Spedizione in A.P. - art.2 comma 20/c legge 662/96 così come modificata da artt.1E2 del D.P.C.M. del 27.11.2002 n.294 (G.U. n.1 del 2.1.2003) Reg.Trib. Roma n.373 del 16.08.2001 n. 11 Estate 2003 Rivista di Informazione sull’HIV IN QUESTO NUMERO NON S’E’ DESTA Nadir 1 ROCHE RISPONDE AL “ICAB” 2 CONFUZEON Mauro Guarinieri 2 ORMONE DELLA CRESCITA Filippo Schloesser 4 DOSAGGI STANDARD DI NNRTI a cura di David Osorio 4 COMMERCIALIZZAZIONE DEI FARMACI IN ITALIA Simone Marcotullio 5 LIVELLI DI HCV NELLO SPERMA a cura di David Osorio 5 HERPES SIMPLEX a cura di David Osorio Tamara De Lempicka - Dormeuse 1931-32 NON S'E' DESTA 6 HIV E MALATTIE DEL SANGUE Potenza - Torelli 7 ATAZANAVIR Filippo Schloesser 9 AMPLIAMENTO DELLA PRESCRIVIBILITA’ DI VIREAD Filippo Schloesser 9 PARASSITOSI INTESTINALE E HIV Virgilio D’Offizi 10 PERSI NELLA RETE Mauro Guarinieri 12 NOTIZIE DALL’I-CAB Alessandra Cerioli 14 ATTORE E ATTIVISTA Claudio Masenza 15 EUROPEAN AIDS TREATMENT GROUP David Osorio 16 l 31 dicembre 2002 sono stati notificati al COA/ISS 51.172 casi di AIDS (il 77,8% maschi di 34 anni di età media, le femmine di 32 anni di età media). I casi hanno subito un incremento costante fino al 1995. Dal 1995 al 2001 vi è stata una diminuzione dei casi diagnosticati, da attribuirsi più all'effetto delle terapie che alla riduzione dei casi di trasmissione. I casi diagnosticati nel 2002 sono sovrapponibili a quelli del 2001, con un notevole incremento delle donne rispetto ai primi anni della patologia. Alla stessa data 33.308 persone (65,1%) sono decedute (dato sottostimato a causa della non obbligatorietà della notifica di decesso). Il 71,3% dei casi di AIDS si concentra nella fascia di età tra i 25 e i 39 anni. La distribuzione dei casi di AIDS per modalità di trasmissione negli anni è rimasta costante tra gli omosessuali (da 16, 0 a 17,3%), è diminuita tra i tossicodipendenti, mentre è clamoroso l'aumento di casi di AIDS per contagio eterosessuale (dal 10,7 al 38,0%). Nel 2002 solo il 49,3% delle persone con diagnosi di AIDS era a conoscenza di essere portatore di HIV, mentre il 50,7% non aveva mai fatto il test HIV. E' in notevole aumento il numero di persone con diagnosi di AIDS vicina o concomitante con la diagnosi di HIV. L'ISS stima che le persone con HIV possano aggirarsi intorno alle 110.000. Questi dati mostrano che in Italia la mancanza di campagne di prevenzione è un fatto di notevole impatto, che non vi è ancora consapevolezza dei rischi di contagio, che le donne risultano essere sempre più a rischio, che i giovani sono la popolazione maggiormente colpita e che il sistema sanitario italiano preferisce spendere in trattamenti costosi piuttosto che in campagne efficaci per la prevenzione. A Nadir ROCHE risponde all'Italian Community Advisory Board sul prezzo di Fuzeon Basilea, 11 Aprile, 2003 Cari membri dell'Italian Community Advisory Board, Vorremo innanzi tutto ringraziarvi per la vostra lettera del 4 Aprile nella quale avete espresso le vostre preoccupazioni in merito al prezzo di Fuzeon (enfuvirtide). Rispondo a nome del Dr. Humer, chiedendovi di riportare la nostra risposta a tutte le parti interessate. Fuzeon è il primo farmaco anti-HIV appartenente ad una nuova classe dal 1996. Il farmaco è stato studiato per risolvere il problema rappresentato dall'emergere delle resistenze a farmaci convenzionali appartenenti alle altre classi attualmente disponibili; un problema che sta diventando sempre più grave nei paesi industrializzati. Sulla base del parere positivo del CPMP e dai nostri studi clinici (TORO 1 e 2) che hanno dimostrato un chiaro beneficio terapeutico in pazienti pretrattati, il posizionamento di Fuzeon rispetto al trattamento contro l'HIV è chiarissimo. A 24 settimane, i pazienti che assumevano Fuzeon avevano il doppio di probabilità di avere una carica virale non rilevabile, rispetto a coloro che non lo avevano assunto. Roche e Trimeris hanno agito in modo responsabile nello sviluppo e nella registrazione del farmaco. Allo scopo di garantire che il farmaco sia utilizzato nel momento in cui si pensa che i benefici siano maggiori, Fuzeon verrà utilizzato in una sottopopolazione ben definita di persone sieropositive. Concordiamo con Voi sul fatto che l'accesso a Fuzeon è un elemento cruciale per i pazienti che hanno necessità di nuove opzioni terapeutiche. Sebbene il prezzo di Fuzeon sia più alto di quello fissato per gli altri farmaci anti-HIV, Fuzeon è nella stessa fascia di prezzo di altre terapie innovative introdotte recentemente. Uno dei fattori chiave nella determinazione del prezzo di Fuzeon è che si tratta di una delle molecole più complesse, da un punto di vista chimico, mai prodotte su vasta scala da un'industria farmaceutica. La produzione richiede, infatti, più di 100 passaggi, un numero 10 volte maggiore rispetto ad altri farmaci anti-HIV. La quantità di materia prima necessaria a produrre Fuzeon è spaventosa: da 45 KG di materia prima si ricava solo 1 KG di Fuzeon . I costi di produzione per un mese di approvvigionamento sono da 10 a 20 volte maggiori rispetto a quelli necessari per produrre un inibitore delle proteasi. Gli investimenti sono stati sino ad ora consistenti, e sarà necessario investire ancora per portare a pieno ritmo la produzione di Fuzeon . Stimiamo che i fondi necessari per completare il programma di sviluppo di Fuzeon ammonterà a circa di 820 milioni di Franchi Svizzeri. Vorremo inoltre sottolineare che 820 milioni di CHF rappresentano l'investimento stimato, ad oggi, per lo sviluppo del farmaco e che tale investimento aumenterà negli anni. La cifra stimata di 820 milioni di CHF copre solo i costi relativi alla ricerca, allo sviluppo e alla produzione. Non include i costi di commercializzazione, o l'investimento impiegato per la fornitura di supporto specialistico e materiale educativo per assistere clinici e pazienti. Riguardo alle vostre rimostranze in merito al fatto che parte dei fondi relativi alle prime fasi dello sviluppo di Fuzeon provenissero dal National Institute of Health (NIH) vorremo in primo luogo sottolineare che Roche non ha mai ricevuto nessun fondo dall'NIH, né da altre istituzioni governative, per lo sviluppo di Fuzeon . Vale tuttavia la pena di sottolineare che è "usanza comune" delle industrie farmaceutiche e dei ricercatori pubblici lavorare assieme. L'industria contribuisce a portare le scoperte di ricercatori pubblici dal "laboratorio" alla sperimentazione clinica, e poi alla commercializzazione. Prima di stipulare un accordo esclusivo con Roche, la Duke University ha concesso una licenza esclusiva a Trimeris sui suoi brevetti che coprono Fuzeon . Un ulteriore considerazione sul prezzo è che, a dispetto di altri farmaci convenzionalmente utilizzati contro l'HIV, che vengono somministrati per via orale, Fuzeon deve essere iniettato per via sottocutanea per fare in modo che non sia distrutto dall'apparato digerente. Ciò significa che il prezzo include i dispositivi necessari per l'auto-iniezione (420 pezzi al mese). Stiamo facendo molti investimenti per mettere a disposizione di medici e pazienti una serie di supporti educativi e specialistici. E vogliamo continuare a farlo. Gli alti costi di produzione e negli investimenti non ci permettono di abbassare il prezzo. Vogliamo tuttavia fare in modo che l'accesso a Fuzeon sia il più ampio possibile per tutti i pazienti resistenti ai farmaci attualmente disponibili, e per i quali le opzioni terapeutiche siano limitate. Lavoreremo diligentemente con le autorità locali e con i sistemi sanitari che si occupano di rimborsabilità, per assicurare l'accesso al farmaco al maggior numero possibile di pazienti. Stiamo preparando i dati farmacoeconomici che dimostrano il valore di Fuzeon . Utilizzando markers surrogati dai nostri studi clinici, abbiamo sviluppato un modello per predire l'andamento clinico di un paziente in terapia con Fuzeon a lungo termine. I risultati di questo modello indicano che Fuzeon aumenterà l'aspettativa di vita in grado di garantire un ottimo bilancio tra costi e benefici nei paesi industrializzati. Roche si è impegnata a garantire che la ricerca nel campo dell'HIV continui spedita, sulla base di margini di mercato sostenibili. L'AIDS è un area dove innovazione e metodologie innovative sono fondamentali. Roche impiega grandi risorse per continuare la ricerca, lo sviluppo, e le collaborazioni nel campo dell'HIV. Il secondo inibitore della fusione, T-1249, ha ricevuto da parte dell'FDA la registrazione accelerata in fase I/II. Per essere sempre un passo avanti l'evoluzione virale dell'HIV, è essenziale avere un ritorno economico adeguato. Il prezzo di Fuzeon ha lo scopo di bilanciare i bisogni dei pazienti garantendo all'azienda di mantenersi all'avanguardia. Roche, Trimeris, la comunità di clinici, e la comunità di pazienti hanno tutti lo stesso obiettivo: portare speranza e nuove opzioni terapeutiche ai pazienti che ne hanno bisogno. L'obiettivo deve essere raggiunto in modo sostenibile. Vi ringraziamo fin d'ora per il vostro costante contributo nella lotta contro l'HIV. Sinceramente Dr. David Reddy HIV Franchise Leader - F.Hoffmann-La Roche AG Cc: Dr. Franz B. Humer - Mr William M Burns Dr Charles Sabbah - Dr Renzo Rustici 2 CONFUZEON ® Mauro Guarinieri Il 28 Maggio 2003 Roche ha annunciato che la Commissione Europea ha autorizzato l'uso del nuovo inibitore della fusione Fuzeon®. Il dossier registrativo sottoposto all'EMEA si basa sui dati a 24 settimane, relativi a due studi condotti su circa 1000 pazienti, TORO (T20/Fuzeon® vs. Regime Terapeutico Ottimizzato) 1, condotto negli Stati Uniti ed in Brasile, e TORO 2, condotto in Europa ed in Australia. L'ultima approvazione di un farmaco anti-HIV con un meccanismo d'azione totalmente nuovo risale al 1996, quando fu approvata nevirapina, il primo inibitore non-nucleosidico della trascrittasi inversa. Fuzeon®, conosciuto anche come T-20, inibisce uno degli ultimi passaggi del processo attraverso il quale il virus penetra nella cellula. Le indicazioni per l'uso di Fuzeon® all'interno dei paesi dell'Unione Europea prevedono "l'uso in combinazione con altri farmaci antiretrovirali per il trattamento dell'infezione HIV-1 su pazienti in fallimento terapeutico già esposti ad almeno un farmaco appartenente alla classe degli inibitori della proteasi, degli inibitori non-nucleosidici della trascrittasi inversa, e degli inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa, o che siano intolleranti al trattamento in corso […] nel determinare la migliore terapia di background è raccomandato l'uso del test di resistenza". Si salvi chi può Sfortunatamente T-20 è già stato etichettato come "farmaco di salvataggio". Prima di confinare il farmaco in una posizione che ne potrebbe limitare l'utilità, è bene ricordare le parole di Joep Lange: "La terapia di salvataggio funziona solo quando non è veramente di salvataggio". Il costo, la scomodità, e la tossicità, potrebbero portare a ritardare l'uso di T20 fino a che non sia rimasta nessun'altra opzione disponibile, ma una tale strategia renderebbe la risposta al farmaco debole e poco duratura. I risultati degli studi TORO dimostrano chiaramente che T-20 funziona al meglio quando viene assunto in associazione ad altri farmaci efficaci. Ciò significa che il posizionamento ideale di T-20 si colloca probabilmente un pò più indietro nel tempo: non come regime iniziale, probabilmente neppure in seconda linea, ma nemmeno in fallimento troppo avanzato. Idealmente, T-20 dovrebbe essere associato ad un NNRTI in pazienti naive agli NNRTI, o ad un inibitore della proteasi, associato ad un booster di ritonavir, oppure ad un doppio inibitore associato a ritonavir (i.e. LPV/r più un altro IP) in pazienti già esposti agli IP, ma senza grosse resistenze. Moltissimi pazienti sono già molto oltre questo punto: parliamo di pazienti resistenti a tutte le classi disponibili, un dato che rende difficile, se non addirittura impossibile, costruire una terapia di background alla quale aggiungere T-20. Per questi pazienti, la decisione se utilizzare o meno T-20 dovrebbe essere presa con estrema cautela. Un paziente con carica virale alta ed un numero di CD4 di 10 cellule/mm3, nonostante il trattamento antiretrovirale, potrebbe trarre comunque un beneficio clinico utilizzando T20, anche se la probabilità di ridurre la carica virale rimarrebbe molto bassa. Tuttavia, un paziente con molte resistenze e con un numero di CD4 di 200 cellule/mm3 potrebbe rimanere stabile su tali valori anche utilizzando un regime contenente un inibitore della trascrittasi inversa e/o un inibitore della proteasi, conservando T-20 fino al momento in cui sarà possibile combinarlo con altri farmaci ancora in fase di sviluppo. Alcuni farmaci particolarmente interessanti includono gli inibitori nonnucleosidici della trascrittasi inversa di seconda generazione, capravirina e TMC-125, e gli inibitori della proteasi di seconda generazione, tipranavir o TMC-114. Per i pazienti che hanno ancora qualche opzione terapeuti ca, utilizzare T-20 troppo tardi, aspettando di giocare Fuzeon® come ultima carta, potrebbe