Tavolo della Trasparenza
Vincenzo SANTOCHIRICO
Assessore all’Ambiente della Regione Basilicata
L’incontro di oggi rientra tra quelli che solitamente teniamo per un aggiornamento delle informazioni, che al Tavolo della Trasparenza sono state assicurate costantemente, e saranno comunicate le attività che sono state compiute nel corso del
2008.
Nel frattempo sono state attivate anche le procedure per la nuova opera che
dovrà essere realizzata e che rientra nel programma di decommissioning, cioè
l’impianto di condizionamento del prodotto finito: questo progetto è stato già presentato per la valutazione di impatto ambientale e credo che la pubblicazione sia avvenuta nel mese di marzo. Anche di questo ovviamente saranno illustrate le caratteristiche, le finalità, la tipologia e così via.
Io ringrazio tutti i partecipanti al tavolo, i rappresentanti delle Amministrazioni
comunali di Rotondella, Policoro, Nova Siri, il dottor Mazzoletti della SOGIN,
l’ingegner Bolla, responsabile degli impianti ENEA, il dottor Petragna, che è il nuovo
responsabile dell’impianto ITREC, il dottor Chiaravalle, responsabile dell’area ambientale della SOGIN, l’ingegner Matteocci dell’ISPRA, il dottor Sigillito, direttore
dell’ARPAB, l’ingegner Scuderi e il dottor Lambiase, dirigente del mio dipartimento,
oltre a rappresentati dei sindacati e di associazioni ambientaliste.
Possiamo dare inizio ai lavori passando la parola al dottor Mazzoletti che ci farà un’esposizione delle questioni e dei temi che ho innanzi ricordato.
Gabriele MAZZOLETTI
Direttore Affari Regolatori, Istituzionali e Comunicazione SOGIN
Ringrazio per questa occasione, che noi riteniamo molto utile e molto proficua,
di condivisione delle nostre attività e di raccolta ed ascolto delle opinioni di tutti coloro che ne sono interessati.
Ne approfitto per presentare a tutti il dottor Edoardo Petagna, che da fine novembre è il nuovo responsabile dell’impianto ITREC nella parte di SOGIN e che lavora in quell’impianto, tra la sua esperienza in ENEA e quella in SOGIN, da quasi
trent’anni, garantendo quindi continuità di esperienza e di conoscenza dell’impianto
rispetto al suo predecessore, il dottor Candelieri, che ha fatto una gloriosa carriera e
che adesso si gode la sua famiglia essendo andato in pensione.
Comincerei inquadrando brevemente le attività che abbiamo svolto durante lo
scorso anno in Trisaia e quelle che più in generale hanno riguardato il decommis-
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sioning italiano: il 2008 è stato un anno particolarmente importante perché ha consentito di riallineare i tempi e i costi di questa opera di decommissiong in Italia a
quelli che sono gli standard internazionali.
Se guardiamo ai quattro livello di analisi, abbiamo fatto più del doppio delle attività di smantellamento rispetto a quelle svolte nel 2007 e circa tre volte quelle che
mediamente sono state fatte ogni anno in Italia in tutti gli impianti: queste sono proporzioni che si rispecchiano anche in attività che abbiamo svolto specificamente a
Trisaia.
L’Autorità per l’energia elettrica e il gas, con la quale nel 2008 si è innovato il
sistema di riconoscimento dei costi, ha previsto anche di individuare alcuni obiettivi
di avanzamento fisico: quest’anno aveva individuato 31 attività concrete che SOGIN
doveva mettere in atto nell’anno per ottenere il riconoscimento di un premio e noi ne
abbiamo raggiunte 29, oltre ad anticiparne una relativa al 2009.
Vedremo poi anche come questo sistema di riconoscimento di costi e di incentivazione all’accelerazione si sia applicato a Trisaia.
Abbiamo continuato a cercare di essere più efficienti riducendo il personale,
ma allo stesso tempo assumendo in maniera mirata professionalità che consentano
di creare una nuova generazione di professionisti che ci traguarderà alla fine del
decommissioning e abbiamo ridotto i costi di funzionamento della società del 15%
rispetto a quelli del 2007.
Per quanto riguarda le attività di smantellamento e i costi esterni di decommissioning degli impianti, abbiamo raggiunto in termini medi il 14% del piano a vita
intera – e un po’ di più per Trisaia - ed abbiamo fatto in un anno più della metà di
quello che era stato fatto mediamente dal 2000 al 2007, un’accelerazione che ha riguardato tutti gli impianti che gestiamo.
Su questo è importante dire che, attraverso un portafoglio di contratti già firmati o di bandi di gara che stanno per uscire o che sono stati già emessi, abbiamo
assicurato anche per gli anni a venire un proseguimento di questa accelerazione attraverso una serie di progetti, tra cui quello del condizionamento del prodotto finito,
per il quale a dicembre abbiamo emesso il bando di gara, che vedremo poi nello
specifico.
E siamo riusciti ad avere questi risultati che riteniamo molto positivi agendo su
varie leve, alcune esterne ed alcune interne: principalmente quelle esterne sono
consistite nel rivedere il nuovo sistema di riconoscimento dei costi, mentre internamente abbiamo modificato l’organizzazione, attribuendo in maniera più chiara le re-
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sponsabilità, incentivando le risorse al raggiungimento dei risultati e soprattutto abbiamo rivisto due dei processi gestionali che sono un po’ il cuore dell’attività di
SOGIN, cioè l’attività di ingegneria e quella di committenza e di acquisti appalti; inoltre abbiamo introdotto un sistema, che non c’era in passato, di pianificazione e monitoraggio quotidiano delle attività.
La coerenza fra queste azioni ha consentito di raggiungere questi risultati e
permetterà di proseguire nell’accelerazione e raggiungere quell’obiettivo che ci siamo posti di avere un avanzamento medio del 51% entro il 2012 e di concludere poi,
alla fine del prossimo decennio, il decommissioning degli impianti e la messa in sicurezza dei rifiuti.
Ci siamo però dedicati anche ad altre attività, come quella della cultura della
sicurezza e quindi di una concentrazione forte dal punto di vista formativo e poi operativo da un punto di vista convenzionale e nucleare: in questo ambito, abbiamo
lanciato nel luglio del 2007 un progetto che è volto principalmente a rivedere
l’assetto impiantistico dei nostri siti ed adeguarlo laddove fosse necessario, ma abbiamo anche deciso in investire molto sulla formazione istituendo una scuola, che è
la prima di questo tipo in Italia e ha sede nella centrale di Caorso: nel 2008 ai corsi
di questa scuola hanno partecipato tutti i nostri dipendenti di ITREC che si occupano di attività industriale, vuoi partecipando direttamente, vuoi ricevendo i docenti
presso l’impianto.
Dal 2009 abbiamo deciso di aprire questa scuola agli enti esterni ed inviteremo nei prossimi giorni l’ARPAB, i Vigili del Fuoco, i dipartimenti che si interessano
alle nostre attività per offrire gratuitamente la disponibilità a partecipare a corsi di
formazione sulla radioprotezione e sulla sicurezza convenzionale e nucleare, perché crediamo che la sicurezza debba essere un elemento centrale della nostra attività non solo in termini operativi, ma anche in termini di comunicazione e formazione.
Ricordate che abbiamo invocato all’inizio di questa opera di accelerazione delle attività un patto fra SOGIN e gli enti che sovrintendono al suo operato, perché
ogni sforzo della SOGIN sarebbe vano se non fosse accompagnato e condiviso dalle Istituzioni.
E infatti, se guardiamo il paramento delle procedure autorizzative, vediamo
che il 2008 ha segnato dei traguardi molto importanti: abbiamo concluso tre procedure di valutazione di impatto ambientale che erano state presentate tra il 2005 e il
2003, quella per Garigliano si è pressoché conclusa e a marzo del 2008 abbiamo
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attivato una nuova procedura, che è quella di cui oggi discuteremo in particolare,
per il condizionamento del prodotto finito qui a Trisaia.
I cinque obiettivi concreti che l’Autorità per l’energia elettrica aveva assegnato
a SOGIN per il decommissioning per l’impianto ITREC e che abbiamo tutti raggiunto
erano: l’emissione del bando di gara per l’impianto di solidificazione del prodotto finito, il mock-up per lo stesso impianto, un’attività che riguarda la fossa irreversibile e
altre due distinte che hanno riguardato comunque la sostituzione e la bonifica della
condotta di scarico a mare.
Nel prossimo triennio prevediamo di raggiungere un avanzamento puntuale di
quasi il 42% al 2011, con attività che vanno via via crescendo e infatti quelle del
2008 sono poco meno della metà di quelle che erano state realizzate negli otto anni
precedenti.
Le principali attività riguardano il completamento della sistemazione del condizionamento dei rifiuti solidi a bassa attività in contenitori che saranno idonei ad essere poi conferiti al deposito nazionale, l’avvio della costruzione dell’impianto di
condizionamento del prodotto finito, la realizzazione del progetto di sistemazione a
secco del combustibile di Elk River, la bonifica del deposito interrato, la rivisitazione
di tutta la documentazione di impianto e l’elaborazione del progetto generale di decommissioning perché entro il 2011 dobbiamo presentare al Ministero dello Sviluppo
Economico e all’Autorità di sicurezza l’istanza generale di disattivazione.
Potremmo dire che questa è l’ultima volta che parliamo a questo tavolo della
manutenzione e sostituzione della condotta di scarico, che ormai è un’opera conclusa, anche se naturalmente continueremo a riportare al tavolo i dati di monitoraggio e
di impiego delle formule, ma l’abbiamo finalmente conclusa ed abbiamo anche rimosso quella precedente, che ormai è un capitolo chiuso.
Il progetto Siris riguarda la sistemazione, il condizionamento ed il trattamento
dei rifiuti tecnologici a bassa attività, che derivano dall’esercizio dell’impianto passato e che si producono nelle attività quotidiane: parliamo delle tute, delle mascherine,
e di materiali di questo tipo.
Entro il 2011 questa sarà un’attività del tutto completata e naturalmente i contenitori, che sono già idonei ad essere conferiti al deposito nazionale, sono immagazzinati nei depositi di sito.
A questo punto farei una disamina veloce sulla questione dell’impianto di condizionamento del prodotto finito, dopodiché l’Autorità di sicurezza nucleare interverrà e poi apriremo la discussione per domande più puntuali e specifiche.
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Nel 2006, quando ci fu rilasciata l’ultima licenza di esercizio per l’impianto
ITREC, furono individuate tre attività propedeutiche al decommissioning: la bonifica
con la rimozione della fossa irreversibile, che adesso viene chiamata “deposito interrato” per dare un nome anche più realistico, visto che la stiamo rimovendo e
quindi non è irreversibile, la sistemazione a secco del combustibile di Elk River e infine il condizionamento, cioè la solidificazione della soluzione liquida, detta “prodotto
finito”.
In pratica si tratta di condizionare questi rifiuti che oggi sono allo stato liquido
in delle matrici, per poi trattarle e metterle in contenitori che saranno idonei ad essere conferiti al deposito nazionale. Per realizzare quest’opera è previsto l’edificio in
cui ci sarà il processo chimico di trattamento, il deposito, che servirà per stoccare
temporaneamente i contenitori, ed un edificio degli impianti ausiliari e ancillari
all’impianto.
Naturalmente questo impianto, e soprattutto il deposito, deve essere dotato di
tutte quelle apparecchiature e di tutte quelle caratteristiche che sono standard nella
realizzazione di questo tipo di opere e quindi dovrà avere delle volumetrie adeguate
per poter movimentare ed ispezionare ogni manufatto, dei carroponte ed altre attrezzature idonee al mantenimento in sicurezza temporaneo di questi contenitori.
Abbiamo già svolto delle opere e compiuto delle attività che vanno verso la
realizzazione di questo impianto, come la prequalifica della matrice, la progettazione
esecutiva dell’impianto, le gare per i componenti e la realizzazione del mock-up, che
è stato poi eseguito nel corso del 2008; inoltre a dicembre abbiamo lanciato un iter
di committenza per la realizzazione dell’impianto, che è complesso data la dimensione dell’opera e le sue caratteristiche e prevede una trafila non immediata di assegnazione di questo appalto, per cui ci sarà una fase di prequalifica, di richiesta di
offerte, di analisi delle offerte, e lo aggiudicheremo nel 2010, a valle della conclusione dell’istruttoria di compatibilità ambientale e dell’approvazione del progetto da parte delle Autorità di sicurezza, per cui i lavori di costruzione si riavvieranno nel 2011.
Proprio perché è uno di quei tre interventi che sono destinati ad aumentare la
sicurezza dell’impianto ed a consentire il suo decommissioning, crediamo che su
questo poi si possa discutere nel dettaglio nel merito, ma non ci sono obiezioni sostanziali, perché si tratta di solidificare e rendere maggiormente sicuro un tipo di
materiale che oggi è allo stato liquido e, come tale, ad esempio, non è facilmente
trasportabile, mentre noi dovremo poi avere, alla fine di queste attività, dei manufatti
che facilmente potranno essere conferiti al deposito nazionale.
