ANNO II - (XVII) - N. 7 - LUGLIO '84
Via Trento,4 - Tei. 86050 - Montefiascone
Sped. in abb. postale gr. ! 11 - N. 144 - inf. 70%
Al termine di una intensa giornata
IL PAPA PARLA AI GIOVANI
Carissimi Giovani!
L'ultimo incontro di questa giornata cosi intensa. l'incontro che conclude e, in certo senso,
corona la significativa esperienza che mi è stato
dato di vivere in questa vostra antica Città, è
quello con voi, ragazzi e ragazze di Viterbo e
delle località vicine, che numerosi siete convenuti in questa piazza per testimoniare la vostra
fede ed esprimere con suoni e con canti la gioia
che portate in cuore. A voi il mio saluto cordiale!
Uh saluto che intende raggiungere altresì tutti i
giovani vostri coetanei, anche quelli lontani dagli ideali che alimentano il vostro entusiasmo.
Sappiano anch 'essi che il Papa ha avuto per loro
un pensiero affettuoso. Egli infatti è convinto
che, pur in situazioni molto diverse, essi continuano ad interrogarsi sul senso della loro esistenza e sulle scelte che potrebbero dare appagamento alle attese del loro cuore. L'augurio
che ad essi rivolgo è che non si stanchino di
cercare, perché se sapranno perseverare con animo disponibile ed aperto, non mancheranno
alla fine di incontrare la risposta convincente ed
esaustiva. Questa risposta - voi che mi ascoltate
lo sapete - è Cristo, uomo Dio, morto e risorto
per la salvezza del mondo.
A voi, giovani credenti, spetta dunque il compito di recare ai vostri coetanei l'annuncio di Cristo,
Verbo incarnato, nei quale soltanto trova piena
luce il mistero dell'uomo. Egli che «ha lavorato
con mani d'uomo, ha pensato con mente d'uomo, ha agito con volontà d'uomo, ha amato con
cuore d'uomo» (Gaudium et spes, 22), sa risolvere in modo appagante i problemi che ci angustiano. Egli sa infondere nei nostri cuori le certezze
capaci di orientare il cammino fra le vicissitudini
della vita verso il traguardo definitivo che si profila all'orizzonte del tempo e che nome «vita eterna».
Cristo è l'uomo nuovo, l'uomo perfetto. A voi il
compito di farvene testimoni credibili con la parola e con l'esempio, perché anche ad altri cuori sia
data la gioia dell'incontro risolutivo e beatificante
con Lui. Giovani, siate testimoni della novità di
Cristo innanzitutto nella vostra vita personale. Il
battesimo ha posto in voi il germe della vita di
Cristo. Capite che significa questo? Voi portate
nell'anima la vita di un Risorto. San Paolo trae
la logica conseguenza: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove si trova Cristo
assiso alla destra di Dio, pensate alle cose di
lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2).
Ecco, dunque: il cristiano è chiamato ad essere
un uomo nuovo nel modo di pensare, nuovo nel
modo di sentire, nuovo nel modo di comportarsi.
In lui si deve affermare progressivamente un 'armonia tra pensiero ed azione, tra sentimento ed
istinto, tra spirito e carne, che susciti in quanti lo
avvicinano la percezione della forza superiore
che opera in lui. L'uomo di oggi, fiero degli straordinari progressi scientifici compiuti, è portato
a tentare di risolvere i suoi problemi interiori
mediante gli artifici tecnici di cui si serve per
superare le difficoltà che incontra nel mondo esterno. E non s'accorge che così facendo, non
11 Papa riceve l'ossequio del Direttore de «La Voce»
solo offende la propria dignità perché abbassa se
stesso al rango di un oggetto manipolabile, ma si
espone inoltre a pericolose illusioni circa la maturità personale raggiunta: crede di essere padrone di una sua situazione interiore, mentre è
schiavo di un artifìcio, che, quando poi viene
meno lo lascia nell'esperienza bruciante della
propria povertà morale. A voi giovani che avete
fede, l'ardua ma affascinante missione di proporre al mondo contemporaneo la testimonianza
di quel che è un essere umano rinnovato interiormente dal Cristo Risorto.
Essere nuovi dentro è il presupposto insispensabile per costruire un rapporto nuovo con gli altri.
Ecco l'altro aspetto della novità cristiana: in un
mondo che, quando non cede alla violenza, non
di rado assume a norma di condotta sociale una
sorta di ragionato egoismo, non costituisce forse
una proposta di rivoluzionaria novità quella di
costruire rapporti umani su di un sentimento disinteressato come è quello dell'amore? Eppure è
proprio questo che Gesù ha chiesto a coloro che
credono in Lui. Non ha detto forse nell'Ultima
Cena: «Vi do un comandamento nuovo: che vi
amiate gli uni gli altri» (Gv 13,34)? Ecco: un
comandamento nuovo per una società nuova.
Non deve quindi stupire che il Papa Paolo Vi
abbia ricordato ai cristiani che essi sono impegnati a costruire la nuova «civiltà dell'amore». E
l'amore è rispetto, l'amore è comprensione, è
simpatia, è condivisione. L'amore è farsi coin-
volgere gli uni nella vicenda degli altri, così come avviene in una famiglia tra persone nelle cui
vene scorre il medesimo sangue. E non è forse
una famiglia quella di coloro che siedono alla
stessa mensa per cibarsi del modesimo pane?
San Paolo ha un'espressione molto forte al riguardo: «Poiché c'è un solo pane noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane» (1 Cor 10,17).
« Un corpo solo». Quanto siamo lontani da vaghe forme di filantropia e di semplice umanitarismo! Qui c'è l'affermazione di una solidarietà
che affonda le radici in una oggettiva comunione
di vita fra coloro che, nell'Eucaristia, diventano
tutt'uno col medesimo Cristo. Non ti puoi disinteressare di chi è parte di te: la solidarietà col
fratello, più che un dovere, è ormai un'esigenza
che ti si impone dal di dentro. Il futuro dell'umanità sta nel segno di tale esigenza: la civiltà del
futuro o sarà una civiltà dell'amore e non sarà.
V'è ancora un terzo aspetto della novità di Cristo, che voi giovani siete chiamati a testimoniare di
fronte al mondo: è quello di un nuovo rapporto con
l'ambiente naturale che vi circonda. L'uomo, soprattutto in questo ultimo secolo, ha fatto un uso
delle realtà terrestri che in non pochi casi si è
dimostrato irresponsabile: sono molte ormai le
voci che denunciano la «crisi ecologica», da cui
è oggi minacciata l'umanità. Occorre imparare
a guardare la natura con occhi nuovi.
segue apag. 8
LA VOCE
pag. 2
NOTIZIE DAI NOSTRI MISSIONARI
FINALMENTE LE SANGUISUGHE
Me le avevano promesse a Natale, niente; a
Pasqua le ho avute, finalmente!
Ottanta km. di tournée, nella foresta per 4 giorni e 4 villaggi: prima tappa, un piccolo villaggio al
limite della foresta insolitamente lindo e ordinato. Buona accoglienza, buon lavoro, buon mercoledì santo. Tutto nel limite della nonna salvo
una straordinaria abbondanza di serpenti, camaleonti, lucertoloni, per strada, nelle capanne, nella
chiesa. Il pensiero che qui nel Madagascar non ci
sono serpenti velenosi è veramente rassicurante.
Ci riposavamo, io e i miei due accompagnatori,
sul gradino di una casa, alcuni bambini giocavano per terra, quando un serpente si è fatto avanti;
non aveva per niente l'aria cattiva, pareva che
dicesse ai bambini: «posso giocare con voi?».
Rassicurato dal fatto che l'assemblea non era
affatto preoccupata della sua presenza, cominciò
ad avanzare; no. Ha osato troppo, ognuno al suo
posto! Una bambina si è incaricata di allontanarlo; non ha preso né sassi, né bastoni, ha cercato
di intimidirlo battendo il piedino per terra. Il serpente ha capito; *va bene», pareva che dicesse,
xme ne vado!» e senza scomporsi è andato a
cercare un altro gruppo di bambini più accoglien
ti. In marcia per il secondo villaggio, mi dicono
«Padre, bisogna che ti levi le scarpe, c'è acqua e
fango dappertutto». E no! Non sono abituato a
camminare senza scarpe, farei due passi al minuto. H o tenuto duro, ho saltato, ho volato su pozze, ruscelli fino a due o tre metri, a piedi asciutti
fino a trecento metri dal villagio; lì ho dovuto
cedere, ma non mi sono pentito, 5 metri di acqua
chiara, fresca, sarei rimasto lì e avrei fatto bene,
perché al villaggio non ci aspettava nessuno. Comunque con un po' di ritardo abbiamo compiuto
il programma del giovedì santo, preparando anche le ostie consacrate per il venerdì santo al
prossimo villaggio. Ed eccoci al clou del nostro
discorso, la terza tappa, tutta in salita in mezzo
alla foresta, l'erba aita, le risaie piene di acqua,
fango e scogli, pendii buoni per le capre, nugoli di
zanzare (purtroppo alcune specie hanno il vizio
di lavorare anche di giorno) e finalmente... le
sanguisughe.
Un vecchietto ai piedi della montagna: «andate a Ankarongana» «Sì, la strada com'è?» e lui
«è chiara», cioè non rischiate di perdervi «però,
Padre mio dovrai soffrire» «mah! - ho risposto sapete oggi è venerdì santo,... il buon Gesù... il
monte Calvario... e bla bla...» E via, aveva ragione. Io credevo che piovesse, ma non che venissero giù rospi e ranocchie. Ma la feccia di
tutto erano loro, le terribili, antipatiche bestiole
munite di una tecnica di assalto migliore delle
macchine da guerra romane. 5, 10, 20, 30. più ti
fermi a staccarle più ti assaliscono; e, proprio
come dicevano piovono giù dagli alberi. E che
caratteraccio: viscide, testarde, aggressive, fameliche, appiccicose. Con molta pena riuscimmo a sbarazzarcene, almeno credevamo.
Al villaggio, stanco morto, mi levo le scarpe e
le calze e... sorpresa! I cari animaletti panciuti
succhiavano ancora come... sanguisughe.
Divento idrofobo, mentre il buon Gesù che ha
fatto il viaggio con noi al sicuro dentro una busta
di plastica mi esorta alla moderazione.
«Non ti scaldare, anch'io ho perso molto sangue per te, senza arrabbiarmi e tu per 4 sanguisughette...» «D'accordo, caro Gesù, ma io mica
sono una sanguisuga!» « No? Anche peggio!» « Va
bene, chiudo il becco, con te non si può discutere!» Speravo almeno in un pasto ristoratore, ma
è vietato farsi certe illusioni il venerdì santo. A
Natale c'era il solito riso bollito con dei pezzettini di pollo, quindi niente pollo, cosa resta? Riso,
riso abbondante, bollito, sciapo e accanto una
sbobbetta fatta con le foglie di manioca. Amen.
Consummatum est!
Dopo il rito pomeridiano del venerdì santo la
cena identica al pranzo e poi il meritato riposo
con una sensazione del tutto nuova qui: il freddo
quasi cane, chissà forse la fatica, le cibarie, il
salasso delle sanguisughe e il fatto di essere sui
400 mt. insomma era freddo. Sabato santo: battesimo del figlio del catechista e partenza per il
quarto villaggio, il più importante; infatti tutto va
per il verso giusto salvo qualche incidente. Justin
il seminarista che mi accompagna anima a meraviglia le cerimonie con i canti e le sue predicbette.
Col cero pasquale non ha avuto fortuna. Nel buio
più pesto con la candela accesa in mano canta: la
luce di Cristo! E il vento malandrino gliela spegne subito. Pazienza, va a riaccendere avanza e
canta ancora: la luce di Cristo! E il vento gli fa
ancora il dispetto. La gente che si è tenuta la
prima volta, questa volta ridacchia, ma non è
niente di grave. Continua il rito fino al battesimo
di 15 persone tra bambini e adulti. Poi la messa,
la recita, il sonno ristoratore, questa volta disturbato da una bestiola ignota. Un pizzico acuto al
fondo schiena, metto d'istinto la mano, un pizzico anche alla mano, e non è uno scherzo, fa proprio male, c'è anche il livido. Prendo la pila e
comincio a cercare, niente devo rassegnarmi con
l'incubo che ritomi all'attacco il nemico. Finalmente l'alba di Pasqua, ancora vivo, anzi risorto;
il pensiero del ritorno dopo la messa solenne annulla tutte le piccole miseriole, sono quasi un
dolce lontano ricordo. Anche le sanguisughe?
No! Studierò la difesa, non mi avranno più.
Dal Madagascar Padre Marino
DALL'AMERICA
Cara Voce,
oltre che inviare il mio abbonamento,
ringrazio
infinitamente per l'onore datomi, pubblicando la
composizione.
mia lettera, povera
E stata grande la sua cortesia, data la mia
semplice sincerità. Auguri di nuovi abbonamenti. Saluti e cari ricordi del mio Monte (Falisco).
Lucia Bizzarri (anni 89)
PERSONAGGIO DEL MESE
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Disegno: ZELINDO GIANLORENZO
«LA VOCE»
Mensile di Montefiaseone
Direttore
AGOSTINO BALLAROTTO
Responsabile
ANGELO GARGIULI
Direzione. Redazione, Amministrazione : 01027
Montefiaseone, Via Trento. 4 - Tel. 86050 - c.c.p.
12158010 intestato a: Parrocchia di S. Margherita 01027 Montefiaseone - Viterbo.
Autorizz.ne Trib.le Viterbo n. 272 del 4-12-1982
Tipografia - Litografia «S. Pellico» s.d.f.
C.so Cavour. 62 - Montefiaseone (VT)-Tel.86297
Don Luciano
dall'Alto Volta
Carissimo D. Agostino,
il Giovedì Santo ho ricevuto la tua lettera, in
cui mi comunicavi l'avvenuta morte di tua madre.
La sera stessa ho celebrato per lei, in suo suffragio, la S. Messa della Cena del Signore, sicuro
che il Signore che l'ha voluta associare alla Sua
Passione, l'aveva già chiamata a partecipare alla gioia del Paradiso. Ti assicuro che continuerò
a ricordarla sempre nel « memento» della S. Messa, perché, come già ti ho scritto l'ultima volta,
sento il bisogno di essere particolarmente grato
a tutti i sofferenti che mi hanno sostenuto e mi
sostengono con la loro offerta quotidiana.
Ti assicuro anche della preghiera per te. perché
possa continuare ad avvertire la sua presenza e
la sua materna protezione. Qui. a Pasqua, abbiamo concluso il periodo più intenso della vita
parrochiale con il Battesimo di circa 350 adulti e
250 bambini. Puoi immaginare la gioia e la partecipazione di tutta la comunità neliaccogliere i
nuovi cristiani. Questa seconda Pasqua per me è
stata veramente bella. L'anno scorso, capivo ancora poco la lingua, quest'anno ho potuto celebrare ed entusiasmarmi della viva partecipazione di questo popolo. Le funzioni della Settimana
Santa sono state seguitissime dalla maggioranza
dei cristiani. Veramente suggestiva la Via Crucis
per le strade del quartiere il Venerdì Santo notte
e la Veglia Pasquale all'aperto, seguita da una
folla
straordinaria.
Per quel che concerne la situazione sanitaria,
in questo periodo si è molto aggravata. Da circa
tre mesi sono in atto l'epidemia di meningite e
soprattutto di morbillo, che colpiscono prevalentemente i bambini. Ci stiamo spezzando per soccorrere e arrivare a tutti. Ogni giorno in due. una
suora ed io, visitiamo sui 400 bambini. Sono portati in braccio dalle loro mamme. Arriviamo alla
sera un po' stanchi, ma sempre più decisi a servire queste membra sofferenti del Cristo, nostri
fratelli. Quanta sofferenza in queste donne che
spesso fanno la fila dinanzi al nostro centro sanitario la sera avanti, dormono fuori, per terra, attendono il mattino per paura di non veder visitati »•
curati i loro bambini! Purtroppo c'è un discreto
tasso di mortalità soprattutto in bambini che. con
¡I morbillo, hanno complicazioni broncopolmo
nari gravissime di origine virale, dove gli antibiotici non possono agire. Che pena, in certi momenti, vederti morire in braccio dei bambini, bellissimi, per i quali hai fatto tutto il possibile. Ma
quanta gioia anche nel veder guarire la più parte e
nell'unirei alla soddisfazione delle mamme!
