovuti al
riscaldamento domestico si può agire su più
fronti:
migliorare l’impianto di riscaldamento o
rinnovarlo con sistemi più efficienti;
migliorare l’isolamento dell’abitazione;
utilizzare fonti energetiche rinnovabili;
imparare ad usare in modo razionale il
riscaldamento, l’acqua calda, il gas;
effettuare
la
manutenzione
annuale
dell’impianto (verifica dei rendimenti e delle
emissioni).
I
IL RISCALDAMENTO
DELL’ABITAZIONE
n generale ogni impianto di riscaldamento è
costituito da 4 parti: 1. la caldaia che
trasforma l’energia del combustibile in energia
termica; 2. la rete di distribuzione dell’acqua o
17
energia
Tipo di Lampade
L’ECOGUIDA DI VISPO!
energia
dell’aria calda; 3. i termosifoni, che
trasferiscono l’energia termica all’ambiente
interno; 4. i sistemi di regolazione (valvole,
termostati, ecc…). Gli impianti termici si
distinguono perciò in varie categorie a
seconda del tipo di elementi di cui sono
costituiti. Vediamo quali sono le soluzioni
tecniche più diffuse per quanto riguarda gli
elementi che costituiscono un impianto, e
quali sono i vantaggi e gli svantaggi per
ciascuna di esse.
in fase di progettazione o di ristrutturazione
degli edifici;
sistema “ipocausto” a parete: è adatto per
case indipendenti, consiste in un’unica grande
stufa o in un locale adibito a fornace, che,
situato nella parte interrata della casa, scalda
l’aria convogliandola attraverso condotte che
passano nelle pareti della casa. Consente un
notevole risparmio energetico e una buona
qualità dell’aria.
tipologie e caratteristiche dei sistemi
di distribuzione e di diffusione del
calore
IL RISCALDAMENTO:
COSTI DOMESTICI E COSTI
AMBIENTALI
sistema a termosifoni: è il più diffuso ma il
meno conveniente dal punto di vista del
rendimento; l’aria emessa dal radiatore sale
infatti nella parte alta della stanza dove la
temperatura può raggiungere i 35°C, mentre
a livello del pavimento scende a 15°C. I locali
si scaldano in modo discontinuo e le pareti
rimangono fredde. L’aria calda secca, crea
insani movimenti di polveri e secchezza alle
vie respiratorie;
sistema a battiscopa: l’acqua scorre in un
tubo di rame situato alla base delle pareti e
contenuto in un corpo radiante composto da
tante lamelle; in questo modo l’aria fredda che
entra dal basso si riscalda velocemente a
contatto con il tubo e si distribuisce
uniformemente verso il soffitto. I muri si
scaldano lentamente trasformandosi anche
essi in una fonte radiante. Rispetto al sistema
tradizionale a termosifoni può raggiungere un
risparmio energetico del 20%;
sistema a pareti riscaldanti o a
pavimento:
l’acqua
scorre
a
bassa
temperatura (30-40 °C) in tubi sottili di rame
posti all’interno dei muri perimetrali. Il sistema
centrale scalda la parete a una temperatura di
circa 50°C; il calore viene rilasciato poi
lentamente e uniformemente dalle pareti,
anche dopo che il riscaldamento è stato
spento. Esiste una variante ancora più
efficiente che prevede l’installazione dei tubi a
livello del pavimento; ovviamente queste
soluzioni sono economicamente praticabili solo
riscaldamento
I
sistemi di regolazione permettono di regolare
la durata di funzionamento nell’arco della
giornata, e di differenziare il livello della
temperatura nei diversi locali a seconda delle
esigenze, consentendo così un minore spreco
energetico. Secondo dati correnti si calcola che
per ogni grado di temperatura interna
all'abitazione si potrà spendere o risparmiare
circa il 7% in più o in meno, quindi una
regolazione corretta della temperatura potrà far
risparmiare sul costo della bolletta.
Tipo di
caldaia
caldaie
standard
caldaie ad alta
efficienza
caldaie a gas
a
condensazione
Potenza
utile
kW
(kcal/h)
20
(17200)
20
(17200)
20
(17200)
Rendim.
a potenza
nominale
%
Marchio
86.6
*
92
**
105
****
TIPOLOGIE E
CARATTERISTICHE DEI
SISTEMI DI REGOLAZIONE
Valvola meccanica: ne sono dotati tutti i
termosifoni tradizionali; permette la chiusura dei
radiatori non utilizzati, ma non la regolazione
18
della temperatura. Data la loro scomodità spesso
non vengono chiuse nemmeno nei locali non
frequentati.
Valvola termostatica: questo tipo di valvole è
dotato di un sensore che, in base alla
temperatura dell’ambiente, e in relazione alla
temperatura di comfort prescelta, aumenta o
diminuisce l’afflusso di acqua calda al radiatore.
L’uso di valvole termostatiche consente un
risparmio energetico fino al 20%. Il costo
complessivo di installazione è di circa 26 € per
radiatori già predisposti al montaggio, mentre si
aggira intorno ai 62 euro nel caso in cui sia
necessario sostituire l’intera valvola.
Termostato: è un sistema integrativo rispetto ai
precedenti e ha la funzione di accendere o
spegnere automaticamente la caldaia quando
viene raggiunta la temperatura desiderata.
Ancora più efficienti sono i
cronotermostati che regolano
l’accensione della caldaia in base
sia alla temperatura che agli
orari prefissati.
Impianti
centralizzati/autonomi: negli
ultimi venti anni si è verificata
piuttosto
diffusamente
la
conversione
da
impianti
centralizzati a impianti autonomi,
soprattutto a causa dalla scarsa
efficienza dei primi. In realtà, i
nuovi impianti centralizzati sono
molto migliorati: con il sistema di
controllo integrato è possibile
non solo misurare i consumi effettivi dei singoli
alloggi, ma anche regolare a piacimento la
distribuzione del calore e gli orari di utilizzo.
Rispetto alle caldaie autonome, gli impianti
centralizzati hanno un maggiore rendimento e i
costi di investimento possono essere ripartiti tra
tutti i condomini. Per un appartamento con 8-10
radiatori in un immobile di 20 alloggi il costo di
conversione all’impianto centralizzato si aggira
intorno ai 1.500-1.800 euro.
A
nche per le caldaie come per gli
elettrodomestici esiste una classificazione in
base al rendimento energetico dell’apparecchio:
l’indicazione è fornita in base al numero di stelle
(* = bassa efficienza, ****= alta efficienza).
TIPOLOGIE E
CARATTERISTICHE DELLE
CALDAIE
Caldaia tradizionale a gas: è composta da
un bruciatore, una camera di combustione ed
una serie di tubi in cui i fumi caldi prodotti
dalla
combustione
scaldano
il
fluido
termovettore (generalmente acqua) che
circola nell’impianto di riscaldamento e/o
l’acqua calda sanitaria. Il calore ceduto è circa
l’80% dell’energia trasportata.
Caldaia ad alta efficienza: sostanzialmente
adotta un sistema analogo a quello delle
caldaie tradizionali ma utilizzando una
migliore tecnologia consente rispetto a queste
ultime di migliorare il rendimento.
Caldaie a condensazione:
hanno un sistema che permette
il recupero dell’energia residua
contenuta nei fumi in uscita,
energia che altrimenti verrebbe
dispersa
nell’ambiente:
il
recupero avviene attraverso un
processo di condensazione del
vapore acqueo contenuto nei
fumi. In questo modo un
ulteriore 12% del calore dei
prodotti della combustione viene
trasferito nuovamente al fluido
vettore, abbassando così la
temperatura dei fumi in uscita
da 100° a 80° gradi circa.
Rispetto
ad
una
caldaia
standard, una ad alta efficienza o a
condensazione consente un risparmio variabile
tra i 100 e i 300 € all’anno; il maggior costo delle
caldaie più evolute può essere ammortizzato
nell’arco di 2-7 anni, a seconda del fabbisogno
termico dell’abitazione.
L
e caldaie si differenziano anche in base al
tipo di combustibili che utilizzano :
Caldaie a metano: è certamente il combustibile
fossile più ecologico e conveniente; questo gas,
infatti, viene estratto e veicolato direttamente
alle abitazioni senza subire processi di
trasformazione intermedia, non contiene zolfo,
non dà luogo a polveri, e a parità di potere
19
energia
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
energia
calorifico emette il 50% in meno di CO2
rispetto al gasolio e il 70% in meno rispetto
all’olio combustibile. Inoltre ha un migliore
rendimento, sporca meno il bruciatore e costa
di meno.
Caldaie a GPL: è una delle migliori
alternative se la rete del metano non è nelle
vicinanze dell’abitazione. Inquina molto meno
del gasolio e costa poco più del metano.
Apparecchi elettrici: le stufe e gli
scaldabagno elettrici sono i sistemi di
riscaldamento più energivori; a parità di
calore emesso, il consumo di combustibile alla
fonte è il più elevato, in quanto richiedono
una doppia conversione dell’energia, da quella
termica della centrale, a quella elettrica, e di
nuovo a quella termica.
Legna e cippato: negli ultimi tempi si osserva
un forte ritorno alle stufe a legna. Le moderne
tecnologie stanno rendendo questa soluzione
assai competitiva in termini di rendimento, di
costi, e anche dal punto di vista ecologico. Il
legno è infatti una fonte energetica rinnovabile,
disponibile localmente, ed ha un saldo di
emissioni di CO2 quasi nullo (la combustione
immette nell’atmosfera tanto biossido di carbonio
quanto ne viene assorbito dalla pianta prima di
essere abbattuta); da un punto di vista
ecologico, ma anche dal punto di vista
dell’efficienza energetica, la soluzione migliore è
rappresentata dalle stufe a fiamma inversa che
utilizzano pellet o chip, cioè scarti di lavorazione
pressati. L’unico inconveniente per questo tipo di
caldaie è la necessità di disporre di uno spazio
sufficientemente ampio per lo stoccaggio della
legna e per il posizionamento della stufa stessa.
Pompa di calore: è una macchina in grado di
trasferire calore da un ambiente a temperatura
più bassa a uno a temperatura più alta; può
fornire calore in inverno, e fresco in estate.
Altissimo rendimento. Su edifici esistenti,
l’installazione della pompa di calore richiede la
totale ristrutturazione dell’impianto termico;
inoltre non è conveniente se si usa solo con
funzione di riscaldamento e per l’acqua calda.
Sistemi solari passivi: sono sistemi che,
compresi nella struttura edilizia, usano l’energia
solare per il riscaldamento degli ambienti. Si
possono predisporre in fase di progettazione o di
ristrutturazione
dell’edificio.
Le
finestre,
soprattutto quelle rivolte verso il sud, sono
sistemi ad assorbimento diretto dell’energia
solare: i vetri fungono da collettori mentre i locali
irraggiati fungono da accumulatori del calore
captato.
Il muro Trombe (dal nome del suo inventore
francese): consiste nello sdoppiare la parete a
sud di un edificio con una superficie vetrata,
creando così un’intercapedine entro la quale
viene catturato il calore dei raggi solari. L’aria
fredda della stanza si riscalda circolando
attraverso l’intercapedine; se il muro è costruito
con materiali ad alta capacità termica, si può fare
in modo che il muro stesso diventi un
accumulatore di calore.
Le serre sono costruzioni vetrate orientate a
sud. Gli accumuli in questo caso possono essere i
muri, il pavimento, grandi vasi e piante, un
eventuale "serbatoio" di ghiaia, oppure una
combinazione di questi. La circolazione dell'aria
riscaldata nella serra all'interno dell'edificio può
essere naturale o forzata.
L
MANUTENZIONE ED
UTILIZZO CORRETTO
DELL’IMPIANTO DI
RISCALDAMENTO
a manutenzione ordinaria della caldaia deve
essere eseguita per legge ogni anno e il
controllo dei fumi ogni due anni. Il rendimento
della caldaia dipende dalla quantità di calore
disperso, e questa dipende a sua volta dalle
caratteristiche della caldaia e dal suo corretto
mantenimento.
controllare l’efficienza della caldaia, rimuovere
incrostazioni, pulire le canne fumarie ogni 3-5
anni può portare a un 10% di minori consumi;
far sfiatare periodicamente l’impianto a
termosifoni: se rimane aria nel circuito,
l’acqua non trasmetterà bene il calore;
isolare le tubazioni che partono dalla caldaia
nei tratti che attraversano locali non riscaldati;
far controllare i fumi che escono dal camino;
abituarsi a regolare il termostato su una
temperatura via via più bassa; si può avere un
20
buon comfort anche con 17-18°C. Di notte
sono sufficienti 16°C. Se ogni famiglia italiana
abbassasse la temperatura media del
riscaldamento per 24 ore di 2°C, si
risparmierebbero 40.000 barili di petrolio al
giorno. In ogni caso, per legge, la
temperatura massima di regolazione non può
superare i 20°C.;
tenere spenti o al minimo i radiatori situati
nelle stanze usate di rado e chiudere le porte;
togliere qualsiasi schermatura ai termosifoni
se si vuole evitare una riduzione della capacità
termica;
non aprire troppo a lungo le finestre nelle
giornate più fredde; se fa troppo caldo,
regolare il termostato su una temperatura più
bassa piuttosto che tenere aperte le finestre;
regolare le valvole termostatiche a seconda
del tipo di ambiente da riscaldare e tenendo
conto anche dei punti cardinali, delle parti
raggiunte e riscaldate dai raggi solari, dei vani
che potranno ottenere maggiori apporti
calorici interni (come ad esempio la cucina);
verificare i tubi che distribuiscono l'acqua
calda prodotta dal generatore di calore;
evitare di porre i tubi in modo tale che la
dispersione del calore avvenga al di fuori
dell'appartamento o in zone non riscaldate.
I
Isolamento esterno: è la soluzione più
efficace per isolare l’edificio; è conveniente
nel caso in cui siano previsti lavori di
rifacimento delle facciate. Questo tipo di
intervento richiede l’apporto tecnico di ditte
esperte.
Isolamento dall’interno: è un metodo non
eccessivamente costoso che può essere
realizzato anche con le proprie mani.
Comporta una leggera riduzione dello spazio
abitabile, la rimozione temporanea di prese e
interruttori elettrici, dei radiatori.
Isolamento nell’intercapedine: quando la
parete ha un’intercapedine è possibile
riempirla con materiale isolante (meglio se
biocompatibile). È un intervento conveniente
e economico in fase di costruzione della casa.
Isolamento delle coperture: tra tutte le
superfici esterne, il tetto è spesso quello che
disperde più calore; isolarlo è relativamente poco
costoso e di facile realizzazione. La convenienza
aumenta quando si deve intervenire sulla
copertura perché da rifare. Se la copertura non è
mai stata isolata è consigliabile intervenire al più
presto; lo stato dell’isolante deve poi essere
controllato almeno una volta ogni 10 anni.
L’ISOLAMENTO
DELL’ABITAZIONE
l
corretto
isolamento
dell’edificio
è
un’operazione fondamentale per il risparmio
energetico: circa l’80% del caldo o del freddo
passa attraverso le pareti, il tetto, i solai, il
rimanente 20% attraverso spifferi incontrollati.
Con un buon isolamento si può risparmiare anche
il 40% di combustibile usato per riscaldare la
casa a partire già dal primo anno.
isolamento delle pareti esterne
L’isolamento dei muri può essere realizzato
dall’interno, dall’esterno o nell’intercapedine.
Tutti questi sistemi presentano dei vantaggi: la
scelta dell’intervento da adottare dipende poi
dallo stato di degrado dell’edificio e dalle risorse
economiche disponibili.
21
tecniche di isolamento del tetto,
secondo il tipo di copertura:
copertura piana: l’intervento su copertura
piana è molto delicato perché richiede una
perfetta
impermeabilizzazione,
e
una
adeguata pavimentazione se la superficie è
calpestabile;
sottotetto non praticabile: conviene posare
l’isolante sul pavimento del sottotetto; isolare
la parte inclinata non è conveniente perché
potrebbe comportare l’inutile riscaldamento
del volume del sottotetto;
sottotetto praticabile: se il locale è abitabile è
meglio isolare la parte inclinata; se è adibito a
magazzino isolare solo il pavimento;
soffitto ultimo piano: si posa l’isolante
dall’interno sul soffitto dei locali posti all’ultimo
piano. Intervento di facile realizzazione.
isolamento solai inferiori: i locali situati sopra
porticati spesso perdono calore anche dal
pavimento; lo stesso vale per le stanze poste
sopra locali non riscaldati (es. cantine,
energia
L’ECOGUIDA DI VISPO!
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energia
ISOLANTI TERMOACUSTICI
principi : l’isolamento termico degli edifici contribuisce notevolmente al risparmio energetico, ma alla
produzione e allo smaltimento dei materiali termoisolanti si collegano vari rischi ambientali. Pertanto si
dovrebbero usare preferibilmente materiali d’origine vegetale, mentre quelli sintetici (EPS: polistirene espanso,
XPS: polistirene estruso, PUR: poliuretano) vanno usati solo nel caso in cui non dovesse esistere un’altra
soluzione. In questo caso sono da usare i materiali schiumati con CO2.
materiali problematici
isolanti termoacustici XPS, PUR
schiume isolanti PUR
materiali alternativi
sughero naturale, fiocchi di cellulosa, perlite, vermiculite
fibre di cocco o altre fibre vegetali
pannelli in fibre di legno morbidi
vetro cellulare, polistirolo espanso (EPS) schiumato con
CO2 solo in casi eccezionali
Impermeabilizzanti
principi : ogni impermeabilizzazione impedisce il naturale scambio d’umidità tra aria ed elementi costruttivi e
pertanto si dovrebbe procedere ai relativi interventi solo nel caso di effettiva necessità. Sono da utilizzare solo
prodotti ed ausiliari (primer, detergenti) idrosolubili o a basso contenuto di solventi sintetici (< 2%).
(Tratto da: U.Wienke, Manuale di bioedilizia, Tipografia Genio Civile, Roma, 2002)
materiali problematici
materiali alternativi
manti, membrane
impermeabilizzanti, barriere al
vapore in PVC (polivinilcloruro).
cartonfeltro bitumato, tele di PE (polietilene), carta
oleata, carta kraft
primer
valutare la necessità, molti materiali
impermeabilizzanti aderiscono anche senza primer
trattamenti superficiali
impermeabilizzanti
guaine in PVC
mastici sintetici
applicare solo all’esterno (sintetici e bituminosi)
carta oleata, teli di PE di riciclaggio
all’esterno: mastici siliconici.
all’interno: mastici a base di gomma naturale o mastici
siliconici
garage). Per evitare questo inconveniente è
sufficiente isolare il soffitto dei solai inferiori o
dei porticati.
Per conseguire un effettivo risparmio energetico,
ad ogni intervento d'isolamento dell’edificio deve
corrispondere una nuova regolazione degli
impianti di riscaldamento e dei sistemi di
controllo della temperatura negli ambienti. In
caso contrario si rischia di ridurre o vanificare i
benefici energetici ed economici che l'intervento
può comportare. Prima di realizzare interventi
importanti e costosi, è opportuno calcolare
l’effettivo risparmio energetico conseguibile.
Quando si raggiunge una diminuzione del 15 –
20% del costo annuo del combustibile, allora
anche investimenti significativi possono essere
programmati con relativa tranquillità.
controllo delle dispersioni dai
serramenti
I serramenti, ovvero porte e finestre che
confinano con l'ambiente esterno o con ambienti
non riscaldati (vano scala) sono gli elementi più
sottili della struttura muraria. Nella stagione
invernale una gran parte di calore esce dalla casa
a causa della scarsa resistenza termica delle
finestre, o attraverso il cassonetto, mentre l’aria
fredda può entrare attraverso le fessure. È quindi
importante migliorare la tenuta dei serramenti
per risparmiare sul combustibile per il
riscaldamento. Ma ciò non vuol dire sigillare la
casa, perché altrimenti non si smaltiscono il
pulviscolo e i gas nocivi emessi da ciò che sta
all’interno; quindi bisogna sempre accertarsi che
ci sia un ricambio d’aria adeguato.
guarnizioni: le infiltrazioni dalle finestre
provocano rinnovi di aria eccessivi, aumento
dell’umidità interna, e conseguentemente
perdita di calore. L’applicazione di guarnizioni
22
(in alluminio, gomma, o silicone) ai serramenti
è facile, economica, e comporta un risparmio
energetico immediato;
doppi vetri: è importante munire le finestre
di doppi vetri, meglio se vetrocamera. I doppi
vetri non sono tutti uguali, ce ne sono di vari
spessori, e i più efficienti dal punto di vista
della resistenza termica hanno l'intercapedine
riempita con gas. Per un’efficace barriera
termica i due vetri dovranno essere a distanza
di circa 20 mm;
tendaggi pesanti: le finestre rimangono
comunque una superficie disperdente, i
tendaggi davanti alle finestre possono
diminuire in modo consistente la quantità di
calore perso;
isolamento del cassonetto delle tapparelle
avvolgibili: è uno dei punti di maggiore
dispersione; laddove vi sia lo spazio sufficiente
può essere applicato uno strato isolante di
circa 2 cm. Isolando il cassonetto si risparmia
dal 10 al 15% e la spesa si ammortizza in 2-4
anni;
serramenti: se i serramenti sono vecchi e
danneggiati è bene intervenire radicalmente.
Si può aggiungere un secondo serramento
davanti o dietro al vecchio, oppure sostituire il
serramento con un altro già predisposto con
doppi vetri.
U
elettrico non ben coibentato può comportare il
consumo di 8 kWh. Gli scaldabagni elettrici
possono consumare anche il 25% di tutta
l’energia impiegata a livello domestico.
acquistare e utilizzare lo
scaldabagno
se utilizziamo uno scaldabagno elettrico
possiamo valutare seriamente l’opportunità
di sostituirlo con apparecchi alimentati
diversamente (metano o GPL); il sistema
inoltre può essere integrato a un collettore
solare che può coprire fino al 70% del
fabbisogno di acqua calda in un anno;
verifichiamo che il serbatoio dell’acqua sia
ben coibentato; si risparmia fino al 7- 8%;
facciamo eseguire la manutenzione ogni 23 anni;
installiamo
un
timer
per
regolarne
l’accensione;
inseriamo un miscelatore in uscita dallo
scaldabagno
tarando
la
temperatura
desiderata;
regoliamo il termostato a 40°C in estate e a
50- 60°C al massimo in inverno: non ha senso
fare arrivare acqua bollente e poi miscelarla
con quella fredda. Ogni 5° in meno si
risparmia l’8% di energia;
ogni due mesi facciamo scorrere due litri di
acqua calda attraverso la valvola alla base del
serbatoio in modo da evitare depositi che
riducono il rendimento;
nel fare la doccia, riduciamo i tempi di utilizzo
dell’acqua al minimo indispensabile e
chiudiamo il rubinetto durante le fasi di
insaponatura;
MANUTENZIONE ED
UTILIZZO CORRETTO
DELL’IMPIANTO PER
L’ACQUA CALDA
na famiglia di quattro componenti arriva
mediamente in un anno a consumare circa
100- 110 mila litri di acqua calda. Per portare
100 litri di acqua a 60°C (una doccia di dieci
minuti) sono necessari 1 kWh se lo scaldabagno
funziona a metano o Gpl, 5 kWh se lo
scaldabagno è elettrico; uno scaldabagno
fo
I
L’USO DELLE FONTI
RINNOVABILI:
L’ENERGIA SOLARE
l Sole irradia costantemente il nostro pianeta
con un flusso di energia pari circa a 15000
volte l’attuale consumo energetico mondiale.
23
energia
L’ECOGUIDA DI VISPO!
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energia
L’energia solare è gratuita e soprattutto non
inquina, ma come per le altre fonti rinnovabili
è poco sfruttata.
In Italia solo il 2% del fabbisogno energetico
nazionale viene colmato attraverso l’uso di
energia dal Sole. I dispositivi che consentono
FINANZIAMENTI IN CONTO ENERGIA
PER I PANNELLI FOTOVOLTAICI.
Con il DL 28/07/2005 (recentemente
aggiornato con DM 06/02/2006), lo Stato
concede finanziamenti in “conto energia” ai
primi 360 MW fotovoltaici che saranno
installati. L’energia elettrica prodotta dal
privato verrà venduta al GRTN per 20 anni
ad un prezzo circa triplo dell’attuale. Gli
impianti si ripagano in circa 8-12 anni, con
una rendita dell’investimento di circa il 10%
all’anno.
Tutte le informazioni presso il GRTN,
http://www.grtn.it/ita/
di sfruttare l’energia contenuta nei raggi solari
sono di diversi tipi: pannelli solari per la
produzione di acqua calda; pannelli fotovoltaici
per produrre elettricità; specchi concentratori per
produrre calore ad alta temperatura da utilizzare
in centrali elettriche, specchi concentratori ad
uso domestico (cucine solari).
Pannelli
solari:
gli
impianti
solari
termici
consistono in un pannello
(collettore)
per
la
produzione di acqua calda
da installare sul tetto, di un
serbatoio
di
accumulo
dell’acqua calda, e di una
pompa per la circolazione
dell’acqua stessa. L’energia
“catturata” dal collettore
scalda l’acqua che poi può
essere utilizzata per usi
sanitari, o anche per il riscaldamento della casa
(se funzionante a bassa temperatura: sotto
pavimento, a battiscopa, ecc.). Generalmente
l’impianto solare termico è in grado di soddisfare
il 70- 80% del fabbisogno annuo di acqua calda,
per la quota rimanente si ricorre generalmente
ad una integrazione attraverso impianti
tradizionali opportunamente dimensionati. Un
collettore solare da 2kWh, sufficiente per una
famiglia media, nell’arco della sua vita efficace
(30 anni) consente di risparmiare 10.000 kg di
olio combustibile e 28 tonnellate di CO2. Un kit
per 4-6 persone, considerati incentivi e
detrazioni, viene a costare circa 2.500-3.000 €
(da cui va sottratta la detrazione Irpef del 36%);
la spesa viene ammortizzata al massimo in 7
anni. Gli impianti che prevedono il serbatoio di
accumulo sul tetto sono più semplici e a minor
manutenzione (sono a circolazione naturale e
non richiedono una pompa), ma hanno bisogno
di maggiore portanza del tetto. Alcune ditte
mettono a disposizione materiali e istruzioni per
costruire e montare i pannelli con il fai da te. I
pannelli richiedono una manutenzione quasi
nulla.
Pannelli fotovoltaici: i pannelli fotovoltaici
convertono direttamente l’energia luminosa dei
raggi solari in energia elettrica senza l’uso di
alcun combustibile. Il sistema si basa su celle di
materiale semiconduttore (es. silicio arricchito)
che sono in grado di produrre elettricità se
esposti alla radiazione luminosa (luce diretta o
luce diffusa). Gli impianti sono modulari, e quindi
è possibile dimensionare l’impianto stesso a
seconda della potenza desiderata.
A parità di moduli, la potenza
varia anche in base alla
latitudine
del
sito
di
installazione, alla stagione,
all’ora del giorno, e alle
condizioni climatiche.
Anche i pannelli fotovoltaici
hanno una vita tecnica di oltre
20 anni e non richiedono
particolari
interventi
di
manutenzione.
Una
volta
installati i pannelli, l’elettricità
prodotta viene scambiata con
la rete elettrica attraverso uno
speciale contatore (costo 60 € all’anno); il
distributore a cui si è allacciati sconta dalla
bolletta l’equivalente di energia eccedente
immessa in rete dall’impianto. Il distributore non
paga le eccedenze, ma è semplicemente tenuto a
registrare il credito per l’anno successivo.
24
Attualmente i pannelli necessari a produrre 1 Kw
di potenza occupano circa 8 mq e, per un piccolo
impianto domestico, possono costare attorno ai
7000 €; conseguentemente un impianto
domestico da 2-3 Kw richiede 16-24 mq di
superficie libera sul tetto o al suolo, e può
costare circa 14000-21000 €. Con un impianto da
1 Kw, alla nostra latitudine, con inclinazione e
orientamento ottimale e in assenza di ombre, si
possono produrre circa 1150 Kwh di energia
elettrica all’anno. Il costo di manutenzione
dell’impianto è quasi trascurabile e viene valutato
nell’1% annuo del valore dell’investimento.
La durata dell’impianto viene assicurata per 20
anni, ma i pannelli (che sono la componente più
costosa) possono durare anche per 25-30 anni,
per cui, trascorso il tempo di ammortamento (812 anni con le tariffe incentivanti del “conto
energia”), negli anni successivi l’impianto
produce anche un guadagno economico netto.
I pannelli fotovoltaici sono disponibili anche in
versioni di ridotte dimensioni, adatti alla ricarica
di batterie per cellulari, computer portatili,
lampade, ecc…
LE CUCINE SOLARI
l modello standard di cucina solare consiste in
una scatola di legno o cartone, foderata di
alluminio e dotata di coperchio a specchio ad
orientazione variabile. Una versione più
“tecnologica” prevede una parabola di alluminio
(smontabile, a spicchi), nel cui centro (fuoco) è
riposto un ripiano. La cucina solare concentra i
raggi su una pentola scura di coccio o di metallo:
in una due ore è possibile cucinare riso, verdure,
lenticchie, o altri cibi in modo sano, ecologico,
originale. I modelli a parabola nelle condizioni
ottimali possono raggiungere i 200°C. Il gusto ne
guadagna notevolmente; unico limite è nella
frittura dei cibi. Lo sviluppo di questa tecnologia
risulterebbe di grande importanza per le
popolazioni del Sud del Mondo.
I
I
L’ENERGIA GEOTERMICA
sistemi geotermici si basano sul recupero
del calore proveniente dal nucleo della
Terra. Esiste infatti un gradiente termico
mano a mano che si scende in profondità al di
sotto della superficie terrestre: mediamente la
temperatura aumenta di 2,5-3 °C ogni 100m.
Attualmente
sono
disponibili
impianti
geotermici anche di piccole dimensioni adatti
a singole abitazioni. Se dopo una prima analisi
di fattibilità si riscontrano condizioni
geologiche e di temperatura favorevoli, viene
effettuato uno scavo di dimensioni molto
ridotte fino a 100m di profondità,
successivamente viene calata all’interno una
sonda geotermica collegata in superficie con una
pompa di calore. La sonda geotermica trasferisce
calore alla pompa attraverso un fluido.
La
pompa di calore può essere usata in estate in
modo inverso, cioè come impianto di
condizionamento
dell’abitazione:
il
calore
sottratto
può essere utilizzato per scaldare
l’acqua sanitaria, mentre quello in eccesso viene
scaricato a terra.
Gli impianti geotermici sono estremamente
vantaggiosi perché: non comportano alcuna
emissione inquinante in atmosfera, garantiscono
un risparmio del 60% rispetto ad un impianto a
metano e del 65-70% rispetto ad uno a gasolio,
non necessitano dell’installazione di caldaie o
serbatoi, non sono necessari rifornimenti
periodici e manutenzioni. L’unico costo, oltre
all’installazione, è quello dell’elettricità per il
trasferimento del calore geotermico, che è
comunque molto ridotto (2-2,5 kW di elettricità
per produrre 10 kW termici, vale a dire circa 0,34
€).
25
energia
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
energia
siti web
http://www.grtn.it/ita/ sito del GRTN, Gestore della Rete elettrica
www.enea.it sito dell’ENEA
www.fire-italia.it Federazione Italiana per l’uso razionale dell’energia
www.ambienteitalia.it Istituto di ricerche
www.wwf.it sito del WWF, ha un tema ambientale dedicato all’energia
http://www.renergysociale.it/index.php opportunità economiche dalle fonti rinnovabili
www.legambiente.it associazione Legambiente
www.greenpeace.it Sito di Greenpeace, diverse sezioni sull’energia
www.amicidellaterra.it Associazione Friend of Hearth, diverse sezioni su energia
www.climatealliance.it Alleanza per il clima – sezione italiana
http://62.152.100.92/e-gazette/, notiziario ambientale
e a Piacenza…
ENEL SI, Concessionario di Piacenza, Largo Erfurt 10, tel. 0523/593813
ENEL SI, Concessionario di Fiorenzuola, via Bressani 83, tel. 0523/981679
ENEL SI, Concessionario di Carpaneto, Via Rossi 63, tel. 0523/850630
ENEL GAS Servizio Clienti, tel. 800998998
ENIA Spa, http://www.eniaspa.it/, tel. Rel. Esterne: 0523/549910
TESA Spa, http://www.tesa.piacenza.it/
ENERGETICA, Loc. Pizzofreddo 14, 27047 S. Maria della Versa (PV),
[email protected]
Ambiente e Lavoro, via Amaldi 5, PC. www.amblav.it
Legambiente, Circ. di Piacenza, Largo Matteotti 7, PC, [email protected]
pubblicazioni
M. Pallante: Un futuro senza luce?, Editori Riuniti, Roma, 2004.
K. E. Lotz: La casa bioecologica, ed. AAM Terra Nuova, Borgo S.Lorenzo (FI), 1991.
ENEA: opuscoli delle collane Sviluppo Sostenibile e Risparmio Energetico
M. Correggia: Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori, 2000.
P.P. Grande – A. Masulli: Energia verde per un paese rinnovabile, Franco Muzzio
Editore, 2003.
G. Korn: Uso razionale dell’energia nella casa, Franco Muzzio Editore, 2003.
G. Dancey – P. Mazza: Clima tempestoso. 101 soluzioni per ridurre l’effetto serra,
Franco Muzzio Editore, 2003.
Quaderni del Rospo: Risparmiare energia in casa, Provincia di Bologna – Assessorato
Ambiente, 2003.
N. Chambers – C. Simmons – M. Wackernagel: Manuale delle impronte ecologiche,
Ed.Ambiente, 2002
M. Wackernagel – W. E. Rees: Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla terra, Edizioni
Ambiente, 2004
Vari volumi della collana Energie Alternative a cura del CAST (Centro per un appropriato
sviluppo tecnologico), editrice Il Rostro.
26
Acqua
UN PROBLEMA DI SCARSITÀ,
DI DISTRIBUZIONE E DI
SPRECO
L
’acqua è una risorsa rinnovabile, ma lo
sfruttamento incontrollato, l’aumento del
fabbisogno legato all’incremento demografico, e
l’inquinamento la rendono quantitativamente e
qualitativamente sempre più scarsa. A questo si
aggiunga il fatto che la distribuzione di acqua
dolce sul pianeta è assai irregolare: ci sono zone
soggette a perenni siccità, come i deserti, e zone
molto piovose, o comunque ricche d’acqua, ma
altrettanto inospitali. Anche i
cambiamenti climatici dovuti
all’effetto serra potrebbero
indurre, nel prossimo futuro,
grossi problemi di distribuzione
dell’acqua:
estensione
del
processo di desertificazione a
zone attualmente fertili e
aumento del rischio alluvioni in
altre,
sono
fenomeni
ampiamente
previsti
dai
climatologi.
Secondo l’UNESCO dal 1950 al
1995 la disponibilità di acqua
dolce pro capite è diminuita da
17.000 a 7.500 m3. La quota
pro capite di acqua non è però uguale per tutti:
ciò non dipende tanto da fattori geografici
quanto piuttosto dallo sviluppo delle tecnologie,
dalla ricchezza e dalle condizioni sociali dei
diversi Paesi. Nei paesi in via di sviluppo vive la
maggior parte della popolazione che non ha
accesso all’acqua potabile (1,4 miliardi di
persone), indipendentemente dal fatto che questi
paesi siano per natura ricchi d’acqua. In Brasile,
ad esempio, il cui territorio dispone dell’11%
delle riserve di acqua dolce mondiali, 55 milioni
di persone non hanno accesso all’acqua. L’88%
dell’acqua complessivamente disponibile sulla
terra è consumata dall’11% della popolazione
mondiale, residente nei paesi più ricchi. Per 2
miliardi di persone la disponibilità è di soli 2
litri al giorno. La scarsità e l’iniqua
distribuzione di questa risorsa ha già generato
e genera tuttora diversi conflitti. Ciò è tanto
più preoccupante se si pensa che tra qualche
decennio la domanda mondiale di acqua
supererà la disponibilità di acqua dolce e due
terzi della popolazione mondiale si troverà in
condizioni di grave carenza idrica. La prospettiva
è ancora più critica in relazione al fatto che, in
tutto il mondo, è
diventata molto forte la
pressione in favore della mercificazione e della
privatizzazione dell’acqua.
L’effetto più visibile di
questo processo è l’aumento
generalizzato dei prezzi del
servizio idrico e la comparsa
di fenomeni di corruzione;
inoltre le multinazionali che
gestiscono i servizi idrici
sono spesso proprietarie
delle
industrie
di
imbottigliamento dell’acqua
minerale.