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Questo è l’iter dello studio di impatto ambientale che abbiamo deciso di realizzare, anche se potevano esserci delle interpretazioni diverse sulla sua obbligatorietà, perché siamo convinti che questo sia il modo migliore per agire, cioè con trasparenza e con la massima condivisione rispetto all’opera che svolgiamo all’interno di
ITREC.
Questa procedura di impatto ambientale oggi è disciplinata da un nuovo corpo
normativo, diverso da quello degli anni passati, con tempi certi, e noi prevediamo e
contiamo che questa procedura si concluderà entro la fine di quest’anno, anche se
sull’esito naturalmente non possiamo anticipare nulla, perché è soggetta a valutazioni tecniche ed istruttorie di merito, ma si concluderà nei tempi che sono previsti
oggi dal codice ambientale.
Lo studio, che è stato elaborato dal dottor Chiaravalle, che oggi è qui con noi,
è consultabile presso le Istituzioni interessate e a questo ci aspettiamo che seguano
osservazioni e determinazioni anche da parte degli organi a ciò preposti.
Per quanto riguarda il deposito interrato, nelle prossime settimane uscirà il
bando di gara per la selezione della ditta e l’affidamento dei lavori di rimozione, che
si concluderanno entro il 2010.
Continua ad essere monitorata costantemente la falda in relazione a questo
deposito interrato e non si è rilevato alcun fenomeno di contaminazione.
Il terzo intervento propedeutico e finalizzato al decommissioning completo
dell’impianto ITREC è quello della sistemazione a secco del combustibile: come sapete, abbiamo ordinato la realizzazione dei contenitori idonei, invieremo nelle prossime settimane il rapporto di progetto particolareggiato all’Autorità di sicurezza ed al
Ministero dello Sviluppo Economico per lo stoccaggio a secco di questi contenitori,
che sono manufatti tecnologici particolarmente complessi, che ci saranno consegnati dalla ditta che ne ha avuto in affidamento l’esecuzione entro maggio del 2012,
quando noi procederemo al recupero del combustibile della piscina ed alla sistemazione di questi contenitori, che saranno stoccati temporaneamente nel deposito di
sito e saranno idonei ad essere poi conferiti al deposito nazionale.
Un po’ a riprova di quanto crediamo che sia importante la comunicazione e la
trasparenza nelle nostre attività, mi fa piacere condividere con questo tavolo
un’attività che abbiamo svolto con la preziosa collaborazione dell’Amministrazione
Comunale di Rotondella, in quanto, come in tutti gli altri siti, abbiamo inviato alle famiglie residenti una semplice informativa su cos’è l’impianto, qual è la sua storia e
con quali tempi e con quali modalità si procede il suo smantellamento. Inoltre ci
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siamo resi disponibili con strumenti di comunicazione telefonici ed elettronici ed abbiamo installato presso il municipio di Rotondella, a disposizione dei cittadini, un
punto informativo che è un attrezzo tecnologico, ma molto semplice nel suo utilizzo,
che consente di visitare virtualmente l’impianto e di essere costantemente aggiornati sulle attività ed infatti abbiamo lì pubblicato il rapporto ambientale ed altri aggiornamenti delle varie attività industriali che compiamo.
Vi anticipo che dalla metà del prossimo mese da questo infopoint sarà possibile entrare anche in tutti quelli degli altri siti, per cui dal Comune di Rotondella si potrà entrare nell’impianto Eurex, nella centrale di Trino, in quella di Caorso e quindi
avere un monitoraggio in tempo reale delle attività di smantellamento su tutti i siti.
Crediamo che questo non sia sufficiente, non sia mai abbastanza, ma va nella
direzione di affermare, anche con fatti concreti, la nostra attitudine ad essere una
“casa di vetro”, anzi quanto più riusciamo a condividere ed a far conoscere le nostre
attività, tanto più crediamo di essere capaci poi di eseguirle e di accelerarle.
Naturalmente ci sono anche i dati di controllo ambientali, che dimostrano che
non ci sono rilevamenti anomali di radionuclidi: ci sono tutte le matrici che noi monitoriamo, la frequenza con cui lo facciamo, l’impiego delle formule di scarico, i dati di
radioprotezione sul personale, che non hanno evidenziato nel 2008 alcun livello
preoccupante.
Naturalmente si tratta di dati tecnici che il dottor Sigillito potrà commentare
meglio di noi, ma comunque noi li rendiamo disponibili, in modo che ciascuno di voi
possa verificarli e chiederci i dettagli.
Giuseppe SANTARCANGELO
Sindaco di Nova Siri
Io vorrei per un attimo dire che cosa è successo quando abbiamo scoperto
che il 28 dicembre è stato pubblicato il bando: ci è sembrato un po’ strano che si
pubblicasse un bando per l’impianto del condizionamento del prodotto finito e successivamente, il 6 marzo, forse per via di qualche voce che si è alzata, si chiedesse
la VIA. Allora, siccome dobbiamo essere trasparenti, alcune coincidenze cronologiche vanno rispettate perché se non si ottenesse la VIA, che fine farebbe questo appalto?
In secondo luogo, voi avete avuto una licenza di esercizio, ma credo che a
questa bisognerà far seguire un regolamento di esercizio e vorrei sapere se questo
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coinvolge soltanto la SOGIN e chi lo approverà, visto che la sede in cui operate è di
proprietà dell’ENEA e quindi dovrebbe essere coinvolta anche questo ente.
Inoltre io ho ricevuto dalla Prefettura il piano di emergenza e siccome devono
essere tre i soggetti interessati, uno che elabora, un altro che verifica ed un altro
che approva, vorrei capire quali sono stati i passaggi e qual è stato il ruolo di
SOGIN, di ENEA, di APAT e della Protezione Civile.
Per quanto riguarda poi il piano di emergenza, vorrei sapere se recepisce già
quello che succederà con l’impianto di condizionamento del prodotto finito o almeno
se lo tiene in considerazione.
Comunque, quando si parla di sicurezza, vorremmo che le comunità locali
fossero tenute in considerazione.
Entrando nell’aspetto tecnico, io mi sono fatto aiutare da qualche esperto,
perché i Sindaci non possono essere dei tuttologi, ma devono anche chiedere qualche consulenza, e mi è stato detto che nella fossa irreversibile c’è del combustibile
liquido, ma un’altra volta avevo sentito dire che c’erano dei monoliti, per cui vorrei
sapere con esattezza che cosa estrarremo da quella fossa, che cosa contiene il
conglomerato cementizio e se ci sono prodotti di terza categoria.
Se così è, una verifica dell’integrità dovrebbe essere fatta dall’APAT o
dall’ARPAB.
Un’altra questione riguarda le matrici ambientali e vorremmo capire a che punto stiamo, perché ho letto un documento di provenienza della SOGIN, però vorrei
che l’ARPAB e l’APAT ci dessero notizie, in quanto il dato SOGIN è rispettabile, però abbiamo detto che poi l’ARPAB e l’APAT devono darci dei risultati indipendenti.
Qualcuno, come la LIPU, comincia a pensare, ad esempio, di monitorare il
miele e sarebbe anche un’idea accettabile per vedere che cosa c’è dentro, ma non
so se questo è fattibile.
Comunque le comunità locali non vogliono l’infopoint come a Rotondella, ma
almeno una postazione dove il remoto si possa leggere, visto che noi siamo ad una
distanza maggiore rispetto a Rotondella, cioè a quattro chilometri.
Infine vorrei porre la questione della prequalificazione del cemento, perché ricordo che nel 2006 il dottor Candelieri ad un tavolo ristretto, al quale io non ho partecipato, ma ne ho letto il resoconto su Basilicatanet, disse che se c’era una soluzione di uranio e di torio, bisognava verificare le prestazioni della matrice cementata. Ma chi fa queste prove di prequalifica? Che prove sono? Sono test a freddo?
Sono valutazioni anche di un’eventuale di tenuta in termini nucleari?
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Quindi, oltre a tutte le questioni relative al cronoprogramma, che pure avete
riportato, noi vorremmo che un quality plain, anche da parte di SOGIN, ci fosse offerto.
Giuseppe BOLLA
SOGIN
Intanto rispondo alla prima domanda, che mi sembra un po’ il percorso logico
che mette insieme la parte di committenza per il prodotto finito con le varie approvazioni.
Da un punto di vista di approvazione l’iter che sta andando avanti riguarda la
valutazione di impatto ambientale, che coinvolge tutti gli attori che abbiamo visto ed
è una procedura che va completata prima dell’approvazione finale di un altro progetto, che è stato sottomesso alle autorità di controllo e che passa attraverso il Ministero. Alla fine noi ci aspettiamo un’approvazione globale di questo progetto, con le dovute richieste di modifica o di integrazione, se sarà necessario, che passa attraverso questo iter di valutazione di impatto ambientale e un altro più tecnico, che passa
attraverso ISPRA, sentita la Commissione tecnica per la sicurezza.
E tutte quelle le prescrizioni che verranno fuori dalla compatibilità ambientale,
saranno poi fatte proprie dal decreto finale, che metterà insieme le richieste da una
parte e dall’altra.
Noi abbiamo tarato il nostro iter di committenza in funzione dei tempi di tutto
questo percorso, per cui, essendo un progetto sostanzioso, in quanto si parla di circa 48 milioni di euro secondo le nostre ipotesi, abbiamo avviato un percorso che
prevede una prima fase di prequalifica di ditte, abbiamo pubblicato il bando di gara
e ci aspettiamo le offerte entro la fine di questo mese. Però non sono offerte di tipo
economico, ma sono ditte che dovranno farci capire la loro capacità di fare questo
mestiere e noi dovremo identificare cinque ditte a cui faremo una richiesta di offerta,
per cui si entrerà nel merito del progetto e anche qui la valutazione per
l’aggiudicazione della gara non sarà solo di tipo economico, ma anche di tipo tecnico.
Quindi noi qui abbiamo messo in piedi un percorso impegnativo, che ci dovrebbe garantire che la ditta che vincerà e farà questo lavoro sia veramente qualificata per farlo e sicuramente i competitors che si presenteranno non saranno solo
nazionali, ma anche internazionali.
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Quindi tutto questo percorso è tarato sull’iter approvativo, ma noi non possiamo mettere le cose in fila, cioè dire che prima ci aspettiamo le approvazioni e poi
cominciamo queste gare, perché altrimenti i tempi si allungherebbero troppo, ma noi
confidiamo nel fatto che il progetto che abbiamo fatto è fatto bene e credo che dovrebbe soddisfare poi le richieste, sia dal punto di vista della sicurezza, sia dal punto di vista autorizzativo di tutte le autorità, per cui abbiamo messo in piedi due percorsi paralleli.
Ovviamente ci sono dei momenti di verifica anche per noi, cioè prima di fare
una richiesta di offerta e quindi un ordine impegnativo, noi dovremmo avere la confidenza che il progetto va sostanzialmente bene, però vorrei spiegare perché ci sono momenti diversi: sono due iter che abbiamo messo in piedi in modo parallelo
proprio per cercare di ottimizzare i tempi e se li avessero messi in sequenza, i tempi
sarebbero diventati molto più lunghi.
Però io credo che questo percorso garantisca da un lato che noi abbiamo una
ditta che sa fare bene il suo mestiere, perché questa è una gara impegnativa, e
dall’altro arriveremo ad affidare questa attività con il progetto che sarà approvato
dalle due strade: quella della valutazione di impatto ambientale e quella tecnica
dell’ISPRA.
Io credo che questo dia le massime garanzie - non solo a noi, che ci teniamo
a fare le cose perbene, ma penso a tutti - che poi questa attività sia fatta nel modo
migliore.
Il contratto noi lo faremo con la ditta qualificata a fronte di un progetto approvato, sia attraverso la strada della VIA, sia attraverso quella di ISPRA, però queste
cose vanno fatte in parallelo per ottimizzare i tempi, ma credo che sia un percorso
che dà le massime garanzie a tutti.
Parlando, invece, di licenze di esercizio e regolamenti, diciamo che l’impianto
ITREC ha avuto una licenza di esercizio nel 2006 e voi sapete che questo non consiste solo in un pezzo di carta che dica cosa si può fare, ma detta delle regole, per
cui dietro la licenza ci sono una serie di documenti prescrittivi, tecnici e gestionali,
sui margini di sicurezza e sullo stato dell’impianto, che sono vincolanti per
l’operatore, per cui noi ci muoviamo nell’ambito di questa licenza. Per fare un esempio, anche tutti i controlli ambientali sono fatti a fronte di prescrizioni tecniche,
che sono uno dei tanti allegati alla licenza di esercizio, per cui tutte la matrici che
avete visto sono elencato e ci viene indicato cosa dobbiamo fare e con quale perio-
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dicità, per cui diciamo che la licenza regola la vita dell’impianto e dà all’operatore
dei vincoli di gestione.
Il regolamento di esercizio, invece, è un documento diverso, in quanto identifica le figure importanti dal punto di vista della sicurezza dell’impianto e indica le loro
responsabilità, per cui in qualche modo identifica nella struttura chi fa che cosa ai
sensi della sicurezza.
Questo documento esiste, anche se è datato, per cui noi stiamo rispettando in
questo momento quello che è in vigore, però, per quello che c’è da fare, stiamo proponendo qualcosa di diverso, cioè un iter istruttorio previsto dalla legge, che sarà
valutato dall’autorità di controllo, quindi da ISPRA, e se verranno condivise le nostre
proposte, alla fine avremo un regolamento di esercizio che è diverso da quello di
adesso, dando un ordine più attuale per quello che dobbiamo fare.