Fortunatamente, nel mese di marzo è stato qui
il Vicepresidente della Caritas Italiana Mons.
Nervo, per una visione della situazione sociale
determinata dalla siccità e l'entità del fabbisogno
alimentare in tre paesi del «Sahel», tra cui l'Alto
Volta. Con la grave epidemia di morbillo e le
conseguenti complicazioni broncopolmonari, stavamo esaurendo le scorte di antibiotici: tempestivamente ce ne ha inviati dall'Italia, per via
aerea una grande scorta. Purtroppo tale situazione di emergenza durerà fin verso la fine di maggio. Con l'inizio della stagione delle piogge dovrebbero cessare le epidemie.
Restando sempre più uniti nella reciproca preghiera saluto te, tutti i sacerdoti, parrocchiani e
montefiasconesi.
P.S. Ringraziami Lozzi Roberto e Ariana Martini, non so se troverò il tempo di farlo per iscritto.
Grazie D. Luciano. Speriamo di vederci presto... (per S. Margherita?) a Montefiaseone.
LA VOCE
Forse la foto è stala scattata
in un «sabato fascista» dopo i
saggi ginnici.
E
C
H
I
La maggior parte dei giovani
di allora sono i giovani nonni, o
quasi, di oggi.
Si riconoscono:
E
Battiloro
Benito,
Castellani
Giorgio, F.erlizzi Giuseppe, Palombo Ugo, Rinaldi Carlo.
Amelia De Martis, Marcella
Rocchi, Ida Boiardo (insegnante), Antonietta De Martis, Tito
Gemma <insegnante).
Chiricotto
Giulio,
Ceccarelli
Valerio, Romagnoli Emilio, Pallini Luciano, Corvello Benito.
O
O
T>Jon è rimasta memoria alcuna intomo al tempo di erezione della confraternita. Essa tuttavia esisteva già
prima del 30 giugno 1551, come conferma il decreto di aggregazione all' Arciconfraternita romana del Santissimo Sacramento in S. Maria sopra Minerva a Roma, rilasciato nella data suddetta e custodito nell'Archivio Capitolare della Cattedrale.
Nella Visita Pastorale fatta dal Pro
tonotario Apostolico Giuseppe Mascardo il 4 marzo 1583 si legge che la
confraternita aveva già steso gli statuti che la reggevano. Essa non disponeva di altare proprio nella Cattedrale e custodiva ceri, olio e lanterne in un luogo vicino al coro. Aveva la proprietà di una cantina, dalla quale ricavava due scudi l'anno
ed era stato venduto un appezzamento di terreno per il prezzo di 25
scudi, che erano stati spesi per l'acquisto di un prezioso piviale. I confratelli e le consorelle provvedevano l'olio per la lampada del Santissimo e la cera per la Messa e per le
due processioni che si svolgevano
nella festa del Corpus Domini e nell'ottava della stessa solennità. Il Comune di Montelìascone, affinché potesse essere sostenuta più agevolmente la spesa dell'olio, aveva concesso alla confraternita il reddito
proveniente dalla misurazione pubblica dell'olio. A causa della negligenza degli aggregati nell'assolvere
quel compito gl'introiti erano scarsi
e perciò era stata avanzata la proposta di dare in affitto quella «misura», come era avvenuto per altre «misure» della città. Con Diploma Apostolico del 3 novembre 1606 furono concesse alla confraternita numerose indulgenze. Gli iscritti potevano lucrare l'indulgenza plenaria
nel giorno del loro ingresso nella confraternita, nella festività del Corpus
Domini, nell'ottava della stessa solennità se partecipavano alla processione e nei giorni in cui si svolgeva-
no le processioni del Santissimo e si
recitava l'ufficio. Si potevano lucrare altre indulgenze facendo visita al
Santissimo in qualsiasi venerdì dell'anno, intervenendo alle processioni del Santissimo nella terza domenica di ogni mese e il Giovedì Santo
e partecipando alla processione del
Viatico per i malati.
Il Vescovo Gaspare Cecchinelli
¡'.ella Visita Pastorale fatta nel 1630
aggiunge altri particolari sulle attività della confraternita. Il 18 marzo
1607 fu rinnovata l'aggregazione all'Arciconfraternita di S. Maria sopra Minerva. I confratelli erano 50,
vestivano sacchi bianchi e partecipavano alla processione del Corpus
Domini con 10 cappati e 2 lanterne e
alla breve processione che si svolgeva ogni terza domenica del mese nella piazza della Cattedrale. I redditi,
provenienti da censi, livelli e piccoli
appezzamenti di terreno, non superavano i 10 scudi annui.
Nella Visita Pastorale fatta dallo
stesso Vescovo Checchinelli nel 1645
si legge che era rimasta una sola cappa perché tutte le altre erano state
rubate in tempo di guerra. Il 14 agosto 1676 il Vescovo Cardinale Domenico Massimi unì alla confraternita del Santissimo quella del Rosario, che prima officiava all'altare del
Sacramento. D'allora, come si rileva dalla Visita fatta dal Vescovo Cardinale Marc'Antonio Barbarigo nel
1703, l'altare del Santissimo cominciò ad essere custodito e officiato
dai confratelli del Sacramento e la
compagnia del Rosario si trasferì all'altare accanto, a sinistra del coro,
che prese il nome da essa. Dopo l'unificazione le due confraternite cominciarono a vestire lo stesso saio
verde, prima indossato dai confratelli del Rosario nella sola circostanza degli accompagnamenti funebri.
La Visita Pastorale fatta dal Vescovo Sebastiano Pompilio Bonaventura il 3 maggio 1707 dà altre no-
tizie sulla confraternita. Ogni lunedì
essa aveva l'onere di far celebrare
una Messa all'altare del Santissimo
per soddisfare un lascito di una signora di nome Porzia. I confratelli
erano numerosi e fra essi vi erano
anche degli ecclesiastici. Ogni anno
veniva eletto un cassiere per l'amministrazione dei beni, ma essi erano così scarsi che era necessario fare la questua del grano e recarsi presso i frantoi per la raccolta dell'olio.
I confratelli, se venivano invitati,
partecipavano alla sepoltura dei defunti e ricevevano in compenso una
torcia. La compagnia non aveva vessillo proprio e interveniva alle processioni con la croce, lanterne e bastoni. La processione che si svolgeva nella piazza della cattedrale ogni
terza domenica del mese con la partecipazione del Capitolo era rimasta
interrotta per un pezzo, ma da poco
era stata ripresa.
Nella Visita del 15 giugno 1753,
fatta dal Vescovo di Foligno Mario
Maffei, inviato a Montefiascone come Vicario Apostolico e Amministratore dal Papa Benedetto XIV, si
legge che i confratelli furono obbligati alla lettura delle regole almeno
due volte l'anno per esercitarsi maggiormente nella disciplina che si erano imposta. I registri, custoditi nell'Archivio Capitolare della Cattedrale, elencano minutamente l'amministrazione unificata delle confraternite del Santissimo e del Rosario.
Dopo il 1851 alcuni documenti dell'Archivio Capitolare riportano la
denominazione di «Santissimo Sacramento e Agonizzanti». Si trattava probabilmente della compagnia
degli Agonizzanti istituita nel 1816
presso la chiesa e la confraternita
della Misericordia e Morte e aggregata poi alla confraternita del Santissimo. Dell'esistenza della confraternita degli Agonizzanti nella chiesa della Misericordia si hanno notizie fino al 1850. Nell'Archivio della
pag. 11
Curia è conservato un opuscolo a
stampa dal titolo: «Congregazione
del S.S. Sacramento e degli Agonizzanti eretta nella venerabile Chiesa
dell'Arciconfraternita della Misericordia e Morte di Montefiascone».
Da esso si rileva che i confratelli
ogni domenica facevano esporre il
Santissimo prima della Messa e recitavano una parte dell'ufficio dei
morti. Nell'ultimo venerdì di ogni
mese e in tutti i venerdì di quaresima veniva eseguita la pratica della
buona morte. Per affrontare le spese richieste per quel pio esercizio i
confratelli versavano quattro baiocchi al mese. Il 21 aprile 1850, in seguito all'aumento del numero dei contribuenti, fu stabilito di aggiungere
nuove pratiche religiose. Nel giorno
della Purificazione ogni confratello
doveva ricevere un'oncia di cera benedetta, quando i confratelli o delle
consorelle erano in agonia si doveva esporre il Santissimo e nel giorno
della morte la confraternita s'impegnava ad inviare alla casa del defunto quattro libbre di cera. Dopo la
morte si dovevano celebrare dieci
Messe lette in suffragio e una Messa
cantata dal coro della cappella della
Cattedrale mentre intorno al tumulo
dovevano ardere otto lumi. Nella
chiesa della Misericordia e Morte i
confratelli officiavano ad un altare
privilegiato e in essa, oltre alle indulgenze parziali, si poteva lucrare
ogni giorno l'indulgenza plenaria.
Per tutto il secolo XIX la confraternita continuò a mantenersi in vita, sebbene accusasse già uno stato
di decadenza. La Visita Pastorale
del 1840 contiene un elenco di 38
iscritti, sette dei quali erano già deceduti e nessuno li a\eva sostituiti,
'.'abbandonoda parte dei confiate!
li si accentuò col passare degli anni
e una relazione di Don Alfonso Orfei del 1911 informa sulla grave situazione allora esistente. Continuava la partecipazione a tutte le processioni e funzioni pubbliche con i
consueti sacchi verdi e con la mozzetta rossa, ma si trattava di confratelli avventizi. Da tempo non esisteva più l'albo degli aggregati, non vi
era presidenza alcuna e si era perduta ogni traccia degli antichi statuti. Le rendite ammontavano a circa
250 lire annue e venivano annesse a
quelle della fabbriceria della Cattedrale.
L'ultimo amministratore della
confraternita fu il canonico Zampetta, morto nel 1907. Da quel tempo
l'amministrazione fu assunta dal Capitolo della Cattedrale, che s'impegnò ad assolvere gli oneri, consistenti nella fornitura di olio e di cera
nele feste eucaristiche contemplate
dagli statuti della compagnia e nel
provvedere alla celebrazione di 52
Messe annue. Con un rescritto di
sanatoria, rilasciato dalla Sacra Congregazione del Concilio nel 1903, il
numero delle Messe fu ridotto a 20
per la durata di un quinquennio. La
nuova amministrazione dovette però accontentarsi di riscuotere poche
rendite di canoni e censi perché dopo la morte del canonico Zampetta
non era stato possibile ricuperare i
libri della contabilità con i nomi delle persone obbligate al pagamento
dei tributi imposti per disposizioni
testamentarie.
Nel tentativo di ridare vita all'antica istituzione ormai languente nel
1921 fu decisa l'erezione di una nuova confraternita del Santissimo.
Don Giovanni MinoKno
(continua nel prossimo numero)
LA VOCE
pag. 4
BLITZ A SORPRESA DI PIGLIAVENTO
TERREMOTO
ALL'INTERNO
DELLA U.S.L.
Fermento all'interno della U.S.L. VT-1 di
Montefiascone, dove con un «blitz» a sorpresa, il
vice presidente socialista, Corrado Pigliavento,
attraverso un ordine di servizio di carattere urgentissimo, ha spostato, dalle loro sedi di lavoro,
una decina di infermiere professionali ed altro
personale.
Il «colpo» è stato possibile grazie alla situazione precaria ai vertici della stessa U.S.L., dove il
presidente Regimildo Delle Monache (DC) è dimissionario ed è praticamente assente dalla guida politico - amministrativa della struttura sanitaria. La decisione di Delle Monache pare sia
scaturita da forti contrasti sorti all'interno della
stessa maggioranza democristiana, in seno al Comitato di Gestione.
Per tornare ai movimenti di personale disposti
da Pigliavento, c'è da notare che cinque infermiere professionali utilizzate fino ad ora nel settore amministrativo dellaU.S.L., passano ai servizi interni dell'Ospedale di Montefiascone, dove la forte carenza di personale ausiliario specialistico aveva creato insuperabili difficoltà. Le
cinque infermiere sono: Marcella Mencio, Laura
Onofri, Giuseppina Zerbini, Antonietta Teodori
e Giuliana Parrano. Dall'Ospedale sono stati invece trasferiti al Poliambulatorio della U.S.L. il
fisioterapista Carlo Pagliaccia e le infermiere
professionali Maria Teresa Bordo e Miranda Venanzi. La «rivoluzione» interna alla U.S.L. si
completa con il trasferimento dell'infermiera
professionale Raffaela Casodi alla Direzione Sanitaria e delle colleghe Caterina Morleschi e Maria Lupino dalle corsie agli ambulatori divisionali.
C'è chi parla di certificati medici in sostituzione della «effettiva» presenza dei nuovi posti di
lavoro del personale trasferito. Per le varie implicazioni connesse, questo «colpo di mano» in un
settore del pubblico impiego che sembrava inamovibile non mancherà di suscitare accese polemiche e sviluppi imprevisti.
UMBERTO G. RICCI
Una denuncia di Maurizio Paradiso
LA PIAGA
DEL LAVORO NERO
Il lavoro nero è stato da sempre una spina nel
fianco degli artigiani regolarmente iscritti alla
Camera di Commercio, i quali, per svolgere la
loro professione, sono tenuti a pagare tasse e
contributi. Del problema, che a Montefiascone
ha assunto in questi ultimi tempi una particolare
rilevanza, si è fatto interprete il consigliere comunale Maurizio Paradiso che è anche segretario
dell'UPAV - CNA, con una interrogazione al Sindaco Belardi nella quale gli rivolge «...un sollecito verso un totale rispetto riguardo l'art. 241 del
T.U. legge comunale e provinciale, n. 383 del 3-3'34 (concernente l'assoluto divieto di svolgere
doppio lavoro ai dipendenti comunali e provinciali) anche per dare una risposta di moralità a
quelle categorie produttive che nel lavoro nero ed
abusivo trovano uno dei maggiori ostacoli di sviluppo. Esistono numerosi casi, noti e documentati
- prosegue Paradiso - che mi riservo di rendere
disponibili nei casi e nei termini che riterrò opportuni. Confidando per ora in un positivo riscontro
da parte del Sindaco, manifesto la volontà di non
voler più tollerare ulteriori ritardi, nei confronti
dei quali sarà facile provvedere per vie legali.» Gli
impiegati del Comune e della Provincia, ma anche gli altri dipendenti di Enti Pubblici, i quali
nelle ore libere dal servizio, svolgono i mestieri
di elettricisti, falegnami, muratori, imbianchini,
meccanici e così via... sono stati avvertiti.
U.G.R.
CARRIERE FACILI
La U.S.L. ed il Comune sono a Montefiascone i due Enti locali dove, senza voler fare
di tutta l ' e r b a un fascio, il deleterio fenomeno
delle promozioni e delle carriere facili, per
motivi politici e di partito, sta assumendo un
c a r a t t e r e decisamente allarmante. Non c'è
Comitato di Gestione o Consiglio Comunale,
dove non figurino, all'ordine del giorno, punti riguardanti avanzamenti di carriera, riconoscimenti di mansioni superiori, aumenti di
g r a d o e di livello che poi, in buona sostanza,
significano una sola cosa: aumento sostanzioso di stipendio. P u r t r o p p o si deve assistere ad
una lotta intestina f r a i dipendenti di questi
Enti pubblici che travolge, a volte, anche il
r a r o meritevole. Specie colui che occupa un
posto, grazie alla raccomandazione di un politico (e diciamo che sono la stragrande maggioranza), è sempre agitato e scontento. Non si
limita, d u n q u e , ad essere appagato del favore
ricevuto, ma vuole sempre di più. Specie se si
accorge che altri aumentano di grado o di
livello, allora entra in crisi e tanto briga e
tanto fa, che il maggiorente politico, che lo ha
collocato in quel posto, s'industria nel promuoverlo. Anche i dirigenti dei vari sindacati
non sono immuni da questi episodi.