L’acqua, come l’aria che
respiriamo, è una sostanza
necessaria alla vita e come
tale deve essere considerata
patrimonio comune di tutta l’umanità, un diritto
di tutti e non una merce. Una risorsa alla quale
tutti devono poter accedere in eguale misura. Per
quanto riguarda l’Italia, con 10 miliardi di m3 di
acqua all’anno, il nostro paese si colloca al primo
posto in Europa per i consumi idrici domestici.
Ciononostante, il 35% della popolazione italiana
(più di 20 milioni di abitanti) non gode di un
servizio di distribuzione idrica sufficiente e
regolare.
Le cause sono da rintracciare sostanzialmente,
più che nella scarsità delle precipitazioni, nello
sfruttamento sconsiderato delle falde acquifere
27
acqua
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
acqua
esistenti, nella quantità di acqua inquinata,
nella mancata manutenzione degli acquedotti,
con perdite che superano il 30% dell’acqua
trasportata. L’utilizzo improprio di suoli e
risorse ha poi modificato profondamente il
ciclo idrogeologico delle aree urbane, dando
origine a catastrofi ambientali legate all’acqua
e al depauperamento delle falde acquifere. Il
risultato di queste alterazioni è generalmente
l’aumento in volume e velocità delle acque di
scorrimento, che si traduce in piene
disastrose dei corsi d’acqua anche a fronte di
precipitazioni di modesta entità. L’acqua
diventa dunque ogni giorno più preziosa, e
avere acqua di buona qualità è sempre più
problematico: noi tutti dovremmo imparare a
ridurre al minimo sprechi e consumi, senza
dimenticare, ad ogni modo, che solo il 20%
dell’acqua potabile è consumata per usi civili,
mentre il 60% è sfruttato dall’agricoltura e il
20% dall’industria.
O
gni italiano consuma in media, per le sole
necessità domestiche, circa 210 litri di acqua
al giorno, l’equivalente di due vasche da bagno
piene. Di questi, solo 2 litri vengono usati per
dissetarci, mentre il 50% va a finire nello
sciacquone del bagno, il 30% in lavastoviglie e
lavatrici e poi ancora nelle docce, nel lavaggio di
verdure e utensili vari. Sprechiamo, inoltre, circa
18 litri d'acqua al giorno semplicemente
facendola scorrere dai rubinetti per avere l’acqua
più calda o più fredda.
I
PRIMO: NON SPRECARLA
consumi domestici di acqua si possono ridurre
anche del 50% senza per questo rinunciare al
benessere: ecco alcuni suggerimenti.
accorgimenti quotidiani
educhiamo noi stessi e i bambini a non
sprecare l’acqua;
28
chiudiamo il rubinetto dell'acqua mentre ci
laviamo i denti, ci facciamo la barba, o ci
insaponiamo sotto la doccia;
facciamo la doccia piuttosto che il bagno:
useremo così circa 50 litri d’acqua anziché
100;
laviamo i piatti mettendoli a bagno in una
bacinella, chiudendo il rubinetto ogni volta
che si interrompe il risciacquo; l’acqua della
pastasciutta è ottima per sgrassare!
ATTENZIONE ALL’ACQUA
NASCOSTA!!!
La lavorazione industriale richiede spesso
l’utilizzo di acqua: in molti casi quest’acqua,
fortemente inquinata, viene poi scaricata
senza essere sottoposta a trattamenti di
depurazione. Sono indicate qui di seguito
alcune quantità standard di acqua “nascosta”,
cioè necessaria al ciclo di produzione di alcune
merci. Per risparmiare acqua “nascosta”, in
generale, si devono evitare i prodotti usa e
getta, quelli non necessari, quelli che hanno
scarsa durata. Molto importante in questo
senso è anche il risparmio energetico:
l’industria elettrica è infatti tra le maggiori
consumatrici di acqua per il raffreddamento
degli impianti.
Prodotto
una bistecca
1 kg patate
1 kg carta bianca
1 kg carta ecologica
1 lattina di alluminio
Acqua
'nascosta'
(litri)
1000
20
44
1.5
6
utilizziamo la lavastoviglie e la lavatrice solo
a pieno carico: il consumo di acqua è lo
stesso che si ha a carico semivuoto, e
risparmieremo 8.000 litri di acqua ogni anno
(oltre che parecchi kilowattora);
laviamo le verdure lasciandole a mollo
nell’acqua e sciacquandole poi velocemente:
una famiglia di tre persone arriva così a
risparmiare 4500 litri/anno;
utilizziamo l’acqua in cui sono state lavate le
verdure, o raccogliamo l’acqua piovana, per
annaffiare i fiori e l’orto;
annaffiamo il giardino con parsimonia e
sempre verso sera: quando il sole è calato,
l’acqua evapora più lentamente e non viene
sprecata ma assorbita dalla terra;
laviamo l’auto di rado e con il secchio invece
che con la pompa.
accorgimenti tecnici
un rubinetto eroga da 10 a 20 litri al minuto;
per
risparmiare
il
50%
dell’acqua
mantenendone la stessa forza, basta applicare
un economico riduttore di flusso;
per verificare se vi siano perdite da rubinetti o
tubature si può leggere il contatore la sera
prima di andare a dormire e la mattina
appena ci si sveglia;
fare riparare i rubinetti o il water che
gocciolano; da un rubinetto che perde una
goccia ogni due secondi fuoriescono quasi
6000 litri di acqua all’anno;
esistono in commercio sciacquoni a doppio
pulsante, ma può essere modificato anche
quello già installato agendo sull’asticella del
galleggiante interna al serbatoio; con scarichi
inferiori a 10 litri per volta si risparmieranno
fino a 25.000 litri di acqua potabile all’anno;
è possibile raccogliere l'acqua piovana per usi
secondari, non potabili. Se si dispone di un
giardino, si può predisporre un serbatoio di
accumulo (dimensionamento: 4lt/giorno per
m2 per circa 60 giorni/anno);
nei giardini domestici evitare pavimentazioni
impermeabilizzanti.
S
produrre e da smaltire, oltre che inquinante
per l’ambiente. Il costo per lo smaltimento di
una bottiglia in PET è di circa 10 centesimi
(contro i 2,5 di una bottiglia in vetro). Si viene
a creare così una situazione paradossale per
cui gli enti locali hanno una spesa per lo
smaltimento delle bottiglie di acqua minerale
di molto superiore a quanto incassano con le
concessioni al prelevamento dalle fonti.
Tre buoni motivi per bere acqua del
rubinetto piuttosto che acqua minerale:
SECONDO: BERE SANO E
SOSTENIBILE
econdo varie indagini gli italiani sono al primo
posto nel mondo per consumo di acqua
minerale (mediamente 140 litri a testa in un
anno!!!); solo il 40% dei cittadini afferma di
usare acqua del rubinetto per bere. Questo
significa una spesa media annua di circa 250 €
per le famiglie, e un mercato da 2600 milioni di €
per l’industria dell’acqua minerale in mano a
poche multinazionali.
Inoltre, più dell’80% delle bottiglie contenenti
acqua minerale è in PET: un materiale costoso da
29
molto spesso l’acqua del rubinetto proviene
dalle stesse sorgenti sfruttate dalle aziende
dell’acqua minerale, ma costa dalle 500
alle 1000 volte in meno.
QUANTO COSTA UNA BOTTIGLIA?
La produzione di un chilogrammo di PET
richiede 17,5 litri di acqua e rilascia in
atmosfera 40 grammi di idrocarburi, 25
grammi di ossidi di zolfo, 18 grammi di
monossido di carbonio e 2,3 chilogrammi di
anidride carbonica. Poiché una bottiglia in PET
da 1,5 litri pesa 35 grammi, con un chilo di
PET si fanno 30 bottiglie. Pertanto, per
trasportare 45 litri d'acqua se ne consuma
quasi la metà. A conti fatti, tenendo conto di
tutto il percorso che fanno sia la bottiglia che
l’acqua in essa contenuta, si stima che una
singola persona, che beva mediamente 1 litro
di acqua al giorno, spende 180 euro ogni anno
e fa bruciare almeno 8 litri di combustibili
fossili.
l’acqua dell’acquedotto offre maggiori garanzie
per quanto riguarda qualità e sicurezza: i
controlli
hanno
frequenza
giornaliera
(settimanale nei piccoli centri) e quando
qualche valore risulta alterato scatta
immediatamente la non potabilità. Le acque
minerali possono avere concentrazioni di
arsenico, cadmio, nitrati, piombo, idrocarburi
aromatici policiclici, fluoro, pesticidi, molto
superiori rispetto ai limiti vigenti per l’acqua
degli acquedotti (ad esempio per l’arsenico il
limite imposto per la potabilità è di 10 parti
per microgrammo, in alcune acque minerali
questo valore arriva alle 40-50 parti per
microgrammo). Tali differenze sono possibili
perché la minerale non è considerata dal
acqua
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
acqua
legislatore come acqua potabile ma come
acqua
terapeutica,
quindi
con
caratteristiche chimico fisiche che ne
consigliano un uso specifico;
l’acqua del rubinetto ha un minore peso
ecologico: non richiede infatti imballaggio e
quindi non comporta la produzione di
rifiuto; inoltre l’impatto ambientale dovuto
al pompaggio fino alla nostra abitazione è
sicuramente inferiore a quello causato
dagli impianti di
imbottigliamento e
dal trasporto su
gomma
delle
bottiglie.
L
TERZO: NON
INQUINARLA
’inquinamento idrico è
principalmente dovuto
alle attività industriali, agli
allevamenti
e
all’agricoltura
convenzionale; anche gli
usi domestici tuttavia
danno il loro contributo, attraverso la quantità di
detersivi e detergenti utilizzata da ciascuno di
noi.
Accorgimenti quotidiani
ottimizzare l’uso dei prodotti per l’igiene e
ridurre lavaggi e pulizie al necessario;
utilizzare detersivi e igienizzanti ecologici;
segnalare alle autorità competenti eventuali
scarichi irregolari o altri abusi ambientali di cui
si è conoscenza.
Chi vive in un’area dove l’acqua non ha un buon
gusto, è dichiarata non potabile o è troppo
clorata, ha comunque un’alternativa alla bottiglia:
la depurazione in casa. È necessario però
individuare quale sia il difetto dell’acqua che
sgorga dal rubinetto:
se il problema è dato dai tubi vecchi e
arrugginiti dell’edificio, si può munire il
rubinetto di un filtro meccanico a rete;
per quanto riguarda l’eccesso di cloro, è
sufficiente lasciare riposare l’acqua in una
30
caraffa a bocca larga per qualche ora: il cloro
dopo un po’ di tempo evapora.
se invece le cause della cattiva qualità sono a
monte, si possono usare delle cartucce
filtranti: una miscela di carbone attivo e
scambiatore di ioni. Queste riducono di molto
la durezza carbonica dell’acqua, il cloro e
alcuni metalli; sono invece inefficaci contro le
sostanze inquinanti. A livello domestico non
sono però molto pratiche poiché devono
essere
cambiate
molto spesso;
per l’eccesso di
magnesio o calcio si
può installare un
impianto
di
addolcimento (per
cui è necessaria la
consulenza
di
tecnici esperti)
un
sistema
risolutivo a largo
spettro
è
il
depuratore
domestico a osmosi
inversa.
Questo
dispositivo è costoso, ma efficace e duraturo;
lo si può ammortizzare in due anni di acque
minerali in bottiglia risparmiate. Il sistema a
osmosi inversa elimina fino al 100% del
contenuto organico (es. batteri), sostanze
L’AGENZIA D’AMBITO PER I SERVIZI
PUBBLICI DI PIACENZA
L'Agenzia d'Ambito per i Servizi Pubblici di
Piacenza è l'organismo di regolazione dei servizi
pubblici locali di acquedotto, fognatura,
depurazione e raccolta rifiuti urbani. Essa è
costituita secondo le disposizioni contenute
nella legge regionale n.25 del 6 settembre 1999
e s.m.i. Si tratta di un consorzio avente
personalità giuridica di diritto pubblico e dotata
di autonoma struttura organizzativa.
ATO Piacenza:
Tel. 0523/318052
www.atopiacenza.it
pirogene, diossine, insetticidi, e fino al 95% di
materiale inorganico. Si installa sotto il lavello,
ma richiede un’attenta manutenzione.
Per chi vuole proprio la minerale
chi proprio non può fare a meno dell’acqua
imbottigliata (per il gusto, per problemi di salute,
per convinzione, ecc…), segua almeno i seguenti
accorgimenti:
leggere sull’etichetta il limite di conservazione;
scegliere possibilmente un’acqua della propria
zona e non una che proviene da molto lontano
(il peso ecologico sarà minore);
scegliere possibilmente una bottiglia in
vetro piuttosto che in plastica, meglio se
vuoto a rendere. Se il vuoto è a perdere,
deve essere smaltito nelle apposite
campane per la raccolta differenziata;
tenere l’eventuale bottiglia di plastica
lontano da fonti di calore e al riparo dai
raggi solari
siti web
www.acqualab.it laboratorio per la gestione dell’acqua
www.acquarisparmiovitale.it pagine tematiche della Regione E.R.
www.contrattoacqua.it , sito del Contratto Mondiale sull’Acqua
www.attac.it (sezione attacqua), Associazione Attac Italia
www.worldwaterforum.org , sito del 4° World Water Forum, Messico 2006
www.water.usgs.gov
www.vigilanzambientale.it , sito nazionale delle guardie ecologiche volontarie
www.wwf.it
www.legambiente.it
www.centroacqua.org, centro internazionale Civiltà dell’Acqua
e a Piacenza…
• ATO, Agenzia d’ambito per i servizi pubblici di Piacenza, via Giordano Bruno 20/A,
29100 – PIACENZA. Tel. 0523/318052. www.atopiacenza.it
• ARPA, Sezione Provinciale di Piacenza, via XXI Aprile 48,, 29100 – PIACENZA. Tel.
9523/489611, [email protected], www.arpa.emr.it/piacenza/
• ENIA Spa, http://www.eniaspa.it/
• TESA Spa, http://www.tesa.piacenza.it/
pubblicazioni
Vandana Shiva: Le guerre dell’acqua, Feltrinelli Editore, Milano, 2004.
Corpo Forestale dello Stato: Notizie sull'Acqua, 2004.
M. Beccari, M. Dall'Aglio: Accettabilità delle acque per usi civili ed agricoli, Atti del
Convegno dell’Accademia dei Lincei, Roma, 5 Giugno 2002.
M. Correggia: Manuale pratico di ecologia quotidiana, Einaudi editore, Milano 2000.
Movimento gocce di Giustizia: AlternatiVita, miniguida per una vita sobria e
solidale, La Tortuga, 2004.
R. Bosio: Mini Guida alle idee pratiche per un consumo sostenibile, edizioni La
Tortuga, 2004
31
acqua
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
rifiuti
Rifiuti
I
L’EMERGENZA
l problema dei rifiuti è una prerogativa della
società umana, in natura infatti non esistono
immondizie: ogni rifiuto viene riutilizzato
come risorsa. Nel sistema produttivo umano
ogni prodotto ha un ciclo di vita che parte
dalIa
sottrazione
di
materie
prime
all’ambiente, prosegue con il processo di
fabbricazione, di commercializzazione, di
consumo, e termina poi con il rifiuto. Di rifiuti
nelle nostre città se ne producono tanti, troppi e
sempre di più. In Italia dal 1979 al 2004 la
quantità annuale di RSU (in parole semplici i
rifiuti “domestici”) è passata da 13 a oltre 30
milioni di tonnellate; se a questo aggiungiamo il
dato odierno dei rifiuti speciali (scarti di
lavorazione, inerti, ecc…) che supero i 92 milioni
di tonnellate ci si può facilmente rendere conto
della gravità della situazione. Ogni italiano
produce in media 524 kg di rifiuti solidi urbani
ogni anno, praticamente 1.5 kg al giorno, che
sono così suddivisi:
- scarti alimentari (rifiuto organico) 29%;
- carta e cartone 28%;
- plastica 16%;
- vetro 8%;
- materiali tessili e legno 4%;
- metalli 4%;
- altro 11%.
Eppure, quando parliamo di rifiuti, lo facciamo
solo ed esclusivamente per cercare il modo più
veloce per allontanarli dalle nostre case, o
quando scoppiano le proteste contro la
costruzione di nuovi impianti di smaltimento. Non
importa dove o come, l’importante è che i rifiuti
stiano lontano dalle nostre abitazioni. Ne
produciamo montagne ogni giorno, senza
darcene pena e senza soffermarci a riflettere
sulle conseguenze di questo gesto quotidiano.
Comprare, consumare, buttare, ricomprare in
una spirale senza fine. Il 30-40% di questi rifiuti
è costituito da imballaggi (vetro, plastica,
carta,…) spesso inutili e non riutilizzabili.
I
TIPOLOGIE DI RIFIUTO
l termine rifiuto, in definitiva, indica una
merce che, consapevolmente, decidiamo di
buttare, che decidiamo appunto di rifiutare. Non
tutti i rifiuti sono però uguali tra loro. La tipologia
di rifiuto è venuta a differenziarsi a causa dei
nuovi prodotti di sintesi e dei materiali compositi.
Ne esistono tre tipi: urbani, speciali, pericolosi.
rifiuti solidi urbani (RSU)
rifiuti domestici, non ingombranti, provenienti
da locali e luoghi adibiti ad uso di civile
abitazione;
rifiuti ingombranti provenienti da fabbricati o
altri
insediamenti
civili
(arredamenti,
elettrodomestici, ecc.);
rifiuti non pericolosi provenienti da locali e
luoghi adibiti ad usi diversi da quelli ai capi
precedenti, assimilati a quelli urbani per
qualità e quantità;
rifiuti provenienti dallo spazzamento delle
strade;
rifiuti di qualunque natura o provenienza
giacenti su strade e aree pubbliche o private
comunque soggette ad uso pubblico, su
spiagge marittime e sulle rive dei fiumi;
rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali
giardini, parchi, aree cimiteriali.
rifiuti speciali (RS)
residui di lavorazione industriale, residui di
attività agricole, artigianali e di servizi non
assimilabili, per quantità e qualità, a quelli
urbani;
rifiuti ospedalieri e simili non assimilabili a
quelli urbani;
materiali
provenienti
da
demolizioni,
costruzione
e
scavi,
macchinari
e
apparecchiature deteriorati ed obsoleti;
veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e
loro parti
residui del trattamento dei rifiuti e della
depurazione degli effluenti.
32
rifiuti pericolosi
rifiuti che contengono o sono contaminati in
determinate concentrazioni da sostanze
tossiche e nocive: metalli come l’amianto,
l’arsenico o il mercurio; alcuni solventi; alcuni
pesticidi; composti farmaceutici; alcuni acidi,
ecc.
Oltre a questa nuova classificazione dei rifiuti, il
decreto Ronchi del 1997 che regola la
normativa in materia, si pone come obiettivo
principale la riduzione alla fonte della quantità e
della pericolosità dei rifiuti prodotti; inoltre, con
l’introduzione della tariffa di igiene ambientale
(TIA) al posto della tassa (TARSU), intende
promuovere la raccolta differenziata, il riutilizzo,
il riciclaggio e il recupero di materie prime ed
energia come percorso prioritario per lo
smaltimento dei rifiuti. Con la TIA infatti non si
paga più in base ai m2 dell’abitazione, ma si
dovrebbe pagare in base a quanto rifiuto
indifferenziato viene prodotto da ciascun nucleo
familiare. Il problema è che i metodi di raccolta
in uso nelle grandi aree urbane difficilmente
consentono di avere un’informazione così
puntuale, e dunque in molti casi vengono
penalizzati anche i cittadini più virtuosi.
COME VENGONO SMALTITI I
RIFIUTI?
I
rifiuti
solidi
urbani
vengono
smaltiti
principalmente in due modi: nelle discariche
oppure attraverso i termovalorizzatori (cioè gli
inceneritori).
Sia
le
discariche
che
i
termovalorizzatori, lungi dal rappresentare una
soluzione, hanno un grande impatto ambientale.
termovalorizzatori o inceneritori
sono impianti di smaltimento nei quali i rifiuti
vengono bruciati. La combustione dei rifiuti
consente la riduzione di circa i 2/3 del peso che
hanno
in
entrata
e
permettono
(nei
termovalorizzatori) il recupero di parte del calore
prodotto, per la produzione di energia elettrica. Il
processo termodistruttivo comporta però anche
la formazione di gas e ceneri altamente tossici e
persistenti: possono contenere infatti, composti
organici del cloro (es. diossine), composti
organici
volatili,
idrocarburi
policiclici
aromatici, metalli pesanti, ossidi di azoto,
zolfo, carbonio. Una parte di questi composti
non viene trattenuta dai filtri e si disperde in
atmosfera arrecando danno agli ecosistemi
circostanti e mettendo a rischio la salute degli
abitanti del territorio interessato dalla ricaduta
dei fumi. Inoltre il termovalorizzatore non
risolve il problema della discarica ma anzi lo
aggrava: le ceneri e i filtri esausti devono
essere infatti stoccati in discariche speciali più
costose e pericolose. Infine sono da
considerare gli elevati costi di realizzazione, il
minore vantaggio che si ha dal recupero
energetico rispetto al riciclaggio, il fatto che
gli inceneritori disincentivano la raccolta
differenziata.
discariche
è il deposito definitivo dei rifiuti ed è anche la
forma più economica di stoccaggio. Esistono
diversi tipi di discarica a seconda del grado di
pericolosità dei rifiuti contenuti. La discarica non
è altro che un enorme scavo nel terreno che
progressivamente viene riempito da strati di
rifiuti fino ad esaurimento della capienza.Tutte
dovrebbero essere costruite secondo requisiti
molto severi di carattere idrogeologico, paesistico
e sanitario; in realtà la maggior parte delle
discariche pubbliche non sono a norma, e
moltissime sono quelle completamente abusive o
illegali Oltre alla sottrazione e all’alterazione
permanente di grandi superfici all’ambiente, le
discariche hanno il problema dei percolati, ovvero
dei liquidi che si formano per effetto della
degradazione dei rifiuti stessi (soprattutto della
frazione organica) e che vengono trascinati verso
il fondo insieme alle precipitazioni che si
infiltrano. Negli impianti a norma il percolato
viene raccolto, trattato, e smaltito in discariche
per rifiuti tossici; in quelli non a norma o abusivi i
liquami si accumulano sul fondo infiltrandosi
progressivamente nel terreno fino ad arrivare alle
falde acquifere. Anche nelle discariche dotate di
tessuto impermeabilizzante non esiste comunque
la certezza che nel tempo non si verifichino
fenomeni di contaminazione del suolo o delle
falde.
33
rifiuti
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
rifiuti
COME SONO SMALTITI I RIFIUTI
URBANI DELLA PROVINCIA DI
PIACENZA (2003)
Prodotto
Torsolo di mela
Fiammiferi e cerini
Giornali e riviste se
sminuzzati
Giornali e riviste se
accatastati
Sigarette con filtro
All’inceneritore In discarica
156.000 ton.
11.000 ton.
99.3%
0.7%
RACCOLTA DIFFERENZIATA IN
PROVINCIA DI PIACENZA (2004)
Regione E.R.
Pr. di Piacenza
Gomme da masticare
Lattine in alluminio per
bibite
Plastiche in genere
(bottiglie, piatti, bicchieri,
sacchetti …)
Polistirolo
28%
33%
Solo una frazione ancora modesta degli RSU
viene avviata al recupero o al riciclaggio.
Infine, quando si parla di rifiuti non si può non
ricordare come in tutta Italia sia diffuso il
fenomeno così detto delle eco-mafie, ovvero lo
smaltimento illegale di rifiuti di ogni genere. Il
business della gestione illecita dei rifiuti negli
ultimi dieci anni viene stimato complessivamente
in quasi 27 miliardi di €, mentre i danni
ambientali causati da discariche abusive,
spargimento di liquami tossici, incenerimento in
impianti inadeguati, ecc… sono incalcolabili.
Schede telefoniche, carte
di credito e simili
Vetro
Legno verniciato
barattoli di latta
Pannolino usa e getta
Tempo
3 mesi
6 mesi
circa tre
mesi
più di 10
anni
da 1 a 2
anni
5 anni
da 10 a
100 anni
da 100 a
1000 anni
oltre 1000
anni
oltre 1000
anni
oltre 4000
anni
13 anni
20-100
anni
450 anni
I TEMPI DI DEGRADAZIONE
DI ALCUNI RIFIUTI COMUNI
A
bbandonare i rifiuti nell’ambiente significa:
provocare inquinamento in forme più o meno
gravi;
creare sporcizia e problemi di igiene;
caricare tutta la collettività di ulteriori costi;
Riportiamo di seguito alcuni tempi indicativi di
degradazione di rifiuti abbandonati nell’ambiente.
Si tenga presente che per i materiali sintetici (es.
plastiche) le molecole degradate continuano ad
interagire negativamente con l’ecosistema per
molto tempo anche dopo la completa
disintegrazione dell’oggetto.
T
PER CONTRIBUIRE ALLA
SOLUZIONE
DELL’EMERGENZA
utte le tecniche di smaltimento aggirano il
problema, ma non lo risolvono. La fisica ci
insegna che nulla può essere distrutto: i rifiuti,
anche se trattati, compressi o bruciati,
inquineranno inevitabilmente l’ambiente.
Si tratta quindi di produrre meno rifiuti e fare in
modo che quelli prodotti siano riciclati o
riutilizzati. Insomma dovremmo tendere a
34
chiudere il ciclo, come avviene in natura, fino al
raggiungimento dell’obiettivo “rifiuti Zero”.
Per questo, politiche efficaci sono quelle che
intervengono ‘a monte’, sul sistema produttivo,
per ridurre al minimo gli imballaggi, per rendere i
prodotti più durevoli, riutilizzabili, riparabili; per
R
RIDUZIONE
idurre la quantità di rifiuti prodotti significa
risparmiare!
Risparmiare innanzitutto materie che sono
alla base dei processi di produzione, ma che
sono spesso disponibili in quantità limitata e
non rinnovabili.
Risparmiare energia necessaria per produrre
le merci;
Risparmiare in termini di danni ambientali e
sociali, dato che tutti i processi produttivi,
poco o tanto, provocano inquinamento e in
ultima analisi danni anche alla salute delle
persone;
Risparmiare soldi, perché spesso molte cose
che compriamo si rivelano inutili o quasi: si
pensi ad esempio alla eccessiva quantità di
imballaggio con la quale vengono confezionati
molti prodotti. Il costo della progettazione e
della fabbricazione del packaging lo
ritroviamo poi nel prezzo finale dei nostri
acquisti.
come ridurre i propri rifiuti?
1) inizia dagli imballaggi
Gli imballaggi costituiscono il 30-40% in peso e il
50% in volume di tutti i rifiuti solidi urbani. In
media ogni italiano consuma 34 kg di imballaggi
fare in modo che si utilizzino tecnologie e
processi di fabbricazione che producano meno
scarti di lavorazione, che siano cioè più
efficienti nell’uso delle risorse e dell’energia.
Ma è anche assolutamente necessario che
tutti i cittadini collaborino alla cosiddetta.....
ogni anno, il doppio se si considerano i consumi
fuori casa. L’80% di questi sono fatti di vetro,
plastica, cartone.
Per disincentivare l’uso eccessivo degli imballaggi
nelle confezioni, e per diminuire le quantità dei
propri rifiuti è necessario fare attenzione al
momento degli acquisti:
più “arrosto” e meno “fumo”: spesso gli
imballaggi sono doppi, tripli, quadrupli anche
quando non è necessario. Ad esempio le
confezioni di biscotti, merendine, caramelle,
dolci hanno una scatola di cartone esterna,
una vaschetta di plastica interna, pellicole di
plastica esterne e interne. L’aspetto di queste
confezioni è sicuramente accattivante ma non
ha alcun legame con la qualità del contenuto,
inoltre tutti gli involucri sono destinati a
diventare rifiuto in brevissimo tempo. Facendo
attenzione si possono trovare gli stessi
prodotti in pacchi di uno o al massimo due
imballaggi;
scegli il formato famiglia: spesso per uno
stesso prodotto sono disponibili diverse
soluzioni per l’acquisto: il formato famiglia
grande, quello medio o piccolo, un pacco
unico oppure tante porzioni monodose riunite
insieme. Almeno per le merci che non hanno
scadenza a breve termine è consigliabile
acquistare confezioni grandi e possibilmente
35
rifiuti
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
rifiuti
uniche (dotate di sistemi salva freschezza),
piuttosto che tante confezioni monodose o
multiple. Ad esempio è meglio comprare
del succo di frutta da 1-2 l piuttosto che 36 brik dello stesso succo da 33 cl; oppure
un vasetto grande di tonno (magari in
vetro) al posto di 6-8 scatolette; lo stesso
discorso vale anche per altre bevande,
scatolame, marmellate, detersivi…
prova il vuoto a rendere: il vuoto a
rendere, pratica fino a pochi anni fa
consueta, sta scomparendo. Questo
sistema invece è ancora più efficiente del
riciclaggio e consente un notevole
risparmio di energia e di materie prime.
Generalmente il vuoto a rendere è previsto
per l’acqua o per le bevande analcoliche, ma
anche per il latte e riguarda principalmente
bottiglie in vetro. Alcune ditte iniziano cicli di
vuoto a rendere anche per le bottiglie in
plastica; altre ditte distributrici effettuano la
consegna a domicilio delle bottiglie di acqua e
ritirano quelle vuote;
usa le ricariche: nel settore dei detersivi per
lavatrice è oggi disponibile la ricarica (refill);
con questo sistema si comprano le ricariche,
più contenute nelle dimensioni e concentrate
nella
composizione,
da
diluire
successivamente a casa in un flacone di
plastica più grande acquistato la prima volta.
Alcuni supermercati hanno avviato la
sperimentazione del dispenser, cioè un
distributore automatico alla spina che
permette di riempire di detersivo il proprio
flacone
vuoto,
che
dunque
diventa
riutilizzabile molte volte;
diluisci di più e getta di meno: scegli
comunque detersivi, o altri prodotti in genere,
che siano concentrati o in formato compatto.
Una merce compatta e concentrata incide
meno sui costi e sull’impatto ambientale
relativi al trasporto e richiede meno materia
prima per essere impacchettato;
frutta e verdura, carne e formaggi…meglio al
banco: nei grandi supermercati, ma anche in
negozi più piccoli, è sempre più frequente
trovare gli stessi prodotti sia al banco (vendita
sfusa a peso) sia preconfezionati sugli scafali.
Si tratta per esempio della frutta e verdura,
dei salumi e formaggi, ma anche dei prodotti
36
da forno come il pane, la pizza, i dolciumi;
comprare i prodotti preconfezionati significa
risparmiare tempo ma anche produrre più
rifiuti, avere minori possibilità di controllare la
quantità, la qualità e la freschezza
dell’alimento. Meglio dunque l’acquisto al
banco;
in alcuni casi anche al banco tendono a usare
una quantità eccessiva di vaschette, sacchetti
di nylon, e altro ancora; in questi casi meglio
fare presente in prima persona che si desidera
avere l’alimento con il minimo incarto. Per
alimenti che richiedono una vaschetta ci si
può
portare
un
contenitore
da
casa;
fai attenzione all’imballaggio giusto: prodotti
come bevande, cibi conservati (scatolame,
sotto olio, sottaceto…) si trovano sugli scafali
confezionati in tanti modi diversi. Per esempio
il latte o i succhi di frutta li possiamo
acquistare in bottiglia di vetro, in bottiglia di
plastica, o in “cartone” (brik in tetrapak). Per
valutare quale sia la soluzione meno “pesante”
L’ECOGUIDA DI VISPO!
3) scegli prodotti durevoli, riparabili,
intercambiabili:
moltissimi oggetti che acquistiamo e usiamo poi
quotidianamente sono costruiti per avere un
tempo di vita breve e definito: è quella che si
definisce “obsolescenza programmata”. Quando
questi oggetti si rompono, il più delle volte non
sono riparabili e, se lo sono, la riparazione risulta
più costosa del pezzo nuovo (es. stampanti per
computer). In altri casi a usurarsi è solo una
parte dell’oggetto ma non è prevista la sua
sostituzione e dunque è necessario ricomprare il
prodotto per intero (es. spazzolino).
Questo sistema oltre ad indurre le persone ad
una spesa continua, provoca un enorme spreco
di energia, di materie prime, e una grande
quantità di rifiuti; al momento dell’acquisto è
IL RISPARMIO DEL VUOTO A RENDERE
1 Bottiglia da litro restituita e riutilizzata 20
volte equivale a:
60 lattine usa e getta da 33 cl
20 brik in Tetrapak da litro
14 bottiglie usa e getta di plastica da 1.5
litri
20 bottiglie usa e getta di vetro da 1 litro
importante dunque fare attenzione alla qualità
e solidità del prodotto, e alla possibilità di
sostituire o riparare le sue componenti.
4) riduci il volume:
la riduzione del rifiuto domestico riguarda sia la
quantità ma anche il volume. Comprimendo il
volume della spazzatura (es. appiattendo le
bottiglie di plastica o le lattine) si contribuisce ad
una maggiore efficienza di smaltimento: i
cassonetti possono contenere una maggiore
quantità in peso di materiale e i mezzi di
trasporto della nettezza urbana faranno meno
viaggi.
S
RECUPERO E RIUTILIZZO
pesso ci disfiamo delle cose che acquistiamo
perché riteniamo siano diventate superflue o
inservibili, o perché pensiamo sia più pratico
rimpiazzarle con altre nuove. In realtà nella
COME FARE UN COMPOST
FAMILIARE?
Basta ammucchiare in un cumulo o nel
compostore (bidone aerato) strati alternati
di scarti vegetali e scarti di cucina,
ricoprendo il tutto con terriccio. Per iniziare il
processo è utile aggiungere del compost
maturo o l’apposito attivatore; per ottenere
un compost maturo in estate sono sufficienti
4/6 mesi, in inverno 6/9 mesi. Utilizzando il
compost si riduce drasticamente l’acquisto
e l’impiego di concime chimico.
maggior parte dei casi questi oggetti potrebbero
essere usati ancora per le stesse funzioni per le
37
rifiuti
per l’ambiente si dovrebbe analizzare il Ciclo di
Vita (LCA) di ciascun imballaggio; ma già a
livello intuitivo si può dire che quelli meno
impattanti sono:
- riutilizzabili più volte (es. meglio
l’aranciata in bottiglia che in lattina);
- fabbricati con materiale riciclabile;
- costituiti da un solo materiale o da più
materiali
facilmente
separabili
(i
poliaccopiati come il tretrapack non
sono per esempio facilmente riciclabili a
causa della difficoltà di separazione tra
carta e alluminio o plastica);
- fabbricati usando materiale proveniente
dal riciclaggio in tutto o in parte;
- fabbricati e smaltiti secondo processi di
produzione
poco
inquinanti,
che
richiedono poca materia prima e poca
energia.
2) evita l’usa e getta:
piatti, posate, e bicchieri di plastica, tovaglioli e
tovaglie di carta, fazzolettini di carta, sacchetti
per la spesa di plastica, ma anche batterie,
macchine fotografiche, lenti a contatto e molte
altre merci sono progettate per essere usate una
volta solo o per un tempo molto limitato,
dopodiché diventano rifiuto. Gli “usa e getta”
sono prodotti comodi ma generano una notevole
quantità di rifiuti. Lavare le stoviglie, le tovaglie, i
tovaglioli o i fazzoletti, comprare pile ricaricabili
ecc… costa un po’ di più in termini di praticità e
di tempo ma alla lunga garantisce un risparmio
economico e un benefico per l’ambiente.
L’ECOGUIDA DI VISPO!
rifiuti
quali sono stati comprati oppure potrebbero
ricominciare una nuova vita se trasformati in
qualcosa d’altro.
recuperare e riutilizzare: quando abbiamo
bisogno di qualcosa, prima di correre a
comprarla nuova in negozio, verificare se
abbiamo a disposizione qualche oggetto di cui
vogliamo liberarci che si presta a sostituire
quello nuovo. Inoltre, molti oggetti, come i
sacchetti di plastica o le scatole di cartone,
vengono gettati quasi subito (imballaggi usa e
getta) quando potrebbero essere riutilizzati
molte altre volte.
aggiustare:
prima
di
gettare
nelle
immondizie un prodotto verificare la possibilità
di ripararlo. Se non siamo in grado di
aggiustarlo da soli possiamo sempre ricorrere
ad artigiani specializzati ancora presenti nel
nostro territorio anche se poco noti (calzolai,
rammendatrici, arrotini, falegnami, orologiai,
meccanici, sarti, restauratori, rilegatori, ecc…)
o – perché no? – al vicino di casa o al
compagno di lavoro con l’hobby del “fai da
te”…
vendere o donare: se proprio vogliamo
liberarci di un bene, soprattutto quelli durevoli
(vestiti, mobili, elettrodomestici, ecc…)
teniamo presente che potrebbe sempre
esserci qualcuno pronto a riusarli. Per entrare
in contatto con i potenziali interessati si
possono consultare giornali per annunci
gratuiti, associazioni, gruppi di volontariato,
oppure andare direttamente ai mercatini
dell’usato. Allo stesso modo, noi stessi, invece
di ricorrere sempre al nuovo, potremmo
trovare cose interessanti e utili nel mercato
dell’usato incrementando così il riutilizzo.