essere dunque un errore. Per chi non ha più alcuna opzione terapeutica potrebbe essere pericoloso usare il farmaco troppo presto, aggiungendolo ad una combinazione inefficace che porterebbe ad una resistenza certa a T-20, rendendo impossibile utilizzare il farmaco nel momento in cui saranno disponibili i nuovi farmaci antiretrovirali di seconda generazione. Un farmaco difficile Trattandosi di un peptide particolarmente complesso, Fuzeon® deve essere assunto tramite iniezione sottocutanea. Se l'aderenza alle terapie orali è già difficile, le implicazioni relative all'auto-somministrazione di un farmaco che deve essere iniettato due volte al giorno rendono anche più difficile aderire al trattamento. E mentre la tendenza è quella di sviluppare farmaci più semplici da utilizzare, Fuzeon® sembra andare esattamente nella direzione opposta. Il vero tallone di Achille di Fuzeon® potrebbero essere tuttavia le reazioni locali problematiche sul sito di iniezione. Le iniezioni di T-20 causano una reazione locale, simile alla puntura di una vespa, in quasi tutti i pazienti (98%) sino ad ora osservati. Nel 50% dei casi si tratta di reazioni giudicate lievi, mentre l'altro 50% riguarda eventi giudicati moderati o severi. Nel 20% dei casi i noduli sono ancora presenti dopo una settimana. Non sembra esservi alcun miglioramento nel corso del tempo. Le reazioni locali potrebbero essere dovute all'abitudine di iniettare il farmaco troppo vicine alla pelle, nel tentativo di ridurre i noduli. Nel caso in cui le iniezioni fossero troppo profonde vi potrebbe essere invece un accumulo di cicatrici sottocutanee, probabilmente irreversibile. Alcune persone che utilizzano insulina hanno suggerito di scaldare la siringa e/o il sito dell'iniezione, prima dell'iniezione. In un poster presentato al CROI 2003, relativo ad uno studio sulla patogenesi delle reazioni locali, uno dei risultati era che ogni singolo paziente (su sette studiati) che non aveva avuto reazioni locali "aveva avuto diabete insulina-dipendente e si era auto-iniettato insulina per molti anni, usando le tecniche raccomandate dagli operatori sanitari." Le reazioni locali non sarebbero altro che iniezioni malfatte? Se così fosse, il programma educativo sviluppato sino ad ora da Roche non ha funzionato. Se invece si trattasse di qualcos'altro (allergia, ecc.), si prega di chiarire di cosa si tratti. La ricostituzione di T-20 ha qualcosa a che fare con le reazioni locali? È a che punto il farmaco, anche se non completamente dissolto, è sicuro ed efficace da usare? 2. Nel definire il prezzo il comparatore dovrebbe essere il farmaco più potente attualmente disponibile per il trattamento dell'infezione da HIV. Sulla base della letteratura internazionale Italian Community Advisory Board ritiene che il termine di riferimento dovrebbe essere Kaletra®. 3. Considerato che, al momento della loro introduzione, gli inibitori della proteasi [il cui valore innovativo non può certamente essere messo in discussione] sono stati prezzati a circa il doppio del prezzo dell'inibitore nucleosidico più costoso allora disponibile, Italian Community Advisory Board ritiene che un prezzo accettabile non dovrebbe essere superioe al 200% del prezzo di Kaletra®. 4. Sulla base della nostra stima il prezzo attuale supera di molte migliaia di euro il prezzo ritenuto accettabile da Italian Community Advisory Board 5. Per tali ragioni Italian Community Advisory Board ritiene che il prezzo proposto da Roche sia eccessivo; che, pur riconoscendo il valore innovativo del farmaco, Roche stia generando profitti eccessivi, e che tali profitti debbano andare a vantaggio delle persone sieropositive, a cui appartengono Ricostituzione La ricostituzione è uno dei principali fattori che rendono particolarmente difficile l'uso di Fuzeon®. Non è chiaro se una ricostituzione parziale possa ridurre o meno l'efficacia del farmaco, e cosa significhi esattamente il termine "completamente" dissolto. L'iniezione di una soluzione non completamente dissolta potrebbe aumentare la probabilità di reazioni locali problematiche? Anche se attendere che il farmaco si dissolva completamente rimane uno dei fattori che rendono particolarmente difficile l'uso di Fuzeon®, è stato recentemente dimostrato che una fiala ricostituita, che per qualsiasi ragione non venga utilizzata immediatamente, può essere conservata nel frigorifero per 24 ore. Di conseguenza, è possibile ricostituire simultaneamente 2 fiale, e conservarne una nel frigorifero. In questo modo la fiala immagazzinata, una volta riportata a temperatura ambiente, potrà essere utilizzata senza essere costretti ad aspettare che si ricostituisca. Approvvigionamento Fuzeon® è un farmaco difficile da produrre. Si tratta di una proteina complessa che richiede almeno 106 passaggi produttivi, e grandi quantità di materiali grezzi che devono essere acquistati da terzi. Considerato che nessun peptide è mai stato prodotto in tali quantità, la produzione su scala commerciale di T-20 non ha precedenti nella storia dell'industria farmaceutica. Sebbene Roche/Trimeris abbiano provveduto ad aumentare la produzione, costruendo a tale scopo un nuovo sito produttivo in Colorado, alcune difficoltà nello sviluppo della capacità produttiva, e le difficoltà di approvvigionamento delle materie prime, hanno ridotto la disponibilità di farmaco, rendendo praticamente impossibile implementare un programma di accesso allargato adeguato alle richieste. Si prevedeva che la produzione su larga scala per l'introduzione di Fuzeon® sul mercato iniziasse all'inizio del 2003. Ma dopo aver saputo che solamente la metà del farmaco necessario per il lancio sarebbe stato disponibile al momento della presentazione, è stato messo a punto un piano per la distribuzione limitata. Roche/Trimeris devono assicurare che la produzione venga aumentata sino a soddisfare la domanda, senza ulteriori ritardi, garantendo il rifornimento di farmaco sufficiente per gli studi clinici ancora in corso, per il programma di accesso allargato, e per il mercato globale. Dovrebbe essere inoltre assicurata la quantità di farmaco necessaria a condurre gli studi di fase IV. Roche sta immagazzinando scorte sufficienti per coprire 5 mesi di trattamento per ogni paziente che inizi il trattamento con T-20. Si tratta di un programma rassicurante, che potrebbe aver tuttavia contribuito a determinare il prezzo astronomico fissato da Roche. Italian Community Advisory Board chiede a Roche SpA: 1. che pianifichi una campagna di educazione permanente rivolta ai pazienti, e al personale medico e infermieristico, e una serie di studi: 2. che chiariscano se l'inibizione del gp41 interferisca o meno con altre funzioni cellulari 3. Considerato che il 50% delle persone in trattamento con Fuzeon® > 6 mesi sviluppa anticorpi anti-T20 che chiariscano quali siano le possibili implicazioni virologiche, e se il legame anticorpale riduca o meno la biodisponibilità di Fuzeon® 4. che chiariscano il ruolo della reazione di ipersensibilità a T20 [tre casi segnalati sino ad ora; 1 provbalimente attribuibile ad abacavir, 2 probabilmenbte attribuibili a T20]; qualora si trattati di una risposta infiammatoria chiariscano se la presenza di altre reazioni infiammatorie concomitanti (i.e. asma, dermatite) rappresentino o meno un fattore di rischio 5. che chiariscano se l'uso intermittente di T20 sia possibile o meno, e quali siano le condizioni ottimali per l'uso intermittente 6. che chiariscano quale sia il momento migliore per iniziare il trattamento con T20 7. che chiariscano quale sia la dose massima tollerabile del farmaco, e quali siano le migliori strategie da utilizzare nel caso sia necessario un aumento o una riduzione della dose 8. che chiariscano quali siano le interazioni [una prima comunicazione relativa ad un aumento del 34% dell'AUC di Fuzeon® in presenza di Norvir® è stato segnalato al CROI 2003]. Sono inoltre necessari studi di interazione con metadone, buprenorfina, contraccettivi orali, e Inibitori della proteasi 9. che chiariscano se l'esposizione a T20 pregiudichi o meno la risposta a T1249 10. che chiariscano quale sia l'impatto di T20 sulla qualità della vita, e valutino le migliori strategie per ridurre al massimo tale impatto 11. che chiariscano come utilizzare T20 in età pediatrica con particolare attenzione ai problemi di aderenza dovuti alla modalità di somministrazione del farmaco La comunità delle persone sieropositive, attraverso i suoi rappresentanti, dovrà essere pienamente coinvolta nel disegno e nella valutazione degli studi di cui sopra. A tale scopo, ogni studio dovrà prevedere la costituzione di un Community Advisory Board. Un prezzo astronomico Per il mercato europeo è stato annunciato un prezzo all'ingrosso di $20.440. Sebbene tutti concordino sul fatto che la disponibilità di una nuova classe di farmaci sia una buona notizia, il prezzo annunciato da Roche rende assai difficili i festeggiamenti. E anche se Roche aveva preannunciato che il prezzo di Fuzeon® sarebbe stato particolarmente elevato, Fuzeon® dimostra come non esista più alcuna relazione tra prezzo ed efficacia. La posizione di Italian Community Advisory Board Italian Community Advisory Board ha lanciato una campagna internazionale per la riduzione del prezzo di Fuzeon® di cui abbiamo lungamente riferito sul numero scorso di Delta. Su questo numero pubblichiamo la risposta inviata da David Reddy, HIV Franchise Leader di Roche International. Molti gruppi nazionali ed internazionali hanno già incontrato Roche per discutere alcune delle questioni discusse in questo articolo, ma sino ad ora non sono state identificate soluzioni soddisfacenti. Italian Community Advisory Board, una coalizione di cui fanno parte Archè, ASA, Gruppo Propositivo Beta2, LILA, Nadir HIV Treatment Group (maggiori informazioni su http://icab.bravepages.com), che ha incontrato Roche Italia il 21 Maggio 2003, ritiene che: 1. Il prezzo proposto da Roche SpA [52 € giorno/paziente] sia significativamente superiore al prezzo ritenuto accettabile da Italian Community Advisory Board; 3 L'ORMONE DELLA CRESCITA RESPINTO DA EMEA onostante l'ormone della crescita N (recombinant human growth hormone, Serostim) sia stato approvato negli Lo studio presentato da Serono per l'approvazione di tale molecola (GF 9037), aveva arruolato 770 pazienti in vari centri clinici. I partecipanti avevano ricevuto Serostim 6 mg (in doppio cieco) al giorno o a giorni alterni per 12 settimane. Lo studio aveva dimostrato l'aumento di massa magra (5,2 Kg di peso corporeo) e l'aumento di forza fisica del 9,9% (2,5 kJ) nel braccio a dosaggio giornaliero. Gli effetti collaterali riportati in fase non grave e tutti ampiamente gestibili, sono: artralgia (24,5%), mialgia (17,9%), artrosi (7,8%). I partecipanti allo studio hanno tutti dichiarato di aver ottenuto un evidente stato di benessere legato all'aumento di forza e di peso corporeo. Le ragioni fornite dal CPMP per la decisione negativa sono: - difficoltà di identificare la popolazione mento della massa magra, nonostante target a causa dell'eterogeneità relativa siano stati forniti dati ergonometrici spealla composizione corporea e alle opzio- cifici in rapporto a braccia con placebo), ni antiretrovirali (ma ciò appare in contrasto con la definizione di wasting e con - mancanza di dati di efficacia di lungo la precedente approvazione di farmaco termine (per CPMP il fatto che almeno 13.000 persone negli USA ed in altri 13 orfano), paesi ove Serostim è approvato ne - dubbi sulla rilevanza clinica degli end- abbiano avuto giovamento negli ultimi 6 point primari studiati (non è chiaro al anni non ha alcun significato), CPMP il significato di miglioramento delle attività fisiche in rapporto all'au- - preoccupazione sui dati di tossicità di lungo termine in caso di cicli ripetuti per pazienti con AIDS (di nuovo, non sono tenuti in conto i dati USA ove non sono stati riportati eventi avversi legati alla somministrazione di Serostim, né il fatto che le persone con AIDS debbono risolvere problemi urgenti, mentre quelli di lungo termine sono di secondaria importanza di fronte ad una patologia con alta incidenza di mortalità, vedi dati di epidemiologia a pag. 1). USA dall'FDA fin dal 1996 per il trattamento della wasting syndrome correlata all'HIV, in Europa l'EMEA ne ha respinto l'approvazione nello scorso mese di maggio. La wasting sindrome è definita come la perdita di massa magra superiore al 10% del peso corporeo, diarrea cronica con almeno cinque scariche al giorno per un mese, febbre e astenia in assenza di altre patologie specifiche. Pertanto la wasting è considerata una patologia legata alla presenza di HIV, debilitante, che produce stanchezza, può aumentare il rischio di infezioni opportunistiche peggiorando in modo evidente la qualità della vita. La wasting da HIV è stata crescente con un picco nel 1994 (25%). Dal 1996 l'incidenza è rimasta costante (14%) ed è riconosciuta come sindrome indipendente alla lipodistrofia ed ai vari regimi alimentari. In letteratura la perdita di peso è descritta come fattore indipendente di predizione della mortalità, a