2009 N°36
L’Ambiente per
gli Europei
Periodico della direzione
generale Ambiente
Negoziazioni sul cambiamento climatico
Grandi speranze
per Copenaghen
COMMISSIONE EUROPEA
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editoriale
Periodico della direzione generale Ambiente
La delegazione europea andrà al tavolo dei negoziati sapendo che l’UE ha
già messo in atto una normativa e molte delle misure necessarie per ridurre
le emissioni e progredire verso la creazione di economie a basso tenore di
carbonio. Porterà con sé anche una solida proposta finanziaria per incentivare i paesi in via di sviluppo ad impegnarsi in questo senso. Ma come indica
l’articolo di fondo, il resto del mondo dovrà assumersi impegni comparabili
se vogliamo che Copenaghen mantenga le sue promesse.
Il presente numero si sofferma sulla spinosa questione del finanziamento per
il clima nel periodo successivo al 2012. L’Unione europea auspica che la sua
proposta per raccogliere i 100 miliardi di euro annui necessari entro il 2020 per
le misure di mitigazione e adattamento dei paesi in via di sviluppo possa dissipare i timori e favorire il raggiungimento di un accordo nella capitale danese.
Analizzeremo poi la nuova tabella di marca dell’Unione europea per la definizione di indicatori che possano fornire ai responsabili decisionali un’istantanea più precisa del mondo in cui viviamo, al di là del consueto parametro
economico del prodotto interno lordo (PIL). Un obiettivo fondamentale sarà
definire e introdurre indicatori che tengano conto anche degli aspetti sociali
e ambientali.
Natura 2000 è la storia di un grande successo: la creazione di circa 25 000
aree di conservazione sull’intero territorio dell’Unione europea. Nell’articolo
corrispondente saranno illustrati gli interventi previsti per estendere la rete a
cinque regioni marine, con la designazione dei siti da ultimarsi entro il 2012.
In questo numero si parlerà anche di Ecolabel, il marchio europeo di qualità
ecologica rilasciato a prodotti e servizi che rispettano l’ambiente, attualmente
in fase di revisione per estendere la copertura a circa 40-50 categorie di prodotto entro il 2015. Per incoraggiare sempre più imprese a aderire al marchio
è inoltre prevista una riduzione dei diritti amministrativi.
L’EUROPA AMBIENTALE ONLINE
Desiderate sapere cosa fa l’Europa per tutelare l’ambiente,
cosa si intende per prodotto della politica integrata e come
avere i requisiti per ottenere il marchio comunitario di
qualità ecologica Ecolabel? Per saperne di più consultate
il sito web della DG ambiente:
ec.europa.eu/environment/index_it.htm
AVVISO LEGALE
Né la Commissione europea, né le persone che agiscono in
suo nome sono responsabili per l’uso che può essere fatto
delle informazioni contenute nella presente pubblicazione
e per gli eventuali errori che sussistessero nonostante
l’impegno dedicato alla stesura e alla verifica della
pubblicazione.
Stampato su carta riciclata che ha ricevuto il marchio
comunitario di qualità ecologica Ecolabel per la carta
grafica (ec.europa.eu/environment/ecolabel)
Lussemburgo: Ufficio delle pubblicazioni
dell’Unione europea 2009
ISSN 1563-4191
© Unione europea, 2009
E’ consentita la riproduzione del testo purché sia indicata la
fonte. E’ vietata la riproduzione delle fotografie, e se del caso,
delle illustrazioni e dei grafici.
Stampato in Belgio
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ec.europa.eu/environment/news/efe/index_it.htm
INFORMAZIONI EDITORIALI
L’Ambiente per gli Europei è pubblicato dall’unità Comunicazione della direzione
generale dell’Ambiente. È disponibile in inglese, francese, tedesco, italiano, spagnolo,
polacco e greco. Abbonamento gratuito. È possibile abbonarsi compilando il modulo
all’interno della rivista o on-line all’indirizzo:
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Caporedattore: Carina Vopel
Coordinatore: Jonathan Murphy
Per maggiori informazioni rivolgersi all’unità Comunicazione:
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Sito L’Ambiente per gli Europei:
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2009 N°36
L’Unione europea fa pressione per un patto di Copenaghen organico e ed
esaustivo, un patto che porti ad un abbattimento sostanziale e verificabile
delle emissioni e che garantisca la possibilità di contenere l’aumento futuro della temperatura al di sotto dei 2 °C. L’obiettivo ultimo è la definizione
di un trattato ambizioso e giuridicamente vincolante entro sei mesi dalla
conferenza.
L’Ambiente per
gli Europei
Periodico della direzione
generale Ambiente
Negoziazioni sul cambiamento climatico
Grandi speranze
per Copenaghen
© Copertina: iStockphoto
COMMISSIONE EUROPEA
SOMMARIO  n° 36 
03
Non solo PIL
04
Negoziazioni sul cambiamento climatico
06
Marchio di qualità ecologica
07
Capitali verdi
08
Finanziamento internazionale per il clima
10
Emissioni industriali
In arrivo la revisione della normativa sulle emissioni
industriali
•
•
11
Protocollo di Montreal
•
12
NATURA 2000
13
Premi europei EMAS 2009
14
15
16
Nuovi indicatori per misurare la ricchezza
Grandi speranze per Copenaghen
Il marchio di qualità ecologica dell’UE prende piede
Città portabandiera di un'Europa più verde
Intensificare i finanziamenti per il clima
nel post-2012
I
•
•
L’accordo sullo strato di ozono:
una storia di successo planetaria
Maggiore tutela dei siti marini
Premiare l’eccellenza nelle catene di
approvvigionamento verdi
LIFE
Piccole celle crescono
Agenda // Nuove pubblicazioni
Notizie in breve
• Sostegno LIFE: 200 milioni di euro ai progetti LIFE+
• La nuova mappa sull’esposizione all’inquinamento acustico
evidenzia le aree più colpite
• Il Ghana firma un accordo con l’UE per fermare il disboscamento
illegale
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Non solo PIL
03
Nuovi indicatori per misurare la ricchezza
Da quasi sessant’anni, i responsabili politici misurano il progresso economico di un paese sulla
base del PIL (prodotto interno lordo). Oggi, tuttavia, molti hanno compreso che questo strumento
non può rendere conto di questioni sociali e ambientali di più ampio respiro quali il benessere,
la qualità della vita e la prosperità. In linea con gli impegni assunti a livello internazionale, l’UE ha
presentato una tabella di marcia per l’elaborazione e l’utilizzo di indicatori aggiuntivi che offriranno
a governi e cittadini utili spunti per una più accurata riflessione sul mondo che ci circonda.
© Istockphoto
già individuato le lacune di un indice
incentrato sull’attività economica a
breve termine e non sullo sviluppo
sostenibile.
>
de
ni
Messo a punto negli anni ’30, il PIL
misura il valore complessivo di consumi e investimenti in un dato intervallo di tempo e raggiunse l’apice
della sua popolarità nei primi decenni del secondo dopoguerra, quando
si riteneva che il progresso economico di una nazione fosse sinonimo di
una migliore qualità di vita per tutti.
Indicatori più efficaci: le misure dell’UE
• Integrare il PIL con indicatori ambientali e sociali.
• Informazioni quasi in tempo reale a sostegno del processo
decisionale.
• Informazioni più precise su distribuzione e disuguaglianze.
• Elaborare una Tabella europea di valutazione dello sviluppo
sostenibile.
• Estendere i conti nazionali alle questioni ambientali e sociali.
«Le cinque misure sostengono
l’obiettivo della Commissione di
elaborare indicatori capaci di riflettere
le sfide attuali e future

Il PIL continua ad essere l’indicatore
economico più noto al mondo, ma
i suoi limiti appaiono sempre più
evidenti. Decenni or sono, alcuni
gruppi della società civile avevano
o
Sul piano internazionale cresce
attualmente l’interesse verso il superamento del PIL e l’utilizzo di indicatori non economici, in particolare
il benessere e il degrado ambientale.
Un cambiamento paradigmatico incentivato dalla crisi economica mondiale, talvolta considerata la prova
evidente di come le nazioni abbiano
perseguito profitti economici immediati ignorando gli effetti economici,
sociali ed ambientali a lungo termine – di cui l’instabilità dei mercati e
il clima sembrano essere gli esempi
più lampanti.
Non solo PIL
Come ribadito in occasione di una
conferenza della Commissione organizzata nel dicembre 2007, il PIL
non permette di rilevare i rischi
connaturati alla ricerca della crescita
economica. I partecipanti all’evento
«Beyond GDP: Measuring progress,
true wealth, and the well-being
of nations» (Oltre il PIL: misurare il
progresso, la ricchezza reale e il benessere delle nazioni) hanno convenuto sulla necessità di introdurre
indicatori aggiuntivi. Non si tratta
di abolire il PIL, quanto piuttosto di
trovare strumenti che permettano di
misurare con precisione anche fattori sociali quali la distribuzione della
ricchezza, la pressione ambientale
e il progresso verso lo sviluppo sostenibile. Attualmente sono già state
elaborate diverse alternative, quali
l’Indice di Sviluppo umano delle
Nazioni Unite, il calcolo dei «risparmi
reali» della Banca mondiale e l’impronta ecologica del WWF.