RICICLO
L
a raccolta differenziata, dopo la riduzione , il
recupero, e il riutilizzo rappresenta l’ultimo
importante passaggio, l’ultimo sforzo, al fine di
evitare che i rifiuti vengano sepolti per sempre in
discarica o bruciati negli inceneritori. Riciclare i
rifiuti significa infatti reintrodurre il materiale di
cui sono fatti nel ciclo produttivo: così dalla carta
si ottiene nuova carta, dalle bottiglie di vetro altri
oggetti di vetro, dall’alluminio…
Ci sono molti buoni motivi per fare la
raccolta differenziata:
l’ambiente sarà meno inquinato: perché sarà
minore la dispersione incontrollata di sostanze
inquinanti nell’ambiente, perché saranno
necessarie
meno
discariche
e
meno
termovalorizzatori, e perché il processo di
riciclaggio di un materiale è comunque meno
impattante e costoso del processo produttivo
che lo ha creato;
si diminuiscono i costi di smaltimento dei
rifiuti;
si risparmiano risorse e quindi ancora una
volta si diminuisce il nostro impatto
sull’ambiente.
COME SI DIFFERENZIA A PIACENZA?
La raccolta differenziata viene eseguita con modalità diverse nei Comuni della nostra Provincia: nella
maggior parte dei comuni è ancora eseguita con il conferimento dei rifiuti differenziati nelle diverse
campane dedicate, ma in un numero crescente di comuni viene eseguita con la raccolta “porta a
porta” di sacchi familiari di diversa tipologia e colore, con cui vengono raccolti anche i rifiuti
indifferenziati.
In ogni caso la raccolta differenziata deve essere fatta con attenzione, allo scopo di ridurre il lavoro
successivo di cernita e di inoltro ai Consorzi di riutilizzo.
Dove sono ancora utilizzate le campane, queste si caratterizzano nelle tipologie:
38
CASSONETTO MARRONE: RIFIUTI ORGANICI.
Quali mettere: avanzi di cucina, residui di pulizia delle verdure, bucce e pelli di
frutta, carne e ossi, pesce e lische, fondi di caffè, bustine di tè e tisane, terra,
erba, foglie, fiori, scarti di potature
Quali NON mettere: liquidi, metalli, vetro, porcellana, terracotta, plastica,
tessuti, carta, prodotti chimici, medicinali, garze e cerotti
Dove vanno a finire i rifiuti organici: agli impianti di compostaggio, dove sono
trasformati in compost, cioè un fertilizzante per l’agricoltura, l’orto e il giardino.
CAMPANA AZZURRA: RIFIUTI PLASTICI.
Quali mettere: tutti gli imballaggi in plastica, bottiglie per bevande,
flaconi di detersivi e di prodotti per l’igiene, contenitori per liquidi,
vaschette e confezioni per alimenti, imballaggi in polistirolo, sacchetti di
nylon, pellicole di plastica
Quali NON mettere: giocattoli, attrezzi, custodie di CD, musicassette e
videocassette, piatti, bicchieri e posate di plastica, contenitori di sostanze
tossiche o pericolose
Come inserire i contenitori di plastica?
Svuotare le bottiglie, schiacciarle e ritapparle, per evitare che riacquistino
volume; così facendo si ottimizza lo spazio e si facilita il trasporto
CAMPANA VERDE: RIFIUTI DI VETRO
Quali mettere: bottiglie, vasetti, barattoli e in generale tutti i contenitori di
vetro con vuoto a perdere
Quali NON mettere: specchi, oggetti in ceramica, porcellana, lampadine e
neon (contengono vapori di mercurio!), lastre di vetro (finestre...),
damigiane, contenitori di prodotti tossici.
Come inserire i contenitori di vetro?
Vanno sciacquati e tolti i tappi; i tappi di plastica si possono mettere nella
campana della plastica.
CAMPANA BLU: RIFIUTI METALLICI
Quali mettere: lattine per le bevande e per l’olio, scatolette di cibi conservati,
contenitori vari puliti
Quali NON mettere: contenitori di prodotti chimici, bombole e bombolette del gas
o di colori spray
Come inserire le lattine? svuotate e schiacciate: occupano meno spazio.
CAMPANA GIALLA: CARTA
Quali mettere: giornali, riviste, quaderni, tabulati, carta da pacchi,
sacchetti di carta, piccolo scatolame da imballo, cartoncino, carta pulita in
generale
Quali NON mettere: carta sporca, carta plastificata, carta chimica,
metallizzata, oleata, vetrata, a carbone, carta o cartone accoppiati ad altri
materiali, bicchieri e piatti di carta, sacchetti di plastica, polistirolo,
cellophane
39
rifiuti
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
Come inserire la carta?
Deve essere pulita, e possibilmente non accartocciata; evitare di esporla alla pioggia: la carta
bagnata aumenta di peso ed impedisce il riciclaggio.
rifiuti
CASSONETTO VERTICALE GIALLO: ABITI USATI
E’ una raccolta curata da CARITAS Diocesana tramite appositi cassonetti
gialli.
Quali mettere: abiti in buono stato, scarpe appaiate, borse, cappelli,
cinture, ecc.
I CENTRI MULTIRACCOLTA
Oltre a tutti i materiali della raccolta differenziata, si possono portare ai Centri Multiraccolta anche
altri rifiuti che è necessario separare:
rifiuti urbani pericolosi (pile, batterie, prodotti tossici, infiammabili, farmaci scaduti)
cartone ondulato
rifiuti ingombranti
prodotti chimici domestici
olii e grassi alimentari usati (l’olio di frittura…)
olii e grassi minerali usati (il cambio olio dell’auto…)
tubi e lampade fluorescenti
toner, inchiostri, nastri per stampanti
materiali inerti (demolizioni…) in piccole quantità
legno
elettrodomestici ed apparecchi elettronici
Dove sono i Centri Multiraccolta
a Piacenza: Via XXIV Maggio, Via Pastore, Loc. Borgoforte;
negli altri Comuni: vedi http://195.62.164.242/piacenza/opr/urbani/map_urb_frame.htm, i link
dalla mappa riportano le schede con la situazione comunale, compresa la localizzazione di tutti i
punti di raccolta.
La raccolta “Porta a Porta”.
Con il sistema di raccolta “porta a porta” la raccolta differenziata dovrebbe sensibilmente
aumentare: il sistema è già attivo a
• Piacenza (solo sacco viola)
• Caorso (tutte le tipologie di rifiuto)
• Monticelli (tutte fuorchè carta e vetro)
• Sarmato (tutte fuorché vetro)
• Cortemaggiore (tutte fuorché vetro)
• Villanova (tutte fuorché vetro)
ma prossimamente si diffonderà ad altri Comuni: Besenzone, Calendasco, Castelvetro e S.
Pietro, mentre a Borgonovo, Castelsangiovanni, Gragnano e Rottofreno dovrebbe essere attivata
la raccolta domiciliare della carta.
Chiedete informazioni direttamente al vostro Comune o a Tesa-Enia o ad ATO (vedi oltre)!
40
siti web
www.conai.org Consorzio Naz. Imballaggi
www.cial.it Consorzio Imballaggi Alluminio
www.corepla.it Consorzio Naz. per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di
Imballaggi in Plastica
www.comieco.org Consorzio Naz. Recupero e Riciclo degli imballaggi a base Cellulosica
www.rilegno.it Consorzio Nazionale Rilegno
www.consorzio-acciaio.org Consorzio Naz. Recupero e Riciclaggio degli imballaggi in
Acciaio
www.coreve.it Consorzio Recupero Vetro
www.rifiutilab.it
www.rifiutinforma.it
http://waste.eionet.eu.int/ Unione Eurepea. European Topic Centre on Resource and
Waste Management
www.osservatorionazionalerifiuti.it Osservatorio Nazionale Rifiuti
www.apat.it Agenzia per la Protezione dell’Ambiente
www.dirittoambiente.it Diritto all’Ambiente, sito dello studio Santoloci
www.ambientediritto.it Raccolta di normative e giurisprudenza
www.reteambiente.it
www.acrr.org Network di città e regioni per il riciclaggio
e a Piacenza…
Osservatorio Provinciale Rifiuti: http://195.62.164.242/piacenza/opr/index.htm
TESA-ENIA, Uff. Rel. Esterne, tel. 0523/549910, [email protected]
ARPA, Sez. Provinciale, via XXI Aprile 48 29100 Piacenza. tel. 0523 489611, e-mail
[email protected], web http://www.arpa.emr.it/piacenza/index.htm
ATO, [email protected] , http://www.atopiacenza.it/ tel. 0523/318052
pubblicazioni
I. Berni: Pattumiere Pepite e Pistole, Baldini&Castoldi
G. Viale: Governare i rifiuti, Bollati Boringhieri
G. Viale: Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà, Feltrinelli
G. Osti: Il coinvolgimento dei cittadini nella gestione dei rifiuti, Franco Angeli
M. Ruzzenenti: L’Italia sotto i rifiuti, Jaka Book
A. Tornavacca e M. Boato (a cura di): Da Rifiuti a Risorse. Manuale per la
riduzione e il recupero dei rifiuti, Eco-Istituto del Veneto “Alex Langer”
M. Correggia, “Manuale pratico di ecologia quotidiana”, Oscar Mondatori, 2000.
M. Rappagli, “Un oggetto dal rifiuto”, Ed agricole 2000
41
rifiuti
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
parità
Parità
L
Un mondo di
disuguaglianze
o sviluppo della società industriale in cui
viviamo si è realizzato al prezzo di profonde
e drammatiche disuguaglianze che hanno
coinvolto innanzitutto le donne, ma anche
tutti i soggetti sociali più deboli: bambini,
anziani, disabili, ammalati, le minoranze di
ogni origine nonché tutti i “diversi”. Una
società che cresce tollerando al proprio interno la
sottomissione delle donne in tutte le sfere della
vita familiare, economica e civile, ogni genere di
sfruttamento dei bambini, l’emarginazione e la
morte sociale degli anziani, la rimozione dei
disabili, l’isolamento degli immigrati, l’estinzione
delle minoranze… è una società che non ha
futuro, una società “insostenibile”, perché genera
tensioni crescenti, sofferenza, odio. Ecco perché
è importante mutare comportamenti e stile di
vita a partire dall’esperienza quotidiana della
famiglia, del lavoro, della scuola, della città… per
promuovere un modo di vivere basato invece
sulla parità, sull’equità e sulla tutela dei diritti di
tutti.
L
I
comportamenti familiari sono fra le prime
cause di questa condizione di violenza di
genere. La violenza domestica si manifesta
prevalentemente proprio all’interno dell’ambito
familiare e del rapporto di coppia. Il 90% degli
autori di violenza alle donne sono persone
conosciute dalle vittime per ragioni amicali,
parentali o professionali; solo il 19.4% delle
violenze alle donne avvengono per strada. Per di
più solo il 4% delle donne denuncia le violenze
subite da sconosciuti: l’ostracismo sociale, la
dipendenza economica, la presenza dei figli, la
mancanza di appoggio familiare, l’isolamento,
sono elementi che costituiscono un vincolo alla
denuncia da parte delle vittime.
La violenza alle donne è un fenomeno trasversale
che appartiene a tutti i ceti sociali e a tutte le
fasce di età; è uno dei fenomeni sociali più
Parità di genere
a disuguaglianza di genere (uomo-donna) ha
origini ben precedenti alla società moderna;
la società patriarcale viveva di una struttura
sociale basata sulla supremazia maschile, nella
quale si sono identificati forza fisica, predominio
sessuale e potere. Il secolo XX ha segnato un
relativo declino del sistema patriarcale mostrando
una certa crisi della figura maschile e del
precedente ordine sociale: ciononostante gli
stereotipi e gli atteggiamenti discriminatori e
violenti riguardo alle donne sono largamente
sopravissuti esprimendosi nei campi più diversi,
dalla violenza familiare e sociale, al mancato
riconoscimento
professionale,
all’ostacolo
dell’impegno pubblico e così via.
42
La strada è lunga: in Italia solo nel…
1945: è stato riconosciuto alle donne il
diritto di voto (DLL 23/1945);
1948: la Costituzione ha riconosciuto la
parità tra i sessi, l’uguaglianza morale e
giuridica, la parità salariale, il diritto di
accesso alle carriere;
1963: le donne hanno avuto accesso
effettivo a quasi tutte le carriere (L.
7/1963);
1968: l’adulterio femminile è stato
equiparato a quello maschile (Sent. Corte
Costituzionale 126/1968);
1970: è stato introdotto il divorzio (L.
898/1979);
1975: il nuovo diritto di famiglia ha sancito
la parità giuridica fra i coniugi (L.151/1971);
1977: è stata riconosciuta la parità in
materia di lavoro (L. 903/1977);
1996: la violenza sessuale è stata
riconosciuta come delitto contro la persona
(L. 66/96);
2001: è stato previsto il ricorso al giudice
per l’allontanamento da casa del coniuge
violento (L. 154/2001).
nascosti, anche se appartiene prevalentemente
alla “normalità” e non alla patologia; la violenza
non è legata a fenomeni occasionali, ma viene
esercitata nelle relazioni di fiducia e con
continuità. Recentemente il Consiglio d’Europa ha
confermato che la violenza subita dal partner,
marito, fidanzato o padre, è la prima causa di
morte ed invalidità permanente per le donne tra i
16 e 44 anni, ancor prima del cancro, degli
incidenti stradali e della guerra.
La violenza alle donne non è solo violenza fisica
(in crescendo, dallo schiaffo all’assassinio), ma
anche violenza sessuale (qualsiasi atto sessuale
in cui non vi sia consenso), violenza psicologica
(ogni atto volto ad isolare, svalutare, deridere,
intimidire), violenza economica (disuguaglianza
in tema di denaro, reddito,
lavoro, istruzione), violenza
spirituale (distruzione di
credenze
religiose
e
culturali),
violenza
strutturale (esistenza di
barriere giuridiche, fisiche,
ecc., al rispetto dei diritti di
base).
econdo il Rapporto sullo
Sviluppo
Umano
dell’UNDP (2004), in Italia
il tasso di alfabetizzazione
degli adulti è più alto per gli
uomini che per le donne, e
le iscrizioni all’Università è
per gli uomini il 32% più
alta che per le donne. Il
reddito pro capite stimato è per le donne pari al
45% di quello degli uomini (meno della metà!), e
il tasso di attività economica delle donne (non
certo quella domestica!) è pari al 59% di quella
degli uomini; le donne impiegate in agricoltura
sono il 78% degli uomini e nell’industria solo il
52%: per contro il tempo giornaliero di lavoro
dipendente delle donne è superiore a quello degli
uomini del 28%!
l numero di seggi occupati da donne alla
Camera è solo il 11.5% del totale, e al Senato
addirittura solo l’8%. Le donne che hanno
incarichi di governanti, ufficiali e manager sono
solo il 20% del totale, mentre professioniste e
tecniche specializzate giungono appena al 45%.
Come si vede, anche nel nostro paese la
S
I
discriminazione delle donne è attiva a tutti i
livelli della società: e a questo va aggiunto il
mancato
riconoscimento
dell’importanza
sociale e del valore economico del lavoro
domestico e delle funzioni di assistenza e cura
dei figli, dei familiari disabili, infermi, anziani.
A
ssumere comportamenti che riducano la
discriminazione a partire dalla famiglia e
dal
contesto
lavorativo
e
scolastico,
comportamenti improntati al principio della
nonviolenza e della parità:
in ogni discussione familiare o lavorativa,
anche banale, lascia
parlare le donne, non
interromperle, ascolta le
loro opinioni e rifletti
prima di reagire;
fai turnare tra tutti i
membri della famiglia i
lavori domestici, magari
con una vera e propria
agenda settimanale o
mensile, in modo che
diventino sempre meno
una
prerogativa
femminile;
coinvolgi le donne in
ogni
decisione
che
riguarda la famiglia:
alimentazione,
economia, ecologia, vacanze, tempo libero,
ecc.; prendi solo decisioni condivise da tutti,
non decidere “a maggioranza” o “d’autorità”;
organizza l’economia della famiglia in modo
che la donna casalinga sia pienamente
autonoma e non debba continuamente
umiliarsi a chiedere soldi al marito;
cerca di individuare le situazioni di violazione
della parità di genere e di umiliazione delle
donne nell’informazione televisiva, nella
pubblicità, sui giornali, ecc., e condannale
anche davanti ai tuoi figli...
fai in modo che le diversità di cultura o di
carattere non si trasformino mai in situazioni
umilianti o denigratorie o intimidatorie per la
43
parità
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
donna (moglie o figlia); al contrario, cerca
sempre di valorizzare le diversità!
parità
Bambini
I
bambini costituiscono la speranza e la
fiducia dell’umanità nel proprio futuro.
Eppure sono una delle componenti sociali
meno protette e più soggette a condizioni di
Bambini e AIDS
Secondo il Rapporto UNICEF 2005,
nel 2003, 500.000 bambini sotto i 15 anni
di età sono deceduti per l’AIDS; 630.000
bambini hanno contratto il contagio; 2.1
milioni di bambini sono attualmente
contagiati;
tra il 2001 e il 2003 il numero di orfani per
AIDS è passato da 11.5 a 15 milioni;
nelle famiglie colpite da AIDS, i bambini e
soprattutto le bambine sono costrette ad
abbandonare la scuola e a prendersi cura
della famiglia: questo aumenta la
probabilità di sfruttamento lavorativo e
sessuale.
Sono 29.000 i bambini sotto i 5 anni che
muoiono in media ogni giorno nel mondo a
causa di malattie completamente curabili
violenza, sfruttamento e povertà: e fra tutti i
bambini, condizioni ancora più drammatiche sono
vissute dalle bambine e dai bambini stranieri in
ogni parte del mondo.
l Rapporto UNICEF 2005 sulla condizione
dell’infanzia nel mondo presenta un quadro
agghiacciante: su 2.2 miliardi di bambini nel
mondo, oltre 1 miliardo vive in condizioni di
povertà, 640 milioni non dispongono di un
alloggio adeguato, 500 milioni non hanno
accesso ai servizi igienici di base, 400 milioni non
hanno accesso a fonti d’acqua sicura, 300 milioni
non hanno accesso all’informazione (radio, TV,
stampa), 270 milioni non hanno accesso ai servizi
sanitari, oltre 120 milioni (la maggioranza dei
quali sono bambine) non sono mai andati a
scuola, 90 milioni di bambini soffrono di grave
carenza di cibo. Perfino più sconcertante è la
constatazione che almeno 700 milioni di bambini
soffrono per due o più di tali privazioni, rileva il
rapporto UNICEF.
al rapporto, inoltre, emerge chiaramente
che la povertà non è circoscritta ai paesi in
via di sviluppo: in 11 delle 15 nazioni
industrializzate per cui si hanno dati comparabili,
la percentuale di bambini che vivono in famiglie a
I
D
basso reddito è aumentata nell’ultimo decennio.
La povertà mina alle fondamenta la capacità di
una famiglia o di una comunità di provvedere ai
bisogni dei bambini. A livello globale: 180 milioni
di bambini sono vittime delle peggiori forme di
lavoro minorile; 1,2 milioni di bambini cadono
ogni anno preda del traffico di minori; 2 milioni di
bambini, la maggior parte dei quali sono
bambine, sono sfruttati nell’industria del sesso. I
bambini che vivono nelle zone rurali vedono
raddoppiare il rischio di restare privi di beni e
servizi di base; rispetto ai loro coetanei dei centri
urbani, hanno una probabilità tre volte maggiore
di non poter frequentare la scuola.
Nonostante un’economia globale in espansione,
le disuguaglianze di reddito sono cresciute sia tra
le nazioni sia all’interno dei singoli Stati. Nei
paesi in via di sviluppo, i bambini delle famiglie
appartenenti al quinto più povero della
popolazione hanno oltre il doppio delle
probabilità di morire prima del 5° anno di vita
rispetto ai bambini del quinto più ricco. Nei paesi
ricchi, la povertà infantile è aumentata
considerevolmente: solo 4 paesi industrializzati –
Canada, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti –
presentano, rispetto alla fine degli anni ’80, un
numero inferiore di bambini che vivono in
famiglie a basso reddito. Nel 2000, solo
Finlandia, Norvegia e Svezia avevano una
povertà infantile inferiore al 5%.
I bambini sono poi le prime vittime dei conflitti
armati che continuano a combattersi nel mondo,
più o meno dimenticati: secondo il Rapporto
UNICEF il 45% dei 3.6 milioni di persone uccise
nei 59 conflitti che si sono succeduti dal 1990 al
2003 sono bambini. Molti altri milioni di bambini
sono rimasti gravemente feriti o sono stati resi
disabili in modo permanente; hanno sopportato
violenze sessuali, traumi psicologici, fame e
malattie.
Circa 20 milioni di bambini sono stati strappati
dalle loro case e comunità d’origine a causa della
guerra. Centinaia di migliaia di bambini sono stati
costretti ad assistere o a prendere parte ad atti
di violenza. Non tutti i bambini rapiti o reclutati
44
nei conflitti imbracciano le armi: molti sono
ridotti a schiavi sessuali, sono costretti a cucinare
negli accampamenti militari, sfruttati come
portatori o per altri lavori pesanti, usati come
messaggeri o come spie. Le bambine sono le più
vulnerabili: la violenza sessuale viene spesso
utilizzata in modo deliberato come arma di
guerra.
Nel nostro Paese, assieme a grandi progressi
ottenuti negli ultimi decenni nella difesa sociale
dei bambini, persistono ancora gravi problemi:
un Rapporto sulla condizione dell’Infanzia redatto
nel 2001 da un gruppo di 34 ONG italiane per la
CRC
(Convenzione
dell’ONU
sui
diritti
dell’infanzia) constatava che in gran parte dei
paesi OCSE, negli ultimi dieci anni, la proporzione
di bambini poveri è aumentata e che l’Italia, con
il 16,6%, ha il più alto livello di privazione
infantile d’Europa. Nell’aggiornamento 2005 del
Rapporto si pone inoltre l’accento sull’incremento
del traffico di minori destinati soprattutto allo
sfruttamento sessuale, in cui l’Italia è sia paese
di transito che di destinazione.
A
ssumere comportamenti familiari e sociali
che tutelino la dignità e i diritti dei bambini:
Cerca di iniziare la giornata non con un
cumulo di doveri e di incombenze, ma con la
curiosità degli incontri e degli avvenimenti che
ci aspettano; promuovi le aspettative dei
bambini verso il futuro, stimolando la fiducia
nel cambiamento e nell’azione individuale e
collettiva;
Lascia parlare i bambini a partire dai loro
desideri, senza spremerli con domande banali
(come è andata a scuola?); considera
seriamente il loro punto di vista, anche se
distante dal tuo, senza sminuirlo o deriderlo;
Prova a passare più tempo con i bambini
anche senza comunicare verbalmente, ma
accompagnandoli,
osservandoli,
interpretandoli, …; prova a misurare il tempo
che dedichi loro;
Leggi spesso ai più piccoli storie, fiabe,
leggende, miti…, partecipando al racconto con
il mimo, i gesti, la finzione….;
45
Offri ai ragazzi il piacere della lettura (dai il
buon esempio!), accompagnali in libreria
perché scelgano il libro che li attira di più,
fermatevi a guardare senza fretta, non
imporre i tuoi gusti letterari;
Dedica più attenzione alla vita scolastica
dei tuoi figli, suddividendovi tra papà e
mamma i colloqui con gli insegnanti, l’aiuto
nei compiti, ecc;
prova a comunicare con i tuoi bambini
anche con modi diversi dalla parola: il
gioco fisico, il disegno, la musica, la danza,
il mimo e la finzione, …; aiutali a esprimere
la loro (e la tua!) fantasia con giochi
semplici
ma
costruttivi,
interattivi,
recitativi, (anche solo con oggetti
qualunque, scarti, rifiuti, ecc.): più il giocogiocattolo è strutturato e non richiede
l’intervento attivo del bambino, più la sua
fantasia si mortifica!
Rispetti il suo diritto all’intimità (la posta, il
diario, ecc.)? lasciagli uno spazio in cui non
sentirsi violato, e cerca piuttosto di sviluppare
una relazione di fiducia e confidenza tra di voi;
ti preoccupi della sua alimentazione? Non
dargli solo i cibi di cui è goloso, purchè mangi;
pensa che ha bisogno di una alimentazione
equilibrata, cibi sani e naturali, un contesto
piacevole e sereno in cui mangiare in
compagnia, vivere il pranzo o la merenda
come un’occasione di condivisione e di
scambio;
facilita le loro relazioni sociali, offri loro
l’occasione di incontro con coetanei ma anche
con adulti capaci di stabilire relazioni, apri la
tua casa e la tua famiglia agli altri, cerca di
trasmettere il senso della fiducia e della
curiosità verso le persone esterne alla
famiglia; comunicagli il sentimento della
solidarietà per i diversi (timidi, immigrati,
disabili, ecc.), aprendo le porte della tua
famiglia anche a loro;
coinvolgi i bambini e i ragazzi nelle decisioni
collettive della famiglia alla loro portata, dai
loro l’occasione di esprimere il proprio parere,
accettando ogni punto di vista, senza
denigrarli o deriderli, ma valorizzando sempre
la loro partecipazione;
se ritieni di dover infliggere una punizione ai
tuoi figli, fai in modo che non ne vengano
parità
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
parità
feriti o umiliati; cerca comunque di
rafforzare la loro stima di sé;
conosci la Convenzione sui Diritti
dell’Infanzia approvata dall’ONU nel 1989 e
ratificata dall’Italia (L. 176/1991)? L’hai
fatta conoscere ai tuoi bambini? Sai che è
un loro diritto (Art. 42)? Ce n’è anche una
versione scritta da bambini per i bambini
(vedi bibliogr.)
I
possiamo fare anche
Q ualcosa
difendere i loro diritti di persone:
Disabili
ognuno di noi, con la stessa dignità e gli stessi
diritti, ma... non avendo una produttività
paragonabile a quella della maggioranza
“normale”, vengono ignorati o abbandonati ai
margini della società. Lo stesso termine “disabili”
non rende giustizia alla loro condizione, poichè
essi
sono
sempre
“diversamente”
abili,
perfettamente in grado di agire e comunicare,
seppure spesso con forme e linguaggi diversi da
quelli correnti.
Dalle barriere architettoniche alle altre molteplici
forme di discriminazione (l’impossibilità di salire
su un mezzo pubblico o di accedere a servizi
igienici pubblici, il rifiuto di usufruire di esercizi
alberghieri o di strutture sportive, la scarsa
assistenza a scuola, la mancata integrazione
lavorativa, ecc.) rendono la vita dei disabili
ulteriormente drammatica.
per
Non identificare l’handicap fisico con quello
mentale: la totalità dei disabili fisici ha
straordinarie doti intellettuali ed emotive,
devono solo essere ascoltate;
Cerca di aumentare le tue competenze e le
tue capacità comunicative, aprendoti a nuovi
linguaggi (movimento, ritmo, musica, canto,
colore, arte, gioco, ecc.): migliorerai non solo
la tua comunicazione con i disabili, ma anche
con te stesso e con tutte le altre persone con
cui entrerai in contatto;
noi abbiamo molte diffidenze in generale
verso i “diversi”: proviamo invece a vedere noi
stessi con i loro occhi, proviamo a metterci nei
loro panni...;
Ci sono ragazzi disabili inseriti nelle scuole dei
tuoi figli? Apri loro le porte della tua casa, dai
loro
stima,
comprensione,
gioco,
comunicazione nei linguaggi loro più consoni,
cerca di creare una comunità realmente
accogliente..
n Italia i disabili ammontano al 7% della
popolazione, il 14% delle famiglie ha almeno
un membro disabile; a Piacenza sono stimati
in circa 25.000. Tra i disabili rientrano le
persone affette da minorazioni fisiche, psichiche
o sensoriali, i portatori di handicap intellettivo, gli
invalidi del lavoro, gli invalidi di guerra e gli
invalidi civili, i non vedenti e i sordomuti, gli
appartenenti alle categorie protette, ecc.; i
disabili costituiscono una vasta fascia sociale
emarginata dalla società “produttiva” ed
efficiente, i cui diritti sono molto spesso
misconosciuti. Eppure sono persone come
38 milioni di europei, circa il 10% della
popolazione, sono affetti da disabilità di vario
genere.
noi
N
Anziani
el 1971 vivevano in Italia 6 milioni di
ultrasessantacinquenni, nel 2001 erano
diventati 10.5 milioni; in Europa più del 3.6%
della popolazione è rappresentata dai “grandi
vecchi”; negli anni cinquanta la speranza di vita
alla nascita era poco più di 63 anni per gli uomini
e di 67 per le donne, oggi è, rispettivamente di
quasi 77 e di 83 anni. Paradossalmente la
popolazione anziana aumenta (e in Italia in
particolare: l’indice di vecchiaia è molto più alto
della media europea), ma la sua condizione di
vita diventa sempre più insostenibile.
a maggior parte degli anziani vive una
penosa condizione di invisibilità, di mancanza
di potere, di emarginazione: una società che dà
valore soprattutto alla produttività, alla velocità,
alla giovinezza, all'efficienza, al consumo vistoso
e immediato, all'individualismo competitivo ed
esasperato, al cambiamento costante di gusti e
opinioni, non può che tendere ad escludere, in
modi a volte subdoli e sottili, chi non riesce ad
adeguarsi ai valori dominanti: così gli anziani,
46
L
lungi dall’essere valorizzati negli aspetti positivi e
anche socialmente utili della propria condizione,
vengono invece mal sopportati a causa di quelli
più negativi (lentezza, incapacità di adattarsi ai
cambiamenti, scarsa flessibilità, ripetitività,
debolezza e maggiore sensibilità a malattie,
incapacità, ecc.). Drammatico è l’abbandono
degli anziani da parte delle politiche sociali dello
Stato e delle Amministrazioni locali, ed ancora
più drammatica è l’esclusione dell’anziano
all’interno della sua famiglia: isolato, emarginato,
relegato negli “ospizi” o lasciato morire in
solitudine.
La discriminazione degli anziani ha anche una
gravissima dimensione economica. Secondo
un’indagine svolta in Italia da FNP-Cisl, quasi il
50% della popolazione pensionata (età media del
campione: 57 anni) ha avuto difficoltà nel pagare
l’affitto, le rate di riscaldamento, le bollette delle
diverse utenze, le spese mediche. Il 60% ha
dovuto rinunciare a viaggi e vacanze, l'81% ha
risparmiato sull'abbigliamento, circa il 40% anche
sul cibo. Solo il 12% ha dichiarato di non avere
avuto difficoltà. E si tratta di un campione in cui il
41% ha un reddito inferiore a mille € al mese ed
il 23% inferiore ad 800 €, con un reddito medio
complessivo pari ad € 1270 al mese, quasi
completamente derivante da pensione.
La solitudine è l’altra grande sofferenza che si
affianca alla povertà: sempre dall’indagine FNP
sappiamo che in Italia la quasi totalità delle
persone anziane vive in un contesto familiare, e
solo poco più del 2% risiede in convivenze di
vario tipo (circa 220 mila persone nel 2000); ma
la vita “in famiglia” nasconde una realtà più
drammatica, perché la grandissima maggioranza
di queste è composta da una sola persona,
l'anziano stesso: non è vita in famiglia, è
solitudine, e solitudine quasi mai assistita da una
rete di servizi a domicilio e frequentemente
vissuta in condizioni economiche molto modeste.
Il 5,3% delle persone anziane che vivono sole
(con
eufemismo
statistico:
famiglie
mononucleari…) è sotto la soglia della povertà
assoluta, ed indici preoccupanti sono presentati
anche dalle famiglie con un anziano (povertà
relativa: 13,4%) o due o più anziani (17,4%),
con punte di oltre il 27 ed oltre il 33% per il sud
e le isole.
Facciamo il possibile per rompere l’isolamento
degli anziani, riconoscere il loro insostituibile
valore sociale, difendere i loro diritti:
tienili con te, vicino a figli e nipoti, e se
questo non è possibile, passa più tempo
con loro, favorendo in tutti i modi l’incontro
con le generazioni più giovani;
mantieni alte le aspettative nei loro
confronti: come per tutti noi queste
contribuiscono a rafforzare la loro
autostima;
non avere pregiudizi nei loro confronti, non
sottovalutarne le capacità intellettuali e
non solo,
valorizza la memoria lontana degli anziani
nella tua famiglia, stimolando in continuazione
il ricordo, la ricostruzione dei fatti, la
riflessione sulla storia; se è possibile, scrivi e
conserva i ricordi: rendi visibile ai più giovani il
valore culturale della loro memoria;
dai un valore alla loro conoscenza legata
all’esperienza, chiedendo frequentemente il
loro parere in merito alla risoluzione dei
problemi personali e familiari;
affida agli anziani un ruolo di mediatore nei
conflitti familiari, una sorta di “giudice di pace”
della famiglia;
segui il loro ritmo più lento nell’azione, nel
ragionamento, nella comunicazione, senza
sollecitarli o interromperli;
difendi i loro diritti e la loro dignità in
pubblico, ovunque si presenti l’occasione
(strada, autobus, bar, uffici pubblici, ospedale,
negozi, farmacia, ecc.);
frequenta le strutture residenziali per anziani,
contribuendo a non farne dei ghetti e ad
aprirle alla città.
Migranti, minoranze, diversi.
L
a società in cui viviamo sta diventando
forzatamente sempre più etnicamente
globalizzata: lo sviluppo diseguale che esaspera
le differenze mondiali e crea grandi sacche di
povertà e di miseria costringe crescenti masse di
individui ad abbandonare il proprio paese
47
parità
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
parità
d’origine
per
cercare
condizioni
di
sopravvivenza nelle nazioni ricche.
Si stima che siano circa 175 milioni i migranti
nel mondo, numero che è addirittura
raddoppiato negli ultimi 35 anni! In Europa i
migranti sono circa 27 milioni, in Italia quasi
3 milioni, circa il 5% della popolazione. Le
condizioni di vita dei migranti sono da noi
come in tutto il mondo molto difficili, se non
spesso tragiche: separazione dalle famiglie
d’origine,
discriminazione
sociale,
discriminazione lavorativa, discriminazione nel
mercato degli alloggi, isolamento, diffidenza,
razzismo, ostracismo linguistico, culturale e
religioso... rendono la loro esistenza
particolarmente faticosa e dolorosa. Eppure,
una volta regolarmente accolti nel nostro paese, i
loro diritti e la loro dignità di persone sono
esattamente pari a quelli di ogni altro cittadino
italiano. I diritti dei lavoratori migranti e delle
loro famiglie sono inoltre precisamente tutelati da
una Convenzione Internazionale approvata
dall’ONU nel 1990 e ratificata da 34 Stati, tra i
quali però non c’è ancora l’Italia.
Se la condizione di migrante nel nostro paese
risulta difficile e dolorosa, quella di rifugiato è
drammatica: nel mondo i rifugiati per motivi
politici o religiosi sono 22 milioni, circa 3 milioni
in Europa e circa 23.000 in Italia. I rifugiati sono
stati costretti ad abbandonare il proprio paese a
causa di guerre o persecuzioni politiche o
religiose, senza alcuna risorsa economica e
spesso dopo essere stati perseguitati ed aver
perso familiari ed amici. Il passato politico o
religioso dei rifugiati frequentemente accentua la
diffidenza e l’ostilità del paese ospite, e di
conseguenza anche le loro condizioni di
isolamento e discriminazione. Pochi sanno che i
diritti dei rifugiati sono tutelati da un
Convenzione dell’ONU (1951) e da un Protocollo
integrativo (1967) sottoscritti complessivamente
da 145 Stati tra cui anche l’Italia.
Ma pesanti condizioni di isolamento sociale
pesano anche su ogni minoranza, sia essa
culturale, religiosa o sessuale; la paura del
“diverso” rappresenta un muro insormontabile
che si oppone alla comunicazione e alla
integrazione. Una società che isola le minoranze,
condanna a priori i diversi, erige barriere e
steccati, non è certamente capace di futuro, non
è “sostenibile”, perché alimenta le tensioni
sociali, le disuguaglianze e l’odio.