prescindere dalla HAART. Serostim aveva ottenuto la qualifica di farmaco orfano dall'EMEA nel 2000, qualifica data a farmaci per patologie a bassa incidenza. Filippo Schloesser Riteniamo che la decisione EMEA pregiudichi notevolmente il tentativo di miglioramento della qualità della vita che può fornire questo farmaco. L'EMEA continua a occuparsi solo di quantità della vita senza tenere in conto le problematiche di qualità della stessa. I dati sono conosciuti ampiamente in Europa ed in America dalle persone con HIV ed è molto probabile che le persone che ritengono utile questo farmaco lo cerchino anche facendo ricorso al mercato nero, sottoponendosi a trattamenti con farmaci analoghi privi di controllo di L’ormone della crescita merita una più accurata analisi da parte delle autorità europee, soprattutto in vista degli aspetti di miglioramento della qualità della vita. qualità. E' triste pensare che oggi molte persone che potrebbero beneficiare di un farmaco che migliora forza e fibra muscolare non sia permesso in Europa, mentre in USA, Giappone ed altri 12 paesi ve ne sia ampio accesso. EMEA non riflette sul costo sociale di persone che non riescono ad espletare le proprie attività a causa dell'astenia e della perdita di peso, sicuramente maggiore del costo di un farmaco (attualmente due cicli di Serostim possono costare circa 1600 euro/anno). Serono intende appellare tale decisione e presenterà il ricorso entro il 6 luglio prossimo alle autorità, mentre le associazioni e la comunità delle per- sone sieropositive che hanno usufruito dei vantaggi di tale farmaco, intendono appoggiare le azioni per l'ottenimento di un'approvazione rapida in Europa. DOSAGGI STANDARD DI NNRTI SPESSO SUBOTTIMALI ? li studi degli effetti della nevirapina (NVP) e dell'efavirenz (EFV) sulle concentrazioni plasmatiche è stato il tema di una presentazione orale del dr. Garraffo e colleghi dell'Università di Nizza, Francia. Questi ricercatori hanno presentato uno studio retrospettivo per cercare di collegare i livelli plasmatici dei farmaci all'efficacia antiretrovirale. Sono state raccolte 447 concentrazioni trough di NNRTI (328 campioni con EFV e 119 con NVP) per un periodo di due anni da pazienti pre-trattati e naive. Le concentrazioni dei farmaci sono state aggiustate secondo i valori della Commissione francese AIDS (ANRS). Questi sono 1,100-5,000ng/ml per l'EFV e 3,000-8,000 ng/ml per la NVP. G Sono stati fatti dei tentativi per correlare le concentrazioni del farmaco con la risposta della a cura di David Osorio carica virale, lo sviluppo delle mutazioni K103N e Y181C e gli effetti collaterali corrispondenti. La scoperta più importante è stata che il 30% dei livelli trough stavano sotto le concentrazioni ottimali mentre solo il 2.5% stavano al di sopra di questi livelli. pazienti pre-trattati che in quelli naive (38% vs 3 %, p<0.02). Comunque, l'aspetto più rilevante è stato che una proporzione più grande di soggetti con la mutazione K103N o la Y181C avevano concentrazioni plasmatiche di NNRTI sotto la media ottimale. Hanno trovato che tra i pazienti naïve che ricevevano EFV, quelli con carica virale non quantificabile o con una diminuzione più alta della carica virale avevano concentrazioni plasmatiche significativamente più elevate di EFV che quelli con una risposta minore, 1,770 ng/ml +/1,120 vs 1,490+/-770 p<0.05. Non è stata riscontrata una differenza simile nel gruppo di pazienti pre-trattati. In modo analogo, la presenza di mutazioni dei NNRTI era significativamente più elevata nei Anche se questi studi sono vulnerabili a tutte le critiche che possono essere imposte agli studi retrospettivi, rimane un fatto drammatico: un terzo dei pazienti che ricevono la dose standard attuale dei regimi terapeutici avevano concentrazioni subottimali di NNRTI. Vi è bisogno chiaramente di uno studio prospettivo controllato sulle concentrazioni degli NNRTI con bracci di controllo. 4 Fonte: i-Base, UK INTERMINABILE IL PROCESSO PER LA COMMERCIALIZZAZIONE DI UN FARMACO IN ITALIA. Simone Marcotullio C ome già riferito in precedenti numeri di Delta, desideriamo richiamare l’attenzione dei nostri lettori sul meccanismo attualmente vigente in Italia per l’approvazione di una qualunque specialità medicinale, meccanismo che non permette ai cittadini italiani l’accesso a farmaci se non dopo un ritardo sproporzionato rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea. Delta ha già più volte preso posizione circa questo problema, con editoriali e articoli riferiti a patologie quali HIV/AIDS e epatite C. Con la legge del 15 giugno 2002, n. 112 (G.U. n. 139 del 15.06.2002), in particolare il paragrafo 9-ter (sotto riportato), l’approvazione al commercio, quindi alla incondizionata possibilità di accesso per un qualunque farmaco, risulta un procedimento interminabile. Se da un lato la regionalizzazione dei budget sanitari rende plausibile la ricerca di un meccanismo di controllo della spesa da parte delle regioni, dall’altro, la legge sopra citata, istituisce situazioni lesive dei diritti dei cittadini, soprattutto delle fasce da tutelare, con malattie croniche o comunque gravi. E’ infatti previsto un meccanismo di controllo di quattro enti (CUF - Commissione Unica del FArmaco, Ministero dell’Economia, speciale commissione presso la Conferenza Stato Regioni, e Corte dei Conti) che, applicato indiscriminatamente a tutte le specialità medicinali, rende l’accesso ad un farmaco notevolmente ritardato rispetto a tutti gli altri paesi europei. Questa situazione risulta particolarmente grave nel caso dei farmaci “salvavita”: malattie come l’AIDS, i tumori di qualunque tipo, ecc…, spesso necessitano di specialità medicinali che, se ritardate al commercio per soli motivi burocratici, possono realmente mettere a rischio la vita delle persone che lo stato italiano deve difendere o obbligarle ai viaggi della speranza in diversi paesi dell’UE. Non esiste infatti, come si sente spesso dire in modo impreciso, un rischio per i cittadini rispetto al fatto che un farmaco possa essere commercializzato troppo velocemente: questo rischio oggi è controllato a monte da autorità scientifico/regolatorie europee che, dandone il via libera nell’unione europea, garantiscono l’efficacia e la sicurezza della specialità medicinale. Solo dopo tale approvazione inizia il procedimento per l’approvazione del prezzo e per la sua commercializzazione che in Italia può necessitare di oltre 9 mesi. Il risultato di tutto questo è che un cittadino di una qualunque altra nazione europea ha accesso ad un farmaco molto più velocemente di quanto, per soli motivi burocratici, lo abbia un cittadino italiano. Il meccanismo è assurdo in sé, e le due esemplificazioni seguenti possono testimoniarlo: 1) Per i farmaci salvavita non si può adottare un meccanismo che ne ritardi la commercializzazione: un farmaco “salvavita” per definizione necessita di urgenza e sarebbe giusto e legittimo che questa tipologia di farmaci venisse esclusa da questo procedimento; 2) Nell’ipotesi della commercializzazione di un farmaco generico a prezzo minore di quelli esistenti, con documentata equivalenza terapeutica rispetto al farmaco di riferimento, “Le deliberazioni della Commissione unica del farmaco concernenti riclassificazione dei farmaci ovvero nuove ammissioni alla rimborsabilità, con effetto dal 1 giugno 2002, sono approvate con decreto del Ministro della salute, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Al decreto è allegata una relazione tecnica, verificata dal Ministero dell'economia e delle finanze - Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, avente ad l’adozione di un procedimento di questo tipo fa spendere allo stato cifre maggiori, a causa della lunghezza delle procedure burocratiche. Viceversa lo stato italiano dichiara di voler ridurre la spesa pubblica. Ci chiediamo dunque se sia corretto, prima di tutto, non permettere ai cittadini italiani l’accesso a farmaci “salvavita” in tempi analoghi al resto d’Europa e se sia corretto, comunque che un meccanismo legato alla salute crei altri centri di potere, senza salvaguardie specifiche che permettano di superare ostacoli burocratici nel caso di farmaci salvavita e nel caso di “farmaci generici di comprovata efficacia”. Siamo inoltre preoccupati per la creazione, riportata recentemente sui giornali, di una “Agenzia dei Medicamenti”, che in sé, potrebbe risolvere una serie di problematiche, garantendo un interlocutore unico per la richiesta di commercializzazione di un farmaco. Il meccanismo potrebbe infatti funzionare se realmente rappresentativo di tutte le realtà interessate Stato (Ministero della Salute e dell’Economia), Regioni , e, perché no, rappresentante della Corte dei Conti - in modo da rendere questa agenzia “realmente e definitivamente deliberante”. Se non ci si mette in queste condizioni e, di conseguenza, se non si passa alla cancellazione del 9-ter, questa agenzia risulterà complicare e allungare ulteriormente le cose senza essere un punto di riferimento per tutte le realtà interessate, quali pazienti, industrie, associazioni, governo nelle sue differenti espressioni e regioni. oggetto gli effetti finanziari dello stesso. In particolare la relazione tecnica attesta che dalle deliberazioni non derivano oneri maggiori rispetto ai livelli di spesa programmati nei documenti contabili vigenti di finanza pubblica nonché, in particolare, rispetto a quelli definiti nell'accordo tra Governo, regioni e province autonome dell'8 agosto 2001, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 207 del 6 settembre 2001. I decreti di approvazione sono trasmessi alla Corte dei conti per la relativa registrazione". LIVELLI DI HCV NELLO SPERMA A a cura di David Osorio ttualmente si ritengono bassi i tassi di trasmissione dell'HCV per via sessuale, cioè di circa un 5%. Ciononostante, vi è molta controversia su come e quando l'HCV è trasmesso sessualmente. Anche se il virus dell'HCV è stato rilevato nello sperma, non è stato ancora dimostrato che l'HCV possa essere trasmesso con lo scambio dello sperma. Ma sono necessari ulteriori studi per sapere se vi sono circostanze o condizioni in cui l'HCV può essere trasmesso attraverso lo sperma e come l'HCV può essere trasmesso sessualmente. contatto sessuale: ferite aperte, sesso anale, mestruazione, fisting. Studi più recenti suggeriscono che la carica virale alta dell'HCV può promuovere la trasmissione sessuale. Il Center for Disease Control americano sostiene che il rischio di trasmissione sessuale dell'HCV aumenta se una persona ha molti partners sessuali ed è sessualmente attiva. L'HCV si trasmette con il contatto del sangue con il sangue. Gli studi hanno rivelato che il rischio della trasmissione sessuale può aumentare anche quando circostanze come queste sono presenti durante il L'HCV è normalmente trasmesso attraverso il sangue, ma l'HCV RNA è stato rilevato recentemente nello sperma. Questo studio è stato effettuato per studiare lo spargimento seminale dell'HCV ed i fattori che potrebbero influenzare la presenza dell'HCV nel liquido seminale degli uomini coinfettati con HIV-1. I genomi dell'HCV e dell'HIV-1 sono stati analizzati nei campioni di Dato che nei soggetti HIV+ è stata riscontrata una carica virale più alta di HCV, ci si chiede anche se è più alto per questa categoria il rischio di trasmissione sessuale dell'HCV, aspetto che ancora non è stato studiato adeguatamente. Gli studi hanno dimostrato che il rischio di trasmissione dell'HCV aumenta significativamente tra le donne HIV+ in gravidanza. sperma di 35 uomini arruolati in un protocollo di procreazione medica assistita. L'HCV RNA è stato rilevato intermittentemente nei campioni di sperma di 9 pazienti (25.7%). I campioni di questi 9 pazienti con HCV RNA nel loro sperma e di 26 senza HCV RNA sono stati paragonati per analizzare ulteriormente questi parametri. Non è stata riscontrata nessuna correlazione tra l'HCV RNA nel liquido seminale e l'età, la carica virale dell'HCV, la durata dell'infezione da HIV-1, il trattamento anti HIV, il numero di CD4, la carica virale dell'HIV-1 o la rilevazione nello sperma. La rilevazione intermittente di HCV RNA nei campioni di sperma giustifica la ricerca sistematica dell'HCV RNA nello sperma e l'uso di spermatozoi trattati nella fecondazione medica assistita delle coppie non fertili HCV sierodiscordanti. Ref: Pasquier C, Bujan L, Daudin M et al. Intermittent detection of hepatitis C virus (HCV) in semen from men with human immunodeficiency virus type 1 (HIV-1) and HCV. J Med Virol 2003 Mar;69(3):344-9. http://www.ncbi.nlm.nih.gov:80/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=PubMed&list_uids=12526044&dopt=Abstract. - Jules Levin, NATAP.org 5 L'HERPES SIMPLEX: UN VIRUS CHE GUADAGNA TERRENO a cura di David Osorio Il numero di casi di herpes è aumentato del 50% in dieci anni! Pensavi di sapere tutto su questa malattia? Ne troverai qui alcuni aspetti ancora poco conosciuti. SINTOMI A VOLTE POCO RICONOSCIBILI I sintomi più classici dell'herpes sono la sensazione di bruciore e la comparsa della "eruzione di febbre", che