Lo scorso settembre a Parigi, il
Presidente francese Nicolas Sarkozy
ha promesso solennemente che il
suo paese sarebbe stato il primo a
considerare nei conti nazionali nuovi indicatori di benessere e degrado
ambientale. Una dichiarazione in linea con le raccomandazioni formulate in un nuovo rapporto da Joseph
Stiglitz, presidente della commissione sulla misura dei risultati economici e del progresso sociale voluta da
Sarkozy nel 2008.
L’UE: campo di prova
di nuovi indicatori
Le parole del Presidente francese
hanno inoltre coinciso con la presentazione di un documento orientativo della Commissione europea
dal titolo «Non solo PIL: misurare il
progresso in un mondo in cambiamento». Il documento definisce una
tabella di marcia dell’UE per la messa in atto di cinque misure essenziali
da intraprendere a breve, che sarà
possibile ripensare ed ampliare in
occasione della revisione del 2012.
Le cinque misure sostengono
l’obiettivo della Commissione di
elaborare indicatori consoni alle sfide attuali e future, fornendo un’adeguata base di conoscenze per una
migliore definizione delle politiche
e dei dibattiti pubblici. Nei prossimi
mesi è previsto in campo ambientale l’avvio di una versione pilota
di una «Tabella europea di valutazione dello sviluppo sostenibile»,
cui seguirà nel 2010 una versione
sperimentale di un «Indice della
pressione ambientale». L’indice misurerà l’inquinamento e altri danni
all’ambiente all’interno del territorio
dell’UE. 
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Sito dell'iniziativa «Beyond GDP»
www.beyond-gdp.eu/
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04
Negoziazioni sul cambiamento climatico
Grandi speranze per Copenaghen
© CE
Con l’approssimarsi della Conferenza sul clima di Copenaghen, l’ambizioso obiettivo di
fondo dell’UE rimane invariato. Ci siamo impegnati per un risultato esaustivo e di
ampia portata ed auspichiamo che la conferenza possa rappresentare una pietra
miliare sul cammino verso un patto globale. Un patto che si traduca in un trattato
giuridicamente vincolante che faccia seguito al Protocollo di Kyoto, un trattato cui
abbiamo lavorato per oltre due anni e che rimane il nostro obiettivo precipuo.
>
L’UE si è dotata
di un quadro legislativo per mostrare
come trasformare in realtà queste ambizioni, predisponendo altresì un solido pacchetto
finanziario per incentivare i paesi in via
di sviluppo ad intraprendere le misure
necessarie. Attendiamo ora che gli altri
paesi seguano il nostro esempio.
La necessità di un tale accordo è ormai
fuori discussione. La comunità scientifica ribadisce che per contenere l’aumento di temperatura del pianeta a 2 °C
rispetto ai livelli pre-industriali, i paesi
industrializzati dovranno conseguire
una riduzione complessiva delle proprie emissioni di gas serra dell’ordine
del 25-40%, mentre i paesi in via di sviluppo dovranno ridurre l’aumento delle
proprie emissioni del 15-30% rispetto
allo status quo entro il 2020. L’Europa
ha oggi predisposto un pacchetto normativo per abbattere le proprie emissioni del 20% rispetto ai livelli del 1990
entro il 2020, impegnandosi a portare
tale percentuale al 30% se altri paesi
che siedono al tavolo dei negoziati si assumeranno un impegno comparabile.
Agire con tempestività
La negoziazione è l’arte di riunire intorno ad un tavolo i diversi soggetti coinvolti e le argomentazioni di carattere
economico possono essere estremamente convincenti. Il messaggio dell’UE
alle nazioni industrializzate e ai paesi in
via di sviluppo è chiaro: l’abbattimento
delle emissioni avrà positive ripercussioni per tutti e non solo limitando il
riscaldamento del pianeta. Il Rapporto
Stern sull’economia del cambiamento
climatico ha evidenziato come un tempestivo intervento si rivelerà proficuo
a più lungo termine. Esso incentiverà
altresì lo sviluppo di nuove tecnologie
pulite e contribuirà a rilanciare le economie indirizzandole sulla via della
sostenibilità.
L’adattamento al cambiamento climatico e l’abbattimento delle emissioni
sono opzioni meno onerose dell’inazione ed è possibile disgiungere la crescita
economica dalle emissioni di carbonio.
Dal 1990, il PIL nell’UE-15 è cresciuto di
circa il 44%, eppure in questo periodo di forte crescita le emissioni di gas
serra sono costantemente diminuite.
Nell’ambito del Protocollo d Kyoto,
l’UE-15 si è impegnata ad abbattere le
emissioni dell’8% rispetto ai livelli del
1990 entro il 2008-2012 ed i risultati resi
noti la scorsa settimana mostrano che
l’obiettivo non è soltanto a portata di
mano, ma può essere addirittura superato. E gli strumenti già predisposti
consentiranno di mantenere tale andamento sino alla fine del prossimo
decennio.
Nell’Unione europea, i governi nazionali si sono impegnati ad attuare misure
legislative per contenere le emissioni e
costruire economie a ridotto tenore di
carbonio. Nessun’altra area del pianeta si è data un obiettivo e misure tanto
ambiziosi. Strumenti quali il sistema
europeo per lo scambio di quote di
emissioni porteranno ad una riduzione
delle emissioni dell’industria pesante e
numerosi altri provvedimenti sono già
in atto per quanto riguarda l’edilizia abitativa, gli uffici e le autovetture.
Ma se vogliamo evitare che i cambiamenti climatici raggiungano proporzioni potenzialmente catastrofiche, in
futuro dovremo fare di più per tagliare
ulteriormente le emissioni. Per contenere il riscaldamento del pianeta entro
la soglia dei 2 °C occorrerà dapprima
stabilizzare le emissioni globali entro
il 2020 per poi ridurle di almeno il 50%
rispetto ai valori del 1990 entro il 2050.
Impegni concreti
La conferenza di Copenaghen potrebbe non portare ad un trattato completo
ed articolato, ma deve sfociare quanto
meno in un quadro di intervento che
definisca impegni concreti e scadenze
realistiche per un trattato ambizioso e
giuridicamente vincolante che limiti il
riscaldamento del pianeta a 2 °C. Tutti
i grandi del mondo industrializzato
sono presenti: gli USA sono rientrati nei
negoziati e lavorano attualmente alla
definizione di una propria normativa;
l’Australia e il Giappone si sono impegnati a migliorare i propri obiettivi di
riduzione delle emissioni a condizione che Copenaghen porti ad un esito
soddisfacente, mentre le economie
emergenti quali Cina, India, Messico,
Brasile e Corea del Sud elaborano un
proprio quadro legislativo in materia di
clima ed energia. La sfida consiste ora
nel riuscire ad integrare questi positivi
sviluppi dei singoli paesi in un trattato
internazionale.
All’epoca dei negoziati di Kyoto il
mondo era diverso e pochi avrebbero
potuto immaginare con quale rapidità
sarebbero aumentate nel frattempo le
emissioni dei paesi in via di sviluppo.
Alla firma del Protocollo nel 1997, i gas
serra prodotti dalle economie emergenti non costituivano ancora un problema. Dodici anni più tardi, Copenaghen
si aprirà con la consapevolezza che la
Cina, la grande protagonista asiatica, è
oggi il principale produttore mondiale
di gas serra e non ha senso accomunare
queste economie ai paesi in via di sviluppo quali il Bangladesh.
Un accordo esaustivo deve disciplinare
tutti i principali settori. La deforestazione, ad esempio, genera il 20% circa
delle emissioni globali di gas ad effetto serra e deve pertanto essere inclusa
nel trattato. L’UE ha proposto di definire

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eature
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Negoziazioni sul cambiamento climatico
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obiettivi per dimezzare la deforestazione entro il 2020 e arrestare la perdita
globale di copertura forestale entro il
2030 nell’ambito del cosiddetto meccanismo di «Riduzione delle emissioni
originate dalla deforestazione e dal
degrado» (REDD). I finanziamenti rapidi proposti dall’UE potrebbero essere
applicati anche a questo settore.
Combattere la
deforestazione
L’UE raccomanda un approccio strutturato in tre fasi, da introdurre progressivamente nei prossimi anni. L’iniziale
fase preparatoria è già in atto e si stanno predisponendo le strutture di base
per un censimento delle foreste così
da analizzare le emissioni originate
dalla deforestazione su scala nazionale. Saranno quindi proposte politiche e
strategie concrete con un impatto sulle
emissioni del settore silvicolo e forestale, con misure di applicazione delle
normative e la governance nel settore
forestale, nonché riforme dell’ordinamento fondiario. La terza fase dovrebbe includere un regime di incentivi
per ricompensare i comportamenti
virtuosi, con parametri di riferimento
nazionali verificati per le emissioni derivanti dalla deforestazione ed incentivi finanziari per i paesi che riescono
a contenere le proprie emissioni al di
sotto del livello di riferimento.
