L’ecoguida di VISPO! 100 consigli utili per uno stile di vita capace di futuro Progetto VISPO! Amministrazione Provinciale di Piacenza OPS - Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo Con il cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio 3 Questa Ecoguida è stata realizzata dalla Amministrazione Provinciale di Piacenza con il cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, grazie innanzitutto alla collaborazione del Comune di Venezia, Direzione Centrale Ambiente e Sicurezza del Territorio, che ha messo liberamente a disposizione i preziosi materiali con cui ha prodotto la propria guida “CAMBIERESTI?”. www.cambieresti.net I testi sono stati tratti dalla guida “CAMBIERESTI?”, integrati e adattati alla realtà piacentina da P. Lega. I disegni sono degli studenti delle classi 3° Sp. Grafica del Liceo Art. “Cassinari” di Piacenza: Simone Allegri, Giulia Barelli, Melea Bianchini, Francesca Boninsegni, Filippo Bulla, Alessia Castelli, Valentina Corbelli, Eleonora Covini, Ilaria Fittavolini, Giulia Iozzia, Simona Mazzocchi, Chiara Podestà, Sara Politi, Cecilia Ricchetti, Francesco Rizzi, Melissa Signaroldi, Susanna Vaga, Fabio Amani, Matteo Bacchetta, Daniele Bertino, Claudia Bricchi, Greta Bussandri, Katia Dainese, Camilla Dallavalle, Veronica Guerrini, Camilla Orlandi, Silvia Pinto, Monica Pozzoli, Cristina Soncin, Gaia Subacchi, Stefano Tosi, Flavio Villa, Elena Zerilli, integrati da P. Lega. Adattamento, integrazione e impaginazione a cura di P. Lega. Foto di copertina: Paesaggio da Gazzola (PC), © Servizio Turismo, Provincia di Piacenza Amministrazione Provinciale di Piacenza Area Programmazione, Infrastrutture e Ambiente Servizio Pianificazione Territoriale e Ambientale OPS – Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo via Garibaldi 50, 29100 – PIACENZA. tel. 0523/795369-795257 Stampato presso Punto Grafico, Piacenza Su carta riciclata. Marzo 2006 4 Sommario Presentazione Ringraziamenti Energia Acqua Rifiuti Parità Mobilità Consumo Alimentazione Turismo Finanza Animali p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. p. 5 7 8 9 27 32 42 53 61 71 87 91 94 6 Presentazione Questa Ecoguida è stata pensata a supporto delle famiglie e dei cittadini che hanno deciso di aderire al Progetto VISPO! (Vivere Sostenibilmente è Possibile!), promosso dalla Amministrazione Provinciale di Piacenza tramite il proprio Osservatorio Provinciale sulla Sostenibilità dello Sviluppo (OPS), con il cofinanziamento del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, e con la collaborazione e il partenariato di numerosi Enti, Associazioni ed Aziende. Da dove nasce VISPO ? E’ ormai patrimonio comune la convinzione che il modello di sviluppo su cui è impostata la nostra società non può avere un futuro, non può essere sostenibile a lungo: i consumi energetici hanno avuto una tale accelerazione in Occidente che le riserve mondiali di petrolio e metano hanno oggi una autonomia di poche decine di anni, per di più in uno scenario in cui grandi economie emergenti (Cina, India…) rivendicano giustamente il medesimo diritto di attingervi; questa situazione è già all’origine di buona parte dei conflitti armati che si sono sviluppati in questi anni e che sono destinati ad estendersi e ad intensificarsi nel prossimo futuro: ma sono decine le altre guerre “dimenticate” che insanguinano attualmente il pianeta e che hanno all’origine la lotta per il dominio di risorse materiali sempre più scarse e quindi sempre più preziose (oro, diamanti, minerali, acqua, coltan, ecc.). La distruzione delle fonti energetiche fossili è altresì all’origine del veloce aumento dell’effetto serra e dei conseguenti cambiamenti climatici globali, dai quali il Protocollo di Kyoto, appena entrato in vigore, sembra già insufficiente a porre un riparo. Questo è poi un modello di sviluppo che ha prodotto il più esteso e intenso livello di inquinamento che il pianeta abbia mai visto: inquinamento dell’aria, dell’acqua, delle falde, dei terreni, dei mari; che sta producendo una quantità di rifiuti che non è in grado di metabolizzare, e che sceglie di bruciare, aggravando l’inquinamento e l’effetto serra; che alimenta le disuguaglianze e la povertà, che sovrapproduce generi alimentari nei paesi ricchi e fa morire di fame milioni di bambini nei paesi poveri, che da un lato sviluppa incredibili successi tecnologici e dall’altro lascia espandere malattie curabili o prevenibili come Aids, malaria, tubercolosi. E come ormai ognuno sa, l’elenco può allungarsi all’infinito: distruzione delle risorse ittiche, perdita della biodiversità, desertificazione, eccetera. Insomma, questo modello di sviluppo non è più sostenibile, occorre agire, e rapidamente, per riportarlo sulla strada della tutela dell’ambiente e del diritto alla vita per tutti gli esseri viventi presenti oggi sul pianeta e che ci seguiranno nel prossimo e lontano futuro. VISPO! ha come obiettivo la promozione di comportamenti e stili di vita sostenibili tra i cittadini e le famiglie, in tutti i campi dell’esperienza quotidiana, dalla tutela delle risorse non rinnovabili al rispetto per l’ambiente e la natura, alla riduzione dell’inquinamento, alla difesa dei diritti e allo sviluppo della cooperazione e della solidarietà. Il progetto nasce dalla convinzione che l’azione politica ed istituzionale, pur indispensabile per orientare l’evoluzione della nostra società verso la soddisfazione dei bisogni collettivi e il miglioramento della qualità della vita di tutti, rischia di essere inefficace se non trova un appoggio nei comportamenti individuali. Ognuno di noi ha infatti un ruolo assolutamente essenziale, anche se spesso inconsapevole, nel sostenere e legittimare il sistema economico e sociale in cui viviamo: ogni volta che entriamo in un negozio o in un supermercato ed acquistiamo un prodotto, noi facciamo una scelta, diamo il nostro voto; ogni volta che attiviamo l’interruttore della luce, apriamo il rubinetto dell’acqua, accendiamo il gas, avviamo l’automobile, gettiamo nel cassonetto un sacchetto di rifiuti,... noi facciamo una scelta, diamo il nostro voto. La nostra banale esperienza quotidiana è fatta in realtà di mille scelte ripetute, anche se spesso inconsapevolmente, che legittimano lo stile di vita dominante, il suo modello di consumo, il suo sistema di relazioni economiche e sociali. Governanti e amministratori locali devono operare le scelte giuste, con coraggio, guardando non solo all’interesse immediato dei propri elettori, ma anche al benessere delle generazioni future e dell’ambiente che dovrà ospitarle; ma anche ognuno di noi, ogni cittadino ha un compito essenziale, che va ben oltre il voto che sceglie di dare ai propri rappresentanti ogni 5 anni: ha il compito di scegliere ogni giorno un modo di vivere che tuteli l’ambiente, la vita e i diritti di tutti, a partire dai piccoli gesti e dai comportamenti quotidiani, adottando uno stile di vita che non sia il 7 banale risultato delle mille blandizie cui ci sottopone l’economia consumistica, ma una vera anticipazione della qualità della vita che desidereremmo per i nostri figli e nipoti. Ed ecco dunque questa Ecoguida, una raccolta di osservazioni e di suggerimenti pratici, anche calati nella realtà piacentina, perché ognuno faccia la propria parte, senza deleghe né attese. Nessuno è più spettatore, tutti siamo protagonisti! Ci scusiamo infine in anticipo con i lettori per le innumerevoli mancanze e inesattezze che ritroveranno inevitabilmente in questa Ecoguida: errata corrige, osservazioni, integrazioni e suggerimenti sono assolutamente graditi ed utili per le prossime edizioni! Ringraziamenti. Per la realizzazione di questa Ecoguida si ringrazia in particolare il Comune di Venezia, Direzione Centrale Ambiente e Sicurezza del Territorio, che ha concesso la possibilità di utilizzare liberamente i materiali della propria guida “CAMBIERESTI?”. Si ringrazia il nodo di Piacenza della Rete di Lilliput per le preziose informazioni raccolte nella Guida “Piacenza, le trame di un tessuto sostenibile” (Ed. Vicolo del Pavone, 2002), che sono state ampiamente utilizzate in questa Ecoguida. Si ringraziano gli studenti e gli insegnanti del Liceo Artistico Cassinari di Piacenza che hanno prodotto le illustrazioni, le varie Associazioni di volontariato piacentine che hanno fornito, direttamente o indirettamente, la propria consulenza, i Partner e i Collaboratori del progetto VISPO! (il cui elenco si sta allungando sempre più), che hanno reso concretamente possibile questo eccezionale esperimento: • i Partner del Progetto VISPO!: Comuni di Piacenza, Fiorenzuola, Castel S. Giovanni, S. Giorgio, Rivergaro, Borgonovo, Calendasco; ARPA, ENIA, TEMPI Agenzia, ENEL SI concessionari di Piacenza, Fiorenzuola, Carpaneto, COOP Eridana, COOP Consumatori NordEst, SMA, Natura Sì, Piacenza 74. • i Collaboratori del Progetto VISPO!: Adiconsum, Alì 2000 Onlus, Ass. Ambiente e Lavoro, Ass. Animali Felici Onlus, Ass. Bambino Cardiopatico, Ass. Priscilla, Banca del Tempo e dei Saperi, Banca Etica circoscrizione di Piacenza, Casasana Coop, CEA Area Padana, Città delle Donne Telefono Rosa, CIUAA, Consorzio Bio Valtrebbia, Consorzio Bio Piace, CTS, Direzione Didattica 8° Circolo, ENAIP, Federconsumatori, Il Pane Quotidiano, La Pecora Nera, Liceo Artistico Cassinari, Legambiente Circolo di Piacenza, Lumen, Pappamondo Alimenti Biologici, Rete Lilliput, Smart Club, Terra di Babele, Università Cattolica del Sacro Cuore Ogni riferimento al Progetto VISPO! (Vivere Sostenibilmente è Possibile!) è consultabile dal sito www.provincia.pc.it/ops/ email: [email protected] 8 Energia PRODUZIONE ENERGETICA ED EFFETTO SERRA climatologi hanno opinioni diverse rispetto alle previsioni temporali, ma tutti concordano nel dire che gli effetti di un aumento anche di 1-2 gradi avrà pesantissimi effetti per l’ecosistema terrestre: aumento del livello dei mari con l 90% del fabbisogno energetico mondiale conseguenti inondazioni; scioglimento dei viene attualmente coperto dall’utilizzo di ghiacci perenni, aumento della combustibili fossili (petrolio, carbone, gas desertificazione; perdita di terreni coltivabili; naturali): bruciare queste sostanze per produrre aumento di eventi atmosferici distruttivi; energia significa immettere estinzione di specie animali e nell’atmosfera quantità enormi di L’etichetta energetica: vegetali. anidride carbonica (CO2), uno dei Come affrontare il problema? gas maggiormente responsabili Considerato che più della metà dell’effetto serra. Altri gas serra dell’energia che produciamo viene sono: metano, protossido di persa, sprecata o usata azoto (le cui emissioni sono impropriamente, la prima cosa da legate soprattutto alle pratiche fare è quella di cominciare ad agricole e zootecniche intensive), utilizzare gli strumenti di cui già i clorofluorocarburi (gas usati per oggi disponiamo per ridurre gli la refrigerazione o come sprechi. Le grandi scelte propellenti spray), il vapore strategiche vanno certamente fatte acqueo. a livello politico, ma nel nostro Per misurare insieme emissioni di piccolo, in casa, a scuola, in ufficio, gas serra diversi si utilizza l’unità possiamo fare molto già solo di misura eCO2 (leggi CO2 mettendo in pratica piccoli equivalente). Una tonnellata di accorgimenti quotidiani. protossido di azoto, ad esempio, Guadagneremo così sulle bollette, A=bassi consumi equivale a 310 tonnellate di ma anche in salute e tutela G=alti consumi eCO2. Le emissioni annue di CO2 dell’ambiente. equivalente per abitante nella I provincia di Piacenza sono di circa 12.4 ton (anno 2000) per un ammontare totale nella provincia di circa 3.3 milioni di ton. all’anno. Le emissioni dovute al consumo di combustibili per trasporti e al consumo di elettricità sono aumentate nel decennio del 10-12%, e quelle dovute ai consumi civili (riscaldamento, usi domestici, ecc.) addirittura del 17%. La particolarità dei gas serra è quella di essere trasparente ai raggi solari, ma allo stesso tempo di trattenere il calore (sotto forma di raggi infrarossi) nella parte bassa dell’atmosfera, determinando in questo modo un aumento della temperatura media sulla superficie terrestre. I RISPARMIARE ENERGIA IN CASA parliamo di ‘energia domestica’ Q uando intendiamo quella che si utilizza nelle case, cioè la somma dell’energia utilizzata per il riscaldamento e la cucina e per la corrente elettrica. L’energia domestica assorbe il 18% del fabbisogno energetico nazionale ed è responsabile del 27% delle emissioni inquinanti. Con alcuni semplici accorgimenti si può risparmiare fino al 50% dell’energia domestica che consumiamo. 9 energia L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! energia L’EFFETTO SERRA Quando la radiazione solare attraversa l’atmosfera terrestre viene in parte assorbita e in parte riflessa. La frazione di radiazione restante che giunge al suolo viene assorbita, trasformandosi in calore e provocando il riscaldamento della superficie terrestre. A sua volta la Terra irradia energia termica nello spazio, sotto forma di radiazioni infrarosse. Una parte di questa energia è assorbita dalle molecole di vapore acqueo e Anidride Carbonica (CO2) presenti nell’atmosfera, che intrappolano, come i vetri di una serra, il calore proveniente dal sole. La presenza di questi gas, detti appunto gas serra, garantisce un equilibrio termico tale da consentire la vita nel nostro pianeta. Senza questo ‘effetto serra naturale’, infatti, la Terra avrebbe una temperatura media di circa 30°C inferiore a quella attuale, che è di 15°C. La quantità di Anidride Carbonica ottimale, ovvero quella che permette di regolare il naturale effetto serra del pianeta, è garantita dalla presenza di piante verdi, attraverso la fotosintesi clorofilliana, e dal processo di assorbimento di CO2 da parte degli oceani. L’aumento di Anidride Carbonica nell’atmosfera, causato essenzialmente dall’utilizzo dei combustibili fossili (petrolio, metano, carbone) e dalla deforestazione incontrollata, provoca un graduale aumento dell’effetto serra con conseguente riscaldamento del pianeta e possibili mutamenti del clima. Gli effetti più importanti dovuti al surriscaldamento dell’atmosfera terrestre sono l’instabilità climatica (mutamento dei regimi climatici, aumento degli eventi estremi), la desertificazione, lo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento del livello del mare. Oltre all’Anidride Carbonica esistono altri gas serra (il metano, il protossido di azoto, i clorofluorocarburi e gli halons) che non sono direttamente imputabili alla produzione di energia, ma dipendono ad altre attività umane, quali la produzione industriale, la zootecnia intensiva, la produzione agricola e lo smaltimento dei rifiuti. Gli elettrodomestici Nelle nostre case ci sono molti elettrodomestici e ognuno di questi consuma energia. E’ quindi importante leggere l'etichetta energetica al momento della scelta d'acquisto e preferire quelli a minore consumo (Classe A, A+): questi hanno un costo (non sempre) più elevato degli altri ma, nel tempo, ci faranno risparmiare, per cui ammortizzeremo la maggior spesa ogni volta che li useremo. Va posta attenzione inoltre sulla scelta degli elettrodomestici: quelli robusti e riparabili durano più a lungo e si evita così una parte dei costi per il loro smaltimento. Su questo ultimo punto, è buona norma informarsi sulla disponibilità a ritirare l'usato da parte del negozio presso il quale si acquista il nuovo. Con le attenzioni generali di cui abbiamo accennato e quelle che seguono, specifiche per la manutenzione e l'utilizzo di ogni apparecchiatura, possiamo ridurre dal 30% al 50% il consumo di energia elettrica domestica. I LA LAVATRICE n Italia le lavatrici consumano il 25% dell’energia elettrica impiegata per usi domestici, e ogni anno producono emissioni inquinanti pari a 7 milioni di tonnellate di CO2, 65.000 tonnellate di anidride solforosa (SO2), 20.000 tonnellate di ossidi di azoto (NOx). al momento dell’acquisto... è preferibile scegliere modelli ad alta efficienza (es. con sistema di lavaggio a pioggia, o con riutilizzo dell’acqua di lavaggio), che impiegano meno acqua e quindi anche meno energia per scaldarla (dal 30 all’80% in meno) e meno detersivo; 10 accertarsi che l’apparecchio abbia il marchio IMQ di qualità o un altro marchio europeo di garanzia; maggiore risparmio è ottenibile con i modelli a doppio ingresso, che dispongono dell’allacciamento sia per l’acqua fredda che per quella calda. Questi apparecchi non hanno necessità di riscaldare l’acqua attraverso boiler interno, e dunque consumano molta meno energia: una lavatrice a doppio ingresso è circa 10 volte più efficiente di una in classe A (consumo 0,15 kWh per lavaggio); prima dell’acquisto verificare che il filtro sia facile da pulire, vi sia un programma economizzatore o a mezzo carico, e un termostato regolabile; tenere inoltre presente che i modelli “lava e asciuga” sono comodi ma consumano molta energia; ove possibile, dotarsi di servizi collettivi di lavanderia. 50 lavatrici piccole sono meno efficienti e hanno costi di gestione molto maggiori di 5 lavatrici grandi. Lavatrice: valutazione dei costi di energia elettrica per un anno di consumo medio (costo di un kWh: € 0,18) Classe A B C D E F G e, nell’utilizzo… evitare il prelavaggio ove i capi non risultino eccessivamente sporchi; avviare la lavatrice solo a pieno carico (o ricorrere, in alternativa, al tasto economy, tenendo comunque presene che mezzo carico non equivale a mezzo consumo); diminuire la quantità di detersivo rispetto a quanto consigliato dalle case produttrici; collegare ove possibile un tubo dell’acqua calda alla lavatrice, riducendo così del 20% i consumi di elettricità e detersivi; lavare il più possibile a bassa o media temperatura (30° - 60° C); limitare l’uso dell’asciugatrice o del ciclo di asciugatura della lavatrice ai casi indispensabili: il sole è gratis e non inquina; preferire il lavaggio nelle ore serali o notturne, quando le centrali vengono impiegate di meno e possono erogare senza sovraccarichi di potenza. LA LAVASTOVIGLIE U na lavastoviglie consuma in media 20-30g di detersivo, e 1,5-2 kWh, in un ciclo di lavaggio a 65°C, provocando l’emissione di circa 1 kg di CO2. In Italia i consumi energetici delle lavastoviglie rappresentano il 5% dei consumi di energia elettrica per uso domestico. Consumo kWh/anno Costo energia elettrica/anno (€) inferiore a 247 inferiore a 44.5 247-299 44.5 - 53.8 299-351 53.8 - 63.2 351-403 63.2 - 72.5 403-455 72.5 - 81.9 455-507 81.9 - 91.3 superiore a 507 oltre 91.3 per una corretta manutenzione... pulire frequentemente il filtro e le vaschette del detersivo; utilizzare prodotti anticalcare (meglio il bicarbonato di sodio) o dispositivi per ‘addolcire’ le acque più dure che richiedono un’elevata quantità di detersivo e costose manutenzioni della lavatrice. al momento dell’acquisto… scegliere modelli ad alta efficienza (es. con sistema di lavaggio a pioggia, e riutilizzo dell’acqua di lavaggio): a parità di prestazioni, una lavastoviglie ad alta efficienza impiega meno acqua e quindi anche meno energia per scaldarla; accertarsi che l’apparecchio abbia il marchio IMQ di qualità o un altro marchio europeo di garanzia: ad esempio il marchio ecolabel indica un consumo massimo per stoviglia di 0,25 kWh e 1.85 litri di acqua, garantendo la massima efficienza nel lavaggio e nel risciacquo; evitare i modelli “lava e asciuga”: comodi ma divoratori di energia; 11 energia L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! energia preferire macchine con tasto BIO per il funzionamento con detersivi privi di fosforo (che è molto inquinante); verificare che il filtro sia facile da pulire, vi sia un programma economizzatore o a mezzo carico, e un termostato regolabile. per una corretta manutenzione... pulire frequentemente il filtro; assicurarsi che i forellini dei bracci rotanti non siano ostruiti; mettere regolarmente il sale nell’apposito contenitore affinché l’impianto di decalcificazione rimanga efficiente. e nell’utilizzo… azionare solo a pieno carico; evitare il ciclo intensivo a massima temperatura che comporta consumi eccessivi (l’80% dell’energia viene impiegata da queste macchine per scaldare l’acqua); Lavastoviglie: valutazione dei costi di energia elettrica per un anno di consumo (considerando 220 lavaggi annui per un carico di 12 coperti e un costo per un kWh di € 0,18 ) Classe A B C D E F G IL FRIGORIFERO elettrodomestici I l frigorifero è l’unico elettrodomestico a dover rimanere acceso giorno e notte: è perciò quello che consuma più di tutti gli altri. Inoltre la maggior parte dei frigoriferi contiene, nei circuiti di raffreddamento, gas responsabili dell’assottigliamento della fascia di ozono atmosferico (Cfc, Hcfc) o gas serra (Hcf). al momento dell’acquisto… l’apparecchio deve avere il marchio IMQ di qualità o un altro marchio europeo di garanzia; preferire i “greenfreeze” che non contengono Cfc, Hcfc, Hfc: i costi di esercizio sono inferiori di quelli normali; scegliere la capacità e le caratteristiche tecniche del frigorifero in base alle reali esigenze del nucleo familiare: 100-150 litri per una persona; 220-280 litri per due persone; 300 litri e oltre per più di quattro persone. per una corretta manutenzione... Consumi medi annui e costi relativi per un frigocongelatore di 300 litri: 200 per cibi freschi, 100 per cibi congelati (costo 1 kWh: 0,18 €) Consumo kWh/anno Costo energia elettrica/anno (€) inferiore a 232 inferiore a 41.8 232-276 41.8 - 49.7 276-319 49.7 - 57.4 319-363 57.4 - 65.3 363-407 65.3 - 73.3 407-450 73.3 - 81 superiore a 450 oltre 81 Classe adottare il ciclo economico o rapido a temperatura più bassa (50°C massimo); rinunciare all’asciugatura con aria calda: è sufficiente aprire lo sportello e lasciare che le stoviglie si asciughino da sole, si risparmierà il 45% di energia elettrica su un ciclo completo; non accostare la lavastoviglie al frigorifero. 12 A B C D E F G Consumo kWh/anno Costo energia elettrica/anno (€) inferiore a 344 inferiore a 61.9 344-468 61.9-84.2 469-563 84.2-101.3 563-625 101.3-112.5 625-688 112.5-123.8 688-781 123.8-140.6 superiore a oltre 140.6 781 situare il frigorifero lontano dalle fonti di calore (fornelli, termosifoni, lavastoviglie) e ad almeno 10 cm dalla parete per assicurare la ventilazione della serpentina; pulire periodicamente la serpentina posta sul retro dell’apparecchio: l’accumulo di polvere fa aumentare i consumi perché non consente un buon raffreddamento; controllare periodicamente le guarnizioni di gomma delle porte (un metodo semplice è quello del foglietto di carta: se il foglietto di carta non rimane incastrato quando si chiude la porta significa che le guarnizioni sono da sostituire); sbrinare il freezer quando lo strato di ghiaccio supera i 5 millimetri, altrimenti i consumi aumentano anche oltre il 30%; lavare il frigorifero staccando preventivamente la spina. quanto consuma in media un forno elettrico in base alla grandezza e alla classe energetica di appartenenza? forno piccolo (volume 12-35 litri) e nell’utilizzo… aprire lo sportello poche volte al giorno per un tempo il più breve possibile; regolare il termostato a seconda della temperatura dell’ambiente e secondo le indicazioni del costruttore: una temperatura troppo bassa (sotto i 3°C) fa aumentare i consumi anche del 10-15% senza migliorare la conservazione dei cibi non introdurre alimenti caldi o liquidi scoperti che contribuiscono a formare ghiaccio sulle pareti; posizionare gli alimenti secondo le esigenze di conservazione: la zona più fredda è quella in basso; evitare di riempire eccessivamente il frigorifero, e lasciare comunque un po’ di spazio a ridosso delle pareti per permettere la circolazione interna dell’aria. Consumo kWh/anno A B C D E F G inferiore a 60 60-80 80-100 100-120 120-140 140-160 superiore a 160 Costo energia elettrica (€) 10.8 10.8-14.4 14.4-18 18-21.6 21.6-25.2 25.2-28.8 oltre 28.8 forno medio (35-60 litri) Classe Consumo kWh/anno A inferiore a 80 B C D E F G 80-100 100-120 120-140 140-160 160-180 superiore a 180 Costo energia elettrica (€) inferiore a 14.4 14.4-18 18-21.6 21.6-25.2 25.2-28.8 28.8-32.4 oltre 32.4 forno grande (oltre 65 litri) IL FORNO al momento dell’acquisto… preferire l’alimentazione a gas piuttosto che elettrica (le attuali tecnologie garantiscono sicurezza e ottime prestazioni di cottura, unitamente ad un notevole risparmio energetico); se si opta per il forno elettrico, scegliere quelli a più alta efficienza (classe A); possibilmente scegliere i modelli auto-ventilati che permettono un riscaldamento più veloce e uniforme Classe Classe Consumo kWh/anno A inferiore a 100 B C D E F G 100-120 120-140 140-160 160-180 180-200 superiore a 200 Costo energia elettrica (€) inferiore a 18 18-21.6 21.6-25.2 25.2-28.8 28.8-32.4 32.4-36 oltre 36 e nell’utilizzo… sfruttare il forno usando tutti i ripiani; evitare di aprirlo durante la cottura; spegnere un po’ prima della fine della cottura lasciando i cibi all’interno. 13 energia L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! energia I IL CONDIZIONATORE limitare l’immagazzinamento di calore durante le ore più calde, ad esempio abbassando le tapparelle; favorire il raffrescamento della casa tenendo aperte le finestre alla sera e favorendo la circolazione dell’aria; utilizzare preferibilmente ventilatori o deumidificatori in alternativa ai condizionatori. condizionatori sono assai energivori e dannosi per la salute; i seguenti consigli sono rivolti a chi soffre particolarmente il caldo e pensa di non poterne fare a meno. consumo energetico di un condizionatore da 5.7 kw, raffreddato ad aria, modello split, per 500 ore all’anno Classe Consumo kWh/anno A inferiore 891 B C D E F G 891-950 950-1018 1018-1096 1096-1188 1188-1295 superiore a 1295 IL FERRO DA STIRO Costo energia elettrica (€) inferiore a 160.3 160.3-171 171-183.2 183.2-197.3 197.3-213.8 213.8-233.2 oltre 233.2 al momento dell’acquisto… fermati un momento: proprio non potresti sostituirlo con una bella ventola a soffitto che consuma 1/10 (!) di elettricità, l’accendi solo quando sei presente, non ti sottopone a stress termici quando entri o esci, può essere utile anche d’inverno (rimescola l’aria ed aumenta il rendimento del riscaldamento) ? se proprio non riesci a farne a meno, preferisci condizionatori ad alta efficienza energetica (classe A); costano di più ma consumano di meno. Esistono due etichette energetiche (tipo 1 e 2) a seconda che la macchina abbia solo la funzione di raffreddamento o anche quella di riscaldamento. per una corretta manutenzione... pulire periodicamente i filtri, dove spesso si accumulano polvere, batteri e altre sostanze dannose per la salute. e nell’utilizzo… non impostare una temperatura troppo differente da quella esterna: è nocivo per la salute e altamente dispendioso dal punto di vista energetico; non azionare il condizionatore tenendo aperte porte o finestre; al momento dell’acquisto... verificare la presenza del marchio di sicurezza CE o di qualità IMQ; orientarsi verso i ferri da stiro più leggeri; una potenza di 1200 Watt è più che sufficiente per l’uso domestico; preferire i ferri a vapore con dispositivo anticalcare. per la manutenzione e l’uso… pulire periodicamente la piastra per non sporcare i tessuti e far scivolare meglio il ferro; regolare il termostato alla temperatura adatta al tipo tessuto elettrodomestici GLI APPARECCHI ELETTRONICI I n generale gli apparecchi elettronici vengono sostituiti con una frequenza di molto superiore rispetto agli elettrodomestici; la velocità di sostituzione dipende dalla qualità dei prodotti ma anche dalle “mode”. Può essere evitato il consumismo tecnologico razionalizzando l’acquisto in relazione alle effettive esigenze, privilegiando i ricambi e l’uso di componenti da riciclare. I IL TELEVISORE l televisore è uno degli apparecchi elettronici che consuma di più, soprattutto per il fatto che rimane acceso per molte ore al giorno. Qualche volta si potrebbe risparmiare dedicandosi alla lettura, o all’ascolto di musica. Anche per la TV vale il suggerimento successivo sullo stand-by! 14 GLI APPARECCHI A BATTERIE R adio e registratori portatili, orologi, macchine fotografiche, telefonini, torce, ecc. anche se funzionanti con il collegamento diretto alla rete elettrica, si utilizzano spesso con l’alimentazione a batterie. Queste ultime, anche nei modelli più efficienti, costituiscono un rifiuto pericoloso assai problematico da smaltire. Va ricordato quindi che: laddove ci sia la disponibilità, l’alimentazione tramite rete elettrica è preferibile; le batterie ricaricabili durano molto di più e il loro costo viene ammortizzato in poco tempo; le microbatterie a bottone non sono disponibili in versione ricaricabile: a parità di prestazioni, preferire prodotti alimentati a batterie al litio; le batterie alcaline e al litio garantiscono migliori prestazioni; vanno tolte le batterie dagli apparecchi che non si utilizzano di frequente; è di fondamentale importanza smaltire le pile negli appositi contenitori; ci sono articoli che non necessitano di batterie (es. le torce che si caricano meccanicamente o le calcolatrici e gli orologi ad energia solare). A IL COMPUTER nche il computer è un apparecchio che rimane acceso per molte ore al giorno; per risparmiare energia elettrica quando si usa il computer è consigliabile: abilitare la modalità “risparmio”; usare programmi che anneriscono lo schermo; spegnere almeno il monitor, per pause che superano i 10 minuti; spegnere il computer non appena possibile. È falsa l’idea che l’accensione e lo spegnimento ripetuti danneggino la macchina. I LO STAND-BY sistemi stand-by dei registratori, le spie rosse dei sistemi di allarme o del televisore spento, ecc…, sono responsabili di un vero e proprio spreco energetico. Ad esempio per far girare un compact disk occorrono 15 Watt, ma se ne consumano 11 solo per tenere acceso il lettore; i decoder satellitari consumano 22 Watt quando la televisione è in funzione e 14 quando il sistema è a riposo. Negli Stati Uniti, l’equivalente di 1 milione di euro di energia elettrica viene sprecato ogni anno a causa di questi sistemi in dotazione a molte attrezzature domestiche. Evitare dunque di lasciare gli apparecchi in stand-by spegnendo l’interruttore principale o staccando la spina, staccare inoltre i carica batterie o gli alimentatori quando non in funzione (se li toccate, sono caldi! stanno consumando!). Molto funzionali sono le prese multiple, o “ciabatte”, dotate di interruttore generale salva energia. elettrodomestici L L’ILLUMINAZIONE ’illuminazione domestica costituisce il 13.5% del consumo totale di energia elettrica nel settore residenziale, per un totale di più di 7 miliardi di kWh all’anno. Per produrre un miliardo di kWh con combustibili fossili si producono fino a 800.000 tonnellate di anidride carbonica. al momento dell’acquisto… valutare attentamente: quale ambiente è da illuminare; quali attività si svolgono in questo ambiente; per quante ore, in media, rimarrà accesa la lampada. Per scegliere il sistema di illuminazione adeguato alle nostre esigenze è importante sapere che: l’efficienza luminosa è data dal rapporto tra Lumen (l’unità di misura del flusso luminoso) e Watt assorbiti; le tradizionali lampade ad incandescenza, nonostante la buona resa cromatica (la loro luce non sfalsa i colori) hanno scarsa efficienza luminosa (circa 12 Lumen per Watt assorbito) e una durata media molto bassa (circa 1000 ore); inoltre, con l’invecchiamento, queste lampade perdono progressivamente efficienza luminosa a causa dell’opacizzazione dell’ampolla e del consumo del filamento. le lampade alogene hanno una durata di vita media di circa 2000 ore, un’efficienza luminosa superiore a quelle normali (circa 22 Lumen/Watt), emettono una luce più “bianca” mantenendo una resa cromatica ottima; e, a parità di potenza consumano meno di quelle a incandescenza standard; 15 energia L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! energia le lampade fluorescenti tubolari (cosiddetti tubi al neon) hanno un’elevata efficienza luminosa (90 Lumen/Watt), consumano l’80% in meno rispetto alle lampade a incandescenza; hanno durata di 10.000 ore; sono disponibili con diverse tonalità luminose; tuttavia presentano dei problemi di sfarfallio nel flusso luminoso; l’accensione non è immediata; con l’invecchiamento si anneriscono le estremità del tubo; inoltre hanno dimensioni notevoli. le lampade tubolari fluorescenti ad alta frequenza hanno un efficienza luminosa di circa 100 Lumen/Watt, durata di 12.000 ore, consentono un risparmio energetico di circa il 25% rispetto alle fluorescenti tubolari normali e non presentano difetti (annerimento, sfarfallio, accensione ritardata); mantengono dimensioni notevoli anche se più contenute rispetto a quelle tradizionali. le lampade fluorescenti compatte con o senza integrazione elettronica hanno il pregio di avere dimensioni molto ridotte e tonalità di luce molto simili a quelle delle lampade ad incandescenza. L’efficienza luminosa è di 5070 Lumen/Watt, mentre la durata è di circa 10.000 ore. Alcune versioni di queste lampade possono sostituire direttamente quelle ad incandescenza (nel caso di rete a 220 volt). Il dispositivo elettronico è indicato per gli impieghi che richiedono accensione istantanea e ripetuta. Le lampade fluorescenti compatte sono in generale adatte nelle situazioni di funzionamento prolungato e senza accensioni troppo frequenti (non superiori a 10 volte in 24 ore). Hanno un costo molto più elevato rispetto alle lampade a incandescenza normali, ma i bassi consumi rendono ammortizzabile l’investimento in breve tempo. per la manutenzione e l’uso… la luce naturale è la migliore; è opportuno tenere in considerazione questo aspetto nella fase di scelta dell’abitazione e nella fase di arredamento; non necessariamente il miglioramento dell’illuminazione significa dover aumentare la potenza delle lampadine. Molto più utile è la 16 razionalizzazione della quantità, qualità, e distribuzione delle sorgenti luminose in relazione alle reali necessità. Generalmente a livello domestico è preferibile creare una luce soffusa in tutto l’ambiente e installare fonti luminose più intense nelle zone in cui si svolgono particolari attività (es. lettura, cucina, ecc…). E’ importante inoltre che le luci non abbaglino; tinteggiare le pareti con colori chiari: il bianco riflette l’80% della luce; tenere pulite le lampadine: la polvere riduce la loro efficienza luminosa (fino al 15% in meno); l’illuminazione con lampada da terra o da parete è migliore perché non crea zone d’ombra e fornisce una luce diffusa; nella zona pranzo è meglio utilizzare una luce sospesa, oppure una lampada curva da terra concentrata sul tavolo; per le scrivanie sono più adatte le lampade da tavolo orientabili; in cucina, oltre all’illuminazione generale, è preferibile prevedere luci dirette sui piani di lavoro e di cottura; le plafoniere a soffitto costituiscono la soluzione idonea per il bagno e per gli ambienti di transito; nei luoghi di servizio come scale, soffitti, cantine è facile dimenticare la luce accesa, è consigliabile per questi locali applicare un interruttore a tempo; usare le lampade al neon solo nei luoghi di lavoro o dove è richiesta un’illuminazione più chiara. in locali di passaggio o toilette, i normali interruttori possono essere sostituiti con sensori di presenza che accendono le lampade solo quando effettivamente necessario; in caso di locali senza luce diretta è possibile catturare la luce solare con dei dispositivi definiti “tubi solari”: si tratta di particolari tubi riflettenti con un’estremità fissata sul tetto o comunque su una parete rivolta all’esterno, e l’altra situata sul soffitto della stanza da illuminare. La spesa energetica è nulla, e l’investimento si recupera in poco tempo. L’ECOGUIDA DI VISPO! Efficienza (Lumen/Watt) a incandescenza a incandescenza alogene fluorescenti tubolari fluorescenti compatte tradizionali fluorescenti compatte elettroniche integrate 12-15 18-22 80-120 60 72 Durata media (ore) 1000 2000 10000-12000 10000 10000 Resa Cromatica (indice) 100 100 65-95 85 85 Tonalità °K 2000-3000 3000 2700-6500 2700-5000 2700-5000 Esempio di utilizzo: 2000 ore all’anno per 5 anni* Tipo en. lampade Costo lampade (€)** incandescenza 3x100 Watt Alogene 2x100 Watt fluorescenti compatte tradizionali 3x25 Watt fluorescenti compatte elettroniche 3x20 Watt Costo totale (€) 30 Costo energia elettrica (€) *** 540 50 30 54 360 135 108 410 165 162 Risparmio totale (€) **** 570 160 405 408 * illuminazione ambiente pari a 150 lux; ** costo lampade: incandescenza euro 1,00; alogene euro 5,00; fluorescenti compatte tradizionali euro 10,00; fluorescenti compatte elettroniche € 18,00; *** costo energia elettrica € 0,18 / kWh **** risparmio rispetto alla soluzione con lampade a incandescenza. Il riscaldamento L IL RISCALDAMENTO: COSTI DOMESTICI E COSTI AMBIENTALI ’energia consumata per il riscaldamento della casa e dell’acqua sanitaria costituisce il 70% dell’intero consumo energetico domestico (il 15% dei consumi energetici nazionali). Per una famiglia media questo si traduce in una spesa di circa 900 euro/anno, e nella emissione in atmosfera di 5-6 tonnellate di anidride carbonica (CO2). I consigli pratici e gli accorgimenti tecnici sotto indicati possono fare risparmiare fino a 380 euro/anno e fino a 3 tonnellate di CO2. Per abbattere i costi e l’inquinamento dovuti al riscaldamento domestico si può agire su più fronti: migliorare l’impianto di riscaldamento o rinnovarlo con sistemi più efficienti; migliorare l’isolamento dell’abitazione; utilizzare fonti energetiche rinnovabili; imparare ad usare in modo razionale il riscaldamento, l’acqua calda, il gas; effettuare la manutenzione annuale dell’impianto (verifica dei rendimenti e delle emissioni). I IL RISCALDAMENTO DELL’ABITAZIONE n generale ogni impianto di riscaldamento è costituito da 4 parti: 1. la caldaia che trasforma l’energia del combustibile in energia termica; 2. la rete di distribuzione dell’acqua o 17 energia Tipo di Lampade L’ECOGUIDA DI VISPO! energia dell’aria calda; 3. i termosifoni, che trasferiscono l’energia termica all’ambiente interno; 4. i sistemi di regolazione (valvole, termostati, ecc…). Gli impianti termici si distinguono perciò in varie categorie a seconda del tipo di elementi di cui sono costituiti. Vediamo quali sono le soluzioni tecniche più diffuse per quanto riguarda gli elementi che costituiscono un impianto, e quali sono i vantaggi e gli svantaggi per ciascuna di esse. in