Questo è un percorso che noi vogliamo mettere in piedi presto e ne abbiamo
già parlato con le autorità di controllo recentemente, per cui penso che a breve faremo questa proposta, che avrà il suo iter approvativo come tutti gli altri documenti.
Il regolamento d’esercizio non è legato alle attività, ma indica le figure che
hanno certe responsabilità, per esempio il caposito, i capisezione, eccetera e indica
quale è la responsabilità del caposezione manutenzione, quale è la responsabilità di
chi si occupa dell’aspetto sanitario, per cui diciamo che identifica una serie di figure
che, nei confronti della legge, hanno delle responsabilità e questo è previsto sia per
le fasi di esercizio normale, sia per quelle di condizioni eccezionali.
Quindi identifica la struttura e le responsabilità al suo interno, per cui non è
completamente legato alla dismissione o all’esercizio. E’ chiaro che per fare queste
attività, secondo noi ci vuole un’organizzazione fatta in un certo modo, che noi stiamo proponendo all’autorità di controllo, ma quello che è in vigore è addirittura ridondante rispetto a questo, per cui ci copre completamente in modo conservativo.
E’ lo stesso discorso del piano di emergenza, che è un documento che identifica cosa i vari attori devono fare in caso di possibili incidenti: è chiaro che l’input iniziale è l’incidente che può succedere e allora quando l’impianto è in esercizio possono succedere certi incidenti, ma quando fa altre cose, ne possono succedere degli altri.
Quindi è chiaro che a monte c’è una valutazione di sicurezza e dei possibili
scenari di incidenti che possono venir fuori e questi ovviamente sono diversi quando
l’impianto funziona e quando svolge altre attività.
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Insomma, sono documenti che man mano vengono tarati su quello che si deve fare, quindi le variazioni che ci sono, come nell’ultima revisione del piano di emergenza esterno, sono legate a queste diverse condizioni impiantistiche ed a quello che può succedere.
L’impianto ha una licenza di esercizio per fare due cose: mantenimento in sicurezza dell’impianto, perché alcuni sistemi sono di esercizio, e tutte le attività propedeutiche al decommissiong dell’impianto, con l’impegno di presentare l’istanza
per la disattivazione globale dell’impianto, che poi porterà a una licenza di disattivazione, entro il 2011.
In questo momento la licenza è ai sensi dell’articolo 50 ed è chiaro che alcuni
sistemi sono fermi ed altri sono in servizio, ma certamente l’attività per cui è nato
ITREC, cioè il riprocessamento di combustile, non c’è, però l’importante è che sia la
licenza, sia i documenti applicativi siano finalizzati alle cose che si stanno facendo,
perché questo garantisce la sicurezza.
Edoardo PETAGNA
Responsabile SOGIN di Trisaia
Vorrei aggiungere qualcosa per quello che riguarda i piani di emergenza, perché negli ultimi 16-17 anni ho sempre partecipato al rinnovo dei piani di emergenza,
assieme alla dottoressa Fortunato, alla Prefettura ed ai Vigili del Fuoco, e in queste
occasioni l’esercente prepara uno studio che contiene i presupposti tecnici del piano. Questi vengono inviati all’autorità di controllo, l’ISPRA, che, tramite la commissione tecnica, li convalida e poi il Prefetto convoca il comitato provinciale, in modo
che ciascun ente che viene coinvolto nella gestione del piano sviluppi i suoi piani
particolareggiati.
Questo processo è stato sempre seguito e i Comuni sono stati invitati a partecipare, tant’è vero che abbiamo fatto delle riunioni allargate, alle quali a volte volta
qualche Comune ha mandato un suo delegato, ma nell’ultimo rinnovo non ho visto
rappresentanti dei Comuni.
Comunque ricordo che nel 2000 facemmo un’esercitazione in cui i Comuni furono coinvolti e in quel caso il Comune di Nova Siri partecipò a questa prova di emergenza allargata a tutti gli enti coinvolti.
In occasione dell’ultimo rinnovo che abbiamo fatto e che l’attuale Prefetto ha
emanato, se non ricordo male, ad ottobre del 2008, sulla base di questo processo
sono stati individuati gli ingegneri di riferimento, che sono stati poi approvati da
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ISPRA e dalla commissione tecnica, e il piano che ora abbiamo per il nostro impianto prevede dei piani particolareggiati di tutti gli enti coinvolti, quali possono essere la
SOGIN e la stessa ENEA, in quanto noi insistiamo nel suo territorio, oltre alla Prefettura, all’ARPA e così via.
Quindi penso che il piano che è attualmente in vigore sia effettivamente dimensionato sulle reali problematiche che ci sono in ITREC.
Giuseppe BOLLA
Vorrei aggiungere una cosa, in quanto è stato chiesto se, man mano che si va
avanti, si tiene conto del fatto che il piano di emergenza deve essere cambiato in
qualche modo, ma posso dire che lo sforzo che è stato fatto quando sono stati fissati i presupposti tecnici sul piano di emergenza, che poi sono gli incidenti ipotizzati e
le conseguenze, è stato di cercare di prevedere tutto quello che può succedere in
questo momento. Quindi siamo confidenti sul fatto che il piano di emergenza che è
stato dimensionato, è tarato per far fronte a tutto quello che può succedere in queste condizioni.
Man mano che facciamo attività nuove, è chiaro che facciamo questa verifica
e al momento siamo confidenti che non ci sia bisogno di cambiare niente, però noi
facciamo le verifiche, le proponiamo all’autorità di controllo che ci dicono se le nostre valutazioni sono giuste o meno, però in base ai nostri dati, tutto quello che può
succedere nell’operazione sul prodotto finito non dovrebbe portare niente e il piano
di emergenza che c’è adesso va bene, però questa è una valutazione che poi sarà
demandata all’autorità di controllo quando che ci darà l’approvazione.
Quindi certamente ci sono le garanzie che, man mano che facciamo delle cose nuove, si fanno le verifiche necessarie.
Il piano di emergenza è esterno, nel senso che coinvolge tutta una serie di attori, tra cui anche la SOGIN, ma non solo, e poi noi abbiamo anche delle procedure
interne su come gestire certe situazioni, ma sono procedure di impianto.
Comunque vorrei dare delle garanzie sul fatto che, man mano che si fanno
delle cose nuove, si verifica se questo piano va ancora bene oppure no e questo lo
facciamo certamente, ma non solo noi, perché noi abbiamo la responsabilità di fare
delle valutazioni e qualcun altro poi di dire se vanno bene.
Edoardo PETAGNA
Potenza, 30 marzo 2009
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Tavolo della Trasparenza
Come ho già detto l’elaborazione è collegiale in quanto, sulla base dei presupposti tecnici che vengono elaborati dall’esercente e validati dall’autorità di controllo, il Prefetto convoca la commissione provinciale, della quale fanno parte tutti gli
enti e i soggetti che hanno qualche ruolo nello svolgimento del piano perché ognuno
di essi sviluppi il proprio piano particolareggiato e alla fine l’emanazione è del Prefetto, quindi il piano di emergenza esterno è di competenza del Prefetto, al termine
di questo processo che ho sintetizzato.
Per quanto riguarda quello interno, invece, viene elaborato dal direttore e dal
suo collegio di delegati alla sicurezza, e viene approvato dal collegio delegato alla
sicurezza, presente anche il Comandante dei Vigili del Fuoco della provincia
dell’impianto stesso.
Il piano di emergenza interna chiaramente ha una taglia diversa da quello di
emergenza esterna, perché prende in considerazione tutta una serie di eventi che
possono avere o che hanno uno sviluppo che sia all’interno del nostro stabilimento.
Quello interno fa scattare quello esterno, quando l’eventuale evoluzione esterna dà luogo alla possibilità che ci sia in qualche modo un coinvolgimento con
l’esterno, per cui, per essere precisi, ripeto che il piano interno viene elaborato
dall’impianto, mentre quello esterno viene emanato il Prefetto.
Per quanto riguarda la fossa irreversibile, questa contiene del materiale che è
venuto fuori dalle campagne di riprocessamento, come i puntali degli elementi di
combustibile che sono stati ripromessati e i distanziatori, tutto materiale metallico
accessorio agli elementi di combustibile; contiene anche le resine con le quali viene
purificata l’acqua della piscina attraverso un circuito interno, in quanto questa passa
attraverso delle resine e quando queste arrivano ad un livello di concentrazione stabilito, vengono rimosse e sostituite da altre nuove.
Il Sindaco chiedeva cosa sono i monoliti, ma diciamo che per monolite noi intendiamo l’interezza del deposito interrato, che consiste in una serie di contenitori in
cemento, nei quali sono stati affogati questi materiali e, man mano che si è arrivati
ad un livello superficiale, è stato chiuso il tutto.
Il monolite è uno ma, con l’ipotesi che si va a fare di recupero, verrà sezionato
in alcune parti e chiaramente per problemi di sicurezza e di opportunità, essendo un
manufatto che presenta queste problematiche, verrà sezionato secondo un progetto
che è sempre sottoposto all’organo di controllo, per cui noi ci muoviamo sempre in
tutti questi progetti con una fase di studio propedeutica, che viene sempre realizzata
sotto lo stretto controllo dell’ISPRA.
Potenza, 30 marzo 2009
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Tavolo della Trasparenza
Per rispondere all’ultima domanda, non ci sono rifiuti di terza categoria, ma ci
limitiamo alla seconda.
Giuseppe SANTARCANGELO
Ma il monolite tagliato deve essere ritrattato, prima di metterlo nel cask previsto?
Edoardo PETAGNA
Quello che viene dal monolite non viene messo nei cask, dove invece vengono posti gli elementi di combustibile che stanno in piscina: le parti di monolite verranno casserizzare, sigillate, schermate e messe in un deposito temporaneo, in attesa di essere poi portare al deposito nazionale definitivo, quando questo sarà realizzato.
Ma comunque, credo che noi potremo fare in futuro un incontro più mirato con
l’Amministrazione di Nova Siri proprio per vedere tutte queste cose, perché con delle diapositive è molto più facile far intendere quale è la situazione.
Giuseppe BOLLA
E’ stata fatta già un’attività di prequalifica che ha dato degli ottimi risultati e
cominceremo a breve quella ufficiale di qualifica, che sostanzialmente prevede le
stesse prove, però rifatte anche ufficialmente con tutta la vigilanza e l’approvazione
delle autorità di controllo, per cui, rispetto a quello che aveva detto il dottor Candelieri, le cose sono andate veramente bene e siamo confidenti che su questo aspetto
che non ci siamo problemi.
Lamberto MATTEOCCI
ISPRA
Vorrei indicare quali sono gli aspetti principali su cui poggia la propria attenzione l’organo di controllo su un’istallazione di questo tipo: che venga adeguatamente mantenuto un elevato livello di sicurezza in termini di prevenzione di incidenti
durante la normale gestione e il rispetto di obiettivi radioprotezionistici, che per situazioni di questo tipo sono la non rilevanza radiologica delle attività che vengono
svolte.
Poi c’è la consapevolezza che in queste istallazioni sono presenti dei rifiuti radioattivi e quindi l’attività di controllo verte in un’ottica soprattutto di stimolo verso
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Tavolo della Trasparenza
l’esercente, affinché sui rifiuti radioattivi vengano svolte delle attività di trattamento e
condizionamento, per metterle in condizioni di maggior sicurezza soprattutto nella
prospettiva futura. Questo, tra l’altro, è un obiettivo che alla SOGIN stessa il Ministero dello Sviluppo Economico ha già dato, in un’ottica strategica che prevede il condizionamento di rifiuti nell’arco di dieci anni a partire dal 2004, con un decreto del
dicembre di quell’anno.
Un altro punto riguarda lo svolgimento delle attività di disattivazione, perché
ovviamente, con gli impianti che invecchiano, le strutture devono poter essere
smantellate per migliorare il livello radioprotezionistico del sito.
L’ultimo punto su cui si poggia l’attenzione è che questo insieme di attività che
si fanno sul sito per metterlo in sicurezza, devono essere svolte nel rispetto degli obiettivi di radioprotezione.
Questo insieme di obiettivi riflette gli elementi su cui l’organo di controllo poggia la sua funzione di controllo per ITREC, ma anche per altri impianti in fase di disattivazione.
Per quanto riguarda l’ITREC, la licenza di esercizio individua tre attività chiave
che sono un passaggio obbligato verso la disattivazione e cioè la sistemazione e la
solidificazione del prodotto finito risultante delle attività di ricerca fatte negli anni 60,
la sistemazione della fossa ad alta attività, con l’estrazione e il trattamento del monolite, ed infine la sistemazione, con una strategia di stoccaggio a secco, del combustibile irraggiato che adesso si trova nella piscina.
