Giovani, legalità e quotidianità a Cremona Ufficio Sicurezza Urbana Ideazione e coordinamento Gian Carlo Corada - Sindaco del Comune di Cremona Caterina Ruggeri - Assessore alla Sicurezza e Polizia Municipale, Tempi e orari della città, Pari Opportunità, Rapporti con le Periferie del Comune di Cremona Vincenzo Filippini - Direttore Generale del Comune di Cremona Franco Chiari - Comandante - Direttore Settore Polizia Municipale e Dirigente dell’Ufficio Sicurezza Urbana del Comune di Cremona Nicoletta Filiberti - Responsabile U.O. Comunicazione del Comune di Cremona Consulenti del Progetto Maria Grazia Modesti - Consulente Ufficio Sicurezza Urbana del Comune di Cremona Fiamma Terenghi - Consulente Ufficio Sicurezza Urbana del Comune di Cremona Elaborazione e redazione testi Donatella Boccali - Responsabile U.O. Politiche Giovanili del Comune di Cremona Elena Cappellini - Coordinatrice del progetto ‘Pensare la differenza’ del Comune di Cremona Maria Grazia Modesti - Consulente Ufficio Sicurezza Urbana del Comune di Cremona Fiamma Terenghi - Consulente Ufficio Sicurezza Urbana del Comune di Cremona Legalità e quotidianità I dati, la documentazione e le informazioni utili sono stati forniti e raccolti grazie al contributo di: Marialba Alini - Commissario Aggiunto Polizia Locale del Comune di Cremona Sonia Bernardi - Agente Polizia Locale del Comune di Cremona Silvia Camisaschi - Coordinatrice del progetto ‘Pensare la differenza’ del Comune di Cremona Lorena Cattivelli - Istruttore direttivo Politiche Educative del Comune di Cremona Roberta Curtani - Operatrice Ufficio Periferie del Comune di Cremona Sara Dellanoce - Responsabile del Servizio di Educativa Territoriale - Politiche Giovanili del Comune di Cremona Valerio Demaldè - Responsabile Ufficio Tempi del Comune di Cremona Roberto Ferrari - Commissario Aggiunto Polizia Locale del Comune di Cremona Cristina Frazzi - Addetta alla segreteria del Comando di Polizia Locale del Comune di Cremona Laura Gerevini - Coordinatrice Ufficio Periferie del Comune di Cremona Anna Lazzarini - Coordinatrice del progetto ‘Pensare la differenza’ del Comune di Cremona Daniela Lotteri - Agente di Polizia Locale del Comune di Cremona Paola Merlini - Cooperativa Sociale Iride Francesca Ramazzotti - Operatrice dell’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Cremona Stefania Reali - Coordinatrice Laboratorio Cremona dei Bambini del Comune di Cremona Carmen Russo - Responsabile Agenzia Servizi Informagiovani del Comune di Cremona Maurilio Segalini - Direttore Settore Personale, Sviluppo Organizzativo, Comunicazione e Politiche Giovanili del Comune di Cremona Pierluigi Sforza - Vice Comandante Polizia Locale del Comune di Cremona Silvia Toninelli - Direttore Settore Politiche Educative del Comune di Cremona Francesco Venturini - Operatore Ufficio Periferie del Comune di Cremona Si ringraziano per la preziosa collaborazione al progetto ‘Giovani e legalità’ Istituto Magistrale Statale ‘S. Anguissola’: Dirigente scolastico Sergio Iacinti e insegnante referente di progetto Lucia Fervari Liceo Ginnasio Statale ‘D. Manin’: Dirigente scolastico e insegnante referente di progetto Pietro Bellisario Liceo Artistico Statale ‘B. Munari’: Dirigente scolastico Maria Luisa Carnini e insegnante referente di progetto Gabriele Gaimari Istituto Tecnico Industriale Statale ‘J. Torriani’: Dirigente scolastico Paola Negri e insegnante referente di progetto Fiorenza Gardani Istituto Tecnico Commerciale Statale ‘E. Beltrami’: Dirigente scolastico Adelio Maffezzoni e insegnante referente di progetto Amedea Orsi Istituto Tecnico per Geometri Statale ‘P. Vacchelli’ e Istituto Tecnico Commerciale Statale P.A.C.L.E. ‘A. Ghisleri’: Dirigente scolastico Mariano Gamba e insegnante referente di progetto Ivana Gruppi Istituto Professionale per l’agricoltura e l’ambiente ‘Stanga’: Dirigente scolastico Carmine Filareto e insegnante referente di progetto Stefano Cattaneo Istituto Professionale di Stato per i servizi commerciali, turistici, sociali, grafico - pubblicitari, alberghieri e della ristorazione ‘L. Einaudi’: Dirigente scolastico Franco Verdi e insegnante referente di progetto Florisa Piazzi CFP Amministrazione Provinciale: Direttore scolastico Amilcare Achilli e insegnante referente di progetto Alessandra Bodini CFP Scuola Edile: Direttore Mauro Rivolta e insegnante referente di progetto Cristina Aroldi Tutti gli studenti delle classi che hanno partecipato all’indagine. Giovani, legalità e quotidianità a Cremona Ufficio Sicurezza Urbana Maria Grazia Modesti e Fiamma Terenghi 4 Nel corso di questi ultimi anni la società italiana ha subito profondi cambiamenti sociali, culturali ed economici, processi di innovazione e di trasformazione che hanno mutato il volto e la vita delle nostre città, il modo di vivere lo spazio pubblico, di costruire e intrattenere le relazioni sociali. Trasformazioni che, modificando la sensibilità e l’atteggiamento del singolo verso la comunità, verso ciò che accade al suo interno e verso le regole che governano il vivere sociale, hanno agevolato il diffondersi di condotte negative come inciviltà, disordine, devianza, illegalità e criminalità di strada. Fenomeni sociali che, generando disagio e insicurezza, vengono associati e ricondotti, nel sentire comune, al solo ed unico ambito della sicurezza e della lotta alla criminalità, ma che, in realtà, toccano dimensioni diverse e ben più ampie come la legalità, la pacifica convivenza, la solidarietà, l’accoglienza e l’integrazione, la cultura e la partecipazione attiva. Prioritaria diviene, allora, l’esigenza di legalità, di responsabilità civile e di cittadinanza consapevole. Necessari sono la diffusione di una cultura della cittadinanza fondata sui principi essenziali del “diritto” e del “dovere”, sul rispetto dell'altro, delle regole e delle leggi, e lo sviluppo di un senso di appartenenza ad una società costruita sull’idea di libertà, di democrazia, di tolleranza e solidarietà. Una legalità che, ponendosi non solo come premessa culturale, ma anche come strumento per la quotidianità, costituisce il primo passo per orientare l’individuo al miglioramento della collettività e non al puro interesse individuale. Il Comune di Cremona, sulla base di questi presupposti, ha investito nel corso degli ultimi anni notevoli energie per favorire condizioni di legalità diffusa e per promuovere una cultura della legalità in grado di alimentare nel singolo un’identità collettiva, di valorizzare le regole come strumenti di pacifica convivenza, di favorire una partecipazione costruttiva e responsabile alla vita sociale. Si sono così concentrati sforzi e risorse nelle direzioni del controllo e della repressione di comportamenti illegali, dell’educazione al rispetto delle regole, della formazione di una cultura della legalità nei cittadini. È stato promosso il rispetto delle regole creando opportunità di formazione dirette a suscitare nei cittadini la consapevolezza che le regole devono essere percepite non come puri comportamenti obbligatori, ma vissute, con consapevolezza e partecipazione, come espressione di un patto sociale, il cui unico fine è il benessere comune. La presente pubblicazione racchiude i risultati di questo investimento e un’importante ricerca diretta ad indagare l’idea che i giovani hanno della legalità, i cui risultati costituiscono un ulteriore arricchimento di conoscenze necessario per continuare a progettare e lavorare per la legalità e la qualità della vita della nostra comunità. Assessore alla Sicurezza Caterina Ruggeri Sindaco di Cremona Gian Carlo Corada 5 Indice Premessa 8 Parte I Legalità e quotidianità: indagine conoscitiva sulla cultura della legalità dei giovani cremonesi Introduzione 1 Metodologia e rilevazione Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità 1 Valori sociali ed individuali 2 Tracciare confini e contenuti della legalità 2.1 Definizione di legalità: concetto statico o dinamico? 2.2 Legalità e società 2.3 Istituzioni e Forze dell’ordine: ruolo, compiti e fiducia 10 12 16 17 21 22 25 31 Capitolo II · Conformità o trasgressione: opinioni e comportamenti a confronto 1 Devianza ‘pensata’ 2 Devianza ‘agita’ 2.1 Quotidianità e comportamenti possibili 40 41 44 50 Capitolo III · Giovani, sport e legalità 1 Etica sportiva: realtà o sogno? 1.1 Violenza negli stadi e doping 1.2 Interventi e comportamenti possibili In sintesi 60 61 63 66 68 Allegato 1 · Questionario ‘Legalità e quotidianità’ 70 6 Parte II Lavorare per la legalità: tra educazione e prevenzione Introduzione 82 Capitolo I · Il Comune di Cremona tra sicurezza, educazione e prevenzione 1 Legalità e sicurezza: il ruolo della Polizia Locale 2 Sicurezza sta a legalità come educazione sta a cittadinanza 3 Educare alla legalità tra partecipazione e responsabilità. Percorsi didattici per le scuole superiori 86 86 90 94 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 96 Introduzione 96 1. Coordinare le politiche per la sicurezza in ambito urbano Ufficio Sicurezza Urbana 2. Giovani e legalità 3. Giovani in strada 4. Educazione stradale nelle scuole cittadine 5. Servizio di educativa territoriale (S.E.T.) 6. INDOOR e Blunotte 7. Attraversarte - Circuito di espressività giovanile - under 18 8. La città delle donne. Antigone o della città condivisa percorsi di educazione alla legalità 9. La città delle donne. Alice o della città immaginata Percorsi di educazione alla legalità 10. Differenze. Generi, generazioni, geografie 11. Informagiovani 12. Salone dello Studente 13. Benessere in città: Muoversi nei tempi di una città sostenibile 14. Laboratorio Cremona dei Bambini 15. Immigrazione Integrazione 16. Progetti per l’integrazione degli alunni stranieri nelle scuole primarie e secondarie 17. Apprendere a Cremona. Promozione e coordinamento delle iniziative di educazione degli adulti 18. Periferie al centro - Ufficio Periferie 19. Laboratorio di Quartiere di Borgo Loreto 20. Patto Locale di Sicurezza Urbana Borgo Loreto 21. Polizia di prossimità 22. Campagne informative su truffe, scippi e furti a danno degli anziani 23. Documenti di zona 24. Ufficio Territorio della Polizia locale del Comune di Cremona 25. Ufficio Mobile della Polizia locale del Comune di Cremona 26. Notti sicure Bibliografia 97 99 101 103 105 108 110 112 114 116 118 121 124 126 128 130 132 134 136 138 140 142 144 146 147 148 150 7 Premessa 8 Legalità e sicurezza sono valori strettamente connessi l’uno all’altro, essenziali per l’esistenza di qualunque società e per la pacifica e libera convivenza di ogni consociato: senza il rispetto delle leggi e delle regole stabilite nessuna comunità, sia essa famiglia, scuola o gruppo di pari, può sopravvivere o garantire ai suoi membri libertà, dignità e sicurezza. La mancanza di legalità non si riduce, infatti, a sola infrazione individuale delle regole, ma si radica in comportamenti sociali diffusi che proliferano generando ineguaglianze, ingiustizie e insicurezza. Il non rispetto delle norme che regolano il vivere sociale, siano esse giuridiche, morali, consuetudinarie o di mera convivenza, non lede solo il bene alla cui tutela mira la regola violata, ma fa sì che ciascun consociato si senta minacciato nelle sue libertà e nei suoi diritti. “L’esigenza di legalità, di responsabilità civile, di cittadinanza consapevole diventa una delle più attuali e urgenti necessità in un mondo che, caratterizzato da sempre maggiori opportunità di cambiamento e di trasformazione, è al tempo stesso sempre più privo di punti di riferimento condivisi e vincolanti. Le spinte centrifughe degli interessi particolari consentono oggi uno sviluppo economico senza precedenti ma, certamente, rendono sempre più instabile la società globalizzata”1. Ma come portare la legalità nella vita di tutti i giorni? Come diffondere nella società la cultura dei valori civili e la coscienza che l’organizzazione della vita personale e sociale si fonda su un sistema di relazioni giuridiche? Come sviluppare la consapevolezza che condizioni quali dignità, libertà, solidarietà e sicurezza non possono considerarsi come acquisite per sempre, ma vanno perseguite, volute e, una volta conquistate, protette? Questa pubblicazione, dedicata al tema della legalità, vuole essere un momento di approfondimento diretto a capire come questo valore si colloca nella vita di tutti i giorni, soprattutto rispetto alla popolazione giovanile cremonese, e di riflessione e di confronto sugli interventi attraverso i quali il Comune di Cremona mira a garantire all’intera comunità legalità e sicurezza. La prima parte del volume contiene i risultati della ricerca ‘Legalità e quotidianità’, effettuata dall’Ufficio Sicurezza Urbana del Comune di Cremona in 11 istituti scolastici per indagare e approfondire i contenuti della cultura della legalità dei giovani. Attraverso questa ricerca si è cercato di capire quali sono i valori che ragazzi e ragazze cremonesi ritengono importanti (valori sociali ed individuali, definizione di legalità: concetto statico o dinamico, legalità e società) e come questi valori si traducono in comportamenti quotidiani (conformità o trasgressione: opinioni e comportamenti a confronto; giovani, sport e legalità). La conoscenza dell’idea che i giovani hanno di legalità e del modo in cui la percepiscono e la vivono nella vita di tutti i giorni è, infatti, condizione imprescindibile alla predisposizione di interventi sempre più mirati ai reali bisogni dei giovani e in grado di prevenire eventuali fenomeni di disagio/devianza. La seconda parte della pubblicazione, ‘Lavorare per la legalità: tra educazione e prevenzione’, descrive, attraverso il contributo dei principali uffici che, nel corso di questi anni, hanno lavorato direttamente su questi temi, e di schede riassuntive di progetti e di servizi, le attività che il Comune di Cremona svolge in tema di legalità e sicurezza urbana. Attività che, da una parte, vedono come comune obiettivo la crescita nei cittadini di una cultura della legalità, basata sulla coscienza civile e sulla consapevolezza dei propri diritti e doveri, sulla valorizzazione delle regole come strumenti di pacifica convivenza, dall’altra la garanzia del rispetto delle norme attraverso un’attenta attività di controllo e di prevenzione. 1 Chiaramelli, F., 2005, Raccontare la legalità, Napoli, Pironti Editore. 9 Parte I Legalità e quotidianità: indagine conoscitiva sulla cultura della legalità dei giovani cremonesi 10 Introduzione Negli ultimi anni hanno preso rinnovato vigore concetti quali ‘cultura della legalità’, ‘educazione alla legalità’, ‘senso civico’, ‘cittadinanza attiva’, ‘partecipazione democratica’ quasi a tracciare uno strano confine tra una legalità che prima c’era e che adesso vacilla fino, a volte, scomparire. Rispetto al mondo giovanile, questi concetti assumono oggi particolare significato, forse perché di fronte ai recenti e numerosi episodi di bullismo, di aggressività e di violenza nelle scuole, è inevitabile cercare delle risposte. Mancanza di regole? Di valori e principi? Forse. Il termine più in voga utilizzato nei dibattiti e nella ricerca di un senso è ‘disagio giovanile’, contenitore di tante interpretazioni e di tante possibili spiegazioni. Disagio come espressione di malessere che può diventare condotta deviante, ma anche di assenza di norme e di valori capaci di guidare i giovani verso comportamenti socialmente accettabili e rispettosi della convivenza civile. Ad uno sguardo più attento, appare evidente come il ‘popolo’ dei giovani non esprima altro che una condizione più trasversale e generalizzata: l’allentamento dei legami della comunità civile, una perdita del senso di legalità, già storicamente debole, accentuata dalla lentezza della giustizia penale e civile. “È come se nella nostra società, negli ultimi anni, fosse passata una tempesta di egoismi, alimentata da scorciatoie legali e da perdita di moralità, rafforzata dal mito del reddito ostentato, dalla ricchezza come unico parametro sociale,…, a cui si aggiunge lo ‘spaesamento’ determinato in molti comuni dalla scomparsa di tanti piccoli riferimenti locali,…, la perdita di quel tessuto di corpi intermedi che dava voce alle rappresentanze e, di conseguenza, orgoglio e senso di appartenenza”2. Questo quadro appartiene principalmente alle moderne democrazie occidentali dove nei diversi ambiti, economico, politico, del lavoro, si registra un indebolimento dell’etica e delle sue regole, ovvero un affievolimento della loro legittimità. Non solo, anche nei rapporti intergenerazionali, negli ambienti scolastici e familiari il verificarsi di fenomeni di disagio e/o di devianza rappresentano il segnale della necessità di recuperare un insieme di valori e di norme e di valorizzarne l’utilità. Emerge quindi un nuovo bisogno di coesione sociale ed istituzionale dove i giovani diventano i primi interlocutori di un modello di legalità fatto di norme e di regole ma soprattutto di competenze relazionali e diffuse capaci di trasmetterle. “La consapevolezza che il rapporto tra giovani e regole, norme e istituzioni non si forma solo attraverso percorsi di apprendimento esplicito, ma piuttosto si struttura e si modella all’interno di quelle esperienze che si generano nei rapporti familiari, amicali, sociali e scolastici, è il punto di partenza per trovare nuovi criteri attraverso cui rigenerare un legame ‘sufficientemente buono’ tra età evolutiva, ruoli e regole sociali”3. Non solo, per poter costruire insieme ai giovani i ‘fondamenti’ di una legalità condivisa, diventa indispensabile conoscere il mondo dei giovani ed uscire dal- l’astrattismo che spesso caratterizza i dibattiti correnti. Quali valori, regole e norme per i giovani? Cosa pensano della società e delle istituzioni che la rappresentano? E infine, che opinione hanno rispetto alle condotte che trasgrediscono le regole e le norme sociali? La volontà di dare una risposta a questi interrogativi e di poter lavorare in modo costruttivo con i giovani, è il punto di partenza del progetto intersettoriale ‘Giovani e legalità’ che vede l’apporto coordinato dell’Ufficio Sicurezza Urbana, quale promotore, del Servizio Politiche Giovanili e dell’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Cremona. A seguito dell’insieme di interventi svolti in questi anni a favore dei giovani, e in particolare in tema di legalità con il progetto Pensare la differenza. La città delle donne all’interno di Alice o della città immaginata, realizzato dall’Ufficio Pari Opportunità in collaborazione con l’Associazione Libera, si è deciso di predisporre un’indagine con l’obiettivo di conoscere la reale e spontanea concezione della legalità da parte dei giovani che frequentano le scuole paritarie di secondo grado e i Centri di Formazione Professionale a Cremona. In particolare, è emersa l’esigenza di indagare sia l’idea che i giovani hanno di legalità, sia il modo in cui la percepiscono e la vivono nella loro quotidianità. L’interiorizzazione delle norme e delle regole e la percezione della giustizia come valore e bene comune rappresentano le condizioni necessarie per una pacifica convivenza civile. Si è voluto quindi capire quale importanza e quale spazio hanno le norme nella vita degli adolescenti cremonesi. In altre parole, dove sia arrivato, a livello di istruzione secondaria, il processo di apprendimento delle regole del vivere civile e dove invece queste norme sono deboli lasciando spazio a condotte a rischio. Questa conoscenza è stata infatti ritenuta indispensabile per poter implementare percorsi ed interventi di educazione alla legalità mirati alle reali rappresentazioni dei giovani così come ad eventuali problematicità emergenti. A questo scopo sono stati coinvolti i ragazzi e le ragazze che frequentano le scuole paritarie di secondo grado e i Centri di Formazione Professionale del Comune di Cremona attraverso la somministrazione di un questionario in classe. Al progetto hanno aderito 11 istituti scolastici suddivisi in: - Licei: Istituto Magistrale Statale ‘S. Anguissola’, Liceo Ginnasio Statale ‘D. Manin’, Liceo Artistico Statale ‘B. Munari’; - Istituti Tecnici: Istituto Tecnico Industriale Statale ‘J. Torriani’, Istituto Tecnico Commerciale Statale ‘E. Beltrami’, Istituto Tecnico per Geometri Statale ‘P. Vacchelli’ e Istituto Tecnico Commerciale Statale P.A.C.L.E. ‘A. Ghisleri’, Istituto Professionale per l’agricoltura e l’ambiente ‘Stanga’, Istituto Professionale di Stato per i servizi commerciali, turistici, sociali, grafico - pubblicitari, alberghieri e della ristorazione ‘L. Einaudi’; - Centri di Formazione Professionale: CFP Amministrazione Provinciale, CFP Scuola Edile. Nella fase preparatoria all’indagine, sono stati svolti alcuni incontri con i diri- 2 F. De Bortoli, “Cittadini responsabili cercasi”, in N/E. Analisi e commenti, N. 6 novembre/dicembre, reperibile all’indirizzo Internet http: www. fondazionenordest.net/uploads/ media/NL_4_2007.pdf. 3 Transcrime, “Le norme, le regole e i processi di socializzazione”, in Sesto rapporto sulla sicurezza nel Trentino, Trento, Giunta della Provincia autonoma di Trento, 2004, p. 171. 11 Introduzione Parte I 12 genti scolastici e gli insegnanti designati come referenti del progetto ‘Giovani e legalità’ sia per condividerne gli obiettivi, sia per avere un confronto sullo strumento di indagine predisposto. La versione definitiva del questionario è quindi frutto di un attento lavoro di riflessione ed affinamento dei contenuti e del linguaggio in modo da renderlo facilmente fruibile da parte dei giovani senza sacrificarne la validità conoscitiva. Il questionario autocompilato, dal titolo ‘Legalità e quotidianità’ contiene domande a risposta chiusa volte ad indagare quattro dimensioni della legalità: - i valori, le norme e le regole; - la società, le istituzioni e le Forze dell’ordine; - le opinioni e i comportamenti; - lo sport e la legalità. Visti i recenti episodi di cronaca riguardanti il mondo del calcio, l’ultima dimensione è stata pensata per avere un primo feedback sul modo in cui gli studenti vivono e sperimentano lo sport e per raccogliere opinioni anche in merito a quelle situazioni di illegalità, che a volte, possono caratterizzare l’attività sportiva e le sue manifestazioni. Conclusa la fase preparatoria e di condivisione con gli insegnanti referenti si è proceduto ad estrarre il campione di studenti dagli istituti scolastici che hanno partecipato al progetto e alla somministrazione in classe del questionario. La raccolta dei dati si è svolta nei mesi di novembre/dicembre 2007 e la somministrazione è avvenuta durante l’orario scolastico alla presenza del somministratore e dei rispettivi insegnanti delle classi campionate. Metodologia e rilevazione Il disegno di campionamento utilizzato è di tipo stratificato proporzionale a due stadi. Nel primo stadio di campionamento si è proceduto a stratificare la popolazione di riferimento in base all’anno scolastico (prime, seconde, terze, quarte e quinte). Nel secondo stadio, si è proceduto a determinare il numero di classi da estrarre da ogni strato, mantenendo la medesima proporzione rilevata nella popolazione di riferimento rispetto alle variabili genere e nazionalità (campione ‘autoponderato’). Le classi sono state infine estratte attraverso un programma informatico di generazione di sequenze di numeri casuali. In questo modo sono state campionate 25 classi per un totale di 532 studenti, ovvero una numerosità capace di garantire la rappresentatività del campione anche a fronte di eventuali assenze degli studenti nel giorno della somministrazione o di questionari non utilizzabili perché non adeguatamente e/o sufficientemente compilati4. Tab. 1 – Numerosità del campione Strati N istituti scolastici N classi N studenti I 11 6 150 II 11 5 116 III 11 6 117 IV 11 4 83 V 11 4 66 Numerosità campione 25 532 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Una volta effettuata la somministrazione del questionario in classe, l’ampiezza del campione è risultata pari a 481 studenti distribuiti rispetto alla tipologia di istituto scolastico, al genere, all’età e alla nazionalità nel seguente modo: Tab. 2 - Studenti del campione. Distribuzione per tipo di istituto scolastico. Valori assoluti e percentuali. n % Istituto Magistrale Statale 65 13,5 Liceo Artistico Statale 58 12,1 Liceo Ginnasio Statale 64 13,3 I.T.I.S. J. Torriani 60 12,5 I.T.C. Beltrami 45 9,4 I.T.G. Vacchelli 39 8,1 P.A.C.L.E. A. Ghisleri 11 2,3 I.T.A.S. Stanga 28 5,8 I.P.S.S.C.T.S. Einaudi 78 16,2 CFP Amministrazione Provinciale 23 4,8 CFP Scuola Edile 10 2,1 481 100 LICEI 4 Con riferimento alle tabelle statistiche in cui è determinata, a partire dalla numerosità della popolazione di riferimento, la soglia numerica di rappresentatività del campione, si è scelta una numerosità di 400 unità accettando un errore di campionamento pari a 5 punti percentuali e un livello di confidenza della stima del 95%. ISTITUTI TECNICI CENTRI DI FORMAZIONE PROFESSIONALE Totale Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Tab. 3 - Studenti del campione. Distribuzione per genere. Valori assoluti e percentuali. n % Maschi 207 43,0 Femmine 274 57,0 Totale 481 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona 13 Tab. 4 - Studenti del campione. Distribuzione per età. Valori assoluti e percentuali. n % 1993 113 23,5 1992 108 22,5 1991 85 17,7 1990 86 17,9 1989 74 15,4 1988 10 2,1 1987 3 0,6 1986 Totale 2 0,4 481 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Introduzione Tab. 5 - Studenti del campione. Distribuzione per nazionalità. Valori assoluti e percentuali. Parte I 14 n % Italiana 442 91,9 Straniera 39 8,1 481 100 Totale Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Per quanto riguarda invece il titolo di studio dei genitori, sia i padri che le madri hanno prevalentemente o il diploma di media superiore (29,3% i primi e 35,4% le seconde) o la licenza di media inferiore (29,1% i primi e 28,8% le seconde). In numero minore sia i padri che le madri che hanno conseguito la laurea, rispettivamente 10,3% e 10,0%. L’occupazione invece risulta più differenziata: i padri lavorano per la maggior parte in fabbrica come operai (26,3%) mentre le madri come impiegate (17,8%), operaie (13,1%) ed insegnanti (7,5%). Rispetto a queste ultime bisogna però tenere in considerazione che la maggior parte sono casalinghe (28,4%). Tra i padri infine si registra anche la presenza di liberi professionisti (11,6%) e di impiegati (11,1%). Pochi i padri commercianti e artigiani (5,4% per entrambi) e ancora meno le madri con la medesima occupazione (rispettivamente 3,4% e 0,9%). Nei prossimi paragrafi sono presentati i risultati dell’indagine sulla cultura della legalità dei giovani cremonesi realizzata nelle scuole della città di Cremona. Il rapporto si divide in tre parti principali: Nella Parte I ‘Giovani, legalità e quotidianità’, è presa in esame l’importanza attribuita dai giovani ai valori dominanti nella società, il significato dato al concetto di legalità e la loro opinione rispetto alle norme e alle regole su cui questo concetto si fonda. Ancora, quale, secondo loro, il rapporto tra legalità e società, il tipo di cultura prevalente al suo interno (legale/illegale) e, nel caso del prevalere di una cultura dell’illegalità, quali i motivi e gli ambiti maggiormente interessati. Infine, è indagato il loro punto di vista rispetto al ruolo delle istituzioni e delle Forze dell’ordine in quanto espressione della garanzia e tutela della legalità all’interno della società, oltre alla fiducia riposta in queste figure. Nella Parte II ‘Conformità o trasgressione: opinioni e comportamenti a confronto’, sono indagate le opinioni dei ragazzi cremonesi rispetto ad un insieme di comportamenti illeciti (ammissibili/non ammissibili). Non solo, sono sottoposte alla loro valutazione determinate situazioni ipotetiche dove è possibile scegliere tra alcuni comportamenti possibili. Questi ultimi sono posti all’interno di un continuum compreso tra due estremi: un comportamento più pro-sociale e uno più individualista. Nella Parte III ‘Giovani, sport e legalità’, oggetto di indagine sono l’idea e la percezione che i giovani cremonesi hanno della legalità nel mondo dello sport. In primo luogo, si è voluto conoscere il loro interesse per lo sport e il loro coinvolgimento nelle attività sportive. Secondariamente, a fronte dei differenti episodi di violenza negli stadi, di eventuali abitudini illecite degli stessi sportivi così come di fenomeni di corruzione di una parte della dirigenza, si è voluto avere un primo riscontro su cosa ne pensano i giovani: quale cultura della legalità nel mondo dello sport e quali, nella loro opinione, le modalità auspicabili per tutelarla. 15 Parte I Capitolo I Giovani, legalità e quotidianità 16 La postmodernità, depositaria di rapide trasformazioni nell’economia e nella società, porta inevitabilmente con sé modificazioni sul piano dei valori: cambiamenti in cui rivestono un ruolo di primo piano le nuove generazioni che si sono socializzate in un contesto socio-economico differente da quello dei loro genitori. Conoscere le tendenze valoriali dei giovani d’oggi equivale a toccare con mano i mutamenti che stanno attraversando la società, oltre a delineare possibili scenari futuri. Significa inoltre, evitare il rischio di considerare i giovani come un mondo omogeneo da contrapporre a quello degli adulti, soprattutto oggi dove si assiste ad una moltiplicazione dei valori spesso in contraddizione tra loro. La letteratura è ricca di ricerche che hanno cercato di capire e approfondire i valori dei giovani, forse proprio a fronte del costante bisogno degli adulti di avere strumenti di conoscenza per sapere come relazionarsi a questo ‘popolo’. Certo i valori dei giovani sono l’espressione di una società che cambia in fretta e forse non sono più così tradizionalisti come quelli di un tempo. Portati a confrontarsi con un mondo senza confini, con la scarsità delle risorse e con le difficoltà di trovare uno spazio per realizzare le proprie ambizioni, sono loro a vivere, più delle generazioni passate, la componente di incertezza che caratterizza le società moderne5. Se alcuni valori sono cambiati altri sono rimasti immutati. Ad esempio la famiglia permane un importante punto di riferimento: sede della stabilità e delle sicurezze affettive, ma anche luogo in cui sperimentare relazioni significative e formative; dove apprendere, attraverso un processo relazionale fondato sullo scambio e non sul principio di autorità, i valori del rispetto di sé stessi e degli altri. Un luogo decisivo quindi per la formazione dell’individuo. Di contro, i giovani esprimono un nuovo valore di scuola e di educazione. La cultura viene percepita meno come strumento idoneo a rinsaldare alcuni valori (il relazionarsi, il condividere gli affetti e gli entusiasmi) ma piuttosto come erogatore di beni necessari in termini di saperi pratici per garantirsi un lavoro. All’interno di queste descrizioni più generali del sistema valoriale giovanile, dove si collocano i ragazzi e le ragazze cremonesi? Non solo, quanto questi valori compongono il concetto di legalità al quale fanno riferimento? Punto di partenza per iniziare a dare forma e sostanza al pensiero dei ragazzi e delle ragazze cremonesi rispetto al tema della legalità è conoscere i valori acquisiti durante il percorso di crescita, attraverso le relazioni interpersonali con persone significative, negli ambienti più prossimi così come nel rapporto più generale e diversificato con il contesto sociale. Ancora, i valori come guida per agire nel mondo e relazionarsi agli altri che siano amici, familiari, insegnanti o persone di ‘passaggio’. 5 1 Valori sociali ed individuali All’interno di un insieme di valori graduati rispetto al loro contenuto pro-sociale o individualista (onestà, solidarietà, tolleranza, egoismo, furbizia, ecc), è stato chiesto ai giovani quanto ognuno di essi fosse molto, abbastanza, poco o per niente importante. L’adesione maggiore va ad onestà, lealtà ed impegno, rispettivamente 71,6%, 65,0% e 53,9%. Solidarietà e tolleranza invece sono ritenuti abbastanza importanti da quasi cinque ragazzi su dieci (46,3% e 44,9%). Il successo è considerato abbastanza importante (50,6%) e in percentuale simile si dividono coloro che lo ritengono molto importante (23,0%) e poco importante (21,8%). Analogamente la furbizia è abbastanza importante per quasi quattro ragazzi su dieci (36,8%) e, in percentuale piuttosto simile, è molto importante per il 26,5% e poco importante per il 28,2%. Rispetto all’agire in modo coerente con i propri principi e le proprie idee si riscontrano percentuali simili tra coloro che lo considerano molto importante, 41,6%, e coloro che lo considerano abbastanza importante, 44,9%. Infine, l’egoismo e la fede religiosa sono i valori che ottengono minore consenso. Per niente importante il primo per cinque giovani su dieci (53,5%) e poco importante la seconda per tre giovani su dieci (31,1%). Per approfondimenti cfr. AA. VV, Rapporti IARD sulla condizione giovanile in Italia, Istituto IARD Franco Brambilla, Milano, Anni 19842006; EURISPES - Istituto di Studi Politici, Economici e Sociali, Rapporti sulla condizione dell’Infanzia e dell’adolescenza, Eurispes, Roma, Anni 2000-2007; CENSIS, Il futuro visto dai giovani: il coraggio di guardare avanti, Censis, Roma, 2007. Fig. 1 - I valori più importanti. Valori percentuali (n=481). 100 90 80 70 60 17 50 40 30 20 10 0 Successo Onestà Impegno Solidarietà Lealtà Tolleranza Coerenza molto Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Fede abbastanza Egoismo Furbizia poco per niente Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità 18 Emerge quindi un orientamento dei ragazzi a valutare più importanti i valori che esprimono il modo in cui essi ritengono sia giusto rapportarsi alle persone più prossime e conosciute. Onestà, lealtà caratterizzano proprio un modo di essere all’interno di rapporti quasi di ‘fratellanza’ con i pari, mentre l’impegno può avere una duplice valenza: essere un valore ritenuto importante per se stessi in termini di raggiungimento di risultati, ma anche una risposta nei confronti delle aspettative di persone importanti. Rispetto ad alcuni valori si evidenziano differenze statisticamente significative legate al genere, all’età e al tipo di istituto scolastico frequentato. Ad esempio, il successo è poco o per niente importante per le ragazze (68,9% e 76,5%), mentre l’impegno è poco o per niente importante per i ragazzi (63,0% e 60,0%). Ancora, sono di più le ragazze che non attribuiscono alcuna importanza all’egoismo (il 63,1% contro il 36,9% dei ragazzi). Tab. 1 - Importanza del successo. Distribuzione per genere. Valori percentuali (n=481). Poco importante Per niente importante Maschio 50,9 36,9 Femmina 49,1 63,1 Totale 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p< .05) L’età invece rappresenta una variabile che demarca delle differenze rispetto all’importanza attribuita alla fede religiosa, ritenuta in generale poco o per niente importante. Più si è giovani e più la fede religiosa è un valore poco importante. Tra i ragazzi nati nel 1993 il 20,5% ritiene la fede religiosa poco importante e il 18,4% per niente importante. Di contro, coloro che sono nati nel 1988 attribuiscono poca importanza alla fede religiosa nel 3,3% dei casi e nessuna importanza nel 4,9% dei casi. Tab. 4 - Importanza della fede religiosa. Distribuzione per anno di nascita. Valori percentuali (n=481). Poco importante Per niente importante 20,5 18,4 Poco importante Per niente importante 1993 Maschio 31,1 23,5 1992 21,2 20,4 Femmina 68,9 76,5 1991 20,5 26,2 Totale 100 100 1990 19,9 20,4 1989 14,6 9,7 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p< .01) Tab. 2 - Importanza dell’impegno. Distribuzione per genere. Valori percentuali (n=481). Poco importante Per niente importante Maschio 63,0 60,0 Femmina 37,0 40,0 Totale 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p< .05) Parte I Tab. 3 - Importanza dell’egoismo. Distribuzione per genere. Valori percentuali (n=481). 1988 3,3 4,9 Totale 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p< .05) I giovani che ritengono la tolleranza poco o per niente importante frequentano in misura maggiore gli istituti tecnici a parità di quelli iscritti alle altre scuole. Sono poco più di sei su dieci coloro che ritengono la tolleranza poco importante (65,2%) a fronte, ad esempio, di due ragazzi su dieci iscritti al liceo (25,0%) e sono sette su dieci i ragazzi che non la considerano per niente importante (73,7%) rispetto a due ragazzi su dieci che frequentano il liceo (21,1%). Tab. 5 - Importanza della tolleranza. Distribuzione per tipo di istituto scolastico. Valori percentuali (n=481). Poco importante Per niente importante Licei 25,0 21,1 Istituti tecnici 65,2 73,7 CFP 9,8 5,2 Totale 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p< .05) Accanto ai valori, i principi che guidano i comportamenti dei giovani sono ulteriori indicatori del loro atteggiamento verso il mondo circostante, mentre le qualità ricercate nelle persone sono le caratteristiche essenziali per costruire relazioni e gli aspetti che si desiderano anche per se stessi. La maggior parte dei soggetti concorda con l’affermazione tutto è permesso ma nel rispetto degli altri (il 43,3% è molto d’accordo e il 36,9% abbastanza d’accordo) e con il fatto di seguire la propria coscienza per operare scelte ed agire nella società. I ragazzi che si esprimono a favore di questa affermazione, sono per il 55,7% abbastanza d’accordo e per il 36,5% molto d’accordo. La necessità, prettamente giovanile, di sentirsi liberi e senza vincoli emerge chiaramente. Non solo, anche il bisogno di differenziazione e di costruire un’identità personale specifica traspare con riferimento ad una buona parte di giovani che all’affermazione è meglio pensare ed agire come gli altri si dichiarano per nulla d’accordo (64,4%) e poco d’accordo (28,1%). 19 Fig. 2 - I principi più importanti. Valori percentuali (n=481). 100 90 80 70 60 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità 50 Parte I 20 40 30 20 10 0 È giusto seguire Bisogna vivere la propria giorno dopo giorno senza particolari coscienza principi È meglio pensare e agire come gli altri Tutto è permesso ma nel rispetto degli altri È importante soprattutto il proprio interesse molto La migliore guida è la fede religiosa abbastanza poco per niente Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Le qualità che i giovani apprezzano maggiormente nelle persone a loro più vicine, amici, familiari, educatori, ecc, si situano, a parità di apprezzamento, tra due estremi: da una parte caratteristiche individuali che fanno emergere chiaramente la propria personalità, dall’altra qualità pro-sociali, ovvero la capacità di aiutare e sostenere gli altri così come quella di rispettarne idee e bisogni. Il 74,2% apprezza molto il fatto di essere sempre se stessi e il 54,9% la capacità di esprimere sempre le proprie idee. Similmente, il 70,5% apprezza molto la capacità di sapere ascoltare e il 65,7% la disponibilità ad aiutare gli altri in caso di bisogno. Dato questo in contrasto con il basso apprezzamento dell’impegno altrui nel volontariato. Se però si pensa al diverso coinvolgimento che richiede il tipo di aiuto (più estemporaneo il primo e più costante il secondo) la contraddizione si affievolisce e fa emergere una propensione maggiore ad impegnarsi in attività ludiche o sportive. Ancora, il rispetto da parte delle persone con le quali i giovani costruiscono e condividono relazioni è ritenuta una qualità molto importante quando affermano di apprezzare la capacità sia di rispettare le idee degli altri (60,1%) sia di rispettare le regole del vivere comune (45,1%). Meno apprezzati invece gli interessi culturali e/o politici degli altri, l’essere sempre informati è una caratteristica abbastanza rilevante (46,6%) mentre meno importante è l’impegno nella politica (36,8%). Fig. 3 - La qualità più importanti. Valori percentuali (n=481). 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 Capacità di Esprimere Rispetto ascoltare le proprie regole del vivere idee comune Essere sempre se stessi Essere Rispettare le Aiutare persone di idee altrui gli altri fede religiosa molto Essere Impegno nel Impegno sempre volontariato in politica informati abbastanza poco per niente Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Giovani che attribuiscono importanza diversa ai valori, alle qualità nelle persone e alle differenti affermazioni in merito allo stare ‘nel mondo’, che si differenziano rispetto ad alcune variabili significative ma che invece sono unanimi nel ritenere la fede religiosa di pochissima importanza, sia essa un valore, una guida, un aspetto che appartiene a chi si frequenta. Questo dato è forse quello che emerge con maggiore forza ed invita a riflettere su come probabilmente, più che il concetto di fede in sé così come i valori cristiani di rispetto e di tolleranza, sono alcuni precetti religiosi a risultare un po’ rigidi e non al passo con una società in continua trasformazione che interessa principalmente i giovani. Valori e principi si esprimono all’interno di una società attraverso regole e norme. La legalità non è altro che un concetto che ne esprime forza e pregnanza e che, se perseguita, garantisce la pacifica convivenza tra le persone. Quale cultura della legalità per i giovani cremonesi? 2 Tracciare confini e contenuti della legalità I valori costituiscono un primo pilastro, sono la guida con cui i giovani si muovono nel mondo, sono la base per scegliere quali comportamenti adottare perché ritenuti giusti e costruttivi. Ma oltre i valori personali, esiste una dimensione sociale, di convivenza con le persone, che presuppone l’accordo condiviso su principi e norme che ne sono l’espressione. Garantire una pacifica convivenza significa appunto garantire e costruire legalità. Oggi mentre negli ambienti più diversi si parla molto del bisogno di legalità, si assiste ad una popolazione giovanile relegata sullo sfondo di dibattiti che dialo- 21 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità gano senza il soggetto principale. E non si tratta di un ospite accessorio perchè il maggiore investimento in legalità e nella diffusione di una cultura della legalità andrebbe rivolto in primo luogo a loro in quanto veri protagonisti della società di domani. Questi i motivi principali per un’indagine ad hoc finalizzata a conoscere: - l’idea che i giovani hanno di legalità e il tipo di rapporto che hanno con la legge; - la percezione che hanno della legalità all’interno della società; - le opinioni sul ruolo svolto da coloro che dovrebbero garantire la legalità nella società (istituzioni, amministrazioni locali, organismi internazionali, Forze dell’ordine, ecc) così come il grado di fiducia riposto in queste figure. 