Con l’avvicinarsi della conferenza di
dicembre, una cosa appare sempre
più evidente: il cambiamento climatico è già una dolorosa realtà in alcuni
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
La Commissione pubblica moltissime informazioni sulla conferenza e le sfide del
cambiamento climatico.
Per saperne di più consultare
Ultimi aggiornamenti su Copenaghen
ec.europa.eu/environment/climat/copenhagen_09.htm
Schede informative dell’UE sui principali temi di Copenaghen
ec.europa.eu/environment/climat/copenhagen_press_pack_09.htm
Opuscoli sull’azione dell’UE in materia di cambiamento climatico
ec.europa.eu/environment/climat/copenhagen_brochures_09.htm
dei paesi più poveri del pianeta e sono
necessari fondi per avviare misure di
adattamento immediate.
In alcune aree dell’Africa le temperature sono già aumentate di 2 °C, con
conseguenze devastanti per l’agricoltura. Questa è una delle molte ragioni
per cui l’UE non può lasciare la capitale
danese senza un patto.
Secondo le stime europee, gli interventi di adattamento e mitigazione
degli effetti climatici nei paesi in via
di sviluppo richiederanno costi aggiuntivi per un totale di 100 miliardi
di euro l’anno entro il 2020, e l’UE ha
raggiunto un accordo interno su come
raccogliere tale somma. Sarà necessario il contributo di tutti, ma i paesi più
poveri dovranno essere i primi beneficiari degli aiuti.
Esigenze e fabbisogni a breve termine sono già oggi una realtà. Per
questo motivo l’UE mira a garantire il
raggiungimento di un patto che predisponga un finanziamento rapido
dell’ordine di 5-7 miliardi di euro l’anno per il prossimo triennio, a partire
dall’anno prossimo, così da consentire
un intervento tempestivo. All’ora attuale, non possiamo più permetterci
di temporeggiare. 
Si veda inoltre
Blog del commissario europeo Stavros Dimas
blogs.ec.europa.eu/dimas/
Sito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC)
unfccc.int/2860.php
Karl Falkenberg
Direttore generale DG Ambiente
Commissione europea
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06
Marchio di qualità ecologica
Il marchio di qualità ecologica dell’UE
prende piede
Ecolabel, il sistema comunitario di etichettatura dei prodotti di qualità ecologica che promuove lo sviluppo
di prodotti e servizi più rispettosi dell’ambiente, è sempre più popolare. Le autorizzazioni a fregiarsi del
caratteristico logo a fiore raddoppiano ogni anno e sempre più Europei conoscono il marchio e il suo significato.
Recentemente, la Commissione ha rivisto le norme che ne disciplinano l’utilizzo per assicurare che la margherita
dell’Ecolabel continui a fiorire.
IL MARCHIO DI QUALITÀ
ECOLOGICA DELL’UE
Una maggiore
consapevolezza
>
Un recente sondaggio dell’UE rivela che secondo l’80% dei cittadini
europei, l’impatto ambientale di un
prodotto influisce in maniera significativa sulla decisione di acquisto. Ma
c’è di più: la consapevolezza in merito
all’Ecolabel è in aumento. Da un’indagine del 2006 à emerso che soltanto
l’11% dei rispondenti aveva sentito
parlare di questo marchio e ne conosceva il significato; mentre nel 2009,
tale percentuale è salita al 40%.
Il marchio Ecolabel, istituito nel 1992,
interessa attualmente un ampio ventaglio di prodotti e servizi fra cui detersivi, elettrodomestici, prodotti tessili,
articoli da giardinaggio e lubrificanti.
Comprende altresì servizi di ricettività
turistica ed in futuro potrebbe essere esteso a prodotti alimentari e bevande, in funzione delle conclusioni
di uno studio dell’UE previsto per il
prossimo anno.
Il marchio viene rilasciato esclusivamente a prodotti e servizi rigorosamente testati a fronte di elevate norme
di qualità ambientali e prestazionali. I
test riguardano l’intero ciclo di vita del
prodotto, dall’estrazione delle materie
prime alla produzione, distribuzione
e smaltimento. Soltanto i prodotti di
eccellenza e con il minor impatto ambientale possono ottenere il marchio
di qualità comunitario Ecolabel.
«Il marchio Ecolabel interessa un
ampio ventaglio di prodotti e servizi
fra cui detersivi, elettrodomestici,
prodotti tessili, articoli da
giardinaggio e lubrificanti

Sebbene l’Ecolabel implichi il rispetto
di rigorosi criteri di eccellenza ambientale, il numero di autorizzazioni concesse è in continuo aumento poiché
produttori e dettaglianti sono sempre
più consapevoli delle opportunità di
mercato derivanti dalla possibilità di
vantarsi ufficialmente delle proprie
credenziali verdi. Recentemente, vari
operatori della grande distribuzione,
quali Carrefour e Delhaize, hanno iniziato ad utilizzare l’Ecolabel su alcuni
dei prodotti a marchio proprio.
Nuove norme
Di recente, la Commissione europea
ha rivisto le norme che disciplinano il
sistema dell’Ecolabel e le modifiche
apportate dovrebbero entrare in vigore entro la fine del 2009. Il processo
mira a snellire le procedure, mantenendo al contempo gli elevati standard ambientali del marchio europeo.
• Italia (240) e Francia (140) vantano il
maggior numero di titolari di marchio
Ecolabel.
• UPM, il principale produttore al mondo
di carta da stampa, vende ogni anno
250 000 tonnellate di prodotti a marchio
Ecolabel.
• Rispetto ai prodotti tradizionali,
le pitture murali con marchio di qualità
ambientale UE hanno un contenuto
in composti organici volatili nocivi per
l’ambiente dieci volte inferiore.
dal marchio. A seguito di queste misure di semplificazione, i diritti annui
per l’utilizzo dell’Ecolabel passeranno
da un massimo di 25 000 ad appena
1 500 euro e saranno fissi e non più in
percentuale rispetto al volume delle
vendite.
La semplificazione delle procedure
di valutazione dovrebbe altresì incoraggiare le aziende a riconoscere le
potenzialità e il valore del marchio
europeo di qualità ecologica. La documentazione tecnica di conformità ai
criteri sarà più agevole e conterrà indicazioni per gli appalti pubblici verdi.
Le nuove disposizioni legislative, pensate per far sì che l’Ecolabel possa interessare 40-50 categorie di prodotto
entro il 2015, rientrano nell’ambito di
un piano d’azione più ampio in materia di politica industriale, produzione
e consumo sostenibili adottato dalla
Commissione nel 2008. 
Le nuove disposizioni dovrebbero
accelerare la definizione dei criteri che,
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
a sua volta, dovrebDG Ambiente – Pagina principale sull'Ecolabel
be permettere di
ec.europa.eu/environment/ecolabel/index_en.htm
aumentare il numero delle categorie di
Animazioni promozionali dell’Ecolabel
prodotto interessate
ec.europa.eu/environment/ecolabel/promo/flash_en.htm
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Capitali verdi
07
Città portabandiera di un'Europa più verde
Varato nel maggio 2008, il premio
«Capitale verde europea» celebra e
ricompensa la volontà e le capacità di
una città di risolvere i problemi ambientali locali per migliorare la qualità
della vita dei propri abitanti e ridurre la
sua impronta ecologica. Le città vincitrici fungeranno da esempio per altre
zone urbane, condividendo con queste
ultime la propria visione e le migliori
pratiche a tutela dell’ambiente.
Il successo di
Stoccolma
La capitale svedese ha sbaragliato l’agguerrita concorrenza di altre sette città
europee vincendo il titolo di «Capitale
verde europea 2010». Una giuria internazionale di eminenti esperti del settore ha ricompensato Stoccolma per i
suoi interventi a lungo termine a favore dell’ambiente, fra cui un eccellente
sistema integrato di smaltimento dei
rifiuti che utilizza soluzioni innovative
per il trasporto dei rifiuti solidi, quali un
impianto pneumatico sotterraneo che
consente elevati livelli di riciclaggio. Il
25% dei rifiuti prodotti in città, infatti,
viene riciclato e oltre il 73% è utilizzato
a fini energetici.
«La giuria è rimasta colpita
dall’obiettivo di Stoccolma di
raggiungere la piena autonomia dai
combustibili fossili entro il 2050

La giuria, inoltre, è rimasta particolarmente colpita dall’obiettivo di
Stoccolma di raggiungere la piena autonomia dai combustibili fossili entro
il 2050, in linea con i piani di sviluppo
sostenibili di questa capitale di 800 000
abitanti in rapida crescita. Dal 1990, la
città vanta una riduzione del 25% delle
© Istockphoto
Le città che hanno una solida e comprovata esperienza nel migliorare il proprio ambiente e puntano
ad obiettivi sempre più ambiziosi possono ora candidarsi al prestigioso titolo di «Capitale verde
europea». La prima edizione è stata vinta dalla città di Stoccolma per la sua visione globale che
integra crescita e sviluppo sostenibile. Le città che hanno mancato la prima edizione del concorso
possono ora rifarsi candidandosi per l’ambito premio: è infatti iniziata la ricerca della Capitale verde
europea per il 2012 e per il 2013.
emissioni pro capite di gas serra, che ha
portato le emissioni cittadine a circa la
metà della media nazionale svedese.