Queste tre attività si muovono con un processo autorizzativio, ma ad oggi
l’ISPRA non ha rilasciato nessuna autorizzazione per queste attività, il che significa
che tutto ciò che viene a monte nel rilascio dell’autorizzazione, cioè la valutazione
tecnica degli aspetti di sicurezza che ho citato prima, deve essere ancora fatta: è un
percorso che si inizia, ma in ogni caso l’ISPRA ritiene che queste attività vadano fatte, perché sono un passo avanti nel processo di miglioramento di sicurezza e nel
definitivo smantellamento del sito. Anzi, l’ISPRA non perde mai l’occasione per ricordare che nel 2011 la SOGIN deve presentare l’istanza di disattivazione, che è il
passo propedeutico allo smantellamento complessivo del sito e a quell’attività, che
si citava prima, nella quale rientrerà il sezionamento dei componenti e l’adeguato
trattamento al fine di collocarli in strutture di deposito.
Provo a rispondere a qualcuna delle osservazioni per quanto attiene al punto
di vista dell’ISPRA.
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Tavolo della Trasparenza
In relazione al prodotto finito, è stata presentata l’istanza da parte della
SOGIN per la valutazione di impatto ambientale, quindi la denuncia di compatibilità
ambientale, oltre al progetto particolareggiato che sarà in prima istanza valutato
dall’ISPRA e successivamente verrà acquisito il parere della commissione tecnica
per la sicurezza nucleare e la produzione sanitaria.
Sicuramente, essendo la valutazione di impatto ambientale un atto interprocedimentale, l’atto finale sarà proprio l’approvazione del progetto particolareggiato,
che verrà rilasciato a valle della valutazione di impatto ambientale.
Ora, un altro aspetto chiave da valutare è che cosa fa l’ISPRA sul progetto
particolareggiato, che viene valutato sotto tre aspetti.
Premesso che quell’attività deve riguardare soltanto i rifiuti che si trovano sul
sito, per prima cosa si valuta se il progetto è adeguato, perché tutte le attività di trattamento di questo materiale si svolgano secondo i requisiti di sicurezza e di radioprotezione: i primi implicano che vengano posti in atto tutti i provvedimenti preventivi
atti a verificare possibili situazioni di malfunzionamento, incidenti, eccetera, mentre i
requisiti di radioprotezione richiedono che le dosi ai lavoratori, ma anche al gruppo
critico della popolazione, rientrino entro l’obiettivo di non rilevanza radiologica che la
legge individua in 10 microsivert annui, un limite fissato in maniera cautelativa anche rispetto ad altre normative europee.
Un altro punto di verifica è che il manufatto finale, cioè il prodotto che verrà
fuori, sia adeguato in termini di caratteristiche chimico-fisiche e qui vengo alla considerazione sulla qualifica della matrice: uno dei punti di verifica e vigilanza da parte
nostra sarà il completamento con risultati soddisfacenti del programma di qualifica
della matrice cementizia, tant’è vero che riteniamo di rilasciare l’approvazione del
progetto a valle di questo processo. In termini di requisiti potrebbe anche essere fatto prima, cioè il progetto è approvato purché si dimostri che il manufatto finale abbia
certe caratteristiche di esistenza, di limite di dose, eccetera, ma un’autorità di controllo utilizza spesso l’approccio di San Tommaso e quindi cerchiamo di avere
l’evidenza che effettivamente quel progetto sia realizzato nel rispetto di questi obiettivi.
L’ultimo punto riguarda l’adeguatezza delle strutture di deposito in cui questi
materiali andranno a collocarsi.
Quindi noi dell’ISPRA stiamo impostando - perché l’attività è stata avviata agli
inizi dell’anno - le verifiche indipendenti sul progetto proposto dalla SOGIN essenzialmente verso questi tre obiettivi.
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Tavolo della Trasparenza
Non a caso negli ultimi quattro-cinque mesi abbiamo ritenuto opportuno svolgere dei sopralluoghi, che definiamo di programmazione istruttoria, presso il sito di
ITREC per dare un’accelerazione a questo processo di sistemazione in sicurezza,
perché è indubbiamente importante la definizione di queste tre situazioni chiave che
si trovano presso l’impianto, sempre traguardando l’ipotesi concreta dell’istanza di
disattivazione, che la licenza attuale dell’impianto pone nel 2011, quindi a cinque
anni di distanza dal rilascio.
Per quanto riguarda le attività di valutazione del progetto relativo al prodotto
finito, ma anche delle attività future che riguarderanno la sistemazione della fossa
ad alta attività e del combustibile irraggiato, ovviamente pensiamo, indipendente dal
fatto che poi la rappresentanza regionale sarà coinvolta nell’ambito della commissione tecnica per la sicurezza nucleare a dare il proprio contributo come membro, al
coinvolgimento in momenti topici dell’attività istruttoria dell’ISPRA di una rappresentanza regionale in questi incontri di confronto dialogico con SOGIN sul progetto.
In risposta alle questioni citate dei regolamenti di esercizio e del piano di emergenza, vorrei sottolineare che indubbiamente la fase in cui l’impianto di ITREC
si va ad inserire necessita di un aggiornamento dell’attuale regolamento, che non va
confuso con le prescrizioni tecniche di impianto, che definiscono i limiti a cui deve
sottostare per garantire il richiesto livello di sicurezza.
Il regolamento di esercizio è la fotografia della situazione organizzativa
dell’impianto, che andrà oggettivamente tarata meglio verso un’attività in prospettiva
di disattivazione.
A proposito del piano di emergenza, sono stati indicati i passi procedurali
chiave che partono dai presupposti tecnici e vorrei enfatizzare un aspetto: anche il
piano, che è in capo al Prefetto, in base all’articolo 119 del D.L. n. 230 è soggetto
ad una revisione indipendente fatta dall’ISPRA e dalla commissione tecnica, che
sono invitate a formulare delle osservazioni al Prefetto, il quale poi le incorpora nelle
emissioni finali.
Questo processo per l’aggiornamento del piano di ITREC è stato seguito e a
proposito di quanto questo rappresenti l’evoluzione futura dell’impianto, indubbiamente ci sono delle ipotesi cautelative, che possono far ritenere un’ampia copertura
delle possibili situazioni incidentali, però sarà nostra cura garantire una valutazione
che ogni nuova attività che si fa, sia adeguatamente inviluppata da quel tipo di pianificazione.
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Tavolo della Trasparenza
Un ultimo punto che vorrei citare e che attiene agli aspetti di controllo ambientale, riguarda il fatto che l’ISPRA da alcuni anni ha un protocollo di intesa con
l’ARPA, che negli ultimi tempi noi abbiamo voluto rivitalizzare e rinforzare, laddove
ce ne fosse bisogno, cercando di dare maggiore concretezza ad una sinergia, cioè il
fatto che l’ARPAB, per sua istituzione, svolge un’azione di monitoraggio ambientale
indipendente sul sito con il fatto che l’ISPRA è chiamata a vigilare sulla sorveglianza
ambientale svolta da SOGIN.
In questo senso si avvia una fase, anche a seguito di un recente incontro avuto con l’ARPA, per dare maggior corpo a questa sinergia e dall’altro lato si cerca di
rafforzare la funzione di un controllo indipendente anche sugli scarichi all’interno del
sito, nell’ambito di una collaborazione tra ISPRA ed ARPA, anche per garantire al
meglio quell’indipendenza che è un elemento chiave soprattutto in questa azione,
anche se ovviamente le attività attuali ci confortano sul fatto che i livelli degli scarichi
sono abbondantemente al di sotto di quanto previsto dalle prescrizioni tecniche,
quindi il famoso rispetto dei 10 microsivert, però la misura indipendente va sempre
ed in ogni caso garantita.
Felice SANTARCANGELO
LIPU
Io ringrazio la SOGIN per il lavoro che fa: speriamo che lo faccia nel migliore
dei modi in tutta tranquillità perché quello che vogliamo è che voi portiate a termine
questa missione senza fare danni al territorio e soprattutto alla popolazione che vi
abita, dopodiché vi ringrazieremo.
E’ chiaro, però, che noi siamo sempre preoccupati per questa attività, soprattutto per quanto riguarda il problema della sicurezza delle popolazioni e
dell’economia, perché noi abbiamo un futuro e la contaminazione radioattiva è un
pericolo anche per l’economia, non solo per le persone, in quanto si tratta di zone
turistiche, agricole e biologiche. E il centro si trova in una posizione micidiale da
questo punto di vista, perché il comune di Policoro, con le sue attività, è a ridosso, il
comune di Nova Siri è appena sotto, il comune di Rotondella ha tutti i campi bio dove si producono i prodotti che vanno a finire negli omogeneizzati Plasmon, per cui
quello che ci preoccupa tantissimo è che voi non immettiate inquinanti
nell’ambiente.
Ora, va bene il rispetto dei 10 microsivert, però quella è la quantità che si può
immettere, ma non viene calcolata anche la frequenza di immissione e noi potrem-
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Tavolo della Trasparenza
mo ricevere tanti 10 microsivert, per cui noi vorremmo una revisione di tutto
l’inquinante immesso a valle, non solo per noi, ma anche per i dipendenti che lavorano nel centro. Tra l’altro molti sono nostri compaesani e ci teniamo alla loro salute,
perché è vero che un centro nucleare non deve immettere sostanze all’esterno, ma
sicuramente chi lavora a contatto,ne prende di più.
Quindi noi gradiremmo che, agendo sui processi, si riducesse al minimo
l’inquinante esterno e che, anche attraverso la Regione, ci fosse una riduzione di
questi inquinanti tramite una revisione degli scarichi autorizzati, perché è risaputo
che nel lungo periodo poi dovremo misurare tutto quello che viene scaricato.
Tra l’altro, da quanto ho appreso, i processi di prequalificazione sono in corso,
ma ancora non c’è niente di sicuro su come cementerete questi particolari, l’ISPRA
non ha approvato nulla, è tutto un progetto che si deve realizzare e, man mano che
andiamo avanti, le condizioni cambiano, però noi vorremmo mettere un paletto definitivo su quello che emettete all’esterno.
Ci dispiace che voi dobbiate spendere dei soldi per agire sui processi, però
questo è già ben pagato dai cittadini, per cui non ci lamentiamo, e vorremmo che
inquinaste il meno possibile, anzi la nostra richiesta è che voi non inquiniate proprio,
al di là delle quantità dei 10 microsivert.
Faccio appello all’Assessore affinché si faccia carico di questo problema, perché l’unica cosa che poi effettivamente ci interessa è che non ci siano radiazioni sul
territorio, al di là di come operate, e vi sono state fatte tutta una serie di domande
per capire proprio questo.
D’altra parte, siccome la tecnologia è andata molto avanti e voi vi candidate
ad essere una società internazionale per il decommissioning, questo è un ottimo
banco di prova per dimostrare le vostre capacità, però ci dovete assicurare che non
c’è inquinamento o che inquinate il minimo possibile: è una sfida e il nucleare non si
fa con la propaganda, ma con le dimostrazioni pratiche e se voi siete così bravi da
dimostrarci che il nucleare si può fare, è un vostro vantaggio, a prescindere dal fatto
se noi vi diremo di no.
Tra l’altro il discorso del monitoraggio è chiaro, cioè noi vogliamo sapere anche che cosa fate e vogliamo dei dati da parte di ISPRA che controlla, di ARPAB
che controlla e di SOGIN: potremmo anche non comprenderli, però è una questione
di trasparenza. Poi possiamo fare anche noi delle analisi successive, però dobbiamo agire nel massimo della trasparenza, anche perché è molto importante per noi la
salute dei lavoratori, tra i quali ci sono molte persone che conosciamo e amici.
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Tavolo della Trasparenza
E vorremmo che facesse la stessa cosa anche il sindacato, in particolare la
CISL, che pensa a fare promozione anziché penare a realizzare fatti concreti.
L’ultima cosa che chiediamo, che c’entra parzialmente con quello che svolgono loro, ma c’entra tantissimo con la loro attività, riguarda le operazioni che vengono
svolte intorno al centro, cioè le trivellazioni di gas e di petrolio. Ci sono delle procedure di VIA nel fiume Sinni e nel comune di Rotondella, a stretto raggio dal centro, e
non sono chiari i fenomeni connessi, ossia nessuno è in grado di studiarli, perché
sfidiamo qualsiasi ingegnere al mondo a farlo, sui fenomeni di subsidenza, cioè
l’abbassamento del suolo e l’interferenza con le falde freatiche.
Vincenzo SANTOCHIRICO
Questa è una materia che viene studiata e monitorata continuamente in Basilicata come altrove, poi anche qua i risultati possono essere discutibili, ma non si
può dire che non sia un’attività monitorabile.
Felice SANTARCANGELO
Sfidiamo a darci dei dati, perché il danno si vede nel tempo, non lo si constata
subito e infatti per le alluvioni che sono successe nel Polesine, non hanno fatto perforare nel golfo di Venezia, che è enorme, di oltre 150 chilometri, ma hanno proibito
le trivellazioni, per un motivo semplice, cioè perché non vogliono affondare Venezia.
E’ la procedura di VIA che è stata negata all’ENI dal Ministero dell’Ambiente,
per cui ci può essere un’interferenza con la famosa fossa irreversibile, che loro hanno impermeabilizzata per una questione di perdite, ma nessuno vi può garantire che
non si abbassi un po’ la fossa o non si crepi la famosa piscina di Trisaia, che è uguale a quella di Saluggia, dove c’è stata una perdita e la contaminazione è stata
trovata a diversi chilometri nei pozzi, certificata, documentata e filmata.