fase di progettazione o di ristrutturazione degli edifici; sistema “ipocausto” a parete: è adatto per case indipendenti, consiste in un’unica grande stufa o in un locale adibito a fornace, che, situato nella parte interrata della casa, scalda l’aria convogliandola attraverso condotte che passano nelle pareti della casa. Consente un notevole risparmio energetico e una buona qualità dell’aria. tipologie e caratteristiche dei sistemi di distribuzione e di diffusione del calore IL RISCALDAMENTO: COSTI DOMESTICI E COSTI AMBIENTALI sistema a termosifoni: è il più diffuso ma il meno conveniente dal punto di vista del rendimento; l’aria emessa dal radiatore sale infatti nella parte alta della stanza dove la temperatura può raggiungere i 35°C, mentre a livello del pavimento scende a 15°C. I locali si scaldano in modo discontinuo e le pareti rimangono fredde. L’aria calda secca, crea insani movimenti di polveri e secchezza alle vie respiratorie; sistema a battiscopa: l’acqua scorre in un tubo di rame situato alla base delle pareti e contenuto in un corpo radiante composto da tante lamelle; in questo modo l’aria fredda che entra dal basso si riscalda velocemente a contatto con il tubo e si distribuisce uniformemente verso il soffitto. I muri si scaldano lentamente trasformandosi anche essi in una fonte radiante. Rispetto al sistema tradizionale a termosifoni può raggiungere un risparmio energetico del 20%; sistema a pareti riscaldanti o a pavimento: l’acqua scorre a bassa temperatura (30-40 °C) in tubi sottili di rame posti all’interno dei muri perimetrali. Il sistema centrale scalda la parete a una temperatura di circa 50°C; il calore viene rilasciato poi lentamente e uniformemente dalle pareti, anche dopo che il riscaldamento è stato spento. Esiste una variante ancora più efficiente che prevede l’installazione dei tubi a livello del pavimento; ovviamente queste soluzioni sono economicamente praticabili solo riscaldamento I sistemi di regolazione permettono di regolare la durata di funzionamento nell’arco della giornata, e di differenziare il livello della temperatura nei diversi locali a seconda delle esigenze, consentendo così un minore spreco energetico. Secondo dati correnti si calcola che per ogni grado di temperatura interna all'abitazione si potrà spendere o risparmiare circa il 7% in più o in meno, quindi una regolazione corretta della temperatura potrà far risparmiare sul costo della bolletta. Tipo di caldaia caldaie standard caldaie ad alta efficienza caldaie a gas a condensazione Potenza utile kW (kcal/h) 20 (17200) 20 (17200) 20 (17200) Rendim. a potenza nominale % Marchio 86.6 * 92 ** 105 **** TIPOLOGIE E CARATTERISTICHE DEI SISTEMI DI REGOLAZIONE Valvola meccanica: ne sono dotati tutti i termosifoni tradizionali; permette la chiusura dei radiatori non utilizzati, ma non la regolazione 18 della temperatura. Data la loro scomodità spesso non vengono chiuse nemmeno nei locali non frequentati. Valvola termostatica: questo tipo di valvole è dotato di un sensore che, in base alla temperatura dell’ambiente, e in relazione alla temperatura di comfort prescelta, aumenta o diminuisce l’afflusso di acqua calda al radiatore. L’uso di valvole termostatiche consente un risparmio energetico fino al 20%. Il costo complessivo di installazione è di circa 26 € per radiatori già predisposti al montaggio, mentre si aggira intorno ai 62 euro nel caso in cui sia necessario sostituire l’intera valvola. Termostato: è un sistema integrativo rispetto ai precedenti e ha la funzione di accendere o spegnere automaticamente la caldaia quando viene raggiunta la temperatura desiderata. Ancora più efficienti sono i cronotermostati che regolano l’accensione della caldaia in base sia alla temperatura che agli orari prefissati. Impianti centralizzati/autonomi: negli ultimi venti anni si è verificata piuttosto diffusamente la conversione da impianti centralizzati a impianti autonomi, soprattutto a causa dalla scarsa efficienza dei primi. In realtà, i nuovi impianti centralizzati sono molto migliorati: con il sistema di controllo integrato è possibile non solo misurare i consumi effettivi dei singoli alloggi, ma anche regolare a piacimento la distribuzione del calore e gli orari di utilizzo. Rispetto alle caldaie autonome, gli impianti centralizzati hanno un maggiore rendimento e i costi di investimento possono essere ripartiti tra tutti i condomini. Per un appartamento con 8-10 radiatori in un immobile di 20 alloggi il costo di conversione all’impianto centralizzato si aggira intorno ai 1.500-1.800 euro. A nche per le caldaie come per gli elettrodomestici esiste una classificazione in base al rendimento energetico dell’apparecchio: l’indicazione è fornita in base al numero di stelle (* = bassa efficienza, ****= alta efficienza). TIPOLOGIE E CARATTERISTICHE DELLE CALDAIE Caldaia tradizionale a gas: è composta da un bruciatore, una camera di combustione ed una serie di tubi in cui i fumi caldi prodotti dalla combustione scaldano il fluido termovettore (generalmente acqua) che circola nell’impianto di riscaldamento e/o l’acqua calda sanitaria. Il calore ceduto è circa l’80% dell’energia trasportata. Caldaia ad alta efficienza: sostanzialmente adotta un sistema analogo a quello delle caldaie tradizionali ma utilizzando una migliore tecnologia consente rispetto a queste ultime di migliorare il rendimento. Caldaie a condensazione: hanno un sistema che permette il recupero dell’energia residua contenuta nei fumi in uscita, energia che altrimenti verrebbe dispersa nell’ambiente: il recupero avviene attraverso un processo di condensazione del vapore acqueo contenuto nei fumi. In questo modo un ulteriore 12% del calore dei prodotti della combustione viene trasferito nuovamente al fluido vettore, abbassando così la temperatura dei fumi in uscita da 100° a 80° gradi circa. Rispetto ad una caldaia standard, una ad alta efficienza o a condensazione consente un risparmio variabile tra i 100 e i 300 € all’anno; il maggior costo delle caldaie più evolute può essere ammortizzato nell’arco di 2-7 anni, a seconda del fabbisogno termico dell’abitazione. L e caldaie si differenziano anche in base al tipo di combustibili che utilizzano : Caldaie a metano: è certamente il combustibile fossile più ecologico e conveniente; questo gas, infatti, viene estratto e veicolato direttamente alle abitazioni senza subire processi di trasformazione intermedia, non contiene zolfo, non dà luogo a polveri, e a parità di potere 19 energia L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! energia calorifico emette il 50% in meno di CO2 rispetto al gasolio e il 70% in meno rispetto all’olio combustibile. Inoltre ha un migliore rendimento, sporca meno il bruciatore e costa di meno. Caldaie a GPL: è una delle migliori alternative se la rete del metano non è nelle vicinanze dell’abitazione. Inquina molto meno del gasolio e costa poco più del metano. Apparecchi elettrici: le stufe e gli scaldabagno elettrici sono i sistemi di riscaldamento più energivori; a parità di calore emesso, il consumo di combustibile alla fonte è il più elevato, in quanto richiedono una doppia conversione dell’energia, da quella termica della centrale, a quella elettrica, e di nuovo a quella termica. Legna e cippato: negli ultimi tempi si osserva un forte ritorno alle stufe a legna. Le moderne tecnologie stanno rendendo questa soluzione assai competitiva in termini di rendimento, di costi, e anche dal punto di vista ecologico. Il legno è infatti una fonte energetica rinnovabile, disponibile localmente, ed ha un saldo di emissioni di CO2 quasi nullo (la combustione immette nell’atmosfera tanto biossido di carbonio quanto ne viene assorbito dalla pianta prima di essere abbattuta); da un punto di vista ecologico, ma anche dal punto di vista dell’efficienza energetica, la soluzione migliore è rappresentata dalle stufe a fiamma inversa che utilizzano pellet o chip, cioè scarti di lavorazione pressati. L’unico inconveniente per questo tipo di caldaie è la necessità di disporre di uno spazio sufficientemente ampio per lo stoccaggio della legna e per il posizionamento della stufa stessa. Pompa di calore: è una macchina in grado di trasferire calore da un ambiente a temperatura più bassa a uno a temperatura più alta; può fornire calore in inverno, e fresco in estate. Altissimo rendimento. Su edifici esistenti, l’installazione della pompa di calore richiede la totale ristrutturazione dell’impianto termico; inoltre non è conveniente se si usa solo con funzione di riscaldamento e per l’acqua calda. Sistemi solari passivi: sono sistemi che, compresi nella struttura edilizia, usano l’energia solare per il riscaldamento degli ambienti. Si possono predisporre in fase di progettazione o di ristrutturazione dell’edificio. Le finestre, soprattutto quelle rivolte verso il sud, sono sistemi ad assorbimento diretto dell’energia solare: i vetri fungono da collettori mentre i locali irraggiati fungono da accumulatori del calore captato. Il muro Trombe (dal nome del suo inventore francese): consiste nello sdoppiare la parete a sud di un edificio con una superficie vetrata, creando così un’intercapedine entro la quale viene catturato il calore dei raggi solari. L’aria fredda della stanza si riscalda circolando attraverso l’intercapedine; se il muro è costruito con materiali ad alta capacità termica, si può fare in modo che il muro stesso diventi un accumulatore di calore. Le serre sono costruzioni vetrate orientate a sud. Gli accumuli in questo caso possono essere i muri, il pavimento, grandi vasi e piante, un eventuale "serbatoio" di ghiaia, oppure una combinazione di questi. La circolazione dell'aria riscaldata nella serra all'interno dell'edificio può essere naturale o forzata. L MANUTENZIONE ED UTILIZZO CORRETTO DELL’IMPIANTO DI RISCALDAMENTO a manutenzione ordinaria della caldaia deve essere eseguita per legge ogni anno e il controllo dei fumi ogni due anni. Il rendimento della caldaia dipende dalla quantità di calore disperso, e questa dipende a sua volta dalle caratteristiche della caldaia e dal suo corretto mantenimento. controllare l’efficienza della caldaia, rimuovere incrostazioni, pulire le canne fumarie ogni 3-5 anni può portare a un 10% di minori consumi; far sfiatare periodicamente l’impianto a termosifoni: se rimane aria nel circuito, l’acqua non trasmetterà bene il calore; isolare le tubazioni che partono dalla caldaia nei tratti che attraversano locali non riscaldati; far controllare i fumi che escono dal camino; abituarsi a regolare il termostato su una temperatura via via più bassa; si può avere un 20 buon comfort anche con 17-18°C. Di notte sono sufficienti 16°C. Se ogni famiglia italiana abbassasse la temperatura media del riscaldamento per 24 ore di 2°C, si risparmierebbero 40.000 barili di petrolio al giorno. In ogni caso, per legge, la temperatura massima di regolazione non può superare i 20°C.; tenere spenti o al minimo i radiatori situati nelle stanze usate di rado e chiudere le porte; togliere qualsiasi schermatura ai termosifoni se si vuole evitare una riduzione della capacità termica; non aprire troppo a lungo le finestre nelle giornate più fredde; se fa troppo caldo, regolare il termostato su una temperatura più bassa piuttosto che tenere aperte le finestre; regolare le valvole termostatiche a seconda del tipo di ambiente da riscaldare e tenendo conto anche dei punti cardinali, delle parti raggiunte e riscaldate dai raggi solari, dei vani che potranno ottenere maggiori apporti calorici interni (come ad esempio la cucina); verificare i tubi che distribuiscono l'acqua calda prodotta dal generatore di calore; evitare di porre i tubi in modo tale che la dispersione del calore avvenga al di fuori dell'appartamento o in zone non riscaldate. I Isolamento esterno: è la soluzione più efficace per isolare l’edificio; è conveniente nel caso in cui siano previsti lavori di rifacimento delle facciate. Questo tipo di intervento richiede l’apporto tecnico di ditte esperte. Isolamento dall’interno: è un metodo non eccessivamente costoso che può essere realizzato anche con le proprie mani. Comporta una leggera riduzione dello spazio abitabile, la rimozione temporanea di prese e interruttori elettrici, dei radiatori. Isolamento nell’intercapedine: quando la parete ha un’intercapedine è possibile riempirla con materiale isolante (meglio se biocompatibile). È un intervento conveniente e economico in fase di costruzione della casa. Isolamento delle coperture: tra tutte le superfici esterne, il tetto è spesso quello che disperde più calore; isolarlo è relativamente poco costoso e di facile realizzazione. La convenienza aumenta quando si deve intervenire sulla copertura perché da rifare. Se la copertura non è mai stata isolata è consigliabile intervenire al più presto; lo stato dell’isolante deve poi essere controllato almeno una volta ogni 10 anni. L’ISOLAMENTO DELL’ABITAZIONE l corretto isolamento dell’edificio è un’operazione fondamentale per il risparmio energetico: circa l’80% del caldo o del freddo passa attraverso le pareti, il tetto, i solai, il rimanente 20% attraverso spifferi incontrollati. Con un buon isolamento si può risparmiare anche il 40% di combustibile usato per riscaldare la casa a partire già dal primo anno. isolamento delle pareti esterne L’isolamento dei muri può essere realizzato dall’interno, dall’esterno o nell’intercapedine. Tutti questi sistemi presentano dei vantaggi: la scelta dell’intervento da adottare dipende poi dallo stato di degrado dell’edificio e dalle risorse economiche disponibili. 21 tecniche di isolamento del tetto, secondo il tipo di copertura: copertura piana: l’intervento su copertura piana è molto delicato perché richiede una perfetta impermeabilizzazione, e una adeguata pavimentazione se la superficie è calpestabile; sottotetto non praticabile: conviene posare l’isolante sul pavimento del sottotetto; isolare la parte inclinata non è conveniente perché potrebbe comportare l’inutile riscaldamento del volume del sottotetto; sottotetto praticabile: se il locale è abitabile è meglio isolare la parte inclinata; se è adibito a magazzino isolare solo il pavimento; soffitto ultimo piano: si posa l’isolante dall’interno sul soffitto dei locali posti all’ultimo piano. Intervento di facile realizzazione. isolamento solai inferiori: i locali situati sopra porticati spesso perdono calore anche dal pavimento; lo stesso vale per le stanze poste sopra locali non riscaldati (es. cantine, energia L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! energia ISOLANTI TERMOACUSTICI principi : l’isolamento termico degli edifici contribuisce notevolmente al risparmio energetico, ma alla produzione e allo smaltimento dei materiali termoisolanti si collegano vari rischi ambientali. Pertanto si dovrebbero usare preferibilmente materiali d’origine vegetale, mentre quelli sintetici (EPS: polistirene espanso, XPS: polistirene estruso, PUR: poliuretano) vanno usati solo nel caso in cui non dovesse esistere un’altra soluzione. In questo caso sono da usare i materiali schiumati con CO2. materiali problematici isolanti termoacustici XPS, PUR schiume isolanti PUR materiali alternativi sughero naturale, fiocchi di cellulosa, perlite, vermiculite fibre di cocco o altre fibre vegetali pannelli in fibre di legno morbidi vetro cellulare, polistirolo espanso (EPS) schiumato con CO2 solo in casi eccezionali Impermeabilizzanti principi : ogni impermeabilizzazione impedisce il naturale scambio d’umidità tra aria ed elementi costruttivi e pertanto si dovrebbe procedere ai relativi interventi solo nel caso di effettiva necessità. Sono da utilizzare solo prodotti ed ausiliari (primer, detergenti) idrosolubili o a basso contenuto di solventi sintetici (< 2%). (Tratto da: U.Wienke, Manuale di bioedilizia, Tipografia Genio Civile, Roma, 2002) materiali problematici materiali alternativi manti, membrane impermeabilizzanti, barriere al vapore in PVC (polivinilcloruro). cartonfeltro bitumato, tele di PE (polietilene), carta oleata, carta kraft primer valutare la necessità, molti materiali impermeabilizzanti aderiscono anche senza primer trattamenti superficiali impermeabilizzanti guaine in PVC mastici sintetici applicare solo all’esterno (sintetici e bituminosi) carta oleata, teli di PE di riciclaggio all’esterno: mastici siliconici. all’interno: mastici a base di gomma naturale o mastici siliconici garage). Per evitare questo inconveniente è sufficiente isolare il soffitto dei solai inferiori o dei porticati. Per conseguire un effettivo risparmio energetico, ad ogni intervento d'isolamento dell’edificio deve corrispondere una nuova regolazione degli impianti di riscaldamento e dei sistemi di controllo della temperatura negli ambienti. In caso contrario si rischia di ridurre o vanificare i benefici energetici ed economici che l'intervento può comportare. Prima di realizzare interventi importanti e costosi, è opportuno calcolare l’effettivo risparmio energetico conseguibile. Quando si raggiunge una diminuzione del 15 – 20% del costo annuo del combustibile, allora anche investimenti significativi possono essere programmati con relativa tranquillità. controllo delle dispersioni dai serramenti I serramenti, ovvero porte e finestre che confinano con l'ambiente esterno o con ambienti non riscaldati (vano scala) sono gli elementi più sottili della struttura muraria. Nella stagione invernale una gran parte di calore esce dalla casa a causa della scarsa resistenza termica delle finestre, o attraverso il cassonetto, mentre l’aria fredda può entrare attraverso le fessure. È quindi importante migliorare la tenuta dei serramenti per risparmiare sul combustibile per il riscaldamento. Ma ciò non vuol dire sigillare la casa, perché altrimenti non si smaltiscono il pulviscolo e i gas nocivi emessi da ciò che sta all’interno; quindi bisogna sempre accertarsi che ci sia un ricambio d’aria adeguato. guarnizioni: le infiltrazioni dalle finestre provocano rinnovi di aria eccessivi, aumento dell’umidità interna, e conseguentemente perdita di calore. L’applicazione di guarnizioni 22 (in alluminio, gomma, o silicone) ai serramenti è facile, economica, e comporta un risparmio energetico immediato; doppi vetri: è importante munire le finestre di doppi vetri, meglio se vetrocamera. I doppi vetri non sono tutti uguali, ce ne sono di vari spessori, e i più efficienti dal punto di vista della resistenza termica hanno l'intercapedine riempita con gas. Per un’efficace barriera termica i due vetri dovranno essere a distanza di circa 20 mm; tendaggi pesanti: le finestre rimangono comunque una superficie disperdente, i tendaggi davanti alle finestre possono diminuire in modo consistente la quantità di calore perso; isolamento del cassonetto delle tapparelle avvolgibili: è uno dei punti di maggiore dispersione; laddove vi sia lo spazio sufficiente può essere applicato uno strato isolante di circa 2 cm. Isolando il cassonetto si risparmia dal 10 al 15% e la spesa si ammortizza in 2-4 anni; serramenti: se i serramenti sono vecchi e danneggiati è bene intervenire radicalmente. Si può aggiungere un secondo serramento davanti o dietro al vecchio, oppure sostituire il serramento con un altro già predisposto con doppi vetri. U elettrico non ben coibentato può comportare il consumo di 8 kWh. Gli scaldabagni elettrici possono consumare anche il 25% di tutta l’energia impiegata a livello domestico. acquistare e utilizzare lo scaldabagno se utilizziamo uno scaldabagno elettrico possiamo valutare seriamente l’opportunità di sostituirlo con apparecchi alimentati diversamente (metano o GPL); il sistema inoltre può essere integrato a un collettore solare che può coprire fino al 70% del fabbisogno di acqua calda in un anno; verifichiamo che il serbatoio dell’acqua sia ben coibentato; si risparmia fino al 7- 8%; facciamo eseguire la manutenzione ogni 23 anni; installiamo un timer per regolarne l’accensione; inseriamo un miscelatore in uscita dallo scaldabagno tarando la temperatura desiderata; regoliamo il termostato a 40°C in estate e a 50- 60°C al massimo in inverno: non ha senso fare arrivare acqua bollente e poi miscelarla con quella fredda. Ogni 5° in meno si risparmia l’8% di energia; ogni due mesi facciamo scorrere due litri di acqua calda attraverso la valvola alla base del serbatoio in modo da evitare depositi che riducono il rendimento; nel fare la doccia, riduciamo i tempi di utilizzo dell’acqua al minimo indispensabile e chiudiamo il rubinetto durante le fasi di insaponatura; MANUTENZIONE ED UTILIZZO CORRETTO DELL’IMPIANTO PER L’ACQUA CALDA na famiglia di quattro componenti arriva mediamente in un anno a consumare circa 100- 110 mila litri di acqua calda. Per portare 100 litri di acqua a 60°C (una doccia di dieci minuti) sono necessari 1 kWh se lo scaldabagno funziona a metano o Gpl, 5 kWh se lo scaldabagno è elettrico; uno scaldabagno fo I L’USO DELLE FONTI RINNOVABILI: L’ENERGIA SOLARE l Sole irradia costantemente il nostro pianeta con un flusso di energia pari circa a 15000 volte l’attuale consumo energetico mondiale. 23 energia L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! energia L’energia solare è gratuita e soprattutto non inquina, ma come per le altre fonti rinnovabili è poco sfruttata. In Italia solo il 2% del fabbisogno energetico nazionale viene colmato attraverso l’uso di energia dal Sole. I dispositivi che consentono FINANZIAMENTI IN CONTO ENERGIA PER I PANNELLI FOTOVOLTAICI. Con il DL 28/07/2005 (recentemente aggiornato con DM 06/02/2006), lo Stato concede finanziamenti in “conto energia” ai primi 360 MW fotovoltaici che saranno installati. L’energia elettrica prodotta dal privato verrà venduta al GRTN per 20 anni ad un prezzo circa triplo dell’attuale. Gli impianti si ripagano in circa 8-12 anni, con una rendita dell’investimento di circa il 10% all’anno. Tutte le informazioni presso il GRTN, http://www.grtn.it/ita/ di sfruttare l’energia contenuta nei raggi solari sono di diversi tipi: pannelli solari per la produzione di acqua calda; pannelli fotovoltaici per produrre elettricità; specchi concentratori per produrre calore ad alta temperatura da utilizzare in centrali elettriche, specchi concentratori ad uso domestico (cucine solari). Pannelli solari: gli impianti solari termici consistono in un pannello (collettore) per la produzione di acqua calda da installare sul tetto, di un serbatoio di accumulo dell’acqua calda, e di una pompa per la circolazione dell’acqua stessa. L’energia “catturata” dal collettore scalda l’acqua che poi può essere utilizzata per usi sanitari, o anche per il riscaldamento della casa (se funzionante a bassa temperatura: sotto pavimento, a battiscopa, ecc.). Generalmente l’impianto solare termico è in grado di soddisfare il 70- 80% del fabbisogno annuo di acqua calda, per la quota rimanente si ricorre generalmente ad una integrazione attraverso impianti tradizionali opportunamente dimensionati. Un collettore solare da 2kWh, sufficiente per una famiglia media, nell’arco della sua vita efficace (30 anni) consente di risparmiare 10.000 kg di olio combustibile e 28 tonnellate di CO2. Un kit per 4-6 persone, considerati incentivi e detrazioni, viene a costare circa 2.500-3.000 € (da cui va sottratta la detrazione Irpef del 36%); la spesa viene ammortizzata al massimo in 7 anni. Gli impianti che prevedono il serbatoio di accumulo sul tetto sono più semplici e a minor manutenzione (sono a circolazione naturale e non richiedono una pompa), ma hanno bisogno di maggiore portanza del tetto. Alcune ditte mettono a disposizione materiali e istruzioni per costruire e montare i pannelli con il fai da te. I pannelli richiedono una manutenzione quasi nulla. Pannelli fotovoltaici: i pannelli fotovoltaici convertono direttamente l’energia luminosa dei raggi solari in energia elettrica senza l’uso di alcun combustibile. Il sistema si basa su celle di materiale semiconduttore (es. silicio arricchito) che sono in grado di produrre elettricità se esposti alla radiazione luminosa (luce diretta o luce diffusa). Gli impianti sono modulari, e quindi è possibile dimensionare l’impianto stesso a seconda della potenza desiderata. A parità di moduli, la potenza varia anche in base alla latitudine del sito di installazione, alla stagione, all’ora del giorno, e alle condizioni climatiche. Anche i pannelli fotovoltaici hanno una vita tecnica di oltre 20 anni e non richiedono particolari interventi di manutenzione. Una volta installati i pannelli, l’elettricità prodotta viene scambiata con la rete elettrica attraverso uno speciale contatore (costo 60 € all’anno); il distributore a cui si è allacciati sconta dalla bolletta l’equivalente di energia eccedente immessa in rete dall’impianto. Il distributore non paga le eccedenze, ma è semplicemente tenuto a registrare il credito per l’anno successivo. 24 Attualmente i pannelli necessari a produrre 1 Kw di potenza occupano circa 8 mq e, per un piccolo impianto domestico, possono costare attorno ai 7000 €; conseguentemente un impianto domestico da 2-3 Kw richiede 16-24 mq di superficie libera sul tetto o al suolo, e può costare circa 14000-21000 €. Con un impianto da 1 Kw, alla nostra latitudine, con inclinazione e orientamento ottimale e in assenza di ombre, si possono produrre circa 1150 Kwh di energia elettrica all’anno. Il costo di manutenzione dell’impianto è quasi trascurabile e viene valutato nell’1% annuo del valore dell’investimento. La durata dell’impianto viene assicurata per 20 anni, ma i pannelli (che sono la componente più costosa) possono durare anche per 25-30 anni, per cui, trascorso il tempo di ammortamento (812 anni con le tariffe incentivanti del “conto energia”), negli anni successivi l’impianto produce anche un guadagno economico netto. I pannelli fotovoltaici sono disponibili anche in versioni di ridotte dimensioni, adatti alla ricarica di batterie per cellulari, computer portatili, lampade, ecc… LE CUCINE SOLARI l modello standard di cucina solare consiste in una scatola di legno o cartone, foderata di alluminio e dotata di coperchio a specchio ad orientazione variabile. Una versione più “tecnologica” prevede una parabola di alluminio (smontabile, a spicchi), nel cui centro (fuoco) è riposto un ripiano. La cucina solare concentra i raggi su una pentola scura di coccio o di metallo: in una due ore è possibile cucinare riso, verdure, lenticchie, o altri cibi in modo sano, ecologico, originale. I modelli a parabola nelle condizioni ottimali possono raggiungere i 200°C. Il gusto ne guadagna notevolmente; unico limite è nella frittura dei cibi. Lo sviluppo di questa tecnologia risulterebbe di grande importanza per le popolazioni del Sud del Mondo. I I L’ENERGIA GEOTERMICA sistemi geotermici si basano sul recupero del calore proveniente dal nucleo della Terra. Esiste infatti un gradiente termico mano a mano che si scende in profondità al di sotto della superficie terrestre: mediamente la temperatura aumenta di 2,5-3 °C ogni 100m. Attualmente sono disponibili impianti geotermici anche di piccole dimensioni adatti a singole abitazioni. Se dopo una prima analisi di fattibilità si riscontrano condizioni geologiche e di temperatura favorevoli, viene effettuato uno scavo di dimensioni molto ridotte fino a 100m di profondità, successivamente viene calata all’interno una sonda geotermica collegata in superficie con una pompa di calore. La sonda geotermica trasferisce calore alla pompa attraverso un fluido. La pompa di calore può essere usata in estate in modo inverso, cioè come impianto di condizionamento dell’abitazione: il calore sottratto può essere utilizzato per scaldare l’acqua sanitaria, mentre quello in eccesso viene scaricato a terra. Gli impianti geotermici sono estremamente vantaggiosi perché: non comportano alcuna emissione inquinante in atmosfera, garantiscono un risparmio del 60% rispetto ad un impianto a metano e del 65-70% rispetto ad uno a gasolio, non necessitano dell’installazione di caldaie o serbatoi, non sono necessari rifornimenti periodici e manutenzioni. L’unico costo, oltre all’installazione, è quello dell’elettricità per il trasferimento del calore geotermico, che è comunque molto ridotto (2-2,5 kW di elettricità per produrre 10 kW termici, vale a dire circa 0,34 €). 25 energia L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! energia siti web http://www.grtn.it/ita/ sito del GRTN, Gestore della Rete elettrica www.enea.it sito dell’ENEA www.fire-italia.it Federazione Italiana per l’uso razionale dell’energia www.ambienteitalia.it Istituto di ricerche www.wwf.it sito del WWF, ha un tema ambientale dedicato all’energia http://www.renergysociale.it/index.php opportunità economiche dalle fonti rinnovabili www.legambiente.it associazione Legambiente www.greenpeace.it Sito di Greenpeace, diverse sezioni sull’energia www.amicidellaterra.it Associazione Friend of Hearth, diverse sezioni su energia www.climatealliance.it Alleanza per il clima – sezione italiana http://62.152.100.92/e-gazette/, notiziario ambientale e a Piacenza… ENEL SI, Concessionario di Piacenza, Largo Erfurt 10, tel. 0523/593813 ENEL SI, Concessionario di Fiorenzuola, via Bressani 83, tel. 0523/981679 ENEL SI, Concessionario di Carpaneto, Via Rossi 63, tel. 0523/850630 ENEL GAS Servizio Clienti, tel. 800998998 ENIA Spa, http://www.eniaspa.it/, tel. Rel. Esterne: 0523/549910 TESA Spa, http://www.tesa.piacenza.it/ ENERGETICA, Loc. Pizzofreddo 14, 27047 S. Maria della Versa (PV), [email protected] Ambiente e Lavoro, via Amaldi 5, PC. www.amblav.it Legambiente, Circ. di Piacenza, Largo Matteotti 7, PC, [email protected] pubblicazioni M. Pallante: Un futuro senza luce?, Editori Riuniti, Roma, 2004. K. E. Lotz: La casa bioecologica, ed. AAM Terra Nuova, Borgo S.Lorenzo (FI), 1991. ENEA: opuscoli delle collane Sviluppo Sostenibile e Risparmio Energetico M. Correggia: Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori, 2000. P.P. Grande – A. Masulli: Energia verde per un paese rinnovabile, Franco Muzzio Editore, 2003. G. Korn: Uso razionale dell’energia nella casa, Franco Muzzio Editore, 2003. G. Dancey – P. Mazza: Clima tempestoso. 101 soluzioni per ridurre l’effetto serra, Franco Muzzio Editore, 2003. Quaderni del Rospo: Risparmiare energia in casa, Provincia di Bologna – Assessorato Ambiente, 2003. N. Chambers – C. Simmons – M. Wackernagel: Manuale delle impronte ecologiche, Ed.Ambiente, 2002 M. Wackernagel – W. E. Rees: Come ridurre l'impatto dell'uomo sulla terra, Edizioni Ambiente, 2004 Vari volumi della collana Energie Alternative a cura del CAST (Centro per un appropriato sviluppo tecnologico), editrice Il Rostro. 26 Acqua UN PROBLEMA DI SCARSITÀ, DI DISTRIBUZIONE E DI SPRECO L ’acqua è una risorsa rinnovabile, ma lo sfruttamento incontrollato, l’aumento del fabbisogno legato all’incremento demografico, e l’inquinamento la rendono quantitativamente e qualitativamente sempre più scarsa. A questo si aggiunga il fatto che la distribuzione di acqua dolce sul pianeta è assai irregolare: ci sono zone soggette a perenni siccità, come i deserti, e zone molto piovose, o comunque ricche d’acqua, ma altrettanto inospitali. Anche i cambiamenti climatici dovuti all’effetto serra potrebbero indurre, nel prossimo futuro, grossi problemi di distribuzione dell’acqua: estensione del processo di desertificazione a zone attualmente fertili e aumento del rischio alluvioni in altre, sono fenomeni ampiamente previsti dai climatologi. Secondo l’UNESCO dal 1950 al 1995 la disponibilità di acqua dolce pro capite è diminuita da 17.000 a 7.500 m3. La quota pro capite di acqua non è però uguale per tutti: ciò non dipende tanto da fattori geografici quanto piuttosto dallo sviluppo delle tecnologie, dalla ricchezza e dalle condizioni sociali dei diversi Paesi. Nei paesi in via di sviluppo vive la maggior parte della popolazione che non ha accesso all’acqua potabile (1,4 miliardi di persone), indipendentemente dal fatto che questi paesi siano per natura ricchi d’acqua. In Brasile, ad esempio, il cui territorio dispone dell’11% delle riserve di acqua dolce mondiali, 55 milioni di persone non hanno accesso all’acqua. L’88% dell’acqua complessivamente disponibile sulla terra è consumata dall’11% della popolazione mondiale, residente nei paesi più ricchi. Per 2 miliardi di persone la disponibilità è di soli 2 litri al giorno. La scarsità e l’iniqua distribuzione di questa risorsa ha già generato e genera tuttora diversi conflitti. Ciò è tanto più preoccupante se si pensa che tra qualche decennio la domanda mondiale di acqua supererà la disponibilità di acqua dolce e due terzi della popolazione mondiale si troverà in condizioni di grave carenza idrica. La prospettiva è ancora più critica in relazione al fatto che, in tutto il mondo, è diventata molto forte la pressione in favore della mercificazione e della privatizzazione dell’acqua. L’effetto più visibile di questo processo è l’aumento generalizzato dei prezzi del servizio idrico e la comparsa di fenomeni di corruzione; inoltre le multinazionali che gestiscono i servizi idrici sono spesso proprietarie delle industrie di imbottigliamento dell’acqua minerale. L’acqua, come l’aria che respiriamo, è una sostanza necessaria alla vita e come tale deve essere considerata patrimonio comune di tutta l’umanità, un diritto di tutti e non una merce. Una risorsa alla quale tutti devono poter accedere in eguale misura. Per quanto riguarda l’Italia, con 10 miliardi di m3 di acqua all’anno, il nostro paese si colloca al primo posto in Europa per i consumi idrici domestici. Ciononostante, il 35% della popolazione italiana (più di 20 milioni di abitanti) non gode di un servizio di distribuzione idrica sufficiente e regolare. Le cause sono da rintracciare sostanzialmente, più che nella scarsità delle precipitazioni, nello sfruttamento sconsiderato delle falde acquifere 27 acqua L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! acqua esistenti, nella quantità di acqua inquinata, nella mancata manutenzione degli acquedotti, con perdite che superano il 30% dell’acqua trasportata. L’utilizzo improprio di suoli e risorse ha poi modificato profondamente il ciclo idrogeologico delle aree urbane, dando origine a catastrofi ambientali legate all’acqua e al depauperamento delle falde acquifere. Il risultato di queste alterazioni è generalmente l’aumento in volume e velocità delle acque di scorrimento, che si traduce in piene disastrose dei corsi d’acqua anche a fronte di precipitazioni di modesta entità. L’acqua diventa dunque ogni giorno più preziosa, e avere acqua di buona qualità è sempre più problematico: noi tutti dovremmo imparare a ridurre al minimo sprechi e consumi, senza dimenticare, ad ogni modo, che solo il 20% dell’acqua potabile è consumata per usi civili, mentre il 60% è sfruttato dall’agricoltura e il 20% dall’industria. O gni italiano consuma in media, per le sole necessità domestiche, circa 210 litri di acqua al giorno, l’equivalente di due vasche da bagno piene. Di questi, solo 2 litri vengono usati per dissetarci, mentre il 50% va a finire nello sciacquone del bagno, il 30% in lavastoviglie e lavatrici e poi ancora nelle docce, nel lavaggio di verdure e utensili vari. Sprechiamo, inoltre, circa 18 litri d'acqua al giorno semplicemente facendola scorrere dai rubinetti per avere l’acqua più calda o più fredda. I PRIMO: NON SPRECARLA consumi domestici di acqua si possono ridurre anche del 50% senza per questo rinunciare al benessere: ecco alcuni suggerimenti. accorgimenti quotidiani educhiamo noi stessi e i bambini a non sprecare l’acqua; 28 chiudiamo il rubinetto dell'acqua mentre ci laviamo i denti, ci facciamo la barba, o ci insaponiamo sotto la doccia; facciamo la doccia piuttosto che il bagno: useremo così circa 50 litri d’acqua anziché 100; laviamo i piatti mettendoli a bagno in una bacinella, chiudendo il rubinetto ogni volta che si interrompe il risciacquo; l’acqua della pastasciutta è ottima per sgrassare! ATTENZIONE ALL’ACQUA NASCOSTA!!! La lavorazione industriale richiede spesso l’utilizzo di acqua: in molti casi quest’acqua, fortemente inquinata, viene poi scaricata senza essere sottoposta a trattamenti di depurazione. Sono indicate qui di seguito alcune quantità standard di acqua “nascosta”, cioè necessaria al ciclo di produzione di alcune merci. Per risparmiare acqua “nascosta”, in generale, si devono evitare i prodotti usa e getta, quelli non necessari, quelli che hanno scarsa durata. Molto importante in questo senso è anche il risparmio energetico: l’industria elettrica è infatti tra le maggiori consumatrici di acqua per il raffreddamento degli impianti. Prodotto una bistecca 1 kg patate 1 kg carta bianca 1 kg carta ecologica 1 lattina di alluminio Acqua 'nascosta' (litri) 1000 20 44 1.5 6 utilizziamo la lavastoviglie e la lavatrice solo a pieno carico: il consumo di acqua è lo stesso che si ha a carico semivuoto, e risparmieremo 8.000 litri di acqua ogni anno (oltre che parecchi kilowattora); laviamo le verdure lasciandole a mollo nell’acqua e sciacquandole poi velocemente: una famiglia di tre persone arriva così a risparmiare 4500 litri/anno; utilizziamo l’acqua in cui sono state lavate le verdure, o raccogliamo l’acqua piovana, per annaffiare i fiori e l’orto; annaffiamo il giardino con parsimonia e sempre verso sera: quando il sole è calato, l’acqua evapora più lentamente e non viene sprecata ma assorbita dalla terra; laviamo l’auto di rado e con il secchio invece che con la pompa. accorgimenti tecnici un rubinetto eroga da 10 a 20 litri al minuto; per risparmiare il 50% dell’acqua mantenendone la stessa forza, basta applicare un economico riduttore di flusso; per verificare se vi siano perdite da rubinetti o tubature si può leggere il contatore la sera prima di andare a dormire e la mattina appena ci si sveglia; fare riparare i rubinetti o il water che gocciolano; da un rubinetto che perde una goccia ogni due secondi fuoriescono quasi 6000 litri di acqua all’anno; esistono in commercio sciacquoni a doppio pulsante, ma può essere modificato anche quello già installato agendo sull’asticella del galleggiante interna al serbatoio; con scarichi inferiori a 10 litri per volta si risparmieranno fino a 25.000 litri di acqua potabile all’anno; è possibile raccogliere l'acqua piovana per usi secondari, non potabili. Se si dispone di un giardino, si può predisporre un serbatoio di accumulo (dimensionamento: 4lt/giorno per m2 per circa 60 giorni/anno); nei giardini domestici evitare pavimentazioni impermeabilizzanti. S produrre e da smaltire, oltre che inquinante