Tutti i treni e gli autobus di Stoccolma
utilizzano combustibili provenienti
da fonti rinnovabili e anche la qualità
dell’aria è nettamente migliorata, in
parte grazie alla recente introduzione
di un sistema di accesso regolamentato
dei veicoli nel centro cittadino.
Criteri «verdi»
Rispetto agli undici criteri di valutazione ambientali, Stoccolma ha ottenuto
il massimo punteggio per il suo contributo alla lotta contro il cambiamento
climatico, la presenza di spazi pubblici
verdi, la riduzione dell’inquinamento
acustico, la produzione e la gestione
dei rifiuti e l’uso sostenibile del suolo.
La giuria ha lodato il fatto che il 95%
della popolazione abiti a meno di
300 m da aree verdi, un aspetto che
migliora la qualità della vita locale
offrendo luoghi propizi allo svago,
agevolando la purificazione idrica e la
riduzione del rumore e migliorando la
biodiversità e gli ecosistemi.
Il premio «Capitale verde europea»
non prevede alcuna somma in denaro,
ma i benefici degli interventi destinati
a migliorare l’ambiente urbano – aria,
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Capitali verdi europee
ec.europa.eu/environment/europeangreencapital/index_en.htm
UNA CAPITALE VERDE EUROPEA DEVE
• aver regolarmente conseguito elevati livelli
di tutela ambientale;
• essere impegnata in ulteriori azioni di
miglioramento ambientale e sviluppo
sostenibile;
• fungere da modello per ispirare altre città
europee e promuovere buone pratiche.
acqua e suolo più puliti, una maggiore
estensione degli spazi verdi e migliori
trasporti pubblici – sono sotto gli occhi di tutti e a disposizione di ognuno.
Oltre a migliorare la qualità della vita,
una città più verde crea un ambiente
più sano. Nel tempo, le città vincitrici
potrebbero attrarre più turisti e imprese
particolarmente attente allo sviluppo
sostenibile.
Amburgo è stata nominata Capitale
verde europea 2011. Pur essendo confrontata a molteplici sfide, questa città
può tuttavia vantare risultati eccellenti
e si è posta ambiziosi obiettivi abbinando una pianificazione integrata e
partecipativa all’impegno in materia di
politica ambientale.
Le città europee possono ora candidarsi alle edizioni 2012 e 2013 utilizzando
l’apposito modulo online. La data limite
per la presentazione delle candidature
per questa seconda tornata è fissata al
1° febbraio 2010. Le prossime città vincitrici saranno proclamate nel corso di
una cerimonia organizzata a Stoccolma
nell’ottobre del 2010. Il concorso è aperto ai 27 Stati membri dell’UE, ai paesi
candidati e ai paesi dello Spazio economico europeo. 
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08
Finanziamento internazionale per il clima
Intensificare i finanziamenti per il clima
nel post-2012
>
Nelle fasi che precedono la conferenza delle Nazioni Unite sul clima prevista a Copenaghen nel
mese di dicembre, molti sono del parere che sarà impossibile raggiungere un patto senza prevedere
un sostegno finanziario per aiutare i paesi in via di sviluppo ad attuare strategie ambiziose di
mitigazione e adattamento.
Nei paesi in via di sviluppo la tensione cresce e la situazione è esplosa a
Barcellona nel corso dell’ultima tornata negoziale prima della COP 15,
quando la delegazione delle nazioni
africane ha abbandonato il tavolo
delle discussioni sul dopo Kyoto, rifiutando di riprendere i negoziati se
questi non avessero riguardato in
modo più specifico gli obiettivi di
mitigazione e il finanziamento dei
paesi in via di sviluppo.
Una soluzione equilibrata al problema potrebbe scaturire dalla proposta
dell’UE per un patto globale in materia di finanziamento. L’UE propone
che i paesi in via di sviluppo ricevano,
a sostegno delle proprie strategie di
adattamento e mitigazione, circa 100
miliardi di euro l’anno entro la fine del
prossimo decennio, da erogare mediante la combinazione di finanziamenti nazionali propri, l’ampliamento
del mercato internazionale del carbonio e finanziamenti pubblici internazionali. Tutti i paesi, ad eccezione
di quelli meno avanzati, dovrebbero
contribuire a questo finanziamento
pubblico internazionale.
Una proposta per
Copenaghen
Le conclusioni adottate dal
Consiglio europeo alla fine di ottobre avvalorano in massima parte le
«… i paesi in via di sviluppo
ricevano, a sostegno delle
proprie strategie di adattamento
e mitigazione, circa 100 miliardi
di euro l’anno entro la fine del
prossimo decennio

raccomandazioni della Commissione
per l’intensificazione del sostegno finanziario in materia di clima ed impegnano l’UE ad aumentare, in modo
graduale ma significativo, i flussi supplementari di finanziamento pubblici
e privati.
Un mese prima, la Commissione aveva adottato una Comunicazione dal
titolo «Maggiori finanziamenti internazionali per il clima: una proposta
europea in vista di Copenaghen». Il
documento definisce il quadro globale del futuro sostegno finanziario: i
100 miliardi di euro necessari dovrebbero essere coperti in larga misura da
finanziamenti interni e dal mercato
internazionale del carbonio, con un
livello totale del sostegno pubblico internazionale stimato attorno a
22-50 miliardi di euro l’anno.
Finanziamenti interni
I fondi propri dei paesi in via di sviluppo potrebbero sostenere il 20-40%
dell’importo complessivo necessario
per gli interventi di mitigazione delle
emissioni. Tali fondi dovrebbero essere destinati in prevalenza al miglioramento dell’efficienza energetica
grazie all’istituzione di un adeguato
quadro di intervento. I paesi in via di
sviluppo più avanzati sotto il profilo
economico dispongono già di fondi
sufficienti per stimolare tali investimenti a livello nazionale.
Il Brasile, ad esempio, si è impegnato
a sostenere gran parte dei costi per
la riduzione delle emissioni dovute
dalla deforestazione. Le popolazioni ed i paesi più poveri del mondo,
tuttavia, dipenderanno in larga misura dal finanziamento pubblico
internazionale.
Il mercato del
carbonio
Un ambizioso accordo di Copenaghen
dovrebbe puntare a garantire un consistente contributo del mercato internazionale del carbonio al sostegno
finanziario necessario. L’estensione
del mercato consentirebbe flussi finanziari verso i paesi in via di sviluppo che potrebbero totalizzare sino a
38 miliardi di euro l’anno nel 2020,
grazie alla vendita dei crediti di riduzione delle emissioni, incoraggiando
altresì questi paesi a contribuire maggiormente agli impegni di mitigazione a livello mondiale.
L’entità effettiva dell’importo definitivo dipenderà da svariati fattori,
tra cui una proficua introduzione dei
meccanismi settoriali di scambio e assegnazione dei crediti per i paesi in
via di sviluppo più avanzati in sostituzione dei progetti finanziati dal meccanismo per lo sviluppo pulito (che
dovrebbe essere mantenuto esclusivamente per i paesi in via di sviluppo
meno avanzati), e – aspetto ancor più
delicato – da quanto ambizioso sarà il
patto siglato a Copenaghen.
Un accordo solido, con obiettivi forti, potrebbe favorire un mercato del
carbone dinamico e prezzi elevati.
L’attuale mercato potrebbe essere
migliorato abbinando il sistema europeo di scambio delle quote a regimi in vigore in altre parti del mondo,
eventualmente a partire dal 2015 con
un mercato dei paesi dell’OCSE. Un
patto debole, al contrario, con obiettivi poco incisivi, potrebbe seriamente vanificare il mercato mondiale dei
crediti di emissione con conseguente
abbassamento dei prezzi degli scambi, indebolendo così la capacità del
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Finanziamento internazionale per il clima
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© Istock photo
E i trasporti aerei e
marittimi?
mercato di erogare fondi per i paesi
in via di sviluppo.
Il patto di Copenaghen risulterà
notevolmente indebolito se non
si riuscirà a trovare una soluzione
al problema della cosiddetta «aria
calda» – l’enorme riserva di diritti
di emissione dei gas serra assegnati
nell’ambito del Protocollo di Kyoto
agli ex paesi del Blocco orientale.
Quando, alla caduta del comunismo,
le industrie si fermarono, i paesi in
questione conservarono i diritti loro
allocati sulla base delle rispettive
emissioni storiche. Se tali quote venissero semplicemente riportate nel
prossimo periodo di adempimento,
qualsiasi paese che superi l’obiettivo
assegnatogli potrebbe acquistare i
diritti da un altro paese, senza alcuna reale riduzione delle emissioni. È
pertanto fondamentale trovare una
soluzione che permetta compensazioni e mantenga l’integrità ambientale del patto.
Nell’ambito dell’accordo di
Copenaghen, la Commissione propone
un taglio alle emissioni globali nei
settori dei trasporti aerei e marittimi
internazionali. Ricorrendo ad adeguati
strumenti di mercato, questi settori,
non contemplati dal Protocollo di
Kyoto, potrebbero rappresentare
un’importante fonte di finanziamento
aggiuntiva per sostenere le attività di
mitigazione e adattamento dei paesi in
via di sviluppo.