2.1 Definizione di legalità: concetto statico o dinamico? Allo scopo di conoscere la definizione di legalità dal punto di vista dei giovani cremonesi, è stato chiesto di scegliere tra quattro concetti fondamentali che la rappresentano: democrazia, libertà, dialogo, diritti e doveri. Per la maggior parte dei ragazzi legalità significa diritti e doveri (72,8%). Democrazia e libertà sono invece scelte da una percentuale inferiore ma simile: rispettivamente 35,6% e 30,2%. La legalità intesa come dialogo, ovvero come qualcosa che può essere costruito e negoziato insieme agli altri, è la definizione che ottiene il minore consenso, solo un quinto del totale dei ragazzi (20,2%). All’interno del gruppo maggioritario che definisce la legalità come diritti e doveri, sono di più le ragazze ad esprimere questa opinione (il 59,9% contro il 40,1%) e gli studenti che frequentano gli istituti tecnici rispetto a quelli iscritti al liceo (il 50,0% contro il 42,9%). Fig. 4 - Significato di legalità. Valori percentuali (risposta multipla). Diritti e doveri 72,8 35,6 Democrazia 22 30,2 Libertà 20,2 Dialogo 0 10 20 Parte I Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona 30 40 50 60 70 80 Ma in concreto, nella vita di tutti i giorni e nel rapporto tra i giovani, la famiglia e la scuola, quale connotazione assume la legalità? Diventa un silenzioso e rassegnato rispetto delle norme e delle regole, oppure qualcosa che prende forma nello scambio di valori, principi ed opinioni che si ha con le altre persone? Prima di tutto comportarsi sinceramente. Quasi tre quinti dei ragazzi lo sostiene (59,3%), indicando come nei rapporti interpersonali sia ammesso sbagliare o trasgredire le regole ma assumendosi le proprie responsabilità e quindi, a fronte di un errore o di un comportamento non corretto, dirlo. Non esiste una modalità che sia in grado di mettere tutti d’accordo: il primo item che raccoglie, come si è visto, il maggior consenso lascia dietro di sé altri modi di intendere la legalità sul piano pratico che raccolgono quote di consenso piuttosto simili. Cinque ragazzi su dieci sostengono che legalità è definire le regole assieme a genitori ed insegnanti (51,1%) e, analogamente, cinque ragazzi su dieci affermano che legalità significa obbedire alle regole date da genitori ed insegnanti (50,1%). È chiaro come il modo di intendere la legalità cambi in base alle due dimensioni di riferimento evidenziate nelle domande, concettuale oppure effettiva (quotidianità esperita). Se nel primo caso sono pochi i soggetti che sostengono che essa sia dialogo, vedendo nella legalità una diretta emanazione di leggi decise a priori; nel secondo l’esperienza assume particolare centralità ed è in essa che si colloca una legalità decisa nell’interazione con gli altri, contrattata e rimodellata a partire dalle contingenze. Fig. 5 - Legalità a scuola e in famiglia. Valori percentuali (risposta multipla). Comportarsi in modo sincero 59,3 Definire le regole insieme 51,1 23 Obbedire alle regole 50,1 Nascondere i comportamenti negativi 9,1 Definire le regole da soli 2,1 0 10 20 30 40 50 60 70 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Ulteriore conferma dell’approccio giovanile secondo cui la legalità è un insieme di diritti e di doveri ‘dinamici’, che possono quindi essere oggetto di discussione e di revisione, è la scelta operata all’interno di alcune affermazioni in merito all’atteggiamento nei confronti della legge. Il 58,5% concorda con il fatto che la legge deve essere rispettata ma che sia possibile lavorare per cambiarla. Seguono invece, con percentuale decisamente inferiore, coloro che ritengono che la legge deve essere rispettata anche quando non la si considera giusta (26,3%). Pochi infine, coloro che sostengono un sostanziale rispetto della legge, ma anche la possibilità, a volte, di violarla (7,7%). Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità Tab. 6 - Rapporto con la legge. Valori percentuali (n=479). % La legge deve essere rispettata ma si può lavorare per cambiarla 58,5 La legge deve essere sempre rispettata anche quando non la si considera giusta 26,3 La legge deve essere rispettata, ma ogni tanto è possibile violarla 7,7 La legge deve essere rispettata solo quando la si considera giusta 7,5 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Emerge in modo piuttosto inequivocabile una popolazione di giovani divisa in due gruppi distinti. Da una parte quelli che hanno una visione della legalità come un insieme di diritti e di doveri e come l’espressione di leggi che devono essere rispettate indipendentemente dal loro contenuto. Questa impostazione rimanda ad una concezione ‘statica’ della legalità, qualcosa che esiste di per sé difficilmente modificabile, con la quale si entra in contatto presto e con la quale si devono fare, inevitabilmente, i conti. Dall’altra, un’idea più individuale e soggettiva della legalità e quindi più ‘dinamica’, dove le leggi esistono, devono essere rispettate ma possono essere oggetto di scambio, di discussione e di revisione. Infine, la legalità rappresenta la garanzia di una pacifica convivenza tra le persone. È stato chiesto quindi cosa sarebbe capace di garantirla, ovvero quali condizioni necessarie per il suo concretizzarsi e mantenersi nel tempo. Il rispetto delle leggi da parte dei cittadini (46,9%), l’ uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge (46,3%), le stesse possibilità per tutti i cittadini (43,6%) e il senso di responsabilità dei cittadini (41,8%) ottengono percentuali di accordo molto simili. Da una parte la legge deve essere rispettata ma deve essere anche una legge giusta. Dall’altra non basta la legge ma sono importanti altri fattori. Pari importanza assumono infatti sia la coscienza individuale che consente di sentirsi responsabili delle proprie azioni, sia la necessità di una giustizia sociale, ovvero l’assenza di disuguaglianze che possono essere alla base di comportamenti illeciti. Fig. 6 - Cosa rende pacifica la convivenza tra persone. Valori percentuali (risposta multipla). 24 Rispetto delle leggi da parte dei cittadini 46,9 Uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge 46,3 Stesse possibilità per tutti i cittadini 43,6 Senso di responsabilità dei cittadini 41,8 Parte I Partecipazione politica e sociale 4,9 0 10 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona 20 30 40 50 Legalità significa quindi rispetto delle leggi. Ma all’interno di questa visione più ‘conforme’, emerge chiaramente come per una buona parte di giovani la legalità non sia un concetto dato per scontato. Al contrario, alcune condizioni necessarie sono alla base sia della sua concreta attuazione (la responsabilità individuale, una legge giusta e pari opportunità per i cittadini), sia della sua evoluzione e conservazione (negoziazione e mediazione attorno ad aspetti chiave della convivenza con gli altri). Ma quando la legalità viene calata nella dimensione sociale, negli ambienti con cui i giovani entrano in contatto e viene messa a confronto con le figure che la rappresentano, le percezioni e le opinioni dei ragazzi e delle ragazze cremonesi cambiano decisamente. 2.2 Legalità e società Il termine società può assumere connotazioni molto diverse a partire dalla opinioni soggettive di ogni individuo. C’è chi la considera semplicemente un insieme di persone, chi invece un vincolo o una restrizione, chi un modo per vivere insieme agli altri. Queste convinzioni si situano lungo un continuum che va da una connotazione più legata alle istituzioni (come insieme di istituzioni e di leggi e quindi come obbligo) ad una più di ‘popolo’ (un insieme di persone che si aiutano reciprocamente, un luogo dove potersi affermare, ecc). I giovani condividono maggiormente l’idea che la società sia un insieme di istituzioni e di leggi che regolano la vita delle persone vedendo in essa l’aspetto prettamente normativo e di regolazione della vita sociale (48,0%). Se però si tiene in considerazione anche la parte di coloro che hanno una visione di società o simile alla precedente o più neutrale (non connotata dall’aspetto istituzionale/legale), la definizione complessiva si sposta all’interno del continuum a favore di una concezione più legata all’esistenza di un popolo con una cultura condivisa (usi, costumi ed abitudini) e capace di aiutarsi in caso di bisogno. Il 34,9% infatti sostiene che la società è un modo per convivere con gli altri ed aiutarsi reciprocamente e, con percentuale simile, un insieme di persone (31,6%) o che essa rappresenti l’espressione della vita sociale di un popolo (29,5%). Fig. 7 - Definizione di società. Valori percentuali (risposta multipla). Un insieme di istituzioni e di leggi Un modo per convivere con gli altri 48,0 34,9 Un insieme di persone 31,6 L’espressione della vita sociale di un popolo Un luogo dove le persone possono affermarsi Una condizione necessaria 29,5 8,5 6,7 6,0 Un obbligo 0 10 20 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona 30 40 50 60 25 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità Fig. 8 - Prevalenza di una cultura dell’illegalità. Distribuzione per tipo di istituto scolastico. Valori percentuali (n=481). 60 55,2 50 40 39,3 30 20 10 5,5 0 Liceo Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Parte I 26 dell’illegalità? i giovani non hanno dubbi e in netta maggioranza ritengono che prevalga una cultura dell’illegalità: il 76,1% a fronte del 23,9% che ritiene prevalga una cultura della legalità. Sono soprattutto i ragazzi che frequentano gli istituti tecnici ad affermare la prevalenza di una cultura dell’illegalità, anche se la differenza percentuale con coloro che sono iscritti al liceo non è particolarmente elevata, rispettivamente più di cinque ragazzi su dieci nel primo caso (55,2%) e quasi quattro ragazzi su dieci nel secondo (39,3%). All’interno della società definita principalmente come insieme di persone che condivide valori culturali e sociali, che posto ha la cultura della legalità? Secondo i giovani esiste, perché toccata con mano nella propria quotidianità? o è un semplice miraggio in quanto prevale una cultura dell’illegalità orientata al perseguimento dell’interesse personale? Se rispetto ad altre domande, le differenze percentuali relative alle opzioni di risposta non sono mai state di elevata entità, rispetto alla domanda nella nostra società prevale una cultura della legalità o Istituto Tecnico CFP Ai ragazzi è stato quindi chiesto di indicare quali i motivi del prevalere di una cultura dell’illegalità. In primo luogo la corruzione politica dei partiti e la debolezza dello Stato (rispettivamente 47,5% e 46,7%) a cui si collega la possibilità di aggirare la legge, opzione scelta infatti da due quinti dei ragazzi interpellati (41,8%). Infine, anche la poca forza dei valori morali e sociali sembra essere un altrettanto valido motivo per la presenza di una cultura dell’illegalità (41,8%). Non è ritenuta importante invece la perdita del senso di altruismo (7,7%) ad indicare ulteriormente come la responsabilità sia situata a livello istituzionale e/o politico. Fig. 9 - Cause del prevalere di una cultura dell’illegalità. Valori percentuali (risposta multipla). Corruzione partiti politici 47,5 Debolezza Stato 46,7 Poca forza valori morali e sociali 41,8 Possibilità di aggirare la legge 41,8 Perdita senso di altruismo 7,7 0 10 20 30 40 50 60 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Alcuni commenti degli studenti che sono stati aggiunti a margine delle domande del questionario, illustrano lo spirito realistico e forse rassegnato con cui i ragazzi tratteggiano la realtà circostante. Qualcuno afferma infatti “la corruzione politica dei partiti e di tutte le Forze dell’ordine”, qualcun altro invece “i valori non esistono più nella nostra società”. Ad un’analisi più approfondita, si riconferma il quadro delineato precedentemente. Il focus specifico sugli ambiti in cui secondo i soggetti la legalità è maggiormente in crisi ribadisce i partiti politici e lo Stato. Per quasi cinque ragazzi su dieci infatti la legalità è molto in crisi all’interno delle rappresentanze politiche (49,9%) e delle istituzioni statali (47,0%). Seguono il sistema di giustizia, per il 36,6% la legalità in questo ambito è molto in crisi e il sistema economico, dove il 32,2% afferma la medesima opinione. All’opposto le percentuali di coloro che sostengono, per ciascun ambito, che la legalità sia poco o per niente in crisi è alquanto bassa, indicando come la crisi sia piuttosto generalizzata e trasversale. 27 Fig. 10 - Ambiti in cui la legalità è in crisi. Valori percentuali (n=481). 100 90 80 70 60 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità 50 Parte I 28 40 30 20 10 0 Società civile Stato Comuni Forze Sistema Sistema Sistema dell’ordine politico economico di giustizia molto abbastanza poco per niente Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Ad ogni modo, i politici quali rappresentanti delle istituzioni sono considerati incapaci di garantire la legalità. I primi sono stati oggetto negli ultimi mesi di pesanti critiche e di spazi mediatici che non hanno certo contribuito ad elevarne l’immagine. In questo senso, le opinioni dei ragazzi potrebbero riflettere anche i toni di una campagna mediatica esasperata. Non si può però sottovalutare che, al di là di contingenze specifiche, una serie di episodi avvenuti con ciclicità soprattutto a partire da Tangentopoli e che hanno coinvolto politici di diversa appartenenza, hanno contribuito a creare un’idea diffusa di illegalità ‘delle alte sfere’ che si riflette in una percezione simile a livello di amministrazione locale: il 42,2% infatti afferma che la legalità è abbastanza in crisi anche nei comuni. Il panorama non è certo confortante ma sicuramente si può lavorare per riaffermare principi e valori la cui assenza oggi sembra toccare tutti i livelli della società. E proprio perché la centralità in questo processo è assunta dai giovani così come da coloro che gli sono più prossimi, sapere cosa si può fare dal loro punto di vista può gettare luce su alcune vie percorribili. Cosa serve per garantire la legalità nella società e chi dovrebbe garantirla? In primo luogo dare punizioni più severe a chi trasgredisce le regole. Quasi cinque ragazzi su dieci lo afferma (47,6%). La sensazione di illegalità diffusa si traduce anche nella convinzione di debolezza della legge, di punizioni insufficienti e di pene spesso non comminate o non scontate nella loro interezza. Sulla stessa scia, il 17,7% di coloro che sostengono che sia necessario fare leggi più severe anche se in percentuale decisamente inferiore dal momento che, come si è visto, non è ritenuto lo strumento più efficace. Riconoscere l’importanza e il valore della legge riscuote un 29,5% di consenso, ad indicare che le leggi possono esistere ma non servono a niente se non sono considerate importanti e quindi rispettate così come se permangono differenze sociali che possono essere alla base di violazioni dettate dalla sopravvivenza più che da uno stile di vita deviante (28,5%). Infine, anche un maggiore controllo da parte delle Forze dell’ordine è auspicabile: un quinto dei ragazzi lo afferma. Mentre un timido consenso lo ottengono le modalità più sociali ed educative: sensi- bilizzare ai valori della pace e della tolleranza è indicato dall’8,9% ed inserire programmi di educazione alla legalità nelle scuole dal 12,3%. Fig. 11 - Cosa garantirebbe la legalità nella società. Valori percentuali (risposta multipla). Dare punizioni più severe 47,6 Riconoscere valore e importanza legge 29,5 Eliminare le differenze 28,5 Più controllo da parte delle Forze dell’ordine 24,3 Fare leggi più severe 17,7 Più controllo da parte degli adulti 12,9 Programmi di educazione alla legalità Sensibilizzare alla pace/tolleranza 12,3 8,9 0 10 20 30 40 50 60 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Anche qui è interessante accennare ai commenti degli studenti. Uno di questi è particolarmente significativo perché comunica più che la crisi della legalità, una dimensione di ‘malessere’ diffuso: “si potrebbero fare tutte queste cose, ma i reati sono il simbolo di una società malcontenta dei propri politici e della propria situazione”. Le risposte date dai ragazzi fanno emergere una sostanziale ambivalenza, che in parte è espressione della tipicità della cultura italiana dove se da una parte si delega la tutela della legalità a figure altre, dall’altra si sente il peso della propria responsabilità personale per il suo mantenimento e funzionamento. E forse proprio nella spaccatura di queste due metà si apre lo spazio per poter lavorare con i giovani nella direzione di una maggiore consapevolezza dell’importanza del loro ruolo attivo nel generare processi virtuosi capaci di invertire la rotta. Legalità significa appunto dare il proprio contributo, a partire dalle piccole scelte quotidiane e, per quanto legittimo l’intervento e il ruolo di soggetti diversi, iniziando a non delegare ad altri la costruzione di una società rispettosa e pacifica. Il terreno è fertile, se si pensa che a livello individuale i valori e i principi giovanili sono orientati in questo senso. In ultimo, chi dovrebbe garantire la legalità all’interno della società. Ancora sono chiamati in causa le figure e gli ambiti in cui la legalità sembra essere, nell’opinione dei ragazzi, maggiormente in crisi. Il paradosso è più apparente che reale, dal momento che questi soggetti e segmenti della società sono quelli che comunque hanno determinati ruoli e funzioni tra cui garantire e promuovere la legalità. E proprio in un’ottica in cui ognuno deve fare la sua parte 29 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità si ritiene importante il ruolo dello Stato, del sistema di giustizia, delle Forze dell’ordine e del sistema politico anche se in misura minore rispetto agli altri. Il ragionamento è plausibile ed è altrettanto legittimo che un ragazzo possa pensare “ma se loro si comportano in modo illegale perché io devo scegliere la legalità?”. Si pretende che siano loro i primi a dare l’esempio. E in questo senso, è comprensibile la difficoltà di educare alla legalità quando, per usare una metafora, è difficile che una casa resti in piedi se costruita su una palude. Primeggiano quindi lo Stato e il sistema di giustizia come principali garanti della legalità: sette ragazzi su dieci li ritiene figure ed ambiti molto adeguati (rispettivamente 71,9% e 71,7%). Seguono le Forze dell’ordine (63,6%) e il sistema politico (40,5%). Abbastanza importante invece il contributo delle amministrazioni locali (54,7%) e del sistema economico (38,9%). Infine, si riconferma in parte l’atteggiamento di delega a fronte di tre ragazzi su dieci che sostengono che sia soprattutto un dovere della società civile (32,4%). Emerge quindi una gerarchia dove il posto del trono resta in mano alla Stato. Fig. 12 - I responsabili della legalità nella società. Valori percentuali (n=481). 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 Società civile Stato Comuni Sistema di giustizia Forze dell’ordine Sistema politico molto Parte I 30 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Sistema economico abbastanza poco per niente Stato, sistema politico, Forze dell’ordine garanti della legalità, ma nell’opinione degli studenti in che modo? Quale secondo loro, il ruolo specifico che dovrebbe essere esercitato da questi soggetti all’interno della società, e non solo, data la funzione principale delle Forze dell’ordine di tutori della legalità, quali i compiti che dovrebbero essere svolti sul territorio e quale invece il livello di fiducia riposto in esse ma anche nelle altre figure istituzionali e non (amici, genitori ed insegnanti). 2.3 Istituzioni e Forze dell’ordine: ruolo, compiti e fiducia Lo Stato come garante del rispetto delle leggi ma anche come soggetto generatore di equità sociale. Per i giovani lo Stato, attraverso i suoi apparati, deve fare rispettare la legge per garantire la pacifica convivenza tra le persone. Il 52,6% ritiene che questo sia il suo ruolo principale. Tab. 7 - Ruolo dello Stato nella vita pubblica. Valori percentuali (n=474). % Fare rispettare le leggi per garantire la pacifica convivenza tra cittadini 52,6 Garantire servizi ai cittadini (sanità, trasporti, istruzione, ecc) 34,3 Tutelare i più deboli 8,5 Garantire l’integrazione della popolazione immigrata 3,1 Non risponde 1,5 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Allo stesso tempo, una percentuale abbastanza significativa ritiene che lo Stato sia il principale erogatore di servizi fondamentali per la crescita e lo sviluppo della società e per garantire il benessere dei cittadini: trasporti, sanità, istruzione, ecc (34,3%). Meno importante invece il ruolo dello Stato sia nel tutelare i più deboli, sia nell’integrare le persone immigrate (rispettivamente 8,5% e 3,1%). Sempre con riferimento ai commenti degli studenti, l’opinione sul ruolo che dovrebbe essere esercitato dallo Stato fa emergere due atteggiamenti contrapposti: da una parte lo Stato come erogatore e garante di equità sociale, dall’altro lo Stato come erogatore di ingiustizie sociali: “tutelare i più deboli: soprattutto per fare vivere tutti in modo più dignitoso”, oppure “garantire a tutti i cittadini gli stessi diritti e doveri trattando tutto il popolo sullo stesso piano di importanza” e all’opposto “creare leggi più appropriate perché non si può andare avanti in questo modo”, ancora “rubare i soldi agli operai e arricchirsi alle loro spalle”. Una differenza nell’appartenenza di genere si rileva soprattutto tra coloro che ritengono che lo Stato debba fare rispettare le leggi per assicurare la pacifica convivenza tra le persone: sono decisamente più ragazze ad affermarlo (il 63,6% contro il 36,4% dei ragazzi). Tutelare i più deboli invece, anche se scelto da una minoranza di soggetti, sembra anche in questo caso un’opinione espressa più 31 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità dalle ragazze (56,1% contro il 43,9% dei ragazzi) evidenziando una concezione di fondo del ruolo dello Stato più orientato alla collettività se paragonato a quello dei ragazzi (il dato emerge anche se si guarda alle differenze percentuali nella preferenza espressa per le altre modalità). Tab. 8 - Ruolo dello Stato nella vita pubblica. Distribuzione per genere. Valori percentuali (n=474). Fare rispettare le leggi Tutelare i più deboli Garantire Garantire servizi l’integrazione Maschio 36,4 43,9 50,9 46,7 Femmina 63,6 56,1 49,1 53,3 Totale 100 100 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p. < .01) Fig. 13 - Compiti principali delle Forze dell’ordine. Valori percentuali (risposta multipla). Garantire la quiete pubblica 55,9 Proteggere le persone in difficoltà 28,1 Controllare le persone sospette 27,9 Aiutare le vittime di reato 22,7 Vigilare regolarità commercio 19,8 Controllare scuole/parchi 32 7,5 Prevenire sporcizia e degrado 6,7 Intervenire nelle dispute 4,6 Altro 7,1 Non so 3,7 0 10 20 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Parte I Quale invece il contributo che, secondo i giovani, le Forze dell’ordine sono chiamate a dare in termini di compiti ed attività da svolgere per tutelare la legalità all’interno della società. Soprattutto garantire la quiete pubblica (55,9%); secondariamente e, in percentuale simile: proteggere le persone in difficoltà (28,1%), controllare le persone sospette (27,9%), aiutare le vittime di reato (22,7%) e vigilare sulla regolarità delle operazioni commerciali (19,8%). 30 40 50 60 Le percentuali più alte dei ragazzi che attribuiscono, scegliendo tra opzioni differenti, determinati compiti alle Forze dell’ordine, evidenziano come l’attività debba essere, nella loro opinione, orientata soprattutto al controllo del territorio, ovvero alla prevenzione e repressione di fenomeni di illegalità e di criminalità, come emerge chiaramente da questi commenti: “devono fare tutto ciò che permetta la legalità” oppure “controllare molto di più gli stranieri che sono molto spesso causa di incidenti e di violenze”. Allo stesso tempo, l’azione degli agenti deve essere in grado di proteggere le persone che, per motivi diversi, si trovano in difficoltà o rappresentano l’anello debole della società. Si potrebbe dire in un’unica parola, delle figure capaci di reprimere e contemporaneamente rassicurare, un mix tra controllori e ‘assistenti sociali’. A seguito dei numerosi commenti annotati in parte a questa domanda del questionario sul ruolo delle Forze dell’ordine nella gestione del fenomeno dell’immigrazione nel nostro paese, è particolarmente interessante delineare il pensiero dei giovani. Per una buona parte, le affermazioni si dispiegano all’interno di un atteggiamento prevalente colorato di intolleranza: “fare andare via tutti e dico tutti i non italiani”, oppure “mettere in galera i clandestini”, ancora “mandare a casa tutti i rumeni”, ecc. E infatti, per il 69,8% l’immigrazione clandestina è un reato e quindi andrebbe perseguito e punito. Un quinto dei ragazzi invece pensa che l’immigrazione clandestina possa creare preoccupazione ma non è un reato (20,3%) e il 6,3% ritiene che non sia reato perché lasciare il proprio paese è un diritto. Infine, solo poco più di un ragazzo su dieci ritiene che queste persone, anche se entrate illegalmente in Italia, possano comunque costituire una risorsa (3,6%). Tab. 9 - L’immigrazione clandestina. Valori percentuali (n=474). % È un reato e quindi andrebbe punito 69,8 Può creare preoccupazione ma non è un reato 20,3 Non è un reato perché lasciare il proprio paese è un diritto 6,3 È comunque una risorsa per il nostro paese 3,6 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Come si vede, le risposte che si collocano all’interno di una visione di integrazione e di tolleranza sono quelle che ottengono il minore consenso. Posto che l’immigrazione clandestina è un reato ma che spesso è l’unica via che molte persone hanno per lasciare situazioni di disagio e di povertà, il messaggio che i giovani lanciano attraverso questo atteggiamento è forse più quello di intolleranza dovuta ad esasperazione. Esasperazione trasmessa dagli episodi di cronaca, dalle persone più adulte che forse la condividono con loro, così come dall’incapacità effettiva delle istituzioni di farsi carico in modo efficace ed efficiente della gestione del fenomeno alle quali infatti è rivolta la richiesta maggiore. 33 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità Sicuramente, la diversità può essere destabilizzante e in quanto portatrice di valori culturali e sociali differenti può mettere in discussione modelli e riferimenti che, senza questo contatto, resterebbero più stabili e invariati. Ma l’investimento in tolleranza sulle nuove generazioni darebbe più frutti se partisse dall’affermazione di ciò che è giusto e sbagliato indipendentemente dall’appartenenza etnica. Se appunto, come indicato da molti studenti, ci fosse più garanzia dei diritti, più tutela dalle situazioni di disagio e più certezza della pena quando necessaria. Molte ricerche hanno dimostrato che la criminalità non è diventata esclusivo appannaggio delle persone immigrate, sicuramente più vulnerabili ma certo non più delinquenti di altre. L’integrazione quindi nasce in primo luogo dagli atteggiamenti, dal valorizzare le diversità, dal riuscire a trasformare ciò che apparentemente sembra un problema in risorsa. E forse tutti questi messaggi sarebbero un buon punto di partenza per incrementare la legalità. Le Forze dell’ordine sono la parte più visibile delle istituzioni sul territorio incarnando la funzione normativa dello Stato. Proprio per la loro posizione di contatto con la cittadinanza, il loro atteggiamento sta alla base dell’opinione che i cittadini hanno rispetto al loro modo di agire e di gestire differenti situazioni allo scopo di ripristinare ed assicurare la legalità. Si è quindi voluto capire quale sia la percezione dei giovani rispetto all’atteggiamento delle Forze dell’ordine. L’atteggiamento degli agenti di polizia è stato suddiviso in due categorie principali: una contenente comportamenti ed azioni in ‘positivo’ (rispettosi dei diritti dei cittadini, gentili e ragionevoli, efficienti e sempre pronti ad intervenire), l’altra contenente comportamenti ed atteggiamenti in ‘negativo’ (troppo repressivi, arroganti e a volte violenti, troppo rigidi e severi). In generale, l’opinione espressa dai ragazzi condivide abbastanza sia gli aspetti negativi, sia quelli positivi con alcune eccezioni. Nello specifico, la scelta ‘abbastanza’ ricade in percentuale maggiore soprattutto su tre tipologie di atteggiamento: l’essere troppo permissivi (36,6%), l’essere rispettosi dei diritti dei cittadini (44,5%) e l’essere arroganti e a volte violenti (34,7%). Mentre per quasi tutte le altre tipologie di atteggiamento la scelta si attesta su ‘poco’: poco gentili e ragionevoli per quattro ragazzi su dieci (40,7%), poco efficienti e sempre pronti ad intervenire per più di tre ragazzi su dieci (34,9%) e all’opposto poco ‘troppo repressivi’ per quasi quattro ragazzi su dieci (39,3%) e poco ‘troppo rigidi e severi’ per più di tre ragazzi su dieci (35,8%). Fig. 14 - Atteggiamento delle Forze dell’ordine. Valori percentuali (n=481). 34 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 Parte I 0 Troppo Rispettosi Gentili e Efficienti e Troppo permissivi dei diritti ragionevoli sempre repressivi dei cittadini pronti a intervenire Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Arroganti e a volte violenti molto Troppo rigidi e severi abbastanza poco per niente Indipendentemente da un atteggiamento delle Forze dell’ordine più accondiscendente o più repressivo, il giudizio sul modo di operare si attesta comunque su livelli bassi, quasi a segnalare una diffusa forma di disinteresse o di distacco. L’unico dato che può fornire qualche indicazione rispetto alle modalità auspicabili di comportamento da parte degli agenti di polizia sono le opzioni di risposta ‘troppo repressivi’ e ‘troppo rigidi e severi’ dove la prevalenza di coloro che ritengono che le Forze dell’ordine lo siano poco, lascia intendere come l’opinione dei ragazzi sia orientata alla necessità di un comportamento più intransigente e repressivo. Non solo, se si prendono in considerazione le variabili genere e tipo di istituto scolastico emerge un dato che contraddice il senso comune secondo cui le ragazze sarebbero più accomodanti e ‘morbide’ rispetto ai ragazzi. Tra coloro che rispondono che le Forze dell’ordine sono poco ‘troppo repressive’ spiccano le ragazze (il 60,3% contro il 39,7% dei ragazzi) così come tra coloro che sostengono che gli agenti di polizia siano poco ‘troppo rigidi e severi’ (il 62,8% contro il 37,2% dei ragazzi). Tab. 10 - Opinione rispetto a due tipologie di atteggiamento delle Forze dell’ordine verso i cittadini. Distribuzione per genere. Valori percentuali (n=481). Poco ‘troppo repressive’ Poco ‘troppo rigide e severe’ Maschi 39,7 37,2 Femmine 60,3 62,8 Totale 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p. < .01) La variabile scuola frequentata invece è discriminante rispetto ad altre opzioni di risposta: tra gli studenti che affermano che gli agenti di polizia siano poco ‘gentili e ragionevoli’, si evidenzia la prevalenza di coloro che sono iscritti agli istituti tecnici così come tra coloro che sostengono che le Forze dell’ordine siano poco ‘efficienti e sempre pronte ad intervenire’. Tab. 11 - Opinione rispetto a due tipologie di atteggiamento delle Forze dell’ordine verso i cittadini. Distribuzione per tipo di istituto scolastico. Valori percentuali (n=478). Poco ‘gentili e ragionevoli’ Poco ‘efficienti e sempre pronte ad intervenire’ Licei 42,3 41,7 Istituti tecnici 54,1 53,0 CFP 3,6 5,3 Totale 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p. < .01 e p< .05) 35 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità Ma quale è il livello di fiducia che i giovani ripongono sia nelle figure istituzionali, sia nelle persone a loro più prossime? Si è visto come essi abbiano una visione piuttosto chiara del ruolo e dei compiti delle differenti rappresentanze istituzionali, così come una visione altrettanto chiara e consapevole del mondo che li circonda. Chiedendo loro dove la legalità è in crisi le risposte hanno evidenziato ambiti specifici in cui la forza e la legittimità delle norme e delle regole sembra oggi decisamente compromessa. La fiducia rappresenta il terreno indispensabile per trasmettere norme e regole ed è quindi uno degli indicatori più impor- tanti di quanto e dove sia effettivamente possibile educare alla legalità. Più le diverse figure con cui si entra in relazione in modo diretto o indiretto sono caricate di significati positivi e quindi di fiducia, più è probabile che i valori e le norme che essi esprimono siano vissuti come la garanzia della propria ed altrui libertà, della possibilità di vivere democraticamente nel rispetto reciproco. Non sorprende che la fiducia riposta in partiti politici, sindacati, magistratura, istituzioni statali e religiose sia scarsa se non addirittura nulla; mentre quella riposta in amici, genitori e insegnanti sia elevata o abbastanza elevata. Fig. 15 - Fiducia nelle istituzioni, negli organismi internazionali, nelle istituzioni religiose, nei mass media e negli amici, genitori ed insegnanti. Valori percentuali (risposta multipla). 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 36 Partiti Sind Magistr. Stato F.O. UE ONU Altri Chiesa Mass Amici Genitori Insegnanti Media molto Parte I Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona abbastanza poco per niente Rispetto all’ambito istituzionale fa eccezione il discreto livello di fiducia riposto nelle Forze dell’ordine (quasi quattro ragazzi su dieci sostiene di avere abbastanza fiducia, anche se coloro che sostengono di nutrirne poca sono comunque tre ragazzi su dieci) e il grado di fiducia riposto nelle istituzioni internazionali e negli organismi internazionali. Questi ultimi, forse perché percepiti più lontani e meno influenti nella vita di tutti i giorni, sono quelli che ottengono il livello di fiducia più alto tra tutti gli apparati istituzionali: abbastanza fiducia nell’Unione Europea da parte del 44,5% e abbastanza fiducia negli organismi internazionali per il 38,9%. Può sorprendere ma allo stesso tempo confortare, il dato secondo cui la fiducia risposta nei mass media sia poca per il 36,6% e discreta per una percentuale inferiore di giovani (32,6%) ad indicare un atteggiamento critico piuttosto che passivo nella fruizione di questi mezzi. I genitori e gli amici sono in testa ottenendo il maggiore livello di fiducia in assoluto (rispettivamente 71,7% e 60,3%). Da una parte una fiducia di tipo incondizionato, quale caratteristica del rapporto genitori e figli, dall’altra un tipo di fiducia più selettiva, perché riposta in altri ragazzi e ragazze con i quali si entra in relazione per scelta. Gli insegnanti invece riscuotono un grado di fiducia abbastanza elevato (49,7% per coloro che indicano abbastanza e 26,2% per coloro che indicano molta) evidenziando come il rapporto con queste figure sia per i ragazzi più conflittuale e connotato dal confronto con un’autorità, a volte, meno transigente di quella genitoriale. Differenze di genere emergono rispetto al grado di fiducia riposta nei confronti dei soggetti istituzionali indicando un livello di fiducia decisamente più basso soprattutto da parte delle ragazze. Analoga distribuzione si ottiene guardando all’alto grado di fiducia riposta nelle figure amicali, parentali ed educative. Anche qui sono in percentuale maggiore le ragazze. Tab. 12 - ‘Poca’ fiducia riposta nelle istituzioni nazionali. Distribuzione per genere. Valori percentuali (n=481). Partiti politici Sindacati Magistratura Stato Forze Istituzioni dell’ordine religiose Maschi 39,7 37,2 40,6 40,7 38,8 38,5 Femmine 60,3 62,8 59,4 59,3 61,2 61,5 Totale 100 100 100 100 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p. < .01; p< .05) Tab. 13 - ‘Molta’ fiducia riposta in genitori, amici e insegnanti. Distribuzione per genere. Valori percentuali (n=481). Genitori Amici Insegnanti Maschi 39,4 36,9 39,7 Femmine 60,6 63,1 60,3 Totale 100 100 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona *Differenze statisticamente significative (p. < .01; p< .05) 37 Capitolo I · Giovani, legalità e quotidianità Parte I 38 Sembra quindi che le ragazze siano più schierate verso gli estremi della ‘poca’ fiducia o della ‘molta’ fiducia. Mentre i ragazzi, seguendo un trend simile, sembrano comunque più moderati nel loro modo di riporre la fiducia sia nelle istituzioni che nelle persone a loro più prossime. Dai risultati finora esposti, si può dedurre che i valori della legalità e della giustizia siano piuttosto sviluppati tra i giovani cremonesi. Emerge chiaramente il riconoscimento di valori pro-sociali così come dell’importanza della legge come regolatore della vita sociale ma anche come mezzo per garantire legalità e quindi la pacifica convivenza tra persone. Allo stesso tempo emerge con molta forza l’opinione secondo cui nella società prevale una cultura dell’illegalità e, anche se con percentuali differenti, soprattutto in quegli ambiti che dovrebbero per primi rappresentarla e garantirla (Stato, sistema politico, sistema di giustizia, Forze dell’ordine, ecc). Il rischio che, con il passare del tempo l’idealismo lasci spazio ad atteggiamenti più disillusi e disinteressati soprattutto se la legalità non paga, è comun- que alto. E di questo rischio è inevitabilmente il mondo degli adulti a doversene assumere la responsabilità perché esempio per le generazioni più giovani. Lo scarto tra norme e comportamenti, estremamente diffuso all’interno della nostra società, favorisce un atteggiamento ’soggettivo’ o ‘interpretativo’ delle regole e delle norme che, come si è visto, caratterizza la maggior parte dei giovani cremonesi. Questa tendenza, se sommata a quella di ribellione, tipica dell’età adolescenziale, può rappresentare un fattore di vulnerabilità e quindi di maggiore probabilità di comportamenti trasgressivi e/o devianti. Se però genitori ed insegnanti così come gli amici, sono le figure in cui è riposto un elevato livello di fiducia che è la base per la trasmissione dei valori e delle norme che li esprimono, una considerazione appare logica: investire nello sviluppo della legalità in questi ambiti attraverso un approccio integrato che vede protagonisti scuola, famiglia e giovani è l’unica via percorribile per ottenere risultati il cui bilancio costi e benefici sia a favore dei primi. 39 Parte I Capitolo II Conformità o trasgressione: opinioni e comportamenti a confronto 40 La legalità quale concetto che esprime l’esistenza e la pregnanza di norme condivise, rappresenta il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, tracciando una linea di demarcazione tra i comportamenti conformi e quelli trasgressivi o devianti, che ‘deviano’ appunto dalle norme prescritte siano esse norme d’uso, norme morali o giuridiche. Nelle scienze sociali, sono state avanzate, differenti definizioni e spiegazioni di devianza. Ad esempio, alcuni studiosi la definiscono come “ogni comportamento considerato inaccettabile dalla maggioranza della gente e che provoca una risposta collettiva di carattere negativo”, altri invece come “un atto, una credenza o un tratto che viola le norme convenzionali della società e che determina una reazione negativa da parte della maggioranza delle persone”6. La devianza è quindi qualcosa che nega un valore, una violazione delle norme sociali, un comportamento che si pone in contrasto con un’aspettativa. Posto che i valori sono il fine ultimo dell’azione e le norme le modalità con cui raggiungerli, la legalità in quanto insieme di regole e norme diventa il mezzo di controllo sociale. Ma perché la legalità riesca ad esercitare questo ruolo è necessario un processo di socializzazione attraverso cui la cultura di una data società venga acquisita ed interiorizzata. Dove si collocano i giovani all’interno di questo processo? Probabilmente in nessuna tappa precisa perché sono ancora in una fase di evoluzione e di transizione, alla ricerca di capire ciò che è giusto o sbagliato e forse, a volte, con un’esigenza impellente di trasgredire per semplice piacere o divertimento, ma anche per comunicare qualcosa. La legalità come valore positivo deve essere in primo luogo una forma di reciprocità che si genera e si rafforza o viceversa si indebolisce attraverso le esperienze di regolazione dei rapporti interpersonali e di ruolo. L’approccio funzionalista al termine ‘deviante’ presuppone l’esistenza di una strada conforme da intraprendere: la devianza può quindi “diventare un’azione collettiva inserita all’interno di un sistema sociale alla quale prendono parte più soggetti, l’attore che sperimenta il comportamento e il contesto sociale/relazionale all’interno del quale il comportamento viene agito”. Ancora, la devianza può rappresentare una modalità comunicativa che nasce dall’interazione tra “azione/messaggio del soggetto e azione/messaggio del controllo sociale: da qui la prevalenza delle caratteristiche espressive rispetto alle caratteristiche strumentali della devianza e anche di quella giovanile”7. Infine, la devianza può essere l’espressione di una subcultura con valori e regole propri in contrasto con quelli dominanti. Riprendendo la teoria elaborata da Merton8, alcuni studiosi hanno distinto tra trasgressori e devianti sub-culturali, dove i primi riconoscono la legittimità delle norme che trasgrediscono per ottenere beni materiali (‘delinquenti comuni’) mentre i secondi mettono apertamente in discussione la legittimità delle norme che violano in quanto si riferiscono ad un sistema di valori alternativo a quello prevalente all’interno della società, creando una cultura differente e subalterna9. La devianza giovanile rientra, per la maggior parte in questa seconda categoria. La cultura dei giovani infatti, si fonda su un insieme di valori, stili di vita, abitudini e caratteristiche proprie spesso in contrasto con quelli dominanti. Tratti che sono trasversali, non hanno appartenenza di classe e il più delle volte non sono frutto di disagio sociale ed individuale. La possibilità delle condotte devianti si colloca in ambienti diversificati e tradizionalmente non a rischio. Per questo motivo diventa importante capire l’atteggiamento dei giovani rispetto alla trasgressione e alle condotte che violano le norme, così come la valenza e il significato dei comportamenti trasgressivi. 1 Devianza ‘pensata’ Spesso i valori morali e i principi non sono predittivi dei comportamenti. Tra il dover fare e l’azione interviene un insieme di variabili che possono determinare comportamenti in contrasto con quanto si afferma. Di fronte a comportamenti non conformi alla legge, l’individuo riconoscendone comunque l’importanza, mette in atto una serie di tecniche di neutralizzazione, così definite da Matza10, che non sono altro che modi per giustificare la propria condotta e dislocare la responsabilità su altri soggetti11. Alcune domande del questionario indagano quanto queste strategie sono messe in atto dai giovani cremonesi. Quando si commette un atto illegale, su chi dovrebbe ricadere la responsabilità e chi deve rispondere dei danni causati? L’opinione dei ragazzi è divisa quasi a metà, in percentuale abbastanza simile si afferma che la responsabilità è della persona che ha commesso il fatto (48,0%) e della famiglia, insegnanti, educatori e della società (46,7%). La maggiore propensione ad attribuire la colpa e la responsabilità ad altri soggetti e alla società nel suo insieme evidenzia sia la convinzione del ruolo educativo della società e della famiglia e, secondariamente di educatori ed insegnanti; sia il principio secondo cui debbano essere gli adulti a doversi assumere la responsabilità dei comportamenti dei giovani. Inoltre, rispetto a questa opinione non emergono differenze significative tra ragazzi e ragazze. Tab. 1 - I responsabili dell’atto illegale. Valori percentuali (n=481). % Della persona che ha commesso il fatto 48,0 Della famiglia 32,0 Della società 13,5 Del gruppo di amici 4,0 Degli insegnanti/educatori 1,2 Non risponde 1,3 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona 6 M. Barbagli, A. Colombo, Savona E.U., Sociologia della devianza, il Mulino, Bologna, 2003, p. 14. 7 Osservatorio Regionale per la Sicurezza - Regione del Veneto, Giovani, scuola e cultura della legalità. Prima indagine conoscitiva sulle scuole superiori e sulla popolazione giovanile del Veneto, reperibile all’indirizzo Internet http://www.venetocomunitasicu ra.it. 8 R.K. Merton, Teoria e struttura sociale, Il Mulino, Bologna, 2000. 9 Transcrime, op. cit., p. 1. 10 D. Matza, Come si diventa devianti, Il Mulino, Bologna, 1969. 11 F.P. Williams, M.D. McShane, Devianza e criminalità, il Mulino, Bologna, 2002. 