PROVINCIA DI BERGAMO Settore Ambiente PIANO PROVINCIALE PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI AI SENSI DELLA L.R.26/03 PROPOSTA DI PIANO RELAZIONE Aprile 2008 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) INDICE 1. PREMESSA 1.1. 7 Le competenze della Provincia ed i contenuti del PPGR ai sensi della L.R.26/2003 8 2. IL QUADRO NORMATIVO E PIANIFICATORIO DI RIFERIMENTO 11 2.1. Il quadro comunitario 11 2.2. Il quadro nazionale 17 2.2.1. 2.2.2. 2.3. Il Decreto Legislativo 152/2006 Indicazioni derivanti dalle Leggi Finanziarie 2007 e 2008 e dai cosiddetti decreti “milleproroghe” Il quadro regionale 2.3.1. 2.3.2. 17 22 23 I riferimenti normativi regionali, la L.R.26/2003, la L.R.12/2007 Il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti 23 26 PARTE I - LO STATO DI FATTO 28 3. IL QUADRO DELL’ATTUALE GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI 28 3.1. 28 Evoluzione storica della produzione di rifiuti urbani e dei flussi dalle raccolte 3.1.1. 3.1.2. 3.1.3. 3.1.4. 3.1.5. 3.1.6. 3.1.6.1. 3.1.6.2. 3.2. 3.2.2.1. 3.2.2.2. 3.2.3. Definizione di aree omogenee Analisi serie storica della produzione totale di rifiuti urbani e della raccolta differenziata Il finanziamento ai progetti comunali di riduzione della produzione di rifiuti Attività di studio e di supporto ai Comuni Promozione della tariffazione nella gestione di servizi di raccolta dei rifiuti Promozione dell’implementazione del GPP 42 46 55 55 57 59 62 Stipula di accordi di programma per la riduzione della produzione ed il recupero 64 L’accordo Provincia di Bergamo CONAI Protocollo di Intesa Provincia di Bergamo – CIC (Consorzio Italiano compostatori) L’accordo Provincia di Bergamo – Centro di Informazioni sul PVC 64 65 66 L’attuale quadro della produzione di rifiuti urbani e dei flussi dalle raccolte 67 3.2.3.1. 3.2.3.2. 3.2.3.3. 3.3.1. 3.3.2. 3.3.3. 3.3.4. 3.4. 28 28 36 37 41 42 Le iniziative della Provincia di Bergamo per il contenimento della produzione di rifiuti 3.2.1. 3.2.2. 3.3. Le fonti informative di riferimento La produzione di rifiuti urbani La frazione indifferenziata e lo spazzamento stradale Le raccolte differenziate Gli ingombranti Analisi per aree territoriali La produzione complessiva 2006 Le raccolte differenziate Il confronto con i livelli di produzione rifiuti e raccolta differenziata caratterizzanti il quadro regionale e nazionale Le dinamiche stagionali della produzione di rifiuti La composizione merceologica dei rifiuti urbani Proposta di Piano - Relazione 67 72 77 78 80 Aprile 2008 Pagina 2 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.5. 3.6. Efficienza di intercettazione delle raccolte differenziate rispetto alla composizione merceologica dei rifiuti 82 Le modalità organizzative e gestionali dei servizi 85 3.6.1. 3.6.2. 3.6.3. 3.7. Le gestioni dei servizi presenti in ambito provinciale Le modalità organizzative dei servizi Le piattaforme per la raccolta differenziata 85 90 94 Il destino dei rifiuti urbani prodotti in ambito provinciale 3.7.1. 3.7.2. 3.7.3. 97 Il destino dei rifiuti urbani indifferenziati Il destino della frazione organica Il destino delle altre principali frazioni 97 99 101 3.8. I costi di gestione dei rifiuti 108 3.9. Applicazione in ambito provinciale della tariffa per la gestione dei rifiuti 110 3.9.1. 3.9.2. 3.9.3. L’introduzione della tariffa nel quadro normativo nazionale Modalità applicative della tariffa nei Comuni bergamaschi Effetti dell’applicazione della tariffa sulla gestione dei rifiuti 110 110 110 4. LA PRODUZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI 110 4.1. 110 Il quadro attuale della gestione dei rifiuti speciali 4.1.1. 4.1.2. 4.1.3. 4.1.4. 4.1.5. 4.1.6. Le fonti informative di riferimento La rappresentatività delle dichiarazioni MUD La produzione totale di rifiuti speciali La produzione primaria di rifiuti speciali Le attività di recupero e smaltimento di rifiuti speciali L’analisi dei flussi di importazione e esportazione di rifiuti speciali 110 110 110 110 110 110 5. IL SISTEMA IMPIANTISTICO PER IL TRATTAMENTO, RECUPERO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI 110 5.1. Fonte dati 110 5.2. Impianti autorizzati 110 5.2.1. 5.2.2. 5.2.3. 5.2.4. 5.2.5. 5.2.6. 5.2.7. 5.2.8. 5.2.9. 5.2.10. 5.2.11. 5.2.12. 5.2.13. Impianti di ammasso carcasse impianti di compostaggio Impianti di depurazione (trattamento rifiuti liquidi e fanghi) Discariche Impianti di inertizzazione Impianti di produzione CDR Impianti di recupero Impianti di stoccaggio, selezione e cernita Piattaforme e ITS Piattaforme e ITS Soggetti autorizzati allo spandimento dei fanghi in agricoltura Impianti di stoccaggio Impianti di trattamento termico Impianti mobili 110 110 110 110 110 110 110 110 110 110 110 110 110 5.3. Impianti in istruttoria 110 5.4. Impianti in procedura semplificata 110 5.5. Considerazioni sulle capacità di trattamento del sistema industriale 110 5.6. Approfondimenti sui principali impianti del sistema provinciale 110 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 3 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.6.1. 5.6.2. 5.6.3. 5.6.3.1. 5.6.3.2. 5.6.3.3. 5.6.3.4. 5.6.4. 5.6.4.1. L’impiantistica di pretrattamento e trattamento meccanico/biologico L’impiantistica di compostaggio L’impiantistica di termovalorizzazione 110 110 110 Le caratteristiche degli impianti e la potenzialità di trattamento Il bilancio di materia Il bilancio energetico Le prestazioni emissive 110 110 110 110 Le discariche 110 Le caratteristiche degli impianti e la potenzialità di trattamento 110 PARTE II - LA PROPOSTA DI PIANO 110 6. OBIETTIVI DEL PIANO PROVINCIALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI 110 7. GLI SCENARI DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI 110 7.1. La valenza dell’attuale quadro gestionale e la ricerca di ulteriori ottimizzazioni 110 7.2. La produzione di rifiuti urbani e gli interventi per la sua prevenzione e riduzione 110 7.2.1. 7.2.2. 7.2.3. 7.3. Il sistema dei servizi di raccolta dei rifiuti urbani 7.3.1. 7.3.2. 7.3.3. 7.3.4. 7.3.5. 7.4. 7.4.3. 7.4.4. 7.4.4.1. 7.4.5. 7.4.6. 7.4.7. 7.4.8. 7.4.9. 7.4.10. Il recupero e trattamento delle frazioni secche da raccolta differenziata Il trattamento della frazione organica e verde differenziata e la promozione della filiera del compost Il trattamento meccanico/biologico dei rifiuti indifferenziati Il trattamento termico dei rifiuti urbani o di derivazione urbana e il recupero energetico di CDR Stima dei fabbisogni di trattamento e smaltimento dei residui di combustione 110 110 110 110 110 110 110 110 110 110 110 Altri trattamenti innovativi finalizzati alla massimizzazione dei recuperi e alla riduzione dello smaltimento in discarica Lo smaltimento in discarica Rappresentazione schematica della gestione dei flussi I bacini di riferimento degli impianti Gestione di scambi di rifiuti extraprovinciali Integrazioni con la gestione dei rifiuti speciali Le priorità del Piano, la tempistica per la realizzazione degli interventi, la gestione della fase transitoria 7.5.1. 7.5.2. 110 110 110 110 Gli obiettivi di raccolta differenziata Il sistema organizzativo dei servizi di riferimento e la validità dei sistemi di “raccolta differenziata integrati” I flussi di rifiuti attesi dai servizi di raccolta Le piattaforme e i centri di raccolta per la raccolta differenziata Le strutture logistiche di supporto ai servizi Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani 7.4.1. 7.4.2. 7.5. La variazione della produzione di rifiuti Composizione merceologica di riferimento Linee di intervento per la prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti La gestione della fase transitoria Riepilogo delle potenzialità impiantistiche derivanti dalle istanze in corso 110 110 110 110 110 110 110 110 110 7.6. Comparazione energetico-ambientale degli scenari della pianificazione 110 7.7. Comparazione economica dello scenario di piano rispetto alla situazione attuale 110 7.7.1. 7.7.2. Il percorso metodologico per la valutazione dei costi di gestione dei rifiuti associati agli scenari della pianificazione Le modalità e i parametri per la definizione dei costi Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 110 110 Pagina 4 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.7.2.1. 7.7.2.2. 7.7.2.3. 7.7.2.4. 7.7.2.5. 7.7.3. 7.7.4. 7.7.5. Costi di raccolta e trasporto Costi di spazzamento Costi di smaltimento e ricavi da cessione Costi indiretti e generali Costi per eventuali attività intensive di comunicazione e similari 110 110 110 110 110 La verifica della corretta calibrazione del modello di valutazione dei costi I risultati della comparazione economica La definizione in forma preliminare di piani finanziari per le nuove realizzazioni impiantistiche 110 110 110 8. LA PROPOSTA DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI 110 8.1. 110 La definizione dei fabbisogni di recupero e smaltimento 8.1.1. 8.1.2. 8.1.3. La metodologia per la valutazione dei fabbisogni I fabbisogni individuati Il confronto tra fabbisogni e attuali capacità di recupero e smaltimento 110 110 110 9. INDIRIZZI PER LA GESTIONE DI PARTICOLARI CATEGORIE DI RIFIUTI 110 9.1. Rifiuti elettrici ed elettronici 9.1.1. 9.1.2. 9.1.3. 9.2. 9.5.3. 9.6. 9.6.2. 9.6.3. 9.6.3.1. 9.6.3.2. 9.6.3.3. 9.6.3.4. 9.6.3.5. 9.6.3.6. 110 Tecnologie di pretrattamento dei fanghi Digestione anaerobica Compostaggio Spandimento fanghi Incenerimento Smaltimento in discarica 110 110 110 110 Il piano di tutela della acque della Regione Lombardia: situazione attuale e previsioni sulle infrastrutture impiantistiche depurative nell’ATO di Bergamo La gestione dei fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane in Provincia di Bergamo Le tecnologie idonee al trattamento Proposta di Piano - Relazione 110 110 110 Inquadramento normativo La produzione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione in Provincia di Bergamo Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione in Provincia di Bergamo I fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane 9.6.1. 110 110 110 110 Inquadramento normativo La produzione dei rifiuti contenenti PCB in Provincia di Bergamo Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti contenenti PCB e PCT in Provincia di Bergamo Rifiuti da attività di costruzione e demolizione 9.5.1. 9.5.2. 110 110 110 110 Inquadramento normativo La produzione dei veicoli fuori uso in Provincia di Bergamo Linee di indirizzo per la gestione dei veicoli fuori uso in Provincia di Bergamo Rifiuti contenenti PCB e PCT 9.4.1. 9.4.2. 9.4.3. 9.5. 110 Inquadramento normativo La produzione dei Rifiuti Sanitari in Provincia di Bergamo Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti sanitari in Provincia di Bergamo Veicoli fuori uso 9.3.1. 9.3.2. 9.3.3. 9.4. 110 110 110 Rifiuti sanitari 9.2.1. 9.2.2. 9.2.3. 9.3. 110 Inquadramento normativo La produzione dei RAEE in Provincia di Bergamo Linee di indirizzo per la gestione dei RAEE in Provincia di Bergamo 110 110 110 110 110 110 110 110 110 Aprile 2008 Pagina 5 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 9.6.3.7. 9.6.4. Nuove esperienze 110 Considerazioni in merito ai futuri fabbisogni di recupero o smaltimento di fanghi di depurazione 110 10. INDIVIDUAZIONE DELLE AREE NON IDONEE E DI QUELLE POTENZIALMENTE IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI RECUPERO, TRATTAMENTO E SMALTIMENTO RIFIUTI 110 10.1. Premessa metodologica 110 10.2. I criteri localizzativi individuati 110 10.2.1. Descrizione e modalita’ di applicazione dei criteri di localizzazione 10.2.1.1. 10.2.1.2. 10.2.1.3. 10.2.1.4. 10.2.1.5. 10.2.1.6. 10.2.1.7. 10.2.1.8. 10.2.1.9. 10.2.1.10. 10.2.1.11. 10.2.2. 110 110 110 110 110 110 110 110 110 110 110 Macrolocalizzazione 10.2.2.1. 10.2.2.2. 10.2.2.3. 10.2.3. 110 Uso del suolo Tutela delle risorse idriche Tutela da dissesti e calamità Tutela dell’ambiente naturale Caratteri fisico-morfologici del paesaggio Tutela dei beni culturali e paesaggistici Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo Tutela della popolazione Tutela della qualita’ dell’aria Previsioni strumenti urbanistici comunali Aspetti strategico-funzionali 110 Sintesi dei criteri da applicare in fase di macrolocalizzazione Macrolocalizzazione - applicazione dei criteri escludenti Macrolocalizzazione – applicazione dei criteri penalizzanti 110 110 110 Microlocalizzazione 10.2.3.1. 10.2.3.2. 110 Microlocalizzazione – applicazione dei criteri escludenti e penalizzanti Microlocalizzazione – applicazione dei criteri preferenziali 110 110 11. STRUMENTI, AZIONI DI SUPPORTO E INDIRIZZI NORMATIVI PER L’ATTUAZIONE DEL PIANO 110 11.1. Principi generali 110 11.2. Disciplina dei rifiuti urbani 110 11.2.1. 11.2.2. 11.2.3. Funzioni dei Comuni e dei gestori dei servizi Bacini di riferimento degli impianti provinciali Regolamentazione dell’esercizio degli impianti 110 110 110 11.3. Disciplina dei rifiuti speciali 110 11.4. Disciplina degli aspetti inerenti la localizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti 110 11.5. Le misure di mitigazione e compensazione ambientale per la presenza sul territorio di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti 110 11.6. Monitoraggio del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti 110 11.7. Azioni di supporto all’attuazione del piano provinciale 110 11.7.1. 11.7.2. 11.7.3. Azioni inerenti la riduzione della produzione di rifiuti Azioni per il sostegno del recupero dei rifiuti Strumenti e azioni di regolazione tariffaria 11.7.3.1. 11.7.3.2. 11.7.4. 110 110 110 Regolazione delle tariffe di smaltimento Promozione della tariffazione “puntuale” nella gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti Azioni inerenti la comunicazione ambientale Proposta di Piano - Relazione 110 110 110 Aprile 2008 Pagina 6 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 11.7.5. 1. Altre azioni per la promozione del miglioramento delle prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti 110 PREMESSA Gli studi per la predisposizione del Piano per la gestione dei rifiuti della Provincia di Bergamo sono stati affidati con Determinazione Dirigenziale n° 2693 del 3 ottobre 2006 ai seguenti Professionisti: • • • • Prof. Luca Bonomo – Coordinamento Tecnico Scientifico Dr. Vittorio Biondi (Valutazione Ambientale Strategica e Studio di Incidenza) Dr. Fausto Brevi (definizione dello stato di fatto, applicazione cirteri per individuazione aree non idonee alla localizzazione, definizione degli scenari evolutivi e proposta di piano) Ing. Lorenzo Zoppei (approfondimento del sistema impiantistico, strumenti attuativi). Per la redazione del Piano i suddetti professionisti si sono avvalsi della collaborazione di: • • • • • • • • • D.ssa Annamaria Bentivoglio Ing. Daniele Ferrero Ing. Giulio Giannerini D.ssa Monica Giusto Ing. Sara Lodrini D.ssa Silvia Malinverno Ing. Alice Morleo Dr.ssa Ilaria Rullo D.ssa Elisa Sara Franchi La redazione del PPGR ha previsto lo svolgimento delle seguenti attività: FASE A – La definizione dello stato di fatto • • • • La caratterizzazione della produzione di rifiuti urbani La caratterizzazione della produzione di rifiuti speciali Analisi del sistema dei servizi di raccolta Analisi del sistema impiantistico FASE B – La definizione dei possibili scenari evolutivi, individuazione ed approfondimento dello scenario di Piano • • • Definizione e comparazione di scenari evolutivi alternativi, individuazione dello Scenario di Piano Approfondimenti su particolari categorie di rifiuti Individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti FASE C – Strumenti attuativi • • Meccanismi gestionali per verifica attuazione del Piano e controllo fasi Indicazioni per l’attuazione Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 7 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Contestualmente alla redazione del Piano si è svolta la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) del Piano stesso e la Valutazione di Incidenza sui Siti di Interesse Comunitario (SIC e Zps). Il 9 luglio 2007 si è tenuta la prima conferenza di valutazione del percorso partecipato VAS; in tale sede sono stati illustrati: • lo stato di fatto del sistema gestionale; • gli obiettivi della pianificazione; • gli scenari evolutivi futuri (scenari gestionali elaborati per comparare diverse possibili evoluzioni del sistema provinciale); • la metodologia per la applicazione dei criteri per la localizzazione degli impianti di recupero e smaltimento dei rifiuti secondo quanto definito dal Piano Regionale. Al fine di favorire la raccolta di pareri ed osservazioni alla proposta di Piano, tutta la documentazione tecnica è stata resa disponibile sul sito web dell’Amministrazione Provinciale al fine di raccogliere eventuali osservazioni. Si sono quindi effettuati gli approfondimenti tecnici per la definizione della proposta di Piano sulla base delle scelte e delle priorità pianificatorie individuate dall’Amministrazione Provinciale. La seconda conferenza di valutazione è prevista entro il prossimo mese di giugno; in tale sede saranno presentate la “Proposta di Piano”, la “Proposta di Rapporto Ambientale” e la “Sintesi non tecnica” dello stesso. Considerato il carattere di multidisciplinarietà del Piano e le sue implicazioni con altri importanti ambiti di attività della Provincia, si è costituito un Gruppo di Lavoro intersettoriale che, al fine di garantire la maggior condivisione delle scelte strategiche, è stato reso partecipe delle principali attività. Il Gruppo intersettoriale ha visto la partecipazione di rappresentanti dei seguenti Settori /Dipartimenti dell’Amministrazione Provinciale: • • • • • • • Presidenza e Direzione generale; Tutela risorse naturali; Pianificazione territoriale, Urbanistica, Grandi infrastrutture; Progettazione, Viabilità e Trasporti; Gestione Viabilità e Protezione civile; Istruzione, formazione, lavoro e attività produttive; Agricoltura caccia e pesca. 1.1. Le competenze della Provincia ed i contenuti del PPGR ai sensi della L.R.26/2003 In attuazione di quanto previsto dalla L.R. 26/03, la Regione Lombardia ha approvato con DGR n. 220 del 27/6/05 il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (pubblicato sul BURL in data 18/8/05). Sulla base di tale strumento compete alle Province provvedere alla redazione della nuova pianificazione provinciale, che deve essere sviluppata secondo quanto previsto dalla L.R. 26/03 e dal nuovo Piano Regionale. In merito alla gestione dei rifiuti, la L.R. 26/2003 prevede che le attività di recupero e smaltimento siano orientate verso un sistema integrato di gestione dei rifiuti che, per quanto Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 8 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) concerne i rifiuti urbani, assicuri l'autosufficienza regionale per lo smaltimento e tenda in generale a: a) assicurare un'efficace protezione della salute e dell'ambiente; b) ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti, da attuare anche con azioni positive a carattere preventivo; c) ottimizzare e integrare le operazioni di riutilizzo, recupero e riciclaggio come materia delle singole frazioni dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e dai rifiuti speciali; d) incentivare e sostenere l'effettivo e oggettivo recupero, sia in termini di materia sia in termini di energia, delle frazioni di rifiuto urbano nonché il recupero dei rifiuti speciali e di particolari categorie di rifiuti, tra i quali i veicoli a fine vita e i rifiuti elettrici ed elettronici, ivi compresi in particolare i frigoriferi, i surgelatori, i condizionatori d'aria e quant’altro contenente sostanze lesive dell'ozono stratosferico; e) incentivare l'adozione di forme di autosmaltimento; f) promuovere l'utilizzo dei materiali derivanti dalle operazioni di recupero e riciclaggio. La L.R.26/2003 ridefinisce le competenze (pianificatorie, autorizzative, gestionali) dei diversi livelli istituzionali. Competono alle Province (art.16): • l’adozione dei Piani provinciali sulla base delle indicazioni della pianificazione regionale; • l’approvazione del progetto e l’autorizzazione alla realizzazione ed all’esercizio delle operazioni di recupero e smaltimento per le seguenti tipologie di impianti: o operazioni di cui agli allegati B e C del D.Lgs.22/97 ad eccezione degli impianti la cui autorizzazione compete alla Regione; o infrastrutture per la raccolta differenziata, o impianti mobili di recupero e smaltimento, o impianti in cui si svolgano le operazioni di cui all’art.46 del D.Lgs.22/97 (veicoli a motore) • la definizione delle tariffe di esercizio degli impianti di smaltimento di discarica e dei corrispettivi da versare a favore degli enti locali interessati; • il rilevamento statistico dei dati di produzione e gestione dei rifiuti urbani; • l’emanazione di ordinanze contigibili ed urgenti ai sensi dell’art.13 del D.Lgs.22/97 qualora il ricorso a speciali forme di gestione interessi più comuni del proprio territorio; • la stipula di convenzioni con i Comuni e con il CONAI ed i Consorzi di cui all’art.40 del D.Lgs.22/97 per incentivare e coordinare il mercato del riutilizzo e del recupero dei materiali raccolti in modo differenziato. L’art.19 sancisce che la pianificazione regionale debba essere elaborata secondo logiche di autosufficienza, programmazione integrata, protezione ambientale, sicurezza, economicità e in base a criteri di flessibilità del sistema di recupero e smaltimento. L’art.20 definisce i contenuti dei piani provinciali da elaborarsi sulla base delle linee guida di redazione previste dalla pianificazione regionale. Legge Regionale 26/2003: “Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia e di utilizzo del sottosuolo” Articolo 20 (Piani provinciali di gestione dei rifiuti) 1. Le province, sulla base delle linee guida di redazione contenute nella pianificazioneregionale, elaborano, con il concorso dei comuni, i piani provinciali di gestione dei rifiuti,relativi alla gestione Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 9 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) dei rifiuti urbani e speciali, nella logica della programmazione integratadei servizi, nel rispetto dei principi della tutela della salute individuale e collettiva, della salvaguardia dell'ambiente e in modo da garantire la competitività del servizio. 2. I piani provinciali, in considerazione degli effetti significativi sull'ambiente che possonodiscendere dalle disposizioni in essi contenute, sono supportati dalla valutazione ambientaleprovinciale, che integra, in particolare con le informazioni di cui all'allegato 1, lettere f), g) eh) della direttiva 2001/42/CE, la valutazione già compiuta dalla Regione. 3. Di norma, il gestore del servizio destina i rifiuti urbani allo smaltimento e al recupero negl iimpianti eventualmente collocati nel territorio provinciale di provenienza. Tali rifiuti possonoessere conferiti in impianti localizzati al di fuori del territorio provinciale di provenienzaqualora se ne dimostri, in sede di affidamento del servizio, la convenienza in termini diefficacia, efficienza o economicità. Fatti salvi i casi eccezionali e di urgenza, i comuni chericorrono al conferimento in discariche al di fuori della propria provincia di quantitativisuperiori al 20% rispetto al proprio fabbisogno di smaltimento, versano un'addizionale del50% della tariffa di conferimento dei rifiuti in discarica. 4. I piani provinciali contengono, in particolare: a) i dati di rilevazione e stima della produzione dei rifiuti e la determinazione dei flussi daavviare a recupero e smaltimento, ivi compresi i flussi destinati all'incenerimento; b) gli obiettivi di contenimento della produzione dei rifiuti, di recupero e di riduzione delconferimento in discarica, nonché la definizione di un programma per il riutilizzo e il recupero dei rifiuti urbani;c) la programmazione di obiettivi di raccolta differenziata di rifiuti urbani infunzione di specifiche situazioni locali; d) il censimento degli impianti esistenti e l'individuazione delle necessità impiantistiche di completamento, nonché l'individuazione dell'offerta di recupero e smaltimento da parte del sistema industriale per i rifiuti urbani e speciali; e) l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero esmaltimento dei rifiuti urbani e speciali; f) la stima dei costi delle operazioni di recupero e smaltimento per i rifiuti urbani; g) i meccanismi gestionali per la verifica dello stato di attuazione del piano e le modalità di controllo sulle varie fasi. 5. I piani provinciali hanno efficacia a tempo indeterminato e sono sottoposti a revisione ordinaria ogni cinque anni. Sono adottati dalle province previa consultazione dei comuni e delle comunità montane, secondo le seguenti procedure: a) entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del programma regionale di gestione dei rifiuti, la provincia predispone il progetto di piano, ne dà comunicazione alla Giunta regionale e agli enti locali interessati e notizia sul Bollettino ufficiale della Regione e su almeno due quotidiani locali; b) il progetto di piano è reso disponibile per un periodo di quarantacinque giorni consecutivi, durante i quali chiunque ha facoltà di prenderne visione e di formulare osservazioni alla provincia; c) entro quarantacinque giorni dalla scadenza del termine di cui alla lettera b), la provincia adotta il piano e lo trasmette alla Regione, comprensivo dell'elenco delle osservazioni e delle relative controdeduzioni. 6. Entro novanta giorni dal ricevimento del piano provinciale, la Giunta regionale, verificatane la congruità con il programma regionale di gestione dei rifiuti e acquisito il parere della commissione consiliare competente, lo approva con deliberazione soggetta a pubblicazione, ovvero lo restituisce alla provincia con prescrizioni. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 10 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 2. IL QUADRO NORMATIVO E PIANIFICATORIO DI RIFERIMENTO 2.1. Il quadro comunitario Il quadro normativo di riferimento definito a livello comunitario in materia di gestione dei rifiuti ha avuto negli ultimi venti anni una progressiva evoluzione, basata su un sistema di regole chiave ben definito: • fissare i criteri di definizione della pericolosità dei rifiuti; • stabilire un sistema obbligatorio di registrazione dei movimenti di rifiuti; • determinare le responsabilità delle varie fasi della gestione dei rifiuti; • definire un sistema autorizzativo per la realizzazione degli impianti e delle fasi di gestione dei rifiuti; • controllare il flusso trans-frontaliero. In particolare le strategie di intervento nella gestione dei rifiuti individuate negli anni ’90 possono essere riferite ad alcune direttive: • Direttive quadro sui rifiuti e rifiuti pericolosi: - 91/156/CE sui rifiuti; - 91/689/CE sui rifiuti pericolosi; • Direttiva categorie speciali di rifiuti: - 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio; • Direttiva sul controllo integrato: - 96/61/CE IPPC sulla prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento. Storicamente, il primo atto legislativo comunitario riguardante la questione rifiuti è stata la Direttiva 75/442/CE, sostanzialmente modificata dalla successiva 91/156/CE, che recepisce gli orientamenti introdotti dal Quinto Programma d’Azione, varato il 15/12/1992 per il periodo 1993/1997 e che fa fede ai seguenti principi: • integrazione delle politiche ambientali con le regole del mercato; • promozione dell’innovazione tecnologica e della ricerca; • promozione dell’utilizzo di strumenti fiscali e finanziari; • promozione della cooperazione volontaria tra la pubblica amministrazione e le imprese. Con l’affermazione del concetto di uno sviluppo sostenibile nel campo della gestione dei rifiuti sono state quindi introdotte alcune novità: • la promozione della prevenzione e la minimizzazione della produzione dei rifiuti; • la massimizzazione del riciclaggio e del recupero e la promozione di sistemi ambientalmente compatibili per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti. La direttiva 91/156/CE in particolare individua alcune strategie di particolare rilevanza: • la necessità di una terminologia comune ed una definizione dei rifiuti; • la necessità di dare la priorità alla prevenzione ovvero la minimizzazione della produzione dei rifiuti ed al recupero di materia ed energia rispetto allo smaltimento; • l’introduzione di un regime meno rigido e vincolante per le operazioni di recupero rispetto allo smaltimento. Questa direttiva è stata inoltre “supportata” dalla Decisione 2000/532/CE che ha introdotto il nuovo Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER), in sostituzione di quello precedentemente in vigore. Rispetto al precedente, i nuovi CER prevedono in particolare: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 11 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • l’introduzione di codici “specchio” che consentano la caratterizzazione come pericoloso o meno di un dato rifiuto, in funzione delle caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto stesso e della concentrazione in esso di sostanze pericolose; l’introduzione di nuovi capitoli riferiti a processi produttivi non presenti nel precedente Catalogo. Anche per ciò che concerne i rifiuti pericolosi a livello normativo c’è stata un’evoluzione: la Direttiva 78/319/CE è stata modificata dalla Direttiva 91/689/CE. Essa detta norme supplementari per migliorare la gestione appunto dei rifiuti pericolosi e li sottopone al massimo controllo possibile. A questa direttiva ha fatto seguito la decisione 94/904/CE che ha istituito l’elenco europeo dei rifiuti pericolosi successivamente modificato come specificato precedentemente dalla Decisione 2000/532 e successive modifiche ed integrazioni. La Direttiva 94/62/CE riguarda gli imballaggi e i rifiuti da imballaggio ed ha lo scopo di armonizzare le misure nazionali in materia di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio, sia per prevenirne e ridurne l'impatto sull'ambiente ed assicurare così un elevato livello di tutela dell'ambiente, sia per garantire il funzionamento del mercato interno e prevenire l'insorgere di ostacoli agli scambi nonché distorsioni e restrizioni alla concorrenza nella Comunità. In particolare, con riferimento al recupero e riciclaggio la normativa prevede che gli Stati Membri adottino le misure necessarie per realizzare i seguenti obiettivi: • entro cinque anni dal recepimento della direttiva sarà recuperato almeno il 50% e fino al 65% in peso dei rifiuti di imballaggio; • nell'ambito dell’obiettivo globale e sulla base della stessa scadenza sarà riciclato almeno il 25% e fino al 45% in peso di tutti i materiali di imballaggio che rientrano nei rifiuti di imballaggio, con un minimo del 15% e fino al 25% in peso per ciascun materiale di imballaggio. Obiettivi di recupero e riciclaggio più spinti, da conseguire entro il 2008, sono stati introdotti dalla nuova Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (2004/12/CE) che ha modificato la Direttiva del ’94. L’obiettivo minimo di recupero è stato stabilito nel 60% in peso dei rifiuti di imballaggio, mentre quello globale di riciclo varia tra il 55% e l’80%. Obiettivi separati sono stati inoltre fissati per i diversi materiali: 60% per la carta e il vetro, 50% per i metalli, 22,5% per la plastica e 15% per il legno. Infine la Direttiva 96/61/CE IPPC (Integrated Pollution and Prevention Control) ha come oggetto la prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento. Essa pertanto prevede un approccio integrato a 360° su tutte le componenti ambientali (acqua, aria, suolo, rumore, ecc.) in modo da conseguire una riduzione dell’inquinamento prodotto da determinati impianti ed un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso applicando le “Best Available Techniques” (BAT). La normativa IPPC trova la sua applicazione in diversi comparti industriali, andando ad interessare al loro interno il tema della prevenzione dei rifiuti o della loro corretta gestione. Rientrano inoltre nell’ambito IPPC anche alcune tipologie di attività di recupero e smaltimento rifiuti. A queste Direttive quadro, si sono accompagnati provvedimenti mirati alla regolamentazione di particolari attività di gestione dei rifiuti, quali: • Direttiva 2000/76/CE in materia di incenerimento e coincenerimento di rifiuti pericolosi e non pericolosi, che definisce regole molto rigorose per l’esecuzione di queste attività; la Direttiva si propone di delineare un quadro organico ed omogeneo di riferimento per tutte le attività di incenerimento dei rifiuti, indipendentemente dal loro contenuto in sostanze pericolose, al fine di evitare o di limitare, per quanto possibile, gli effetti negativi Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 12 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • sull'ambiente derivanti dall'incenerimento e dal coincenerimento dei rifiuti, ed in particolare, l'inquinamento dovuto alle emissioni nell’atmosfera, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee nonché i rischi per la salute umana; Direttiva 1999/31/CE in materia di smaltimento di rifiuti in discarica; la Direttiva definisce i requisiti operativi e tecnici per tale attività di smaltimento, ponendo particolare attenzione alla corretta conduzione sia in fase di gestione operativa sia in fase di gestione postchiusura; vengono inoltre individuati limiti specifici allo smaltimento in discarica di rifiuti urbani biodegradabili. Sono inoltre state emanate Direttive finalizzate alla corretta gestione di specifiche tipologie di rifiuti, quali: oli minerali usati, veicoli fuori uso, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche. La costante e progressiva tendenza all'aumento della produzione di rifiuti quale sintomo del progresso economico e dell’aumento dei consumi, rilevata in tutti gli Stati membri, ha quindi consentito alla Commissione ed al Consiglio europeo di valutare gli effetti dell’applicazione della legislazione comunitaria e di individuare le esigenze, non solo di carattere normativo, ancora attuali per determinare gli interventi finalizzati a dare concreta attuazione alla gerarchia comunitaria in materia di gestione dei rifiuti. Da questa impostazione sono scaturite la decisione 2002/1600 che istituisce il VI Programma d’Azione per l’ambiente e la Comunicazione della Commissione “Verso una strategia tematica di prevenzione e riciclo dei rifiuti”. I principi della corretta gestione dei rifiuti, basati sulla prevenzione quale intervento prioritario, già contenuti, in parte, nel V Programma di azione Comunitario (1993) ed enunciati nella Strategia comunitaria per la gestione dei rifiuti (1996) sono sanciti in maniera definitiva nel VI Programma d’azione per l’ambiente. La Decisione 2002/1600/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce il Sesto Programma comunitario di azione in materia di ambiente, stabilisce i principali obiettivi che l’Unione europea si propone di perseguire per un periodo di dieci anni a decorrere dal 22 luglio 2002. Gli obiettivi corrispondono alle principali priorità ambientali che la Comunità deve e dovrà affrontare nei settori dei cambiamenti climatici, della natura e biodiversità, dell'ambiente e salute e qualità della vita e, infine, delle risorse naturali e rifiuti. I principi su cui si fonda il programma sono i seguenti: • principio “chi inquina paga”; • principio di precauzione; • principio dell’azione preventiva; • principio di riduzione dell'inquinamento alla fonte. In linea con quanto enunciato nella Strategia comunitaria, il Programma punta a modelli di produzione e consumo più sostenibili, che garantiscano una maggiore efficienza nella gestione delle risorse e dei rifiuti; la finalità è il disallineamento tra crescita economica e impiego delle risorse/ produzione dei rifiuti, in modo che il consumo di risorse, rinnovabili e non, non superi la capacità di carico dell'ambiente. Nella Comunicazione (2003) 301 della Commissione si riprendono queste tematiche, delineando il contesto della futura strategia attraverso l'esame degli strumenti con cui realizzare gli obiettivi di prevenzione e riciclo necessari ad imprimere, in