per l’ambiente. Il costo per lo smaltimento di una bottiglia in PET è di circa 10 centesimi (contro i 2,5 di una bottiglia in vetro). Si viene a creare così una situazione paradossale per cui gli enti locali hanno una spesa per lo smaltimento delle bottiglie di acqua minerale di molto superiore a quanto incassano con le concessioni al prelevamento dalle fonti. Tre buoni motivi per bere acqua del rubinetto piuttosto che acqua minerale: SECONDO: BERE SANO E SOSTENIBILE econdo varie indagini gli italiani sono al primo posto nel mondo per consumo di acqua minerale (mediamente 140 litri a testa in un anno!!!); solo il 40% dei cittadini afferma di usare acqua del rubinetto per bere. Questo significa una spesa media annua di circa 250 € per le famiglie, e un mercato da 2600 milioni di € per l’industria dell’acqua minerale in mano a poche multinazionali. Inoltre, più dell’80% delle bottiglie contenenti acqua minerale è in PET: un materiale costoso da 29 molto spesso l’acqua del rubinetto proviene dalle stesse sorgenti sfruttate dalle aziende dell’acqua minerale, ma costa dalle 500 alle 1000 volte in meno. QUANTO COSTA UNA BOTTIGLIA? La produzione di un chilogrammo di PET richiede 17,5 litri di acqua e rilascia in atmosfera 40 grammi di idrocarburi, 25 grammi di ossidi di zolfo, 18 grammi di monossido di carbonio e 2,3 chilogrammi di anidride carbonica. Poiché una bottiglia in PET da 1,5 litri pesa 35 grammi, con un chilo di PET si fanno 30 bottiglie. Pertanto, per trasportare 45 litri d'acqua se ne consuma quasi la metà. A conti fatti, tenendo conto di tutto il percorso che fanno sia la bottiglia che l’acqua in essa contenuta, si stima che una singola persona, che beva mediamente 1 litro di acqua al giorno, spende 180 euro ogni anno e fa bruciare almeno 8 litri di combustibili fossili. l’acqua dell’acquedotto offre maggiori garanzie per quanto riguarda qualità e sicurezza: i controlli hanno frequenza giornaliera (settimanale nei piccoli centri) e quando qualche valore risulta alterato scatta immediatamente la non potabilità. Le acque minerali possono avere concentrazioni di arsenico, cadmio, nitrati, piombo, idrocarburi aromatici policiclici, fluoro, pesticidi, molto superiori rispetto ai limiti vigenti per l’acqua degli acquedotti (ad esempio per l’arsenico il limite imposto per la potabilità è di 10 parti per microgrammo, in alcune acque minerali questo valore arriva alle 40-50 parti per microgrammo). Tali differenze sono possibili perché la minerale non è considerata dal acqua L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! acqua legislatore come acqua potabile ma come acqua terapeutica, quindi con caratteristiche chimico fisiche che ne consigliano un uso specifico; l’acqua del rubinetto ha un minore peso ecologico: non richiede infatti imballaggio e quindi non comporta la produzione di rifiuto; inoltre l’impatto ambientale dovuto al pompaggio fino alla nostra abitazione è sicuramente inferiore a quello causato dagli impianti di imbottigliamento e dal trasporto su gomma delle bottiglie. L TERZO: NON INQUINARLA ’inquinamento idrico è principalmente dovuto alle attività industriali, agli allevamenti e all’agricoltura convenzionale; anche gli usi domestici tuttavia danno il loro contributo, attraverso la quantità di detersivi e detergenti utilizzata da ciascuno di noi. Accorgimenti quotidiani ottimizzare l’uso dei prodotti per l’igiene e ridurre lavaggi e pulizie al necessario; utilizzare detersivi e igienizzanti ecologici; segnalare alle autorità competenti eventuali scarichi irregolari o altri abusi ambientali di cui si è conoscenza. Chi vive in un’area dove l’acqua non ha un buon gusto, è dichiarata non potabile o è troppo clorata, ha comunque un’alternativa alla bottiglia: la depurazione in casa. È necessario però individuare quale sia il difetto dell’acqua che sgorga dal rubinetto: se il problema è dato dai tubi vecchi e arrugginiti dell’edificio, si può munire il rubinetto di un filtro meccanico a rete; per quanto riguarda l’eccesso di cloro, è sufficiente lasciare riposare l’acqua in una 30 caraffa a bocca larga per qualche ora: il cloro dopo un po’ di tempo evapora. se invece le cause della cattiva qualità sono a monte, si possono usare delle cartucce filtranti: una miscela di carbone attivo e scambiatore di ioni. Queste riducono di molto la durezza carbonica dell’acqua, il cloro e alcuni metalli; sono invece inefficaci contro le sostanze inquinanti. A livello domestico non sono però molto pratiche poiché devono essere cambiate molto spesso; per l’eccesso di magnesio o calcio si può installare un impianto di addolcimento (per cui è necessaria la consulenza di tecnici esperti) un sistema risolutivo a largo spettro è il depuratore domestico a osmosi inversa. Questo dispositivo è costoso, ma efficace e duraturo; lo si può ammortizzare in due anni di acque minerali in bottiglia risparmiate. Il sistema a osmosi inversa elimina fino al 100% del contenuto organico (es. batteri), sostanze L’AGENZIA D’AMBITO PER I SERVIZI PUBBLICI DI PIACENZA L'Agenzia d'Ambito per i Servizi Pubblici di Piacenza è l'organismo di regolazione dei servizi pubblici locali di acquedotto, fognatura, depurazione e raccolta rifiuti urbani. Essa è costituita secondo le disposizioni contenute nella legge regionale n.25 del 6 settembre 1999 e s.m.i. Si tratta di un consorzio avente personalità giuridica di diritto pubblico e dotata di autonoma struttura organizzativa. ATO Piacenza: Tel. 0523/318052 www.atopiacenza.it pirogene, diossine, insetticidi, e fino al 95% di materiale inorganico. Si installa sotto il lavello, ma richiede un’attenta manutenzione. Per chi vuole proprio la minerale chi proprio non può fare a meno dell’acqua imbottigliata (per il gusto, per problemi di salute, per convinzione, ecc…), segua almeno i seguenti accorgimenti: leggere sull’etichetta il limite di conservazione; scegliere possibilmente un’acqua della propria zona e non una che proviene da molto lontano (il peso ecologico sarà minore); scegliere possibilmente una bottiglia in vetro piuttosto che in plastica, meglio se vuoto a rendere. Se il vuoto è a perdere, deve essere smaltito nelle apposite campane per la raccolta differenziata; tenere l’eventuale bottiglia di plastica lontano da fonti di calore e al riparo dai raggi solari siti web www.acqualab.it laboratorio per la gestione dell’acqua www.acquarisparmiovitale.it pagine tematiche della Regione E.R. www.contrattoacqua.it , sito del Contratto Mondiale sull’Acqua www.attac.it (sezione attacqua), Associazione Attac Italia www.worldwaterforum.org , sito del 4° World Water Forum, Messico 2006 www.water.usgs.gov www.vigilanzambientale.it , sito nazionale delle guardie ecologiche volontarie www.wwf.it www.legambiente.it www.centroacqua.org, centro internazionale Civiltà dell’Acqua e a Piacenza… • ATO, Agenzia d’ambito per i servizi pubblici di Piacenza, via Giordano Bruno 20/A, 29100 – PIACENZA. Tel. 0523/318052. www.atopiacenza.it • ARPA, Sezione Provinciale di Piacenza, via XXI Aprile 48,, 29100 – PIACENZA. Tel. 9523/489611, [email protected], www.arpa.emr.it/piacenza/ • ENIA Spa, http://www.eniaspa.it/ • TESA Spa, http://www.tesa.piacenza.it/ pubblicazioni Vandana Shiva: Le guerre dell’acqua, Feltrinelli Editore, Milano, 2004. Corpo Forestale dello Stato: Notizie sull'Acqua, 2004. M. Beccari, M. Dall'Aglio: Accettabilità delle acque per usi civili ed agricoli, Atti del Convegno dell’Accademia dei Lincei, Roma, 5 Giugno 2002. M. Correggia: Manuale pratico di ecologia quotidiana, Einaudi editore, Milano 2000. Movimento gocce di Giustizia: AlternatiVita, miniguida per una vita sobria e solidale, La Tortuga, 2004. R. Bosio: Mini Guida alle idee pratiche per un consumo sostenibile, edizioni La Tortuga, 2004 31 acqua L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! rifiuti Rifiuti I L’EMERGENZA l problema dei rifiuti è una prerogativa della società umana, in natura infatti non esistono immondizie: ogni rifiuto viene riutilizzato come risorsa. Nel sistema produttivo umano ogni prodotto ha un ciclo di vita che parte dalIa sottrazione di materie prime all’ambiente, prosegue con il processo di fabbricazione, di commercializzazione, di consumo, e termina poi con il rifiuto. Di rifiuti nelle nostre città se ne producono tanti, troppi e sempre di più. In Italia dal 1979 al 2004 la quantità annuale di RSU (in parole semplici i rifiuti “domestici”) è passata da 13 a oltre 30 milioni di tonnellate; se a questo aggiungiamo il dato odierno dei rifiuti speciali (scarti di lavorazione, inerti, ecc…) che supero i 92 milioni di tonnellate ci si può facilmente rendere conto della gravità della situazione. Ogni italiano produce in media 524 kg di rifiuti solidi urbani ogni anno, praticamente 1.5 kg al giorno, che sono così suddivisi: - scarti alimentari (rifiuto organico) 29%; - carta e cartone 28%; - plastica 16%; - vetro 8%; - materiali tessili e legno 4%; - metalli 4%; - altro 11%. Eppure, quando parliamo di rifiuti, lo facciamo solo ed esclusivamente per cercare il modo più veloce per allontanarli dalle nostre case, o quando scoppiano le proteste contro la costruzione di nuovi impianti di smaltimento. Non importa dove o come, l’importante è che i rifiuti stiano lontano dalle nostre abitazioni. Ne produciamo montagne ogni giorno, senza darcene pena e senza soffermarci a riflettere sulle conseguenze di questo gesto quotidiano. Comprare, consumare, buttare, ricomprare in una spirale senza fine. Il 30-40% di questi rifiuti è costituito da imballaggi (vetro, plastica, carta,…) spesso inutili e non riutilizzabili. I TIPOLOGIE DI RIFIUTO l termine rifiuto, in definitiva, indica una merce che, consapevolmente, decidiamo di buttare, che decidiamo appunto di rifiutare. Non tutti i rifiuti sono però uguali tra loro. La tipologia di rifiuto è venuta a differenziarsi a causa dei nuovi prodotti di sintesi e dei materiali compositi. Ne esistono tre tipi: urbani, speciali, pericolosi. rifiuti solidi urbani (RSU) rifiuti domestici, non ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione; rifiuti ingombranti provenienti da fabbricati o altri insediamenti civili (arredamenti, elettrodomestici, ecc.); rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli ai capi precedenti, assimilati a quelli urbani per qualità e quantità; rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade; rifiuti di qualunque natura o provenienza giacenti su strade e aree pubbliche o private comunque soggette ad uso pubblico, su spiagge marittime e sulle rive dei fiumi; rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi, aree cimiteriali. rifiuti speciali (RS) residui di lavorazione industriale, residui di attività agricole, artigianali e di servizi non assimilabili, per quantità e qualità, a quelli urbani; rifiuti ospedalieri e simili non assimilabili a quelli urbani; materiali provenienti da demolizioni, costruzione e scavi, macchinari e apparecchiature deteriorati ed obsoleti; veicoli a motore, rimorchi e simili fuori uso e loro parti residui del trattamento dei rifiuti e della depurazione degli effluenti. 32 rifiuti pericolosi rifiuti che contengono o sono contaminati in determinate concentrazioni da sostanze tossiche e nocive: metalli come l’amianto, l’arsenico o il mercurio; alcuni solventi; alcuni pesticidi; composti farmaceutici; alcuni acidi, ecc. Oltre a questa nuova classificazione dei rifiuti, il decreto Ronchi del 1997 che regola la normativa in materia, si pone come obiettivo principale la riduzione alla fonte della quantità e della pericolosità dei rifiuti prodotti; inoltre, con l’introduzione della tariffa di igiene ambientale (TIA) al posto della tassa (TARSU), intende promuovere la raccolta differenziata, il riutilizzo, il riciclaggio e il recupero di materie prime ed energia come percorso prioritario per lo smaltimento dei rifiuti. Con la TIA infatti non si paga più in base ai m2 dell’abitazione, ma si dovrebbe pagare in base a quanto rifiuto indifferenziato viene prodotto da ciascun nucleo familiare. Il problema è che i metodi di raccolta in uso nelle grandi aree urbane difficilmente consentono di avere un’informazione così puntuale, e dunque in molti casi vengono penalizzati anche i cittadini più virtuosi. COME VENGONO SMALTITI I RIFIUTI? I rifiuti solidi urbani vengono smaltiti principalmente in due modi: nelle discariche oppure attraverso i termovalorizzatori (cioè gli inceneritori). Sia le discariche che i termovalorizzatori, lungi dal rappresentare una soluzione, hanno un grande impatto ambientale. termovalorizzatori o inceneritori sono impianti di smaltimento nei quali i rifiuti vengono bruciati. La combustione dei rifiuti consente la riduzione di circa i 2/3 del peso che hanno in entrata e permettono (nei termovalorizzatori) il recupero di parte del calore prodotto, per la produzione di energia elettrica. Il processo termodistruttivo comporta però anche la formazione di gas e ceneri altamente tossici e persistenti: possono contenere infatti, composti organici del cloro (es. diossine), composti organici volatili, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti, ossidi di azoto, zolfo, carbonio. Una parte di questi composti non viene trattenuta dai filtri e si disperde in atmosfera arrecando danno agli ecosistemi circostanti e mettendo a rischio la salute degli abitanti del territorio interessato dalla ricaduta dei fumi. Inoltre il termovalorizzatore non risolve il problema della discarica ma anzi lo aggrava: le ceneri e i filtri esausti devono essere infatti stoccati in discariche speciali più costose e pericolose. Infine sono da considerare gli elevati costi di realizzazione, il minore vantaggio che si ha dal recupero energetico rispetto al riciclaggio, il fatto che gli inceneritori disincentivano la raccolta differenziata. discariche è il deposito definitivo dei rifiuti ed è anche la forma più economica di stoccaggio. Esistono diversi tipi di discarica a seconda del grado di pericolosità dei rifiuti contenuti. La discarica non è altro che un enorme scavo nel terreno che progressivamente viene riempito da strati di rifiuti fino ad esaurimento della capienza.Tutte dovrebbero essere costruite secondo requisiti molto severi di carattere idrogeologico, paesistico e sanitario; in realtà la maggior parte delle discariche pubbliche non sono a norma, e moltissime sono quelle completamente abusive o illegali Oltre alla sottrazione e all’alterazione permanente di grandi superfici all’ambiente, le discariche hanno il problema dei percolati, ovvero dei liquidi che si formano per effetto della degradazione dei rifiuti stessi (soprattutto della frazione organica) e che vengono trascinati verso il fondo insieme alle precipitazioni che si infiltrano. Negli impianti a norma il percolato viene raccolto, trattato, e smaltito in discariche per rifiuti tossici; in quelli non a norma o abusivi i liquami si accumulano sul fondo infiltrandosi progressivamente nel terreno fino ad arrivare alle falde acquifere. Anche nelle discariche dotate di tessuto impermeabilizzante non esiste comunque la certezza che nel tempo non si verifichino fenomeni di contaminazione del suolo o delle falde. 33 rifiuti L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! rifiuti COME SONO SMALTITI I RIFIUTI URBANI DELLA PROVINCIA DI PIACENZA (2003) Prodotto Torsolo di mela Fiammiferi e cerini Giornali e riviste se sminuzzati Giornali e riviste se accatastati Sigarette con filtro All’inceneritore In discarica 156.000 ton. 11.000 ton. 99.3% 0.7% RACCOLTA DIFFERENZIATA IN PROVINCIA DI PIACENZA (2004) Regione E.R. Pr. di Piacenza Gomme da masticare Lattine in alluminio per bibite Plastiche in genere (bottiglie, piatti, bicchieri, sacchetti …) Polistirolo 28% 33% Solo una frazione ancora modesta degli RSU viene avviata al recupero o al riciclaggio. Infine, quando si parla di rifiuti non si può non ricordare come in tutta Italia sia diffuso il fenomeno così detto delle eco-mafie, ovvero lo smaltimento illegale di rifiuti di ogni genere. Il business della gestione illecita dei rifiuti negli ultimi dieci anni viene stimato complessivamente in quasi 27 miliardi di €, mentre i danni ambientali causati da discariche abusive, spargimento di liquami tossici, incenerimento in impianti inadeguati, ecc… sono incalcolabili. Schede telefoniche, carte di credito e simili Vetro Legno verniciato barattoli di latta Pannolino usa e getta Tempo 3 mesi 6 mesi circa tre mesi più di 10 anni da 1 a 2 anni 5 anni da 10 a 100 anni da 100 a 1000 anni oltre 1000 anni oltre 1000 anni oltre 4000 anni 13 anni 20-100 anni 450 anni I TEMPI DI DEGRADAZIONE DI ALCUNI RIFIUTI COMUNI A bbandonare i rifiuti nell’ambiente significa: provocare inquinamento in forme più o meno gravi; creare sporcizia e problemi di igiene; caricare tutta la collettività di ulteriori costi; Riportiamo di seguito alcuni tempi indicativi di degradazione di rifiuti abbandonati nell’ambiente. Si tenga presente che per i materiali sintetici (es. plastiche) le molecole degradate continuano ad interagire negativamente con l’ecosistema per molto tempo anche dopo la completa disintegrazione dell’oggetto. T PER CONTRIBUIRE ALLA SOLUZIONE DELL’EMERGENZA utte le tecniche di smaltimento aggirano il problema, ma non lo risolvono. La fisica ci insegna che nulla può essere distrutto: i rifiuti, anche se trattati, compressi o bruciati, inquineranno inevitabilmente l’ambiente. Si tratta quindi di produrre meno rifiuti e fare in modo che quelli prodotti siano riciclati o riutilizzati. Insomma dovremmo tendere a 34 chiudere il ciclo, come avviene in natura, fino al raggiungimento dell’obiettivo “rifiuti Zero”. Per questo, politiche efficaci sono quelle che intervengono ‘a monte’, sul sistema produttivo, per ridurre al minimo gli imballaggi, per rendere i prodotti più durevoli, riutilizzabili, riparabili; per R RIDUZIONE idurre la quantità di rifiuti prodotti significa risparmiare! Risparmiare innanzitutto materie che sono alla base dei processi di produzione, ma che sono spesso disponibili in quantità limitata e non rinnovabili. Risparmiare energia necessaria per produrre le merci; Risparmiare in termini di danni ambientali e sociali, dato che tutti i processi produttivi, poco o tanto, provocano inquinamento e in ultima analisi danni anche alla salute delle persone; Risparmiare soldi, perché spesso molte cose che compriamo si rivelano inutili o quasi: si pensi ad esempio alla eccessiva quantità di imballaggio con la quale vengono confezionati molti prodotti. Il costo della progettazione e della fabbricazione del packaging lo ritroviamo poi nel prezzo finale dei nostri acquisti. come ridurre i propri rifiuti? 1) inizia dagli imballaggi Gli imballaggi costituiscono il 30-40% in peso e il 50% in volume di tutti i rifiuti solidi urbani. In media ogni italiano consuma 34 kg di imballaggi fare in modo che si utilizzino tecnologie e processi di fabbricazione che producano meno scarti di lavorazione, che siano cioè più efficienti nell’uso delle risorse e dell’energia. Ma è anche assolutamente necessario che tutti i cittadini collaborino alla cosiddetta..... ogni anno, il doppio se si considerano i consumi fuori casa. L’80% di questi sono fatti di vetro, plastica, cartone. Per disincentivare l’uso eccessivo degli imballaggi nelle confezioni, e per diminuire le quantità dei propri rifiuti è necessario fare attenzione al momento degli acquisti: più “arrosto” e meno “fumo”: spesso gli imballaggi sono doppi, tripli, quadrupli anche quando non è necessario. Ad esempio le confezioni di biscotti, merendine, caramelle, dolci hanno una scatola di cartone esterna, una vaschetta di plastica interna, pellicole di plastica esterne e interne. L’aspetto di queste confezioni è sicuramente accattivante ma non ha alcun legame con la qualità del contenuto, inoltre tutti gli involucri sono destinati a diventare rifiuto in brevissimo tempo. Facendo attenzione si possono trovare gli stessi prodotti in pacchi di uno o al massimo due imballaggi; scegli il formato famiglia: spesso per uno stesso prodotto sono disponibili diverse soluzioni per l’acquisto: il formato famiglia grande, quello medio o piccolo, un pacco unico oppure tante porzioni monodose riunite insieme. Almeno per le merci che non hanno scadenza a breve termine è consigliabile acquistare confezioni grandi e possibilmente 35 rifiuti L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! rifiuti uniche (dotate di sistemi salva freschezza), piuttosto che tante confezioni monodose o multiple. Ad esempio è meglio comprare del succo di frutta da 1-2 l piuttosto che 36 brik dello stesso succo da 33 cl; oppure un vasetto grande di tonno (magari in vetro) al posto di 6-8 scatolette; lo stesso discorso vale anche per altre bevande, scatolame, marmellate, detersivi… prova il vuoto a rendere: il vuoto a rendere, pratica fino a pochi anni fa consueta, sta scomparendo. Questo sistema invece è ancora più efficiente del riciclaggio e consente un notevole risparmio di energia e di materie prime. Generalmente il vuoto a rendere è previsto per l’acqua o per le bevande analcoliche, ma anche per il latte e riguarda principalmente bottiglie in vetro. Alcune ditte iniziano cicli di vuoto a rendere anche per le bottiglie in plastica; altre ditte distributrici effettuano la consegna a domicilio delle bottiglie di acqua e ritirano quelle vuote; usa le ricariche: nel settore dei detersivi per lavatrice è oggi disponibile la ricarica (refill); con questo sistema si comprano le ricariche, più contenute nelle dimensioni e concentrate nella composizione, da diluire successivamente a casa in un flacone di plastica più grande acquistato la prima volta. Alcuni supermercati hanno avviato la sperimentazione del dispenser, cioè un distributore automatico alla spina che permette di riempire di detersivo il proprio flacone vuoto, che dunque diventa riutilizzabile molte volte; diluisci di più e getta di meno: scegli comunque detersivi, o altri prodotti in genere, che siano concentrati o in formato compatto. Una merce compatta e concentrata incide meno sui costi e sull’impatto ambientale relativi al trasporto e richiede meno materia prima per essere impacchettato; frutta e verdura, carne e formaggi…meglio al banco: nei grandi supermercati, ma anche in negozi più piccoli, è sempre più frequente trovare gli stessi prodotti sia al banco (vendita sfusa a peso) sia preconfezionati sugli scafali. Si tratta per esempio della frutta e verdura, dei salumi e formaggi, ma anche dei prodotti 36 da forno come il pane, la pizza, i dolciumi; comprare i prodotti preconfezionati significa risparmiare tempo ma anche produrre più rifiuti, avere minori possibilità di controllare la quantità, la qualità e la freschezza dell’alimento. Meglio dunque l’acquisto al banco; in alcuni casi anche al banco tendono a usare una quantità eccessiva di vaschette, sacchetti di nylon, e altro ancora; in questi casi meglio fare presente in prima persona che si desidera avere l’alimento con il minimo incarto. Per alimenti che richiedono una vaschetta ci si può portare un contenitore da casa; fai attenzione all’imballaggio giusto: prodotti come bevande, cibi conservati (scatolame, sotto olio, sottaceto…) si trovano sugli scafali confezionati in tanti modi diversi. Per esempio il latte o i succhi di frutta li possiamo acquistare in bottiglia di vetro, in bottiglia di plastica, o in “cartone” (brik in tetrapak). Per valutare quale sia la soluzione meno “pesante” L’ECOGUIDA DI VISPO! 3) scegli prodotti durevoli, riparabili, intercambiabili: moltissimi oggetti che acquistiamo e usiamo poi quotidianamente sono costruiti per avere un tempo di vita breve e definito: è quella che si definisce “obsolescenza programmata”. Quando questi oggetti si rompono, il più delle volte non sono riparabili e, se lo sono, la riparazione risulta più costosa del pezzo nuovo (es. stampanti per computer). In altri casi a usurarsi è solo una parte dell’oggetto ma non è prevista la sua sostituzione e dunque è necessario ricomprare il prodotto per intero (es. spazzolino). Questo sistema oltre ad indurre le persone ad una spesa continua, provoca un enorme spreco di energia, di materie prime, e una grande quantità di rifiuti; al momento dell’acquisto è IL RISPARMIO DEL VUOTO A RENDERE 1 Bottiglia da litro restituita e riutilizzata 20 volte equivale a: 60 lattine usa e getta da 33 cl 20 brik in Tetrapak da litro 14 bottiglie usa e getta di plastica da 1.5 litri 20 bottiglie usa e getta di vetro da 1 litro importante dunque fare attenzione alla qualità e solidità del prodotto, e alla possibilità di sostituire o riparare le sue componenti. 4) riduci il volume: la riduzione del rifiuto domestico riguarda sia la quantità ma anche il volume. Comprimendo il volume della spazzatura (es. appiattendo le bottiglie di plastica o le lattine) si contribuisce ad una maggiore efficienza di smaltimento: i cassonetti possono contenere una maggiore quantità in peso di materiale e i mezzi di trasporto della nettezza urbana faranno meno viaggi. S RECUPERO E RIUTILIZZO pesso ci disfiamo delle cose che acquistiamo perché riteniamo siano diventate superflue o inservibili, o perché pensiamo sia più pratico rimpiazzarle con altre nuove. In realtà nella COME FARE UN COMPOST FAMILIARE? Basta ammucchiare in un cumulo o nel compostore (bidone aerato) strati alternati di scarti vegetali e scarti di cucina, ricoprendo il tutto con terriccio. Per iniziare il processo è utile aggiungere del compost maturo o l’apposito attivatore; per ottenere un compost maturo in estate sono sufficienti 4/6 mesi, in inverno 6/9 mesi. Utilizzando il compost si riduce drasticamente l’acquisto e l’impiego di concime chimico. maggior parte dei casi questi oggetti potrebbero essere usati ancora per le stesse funzioni per le 37 rifiuti per l’ambiente si dovrebbe analizzare il Ciclo di Vita (LCA) di ciascun imballaggio; ma già a livello intuitivo si può dire che quelli meno impattanti sono: - riutilizzabili più volte (es. meglio l’aranciata in bottiglia che in lattina); - fabbricati con materiale riciclabile; - costituiti da un solo materiale o da più materiali facilmente separabili (i poliaccopiati come il tretrapack non sono per esempio facilmente riciclabili a causa della difficoltà di separazione tra carta e alluminio o plastica); - fabbricati usando materiale proveniente dal riciclaggio in tutto o in parte; - fabbricati e smaltiti secondo processi di produzione poco inquinanti, che richiedono poca materia prima e poca energia. 2) evita l’usa e getta: piatti, posate, e bicchieri di plastica, tovaglioli e tovaglie di carta, fazzolettini di carta, sacchetti per la spesa di plastica, ma anche batterie, macchine fotografiche, lenti a contatto e molte altre merci sono progettate per essere usate una volta solo o per un tempo molto limitato, dopodiché diventano rifiuto. Gli “usa e getta” sono prodotti comodi ma generano una notevole quantità di rifiuti. Lavare le stoviglie, le tovaglie, i tovaglioli o i fazzoletti, comprare pile ricaricabili ecc… costa un po’ di più in termini di praticità e di tempo ma alla lunga garantisce un risparmio economico e un benefico per l’ambiente. L’ECOGUIDA DI VISPO! rifiuti quali sono stati comprati oppure potrebbero ricominciare una nuova vita se trasformati in qualcosa d’altro. recuperare e riutilizzare: quando abbiamo bisogno di qualcosa, prima di correre a comprarla nuova in negozio, verificare se abbiamo a disposizione qualche oggetto di cui vogliamo liberarci che si presta a sostituire quello nuovo. Inoltre, molti oggetti, come i sacchetti di plastica o le scatole di cartone, vengono gettati quasi subito (imballaggi usa e getta) quando potrebbero essere riutilizzati molte altre volte. aggiustare: prima di gettare nelle immondizie un prodotto verificare la possibilità di ripararlo. Se non siamo in grado di aggiustarlo da soli possiamo sempre ricorrere ad artigiani specializzati ancora presenti nel nostro territorio anche se poco noti (calzolai, rammendatrici, arrotini, falegnami, orologiai, meccanici, sarti, restauratori, rilegatori, ecc…) o – perché no? – al vicino di casa o al compagno di lavoro con l’hobby del “fai da te”… vendere o donare: se proprio vogliamo liberarci di un bene, soprattutto quelli durevoli (vestiti, mobili, elettrodomestici, ecc…) teniamo presente che potrebbe sempre esserci qualcuno pronto a riusarli. Per entrare in contatto con i potenziali interessati si possono consultare giornali per annunci gratuiti, associazioni, gruppi di volontariato, oppure andare direttamente ai mercatini dell’usato. Allo stesso modo, noi stessi, invece di ricorrere sempre al nuovo, potremmo trovare cose interessanti e utili nel mercato dell’usato incrementando così il riutilizzo. RICICLO L a raccolta differenziata, dopo la riduzione , il recupero, e il riutilizzo rappresenta l’ultimo importante passaggio, l’ultimo sforzo, al fine di evitare che i rifiuti vengano sepolti per sempre in discarica o bruciati negli inceneritori. Riciclare i rifiuti significa infatti reintrodurre il materiale di cui sono fatti nel ciclo produttivo: così dalla carta si ottiene nuova carta, dalle bottiglie di vetro altri oggetti di vetro, dall’alluminio… Ci sono molti buoni motivi per fare la raccolta differenziata: l’ambiente sarà meno inquinato: perché sarà minore la dispersione incontrollata di sostanze inquinanti nell’ambiente, perché saranno necessarie meno discariche e meno termovalorizzatori, e perché il processo di riciclaggio di un materiale è comunque meno impattante e costoso del processo produttivo che lo ha creato; si diminuiscono i costi di smaltimento dei rifiuti; si risparmiano risorse e quindi ancora una volta si diminuisce il nostro impatto sull’ambiente. COME SI DIFFERENZIA A PIACENZA? La raccolta differenziata viene eseguita con modalità diverse nei Comuni della nostra Provincia: nella maggior parte dei comuni è ancora eseguita con il conferimento dei rifiuti differenziati nelle diverse campane dedicate, ma in un numero crescente di comuni viene eseguita con la raccolta “porta a porta” di sacchi familiari di diversa tipologia e colore, con cui vengono raccolti anche i rifiuti indifferenziati. In ogni caso la raccolta differenziata deve essere fatta con attenzione, allo scopo di ridurre il lavoro successivo di cernita e di inoltro ai Consorzi di riutilizzo. Dove sono ancora utilizzate le campane, queste si caratterizzano nelle tipologie: 38 CASSONETTO MARRONE: RIFIUTI ORGANICI. Quali mettere: avanzi di cucina, residui di pulizia delle verdure, bucce e pelli di frutta, carne e ossi, pesce e lische, fondi di caffè, bustine di tè e tisane, terra, erba, foglie, fiori, scarti di potature Quali NON mettere: liquidi, metalli, vetro, porcellana, terracotta, plastica, tessuti, carta, prodotti chimici, medicinali, garze e cerotti Dove vanno a finire i rifiuti organici: agli impianti di compostaggio, dove sono trasformati in compost, cioè un fertilizzante per l’agricoltura, l’orto e il giardino. CAMPANA AZZURRA: RIFIUTI PLASTICI. Quali mettere: tutti gli imballaggi in plastica, bottiglie per bevande, flaconi di detersivi e di prodotti per l’igiene, contenitori per liquidi, vaschette e confezioni per alimenti, imballaggi in polistirolo, sacchetti di nylon, pellicole di plastica Quali NON mettere: giocattoli, attrezzi, custodie di CD, musicassette e videocassette, piatti, bicchieri e posate di plastica, contenitori di sostanze tossiche o pericolose Come inserire i contenitori di plastica? Svuotare le bottiglie, schiacciarle e ritapparle, per evitare che riacquistino volume; così facendo si ottimizza lo spazio e si facilita il trasporto CAMPANA VERDE: RIFIUTI DI VETRO Quali mettere: bottiglie, vasetti, barattoli e in generale tutti i contenitori di vetro con vuoto a perdere Quali NON mettere: specchi, oggetti in ceramica, porcellana, lampadine e neon (contengono vapori di mercurio!), lastre di vetro (finestre...), damigiane, contenitori di prodotti tossici. Come inserire i contenitori di vetro? Vanno sciacquati e tolti i tappi; i tappi di plastica si possono mettere nella campana della plastica. CAMPANA BLU: RIFIUTI METALLICI Quali mettere: lattine per le bevande e per l’olio, scatolette di cibi conservati, contenitori vari puliti Quali NON mettere: contenitori di prodotti chimici, bombole e bombolette del gas o di colori spray Come inserire le lattine? svuotate e schiacciate: occupano meno spazio. CAMPANA GIALLA: CARTA Quali mettere: giornali, riviste, quaderni, tabulati, carta da pacchi, sacchetti di carta, piccolo scatolame da imballo, cartoncino, carta pulita in generale Quali NON mettere: carta sporca, carta plastificata, carta chimica, metallizzata, oleata, vetrata, a carbone, carta o cartone accoppiati ad altri materiali, bicchieri e piatti di carta, sacchetti di plastica, polistirolo, cellophane 39 rifiuti L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! Come inserire la carta? Deve essere pulita, e possibilmente non accartocciata; evitare di esporla alla pioggia: la carta bagnata aumenta di peso ed impedisce il riciclaggio. rifiuti CASSONETTO VERTICALE GIALLO: ABITI USATI E’ una raccolta curata da CARITAS Diocesana tramite appositi cassonetti gialli. Quali mettere: abiti in buono stato, scarpe appaiate, borse, cappelli, cinture, ecc. I CENTRI MULTIRACCOLTA Oltre a tutti i materiali della raccolta differenziata, si possono portare ai Centri Multiraccolta anche altri rifiuti che è necessario separare: rifiuti urbani pericolosi (pile, batterie, prodotti tossici, infiammabili, farmaci scaduti) cartone ondulato rifiuti ingombranti prodotti chimici domestici olii e grassi alimentari usati (l’olio di frittura…) olii e grassi minerali usati (il cambio olio dell’auto…) tubi e lampade fluorescenti toner, inchiostri, nastri per stampanti materiali inerti (demolizioni…) in piccole quantità legno elettrodomestici ed apparecchi elettronici Dove sono i Centri Multiraccolta a Piacenza: Via XXIV Maggio, Via Pastore, Loc. Borgoforte; negli altri Comuni: vedi http://195.62.164.242/piacenza/opr/urbani/map_urb_frame.htm, i link dalla mappa riportano le schede con la situazione comunale, compresa la localizzazione di tutti i punti di raccolta. La raccolta “Porta a Porta”. Con il sistema di raccolta “porta a porta” la raccolta differenziata dovrebbe sensibilmente aumentare: il sistema è già attivo a • Piacenza (solo sacco viola) • Caorso (tutte le tipologie di rifiuto) • Monticelli (tutte fuorchè carta e vetro) • Sarmato (tutte fuorché vetro) • Cortemaggiore (tutte fuorché vetro) • Villanova (tutte fuorché vetro) ma prossimamente si diffonderà ad altri Comuni: Besenzone, Calendasco, Castelvetro e S. Pietro, mentre a Borgonovo, Castelsangiovanni, Gragnano e Rottofreno dovrebbe essere attivata la raccolta domiciliare della carta. Chiedete informazioni direttamente al vostro Comune o a Tesa-Enia o ad ATO (vedi oltre)! 