41 Capitolo II · Conformità o trasgressione 42 Quando invece un atto illegale è commesso in gruppo, si attenua la gravità del comportamento potendo condividere la responsabilità e non essere chiamati direttamente in causa? Oppure perché si riesce a farla franca? Quasi tutti affermano che l’azione illegale di gruppo non costituisce un attenuante della responsabilità individuale. Una piccola percentuale invece, sostiene che sia sempre meno grave commettere un’azione illegale in gruppo (4,8%), riconoscendo che un atto illegale commesso insieme ad altri ragazzi diminuisce la gravità dello stesso. Una percentuale ancora inferiore ammette l’esistenza di casi particolari, ad esempio “dipende dalla parte che si è avuta nell’atto e dalle effettive conseguenze derivanti dal proprio gesto”, oppure l’azione di gruppo diventa quasi ‘legittima’ sminuendone la portata “perché le cose che si fanno in compagnia alla fine sono delle ragazzate”. Ancora, il gruppo funge da copertura, “perché comunque non riescono ad identificare tutto il gruppo”. Tab. 3 - Una persona che commette un atto illegale è ‘diversa’ da una persona ‘comune’. Valori percentuali (n=481). % Tab. 2 - Un atto illegale è meno grave se commesso in gruppo. Valori percentuali (n=481). % Sì, sempre 20,4 Sì, in alcuni casi 19,5 Sì, sempre 4,8 No, mai 34,3 Sì, in alcuni casi 2,3 Non so 25,8 No, mai 82,5 Totale 100 Non so 10,4 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Parte I dovrebbero essere, proprio per caratteristiche subculturali ‘antagoniste’ e per la fase di transizione in cui si trovano, meno propense a questo tipo di approccio (etichettamento). E infatti, considerando sia coloro che rispondono ‘sì, sempre’ e ‘sì, in alcuni casi’, solo quasi quattro ragazzi su dieci (39,9%) pensano che una persona che commette un atto illegale sia ‘diversa’ per motivi ad esempio legati o alla sua condizione di deprivazione economica, oppure a disagi personali, o dal fatto di essere sotto l’effetto di sostanze stupefacenti come evidenziato da questi commenti: “se uccide ha qualche problema mentale”, oppure “può essere spinta da motivazioni o eventi a noi ignoti o incomprensibili” ancora “se ha bevuto o è sotto l’effetto di sostanze”. La percentuale invece, dei ragazzi che considerano colui che ha commesso l’atto illegale al pari di una persona ‘comune’ corrisponde al 34,3%. Valore che non si distanzia molto dal precedente. La percezione che i giovani hanno di coloro che commettono atti illegali rappresenta un indicatore di quanto, nella loro opinione, i comportamenti non conformi appartengano a determinate categorie di persone e, allo stesso tempo, quanto sia attivo il processo di etichettamento, ovvero quel meccanismo sociale per cui “la devianza non è una semplice qualità presente in certi tipi di comportamento e assente in altri, ma è piuttosto il prodotto di un processo che implica le reazioni degli altri a un determinato comportamento”12. Le persone più giovani La parte di coloro che riconosce in alcuni casi la ‘diversità’ della persona che commette l’atto illegale, fornisce principalmente due motivazioni legate o alla gravità del fatto commesso e soprattutto quando si tratta di ledere in modo pesante l’incolumità altrui (omicidio, violenza sessuale e violenza sui bambini) o alle difficoltà economiche del responsabile. Alcuni ragazzi infatti si esprimono con le seguenti affermazioni “bisogna valutare la gravità del fatto commesso e su chi ha influito”, oppure “dipende da quanto questi atti sono gravi, rubare un pacchetto di caramelle è diverso dall’uccidere una persona“ o ancora “nel caso di atti veramente gravi e compiuti senza motivo”. Di contro, i ragazzi che ritengono ‘diversa’ la persona che attua un comportamento illegale a causa di difficoltà economiche e sociali sostengono “quando sono causati da problemi della propria vita” oppure “può essere portato a farlo per problemi che non gli consentono a suo avviso di trovare un rimedio differente a questo”. I ragazzi quindi si dividono a metà, tra chi ritiene ‘diverso’ il trasgressore e chi no, confermando in parte le ipotesi avanzate precedentemente: da una parte la convinzione socialmente diffusa che queste persone soffrano di patologie specifiche che sono alla base del comportamento; dall’altra un atteggiamento in cui la devianza non è etichettata ma valutata come una delle tante forme di comportamento possibili e come modo per comunicare un eventuale disagio. Diventa quindi essenziale la comprensione di questo messaggio: capire perché un ragazzo decide di trasgredire le regole giuridiche, morali o di uso della società. La violazione delle norme avviene soprattutto per dimostrare qualcosa agli altri, quasi sei ragazzi su dieci lo affermano (57,8%). La comunicazione è principalmente dimostrazione di forza e di sfida, la necessità di ostentare di essere superiori proprio perché non ci si comporta in modo conforme, come tutti gli altri. In questo caso, l’opinione è espressa più dalle ragazze, le quali forse vedono proprio nei coetanei maschi atteggiamenti ‘trasgressivi’ che sono anche il mezzo per affermare la propria mascolinità. La mancanza di valori in cui credere e il semplice divertimento sono i motivi scelti da tre ragazzi su dieci (rispettivamente 30,8% e 30,1%). L’assenza di valori che fungono da riferimento e da guida all’azione, inteso come sistema di valori deboli o poco condiviso, porta i ragazzi a non avere nulla di particolare in cui credere, così come niente da perseguire per cui sia importante non trasgredire le regole della società. Mentre, la componente ludica, del divertimento, sembra configurare più condotte sporadiche che stabili, agite solitamente in gruppo e a volte per il semplice piacere di trasgredire o per provare almeno una volta sperimentando la sensazione di adrenalina legata al proibito (16,2%). La dimensione di gruppo inoltre, viene confermata dal 18,5% dei rispondenti, perché lo fa con amici/conoscenti, a riprova del bisogno adolescenziale di imitazione, esprimendo l’adesione ai valori prevalenti del gruppo dei pari (sub-cultura). 12 H.S. Becker, Outsiders. Saggi di sociologia della devianza, EGA Editore, 1987, p.32. 43 Fig. 1 - Motivi per trasgredire le regole. Valori percentuali (risposta multipla). Dimostrare qualcosa agli altri 57,8 Mancanza di valori 30,8 Semplice divertimento 30,1 18,5 Lo fa con amici/conoscenti 17,3 Non può fare diversamente 16,2 Capitolo II · Conformità o trasgressione Provare almeno una volta Parte I 44 8,9 Disaccordo con i genitori 4,6 Solitudine 3,5 Coraggio 0 10 20 30 40 50 60 70 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Quale è l’atteggiamento prevalente dei giovani cremonesi nei confronti di alcuni particolari comportamenti devianti? La possibilità di conoscere quali, tra una serie diversificata di comportamenti, sono considerati ammissibili e quali non ammissibili secondo il punto di vista di questi adolescenti, permette di entrare su un piano più concreto e allo stesso tempo consente di approfondire il loro senso di legalità. I comportamenti sono stati suddivisi in categorie che fanno riferimento a violazioni specifiche: - violazioni economiche; - violazioni per l’appropriazione di cose/oggetti; - danneggiamenti; - violenza ed aggressività contro le persone; - violazioni delle norme del Codice della Strada; - altre violazioni. Le risposte date dai ragazzi e dalle ragazze cremonesi sono state analizzate disaggregandole per tipo di istituto scolastico dal momento che esistono delle differenze in base al percorso formativo intrapreso. 2 Devianza ‘agita’ La categoria economica comprende tutti quei comportamenti che contravvengono alle regole proprie dei rapporti economici, tra singoli cittadini e tra cittadini e Stato. Come spesso evidenziato nella letteratura, i reati economici sono l’espressione di condotte devianti che, a parità di altre, ricevono la minore riprovazione sociale. Il motivo risiede sia in fattori di tipo culturale, sia nel fatto che in molti casi la vittima è un soggetto lontano e sconosciuto, spesso infatti è lo Stato. In generale, emerge un sostanziale accordo nel condannare le violazioni economiche a conferma ulteriore di come la devianza abbia per i giovani un carattere soprattutto espressivo. Uscire da un locale e/o negozio senza scontrino e salire sui mezzi pubblici senza biglietto sono comportamenti considerati ammissibili da quasi sette ragazzi su dieci. Il tipo di scuola frequentata incide sull’atteggiamento: il primo comportamento è più ammissibile per coloro che frequentano il liceo e gli istituti tecnici (il 69,2% e il 71,3% contro il 63,6%) mentre il secondo è ammissibile soprattutto per i ragazzi iscritti ai centri di formazione professionale (69,7% a fronte del 57,8% dei liceali e del 59,8% dei ragazzi iscritti agli istituti tecnici). Anche vendere o comprare CD duplicati è ritenuto un comportamento ammissibile, meno dai ragazzi dei licei (59,1%) e in misura maggiore da coloro che frequentano gli istituti tecnici (72,8%) e i centri di formazione professionale (66,7%). Di contro, evitare di pagare una consumazione in un locale, pagare le tasse meno del dovuto, acquistare merce contraffatta e comprare sigarette di contrabbando sono comportamenti ritenuti non ammissibili, dove, tra tutti, è l’acquisto di merce contraffatta il comportamento che ottiene la percentuale minore di non ammissibilità in modo piuttosto omogeneo tra coloro che frequentano i diversi istituti scolastici. Tab. 4 - Violazioni economiche. Valori percentuali (n=481). Uscire da un locale e/o negozio senza scontrino fiscale Ammissibile Non ammissibile 69,2 30,8 Istituto Tecnico 71,3 28,7 CFP 63,6 36,4 Ammissibile Non ammissibile Liceo 21,5 78,5 Istituto Tecnico 27,3 72,7 CFP 15,2 84,8 Liceo Evitare di pagare una consumazione in un locale Salire sui mezzi pubblici senza biglietto Ammissibile Non ammissibile Liceo 57,8 42,2 Istituto Tecnico 59,8 40,2 CFP 69,7 30,3 Ammissibile Non ammissibile Liceo 15,0 85,0 Istituto Tecnico 15,4 84,6 CFP 30,3 69,7 Ammissibile Non ammissibile Liceo 32,8 67,2 Istituto Tecnico 38,8 61,2 CFP 39,4 60,6 Pagare le tasse meno del dovuto Acquistare merce contraffatta Comprare sigarette di contrabbando Ammissibile Non ammissibile Liceo 24,1 75,9 Istituto Tecnico 31,9 68,1 CFP 30,3 69,7 Ammissibile Non Ammissibile Liceo 59,1 40,9 Istituto Tecnico 72,8 27,2 CFP 66,7 33,3 Vendere/comprare CD duplicati Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona 45 Capitolo II · Conformità o trasgressione Parte I 46 Emerge chiaramente come i comportamenti ritenuti ammissibili siano l’espressione di valori culturali e di conseguenti usi e costumi profondamente radicati nella società. Lo scontrino fiscale, normalmente opzionale, la merce contraffatta o i CD duplicati come se fossero esposti nei negozi. Da una parte, la percezione che siano comportamenti normali perché diffusi, dall’altra la sensazione che non si stanno violando i diritti di nessuno. E infatti, a riprova di questo si ritiene non ammissibile uscire da un locale senza pagare la consumazione, proprio perché, oltre alla paura di essere scoperti, si ha una percezione maggiore del danno arrecato e si è abituati a consumare e pagare. I ‘reati appropriativi’ invece non sono ritenuti ammissibili. Solo il 20% considera che questi comportamenti possano essere messi in pratica contemplando la possibilità di sottrarre un libro dalla biblioteca (17,6% per coloro che frequentano il liceo, 23,0% per coloro che frequentano gli istituti tecnici e 24,2% per coloro iscritti ai centri di formazione professionale). In questo caso si potrebbe sostenere che emerge l’importanza della prossimità e della vicinanza. Non è ammissibile rubare oggetti personali a compagni/amici e nemmeno sottrarre oggetti di poco valore dai negozi, perché percepiti come beni privati di proprietari che o si conoscono, o si vedono; mentre i libri nelle biblioteche, essendo di proprietà pubblica, assumono meno valore e diventano beni disponibili ad essere acquisiti senza dover rendere conto a nessuno. In generale, tra i ragazzi che ritengono non ammissibili questi comportamenti sono sempre in percentuale minore quelli che frequentano i centri di formazione professionale rispetto agli studenti iscritti ai licei e agli istituti tecnici. Tab. 5 - Violazioni per appropriazione di cose/oggetti. Valori percentuali (n=481). Sottrarre oggetti di poco valore dai negozi Ammissibile Non ammissibile Liceo 13,9 86,1 Istituto Tecnico 20,3 79,7 CFP 15,2 84,8 Ammissibile Non ammissibile 7,0 93,0 Istituto Tecnico 10,3 89,7 CFP 12,1 87,9 Ammissibile Non ammissibile Liceo 17,6 82,4 Istituto Tecnico 23,0 77,0 CFP 24,2 75,8 Rubare oggetti personali a compagni/amici Liceo Sottrarre un libro dalla biblioteca Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona I danneggiamenti ed alcune tipologie specifiche che possono essere l’espressione della sub cultura giovanile, così come di un desiderio di ribellione, di comunicazione di un messaggio o di un disagio, sono considerati maggiormente non ammissibili se diretti a rovesciare/bruciare cassonetti o graffiare/danneggiare un’auto, moto, bicicletta e un po’ più ammissibili se diretti a scrivere sui muri o mezzi pubblici a conferma del bisogno giovanile di comunicare con la società, di sollecitare le istituzioni e più in generale il mondo degli adulti ad interessarsi a loro. Danneggiare oggetti di proprietà pubblica o privata sono comportamenti considerati da tutti i ragazzi non ammissibili con alcune differenze tra gli istituti scolastici: tutte e tre i comportamenti sono considerati non ammissibili soprattutto dagli studenti dei licei (rispettivamente 96,3%, 93,0% e 71,7%). Tab. 6 - Danneggiamenti. Valori percentuali (n=481). Rovesciare e/o bruciare cassonetti Ammissibile Non ammissibile Liceo 3,7 96,3 Istituto Tecnico 8,8 91,2 12,1 87,9 Ammissibile Non ammissibile 7,0 93,0 Istituto Tecnico 10,0 90,0 CFP 15,2 84,8 CFP Graffiare e/o danneggiare un’auto, moto, bicicletta Liceo Scrivere sui muri e/o mezzi pubblici Ammissibile Non ammissibile Liceo 28,3 71,7 Istituto Tecnico 31,8 68,2 CFP 30,3 69,7 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Le condotte aggressive o violente sono considerate illegittime da più della metà degli studenti con percentuali più alte per i ragazzi iscritti ai licei. Usare la violenza per fare valere le proprie ragioni e, ancora di più, abbandonare o maltrattare un animale sono condotte non ammissibili e che denotano un senso del rispetto sia per le persone che per gli animali. Il discorso cambia se si tratta invece di insultare un agente di polizia troppo fiscale. In questo caso la quota di ragazzi che lo ritiene inammissibile diminuisce, aumentando quella di coloro che la considera una situazione possibile senza differenze significative nei valori percentuali relativi al percorso scolastico intrapreso. È ammissibile insultare un agente troppo fiscale per quasi tre liceali su dieci (28,9%) e per poco più di tre ragazzi su dieci iscritti agli istituti tecnici e ai centri di formazione professionale (rispettivamente 33,5% e 33,3%). Perché insultare un agente di polizia è più accettabile rispetto all’usare violenza per fare valere le proprie ragioni dal momento che le conseguenze del primo tipo di comportamento possono essere decisamente più gravi? In questo caso è possibile ipotizzare l’effetto delle tecniche di neutralizzazione, ovvero la strategia attraverso la quale il giovane giustifica a se stesso l’azione sanzionata o sanzionabile. L’agente di polizia è infatti, tra i rappresentanti delle agenzie di controllo formale, quello più identificabile e accessibile e, per il ruolo che esercita, spesso il più inviso. A questo può aggiungersi una componente di preconcetto sociale (un agente di polizia può solo sanzionare e reprimere, come ben espresso dal commento di uno studente “significa che vuole darmi la multa a tutti i costi”) e di eventuale rabbia dovuta alla convinzione di subire un trattamento ingiusto. 47 Tab. 7 - Violenza ed aggressività contro le persone. Valori percentuali (n=481). Tab. 8 - Violazioni delle norme del Codice della Strada. Valori percentuali (n=481). Usare la violenza per fare valere le proprie ragioni Guidare senza avere la patente Ammissibile Non ammissibile 4,8 95,2 Liceo Istituto Tecnico 16,9 83,1 Istituto Tecnico CFP 18,2 81,8 CFP Abbandonare o maltrattare un animale Ammissibile Non ammissibile Capitolo II · Conformità o trasgressione Liceo Parte I 48 Liceo 2,1 97,9 Istituto Tecnico 5,4 94,6 CFP 3,0 97,0 Insultare un agente di polizia troppo fiscale Ammissibile Non ammissibile Liceo 28,9 71,1 Istituto Tecnico 33,5 66,5 CFP 33,3 66,7 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Ammissibile Non ammissibile 5,9 94,1 13,8 86,2 6,1 93,9 Ammissibile Non ammissibile Liceo 52,4 47,6 Istituto Tecnico 54,8 45,2 CFP 63,6 36,4 Ammissibile Non ammissibile Liceo 27,8 72,2 Istituto Tecnico 36,8 63,2 CFP 48,5 51,5 Andare in auto senza allacciare le cinture di sicurezza Andare in motorino senza casco Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Rispetto ai comportamenti che presuppongo una violazione delle norme del Codice della Strada con la conseguenza di avere effetti negativi sulla salute e l’integrità fisica della persona, guidare senza la patente, andare in auto senza allacciare le cinture e andare in motorino senza casco, si evidenziano gradi di ammissibilità e non ammissibilità abbastanza contrastanti e differenti in relazione al tipo di istituto scolastico frequentato. Per la maggior parte degli interpellati, è più accettata la possibilità di guidare senza cinture e meno la possibilità di andare in motorino senza casco; mentre sono in molti a non ammettere la guida senza patente. In particolare, per quasi nove ragazzi su dieci non è ammissibile guidare senza avere conseguito la patente, dove la percentuale maggiore si riferisce ai liceali (94,1%) e agli studenti dei centri di formazione professionale (93,9%). La differenza tra i ragazzi che ritengono sia lecito andare in auto senza allacciare le cinture di sicurezza e coloro che pensano che non lo sia non è particolarmente marcata, se non tra gli iscritti ai centri di formazione professionale dove una quota pari al 63,6% ritiene questo comportamento ammissibile e una quota pari al 36,4% considera questa condotta non ammissibile. Per quanto riguarda invece l’andare in motorino senza casco le percentuali sono ancora più differenziate: lo ritengono più inammissibile i liceali (sette ragazzi su dieci), meno inammissibile gli studenti degli istituti tecnici (sei ragazzi su dieci) e ancora meno coloro che frequentano i centri di formazione professionale (la metà degli iscritti). Anche in questo caso, emergono due fattori determinanti. Uno di tipo culturale che vede l’uso di non allacciare le cinture abbastanza diffuso, poco sanzionato e che quindi si riflette in un processo di interiorizzazione della norma da parte dei giovani molto debole. Un altro, legato al maggiore rischio per la salute percepito e alla campagna di sensibilizzazione fatta per l’utilizzo del casco, oltre alla maggiore visibilità del suo non utilizzo. Componenti queste che hanno incrementato, a vario titolo, l’adozione da parte dei giovani di comportamenti virtuosi a dimostrazione di una maggiore interiorizzazione della norma. Altri comportamenti legati a una dimensione di corruzione o di omertà, producono nel giudizio di ammissibilità e non ammissibilità una netta spaccatura: non è legittimo pagare per ottenere un favore, ma è lecito mentire per difendere un amico. Più precisamente, se mentire per difendere un amico riceve percentuali di dissenso abbastanza simili rispetto al percorso di studi intrapreso, pagare per ottenere un favore ottiene percentuali di non ammissibilità piuttosto differenziate tra gli studenti delle scuole rappresentate. E infatti quasi otto ragazzi su dieci dei licei considera questo comportamento inammissibile (78,5%) a fronte di sei ragazzi su dieci degli istituti tecnici (57,9%) e di cinque ragazzi su dieci dei centri di formazione professionale (48,5%). Sembra quindi che la lealtà nei confronti dei pari prevalga sul senso di onestà e, la constatazione della presenza di una sub-cultura giovanile con propri valori e codici di comportamento, può spiegare questo risultato. Tab. 9 - Altre violazioni. Valori percentuali (n=481). Pagare per ottenere un favore Ammissibile Non ammissibile Liceo 21,5 78,5 Istituto Tecnico 42,1 57,9 CFP 51,5 48,5 Ammissibile Non ammissibile Liceo 87,1 12,9 Istituto Tecnico 81,2 18,8 CFP 87,9 12,1 Mentire per difendere un amico Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona 49 Capitolo II · Conformità o trasgressione Rispetto ad un insieme di comportamenti illegittimi che possono verificarsi, i giudizi espressi dai ragazzi sono per la maggior parte orientati alla non ammissibilità, evidenziando una generale propensione alla conformità ma con alcune eccezioni: quando i comportamenti ricevono un supporto valoriale tale per cui diventano prassi socialmente diffuse o quando si tratta di comportamenti che attivano meccanismi di neutralizzazione o, ancora, che sono espressione della presenza di una sub cultura giovanile. Cosa succede se si chiede ai ragazzi il tipo di comportamento che adotterebbero trovandosi coinvolti in determinate situazioni specifiche? Se si resta sul piano ipotetico è più facile che la condotta espressa tenda alla conformità, se invece si scende nel piano concreto entrano in gioco altri fattori contingenti che possono contrastare con i valori e i principi, portando a comportamenti differenti rispetto a quello che si dice e si sostiene. Si è voluto quindi capire come i giovani cremonesi si orientano e le scelte di comportamento che compiono di fronte a situazioni che possono verificarsi nella vita di tutti i giorni sia a scuola, sia nel contesto sociale più allargato, all’interno di due continuum compresi tra due estremi comportamentali: sincerità ed omertà/altruismo ed individualismo. 50 2.1 Quotidianità e comportamenti possibili Una prima area riguarda situazioni che si possono verificare a scuola e che qualsiasi ragazzo può sperimentare nella quotidianità. Ad esempio, vedere un amico che ruba un oggetto ad un altro amico, assistere a piccoli incidenti che provocano danni alle strutture scolastiche, oppure decidere se consentire ad un compagno di copiare durante un compito in classe. Nel caso in cui si assiste ad un episodio di furto, la tendenza è quella di invitare a riconsegnare l’oggetto senza dire niente (73,0%). Da una parte un senso di legalità che non ammette il fatto di sottrarre oggetti ad altri compagni, dall’altra una tendenza a nascondere l’accaduto agli insegnanti. L’importanza che assume il senso di lealtà tra pari (non avvisare nessuno) e quindi la valenza del gruppo, si riflette anche nella bassa percentuale di coloro che farebbero la spia: solo l’11,3% direbbe al compagno chi è stato l’autore del furto. Tra gli studenti che sostengono la necessità di riconsegnare l’oggetto prevalgono le ragazze, il 62,2% contro il 37,8% dei ragazzi; mentre tra coloro che farebbero la spia prevalgono i ragazzi, il 64,8% contro il 35,2% delle ragazze. In generale, si può sostenere la prevalenza di un atteggiamento di ‘omertà’, se si pensa che la somma delle percentuali dei due comportamenti orientati al silenzio è decisamente superiore a quella delle modalità di comportamento di assunzione di responsabilità verso la situazione e di comunicazione dell’accaduto ad altre persone. Fig. 2 - Un tuo amico ruba un oggetto ad un altro tuo amico. Valori percentuali (n=478). Avviso qualcuno per risolvere la cosa 5,4% Faccio finta di niente 10,3% Parte I Informo l’amico su chi ha rubato l’oggetto 11,3% Parlo con l’amico per convincerlo a riconsegnare 73,0% Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Se accade un episodio in cui vengono accidentalmente danneggiate le strutture scolastiche, ad esempio il vetro di una finestra, il tipo di comportamento da adottare si decide principalmente tra pari. In percentuale simile, le risposte si distribuiscono tra i ragazzi che si confrontano prima con i propri compagni e poi scelgono cosa fare (35,1%), tra quelli che non dicono niente agli insegnanti ma riprendono il compagno (28,4%) e quelli che se nessuno parla decidono ci conseguenza di non parlare (25,4%). Pochissimi invece gli studenti che avviserebbero gli insegnanti (8,0%) o che lo farebbero seguendo il comportamento di ‘denuncia’ degli altri (3,1%). Non solo, tra questa piccola quota di giovani sono di più le ragazze rispetto ai ragazzi quelle propense a comunicare il fatto a qualcuno. Nonostante l’accaduto sia la conseguenza di un atto accidentale e non intenzionale come nel caso del furto di un oggetto ad un amico, prevale comunque un atteggiamento di silenzio e di copertura reciproca. Non solo, l’opinione degli altri e il bisogno di conformarsi ad una scelta di gruppo sembra l’orientamento prevalente a riprova dell’importanza che assume il rapporto con i pari e l’intenzione di non tradire la loro fiducia scegliendo un comportamento differente. Fig. 3 - A scuola un tuo compagno per sbaglio rompe il vetro di una finestra. Valori percentuali (risposta multipla). Avviso gli insegnanti anche se gli altri non lo fanno 8,0% Non parlano gli altri, non parlo nemmeno io 25,4% Avviso gli insegnanti perché gli altri lo fanno 3,1% Mi confronto prima con i compagni e poi decido 35,1% Non dico niente agli insegnanti, ma riprendo il compagno 28,4% Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona 51 Capitolo II · Conformità o trasgressione Una eventualità abbastanza frequente nella vita scolastica, è la richiesta di aiuto ad altri compagni quando non si è preparati ad affrontare un compito in classe. In questo caso, colui al quale è rivolta la richiesta di aiuto può scegliere tra un comportamento più altruistico (consentire di copiare sempre o una volta) contravvenendo alle regole scolastiche, oppure uno più individualista dove proprio per la forza di queste regole non si permette di copiare mai e nemmeno in occasioni eccezionali. In generale, la scelta di offrire aiuto prevale. Non solo, l’offerta di aiuto è costante perché chi offre l’aiuto sostiene che studia, che non gli cambia niente aiutare e che se il compagno non studia sono affari suoi (31,0%). Allo stesso tempo, in percentuale simile una parte di studenti che studia decide di aiutare perché non pesa e non fa la differenza (29,6%). Infine, una percentuale ancora simile appartiene a coloro che scelgono di aiutare il compagno una volta ma gli raccomandano di studiare (28,3%), mentre sono pochi coloro che non permettono di copiare. Posto che copiare durante un compito in classe è un comportamento abbastanza condiviso dai ragazzi interpellati, l’atteggiamento si divide in tre scelte comportamentali prevalenti. Una più individualista e menefreghista, dove l’aiuto viene offerto senza porsi il problema di chi non studia, una più legata al compromesso dove è percepita chiaramente la responsabilità del compagno al quale infatti si raccomanda di studiare e una invece più indifferente, dove l’essere a posto con la propria coscienza consente di aiutare e di non sentirne il peso. In questo caso, la pressione del gruppo è assente e si decide sulla base dei propri valori, ma in generale emerge una componente subculturale secondo cui la pratica di copiare è tollerata. In particolare, rispetto ai ragazzi sono di più le ragazze a consentire ai compagni di copiare e, all’interno degli atteggiamenti prevalenti, gli permetto di copiare una volta e gli raccomando di studiare e gli permetto di copiare perché studio e non mi costa niente, l’atteggiamento femminile è orientato più alla responsabilizzazione del compagno (il 69,9% contro il 30,1%). Un’altra situazione che riguarda episodi di violenza e di prepotenza tra giovani è stata sottoposta alla valutazione dei ragazzi per conoscere il tipo di reazione comportamentale quando si è a conoscenza, o quando si è spettatori, di soprusi da parte di alcuni ragazzi della scuola a danno di altri. Gli episodi di prepotenza e di violenza nelle scuole hanno assunto, soprattutto negli ultimi tempi, una dimensione diffusa e per certi versi preoccupante. Fig. 4 - Un tuo compagno chiede di copiare durante un compito in classe. Valori percentuali (n=478). 52 Non gli permetto di copiare perché deve studiare 11,1% Gli permetto di copiare sempre, se non studia è un suo problema 31,0% Parte I Gli permetto di copiare una volta e gli raccomando di studiare 28,3% Gli permetto di copiare, io studio e non mi cambia niente 29,6% Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Numerose ricerche hanno dimostrato che gli episodi di bullismo (dall’inglese bullying) sono in crescita sia tra i bambini, sia tra gli adolescenti. Questo termine indica come questi episodi vedano da una parte una vittima e dall’altra un persecutore che, entrando in relazione, esercitano ruoli complementari a cui spesso si aggiungono altri soggetti in veste di spettatori. Nel tempo, la tendenza alla specializzazione dei ruoli comporta una cristallizzazione di modalità di relazione ripetitive con i pari. Il risultato è spesso l’isolamento del prepotente o del bullo, il quale è portato ad aggregarsi con ragazzi simili con i quali poter condividere la propria condotta deviante. Infine, al crescere dell’età questo tipo di comportamento si radicalizza progressivamente fino ad esprimere una vera propria forma di disagio13. Allo stesso modo, restare vittime di questi episodi per lungo tempo può avere effetti negativi sia sulla salute, ma soprattutto sul piano psicologico in quanto vengono profondamente minate la fiducia e la stima in se stessi, sviluppando un senso di incapacità e di inadeguatezza rispetto allo stare al mondo. Gli spettatori invece sono o complici oppure sostenitori emotivi della vittima ma questo non toglie che anch’essi possono subire effetti negativi: assistere spesso ad atti di bullismo può creare un clima di tensione e conflittualità con conseguenze di un aumento dell’insicurezza individuale e di un senso di impotenza generalizzato. Questi episodi non devono però essere confusi con i normali conflitti tra ragazzi: “affinché una disfunzione relazionale tra bambini o adolescenti configuri un episodio di bullismo sono necessarie l’intenzionalità – l’azione del bullo deve essere orientata a provocare una sofferenza evidente, fisica o morale – la reiterazione dell’atto, un certo grado di intensità e frequenza e, dal lato della vittima, un evidente squilibrio di forze e la particolare vulnerabilità unita all’incapacità di trovare sostegno”14. Ancora il bullismo può esprimersi attraverso forme di comportamento dirette, quando le aggressioni avvengono apertamente e sono di tipo fisico o verbale, o indirette, quando le aggressioni hanno l’obiettivo di isolare il soggetto o escluderlo dal gruppo (pettegolezzi, considerazioni negative alla spalle del bambino/ragazzo, ecc). Con riferimento ad una situazione ipotetica dove si assiste o si viene a conoscenza di episodi di violenza ed aggressività verso i propri compagni o amici che frequentano la stessa scuola, si è voluto valutare il ruolo di spettatore e, allo stesso tempo, il grado di fiducia riposto nelle figure esterne (preside ed insegnanti) che possono intervenire e risolvere la situazione. Non solo, valutare la propensione alla denuncia di questi episodi è un dato altrettanto significativo. Riferire il fatto a preside/insegnanti oppure ribellarsi sono i comportamenti che ottengono maggiore consenso con percentuali molto vicine: il 32,7% e il 32,3%. È interessante notare che, all’interno di coloro che pensano sia il caso di ribellarsi, la percentuale di ragazzi e di ragazze è molto simile (rispettivamente 50,3% e 49,7%) evidenziando che per entrambi i sessi un modo per gestire la situazione sia quello di farsi giustizia da sé e soprattutto di affermare, davanti ai soprusi, la propria forza e coraggio. Parlare con questi ragazzi e chiedere spiegazioni insieme al lasciare perdere perché prima o poi smetteranno, sono modalità reattive valide per quasi due ragazzi su dieci. 13 D. Olweus, Bullismo a scuola. Ragazzi oppressi, ragazzi che opprimono, Giunti Editore, Firenze, 2007, pp. 1113. 14 Osservatorio Regionale per la Sicurezza - Regione del Veneto, op. cit., p. 24. 53 Fig. 5 - Cosa consiglieresti di fare ad un ragazzo della tua scuola che è spesso vittima di scherzi ed offese pesanti da parte di alcuni ragazzi. Valori percentuali (n=480). Capitolo II · Conformità o trasgressione Di parlare con questi ragazzi per avere spiegazioni 17,3% Parte I 54 Di riferire il fatto a preside/insegnanti 32,7% Di lasciare perdere perché smetteranno 17,7% Di ribellarsi 32,3% Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona L’atteggiamento prevalente quindi è quello di gestire e risolvere la situazione, piuttosto che quello di assistere in silenzio a questi episodi. Di contro, chi decide di riferire il fatto al preside o agli insegnanti o di parlare con questi ragazzi è per la maggior parte di genere femminile (rispettivamente 69,4% e 62,7%), mentre chi pensa sia meglio lasciare perdere appartiene di più al genere maschile (57,6%). Le ragazze quindi sono più orientate alla condivisione dei problemi e alla ricerca di soluzioni efficaci così come a cercare spiegazioni e una possibilità di mediazione con i diretti responsabili. I ragazzi invece sono più orientati a ribellarsi, dimostrando la capacità di non avere paura e di sapere reagire con le proprie forze oppure adottando un atteggiamento di disinteresse confidando nel fatto che la situazione, con il tempo, possa risolversi da sola perché i responsabili, prima o poi, si stancheranno. Oltre le mura scolastiche, i ragazzi possono confrontarsi anche con episodi in cui altre persone diverse dai propri amici e compagni possono avere bisogno di aiuto, o dove una propria azione può fare la differenza. Ancora, nella vita di tutti i giorni si possono imbattere in piccole ingiustizie. Nel primo caso si è voluto capire il livello di senso civico, il grado di interiorizzazione delle norme sociali (di reciprocità), nel secondo caso si è voluto conoscere il tipo di reazione quale indicatore della capacità di gestire rabbia e frustrazione e quindi di mediare con la realtà. Se una persona per strada con l’auto ferma chiede aiuto o se invece si trova un portafogli con documenti e soldi, quale comportamento scelgono i giovani cremonesi? La maggior parte opta per avvicinarsi e prestare soccorso se è nella condizione di poterlo fare (69,5%). In percentuale decisamente minore si sceglie di avvisare le Forze dell’ordine (16,2%) oppure di non intervenire, sia perché si pensa di non potere fare niente (8,2%), sia perché si pensa che qualcun altro lo farà (6,1%). Fig. 6 - Per strada, una persona con l’auto ferma chiede aiuto. Valori percentuali (n=481). Mi allontano perché non posso fare niente 8,2% Avviso le Forze dell’ordine 16,2% Mi allontano, perché qualcun altro la aiuterà 6,1% Mi avvicino e se posso la aiuto 69,5% Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Diverso l’atteggiamento se si trova un portafogli per strada. La percentuale di ragazzi che contatterebbe la persona per riconsegnare il portafogli (39,9%) o contatterebbe le Forze dell’ordine (29,2%) non si discosta molto dalla somma delle percentuali dei ragazzi che riconsegnerebbero il portafogli tenendo i soldi oppure lascerebbero il portafogli dove l’hanno trovato (29,9%), con una minoranza di coloro che lo lasciano dove è (5,4%). Il senso civico è comunque elevato in entrambi i casi anche se le norme sociali che lo costituiscono sembrano per alcuni vacillare e perdere di forza quando si ha la possibilità di un tornaconto personale o di un beneficio senza essere scoperti. Oppure non fungono da ‘super-io’ proprio perché non sono state interiorizzate o, ancora, sono state interiorizzate norme sociali differenti ed antagoniste. La natura dei dati non consente però di capire in quale direzione interpretativa sia più giusto propendere. 55 Fig. 7 - Trovi un portafogli per strada con i documenti e un po’ di soldi. Valori percentuali (n=480). Lascio il portafogli dove è 5,4% Capitolo II · Conformità o trasgressione Riconsegno il portafogli ma tengo i soldi 25,5% 56 Contatto la persona e riconsegno il portafogli 39,9% Consegno il portafogli alle Forze dell’ordine 29,2% Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Quando invece si è in presenza di ingiustizie, il comportamento si esprime in aggressività oppure assume le forme della mediazione o ‘saggia’ rassegnazione? La domanda è stata posta ai giovani cremonesi. Se capita che un amico dia una festa e non si viene invitati, ci si arrabbia o si lascia perdere? Prima di tutto si chiude il rapporto perché il gesto viene vissuto come un tradimento alla fiducia riposta nell’amicizia (43,2%). Secondariamente, si cerca di capire i motivi del comportamento dialogando e cercando delle risposte (36,6%). Ci si arrabbia e si chiude bruscamente il rapporto meno frequente- mente (12,9%), mentre si decide per un atteggiamento di provocazione in pochissimi casi, mi presento comunque alla festa per metterli in imbarazzo (7,3%). Per la maggior parte dei ragazzi quindi, la fiducia negli amici è la componente più significativa della relazione con i pari e se viene a mancare, piuttosto che mettere in discussione se stessi o rivedere le proprie posizioni, si preferisce fare a meno dell’amicizia. Allo stesso tempo una quota abbastanza simile ritiene utile un confronto, proprio perché il rapporto è importante e si cerca di salvarlo. Fig. 8 - I tuoi amici organizzano una festa ma non ti invitano. Valori percentuali (n=481). Parte I Mi arrabbio, li affronto e chiudo l’amicizia 12,9% Parlo con loro per capire perché non mi hanno invitato 36,6% Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Mi presento comunque alla festa per imbarazzarli 7,3% Non dico nulla, in questo modo hanno perso la mia fiducia 43,2% Queste percentuali evidenziano l’ambivalenza che i giovani, forse in misura maggiore rispetto agli adulti, sperimentano nelle relazioni sociali. Ma se a differenza dei giovani gli adulti sono più inclini al compromesso o forse all’indifferenza, per i ragazzi il mondo si divide in bianco o nero, esprimendo la ricerca di una collocazione rispetto alla realtà che tende a basarsi, nella fase adolescenziale, più su atteggiamenti estremi. Se, di contro, si sperimentano situazioni di ingiustizia a causa dell’azione di persone estranee (“Al concerto del tuo artista preferito sono esauriti i biglietti e non ti fanno entrare. Ti accorgi però che il personale alla cassa lascia entrare i propri conoscenti”), i giovani sono prevalentemente orientati alla protesta e a fare valere le proprie ragioni. Come se si trovasse più coraggio con persone sconosciute, perché nel conflitto non possono mettere in discussione la propria identità. Quasi cinque ragazzi su dieci protesta e cerca di fare valere le sue legittime ragioni (45,9%). Non solo, i ragazzi sembrano ribellarsi anche a comportamenti che, avvicinandosi al favoritismo, sono poco tollerati come si è visto rispetto alla non ammissibilità di pagare per ottenere un favore. Si insiste meno (22,2%) e ci si arrabbia meno rivolgendo una serie di insulti al personale di cassa (16,4%). Anche un atteggiamento rinunciatario sembra essere un comportamento logico e funzionale alle contingenze (15,5%). Fig. 9 - Al concerto del tuo artista preferito sono esauriti i biglietti e non ti fanno entrare. Ti accorgi però che il personale alla cassa lascia entrare i propri conoscenti. Valori percentuali (n=481). Non dico nulla e me ne vado 15,5% Mi arrabbio e li insulto per la loro scorrettezza 16,4% 57 Insisto fino a quando non mi fanno entrare 22,2% Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Protesto facendo presente che non è giusto che entrino amici/conoscenti 45,9% Capitolo II · Conformità o trasgressione Parte I 58 Per concludere l’analisi dei comportamenti possibili, il caso in cui sono i ragazzi ad essere vittime della ‘devianza’ altrui è un ulteriore indicatore della loro propensione alla denuncia o all’omertà e della fiducia riposta nelle istituzioni. Una cosa è parlare giustamente di legalità come espressione di valori sociali e morali positivi, come componente indispensabile per il rispetto della convivenza civile che deve funzionare sempre, diverso quando la legalità deve permanere quando si è i primi a subirne l’assenza. In questo caso, non è detto che prevalgano i valori del perdono e della tolleranza, forse perchè il bisogno di ripristinare un senso di giustizia cancellato corrisponde, umanamente e socialmente, ad uno spirito retributivo. E infatti, portando a riflettere i giovani sulla reazione conseguente all’essere vittima di un reato non grave (piccolo furto, piccola truffa o danneggiamento di oggetti personali) ad opera di un autore di reato conosciuto, la maggior parte afferma che denuncerebbe il fatto e il responsabile alle Forze dell’ordine (30,2%). In percentuale decisamente minore i ragazzi che, insieme a qualcuno, sarebbero disposti a parlare con l’autore di reato (16,4%) e leggermente meno i giovani che pensano di non sporgere denuncia perché hanno scarsa fiducia nella giustizia (13,4%). Se però, si guarda alla somma di coloro disposti a parlare con il responsabile o ad incontrare, dopo la denuncia, l’autore del reato per capire i motivi della sua azione, si ottiene una percentuale simile a coloro che denuncerebbero il fatto e l’autore del reato alle Forze dell’ordine (28,3%). Infine, un atteggiamento di omertà, soprattutto per non avere problemi, è scelto da meno di un ragazzo su dieci (7,4%). Tab. 10 - Se ti capita di essere vittima di un reato non grave e sapessi chi è stato. Valori percentuali (n=481). % Denuncerei subito il fatto e l’autore del reato alle Forze dell’ordine 30,2 Sarei disposto insieme a qualcuno a parlare con l’autore del reato 16,4 Non denuncerei né il fatto né l’autore del reato perché ho scarsa fiducia nella giustizia 13,4 Dopo la denuncia incontrerei l’autore del reato per capire i motivi della sua azione 11,9 Denuncerei l’autore del reato solo se i danni subiti sono elevati 10,2 Denuncerei il fatto solo se certo della condanna dell’autore del reato 7,4 Farei finta di niente per non avere problemi 7,4 Denuncerei il fatto e non sarei disposto ad incontrare l’autore del reato 3,0 Non risponde 0,1 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona La propensione e la volontà di capire i motivi della condotta dell’autore del reato, sia prima che dopo la denuncia, evidenziano un atteggiamento orientato alla comprensione che, se non corrisponde a semplice curiosità, può rappresentare un elemento di apertura ad un approccio, da parte dei giovani, meno repressivo e più restituivo (riparazione dei danni causati piuttosto che la mera punizione) nel caso di reati di minore gravità. Allo stesso tempo, la percentuale non particolarmente elevata dei ragazzi propensi a denunciare riflette la bassa fiducia riposta nelle istituzioni, espressa anche dal 13,4% che sostiene di non denunciare né il fatto, né l’autore del reato a causa della scarsa fiducia nella giustizia. La legalità è per i giovani cremonesi, un concetto che, sia sul piano astratto (valori, principi, importanza delle leggi), sia sul piano concreto delle scelte di atteggiamenti e di comportamenti più o meno conformi, ha forma, forza e sostanza. Allo stesso tempo, la disamina della propensione ad agire determinate condotte rispetto a situazioni ipo- tetiche insieme ai giudizi di ammissibilità e di non ammissibilità in merito a violazioni specifiche, evidenziano soprattutto la presenza e la valenza di una sub cultura giovanile antagonista ai valori dominanti, oppure una necessità di trasgressione dovuta al bisogno di comunicare le proprie idee ma anche, a volte, un disagio. Se la lettura di eventuali condotte giovanili illecite, parte da questa consapevolezza, i messaggi saranno più decifrabili e sapranno indicare la strada per offrire canali legittimi di espressione, per trasmettere una legalità, come è stata definita precedentemente più ‘dinamica’ che, basata sulla fiducia e vissuta all’interno di relazioni importanti, può acquistare significato per gli adolescenti. Non solo, gli adulti rappresentano per i giovani un importante riferimento e un’importante risorsa capace di trasmettere il valore della legalità non come qualcosa di coercitivo che incide negativamente sulla libertà personale, ma piuttosto come la strada per rispettarsi e poter godere della libertà e del proprio spazio senza il pericolo di esserne privati. L’ultima parte dell’indagine riguarda il rapporto tra la legalità e il mondo dello sport. Gli ambienti sportivi sono luogo di abitudini e di comportamenti legali ed illegali che esprimono le condotte di chi al loro interno, dirige, gioca o arbitra. Conoscere le opinioni dei giovani cremonesi sul mondo dello sport, consente di capire se c’è bisogno oggi di legalità e come, eventualmente, affermarla. I contesti scolastici e sportivi infatti sono quelli che proprio per il coinvolgimento che offrono e che, al contempo, chiedono ai giovani possono fare la differenza nell’aumentare il ‘capitale’ di legalità. 