linea con la gerarchia comunitaria, un ulteriore sviluppo al settore. Le principali componenti della strategia sono le seguenti: • strumenti per promuovere la prevenzione dei rifiuti; • strumenti per promuovere il riciclo dei rifiuti; • misure per colmare il divario tra le norme sul riciclo dei rifiuti; • misure di accompagnamento per promuovere la prevenzione e il riciclo dei rifiuti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 13 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Una politica organica di gestione dei rifiuti deve, nel pensiero della Commissione, prevedere pertanto misure per la prevenzione della produzione dei rifiuti e il reinserimento dei rifiuti nel ciclo economico “chiudendo il cerchio dei materiali”. Per raggiungere questo obiettivo bisognerebbe adottare a livello comunitario alcune misure volte a colmare le disparità esistenti tra le diverse pratiche di riciclo. Le attuali direttive prevedono che tutti gli Stati membri debbano conseguire identici obiettivi di riciclo. La Commissione auspica che si giunga a fissare un obiettivo globale di riciclo a livello comunitario, lasciando che siano le forze di mercato a determinare quali impianti di riciclo possano raggiungere tale obiettivo garantendo la massima efficacia rispetto ai costi. Tale approccio presuppone un quadro giuridico più orientato al mercato e norme ambientali applicabili agli impianti di riciclo, più armonizzate a livello comunitario. Si ricorda infine la più recente Direttiva 2006/12/CE in materia di rifiuti, approvata dall’Unione europea il 5 aprile ed in vigore dal 17 maggio 2006. Tale direttiva, introdotta al fine di semplificare il panorama normativo comunitario in materia di rifiuti, va ad abrogare la precedente direttiva 75/442/CEE, più volte modificata. Nelle premesse alla Direttiva 2006/12/CE si ribadisce innanzitutto il principio che ogni regolamento in materia di gestione dei rifiuti deve essenzialmente mirare alla protezione della salute umana e dell’ambiente, contro gli effetti nocivi della raccolta, del trasporto, del trattamento, dell’ammasso e del deposito dei rifiuti. La Direttiva presenta poi la definizione di “rifiuto”, che è individuato come qualsiasi sostanza od oggetto di cui detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi. Sono quindi definite le priorità cui attenersi nella gestione dei rifiuti (ovvero la cosiddetta gerarchia dei rifiuti): a) in primo luogo, la prevenzione o la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, in particolare mediante: i. lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un maggiore risparmio di risorse naturali; ii. la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso o il loro smaltimento, ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di inquinamento; iii. lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute nei rifiuti destinati ad essere recuperati; b) in secondo luogo: i. il recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo od ogni altra azione intesa a ottenere materie prime secondarie; o ii. l’uso di rifiuti come fonte di energia. Da tale elenco di priorità si evidenzia chiaramente come lo smaltimento in discarica dei rifiuti (che costituisce oggi il destino del 49% dei rifiuti urbani prodotti nell’Unione Europea ed il 52% in Italia) debba essere il più possibile limitato, rappresentando una perdita di risorse e una fonte potenzialmente significativa di contaminazione e inquinamento dell’ambiente. La Direttiva prevede inoltre particolari disposizioni inerenti la creazione di una rete integrata e adeguata di impianti di smaltimento, che tenga conto delle tecnologie più perfezionate a disposizione che non comportino costi eccessivi e che consenta il conseguimento dell’autosufficienza a livello dell’intera Unione Europea e tendenzialmente anche all’interno dei singoli Stati membri. Si prevedono poi disposizioni finalizzate a garantire che ogni detentore di rifiuti li consegni ad un raccoglitore privato o pubblico o ad un impresa che effettua operazioni di recupero o smaltimento, oppure provveda egli stesso al loro recupero o smaltimento. Tutte le imprese o gli stabilimenti che effettuano operazioni di recupero o smaltimento devono ottenere dall’autorità competente una specifica autorizzazione, fatte salve alcune possibilità di deroga che devono comunque rispondere a determinati requisiti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 14 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) L’effettuazione di operazioni di recupero o smaltimento è soggetta ad adeguati controlli periodici da parte delle autorità competenti. Specifiche regolamentazioni sono inoltre previste anche per i soggetti che effettuano attività di raccolta o trasporto di rifiuti a titolo professionale. In conformità al principio “chi inquina paga”, si prevede che il costo per lo smaltimento dei rifiuti sia sostenuto dal detentore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore o ad una impresa autorizzata, dai precedenti detentori o dal produttore del prodotto dal quale si sono generati i rifiuti in questione. Al fine del conseguimento degli obiettivi fissati, si prevede che le autorità competenti designate dagli Stati membri elaborino uno o più piani di gestione dei rifiuti che contemplino fra l’altro il tipo, la quantità e l’origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire, i requisiti tecnici generali, tutte le disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare nonché i luoghi e gli impianti adatti per lo smaltimento. Allo stato attuale è in corso l’iter di valutazione della proposta della nuova direttiva quadro in materia di rifiuti, il cui scopo è quello di semplificare e aggiornare la legislazione vigente, attuare politiche più ambiziose ed efficaci per la prevenzione dei rifiuti, incoraggiare il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti. L’iter della proposta è stato il seguente: - presentazione da parte della Commissione Ue il 26 dicembre 2005; - parere Comitato economico e sociale europeo, 19 giugno 2006; - relazione da parte della Commissione ambiente del Parlamento Ue il 15 dicembre 2006; - parere del Parlamento europeo in prima lettura il 13 febbraio 2007; - accordo politico in sede di Consiglio Ue il 28 giugno 2007; - Posizione Comune Consiglio Ue, 20 dicembre 2007. La proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di rifiuti, è stata presentata dalla Commissione a fine dicembre 2005, ancora prima dell’entrata in vigore della Direttiva 2006/12/CE, allo scopo di procedere alla revisione della direttiva quadro sui rifiuti (75/442/CEE), all’abrogazione della direttiva 91/689/CEE (direttiva sui rifiuti pericolosi), integrandone le disposizioni nella direttiva quadro, e della direttiva 75/439/CEE (direttiva sugli oli usati), incorporando nel testo della direttiva quadro l’obbligo specifico di raccolta degli oli usati. La Posizione comune sullo schema di nuova direttiva quadro sui rifiuti approvata dal Consiglio Ue il 20 dicembre 2007 è stata licenziata con favore il 9 gennaio 2008 dall'Esecutivo europeo. Con il placet della Commissione europea approda dunque in seconda lettura lo schema di provvedimento destinato a sostituire l'attuale direttiva madre di riferimento, ossia la 2006/12/CE. Tra le principali novità della direttiva quadro in itinere si evidenzia la ridefinizione del concetto di "rifiuto" e delle nozioni di "raccolta" e "recupero" e l'introduzione di una nuova definizione di riciclaggio. Le novità previste rispetto all’attuale direttiva 2006/12/Ce sono riportate nel seguente prospetto. Campo di applicazione Definizione di rifiuto La direttiva in itinere L'attuale direttiva 2006/12/Ce • All'elenco dei rifiuti esclusi dal campo di applicazione della direttiva sono aggiunti il suolo contaminato non scavato, carcasse animali, sottoprodotti animali e agricoli. • Non sono esclusi dal campo di applicazione della normativa generale sui rifiuti il suolo contaminato non scavato, i sottoprodotti animali e agricoli. • È definito come "qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia deciso o abbia l'obbligo di disfarsi". • La definizione di rifiuto è completata da È definito come "qualsiasi sostanza od oggetto che rientri nelle categorie riportate nell'allegato I (N.d.r: categoria non esaustiva) e di cui il Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 15 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) una norma che prevede un meccanismo giuridico che consente di chiarire quando un rifiuto cessa di essere tale. Un rifiuto può essere riclassificato come prodotto, materiale o sostanza secondaria se: detentore si disfi o abbia l'intenzione o l'obbligo di disfarsi". - è stato sottoposto a riutilizzo, riciclaggio o recupero; - la riclassificazione non comporta impatti ambientali complessivamente negativi; - ha un mercato; - risponde alle caratteristiche tecniche stabilite dalla Commissione Ue per categorie specifiche di rifiuti. Raccolta • È definita come "il prelievo dei rifiuti ai fini del loro trasporto in un impianto di trattamento". Non sono dunque più comprese nella raccolta le operazioni di trattamento che comportano la miscelazione o la cernita dei rifiuti. Riciclaggio Recupero Costi gestione rifiuti Rifiuti pericolosi • È definito come "il recupero dei rifiuti sotto forma di prodotti, materiali o sostanza da utilizzare per la loro funzione originale o per altri fini. Non comprende il recupero di energia" • È definito come l'insieme di operazioni che permettono un utile impiego dei rifiuti "in sostituzione, all'interno dell'impianto o dell'economia in generale, di altre risorse che avrebbero dovuto essere utilizzate a tal fine, o che permettano di renderli atti a tale impiego". La direttiva reca anche elenco (non esaustivo) di quelle che devono essere considerate operazioni di recupero, delegando la Commissione Ue a definire, se necessario, nuove operazioni. • La nuova definizione mira a stabilire un confine più certo tra operazioni di recupero e operazioni di smaltimento • È espressamente stabilito che i costi che i costi che detentori o produttori di rifiuti devono sostenere per la loro gestione devono corrispondere agli effettivi costi ambientali connessi al loro smaltimento o recupero • È stabilito che "i rifiuti pericolosi prodotti da nuclei domestici non sono considerati pericolosi fino a quando non sono raccolti da imprese che li prendono in gestione Proposta di Piano - Relazione È definita come "L'operazione di raccolta, di cernita e/o di raggruppamento dei rifiuti per il loro trasporto". Non è prevista una nozione giuridica di "riciclaggio" • È definito come "l'insieme delle operazioni previste dall'allegato II B" alla direttiva medesima, recante un elenco di 13 fattispecie • Non è prevista una specificazione sui costi di gestione dei rifiuti • Non è espressamente stabilito il confine tra rifiuto domestico e rifiuto pericoloso Aprile 2008 Pagina 16 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 2.2. Il quadro nazionale 2.2.1. Il Decreto Legislativo 152/2006 Il D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale” ha portato alla completa rivisitazione del quadro normativo nazionale in materia ambientale, andando, tra l’altro, a sostituirsi al D.Lgs. 22/97 (“Decreto Ronchi”). Come noto, il Decreto Legislativo 152/06 ha avuto alterne vicende nel corso degli ultimi due anni, essendosi comunque compiuto il percorso di sua riscrittura con l’emanazione del D.Lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008. Ad oggi, non sono ragionevolmente attese, a breve termine, ulteriori modifiche di questo decreto; peraltro, si segnala come la sua piena attuazione, su specifiche tematiche, sia legata all’emanazione di provvedimenti attuativi per i quali non si ha oggi certezza rispetto ai relativi contenuti e all’effettiva tempistica di loro predisposizione ed emanazione. La sezione del D.Lgs. 152/06 riguardante le norme in materia di gestione dei rifiuti si trova nella parte quarta del testo, che è composta da sei titoli compreso il tema delle bonifiche dei siti contaminati, ed i suoi contenuti sono nel seguito sinteticamente illustrati. Titolo Primo: gestione dei rifiuti – Capo Primo: Disposizioni generali Il decreto disciplina la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli oli usati, delle batterie esauste, dei rifiuti di imballaggi e dei policlorobifenili (art. 177). La gestione dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse e deve essere effettuata assicurando un’elevata protezione dell’ambiente e controlli efficaci tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi (art. 178). In via prioritaria, deve essere ricercata, dalle pubbliche amministrazioni, la prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti. Nel rispetto delle suddette misure prioritarie, le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria sono adottate con priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia (art. 179). Deve essere favorita la riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso sia il recupero di materia prima da essi che il recupero di energia dalla combustione dei rifiuti (art. 181). Lo smaltimento dei rifiuti deve essere effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità di tecnica ed economica di effettuare le operazioni di recupero di cui all’art. 181 (art. 182). Nel rispetto delle prescrizioni contenute nel D.Lgs. 133/2005 la realizzazione e gestione di nuovi impianti possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione è accompagnato da recupero energetico con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in energia utile, calcolata su base annuale, stabilita con apposite norme tecniche. Il decreto fornisce inoltre alcune definizioni relative al termine rifiuto e alle diverse fasi della sua gestione (art. 183). Per quanto attiene le definizioni, si segnala in particolare che la raccolta differenziata è definita come (c.1 lettera f) “la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti urbani in frazioni merceologiche omogenee compresa la frazione organica umida, destinate al riutilizzo, al riciclo ed al recupero di materia. La frazione organica umida è raccolta separatamente o con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti biodegradabili certificati”. I rifiuti sono classificati nelle seguenti categorie: secondo l’origine in rifiuti urbani o speciali e secondo le caratteristiche di pericolosità in pericolosi e non pericolosi (art. 184). Gli oneri relativi alla gestione dei rifiuti sono a carico del produttore e del detentore, esclusi i rifiuti conferiti al servizio pubblico di raccolta (art. 188). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 17 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Sono ridefiniti il modello unico di dichiarazione ambientale (art. 189), i registri di carico e scarico (art. 190) e i formulari di identificazione del rifiuto (art. 193). Si prevede la possibilità per Presidente della Regione, Presidente della Provincia, Sindaco di emanare ordinanze contingibili e urgenti e poteri sostitutivi per il temporaneo ricorso a forme di gestione dei rifiuti anche in deroga alle disposizioni vigenti (art. 191). Titolo Primo: gestione dei rifiuti – Capo Secondo: Competenze Allo Stato competono (art. 195) le funzioni di indirizzo e coordinamento, la definizione dei criteri generali per la gestione integrata dei rifiuti e delle norme tecniche. Alle Regioni spetta (art. 196) l’elaborazione e adozione dei piani regionali di gestione dei rifiuti e dei piani di bonifica, l’autorizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento, la definizione di linee guida e criteri per la predisposizione e l’approvazione dei progetti di bonifica, la definizione dei criteri per l’individuazione delle aree idonee o non idonee alla localizzazione degli impianti. Alle Province spettano (art. 197), tra l’altro, il controllo degli interventi di bonifica e delle attività di gestione dei rifiuti, l’individuazione delle zone idonee e non idonee per la localizzazione degli impianti. Ai Comuni spetta (art. 198) l’effettuazione della gestione dei rifiuti urbani e assimilati, la disciplina di tale gestione tramite appositi regolamenti. Titolo Primo: gestione dei rifiuti – Capo Terzo: Servizio di gestione integrata dei rifiuti Le Regioni predispongono i Piani Regionali di gestione dei rifiuti (art. 199). Questi costituiscono il riferimento pianificatorio per l’attuazione di sistemi di gestione di rifiuti conformi agli obiettivi del Decreto. I Piani Regionali definiscono, tra l’altro, la tipologia e il complesso delle attività e dei fabbisogni impiantistici e i criteri per l’individuazione da parte delle Province delle aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti. Il Piano Regionale comprende anche i piani di bonifica delle aree inquinate, per l’individuazione dei siti da bonificare e la definizione delle priorità di intervento. La gestione dei rifiuti urbani è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali (ATO) delimitati dal piano regionale (art. 200). All’interno di ciascun ATO si deve costituire l’ Autorità d’Ambito alla quale è demandata l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di gestione integrata dei rifiuti occupandosi della realizzazione, gestione ed erogazione dell’intero servizio (art. 201) raggiungendo entro cinque anni, dalla data di costituzione, l’autosufficienza di smaltimento e garantendo la presenza di almeno un impianto di trattamento a tecnologia complessa. L’Autorità d’Ambito aggiudica il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani mediante gara (art. 202) ed il rapporto tra l’Autorità d’Ambito e il soggetto affidatario del servizio integrato è regolato da contratto di servizio (art.203). All’interno di ogni ATO, devono essere conseguiti (art. 205) obiettivi minimi di raccolta differenziata, pari al 35% entro il 2006, 45% entro il 2008, 65% entro il 2012. Nel rispetto dei principi e obiettivi stabiliti, il Ministero dell’Ambiente si fa promotore (art. 206) di appositi accordi e contratti di programma con enti pubblici, imprese, associazioni di categoria. Al fine di monitorare e verificare l’attuazione del Decreto, è istituito l’Osservatorio nazionale sui rifiuti (art. 206-bis). Titolo Primo: gestione dei rifiuti - Capo Quarto: Autorizzazioni e iscrizioni L’approvazione del progetto e l’autorizzazione alla realizzazione degli impianti di smaltimento e di recupero dei rifiuti è competenza della Regione (art. 208), fatta salva l’eventuale necessità di acquisire la pronuncia di compatibilità ambientale, nei casi in cui l’impianto debba essere sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi della parte seconda del decreto in analisi. Tale autorizzazione è concessa per un periodo di dieci anni ed è rinnovabile presentando apposita domanda alla Regione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 18 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Per il rinnovo delle autorizzazioni all’esercizio di un impianto, le imprese che risultino in possesso di certificazione ambientale possono sostituire tali autorizzazioni alla prosecuzione con un’autocertificazione resa nota alle autorità competenti (art. 209). Per impianti di ricerca e di sperimentazione, i termini per l’autorizzazione alla realizzazione ed all’esercizio sono dimezzati (art. 211) rispetto ai termini di cui agli artt. 208 e 210. L’art. 212 individua le imprese sottoposte a iscrizione all’Albo nazionale dei gestori ambientali che effettuano la gestione dei rifiuti, definisce la struttura dell’Albo e riporta altre prescrizioni in merito. Titolo Primo: gestione dei rifiuti - Capo Quinto: Procedure semplificate L’art. 214 determina le attività e le caratteristiche dei rifiuti per l’ammissione alle procedure semplificate, facendo riferimento a specifiche norme tecniche da emanarsi per ciascun tipo di attività. Nel rispetto delle norme tecniche e prescrizioni indicate, le attività di autosmaltimento di rifiuti non pericolosi (art. 215) e le attività di recupero dei rifiuti (art. 216) non necessitano di autorizzazione, ma possono essere intraprese previa comunicazione di inizio attività alla Provincia competente. La Provincia iscrive in apposito registro le imprese che effettuano la comunicazione di inizio attività e verifica la sussistenza dei presupposti e dei requisiti richiesti. Titolo Secondo: Gestione degli imballaggi Il Decreto disciplina al titolo II della quarta sezione la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio (art. 217), per prevenirne e ridurne l’impatto sull’ambiente, assicurandone un elevato livello di tutela, e per garantire il funzionamento del mercato e prevenire l’insorgere di ostacoli agli scambi, nonché di distorsioni e restrizioni alla concorrenza. L’art. 218 riporta le definizioni di interesse in merito a quanto disposto dal testo legislativo; si sottolinea in particolare la distinzione tra imballaggi primari, secondari e terziari. L’attività di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio (art. 219) deve basarsi sulla prevenzione alla fonte, sulla incentivazione del riciclaggio e del recupero e sulla riduzione del flusso di rifiuti destinati a smaltimento finale. A tal fine, si sancisce il principio della responsabilizzazione degli operatori economici (“chi inquina paga”) e della cooperazione tra gli stessi (“responsabilità condivisa”). A carico di produttori e utilizzatori di imballaggi è quindi posto il conseguimento degli obiettivi di riciclaggio e recupero fissati nell’allegato E alla parte quarta del Decreto (art. 220). Per il conseguimento di questi obiettivi, produttori e utilizzatori sono obbligati (art. 221) a partecipare al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI); in caso di non adesione, essi devono comunque farsi carico del ritiro dei loro imballaggi usati immessi sul mercato, predisponendo un sistema organizzativo per la loro gestione in grado di conseguire, nell’ambito delle attività svolte, gli obiettivi di recupero e riciclaggio di cui all’art. 220. Sono a carico di produttori e utilizzatori i costi per il ritiro degli imballaggi usati, il riutilizzo, il riciclaggio, il recupero e lo smaltimento degli stessi. La Pubblica Amministrazione (art. 222) ha l’obbligo di organizzare sistemi adeguati di raccolta differenziata per consentire al consumatore il conferimento al servizio pubblico di rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti da imballaggio. I produttori che non provvedono autonomamente alla raccolta, riutilizzo, riciclaggio e recupero dei rifiuti di imballaggio o che non attestano, sotto la propria responsabilità, che è stato messo in atto un sistema di restituzione dei propri imballaggi devono (art. 223) costituire un Consorzio per ciascuna tipologia di materiale di imballaggi operante su tutto il territorio nazionale. Ogni Consorzio predispone e trasmette a CONAI e all’Osservatorio nazionale sui rifiuti un proprio Programma specifico di prevenzione. L’art. 224 definisce la struttura e le funzioni del CONAI. Si indica, inoltre, la possibilità per CONAI di stipulare un accordo di programma quadro su base nazionale con l’Associazione Nazionale Comuni italiani (ANCI), con l’Unione delle Province italiane (UPI) o con le Autorità Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 19 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) d’Ambito che preveda in particolare il contributo da versare alle competenti amministrazioni pubbliche a copertura degli oneri della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio. Sulla base dei Programmi specifici di prevenzione predisposti dai Consorzi, CONAI elabora annualmente (art. 225) un Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio. In tale programma sono definite le misure per la prevenzione dei rifiuti di imballaggio, per l’accrescimento della quota di rifiuti di imballaggio riciclabili e/o riutilizzabili rispetto ai non riciclabili e/o non riutilizzabili, per il miglioramento delle caratteristiche di durata degli imballaggi, per la realizzazione degli obiettivi di recupero e riciclaggio; sono inoltre definiti gli obiettivi quinquennali e intermedi di recupero per tipologia di materiale. L’art. 226 sancisce quindi il divieto di smaltimento in discarica di imballaggi e contenitori recuperati, il divieto di immissione nel normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani di imballaggi terziari (il conferimento è ammesso per gli imballaggi secondari solo come raccolta differenziata), altre prescrizioni in merito alle caratteristiche qualitative degli imballaggi commercializzati. Titolo Terzo: Gestione di particolari categorie di rifiuti Gli artt. dal 227 al 236 riportano prescrizioni specifiche in merito a particolari categorie di rifiuti. In particolare, l’art. 227 è dedicato ai rifiuti elettrici ed elettronici, ai rifiuti sanitari, ai veicoli fuori uso e ai prodotti contenenti amianto per i quali restano ferme le disposizioni speciali nazionali e comunitarie relative. L’art. 228 è dedicato ai pneumatici fuori uso imponendo ai produttori e agli importatori di pneumatici di provvedere, con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di pneumatici fuori uso pari a quelli dei medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita sul territorio nazionale. L’art. 229 si occupa del combustibile da rifiuti e combustibile da rifiuti di qualità elevata (CDR e CDR-Q). Il CDR e il CDR-Q sono classificati come rifiuti speciale. La produzione di CDR e CDR-Q è comunque subordinata al rilascio delle autorizzazioni previste dalla parte quarta del Decreto e nella produzione di tali prodotti è ammesso per una percentuale al di sotto del 50% in peso l’impiego di rifiuti speciali non pericolosi. Per la produzione e l’impiego del CDR è ammesso il ricorso alle procedure semplificate di cui agli artt. 214 e 216. L’art. 230 è dedicato ai rifiuti derivanti da attività di manutenzione delle infrastrutture, specificando in particolare che il luogo di produzione di tali rifiuti può coincidere con la sede del cantiere che gestisce l’attività manutentiva o con la sede locale del gestore dell’infrastruttura corredati dei registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti. Per i veicoli fuori uso non disciplinati dal D.Lgs. n°209 del 24 Giugno 2003 nell’art. 231 si prescrive l’obbligo di consegna da parte del proprietario a centri regolarmente autorizzati, direttamente o tramite concessionari o succursali delle case costruttrici. Si riportano inoltre indicazioni relative alla procedura di cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico. Nell’art. 232 si richiama il D.Lgs. n° 182 del 24/06/2003 che disciplina a livello nazionale la gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e i residui di carico. Gli art. 233, 234, 235 e 237 istituiscono rispettivamente il Consorzio nazionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, il Consorzio per il riciclaggio di rifiuti di beni in polietilene, il Consorzio nazionale per la raccolta e trattamento delle batterie al piombo esauste e dei rifiuti piombosi e il Consorzio nazionale per la gestione, la raccolta e il trattamento degli oli minerali usati indicandone funzioni e struttura. Tali consorzi sono tenuti ad adottare sistemi di gestione conformi ai principi di cui all’art. 237. Titolo Quarto: Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani La tariffa di cui all’art. 49 del D.Lgs. 22/1997 è soppressa e sostituita dalla tariffa per la gestione dei rifiuti urbani di cui all’art. 238 del D.Lgs. 152/2006, fatto salvo fino all’emanazione di un regolamento successivo disposto dalle autorità nazionali. Si riportano Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 20 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) indicazioni specifiche in merito alla applicazione e alla struttura della tariffa, facendo riferimento al successivo provvedimento di definizione del metodo normalizzato per la determinazione della tariffa di riferimento; in particolare si fa cenno all’introduzione, oltre ai criteri qualitativi e quantitativi di produzione dei rifiuti, di indici reddituali articolati per fasce di utenze e territoriali. Titolo Quinto: Bonifica dei siti contaminati Il titolo quinto disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati definendo le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie per l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento e riduzione delle concentrazioni di sostanze inquinanti (art. 239). L’art. 240 contiene una serie di definizioni ai fini dell’applicazione del presente titolo approfondendo la distinzione tra misure di prevenzione e riparazione, messa in sicurezza, bonifica e ripristino. Le procedure operative ed amministrative sono illustrate nell’art. 242. Si attribuisce la responsabilità al soggetto che ha cagionato la contaminazione; esso è tenuto ad attuare le misure di prevenzione e, qualora l’indagine preliminare accerti l’avvenuto superamento delle concentrazioni soglia di contaminazione, il responsabile è tenuto a dare comunicazione al Comune, Province competenti e Regione territorialmente competenti presentando un piano di caratterizzazione redatto secondo i criteri stabiliti nell’Allegato 2 alla parte quarta del presente decreto e soggetto a approvazione da parte della Regione previa conferenza dei servizi. L’art. 244 individua gli strumenti, le ordinanze, in possesso alle autorità competenti nel caso in cui venga individuata la contaminazione di un sito. Anche i soggetti non responsabili (proprietari o gestori dell’area) della potenziale contaminazione sono tenuti a dare comunicazione al Comune, Provincia e Regione ed attuare le misure di prevenzione secondo la procedura di cui all’art. 242 (art. 245). Le modalità e i tempi di esecuzione degli interventi devono essere definiti mediante accordi di programma successivamente all’approvazione dell’analisi di rischio di cui all’art. 242 con le amministrazioni competenti (art.246). I controlli sulla conformità degli interventi ai progetti approvati è di competenza della Provincia e dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente territorialmente competenti (art. 248). Qualora sia i soggetti responsabili della contaminazione che i proprietari del sito o altri soggetti non siano individuabili o non provvedano, le procedure e gli interventi di cui all’art. 242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente o dalla Regione (art. 250). Con l’art. 251 è istituito l’anagrafe dei siti oggetto di procedimento di bonifica a cura delle Regioni. Per l’individuazione dei siti di interesse nazionale ai fini della bonifica l’art. 252 rimanda a provvedimento successivo che deve essere redatto secondo i criteri generali dettati nell’articolo in questione. Titolo Sesto: Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie finali - Capo I: sanzioni Si definisce il sistema sanzionatorio relativo a: abbandono di rifiuti (art. 255), attività di gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256), bonifica dei siti (art. 257), violazione degli obblighi di comunicazione e di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258), traffico illecito di rifiuti (art. 259), attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260) imballaggi (art. 261). Si indicano inoltre le competenze e la giurisdizione in materia (art. 262) e il destino dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie (art. 263). Titolo Sesto: Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie finali - Capo II: disposizioni transitorie e finali Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 21 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) L’art. 264 riporta i riferimenti delle precedenti norme abrogate dalla parte quarta del D. Lgs. 152/2006. L’art. 265 riporta le disposizioni transitorie, fino alla piena attuazione di quanto previsto dalla parte quarta del Decreto. In particolare le norme regolamentari e tecniche che disciplinano la gestione dei rifiuti restano in vigore fino all’adozione delle specifiche norme tecniche previste dalla parte quarta del Decreto. Infine, l’art. 266 contiene ulteriori disposizioni finali. Allegati Il D.Lgs. 152/2006 riporta poi alcuni allegati per ogni parte, tra i quali si segnalano in particolare per la parte quarta: - l’allegato A, che definisce le categorie di prodotti e sostanze che possono costituire rifiuti; - gli allegati B e C, che individuano rispettivamente le diverse operazioni di smaltimento e di recupero che possono essere effettuate sui rifiuti; - l’allegato D, che riporta l’elenco dei rifiuti classificati come pericolosi; - l’allegato E, che definisce gli obiettivi di recupero e di riciclaggio dei rifiuti da imballaggio. 2.2.2. Indicazioni derivanti dalle Leggi Finanziarie 2007 e 2008 e dai cosiddetti decreti “milleproroghe” Ad attività di revisione del D.Lgs. 152/06 in corso, si è assistito, nel corso degli ultimi due anni, all’emanazione di provvedimenti normativi interessanti ambiti ben più allargati rispetto alle tematiche ambientali, ma contenenti indicazioni di non trascurabile rilievo anche per quanto di interesse rispetto alla gestione dei rifiuti. In particolare, si segnala innanzitutto come la Legge Finanziaria 2007 abbia definito nuovi obiettivi di raccolta differenziata, cui sono peraltro associate tempistiche diverse da quelle previste dal D.Lgs. 152/2006, andando quindi ad integrarsi con le stesse; le Regioni devono infatti provvedere, previa diffida e tramite un commissario ad acta, a garantire il governo della gestione dei rifiuti a livello di ambito territoriale ottimale con riferimento a quegli ATO che non assicurino una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali minime: - almeno il quaranta per cento entro il 31 dicembre 2007; - almeno il cinquanta per cento entro il 31 dicembre 2009; - almeno il sessanta per cento entro il 31 dicembre 2011. Per gli anni successivi al 2011, la percentuale minima di raccolta differenziata da assicurare è stabilita con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in vista di una progressiva riduzione della quantità di rifiuti inviati in discarica e nella prospettiva di rendere concretamente realizzabile l'obiettivo "Rifiuti zero". La Legge Finanziaria 2007 ha inoltre stabilito che "nelle more della completa attuazione delle disposizioni recate dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 in materia di assimilazione dei rifiuti speciali ai rifiuti urbani, continuano ad applicarsi le disposizioni degli articoli 18, comma, 2 lettera d) e dell'articolo 57, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22”. Analoga sospensiva è stata formulata, e ribadita nella Legge Finanziaria 2008, in relazione alla possibilità di introduzione, da parte degli Enti Locali, di sistemi di tariffazione dei servizi in sostituzione del regime di TARSU. In particolare, risulta ad oggi ancora bloccata, fino al 31 dicembre 2008, la possibilità di modificare il sistema di prelievo all’utenza per la gestione dei rifiuti da parte dei Comuni. Questo in attesa dell’emanazione dei provvedimenti che diano attuazione alle disposizioni del D.Lgs. 152/06 in materia tariffaria. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 22 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Infine, si evidenzia come siano stati oggetto di proroghe i provvedimenti miranti alla regolazione delle possibilità di accesso dei rifiuti in impianti di discarica. In particolare, già con il D.L. n. 300 del 28/12/06 è stata posticipata al 31/12/08 l’entrata in vigore del divieto di smaltimento in discarica di rifiuti ad elevato PCI (> 13.000 kJ/kg). Con la Legge Finanziaria 2008 è stata quindi emanata proroga fino al 31/12/08 anche rispetto all’ammissibilità in discarica dei rifiuti secondo i relativi criteri di cui alla delibera del 27 luglio 1984. 