Ecco che si verificano ingiustizie e sopraffazioni o almeno ritenute tali da coloro che sentendosi discriminati o seguono la stessa strada
presso i propri protettori, o spiccano denunce
alla Magistratura per presunti illeciti. Pur
con i dovuti distinguo, risulta che alla U.S.L.
c'è un'agitazione continua fra il personale
specie dei livelli più elevati. Alcuni membri
del Comitato di Gestione, anche della maggioranza DC, non esitano a parlare di «clima da
ricatto». Si aspira sempre al di più... di più...
ma fin dove si potrà arrivare? In questi Enti
non si trova più un operaio semplice, tutti
h a n n o qualifiche da specialisti. Insomma siamo di f r o n t e ad un esercito con tutti ufficiali e
nessun soldato. Noi crediamo che l'inefficienza del pubblico impiego stia tutta qui. Se ogni
addetto è completamente assorbito dal problema dell;i propria carriera, chi disbrigherà
le varie pratiche?
MAI AI'ENW
VINTO DAL LICEO SCIENTIFICO
IL TROFEO
«LUCA NENCIONI»
Organizzato dalla famiglia in collaborazione con la A.C.A.M. e l'I.T.C. «C. A.
Dalla Chiesa» di Montefiascone, si è svolto
nei giorni 29 e 31 maggio, il II Trofeo «Luca
Nencioni» quadrangolare di pallavolo studentesco al quale hanno partecipato il Liceo Scientifico di Montefiascone, l'Ipsia di
Acquapendente, il Liceo Scientifico di Tuscania e l'Istituto Tecnico Commerciale di Montefiascone.
Hanno vinto le semifinali il Liceo Scientifico di Montefiascone e l'I.T.C. «Carlo Alberto Dalla Chiesa» che si sono incontrate
successivamente in finale.
La vittoria è stata conquistata dal Liceo
Scientifico di Montefiascone che ha battuto
per 2 set a 0 l'I.T.C. con il punteggio di 15-2 e
16-14. Il Trofeo è stato consegnato dal Vice
Questore dott. Arelli, la coppa per il II classificato dal Presidente dell'A.C.A.M. prof.
Loris Coppola, mentre il padre di LUCA ha
consegnato la coppa all'Ipsia di Acquapendente III classificato.
ORDINANZA DEL SINDACO BELARDI
AL LAGO:
DEMOLIRE TUTTO!
Con una precisa ordinanza il Sindaco di Montefiascone, Renato Belardi, ha imposto la demolizione di tutti i manufatti che insistono nei pressi
della riva del Lago di Bolsena.
Non ci dovrebbero essere eccezioni nemmeno
per i cosidetti «prefabbricati» che, a dire il vero,
in gran numero erano stati piazzati qua e là, a
ridosso della spiaggia, o poco inoltrati nel l'entro
terra.
La rigida posizione del Sindaco pare sia scaturita dal «braccio di ferro» che l'amministrazione
comunale sta da tempo sostenendo con Carlo
Estampi, il giovane cui il Pretore di Montefiascone ha sequestrato un manufatto che sarebbe servito come magazzino e che l'Estampi avrebbe
iniziato a costruire senza la prescritta concessione edilizia.
Sulla riva del lago, inutile negarlo, c'è un gran
fermento. C'è chi cerca di prender tempo e chi
invece si adopera per obbedire all'ordinanza del
Sindaco, sperando, magari che questa sua sollecitudine venga un domani premiata con qualche
permesso per l'installazione di una casetta... prefabbricata.
Ma il Sindaco è fermo e deciso e sembra intenzionato a far battaglia all'abusivismo sulle rive
del lago. Certo resta il problema delle case e
capanne dei pescatori che sorgono proprio sul
bagnasciuga, ma per queste costruzione ci dovrebbe essere una qualche delibera di salvaguardia. Per il resto (salvi ovviamente ristoranti e
trattorie) non c'è scampo: tutto deve essere demolito. L'ordinanza dovrebbe riguardare anche
taluni casaletti o rimesse, sorti qua e là nella valle
e che sarebbero stati costruiti senza licenza. Comunque l'abusivismo edilizio sul lago e nei suoi
paraggi anche se è agli inizi, temiamo che sia già
di per sé incontrollabile e solo una mano ferma
ma equa, una volontà che non guarda in faccia a
nessuno, potrà scongiurare la deleteria invasione
di cemento della spiaggia del lago e di tutto il
litorale.
U.R
«STASERA
MONTEFIASCONE »
Il 30 giugno scorso, alle ore 22, la RAI ha trasmesso, su Radio Uno, un servizio dal titolo «Stasera Montefiascone». La registrazione del programma, a cura del regista Riccardo Cagiano, è
stata effettuata presso il nuovo ristorante sul lago
«La Carrozza d'Oro» e vi hanno partecipato il
Sindaco Renato Belardi, il Presidente della Pro Loco Franco Marsiantonio, la Prof. Cinzia Capuani e i giornalisti Umberto G. Ricci e Giorgio
Zerbini.
Si è trattato di una serie di domande e risposte
sulla storia, l'arte, il folklore e le prospettive economiche e turistiche di Montefiascone.
pag. 11
LA VOCE
Come è facile creare «miracoli!»
Avevo casa quasi di fronte alla grande cattedrale del mio paese: S. Margherita. Una basilica
maestosa, sorta oltre 500 anni fa, sotto il pontificato di Sisto IV, con una immensa cupola, la
terza d'Italia, dopo quella di Michelangelo in S.
Pietro e del Brunelleschi a Firenze, che svetta
nel cielo, spaziando lo sguardo sulla distesa pianura fino ai monti Cimini e sulla meravigliosa
conca del lago vulsineo fino alTAmiata.
Sopra al suo portale d'ingresso, oltre 20 metri
dal suolo, vi è un ornato loggione di pietra, di
quel grìgio peperino nostrano. Ero bambino e
facevo da chierichetto a Don Latino Salotti, parroco e decano della basilica. Mi voleva bene, era
un uomo meraviglioso, ma di lui parlerò ancora.
Non dimenticherò mai l'infinità bontà che riversava sui propri parrocchiani, la cura premurosa
per la chiesa e l'amore per la sua terra.
Per me, la chiesa di S. Margherita era talmente
familiare che conoscevo tutto di lei. L'istinto irrequieto della mia giovinezza mi portava a scorrazzare in ogni parte di essa; su nell'organo, giù
nelle sacrestie, scalare i campanili, per giocare in
mezzo agli ingranaggi di quegli antichi orologi,
lungo le balaustre inteme, per ammirare gli splendidi affreschi della volta, nei costoloni e le nicchie e perfino sulle rampe di ferro che si arrampicano alla cupola, su quelle lastre piombate o fili
ramati dei parafulmini. E ancora su fino alla lanterna, dove mi sembrava di toccare il cielo e
dominare il mondo, senza rendermi conto dei
pericoli che correvo.
Spesso, per questo mio rischio spericolato, ero
rimproverato sia da Don Latino che da Don Armando (mio zio) o dal sacrestano (anch'esso mio
parente). E, non bastava ancora, ricordo perfettamente che ilfigliodell'avvocato Jacopini «Checco», assai più grande di me, la cui abitazione era
situata proprio sotto la basilica, col fucile del
padre, sparava ai piccioni che volteggiavano copiosamente in tutte le parti della cupola ed io,
arrampicato lassù, gli lanciavo poi quei piccioni
che aveva colpito. La gente del quartiere sapeva
di queste mie scorribande perché mi vedeva spesso attraversare quel loggione, che da noi era chiamato «il cornicione».
Era la fine del mese di marzo, verso le tre del
pomeriggio, a seguito di una caduta ero seduto
sopra uno dei cordoli di pietra dei marciapiedi,
che dal piano della chiesa, vanno salendo fino al
palazzo vescovile. Permettetemi di ricordare che
Vescovo era allora Mons. Giovanni Rosi. Una
figura ieratica, pacata, che mi voleva bene perché conosceva me e la mia famiglia. Le mie finestre di casa davano sul suo giardino e quante
volte mi ha chiamato per darmi le squisite pere
del suo orto. Quante volte, poggiando quella mano anellata sulla mia testa mi diceva: «Cesarino..., sei tanto irrequieto, però sei un bravo figliolo. »
Cadendo, mi ero ferito al viso e quindi piange vo seduto su quel ciglio di pietra, anch'esso chiamato «cornicione» quando ecco passare di lì un
uomo, dal soprannome «Mandone» un Bacchiarli, timorato di Dio, avvolto nell'ampio mantello
nero, di quelli a ruota, un cappello a grandi falde
A primavera
dall'orafo
sbocciano fiori d'oro
Scegli il tuo da
FRANCO MENICHELLI
ed un bastone nodoso che. vedendomi in quello
stato, mi domandò: «Che hai fatto Cesari?...»;
«So' caduto dal cornicione», fu la mia risposta.
Mi guardò esterefatto, osservò quel loggione così
in alto, mi disse di andare subito a casa, poi, a
passo spedito, si avviò lungo la strada che porta a
Borgheriglia (Via Trento) gridando alle donne del
vicinato: «... al miracolo!... Al miracolo!» informando poi la gente che S. Margherita aveva senz'altro operato un miracolo, in quanto «Cesarino» era caduto dal «cornicione» ed era rimasto
completamente illeso.
La notizia si sparse in un baleno in un tutto il
quartiere; gruppi di donne accorsero in casa mia,
inginocchiandosi di fronte a mia madre; altre si
recarono da Santino il sacrestano, invitandolo a
suonare le campane, mentre altre ancora andarono da Don Latino perché celebrasse subito un Te
Deum di ringraziamento.
Manzi «pampanetta», il falegname, Pagnottino, il calzolaio, Sarchioni, il droghiere, «Papale»,
il muratore e Menghini, corsero in Municipio da
mio padre, da sotto le finestre lo chiamarono: «...
Arturo, ... Arturo, corri, vieni a casa,... un miracolo». Sbigottito mio padre chiese spiegazioni;
non riusciva a capacitarsi, tant'è vero che prima
di raggiungere casa volle passare in canonica da
Don Latino, per conoscere realmente cosa era
accaduto.
Solo Cesarino può dircelo..., soltanto lui.
Intanto a casa, io ero lavato e medicato, ma
soprattutto baciato e toccato da quella gente che
mano a mano andava sempre più aumentando.
Francamente non riuscivo a capire il perché di
tutte quelle premure ed attenzioni.
Arrivò Don Latino e mio padre; tutti si inginocchiarono, ma loro non posero attenzione, evitando la confusione mi presero per un braccio,
mi condussero in camera e, con infinita dolcezza, Don Latino mi pregò: «Adesso Cesari..., vogliamo sapere da te, per filo e per segno, come
sono andate le cose e dove sei caduto.» Con la
più schietta sincerità raccontai che scendendo
giù di corsa dalla Rocca, una volta raggiunti i
marciapiedi della piazza di S. Margherita, avevo
inciampato in uno di quei cordoli di pietra, che
come vi ho già detto, anch'esso veniva chiamato
«cornicione», ferendomi leggermente al viso.
Entrambi si guardarono e dissero: «...va bene...»; mio padre si alzò di scatto per rassicurare
la gente che non si trattava di un miracolo bensì
di una semplice caduta in terra e quindi di un
banale equivoco. Don Latino però, uomo infinitamente buono e saggio, dotato di grando buon
senso, lo afferrò per un braccio e lo fermò dicendogli: «Vedi Arturo..., le senti le campane...?, la
senti la gente dentro casa...?, ebbene, sono sicuro che se tu adesso vai là e dici loro che non è un
miracolo, molti di essi cominceranno a dubitare.
Si formeranno indubbiamente delle fazioni; chi
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crederà, chi no, per cui dai retta a me, è conveniente per il momento non dire nulla, ma lasciare
a me, sacerdote, il compito di smorzare ogni entusiasmo e poi far dimenticare la cosa.»
Mio padre non voleva, ricordo che intendeva
chiarire subito la questione ma Don Latino, quest'uomo meraviglioso, da tutti amato e creduto,
che ho sempre ammirato e venerato, riuscì a persuaderlo. Ricevetti il solito affettuoso scappellotto che Don Latino usava darmi e quindi uscimmo dalla camera. Don Latino pregò la gente di
tornare tranquillamente a casa perché non era
accaduto niente di straordinario, di non creare
ulteriore confusione perché soltanto la chiesa poteva stabilire se trattavasi o meno di un intervento divino e per questo ci voleva tempo.
Fece smettere di suonare le campane e ad ognuno che gli chiedeva informazioni, con la sua
infinita pazienza, rispondeva di non allarmarsi
ma di restare tranquilli perché non era accaduto
niente di eccezionale.
Fu quindi la saggezza di questo sacerdote, infinitamente buono e caro, che riuscì a placare
ogni entusiasmo, concedendo poi al tempo di collocare nel silenzio il ricordo di quello che fu
un episodio che mi vide protagonista di un clamoroso equivoco.
Scambiando il «cornicione» del marciapiede
con quello su in alto della Basilica, ne era scaturito un miracolo.
Di questo avvenimento del quale oggi, con
semplicità vi parlo, forse pochi lo ricorderanno,
ma per me è rimasto e rimarrà sempre vivo nel
cuore, non solo perché mi fa rivivere momenti
della mia spensierata giovinezza, ma perché mi
fa rivedere palpitanti: mio padre, Don Latino, il
Vescovo e tutti gli altri personaggi che vi ho menzionato, e con essi la mia amata e superba Chiesa
di S. Margherita della quale sono stato e mi sento
ancora diletto figlio.
CESARE JACOPON1
NELLE BRACCIA DI DIO
Dopo una settimana di malattia. Carolina Macchioni
vedova Torrigiani, è salita al Creatore che ha sempre
amato in vita, e dal quale ha ricevuto la vita eterna.
Mamma Carolina, che aveva 77 anni, trascorsi sempre a
Montefiascone, era una donna di fede e in giusta fede ha
cercato di educare le sue tre figlie e indirettamente i suoi
otto nipoti e quattro pronipoti. Ora dal cielo avrà più
modo di seguire la sua famiglia, mentre non sarà dimenticata né dai suoi né da quanti la conobbero e stimarono.
Come pure è ora in Paradiso Liliana Sezzi in Fabene. I
primi sintomi del male terribile (soprattutto perché le
procuravano enormi sofferenze) li ha avvertiti nel mese
di gennaio e sono stati sufficienti tre mesi per troncare
la sua robusta fibra. Ha saputo educare così bene i suoi
figli, specie nella fede cristiana, da andare orgogliosa
non solo dinanzi agli uomini , ma soprattutto dinanzi a
Dio. Noi ci uniamo alla preghiera dello sposo e dei figli,
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LA VOCE
pag. 6
«LA VOCE» È GRATA AI SUOI
SOSTENITORI: Danti Nazzareno, Salviani Luigi, Bra-
chetti Elena, Severini Costantino, Radati Edda, Scherc
Giovanni. Bizzarri Lucia (America), Crocetti Assunta,
Piovanelli Anna.
A CURA DI UGO CARINI
GIOCHI DELLA GIOVENTÙ
I RAGAZZI DELLE SCUOLE DI MONTEFIASCONE SI FANNO ONORE
L'educazione sportiva nella scuola ha sempre fornito ottimi risultati, sia agonistici, e quello che
più conta, formativi. Con la partecipazione del prof. Fumagalli facciamo una panoramica dell'attività sportiva svolta quest'anno dai ragazzi delle scuole del nostro paese.
CALCIO
Il calcio è entrato nelle scuole già da qualche anno,
non poteva quindi mancare da questa panoramica.