59 Parte I Capitolo III Giovani, sport e legalità 60 Lo sport e le attività motorie in generale costituiscono un efficace e potente strumento per accrescere il benessere dei cittadini a partire proprio dai più giovani e rappresentano una parte importante nel processo di costruzione della cittadinanza sociale. Per gli adolescenti svolgere un’attività fisica al di fuori delle ore scolastiche rappresenta sia un modo per giocare e stare con gli altri compagni di squadra, sia un impegno e una serietà nella partecipazione ad allenamenti e competizioni. La legalità in questo campo si realizza attraverso i comportamenti sportivi, il rispetto dei propri compagni ed avversari e per le strutture e l’ambiente. Ma perché questo accada, lo sport deve potersi svolgere in ambiti appunto legali, liberi da fenomeni criminosi di cui si è stati purtroppo testimoni soprattutto nell’ultimo periodo e con riferimento al mondo del calcio. Di fronte ad episodi di violenza e di corruzione e ad un clima generale di impunità, non dovrebbe scandalizzare tanto l’inefficienza delle pene quanto la mancanza o la debolezza di un’etica sportiva. Etica (dal greco ethos, costume), ovvero l’insieme di norme che all’interno di una data realtà sono assunte come universalmente valide e che finiscono per sovrapporsi alle leggi stesse di cui queste norme teoriche sono l’emanazione legale e costrittiva. Una constatazione questa che consente di non sorprendersi se, nonostante lo sport debba avere una finalità educativa per i giovani, finisce all’opposto per insegnare che ad avere successo e ad arrivare primi nella corsa della vita sono i più furbi e non quelli che si impegnano di più. È ormai sotto gli occhi di tutti che l’etica sportiva oggi necessaria non deve essere esclusivamente legata a ciò che avviene in campo, così come il problema dei valori va oltre l’impiego di un autentico fair play di chi gareggia. È il sistema che deve essere etico nel suo insieme, ai suoi vari livelli di responsabilità morale. In questo senso, ad esempio, non è etico il sistema che esclude il meno dotato, che schiaccia chi è economicamente più debole, che usa lo sport come paravento per affari più o meno leciti, che omette di ricercare la promozione umana e l’educazione giovanile, che in un’unica frase, non persegue il bene comune attraverso il mezzo sportivo. A livello europeo, Il Consiglio d’Europa da anni lavora per promuovere nello sport i valori della democrazia, della coesione sociale, della tolleranza e del fair play attraverso raccomandazioni e convenzioni rivolte ai paesi membri. All’interno delle differenti attività normative tra cui la Convenzione europea sulla violenza e sugli eccessi degli spettatori (1983), la Convenzione contro il doping (1989) e la Raccomandazione N. R (99) 9 sul ruolo dello sport a favore della promozione della coesione sociale, di particolare importanza sono la Carta europea dello Sport e il Codice di Etica sportiva approvati nel 1992. Il principio fondamentale del Codice è che le considerazioni etiche insite nel ‘gioco leale’ (fair play) non sono elementi facoltativi ma qualcosa di essenziale ad ogni attività sportiva, in ogni fase della politica e della gestione del settore sportivo e applicabili a tutti i livelli di abilità ed impegno, dallo sport ricreativo a quello agonistico. Nel sottoscrivere questi due documenti, i governi si impegnano a garantire ai loro cittadini, in cooperazione con le organizzazioni sportive appropriate, la possibilità di praticare lo sport in condizioni chiaramente definite. Ai sensi della Carta e del Codice, lo sport deve essere: - accessibile a tutti; - a disposizione dei bambini e dei giovani; - sano e sicuro, leale e tollerante e poggiare su alti valori etici; - in grado di promuovere la realizzazione personale a tutti i livelli; - rispettoso dell’ambiente; - sostenitore della dignità umana; - contrario ad ogni forma di sfruttamento di coloro che lo praticano15. Il venire meno di alcuni fondamenti basilari dell’etica sportiva tradisce l’idea stessa di sport, intesa come formazione del proprio essere secondo valori di correttezza, senso civico, lealtà, stima di sé e valorizzazione della dimensione ludica e ricreativa sottesa alla pratica sportiva. Da qui la necessità che i principi contenuti nel Codice Etico europeo siano riaffermati con forza, sia negli ambienti sportivi frequentati dai ragazzi, sia in percorsi di educazione alla legalità nelle scuole. Nella previsione di un approfondimento del tema sport e legalità dal punto di vista dei ragazzi e delle ragazze che frequentano gli istituti scolastici di Cremona, la parte finale del questionario ‘Legalità e quotidianità’ ha proprio l’obiettivo di avere un primo feed back del rapporto tra giovani e sport e della loro opinione sul ruolo giocato dalla legalità in questo contesto. In primo luogo, si chiede ai ragazzi quanto seguano e/o pratichino lo sport nel loro tempo libero. Questo come elemento di partenza per rilevare l’interesse e l’impegno verso le discipline sportive. Successivamente, si procede all’analisi del giudizio dei giovani rispetto a determinati fenomeni di illegalità nel mondo dello sport (corruzione economica, violenza negli stadi e utilizzo di sostanze dopanti da parte di atleti e sportivi) e della loro propensione ad accettarli o condannarli. Infine, riguardo ad alcune situazioni ipotetiche, si è voluto capire la tipologia di comportamento adottato sul piano concreto quando i ragazzi sono direttamente interessati da episodi di illegalità e di ingiustizia durante lo svolgimento di attività sportive. 1 Etica sportiva: realtà o sogno? La maggior parte dei giovani intervistati si dice interessata allo sport principalmente perché lo pratica (68,8%). Tra tutte le attività sportive, alcune sono maggiormente seguite e praticate. In particolare i ragazzi giocano soprattutto a calcio, pallanuoto, basket, mentre le ragazze si dedicano di più al nuoto, al pattinaggio, alla pallavolo e alla danza. Meno praticati gli sport quali rugby, ciclismo, sci e snowboard. Infine, in misura abbastanza equivalente sia i ragazzi che le ragazze frequentano le palestre sportive che oggi offrono, oltre alle classiche atti- 15 Per approfondimenti cfr. Consiglio d’Europa, Il Consiglio d’Europa e lo Sport, reperibile all’indirizzo Internet http://www.coe.int/t/. 61 Capitolo III · Giovani, sport e legalità Parte I 62 vità di fitness, discipline estremamente diversificate. Le componenti dell’interesse per lo sport da parte dei giovani cremonesi sono quella ludica e quella di vera e propria passione. Quest’ultima si nutre in primo luogo nei confronti del calcio dove la possibilità di essere più frequentemente spettatori diretti rispetto ad altre discipline, incrementa l’affezione e il coinvolgimento. Oltre i tre quarti infatti conferma di seguire lo sport per interesse e divertimento. I motivi invece per cui si praticano gli sport sono legati alla possibilità di scaricare la tensione, di mantenersi in forma ma anche di socializzare, di sperimentare la componente competitiva dei rapporti con i pari, di misurarsi con le proprie capacità e di rafforzare il legame con il gruppo. Alcune annotazioni degli studenti evidenziano tutti questi elementi: “perché mi piace l’attività fisica e stare con gli altri e mi interessa vedere le persone più esperte”, oppure “perchè trovo sfogo, mi diverto, mi fa sentire libero e anche se a volte si esagera è divertente e appassionante”. Ancora, “perché adoro ballare e questo tipo di sport mi fa sentire bene con me stessa” oppure “per socializzare e tenermi in forma, per capire e comprendere le regole del gioco”. Ma oltre l’interesse e la passione soggettivi, il mondo sportivo che i ragazzi sperimentano ed osservano è, secondo la loro opinione, onesto, corrotto o queste due caratteristiche dipendono dal tipo di sport? Circa un terzo dei ragazzi intervistati (34,3%) dichiara di ritenere corrotto il mondo dello sport, forse a seguito della maggiore informazione sul ‘dietro le quinte’ del mondo del calcio. Tra questi, sono i ragazzi a prevalere e in particolare quelli che si interessano di calcio e lo praticano. Solo in pochissimi casi i giovani vedono l’ambiente sportivo come onesto (1,0%). La maggior parte opera comunque una distinzione rispetto ai differenti contesti sportivi considerando l’ambiente calcistico quello più ‘sporco’ e a rischio perché colpito non tanto da un elevato numero di episodi di illegalità ma da casi di vasta portata (64,2%). Si pensi allo scandalo ‘Calciopoli’ dove sono venuti a galla episodi di corruzione che hanno visto, oltre alla responsabilità della dirigenza calcistica, anche quella di arbitri ‘venduti’ per ottenere risultati dalle partite di calcio a favore di una squadra piuttosto che un’altra. Tab. 1 - L’ambiente dello sport ai giorni nostri. Valori percentuali (n=481). % Dipende dal tipo di sport 64,2 Corrotto 34,3 Onesto 1,0 Non risponde 0,5 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Indipendentemente dalla risposta data alla precedente domanda, si è comunque voluto sapere quali, nell’opinione dei giovani cremonesi, le cause dei fenomeni di corruzione nel mondo dello sport. Quasi otto ragazzi su dieci ritengono che dietro agli episodi di corruzione vi siano soprattutto interessi economici che manovrano le competizioni e le gare sportive (77,7%). Rispetto al genere, sono di più le ragazze a vedere negli aspetti economici il fattore principale della corruzione (il 54,4% contro il 45,6%). Anche il successo, inteso come incremento del potere e della ricchezza personale di chi dirige così come la fama e la popolarità di chi gioca perché vince le partite, possono essere alla base di fenomeni di questo tipo, il 62,9% infatti è molto d’accordo con questa affermazione. Abbastanza influenti invece gli interessi politici (39,3%), vedendo in questo ambito un’illegalità di tipo prettamente economico. Nell’opinione delle ragazze prevale di più il motivo del successo (il 56,3% contro il 43,7%), mentre rispetto al percorso formativo intrapreso (scuola frequentata), sono gli studenti degli istituti tecnici piuttosto che quelli dei licei a sostenere che il successo sia molto rilevante (il 54,3% contro il 40,4%). Fig. 1 - Cause della corruzione nel mondo dello sport. Valori percentuali (n=481). 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 Interessi economici Interessi politici Ricerca Assenza del successo di controllo molto Crisi dei valori abbastanza Complicità tra società sportive e tifoserie poco per niente Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Abbastanza importanti l’assenza di controllo e la mancanza di valori etici, rispettivamente 48,4% e 41,1%. In particolare, sono gli studenti degli istituti tecnici che considerano la mancanza di organismi di controllo e di meccanismi regolativi il motivo principale della corruzione. Di minore incidenza infine, la complicità tra società sportive e tifoserie a conferma della convinzione secondo cui la corruzione sia esclusivo appannaggio di chi gestisce lo sport e non tanto di chi lo segue: per il 27,2% infatti questo fattore è poco importante. Anche l’assunzione da parte degli atleti di sostanze dopanti riflette l’assenza o la debolezza della cultura della legalità all’interno degli ambienti sportivi. Allo stesso modo, aggressioni e danneggiamenti in occasione delle partite di calcio riflettono una cultura della violenza che non è certo sinonimo di legalità. 1.1 Violenza negli stadi e doping La forza o la debolezza della legalità nel mondo dello sport si esprime anche attraverso le condotte messe in atto da coloro che seguono le competizioni sportive con particolare riferimento agli episodi di violenza negli stadi, spesso agiti dalle differenti tifoserie: atti vandalici contro strutture e arredo urbano, scontri dall’esito a volte mortale tra tifosi e Forze dell’ordine, danneggiamenti agli impianti sportivi e all’arredo urbano, sono solo alcuni esempi di come lo sport possa portare a situazioni di pericolo e di conflittualità sociale esasperata. Rispetto a questi eventi, più di quattro giovani su dieci ritengono che la causa più frequente sia la mancanza di etica sportiva (44,5%) in linea con i contenuti del dibattito attuale dove da più parti si sottolinea la necessità di ripristinare co- 63 Fig. 2 - Cause della violenza negli stadi. Valori percentuali (n=481). 100 90 80 70 60 50 40 Capitolo III · Giovani, sport e legalità 30 Parte I 64 20 10 0 Persone già violente Strutture che non garantiscono la sicurezza Carenza di controllo agli ingressi Svolgimento delle partite Assenza di etica sportiva molto abbastanza poco per niente Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona dici etici e di condotta per regolare sia le manifestazioni sportive, sia i comportamenti di coloro che, a vario titolo, vi partecipano (atleti, calciatori, tifosi, ecc) e più in generale di coloro che amministrano questo settore. Anche la personalità già violenta di chi si reca allo stadio e la carenza di controllo agli ingressi sono considerati cause abbastanza determinanti degli episodi di violenza da quasi quattro ragazzi su dieci (rispettivamente 37,2% e 35,3%). Meno rilevanti invece le modalità di svolgimento delle partite (43,2%). Un fenomeno differente ma che riflette l’assenza o la debolezza della cultura della legalità all’interno degli ambienti sportivi è l’assunzione da parte degli atleti di sostanze dopanti per migliorare le proprie prestazioni e aumentare la possibilità di vittoria. In generale, il fatto di utilizzare sostanze dopanti non è condiviso dai giovani cremonesi: la maggior parte infatti ritiene che non sia giusto assumerle per ottenere la vittoria o per potenziare la performance. Molti sostengono che questo comportamento abbia effetti negativi sulla salute (68,2%), altri sono contrari perché è un comportamento penalmente perseguibile (35,3%), altri ancora ritengono che sia più importante della salute il rischio di essere squalificati dalle competizioni sportive con la conseguenza di dover rinunciare alla gara e ad una vittoria quasi certa (34,1%). Sono le ragazze quelle che in misura maggiore guardano all’aspetto della salute e che ritengono il doping molto negativo, sia esso una modalità radicata o più sporadica nella carriera sportiva dell’atleta (58,5%) e gli studenti iscritti agli istituti tecnici rispetto a quelli che frequentano il liceo (il 54,0% contro il 41,8%). Fig. 3 - Cosa pensi se un atleta usa sostanze dopanti per migliorare le proprie prestazioni sportive. Valori percentuali (n=481). 100 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 Fa bene, aumenta la probabilità di vincere Fa bene, Fa bene, Fa bene, Fa bene, Fa male, Fa male, Fa male, solo se se non fa se non perché lo perché perché perché gioca a male alla viene fanno tutti condotta rischia la effetti livello salute scoperto perseguibile squalifica negativi agonistico sulla salute molto abbastanza poco per niente Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Altri motivi alla base di questa condotta illecita sono scelti in misura decisamente inferiore. Non si giustifica per niente l’assunzione di sostanze dopanti per aumentare la probabilità di vittoria esprimendo l’idea secondo cui il fair play deve essere lo spirito prevalente delle competizioni sportive (69,4%) e nemmeno si approva questo comportamento perché diffuso in determinati ambienti, fa bene perché in certi ambienti lo fanno tutti (68,2%) evidenziando come per i giovani, l’opinione secondo cui è più consentito ‘trasgredire’ le regole se si tratta di prassi sociali condivise (ad esempio non allacciare le cinture di sicurezza) non valga per gli atleti. Analogamente, la possibilità che nessuno venga scoperto è un altro motivo per niente approvato dai ragazzi (69,9%) e, rispetto al genere, sono quasi sei ragazze su dieci a sostenerlo rispetto a quattro ragazzi su dieci. Per combattere sia i casi di violenza negli stadi, sia i fenomeni di assunzione di sostanze dopanti da parte degli atleti, leggi ed interventi più o meno preventivi e repressivi sono stati messi in atto nel nostro paese, anche se spesso più sull’onda dell’emergenza. Allo scopo di arginare la violenza negli stadi e in un’ottica di tutela della sicurezza pubblica, sono state aumentate le pene per le persone violente e il relativo numero di arresti, sono stati incrementati i controlli e, a fronte degli ultimi episodi di cronaca che hanno contato i primi morti, le partite di calcio sono state sospese o svolte senza la presenza dei tifosi. Sembra però che il fenomeno non sia stato arginato definitivamente, perché riprendono i campionati di calcio e il rischio è lì dietro l’angolo. Forse 65 Capitolo III · Giovani, sport e legalità Parte I 66 perché il problema è l’etica e, più in generale, la debolezza oggi della cultura della legalità non solo nel mondo dello sport ma nella società più in generale, come evidenziato precedentemente dai giovani interpellati. Ad ogni modo, una serie diversificata di azioni sarebbe auspicabile soprattutto per tutelare la legalità e in questo senso si è voluto sapere cosa ne pensano i giovani. Non solo, in conclusione, due situazioni specifiche ed ipotetiche sono sottoposte al parere dei ragazzi per capire il tipo di atteggiamento quando i comportamenti degli altri sono causa di rabbia o frustrazione, oppure di riprovazione. 1.2 Interventi e comportamenti possibili Oltre un terzo dei ragazzi, sulla scia degli interventi recentemente adottati a livello governativo, ritiene che aumentare le pene per chi commette atti violenti potrebbe ridurre la propensione a fare questo tipo di azioni (37,2%). Ma anche gli interessi economici sono responsabili dell’affievolimento della legalità: il 23,1% preferirebbe che questi restassero fuori dal mondo dello sport per impedire a dirigenti o responsabili di squadre e competizioni di guadagnare da partite di calcio truccate e da arbitri corrotti. Un po’ meno importante, ma una strada altrettanto percorribile, è quella di aumentare il controllo e la repressione nei luoghi dove si svolgono le competizioni sportive (20,2%), opinione che si muove nella stessa direzione della necessità di aumentare le pene e le sanzioni per i violenti. Tab. 2 - Cosa servirebbe oggi per tutelare la legalità nel mondo dello sport. Valori percentuali (n=481). % Aumentare le pene e le sanzioni per le persone violente 37,2 Non fare girare tutto intorno ad interessi economici 23,1 Aumentare il controllo e la repressione nei luoghi dove si svolgono le competizioni sportive 20,2 Aumentare le pene e le sanzioni per coloro che perseguono i propri interessi economici a scapito degli altri 8,1 Promuovere percorsi educativi all’interno degli ambienti sportivi 5,6 Organizzare più momenti di educazione alla legalità nelle scuole 3,7 Altro 2,1 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Riscuotono meno consenso aumentare le pene e le sanzioni per coloro che perseguono i propri interessi economici a scapito degli altri (8,1%), promuovere percorsi educativi all’interno degli ambienti sportivi (5,6%) e organizzare più momenti di educazione alla legalità nelle scuole (3,7%), a conferma sia di come la percezione della gravità dei reati economici e della necessità di punirli sia decisamente bassa seguendo una tendenza culturale generalizzata della società italiana, sia della convinzione che il compito di risolvere determinati problemi sia dello Stato. L’opzione ‘altro’ contiene un insieme di affermazioni che riflettono in parte il contenuto delle opzioni di risposta della domanda, ma che allo stesso tempo gettano luce su altri elementi responsabili dell’assenza di legalità e delle conseguenti opzioni percorribili per incrementarne la diffusione. Alcuni infatti affermano “punire tutti gli atti di non rispetto della legge sia per quanto riguarda la violenza negli stadi, sia per quanto riguarda gli aspetti economici” oppure “che i poliziotti siano più repressivi nei confronti di chi crea disturbo” o ancora “basta fare rispettare le regole già esistenti e fare in modo che gli arbitri non abusino del loro potere”, qualcuno invece sostiene “pagare meno i giocatori”. Le scelte maggioritarie quindi ribadiscono la necessità che le pene siano effettive e certe, più che la necessità di interventi nuovi e diversi. Non solo, tra gli studenti l’atteggiamento più repressivo e punitivo che si esprime nell’inasprimento di pene e sanzioni per le persone violente, appartiene in misura maggiore ai ragazzi, mentre le opzioni più di sensibilizzazione e di educazione alle ragazze. In conclusione, due situazioni ipotetiche sono state presentate ai giovani cremonesi, con l’obiettivo di conoscere il tipo di comportamento che verrebbe adottato per fare fronte a due situazioni specifiche: il lancio di una monetina in campo da parte di un amico durante una partita di calcio e la valutazione ingiusta da parte dell’arbitro durante una competizione sportiva. Nel primo caso, quando i ragazzi assistono ad atti vandalici causati da amici o conoscenti, il 53,0% rimprovera l’amico e in misura maggiore sono le ragazze a scegliere di agire in questo modo (56,9%). Oltre un terzo dei giovani rispondenti non farebbe nulla, in quanto non si sentono responsabili del comportamento dell’amico (34,3%), con una distribuzione piuttosto omogenea tra ragazzi e ragazze. Tab. 3 - Allo stadio un tuo amico lancia una monetina in campo. Valori percentuali (n=481). % Lo riprendo perché è un comportamento pericoloso 53,0 Niente sono affari suoi 34,3 Mi allontano e fingo di non conoscerlo 6,9 Al suo posto l’avrei fatto anche io 3,3 Avviso la vigilanza 2,5 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Anche se in percentuale minore, alcuni studenti scelgono di allontanarsi e di fare finta di non conoscere l’autore del gesto (6,9%), si comporterebbero in questo modo molto di più i ragazzi rispetto alle ragazze. Un messaggio contraddittorio, anche se di matrice diversa ma correlata, si può leggere in relazione alla percentuale bassissima di coloro che avviserebbero la vigilanza (2,5%): se da una parte solo due ragazzi su dieci chiederebbe l’aiuto di figure preposte al controllo, dall’altra si è visto precedentemente come il controllo e il ripristino della legalità, ad esempio negli stadi, spetti proprio ai tutori dell’ordine. Se invece i ragazzi si trovassero a disputare una gara contro una squadra avversaria e fossero oggetto di una valutazione ritenuta ingiusta da parte dell’arbitro, cosa farebbero? Il 36,6% dei rispondenti cerca di spiegare con calma le proprie ragioni, tentando di cambiare la situazione attraverso modalità non conflittuali. L’approccio più ‘ragionevole’ appartiene in misura maggiore alle ragazze. 67 Tab. 4 - Subisci una valutazione ingiusta da parte dell’arbitro. Valori percentuali (n=481). Capitolo III · Giovani, sport e legalità % Parte I 68 Cerco di spiegare con calma le mie ragioni 36,6 Discuto animatamente con l’arbitro per fare valere le mie ragioni 22,0 Lascio perdere perché in fondo è l’arbitro che decide 18,1 Insulto l’arbitro che non capisce niente 15,6 Mi ritiro dalla gara in segno di protesta 4,8 Reagisco contro gli altri giocatori 2,9 Totale 100 Fonte: elaborazione Ufficio Sicurezza Urbana - Comune di Cremona Allo stesso tempo, si registra una percentuale abbastanza significativa di coloro che sarebbero più propensi a discutere animatamente con l’arbitro per fare valere le proprie ragioni (22,0%), dove ancora sono di più le ragazze a scegliere questo tipo di comportamento. L’atteggiamento rinunciatario segue subito dopo con il 18,1% dei ragazzi che pensano sia meglio lasciare perdere perché alla fine è l’arbitro che decide. Infine, chi sull’onda della rabbia e della frustrazione, ritiene che sia possibile insultare l’arbitro a partire dalla convinzione che non capisce niente (15,6%). È interessante la diversità degli atteggiamenti di ragazzi e ragazze. Mentre queste ultime sono più battagliere ma anche più rispettose limitandosi ad azioni di protesta contenute, i ragazzi se decidono di ribellarsi lo fanno con modalità leggermente più aggressive, insultando l’arbitro o, anche se in misura decisamente minore, reagendo contro gli altri giocatori. Infine, ritirarsi in segno di protesta rappresenta un’opzione di resa che non appartiene, per i giovani, alla logica delle gare sportive in quanto dimostrazione di poca forza e determinazione, solo il 4,8% sceglierebbe questo comportamento. In conclusione, da questa breve analisi del rapporto dei giovani con lo sport e del loro pensiero in merito alla presenza o all’assenza di una cultura della legalità negli ambienti sportivi, emerge un forte desiderio di etica sportiva in virtù di una loro visione positiva e costruttiva dello sport. Se infatti, rispetto ad altri ambiti della società si è disposti a tollerare maggiormente situazioni di ille- galità e prevalgono scelte comportamentali più legate alla specifica sub cultura giovanile, alle condotte in ambito sportivo non si fanno sconti: ognuno è, nella loro opinione, chiamato a fare la propria parte (dirigenti delle società calcistiche, atleti, calciatori, arbitri, tifosi, ecc) per contribuire alla legalità e al rispetto delle regole del gioco, o più realisticamente per ripristinare un senso di legalità in parte perduto. In sintesi In generale, i giovani cremonesi esprimono un forte attaccamento a valori positivi, sani principi di giustizia e di solidarietà e una visione della cultura della legalità le cui regole sono riconosciute importanti nel regolare e preservare la convivenza civile. La questione della legalità però resta ancora aperta in una società dove i diversi esempi, soprattutto nei contesti governativi, rappresentano una continua sfida ai valori legittimi dominanti. È evidente quindi come il compito di promuovere una cultura della legalità spetti in primo luogo al mondo degli adulti, in particolare a genitori ed insegnanti in quanto figure che i giovani rispettano e ritengono affettivamente significative e che possono quindi trasmettere, all’interno di un rapporto di fiducia, la valenza e l’importanza della legalità. Non solo, anche i diversi segmenti della società rivestono una funzione altrettanto fondamentale nel sollecitare una cittadinanza attiva e partecipe ai valori della democrazia in termini di rispetto e libertà reciproca, dove la legge riveste un ruolo di ‘garante’ e non di ‘soppressore’. Stando al quadro emerso, le premesse per educare alla legalità sembrano promettenti. Di seguito i principali risultati della ricerca: - Onestà, lealtà ed impegno sono i valori più importanti per i giovani cremonesi. Il principio secondo cui tutto è permesso ma nel rispetto degli altri guida principalmente l’azione e il rapporto con la realtà, mentre negli altri (amici, genitori, insegnanti, ecc) è molto apprezzato il fatto di essere sempre se stessi, di sapere ascoltare e aiutare in caso di bisogno. - La legalità è per i giovani un concetto ‘dinamico’: un insieme di diritti e doveri che possono essere con- - - - - - - - - - frontati, discussi e negoziati sia a scuola che in famiglia. E infatti, le leggi, quale espressione della legalità, devono essere rispettate ma si può lavorare per cambiarle. La pacifica convivenza tra le persone è garantita nella misura in cui ognuno fa la sua parte, dando il buon esempio senza violare le leggi ed essendo responsabile delle proprie azioni. Ma, dal punto di vista dei giovani, nella società è diffusa una cultura dell’illegalità a causa soprattutto della debolezza dello Stato e della corruzione dei partiti politici. Il rimedio è poter disporre di un sistema di giustizia veloce ed efficace (pene celeri, certe e severe). La legalità è possibile con uno Stato garante delle leggi ed erogatore di equità sociale. In questo senso, le Forze dell’ordine, la parte più visibile delle istituzioni sul territorio e che incarna le funzione normativa dello Stato, sono chiamate a fare la loro parte garantendo la quiete pubblica e proteggendo le persone in difficoltà. Rispetto a queste ultime, l’atteggiamento dei giovani è un misto di sfiducia e distacco. La fiducia maggiore è riposta nei genitori, negli amici e negli insegnanti ed educatori. Poca la fiducia nei mezzi di comunicazione di massa in contrasto con un luogo comune che vede i ragazzi come fruitori passivi piuttosto che come consumatori critici. Le condotte trasgressive o ‘devianti’ sono, in molti casi, l’espressione di una sub cultura giovanile con valori, stili di vita ed abitudini antagonisti rispetto a quelli dominanti. Rappresentano inoltre il desiderio di comunicare o il bisogno di esternare un disagio. I giovani cremonesi riconoscono la responsabilità individuale dei comportamenti illeciti e non ritengono che l’agire in gruppo costituisca un’attenuante. Le violazioni economiche sono, in generale quelle ritenute più ammissibili, lo scontrino fiscale normalmente opzionale e la merce contraffatta o i CD duplicati come se fossero esposti nei negozi. Ammissibili i danneggiamenti solo se si tratta di scrivere sui muri, mentre non ammissibili le violazioni appropriative, la violenza e l’aggressività contro le persone. Nella quotidianità di tutti i giorni, se i giovani si confrontano con situazioni ipotetiche dove scegliere tra comportamenti più pro-sociali/individualistici o di sincerità/omertà cambia l’opinione dei comportamenti ammessi e non ammessi. Si permette ad un compagno di copiare un compito in classe e lo si copre se ha commesso un danno accidentale alle strutture scolastiche, ma non si protegge chi commette atti di bullismo anzi si interviene o si chiede un aiuto esterno. Lo sport per i giovani cremonesi come gioco e passione. Lo si pratica per socializzare, imparare le regole, stare in forma e vivere l’aspetto competitivo delle relazioni. Ma come nella società si ritiene che prevalga una cultura dell’illegalità, anche negli ambienti sportivi si pensa che manchi un’etica sportiva capace di arginare fenomeni quali la corruzione, la violenza negli stadi e il doping. Per la maggior parte degli adolescenti cremonesi, legalità nel mondo dello sport significa ripristinare un insieme di principi etici, anche se per tutelarla può essere utile incrementare le pene e le sanzioni per le persone violente e proibire che giri tutto intorno ad interessi economici. 69 QUESTIONARIO PER GLI STUDENTI Questionario ‘Legalità e quotidianità’ Parte A - Valori, norme e regole Parte I 70 1. Ci piacerebbe sapere quali sono per te i valori più importanti. Indica per ognuno dei seguenti valori se li consideri molto, abbastanza, poco o per niente importanti. Molto Abbastanza Poco Per niente Successo ❑ ❑ ❑ ❑ Onestà ❑ ❑ ❑ ❑ Impegno ❑ ❑ ❑ ❑ Solidarietà ❑ ❑ ❑ ❑ Lealtà ❑ ❑ ❑ ❑ Tolleranza ❑ ❑ ❑ ❑ Coerenza ❑ ❑ ❑ ❑ Fede religiosa ❑ ❑ ❑ ❑ Egoismo ❑ ❑ ❑ ❑ Furbizia ❑ ❑ ❑ ❑ 1.1. Cosa, secondo te, rende pacifica la convivenza tra le persone? (massimo 2 risposte) ❑ Il senso di responsabilità dei cittadini ❑ La partecipazione politica e sociale ❑ L’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ❑ Il rispetto delle leggi da parte dei cittadini ❑ Le stesse possibilità per tutti i cittadini 1.2. Quanto sei d’accordo con le seguenti affermazioni? (1 risposta per riga) Molto Abbastanza È giusto seguire la propria coscienza ❑ ❑ Bisogna vivere giorno dopo giorno senza particolari principi ❑ ❑ È meglio pensare e agire come gli altri ❑ ❑ Tutto è permesso ma nel rispetto degli altri ❑ ❑ È importante soprattutto il proprio interesse ❑ ❑ La migliore guida è la fede religiosa ❑ ❑ Poco ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ Per niente ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ 1.3. Quanto apprezzi le seguenti qualità nelle persone che frequenti? (1 risposta per riga) Molto Abbastanza Poco Per niente L’essere capaci di ascoltare ❑ ❑ ❑ ❑ L’esprimere sempre le proprie idee ❑ ❑ ❑ ❑ Il rispettare le regole del vivere comune ❑ ❑ ❑ ❑ L’essere sempre se stessi ❑ ❑ ❑ ❑ L’essere persone di fede religiosa ❑ ❑ ❑ ❑ Il rispettare le idee degli altri ❑ ❑ ❑ ❑ L’aiutare gli altri in caso di bisogno ❑ ❑ ❑ ❑ L’essere sempre informati ❑ ❑ ❑ ❑ L’impegno nel volontariato ❑ ❑ ❑ ❑ L’impegno nella politica ❑ ❑ ❑ ❑ 1.4. Secondo te legalità significa: (massimo 2 risposte) ❑ Democrazia ❑ Libertà ❑ Dialogo ❑ Diritti e doveri 1.5. Secondo te legalità in famiglia e a scuola significa: (massimo 2 risposte) ❑ Obbedire alle regole date da genitori/insegnanti ❑ Definire le regole insieme a genitori/insegnanti ❑ Definire le regole da soli ❑ Comportarsi in modo sincero ❑ Nascondere i comportamenti negativi 1.6. Con quale delle seguenti affermazioni sei d’accordo? (1 risposta) ❑ La legge deve essere sempre rispettata anche quando non la si ritiene giusta ❑ La legge deve essere rispettata, ma ogni tanto è possibile violarla ❑ La legge deve essere rispettata solo quando la si considera giusta ❑ La legge deve essere rispettata ma si può lavorare per cambiarla Parte B - Opinioni e comportamenti 2. Una persona che commette un atto illegale è ‘diversa’ da una ‘persona comune’? ❑ Si, sempre ❑ Si, in alcuni casi. Quali? ❑ No, mai ❑ Non so 71 Questionario ‘Legalità e quotidianità’ 2.1. Secondo te, un qualsiasi atto illegale è meno grave se commesso in gruppo? ❑ Si, sempre ❑ Si, in alcuni casi. Quali? ❑ No, mai ❑ Non so Parte I 72 2.2. Secondo te, perché un/a ragazzo/a trasgredisce le regole? (massimo 2 risposte) ❑ Per semplice divertimento ❑ Perché non va d’accordo con i genitori ❑ Per mancanza di valori in cui credere ❑ Per provare almeno una volta ❑ Per solitudine ❑ Perché si trova in una situazione in cui non può fare diversamente ❑ Perchè si sente coraggioso ❑ Perché lo fa con amici/conoscenti ❑ Per dimostrare qualcosa agli altri 2.3. Secondo te, le conseguenze economiche e/o penali di un atto illegale commesso da un/a ragazzo/a sono: (1 risposta) ❑ Della persona che ha commesso il fatto ❑ Della famiglia ❑ Degli insegnanti/educatori ❑ Del gruppo di amici ❑ Della società 2.4. Tra i comportamenti di seguito elencati quali, secondo te, sono ammissibili e quali non sono ammissibili? (1 risposta per riga) Ammissibili Non ammissibili Sottrarre oggetti di poco valore dai negozi ❑ ❑ Guidare senza avere la patente ❑ ❑ Rubare oggetti personali a compagni/amici ❑ ❑ Abbandonare o maltrattare un animale ❑ ❑ Andare in auto senza allacciare le cinture di sicurezza ❑ ❑ Andare in motorino senza casco ❑ ❑ Sottrarre un libro dalla biblioteca ❑ ❑ Salire sui mezzi pubblici senza biglietto ❑ ❑ Comprare sigarette di contrabbando ❑ ❑ Acquistare merce contraffatta ❑ ❑ Uscire da un locale e/o negozio senza scontrino fiscale ❑ ❑ Insultare un agente di polizia troppo fiscale ❑ ❑ Pagare le tasse meno del dovuto ❑ ❑ Pagare per ottenere un favore ❑ ❑ Mentire per difendere un amico ❑ ❑ Evitare di pagare una consumazione in un locale ❑ ❑ Rovesciare e/o bruciare cassonetti ❑ ❑ Graffiare e/o danneggiare un’auto, moto, bicicletta ❑ ❑ Scrivere sui muri e/o mezzi pubblici ❑ ❑ Vendere/comprare CD duplicati ❑ ❑ Usare violenza per fare valere le proprie ragioni ❑ ❑ 2.5. L’immigrazione clandestina, ovvero l’ingresso nel nostro paese di persone senza i documenti necessari: (1 risposta) ❑ È un reato e quindi andrebbe punito ❑ Può creare preoccupazione ma non è un reato ❑ Non è un reato perchè lasciare il proprio paese è un diritto ❑ È comunque una risorsa per il nostro paese 2.6. Un tuo amico ruba un oggetto ad un altro tuo amico. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Parlo con il mio amico e lo convinco a riconsegnare l’oggetto ❑ Avviso il mio amico e gli dico chi ha rubato il suo oggetto ❑ Avviso qualcuno (genitori, insegnanti, amici, ecc) che può risolvere la cosa ❑ Faccio finta di niente 2.7. I tuoi amici organizzano una festa ma non ti invitano. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Parlo con loro per capire come mai non mi hanno invitato ❑ Mi presento comunque alla festa per metterli in imbarazzo ❑ Non dico nulla perché in questo modo hanno perso la mia fiducia ❑ Mi arrabbio, li affronto apertamente e chiudo l’amicizia 73 Questionario ‘Legalità e quotidianità’ 2.8. A scuola un tuo compagno per sbaglio rompe il vetro di una finestra. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Se i miei compagni non dicono niente, non parlo nemmeno io ❑ Non dico niente agli insegnanti ma riprendo il mio compagno ❑ Avviso gli insegnanti anche se gli altri compagni non dicono niente ❑ Avviso gli insegnanti perché anche gli altri compagni lo fanno ❑ Mi confronto prima con i miei compagni e poi decido se dirlo agli insegnanti Parte I 74 2.9. Un compagno ti chiede di poter copiare da te un compito in classe. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Non gli permetto di copiare perché penso che deve studiare ❑ Gli permetto di copiare una volta e gli raccomando di studiare ❑ Gli permetto di copiare, io studio e non mi cambia niente aiutarlo ❑ Gli permetto di copiare sempre, alla fine se non studia è un suo problema 2.10. Un ragazzo della tua scuola è spesso vittima di scherzi e offese pesanti da parte di alcuni ragazzi. Cosa gli consigli di fare? (1 risposta) ❑ Di riferire il fatto al preside/insegnanti della scuola ❑ Di lasciare perdere perché prima o poi smetteranno ❑ Di ribellarsi ❑ Di parlare con questi ragazzi e di chiedere spiegazioni 2.11. Per strada, ti capita di imbatterti in una persona che con l’auto ferma chiede aiuto. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Mi avvicino e se posso, cerco di aiutarla ❑ Continuo per la mia strada perché penso che qualcun altro la aiuterà ❑ Avviso le Forze dell’ordine ❑ Mi allontano perché penso che non posso comunque fare niente 2.12. Trovi un portafoglio per strada con all’interno i documenti e un po’ di soldi. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Contatto la persona e le consegno il portafogli ❑ Contatto la persona, le consegno il portafogli ma tengo i soldi ❑ Consegno il portafogli alle Forze dell’ordine ❑ Lascio il portafogli dove è 2.13. Al concerto del tuo artista preferito sono esauriti i biglietti e non ti fanno entrare. Ti accorgi però che il personale alla cassa lascia entrare i propri conoscenti. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Non dico nulla e me ne vado ❑ Insisto fino a quando non mi fanno entrare ❑ Protesto facendo presente che non è giusto che entrino conoscenti/amici ❑ Mi arrabbio e li insulto per la loro scorrettezza 2.14. Se ti dovesse capitare di essere vittima di un reato non grave (ad es. un piccolo furto, una piccola frode, un danneggiamento di oggetti personali) e sapessi chi è stato, cosa faresti? (1 risposta) ❑ Denuncerei subito il fatto e l’autore del reato alle Forze dell’ordine ❑ Denuncerei il fatto solo se certo della condanna dell’autore del reato ❑ Denuncerei l’autore del reato solo se i danni subiti sono elevati ❑ Sarei disposto insieme a qualcuno a parlare con l’autore del reato ❑ Farei finta di niente per non avere problemi ❑ Dopo la denuncia incontrerei l’autore del reato per capire i motivi della sua azione ❑ Denuncerei il fatto e non sarei disposto ad incontrare l’autore del reato ❑ Non denuncerei né il fatto né l’autore del reato perché ho scarsa fiducia nella giustizia Parte C - Società, istituzioni e forze dell’ordine 3. Secondo la tua opinione, la società è: (massimo 2 risposte) ❑ Un insieme di istituzioni e di leggi che regolano la vita delle persone ❑ Un insieme di persone ❑ Una condizione necessaria ❑ Un obbligo ❑ Un modo per convivere con gli altri e aiutarsi reciprocamente ❑ Un luogo dove le persone possono affermarsi ❑ L’espressione della vita sociale di un popolo 3.1. Secondo te, nella nostra società prevale una cultura della legalità o dell’illegalità? ❑ Cultura della legalità ❑ Cultura dell’illegalità 3.2. Se hai risposto che prevale una cultura dell’illegalità, questa dipende da: (massimo 2 risposte) ❑ La corruzione politica dei partiti ❑ La possibilità di aggirare la legge ❑ La debolezza dello Stato ❑ La perdita del senso di altruismo ❑ La poca forza dei valori morali e sociali 3.3. Secondo te, per garantire la legalità nella nostra società è necessario: (massimo 2 risposte) ❑ Riconoscere il valore e l’importanza della legge ❑ Fare leggi più severe ❑ Dare punizioni più severe a coloro che non rispettano le leggi ❑ Inserire programmi di educazione alla legalità nelle scuole ❑ Più controllo da parte delle Forze dell’ordine ❑ Più controllo da parte di genitori, insegnanti, educatori, ecc ❑ Sensibilizzare ai valori della pace e della tolleranza ❑ Eliminare le differenze sociali ed economiche tra le persone 75 Questionario ‘Legalità e quotidianità’ 3.4. Chi, secondo te, deve garantire la legalità nella nostra società? (1 risposta per riga) Molto Abbastanza Poco Per niente La società civile ❑ ❑ ❑ ❑ Lo Stato ❑ ❑ ❑ ❑ I comuni ❑ ❑ ❑ ❑ Il sistema di giustizia ❑ ❑ ❑ ❑ Le Forze dell’ordine ❑ ❑ ❑ ❑ Il sistema politico ❑ ❑ ❑ ❑ Il sistema economico ❑ ❑ ❑ ❑ Parte I 76 3.5. In quale ambito invece, secondo te, la legalità è in crisi? (1 risposta per riga) Molto Abbastanza Poco La società civile ❑ ❑ ❑ Lo Stato ❑ ❑ ❑ I comuni ❑ ❑ ❑ Il sistema di giustizia ❑ ❑ ❑ Le Forze dell’ordine ❑ ❑ ❑ Il sistema politico ❑ ❑ ❑ Il sistema economico ❑ ❑ ❑ Per niente ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ 3.6. Quale è, secondo te, il ruolo principale dello Stato nella vita pubblica? (1 risposta) ❑ Fare rispettare le leggi per garantire la pacifica convivenza tra cittadini ❑ Tutelare i più deboli ❑ Garantire servizi ai cittadini (sanità, trasporti, istruzione, ecc) ❑ Garantire l’integrazione della popolazione immigrata 3.7. Quanto ritieni che le seguenti esperienze personali renderebbero una persona adatta a governare il nostro paese? (1 risposta per riga) Molto Abbastanza Poco Per niente Nessuna esperienza particolare ❑ ❑ ❑ ❑ Esperienza politica ❑ ❑ ❑ ❑ Esperienza intellettuale ❑ ❑ ❑ ❑ Esperienza di volontariato ❑ ❑ ❑ ❑ Esperienza imprenditoriale ❑ ❑ ❑ ❑ Esperienza sindacale ❑ ❑ ❑ ❑ Esperienza artistica ❑ ❑ ❑ ❑ 3.8. Quanta fiducia riponi nelle seguenti figure/istituzioni? (1 risposta per riga) Molta Abbastanza Poca Partiti politici ❑ ❑ ❑ Sindacati ❑ ❑ ❑ Magistratura ❑ ❑ ❑ Stato ❑ ❑ ❑ Forze dell’ordine ❑ ❑ ❑ Unione Europea ❑ ❑ ❑ Nazioni Unite ❑ ❑ ❑ Altri organismi/associazioni non governative (Telefono Azzurro, Amnesty International, Greenpeace, Emergency, ecc) ❑ ❑ ❑ Istituzioni religiose ❑ ❑ ❑ Mezzi di comunicazione di massa (TV, radio, giornali, Internet) ❑ ❑ ❑ Amici ❑ ❑ ❑ Genitori ❑ ❑ ❑ Insegnanti/educatori ❑ ❑ ❑ Nessuna ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ 3.9. Quanto sei d’accordo con le seguenti affermazioni che descrivono l’atteggiamento delle Forze dell’ordine verso i cittadini? (1 risposta per riga) Molto Abbastanza Poco Per niente Troppo permissivi ❑ ❑ ❑ ❑ Rispettosi dei diritti dei cittadini ❑ ❑ ❑ ❑ Gentili e ragionevoli ❑ ❑ ❑ ❑ Efficienti e sempre pronti a intervenire ❑ ❑ ❑ ❑ Troppo repressivi ❑ ❑ ❑ ❑ Arroganti e a volte violenti ❑ ❑ ❑ ❑ Troppo rigidi e severi ❑ ❑ ❑ ❑ 3.10. Secondo la tua opinione, quali dovrebbero essere i compiti principali delle Forze dell’ordine? (massimo 2 risposte) ❑ Vigilare sulla regolarità delle operazioni commerciali ❑ Intervenire nelle dispute di vicinato ❑ Garantire la quiete pubblica ❑ Prevenire sporcizia e degrado nei quartieri della città ❑ Controllare scuole e parchi pubblici ❑ Controllare le persone sospette ❑ Proteggere le persone in difficoltà ❑ Aiutare le vittime di reato ❑ Non so ❑ Altro 77 Parte D - Sport e legalità 4. Ti interessi di sport, perché lo pratichi? ❑ Si ❑ No Questionario ‘Legalità e quotidianità’ 4.1. Ti interessi di sport, perché lo segui? ❑ Si ❑ No Parte I 78 4.2. Quali, tra i seguenti sport, pratichi? ❑ Calcio ❑ Pallavolo ❑ Basket ❑ Rugby ❑ Ciclismo ❑ Hockey su ghiaccio ❑ Sci ❑ Snowboard ❑ Pattinaggio su ghiaccio ❑ Nuoto ❑ Pallanuoto ❑ Canoa/canotaggio ❑ Vela ❑ Surf ❑ Palestra ❑ Altro 4.3. Quali, tra i seguenti sport, segui? ❑ Calcio ❑ Pallavolo ❑ Basket ❑ Rugby ❑ Ciclismo ❑ Hockey su ghiaccio ❑ Sci ❑ Snowboard ❑ Pattinaggio su ghiaccio ❑ Nuoto ❑ Pallanuoto ❑ Canoa/canotaggio ❑ Vela ❑ Surf ❑ Palestra ❑ Altro 4.4. Come è, secondo te, l’ambiente dello sport ai giorni nostri? (1 risposta) ❑ Onesto ❑ Corrotto ❑ Dipende dal tipo di sport 4.5. Quanto, secondo te, i seguenti fenomeni possono causare la corruzione nel mondo dello sport? (1 risposta per riga) Molto Abbastanza Poco Per niente Interessi economici ❑ ❑ ❑ ❑ Interessi politici ❑ ❑ ❑ ❑ Ricerca del successo ❑ ❑ ❑ ❑ L’assenza di controllo ❑ ❑ ❑ ❑ La crisi generale dei valori ❑ ❑ ❑ ❑ La complicità tra società sportive e tifoserie ❑ ❑ ❑ ❑ 4.6. Rispetto ai diversi episodi di violenza negli stadi, quanto sei d’accordo con le seguenti affermazioni? (1 risposta per riga) Molto Abbastanza Poco Per niente È un problema di alcune persone che sono già violente ❑ ❑ ❑ ❑ È un problema delle strutture che non garantiscono la sicurezza ❑ ❑ ❑ ❑ È un problema di carenza di controllo agli ingressi ❑ ❑ ❑ ❑ È un problema che riguarda lo svolgimento delle partite ❑ ❑ ❑ ❑ È un problema di assenza di etica sportiva ❑ ❑ ❑ ❑ 4.7. Le seguenti affermazioni riguardano le persone che usano sostanze dopanti per migliorare le proprie prestazioni sportive. Puoi indicare per ognuna quanto sei d’accordo? Molto Abbastanza Poco Per niente Fa bene, perché in questo modo aumenta la probabilità di vittoria ❑ ❑ ❑ ❑ Fa bene, solo se gioca a livello agonistico ❑ ❑ ❑ ❑ Fa bene, purché non abbia ripercussioni sulla salute ❑ ❑ ❑ ❑ Fa bene, purché non venga scoperto ❑ ❑ ❑ ❑ Fa bene, perché in certi ambienti lo fanno tutti ❑ ❑ ❑ ❑ Fa male, perché è un comportamento legalmente perseguibile ❑ ❑ ❑ ❑ Fa male, perché se scoperto rischia la squalifica ❑ ❑ ❑ ❑ Fa male, perché ha effetti negativi sulla salute ❑ ❑ ❑ ❑ 79 Questionario ‘Legalità e quotidianità’ 4.8. Sei allo stadio e un tuo amico lancia una monetina in campo. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Niente, sono affari suoi ❑ Lo riprendo perché è un comportamento pericoloso ❑ Mi allontano e fingo di non conoscerlo ❑ Al suo posto, l’avrei fatto anch’io ❑ Avviso la vigilanza 4.9. Stai praticando uno sport e subisci una valutazione ingiusta da parte dell’arbitro. Cosa fai? (1 risposta) ❑ Discuto animatamente con l’arbitro per fare valere le mie ragioni ❑ Mi ritiro dalla gara in segno di protesta ❑ Insulto l’arbitro che non capisce niente ❑ Reagisco contro gli altri giocatori ❑ Lascio perdere perché in fondo è l’arbitro che decide ❑ Cerco di spiegare con calma le mie ragioni 4.10. Secondo te oggi per tutelare la legalità nel mondo dello sport, è necessario: (1 risposta) ❑ Aumentare le pene e le sanzioni per le persone violente ❑ Aumentare il controllo e la repressione nei luoghi dove si svolgono le competizioni sportive ❑ Non fare girare tutto intorno a interessi economici ❑ Organizzare più momenti di educazione alla legalità nelle scuole ❑ Promuovere percorsi educativi all’interno degli ambienti sportivi ❑ Aumentare le pene e le sanzioni per coloro che perseguono i propri interessi economici a scapito degli altri ❑ Altro Informazioni generali sul compilatore 80 5. Sesso ❑ Maschio ❑ Femmina 5.1. Nazionalità ❑ Italiana ❑ Straniera Parte I 5.2. Anno di nascita 5.3. Titolo di studio del padre ❑ Licenza elementare ❑ Licenza media inferiore ❑ Diploma media superiore (abilitazione professionale 2 o 3 anni) ❑ Diploma media superiore (diploma di 4 o 5 anni) ❑ Laurea ❑ Titolo post-laurea ❑ Non so 5.4. Titolo di studio della madre ❑ Licenza elementare ❑ Licenza media inferiore ❑ Diploma media superiore (abilitazione professionale 2 o 3 anni) ❑ Diploma media superiore (diploma di 4 o 5 anni) ❑ Laurea ❑ Titolo post-laurea ❑ Non so 5.5. Occupazione dei genitori Dirigente o quadro direttivo Insegnante Impiegato Operaio Imprenditore Libero professionista Artigiano Commerciante Coltivatore diretto Disoccupato/a Casalinga/o Pensionato/a Altro (specificare) Non so Padre ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ Madre ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ ❑ 5.6. Con quante persone abiti stabilmente? ❑ 2 persone ❑ 3 persone ❑ 4 persone ❑ 5 persone ❑ 6 o più persone Grazie per la tua collaborazione! 81 Parte II Lavorare per la legalità: tra educazione e prevenzione 82 Introduzione Il connubio legalità e sicurezza, educazione e prevenzione, costituisce il presupposto e il tred d’union dell’azione sviluppata dal Comune di Cremona in seno alle locali politiche per la sicurezza urbana. L’Amministrazione locale ricerca la sicurezza, intesa come qualità della vita, e il benessere collettivo attraverso lo sviluppo di politiche integrate volte a sostenere la legalità, la pacifica convivenza, la solidarietà, la cultura e la partecipazione; promuove il rispetto delle regole creando opportunità di formazione dirette ad alimentare nel singolo un’identità collettiva e la consapevolezza dell’importanza che il contributo di ciascuno assume nella costruzione dell’intera comunità. La mancanza di legalità non si riduce, infatti, a sola infrazione individuale delle regole, ma si radica in comportamenti sociali diffusi che proliferano, generando ineguaglianze, ingiustizie e insicurezza. Il non rispetto delle norme che regolano il vivere sociale, siano esse giuridiche, morali, consuetudinarie o di mera convivenza, non lede solo il bene, alla cui tutela mira la regola violata, ma fa sì il singolo si senta minacciato nelle sue libertà e nei suoi diritti. Ma come portare la legalità nella vita di tutti i giorni? Come riuscire a far sì che ciascun individuo, nel quotidiano confronto con le regole, sia disposto a rispettarle, anteponendo spesso il bene comune al proprio benessere? Come garantire, all’interno di questa continua diatriba tra interessi collettivi e interessi particolaristici, la sicurezza delle nostre società? La sola risposta di polizia diretta a far rispettare le leggi dello Stato attraverso lo strumento del controllo, della repressione e della sanzione è di per sé insufficiente. Questo non solo per l’inadeguatezza delle risorse disponibili, ma anche per la molteplicità di ambiti e per la diversità di situazioni in cui l’illegalità si manifesta. Ormai da tempo si è compresa, infatti, la necessità e la forza preventiva di educare alla legalità, ovvero di creare opportunità di formazione del cittadino e diffondere valori come solidarietà, onestà, non violenza, giustizia, tappe indispensabili per il percorso di cittadinanza responsabile e consapevole. Entrambe le strade devono essere percorse con eguale forza e impiego di risorse. Non è, infatti, possibile pensare ad una società in cui si persegua la sola repressione dei comportanti criminali o devianti, senza preoccuparsi di educare i membri della stessa società al rispetto delle leggi e delle regole che governano il vivere sociale, come altrettanto infruttuoso sarebbe concentrare ogni sforzo nello sviluppo delle sole politiche sociali, trascurando le attività di controllo e prevenzione tese a garantire il rispetto delle regole. Solo così è possibile garantire alla società, e con essa ad ogni singolo membro, benessere, sviluppo e pacifica convivenza. Il Comune di Cremona, sulla base di questi presupposti, investe notevoli energie sia per promuovere una cultura della legalità in grado di educare i membri della propria collettività a valorizzare e rispettare le regole come strumenti di convivenza, sia per garantire la sicurezza del proprio territorio attraverso un’attività di controllo diretta a prevenire e reprimere le illegalità. Concentra sforzi e risorse nelle direzioni del controllo e della repressione di comportamenti illegali, dell’educazione al rispetto delle regole, della formazione di una cultura della legalità nei cittadini, siano essi giovani, adulti, autoctoni o stranieri. Particolari interventi di diffusione della legalità sono stati indirizzati verso alcune categorie di cittadini considerati maggiormente esposti al rischio devianza e illegalità: i giovani, perché in una fase particolare del percorso evolutivo, gli stranieri, portatori di culture, regole e modi di vita diversi e perciò spesso soggetti ad emarginazione ed esclusione sociale, alcune comunità di periferia perché inserite in contesti urbani degradati. Nel sollecitare questi processi, il Comune di Cremona ha da sempre prestato attenzione al mondo giovanile. Nel percorso che porta all’età adulta, il minore incontra sia ostacoli che opportunità: in base a come saranno affrontati, potranno generare emarginazione, comportamenti o identità devianti, ovvero l’inserimento nella piena cittadinanza. Gli esiti emersi dall’indagine ‘Legalità e quotidianità’ evidenziano come tra i giovani cremonesi siano sviluppati i valori dell’onestà, della lealtà e dell’impegno, così come alla legge sia riconosciuta una funzione di regolatore della vita sociale e di garante della pacifica convivenza civile. Emerge, però, anche una concezione della legalità ‘dinamica’, dove le regole e le norme possono essere confrontate, discusse e negoziate secondo un atteggiamento interpretativo soggettivo, indice dello scarto tra norme e comportamenti estremamente diffuso all’interno della nostra società. Tendenza che, se sommata a quella di ribellione, tipica dell’età adolescenziale, può rappresentare un fattore di vulnerabilità e quindi di maggiore probabilità di comportamenti illegali e/o devianti. Su questi aspetti il Comune di Cremona lavora cercando di promuovere una cultura della legalità basata sulla responsabilità individuale e sulla partecipazione, sulla presa di coscienza dei meccanismi e delle dinamiche che regolano la vita sociale e garantiscono il benessere sai individuale che comune. Un’attività di accompagnamento educativo trasversale le cui strategie adottate comprendono: la vicinanza ai giovani di adulti significativi, la costruzione di opportunità ludiche e di aggregazione, il loro coinvolgimento attraverso la partecipazione in alcune scelte che li riguardano direttamente o che interessano i loro luoghi di vita (famiglia, scuola, quartiere, città), l’accompagnamento alle scelte e al superamento dei compiti evolutivi, il sostegno in alcune attività specifiche, l’informazione e la prevenzione specifica di comportamenti rischiosi1. Una diffusione della cultura della legalità che, oltre a contribuire ad un processo di autonomia delle nuove generazioni, costituisca, grazie all’approccio trasversale utilizzato, un’efficace azione di prevenzione e contrasto alla diffusione di comportamenti e atteggiamenti devianti e/o illegali. Un altro elemento rilevante emerso dall’indagine riguarda le figure ritenute si- 1 F. Chiari, A. Sammali, Cremona Sicura Rapporto sullo stato di attuazione delle politiche per la sicurezza del Comune di Cremona, Comune di Cremona, Cremona, 2004. 83 Introduzione Parte II 84 gnificative dai giovani e le condizioni necessarie alla trasmissione e all’interiorizzazione dei valori e delle regole. Importanti punti di riferimento risultano essere la famiglia, luogo in cui i giovani possono sperimentare relazioni significative e apprendere i valori del rispetto per gli altri e per se stessi, e gli insegnati con i quali si instaura un rapporto più conflittuale, connotato dal confronto con un’autorità. In loro, così come negli amici, i giovani cremonesi ripongono, in modo più o meno condizionato, rispetto e fiducia. Al contrario, la fiducia dei giovani cade di fronte agli ambiti istituzionali e alla società in genere, rispetto ai quali emerge l’opinione secondo cui prevalga una cultura dell’illegalità. Sotto l’aspetto fiduciario fanno eccezione, con luci ed ombre, le Forze dell’ordine: in loro quasi quattro ragazzi su dieci sostiene di riporre abbastanza fiducia. Risulta, allora, evidente che il compito di promuovere una cultura della legalità, ovvero di trasmettere valori e regole imperniati sul rispetto altrui e sul benessere collettivo, non possa trascendere dall’importanza e dal ruolo che la relazione interpersonale, il rapporto fiduciario e il rispetto hanno al- l’interno dei meccanismi di interiorizzazione individuale. Similmente, un approccio integrato, che vede protagonisti scuola, famiglie e ragazzi, appare l’unica via percorribile per lo sviluppo dell’educazione alla legalità. In questa direzione, il Comune di Cremona lavora per costruire sul territorio una rete operativa di soggetti, interni ed esterni all’Ente locale, con i quali condividere e coordinare gli interventi destinati ai giovani. Le scuole, le agenzie educative, i centri ricreativi, i centri giovanili, i circoli, le parrocchie costituiscono, infatti, contesti privilegiati dove promuovere un processo di educazione alla legalità e creare le opportunità per alimentare nelle nuove generazioni i valori di democrazia, di libertà, di solidarietà e di giustizia. In questo modo l’Amministrazione si prefigge di educare i giovani al rispetto di se stessi, ai valori della convivenza civile, diffondere la cultura della legalità, facendola diventare parte integrante del processo di formazione dell’identità personale, per favorire la costruzione di una cittadinanza attiva che si esprimerà, in età adulta, con comportamenti costruttivi e socialmente utili per chi li compie e per la comunità. 85 Parte II Capitolo I Il Comune di Cremona tra sicurezza, educazione e prevenzione 86 Legalità e sicurezza: il ruolo della Polizia Locale “La Polizia locale, municipale o provinciale, è il principale regolatore della vita di tutti i giorni nello spazio pubblico delle città e nel territorio. È questa funzione di regolatore della vita sociale, consolidatasi negli anni ’80 e ’90, che la distingue dalle attività di controllo e repressione della criminalità e di tutela dell’ordine pubblico garantite principalmente dalle polizie dello stato. [….] Da oltre un decennio le città italiane sono al centro di una trasformazione urbana e sociale sempre più rapida e convulsa. Una trasformazione che investe lo spazio pubblico delle città [….] che produce disordine fisico e sociale; un disordine che va regolato giorno per giorno e mantenuto entro limiti accettabili. Nello spazio pubblico i fenomeni negativi si sommano e si intrecciano: fretta, maleducazione, inciviltà, violazione delle norme del vivere civile, degrado ambientale, mercati illegali, criminalità di strada. [….] In questo spazio la Polizia locale fa di tutto: informa, educa, regola, sanziona, difende i più deboli da grandi e piccole prevaricazioni. Svolge cioè la propria specifica funzione di regolatore della vita sociale e lo fa conoscendo e applicando la legge, cioè le regole di vita che la comunità nazionale e locale democraticamente si è data. [….] È questa funzione così complessa che fa della Polizia locale il principale strumento ordinario di regolazione e rassicurazione di ciò che avviene nello spazio pubblico delle città, una risorsa fondamentale delle politiche di miglioramento della sicurezza urbana.”2 La Polizia locale assume, quindi, un ruolo fondamentale nel promuovere migliori condizioni di sicurezza e maggiore legalità all’interno della comunità. Ogni giorno è, infatti, chiamata a garantire la tutela dell’osservanza delle leggi, così come, attraverso l’attività di prossimità che la caratterizza, è costantemente impegnata in azioni dirette a sollecitare i cittadini al rispetto delle norme, a prevenire eventuali situazioni di rischio, di disagio e di illegalità. Una duplice funzione che assume, poi, una valenza ancora più significativa quando i destinatari delle attività sono i giovani, situazione in cui il ruolo di regolatore sociale, esercitato dalla Polizia locale nella comunità, fa sì che l’attività educativa/preventiva e quella del controllo e della sanzione siano strettamente connesse l’una all’altra, se non, in alcuni casi, concomitanti. In quest’ottica e verso questa nuova funzione convogliano l’impegno e le attività della Polizia locale del Comune di Cremona. Le azioni di promozione della legalità che la Polizia locale, unitamente ad altri soggetti3 operanti sul territorio, rivolge ai giovani partono dalla necessaria conoscenza delle abitudini di vita dei giovani, dall’individuazione delle caratteristiche dei gruppi più ‘a rischio’, per giungere alla realizzazione di interventi di prevenzione e di repressione di comportamenti devianti. Dall’osservazione delle dinamiche giovanili legate al consumo di sostanze psicotrope, all’incidentalità stradale, ai fenomeni di bullismo, alle situazioni di insicurezza percepita dai cittadini nei luoghi di aggregazione informale dei ragazzi, è emerso che un’appropriata strategia d’intervento a favore dei giovani non possa essere limitata ai soli interventi negli ambiti di aggregazione strutturati, ma che debba rivolgersi anche ai gruppi spontanei. Il progetto Giovani in strada, promosso e realizzato dalla Polizia locale del Comune di Cremona, prevede, infatti, un’azione di prevenzione e di vicinanza ai giovani nelle strade, nelle piazze, nei parchi, presso i centri di aggregazione giovanile, negli eventi, fuori dagli esercizi pubblici. In sinergia con le attività che agenzie sociali e servizi del Comune di Cremona4 dedicano a questa categoria di cittadini, il progetto si propone di contrastare quei comportamenti devianti e illegali, perpetrati dai giovani negli spazi pubblici della città, in grado di minacciare la sicurezza e il benessere sia degli stessi autori che dell’intera società. In un’ottica di rafforzamento dell’attività di prossimità ai giovani, gli operatori di Polizia locale cercano così di contrastare il consumo di sostanze psicoattive, gli episodi di bullismo, i danneggiamenti alla proprietà pubblica ed il disturbo alla pubblica quiete. Destinatari degli interventi previsti in questo progetto sono soprattutto i giovani considerati maggiormente a rischio, perché privi di supporti relazionali e familiari stabili o facenti parte di gruppi marginali con pericolo di esclusione sociale, di emarginazione o coinvolgimento in comportanti devianti. Attraverso azioni di osservazione e monitoraggio delle abitudini dei gruppi di ragazzi, indicati come problematici, e delle zone di ritrovo vengono verificate e valutate, da parte degli operatori di Polizia locale e del Servizio Politiche Giovanili, le tendenze del gruppo all’uso di sostanze psicotrope, alla commissione di violazioni al Codice della Strada e di danneggiamenti al patrimonio pubblico. Sulla base delle valutazioni operate, la Polizia locale interviene erogando risposte graduate che vanno dall’applicazione delle sanzioni previste dal Regolamento di Polizia Municipale o dal Codice della Strada a interventi più complessi, che comprendono incontri con i genitori dei ragazzi minorenni, momenti di sensibilizzazione con gli adulti del contesto e accompagnamento dei ragazzi in percorsi di integrazione sociale. Vengono, inoltre, realizzate attività di educazione alla legalità all’interno delle scuole, nei Centri di Aggregazione Giovanile e nei luoghi informali di ritrovo, attraverso le quali la Polizia locale cerca di contrastare l’uso di sostanze psicotrope, il consumo di alcol, l’incidentalità stradale e la violazione delle regole di convivenza civile, promovendo stili di vita sani e comportamenti rispettosi. Un primo esempio di queste attività sono i programmi di educazione stradale, che da anni la Polizia locale porta nelle scuole cremonesi di ogni ordine e grado e nei Centri di Aggregazione Giovanile per diffondere una cultura della sicurezza stradale, che contrasti la tendenza a violare le norme del Codice della Strada e riduca l’elevato numero di incidenti stradali. Durante gli incontri con i giovani, gli operatori della Polizia locale affrontano anche temi legati al rispetto delle norme, delle Istituzioni, della cosa pubblica e delle libertà altrui, ai comportamenti a rischio, come il consumo di alcol e/o di sostanze psicotrope, e alle condotte incivili. 2 La polizia locale oggi - Roma 5 Ottobre 2007 - Dichiarazione congiunta degli organismi dirigenti nazionali del Forum italiano per la sicurezza urbana, F.P. CGIL, F.P. CISL., UIL F.P.L., S.U.L.P.M., ANVU, A.N.C.U.P.M., M.A.R.CO.PO.LO, Circolo dei 13. 3 Comune di Cremona: Servizio Politiche Giovanili, Settore Politiche Educative, Settore Affari sociali, Agenzia Servizi Informagiovani; Ufficio Sicurezza Urbana. Scuole materne, Istituti scolastici, Parrocchie - Oratori, Caritas, SERT, Coop. Cremona Solidale, Coop. Iride. 4 Comune di Cremona: Servizio Politiche Giovanili, Settore Affari sociali, Ufficio Sicurezza Urbana. Parrocchie - Oratori, Caritas, SERT, Coop. Cremona Solidale, Coop. Iride. 87 Capitolo I · Il Comune tra sicurezza, educazione e prevenzione Parte II 88 Un’altra occasione di contatto tra gli agenti di Polizia locale e i giovani è il Salone dello Studente5 dove le attività di sensibilizzazione al rispetto delle norme e delle regole vengono estese, attraverso l’utilizzo di strumenti ludici, dal tema specifico della sicurezza stradale a quello più generico della legalità in strada. Queste attività, oltre a stimolare i giovani a riflettere sul concetto di legalità, consentono l’avvicinamento tra agenti di Polizia locale e ragazzi in un contesto ricreativo, dove più facile è costruire un rapporto di fiducia necessario allo scambio e alla trasmissione di valori pro-sociali. Nel corso degli ultimi anni, il Comune di Cremona si è dovuto confrontare con il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati e con le esigenze e le problematiche ad esso connesse. Per minori stranieri non accompagnati si intendono quei minori stranieri presenti sul territorio italiano che, privi di assistenza e rappresentanza da parte di genitori o di altri adulti per loro legalmente responsabili, in base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano, vengono affidati alla tutela dell’Ente locale. Questo fenomeno, già presente nella realtà cremonese dagli anni 2000-2001, ha assunto nel corso degli ultimi tempi dimensioni rilevanti, a fronte delle quali l’Amministrazione locale ha posto in essere una serie di attività dirette ad arginare e gestire l’emergenza. La presenza in città di questi gruppi di ragazzi, percepita dagli abitanti come una minaccia alla sicurezza e al vivere tranquillo della città, è divenuta in alcuni casi fonte di disagio e di inquietudine per la collettività. Il Comune di Cremona,6 grazie al lavoro integrato con Polizia di Stato, Caritas e comunità di accoglienza, ha realizzato interventi finalizzati a soddisfare un’esigenza di maggiore legalità attraverso azioni dirette a creare una forma di accoglienza più strutturata, con regole di permanenza più rigide, ad evidenziare la presenza delle istituzioni statali e locali deputate al rispetto delle norme che regolano la civile convivenza, l’ordine e la sicurezza pubblica, nonché a far rispettare i principi e i valori che guidano la società. L’attività di prossimità svolta sul territorio dalla Polizia locale del Comune di Cremona ha consentito, inoltre, di stabilire un reale e proficuo dialogo con i rappresentanti delle maggiori comunità straniere presenti a Cremona. Mediante il loro coinvolgimento la Polizia locale ha così potuto realizzare, nel corso di questi anni, momenti di incontro con le comunità straniere, il cui scopo è stato aiutare questi gruppi ad integrarsi con la comunità locale, rendendoli più informati e preparati alla convivenza. All’interno del progetto Immigrazione Integrazione, promosso dal settore Polizia Municipale e coordinato dall’Ufficio Sicurezza Urbana del Comune di Cremona, sono stati attuati dei percorsi di accompagnamento e di mediazione culturale, grazie ai quali è stato possibile migliorare la conoscenza e il rispetto da parte dei cittadini immigrati delle norme e degli usi che regolano la nostra società. Questi percorsi, realizzati grazie alla collaborazione di alcuni uffici dell’Ente locale e di esperti esterni, hanno affrontato temi fondamentali per l’integrazione e problemi di vita quotidiana per le comunità straniere: verso la cittadinanza (permesso di soggiorno, allontanamento, espulsione, residenza, cittadinanza italiana); la casa (locazione, contratto di affitto, doveri dell’inquilino, riscaldamento, spese condominiali, oneri a carico del proprietario, rinnovo, cessazione del contratto, sfratto, rapporti con il proprietario, vivere in condominio - diritti e doveri -, regolamento di condominio, assemblee di condominio, amministratore di condominio, ICI e Tarsu); la circolazione stradale (patente, conversione della patente, patente a punti, assicurazione della responsabilità civile obbligatoria, dispositivi di sicurezza, incidentalità stradale), la macellazione e il rito islamico. L’operato della Polizia locale del Comune di Cremona si caratterizza anche per aver costruito sul territorio una fitta rete di contatti con agenzie sociali e cittadini, insieme ai quali operare costantemente per garantire maggiore legalità e quindi migliori condizioni di sicurezza. L’importanza di un’azione di questo tipo in relazione alla sicurezza consiste nella possibilità per il cittadino di sentirsi ricono- sciuto come interlocutore attivo, oltre che rappresentare una concreta azione coerente con il concetto di integrazione delle politiche di sicurezza dell’Amministrazione. Un concreto esempio di questa metodologia di lavoro è quanto realizzato all’interno del Patto Locale di Sicurezza Urbana del Quartiere Borgo Loreto. Promosso dal Sindaco e sottoscritto per la prima volta nel dicembre 2004, poi rinnovato nel maggio 2006, il Patto vuole migliorare le condizioni di vivibilità e sicurezza di una porzione di territorio cittadino, attraverso l’integrazione dei programmi e delle azioni di tutti gli attori che nella città concorrono a contrastare criminalità, illegalità e devianza. Il Comune di Cremona, grazie all’azione della Polizia locale, ha qui riunito, settori/uffici interni all’Amministrazione7 e soggetti esterni rappresentanti di specifiche realtà esistenti nel quartiere8, in una stretta e consapevole collaborazione pattizia tra istituzioni e cittadini volta a ripristinare e garantire, all’interno di una specifica comunità di periferia, condizioni sufficienti di legalità e sicurezza. Accanto agli interventi di prevenzione sociale e di promozione della legalità che il Comune di Cremona realizza per garantire, all’interno della propria comunità, una legalità diffusa, assume un ruolo fondamentale l’attività di controllo del territorio. Diretto a tutelare il rispetto della legge, attraverso la prevenzione e la repressione di comportamenti illegali, il controllo del territorio migliora la sicurezza oggettiva e stimola percezioni di sicurezza negli abitanti9. La Polizia locale, attraverso lo svolgimento delle specifiche funzioni che le sono attribuite, anche alla luce dell’evoluzione normativa dell’ultimo decennio, assume nell’attività di controllo del territorio urbano un nuovo ruolo rispetto al passato10. Oltre alle funzioni proprie di polizia giudiziaria dirette a reprimere comportamenti delittuosi, assumono un’importanza fondamentale nella lotta contro l’illegalità le attività di polizia amministrativa: compiti di polizia ambientale (controlli cantieri, prevenzione costruzioni abusive, prevenzione e repressione inquinamento aria terra acqua, discariche abusive, scorretto smaltimento rifiuti, tutela animali e prevenzione maltrattamenti), di polizia commerciale (controlli sugli esercizi commerciali a sede fissa e su area pubblica, prevenzione abusivismo commerciale) e di polizia stradale (controllo del traffico, attività di prevenzione rilevazione e soccorso negli incidenti stradali, presidi giornalieri in diverse fasce orarie agli incroci e alle rotatorie più a rischio, tratti di viabilità di scorrimento dove la velocità eccessiva è frequente causa di incidenti e lesioni, tutela degli utenti deboli della strada, tutela delle aree verdi, delle aree pedonali e a traffico limitato). Tramite questi controlli viene operato un primo filtro sulla valutazione di presenze e di attività sospette, un intervento di mediazione e di verifica preventiva su iniziative e comportamenti illegali dannosi o pericolosi sia per chi li svolge sia per la comunità11. Di primaria importanza nello svolgimento dell’attività diretta a prevenire e reprimere comportamenti illegali è la collaborazione tra i diversi organi di polizia ope- 5 Comune di Cremona: Agenzia Servizi Informagiovani, Servizio Politiche Giovanili; Ufficio Sicurezza Urbana. Istituti scolastici del comune e della provincia di Cremona, Coop. Iride. 6 Ufficio Sicurezza Urbana, Polizia locale, Affari sociali. 7 Settore Polizia Municipale, Ufficio Sicurezza Urbana, Settore Affari Sociali, Settore Personale Sviluppo Organizzativo, Ufficio Periferie e Ufficio Politiche Giovanili, Settore Lavori Pubblici, Settore Politiche Educative, Settore Mobilità e Traffico. 8 Comitato spontaneo cittadini Borgo Loreto, A.L.E.R., C.I.S.V.O.L., Cittadini attivi progetto Garante per il Verde, Centro Sociale per pensionati ed anziani “L. Pinoni”, Parrocchia Beata Vergine Lauretana del quartiere Borgo Loreto, Associazione Città dell’Uomo, Scuola Elementare “A. Stradivari”, Scuola Materna Gallina, Centro Interculturale Mondinsieme, Comitato Immigrati. 9 F. Chiari, A. Sammali, Cremona Sicura Rapporto sullo stato di attuazione delle politiche per la sicurezza del Comune di Cremona, Comune di Cremona, Cremona, 2004. 10 Dall’intervento del Comandante della Polizia Locale del Comune di Cremona, Franco Chiari, al Convegno “100 città per la Sicurezza. La sicurezza a Cremona”, Cremona (2006). 11 Dall’intervento del Comandante della Polizia Locale del Comune di Cremona, Franco Chiari, al Convegno “100 città per la Sicurezza. La sicurezza a Cremona”, Cremona (2006). 89 Capitolo I · Il Comune tra sicurezza, educazione e prevenzione 90 ranti sul territorio, siano essi rivolti a garantire la sicurezza pubblica o a promuovere la sicurezza urbana. Il contratto per la sicurezza, sottoscritto da Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo e Comune di Cremona nel 2002, successivamente rinnovato nel 2004, rappresenta l’impegno che Stato ed Ente locale ripongono per migliorare la qualità della vita dei cittadini e prevenire la criminalità12. Riconosciuta la necessarietà di una sinergia di interventi, il contratto definisce gli ambiti operativi di ciascuna parte e stabilisce le modalità di collaborazione. Prefettura ed Ente locale, ciascuno secondo le proprie competenze (ordine e sicurezza pubblica, sicurezza urbana), collaborano condividendo tra loro dati e informazioni, strategie e risorse per prevenire e contrastare il verificarsi di episodi di illegalità e di devianza sul territorio. “Garantire livelli possibili di sicurezza richiede un sistema complesso d’interventi e, soprattutto, che tutti gli attori (Forze di Polizia, Ente locale, ecc.) svolgano, in pieno, il proprio ruolo, lavorando insieme per obiettivi comuni e si mettano quotidianamente in discussione, per migliorare i servizi dati alla collettività…..una concertata sinergia di interventi mirati alla promozione di condizioni ambientali ottimali riferibili alla sicurezza, sia attraverso l’adozione di idonee misure per un miglior controllo del territorio da parte delle Forze dell’Ordine che attraverso l’attivazione di ogni opportuna azione complementare tesa a rafforzare le condizioni di legalità”13. Sicurezza sta a legalità come educazione sta a cittadinanza Parte II a cura del Servizio Politiche Giovanili Il Servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona ha tra i suoi obiettivi fondamentali quello di accompagnare ragazze e ragazzi nei loro percorsi di crescita attraverso progetti ed interventi formativi, espressivi, ludici ecc…, collocandosi al fianco delle famiglie e delle agenzie educative della nostra città, scuole, associazioni, oratori ecc… Questo percorso educativo nasce negli anni ’80 quando la Regione Lombardia regolamenta, attraverso la legge 1 del 7/1/86, le azioni educative territoriali, quali: interventi educativi, iniziative ludico-aggregative, laboratori, eventi, sostegno scolastico, definendo una nuova unità d’offerta: i Centri di Aggregazione Giovanile. Da allora, di strada il Servizio Politiche Giovanili ne ha fatta tanta, nel vero e proprio senso della parola; infatti, a metà degli anni ’90, riflettendo sulle modalità d’incontro e di ritrovo dei giovani, si evidenzia la necessità di essere presenti anche in quei luoghi che tradizionalmente appartengono al mondo del divertimento e dell’informalità, quali la strada, le piazze ed anche i locali in cui si trascorrono le serate. Nasce così l’esperienza dell’Educativa di Strada, organizzata in un’equipe di cinque operatori ed un coordinatore, che interviene nei luoghi dell’informalità, incontrando adolescenti e giovani, che di norma non fanno parte di realtà organizzate, ma sono gruppi che scelgono la strada come luogo di aggregazione, identificandosi nello spazio di vita che essa offre. Nel corso degli anni, l’Educativa di Strada (EdS) ed i Centri di Aggregazione Giovanile (CAG) hanno compiuto una progressiva evoluzione, spostandosi da una funzione principalmente preventiva e di contenimento delle situazioni di disagio, ad una di promozione e sostegno delle capacità e dei talenti dei giovani e di promozione della cittadinanza attiva. Nasce così il Servizio di Educativa Territoriale (SET) che, pur senza dimenticare le situazioni di marginalità, ha concentrato la sua attenzione nel sostenere le varie forme ed espressioni delle culture giovanili, costruendo proposte e percorsi di coinvolgimento per i gruppi informali della città. È in base a questa filosofia che il Servizio, nel corso degli anni, ha promosso esperienze legate ai linguaggi espressivi della strada come: Writing, Break Dance, Skating, ma anche il circuito dei gruppi musicali studenteschi “Rock’n’Roll High School” ed il lavoro con la Consulta Provinciale delle Studentesse e degli Studenti nell’organizzazione delle annuali Giornata dell’Arte e Festa della Musica. Tutti questi linguaggi sono stati collocati in percorsi che hanno sottolineato e privilegiato i concetti di legalità e di civile convivenza nel rispetto di tutti i diritti dei cittadini: così, mentre i writers hanno lavorato in collaborazione con l’AVIS per dipingere uno spazio estremamente visibile della sede dell’Associazione, i breakers si sono spesi nel realizzare manifestazioni autorizzate in centro storico e rivolte a tutti i cittadini. Si evidenzia così che l’accompagnamento educativo ed il sostegno alle culture giovanili informali costruisce forme di collaborazione tra i gruppi dell’informalità, tra questi e il Comune, ma anche con la città stessa. Così i gruppi giovanili che potrebbero essere visti con diffidenza o percepiti come trasgressivi divengono risorse nella vita sociale. Il SET opera quindi sul nostro territorio con un duplice sguardo: attenzione alle situazioni di disagio ma anche valorizzazione delle ragazze e dei ragazzi. Per questo a titolo esemplificativo, vogliamo raccontare il “viaggio” che un gruppo di giovani ha condotto per giungere alla realizzazione di un proprio sogno e bisogno: uno Skatepark cittadino. Parliamo di viaggio perché è stata un’esperienza alla “Marco Polo”, visto che è durata due anni, nell’ambito dei quali il gruppo (per altro giovanissimo: tra i 14 ed i 23 anni!) non ha solo fatto una richiesta all’Amministrazione Comunale, ma si è formato in associazione, Polisportiva U.S. A.C.L.I. “O.R.T.” (Ossa Rotte Team! L’ironia non manca!), si è incontrato e confrontato con gli agenti della Polizia Municipale, ha ideato un proprio progetto culturale, ha acquisito un piccolo finanziamento da Agenda 21 e da ultimo l’associazione sportiva, composta da 30 ragazzi, si è assunta l’onere e l’onore di gestire lo spazio dello Skatepark collocato in via Tagliamento, accettando di vivere la filosofia dello skating all’interno di un contesto limitato, non svolgendo più l’attività in strada. Questo per il gruppo giovanile ha significato assumersi un ruolo di responsabilità e di cittadinanza attiva, trasformandosi da giovani, in giovani cittadini; ovviamente il viaggio continua per loro e per noi, ma ci ha aiutato ad evidenziare quei raccordi e collaborazioni che si possono attivare costruendo quella tipologia di percorsi di sicurezza e legalità che sentiamo appartenerci come educatori. Il tempo dell’adolescenza, soprattutto all’inizio, può caratterizzarsi per il fenomeno dell’abbandono di alcune appartenenze ed identificazioni infantili, che fintanto che restano nei confini della normalità non compromettono l’armonia di uno sviluppo evolutivo; per questo un aspetto che riteniamo importante è l’accompagnamento nel loro percorso scolastico e formativo, offrendo opportunità, spazi, momenti e strumenti affinché questo percorso possa risultare costruttivo per i ragazzi/e rispetto alle sfide dell’ambiente. Per contro, l’uscita anticipata dal percorso scolastico, la scelta di una scuola sbagliata o un curriculum scolastico costellato da bocciature e ripetenze sono eventi che si pongono nella vita di una persona come fattori di rischio che, interagendo con situazioni di povertà (familiare, culturale, psicologica), contribuiscono alla definizione di soggetti più socialmente svantaggiati. La stessa istituzione scolastica che ha sempre tutelato l’obbligo formativo di fronte ai molteplici cambiamenti legislativi, ha segnalato la necessità di attivare sinergie che promuovano insieme alla scuola stessa fun- 12 Dall’intervento del Prefetto di Cremona, Giuseppe Badalamenti, al Convegno “100 città per la Sicurezza. La sicurezza a Cremona”, Cremona (2006). 13 Prefettura - Ufficio Territoriale del Governo e Comune di Cremona, Contratto sulla Sicurezza, Anno 2004. 