S
ta anche a noi, e non solo alle Istituzioni,
tutelare concretamente i diritti di tutti e
creare le condizioni per una società tollerante,
multietnica e multiculturale.
prova a cercare, a leggere e a far conoscere
alla tua famiglia le cifre sul fenomeno
dell’emigrazione e dei rifugiati, la Convenzione
ONU sullo stato dei rifugiati del 1951, il
Protocollo del 1967, la Convenzione ONU sui
Diritti dei Lavoratori migranti e delle loro
famiglie del 1990;
prova a metterti nei loro panni, pensa di
essere un emigrato o un isolato o un diverso
in un paese straniero: di che cosa avresti
bisogno?
hai dei vicini, o dei compagni di lavoro o di
scuola, immigrati, o di altre religioni, o in
qualche modo “diversi”? parla con loro,
informati sulla loro storia e la loro esperienza,
riuscirai a capire il loro stato d’animo e ad
arricchire la tua conoscenza e la tua filosofia
di vita;
nelle occasioni di incontro pubblico (bus,
treno, negozio, ufficio pubblico, ecc.) sii
gentile e collaborativo, cerca di aiutarli a
superare i problemi pratici che non riescono a
risolvere;
cerca di comunicare ai tuoi figli il senso della
solidarietà con chiunque è in difficoltà e sta
soffrendo a causa di qualche discriminazione:
saranno loro a costruire il futuro di una
società basata sulla tutela dei diritti!
Il sito del Comune di Piacenza per gli immigrati: http://www.comune.piacenza.it/start/immigrazione.htm
“Più Facile”, la guida multilingue del Comune sui servizi agli immigrati (scaricabile dal sito del Comune)
http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/immigrazione.htm : sito della Regione E.R.
http://www.provincia.piacenza.it/dettaglio_sez.asp?IdSAT=212&Txt=Immigrazione&Idat=51 : sito della Provincia
Lo SVEP a Piacenza (Associazioni di e per gli immigrati): http://www.svep.piacenza.it/db/c_associazioni.asp
48
siti web sulla parità di genere
http://pariopportunita.gov.it, Ministro per le pari opportunità
http://www.form-azione.it/pariopportunita, Regione Emilia Romagna
http://cpo.cnr.it, Comitato Nazionale Pari Opportunità
http://www.retepariopportunita.it, Rete delle Pari Opportunità
http://www.comune.torino.it/infogio/donne, Guida ai siti femminili in internet
http://www.libreriadelledonne.it, Luogo storico della pratica di relazione
http://casainternazionaledelledonne.org, Casa Internazionale delle donne
http://www.iperbole.bologna.it/iperbole/cif-bo, Centro Italiano femminile regionale
http://www.arcidonna.org, ONG Arcidonna
www.assolei.it, Informazione e tutela dei diritti delle donne che lavorano
www.vitadidonna.it, consulenza e assistenza telefonica sulla salute della donna
www.differenzadonna.it, Associazione di donne contro la violenza alle donne
www.donneinnero.it, Sito ufficiale delle Donne in Nero Italia
www.womenews.net, Rivista on line Il paese delle donne
NUMERO VERDE sulla tratta delle donne (Regione E.R.): 800 290 290
e a Piacenza…
http://www.provincia.pc.it/pariopp/, Provincia di Piacenza, Pari Opportunità
Consigliera Provinciale di Parità, Borgo Faxhall, 0523/795501 0523/795551
http://www.comune.piacenza.it/, sezione “donna”: Comune di Piacenza, documenti,
pratiche, opportunità, facilitazioni, ecc. per le donne
http://www.comune.piacenza.it/infodonna/index.asp, Sportello Infodonna del Comune
di Piacenza
CENTRO PER LE FAMIGLIE, 0523/492380-492379, [email protected]
INPS (fondo pensioni casalinghe), 0523/546611
INAIL (assicurazione infortuni domestici), 0523/343211, [email protected]
Ordine degli Avvocati (Richiesta di patrocinio legale gratuito), 0523/320708
Servizio di Consulenza Legale gratuito – Telefono Rosa, 0523/593333
AUSL, Consultorio familiare, sedi diverse, vedi http://www.ausl.pc.it
AUSL, Servizio infanzia, adolescenza e salute donna, P.le Milano 2, PC. 0523/317646
AUSL, Tutela della salute delle lavoratrici madri, 0523/317924-30
ARMONIA, Ass. per la lotta contro i tumori al seno, via Roma 19, PC. 0523/385866
Ass. CITTA’ DELLE DONNE-Telefono Rosa, Galleria del Sole 42, PC. 0523/593333
Ass. Donne in Nero, a Piacenza [email protected], tel. 0523/876169
EUR DONNE, Via Motti 13, PC. 349/3153737
FORUM DELLE DONNE, Via Tortona 19, PC. 0523/482759-490164
CENTRO AUTOSTIMA DONNE, Casa Leolo, Castellarquato, PC. 0523/892035
CIF, Centro Italiano Femminile, Via S. Giovanni 7, PC. 0523/320861
L’AZZERUOLO (manualità artistica femminile), 0523/335347
LE MANI DELLE DONNE, Via Cantarana 10, PC. 0523/499572
QUADRERIA (creatività femminile), via Garibaldi 62, PC. 0523/322939
ROSALEI (prevenzione e cura malattie al seno), 349/4321174
Progetto Pari Opportunità e Sportello Europa (Pulcheria, 2Mille1, ecc.), 0523/492173
pubblicazioni
Sono infinite: trovate ampie bibliografie nei siti riportati più sopra; tra i saggi efficaci:
M.F. HIRIGOYEN, “Molestie morali”, Einaudi 2000
49
parità
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
parità
siti web sui diritti dei bambini
http://www.unicef.it, sito italiano dell’Unicef
http://www.savethechildren.it/, sezione italiana di Save The Children
http://www.minori.it/, Sito del "Centro naz. di doc. e analisi per l'infanzia e l'adolescenza"
http://www.istitutodeglinnocenti.it/, sito dell’Istituto degli Innocenti di Firenze
http://www.azzurro.it/, sito del Telefono Azzurro
http://www.114.it/, sito del 114 Emergenza Infanzia, gestito da Telefono Azzurro
http://www.educare.it/, rivista on line per promuovere una cultura educativa
http://www.abusi.it/, sito no profit per la tutela dei diritti dei minori
http://www.telefonoarcobaleno.com/, associazione Telefono Arcobaleno
http://www.adozioneminori.it/, associazione Onlus di Verona per l’adozione
http://www.intrage.it/rubriche/famiglia/index.shtml, adozione, bambini, sicurezza
http://www.cittasostenibili.minori.it/, sostenibilità urbana per i bambini
http://www.aibi.it/, adozioni internazionali
http://www.child-hood.com/index.php?id=389&type=6, sito di Child-Hood, contro lo
sfruttamento sessuale dei minori
http://www.clownterapia.it/, associazione VIP per la clownterapia per i bambini
e a Piacenza…
http://www.comune.piacenza.it/start/formazione.htm, portale del Comune di
Piacenza sui servizi per i minori
Serv. Politiche Sociali della Provincia: tel. 0523/795505
Centro Psicop. per la Pace e la gest. dei conflitti, via Campagna 83, Piacenza,
www.cppp.it , tel. 0523/498594
Centro per le Famiglie, via Marinai d’Italia 42, tel. 0523/492379-492380
ABC Associazione Bambino Cardiopatico, www.abcpiacenza.org
COMITATO PROVINCIALE UNICEF, 0523-335075
DALLA PARTE DEI BAMBINI, Assoc. per l’affid. e l’adozione, [email protected]
Case Accoglienza: chiedi alla Provincia, Ser. Politiche sociali 0523/795505
pubblicazioni
ONU, Convenzione sui diritti dell’infanzia, 20/11/1989.
http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/51
D. Novara, L. Boccalini, “Tutti i grandi sono stati bambini.”, ED. EGA
D. Novara, “Il genitore che ascolta”, ED. BERTI
D. Novara, “Ognuno nasce solo se sognato”, ED. LA MERIDIANA
B. Bettelheim, “Un genitore quasi perfetto”, FELTRINELLI
M. Bolognese, “C’era una volta”, ED. LA MERIDIANA
T. Gordon, “Genitori efficaci”, ED. LA MERIDIANA
Iris Paciotti, “L’amore creativo”, ED. MEDITERRANEE
J. Korczak, “Come amare il bambino”, EMME ED.
M. Bernardi, F. Scaparro, “La vita segreta del bambino”, ED. SALANI
Golemann, “Intelligenza emotiva”, RIZZOLI
Piero Ferrucci, “I bambini ci insegnano”, MONDADORI
A. Oliverio Ferrarsi, “Il cammino dell’adozione”, RIZZOLI
S. Vegetti Finzi, “Dialoghi con le mamme”, ED. FABBRI
Aragona-Braibanti-Versolatti, “Partorire senza violenza”, EDITIEMME
50
siti web sui disabili
http://www.handicapincifre.it, portale statistico sull’handicap
http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/disabili/L
ink.htm, paginone di link della Regione E.R. sui disabili, molto completo
http://www.comune.piacenza.it/start/disabilita.htm sito del Comune di Piacenza
Associazione Anni Verdi, Ente morale che si occupa di disabili gravi e anziani fragili
http://www.accessibilitaonline.org/ Sito della campagna "Tutti a bordo"
http://www.aipd.it/ Associazione Italiana Persone Down
http://www.anmic-italia.org/ Anmic
http://www.disabili.com/ , il sito dei disabili italiani
http://www.fisd.it/, Federazione Italiana Sport Disabili
http://www.liberatutti.it/, Community dedicata al mondo della disabilità
http://www.libroparlato.com/, Associazione noprofit per i non vedenti
http://digilander.libero.it/nohaweb, Associazione Nuovi Orizzonti Handicap
http://www.affarisocialihandicap.it/, Portale handicap
http://www.superabile.it/cgi-bin/Superabile.dll/home.jsp, Il portale INAIL
http://www.terredimare.it/, Sportello sul Turismo Accessibile della Provincia di Genova
http://www.eypd2003.org, Unione europea - Il sito dedicato all'Anno Disabili
http://www.uiciechi.it, Unione italiana ciechi
http://www.ventosociale.it/, Il giornale scritto dai disabili
www.apg23.org Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, presente anche a Piacenza
e a Piacenza…
Provincia, Servizio Sistema Sociale, Piazzale Marconi, Piacenza; tel. 0523/795505
AIAS (informazioni e servizi a 360°!) Sez. di Piacenza, via Landi 8, PC, tel. 0523/328761
AUSL Piacenza, servizi socio assistenziali: tel. 0523/302071
Unione It. Ciechi, via Mazzini 51, Piacenza; tel. 0523/337677
Ente Naz. Sordomuti, via Gattorno 20, Piacenza; tel. 0523/330409
Unione Naz. Mutilati per Servizio, via Taverna 105, Piacenza; tel. 0523/327653
Ass. Don Franco Molinari, via Melchiorre GIoia 20, Piacenza; tel. 0523/324295
AS.SO.FA., via Gaspare Landi 12, Piacenza; tel. 0523/388003
Centro Culturale Manfredini, via Beati 56/a, Piacenza; tel. 0523/612704
Case Famiglia (inserimento disabili) di Associazioni varie: elenco delle Associazioni
presso SVEP di Piacenza, http://www.svep.piacenza.it
Cooperative sociali: 35 di tipo A (sevizi) e 16 di tipo B (inserimento lavorativo), vedi
elenco in http://www.emiliaromagnasociale.it/coop/cooperative.asp
pubblicazioni
ASSOFA, “Stralci di vite”, ED. BERTI
S. GUERRA LISI-L.BIANCHINI, “Dal grembo materno al grembo sociale”, ED. BERTI
C. L. Florance, “Figlio del silenzio”, SPERLING E KUPFER
S. Guerra Lisi, “Progetto persona”, ARMANDO ED.
K. Rohde, “La ragazza porcospino”, CORBACCIO ED.
D. Cervellin, “Quando un cieco vede oltre”, MARSILIO ED.
Bauby J.D., “Lo scafandro e la farfalla”, ED. TEA
Charlotte Moore, “Gorge e Sam”, ED: CORBACCIO
Temple Grandin, “Pensare in immagini”, ERIKSON ED.
Trovate una colossale bibliografia e filmografia su http://www.disabili.com
51
parità
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
parità
siti web sugli anziani
http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/anziani/lk000, raccolta di siti sui
problemi e il mondo della terza età
http://www.auser.it/, Associazione Auser
http://www.comidan.it, Comitato Italiano per i Diritti degli Anziani
http://www.centromaderna.it, cultura dell'anzianità attiva.
http://www.educazionedegliadulti.it, Centro di documentazione e biblioteca sulla
formazione, l'educazione degli adulti
http://www.geragogia.net, pedagogia dell’invecchiamento
http://www.infoanziani.it, portale di informazione per gli anziani e la famiglia
http://www.terzaeta.com, informazioni di base sui temi dell’invecchiamento e dei servizi
http://www.intrage.it/speciali/anziani.shtml, Un sito dedicato alla Terza Età
http://www.sigg.it, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria
http://www.telefonoblu.org/anziani.htm, informazioni e assistenza
http://www.terzaeta.com, sito dedicato agli anziani
http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/anziani.h
tm, portale della Regione Emilia Romagna
http://www.santegidio.org/it/solidarieta/anziani/index.htm, attività della comunità
di S. Egidio per gli anziani
http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/anziani/li
nk/Linkdemen.htm, raccolta di siti di interesse ed approfondimento sulle demenze
e a Piacenza…
Comune di Piacenza, http://www.comune.piacenza.it/start/terzaeta.htm
Regione Emilia Romagna, http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/anziani.htm
Provincia di Piacenza, Servizio Sistemi Sociali, Tel. 0523/795505
Caritas Punto d’Ascolto Anziani, 800496626
Centro AUSER, via Mazzini 30, Piacenza. tel. 0523/320761
Amici del volontario, via Roma 3, Farini (PC). Tel. 0523/910289
ANTEA, via Cortesi 29, Piacenza. Tel. 0523/590751
APS, Trasporto invalidi e anziani, via Maddalena 10/f, Piacenza.
Ass. AGAPE, via S. Pallavicino 2, c/o Casa Carità, Fiorenzuola (PC). Tel. 0523/981076
Circolo CUlturale ANTA, via Pasquali 2/c, Monticelli (PC). Tel. 0523/820999
pubblicazioni
Beckerman A.G., Tappen R.M ,Anziani. Assisterli amarli. Ecomind Editore
F. Moser, R. Pezzati, B.Luban Plozza, Un'età da abitare. Bollati Boringhieri - 2002
AAVV, Anziani: bisogni e servizi, Armando Editore 2002
Louis Ploton, La persona anziana. Cortina Editore 2003
Mario Allario, I nuovi anziani: interessi e aspettative. Franco Angeli 2003
AAVV, Anziani: tra bisogni in evoluzione e risposte innovative. Franco Angeli 2002
52
Mobilità
I
QUANTITÀ DI AUTO E
QUALITÀ DELLA VITA
n base ai dati Istat, l’Italia è il paese dopo
USA, Germania e Giappone con il più alto
numero di veicoli circolanti (sono 32,4 milioni,
pari al 6,5% del parco macchine mondiale). C’è
un’automobile ogni 1,9 abitanti, compresi
bambini e non patentati, in pratica una media di
due auto per famiglia. Se tutte le famiglie del
mondo possedessero due auto ciascuna, come
nel nostro paese, e se facessero uso dell’auto
con la stessa frequenza con cui mediamente se
ne servono i cittadini europei o nord americani,
l’intero
eco-sistema
terrestre
sarebbe
compromesso in modo irreparabile. L’80% del
traffico è di tipo privato. Ciononostante i due
terzi degli italiani residenti in grandi centri urbani
dichiara di soffrire di problemi di traffico. Quasi
altrettanti si dichiarano fortemente preoccupati
per l’inquinamento atmosferico. A questa
situazione aggiungiamo il fatto che più dell’80%
delle merci viene trasportato su gomma.
sulla
strada.
Nel
mondo,
secondo
l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i morti
per incidenti stradali sono circa un milione
ogni anno.
2. danni alla salute: malattie e stress
psicofisico sono i principali effetti del traffico
sulla
salute.
L’80%
dell’inquinamento
atmosferico nei centri urbani è causato dal
traffico veicolare, così come la congestione
degli spazi e il rumore. Secondo un rapporto
dell’associazione Amici della Terra, il numero di
decessi
prematuri
dovuti
all’inquinamento
atmosferico da traffico veicolare è stimabile
intorno a 25.000 unità/anno. Molto esposti
all’inquinamento atmosferico sono bambini e
anziani: secondo l’Istituto Superiore della Sanità,
il rischio di ammalarsi di leucemia per bambini
che vivono in zone molto trafficate è di quasi tre
volte superiore al rischio che corrono bambini
che abitano in aree non trafficate.
Tipo di
mezzo
automobile
treno
nave
aereo
bicicletta
altro
S
ul territorio piacentino circolavano nel 2003
oltre 220.000 veicoli, un numero doppio
rispetto a quello dei veicoli circolanti negli ultimi
anni 70; di questi, più di 163.000 erano auto:
circa 0.6 auto per ogni abitante!
Con l’aumento del traffico aumenta
anche
l’inquinamento. Nel corso del 2004 è stato
superato il valore limite di PM10 (le polveri sottili,
inferiori a 10 micron, capaci di insinuarsi nelle
basse vie respiratorie) previsto dalla normativa
da 46 a 77 volte nella città di Piacenza (limite:
35 volte!!!), ma la situazione è analoga in tutti
gli altri centri urbani della pianura.
6 BUONI MOTIVI PER
MUOVERSI SENZA AUTO
1. incidenti: mediamente in Italia avvengono
160.000 incidenti all’anno, si calcola che una
famiglia su dieci abbia avuto un morto o un ferito
% passeggeri
italiani
82
6
4
4
1
3
3. danni all’ambiente: le emissioni degli
scarichi dei veicoli contengono molte sostanze
tossiche in grado di alterare gravemente le
funzionalità degli organismi viventi (sia piante
che animali), di inquinare aria, acqua e suolo, di
provocare fenomeni di accumulo e tossicità nelle
catene alimentari. L’uso di combustibili fossili
come carburanti per auto-trazione è poi una delle
principali cause dell’effetto serra (vedi cap. su
risparmio energetico). Il trasporto su gomma
produce: il 30% delle emissioni di anidride
carbonica (CO2) il 72% dell’ossido di carbonio
53
mobilità
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
mobilità
(CO) e il 53% degli ossidi di azoto (NOX). Ma i
danni all’ambiente imputabili al traffico non si
fermano qui: bisogna infatti considerare
anche il fortissimo impatto provocato
dall’estrazione, trasporto, e raffinazione del
petrolio, così come l’impatto dovuto alla
estrazione di altre materie prime (es. i metalli
per le carrozzerie e altre componenti); la
sottrazione di superficie agli eco sistemi
terrestri per la costruzione di infrastrutture e
opere per la viabilità (30.000 ettari in meno in
Europa nel periodo 1990-98), lo smaltimento
di rifiuti prodotti nell’arco di vita di ogni
singolo veicolo (es. oli esausti, filtri, rottami,
ecc…).
spostamento più veloci sono la bicicletta, i
motocicli e la metropolitana; l’auto risulta sempre
la più lenta. La velocità media di un’automobile è
di 9.1 km/h a Milano, 8.5 km/h a Roma, 7.3
km/h a Napoli. Se si aggiunge poi il tempo per
trovare un parcheggio, la media si abbassa
ulteriormente. È stato calcolato che in una città
con più di 500.000 abitanti, un automobilista
spende mediamente per gli spostamenti urbani
177 ore ogni anno.
4. costi esterni: se quantifichiamo il danno
economico per la collettività in termini di
Tipo di inquinante
ossido di carbonio
(CO)
ossidi di azoto
(NO x)
ozono (O3)
idrocarburi
policiclici
aromatici (es.
benzene)
piombo tetraetile
(ora non più nella
benzina verde)
polveri sottili
(PM10)
Patologie provocate
blocca l’emoglobina
provocando effetti di
tossicità al sistema
cardiovascolare, disturbi
alla vista, emicrania
alterazioni polmonari,
irritazioni, riduzione
delle difese immunitarie
alterazioni respiratorie,
emicrania, irritazioni
oculari
difficoltà respiratorie,
asma, insufficienza
cardiaca, cancro
ritarda lo sviluppo
intellettuale dei bambini,
cancro
Patologie delle vie
respiratorie e degli
occhi, veicoli per altri
agenti tossici, cancro
emissioni di gas serra, emissioni di altri
inquinanti, incidenti, rumore, congestioni, la
spesa annua dovuta al traffico per un paese
come l’Italia è stimabile intorno ai 95 Mld di €.
5. costi di mantenimento dell’auto: le spese
di alimentazione e di mantenimento dei veicoli si
aggirano in media sui 3500 euro all’anno.
6. congestione sulle aree urbane e sulle
grandi vie di collegamento: in città, i mezzi di
P
LE ALTERNATIVE ALL’AUTO
PRIVATA
er risolvere l’emergenza traffico molte
amministrazioni locali ricorrono sempre più
spesso a provvedimenti temporanei, tuttavia
insufficienti ad affrontare seriamente il problema
(es.
limitazioni
del
traffico).
Qualsiasi
provvedimento, per quanto importante, non è
infatti sufficiente se non sono i cittadini in prima
persona ad impegnarsi per provare a cambiare
abitudini e stile di vita, limitando il ricorso
all’utilizzo dell’auto privata, in favore di
alternative più sostenibili, come quelle di seguito
riportate:
a piedi o in bicicletta: sarebbe sufficiente
camminare o andare in bicicletta per mezz’ora
al giorno per ridurre del 50% il rischio di
obesità e per prevenire efficacemente malattie
coronariche, diabete, ipertensione. Il 40%
degli spostamenti urbani sono inferiori a 4 km,
una distanza che in bicicletta si percorre in
pochissimo
tempo,
e
comunque
più
velocemente che con l’auto.
in autobus o tram: in quasi tutte le città
esiste una rete più o meno articolata di tratte
urbane e extra-urbane percorse da autobus,
tram, o metropolitana; la frequenza del
servizio è spesso calibrata per gli orari di
punta, ma organizzandosi per tempo si riesce
quasi sempre a spostarsi anche nelle altre
fasce orarie. La puntualità è un problema
legato alle congestioni da traffico, ma
ovviamente questo vale sia per gli autobus,
sia per le auto private. Infine, se il costo del
54
biglietto ci sembra esoso, consideriamo che se
usiamo l’automobile, al costo del carburante
bisogna
aggiungere
quello
della
manutenzione, dell’assicurazione, del bollo,
del parcheggio. Utilizzare il mezzo pubblico,
almeno per gli spostamenti più consueti,
significa meno stress, meno rischi di incidente,
più tempo per leggere o per riposare.
in treno: il treno costituisce il mezzo più
veloce, sicuro ed economico per gli
spostamenti di media lunghezza, come ad
esempio tra una grande città e le località
limitrofe. Il treno è inoltre confortevole: si può
leggere,
dormire,
passeggiare, e di
norma
arriva
in
centro città.
il car-sharing: è un
tipo di servizio basato
sulla condivisione da
parte degli utenti di
un parco macchine
comune; ogni socio
paga una quota fissa
annuale, più una
quota fissa variabile a seconda dell’uso reale
del mezzo. Inoltre chi si serve del car-sharing
ha a disposizione auto che inquinano meno e
ha accesso a tutta una serie di benefici (es.
parcheggi riservati, libera circolazione in zone
a traffico limitato, ecc.). L’uso del car-sharing
permette la riduzione delle emissioni delle
auto private, ma allo stesso tempo, per chi fa
meno di 10.000 km all’anno, significa un
risparmio consistente rispetto alla vettura di
proprietà.
il car-pooling: se quando siamo in coda ci
guardiamo intorno, ci accorgiamo che quasi
tutte le auto hanno una sola persona a bordo;
il car-pooling non è altro che un modo per
organizzare dei viaggiatori che percorrono lo
stesso itinerario in modo da condividere la
stessa macchina. Questo sistema solitamente
funziona tra colleghi di lavoro che abitano
nella stessa zona, oppure tra genitori che
accompagnano i figli nella stessa scuola. Con
il car-pooling si possono diminuire il numero di
vetture circolanti, con conseguenti vantaggi
per l’ambiente; inoltre, attraverso un’equa
ripartizione tra i viaggiatori, si abbattono
anche i costi di spostamento.
i parcheggi di scambio intermodale (o
parcheggi scambiatori): per parcheggio di
scambio intermodale si intende un
parcheggio posto in area periurbana o
periferica, collocato nei pressi di una strada
di accesso al centro urbano, nel quale
intercettare il traffico diretto in città. Gli
automobilisti, una volta parcheggiata la
vettura proseguono il viaggio verso la
propria destinazione con il mezzo pubblico
o con la bicicletta o a piedi. Questo tipo di
parcheggi
è
fondamentale per
favorire
lo
scambio,
dal
trasporto privato a
quello collettivo ed
allentare, quindi, i
fenomeni congestivi
nelle aree centrali o
critiche.
Con
il
parcheggio
scambiatore
trovi
parcheggio immediatamente, eviti il traffico
del centro città, arrivi a destinazione con un
mezzo pubblico, risparmi tempo e denaro.
C
UN’ATTENZIONE IN PIÙ
ALL’ACQUISTO
DELL’AUTOMOBILE
’è chi, per i motivi più diversi, non può o non
vuole fare a meno dell’auto privata. Ma
anche chi usa l’automobile tutti i giorni e
percorre decine di migliaia di km ogni anno può
fare qualcosa per rendere il proprio stile di vita
meno oneroso per l’ambiente, per la salute
collettiva e per le proprie tasche:
preferire cilindrate medio-piccole: avere
un’auto grande, di grossa cilindrata, super
sportiva, non significa affatto essere più belli,
più forti, o più importanti degli altri…
soprattutto se per fare l’acquisto dobbiamo
indebitarci oltre le nostre reali possibilità;
55
mobilità
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
mobilità
scegliere attentamente il tipo di alimentazione
in base alle proprie reali esigenze: eventuali
successive variazioni sono infatti possibili solo
sui motori a benzina che possono funzionare
anche con il GPL o il metano. Come è noto,
questi propellenti sono assai diversi, sia per
quanto riguarda il costo, sia per le emissioni
che producono in seguito alla combustione.
un’auto di grossa cilindrata consuma anche
10 volte in più di una utilitaria, costa di più
in termini di manutenzione, ricambi, bollo,
e assicurazione;
fare attenzione ai consumi: a parità di
prezzo, è utile confrontare i km percorsi
per ogni litro di carburante; minore
consumo significa più risparmio e meno
inquinamento (avete notato che nelle
pubblicità delle auto non sono quasi mai
riportati i consumi?);
verificare la dotazione di sicurezza: ormai
anche nei modelli base vengono installate
tecnologie per aumentare la sicurezza
attiva e passiva del mezzo, ma anche in
una stessa categoria esistono auto con
dotazioni più evolute;
controllare i dispositivi per la riduzione
per una corretta manutenzione
mantenere il mezzo in perfetta efficienza per
avere sempre un buon rendimento, sicurezza
per chi viaggia, e impatto ambientale
contenuto; è dunque buona norma fare
regolarmente i tagliandi e i controlli necessari;
fare attenzione allo smaltimento corretto dei
rifiuti: olio esausto, liquido dei freni o del
cambio, batterie, pneumatici devono essere
portati negli appositi centri di raccolta per
rifiuti pericolosi; bruciare, abbandonare o
disperdere nell’ambiente queste sostanze
provoca gravi danni ambientali; nei centri di
raccolta vengono invece avviati al riciclo;
cambiare la marmitta catalitica quando è
esaurita la sua funzionalità;
montare possibilmente pneumatici ricostruiti,
ovvero pneumatici che provengono da
processi di riciclaggio e riutilizzo di vecchie
gomme; il danno ambientale è molto più
contenuto e la qualità è comunque buona.
I PARCHEGGI SCAMBIATORI A
PIACENZA
Per entrare in città provenendo dalla provincia, è
meglio lasciare l’auto nei parcheggi scambiatori
esterni, e prendere da lì i mezzi pubblici:
•
Parcheggio STADIO (dalla Val Nure, Val
Trebbia, dalla Tangenziale Sud), con navetta
per P.zza S. Antonino dalle 7.30 alle 19.50
nei giorni feriali, ogni 10 min. Biglietto 1€ con
durata giornaliera. Gratuito nei giorni di
blocco della circolazione.
• Parcheggio Veggioletta (da Ovest), poi
bus N° 3 e 3/7 (festivo)
• Parcheggio Cimitero (da Cremona e da via
Emilia parmense), poi bus N° 3, 3/7 (festivo),
10
Informazioni su orari e percorsi dei mezzi
pubblici:
guidare in sicurezza risparmiando
TEMPI, 0523/390637
dell’impatto ambientale: vanno dal controllo
delle emissioni, al tipo di materiali utilizzati per
la costruzione. Alcune leggi europee
impongono il progressivo adeguamento a
parametri standard (soprattutto per le
emissioni: oggi standard “Euro 4”). Alcuni
modelli “nuovi” usano motori e tecnologie
relativamente vecchie, non adeguate ai limiti
normativi che entreranno in vigore nel
prossimo futuro. Al momento dell’acquisto è
bene approfondire anche questi aspetti;
Spesso si tende a guidare in modo nervoso e a
privilegiare la velocità. È ampiamente dimostrato
che su tragitti di media e breve lunghezza,
guidare velocemente fa guadagnare solo pochi
minuti a fronte di un aumento dei consumi del
25-30%, di un maggiore impatto ambientale, e di
un aumento del rischio di incidente. Di seguito
sono riportati alcuni consigli per una guida
risparmiosa, più sicura e meno impattante:
si può risparmiare dal 5 al 25% di carburante
avendo uno stile di guida tranquillo: in
generale, consumo, emissioni e rumorosità
aumentano più che proporzionalmente con
l’aumento della velocità;
usare l’acceleratore in modo dolce e
progressivo e cercando di mantenere il più
56
possibile una velocità costante; mantenere la
con i raggi solari producono, nella parte bassa
velocità bassa: andare a 125 kmh invece che dell’atmosfera, ozono e altri radicali liberi;
a 110 kmh comporta un aumento di consumo
negli strati alti dell’atmosfera invece, gli aerei
del 20%;
contribuiscono in modo assai significativo alla
nell’uso del cambio, evitare di portare il
distruzione della fascia di ozono protettiva. A
motore ad alti regimi;
parità di tasso di
riempimento
dei
usare possibilmente le
IL SERVIZIO PRONTOBUS IN
mezzi,
l’aereo
marce più alte;
PROVINCIA DI PIACENZA
inquina anche dieci
scaldare
il
motore
volte di più di un
avanzando a velocità E’ un servizio di bus a chiamata attivato
nell’alta Val Nure, nei Comuni di Bettola, Farini e
treno; mentre risulta
ridotta piuttosto che da
Ferriere, organizzato da TEMPI.
conveniente solo nei
fermi;
E’
attivo
dalle
8
alle
13
dei
giorni
feriali.
confronti di un auto
spegnere il motore
con
un
solo
quando si rimane in Chiunque può prenotare un passaggio per il
passeggero.
Il
sosta per lunghe pause giorno stesso o quelli successivi semplicemente
consiglio è dunque
(es. passaggi a livello, telefonando al Centro Servizi e ricevendo in
quello di limitare il più
semafori molto lunghi, tempo reale la conferma dell’orario di transito.
possibile l’uso di questo
parcheggio
Le prenotazioni telefoniche possono essere fatte
mezzo; per tragitti di
temporaneo);
dalle 7.30 alle 13.30.
500-2000 km conviene
spegnere
tutti
i
prendere
il
treno:
dispositivi
elettrici
CENTRO
SERVIZI
E
PRENOTAZIONI
mediamente costa meno
quando
non
siano
dell’aereo, inquina meno
realmente
necessari PRONTOBUS: Tel. 910139
e impiega lo stesso
(es.
condizionatore,
tempo o poco più (considerati i tempi per andare
sbrinatore, fari, fari antinebbia);
e venire dall’aeroporto, i tempi di check-in e di
viaggiare con i finestrini aperti e con
consegna bagagli, gli scali tecnici…). Per i viaggi
portapacchi inutili comporta aumenti di
più lunghi si può sempre viaggiare in treno di
consumo del 2% in città e fino al 20% su per
notte,
senza
rinunciare
al
sonno
e
corsi extraurbani;
“guadagnando” così in tempo.
utilizzare sempre i pneumatici alla giusta
pressione.
N
PER SPOSTAMENTI MOLTO
LUNGHI
egli ultimi anni ha avuto un fortissimo
incremento il trasporto aereo sia per le
merci che per i passeggeri. Con la diffusione dei
voli last-minute e delle compagnie low-cost è
ormai diventato quasi abituale prendere l’aereo
non solo per viaggi intercontinentali, ma anche
per spostamenti di poche centinaia di chilometri.
Da un punto di vista ambientale, il traffico aereo
costituisce una delle cause di inquinamento più
consistenti, e non solo nell’ambito del settore
trasporti. Un velivolo brucia per un viaggio di
media distanza qualche migliaio di litri di
carburante emettendo così enormi quantità di
gas serra (CO e CO2), e di NOx, che reagendo
PER GLI AMANTI DELLE DUE
RUOTE MOTORIZZATE
I
n generale, anche per chi va in moto vale
quanto detto per gli automobilisti in merito a
manutenzione del veicolo e guida. Alcune note
particolari vanno segnalate per gli scooter:
al momento dell’acquisto scegliere uno
scooter a quattro tempi; i due tempi
funzionano infatti a miscela, combustibile
altamente inquinante (brucia anche l’olio);
sul mercato sono disponibili anche modelli a
GPL.
57
mobilità
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
mobilità
PRO E CONTRO DEI DIVERSI
CARBURANTI:
L
Benzina
a benzina è il carburante più usato. Con
l’introduzione della benzina senza piombo e
delle marmitte catalitiche ci sono stati concreti
miglioramenti nelle emissioni. I veicoli con
marmitta catalitica, utilizzando benzina senza
piombo, riducono sensibilmente le emissioni di
CO (60-80%), NOx (30- 80%), formaldeide
(90%) e gli IPA (80-95%): occorre tuttavia
ricordare che
il
catalizzatore
inizia a fare
effetto solo
una
volta
riscaldato, quindi
passano diversi
minuti
(una
decina, più o
meno) prima di
avere
l’effetto
voluto:
in
spostamenti di
pochi chilometri,
è probabile che il
catalizzatore non entri neanche in funzione.
Rispetto al diesel, il motore a benzina è più brillante
ma consuma di più; al contrario del diesel, può
però essere convertito a GPL o a metano.
A
Gasolio
nche il gasolio deriva dalla raffinazione del
petrolio. L’uso di questo carburante provoca
l’emissione di anidride solforosa, responsabile di
prim’ordine nel costituire le piogge acide, e di
polveri sottili (PM10). Va detto che i motori diesel di
ultima generazione (ECO 3 e ECO 4) offrono ormai
ottime prestazioni, bassi consumi, e notevole
riduzione delle emissioni. Esistono inoltre alcune
tipologie di gasolio ancora meno inquinanti rispetto
al diesel normale. Si tratta di:
- blu diesel: è un gasolio a basso contenuto di
zolfo;
- gasolio bianco: è un’emulsione di gasolio, acqua
demineralizzata, additivi. È prodotto da GECAM, e
al momento è disponibile solo per
grandi
utilizzatori. Permette dei buoni abbassamenti delle
emissioni di polveri (fino al 50%), di CO (fino al
50%), di NOx (fino al 30%). Può essere utilizzato
direttamente al posto del gasolio tradizionale (con il
quale si può miscelare) senza bisogno di alcuna
modifica al motore.
- biodiesel: si ottiene dal trattamento chimico di
oli vegetali di girasole, colza, soia. Gran parte di
questo
combustibile
viene
utilizzato
per
riscaldamento. Il biodiesel non ha praticamente
emissioni di biossido di zolfo, produce meno
polveri, IPA, CO e CO2, ma produce più
formaldeide. Un ostacolo alla diffusione del
biodiesel è comunque la necessità di avere una
gran parte del terreno agricolo dedicata alla
produzione delle materie prime per gli oli vegetali:
attualmente per
ottenere
una
tonnellata
di
biodiesel
è
necessario
coltivare circa
un ettaro di
terreno.
Il
biodiesel
può
creare problemi
ai componenti
di alcuni motori.
I
GPL
l GPL è un gas
che deriva dalla
raffinazione del petrolio e anche dall’estrazione del
gas naturale. Ha quantità di piombo e zolfo
praticamente nulle e, rispetto alla benzina senza
piombo, produce il 10-20% in meno di NOx, il 40%
in meno di IPA, il 50-80% in meno di CO. In termini
economici e ambientali il GPL rappresenta un’ottima
alternativa rispetto a benzina e diesel. Come
convenienza il GPL può essere paragonato solo al
metano. Rispetto a quest’ultimo presenta i seguenti
vantaggi: l’impianto costa meno (750-1600 euro),
le bombole sono di peso e dimensioni contenute, la
rete di rifornimento è abbastanza diffusa su tutto il
territorio nazionale, i tempi di rifornimento sono più
brevi. Per contro il GPL è: più costoso, più
pericoloso (l’auto non può essere parcheggiata in
rimesse sotterranee), e leggermente più impattante
del metano.