Gli ottimi risultati conseguiti dai ragazzi delle nostre
scuole sono la riprova che in questo settore i giovani
non tradiscono le aspettative. È il prof. Fumagalli che ci
parla in tal senso: «G/i allievi delle elementari hanno
disputato il campionato provinciale dei Giochi della
Gioventù, imponendosi su squadre rappresentate dalle
scuole di Canino, Valentano. Civita Castellana, giungendo a disputare la finale allo stadio la 'Palazzina' di
Viterbo, contro la scuola elementare La Pila '. l.a gara
risultava piacevole e a tratti spettacolare, per il bel
gioco messo in mostra dai nostri ragazzi, la gara veniva
vinta con il punteggio di 7 a 1. Da segnalare la bella
prova di tutti, in particolare di Centaro che vinceva la
classifica di capocannoniere con ben 16 gol all'attivo.
Questi i componenti la squadra: Giusti, Stella, Baccelli, Centaro, Lanzi. BeUacima, Ciripicchio, Corsaro.
Bronzetti. Mancini, Villa. Galgani, Durantini.
E poi stata allestita una formazione delle medichinola A. Manzoni di tutto rispetto - continua ancora Fumagalli - che dopo aver avuto la meglio su squadre quali
Salotti. Acquapendente e Nepiha disputato la finalissima per il titolo provinciale contro il Ronciglione.
La partita è stata vinta dai nostri con il classico
punteggio di 2 a 0. Per la prima volta cosi una scuola di
Montefiascone è giunta al traguardo della fase regionale. Qui i ragazzi si sono messi in evidenza perdendo
soltanto una partita con un gol di scarto, segnato al
90mo di gioco dalla rappresentativa delle scuole di
Roma, che annoverava tra le sue fila giovani appartenenti alla nazionale categoria Giovanissimi. Nonostante ciò la prova dei Falisci è stata più che positiva,
raccogliendo lusinghieri apprezzamenti dai tecnici presenti. »
Partecipanti: Cicoria, Angeli, Chiodo. Chicchirichì.
Bevilacqua. Naro. Mezzetti. Giusti. Stefanoni. Filiè.
Angeli. Centaro, Rosetto, Selvi, Ranaldi e Fetoni.
A conclusione di questo servizio domandiamo al professor Fumagalli: «Possiamo quindi, viste le affermazioni dei nostri ragazzi nelle varie discipline, essere
ottimisti per il futuro?»
«Certamente a patto però di seguire i giovani anche
dopo la scuola, e qui si ripropone la ultimazione del
palazzetto dello sport attualmente in via di costruzione.
in modo tale che tutti i ragazzi e non,che vogliono
praticare qualsiasi disciplina sportiva, possano finalmente, dopo tante chiacchiere inutili, vedere avverate
le loro aspettative. Vorrei terminare spendendo due
parole per il calcio: se consideriamo che questo sport
ha il grosso merito di interessare molti ragazzi, non può
e non deve morire visti anche gli ottimi risultati che ci
hanno sempre fornito le squadre de! settore giovanile.
Questo deve servire da stimolo a tutti coloro che hanno
a cuore le sorti sportive del calcio falisco. che non va
considerato soltanto attraverso i risultati della squadra
maggiore, bensì guardando in prospettiva l'avvenire di
questi ragazzi• »
Da parte nostra non possiamo che concordare con
quanto detto da Fumagalli, con la speranza che questo
suo entusiasmo contribuisca a creare una mentalità che
avvicini di più la gente del nostro paese allo >-port.
U.C.
Corsa campestre
«Trofeo dell'Amicizia»
Questa competizione si è svolta a gennaio, presso il
Campo Scuola di Viterbo; hanno partecipato i ragazzi
delle scuole inedie nell'ordine: I media - Negro Luca,
ChiricottoGianni, Minciotti Alessandro, Pezzato Filippo. II inedia - Ciampicotto Andrea, Porroni Dino, Stefanoni Stefano, Angeli Andrea. Ili media - Chicchirichì
Cristiano, Agostini Massimiliano.
Gli stessi hanno in seguito preso parte alla fase provinciale di corsa campestre, organizzata nell'ambito
della manifestazione «Esercito Scuola», guadagnandosi di diritto l'accesso alla fase regionale, svoltasi negli
impianti sportivi della Cecchignola a Roma.
Numeroso il pubblico accorso a sostenere i circa 1000
atleti pervenuti da tutte le province del Lazio. Va menzionata la bella prova dei nostri Ciampicotto, Stefanoni, Chicchirichì e Agostini classificatisi nei primi dieci
posti.
PALLA A MANO
In questa disciplina che si sta diffondendo con grande
rapidità, i ragazzi della scuola A. Manzoni hanno disputato la finale provinciale, finendo al secondo posto dietro le spalle del più quotato Tarquinia, con questa formazione: Chicchirichì, Turchetto, Scarangella, Andolfi, Chiodo, Selvi, Cicoria, Bevilacqua, Naro, Giusti.
Mezzetti e Merlo.
Anche le ragazze, che non sono state da meno, hanno
ottenuto un ottimo secondo posto scendendo in campo
con: Caporali Luisa, Capitini Federica, Frelicca Tiziana, Sacco Daniela, Guerra Maria Antonietta, Tofanicchio Tiziana, Martini Maria, Camicia Margherita.
Va segnalata inoltre la ottima prestazione delle allieve dell'Istituto Magistrale S. Pietro allenate dal prof.
Fumagalli: Signorelli Irene, Moruzzi Cristina, Di Pasquali Cinzia, Nucci Anna. Allegrini Livia, Ugolini Anna, Paladini Teresa, Valeri Stefania, Porroni Monica,
Pagliaccia Brunella, Delle Vigne Laura, Lorenzini Nicoletta. Taddei Anna, Coscetti Donatella, Porroni Teresa, Fossati Teresa, Rossi Giovanna. Le ragazze, dopo aver battuto le coetanee dell'Istituto Scientifico di
Montefiascone uscivano vittoriose contro l'Ipsia di Viterbo, aggiudicandosi per il secondo anno consecutivo
il titolo di campioni provinciali, guadagnandosi l'ammissione alla fase interregionale da disputare nel mese
di settembre contro la finalista della provincia di Grosseto.
AMICI: Corradini Concetta, La Pergola Angelina, Ludovisi Vincenzo, famiglia Stanimi Alberto, Marignoli
Luigi, Spolverini Luigi, Manzi Armando, Mari Benigno, Saraca Nolide, Manzi Romolo, Marzetti Elvira,
Zampetta Felice, Cotemme Felice, Filiè Maddalena.
Della Casa Carmelo, Silvestri Lorella, Cevolo Giuseppe, Pieretti Ettore, Mocini Simonetta, Barbini Mario,
De Vito Francesco, Pietrosanti Angelo, Iacoponi Ernesto, Martini Laura, Stefanoni Clotilde, Mecali Guido,
Brozzetti Franco, Ubaldi Luigi e Gina, Leonardi Enzo,
Manzi Alfredo, Camicia Ferdinando.
BENEMERITI: Manzi Ida, Mercuri Tota e Assunta,
Pecugi Claudio, Baccelli Giuseppe, Menghini Angelo,
Fanali Giovanna, Donnino Salvatore, Fumagalli Anna,
Scarponi Giovanni, Tacchi Agostino, Mari Alfredo,
Rosetto Roberta, Ceccarelli Nicola, Moscetti Olindo,
Radicati Serapia.
«AMICI DELLA CATTEDRALE »
Sono entrati a far parte degli «Amici della Cattedrale»' Ferlizzi Alba, Patrizia Pagliaccia, i familiari in suffragio di Carolina Liana Sezzi in Fabene, sposi Trapè
Morena e Baldo Alfiero. Manzi Franco e Daniela.
ANAGRAFE CITTADINA
NATI: Vittori Stefano di Mauro e Pezzato Loredana.
Giuliobello Francesco di Mario e Sposetti Maria Gina.
Brachino Andrea di Carlo e Girado Luciana, Ranucci
Federica di Gianfranco e Gianlorenzo Paola, Stella Laura di Elvio e Rocchi Marisa, Marianello Gabriele di
Maurizio e Duranti Argenia, Ceccarelli Silvia di Giorgio
e Paolini Petronilla, Zampetta Elisa di Giuseppe e Burla
Maria Giuseppina.
MATRIMONI: Alberto Cicoriae Patrizia Ciucci: Mario
Belella e Anna Rita Biancalana
MORTI: Bertuccini Antonio 1899; Rossi Angelo Maria
1925: Mocini Rosa 1897: Macchioni Carolina 1907:
Leonetti Agostino 1908: Stefanoni Lorenzo 1920: Scoponi Filomena 1898: Rivo Ivo 1914: Piergiovanni Settimio 1902.
VISITA AI FAGIANI
MINI VOLLEJ
La squadra maschile guidata dal prof. Fiocchetti costituita da: Loreti, Negro, Stefanoni, Ceccarelli e Rosetto vincendo il titolo provinciale disputatosi a Orte, si
è qualificata per la fase nazionale che si svolgerà nel
mese di settembre a Siena.
La farmacista canterina
Qual lodoletta all'aura mattutina
Saluta l'alba, pria che spunti il sole
Così fa allegramente la Nellina
Col cinguettio, intrecciando due parole.
La farmacia riaprendo ogni mattina
Accoglie canticchiando come suole
Porgendo la salute, a chi la vuole
Nei ritrovati della medicina
Chi tocca, avanti, ripeter si sente,
Della ricetta osserva il contenuto
Gli scarabocchi ingrossa con la lente.
Presso il bancone attende molta gente
Del tick poi, accertando il contributo,
Dona nuova speranza a ogni cliente
Piciollo Diodato
Siamo andati a visitare un allevamento di
fagiani, a Montefiascone, dal signor Giorgio Zerbini.
Abbiamo visto i fagiani adulti nelle gabbie: ¡fagiani maschi sono variopinti e hanno
la coda lunga; le femmine hanno le penne
avana con tanti puntini neri e depongono le
uova per terra.
Abbiamo visto tante uova nelle incubatrici: in una incubatrice abbiamo visto i pulcini
che stavano uscendo dalle uova.
In una capanna più piccola c'erano tanti
pulcini difagiani: alcuni erano molto piccoli, altri erano un po' più grandi.
Nelle gabbie dei pulcini c'erano le lampade per tenerli caldi.
Abbiamo visto in una capanna gli oggetti
antichi del contadino.
Gli alunni della IBe le insegnanti Ponziani Elisabetta e Mari Maria Teresa, della
Scuola Elementare di Bagnoregio, ringraziano vivamente il signor Zerbini per l'ospitalità ricevuta.
LA VOCE
pag. 11
INCONTRO CON IL CLERO NEL SANTUARIO DELLA QUERCIA
I Sacerdoti sono necessari perché Cristo è necessario
Carissimi Sacerdoti, Religiosi, Seminaristi,
uno degli incontri che ho atteso con maggior desiderio nell'odierno mio pellegrinaggio pastorale, è questo che ho con voi, qui nello splendido
Santuario della Madonna della Quercia, che da
secoli è il centro ed il cuore della devozione mariana di Viterbo. Il mio primo sentimento è, in
questo momento, una profonda gioia nel trovarmi insieme con coloro che - siano essi presbiteri
diocesani o appartenenti a Ordini e Congregazioni Religiose - mediante l'imposizione delle mani del Vescovo partecipanti per sempre alle funzioni ed ai poteri salvifici del Cristo, Sommo ed
Eterno Sacerdote; né intendo dimenticare le persone consacrate, che svolgono un prezioso apostolato ecclesiale in molti ed importanti settori,
quali la catechesi, l'educazione, l'assistenza agli
infermi; e ricordo anche i Seminaristi, che celebrano quest'anno il cinquantesimo anniversario
del Seminario Regionale, contiguo a questo Tempio sacro alla Madre di Dio. Un particolare pensiero di compiacimento e di stima rivolgo al vostro
zelante Pastore, Mons. Luigi Boccadoro, il quale il 26 maggio ha celebrato il cinquantesimo
anniversario della sua Ordinazione sacerdotale.
A lui porgo i miei cordiali auguri.
Questo incontro ci dà la possibilità di rimeditare insieme - sotto lo sguardo materno della
Vergine Santissima - sul significato della nostra
vita, della nostra «identità» sacerdotale, cioè sul
senso autentico e profondo, che deve animare ed
orientare tutte le nostre giornate, tutte le nostre
azioni, dal momento che ci siamo donati a Dio e
da Lui. mediante la Chiesa, abbiamo ricevuto il
dono mirabile del sacerdozio ministeriale, per
essere cooperatori dell' Ordine Episcopale, nella
realizzazione della missione apostolica affidata
da Cristo alla sua Sposa, la Chiesa.
Con felice sintesi il Concilio Vaticano II ha affermato che «il fine a cui tendono i presbiteri con il
loro ministero e con la loro vita è la gloria di Dio
Padre in Cristo» (Presbyterorum Ordinis, 2). Tale gloria consiste nel fatto che gli uomini accolgono con consapevolezza, con libertà e con gratitudine l'opera perfetta di Dio realizzata in Cristo e la manifestano in tutta la loro vita. Pertanto,
quando i presbiteri vivono intensamente la loro
realtà sacerdotale o dedicandosi alla preghiera, o
all'adorazione, o alla predicazione della Parola di
Dio, o all'offerta del Sacrificio eucaristico, o al
ministero della Riconciliazione o agli altri Sacramenti, essi danno un personale, prezioso, meritorio contributo all'aumento della gloria di Dio ed
all'arricchimento degli uomini nella vita divina.
Appena da qualche mese ho chiuso - con commozione e con trepidazione - la Porta Santa della
Basilica di S. Pietre a conclusione dell'Anno Giubilare della Redenzione, dell'anno della misericordia de! Signore. E in quest'Anno Santo straordinario, che è stato vissuto con grande fervore in
tutte le chiese particolari, io mi sono rivolto in
modo speciale ai Presbiteri, non solo perché approfondissero la coscienza del mistero della Redenzione, sorgente viva del Sacerdozio sacramentale, ma perché fossero lieti e degni ministri
di Cristo ed amministratori dei misteri in Dio
(cfr. 1 Cor4,l). Quante grazie, quanta misericordia. quanto perdono Dio ha elargito in quest'Anno Santo mediante l'opera generosa ed indefessa dei Sacerdoti di tutto il mondo, e anche mediante il ministero di voi qui presenti. Sacerdoti e
Religiosi di Viterbo! Il ringraziamento che ho
rivolto in tante circostanze ai presbiteri di tutta
la Chiesa, lo rivolgo oggi pure a voi. che conservate certamente nel segreto del vostro cuore il
ricordo del ritorno di tanti Fratelli alla Casa de!
Padre!
Alla luce dell'esperienza dell'Anno Santo straordinario desidero dirvi in questo incontro: Carissimi Confratelli nel sacerdozio, siate sempre in ogni
circostanza degni Sacerdoti di Cristo! In modo del
tutto speciale voi siete e dovete essere ministri della
Parola di Dio (cfr. 2 Cor 11,7). È il primo vostro
dovere quello dell'annuncio del messaggio di Cristo (cfr. Gal 2,5). Questo impegno prioritario
comporta un continuo studio - unito ad una approfondita meditazione - della Sacra Scrittura,
Il Papa si intrattiene amabilmente con il Sindaco Belanti
dei Padri, della Tradizione, del Magistero della
Chiesa. Quest'annuncio potrà e dovrà esprimersi e concretizzarsi - secondo le circostanze e le
persone - in varie forme: potrà essere catechesi;
o esame dei problemi del nostro tempo alla luce
della Rivelazione divina; o ulteriore approfondimento secondo le diversificate esigenza, ma tenendo sempre presente che il sacerdote non puc)
né deve predicare se stesso, una sua personale
concezione della realtà, una propria ideologia,
ma deve annunciare, con la parola e con la vita.