40 siti web www.conai.org Consorzio Naz. Imballaggi www.cial.it Consorzio Imballaggi Alluminio www.corepla.it Consorzio Naz. per la Raccolta, il Riciclaggio e il Recupero dei Rifiuti di Imballaggi in Plastica www.comieco.org Consorzio Naz. Recupero e Riciclo degli imballaggi a base Cellulosica www.rilegno.it Consorzio Nazionale Rilegno www.consorzio-acciaio.org Consorzio Naz. Recupero e Riciclaggio degli imballaggi in Acciaio www.coreve.it Consorzio Recupero Vetro www.rifiutilab.it www.rifiutinforma.it http://waste.eionet.eu.int/ Unione Eurepea. European Topic Centre on Resource and Waste Management www.osservatorionazionalerifiuti.it Osservatorio Nazionale Rifiuti www.apat.it Agenzia per la Protezione dell’Ambiente www.dirittoambiente.it Diritto all’Ambiente, sito dello studio Santoloci www.ambientediritto.it Raccolta di normative e giurisprudenza www.reteambiente.it www.acrr.org Network di città e regioni per il riciclaggio e a Piacenza… Osservatorio Provinciale Rifiuti: http://195.62.164.242/piacenza/opr/index.htm TESA-ENIA, Uff. Rel. Esterne, tel. 0523/549910, [email protected] ARPA, Sez. Provinciale, via XXI Aprile 48 29100 Piacenza. tel. 0523 489611, e-mail [email protected], web http://www.arpa.emr.it/piacenza/index.htm ATO, [email protected] , http://www.atopiacenza.it/ tel. 0523/318052 pubblicazioni I. Berni: Pattumiere Pepite e Pistole, Baldini&Castoldi G. Viale: Governare i rifiuti, Bollati Boringhieri G. Viale: Un mondo usa e getta. La civiltà dei rifiuti e i rifiuti della civiltà, Feltrinelli G. Osti: Il coinvolgimento dei cittadini nella gestione dei rifiuti, Franco Angeli M. Ruzzenenti: L’Italia sotto i rifiuti, Jaka Book A. Tornavacca e M. Boato (a cura di): Da Rifiuti a Risorse. Manuale per la riduzione e il recupero dei rifiuti, Eco-Istituto del Veneto “Alex Langer” M. Correggia, “Manuale pratico di ecologia quotidiana”, Oscar Mondatori, 2000. M. Rappagli, “Un oggetto dal rifiuto”, Ed agricole 2000 41 rifiuti L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! parità Parità L Un mondo di disuguaglianze o sviluppo della società industriale in cui viviamo si è realizzato al prezzo di profonde e drammatiche disuguaglianze che hanno coinvolto innanzitutto le donne, ma anche tutti i soggetti sociali più deboli: bambini, anziani, disabili, ammalati, le minoranze di ogni origine nonché tutti i “diversi”. Una società che cresce tollerando al proprio interno la sottomissione delle donne in tutte le sfere della vita familiare, economica e civile, ogni genere di sfruttamento dei bambini, l’emarginazione e la morte sociale degli anziani, la rimozione dei disabili, l’isolamento degli immigrati, l’estinzione delle minoranze… è una società che non ha futuro, una società “insostenibile”, perché genera tensioni crescenti, sofferenza, odio. Ecco perché è importante mutare comportamenti e stile di vita a partire dall’esperienza quotidiana della famiglia, del lavoro, della scuola, della città… per promuovere un modo di vivere basato invece sulla parità, sull’equità e sulla tutela dei diritti di tutti. L I comportamenti familiari sono fra le prime cause di questa condizione di violenza di genere. La violenza domestica si manifesta prevalentemente proprio all’interno dell’ambito familiare e del rapporto di coppia. Il 90% degli autori di violenza alle donne sono persone conosciute dalle vittime per ragioni amicali, parentali o professionali; solo il 19.4% delle violenze alle donne avvengono per strada. Per di più solo il 4% delle donne denuncia le violenze subite da sconosciuti: l’ostracismo sociale, la dipendenza economica, la presenza dei figli, la mancanza di appoggio familiare, l’isolamento, sono elementi che costituiscono un vincolo alla denuncia da parte delle vittime. La violenza alle donne è un fenomeno trasversale che appartiene a tutti i ceti sociali e a tutte le fasce di età; è uno dei fenomeni sociali più Parità di genere a disuguaglianza di genere (uomo-donna) ha origini ben precedenti alla società moderna; la società patriarcale viveva di una struttura sociale basata sulla supremazia maschile, nella quale si sono identificati forza fisica, predominio sessuale e potere. Il secolo XX ha segnato un relativo declino del sistema patriarcale mostrando una certa crisi della figura maschile e del precedente ordine sociale: ciononostante gli stereotipi e gli atteggiamenti discriminatori e violenti riguardo alle donne sono largamente sopravissuti esprimendosi nei campi più diversi, dalla violenza familiare e sociale, al mancato riconoscimento professionale, all’ostacolo dell’impegno pubblico e così via. 42 La strada è lunga: in Italia solo nel… 1945: è stato riconosciuto alle donne il diritto di voto (DLL 23/1945); 1948: la Costituzione ha riconosciuto la parità tra i sessi, l’uguaglianza morale e giuridica, la parità salariale, il diritto di accesso alle carriere; 1963: le donne hanno avuto accesso effettivo a quasi tutte le carriere (L. 7/1963); 1968: l’adulterio femminile è stato equiparato a quello maschile (Sent. Corte Costituzionale 126/1968); 1970: è stato introdotto il divorzio (L. 898/1979); 1975: il nuovo diritto di famiglia ha sancito la parità giuridica fra i coniugi (L.151/1971); 1977: è stata riconosciuta la parità in materia di lavoro (L. 903/1977); 1996: la violenza sessuale è stata riconosciuta come delitto contro la persona (L. 66/96); 2001: è stato previsto il ricorso al giudice per l’allontanamento da casa del coniuge violento (L. 154/2001). nascosti, anche se appartiene prevalentemente alla “normalità” e non alla patologia; la violenza non è legata a fenomeni occasionali, ma viene esercitata nelle relazioni di fiducia e con continuità. Recentemente il Consiglio d’Europa ha confermato che la violenza subita dal partner, marito, fidanzato o padre, è la prima causa di morte ed invalidità permanente per le donne tra i 16 e 44 anni, ancor prima del cancro, degli incidenti stradali e della guerra. La violenza alle donne non è solo violenza fisica (in crescendo, dallo schiaffo all’assassinio), ma anche violenza sessuale (qualsiasi atto sessuale in cui non vi sia consenso), violenza psicologica (ogni atto volto ad isolare, svalutare, deridere, intimidire), violenza economica (disuguaglianza in tema di denaro, reddito, lavoro, istruzione), violenza spirituale (distruzione di credenze religiose e culturali), violenza strutturale (esistenza di barriere giuridiche, fisiche, ecc., al rispetto dei diritti di base). econdo il Rapporto sullo Sviluppo Umano dell’UNDP (2004), in Italia il tasso di alfabetizzazione degli adulti è più alto per gli uomini che per le donne, e le iscrizioni all’Università è per gli uomini il 32% più alta che per le donne. Il reddito pro capite stimato è per le donne pari al 45% di quello degli uomini (meno della metà!), e il tasso di attività economica delle donne (non certo quella domestica!) è pari al 59% di quella degli uomini; le donne impiegate in agricoltura sono il 78% degli uomini e nell’industria solo il 52%: per contro il tempo giornaliero di lavoro dipendente delle donne è superiore a quello degli uomini del 28%! l numero di seggi occupati da donne alla Camera è solo il 11.5% del totale, e al Senato addirittura solo l’8%. Le donne che hanno incarichi di governanti, ufficiali e manager sono solo il 20% del totale, mentre professioniste e tecniche specializzate giungono appena al 45%. Come si vede, anche nel nostro paese la S I discriminazione delle donne è attiva a tutti i livelli della società: e a questo va aggiunto il mancato riconoscimento dell’importanza sociale e del valore economico del lavoro domestico e delle funzioni di assistenza e cura dei figli, dei familiari disabili, infermi, anziani. A ssumere comportamenti che riducano la discriminazione a partire dalla famiglia e dal contesto lavorativo e scolastico, comportamenti improntati al principio della nonviolenza e della parità: in ogni discussione familiare o lavorativa, anche banale, lascia parlare le donne, non interromperle, ascolta le loro opinioni e rifletti prima di reagire; fai turnare tra tutti i membri della famiglia i lavori domestici, magari con una vera e propria agenda settimanale o mensile, in modo che diventino sempre meno una prerogativa femminile; coinvolgi le donne in ogni decisione che riguarda la famiglia: alimentazione, economia, ecologia, vacanze, tempo libero, ecc.; prendi solo decisioni condivise da tutti, non decidere “a maggioranza” o “d’autorità”; organizza l’economia della famiglia in modo che la donna casalinga sia pienamente autonoma e non debba continuamente umiliarsi a chiedere soldi al marito; cerca di individuare le situazioni di violazione della parità di genere e di umiliazione delle donne nell’informazione televisiva, nella pubblicità, sui giornali, ecc., e condannale anche davanti ai tuoi figli... fai in modo che le diversità di cultura o di carattere non si trasformino mai in situazioni umilianti o denigratorie o intimidatorie per la 43 parità L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! donna (moglie o figlia); al contrario, cerca sempre di valorizzare le diversità! parità Bambini I bambini costituiscono la speranza e la fiducia dell’umanità nel proprio futuro. Eppure sono una delle componenti sociali meno protette e più soggette a condizioni di Bambini e AIDS Secondo il Rapporto UNICEF 2005, nel 2003, 500.000 bambini sotto i 15 anni di età sono deceduti per l’AIDS; 630.000 bambini hanno contratto il contagio; 2.1 milioni di bambini sono attualmente contagiati; tra il 2001 e il 2003 il numero di orfani per AIDS è passato da 11.5 a 15 milioni; nelle famiglie colpite da AIDS, i bambini e soprattutto le bambine sono costrette ad abbandonare la scuola e a prendersi cura della famiglia: questo aumenta la probabilità di sfruttamento lavorativo e sessuale. Sono 29.000 i bambini sotto i 5 anni che muoiono in media ogni giorno nel mondo a causa di malattie completamente curabili violenza, sfruttamento e povertà: e fra tutti i bambini, condizioni ancora più drammatiche sono vissute dalle bambine e dai bambini stranieri in ogni parte del mondo. l Rapporto UNICEF 2005 sulla condizione dell’infanzia nel mondo presenta un quadro agghiacciante: su 2.2 miliardi di bambini nel mondo, oltre 1 miliardo vive in condizioni di povertà, 640 milioni non dispongono di un alloggio adeguato, 500 milioni non hanno accesso ai servizi igienici di base, 400 milioni non hanno accesso a fonti d’acqua sicura, 300 milioni non hanno accesso all’informazione (radio, TV, stampa), 270 milioni non hanno accesso ai servizi sanitari, oltre 120 milioni (la maggioranza dei quali sono bambine) non sono mai andati a scuola, 90 milioni di bambini soffrono di grave carenza di cibo. Perfino più sconcertante è la constatazione che almeno 700 milioni di bambini soffrono per due o più di tali privazioni, rileva il rapporto UNICEF. al rapporto, inoltre, emerge chiaramente che la povertà non è circoscritta ai paesi in via di sviluppo: in 11 delle 15 nazioni industrializzate per cui si hanno dati comparabili, la percentuale di bambini che vivono in famiglie a I D basso reddito è aumentata nell’ultimo decennio. La povertà mina alle fondamenta la capacità di una famiglia o di una comunità di provvedere ai bisogni dei bambini. A livello globale: 180 milioni di bambini sono vittime delle peggiori forme di lavoro minorile; 1,2 milioni di bambini cadono ogni anno preda del traffico di minori; 2 milioni di bambini, la maggior parte dei quali sono bambine, sono sfruttati nell’industria del sesso. I bambini che vivono nelle zone rurali vedono raddoppiare il rischio di restare privi di beni e servizi di base; rispetto ai loro coetanei dei centri urbani, hanno una probabilità tre volte maggiore di non poter frequentare la scuola. Nonostante un’economia globale in espansione, le disuguaglianze di reddito sono cresciute sia tra le nazioni sia all’interno dei singoli Stati. Nei paesi in via di sviluppo, i bambini delle famiglie appartenenti al quinto più povero della popolazione hanno oltre il doppio delle probabilità di morire prima del 5° anno di vita rispetto ai bambini del quinto più ricco. Nei paesi ricchi, la povertà infantile è aumentata considerevolmente: solo 4 paesi industrializzati – Canada, Norvegia, Regno Unito e Stati Uniti – presentano, rispetto alla fine degli anni ’80, un numero inferiore di bambini che vivono in famiglie a basso reddito. Nel 2000, solo Finlandia, Norvegia e Svezia avevano una povertà infantile inferiore al 5%. I bambini sono poi le prime vittime dei conflitti armati che continuano a combattersi nel mondo, più o meno dimenticati: secondo il Rapporto UNICEF il 45% dei 3.6 milioni di persone uccise nei 59 conflitti che si sono succeduti dal 1990 al 2003 sono bambini. Molti altri milioni di bambini sono rimasti gravemente feriti o sono stati resi disabili in modo permanente; hanno sopportato violenze sessuali, traumi psicologici, fame e malattie. Circa 20 milioni di bambini sono stati strappati dalle loro case e comunità d’origine a causa della guerra. Centinaia di migliaia di bambini sono stati costretti ad assistere o a prendere parte ad atti di violenza. Non tutti i bambini rapiti o reclutati 44 nei conflitti imbracciano le armi: molti sono ridotti a schiavi sessuali, sono costretti a cucinare negli accampamenti militari, sfruttati come portatori o per altri lavori pesanti, usati come messaggeri o come spie. Le bambine sono le più vulnerabili: la violenza sessuale viene spesso utilizzata in modo deliberato come arma di guerra. Nel nostro Paese, assieme a grandi progressi ottenuti negli ultimi decenni nella difesa sociale dei bambini, persistono ancora gravi problemi: un Rapporto sulla condizione dell’Infanzia redatto nel 2001 da un gruppo di 34 ONG italiane per la CRC (Convenzione dell’ONU sui diritti dell’infanzia) constatava che in gran parte dei paesi OCSE, negli ultimi dieci anni, la proporzione di bambini poveri è aumentata e che l’Italia, con il 16,6%, ha il più alto livello di privazione infantile d’Europa. Nell’aggiornamento 2005 del Rapporto si pone inoltre l’accento sull’incremento del traffico di minori destinati soprattutto allo sfruttamento sessuale, in cui l’Italia è sia paese di transito che di destinazione. A ssumere comportamenti familiari e sociali che tutelino la dignità e i diritti dei bambini: Cerca di iniziare la giornata non con un cumulo di doveri e di incombenze, ma con la curiosità degli incontri e degli avvenimenti che ci aspettano; promuovi le aspettative dei bambini verso il futuro, stimolando la fiducia nel cambiamento e nell’azione individuale e collettiva; Lascia parlare i bambini a partire dai loro desideri, senza spremerli con domande banali (come è andata a scuola?); considera seriamente il loro punto di vista, anche se distante dal tuo, senza sminuirlo o deriderlo; Prova a passare più tempo con i bambini anche senza comunicare verbalmente, ma accompagnandoli, osservandoli, interpretandoli, …; prova a misurare il tempo che dedichi loro; Leggi spesso ai più piccoli storie, fiabe, leggende, miti…, partecipando al racconto con il mimo, i gesti, la finzione….; 45 Offri ai ragazzi il piacere della lettura (dai il buon esempio!), accompagnali in libreria perché scelgano il libro che li attira di più, fermatevi a guardare senza fretta, non imporre i tuoi gusti letterari; Dedica più attenzione alla vita scolastica dei tuoi figli, suddividendovi tra papà e mamma i colloqui con gli insegnanti, l’aiuto nei compiti, ecc; prova a comunicare con i tuoi bambini anche con modi diversi dalla parola: il gioco fisico, il disegno, la musica, la danza, il mimo e la finzione, …; aiutali a esprimere la loro (e la tua!) fantasia con giochi semplici ma costruttivi, interattivi, recitativi, (anche solo con oggetti qualunque, scarti, rifiuti, ecc.): più il giocogiocattolo è strutturato e non richiede l’intervento attivo del bambino, più la sua fantasia si mortifica! Rispetti il suo diritto all’intimità (la posta, il diario, ecc.)? lasciagli uno spazio in cui non sentirsi violato, e cerca piuttosto di sviluppare una relazione di fiducia e confidenza tra di voi; ti preoccupi della sua alimentazione? Non dargli solo i cibi di cui è goloso, purchè mangi; pensa che ha bisogno di una alimentazione equilibrata, cibi sani e naturali, un contesto piacevole e sereno in cui mangiare in compagnia, vivere il pranzo o la merenda come un’occasione di condivisione e di scambio; facilita le loro relazioni sociali, offri loro l’occasione di incontro con coetanei ma anche con adulti capaci di stabilire relazioni, apri la tua casa e la tua famiglia agli altri, cerca di trasmettere il senso della fiducia e della curiosità verso le persone esterne alla famiglia; comunicagli il sentimento della solidarietà per i diversi (timidi, immigrati, disabili, ecc.), aprendo le porte della tua famiglia anche a loro; coinvolgi i bambini e i ragazzi nelle decisioni collettive della famiglia alla loro portata, dai loro l’occasione di esprimere il proprio parere, accettando ogni punto di vista, senza denigrarli o deriderli, ma valorizzando sempre la loro partecipazione; se ritieni di dover infliggere una punizione ai tuoi figli, fai in modo che non ne vengano parità L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! parità feriti o umiliati; cerca comunque di rafforzare la loro stima di sé; conosci la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia approvata dall’ONU nel 1989 e ratificata dall’Italia (L. 176/1991)? L’hai fatta conoscere ai tuoi bambini? Sai che è un loro diritto (Art. 42)? Ce n’è anche una versione scritta da bambini per i bambini (vedi bibliogr.) I possiamo fare anche Q ualcosa difendere i loro diritti di persone: Disabili ognuno di noi, con la stessa dignità e gli stessi diritti, ma... non avendo una produttività paragonabile a quella della maggioranza “normale”, vengono ignorati o abbandonati ai margini della società. Lo stesso termine “disabili” non rende giustizia alla loro condizione, poichè essi sono sempre “diversamente” abili, perfettamente in grado di agire e comunicare, seppure spesso con forme e linguaggi diversi da quelli correnti. Dalle barriere architettoniche alle altre molteplici forme di discriminazione (l’impossibilità di salire su un mezzo pubblico o di accedere a servizi igienici pubblici, il rifiuto di usufruire di esercizi alberghieri o di strutture sportive, la scarsa assistenza a scuola, la mancata integrazione lavorativa, ecc.) rendono la vita dei disabili ulteriormente drammatica. per Non identificare l’handicap fisico con quello mentale: la totalità dei disabili fisici ha straordinarie doti intellettuali ed emotive, devono solo essere ascoltate; Cerca di aumentare le tue competenze e le tue capacità comunicative, aprendoti a nuovi linguaggi (movimento, ritmo, musica, canto, colore, arte, gioco, ecc.): migliorerai non solo la tua comunicazione con i disabili, ma anche con te stesso e con tutte le altre persone con cui entrerai in contatto; noi abbiamo molte diffidenze in generale verso i “diversi”: proviamo invece a vedere noi stessi con i loro occhi, proviamo a metterci nei loro panni...; Ci sono ragazzi disabili inseriti nelle scuole dei tuoi figli? Apri loro le porte della tua casa, dai loro stima, comprensione, gioco, comunicazione nei linguaggi loro più consoni, cerca di creare una comunità realmente accogliente.. n Italia i disabili ammontano al 7% della popolazione, il 14% delle famiglie ha almeno un membro disabile; a Piacenza sono stimati in circa 25.000. Tra i disabili rientrano le persone affette da minorazioni fisiche, psichiche o sensoriali, i portatori di handicap intellettivo, gli invalidi del lavoro, gli invalidi di guerra e gli invalidi civili, i non vedenti e i sordomuti, gli appartenenti alle categorie protette, ecc.; i disabili costituiscono una vasta fascia sociale emarginata dalla società “produttiva” ed efficiente, i cui diritti sono molto spesso misconosciuti. Eppure sono persone come 38 milioni di europei, circa il 10% della popolazione, sono affetti da disabilità di vario genere. noi N Anziani el 1971 vivevano in Italia 6 milioni di ultrasessantacinquenni, nel 2001 erano diventati 10.5 milioni; in Europa più del 3.6% della popolazione è rappresentata dai “grandi vecchi”; negli anni cinquanta la speranza di vita alla nascita era poco più di 63 anni per gli uomini e di 67 per le donne, oggi è, rispettivamente di quasi 77 e di 83 anni. Paradossalmente la popolazione anziana aumenta (e in Italia in particolare: l’indice di vecchiaia è molto più alto della media europea), ma la sua condizione di vita diventa sempre più insostenibile. a maggior parte degli anziani vive una penosa condizione di invisibilità, di mancanza di potere, di emarginazione: una società che dà valore soprattutto alla produttività, alla velocità, alla giovinezza, all'efficienza, al consumo vistoso e immediato, all'individualismo competitivo ed esasperato, al cambiamento costante di gusti e opinioni, non può che tendere ad escludere, in modi a volte subdoli e sottili, chi non riesce ad adeguarsi ai valori dominanti: così gli anziani, 46 L lungi dall’essere valorizzati negli aspetti positivi e anche socialmente utili della propria condizione, vengono invece mal sopportati a causa di quelli più negativi (lentezza, incapacità di adattarsi ai cambiamenti, scarsa flessibilità, ripetitività, debolezza e maggiore sensibilità a malattie, incapacità, ecc.). Drammatico è l’abbandono degli anziani da parte delle politiche sociali dello Stato e delle Amministrazioni locali, ed ancora più drammatica è l’esclusione dell’anziano all’interno della sua famiglia: isolato, emarginato, relegato negli “ospizi” o lasciato morire in solitudine. La discriminazione degli anziani ha anche una gravissima dimensione economica. Secondo un’indagine svolta in Italia da FNP-Cisl, quasi il 50% della popolazione pensionata (età media del campione: 57 anni) ha avuto difficoltà nel pagare l’affitto, le rate di riscaldamento, le bollette delle diverse utenze, le spese mediche. Il 60% ha dovuto rinunciare a viaggi e vacanze, l'81% ha risparmiato sull'abbigliamento, circa il 40% anche sul cibo. Solo il 12% ha dichiarato di non avere avuto difficoltà. E si tratta di un campione in cui il 41% ha un reddito inferiore a mille € al mese ed il 23% inferiore ad 800 €, con un reddito medio complessivo pari ad € 1270 al mese, quasi completamente derivante da pensione. La solitudine è l’altra grande sofferenza che si affianca alla povertà: sempre dall’indagine FNP sappiamo che in Italia la quasi totalità delle persone anziane vive in un contesto familiare, e solo poco più del 2% risiede in convivenze di vario tipo (circa 220 mila persone nel 2000); ma la vita “in famiglia” nasconde una realtà più drammatica, perché la grandissima maggioranza di queste è composta da una sola persona, l'anziano stesso: non è vita in famiglia, è solitudine, e solitudine quasi mai assistita da una rete di servizi a domicilio e frequentemente vissuta in condizioni economiche molto modeste. Il 5,3% delle persone anziane che vivono sole (con eufemismo statistico: famiglie mononucleari…) è sotto la soglia della povertà assoluta, ed indici preoccupanti sono presentati anche dalle famiglie con un anziano (povertà relativa: 13,4%) o due o più anziani (17,4%), con punte di oltre il 27 ed oltre il 33% per il sud e le isole. Facciamo il possibile per rompere l’isolamento degli anziani, riconoscere il loro insostituibile valore sociale, difendere i loro diritti: tienili con te, vicino a figli e nipoti, e se questo non è possibile, passa più tempo con loro, favorendo in tutti i modi l’incontro con le generazioni più giovani; mantieni alte le aspettative nei loro confronti: come per tutti noi queste contribuiscono a rafforzare la loro autostima; non avere pregiudizi nei loro confronti, non sottovalutarne le capacità intellettuali e non solo, valorizza la memoria lontana degli anziani nella tua famiglia, stimolando in continuazione il ricordo, la ricostruzione dei fatti, la riflessione sulla storia; se è possibile, scrivi e conserva i ricordi: rendi visibile ai più giovani il valore culturale della loro memoria; dai un valore alla loro conoscenza legata all’esperienza, chiedendo frequentemente il loro parere in merito alla risoluzione dei problemi personali e familiari; affida agli anziani un ruolo di mediatore nei conflitti familiari, una sorta di “giudice di pace” della famiglia; segui il loro ritmo più lento nell’azione, nel ragionamento, nella comunicazione, senza sollecitarli o interromperli; difendi i loro diritti e la loro dignità in pubblico, ovunque si presenti l’occasione (strada, autobus, bar, uffici pubblici, ospedale, negozi, farmacia, ecc.); frequenta le strutture residenziali per anziani, contribuendo a non farne dei ghetti e ad aprirle alla città. Migranti, minoranze, diversi. L a società in cui viviamo sta diventando forzatamente sempre più etnicamente globalizzata: lo sviluppo diseguale che esaspera le differenze mondiali e crea grandi sacche di povertà e di miseria costringe crescenti masse di individui ad abbandonare il proprio paese 47 parità L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! parità d’origine per cercare condizioni di sopravvivenza nelle nazioni ricche. Si stima che siano circa 175 milioni i migranti nel mondo, numero che è addirittura raddoppiato negli ultimi 35 anni! In Europa i migranti sono circa 27 milioni, in Italia quasi 3 milioni, circa il 5% della popolazione. Le condizioni di vita dei migranti sono da noi come in tutto il mondo molto difficili, se non spesso tragiche: separazione dalle famiglie d’origine, discriminazione sociale, discriminazione lavorativa, discriminazione nel mercato degli alloggi, isolamento, diffidenza, razzismo, ostracismo linguistico, culturale e religioso... rendono la loro esistenza particolarmente faticosa e dolorosa. Eppure, una volta regolarmente accolti nel nostro paese, i loro diritti e la loro dignità di persone sono esattamente pari a quelli di ogni altro cittadino italiano. I diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie sono inoltre precisamente tutelati da una Convenzione Internazionale approvata dall’ONU nel 1990 e ratificata da 34 Stati, tra i quali però non c’è ancora l’Italia. Se la condizione di migrante nel nostro paese risulta difficile e dolorosa, quella di rifugiato è drammatica: nel mondo i rifugiati per motivi politici o religiosi sono 22 milioni, circa 3 milioni in Europa e circa 23.000 in Italia. I rifugiati sono stati costretti ad abbandonare il proprio paese a causa di guerre o persecuzioni politiche o religiose, senza alcuna risorsa economica e spesso dopo essere stati perseguitati ed aver perso familiari ed amici. Il passato politico o religioso dei rifugiati frequentemente accentua la diffidenza e l’ostilità del paese ospite, e di conseguenza anche le loro condizioni di isolamento e discriminazione. Pochi sanno che i diritti dei rifugiati sono tutelati da un Convenzione dell’ONU (1951) e da un Protocollo integrativo (1967) sottoscritti complessivamente da 145 Stati tra cui anche l’Italia. Ma pesanti condizioni di isolamento sociale pesano anche su ogni minoranza, sia essa culturale, religiosa o sessuale; la paura del “diverso” rappresenta un muro insormontabile che si oppone alla comunicazione e alla integrazione. Una società che isola le minoranze, condanna a priori i diversi, erige barriere e steccati, non è certamente capace di futuro, non è “sostenibile”, perché alimenta le tensioni sociali, le disuguaglianze e l’odio. S ta anche a noi, e non solo alle Istituzioni, tutelare concretamente i diritti di tutti e creare le condizioni per una società tollerante, multietnica e multiculturale. prova a cercare, a leggere e a far conoscere alla tua famiglia le cifre sul fenomeno dell’emigrazione e dei rifugiati, la Convenzione ONU sullo stato dei rifugiati del 1951, il Protocollo del 1967, la Convenzione ONU sui Diritti dei Lavoratori migranti e delle loro famiglie del 1990; prova a metterti nei loro panni, pensa di essere un emigrato o un isolato o un diverso in un paese straniero: di che cosa avresti bisogno? hai dei vicini, o dei compagni di lavoro o di scuola, immigrati, o di altre religioni, o in qualche modo “diversi”? parla con loro, informati sulla loro storia e la loro esperienza, riuscirai a capire il loro stato d’animo e ad arricchire la tua conoscenza e la tua filosofia di vita; nelle occasioni di incontro pubblico (bus, treno, negozio, ufficio pubblico, ecc.) sii gentile e collaborativo, cerca di aiutarli a superare i problemi pratici che non riescono a risolvere; cerca di comunicare ai tuoi figli il senso della solidarietà con chiunque è in difficoltà e sta soffrendo a causa di qualche discriminazione: saranno loro a costruire il futuro di una società basata sulla tutela dei diritti! Il sito del Comune di Piacenza per gli immigrati: http://www.comune.piacenza.it/start/immigrazione.htm “Più Facile”, la guida multilingue del Comune sui servizi agli immigrati (scaricabile dal sito del Comune) http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/immigrazione.htm : sito della Regione E.R. http://www.provincia.piacenza.it/dettaglio_sez.asp?IdSAT=212&Txt=Immigrazione&Idat=51 : sito della Provincia Lo SVEP a Piacenza (Associazioni di e per gli immigrati): http://www.svep.piacenza.it/db/c_associazioni.asp 48 siti web sulla parità di genere http://pariopportunita.gov.it, Ministro per le pari opportunità http://www.form-azione.it/pariopportunita, Regione Emilia Romagna http://cpo.cnr.it, Comitato Nazionale Pari Opportunità http://www.retepariopportunita.it, Rete delle Pari Opportunità http://www.comune.torino.it/infogio/donne, Guida ai siti femminili in internet http://www.libreriadelledonne.it, Luogo storico della pratica di relazione http://casainternazionaledelledonne.org, Casa Internazionale delle donne http://www.iperbole.bologna.it/iperbole/cif-bo, Centro Italiano femminile regionale http://www.arcidonna.org, ONG Arcidonna www.assolei.it, Informazione e tutela dei diritti delle donne che lavorano www.vitadidonna.it, consulenza e assistenza telefonica sulla salute della donna www.differenzadonna.it, Associazione di donne contro la violenza alle donne www.donneinnero.it, Sito ufficiale delle Donne in Nero Italia www.womenews.net, Rivista on line Il paese delle donne NUMERO VERDE sulla tratta delle donne (Regione E.R.): 800 290 290 e a Piacenza… http://www.provincia.pc.it/pariopp/, Provincia di Piacenza, Pari Opportunità Consigliera Provinciale di Parità, Borgo Faxhall, 0523/795501 0523/795551 http://www.comune.piacenza.it/, sezione “donna”: Comune di Piacenza, documenti, pratiche, opportunità, facilitazioni, ecc. per le donne http://www.comune.piacenza.it/infodonna/index.asp, Sportello Infodonna del Comune di Piacenza CENTRO PER LE FAMIGLIE, 0523/492380-492379, [email protected] INPS (fondo pensioni casalinghe), 0523/546611 INAIL (assicurazione infortuni domestici), 0523/343211, [email protected] Ordine degli Avvocati (Richiesta di patrocinio legale gratuito), 0523/320708 Servizio di Consulenza Legale gratuito – Telefono Rosa, 0523/593333 AUSL, Consultorio familiare, sedi diverse, vedi http://www.ausl.pc.it AUSL, Servizio infanzia, adolescenza e salute donna, P.le Milano 2, PC. 0523/317646 AUSL, Tutela della salute delle lavoratrici madri, 0523/317924-30 ARMONIA, Ass. per la lotta contro i tumori al seno, via Roma 19, PC. 0523/385866 Ass. CITTA’ DELLE DONNE-Telefono Rosa, Galleria del Sole 42, PC. 0523/593333 Ass. Donne in Nero, a Piacenza [email protected], tel. 0523/876169 EUR DONNE, Via Motti 13, PC. 349/3153737 FORUM DELLE DONNE, Via Tortona 19, PC. 0523/482759-490164 CENTRO AUTOSTIMA DONNE, Casa Leolo, Castellarquato, PC. 0523/892035 CIF, Centro Italiano Femminile, Via S. Giovanni 7, PC. 0523/320861 L’AZZERUOLO (manualità artistica femminile), 0523/335347 LE MANI DELLE DONNE, Via Cantarana 10, PC. 0523/499572 QUADRERIA (creatività femminile), via Garibaldi 62, PC. 0523/322939 ROSALEI (prevenzione e cura malattie al seno), 349/4321174 Progetto Pari Opportunità e Sportello Europa (Pulcheria, 2Mille1, ecc.), 0523/492173 pubblicazioni Sono infinite: trovate ampie bibliografie nei siti riportati più sopra; tra i saggi efficaci: M.F. HIRIGOYEN, “Molestie morali”, Einaudi 2000 49 parità L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! parità siti web sui diritti dei bambini http://www.unicef.it, sito italiano dell’Unicef http://www.savethechildren.it/, sezione italiana di Save The Children http://www.minori.it/, Sito del "Centro naz. di doc. e analisi per l'infanzia e l'adolescenza" http://www.istitutodeglinnocenti.it/, sito dell’Istituto degli Innocenti di Firenze http://www.azzurro.it/, sito del Telefono Azzurro http://www.114.it/, sito del 114 Emergenza Infanzia, gestito da Telefono Azzurro http://www.educare.it/, rivista on line per promuovere una cultura educativa http://www.abusi.it/, sito no profit per la tutela dei diritti dei minori http://www.telefonoarcobaleno.com/, associazione Telefono Arcobaleno http://www.adozioneminori.it/, associazione Onlus di Verona per l’adozione http://www.intrage.it/rubriche/famiglia/index.shtml, adozione, bambini, sicurezza http://www.cittasostenibili.minori.it/, sostenibilità urbana per i bambini http://www.aibi.it/, adozioni internazionali http://www.child-hood.com/index.php?id=389&type=6, sito di Child-Hood, contro lo sfruttamento sessuale dei minori http://www.clownterapia.it/, associazione VIP per la clownterapia per i bambini e a Piacenza… http://www.comune.piacenza.it/start/formazione.htm, portale del Comune di Piacenza sui servizi per i minori Serv. Politiche Sociali della Provincia: tel. 0523/795505 Centro Psicop. per la Pace e la gest. dei conflitti, via Campagna 83, Piacenza, www.cppp.it , tel. 0523/498594 Centro per le Famiglie, via Marinai d’Italia 42, tel. 0523/492379-492380 ABC Associazione Bambino Cardiopatico, www.abcpiacenza.org COMITATO PROVINCIALE UNICEF, 0523-335075 DALLA PARTE DEI BAMBINI, Assoc. per l’affid. e l’adozione, [email protected] Case Accoglienza: chiedi alla Provincia, Ser. Politiche sociali 0523/795505 pubblicazioni ONU, Convenzione sui diritti dell’infanzia, 20/11/1989. http://www.unicef.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/51 D. Novara, L. Boccalini, “Tutti i grandi sono stati bambini.”, ED. EGA D. Novara, “Il genitore che ascolta”, ED. BERTI D. Novara, “Ognuno nasce solo se sognato”, ED. LA MERIDIANA B. Bettelheim, “Un genitore quasi perfetto”, FELTRINELLI M. Bolognese, “C’era una volta”, ED. LA MERIDIANA T. Gordon, “Genitori efficaci”, ED. LA MERIDIANA Iris Paciotti, “L’amore creativo”, ED. MEDITERRANEE J. Korczak, “Come amare il bambino”, EMME ED. M. Bernardi, F. Scaparro, “La vita segreta del bambino”, ED. SALANI Golemann, “Intelligenza emotiva”, RIZZOLI Piero Ferrucci, “I bambini ci insegnano”, MONDADORI A. Oliverio Ferrarsi, “Il cammino dell’adozione”, RIZZOLI S. Vegetti Finzi, “Dialoghi con le mamme”, ED. FABBRI Aragona-Braibanti-Versolatti, “Partorire senza violenza”, EDITIEMME 50 siti web sui disabili http://www.handicapincifre.it, portale statistico sull’handicap http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/disabili/L ink.htm, paginone di link della Regione E.R. sui disabili, molto completo http://www.comune.piacenza.it/start/disabilita.htm sito del Comune di Piacenza Associazione Anni Verdi, Ente morale che si occupa di disabili gravi e anziani fragili http://www.accessibilitaonline.org/ Sito della campagna "Tutti a bordo" http://www.aipd.it/ Associazione Italiana Persone Down http://www.anmic-italia.org/ Anmic http://www.disabili.com/ , il sito dei disabili italiani http://www.fisd.it/, Federazione Italiana Sport Disabili http://www.liberatutti.it/, Community dedicata al mondo della disabilità http://www.libroparlato.com/, Associazione noprofit per i non vedenti http://digilander.libero.it/nohaweb, Associazione Nuovi Orizzonti Handicap http://www.affarisocialihandicap.it/, Portale handicap http://www.superabile.it/cgi-bin/Superabile.dll/home.jsp, Il portale INAIL http://www.terredimare.it/, Sportello sul Turismo Accessibile della Provincia di Genova http://www.eypd2003.org, Unione europea - Il sito dedicato all'Anno Disabili http://www.uiciechi.it, Unione italiana ciechi http://www.ventosociale.it/, Il giornale scritto dai disabili www.apg23.org Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, presente anche a Piacenza e a Piacenza… Provincia, Servizio Sistema Sociale, Piazzale Marconi, Piacenza; tel. 0523/795505 AIAS (informazioni e servizi a 360°!) Sez. di Piacenza, via Landi 8, PC, tel. 0523/328761 AUSL Piacenza, servizi socio assistenziali: tel. 0523/302071 Unione It. Ciechi, via Mazzini 51, Piacenza; tel. 0523/337677 Ente Naz. Sordomuti, via Gattorno 20, Piacenza; tel. 0523/330409 Unione Naz. Mutilati per Servizio, via Taverna 105, Piacenza; tel. 0523/327653 Ass. Don Franco Molinari, via Melchiorre GIoia 20, Piacenza; tel. 0523/324295 AS.SO.FA., via Gaspare Landi 12, Piacenza; tel. 0523/388003 Centro Culturale Manfredini, via Beati 56/a, Piacenza; tel. 0523/612704 Case Famiglia (inserimento disabili) di Associazioni varie: elenco delle Associazioni presso SVEP di Piacenza, http://www.svep.piacenza.it Cooperative sociali: 35 di tipo A (sevizi) e 16 di tipo B (inserimento lavorativo), vedi elenco in http://www.emiliaromagnasociale.it/coop/cooperative.asp pubblicazioni ASSOFA, “Stralci di vite”, ED. BERTI S. GUERRA LISI-L.BIANCHINI, “Dal grembo materno al grembo sociale”, ED. BERTI C. L. Florance, “Figlio del silenzio”, SPERLING E KUPFER S. Guerra Lisi, “Progetto persona”, ARMANDO ED. K. Rohde, “La ragazza porcospino”, CORBACCIO ED. D. Cervellin, “Quando un cieco vede oltre”, MARSILIO ED. Bauby J.D., “Lo scafandro e la farfalla”, ED. TEA Charlotte Moore, “Gorge e Sam”, ED: CORBACCIO Temple Grandin, “Pensare in immagini”, ERIKSON ED. Trovate una colossale bibliografia e filmografia su http://www.disabili.com 51 parità L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! parità siti web sugli anziani http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/anziani/lk000, raccolta di siti sui problemi e il mondo della terza età http://www.auser.it/, Associazione Auser http://www.comidan.it, Comitato Italiano per i Diritti degli Anziani http://www.centromaderna.it, cultura dell'anzianità attiva. http://www.educazionedegliadulti.it, Centro di documentazione e biblioteca sulla formazione, l'educazione degli adulti http://www.geragogia.net, pedagogia dell’invecchiamento http://www.infoanziani.it, portale di informazione per gli anziani e la famiglia http://www.terzaeta.com, informazioni di base sui temi dell’invecchiamento e dei servizi http://www.intrage.it/speciali/anziani.shtml, Un sito dedicato alla Terza Età http://www.sigg.it, Società Italiana di Gerontologia e Geriatria http://www.telefonoblu.org/anziani.htm, informazioni e assistenza http://www.terzaeta.com, sito dedicato agli anziani http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/anziani.h tm, portale della Regione Emilia Romagna http://www.santegidio.org/it/solidarieta/anziani/index.htm, attività della comunità di S. Egidio per gli anziani http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/anziani/li nk/Linkdemen.htm, raccolta di siti di interesse ed approfondimento sulle demenze e a Piacenza… Comune di Piacenza, http://www.comune.piacenza.it/start/terzaeta.htm Regione Emilia Romagna, http://www.emiliaromagnasociale.it/wcm/emiliaromagnasociale/home/anziani.htm Provincia di Piacenza, Servizio Sistemi Sociali, Tel. 0523/795505 Caritas Punto d’Ascolto Anziani, 800496626 Centro AUSER, via Mazzini 30, Piacenza. tel. 0523/320761 Amici del volontario, via Roma 3, Farini (PC). Tel. 0523/910289 ANTEA, via Cortesi 29, Piacenza. Tel. 0523/590751 APS, Trasporto invalidi e anziani, via Maddalena 10/f, Piacenza. Ass. AGAPE, via S. Pallavicino 2, c/o Casa Carità, Fiorenzuola (PC). Tel. 0523/981076 Circolo CUlturale ANTA, via Pasquali 2/c, Monticelli (PC). Tel. 0523/820999 pubblicazioni Beckerman A.G., Tappen R.M ,Anziani. Assisterli amarli. Ecomind Editore F. Moser, R. Pezzati, B.Luban Plozza, Un'età da abitare. Bollati Boringhieri - 2002 AAVV, Anziani: bisogni e servizi, Armando Editore 2002 Louis Ploton, La persona anziana. Cortina Editore 2003 Mario Allario, I nuovi anziani: interessi e aspettative. Franco Angeli 2003 AAVV, Anziani: tra bisogni in evoluzione e risposte innovative. Franco Angeli 2002 52 Mobilità I QUANTITÀ DI AUTO E QUALITÀ DELLA VITA n base ai dati Istat, l’Italia è il paese dopo USA, Germania e Giappone con il più alto numero di veicoli circolanti (sono 32,4 milioni, pari al 6,5% del parco macchine mondiale). C’è un’automobile ogni 1,9 abitanti, compresi bambini e non patentati, in pratica una media di due auto per famiglia. Se tutte le famiglie del mondo possedessero due auto ciascuna, come nel nostro paese, e se facessero uso dell’auto con la stessa frequenza con cui mediamente se ne servono i cittadini europei o nord americani, l’intero eco-sistema terrestre sarebbe compromesso in modo irreparabile. L’80% del traffico è di tipo privato. Ciononostante i due terzi degli italiani residenti in grandi centri urbani dichiara di soffrire di problemi di traffico. Quasi altrettanti si dichiarano fortemente preoccupati per l’inquinamento atmosferico. A questa situazione aggiungiamo il fatto che più dell’80% delle merci viene trasportato su gomma. sulla strada. Nel mondo, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i morti per incidenti stradali sono circa un milione ogni anno. 2. danni alla salute: malattie e stress psicofisico sono i principali effetti del traffico sulla salute. L’80% dell’inquinamento atmosferico nei centri urbani è causato dal traffico veicolare, così come la congestione degli spazi e il rumore. Secondo un rapporto dell’associazione Amici della Terra, il numero di decessi prematuri dovuti all’inquinamento atmosferico da traffico veicolare è stimabile intorno a 25.000 unità/anno. Molto esposti all’inquinamento atmosferico sono bambini e anziani: secondo l’Istituto Superiore della Sanità, il rischio di ammalarsi di leucemia per bambini che vivono in zone molto trafficate è di quasi tre volte superiore al rischio che corrono bambini che abitano in aree non trafficate. Tipo di mezzo automobile treno nave aereo bicicletta altro S ul territorio piacentino circolavano nel 2003 oltre 220.000 veicoli, un numero doppio rispetto a quello dei veicoli circolanti negli ultimi anni 70; di questi, più di 163.000 erano auto: circa 0.6 auto per ogni abitante! Con l’aumento del traffico aumenta anche l’inquinamento. Nel corso del 2004 è stato superato il valore limite di PM10 (le polveri sottili, inferiori a 10 micron, capaci di insinuarsi nelle basse vie respiratorie) previsto dalla normativa da 46 a 77 volte nella città di Piacenza (limite: 35 volte!!!), ma la situazione è analoga in tutti gli altri centri urbani della pianura. 