2.3. Il quadro regionale 2.3.1. I riferimenti normativi regionali, la L.R.26/2003, la L.R.12/2007 La Regione Lombardia si è interessata con largo anticipo, rispetto a quanto verificatosi a livello nazionale, alle problematiche dei rifiuti e alla loro gestione: sin dal 1980 essa ha cominciato ad elaborare norme sulla gestione dei rifiuti ponendo molta attenzione agli aspetti di carattere ambientale. Precisamente la L.R. 94/80 ha preceduto di due anni la prima Normativa nazionale in materia di rifiuti (D.P.R. 915/82) disciplinando lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e dei rifiuti speciali al fine di adeguare tale attività alle esigenze della tutela ambientale. Da quel momento in Lombardia sono state emanate diverse leggi, regolamenti e circolari relativi alla gestione dei rifiuti integrative e suppletive rispetto alle esigenze dettate dalla società e dal progresso. In particolare, la L.R. 21/93 ha costituito una concretizzazione, organica e razionalizzata, di quelle indicazioni comunitarie sino ad allora apparse nelle norme regionali come mere petizioni di principi generali. Da qui in poi la raccolta differenziata subisce di fatto una spinta straordinaria sia quantitativa che qualitativa, con l’introduzione di raccolte innovative. Già alla fine del 1993 il 20% dei comuni lombardi raggiunge, quando non supera, la quota-obiettivo di legge del 10%, e a fine ’96 si supera su scala regionale la quota del 22%. Si sviluppa conseguentemente un potenziamento delle strategie di riduzione dei rifiuti da avviare a smaltimento indifferenziato: al posto delle discariche tradizionali si affermano giacimenti che accolgono frazioni selezionate o pre trattate. Si potenziano le infrastrutture impiantistiche necessarie al trattamento ed alla valorizzazione dei materiali provenienti da raccolte separate (impianti di recupero di materia, compostaggio, termoutilizzazione). I Piani provinciali sono elaborati tra il 1993 e il 1995, allargando l’angolo investigativo dall’esclusiva ricerca di soluzioni di smaltimento alla realizzazione di sistemi integrati che conglobano tutte le fasi di gestione del rifiuto (dalla raccolta alla valorizzazione e al recupero allo smaltimento finale) in un'organicità sinergica ispirata alla prevenzione, in deciso anticipo rispetto ai principi fondanti del successivo dettato normativo nazionale. Il processo di “devoluzione” introdotto dalla legge “Bassanini” è attuato in Lombardia con la L.R. 1/2000 successivamente modificata ed integrata con la L.R. 6/2001, in cui è espresso il nuovo ruolo della Regione che passa da Ente Gestionale a Ente Governativo (con funzioni di pianificazione e programmazione) decentrando ovvero delegando alle Province le competenze gestionali ed autorizzative. Alle Province è assegnato un ruolo molto più specifico e pianificatorio relativo alla gestione dei rifiuti. La L.R. 12 dicembre 2003 n. 26 “Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale. Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia e di utilizzo del sottosuolo” (modificata dalla Legge regionale 8 agosto 2006, n. 18, dalla Legge regionale 27 febbraio 2007, n. 5 e successivamente dalla Legge regionale 12 luglio 2007, n. 12), ha come finalità e oggetto la gestione dei rifiuti urbani e speciali, di energia e di utilizzo del sottosuolo nel rispetto dei servizi locali di interesse economico generale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 23 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) In merito alla gestione dei rifiuti, la L.R. 26/2003 prevede che le attività di recupero e smaltimento siano orientate verso un sistema integrato di gestione dei rifiuti che, per quanto concerne i rifiuti urbani, assicuri l'autosufficienza regionale per lo smaltimento e tenda in generale a: g) assicurare un'efficace protezione della salute e dell'ambiente; h) ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti, da attuare anche con azioni positive a carattere preventivo; i) ottimizzare e integrare le operazioni di riutilizzo, recupero e riciclaggio come materia delle singole frazioni dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e dai rifiuti speciali; j) incentivare e sostenere l'effettivo e oggettivo recupero, sia in termini di materia sia in termini di energia, delle frazioni di rifiuto urbano nonché il recupero dei rifiuti speciali e di particolari categorie di rifiuti, tra i quali i veicoli a fine vita e i rifiuti elettrici ed elettronici, ivi compresi in particolare i frigoriferi, i surgelatori, i condizionatori d'aria e quant’altro contenente sostanze lesive dell'ozono stratosferico; k) incentivare l'adozione di forme di autosmaltimento; l) promuovere l'utilizzo dei materiali derivanti dalle operazioni di recupero e riciclaggio. Vengono quindi ridefinite le competenze (pianificatorie, autorizzative, gestionali) in materia di rifiuti attribuite a Regione, Province e Comuni. Ai sensi dell’art. 15 competono ai Comuni: • l’affidamento dei servizi di raccolta • l’organizzazione delle raccolta differenziata dei rifiuti urbani secondo le modalità definite dal Piano Provinciale; a tal fine definiscono il sistema di infrastrutture al servizio della raccolta differenziata, secondo le caratteristiche tecniche definite dalla pianificazione regionale e le indicazioni contenute nei piani provinciali; • l’applicazione della tariffa prevista dall’art.49 del D.Lgs.22/97 con l’introduzione di coefficienti di riduzione a favore di soggetti svantaggiati; per favorire e incentivare la diminuzione dei rifiuti urbani i comuni, nel determinare la quota variabile della tariffa, possono applicare il principio di causalità con l’introduzione della tassa sul sacco Competono alle Province (art.16): • • • • • • l’adozione dei Piani provinciali sulla base delle indicazioni della pianificazione regionale; l’approvazione, ai sensi degli articoli 208, 209 e 210 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 dei progetti di impianti non rientranti nella competenza regionale, ai sensi della lettera b) del comma 1 dell’art. 17; la definizione delle tariffe di esercizio degli impianti di smaltimento di discarica e dei corrispettivi da versare a favore degli enti locali interessati; il rilevamento statistico dei dati di produzione e gestione dei rifiuti urbani; l’emanazione di ordinanze contigibili ed urgenti ai sensi dell’art.13 del D.Lgs.22/97 qualora il ricorso a speciali forme di gestione interessi più comuni del proprio territorio; la stipula di convenzioni con i Comuni e con il CONAI ed i Consorzi di cui all’art.40 del D.Lgs.22/97 per incentivare e coordinare il mercato del riutilizzo e del recupero dei materiali raccolti in modo differenziato. Competono infine alla Regione, tra le altre, le seguenti principali funzioni: • l’approvazione dei piani provinciali per la gestione dei rifiuti; • l’approvazione del progetto di impianti che rientrano nell’allegato 1, comma 5, punto 2 del D.Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59 (Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 24 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • relativa alla prevenzione e riduzione integrale dell’inquinamento) per l’incenerimento dei rifiuti urbani; l’approvazione, ai sensi dell’articolo 211 del D.Lgs. 152/2006, di impianti che effettuano ricerca e sperimentazione; la definizione dei criteri per la verifica di congruità dei costi di smaltimento in discarica dei rifiuti urbani e dei corrispettivi a favore degli enti locali. L’art.19 sancisce che la pianificazione regionale debba essere elaborata secondo logiche di autosufficienza, programmazione integrata, protezione ambientale, sicurezza, economicità e in base a criteri di flessibilità del sistema di recupero e smaltimento. Nell’ambito della pianificazione la Regione individua quote aggiuntive di potenzialità di smaltimento di rifiuti urbani non superiori al 20% dei rifiuti prodotti, per interventi di sussidiarietà o emergenza tra regioni. La parte di programmazione relativa alla gestione dei rifiuti urbani contiene la programmazione dei flussi, ivi compresa la destinazione finale degli stessi, e delle relative necessità impiantistiche da realizzare nel territorio regionale definite con il concorso delle province. L’art.20 definisce i contenuti dei piani provinciali da elaborarsi sulla base delle linee guida di redazione previste dalla pianificazione regionale; i piani sono supportati dalla valutazione ambientale provinciale. Per quanto attiene le previsioni di conferimento, il comma 3 dell’art.20, sancisce che il gestore del servizio, di norma, destina i rifiuti urbani allo smaltimento e al recupero negli impianti “eventualmente collocati nel territorio provinciale di provenienza. Tali rifiuti possono essere conferiti in impianti localizzati al di fuori del territorio provinciale di provenienza qualora se ne dimostri, in sede di affidamento del servizio, la convenienza in termini di efficacia, efficienza ed economicità”. Fatti salvi i casi eccezionali e di urgenza, per i comuni che ricorrono al conferimento in discariche localizzate al di fuori della propria provincia le aliquote del tributo per il deposito in discarica sono maggiorate del cento per cento. Sono inoltre definiti (art.23), obiettivi e prescrizioni che dovranno guidare la pianificazione e l’attuazione dei sistemi di gestione dei rifiuti urbani negli anni a venire; in particolare le province perseguono, all’interno del proprio territorio i seguenti obiettivi: anno 2003: raccolta differenziata = 35% secondo le previsioni del D.Lgs.22/97 anno 2005: riciclo e recupero di materia = 30% recupero di materia ed energia = 40% rifiuti urbani a discarica = -20% su 2000 recupero residui da incenerimento = 40% anno 2007: divieto di smaltimento in discarica per - rifiuti valorizzabili in termini di materia - rifiuti valorizzabili in termini di energia - rifiuti ulteriormente trattabili - rifiuti con PCI > 13.000 kJ/kg compatibili con termovalorizzazione anno 2010: riciclo e recupero di materia = 40% recupero di materia ed energia = 60% recupero residui da incenerimento = 60% Per dare attuazione a quanto previsto dalla L.R. 26/2003, in relazione in particolare alla pianificazione della gestione dei rifiuti in Lombardia, la Regione ha quindi approvato, nel maggio 2004, un “Atto di indirizzo in materia di pianificazione regionale per la gestione dei rifiuti”, cui ha fatto seguito la predisposizione e l’approvazione del “Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti”. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 25 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 2.3.2. Il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti Il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti della Regione Lombardia è stato approvato con atto deliberativo DGR n. 220 del 27 giugno 2005, pubblicato successivamente per estratto sul BURL n. 33, 1° supplemento straordinario del 18 agosto 2005. Il nuovo Piano Regionale riprende sostanzialmente quanto indicato nella L.R. 26/2003 in merito agli obiettivi della politica regionale di gestione dei rifiuti e agli indirizzi della nuova programmazione. Nel ridisegno delle funzioni programmatorie sono state affermate due prerogative regionali importanti: la Regione mantiene funzioni di pianificazione, di raccordo ed omogeneizzazione delle pianificazioni provinciali, e di autorizzazione limitatamente ad impianti strategici, perché baricentrici o a forte ricaduta ambientale. Alle Province è assegnato un ruolo sempre più specifico e di alto livello che prevede funzioni pianificatorie di tipo strategico relativamente alla gestione dei rifiuti: in funzione dei fabbisogni di recupero e smaltimento, le Province provvedono alla mappatura del proprio territorio coniugando la progettazione delle infrastrutture di gestione dei rifiuti con la salvaguardia degli aspetti ambientali. Rispetto agli obiettivi di riciclo e recupero, il Piano recepisce quanto contenuto nella legge regionale 26/2003, riportando alcune indicazioni aggiuntive quali la riduzione del 20% dei rifiuti pericolosi a smaltimento entro il 2010 e i nuovi obietti di raccolta differenziata al 2011 articolati in quattro possibili scenari (RD = 40%, 50%, 60%, 70%) in funzione dei quali sono formulati quattro possibili variazioni dei livelli di recupero di materia e di energia: Scenario 1 Scenario 2 Scenario 3 Scenario 4 Recupero di materia 40% 50% 60% 70% Recupero di energia 60% 50% 40% 30% Lo scenario che prevede sia una percentuale di raccolta differenziata che di incenerimento al 50% è quello che risulterebbe preferibile in quanto tende a confermare le tendenze di crescita dell’incidenza della raccolta differenziata sulle varie frazioni merceologiche. I quantitativi di Rifiuto Urbano Residuo (RUR) a valle della raccolta differenziata, ottenuti sulla base degli scenari considerati, dovranno essere smaltiti sostanzialmente senza o con minimo ricorso alla discarica. Alla luce delle previsioni dell’evoluzione del potere calorifico del RUR, il Piano evidenzia che il più ragionevole complemento all’azione di recupero di materia attuata mediante la raccolta differenziata è necessariamente il recupero di energia attuato mediante la termoutilizzazione dei RUR. Ciò può concretizzarsi con la combustione diretta del RUR in impianti dedicati o con la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR) che, oltre alla combustione in impianti dedicati, può anche seguire la strada della cocombustione con parziale sostituzione di combustibili fossili in impianti tradizionali. Il Piano sottolinea inoltre l’opportunità che gli impianti di nuova costruzione che utilizzano CDR privilegino la produzione combinata di energia elettrica e di calore (cogenerazione) rispetto alla sola produzione dell’energia elettrica; l’ubicazione di tali impianti, inoltre, dovrebbe privilegiare la fornitura di calore ai nuclei abitati (teleriscaldamento), con conseguente dismissione di corrispondenti impianti termici civili, e la fornitura di energia elettrica ai distretti industriali. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 26 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Sulla base del Piano, il processo di localizzazione degli impianti si svolge con la duplice partecipazione di Regione e Provincia. La Regione ha il compito di definire i principi di incompatibilità alla localizzazione valida per tutti gli impianti di smaltimento e di recupero e per qualsiasi tipo di rifiuto. Le Province, recepite le indicazioni fornite dalla Regione in merito alle zone non idonee, approvano i propri criteri di idoneità localizzativi, che potranno essere più restrittivi di quelli regionali; infine, individuano le macroaree potenzialmente idonee ed in accordo con i Comuni decidono per la localizzazione di dettaglio. I Piani di gestione dei rifiuti delle province lombarde, precedenti all’entrata in vigore della L.R. 26/2003, nella scelta dei criteri localizzativi hanno spesso fornito previsioni meramente metodologiche, che non sempre hanno trovato riscontro nella realtà, laddove parte degli impianti realizzati non ha seguito le indicazioni di localizzazione individuate; le difficoltà attuative delle previsioni dei piani sono molto spesso imputabili ad aspetti di natura politicasociale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 27 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) PARTE I - LO STATO DI FATTO 3. IL QUADRO DELL’ATTUALE GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI 3.1. Evoluzione storica della produzione di rifiuti urbani e dei flussi dalle raccolte 3.1.1. Le fonti informative di riferimento L’analisi della produzione di rifiuti urbani, delle raccolte differenziate, dell’andamento storico di tali valori, dell’articolazione territoriale dei parametri considerati è stata condotta sulla base dei dati a disposizione dell’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Bergamo. Per l’anno 2006 è disponibile un database molto articolato che, oltre alle informazioni ora citate, contiene indicazioni sulle modalità di gestione e organizzazione dei servizi di raccolta (utilizzate nelle sezioni a questi temi specificatamente dedicate). Per gli anni precedenti al 2006, sono disponibili informazioni relative alla produzione e al complesso delle raccolte differenziate per il periodo 1993 - 2005. Si precisa che non essendo noto, per tutti gli anni in analisi, il quantitativo di terre da spazzamento stradale distinto da quello dei rifiuti indifferenziati, tali quantitativi sono stati conteggiati congiuntamente per tutto il periodo di studio. Inoltre, i rifiuti cimiteriali non sono mai stati considerati come facenti parte del totale della produzione di rifiuti urbani per il periodo in questione. 3.1.2. La produzione di rifiuti urbani Per l’analisi dell’andamento storico della produzione di rifiuti urbani, le frazioni considerate ai fini del conteggio sono la frazione indifferenziata destinata a smaltimento, le raccolte differenziate e gli ingombranti, mentre il dato relativo allo spazzamento stradale disponibile è accorpato a quello del flusso dei rifiuti indifferenziati. Sinteticamente, dal 1993 al 2006, si possono individuare i seguenti elementi: - aumento della produzione totale di rifiuti urbani; decremento della frazione destinata allo smaltimento; consistente aumento delle raccolte differenziate; quantitativi non significativamente variabili di rifiuti ingombranti. In particolare, relativamente alla produzione totale di rifiuti urbani, in termini assoluti, negli anni compresi tra il 1993 ed il 2006 si evidenzia un andamento con una tendenza di base crescente con picchi relativi di produzione negli anni 1994 e 2002. La produzione complessiva è cresciuta da 328.290 tonnellate nel 1993 a 478.816 tonnellate nel 2006, con un incremento complessivo del 45,9%. Escluso il 1995, anno in cui i Comuni della Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco, si registra solamente nel 2003 una lieve diminuzione (dello 0,5%) della produzione annua di rifiuti urbani rispetto all’anno precedente. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 28 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) La crescita della produzione pro-capite è inferiore di più di 10 punti percentuali rispetto a quella della produzione in termini di quantitativi assoluti, coerentemente con l’incremento di popolazione di poco più del 10% tra il 1993 e il 2006 verificatosi nella Provincia di Bergamo. Evoluzione della produzione di rifiuti nella Provincia di Bergamo (anni 1993 - 2006) Anno 1993 1994 1995* 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Incremento totale Incremento medio annuo Abitanti RU tot Incremento annuo RU tot Incremento annuo n° 946.829 953.457 935.520 942.915 950.639 956.289 964.802 974.290 981.341 990.600 1.004.612 1.021.710 1.029.056 1.044.487 t/anno 328.290 359.188 330.587 345.957 350.181 364.403 390.555 410.450 432.591 441.783 439.579 454.971 461.969 478.816 % 9,4% -8,0% 4,6% 1,2% 4,1% 7,2% 5,1% 5,4% 2,1% -0,5% 3,5% + 1,5% + 3,6% kg/abxanno 346,7 376,7 353,4 366,9 368,4 381,1 404,8 421,3 440,8 446,0 437,6 445,3 448,9 458,4 % 8,7% -6,2% 3,8% 0,4% 3,4% 6,2% 4,1% 4,6% 1,2% -1,9% 1,8% + 0,8% + 2,1% + 10,3% + 45,9% - + 32,2% - + 0,8% + 2,9% - + 2,2% - Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: i Comuni di Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 29 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione di rifiuti urbani: 1993 - 2006 500.000 450.000 400.000 350.000 t/anno 300.000 250.000 200.000 150.000 Ingombranti 100.000 RD 50.000 Indifferenziato + Spazzamento 0 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Produzione pro-capite di rifiuti urbani: 1993 - 2006 500 450 400 kg/abxanno 350 300 250 200 150 Ingombranti 100 RD Indifferenziato + Spazzamento 50 0 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 30 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Le cause dell’incremento evidenziato nei rifiuti prodotti sono ragionevolmente da ricondursi innanzitutto a dinamiche di sviluppo socio-economico che non sono strettamente prerogative del contesto della Provincia di Bergamo, ma che agiscono nel complesso del contesto nazionale. Peraltro, l’analisi comparata dell’evoluzione della produzione di rifiuti registrata negli anni a livello nazionale, regionale e provinciale evidenzia come la tendenza alla crescita abbia registrato, negli ultimi anni (dal 2002 in avanti), un significativo rallentamento in Provincia di Bergamo, rallentamento che è meno pronunciato sull’intera Regione Lombardia e ancor meno sul complesso nazionale. Produzione pro-capite di rifiuti urbani in Provincia Bergam o, Lom bardia e Italia (1999 - 2005) 600 550 kg/abxanno 500 450 400 350 300 1999 2000 2001 Bergamo 2002 2003 Lombardia 2004 2005 ITALIA Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo, APAT – ONR. Nella seguente figura viene proposto un confronto tra la produzione pro-capite di rifiuti e il valore aggiunto al costo dei fattori pro-capite; tale valore aggiunto rappresenta, infatti, una delle principali grandezze utilizzate per fotografare la situazione economica di un determinato contesto e per capire la sua evoluzione nel tempo, in base alla definizione ufficiale adottata dall’ISTAT il valore aggiunto è l’aggregato che consente di apprezzare la crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della comunità per impieghi finali. Si segnala al riguardo che per l’indicatore economico in questione è disponibile la serie storica di dati relativi al periodo dal 1995 al 2004; successivamente si sono avute delle modifiche nella metodologia di calcolo di quest’indicatore, che rendono non più omogeneamente confrontabili i dati più aggiornati con la serie storica precedente. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 31 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 500 30.000 450 25.000 400 20.000 350 15.000 Produzione pro capite Valore aggiunto al costo dei fattori pro capite 300 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 Valore aggiunto al costo dei fattori procapite (euro/ab) Produzione RU pro-capite (kg/abxa) Evoluzione della produzione pro capite di RU e del valore aggiunto al costo dei fattori pro capite in Provincia di Bergamo (1995 - 2006) 10.000 2006 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo, Istituto Tagliacarne. Si evidenzia una similarità negli andamenti di entrambi i parametri che risultano tendenzialmente crescenti tranne una riduzione del parametro economico nel 2002 e della produzione pro-capite di RU nell’anno successivo. In particolare, il parametro economico è caratterizzato da una crescita più accentuata rispetto all’andamento della produzione di rifiuti, tranne che nel 1999 anno in cui si assiste ad un inversione di tendenza con una crescita della produzione di rifiuti pro-capite superiore al dato economico ma che non si ripete negli anni successivi. Nel periodo in analisi si ha un incremento complessivo del valore aggiunto pro-capite dell’ordine del 39% (dal 1995 al 2004) con un incremento medio annuo del 3,7%, mentre per la produzione di rifiuti pro-capite si registra un incremento totale circa del 30% (dal 1995 al 2006) con un dato medio annuo del 2,4%. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 32 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Confronto evoluzione indicatore economico e produzione di rifiuti pro-capite (anni 1995-2006) Anno 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Incremento totale Incremento medio annuo Valore aggiunto al costo dei fattori pro-capite Incremento euro/ab annuo (%) 17.756 19.431 9,4% 19.620 1,0% 20.305 3,5% 20.445 0,7% 21.611 5,7% 23.051 6,7% 22.524 -2,3% 23.459 4,2% 24.627 5,0% nd nd 38,7%a 3,7%a Produzione RU pro-capite kg/abxanno 353,4 366,9 368,4 381,1 404,8 421,3 440,8 446,0 437,6 445,3 448,9 458,4 - Incremento annuo (%) 3,8% 0,4% 3,4% 6,2% 4,1% 4,6% 1,2% -1,9% 1,8% 0,8% 2,1% 29,7% 2,4% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo, Istituto Tagliacarne. Note: a: riferito al periodo che va dal 1995 al 2004 per carenza di dati omogeneamente confrontabili Una migliore comprensione delle dinamiche di produzione dei rifiuti urbani può essere ottenuta considerando la struttura demografica del territorio in esame, con il raggruppamento dei comuni in classi omogenee per numero di abitanti. Come indicato nella successiva figura e tabella, i comuni sono stati suddivisi in 6 classi di ampiezza demografica ed è stato analizzato l’andamento della produzione di rifiuti per tali classi negli ultimi cinque anni (20012006). Si può notare che tutte le classi di comuni, con una popolazione ≤ 30.000 Ab, negli anni sono caratterizzati da una produzione pro-capite media compresa tra 415 e 478 kg/Abxanno. La classe di Comuni con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti è caratterizzata negli ultimi anni da una crescita della produzione pro-capite più accentuata (dal 2001 al 2006 è cresciuta circa del 9%). Anche per le altre classi si nota una tendenza all’aumento della produzione pro capite di rifiuti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 33 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione pro-capite di RU per classe dim ensionale dei Com uni della Provincia di Bergam o (2001 - 2006) 600 500 kg/Abxanno 400 300 200 100 0 Ab≤1.000 1.000<Ab≤2.000 2.000<Ab≤5.000 5.000<Ab≤10.00010.000<Ab≤30.000 2001 2002 2003 2004 2005 Ab>30.000 2006 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 34 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione di RU per classe dimensionale dei Comuni nella Provincia di Bergamo (2001 – 2006) Produz. Increm. Produz. Increm. RU tot annuo RU annuo n° n° t/a % kg/abxa % 58 30.598 13.397,4 437,9 2001 2002 58 30.765 13.870,1 3,5% 450,8 3,0% 2003 57 30.067 13.844,0 -0,2% 460,4 2,1% Ab≤1.000 2004 56 29.315 13.563,8 -2,0% 462,7 0,5% 2005 56 29.415 13.533,1 -0,2% 460,1 -0,6% 2006 57 30.239 14.448,0 6,8% 477,8 3,9% Increm. tot -1 -1,2% +7,8% +9,1% 40 54.974 23.219,5 422,4 2001 2002 40 55.468 23.358,8 0,6% 421,1 -0,3% 2003 41 57.323 25.048,5 7,2% 437,0 3,8% 1.000<Ab≤2.000 2004 42 58.847 25.462,5 1,7% 432,7 -1,0% 2005 42 59.452 25.950,6 1,9% 436,5 0,9% 2006 39 55.489 24.918,5 -4,0% 449,1 2,9% Increm. tot -1 +0,9% +7,3% +6,3% 87 301.813 125.684,2 416,4 2001 2002 85 295.334 126.212,1 0,4% 427,4 2,6% 2003 81 280.648 117.260,2 -7,1% 417,8 -2,2% 2.000<Ab≤5.000 2004 77 266.469 111.341,9 -5,0% 417,8 0,0% 2005 76 264.881 109.890,2 -1,3% 414,9 -0,7% 2006 75 260.086 112.293,8 2,2% 431,8 4,1% Increm. tot -12 -13,8% -10,7% +3,7% 46 317.716 137.585,1 433,0 2001 2002 48 331.224 142.755,9 3,8% 431,0 -0,5% 2003 52 356.356 149.141,0 4,5% 418,5 -2,9% 5.000<Ab≤10.000 2004 54 362.158 155.085,0 4,0% 428,2 2,3% 2005 55 370.188 161.935,4 4,4% 437,4 2,2% 2006 58 391.823 173.662,7 7,2% 443,2 1,3% Increm. tot +12 +23,3% +26,2% +2,3% 10 159.061 67.420,7 423,9 2001 2002 10 160.457 69.117,7 2,5% 430,8 1,6% 2003 10 163.733 70.246,2 1,6% 429,0 -0,4% 10.000<Ab≤30.000 2004 12 186.495 82.022,5 16,8% 439,8 2,5% 2005 12 188.923 84.013,9 2,4% 444,7 1,1% 2006 12 191.205 85.589,1 1,9% 447,6 0,7% Increm. tot +2 +20,2% +26,9% +5,6% 1 117.179 65.284,1 557,1 2001 2002 1 117.352 66.458,5 1,8% 566,3 1,6% 2003 1 116.485 64.039,8 -3,6% 549,8 -2,9% Ab>30.000 2004 1 118.426 67.495,5 5,4% 569,9 3,7% 2005 1 116.197 66.646,0 -1,3% 573,6 0,6% 2006 1 115.645 67.904,2 1,9% 587,2 2,4% Increm. tot 0 -1,3% +4,0% +5,4% 981.341 432.591 440,8 242* 2001 2002 990.600 441.773 2,1% 446,0 1,2% 242* 2003 1.004.612 439.580 -0,5% 437,6 -1,9% 242* Totale Provincia 2004 1.021.710 454.971 3,5% 445,3 1,8% 242* 2005 1.029.056 461.969 1,5% 448,9 0,8% 242* 2006 242* 1.044.487 478.816 3,6% 458,4 2,1% Increm. tot 0 +6,4% +10,7% +4,0% Note: *: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Classe dimensionale Anno Proposta di Piano - Relazione Comuni Abitanti Aprile 2008 Pagina 35 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.1.3. La frazione indifferenziata e lo spazzamento stradale La frazione indifferenziata, congiuntamente allo spazzamento stradale, ha subito una sostanziale diminuzione negli anni, passando da 274.698 tonnellate nel 1993 a 207.947 tonnellate nel 2006 con un decremento complessivo del 24,3%. Il decremento è stato più accentuato tra il 1995 e il 1998, anno a seguito del quale il valore della frazione indifferenziata e delle terre da spazzamento stradale a smaltimento ha oscillato tra 179.600 e poco più di 207.947 tonnellate (raggiunte nel 2006), rispecchiando l’andamento osservato per la produzione totale. Il valore della produzione pro-capite di rifiuto indifferenziato a smaltimento e delle terre da spazzamento stradale è diminuito di poco meno di 100 kg/abxanno negli anni tra 1993-2006, con un andamento pressoché analogo a quello della produzione in termini di tonnellate, ad esclusione dell’anno 2003 in cui si registra una diminuzione della produzione pro-capite rispetto all’anno precedente (2002) ed al successivo (2004). Evoluzione del quantitativo di rifiuti raccolti in forma indifferenziata nella Provincia di Bergamo (anni 1993 - 2006) Anno 1993 1994 1995* 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Incremento totale Incremento medio annuo n° 946.829 953.457 935.520 942.915 950.639 956.289 964.802 974.290 981.341 990.600 1.004.612 1.021.710 1.029.056 1.044.487 RU Indiff + Spazzamento t/anno 274.698 278.528 227.261 214.239 193.943 179.579 179.637 181.741 185.503 187.862 189.056 197.227 201.711 207.947 Incremento annuo % 1,4% -18,4% -5,7% -9,5% -7,4% 0,0% 1,2% 2,1% 1,3% 0,6% 4,3% 2,3% 3,1% RU Indiff + Spazzamento kg/abxanno 290,1 292,1 242,9 227,2 204,0 187,8 186,2 186,5 189,0 189,6 188,2 193,0 196,0 199,1 Incremento annuo % 0,7% -16,8% -6,5% -10,2% -8,0% -0,9% 0,2% 1,3% 0,3% -0,8% 2,6% 1,5% 1,6% +10,3% -24,3% - -31,4% - +0,8% -2,1% - -2,9% - Abitanti Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: i Comuni di Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 36 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.1.4. Le raccolte differenziate I quantitativi di rifiuti raccolti in forma differenziata dal 1993 al 2006 hanno subito un incremento notevole nella Provincia di Bergamo. Infatti, si è passati da una raccolta differenziata di circa 16.200 t/a nel 1993 ad un quantitativo di ben quattordici volte superiore nel 2006 (237.337 t/a). La crescita dei quantitativi intercettati tramite la raccolta differenziata è stata più significativa fino al 1999 (con tassi: + 104,5% tra il 1993 e il 1994, + 95,6% tra il 1994 e il 1995, + 63,5% tra il 1995 e il 1996, + 19,6% tra il 1997 e il 1998, + 21% tra il 1998 e il 1999 e + 14% tra il 1999 e il 2000), successivamente gli incrementi annui di RD sono stati inferiori al 10%. Nel 2003 si è assistito ad una riduzione dei quantitativi intercettati tramite RD dell’1,1% rispetto all’anno precedente, ma si trova una giustificazione nella riduzione riscontrata anche nella produzione totale di rifiuti urbani. In termini di quantitativo pro-capite raccolto in forma differenziata si osserva il medesimo andamento descritto per i quantitativi in termini di tonnellate/anno. Analizzando la percentuale di raccolta differenziata rispetto alla produzione totale di RU nel 2006 (49,6% di RD) si è raggiunta una percentuale dieci volte superiore a quella conseguita nel 1993 (4,9% di RD). Tale valore ha subito una crescita accentuata soprattutto negli anni compresi tra il 1993 e il 1998 (crescita dell’87% tra il 1993 e il 1994, del 113% tra il 1994 e il 1995, del 56% tra il 1995 e il 1996, del 18% tra il 1996 e il 1997, del 16% tra il 1997 e il 1998), attestandosi negli anni successivi ad un incremento medio annuo circa del 3%. Si sottolinea che i dati analizzati sui quantitativi di RD non comprendono la quota di rifiuti ingombranti avviati a recupero, quindi sicuramente le percentuali di RD menzionate sono una sottostima della situazione effettiva in merito al recupero di materia. Evoluzione del quantitativo di rifiuti raccolti in forma differenziata nella Provincia di Bergamo (anni 1993 - 2006) Anno 1993 1994 1995* 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Incremento totale Incremento medio annuo Abitanti RD Incremento annuo RD Incremento annuo % RD n° 946.829 953.457 935.520 942.915 950.639 956.289 964.802 974.290 981.341 990.600 1.004.612 1.021.710 1.029.056 1.044.487 t/anno 16.198 33.121 64.793 105.916 126.666 153.239 174.779 187.740 204.936 213.508 211.055 221.629 226.184 237.337 % 104,5% 95,6% 63,5% 19,6% 21,0% 14,1% 7,4% 9,2% 4,2% -1,1% 5,0% 2,1% 4,9% kg/abxanno 17,1 34,7 69,3 112,3 133,2 160,2 181,2 192,7 208,8 215,5 210,1 216,9 219,8 227,2 % 103,1% 99,4% 62,2% 18,6% 20,3% 13,1% 6,4% 8,4% 3,2% -2,5% 3,3% 1,3% 3,4% 4,9% 9,2% 19,6% 30,6% 36,2% 42,1% 44,8% 45,7% 47,4% 48,3% 48,0% 48,7% 49,0% 49,6% +10,3% +1.365,2% - +1.228,2% - +904,6% +0,8% +22,9% - +22,0% - +19,4% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: i Comuni di Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 37 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Come è evidente nella seguente figura, gli obiettivi di legge definiti dal D.Lgs. 22/97 (15% di raccolta differenziata al 1999, 25% al 2001, 35% al 2003) sono stati conseguiti con diversi anni di anticipo, così come risulta già conseguito l’obiettivo del 40% della L.R. 26/03 (peraltro in realtà riferito, secondo quanto previsto dalla normativa regionale, al riciclo e recupero di materia, e non al dato della raccolta differenziata). Infatti, l’obiettivo del raggiungimento del 15% di raccolta differenziata è stato conseguito nel 1995 invece del 1999 come limite ultimo imposto per legge. L’obiettivo del raggiungimento del 25% di raccolta differenziata è stato conseguito nell’anno successivo (1996), e quello del 35% di raccolta differenziata, previsto per il 2003, già nel 1997 era stato superato. Tra il 1998 e il 2006 la percentuale di RD ha subito una crescita decisamente più contenuta, con valori annui che rimangono compresi tra il 40% e il 50%. Evoluzione della RD in Provincia di Bergam o e obiettivi norm ativi 60% Obiettivo L.Finanziaria '07: 60% di RD al 2011 % RD su produzione di RU 50% Obiettivo L.Finanziaria '07: 50% di RD al 2009 Obiettivo L.R. 26/03: 40% di riciclo e recupero di materia al 2010 40% Obiettivo D.Lgs 22/97: 35% di RD dal 2003 30% Obiettivo D.Lgs 22/97: 25% di RD dal 2001 20% Obiettivo D.Lgs 22/97: 15% di RD dal 1999 10% 0% 1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 38 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Nella seguente figura e tabella sono riportati i risultati dell’elaborazione dei dati sulle RD dal 2001 al 2006 in base al raggruppamento dei comuni in classi omogenee per numero di abitanti. Per tutte le classi dimensionali dei Comuni della Provincia di Bergamo si è delineato negli ultimi cinque anni un andamento crescente delle raccolte differenziate. Inoltre si nota che il tasso di crescita delle RD pro-capite per ciascuna classe dimensionale, dal 2001 al 2006, risulta essere tendenzialmente superiore rispetto a quello della produzione pro-capite di RU. Evoluzione della RD pro-capite per classe dim ensionale dei Com uni della Provincia di Bergam o (2001 - 2006) 280 240 kg/Abxanno 200 160 120 80 40 0 Ab≤1.000 1.000<Ab≤2.000 2001 2.000<Ab≤5.000 2002 2003 5.000<Ab≤10.000 10.000<Ab≤30.000 2004 2005 Ab>30.000 2006 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 39 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della raccolta differenziata per classe dimensionale dei Comuni nella Provincia di Bergamo (2001 – 2006) Classe dimensionale Anno Abitanti RD Increm. annuo % n° t/a 30.598 3.605,0 2001 2002 30.765 3.815,7 5,84% 2003 30.067 3.666,6 -3,91% Ab≤1.000 2004 29.315 3.895,1 6,23% 2005 29.415 3.716,4 -4,59% 2006 30.239 4.538,9 22,13% Increm. tot -1,17% +25,9% 54.974 7.958,7 2001 2002 55.468 7.941,9 -0,21% 2003 57.323 8.277,3 4,22% 1.000<Ab≤2.000 2004 58.847 8.663,8 4,67% 2005 59.452 8.855,7 2,22% 2006 55.489 8.855,7 0,00% Increm. tot +0,9% +11,3% 301.813 60.851,9 2001 2002 295.334 62.054,8 1,98% 2003 280.648 58.663,1 -5,47% 2.000<Ab≤5.000 2004 266.469 55.066,9 -6,13% 2005 264.881 55.044,6 -0,04% 2006 260.086 56.669,4 2,95% Increm. tot -13,8% -6,9% 317.716 70.128,8 2001 2002 331.224 73.972,2 5,48% 2003 356.356 76.605,7 3,56% 5.000<Ab≤10.000 2004 362.158 81.829,5 6,82% 2005 370.188 85.033,9 3,92% 2006 391.823 91.315,6 7,39% Increm. tot +23,3% +30,2% 159.061 36.051,8 2001 2002 160.457 38.442,4 6,63% 2003 163.733 38.385,9 -0,15% 10.000<Ab≤30.000 2004 186.495 44.741,4 16,56% 2005 188.923 45.908,7 2,61% 2006 191.205 