Metano
I
l metano è un gas naturale largamente presente
in natura che viene utilizzato come carburante
senza la necessità di raffinazione o di aggiungere
additivi. Rispetto agli altri carburanti, ha un impatto
ambientale minimo: benzene, particolato e zolfo
sono praticamente assenti, mentre le quantità di
58
L’ECOGUIDA DI VISPO!
N
Elettricità e idrogeno
elle grandi città è molto di “moda”
promuovere i veicoli elettrici che,
effettivamente, hanno emissioni zero nel punto
di utilizzo. Più correttamente i veicoli elettrici
dovrebbero essere definiti, invece che veicoli ad
emissione zero, veicoli ad emissione differita,
perché le loro emissioni sono differite
fisicamente in un luogo diverso da quello
dell’utilizzo. Al momento i limiti delle auto
elettriche sono l’autonomia e il costo molto
elevato. In futuro si porrà anche il problema
dello smaltimento delle batterie esauste. Le
auto a idrogeno di fatto non sono ancora
disponibili se non a livello sperimentale.
MOBILITA’ SOSTENBILE A PIACENZA..
Servizio “Park e Bici”
Chi lascia l’auto nei parcheggi custoditi di Torrione Fodesta (Viale S. Ambrogio, dalle 7 alle 19)
e Parcheggio S. Vincenzo (Via Gaspare Landi, dalle 7 alle 19) può ritirare una bicicletta
pubblica senza costo aggiuntivo per tutto il periodo di sosta (esclusi giorni festivi).
Servizio “C’entro in Bici”
Tutti i giorni dalle 6 alle 23 sono a disposizione biciclette pubbliche nelle rastrelliere dei 4
parcheggi:
• P.le Marconi
• Parcheggio di Viale Malta
• Parcheggio Cavallerizza (Stradone Farnese)
• Viale 4 Novembre lato Parcheggio Cheope
Per avere diritto al servizio occorre ritirare la apposita chiave codificata versando una tantum 5
€, o presso il Parcheggio di Torrione Fodesta, viale S. Ambrogio, o presso la sede di Tempi,
P.le Marconi 34/q c/o Borgo Faxhall. La bicicletta deve essere riconsegnata in giornata entro le
ore 23.
Servizio “Park e Bus”
Bus e bici gratuiti per chi deposita l’auto nel parcheggio custodito di Torrione Fodesta, Viale
S. Ambrogio (Tariffe: 0.50 € la prima ora e 1€ le successive).
Servizio “Prestito bici”
Per tutti, gratuito. Presso la Circoscrizione 2, via XXIV Maggio 51, dal Lunedì al Venerdì ore
8.30-13, Giovedì e Venerdì anche ore 15-17. Portare un documento d’identità.
Ogni ulteriore informazione su:
http://www.comune.piacenza.it/natura/ambiente/park_bici/index.htm
59
mobilità
NOx, CO e CO2 sono minime (per la CO2 -22%
rispetto alla benzina, -30% rispetto al gasolio, e 12% rispetto al GPL). I vantaggi del metano
rispetto al GPL sono: il costo molto contenuto, la
maggiore sicurezza, il minore impatto ambientale
non solo per quanto riguarda le emissioni ma anche
per il fatto che non subisce processi di raffinazione
e viene trasportato direttamente alla stazione di
servizio (metanodotti). Gli svantaggi sono invece:
maggiore costo dell’impianto, maggiore peso e
ingombro delle bombole, rete di rifornimento poco
estesa, tempi più lunghi per il rifornimento.
L’ECOGUIDA DI VISPO!
mobilità
siti web
http://www.ermesambiente.it/ermesambiente/mobilita/index.htm
http://www.ruotepuliter.it/ buone pratiche di mobilità urbana in Emilia
www.ecomobile.it, rivista digitale sui combustibili puliti
www.guidametano.com, tutti gli impianti di rifornimento in Italia
www.egm.it, download la guida GPL
www.metanautista.com notiziario per gli utenti del metano auto
www.bilancidigiustizia.it Associazione per un consumo etico e responsabile
www.ecogas.it, consorzio delle aziende
www.euromobility.org Associazione dei Mobility Manager
www.sicurauto.it, sito sulla sicurezza
www.wwf.it Sito del WWF
www.legambiente.it Sito di Legambiente
www.amicidellaterra.it Sito della associazione Amici della Terra (Friend of Hearth)
http://www.cittaciclabili.it/home.php, Associazione italiana
www.fiab-onlus.it/, Amici della Bicicletta
http://www.muoversimeglio.net/home.asp, sito del Comune di Rimini
e a Piacenza…
TEMPI, informazioni su orari e percorsi tel. 0523/390637
TEMPI, http://www.tempi.piacenza.it/index.asp?w=1024
PRONTOBUS (Solo Alta Val Nure), tel. 910139
Comune di Piacenza, Ufficio Viabilità - tel: 0523.492513/492504, email:
[email protected]
Ass. Amo la Bici (FIAB), c/o Bellini Daniela, Via Tortona 8, Piacenza
Ass. Pendolari, [email protected], www.pendolarivaldarda.it, tel.: 0523 315128 (il mercoledì dalle 21.30 alle 22.30)
pubblicazioni
M. Coreggia: Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori 2000.
R. Bosio: Guida alle idee pratiche per un consumo sostenibile Edizioni La Tortuga,
2004
AAVV, Manuale di sopravvivenza ciclica urbana, Terre di MEzzo Ed., 2004.
N.Morrone, Progettare per una mobilità sostenibile : il car sharing, Polidesign Ed.
2002
AAVV, Giovani Informati su Traffico ambiente e Salute, Quaderni di ARPA E-R ,
Bologna 2002
AAVV, La guida alle città sostenibili dei bambini e delle bambine, Ministero
Ambiente, Roma 1998
Catania G., Amica bicicletta, Ed. Gruppo Abele, Torino, 1995
Moriani G., L’aria rubata, Marsilio, Venezia, 2000
Pilotti O., Molti kilometri con poca benzina, Macro Edizioni, Cesena, 1997
Viale G., Tutti in taxi, Feltrinelli, Milano, 1996
60
Consumo
IL CONSUMO RESPONSABILE
E CRITICO
90% di quello che guadagniamo viene
I lmediamente
speso nei beni di consumo e
nei servizi individuali o familiari. Tutto
l’attuale sistema economico si basa sul circolo
vizioso produzione – reddito - consumo, sulla
accondiscendenza dei cittadini (per questo
chiamati con il brutto termine di “consumatori”)
alle regole del mercato globale e sul gradimento
dei suoi prodotti.
Negli Stati Uniti, la pressione dei
consumatori e dell’opinione pubblica ha indotto
multinazionali famose come Levi’s e Reebok
ad adottare un codice di comportamento per il
rispetto dei diritti dei lavoratori del Sud del
Mondo.
In Europa, Ikea, catena di supermercati
svedese, ha deciso di vendere solo tappeti che
garantiscono il non utilizzo di lavoro minorile;
anche Premium Brands, che è una
controllata della multinazionale Hillsdown
Holdings, ha creato un marchio di garanzia
sociale per il suo tè Typhoo. Il marchio
garantisce che il tè proviene da piantagioni che
assicurano ai lavoratori determinati standards
sociali ed economici.
Ogni volta che noi facciamo la spesa diamo un
implicito voto di preferenza al sistema di
produzione - consumo che regola la nostra
economia, ed è un voto che viene moltiplicato
per milioni, per miliardi di “consumatori”, ogni
giorno: senza questo nostro tacito e molto
spesso inconsapevole o irresponsabile consenso,
l’attuale sistema di produzione – consumo che
distrugge le risorse del pianeta, che produce più
rifiuti di quanti non riesca a metabolizzare, che
causa inquinamento e malessere, non potrebbe
sussistere. Da qui l’importanza del consumo
responsabile e critico, e cioè della scelta
consapevole dei prodotti non solo in base al loro
prezzo, ma anche alla loro qualità, al loro
impatto sull’ambiente, alla loro storia, ed
anche in base al comportamento delle
imprese che ce li offrono. Il consumo critico
punta a far cambiare le imprese attraverso le
loro stesse regole economiche fondate sul
gioco della domanda e dell’offerta. Infatti,
scegliendo cosa comprare e cosa scartare,
non solo segnaliamo alle imprese i
comportamenti che approviamo e quelli che
condanniamo,
ma
sosteniamo
le
forme
produttive corrette mentre ostacoliamo le altre.
cco alcune domande da porsi rispetto ai
singoli prodotti: la tecnologia impiegata è ad
alto o basso consumo energetico? Quanti e quali
veleni sono stati prodotti durante la sua
fabbricazione? Quanti ne produrrà durante il suo
utilizzo e il suo smaltimento? E’ stato ottenuto da
materie prime riciclate o di primo impiego? Sono
state utilizzate risorse provenienti da foreste
tropicali? Sono stati rispettati i diritti sindacali dei
lavoratori e delle lavoratrici?
Se si tratta di prodotti provenienti dal Sud del
mondo è d’obbligo chiedersi: in quali condizioni
di lavoro sono stati ottenuti? Che prezzo è stato
pagato ai contadini o agli operai? Per colpa loro
sono state tolte terre alla produzione di cibo? I
guadagni che producono hanno spinto i
latifondisti ad arraffare nuove terre lasciando sul
lastrico dei contadini?
E
61
SA8000 è la certificazione volontaria di
responsabilità sociale delle imprese, creata
da Social Accountability International.
L’impresa certificata SA8000 dimostra di
rispettare i diritti internazionali relativi a:
lavoro minorile e infantile, lavoro coatto,
salute e sicurezza, discriminazione, libertà di
associazione, pratiche disciplinari, orario di
lavoro, retribuzione, gestione dei fornitori. In
Italia ci sono (Dic. 2004) 167 aziende
certificate.
consumo
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
consumo
A volte il singolo prodotto può risultare
perfetto da tutti i punti di vista, ma che dire
se è stato fabbricato da una multinazionale
che possiede tante altre attività inquinanti,
che esporta rifiuti pericolosi nel Sud del
Mondo, che nell’Europa dell’Est sfrutta i
lavoratori, che è compromessa militarmente?
Per questo, prima di comprare qualsiasi
prodotto è indispensabile conoscere anche il
comportamento generale delle imprese
produttrici.
Il consumo critico può dunque essere un
mezzo
di
condizionamento
delle imprese e un
importante
strumento
di
cambiamento:
è
fondamentale
comunicare alle imprese
i motivi per cui si è
deciso di comprare o di
non comprare i loro
prodotti; in questo modo
esse possono conoscere
le ragioni per cui i
consumatori le puniscono o le premiano e sanno
quali comportamenti devono modificare o
rafforzare. Dove i consumatori si fanno sentire, le
imprese sono disposte a cambiare, non perché si
convertono all’ambiente o alla giustizia, ma
perché non vogliono perdere quote di mercato.
Una indagine in questo senso su 170 Aziende
italiane ed estere e sui relativi prodotti è stata
ISO14001 e EMAS sono le certificazioni
volontarie di responsabilità ambientale delle
imprese: forniscono garanzie sull’impatto
ambientale di tutte le attività svolte dalle imprese.
ECOLABEL è il marchio europeo di certificazione
volontaria di qualità ambientale di un prodotto o
servizio, che dimostra il suo minimo impatto
ambientale nel corso del proprio intero ciclo di vita.
(sulle certificazioni, vedi ad es.
http://www.apat.gov.it/site/itIT/Temi/Mercato_verde/)
FSC (Forest Stewardship Council) è il marchio di
certificazione ambientale e socio-economica del
legname (vedi ad es. http://www.fsc-italia.it/)
fatta dal “Centro Nuovo Modello di Sviluppo”
nella sua “Guida al consumo critico” (EMI, 2003):
vi troverai tutte le informazioni essenziali per
decidere se l’impresa di cui acquisti il prodotto è
degna della tua fiducia o no.
L’ETICHETTA
prima cosa da controllare acquistando un
L aqualunque
prodotto, è la sua etichetta.
L’etichetta garantisce la natura e il contenuto del
prodotto, la sua provenienza, la
sua coerenza con la legislazione
vigente nel paese in cui è stato
prodotto e in cui viene venduto.
Tra i dati da verificare:
la
denominazione
di
vendita
(il
nome
del
prodotto),
regolata
da
specifiche normative;
il nome e la sede del
produttore e dell’impianto
di confezionamento, o il
paese d’origine (ricorda che
più viene da lontano, più
richiede energia per il trasporto);
per
gli
alimentari,
l’elenco
degli
ingredienti, in ordine decrescente di peso,
compresi gli additivi, di cui devono essere
specificate le sostanze; negli ingredienti
composti, non è obbligatoria la citazione del
componente che rappresenta meno del 25%
del peso;
la quantità contenuta, al netto della tara
(peso netto);
per
gli
alimentari,
le
indicazioni
nutrizionali;
le modalità di utilizzo;
le modalità di conservazione e la data di
scadenza (controllate le temperature di
conservazione in frigo e surgelatori!!!);
il numero di lotto (lettera L seguita da un
numero di serie), importante per identificare
la partita da cui proviene la confezione;
il codice a barre (a 8 o 13 cifre), da cui si
risale al Paese in cui l’impresa ha chiesto la
codifica (prime 2 cifre del codice; 80=Italia)
62
ALIMENTI BIO:
possono essere definiti prodotti da agricoltura
biologica solo se almeno il 95% degli ingredienti
sono di provenienza biologica. Il prodotto BIO
deve riportare in etichetta la scritta “da
agricoltura biologica” e riportare nome e/o
codice dell’Organismo di Controllo riconosciuto
dal Ministero delle Politiche Agricole. Oggi sono
riconosciuti: Suolo e Salute, ICEA, IMC,
Bioagricert, CCPB, CODEX, QC&I, Ecocert,
BIOS, ESIC, Biozoo, ICS, ABC F.lli
Bartolomeo.
N
IL COMMERCIO.
NORD-SUD: UN RAPPORTO
INIQUO
egli anni Sessanta si è assistito, nel Sud del
mondo e in particolare in Africa, al fiorire di
stati indipendenti. Le ex colonie, tuttavia, come
era largamente prevedibile, hanno continuato a
svolgere lo stesso ruolo nella divisione
internazionale del lavoro: a produrre, cioè,
materie prime a prezzi bassissimi per le industrie
e i consumi della “madre patria”. Ciò ha
significato perpetuare uno stato di sottosviluppo
e subordinazione economica e politica a strategie
ed interessi decisi nel Nord del mondo. Non a
caso, a tutt’oggi, le relazioni Nord-Sud sono
segnate dall’ineguaglianza dei rapporti economici
e commerciali. Il rapporto 1992 delle Nazioni
Unite sullo sviluppo umano ha illustrato con
chiarezza il baratro che divide il Nord e il Sud. Se
nel 1960 il 20% più ricco della popolazione
mondiale aveva un reddito 30 volte superiore a
quello del 20% più povero, nel 1990 la differenza
a favore del 20% più ricco è salita a 60 volte.
U
SOLIDARIETÀ E
COOPERAZIONE
na possibile risposta ci è offerta dal
commercio equo e solidale ovvero dalla
disponibilità di prodotti “made in dignity”. Negli
anni Sessanta sorsero in Olanda i primi gruppi
europei decisi a diffondere nuove forme di
cooperazione e di commercio con i paesi del
Sud del mondo. Alcune organizzazioni che già
operavano con progetti di solidarietà
tentarono di riunire piccoli produttori
(apicoltori e artigiani) in leghe, affinché si
svincolassero dall’oppressione di un mercato
controllato da grandi proprietari terrieri,
grossisti
e,
soprattutto,
compagnie
esportatrici e multinazionali, e divenissero così
i protagonisti della vendita e dell’esportazione
dei loro prodotti. Per superare i problemi
legati alla distribuzione si aprirono, per opera
soprattutto di volontari, dei punti di vendita al
dettaglio denominati “botteghe del terzo
mondo”. La scelta della solidarietà, espressa in
modo continuativo e diretto attraverso il
commercio equo, sembra essere una delle più
praticabili per uomini e donne che non vogliono
essere mute comparse ma attivi co-protagonisti
di processi commerciali e culturali a misura di
persona. Una scelta che chiede al singolo di
mutare lo stile di vita personale e di promuovere
forme di cambiamento collettivo, che possano
tradursi in un’obiezione al comandamento del
consumismo irresponsabile e dilapidatore, e in
partecipazione alla pratica del commercio equo e
solidale.
COS’E’ IL COMMERCIO EQUO
E SOLIDALE?
L
’idea base del commercio equo e solidale sta
nel fare dell’economia responsabile uno
cooperazione
strumento
concreto
di
all’autosviluppo umano ed economico e
nell’offrire ad ogni cittadino un’occasione di
riflessione e di partecipazione al cambiamento
dell’attuale sistema economico. Per raggiungere
quest’obiettivo è necessario il coinvolgimento
dell’intera catena: dal produttore al consumatore
o, meglio, dal consumatore al produttore. Si sa
infatti quanto il destino delle popolazioni del Sud
del mondo sia nelle mani della “domanda” dei
consumatori ed è proprio da qui che il commercio
equo parte per portare l’economia al servizio
dell’uomo. In base alla definizione concordata ed
63
consumo
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
consumo
organizzazioni attente alla partecipazione
decisionale da parte di tutti i lavoratori;
il
prefinanziamento:
al
momento
dell’ordine l’importatore anticipa al produttore
fino al 50% del pagamento complessivo della
merce così da consentire ai lavoratori di far
fronte alle loro esigenze, senza diventare
ostaggio di usurai o intermediari locali, senza
subire in pieno le oscillazioni dei mercati
borsistici, senza vivere le incertezze legate
alle difficoltà di collocazione delle proprie
merci;
la sostenibilità dell’ambiente, poiché si
privilegiano lavorazioni non inquinanti, basate
su metodi naturali e dell’agricoltura biologica,
evitando di ricorrere all’importazione di
materie prime scarse e difficilmente
riproducibili;
la solidarietà, riferita a progetti di sviluppo
non solo commerciali, ma anche a forte
impatto sociale, di cui possa beneficiare tutta
la comunità locale (es.: scuole, strade,
ospedali, corsi di formazione professionale e
di alfabetizzazione ecc.);
la
trasparenza
nei
confronti
del
consumatore affinché sia consapevole e
informato su tutti i processi, sulla
composizione del prezzo finale del prodotto
che acquista, sul progetto di sviluppo legato
ad ogni prodotto.
elaborata a livello internazionale dalle
organizzazioni impegnate in questo settore, il
“fair trade” (termine inglese per definire il
commercio equo e solidale) è una partnership
economica
basata
sul
dialogo,
la
trasparenza e il rispetto, che mira ad una
maggiore
equità
nel
commercio
internazionale. IFAT (International Fair Trade
Organization – Federazione internazionale del
commercio equo e solidale) riunisce
produttori, centrali di importazione e
rivenditori del commercio equo mondiale.
I PRINCIPI DEL COMMERCIO
EQUO E SOLIDALE
Il commercio equo e solidale tende a
garantire:
un prezzo equo, tale cioè da consentire ai
lavoratori e alle famiglie il soddisfacimento
dei loro bisogni e una vita dignitosa; il prezzo
viene stabilito di accordo tra il produttore e
l’importatore;
la dignità del lavoro, che vuol dire
ambiente di lavoro salubre e non
discriminazione sul lavoro di gruppi della
popolazione (donne, disabili, caste inferiori) e
rifiuto dello sfruttamento minorile;
la democrazia nel processo lavorativo, in
quanto i produttori sono di solito raccolti in
Il prezzo trasparente.
La tabella mostra la composizione del prezzo di una conf. da 250 gr. di caffè Uciri
Caffè uciri 100% arabica dal Messico – conf. 250 g. (prezzi in € riferiti a gennaio 2003)
prezzo di vendita al pubblico
-iva
prezzo al pubblico iva esclusa
margine dettagliante
20,00%
100,00%
24,1%
margine ctm altromercato
23,2%
costi accessori
13,5%
2,95
0,49
2,46
copertura costi struttura e
lavoro
copertura costi struttura e
lavoro
vedi dettaglio*
prezzo al produttore
39,20%
*dettaglio di alcuni costi accessori
nolo mare
1%
spese fisse, magazzinaggio, sdoganamento, trasporto a TV
torrefazione, calo peso, confezionamento, trasporto a VR
oneri finanziari (prefinanziamento, assicurazione)
64
0%
10%
1%
LA CARTA ITALIANA DEI CRITERI
DEL COMMERCIO EQUO E
SOLIDALE
E L’AGICES
I
n Italia, dopo un lungo percorso di costruzione
e condivisione delle regole comuni iniziato nel
1998, le organizzazioni italiane di commercio
equo e solidale hanno approvato la Carta Italiana
dei Criteri del Commercio Equo e Solidale
(Comes:
puoi
leggere
la
Carta
in
http://www.volint.it/comes/documenti.html ). Ci
si è dotati, dunque, di criteri e strumenti
necessari a caratterizzare il movimento del
commercio equo e ad evitare che il messaggio
del fair trade rischi di essere annacquato. La
carta dei criteri, suddivisa in 7 capitoli, definisce
cosa si intende per commercio equo e solidale,
ma sancisce anche i principi generali adottati da
tutte le organizzazioni di commercio equo e fissa
regole specifiche relative alle botteghe del
mondo, agli importatori, ai produttori e ai
prodotti trasformati.
Più specificatamente, la carta stabilisce che le
organizzazioni di commercio equo e solidale
agiscano nel rispetto dei seguenti criteri comuni:
1) migliorare le condizioni di vita dei produttori;
2) agire nel rispetto dei diritti dei lavoratori;
3) rispettare l’ambiente e promuovere uno
sviluppo sostenibile;
4) adottare strutture organizzative democratiche
e trasparenti;
5) svolgere un’azione educativa e politica;
6) stimolare le istituzioni;
7) impegnarsi nei confronti dei consumatori.
Successivamente all’approvazione della carta
italiana dei criteri del Comes, il movimento
italiano del fair trade ha deciso di costituire
l’Assemblea Generale Italiana del Commercio
Equo e Solidale (AGICES). L’AGICES, dunque, è
depositaria della carta italiana ed è sua
responsabilità gestirla, modificarla e controllarne
il rispetto da parte dei soci. L’AGICES ha fra i
suoi scopi quello di costituire e gestire il “registro
italiano delle organizzazioni di Comes” (RIOCES),
con l’obiettivo comune di individuare standard di
azioni concrete e verificabili, che rappresentino la
trasposizione operativa dei principi generali
contenuti nella carta dei criteri.
Tale obiettivo esprime, tra le altre cose, la
volontà del commercio equo e solidale italiano
di stabilire un rapporto rigoroso e trasparente
con i soggetti con i quali si relaziona, siano
essi i produttori- partner, l’opinione pubblica,
le istituzioni, i consumatori. La carta dei criteri
ad oggi è stata sottoscritta da tutte le centrali
d’importazione Italiane e da un altissimo
numero di “botteghe del mondo”.
La presenza di questi prodotti nel settore
commerciale tradizionale è un tema dibattuto
tra chi opera nel Comes. Infatti, se da un lato
permette una maggiore quantità di prodotti
venduti, dall’altro rende impossibile sensibilizzare
i clienti e renderli consumatori critici; inoltre,
spesso il settore di vendita tradizionale è poco
attento all’eticità dei prodotti e così, accanto ai
prodotti del commercio equo, sono esposti anche
prodotti già oggetto di campagne di boicottaggio.
TRANSFAIR: Che cosa vuol dire
essere licenziatari del marchio
TransFair?
azienda che non sia oggetto di
Qualsiasi
campagne di pressione e boicottaggio e che
rispetti i diritti sindacali e umani, può chiedere di
diventare licenziataria del marchio TransFair.
Deve impegnarsi a rispettare i criteri del
Commercio Equo e Solidale stabiliti nel sistema di
certificazione FLO, sottoscrivendo un vero e
proprio contratto di sublicenza del marchio. Per
quanto riguarda i prodotti su cui vorrà poter
65
DOVE TROVARE I PRODOTTI EQUO SOLIDALI
A PIACENZA?
•
•
•
La Pecora Nera, via Calzolai 63, Piacenza
Terra di Babele, Piazza Cavalli 31, Piacenza
Pappamondo, via Scotti da Vigoleno 50,
Carpaneto (PC)
• La Casa del Caffè, via Gramsci 1, Fiorenzuola
• Le principali catene di supermercati vendono
alcuni prodotti alimentari del commercio E.S. a
marchio Transfair: COOP, GS, SMA, CONAD, …
consumo
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
consumo
apporre il marchio transfair, si impegnerà a
collaborare con gruppi che hanno scarse
possibilità di accesso al mercato tradizionale e
che sono iscritte ai Registri dei produttori di
FLO. Le strutture, nella maggior parte dei
casi, sono Consorzi o Associazioni di
Cooperative. Attualmente nei Registri sono
iscritti circa 400 soggetti a cui fanno
riferimento 7 milioni di produttori nel Sud del
Mondo. Le merci per le quali è possibile
utilizzare il marchio transfair sono: caffè,
cacao, banane, miele, succo d'arancia, tè,
palloni.
I
ma è vero che i prodotti del
commercio equo e solidale
costano di più?
prodotti del commercio equo e solidale, non
in tutti casi, costano di più di quelli del
mercato tradizionale perché hanno una marcia in
più, che si chiama qualità sociale: si tratta di
prodotti ottenuti senza sfruttamento del lavoro
minorile, pagati al produttore per un prezzo
senza contrattazione al ribasso, che tiene conto
del tempo impiegato per la produzione,
dell’economia del Paese di provenienza, del costo
delle materie prime. A un consumatore attento
non sfugge che la qualità dei prodotti del
commercio equo e solidale è in genere superiore
a quella del mercato tradizionale, e non sempre a
prezzi superiori.
Un esempio:
Caffè Soave 250 gr 100% arabica: 2.75 €
Caffè Lavazza qualità oro 250 gr 100%
arabica: 3.10 € (i prezzi sono quelli correnti al
17 febbraio 2005)
Un discorso a parte si dovrebbe fare per lo
zucchero di canna, dove in quanto a prezzo il
commercio equo e solidale risulta sconfitto a
confronto con lo zucchero di barbabietola; è
invece pari allo zucchero di canna biologico che
si trova nel commercio tradizionale.
Zucchero di barbabietola 1kg 0.93 €
Zucchero grezzo di canna biologico (mercato
tradizionale) 1 kg 3.30 €
Zucchero di canna integrale Dulcita 1 kg 3.35
€
Lo zucchero di barbabietola è prodotto in Italia e
trasformato con metodi industriali, gode di forti
sovvenzioni
statali
mentre
i
produttori
dell’Ecuador non ricevono nessun incentivo.
Trasformano la canna con metodo artigianale e
debbono pagare un alto dazio per l’ingresso del
loro prodotto in Italia. In sintesi per confrontare i
costi dobbiamo appaiare prodotti della stessa
qualità, ottenuti con i medesimi procedimenti
colturali e tecnologici.
ma siamo sicuri che sono buoni?
A
ltra preoccupazione dei consumatori al
primo contatto con il commercio equo e
solidale è l’igiene del prodotto. A questo timore si
può rispondere che gli operatori del commercio
equo e solidale sono i primi a essere preoccupati
di fornire dei prodotti “buoni” sotto tutti i profili:
per questo le varie centrali di importazione hanno
istituito un ufficio controllo qualità interno. Tali
controlli si sommano a quelli fatti dalle USL a
tutte le merci importate. Da sottolineare che in
tutti i casi, caffè, cioccolato, tè e tutti gli altri
prodotti cosiddetti “coloniali” provengono da
Paesi lontani.
L
ma i soldi vanno veramente ai
produttori?
e organizzazioni denominate “Botteghe del
mondo” sono gestite prevalentemente da
volontari organizzati in associazioni e cooperative
che acquistano i prodotti artigianali e alimentari
dalle centrali di importazione. I conti sono saldati
ogni due mesi, in tutti i casi si tratta di acquisti e
non di conto vendita. A loro volta le centrali
all’atto dell’ordine pagano il 50% del valore della
merce e il resto al ricevimento dell’ordine. Il
rapporto con i produttori ha tutte le
caratteristiche di un rapporto commerciale
migliorato
da
elementi
solidaristici:
prefinanziamento,
continuità
dei
rapporti,
consulenza per il miglioramento della produzione:
è un rapporto da non confondere con pratiche
caritatevoli . Per rispondere in poche parole a
questa domanda si potrebbe dire che il prodotto
prelevato dal consumatore in una bottega del
mondo è già stato pagato al giusto prezzo al
produttore.
66
QUIZZZZ….
1° quiz
Quanto ti piace la cioccolata (da 1 a 10)?
Se la tua risposta è inferiore al 4, prova con il
secondo “quiz”; se invece supera il 7, converrai
che ricavi da questo prodotto momenti
gratificanti, talora consolazione e sicuramente
sempre tanto piacere…, quindi probabilmente
saprai rispondere alle seguenti 5 domande
1 Sai chi fu il primo europeo ad assaggiare i semi
di cacao?
2 Di che colore sono i fiori della pianta del
cacao?
3 Cos’è la cabossa?
4 Qual è l’ingrediente principale del cioccolato
bianco?
5 Qual è la percentuale minima di cacao nel
cioccolato fondente?
dalle nostre parti e la tua scarsa conoscenza
quindi è giustificata: ma è importante che tu
sappia che nei luoghi in cui viene coltivato se
ne consuma solo una piccolissima parte di
quanto viene prodotto per destinarne il più
possibile all’esportazione, per pagare gli
interessi sul debito internazionale, per
soddisfare i nostri raffinati palati…ecc. ecc.
Se hai risposto correttamente ad almeno
quattro domande: puoi passare al più
presto presso una bottega del mondo e
ritirare la coccarda dell’aspirante volontario o
volontaria e i complimenti sinceri di chi ti
aprirà la porta….
2° quiz
Quanto desideri una tazzina di caffè alla mattina
(da 1 a 10)?
Se la tua risposta è inferiore a 4: pazienza…. fatti
il tuo quiz e datti le tue risposte.. Se invece
supera il 7 sarai sicuramente d’accordo sul fatto
che il caffè italiano è il migliore (o quasi) e che
non c’è confronto con i beveroni tedeschi o
statunitensi... ma cosa ne dici di provare a dare
le risposte alle 5 domande che seguono?
6 La pianta del caffè si sviluppa meglio in pieno
sole o in ombra?
7 Perché i frutti della pianta del caffè sono detti
ciliegie?
8 Qual è l’area al mondo (europea!) dove il
consumo di caffè pro capite è il più alto?
9 Dove, nel 700, in Italia, è nata la prima
“bottega del caffè”? (luogo di incontro, di
discussione, dove si trattavano affari..)
10 “Carmencita, sei già mia, chiudi il gas e vieni
via!!” quale caffè pubblicizzava la scenetta che si
concludeva con questa battuta?
valutazione per entrambi i quiz:
Se hai risposto correttamente a meno di
due domande: questa forse sarà anche per te
una piccola prova che questo prodotto è più del
Sud del mondo che “nostro”, le piante del cacao
e del caffè infatti non potrebbero mai attecchire
L
LA STORIA DI UN GRUPPO DI
PRODUTTORI: P.R.E.D.A.
(Filippine)
a situazione socio-economica e agraria delle
Filippine, come di gran parte dei paesi del sud
del mondo, è disastrosa, segnata da un’iniqua
ripartizione delle ricchezze, delle terre e dei
mezzi di produzione e da un alto inquinamento
dei terreni. Moltissimi contadini abbandonano le
campagne per cercare fortuna nelle città, dove li
aspetta una vita ancora più dura.
Preda è stata fondata nel 1974 a Olongapo City
da Shay Cullen, irlandese, e una coppia di
filipppini impegnati nella protezione della
gioventù. Il primo obiettivo dell’associazione era
di venire in aiuto dei bambini tossicomani
67
consumo
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
consumo
strappati alle reti della prostituzione,
particolarmente attiva nella zona, dove fino al
1992 si trovava una base navale americana.
Nel 1974, come parte del programma di
riabilitazione
e
prevenzione
della
tossicodipendenza fra i ragazzi di strada,
Preda iniziò dei progetti di produzione
artigianale che negli anni si sono sviluppati a
tal punto da coinvolgere diversi gruppi di
artigiani della città, dei dintorni, ma anche di
zone lontane. La strategia di Preda consiste
nello spezzare la catena degli intermediari.
Cesti, mensole, piccoli mobili in rattan, bambù
e buri sono alcuni dei principali prodotti
commercializzati. Le materie prime sono solo
di origine vegetale e vengono raccolte nelle
zone boschive intorno a Olongapo, dove Preda
promuove programmi di riforestazione e di
utilizzo attento delle risorse naturali. Attualmente
Preda lavora con circa 2000 persone e può
condurre a buon fine queste attività grazie alla
garanzia di un prezzo più alto e di un
prefinanziamento assicurato dalla rete del
commercio equo. Nell’ottica di uno sviluppo
durevole, Preda incoraggia gli agricoltori a
coltivare in modo tradizionale, senza l’uso di
fertilizzanti o pesticidi. Vengono quindi fornite
informazioni sulle tecniche di coltura biologica.
Per facilitare il passaggio ad un’agricoltura
biologica e liberare gli agricoltori dalla
dipendenza nei confronti degli intermediari,
Preda ha istituito un sistema di micro-credito che
concede prestiti a tassi di interesse molto bassi.
Preda è stata insignita del premio per i Diritti
dell’Uomo della città di Weimar nel dicembre
2000 e nel 2001 è stata candidata al premio
Nobel per la Pace. www.preda.org
mozione a sostegno del
commercio equo e solidale
discussa e approvata dal Consiglio
Comunale di Venezia, n. protocollo 120 del
4/11/2003
Il Consiglio Comunale
Considerato che
- nell’attuale contesto mondiale le realtà di
emarginazione, povertà e di degrado ambientale
sono in gran parte frutto di iniqui rapporti
economici e commerciali;
- la ricchezza dei Paesi industrializzati è in
massima parte costruita sullo sfruttamento
PALLONI ETICI ?
Nel 1998, grazie all'impatto dei Mondiali di Francia, il mondo occidentale si è accorto che il
pallone, strumento di gioco e di divertimento per eccellenza, era cucito anche da lavoratori
bambini del Pakistan. Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie, nella regione di Sialkot,
da cui proviene l'80% dei palloni mondiali, il 25% dei cucitori coinvolti nella produzione (in tutto
160 mila persone) sono bambini. Un'industria che valeva e continua a valere cifre da capogiro
(1800 miliardi di lire era la stima all'epoca) e che rilancia sul mercato mondiale 70 milioni di pezzi
ogni anno. 80 $ è il prezzo medio con cui viene immesso sul mercato ogni pallone che costa 7,5
$ all'azienda che lo commercializza. Ma il cucitore di Sialkot riesce a guadagnare solo 0.5 $ per
ogni pezzo finito. Un dollaro e mezzo al giorno in tutto, che non basta a mantenere le numerose
famiglie pakistane, composte spesso da quattro - sei figli. Ecco perché nelle attività di cucitura
vengono coinvolti anche i bambini. Le conseguenze di questa piaga sono non solo sociali (i
bambini cucitori non sanno spesso né leggere né scrivere perché non possono frequentare la
scuola) ma anche sanitarie: questa lavorazione provoca, alla lunga, artrosi nelle articolazioni delle
dita, danni alla schiena, capogiri, strabismo.
Per questo, è nato il progetto sperimentale per la produzione di palloni senza l'impiego di
manodopera infantile e secondo i principi del fair trade, promosso da TransFair Italia e TransFair
Germania, che ha coinvolto un'azienda di produzione, Talon, che già si era distinta per il rispetto
dei diritti dei suoi lavoratori. Dopo quattro anni di sperimentazione e dopo i risultati raggiunti, nel
2002 è nato il registro internazionale dei produttori di pallone ed altre aziende, oltre a Talon,
stanno aggiungendosi alla lista dei "produttori giusti".