Allora, siccome non vorremmo che accadesse la stessa cosa, vi chiediamo di
proibire nei comuni limitrofi qualsiasi tipo di trivellazione, anche di tipo work over,
che è un metodo per fare quello che si vuole e ricordiamo che recentemente è stata
fatta tranquillamente una trivellazione vicino il centro di Marconia e noi abbiamo
chiesto se c’era una procedura di VIA, ma nessuno ci ha risposto e poi abbiamo poi
appurato che non c’era e gli abitanti hanno subito l’impatto gassoso.
Chiaramente i danni si vedranno nel tempo, però due legali si sono messi in
moto, hanno contattato tutti gli abitanti di Marconia e hanno detto loro una cosa
semplice, cioè che se notano lesioni sui muri di qualsiasi tipo, devono farlo presente
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Tavolo della Trasparenza
perché poi la Regione dovrà pagare i danni, mentre la società se la caverà, essendo
una s.r.l.
Allora, noi non vorremmo che mentre si svolgono delle attività serie, ce ne
siano altre che creano disturbo e danno, anche perché qua si tratta non più di disastro ambientale, ma di strage, per cui vi chiediamo caldamente di tenere in considerazione la vicenda e non c’entrano niente i danni provocati dal petrolio.
In ultima analisi, siccome sono pervenute spiacevoli intimidazione di carattere
mafioso alle associazioni, vorrei dire a tutti che non è questo il modo per bloccare
l’operato di tanti cittadini, anche perché indaga la Polizia su queste cose e le società
interessate farebbero meglio a stare per i fatti propri e a non disturbare chi vuol vivere su questo territorio.
Vincenzo SANTOCHIRICO
Bene, gireremo la cosa alla Procura della Repubblica, se non l’avete già fatto
voi, perché su questo non abbiamo competenza e penso nemmeno la SOGIN.
Gabriele MAZZOLETTI
Intervengo brevemente per rispondere all’amico Santarcangelo, di cui ho il
massimo rispetto ed al quale esprimo tutta la solidarietà da parte nostra a proposito
di quello che ha detto al termine del suo intervento: tutti noi apprezziamo l’attivismo
civico e la partecipazione alle attività del territorio.
Per quanto concerne i controlli che facciamo sulle matrici e le percentuali infinitesime di impiego delle formule di scarico, sono dati assolutamente pubblici e trasparenti, sui quali non accettiamo obiezioni: questi dati dimostrano non solo che i
controlli sono continui e tempestivi e ogni volta che noi ne facciamo, avvisiamo
l’ARPAB e loro hanno una settimana per fare le loro verifiche. A volte sono controlli
incrociati, ma quello che dimostrano i dati è che siamo ampiamente al di sotto dei
limiti previsti, per cui la richiesta di vedere azzerati questi limiti è legittima, ma non
mi sembra realistica.
Quindi noi siamo in presenza di percentuali infinitesime molto al di sotto
dell’impiego consentito, i dati sono pubblici e la piscina di ITREC non è assolutamente simile a quella di Saluggia: sono due cose completamente diverse, per cui
non alimentiamo leggende metropolitane, tanto più che proprio in un convegno di
fisica sanitaria che si è tenuto la settimana scorsa, c’è stata l’ennesima dichiarazio-
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Tavolo della Trasparenza
ne dei responsabili delle autorità di controllo locali, che hanno confermato che lì le
perdite non venivano dalla nostra piscina, ma da altri impianti nucleari della zona.
Ne approfitto per rivolgere un invito pubblico, ma poi lo farà anche in privato
ed ufficialmente ai Sindaci di Nova Siri, di Policoro e di tutti i Comuni interessati, oltre a tutti coloro che essi vorranno far intervenire, ad organizzare singolarmente o
tutti assieme delle visite guidate all’impianto, in cui potrete vedere con i vostri occhi
di cosa parliamo, discutere con i tecnici di come operano e verificare voi stessi le
misure di sicurezza e le procedure operative che vengono utilizzate.
Pasquale STIGLIANI
Movimento “Scanziamolescorie”
Nell’apprezzare la volontà di creare trasparenza rispetto alle diverse parti che
compongono la struttura in questo caso di decommissioning e messa in sicurezza
della Trisaia, vorrei fare alcune richieste, già avanzate in passato: crediamo che sia
necessario, affinché si abbia un migliore e maggiore apprezzamento della discussione, avere chiare anche alcune attività attraverso diversi modelli, come ad esempio il cronoprogramma che ci veniva fornito precedentemente dalla SOGIN, che potrebbe consentire, secondo me, di capire le attività in modo più chiaro.
Quindi chiedo se è possibile avere, in occasione delle prossime sedute, questo tipo di confronto, perché vedere le slide è un conto, ma analizzare le attività, fase per fase, con l’indicazione dei tempi, è preferibile, anche se ricordiamo che tra il
dire e il fare c’era un periodo temporale abbastanza ampio. In ogni caso credo che
in questo modo sarebbe più facile riuscire a seguire i lavori, così come sarebbe utile
avere i dati sui monitoraggi, perché io non ho competenze in campo chimico, ambientale, eccetera, e ho visto che alcuni dati sul sito del Tavolo della Trasparenza ci
sono, però personalmente ho difficoltà ad interpretarli.
Quindi, oltre ad avere dei dati, si potrebbero utilizzare delle matrici di discussione e di spiegazione di come questi sono distribuiti ed allo stesso tempo di come
agiscono nei limiti previsti dalle norme, prendendo ad esempio quello che ha fatto la
Regione Piemonte, con un sistema di informatizzazione pratica su tutte le norme, i
dati ambientali, eccetera, che potrebbe essere replicato tranquillamente all’interno
del territorio della Basilicata.
Questo è un aspetto pratico per proseguire il rapporto di confronto tra le parti.
Rispetto, invece, al famoso combustibile di Elk River, tempo fa parlammo anche della necessità di un rapporto di lobbing nei confronti del Governo italiano e di
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Tavolo della Trasparenza
quello americano, affinché il combustibile nucleare nella piscina fosse in questo caso sottoposto ad una trattativa di rispedizione al mittente.
Anche su questo, da parte nostra la partita non deve definirsi chiusa, anzi, visti anche i nuovi scenari politici internazionali, si può riaprire la trattativa e in questo
la Regione deve farsi forte del contributo e del consenso delle parti.
Allo stesso modo sarebbe per noi utile capire meglio la questione del deposito, in quanto abbiamo appreso che per il condizionamento dei rifiuti liquidi sarà realizzato un deposito, oltre al mock-up, però vorremmo sapere se dobbiamo mettere in
sicurezza nei cask il combustibile di Elk River e quindi avremo bisogno di altri depositi oppure ci sarà un unico deposito.
Inoltre ci dovrebbe essere altro materiale derivante dalla fossa irreversibile e
vorremmo capire bene come questi verranno messi in sicurezza nei diversi ambienti
ed allo stesso modo vorremmo sapere se le dimensioni in questo caso definite per
la sistemazione temporanea di questi rifiuti, che dovranno prima o poi essere sistemati in un altro deposito di scorie nucleari, sono state definite sulla base di normative tali che garantiscano una dimensione definita per pericoli di sicurezza e che poi
non vengano utilizzate per altri scopi. In pratica, se abbiamo deciso di mettere i cask
uno affianco l’altro e non l’uno sopra l’altro, dobbiamo già definire che questa deve
essere una sistemazione massima, nel senso che altri non potranno mai essere
messi sopra, neanche per le emergenze più imbarazzanti o più importanti.
Infine sarebbe utile avere la possibilità di acquisire i documenti, perché alcune
associazioni ambientaliste della regione, come la nostra, sono costrette a venire a
Potenza per consultarli e stare qui per ore presso gli uffici, mentre sarebbe più facile
poter portare gli atti a casa e studiarli poi con gruppi di conoscenti.
Gabriele MAZZOLETTI
Le presentazioni che noi facciamo a questo Tavolo della Trasparenza, a quello del Piemonte, a quello dell’Emilia Romagna, eccetera, dal giorno dopo sono disponibili sul nostro sito internet e facilmente consultabili e scaricabili.
Edoardo PETAGNA
Per quanto riguarda i depositi, quello che noi andiamo a realizzare, che va
sotto il nome di “impianto di cementazione del prodotto finito” in effetti comprende
tre ambienti: l’edificio di processo vero e proprio, che ha una volumetria di 6.500
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Tavolo della Trasparenza
metri cubi, il locale in cui vanno messi e stoccati temporaneamente i manufatti ed
infine l’edificio in cui andranno messi i due cask.
Questo impianto è stato dimensionato sulla base di normative internazionali,
per cui le volumetrie, gli spazi, le superfici sono fatte in modo tale che i manufatti e i
due cask siano ispezionabili, il che vuol dire che ognuno dei 300 colli che si prevedono, deve essere messo in strutture con delle gabbie che li tengano fermi e poi ci
deve essere la possibilità di ispezionarli da tutti i lati per verificare che non ci siano
processi di degrado. Quindi i volumi sono tenuti ampi, con un rapporto di circa 1 a
20 rispetto a quelli dei rifiuti degli stessi prodotti, in base a queste normative internazionali a cui noi ci riferiamo e non c’è alcuna altra ipotesi di portare in questi depositi rifiuti, prodotti o residui che siano diversi da quelli che verranno ricavati dal
trattamento dei nostri prodotti.
I rifiuti della fossa reversibile saranno temporaneamente posti, in condizione di
sicurezza, in un capannone che già esiste, fino a quando non verranno anch’essi
trasportati al deposito nazionale.
Giuseppe SANTARCANGELO
Però si parla di fornitura e posa in opera di apparecchi e componenti
all’interno dell’edificio di processo e dell’edificio deposito per il trasferimento ed il
trattamento della soluzione radioattiva, per cui andiamo a cementare la soluzione
della piscina.
Edoardo PETAGNA
Durante le attività di riprocessamento dell’ITREC, svolte negli anni 70, si sono
create tre tipologie di prodotti: i rifiuti liquidi a bassa attività, i rifiuti liquidi ad alta attività ed il cosiddetto prodotto finito, per cui abbiamo preso un certo numero di elementi di combustibile, li abbiamo riprocessati con un procedimento chimico ed abbiamo ottenuto tre linee da questo processo; le prime due, cioè i rifiuti liquidi a bassa e ad alta attività, di seconda categoria, sono stati già messi in sicurezza dal ’95 al
2000 con l’impianto SIRT, mentre è rimasto il prodotto finito.
Ora, è chiaro che questa è una soluzione radioattiva, perché diciamo che è la
parte nobile del riprocessamento, in quanto contiene ancora uranio e torio e secondo i programmi iniziali dell’ITREC, di 30-40 anni fa, da questo prodotto finito bisognava rifabbricare un elemento di combustibile, ma questo non è accaduto, perché
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Tavolo della Trasparenza
in Italia si è fermato questo tipo di impostazione e quella soluzione verrà trattata alla
stregua di rifiuto, solidificata e condizionata.
Felice SANTARCANGELO
Vorrei sapere se le quantità liquide erano pari a 11 mila litri, perché la cubatura del volume del deposito in base ai rifiuti non era chiara da questo punto di vista e
vorrei che ci venisse spiegato a che cosa equivale un litro.
Edoardo PETAGNA
La soluzione radioattiva del prodotto finito uranio-torio è di 3 mila litri, pari a 3
metri cubi e nel bando si parla di 11 mila, perché oltre a questi 3 metri cubi, si produrranno dei liquidi indotti per la miscelazione ed il lavaggio delle linee di processo,
per cui 3 mila litri sono quelli veri e propri da trattare e il resto è una quantità che
verrà prodotta nel processo, ma sarà ad attività più bassa. Quindi quando noi parliamo di 11 mila litri, per un totale di circa 300 colli, intendiamo la globalità del processo.
Questi colli, che in totale dovrebbero essere circa 300, vanno sistemati in modo tale che ci siano dei percorsi per ispezionarli e ci siano dei carriponte, per cui
abbiamo bisogno di un attrezzo di almeno 4 metri per movimentarli, perché peseranno alcuni quintali e quindi c’è tutto un sistema, per cui il deposito non è soltanto
una stanza in cui si mette questo manufatto, ma contiene dei dispositivi per
l’ispezionabilità e la movimentazione, in modo da essere sempre sicuri che questi
oggetti mantengano inalterate le loro caratteristiche nel tempo.
Gabriele MAZZOLETTI
Vorrei fare un’integrazione: il fattore di riempimento di questi depositi è variabile da 1 a 20 o a 25, cioè un metro cubo di oggetto equivale a 20 metri cubi liberi:
queste sono le proporzioni.
Inoltre le dimensioni definitive saranno determinate e prescritte dall’autorità di
sicurezza nucleare, perché quelle sono stime del nostro progetto, ma l’autorità di sicurezza potrà dirci di farlo più ampio o meno ampio a seconda del fattore di riempimento e delle cubature che riterrà più opportune ed idonee, fermo restando un passaggio che forse non è stato ascoltato con sufficiente attenzione dell’ingegner Matteocci, cioè che il deposito è finalizzato esclusivamente a contenere rifiuti presenti in
quel sito o che saranno lì prodotti.