91 Capitolo I · Il Comune tra sicurezza, educazione e prevenzione Parte II 92 zioni di contenimento, di supporto e di promozione. Pertanto nasce la necessità di una attenzione, sia da parte del Servizio Politiche Giovanili, sia da parte delle Scuole Secondarie di 1° Grado, a promuovere e ad attivare momenti di concertazione progettuale, al fine di rinforzare e consolidare un sistema integrato di servizi ed azioni preposti ai processi di apprendimento orientativo ed accompagnamento educativo. Nello specifico, il SET ha avviato un sistema di interventi nella Scuola Secondaria di 1° Grado articolato sui tre anni, a supporto della funzione didattica del corpo docente e finalizzati all’accompagnamento ed al rinforzo del processo di orientamento e di scelta del proprio percorso formativo, con una forte interazione ed integrazione con il piano dell’offerta didattica della scuola. Inoltre, il Servizio Politiche Giovanili ha sperimentato e potenziato attività improntate alla promozione e conoscenza del mondo della formazione professionale, funzionale ad un ri-orientamento o ad una maggiore consapevolezza nella scelta per i ragazzi e per le loro famiglie, con una particolare attenzione ai ragazzi a rischio di dispersione e di abbandono scolastico. Quando si svolge un ruolo educativo con le giovani generazioni, non si deve mai dimenticare che crescere è un percorso spesso difficile con tappe impegnative e che disagio e fatica non sono più condizioni localizzabili solo in determinate fasce sociali o in particolari luoghi, ma caratteristiche che attraversano la società ed il territorio nella sua interezza. Per questo il Servizio Politiche Giovanili si è dotato di strumenti stabili per approfondire la conoscenza del mondo giovanile e come ragazze/i abitano la loro città. Di recente, infatti, nell’ambito del Progetto di Prevenzione, in rete con Coop Umana Avventura, Fuxia, Iride e Associazione La Zolla, abbiamo realizzato una ricerca relativa ai “Consumi ricreazionali dei giovani del territorio cremonese”, con il supporto culturale e l’esperienza del Gruppo Abele di Torino. Questa indagine scientifica è stata realizzata intervistando 630 giovani frequentanti diversi ambienti e luoghi del divertimento cremonese: festival, feste studentesche, discoteche, ecc… e ci sottolinea elementi di conoscenza del nostro territorio molto significativi: i dati, valutati su una fascia d’età compresa tra i 14 ed i 19 anni, indicano un consumo di alcoolici “una tantum” superiore rispetto alla media italiana (82%) ed europea (81%), ma uguale tra ragazzi e ragazze (97.9%). Tra le preferenze si evidenzia un aumento di cocktail e superalcolici, a fronte di una netta diminuzione dell’età in cui si sperimenta per la prima volta l’alcol, 14 anni, e di conseguenza la prima ubriacatura (tra i 15 e i 16 anni). Per quanto riguarda il consumo di droghe una percentuale elevata di giovani dichiara di aver preso in considerazione l’ipotesi di sperimentare qualche sostanza (69.7%) e, ancora più elevata, la percentuale di coloro che dichiarano di sapere come ottenerla (77.4%). Elemento particolarmente significativo risulta essere la precocità dell’esordio nell’utilizzo di sostanze, con una soglia di accesso che si individua intorno al 16° anno d’età. Tale soglia si abbassa ulteriormente in relazione al tipo di sostanza che si utilizza: cannabinoidi a 14 anni, cocaina ed ecstasy a 15 anni. L’indagine realizzata costituisce una modalità che orienta l’azione specifica del Servizio Politiche Giovanili, che, con i progetti di prevenzione realizzati in accordo di programma con il privato sociale, è presente nelle scuole superiori cittadine, proponendo interventi di sensibilizzazione agli studenti, agli insegnanti e ai genitori. In questi momenti si propone un confronto ed un approfondimento sui temi legati all’uso di sostanze psicoattive legali (alcol, tabacco, psicofarmaci) e illegali, compresi i comportamenti di rischio correlati (incidenti stradali, aggressività, rapporti sessuali non protetti…). Naturalmente intervenire nella scuola significa utilizzare delicatezza e attenzione, perché può accadere che nel confronto con i ragazzi possano emergere riflessioni, e vissuti, che rimandano ad altre problematiche (ad es: affettività/sessualità, problemi di comunicazione/relazione all’interno della classe e del gruppo più ampio dei pari, disturbi alimentari…), che possono trovare una risposta facendo intervenire altri servizi presenti sul territorio. Il lavoro di prevenzione non si ferma alla scuola ma prosegue con i progetti che intervengono nella “notte e nel divertimento”; questa esperienza, che nel nostro territorio dura ormai da oltre un quinquennio, ha consentito l’acquisizione di conoscenze, esperienze e relazioni, che si collocano in un sistema ben più ampio rappresentato dal complesso dei servizi e dei progetti che fanno capo alle Politiche Giovanili del Comune di Cremona. Tuttavia le dinamiche che caratterizzano la notte ed in particolare il fenomeno dei consumi, sono in continua mutazione. Gli interventi di prevenzione in questo spazio temporale sono partiti come risposta ad una necessità di informazione a fronte di quella che è stata riconosciuta dai mass-media come “emergenza nuove droghe”. Oggi assistiamo ad una nuova escalation quella della cocaina (così come riportano i vari rapporti nazionali e europei più recenti) e non si può dire che il bisogno di informazione non vi sia più, se non altro per un discorso di ricambio generazionale, ma s’introduce la necessità di dare continuità alle risposte e di contrastare le culture del consumo promuovendo dei cambiamenti nei luoghi frequentati dai ragazzi e nelle culture che li sostengono. Si tratta di parlare, dunque, di una prevenzione che propone come orizzonte di lavoro quello della comunità, consapevoli che i comportamenti di rischio trovano spesso spiegazione in situazioni di disagio e di fatica nel crescere; per questo è importante che la comunità adulta sappia proporre spazi di inclusione, mettendosi in posizione di ascolto e di dialogo. Vogliamo però chiudere la nostra presentazione non su un elemento che connota le giovani generazioni come un problema, ma sottolineando quanto i giovani stanno già facendo per la propria comunità in tema di legalità e sicurezza. Per questo raccontiamo brevemente l’esperienza del Servizio Civile Nazionale. II Comune di Cremona, attraverso il coordinamento del Servizio Politiche Giovanili, ha avviato dall’anno 2003 all’anno 2008, ben 109 giovani tra i 18 ed i 28 anni nei vari settori dell’Amministrazione Comunale: Sistema Museale, Servizi Sociali, Politiche Educative, Servizio di Educativa Territoriale, Servizio Comunicazione e Ufficio Relazioni con il Pubblico, contribuendo fattivamente ed in modo qualificato alla realizzazione di attività nell’ambito dell’assistenza, della cultura e dell’educazione, dell’ambiente. Questi ragazzi hanno compiuto volontariamente la scelta di dedicare un anno della propria vita svolgendo per la comunità attività diverse, ma sempre a sfondo solidaristico e di utilità sociale, realizzando il dovere di difendere la Patria con mezzi non violenti. Inoltre, esiste in questa esperienza una forte componente formativa che consente alle ragazze ed ai ragazzi di gestire quello che spesso è un primo approccio al mondo “lavorativo”, affiancati e seguiti da persone appositamente preparate per questo compito specifico. Accogliere in questo modo i volontari significa possedere requisiti strutturali ed organizzativi, nonché possedere adeguate competenze e risorse specificatamente destinate. Il Comune di Cremona ha qualificato molto la propria “offerta” in questo campo, fornendo ai giovani che scelgono un progetto dell’Amministrazione 93 Capitolo I · Il Comune tra sicurezza, educazione e prevenzione Parte II 94 non soltanto percorsi formativi qualificati, ma anche la certificazione delle competenze acquisite, la possibilità del conseguimento della patente europea dell’informatica, la possibilità di partecipare gratuitamente a seminari, convegni, corsi di formazione, ecc.. Ma soprattutto il Servizio Civile svolto all’interno dei Servizi del Comune di Cremona si pone come obiettivo prioritario quello dell’educazione alla cittadinanza attiva ed alla partecipazione nell’ambito della comunità sociale. Educare alla legalità tra partecipazione e responsabilità. Percorsi didattici per le scuole superiori a cura dell’Ufficio Pari Opportunità Il progetto La città delle donne è nato nel 2005 da un precedente percorso sui saperi e le pratiche femminili, sviluppato nei tre anni di vita di Pensare la differenza, che aveva evidenziato la capacità delle donne di intessere relazioni tra persone e luoghi, tra risorse e bisogni personali e sociali, tra realtà e desiderio. Un sapere che ha modificato e sta modificando non solo la sfera del privato, ma anche dimensioni rilevanti del vivere associato, del lavoro, della formazione, dell’agire nelle istituzioni e nei luoghi pubblici, ridefinendoli e ridisegnandoli secondo altri ordini di senso. Da qui l’idea di misurare quest’arte femminile di tessitura, in tutte le sue diverse declinazioni, sul terreno della città quale spazio reale e metaforico insieme. Articolato in tre cicli annuali di incontri, seminari, mostre e spettacoli rivolti alla cittadinanza, La città delle donne ha inteso sottolineare il contributo femminile a una città che da luogo concreto e abitato si fa ambiente di relazione e di scambio, per divenire infine spazio del desiderio e dell’immaginario. Nel 2005, con Penelope o della città abitata, attraverso un approccio storico alle dinamiche di esclusioneinclusione che hanno portato alla fondazione delle moderne città e uno sguardo al loro assetto urbanistico e architettonico, si sono attraversati tutti i luoghi concreti in cui le donne hanno agito e agiscono, valorizzando lo spazio cittadino e progettando una città a misura dei suoi abitanti. Nel 2006, Antigone o della città condivisa si è concentrato sui modi in cui le donne ripensano e ridisegnano la città come spazio della convivenza: l’impegno nel sociale, l’educazione alla legalità, nuove parole e pratiche politiche oggi a disposizione di tutti. Il 2007 è stato infine l’anno di Alice o della città immaginata, un percorso che ha portato in primo piano il ruolo del desiderio, in grado di trasformare la città da spazio concreto a luogo immaginario nella letteratura, nel cinema, nel teatro e nell’arte, aprendo lo spazio dell’utopia. Una concezione politica dello spazio urbano, nel senso più etimologico e autentico del termine, ha mosso e sostenuto l’intero percorso triennale: solo se ogni suo abitante si riconosce parte della comunità, comprende e dà valore alle regole che essa si è data, partecipa attivamente alla vita pubblica, la città può diventare un luogo realmente condiviso. Sul terreno della comune convinzione che l’educazione alla legalità e alla cittadinanza attiva siano premesse culturali indispensabili a radicare nelle nuove generazioni i valori di democrazia, libertà, solidarietà e giustizia su cui si fonda ogni convivenza, è nata, nel 2006, la collaborazione tra il progetto La città delle donne e Libera. Associazioni, nomi, numeri contro le mafie. Fondata nel ’95 e presieduta da Luigi Ciotti, Libera è una rete di associazioni impegnate sul territorio nazionale nella lotta alle mafie e nella promozione di una cultura della legalità, basata sulla responsabilità individuale e la partecipazione. A partire dai progetti di educazione alla legalità proposti ogni anno da Libera Scuola, e grazie all’indispensabile apporto dell’Ufficio Sicurezza Urbana e del Servizio Politiche Giovanili, La città delle donne ha potuto coinvolgere le scuole superiori di Cremona sui temi della cittadinanza attiva e della convivenza democratica, affiancando al percorso teorico degli in- contri con esperti il momento esperienziale dei laboratori in classe. Da occasione di approfondimento e interazione tra operatori e studenti, i laboratori sono divenuti nel corso degli anni veri e propri momenti propedeutici alla dimensione operativa del fare, che ha portato alla realizzazione di materiali ed eventi, consentendo ai ragazzi di sperimentare forme di autentica partecipazione. La stretta collaborazione tra il progetto La città delle donne e l’Associazione Libera è nata da una condivisione di linguaggi e strumenti, ma soprattutto evidentemente di contenuti: un orizzonte comune di temi e principi cui ispirare il nostro lavoro. All’interno della riflessione promossa nel 2006 dal progetto Antigone, sui valori etici che fondano la città quale spazio di convivenza, si è inserito un seminario di formazione per i docenti, che hanno poi autonomamente operato nelle rispettive classi per promuovere la conoscenza della Costituzione, la memoria e l’impegno contro le mafie, la legalità in ambito sportivo. Il percorso, che ha coinvolto insegnanti e studenti delle classi terze dell’Itis “Torriani”, si è chiuso con un intervento di Luigi Ciotti sui temi dell’impegno, della partecipazione e della responsabilità. Dopo il successo e la positiva accoglienza di questa prima sperimentazione, nel 2007, nell’ambito della riflessione sul rapporto tra città e desiderio promossa dal progetto Alice, un’indagine sul ruolo del denaro quale motore materiale e simbolico nella vita della città ha permesso di legare l’etica al desiderio, la città immaginata alla città giusta. Ne è scaturito un percorso didattico di Educazione all’uso responsabile del denaro, alla sobrietà e ai consumi, che ha coinvolto diversi istituti cittadini nei laboratori di classe condotti dagli operatori della Comunità Acmos di Torino, nel ciclo di incontri culminato nell’intervento di Giancarlo Caselli e nella realizzazione di vignette di legalità, che hanno trovato un adeguato spazio espositivo all’interno della mostra Mafiacartoon. Con l’intento di dare continuità al percorso avviato e soddisfare la sempre più ampia richiesta delle scuole, è nato quest’anno il progetto Differenze: un percorso interamente dedicato agli studenti, che affronta il tema delle differenze declinandolo secondo i tre ambiti di generi, generazioni e geografie. Nella prospettiva di una valorizzazione delle differenze che non si risolva nell’esaltazione indiscriminata, e nell’assunzione di uno sguardo parziale e di appartenenza, che riconosca l’impossibilità di un punto di vista assoluto e universale, obiettivo del progetto è leggere le differenze culturali a partire dai nessi e dalle interdipendenze con le disuguaglianze materiali. Articolato in laboratori di classe, incontri ed esperienze sui temi degli stereotipi di genere, del lavoro minorile, delle differenze tra nord e sud d’Italia e del mondo, delle mafie come negazione dei principali diritti, il percorso si chiuderà con la realizzazione di una cena della legalità. Non solo un momento di finanziamento e promozione delle Cooperative di Liberaterra, nate dalla confisca dei terreni di proprietà delle mafie e dalla loro riconversione per uso sociale, ma un’occasione per i ragazzi di sperimentare forme di reale cittadinanza, che si concretizzeranno nell’organizzazione dell’evento e nella sua realizzazione alla fine dell’anno scolastico. 95 Parte II Introduzione Capitolo II Nelle pagine successive seguono le schede riassuntive dei principali progetti, servizi e attività che il Comune di Cremona pone in essere al fine di promuovere legalità e sicurezza nella propria comunità: - progetti di prevenzione, servizi di educativa territoriale, servizi di informazione e orientamento, percorsi di educazione alla legalità rivolti ai giovani; - interventi specifici dedicati alle comunità straniere, il cui obiettivo generale è migliorarne l’integrazione; - uffici che, attraverso le loro azioni, promuovono partecipazione, responsabilità e migliori condizioni di vita; - attività di polizia strettamente finalizzate a prevenire e reprimere comportamenti illegali. Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 96 Coordinare le politiche per la sicurezza in ambito urbano Ufficio Sicurezza Urbana Ambito operativo Comunità Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Rispondere ai bisogni di sicurezza dei cittadini nel loro contesto urbano. - Coordinare gli interventi di tutti gli attori interni all’Amministrazione locale e dei soggetti esterni che, a vario titolo, si occupano dei differenti aspetti della qualità della vita. - Implementare le politiche integrate di sicurezza sul territorio locale attivando e mettendo in rete attori e risorse interni ed esterni all’Amministrazione comunale. - Promuovere progetti integrati finalizzati alla prevenzione del disagio e della devianza e alla promozione del benessere in città. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Ufficio Sicurezza Urbana, Polizia locale, Settore Personale Sviluppo Organizzativo Comunicazione e Politiche Giovanili (Servizio Comunicazione, Servizio Politiche Giovanili, Ufficio Pari Opportunità, Ufficio Periferie, Ufficio Relazioni con il Pubblico, Ufficio Tempi, Informagiovani), Laboratorio di quartiere Borgo Loreto, Settore Affari Sociali, Settore Politiche Educative (Laboratorio Cremona dei Bambini), Settore Mobilità, Traffico e Trasporti, Settore Gestione Territorio - Sviluppo Economico e Sportello Unico per le Imprese e per l’Edilizia, Settore Lavori Pubblici Programmazione Opere Pubbliche, Settore Legislazione Commerciale e Pubblici Spettacoli. Enti, Associazioni, Comitati, soggetti del privato sociale. Destinatari Cittadini cremonesi e residenti stranieri Breve descrizione La sicurezza è uno degli elementi portanti del programma di governo dell’Amministrazione comunale. Una sicurezza che è urbana, perché calata nel territorio, luogo da cui provengono le richieste di tutela, di rassicurazione e di diritto a godere degli spazi urbani in tranquillità e nel rispetto di una pacifica convivenza civile. Sicurezza è sapere coniugare legalità, convivenza, solidarietà e partecipazione. La sicurezza è un bene collettivo, che si costruisce nel rapporto tra il cittadino e altri cittadini, tra essi e il loro ambiente. Non è solo difesa dalle minacce all’incolumità personale, ma il prodotto dello stile di vita degli individui nel loro contesto quotidiano. Sicurezza è prendersi cura dei problemi e lavorare insieme, cittadini e istituzioni, per migliorare il livello di benessere fruibile nelle città. “Coordinare le politiche per la sicurezza in ambito urbano” è nato come documento programmatico dell’Amministrazione comunale e si è concretizzato, in questi anni di lavoro, come un progetto globale e trasversale sulla sicurezza urbana per la comunità cremonese. Rispondere ai bisogni di sicurezza dei cittadini nel loro contesto urbano e coordinare gli interventi di tutti gli attori interni all’Amministrazione comunale e dei soggetti esterni, che a vario titolo si occupano dei differenti aspetti della qualità della vita, sono gli obiettivi fondamentali che muovono l’insieme delle azioni del progetto. Rispetto a queste finalità, la costituzione dell’Ufficio Sicurezza Urbana rappresenta lo strumento di raccordo e di implementazione necessario allo sviluppo delle politiche integrate di sicurezza nel territorio locale. Un servizio predisposto dall’Amministrazione comunale per implementare le politiche integrate di sicurezza sul territorio locale, attivando e mettendo in rete gli attori e le risorse interni ed esterni all’Amministrazione comu- 97 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 98 nale che possono, per ruolo e funzioni, contribuire al loro sviluppo. I progetti integrati dell’Ufficio Sicurezza Urbana si rivolgono a tutta la popolazione cremonese con particolare attenzione alle fasce deboli (donne, giovani e anziani) e sono finalizzati alla prevenzione del disagio e della devianza e alla promozione del benessere in città. Attività realizzate Predisposizione di strumenti di coordinamento Predisposizione di strumenti idonei allo sviluppo di politiche integrate in grado di coordinare attività e progetti, afferenti la sicurezza urbana, posti in essere dall’Ente locale. Tavolo Intersettoriale per il coordinamento delle politiche per la sicurezza in ambito urbano: creazione e gestione di un tavolo intersettoriale e interassessorile finalizzato alla condivisione delle politiche sulla sicurezza in ambito urbano, dove condividere, in un’ottica di continuità e di innovazione, analisi, saperi, conoscenze e attività dei diversi settori dell’Amministrazione. Ufficio Sicurezza Urbana: un servizio predisposto dall’Amministrazione comunale per affrontare il tema della sicurezza, intesa come l’aumento della qualità della vita nei diversi ambiti del vivere quotidiano (sociale, educativo, sanitario, ambientale, urbanistico), favorendo l’apporto e l’integrazione di più soggetti, pubblici e privati. Ufficio Sicurezza Urbana Le attività dell’ufficio sono: • diagnosi di sicurezza - analisi dei dati relativi alla criminalità e ai fenomeni di disordine, degrado e inciviltà nel Comune di Cremona, monitoraggio degli interventi realizzati e orientati alla sicurezza, valutazione dei progetti e monitoraggio dei risultati raggiunti (cfr. scheda Documenti di zona); • promozione dell'integrazione e della collaborazione tra settori comunali e/o operatori esterni nella realizzazione di attività e progetti inerenti la sicurezza urbana (cfr. schede ‘Giovani e legalità’, ‘Giovani in strada’, ‘Immigrazione Integrazione’, ‘Campagne informative su truffe, scippi e furto a danno degli anziani’); • supporto ai progetti di sicurezza urbana realizzati dal Settore Polizia Municipale (cfr. schede ‘Giovani in strada’, ‘Immigrazione Integrazione’, ‘Patto Locale di Sicurezza Urbana Borgo Loreto‘) • supporto all’attività di cooprogettazione del Tavolo Intersettoriale; • comunicazione interna ed esterna all’Amministrazione comunale delle attività realizzate in ambito di sicurezza urbana e diffusione della cultura della sicurezza urbana attraverso articoli, convegni ed eventi specifici; • partecipazione agli incontri nazionali ed internazionali promossi dal FISU “Forum Italiano per la Sicurezza Urbana” e dal FESU “Forum Europeo per la Sicurezza Urbana”. Diagnosi di sicurezza Analisi dei dati relativi alla criminalità e ai fenomeni di disordine, degrado e inciviltà nel Comune di Cremona, monitoraggio degli interventi realizzati e orientati alla sicurezza, valutazione dei progetti e monitoraggio dei risultati raggiunti. Parte II Progettazione coordinata e integrata Attuazione, attraverso la realizzazione di una rete di soggetti e di azioni, di progetti integrati in grado di garantire più sicurezza e migliori condizioni di vita. Adesione al Fisu/Fesu e partecipazione incontri nazionali e internazionali Fisu/Fesu Confronto sulle tematiche della nuova sicurezza mediante la condivisione delle esperienze in essere tra le amministrazioni locali aderenti al Forum Italiano per la Sicurezza Urbana ed Europeo, nonché attraverso la partecipazione attiva e collaborazione agli incontri ed alle attività previste dal Forum a livello nazionale ed internazionale. Giovani e legalità Ambito operativo Istituti scolastici secondari di 2° grado - Centri di Formazione Professionale Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Indagare forme e contenuti della cultura della legalità nell’universo giovanile, tipologie di fenomeni di devianza in esso presenti. - Contrastare il consumo di sostanze psicoattive, episodi di bullismo, danneggiamenti alla proprietà pubblica e disturbo alla pubblica quiete. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Ufficio Sicurezza Urbana, Servizio Politiche Giovanili, Ufficio Pari Opportunità. Istituti scolastici secondari di 2° grado e Centri di Formazione Professionale. Destinatari Studenti degli istituti scolastici secondari di 2° grado e Centri di Formazione Professionale Breve descrizione Il progetto ‘Giovani e legalità’, realizzato dall’Ufficio Sicurezza Urbana in collaborazione con il Servizio Politiche Giovanili e l’Ufficio Pari Opportunità del Comune di Cremona, rappresenta l’opportunità di conoscere più in dettaglio la cultura della legalità dei giovani cremonesi. Valori, idee e opinioni che guidano le azioni e le scelte di un mondo giovanile che deve essere, in primo luogo, indagato e conosciuto. Le informazioni raccolte, attraverso una ricerca ad hoc, sono il punto di partenza per predisporre interventi sempre più mirati ai reali bisogni dei giovani e per aumentare complessivamente la sicurezza del territorio. Il percorso, recentemente intrapreso, si integra con il progetto promosso dall’Ufficio Pari Opportunità Pensare la differenza. La città delle donne realizzato in collaborazione con l’Associazione Libera, allo scopo di educare e sensibilizzare gli studenti al tema della legalità riflettendo sul significato ed uso del denaro e sul rapporto tra città e desiderio. 99 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 100 Attività realizzate Legalità e quotidianità Realizzazione da parte dell’Ufficio Sicurezza Urbana del Comune di Cremona di un’indagine conoscitiva, ‘Legalità e quotidianità’, rivolta ai giovani cremonesi che frequentano le scuole paritarie di secondo grado e i Centri di Formazione Professionale per conoscere la loro reale e spontanea concezione della legalità. Creazione tavolo di lavoro Costituzione di un tavolo di lavoro composto dai settori dell’Amministrazione comunale coinvolti per definire e coordinare modalità di restituzione dei risultati dell’indagine e predisporre interventi integrati di educazione alla legalità. Restituzione esiti indagine Presentazione del progetto e delle finalità dell’indagine alle diverse rappresentanze scolastiche e restituzione ai partecipanti degli esiti dell’indagine. Laboratori e incontri formativi Percorsi di educazione e di sensibilizzazione alla legalità rivolti agli studenti attraverso la partecipazione a laboratori, conferenze sul tema della legalità. (cfr. scheda ‘La città delle donne. Alice o della città immaginata’.) Giovani in strada Ambito operativo Comunità giovanili e informalità dell’aggregazione giovanile Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Ufficio Sicurezza Urbana, Servizio Comunicazione, Servizio Politiche Giovanili, Affari Sociali, CAG, Azienda Cremona Solidale. Caritas - Casa dell’Accoglienza, Questura di Cremona. Prevenire episodi di microcriminalità e di danneggiamento alla proprietà pubblica. Contrastare il disturbo alla quiete pubblica. Contrastare il consumo di sostanze psicoattive. Prevenire gli incidenti stradali. Giovani cremonesi e stranieri, minori non accompagnati Destinatari Educare alla legalità significa soprattutto rivolgersi ai giovani che rappresentano la risorsa su Breve descrizione cui investire per garantire lo sviluppo futuro di comunità sicure e serene. Il progetto ‘Giovani in strada’, realizzato dalla Polizia locale del Comune di Cremona, in collaborazione con altre realtà istituzionali e territoriali, mira ad avvicinarsi ai giovani nei luoghi ‘altri’ dalla scuola: locali pubblici e di divertimento, piazze, parchi, strade e CAG - Centri di Aggregazione Giovanile. Gli interventi previsti sono finalizzati all’educazione alla legalità in termini sia di prevenzione di comportamenti a rischio, sia di promozione della sicurezza e della pacifica convivenza in città. L’attività di vicinanza rivolta ai giovani nei contesti di aggregazione spontanea ed informale, caratterizzata dalla prossimità (dialogo e confronto), offre anche l’occasione per agganciare quella parte più a ‘rischio’, difficile da raggiungere ma cruciale per prevenire l’eventuale aggravarsi di fenomeni di devianza e di disagio individuale. Il progetto prevede inoltre interventi a sostegno di minori non accompagnati. L’aumento costante negli ultimi anni di questa popolazione ha reso necessaria un’azione sinergica tra Polizia locale del Comune di Cremona, Affari sociali e Questura di Cremona capace di stimolare attività di controllo sociale (iniziative formative), monitoraggio, attività investigativa di prevenzione e azioni di contrasto di eventuali comportamenti illegali. 101 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 102 Attività realizzate Osservazioni, monitoraggio e interventi nei confronti di gruppi problematici Osservazione e monitoraggio nelle zone di ritrovo delle abitudini dei gruppi di ragazzi, indicati come problematici, e conseguenti interventi (incontri con i genitori, sensibilizzazione degli adulti, accompagnamento dei ragazzi in percorsi di integrazione sociale). Affiancamento alle azioni di prevenzione svolte dal Servizio Politiche Giovanili nell’ambito di eventi riservati ai giovani. Educazione alla legalità Interventi educativi focalizzati sulla vivibilità nei quartieri, sul rispetto dei valori della convivenza civile, e finalizzati all’apprendimento di modalità relazionali rispettose dei diritti altrui. Interventi di prevenzione in ambito scolastico e nell’informalità volti a prevenire il consumo di sostanze psicotrope informando i giovani sui rischi correlati all’uso di sostanze stupefacenti e alcoliche e promovendo stili di vita e comportamenti sani. Campagne informative sui temi dell’educazione alla legalità e della sicurezza stradale rivolte ai giovani in occasione di eventi e manifestazioni e nelle vicinanze dei locali pubblici. Interventi a sostegno dei minori non accompagnati realizzati in un’azione sinergica capace di stimolare attività di controllo sociale (iniziative formative), monitoraggio, attività investigativa di prevenzione e azioni di contrasto di eventuali comportamenti illegali. Progettazione partecipata Creazione di un ampio gruppo di lavoro, coordinato dal vicesindaco e formato da responsabili di uffici e settori diversi dell’Amministrazione locale, gestori dei locali e cittadini residenti, finalizzato alla progettazione di nuovi interventi. Interventi amministrativi Interventi amministrativi (ordinanze del Sindaco, circolari) finalizzate a ridurre il disturbo alla quiete pubblica nelle ore notturne mediante la diminuzione del traffico all’interno del centro storico, l’anticipazione dell’orario di chiusura degli esercizi pubblici notturni, la limitazione delle immissioni sonore all’esterno dei pubblici esercizi. Parte II Controllo e presidio del territorio Servizi di controllo del territorio per prevenire molestie, atti di microcriminalità e danneggiamenti alla proprietà pubblica. Prevenzione e repressione delle infrazioni ai Regolamenti comunali. Monitoraggio e controllo sociale (prossimità) dei gruppi di giovani nei luoghi informali. Presidio del territorio e controlli mirati a contrastare gli eccessi di velocità ed a prevenire la guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o alcoliche. Aumento della presenza esterna nel periodo estivo Aumento della presenza esterna della Polizia locale nel periodo estivo raddoppiando le pattuglie in orario serale/notturno, prevalentemente nei giorni prefestivi, per garantire il controllo delle zone in cui sono stati lamentati disagi e disturbo. Educazione stradale nelle scuole cittadine Ambito operativo Scuole di ogni ordine e grado e Centri di Aggregazione Giovanile (CAG) Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Diffondere una cultura della sicurezza stradale. - Creare utenti della strada responsabili. - Contrastare l’elevato numero di incidenti stradali. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Informagiovani, Politiche Educative, Servizio Politiche Giovanili. Istituti scolastici e Centri di Aggregazione Giovanile. Destinatari Bambini e giovani cremonesi/stranieri Breve descrizione La Polizia locale del Comune di Cremona attiva da anni nelle scuole cremonesi di ogni ordine e grado e nei Centri di Aggregazione Giovanile dei programmi di educazione stradale, il cui obiettivo è incentivare i giovani a rispettare le norme del Codice della Strada, non solo comunicando loro norme e regolamenti, ma informandoli anche sui rischi legati ad una guida irresponsabile. Durante questi incontri, gli operatori della Polizia locale del Comune di Cremona affrontano anche temi legati al rispetto delle norme, istituzioni, cosa pubblica e libertà altrui. In particolare, i ragazzi che frequentano i CAG sono coinvolti in iniziative focalizzate sulla vivibilità nei quartieri, sui comportamenti a rischio (consumo di alcol e/o di sostanze psicotrope) o incivili. Queste attività, oltre a stimolare la riflessione sul concetto di legalità, consentono agli agenti di Polizia locale di avvicinarsi ai ragazzi in un contesto ricreativo, dove è più facile costruire un rapporto di fiducia e di scambio. Due momenti annuali in cui i percorsi di educazione stradale si aprono a tutto il contesto cittadino sono il Salone dello Studente e dalla Festa dell’Educazione Stradale. 103 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 104 Attività realizzate Incontri nelle scuole e nei CAG Allo scopo di diffondere una cultura della sicurezza e creare utenti della strada responsabili, vengono realizzati percorsi educativi specifici per ogni fascia d’età. Questi incontri vengono realizzati da personale della Polizia locale del Comune di Cremona, appositamente formato, nelle scuole cremonesi di ogni ordine e grado e nei centri di aggregazione giovanile. Sperimentazione in strada Ai percorsi educativi si affiancano attività formative incentrate sulla sperimentazione in strada nel traffico reale, proprio per permettere l’apprendimento di regole e comportamenti responsabili ed autonomi nel contesto cittadino. Salone dello Studente e Festa dell’Educazione Stradale Il Salone dello Studente rappresenta un’occasione di contatto tra gli agenti di Polizia locale del Comune di Cremona e i giovani e offre l’opportunità di estendere le attività di sensibilizzazione al tema della sicurezza stradale e, più in generale, della legalità in strada, attraverso l’utilizzo di strumenti ludici capaci di far riflettere i ragazzi su questi argomenti. (‘Un alfabeto per la sicurezza stradale’, ’Una vignetta per la sicurezza stradale’, ‘Gioco quiz sicuri sulla strada’, ‘Educazione alla legalità’). (cfr. scheda Salone dello Studente) Momento finale dell’attività di educazione stradale dedicata ai bambini delle scuole elementari è la Festa della Educazione Stradale, ormai alla sesta edizione, alla quale ogni anno partecipano centinaia di bambini. Servizio di educativa territoriale (SET) Ambito operativo Centri di Aggregazione Giovanile - Educativa di Strada - Area Scuola Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Accompagnare e sostenere il percorso di crescita di pre-adolescenti, adolescenti e giovani del territorio, mediante la promozione del benessere psicofisico. - Attivare processi di natura relazionale ed educativa per fornire ai ragazzi gli strumenti necessari ad affrontare percorsi adattivi all’ambiente di vita. - Promuovere percorsi di partecipazione e di cittadinanza attiva. - Promuovere cura e sviluppo del territorio e della comunità di riferimento, nell’ottica di una progettazione integrata. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Servizio Politiche Giovanili, Attraversarte, Centro Musica, Polizia locale, Pari Opportunità, Settore Politiche Educative. Famiglie, scuole secondarie di I e II livello, Ufficio Scolastico Provinciale, Consulta studentesca, servizi socio - sanitari di base e specialistici, Comitati di quartiere, Volontari in Servizio Civile Nazionale, Oratori, Associazioni culturali e sportive, gruppi di volontariato. Destinatari - preadolescenti, adolescenti e giovani, vale a dire le tre fasce di età che abbracciano l’arco del percorso evolutivo. - adulti, intesi sia come singoli soggetti (la famiglia, gli insegnanti), sia come soggetti collettivi (le associazioni o gli organismi istituzionali). Un’attenzione particolare viene posta alla famiglia, intesa quale interlocutore privilegiato nell’attivazione di azioni concrete sul ragazzo. Breve descrizione Il Servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona ha costituito il Servizio di Educativa Territoriale che, nel quadro delle politiche locali sociali, educative e culturali, si pone quale sistema integrato di servizi e azioni, con l’intento di attivare processi relazionali e di partecipazione, fornendo ai giovani strumenti per affrontare l’ambiente ed il contesto nel quale sono inseriti. Il Servizio gioca la sua funzione su due versanti: da un lato, quello più strettamente legato alle singole comunità locali, quali i quartieri, con un’attenzione particolare rivolta alle situazioni più periferiche e marginali; dall’altro, lo sguardo è rivolto alla città, alle culture giovanili ed ai processi di promozione, partecipazione, prevenzione e sicurezza sociale. Infatti, il SET, attraversando i mondi vitali dei ragazzi, sostiene e promuove il processo di crescita, accompagnandoli nei percorsi di rappresentazione del loro ambiente di vita, dalla scuola, ai contesti animativi e aggregativi tra pari, a quello del rapporto giovane - adulto. Concretamente, il SET si propone al territorio con una serie di servizi che promuovono forme di partecipazione giovanile, attenzione al mondo della scuola, all'informalità dell'aggregazione giovanile, al lavoro, al rapporto tra culture e gruppi giovanili, al territorio. 105 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 106 Attività realizzate Centri di Aggregazione Giovanile Il CAG è un servizio di carattere educativo e territoriale, fruibile da pre-adolescenti, adolescenti e giovani, che si affianca ed integra le altre agenzie educative. Tre sono le strutture presenti sul territorio, situate in zone diverse della città: CAG Ghisiotto (quartiere Zaist), CAG Cascinetto (quartiere Giuseppina) e CAG Cambonino (nel relativo quartiere). All’interno di contesti informali e spazi appositamente creati per accogliere i giovani, il CAG ricerca la promozione del benessere dei ragazzi, in un’ottica di prevenzione, impegnandosi a costruire relazioni significative con i diversi soggetti del territorio locale, attraverso varie attività: - accompagnamento e sostegno al lavoro, all’assolvimento dell’obbligo formativo ed ai servizi preposti all’inserimento lavorativo; - promozione del protagonismo giovanile, mediante un sostegno ai percorsi di sviluppo di interessi e competenze (organizzazione di eventi e partecipazione a percorsi interculturali promossi dall’Unione Europea); - collaborazione estiva tra CAG e oratorio di riferimento (GREST). Area scuola L’area scuola del Servizio di Educativa Territoriale si distingue in due tipologie di interventi: 1. Area Scuola Secondaria di 1° grado (medie inferiori): le attività, a supporto della funzione didattica del corpo docente, sono finalizzate all'accompagnamento ed al rinforzo del processo di orientamento e di scelta del percorso formativo dell'alunno. I percorsi, realizzati in tutte le scuole medie della città, sono diversificati in relazione alle classi: - Classi prime: percorsi di accoglienza e lavoro sulle dinamiche di gruppo, finalizzati alla scoperta ed al potenziamento di risorse cognitivo-affettive degli alunni ed al riconoscimento e messa in gioco delle loro capacità ed abilità. - Classi seconde: percorsi laboratoriali (video, teatro, burattini) e spazio ascolto (rivolto ai ragazzi), finalizzati all'apprendimento di processi di auto ed etero-valutazione e di riflessione circa le esperienze personali e collettive, presupposti indispensabili alla capacità di scelta. - Classi terze: percorsi correlati alle azioni dei precedenti anni scolastici ed in rete con i soggetti preposti all'orientamento scolastico e formativo, con un’attenzione focalizzata sui processi di autoconsapevolezza nella scelta, in preparazione all'uscita dal circuito secondario di primo grado. Le attività riguardano lo spazio strutturato di infopoint, la realizzazione di laboratori sperimentali pre-professionali in collaborazione con i Centri di Formazione Professionale. Quest'ultima attività è pensata e rivolta in particolare a ragazzi a rischio di dispersione e di abbandono scolastico. 2. Area Scuola Secondaria di 2° grado (superiori): le attività sono rivolte alla sperimentazione di percorsi di progettazione innovativa all'interno delle scuole, al potenziamento delle competenze delle figure adulte nella scuola, in termini di accompagnamento educativo ed alla valorizzazione di un lavoro di sinergia tra i soggetti pubblici e privati che operano nelle scuole attraverso l'offerta delle proprie progettualità. Gli ambiti di intervento riguardano: - raccordo e coordinamento con il territorio, per il potenziamento della rete territoriale; - counseling, nell’ottica di supporto ed accompagnamento alla progettualità scolastica e accompagnamento alla progettazione europea; - promozione dell'agio e del benessere, favorendo l’accompagnamento educativo ai ragazzi e la presa in carico delle situazioni di “urgenza”, trasformando le stesse segnalazioni scola- stiche in opportunità d'intervento educativo sul gruppo studenti, sul gruppo docenti, sulla rete interna della scuola, sulla rete esterna alla scuola; - partecipazione e protagonismo giovanile, con il supporto a percorsi di rappresentanza, con maggiore attenzione alla dimensione del fare e l’affiancamento alla Consulta studentesca; - rapporto con attraversarte, circuito espressivo giovanile del Comune di Cremona, per la valorizzazione delle esperienze espressive in ambito scolastico come strumento a sostegno della progettualità e come raccordo con il territorio. Educativa di Strada L’Educativa di Strada è un servizio che opera nei contesti informali, volto a favorire la promozione delle culture giovanili, valorizzandole e riscoprendo la loro funzione sociale e civile. Il lavoro con i gruppi è la componente principale e specifica del lavoro di strada, i cui percorsi attivati sono volti a sviluppare un’attenzione su oggetti di lavoro specifici usati come occasione per l’azione educativa. Le iniziative possono riguardare: tornei sportivi, organizzazione di eventi, azioni su un singolo al fine di “agganciare” successivamente il gruppo, ecc. È fondamentale ed indispensabile instaurare una relazione significativa con i ragazzi al fine di rispondere ad esigenze di accompagnamento ed informazione rispetto a tematiche quali il consumo di sostanze psicotrope, l’inserimento lavorativo, percorsi di sostegno all’associazionismo, rapporti con l’amministrazione comunale, conflittualità con le componenti adulte. 107 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 108 INDOOR e Blunotte Ambito operativo Scuola ed informalità dell’aggregazione giovanile Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Prevenire il consumo di sostanze psicotrope e promuovere comportamenti e stili di vita sani. - Creare ed implementare una rete di prevenzione. - Concertare politiche di intervento di prevenzione dei consumi di sostanze psicotrope con tutte le realtà cittadine che lavorano con e per i giovani. Estensione territoriale Distretto di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Servizio Politiche Giovanili, Polizia locale. Istituti scolastici secondari di 2° grado del distretto, Centri di Formazione Professionale, Ufficio Scolastico Provinciale, luoghi dell’informalità dell’aggregazione giovanile, rete delle Cooperative Sociali e Associazioni. Destinatari Adolescenti e giovani Breve descrizione Il Servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona, titolare di un progetto di prevenzione integrata, sviluppa attraverso la rete collaborativa di cooperative sociali ed associazioni due percorsi paralleli: INDOOR e Blunotte. Il progetto INDOOR, inserito nel Piano dell’Offerta Formativa delle Scuole Secondarie di 2° grado cittadine, attiva percorsi classe negli istituti superiori del distretto e nei centri di formazione professionale, concordati con i singoli istituti sia nell’individuazione dei destinatari (classi del biennio o del triennio) sia nell’individuazione delle modalità (percorsi classe, gruppi trasversali, spazi laboratoriali, strategie di peer education, lavoro di secondo livello con le componenti adulte). Il modello di lavoro del progetto è caratterizzato dall’idea di lavorare nel tempo dell’esordio sociale, del passaggio e del cambiamento, dell’adolescenza, con la prospettiva di concentrarsi sulle possibili intersezioni fra i passaggi di questo cambiamento e le condotte di consumo di sostanze attraverso la raccolta e la rielaborazione delle esperienze e delle rappresentazioni dei ragazzi nell’ambito del gruppo classe. Il progetto Blunotte, attraverso il lavoro di un’equipe integrata, articola interventi di prevenzione nell’informalità e nei luoghi del divertimento serale e notturno, utilizzando strategie relazionali educative, creando alleanze con tutti gli adulti che stanno a fianco dei giovani nei contesti dagli stessi frequentati. Attività realizzate Indoor La metodologia di lavoro del progetto prevede: - la gestione e l’analisi della domanda proveniente dai soggetti aderenti al progetto; - il percorso in classe (finalizzato all’emersione delle conoscenze dei vissuti degli studenti, alla discussione in gruppo, alla proposta di attivazioni psicopedagogiche e di momenti informativi complementari); - il counselling (creazione di occasioni di ascolto, di informazione mirata ed orientamento ai servizi); - la valutazione (mediante strumenti quali il diario di bordo per la raccolta di dati informativi, il questionario di gradimento, la griglia di raccolta dello spazio di counseling e la restituzione). Blunotte Costruzione di un percorso di sicurezza rivolto ai giovani nell’informalità e nei luoghi del divertimento serale e notturno, che prevede interventi di prevenzione basati su strategie relazionali educative e sulla ricerca di alleanze con tutti gli adulti che stanno a fianco dei giovani nei contesti dagli stessi frequentati (gestori locali serali e notturni). 109 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Attraversarte - Circuito di espressività giovanile - under 18 Ambito operativo Contesto scolastico (Istituti scolastici secondari di 2° grado) Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Offrire occasioni di confronto e conoscenza reciproca nell’ambito del gruppo classe utilizzando canali comunicativi altri rispetto a quelli tradizionali. - Favorire la partecipazione degli studenti a percorsi formativi che implicano una modalità relazionale docente-discente non verticale/discendente ma orizzontale e circolare/ascendente. - Promuovere la dimensione sociale dell’arte come veicolo di costruzione di relazioni con “l’altro” in una prospettiva di scambio ed arricchimento reciproci. - Offrire occasioni formative sui linguaggi artistici, in una prospettiva di crescita personale, attraverso la sperimentazione partecipata ai percorsi espressivi. - Promuovere occasioni di confronto e conoscenza reciproca per i ragazzi della città al fine di favorire la creazione di una rete culturale. - Sostenere il protagonismo dei ragazzi attraverso la valorizzazione di prodotti culturali, espressione dei ragazzi stessi. - Favorire la circuitazione delle esperienze nel contesto cittadino facilitando la diffusione delle stesse oltre l’ambito scolastico specifico in cui esse si sono realizzate. - Promuovere la scuola come tempo/spazio di sperimentazione in cui educativo ed espressivo si coniugano nel percorso formativo del singolo. - Valorizzare l’Istituzione Pubblica come tempo/spazio di confronto per i soggetti operanti nel territorio su tematiche inerenti la specifica fascia di età coinvolta nel percorso. - Diffondere la conoscenza ed implementare l’esperienza degli scambi giovanili europei in un’ottica di incontro/confronto tra soggetti portatori di valori culturali autonomi. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Servizio Politiche Giovanili, Ufficio Pari Opportunità, Informagiovani. Istituti scolastici, Consulta studentesca, Ufficio Scolastico Provinciale, Associazioni, Agenzie operanti con giovani ed adolescenti, giovani artisti, percorsi di espressività realizzati nelle scuole. Destinatari Ragazzi dai 14 ai 18 anni Parte II 110 Breve descrizione Attraversarte, nell’ambito della progettualità Under 18, promuove e sostiene un percorso di valorizzazione e promozione dell’espressività come strategia di accompagnamento allo sviluppo identitario del soggetto, in relazione ad una dimensione individuale e sociale. Per questa fascia d’età Attraversarte offre la possibilità di sperimentare la creatività come strumento formativo, in quanto l’espressività è condizione per l’esercizio del protagonismo. In ambito scolastico, si esplicita la richiesta rivolta all'esterno di strategie di intervento formativo mirate alla rivalutazione di creatività, emotività, corporeità, partecipazione, individuando, nel contempo, l’ambito artistico-espressivo come funzionale al raggiungimento di tali obiettivi: in questa direzione si muovono le collaborazioni tra scuola e Attraversarte - under 18. In que- sto contesto si esplicitano alcuni bisogni che, da un punto di vista trasversale all’universo giovanile, si possono riassumere in un maggiore riconoscimento delle esigenze espressive e dei bisogni dei giovani da parte del mondo adulto, in particolare in ambito culturale e nella difficoltà del mondo adulto ad attribuire valore alle esperienze artistiche e culturali dei giovani in quanto espressione della cultura locale contemporanea. Attività realizzate Con i piedi sul palco È un progetto teatrale basato sulla progettazione condivisa in specifici tavoli di lavoro e realizzato in stretta sinergia con il contesto della “diversabilità”. Il progetto è così articolato: - attivazione di tavoli di progettazione condivisa con i soggetti coinvolti (con i docenti referenti, con gli operatori teatrali del territorio operanti in ambito scolastico, con i referenti delle realtà operanti in ambito “diversabilità”, con gli operatori teatrali del territorio operanti in ambito “diversabilità”); - elaborazione di proposte di formazione rivolte a studenti, a docenti/operatori/educatori, ad adulti (seminari di formazione per adulti; pillole di teatro per studenti; laboratori teatrali realizzati negli Istituti di Istruzione Secondaria di Secondo Grado e condotti da operatori del territorio o da docenti; realizzazione della rassegna di produzioni teatrali studentesche, realizzata in stretta sinergia con i soggetti operanti nell’ambito della diversabilità). Under 18: espressività a scuola Under 18 è un progetto di espressività basato sulla progettazione condivisa in specifici tavoli di lavoro a cui partecipano docenti e giovani artisti del territorio. Il progetto è articolato come segue: - attivazione di tavoli di progettazione condivisa con i soggetti coinvolti (con i docenti referenti ed i giovani artisti del territorio); - elaborazione di proposte di micro-laboratori espressivi finalizzati all’avvicinamento degli studenti ai vari linguaggi artistico-espressivi in stretta connessione con la dimensione didattica. 