Finanziamenti
Un sostegno rapido
internazionali pubblici La necessità di adattarsi al cambiaLa Commissione stima il livello totale del sostegno pubblico internazionale necessario per i paesi in via
di sviluppo attorno ai 22-50 miliardi
di euro l’anno entro il 2020. L’UE si
è impegnata a versare un’adeguata
quota di contribuzione, da definire
secondo un criterio di ripartizione
globale che rifletta i livelli di emissione prodotti dai paesi e la relativa
capacità contributiva, con un peso
significativo sui livelli di emissione.
L’UE auspica che la ponderazione
delle emissioni aumenti col passare
del tempo. Tra le ulteriori condizioni
imprescindibili figura un solido regime di governance.
mento climatico è già una realtà in
alcuni dei paesi più poveri del pianeta. L’UE propone pertanto che il
sostegno finanziario pubblico internazionale in materia di clima venga
attivato quanto prima, con un finanziamento di circa 5-7 miliardi di euro
l’anno da erogare ai paesi in via di
sviluppo per interventi di mitigazione, ricerca e sviluppo delle capacità,
se possibile già a partire dal 2010.
A tale proposito, l’UE è disposta a
fare la sua parte e il finanziamento
europeo per il clima previsto per il
post-2012 dovrebbe integrare gli
importi già impegnati dall’UE per gli
aiuti allo sviluppo. 
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
DG Ambiente - Pagina iniziale sul cambiamento climatico
ec.europa.eu/environment/climat/home_en.htm
Conferenza delle Nazione Unite sul Cambiamento climatico di Copenaghen (COP 15)
unfccc.int/2860.php
European Economy News - Cambiamenti climatici: chi pagherà il conto?
ec.europa.eu/economy_finance/een/016/article_8890_en.htm
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10
Emissioni industriali
In arrivo la revisione della normativa sulle
emissioni industriali
L’industria è responsabile di una consistente percentuale delle emissioni inquinanti prodotte in Europa, compresi
i gas ad effetto serra, le polveri sottili,
gli agenti acidificanti, i metalli pesanti
e le acque reflue. Dal 1996, l’UE ha disciplinato l’impatto ambientale delle
attività industriali introducendo un
sistema integrato di autorizzazioni
ambientali. Il sistema è normato dalla
Direttiva sulla prevenzione e la riduzione integrate dell’inquinamento
(IPPC) che interessa una trentina di
settori industriali.
«… i decessi prematuri e gli anni di
vita persi potrebbero essere ridotti
rispettivamente di 13 000 e
125 000 unità l’anno

Da sette a una
Ció nonostante due anni di studi per
la revisione della Direttiva IPPC hanno
indicato che molti Stati membri non
applicano correttamente la legislazione. Di conseguenza, nel dicembre
del 2007 la Commissione ha adottato
una proposta per migliorare la politica
comunitaria sulle emissioni industriali con lo scopo di dotarsi di un’unica,
chiara e coerente Direttiva in materia.
Il Parlamento europeo e il Consiglio
hanno discusso ampiamente la proposta, soffermandosi in particolare
sulle migliori tecniche disponibili e
sulla funzione delle linee guida di riferimento, sui limiti di emissione per i
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grandi impianti di combustione e sul
campo di applicazione della Direttiva.
Entrambe le istituzioni sono favorevoli, in linea di principio, alla rifusione,
sebbene vi siano ancora alcuni dettagli da precisare. L'eventuale approvazione del testo in seconda lettura
(sessione prevista il prossimo anno)
consentirebbe l'entrata in vigore della
Direttiva entro il 2012.
Un’applicazione più
efficace delle migliori
tecniche disponibili
riguarda il biossido di zolfo e gli ossidi
di azoto) non sono conformi alle BAT.
La Commissione ha proposto requisiti minimi vincolanti per la riduzione
delle emissioni dei grandi impianti di
combustione, che dovranno essere
verificati anche dalle autorità competenti degli Stati membri. Il Consiglio
propone un certo margine di flessibilità per consentire agli Stati membri di
ridurre le emissioni generate da questi
impianti, con un periodo di introduzione progressiva compreso tra il 2016
e il 2020.
Un vantaggio fondamentale all’interno dell’UE sarà dato da una più
efficace applicazione delle migliori
tecniche disponibili (in inglese BAT –
Best Available Techniques). Aspetto
centrale della Direttiva IPPC, le migliori tecniche disponibili sono progettate per minimizzare l’inquinamento
industriale o prevenirlo. Le linee guida in materia sono contenute nei
documenti linee guida sulle BAT, ad
uso delle autorità preposte al rilascio
delle autorizzazioni e delle imprese, e
devono essere rese pubbliche. In futuro, gli Stati membri non potranno
più discostarsi da tali tecniche, salvo
in casi specifici per cui sarà necessaria
fornire pubblicamente un'opportuna
motivazione.
Un abbattimento ulteriore delle emissioni industriali inquinanti dovrebbe
inoltre produrre sostanziali benefici
sul piano ambientale e sanitario. La
Commissione stima che i decessi prematuri e gli anni di vita persi potrebbero essere ridotti rispettivamente di
13 000 e 125 000 unità l’anno.
Più stringenti saranno anche i valori
limite di emissione per i 2 800 grandi
impianti di combustione presenti sul
territorio dell’UE, così da accelerare gli
interventi per il conseguimento degli
obiettivi fissati nella strategia a lungo
termine sull’inquinamento atmosferico dell’UE. Sebbene tali impianti rientrino già nel campo di applicazione di
una specifica direttiva, la recente revisione dell’IPPC ha rivelato che i livelli
di emissione (soprattutto per quanto
La proposta aumenterà la trasparenza
sul controllo dei dati. I cittadini avranno maggiore accesso alle informazioni
sulle emissioni industriali, integrando
così i dati contenuti nel Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti E-PRTR.
Disponibile in rete dal novembre del
2009, questo nuovo ed importante strumento rende accessibili i dati
annuali relativi alle emissioni di circa
20 000 impianti presenti nell’UE. 
© Istockphoto
>
© Istockphoto
La rifusione di sette atti legislativi in un’unica Direttiva permetterà di armonizzare ulteriormente l'articolata
politica europea in materia di emissioni industriali. La nuova normativa proposta gode di un ampio sostegno
istituzionale e si prevede l'entrata in vigore entro il 2012. Tra i vantaggi annunciati: un' applicazione più efficace
delle migliori tecniche disponibili, disposizioni piu' vincolanti per i grandi impianti di combustione ed una
maggior trasparenza sui dati relativi alle emissioni.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
SETTE DIRETTIVE COMUNITARIE IN UNA
•
•
•
•
•
IPPC
Grandi impianti di combustione
Incenerimento dei rifiuti
Emissioni di solventi
Biossido di titanio (tre direttive)
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
DG Ambiente – Pagina principale sulle emissioni industriali
ec.europa.eu/environment/air/pollutants/stationary/index.htm
Registro europeo delle emissioni e dei trasferimenti di sostanze inquinanti (E-PRTR)
prtr.ec.europa.eu/
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Protocollo di Montreal
11
L’accordo sullo strato di ozono:
una storia di successo planetaria
Tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite hanno ora siglato il Protocollo di Montreal, un accordo
ambientale innovativo che vieta la produzione di sostanze che impoveriscono lo strato di ozono.
Lo scorso settembre, la Repubblica democratica di Timor orientale è stata il 196° paese a ratificare il
Protocollo, un evento salutato dall’UE come una tappa miliare sul cammino degli accordi internazionali,
che mostra come tutte le nazioni possano unire le proprie forze per salvaguardare l’ambiente.
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contro il cambiamento climatico. Infatti
i gas che intaccano lo strato d’ozono
hanno anche un potente effetto serra.
L’attenzione si concentra ora sugli HFC
(idrofluorocarburi) che alcuni comparti dell’industria hanno adottato in
sostituzione delle sostanze bandite
dal protocollo. Purtroppo, molti HFC
hanno pesanti effetti sull'aumento del
riscaldamento globale e possono rivelarsi anche 14 800 volte più nocivi del
biossido di carbonio, il principale gas
ad effetto serra.
>
Il Protocollo di Montreal è stato negoziato nel 1987, quando il mondo si rese
finalmente conto dei danni che la produzione e l’utilizzo di talune sostanze
chimiche di sintesi stavano provocando allo strato di ozono. Entro la fine del
2009, il protocollo bandirà la produzione di CFC (clorofluorocarburi), sostanze impiegate per anni in prodotti quali
spray, frigoriferi e condizionatori d’aria,
e la produzione di halon, un gas utilizzato principalmente negli estintori.
Per il ritiro dal commercio delle altre sostanze che provocano l’assottigliamento dello strato di ozono, inclusi gli HCFC
(idroclorofluorocarburi) e il bromuro di
metile utilizzato come pesticida, è stato definito un preciso calendario.