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Tavolo della Trasparenza
Questo è uno degli elementi incontrovertibili di questo progetto e le dimensioni
finali saranno prescritte dall’autorità di sicurezza a seconda del progetto, però i fattori tra metri cubi di rifiuti e metri cubi del deposito è una proporzione che deriva dalla necessità che questi depositi siano sempre ispezionabili e che i singoli fusti siano
movimentabili, per cui le proporzioni sono di 1 a 20 o di 1 a 25, cioè un metro cubo
equivale a 20 o a 25 metri cubi liberi, perché non si possono accatastare uno
sull’altro.
Giuseppe BOLLA
Vorrei aggiungere che gli stessi criteri li stiamo applicando su tutta una serie di
altri depositi temporanei, alcuni già in costruzione, per esempio a Garigliano e a Latina, e altri in fase di progettazione, per esempio per il sito di Saluggia, per cui diciamo che questi sono criteri universali che stiamo applicando.
Il discorso della movimentazione è molto importante perché quando uno deve
prendere un carroponte, che possa trasportare in modo adeguato manufatti di questo peso, deve avere gli spazi e la capacità sufficiente per farlo.
Comunque, come diceva il dottor Mazzoletti, adesso tutti questi progetti dovranno essere approvati da ISPRA, ma ripeto che i criteri sono gli stessi su altri depositi temporanei che stiamo costruendo in altri siti.
Angelo CUTUGNO
CGIL
Io ricordo che quando abbiamo iniziato la discussione al Tavolo della Trasparenza, da non esperti, ci sembrava che il cronoprogramma fosse lungo rispetto alle
esigenze che si manifestavano allora di messa in sicurezza, ma adesso il giudizio,
sempre da non esperto del settore, è che i tempi non sono brevi perché ci rendiamo
conto della complessità dell’attività e ovviamente, da questo punto di vista, non possiamo che far riferimento, oltre che la discussione del Tavolo della Trasparenza, anche all’attenzione che le Amministrazioni locali e la Regione devono porre sul controllo delle attività, soprattutto rispetto al monitoraggio per quanto riguarda poi le attività di messa in sicurezza.
Su questo elemento, però, vorrei fare alcune osservazioni, a partire da quello
che riguarda direttamente il tipo di lavoro che si effettua in SOGIN e da questo punto di vista, proprio perché stiamo entrando nella fase più delicata dell’attività, in
quanto, dopo aver definito specifiche e progetti, ci avviamo al lavoro di messa in si-
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Tavolo della Trasparenza
curezza dei liquidi, delle barre e del materiale prodotto, oltre che della fossa irreversibile, credo che sia necessario che, accanto alle attività che state facendo di formazione del personale e di messa a punto dei piani di sicurezza interno ed esterno,
si delimitino alcune questioni che riguardano nello specifico i lavoratori.
In pratica si dovrebbero ridurre il più possibile le attività di esternalizzazione,
che è un tema di estrema delicatezza rispetto alla qualità del lavoro ed alla professionalità, e mi riferisco ovviamente non solo alle attività dirette di lavorazione, ma a
tutte quelle che attengono le fasi di manutenzione, che non sono irrilevanti rispetto
all’attività diretta.
Sapete meglio di me a cosa faccio riferimento da questo punto di vista e credo
che, soprattutto in questa fase ed in questa ottica, bisognerebbe, per quanto riguarda in particolare il sito di Rotondella, completare quella procedura di messa in linea
degli organici.
Sapete che, se non altro, rispetto a quella che era la dotazione in organico
all’anno scorso, siamo a meno cinque, perché sei persone sono andate in pensione
e solo una si è aggiunta e voi stessi avete detto che avete in qualche modo raddoppiato le attività, ma con personale ridotto.
Quindi, in riferimento alla fase delicata, perché abbiamo bisogno di personale
qualificato, bisogna andare in direzione di un’integrazione degli organici, per avere
pronte mansioni, qualifiche, professionalità da utilizzare quanto prima.
Vorrei poi affrontare una questione di carattere generale: siccome ci potrebbe
essere, anche se io spero di no, l’accentuazione della militarizzazione di questi siti,
immagino che la discussione sul sito unico di stoccaggio potrà durare molto, vista la
delicatezza della questione, e noi ci auguriamo ovviamente che non sia individuato
a Scanzano. Allo stesso modo ci auguriamo – ma questo dipenderà dalle scelte che
farà il Governo – che la strada del nucleare non venga intrapresa e che, dal punto di
vista delle fonti energetiche, ci siano altre opportunità ed altre prospettive che ci evitino la messa in sicurezza di attività fatte in precedenza.
Ma questa è un’opinione personale rispetto a quello che è il gruppo dei fautori
del nucleare, però siccome la discussione sul sito unico rischia di essere complessa
e lunga, auspico che, oltre al fatto che a Rotondella si debbano stoccare solo i prodotti di quel sito, questa attività, anche trattandosi di un deposito temporaneo, così
come definito, mantenga i più alti standard di sicurezza poiché i tempi del deposito
unico probabilmente non saranno brevi e non vorremmo trovarci, così come è avve-
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Tavolo della Trasparenza
nuto in questi anni, in una condizione di estrema precarietà rispetto al materiale che
ospitiamo, anche dopo il riprocessamento ed il decommissioning.
Giuseppe PASSARELLI
LIPU
Vorrei fare solo un’integrazione ai due interventi precedenti, chiedendo a che
punto è il monitoraggio sanitario di cui si era parlato molto tempo fa e cosa ne è stato della pressione sul Governo italiano per quanto riguarda la restituzione delle 64
barre all’America.
Proprio in riferimento a ciò, stiamo ancora aspettando, come associazioni, che
la Regione Basilicata, il Comune di Rotondella, il Comune di Policoro ed il Comune
di Pisticci approvino un ordine del giorno in questo senso, in quanto abbiamo avuto
modo di vedere che alcuni amministratori che erano presenti alle manifestazioni del
2003 contro il sito unico, quando in Consiglio Comunale si trattava di approvare un
ordine del giorno semplicissimo, che non prevedeva un giudizio a favore o contro il
nucleare, ma di restituire queste barre, al momento del voto si sono allontanate
dall’aula.
Quindi vorremmo che venissero assunte delle posizioni chiare e precise in riferimento a queste 64 barre.
Vito AGRESTI
Sindaco di Rotondella
Io vorrei innanzitutto tranquillizzare le nostre popolazioni sul fatto che tutte le
attività che avvengono all’interno del centro ENEA sono espletate con la massima
trasparenza e a questo punto vorrei invitare sia l’ARPAB che l’ISPRA a controllare
di più, perché puntualmente vediamo il nostro territorio preso d’attacco e il comune
che ha pagato di più per la presenza dell’ENEA è stato proprio quello di Rotondella,
che da quarant’anni perde continuamente abitanti e l’unica risorsa che attualmente
gode di ottima salute è l’agricoltura. Ma non vorrei che la nostra agricoltura fosse infangata dalla messa in sicurezza dell’impianto ITREC, per cui tranquillizziamo chi
compra i nostri prodotti ortofrutticoli, che vanno in tutto il mondo e infatti la Trisaia di
Rotondella produce le albicocche per la Plasmon e i nostri bambini mangiano quel
prodotto.
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Tavolo della Trasparenza
Su questo chiedo maggiore attenzione sia da parte della Regione, sia anche
da parte dell’ARPAB, dell’Azienda Sanitaria, che si occupa di alcuni esami, e della
stessa ENEA.
Io dicevo che il mio territorio ha già pagato molto e non voglio che continui a
pagare, perché è l’unico tratto di spiaggia, di 32 chilometri, che non ha avuto uno
sviluppo e su questo dovremmo aprire un confronto anche con la Regione e con il
Ministero, perché se si continua così, forse al mare non andrà più nessuno, perché
le esigenze delle famiglie sono diverse e i servizi sulle nostre spiagge non ci sono:
abbiamo una zona di mare deserta, con continui fenomeni di erosione della costa
per il fatto che a Monte Cotugno l’acqua viene prelevata e quindi si aprono altri scenari perché da noi c’è l’effetto contrario di quello che c’è a Nova Siri e a Policoro.
Anche su queste cose inviteremo la Regione, ma anche lo stesso Ministero
dello Sviluppo Economico ad attivarsi, altrimenti rischiamo di perdere quel pezzo di
mare che non è sfruttato.
Anche il mondo agricolo ha bisogno di risposte, perché c’è una crisi di mercato internazionale e l’unico settore che occupa nel Metapontino è l’agricoltura, ma
credo che la SOGIN debba rappresentare anche un luogo di occupazione, non solo
per coloro che dovranno essere assunti, ma anche per i nostri imprenditori, perché
c’è il lavoro da qui a 20 anni e parliamo anche di importi cospicui, perché si tratta di
un’attività delicata che richiede attenzione e preparazione.
Allora, non la vediamo come una cosa negativa, ma cerchiamo di vedere anche gli aspetti positivi, perché sicuramente all’interno dell’ITREC noi abbiamo uno
degli impianti più innovativi per le energie alternative, cioè il centro di ricerca ENEA,
e non ci fermiamo alle solite immagini che la RAI e la stampa ci propongono, ma iniziamo a considerare quel centro, che occupa ben 100 ettari di terreno, come un
possibile volano di sviluppo per Rotondella.
Io ritengo che su questa cosa dobbiamo fare gruppo anche con i Comuni limitrofi, perché quello è un territorio di eccellenza, abbiamo tante strutture e tanti laboratori che non vengono utilizzati, ma potrebbero essere messi a disposizione delle
scolaresche e potremmo aprire anche lì una scuola o qualche facoltà universitaria,
come più volte abbiamo chiesto, per sfruttare al meglio quel tipo di attività.
Comunque l’Amministrazione di Rotondella è sempre disponibile ed abbiamo
aperto l’infopoint, ma non per una scelta dell’Amministrazione Comunale di Rotondella, bensì per una scelta verticistica della SOGIN, e va bene quello strumento, pe-
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Tavolo della Trasparenza
rò per una popolazione che invecchia, in cui i laureati vanno via, credo che di totem
non ci sia bisogno.
Quindi alla SOGIN ed al Governo chiederemo un altro tipo di intervento sul
territorio, perché gli anziani non vanno a guardare il totem, non sanno usare il computer, non sono scolarizzati: c’è solo qualche giovane che va, però i nostri laureati
continuano ad andare via non solo da Rotondella, ma dall’intera Basilicata, per cui il
nostro territorio vuole qualche altra risposta dal Governo, che su questo sta investendo ingenti somme con la SOGIN, ma ci sono altre somme che ci vengono tolte,
perché il Governo fa cassa con i soldi dei cittadini, ma ci ha tolto il 70% dei soldi che
ci dovrebbero arrivare e infatti 180 milioni di euro sono depositati, ma non tornano ai
nostri Comuni e ai nostri territori.
Edoardo PETAGNA
Vorrei precisare una cosa che, secondo me, è fondamentale: anche noi teniamo al fatto che gli elementi di combustibile ritornino da dove sono venuti, però è
fondamentale metterli nei cask, perché se un giorno gli Stati Uniti accettassero di
riprendere gli elementi e noi non avessimo fatto questa operazione, non potremmo
rispedirli e quindi è necessaria la realizzazione del deposito provvisorio e in tutti i
casi il prodotto finito va trattato.
Quindi ci vuole una sinergia di tutti noi qui presenti, perché i problemi si risolvono affrontandoli.
Gabriele MAZZOLETTI
Noi non riusciremmo a fare quello che facciamo, né a raggiungere i risultati
che otteniamo senza l’operosità dei nostri collaboratori e promoviamo i temi della
qualificazione e della formazione, ma siamo anche impegnati a rendere più efficiente l’attività di SOGIN e infatti abbiamo ridotto, rispetto al 2006, di diverse decine di
unità il nostro personale perché era ridondante.
Certamente non lo era in termini di qualità, anzi siamo impegnati, anche a Rotondella, in un’opera di attrazione di profili tecnici qualificati, perché in passato
l’azienda ha spesso visto l’ingresso nei suoi organici di personale con professionalità che non erano esattamente corrispondenti alle esigenze funzionali.
Quindi la prima parte del lavoro è stato di alleggerire e rendere la società più
efficiente, anche per non gravare sul consumatore elettrico più di quello che è dovu-
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Tavolo della Trasparenza
to e la seconda sarà di sostituire quantità a qualità con l’ingresso di professionalità
specifiche.
Questo lo stiamo facendo anche a Rotondella e poi, per quanto attiene al discorso delle esternalizzazioni, alcune sono inevitabili, perché non si può e non si
deve saper far tutto, ma occorrono le specializzazioni.
Tra l’altro, alcune attività sono state affidate anche ad aziende che con SOGIN
hanno un rapporto di controllate e mi riferisco, ad esempio, a Nucleco, che ha una
sua specializzazione specifica e tratta SOGIN come un qualsiasi cliente, con le
stesse tariffe e gli stessi prezzi, però ha delle sue specializzazioni che è bene conservare ed, anzi, alimentare. Infatti per altri lavori saranno richieste qualificazioni
che forse in Italia hanno solo due o tre persone.