68
indiscriminato delle risorse naturali dei paesi del
sud del mondo, prodotte in condizioni di lavoro
spesso
disumane,
vendute
sotto
costo,
trasformate ed utilizzate per realizzare ogni
genere di beni di consumo per i mercati del nord;
- di fronte al costante fluttuare dei prezzi delle
materie prime, alla presenza di barriere
commerciali e alla questione del Debito estero
dei Paesi esportatori, la creazione di un mercato
più equo rappresenta la volontà di recuperare
una dimensione etica anche in ambito
economico; il Commercio Equo e Solidale vuole
essere una risposta quotidiana, concreta ed
immediata, atta a collegare il potere decisionale
dei consumatori alle richieste di giustizia dei
produttori;
- tale obiettivo è perseguito attraverso il
sostegno a gruppi di piccoli produttori che
operano in Africa, Asia ed America Latina,
nonché nei paesi dell’Est europeo, nel rispetto
dei tempi e delle forme di autosviluppo
economico e sociale delle popolazioni locali;
Vista
- la Risoluzione europea A4 – 198/98 del 2 luglio
1998 a sostegno e promozione del Commercio
Equo e Solidale;
- la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo
e Solidale approvata a Roma l’8 settembre 1999
e sottoscritta ad oggi da tutte le centrali di
importazione di comES italiane e da oltre 120
botteghe del mondo tra cui, per il nostro
Comune, la coop. El Fontego, e la definizione che
in essa è data di ComES: “il commercio equo e
solidale è un approccio alternativo al commercio
internazionale; esso promuove giustizia sociale
ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per
le persone e per l’ambiente, attraverso il
commercio, la crescita della consapevolezza dei
consumatori, l’educazione, l’informazione e
l’azione politica”.
Visto
- l’impegno delle botteghe firmatarie a svolgere
un’azione educativa e politica, divulgando
informazioni sui meccanismi economici di
sfruttamento, favorendo e stimolando nei
consumatori la crescita di un atteggiamento
alternativo al modello dominante e la ricerca di
nuovi modelli di sviluppo, aumentando la
consapevolezza dei consumatori affinché possano
esercitare il proprio potere di acquisto in
maniera positiva;
- l’impegno nei confronti dei consumatori
affinché sia garantito un prezzo trasparente,
che fornisca informazioni sulla composizione
del prezzo finale del prodotto;
Impegna il Sindaco e la Giunta
- a promuovere tali forme di consumo nel
territorio avviando iniziative a tutti i livelli per
diffonderne la conoscenza;
- a valorizzare tali esperienze all’interno dei
programmi di Cooperazione decentrata avviati
e da avviare da parte dell’Amministrazione
Comunale;
- a immettere nella stesura di contratti e di
capitolati d’appalto relativi alla gestione di bar
collegati a musei o sedi municipali, buffet offerti
dal Gabinetto del Sindaco e dall’ufficio del
Cerimoniale, mense scolastiche o convenzionate)
l’utilizzo di prodotti del commercio equo e
solidale al fine di offrire la possibilità di scegliere
tra prodotti convenzionali e prodotti solidali.
69
i GAS. Cosa sono?
I Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) sono
composti da persone che liberamente e
spontaneamente decidono di unirsi per poter
effettuare acquisti all’ingrosso di prodotti
agroalimentari biologici o di uso comune che
poi ridistribuiscono tra loro.
I gruppi hanno la possibilità di rivolgersi
direttamente ai produttori recuperando un
rapporto con il territorio, accorciando la
Filiera, riducendo passaggi e intermediazioni
con un conseguente vantaggio nei prezzi
d’acquisto.
I principali vantaggi per produttori e
consumatori
• Rapporto diretto tra produttore e
consumatore;
• Prezzi più convenienti per il consumatore;
• Creazione di nuovi canali di vendita per il
produttore;
• Minor impatto ambientale grazie alla
riduzione dei trasporti e degli imballaggi;
• Vengono privilegiati i prodotti locali e la
loro stagionalità.
Info: http://www.gasp.piacenza.it
consumo
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
consumo
siti web
http://www.retecosol.org/index.php la Rete di Economia solidale
http://www.desmilano.it distretto di economia solidale di Milano: un esempio
http://www.adiconsum.it/, Adiconsum
http://www.confconsumatori.com/ Associazione Confconsumatori
http://www.federconsumatori.it/ Federazione nazionale Consumatori e Utenti
http://www.consumatori.it/ Unione nazionale Consumatori
http://www.centroconsumatori.it/47.html, consumo critico dal Centro Tutela Cons. e Utenti
http://www.equamagliana.org/mrcc/go.php motore di ricerca sul consumo critico
http://sportelloecoequo.comune.firenze.it/pages/consumo_critico.htm, Com. di Firenze!!!
http://www.bilancidigiustizia.it/ Associazione Bilanci di Giustizia
http://www.altroconsumo.it/ portale a difesa dei diritti dei consumatori
www.agices.it ass. italiana per il comes
www.altromercato.it consorzio di botteghe e centrale di importazione italiana
www.commercioalternativo.it centrale di importazione italiana
http://info.roba.coop/ centrale di importazione italiana
www.eftafairtrade.org organismo di rappresentanza centrali di importazione europee
www.ifat.org rappresentanza centrali di importazione europee e centrali di esportazione del sud
www.equo.it marchio transfair italia
http://www.chicomendes.it/home/home.php Cooperativa Chico Mendes
http://www.equomercato.it/ Cooperativa Equomercato di Cantù (CO)
http://www.equoland.it/ Cooperativa Equoland di Firenze
http://www.liberaterra.it/ Associazione Libera Terra
http://www.yabasta.it/ Associazione Ya Basta
http://www.bottegaecosolidale.org/ Cooperativa La Bottega Ecosolidale di Sesto S. Giovanni
http://www.pacesviluppo.it/index.html Cooperativa Sociale Pace e Sviluppo (Veneto)
http://www.associazioneram.it/ Associazione RAM di Camogli (GE)
http://www.ravinala.org/M2WEMain.aspx Coop. Sociale Ravinala di Reggio Emilia
...e a Piacenza
Associazioni dei consumatori: sui siti nazionali si ritrovano tutti i recapiti provinciali
La Pecora Nera, http://lapecoranera.org/, [email protected]
Terra di Babele, [email protected]
Pappamondo, via Scotti da Vigoleno 50, Carpaneto (PC)
pubblicazioni
Altreconomia (rivista mensile), Nigrizia (rivista mensile), Terre di mezzo (giornale),
http://www.ilgiardinodeilibri.it/_consumo_critico_.php bibliografia sul consumo critico
Tonino Perna: Fair trade, Bollati Boringhieri 1999
Francesco Gesualdi, Manuale per un consumo responsabile, Feltrinelli
Bologna – Gesualdi – Saroldi, Invito alla sobrietà felice, EMI
Nico Roozen, Franz van der Hoff, Max Havelaar: L’avventura del commercio equo e solidale,
Feltrinelli, 2002
Lorenzo Guadagnucci, Fabio Gavelli: La crisi di crescita, Feltrinelli, 2004
Antonio Polo: La porta aperta, SIGEM, 2003
Andrea Saroldi, Costruire economie solidali, EMI
Centro nuovo modello di sviluppo: Guida al consumo critico, EMI, 2003
Horst Wiedemann: A scuola di mondo. Area tematica: commercio internazionale, EMI, 1998
Social watch: La qualità della vita nel mondo. rapporto 2001, EMI
Social watch: Privatizzare i servizi: il costo sociale. rapporto 2003, EMI (i rapporti sono
disponibili nel sito www.socialwatch.org)
70
Alimentazione
GUSTO, SALUTE E CULTURA
capitolo tratta, in maniera introduttiva,
Q uesto
alcuni concetti di nutrizione e alimentazione
umana. Prima di passare a questi temi tuttavia, è
importante sottolineare come la nutrizione e
l’alimentazione siano strettamente relazionate
con la struttura stessa del sistema agroalimentare. Ciò significa quindi con la gestione
dell’ambiente e del territorio da un lato e con
l’aspetto socio-economico del sistema agricolo,
dell’industria alimentare e della filiera distributiva
dall’altro. Il cibo e gli alimenti infatti non sono
soltanto le sostanze chimiche di cui necessitiamo
per vivere. Sono anche ecologia, gestione del
territorio, cultura, identità sociale, motivo di
socializzazione, e gioia di vivere. In questi ultimi
anni si sta sempre più comprendendo la cruciale
importanza della relazione tra nutrizione e
ambiente. Infatti, le caratteristiche dettate dal
clima, dal paesaggio e dalle varie tipologie di
ecosistemi che determinano le condizioni
ambientali si riflettono inevitabilmente nella
quantità e qualità di risorse alimentari necessarie
alla sopravvivenza. La gastronomia, ad esempio,
come arte dell’alimentazione e del mangiar bene,
è una complessa e sofisticata forma di coevoluzione tra la cultura delle società umane e le
caratteristiche dell’ambiente nel quale le società
si trovano a vivere. Queste caratteristiche
includono anche lo sviluppo della tecnologia
(dall’aratro al forno), la selezione e l’utilizzo delle
erbe aromatiche e medicinali, l’introduzione di
tabù alimentari. Tale sapere meticolosamente
trasmesso di generazione in generazione, e
arricchito ad ogni passaggio, rappresentava
un’integrazione culturale della percezione degli
aspetti pratici, nutrizionali, economici, sociali e
medicinali dell’alimentazione. Storicamente, la
chiusura e la piccola scala dei sistemi agroalimentari di sussistenza comportava una diffusa
consapevolezza della relazione tra scelta delle
tecniche di produzione, qualità degli alimenti,
qualità dell’ambiente e qualità della vita. Nella
società moderna tuttavia due grandi
cambiamenti hanno portato alla perdita di
questa consapevolezza: (1) la distanza che
separa chi produce da chi consuma, e (2) la
progressiva perdita di conoscenza dei
consumatori, circa gli aspetti ecologici e
tecnici delle produzione degli alimenti. Questo
comporta che i consumatori non sono più in
grado di comprendere i complessi significati
delle loro scelte alimentari e possono spesso
essere indotti a certe decisioni sulla propria
alimentazione in base alla dimensione sociale e
psicologica dei “messaggi alimentari”. È
importante quindi che il consumatore riacquisti la
consapevolezza di queste relazioni perché
attraverso le sue scelte incide sulla gestione del
territorio, sulla qualità dell’ambiente e degli
alimenti, sulla sopravvivenza della cultura locale,
sulla
sopravvivenza
degli
agricoltori,
in
particolare di quelli che si impegnano a ridurre
l’impatto delle attività agricole e a migliorare la
qualità degli alimenti.
Un altro nuovo fenomeno degno di importanza
riguarda l’attuale processo di globalizzazione.
Possibili risvolti negativi sono dati dalla
eventualità che si possa arrivare, presto o tardi,
alla adozione di una sorta di dieta unificata
globale (in un certo senso i fast food la stanno
già proponendo: McDonalds, ad esempio, serve
le stesse cose negli USA, in Italia e in Cina).
Dieta che potrebbe non tener conto delle
differenti esigenze (naturali e culturali) delle
diverse popolazioni. Standardizzazione globale
della
dieta
che
potrebbe
influenzare
particolarmente le fasce sociali a più basso
reddito. Ciò potrebbe innescare un progressivo
quanto rapido allontanamento della gente dalla
cultura dell’alimentazione. Ovviamente gli effetti
della globalizzazione dipendono molto da come
questa viene gestita. Ad esempio un maggior
flusso di informazioni tra differenti culture
alimentari e realtà gastronomiche del globo non
necessariamente deve essere associato ad effetti
71
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
negativi. Il massiccio incremento della
immigrazione, in generale dai paesi in via di
sviluppo a quelli sviluppati, insieme al
massiccio incremento del turismo, in generale
dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo,
ha comportato una diffusione reciproca di
conoscenze a proposito di diversi stili di vita e
gastronomie. La conoscenza di altri stili
alimentari, altri sapori, altre risorse alimentari,
tipici di altre gastronomie è anche una
maniera per arrivare a conoscere altre culture
e realtà. In conclusione, l’alimentazione è allo
stesso tempo salute, conoscenza di sé,
dell’ambiente e della sua gestione, della
società in cui si vive, della propria cultura, e
un’occasione di conoscenza di altre culture e
popoli.
L
L’ACQUA
’acqua è l’elemento fondamentale di tutti gli
essere viventi. Per quanto riguarda la specie
umana, l’acqua rappresenta circa il 60% in peso
di un adulto, il resto è formato da proteine
(muscoli) per il 17 %, grassi per il 17%, e il
restante 6% dai minerali delle ossa. La
percentuale dell’acqua del corpo umano varia a
seconda dell’età, del sesso, dell’attività che si
svolge. I bambini ne presentano le più elevate
percentuali; gli uomini ne hanno più delle donne
e gli atleti più di coloro che non fanno sport. Di
tutti i nutrienti l’acqua è il più importante.
Possiamo digiunare per alcune settimane, perfino
per 60 giorni, ma senza acqua la vita si perde nel
giro di pochi giorni. L’acqua mantiene il nostro
corpo sempre alla giusta temperatura, e
attraverso l’acqua i nutrienti vengono distribuiti
in ogni parte del corpo e le scorie prodotte dal
metabolismo (tossine) eliminate. È pertanto
fondamentale reintegrare le perdite di acqua che
avvengono attraverso le urine, le feci, il sudore.
L
come regolarsi?
’acqua è l’alimento, in assoluto, di maggior
valore vitale per gli organismi viventi.
L’assunzione giornaliera di acqua, perché il corpo
funzioni al meglio, deve essere calcolata sulla
base di 15-25 grammi per chilo di peso corporeo,
a seconda del contesto ambientale e climatico (in
media un litro e mezzo al giorno). Questa
quantità non include l’acqua già contenuta negli
alimenti. Ovviamente, tale quantità varia molto in
relazione alle condizioni ambientali, alle
caratteristiche individuali ed al tipo di attività
fisica; anche stati di tensione e stress producono
una generale disidratazione. Una cattiva
abitudine alimentare, che porti a una carente
assunzione d’acqua, può avere seri effetti sulla
salute: dal mal di testa e senso di stanchezza, al
rallentamento delle funzioni cerebrali e a forme
di irrigidimento muscolare, dalla costipazione alla
formazione di calcoli renali. Urine scure e
dall’odore intenso possono essere un semplice
segnale, indicante che il corpo non sta
assumendo abbastanza acqua e le urine sono
quindi molto concentrate. L’acqua è la salute dei
reni perché li mantiene puliti e funzionanti al
meglio. Il rene è un organo importantissimo
perché è una potente fattoria chimica che
rimuove i rifiuti del metabolismo e le sostanze
tossiche artificiali (p.es. derivanti da medicinali o
da inquinanti presenti nel cibo), bilancia i fluidi
del corpo, rilascia ormoni che regolano la
pressione del sangue, produce una forma attiva
di vitamina D che rende più forti le ossa, e
controlla inoltre la produzione dei globuli rossi del
sangue.
alcuni suggerimenti per bere il
necessario:
cominciare la giornata con un bicchiere di
acqua appena svegli;
se si è al lavoro, tenere a portata di mano una
caraffa di acqua da bere di quando in quando
durante il giorno;
se si è in giro, portare con se una bottiglia di
acqua da bere al bisogno;
aumentare l’assunzione di frutta e vegetali,
che oltre al contenuto di acqua, sono ricchi di
sali minerali e altre sostanze importanti per la
salute dell’organismo;
prima di andare a dormire bere un bicchiere
d’acqua.
L’acqua deve essere consumata a piccole dosi
distribuite durante la giornata e lontano dai pasti.
Imparando a bere, l’organismo è in grado di
percepire quando assumere acqua, senza dover
72
arrivare al segnale limite della “sete”. Attenzione!
Le bevande non vanno bevute ghiacciate!
P
L’ENERGIA
er funzionare, il corpo umano necessita di
energia. Le esigenze energetiche,
e
nutrizionali in genere, sono diverse in situazioni
diverse delle vita: ad esempio in gravidanza,
nell’allattamento, nel periodo menopausale,
nell’accrescimento dei soggetti in età evolutiva o
anche nelle varie situazioni patologiche,
dall’obesità
all’ipertensione
arteriosa,
alle
epatopatie (malattie del fegato) all’insufficienza
renale o all’osteoporosi. La Società Italiana di
Nutrizione Umana (SINU, 1996) ha stimato ad
esempio che una donna di 25 anni con un peso
di 60 kg e un metabolismo basale di 1.380 kcal
giorno (l’energia spesa solo per rimanere in vita
in stato di riposo), consumi circa 2.150 kcal al
giorno se casalinga e 2.080 se lavora come
commessa. Un uomo di peso 80 kg in attività
pesante può arrivare a un fabbisogno energetico
anche di 4.000 kcal giorno. L’apporto energetico
dei vari nutrienti è il seguente (ci si riferisce al
peso secco dei nutrienti):
glicidi (zuccheri, p.es. cereali, frutta,
zucchero da tavola): 1 grammo fornisce circa
4 kcal;
lipidi (grassi, p.es. olio, margarina, grassi
animali): 1 grammo fornisce circa 9 kcal;
protidi (proteine, p.es. carne, pesce, legumi):
1 grammo fornisce circa 4 kcal.
(kcal - Chilocaloria: unità di misura dell’energia
espressa come quantità di calore, ovvero la quantità
di calore necessaria per elevare da 14,5 a 15,5 °C 1
kg di acqua. (1 kcal = 1000 calorie = 4,186 kJ).
Come curiosità facciamo presente che l’alcool
viene facilmente trasformato in zucchero e che 1
grammo fornisce ben 7 kcal di energia.
I
I NUTRIENTI
nutrienti sono i composti chimici fondamentali
che si trovano negli alimenti (i cibi che
mangiamo). Si dividono in:
Macronutrienti: glicidi (carboidrati o zuccheri),
lipidi (grassi - grassi e oli) e protidi (proteine) che
rappresentano le sostanze
compongono gli alimenti,
chimiche
che
Micronutrienti: Vitamine, minerali e altre
sostanze che sono presenti in piccola quantità
(misurabili in grammi o microgrammi) negli
alimenti, ma che tuttavia hanno funzioni
fondamentali
per
il
funzionamento
dell’organismo. Generalmente gli alimenti
includono tutti questi fattori nutrizionali,
tuttavia diete monotone basate su cibi
raffinati e povere ad esempio in frutta e
verdura, possono dar luogo a carenze
nutrizionali per quanto riguarda l’apporto di
vitamine e sali minerali.
macronutrienti
I carboidrati (o zuccheri) dovrebbero costituire
il 50-60% del fabbisogno energetico giornaliero.
I carboidrati si suddividono in: semplici: il
glucosio, fruttosio (del miele e della frutta per
esempio) e il galattosio del latte, il saccarosio
dello zucchero da tavola; complessi: l’amido dei
cereali (frumento, riso, mais, avena, orzo, miglio,
segale) e quindi il pane e la pasta, dei legumi,
dei tuberi (come le patate), il glicogeno dei
muscoli e del fegato. Gli zuccheri sono il
combustibile principale della cellula. Va
sottolineato che il processo di raffinazione rende
le farine ottenute dai cereali un concentrato di
amido la cui digestione stimola fortemente la
secrezione di insulina dal pancreas (che abbassa
il contenuto di glucosio nel sangue). Alimenti non
raffinati, o pasti ricchi di fibre (verdure),
normalizzano la secrezione di insulina evitando i
picchi caratteristici dei cibi raffinati che a lungo
andare possono portare all’insorgenza di malattie
quali il diabete. Per la stessa ragione, l’uso di
zuccheri quali il saccarosio, tanto comune sulle
nostre tavole e nella nostra dieta (dolci, biscotti,
bevande zuccherate
ecc.), va ridotto il più
possibile.
Le proteine sono catene più o meno lunghe
formate dalla combinazione di circa 20
amminoacidi, otto dei quali detti essenziali
perché l’organismo non è in grado di produrli da
se e deve necessariamente introdurli con la
dieta. Le proteine quindi si distinguono in:
proteine complete sono
quelle che
73
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
contengono tutti gli amminoacidi essenziali; le
proteine complete si trovano nella carne di
tutti gli animali (pesci inclusi); proteine
incomplete sono quelle che contengono solo
una parte degli amminoacidi essenziali e sono
quelle presenti nei vegetali (per
es.
cereali,
legumi).
Nell’intraprendere una dieta
strettamente vegetariana, si
deve aver cura di ruotare
costantemente tutti gli alimenti
per fornire al corpo la gamma
completa degli amminoacidi. Il
riso, il frumento e il granturco ad
esempio, sono tutti carenti di
lisina, il granturco ha anche un
bassissimo contenuto di triptofano e
il riso manca quasi di treonina. Le
proteine formano tutti i tessuti
muscolari (quindi anche il cuore e
altri
organi),
sono
parte
fondamentale della pelle, e hanno
anche funzioni di ormoni e
anticorpi. In un uomo adulto le
proteine corporee ammontano a
circa 12 kg e ne vengono
metabolizzati circa 80-100 grammi
al giorno delle quali 50 grammi solo
nel fegato. Per cui un apporto
bilanciato di queste sostanze è
fondamentale per una equilibrata e
sana alimentazione. Per una dieta
equilibrata bisogna introdurre tutti
gli aminoacidi essenziali, è quindi
importante variare la dieta con gli
alimenti ricchi di proteine (i legumi,
carni e pesce in primo luogo).
Anche in questo caso non bisogna
esagerare, un eccesso di proteine aumenta il
contenuto di prodotti di metabolismo nel sangue
(l’acido urico), appesantisce i reni e può causare
problemi fisiologici tra i quali fenomeni
infiammatori (la gotta).
I grassi si distinguono in saturi: i grassi animali,
solidi a temperatura ambiente (per esempio nei
formaggi, nel latte intero, nella panna, nel burro,
le carni grasse e i loro derivati (es. insaccati,
ecc.), e certi oli vegetali come l’olio di palma e
soprattutto l’olio di cocco); insaturi: gli oli,
liquidi a temperatura ambiente (per esempio gli
oli vegetali, di semi e di oliva), e quelli contenuti
in noci, nocciole, olive e pesce. Nella dieta è
preferibile sostituire i grassi saturi che possono
creare dei problemi all’apparato cardiocircolatorio, con i grassi insaturi che non fanno
innalzare il livello di colesterolo nel
sangue. L’uso di questi prodotti va
moderato sia negli alimenti che li
contengono (per esempio i formaggi)
che nei condimenti. Attenzione ai
condimenti, di solito il loro contenuto
di grassi e oli ne fa una bomba
energetica.
micronutrienti
Le vitamine sono sostanze chimiche
necessarie all’organismo in quantitativi
relativamente modesti e che hanno un
ruolo di catalizzatori per importanti
reazioni metaboliche dell’organismo.
Va fatto presente che quantità
eccessive di vitamine o sono eliminate
con l’urina o possono diventare
realmente dannose per l’organismo,
producendo effetti collaterali (come ad
esempio alcune vitamine del gruppo B
che si concentrano nel fegato).
Un’adeguata assunzione di sali
minerali è essenziale per la buona
salute. I minerali si trovano come
componenti in enzimi e ormoni, così
come negli elementi strutturali del
corpo (p.es. i denti, le ossa, i nervi). I
minerali di cui l’uomo abbisogna si
trovano in natura nell’acqua e nei cibi,
perciò
oggigiorno
assumere
abbastanza minerali non è un
problema per la maggior parte delle
persone con buone abitudini alimentari.
Integratori alimentari che forniscono molte volte
la dose giornaliera consigliata, sono da evitare.
Dosi eccessive di vitamine o minerali sono uno
spreco di soldi (p.es. il surplus di vitamine
idrosolubili viene eliminato con le urine) o
rischiano di avere effetti collaterali per eccesso di
accumulo. Invece migliorare la qualità del cibo
con cui ci si alimenta è sicuramente
l’investimento migliore per mantenerci in salute.
74
Le vitamine
liposolubili (solubili nei grassi)
Nome della
vitamina
Fonti alimentari
Funzioni
1,0
ortaggi verdi e gialli (spinaci,
cavoli, carote, zucca, spinaci),
uova, burro, oli di fegato di pesce,
banane, albicocche, ciliege, piselli,
peperoni, prezzemolo
uova, derivati del latte, burro,
fegato
Necessaria per crescita,
formazione dei capelli e della
pelle, visione notturna
Vitamina A (Retinolo)
e Betacarotene
Vitamina D
0,075
Vitamina E
10
semi, verdura a foglia verde,
cereali, oli vegetali e animali
Vitamina K
0,07-0,14
tuorlo d’uovo, patate, fegato,
verdure a foglia verde
1,4-1,5
cereali integrali, fegato, carne di
maiale, fagioli, noci e nocciole,
lenticchie, orzo, lievito di birra,
soia
lievito di birra, fegato, noci,
nocciole, orzo, piselli, fagioli, uova,
latte
lievito di birra, fegato, rognone,
cereali, integrali, germe di grano,
pesce, pollame, noci, nocciole
carni, noci, cereali, verdura a
foglia verde
Vitamina B1
(Tiamina)
Idrosolubili (solubili nell’acqua)
Dose
giornal.
indicativa
in mg
Vitamina B2
(Riboflavina)
1,6-1,7
Vitamina B3
(Niacina) o Vitamina
PP
Vitamina B6
18-19
2,2
Vitamina B12
0,003
latte, uova, carne, fegato e reni
Vitamina B5 (Acido
Pantotenico)
4-7
Acido Folico (Gruppo
B)
0,4
si trova in quasi tutti i cibi (in
particolare in fegato, pappa reale,
germe di grano, rognone, cuore,
lievito di birra, semi di girasole,
tuorlo d'uovo)
spinaci, bietole, fegato, grano,
legumi
Biotina (Gruppo B)
0,1-0,2
tuorlo d’uovo, legumi, spinaci,
bietole
Vitamina C
60
agrumi, kiwi, peperoni,
prezzemolo, patate, pomodoro,
cardo, frutta fresca in generale e
la maggior parte delle verdure
75
Migliora l’assorbimento del
calcio, formazione delle ossa e
dei denti
Antiossidante, evita il danno
cellulare, formazione dei muscoli
e dei globuli rossi
Coagulazione del sangue
Svolge un ruolo nella
produzione di energia
Contribuisce al rilascio
dell’energia dei cibi
Svolge un ruolo nella
produzione di energia
Scinde le proteine e il glicogeno,
costruisce componenti del
sangue
Sistema nervoso, aiuta a
formare i globuli rossi
Svolge un ruolo nella
produzione di energia
Assiste nella formazione degli
amminoacidi, emoglobina del
sangue
Assiste nella formazione degli
amminoacidi e degli acidi grassi,
glicogeno
Contribuisce a rafforzare il
sistema immunitario,
formazione di ossa e collagene
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
I minerali
Minerali maggiori
Nome del
minerale
Oligo elementi
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
Calcio
Dose
giornal.
indicativa in
mg
800
Fosforo
800
Zolfo
Potassio
Non ancora
stabilita
1875-5100
Cloro
1875-5100
Sodio
1100-3300
Sale da cucina e surrogati
del sale
Magnesio
350
Ferro
10
Prodotti vegetali a foglia
verde scuro, cereali,
soia, noci
Carni, uova, cereali,
legumi, verdure
Fluoro
1,5-4
Zinco
15
Rame
2-3
Selenio
0,05-0,2
Iodio
0,15
Cromo
0,05-0,2
Cobalto
Silicio
E’ parte della
vitamina B12
Non stabilita
Vanadio
Non stabilita
Ancora sconosciuta
Nikel
Non stabilita
Prodotti vegetali
Manganese
Non stabilita
Frutta e verdura, cereali
Molibdeno
Non stabilita
Cereali e legumi, interiora
Fonti alimentari
Funzioni
Latte formaggio, legumi,
prodotti vegetali a foglia
vede scuro
Latte, formaggio, cereali,
carni, pollame, pesce,
bibite
Cibi ricchi di proteine
Costruisce le ossa, i denti e i nervi,
contrazione muscolare; coagulazione
del sangue.
Costituisce le ossa e i denti,
componente dell’ATP (moneta
energetica).
Necessario per formare il tessuto
connettivo, i denti, le cartilagini.
Elettrolita (mantiene l’equilibrio
acido/base), trasmissione nervosa,
contrazione muscolare
Elettrolita (mantiene l’equilibrio
acido/base), ingrediente dei succhi
gastrici
Elettrolita (mantiene l’equilibrio
acido/base), necessario per il
funzionamento dei nervi
Necessario per la salute delle ossa,
aiuta la liberazione di energia dagli
alimenti.
Forma l’emoglobina e la mioglobina del
sangue; assiste nella produzione di
energia
Aiuta a prevenire le carie; costituisce
denti ed ossa più forti
Regola il metabolismo del cibo
attraverso l’attività enzimatica
Cereali, carni, la maggior
parte della frutta,
legumi, noci
Sale da cucina, cibi conditi
Acqua potabile, prodotti
della pesca, tè
Manzo, ostriche, carne
scura di pollame, noci e
cereali integrali
Patate, noci, interiora,
molluschi
Ortaggi e verdura, cereali
e prodotti della pesca
Pesce di mare, uova, sale
iodato, carne prodotti
caseari
Lievito, buccia della mela,
grassi, carni
Ortaggi e verdure, cereali
Acqua
76
Aiuta il metabolismo dei grassi e la
produzione energetica; contribuisce alla
formazione dei globuli rossi
Antiossidante, protegge le membrane
cellulari dai danni dei radicali
Usato dalla tiroide per regolare il
metabolismo; sintesi proteica
Funziona con l’insulina per controllare il
metabolismo
Necessario perché la vitamina B12
funzioni
Aiuta a formare la pelle e il tessuto
connettivo; può prevenire i disturbi
cardiaci
Regola il metabolismo del glucosio e
del grasso
Può incrementare la produzione di
energia
Svolge un ruolo nella sintesi dei grassi
e nella produzione di energia
Componente di diversi enzimi
G
GLI ALIMENTI
li alimenti possono essere raggruppati in
cereali, alimenti proteici, alimenti grassi,
legumi, ortaggi e frutta. Cereali, legumi, ortaggi
e frutta dovrebbero rappresentare la base della
dieta giornaliera, su cui inserire gli altri tipi di
alimenti in quantità moderate.
T
cereali e alimenti amilacei
ra i cereali più importanti nell’alimentazione
umana troviamo il riso, il mais, il frumento,
l’avena, l’orzo, il miglio, la segale. Tra gli altri
importanti alimenti amilacei ci sono le patate. I
cereali sono importanti perché
apportano carboidrati, e cioè
energia,
all’organismo.
I
cereali sono anche una fonte
di proteine, anche se in bassa
misura (5-10%). Data la loro
specifica
caratteristica
amilacea
non
possono
rappresentare un alimento
completo e devono sempre
esser abbinati ad importanti
fonti proteiche quali carni o
pesce e/o legumi. Un dieta
ricca di cereali e fibre aiuta a
mantenere il giusto peso
corporeo, a prevenire problemi circolatori e
cardiaci, e a mantenere in ordine il sistema
gastro-intestinale.
C
alimenti proteici
arni, pesce, uova, latte, formaggi, sono
alimenti ricchi di proteine animali e sono
quindi complete di tutti gli amminoacidi
essenziali. Sono inoltre ricche di ferro e vitamine
del gruppo B e PP. Per queste caratteristiche
sono alimenti molto importanti nella dieta in
quanto anche in piccole dosi coprono molti dei
fabbisogni essenziali della nutrizione umana.
Questi
alimenti
vanno
consumati
con
moderazione per il contenuto di grassi saturi, per
evitare un affaticamento dei reni nello
smaltimento delle tossine e perché contengono
anche sostanze conservanti e residui di antibiotici
e di pesticidi (e spesso anche sostanze ormonali
sintetiche). Per ovviare a ciò sarebbe bene
che almeno alimenti come carne, uova, latte,
yogurt e formaggio provenissero da
agricoltura biologica. La differenza di prezzo
non è eccessiva e
vale la qualità del
prodotto. Il pesce ha ottime qualità nutritive
ed è più digeribile della carne, è ricco in sali
minerali, vitamine del gruppo B e vitamina D.
Il consumo di pesce d’allevamento va
moderato per le medesime ragioni della
carne. Le proteine vegetali si trovano
soprattutto nei legumi (piselli, fagioli, soia,
lenticchie, ceci, fave ecc.), fonti minori sono
le noci, i semi e i cereali. Una dieta che
combina cereali e legumi può fornire tutta la
gamma degli
essenziali.
amminoacidi
alimenti grassi
Sia i grassi saturi (formaggi,
latte intero, panna, burro,
carni grasse e i loro derivati
e certi oli vegetali)
che
insaturi (oli vegetali, di semi
e di oliva) vanno usati con
molta moderazione nella
dieta per il loro alto livello
energetico.
È molto importante avere
cura della conservazione
delle sostanze grasse. Queste tendono ad
ossidarsi
(inrancidire)
e
devono
essere
conservate fuori dal contatto dell’aria. I grassi
solidi vanno conservati in frigo. Per gli oli di oliva,
in particolare, è importante scegliere quelli
spremuti a freddo; questa lavorazione permette
la conservazione di preziose sostanze nutritive
che difendono l’organismo dai radicali liberi
(ritenuti causa di invecchiamento, dell’insorgenza
di disfunzioni delle funzioni cellulari e dei tumori).
N
ortaggi e frutta
umerosi studi hanno dimostrato che
un’alimentazione ricca in cereali, legumi,
ortaggi e frutta protegge dalla comparsa di varie
malattie molto diffuse nei paesi sviluppati, come
diverse forme di tumore (p.es. al colon,
all’intestino), malattie cardiovascolari (patologie
77
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
delle arterie coronarie, ipertensione, infarto),
cataratta, malattie dell’apparato respiratorio
(p.es.
asma
e
bronchiti),
malattie
dell’apparato digerente (p.e. diverticolosi,
stipsi), ecc. Il consumo di adeguate quantità
di frutta e ortaggi assicura il fondamentale
apporto di vitamine, minerali, acidi organici, e
nello stesso tempo consente di ridurre la
densità energetica della dieta. Questo sia
perché il tenore in grassi e l’apporto calorico
complessivo sono limitati, sia perché il potere
saziante di questi alimenti è particolarmente
elevato.
Ricordarsi di mangiare la frutta
lontano dai pasti dopo averla lavata bene e
sbucciata se non proviene da agricoltura
biologica.
N
fibre
ell’alimentazione, se equilibrata e quindi
comprendente l’assunzione di frutta e
verdura, è presenta una importante quantità di
fibre. La fibra alimentare di
per sé non ha valore nutritivo
o energetico (se si eccettua
la piccola quantità di energia
proveniente dagli acidi grassi
formatisi per fermentazione
nel colon). La fibra alimentare
è molto importante per la
regolazione di diverse funzioni
fisiologiche
nell’organismo:
ritarda
lo
svuotamento
gastrico e facilita il transito del
bolo alimentare nell’intestino e
l’evacuazione delle feci, regola
l’assorbimento
di
alcuni
nutrienti (ad esempio zuccheri
e grassi) riducendolo e
rallentandolo,
contribuendo
così al controllo del livello di glucosio e di
colesterolo nel sangue. È importante quindi avere
sempre della verdura nei pasti, usare qualche
alimento integrale almeno qualche volta durante
la settimana (integrale vivo, ossia che proviene
da chicchi integrali, non ad esempio da farine
raffinate cui sono state successivamente
aggiunte fibre). Abituarsi a mangiare della frutta
durante la giornata, lontano dai pasti e dopo
averla lavata bene e sbucciata se non proviene
da agricoltura biologica.
DIETE E PROBLEMI COL
CIBO: PARLATENE
CON PERSONE COMPETENTI
E COL MEDICO
L
a scelta di una dieta deve sempre essere
valutata con attenzione e possibilmente
seguita sotto il controllo e l’assistenza di
personale qualificato. Quando il soggetto abbia
dei problemi di salute, o stia attraversando
situazioni della vita particolari, per evitare
complicazioni è essenziale seguire le diete sotto il
controllo di personale qualificato. Il cibo è fonte
di vita, fonte di gioia, ma può anche essere fonte
di malattia. Capita
a
volte,
per
ragioni
diverse,
che
il
nostro
rapporto col cibo
si
complichi
e
sfugga al nostro
controllo
per
trasformarsi
in
fonte
di
sofferenza, come
ad esempio nei
casi di bulimia e
anoressia,
problemi che sono
in aumento in
particolare tra i
giovani, o con
l’uso eccessivo di bevande alcoliche. Quando ci
troviamo di fronte a tali problemi è necessario
parlarne subito con le persone che possono
aiutarci, in particolare col nostro medico di
fiducia. Non dobbiamo sentirci in colpa e non
dobbiamo assolutamente tacere per la paura del
giudizio altrui. Prima chiediamo aiuto, prima
risolveremo il problema evitando che le cose si
complichino ulteriormente.
78
PER UN’ALIMENTAZIONE
EQUILIBRATA
N
un poco di tutto
on esiste, né come prodotto naturale né
come trasformato, l’alimento “completo” o
“perfetto” che contenga tutte le sostanze indicate
nella giusta quantità e che sia quindi in grado di
soddisfare da solo le nostre necessità nutritive. Il
modo più semplice e sicuro per garantire, in
misura adeguata, l’apporto di tutte le sostanze
nutrienti indispensabili, è quello di variare il più
possibile
le
scelte
e
di
combinare
opportunamente i diversi alimenti della
piramide alimentare.