111 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 112 La città delle donne. Antigone o della città condivisa percorsi di educazione alla legalità Ambito operativo Istituti scolastici secondari di 2° grado e comunità locale Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Promuovere la conoscenza della Costituzione. - Promuovere la memoria e l’impegno contro le mafie. - Promuovere la legalità in ambito sportivo. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Ufficio Pari Opportunità, Laboratorio Cremona dei Bambini, Settore Politiche educative. Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie; Provincia di Cremona. Destinatari Studenti e insegnanti delle classi terze dell’Itis “Torriani” di Cremona Breve descrizione Fissata da Sofocle in quell’atto rivolta che è anche di pietà, la sepoltura del fratello ribelle al tiranno, Antigone diviene figura politica che introduce prima di tutto ai contenuti del progetto Antigone o della città condivisa. Un percorso di incontri, seminari e spettacoli che invita la città a pensare alle proprie origini, alle fondamenta ideali su cui si è eretta: alla legge e al suo rapporto con la giustizia, alla pietà come capacità trattare adeguatamente l’altro, al coraggio capace di contrastare la violenza, e infine all’amore, creatore di un ordine nuovo che comprende e supera quello istituzionale. Ma la storia di Antigone ci lascia anche il compito di generare forme concrete di convivenza e di autentica cittadinanza: dalla collaborazione tra Libera Scuola e il progetto Antigone sono sorti seminari di formazione per gli insegnati sui temi dell’educazione alla legalità e percorsi didattici rivolti agli studenti, per promuovere la conoscenza della Costituzione, la memoria e l’impegno contro le mafie, la legalità in ambito sportivo, che hanno coinvolto le classi terze dell’Itis “Torriani” di Cremona. Parte II Attività realizzate Seminari di formazione docenti Seminari di formazione rivolti agli insegnanti, a cura degli esperti di Libera Scuola, dedicati all’educazione alla legalità, alla cittadinanza attiva, alla convivenza democratica. Percorsi didattici con gli studenti Tre percorsi didattici dedicati agli studenti: - ‘La Costituzione si impara a scuola’ - ‘Verso il 21 marzo: memoria, partecipazione, cittadinanza’ - ‘Sportilandia. Un’idea della corsa Miguel’ Incontri aperti alle scuole e alla cittadinanza Donne di mafie, donne contro la mafia Incontro con Gabriella Ebano fotografa e Ombretta Ingrascì ricercatrice Gruppo Abele. Educare alla legalità democratica: partecipazione e responsabilità Incontro con Don Lugi Ciotti - Presidente di ‘Libera associazioni, nomi e numeri contro le mafie’. Mostra visioni di città Una mostra di disegni, curata dal Laboratorio Cremona dei Bambini in collaborazione con la PInAC di Rezzato, per dare voce all’immaginario di bambine e bambini (cfr. scheda Laboratorio Cremona dei bambini). 113 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 114 La città delle donne. Alice o della città immaginata Educazione all’uso responsabile del denaro, alla sobrietà e ai consumi Ambito operativo Istituti scolastici secondari di 2° grado e comunità locale Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi Educare all’uso responsabile del denaro, alla sobrietà e ai consumi. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Ufficio Pari Opportunità, Ufficio Sicurezza Urbana, Servizio Politiche Giovanili. Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie; C.I.S.Vol. Destinatari Studenti degli istituti scolastici secondari di 2° grado Breve descrizione La figura di Alice, bambina nel paese delle meraviglie, ha guidato il progetto Alice o della città immaginata verso l’immaginazione e la creatività, il sogno e l’utopia, come strumenti indispensabili per dare forma ai desideri che animano l’immagine e la vita stessa della città. Nell’ambito di una riflessione sul rapporto tra città e desiderio, è sorto un percorso didattico condiviso con l’Associazione Libera sul ruolo del denaro, uno dei motori materiali e simbolici nella vita della città. Strumento necessario per il vivere quotidiano, il denaro rappresenta oggi anche un vero e proprio oggetto del desiderio, fino a produrre quel senso di indigestione che le società del benessere portano con sé. Da mezzo per produrre beni e soddisfare bisogni, il denaro diventa il fine in vista del quale si producono beni e si soddisfano bisogni. È noto infatti che produzione e consumo sono due aspetti di un medesimo processo circolare: non solo si producono merci per soddisfare bisogni, ma si producono anche bisogni per garantire la continuità della produzione delle merci che assicurano denaro. Un rapporto scorretto tra desiderio e denaro veicola da un lato proiezioni identitarie e sociali fondate sul possesso, dall’altro un uso distorto che favorisce comportamenti illegali legati alla microcriminalità, che sconfinano nel disagio e nelle dipendenze. Addentrandosi in un territorio denso di implicazioni politiche e culturali, la proposta progettuale ha inteso innescare un percorso di coscienza critica su stili di vita e consumi, lavorando sul concetto di responsabilità che ciascuno dovrebbe sviluppare non solo verso se stesso e gli altri, ma verso l'ambiente e la città in cui vive. Consumare è una scelta e non un obbligo, una libertà e non una coazione a ripetere. Attività realizzate Laboratori in classe Tre percorsi didattici dedicati agli studenti, a cura degli operatori della comunità Casa Acmos di Torino: - ‘Educazione all’uso responsabile del denaro’ - ‘Da città industriali a città industriose’ - ‘Piccolo spazio... pubblicità’ Incontri aperti alle scuole e alla cittadinanza Un ciclo di incontri aperti alle scuole e alla cittadinanza, sul tema del rapporto tra città e desiderio come godimento, come consumo di cose, tempo, relazioni, spazi. Consumo Ergo Sum (Davide Mattiello, Presidente Casa Acmos) Consumare per esistere ed essere riconosciuti: una riflessione sulle forme in cui il consumo plasma il desiderio, a partire dall'esperienza di Casa Acmos, comunità di vita, accoglienza e sperimentazione, che da cinque anni opera sui temi della riduzione e selezione dei consumi, della mediazione dei conflitti e del risparmio dei beni comuni fondamentali. La partecipazione tra desiderio e progetto (Michele Gagliardo, Responsabile del Piano Giovani del Gruppo Abele) Nascere in un determinato paese ed essere iscritti alla locale anagrafe non fa di noi dei cittadini: cittadini non si nasce ma si diventa, attraverso il mettersi continuamente in gioco, responsabilmente. L’impegno attivo per la cittadinanza è un percorso che produce senso di appartenenza, e insieme lavora all’allargamento dell’accesso ai diritti che il vivere in una comunità rende possibili. La partecipazione è un’arte che si può imparare da ragazzi, quando la curiosità, il senso critico, la voglia di imparare e di cambiare producono forza e inquietudine. Dal consumo delle risorse alle ecomafie: Riflessioni a partire dal rapporto ecomafia di Legambiente (Enrico Fontana, Responsabile dell’Osservatorio Nazionale e legalità di Legambiente) L’intreccio tra organizzazioni mafiose e criminalità ambientale fa dell’Italia il territorio elettivo dell’ecomafia. L’illegalità pervade il ciclo dei rifiuti e del cemento, il traffico di specie protette e di opere d’arte da nord a sud del paese, e la creazione di un vero e proprio sistema di legalità organizzata rappresenta l’unica risposta davvero efficace ai fenomeni mafiosi in generale e ancora di più a quelli delle ecomafie. Davvero la legalità conviene! (Gian Carlo Caselli, Procuratore Generale di Torino e Lorenzo Frigerio, Ufficio di Presidenza di Libera) La questione morale non è una pruderie di benpensanti: è una grande questione democratica e istituzionale, perché un sistema intriso di corruzione o di rapporti con la mafia è l’emblema del prevalere dell’interesse privato sull’interesse pubblico. Qui sta il nodo di tutti i problemi del nostro Paese. È il trionfo degli egoismi, degli interessi particolari che schiacciano, che annullano molte volte l’interesse generale, è il degrado del senso morale, il trionfo, purtroppo, dell’Italia dei furbi. E la furbizia può fare da apripista all’Italia dell’illegalità e delle mafie. Un ciclo di incontri aperti alle scuole e alla cittadinanza, sul tema del rapporto tra città e desiderio come godimento, come consumo di cose, tempo, relazioni, spazi. Vignette di legalità: Laboratorio fumetto e mostra mafiacartoon A conclusione del percorso didattico, coadiuvati dagli operatori del Centro Fumetto “Andrea Pazienza” e a cura del Servizio Politiche Giovanili, gli studenti hanno realizzato disegni, vignette e racconti che associano il linguaggio del fumetto alla riflessione sui temi della legalità. Le opere hanno trovato spazio all’interno della mostra Mafiacartoon: sguardi di fumettisti e disegnatori di tutto il mondo sulle conseguenze del sistema mafioso globale, raccolti dall’Associazione Libera e divenuti percorso formativo rivolto ai giovani e non solo. 115 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 116 Differenze. Generi, generazioni, geografie Ambito operativo Istituti scolastici secondari di 2° grado e comunità locale Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Leggere le differenze culturali a partire dai nessi e dalle interdipendenze con le disuguaglianze materiali. - Valorizzare le differenze culturali e comprendere il concetto di legame sociale. - Riflettere sul rapporto tra individuo e collettività. - Riflettere sul significato della partecipazione. - Comprendere il concetto di cittadinanza attiva. - Analizzare la relazione esistente tra le scelte dei singoli e le conseguenze sulla collettività. - Riflettere sulla dimensione quotidiana della legalità. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Ufficio Pari Opportunità, Ufficio Sicurezza Urbana, Servizio Politiche Giovanili. Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie; C.I.S.Vol. Destinatari Studenti degli istituti scolastici secondari di 2° grado Breve descrizione Le nostre città sono un vero e proprio ricettacolo di differenze che convivono e confliggono a più livelli, il luogo dove le contraddizioni precipitano, i legami si lacerano, le identità e i percorsi si intrecciano. Dalle classi di età alle differenze di genere, dalle disparità in termini di ricchezza e potere alle differenze di occupazioni, lingue, credenze e culture, la differenza è costitutiva del concetto stesso di società. Differenze è un percorso didattico articolato in laboratori, incontri ed esperienze affronta il tema delle differenze, declinandolo secondo i tre ambiti di generi, generazioni e geografie. L’intento è quello di leggere le differenze culturali a partire dai nessi e dalle interdipendenze con le disuguaglianze materiali, domandandosi se la valorizzazione delle differenze culturali giochi un ruolo nel produrre e riprodurre le disuguaglianze materiali oppure nel contrastarle e ridurle. Esaltare le differenze indiscriminatamente e inneggiare alla necessità della loro convivenza ad ogni costo nasconde spesso il pericolo dell’ambiguità e della caduta retorica: l’esaltazione della diversità rischia infatti di lasciare intatte le radici delle disuguaglianze, e affrontare i dilemmi di valore inerenti alle differenze socioculturali mediante criteri di indifferenza etica. Occorre allora riconoscere l’impossibilità di un punto di vista assoluto e universale, e assumere invece uno sguardo parziale, di appartenenza. Per immaginare una nuova configurazione della società serve forse un approccio relazionale che sappia rinegoziare regole di convivenza possibile nella quotidianità, che favoriscano l’incontro, tutelino e riconoscano il valore delle differenze, la loro inesauribile riserva di significato. Accanto ai percorsi teorici e laboratoriali che coinvolgono gli studenti, una speciale attenzione è rivolta alla dimensione del fare, per legare la riflessione a esperienze concrete e pratiche con- divise, tentando di attraversare l’extrascuola e la dimensione dell’informalità. Per lo stesso motivo, la contestualizzazione territoriale del progetto prevede anche l’incrocio con i progetti nazionali Regoliamoci, Albachiara e Rosso Malpelo, promossi dall’Associazione Libera. Attività realizzate Generi Leggere e riconoscere pregiudizi, stereotipi e aspettative legati alla costruzione dei ruoli femminili e maschili, per immaginare se stessi fuori e oltre i tradizionali modelli culturali e sociali: - laboratorio a cura dello Studio associato in psicologia Gozellino-Mascherpa; - progettazione e realizzazione di un evento per la giornata dell’8 marzo a scuola. Generazioni Fare spazio, ascoltare, avere un linguaggio comune: forme e modi diversi di intendere la partecipazione politica tra generazioni: - laboratori di cittadinanza attiva a cura del Gruppo Abele di Torino; - produzione di materiali e supporti attraverso molteplici linguaggi artistici, curati dai giovani artisti del circuito “Attraversarte” – Servizio Politiche Giovanili, in vista della partecipazione alla rassegna-concorso di Albachiara; - adesione ai forum di partecipazione e confronto per i giovani, attivati dal servizio Politiche Giovanili del Comune di Cremona. Geografie Diritti, opportunità, privilegi: differenze tra nord e sud d’Italia e del mondo, mafie come negazione dei diritti che si fa ostacolo allo sviluppo: - laboratorio su cittadinanza e diritti a cura del Gruppo Abele di Torino; - laboratorio di lettura di Gomorra a cura degli operatori della Cooperativa “Equilibri” di Modena; - progetto Rosso Malpelo su lavoro minorile e lavoro nero, con proiezione del film Rossomalpelo e adesione al progetto di adozione a distanza. Incontro aperto alle scuole e alla cittadinanza A conclusione dei percorsi laboratoriali nelle scuole incontro con il Magistrato Piercamillo Davigo. Cena della legalità L’idea di concludere il percorso con un appuntamento conviviale e festoso che coinvolga ragazzi, insegnanti e cittadini, è nata durante i laboratori didattici dello scorso anno, quando uno degli animatori di Libera ha sollecitato i ragazzi con la proposta di organizzare una cena della legalità. L’evento avrà come fulcro centrale la cena, realizzata con alimenti delle cooperative di Liberaterra, prodotti nei terreni confiscati alle mafie e riconvertiti per uso sociale, e di altre realtà che operano nel territorio cremonese. A seguire l’intervento di alcuni rappresentanti di Libera, tra i quali don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione, e da un momento di animazione a cura dei ragazzi. Obiettivo della serata è attivare un processo in cui far sperimentare ai ragazzi forme di reale partecipazione, che si concretizzano nell’organizzazione dell’evento e nella sua realizzazione alla fine dell’anno scolastico. 117 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 118 Informagiovani Ambito operativo Comunità locale Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Informare e orientare i giovani circa l’area lavoro, scuola e tempo libero. - Diffondere la cultura e i valori della legalità, attraverso l’attivazione di un sistema informativo che promuove e fornisce strumenti concreti e interventi personalizzati. - Promuovere un migliore inserimento dei giovani nella vita sociale. - Favorire opportunità di crescita e di partecipazione. Estensione territoriale Comune di Cremona, provincia e alcuni comuni limitrofi non appartenenti all’area geografica ascrivibile alla provincia di Cremona. Soggetti coinvolti Realtà educative formali (centri di formazione professionale, scuole di ogni ordine e grado, università); realtà educative non formali (centri privati che attivano percorsi formativi non aventi valore legale, ma che coniugano percorsi formativi didattici con aspetti formativi pratici che implicano un gestione positiva del tempo libero). Associazioni di categoria che operano sul territorio (associazione industriali, associazione piccole industrie; FIPE). Regione Lombardia, Provincia di Cremona. Destinatari Giovani in età compresa fra i 14 ed i 29 anni Tutte le figure adulte di riferimento per il target Sportelli aderenti alla rete provinciale Informagiovani di Cremona Enti, servizi, associazioni che hanno fra i destinatari delle proprie attività i giovani Breve descrizione L’Informagiovani è un servizio gestito direttamente dal Comune di Cremona, uno degli enti locali più attivi in Italia nel campo dei servizi di informazione e consulenza per i giovani. Nel 1995 ha infatti avviato il Centro Informagiovani la cui finalità principale è quella di fornire alle giovani generazioni supporti informativi e di primo orientamento che consentano di compiere le scelte più opportune e consapevoli rispetto al futuro. È inoltre uno spazio pubblico e gratuito dove le informazioni e i materiali sono a disposizione di tutti. Gli operatori intervengono con azioni di informazione, accompagnamento, consulenza, orientamento e diffusione delle notizie sulle tematiche di interesse giovanile. Il Sistema Informagiovani è allineato alla gestione in qualità secondo le norme ISO 9001 e l’organizzazione e l’erogazione dei servizi è funzionale agli impegni e agli obiettivi e applicato nell’ottica di miglioramento continuo e di partecipazione a tutti i livelli. Attività realizzate Sportello Informalavoro Lo sportello informativo aiuta a conoscere le opportunità offerte dal territorio e risponde in modo qualificato alla necessità di informazione e consulenza del cittadino con un servizio informativo, fornendo consulenze individuali e di gruppo, momenti d’approfondimento e attività specialistiche. Si rivolge a chi è in cerca di un lavoro, a chi intende avviare attività in proprio, a chi intende frequentare corsi di formazione professionale, a chi vuole ottenere informazioni sulle nuove regole di accesso al mercato del lavoro, chi intende aggiornarsi professionalmente o cercare nuove opportunità. I servizi che lo sportello offre all’utenza sono: - servizio informativo: attività di erogazione delle informazioni mirate al singolo bisogno, autoconsultazione della documentazione disponibile e diffusione di materiale; - consulenza informativa: consultazione guidata alle opportunità formative e del mondo del lavoro; - consulenza orientativa: consulenza personalizzata relativa alla ricerca del lavoro, alla identificazione del proprio obiettivo professionale/formativo; - consultazione internet: accesso gratuito alla navigazione in rete relativo alle tematiche del mondo del lavoro, della formazione e dei servizi; supporto alla consultazione della banca dati “Borsa Lavoro Lombardia”. Sportello Informascuola Nel 2004 è stato attivato lo sportello di informazione pre-orientativa - servizio rivolto a studenti e famiglie - che intende garantire percorsi personalizzati di informazione e primo orientamento alla scelta scolastica, universitaria e professionale, fornendo, inoltre, la normativa scolastica e professionale, nonché indicazioni riguardo le aree e le figure professionali. Si avvale degli strumenti in uso presso lo sportello: banca dati Spring e altre banche dati sul sistema formativo a livello regionale e nazionale, siti di riferimento e di interesse, nonché dei materiali prodotti (guide, rapporti, ecc.) dalla provincia di Cremona e dalle province limitrofe, ecc. 119 Sportello ISU - Assistenza e consulenza per studenti universitari Lo sportello è attivo da febbraio 2001 dopo la stipula della convenzione con gli ISU delle Università degli Studi di Pavia e Brescia, Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e Piacenza e Politecnico di Milano e a partire da gennaio 2005 opera presso il centro Informagiovani. Lo sportello si occupa di: - facilitare la ricerca alloggi agli studenti fuori sede promuovendo il contatto diretto con i proprietari; - distribuire la modulistica per accedere ai benefici offerti dagli organismi per il diritto allo studio (borse di studio, contributi tasse, buoni pasto) provvedendo a fornire indicazioni per la relativa compilazione; - informare gli studenti e le sedi universitarie riguardo le attività educative e culturali proposte in città; - informare gli studenti riguardo le possibili scelte del percorso universitario tramite distribuzione di pubblicazioni illustrative e guide circa i corsi di laurea locali; - distribuzione gratuita “University Card”; Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 120 - distribuzione alle scuole medie superiori delle “carte dello studente”. Lo sportello ha, inoltre, contribuito alla nascita della consulta degli studenti universitari; attualmente collabora con la consulta per l’organizzazione di diverse iniziative culturali. Sportello servizio civile nazionale Lo sportello orienta sulle tematiche del servizio civile nazionale (su base volontaria) e permette di avere informazioni sui bandi, sulle modalità di partecipazione e sui requisiti richiesti. Sportello dedicato per stranieri Lo sportello in stretta collaborazione con il ‘Pois’ dei Servizi Sociali del Comune di Cremona orienta sulle tematiche di principale interesse dei cittadini stranieri, con particolare attenzione alle esigenze relative all’esigibilità dei diritti, nonché alle modalità di accesso a percorsi formativi, a percorsi professionali e di ricerca attiva del lavoro. Giovedì d’estate Durante il periodo estivo, ogni giovedì, l’Assessorato al Turismo del Comune di Cremona e l’Associazione “Le Botteghe del Centro” organizzano i “Giovedì d’estate”, serate di musica e shopping, con negozi aperti fino alle 23, mostre ed esposizioni in diversi spazi cittadini, animazione per le vie del centro cittadino, ecc. Visto il notevole afflusso di cittadini, l’Informagiovani realizza dal 2005 uno spazio informativo in una zona centrale proponendo serate dedicate a temi di interesse giovanile. “Aperitivo con…” “Aperitivo con …” nasce con l’intenzione di sviluppare incontri monotematici su argomenti di interesse giovanile e non solo, in luoghi di ritrovo dove, “sorseggiando un aperitivo”, si può dialogare confidenzialmente con i personaggi che intervengono (scrittori, attori, altre figure con interessanti e significative esperienze). L’iniziativa è stata proposta nell’estate 2007. Protocollo di intesa con la Consigliera di Parità della Provincia di Cremona Per il raggiungimento di obiettivi concreti nell’ambito delle pari opportunità, l’Agenzia Servizi Informagiovani del Comune di Cremona e la Consigliera di Parità della Provincia di Cremona hanno firmato un Protocollo di Intesa al fine di diffondere tra i giovani una reale cultura di “pari opportunità”. Salone dello Studente Ambito operativo Scuole e comunità locale (Comune, Provincia e Regione) Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Offrire opportunità di informazione e di approfondimento circa i percorsi scolastici e formativi post-obbligo, post-diploma, post-laurea a livello locale, nazionale ed internazionale. - Offrire opportunità di informazione per la ricerca del lavoro sia a livello locale che nazionale. - Offrire opportunità di informazione circa le opportunità ricreative e culturali offerte dal territorio. Estensione territoriale Provincia di Cremona, province e regioni limitrofe Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Informagiovani, Polizia locale, Assessorato Pari Opportunità, Sportello assistenza e consulenza per gli studenti universitari: Assessorato alle attività culturali, sistema mussale, Università. Regione Lombardia, Provincia di Cremona, Rete Provinciale Informagiovani. Istituti scolastici di ogni ordine e grado di Cremona e provincia, Accademie e università del nord Italia. Associazione industriali della provincia di Cremona. Servizi ed enti che hanno come target i giovani, agenzie sociali, associazioni e volontariato. Aeronautica Militare, Comando Provinciale Vigili del Fuoco di Cremona, Esercito Italiano - 10° Reggimento Genio Guastatori, Guardia di Finanza - Comando Provinciale di Cremona, Polizia di Stato - Questura di Cremona, Polizia locale della Provincia di Cremona - Polizia Locale e Protezione Civile, Polizia Penitenziaria. Consulta stranieri, Consulta studenti e altri gruppi organizzati e riconosciuti. Destinatari Giovani e persone in cerca di occupazione Breve descrizione L’Agenzia Servizi Informagiovani organizza appuntamenti a livello locale, nazionale e internazionale. Dal 1996 organizza, in collaborazione con Regione Lombardia, Provincia di Cremona, ASL della provincia di Cremona, Associazione Industriali e col supporto di sponsor locali, il Salone dello Studente - formazione, lavoro e tempo libero (manifestazione che dal 1999 si svolge presso il quartiere fieristico di Cremona) articolata in tre giornate di informazione e dedicate all’orientamento scolastico e lavorativo e alla promozione di stili di vita positivi riferiti ai temi legati alla prevenzione, salute, alla legalità e alla sicurezza stradale. Il Salone offre opportunità di informazione circa i percorsi scolastici e formativi post-obbligo, post-diploma, post-laurea a livello locale, ma soprattutto nazionale ed internazionale; informazioni per la ricerca del lavoro sia a livello locale che nazionale; informazioni circa le opportunità ricreative e culturali offerte dal territorio. Oltre agli stand espositivi vengono proposte attività interattive dedicate al mondo del lavoro e ad internet, convegni, seminari ed eventi sulle diverse tematiche della formazione, del lavoro, del tempo libero e della new technology nelle 121 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 122 ultime edizioni in particolare è stata data maggiore importanza a tutte quegli ambiti che permettano una partecipazione attiva nella ideazione progettazione e realizzazione di appuntamenti rassegne e performances. Sono stati attivati progetti di partecipazione nei settori del giornalismo per i giovani, della valorizzazione e comunicazione delle culture dei nuovi immigrati, della promozione dei diritti di pari opportunità, di tutela e supporto nella condivisione attiva e nei progetti di sviluppo dei diritti e della loro esigibilità. Il Salone, occasione di aggregazione e di forte potenziale comunicativo, è, inoltre, la sede in cui vengono proposte iniziative ed attività legate alla sensibilizzazione dei giovani riguardo ai temi del disagio giovanile e dell'adolescenza, alla dimensione relazionale con i propri coetanei meno fortunati, alla cultura del rispetto per l'ambiente, alla sicurezza stradale e alla legalità. Attività realizzate Nel Salone vengono allestite aree espositive legate ai temi della manifestazione. Sono inoltre realizzati convegni, seminari, incontri, laboratori, percorsi artistici ed espressivi, azioni di promozione dedicate anche alle minoranze, alle fasce deboli ed a quelle sottoposte a maggiore fragilità formativa, lavorativa e socioculturale. La tematica della legalità è trattata nella manifestazione in maniera trasversale con iniziative presso gli stand, ma anche attraverso eventi specifici di natura assembleare. Convegni Giovani in Strada. Gli incidenti stradali e la patente a punti. Incontro di educazione alla legalità della strada: oggetto della conferenza alcune tematiche strettamente correlate all’emergenza incidenti stradali, con particolare riferimento ai neopatentati ed il patentino per ciclomotori. Sulla strada non hai una Second Life: presentazione del libro “Graffiti dell’anima” ,con la partecipazione dell’Autrice Angela Gio Ferrari, all’interno di un incontro dedicato alla riflessione sulle conseguenze degli incidenti stradali che coinvolgono i giovani. “Gioco quiz sicuri sulla strada” Un’appassionante videogioco di educazione stradale: scegli il veicolo, i dispositivi di sicurezza da utilizzare e simula la guida e… se commetti un’infrazione, perdi i punti “dalla patente”. Iniziativa riservata agli studenti degli Istituti di Primo Grado e agli studenti in possesso della patente di guida A o B. Uno strumento di verifica delle conoscenze degli argomenti trattati durante l’attività di educazione stradale, nella forma del questionario informatizzato, con domande a risposta multipla. Attraverso il quiz, i giovani studenti hanno misurato il proprio grado di conoscenza delle norme del Codice della Strada, con la possibilità di ragionare insieme agli agenti della Polizia Locale presenti durante il gioco, sui contenuti delle risposte sbagliate. “Un alfabeto per la sicurezza stradale” Presentato durante un’edizione del Salone dello Studente e rivolto alle classi quinte degli istituti superiori e alle ultime classi del Liceo Socio Psico Pedagogico, questo progetto ha promosso l’elaborazione di un alfabeto che associasse ad ogni lettera un argomento legato alla sicurezza stradale. Concorsi Una vignetta per la sicurezza stradale, concorso riservato agli alunni delle scuole secondarie di primo grado di Cremona e della provincia. La vignetta come strumento per riflettere sui temi della sicurezza sulla strada e dell’incidentalità stradale, partendo dalla propria esperienza personale. Azione integrata a servizio della comunità: crea uno spot pubblicitario, concorso riservato ai ragazzi frequentanti i CAG del Comune di Cremona e ai ragazzi collocati presso le strutture di accoglienza residenziale che collaborano con i Servizi Sociali ed Educativi del Comune di Cremona. L’iniziativa è stata organizzata dalla Polizia Locale del Comune di Cremona, dal giornale La Provincia - Quotidiano di Cremona e Crema e promossa dalla Regione Lombardia. “Esercitazioni pratiche alla guida del ciclomotore” Iniziativa riservata ai ragazzi dai 14 anni di età organizzata dalla Polizia Locale del Comune di Cremona e un’autoscuola cittadina che prevede lezioni pratiche di guida sicura per i ragazzi che hanno conseguito il patentino per il ciclomotore. L’obiettivo dell’iniziativa è, quindi, quello di consentire ai ragazzi interessati di acquisire manualità e capacità di condurre il veicolo attraverso un corso di guida pratica del ciclomotore. “Educazione alla legalità” Rivolto ai ragazzi dei CAG per elaborare percorsi su tre temi specifici: - alcol e sostanze stupefacenti; - i giovani e gli incidenti stradali; - il rispetto della proprietà pubblica: gli atti vandalici nel quartiere Ogni CAG realizza un elaborato finale utilizzando il linguaggio e le modalità più vicine ed idonee ai ragazzi. 123 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 124 Benessere in città: Muoversi nei tempi di una città sostenibile Piano territoriale degli orari della città di Cremona (L.53/2000; L.R. 28/2004) Ambito operativo Comunità Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona:Ufficio Tempi, Ufficio Ecologia, Servizio Comunicazione, Settore Politiche Educative, Settore Mobilità, Traffico e trasporti, Ufficio Pari Opportunità, Settore Polizia Municipale, Settore Programmazione Lavori Pubblici, Laboratorio Cremona dei Bambini, Settore Legislazione commerciale e pubblici spettacoli, Settore Personale e sviluppo organizzativo. AEM (Azienda Elettrica Municipalizzata), Arpa, ASL, Prefettura di Cremona, associazioni del commercio (Ascom e confesercenti) Fiab locale (Federazione Amici della bicicletta), aziende di trasporto locale (KM e Cremona Trasporti), imprese del commercio e imprese dell’artigianato locali, Istituti scolastici, organizzazioni sindacali, Provincia di Cremona (Servizio trasporti e Ufficio Piste ciclabili), lavoratori e lavoratrici delle imprese commerciali e artigianali e degli enti pubblici con sede nel centro storico. Destinatari Cittadini e city user Individuare, promuovere e sperimentare forme di mobilità urbana sostenibile. Rendere più flessibili e adattivi gli orari di lavoro e gli orari di erogazione dei servizi urbani. Favorire la conciliazione tra tempi di vita e orari di lavoro di lavoratrici/ori e/o genitori. Ridurre l’inquinamento atmosferico dovuto al traffico veicolare. Breve descrizione La trasformazione verso una società di servizi ha comportato profondi mutamenti negli stili di vita sia degli abitanti che dei city users. Il fattore tempo si è rivelato un elemento critico della vita quotidiana. Il piano territoriale degli orari di Cremona è lo strumento che vuole comprendere e progettare modi per rendere più vivibile la vita di coloro che fruiscono dei servizi della città: (scuole, negozi, trasporti, uffici pubblici, traffico, viabilità, musei ecc.) migliorando il rapporto fra tempo dedicato al lavoro e alla cura della famiglia e di sé, fra tempo obbligato e tempo scelto. Gli strumenti predisposti dal Comune di Cremona sono un Assessorato dedicato, l’Ufficio Tempi, il Comitato di pilotaggio, il Piano degli orari con il Documento direttore e le risorse del Piano. Benessere in città: muoversi nei tempi di una città sostenibile è un progetto del Piano territoriale degli orari della città di Cremona diretto al mondo della scuola, alla mobilità in città e alla flessibilità degli orari di lavoro. Con il coinvolgimento di molti settori dell’amministrazione comunale e di partner cittadini, Benessere in città (sinteticamente chiamato BiC) ha voluto migliorare la qualità di vita individuale di donne, uomini e bambini che abitano a Cremona, contribuendo a ridurre il traffico automobilistico e le emissioni di gas inquinanti in città. A tal fine BIC ha progettato e attuato forme flessibili di trasporto pubblico, rinnovate formule di flessibilità, giornaliera e annuale, degli orari di lavoro di chi opera in centro città, laboratori di promozione di una mobilità autonoma dei bambini, sostenibile e rispettosa dell’ambiente e dei tempi di vita delle persone. Attività realizzate Scuola: Tempi delle madri, dei figli, della scuola Attraverso un coinvolgimento attivo di dirigenti scolastici, insegnanti, madri, padri, parenti, bambini, associazioni no profit sono stati sviluppati programmi di opere strutturali nei pressi delle scuole Manzoni e Boschetto, aree di sperimentazione, corsi di formazione, iniziative e laboratori differenziati per bambini, insegnanti e genitori per favorire una mobilità autonoma e sostenibile (ad esempio, percorsi sicuri casa-scuola e nel proprio quartiere), sensibilizzazione nei confronti della produzione dell’inquinamento ambientale e promozione di pratiche di vita rispettose dell’ambiente e dei tempi di vita delle persone. Mobilità dei lavoratori dei servizi pubblici e della rete commerciale del centro storico I lavoratori non effettuano solo spostamenti sistematici da casa al lavoro, ma svolgono spesso anche altre attività, definite interstiziali. Questa mobilità asistematica caratterizza ormai molti degli spostamenti in città. Fornire ai lavoratori del centro storico diversi mezzi di trasporto, alternativi all’uso dell’auto privata e dell’autobus di linea dà risposta a questa domanda flessibile di mobilità e per la quale anche il mezzo personale (auto e moto, ad esempio) può dimostrarsi non conveniente. Con il coinvolgimento di dirigenti di enti pubblici, associazioni del commercio e di via, Amministrazione Provinciale (settore trasporti), rappresentanti delle organizzazioni sindacali, delle imprese di trasporto pubblico, delle associazioni dei taxisti, sotto la regia del Comune di Cremona è stata: - somministrata un’indagine partecipata su mobilità, su orari di lavoro e tempi di vita e sulla percezione dell'inquinamento, da parte di lavoratori degli enti pubblici e operatori commerciali del centro cittadino, con attenzione al genere; - progettato e implementato un sistema di trasporto a chiamata, che è una forma innovativa di trasporto pubblico, con percorsi e orari variabili, adattabili alle specifiche richieste di mobilità degli utenti (prenotabus); - promosso l’uso della bicicletta e l’installazione di 400 reggi biciclette in città; - eseguiti incontri formativi sulla mobilità sostenibile e su sistemi flessibili di trasporto. 125 Flessibilità degli orari negli uffici pubblici Attraverso un coinvolgimento attivo dei dirigenti del Comune di Cremona, degli enti pubblici cittadini, delle aziende comunali e delle organizzazioni sindacali è stato avviato un dibattito sulla flessibilità giornaliera e annuale dell’orario di lavoro per un miglioramento della qualità della vita dei lavoratori pubblici cremonesi sia in termini di conciliazione vita e lavoro, sia in termini di miglioramento delle condizioni ambientali della città che ha portato alla realizzazione, presso la Prefettura di Cremona, di un laboratorio sulla flessibilità dell’orario di lavoro ed alla sperimentazione di un orario flessibile multiperiodale nel il Comune di Cremona. Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 126 Laboratorio Cremona dei Bambini Ambito operativo Scuole e comunità locale Settore di riferimento Politiche Educative Obiettivi - Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Settore Affari Culturali e Museali, Assessorato alle politiche Commerciali e Pubblici Spettacoli, turismo e Rapporti con città gemellate, Polizia locale, Ufficio Tempi, Ufficio Pari Opportunità. Labirinti Intersensoriali Studio Caliendo/Fieschi, Dirigenti Scolastici scuole, Unicef, atelierista scuole infanzia e nidi, Ufficio Turistico, Teatro Itinerante, rappresentanti locali del commercio. Destinatari Bambini, insegnanti, genitori Promuovere i diritti dei bambini. Accogliere le loro necessità di uscire di casa in situazioni sicuri. Muoversi autonomamente nel quartiere. Rendere i bambini consapevoli della possibilità di poter cambiare la città attraverso la progettazione partecipata. Breve descrizione Il Laboratorio Cremona dei Bambini è un progetto avviato nel 1998 con la consulenza del CNR di Roma e l’adesione di Cremona al progetto “La città dei bambini” di Francesco Tonucci Cremona dei Bambini. Le finalità del laboratorio sono: riconoscere i bambini come cittadini e assumerli a parametro per lo sviluppo della città, promuovere i diritti dei bambini e accogliere le loro necessità di uscire di casa in situazioni sicure, scegliere gli amici, sperimentare, muoversi autonomamente nel quartiere e considerare il punto di vista del bambino ogni qualvolta si interviene sugli spazi della città o su un quartiere, rendere i bambini consapevoli della possibilità di poter cambiare la città attraverso la sperimentazione di esperienze urbane. Parte II Attività realizzate Io cammino… alla grande! Un progetto rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo grado, per promuovere la mobilità autonoma dei bambini e per sviluppare in loro un’idea di cittadinanza attraverso la conoscenza del proprio territorio, partendo dal quartiere per arrivare all’intera città. Piedibus Il più nuovo, sicuro, divertente e salutare modo per andare e tornare da scuola. Il progetto mira a migliorare la qualità della vita nella città e si concentra sulla mobilità casa/scuola dei bambini delle scuole primarie. L’azione principale su cui si basa il progetto è quella di una sperimentazione di Piedibus, ossia di uno scuolabus immaginario, con tanto di capolinea e fermate che “raccoglie” i ragazzi che vengono a scuola. L’autobus è guidato da volontari accompagnatori (in genere genitori, nonni e cittadini volontari) e raggiunge la scuola in sicurezza. L’iniziativa è promossa dal Laboratorio Cremona dei Bambini del Settore Politiche Educative in colla- borazione con l’Ufficio Tempi. Il Piedibus viene realizzato presso le scuole Manzoni e Boschetto, dove sono attivi cantieri di sperimentazione nati dalla collaborazione dei progetti “Io cammino...alla grande! e Benessere in città. Le Piccole Guide Un’iniziativa ideata per sviluppare nei bambini la conoscenza del territorio e l'idea di appartenenza alla propria città attraverso una loro “radicalizzazione” e presenza sul territorio. Viene incentivata la conoscenza storica della città e la capacità dei bambini di raccontarla ad altri soprattutto in occasione di iniziative come la Festa del Torrone e la Giornata del Touring Club Italiano in cui Le Piccole Guide accompagnano i turisti in città. Visioni di città Una mostra, con una selezione di disegni fatti dai bambini che partecipano a “Io cammino... alla grande!” pensata per “dare voce” all’immaginario di bambine e bambini, in quanto cittadini “particolari”. L’intento è di fare emergere quali “visioni” i bambini hanno della loro città rispetto ai loro desideri e alle loro paure; scoprire in quali luoghi si riconoscono e quale “distanza” esiste o meno tra loro e la città rispetto a come la vivono e la immaginano; fino a che punto la città è uno spazio possibile in cui proiettare i propri sogni. Cremona dei bambini Un’iniziativa di gioco proposta ogni anno che prevede l’organizzazione di appuntamenti di giochi, animazioni, laboratori negli spazi urbani. Piazze, strade, parchi grazie alla presenza di bambini, genitori, insegnanti, nonni possono essere sottratti all’inquinamento acustico e atmosferico causato dall’eccessiva invadenza delle auto e, anche se per poco, diventare luoghi vitali ricchi di relazioni, più vivibili e più sicuri per tutti. Fantasticalibro Un progetto di promozione della lettura rivolto a tutte le scuole primarie della città, che prevede un fase di lavoro in classe e una fase in spazi pubblici della città in cui le scuole si aprono al territorio. Vengono coinvolte anche rappresentanti locali del commercio con scopi umanitari, ogni anno viene devoluto il ricavato della “vendita” di lavori fatti dai bambini all’Unicef. 127 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 128 Immigrazione Integrazione Ambito operativo Comunità straniere Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Settore Gestione Entrate, Settore Affari sociali, Ufficio Sicurezza Urbana, Ufficio Stranieri, Ufficio Periferie, Ufficio anagrafe. Comunità di Immigrati, I.Re.F. - Istituto Regionale Lombardo di Formazione per l’Amministrazione Pubblica, ASL, Sunia di Cremona. Destinatari Stranieri Favorire il dialogo tra comunità straniere, Amministrazione locale e cittadinanza. Integrare le politiche di sostegno per l’inserimento e l’integrazione. Attivare momenti di partecipazione della popolazione extracomunitaria alla vita sociale locale. Ridurre la percezione di insicurezza nella popolazione autoctona. Breve descrizione L’integrazione della popolazione immigrata rappresenta un importante tassello delle politiche integrate di sicurezza urbana. La presenza straniera è spesso fonte per le comunità locali di insicurezza: abitudini e stili di vita differenti possono, a volte, confliggere con quelli della cultura ospitante. Ciò che non si conosce è facilmente temibile: da qui la necessità di creare luoghi di incontro, di aprire la porta del dialogo, della vicinanza e della conoscenza. Tutte azioni fondamentali a valorizzare questa popolazione che è un’importante risorsa, a rassicurare la comunità cremonese e a incrementare la sicurezza nel contesto cittadino. Obiettivo è, quindi, quello di favorire e costruire l’integrazione attraverso l’ascolto, il dialogo, l’osservazione, il monitoraggio e l’organizzazione di momenti di incontro tra cittadini cremonesi e stranieri coordinando l’attività della Polizia locale del Comune di Cremona e dell’Ufficio Sicurezza Urbana con le risorse e le politiche esistenti a livello istituzionale e territoriale. Attività realizzate Conoscenza reciproca Ricerca e consolidamento di contatti e legami con i rappresentanti delle comunità immigrate presenti sul territorio attraverso l’attività della Polizia locale del Comune di Cremona. Parte II Integrazione Integrazione dei servizi presenti sul territorio rivolti alla popolazione immigrata. Partecipazione Promozione e organizzazione di momenti di incontro ed eventi multiculturali in città e nei quartieri (soprattutto all’interno del lavoro di comunità nelle periferie cittadine). Comunicazione, informazione e ascolto Incontri di informazione e di educazione alla legalità e al rispetto delle regole del vivere quotidiano, finalizzati a sensibilizzare e informare gli stranieri su temi particolarmente rilevanti per l’integrazione (casa, salute, igiene, lingua, diritti-doveri). Formazione interculturale Realizzazione di un corso di formazione interculturale per operatori dell’Ente locale, realizzato anche grazie agli interventi dei rappresentanti di alcune comunità straniera. Monitoraggio e controllo Monitoraggio costante dei luoghi di ritrovo (locali pubblici) e degli spazi urbani (strade, panchine), ovvero punti di riferimento costante per la popolazione immigrata e che possono produrre una sensazione di disagio e di pericolo. 