Ciò detto, molte delle nostre attività, anche quelle più complesse, richiedono
poi una serie di opere civili e da questo punto di vista è importante la qualificazione
dell’imprenditoria locale: noi abbiamo di recente istituito un albo fornitori e infatti, se
ci sono rappresentanti di associazioni imprenditoriali o dei lavoratori, possono fare
da tramite affinché tutte le imprese si qualifichino per l’iscrizione, perché noi abbiamo l’esigenza di avere una platea di fornitori già prequalificata dalla quale attingere
con facilità.
Giuseppe BOLLA
Dalle rappresentanze sindacali è stata condivisa un’organizzazione e anche
un numero, che poi è destinato, almeno per qualche anno, a gestire in sicurezza
l’impianto e anche a presiedere a tutte le attività di decommissiong che faremo nei
prossimi anni.
E’ comunque interesse della società qualificarsi per fare queste cose e credo
che tutti sappiano che, anche in questi progetti che stanno nascendo, il personale
del sito è stato pienamente coinvolto e non solo si occuperà della parte esecutiva,
ma ha partecipato fattivamente anche a tutta la fase progettuale, anche perché certe conoscenze e certe competenze non possono che essere quelle del sito.
Luisa LASAPONARA
Assessore all’Ambiente del Comune di Policoro
Facendo riferimento al mio breve intervento all’ultimo Tavolo della Trasparenza e per non ripetere quello che è già stato ampiamente detto per quanto riguarda
gli aspetti tecnici, ribadirei il discorso relativo alle maggiori garanzie che vogliamo,
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Tavolo della Trasparenza
proprio perché le tre zone prese di mira, quindi i comuni di Rotondella, Policoro e
Nova Siri, vivono delle realtà già estremamente toccate, perché comunque per noi è
un neo avere l’impianto in quella zona e ci andiamo a rimettere dal punto di vista
economico e turistico; e non dimentichiamoci che sono delle zone di mare che ancora non hanno uno sviluppo ai livelli di altre città, così come noi vorremmo.
Un’altra cosa che vorrei sottolineare è se è possibile, con l’impegno della
SOGIN, in collaborazione in particolare con l’Amministrazione di Policoro, che ci sia
una maggiore e migliore informazione, perché la popolazione ha diritto di sapere
quello che effettivamente avviene. E siccome non tutti sono tecnici, esperti, ambientalisti, così come a Rotondella è stato messo un infopoint, vorremmo che anche a
Policoro ci potesse essere qualcosa del genere, perché non dimentichiamo che
rientra nella zona limitrofa.
Inoltre vorremmo maggiore e migliore informazione per quanto riguarda i dati
che ci vengono poi riferiti e che noi prendiamo ad esempio per quando riguarda i
campioni prelevati nell’aria, per cui dagli enti preposti quello che si chiede è maggiore informazione, anche perché, se non erro, i riferimenti risalgono all’anno 20062007 e siamo al 2009, per cui io su questo insisterei per avere qualche chiarimento.
Gabriele MAZZOLETTI
Non posso che accogliere con favore questa richiesta e vorrei specificare che
non abbiamo messo solo un infopoint, che mi rendo conto è accessibile e fruibile da
parte di una cittadinanza evoluta, ma siamo anche entrati nelle famiglie, accompagnati da una lettera del Sindaco, con un opuscolo semplice e comprensibile da
chiunque. E siamo disponibili a fare le stesse cose presso le altre Amministrazioni
ed a mettere in atto qualunque altra iniziativa voi ci chiediate, come incontri con il
pubblico o visite.
Voi siete amministratori e quindi dovete trasferire poi le vostre conoscenze ai
vostri cittadini e vi ribadisco l’invito a venire all’interno dell’impianto, in modo da avere contezza puntuale degli oggetti e delle attività e comunque c’è la massima disponibilità a condividere con voi le migliori e le più opportune forme di comunicazione.
Ribadisco ancora una volta che i dati del monitoraggio ambientale, sia quello
che svolge SOGIN, sia quello che svolgono le autorità di controllo, come l’ARPAB e
l’ISPRA, sono di dominio pubblico, accessibili e pubblicati e sono aggiornati al 2008.
Vincenzo SIGILLITO
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Tavolo della Trasparenza
Direttore Generale ARPAB
In maniera molto veloce e semplice io vorrei sottolineare che, da quando partecipo io a questo Tavolo della Trasparenza, cioè da oltre due anni, ho potuto verificare un continuo e costante atteggiamento di sensibilità da parte sia delle associazioni ambientalistiche e sia dei Comuni interessati, in particolar modo di Rotondella,
Policoro e Nova Siri: la cosa ovviamente non può che farmi piacere, atteso che le
battaglie si fanno per tentare di vincere, non per perdere e se si mette in campo una
sinergia per mettere insieme le varie forze per addivenire alla conoscenza di questi
dati, come voi chiedete in maniera molto legittima, la cosa non può che essere positiva.
Ebbene, oggi prendo atto per la prima volta vengono posti con forza due elementi, oltre ad un terzo che probabilmente non è stato ben significato o ben afferrato.
Il primo riguarda il fatto che i controlli avvengono: una parte li fa istituzionalmente ISPRA, perché la legge così impone, e una parte li fa ARPAB e la vittoria che
tutti noi abbiamo ottenuto è che per la prima volta, appena 15 giorni fa, in una riunione svolta tra ARPAB ed ISPRA si è deciso finalmente di muoversi all’unisono,
cioè ISPRA ha chiesto la collaborazione di ARPAB, la quale è stata ben lieta di concederla, per cui oggi ARPAB agisce in sinergia con ISPRA.
Ora, al di là dell’aspetto meramente funzionale, siccome io sono lucano e vado al mare a Nova Siri, francamente ho un interesse doppio a questa che io considero una vittoria della sensibilità e della volontà del popolo lucano di capirne di più.
Questo è un primo fatto che mi sembra molto significativo e poi il secondo aspetto è che ARPAB, in attesa che venisse fuori questa nuova visione sull’attività
monitorativa, ha dato inizio, come ho avuto modo di dire già ad ottobre, un’attività
intorno all'ITREC, mettendo in campo misure su alcune matrici ambientali, a cominciare dalle albicocche, che sono state citate prima, dal latte, dal grano e quant’altro,
oltre ai terreni, alle sabbie, eccetera.
Questa attività è fortemente seguita e quindi ho voluto renderla nota.
La terza cosa che vorrei sottolineare è che mi è sembrato che ci fosse un vento nuovo nella gestione della SOGIN: lo dico con forte apprezzamento perché fino a
questo momento non avevo mai sentito la SOGIN dire che gli impianti sono aperti e
tutte le associazioni ed Istituzioni possono, anzi devono, partecipare più direttamente alla conoscenza dei fenomeni, tenendo presente che questa è un’attività di una
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Tavolo della Trasparenza
delicatezza estrema, come ben potete immaginare, ed è una cosa che abbiamo dovuto subire.
Oggi io sono convinto che la Basilicata è così forte da non permettere più una
forzatura senza le proprie valutazioni e quindi io vi invito ad avere grande fiducia
nelle Istituzioni che operano. L’ARPAB è a disposizione per fornire tutti i dati, però
quello che voglio segnalare ulteriormente è che questi vanno letti, capiti, interpretati,
studiati, per cui è necessario che ognuno di voi si organizzi in maniera tale da avere
alle spalle una struttura tecnica forte, per poter seguire queste attività ed essere
parte integrante del sistema; ovviamente io parlo per quel che mi riguarda, ma la
Regione non può che andare in questa stessa direzione.
Casimiro LONGARETTI
Dopo che abbiamo sentito del controllo sugli alimenti, sugli ortaggi, sulle albicocche che vanno alla Plasmon, dopo che abbiamo sentito del controllo sul latte,
vorremmo capire come viene monitorato il fattore salute nella zona di Nova Siri, Rotondella e Policoro: cito questi tre paesi perché sono quelli che circondano l’ENEA e
quindi ricadono nel circuito di interesse di un eventuale impatto nucleare.
Ora, io avrei preferito ampliare il discorso sul lavoro che sollevava Angelo Cotugno della CGIL, perché si continua a parlare di motivi tecnici e non di tutto quello
che consegue da queste scelte che avvengono nel campo del nucleare da parte
della SOGIN o di qualsiasi altro ente.
Io non sono innamorato della SOGIN, non sono innamorato dell’ENEA, sono
un anti-nuclearista di vecchio stampo, per cui mi trovo in grosse ambasce e penso
che se non dovessimo dare una stura a quello che è il sentimento della gente di
fronte a questa situazione, noi capitoleremmo.
Felice SANTARCANGELO
Noi vorremmo avere delle informazioni sul piano di sicurezza esterno, perché
sono cinque anni che le chiediamo.
Lamberto MATTEOCCI
Penso di aver dato le informazioni su questo aspetto nell’ambito del mio intervento precedente.
La procedura prevista dal decreto legislativo n. 230 del ’95 per quanto riguarda i piani di emergenza esterni, prevede che siano predisposti per istallazioni di
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Tavolo della Trasparenza
questo tipo e che vengano aggiornati sulla base di un documento tecnico che individua in maniera cautelativa i possibili scenari incidentali di riferimento. Questo documento tecnico è predisposto dall’esercente ed è valutato dall’ISPRA, che ne fa
una relazione critica e lo sottopone alla commissione tecnica per la sicurezza nucleare e protezione sanitaria, dopodiché lo invia al Dipartimento della protezione civile, il quale lo trasmette alla Prefettura per aggiornare la pianificazione di emergenza.
Questo procedimento è stato concluso per l’impianto di ITREC agli inizi del
2007 e poi la legge prevede che, una volta che la Prefettura ha il documento di presupposti tecnici, aggiorni il piano e per farlo si avvale di un comitato, la cui composizione è definita dall’articolo 118 dello stesso decreto, che la supporta tecnicamente.
Una volta che il piano è stato predisposto, questo viene trasmesso di nuovo
all’ISPRA, che è invitata per legge a fare delle osservazioni, sempre sentita la commissione tecnica, dopodiché lo rinvia alla Prefettura con le osservazioni.
Questo procedimento di valutazione del piano si è di fatto concluso nella seconda parte del 2008, dopodiché la Prefettura ha emesso il piano esterno di emergenza aggiornato per l’istallazione di ITREC.
Questa è la situazione attuale, mentre per quanto riguarda il futuro, come ho
detto prima, ovviamente se vi sono delle attività nuove, le loro implicazioni possibili
su questo piano verranno valutate di volta in volta, fermo restando che il piano è
stato predisposto - e questo è uno degli elementi su cui normalmente ISPRA, quando fa una sua valutazione, pone attenzione - cercando di fare delle considerazioni
che tendano a potenziare al meglio il livello di protezione della popolazione che il
piano offre, considerando degli scenari incidentali anche più gravosi di quelli che realisticamente possono verificarsi sull’impianto.
Quindi in futuro, quando vi saranno le attività di trattamento del prodotto finito,
eccetera, sicuramente la prima cosa che chiederemo a SOGIN è una verifica che le
basi tecniche di quel piano siano rappresentative anche della nuova situazione.
Queste sono le informazioni che noi possiamo fornire per quanto attiene il
piano di emergenza, mentre altri aspetti di dettaglio spettano ovviamente alla Prefettura, che è l’organo detentore della pianificazione.
Vorrei cogliere l’occasione per chiarire un punto di aspettativa circa i criteri di
progetto per le strutture di deposito in prospettiva: chiaramente io qui do il punto di
vista dell’ISPRA, che è chiamata, come per tutti gli altri progetti, a fare la sua valutazione indipendente della proposta progettuale della SOGIN e ad approvarla, per
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Tavolo della Trasparenza
cui il deposito per il prodotto finito e per i cask sarà oggetto di approvazione specifica fatta secondo un procedimento di valutazione tecnica indipendente.
Quello che posso dire è che in questa valutazione noi ci avvaliamo di requisiti
e criteri progettuali di riferimento definiti nell’ambito dell’Agenzia internazionale
dell’energia atomica e gli altri organi di sicurezza dell’Unione Europea.
Sono dei requisiti che riteniamo stringenti in termini di prevenzione incidentale,
capacità di protezione dei manufatti da situazioni di possibili incidenti, valutazioni
radioprotezionistiche, eccetera, però, come avevo detto precedentemente, nelle fasi
di istruttoria e di confronto con SOGIN, sicuramente pensiamo di informare anche la
Regione per un’eventuale partecipazione tecnica nei momenti topici di questa interlocuzione.
Non ripeto ciò a cui avevo accennato e che molto bene ha enfatizzato il dottor
Sigillito, perché condivido perfettamente ciò che ha detto in termini di collaborazione
e sinergia tra ISPRA ed ARPAB nelle attività che attengono ai controlli ambientali.
Felice SANTARCANGELO
Quindi, ci sta dicendo che il piano è realizzato e la Prefettura ce l’ha, per cui
bisognerà chiedere loro la divulgazione, ai sensi del decreto legge n. 320 del ’95;
allo stesso modo gradiremmo che la popolazione fosse informata dei rischi connessi
con il piano di protezione civile e di tutti gli adempimenti che devono essere fatti,
perché siamo in presenza di un centro nucleare. Altresì vanno fatte delle riunioni
nelle scuole e anche delle esercitazioni.