Cristo e Cristo crocifisso (cfr. 1 Cor 1.23; 2,2),
comunicando il Vangelo che è «potenza di Dio
per la salvezza di chiunque crede» (Rm 1,16).
Voi siete inoltre ministri dei Sacramenti, in particolare dell'Eucaristia e della Riconciliazione.
Vorrei esortarvi ad aprire sempre più largamente gli occhi per scoprire più profondamente che
cosa vuol dire celebrare l'Eucaristia, il Sacrificio di Cristo stesso, affidato alle nostre labbra ed
alle nostre mani di sacerdoti nella comunità della Chiesa; per capire meglio che cosa significa
rimettere i peccati e riconciliare le coscienze limane col Dio infinitamente santo, col Dio della
verità e dell'amore; che cosa vuol dire operare
«in persona Christi», nel nome di Cristo.
Voi siete i servitori di una causa straordinaria,
sublime, soprannaturale! E questo comporta ed
esige una chiara coscienza della grandezza e della missione che Cristo vi ha affidato per le mani
della Chiesa; comporta ed esige una vita interiore
ed una testimonianza anche esteriore in perfetta
sintonia e coerenza con tale altissima finalità. Tutto ciò può essere umanamente duro e difficile.
Ma Cristo che vi ha chiamati alla Sua sequela,
per farvi strumenti qualificati della sua Redenzione, vi darà Lui la grazia e la forza per compiere degnamente la vostra missione. Sarà necessario pregare, pregare senza mai stancarsi (cfr. Le
18,1); chiedere la forza corroborante dall'alto
nel colloquio continuo della orazione della meditazione; essere sempre uniti a Cristo, vita della
nostra vita (cfr. Gal 2,20)!
Non cedete allo scoraggiamento dinanzi alle oggettive difficoltà dell'apostolato odierno; ma, specialmente non cedete alla tentazione, più diffusa
nella mentalità efficentistiea contemporanea, della
«inutilità» del vostro ministero. Nell'Omelia per
la celebrazione del Giubileo dei sacerdoti ho detto: «Chiediamo a Cristo una sola cosa: che ciascuno di noi sappia servire meglio, più limpidamente e più efficacemente, la sua presenza di
pastore in mezzo agli uomini del mondo odierno!
Questa è insieme, cosa tanto importante per noi
affinché non ci prenda la tentazione dell'inutilità», cioè la tentazione di sentirci superflui. Per-
ché ciò non è vero. Noi siamo necessari, più che
mai, perché Cristo è necessario più che mai! Il
Buon Pastore è più che mai necessario!» (n. 5).
Prima di compiere il rito di incoronare la venerata effige della «Madonna della Quercia», dinanzi alla quale tante volte siete venuti a pregare
e a meditare; desidero rendermi interprete dei
vostri sentimenti elevando una preghiera Ma
Vergine Maria, perché ci protegga e ci sostenga.
O Madonna della Quercia, da secoli il popolo
fedele di Viterbo ti venera con tenera devozione
e con fervida fiducia in questo Santuario, che
l'arte ha reso bello, luminoso ed accogliente.
Tanti secoli fa un uomo inseguito dai suoi nemici, stanco ed angosciato si gettò ai piedi della
tua Immagine posta su una quercia, abbracciandone il tronco ed affidando a Te, unica ed ultima
sua speranza, la sua vita ormai in imminente
pericolo. Tu lo salvasti!
Oggi anch'io, successore di Pietro, vengo pellegrino e supplice a venerarli, ad implorarTi. a
chiedere il Tuo aiuto per la Chiesa e per l'umanità intera. Salva anche noi, o Vergine Santissima!
Proteggi la Chiesa in cammino su questa terra
tra pericoli ed insidie. Fa' che essa sia sempre
segno e strumento della Redenzione operata dal
Tuo Figlio!
Proteggi questa città e i suoi abitanti da tutti i
mali, ma in particolare dal male del peccato, che
separa dal Tuo Figlio divino, il quale si è incarnato, è morto ed è risorto per la nostra salvezza!
Proteggi i Sacerdoti, questi Sacerdoti!
Fa' che giorno per giorno ravvivino, nella fede
e nella preghiera, il dono di Dio, che hanno ricevuto per l'imposizione delle mani del Vescovo
(cfr. 2 Tm ì ,6): che siano sempre lieti ed infaticabili testimoni e ministri della Redenzione!
Proteggi i Religiosi, questi Religiosi!
Fa', che mediante la gioiosa realizzazione dei
consigli evangelici della castità, povertà ed obbedienza, diano qui in terra una credìbile testimonianza dei cieli nuovi e della terra nuova, che
attendiamo nella fede e nella speranza cristiane
(cfr. Is 65,17; 2 Pt 3,13).
Proteggi i Seminaristi, questi Seminaristi, che
si preparano al sacerdozio!
Fa' che si aprano sempre docilmente alla Parola del Tuo Figlio, il quale li ha chiamati alla
Sua sequela. Suscita nei giovani di oggi che sono
alla ricerca di ideali e di valori autentici, la disponibilità a servire Dio con tutto lo slancio della
loro età!
O Madonna della Quercia, fa' che i Popoli e le
Nazioni vivano nella concordia, nella giustizia,
nella pace! Amen.
pag. 8
(dalla prima pagina)
Ebbene, chi può fare ciò meglio del cristiano,
che dalla fede è guidato a scoprire nella realtà
del mondo l'opera sapiente e munifica del Creatore? Sole e stelle, acqua ed aria, piante ed animali sono doni con cui Dio ha reso confortevole e
bella la dimora che nel suo ancore ha preparato
all'uomo sulla terra. Chi lo ha compreso non può
non guardare con riverente riconoscenza alle
creature della terra e trattarle con la responsabile attenzione che gli impone un doveroso riguardo verso il divino Donatore. C'è un passo di un
documento conciliare che esprime molto bene
tutto ciò: *Redento da Cristo e diventato nuova
creatura nello Spirito Santo, l'uomo può e deve
amare le cose che Dio ha creato. Da Dio le riceve
e perciò ad esse guarda con animo riverente come se al presente uscissero dalle mani di Dio»
(Gaudium et spes, 37).
V'è di più: nel corpo glorioso del Redentore
risorto il cristiano contempla gli elementi della
terra elevati ad una superiore condizione di incorruttibilità (Cfr. I Cor 15, 42-44), che è anticipazione di quei «cieli nuovi» e di quella «nuova
terra» (cfr. 2 Pt 3,13; Ap 21,1), verso cui Dio
conduce la storia. Come potrebbe il cristiano
non sentirsi influenzato da una simile prospettiva nel quotidiano rapporto con le realtà terrestri
che lo circondano?
Ecco, dunque, l'atteggiamento del credente: di
fronte al creato egli ammira, ringrazia, loda; e,
pur valendosi di ciò che il Creatore ha profuso
nell'universo, no si abbandona ad un uso dissennato delle risorse, nè si lascia tentare da forme di
arbitraria violenza verso i componenti di quel «regno animale», al quale egli stesso, pur emergendone per la prerogativa dello spirito, nella dimensione corporea appartiene. Il mondo non è frutto
del caso, ma opera sapiente di Dio. Esso inoltre è
destinato ad una misteriosa trasformazione finale che lo disporrà ad «entrare nella libertà della
gloria dei figli di Dio» (cfr. Rm 8,21). Occorre
quindi procedere in modo da non sconvolgere il
piano divino, rischiando di provocare conseguenze catastrofiche per l'umanità di oggi, e soprattutto, per quella di domani.
Carissimi giovani, ecco la mia consegna: siate
testimoni del Cristo risorto nella novità della vostra vita personale, nella novità del vostro rapporto con gli altri, nella novità del rapporto con l'ambiente. Di una simile novità avete un modello
affascinante in un figlio di questa terra, un umile
frate cappuccino, che io stesso ho avuto la gioia
di iscrivere all'albo di Santi: San Crispino. Conquistato da Cristo, egli seppe aprire il suo cuore
alla forza vittoriosa della grazia, lasciandosene
permeare in ogni manifestazione della propria
esistenza, fino a diventare un'incarnazione vivente del Vangelo. Questo fu il segreto di quella
letizia che, attraverso l'abituale sorriso irraggiante dal volto e le sapide battute che gli fiorivano sul labbro, raggiunse e confortò tanti cuori.
Egli percorse ogni giorno, per lunghi anni, queste contrade, donando a tutti con la parola e con
l'esempio conforto e speranza. La sua testimonianza e quella degli altri vostri Santi, in primo
luogo di Santa Rosa, risaldino la certezza che in
ogni ora della vita, anche in quella più buia, è
possibile attingere dalla fede la luce per nonsmarrirsi e la forza per non soccombere. Siate voi,
giovani, gli araldi di questo messaggio di speranza!
Con la mia Benedizione!
Al termine, Giovanni Paolo II ha assistito al passaggio della «Macchina di S. Rosa». La singolare processione si svolge di solito la sera del 3 settembre, vigilia
della festa della Santa, ma i viterbesi hanno voluta
ripeterla in onore del Papa.
Il Santo Padre, profondamente colpito da questa singolare espressione di religiosità popolare, ha voluto
riprendere il discorso con i giovani e tutti i viterbesi. Li
ha ringraziati per avergli mostrato la «Macchina di S.
Rosa» e soprattutto per la grande testimonianza che nel
corso di tutta la giornata gli avevano offerto. «Vi sono
grato - ha detto - per tutta la giornata, per l'accoglienza
e per la partecipazione alla Santissima Eucarestia, nonostante la pioggia che l'ha preceduta. Ma si è visto
che i viterbesi sono coraggiosi. Sono coraggiosi di fronte alla pioggia e con la « Macchina di S. Rosa». Voglio
augurarvi di continuare con questo coraggio che è il
coraggio della fede, della speranza, della carità: il coraggio che fu di Santa Rosa da Viterbo».
LA VOCE
AI GIOVANI DELLA COMUNITÀ TERAPEUTICA PER TOSSICODIPENDENTI
LA DROGA NON SI VINCE CON LA DROGA
Egregi Signori,
Cari Giovani,
Sono lieto di rivolgere il mio affettuoso saluto a tutti voi qui presenti, in questa Sala del Conclave, che ha segnato il passaggio da una fase
storica di ansia e di preoccupazione a un periodo
nuovo di rinascita e di speranza.
Piace pensare che non senza motivo sia stata scelta tale sede come luogo di incontro con gli
ospiti della Comunità Terapeutica «San Crispino» e con le loro famiglie. Essa ci porta spontaneamente a richiamare la grande verità del principio che le crisi umane e sociali più difficili
possono essere superate alla luce del Vangelo, e
che quindi oggi si può uscire anche dal dramma
della droga per ritrovare la via della fiducia nella
vita. Se la vittoria su questo terribile male della
società moderna è ottenuta in pochi casi, come
comprova la vostra presenza, esistono le più fondate ragioni di credere che essa può e deve essere possibile sempre. La vostra personale esperienza ha significato e valore per tutti. Senza
dubbio il quadro che si presenta alla nostra osservazione è carico di gravi ombre. Tra le minacce tese oggi contro la gioventù e l'intera società,
la droga si colloca ai primi posti come pericolo
tanto più insidioso quanto più invisibile, non ancora adeguatamente valutato secondo l'ampiezza della sua gravità. Ciò che più impressiona è la
costatazione che, nonostante la visione dei tristi
spettacoli, che la droga mette sotto gli occhi di
tutti neifatti di cronaca quotidiana, il contagio si
diffonde a macchia d'olio, allargando progressivamente i propri tentacoli dalle metropoli ai centri minori, dalle nazioni più ricche e industrializ-
riato cristiano, insostituibile soprattutto sul terreno dell'assistenza, col suo amore creativo s'è
posto all'avanguardia nella soluzione della tossicodipendenza. Noi ci rendiamo conto della difficoltà e complessità dei problemi che si hanno di
fronte, e sappiamo che l'attività del volontariato
è ancora molto lontana dal rispondere alla realtà
dei bisogni, anche perché il soccorso terapeutico
non si muove con la stessa velocità della diffusione della droga, e la Comunità Terapeutica non
può essere tutto, ma solo uno dei momenti del
cammino delle misure necessarie alla scomparsa del male.
Tuttavia la Comunità Terapeutica rappresenta una risposta concreta e positiva al problema e
autorizza l'auspicio di una soluzione globale.
Sulla base dell'esperienza che i pazienti possono essere ricondotti nuovamente alla normalità della vita, la positività della risposta consiste
nella constatazione difatto che la droga non è un
male irreversibile. Ne sono una prova le domande crescenti di ospitalità alle Comunità terapeutiche. I risultati già ottenuti costituiscono il fondamento sperimentale della speranza di una vittoria totale, che tagli alle radici le cause molte plici del male.
E opinione corrente degli osservatori degni di
fede che la forza di presa della droga sull'animo
giovanile sta nella disaffezione alla vita, nella
caduta degli ideali, nella paura del futuro. Senza
la prospettiva dei grandi valori, la pesona umana,
specie se ancora nella sua primavera, quando
non ha ragione di vivere e di pensare con suggestione all'avvenire cerca di fuggire dai presente
per rifugiarsi nei surrogati o nel nulla.
Il Santo Padre e il Vescovo dinanzi alla Cattedrale di \ nerba
zate al Terzo Mondo. Il numero crescente dei
tossicodipendenti è segnalato unanimamente dalle indagini sociologiche, dagli allarmi della magistratura, dalla quantità sempre più grande di
materiale sequestrato dalle forze di polizia.
Sono fiumi di traffico clandestino che s'intrecciano e percorrono piste internazionali per giungere, attraverso mille canali, ai laboratori di raffinazione e di qui allo spaccio capillare. E l'organizzazione della morte a livello intercontinentale. Di fronte a una minaccia così grave e diffusa,
non avvertita subito nella sua pericolosità e nelle
sue conseguenze, s'è verificato negli ultimi tempi un notevole risveglio da parte del volontariato
e degli organismi responsabili, e qualcosa si fa
sul piano della individuazione e del contenimento del traffico criminoso, con controlli più attenti
e il sussidio di nuove sofisticate tecnologie.
Di fronte allo scoppio di questa devastante epidemia, la Chiesa, fedele al mandato del suo
divino Fondatore di correre là dove c'è un essere
umano sofferente, assetato, affamato, in carcere, s'è mossa ai primi allarmi, consapevole che
la droga è insieme sofferenza, fame, sete, carcere.
Questa Comunità Terapeutica viterbese di S.
Crispino, nata tre anni fa per impulso pastorale
del suo Vescovo, è un'espressione
dell'impegno
della Chiesa in questo settore, come lo sono varie altre istituzioni analoghe sorte per lo più a
cura di organizzazioni religiose. Così il volonta-
La Comunità Terapeutica, con il suo metodo
di riproporre i grandi valori, somministra energie capaci di aiutare a vivere la propria esistenza, di adoperarsi con gioia a costruire o ricostruire l'uomo, permettendogli di affrontare la
vita e le incognite del futuro. La terapia - basata
sull'uomo, che è, dopo Dio, il grande dei valori, e
sulla fiducia nel paziente considerato innanzitutto come uomo - ha anche forza di profilassi e
costituisce la via maestra della prevenzione. È
una promessa per il futuro, un motivo di speranza di risolvere in maniera globale il problema
della droga. Per la soluzione globale, però, è
necessario il concorso di altri fattori, anzi la collocazione di tutta la società: genitori, scuola,
ambiente sociale, strumenti della comunicazione, organismi nazionali e internazionali. Occorre l'impegno di formare una società nuova. A
misura d'uomo; /'educazione a essere uomini.
L'esempio di tanti giovani che, desiderosi di
sottrarsi alla spirale della droga, si adoperano
con forza a ricostruire la loro vita, è uno stimolo
per tutti, genitori, educatori, autorità, a guardare avanti con fiducia. Una fiducia avvalorata
dalla certezza che in questa nobile impresa si
può contare sull'aiuto di Maria, Madre del Figlio
di Dio per noi divenuto uomo, e Madre di ogni
uomo.