46.856,6 2,06% Increm. tot +20,2% +30,0% 117.179 26.340,0 2001 2002 117.352 27.271,8 3,54% 2003 116.485 25.456,8 -6,66% Ab>30.000 2004 118.426 27.432,7 7,76% 2005 116.197 27.624,9 0,70% 2006 115.645 29.318,5 6,13% Increm. tot -1,3% +11,3% 981.341 204.936,2 2001 2002 990.600 213.498,8 4,18% 2003 1.004.612 211.055,5 -1,14% Totale Provincia 2004 1.021.710 221.629,4 5,01% 2005 1.029.056 226.184,2 2,06% 2006 1.044.487 237.555,9 5,03% Increm. tot +6,4% +15,9% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 RD kg/abxa 117,8 124,0 121,9 132,9 126,3 150,1 +27,4% 144,8 143,2 144,4 147,2 149,0 159,6 +10,2% 201,6 210,1 209,0 206,7 207,8 217,9 +8,1% 220,7 223,3 215,0 225,9 229,7 233,1 +5,6% 226,7 239,6 234,4 239,9 243,0 245,1 +8,1% 224,8 232,4 218,5 231,6 237,7 253,5 +12,8% 208,8 215,5 210,1 216,9 219,8 227,4 +8,9% Increm. annuo % 5,27% -1,68% 8,96% -4,91% 18,80% -1,10% 0,85% 1,96% 1,17% 7,14% 4,21% -0,52% -1,14% 0,56% 4,85% 1,18% -3,74% 5,11% 1,66% 1,46% 5,70% -2,14% 2,33% 1,29% 0,85% 3,39% -5,96% 6,00% 2,63% 6,64% 3,20% -2,52% 3,25% 1,33% 3,48% - RD % 26,9% 27,5% 26,5% 28,7% 27,5% 31,4% +16,7% 34,3% 34,0% 33,0% 34,0% 34,1% 35,5% +3,7% 48,4% 49,2% 50,0% 49,5% 50,1% 50,5% +4,2% 51,0% 51,8% 51,4% 52,8% 52,5% 52,6% +3,2% 53,5% 55,6% 54,6% 54,5% 54,6% 54,7% +2,4% 40,3% 41,0% 39,8% 40,6% 41,5% 43,2% +7,0% 47,4% 48,3% 48,0% 48,7% 49,0% 49,6% +4,7% Pagina 40 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.1.5. Gli ingombranti Il quantitativo della frazione di rifiuti ingombranti complessivamente dal 1993 al 2006 è diminuito del 10,3% e mediamente si è riscontrato una diminuzione annua dello 0,8%. In particolar modo si sottolinea la riduzione sostanziale negli anni 1995 e 1996 (ricordando però che proprio nel 1995 i Comuni della Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco), riduzione, seppure più contenuta, che si ripete negli ultimi cinque anni (dal 2002 al 2006). Tale frazione ha avuto, in questi anni, un peso sulla produzione totale di rifiuti che è oscillato tra un minimo del 7% rispetto al totale dei RU nel 2006 e un massimo del 13,2% nel 1994. Evoluzione del quantitativo di rifiuti ingombranti nella Provincia di Bergamo (anni 1993 - 2006) Anno 1993 1994 1995* 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 Incremento totale Incremento medio annuo Abitanti Ingombranti Incremento annuo Ingombranti Incremento annuo n° 946.829 953.457 935.520 942.915 950.639 956.289 964.802 974.290 981.341 990.600 1.004.612 1.021.710 1.029.056 1.044.487 t/anno 37.394 47.539 38.533 25.802 29.572 31.585 36.139 40.969 42.152 40.413 39.468 36.115 34.074 33.533 % 27,1% -18,9% -33,0% 14,6% 6,8% 14,4% 13,4% 2,9% -4,1% -2,3% -8,5% -5,7% -1,6% kg/ab*anno 39,5 49,9 41,2 27,4 31,1 33,0 37,5 42,1 43,0 40,8 39,3 35,3 33,1 32,1 % 26,2% -17,4% -33,6% 13,7% 6,2% 13,4% 12,3% 2,1% -5,0% -3,7% -10,0% -6,3% -3,0% +10,3% -10,3% - -18,7% - +0,8% -0,8% - -1,6% - Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: i Comuni di Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 41 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.1.6. Analisi per aree territoriali 3.1.6.1. Definizione di aree omogenee La Provincia di Bergamo (costituita da 244 Comuni) può essere ripartita in 5 aree, da considerarsi tendenzialmente omogenee dal punto di vista delle caratteristiche territoriali e socio-economiche: 1) 2) 3) 4) 5) Area di pianura: Area della bassa valle: Area dell’alta valle: Area di montagna: Area di montagna a sviluppo turistico e produttivo: 84 comuni; 51 comuni; 46 comuni; 46 comuni; 16 comuni. Escluso da questa analisi è il Comune di Bergamo, che si presenta con evidenza come realtà a se stante, non assimilabile a quelle sopra elencate. L’individuazione delle aree omogenee è stata effettuata innanzitutto a partire da una suddivisione della provincia in 4 aree, determinate dall’altitudine e morfologia del territorio: 1) 2) 3) 4) Area di pianura: Area della bassa valle: Area dell’alta valle: Area di montagna: 84 comuni: 51 comuni; 46 comuni; 62 comuni. Per l’individuazione dei Comuni di pianura è stata presa come riferimento la classificazione Istat, basata sulla zona altimetrica di appartenenza, che riconosce 84 comuni della Provincia di Bergamo come “Comuni di pianura”. Per la caratterizzazione dei restanti Comuni, la classificazione originale Istat in “Comuni di collina” e “Comuni di montagna” non è stata ritenuta adeguata, in quanto portava a caratterizzare una fascia piuttosto contenuta del territorio come collinare, mentre la fascia montana si presentava oltremodo estesa. Si è quindi assunta come riferimento innanzitutto la quota sul livello del mare della principale località abitata di ciascun Comune, provvedendo quindi alla ripartizione nelle tre classi di bassa valle, alta valle e montagna, a seguito anche di alcune verifiche e correzioni puntuali. In linea di massima, comunque: - nella fascia della bassa valle sono stati inseriti i comuni caratterizzati da una quota compresa circa tra 250 e 350 m s.l.m. nella fascia dell’alta valle sono stati invece inseriti i comuni con una quota compresa circa tra 350 e 600 m s.l.m. nella fascia di montagna sono stati inseriti i comuni con una quota maggiore di circa 600 m s.l.m. Per i comuni della fascia di montagna si è poi ritenuto opportuno, sempre nella prospettiva di definizione di aree omogenee per la comprensione delle dinamiche di produzione dei rifiuti, effettuare un’ulteriore suddivisione sulla base del relativo “sviluppo turistico-produttivo”. A tal fine, si sono quindi esaminati diversi possibili indicatori di caratterizzazione economica dei Comuni (numerosità delle unità locali o degli addetti complessivi o del settore terziario, quota delle utenze non domestiche registrate negli archivi tassa/tariffa, consumi delle famiglie, ...) arrivando quindi a individuare nel parametro “unità locali del commercio e dei servizi su 100 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 42 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) residenti” quello maggiormente significativo, in relazione anche alla produzione di rifiuti procapite registrata nei diversi Comuni. Sulla base di quest’indicatore si sono quindi individuati 16 Comuni montani caratterizzati da un rapporto “unità locali del commercio e servizi/abitanti residenti” superiore a “7/100”. Questi 16 comuni sono quindi stati classificati come “area montana a sviluppo turistico produttivo”. Le seguenti tabelle riportano l’elenco dei Comuni appartenenti a ciascuna della 5 aree omogenee individuate. Comuni appartenenti alle aree di Pianura e della Bassa Valle. Area di Pianura 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 Antegnate Arcene Arzago d'Adda Azzano San Paolo Bagnatica Barbata Bariano Bolgare Boltiere Bonate Sopra Bonate Sotto Bottanuco Brembate Brembate di Sopra Brignano Gera d'Adda Brusaporto Calcinate Calcio Calusco d'Adda Calvenzano Canonica d'Adda Capriate San Gervasio Caravaggio Casirate d'Adda Castel Rozzone Cavernago Chignolo d'Isola Ciserano Cividate al Piano Cologno al Serio Comun Nuovo Cortenuova Costa di Mezzate Covo Curno Dalmine Fara Gera d'Adda Fara Olivana con Sola Filago Fontanella Fornovo San Giovanni Ghisalba Gorle Grassobbio 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 Proposta di Piano - Relazione Isso Lallio Levate Lurano Madone Martinengo Medolago Misano di Gera d'Adda Montello Morengo Mornico al Serio Mozzanica Mozzo Orio al Serio Osio Sopra Osio Sotto Pagazzano Palosco Pedrengo Pognano Ponte San Pietro Pontirolo Nuovo Presezzo Pumenengo Romano di Lombardia Seriate Solza Spirano Stezzano Suisio Telgate Terno d'Isola Torre Pallavicina Treviglio Treviolo Urgnano Valbrembo Verdellino Verdello Zanica Area di Bassa Valle 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 Albano S. Alessandro Albino Algua Almè Almeno S. Bartolomeo Almenno S. Salvatore Alzano Lombardo Ambivere Barzana Borgo di Terzo Caprino Bergamasco Carobbio degli Angeli Carvico Castelli Calepio Cenate Sopra Cenate Sotto Chiuduno Cisano Bergamasco Credaro Entratico Foresto Sparso Gandosso Gorlago Grumello del Monte Luzzana Mapello Nembro Paladina Palazzago Ponteranica Pontida Pradalunga Ranica San Paolo d'Argon Sarnico Scanzorosciate Sedrina Sorisole Sotto il Monte Strozza Torre Boldone Torre de' Roveri Trescore Balneario Ubiale Clanezzo Aprile 2008 45 46 47 48 49 50 51 Vigano S. Martino Villa d'Adda Villa d'Almè Villa di Serio Villongo Zandobbio Zogno Pagina 43 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Comuni appartenenti alle aree dell’Alta Valle e di Montagna Area di Alta Valle 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 Adrara San Martino Adrara San Rocco Berzo San Fermo Bianzano Brembilla Camerata Cornello Capizzone Casazza Casnigo Castro Cazzano Sant'Andrea Cene Colzate Costa Volpino Endine Gaiano Fiorano al Serio Fonteno Gandino Gaverina Terme Gazzaniga Grone Leffe Lenna Lovere Monasterolo del Castello Olmo al Brembo Parzanica Peia Pianico Piazza Brembana Piazzolo Predore Ranzanico Riva di Solto Rogno San Giovanni Bianco San Pellegrino Terme Sant'Omobono Imagna Solto Collina Sovere Spinone al Lago Tavernola Bergamasca Valnegra Vertova Viadanica Vigolo Proposta di Piano - Relazione Area Montana a sviluppo turistico - produttivo Area Montana 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 Ardesio Averara Aviatico Azzone Bedulita Berbenno Blello Bossico Bracca Cassiglio Cerete Corna Imagna Cornalba Costa Serina Costa Valle Imagna Cusio Dossena Fino del Monte Fuipiano Valle Imagna Gandellino Gerosa Gorno Gromo Locatello Moio de' Calvi Oltressenda Alta Oneta Onore Ornica Parre Piario Premolo Roncobello Roncola Rota d'Imagna Rovetta Santa Brigida Serina Songavazzo Valbondione Valgoglio Valsecca Valtorta Vedeseta Villa d'Ogna Vilminore di Scalve 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 Branzi Brumano Carona Castione della Presolana Clusone Colere Foppolo Isola di Fondra Mezzoldo Oltre il Colle Piazzatorre Ponte Nossa Schilpario Selvino Taleggio Valleve Aprile 2008 Pagina 44 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Suddivisione del territorio della Provincia di Bergamo in aree omogenee Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 45 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.1.6.2. Analisi serie storica della produzione totale di rifiuti urbani e della raccolta differenziata Individuate le aree omogenee del territorio provinciale è possibile delineare, per ciascuna di esse, l’andamento della produzione dei rifiuti e della raccolta differenziata dal 2001 al 2006. In merito alla produzione di RU si segnala innanzitutto la maggior intensità di produzione (kg/Ab*anno) nell’area montana a sviluppo turistico – produttivo (mediamente 652 kg/Abxanno) e nel Comune Capoluogo (mediamente 567 kg/Abxanno), a fronte di valori nelle altre aree vicini alla media provinciale (con una produzione media negli ultimi 5 anni di 446 kg/Abxanno). La tendenza della produzione pro-capite negli ultimi anni risulta essere in aumento in modo più o meno marcato per tutte le aree analizzate. In particolare si nota: - - - una riduzione della produzione pro-capite nel 2003 rispetto all’anno precedente e successivo nelle aree di Pianura, di Bassa Valle e nella Città di Bergamo, tendenza che si riscontra anche a livello provinciale e che presumibilmente si può associare alla siccità di cui è stato caratterizzato l’anno 2003 riducendo così la produzione di rifiuti da sfalci e potature; un incremento della produzione pro-capite nel 2003 rispetto all’anno precedente nelle aree di Montagna (ad elevato e ridotto sviluppo turistico - prodittivo); nell’area Pianura la produzione pro-capite negli ultimi 5 anni è stata pressocchè costante (da un minimo di 432,5 kg/Abxanno nel 2003 ad un massimo di 448,4 kg/Abxanno nel 2006); nell’area di Bassa Valle si hanno i dati di produzione pro-capite di RU in assoluto più bassi in tutti gli anni, ma in termini di incremento totale e medio annuo della produzione pro-capite si registra il dato più consistente, infatti dal 2001 al 2006 la produzione specifica di RU è aumentata del 9,8%; In merito all’andamento delle raccolte differenziate si segnala il discostamento dei dati di RD pro-capite nelle aree di Alta Valle e dell’Area montana a fronte dei valori nelle altre aree vicini alla media provinciale. Inoltre risulta che: - - - l’andamento dei quantitativi pro-capite intercettati dalla RD, dal 2001 al 2006, è crescente per tutte le aree ad eccezione dell’Area montana che negli ultimi tre anni si è attestata intorno ad una RD di 140 kg/Abxanno; come segnalato per la produzione pro-capite di RU anche per la RD nel 2003 si ha una riduzione rispetto all’anno precedente ed al successivo nelle aree di Pianura, Bassa Valle e nella Città di Bergamo; nelle aree di Pianura e di Bassa Valle sono raggiunte le % di RD più alte e si delinea un andamento crescente di questi valori dal 2001 in poi; anche per la città di Bergamo la tendenza è ad un aumento delle % di RD ad esclusione dell’anno 2003; per l’area montana a sviluppo turistico – produttivo solamente nel 2004 si riscontra una riduzione della % di RD, negli altri anni l’andamento è comunque crescente; l’area montana risulta essere in controtendenza rispetto al resto della Provincia, in quanto le percentuali di intercettazione dal 2001 al 2006 sono diminuite di tre punti percentuali (passando dal 33,6% del 2001 al 30,5% del 2006). Nelle seguenti figure sono rappresentati i dati sulle produzioni e le raccolte differenziate procapite delle aree omogenee a confronto per ciascuna delle quali sono riportati i dati sulla produzione di RU e la RD dal 2001 al 2006 nelle tabelle successive. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 46 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione pro-capite di RU (2001 - 2006) 700 600 kg/Abxanno 500 400 300 200 100 0 Pianura Bassa valle Alta valle 2001 2002 Area Montana 2003 2004 Area Montana a sviluppo turprodut 2005 Bergamo Provincia 2006 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Evoluzione della RD pro-capite per area om ogenea (2001-2006) 300 250 kg/Abxanno 200 150 100 50 0 Pianura Bassa valle Alta valle 2001 2002 Area Montana 2003 2004 Area Montana a sviluppo turprodut 2005 Bergamo Provincia 2006 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 47 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Andam ento della % di RD nelle aree om ogenee (2001-2006) 60% 55% 50% 45% 40% 35% 30% 25% 2001 2002 2003 Pianura Alta valle Area Montana a sviluppo tur-produt Provincia 2004 2005 2006 Bassa valle Area Montana Bergamo Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 48 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area di Pianura (costituita da 84 Comuni) dal 2001 al 2006 Area di Pianura Anno Abitanti RU tot Incr. annuo RU tot Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* n° t/a % kg/ab*a % t/a % kg/ab*a % % 2001 445.968 198.286,6 - 444,6 - 104.445,2 - 234,2 - 52,7% 2002 452.221 201.117,4 1,4% 444,7 0,0% 107.265,7 2,7% 237,2 1,3% 53,3% 2003 462.403 200.008,3 -0,6% 432,5 -2,7% 106.218,4 -1,0% 229,7 -3,2% 53,1% 2004 473.193 208.422,1 4,2% 440,5 1,8% 111.464,2 4,9% 235,6 2,5% 53,5% 2005 480.732 213.197,9 2,3% 443,5 0,7% 114.117,5 2,4% 237,4 0,8% 53,5% 2006 490.394 219.878,4 3,1% 448,4 1,1% 117.855,2 Incremento +10,0% +10,9% +0,8% +12,8% totale Incr. medio +1,9% +2,1% +0,2% +2,4% annuo Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti 3,3% 240,3 1,2% 53,6% - +2,6% - +1,8% - +0,5% - +0,3% Comuni dell’Area di Pianura della Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 49 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area di Bassa Valle (costituita da 51 Comuni) dal 2001 al 2006 Area di Bassa Valle Anno Abitanti RU tot Incr. annuo RU tot Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* n° t/a % kg/ab*a % t/a % kg/ab*a % % 2001 245.217 90.817,6 - 370,4 - 47.569,0 - 194,0 - 52,4% 2002 247.241 94.308,4 3,8% 381,4 3,0% 51.455,7 8,2% 208,1 7,3% 54,6% 2003 249.954 93.138,3 -1,2% 372,6 -2,3% 51.122,3 -0,6% 204,5 -1,7% 54,9% 2004 253.135 98.935,1 6,2% 390,8 4,9% 55.220,6 8,0% 218,1 6,7% 55,8% 2005 254.850 101.467,7 2,6% 398,1 1,9% 56.729,1 2,7% 222,6 2,0% 55,9% 2006 260.650 106.041,1 4,5% 406,8 2,2% 59.813,9 Incremento +6,3% +16,8% +9,8% +25,7% totale Incr. medio +1,2% +3,1% +1,9% +4,7% annuo Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti 5,4% 229,5 3,1% 56,4% - +18,3% - +7,7% - +3,4% - +1,5% Comuni dell’Area di Bassa Valle della Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 50 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area di Alta Valle (costituita da 46 Comuni) dal 2001 al 2006 Area di Alta Valle Anno Abitanti RU tot Incr. annuo RU tot Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* n° t/a % kg/ab*a % t/a % kg/ab*a % % 2001 107.200 44.826,1 - 418,2 - 15.963,4 - 148,9 - 35,6% 2002 107.749 46.618,0 4,0% 432,7 3,5% 16.643,9 4,3% 154,5 3,7% 35,7% 2003 108.831 47.469,3 1,8% 436,2 0,8% 16.714,7 0,4% 153,6 -0,6% 35,2% 2004 109.697 45.926,5 -3,3% 418,7 -4,0% 16.851,2 0,8% 153,6 0,0% 36,7% 2005 109.903 46.387,3 1,0% 422,1 0,8% 16.865,7 0,1% 153,5 -0,1% 36,4% 2006 110.408 49.001,1 5,6% 443,8 5,2% 18.029,4 Incremento +3,0% +9,3% +6,1% +12,9% totale Incr. medio +0,6% +1,8% +1,2% +2,5% annuo Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti 6,9% 163,3 6,4% 36,8% - +9,7% - +3,3% - +1,9% - +0,7% Comuni dell’Area di Alta Valle della Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 51 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area montana (costituita da 46 Comuni) dal 2001 al 2006 Area Montana Anno Abitanti RU tot Incr. annuo RU tot Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* n° t/a % kg/ab*a % t/a % kg/ab*a % % 2001 43.599 19.144,9 - 439,1 - 6.429,1 - 147,5 - 33,6% 2002 43.913 19.140,7 0,0% 435,9 -0,7% 6.479,9 0,8% 147,6 0,1% 33,9% 2003 44.520 20.169,3 5,4% 453,0 3,9% 6.957,1 7,4% 156,3 5,9% 34,5% 2004 44.711 19.526,9 -3,2% 436,7 -3,6% 6.254,3 -10,1% 139,9 -10,5% 32,0% 2005 44.799 19.772,0 1,3% 441,3 1,1% 6.255,2 0,0% 139,6 -0,2% 31,6% 2006 44.784 20.553 3,9% 458,9 4,0% 6.262 Incremento +2,7% +7,4% +4,5% -2,6% totale Incr. medio +0,5% +1,4% +0,9% -0,5% annuo Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti 0,1% 139,8 0,1% 30,5% - -5,2% - -9,3% - -1,1% - -1,9% Comuni dell’Area montana della Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 52 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area montana a sviluppo turistico - produttivo (costituita da 16 Comuni) dal 2001 al 2006 Area di Montagna a sviluppo turistico - produttivo Anno Abitanti RU tot Incr. annuo RU tot Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* n° t/a % kg/ab*a % t/a % kg/ab*a % % 2001 22.178 14.231,6 - 641,7 - 4.189,4 - 188,9 - 29,4% 2002 22.124 14.130,2 -0,7% 638,7 -0,5% 4.381,7 4,6% 198,1 4,8% 31,0% 2003 22.419 14.754,7 4,4% 658,1 3,0% 4.586,1 4,7% 204,6 3,3% 31,1% 2004 22.548 14.665,3 -0,6% 650,4 -1,2% 4.406,3 -3,9% 195,4 -4,5% 30,0% 2005 22.575 14.498,4 -1,1% 642,2 -1,3% 4.591,8 4,2% 203,4 4,1% 31,7% 2006 22.606 15.438,8 6,5% 683,0 6,3% 5.513,5 Incremento +1,9% +8,5% +6,4% +31,6% totale Incr. medio +0,4% +1,6% +1,3% +5,6% annuo Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti 20,1% 243,9 19,9% 35,7% - +7,7% - +7,6% - +1,9% - +1,8% Comuni dell’Area montana a sviluppo turistico - produttivo della Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 53 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nel Comune di Bergamo dal 2001 al 2006 Comune di Bergamo Anno Abitanti RU tot Incr. annuo RU tot Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* Incr. annuo RD* n° t/a % kg/ab*a % t/a % kg/ab*a % % 2001 117.179 65.284,1 - 557,1 - 26.340,0 - 224,8 - 40,3% 2002 117.352 66.458,5 1,8% 566,3 1,6% 27.271,8 3,5% 232,4 3,4% 41,0% 2003 116.485 64.039,8 -3,6% 549,8 -2,9% 25.456,8 -6,7% 218,5 -6,0% 39,8% 2004 118.426 67.495,5 5,4% 569,9 3,7% 27.432,7 7,8% 231,6 6,0% 40,6% 2005 116.197 66.646,0 -1,3% 573,6 0,6% 27.624,9 0,7% 237,7 2,6% 41,5% 2006 115.645 67.904,2 1,9% 587,2 2,4% 29.318,5 Incremento -1,3% +4,0% +5,4% +11,3% totale Incr. medio -0,3% +0,8% +1,1% +2,2% annuo Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti 6,1% 253,5 6,6% 43,2% - +12,8% - +7,0% - +2,4% - +1,4% Comune di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 54 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.2. Le iniziative della Provincia di Bergamo per il contenimento della produzione di rifiuti Sono già diversi anni che il Settore Ambiente della Provincia rivolge particolare attenzione al tema della riduzione dei rifiuti all’origine ed alle problematiche ad esso correlate. Il principio adottato dalla Provincia è quello secondo il quale il problema dei rifiuti può trovare un’adeguata soluzione adottando politiche di prevenzione e di riduzione degli stessi sin dall’origine ed attuando, in sinergia con tutti i soggetti coinvolti o interessati, azioni ed iniziative di sensibilizzazione atte a promuovere la cultura della prevenzione; sono state pertanto promosse attività di sensibilizzazione e azioni di sostegno ai Comuni per l’attuazione di politiche virtuose di gestione dei rifiuti urbani. Sul piano della sensibilizzazione è stata realizzata e distribuita una videocassetta, a titolo “La famiglia Sperperi – Storie di ostinato consumo” utilizzata anche nelle scuole per diffondere le tematiche di sensibilizzazione ambientale (nel biennio 2004/05). E’ stato inoltre istituito un Premio per le migliori iniziative comunali di prevenzione dei rifiuti trasformato in un bando per la concessione di contributi per progetti – oltre che di prevenzione rifiuti – anche di ripristino e valorizzazione ambientale, destinato ad Enti locali ed organizzazioni di volontariato, che ha consentito l’assegnazione di contributi per oltre €. 125.000,00 (Delibera G.P. n. 173 del 1.4.2004). L’esperienza provinciale in materia di prevenzione e di tariffazione dei rifiuti è stata presentata in occasione di Convegni organizzati a Varese, Trento e Roma (nell’ambito del Convegno Nazionale Federambiente) (negli anni 2002/03). Nel seguito si riporta una sintetica descrizione delle attività svolte: finanziamenti, attività di studio e supporto ai Comuni, protocolli e accordi. 3.2.1. Il finanziamento ai progetti comunali di riduzione della produzione di rifiuti Nel seguito si riporta a titolo esemplificativo un elenco dei finanziamenti concessi in anni recenti. Anno 2004: Bando di finanziamento per iniziative di prevenzione dei rifiuti Soggetto beneficiario Spese ritenute % finanziam. ammissibili (€) Ass. Oasi verdi di Filago 6.820 70 Consulta Associaz. Boltiere 7.000 70 Comunita' Ruah di Bergamo 13.400 65 Comune di Brignano 12.000 65 Comune di Osio Sopra 9.295,20 57 Comune di S. Paolo d'Argon 6.180 57 Linea Servizi s.r.l. 38.382 57 Comune di Alme' 4.980 55 Comune di Gorle 5.400 55 Totale Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Contributo assegnato 4.800 4.900 8.700 7.800 5.300 3.500 21.900 2.700 3.000 62.600 Pagina 55 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Anno 2006: Bando di finanziamento per iniziative di prevenzione della produzione rifiuti, incentivazione delle raccolte selettive di rifiuti e implementazione GPP” Soggetto Oggetto Almè Arcene Bergamo Bottanuco Capriate S. G. Caravaggio Diffusione compostaggio domestico Sensibilizzazione per riduzione produzione rifiuti Realizzazione area RAEE – Acquisto materiali Acquisto di arredi in plastica riciclata per parco Area attrezzata per RAEE Attivazione reti di scambio riutilizzo oggetti e indumenti usati; sensibilizzazione riduzione produzione rifiuti Diffusione compostaggio domestico Carobbio degli Promozione compostaggio domestico Angeli Realizzaz.distribuz. opuscoli per potenziare RD Attività di promozione acquisti consapevoli Casazza (capofila) Auto-compostaggio comunale scarti vegetali Casnigo Diffusione compostaggio domestico Cologno al Serio Riduzione dei consumi merci a perdere Covo e Palosco Prevenzione produzione rifiuti Curno Compostaggio domestico; Iniziative sensibilizzazione Dalmine (A21 Riduzione consumi merci a perdere Isola) Sensibilizzazione prevenzione rifiuti Attivazione reti di scambio riutilizzo oggetti ed indumenti usati; Implementazione GPP Entratico Pubblicazione inserti speciali Progetto di educazione ambientale per scuole elementari Realizzazione area RAEE Filago Realizzazione area per PVC Diffusione compostaggio domestico; Riduzione dei consumi di merci a perdere Fonteno Riduzione borse di plastica mediante acquisto borse in cotone da distribuire gratuitamente Fornovo S. Giovanni Realizzazione area RAEE Gorlago Campagna sensibilizzazione Interventi educaz. Amb.le; Acquisto composter domestici Gorno Sensibilizzazione per commercianti; interventi scuole; Realizzazione areeRAEE-PVC Mezzoldo(capofila) Riduzione rifiuti: lavaggio piatt e stoviglie nel Centro per la famiglia; Contratto assistenza rigenerazione toner esausto; Progetto educazione ambientale consortile Nembro Contratto assistenza rigenerazione toner esausto; Introduzione nelle mense di banane equo-solidali; Installaz. impianto illuminazione pubb. basso consumo Piazzatorre Campagna sensibilizzazione; Attivazione rete di scambio/agevolazione riutilizzo indumenti usati Ponteranica Sensibilizzazione dei cittadini al problema rifiuti Ranica (capofila) Campagna sensibilizzazione riduzione rifiuti Seriate Promozione politica acquisti verdi in comune Realizzazione campagna di sensibilizzazione riduzione produzione rifiuti Stezzano Implementazione GPP Campagna sensibilizzazione sul tema riduzione rifiuti Tavernola Berg. Treviglio Verdellino Villa di Serio Zanica (capofila) Prevenzione produzione pile a perdere Accordo quadro con commercianti per misure finalizzate alla riduzione rifiuti Centro raccolta RAEE Lezioni di educaz. ambientale;Compostaggio Mercatino dell’usato e area RAEE Realizzazione e divulgazione materiale di sensibilizzazione prevenzione rifiuti Promozione uso borse stoffa; implementaz.GPP Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Spesa Ammessa 5.000,00 5.000,00 13.000,00 17.300,00 26.110,76 21.700,00 Contributo 8.760,00 3.504,00 10.000,00 5.520,00 8.280,00 18.500,00 15.202,14 70.000,00 4.800,00 3.312,00 3.550,40 6.660,00 4.560,64 12.600,00 27.000,00 8.000,00 44.000,00 10.840,00 1.476,00 738,00 20.000,00 20.000,00 7.800,00 6.000,00 3.000,00 1.500,00 7.145,00 4.287,00 8.845,00 4.539,40 8.700,00 2.500,00 2.500.00 6.760,00 6.747,00 6.788,79 8.004,00 3.480,00 4.392,04 19.580,00 21.040,00 2.196,02 7.048,80 7.212,00 73.150,80 13.454,4 2.160,00 27.857,00 1.404,00 7.242,82 13.200,00 20.920,00 6.864,00 8.097,6 26.000,00 6.240,00 Pagina 56 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Soggetto Oggetto COMUNITÀ’ MONTANA C.M.Alto Sebino C.M. Monte Bronzone e del Basso Sebino C.M.Val Cavallina C.M.Valle Brembana C.M.Valle Seriana Spesa Ammessa Campagna informazione e formazione sulla separazione dei rifiuti mediante opuscoli, incontri manifesti, messaggi radio locali, ecc. Diffusione compostaggio domestico Campagne sensibilizzazione Campagna sensibilizzazione riduzione rifiuti Fornitura composter Acquisto borse in tela di juta Prevenzione produzioni di merci a perdere Diffusione compostaggio domestico Educazione ambientale Campagna sensibilizzazione riduzione rifiuti TOTALI Contributo 100.000,00 16.000,00 7.136,50 4.281,90 100.000,00 16.000,00 25.000,00 6.000,00 18.000,00 6.480,00 227.992,77 3.2.2. Attività di studio e di supporto ai Comuni In tempi recenti gli interventi della Provincia hanno avuto un impulso grazie all’attivazione di specifiche ulteriori iniziative. Uno studio condotto nel periodo 2003 – 2004 sulle dinamiche di produzione dei rifiuti in Provincia ha approfondito le cause dell’aumento della produzione. L’analisi dei fattori alla base della crescita è stata sviluppata secondo due linee di approfondimento: • l’influenza delle variabili socioeconomiche; • l’influenza delle modalità organizzative dei servizi di raccolta dei rifiuti. Per i fattori di tipo socioeconomico, si è registrata una significativa correlazione tra il livello di produzione pro capite di rifiuti e un insieme di variabili socioeconomiche comprendenti: • le seconde case; • la somma delle unità locali di commercio, servizi ed istituzioni; • il pendolarismo; • i consumi degli abitanti. In particolare, il peso maggiore risulta essere associato alla presenza di unità locali, che esercitano un effetto quasi doppio rispetto alle seconde case, a loro volta due volte più significative dei consumi e del pendolarismo. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 57 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Forza della v ariabile nello spiegare l'incremento di produzione dei rifiuti Pendolari - Bilancio UL istituzioni UL servizi UL industrie UL commercio N°addetti N°Unità locali N°componenti per famiglia "seconde case" abitazioni residenti densità abitativa 0 0,1 0,2 0,3 0,4 0,5 0,6 Indice di determinazione R-quadrato (min 0 - max 1) Si registrano dinamiche di crescita più elevata nei Comuni caratterizzati da elevati consumi. Anche i Comuni maggiormente vocati al terziario (es. centri turistici o poli attrattori di pendolari) presentano tassi di crescita superiori agli altri Comuni. Per quanto riguarda l’influenza delle modalità organizzative dei servizi di raccolta dei rifiuti sulla produzione si sono approfonditi i seguenti aspetti: • crescita delle raccolte differenziate; • crescita del recupero degli ingombranti; • sviluppo della rete di aree attrezzate per la raccolta differenziata. Sulla base delle analisi condotte non è emersa una significativa correlazione tra questi fattori e la crescita della produzione di rifiuti. In conclusione le analisi condotte sembrano evidenziare un maggior peso dei fattori socioeconomici sulla crescita dei rifiuti prodotti in provincia di Bergamo, rispetto in particolare al possibile contributo derivante dall’intercettazione di rifiuti speciali assimilabili. Questo differenzia in parte il caso bergamasco da altre realtà italiane, come quelle dei territori delle regioni Emilia Romagna e Toscana, o, per restare in ambiti più vicini, della realtà bresciana, dove le politiche di assimilazione hanno sicuramente inciso in modo significativo. Alla luce delle conclusioni cui è pervenuto lo Studio delle dinamiche di produzione e gestione dei rifiuti, si sono individuate alcune linee di intervento che si è ritenuto potessero orientare l’azione sia dell’Amministrazione Provinciale (ad es. nella individuazione di priorità per il finanziamento di azioni di riduzione), sia degli Enti Locali che, pur nella oggettiva limitata possibilità di intervento, volessero intraprendere azioni mirate al contenimento della produzione di rifiuti. Le proposte sono state prioritariamente orientate al settore pubblico ed hanno avuto carattere diverso andando dalla semplice promozione culturale di comportamenti “ambientalmente sostenibili” alla sottoscrizione di accordi volontari con attori economici, alla promozione di azioni di governo (es. tariffazione) sino alla promozione di interventi direttamente in grado di incidere sulle dinamiche di produzione dei rifiuti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 58 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Le azioni prioritarie sono state individuate nelle seguenti: • Azione 1 Promozione della tariffazione nella gestione di servizi di raccolta dei rifiuti; • Azione 2 Promozione dell’implementazione del GPP presso gli Enti Pubblici; nel corso del 2005 ha avuto avvio uno specifico progetto per la loro implementazione. 3.2.2.1. Promozione della tariffazione nella gestione di servizi di raccolta dei rifiuti La tariffazione nella gestione dei servizi di igiene ambientale può essere considerata come strumento utile a conseguire gli obiettivi di riduzione della produzione di rifiuti e dell’aumento dei quantitativi intercettati con le raccolte differenziate. Tale possibilità risulta legata alla capacità dello strumento tariffario di distinguere, nella sua applicazione, i comportamenti dei singoli utenti (cittadini, utenze non domestiche), andando a premiare economicamente e quindi a incentivare i comportamenti che si caratterizzano come maggiormente virtuosi rispetto alle ricadute generate sull’ambiente. L’applicazione del sistema tariffario a scala provinciale Nel 2003 risultavano aver adottato sistemi tariffari 50 Comuni bergamaschi*: • risulta prevalente il ricorso a un sistema basato sui coefficienti di cui al metodo normalizzato del DPR 158/99 (coefficienti di stima); • la quantificazione puntuale dei rifiuti generati dagli utenti è invece alla base della tariffa in 9 Comuni, mentre altri 11 vedono l’utilizzo abbinato di sistemi puntuali di quantificazione e dei coefficienti di cui al DPR 158/99. • infine in 13 Comuni la tariffa è implementata facendo riferimento al numero di componenti dei nuclei familiari. * Per un aggiornamento all’anno 2006 dell’applicazione della tariffa in ambito provinciale si veda il successivo par.3.9.2 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 59 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) I risultati conseguiti nella gestione dei rifiuti nei comuni a tariffa Nel complesso, si riscontrano migliori prestazioni nell’insieme dei Comuni a tariffa rispetto ai Comuni a TARSU. Infatti si registrano: • una minore produzione specifica (1,05 kg/abxg, a fronte del valore di 1,24 kg/abxg dei Comuni a TARSU); i Comuni con sistemi puntuali arrivano a valori pari a 0,91 kg/abxg • un minore incremento della produzione di rifiuti nel periodo 1997-2003: per i Comuni a tariffa una crescita del 22,3%, a fronte di una crescita del 27,4% nei Comuni a TARSU; i Comuni con sistemi puntuali anche misti hanno avuto una crescita decisamente inferiore, pari all’11,5% ca.; • maggiori recuperi tramite RD: nei Comuni a tariffa si intercetta il 55% della produzione di rifiuti, a fronte del valore del 39% nei Comuni a TARSU; i Comuni con sistemi puntuali arrivano a valori medi di raccolta differenziata dell’ordine del 64%68%. Produzione e differenziazione di rifiuti urbani per sistema tariffario (elaborazioni su dati 2003 e 1997 dell’Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo) parametri ex dpr 158/99 sistemi puntuali di quantificazione rifiuti dpr158/99+sistemi puntuali N° componenti familiari totale comuni a tariffa Tarsu 17 9 199.008 44.841 produzione rifiuti (t/a) (kg/abx % RD (t/a) g) ∆ kg/abxg 2003-1997 (media aritmetica) 97.736 1,09 +35,4% 48,2% 15.982 0,91 +11,5% 64,2% 11 13 50 192 57.520 94.875 396.244 608.368 20.955 40.860 175.533 264.047 1,02 1,10 1,05 1,24 +11,4% +22,0% +22,3% +27,4% 67,7% 47,7% 55,2% 39,3% totale comuni provincia 242 1.004.612 439.580 1,20 +26,3% 42,6% sistema tariffario Proposta di Piano - Relazione n° comuni abitanti Aprile 2008 Pagina 60 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione procapite di rifiuti per tipologia di sistema tariffario (medie aritmetiche, valori 2003) 1,40 1,24 1,20 1,10 1,09 1,05 1,02 [kg/abxgiorno] 1,00 1,20 0,91 0,80 0,60 0,40 0,20 0,00 dpr punt dpr+punt ncomp tot tariffa tarsu tot prov Sviluppo delle raccolte differenziate dei rifiuti per tipologia di sistema tariffario (medie aritmetiche, valori 2003) 80,0% 67,7% 70,0% 64,2% [% RD su produzione rifiuti] 60,0% 50,0% 55,2% 48,2% 47,7% 42,6% 39,3% 40,0% 30,0% 20,0% 10,0% 0,0% dpr Proposta di Piano - Relazione punt dpr+punt ncomp tot tariffa Aprile 2008 tarsu tot prov Pagina 61 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) I risultati di uno specifico approfondimento sui comuni a tariffa E’ stato condotto un approfondimento per 11 Comuni territorialmente omogenei procedendo ad una dettagliata definizione dei seguenti aspetti: • caratterizzazione socio-economica; • flussi di rifiuti prodotti e intercettati dai diversi servizi; • caratteristiche organizzative dei servizi (modalità di raccolta, numero e tipologia contenitori, frequenza di raccolta, …); • regolamento comunale dei servizi di igiene urbana; • regolamento tariffario. In tutti i Comuni indagati si registra un livello di attenzione molto alto al tema della gestione dei rifiuti: 1. sono messi in atto servizi di elevata qualità (raccolte domiciliari con frequenze sicuramente adeguate, piattaforme e stazioni ecologiche) 2. sono attivati efficaci meccanismi di controllo (sistemi di raccolta (per evitare conferimenti impropri, accessi alle strutture presidiate) 3. sono offerte agli utenti possibilità di riduzione degli importi da corrispondere a seguito di adozione di sistemi di autosmaltimento 4. c’è attenzione alla gestione degli aspetti economici (conferimenti onerosi in piattaforma per determinate tipologie di rifiuti) I dati di produzione per singola frazione evidenziano: • in linea generale una diminuzione nel tempo del conferimento di rifiuto indifferenziato • una tendenziale generalizzata diminuzione dei rifiuti ingombranti (quei flussi cioè che normalmente sono il veicolo per lo smaltimento di rifiuti non appartenenti al circuito degli urbani – es ex assimilabili) • un aumento dei flussi da RD (carta e verde soprattutto) Le implicazioni economiche per i cittadini Si sono valutate per 5 comuni con metodo normalizzato e sistema puntuale di rilevazione (sacchetto a pagamento) quali sono le ricadute economiche. In particolare si sono simulati diversi “comportamenti tipo” dell’utenza (famiglia media di tre componenti) nei confronti della RD. I cinque Comuni in oggetto hanno livelli di recupero molto elevati (tutti sopra l’80%). A ciascun nucleo è stata attribuita una identica produzione media di rifiuti (propria del comune di appartenenza) e si sono poi ipotizzati tre tipi di comportamento: • un comportamento “scarsamente attento” al recupero (30% dei rifiuti prodotti) • un comportamento “attento” al recupero (60% dei rifiuti prodotti) • un comportamento “molto attento” al recupero (superiore all’80%) Questi comportamenti generano diverse quantità di rifiuti indifferenziati da conferire con sistema oneroso; ne segue un diverso contributo che i cittadini devono riconoscere nell’ambito della tariffa. I risultati di tali simulazioni evidenziano significative incidenze sulla parte variabile della tariffa; si può dire che comportamenti “scarsamente attenti” hanno ripercussioni sulla parte variabile della tariffa tale da determinarne mediamente un quadriplicamento del relativo importo rispetto ad un comportamento “virtuoso”. 