Sono sei anni che aspettiamo di poter visionare questo piano, che è una cosa
che ci spetta per legge, e la Prefettura lo deve attuare; il Prefetto aveva risposto nella prima metà del 2008 che era in discussione a Roma presso il comitato interministeriale, ma siamo nel 2009 e gradiremmo che fosse fatta questa informativa, perché la gente che vive vicino un centro nucleare da quarant’anni ne ha diritto.
Edoardo PETAGNA
Per quanto riguarda il piano di emergenza, da metà gennaio è anche nei Comuni, perché come è pervenuto al nostro impianto, è stato inviato anche ai Comuni
di Nova Siri, Policoro e Rotondella, per cui recandosi presso uno di questi tre Comuni, lo si trova; in caso contrario, mi impegno a dargliene io una copia.
Un’altra cosa riguarda il laboratorio: noi dell’ITREC non siamo marziani o supereroi, ma lavoriamo lì e quindi è nostro precipuo interesse avere tutte le garanzie
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Tavolo della Trasparenza
per lavorare in sicurezza. Abbiamo le nostre famiglie, io da 27 anni vivo a Nova Siri,
i miei figli sono cresciuti lì, grazie a Dio tranquillamente, e quindi è nostro primario
interesse che tutto sia svolto in sicurezza.
Inoltre, io più volte ho partecipato a momenti di incontro con le scolaresche e
di recente ho preso contatti con il Liceo Scientifico di Policoro per avere un gruppo
selezionato di ragazzi che venissero a fare le visite, perché noi vogliamo persone
che siano motivate e con le quali si possa fare un discorso serio, perché altrimenti,
una volta che questi gruppi escono fuori, non abbiamo portato nulla di nuovo
all’informazione.
Inoltre, l’informazione che giustamente richiede il signor Santarcangelo è
compito della Prefettura: c’è un articolo specifico, che è il 230, che impone alla Prefettura l’informazione della popolazione sulla pianificazione di emergenza.
Comunque noi siamo sempre e comunque a disposizione e io che per la prima volta partecipo a questo tavolo, vedo che effettivamente c’è grande sensibilità
su questi problemi, ma questo è anche nel nostro interesse, perché noi vogliamo far
sì che questi problemi si risolvano con questi tre grossi filoni, deposito interrato,
prodotto finito e messa in sicurezza degli elementi nei cask. E’ un interesse anche
nostro e vogliamo tutti stare più tranquilli su questi argomenti.
Vincenzo SANTOCHIRICO
E’ stata posta una questione sulla riduzione della vigilanza e c’è stata anche
un’interrogazione in questo senso, per cui vorrei che ci deste qualche elemento su
questo, in modo che socializziamo anche questa conoscenza.
Gabriele MAZZOLETTI
Noi partecipiamo ad un bando per l’assegnazione dei servizi di vigilanza, che
è espletato da ENEA: a tale riguardo, anche facendo seguito ad una serie di richieste che ci sono state fatte dalla Prefettura, rispetto al precedente monte ore di vigilanza della SOGIN che era del 2005, le ore che noi richiediamo sono aumentate.
Nel totale del bando per questi servizi, le ore parrebbero essere diminuite, ma
non per una diminuzione della parte di SOGIN, che, anzi, è aumentata.
Quindi, ognuno fa la sua parte, è un bando complessivo, ma per quello che riguarda il monte ore richiesto da SOGIN, è aumentato rispetto al 2005.
Vito AGRESTI
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Il problema è che si parla di riduzione del personale, ma noi non consentiremo
di licenziare nessuno in questo periodo delicatissimo e su questo io ho avuto anche
uno scontro con la Prefettura, perché ci sono persone di 50 anni, che non hanno alternative.
Angelo COTUGNO
Vorrei solo far notare che, rispetto a quanto previsto nel piano, mancano 15
unità.
Vincenzo SANTOCHIRICO
Io proverei rapidamente tirare un po’ le file di questo incontro, innanzitutto sul
punto centrale e specifico di questo incontro, che riguardava l’impianto di condizionamento del prodotto finito, che era la novità rispetto alle questioni che avevamo discusso in passato.
Ovviamente seguiremo con la dovuta attenzione tutti i passaggi, abbiamo una
doppia procedura avviata, quella di valutazione di impatto ambientale e quella
dell’autorità di controllo di sicurezza, per cui ci sono due procedimenti autonomi tra
di loro - di cui quello finale è condizionato anche da quello che farà la Regione - che
ci mettono nelle condizioni di avere una conoscenza completa di tutto il progetto, di
poterne valutare gli effetti e di poterci esprimere in proposito.
Sottolineo le tre caratteristiche che sono emerse oggi e che ovviamente non
tranquillizzano mai definitivamente, ma comunque perimetrano almeno, dal punto di
vista della proposta, questo impianto: mi riferisco al fatto che questo impianto riguarda i rifiuti che sono presenti all’interno del sito, che è temporaneo, sempre in attesa che si realizza il sito unico nazionale al quale poi saranno conferiti ed infine che
cresce la soglia di sicurezza rispetto a quello che è esistente.
Questi tre elementi sono importanti perché servono quanto meno a fugare
qualche timore e qualche preoccupazione, non circa i contenuti su cui continueremo
a vigilare, ma circa ipotetiche evoluzioni che si potevano verificare e che ovviamente
ci fanno temere le circostanza oggettiva, nel senso che quando si riapre il discorso
del nucleare, è naturale che le nostre preoccupazioni rispetto al passato si accrescano, perché mentre prima eravamo più o meno sicuri che quello c’era e basta,
oggi invece così non è.
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Tavolo della Trasparenza
D’altra parte la SOGIN ci dice che interventi di questo tipo si stanno realizzando anche presso gli altri impianti esistenti e questo dovrebbe anche ulteriormente
scongiurare il rischio di flussi da un impianto all’altro.
Questa prima questione mi sembra che sia stata abbastanza esplorata e chiarita, mentre per quanto riguarda le altre che sono venute fuori, io su un dato cercherei di fare qualche passo in avanti e poi capiremo bene come: noi abbiamo tre serie
di dati che vengono da tre autonomi monitoraggi che vi sono, quello che fa la
SOGIN, quello che fa l’ISPRA e la campagna di indagine e monitoraggio che abbiamo avviato noi autonomamente da qualche tempo.
Ora, io mi permetto di raccogliere la sollecitazione, che è stata fatta da parte
di Stigliani e Santarcangelo, sulla necessità di fare in modo che questi dati, nel tempo più breve possibile rispetto al momento in cui vengono acquisiti, siano collocati in
un ambito accessibile e conoscibile da parte di tutti indiscriminatamente.
Io credo che questo lo dobbiamo fare, perché sappiamo che sono dati che
vengono raccolti secondo metodologie che hanno la loro esattezza e scientificità,
che possono essere disponibili e che, peraltro, sono positivi.
E’ ovvio che si pone sempre un problema di interpretazione dei dati, perché
possono essere malamente interpretati per ignoranza o magari anche in malafede,
però una volta che è possibile conoscere questi dati, si possono anche discutere
pubblicamente e il fatto di avere un tavolo come questo, che consente il confronto
tra più voci e anche tra più interessi, è la migliore via per poter dipanare anche eventuali controversie che dovessero sorgere.
Aggiungo che questo metodo è ritenuto da noi tanto efficace che non solo abbiamo conservato il Tavolo della Trasparenza oltre gli obblighi di legge, ma addirittura stiamo replicando questa esperienza e infatti abbiamo deliberato l’istituzione del
Tavolo di Garanzia per le attività relative alle estrazioni di idrocarburi, proprio per
consentire lo stesso procedimento e che ci sia un tavolo in cui i soggetti attivi che
operano e coloro i quali sono portatori di interessi diffusi o rappresentanti istituzionali degli interessi delle comunità, possano conoscere i dati e anziché dover andare a
cercarli da qualche parte, possano acquisirli qua e confrontarli.
Io credo che dobbiamo fare uno sforzo in più tutti quanti, affinché per il prossimo appuntamento noi siamo in grado di esibire un procedimento che metta in
condizioni tutti di conoscere questi dati, man mano che vengono pubblicati: da questo punto di vista, io mi sento di accogliere le sollecitazioni che venivano fatte.
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Tavolo della Trasparenza
Ritengo anche io che sia estremamente positiva e sarebbe il caso che fosse
coltivata e praticata l’apertura ulteriore che è venuta dalla SOGIN, ma che noi sollecitiamo in generale in tutti gli operatori che svolgono attività che in qualche modo
sono a rischio, aprendo, nelle forme in cui è possibile, gli impianti a visite da parte di
soggetti estranei rispetto a quelli che vi operano normalmente, perché anche questa
è un’ulteriore prova che non vi sono cose da nascondere, che quello che viene fatto
è conforme alla legge e questo è un ulteriore elemento che serve a rassicurare i cittadini o comunque ad ampliare la possibilità di conoscenza.
Sul piano di emergenza si pone un problema di conoscenza, ma voi sapete
che questo è un tavolo che non ha poteri, però è ovvio che se il piano c’è, i suoi
contenuti devono essere portati a conoscenza e io credo che la Prefettura, ma anche i Sindaci, lo possano fare, magari anche con un’azione di supporto da parte della Regione stessa, laddove sia necessario. Cercheremo di avere un’interlocuzione
con la Prefettura su questo, ma credo che ci siano solo problemi di carattere burocratico, di tempo, di disponibilità di risorse a fare questo, mentre non penso assolutamente che ci sia un problema di volontà, atteso che sono documenti che sono stati inviati ai Comuni e pubblicati e quindi sono conoscibili da parte di tutti.
Sulla sanità è stato sollevato un problema specifico: oggi non è presente il Dipartimento Sanità, ma nel frattempo avevo acquisito il dato e mi auguro di poter portare anche questo alla prossima riunione, in quanto il Dipartimento Sanità, in collaborazione con il settore Epidemiologia dell’ARPAB, ha pressoché completato la ricostruzione storica dal 1996, data dalla quale sono disponibili i dati, fino al 2007,
non solo sulle fattispecie tumorali, ma anche per quello che riguarda malformazioni,
aborti spontanei, eccetera, e dovremmo essere in condizione di avere questa ricostruzione storica, che è quella che serve come materiale di base per poi capire se e
quale attività ulteriore di indagine va espletata.
Mi diceva la dottoressa Cauzillo, che ho sentito al telefono, che il lavoro è stato già fatto e si tratta solo di tradurlo in uno documento consultabile e mi auguro per
la prossima riunione anche questo possa essere portato a conoscenza di tutti.
Inoltre continuiamo a fare un’attività di sollecitazione - e infatti il Consiglio Regionale si è espresso con un ordine del giorno in questo senso - affinché il materiale
che ci è pervenuto qualche decennio fa possa essere restituito ai mittenti, ma sapete meglio di me che è un’attività molto delicata, che attiene a rapporti internazionali
e a questioni di sicurezza, che ovviamente consigliano sempre determinazione, de-
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Tavolo della Trasparenza
cisione e anche caparbietà, ma con la necessaria duttilità che queste questioni a
questi livelli comportano
D’altra parte su questo più che un’attività di sollecitazione noi non possiamo
fare e qualche Regione si sta inventando anche i Ministri degli Esteri, ma io dico che
basterebbe che funzionassero quelli che ci sono a livello nazionale; d’altra parte le
dimensioni della nostra Regione non giustificano un Assessore di questo genere e
non c’è una competenza diretta del nostro ente, ma è ovvio che, insieme alle altre
Istituzioni locali, può e deve continuare ad operarsi in questo senso.
Non mi soffermo su altre questioni che sono state sollevate, come a proposito
dell’agricoltura, su cui abbiamo procedimenti in corso e abbiamo approvato un disegno di legge per far fronte a questo che si sta sempre di più rivelando un autentico
dramma per alcune parti della costa ionica, ma altrettanto dicasi per quella tirrenica,
anche se lì lo spazio è più limitato, ma credo che questa non sia materia che appartiene a questo tavolo ed avremo modo e tempo per ragionare diversamente.
Credo che il confronto sia stato come sempre molto positivo e mi auguro che
sia per mantenere standard di qualità, di sicurezza e di efficienza dell’impianto, sia
anche per avere una piccola boccata di ossigeno in una situazione che è estremamente complicata, gli accordi che sono stati raggiunti tra SOGIN e sindacati, nei
modi e nei tempi in cui questo sarà possibile, vengano rispettati. Infatti ci renderebbe più tranquilli sapere che si rafforza, anche dal punto di vista qualitativo, la presenza di personale che possa dare solo risposte ad un territorio che ha oggettivamente un disagio di carattere sociale, dando anche ulteriori garanzie di piena efficienza del funzionamento delle attività all’interno del centro.
Io mi auguro che la SOGIN continui a fare un’attività di selezione in questo
senso e mi auguro che non si limiti semplicemente a verificare se nel nostro territorio ci sono persone brave ed intelligenti, ma che siano anche impiegate: sono sicuro
che questo auspicio sarà accolto dalla SOGIN.
In conclusione darei un altro suggerimento, cioè che se vi sono particolari
questioni che riteniamo debbano essere affrontate, vengano segnalate, in modo tale
che noi diremo alle autorità che partecipano al tavolo di venire preparate a dare delle risposte.
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Resoconto Tavolo della Trasparenza 30 marzo 2009