Cari Giovani, egregi Signori, nell'esortarvi a
proseguire il cammino con sempre grande speranza, v'imparto di cuore la mia Benedizione.
pag. 11
LA VOCE
TRA PASSATO E FUTURO
di Sergio Trasatti
La vecchia città si è mostrata a Giovanni Paolo II
con la dovizia delle suggestioni delle sue memorie.
Viterbo, Ve tus Urbs secondo una diffusa etimologia,
ha aperto per lui ilforziere del suo cospicuo passato che
è anche e soprattutto pontificio, ma non soltanto tale.
Ha accolto il Papa, nel momento della preghiera mariana domenicale, sulla soglia del Palazzo Papale, a
due passi dalla famosa sala in cui nel XIII secolo nacque la consuetudine del Conclave così come è stata
tramandata fino ai nostri giorni. Ha aperto al Papa le
sale di un edificio con cui si volle contendere a Roma
stessa, sette secoli fà, la sede pontificia. Ha costellato
il cammino di Giovanni Paolo II di ricordi, amorevolmente custoditi, del passaggio di grandi santi: Rosa.
Crispino. Giacinta. Ma anche di altre eminenti figure di
papi, di cardinali, di laici come Mario Fani, precursore
dell'apostolato modernamente inteso, che proprio nel
santuario di S. Rosa venne spesso a ispirarsi. Viterbo
ha offerto infine, a notte, al visitatore l'emozione di
assistere al tradizionale trasporto del campanile luminoso semovente, la macchina di S. Rosa, che dal XVI
secolo ogni anno si ripete con gran fatica e non senza
pericolo per ricordare la salvezza, grazie all'intercessione della Santa, dalla peste del 1467.
Tre momenti di preghiera rimangono impressi, per la
loro intensità, tra le innumerevoli fasi di una Visita
Pastorale di un sol giorno, ma di eccezionale durata,
oltre tredici ore: al mattino davanti all'urna che raccoglie i resti mortali di S. Rosa e poi in Duomo, presso le
reliquie dei santi Valentino e Ilario, i fondatori della
chiesa viterbese venuti dall'oriente, e al pomeriggio
nella Basilica di S. Francesco presso i sepolcri di due
papi. Clemente IV e Adriano V, il cui pontificato durò
appena 38 giorni, poco di più di quello di Papa Luciani.
Erano tempi turbolenti e difficili. La presenza a Viterbo
di precise e documentate memorie è anche un anello dei
tanti che documentano per la storia la continuità della
successione
apostolica.
A ogni passo, Giovanni Paolo II si imbatteva in documenti e testimonianze di grande interesse: appena
entrato nella Cattedrale, per esempio, quando si è soffermato presso il sepolcro di Papa Giovanni XXI. un
Pontefice di origine portoghese che peri nel 1277per un
crollo nel Palazzo Papale, oppure nel chiostro degli
Agostiniani, dove ha incontrato gli ammalati, e dove
ogni pietra di un 'antica e gloriosa tradizione scientifica. di cui Mendel non è che il simbolo principale. O
ancora a S. Maria della Quercia, il santuario dell'antico borgo che nel chiostro ha organizzato una brillante
mostra fotografica di documenti pontifici in qualche
modo legati<t quella realtà spirituale.
L'elenco potrebbe continuare ancora a lungo, e senza dubbio gli occhi del Santo Padre, a sera erano veramente colmi di suggestioni visive di grande interesse.
D'altra parte. Viterbo ha scritto un capitolo importante
nella storia del papato, e ben 46 Papi avevano preceduto Giovanni Paolo II su queste pietre, tra queste mura.
Ma da 127 anni di Papi non se n'erano visti, tanto che
un telecronista locale, nel vedere l'ospite presentarsi
sulla scalea del Palazzo dei Papi, non ha potuto fare a
meno di esclamare: «È tornato, finalmente!» Tuttavia,
ciascuno avvertiva come questa presenza fosse simile
ma anche profondamente diversa. L'evento che si è
compiuto richiamava infatti visivamente il passato, ma
scivolava prepotentemente nel futuro, quasi a far capire che la continuità della storia e della cultura serve
proprio a questo, ad andare avanti senza dimenticare e
senza tradire, ma senza fermarsi in un atteggiamento di
sterile contemplazione di quanto appartiene ormai ad
altre generazioni. Come varie volte ha detto Giovanni
Paolo li. bisogna conoscere la storia per capirla, per
superarla, per sublimarla nella costruzione di un mondo migliore.
Ecco dunque il senso sostanziale delle tredici ore
trascorse a Viterbo dal Santo Padre: riconoscersi nelle
tradizioni del passato per proiettarsi generosamente
verso un futuro diverso, ma non meno ricco di doni
dello spirito e di traguardi ecclesiali e sociali. La lunga
visita non a caso si è snodata tra due opere di misericordia: la visita mattutina ai carcerati e l'incontro serale
con quei malati speciali che stanno uscendo dalla
schiavitù della tossicodipendenza: i testimoni, ha detto
una volta il Papa, di una vittoria possibile.
Nel chiostro - cortile del penitenziario di S. Maria in
Gradi c'era un campionario di umanità molto vario e
composito. C'erano giovani e anziani, detenuti condannati in attesa di giudizio, uomini e donne. C'è stato
chi ha chiesto al Papa un dono per la prima Comunione
del figlio, e il Papa ha dato un rosario. C'è stato chi ha
presentato una petizione, chi ha consegnato una speranza. Ma il Papa era venuto «a cuore pieno, a mani
vuote». C'è stato un pakistano che ha manifestato
preoccupazione per la sua famiglia, separata da una
frontiera. C'è stato un napoletano che ha chiesto una
prigione più vicina alla sua Napoli. L'incontro era cominciato freddamente, col Papa da una parte e i detenuti dall'altra, divisi dall'ampio cortile. Poi, a mano a
mano, l'atmosfera si è sciolta. Giovanni Paolo 11. dopo
il discorso ufficiale, si è avvicinato ai carcerati e li ha
salutati ad uno ad uno soffermandosi a lungo tra loro.
Al dono di rito della targa commemorativa erano associati significativamente dipinti di detenuti, dietro ai
quali gli autori avevano scritto alcune frasi drammatiche sul bene e sul male, documento della loro ispirazione non casuale. Vi si leggevano le parole oscurità,
tenebre, colpa, perdono, luce, fede. Frutto, forse anche questo del lavoro paziente del * Gruppo Animatori e
Assistenti Volontari Carcerari di Viterbo» che è una
delle perle della Chiesa locale, vivacemente proiettata
verso la dimensione della presenza accanto ai sofferenti. Poi, a sera, un incrociarsi di sguardi tra il Papa, i
tossicodipendenti che stanno lottando per uscire dal
loro inferno, gli amici del «Progetto Uomo» del Centro
Italiano di Solidarietà che dicono no al ghetto del drogato e alla sedia a rotelle del metadone, preferendo
affrontare il problema per quello che è, e spesso riuscendo brillantemente a risolverlo. È la Viterbo di domani, orgogliosa già de! suo futuro, che si unisce idealmente alla Viterbo del passato in questa prospettiva di
intervento attivo sulle realtà sociali. È la Viterbo che è
riuscita ad essere la vera protagonista della Visita Pontificia. La città, la comunità viterbese - si legge in un
numero speciale della rivista «Biblioteca e società»
pubblicata in occasione della visita del Santo Padre * si colloca oggi nell'area sociologica di quelle piccole o
medie province che, ruotando attorno ad un grosso
centro metropolitano, assumono spesso territorial-
mente e culturalmente un ruolo gregario. Di conseguenza, gli ideali conformisti della civiltà del benessere
e dei consumi si associano alla sopravvivenza delle
tradizioni morali e religiose del passato. Le tradizioni
rischiano facilmente di scadere nel ruoto di semplici
manifestazioni
folkloristiche».
E,qui la chiave della visita del Papa: dimostrare di
voler conservare almeno in parte un saldo ancoraggio
alle radici umane del popolo che ha prodotto le tradizioni. Se Viterbo ha subito poco le scosse della contestazione. è stata tuttavia investita dalla secolarizzazione e dalla crisi dei valori. È forse ancora un'isola la
porzione di realtà situata fuori dal frastuono dell'Autostrada del Sole e dalle linee ferroviarie più veloci?
L'isola è sempre più utopica, la crisi è sempre meno
latente. Ecco dunque l'arrivo di un autorevole ma amichevole pellegrino a imporre alla comunità ecclesiale e
civile un bilancio, confrontato magari direttamente con
le grandi crisi del nostro tempo: la guerra del Golfo che
minaccia di dilagare in Asia, le sofferenze di Sakharov
e di tante altre persone private della libertà, la persecuzione religiosa, il dramma della fame nel mondo, il
dissesto ecologico, l'inquietudine dei giovani.
Una Visita Pontificia, una conferma di disponibilità
al servizio degli altri e anche uno scossone alle coscienze intorpidite. A sera Giovanni Paolo II con gli occhi
pieni di meraviglie e con una grande gioia nel cuore, ha
ripreso l'elicottero portando con sé il dono di una ravvivata speranza.
(da «L'Osservatore Romano» del 28-29 maggio '84)
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LA VOCE
pag. 11
Come è facile creare «miracoli!>
Avevo casa quasi di fronte alla grande cattedrale del mio paese: S. Margherita. Una basilica
maestosa, sorta oltre 500 anni fa, sotto il pontificato di Sisto IV, con una immensa cupola, la
terza d'Italia, dopo quella di Michelangelo in S.
Pietro e del Brunelleschi a Firenze, che svetta
nel cielo, spaziando lo sguardo sulla distesa pianura fino ai monti Cimini e sulla meravigliosa
conca del lago vulsineo fino all'Annata.
Sopra al suo portale d'ingresso, oltre 20 metri
dal suolo, vi è un ornato loggione di pietra, di
quel grigio peperino nostrano. Ero bambino e
facevo da chierichetto a Don Latino Salotti, parroco e decano della basilica. Mi voleva bene, era
un uomo meraviglioso, ma di lui parlerò ancora.
Non dimenticherò mai l'infinità bontà che riversava sui propri parrocchiani, la cura premurosa
per la chiesa e l'amore per la sua terra.
Per me, la chiesa di S. Margherita era talmente
familiare che conoscevo tutto di lei. L'istinto irrequieto della mia giovinezza mi portava a scorrazzare in ogni parte di essa; su nell'organo, giù
nelle sacrestie, scalare i campanili, per giocare in
mezzo agli ingranaggi di quegli antichi orologi,
lungo le balaustre interne, per ammirare gli splendidi affreschi della volta, nei costoloni e le nicchie e perfino sulle rampe di ferro che si arrampicano alla cupola, su quelle lastre piombate o fili
ramati dei parafulmini. E ancora su fino alla lanterna, dove mi sembrava di toccare il cielo e
dominare il mondo, senza rendermi conto dei
pericoli che correvo.
Spesso, per questo mio rischio spericolato, ero
rimproverato sia da Don Latino che da Don Armando (mio zio) o dal sacrestano (anch'esso mio
parente). E, non bastava ancora, ricordo perfettamente che il figlio dell'avvocato Jacopini «Checco», assai più grande di me, la cui abitazione era
situata proprio sotto la basilica, col fucile del
padre, sparava ai piccioni che volteggiavano copiosamente in tutte le parti della cupola ed io,
arrampicato lassù, gli lanciavo poi quei piccioni
che aveva colpito. La gente del quartiere sapeva
di queste mie scorribande perché mi vedeva spesso attraversare quel loggione, che da noi era chiamato «il cornicione».
Era la fine del mese di marzo, verso le tre del
pomeriggio, a seguito di una caduta ero seduto
sopra uno dei cordoli di pietra dei marciapiedi,
che dal piano della chiesa, vanno salendo fino al
palazzo vescovile. Permettetemi di ricordare che
Vescovo era allora Mons. Giovanni Rosi. Una
figura ieratica, pacata, che mi voleva bene perché conosceva me e la mia famiglia. Le mie finestre di casa davano sul suo giardino e quante
volte mi ha chiamato per darmi le squisite pere
del suo orto. Quante volte, poggiando quella mano anellata sulla mia testa mi diceva: «Cesarino..., sei tanto irrequieto, però sei un bravo figliolo.»
Cadendo, mi ero ferito al viso e quindi piange vo seduto su quel ciglio di pietra, anch'esso chiamato «cornicione» quando ecco passare di lì un
uomo, dal soprannome «Mandone» un Bacchiarti, timorato di Dio, avvolto nell'ampio mantello
nero, di quelli a ruota, un cappello a grandi falde
A primavera
dall'orafo
sbocciano fiori d'oro
Scegli il tuo da
FRANCO MENICHELLI
ed un bastone nodoso che. vedendomi in quello
stato, mi domandò: «Che hai fatto Cesari?...»;
«So' caduto dal cornicione», fu la mia risposta.
Mi guardò esterefatto, osservò quel loggione così
in alto, mi disse di andare subito a casa, poi, a
passo spedito, si avviò lungo la strada che porta a
Borgheriglia (Via Trento) gridando alle donne del
vicinato: «... al miracolo!... Al miracolo!» informando poi la gente che S. Margherita aveva senz'altro operato un miracolo, in quanto «Cesarino» era caduto dal «cornicione» ed era rimasto
completamente illeso.
La notizia si sparse in un baleno in un tutto il
quartiere; gruppi di donne accorsero in casa mia,
inginocchiandosi di fronte a mia madre; altre si
recarono da Santino il sacrestano, invitandolo a
suonare le campane, mentre altre ancora andarono da Don Latino perché celebrasse subito un Te
Deum di ringraziamento.
Manzi «pampanetta», il falegname, Pagnottine, il calzolaio, Sarchioni, il droghiere, «Papale»,
il muratore e Menghini, corsero in Municipio da
mio padre, da sotto le finestre lo chiamarono: «...
Arturo, ...Arturo, corri, vieni a casa,... un miracolo». Sbigottito mio padre chiese spiegazioni;
non riusciva a capacitarsi, tant'è vero che prima
di raggiungere casa volle passare in canonica da
Don Latino, per conoscere realmente cosa era
accaduto.
Solo Cesarino può dircelo..., soltanto lui.
Intanto a casa, io ero lavato e medicato, ma
soprattutto baciato e toccato da quella gente che
mano a mano andava sempre più aumentando.
Francamente non riuscivo a capire il perché di
tutte quelle premure ed attenzioni.
Arrivò Don Latino e mio padre; tutti si inginocchiarono, ma loro non posero attenzione, evitando la confusione mi presero per un braccio,
mi condussero in camera e, con infinita dolcezza, Don Latino mi pregò: «Adesso Cesari..., vogliamo sapere da te, per filo e per segno, come
sono andate le cose e dove sei caduto.» Con la
più schietta sincerità raccontai che scendendo
giù di corsa dalla Rocca, una volta raggiunti i
marciapiedi della piazza di S. Margherita, avevo
inciampato in uno di quei cordoli di pietra, che
come vi ho già detto, anch'esso veniva chiamato
«cornicione», ferendomi leggermente al viso.
Entrambi si guardarono e dissero: «...va bene...»', mio padre si alzò di scatto per rassicurare
la gente che non si trattava di un miracolo bensì
di una semplice caduta in terra e quindi di un
banale equivoco. Don Latino però, uomo infinitamente buono e saggio, dotato di grando buon
senso, lo afferrò per un braccio e lo fermò dicendogli: «Vedi Arturo..., le sentile campane...?, la
senti la gente dentro casa...?, ebbene, sono sicuro che se tu adesso vai là e dici loro che non è un
miracolo, molti di essi cominceranno a dubitare.
Si formeranno indubbiamente delle fazioni; chi
slo.
CESAREJACOPON1
NELLE BRACCIA DI DIO
Dopo una settimana di malattia. Carolina Macchioni
vedova Torrigiani, è salita al Creatore che ha sempre
amato in vita, e dal quale ha ricevuto la vita eterna.