appare generalmente su labbra, faccia, genitali, ano, ecc. Raramente, l'herpes genitale può comportare altri sintomi: vesciche, piaghe, perdite di siero nelle parti intime, dolore addominale, dolore ai glutei, coscie, genitali. Uno studio recente stima che fino al 60% dei casi di herpes genitale non sono identificati come tali dalle persone colpite! Nel caso di sintomi inusuali a livello del bacino, e particolarmente se questi sintomi si ripetono regolarmente (ad esempio durante le mestruazioni), è importante consultare il medico per verificare se non si tratta di una caso di herpes genitale. LESIONI A VOLTE INVISIBILI Molto spesso, le persone che soffrono di herpes sanno che possono infettare un'altra durante il periodo che comincia tre giorni prima della comparsa della lesione e che finisce, in generale, quando la crosta cade. Nel caso dell'herpes genitale, e soprattutto durante l'anno che segue la prima manifestazione, alcune persone possono infettare il partner senza sviluppare mai i sintomi. Il virus, pur essendo attivo, provoca lesioni microscopiche, invisibili a occhio nudo, che comunque possono trasmettere l'infezione. E' per questo motivo che, dopo la prima diagnosi di herpes genitale, risulta più prudente fare l'uso sistematico del preservativo durante almeno un anno, anche in assenza di lesioni. Uno studio recente ha dimostrato che un trattamento quotidiano con un farmaco contro l'herpes ne riduce il rischio della trasmissione attraverso i rapporti sessuali. Ma è ancora troppo presto per generalizzare questo tipo di trattamento preventivo. IN CERCA DI UN VACCINO Un vaccino contro l'herpes genitale è riuscito a diminuire il contagio tra le donne che non avevano mai avuto l'herpes (né orale, né genitale). Questo vaccino continua ad essere in studio. La ricerca di un vaccino contro l'herpes genitale fa progressi, ma non sarà disponibile prima di alcuni anni. EVITARE LA TRASMISSIONE DELL'HERPES L'herpes si trasmette attraverso la saliva (herpes della bocca), lo sperma e le secrezioni vaginali (herpes genitale), ma anche attraverso il contatto con le lesioni , le lesioni microscopiche o più semplicemente con le dita. Se hai una manifestazione di herpes, devi lavarti sempre le mani dopo aver toccato le lesioni. Devi fare attenzione anche quando manipoli le lenti a contatto: lava le mani prima di toccarle e non utilizzare mai la saliva. Rischieresti di sviluppare un herpes nell'occhio, molto grave. Evita anche di asciugarti gli occhi o il corpo con un asciugamano che è stato in contatto con le lesioni. Non vi è rischio di contagio del virus dell'herpes, invece, nelle piscine o nei bagni e nei bidè. L'uso del preservativo è sempre il modo migliore di proteggerti (o di proteggere il tuo partner) nel caso di un rapporto sessuale. Lava bene le mani prima di metterti il preservativo. Se hai lesioni di herpes genitale, sarebbe preferibile evitare completamente l'attività sessuale fino alla guarigione (quando la pelle ha ricoperto di nuovo la zona colpita). PRECAUZIONI PER LE DONNE IN GRAVIDANZA L'herpes è pericoloso per il feto o per il neonato e può comportare conseguenze gravi (problemi agli occhi, al cervello, alla pelle, ecc.). Una donna contagiata da herpes da molti anni ha sviluppato delle difese immunitarie: il rischio di trasmettere il virus al bambino è basso (meno dell'1%). Una donna che si contagia con il virus dell'herpes per la prima volta durante la gravidanza, invece, trasmette il virus al bambino nel 30 - 50% dei casi. Se sei incinta e non hai mai avuto alcuna manifestazione di herpes, devi proteggerti nei rapporti sessuali oppure evitarli durante gli ultimi tre mesi della gravidanza se il tuo partner ha già sofferto di herpes genitale. Anche se questa misura può sembrare esagerata e difficile da rispettare, è un modo efficace di evitare gravi problemi al bambino che sta per nascere. Parlane con il medico dall'inizio della gravidanza. Se hai già avuto manifestazioni di herpes, parlane ugualmente con il medico, che potrà prescriverti eventualmente un trattamento per prevenire le manifestazioni secondo il tuo stato immunitario e la frequenza delle manifestazioni. Se compare una manifestazione di herpes genitale alla fine della gravidanza, è opportuno praticare un parto cesareo per evitare che il bambino abbia contatto con le lesioni durante la nascita. TRATTAMENTO DELL'HERPES NELLE PERSONE SIEROPOSITIVE - Secondo le raccomandazioni dell'ultimo rapporto degli esperti HIV, il miglior trattamento dell'herpes nelle persone HIV+ è con valaciclovir. Il valaciclovir è un tipo di aciclovir (Aciclovir, fabbricato da diverse case farmaceutiche, oppure Zovirax) meglio assorbito dall'intestino (permettendo quindi concentrazioni più elevate di sostanza attiva nel sangue). - Alle persone che hanno meno di 200 CD4 a volte è necessario somministrare l'aciclovir endovena (per ottenere concentrazioni ancora più elevate del farmaco nel sangue). Raramente il virus dell'herpes può diventare resistente a questi farmaci, ma in questi casi si usa il foscarnet (Foscarvir) per fleboclisi. - L'aciclovir o il valaciclovir (Zelitrex) sono più efficaci se presi dalla comparsa dei primi sintomi: cerca di avere una scorta di questi farmaci a casa per cominciare a trattarti dai primi segni (ma consulta comunque il medico per confermare la diagnosi e, se necessario, adattare il trattamento). - Alle persone HIV+ che hanno più di 5 o 6 manifestazioni di herpes all'anno o alle quali queste manifestazioni producono delle lesioni molto gravi, il medico potrà decidere di prescrivere un trattamento preventivo con valaciclovir (Zelitrex) da assumere tutti i giorni per il tempo necessario. - Le creme contro l'herpes (Zovirax crema, Activir, ecc.) sono effiaci soltanto per la febbre sulle labbra. Per gli altri herpes è consigliato il trattamento con le compresse. - Le lesioni di herpes cicatrizzano più in fretta se sono asciugate bene dopo il bagno (con un asciugacapelli, a bassa temperatura). HSV1 - L'herpes degli organi situati sopra il punto di vita (labbra, bocca, gola, occhio, ecc.) è generalmente causato dal virus HSV-1. Sempre più frequentemente, l'HSV1 colpisce anche gli organi che stanno sotto il punto di vita, ma provoca meno sintomi dell'HSV-2, il virus dell'herpes genitale. HSV2 - L'herpes genitale (degli organi genitali, ma anche dell'ano, delle natiche, del retto) si deve essenzialmente al virus HSV2, che è più aggressivo. (1) Superfície della pelle con ampolle rosse e infettate (2) Ramificazioni di nervi sulla pelle, che producono dolore anche a livello epidermico (3) Guaina che copre l'insieme dei nervi (4) Insieme di nervi che sono attaccati dal virus dell'herpes (5) Struttura del nervo attaccato dal virus Herpes Labiale Virus Herpes Simplex Fonte: Remaides n. 47, marzo 2003 6 HIV E MALATTIE DEL SANGUE Dr. Leonardo Potenza - Prof. Giuseppe Torelli Divisione di Ematologia - Dipartimento di Oncologia ed Ematologia - Università di Modena e Reggio Emilia Policlinico - Via del Pozzo 71 41100 Modena L'infezione da Virus dell'Immunodeficienza Umana (HIV) e la Sindrome da Immunodeficienza Acquisita (AIDS) sono causa di un ampio spettro di patologie e manifestazioni cliniche di cui fanno parte anche le alterazioni ematologiche. Le alterazioni ematologiche in corso di infezione da HIV sono molto comuni e quasi sempre ad eziologia multifattoriale. Gli effetti dell'infezione da HIV si ripercuotono su tutte le linee cellulari emopoietiche. La morfologia del midollo osseo risulta invariabilmente alterata, anche in assenza di altre patologie concomitanti, e, oltre alla ben nota linfocitopenia, anemia, neutropenia, piastrinopenia ed alterazioni dell'assetto emocoagulativo possono essere presenti durante tutte le fasi della malattia da HIV. Le infezioni opportunistiche intercorrenti possono essere esse stesse causa di mielosoppressione e/o indurre specifiche citopenie periferiche. Infine anche i farmaci utilizzati nel trattamento dell'HIV e delle sue complicanze sono frequentemente causa di alterazioni ematologiche. ANEMIA L'anemia è una delle più frequenti complicanze dell'infezione da HIV. Può influire sulla qualità della vita causando astenia, tachicardia, cardiopalmo, dispnea anche a riposo. L'eziologia dell'anemia può essere: 1) da ridotta produzione, 2) da aumentata distruzione, 3) da perdita. Nei pazienti HIV-positivi l'anemizzazione è di solito multifattoriale. L'HIV può infettare le cellule stromali midollari e causare la secrezione di citochine responsabili della riduzione di produzione dei globuli rossi e/o delle altre serie midollari. I pazienti con HIV possono presentare "aplasia pura della serie rossa" (PRCA) risultante in un blocco della produzione dei globuli rossi. L'agente eziologico della PRCA è il Parvovirus B19, che infetta i precursori eritropoietici a causa dell'incapacità dei pazienti con HIV di eliminare il virus. Inoltre l'anemia da ridotta produzione può essere causata dall'assunzione di alcuni medicinali (e.g. la zidovudina presenta frequentemente come effetto collaterale severa anemizzazione), da infezioni opportunistiche, da neoplasie e/o carenze nutrizionali a seguito di anoressia, malassorbimento o malattie metaboliche. Molti pazienti con anemia HIV-correlata sono affetti da quella che viene considerata "anemia da disordine cronico": una ridotta produzione di glo- buli rossi attribuibile all'infezione cronica da HIV. Nell'ambito dell'infezione da HIV sempre più spesso l'emolisi, sia essa autoimmune e/o microangiopatica, è causa di anemizzazione da aumentata distruzione. Un terzo dei pazienti infettati dall'HIV presenta positività serica per il test di Coombs, segno che i globuli rossi sono ricoperti da immunoglobuline. Raramente questi pazienti manifestano una anemia emolitica autoimmune clinicamente rilevante. Da segnalare l'incremento di frequenza della porpora trombotica trombocitopenica (TTP) e dell'anemia emolitica microangiopatica anticorpo-mediata. Molto più raramente, seppur possibile, la causa dell'anemizzazione è rappresentata da sanguinamento gastrointestinale sia occulto che clinicamente evidente. A causa dell'eziologia multifattoriale la diagnosi differenziale dell'anemizzazione in HIV richiede numerose valutazioni. Secondo un algoritmo proposto sul Journal of Infectious Disease si definisce anemia un valore di emoglobina < ai 14 g/dl negli uomini e < ai 12 g/dl nelle donne. La conta reticolocitaria è utile nel differenziare pazienti con un midollo osseo produttivo (conta superiore ai 2 reticolociti/100 globuli bianchi) da pazienti con un midollo osseo soppresso (conta < ai 2 reticolociti/100 globuli bianchi). Quest'ultima è la condizione più frequente nei pazienti con HIV. Un piccolo numero di pazienti presenta ridotti valori di emoglobina e un'alta conta reticolocitaria, segni di un'elevata distruzione eritrocitaria o di una perdita ematica. La possibilità di una anemia emolitica autoimmune (AEA) Coombs positiva o di una anemia emolitica (AE) microangiopatica (porpora trombotica trombocitopenica, TTP, o coagulazione intravascolare disseminata) deve essere considerata, ma anche quella di un sanguinamento acuto gastrointestinale (e.g. da cirrosi epatica, sarcoma di Kaposi o linfomi). Una ulteriore distinzione può essere fatta analizzando il volume globulare medio (MCV). I pazienti con bassi valori di MCV possono avere un'anemia da carenza di ferro e/o da stillicidio ematico cronico, o talassemia (sopratutto nei paesi africani, del bacino del mediterraneo e del sudest asiatico). I pazienti con un elevato MCV possono avere un'anemia da carenza di vitamina B12 e folati o un'anemizzazione da farmaci (zidovudina). I pazienti con valori normali di MCV possono essere affetti da anemia da disordine cronico. In questo caso può essere utile la valutazione dell'assetto marziale: pazienti con una bassa "total iron-binding capacity" e valori di ferritinemia > ai 100 mcg/L difficilmente saranno affetti da anemia da carenza marziale. Il trattamento dell'anemizzazione nei pazienti con HIV è quello specifico della patologia sottostante. diretto sui progenitori mieloidi o altera il controllo dell'omeostasi del microambiente midollare. Numerosi agenti infettivi opportunistici possono essere causa di neutropenia (e.g. citomegalovirus, salmonella, leishmania). La rilevanza clinica della neutropenia è rappresentata dall'ulteriore aumento del rischio di contrarre infezioni opportunistiche e dalla limitazione nell'utilizzo di numerosi farmaci (essi stessi possibile causa di neutropenia) quali: ganciclovir, trimethoprimsulfametossazolo, AZT etc. La terapia HAART si è dimostrata efficace nel trattamento della neutropenia HIV-associata, sebbene l'insorgenza di ceppi virali resistenti suggerisca che tale complicanza potrà ripresentarsi nel prossimo futuro. L'utilizzo dei fattori di crescita granulocitario e granulocito-macrofagico fornisce frequentemente benefici nell'incrementare la conta dei neutrofili e permette spesso di proseguire con terapie potenzialmente mielotossiche. lare il CD4 e il CXCR-4, rappresentando un bersaglio per HIV. L'espressione di antigeni