«Entro la fine del 2009, il protocollo metterà al bando la produzione
di CFC (clorofluorocarburi)
La stessa UE ha già soppresso il 99%
della produzione di questi agenti
chimici. La Commissione europea e
gli Stati membri hanno unito le forze per garantire un rispetto rigoroso
delle norme sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, mentre
l’industria ha operato in maniera proattiva per porre fine al proprio utilizzo
di tali gas. Ulteriori restrizioni sull’uso
delle poche sostanze ancora rimaste
nell’UE entreranno in vigore nel 2010.
La Commissione, inoltre, intende introdurre un sistema elettronico di licenze per monitorare l’importazione
e l’esportazione delle sostanze responsabili dell’assottigliamento dello strato
d’ozono al fine di contrastarne il commercio illegale.
Il buco nell’ozono si
richiude
Dall’entrata in vigore del Protocollo di
Montreal, il buco nell’ozono sull’Antartico è aumentato del 36%; i provvedimenti adottati nell’ambito dell’accordo
si prevedono a partire dal 2050 che
l’ozonosfera ritornerà alla normalità.
Questo strato forma una barriera indispensabile che protegge la Terra da
livelli nocivi di radiazioni ultraviolette.
Porre un limite agli HFC
Gli interventi volti a ridurre al minimo
le emissioni di HFC sono contemplati
nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e nel Protocollo di
Kyoto. La conferenza sul clima prevista a Copenaghen in dicembre offre
al mondo un’altra opportunità di progredire su questo dossier. Nel tentativo
di contrastare gli HFC, l’UE auspica la
creazione di connessioni più forti tra i
futuri forum sul clima e il Protocollo di
Montreal. Nel luglio 2009, i firmatari del
Protocollo di Montreal hanno avviato
colloqui sulla limitazione della produzione mondiale di HFC.
Nel 2006, l’UE ha varato una normativa
che disciplina i gas industriali fluorinati
(quali gli HFC) proibendone l’utilizzo
in determinate circostanze e introducendo misure per l’abbattimento delle
emissioni. 
L’esposizione agli ultravioletti può causare gravi problemi alla salute umana,
compresi tumori della pelle e cataratta,
e costituisce un serio rischio per la biodiversità. Ad esempio, le radiazioni
UV più intense possono ridurre il
livello di plancton negli oceani, con
una potenziale diminuzione delle riserve ittiche. I raggi UV, inoltre, influiscono negativamente sulla crescita
delle specie vegetali, con possibili
rischi sulla produzione agricola.
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Il successo del Protocollo nell’arrestare l’assottigliamento dell’ozonosfera ha dato al pianeta un'ulteriore
strumento per avanzare nella lotta
Sito delle Nazioni Unite sul Protocollo di
Montreal
ozone.unep.org/
DG Ambiente – Proteggere lo strato di ozono
ec.europa.eu/environment/ozone/index.htm
Risultati dell'UE nella messa al bando delle
sostanze che riducono lo strato di ozono
ec.europa.eu/environment/ozone/
community_action.htm
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12
Natura 2000
Maggiore tutela dei siti marini
La Commissione europea e diversi Stati membri dell’UE sono attualmente impegnati nella ricerca di
soluzioni per la tutela delle zone marine nell’ambito della rete comunitaria Natura 2000, istituita per
garantire la sopravvivenza di specie e habitat europei di particolare interesse. L’obiettivo è arrestare la
perdita di biodiversità nei mari del nostro continente e promuovere un utilizzo sostenibile delle risorse.
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nostri mari ed oceani. Tuttavia, il processo per individuare idonee zone di
tutela è ormai avviato e la valutazione dei siti è attualmente in corso in
cinque regioni marine dell’Unione
europea: baltica, atlantica, mediterranea, Macaronesia (Azzorre, Canarie
e Madera) e Mar Nero.
>
Nell’ambito di Natura 2000 sono state
istituite oltre 25 000 zone di conservazione che interessano il 20% circa
della superficie terrestre dell’UE e circa 100 000 km2 di ambiente marino.
Non si tratta di riserve naturali nel
senso stretto del termine, ma di aree
in cui l’uomo e la natura coesistono
in modo sostenibile sotto il profilo
economico e ambientale.
«
Nell’ambito di Natura 2000 sono
state istituite oltre 25 000 zone di
conservazione

La rete è costituita da Zone speciali di conservazione, designate dagli
Stati membri ai sensi della Direttiva
comunitaria «Habitat», e Zone di protezione speciale per la tutela dell’avifauna, designate conformemente alla
Direttiva «Uccelli selvatici».
Cinque regioni marine
L’attuazione in ambiente marino
delle Direttive «Uccelli selvatici» e
«Habitat» è una sfida impegnativa,
considerata la penuria di conoscenze scientifiche generalmente disponibili sul numero e la distribuzione
delle specie e dei tipi di habitat dei
Il processo di designazione dei siti
inizia a livello nazionale e gli Stati
membri sono chiamati a definire
aree marine idonee, in funzione dei
criteri fissati nelle Direttive «Habitat»
o «Uccelli selvatici». Successivamente,
la Commissione valuta le proposte
nazionali in linea con le disposizioni
della direttiva «Habitat» (i siti relativi
alla tutela dell’avifauna sono di diretta competenza dello Stato membro
interessato).
Seminari di
valutazione
Per agevolare il processo di valutazione, la Commissione organizza
una serie di seminari «biogeografici»
avvalendosi dell’assistenza tecnica
dell’Agenzia europea dell’Ambiente. A questi eventi sono invitate a
partecipare, oltre agli Stati membri,
anche diverse organizzazioni non
governative.
Il primo seminario di valutazione,
organizzato nel marzo del 2009 a
Galway (Irlanda), riguardava la regione atlantica. Agli Stati membri interessati sono già state comunicate le
osservazioni della Commissione in
merito alle rispettive proposte. Nella
fase successiva, gli Stati membri dovranno approfondire una serie di
questioni relative a specie e habitat e
colmare eventuali lacune identificate
dalla Commissione, proponendo siti
aggiuntivi.
A novembre si è tenuto il seminario
per la regione baltica, mentre un terzo appuntamento sulle restanti regioni marine (Mediterraneo, Mar Nero e
Macaronesia) è previsto nel primo
semestre del 2010. La Commissione
intende ultimare il processo di valutazione entro la fine del prossimo anno,
così da permettere agli Stati membri
di designare tutti i siti entro il 2012,
nel pieno rispetto delle scadenze
definite nel Piano d’azione dell’UE a
favore della biodiversità.
Si cercherà di far collimare il processo
di designazione dei siti con altri interventi di tutela previsti a livello internazionale, ad esempio coordinando il
lavoro con le azioni contemplate nelle
Convenzioni delle Nazioni Unite sui
mari regionali, anch’esse finalizzate
alla creazione di aree marine protette.
Per quanto riguarda la pesca, la
Commissione intende inoltre fornire,
nella sua politica comune in materia,
ulteriori orientamenti sulle misure
relative alle zone marine della rete
Natura 2000 al fine di promuovere
una gestione sostenibile delle zone
protette. Un’azione comunitaria concertata potrebbe altresì interessare
altre questioni inerenti la gestione dei
siti, quali ad esempio il dragaggio per
l’estrazione di ghiaia e sabbia, nonché
nuove misure per la tutela degli uccelli marini. 
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Natura 2000 e l'ambiente marino
ec.europa.eu/environment/nature/natura2000/marine/index_en.htm
Linee guida sulla tutela dei siti marini
ec.europa.eu/environment/nature/natura2000/marine/docs/marine_guidelines.pdf
Progetti marini LIFE
ec.europa.eu/environment/life/themes/seas/lists/marine.htm
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Premi europei EMAS 2009
13
Premiare l’eccellenza nelle catene di
approvvigionamento «verdi»
Nel corso di una cerimonia organizzata a Stoccolma nel mese di novembre, sette organizzazioni sono
state premiate per la loro eccellenza nella gestione ambientale. L’edizione 2009 dei premi EMAS (Sistema
europeo di eco-gestione e di audit) era incentrata sul tema della catena di approvvigionamento, inclusi
gli appalti pubblici «verdi». I vincitori operano in settori estremamente diversificati che spaziano dalla
consulenza ambientale alla produzione manifatturiera, dal riciclaggio al trasporto su rotaia.
© Trashdesign
scelto era la catena di approvvigionamento (inclusi gli appalti pubblici
«verdi»). Può trattarsi, ad esempio, di
aumentare il volume di materiali riciclati nei prodotti e nei processi di fabbricazione, utilizzare l’elettricità prodotta
da fonti rinnovabili o servizi di catering
rispettosi dell’ambiente e attrezzature
informatiche efficienti sotto il profilo
energetico.
>
I premi ricompensano imprese ed organizzazioni europee che si sono distinte
nella gestione ambientale. I candidati
sono scelti da una rosa di oltre 4 300
organizzazioni registrate nel sistema,
operativo dal 1995. Il sistema EMAS, a
partecipazione volontaria, è uno strumento di gestione che consente alle
aziende e alle organizzazioni di valutare, comunicare e migliorare le proprie
prestazioni ambientali. I partecipanti
sono incoraggiati ad andare oltre i requisiti imposti dalla normativa ambientale operando costanti miglioramenti
in ambiti quali l’efficienza energetica,
un minor consumo delle risorse e lo
smaltimento dei rifiuti.