6 BUONI MOTIVI PER MUOVERSI SENZA AUTO 1. incidenti: mediamente in Italia avvengono 160.000 incidenti all’anno, si calcola che una famiglia su dieci abbia avuto un morto o un ferito % passeggeri italiani 82 6 4 4 1 3 3. danni all’ambiente: le emissioni degli scarichi dei veicoli contengono molte sostanze tossiche in grado di alterare gravemente le funzionalità degli organismi viventi (sia piante che animali), di inquinare aria, acqua e suolo, di provocare fenomeni di accumulo e tossicità nelle catene alimentari. L’uso di combustibili fossili come carburanti per auto-trazione è poi una delle principali cause dell’effetto serra (vedi cap. su risparmio energetico). Il trasporto su gomma produce: il 30% delle emissioni di anidride carbonica (CO2) il 72% dell’ossido di carbonio 53 mobilità L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! mobilità (CO) e il 53% degli ossidi di azoto (NOX). Ma i danni all’ambiente imputabili al traffico non si fermano qui: bisogna infatti considerare anche il fortissimo impatto provocato dall’estrazione, trasporto, e raffinazione del petrolio, così come l’impatto dovuto alla estrazione di altre materie prime (es. i metalli per le carrozzerie e altre componenti); la sottrazione di superficie agli eco sistemi terrestri per la costruzione di infrastrutture e opere per la viabilità (30.000 ettari in meno in Europa nel periodo 1990-98), lo smaltimento di rifiuti prodotti nell’arco di vita di ogni singolo veicolo (es. oli esausti, filtri, rottami, ecc…). spostamento più veloci sono la bicicletta, i motocicli e la metropolitana; l’auto risulta sempre la più lenta. La velocità media di un’automobile è di 9.1 km/h a Milano, 8.5 km/h a Roma, 7.3 km/h a Napoli. Se si aggiunge poi il tempo per trovare un parcheggio, la media si abbassa ulteriormente. È stato calcolato che in una città con più di 500.000 abitanti, un automobilista spende mediamente per gli spostamenti urbani 177 ore ogni anno. 4. costi esterni: se quantifichiamo il danno economico per la collettività in termini di Tipo di inquinante ossido di carbonio (CO) ossidi di azoto (NO x) ozono (O3) idrocarburi policiclici aromatici (es. benzene) piombo tetraetile (ora non più nella benzina verde) polveri sottili (PM10) Patologie provocate blocca l’emoglobina provocando effetti di tossicità al sistema cardiovascolare, disturbi alla vista, emicrania alterazioni polmonari, irritazioni, riduzione delle difese immunitarie alterazioni respiratorie, emicrania, irritazioni oculari difficoltà respiratorie, asma, insufficienza cardiaca, cancro ritarda lo sviluppo intellettuale dei bambini, cancro Patologie delle vie respiratorie e degli occhi, veicoli per altri agenti tossici, cancro emissioni di gas serra, emissioni di altri inquinanti, incidenti, rumore, congestioni, la spesa annua dovuta al traffico per un paese come l’Italia è stimabile intorno ai 95 Mld di €. 5. costi di mantenimento dell’auto: le spese di alimentazione e di mantenimento dei veicoli si aggirano in media sui 3500 euro all’anno. 6. congestione sulle aree urbane e sulle grandi vie di collegamento: in città, i mezzi di P LE ALTERNATIVE ALL’AUTO PRIVATA er risolvere l’emergenza traffico molte amministrazioni locali ricorrono sempre più spesso a provvedimenti temporanei, tuttavia insufficienti ad affrontare seriamente il problema (es. limitazioni del traffico). Qualsiasi provvedimento, per quanto importante, non è infatti sufficiente se non sono i cittadini in prima persona ad impegnarsi per provare a cambiare abitudini e stile di vita, limitando il ricorso all’utilizzo dell’auto privata, in favore di alternative più sostenibili, come quelle di seguito riportate: a piedi o in bicicletta: sarebbe sufficiente camminare o andare in bicicletta per mezz’ora al giorno per ridurre del 50% il rischio di obesità e per prevenire efficacemente malattie coronariche, diabete, ipertensione. Il 40% degli spostamenti urbani sono inferiori a 4 km, una distanza che in bicicletta si percorre in pochissimo tempo, e comunque più velocemente che con l’auto. in autobus o tram: in quasi tutte le città esiste una rete più o meno articolata di tratte urbane e extra-urbane percorse da autobus, tram, o metropolitana; la frequenza del servizio è spesso calibrata per gli orari di punta, ma organizzandosi per tempo si riesce quasi sempre a spostarsi anche nelle altre fasce orarie. La puntualità è un problema legato alle congestioni da traffico, ma ovviamente questo vale sia per gli autobus, sia per le auto private. Infine, se il costo del 54 biglietto ci sembra esoso, consideriamo che se usiamo l’automobile, al costo del carburante bisogna aggiungere quello della manutenzione, dell’assicurazione, del bollo, del parcheggio. Utilizzare il mezzo pubblico, almeno per gli spostamenti più consueti, significa meno stress, meno rischi di incidente, più tempo per leggere o per riposare. in treno: il treno costituisce il mezzo più veloce, sicuro ed economico per gli spostamenti di media lunghezza, come ad esempio tra una grande città e le località limitrofe. Il treno è inoltre confortevole: si può leggere, dormire, passeggiare, e di norma arriva in centro città. il car-sharing: è un tipo di servizio basato sulla condivisione da parte degli utenti di un parco macchine comune; ogni socio paga una quota fissa annuale, più una quota fissa variabile a seconda dell’uso reale del mezzo. Inoltre chi si serve del car-sharing ha a disposizione auto che inquinano meno e ha accesso a tutta una serie di benefici (es. parcheggi riservati, libera circolazione in zone a traffico limitato, ecc.). L’uso del car-sharing permette la riduzione delle emissioni delle auto private, ma allo stesso tempo, per chi fa meno di 10.000 km all’anno, significa un risparmio consistente rispetto alla vettura di proprietà. il car-pooling: se quando siamo in coda ci guardiamo intorno, ci accorgiamo che quasi tutte le auto hanno una sola persona a bordo; il car-pooling non è altro che un modo per organizzare dei viaggiatori che percorrono lo stesso itinerario in modo da condividere la stessa macchina. Questo sistema solitamente funziona tra colleghi di lavoro che abitano nella stessa zona, oppure tra genitori che accompagnano i figli nella stessa scuola. Con il car-pooling si possono diminuire il numero di vetture circolanti, con conseguenti vantaggi per l’ambiente; inoltre, attraverso un’equa ripartizione tra i viaggiatori, si abbattono anche i costi di spostamento. i parcheggi di scambio intermodale (o parcheggi scambiatori): per parcheggio di scambio intermodale si intende un parcheggio posto in area periurbana o periferica, collocato nei pressi di una strada di accesso al centro urbano, nel quale intercettare il traffico diretto in città. Gli automobilisti, una volta parcheggiata la vettura proseguono il viaggio verso la propria destinazione con il mezzo pubblico o con la bicicletta o a piedi. Questo tipo di parcheggi è fondamentale per favorire lo scambio, dal trasporto privato a quello collettivo ed allentare, quindi, i fenomeni congestivi nelle aree centrali o critiche. Con il parcheggio scambiatore trovi parcheggio immediatamente, eviti il traffico del centro città, arrivi a destinazione con un mezzo pubblico, risparmi tempo e denaro. C UN’ATTENZIONE IN PIÙ ALL’ACQUISTO DELL’AUTOMOBILE ’è chi, per i motivi più diversi, non può o non vuole fare a meno dell’auto privata. Ma anche chi usa l’automobile tutti i giorni e percorre decine di migliaia di km ogni anno può fare qualcosa per rendere il proprio stile di vita meno oneroso per l’ambiente, per la salute collettiva e per le proprie tasche: preferire cilindrate medio-piccole: avere un’auto grande, di grossa cilindrata, super sportiva, non significa affatto essere più belli, più forti, o più importanti degli altri… soprattutto se per fare l’acquisto dobbiamo indebitarci oltre le nostre reali possibilità; 55 mobilità L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! mobilità scegliere attentamente il tipo di alimentazione in base alle proprie reali esigenze: eventuali successive variazioni sono infatti possibili solo sui motori a benzina che possono funzionare anche con il GPL o il metano. Come è noto, questi propellenti sono assai diversi, sia per quanto riguarda il costo, sia per le emissioni che producono in seguito alla combustione. un’auto di grossa cilindrata consuma anche 10 volte in più di una utilitaria, costa di più in termini di manutenzione, ricambi, bollo, e assicurazione; fare attenzione ai consumi: a parità di prezzo, è utile confrontare i km percorsi per ogni litro di carburante; minore consumo significa più risparmio e meno inquinamento (avete notato che nelle pubblicità delle auto non sono quasi mai riportati i consumi?); verificare la dotazione di sicurezza: ormai anche nei modelli base vengono installate tecnologie per aumentare la sicurezza attiva e passiva del mezzo, ma anche in una stessa categoria esistono auto con dotazioni più evolute; controllare i dispositivi per la riduzione per una corretta manutenzione mantenere il mezzo in perfetta efficienza per avere sempre un buon rendimento, sicurezza per chi viaggia, e impatto ambientale contenuto; è dunque buona norma fare regolarmente i tagliandi e i controlli necessari; fare attenzione allo smaltimento corretto dei rifiuti: olio esausto, liquido dei freni o del cambio, batterie, pneumatici devono essere portati negli appositi centri di raccolta per rifiuti pericolosi; bruciare, abbandonare o disperdere nell’ambiente queste sostanze provoca gravi danni ambientali; nei centri di raccolta vengono invece avviati al riciclo; cambiare la marmitta catalitica quando è esaurita la sua funzionalità; montare possibilmente pneumatici ricostruiti, ovvero pneumatici che provengono da processi di riciclaggio e riutilizzo di vecchie gomme; il danno ambientale è molto più contenuto e la qualità è comunque buona. I PARCHEGGI SCAMBIATORI A PIACENZA Per entrare in città provenendo dalla provincia, è meglio lasciare l’auto nei parcheggi scambiatori esterni, e prendere da lì i mezzi pubblici: • Parcheggio STADIO (dalla Val Nure, Val Trebbia, dalla Tangenziale Sud), con navetta per P.zza S. Antonino dalle 7.30 alle 19.50 nei giorni feriali, ogni 10 min. Biglietto 1€ con durata giornaliera. Gratuito nei giorni di blocco della circolazione. • Parcheggio Veggioletta (da Ovest), poi bus N° 3 e 3/7 (festivo) • Parcheggio Cimitero (da Cremona e da via Emilia parmense), poi bus N° 3, 3/7 (festivo), 10 Informazioni su orari e percorsi dei mezzi pubblici: guidare in sicurezza risparmiando TEMPI, 0523/390637 dell’impatto ambientale: vanno dal controllo delle emissioni, al tipo di materiali utilizzati per la costruzione. Alcune leggi europee impongono il progressivo adeguamento a parametri standard (soprattutto per le emissioni: oggi standard “Euro 4”). Alcuni modelli “nuovi” usano motori e tecnologie relativamente vecchie, non adeguate ai limiti normativi che entreranno in vigore nel prossimo futuro. Al momento dell’acquisto è bene approfondire anche questi aspetti; Spesso si tende a guidare in modo nervoso e a privilegiare la velocità. È ampiamente dimostrato che su tragitti di media e breve lunghezza, guidare velocemente fa guadagnare solo pochi minuti a fronte di un aumento dei consumi del 25-30%, di un maggiore impatto ambientale, e di un aumento del rischio di incidente. Di seguito sono riportati alcuni consigli per una guida risparmiosa, più sicura e meno impattante: si può risparmiare dal 5 al 25% di carburante avendo uno stile di guida tranquillo: in generale, consumo, emissioni e rumorosità aumentano più che proporzionalmente con l’aumento della velocità; usare l’acceleratore in modo dolce e progressivo e cercando di mantenere il più 56 possibile una velocità costante; mantenere la con i raggi solari producono, nella parte bassa velocità bassa: andare a 125 kmh invece che dell’atmosfera, ozono e altri radicali liberi; a 110 kmh comporta un aumento di consumo negli strati alti dell’atmosfera invece, gli aerei del 20%; contribuiscono in modo assai significativo alla nell’uso del cambio, evitare di portare il distruzione della fascia di ozono protettiva. A motore ad alti regimi; parità di tasso di riempimento dei usare possibilmente le IL SERVIZIO PRONTOBUS IN mezzi, l’aereo marce più alte; PROVINCIA DI PIACENZA inquina anche dieci scaldare il motore volte di più di un avanzando a velocità E’ un servizio di bus a chiamata attivato nell’alta Val Nure, nei Comuni di Bettola, Farini e treno; mentre risulta ridotta piuttosto che da Ferriere, organizzato da TEMPI. conveniente solo nei fermi; E’ attivo dalle 8 alle 13 dei giorni feriali. confronti di un auto spegnere il motore con un solo quando si rimane in Chiunque può prenotare un passaggio per il passeggero. Il sosta per lunghe pause giorno stesso o quelli successivi semplicemente consiglio è dunque (es. passaggi a livello, telefonando al Centro Servizi e ricevendo in quello di limitare il più semafori molto lunghi, tempo reale la conferma dell’orario di transito. possibile l’uso di questo parcheggio Le prenotazioni telefoniche possono essere fatte mezzo; per tragitti di temporaneo); dalle 7.30 alle 13.30. 500-2000 km conviene spegnere tutti i prendere il treno: dispositivi elettrici CENTRO SERVIZI E PRENOTAZIONI mediamente costa meno quando non siano dell’aereo, inquina meno realmente necessari PRONTOBUS: Tel. 910139 e impiega lo stesso (es. condizionatore, tempo o poco più (considerati i tempi per andare sbrinatore, fari, fari antinebbia); e venire dall’aeroporto, i tempi di check-in e di viaggiare con i finestrini aperti e con consegna bagagli, gli scali tecnici…). Per i viaggi portapacchi inutili comporta aumenti di più lunghi si può sempre viaggiare in treno di consumo del 2% in città e fino al 20% su per notte, senza rinunciare al sonno e corsi extraurbani; “guadagnando” così in tempo. utilizzare sempre i pneumatici alla giusta pressione. N PER SPOSTAMENTI MOLTO LUNGHI egli ultimi anni ha avuto un fortissimo incremento il trasporto aereo sia per le merci che per i passeggeri. Con la diffusione dei voli last-minute e delle compagnie low-cost è ormai diventato quasi abituale prendere l’aereo non solo per viaggi intercontinentali, ma anche per spostamenti di poche centinaia di chilometri. Da un punto di vista ambientale, il traffico aereo costituisce una delle cause di inquinamento più consistenti, e non solo nell’ambito del settore trasporti. Un velivolo brucia per un viaggio di media distanza qualche migliaio di litri di carburante emettendo così enormi quantità di gas serra (CO e CO2), e di NOx, che reagendo PER GLI AMANTI DELLE DUE RUOTE MOTORIZZATE I n generale, anche per chi va in moto vale quanto detto per gli automobilisti in merito a manutenzione del veicolo e guida. Alcune note particolari vanno segnalate per gli scooter: al momento dell’acquisto scegliere uno scooter a quattro tempi; i due tempi funzionano infatti a miscela, combustibile altamente inquinante (brucia anche l’olio); sul mercato sono disponibili anche modelli a GPL. 57 mobilità L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! mobilità PRO E CONTRO DEI DIVERSI CARBURANTI: L Benzina a benzina è il carburante più usato. Con l’introduzione della benzina senza piombo e delle marmitte catalitiche ci sono stati concreti miglioramenti nelle emissioni. I veicoli con marmitta catalitica, utilizzando benzina senza piombo, riducono sensibilmente le emissioni di CO (60-80%), NOx (30- 80%), formaldeide (90%) e gli IPA (80-95%): occorre tuttavia ricordare che il catalizzatore inizia a fare effetto solo una volta riscaldato, quindi passano diversi minuti (una decina, più o meno) prima di avere l’effetto voluto: in spostamenti di pochi chilometri, è probabile che il catalizzatore non entri neanche in funzione. Rispetto al diesel, il motore a benzina è più brillante ma consuma di più; al contrario del diesel, può però essere convertito a GPL o a metano. A Gasolio nche il gasolio deriva dalla raffinazione del petrolio. L’uso di questo carburante provoca l’emissione di anidride solforosa, responsabile di prim’ordine nel costituire le piogge acide, e di polveri sottili (PM10). Va detto che i motori diesel di ultima generazione (ECO 3 e ECO 4) offrono ormai ottime prestazioni, bassi consumi, e notevole riduzione delle emissioni. Esistono inoltre alcune tipologie di gasolio ancora meno inquinanti rispetto al diesel normale. Si tratta di: - blu diesel: è un gasolio a basso contenuto di zolfo; - gasolio bianco: è un’emulsione di gasolio, acqua demineralizzata, additivi. È prodotto da GECAM, e al momento è disponibile solo per grandi utilizzatori. Permette dei buoni abbassamenti delle emissioni di polveri (fino al 50%), di CO (fino al 50%), di NOx (fino al 30%). Può essere utilizzato direttamente al posto del gasolio tradizionale (con il quale si può miscelare) senza bisogno di alcuna modifica al motore. - biodiesel: si ottiene dal trattamento chimico di oli vegetali di girasole, colza, soia. Gran parte di questo combustibile viene utilizzato per riscaldamento. Il biodiesel non ha praticamente emissioni di biossido di zolfo, produce meno polveri, IPA, CO e CO2, ma produce più formaldeide. Un ostacolo alla diffusione del biodiesel è comunque la necessità di avere una gran parte del terreno agricolo dedicata alla produzione delle materie prime per gli oli vegetali: attualmente per ottenere una tonnellata di biodiesel è necessario coltivare circa un ettaro di terreno. Il biodiesel può creare problemi ai componenti di alcuni motori. I GPL l GPL è un gas che deriva dalla raffinazione del petrolio e anche dall’estrazione del gas naturale. Ha quantità di piombo e zolfo praticamente nulle e, rispetto alla benzina senza piombo, produce il 10-20% in meno di NOx, il 40% in meno di IPA, il 50-80% in meno di CO. In termini economici e ambientali il GPL rappresenta un’ottima alternativa rispetto a benzina e diesel. Come convenienza il GPL può essere paragonato solo al metano. Rispetto a quest’ultimo presenta i seguenti vantaggi: l’impianto costa meno (750-1600 euro), le bombole sono di peso e dimensioni contenute, la rete di rifornimento è abbastanza diffusa su tutto il territorio nazionale, i tempi di rifornimento sono più brevi. Per contro il GPL è: più costoso, più pericoloso (l’auto non può essere parcheggiata in rimesse sotterranee), e leggermente più impattante del metano. Metano I l metano è un gas naturale largamente presente in natura che viene utilizzato come carburante senza la necessità di raffinazione o di aggiungere additivi. Rispetto agli altri carburanti, ha un impatto ambientale minimo: benzene, particolato e zolfo sono praticamente assenti, mentre le quantità di 58 L’ECOGUIDA DI VISPO! N Elettricità e idrogeno elle grandi città è molto di “moda” promuovere i veicoli elettrici che, effettivamente, hanno emissioni zero nel punto di utilizzo. Più correttamente i veicoli elettrici dovrebbero essere definiti, invece che veicoli ad emissione zero, veicoli ad emissione differita, perché le loro emissioni sono differite fisicamente in un luogo diverso da quello dell’utilizzo. Al momento i limiti delle auto elettriche sono l’autonomia e il costo molto elevato. In futuro si porrà anche il problema dello smaltimento delle batterie esauste. Le auto a idrogeno di fatto non sono ancora disponibili se non a livello sperimentale. MOBILITA’ SOSTENBILE A PIACENZA.. Servizio “Park e Bici” Chi lascia l’auto nei parcheggi custoditi di Torrione Fodesta (Viale S. Ambrogio, dalle 7 alle 19) e Parcheggio S. Vincenzo (Via Gaspare Landi, dalle 7 alle 19) può ritirare una bicicletta pubblica senza costo aggiuntivo per tutto il periodo di sosta (esclusi giorni festivi). Servizio “C’entro in Bici” Tutti i giorni dalle 6 alle 23 sono a disposizione biciclette pubbliche nelle rastrelliere dei 4 parcheggi: • P.le Marconi • Parcheggio di Viale Malta • Parcheggio Cavallerizza (Stradone Farnese) • Viale 4 Novembre lato Parcheggio Cheope Per avere diritto al servizio occorre ritirare la apposita chiave codificata versando una tantum 5 €, o presso il Parcheggio di Torrione Fodesta, viale S. Ambrogio, o presso la sede di Tempi, P.le Marconi 34/q c/o Borgo Faxhall. La bicicletta deve essere riconsegnata in giornata entro le ore 23. Servizio “Park e Bus” Bus e bici gratuiti per chi deposita l’auto nel parcheggio custodito di Torrione Fodesta, Viale S. Ambrogio (Tariffe: 0.50 € la prima ora e 1€ le successive). Servizio “Prestito bici” Per tutti, gratuito. Presso la Circoscrizione 2, via XXIV Maggio 51, dal Lunedì al Venerdì ore 8.30-13, Giovedì e Venerdì anche ore 15-17. Portare un documento d’identità. Ogni ulteriore informazione su: http://www.comune.piacenza.it/natura/ambiente/park_bici/index.htm 59 mobilità NOx, CO e CO2 sono minime (per la CO2 -22% rispetto alla benzina, -30% rispetto al gasolio, e 12% rispetto al GPL). I vantaggi del metano rispetto al GPL sono: il costo molto contenuto, la maggiore sicurezza, il minore impatto ambientale non solo per quanto riguarda le emissioni ma anche per il fatto che non subisce processi di raffinazione e viene trasportato direttamente alla stazione di servizio (metanodotti). Gli svantaggi sono invece: maggiore costo dell’impianto, maggiore peso e ingombro delle bombole, rete di rifornimento poco estesa, tempi più lunghi per il rifornimento. L’ECOGUIDA DI VISPO! mobilità siti web http://www.ermesambiente.it/ermesambiente/mobilita/index.htm http://www.ruotepuliter.it/ buone pratiche di mobilità urbana in Emilia www.ecomobile.it, rivista digitale sui combustibili puliti www.guidametano.com, tutti gli impianti di rifornimento in Italia www.egm.it, download la guida GPL www.metanautista.com notiziario per gli utenti del metano auto www.bilancidigiustizia.it Associazione per un consumo etico e responsabile www.ecogas.it, consorzio delle aziende www.euromobility.org Associazione dei Mobility Manager www.sicurauto.it, sito sulla sicurezza www.wwf.it Sito del WWF www.legambiente.it Sito di Legambiente www.amicidellaterra.it Sito della associazione Amici della Terra (Friend of Hearth) http://www.cittaciclabili.it/home.php, Associazione italiana www.fiab-onlus.it/, Amici della Bicicletta http://www.muoversimeglio.net/home.asp, sito del Comune di Rimini e a Piacenza… TEMPI, informazioni su orari e percorsi tel. 0523/390637 TEMPI, http://www.tempi.piacenza.it/index.asp?w=1024 PRONTOBUS (Solo Alta Val Nure), tel. 910139 Comune di Piacenza, Ufficio Viabilità - tel: 0523.492513/492504, email: [email protected] Ass. Amo la Bici (FIAB), c/o Bellini Daniela, Via Tortona 8, Piacenza Ass. Pendolari, [email protected], www.pendolarivaldarda.it, tel.: 0523 315128 (il mercoledì dalle 21.30 alle 22.30) pubblicazioni M. Coreggia: Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori 2000. R. Bosio: Guida alle idee pratiche per un consumo sostenibile Edizioni La Tortuga, 2004 AAVV, Manuale di sopravvivenza ciclica urbana, Terre di MEzzo Ed., 2004. N.Morrone, Progettare per una mobilità sostenibile : il car sharing, Polidesign Ed. 2002 AAVV, Giovani Informati su Traffico ambiente e Salute, Quaderni di ARPA E-R , Bologna 2002 AAVV, La guida alle città sostenibili dei bambini e delle bambine, Ministero Ambiente, Roma 1998 Catania G., Amica bicicletta, Ed. Gruppo Abele, Torino, 1995 Moriani G., L’aria rubata, Marsilio, Venezia, 2000 Pilotti O., Molti kilometri con poca benzina, Macro Edizioni, Cesena, 1997 Viale G., Tutti in taxi, Feltrinelli, Milano, 1996 60 Consumo IL CONSUMO RESPONSABILE E CRITICO 90% di quello che guadagniamo viene I lmediamente speso nei beni di consumo e nei servizi individuali o familiari. Tutto l’attuale sistema economico si basa sul circolo vizioso produzione – reddito - consumo, sulla accondiscendenza dei cittadini (per questo chiamati con il brutto termine di “consumatori”) alle regole del mercato globale e sul gradimento dei suoi prodotti. Negli Stati Uniti, la pressione dei consumatori e dell’opinione pubblica ha indotto multinazionali famose come Levi’s e Reebok ad adottare un codice di comportamento per il rispetto dei diritti dei lavoratori del Sud del Mondo. In Europa, Ikea, catena di supermercati svedese, ha deciso di vendere solo tappeti che garantiscono il non utilizzo di lavoro minorile; anche Premium Brands, che è una controllata della multinazionale Hillsdown Holdings, ha creato un marchio di garanzia sociale per il suo tè Typhoo. Il marchio garantisce che il tè proviene da piantagioni che assicurano ai lavoratori determinati standards sociali ed economici. Ogni volta che noi facciamo la spesa diamo un implicito voto di preferenza al sistema di produzione - consumo che regola la nostra economia, ed è un voto che viene moltiplicato per milioni, per miliardi di “consumatori”, ogni giorno: senza questo nostro tacito e molto spesso inconsapevole o irresponsabile consenso, l’attuale sistema di produzione – consumo che distrugge le risorse del pianeta, che produce più rifiuti di quanti non riesca a metabolizzare, che causa inquinamento e malessere, non potrebbe sussistere. Da qui l’importanza del consumo responsabile e critico, e cioè della scelta consapevole dei prodotti non solo in base al loro prezzo, ma anche alla loro qualità, al loro impatto sull’ambiente, alla loro storia, ed anche in base al comportamento delle imprese che ce li offrono. Il consumo critico punta a far cambiare le imprese attraverso le loro stesse regole economiche fondate sul gioco della domanda e dell’offerta. Infatti, scegliendo cosa comprare e cosa scartare, non solo segnaliamo alle imprese i comportamenti che approviamo e quelli che condanniamo, ma sosteniamo le forme produttive corrette mentre ostacoliamo le altre. cco alcune domande da porsi rispetto ai singoli prodotti: la tecnologia impiegata è ad alto o basso consumo energetico? Quanti e quali veleni sono stati prodotti durante la sua fabbricazione? Quanti ne produrrà durante il suo utilizzo e il suo smaltimento? E’ stato ottenuto da materie prime riciclate o di primo impiego? Sono state utilizzate risorse provenienti da foreste tropicali? Sono stati rispettati i diritti sindacali dei lavoratori e delle lavoratrici? Se si tratta di prodotti provenienti dal Sud del mondo è d’obbligo chiedersi: in quali condizioni di lavoro sono stati ottenuti? Che prezzo è stato pagato ai contadini o agli operai? Per colpa loro sono state tolte terre alla produzione di cibo? I guadagni che producono hanno spinto i latifondisti ad arraffare nuove terre lasciando sul lastrico dei contadini? E 61 SA8000 è la certificazione volontaria di responsabilità sociale delle imprese, creata da Social Accountability International. L’impresa certificata SA8000 dimostra di rispettare i diritti internazionali relativi a: lavoro minorile e infantile, lavoro coatto, salute e sicurezza, discriminazione, libertà di associazione, pratiche disciplinari, orario di lavoro, retribuzione, gestione dei fornitori. In Italia ci sono (Dic. 2004) 167 aziende certificate. consumo L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! consumo A volte il singolo prodotto può risultare perfetto da tutti i punti di vista, ma che dire se è stato fabbricato da una multinazionale che possiede tante altre attività inquinanti, che esporta rifiuti pericolosi nel Sud del Mondo, che nell’Europa dell’Est sfrutta i lavoratori, che è compromessa militarmente? Per questo, prima di comprare qualsiasi prodotto è indispensabile conoscere anche il comportamento generale delle imprese produttrici. Il consumo critico può dunque essere un mezzo di condizionamento delle imprese e un importante strumento di cambiamento: è fondamentale comunicare alle imprese i motivi per cui si è deciso di comprare o di non comprare i loro prodotti; in questo modo esse possono conoscere le ragioni per cui i consumatori le puniscono o le premiano e sanno quali comportamenti devono modificare o rafforzare. Dove i consumatori si fanno sentire, le imprese sono disposte a cambiare, non perché si convertono all’ambiente o alla giustizia, ma perché non vogliono perdere quote di mercato. Una indagine in questo senso su 170 Aziende italiane ed estere e sui relativi prodotti è stata ISO14001 e EMAS sono le certificazioni volontarie di responsabilità ambientale delle imprese: forniscono garanzie sull’impatto ambientale di tutte le attività svolte dalle imprese. ECOLABEL è il marchio europeo di certificazione volontaria di qualità ambientale di un prodotto o servizio, che dimostra il suo minimo impatto ambientale nel corso del proprio intero ciclo di vita. (sulle certificazioni, vedi ad es. http://www.apat.gov.it/site/itIT/Temi/Mercato_verde/) FSC (Forest Stewardship Council) è il marchio di certificazione ambientale e socio-economica del legname (vedi ad es. http://www.fsc-italia.it/) fatta dal “Centro Nuovo Modello di Sviluppo” nella sua “Guida al consumo critico” (EMI, 2003): vi troverai tutte le informazioni essenziali per decidere se l’impresa di cui acquisti il prodotto è degna della tua fiducia o no. L’ETICHETTA prima cosa da controllare acquistando un L aqualunque prodotto, è la sua etichetta. L’etichetta garantisce la natura e il contenuto del prodotto, la sua provenienza, la sua coerenza con la legislazione vigente nel paese in cui è stato prodotto e in cui viene venduto. Tra i dati da verificare: la denominazione di vendita (il nome del prodotto), regolata da specifiche normative; il nome e la sede del produttore e dell’impianto di confezionamento, o il paese d’origine (ricorda che più viene da lontano, più richiede energia per il trasporto); per gli alimentari, l’elenco degli ingredienti, in ordine decrescente di peso, compresi gli additivi, di cui devono essere specificate le sostanze; negli ingredienti composti, non è obbligatoria la citazione del componente che rappresenta meno del 25% del peso; la quantità contenuta, al netto della tara (peso netto); per gli alimentari, le indicazioni nutrizionali; le modalità di utilizzo; le modalità di conservazione e la data di scadenza (controllate le temperature di conservazione in frigo e surgelatori!!!); il numero di lotto (lettera L seguita da un numero di serie), importante per identificare la partita da cui proviene la confezione; il codice a barre (a 8 o 13 cifre), da cui si risale al Paese in cui l’impresa ha chiesto la codifica (prime 2 cifre del codice; 80=Italia) 62 ALIMENTI BIO: possono essere definiti prodotti da agricoltura biologica solo se almeno il 95% degli ingredienti sono di provenienza biologica. Il prodotto BIO deve riportare in etichetta la scritta “da agricoltura biologica” e riportare nome e/o codice dell’Organismo di Controllo riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole. Oggi sono riconosciuti: Suolo e Salute, ICEA, IMC, Bioagricert, CCPB, CODEX, QC&I, Ecocert, BIOS, ESIC, Biozoo, ICS, ABC F.lli Bartolomeo. N IL COMMERCIO. NORD-SUD: UN RAPPORTO INIQUO egli anni Sessanta si è assistito, nel Sud del mondo e in particolare in Africa, al fiorire di stati indipendenti. Le ex colonie, tuttavia, come era largamente prevedibile, hanno continuato a svolgere lo stesso ruolo nella divisione internazionale del lavoro: a produrre, cioè, materie prime a prezzi bassissimi per le industrie e i consumi della “madre patria”. Ciò ha significato perpetuare uno stato di sottosviluppo e subordinazione economica e politica a strategie ed interessi decisi nel Nord del mondo. Non a caso, a tutt’oggi, le relazioni Nord-Sud sono segnate dall’ineguaglianza dei rapporti economici e commerciali. Il rapporto 1992 delle Nazioni Unite sullo sviluppo umano ha illustrato con chiarezza il baratro che divide il Nord e il Sud. Se nel 1960 il 20% più ricco della popolazione mondiale aveva un reddito 30 volte superiore a quello del 20% più povero, nel 1990 la differenza a favore del 20% più ricco è salita a 60 volte. U SOLIDARIETÀ E COOPERAZIONE na possibile risposta ci è offerta dal commercio equo e solidale ovvero dalla disponibilità di prodotti “made in dignity”. Negli anni Sessanta sorsero in Olanda i primi gruppi europei decisi a diffondere nuove forme di cooperazione e di commercio con i paesi del Sud del mondo. Alcune organizzazioni che già operavano con progetti di solidarietà tentarono di riunire piccoli produttori (apicoltori e artigiani) in leghe, affinché si svincolassero dall’oppressione di un mercato controllato da grandi proprietari terrieri, grossisti e, soprattutto, compagnie esportatrici e multinazionali, e divenissero così i protagonisti della vendita e dell’esportazione dei loro prodotti. Per superare i problemi legati alla distribuzione si aprirono, per opera soprattutto di volontari, dei punti di vendita al dettaglio denominati “botteghe del terzo mondo”. La scelta della solidarietà, espressa in modo continuativo e diretto attraverso il commercio equo, sembra essere una delle più praticabili per uomini e donne che non vogliono essere mute comparse ma attivi co-protagonisti di processi commerciali e culturali a misura di persona. Una scelta che chiede al singolo di mutare lo stile di vita personale e di promuovere forme di cambiamento collettivo, che possano tradursi in un’obiezione al comandamento del consumismo irresponsabile e dilapidatore, e in partecipazione alla pratica del commercio equo e solidale. COS’E’ IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE? L ’idea base del commercio equo e solidale sta nel fare dell’economia responsabile uno cooperazione strumento concreto di all’autosviluppo umano ed economico e nell’offrire ad ogni cittadino un’occasione di riflessione e di partecipazione al cambiamento dell’attuale sistema economico. Per raggiungere quest’obiettivo è necessario il coinvolgimento dell’intera catena: dal produttore al consumatore o, meglio, dal consumatore al produttore. Si sa infatti quanto il destino delle popolazioni del Sud del mondo sia nelle mani della “domanda” dei consumatori ed è proprio da qui che il commercio equo parte per portare l’economia al servizio dell’uomo. In base alla definizione concordata ed 63 consumo L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! consumo organizzazioni attente alla partecipazione decisionale da parte di tutti i lavoratori; il prefinanziamento: al momento dell’ordine l’importatore anticipa al produttore fino al 50% del pagamento complessivo della merce così da consentire ai lavoratori di far fronte alle loro esigenze, senza diventare ostaggio di usurai o intermediari locali, senza subire in pieno le oscillazioni dei mercati borsistici, senza vivere le incertezze legate alle difficoltà di collocazione delle proprie merci; la sostenibilità dell’ambiente, poiché si privilegiano lavorazioni non inquinanti, basate su metodi naturali e dell’agricoltura biologica, evitando di ricorrere all’importazione di materie prime scarse e difficilmente riproducibili; la solidarietà, riferita a progetti di sviluppo non solo commerciali, ma anche a forte impatto sociale, di cui possa beneficiare tutta la comunità locale (es.: scuole, strade, ospedali, corsi di formazione professionale e di alfabetizzazione ecc.); la trasparenza nei confronti del consumatore affinché sia consapevole e informato su tutti i processi, sulla composizione del prezzo finale del prodotto che acquista, sul progetto di sviluppo legato ad ogni prodotto. elaborata a livello internazionale dalle organizzazioni impegnate in questo settore, il “fair trade” (termine inglese per definire il commercio equo e solidale) è una partnership economica basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto, che mira ad una maggiore equità nel commercio internazionale. IFAT (International Fair Trade Organization – Federazione internazionale del commercio equo e solidale) riunisce produttori, centrali di importazione e rivenditori del commercio equo mondiale. I PRINCIPI DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE Il commercio equo e solidale tende a garantire: un prezzo equo, tale cioè da consentire ai lavoratori e alle famiglie il soddisfacimento dei loro bisogni e una vita dignitosa; il prezzo viene stabilito di accordo tra il produttore e l’importatore; la dignità del lavoro, che vuol dire ambiente di lavoro salubre e non discriminazione sul lavoro di gruppi della popolazione (donne, disabili, caste inferiori) e rifiuto dello sfruttamento minorile; la democrazia nel processo lavorativo, in quanto i produttori sono di solito raccolti in Il prezzo trasparente. La tabella mostra la composizione del prezzo di una conf. da 250 gr. di caffè Uciri Caffè uciri 100% arabica dal Messico – conf. 250 g. (prezzi in € riferiti a gennaio 2003) prezzo di vendita al pubblico -iva prezzo al pubblico iva esclusa margine dettagliante 20,00% 100,00% 24,1% margine ctm altromercato 23,2% costi accessori 13,5% 2,95 0,49 2,46 copertura costi struttura e lavoro copertura costi struttura e lavoro vedi dettaglio* prezzo al produttore 39,20% *dettaglio di alcuni costi accessori nolo mare 1% spese fisse, magazzinaggio, sdoganamento, trasporto a TV torrefazione, calo peso, confezionamento, trasporto a VR oneri finanziari (prefinanziamento, assicurazione) 64 0% 10% 1% LA CARTA ITALIANA DEI CRITERI DEL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE E L’AGICES I n Italia, dopo un lungo percorso di costruzione e condivisione delle regole comuni iniziato nel 1998, le organizzazioni italiane di commercio equo e solidale hanno approvato la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale (Comes: puoi leggere la Carta in http://www.volint.it/comes/documenti.html ). Ci si è dotati, dunque, di criteri e strumenti necessari a caratterizzare il movimento del commercio equo e ad evitare che il messaggio del fair trade rischi di essere annacquato. La carta dei criteri, suddivisa in 7 capitoli, definisce cosa si intende per commercio equo e solidale, ma sancisce anche i principi generali adottati da tutte le