virali rende i megacariociti suscettibili di un attacco immune, riducendo la produzione di piastrine. Inoltre l'infezione da HIV altera la produzione di numerosi fattori di crescita e/o citochine essenziali per la differenziazione megacariocitaria e la successiva produzione di piastrine. Infezioni opportunistiche e farmaci possono essere causa di piastrinopenia da alterata produzione. La piastrinopenia da distruzione immuno-mediata è la causa più comune di piastrinopenia in corso di infezione da HIV. Il decorso clinico è sovrapponibile a quello della porpora trombocitopenica idiopatica (ITP): il numero di megacariociti midollari è normale o aumentato, gli anticorpi antipiastrine sono diretti contro le glicoproteine piastriniche gpIIb o gpIIIa. Da notare che la glicoproteina gp 160/120 dell'envelope di HIV presenta epitopi in comune con le due suddette glicoproteine piastriniche: anticorpi cross-reattivi anti gp160/120 potrebbero essere diretti contro le piastrine e contribuire alla distruzione autoimmune delle piastrine. Meccanismi di distruzione piastrinica non immunomediata possono essere rappresentati da sequestro splenico: "ipersplenismo", a seguito di condizioni che causano splenomegalia (e.g. infezioni, cirrosi epatica) o da TTP o sindrome emolitico uremica (vedi paragrafo sulle Coagulopatie). Il trattamento della piastrinopenia è quello della comorbidità HIV associata. Mentre la terapia antiretrovirale (HAART) è il principale trattamento sia della PHAT che della piastrinopenia immunomediata. Attualmente rivestono un ruolo sempre più marginale, sintomatico e/o dell'urgenza emorragica, i trattamenti diretti a ridurre la auto-distruzione piastrinica quali i corticosteroidi, le immunoglobuline umane, il danazolo, l'anti-RhD, etc. Recentemente l'utilizzo di fattore di crescita e di sviluppo megacariocitario umano ricombinante peghilato (PEG-rHuMGDF) e di trombopoietina umana ricombinante (rHu-TPO) si sono dimostrati efficaci come trattamento della piastrinopenia nei soggetti con HIV. Mancano tuttavia dati conclusivi a riguardo. NEUTROPENIA La riduzione della conta dei neutrofili (< 1500 cellule/mmc) viene osservata nel 5-10% dei pazienti nella fase asintomatica dell'infezione da HIV, ma l'incidenza può arrivare sino al 5070% dei pazienti con il peggioramento del grado di immunodeficienza. Così come nelle altre citopenie HIV-associate, l'eziologia della neutropenia è multifattoriale: il meccanismo più frequente e clinicamente più rilevante è senza dubbio una ridotta produzione midollare di granulociti neutrofili. Il virus HIV esercita un ruolo PIASTRINOPENIA Anche la piastrinopenia (conta piastrinica < alle 100.000/mmc) è un'alterazione frequente nei soggetti con HIV: circa il 40% dei pazienti durante tutto il corso della loro patologia. La piastrinopenia può essere la prima manifestazione dell'infezione da HIV (10% circa dei pazienti), ma l'incidenza aumenta con l'aumentare del tempo di infezione da HIV. Il test per HIV deve essere eseguito in soggetti che si presentano con una piastrinopenia di nuova diagnosi. Sebbene spesso asintomatica, la piastrinopenia può presentarsi con differenti manifestazioni emorragiche: sanguinamento muco-cutaneo (petecchie, ecchimosi, gengivorraggia,) e più raramente emorraggie gastrointestinali o cerebrali. La piastrinopenia associata all'infezione da HIV può essere classificata in due gruppi: 1) da ridotta produzione, 2) da incrementata distruzione. La più frequente delle piastrinopenie da ridotta produzione è la "primary HIV-associated thrombocytopenia" (PHAT). L'effetto diretto e/o indiretto del HIV sui megacariociti può influenzare la produzione delle piastrine. Sottopopolazioni megacariocitarie esprimono sulla superficie cellu- 7 COAGULOPATIE Le alterazioni dell'assetto emocoagulativo in corso di infezione da HIV comprendono: Lupus anticoagulante (LAC), Porpora Trombotica Trombocitopenica (TTP), deficit di Proteina S. LAC Il Lupus anticoagulante oppure la presenza anticorpi antifosfolipidi rappresentano l'alterazione coagulativa più frequente durante l'infezione da HIV: dal 20 al 70% dei pazienti sieropositivi. Dal punto di vista emocoagulativo l'alterazione é associata a prolungamento del tempo di tromboplastina parziale attivata (aPTT). La sindrome da LAC è causata da anticorpi, di solito di classe IgG o IgM, che inibiscono i fattori della coagulazione Va, Xa, interferiscono con il calcio e i fosfolipidi (il complesso attivante la protrombina). Sebbene producano un allungamento dei tempi di coagulazione, dal punto di vista clinico la sindrome LAC è associata ad un incremento del rischio di epi- sodi tromboembolici. Questa associazione è stata ben documentata nei pazienti non HIV positivi, mentre non si conosce l'esatta rilevanza del fenomeno nei pazienti HIV positivi, sebbene episodi tromboembolici siano stati riportati anche in individui HIV positivi. pazienti HIV-positivi. L'emopatia è frequentemente associata all'infezione con ceppi di Escherichia coli entero-emorragici, più frequentemente E. coli O157:H7. Il batterio viene isolato da esami colturali delle feci. Il trattamento di scelta è rappresentato dalle plasmaferesi. La trasfusione di piastrine è associata con un deterioramento delle condizioni cliniche ed è perciò controindicata. Il decorso clinico è sovrapponibile a quello dei pazienti sieronegativi. cascata emocoagulativa. Il deficit di proteina S è frequente nei pazienti HIV-positivi ed è associato allo sviluppo di eventi trombotici. In questi pazienti deve essere instaurata terapia anticoagulante. pico), Linfoma diffuso a grandi cellule B (centroblastico, immunoblastico), linfoma a cellule B della zona marginale extranodale, linfoma a cellule T periferiche, linfoma di Hodgkin classico; 2) linfomi insorgenti quasi esclusivamente in pazienti HIV-positivi: Linfoma primitivo delle cavità, linfoma plasmablastico del cavo orale; 3) linfomi insorgenti anche in altri stati di immunodeficienza: linfoma polimorfico a cellule B. I NHL AIDS-correlati sono eterogenei anche in termini eziologici. Sebbene il motivo dominante sia rappresentato da una ridotta conta di linfociti CD4, i meccanismi patogenetici sinora identificati comprendono: l'infezione da Epstein Barr virus, con crescita e immortalizzazione dei linfociti B non più controllati dal sistema immunitario, l'infezione da virus erpetico 8 (HHV-8), l'attivazione e/o mutazione di proto-oncogeni cellulari (c-MYC, BCL-6), l'inattivazione di geni oncosoppressori (p53). Non sono ancora chiare le relazioni esistenti tra l'infezione da HIV e lo sviluppo del Linfoma di Hodgkin (HL). Caratteristiche cliniche dei NHL AIDS-correlati sono il preponderante coinvolgimento extranodale e la presentazione in stadio avanzato. Mentre l'introduzione della HAART ha prodotto un significativo decremento dell'insorgenza di NHL primitivi cerebrali, l'incidenza dei NHL AIDScorrelati sistemici non è stata alterata. Il trattamento dei NHL AIDS-correlati sistemici prevede l'utilizzo di polichemioterapia. Nonostante alcuni recenti studi riportino percentuali elevate di remissione completa di malattia, l'intervallo libero da malattia rimane breve e il trattamento è gravato da numerose complicanze infettive opportunistiche. negativi. Studi più ampi e prospettici sono necessari per determinare l'esatta relazione tra HIV e lo sviluppo di AML. Per contro leucemie linfatiche acute (ALL) sono raramente osservate nei pazienti HIVpositivi e non rappresentano un criterio per la definizione di AIDS. La sieropositività per HIV e/o l'AIDS dovrebbero sempre essere considerate nella diagnosi differenziale dei pazienti con alterazioni ematologiche. Oltre all'azione diretta del virus e dei suoi prodotti genetici, gli agenti farmacologici comunemente usati nel trattamento dell'infezione da HIV e le sue complicanze possono direttamente influenzare la produzione e la sopravvivenza delle cellule del sangue. Queste interazioni complesse sono causa di numerose alterazioni che vanno dalla singola citopenia, alla pancitopenia, a disordini coagulativi e/o allo sviluppo di malattie linfoproliferative, tutte situazioni cliniche capaci di influire sulla qualità, e talora sulla durata, della vita dei pazienti. TTP La TTP (porpora trombotica trombocitopenica) è caratterizzata da una pentade clinica composta da: febbre, piastrinopenia, anemia emolitica microangiopatica , insufficienza renale e alterazioni neurologiche. E' stata descritta con crescente frequenza nei DEFICIT DI PROTEINA S La proteina S è un cofattore vitamina K dipendente per l'attivazione della proteina C nell'inibizione della LINFOMI I pazienti HIV-positivi hanno un incremento del rischio di sviluppare linfomi maligni, stimato dalle 20 alle 70 volte superiore rispetto a quello dei soggetti non infetti. Lo sviluppo di un linfoma soprattutto un linfoma non Hodgkin (NHL) a cellule B definisce l'insorgenza di AIDS in un paziente HIV-positivo. I NHL AIDS-correlati comprendono linfomi sistemici, linfomi primitivi del sistema nervoso centrale e due patologie molto più rare: i linfomi primitivi delle cavità e il linfoma plasmablastico del cavo orale. Da un punto di vista patologico i NHL AIDS-correlati rappresentano un gruppo di neoplasie molto eterogenee. L'ultima clasificazione della WHO li divide in tre categorie: 1) linfomi insorgenti, seppur raramente, anche in soggetti immunocompetenti: Linfoma di Burkitt (classico, con differenziazione plasmocitoide, ati- LEUCEMIE L'epidemiologia e la prognosi delle leucemie mieloidi acute (AML) nei pazienti HIV-positivi è scarsamente riportata in letteratura. Un recente studio retrospettivo del British Journal of Haematology del 2001 riferisce di 16 casi di AML HIV-positivi in una coorte francese. Un confronto della popolazione analizzata con la popolazione di individui HIV-positivi in Francia mostra un incremento di due volte del rischio di sviluppare una AML tra i soggetti HIV-positivi rispetto ai soggetti HIV 8 ATAZANAVIR, NUOVI DATI Il nuovo inibitore della proteasi ATAZANAVIR ha di recente ottenuto il parere favorevole della Food and Drug Administration, ente regolatorio americano, sulla base dei dati registrativi presentati a fine 2002. In Europa la domanda di registrazione è al Filippo Schloesser vaglio dell'EMEA. Atazanavir, molecola sviluppata da Bristol Myers Squibb, è il primo inibitore della proteasi che si somministra in un unico dosaggio al giorno. Gli studi per la valutazione dell'efficacia dell'Atazanavir sono: - LO STUDIO 034 IN PERSONE NAIVE - LO STUDIO 043 IN FALLIMENTI PRECOCI - LO STUDIO 045 IN PERSONE PRETRATTATE CON ATV ASSOCIATO A BOOSTER GLI STUDI Lo studio 034 ha arruolato 810 partecipanti ed ha paragonato l'efficacia di ATV con 3TC/AZT versus efavirenz. Nell'analisi ITT a 48 settimane il 70% delle persone in trattamento con ATV avevano HIV RNA < 400 copie/ml mentre nel braccio con efavirenz il 64% ha raggiunto valori analoghi. Il 32% delle persone in trattamento aveva HIV RNA < 50 copie nel braccio con ATV, mentre il 37% aveva HIV RNA <50 copie nell'altro braccio. La carica virale iniziale era simile nei due bracci. Lo studio ha anche fornito dati positivi sul profilo lipidico del farmaco in quanto i partecipanti randomizzati nel braccio con ATV non hanno avuto aumento di colesterolo né di trigliceridi. Il beneficio in termini lipidici non sembra però essere associato all'assenza di lipodistrofia. Lo studio 043 ha arruolato 300 partecipanti che avevano fallito un inibitore della proteasi ed avevano resistenze limitate agli IP. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere o Kaletra o ATV e a 24 settimane il Kaletra mostrava una efficacia superiore: l'HIV RNA era diminuito nel braccio con ATV di -1,73 log, mentre nel braccio con Kaletra di -2,16 log. La proporzione di partecipanti con VL <400 copie era rispettivamente di 61% e 81%. Ma ovviamente si è paragonato qui un IP da solo con un IP boosterato con RTV. Lo studio 045 ha arruolato 347 partecipanti che avevano fallito 2 regimi e hanno ricevuto ATV 400 mg + 100 mg RTV una volta al giorno oppure ATV 400 mg + saquinavir 1200 mg una volta al giorno o la dose standard di Kaletra. I risultati presentati da BMS a 24 settimane mostrano che il 64% di partecipanti sottoposti a ATV+RTV era al di sotto delle 400 copie/ml, mentre il 44% aveva HIV RNA analogo nel braccio con ATV+SQV ed il 62% nel braccio con Kaletra. Il beneficio di assenza di lipidemia nel braccio boosterato con RTV non si è perso. cutoff fenotipico della resistenza ad ATV va tra le 2,5 e le 6,0 volte. BMS conferma che il 100% dei pazienti in fallimento da ATV avevano la mutazione I50L. Tale mutazione, conferma BMS, conferisce resistenza al farmaco. La presenza di tale mutazione si è verificata in un periodo tra le 2 e le 80 settimane nei pazienti in studio. L'FDA e BMS hanno concordato inoltre che la presenza della I50L aumenta l'efficacia di altri IP, ma il dato è in fase di studio. ATV è benigna e non collegata ad epatotossicità e in quasi tutti i casi ove si è manifestata, scompare nel giro di un paio di settimane. Comunque BMS ha pianificato uno studio per valutarne gli effetti di lungo termine, prevede programmi di informazione ad hoc per medici e pazienti e una chiara nota per i medici che prescrivono il farmaco. Tra i pazienti naive si è notata l'iperbilirubinemia di grado 1-4 nell'86-91% dei soggetti nello studio 034, e di grado 3-4 nel 35-47% degli stessi. L'incidenza aumentava con l'aumento del dosaggio di ATV. Tra i pazienti pretrattati l'incidenza di bilirubinemia era minore che nello studio sulla popolazione naive. Nello studio 045, l'incidenza dell'aumento della bilirubina era analoga nei pazienti naive trattati con 400 mg di ATV a quella dei pazienti trattati con booster. Pertanto boosterare l'ATV con RTV non dovrebbe aumentare l'intensità o l'incidenza di iperbilirubinemia. L'FDA concorda con BMS che l'aumento di bilirubina è dovuto all'inibizione dell'UGT 1A1 e che i dati raccolti non sembrano fornire dati preoccupanti di tossicità. La bilirubinemia è reversibile appena si interrompe l'ATV ed il rischio di epatotossicità è simile a quello di altri farmaci antiretrovirali. Ambedue possono essere prolungati dall'ATV, ma sembra che tutti gli inibitori della proteasi possano prolungare gli intervalli QT. L'ATV può prolungare gli intervalli PR, ma l'opinione generale è che ciò non sia preoccupante. I dati attuali mostrano che l'ATV non ha effetto sull'intervallo QT, ma sono richiesti ulteriori studi dall'FDA. LE RESISTENZE La mutazione primaria conferente resistenza all'ATV è la I50L che sembra mostrare un profilo differente da quello di altri IP. L'FDA riferisce che il 31% di 160 isolati clinici avevano resistenza maggiore di 2,5 volte all'ATV. BMS riferisce che il LA BILIRUBINA L'FDA conferma il dato precedentemente diffuso da BMS che l'aumento di bilirubina associato all'assunzione di ATV è benigno, anche se ha raccomandato un follow-up di lungo termine per una migliore valutazione di tossicità. L'ittero si è presentato nel 9-10% dei partecipanti. L'ittero, che si presenta con l'ingiallimento dell'occhio, si è notato nel 6-11% dei partecipanti. Si ritiene che non sia un particolare dato di tossicità, ma esclusivamente di effetto estetico che alcuni medici suggeriscono possa diminuire agevolmente se la persona colpita si sottopone a lampade solari. BMS conferma che l'iperbilirubinemia associata a FUNZIONE CARDIACA La funzione cardiaca è un altro tema legato all'ATV. Se l'intervallo tra i battiti è prolungato si possono avere problemi cardiaci. Vi sono due tipi di intervallo: il PR e il QT. LA COMMISSIONE EUROPEA AMPLIA LA PRESCRIVIBILITÀ DI VIREAD La Commissione Europea ha approvato Viread (tenofovir, Gilead) anche per i pazienti naive in tutti e 15 stati dell’unione Europea. Ora Viread è un farmaco antivirale approvato per tutte le tipologie di pazienti, naive e con precedente esperienza di farmaci antiretrovirali, > 18 anni. L’espansione dell’indicazione è dovuto allo studio 903 (48 settimane) in 600 pazienti naive, presentato al CPMP (EMEA) da Gilead Science e che in febbraio, aveva ottenuto parere favorevole. Sono inclusi anche 9 Filippo Schloesser pazienti con cariche virali alte > 100.000 cp/ml. Il farmaco diventa dunque “a tutto tondo”: non solo per pazienti che avevano avuto fallimenti virologici, ma anche per pazienti che devono iniziare un trattamento antiretrovirale. PARASSITOSI INTESTINALI ED HIV l tratto gastrointestinale è uno dei prinIcausati cipali bersagli dei fenomeni patologici dall'infezione del virus HIV e la comparsa di una sintomatologia a carico dell'apparato digerente, in modo particolare di diarrea, costituisce un evento abituale. La difficoltà che si riscontra nel diagnosticare e nel combattere i molteplici agenti patogeni che sono responsabili della sintomatologia, rappresenta uno dei problemi più frequenti e più frustranti che incontra il medico nell'assistere un malato affetto da sindrome da immunodeficienza acquisita. La diarrea è il sintomo digestivo più frequen- te nel corso dell'evoluzione dell'infezione da HIV poiché si riscontra nel 50-60% dei pazienti immunodepressi. Al di fuori delle enteriti da bacilli Gram- e delle coliti da CMV ad evoluzione subacuta, la sua caratteristica essenziale è la cronicità che si spiega con l'attuale assenza di trattamenti per alcuni germi, con la frequenza di recidive nonostante il trattamento per altri, ed infine con la frequenza (da 10-30% dei casi) di diarree per le quali non si riscontra alcuna causa, infettiva o non infettiva. I meccanismi di queste diarree restano scarsamente conosciuti: l'associazione di un meccanismo secretorio e di un meccani- EZIOLOGIA E' stato dimostrato che nei malati d'AIDS è possibile individuare uno o più agenti patogeni intestinali con una percentuale che va dal 45 all'85%, mediante criteri di valutazione diagnostica più completi. Questi microrganismi sono distinti in opportunisti e non opportunisti ed appartengono ad ampia varietà di specie.Il tipo d'infezione che è contratta e la risposta clinica che ne consegue sono influenzate dal modo di trasmissione (determinate dalle abitudini sessuali o comportamentali), dal luogo geografico, dallo stato immunitario dell'ospite e dalla risposta alla terapia. PROTOZOI Il protozoo che più frequentemente è stato isolato nei pazienti con AIDS con diarrea è Cryptosporidium. I dati epidemiologici indicano un'incidenza nei pazienti sintomatici di oltre il 15% nelle casistiche statunitensi e superiore al 60% in quelle africane e haitiane.Nei soggetti immunocompetenti può causare una diarrea di breve durata; in AIDS provoca una sindrome diarroica grave e prolungata. La diarrea è di tipo acquoso e si associa a nausea, dolori addominali, anoressia e, a volte, vomito.Nei casi piùgravi si può arrivare a forme di malassorbimento.La gravità è peraltro variabile: il protozoo può anche riscontrarsi in pazienti asintomatici e l'infezione si risolve spontaneamente.In presenza di diarrea profusa con dolori addominali è lecito, nella diagnosi differenziale, ritenere molto probabile l'eziologia da Cryptosporidium. Nei malati di AIDS il Cryptosporidium, al pari di CMV, provoca a volte affezioni biliari, indipendentemente dalla diarrea.La sintomatologia è caratterizzata da dolore all'epigastrio, o al quadrante superiore dx dell'addome, nausea, vomito e segni ematochimici di colestasi.La colestasi è provocata da stenosi focali dei dotti biliari intra ed extraepatici causate dal protozoo che possono richiedere un intervento di decompressione mediante papillotomia per via endoscopica.Pertanto se nei pazienti con AIDS si manifestano segni di colestasi, in assenza di litiasi della colecisti e delle vie biliari, si deve prendere in considerazione la posibilità di una localizzazione nel trato biliare di Cryptosporidium o di CMV. Il protozoo non opportunista di più frequente riscontro nei malati di AIDS è Giardia Lamblia. Isolato nel 4-15% dei pazienti causa una diarrea simile a quella osservata nei soggetti immunocompetenti. Allo stesso modo di Cryptosporidium, Isospora Belli causa nell'ospite immunocompetente solo una modesta diarrea di breve durata, mentre nei malati di AIDS provoca una diarrea prolungata.Il corteo sintomatologico è caratterizzato da profusa diarrea acquosa, nausea, dolori addominali crampiformi e raramente febbre e vomito.Il quadro non si distingue da quello causato da Cryptosporidium. La frequenza è dell'1% nei paesi industrializzati mentre sale in quelli in quelli in via di sviluppo, e non causa malattie delle vie biliari. Esofagite da Candida Entamoeba histolitica, non è frequente nei casi di AIDS statunitense, nonostante sia stata isolata in oltre il 25% degli omosessuali sani.La mancanza di una malattia invasiva e di qualsiasi relazione tra il riscontro del protozoo e sintomi a lui correlati fa pensare che E.Histolytica si comporti come un commensale.Anche nei malati di AIDS non è stata segnalata malattia invasiva. Il ruolo eziologico svolto da E.histolytica è controverso, nonostante la facile trasmissione tra soggetti omosessuali e finché la sua patogenicità nei pazienti con AIDS non sarà stabilita, poco spazio occupa nella diagnosi differenziale delle sindromi diarroiche di questi malati. Recentemente aumentano le segnalazioni dell'isolamento nelle feci di pazienti con AIDS e diarrea di Enterocytozoon bieneusi e si sta cercando si stabilire se questo microrganismo sia più o meno patogeno opportunista, poiché non è stato mai riscontrato in soggetti immunocompetenti. Esofagite da Candida 10 Virgilio D’Offizi smo da malassorbimento sembra molto frequente, particolarmente per germi quali il Cryptosporidium e Microsporidium.Il malassorbimento potrebbe anche spiegare alcune diarree ad esempio ad estese lesioni da CMV o da malattia da Kaposi.Peraltro, è stata evocata una lesione neurovegetativa legata all'HIV stessa.Sarebbe responsabile sia di un'accelerazione del transito, sia al contrario di una diminuzione della motilità intestinale che, favorendo la colonizzazione da parte di germi anaerobi, indurrebbe la diarrea.Tenuto conto dell'affinità dell'HIV per le cellule nervose, quest'ipotesi sembra plausibile. MICETI Candida albicans rappresenta un patogeno abituale del cavo orale e dell'esofago nei pazienti con AIDS. Inoltre la presenza di candidasi preannuncia l'insorgere di gravi infezioni opportunistiche o di sarcoma di Kaposi. Diversamente dalle molte segnalazioni di localizzazioni sintomatiche nel tratto gastrointestinale superiore,non sono stati riportati casi di interessamento della mucosa del colon. VIRUS Nei malati di AIDS è possibile rilevare con la biopsia la presenza di CMV in tutto il tratto gastrointestinale, ma sintomi gastrointestinali compaiono in meno del 3% dei casi; essi variano da manifestazioni lievi a forma diarroiche gravi e prolungate che provocano una moderata perdita di peso. BATTERI Shigella flexneri può causare diarrea con dolori addominali, febbre,e, a volte, ematochezia e batteriemia. La comparsa di questi due ultimi segni deve far sorgere il sospetto di infezione da Shigella in un malato di AIDS. Caratteristicamente la batteriemia può precedere l'esordio clinico dell'AIDS; essa si presenta asintomatica e ha tendenza alle ricadute che sono causate da ceppi con resistenze multiple agli antibiotici. Oltre a Shigella ricordiamo Campylobacter jejuni e Mycobacterium avium intracellulare che possono provocare quadri clinici di diarrea acquosa , febbre e dolori addominali. In alcuni malati con sintomatologia intestinale è possibile isolare bacilli acidoresistenti da soli o insieme ad altri microrganismi patogeni.L'esame istologico dei campioni bioptici ottenuti da soggetti sintomatici mostra nella lamina propria un gran numerom di macrofagi con aspetto schiumoso ripieni di bacilli, un aspetto simile a quello riscontrato nella malattia di Whipple. TERAPIA L'importanza di definire una diagnosi eziologia nelle parassitosi intestinali che causano sindromi diarroiche in corso di AIDS scaturisce dall'osservazione che i microrganismi patogeni identificabili in questi pazienti sono sensibili alla terapia nel 50-69% dei casi.Tuttavia, un'altra caratteristica di questi agenti eziologici è la loro tendenza a provocare recidive e conseguentemente a richiedere una terapia specifica prolungata. L'acyclovir per via orale risulta efficace nelle localizzazioni di herpes simplex nel colon distale e nel retto, anche se la terapia deve essere protratta per il carattere ricorrente di questa infezione.Il gancyclovir, un analogo nucleosidico,simile all'acyclovir, induce remissioni endoscopiche cliniche in oltre l'80% di infezioni gastrointestinali da CMV.Anche in questo caso,però,l'estrema frequenza delle recidive,probabilmente legate a latenza del virus, rende sempre dubbia l'eradicazione dell'infezione.Gli altri protozoi riscontrati nell'AIDS sono invece suscettibili di terapia.Le infezioni sintomatiche da I.belli possono essere trattate con cotrimossazolo.Tra i batteri patogeni Shigella flexneri risponde alla terapia convenzionale: Ampicillina 500 mg 4 volte al dì per 14 giorni; S.typhimurium con cloramfenicolo ed ampicillina; C.jejuni con eritromicina e in caso di resistenza in alternativa con tetracicline. L'infezione da C.albicans con clotrimazolo e chetoconazolo.In caso di resistenza e nelle forme refrattarie si ricorre all'amfotericina. Virgilio D'Offizi, 54 anni, è medico specializzato in medicina tropicale, gastroenterlogo, direttore del reparto di gastroenterologia ed endoscopia digestiva della clinica San Luca di Roma. Autore di varie pubblicazioni inerenti le malattie dell'apparato digerente, è membro della SIGE e della ASGE. Di recente è stato nominato segretario nazionale del dipartimento sanità della Democrazia Cristiana e segretario politico di Roma e provincia. (email: [email protected]) Shigellosi Enterite da Mycobacterium avium-intracellulare Colite Amebica Criptosporidiosi Giardiasi 11 PERSI NELLA RETE Durante l'ultima conferenza mondiale sull'AIDS di Barcellona, un gruppo di attivisti provenienti da tutto il mondo si sono incontrati per mettere a punto un progetto di alfabetizzazione sui trattamenti antitretrovirali nei paesi in via di sviluppo, che