Pratiche aziendali
«verdi»
I premi EMAS si concentrano ogni anno
su un diverso tema attinente all’ecogestione. Per l’edizione 2009, il tema
All’edizione di quest’anno sono state
candidate 32 organizzazioni provenienti da 12 Stati europei, selezionate
a livello nazionale in rappresentanza
del proprio paese. Ogni Stato membro
può candidare una sola organizzazione
per categoria. I premi sono ripartiti in
cinque categorie: micro-organizzazioni
(meno di 10 dipendenti e fatturato annuo inferiore a 2 milioni di euro), piccole organizzazioni (10-50 dipendenti
e fatturato annuo sino a 10 milioni di
euro), medie organizzazioni (50-250
dipendenti e fatturato annuo sino a
50 milioni di euro e/o bilancio fino a
43 milioni di euro), grandi organizzazioni (oltre 250 dipendenti e fatturato
annuo superiore a 50 milioni di euro
e/o bilancio superiore a 43 milioni di
euro) e amministrazioni pubbliche.
And the winners are…
La vincitrice della prima categoria è
la Eco-Conseil Entreprise, con sede a
Bruxelles. Questa società di consulenza
ambientale è stata premiata per aver
messo in pratica con successo ciò che
teorizza, con il 98% delle spese complessive in prodotti e servizi «verdi» ed
una sostanziale riduzione del proprio
impatto ambientale.
Per quanto riguarda le piccole organizzazioni, il premio è andato alla greca
VAS & EK Kottaridi GP, specializzata nella produzione e nel commercio di calce
e intonaci, distintasi per la sua stretta
cooperazione con i fornitori locali e i
suoi acquisti ecologici: oltre l’80% dei
contratti dell’azienda sono «verdi».
Nella categoria «medie organizzazioni» il primo posto è andato all’Austria
Glas Recycling, un’azienda austriaca
che organizza sull’intero territorio nazionale la raccolta e il riciclaggio degli
imballaggi in vetro usati. L’impresa si
è distinta per il suo proficuo appalto
«verde» basato sulla cooperazione ed
il dialogo con tutte le parti interessate.
Nella sezione «grandi organizzazioni» il primo premio è stato assegnato ad un’altra azienda austriaca, VAE
Eisenbahnsysteme, che progetta e
costruisce speciali sistemi per ferrovie, applica criteri ambientali globali
agli appalti e ha aumentato il proprio
volume di acquisti presso fornitori certificati, incrementando nettamente il
proprio approvvigionamento energetico da fonti verdi.
Per la quinta ed ultima categoria, «amministrazioni pubbliche», i sei membri
della giuria EMAS hanno deciso in via
eccezionale di assegnare un premio
ex aequo a tre organizzazioni: Land
Oberösterreich (Austria), per il suo
impegno a diffondere all’interno della
regione la pratica degli appalti sostenibili; Umweltbundesamt (Germania),
per aver predisposto a livello federale
un sistema globale di ambiziosi appalti
pubblici «verdi»; Environment Agency
(Regno Unito), per lo sviluppo di una
catena di approvvigionamento sostenibile, la formazione del personale e la
portata della sua politica in materia di
appalti. 
PER ULTERIORI
INFORMAZIONI
Premi europei EMAS - Edizione 2009
www.emasawards.eu/
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14
LIFE
Piccole celle crescono
In passato, le celle (o pile) a combustibile sono state utilizzate esclusivamente nell’industria o nei
trasporti, ma oggi trovano applicazione anche in altri settori. Grazie ad una cella da 250 kW installata in
un complesso abitativo parigino, in questi ultimi tre anni centinaia di residenti hanno potuto beneficiare
di energia più pulita e conveniente. Questo progetto dimostrativo, una novità assoluta in Europa, rientra
nell’ambito di un’azione cofinanziata dal programma comunitario LIFE.
di elettricità e circa 374 MWh di calore. L’energia in eccesso viene immessa
nella rete pubblica, consentendo così
un risparmio medio annuo per le spese
generali di riscaldamento del 10%.
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Un sistema pulito ed
ecologico
>
Una cella a combustibile è un dispositivo elettrochimico che permette di
ottenere elettricità dalla reazione controllata tra un combustibile (in genere
idrogeno) ed un comburente (generalmente ossigeno estratto dall’aria).
La reazione produce inoltre acqua e
calore. Diversamente da una batteria
tradizionale, una cella di questo tipo
deve essere costantemente alimentata, ma poiché non vi è combustione diretta, il processo è pulito e silenzioso e
garantisce un’efficienza doppia o tripla
rispetto ai metodi convenzionali.
«Il progetto "Cellia" ha
dimostrato la fattibilità tecnica
delle celle a combustibile
nell’edilizia residenziale
pubblica

Nell’ambito del progetto LIFE «Cellia»,
l’azienda energetica Dalkia Ile de
France ha installato nel novembre del
2006 un’imponente pila a combustibile
in un complesso di edilizia residenziale
situato nella parte sud-occidentale di
Parigi. Gestito dall’OPAC (Ente comunale per l’edilizia residenziale pubblica), il
complesso si compone di oltre 280 appartamenti. Il progetto era finalizzato
ad analizzare il comportamento di una
cella di questo tipo su un periodo minimo di sei anni, studiandone la fattibilità tecnica e testandone l’idoneità di
utilizzo per il riscaldamento nell’edilizia
pubblica. Dalkia e Veolia, due partner
del progetto, misurano attualmente
le prestazioni tecniche, i benefici ambientali, i costi di manutenzione e altri
parametri dell’impianto.
Celle ad alta
temperatura
La cella da 28 tonnellate impiegata per
il progetto sfrutta la tecnologia MCFC
(cella a carbonati fusi), utilizza idrogeno
da gas naturale ed opera ad una temperatura di 600 °C. Sebbene ancora
relativamente poco testate sul mercato, le celle ad alta temperatura come
«Cellia» offrono molteplici vantaggi
rispetto agli impianti convenzionali di
cogenerazione. Tra i benefici ormai assodati figurano la riduzione delle emissioni di CO2, un maggiore risparmio
energetico e un minor inquinamento
atmosferico.
L’impianto fornisce riscaldamento e acqua calda a tutti gli occupanti del complesso dal marzo 2007, ha operato per
5.100 ore e ha generato oltre 806 MWh
Il progetto «Cellia» ha dimostrato la
fattibilità tecnica delle celle a combustibile nell’edilizia residenziale pubblica offrendo molteplici vantaggi fra cui:
nessun problema o usura di tipo meccanico, nessun rumore né vibrazione.
Il sistema è inoltre ad alta efficienza
e rispetto ai sistemi di riscaldamento
tradizionali garantisce minori emissioni di gas serra. Non produce emissioni
inquinanti (NOx o Sox) ed in media
emette il 30% in meno di CO2 di un impianto convenzionale (ciclo combinato
gas-vapore).
Il sistema è tuttora oggetto di costanti
miglioramenti e permette un rendimento elettrico superiore al 41%. A
potenza nominale, i gas esausti soddisfano di norma le aspettative e le specifiche iniziali. Ma per rendere questi
sistemi adatti al mercato, i ricercatori
dovranno migliorare i tempi di avvio/
spegnimento dei gas ausiliari e ridurne
i costi.
Il progetto ha suscitato l’interesse dei
media e nel 2007, in occasione del
«Festival International des Médias
Audiovisuels Corporate» (FIMAC), un
documentario su questa cella a combustibile ha vinto un premio nella categoria «Ingegneria, processi tecnici
ed industriali, innovazione, ricerca e
sviluppo». 
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
Progetto LIFE «Cellia»
www.cellia.fr/
DG Ambiente - Pagina principale del
programma LIFE
ec.europa.eu/environment/life/index.htm
L'AMBIENTE PER GLI EUROPEI  20 09 N °36 
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agenda
FEBBRAIO 2010  MARZO 2010
10 febbraio 2010
22-26 marzo 2010
Giornata informativa del
programma Marco Polo.
Nel corso dell’evento saranno
illustrati il contesto e le ultime
novità del programma Marco
Polo, un’iniziativa dell’UE volta
a promuovere il trasferimento
del traffico merci su strada
verso il trasporto marittimo,
il trasporto ferroviario e le vie
navigabili interne. I partecipanti
riceveranno inoltre informazioni
su come presentare domanda
di finanziamento nell’ambito
dell’invito a presentare proposte
2010 e avranno l’opportunità di
discutere il proprio progetto con
lo staff del programma
Marco Polo.
Settimana europea
dell’energia sostenibile 2010.
L’energia intelligente nelle
città è il tema dell’edizione di
quest’anno della «Settimana
europea dell’energia
sostenibile organizzata in
diverse città d’Europa collegate
al Patto dei Sindaci. Tra gli
eventi in programma è prevista
una conferenza di tre giorni
a Bruxelles che si terrà presso
gli edifici «Charlemagne e
«Borschette della Commissione
europea dal 23 al 25 marzo.