organizzazioni di commercio equo e fissa regole specifiche relative alle botteghe del mondo, agli importatori, ai produttori e ai prodotti trasformati. Più specificatamente, la carta stabilisce che le organizzazioni di commercio equo e solidale agiscano nel rispetto dei seguenti criteri comuni: 1) migliorare le condizioni di vita dei produttori; 2) agire nel rispetto dei diritti dei lavoratori; 3) rispettare l’ambiente e promuovere uno sviluppo sostenibile; 4) adottare strutture organizzative democratiche e trasparenti; 5) svolgere un’azione educativa e politica; 6) stimolare le istituzioni; 7) impegnarsi nei confronti dei consumatori. Successivamente all’approvazione della carta italiana dei criteri del Comes, il movimento italiano del fair trade ha deciso di costituire l’Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale (AGICES). L’AGICES, dunque, è depositaria della carta italiana ed è sua responsabilità gestirla, modificarla e controllarne il rispetto da parte dei soci. L’AGICES ha fra i suoi scopi quello di costituire e gestire il “registro italiano delle organizzazioni di Comes” (RIOCES), con l’obiettivo comune di individuare standard di azioni concrete e verificabili, che rappresentino la trasposizione operativa dei principi generali contenuti nella carta dei criteri. Tale obiettivo esprime, tra le altre cose, la volontà del commercio equo e solidale italiano di stabilire un rapporto rigoroso e trasparente con i soggetti con i quali si relaziona, siano essi i produttori- partner, l’opinione pubblica, le istituzioni, i consumatori. La carta dei criteri ad oggi è stata sottoscritta da tutte le centrali d’importazione Italiane e da un altissimo numero di “botteghe del mondo”. La presenza di questi prodotti nel settore commerciale tradizionale è un tema dibattuto tra chi opera nel Comes. Infatti, se da un lato permette una maggiore quantità di prodotti venduti, dall’altro rende impossibile sensibilizzare i clienti e renderli consumatori critici; inoltre, spesso il settore di vendita tradizionale è poco attento all’eticità dei prodotti e così, accanto ai prodotti del commercio equo, sono esposti anche prodotti già oggetto di campagne di boicottaggio. TRANSFAIR: Che cosa vuol dire essere licenziatari del marchio TransFair? azienda che non sia oggetto di Qualsiasi campagne di pressione e boicottaggio e che rispetti i diritti sindacali e umani, può chiedere di diventare licenziataria del marchio TransFair. Deve impegnarsi a rispettare i criteri del Commercio Equo e Solidale stabiliti nel sistema di certificazione FLO, sottoscrivendo un vero e proprio contratto di sublicenza del marchio. Per quanto riguarda i prodotti su cui vorrà poter 65 DOVE TROVARE I PRODOTTI EQUO SOLIDALI A PIACENZA? • • • La Pecora Nera, via Calzolai 63, Piacenza Terra di Babele, Piazza Cavalli 31, Piacenza Pappamondo, via Scotti da Vigoleno 50, Carpaneto (PC) • La Casa del Caffè, via Gramsci 1, Fiorenzuola • Le principali catene di supermercati vendono alcuni prodotti alimentari del commercio E.S. a marchio Transfair: COOP, GS, SMA, CONAD, … consumo L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! consumo apporre il marchio transfair, si impegnerà a collaborare con gruppi che hanno scarse possibilità di accesso al mercato tradizionale e che sono iscritte ai Registri dei produttori di FLO. Le strutture, nella maggior parte dei casi, sono Consorzi o Associazioni di Cooperative. Attualmente nei Registri sono iscritti circa 400 soggetti a cui fanno riferimento 7 milioni di produttori nel Sud del Mondo. Le merci per le quali è possibile utilizzare il marchio transfair sono: caffè, cacao, banane, miele, succo d'arancia, tè, palloni. I ma è vero che i prodotti del commercio equo e solidale costano di più? prodotti del commercio equo e solidale, non in tutti casi, costano di più di quelli del mercato tradizionale perché hanno una marcia in più, che si chiama qualità sociale: si tratta di prodotti ottenuti senza sfruttamento del lavoro minorile, pagati al produttore per un prezzo senza contrattazione al ribasso, che tiene conto del tempo impiegato per la produzione, dell’economia del Paese di provenienza, del costo delle materie prime. A un consumatore attento non sfugge che la qualità dei prodotti del commercio equo e solidale è in genere superiore a quella del mercato tradizionale, e non sempre a prezzi superiori. Un esempio: Caffè Soave 250 gr 100% arabica: 2.75 € Caffè Lavazza qualità oro 250 gr 100% arabica: 3.10 € (i prezzi sono quelli correnti al 17 febbraio 2005) Un discorso a parte si dovrebbe fare per lo zucchero di canna, dove in quanto a prezzo il commercio equo e solidale risulta sconfitto a confronto con lo zucchero di barbabietola; è invece pari allo zucchero di canna biologico che si trova nel commercio tradizionale. Zucchero di barbabietola 1kg 0.93 € Zucchero grezzo di canna biologico (mercato tradizionale) 1 kg 3.30 € Zucchero di canna integrale Dulcita 1 kg 3.35 € Lo zucchero di barbabietola è prodotto in Italia e trasformato con metodi industriali, gode di forti sovvenzioni statali mentre i produttori dell’Ecuador non ricevono nessun incentivo. Trasformano la canna con metodo artigianale e debbono pagare un alto dazio per l’ingresso del loro prodotto in Italia. In sintesi per confrontare i costi dobbiamo appaiare prodotti della stessa qualità, ottenuti con i medesimi procedimenti colturali e tecnologici. ma siamo sicuri che sono buoni? A ltra preoccupazione dei consumatori al primo contatto con il commercio equo e solidale è l’igiene del prodotto. A questo timore si può rispondere che gli operatori del commercio equo e solidale sono i primi a essere preoccupati di fornire dei prodotti “buoni” sotto tutti i profili: per questo le varie centrali di importazione hanno istituito un ufficio controllo qualità interno. Tali controlli si sommano a quelli fatti dalle USL a tutte le merci importate. Da sottolineare che in tutti i casi, caffè, cioccolato, tè e tutti gli altri prodotti cosiddetti “coloniali” provengono da Paesi lontani. L ma i soldi vanno veramente ai produttori? e organizzazioni denominate “Botteghe del mondo” sono gestite prevalentemente da volontari organizzati in associazioni e cooperative che acquistano i prodotti artigianali e alimentari dalle centrali di importazione. I conti sono saldati ogni due mesi, in tutti i casi si tratta di acquisti e non di conto vendita. A loro volta le centrali all’atto dell’ordine pagano il 50% del valore della merce e il resto al ricevimento dell’ordine. Il rapporto con i produttori ha tutte le caratteristiche di un rapporto commerciale migliorato da elementi solidaristici: prefinanziamento, continuità dei rapporti, consulenza per il miglioramento della produzione: è un rapporto da non confondere con pratiche caritatevoli . Per rispondere in poche parole a questa domanda si potrebbe dire che il prodotto prelevato dal consumatore in una bottega del mondo è già stato pagato al giusto prezzo al produttore. 66 QUIZZZZ…. 1° quiz Quanto ti piace la cioccolata (da 1 a 10)? Se la tua risposta è inferiore al 4, prova con il secondo “quiz”; se invece supera il 7, converrai che ricavi da questo prodotto momenti gratificanti, talora consolazione e sicuramente sempre tanto piacere…, quindi probabilmente saprai rispondere alle seguenti 5 domande 1 Sai chi fu il primo europeo ad assaggiare i semi di cacao? 2 Di che colore sono i fiori della pianta del cacao? 3 Cos’è la cabossa? 4 Qual è l’ingrediente principale del cioccolato bianco? 5 Qual è la percentuale minima di cacao nel cioccolato fondente? dalle nostre parti e la tua scarsa conoscenza quindi è giustificata: ma è importante che tu sappia che nei luoghi in cui viene coltivato se ne consuma solo una piccolissima parte di quanto viene prodotto per destinarne il più possibile all’esportazione, per pagare gli interessi sul debito internazionale, per soddisfare i nostri raffinati palati…ecc. ecc. Se hai risposto correttamente ad almeno quattro domande: puoi passare al più presto presso una bottega del mondo e ritirare la coccarda dell’aspirante volontario o volontaria e i complimenti sinceri di chi ti aprirà la porta…. 2° quiz Quanto desideri una tazzina di caffè alla mattina (da 1 a 10)? Se la tua risposta è inferiore a 4: pazienza…. fatti il tuo quiz e datti le tue risposte.. Se invece supera il 7 sarai sicuramente d’accordo sul fatto che il caffè italiano è il migliore (o quasi) e che non c’è confronto con i beveroni tedeschi o statunitensi... ma cosa ne dici di provare a dare le risposte alle 5 domande che seguono? 6 La pianta del caffè si sviluppa meglio in pieno sole o in ombra? 7 Perché i frutti della pianta del caffè sono detti ciliegie? 8 Qual è l’area al mondo (europea!) dove il consumo di caffè pro capite è il più alto? 9 Dove, nel 700, in Italia, è nata la prima “bottega del caffè”? (luogo di incontro, di discussione, dove si trattavano affari..) 10 “Carmencita, sei già mia, chiudi il gas e vieni via!!” quale caffè pubblicizzava la scenetta che si concludeva con questa battuta? valutazione per entrambi i quiz: Se hai risposto correttamente a meno di due domande: questa forse sarà anche per te una piccola prova che questo prodotto è più del Sud del mondo che “nostro”, le piante del cacao e del caffè infatti non potrebbero mai attecchire L LA STORIA DI UN GRUPPO DI PRODUTTORI: P.R.E.D.A. (Filippine) a situazione socio-economica e agraria delle Filippine, come di gran parte dei paesi del sud del mondo, è disastrosa, segnata da un’iniqua ripartizione delle ricchezze, delle terre e dei mezzi di produzione e da un alto inquinamento dei terreni. Moltissimi contadini abbandonano le campagne per cercare fortuna nelle città, dove li aspetta una vita ancora più dura. Preda è stata fondata nel 1974 a Olongapo City da Shay Cullen, irlandese, e una coppia di filipppini impegnati nella protezione della gioventù. Il primo obiettivo dell’associazione era di venire in aiuto dei bambini tossicomani 67 consumo L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! consumo strappati alle reti della prostituzione, particolarmente attiva nella zona, dove fino al 1992 si trovava una base navale americana. Nel 1974, come parte del programma di riabilitazione e prevenzione della tossicodipendenza fra i ragazzi di strada, Preda iniziò dei progetti di produzione artigianale che negli anni si sono sviluppati a tal punto da coinvolgere diversi gruppi di artigiani della città, dei dintorni, ma anche di zone lontane. La strategia di Preda consiste nello spezzare la catena degli intermediari. Cesti, mensole, piccoli mobili in rattan, bambù e buri sono alcuni dei principali prodotti commercializzati. Le materie prime sono solo di origine vegetale e vengono raccolte nelle zone boschive intorno a Olongapo, dove Preda promuove programmi di riforestazione e di utilizzo attento delle risorse naturali. Attualmente Preda lavora con circa 2000 persone e può condurre a buon fine queste attività grazie alla garanzia di un prezzo più alto e di un prefinanziamento assicurato dalla rete del commercio equo. Nell’ottica di uno sviluppo durevole, Preda incoraggia gli agricoltori a coltivare in modo tradizionale, senza l’uso di fertilizzanti o pesticidi. Vengono quindi fornite informazioni sulle tecniche di coltura biologica. Per facilitare il passaggio ad un’agricoltura biologica e liberare gli agricoltori dalla dipendenza nei confronti degli intermediari, Preda ha istituito un sistema di micro-credito che concede prestiti a tassi di interesse molto bassi. Preda è stata insignita del premio per i Diritti dell’Uomo della città di Weimar nel dicembre 2000 e nel 2001 è stata candidata al premio Nobel per la Pace. www.preda.org mozione a sostegno del commercio equo e solidale discussa e approvata dal Consiglio Comunale di Venezia, n. protocollo 120 del 4/11/2003 Il Consiglio Comunale Considerato che - nell’attuale contesto mondiale le realtà di emarginazione, povertà e di degrado ambientale sono in gran parte frutto di iniqui rapporti economici e commerciali; - la ricchezza dei Paesi industrializzati è in massima parte costruita sullo sfruttamento PALLONI ETICI ? Nel 1998, grazie all'impatto dei Mondiali di Francia, il mondo occidentale si è accorto che il pallone, strumento di gioco e di divertimento per eccellenza, era cucito anche da lavoratori bambini del Pakistan. Secondo le stime delle organizzazioni umanitarie, nella regione di Sialkot, da cui proviene l'80% dei palloni mondiali, il 25% dei cucitori coinvolti nella produzione (in tutto 160 mila persone) sono bambini. Un'industria che valeva e continua a valere cifre da capogiro (1800 miliardi di lire era la stima all'epoca) e che rilancia sul mercato mondiale 70 milioni di pezzi ogni anno. 80 $ è il prezzo medio con cui viene immesso sul mercato ogni pallone che costa 7,5 $ all'azienda che lo commercializza. Ma il cucitore di Sialkot riesce a guadagnare solo 0.5 $ per ogni pezzo finito. Un dollaro e mezzo al giorno in tutto, che non basta a mantenere le numerose famiglie pakistane, composte spesso da quattro - sei figli. Ecco perché nelle attività di cucitura vengono coinvolti anche i bambini. Le conseguenze di questa piaga sono non solo sociali (i bambini cucitori non sanno spesso né leggere né scrivere perché non possono frequentare la scuola) ma anche sanitarie: questa lavorazione provoca, alla lunga, artrosi nelle articolazioni delle dita, danni alla schiena, capogiri, strabismo. Per questo, è nato il progetto sperimentale per la produzione di palloni senza l'impiego di manodopera infantile e secondo i principi del fair trade, promosso da TransFair Italia e TransFair Germania, che ha coinvolto un'azienda di produzione, Talon, che già si era distinta per il rispetto dei diritti dei suoi lavoratori. Dopo quattro anni di sperimentazione e dopo i risultati raggiunti, nel 2002 è nato il registro internazionale dei produttori di pallone ed altre aziende, oltre a Talon, stanno aggiungendosi alla lista dei "produttori giusti". 68 indiscriminato delle risorse naturali dei paesi del sud del mondo, prodotte in condizioni di lavoro spesso disumane, vendute sotto costo, trasformate ed utilizzate per realizzare ogni genere di beni di consumo per i mercati del nord; - di fronte al costante fluttuare dei prezzi delle materie prime, alla presenza di barriere commerciali e alla questione del Debito estero dei Paesi esportatori, la creazione di un mercato più equo rappresenta la volontà di recuperare una dimensione etica anche in ambito economico; il Commercio Equo e Solidale vuole essere una risposta quotidiana, concreta ed immediata, atta a collegare il potere decisionale dei consumatori alle richieste di giustizia dei produttori; - tale obiettivo è perseguito attraverso il sostegno a gruppi di piccoli produttori che operano in Africa, Asia ed America Latina, nonché nei paesi dell’Est europeo, nel rispetto dei tempi e delle forme di autosviluppo economico e sociale delle popolazioni locali; Vista - la Risoluzione europea A4 – 198/98 del 2 luglio 1998 a sostegno e promozione del Commercio Equo e Solidale; - la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale approvata a Roma l’8 settembre 1999 e sottoscritta ad oggi da tutte le centrali di importazione di comES italiane e da oltre 120 botteghe del mondo tra cui, per il nostro Comune, la coop. El Fontego, e la definizione che in essa è data di ComES: “il commercio equo e solidale è un approccio alternativo al commercio internazionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica”. Visto - l’impegno delle botteghe firmatarie a svolgere un’azione educativa e politica, divulgando informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo, aumentando la consapevolezza dei consumatori affinché possano esercitare il proprio potere di acquisto in maniera positiva; - l’impegno nei confronti dei consumatori affinché sia garantito un prezzo trasparente, che fornisca informazioni sulla composizione del prezzo finale del prodotto; Impegna il Sindaco e la Giunta - a promuovere tali forme di consumo nel territorio avviando iniziative a tutti i livelli per diffonderne la conoscenza; - a valorizzare tali esperienze all’interno dei programmi di Cooperazione decentrata avviati e da avviare da parte dell’Amministrazione Comunale; - a immettere nella stesura di contratti e di capitolati d’appalto relativi alla gestione di bar collegati a musei o sedi municipali, buffet offerti dal Gabinetto del Sindaco e dall’ufficio del Cerimoniale, mense scolastiche o convenzionate) l’utilizzo di prodotti del commercio equo e solidale al fine di offrire la possibilità di scegliere tra prodotti convenzionali e prodotti solidali. 69 i GAS. Cosa sono? I Gruppi d’Acquisto Solidale (GAS) sono composti da persone che liberamente e spontaneamente decidono di unirsi per poter effettuare acquisti all’ingrosso di prodotti agroalimentari biologici o di uso comune che poi ridistribuiscono tra loro. I gruppi hanno la possibilità di rivolgersi direttamente ai produttori recuperando un rapporto con il territorio, accorciando la Filiera, riducendo passaggi e intermediazioni con un conseguente vantaggio nei prezzi d’acquisto. I principali vantaggi per produttori e consumatori • Rapporto diretto tra produttore e consumatore; • Prezzi più convenienti per il consumatore; • Creazione di nuovi canali di vendita per il produttore; • Minor impatto ambientale grazie alla riduzione dei trasporti e degli imballaggi; • Vengono privilegiati i prodotti locali e la loro stagionalità. Info: http://www.gasp.piacenza.it consumo L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! consumo siti web http://www.retecosol.org/index.php la Rete di Economia solidale http://www.desmilano.it distretto di economia solidale di Milano: un esempio http://www.adiconsum.it/, Adiconsum http://www.confconsumatori.com/ Associazione Confconsumatori http://www.federconsumatori.it/ Federazione nazionale Consumatori e Utenti http://www.consumatori.it/ Unione nazionale Consumatori http://www.centroconsumatori.it/47.html, consumo critico dal Centro Tutela Cons. e Utenti http://www.equamagliana.org/mrcc/go.php motore di ricerca sul consumo critico http://sportelloecoequo.comune.firenze.it/pages/consumo_critico.htm, Com. di Firenze!!! http://www.bilancidigiustizia.it/ Associazione Bilanci di Giustizia http://www.altroconsumo.it/ portale a difesa dei diritti dei consumatori www.agices.it ass. italiana per il comes www.altromercato.it consorzio di botteghe e centrale di importazione italiana www.commercioalternativo.it centrale di importazione italiana http://info.roba.coop/ centrale di importazione italiana www.eftafairtrade.org organismo di rappresentanza centrali di importazione europee www.ifat.org rappresentanza centrali di importazione europee e centrali di esportazione del sud www.equo.it marchio transfair italia http://www.chicomendes.it/home/home.php Cooperativa Chico Mendes http://www.equomercato.it/ Cooperativa Equomercato di Cantù (CO) http://www.equoland.it/ Cooperativa Equoland di Firenze http://www.liberaterra.it/ Associazione Libera Terra http://www.yabasta.it/ Associazione Ya Basta http://www.bottegaecosolidale.org/ Cooperativa La Bottega Ecosolidale di Sesto S. Giovanni http://www.pacesviluppo.it/index.html Cooperativa Sociale Pace e Sviluppo (Veneto) http://www.associazioneram.it/ Associazione RAM di Camogli (GE) http://www.ravinala.org/M2WEMain.aspx Coop. Sociale Ravinala di Reggio Emilia ...e a Piacenza Associazioni dei consumatori: sui siti nazionali si ritrovano tutti i recapiti provinciali La Pecora Nera, http://lapecoranera.org/, [email protected] Terra di Babele, [email protected] Pappamondo, via Scotti da Vigoleno 50, Carpaneto (PC) pubblicazioni Altreconomia (rivista mensile), Nigrizia (rivista mensile), Terre di mezzo (giornale), http://www.ilgiardinodeilibri.it/_consumo_critico_.php bibliografia sul consumo critico Tonino Perna: Fair trade, Bollati Boringhieri 1999 Francesco Gesualdi, Manuale per un consumo responsabile, Feltrinelli Bologna – Gesualdi – Saroldi, Invito alla sobrietà felice, EMI Nico Roozen, Franz van der Hoff, Max Havelaar: L’avventura del commercio equo e solidale, Feltrinelli, 2002 Lorenzo Guadagnucci, Fabio Gavelli: La crisi di crescita, Feltrinelli, 2004 Antonio Polo: La porta aperta, SIGEM, 2003 Andrea Saroldi, Costruire economie solidali, EMI Centro nuovo modello di sviluppo: Guida al consumo critico, EMI, 2003 Horst Wiedemann: A scuola di mondo. Area tematica: commercio internazionale, EMI, 1998 Social watch: La qualità della vita nel mondo. rapporto 2001, EMI Social watch: Privatizzare i servizi: il costo sociale. rapporto 2003, EMI (i rapporti sono disponibili nel sito www.socialwatch.org) 70 Alimentazione GUSTO, SALUTE E CULTURA capitolo tratta, in maniera introduttiva, Q uesto alcuni concetti di nutrizione e alimentazione umana. Prima di passare a questi temi tuttavia, è importante sottolineare come la nutrizione e l’alimentazione siano strettamente relazionate con la struttura stessa del sistema agroalimentare. Ciò significa quindi con la gestione dell’ambiente e del territorio da un lato e con l’aspetto socio-economico del sistema agricolo, dell’industria alimentare e della filiera distributiva dall’altro. Il cibo e gli alimenti infatti non sono soltanto le sostanze chimiche di cui necessitiamo per vivere. Sono anche ecologia, gestione del territorio, cultura, identità sociale, motivo di socializzazione, e gioia di vivere. In questi ultimi anni si sta sempre più comprendendo la cruciale importanza della relazione tra nutrizione e ambiente. Infatti, le caratteristiche dettate dal clima, dal paesaggio e dalle varie tipologie di ecosistemi che determinano le condizioni ambientali si riflettono inevitabilmente nella quantità e qualità di risorse alimentari necessarie alla sopravvivenza. La gastronomia, ad esempio, come arte dell’alimentazione e del mangiar bene, è una complessa e sofisticata forma di coevoluzione tra la cultura delle società umane e le caratteristiche dell’ambiente nel quale le società si trovano a vivere. Queste caratteristiche includono anche lo sviluppo della tecnologia (dall’aratro al forno), la selezione e l’utilizzo delle erbe aromatiche e medicinali, l’introduzione di tabù alimentari. Tale sapere meticolosamente trasmesso di generazione in generazione, e arricchito ad ogni passaggio, rappresentava un’integrazione culturale della percezione degli aspetti pratici, nutrizionali, economici, sociali e medicinali dell’alimentazione. Storicamente, la chiusura e la piccola scala dei sistemi agroalimentari di sussistenza comportava una diffusa consapevolezza della relazione tra scelta delle tecniche di produzione, qualità degli alimenti, qualità dell’ambiente e qualità della vita. Nella società moderna tuttavia due grandi cambiamenti hanno portato alla perdita di questa consapevolezza: (1) la distanza che separa chi produce da chi consuma, e (2) la progressiva perdita di conoscenza dei consumatori, circa gli aspetti ecologici e tecnici delle produzione degli alimenti. Questo comporta che i consumatori non sono più in grado di comprendere i complessi significati delle loro scelte alimentari e possono spesso essere indotti a certe decisioni sulla propria alimentazione in base alla dimensione sociale e psicologica dei “messaggi alimentari”. È importante quindi che il consumatore riacquisti la consapevolezza di queste relazioni perché attraverso le sue scelte incide sulla gestione del territorio, sulla qualità dell’ambiente e degli alimenti, sulla sopravvivenza della cultura locale, sulla sopravvivenza degli agricoltori, in particolare di quelli che si impegnano a ridurre l’impatto delle attività agricole e a migliorare la qualità degli alimenti. Un altro nuovo fenomeno degno di importanza riguarda l’attuale processo di globalizzazione. Possibili risvolti negativi sono dati dalla eventualità che si possa arrivare, presto o tardi, alla adozione di una sorta di dieta unificata globale (in un certo senso i fast food la stanno già proponendo: McDonalds, ad esempio, serve le stesse cose negli USA, in Italia e in Cina). Dieta che potrebbe non tener conto delle differenti esigenze (naturali e culturali) delle diverse popolazioni. Standardizzazione globale della dieta che potrebbe influenzare particolarmente le fasce sociali a più basso reddito. Ciò potrebbe innescare un progressivo quanto rapido allontanamento della gente dalla cultura dell’alimentazione. Ovviamente gli effetti della globalizzazione dipendono molto da come questa viene gestita. Ad esempio un maggior flusso di informazioni tra differenti culture alimentari e realtà gastronomiche del globo non necessariamente deve essere associato ad effetti 71 alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! negativi. Il massiccio incremento della immigrazione, in generale dai paesi in via di sviluppo a quelli sviluppati, insieme al massiccio incremento del turismo, in generale dai paesi sviluppati a quelli in via di sviluppo, ha comportato una diffusione reciproca di conoscenze a proposito di diversi stili di vita e gastronomie. La conoscenza di altri stili alimentari, altri sapori, altre risorse alimentari, tipici di altre gastronomie è anche una maniera per arrivare a conoscere altre culture e realtà. In conclusione, l’alimentazione è allo stesso tempo salute, conoscenza di sé, dell’ambiente e della sua gestione, della società in cui si vive, della propria cultura, e un’occasione di conoscenza di altre culture e popoli. L L’ACQUA ’acqua è l’elemento fondamentale di tutti gli essere viventi. Per quanto riguarda la specie umana, l’acqua rappresenta circa il 60% in peso di un adulto, il resto è formato da proteine (muscoli) per il 17 %, grassi per il 17%, e il restante 6% dai minerali delle ossa. La percentuale dell’acqua del corpo umano varia a seconda dell’età, del sesso, dell’attività che si svolge. I bambini ne presentano le più elevate percentuali; gli uomini ne hanno più delle donne e gli atleti più di coloro che non fanno sport. Di tutti i nutrienti l’acqua è il più importante. Possiamo digiunare per alcune settimane, perfino per 60 giorni, ma senza acqua la vita si perde nel giro di pochi giorni. L’acqua mantiene il nostro corpo sempre alla giusta temperatura, e attraverso l’acqua i nutrienti vengono distribuiti in ogni parte del corpo e le scorie prodotte dal metabolismo (tossine) eliminate. È pertanto fondamentale reintegrare le perdite di acqua che avvengono attraverso le urine, le feci, il sudore. L come regolarsi? ’acqua è l’alimento, in assoluto, di maggior valore vitale per gli organismi viventi. L’assunzione giornaliera di acqua, perché il corpo funzioni al meglio, deve essere calcolata sulla base di 15-25 grammi per chilo di peso corporeo, a seconda del contesto ambientale e climatico (in media un litro e mezzo al giorno). Questa quantità non include l’acqua già contenuta negli alimenti. Ovviamente, tale quantità varia molto in relazione alle condizioni ambientali, alle caratteristiche individuali ed al tipo di attività fisica; anche stati di tensione e stress producono una generale disidratazione. Una cattiva abitudine alimentare, che porti a una carente assunzione d’acqua, può avere seri effetti sulla salute: dal mal di testa e senso di stanchezza, al rallentamento delle funzioni cerebrali e a forme di irrigidimento muscolare, dalla costipazione alla formazione di calcoli renali. Urine scure e dall’odore intenso possono essere un semplice segnale, indicante che il corpo non sta assumendo abbastanza acqua e le urine sono quindi molto concentrate. L’acqua è la salute dei reni perché li mantiene puliti e funzionanti al meglio. Il rene è un organo importantissimo perché è una potente fattoria chimica che rimuove i rifiuti del metabolismo e le sostanze tossiche artificiali (p.es. derivanti da medicinali o da inquinanti presenti nel cibo), bilancia i fluidi del corpo, rilascia ormoni che regolano la pressione del sangue, produce una forma attiva di vitamina D che rende più forti le ossa, e controlla inoltre la produzione dei globuli rossi del sangue. alcuni suggerimenti per bere il necessario: cominciare la giornata con un bicchiere di acqua appena svegli; se si è al lavoro, tenere a portata di mano una caraffa di acqua da bere di quando in quando durante il giorno; se si è in giro, portare con se una bottiglia di acqua da bere al bisogno; aumentare l’assunzione di frutta e vegetali, che oltre al contenuto di acqua, sono ricchi di sali minerali e altre sostanze importanti per la salute dell’organismo; prima di andare a dormire bere un bicchiere d’acqua. L’acqua deve essere consumata a piccole dosi distribuite durante la giornata e lontano dai pasti. Imparando a bere, l’organismo è in grado di percepire quando assumere acqua, senza dover 72 arrivare al segnale limite della “sete”. Attenzione! Le bevande non vanno bevute ghiacciate! P L’ENERGIA er funzionare, il corpo umano necessita di energia. Le esigenze energetiche, e nutrizionali in genere, sono diverse in situazioni diverse delle vita: ad esempio in gravidanza, nell’allattamento, nel periodo menopausale, nell’accrescimento dei soggetti in età evolutiva o anche nelle varie situazioni patologiche, dall’obesità all’ipertensione arteriosa, alle epatopatie (malattie del fegato) all’insufficienza renale o all’osteoporosi. La Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU, 1996) ha stimato ad esempio che una donna di 25 anni con un peso di 60 kg e un metabolismo basale di 1.380 kcal giorno (l’energia spesa solo per rimanere in vita in stato di riposo), consumi circa 2.150 kcal al giorno se casalinga e 2.080 se lavora come commessa. Un uomo di peso 80 kg in attività pesante può arrivare a un fabbisogno energetico anche di 4.000 kcal giorno. L’apporto energetico dei vari nutrienti è il seguente (ci si riferisce al peso secco dei nutrienti): glicidi (zuccheri, p.es. cereali, frutta, zucchero da tavola): 1 grammo fornisce circa 4 kcal; lipidi (grassi, p.es. olio, margarina, grassi animali): 1 grammo fornisce circa 9 kcal; protidi (proteine, p.es. carne, pesce, legumi): 1 grammo fornisce circa 4 kcal. (kcal - Chilocaloria: unità di misura dell’energia espressa come quantità di calore, ovvero la quantità di calore necessaria per elevare da 14,5 a 15,5 °C 1 kg di acqua. (1 kcal = 1000 calorie = 4,186 kJ). Come curiosità facciamo presente che l’alcool viene facilmente trasformato in zucchero e che 1 grammo fornisce ben 7 kcal di energia. I I NUTRIENTI nutrienti sono i composti chimici fondamentali che si trovano negli alimenti (i cibi che mangiamo). Si dividono in: Macronutrienti: glicidi (carboidrati o zuccheri), lipidi (grassi - grassi e oli) e protidi (proteine) che rappresentano le sostanze compongono gli alimenti, chimiche che Micronutrienti: Vitamine, minerali e altre sostanze che sono presenti in piccola quantità (misurabili in grammi o microgrammi) negli alimenti, ma che tuttavia hanno funzioni fondamentali per il funzionamento dell’organismo. Generalmente gli alimenti includono tutti questi fattori nutrizionali, tuttavia diete monotone basate su cibi raffinati e povere ad esempio in frutta e verdura, possono dar luogo a carenze nutrizionali per quanto riguarda l’apporto di vitamine e sali minerali. macronutrienti I carboidrati (o zuccheri) dovrebbero costituire il 50-60% del fabbisogno energetico giornaliero. I carboidrati si suddividono in: semplici: il glucosio, fruttosio (del miele e della frutta per esempio) e il galattosio del latte, il saccarosio dello zucchero da tavola; complessi: l’amido dei cereali (frumento, riso, mais, avena, orzo, miglio, segale) e quindi il pane e la pasta, dei legumi, dei tuberi (come le patate), il glicogeno dei muscoli e del fegato. Gli zuccheri sono il combustibile principale della cellula. Va sottolineato che il processo di raffinazione rende le farine ottenute dai cereali un concentrato di amido la cui digestione stimola fortemente la secrezione di insulina dal pancreas (che abbassa il contenuto di glucosio nel sangue). Alimenti non raffinati, o pasti ricchi di fibre (verdure), normalizzano la secrezione di insulina evitando i picchi caratteristici dei cibi raffinati che a lungo andare possono portare all’insorgenza di malattie quali il diabete. Per la stessa ragione, l’uso di zuccheri quali il saccarosio, tanto comune sulle nostre tavole e nella nostra dieta (dolci, biscotti, bevande zuccherate ecc.), va ridotto il più possibile. Le proteine sono catene più o meno lunghe formate dalla combinazione di circa 20 amminoacidi, otto dei quali detti essenziali perché l’organismo non è in grado di produrli da se e deve necessariamente introdurli con la dieta. Le proteine quindi si distinguono in: proteine complete sono quelle che 73 alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! contengono tutti gli amminoacidi essenziali; le proteine complete si trovano nella carne di tutti gli animali (pesci inclusi); proteine incomplete sono quelle che contengono solo una parte degli amminoacidi essenziali e sono quelle presenti nei vegetali (per es. cereali, legumi). Nell’intraprendere una dieta strettamente vegetariana, si deve aver cura di ruotare costantemente tutti gli alimenti per fornire al corpo la gamma completa degli amminoacidi. Il riso, il frumento e il granturco ad esempio, sono tutti carenti di lisina, il granturco ha anche un bassissimo contenuto di triptofano e il riso manca quasi di treonina. Le proteine formano tutti i tessuti muscolari (quindi anche il cuore e altri organi), sono parte fondamentale della pelle, e hanno anche funzioni di ormoni e anticorpi. In un uomo adulto le proteine corporee ammontano a circa 12 kg e ne vengono metabolizzati circa 80-100 grammi al giorno delle quali 50 grammi solo nel fegato. Per cui un apporto bilanciato di queste sostanze è fondamentale per una equilibrata e sana alimentazione. Per una dieta equilibrata bisogna introdurre tutti gli aminoacidi essenziali, è quindi importante variare la dieta con gli alimenti ricchi di proteine (i legumi, carni e pesce in primo luogo). Anche in questo caso non bisogna esagerare, un eccesso di proteine aumenta il contenuto di prodotti di metabolismo nel sangue (l’acido urico), appesantisce i reni e può causare problemi fisiologici tra i quali fenomeni infiammatori (la gotta). I grassi si distinguono in saturi: i grassi animali, solidi a temperatura ambiente (per esempio nei formaggi, nel latte intero, nella panna, nel burro, le carni grasse e i loro derivati (es. insaccati, ecc.), e certi oli vegetali come l’olio di palma e soprattutto l’olio di cocco); insaturi: gli oli, liquidi a temperatura ambiente (per esempio gli oli vegetali, di semi e di oliva), e quelli contenuti in noci, nocciole, olive e pesce. Nella dieta è preferibile sostituire i grassi saturi che possono creare dei problemi all’apparato cardiocircolatorio, con i grassi insaturi che non fanno innalzare il livello di colesterolo nel sangue. L’uso di questi prodotti va moderato sia negli alimenti che li contengono (per esempio i formaggi) che nei condimenti. Attenzione ai condimenti, di solito il loro contenuto di grassi e oli ne fa una bomba energetica. micronutrienti Le vitamine sono sostanze chimiche necessarie all’organismo in quantitativi relativamente modesti e che hanno un ruolo di catalizzatori per importanti reazioni metaboliche dell’organismo. Va fatto presente che quantità eccessive di vitamine o sono eliminate con l’urina o possono diventare realmente dannose per l’organismo, producendo effetti collaterali (come ad esempio alcune vitamine del gruppo B che si concentrano nel fegato). Un’adeguata assunzione di sali minerali è essenziale per la buona salute. I minerali si trovano come componenti in enzimi e ormoni, così come negli elementi strutturali del corpo (p.es. i denti, le ossa, i nervi). I minerali di cui l’uomo abbisogna si trovano in natura nell’acqua e nei cibi, perciò oggigiorno assumere abbastanza minerali non è un problema per la maggior parte delle persone con buone abitudini alimentari. Integratori alimentari che forniscono molte volte la dose giornaliera consigliata, sono da evitare. Dosi eccessive di vitamine o minerali sono uno spreco di soldi (p.es. il surplus di vitamine idrosolubili viene eliminato con le urine) o rischiano di avere effetti collaterali per eccesso di accumulo. Invece migliorare la qualità del cibo con cui ci si alimenta è sicuramente l’investimento migliore per mantenerci in salute. 