si è concretizzato nell'incontro di Cape Town Mauro Guarinieri sul quale abbiamo ampiamente riferito sull'ultimo numero di Delta. L'obiettivo del progetto è favorire una maggiore conoscenza sulla realtà, e sulle promesse, della terapia antiretrovirale, preparare i paesi in via di sviluppo a ricevevere il trattamento antiretrovirale, e promuovere l'attivismo Metodo: Con l'obiettivo di identificare materiali di facile lettura, relativi al trattamento antiretrovirale, è stata eseguita una ricerca sulla rete internet durante la settimana compresa tra il 16 e il 22 settembre 2002. Nella valutazione delle risorse individuate sono state messe a confronto le informazioni relative a vari farmaci antiretrovirali. Il materiale è stato valutato in base alle informazioni relative all'azione del farmaco ed agli effetti collaterali. Ai materiali raccolti è stato dato un punteggio relativo ad accuratezza, aggiornamento, e chiarezza del materiale. La leggibilità dei materiali è stata valutata utilizzando la scala Flesch-Kincaid. Dopo l'analisi di ogni singolo elemento è stato dato un punteggio complessivo. Al termine è stato aggiunto un commento generale. Risultati: In base alla modalità utilizzata per rivolgersi al lettore, al formato utilizzato per descrivere gli effetti collaterali gravi, e sulla base della scala di leggibilità Flesch-Kincaid, le risorse disponibili su Internet possono essere suddivise in due categorie generali. sui trattamenti nei paesi in via di sviluppo. Individuare le risorse informative esistenti è stato uno dei passaggi preliminari del progetto. A tale scopo sono stati valutati numerosi mateteriali disponibili in rete sui trattamenti, di cui riportiamo una breve rassegna. Informazioni base: i materiali di base si rivolgono direttamente al lettore (es. tu dovresti sapere …) e generalmente elencano tutti gli effetti collaterali prima di passare alle informazioni sugli effetti collaterali gravi. Il livello di leggibilità è generalmente compreso tra 7.4 e 10.0. Si tratta di materiali disegnati per essere utilizzati dai pazienti, comprensibili anche per una persona alle prime armi. Materiali di livello avanzato: generalmente le informazioni di livello superiore hanno uno stile oggettivo, fanno riferimento a studi clinici controllati, e comprendono dettagliati riferimenti bibliografici. Gli effetti collaterali gravi sono generalmente affrontati per primi, come d'altra parte avviene per i materiali rivolti al personale sanitario. Il livello di leggibilità è particolarmente elevato (11.0-12.0). Si tratta di materiali utilizzabili da educatori profes sionali o lettori particolarmente competenti e motivati. New Mexico AIDS InfoNET www.aidsinfonet.org Lingue: Inglese, Spagnolo Formato: PDF, Word, Testo Leggibilità: 7.4 Le informazioni di base pubblicate sul New Mexico AIDS InfoNET sono particolarmente popolari per il loro linguaggio semplice, e per una grafica particolarmente gradevole. Ma troppa semplicità va a scapito dell'accuratezza. La maggior parte dei materiali sono disponibili sia in inglese che in spagnolo, e possono essere scaricati in un formato pronto per la stampa. Positive Words www.positivewords.com Lingue: Inglese, Spagnolo Formato: PDF, testo Leggibilità: 9.5 Spesso i materiali pubblicati affrontano temi generali, a partire dalle schede relative ad ogni singolo farmaco. Ai lettori viene consigliato di rivolgersi al proprio medico nel caso in cui utilizzino sostanze illegali a scopo ricreativo. Vengono forniti consigli pratici sulle cose fa fare, e sulle cose da evitare. Sebbene si tratti di un sito commerciale, un comitato editoriale composto da esperti e da pazienti garantisce obbiettività ed indipendenza. Positive Word abbonda di articoli brevi, accurati, e di facile lettura su un ampia gamma di argomenti relativi all'HIV. JAG Enterprise www.hivmedicationguide.com Lingue: Inglese, Francese, Spagnolo Formato: PDF Leggibilità: 10.0 JAG Enterprise ha sede in Canada, e produce una grande quantità di opuscoli indirizzati ai pazienti. Si tratta di materiali allo stesso tempo amichevoli e professionali. A volte lo stile suona un po' autoritario, un elemento che ad alcuni potrebbe risultare fastidioso. Ad esempio, alle donne in trattamento viene detto di utilizzare un metodo anticoncezionale, senza spiegarne in alcun modo la ragione. Tutti i materiali sono scritti da un farmacista (il che potrebbe spiegare il tono autoritario) ed il sito è sponsorizzato dalle maggiori multinazionali farmaceutiche. I materiali sono tutti preformattati e pronti per la stampa. AIDSmeds.com www.aidsmeds.com Lingua: Inglese Formato: testo Leggibilità: 9.5 AIDSmeds.com è una risorsa adatta alle persone sieropositive già in trattamento, o che stanno considerando la possibilità di iniziare un trattamento antiretrovirale. Nella maggior parte dei casi il linguaggio utilizzato è estremamente semplice. Si tratta di un ottima fonte di informazioni che offre la possibilità di entrare in contatto con un medico, al quale chiedere informazioni sul trattamento antiretrovirale, nel giro di poche ore. 12 www.gmhc.org Lingue: Inglese, Spagnolo Formato: testo Leggibilità: 10.3 I materiali prodotti da GMHC, anche se non sempre facili da leggere e comprendere, sono scritti generalmente in forma discorsiva. La sezione dedicata agli effetti collaterali è generalmente bene organizzata. Pur non trattandosi di un sito facile da utilizzare, GMHC contiene informazioni attendibili, documentate, ed estremamente aggiornate. MATERIALI DI LIVELLO AVANZATO: AIDSmap www.aidsmap.com Lingue: Inglese Formato: testo Leggibilità: 11.0 AIDSmap è una delle stelle lucenti nel firmamento dell'informazione sui trattamenti. Oltre ad elencare gli effetti collaterali, AIDSmap fornisce utili suggerimenti sul miglior modo di gestirli, e spiega per quale ragione possono peggiorare. Tutti i dati di efficacia sono basati su studi clinici controllati di cui vengono sempre forniti i riferimenti bibliografici. Si tratta di un sito aggiornato in tempo reale. Nel caso in cui venga utilizzato un linguaggio troppo tecnico sono sempre disponibili le spiegazioni dei termini utilizzati. AIDSmap è un sistema complesso che permette di passare con facilità dalle informazioni generali ad ogni studio clinico pubblicato, permettendo a chiunque utilizzi questo sito di approfondire al massimo ogni argomento. amfAR Global Link www.amfar.org Lingue: Inglese Formato: testo Leggibilità: 12.00 I materiali pubblicati su questo sito non forniscono informazioni "spicciole" ma permettono di avere accesso ad una rassegna di tutte le informazioni necessarie su ogni farmaco disponibile. Gli aspetti relativi alla sicurezza dei farmaci sono generalmente complete e comprendono tutti i riferimenti bibliografici necessari. Si tratta di una fonte di informazioni particolarmente utile nella realizzazione di materiali educativi. AIDS Clinical Trial Information Service (ACTIS) www.actis.org Formato: testo Lingue: Inglese, Spagnolo Leggibilità: 12.0 ACTIS riesce a concentrare tutte le informazioni più importanti in un sommario di una sola pagina. Gli effetti collaterali sono generalmente illustrati in maniera chiara, e senza usare un linguaggio particolarmente tecnico, anche se a volte la semplicità va a scapito della chiarezza. LE STRADE DEL SIGNORE SONO INFINITE Il sito web AEGIS, portato avanti da una suora che abita in un camper in California, è stato recentemente premiato per essere probabilmente la più semplice e più completa fonte di informazione sull'HIV. L'AIDS Education Global Information System è stato messo in piedi da Suor Maria Elizabeth Clark 12 anni fa. All'inizio il sito girava su un computer autocostruito, collocato su una casa mobile di 60 piedi che Suor Mary Elizabeth condivide con il padre di 91 anni, a San Juan Capistrano. Il sito contiene 750.000 documenti, aggiornati quotidianamente da Suor Elizabeth e i suoi assistenti. Lo scorso anno AEGIS è stato visitato da 7 milioni di persone. AEGIS, che ha un budget annuale di 200.000 dollari, provenienti per la maggior parte da Boehringer Ingelheim, è stato nimbato per il programma UNESCO Memory of the World, che tutela le più importanti biblioteche ed i più importanti archivi del mondo. Suor Mary Elizabeth Clark non è nuova alla notorietà avendo servito prima la marina militare come uomo, e poi l'esercito come donna, prima di diventare una suora. Dopo 17 anni in marina come Michael Clark, Clark è stata operata per il cambio di sesso ed è passata alle riserve dell'esercito. A causa della sua eccessivia visbilità, Clark, che ha sempre rivendicato la propria transessualità, alla fine è stato espulso dall'esercito. Suor Mary Elizabeth ha citato l'esercito degli Stati Uniti per un indennizzo di 250.000 dollari, che alla fine ha ottenuto. Scopertasi cristiana. Clark ha fatto voto di povertà, castità e obbedienza presso la chiesa episcopale di St Clement's By-the-sea a san Clemente, ma dopo una settimana il vescovo annullò i suoi voti. Clark commentò allora "il mio voto è verso Dio, non verso la chiesa." Clark, che si è sposata due volte e ha messo al mondo un figlio, si alza ancora alle cinque di mattina per aggiornare le notizie su AEGIS, il suo principale obbiettivo è formare altre persone per fare in modo che il sito possa andare avanti anche senza di lei. AEGIS www.aegis.org 13 NOTIZIE DALL'I-CAB Alessandra Cerioli BOLOGNA, 14 APRILE 2003: L' ITALIAN COMMUNITY ADVISORY BOARD INCONTRA GLAXOSMITHKLINE Indagine nella quale è coinvolta GlaxoSmithKline (GSK) Il 7 febbraio 2003 la Procura di Verona ha aperto una inchiesta sulle attività promozionali di GSK sulla base della quale sono stati inviati 40 avvisi di garanzia. Nessuno di questi avvisi di garanzia riguarda il settore AIDS. Come misura precauzionale GSK ha deciso di sospendere tutte le attività promozionali (marke- ting), tra cui congressi, finanziamenti di dottorati, e borse di studio. Sono stati sospesi gli tutti gli studi osservazionali in corso, a parte lo studio I.CO.N.A. (studio osservazionale di coorte su pazienti naive alla ARV, terapia antiretrovirale). I rapporti e le politiche di GSK rispetto alle associazioni rimangono invariati. Sospensione del braccio "Trizivir" dello Studio ACTG5095 per inferiorità rispetto ad "Efavirenz" Lo studio ACTG5095, condotto negli USA, di cui Delta ha già ampliamente riportato nel n.10 della primavera 2003, prevedeva un disegno in doppio cieco che andava a confrontare, in pazienti naïve, tre diversi regimi terapeutici senza PIs: Combivir + Efavirenz, Trizivir e Trizivir + Efavirenz. Lo studio è tuttora in corso in più di 100 centri negli Stati Uniti in 1147 pazienti naive randomizzati ai 3 bracci, stratificandoli per carica virale (sopra e sotto le 100.000 copie). Gli obiettivi primari erano: confrontare la capacità dei tre regimi antivirali senza PI di abbassare e mantenere l'HIV- RNA <200 copie/ml e determinare la sicurezza e la tollerabilità di questi tre regimi. I pazienti che dopo 16 settimane dalla randomizzazione presentavano una carica virale >200 c/ml in almeno due test consecutivi erano considerati in fallimento virologico. Il 6 Febbraio 2003 la DSMB (Data and Safety Monitoring Board) al 2° controllo (82 settimane dall'inizio dello studio, arruolamento terminato, mediana follow-up di 32 settimane) ha rilevato che, su 1147 pazienti, 167 erano in fallimento virologico, di cui il 21% nel braccio con Trizivir e il 10% nei 2 bracci con Efavirenz. A 48 settimane, il 74% dei pazienti nel braccio con Trizivir aveva un numero <200 copie/ml confrontato all' 89% dei pazienti nei rimanenti bracci riuniti con Efavirenz. Il braccio con Trizivir è stato dunque associato ad un rischio di fallimento virologico di circa 2 volte maggiore rispetto al rischio dei pazienti nei bracci con EFV ed il rischio era simile nei pazienti aventi carica virale < 100.000 copie/ml e in quelli con carica virale >100.000 copie/ml. Il braccio con Trizivir è stato, per questo, chiuso ed, alle persone arruolate in tale braccio, è stato offerCommenti I-CAB: Il fallimento virologico sia nei pazienti aventi carica virale < 100.000 copie/ml sia in quelli con carica virale >100.000 copie/ml, ci pone alcuni dubbi sulle attuali indicazioni dell'utilizzo di Trizivir. Attualmente Trizivir è raccomandato in per- to di passare agli altri due bracci. Non si potranno trarre conclusioni certe finché non saranno resi noti tutti i dati relativi a questo studio e ciò avverrà presumibilmente nel 2005. GSK commenta sostanzialmente così: la più bassa percentuale di fallimento virologico nei pazienti dei bracci riuniti in trattamento con EFV, paragonata a quella con solo Trizivir, non era inaspettata. E' già stato dimostrato in diversi studi che la combinazione Trizivir+EFV è più potente, in quanto trattasi anche di una quadruplice terapia. In termini di potenza, in molti studi era già stato dimostrato che Combivir+EFV era una buona triplice terapia, con efficacia superiore a d4t/ddI/EFV o a regimi in quadruplice con EFV/NFV (ACTG 384) e anche ad altri regimi di triplice contenenti inibitori della proteasi (CLASS, DMP-006). La performance di Trizivir, paragonata a quella dei bracci riuniti con EFV, era simile sia negli strati a bassa carica virale sia negli strati ad alta carica virale. Questo risultato era inaspettato perché in altri studi è stato dimostrato una grande efficacia di Trizivir in pazienti aventi carica virale sotto le 100.000 copie/ml. E' possibile che, l'aver considerato la terapia in triplice con EFV insieme alla quadruplice, abbia condizionato negativamente la performance di Trizivir per i pazienti aventi bassa carica virale. La semplicità e la convenienza di Trizivir non sono emerse in questo studio, poiché esso è in cieco e i pazienti che assumevano Trizivir (una pillola due volte al giorno) dovevano assumere anche le pillole di placebo (altre 5 pillole al giorno). sone con carica virale sotto le 100.000 cp/ml. Lo studio prevedeva la somministrazione dello stesso numero di compresse per tutti i bracci dello studio, e lo stesso numero di somministrazioni giornaliere. L'I-CAB ha, tra i suoi obiettivi statutari, la promozio- ne, anche in Italia, della costituzione di DSMB (Data and Safety Monitoring Board), un organismo che ha il compito di verificare, secondo quanto previsto dal protocollo, e ad intervalli regolari, che la sicurezza dei pazienti nello studio sia garantita. 