S
Alimenti LOCALI o GLOBALI?
cibi fanno oggi sempre più spesso strade
lunghissime prima di arrivare sul banco di
vendita;
purtroppo
produzione
e
commercializzazione seguono sempre più le
regole del mercato globale allontanando i cibi
dal luogo di produzione: questo incrementa i
consumi energetici, il consumo di materiali, il
traffico, l’inquinamento dell’aria, gli incidenti, ecc.
Natural Valley è il progetto della
Provincia di Piacenza per commercializzare
gli alimenti prodotti localmente nella collina
piacentina della Val Nure e Val Trebbia con
metodi biologici e naturali.
Controlliamo sempre dalle etichette il luogo di
produzione e di confezionamento! e, se è
possibile, acquistiamo cibi locali o prodotti,
lavorati e confezionati vicino al nostro territorio!
variare gli alimenti
ariare le scelte dei cibi significa gioire di un
maggior numero di alimenti, ma anche
ridurre il rischio che può derivare da abitudini
alimentari monotone, vale a dire la ingestione
ripetuta e continuativa - mangiando sempre gli
stessi alimenti - di sostanze estranee
eventualmente presenti negli alimenti
(p.es.
residui
di
pesticidi),
e
di
composti
“antinutrizionali” (naturalmente contenuti nei
cibi).
A
I
con moderazione e equilibrio
pesso “di più” non corrisponde a “meglio”,
dato che molti alimenti (se non quasi tutti) se
assunti in quantità eccessiva provocano disturbi
anche molto seri, dall’obesità, dovuta all’eccesso
di energia, a intossicazioni o problemi agli organi
(p. es. al fegato quando vi sia un eccesso di
vitamine del gruppo B). Quindi moderare
l’assunzione degli alimenti e rendere la dieta
equilibrata con il giusto apporto di energia,
proteine e grassi. Inserire sempre nei pasti della
verdura e mangiare quotidianamente della frutta
apporta vitamine e minerali e mantiene in ordine
l’attività dello stomaco.
V
per evitare alimenti troppo grassi o zuccherati
o con sostanze di cui si può essere allergici.
Quando è possibile preferire cibi di stagione
e provenienti da agricoltura biologica
disciplinata dal regolamento europeo 2092/91
che vieta l’uso di OGM, pesticidi, fertilizzanti
e altri prodotti di sintesi.
e attenzione alla salubrità dei
cibi!
ll’acquisto controllare la data di scadenza, e
che gli alimenti siano stati conservati
correttamente. Controllare anche gli ingredienti
O
PER NON ALIMENTARE
L’INTOLLERANZA
ggigiorno sono sempre più numerose le
persone che presentano manifestazioni
allergiche complesse, in cui i segnali di risposta
ad allergeni differenti si sommano tra loro
coinvolgendo tutti i sistemi e gli organi
dell’organismo. Queste reazioni si distinguono in
allergie e intolleranze. Mentre i sintomi di allergia
alimentare sono presenti solo nello 0,5% della
popolazione, chi invece soffre di fenomeni di
intolleranza alimentare si colloca in una
percentuale che oscilla tra il 30 e il 40%. Le
manifestazioni di allergia e intolleranza agli
alimenti sono state osservate con maggiore
frequenza nei paesi a più elevato tenore di vita in
conseguenza al maggiore uso di alimenti di
produzione industriale. Le allergie alimentari
79
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
sono reazioni nelle quali è coinvolto il sistema
immunitario che manifesta una reattività
verso componenti alimentari riconosciuti
estranei nel momento in cui giungono
nell’intestino o attraversano la barriera
intestinale.
Nel campo della alimentazione esiste un
certo numero di teorie che si ispirano ai
principi della naturalità, tra cui senz’altro:
la Macrobiotica nata nella prima metà
del 900 in Giappone da G. Oshawa, ispirata
alle antiche regole dei monaci Zen e alla
filosofia taoista; la macrobiotica, definita
da Ohsawa come l’arte di nutrirsi
rispettando le leggi dell’universo e
l’equilibrio biodinamico, classifica gli
alimenti in base alle loro qualità acide o
alcaline, suddividendoli nei due gruppi Yin
e Yang;
l’alimentazione Vegan (vegetariana
integrale o vegetaliana) fondata in
Inghilterra da D. Watson nel 1944; si tratta
di uno stile alimentare pensato per
risparmiare la vita agli animali e ridurre la
loro sofferenza; per proteggere e
conservare l'ambiente; per nutrire un
numero molto maggiore di persone in tutto
il mondo; per migliorare la propria salute;
l’alimentazione vegetariana : ne
esistono di vari tipi, con o senza inclusione
di
latticini,
uova,
ecc;
prevedono
l’assunzione di qualunque tipo di alimento
vegetale, anche marino; si basano sulle
combinazioni alimentari, ecc.
Per approfondire questi argomenti occorre
però rivolgersi ad un professionista
qualificato o ad un esperto, o alla
letteratura specialistica, o alle innumerevoli
fonti di informazione reperibili sul web.
Le allergie si manifestano con caratteristiche ben
precise:
sorgono
entro
pochi
minuti
dall’assunzione di un determinato alimento o
gruppo di alimenti (da 2-3 minuti a 30- 120
minuti). I sintomi sono scatenati dall’assunzione
anche
di
piccole
quantità
dell’alimento
responsabile.
I principali alimenti allergizzanti sono: latte, uova
e derivati, crostacei e molluschi, frutta secca,
alcuni legumi, cereali, cacao, ecc. Nel caso di
intolleranze, o comunque di ipersensibilità, i
sintomi si sviluppano in un certo senso per
effetto di un accumulo di tossine che determina
l’insorgenza dei sintomi dell’intolleranza: è cioè
necessario mangiare un certo alimento per più
giorni continuativi perché si sviluppi la
sintomatologia. È necessaria la reintroduzione
ripetuta della sostanza per scatenare la
reazione. L’introduzione di un alimento verso cui
esista intolleranza agisce in pratica come una
specie di lento “avvelenamento”, anche se
l’organismo è in grado di riconoscere la presenza
del nemico in modo quasi istantaneo. È
importante conoscere l’esistenza di questo
fenomeno, perché gli effetti di una intolleranza
sull’organismo non sono di tipo immediatamente
evidente, ma giorno dopo giorno provocano la
crescita di fatti infiammatori che determinano
malattie sicuramente impegnative. Inoltre, in
presenza di intolleranza alimentare si consumano
molti globuli bianchi e quindi si vengono spesso a
determinare quelle forme di malattia da carenza
di difese; si tratta cioè di malattie come le
tonsilliti ripetute, le otiti, le bronchiti ricorrenti e
altro ancora, ma anche fenomeni come la
stanchezza cronica e l’ingrassamento o il calo del
rendimento muscolare o mentale.
Va inoltre segnalato che spesso le intolleranze
alimentari
sono
causa
di
disturbi
del
comportamento nel bambino. Le più frequenti
sono quelle all’uovo, ai grassi vegetali idrogenati,
al lievito.
Spesso le intolleranze alimentari si sviluppano nei
confronti di additivi o conservanti, e talora la
reattività non è necessariamente legata alla
sostanza alimentare pura, ma a volte a tutta la
serie di sostanze chimiche che lasciano residui in
traccia nei vari processi di coltivazione,
raffinazione e conservazione, e sono purtroppo
diverse migliaia di sostanze, di cui la
farmacologia e la chimica hanno studiato solo
seicento tipi.
80
GLI ALIMENTI BIOLOGICI.
L’agricoltura biologica è una tecnica di coltivazione basata sulla eliminazione dei prodotti di
sintesi (insetticidi, diserbanti, fitofarmaci, ecc.), sull’utilizzo di conoscenze e tecniche naturali o
tradizionali (consociazioni, rotazioni, lotta biologica, ecc.), sulla assenza di OGM, sulla
salvaguardia della fertilità dei suoli, sulla salubrità e su tecniche di conservazione non nocive,
sulla commercializzazione locale dei prodotti, sulla garanzia del sistema di controllo e di
certificazione. Si è sviluppata inizialmente nell’Europa centrale, diffondendosi poi in tutto il
mondo, dapprima fortemente contrastata dall’agricoltura chimica e industriale, finché
attualmente è stata accettata ed addirittura promossa dalle istituzioni nazionali ed
internazionali, conquistandosi una piccola ma significativa area del mercato alimentare
mondiale.
In Europa l’agricoltura biologica è stata normata da una serie di regolamenti (2092/91,
2328/91, 2078/92, 1804/99, 1760/00,…), poi recepiti in Italia dalla legislazione nazionale che
ha demandato alle Regioni il compito di regolare il settore. La Legge regionale dell’Emilia
Romagna sull’agricoltura biologica è la LR 28/1997 (per una rassegna sulla legislazione, vedi ad
es. http://www.prober.it/ )
L’agricoltura biologica è l’unica forma di agricoltura controllata sulla base dei Regolamenti
Europei e della Legislazione nazionale e regionale. Ogni azienda viene visitata e controllata
anche più volte all’anno da uno degli Organismi di Controllo abilitati dal Ministero per le Pol.
Agr. For.; gli Organismi che operano sull’intero territorio nazionale sono attualmente (2004) 13:
Suolo e Salute, ICEA, IMC, Bioagricert, CCPB, CODEX, QC&I, Ecocert, BIOS, ESIC, Biozoo, ICS,
ABC F.lli Bartolomeo. L’etichetta del prodotto biologico deve obbligatoriamente menzionare
l’Organismo che ha controllato la filiera produttiva.
I prodotti biologici, proprio per le tecniche agronomiche adottate, e in particolare il rifiuto di
sostanze chimiche di sintesi, sono di norma più sicuri degli altri dal punto di vista igienicosanitario. Diverse ricerche dimostrano poi che il valore nutritivo dei prodotti biologici è spesso
superione a quello dei prodotti convenzionali. In particolare è stato rilevato di frequente una
maggiore presenza di preziose sostanze antiossidanti. Infine, nei pochi studi che mettono a
confronto il gusto dei prodotti convenzionali e di quelli biologici, questi ultimi si collocano in
genere al livello della qualità medio-alta dei primi. È sempre più frequente, infine, il buon
posizionamento dei prodotti biologici nei concorsi.
Dove trovare gli alimenti biologici a Piacenza:
• Tutte le catene della grande distribuzione vendono proprie linee di prodotti biologici:
controllate le etichette e assicuratevi che siano “da agricoltura biologica”!!!
Negozi:
• Spaccio Macrobiotico, Via Bianchi 41/f, Piacenza; Tel. 0523/754725.
• Il pane quotidiano, Via Calzolai 25, Piacenza; tel. 0523/388601.
• L’albero del Pane, via 10 Giugno 80, Piacenza; tel. 0523/334221.
• Natura Sì, Via Conciliazione 70, Piacenza; tel. 0523/609769
• BioFood di Ranzani, Via L. da Vinci 79, Piacenza; tel. 0523/571139.
• Un Punto Macrobiotico, Via Alberoni 38, Piacenza; tel. 0523/329312.
• Azienda Agr. Giarone, Via Giarone 13, Podenzano (PC); tel. 0523/559329
• Natura e Salute, via Garibaldi 68, Fiorenzuola. Tel. 0523/942359
• Noi e Loro, Via Calendasco 1, Rottofreno (PC); tel. 0523/768455.
• Pappamondo, via Scotti da Vigoleno 50, Carpaneto (PC)
Prodotti Bio Natural Valley: vedi ad es.
http://www.provincia.piacenza.it/documenti_ops/vispo/vispo_files/documentazione/consumi.pdf
81
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
MENSE SCOLASTICHE BIO
C
on la Legge Regionale 29/2002, “Norme per
l’orientamento dei consumi e l’educazione
alimentare e per la qualificazione dei servizi di
ristorazione collettiva”, la Regione Emilia
Romagna esorta al consumo, nell'ambito della
ristorazione collettiva pubblica, di prodotti
provenienti
da
coltivazioni
biologiche,
integrate, nonché di prodotti tipici e
tradizionali regolamentati ai sensi della
normativa comunitaria, nazionale e regionale
vigente.
Ciò
anche
nella
consapevolezza
di
dover tutelare la
salute
dei
propri
cittadini e in particolare
delle
categorie
più
esposte come i giovani, i
malati e gli anziani, oltre
che per favorire il
consumo di produzioni
locali
e
quindi
promuovere lo sviluppo
di
attività
agricole
ecocompatibili
nel
proprio territorio.
Sulla base della LR
29/2002
potete
richiedere al vostro Comune o alla vostra scuola
che nei capitolati di appalto per il servizio mensa
vengano pretesi cibi biologici, freschi e
trasformati; esempi e consigli sono ritrovabili sul
portale web della Regione E.R. (vedi in fondo,
per approfondire).
O
OGM
GM
è
l’acronimo
di
Organismo
Geneticamente Modificato e viene utilizzato
attualmente per riferirsi alla generalità degli
organismi transgenici (OT).
ebbene la lista degli organismi transgenici
commercializzati o in sperimentazione sia
molto lunga, le specie largamente diffuse nel
mondo a scopo alimentare (sia per produrre cibi
umani
che
mangimi)
sono
per
ora
sostanzialmente 5: mais, soia, colza, cotone e le
colture di lieviti, largamente usati nell’industria di
S
trasformazione. Attualmente (2004) in Europa
possono essere commercializzati prodotti
alimentari che derivano da 16 Organismi
Transgenici: 1 varietà di soia, 1 varietà di mais,
i derivati di 7 varietà di colza e di 4 varietà di
mais, gli olii derivati da due varietà di cotone e i
cibi o i mangimi che contengono Vitamina B2
ottenuta dalle colture di un batterio Transgenico,
il Bacillus subtilis.
Non esiste una lista di tutti i preparati contenenti
organismi transgenici; per questo motivo
proponiamo un piccolo
elenco a puro scopo
esemplificativo
di
prodotti che possono
contenere OT:
farina di soia;
salsa di soia;
tofu;
bevande di soia;
olio di soia;
lecitina di soia – la
lecitina è largamente
utilizzata
in
pasticceria
e
nell’industria
alimentare
come
emulsionante;
farine di mais;
sciroppo e zucchero
di mais – e quindi dolciumi e bibite analcoliche
che li contengono -, olio di semi di mais;
cibi cotti o preparati (patatine, snacks etc) con
l’olio di colza, l’olio di mais, l’olio di soia o l’olio
di cotone (in Italia però il cotone e i suoi
derivati non possono essere utilizzati a scopo
alimentare);
margarine e grassi di pasticceria derivati dagli
olii elencati.
I
E’ possibile riconoscere un
alimento derivante da OT?
l regolamento CE n. 1830/2003 del
Parlamento e del Consiglio Europeo
concernente la tracciabilità e l’etichettatura degli
alimenti transgenici prescrive che sulle etichette
dei prodotti alimentari, per ciascun ingrediente
elencato, debba figurare l’indicazione “Questo
82
prodotto contiene organismi geneticamente
modificati” o “Questo prodotto contiene [nome
dell’organismo o degli organismi] geneticamente
modificato(i)” qualora la percentuale di
organismo(i) transgenico sia superiore allo 0,9%
e non possa esserne dimostrato il carattere
accidentale e tecnicamente inevitabile.
È ammessa, inoltre, per ogni ingrediente, la
presenza dello 0,55% di
organismi
transgenici
NON
approvati
dalla
Commissione purché se
ne possa dimostrare il
carattere accidentale ed
inevitabile. Le stesse
norme si applicano agli
alimenti destinati agli
animali. Il regolamento
non prescrive che siano
etichettati come prodotti
transgenici carne, latte o
uova ottenuti da animali
nutriti
con
mangimi
transgenici o trattati con
farmaci
derivati
da
organismi transgenici.
Di fatto sono pochissimi, per non dire quasi
nessuno, i prodotti etichettati come
contenenti OGM: finora in Italia sono stati messi
sul mercato un olio di semi (subito ritirato dal
commercio) ed una birra, ma indagini della
Camera di Commercio di Torino hanno
evidenziato presenze superiori allo 0,9%
anche in alcuni prodotti non etichettati.
I RISCHI DEGLI OT
D
ata la complessità dei sistemi biologici,
introducendo nell’ambiente organismi con
caratteri genetici che provengono da altre specie
e che non sono stati verificati dai meccanismi
della selezione naturale, non siamo in grado di
prevedere
quali
conseguenze
potranno
verificarsi. Ad esempio, in ogni momento è
possibile che una pianta modificata si incroci per
caso con piante coltivate o spontanee dello
stesso tipo e diffonda un carattere che potrebbe
avere gravi conseguenze per la biodiversità, sia
naturale che agricola, che rappresenta la vera
ricchezza ambientale, dato che, grazie alla
diversità genetica, ogni popolazione può
avere sempre qualche individuo in grado di
adattarsi a variazioni dell’ambiente e al
diffondersi di epidemie. Ad esempio la
diffusione di una resistenza a un particolare
parassita potrà far sì che questa pianta si
trovi senza più controllo e diventi infestante,
mentre una pianta
divenuta, grazie ad
una
tossina,
resistente ad un
insetto favorirà la
selezione
degli
insetti resistenti a
tale
tossina,
vanificando
tale
modificazione genetica
e
aumentando
la
pericolosità
degli
insetti patogeni.
Ma anche in tema di
salute i cibi derivati da
OT, nascondono rischi
per l’uomo: ogni volta
che si ingerisce un prodotto alimentare
transgenico, questo può provocare allergie (come
è accaduto nel caso della soia, nella quale è stato
inserito un gene proveniente dalla noce del
Brasile, o, più recentemente, con il mais
“starlink”, destinato all’alimentazione animale ed
entrato, negli USA, anche in prodotti consumati
dall’uomo) o intossicazioni, che magari non
vediamo immediatamente, ma
che possono
produrre effetti a distanza di tempo, come
sembra evidenziare uno studio del chimico di
origine ungherese, Arpad Pusztai.
A proposito di allergie che potrebbero essere
causate da cibi o farmaci transgenici, due medici
dell’Ospedale di Lavagna (Genova), G. Napoli e L.
Callegarini, hanno puntualizzato, in un articolo
apparso su Ambiente, Risorse, Salute (n. 73 di
Maggio/Giugno 2000) che “anche se sono
presenti solo tracce di allergeni nei cibi
transgenici, non si può eliminare la possibilità che
tale alimento sia allergenico. Poiché il soggetto
probabilmente non avrà sintetizzato anticorpi
verso tali allergeni in precedenza, essi
probabilmente non presenteranno fenomeni
allergici alla prima esposizione, ma, se tale
83
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
allergene diviene un componente comune
dell’alimento l’allergenicità si svilupperà per
esposizione continua”.
Ma sappiamo anche che per identificare i geni
introdotti
negli
organismi
geneticamente
modificati e renderli riconoscibili, si inserisce
come marcatore un fattore di resistenza agli
antibiotici; questo marcatore però, una volta
arrivato nell’apparato digerente attraverso un
alimento che lo contiene, potrebbe trasferire tale
resistenza ai batteri che normalmente convivono
con l’uomo e questi a loro volta potrebbero
trasferire questa resistenza a batteri patogeni; a
quel punto quel fattore di resistenza renderebbe
nullo l’utilizzo dell’antibiotico specifico privandoci
di una delle potenziali armi di difesa più
importanti contro le malattie infettive.
Ma il rischio forse più rilevante dell’utilizzo di
organismi geneticamente modificati è dato dal
fatto che i geni esogeni, inseriti in modo casuale,
determinino un’instabilità genica, che può
favorire spostamenti di porzioni di DNA, con
conseguente alterazione dell’espressione dei geni
dell’organismo reso transgenico. Infatti nel
trasferimento di geni da un organismo vivente ad
un altro non ci sono limiti, c’è però un grosso
problema: l’ingegneria genetica non è in grado di
operare con precisione. Il DNA iniettato si integra
nel genoma del nuovo organismo senza
possibilità di prevedere né dove si inserirà né
quali saranno le interazioni con gli altri geni e
con il metabolismo dell’organismo.
Ecco cosa dichiara a questo proposito il premio
Nobel R. Dulbecco (articolo apparso su
Repubblica del 22/11/2002): “Ci sono molti
esempi che dimostrano una connessione tra le
funzioni di geni apparentemente indipendenti.
Per esempio, coi metodi oggi a disposizione è
possibile determinare il grado di attività di tutti i
geni in una cellula; ed è stato dimostrato che
introducendo un nuovo gene in una cellula, la
funzione di un gran numero di altri geni viene
alterata: non è sufficiente introdurre un gene
nell’organismo per determinarne l’effetto, che
invece dipende da quali altri geni sono già
presenti.”
Questi sono solo alcuni esempi dei diversi rischi
per l’ambiente e la salute ipotizzabili per l’utilizzo
di prodotti derivati da coltivazioni di piante o da
allevamenti di animali transgenici, rischi che
richiedono un’attenta valutazione e per i quali,
fino a quando non saranno pienamente valutabili
alla luce di nuovi studi e conoscenze, si dovrà
applicare il principio di precauzione, un
principio previsto dalla Convenzione sulla
biodiversità, approvata nel 1992 a Rio de Janeiro
e sottoscritta da molti paesi (tra cui tutti quelli
europei, ma non dagli Stati Uniti), che prevede
come affrontare tra gli altri, i rischi degli OGM.
In base a tale principio, fatto proprio dall’Unione
Europea con il Trattato di Maastricht, una
sostanza chimica, un processo produttivo o un
OGM non vanno considerati, come si faceva
finora, innocui finché non è stata determinata la
loro pericolosità sulla base di danni, malattie e
morti, ma vanno considerati sicuri solo quando,
al di là di ogni ragionevole dubbio, non
presentano rischi rilevanti e irreversibili per
l’ambiente o per la salute.
84
Il Principio di precauzione
(...) La mancanza di certezza sul piano
scientifico a causa di conoscenze e prove
scientifiche insufficienti circa l'entità degli
effetti dannosi che un organismo vivente
modificato potrebbe provocare per la
conservazione e l'uso sostenibile della
diversità biologica nel territorio della parte di
importazione, tenuto conto anche dei rischi
per la salute umana, non impedisce alla
parte contraente in questione di adottare,
come opportuno, una decisione relativa
all'importazione del suddetto organismo
vivente modificato destinato all'uso diretto
nell'alimentazione umana o animale o alla
lavorazione, al fine di evitarne o ridurne al
minimo i potenziali effetti negativi.
(Protocollo di Cartagena, Art. 11, comma 8.
Montreal, 29/01/2000. Approvato dall’Unione
Europea l’11/09/2003)
N
UN’ALTERNATIVA: LE RETI DI
ECONOMIA SOLIDALE
egli ultimi vent’anni è andato affermandosi
un sistema di produzione e distribuzione dal
ridottissimo impatto ambientale che garantisce
rese compatibili con i bisogni ambientali ed
alimentari del territorio in cui si inserisce, capace
di dare un adeguato reddito ai coltivatori e alle
coltivatrici e di rendere espliciti i costi che
gravano sul prodotto e sui motivi che hanno
portato le rivendite a fissare quel determinato
prezzo.
Tale
sistema
non
prevede
la
trasformazione di una pianta in un insetticida per
risolvere il problema degli insetti dannosi, né
potenzia la capacità di resistere agli erbicidi per
poter estirpare le cattive erbacce dall’area di
produzione; preferisce, invece, chiedersi come
mai siamo arrivati al punto di concepire simili
stranezze e ritiene sia più adeguata la messa in
discussione del modo in cui l’uomo ha finora
operato, ed è giunto a piegare la natura alle
esigenze di mercato. La parte più sviluppata di
questo diverso metodo di concepire l’ambiente, e
quindi il lavoro agricolo, è costituita dai piccoli
produttori ed allevatori biologici locali. Il biologico
può essere la strada da percorrere per una
sovranità alimentare dei popoli rispettosa
dell’ambiente.
I produttori, però, costituiscono soltanto uno
degli anelli della catena che può ricollegarci ad
uno stile alimentare ecocompatibile. È evidente
che senza un’adeguata rete di sostegno anche le
più produttive esperienze sono costantemente
esposte al rischio di una riconversione ai
tradizionali metodi di produzione, o peggio, a
sacrificare i contenuti culturali di cui sono
portatrici, rendendosi poco distinguibili, nei
principi, nei fini e nei metodi produttivi, dalle
aziende convenzionali.
Il modello cui poter far riferimento per costruire
la “rete di accoglienza” del prodotto biologico ed
ecocompatibile potrebbe essere quello delle RES,
Reti di Economia Solidale: un’alternativa a ciò
che le multinazionali del settore agro-alimentare
ci presentano troppo spesso come una
risposta alle “esigenze di sviluppo”.
Le
RES
potrebbero
essere
reti
di
compravendita di prodotti locali, non solo
alimentari, con un sistema di distribuzione,
stoccaggio e vendita tarati su scala regionale
o macro regionale. Luoghi di relazione dove la
vendita diretta nelle piccole aziende possa
diventare uno dei modi abituali di fare la
spesa e dove sia possibile ed incoraggiato
conoscere l’ambiente dove crescono (non
“vengono prodotti”) i nostri alimenti.
Spazi per nuove solidarietà tra produttori e
consumatori, dove la libera contrattazione –
quella cioè basata sulla conoscenza dei fatti e
delle persone e non il risultato della
compravendita di azioni in sconosciute stanze di
lontane città – sia lo strumento principe per
stabilire dei prezzi capaci di portare del senso nei
soldi che ci scambiamo. Nodi di una rete di
conoscenza capaci di promuovere una seria
divulgazione scientifica sui temi ambientali e non
la spazzatura che oggi siamo costretti a frugare
in internet, tra i giornali, nei libri, alla disperata
ricerca di un avanzo capace di farci sentire un po’
meno sprovveduti e sprovvedute.
85
FILIERA CORTA
Il Comune e la Provincia di Roma hanno
costituito lo Sportello “FilieraCorta”, dato
in gestione ad AIAB (Associazione Italiana
per l’Agricoltura Biologica); lo Sportello
nasce per promuovere le relazioni tra
cittadini, la trasparenza e l’equità nella
vendita dei prodotti agricoli, e per
promuovere modelli di sviluppo sostenibili,
con iniziative per favorire l’incontro tra
domanda e offerta di prodotti agroalimentari
locali di qualità e biologici certificati,
facilitando e incentivando a tale scopo anche
la creazione di gruppi d’acquisto solidale
(GAS).
Con le “filiere corte” si riduce la distanza tra
produzione e consumo, si facilita una
relazione di conoscenza e fiducia con il
produttore, si riducono i prezzi, si abbatte la
mobilità delle merci, si riduce il consumo
energetico, l’inquinamento e l’effetto serra.
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
alimentazione
L’ECOGUIDA DI VISPO!
siti web
www.aiab.it, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB)
www.eurosalus.com/, Eurosalus 2004
www.fao.org, Food and Agriculture Organization (FAO)
www.inran.it, Istituto nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione (INRAN)
www.who.org, Organizzazione mondiale della sanità
www.sinu.it, Società Italia di Nutrizione Umana (SINU)
www.ifoam.org, Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agr. Biologica
www.prober.it, operatori biologici e biodinamici dell’Emilia Romagna
http://www.regione.emiliaromagna.it/wcm/ERMES/Canali/alimentazione/educazione_alimentare.htm, portale della
Regione E.R. sulla alimentazione
http://www.osservatorioagroambientale.org/, osservatorio della Provincia di Forlì
http://www.sportellomensebio.it/, portale della Regione E.R. su mense scolastiche bio
e a Piacenza…
APAB, Associazione Agr. Biol. Piacentini, Via Colombo 35, Piacenza. Tel. 0523/606229
Consorzio BioPiace, P.zza Colombo 4, Bettola (PC)
Consorzio BioValTrebbia, via C. da Porta Nova 13, Bobbio (PC)
Progetto Natural Valley, Provincia di Piacenza, 0523/795660-795613
Provincia di Piacenza, Servizio Agricoltura, via Colombo 35, Piacenza. tel. 0523/795636
Provincia di Piacenza, Educazione Alimentare, tel. 0523/795660
AUSL di Piacenza, Urp tel. 0523/303123, [email protected]
pubblicazioni
Bibliografia sulla alimentazione naturale: http://www.ilgiardinodeilibri.it/_alimentazione_cucina.php
AAVV: 2001. Alimentazione: Dai campi alla tavola.
Dossier Galileo. Documento sul sito di Ecologia Sociale http://www.ecologiasociale.org/
C. Aubert: Dimmi come cucini e ti dirò come stai. Red Editoriali, 166 pp, 1991.
C. Consiglio e V. Siani: Evoluzione e alimentazione. Il cammino dell’uomo. Bollati Boringhieri,
2003.
G. De Rougemount: Guida alle piante utili: Le piante coltivate a uso commerciale in Europa.
Franco Muzio editore, Padova, 363 pp, 1990.
A. Fidanza (Ed.) Salute e alimentazione – Le Scienze Quaderni, n° 72
M. Giannattasio: Conoscere le allergie e le intolleranze alimentari: Sintomi, test diagnostici, rischi
OGM, prevenzione. I benefici dell’alimentazione biologica e biodinamica. Aedel Edizioni, 222 pp, 2002.
S.S. Hendler: Enciclopedia delle vitamine e dei Minerali. Tecniche nuove, Milano, 477 pp., 1994.
INRAN - Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione: Linee guida per una
sana alimentazione. 2003. Il materiale è scaricabile dal sito internet dell’istituto all’indirizzo
http://inn.inran.it/ e dal sito della Società Italia di Nutrizione Umana http://www.sinu.it
INRAN: Tabelle di composizione degli alimenti (aggiornamento 2000). A cura di Carnevale, E.,
e Marletta, L., EDRA Milano, 140 pp.
A.P. Migliaccio: Manuale di Nutrizione Umana. (IX Edizione) 208 pagine, 2004.
SINU – Società Italiana di Nutrizione Umana: Livelli di assunzione raccomandata di energia
e nutrienti per la popolazione Italiana (LARN), in collaborazione con INRAN Roma, 185 pp. 1996.
Il documento è consultabile al sito della società all’indirizzo http://www.sinu.it
A. Speciani: Guarire le intolleranze: Rieducare le patologie allergiche e infiammatorie con tecniche
alimentari. Tecniche Nuove, Milano, 2004
86
Turismo
I
FONTE DI RICCHEZZA E DI
IMPATTI NEGATIVI
l turismo è la principale attività economica
mondiale: muove quasi 5 miliardi di persone
l’anno (600 milioni solo con i voli internazionali)
con un fatturato pari al 6% del Prodotto Interno
Lordo del pianeta (dati del 2000); ad essa sono
legati 127 milioni di lavoratori: praticamente uno
ogni 15 nel mondo. L’industria turistica è un
grande affare anche in Italia con circa 2 milioni di
addetti e un volume di affari pari al 7% del PIL.
Inutile dire che il territorio veneziano, e in
particolare il centro storico, è particolarmente
sottoposto alle pressioni turistiche: da uno studio
effettuato sulla provincia di Venezia risulta che la
presenza dei turisti che si fermano per più di 24
ore su questo territorio è paragonabile ad un
aumento della popolazione locale del 9,7%. Il
turismo di massa ha degli importanti impatti
ambientali sia perché i rifiuti prodotti dai turisti
poi restano a carico della popolazione locale; sia
per l’impatto che la visita di
molte persone comporta su
ecosistemi fragili. Il turismo
ha
inoltre
impatti
significativi sulla realtà
sociale,
sulla
struttura
economica del territorio e
sulla cultura e le tradizioni
locali. Da una diversa
sensibilità di affrontare il
turismo
è
nata
l’Associazione
Italiana
Turismo
Responsabile
(AITR). Nel 1997 è stato
anche messa a punto una
“carta d’identità per viaggi sostenibili”. Ecco dalla
pagina di AITR gli obiettivi che persegue: “...un
viaggiare etico e consapevole che va incontro ai
paesi di destinazione, alla gente, alla natura
con rispetto e disponibilità. Un viaggiare che
sceglie di non avallare distruzione e
sfruttamento, ma si fa portatore di principi
universali: equità, sostenibilità e tolleranza”.
Questo viaggiare è sostenuto da una curiosità
positiva ma non invadente, che si avvicina con
rispetto alle diversità naturali e culturali per
conoscerle senza le esasperazioni del “folklore
per turisti”.
VIAGGIARE ETICO E
CONSAPEVOLE
Alcuni suggerimenti per viaggiare cercando di
ridurre al minimo gli impatti delle nostre attività
turistiche:
prima della partenza interroghiamoci sulle
reali
aspettative
e
motivazioni del viaggio:
ad es. riposo e svago,
nel rispetto dell'ambiente
e
dell’altro;
e
conoscenza, intesa come
cultura e incontro, per
soddisfare
le
sue
esigenze
di
approfondimento e di
autenticità;
cerchiamo
di
avere
informazioni
corrette,
oltre che sugli aspetti
tecnico
logistici
del
viaggio, anche sul contesto socioculturale da
visitare (attraverso testi, guide, Internet,
materiale audiovisivo);
87
turismo
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
turismo
effettuiamo quindi una scelta delle
sistemazioni, dei mezzi di trasporto, delle
date tale da minimizzare l'impatto del
viaggio, prediligendo strutture ben inserite
nel paesaggio e rispettose dell'ambiente,
muovendoci – quando possibile - a piedi, in
bicicletta e/o con mezzi di trasporto
collettivi (treni, pullman), optando per
periodi di bassa o media stagione (se
possibile) e per itinerari lontani dalle mete
turistiche di massa;
rivolgiamoci ad associazioni di turismo
responsabile,
che
garantiscono
una
maggiore interazione tra chi visita un luogo
e i suoi abitanti e utilizza delle sistemazioni
un po’ meno “standard”, facendo anche in
modo che i ricavi del turismo ricadano sulle
comunità locali piuttosto che sui tour operator
internazionali;
per una vacanza breve in un altro paese non
pretendiamo di vedere, magari solo per pochi
minuti, tutte le cose del paese, ma facciamo
delle scelte che ci permettano una gestione
più rilassata del tempo favorendo così una
conoscenza non banale dei luoghi e delle
persone;
preferiamo mete vicine, valorizzando i molti
luoghi interessanti sparsi per l’Italia (alcune
iniziative in questo senso sono state lanciate
da Legambiente e Touring Club Italiano);
sfruttiamo le moltissime possibilità di campi di
lavoro organizzati da WWF e Legambiente, o
dall’Archeoclub o da moltissime associazioni
(una ricca guida alle molte possibilità si trova
sul libro di U. Di Maria Vacanze Contromano
Ed. Berti);
prestiamo attenzione alle mete che hanno
marchi di certificazione ambientale, come
l’Ecolabel anche per la ricettività turistica.
Anche le proposte dei bioagriturismo sono un
modo per scegliere dei viaggi più sostenibili e
a contatto con la natura;
per viaggi non troppo lunghi scegliamo mezzi
di trasporto più sostenibili come per esempio il
treno al posto dell’aereo;
cerchiamo, quando possibile, di girare a piedi,
sia da soli che con un “trekking” organizzato o
magari con una guida naturalistica che ci
metta in luce le particolarità del territorio;
88
rispettiamo l'ambiente e il patrimonio storicomonumentale; usiamo in modo responsabile le
risorse (acqua, energia) evitando gli sprechi,
limitando la produzione di rifiuti e non
abbandonandoli in giro;
AGRITURISMI E BIOAGRITURISMI A
PIACENZA
L’agriturismo è una forma di turismo a
diretto contatto con i produttori agricoli e
con la natura: offre l’occasione di
conoscere personalmente i produttori,
vedere e partecipare alle pratiche agricole,
rendersi conto di come vengono prodotti i
cibi che finiscono sulla nostra tavola,
acquistare direttamente in azienda.
L’agriturismo viene svolto anche nelle
aziende biologiche certificate
(bioagriturismo) dove è massimo il rispetto
e la tutela della natura e della biodiversità.