74 Le vitamine liposolubili (solubili nei grassi) Nome della vitamina Fonti alimentari Funzioni 1,0 ortaggi verdi e gialli (spinaci, cavoli, carote, zucca, spinaci), uova, burro, oli di fegato di pesce, banane, albicocche, ciliege, piselli, peperoni, prezzemolo uova, derivati del latte, burro, fegato Necessaria per crescita, formazione dei capelli e della pelle, visione notturna Vitamina A (Retinolo) e Betacarotene Vitamina D 0,075 Vitamina E 10 semi, verdura a foglia verde, cereali, oli vegetali e animali Vitamina K 0,07-0,14 tuorlo d’uovo, patate, fegato, verdure a foglia verde 1,4-1,5 cereali integrali, fegato, carne di maiale, fagioli, noci e nocciole, lenticchie, orzo, lievito di birra, soia lievito di birra, fegato, noci, nocciole, orzo, piselli, fagioli, uova, latte lievito di birra, fegato, rognone, cereali, integrali, germe di grano, pesce, pollame, noci, nocciole carni, noci, cereali, verdura a foglia verde Vitamina B1 (Tiamina) Idrosolubili (solubili nell’acqua) Dose giornal. indicativa in mg Vitamina B2 (Riboflavina) 1,6-1,7 Vitamina B3 (Niacina) o Vitamina PP Vitamina B6 18-19 2,2 Vitamina B12 0,003 latte, uova, carne, fegato e reni Vitamina B5 (Acido Pantotenico) 4-7 Acido Folico (Gruppo B) 0,4 si trova in quasi tutti i cibi (in particolare in fegato, pappa reale, germe di grano, rognone, cuore, lievito di birra, semi di girasole, tuorlo d'uovo) spinaci, bietole, fegato, grano, legumi Biotina (Gruppo B) 0,1-0,2 tuorlo d’uovo, legumi, spinaci, bietole Vitamina C 60 agrumi, kiwi, peperoni, prezzemolo, patate, pomodoro, cardo, frutta fresca in generale e la maggior parte delle verdure 75 Migliora l’assorbimento del calcio, formazione delle ossa e dei denti Antiossidante, evita il danno cellulare, formazione dei muscoli e dei globuli rossi Coagulazione del sangue Svolge un ruolo nella produzione di energia Contribuisce al rilascio dell’energia dei cibi Svolge un ruolo nella produzione di energia Scinde le proteine e il glicogeno, costruisce componenti del sangue Sistema nervoso, aiuta a formare i globuli rossi Svolge un ruolo nella produzione di energia Assiste nella formazione degli amminoacidi, emoglobina del sangue Assiste nella formazione degli amminoacidi e degli acidi grassi, glicogeno Contribuisce a rafforzare il sistema immunitario, formazione di ossa e collagene alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! I minerali Minerali maggiori Nome del minerale Oligo elementi alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! Calcio Dose giornal. indicativa in mg 800 Fosforo 800 Zolfo Potassio Non ancora stabilita 1875-5100 Cloro 1875-5100 Sodio 1100-3300 Sale da cucina e surrogati del sale Magnesio 350 Ferro 10 Prodotti vegetali a foglia verde scuro, cereali, soia, noci Carni, uova, cereali, legumi, verdure Fluoro 1,5-4 Zinco 15 Rame 2-3 Selenio 0,05-0,2 Iodio 0,15 Cromo 0,05-0,2 Cobalto Silicio E’ parte della vitamina B12 Non stabilita Vanadio Non stabilita Ancora sconosciuta Nikel Non stabilita Prodotti vegetali Manganese Non stabilita Frutta e verdura, cereali Molibdeno Non stabilita Cereali e legumi, interiora Fonti alimentari Funzioni Latte formaggio, legumi, prodotti vegetali a foglia vede scuro Latte, formaggio, cereali, carni, pollame, pesce, bibite Cibi ricchi di proteine Costruisce le ossa, i denti e i nervi, contrazione muscolare; coagulazione del sangue. Costituisce le ossa e i denti, componente dell’ATP (moneta energetica). Necessario per formare il tessuto connettivo, i denti, le cartilagini. Elettrolita (mantiene l’equilibrio acido/base), trasmissione nervosa, contrazione muscolare Elettrolita (mantiene l’equilibrio acido/base), ingrediente dei succhi gastrici Elettrolita (mantiene l’equilibrio acido/base), necessario per il funzionamento dei nervi Necessario per la salute delle ossa, aiuta la liberazione di energia dagli alimenti. Forma l’emoglobina e la mioglobina del sangue; assiste nella produzione di energia Aiuta a prevenire le carie; costituisce denti ed ossa più forti Regola il metabolismo del cibo attraverso l’attività enzimatica Cereali, carni, la maggior parte della frutta, legumi, noci Sale da cucina, cibi conditi Acqua potabile, prodotti della pesca, tè Manzo, ostriche, carne scura di pollame, noci e cereali integrali Patate, noci, interiora, molluschi Ortaggi e verdura, cereali e prodotti della pesca Pesce di mare, uova, sale iodato, carne prodotti caseari Lievito, buccia della mela, grassi, carni Ortaggi e verdure, cereali Acqua 76 Aiuta il metabolismo dei grassi e la produzione energetica; contribuisce alla formazione dei globuli rossi Antiossidante, protegge le membrane cellulari dai danni dei radicali Usato dalla tiroide per regolare il metabolismo; sintesi proteica Funziona con l’insulina per controllare il metabolismo Necessario perché la vitamina B12 funzioni Aiuta a formare la pelle e il tessuto connettivo; può prevenire i disturbi cardiaci Regola il metabolismo del glucosio e del grasso Può incrementare la produzione di energia Svolge un ruolo nella sintesi dei grassi e nella produzione di energia Componente di diversi enzimi G GLI ALIMENTI li alimenti possono essere raggruppati in cereali, alimenti proteici, alimenti grassi, legumi, ortaggi e frutta. Cereali, legumi, ortaggi e frutta dovrebbero rappresentare la base della dieta giornaliera, su cui inserire gli altri tipi di alimenti in quantità moderate. T cereali e alimenti amilacei ra i cereali più importanti nell’alimentazione umana troviamo il riso, il mais, il frumento, l’avena, l’orzo, il miglio, la segale. Tra gli altri importanti alimenti amilacei ci sono le patate. I cereali sono importanti perché apportano carboidrati, e cioè energia, all’organismo. I cereali sono anche una fonte di proteine, anche se in bassa misura (5-10%). Data la loro specifica caratteristica amilacea non possono rappresentare un alimento completo e devono sempre esser abbinati ad importanti fonti proteiche quali carni o pesce e/o legumi. Un dieta ricca di cereali e fibre aiuta a mantenere il giusto peso corporeo, a prevenire problemi circolatori e cardiaci, e a mantenere in ordine il sistema gastro-intestinale. C alimenti proteici arni, pesce, uova, latte, formaggi, sono alimenti ricchi di proteine animali e sono quindi complete di tutti gli amminoacidi essenziali. Sono inoltre ricche di ferro e vitamine del gruppo B e PP. Per queste caratteristiche sono alimenti molto importanti nella dieta in quanto anche in piccole dosi coprono molti dei fabbisogni essenziali della nutrizione umana. Questi alimenti vanno consumati con moderazione per il contenuto di grassi saturi, per evitare un affaticamento dei reni nello smaltimento delle tossine e perché contengono anche sostanze conservanti e residui di antibiotici e di pesticidi (e spesso anche sostanze ormonali sintetiche). Per ovviare a ciò sarebbe bene che almeno alimenti come carne, uova, latte, yogurt e formaggio provenissero da agricoltura biologica. La differenza di prezzo non è eccessiva e vale la qualità del prodotto. Il pesce ha ottime qualità nutritive ed è più digeribile della carne, è ricco in sali minerali, vitamine del gruppo B e vitamina D. Il consumo di pesce d’allevamento va moderato per le medesime ragioni della carne. Le proteine vegetali si trovano soprattutto nei legumi (piselli, fagioli, soia, lenticchie, ceci, fave ecc.), fonti minori sono le noci, i semi e i cereali. Una dieta che combina cereali e legumi può fornire tutta la gamma degli essenziali. amminoacidi alimenti grassi Sia i grassi saturi (formaggi, latte intero, panna, burro, carni grasse e i loro derivati e certi oli vegetali) che insaturi (oli vegetali, di semi e di oliva) vanno usati con molta moderazione nella dieta per il loro alto livello energetico. È molto importante avere cura della conservazione delle sostanze grasse. Queste tendono ad ossidarsi (inrancidire) e devono essere conservate fuori dal contatto dell’aria. I grassi solidi vanno conservati in frigo. Per gli oli di oliva, in particolare, è importante scegliere quelli spremuti a freddo; questa lavorazione permette la conservazione di preziose sostanze nutritive che difendono l’organismo dai radicali liberi (ritenuti causa di invecchiamento, dell’insorgenza di disfunzioni delle funzioni cellulari e dei tumori). N ortaggi e frutta umerosi studi hanno dimostrato che un’alimentazione ricca in cereali, legumi, ortaggi e frutta protegge dalla comparsa di varie malattie molto diffuse nei paesi sviluppati, come diverse forme di tumore (p.es. al colon, all’intestino), malattie cardiovascolari (patologie 77 alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! delle arterie coronarie, ipertensione, infarto), cataratta, malattie dell’apparato respiratorio (p.es. asma e bronchiti), malattie dell’apparato digerente (p.e. diverticolosi, stipsi), ecc. Il consumo di adeguate quantità di frutta e ortaggi assicura il fondamentale apporto di vitamine, minerali, acidi organici, e nello stesso tempo consente di ridurre la densità energetica della dieta. Questo sia perché il tenore in grassi e l’apporto calorico complessivo sono limitati, sia perché il potere saziante di questi alimenti è particolarmente elevato. Ricordarsi di mangiare la frutta lontano dai pasti dopo averla lavata bene e sbucciata se non proviene da agricoltura biologica. N fibre ell’alimentazione, se equilibrata e quindi comprendente l’assunzione di frutta e verdura, è presenta una importante quantità di fibre. La fibra alimentare di per sé non ha valore nutritivo o energetico (se si eccettua la piccola quantità di energia proveniente dagli acidi grassi formatisi per fermentazione nel colon). La fibra alimentare è molto importante per la regolazione di diverse funzioni fisiologiche nell’organismo: ritarda lo svuotamento gastrico e facilita il transito del bolo alimentare nell’intestino e l’evacuazione delle feci, regola l’assorbimento di alcuni nutrienti (ad esempio zuccheri e grassi) riducendolo e rallentandolo, contribuendo così al controllo del livello di glucosio e di colesterolo nel sangue. È importante quindi avere sempre della verdura nei pasti, usare qualche alimento integrale almeno qualche volta durante la settimana (integrale vivo, ossia che proviene da chicchi integrali, non ad esempio da farine raffinate cui sono state successivamente aggiunte fibre). Abituarsi a mangiare della frutta durante la giornata, lontano dai pasti e dopo averla lavata bene e sbucciata se non proviene da agricoltura biologica. DIETE E PROBLEMI COL CIBO: PARLATENE CON PERSONE COMPETENTI E COL MEDICO L a scelta di una dieta deve sempre essere valutata con attenzione e possibilmente seguita sotto il controllo e l’assistenza di personale qualificato. Quando il soggetto abbia dei problemi di salute, o stia attraversando situazioni della vita particolari, per evitare complicazioni è essenziale seguire le diete sotto il controllo di personale qualificato. Il cibo è fonte di vita, fonte di gioia, ma può anche essere fonte di malattia. Capita a volte, per ragioni diverse, che il nostro rapporto col cibo si complichi e sfugga al nostro controllo per trasformarsi in fonte di sofferenza, come ad esempio nei casi di bulimia e anoressia, problemi che sono in aumento in particolare tra i giovani, o con l’uso eccessivo di bevande alcoliche. Quando ci troviamo di fronte a tali problemi è necessario parlarne subito con le persone che possono aiutarci, in particolare col nostro medico di fiducia. Non dobbiamo sentirci in colpa e non dobbiamo assolutamente tacere per la paura del giudizio altrui. Prima chiediamo aiuto, prima risolveremo il problema evitando che le cose si complichino ulteriormente. 78 PER UN’ALIMENTAZIONE EQUILIBRATA N un poco di tutto on esiste, né come prodotto naturale né come trasformato, l’alimento “completo” o “perfetto” che contenga tutte le sostanze indicate nella giusta quantità e che sia quindi in grado di soddisfare da solo le nostre necessità nutritive. Il modo più semplice e sicuro per garantire, in misura adeguata, l’apporto di tutte le sostanze nutrienti indispensabili, è quello di variare il più possibile le scelte e di combinare opportunamente i diversi alimenti della piramide alimentare. S Alimenti LOCALI o GLOBALI? cibi fanno oggi sempre più spesso strade lunghissime prima di arrivare sul banco di vendita; purtroppo produzione e commercializzazione seguono sempre più le regole del mercato globale allontanando i cibi dal luogo di produzione: questo incrementa i consumi energetici, il consumo di materiali, il traffico, l’inquinamento dell’aria, gli incidenti, ecc. Natural Valley è il progetto della Provincia di Piacenza per commercializzare gli alimenti prodotti localmente nella collina piacentina della Val Nure e Val Trebbia con metodi biologici e naturali. Controlliamo sempre dalle etichette il luogo di produzione e di confezionamento! e, se è possibile, acquistiamo cibi locali o prodotti, lavorati e confezionati vicino al nostro territorio! variare gli alimenti ariare le scelte dei cibi significa gioire di un maggior numero di alimenti, ma anche ridurre il rischio che può derivare da abitudini alimentari monotone, vale a dire la ingestione ripetuta e continuativa - mangiando sempre gli stessi alimenti - di sostanze estranee eventualmente presenti negli alimenti (p.es. residui di pesticidi), e di composti “antinutrizionali” (naturalmente contenuti nei cibi). A I con moderazione e equilibrio pesso “di più” non corrisponde a “meglio”, dato che molti alimenti (se non quasi tutti) se assunti in quantità eccessiva provocano disturbi anche molto seri, dall’obesità, dovuta all’eccesso di energia, a intossicazioni o problemi agli organi (p. es. al fegato quando vi sia un eccesso di vitamine del gruppo B). Quindi moderare l’assunzione degli alimenti e rendere la dieta equilibrata con il giusto apporto di energia, proteine e grassi. Inserire sempre nei pasti della verdura e mangiare quotidianamente della frutta apporta vitamine e minerali e mantiene in ordine l’attività dello stomaco. V per evitare alimenti troppo grassi o zuccherati o con sostanze di cui si può essere allergici. Quando è possibile preferire cibi di stagione e provenienti da agricoltura biologica disciplinata dal regolamento europeo 2092/91 che vieta l’uso di OGM, pesticidi, fertilizzanti e altri prodotti di sintesi. e attenzione alla salubrità dei cibi! ll’acquisto controllare la data di scadenza, e che gli alimenti siano stati conservati correttamente. Controllare anche gli ingredienti O PER NON ALIMENTARE L’INTOLLERANZA ggigiorno sono sempre più numerose le persone che presentano manifestazioni allergiche complesse, in cui i segnali di risposta ad allergeni differenti si sommano tra loro coinvolgendo tutti i sistemi e gli organi dell’organismo. Queste reazioni si distinguono in allergie e intolleranze. Mentre i sintomi di allergia alimentare sono presenti solo nello 0,5% della popolazione, chi invece soffre di fenomeni di intolleranza alimentare si colloca in una percentuale che oscilla tra il 30 e il 40%. Le manifestazioni di allergia e intolleranza agli alimenti sono state osservate con maggiore frequenza nei paesi a più elevato tenore di vita in conseguenza al maggiore uso di alimenti di produzione industriale. Le allergie alimentari 79 alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! sono reazioni nelle quali è coinvolto il sistema immunitario che manifesta una reattività verso componenti alimentari riconosciuti estranei nel momento in cui giungono nell’intestino o attraversano la barriera intestinale. Nel campo della alimentazione esiste un certo numero di teorie che si ispirano ai principi della naturalità, tra cui senz’altro: la Macrobiotica nata nella prima metà del 900 in Giappone da G. Oshawa, ispirata alle antiche regole dei monaci Zen e alla filosofia taoista; la macrobiotica, definita da Ohsawa come l’arte di nutrirsi rispettando le leggi dell’universo e l’equilibrio biodinamico, classifica gli alimenti in base alle loro qualità acide o alcaline, suddividendoli nei due gruppi Yin e Yang; l’alimentazione Vegan (vegetariana integrale o vegetaliana) fondata in Inghilterra da D. Watson nel 1944; si tratta di uno stile alimentare pensato per risparmiare la vita agli animali e ridurre la loro sofferenza; per proteggere e conservare l'ambiente; per nutrire un numero molto maggiore di persone in tutto il mondo; per migliorare la propria salute; l’alimentazione vegetariana : ne esistono di vari tipi, con o senza inclusione di latticini, uova, ecc; prevedono l’assunzione di qualunque tipo di alimento vegetale, anche marino; si basano sulle combinazioni alimentari, ecc. Per approfondire questi argomenti occorre però rivolgersi ad un professionista qualificato o ad un esperto, o alla letteratura specialistica, o alle innumerevoli fonti di informazione reperibili sul web. Le allergie si manifestano con caratteristiche ben precise: sorgono entro pochi minuti dall’assunzione di un determinato alimento o gruppo di alimenti (da 2-3 minuti a 30- 120 minuti). I sintomi sono scatenati dall’assunzione anche di piccole quantità dell’alimento responsabile. I principali alimenti allergizzanti sono: latte, uova e derivati, crostacei e molluschi, frutta secca, alcuni legumi, cereali, cacao, ecc. Nel caso di intolleranze, o comunque di ipersensibilità, i sintomi si sviluppano in un certo senso per effetto di un accumulo di tossine che determina l’insorgenza dei sintomi dell’intolleranza: è cioè necessario mangiare un certo alimento per più giorni continuativi perché si sviluppi la sintomatologia. È necessaria la reintroduzione ripetuta della sostanza per scatenare la reazione. L’introduzione di un alimento verso cui esista intolleranza agisce in pratica come una specie di lento “avvelenamento”, anche se l’organismo è in grado di riconoscere la presenza del nemico in modo quasi istantaneo. È importante conoscere l’esistenza di questo fenomeno, perché gli effetti di una intolleranza sull’organismo non sono di tipo immediatamente evidente, ma giorno dopo giorno provocano la crescita di fatti infiammatori che determinano malattie sicuramente impegnative. Inoltre, in presenza di intolleranza alimentare si consumano molti globuli bianchi e quindi si vengono spesso a determinare quelle forme di malattia da carenza di difese; si tratta cioè di malattie come le tonsilliti ripetute, le otiti, le bronchiti ricorrenti e altro ancora, ma anche fenomeni come la stanchezza cronica e l’ingrassamento o il calo del rendimento muscolare o mentale. Va inoltre segnalato che spesso le intolleranze alimentari sono causa di disturbi del comportamento nel bambino. Le più frequenti sono quelle all’uovo, ai grassi vegetali idrogenati, al lievito. Spesso le intolleranze alimentari si sviluppano nei confronti di additivi o conservanti, e talora la reattività non è necessariamente legata alla sostanza alimentare pura, ma a volte a tutta la serie di sostanze chimiche che lasciano residui in traccia nei vari processi di coltivazione, raffinazione e conservazione, e sono purtroppo diverse migliaia di sostanze, di cui la farmacologia e la chimica hanno studiato solo seicento tipi. 80 GLI ALIMENTI BIOLOGICI. L’agricoltura biologica è una tecnica di coltivazione basata sulla eliminazione dei prodotti di sintesi (insetticidi, diserbanti, fitofarmaci, ecc.), sull’utilizzo di conoscenze e tecniche naturali o tradizionali (consociazioni, rotazioni, lotta biologica, ecc.), sulla assenza di OGM, sulla salvaguardia della fertilità dei suoli, sulla salubrità e su tecniche di conservazione non nocive, sulla commercializzazione locale dei prodotti, sulla garanzia del sistema di controllo e di certificazione. Si è sviluppata inizialmente nell’Europa centrale, diffondendosi poi in tutto il mondo, dapprima fortemente contrastata dall’agricoltura chimica e industriale, finché attualmente è stata accettata ed addirittura promossa dalle istituzioni nazionali ed internazionali, conquistandosi una piccola ma significativa area del mercato alimentare mondiale. In Europa l’agricoltura biologica è stata normata da una serie di regolamenti (2092/91, 2328/91, 2078/92, 1804/99, 1760/00,…), poi recepiti in Italia dalla legislazione nazionale che ha demandato alle Regioni il compito di regolare il settore. La Legge regionale dell’Emilia Romagna sull’agricoltura biologica è la LR 28/1997 (per una rassegna sulla legislazione, vedi ad es. http://www.prober.it/ ) L’agricoltura biologica è l’unica forma di agricoltura controllata sulla base dei Regolamenti Europei e della Legislazione nazionale e regionale. Ogni azienda viene visitata e controllata anche più volte all’anno da uno degli Organismi di Controllo abilitati dal Ministero per le Pol. Agr. For.; gli Organismi che operano sull’intero territorio nazionale sono attualmente (2004) 13: Suolo e Salute, ICEA, IMC, Bioagricert, CCPB, CODEX, QC&I, Ecocert, BIOS, ESIC, Biozoo, ICS, ABC F.lli Bartolomeo. L’etichetta del prodotto biologico deve obbligatoriamente menzionare l’Organismo che ha controllato la filiera produttiva. I prodotti biologici, proprio per le tecniche agronomiche adottate, e in particolare il rifiuto di sostanze chimiche di sintesi, sono di norma più sicuri degli altri dal punto di vista igienicosanitario. Diverse ricerche dimostrano poi che il valore nutritivo dei prodotti biologici è spesso superione a quello dei prodotti convenzionali. In particolare è stato rilevato di frequente una maggiore presenza di preziose sostanze antiossidanti. Infine, nei pochi studi che mettono a confronto il gusto dei prodotti convenzionali e di quelli biologici, questi ultimi si collocano in genere al livello della qualità medio-alta dei primi. È sempre più frequente, infine, il buon posizionamento dei prodotti biologici nei concorsi. Dove trovare gli alimenti biologici a Piacenza: • Tutte le catene della grande distribuzione vendono proprie linee di prodotti biologici: controllate le etichette e assicuratevi che siano “da agricoltura biologica”!!! Negozi: • Spaccio Macrobiotico, Via Bianchi 41/f, Piacenza; Tel. 0523/754725. • Il pane quotidiano, Via Calzolai 25, Piacenza; tel. 0523/388601. • L’albero del Pane, via 10 Giugno 80, Piacenza; tel. 0523/334221. • Natura Sì, Via Conciliazione 70, Piacenza; tel. 0523/609769 • BioFood di Ranzani, Via L. da Vinci 79, Piacenza; tel. 0523/571139. • Un Punto Macrobiotico, Via Alberoni 38, Piacenza; tel. 0523/329312. • Azienda Agr. Giarone, Via Giarone 13, Podenzano (PC); tel. 0523/559329 • Natura e Salute, via Garibaldi 68, Fiorenzuola. Tel. 0523/942359 • Noi e Loro, Via Calendasco 1, Rottofreno (PC); tel. 0523/768455. • Pappamondo, via Scotti da Vigoleno 50, Carpaneto (PC) Prodotti Bio Natural Valley: vedi ad es. http://www.provincia.piacenza.it/documenti_ops/vispo/vispo_files/documentazione/consumi.pdf 81 alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! MENSE SCOLASTICHE BIO C on la Legge Regionale 29/2002, “Norme per l’orientamento dei consumi e l’educazione alimentare e per la qualificazione dei servizi di ristorazione collettiva”, la Regione Emilia Romagna esorta al consumo, nell'ambito della ristorazione collettiva pubblica, di prodotti provenienti da coltivazioni biologiche, integrate, nonché di prodotti tipici e tradizionali regolamentati ai sensi della normativa comunitaria, nazionale e regionale vigente. Ciò anche nella consapevolezza di dover tutelare la salute dei propri cittadini e in particolare delle categorie più esposte come i giovani, i malati e gli anziani, oltre che per favorire il consumo di produzioni locali e quindi promuovere lo sviluppo di attività agricole ecocompatibili nel proprio territorio. Sulla base della LR 29/2002 potete richiedere al vostro Comune o alla vostra scuola che nei capitolati di appalto per il servizio mensa vengano pretesi cibi biologici, freschi e trasformati; esempi e consigli sono ritrovabili sul portale web della Regione E.R. (vedi in fondo, per approfondire). O OGM GM è l’acronimo di Organismo Geneticamente Modificato e viene utilizzato attualmente per riferirsi alla generalità degli organismi transgenici (OT). ebbene la lista degli organismi transgenici commercializzati o in sperimentazione sia molto lunga, le specie largamente diffuse nel mondo a scopo alimentare (sia per produrre cibi umani che mangimi) sono per ora sostanzialmente 5: mais, soia, colza, cotone e le colture di lieviti, largamente usati nell’industria di S trasformazione. Attualmente (2004) in Europa possono essere commercializzati prodotti alimentari che derivano da 16 Organismi Transgenici: 1 varietà di soia, 1 varietà di mais, i derivati di 7 varietà di colza e di 4 varietà di mais, gli olii derivati da due varietà di cotone e i cibi o i mangimi che contengono Vitamina B2 ottenuta dalle colture di un batterio Transgenico, il Bacillus subtilis. Non esiste una lista di tutti i preparati contenenti organismi transgenici; per questo motivo proponiamo un piccolo elenco a puro scopo esemplificativo di prodotti che possono contenere OT: farina di soia; salsa di soia; tofu; bevande di soia; olio di soia; lecitina di soia – la lecitina è largamente utilizzata in pasticceria e nell’industria alimentare come emulsionante; farine di mais; sciroppo e zucchero di mais – e quindi dolciumi e bibite analcoliche che li contengono -, olio di semi di mais; cibi cotti o preparati (patatine, snacks etc) con l’olio di colza, l’olio di mais, l’olio di soia o l’olio di cotone (in Italia però il cotone e i suoi derivati non possono essere utilizzati a scopo alimentare); margarine e grassi di pasticceria derivati dagli olii elencati. I E’ possibile riconoscere un alimento derivante da OT? l regolamento CE n. 1830/2003 del Parlamento e del Consiglio Europeo concernente la tracciabilità e l’etichettatura degli alimenti transgenici prescrive che sulle etichette dei prodotti alimentari, per ciascun ingrediente elencato, debba figurare l’indicazione “Questo 82 prodotto contiene organismi geneticamente modificati” o “Questo prodotto contiene [nome dell’organismo o degli organismi] geneticamente modificato(i)” qualora la percentuale di organismo(i) transgenico sia superiore allo 0,9% e non possa esserne dimostrato il carattere accidentale e tecnicamente inevitabile. È ammessa, inoltre, per ogni ingrediente, la presenza dello 0,55% di organismi transgenici NON approvati dalla Commissione purché se ne possa dimostrare il carattere accidentale ed inevitabile. Le stesse norme si applicano agli alimenti destinati agli animali. Il regolamento non prescrive che siano etichettati come prodotti transgenici carne, latte o uova ottenuti da animali nutriti con mangimi transgenici o trattati con farmaci derivati da organismi transgenici. Di fatto sono pochissimi, per non dire quasi nessuno, i prodotti etichettati come contenenti OGM: finora in Italia sono stati messi sul mercato un olio di semi (subito ritirato dal commercio) ed una birra, ma indagini della Camera di Commercio di Torino hanno evidenziato presenze superiori allo 0,9% anche in alcuni prodotti non etichettati. I RISCHI DEGLI OT D ata la complessità dei sistemi biologici, introducendo nell’ambiente organismi con caratteri genetici che provengono da altre specie e che non sono stati verificati dai meccanismi della selezione naturale, non siamo in grado di prevedere quali conseguenze potranno verificarsi. Ad esempio, in ogni momento è possibile che una pianta modificata si incroci per caso con piante coltivate o spontanee dello stesso tipo e diffonda un carattere che potrebbe avere gravi conseguenze per la biodiversità, sia naturale che agricola, che rappresenta la vera ricchezza ambientale, dato che, grazie alla diversità genetica, ogni popolazione può avere sempre qualche individuo in grado di adattarsi a variazioni dell’ambiente e al diffondersi di epidemie. Ad esempio la diffusione di una resistenza a un particolare parassita potrà far sì che questa pianta si trovi senza più controllo e diventi infestante, mentre una pianta divenuta, grazie ad una tossina, resistente ad un insetto favorirà la selezione degli insetti resistenti a tale tossina, vanificando tale modificazione genetica e aumentando la pericolosità degli insetti patogeni. Ma anche in tema di salute i cibi derivati da OT, nascondono rischi per l’uomo: ogni volta che si ingerisce un prodotto alimentare transgenico, questo può provocare allergie (come è accaduto nel caso della soia, nella quale è stato inserito un gene proveniente dalla noce del Brasile, o, più recentemente, con il mais “starlink”, destinato all’alimentazione animale ed entrato, negli USA, anche in prodotti consumati dall’uomo) o intossicazioni, che magari non vediamo immediatamente, ma che possono produrre effetti a distanza di tempo, come sembra evidenziare uno studio del chimico di origine ungherese, Arpad Pusztai. A proposito di allergie che potrebbero essere causate da cibi o farmaci transgenici, due medici dell’Ospedale di Lavagna (Genova), G. Napoli e L. Callegarini, hanno puntualizzato, in un articolo apparso su Ambiente, Risorse, Salute (n. 73 di Maggio/Giugno 2000) che “anche se sono presenti solo tracce di allergeni nei cibi transgenici, non si può eliminare la possibilità che tale alimento sia allergenico. Poiché il soggetto probabilmente non avrà sintetizzato anticorpi verso tali allergeni in precedenza, essi probabilmente non presenteranno fenomeni allergici alla prima esposizione, ma, se tale 83 alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! allergene diviene un componente comune dell’alimento l’allergenicità si svilupperà per esposizione continua”. Ma sappiamo anche che per identificare i geni introdotti negli organismi geneticamente modificati e renderli riconoscibili, si inserisce come marcatore un fattore di resistenza agli antibiotici; questo marcatore però, una volta arrivato nell’apparato digerente attraverso un alimento che lo contiene, potrebbe trasferire tale resistenza ai batteri che normalmente convivono con l’uomo e questi a loro volta potrebbero trasferire questa resistenza a batteri patogeni; a quel punto quel fattore di resistenza renderebbe nullo l’utilizzo dell’antibiotico specifico privandoci di una delle potenziali armi di difesa più importanti contro le malattie infettive. Ma il rischio forse più rilevante dell’utilizzo di organismi geneticamente modificati è dato dal fatto che i geni esogeni, inseriti in modo casuale, determinino un’instabilità genica, che può favorire spostamenti di porzioni di DNA, con conseguente alterazione dell’espressione dei geni dell’organismo reso transgenico. Infatti nel trasferimento di geni da un organismo vivente ad un altro non ci sono limiti, c’è però un grosso problema: l’ingegneria genetica non è in grado di operare con precisione. Il DNA iniettato si integra nel genoma del nuovo organismo senza possibilità di prevedere né dove si inserirà né quali saranno le interazioni con gli altri geni e con il metabolismo dell’organismo. Ecco cosa dichiara a questo proposito il premio Nobel R. Dulbecco (articolo apparso su Repubblica del 22/11/2002): “Ci sono molti esempi che dimostrano una connessione tra le funzioni di geni apparentemente indipendenti. Per esempio, coi metodi oggi a disposizione è possibile determinare il grado di attività di tutti i geni in una cellula; ed è stato dimostrato che introducendo un nuovo gene in una cellula, la funzione di un gran numero di altri geni viene alterata: non è sufficiente introdurre un gene nell’organismo per determinarne l’effetto, che invece dipende da quali altri geni sono già presenti.” Questi sono solo alcuni esempi dei diversi rischi per l’ambiente e la salute ipotizzabili per l’utilizzo di prodotti derivati da coltivazioni di piante o da allevamenti di animali transgenici, rischi che richiedono un’attenta valutazione e per i quali, fino a quando non saranno pienamente valutabili alla luce di nuovi studi e conoscenze, si dovrà applicare il principio di precauzione, un principio previsto dalla Convenzione sulla biodiversità, approvata nel 1992 a Rio de Janeiro e sottoscritta da molti paesi (tra cui tutti quelli europei, ma non dagli Stati Uniti), che prevede come affrontare tra gli altri, i rischi degli OGM. In base a tale principio, fatto proprio dall’Unione Europea con il Trattato di Maastricht, una sostanza chimica, un processo produttivo o un OGM non vanno considerati, come si faceva finora, innocui finché non è stata determinata la loro pericolosità sulla base di danni, malattie e morti, ma vanno considerati sicuri solo quando, al di là di ogni ragionevole dubbio, non presentano rischi rilevanti e irreversibili per l’ambiente o per la salute. 84 Il Principio di precauzione (...) La mancanza di certezza sul piano scientifico a causa di conoscenze e prove scientifiche insufficienti circa l'entità degli effetti dannosi che un organismo vivente modificato potrebbe provocare per la conservazione e l'uso sostenibile della diversità biologica nel territorio della parte di importazione, tenuto conto anche dei rischi per la salute umana, non impedisce alla parte contraente in questione di adottare, come opportuno, una decisione relativa all'importazione del suddetto organismo vivente modificato destinato all'uso diretto nell'alimentazione umana o animale o alla lavorazione, al fine di evitarne o ridurne al minimo i potenziali effetti negativi. (Protocollo di Cartagena, Art. 11, comma 8. Montreal, 29/01/2000. Approvato dall’Unione Europea l’11/09/2003) N UN’ALTERNATIVA: LE RETI DI ECONOMIA SOLIDALE egli ultimi vent’anni è andato affermandosi un sistema di produzione e distribuzione dal ridottissimo impatto ambientale che garantisce rese compatibili con i bisogni ambientali ed alimentari del territorio in cui si inserisce, capace di dare un adeguato reddito ai coltivatori e alle coltivatrici e di rendere espliciti i costi che gravano sul prodotto e sui motivi che hanno portato le rivendite a fissare quel determinato prezzo. Tale sistema non prevede la trasformazione di una pianta in un insetticida per risolvere il problema degli insetti dannosi, né potenzia la capacità di resistere agli erbicidi per poter estirpare le cattive erbacce dall’area di produzione; preferisce, invece, chiedersi come mai siamo arrivati al punto di concepire simili stranezze e ritiene sia più adeguata la messa in discussione del modo in cui l’uomo ha finora operato, ed è giunto a piegare la natura alle esigenze di mercato. La parte più sviluppata di questo diverso metodo di concepire l’ambiente, e quindi il lavoro agricolo, è costituita dai piccoli produttori ed allevatori biologici locali. Il biologico può essere la strada da percorrere per una sovranità alimentare dei popoli rispettosa dell’ambiente. I produttori, però, costituiscono soltanto uno degli anelli della catena che può ricollegarci ad uno stile alimentare ecocompatibile. È evidente che senza un’adeguata rete di sostegno anche le più produttive esperienze sono costantemente esposte al rischio di una riconversione ai tradizionali metodi di produzione, o peggio, a sacrificare i contenuti culturali di cui sono portatrici, rendendosi poco distinguibili, nei principi, nei fini e nei metodi produttivi, dalle aziende convenzionali. Il modello cui poter far riferimento per costruire la “rete di accoglienza” del prodotto biologico ed ecocompatibile potrebbe essere quello delle RES, Reti di Economia Solidale: un’alternativa a ciò che le multinazionali del settore agro-alimentare ci presentano troppo spesso come una risposta alle “esigenze di sviluppo”. Le RES potrebbero essere reti di compravendita di prodotti locali, non solo alimentari, con un sistema di distribuzione, stoccaggio e vendita tarati su scala regionale o macro regionale. Luoghi di relazione dove la vendita diretta nelle piccole aziende possa diventare uno dei modi abituali di fare la spesa e dove sia possibile ed incoraggiato conoscere l’ambiente dove crescono (non “vengono prodotti”) i nostri alimenti. Spazi per nuove solidarietà tra produttori e consumatori, dove la libera contrattazione – quella cioè basata sulla conoscenza dei fatti e delle persone e non il risultato della compravendita di azioni in sconosciute stanze di lontane città – sia lo strumento principe per stabilire dei prezzi capaci di portare del senso nei soldi che ci scambiamo. Nodi di una rete di conoscenza capaci di promuovere una seria divulgazione scientifica sui temi ambientali e non la spazzatura che oggi siamo costretti a frugare in internet, tra i giornali, nei libri, alla disperata ricerca di un avanzo capace di farci sentire un po’ meno sprovveduti e sprovvedute. 85 FILIERA CORTA Il Comune e la Provincia di Roma hanno costituito lo Sportello “FilieraCorta”, dato in gestione ad AIAB (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica); lo Sportello nasce per promuovere le relazioni tra cittadini, la trasparenza e l’equità nella vendita dei prodotti agricoli, e per promuovere modelli di sviluppo sostenibili, con iniziative per favorire l’incontro tra domanda e offerta di prodotti agroalimentari locali di qualità e biologici certificati, facilitando e incentivando a tale scopo anche la creazione di gruppi d’acquisto solidale (GAS). Con le “filiere corte” si riduce la distanza tra produzione e consumo, si facilita una relazione di conoscenza e fiducia con il produttore, si riducono i prezzi, si abbatte la mobilità delle merci, si riduce il consumo energetico, l’inquinamento e l’effetto serra. alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! alimentazione L’ECOGUIDA DI VISPO! siti web www.aiab.it, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB) www.eurosalus.com/, Eurosalus 2004 www.fao.org, Food and Agriculture Organization (FAO) www.inran.it, Istituto nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione (INRAN) www.who.org, Organizzazione mondiale della sanità www.sinu.it, Società Italia di Nutrizione Umana (SINU) www.ifoam.org, Federazione Internazionale dei Movimenti per l’Agr. Biologica www.prober.it, operatori biologici e biodinamici dell’Emilia Romagna http://www.regione.emiliaromagna.it/wcm/ERMES/Canali/alimentazione/educazione_alimentare.htm, portale della Regione E.R. sulla alimentazione http://www.osservatorioagroambientale.org/, osservatorio della Provincia di Forlì http://www.sportellomensebio.it/, portale della Regione E.R. su mense scolastiche bio e a Piacenza… APAB, Associazione Agr. Biol. Piacentini, Via Colombo 35, Piacenza. Tel. 0523/606229 Consorzio BioPiace, P.zza Colombo 4, Bettola (PC) Consorzio BioValTrebbia, via C. da Porta Nova 13, Bobbio (PC) Progetto Natural Valley, Provincia di Piacenza, 0523/795660-795613 Provincia di Piacenza, Servizio Agricoltura, via Colombo 35, Piacenza. tel. 0523/795636 Provincia di Piacenza, Educazione Alimentare, tel. 0523/795660 AUSL di Piacenza, Urp tel. 0523/303123, [email protected] pubblicazioni Bibliografia sulla alimentazione naturale: http://www.ilgiardinodeilibri.it/_alimentazione_cucina.php AAVV: 2001. Alimentazione: Dai campi alla tavola. Dossier Galileo. Documento sul sito di Ecologia Sociale http://www.ecologiasociale.org/ C. Aubert: Dimmi come cucini e ti dirò come stai. Red Editoriali, 166 pp, 1991. C. Consiglio e V. Siani: Evoluzione e alimentazione. Il cammino dell’uomo. Bollati Boringhieri, 2003. G. De Rougemount: Guida alle piante utili: Le piante coltivate a uso commerciale in Europa. Franco Muzio editore, Padova, 363 pp, 1990. A. Fidanza (Ed.) Salute e alimentazione – Le Scienze Quaderni, n° 72 M. Giannattasio: Conoscere le allergie e le intolleranze alimentari: Sintomi, test diagnostici, rischi OGM, prevenzione. I benefici dell’alimentazione biologica e biodinamica. Aedel Edizioni, 222 pp, 2002. S.S. Hendler: Enciclopedia delle vitamine e dei Minerali. Tecniche nuove, Milano, 477 pp., 1994. INRAN - Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione: Linee guida per una sana alimentazione. 