908/Fosamprenavir Il Fosamprenavir [un estere fosfato dell'amprenavir (Agenerase)] è un profarmaco dell'amprenavir, ossia una molecola che diventa amprenavir all'interno dell'organismo. Il profarmaco Fosamprenavir (908) consente di ridurre la quantità di pillole rispetto ad Agenerase (nome commerciale di amprenavir), da 16 compresse al giorno a 4 al giorno. Anche Fosamprenavir [GW908: compressa da 700 mg] si potrà assumere utilizzando Norvir (ritonavir 100 mg) come booster, in modo da ridurre il dosaggio e mirare verso una posologia ad una volta al giorno. Le posologie prese attualmente in considerazione sono: 2 cpr 908 BID (1400 mg x2); 1 cpr 908 + 1 cpr. RTV 100 mg BID (700 mg x2); 2 cpr 908 + 2 cpr RTV 100 mg QD (1400 mg QD). Questi alcuni studi registrativi di fase III: APV30001 in treatment-naïve adults ("NEAT" Study) in USA: studio in adulti naïve alla ARV con il 908 somministrato due volte al giorno, presentato all'ICAAC del 2002. Questi i due bracci: 908 1400mg BID+3TC/ABC versus NFV BID+3TC/ABC. Criteri di inclusione: VL >5000 copie/mL, nessun limite di CD4. APV30002 in treatment-naïve adults ("SOLO" Study) in Europa: studio in adulti naïve alla ARV con il 908 somministrato una volta al giorno, presentato a Glasgow 2002. Questi i due bracci: 908 1400mg/RTV 200mg QD versus NFV BID +3TC/ABC BID. Criteri di inclusione: VL >1000 copie/mL, nessun limite di CD4. APV30003 in treatment-experienced adults: studio di non-inferiorità di 908 versus lopinavir in pazienti experienced in fallimento virologico. Programma di sviluppo pediatrico: sospensione orale, sarà disponibile alla registrazione per gli adulti. Studio di fase III: inizio reclutamento gennaio 2003, è inoltre in corso una fase II di "dose finding" nei neonati. Il dossier per la regi- strazione verrà sottoposto nel 3° trimestre del 2003 o nel primo trimestre del 2004. Nessuna informazione sulla palatabilità. Commenti I-CAB: Lo studio NEAT e lo studio SOLO non ponevano nessun criterio di inclusione rispetto ai CD4. Ciò significa che in questi due studi è stato proposto un farmaco sperimentale a persone in cui non vi era indicazione per un trattamento antiretrovi rale secondo tutte le linee guida internazionali. 908 Registrazione e Accesso Allargato in Italia La registrazione del 908, purtroppo, non è esente dalla legge attualmente in vigore in Italia che rallenta moltissimo la registrazione di un nuovo farmaco. Delta ha, in questo numero, un'apposita sezione dedicata all'argomento. Al momento non è stata ancora stabilita la data precisa dell'inizio dell'Expanded Access, in quanto si è ancora in attesa delle risposte del CPMP e della conseguente autorizzazione dell'EMEA, ente regolatorio europeo. Vi sarà poi il passaggio formale della Commissione Europea, che realmente delibera in merito alla commercializzazione nella UE. In ogni caso l'inizio del programma, a fronte di quanto discusso in ICAB, terrà conto solo dei tempi dell'ottenimento dell'opi- nione dell'EMEA. E' previsto un arruolamento graduale di 1500 soggetti in 60100 centri. Gli obiettivi principali sono: consentire l'accesso in aperto al trattamento con GW433908 prima della sua commercializzazione per pazienti adulti (18 anni) con infezione da HIV e con opzioni terapeutiche limitate e la raccolta dei dati sulla sicurezza e la tollerabilità di GW433908 somministrato per via orale. Si tratta di un programma multicentrico, in aperto, non randomizzato, messo a punto per offrire la disponibilità di GW433908 per il trattamento di soggetti adulti (18 anni) con infezione da HIV nei quali la terapia antiretrovirale si è dimostrata inefficace o non è stata tollerata. Commenti I-CAB: GSK aveva programmato l'inizio del programma di accesso allargato per il mese di gennaio 2004, e quindi tra i 12 e 15 mesi prima di una ipotetica registrazione italiana. 14 ATTORE E ATTIVISTA Claudio Masenza Nel corso di una recente intervista rilasciata al mensile italiano di informazione cinematografica 'Ciak', Richard Gere ha parlato del suo contributo alla lotta all'AIDS. a moli anni, attraverso 'The Gere Foundation' (www.gerefoundation.org), l'attore americano elargisce donazioni a vittime di guerra e di disastri naturali e tenta di alleviare sofferenze e restituire autonomia ai Tibetani in esilio e a coloro che tentano ogni giorno di recuperare la propria libertà sfuggendo l'occupazione cinese in Tibet, iniziata nel 1959. Ma l'altro grande impegno di Gere, iniziato da quasi due decenni, riguarda l'AIDS e investe il campo della ricerca medica, le violazioni dei diritti umani e l'assistenza ai soggetti affetti da HIV ed AIDS conclamato. D gratis. Ma dopo il parto le madri vengono abbandonate al proprio destino, lasciate morire. Non ci sono risorse per curarle, le strutture bastano a malapena per fare i test. Mi piacerebbe poter fare qualcosa anche in Cina, dove l'infezione è sull'orlo di una grande esplosione. Ma, a causa del mio sostegno al Tibet, non posso nemmeno entrarci. Intanto in USA i giovani La fondazione offre sostegno a varie associazioni tra le quali AMFAR, AIDS ReSearch Alliance, AIDS Project of Los Angeles, Elizabeth Glaser Pediatric AIDS Foundation, Children Affected by AIDS, Harvard AIDS Institute, Naz Foundation. In Febbraio l'AMFAR (American Foundation for AIDS research) ha assegnato a Gere un riconoscimento per il suo continuo e prezioso aiuto. "Sharon Stone, pochi giorni dopo avermi consegnato il Golden Globe per la mia interpretazione in 'Chicago', mi ha personalmente dato il premio dell'AMFAR", racconta Gere durante l'intervista rilasciata a Claudio Masenza, "Un riconoscimento per me molto importante. Ed è stato emozionante riceverlo proprio da lei, un'amica che ha fatto davvero tanto per la lotta all'AIDS. Negli ultimi 3 o 4 anni il mio impegno si è concentrato in India dove abbiamo aperto la prima casa per malati, un intero palazzo a Dehli. E lo scorso dicembre, con l'aiuto di molte celebrità dell'industria cinematografica di Bollywood, abbiamo organizzato con successo a Bombay il primo 'evento' per raccogliere fondi per i bambini malati di AIDS. Grazie alla mia notorietà, mi è possibile mettere in contatto attori e musicisti famosi con rappresentanti di governo e di industrie farmaceutiche e a suscitare l'interesse dei media. Si crea così un legame di comprensione che fa sentire in maniera concreta la possibilità di lottare uniti contro questa immane tragedia. E' essenziale per il terzo mondo dove, senza questo tipo di aiuto, non succederebbe niente. In India qualcosa si sta muovendo ma c'è ancora pochissima difesa dei diritti civili ed umani. Un malato, o anche solo un siero positivo, è privo di qualunque protezione: alcuni vengono lapidati a morte nelle strade. E' spaventoso ma accade. Il più grande successo è attualmente un farmaco, Nevirapina, che blocca, nel 50% dei casi, la trasmissione del virus da madre a figlio. Richiede solo due somministrazioni e in India una casa farmaceutica lo offre non conoscono più il problema AIDS. Dobbiamo rafforzare l'informazione, la prevenzione. La generazione precedente era stata testimone del dramma, aveva visto gli amici morire. Oggi, in tutto l'occidente, i più giovani non sanno. E' una malattia insidiosa perché muta velocemente e richiede l'uso di farmaci sempre nuovi. Anche se non è più una sicura sentenza di morte, conosco ancora gente che muore. Ho perso un amico solo due mesi fa". 15 EUROPEAN AIDS TREATMENT GROUP i è tenuta a Budapest l’Assemblea Generale annuale dell’EATG nello scorso mese di maggio. David Osorio è laureato in psicologia dal 1984, è iscritto all’albo degli psicologi e psicoterapeuti. Dopo essere stato il responsabile della Filippo von Schloesser, direttore di Delta e comunità terapeutica Saman tra il 1992 e il presidente di Nadir,ha lasciato la presidenza 1996, ha collaborato con la LILA fino al dell’EATG dopo 5 anni di presenza nel Consiglio Direttivo, prima in qualità di Tesoriere e poi in qualità di Presidente dal 2000. S Mauro Guarinieri, vice presidente di Nadir è stato eletto nuovo presidente dell’EATG per i prossimi due anni. Per la prima volta nella storia dell’EATG due membri dello stesso paese e della stessa associazione, sono eletti consecutivamente alla carica Mauro Guarinieri di Presidente, confermando la continuità dell’impegno degli attivisti italiani nella lotta contro l’AIDS, impegno riconosciuto dunque anche a livello europeo. Riteniamo di poter affermare anche che la formula di attivismo di Nadir, oltre che l’impegno personale dato dalle singole persone, è una formula che trova riscontro in campo internazionale. Mauro Guarinieri, nato a Udine 42 anni fa, RIVISTA DI INFORMAZIONE SULL’HIV n.11 Estate 2003 in via di sviluppo ed ai programmi di formazione sulle terapie per l’HIV e l’HCV in sede EATG. Mauro che è membro del CAB ICONA e del comitato esecutivo della Conferenza AIDS Impact che si terrà nel prossimo luglio a Milano, sta scrivendo un libro, che, con il titolo di Planet AIDS, sarà a breve distribuito in libreria. In esso si analizza la questione dell’accesso ai farmaci antiretrovirali come paradigma di ingiustizia globale: mentre le società farmaceutiche sono orientate ineludibilmente al profitto, milioni di persone muoiono ogni giorno a causa del prezzo insostenibile dei farmaci Filippo Schloesser per la maggior parte dei paesi e il 2000. Subito dopo la Conferenza Mondiale sistema continua a degenerare. I brevetti di Durban nel 2000 ha aderito a Nadir, farmaceutici, secondo Guarinieri, sono una diventandone dal 2002 il vice presidente. delle cause principali di tale ingiustizia. La sua presenza e attività nell’EATG sono iniziate nel 1997 con la partecipazione all’ECAB (European Community Advisory I migliori auguri di Delta a Mauro Board), ampliata in seguito con l’impegno Guarinieri nel suo nuovo incarico che sta tuttora dedicando al gruppo di lavoro sull’accesso alle terapie per i paesi di presidente dell’EATG. Direttore Responsabile Filippo Schloesser Redazione Mauro Guarinieri - Simone Marcotullio - David Osorio Comitato scientifico: Dr. Ovidio Brignoli - Dr. Claudio Cricelli - Francois Houyez (F) Spedizione in A.P. - art.2 comma 20/c legge 662/96 - Reg.Trib. Roma n.373 del 16.08.2001 Dr. Martin Markowitz (USA) - Dr. Simone Marcotullio - Dr. Filippo Schloesser Prof. Fabrizio Starace - Dr. Stefano Vella Grafica a cura di Gianluca Longo Collaboratori di redazione: Roberto Biondi, Valentina Biagini, Simone Marchi Stampa Arte della Stampa - Roma Editore Per ricevere una copia della rivista ritagliare il riquadro, compilarlo in ogni voce e spedirlo al seguente indirizzo: Le fotografie presenti in questo numero di Delta non sono sono soggette a royalties. Nadir Onlus, via Panama 88 - 00198 Roma nome ____________________________________________________ cognome ____________________________________________________ indirizzo ____________________________________________________ cap città _________ ___________________________________ NADIR ONLUS via Panama 88 - 00198 Roma pr ____ desidero ricevere copia del n° __________ del ______________ La rivista Delta rientra tra le attività istituzionali dell'associazione Nadir ONLUS, attività di utilità sociale non a fini di lucro, il cui scopo primo è l'informazione/formazione a favore delle persone sieropositive Le opinioni espresse all'interno della presente pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori dei relativi articoli e sono comunque soggette all'approvazione del comitato scientifico e redazionale della rivista. E' possibile iscriversi alla mailing list inviando una e-mail a: [email protected] E' inoltre possibile inviare qualsiasi notizia alla redazione utilizzando l'indirizzo e-mail: [email protected] WorldWideWeb www.nadironlus.org Il numero 11 di Delta è dedicato alla memoria di ADRIANO DOLO - restauratore - Turen, 1964 - Roma, 1994