129 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Progetti per l’integrazione degli alunni stranieri nelle scuole primarie e secondarie Ambito operativo Istituti scolastici statali primari e secondari di 1° e 2° grado Settore di riferimento Politiche Educative Obiettivi - Favorire l’integrazione degli alunni non italofoni e sostenerne i risultati scolastici e formativi. - Supportare gli interventi programmati e realizzati dalle scuole autonome in questo campo. - Promuovere la diffusione di un approccio interculturale e facilitare la valorizzazione delle diversità nazionali e linguistiche all’interno delle comunità scolastiche. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Settore Politiche Educative. Scuole statali primarie e secondarie di primo e secondo grado. Destinatari - Alunni non italofoni - Famiglie - Docenti degli istituti coinvolti Breve descrizione A partire dall’anno 2000 il Settore Politiche Educative ha promosso interventi finalizzati a sostenere le scuole primarie e secondarie nello sforzo di integrazione degli alunni stranieri. Nella prima metà di questo decennio, infatti, gli istituti si sono trovati di fronte ad una vera e propria emergenza per l’afflusso crescente di alunni che non possedevano sufficiente conoscenza della nostra lingua per poter affrontare il normale percorso di studi. La presenza di questi bambini e ragazzi comportava una sfida di “adattamento” per il nostro sistema scolastico, ma presentava anche opportunità di arricchimento e di crescita attraverso l’incontro con altre lingue e culture. 130 Parte II Attività realizzate Coordinamento insegnanti referenti delle scuole primarie e secondarie di primo grado Percorsi di formazione e supervisione rivolti agli insegnanti referenti delle Commissioni Intercultura. Organizzati sotto forma di gruppo di lavoro, hanno la finalità di guidare le docenti nella progettazione degli interventi all’interno dei contesti scolastici e di verificare insieme i livelli di realizzazione e l’efficacia delle attività. Il gruppo di lavoro inoltre ha prodotto, sui singoli temi (accoglienza alfabetizzazione, ecc), materiali originali che sono stati stampati e distribuiti a tutte le scuole. Sostegno alla progettazione delle scuole Erogazione, nell’ambito degli interventi di diritto allo studio, di contributi alle singole scuole, per la realizzazione di progetti di integrazione. Con parole cangianti Il progetto comprende una serie di interventi finalizzati a favorire la frequenza scolastica degli alunni stranieri nelle scuole secondarie di secondo grado e nella formazione professionale ed a migliorare a loro capacità di usare l’italiano come lingua per lo studio. In particolare vengono realizzati: - corsi di alfabetizzazione per gli alunni delle scuole secondarie di primo e secondo grado; - corsi di formazione e aggiornamento per docenti e alfabetizzatori. È stato costituito un gruppo di alfabetizzatori che comprende sia docenti delle scuole interessate disponibili a svolgere questo ruolo con incarichi ad hoc, sia operatori esterni. Il gruppo diventa punto di riferimento per tutti gli istituti e garantisce un livello di competenza comune tra gli alfabetizzatori. Corsi di alfabetizzazione per mamme straniere Promozione di percorsi di alfabetizzazione in lingua italiana rivolti alle mamme di bambini immigrati che frequentano le scuole primarie a Cremona. I corsi, organizzati in collaborazione con soggetti EDA del territorio che si occupano di Educazione degli adulti (Centro territoriale, Centro studi e ricerche), si tengono presso gli istituti delle scuole primarie interessati e hanno la finalità di migliorare la capacità delle donne di comprendere e parlare la nostra lingua, di relazionarsi con il contesto della scuola e di seguire i figli nel lavoro scolastico. 131 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Apprendere a Cremona. Promozione e coordinamento delle iniziative di educazione degli adulti Ambito operativo Comunità locale Settore di riferimento Politiche Educative Obiettivi - Promuovere la partecipazione della popolazione adulta ad iniziative educative e di aggiornamento, sostenendo in particolare la partecipazione delle fasce deboli. - Favorire la conoscibilità e trasparenza delle iniziative. - Promuovere la capacità di collaborazione reciproca tra gli enti in funzione della maggiore efficacia degli interventi e di una razionalizzazione delle risorse. - Promuovere l’adozione da parte degli enti di strumenti adeguati per garantire la qualità delle iniziative, a vantaggio dell’utenza. Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Settore Politiche Educative. Comuni di: Olmeneta, Soresina, San Bassano, Casalbuttano, Stagno Lombardo, Sospiro, Gerre de' Caprioli, Gadesco Pieve Delmona. Provincia di Cremona; Scuole del Distretto (IPC ‘Einaudi’, ITC Sospiro, ITC ‘Beltrami’, Terzo Circolo Didattico) e Centri Formazione (Ial Lombardia, Enaip); Sindacati (CISL, CGIL, UIL) e Associazioni di Categoria (CNA, Collegio Geometri, Ordine Ingegneri, Confcommercio); CSA di Cremona; Polo Universitario (Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza-Cremona, Università degli studi di Brescia); Associazioni di volontariato (‘Non solo noi’, Cisvol) e Associazioni culturali (ADAFA, Ass. ex allievi Liceo ‘Manin’); Centro Territoriale Permanente (Scuola Media ‘Campi’); IRRE Lombardia; Partner progetto FSE Apprendere a Cremona. Destinatari - operatori dell’educazione degli adulti - cittadini interessati a partecipare ad attività di formazione, aggiornamento, arricchimento delle competenze personali e socializzazione Parte II 132 Breve descrizione I tanti cambiamenti nel mondo del lavoro e nella società non consentono più alle persone di fare “come si faceva una volta”: studiare fino a 14 o 18 anni, e poi utilizzare quello che avevano studiato a scuola per tutto il resto della vita. Oggi tutti – quelli che da giovani hanno studiato poco, e anche quelli che hanno studiato molto – sono sollecitati o obbligati ad affrontare diverse esperienze ed occasioni di apprendimento in diversi momenti della loro vita, per cambiare lavoro o per non perderlo, per esercitare i propri diritti o per migliorare il proprio benessere personale. Lavoratori di mezza età sono “costretti” a studiare l’informatica o una lingua straniera, e a volte sono i nonni, pensionati, che ricominciano a imparare ad usare un computer insieme ai nipoti… A loro volta, cittadini stranieri che giungono nel nostro paese hanno l’esigenza di imparare la lingua italiana e poi di frequentare corsi per inserirsi nel mondo del lavoro. Persone di ogni età scoprono nuovi interessi e li condividono frequentando corsi per il tempo libero; e anche ai genitori, per imparare a educare i figli, vengono sempre più spesso offerti corsi ed incontri da enti pubblici e da associazioni. Il Settore Politiche Educative si occupa di interventi finalizzati a promuovere e armonizzare le iniziative di educazione degli adulti sul territorio comunale, secondo obiettivi locali individuati sia attraverso consultazioni sul territorio, sia documenti e linee di indirizzo dell'Unione Europea, raccogliendo e diffondendo le informazioni relative a tutte le iniziative di educazione e formazione rivolte a cittadini adulti, sostenendo progetti integrati e sperimentali in questo campo, anche attraverso l'istituzione di tavoli di coprogettazione tra enti diversi (scuole, enti di formazione, associazionismo...). Attività realizzate Costituzione del comitato Locale di Educazione degli adulti Costituzione del Comitato Locale di Educazione degli adulti, organo interistituzionale istituito nell’aprile 2003 in base alla direttiva del Ministero dell’Istruzione 22/2001, e svolgimento dell’attività di supporto alle iniziative del comitato. FSE Apprendere a Cremona Promosso e gestito dall’Assessorato alle Politiche Educative del Comune di Cremona dal settembre 2003 al settembre 2004, il progetto ‘Apprendere a Cremona’ ha avuto la finalità di sostenere la messa in rete e la qualificazione degli interventi di educazione degli adulti sul territorio del comune e dell’ex distretto scolastico. L’intervento si inseriva in un quadro nazionale ed europeo che ha visto, negli ultimi anni, una serie di interventi orientati a promuovere azioni di riorganizzazione e potenziamento delle attività di educazione degli adulti, nella logica dello sviluppo di un’offerta articolata e interconnessa rivolta a tutte le categorie di cittadini. Messa in rete degli interventi Raccolta e diffusione delle informazioni relative a tutte le iniziative di educazione e formazione rivolte a cittadini adulti. Progettazione interventi Progettazione di interventi integrati e sperimentali in questo campo, anche attraverso l’istituzione di tavoli di coprogettazione tra enti diversi (scuole, enti di formazione, associazionismo...) Comunicazione Creazione e cura del sito internet dedicato (www.apprendereacremona.it) attraverso il quale anche i singoli enti possono segnalare le iniziative in partenza e condividere materiali sulle esperienze realizzate. Aggiornamento della banca dati contenuta nel sito con le schede di oltre 130 enti del territorio che promuovono iniziative rivolte ad adulti. Corsi di alfabetizzazione per mamme straniere Promozione di percorsi di alfabetizzazione in lingua italiana rivolti alle mamme di bambini immigrati che frequentano le scuole primarie a Cremona. I corsi, organizzati in collaborazione con soggetti EDA del territorio (Centro territoriale, Centro studi e ricerche), si tengono presso gli istituti delle scuole primarie interessati e hanno la finalità di migliorare la capacità delle donne di comprendere e parlare la nostra lingua, di relazionarsi con il contesto della scuola e di seguire i figli nel lavoro scolastico. 133 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 134 Periferie al centro - Ufficio Periferie Ambito operativo Comunità di perifieria Settore di riferimento Personale-Sviluppo Organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Settore Affari sociali, settore Politiche educative, Polizia Locale, Ufficio Tempi. Servizi presenti sui diversi territori, cittadini singoli o organizzati. Destinatari Cittadini singoli o gruppi di cittadini, Comitati spontanei di Zona Attivare e animare le comunità di periferia. Promuovere il protagonismo nelle comunità delle periferie. Accrescere la partecipazione e la responsabilizzazione dei cittadini. Mediare e facilitare i rapporti tra periferie urbane e Ente locale. Breve descrizione Il progetto Periferie al Centro è un percorso che l’Amministrazione ha intrapreso per dotare le periferie cittadine di strumenti di coinvolgimento attivo e di partecipazione, finalizzati a conoscere, discutere ed affrontare le problematiche che caratterizzano le zone situate ai confini della cintura urbana. Per una migliore gestione del territorio, sono state istituite due zone complessive, poste a semicerchio intorno al centro cittadino. La volontà che sottende all’iniziativa nel suo complesso è quella di valorizzare le periferie come luoghi di un’esistenza qualificata, dove sia costante la partecipazione democratica alla vita politico-amministrativa dell'intera città. L’ufficio Periferie, nato all’interno del progetto Periferie al Centro, è una struttura operativa che intende: coordinare richieste e risorse del territorio per favorire la comunicazione e l’informazione, incoraggiare la partecipazione delle numerose risorse presenti in ogni periferia cittadina; rafforzare il dialogo tra cittadini e Amministrazione, riconoscendo i Comitati spontanei di zona come interlocutori privilegiati nella comunicazione, nella condivisione dei progetti e nelle sperimentazioni messe in atto, attraverso un metodo basato sulla reciprocità. Attività realizzate Coordinamento e consulenza comitati spontanei e di zona, gruppi informali e ai cittadini Momenti di ascolto, di consulenza e di informazione, rivolti ai comitati, ai gruppi e anche al singolo cittadino, per fornire e favorire la formazione di strumenti e conoscenze necessarie nel rapporto con l’Amministrazione. Promozione di incontri con i comitati spontanei di zona, con i gruppi, con i garanti, con i volontari sul territorio, ecc. su tematiche specifiche. Accompagnamento in percorsi di progettazione partecipata e di attivazione di Comunità. Conoscenza del territorio Studio del territorio e analisi delle diverse richieste attraverso la messa in rete delle risorse, il coordinamento delle singole proposte, incontri di approfondimento e sopralluoghi in collaborazione con altri settori e servizi del Comune. Sviluppo e attivazione di comunità Attraverso i comitati, le associazioni, le realtà territoriali si intende sviluppare una comunità attiva, più integrata e responsabile, che si prenda cura autonomamente dei problemi di sicurezza, di aggregazione, di partecipazione e dei problemi sociali del territorio, avviando percorsi di confronto, di animazione e attivazione della comunità. Progetto consulta di zona Il progetto prevede la costituzione di una macroarea che riunisca più periferie cittadine in un’area della città particolarmente ricca di risorse e forme aggregative per rafforzare la partecipazione dei cittadini alla vita della comunità nella quale vivono, sostenere le loro espressioni associative e favorire l’informazione che riguardano il territorio. Garanti del verde Il progetto Garante del Verde nasce dalla duplice esigenza di assicurare l’attenzione necessaria agli spazi verdi delle periferie e di promuovere una cittadinanza attiva cercando di favorire una maggiore sensibilizzazione e responsabilità sul tema dell’ambiente e della cura e salvaguardia del verde pubblico, in particolare nelle zone periferiche della città. 135 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 136 Laboratorio di Quartiere di Borgo Loreto Ambito operativo Comunità di periferia - Quartiere Borgo Loreto Settore di riferimento Affari Sociali; Polizia Municipale; Personale-Sviluppo organizzativo-Comunicazione e Politiche Giovanili Obiettivi - Promuovere la partecipazione degli abitanti alla progettazione degli interventi di riqualificazione del quartiere. - Sviluppare un accompagnamento individuale e sociale. - Attivare la comunità locale. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia Locale, Ufficio Sicurezza Urbana, Polizia di Stato, Ufficio Periferie, Laboratorio di Quartiere, Servizio Politiche Giovanili, Centro per le Famiglie, Ufficio Stranieri, Ufficio Alloggi, Settore Politiche Educative; Settore Lavori Pubblici, Comitato per il Contratto di Quartiere, Settore Mobilità, Traffico e Trasporti. A.L.E.R., C.I.S.V.O.L., Garante per il Verde, Centro Sociale per pensionati e anziani ‘L. Pinoni’, Parrocchia Beata Vergine Lauretana, Ass. Città dell’Uomo, Scuola Materna ‘A. Gallina’, Scuola Elementare ‘A. Stradivari’, Centro Interculturale ‘Mondoinsieme’, Associazione ‘Comitato Immigrati di Cremona’, Comitato spontaneo di cittadini ‘Borgo Loreto’. Destinatari Residenti, associazioni e realtà aggregative del quartiere Borgo Loreto Breve descrizione L’Amministrazione Comunale, nel 2005, ha avuto accesso al finanziamento ministeriale, denominato “Contratti di Quartiere 2”, per la riqualificazione fisica e lo sviluppo sociale di un’area particolarmente ricca di Edilizia Residenziale Pubblica, individuata nel quartiere di Borgo Loreto. L’intervento, discusso con i cittadini attraverso il Piano di Progettazione partecipata, coinvolge la comunità di Borgo Loreto attraverso una profonda trasformazione e riqualificazione urbana (case, strade, spazi verdi, sottoservizi, viabilità). Studiando proprio le caratteristiche sociali e demografiche di Borgo Loreto sono stati messi in atto una serie di interventi a medio e lungo termine raccolti all’interno del Piano di Accompagnamento Sociale (PAS), che prevede azioni a sostegno degli individui e azioni di sostegno delle attività collettive del quartiere. Per garantire a tutti i residenti informazione e partecipazione sullo svolgimento del Contratto di Quartiere è stato istituito il Laboratorio di quartiere Borgo Loreto, ufficio pensato all'interno del quartiere presso il quale il residente può trovare risposta alle sue domande. Il Laboratorio accoglie gli operatori dei Servizi Sociali, della Polizia Locale e dell’Ufficio Periferie, che coordina le attività del Laboratorio. In questo spazio è possibile consultare i progetti che verranno realizzati, vedere le piantine delle case e degli spazi comuni che verranno riqualificati all’interno del quartiere. Il Laboratorio è quindi luogo di progettazione e gestione del Piano di Azioni Sociali (PAS). Il PAS si compone: - di azioni di accompagnamento individuale (in capo al Settore Affari Sociali): Piano della Mobilità forzosa, Casi Sociali in ingresso. - di azioni di accompagnamento sociale a sostegno delle attività collettive: Attivazione e organizzazione della Comunità (Ufficio Periferie), Patto Locale per la Sicurezza Urbana (Polizia locale), Mediatori di Condominio (Affari Sociali). Attività realizzate Accompagnamento individuale L’accompagnamento individuale fa capo al Settore Affari Sociali e prevede azioni a sostegno degli individui che sono particolarmente toccati dal processo di ristrutturazione per trovare soluzioni e risposte, spesso individualizzate, che riducano il più possibile il pesante disagio creato dalla trasformazione: ‘Piano della Mobilità forzosa’ e ‘Casi sociali in ingresso’. Accompagamento sociale Attivazione e organizzazione della comunità: il Laboratorio attraverso vari progetti di attivazione di comunità costruisce occasioni di scambio di informazioni, di confronto, di tessitura di relazioni tra una pluralità di attori interessati, per diversi motivi, al miglioramento delle condizioni del quartiere: - progetto comunicazione: rivolto agli abitanti del quartiere per consentire ai cittadini di orientarsi nel progetto e acquisire le necessarie informazioni sulle tempistiche dei cantieri e sulle trasformazioni in atto (newsletter, giornali, bacheche ecc.). - verde e scuole: collaborazione di più soggetti (Centro Anziani, Laboratorio Cremona dei Bambini, Scuole, altre associazioni, cittadini singoli) per la realizzazione di interventi di promozione dell'educazione civica e della responsabilità collettiva a partire dall'uso e dalla cura degli spazi verdi del quartiere. - ‘Borgo in Rete’: mette in rete le molte realtà associative e i servizi comunali e non, presenti sul territorio di Borgo Loreto, allo scopo di pubblicizzare la loro attività e sperimentare nuove proposte aggregative per il territorio e costruire microprogetti mirati sul quartiere. Ne fanno parte 16 realtà che operano a vario titolo sul territorio e che insieme organizzano alcuni appuntamenti ormai abituali come la festa di Borgo in Rete e Borgo in Bici, quest’ultimo realizzato nell’ambito del Patto Locale di Sicurezza Urbana per il quartiere Borgo Loreto e della collaborazione con il progetto /BiC - Benessere in città: muoversi nei tempi di una città sostenibile/, e le iniziative per il Natale. - Integrazione stranieri: dall’importante collaborazione con le Scuole e le agenzie del territorio che si occupano di famiglia e di cittadini stranieri stanno nascendo progetti mirati a combattere l’esclusione sociale e a favorire l’integrazione fra cittadini stranieri e residenti del quartiere. - Mediatori di condominio: progetto sperimentale che prevede l’inserimento nel percorso avviato dal Laboratorio di una figura innovativa di mediazione sociale, i cui obiettivi sono facilitare e promuovere le condizioni necessarie per sviluppare una pacifica e armoniosa convivenza all’interno dei condomini del quartiere, sia riqualificati, che in fase di riqualificazione ed aumentare la percezione di sicurezza da parte dei cittadini, attraverso la gestione e la riduzione della conflittualità sociale. Patto Locale di Sicurezza Urbana, uno strumento previsto dall’art. 32 della Legge Regionale 4/2003 per implementare le locali politiche integrate di sicurezza e per migliorare le condizioni di vivibilità di un territorio (cfr. scheda Patto Locale di Sicurezza Urbana Borgo Loreto). 137 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Patto Locale di Sicurezza Urbana Borgo Loreto Ambito operativo Comunità di periferia - Quartiere Borgo Loreto Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Migliorare le condizioni di vivibilità del quartiere agevolando la partecipazione attiva dei residenti. - Ottimizzare il presidio del territorio da parte delle Forze di Polizia. - Promuovere l’integrazione tra Forze di Polizia, il Comune di Cremona, le agenzie sociali e i cittadini. - Approfondire la conoscenza del quartiere e delle sue problematiche. - Svolgere attività di prevenzione dei reati, soprattutto di truffe e raggiri di cui è vittima soprattutto la popolazione anziana. - Migliorare il livello di integrazione dei cittadini stranieri. - Ridurre la conflittualità sociale presente soprattutto negli stabili di edilizia residenziale pubblica. Estensione territoriale Quartiere Borgo Loreto Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Ufficio Sicurezza Urbana, Ufficio Periferie, Laboratorio di Quartiere, Servizio Politiche Giovanili, Centro per le Famiglie, Ufficio Stranieri, Ufficio Alloggi, Settore Politiche Educative; Settore Lavori Pubblici, Comitato per il Contratto di Quartiere, Settore Mobilità, Traffico e Trasporti. Polizia di Stato, A.L.E.R., C.I.S.V.O.L., Garante per il Verde, Centro Sociale per pensionati e anziani ‘L. Pinoni’, Parrocchia Beata Vergine Lauretana, Ass. Città dell’Uomo, Scuola Materna ‘A. Gallina’, Scuola Elementare ‘A. Stradivari’, Centro Interculturale ‘Mondoinsieme’, Associazione ‘Comitato Immigrati di Cremona’, Comitato spontaneo di cittadini ‘Borgo Loreto’. 138 Destinatari Residenti quartiere Borgo Loreto Parte II Breve descrizione Il Patto Locale di Sicurezza Urbana è uno strumento previsto dall’art. 32 della Legge Regionale 4/2003 per implementare le locali politiche integrate di sicurezza e per migliorare le condizioni di vivibilità di un territorio. Sottoscritto per prima volta nel dicembre 2004 e rinnovato nel maggio 2006, Il Patto Locale di Sicurezza Urbana di Borgo Loreto vuole migliorare le condizioni di vivibilità e sicurezza di una porzione di territorio cittadino attraverso l’integrazione dei programmi e delle azioni di tutti gli attori che nella città concorrono a produrre il bene sicurezza. L’analisi e il monitoraggio continuativo delle caratteristiche della zona e delle sue problematiche effettuata dagli attori coinvolti nei tre anni di vita del Patto Locale, hanno permesso di lavorare a fianco degli abitanti per evidenziare le criticità e predisporre interventi integrati sul territorio capaci di rassicurare e diminuire il senso di insicurezza. L’insieme delle attività realizzate nel quartiere di Borgo Loreto sono il frutto del lavoro congiunto di Polizia locale del Comune di Cremona, Polizia di Stato, Uffici e Servizi dell’Amministrazione comunale e Agenzie del territorio. Attività realizzate Accompagnamento sociale e attivazione comunità Accompagnamento e mediazione culturale per gli stranieri residenti. Mediazione sociale per la costruzione di rapporti di buon vicinato. Riunioni periodiche con i rappresentanti dei Comitati di quartiere. Incontri con gli anziani presso i centri di aggregazione e i centri sociali per raccogliere segnalazioni, opinioni e sensazioni sulla vita nel quartiere. Realizzazione di iniziative sociali e culturali per promuovere la partecipazione alla vita di comunità. Sostegno e promozione della partecipazione alla progettazione degli interventi di riqualificazione urbana (dotazione di opere infrastrutturali, miglioramento delle infrastrutture esistenti, ristrutturazione degli edifici di residenza pubblica). Controllo del territorio e prossimità Pattuglie appiedate di Polizia locale del Comune di Cremona con frequenza settimanale in orari particolarmente indicati per la vita associativa del quartiere. Presidio mobile della Polizia Locale in postazione fissa presso il giardino pubblico. Incontri tematici su raggiri e truffe, codice della strada dedicati agli anziani. Educazione stradale presso le scuole materne e la scuola elementare del quartiere. Presenza del personale di Polizia locale all’interno del Laboratorio di quartiere. 139 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 140 Polizia di prossimità Ambito operativo Comunità e territorio locale Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Ufficio Sicurezza Urbana, Ufficio Periferie, Ufficio Relazioni con il Pubblico, Servizio Politiche Giovanili, Settore Politiche Educative, Settore Affari Sociali. Centri Aggregazione Giovanile, Centri Sociali Anziani, Questura di Cremona, Parrocchie, Comitati Spontanei quartiere. Destinatari Cittadini cremonesi e residenti stranieri Migliorare il controllo del territorio. Approfondire la conoscenza dei fenomeni che creano insicurezza. Incrementare i contatti con i cittadini. Promuovere e sollecitare la partecipazione dei cittadini alla costruzione di migliori condizioni di sicurezza. Breve descrizione La Polizia di prossimità rappresenta una nuova strategia di controllo del territorio caratterizzata dalla vicinanza degli agenti di Polizia locale ai cittadini e ai loro bisogni di sicurezza. È un approccio operativo che vuole approfondire la conoscenza della realtà locale attraverso il radicamento dei suoi agenti nel tessuto sociale e il contatto quotidiano con i problemi legati ai fenomeni di inciviltà e di microcriminalità che compromettono la tranquillità e la sicurezza del vivere in città. Grazie a questa strategia di controllo del territorio è possibile progettare l’attività di polizia partendo dall’ascolto delle persone, dalla conoscenza dei loro bisogni, intervenire in modo più tempestivo in caso di necessità, concertare con gli abitanti stessi interventi finalizzati a migliorare la vivibilità del territorio ed aumentare così la loro sensazione di sicurezza. Parte II Attività realizzate Unità operativa comparti Riorganizzazione del corpo di Polizia locale del Comune di Cremona e creazione dell’Unità Operativa Comparti Territoriali, una struttura territoriale di polizia di prossimità che prevede la suddivisione della città in tre comparti territoriali (centro, est e ovest), coordinati da un ufficiale responsabile di un gruppo di agenti con specifiche competenze amministrative. Maggiore presenza sul territorio Pattugliamenti appiedati nelle zone centrali e periferiche della città per raccogliere segnalazioni, contattare i residenti, effettuare controlli e garantire una presenza rassicurante per gli abitanti, in particolare per le fasce deboli della popolazione (donne, bambini ed anziani). Introduzione di agenti di supporto ai vigili di quartiere. Stazionamento di un presidio mobile della Polizia locale del Comune di Cremona nelle zone cittadine. Migliore presenza sul territorio Formazione e istituzione del vigile di quartiere, un operatore preparato a lavorare con metodiche di prossimità di problem solving ed orientato a fornire risposte tempestive ai problemi dei cittadini. Incontri con i comitati di quartiere, ricerca e promozione di occasioni contatto con i cittadini, accoglienza e orientamento per i residenti stranieri. Creazione di reti sul territorio Ricerca, promozione e consolidamento di collaborazioni con agenzie sociali operanti sul territorio, altri settori comunali, Forze dell’ordine e soggetti altri utili a predisporre soluzioni adeguate a gestire le problematiche del territorio. Diagnosi del territorio Raccolta di dati e di informazioni strategiche per identificare i problemi e dare risposte mirate mediante uno specifico strumento (documento di zona) predisposto monitorare il livello di sicurezza delle differenti zone della città. Ufficio Territorio Creazione all’interno della sede della Polizia locale del Comune di Cremona dell’Ufficio Territorio, uno sportello predisposto per essere un punto di contatto tra i vigili di quartiere, di ascolto per i cittadini, per raccogliere le segnalazioni e fornire ai cittadini informazioni sui procedimenti amministrativi in corso. 141 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 142 Campagne informative su truffe, scippi e furti a danno degli anziani Ambito operativo Comunità locale Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Sensibilizzare gli anziani rispetto a specifici reati di microcriminalità (truffe, scippi e borseggi). - Ridurre il numero di truffe perpetrate a danno dei cittadini anziani. - Offrire vicinanza e ascolto per migliorare la conoscenza del territorio e offrire un aiuto concreto. - Raccogliere segnalazioni e istanze da veicolare ai differenti servizi comunali o da prendere direttamente in carico. - Aggiornare in tema di circolazione stradale un utenza debole e più a rischio di incidenti stradali. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Ufficio Sicurezza Urbana, Ufficio Periferie, Ufficio Comunicazione. Polizia di Stato - Questura di Cremona, Comando Provinciale dei Carabinieri di Cremona, Centri Sociali Anziani Università della Terza Età, Parrocchie, Sindacati. Destinatari Anziani Breve descrizione Il fenomeno dei raggiri e delle truffe colpisce spesso gli anziani perché sono le persone che maggiormente si trovano ad essere sole ed indifese e perché le modalità con cui questi reati sono perpetrati non sono di immediata identificazione. Allo stesso modo, i furti e i borseggi possono colpire più frequentemente questa parte di popolazione proprio per la sua maggiore vulnerabilità. Una costante informazione sui rischi e sulle modalità di prevenzione individuale consente di rassicurare gli anziani, di metterli nella condizione di potersi difendere e di aiutarli a superare l’imbarazzo e la vergogna che spesso accompagna coloro che ne sono vittime. Parte II Attività realizzate Incontri informativi con gli anziani La Polizia locale del Comune di Cremona organizza, insieme alla Questura di Cremona, presso le sedi dei centri civici, dei centri parrocchiali, dei circoli e delle università della terza età, degli incontri informativi dedicati ai cittadini anziani su come evitare truffe, scippi e furti. Vicinanza e prossimità agli anziani Questi incontri rappresentano per il personale della Polizia locale che interviene un’importante occasione di ascolto e di ausilio nell’individuazione delle problematiche, di raccolta delle segnalazioni e delle richieste provenienti dai cittadini anziani dei quartieri. Sulla base delle informazioni raccolte segue la presa in carico delle segnalazioni mediante comunicazione ai vari servizi comunali competenti (verde pubblico, strade, traffico, trasporti, ecc.) o, se riguardanti la sicurezza e la vivibilità del quartiere, ai vigili del quartiere. Occhio alla truffa Nel 2004 il Comune, la Provincia e la Questura di Cremona hanno realizzato “Occhio alla truffa”, un opuscolo informativo dedicato ai cittadini anziani e centrato sul tema delle truffe e dei raggiri. Nel 2007, il Comune, la Provincia, la Questura e il Comando Provinciale dei Carabinieri di Cremona hanno rinnovato l’impegno e la collaborazione mediante la realizzazione di una nuova edizione dell’opuscolo. Temi trattati: truffe, borseggi, scippi, furti in abitazione con alcuni semplici consigli per aiutare i cittadini ad evitare di cadere vittima di truffatori e abili borseggiatori. 143 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 144 Documenti di zona Ambito operativo Comunità e territorio locale Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Ufficio Sicurezza Urbana, Ufficio Relazioni con il Pubblico, Ufficio Periferie, Servizio Politiche Giovanili, Politiche Educative. Comitati di quartiere, associazioni e centri di aggregazione del territorio, parrocchie. Destinatari Cittadini cremonesi e residenti stranieri Migliorare e approfondire la conoscenza del contesto cittadino. Monitorare i fattori di rischio. Individuare possibili ambiti di intervento. Promuovere interventi mirati a risolvere le problematiche emerse. Breve descrizione Il documento di zona, nato in seno all’attività di prossimità della Polizia locale del Comune di Cremona, rappresenta un efficace strumento di diagnosi e di monitoraggio del livello di sicurezza dei diversi quartieri della città di Cremona. La conoscenza del territorio, la vicinanza ai cittadini e alle specifiche problematiche di ogni zona della città sono le fonti di dati e di informazioni che compongono questi documenti. E per conoscere bisogna entrare nel territorio, acquisire gli elementi rilevanti ai fini della sicurezza e dotarsi di strumenti che consentono l’analisi delle criticità e delle risorse di ogni quartiere. Solo così la sicurezza diventa partecipata, costruita insieme, e gli interventi possono essere efficaci ed efficienti, ovvero mirati ai reali problemi. Attività realizzate Raccolta dati Raccolta di dati e informazioni riguardanti il territorio in termini di variabili socio-demografiche (popolazione residente, provenienza dei residenti stranieri, età e stato civile) e di infrastrutture e servizi presenti nel quartiere (infrastrutture e servizi centri culturale e/o di volontariato). Parte II Analisi socio-demografica del territorio Analisi approfondita della situazione dei quartieri cittadini attraverso dati che danno conto della loro struttura demografica, sociale e urbana e delle eventuali problematiche presenti che possono complessivamente incidere sul livello della qualità della vita degli abitanti. Monitoraggio dei fattori di rischio Monitoraggio dei fattori di rischio e dei fattori protettivi delle diverse zone cittadine per intervenire sui primi e incentivare e valorizzare i secondi. Valutazione degli interventi Valutazione in itinere delle azioni di sicurezza intraprese all’interno dei quartieri. Diagnosi Elaborazione di una diagnosi di sicurezza urbana del territorio rispetto ai differenti fenomeni di inciviltà, degrado e devianza che accadono al suo interno finalizzata ad una maggiore conoscenza delle problematiche di insicurezza ed alla progettazione di interventi mirati. Progettazione di interventi risolutivi Condivisione delle informazioni strategiche, integrazione degli interventi realizzati dagli attori istituzionali e territoriali e progettazione partecipata ed integrata di nuovi interventi. 145 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona 146 Ufficio Territorio della Polizia locale del Comune di Cremona Ambito operativo Comunità e territorio locale Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Offrire un punto di incontro tra cittadino e Polizia locale del Comune di Cremona. - Raccogliere segnalazioni, reclami ed esposti dei cittadini. - Fornire informazioni sullo stato di procedimenti amministrativi. Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale - vigili di quartiere, Ufficio Relazioni con il Pubblico, Ufficio Sicurezza Urbana, Ufficio Periferie. Destinatari Cittadini cremonesi Breve descrizione L’ufficio Territorio è uno sportello pubblico rivolto a tutti i cittadini cremonesi e stranieri che desiderano esporre segnalazioni o che hanno bisogno di informazioni relative ai procedimenti amministrativi in corso sul territorio (accertamenti anagrafici, annonari, tributari, autentiche di firma, ecc). Obiettivo del servizio è creare un’ulteriore punto di contatto tra la Polizia locale del Comune di Cremona e i cittadini, offrendo un servizio giornaliero che si affianca alle attività di prossimità sul territorio. L’apertura dell’Ufficio nelle medesime fasce orarie degli altri uffici comunali, consente una maggiore accessibilità alle istanze e alle richieste dei cittadini. Attività realizzate Raccolta delle segnalazioni Raccolta e trasmissione all’Ufficio Relazioni con il Pubblico delle segnalazioni raccolte dai cittadini, l’inserimento in apposito un data base creato per la gestione informatizzata delle segnalazioni, dei suggerimenti e dei reclami e trasmissione al settore di competenza dell’Amministrazione locale. Informazione Rilascio di informazioni relative ai procedimenti amministrativi in corso sul territorio (accertamenti anagrafici, annonari, tributari, autentiche di firma, ecc). Parte II Raccordo tra vigili di quartiere, cittadini e Polizia locale Sportello aperto al pubblico destinato ad essere un punto di contatto tra la Polizia locale, i vigili di quartiere e il cittadino. Ufficio Mobile della Polizia locale del Comune di Cremona Ambito operativo Comunità e territorio locale Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Estensione territoriale Comune di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Ufficio Relazioni con il Pubblico. Polizia di Stato - Questura di Cremona. Destinatari Cittadini cremonesi e residenti stranieri Incrementare il controllo del territorio. Aumentare la visibilità sul territorio della Polizia locale. Prevenire episodi di microcriminalità e di violazioni amministrative. Aumentare la vicinanza ai cittadini. Breve descrizione L’Ufficio Mobile è un servizio predisposto all’interno delle attività di prossimità della Polizia locale del Comune di Cremona per garantire maggiore visibilità degli agenti in città e maggiore vicinanza degli stessi agli abitanti. Il presidio, oltre a favorire la vicinanza con i cittadini, è anche uno strumento visibile ed efficace per prevenire sia episodi di criminalità, sia differenti tipologie di violazioni amministrative. Attrezzato ad ufficio, funziona come punto di contatto e di incontro direttamente nella zone di residenza centrali e periferiche interessate da problematiche di sicurezza. Gli agenti presenti nell’Ufficio Mobile svolgono quelle attività di ascolto, di raccolta delle segnalazioni e delle informazioni che caratterizzano la metodologia operativa di prossimità, offrendo vicinanza e rassicurazione ai residenti. La sua posizione ‘nel territorio’ permette, inoltre, di raggiungere anche le persone con difficoltà di mobilità, principalmente anziane. Attività realizzate Presenza costante sul territorio L’Ufficio mobile della Polizia locale è presente nei quartieri cittadini in località note ed in giorni della settimana prefissati. I presidi vengono svolti con frequenza settimanale. Raccolta segnalazioni Attrezzato ad ufficio, raccoglie segnalazioni istanze e richieste provenienti dai cittadini del quartiere, in particolar modo da parte di persone anziane che hanno maggiori difficoltà di mobilità. Prossimità L‘Ufficio mobile svolge anche una funzione di incontro e di contatto fra Polizia locale del Comune di Cremona e cittadini direttamente nella zone di residenza centrali e periferiche interessate da problematiche di sicurezza, offrendo vicinanza e rassicurazione ai residenti. 147 Capitolo II · Progetti, servizi e attività del Comune di Cremona Parte II 148 Notti sicure Ambito operativo Comunità e territorio locale Settore di riferimento Polizia Municipale Obiettivi - Prevenire e reprimere le violazioni al Codice della Strada soprattutto nelle ore notturne e nei fine settimana. - Controllare i luoghi di aggregazione giovanile che possono essere fonte di disagio e di disturbo della quiete pubblica. - Controllare e prevenire fenomeni di bullismo, di vandalismo ed eventuali molestie nei parchi cittadini frequentati specialmente da donne, bambini e anziani e in altri luoghi di aggregazione. Estensione territoriale Comune - provincia di Cremona Soggetti coinvolti Comune di Cremona: Polizia locale, Settore Legislazione Commerciale. Segreteria Vicesindaco. Forze dell’ordine. Destinatari Cittadini cremonesi e residenti stranieri Breve descrizione Nel periodo primaverile ed estivo, la Polizia locale del Comune di Cremona potenzia e rafforza il servizio di pattuglia per offrire un maggiore controllo del territorio finalizzato alla prevenzione e alla repressione dei fenomeni di devianza e di criminalità e, allo stesso tempo, alla rassicurazione dei cittadini. Sulla base del Contratto di Sicurezza tra Prefettura e Comune di Cremona, il progetto ‘Notti Sicure’ consente il coordinamento con l’attività di prevenzione e di controllo delle Forze dell’ordine, razionalizzando ulteriormente sforzi e risorse sul territorio. In questo modo è possibile garantire lo stesso standard di efficienza negli interventi dei giorni feriali anche durante i fine settimana, aumentando la sicurezza dei cittadini e garantendo risposte immediate alle loro segnalazioni. Obiettivo è aumentare l’azione di controllo in quelle zone della città (parchi, giardini, piazze, locali pubblici, luoghi di ritrovo per eventi/manifestazioni) e in quelle fasce orarie (serali e notturne) dove è più frequente l’aggregazione tra persone. Attività realizzate Servizi aggiuntivi di pattuglia serale Aumento del numero di pattuglie serali della Polizia locale del Comune di Cremona e del nastro orario di servizio notturno delle medesime nel periodo primaverile - estivo per garantire un maggior controllo del territorio, soprattutto in quelle zone della città (parchi, giardini, piazze, locali pubblici, luoghi di ritrovo per eventi/manifestazioni) e in quelle fasce orarie (serali e notturne) dove è più frequente l’aggregazione tra persone. Controlli del territorio coordinati con le Forze dell’ordine, secondo le specifiche competenze di ciascun corpo, in modo da garantire standard di sicurezza maggiori per la cittadinanza. Controllo esercizi pubblici Incremento dell’attività notturna di controllo degli esercizi pubblici volta a garantire il rispetto sia da parte dei gestori che dei clienti delle disposizioni normative vigenti e la repressione di eventuali violazioni. Controlli stradali Pattuglie e posti di blocco interforze con dotazioni strumentali (etilometro) contro le stragi del sabato sera. Servizi di polizia stradale realizzati in modo coordinato dai diversi corpi di Polizia locale della provincia di Cremona, grazie ad una concertata dislocazione degli agenti sul territorio ed un’equa condivisione delle attrezzature e degli uomini della Polizia locale, vengono effettuati maggiori e più approfonditi controlli sulle strade. 149 Bibliografia Barbagli, M., Colombo, A., Savona, E.U. (2003), Sociologia della devianza, Bologna, Il Mulino. Becker, H.S. (1987), Outsiders. Saggi di sociologia della devianza, Torino, EGA Editore. Chiaramelli, F. (2005), Raccontare la legalità, Napoli, Pironti Editore. Chiari, F. e Sammali, A. (a cura di) (2004), Cremona Sicura Rapporto sullo stato di attuazione delle politiche per la sicurezza del Comune di Cremona, Cremona, Comune di Cremona. Consiglio d’Europa (2008), Il Consiglio d’Europa e lo Sport, reperibile all’indirizzo Internet http://www.coe.int/t/ (consultato il 17 dicembre 2007). De Bortoli, F. (2005), “Cittadini responsabili cercasi”, in N/E. Analisi e commenti, N. 6 novembre/dicembre, reperibile all’indirizzo Internet http: www. fondazionenordest.net/uploads/media/NL_4_2007.pdf (consultato il 3 gennaio 2008). Merton, R.K. (2000), Teoria e struttura sociale, Bologna, Il Mulino. Matza, D. (1969), Come si diventa devianti, Bologna, Il Mulino. 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Transcrime (a cura di) (2004), “Le norme, le regole e i processi di socializzazione”, in Sesto rapporto sulla sicurezza nel Trentino, Trento, Giunta della Provincia autonoma di Trento. Williams, F.P., McShane, M.D. (2002) Devianza e criminalità, Bologna, il Mulino, 2002. Ulteriori approfondimenti sui progetti intersettoriali sono reperibili sul sito del Comune di Cremona all’indirizzo Internet http://www.comune.cremona.it. 151 Finito di stampare nel mese di Aprile 2008