Mamma Carolina, che aveva 77 anni, trascorsi sempre a
Montefiascone, era una donna di fede e in giusta fede ha
cercato di educare le sue tre figlie e indirettamente i suoi
otto nipoti e quattro pronipoti. Ora dal cielo avrà più
modo di seguire la sua famiglia, mentre non sarà dimenticata né dai suoi né da quanti la conobbero e stimarono.
Come pure è ora in Paradiso Liliana Sezzi in Fabene. I
primi sintomi del male terribile (soprattutto perché le
procuravano enormi sofferenze) li ha avvertiti nel mese
di gennaio e sono stati sufficienti tre mesi per troncare
la sua robusta fibra. Ha saputo educare così bene i suoi
figli, specie nella fede cristiana, da andare orgogliosa
non solo dinanzi agli uomini , ma soprattutto dinanzi a
Dio. Noi ci uniamo alla preghiera dello sposo e dei figli,
perché la sua anima possa vivere felice in Dio.
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Montefiascone (VT)
Via Dante Alighieri, 17-Tel. 0761-84644
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crederà, chi no, per cui dai retta a me, è conveniente perii momento non dire nulla, ma lasciare
a me, sacerdote, il compito di smorzare ogni entusiasmo e poi far dimenticare la cosa.»
Mio padre non voleva, ricordo che intendeva
chiarire subito la questione ma Don Latino, quest'uomo meraviglioso, da tutti amato e creduto,
che ho sempre ammirato e venerato, riuscì a persuaderlo. Ricevetti il solito affettuoso scappellotto che Don Latino usava darmi e quindi uscimmo dalla camera. Don Latino pregò la gente di
tornare tranquillamente a casa perché non era
accaduto niente di straordinario, di non creare
ulteriore confusione perché soltanto la chiesa poteva stabilire se trattavasi o meno di un intervento divino e per questo ci voleva tempo.
Fece smettere di suonare le campane e ad ognuno che gli chiedeva informazioni, con la sua
infinita pazienza, rispondeva di non allarmarsi
ma di restare tranquilli perché non era accaduto
niente di eccezionale.
Fu quindi la saggezza di questo sacerdote, infinitamente buono e caro, che riuscì a placare
ogni entusiasmo, concedendo poi al tempo di collocare nel silenzio il ricordo di quello che fu
un episodio che mi vide protagonista di un clamoroso equivoco.
Scambiando il «cornicione» del marciapiede
con quello su in alto della Basilica, ne era scaturito un miracolo.
Di questo avvenimento del quale oggi, con
semplicità vi parlo, forse pochi lo ricorderanno,
ma per me è rimasto e rimarrà sempre vivo nel
cuore, non solo perché mi fa rivivere momenti
della mia spensierata giovinezza, ma perché mi
fa rivedere palpitanti: mio padre, Don Latino, il
Vescovo e tutti gli altri personaggi che vi ho menzionato, e con essi la mia amata e superba Chiesa
di S. Margherita della quale sono stato e mi sento
ancora diletto figlio.
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LA VOCE
pag. 12
S. Flaviano torna a splendere
di Fabio Fabene
Dopo cinque anni di restauri, durante i quali è stata
bonificata dall'umidità, si è riaperta al culto la parte inferiore della Basilica di S. Flaviano.
Giovedì 7 giugno, ci siamo riuniti intomo al nuovo
altare che il Vescovo ha consacrato a Dio in onore di S.
Flaviano ungendolo con l'olio del S. Crisma.
Il nuovo altare è un blocco di pietre con al centro una
stele di marmo bianco con una stella che lascia intravedere l'antico reliquiario di piombo dove sono custoditi i
resti del corpo di S. Flaviano.
Alla celebrazione solenne e sobria come è proprio
della Liturgia romana, erano presenti molti sacerdoti
della città, il seminario e tanti fedeli. Prima della consacrazione dell'altare è stata portata in S. Flaviano l'immagine della Madonna delle Grazie per essere incoronata. All'omelia Mons. Vescovo ha ricordato la necessità di incontrarsi ogni domenica intorno all'altare che è
mensa e cattedra di vita. Venerdì pomeriggio Mons.
Boccadoro ha iniziato i riti penitenziali che si sono conclusi in Cattedrale snodandosi per il Corso. Sabato, i
malati e gli anziani si sono voluti riunire intorno all'altare per ascoltare la Parola di Dio e celebrare la cena del
Signore. Domenica il Card. Agnolo Rossi, ha presenziato ai Vespri solenni di Pentecoste con il Vescovo e i
sacerdoti, al canto del Magnificat ha incoronato la Madonna delle Grazie con due preziose corone, apposte
prima sulla testa del Bambino Gesù poi in quella della
Madonna, un lungo applauso ha evidenziato la partecipazione del popolo che gremiva le navate del Tempio.
Erano presenti anche il sindaco Belardi con la giunta
comunale. Con l'incoronazione si è ripetuto il solenne
rito del 1906, quando l'immagine venne incoronata dal
Card. Ferrata nel Santuario. Al termine dei Vespri, la
Processione Eucaristica ha raggiunto la Cattedrale, dove è stato cantato a Dio il Te Deum di ringraziamento
per i benefici che il Signore ha concesso alla nostra
Chiesa: la Visita del Papa, il 50mo di sacerdozio del
Vescovo, la riapertura di S. Flaviano, il dono di un
nuovo sacerdote.
I canti del Vespro e quelli in Cattedrale sono stati
eseguiti dalla Schola Cantorum di Acquapendente diretta da Dori Antonio Patrizi. Anche il corteo storico
falisco è voluto essere presente alla riapertura del tempio e lo ha fatto con una rappresentanza in costume che
ha assistito alla Messa solenne di Pentecoste, rendendo
onore a Defuk che ora si trova collocato nella vecchia
cappella del Battistero. Credo che l'essersi ritrovati
insieme intorno all'altare di S. Flaviano è stato per tutti
noi un momento di vitale importanza. Quello di S. Flaviano è stato il primo altare costruito dalla fede operosa
e intelligente dei nostri padri che lo hanno voluto sotto
le meravigliose volte sorrette da pilastri e colonne terminanti con i preziosi capitelli. Da quelle mura c'è stata
trasmessa la fede ed è la loro fede che oggi ci interroga e
ci chiama a costruire il tempio vivente della Chiesa, lu
cui bellezza interiore hanno voluto manifestare e scolpire in S. Flaviano. La parrocchia e la città tutta costru-
iamo quel tempio di Gloria che siamo noi. vivendo ogni
giorno in grazia di Dio testimoniandola con le opere di
fede.
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LA VOCE
pag. 11
Nocènte '1 cornacchiaro
di Gizer
Giorgio: Parlateme 'n po' de 'sto Nocènte...
Alfredo: Giò, che t'ho da di' ! Poarino! Te posso parlà de le miserie de Nocènte...
Giorgio: Ma era miserabbele tanto?
Alfredo: Tanto! La fame, poarino, se lo percotìa...
Giorgio: Quant'anne adìa? Do' stava de casa?
Che mestiere facìa?
Alfredo: Ara uto, chiappe e pija, 'na quarantina d'anne. De casa stava ma na grottaccia là pe'
San Martino. Che mestiere adìa? Giò, poarino,
adìa un mestiere fiacco: facia 'I cornacchiaro.
Giorgio: Come? 'L cornacchiaro?! E che mestiere adè 'I cornacchiaro? Mae anteso dil
Alfredo: Pe' forza; èsso, Giò, 'I cornacchiaro
nun c'è più: le cornacchie sò sparite. Quanno
adèro bardassotto io, le cornacchie annericaono
'I cielo da quante c'erono e si riaono man campo
simentato a granturco o a fae facìono 'I degrino,
magnaono pure 'I cibborio...
Giorgio: E allora?
Alfredo: E allora, Giò, 'sti patronale più grosse, mettiono un omo a giornata a para le cornacchie acciocché nun fussono ite a fa' le danne là
pel campo. 'St'òmo se chiamava 'I cornacchiaro.
Nocènte, poarino, adèra un cornacchiaro de lusso e ha fatto 'I cornacchiaro anfinanta a vecchio.
Giorgio: Ce sarà ito in pensione...
Alfredo: Ma che pensione ! In qui tempe me vae
a cercà la pensione! Uno laorava anfinanta che jé
la facìa, eppòe annàa pel sabboto. Altro che pennericaono 'I cielo, s'alsaono, s'ariposaono, s'atsione.
taccaono su le querce, su le petagne, su le strepGiorgio: Con chi adèra a garzone Nocènte, Alpe, e ni pocassae cantaono tutt'ansieme - era,
frè?
Alfredo: Co' gnuno. Lo chiamaono mo uno e cràaa, cràaaa - che te sfonnaono '1 ciarvello.
mo 'n antro quanno c'era bisogno. Conforme a Quanno stava p'annà sotto '1 sole, s'ariuniono
tutte e spiccaono tutte ansieme e annaono a dorquanto monno adèra, jé dicìono: «Noce', te damì all'isara. A la mattina doppo, a punta de giormo tanto, narèbbe che tu venisse a scacciò le
no, ariadèrono tutte mellì a fa' la medesama storcornacchie pe' tante giorne, mal punto tale, maI
nella.
punto talaltro». E lue annava.
Giorgio: Nocènte dormìa sul campo, Alfrè?
Giorgio: Guadambiava benino?
Alfredo: Macché, annava a casa. Ma a la mattiAlfredo: E ch'ìa da guadambià, poarino! Guana, a la prim'alba, aggià adèra mellì ariprincipià
dambiàa 'na miseria. La stòzza un po' si e 'n po'
la via croce, poarino...
no...
Giorgio: E a casa che magnàa?
Giorgio: Che attrezze c'ìa pe para 'sti cornacAlfredo: Ch'ìa da magnà, poarino: brodo de
chie? Lo stioppo?
cornacchia, cornacchia lessa e pancanìle. C'ìa
Alfredo: Ma che stiòppo! C'ìa 'n sò che bito'na moje brutta, magra, poarina! Jé dicìono la
naccio, 'n'ombrellaccia, de quell'ombrellacce
Regginella. Giò, col brodo de cornacchia mica se
verde ch'usaono allora; 'no spauricchio de quelle
mette la ciccia! E allora le fije?! De fije, poarine,
che se mettono ma la cànepe, che pòe in primo le
nache ce l'ìa sett'otto, tutte cicine, che a forza de
cornacchie adìono paura, doppo ce se sudifacìomagnà cornacchie adèrano diènte nere come la
no e ce se posaono sopra e jé ce cacaono pure.
C'ìa 'n po' de tajole, de 'sti tajolacce de ferro fulina. «Crà, era!» Jé facìano l'altre fije quanno
ruzzaono assieme. «Attente, regà, - dicìono - che
cotto...
Giorgio: Donqua le chiappava pure 'n po' de si abboccono ma l'orto magnono tutte le fàe!».
Giorgio: Alfrè, che fine fece Nocènte?
cornacchie...
Alfredo: Che fine fece, Giò. Fece che, poarino,
Alfredo: Le chiappava... sì le chiappava pure,
ma mica tanto che le cornacchie sò birbone. Le jé comencettono a dolé l'ossa che s'era menzo
viziato, nache pe' tutte le gran mollature ch'ìa
sae con chè le chiappava? Co' qui cartoccette col
preso, e camminà potìa camminà più poco. Un
bresco, piantate là per terra con fao mal fonno.
Le cornacchie anfrizzaono '1 becco mal cartoc- giorno '1 guardiano de Carlette - se chiamava
Bruttoculo - viste da su da capo a la macchia che
cetto pe' magnà 'I fao e '1 cartoccetto jarimanìa
le cornacchie iò pe' la Piana de Cornosse ìono
appiccicato ma la capoccia e la cornacchia nun
mesto a bannita e gnuno le scacciava. Alloro l'ovedìa più d'annàa...
mo annètte iò col cavallo, come costumava alloGiorgio: E lue annàa là e la chiappàa...
Alfredo: Oh, giusto! La cornacchia le sae che ra, e chiama e fistia ma del cornacchiaro- manco
la puzza. «Nocènte!Nocènte!»
- Macché Nocènfacìa? S'alsàa a volo, annàa su, alta alta, ma alta
te nun arisponnìa. Doppo aè girato chi lo sa quantanto, pòe, poarina, nache nun accapezzàa più
to, lo troètte che dormìa sott'a 'n petagno. Nad'adèra, chiudìa l'ale e venia iò come 'n sasso.
che, poarino, un po' '1 dolore de l'ossa, un po' la
Giorgio: Morìa?
Alfredo: Morìa sì: capirae da quell'altezza, poa- stracchezza, un po' pure la fame, s'era fermo a la
marèa p'ariposasse, e mellì s'era addormito e le
rina, facìa 'no scoppio come 'na barlozza!
cornacchie ìono cavato tutto '1 granturco che naGiorgio: L'agginàa mellì?
Alfredo: Se ! La portàa a casa e la magnàa co' la scìa allora. Sò che ce fu 'na questione: Bruttocufameja. Ma però via via, quanno adèra notte a la lo ariferì tutto mal patrone e '1 patrone ma 'sto
sera, un po' de cornacchie l'ìa rimediate. Avoja! Nocènte jé voBa fa' pagà tutte le danne... basta
Poarino, pòro Nocènte, me pare anco' de vedel- ce fu 'sta questione 'nsomma che poe nun m'arilo. Vestito de saja de scarlatto, là pe' le piane de cordo come annètte a funi, al preciso...
Carlette, mecchì a Prato Roncona, su a la Barca,
Giorgio: E jé le pagò le danne?
su pe' '1 Lugrino, daje a fa' annante e arrèto
Alfredo: E con chè jé le pagava, poarino, che
senza fermasse mae. Quanno adèra da piede al nun c'ìa manco 'na sfailla! Jé potìa da' 'n fijo...
campo, arivia da capo che le cornacchie, dirèto a Da allora perse tutta la stima e gnuno più le chialue, già s'arierono posate a branche fitte come le màa, a para 'sti cornacchie, l'omo s'arinvelì iò e
muscine. E lue daje a sbatanà, a scampanella, a in capo a 'n anno o due, mòrse.
urlà, a batta le mano, a sventola le canne co' le
Giorgio: Nocènte che brutta fine!
penne de gallina. E tutte 'sti cornacchie, ch'anAlfredo: Pòro Nocènte, pòro cocco mio, che
brutta fine! Pòro Cornacchiaro, poarino, quanto
funi male! Dice che quanno le carbollenghe lo
portèttono via, col cataletto, come costumava
allora, 'n branco de cornacchie l'accompagnèttono cantanno anfinanta al Camposanto...
Giorgio: J'èra morto '1 nemico, adèrono contente.
Alfredo: J'èra morto 'I nemico, brao! E le cornacchie l'avaranno accompagnato pe'... pe' cacaje su la croce... Poarino, doppo ch'ìa tribbolato tanto chiappa sù pure que'!
Giorgio: Io, Alfrè, l'arèbbe fatto 'I cornacchiaro!
Alfredo: L'arèste fatto?! Ma varda ch'adèra un
mestieraccio, sa'! Va bene ch'adesso le cornacchie nun ce sò più: ch'annave a scaccià le colpe?!
Giò, chisà perché tutte qui gran cornacchie che
c'erono allora, nun ce so' più? Do' saranno ite?
Che fine aranno fatto?!
IL
CORTEO STORICO
Il Comitato per il Corteo Storico Falisco
sta attivamente lavorando perché la prossima edizione sia ancora più bella ed interessante della precedente.
Anzitutto saranno inseriti nuovi figuranti
e soprattutto sarà abbellito il Carroccio, finora piuttosto disadorno. Prenderanno posto su di esso Defuk e due notabili, due trombettieri ed un valletto. Forse sarà trainato da
due paia di buoi anziché da uno. Chiuderanno la sfilata i cavalli che avranno corso il
giorno precedente per il Palio di Defuk.
Nella settimana che precederà la sfilata
(domenica 12 agosto) saranno aperti in varie
vie le famose «cannellette» presso le quali
turisti e paesani potranno gustare il vino appena spillato dalla botte.