Al termine della prima giornata
di lavori verrà presentato il
Premio europeo per l’Energia
sostenibile (Sustainable Energy
Europe Award).
ec.europa.eu/transport/
marcopolo/events/
infod_en.htm
PER ULTERIORI INFORMAZIONI
SULLE RECENTI PROPOSTE
LEGISLATIVE VISITARE IL SITO:
eur-lex.europa.eu/it/index.htm
NUOVE PUBBLICAZIONI DELLA DIREZIONE GENERALE DELL’AMBIENTE
L’azione dell’UE contro il
cambiamento climatico – Alla
guida dell’azione globale in vista
del 2020 e oltre
ISBN 978-92-79-13411-1
A la cabeza de
la respuesta mundial
N. di catalogo:
hasta 2020 y más allá
KH-78-09-725-IT-C
Brochure disponibile in inglese,
francese, tedesco, italiano, polacco e
spagnolo
L’edizione 2009 di questa pubblicazione di 32 pagine
illustra perché alla conferenza di dicembre di Copenaghen
sarà di vitale importanza raggiungere un nuovo
«ambizioso, globale ed esaustivo» accordo internazionale
sul clima. Attualmente disponibile in sei lingue,
la brochure presenta le proposte dell’UE per un’azione
globale sul cambiamento climatico, nonché le misure già
adottate dalla stessa Unione europea quali il pacchetto
clima-energia del dicembre 2008.
Acción de la UE
contra el cambio climático
2009
Edición
Best LIFE Nature Projects 2007-2008
(I migliori progetti LIFE Natura
2007-2008)
ISBN 978-92-79-13746-4
N. di catalogo: KH-80-09-822-EN-N
Brochure disponibile in lingua inglese
La pubblicazione illustra 26 dei più
Best LIFE Nature Projects
2007-2008
recenti e proficui progetti LIFE Natura
in termini di buone pratiche e/o azioni
dimostrative sulla conservazione
della natura nell’Unione europea che hanno contribuito
all’attuazione delle Direttive «Habitat» e «Uccelli». Tra questi
spiccano cinque «progetti di eccellenza» a tutela della lince
iberica, di un serpente in via di estinzione, di varietà di
avifauna prioritarie e acquatiche nelle zone umide, nonché
della foresta boreale.
Salvo ove diversamente indicato, tutte le pubblicazioni sono
disponibili gratuitamente presso la Libreria dell'UE
collegandosi al sito bookshop.europa.eu oppure presso il
Centro informazioni (BU-9 0/11), DG Ambiente, Commissione
europea, B-1049 Bruxelles, Belgio. Fax +32.2.29.96198
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Quasi 200 progetti «verdi» in tutta Europa fruiranno
di un sostegno a seguito dell’approvazione, da parte dell’UE, di una seconda tornata di finanziamenti
nell’ambito del programma LIFE+ per attività nei seguenti settori: informazione e comunicazione, conservazione della natura e politica ambientale.
Selezionati tra una rosa di oltre 600 proposte, i progetti rappresentano un investimento complessivo di
431 milioni di euro, di cui poco meno della metà (207,5
milioni di euro) provenienti da fonte comunitaria.
I progetti finanziati rientrano in una delle tre categorie
di intervento interessate dal programma LIFE+.
Le 80 azioni selezionate in materia di «Natura e biodiversità» riceveranno un finanziamento comunitario
di 107 milioni di euro. I progetti spaziano dalla tutela
dell’avvoltoio (Bulgaria) ai piani d’azione a favore delle
api selvatiche in area urbana (Francia).
Nell’ambito della misura «Politica ambientale e governance» è previsto un contributo di 90 milioni di euro
di dotazione comunitaria a sostegno di 99 progetti,
fra cui un sistema per il riciclaggio a fini energetici dei
rifiuti (Cipro) ed una serie di progetti per l’adattamento al cambiamento climatico.
L’asse di intervento «Informazione e comunicazione»,
ampiamente incentrato sulla prevenzione degli incendi boschivi, fruirà di aiuti comunitari per un importo
complessivo di 10 milioni di euro destinati a sostenere
17 progetti.
LIFE+ è lo strumento finanziario europeo per l’ambiente che dispone di una dotazione complessiva di
2 miliardi e 143 milioni di euro per il periodo 20072013. Nel corso di tale periodo sarà pubblicato ogni
anno un invito a presentare proposte. Accogliendo
con soddisfazione i progetti approvati quest’anno, il
Commissario per l’ambiente Stavros Dimas ha dichiarato: «Questi progetti contribuiranno a sensibilizzare
gli Europei sulle principali sfide ambientali cui siamo
confrontati. 
Per ulteriori informazioni:
Seconda tornata di finanziamenti per LIFE+
europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference
=IP/09/1646&format=HTML&aged=0&language=
EN&guiLanguage=en
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SOSTEGNO LIFE: 200 MILIONI DI EURO
AI PROGETTI LIFE+
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notizie in breve
LA NUOVA MAPPA SULL’ESPOSIZIONE
ALL’INQUINAMENTO ACUSTICO
EVIDENZIA LE AREE PIÙ COLPITE
IL GHANA FIRMA UN ACCORDO
CON L’UE PER FERMARE IL
DISBOSCAMENTO ILLEGALE
I cittadini europei che pensano di vivere in un ambiente sempre più rumoroso possono oggi verificare l’esattezza o meno della loro percezione grazie
ad un’esauriente mappa del rumore pubblicata
dall’Agenzia europea dell’Ambiente (AEA).
Il Ghana firma uno storico accordo con l’UE inteso a promuovere l’industria sostenibile del
legname reprimendo le attività illegali di disboscamento del paese africano.
NOISE («rumore» in inglese) è il nome davvero appropriato del Servizio di Informazione e Osservazione
del rumore, un database europeo che identifica il
numero di soggetti esposti all’inquinamento acustico dovuto al traffico in Europa e in 102 grandi città.
I dati, che si riferiscono a 19 dei 32 paesi dello Spazio
economico europeo, sono stati compilati a seguito
dell’adozione della Direttiva sul rumore ambientale
in virtù della quale gli Stati dell’UE avevano sino al dicembre 2007 per presentare informazioni pertinenti
in materia. La mappa consente agli utenti di visionare
tali dati, da cui è tuttavia esclusa l’analisi dell’inquinamento acustico nei luoghi di residenza e lavoro.
Margini di miglioramento
Secondo la mappa, più di 41 milioni di Europei in
alcune delle maggiori città europee sono esposti ad
un livello eccessivo di rumore a causa del traffico.
Metà della popolazione residente nei centri urbani
con oltre 250 000 abitanti è soggetta a livelli superiori ai 55 decibel.
Si tratta di un rumore che va oltre il semplice fastidio.
Mentre è ormai assodato che persino un’esposizione
prolungata a bassi livelli acustici può causare ipertensione e disturbi del sonno, le ulteriori conseguenze
sulla salute sono oggi ancora poco note e analizzate.
La nuova mappa dell’AEA ci aiuterà a definire ciò che
dobbiamo cambiare. 
Per ulteriori informazioni:
L’Agenzia europea dell’Ambiente presenta
la nuova mappa del rumore
www.eea.europa.eu/pressroom/newsreleases/
eea-draws-the-first-map-of-europe2019snoise-exposure
Oltre un terzo di tutte le esportazioni di legname del
Ghana è destinato all’UE ed è estremamente difficile
stabilire quale sia la percentuale prodotta legalmente.
Ma le cose cambieranno dal 2010, quando inizieranno
ad arrivare le prime spedizioni di legname autorizzate
nel quadro del nuovo accordo di partenariato.
Le pressioni dei consumatori per bloccare il commercio illegale di legname si intensificano ed i paesi che
vogliono proteggere i loro preziosi mercati e orientarsi
verso nuovi acquirenti sanno che devono agire oggi
per dimostrare la provenienza delle loro esportazioni.
L’azione dell’UE
Il disboscamento illegale ha gravi ripercussioni sul
piano ambientale, economico e sociale e vanifica gli
sforzi di quanti operano responsabilmente nel settore
silvicolo.
Riconoscendo l’importanza del proprio ruolo in quanto principale consumatore, l’UE ha approvato nel 2003
un piano d’azione per l’applicazione delle normative,
il governo e il commercio nel settore forestale al fine
di incentivare una gestione sostenibile di questo comparto. Il piano prevede un sostegno per i paesi che,
come il Ghana, firmeranno un accordo di partenariato.
In virtù dell’accordo, il Ghana si impegna a consentire controlli indipendenti per garantire la credibilità e
una maggiore trasparenza del sistema. I finanziamenti
per aiutare il paese a soddisfare i requisiti per la verifica della legalità dei prodotti saranno forniti dalla
Commissione, dalla Francia, dai Paesi Bassi, dal Regno
Unito e dalla Banca mondiale, oltre che dallo stesso
governo ghanese. 
Per ulteriori informazioni:
Il Ghana firma un accordo di partenariato
con l’UE
europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference
=IP/09/1744&format=HTML&aged=0&language=
EN&guiLanguage=en
09/02/10 10:47
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Grandi speranze per Copenaghen