2003. Il materiale è scaricabile dal sito internet dell’istituto all’indirizzo http://inn.inran.it/ e dal sito della Società Italia di Nutrizione Umana http://www.sinu.it INRAN: Tabelle di composizione degli alimenti (aggiornamento 2000). A cura di Carnevale, E., e Marletta, L., EDRA Milano, 140 pp. A.P. Migliaccio: Manuale di Nutrizione Umana. (IX Edizione) 208 pagine, 2004. SINU – Società Italiana di Nutrizione Umana: Livelli di assunzione raccomandata di energia e nutrienti per la popolazione Italiana (LARN), in collaborazione con INRAN Roma, 185 pp. 1996. Il documento è consultabile al sito della società all’indirizzo http://www.sinu.it A. Speciani: Guarire le intolleranze: Rieducare le patologie allergiche e infiammatorie con tecniche alimentari. Tecniche Nuove, Milano, 2004 86 Turismo I FONTE DI RICCHEZZA E DI IMPATTI NEGATIVI l turismo è la principale attività economica mondiale: muove quasi 5 miliardi di persone l’anno (600 milioni solo con i voli internazionali) con un fatturato pari al 6% del Prodotto Interno Lordo del pianeta (dati del 2000); ad essa sono legati 127 milioni di lavoratori: praticamente uno ogni 15 nel mondo. L’industria turistica è un grande affare anche in Italia con circa 2 milioni di addetti e un volume di affari pari al 7% del PIL. Inutile dire che il territorio veneziano, e in particolare il centro storico, è particolarmente sottoposto alle pressioni turistiche: da uno studio effettuato sulla provincia di Venezia risulta che la presenza dei turisti che si fermano per più di 24 ore su questo territorio è paragonabile ad un aumento della popolazione locale del 9,7%. Il turismo di massa ha degli importanti impatti ambientali sia perché i rifiuti prodotti dai turisti poi restano a carico della popolazione locale; sia per l’impatto che la visita di molte persone comporta su ecosistemi fragili. Il turismo ha inoltre impatti significativi sulla realtà sociale, sulla struttura economica del territorio e sulla cultura e le tradizioni locali. Da una diversa sensibilità di affrontare il turismo è nata l’Associazione Italiana Turismo Responsabile (AITR). Nel 1997 è stato anche messa a punto una “carta d’identità per viaggi sostenibili”. Ecco dalla pagina di AITR gli obiettivi che persegue: “...un viaggiare etico e consapevole che va incontro ai paesi di destinazione, alla gente, alla natura con rispetto e disponibilità. Un viaggiare che sceglie di non avallare distruzione e sfruttamento, ma si fa portatore di principi universali: equità, sostenibilità e tolleranza”. Questo viaggiare è sostenuto da una curiosità positiva ma non invadente, che si avvicina con rispetto alle diversità naturali e culturali per conoscerle senza le esasperazioni del “folklore per turisti”. VIAGGIARE ETICO E CONSAPEVOLE Alcuni suggerimenti per viaggiare cercando di ridurre al minimo gli impatti delle nostre attività turistiche: prima della partenza interroghiamoci sulle reali aspettative e motivazioni del viaggio: ad es. riposo e svago, nel rispetto dell'ambiente e dell’altro; e conoscenza, intesa come cultura e incontro, per soddisfare le sue esigenze di approfondimento e di autenticità; cerchiamo di avere informazioni corrette, oltre che sugli aspetti tecnico logistici del viaggio, anche sul contesto socioculturale da visitare (attraverso testi, guide, Internet, materiale audiovisivo); 87 turismo L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! turismo effettuiamo quindi una scelta delle sistemazioni, dei mezzi di trasporto, delle date tale da minimizzare l'impatto del viaggio, prediligendo strutture ben inserite nel paesaggio e rispettose dell'ambiente, muovendoci – quando possibile - a piedi, in bicicletta e/o con mezzi di trasporto collettivi (treni, pullman), optando per periodi di bassa o media stagione (se possibile) e per itinerari lontani dalle mete turistiche di massa; rivolgiamoci ad associazioni di turismo responsabile, che garantiscono una maggiore interazione tra chi visita un luogo e i suoi abitanti e utilizza delle sistemazioni un po’ meno “standard”, facendo anche in modo che i ricavi del turismo ricadano sulle comunità locali piuttosto che sui tour operator internazionali; per una vacanza breve in un altro paese non pretendiamo di vedere, magari solo per pochi minuti, tutte le cose del paese, ma facciamo delle scelte che ci permettano una gestione più rilassata del tempo favorendo così una conoscenza non banale dei luoghi e delle persone; preferiamo mete vicine, valorizzando i molti luoghi interessanti sparsi per l’Italia (alcune iniziative in questo senso sono state lanciate da Legambiente e Touring Club Italiano); sfruttiamo le moltissime possibilità di campi di lavoro organizzati da WWF e Legambiente, o dall’Archeoclub o da moltissime associazioni (una ricca guida alle molte possibilità si trova sul libro di U. Di Maria Vacanze Contromano Ed. Berti); prestiamo attenzione alle mete che hanno marchi di certificazione ambientale, come l’Ecolabel anche per la ricettività turistica. Anche le proposte dei bioagriturismo sono un modo per scegliere dei viaggi più sostenibili e a contatto con la natura; per viaggi non troppo lunghi scegliamo mezzi di trasporto più sostenibili come per esempio il treno al posto dell’aereo; cerchiamo, quando possibile, di girare a piedi, sia da soli che con un “trekking” organizzato o magari con una guida naturalistica che ci metta in luce le particolarità del territorio; 88 rispettiamo l'ambiente e il patrimonio storicomonumentale; usiamo in modo responsabile le risorse (acqua, energia) evitando gli sprechi, limitando la produzione di rifiuti e non abbandonandoli in giro; AGRITURISMI E BIOAGRITURISMI A PIACENZA L’agriturismo è una forma di turismo a diretto contatto con i produttori agricoli e con la natura: offre l’occasione di conoscere personalmente i produttori, vedere e partecipare alle pratiche agricole, rendersi conto di come vengono prodotti i cibi che finiscono sulla nostra tavola, acquistare direttamente in azienda. L’agriturismo viene svolto anche nelle aziende biologiche certificate (bioagriturismo) dove è massimo il rispetto e la tutela della natura e della biodiversità. A Piacenza sono 76 (2004) gli Agriturismi operanti (vedi l’elenco completo in http://www.provincia.piacenza.it/allegati_s ottosezioni/Elenco%20Operatori%20Agritur istici.pdf ) tra cui 12 le aziende bioagrituristiche: La Conca d’Oro, a Ponte dell’Olio; Tre Noci a Coli; I Pianoni a Piozzano; Cà Visconti – La Bottaccia a Vernasca; L’Urteia a Rivergaro; La Bosana a Piozzano; S. Martino a Bobbio; Cascina Bosco Gerola a Rivergaro; Le Sermase a Farini; Casa dei Merli a Carpaneto; Cimafava a Carpaneto; La Risorgiva a Morfasso. consideriamo positivamente la condivisione di vari aspetti della vita quotidiana locale e non chiediamo privilegi o pratiche che possano causare presto o tardi ripercussioni negative; evitiamo di ostentare ricchezza e lusso stridenti rispetto al tenore di vita locale e di assumere comportamenti offensivi per usi e costumi locali; per foto e video assicuriamoci il consenso della persona ripresa, in molte culture si sente la fotografia come qualcosa che “ruba” un pezzo di anima; TURISMO CONSAPEVOLE A PIACENZA Tra le mete possibili per conoscere il nostro territorio, ma anche i suoi abitanti e il suo lavoro: dissenso (o l’approvazione) nei confronti di situazioni o eventi che non rispondono (o che corrispondono) ai principi del “buon turismo”, del rispetto e della legalità. Anche questo è un modo per utilizzare la nostra forza di consumatori; raccogliamo informazioni utili sui viaggi che facciamo in una sorta di diario che poi possiamo condividere con amici o conoscenti, invitandoli a fare altrettanto; questo ci può aiutare a scovare luoghi e situazioni interessanti e di avere a disposizione consigli ed indicazioni frutto di una esperienza diretta e che spesso non è facile recuperare (ristoranti buoni ed economici, piccoli mercatini, percorsi poco conosciuti…); scrivere poi aiuta a fissare momenti, ricordi ed emozioni e vivere così il viaggio come una esperienza ricca e profonda. Le Fattorie Didattiche: un progetto regionale che coinvolge oggi 29 Aziende agricole a Piacenza; sono Aziende che hanno sottoscritto la Carta della Qualità e in cui vengono realizzati incontri di conoscenza e di istruzione sul mondo produttivo agricolo. L’elenco e i riferimenti in http://www.regione.emiliaromagna.it/fattoriedidattiche/fdprovinciapiac enza.asp Le Fattorie Aperte: una rete regionale di Aziende agricole che aprono le porte ai visitatori per illustrare l´ambiente della campagna e far conoscere e assaggiare le proprie produzioni agroalimentari. L´iniziativa si svolge ogni anno in almeno due domeniche di Maggio. L’elenco e i riferimenti in: http://www.ermesagricoltura.it/wcm/ermesa gricoltura/info_consumatori/itinerari/sezione _itinerari/s_fattorie_aperte/s_2005/s_piacen za.htm cerchiamo prodotti e manifestazioni che siano espressioni genuine della cultura locale (ad es. artigianato, gastronomia, arte, ecc.) salvaguardandone le identità. Rifiutiamo i souvenir prodotti con parti di animali; quando possibile, manifestiamo civilmente il Se partecipiamo ad un viaggio organizzato: chiediamo garanzie sulla qualità del viaggio dal punto di vista etico, cioé sulle sue caratteristiche ambientali economiche e sociali; informiamoci sulla trasparenza del prezzo, per sapere quale percentuale del prezzo finale rimane alle comunità ospitanti; privilegiamo viaggi in cui sia garantita la massima possibilità di scelta su tempi e contenuti; facciamo presente all’organizzatore turistico eventuali situazioni non solo di disservizio, ma di “insostenibilità” ecologica o socio-culturale riscontrate durante il viaggio. indirizzi utili: AITR, Associazione Italiana Turismo Responsabile, via Mortola, 15 -16030 - S. Rocco di Camogli (GE). Tel. e fax 0185773061; Planet - Viaggiatori Responsabili: Lungadige Porta Vittoria 21, 37129 Verona, tel 0458005167 fax 0458047932. e-mail: [email protected] Centro Studi ‘l’Emilio’: viaggi di conoscenza in Africa e Sudamerica. Organizza corsi e incontri per ‘menti nomadi’. Via Vermena 47/c, 40319 Bologna. tel 051541885 ANCST – Assoc. Naz. cooperative servizi e turismo - Viale A. Moro,16 - 40127- Bologna; tel 051 509705 Arci Metromondo, Via E. Ponti, 40 - Milano - tel. 0289159168 89 turismo L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! turismo siti web http://www.ermesambiente.it/ermesambiente/turismo/index.htm Regione E.R: www.aitr.org Associazione italiana Turismo Responsabile http://www.viaggisolidali.it/ CTA Volontari per lo sviluppo, viaggi solidali http://www.ecoturismo-italia.it/ nuova filosofia del viaggio ecologico di conoscenza www.legambienteturismo.it scoprire l’Italia, proposte di Legambiente www.aiab.it/agriturismi/ Bioagriturismi www.biobank.it biologico e bioagriturismi www.homoturisticus.com antropologia dell’ozio e del turismo responsabile http://www.mlal.org/ , Movimento Laici per l’America Latina http://www.associazioneram.it/ Centro di attenzione al turismo (RAM) http://www.outis.org/, La mente del viaggiatore, Milano http://www.solidea.org/, ICEI, Istituto di Cooperazione economica internazionale http://www.legambienteturismo.it/ecoalberghi/ ecoalberghi (ecolabel) in Italia http://www.legambienteturismo.it/visit/menu.htm ecoalberghi in Europa e a Piacenza… CTS, Centro Turistico Studentesco, via Campo sportivo Vecchio,8 - Piacenza; tel 0523716968, http://www.cts.it/ CTM-MAG, Gli itinerari del Commercio Equo, c/o La Pecora Nera, Via Calzolai 63, 29100 Piacenza, tel. 0523322790 Turismo agricolo: Provincia di Piacenza, Assessorato Provinciale Agricoltura, tel. 0523/795660 OTP-GEA, Molineria S. Giovanni 11/13, Piacenza (turismo ed escursionismo appenninico) http://www.otpgea.it/ CAI Sez. di Piacenza, via S. Vincenzo 2; Tel. 0523328847. http://www.caipiacenza.it/ pubblicazioni U. Di Maria e S. Melloni (a cura di): Turisti responsabili Editrice Berti, 2003 U. Di Maria (a cura di): Vacanze contromano. La guida al turismo responsabile, ai campi di lavoro e solidarietà, Editrice Berti, 2003 P. Galli e M. Notarianni: La sfida dell’ecoturismo, De Agostini, 2002 D. Canestrini: Andare a quel paese. Vademecum del turista responsabile, Feltrinelli Traveller, Milano, 2001 M. Bianchi: L’arte del viaggio. Ragioni e poesia di un turismo sostenibile, MC Editrice, Milano, 1998 F. Carbone: I coralli sono morti: viaggiare sapendo dove non andare, Stampa alternativa , 2001 Il Credo del viaggiatore pacifista documento, prodotto della prima Conferenza globale dell’IIPT (1988), che riafferma il principio secondo cui l’accettazione delle biodiversità e di culture lontane dalle proprie è alla base non solo di un turismo responsabile, ma anche e soprattutto di una coscienza di pace diffusa a livello globale (www.iipt.org/main.html) La traduzione italiana della Carta europea del turismo sostenibile, elaborata nel 2000 dalla Federazione Europarc in osservanza ai principi precedentemente espressi nella Carta di Lanzarote 1995 http://www.solidea.org/Aree/turismo/lanzarote.htm Il Marchio di qualità turistico ambientale per l’entroterra (www.touringclub.it) 90 Finanza C L’INVESTIMENTO ETICO ambieresti il modo di investire i tuoi soldi? Tra i vari aspetti su cui bisogna cominciare a riflettere troviamo la finanza, che ha un ruolo preponderante nei destini del mondo, ma che spesso ogni singolo individuo non è in grado di capire e di valutare. L’idea di far fruttare i propri risparmi con facilità nasconde spesso aspetti che, se conosciuti, impedirebbero alla nostra coscienza, e anche al buon senso, di fare determinate scelte. Chi vorrebbe contribuire allo sviluppo di una fabbrica chimica, che riversa le sue scorie in un fiume dell’Amazzonia e impiega operai senza offrirgli protezione dagli agenti chimici? Spesso questo non lo sappiamo quando andiamo a sottoscrivere un fondo di investimento. La finanza sta sempre più divenendo un mezzo di creazione di ricchezza slegato dalla reale situazione del mondo economico (dal quale in realtà dovrebbe dipendere e del quale dovrebbe essere uno strumento). La finanza etica rappresenta una reale alternativa all’idea tradizionale di finanza senza tuttavia rifiutarne i meccanismi essenziali: pone come suo punto di riferimento la persona e non il capitale, l’idea e non il patrimonio, la giusta remunerazione dell’investimento e non la speculazione. Un’idea ambiziosa che ha un obiettivo ambizioso: spostare un cardine del sistema bancario, garantendo credito ai soggetti che hanno un progetto economicamente sostenibile e socialmente importante, ma che sono considerati dagli istituti finanziari tradizionali come "non bancabili", non degni di fiducia perché privi di garanzie patrimoniali. L LE MAG ’acronimo Mag significa Mutua Auto Gestione e in Italia sono attualmente cinque. La Mag è una cooperativa, che in quanto tale raccoglie risparmio dai propri soci e con il risparmio raccolto fa credito a soggetti collettivi del Terzo Settore, come cooperative, associazioni, ecc., e fa microcredito alle persone in stato di bisogno. Le Mag non svolgono solo attività finanziaria, ma offrono una serie di servizi di consulenza, formazione e assistenza, sia economica che finanziaria, a tutti i soggetti che ruotano loro attorno. Le Mag operano soprattutto a livello locale e le loro attività sono legate alla dimensione territoriale. Ciascuna Mag ha avuto uno sviluppo particolare e distintivo, seppur all’interno di una comune condivisione di ideali e principi. L LA BANCA ETICA a Banca Popolare Etica è stata fondata nel 1998. Uno degli elementi distintivi di Banca Etica è sicuramente il percorso che porta alla sua costituzione. Banca Etica è l’unico istituto creditizio, nato in un contesto non economico ma di terzo settore, la cui attività ed obiettivi si ispirano ai principi della finanza etica, intesa come strumento, trasparente, di gestione del risparmio finalizzato allo sviluppo dell’economia civile (sociale e non profit), il primo ed unico istituto di credito in Italia orientato a promuovere l’economia e la finanza sociale e che si propone come punto di riferimento per il sostegno e lo sviluppo di tutte le organizzazioni che si preoccupano dell’impatto ambientale e sociale della loro attività. Banca Etica offre la possibilità di depositare il proprio risparmio sotto varie forme: i certificati di deposito, forma di investimento che permette di vincolare il proprio risparmio per un periodo che va dai 6 ai 60 mesi, il cliente può scegliere verso quale settore verrà indirizzato il proprio deposito; le obbligazioni, forma di risparmio vincolato disponibile solo in determinati periodi dell’anno, con cui la Banca finanzia i progetti più a lungo periodo: la durata minima del vincolo di deposito è di 3 anni. 91 finanza L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! il libretto di risparmio, che è un ulteriore finanza strumento di deposito particolarmente indicato per chi prevede una ridotta movimentazione di denaro. L’apertura di un conto corrente può avvenire presso le filiali di Banca Etica oppure anche per corrispondenza, secondo le istruzioni fornite dall’Ufficio Clienti della Direzione Generale di Padova. Sui conti correnti possono essere appoggiati i principali servizi di incasso e di pagamento, da quelli relativi alla domiciliazione delle utenze, al Bancomat, alla Carta di Credito, all’effettuazione di bonifici, all’emissione di assegni circolari, ed i principali servizi di incasso e di pagamento sull’estero. I LE ASSICURAZIONI ETICHE principi che orientano l’attività di C.a.e.s. (Consorzio assicurativo etico solidale) si legano ai valori del movimento cooperativo, della finanza etica e dell’economia equa e solidale, legando l’attività nel mercato assicurativo all’affidabilità, alla trasparenza e all’interazione con il Socio/Cliente. Il Consorzio C.a.e.s. orienta le proprie proposte assicurative con l’attenzione che il Cliente /Socio sia un soggetto attivo nella risoluzione del proprio bisogno assicurativo e non un solo consumatore passivo. In tal senso, il Consorzio si impegna su tre linee direttrici: orientamento etico del settore assicurativo, contribuendo con iniziative e proposte ad accrescere l’affidabilità e la trasparenza del ‘mondo delle assicurazioni’. In questa direzione non può trovare spazio il clientelismo mentre viene recuperata e valorizzata l’originaria idea di mutualità tra le persone; centralità della persona nel processo lavorativo valorizzando l’apporto individuale dei lavoratori nei processi di gestione dell’impresa Consorzio, con l’obiettivo di creare le condizioni per uno sviluppo tale che crei nuova occupazione, diretta o indotta, all’interno dell’economia solidale; impegno politico perché “un nuovo mondo sia possibile”, attraverso la collaborazione con le organizzazioni Socie per lo sviluppo delle loro attività specifiche, offrendo loro prodotti e servizi dedicati che consentano la realizzazione dei loro progetti (il Consorzio C.a.e.s. come strumento di servizio per il Terzo Settore) e anche assumendo un ruolo di testimone e di attore nella diffusione di una nuova economia solidale. A LE SINGOLE COOPERATIVE nche le singole cooperative che operano nei più diversi settori possono aprire una sezione di raccolta del prestito sociale. In questo caso il denaro raccolto, sia in forma di capitale che di risparmio, è finalizzato principalmente al sostegno diretto della attività della cooperativa. Le cooperative interessate possono essere di consumo (come la COOP), sociali o di produzione e lavoro. A RESPONSABILITA’ ETICA DELLE BANCHE nche senza affidarci ad un istituto di credito esplicitamente fondato sui principi della finanza etica, possiamo pretendere dalla nostra banca il rispetto di alcuni principi di responsabilità sociale: il rifiuto di finanziare l’export di armi, il rifiuto di investire in imprese che sfruttano il lavoro minorile, o responsabili di violazioni di diritti sindacali, o conniventi con regimi dittatoriali, e così via. scrivi una lettera al Direttore della tua banca, chiedendogli una esplicita dichiarazione di estraneità del suo Istituto ai coinvolgimenti di cui sopra, pena il ritiro dei tuoi risparmi o l’interruzione del tuo rapporto (sul coinvolgimento delle banche nell’export di armi, cfr il sito della campagna “Banche Armate”, http://www.banchearmate.it ) investi i tuoi risparmi solo in fondi basati esclusivamente su attività che rispettano i diritti umani, sindacali e di genere, non inquinano e non rapinano l’ambiente, non finanziano l’export di armi, né attività a sostegno di regimi dittatoriali. 92 siti web http://www.bancaetica.com/, sito di Banca etica http://www.finanza-etica.org/ Associazione finanza etica http://www.etimos.it/ consorzio per lo sviluppo del microcredito http://www.cresud.it/ microfinanza per il sud del mondo http://www.finanza-etica.it/ Spiega esaurientemente la finanza etica http://www.consorziocaes.org/index.php sito del Consorzio CAES http://www.banchearmate.it sito della campagna contro l’export di armi http://www.rcvr.org/mag/Home.htm Sito della società Mutua per l’autogestione MAG http://www.mag6.it/index.html sito della cooperativa MAG-6 dell’Emilia Romagna http://www.mag2.it/index.htm sito della cooperativa MAG-2 di Milano http://www.magvenezia.it/chi_siamo.htm sito della cooperativa MAG-Venezia http://www.mag4.it/ sito della cooperativa MAG-4 Piemonte indirizzi… BANCA ETICA: Sede Centrale, Piazzetta Forzatè 2, 35137 – PADOVA. Tel 049 8771111, e-mail [email protected] Consorzio CAES: Sede di Milano, Via Copernico, 1, 20125 Milano. tel. 02/67078095 Sede di Padova, Piazza Insurrezione, 10, 35139 Padova. tel. 049/8364106 e a Piacenza… Dove trovare Banca Etica a Piacenza: Circoscrizione Locale dei Soci di Piacenza, [email protected] Coordinatore: Strini Maurizio, tel. 0523 484708, [email protected] Banchiere Ambulante: Abelli Roberta, tel. 333 2796893, [email protected] Riceve il martedì su appuntamento c/o Caritas Diocesana, Via S. Giovanni 12 Piacenza Punti Informativi a Piacenza: ACLI, Via Beverora 18/B Piacenza tel. 0523 338593, il sabato mattina La Pecora Nera, Via Calzolai 63 Piacenza, tel. 0523 322790 Legambiente, Largo Matteotti 7 Piacenza, tel. 0523 332666 pubblicazioni Ghizzoni I. (a cura di): Manuale del risparmiatore etico e solidale, Ed. Berti/Altreconomia, 2003. Centro Nuovo Modello di Sviluppo: Guida al risparmio responsabile, EMI, 2002. M. Yunus: Il banchiere dei poveri, Feltrinelli. Aa.Vv.: L’euro solidale EMI, 2000. M. Gallicani: Scopri il denaro che sostiene l’alternativa, EMI. M. Gallicani, G. Mazzoni, Etica e fondi previdenti, Ed Ediesse 2006 93 finanza L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! animali Animali I IGIENE E ABBIGLIAMENTO SENZA CRUDELTÀ principali settori produttivi e commerciali che hanno a che fare con lo sfruttamento degli animali sono le industrie: - dei prodotti per la pulizia e l’igiene del corpo e degli ambienti; - dei farmaci; - dei prodotti per animali domestici; - delle pelli e delle pellicce; - della zootecnia. S PRODOTTI PER LA PULIZIA E L’IGIENE ono 45 milioni gli animali imprigionati, torturati e uccisi inutilmente ogni anno nei laboratori di grandi multinazionali al fine di testare saponi, dentifrici, profumi, creme, detersivi e altro ancora. Una direttiva europea (76/768/CEE) impone di utilizzare test specifici su animali per gli ingredienti dei prodotti cosmetici prodotti dopo il 1976 (quelli prodotti prima dell’approvazione della direttiva sono stati elencati in una lista detta Positive List, e non necessitano di ulteriori test per poter essere usati in un cosmetico). Il test di composti chimici sugli animali è una pratica crudele e ormai contestata anche a livello scientifico. Sono infatti centinaia i metodi di analisi alternativi: dalle ricerche che impiegano, al posto degli animali, cellule, microrganismi, tessuti, o organi; alle indagini di tipo statistico come l’epidemiologia e la metanalisi; senza contare che sono ormai più di 8.000 gli ingredienti già disponibili per la formulazione di prodotti sicuri ed efficaci. Il fatto poi che una sostanza risulti non nociva per una cavia non ci assicura comunque che sia altrettanto sicura per l’uomo. A FARMACI nche nella produzione di nuovi farmaci si ricorre a test su animali e, spesso alla loro vivisezione. Come avviene per i cosmetici, i nuovi farmaci sono perlopiù copie rinnovate nel nome e nel packaging di prodotti già esistenti, e la loro produzione è giustificata più da esigenze di mercato che non da esigenze mediche. Infatti, dopo un certo numero di anni (in Italia, 20) il brevetto su un dato farmaco scade, e quindi tutte le case farmaceutiche possono iniziare a produrre lo stesso farmaco, che si chiamerà ‘generico’ e sarà commercializzato ad un prezzo più contenuto. O CIBI PER GLI ANIMALI DOMESTICI ltre ai prodotti per l’igiene e ai farmaci, anche i cibi in scatola o le crocchette per cani e gatti domestici vengono in molti casi testati su esemplari della stessa specie. La procedura più seguita è quella di indurre delle malattie in questi animali, spesso tenuti in piccole gabbie, per poi provare a curarli con cibi medicati o tarati in modo diverso (più avanti in questo capitolo una lista di produttori di cibi non testati su animali) 94 L PELLI E PELLICCE ’utilizzo di pelli e pellicce di animali in abbigliamento comporta l’uccisione ogni anno, nel mondo, di oltre 30 milioni di visoni, ermellini, volpi, zibellini, scoiattoli, lontre, castori e altre specie. Basti pensare che per confezionare una singola pelliccia di ermellino servono dai 180 ai 240 esemplari. Gli animali ‘da pelliccia’ vengono inoltre allevati con metodi cruenti, in modo da esaltarne le caratteristiche fisiche che più si addicono al nostro gusto estetico e più soddisfano i dettami della moda. In alcuni paesi (soprattutto Cina, Thailandia, Filippine e Corea) anche cani e gatti vengono allevati per la produzione di cappotti, guanti, colli. cappelli, calzature, rivestimenti e animali di peluche. Un’indagine effettuata dall’associazione americana HSUS Humane Society of the United States (2001) ha fatto scoprire al mondo le condizioni spaventose in cui venivano allevati e uccisi questi animali. In Italia, solo recentemente e a seguito della mobilitazione delle associazioni animaliste, il Ministero della Salute ha emesso una ordinanza che vieta l’importazione e la commercializzazione di pellame e carne di queste specie animali. Non esiste a tutt’oggi alcuno strumento giuridico per il ritiro dei capi ancora sul mercato e per l’introduzione di un sistema trasparente di etichettatura, valido per tutte le aziende. Per quanto concerne gli animali selvatici usati nel mercato del pellame, il dato più significativo è quello del numero delle vittime: dai 10 ai 20 milioni ogni anno. Tristemente famosa è la caccia ai piccoli di foca, considerata come il più grande e crudele massacro di mammiferi marini nel mondo. Solo nel 2003 ne sono state uccise 286.000, di cui il 97% erano cuccioli di età Per fare una sola pelliccia occorrono: • da 30 a 60 visoni • da 180 a 240 ermellini • da 130 a 200 cincillà • da 10 a 24 volpi compresa tra le 2 e le 12 settimane di vita, preferiti per la morbidezza del manto e perché, non sapendo nuotare, risultano facili prede per i cacciatori. L’Italia riveste un ruolo primario nel mercato internazionale di prodotti derivati da foche. O ZOOTECNIA rmai il 99% degli allevamenti destinati all’alimentazione sono di tipo intensivo: gli animali vengono allevati in spazi ristrettissimi, senza mai la possibilità di uscire alla luce del sole. Per la loro alimentazione si usano quasi esclusivamente mangimi. Ciò provoca un forte impatto sia sul piano ambientale che su quelli sociale, economico e sanitario. Impatti ambientali: la metà delle terre fertili del pianeta viene usata per coltivare cereali, semi oleosi, foraggi, proteaginose, destinati agli animali. Alla produzione di un chilo di carne sono necessari mediamente 3.150 litri d’acqua e 60m2 di foresta pluviale. In tale ciclo si producono 78 kg di anidride carbonica. Impatto sociale: l’attuale disponibilità di derrate alimentari potrebbe consentire a tutti gli abitanti del pianeta di assumere un numero sufficiente di calorie, proteine, e altri nutrimenti necessari; ma nei paesi poveri sono state incentivate le produzioni di cereali destinate ad essere esportate e successivamente utilizzate 95 animali L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! animali come mangime per l’allevamento intensivo del bestiame. Così, mentre nel Nord del mondo ci si ammala e si muore per malattie legate alla sovralimentazione, il Sud si vede sottrarre le proteine vegetali con cui potrebbe garantire la sopravvivenza ai suoi abitanti. Impatto economico: L’attuale sistema LISTA DELLE AZIENDE APPROVATE DALLA COALIZIONE EUROPEA CONTRO LA VIVISEZIONE Detersivi: Almacabio Argital Ecolav (KI) Ecover Cosmetici e prodotti per l’igiene personale: Almacabio-Hedera Natur Argiletz Argital Barry M Bioforce Biokosma The Body Shop Borlind of Germany BWC Cibe D’Aymons Dermotricos Elizabeth van Buren Aromatherapy Flora-Primavera Helan Honesty Cosmetics Jardin de Paradis Lakshmi L’Erbolario Lepo Line Linea Progetto Gaia Montagne Jeunesse Naturade Nectar Beauty Shop Pedrini Pure Plant Rebis W Urlich Weleda LISTA DELLE DITTE CHE RISPETTANO LA POSITIVE LIST BWC (Beauty Without Cruelty); Progetto Gaia; Lakshmi; Pure Plant. globale di produzione agricola è fortemente penalizzante per i piccoli produttori: i prezzi di mercato di cereali e carne impongono l’abbattimento dei costi per la forza lavoro e un continuo sviluppo tecnologico. Ma tali investimenti sono insostenibili per i piccoli proprietari e per le aziende a conduzione familiare, che più facilmente potrebbero mantenere il tradizionale legame esistente tra allevamento del bestiame e coltivazione della terra. Impatti sulla salute: è ormai dimostrato che una dieta più ricca di fibre e vitamine e meno ricca di proteine di origine animale contribuisce a mantenere lo stato di salute dell’organismo. A questo si aggiunga il fatto che gli animali negli allevamenti intensivi sono spesso imbottiti di antibiotici e farmaci di vario genere, che vengono ingeriti dall’organismo umano assieme alla carne consumata. PER NON ESSERE COMPLICE DEI TEST SU ANIMALI non comprare prodotti sperimentati su animali: a fianco si riporta una lista delle aziende di detersivi e cosmetici che non praticano la vivisezione. Le ditte inserite nella positive list non sono implicate in test su 96 animali almeno dal 1976; consulta le liste di aziende “cruelty free”, cioè che non fanno test sugli animali, nei siti citati più avanti; DICITURE PRESENTI SU ETICHETTE DI PELLICCE E INDUMENTI CON INSERTI DI PELLE O PELO Il pelo di cane può essere scritto come: Gae Wolf, Sobaki, Asian iackal, Gou pee, Goupee, Kou pi, Gubi, China wolf, Asian wolf, Pommern wolf, Loup d’Asie, Asiatic racoon dog, Corsac fox, Dogues du Chine, Special skin (pelle speciale), Lamb skin (pelle d’agnello), Mountain goat skin (pelle di capra di montagna), Sakhon Nakhon Lamb skin (altro tipo di pelle di agnello). Il pelo di gatto può essere indicato come: House cat, Wild cat, Katzenfelle, G o v a n g i , Mountain cat. per l’alimentazione del tuo gatto o del tuo cane, cerca di utilizzare cibi fatti in casa (per esempio miscelando avanzi di cucina); nella scelta di scatolette e crocchette, preferisci quelle di aziende che garantiscono di non fare test su animali, o quelle che contengono solo ingredienti di origine vegetale. PER NON CONTRIBUIRE AL MASSACRO DEGLI ANIMALI DA PELLICCIA fai attenzione alle diciture sulle etichette: l’etichetta apposta sul prodotto con il simbolo del coniglietto, la scritta cruelty-free, o altro, si riferiscono solitamente al prodotto finito, ma non garantiscono che anche gli ingredienti non siano stati testati su animali; evita i prodotti che contengono ingredienti di origine animale come: grassi e oli animali, gelatina, acido stearico, glicerina, collagene, placenta, ambra grigia, muschio, zibetto; sostieni la campagna ‘Stop ai test cosmetici contro gli animali’, promossa dalle cinquanta più importanti associazioni animaliste nel mondo; le aziende che aderiscono al protocollo proposto da questa campagna si impegnano: a non condurre, commissionare, a prendere parte a nessun test né ora né in futuro; a non comprare materie prime, formulazioni o prodotti da fornitori che hanno condotto, commissionato o preso parte a test su animali; questo significa che, anche se in passato gli ingredienti dei loro cosmetici sono stati testati su animali, queste ditte di fatto non incrementeranno più il numero di animali vivisezionati; acquista quando possibile i farmaci generici e non quelli di marca; 97 non comprare pellicce, capi di abbigliamento e altri articoli di pelle o che abbiano inserti di pelo o pelle di origine animale (ad esempio scarpe, borse, portafogli,…); fai attenzione alle etichette perché spesso materiali spacciati come sintetici sono in realtà pelle o pelliccia di animali veri, come il cane o il gatto; non comprare oggetti o suppellettili fatti con parti di animali; non acquistare animali esotici (pesci, uccelli, rettili…) e denuncia chi li detiene illegalmente. CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEGLI ANIMALI IN ZOOTECNIA riduci il consumo di carne o pesce a un animali L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! animali massimo di 1-3 volte alla settimana, sostituendoli con un più ampio consumo di cereali e legumi; se poi con l’aiuto di un esperto capisci che puoi farlo senza danni, riduci ulteriormente il consumo di carne; quando compri la carne, scegli quella biologica o quella di produttori locali, che allevano gli animali garantendo loro un certo standard di benessere, e usando alimenti di qualità; evita la carne proveniente da allevamenti intensivi o di cui non sia possibile identificare la provenienza; acquista solamente pesce fresco pescato in mare, o comunque non proveniente da allevamenti intensivi; denuncia i maltrattamenti inflitti ad animali domestici e non, di cui vieni a conoscenza. Il maltrattamento degli animali è un reato. L AZIENDE CHE PRODUCONO CIBI PER ANIMALI SENZA FARE TEST Cat/Winner Dog (solo cibo umido, c/o Ld Market). BURNS: garantita da Uncaged. COOP: solo il cibo umido, prodotto da Arovit, garantito Peta UK. CSJ: prodotto da Csjk9 Limited e in vendita su ordinazione, garantito da Peta UK. La lista successiva comprende aziende totalmente cruelty-free, che garantiscono una totale estraneità ai test su animali o che producono cibo vegetariano. AMÌ: crocchette vegetariane per cani e gatti. YARRAH: produce sia cibi carnivori che vegetariani (questi ultimi solo per cani), crocchette e umido, e si trova nei negozi di alimentazione naturale. ROCKY: biscotti, garantiti da dichiarazione aziendale e prodotto da Industrie Salustrid Rocky srl. NATURAL LIFE PETFOOD: prodotto da Natural Life Pet Products e garantito da Peta UK. e aziende di seguito elencate non commissionano test su animali e non ne eseguono in laboratori di loro proprietà, ma di norma utilizzano ingredienti testati su animali da altre ditte. AFFINITY PETCARE: per cani: Advance, Advance Veterinary Diets, Ultima, Puppy Chow, Dog Chow. per gatti: Advance, Advance Veterinary Diets, Ultima, Cat Chow, Brekkies Excel Cat, Special Care. NB: anche PURINA produce Cat Chow e Dog Chow: il nome è identico, ma gli alimenti sono diversi e soprattutto PURINA finanzia la vivisezione. Quindi, attenzione al produttore! AROVIT (garantiti Peta UK): Bau (c/o Esselunga), Bull (c/o Conad), Fufi (c/o Conad), Miao (c/o Esselunga), Ronnie (c/o Coop), Winner 98 Puoi trovare su Internet (vedi oltre) liste complete ed aggiornate delle aziende che producono senza fare test su animali e viceversa siti web http://www.animalicomenoi.it/, Movimento Animalista http://www.dirittianimali.org/ associazione ADDA per la difesa dei diritti degli animali http://www.mclink.it/assoc/lida/ LIDA, lega italiana per i diritti degli animali www.oltrelaspecie.org, Associazione antispecista www.infolav.org, Lega Anti Vivisezione www.novivisezione.org sito contro la vivisezione e gli esperimenti su animali www.consumoconsapevole.org portale per il consumatore rispettoso della vita animale www.promiseland.it , sito vegan www.vegetariani.it/, AVI, Ass. Vegetariani Italiani www.oipaitalia.com, ONG Protezione Animali http://italy.peacelink.org/mappa/topic_42.html, diritti degli animali www.agireora.org/pellicce, contro le pellicce animali www.ilmiogattonline.com, sito dedicato ai gatti www.flashnet.it/vegetalia, scarpe vegetariane www.csjk9.com, alimentazione per cani www.aminews.net/, alimentazione naturale per gli animali www.antba.com/prodotti.htm , alimentazione naturale per gli animali e a Piacenza... Comune di Piacenza (Uff. Tutela Animali), 0523/492605 Comune di Piacenza (Uff. Anagrafe Canina), 0523/492530 Lav, Lega Anti Vivisezione, via Calzolai 28 – 29100 PIACENZA. Tel. 0523/332666 – LAV sede nazionale: via Sommacampagna 29 – 00185 ROMA, [email protected], www.infolav.org LEAL, Lega antivivisezione lombarda, sede di Piacenza, tel. 0523/481174 LIPU, via Molineria S. Giovanni 13, Piacenza; tel. 0523/385820 Lega Nazionale per la difesa del cane, Agazzano, tel. 0523/976135 Associazione L’Arca di Noè, c/o Avv. Silvia Felice, via S. Franca 41, 29100 – PIACENZA. Tel. 0523/305241, email [email protected] Vivere felici, c/o Petronilla Moriggio, Pianello (PC), tel. 349-8396182 Animali Felici Onlus, via Colombo 88, 29100 – PIACENZA, [email protected], http://utenti.lycos.it/animalifelici Gruppo Gli Amici del Cane, c/o Domenico Piroli, tel. 0523/943940 Mondo Gatto, via Calzolai 38, tel. 347/7645445 Micioamico, www.micioamico.it, c/o Tobias Bar, corso Vitt. Emanuele II, 146/a Piacenza Da leggere... A. De Paola: Guida ai prodotti non testati su animali, ed. Cosmopolis, 2001 T. Regan, Gabbie vuote, Sonda Ed. 2005 T. Regan, I diritti animali, Garzanti 1990 T. Regan, P. Singer, "Diritti animali, obblighi umani"; Ed. Gruppo Abele Arrigoni A., "I diritti degli animali, verso una civiltà senza sangue”; Ed. Cosmopolis P. Singer (a cura di), “In difesa degli animali"; Ed. Lucarini P. Croce, "Vivisezione o scienza"; Ed. Calderini - Edagricole 99 animali L’ECOGUIDA DI VISPO! L’ECOGUIDA DI VISPO! animali Ancora da leggere.... M. Coreggia: Manuale pratico di ecologia quotidiana, Mondadori 2000. Clifton Leaf: Why we’re losing the war on cancer. Fortune, March 2004 J. Alcock: Etologia, ed. Zanichelli, 1992 S. Apuzzo: Animali a(r)mati, Millelire J. Bachstein (a cura di): Cuore di Gatto, ed. Baldini e Castoldi, 1999 E. Barbero, A. Cattelan, A. Sagramora: La Cucina Etica, ed. Sonda, 2003 L. Battaglia, I diritti degli animali e progresso sociale in Quaderni di Bioetica, ed. Macro, 1995 L. Battaglia: Etica e diritti degli animali, Laterza, 1999 S. Castiglione (a cura di): I diritti degli animali - Prospettive bioetiche e giuridiche, ed. Il Mulino, 1985. S. Cagno: Quando l’uomo si crede Dio, Alberto Perdisa Editore, 2000 S. Cagno: Gli animali e la ricerca, ed. Riuniti, 2002 G. Ditadi (a cura di): Etica, biodiversità, biotecnologie, emergenze ambientali, LAV-EAR, 2002 G. Durrell: La mia famiglia e altri animali, ed. Adelphi, 1993 P. Galloni: Il cervo e il lupo, ed. 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