A Piacenza sono 76 (2004) gli Agriturismi
operanti (vedi l’elenco completo in
http://www.provincia.piacenza.it/allegati_s
ottosezioni/Elenco%20Operatori%20Agritur
istici.pdf )
tra cui 12 le aziende bioagrituristiche:
La Conca d’Oro, a Ponte dell’Olio;
Tre Noci a Coli;
I Pianoni a Piozzano;
Cà Visconti – La Bottaccia a Vernasca;
L’Urteia a Rivergaro;
La Bosana a Piozzano;
S. Martino a Bobbio;
Cascina Bosco Gerola a Rivergaro;
Le Sermase a Farini;
Casa dei Merli a Carpaneto;
Cimafava a Carpaneto;
La Risorgiva a Morfasso.
consideriamo positivamente la condivisione di
vari aspetti della vita quotidiana locale e non
chiediamo privilegi o pratiche che possano
causare presto o tardi ripercussioni negative;
evitiamo di ostentare ricchezza e lusso
stridenti rispetto al tenore di vita locale e di
assumere comportamenti offensivi per usi e
costumi locali;
per foto e video assicuriamoci il consenso
della persona ripresa, in molte culture si sente
la fotografia come qualcosa che “ruba” un
pezzo di anima;
TURISMO CONSAPEVOLE A PIACENZA
Tra le mete possibili per conoscere il nostro
territorio, ma anche i suoi abitanti e il suo
lavoro:
dissenso (o l’approvazione) nei confronti di
situazioni o eventi che non rispondono (o
che corrispondono) ai principi del “buon
turismo”, del rispetto e della legalità. Anche
questo è un modo per utilizzare la nostra
forza di consumatori;
raccogliamo informazioni utili sui viaggi che
facciamo in una sorta di diario che poi
possiamo condividere con amici o
conoscenti, invitandoli a fare altrettanto;
questo ci può aiutare a scovare luoghi e
situazioni interessanti e di avere a
disposizione consigli ed indicazioni frutto di
una esperienza diretta e che spesso non è
facile recuperare (ristoranti buoni ed
economici, piccoli mercatini, percorsi poco
conosciuti…); scrivere poi aiuta a fissare
momenti, ricordi ed emozioni e vivere così il
viaggio come una esperienza ricca e profonda.
Le Fattorie Didattiche: un progetto
regionale che coinvolge oggi 29 Aziende
agricole a Piacenza; sono Aziende che hanno
sottoscritto la Carta della Qualità e in cui
vengono realizzati incontri di conoscenza e di
istruzione sul mondo produttivo agricolo.
L’elenco e i riferimenti in
http://www.regione.emiliaromagna.it/fattoriedidattiche/fdprovinciapiac
enza.asp
Le Fattorie Aperte: una rete regionale di
Aziende agricole che aprono le porte ai
visitatori per illustrare l´ambiente della
campagna e far conoscere e assaggiare le
proprie produzioni agroalimentari.
L´iniziativa si svolge ogni anno in almeno
due domeniche di Maggio.
L’elenco e i riferimenti in:
http://www.ermesagricoltura.it/wcm/ermesa
gricoltura/info_consumatori/itinerari/sezione
_itinerari/s_fattorie_aperte/s_2005/s_piacen
za.htm
cerchiamo prodotti e manifestazioni che siano
espressioni genuine della cultura locale (ad es.
artigianato,
gastronomia,
arte,
ecc.)
salvaguardandone le identità. Rifiutiamo i
souvenir prodotti con parti di animali;
quando possibile, manifestiamo civilmente il
Se partecipiamo ad un viaggio
organizzato:
chiediamo garanzie sulla qualità del viaggio
dal punto di vista etico, cioé sulle sue
caratteristiche ambientali economiche e
sociali;
informiamoci sulla trasparenza del prezzo, per
sapere quale percentuale del prezzo finale
rimane alle comunità ospitanti;
privilegiamo viaggi in cui sia garantita la
massima possibilità di scelta su tempi e
contenuti;
facciamo presente all’organizzatore turistico
eventuali situazioni non solo di disservizio, ma
di “insostenibilità” ecologica o socio-culturale
riscontrate durante il viaggio.
indirizzi utili:
AITR, Associazione Italiana Turismo Responsabile, via Mortola, 15 -16030 - S. Rocco di Camogli (GE).
Tel. e fax 0185773061;
Planet - Viaggiatori Responsabili: Lungadige Porta Vittoria 21, 37129 Verona, tel 0458005167 fax
0458047932. e-mail: [email protected]
Centro Studi ‘l’Emilio’: viaggi di conoscenza in Africa e Sudamerica. Organizza corsi e incontri per ‘menti
nomadi’. Via Vermena 47/c, 40319 Bologna. tel 051541885
ANCST – Assoc. Naz. cooperative servizi e turismo - Viale A. Moro,16 - 40127- Bologna; tel 051 509705
Arci Metromondo, Via E. Ponti, 40 - Milano - tel. 0289159168
89
turismo
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
turismo
siti web
http://www.ermesambiente.it/ermesambiente/turismo/index.htm Regione E.R:
www.aitr.org Associazione italiana Turismo Responsabile
http://www.viaggisolidali.it/ CTA Volontari per lo sviluppo, viaggi solidali
http://www.ecoturismo-italia.it/ nuova filosofia del viaggio ecologico di conoscenza
www.legambienteturismo.it scoprire l’Italia, proposte di Legambiente
www.aiab.it/agriturismi/ Bioagriturismi
www.biobank.it biologico e bioagriturismi
www.homoturisticus.com antropologia dell’ozio e del turismo responsabile
http://www.mlal.org/ , Movimento Laici per l’America Latina
http://www.associazioneram.it/ Centro di attenzione al turismo (RAM)
http://www.outis.org/, La mente del viaggiatore, Milano
http://www.solidea.org/, ICEI, Istituto di Cooperazione economica internazionale
http://www.legambienteturismo.it/ecoalberghi/ ecoalberghi (ecolabel) in Italia
http://www.legambienteturismo.it/visit/menu.htm ecoalberghi in Europa
e a Piacenza…
CTS, Centro Turistico Studentesco, via Campo sportivo Vecchio,8 - Piacenza; tel
0523716968, http://www.cts.it/
CTM-MAG, Gli itinerari del Commercio Equo, c/o La Pecora Nera, Via Calzolai 63, 29100
Piacenza, tel. 0523322790
Turismo agricolo: Provincia di Piacenza, Assessorato Provinciale Agricoltura, tel. 0523/795660
OTP-GEA, Molineria S. Giovanni 11/13, Piacenza (turismo ed escursionismo appenninico)
http://www.otpgea.it/
CAI Sez. di Piacenza, via S. Vincenzo 2; Tel. 0523328847. http://www.caipiacenza.it/
pubblicazioni
U. Di Maria e S. Melloni (a cura di): Turisti responsabili Editrice Berti, 2003
U. Di Maria (a cura di): Vacanze contromano. La guida al turismo responsabile, ai
campi di lavoro e solidarietà, Editrice Berti, 2003
P. Galli e M. Notarianni: La sfida dell’ecoturismo, De Agostini, 2002
D. Canestrini: Andare a quel paese. Vademecum del turista responsabile, Feltrinelli
Traveller, Milano, 2001
M. Bianchi: L’arte del viaggio. Ragioni e poesia di un turismo sostenibile, MC Editrice,
Milano, 1998
F. Carbone: I coralli sono morti: viaggiare sapendo dove non andare, Stampa
alternativa , 2001
Il Credo del viaggiatore pacifista documento, prodotto della prima Conferenza globale
dell’IIPT (1988), che riafferma il principio secondo cui l’accettazione delle biodiversità e di
culture lontane dalle proprie è alla base non solo di un turismo responsabile, ma anche e
soprattutto di una coscienza di pace diffusa a livello globale (www.iipt.org/main.html)
La traduzione italiana della Carta europea del turismo sostenibile, elaborata nel 2000 dalla
Federazione Europarc in osservanza ai principi precedentemente espressi nella Carta di
Lanzarote 1995 http://www.solidea.org/Aree/turismo/lanzarote.htm
Il Marchio di qualità turistico ambientale per l’entroterra (www.touringclub.it)
90
Finanza
C
L’INVESTIMENTO ETICO
ambieresti il modo di investire i tuoi soldi?
Tra i vari aspetti su cui bisogna cominciare a
riflettere troviamo la finanza, che ha un ruolo
preponderante nei destini del mondo, ma che
spesso ogni singolo individuo non è in grado di
capire e di valutare. L’idea di far fruttare i propri
risparmi con facilità nasconde spesso aspetti che,
se conosciuti, impedirebbero alla nostra
coscienza, e anche al buon senso, di fare
determinate scelte. Chi vorrebbe contribuire allo
sviluppo di una fabbrica chimica, che riversa le
sue scorie in un fiume dell’Amazzonia e impiega
operai senza offrirgli protezione dagli agenti
chimici? Spesso questo non lo sappiamo quando
andiamo
a
sottoscrivere
un
fondo
di
investimento. La finanza sta sempre più
divenendo un mezzo di creazione di ricchezza
slegato dalla reale situazione del mondo
economico (dal quale in realtà dovrebbe
dipendere e del quale dovrebbe essere uno
strumento). La finanza etica rappresenta una
reale alternativa all’idea tradizionale di finanza
senza tuttavia rifiutarne i meccanismi essenziali:
pone come suo punto di riferimento la persona e
non il capitale, l’idea e non il patrimonio, la
giusta remunerazione dell’investimento e non la
speculazione. Un’idea ambiziosa che ha un
obiettivo ambizioso: spostare un cardine del
sistema bancario, garantendo credito ai soggetti
che hanno un progetto economicamente
sostenibile e socialmente importante, ma che
sono
considerati
dagli
istituti
finanziari
tradizionali come "non bancabili", non degni di
fiducia perché privi di garanzie patrimoniali.
L
LE MAG
’acronimo Mag significa Mutua Auto Gestione
e in Italia sono attualmente cinque. La Mag è
una cooperativa, che in quanto tale raccoglie
risparmio dai propri soci e con il risparmio
raccolto fa credito a soggetti collettivi del
Terzo Settore, come cooperative, associazioni,
ecc., e fa microcredito alle persone in stato di
bisogno. Le Mag non svolgono solo attività
finanziaria, ma offrono una serie di servizi di
consulenza, formazione e assistenza, sia
economica che finanziaria, a tutti i soggetti
che ruotano loro attorno. Le Mag operano
soprattutto a livello locale e le loro attività
sono legate alla dimensione territoriale.
Ciascuna Mag ha avuto uno sviluppo particolare
e distintivo, seppur all’interno di una comune
condivisione di ideali e principi.
L
LA BANCA ETICA
a Banca Popolare Etica è stata fondata nel
1998. Uno degli elementi distintivi di Banca
Etica è sicuramente il percorso che porta alla sua
costituzione. Banca Etica è l’unico istituto
creditizio, nato in un contesto non economico ma
di terzo settore, la cui attività ed obiettivi si
ispirano ai principi della finanza etica, intesa
come strumento, trasparente, di gestione del
risparmio finalizzato allo sviluppo dell’economia
civile (sociale e non profit), il primo ed unico
istituto di credito in Italia orientato a promuovere
l’economia e la finanza sociale e che si propone
come punto di riferimento per il sostegno e lo
sviluppo di tutte le organizzazioni che si
preoccupano dell’impatto ambientale e sociale
della loro attività. Banca Etica offre la possibilità
di depositare il proprio risparmio sotto varie
forme:
i certificati di deposito, forma di investimento
che permette di vincolare il proprio risparmio per
un periodo che va dai 6 ai 60 mesi, il cliente può
scegliere verso quale settore verrà indirizzato il
proprio deposito;
le obbligazioni, forma di risparmio vincolato
disponibile solo in determinati periodi dell’anno,
con cui la Banca finanzia i progetti più a lungo
periodo: la durata minima del vincolo di deposito
è di 3 anni.
91
finanza
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
il libretto di risparmio, che è un ulteriore
finanza
strumento
di
deposito
particolarmente
indicato per chi prevede una ridotta
movimentazione di denaro. L’apertura di un
conto corrente può avvenire presso le filiali di
Banca Etica oppure anche per corrispondenza,
secondo le istruzioni fornite dall’Ufficio Clienti
della Direzione Generale di Padova. Sui conti
correnti possono essere appoggiati i principali
servizi di incasso e di pagamento, da quelli
relativi alla domiciliazione delle utenze, al
Bancomat,
alla
Carta
di
Credito,
all’effettuazione di bonifici, all’emissione di
assegni circolari, ed i principali servizi di
incasso e di pagamento sull’estero.
I
LE ASSICURAZIONI ETICHE
principi che orientano l’attività di C.a.e.s.
(Consorzio assicurativo etico solidale) si
legano ai valori del movimento cooperativo, della
finanza etica e dell’economia equa e solidale,
legando l’attività nel mercato assicurativo
all’affidabilità, alla trasparenza e all’interazione
con il Socio/Cliente. Il Consorzio C.a.e.s. orienta
le proprie proposte assicurative con l’attenzione
che il Cliente /Socio sia un soggetto attivo nella
risoluzione del proprio bisogno assicurativo e non
un solo consumatore passivo. In tal senso, il
Consorzio si impegna su tre linee direttrici:
orientamento
etico
del
settore
assicurativo, contribuendo con iniziative e
proposte ad accrescere l’affidabilità e la
trasparenza del ‘mondo delle assicurazioni’. In
questa direzione non può trovare spazio il
clientelismo mentre viene recuperata e
valorizzata l’originaria idea di mutualità tra le
persone;
centralità della persona nel processo
lavorativo valorizzando l’apporto individuale
dei lavoratori nei processi di gestione
dell’impresa Consorzio, con l’obiettivo di
creare le condizioni per uno sviluppo tale che
crei nuova occupazione, diretta o indotta,
all’interno dell’economia solidale;
impegno politico perché “un nuovo
mondo sia possibile”, attraverso la
collaborazione con le organizzazioni Socie per
lo sviluppo delle loro attività specifiche,
offrendo loro prodotti e servizi dedicati che
consentano la realizzazione dei loro progetti (il
Consorzio C.a.e.s. come strumento di servizio
per il Terzo Settore) e anche assumendo un
ruolo di testimone e di attore nella diffusione
di una nuova economia solidale.
A
LE SINGOLE COOPERATIVE
nche le singole cooperative che operano nei
più diversi settori possono aprire una
sezione di raccolta del prestito sociale.
In questo caso il denaro raccolto, sia in forma di
capitale che di risparmio, è finalizzato
principalmente al sostegno diretto della attività
della cooperativa. Le cooperative interessate
possono essere di consumo (come la COOP),
sociali o di produzione e lavoro.
A
RESPONSABILITA’ ETICA
DELLE BANCHE
nche senza affidarci ad un istituto di credito
esplicitamente fondato sui principi della
finanza etica, possiamo pretendere dalla nostra
banca il rispetto di alcuni principi di
responsabilità sociale: il rifiuto di finanziare
l’export di armi, il rifiuto di investire in imprese
che sfruttano il lavoro minorile, o responsabili di
violazioni di diritti sindacali, o conniventi con
regimi dittatoriali, e così via.
scrivi una lettera al Direttore della tua banca,
chiedendogli una esplicita dichiarazione di
estraneità del suo Istituto ai coinvolgimenti di
cui sopra, pena il ritiro dei tuoi risparmi o
l’interruzione
del
tuo
rapporto
(sul
coinvolgimento delle banche nell’export di
armi, cfr il sito della campagna “Banche
Armate”, http://www.banchearmate.it )
investi i tuoi risparmi solo in fondi basati
esclusivamente su attività che rispettano i
diritti umani, sindacali e di genere, non
inquinano e non rapinano l’ambiente, non
finanziano l’export di armi, né attività a
sostegno di regimi dittatoriali.
92
siti web
http://www.bancaetica.com/, sito di Banca etica
http://www.finanza-etica.org/ Associazione finanza etica
http://www.etimos.it/ consorzio per lo sviluppo del microcredito
http://www.cresud.it/ microfinanza per il sud del mondo
http://www.finanza-etica.it/ Spiega esaurientemente la finanza etica
http://www.consorziocaes.org/index.php sito del Consorzio CAES
http://www.banchearmate.it sito della campagna contro l’export di armi
http://www.rcvr.org/mag/Home.htm Sito della società Mutua per l’autogestione MAG
http://www.mag6.it/index.html sito della cooperativa MAG-6 dell’Emilia Romagna
http://www.mag2.it/index.htm sito della cooperativa MAG-2 di Milano
http://www.magvenezia.it/chi_siamo.htm sito della cooperativa MAG-Venezia
http://www.mag4.it/ sito della cooperativa MAG-4 Piemonte
indirizzi…
BANCA ETICA: Sede Centrale, Piazzetta Forzatè 2, 35137 – PADOVA. Tel 049 8771111, e-mail
[email protected]
Consorzio CAES: Sede di Milano, Via Copernico, 1, 20125 Milano. tel. 02/67078095
Sede di Padova, Piazza Insurrezione, 10, 35139 Padova. tel. 049/8364106
e a Piacenza…
Dove trovare Banca Etica a Piacenza:
Circoscrizione Locale dei Soci di Piacenza, [email protected]
Coordinatore: Strini Maurizio, tel. 0523 484708, [email protected]
Banchiere Ambulante: Abelli Roberta, tel. 333 2796893, [email protected]
Riceve il martedì su appuntamento c/o Caritas Diocesana, Via S. Giovanni 12 Piacenza
Punti Informativi a Piacenza:
ACLI, Via Beverora 18/B Piacenza tel. 0523 338593, il sabato mattina
La Pecora Nera, Via Calzolai 63 Piacenza, tel. 0523 322790
Legambiente, Largo Matteotti 7 Piacenza, tel. 0523 332666
pubblicazioni
Ghizzoni I. (a cura di): Manuale del risparmiatore etico e solidale, Ed.
Berti/Altreconomia, 2003.
Centro Nuovo Modello di Sviluppo: Guida al risparmio responsabile, EMI, 2002.
M. Yunus: Il banchiere dei poveri, Feltrinelli.
Aa.Vv.: L’euro solidale EMI, 2000.
M. Gallicani: Scopri il denaro che sostiene l’alternativa, EMI.
M. Gallicani, G. Mazzoni, Etica e fondi previdenti, Ed Ediesse 2006
93
finanza
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
animali
Animali
I
IGIENE E ABBIGLIAMENTO
SENZA CRUDELTÀ
principali settori produttivi e commerciali
che hanno a che fare con lo sfruttamento
degli animali sono le industrie:
- dei prodotti per la pulizia e l’igiene del corpo
e degli ambienti;
- dei farmaci;
- dei prodotti per animali domestici;
- delle pelli e delle pellicce;
- della zootecnia.
S
PRODOTTI
PER LA
PULIZIA E
L’IGIENE
ono 45 milioni gli
animali
imprigionati, torturati
e uccisi inutilmente
ogni
anno
nei
laboratori di grandi
multinazionali al fine
di testare saponi, dentifrici, profumi, creme,
detersivi e altro ancora. Una direttiva europea
(76/768/CEE) impone di utilizzare test specifici su
animali per gli ingredienti dei prodotti cosmetici
prodotti dopo il 1976 (quelli prodotti prima
dell’approvazione della direttiva sono stati
elencati in una lista detta Positive List, e non
necessitano di ulteriori test per poter essere usati
in un cosmetico). Il test di composti chimici sugli
animali è una pratica crudele e ormai contestata
anche a livello scientifico. Sono infatti centinaia i
metodi di analisi alternativi: dalle ricerche che
impiegano, al posto degli animali, cellule,
microrganismi, tessuti, o organi; alle indagini di
tipo statistico come l’epidemiologia e la
metanalisi; senza contare che sono ormai più di
8.000 gli ingredienti già disponibili per la
formulazione di prodotti sicuri ed efficaci. Il fatto
poi che una sostanza risulti non nociva per una
cavia non ci assicura comunque che sia
altrettanto sicura per l’uomo.
A
FARMACI
nche nella produzione di nuovi farmaci si
ricorre a test su animali e, spesso alla loro
vivisezione. Come avviene per i cosmetici, i nuovi
farmaci sono perlopiù copie rinnovate nel nome e
nel packaging di prodotti già esistenti, e la loro
produzione è giustificata più da esigenze di
mercato che non da
esigenze mediche. Infatti,
dopo un certo numero di
anni (in Italia, 20) il
brevetto su un dato
farmaco scade, e quindi
tutte le case farmaceutiche
possono iniziare a produrre
lo stesso farmaco, che si
chiamerà ‘generico’ e sarà
commercializzato ad un
prezzo più contenuto.
O
CIBI PER GLI ANIMALI
DOMESTICI
ltre ai prodotti per l’igiene e ai farmaci,
anche i cibi in scatola o le crocchette per
cani e gatti domestici vengono in molti casi
testati su esemplari della stessa specie. La
procedura più seguita è quella di indurre delle
malattie in questi animali, spesso tenuti in piccole
gabbie, per poi provare a curarli con cibi medicati
o tarati in modo diverso (più avanti in questo
capitolo una lista di produttori di cibi non testati
su animali)
94
L
PELLI E PELLICCE
’utilizzo di pelli e pellicce di animali in
abbigliamento comporta l’uccisione ogni anno,
nel mondo, di oltre 30 milioni di visoni, ermellini,
volpi, zibellini, scoiattoli, lontre, castori e altre
specie. Basti pensare che per confezionare una
singola pelliccia di ermellino servono dai 180 ai
240 esemplari. Gli animali ‘da pelliccia’ vengono
inoltre allevati con metodi cruenti, in modo da
esaltarne le caratteristiche fisiche che più si
addicono al nostro gusto estetico e più
soddisfano i dettami della moda. In alcuni paesi
(soprattutto Cina, Thailandia, Filippine e Corea)
anche cani e gatti vengono allevati per la
produzione di cappotti, guanti, colli. cappelli,
calzature, rivestimenti e animali di peluche.
Un’indagine
effettuata
dall’associazione
americana HSUS Humane Society of the United
States (2001) ha fatto scoprire al mondo le
condizioni spaventose in cui venivano allevati e
uccisi questi animali.
In Italia, solo recentemente e a seguito della
mobilitazione delle associazioni animaliste, il
Ministero della Salute ha emesso una ordinanza
che vieta l’importazione e la commercializzazione
di pellame e carne di queste specie animali. Non
esiste a tutt’oggi alcuno strumento giuridico per il
ritiro dei capi ancora sul mercato e per
l’introduzione di un sistema trasparente di
etichettatura, valido per tutte le aziende. Per
quanto concerne gli animali selvatici usati nel
mercato del pellame, il dato più significativo è
quello del numero delle vittime: dai 10 ai 20
milioni ogni anno. Tristemente famosa è la caccia
ai piccoli di foca, considerata come il più grande
e crudele massacro di mammiferi marini nel
mondo. Solo nel 2003 ne sono state uccise
286.000, di cui il 97% erano cuccioli di età
Per fare una sola pelliccia occorrono:
• da 30 a 60 visoni
• da 180 a 240 ermellini
• da 130 a 200 cincillà
• da 10 a 24 volpi
compresa tra le 2 e le 12 settimane di vita,
preferiti per la morbidezza del manto e perché,
non sapendo nuotare, risultano facili prede per i
cacciatori. L’Italia riveste un ruolo primario nel
mercato internazionale di prodotti derivati da
foche.
O
ZOOTECNIA
rmai il 99% degli allevamenti destinati
all’alimentazione sono di tipo intensivo: gli
animali vengono allevati in spazi ristrettissimi,
senza mai la possibilità di uscire alla luce del
sole. Per la loro alimentazione si usano quasi
esclusivamente mangimi. Ciò provoca un forte
impatto sia sul piano ambientale che su quelli
sociale, economico e sanitario.
Impatti ambientali: la metà delle terre fertili
del pianeta viene usata per coltivare cereali, semi
oleosi, foraggi, proteaginose, destinati agli
animali. Alla produzione di un chilo di carne sono
necessari mediamente 3.150 litri d’acqua e 60m2
di foresta pluviale. In tale ciclo si producono 78
kg di anidride carbonica.
Impatto sociale: l’attuale disponibilità di
derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli
abitanti del pianeta di assumere un numero
sufficiente di calorie, proteine, e altri nutrimenti
necessari; ma nei
paesi poveri sono state
incentivate le produzioni di cereali destinate ad
essere esportate e successivamente utilizzate
95
animali
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
animali
come mangime per l’allevamento intensivo del
bestiame. Così, mentre nel Nord del mondo ci
si ammala e si muore per malattie legate alla
sovralimentazione, il Sud si vede sottrarre le
proteine vegetali con cui potrebbe garantire la
sopravvivenza ai suoi abitanti.
Impatto economico: L’attuale sistema
LISTA DELLE AZIENDE APPROVATE
DALLA COALIZIONE EUROPEA CONTRO
LA VIVISEZIONE
Detersivi:
Almacabio
Argital
Ecolav (KI)
Ecover
Cosmetici e prodotti per l’igiene
personale:
Almacabio-Hedera Natur
Argiletz
Argital
Barry M
Bioforce
Biokosma
The Body Shop
Borlind of Germany
BWC
Cibe
D’Aymons
Dermotricos
Elizabeth van Buren Aromatherapy
Flora-Primavera
Helan
Honesty Cosmetics
Jardin de Paradis
Lakshmi
L’Erbolario
Lepo Line
Linea Progetto Gaia
Montagne Jeunesse
Naturade
Nectar Beauty Shop
Pedrini
Pure Plant
Rebis
W Urlich
Weleda
LISTA DELLE DITTE CHE RISPETTANO
LA POSITIVE LIST
BWC (Beauty Without Cruelty); Progetto
Gaia; Lakshmi; Pure Plant.
globale di produzione agricola è fortemente
penalizzante per i piccoli produttori: i prezzi di
mercato di cereali e carne impongono
l’abbattimento dei costi per la forza lavoro e un
continuo
sviluppo
tecnologico.
Ma
tali
investimenti sono insostenibili per i piccoli
proprietari e per le aziende a conduzione
familiare, che più facilmente potrebbero
mantenere il tradizionale legame esistente tra
allevamento del bestiame e coltivazione della
terra.
Impatti sulla salute: è ormai dimostrato che
una dieta più ricca di fibre e vitamine e meno
ricca di proteine di origine animale contribuisce a
mantenere lo stato di salute dell’organismo. A
questo si aggiunga il fatto che gli animali negli
allevamenti intensivi sono spesso imbottiti di
antibiotici e farmaci di vario genere, che vengono
ingeriti dall’organismo umano assieme alla carne
consumata.
PER NON ESSERE COMPLICE
DEI TEST SU ANIMALI
non comprare prodotti sperimentati su
animali: a fianco si riporta una lista delle
aziende di detersivi e cosmetici che non
praticano la vivisezione. Le ditte inserite nella
positive list non sono implicate in test su
96
animali almeno dal 1976;
consulta le liste di aziende “cruelty free”, cioè
che non fanno test sugli animali, nei siti citati
più avanti;
DICITURE PRESENTI SU ETICHETTE DI
PELLICCE E INDUMENTI CON INSERTI DI
PELLE O PELO
Il pelo di cane può essere scritto come:
Gae Wolf, Sobaki, Asian iackal, Gou pee,
Goupee, Kou pi, Gubi, China wolf, Asian wolf,
Pommern wolf, Loup d’Asie, Asiatic racoon
dog, Corsac fox, Dogues du Chine, Special skin
(pelle speciale), Lamb skin (pelle d’agnello),
Mountain goat skin (pelle di capra di
montagna), Sakhon Nakhon Lamb skin (altro
tipo di pelle di agnello).
Il pelo di gatto può essere indicato come:
House cat, Wild cat, Katzenfelle, G o v a n g i ,
Mountain cat.
per l’alimentazione del tuo gatto o del tuo
cane, cerca di utilizzare cibi fatti in casa
(per esempio miscelando avanzi di cucina);
nella scelta di scatolette e crocchette,
preferisci
quelle
di
aziende
che
garantiscono di non fare test su animali, o
quelle che contengono solo ingredienti di
origine vegetale.
PER NON CONTRIBUIRE AL
MASSACRO DEGLI ANIMALI
DA PELLICCIA
fai attenzione alle diciture sulle etichette:
l’etichetta apposta sul prodotto con il simbolo
del coniglietto, la scritta cruelty-free, o altro,
si riferiscono solitamente al prodotto finito, ma
non garantiscono che anche gli ingredienti
non siano stati testati su animali;
evita i prodotti che contengono ingredienti di
origine animale come: grassi e oli animali,
gelatina, acido stearico, glicerina, collagene,
placenta, ambra grigia, muschio, zibetto;
sostieni la campagna ‘Stop ai test cosmetici
contro gli animali’, promossa dalle cinquanta
più importanti associazioni animaliste nel
mondo; le aziende che aderiscono al
protocollo proposto da questa campagna si
impegnano: a non condurre, commissionare, a
prendere parte a nessun test né ora né in
futuro; a non comprare materie prime,
formulazioni o prodotti da fornitori che hanno
condotto, commissionato o preso parte a test
su animali; questo significa che, anche se in
passato gli ingredienti dei loro cosmetici sono
stati testati su animali, queste ditte di fatto
non incrementeranno più il numero di animali
vivisezionati;
acquista quando possibile i farmaci generici e
non quelli di marca;
97
non comprare pellicce, capi di abbigliamento e
altri articoli di pelle o che abbiano inserti di
pelo o pelle di origine animale (ad esempio
scarpe, borse, portafogli,…);
fai attenzione alle etichette perché spesso
materiali spacciati come sintetici sono in realtà
pelle o pelliccia di animali veri, come il cane o
il gatto;
non comprare oggetti o suppellettili fatti con
parti di animali;
non acquistare animali esotici (pesci, uccelli,
rettili…) e denuncia chi li detiene illegalmente.
CONTRO LO SFRUTTAMENTO
DEGLI ANIMALI IN
ZOOTECNIA
riduci il consumo di carne o pesce a un
animali
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
animali
massimo di 1-3 volte alla settimana,
sostituendoli con un più ampio consumo di
cereali e legumi; se poi con l’aiuto di un
esperto capisci che puoi farlo senza danni,
riduci ulteriormente il consumo di carne;
quando compri la carne, scegli quella
biologica o quella di produttori locali, che
allevano gli animali garantendo loro un
certo standard di
benessere,
e
usando alimenti di
qualità; evita la
carne proveniente
da
allevamenti
intensivi o di cui
non sia possibile
identificare
la
provenienza;
acquista solamente
pesce fresco pescato
in mare, o comunque
non proveniente da
allevamenti intensivi;
denuncia i maltrattamenti inflitti ad animali
domestici e non, di cui vieni a conoscenza. Il
maltrattamento degli animali è un reato.
L
AZIENDE CHE PRODUCONO
CIBI PER ANIMALI SENZA
FARE TEST
Cat/Winner Dog (solo cibo umido, c/o Ld
Market).
BURNS: garantita da Uncaged.
COOP: solo il cibo umido, prodotto da Arovit,
garantito Peta UK.
CSJ: prodotto da Csjk9 Limited e in vendita su
ordinazione, garantito da Peta UK.
La
lista
successiva
comprende
aziende
totalmente cruelty-free,
che garantiscono una
totale estraneità ai test
su
animali
o
che
producono
cibo
vegetariano.
AMÌ:
crocchette
vegetariane per cani e
gatti.
YARRAH: produce sia cibi
carnivori che vegetariani
(questi ultimi solo per
cani),
crocchette
e
umido, e si trova nei negozi di alimentazione
naturale.
ROCKY:
biscotti, garantiti da dichiarazione
aziendale e prodotto da Industrie Salustrid Rocky
srl.
NATURAL LIFE PETFOOD: prodotto da Natural Life
Pet Products e garantito da Peta UK.
e aziende di seguito elencate non
commissionano test su animali e non ne
eseguono in laboratori di loro proprietà, ma di
norma utilizzano ingredienti testati su animali da
altre ditte.
AFFINITY PETCARE: per cani: Advance, Advance
Veterinary Diets, Ultima, Puppy Chow, Dog
Chow. per gatti: Advance, Advance Veterinary
Diets, Ultima, Cat Chow, Brekkies Excel Cat,
Special Care.
NB: anche PURINA produce Cat Chow e Dog
Chow: il nome è identico, ma gli alimenti sono
diversi e soprattutto PURINA finanzia la
vivisezione. Quindi, attenzione al produttore!
AROVIT (garantiti Peta UK): Bau (c/o Esselunga),
Bull (c/o Conad), Fufi (c/o Conad), Miao (c/o
Esselunga), Ronnie (c/o Coop), Winner
98
Puoi trovare su Internet (vedi oltre) liste
complete ed aggiornate delle aziende
che producono senza fare test su animali
e viceversa
siti web
http://www.animalicomenoi.it/, Movimento Animalista
http://www.dirittianimali.org/ associazione ADDA per la difesa dei diritti degli animali
http://www.mclink.it/assoc/lida/ LIDA, lega italiana per i diritti degli animali
www.oltrelaspecie.org, Associazione antispecista
www.infolav.org, Lega Anti Vivisezione
www.novivisezione.org sito contro la vivisezione e gli esperimenti su animali
www.consumoconsapevole.org portale per il consumatore rispettoso della vita animale
www.promiseland.it , sito vegan
www.vegetariani.it/, AVI, Ass. Vegetariani Italiani
www.oipaitalia.com, ONG Protezione Animali
http://italy.peacelink.org/mappa/topic_42.html, diritti degli animali
www.agireora.org/pellicce, contro le pellicce animali
www.ilmiogattonline.com, sito dedicato ai gatti
www.flashnet.it/vegetalia, scarpe vegetariane
www.csjk9.com, alimentazione per cani
www.aminews.net/, alimentazione naturale per gli animali
www.antba.com/prodotti.htm , alimentazione naturale per gli animali
e a Piacenza...
Comune di Piacenza (Uff. Tutela Animali), 0523/492605
Comune di Piacenza (Uff. Anagrafe Canina), 0523/492530
Lav, Lega Anti Vivisezione, via Calzolai 28 – 29100 PIACENZA. Tel. 0523/332666 – LAV
sede nazionale: via Sommacampagna 29 – 00185 ROMA, [email protected],
www.infolav.org
LEAL, Lega antivivisezione lombarda, sede di Piacenza, tel. 0523/481174
LIPU, via Molineria S. Giovanni 13, Piacenza; tel. 0523/385820
Lega Nazionale per la difesa del cane, Agazzano, tel. 0523/976135
Associazione L’Arca di Noè, c/o Avv. Silvia Felice, via S. Franca 41, 29100 – PIACENZA. Tel.
0523/305241, email [email protected]
Vivere felici, c/o Petronilla Moriggio, Pianello (PC), tel. 349-8396182
Animali Felici Onlus, via Colombo 88, 29100 – PIACENZA, [email protected],
http://utenti.lycos.it/animalifelici
Gruppo Gli Amici del Cane, c/o Domenico Piroli, tel. 0523/943940
Mondo Gatto, via Calzolai 38, tel. 347/7645445
Micioamico, www.micioamico.it, c/o Tobias Bar, corso Vitt. Emanuele II, 146/a Piacenza
Da leggere...
A. De Paola: Guida ai prodotti non testati su animali, ed. Cosmopolis, 2001
T. Regan, Gabbie vuote, Sonda Ed. 2005
T. Regan, I diritti animali, Garzanti 1990
T. Regan, P. Singer, "Diritti animali, obblighi umani"; Ed. Gruppo Abele
Arrigoni A., "I diritti degli animali, verso una civiltà senza sangue”; Ed. Cosmopolis
P. Singer (a cura di), “In difesa degli animali"; Ed. Lucarini
P. Croce, "Vivisezione o scienza"; Ed. Calderini - Edagricole
99
animali
L’ECOGUIDA DI VISPO!
L’ECOGUIDA DI VISPO!
animali
Ancora da leggere....
M. Coreggia: Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori 2000.
Clifton Leaf: Why we’re losing the war on cancer. Fortune, March 2004
J. Alcock: Etologia, ed. Zanichelli, 1992
S. Apuzzo: Animali a(r)mati, Millelire
J. Bachstein (a cura di): Cuore di Gatto, ed. Baldini e Castoldi, 1999
E. Barbero, A. Cattelan, A. Sagramora: La Cucina Etica, ed. Sonda, 2003
L. Battaglia, I diritti degli animali e progresso sociale in Quaderni di Bioetica, ed.
Macro, 1995
L. Battaglia: Etica e diritti degli animali, Laterza, 1999
S. Castiglione (a cura di): I diritti degli animali - Prospettive bioetiche e
giuridiche, ed. Il Mulino, 1985.
S. Cagno: Quando l’uomo si crede Dio, Alberto Perdisa Editore, 2000
S. Cagno: Gli animali e la ricerca, ed. Riuniti, 2002
G. Ditadi (a cura di): Etica, biodiversità, biotecnologie, emergenze
ambientali, LAV-EAR, 2002
G. Durrell: La mia famiglia e altri animali, ed. Adelphi, 1993
P. Galloni: Il cervo e il lupo, ed. Laterza, 1993
O. Li Rosi, M. Montemagno: Mondofarmaco, ed. FCE, 1998
D.E. Lorenz: L’uomo inventò il cane, ed. Adelphi, 1983
D. Mainardi: Del cane, del gatto e di altri animali, ed. Mondadori
A. Mannucci: La città degli animali, ed. Guerini e Associati, 1990
A. Mannucci: Il nostro animale quotidiano, ed. Il Saggiatore, 1997
R. Marchesini: Animali di città, ed. Macro, 1998
R. Marchesini (a cura di): Zooantropologia, animali e umani: analisi di un
rapporto, ed. Red, 1999
E. Moriconi: La città degli uomini e degli altri animali, Ed. Cosmopolis, 2000
E. Moriconi: Le fabbriche degli animali, Ed. Cosmopolis, 2001
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l`ecoguida di vispo!