Siccome saranno imbandierate le vie dove
transiterà il Corteo, gli abitanti sono invitati
a provvedere al loro abbellimento.
LA VOCE
pag. 14
* *
ELEZIONI
* *
EUROPEE
4
L ì elezioni europee, svoltesi il 17 giugno scorso, hann, > confermato che tra le Nazioni interessate è stata l'Italia ad
avere il più alto numero di votanti (83,9%). È un segno palese che gli Italiani si sono ben resi conto della necessità che il
processo di integrazione tra gli Stati dell'Europa occidentale deve andare avanti nonostante le difficoltà, le incomprensioni, gli egoismi. Veramente i risultati in campo nazionale sono stati alquanto condizionati da fattori estranei,
quale soprattutto la linea politica del governo Craxi e la strumentalizzazione delle future vicende politiche del nostro
Paese. In tal modo è stato premiato il PCI, che pure votò contro il trattato istitutivo della Comunità Europea nel 1957 e
contro il Sistema Monetario Europeo (S.M.E.) nel 1979. Si deve comunque tener presente che nel Partito Comunista
sono confluiti anche i voti del PDUP, che non si è presentalo. La DC, che ebbe in Alcide De Gasperi uno dei tre padri
fondatori dell'unità europea, ha leggermente migliorato le posizioni delle elezioni politiche del 1983, mentre il PSI ha
mantenuto sostanzialmente la percentuale precedente.
Ecco comunque l'esito della consultazione elettorale in campo nazionale:
E U R O P A "84
°0
LISTE
VOTI
«
m
SEGGI
DIFFERENZE
11.543.487
33,0
27
-3
11.642.626
33,3
27
+3
3.916.072
11,2
9
•
1.212.467
3,5
3
-1
2.132.857
6,1
Ä
2.267.984
6,5
5
497.182
1,4
1
+1
con il PCI
1.194.005
3,4
161.465
0,5
190.879
0,5
+ 1
P.S. d'Azione
Nella nostra cittadina su 10.098 elettori, i votanti
sono stati 9.272 (91,83%); i voti validi 8.611; quelli
LISTE
P.C.I.
P.R.
M.S.I. D.N.
Liga Veneta
U.V. P.S.A.
1
2
D.P.
P.S.D.I.
P.L.I. P.R.I.
P.S.I.
Schede bianche
Schede nulle
4
5
6
7
8
9
10
II
12
13
14
15
16
17
18
totale
1979
183
118
77
199
110
253
212
134
170
179
114
171
217
113
187
135
163
161 2 . 8 %
1984
165
154
114
181
110
207
181
142
197
188
117
184
248
140
234
103
145
199 3 . 0 0 9
1979
20
24
19
13
20
2
3
4
4
6
19
15
16
2
7
3
3
13
193
1984
13
10
15
9
13
6
3
8
6
14
12
14
4
9
5
1
1
7
150
1979
46
%
79
37
58
14
13
18
43
19
71
45
21
12
52
20
20
24
688
1984
51
89
72
38
80
33
32
41
83
38
76
56
25
17
75
19
28
32
885
1984
2
I
1
7
1979
3
3
1
2
30
1
1
10
1979
1
1
4
3
1
1
1
1
—
2
1984
D.C.
3
non validi 659. Ed ecco il prospetto dei risultati divisi
per partito e per sezione:
1
3
1
—
1
2
2
2
2
1
2
1979
279
297
171
244
209
166
154
1%
256
222
206
187
166
185
159
127
213
183 3 . 6 2 0
1984
257
232
137
177
206
115
145
179
242
1%
224
183
134
159
194
104
182
194 3 . 2 6 0
1979
—
—
3
1
2
2
3
2
1
2
3
2
1
2
2
32
3
1
1
4
4
4
7
3
3
4
4
1
55
1
5
1984
3
6
2
2
3
1979
10
8
13
21
7
2
7
6
9
20
17
7
12
14
14
13
12
13
205
1984
7
8
18
13
9
3
12
7
9
14
16
12
11
4
14
3
11
11
182
1979
23
37
30
21
17
2
6
11
10
6
20
19
8
6
9
3
5
19
252
1984
12
24
16
7
14
4
4
8
13
8
31
13
8
3
8
6
3
19
201
1979
23
30
25
51
21
107
4«
21
37
52
33
50
74
36
44
29
5
44
730
1984
22
36
27
45
34
92
34
28
45
74
51
64
82
41
51
30
24
72
852
1979
17
10
4
15
6
7
6
II
7
8
10
6
8
10
5
7
8
4
150
1984
13
14
12
16
16
6
9
14
13
18
9
10
23
18
18
5
12
11
237
—
—
1979
8
7
2
14
11
9
6
9
15
19
10
7
12
20
13
15
11
11
199
1984
26
15
15
23
29
14
25
21
33
41
14
16
23
20
20
14
42
26
422
Si nota un notevole calo della DC ( — 360 voti cioè: — 1,44%), del PLI - PRI ( — 51 voti cioè:—0,58%) e del PR ( —
43 voti cioè:—3,5%), mentre il maggiore aumento va al PCI con 113 voti in più con una percentuale maggiore di 3,52%.
pag. 11
LA VOCE
Programma di massima
Festeggiamenti di S. Margherita
20 luglio 1984
RELIGIOSI
CIVILI
Martedì 17, mercoledì 18, giovedì 19
Ore 19 in Cattedrale:
Triduo di preparazione.
Venerdì 20
Banda musicale.
Margheritina d'oro, gara canora
dei bambini di Montefiascone.
V enerdì 20 - Festa della Santa - Sante
Messe secondo l'orario festivo.
Ore 11:
Solenne Pontificale con panegiri
co della Santa.
Ore 18:
Processione con la Santa Testa per
le seguenti vie: Trento, Rocca,
Piave, Piazza, Nazionale, Borghesi, Croce, Cavour, S. Lucia,
Cattedrale. Al termine Benedizione Eucaristica.
Sabato 21
Spettacolo serale all'aperto.
Calendario
parrocchiale
11 luglio:
12 luglio:
15 luglio:
16 luglio:
20 luglio:
Domenica 22
Corsa dei cavalli.
Trattenimento musicale.
Tombola.
Fuochi artificiali.
26 luglio:
S. Benedetto Patrono
d'Europa.
Madonna dell'Arco.
Festa nel rione Bixio,
Garibaldi, Barone, Butinale.
S. Bonaventura, Patrono della città e diocesi
di Bagnoregio.
B.V. Maria del Monte
Carmelo.
S. Margherita Patrona
della città di Montefiascone (vedere programma a parte).
S. Anna. S. Messe nella chiesa di S. Andrea.
4 agosto: S. Giovanni Maria
Vionney, patrono dei
parroci.
5 agosto: prima domenica del
mese. Lega di perseveranza uomini. Festa
della chiesina della
Rocca.
8 agosto: S. Domenico: auguri ai
nostri due canonici D.
Cruciani e D. Stefanoni
Orario Sante Messe feriali
nella parrocchia
della Cattedrale
Da lunedì a giovedì:
o r e 7,30 - 9: C a t t e d r a l e :
o r e 18: Divino A m o r e .
Venerdì e sabato:
o r e 7.30 - 8 - 9: C a t t e d r a l e ;
o r e 18: S. A n d r e a (prò defunctis).
I 434 d e p u t a t i del P a r l a m e n t o E u r o p e o sono così divisi per nazionalità:
Ecco i risultati
GERMANIA
Democristiani
Socialdemocratici
Ecologisti
BELGIO
Democristiani
Socialisti
Liberali
Nazionalisti
Ecologisti pacifisti
DANIMARCA
Coalizione anti-CEE
Socialisti
Conservatori
Liberali
Democristiani
Comunisti"
FRANCIA
(81 seggi)
41
33
7
(24 seggi)
6
9
5
Socialisti
Democristiani
Comunisti
Estrema destra
Socialdemocratici
IRLANDA
Fine Gael (sin.)
Laburisti
Fianna Fail (cons.)
Altri
(—4)
( + 2)
( + 1)
1
(—1)
2
( + 2)
(16 seggi)
5
4
3
2
1
1
(+1)
( —)
(+1)
(—1)
(
—)
(
—)
(81 seggi)
Lista opposizione
(giscardiani e gollisti)
Socialisti
Comunisti
Estrema destra
GRECIA
(—1)
(—2)
( + 7)
41
20
10
10
Paese per Paese
LUSSEMBURGO
Democristiani
Socialisti
Liberali
OLANDA
Socialisti
Democristiani
Liberali
Ecologisti
Confessionali
Indipendenti
GRAN BRETAGNA
Conservatori
Laburisti
Liberali
Altri
(6 seggi)
3
2
( —)
( + 1)
1
(—1)
(25 seggi)
9
8
5
2
1
—
(
(—2)
( + 1)
( + 2)
( , + 1)
(—2)
(81 seggi)
46
33
1
1
(—14)
( + 16)
( + 1)
(— 3)
e per partito di appartenenza:
IL NUOVO EUROPARLAMENTO
( + 1)
(— 2)
(— 9)
( + 10)
(24 seggi)
10
9
4
1
—
—)
( + 1)
(—1)
(
(
—
7
2
Orario festivo estivo
SANTE MESSE
Ore 7:
S. Maria delle Grazie S. Maria del Giglio Chiesa Divino Amore.
Ore 7,30: CATTEDRALE
S.
MARGHERITA - S.
Giuseppe - C. Domini.
Ore 8:
Chiesa S. Pietro (Benedettine) - Convento
Frati Cappuccini.
Ore 9:
S.FRANCESCO
Ore 9,15: S. Maria del Giglio.
Ore 9,30: S. Flaviano - Corpus
Domini.
Ore 10:
CATTEDRALE
S.
MARGHERITA.
Ore 10,30: Convento Padri Cappuccini.
Ore 11:
CATTEDRALE
S.
MARGHERITA.
Ore 11,30: S. Flaviano - S. Maria
del Giglio - Corpus Domini - S. Giuseppe.
Ore 12:
CATTEDRALE
S.
MARGHERITA.
Ore 18:
S. Flaviano.
Ore 20:
S.Andrea.
MESSA VESPERTINA DEL SABATO valevole per il precetto festivo:
Ore 19:
CATTEDRALE
S.
MARGHERITA.
PRO DEFUNCTIS
—)
7
13
14
21
(—1)
(15 seggi)
6
Ogni giorno:
o r e 7: Divino A m o r e ;
o r e 7.30: S. Pietro, Bendettine.
( + 2)
luglio
luglio
luglio
luglio
(-4)
(+2)
(
—)
Rossi Angelo Maria;
Macchioni Carolina;
Fabene Sezzi Liliana;
Alberto Starnini.
Anniversario
Per concludere l'augurio di tutti è che essi lavorino
attivamente per costruire l'Europa di domani, che deve
essere un'Europa di pace, di solidarietà, di benessere e
di unità politica.
Il
2 0 loglioricorrel'anniversa-
rio della defunta Angela Meri e
Riziero. Sarà celebrata una S.
Messa alle ore 20, in S. Andrea.
LA VOCE
pag. 16
«VIETATO
GETTARE IMMONDIZIE
Consacrazione sacerdotale
di Don Fabio
Gentile Direttore,
allegate le invio alcune foto che,
personalmente ritengo si commentino da sole. Una sola osservazione
da parte mia: perché le Autorità comunali competenti non cancellano
dal cartello ben esposto in Via G.
Contadini «VIETATO» e lasciano
solo scritto «GETTARE IMMONDIZIE»?
La ringrazio per l'ospitalità e La
saluto molto cortesemente.
Don Fabio riceve l'unzione delle mani da parte del Vescovo, per
essere degno di «consacrare, santificare e benedire»
È facile a Montefiascone procurarsi
una bella maglia estiva o invernale;
basta fare un salto da «Margherita»
e troverete tanti articoli su misura:
per uomini, donne e bambini.
A proposito il negozio «Margherita» s'è trasferito da Via Oreste Borghesi 14 al Corso Cavour 33.
Provare per credere.
L'abbraccio
di pace tra il Vescovo e Don Fabio
La popolazione delle «Coste», frazione di Montefiascone, il parroco
D. Fucili e l'impresario Roberto Nicolai, intendono ringraziare, nostro
tramite, il Provveditore alle Opere
Pubbliche per il Lazio, dott. Virgilio
Torsilli, per la sua continua disponibilità delle strutture. Il dott. Torsilli
chiesa parrocchiale del «Corpus Domini», riaperta al culto dopo quasi
20 anni di chiusura dovuta all'instabilità delle strutture. Il dott. Tersilli
si è sempre dimostrato affabile e interessato, come sapiente guida e prezioso consigliere, durante il corso
dell'ultima fase dei complessi lavori
di restauro che, peraltro, dovranno
essere coronati dall'installazione e
consacrazione del nuovo altare.
AUGURI, MADRE!
I primi di giugno è stata rieletta,
per altri tre anni di priorato, presso
le Benedettine, Madre Matilde Imperatore. Mentre ci congratuliamo
con lei, formuliamo i nostri auguri a
tutta la comunità delle Benedettine,
perché altre vocazioni vengano a rafforzare le loro file, e perché continuino ad essere i «parafulmini» della nostra comunità.
UN ATTESTATO
BEN MERITATO
In occasione del 541mo anniversario della fondazione del Collegio
dei Parrucchieri di Roma il giorno
10 giugno u.s., nell'Aula Magna dell' Antoniano in Roma, alla presenza
del sindaco Vetere e del Rev.mo
Mons. Fernando Chartier della Conferenza Episcopale Italiana, il Presidente del Collegio dei Parrucchieri sig. Silvano Golini ha consegnato
al nostro concittadino Romano Zerbini un attestato di benemerenza in
riconoscimento della sua fattiva collaborazione espletata da molti anni
in seno al benemerito sodalizio.
Al cav. Zerbini i più sentiti rallegramenti.
Si sono uniti in matrimonio, nella
chiesa parrocchiale di Roccalvecce, il signor Pierluigi Chiovelli e la
gentile sig.na Alessandra Cionfi. Ha
officiato il sacro rito Padre Cesare
Andolfi dei Frati minori. Testimoni,
per lo sposo i fratelli Massimo e Filippo e per la sposa i fratelli Antonello e Stefano. Alla giovale coppia
giungano i più cordiali auguri della
nostra redazione, da estendere anche ai genitori dello sposo, Evandro
e signora, proprietari del Bar Centrale.
UN GRAZIE
DALLE «COSTE»
NEO - LAUREATA
S'è laureata presso l'Università
degli Studi di Roma, nella facoltà di
Scienze Matematiche, la sig.na Elvira Marzetti, con il massimo dei voti
HO - 110.
La tesi discussa è: «Progetto di un
sistema di manipolazione algebrica
per l'aritmetica modulare».
Relatore è stata la chiar.ma prof,
ssa Mirella Schaerf. Mentre ci complimentiamo con la neo - professoressa, le auguriamo di trovare presto lavoro.
Il 10 giugno u.s. nella vetusta ed
artistica chiesa di S. Pietro in Tuscania, sono stati uniti in matrimonio i
giovani Franco Manzi e Daniela Venturini. Dopo la cerimonia religiosa
gli sposi hanno ricevuto parenti ed
amici presso il noto Ristorante «La
Torre del Sole» di Marina Velca dove è stato servito un gustoso e lauto
pranzo.
Ai novelli sposi Franco e Daniela,
partiti per un interessante viaggio,
gli auguri più sentiti per una lunga
vita coniugale con tanta felicità e
figli maschi.
NOZZE
CfflOVELLI - CIONFI
Suo Goffredo Balestra.
PROCURARSI
UNA BELLA MAGLIA
NOZZE
PER COMODITÀ DEI
LETTORI DE «LA VOCE »
La gioia del parroco nel presentare Don Fabio alla Chiesa
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essere inserito tra i benemeriti de
«La Voce».
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IL PAPA PARLA AI GIOVANI