3.2.2.2. Promozione dell’implementazione del GPP Il progetto di Green Public Procurement ha riguardato la creazione di un percorso informativo/formativo circa le potenzialità del GPP, così da inserire requisiti di “preferibilità Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 62 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) ambientale” nelle procedure di acquisto di beni e servizi e nella stesura di bandi di gara della Pubblica Amministrazione. In tale ambito sono stati organizzati convegni informativi rivolti alle Pubbliche Amministrazioni ed è stato predisposto e pubblicato nelle pagine Web del Settore un apposito manuale “Linee guida per l’implementazione del GPP negli enti pubblici” che fornisce indicazioni operative ad esempio per facilitare l’approccio agli “acquisti verdi”. Per le suddette azioni, quale positivo riscontro del lavoro svolto, nell’anno 2007, la Provincia di Bergamo si è aggiudicata il Premio “Compraverde Lombardia”, istituito dalla Provincia di Cremona nell’ambito del progetto finanziato dalla Regione Lombardia “A scuola di GPP”, rivolto a tutte le P.A. attive nel campo degli “acquisti verdi”. La premiazione si è svolta, contestualmente alla sottoscrizione ufficiale della Carta degli impegni per la promozione del Green Public Procurement da parte degli Enti che hanno partecipato alla Scuola di GPP, la cui adesione da parte della Provincia di Bergamo è stata deliberata con atto della Giunta Provinciale n. 227 del 10 maggio 2007. Nell’ambito dell’Ente si è proceduto ad una verifica delle possibilità di intervento in materia di “acquisti verdi”: sulla base di un’analisi tesa ad individuare i Settori dell’Ente Provincia che per caratteristiche e capacità di spesa potevano intraprendere un percorso di attivazione di Acquisti verdi, è stata predisposta una formazione ad hoc, all’interno dell’Ente, così strutturata: incontri preliminare con i responsabili dei Settori Economato, Viabilità, Servizi informativi per presentare il progetto e illustrare l’attività che si intendeva svolgere; svolgimento di incontri successivi con i referenti di ciascun Settore, finalizzati ad introdurre i principi del GPP e individuare i capitolati e/o i bandi di gara sui quali era possibile intervenire; studio dettagliato delle documentazioni acquisite dai vari Settori, diretto a valutare quali criteri ambientali potevano essere efficacemente inseriti per dare una connotazione “green” ai capitolati e e/o bandi di gara relativi all’acquisto di beni o servizi; ulteriori incontri con i responsabili dei vari Settori per esporre e valutare assieme le modifiche proposte e da apportare per il corretto inserimento dei criteri ambientali nei capitolati e/o bandi di gara. L’ultimo evento formativo, svolto il 4 dicembre 2007 e destinato a tutti gli Enti locali presenti sul territorio provinciale, è servito ad offrire uno scenario, il più completo possibile, dei concetti chiave del GPP e della normativa di riferimento oltre a testimoniare esperienze significative di alcuni Comuni e a dibattere delle problematiche e criticità che inevitabilmente debbono essere affrontate. Inoltre, ritenendo utile che tutto il personale dell’Ente Provincia venisse coinvolto e sensibilizzato al tema della sostenibilità ambientale in generale e, più in particolare, dell’impatto ambientale delle azioni e dei comportamenti dei singoli (concetto allargato di GPP), é stato studiato, progettato e realizzato il vademecum “Le buone pratiche verdi”. Si tratta di uno strumento di informazione e sensibilizzazione rivolto a tutti i dipendenti della Provincia, ai quali è stato consegnato in allegato alla busta paga. Nello specifico consiste in una raccolta di indicazioni per semplici ed efficaci azioni che, se messe in atto dai singoli e/o dall’Amministrazione, contribuiscono ad uno stile di vita più favorevole alla riduzione dell’impatto delle attività umane, alla riduzione dei consumi, all’uso consapevole ed etico delle risorse naturali. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 63 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.2.3. Stipula di accordi di programma per la riduzione della produzione ed il recupero 3.2.3.1. L’accordo Provincia di Bergamo CONAI La Provincia di Bergamo e CONAI hanno sottoscritto un protocollo di intesa (DGP n° 72 del 23.2.2006) finalizzato a: a. Promuovere la diffusione tra le imprese di una cultura di prevenzione e sostenibilità ambientale, in particolare per quanto riguarda gli imballaggi che progettano, producono e utilizzano; dare visibilità alle azioni di prevenzione delle imprese nel campo degli imballaggi, anche tramite l’istituzione di uno specifico concorso per il riconoscimento delle migliori soluzioni adottate dalle aziende. b. Incrementare i livelli di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio provenienti da utenza domestica, anche mediante un’apposita azione di sensibilizzazione. c. Verificare l’effettivo avvio a recupero dei rifiuti da imballaggio raccolti in modo differenziato. d. Favorire e promuovere lo studio e l’avvio di modalità innovative di recupero di materia nel territorio provinciale. e. Individuare la mappatura completa dei flussi di rifiuti di imballaggio dalla produzione al recupero, per quantificare l’incidenza del rifiuto bergamasco sull’industria del recupero, attraverso l’analisi di tutto il sistema di gestione dei rifiuti provinciale. f. Attivare una campagna di comunicazione e sensibilizzazione per fornire ai cittadini informazioni rispetto a ciò che avviene a valle della raccolta differenziata attraverso la ricostruzione dell’intera filiera del recupero. g. Favorire e promuovere il mercato dei materiali e dei prodotti recuperati dai rifiuti, anche da parte delle pubbliche amministrazioni, mediante l’inserimento nei capitolati per la fornitura di beni e servizi dell’obbligo di utilizzo di materiali riciclati. a condizioni rispondenti a quanto previsto dal Decreto 203/03. h. Limitare la produzione degli scarti da attività di recupero e dei rifiuti residuali indifferenziati da avviare a sistemi di trattamento/smaltimento, stabilendo controlli efficaci sulla destinazione dei rifiuti di imballaggio raccolti in modo differenziato. In questo ambito sono state intraprese iniziative che hanno coinvolto il mondo delle Associazioni di categoria (Confindustria e Artigiani) e della Scuola ed è stato compiuto uno studio sui flussi dei rifiuti di imballaggio, provenienti da raccolta differenziata. Un tavolo condiviso fra Provincia di Bergamo, Conai, Confindustria, Associazione Artigiani e Cna ha permesso di lavorare alla definizione di quale potesse essere l’azione iniziale per sensibilizzare il mondo delle imprese al tema della sostenibilità ambientale degli imballaggi immessi al consumo, in una logica di minore incidenza sulla quantità di rifiuti che successivamente questi generano. Con l’assenso delle parti si è optato per una giornata di informazione/formazione rivolta alle aziende sul tema prevenzione della produzione di imballaggi e rifiuti di imballaggio. L’iniziativa denominata “L’imballaggio ecosostenibile”, programmata e realizzata dalla Provincia di Bergamo, si è svolta il 26 marzo 2007 ed ha visto la collaborazione di: - Conai che ha relazionato sul tema portando a testimonianza alcuni casi emblematici di aziende italiane impegnate nella riduzione degli imballaggi, già peraltro documentate nel Dossier Prevenzione: - Confindustria e Associazioni di categoria degli artigiani che hanno presentato, promosso e divulgato l’iniziativa presso i loro associati. Per quanto concerne il mondo della Scuola, Provincia di Bergamo e Conai hanno lavorato alla definizione di un’attività denominata “Riciclando si impara” da destinare agli insegnanti Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 64 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) delle scuole secondarie di primo grado. In particolare, la proposta di una giornata di formazione sul tema imballaggi e rifiuti di imballaggi è stata accolta molto favorevolmente dall’Ufficio Scolastico Provinciale che ha inserito il progetto fra le attività aventi valenza di aggiornamento per i docenti e si è fatto promotore dell’iniziativa presso tutti i dirigenti scolastici. L’iniziativa si è svolta il maggio 2007 e la giornata di formazione ha avuto ottimi riscontri e ricadute positive nelle programmazioni didattiche dell’anno scolastico 2007-2008, infatti, non sono pochi i progetti educativi avviati con i ragazzi sul tema della riduzione dei rifiuti e delle raccolte differenziate. Infine, per quanto riguarda il lavoro di mappatura dei flussi dei rifiuti di imballaggio da raccolta differenziata in provincia di Bergamo, si è dapprima proceduto ad una ricognizione dei dati disponibili sia presso Conai, sia presso l’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Bergamo. In un secondo tempo, concentrandosi sui dati dell’Osservatorio Rifiuti, è stata operata un’analisi dei dati reperiti e attraverso operazioni di bonifica, validazione e successive elaborazioni sono stati ricostruiti i flussi di rifiuti di imballaggio dalla produzione/raccolta all’avviamento ai centri di recupero/trattamento. Tutti i dati emersi sono serviti alla redazione del rapporto “Flussi dei rifiuti di imballaggio in Provincia di Bergamo” presentato nell’ambito della prima Conferenza di Valutazione del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti, tenutasi il 9 luglio 2007. Si segnala infine che con DGP n°14.2.2008 la Provincia ha approvato un nuovo protocollo di intesa con CONAI per dare continuità alle divese azioni intraprese, integrandole con nuove iniziative destinate a favorire la più ampia diffusione degli obiettivi strategici in materia di prevenzione dei rifiuti. 3.2.3.2. Protocollo di Intesa Provincia di Bergamo – CIC (Consorzio Italiano compostatori) La Provincia di Bergamo ed il Consorzio Italiano Compostatori hanno stipulato un Protocollo di Intesa (D.D. n. 2984 del 2.11.2006), finalizzato al conseguimento dei seguenti obiettivi: a. Promozione del miglioramento della qualità delle raccolte differenziate della frazione organica; b. Promozione del miglioramento del processo di trattamento delle frazioni organiche negli impianti di compostaggio; c. Promozione della qualità del compost prodotto; d. Promozione dell’utilizzo del compost su scala estensiva attraverso il coinvolgimento degli operatori agricoli e delle associazioni di categoria; e. Promozione dell’utilizzo del compost prodotto in ambito provinciale negli acquisti verdi delle pubbliche amministrazioni (GPP). Le principali attività svolte nell’ambito dell’accordo sono state: attivazione di un tavolo di lavoro con ARPA, CIC e operatori del settore sui metodi di campionamento ed analisi del compost; predisposizione di un manuale d’uso del compost del quale si prevede la divulgazione presso gli operatori del mondo agricolo (in collaborazione con il Settore Agricoltura ed il CIC); predisposizione di un manuale d’impiego del compost nell’ambito del GPP. E’ inoltre prevista la predisposizione e successiva diffusione presso gli operatori del mondo agricolo, in accordo con il Settore Agricoltura, di indirizzi sull’utilizzo dei reflui in agricoltura. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 65 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.2.3.3. L’accordo Provincia di Bergamo – Centro di Informazioni sul PVC Nel corso dell’anno 2007 hanno avuto seguito le azioni per la promozione della raccolta e del riciclo dei manufatti in PVC, di cui al Protocollo d’Intesa sottoscritto con il Centro di Informazioni sul PVC, approvato con atto G.P. n. 459 del 28.9.2006; in particolare sono proseguite le iniziative intraprese con la sottoscrizione del protocollo, mediante la raccolta di adesione da parte dei Comuni e Ditte interessate all’avvio della sperimentazione prevista nel protocollo stesso. E’ attualmente in corso, attraverso il confronto con le ditte aderenti, la verifica di fattibilità tecnico-economica della specifica filiera di raccolta e recupero che si intende avviare. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 66 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.3. L’attuale quadro della produzione di rifiuti urbani e dei flussi dalle raccolte 3.3.1. La produzione complessiva 2006 Nel 2006 sono state prodotte, nella Provincia di Bergamo, 478.816 tonnellate di rifiuti urbani (corrispondenti ad una produzione pro-capite di 458 kg/abxanno), di cui poco più del 50% è stato intercettato dai sistemi di raccolta differenziata e quindi avviato al recupero di materia. Si precisa, inoltre, che tale valore comprende il quantitativo di ingombranti avviati al recupero di materia, che contribuisce all’incremento della percentuale di RD dello 0,5%. Gli ingombranti totali prodotti nel 2006 ammontano a 33.533 tonnellate ovvero il 7% della produzione totale, il quantitativo che è stato avviato al recupero di materia è stato stimato considerando la percentuale indicata dai vari impianti di selezione ingombranti (come riportato nella banca dati a disposizione dell’OPR di Bergamo) come la percentuale dell’effettivo materiale inviato a recupero rispetto al totale in ingresso. Da tale stima risulta che il quantitativo di ingombranti avviato al recupero di materia nel 2006 è all’incirca di 2.376 t/a, di conseguenza il quantitativo avviato allo smaltimento è stato all’incirca di 31.156 t/a. La restante quota di rifiuti urbani prodotti nel 2006 destinati allo smaltimento è costituita dall’indifferenziato, che risulta essere il 38,7% dei rifiuti totali, dalle terre da spazzamento stradale (il 4,8% sul totale) e da quota parte degli ingombranti prodotti. Produzione di rifiuti urbani nella Provincia di Bergamo nel 2006 RU Indifferenziati 38,7% RD* 50,1% Spazzam ento stradale 4,8% Ingom branti a sm altim ento 6,5% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia In termini di produzione specifica di rifiuti urbani, ovvero riferita alla popolazione residente nel 2006 (1.044.487 ab/anno), nella Provincia di Bergamo sono stati prodotti poco meno di 460 kg/abxanno. Il flusso medio pro-capite di rifiuti intercettati dalla raccolta differenziata si aggira intorno ai 230 kg/abxanno, compreso il flusso di ingombranti avviati al recupero, e il flusso di rifiuti avviato allo smaltimento è complessivamente di circa 210,7 kg/abxanno. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 67 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione di rifiuti e flussi delle raccolte in Provincia di Bergamo (anno 2006) Provincia di Bergamo Abitanti nel 2006 Dati Produzione nel 2006 Produzione RU totale di cui: RU Indifferenziato Raccolte Differenziate* Ingombranti a smaltimento Spazzamento stradale** 1.044.487 t/a 478.816,4 kg/abxanno 458,4 % 100,0% 184.899,2 239.712,8 31.156,4 23.048,0 177,0 229,5 29,8 22,1 38,6% 50,1% 6,5% 4,8% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia **: di cui 19.215,9 a trattamento recupero e 3.832,1 a smaltimento Dalla seguente figura, rappresentante i dati di produzione specifica di rifiuti urbani dei Comuni della Provincia di Bergamo, si nota come tali produzioni pro-capite raggiungano i valori maggiori, superiori ai 500 kg/abxanno, in corrispondenza dei Comuni con maggiore afflusso turistico ovvero corrispondenti ai Comuni appartenenti all’area di Montagna ad elevato sviluppo, individuata nel capitolo precedente, alcuni Comuni limitrofi ad essi e la Città di Bergamo con alcuni centri adiacenti oltre che alcuni comuni dell’area di Pianura. I Comuni situati nell’area di Pianura sono caratterizzati prevalentemente da una produzione pro-capite medio alta (compresa tra i 400 e i 600 kg/abxanno), mentre in quelli della Bassa Valle tendenzialmente non si superano i 400 kg/abxanno tranne qualche caso isolato. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 68 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione pro-capite di rifiuti urbani nei Comuni della Provincia di Bergamo (2006) Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Una migliore comprensione delle dinamiche di produzione dei rifiuti urbani può essere ottenuta considerando la struttura demografica del territorio in esame, con il raggruppamento dei comuni in classi omogenee per numero di abitanti. Come riportato nella seguente tabella, i Comuni sono stati raggruppati in sei classi di ampiezza demografica. Da tale analisi risulta che la popolazione risiede prevalentemente in Comuni di dimensioni medio-piccole, infatti circa il 95% dei Comuni possiede una popolazione inferiore ai 10.000 abitanti in cui risiedono circa il 70% della popolazione totale. Solamente il Comune capoluogo di Provincia possiede una popolazione superiore ai 30.000 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 69 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) abitanti (nel 2006 nel Comune di Bergamo sono residenti 115.645 ab), in cui risiede poco più dell’11% della popolazione totale. La produzione pro-capite di RU rimane al di sotto dei 450 kg/ab*anno nei Comuni di dimensioni medio-piccole, ovvero tale valore è superato mediamente nella fascia dei Comuni piccoli (con 478 kg/abxanno), con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti, ed ampiamente superato nel Comune capoluogo con una produzione specifica di 587 kg/abxanno. In corrispondenza delle stesse classi dimensionali si ha la produzione specifica maggiore di RU indifferenziato avviato allo smaltimento (288 kg/abxanno per il Comune di Bergamo e per i Comuni con meno di 1.000 abitanti). Produzione di rifiuti urbani per classe dimensionale del Comune nella Provincia di Bergamo (anno 2006) Classe dimensionale Abitanti Ab ≤ 1.000 1.000< Ab ≤ 2.000 2.000< Ab ≤ 5.000 5.000< Ab ≤ 10.000 10.000< Ab ≤ 30.000 Ab > 100.000 Comuni n. Totale Abitanti Produzione di RU 57 39 75 58 12 1 % 23,6% 16,1% 31,0% 24,0% 5,0% 0,4% n. 30.239 55.489 260.086 391.823 191.205 115.645 % 2,9% 5,3% 24,9% 37,5% 18,3% 11,1% t/a 14.448 24.919 112.294 173.663 85.589 67.904 % 3,0% 5,2% 23,5% 36,3% 17,9% 14,2% kg/ab*a 477,8 449,1 431,8 443,2 447,6 587,2 242* 100,0% 1.044.487 100,0% 478.816 100,0% 458,4 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Produzione pro capite di rifiuti urbani per classi dim ensionali dei Com uni (2006) 9,2 33,8 600 500 31,8 3,6 34,0 kg/Abxanno 400 300 287,7 7,1 247,8 34,0 16,9 23,4 23,9 35,5 24,6 287,6 154,6 160,7 147,6 220,1 235,5 245,7 256,6 2.000<Ab≤5.000 5.000<Ab≤10.000 10.000<Ab≤30.000 Ab>30.000 200 100 154,6 160,1 Ab≤1.000 1.000<Ab≤2.000 0 RD* RU Indifferenziati Spazzamento Ingombranti a smaltim Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia Analizzando la produzione specifica di RU nel 2006 per le aree omogenee definite precedentemente risulta evidente, come sottolineato precedentemente, che i valori maggiori Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 70 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) sono in corrispondenza dell’area montana a sviluppo turistico - produttivo economico (con una produzione pro-capite di 683kg/abxanno) e del comune capoluogo (con una produzione pro-capite di 587 kg/abxanno), in cui risiede in totale il 13% della popolazione totale. Per l’area di Pianura, in cui risiede il 47% della popolazione totale, e anche per quella di Montagna a basso sviluppo turistico - produttivo, nel 2006 si hanno valori in linea con il dato medio provinciale, mentre per quella di bassa e alta valle si hanno valori leggermente inferiori (407 kg/abxanno per la bassa valle, 444 kg/abxanno nell’alta valle). Si segnala che per l’area montana a sviluppo turistico - produttivo, nonostante un livello di RD pro-capite in linea con la media provinciale, il flusso che incide notevolmente sulla produzione pro-capite è quello dei rifiuti indifferenziati con un valore di 374 kg/abxanno contro il dato medio provinciale di 177 kg/abxanno. Naturalmente si trova giustificazione nel fatto che tale area è una zona a vocazione turistica comportando un incremento della popolazione non residente in determinati periodi dell’anno. Produzione di rifiuti urbani per area omogenea nella Provincia di Bergamo (anno 2006) Area omogenea Comuni n. Pianura Bassa valle Alta valle Area Montana Area Montana a svil tur-prod Bergamo Totale Abitanti % 34,7% 20,2% 19,0% 19,0% 6,6% 0,4% 100,0% 84 49* 46 46 16 1 242** n. 490.394 260.650 110.408 44.784 22.606 115.645 1.044.487 % 47,0% 25,0% 10,6% 4,3% 2,2% 11,1% 100,0% Produzione di RU t/a % kg/ab*a 219.878 45,9% 448,4 106.041 22,1% 406,8 49.001 10,2% 443,8 20.553 4,3% 458,9 15.439 3,2% 683,0 67.904 14,2% 587,2 478.816 100,0% 458,4 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: i Comuni dell’area di Bassa Valle sono 51 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. **: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Produzione pro-capite di rifiuti urbani per area om ogenea (2006) 40,6 700 18,7 600 9,2 33,8 kg/Abxanno 500 35,7 400 300 374,1 2,4 13,8 23,0 147,3 25,4 24,8 30,0 287,6 22,3 123,4 240,3 274,1 164,9 157,1 Alta valle Area Montana 200 100 242,5 249,5 256,6 Area Montana a sviluppo turprodut Bergamo 231,2 0 Pianura Bassa valle RD* Indiff Spazzamento Ingombranti a smalt Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 71 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.3.2. Le raccolte differenziate I rifiuti intercettati dai sistemi di raccolta differenziata nel 2006 sono stati 237.337 tonnellate, ovvero il 49,6% della produzione totale di RU, se si considera inoltre la quota stimata di ingombranti avviati a recupero sono state avviate a RD complessivamente 239.713 t/a (il 50,1% rispetto alla produzione totale di RU). Come evidenziato nella seguente figura le frazioni che contribuiscono maggiormente al flusso di rifiuti della RD sono le frazioni umide (organico e verde), carta e cartone, vetro e plastica, che compongono poco meno dell’85% di tutte le RD. La frazione maggiormente intercettata dalla RD risulta essere la carta con 60,9 kg raccolti per abitante all’anno, è seguita dalla frazione organica con 42,5 kg/abxanno, dal verde (38,8 kg/abxanno) e dal vetro (36,9 kg/abxanno). Contributi alla raccolta differenziata per frazione in Provincia di Bergamo (anno 2006) Frazione Organico Verde Carta e cartone Vetro Plastica Alluminio Metalli ferrosi Altri metalli Legno Tessili Multimateriale Altre RD di cui: Batterie d'auto RAEE Pneumatici Altro* Totale RD Totale RD + Ingombranti a recupero t/a 44.359,5 40.567,1 63.583,8 38.508,4 12.164,5 1.220,7 3.804,3 6.651,1 16.364,5 1.052,6 4.569,1 % 18,5% 16,9% 26,5% 16,1% 5,1% 0,5% 1,6% 2,8% 6,8% 0,4% 1,9% kg/abxanno 42,5 38,8 60,9 36,9 11,6 1,2 3,6 6,4 15,7 1,0 4,4 489,1 2.501,6 777,1 723,0 237.336,6 0,2% 1,0% 0,3% 0,3% 99,0% 0,5 2,4 0,7 0,7 227,2 239.712,8 100,0% 229,5 Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: comprende la raccolta di contenitori T e/o F, olii minerali e vegetali, farmaci, pile, siringhe, cartucce toner, cavi elettrici, altro. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 72 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Raccolte Differenziate nella Provincia di Bergamo (2006) Carta e cartone 26,4% Frazioni umide 35,3% Frazioni secche 61,6% Vetro 16% Plastica 5% Metalli 5% Legno 7% Tessili 0% Multimateriale 2% Ingombranti a recupero Altro 2% 1,1% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Si può notare che l’obiettivo di raccolta differenziata previsto dalla normativa vigente a livello nazionale è pari al 35% al 2003 non è raggiunto da ben 71 Comuni su 244 (il 29% dei comuni), mentre, i Comuni che superano il 50% di RD sono 102 (104 contando i Comuni appartenenti al consorzio Unione Media Val Cavallina) corrispondenti al 42% della popolazione totale residente in Provincia. Classificazione dei Comuni per % di RD in Provincia di Bergamo (anno 2006) Livello di RD RD ≤35% 35%<RD ≤50% 50%<RD ≤60% 60%<RD ≤70% RD>70% Totale Comuni n° % 71 69 64* 32 6 242** 29,3% 28,5% 26,4% 13,2% 2,5% 100,0% Abitanti residenti n° % 95.147 9,1% 356.307 34,1% 370.716 35,5% 183.495 17,6% 38.822 3,7% 1.044.487 100,0% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 62 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. **: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Nella seguente figura è possibile visualizzare la mappa dei Comuni che hanno raggiunto i diversi livelli di RD, risultando evidente il differente comportamento dei Comuni situati nell’area montano - collinare dal resto della Provincia (con qualche eccezione puntuale per i Comuni nell’area di Alta Valle di San Pellegrino, Spinone al Lago e Gandino in cui si registra un grado di intercettazione compreso tra il 60% e il 70%). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 73 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Raccolta differenziata nei Comuni della Provincia di Bergamo (nel 2006) Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Analizzando la composizione della raccolta differenziata per i diversi livelli complessivi di RD risulta evidente come i più elevati livelli di recupero siano conseguiti in presenza di servizi dedicati alla raccolta differenziata di organico e verde particolarmente efficaci. Infatti, nei Comuni con livelli di differenziazione inferiori al 35% risulta più accentuato il contributo delle diverse frazioni secche (e prime fra queste la carta e il vetro) anche se si nota un buon livello di intercettazione della frazione verde. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 74 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Composizione della raccolta differenziata per livello complessivo di RD (2006) organico Provincia 15,5% vetro altre RD 20,0% 16,0% 25,7% 13,8% 29,9% 15,1% 22,0% 16,1% 24,2% 18,2% 21,6% 35%<RD≤50% carta 26,5% 16,9% 18,5% RD>50% verde 0,2% RD≤35% 0% 10% 20% 30% 22,4% 31,1% 33,3% 13,0% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: la voce altre RD comprende il flusso di rifiuti ingombranti a recupero di materia Raggruppando i Comuni in fasce dimensionale demografiche risulta evidente come i livelli di intercettazione delle RD siano maggiori nei Comuni di dimensioni medie, infatti la percentuale media di RD supera il 50% nei Comuni con una popolazione compresa tra i 2.000 e i 30.000 abitanti, mentre il Comune capoluogo si attesta intorno al 44%. Contrariamente sono i Comuni di piccole dimensioni (meno di 1.000 abitanti residenti) a non raggiungere il livello minimo del 35% di RD, intercettando mediamente il 32,4% circa dei rifiuti totali prodotti, ovvero 155 kg/abxanno contro i 229,5 kg/abxanno medi provinciali. Raccolta differenziata per classe dimensionale dei Comuni in Provincia di Bergamo (anno 2006) Classe dimensionale Abitanti Ab ≤ 1.000 1.000< Ab ≤ 2.000 2.000< Ab ≤ 5.000 5.000< Ab ≤ 10.000 10.000< Ab ≤ 30.000 Ab > 100.000 Totale Abitanti n. 30.239 55.489 260.086 391.823 191.205 115.645 1.044.487 % 2,9% 5,3% 24,9% 37,5% 18,3% 11,1% 100,0% Raccolte differenziate* t/a % kg/abxa 4.676 2,0% 154,6 8.884 3,7% 160,1 57.254 23,9% 220,1 92.256 38,5% 235,5 46.971 19,6% 245,7 29.672 12,4% 256,6 239.713 100,0% 229,5 % RD* 32,4% 35,7% 51,0% 53,1% 54,9% 43,7% 50,1% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviata a recupero, che si stima sia complessivamente di 2.376 t/a. Aggregando i Comuni in base alle aree omogenee classificate precedentemente si evidenzia come i livelli più bassi di RD si registrino nei Comuni situati nelle aree montane e di alta valle (dal 34% al 37%), mentre, le aree di pianura e di bassa valle superano abbondantemente il 50% di RD sino a superare il 55% nel caso della bassa valle. Nella seguente figura è rappresentata la composizione delle RD nelle diverse aree, evidenziando come nelle aree montane e di alta valle l’intercettazione delle frazioni umide Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 75 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) (organico e verde) contribuiscano meno del 30% al flusso totale di RD, in particolare risultando decisamente carente il quantitativo di organico intercettato. Raccolta differenziata per area omogenea in Provincia di Bergamo (anno 2006) Abitanti n. % 490.394 47,0% 260.650 25,0% 110.408 10,6% 44.784 4,3% 22.606 2,2% 115.645 11,1% 1.044.487 100,0% Area omogenea Pianura Bassa valle Alta valle Area Montana Area Montana a svil. tur-produt Bergamo Totale Raccolte differenziate* t/a % kg/abxa 118.901 49,6% 242,5 60.257 25,1% 231,2 18.208 7,6% 164,9 7.034 2,9% 157,1 5.641 2,4% 249,5 29.672 12,4% 256,6 239.713 100,0% 229,5 % RD* 54,1% 56,8% 37,2% 34,2% 36,5% 43,7% 50,1% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviata a recupero, che si stima sia complessivamente di 2.376 t/a. Com posizione delle raccolte differenziate per area om ogenea (2006) Provincia Bergamo Area Montana a svil. turprodut 17,6% 33,3% 8,1% 27,4% 20,2% 17,9% 26,5% 16,9% 18,5% 13,6% 0,1% 14,7% 25,7% 29,7% 29,9% 0,6% Alta valle Bassa valle 18,8% Pianura 19,8% 0% 10% 20% organico 30% 40% verde 50% 21,7% 16,3% 23,4% 18,8% 20,2% 17,2% 26,9% 16,9% 22,4% 22,9% 31,7% 15,9% 7,1% 21,4% 32,1% 30,8% 15,1% Area Montana 60% carta 70% vetro 80% 90% 100% altre RD Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: la quota assegnata al vetro include anche una stima di quanto intercettato con le raccolte multimateriali (in particolare per il Comune di Bergamo); la voce altre RD comprende il flusso di rifiuti ingombranti a recupero di materia Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 76 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.3.3. Il confronto con i livelli di produzione rifiuti e raccolta differenziata caratterizzanti il quadro regionale e nazionale I dati di produzione di rifiuti della Provincia di Bergamo, precedentemente analizzati, possono essere confrontati con i valori riscontrati nel 2006 nel territorio regionale e nazionale (Fonte: ONR “Estratto Rapporto Rifiuti – 2007”). Innanzitutto, la Provincia di Bergamo possiede una popolazione che rappresenta circa l’11% della popolazione regionale, circa il 4% della popolazione del Nord Italia e meno del 2% di quella nazionale. In termini di produzione totale di RU, invece, il peso della Provincia di Bergamo diminuisce rappresentando il 9,7% della produzione regionale, il 3,3% di quella nel Nord Italia e l’1,5% di quella nazionale. Tale riduzione spiega in parte il valore decisamente inferiore di produzione pro-capite di RU, sia rispetto al dato regionale (di ben 59 kg/abxanno), che rispetto al Nord Italia e all’intera nazione (rispettivamente di ben 86 kg/abxanno e 92 kg/abxanno). Analizzando il dato di raccolta differenziata sia in termini di quantitativi raccolti per abitante annui che di percentuale, la Provincia di Bergamo supera i valori medi di: - Regione Lombardia: Nord Italia: Italia: di 4 kg/abxanno e di 6,5 punti percentuali; di 12 kg/abxanno e di 10,2 punti percentuali; di circa 88 kg/abxanno e di 24,3 punti percentuali. Confronto livelli di produzione rifiuti e RD provinciali, regionali e nazionali (dati 2006) Parametro u.d.m. Provincia di Bergamo Lombardia Nord Italia Italia Abitanti n° 1.044.487 9.545.441 26.835.082 59.131.287 % Prov. Bergamo % - 10,9% 3,9% 1,8% Produz. Totale RU t/a 478.816 4.943.512 14.601.853 32.522.650 % Prov. Bergamo Produz. pro-capite % kg/abxa 458,4 9,7% 517,9 3,3% 544,1 1,5% 550,0 Racc. Differenziata t/a 239.713* 2.155.371 5.825.000 8.377.000 % Prov. Bergamo Produz. pro-capite %RD su produzione % kg/abxa % 229,5* 50,1%* 11,1% 225,8 43,6% 4,1% 217,1 39,9% 2,9% 141,7 25,8% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo e Osservatorio Nazionale Rifiuti Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviata a recupero, che si stima sia complessivamente di 2.376 t/a. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 77 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Confronto produzione pro capite RU e RD (2006) 600 550 500 450 kg/abxanno 400 550,0 544,1 517,9 458,4 350 300 250 200 229,5 225,8 217,1 150 141,7 100 50 0 Provincia di Bergamo Lombardia Produzione RU Nord Italia ITALIA Raccolta Differenziata Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo e Osservatorio Nazionale Rifiuti 3.3.4. Le dinamiche stagionali della produzione di rifiuti Nel grafico seguente è rappresentato l’andamento mensile delle principali frazioni di raccolta differenziata e della frazione indifferenziata per un campione variabile di comuni per cui il dato risulta disponibile, riferito all’anno 2006: - campione di 115 Comuni per la raccolta di RU indifferenziato; - campione di 68 Comuni per la RD di carta e cartone; - campione di 68 Comuni per la RD di vetro; - campione di 62 Comuni per la RD di plastica; - campione di 42 Comuni per la RD di organico; - campione di 60 Comuni per la RD di verde; - campione di 46 Comuni per la RD di legno. Tali quantitativi sono espressi in grammi per abitante al giorno. L’andamento della produzione pro-capite di RU indifferenziato è tendenzialmente costante eccetto qualche lieve flessione nei mesi di Gennaio - Febbraio e Novembre. Un andamento analogo, più smorzato, si riscontra anche per la raccolta di carta e cartone. Per quanto riguarda il vetro, la plastica e la frazione organica, la variazione mensile non sembra significativa, mentre per il legno si riscontrano quantitativi maggiori raccolti nel quadrimestre tra luglio e novembre. Per quanto riguarda la frazione verde si rileva un andamento con una variabilità più marcata, con due picchi di produzione nei mesi di maggio (172 g/abxgiorno) e settembre (155 g/abxgiorno) e valori minimi di gennaio (49 g/ab*giorno) e febbraio (58 g/abxgiorno). Nella figura successiva sono riportati gli andamenti mensili della produzione pro-capite di rifiuti indifferenziati in base alle aree omogenee definite precedentemente. Si riscontra un andamento simile a quello medio provinciale per le aree di bassa valle e pianura e per il Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 78 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Comune di Bergamo, quest’ultimo però con una flessione negativa più accentuata nel mese di Agosto. Si osserva invece un andamento in controtendenza soprattutto per le aree di montagna che presentano un picco accentuato di produzione pro-capite di RU indifferenziato in Agosto ed un secondo picco nei mesi di Gennaio e Dicembre, lo stesso andamento, ma molto più contenuto, si osserva anche per l’area di alta valle. Andam ento m ensile pro capite della produzione di rifiuti urbani (2006) 600 500 RU Indifferenziato g/Abxgiorno 400 Carta Vetro Plastica 300 Organico Verde Legno 200 100 0 Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Andam ento m ensile della produzione pro capite di RU indifferenziati per area om ogenea (2006) pianura 1.800 bassa valle alta valle 1.600 area montana area montana a svil. tur-produt 1.400 g/Abxgiorno Bergamo Tot Provincia 1.200 1.000 800 600 400 200 Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 79 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.4. La composizione merceologica dei rifiuti urbani A supporto di una definizione della composizione merceologica media dei rifiuti urbani prodotti nella Provincia di Bergamo non sono disponibili dati rappresentativi e recenti di analisi di campioni dei rifiuti urbani indifferenziati. Si è quindi proceduto ad una stima di tale composizione media associata alle aree omogenee, definite precedentemente, sulla base di un’indagine a livello regionale sui dati disponibili a riguardo; in particolare sono state prese in esame le composizioni merceologiche definite nell’ambito delle attività di pianificazione di altre realtà provinciali. Si sono assunti i dati di realtà confrontabili dal punto di vista delle dinamiche socio economiche e per le quali si assumono analoghe dinamiche nella produzione dei rifiuti e, conseguentemente, analoghe composizioni merceologiche dei rifuti prodotti. Per ciascuna area omogenea territoriale della Provincia di Bergamo, si è proceduto ad una definizione della composizione merceologica dei rifiuti data dalla media dei valori riscontrati nelle altre realtà in territori raffrontabili. Definite tali composizioni si è proceduto, per ciascuna area territoriale omogenea, ad una verifica sui quantitativi effettivamente raccolti nel 2006 dei rifiuti ingombranti e delle terre da spazzamento stradale. Risultando discordanti tali valori con quelli ipotizzati, sono stati quindi assunti, per ciascuna area, i quantitativi effettivamente raccolti di ingombranti e terre da spazzamento e tarate di conseguenza le composizioni merceologiche definite in precedenza. Successivamente è stata apportata un’ulteriore correzione puntuale in corrispondenza dei dati riguardanti le frazioni del verde, del vetro e dei metalli ferrosi per le aree di Pianura e di Bassa Valle, tarando ulteriormente i set di valori. Ovvero si è proceduto a tale correzione dal momento che per tali frazioni risultano essere stati intercettati, nel 2006, dalla RD quantitativi superiori o vicini a quelli che risulterebbero prodotti se si utilizzassero tali composizioni merceologiche ipotizzate, ovvero si raggiungerebbero livelli di intercettazione di tali frazioni anche al di sopra del 100%. Si è quindi ipotizzato di porre un limite massimo ammissibile di intercettazione del 90% ed è stato associato tale livello d’intercettazione alle frazioni di verde e vetro in corrispondenza delle aree di Pianura e di Bassa Valle. Di seguito sono riportate le composizioni merceologiche dei rifiuti prodotti di riferimento per le diverse aree territoriali omogenee della Provincia di Bergamo. Si può evidenziare che, ad eccezione del Comune Capoluogo, le frazioni umide (organico + verde) risultano coprire il 29%– 33% della produzione totale di rifiuti, mentre per il Comune Capoluogo risultano essere il 26%, per il quale la frazione verde è solamente il 4% della produzione totale di rifiuti. La contenuta presenza % di organico nei comuni delle aree montane può essere ragionevolmente ricondotta da un lato allo sviluppo di pratiche di recupero a monte di tali rifiuti da parte delle utenze (compostaggio domestico, utilizzo come mangime animale), dall’altro alla maggior incidenza, in questi comuni, della quota di rifiuti costituita dal verde. Considerando, invece, le frazioni secche quali, in particolare, la carta e la plastica si ha, al contrario, una quota maggiore in corrispondenza del Comune Capoluogo (42,4%), mentre per tutte le altre aree ci si aggira intorno al 30%-32%. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 80 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Composizione merceologica di riferimento del rifiuto prodotto per area territoriale nella Provincia di Bergamo Frazione Pianura Organico Verde Carta Plastica Vetro Inerti Legno Tessili Metalli ferrosi Altri metalli Altro Ingombranti Spazzamento Totale 18,9% 11,3% 20,8% 10,8% 9,8% 0,4% 4,9% 4,0% 2,6% 0,7% 2,3% 8,4% 5,1% 100,0% Bassa valle Alta valle 18,8% 10,7% 20,8% 10,8% 10,9% 0,4% 4,7% 4,0% 2,7% 0,7% 2,3% 7,8% 5,5% 100,0% 18,2% 14,4% 20,4% 10,9% 11,2% 0,5% 4,8% 3,2% 3,9% 1,2% 2,1% 5,9% 3,1% 100,0% Area Montana Area Montana a svil. turprodut Comune di Bergamo Totale Provincia 15,4% 15,2% 20,6% 9,8% 12,7% 0,4% 4,1% 3,0% 4,9% 1,7% 2,6% 6,8% 2,7% 100,0% 21,8% 4,1% 28,1% 14,3% 10,9% 0,7% 2,7% 4,3% 3,0% 0,6% 1,7% 2,1% 5,8% 100,0% 19,0% 10,8% 21,8% 11,3% 10,6% 0,5% 4,4% 3,9% 3,0% 0,8% 2,2% 7,0% 4,8% 100,0% 16,6% 15,9% 20,6% 11,4% 13,1% 0,4% 3,7% 3,3% 3,7% 1,7% 2,4% 6,6% 0,5% 100,0% Com posizione m erceologica m edia dei rifiuti urbani in Provincia di Bergam o Organico TOT Provincia Verde Comune di Bergamo Carta Area Montana a svil. turprodut Plastica Vetro e Inerti Area Montana Legno e Tessili Metalli Alta valle Altro Bassa valle Ingombranti Pianura Spazzamento 0% Proposta di Piano - Relazione 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% Aprile 2008 80% 90% 100% Pagina 81 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.5. Efficienza di intercettazione delle raccolte differenziate rispetto alla composizione merceologica dei rifiuti Incrociando la composizione merceologica dei rifiuti prodotti adottata per le diverse aree territoriali con i dati delle singole raccolte differenziate è possibile valutare, per le singole frazioni del rifiuto, l’efficienza di intercettazione, in termini di quota della specifica frazione raccolta in forma differenziata rispetto alla presenza della stessa frazione nel rifiuto prodotto. Per quanto riguarda la frazione organica, quest’analisi segnala un’efficienza di intercettazione complessiva elevata (48,7%), che è determinata in realtà dal mediarsi di livelli d’intercettazione molto spinti conseguiti nei comuni appartenenti alle aree di Pianura, Bassa Valle ed il Comune Capoluogo (superiori al 55% circa), da un livello notevolmente inferiore caratteristico dei Comuni dell’Alta Valle (15% circa), e da un livello pressoché nullo nei Comuni di Montagna (minore o uguale all’1%), dove presumibilmente è ricondotta allo sviluppo di pratiche di recupero a monte di tali rifiuti da parte delle utenze (compostaggio domestico, utilizzo come mangime animale). Efficienza d'intercettazione della frazione organica Totale Provincia 48,7% Bergamo 51,3% 54,9% 45,1% Area Montana a svil. tur-produt 0,2% 99,8% Area Montana 1,2% 98,8% Alta valle 14,6% 85,4% Bassa valle 56,7% 43,3% Pianura 56,7% 43,3% 0% 10% 20% 30% 40% 50% quota intercettata 60% 70% 80% 90% 100% quota non intercettata Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Per il verde si registra un valore d’intercettazione complessivo molto alto (79%), determinato dai livelli elevati conseguiti nelle aree di Pianura e Bassa Valle (sopra il 90%) e anche nel Comune Capoluogo (87%). Si registra comunque un livello d’intercettazione medio-alto anche per i Comuni dell’Area montana a sviluppo turistico - produttivo (72%), mentre i valori minori si hanno nell’area di Alta Valle (41%) e dell’Area montana (32%). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 82 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Efficienza d'intercettazione del verde Totale Provincia 21,4% 78,6% Bergamo 13,2% 86,8% 71,7% Area Montana a svil. tur-produt 28,3% 32,5% Area Montana Alta valle 67,5% 41,0% 59,0% Bassa valle 90,0% 10,0% Pianura 90,0% 10,0% 0% 10% 20% 30% 40% 50% quota intercettata 60% 70% 80% 90% 100% quota non intercettata Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: per le aree di Pianura e Bassa Valle è stato associato un valore massimo ammissibile del 90%. Per la carta e il cartone l’efficienza di intercettazione è su livelli piuttosto elevati (61%), anche per questa frazione i livelli d’intercettazione più alti sono conseguiti nei Comuni delle aree di Bassa Valle (74%) e Pianura (61%), seguiti dall’Alta Valle (58%). Il Comune Capoluogo e le aree di Montagna raggiungono un livello d’intercettazione della carta intorno al 51-53%. Efficienza d'intercettazione della carta e cartone Totale Provincia 61,0% Bergamo 39,0% 51,7% 48,3% 52,8% Area Montana a svil. tur-produt 47,2% 51,2% Area Montana Alta valle 48,8% 42,4% 57,6% Bassa valle 26,3% 73,7% Pianura 39,1% 60,9% 0% 10% 20% 30% 40% 50% quota intercettata 60% 70% 80% 90% 100% quota non intercettata Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo L’efficienza di intercettazione del vetro è stimata su livelli elevatissimi (85% come media provinciale) rispetto alle altre frazioni. Ad esclusione delle aree di Bassa Valle e Pianura, per Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 83 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) le quali è stato imposto come livello massimo ammissibile di intercettazione del 90%, si stima un livello molto alto nell’area montana (84%). Per le aree montana a sviluppo turistico – produttivo e di Alta Valle si stima un livello d’intercettazione del 74-76%, mentre per il Comune Capoluogo si ha il valore relativamente più basso (71%). Si tenga presente, in particolare per il Comune capoluogo, che tale valore comprende anche la quota di vetro stimata intercettata con le raccolte multimateriali. Efficienza d'intercettazione del vetro* Totale Provincia 84,7% Bergamo 15,3% 70,8% 29,2% 73,9% Area Montana a svil. tur-produt Area Montana 26,1% 84,1% Alta valle 15,9% 75,7% 24,3% Bassa valle 90,0% 10,0% Pianura 90,0% 10,0% 0% 10% 20% 30% 40% quota intercettata 50% 60% 70% 80% 90% 100% quota non intercettata Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: per le aree di Pianura e Bassa Valle è stato associato un valore massimo ammissibile del 90%. *: la quota assegnata al vetro include anche una stima di quanto intercettato con le raccolte multimateriali (in particolare per il Comune di Bergamo) Infine, in merito all’intercettazione della plastica, la valutazione dell’efficienza di intercettazione è condizionata dal fatto che solo quota parte della plastica presente nei rifiuti è di potenziale interesse per il recupero di materia ed è quindi oggetto di raccolta differenziata. I livelli di intercettazione conseguiti sono, per tale motivo, da ritenersi quindi comunque significativi (22,5% come dato provinciale). Anche per questa frazione l’intercettazione è maggiore in corrispondenza dei Comuni delle aree di Bassa Valle (34%) e di Pianura (28,5%), e con le aree di Montagna e di Alta Valle che raggiungono livelli compresi tra il 12% e il 20%. Caso a sé è il Comune Capoluogo, nel quale si stima un livello bassissimo di intercettazione della plastica (0,3%), a conferma della tendenza negli ultimi anni di una progressiva riduzione dei quantitativi di plastica intercettati dal sistema di raccolta differenziata in tale Comune. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 84 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Efficienza d'intercettazione della plastica Totale Provincia 22,5% Bergamo 77,5% 0,3% 99,7% Area Montana a svil. tur-produt 13,7% 86,3% Area Montana 12,8% 87,2% Alta valle 19,2% Bassa valle 80,8% 33,7% Pianura 66,3% 28,5% 0% 10% 71,5% 20% 30% 40% 50% quota intercettata 60% 70% 80% 90% 100% quota non intercettata Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo 3.6. Le modalità organizzative e gestionali dei servizi 3.6.1. Le gestioni dei servizi presenti in ambito provinciale La gestione dei servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento stradale appare particolarmente frammentata sul territorio provinciale nel 2006. Dai dati disponibili relativi ai soggetti gestori dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani risulta che complessivamente vi sono 143 soggetti operanti in Provincia. Considerando tutte le tipologie di rifiuti urbani raccolte sul territorio provinciale, si rileva che tra i 143 soggetti gestori, la grande maggioranza, ovvero il 63%, effettua servizi di raccolta e trasporto in al massimo 5 Comuni, per un numero medio di abitanti serviti pari a 12.900. Soltanto 22 soggetti (il 15% dei soggetti gestori totali) effettuano i servizi in un bacino più ampio e superiore a 20 Comuni, ma si segnala che tre di questi possiedono un bacino d’utenza superiore ai 50 Comuni. Gestori di servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento per bacino servito in Provincia di Bergamo (2006) Numero Comuni serviti dal soggetto gestore fino a 5 n° gestori 90 % su n° tot n° medio ab. gestori serviti / gestore* 62,9% 12.898 da 6 a 10 13 9,1% 49.147 da 11 a 20 18 12,6% 73.031 da 21 a 50 19 13,3% 165.656 3 2,1% 173.171 143 100,0% 47.421 da 51 a 86 Totale Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: è la media pesata Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 85 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Se si considera il numero di gestori di cui ciascun Comune si è servito nel 2006 per i servizi di raccolta e trasporto dei RU e spazzamento, si può osservare che i Comuni che hanno utilizzato un solo gestore per tutti i servizi di raccolta dei rifiuti sono 41, ovvero il 17% dei Comuni della Provincia di Bergamo, ma gli abitanti corrispondenti sono il 5% del totale provinciale. Sia in termini di numero di comuni che di numero di abitanti residenti sono maggiori i Comuni che hanno utilizzato da 5 a 10 diversi gestori per i servizi. Si tenga conto che in linea generale sono i servizi di raccolta differenziata di frazioni specifiche che tendono ad essere affidati a più soggetti all’interno dello stesso comune, mentre per le frazioni principali il gestore tende con più frequenza ad essere unico. Numerosità dei gestori di servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento operanti nei singoli Comuni in Provincia di Bergamo (2006) Numero gestori Comuni % 16,9% n° 51.421 a 34,3% 342.766 32,8% da 5 a 10 87 36,0% 437.593 41,9% da 11 a 15 26 10,7% 168.258 16,1% da 16 a 20 5 2,1% 44.449 4,3% Totale b 100,0% 1.044.487 100,0% 1 da 2 a 4 n° Abitanti 41 83 242 % 4,9% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: a: sono 85 Comuni di cui 3 Comuni (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. b: sono 244 di cui 3 Comuni (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. La medesima analisi effettuata a livello provinciale sul numero di gestori di cui ciascun Comune si è servito nel 2006 è riproposta per singola area omogenea individuata precedentemente. Si evidenzia così come i Comuni delle aree montane e di alta valle si avvalgano di un numero più contenuto di gestori (al di sotto di dieci gestori). Mentre, i Comuni che si sono serviti anche di più di dieci diversi gestori di servizi di raccolta/trasporto sono nelle aree di Pianura e Bassa Valle, caratterizzate mediamente da un livello di raccolta differenziata al di sopra del 50%. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 86 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Numerosità dei gestori di servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento operanti nei singoli Comuni in Provincia di Bergamo per aree omogenee (2006) Area omogenea Pianura Bassa valle Alta valle Area Montana Area Montana a svil. turprodut Comune di Bergamo n° gestori 1 da 2 a 4 da 5 a 10 da 11 a 15 da 16 a 20 Totale 1 da 2 a 4 da 5 a 10 da 11 a 15 da 16 a 20 Totale 1 da 2 a 4 da 5 a 10 da 11 a 15 da 16 a 20 Totale 1 da 2 a 4 da 5 a 10 da 11 a 15 da 16 a 20 Totale 1 da 2 a 4 da 5 a 10 da 11 a 15 da 16 a 20 Totale da 2 a 4 Totale Comuni n° Abitanti % 1 18 39 22 4 84 3 16 25 4 1 49* 7 21 18 0 0 46 24 20 2 0 0 46 6 7 3 0 0 16 1 1 1,2% 21,4% 46,4% 26,2% 4,8% 100,0% 6,1% 32,7% 51,0% 8,2% 2,0% 100,0% 15,2% 45,7% 39,1% 0,0% 0,0% 100,0% 52,2% 43,5% 4,3% 0,0% 0,0% 100,0% 37,5% 43,8% 18,8% 0,0% 0,0% 100,0% 100,0% 100,0% n° 7.373 86.135 208.318 151.300 37.268 490.394 15.164 59.997 161.350 16.958 7.181 260.650 5.157 45.837 59.414 0 0 110.408 19.092 20.442 5.250 0 0 44.784 4.635 14.710 3.261 0 0 22.606 115.645 115.645 % 1,5% 17,6% 42,5% 30,9% 7,6% 100,0% 5,8% 23,0% 61,9% 6,5% 2,8% 100,0% 4,7% 41,5% 53,8% 0,0% 0,0% 100,0% 42,6% 45,6% 11,7% 0,0% 0,0% 100,0% 20,5% 65,1% 14,4% 0,0% 0,0% 100,0% 100,0% 100,0% Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 51 Comuni di cui 3 Comuni (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Nella cartina di pagina seguente si è rappresentata in particolar modo l’articolazione sul territorio della gestione del principale servizio, ovvero quello di raccolta e trasporto del rifiuto indifferenziato. Dal momento che in alcuni Comuni il servizio di raccolta dell’indifferenziato è affidato a più gestori, per ciascuno di questi Comuni è stato individuato il gestore che nel 2006 ha raccolto il maggiore quantitativo di rifiuti nel Comune stesso. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 87 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 88 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Dall’analisi dei gestori operanti sui singoli servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento si evidenzia: - - - il maggior numero di gestori operanti nei servizi di raccolta di alcune frazioni differenziate in particolare 41, 37 e 36 soggetti per la raccolta differenziata rispettivamente di carta/cartone, plastica e vetro e, se si considera la raccolta dei metalli compreso dell’alluminio si contano ben 52 soggetti gestori; un numero di gestori per la raccolta del legno pari a 32, seguito dal verde con 30 gestori 29 gestori per la raccolta sia dei rifiuti ingombranti, e 28 per la raccolta dei rifiuti urbani indifferenziati; il minor numero di soggetti gestori (22) sono quelli che raccolgono la frazione umida; relativamente allo spazzamento stradale si contano 23 gestori; la maggior presenza, per tutte le tipologie di servizi, di operatori a servizio di un ridotto numero di comuni (fino a 5 Comuni), a fronte di una presenza molto ridotta di operatori a servizio di un ampio bacino (sopra i 10 comuni); Gestori dei singoli servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento per bacino servito in Provincia di Bergamo (2006) n° Comuni serviti dal soggetto gestore fino a 5 Indifferenziato n° gestori % su totale Organico n° gestori % su totale Verde n° gestori Carta % su totale n° gestori Plastica % su totale n° gestori % su totale 11 39,3% 11 50,0% 16 53,3% 21 51,2% 18 48,6% da 6 a 10 5 17,9% 4 18,2% 7 23,3% 3 7,3% 6 16,2% da 11 a 20 9 32,1% 7 31,8% 5 16,7% 9 22,0% 10 27,0% da 21 a 45 3 10,7% 0 0,0% 2 6,7% 8 19,5% 3 8,1% Totale n° Comuni serviti dal soggetto gestore fino a 5 28 100,0% 22 100,0% 30 100,0% 41 100,0% 37 100,0% Alluminio e Vetro Legno Ingombranti Spazzamento altri metalli n° % su n° % su n° % su n° % su n° % su gestori totale gestori totale gestori totale gestori totale gestori totale 15 41,7% 17 53,1% 28 53,8% 13 44,8% 8 34,8% da 6 a 10 6 16,7% 7 21,9% 9 17,3% 7 24,1% 8 34,8% da 11 a 20 10 27,8% 6 18,8% 10 19,2% 5 17,2% 6 26,1% da 21 a 45 5 13,9% 2 6,3% 5 9,6% 4 13,8% 1 4,3% Totale 36 100,0% 32 100,0% 52 100,0% 29 100,0% 23 100,0% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: nel presente studio il consorzio Unione Media Val Cavallina (che comprende i Comuni di Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) è stato conteggiato come un’unità. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 89 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.6.2. Le modalità organizzative dei servizi L’analisi dell’articolazione sul territorio dei servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento evidenzia come tutti i Comuni siano, come intuitivo, interessati da un servizio di raccolta del rifiuto indifferenziato e del vetro. Molto elevato è anche il grado di copertura per i servizi di raccolta differenziata di carta, plastica, altri metalli e di ingombranti con oltre il 95% della popolazione interessata. Per la raccolta del verde, del legno e per lo spazzamento si ha comunque un’alta copertura interessando tra l’85% e il 95% della popolazione. Risulta invece più contenuta l’estensione delle raccolte della frazione umida, riguardando il 51% dei Comuni della Provincia, ovvero il 76% della popolazione totale, e dell’alluminio che riguarda il 44% della popolazione totale. Diffusione dei servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento in Provincia di Bergamo (2006) Frazione Indifferenziato Organico Verde Carta Plastica Vetro Legno Alluminio Altri metalli Ingombranti Spazzamento n° Comuni serviti 242* 124 181 233 213 242* 152 63 192 231 157 % su Comuni totali n° abitanti serviti 100% 51,2% 74,8% 96,3% 88,0% 100,0% 62,8% 26,0% 79,3% 95,5% 64,9% 1.044.487 796.740 989.479 1.040.193 996.142 1.044.487 926.757 456.759 942.059 1.033.873 948.113 % su abitanti totali 100% 76,3% 94,7% 99,6% 95,4% 100,0% 88,7% 43,7% 90,2% 99,0% 90,8% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Nella seguente tabella sono riportati i quantitativi intercettati delle principali frazioni dichiarati secondo le diverse modalità di raccolta (domiciliare, stradale, domiciliare e stradale, in piattaforma). Si può constatare che per tutte le frazioni, ad esclusione della carta e cartone, tali informazioni hanno un grado di copertura al di sopra del 65% rispetto al quantitativo complessivo dichiarato raccolto per ciascuna frazione. Per l’indifferenziato, l’organico, la plastica e la carta i quantitativi maggiormente intercettati sono raccolti domiciliarmente. La modalità di raccolta stradale incide particolarmente solo per la raccolta del vetro (11% del vetro totale raccolto è dichiarato con la modalità stradale, e il 4% dichiarato con la modalità stradale e domiciliare). I flussi di verde, legno, metalli ed ingombranti sono prevalentemente intercettati nelle piattaforme di raccolta. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 90 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Quantitativi delle principali frazioni intercettate dai servizi domiciliari, stradali e nelle piattaforme. Frazione raccolta Domiciliare t/anno Copertura % Stradale t/anno Copertura % Domiciliare e stradale t/anno Copertura % Indifferenziato 136.854,7 74,0% 3.899,5 2,1% 2.197,7 Organico 36.108,3 81,4% 0 0,0% 0 Verde 217,9 0,5% 20,1 0,0% 0 Carta 26.587,7 41,8% 219,0 0,3% 95,7 Plastica 7.181,9 59,0% 129,1 1,1% 6,3 Vetro 14.115,5 36,7% 4.292,4 11,1% 1.703,9 Legno 1,2 0,0% 3,3 0,0% 0,0 Alluminio 309,8 25,4% 1,3 0,1% 0,0 Altri metalli 1.208,7 11,6% 17,0 0,2% 21,9 Ingombranti 1.198,0 3,6% 98,6 0,3% 0 Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 1,2% 0,0% 0,0% 0,2% 0,1% 4,4% 0,0% 0,0% 0,2% 74,6% Piattaforma t/anno 2.453,9 0,0 27.513,4 13.532,3 1.753,8 7.560,7 10.674,4 551,9 5.637,5 25.020,0 Copertura % 1,3% 0,0% 67,8% 21,3% 14,4% 19,6% 65,2% 45,2% 53,9% 74,6% Pagina 91 di 380 Totale modalità dichiarate t/anno 145.405,8 36.108,3 27.751,4 40.434,7 9.071,0 27.672,5 10.678,9 863,0 6.885,1 26.316,5 Copertura % 78,6% 81,4% 68,4% 63,6% 74,6% 71,9% 65,3% 70,7% 65,9% 78,5% Altro o non dichiarato Totale Copertura % t/anno t/anno 39.493,4 8.251,2 12.815,8 23.149,1 3.093,5 10.835,9 5.685,6 357,7 3.570,4 7.216,1 21,4% 18,6% 31,6% 36,4% 25,4% 28,1% 34,7% 29,3% 34,1% 21,5% 184.899,2 44.359,5 40.567,1 63.583,8 12.164,5 38.508,4 16.364,5 1.220,7 10.455,5 33.532,7 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) La valutazione delle modalità di raccolta delle diverse frazioni di rifiuto evidenzia la prevalenza di servizi di raccolta di tipo domiciliare, sia per la frazione indifferenziata residua che per le principali raccolte differenziate di: organico, carta e cartone e plastica. Una diffusione significativa di servizi di tipo stradale si ha infatti solo per il vetro, superando la diffusione della raccolta domiciliare ma essendo superata dalla modalità di raccolta in piattaforma. La raccolta in piattaforma è la modalità più diffusa per le frazioni di rifiuti urbani quali: verde, legno, metalli e rifiuti ingombranti. Nella tabella e nel grafico che seguono sono rappresentati il numero di comuni in cui sono presenti, per la specifica frazione, le diverse modalità di raccolta. Per una singola frazione è possibile che siano presenti più modalità (questo elemento si riscontra in particolare nel caso delle frazioni carta/cartone, plastica e vetro). Modalità di raccolta rifiuti urbani (2006) 220 200 180 160 n° Comuni 140 120 100 80 60 40 20 0 Indiff Organico Verde Carta domiciliare Plastica stradale Vetro Legno piattaforma Alluminio Altri metalliIngombranti altro Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: la modalità “su chiamata” indicata per la raccolta degli ingombranti è stata accorpata alla modalità “altro” Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 92 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Modalità organizzative dei principali servizi di raccolta/trasporto rifiuti in Provincia (2006) n° Indifferenziato domiciliare stradale piattaforma altro Organico domiciliare stradale piattaforma altro Verde domiciliare stradale piattaforma altro Carta domiciliare stradale piattaforma altro Plastica domiciliare stradale piattaforma altro Vetro domiciliare stradale piattaforma altro Legno domiciliare stradale piattaforma altro Alluminio domiciliare stradale piattaforma altro Altri metalli domiciliare stradale piattaforma altro Ingombranti domiciliare stradale piattaforma su chiamata altro Comuni* % su serviti n° Abitanti % su serviti 201 48 22 20 83,1% 19,8% 9,1% 8,3% 985.013 60.387 100.153 123.420 94,3% 5,8% 9,6% 11,8% 124 0 2 1 100,0% 0% 1,6% 0,8% 796.740 0 8.298 22.397 100,0% 0% 1,0% 2,8% 6 4 170 12 3,3% 2,2% 93,9% 6,6% 10.007 16.192 963.737 198.385 1,0% 1,6% 97,4% 20,0% 190 33 170 14 81,5% 14,2% 73,0% 6,0% 950.096 169.778 930.369 187.082 91,3% 16,3% 89,4% 18,0% 160 39 138 5 75,1% 18,3% 64,8% 2,3% 789.373 64.184 837.353 37.174 79,2% 6,4% 84,1% 3,7% 120 131 153 10 49,6% 54,1% 63,2% 4,1% 800.584 298.538 887.835 81.212 76,6% 28,6% 85,0% 7,8% 1 3 149 6 0,7% 2,0% 98,0% 3,9% 2.823 11.388 913.382 60.112 0,3% 1,2% 98,6% 6,5% 24 3 49 3 38,1% 4,8% 77,8% 4,8% 163.341 6.592 382.055 32.076 35,8% 1,4% 83,6% 7,0% 56 10 163 45 29,2% 5,2% 84,9% 23,4% 223.536 23.436 881.445 370.091 23,7% 2,5% 93,6% 39,3% 25 16 187 20 15 10,8% 6,9% 81,0% 8,7% 6,5% 65.302 35.617 968.738 239.162 44.360 6,3% 3,4% 93,7% 23,1% 4,3% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: Ciascun comune può avere indicato più di una modalità di servizio per una certa frazione Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 93 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Per le raccolte domiciliari, che costituiscono la modalità di riferimento principale per la raccolta delle diverse frazioni del rifiuto, la frequenza dei servizi è generalmente così definita: - per il rifiuto indifferenziato: un passaggio settimanale; per la frazione organica: due passaggi settimanali nel periodo estivo ed un passaggio settimanale nel restante periodo dell’anno; raccolta ogni quindici giorni per le frazioni differenziate: carta, plastica, vetro e alluminio; per altri metalli (escluso allumino): un passaggio mensile. per i rifiuti ingombranti: per pochi Comuni un passaggio ogni 2 mesi. Frequenze di raccolta dei rifiuti per i principali servizi domiciliari in Provincia di Bergamo (2006) Frequenza principale Frequenza secondaria % su n° Comuni tipologia Comuni con dato disponib. 2 vv a sett. 42 25,5% settimanale I: settimanale E: 2 vv a sett. quindicinale quindicinale quindicinale quindicinale 106 % su Comuni con dato disponib. 64,2% 49 46,2% settimanale 37 34,9% 87 74 58 11 56,5% 59,7% 62,4% 50,0% settimanale settimanale settimanale mensile 49 31 23 9 31,8% 25,0% 24,7% 40,9% Altri metalli mensile 23 47,9% quindicinale 19 39,6% Ingombranti bimestrale 6 27,3% quindicinale 5 22,7% tipologia Indifferenziato Organico Carta Plastica Vetro Alluminio n° Comuni Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: laddove è indicata una frequenza differente nel periodo estivo e/o turistico è stato mantenuta la frequenza indicata per il periodo più lungo dell’anno. 3.6.3. Le piattaforme per la raccolta differenziata Il territorio provinciale risulta pressoché coperto da una fitta rete di piattaforme e centri di raccolta comunali per la raccolta differenziata (esistenti in 160 Comuni), cui possono essere conferite tipologie di rifiuti molto numerose e variegate, andando da tutte le frazioni principali alle raccolte specifiche di rifiuti di particolare natura, quali: batterie e accumulatori per auto, farmaci, pile, oli vegetali e animali o derivanti dalla manutenzione di veicoli a motore, rifiuti urbani pericolosi in generale e rifiuti ingombranti. Secondo i dati aggiornati al 2006, una gran parte della popolazione della Provincia di Bergamo, poco più dell’84%, risiede in un Comune dotato di almeno una piattaforma per la raccolta differenziata. Inoltre, nel 2006 risulta in costruzione in 1 Comune un ulteriore piattaforma, mentre in 15 Comuni sono segnalate in fase di progettazione. I Comuni che dichiarano di usufruire delle piattaforme situate in altri Comuni sono 43, di cui 5 comunque dichiarano di possederne almeno una e uno di averne in progettazione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 94 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Il sistema provinciale delle piattaforme per la raccolta differenziata (dati aggiornati al 2006) % su tot provincia* n° comuni 66,7% 870.952 84,3% piattaforme in programma 15 a 6,3% 25.114 2,4% piattaforme in costruzione utilizzo di piattaforme di altri comuni 1 43b 0,4% 17,9% 1.212 94.111 0,1% 9,1% totale 219 91,3% 991.389 96,0% piattaforme esistenti 160 % su tot provincia* n° abitanti Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: riferito a 240 Comuni perché per i Comuni dell’Unione Media Val Cavallina e per Costa Volpino non si hanno informazioni a riguardo. a: di cui 3 Comuni dichiarano di possederne già almeno una, e uno che dichiara che sta allestendo un area attrezzata. b: di cui 5 dichiarano di possedere già almeno una piattaforma e uno di avere in programma la realizzazione di aree attrezzate. I dati tecnici di dettaglio sulle modalità realizzative e gestionali delle piattaforme sono disponibili per 141 strutture, per le quali è stata presentata la prevista dichiarazione nell’ambito della banca dati dell’Osservatorio Rifiuti. La maggior parte delle strutture (78%) dispone di una superficie di impianto inferiore ai 3.000 m2. Le frequenze settimanali di apertura delle piattaforme risultano piuttosto distribuite, con una lieve prevalenza delle aperture per 6 giorni/settimana (il 31%) e in subordine per 3 giorni/settimana (22%). La maggior parte delle strutture (dal 60% circa al 95%) dispone dei principali presidi impiantistici, quali: - recinzione e guardiania; - pavimentazione delle aree operative, rete idrica e fognaria; - presenza di locali chiusi; - impianti di illuminazione e antincendio; - barriere perimetrali a verde. Meno frequente risulta essere la dotazione di attrezzature idonee alla ottimizzazione della gestione dei flussi di rifiuti, quali: - impianto di pesatura; attrezzature per compattazione; attrezzature per selezione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 95 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Caratteristiche tecniche delle piattaforme in Provincia di Bergamo (dati riferiti a 141 piattaforme) Superfici delle strutture Superficie ≤ 1.000 m2 1.000 m2< Superficie ≤ 3.000 m2 3.000 m2< Superficie ≤ 5.000 m2 Superficie > 5.000 m2 Nd Totale numero 60 50 15 9 7 141 % 42,6% 35,5% 10,6% 6,4% 5,0% 100,0% giorni di apertura 7 giorni/settimana 6 giorni/settimana 5 giorni/settimana 4 giorni/settimana 3 giorni/settimana 2 giorni/settimana 1 giorno/settimana Nd Totale numero % Recinzione rete idrica pavimentazione aree operative piazzola coperta locali chiusi barriera verde rete fognaria Illuminazione rampa carrabile area per deposito mezzi servizio di guardania impianto antincendio impianto di pesatura attrezzature per compattazione 4 44 8 10 31 22 7 15 141 2,8% 31,2% 5,7% 7,1% 22,0% 15,6% 5,0% 10,6% 100,0% piattaforme dotate dei presidi indicati numero % 131 92,9% 103 73,0% 108 76,6% 61 43,3% 81 57,4% 96 68,1% 84 59,6% 104 73,8% 75 53,2% 29 20,6% 84 59,6% 84 59,6% 37 26,2% 27 19,1% piattaforme non dotate dei presidi indicati numero % 10 7,1% 38 27,0% 33 23,4% 80 56,7% 60 42,6% 45 31,9% 57 40,4% 37 26,2% 66 46,8% 112 79,4% 57 40,4% 57 40,4% 104 73,8% 114 80,9% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 96 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.7. Il destino dei rifiuti urbani prodotti in ambito provinciale Nel presente capitolo si riporta il quadro dettagliato dei destini dei flussi di rifiuti urbani raccolti nei Comuni e avviati a trattamento e smaltimento disponibile per il 2006, sulla base delle dichiarazioni pervenute all’Osservatorio Provinciale riportate nella banca dati. 3.7.1. Il destino dei rifiuti urbani indifferenziati Il flusso di rifiuti indifferenziati complessivo ammonta nel 2006 in Provincia di Bergamo a 184.899 t; l’89,9% di questi rifiuti (166.224 t) è stato sottoposto a trattamento in impianti provinciali, in particolare: • • Il 60,2% è stato avviato a trattamento termico presso l’impianto REA di Dalmine; Il 29,7 t è stato avviato all’impianto A2A (ex BAS) ed è stato pretrattato producendo CDR o altro rifiuto destinato a successivo trattamento termico; Il 10,1% dei rifiuti indifferenziati (18.737 t) è stato esportato fuori Provincia, con i seguenti destini: • • 18.735 t sono state conferite al trattamento termico presso l’impianto A2A di Brescia; 2 t sono state avviate al trattamento termico presso l’impianto SILEA in Valmadrera (LC); In base alla tipologia di impianto di destino, si possono anche evidenziare i seguenti flussi: - - il 70,7% dei rifiuti indifferenziati è stato destinato direttamente ad impianti di trattamento termico (provinciali: REA di Dalmine; extraprovinciali: A2A di Brescia e SILEA in Valmadrera); il 29,3% dei rifiuti indifferenziati è stato destinato ad impianti di pretrattamento (provinciale: A2A (ex BAS) di Bergamo); Destino dei rifiuti indifferenziati raccolti in Provincia di Bergamo (anno 2006) % su totale a trattamento in ambito provinciale a trattamento/smaltim. extra provincia totale pretrattamento finalizzato a tratt termico 29,3%a tratt. termico diretto Discarica Totale 60,5% 0,0% 89,9% 0,0% 10,1% 0,0% 10,1% 29,3% 70,7% 0,0% 100,0% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: a: sono avviate a produzione di CDR con successivo avvio a trattamento termico. Nella cartina di pagina seguente si è rappresentata in particolar modo l’articolazione e localizzazione sul territorio del destino del rifiuto indifferenziato raccolto. Dal momento che in alcuni Comuni il rifiuto indifferenziato è destinato a più impianti, per ciascuno di questi Comuni è stato individuato l’impianto che nel 2006 ha ricevuto il maggiore quantitativo di rifiuti del Comune stesso. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 97 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 98 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.7.2. Il destino della frazione organica Il flusso di frazione organica da raccolta differenziata complessivo ammonta nel 2006 in Provincia di Bergamo a 44.360 t, di cui ben il 99,5% (ovvero 44.119 t) è stato destinato ad impianti provinciali di compostaggio, solamente lo 0,5% (ovvero 240 t) è stato conferito ad impianti fuori Provincia. I conferimenti in impianti operanti in provincia nel 2006 sono stati in particolare i seguenti: • 24.367 t all’impianto MONTELLO SpA di Montello; • 16.328 t all’impianto di compostaggio BERCO di Calcinate; • 3.425 t all’impianto SPURGHI dei F.lli Terzi di Grassobbio. I conferimenti diretti ad impianti fuori provincia hanno interessato nel 2006 gli impianti: • 222 t all’impianto SYSTEMA AMBIENTE di Bagnolo Mella (BS); • 18 t all’impianto ECO – POL di Bagnolo Mella (BS). Destino della frazione organica da raccolta differenziata (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia* Comune Provincia Quantità in kg 24.366.897 16.327.650 3.424.760 222.250 17.990 44.359.547 44.119.307 99,5% MONTELLO S.P.A. compostaggio MONTELLO Bergamo BERCO compostaggio CALCINATE Bergamo SPURGHI F.LLI TERZI compostaggio GRASSOBBIO Bergamo SYSTEMA AMBIENTE compostaggio BAGNOLO MELLA Brescia ECO-POL compostaggio BAGNOLO MELLA Brescia totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Nella cartina di pagina seguente si è rappresentata in particolar modo l’articolazione e localizzazione sul territorio del destino della frazione organica raccolta nel 2006. Dal momento che in alcuni Comuni i quantitativi di frazione organica sono destinati a più impianti, per ciascuno di questi Comuni è stato individuato l’impianto che nel 2006 ha ricevuto il maggiore quantitativo di tale frazione del Comune stesso. Risulta evidente come il servizio di raccolta della frazione organica è totalmente inesistente nelle aree montane e in alcuni Comuni in pianura a sud di Bergamo. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 99 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 100 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.7.3. Il destino delle altre principali frazioni Nelle seguenti tabelle è riportato il dettaglio degli impianti che nel 2006 hanno ricevuto conferimenti delle altre principali frazioni provenienti dalla raccolta dei rifiuti nel territorio provinciale. Gli impianti in questione sono particolarmente numerosi: metalli ferrosi (49 impianti), carta (30) e alluminio (29). Minore, ma pur sempre decisamente consistente, è il numero di impianti che hanno ricevuto la plastica (24 impianti) i rifiuti ingombranti (19), il legno (22), il vetro (17), la frazione verde (16), i rifiuti da spazzamento stradale (13) e dalle raccolte multimateriali (6). L’analisi dei quantitativi associati ai diversi destini evidenzia come una parte consistente dei rifiuti abbiano trovato sbocco, almeno iniziale, in impianti situati in ambito provinciale. La quota dei conferimenti interessanti gli operatori bergamaschi copre in particolare le seguenti % delle diverse frazioni: - carta: verde: plastica: vetro: alluminio altri metalli: legno: ingombranti: spazzamento: 95,9%; 94,2%; 97,3%; 68,8%; 93,8%; 97,2%; 85,5%; 73,8%; 98,1%. Tali quote possono in realtà includere anche semplici operazioni di stoccaggio e travaso preliminari all’avvio a recuperatori finali e non sono quindi da assumere come un indice di quota effettivamente pienamente recuperata nel contesto provinciale. Inoltre, si precisa che il dato totale di conferimento riportato per ciascuna frazione riguarda il destino certo di tale frazione indicato nelle schede trasmesse all’Osservatorio Rifiuti Provinciale. Il dato può essere diverso dal totale raccolto effettivamente in quanto in alcuni casi non sono stati comunicati i dati relativi a tutti i destini. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 101 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Destino della carta e cartone da raccolta differenziata (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia* Comune Provincia SAVOLDI LUIGI E C. GV MACERO FERRANDI FULVIO ASM BRESCIA CARTIERA CA-MA ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C. WASTE - PAPER ZANETTI ARTURO & C. FRATELLI SALVETTI E C. CORNAGO DI CORNAGO FRANCO E ROMANO ECO-TRASS ESTRI NEGRONI GIUSEPPE & C. DARGENIO RUGGIERO E DUSETTI GIUDITTA CARTIERA DELL'ADDA IMBALCARTA FOGLIENI ELIO POLICARTA DI LONARDI E ZOCCATELLI V.T.R. DI CILISTO PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.lli MONTELLO S.P.A. F.LLI FERRANDI DI FERRANDI F. P. & C. ROTA EMILIO EZIO & C. SER.ECO DI BONOMELLI RAFFAELE & C. PARCO DELL'OGLIO RIFIUTI SIRCHI IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO MARCHETTI FRANCESCO LOMBARDA RECUPERI totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia stocc., recupero recupero recupero recupero recupero recupero autodemoliz., recupero recupero stocc., selez-cernita stoccaggio recupero stoccaggio stoccaggio recupero recupero recupero recupero recupero stoccaggio recupero stoccaggio selez., compostaggio stoccaggio recupero recupero stoccaggio recupero stoccaggio selez-cernita, recupero stocc., selez-cernita ALBANO S.A. PEDRENGO BREMBATE BERGAMO LALLIO OSIO SOTTO ROGNO CAPRIATE S. G. MAPELLO GRASSOBBIO ALME' CARVICO SPIRANO STEZZANO CAZZAGO S. M. CALOLZIOCORTE CHIARI PONTE S. PIETRO GRASSOBBIO ROMANO DI L. ZANDOBBIO MONTELLO BREMBATE BERGAMO CALCINATE VILLONGO CUCCIAGO NEMBRO BRUSAPORTO COCCAGLIO Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Brescia Lecco Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Como Bergamo Bergamo Brescia Quantità in kg 15.395.134 8.509.697 7.018.850 6.759.510 3.598.140 3.455.505 2.928.972 2.760.520 2.107.138 1.294.150 1.113.100 1.098.260 1.095.080 978.300 928.430 883.720 723.110 373.050 361.818 354.340 318.150 255.470 207.450 184.660 162.300 119.240 82.210 73.010 49.614 3.790 63.192.718 60.571.458 95,9% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Destino del verde da raccolta differenziata (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia* Comune Provincia BERCO MONTELLO S.P.A. SPURGHI F.LLI TERZI GTM ASM BRESCIA COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R. & F. COMUNE DI OSIO SOPRA VIVAI F.LLI CATTANEO STAF - SERVIZI TECNOL. AMB. FRANCIACORTA DIVISION GREEN PARADELLO AMBIENTE ZANETTI ARTURO & C. AGLIONI ANGELO PARADELLO AMBIENTE PARADELLO AMBIENTE AGROMECCANICA COLOMBO MARIO totale conferito Di cui in impianti provinciali % in Provincia compostaggio selez., compostaggio compostaggio compostaggio recupero stoccaggio compostaggio compostaggio compost., fanghi compost., recupero compostaggio stocc., selez-cernita stocc., recupero compostaggio compostaggio compostaggio CALCINATE MONTELLO GRASSOBBIO GHISALBA BERGAMO CONCOREZZO OSIO SOPRA VALBREMBO CHIARI RUDIANO RODENGO-SAIANO MAPELLO CALCIO OSPITALETTO CASTEGNATO TREVIOLO Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Milano Bergamo Bergamo Brescia Brescia Brescia Bergamo Bergamo Brescia Brescia Bergamo Quantità in kg 18.623.026 9.235.229 3.300.260 2.919.624 1.540.360 1.131.650 720.080 558.470 484.570 305.160 278.696 110.402 70.000 35.930 28.710 26.140 39.368.307 37.103.591 94,2% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 102 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Destino della plastica da raccolta differenziata (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia* Comune Provincia MONTELLO S.P.A. ZANETTI ARTURO & C. VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C. LOMBARDA RECUPERI ESTRI SAVOLDI LUIGI E C. IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO PINI PIETRO ISOLANTI FOGLIENI ELIO ASM BRESCIA CO.MA.FER. DI ZANINONI LUIGI NUOVA GANDIPLAST PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.lli PINI PIETRO ISOLANTI IMBALLAGGI PALAZZOLESI DI MARINI C. & C. PALAZZINI RECUPERI FRATELLI VESCOVI DI F. E B. VESCOVI F.LLI BATTISTELLO GHIRARDI NOSCI FRATELLI SALVETTI E C. CAUTO-CANTIERE AUTOLIMITAZIONE WASTE - PAPER DEB SRL totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia Recupero stocc., selez.-cernita autodemoliz., recupero stocc., selez.-cernita stoccaggio stocc., recupero stoccaggio recupero recupero recupero recupero recupero stoccaggio Stoccaggio recupero recupero recupero recupero recupero recupero stoccaggio Stoccaggio recupero recupero MONTELLO MAPELLO ROGNO COCCAGLIO SPIRANO ALBANO S. A. NEMBRO LEFFE PONTE S. PIETRO BERGAMO VERTOVA GANDINO ZANDOBBIO BRANDICO PONTOGLIO TORRE DE'ROVERI BOLGARE TELGATE PARMA CANONICA D'ADDA GRASSOBBIO BRESCIA CAPRIATE S. G. PEDRENGO Bergamo Bergamo Bergamo Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Brescia Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Parma Bergamo Bergamo Brescia Bergamo Bergamo Quantità in kg 10.261.945 463.924 431.430 295.980 176.360 125.330 105.260 90.421 53.036 34.380 23.600 18.980 13.520 13.304 9.280 9.150 8.880 8.700 8.140 5.055 3.470 1.920 1.840 640 12.164.545 11.835.921 97,3% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Destino del vetro da raccolta differenziata (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia* Comune Provincia SAVOLDI LUIGI E C. ROGLASS DI FABIO COMINATO & C. MACOGLASS TECNO RECUPERI ZANETTI ARTURO & C. ECOGLASS SOCIETA' UNIPERSONALE ASM BRESCIA ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI ESTRI VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C. RAVASIO GIUSEPPE & C. COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R. & F. SILFER METALLI FOGLIENI ELIO PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.lli R.G.F. LOMBARDA RECUPERI totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia Stocc., recupero recupero stoccaggio recupero stocc., selez.-cernita recupero recupero recupero stoccaggio autodemoliz., recupero recupero stoccaggio recupero recupero stoccaggio stoccaggio stocc., selez.-cernita ALBANO S. A. LISCATE ANTEGNATE BRESCIA MAPELLO LONIGO BERGAMO OSIO SOTTO SPIRANO ROGNO CISANO B. CONCOREZZO VILLA DI SERIO PONTE S.PIETRO ZANDOBBIO CARAVAGGIO COCCAGLIO Bergamo Milano Bergamo Brescia Bergamo Vicenza Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Milano Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Brescia Quantità in kg 12.342.719 7.854.180 7.244.300 2.193.820 1.901.789 1.383.140 1.226.072 986.540 808.980 773.460 719.340 592.780 215.940 160.080 78.000 4.420 2.640 38.488.200 26.461.640 68,8% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 103 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Destino dell’alluminio da raccolta differenziata (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia* Comune Provincia SAVOLDI LUIGI E C. NEGRONI GIUSEPPE & C. STE.M.IN. - STEEL METAL INDUSTRIES ZANETTI ARTURO & C. BAFFI STEFANO SA.MA.FER. FERSOVERE LUPINI F.LLI FOGLIENI ELIO ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI OGENKIDE PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.lli ROGLASS DI FABIO COMINATO & C. RANICA ANGELO DI RANICA CLAUDIO ESTRI VAL-FERRO ECO-TRASS IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO V.T.R. DI CILISTO ASM BRESCIA VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C. FERRANDI FULVIO MARCHETTI FRANCESCO FRATELLI VESCOVI DI F. E B. VESCOVI BELOTTI MARIO FRATELLI SALVETTI E C. AOM ROTTAMI CORTESI VIRGINIO ANDREONI MARCELLO E C. totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia stocc., recupero recupero autodemoliz., recupero stocc., selez.-cernita recupero recupero stoccaggio stocc., autodemoliz. recupero recupero recupero stoccaggio recupero recupero stoccaggio recupero stoccaggio stoccaggio recupero recupero autodemoliz., recupero recupero selez.-cernita, recupero recupero recupero stoccaggio recupero metalli stoccaggio stoccaggio ALBANO S. A. STEZZANO LEVATE MAPELLO CISERANO ALZANO LOMBARDO SOVERE MARTINENGO PONTE SAN PIETRO OSIO SOTTO TRUCCAZZANO ZANDOBBIO LISCATE COLOGNO AL SERIO SPIRANO PREVALLE CARVICO NEMBRO ROMANO DI L. BERGAMO ROGNO BREMBATE BRUSAPORTO BOLGARE TRESCORE B. GRASSOBBIO CISANO B. CASTEL ROZZONE ABBIATEGRASSO Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Milano Bergamo Milano Bergamo Bergamo Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Milano Quantità in kg 338.245 126.399 123.350 105.610 83.680 80.540 59.980 38.620 37.656 37.380 32.920 25.900 25.280 23.980 20.400 17.140 15.300 8.005 5.971 4.025 2.870 2.350 1.799 1.020 1.000 560 340 300 60 1.220.680 1.145.280 93,8% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 104 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Destino degli altri metalli da raccolta differenziata (anno 2006) Ragione Sociale SAVOLDI LUIGI E C. ASM BRESCIA ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI LUPINI F.LLI BREMBANA ROTTAMI DI PROSPERI B. E C. FRATELLI VESCOVI DI F. E B. VESCOVI SA.MA.FER. NEGRONI GIUSEPPE & C. RANICA ANGELO DI RANICA CLAUDIO V.T.R. DI CILISTO AOM ROTTAMI BELOTTI MARIO ESTRI ZANETTI ARTURO & C. BAFFI STEFANO MARCHETTI FRANCESCO FOGLIENI ELIO VAL-FERRO ROGLASS DI FABIO COMINATO & C. SILFER METALLI VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C. F.LLI PONTI CRIPPA MARCELLO RAVASIO GIUSEPPE & C. MANZONI ROTTAMI DEI F.LLI MANZONI NICOLI ECOSIDER ROTTAMI LOMBARDA AGNELLI DI AGNELLI GIUSEPPE & FIGLI FERRANDI FULVIO PEZZOTTI ROBERTO STE.M.IN. - STEEL METAL INDUSTRIES FRATELLI SALVETTI E C. CORNAGO DI CORNAGO FRANCO E ROMANO IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO MACOGLASS POLICARTA DI LONARDI E. E ZOCCATELLI M. FERSOVERE ANDREONI MARCELLO E C. OGENKIDE CARPROMETAL NEW CONSULT AMBIENTE COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R. & F. LA BERETTA ROTTAMI VIREM DI VIVIANI PIERANGELO VALSIDER ROTTAMI PADANA VITALI ROTTAMI RIFER SPA AGLIONI ANGELO SAVOLDI LUIGI E C. ASM BRESCIA ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia Tipologia* Comune Provincia stocc., recupero recupero recupero stocc., autodemoliz. recupero recupero recupero recupero recupero recupero recupero metalli recupero stoccaggio stocc., selezi.-cernita recupero selezi-cernita, recupero recupero recupero recupero recupero autodemoliz., recupero stoccaggio stoccaggio recupero recupero autodemoliz., recupero recupero recupero recupero ALBANO S. A. BERGAMO OSIO SOTTO MARTINENGO ZOGNO BOLGARE ALZANO L. STEZZANO COLOGNO AL S. ROMANO DI L. CISANO B. TRESCORE B. SPIRANO MAPELLO CISERANO BRUSAPORTO PONTE S.PIETRO PREVALLE LISCATE VILLA DI SERIO ROGNO ARCENE ALME' CISANO B. MERATE BAGNATICA ROMANO DI L. CISERANO BREMBATE PIAN CAMUNO LEVATE GRASSOBBIO ALME' NEMBRO ANTEGNATE GRASSOBBIO SOVERE ABBIATEGRASSO TRUCCAZZANO DOLZAGO BORGO S. GIACOMO CONCOREZZO BOLLATE PREVALLE LEVATE CASTEGNATO CISERANO COCCAGLIO CALCIO ALBANO S. A. BERGAMO OSIO SOTTO Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Brescia Milano Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Lecco Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Milano Milano Lecco Brescia Milano Milano Brescia Bergamo Brescia Bergamo Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo autodemoliz., recupero stoccaggio recupero stoccaggio stoccaggio stoccaggio stoccaggio stoccaggio recupero autodemoliz., recupero stoccaggio stoccaggio recupero recupero recupero recupero stoccaggio autodemoliz., recupero stoccaggio, recupero stoccaggio, recupero recupero recupero Quantità in kg 1.590.926 822.210 714.275 511.342 383.494 317.343 255.940 207.491 204.330 195.034 174.240 127.530 123.010 120.500 102.460 78.495 74.854 58.170 53.780 52.860 46.026 37.900 28.100 27.240 26.230 25.080 23.840 23.290 20.400 19.614 17.360 15.090 14.970 14.180 13.000 10.640 9.100 8.880 7.900 4.240 2.970 1.610 700 520 490 230 100 90 75 1.590.926 822.210 714.275 6.568.149 6.383.215 97,2% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 105 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Destino del legno da raccolta differenziata (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia* Comune Provincia ECOLEGNO BERGAMASCA ASM BRESCIA ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI ESTRI DEL CURTO FRATELLI SALVETTI E C. ZANETTI ARTURO & C. IL TRUCIOLO COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R.& .F. IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO RAVASIO GIUSEPPE & C. CEM AMBIENTE ECOLEGNO BRESCIA F.LLI ROSSI PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.ll VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C. LOMBARDA RECUPERI NEGRONI GIUSEPPE & C. IMBALCARTA PALAZZINI RECUPERI ASM BRESCIA RECUPERI GENERALI ECOLEGNO BERGAMASCA totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia recupero recupero recupero stoccaggio recupero stoccaggio stocc., selez-cernita recupero stoccaggio stoccaggio recupero stazione di travaso Stoccaggio recupero stoccaggio autodemoliz., recupero stocc., selez-cernita recupero recupero recupero Discarica stocc., recupero recupero TREVIGLIO BERGAMO OSIO SOTTO SPIRANO VERDERIO I. GRASSOBBIO MAPELLO MEDA CONCOREZZO NEMBRO CISANO B. MEZZAGO BRESCIA PRADALUNGA ZANDOBBIO ROGNO COCCAGLIO STEZZANO CHIARI TORRE DE'ROVERI MONTICHIARI CASALE M. TREVIGLIO Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Lecco Bergamo Bergamo Milano Milano Bergamo Bergamo Milano Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Brescia Bergamo Brescia Bergamo Brescia Alessandria Bergamo Quantità in kg 7.265.010 2.036.360 1.106.460 1.068.820 824.320 701.120 575.660 488.010 462.190 414.500 252.970 227.260 221.520 212.327 162.580 103.780 101.340 71.300 40.910 23.250 3.340 1.500 7.265.010 16.364.527 13.994.137 85,5% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Destino della raccolta multimateriale (anno 2006) Ragione Sociale ASM BRESCIA NEGRONI GIUSEPPE & C. FRATELLI SALVETTI E C. ESTRI ESPOSITO SERVIZI ECOLOGICI VESTI SOLIDALE - SOCIETA' COOP. SOCIALE ONLUS totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia Tipologia* Comune Provincia recupero recupero stoccaggio stoccaggio stoccaggio recupero BERGAMO STEZZANO GRASSOBBIO SPIRANO GORLE MILANO Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Milano Quantità in kg 4.352.698 131.580 63.960 18.220 2.140 525 4.569.123 4.568.598 100,0% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 106 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Destino dei rifiuti ingombranti (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia* Comune Provincia BERGAMO PULITA LOMBARDA RECUPERI REA DALMINE ZANETTI ARTURO & C. ASM BRESCIA FRATELLI SALVETTI E C. COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R.& .F. SOCIETA' DI SERVIZI ALTO SEBINO ASM BRESCIA PARCO DELL'OGLIO RIFIUTI ESTRI ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.ll ECO-TRASS IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO MONTELLO S.P.A. VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C. ASM BRESCIA F.LLI ZAPPETTINI totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia Discarica stocc., selez-cernita Inceneritore stocc., selez-cernita recupero stoccaggio stoccaggio piattaforma discarica stoccaggio stoccaggio recupero stoccaggio stoccaggio stoccaggio selez., compostaggio autodemoliz., recupero pretratt. RU (produz. CDR) stoccaggio CAVERNAGO COCCAGLIO DALMINE MAPELLO BERGAMO GRASSOBBIO CONCOREZZO COSTA VOLPINO MONTICHIARI VILLONGO SPIRANO OSIO SOTTO ZANDOBBIO CARVICO NEMBRO MONTELLO ROGNO BERGAMO SERIATE Bergamo Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Milano Bergamo Brescia Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Bergamo Quantità in kg 14.060.794 7.185.280 3.339.393 1.989.338 1.603.707 1.214.810 959.230 850.744 678.075 372.860 271.410 249.440 235.130 216.590 164.100 148.010 85.550 71.750 1.660 33.697.871 24.875.286 73,8% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Destino dei rifiuti da spazzamento stradale (anno 2006) Ragione Sociale Tipologia Comune Provincia ECOCENTRO SOLUZIONI AMBIENTALI ZANETTI ARTURO & C. PBR ECOENERGY F.LLI ZAPPETTINI BERGAMO PULITA ASM BRESCIA COGEME GESTIONI ESTRI A.L.S.I. - ALTO LAMBRO SERVIZI IDRICI LA SOLARESE REA DALMINE COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R.& .F. totale conferito di cui in impianti provinciali % in Provincia recupero terre spazz. stocc., selez-cernita stocc., recupero, inertizzaz. recupero stoccaggio discarica discarica discarica stoccaggio depuratore recupero inceneritore stoccaggio GORLE MAPELLO MACLODIO CASTIGLIONE DELLE S. SERIATE CAVERNAGO MONTICHIARI ROVATO SPIRANO MONZA SARONNO DALMINE CONCOREZZO Bergamo Bergamo Brescia Mantova Bergamo Bergamo Brescia Brescia Bergamo Milano Varese Bergamo Milano Quantità in kg 19.878.054 981.390 154.180 149.300 75.660 67.900 39.492 33.180 28.580 13.740 8.840 8.494 2.440 17.020.477 15.308.460 89,9% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui considerato Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 107 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.8. I costi di gestione dei rifiuti La valutazione dei costi di gestione dei rifiuti è effettuata con riferimento al costo totale dichiarato e sostenuto dai singoli Comuni; questo è valutato al netto dei ricavi derivanti dai contributi Conai o altri ricavi legati alla cessione di materiale recuperabile e dall’eventuale recupero energetico di rifiuti termovalorizzati (voci: Ra e Rb). Tale dato, per la Provincia di Bergamo, è disponibile per 238 Comuni sui 244 totali, per un totale di 1.013.283 abitanti, ovvero il 97% della popolazione totale provinciale. Il costo complessivo sostenuto nel 2006 dai Comuni della Provincia di Bergamo per cui è disponibile il dato è pari a 77.996.546 €/a, che corrisponde ad un costo medio per abitante di 77 €/abxa e ad un costo medio per tonnellata di rifiuto prodotto di 168,1 €/t. Suddividendo i Comuni per classi omogenee di ampiezza demografica, si può osservare che i costi pro-capite sono maggiori in corrispondenza dei piccoli Comuni (con popolazione inferiore ai 1.000 ab) e del Comune Capoluogo essendo rispettivamente di 109,2 €/abxa e 132 €/abxa. Mentre, per i Comuni di medie dimensioni (con popolazione compresa tra i 1.000 e i 30.000 ab), che riguardano l’83% della popolazione totale, la spesa pro-capite si attesta intorno ai 68,5 € per abitante all’anno. Tale differenza è riconducibile al maggior quantitativo di rifiuti prodotti pro-capite in particolar modo per il Comune di Bergamo, che nel 2006 ha una produzione pro-capite di 587 kg/abxanno. Anche per i costi specifici riferiti all’unità di rifiuto prodotto ed espressi in € per tonnellata di rifiuto risultano maggiori i costi di gestione per i Comuni di piccole dimensioni e per Bergamo, essendo rispettivamente di 228 €/t e 225 €/t, contro il costo medio specifico dei Comuni di medie dimensioni di 156 €/t. Costi di gestione dei rifiuti per classe dimensionale dei comuni in Provincia di Bergamo (2006) Classe dimensionale Abitanti ≤1.000a 1.000 - 5.000b 5.000 - 30.000c >100.000 Totale Comuni n° 56 112 67 1 236* Abitanti n° 29.855 307.908 559.875 115.645 1.013.283 Costo Costo totale pro-capite €/a €/abxa 3.260.718 109,2 21.063.402 68,4 38.411.648 68,6 15.260.778 132,0 77.996.546 77,0 RU totali t/a 14.323 133.834 247.855 67.904 463.916 Costo specifico €/t 227,7 157,4 155,0 224,7 168,1 Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 238 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. a: dato non disponibile per il Comune di Gerosa b: dato non disponibile per i Comuni di Pontirolo Nuovo e Chignolo d’Isola c: dato non disponibile per i Comuni di Brignano Gera d’Adda, Costa Volpino e Zogno Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 108 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi dei servizi di gestione dei rifiuti per classe dimensionale (2006) 250 227,7 Costo pro-capite (euro/ab) Costo specifico (euro/t) 224,7 200 150 157,4 euro 155,0 132,0 100 109,2 68,6 68,4 50 0 ≤1.000 1.000 - 5.000 5.000 - 30.000 >100.000 Dimensione comune Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Raggruppando i Comuni nelle aree omogenee definite precedentemente (pianura, bassa valle, alta valle, area montana, area montana a sviluppo turistico – produttivo e Comune di Bergamo) si hanno costi pro-capite superiori ad 85 €/abxa per le aree di montagna (area montana a sviluppo turistico – produttivo: 148 €/abxa; area montana: 89 €/abxa) e per il Comune capoluogo. Mentre i costi pro-capite medi sono inferiori ai 70 €/abxa per le aree di Pianura (69,6 €/abxa) e Bassa Valle 61,2 €/abxa), e pari a 67 €/abxa per l’area di Alta Valle. Escludendo il Comune di Bergamo, in termini di costi specifici, si passa da un costo minimo di 150,5 €/t per i Comuni appartenenti all’area di Bassa Valle seguito da 155 €/t per la Pianura, ad un costo crescente sino al massimo valore di 217 €/t per l’area montana a sviluppo turistico - produttivo. Il comune capoluogo si contraddistingue per i più elevati valori di costo specifico. Costi di gestione dei rifiuti per area omogenea in Provincia di Bergamo (2006) Area omogenea a Pianura Bassa valleb Alta valle Area Montana.c Area Montana a svil. tur-prod Bergamo Totale Comuni Abitanti Costo totale n° n° 477.417 251.555 101.660 44.400 22.606 115.645 1.013.283 €/a 33.250.724 15.405.979 6.778.868 3.943.689 3.356.508 15.260.778 77.996.546 81 48 45 45 16 1 236* Costo procapite €/abxa 69,6 61,2 66,7 88,8 148,5 132,0 77,0 RU totali Costo specifico t/a 214.354 102.382 43.409 20.428 15.439 67.904 463.916 €/t 155,1 150,5 156,2 193,1 217,4 224,7 168,1 Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 238 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. a: dato non disponibile per i Comuni Brignano Gera d’Adda, Chignolo d’Isola, Costa Volpino e Pontirolo Nuovo b: dato non disponibile per il Comune di Zogno c: dato non disponibile per il Comune di Gerosa Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 109 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi dei servizi di gestione dei rifiuti per area omogenea (2006) 250 200 Costo pro-capite (euro/ab) Costo specifico (euro/t) 224,7 217,4 193,1 150 euro 155,1 156,2 150,5 148,5 132,0 100 88,8 50 69,6 66,7 61,2 0 pianura bassa valle alta valle area montana area montana a svil. turprodut Bergamo Area territoriale Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Raffrontando i costi complessivi di gestione dei rifiuti ed il livello di raccolta differenziata conseguito dai Comuni, si può osservare innanzitutto come tanto è maggiore la percentuale di raccolta differenziata raggiunta, tanto più si riducono i costi medi pro-capite. Si può infatti osservare che, per i Comuni caratterizzati da livelli di RD minori del 35%, i costi si attestano su 93 €/abxa e 189 €/t; per i Comuni, per i quali i livelli di RD sono superiori al 50%, i costi scendono rispettivamente a 66 €/abxa e a 154 €/t. Caso a parte è il Comune di Bergamo, con un livello di RD pari a circa al 44%, come già sottolineato precedentemente, che ha valori di costo molto elevati. Tali andamenti devono peraltro essere letti alla luce di quanto già evidenziato in merito alle tendenze ad un aumento della produzione pro-capite di rifiuti, del livello di raccolta differenziata e dei costi all’aumentare della dimensione del Comune. Costi di gestione dei rifiuti per livelli di RD raggiunti in Provincia di Bergamo (2006) % RD Comuni Abitanti Costo totale Costo pro-capite RU totali Costo specifico n° n° €/a €/abxa t/a €/t Comune di Bergamo (RD = 43,7%) ≤35%a 35 - 50%b (escluso Bergamo) > 50%c Totale 1 115.645 15.260.778 132,0 67.904 224,7 69 86.015 7.991.046 92,9 42.336 188,8 67 235.892 16.974.270 72,0 108.864 155,9 99 236* 575.731 1.013.283 37.770.452 77.996.546 65,6 77,0 244.812 463.916 154,3 168,1 Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 238 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. a: dato non disponibile per i Comuni di Costa Volpino e Gerosa b: dato non disponibile per il Comune di Pontirolo Nuovo c: dato non disponibile per i Comuni di Brignano Gera d’Adda, Chignolo d’Isola e Zogno Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 110 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi dei servizi di gestione dei rifiuti per % di RD (2006) 250 Costo pro-capite (euro/ab) Costo specifico (euro/t) 224,7 200 188,8 150 euro 155,9 154,3 132,0 100 92,9 72,0 65,6 50 0 Be rgamo (RD=43,7%) ≤35% 35 - 50% (e scluso Be rgamo) > 50% % RD Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Nei seguenti grafici si evidenzia, per quanto con indici di correlazione statistica di significatività ridotta, una tendenza alla diminuzione dei costi dei Comuni all’aumentare della percentuale di raccolta differenziata. Costi pro-capite di gestione rifiuti e liv elli di raccolta differenziata per Com une (2006) 400 350 costo di gestione rifiuti (euro/abxanno) 300 250 200 150 100 2 R = 0,127 50 0 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% % di raccolta differenziata Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 111 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi specifici di gestione rifiuti e liv elli di raccolta diffe renziata per Com une (2006) 600 costo di gestione rifiuti (euro/tonnellata) 500 400 300 200 100 2 R = 0,197 0 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% % di raccolta differenziata Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo E’ possibile effettuare un confronto con i costi di gestione dei rifiuti registrati nelle altre province lombarde e nel contesto sovraprovinciale attraverso l’esame dei dati, relativi all’anno 2004, pubblicati nel “Rapporto Rifiuti - 2006” a cura di APAT-ONR. Si segnala che al momento non sono disponibili dati sui costi aggiornati con questo dettaglio a livello provinciale. Confrontando i dati di costo risultanti dalle analisi precedentemente illustrate con i dati pubblicati nel sopraccitato rapporto APAT risulta che al 2006 il costo medio pro-capite al netto dei ricavi è lievemente in aumento essendo di 77 euro/abxanno contro i 74,8 euro/abxanno rilevati nel 2004, ma il costo specifico riferito alla tonnellata di rifiuto prodotta è stabile (168 euro/t). Si segnala però che per analisi svolte per altri contesti provinciali lombardi è stata rilevata una sostanziale disomogeneità interpretativa nei due diversi set di dati relativi ai valori riportati nel Rapporto APAT e l’analisi condotta sulla banca dati disponibile per i territori provinciali in analisi, pur aventi la medesima origine. Infatti, tali approfondimenti sulla base della banca dati regionale disponibile hanno evidenziato come i costi totali dichiarati dai Comuni (e ripresi nel Rapporto APAT) non siano generalmente da intendersi come costi al netto dei ricavi da contributi CONAI, cessione materiali e recupero energetico (Ra+Rb), pur essendo questa la modalità con cui i Comuni dovrebbero provvedere alla compilazione del MUD ed essendo quindi questo il criterio con cui APAT li valuta e li interpreta. Appurata tale criticità e assunto che questa interessi in ugual modo il resto del territorio nazionale, si ritiene che i dati forniti da APAT possano comunque essere letti come una indicazione di massima della tendenza alla differenziazione dei costi nelle diverse aree territoriali. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 112 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi procapite di gestione dei rifiuti in Lom bardia e in Italia (2004) BG 74,6 BS 90,9 92,7 CO CR 71,5 LC 78,9 76,3 LO 134,1 MI 86,7 MN PV 101,9 SO 103,4 87,8 VA Lombardia 108,4 Nord Italia 107,5 115,4 Italia 0 20 40 60 80 100 120 140 costo pro-capite (euro/abitantexanno) Fonte: Elaborazione su dati APAT-ONR relativi all’anno 2004 Costi specifici di gestione dei rifiuti in Lom bardia e in Italia (2004) BG 168,1 BS 152,7 CO 189,8 CR 139,9 LC 166,6 LO 176,6 MI 266,7 MN 162,1 PV 186,5 SO 244,0 VA 183,4 Lombardia 214,4 Nord Italia 206,0 Italia 213,0 0 50 100 150 200 250 300 costo specifici (euro/tonnellataxanno) Fonte: Elaborazione su dati APAT-ONR relativi all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 113 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Si può sviluppare un’analisi di maggior dettaglio, relativamente alle diverse voci di costo che vanno a costituire il costo totale di gestione dei rifiuti, a partire dai dati disponibili nella banca dati dell’Osservatorio Provinciale, per 199 Comuni di cui si hanno tutti i dati necessari. I Comuni considerati coprono un totale di 935.479 abitanti, ovvero l’89,6% della popolazione totale provinciale nel 2006. Le voci di costo considerate, in linea con quanto previsto dal metodo normalizzato per la definizione della tariffa, sono le seguenti: Costi di gestione (CG): Sono gli importi relativi ai servizi di raccolta, trasporto e “trattamento” dei rifiuti oggetto del servizio di igiene urbana, che sono suddivisi in: - CGIND: costi di gestione dei servizi che riguardano i RU indifferenziati, articolati in: - - CSL: costi di spezzamento e lavaggio strade; CRT: costi di raccolta e trasporto; CTS: costi di trattamento e smaltimento; AC: altri costi; CGD: costi di gestione del ciclo di Raccolta Differenziata, articolati in: - CRD: costi raccolta differenziata; - CTR: costi trattamento e riciclo. Costi comuni (CC): Sono gli importi riferibili ai servizi non direttamente attinenti all’esecuzione della raccolta dei rifiuti, composti da: - CARC: costi amministrativi e di accertamento, riscossione e contenzioso; CGG: costi generali di gestione; CCD: costi comuni diversi; Costi d’uso del capitale (CK): Riguardano le spese per ammortamenti, accantonamenti e remunerazione del capitale investito, come indicato di seguito: - Amm: ammortamenti per gli investimenti; Acc: accantonamenti; R: remunerazione del capitale. I costi dettagliati, relativi ai 199 Comuni esaminati, suddivisi per classi omogenee di ampiezza demografica, per area territoriale omogenea di appartenenza e infine per livello di raccolta differenziata raggiunto, sono mostrati nelle seguenti tabelle. I costi sono espressi in €/anno, €/abitante, €/tonnellata e % sul costo totale al netto dei ricavi dichiarati. Le tabelle riportano anche i ricavi dovuti al recupero di energia ed ai contributi CONAI (Ra+Rb). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 114 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) A livello provinciale si può osservare che, sul totale dei costi al lordo dei ricavi dichiarati, le voci con una maggiore incidenza sono quelle relative ai costi di gestione del rifiuto indifferenziato (CGIND) e ai costi di gestione del rifiuto differenziato (CGD) risultando, infatti, rispettivamente il 52,1% e il 32,2% del costo totale. I costi comuni (CC) rappresentano invece circa il 13,6% dei costi totali, i costi d’uso del capitale (CK) solo il 2,1%, mentre i ricavi rappresentano meno del 4%. Con riferimento ai costi di gestione del rifiuto indifferenziato, risulta che la voce di costo con maggior peso è quella che riguarda il trattamento e lo smaltimento (CTS=21,6% sul totale), seguita poi dalla raccolta e trasporto (CRT=16% sul totale), dallo spazzamento e dal lavaggio delle strade (CSL=12,7% sul totale). Differentemente, sul costo di gestione del rifiuto differenziato incide maggiormente il costo connesso alla raccolta (CRD=22,4% sul totale) seguito poi dalla voce di costo relativa al trattamento-riciclo (CTR=9,9% sul totale). Analizzando l’andamento dei costi per classi omogenee di ampiezza demografica, risulta che il costo relativo alla gestione del rifiuto indifferenziato (CGIND), così come CRT e CTS, tende a diminuire all’aumentare della classe dimensionale considerata, passando da 69,2 €/ab per i Comuni con meno di 1.000 abitanti ad un costo medio dimezzato (36,4 €/ab) per i Comuni con una popolazione compresa tra i 5.000 e i 30.000 abitanti. Il costo legato alla gestione del rifiuto differenziato al contrario aumenta all’aumentare della classe dimensionale, passando da 21,8 €/ab e 48,7 €/t (per comuni con meno di 1.000 abitanti) a 32,6 €/ab e 75,6 €/t (per i comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 30.000 abitanti). Da tali considerazioni è escluso il Comune di Bergamo (con 115.645 abitanti), per il quale non si riscontra lo stesso comportamento evidenziato per i costi di gestione dell’indifferenziato e del rifiuto differenziato. Per il Comune capoluogo, appunto, i costi di gestione dell’indifferenziato sono stati di 70 €/ab e 119 €/t, in cui ha pesato la voce relativa al costo di spazzamento/lavaggio strade (CSL) decisamente maggiore rispetto a tutte le altri classi di comuni, mentre i costi di gestione del rifiuto differenziato sono stati di 24,3 €/ab e 41,4 €/t. Si sottolinea inoltre che dopo i costi di gestione dell’indifferenziato la voce che incide maggiormente per Bergamo è quella riguardante i costi comuni (CC), ricoprendo circa il 28% dei costi totali. Se si analizzano i costi di gestione dei rifiuti sostenuti dai Comuni per aree territoriali omogenee, si individua un costo di gestione del rifiuto indifferenziato maggiore, sia in termini di €/ab che di €/t, in corrispondenza dei comuni dell’area montana a sviluppo turistico produttivo riguardando il 72,5% dei costi totali. Invece, sono le aree di Pianura e di bassa valle ad avere costi di gestione del rifiuto differenziato maggiori, ovvero al di sopra dei 25 €/ab e dei 60 €/t, infatti tale voce di costo incide sul totale per circa il 40% per queste aree. Il costo totale di gestione del rifiuto indifferenziato (CGIND), così come CRT e CTS, diminuisce all’aumentare del livello di RD conseguito dai comuni sia in termini di €/ab che di €/t. Ad esempio, il costo totale di gestione dell’indifferenziato (CGIND) passa da 68,6 €/ab e 147,2 €/t, per i comuni con una percentuale di RD minore del 35%, a 33,3 €/ab e 78,8 €/t, per comuni con livelli di RD maggiori del 50%. Al contrario, il costo relativo alla gestione del rifiuto differenziato (CGD), così come CRD e CTR, tende ad aumentare al crescere della percentuale di raccolta differenziata, passando da 17,7 €/ab e 38 €/t (per RD≤35%) a 26,5 €/ab e 62,8 €/t (per RD>50%). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 115 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Dettaglio costi di gestione dei rifiuti (€/anno) in Provincia di Bergamo (2006) Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: La percentuale di raccolta differenziata include il flusso di ingombranti a recupero. Totale costi = CGIND+CGD+CC+CK-(Ra+Rb) Dettaglio costi di gestione dei rifiuti (€/abitante) in Provincia di Bergamo (2006) Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: La percentuale di raccolta differenziata include il flusso di ingombranti a recupero. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Totale costi = CGIND+CGD+CC+CK-(Ra+Rb) Pagina 116 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Dettaglio costi di gestione dei rifiuti (€/ton) in Provincia di Bergamo (2006) Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: La percentuale di raccolta differenziata include il flusso di ingombranti a recupero. Totale costi = CGIND+CGD+CC+CK-(Ra+Rb) Dettaglio costi di gestione dei rifiuti (% sul totale al lordo dei ricavi) in Provincia di Bergamo (2006) Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: La percentuale di raccolta differenziata include il flusso di ingombranti a recupero. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Totale costi = CGIND+CGD+CC+CK+(Ra+Rb) Pagina 117 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Accorpando le singole voci di costo dei 199 comuni nelle tre seguenti macrocategorie possono essere effettuate ulteriori analisi: - Costo di raccolta: Costo di smaltimento: Altre voci di costo: CRT+CRD; CTS+CTR- (Ra+Rb); CSL+AC+CC+CK. Risulta che a livello provinciale sono i costi legati alla raccolta dei rifiuti ad incidere maggiormente, essendo il 38,3% del costo totale lordo, seguito dalle altre voci di costo con il 30,2% e i costi di smaltimento con il 27,6%. I costi di raccolta tendono a diminuire all’aumentare della dimensione dei comuni, infatti per i comuni con meno di 1.000 abitante tali costi incidono per circa il 48% sul totale mentre per il comune capoluogo incidono per il 21%. Tali costi di raccolta hanno invece una tendenza ad aumentare passando da un livello di RD≤35% sino al 50% di RD. Analizzando per aree territoriali il peso dei costi di raccolta risulta essere maggiore rispetto alle altre macrovoci di costo per tutte le aree ad esclusione del Comune di Bergamo. Anche per i costi di smaltimento si segnala il trend legato alla dimensione dei comuni o ai livelli di raccolta differenziata raggiunti, ovvero si individua una riduzione dell’incidenza dei costi di smaltimento all’aumentare delle dimensioni dei comuni e del livello di RD conseguito. Si segnala inoltre il dato relativo al Comune di Bergamo che risulta essere meno incisivo sui costi totali rispetto alle altre classi di Comuni. Per le altre voci di costo, invece, si individua un andamento crescente all’aumentare delle dimensioni dei Comuni, con un peso più che raddoppiato nel caso del comune di Bergamo dovuto ai maggiori costi comuni (CC). Ripartizione dei costi per macrocategorie (€/anno) Costi annuali (€/anno) numero comuni costo di raccolta CRT+CRD costo di smaltimento CTS+CTR(Ra+Rb) €/a 679.111 6.066.885 12.887.907 2.718.079 10.357.083 4.196.533 1.563.011 1.020.859 663.115 2.718.079 2.718.079 2.052.539 5.279.636 10.468.427 20.518.680 altre voci di costo CSL+AC+ CC+CK €/a 414.920 4.334.050 11.240.427 9.099.637 7.202.735 3.680.917 1.321.361 674.347 505.065 9.099.637 9.099.637 1.197.746 2.979.481 9.207.198 22.484.062 totale costi netti €/a €/a 39 998.558 2.092.589 ≤1.000 95 8.080.849 18.481.785 classe 1.000-5.000 dim. 62 20.941.571 45.069.905 5.000-30.000 1 3.443.062 15.260.778 >100.000 76 14.564.914 32.124.732 Pianura 44 6.444.446 14.321.896 Bassa valle 34 2.104.386 4.988.758 area Alta valle omogenea Area Montana 31 1.136.674 2.831.881 11 800.443 1.968.623 Area Mont. a svil. tur-prod 1 3.443.062 15.260.778 Bergamo 1 3.443.062 15.260.778 Bergamo (RD = 43,7%) 48 2.238.981 5.489.266 ≤35% % RD 58 6.901.488 15.160.605 35-50% 90 15.910.394 35.586.019 > 50% totale 197* 28.493.926 71.496.668 Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 199 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 118 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Ripartizione dei costi per macrocategorie (€/abitante) Costi pro-capite (€/ab) numero comuni costo di raccolta CRT+CRD costo di smaltimento CTS+CTR(Ra+Rb) €/ab 33,6 22,4 24,4 23,5 22,5 18,1 20,0 30,9 41,7 23,5 23,5 34,8 24,5 19,2 21,9 altre voci di costo CSL+AC+ CC+CK €/ab 20,5 16,0 21,2 78,7 15,6 15,9 16,9 20,4 31,7 78,7 78,7 20,3 13,8 16,9 24,0 costo di smaltimento CTS+CTR(Ra+Rb) €/t 75,2 53,9 55,2 40,0 50,0 44,4 51,4 71,2 78,0 40,0 40,0 74,8 54,5 45,4 48,5 altre voci di costo CSL+AC+ CC+CK €/t 45,9 38,5 48,2 134,0 34,8 38,9 43,5 47,0 59,4 134,0 134,0 43,6 30,8 39,9 53,2 totale costi netti €/ab €/ab 39 49,4 103,6 ≤1.000 95 29,9 68,3 classe 1.000-5.000 dim. 62 39,6 85,2 5.000-30.000 1 29,8 132,0 >100.000 76 31,6 69,7 Pianura 44 27,8 61,7 Bassa valle 34 27,0 63,9 Alta valle area omogenea Area Montana 31 34,5 85,8 11 50,3 123,7 Area Mont. a svil. tur-prod 1 29,8 132,0 Bergamo 1 29,8 132,0 Bergamo (RD = 43,7%) 48 38,0 93,2 ≤35% % RD 58 32,0 70,4 35-50% 90 29,2 65,2 > 50% totale 197* 30,5 76,4 Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 199 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Ripartizione dei costi per macrocategorie (€/ton) Costi specifici (€/ton) numero comuni costo di raccolta CRT+CRD totale costi netti €/t €/t 39 110,5 231,7 ≤1.000 95 71,8 164,3 classe 1.000-5.000 dim. 62 89,7 193,1 5.000-30.000 1 50,7 224,7 >100.000 76 70,3 155,1 Pianura 44 68,2 151,5 Bassa valle 34 69,3 164,2 Alta valle area omogenea Area Montana 31 79,3 197,5 11 94,1 231,6 Area Mont. a svil. tur-prod 1 50,7 224,7 Bergamo 1 50,7 224,7 Bergamo (RD = 43,7%) 48 81,5 199,9 ≤35% % RD 58 71,3 156,6 35-50% 90 69,0 154,3 > 50% totale 197* 67,4 169,1 Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 199 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 119 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Ripartizione dei costi per macrocategorie (% sul totale al lordo dei ricavi) numero comuni % sul totale al lordo dei ricavi costo di smaltimento CTS+CTR(Ra+Rb) % 32,4% 32,1% 27,5% 16,5% 31,3% 28,0% 31,0% 36,0% 33,7% 16,5% 16,5% 37,2% 34,2% 28,3% 27,6% costo di raccolta CRT+CRD altre voci di costo CSL+AC+ CC+CK % 19,8% 22,9% 24,0% 55,4% 21,8% 24,5% 26,2% 23,8% 25,6% 55,4% 55,4% 21,7% 19,3% 24,9% 30,2% totale costi netti % % 39 47,7% 99,9% ≤1.000 95 42,7% 97,6% classe 1.000-5.000 dim. 62 44,8% 96,3% 5.000-30.000 1 21,0% 92,9% >100.000 76 44,0% 97,1% Pianura 44 42,9% 95,4% Bassa valle 34 41,7% 98,9% Alta valle area omogenea Area Montana 31 40,1% 99,9% 11 40,6% 100,0% Area Mont. a svil. tur-prod 1 21,0% 92,9% Bergamo 1 21,0% 92,9% Bergamo (RD = 43,7%) 48 40,6% 99,5% ≤35% % RD 58 44,7% 98,2% 35-50% 90 43,0% 96,2% > 50% totale 197* 38,3% 96,1% Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: *: sono 199 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica. Ripartizione dei costi nelle 3 m acrovoci, in funzione della classe dim ensionale (2006) ≤1.000 Ab 47,7% 1.000-5.000 Ab 32,4% 42,7% 5.000-30.000 Ab 44,8% >100.000 Ab 21,0% totale provincia 10% 32,1% 22,9% 27,5% 24,0% 16,5% 55,4% 38,3% 0% 20% 19,8% 27,6% 30% costo raccolta 40% 50% 30,2% 60% costo smaltimento 70% 80% 90% 100% altre voci di costo Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 120 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Ripartizione dei costi nelle 3 m acrovoci, in funzione dell'area territoriale (2006) 21,0% Comune di Bergamo 16,5% 55,4% Area montana a svil. tur-prod 40,6% 33,7% Area montana 40,1% 36,0% 41,7% Alta valle Bassa valle 42,9% Pianura 44,0% 0% 10% 20% 23,8% 31,0% 26,2% 28,0% 24,5% 31,3% 38,3% totale provincia 25,6% 21,8% 27,6% 30% 40% costo raccolta 50% 30,2% 60% costo smaltimento 70% 80% 90% 100% altre voci di costo Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Ripartizione dei costi nelle 3 m acrovoci, in funzione del livello di RD (2006) Comune di Bergamo (RD=41,5%) 21,0% RD ≤35% 16,5% 55,4% 40,6% RD=35÷50% (escluso Bergamo) 44,7% RD >50% 43,0% totale provincia 37,2% 34,2% 10% 20% 19,3% 28,3% 38,3% 0% 21,7% 24,9% 27,6% 30% costo raccolta 40% 50% 30,2% 60% costo smaltimento 70% 80% 90% 100% altre voci di costo Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 121 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.9. Applicazione in ambito provinciale della tariffa per la gestione dei rifiuti 3.9.1. L’introduzione della tariffa nel quadro normativo nazionale Il D.Lgs. 22/97 ha soppresso la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, istituendo al suo posto la “tariffa per la gestione dei rifiuti urbani”. La tariffa si pone, nel contesto delle finalità generali del decreto, come: • strumento economico di attuazione del principio di responsabilizzazione e di cooperazione di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo di beni da cui si originano i rifiuti; • strumento economico di incentivazione di comportamenti degli utenti coerenti con gli obiettivi di fondo del decreto stesso: riduzione dei rifiuti, massimizzazione del recupero, minimizzazione del ricorso alla discarica. Il D.Lgs. 22/97 ha previsto l’elaborazione di un metodo normalizzato per definire le componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento, poi definito con il D.P.R. n. 158 del 27 aprile 1999 "Regolamento recante norme per la elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti". La tariffa deve essere determinata dagli enti locali sulla base della tariffa di riferimento, definita tramite il metodo normalizzato riportato in allegato al decreto, e deve coprire tutti i costi afferenti al servizio di gestione dei rifiuti urbani. La tariffa si compone di una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e ai relativi ammortamenti, e da una parte variabile, rapportata alla quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione. La previsione di una quota variabile della tariffa, legata ai rifiuti prodotti, e l’indicazione di legge di assicurare agevolazioni per la raccolta differenziata costituiscono importanti opportunità di incentivazione dei singoli utenti alla riduzione dei rifiuti prodotti e alla loro differenziazione. Tali opportunità possono essere in particolare colte efficacemente attraverso l’applicazione di sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale”, ove per “tariffa puntuale” si intende una tariffa che è attribuita all’utente sulla base di una valutazione puntuale, specifica del quantitativo di rifiuti conferiti dal singolo utente ai servizi di raccolta. Con questa finalità, negli ultimi anni si è avuta una diffusione in questo settore di tecnologie già impiegate in altri campi di attività e che interessano in particolare i seguenti due aspetti: • identificazione del contenitore di raccolta: adesivi e bandelle con codice a barre, transponder, GPS installato su mezzo di raccolta; • quantificazione dei rifiuti conferiti: sistemi di pesatura a celle di carico su telaio veicolo o su organo di sollevamento meccanico. In alternativa ai sistemi di tariffazione basati sulla pesatura dei rifiuti conferiti, si sono diffuse anche esperienze in cui il peso è stimato a partire dai volumi svuotati: • tariffazione in base al volume del contenitore di raccolta di cui si dota l'utenza, eventualmente contabilizzando anche il numero effettivo di svuotamenti, tramite l'uso di un sistema di identificazione del contenitore; • tariffazione conseguita tramite la vendita dei sacchetti che gli utenti devono utilizzare per conferire i rifiuti. Per l’applicazione della tariffa il D.Lgs. 22/97 ha comunque fissato delle scadenze temporali, sulla base di un calendario successivamente modificato più volte, con conseguente dilazionamento dei tempi previsti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 122 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Al 2005, in Italia sono 747 i Comuni che risultano aver applicato il sistema tariffario, anche anticipando su base volontaria i termini previsti per legge. L’emanazione del D.Lgs. 152/2006, che ha abolito la tariffa ex D.Lgs. 22/97 prevedendo comunque l’istituzione di una nuova tariffa che dovrà essere oggetto di specifica regolamentazione, ha creato maggior incertezza su quello che potrà essere il percorso futuro di progressiva estensione di questa modalità di gestione dei costi dei servizi. 3.9.2. Modalità applicative della tariffa nei Comuni bergamaschi Sulla base dei dati resi disponibili dall’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Bergamo, nel 2006 risultano aver adottato il sistema tariffario 44 Comuni; i Comuni che non hanno ancora adottato la tariffa, cioè utilizzano ancora la TARSU, sono ancora la maggioranza ovvero 154; per 44 Comuni non si ha alcun tipo di informazione relativamente al sistema adottato. Analizzando le informazioni relative ai 44 Comuni con sistema tariffario risulta che il dato relativo al livello percentuale di copertura dei costi connessi ai servizi di igiene urbana è disponibile per 34 dei 44 Comuni, di cui: 29 Comuni dichiarano di aver raggiunto nel 2006 la copertura integrale (100%) dei costi di gestione del servizio, mentre per gli altri 5 Comuni il livello di copertura varia tra il 95% ed il 99,4%. Per quanto riguarda l’articolazione dei costi tra parte fissa e parte variabile della tariffa, si osserva una leggera prevalenza dei Comuni (13 sui 22 Comuni per i quali il dato è disponibile) nei quali la percentuale dei costi relativi alla parte variabile è maggiore rispetto alla percentuale relativa alla parte fissa. L’attribuzione della parte variabile della tariffa avviene per 22 Comuni su base parametrica (ovvero stimando i rifiuti prodotti dalle utenze sulla base di coefficienti parametrici definiti nella normativa nazionale per le diverse tipologie di utenze, eventualmente corretti sulla base di verifiche locali). Per 5 soli Comuni invece si applica un metodo puntuale (ovvero che valuta gli effettivi conferimenti dei singoli utenti) e altri 3 Comuni dichiarano di avere un sistema di tipo misto (parametrico + puntuale). Per 14 Comuni tale informazione non è disponibile. Tra i Comuni che si avvalgono dell’attribuzione parametrica della parte variabile della tariffa, la totalità dei Comuni (ad esclusione di Cologno al Serio e Villa di Serio di cui non si hanno informazioni a riguardo) utilizza per le utenze domestiche il metodo basato sugli indici previsti dal DPR 158/99, mentre per le utenze non domestiche lo utilizzano 18 Comuni. Per i Comuni che si avvalgono dell’attribuzione “mista” (parametrica + puntuale) della parte variabile hanno dichiarato di utilizzare il metodo previsto dal DPR 158/99. Tra i Comuni che utilizzano l’attribuzione puntuale della parte variabile della tariffa: 4 Comuni su 5 si servono del sistema di quantificazione volumetrica basato sulla vendita dei sacchi sia per le utenze domestiche che per quelle non domestiche, il Comune di Alzano Lombardo si basa sulla pesatura dei rifiuti, i Comuni di Medolago e Villa di Serio utilizzano entrambi i metodi, il Comune di Palazzago oltre a basarsi sul numero di sacchi distribuiti si basa anche sul n° di svuotamenti dei contenitori durante la raccolta dei rifiuti. Infine, buona parte dei Comuni concedono agevolazioni e riduzioni sulla tariffa sia per le utenze domestiche (24 Comuni su 44) che per le utenze non domestiche (17 Comuni su 44). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 123 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Comuni con sistema tariffario in Provincia di Bergamo al 2006 Comuni Albino Almè Almenno San Bartolomeo Almenno San Salvatore Alzano Lombardo Azzano San Paolo Berbenno Bergamo Boltiere Bonate Sopra Bottanuco Brembate di Sopra Calusco d'Adda Capizzone Capriate San Gervasio Carvico Cenate Sopra Chignolo d'Isola Cologno al Serio Comun Nuovo Entratico Gorle Grassobbio Locatello Mapello Medolago Nembro Osio Sopra Palazzago Palosco Ponte San Pietro Ponteranica Ranica Sorisole Terno d'Isola Torre Boldone Torre Pallavicina Treviolo Urgnano Villa d'Adda Villa d'Almè Villa di Serio Zanica Zogno Anno introduzione tariffa 2006 2005 2002 2004 2001 2006 2002 2003 2000 2006 2002 2003 2002 2000 2004 1999 2001 2005 2003 2006 2001 1999 2006 2003 2002 2005 2006 2003 2006 2003 2003 2004 1997 2003 2006 2004 2005 1999 2006 2003 % copertura costi del settore 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 98,6 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 99,2 100,0 97,2 99,4 95,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 % costi parte fissa 70,0 79,5 22,4 38,0 45,0 47,5 27,7 80,0 31,2 36,8 65,0 79,9 90,0 58,0 78,0 36,0 27,8 43,5 28,4 33,0 77,2 43,2 % costi parte variabile 30,0 20,5 77,7 62,0 55,0 52,5 72,3 20,0 68,8 63,2 35,0 20,1 10,0 42,0 22,0 64,0 72,2 56,6 71,6 67,0 22,8 56,8 sistema calcolo parte variabile parametrico parametrico puntuale parametrico puntuale nd parametrico parametrico nd misto parametrico parametrico parametrico parametrico parametrico parametrico parametrico nd parametrico nd nd misto nd parametrico nd puntuale nd parametrico puntuale parametrico parametrico parametrico nd nd parametrico misto nd nd nd parametrico parametrico puntuale nd parametrico Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 124 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Dettaglio sulla modalità di attribuzione della parte variabile della tariffa in Provincia di Bergamo al 2006 Parametrica (indici) Comuni Albino Almè Almenno San Bartolomeo Almenno San Salvatore Alzano Lombardo Azzano San Paolo Berbenno Bergamo Boltiere Bonate Sopra Bottanuco Brembate di Sopra Calusco d'Adda Capizzone Capriate San Gervasio Carvico Cenate Sopra Chignolo d'Isola Cologno al Serio Comun Nuovo Entratico Gorle Grassobbio Locatello Mapello Medolago Nembro Osio Sopra Palazzago Palosco Ponte San Pietro Ponteranica Ranica Sorisole Terno d'Isola Torre Boldone Torre Pallavicina Treviolo Urgnano Villa d'Adda Villa d'Almè Villa di Serio Zanica Zogno DPR 158/99 dom. non dom. x x x x Puntuale Analisi locali dom. non dom. vendita sacchi dom. non dom. x x volume (n° svuot.) dom. non dom. pesatura non dom. x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x x Aprile 2008 x x Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: a: mediante composizione dei nuclei abitativi (utenze domestiche) Proposta di Piano - Relazione dom. Pagina 125 di 380 altri criteri dom. non dom. Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 3.9.3. Effetti dell’applicazione della tariffa sulla gestione dei rifiuti Un’analisi, per quanto di scarsa significatività statistica visto il contenuto numero di Comuni interessati (44 Comuni sui 244), e quindi da assumere solo come indicazione di massima, è stata effettuata a partire dalle informazioni riportate nella banca dati disponibile per il territorio bergamasco e porta a rilevare una tendenziale ottimizzazione del sistema con l’introduzione della tariffa. Infatti, l’applicazione del metodo tariffario, in particolare con le sue più efficienti modalità attuabili, costituisce un importante impulso all’ottimizzazione del sistema di gestione dei rifiuti, con benefici interessanti in termini di sviluppo delle raccolte differenziate e in generale con un contenimento dei costi. Si tenga presente però, nel valutare in particolare l’aspetto economico, che il confronto con quanto risultante in realtà caratterizzate ancora dall’applicazione della TARSU dovrebbe essere opportunamente effettuato assumendo comunque anche per queste la copertura integrale dei costi dei servizi. Ovvero, nel passaggio da tassa a tariffa si possono registrare, da parte degli utenti, incrementi significativi dei costi che sono però essenzialmente legati all’obbligo di loro copertura integrale da parte del Comune. Non si tratta quindi di aumenti reali legati alla gestione dei rifiuti, ma solo di riattribuzione a questo capitolo di spesa di costi che prima risultavano coperti da altre entrate (fiscalità generale). All’interno del gruppo dei 44 Comuni a tariffa, dal confronto tra modalità di applicazione parametrica e puntuale per gli indicatori esaminati, si evidenziano migliori prestazioni per i Comuni con tariffa puntuale e mista rispetto a quelli con tariffa parametrica, ma si sottolinea una significatività statistica particolarmente bassa vista la ridotta dimensione del campione considerato (5 Comuni a tariffa puntuale e 3 a tariffa mista). Prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti con e senza applicazione della tariffa in Provincia di Bergamo nel 2006 n° comuni Comuni a tariffa Comuni a TARSU % raccolta differenziata* produzione rifiuti costi netti gestione rifiuti costi netti gestione rifiuti n° 44 % 53,8%a kg/abxa 458,1a €/abxa 83,0a €/t 181,2a 154 49,1%b 458,1b 75,0b 163,7b Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: sono considerati nell’analisi 198 Comuni per i quali sono disponibili le relative informazioni di interesse; infatti per 44 Comuni non si hanno informazioni in merito all’applicazione della tariffa o della TARSU e i tre comuni (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) che formano il consorzio Unione Media Val Cavallina sono assunti come un’unità unica. *: include la quota di ingombranti avviati a recupero a: riferito a 42 su 44 Comuni a tariffa, infatti per i Comuni di Zogno e Chignolo d’Isola non si hanno le informazioni relative ai costi di gestione dei rifiuti. b: riferito a 152 su 154 Comuni a TARSU, infatti per i Comuni di Brignano e Pontirolo non si hanno le informazioni relative ai costi di gestione dei rifiuti. Relazione di Piano - Bozza 19 Marzo 2008 Pagina 126 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti per modalità di applicazione della tariffa in Provincia di Bergamo nel 2006 Modalità tariffa n° comuni tariffa parametrica tariffa puntuale tariffa mista non specificato n° 22 5 3 14 % raccolta differenziata % 49,3%a 74,1% 76,8% 57,7%b produzione rifiuti kg/abxa 499,6a 335,8 388,6 401,8b costi gestione rifiuti costi gestione rifiuti €/abxa 99,1a 47,8 53,3 57,3b €/t 198,4a 142,2 137,2 142,6b Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo Note: a: riferito a 21 su 22 Comuni a tariffa parametrica, infatti per il Comune di Zogno non si hanno le informazioni relative ai costi di gestione dei rifiuti. b: riferito a 13 su 14 Comuni, infatti per il Comune di Chignolo d’Isola non si hanno le informazioni relative ai costi di gestione dei rifiuti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 127 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 4. LA PRODUZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI 4.1. Il quadro attuale della gestione dei rifiuti speciali 4.1.1. Le fonti informative di riferimento L’analisi della gestione dei rifiuti speciali in Provincia di Bergamo è stata effettuata sulla base delle dichiarazioni MUD trasmesse nel 2005 e relative ad attività svolte nel 2004, essendo questa la base dati più aggiornata disponibile già oggetto di una prima operazione di verifica e bonifica da parte di ARPA Lombardia. Si segnala al riguardo che indirizzi in materia di pianificazione recentemente emanati dalla Regione Lombardia hanno segnalato l’opportunità, per le Province, di fare riferimento nell’analisi della gestione dei rifiuti speciali alle basi dati MUD già pre-bonificate da parte di ARPA, al fine di garantire un controllato e omogeneo approccio al tema pianificazione dei rifiuti speciali nell’ambito dei diversi Piani Provinciali. In realtà, con riferimento alle finalità del Piano Provinciale, l’analisi della base dati MUD ha comunque comportato un lavoro di ulteriore verifica e bonifica dei dati, in modo tale da garantirne la piena funzionalità alle esigenze pianificatorie della Provincia. In particolare, si è quindi ritenuto opportuno prevedere una metodologia di analisi dei dati che consentisse per quanto possibile il perseguimento di questi obiettivi: - - l’eliminazione dalla base dati di eventuali dichiarazioni di produzione di rifiuti urbani (differenziati e non) ancora presenti; la disaggregazione, rispetto al dato complessivo di produzione di rifiuti speciali, del dato di produzione primaria, intesa come produzione di rifiuti speciali al netto dei flussi di rifiuti prodotti derivanti da attività di trattamento o smaltimento di altri rifiuti; l’eliminazione dalla base dati dei flussi di rifiuti urbani (differenziati e non) dichiarati oggetto di attività di recupero, trattamento o smaltimento in impianti della Provincia, essendo questi flussi di rifiuti per i quali l’analisi dell’attuale gestione è già stata effettuata, a partire da altra fonte informativa, nell’ambito di altra sezione del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti; si segnala al riguardo come questa ultima opera di bonifica sia stata condotta con accuratezza per gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti indifferenziati e per l’impiantistica di compostaggio, non essendo invece ragionevolmente attuabile sull’insieme dei recuperatori di frazioni secche che intercettano sia rifiuti di origine urbana che speciali assimilabili; il dato di gestione (in particolare, recupero) di rifiuti indicato nel seguito risulta pertanto inevitabilmente includere quantitativi non estrapolabili di rifiuti urbani, in particolare frazioni secche da raccolta differenziata. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 128 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 4.1.2. La rappresentatività delle dichiarazioni MUD La banca dati MUD costituisce strutturalmente solo una parte, per quanto in genere significativa, del complesso delle attività manifatturiere o di servizi presenti sul territorio. In particolare, si tenga presente che le dichiarazioni MUD presentate nel 2005 (periodo di vigenza del D.Lgs. 22/97), rappresentano le ultime che garantiscono la potenziale copertura dell’universo dei produttori; si segnala infatti che il D.Lgs. 152/06 ha successivamente introdotto significative modifiche in materia: - sono esentate dall’obbligo della presentazione del MUD le imprese artigiane con un numero di dipendenti inferiore o uguale a tre e che non producono rifiuti pericolosi; unità locali di piccole dimensioni, in particolar modo nel settore del commercio e dei servizi, possono non essere tenute ad adempiere alla presentazione della dichiarazione MUD, se conferiscono i loro rifiuti nell’ambito del circuito dedicato ai rifiuti urbani. Ulteriori modifiche sono state peraltro introdotte dal recente D.Lgs.4/2008. La valutazione della rappresentatività dell’insieme dei dichiaranti MUD, rispetto all’universo produttivo provinciale, può essere effettuata confrontando il numero di dichiaranti MUD (intesi come unità locali e relativi addetti) con il totale dei soggetti presenti in Provincia, così come risultanti dai dati Istat. Questo confronto evidenzia che le dichiarazioni MUD esaminate sono relative a 9.433 unità locali e 178.163 addetti, pari rispettivamente al 10% e al 43% delle unità locali e degli addetti presenti in Provincia secondo i dati del Censimento Istat 2001. Si può ritenere che i dati MUD disponibili abbiano una buona significatività. Risulta infatti ben coperto in particolare il settore di maggiore interesse dal punto di vista della produzione di rifiuti speciali e pericolosi, ovvero il manifatturiero, per il quale il grado di copertura in termini di addetti è pari al 75%. La maggior significatività dei dati MUD per quanto riguarda gli addetti rispetto alle unità locali è determinata da quanto già evidenziato, in merito all’esenzione dall’obbligo di denuncia MUD per le piccole imprese artigiane e alle maggiori possibilità di assimilazione agli urbani dei rifiuti derivanti da unità locali di piccole dimensioni del commercio e dei servizi. Si può inoltre ritenere che una grande azienda sia generalmente più attenta all'adempimento di procedure quali l'effettuazione della dichiarazione MUD rispetto ad aziende piccole. Questi fattori portano a caratterizzare il dichiarante MUD come un soggetto in genere più grande (in termini di numero di addetti) della media delle unità locali produttive o terziarie presenti in un territorio. Infine, è opportuno precisare che un numero di unità locali o di addetti superiore nelle dichiarazioni MUD rispetto ai dati Istat (si veda al riguardo l’analisi di rappresentatività per divisione di attività riportata nel seguito) può essere dovuto a un effettivo aumento degli stessi (i dati MUD sono riferiti al 2004, i dati Istat al 2001), a errate indicazioni nel MUD del codice di attività o del numero di addetti, o anche a eventuali possibili lacune nei dati Istat. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 129 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Rappresentatività delle dichiarazioni MUD per sezione e ramo di attività SEZIONE DESCRIZIONE A B C D E F G H I J K L M N O P Q ND AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI ESTRAZIONE DI MINERALI ATTIVITÀ MANIFATTURIERE PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE COSTRUZIONI COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI, MOTOCICLI E DI BENI PERSONALI E PER LA CASA ALBERGHI E RISTORANTI TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI ATTIVITA' FINANZIARIE ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, SERVIZI ALLE IMPRESE AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ISTRUZIONE SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI ATTIVITÀ SVOLTE DA FAMIGLIE E CONVIVENZE ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI NON DETERMINATO 290 4.987 4.023 133 9.433 Totale Primario Totale Secondario Totale Terziario Non Determinato Totale Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004, dati Censimento Istat 2001 Proposta di Piano - Relazione MUD corretto U.L. Addetti 288 1.355 2 10 45 457 4.377 119.461 42 824 523 6.659 2.125 14.833 135 986 314 6.816 49 534 230 2.600 229 2.883 13 797 381 14.401 547 3.640 ------------------------133 1907 Aprile 2008 Pagina 130 di 380 1.365 127.401 47.490 1.907 178.163 % MUD/Istat ISTAT 01 U.L. Addetti Addetti 331 764 177,36% 5 8 ------94 739 61,84% 13.606 160.248 74,55% 114 1.740 47,36% 16.543 46.976 14,18% 20.493 55.037 26,95% 4.286 13.080 7,54% 3.120 18.354 37,14% 2.414 10.971 4,87% 16.060 39.733 6,54% 401 7.497 38,46% 1.129 21.084 3,78% 3.846 23.925 60,19% 7.759 10.773 33,79% ------------------------------------0 0 ------336 772 176,81% 30.357 209.703 60,75% 59.508 200.454 23,69% 0 0 0 90.201 410.929 43,36% Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Rappresentatività delle dichiarazioni MUD per divisione di attività DIVISIONE DESCRIZIONE MUD corretto U.L. 01 02 05 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 40 41 45 50 51 52 55 60 61 62 63 64 65 66 67 70 71 72 73 74 75 80 85 90 91 92 93 95 96 97 99 ND AGRICOLTURA, CACCIA E RELATIVI SERVIZI SILVICOLTURA E UTILIZZAZIONE DI AREE FORESTALI E SERVIZI CONNESSI PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI ESTRAZIONE DI CARBON FOSSILE, LIGNITE, TORBA ESTRAZIONE DI PETROLIO E GAS NATURALE E SERVIZI CONNESSI, ESCLUSA LA PROSPEZIONE ESTRAZIONE DI MINERALI DI URANIO E DI TORIO ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI ALTRE INDUSTRIE ESTRATTIVE INDUSTRIE ALIMENTARI E DELLE BEVANDE INDUSTRIA DEL TABACCO INDUSTRIE TESSILI CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; PREPARAZIONE, TINTURA E CONFEZIONE DI PELLICCE PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO; FABBRICAZIONE DI ART. DA VIAGGIO, BORSE, CALZATURE INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI; FABBRICAZIONE DELLA PASTA-CARTA, DELLA CARTA E DEL CARTONE E DEI PRODOTTI DI CARTA EDITORIA, STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI METALLURGIA FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DEI PRODOTTI IN METALLO, ESCLUSI MACCHINE E IMPIANTI FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER UFFICIO, DI ELABORATORI E SISTEMI INFORMATICI FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A. FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI FABBRICAZIONE DI APPARECCHI MEDICALI, DI PRECISIONE, DI STRUMENTI OTTICI E DI OROLOGI FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO FABBRICAZIONE DI MOBILI; ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE RACCOLTA, DEPURAZIONE E DISTRIBUZIONE D'ACQUA COSTRUZIONI COMMERCIO, MANUTENZ. E RIPARAZ. DI AUTOVEICOLI E MOTOCICLI; VENDITA AL DETT. DI CARBURANTI COMMERCIO ALL'INGROSSO E INTERMEDIARI DEL COMMERCIO, AUTOVEICOLI E MOTOCICLI ESCLUSI COMMERCIO AL DETTAGLIO (ESCLUSO AUTO E MOTOI); RIPARAZ. DI BENI PERSONALI E PER LA CASA ALBERGHI E RISTORANTI TRASPORTI TERRESTRI; TRASPORTI MEDIANTE CONDOTTE TRASPORTI MARITTIMI E PER VIE D'ACQUA TRASPORTI AEREI ATTIVITÀ DI SUPPORTO ED AUSILIARE DEI TRASPORTI; ATTIVITÀ DELLE AGENZIE DI VIAGGIO POSTE E TELECOMUNICAZIONI INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE) ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE, ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE ATTIVITÀ AUSILIARIE DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA E DELLE ASSICURAZIONI ATTIVITÀ IMMOBILIARI NOLEGGIO DI MACCHINARI E ATTREZZ. SENZA OPERATORE E DI BENI PER USO PERS.E DOMESTICO INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE RICERCA E SVILUPPO ATTIVITÀ DI SERVIZI ALLE IMPRESE AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ISTRUZIONE SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI, DELLE ACQUE DI SCARICO E SIMILI ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE ATTIVITÀ RICREATIVE, CULTURALI E SPORTIVE SERVIZI ALLE FAMIGLIE ATTIVITÀ DI DATORE DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO SVOLTO DA FAMIGLIE E CONVIVENZE PRODUZIONE DI BENI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE PRODUZIONE DI SERVIZI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI NON DETERMINATO Totale 288 ------2 1 ------------------44 93 ISTAT 01 % MUD/Istat Addetti U.L. Addetti 1.355 303 728 28 36 ------10 5 8 2 ------------------------------------------------------------------455 94 739 3.621 1.012 6.608 Addetti 186,13% ------125,00% ------------------------61,57% 54,80% ------278 125 17 262 65 226 4 163 456 196 96 1.218 467 8 125 17 126 30 37 287 81 29 13 523 1.612 330 183 135 273 1 1 33 6 45 1 3 15 8 15 3 189 229 13 381 111 12 10 414 ------13.480 4.068 410 2.633 2.281 3.901 51 8.188 12.306 4.656 7.889 20.709 17.470 591 5.823 634 1.526 3.033 1.693 3.980 518 645 179 6.659 6.237 4.020 4.576 986 3.891 0 44 1.487 1.394 521 2 11 100 54 216 30 2.200 2.883 797 14.401 1.881 310 115 1.334 ------841 978 98 1.138 110 465 11 245 830 492 122 3.243 1.430 22 589 161 571 39 90 1.026 93 91 23 16.543 2.517 6.882 11.094 4.286 2.333 1 11 475 300 666 39 1.709 3.706 197 1.611 144 10.402 401 1.129 3.846 141 1.713 2.594 3.311 ------18.521 9.376 963 4.962 2.369 5.620 94 7.957 12.709 6.274 7.367 27.701 22.164 328 10.295 1.633 2.946 3.575 947 7.327 512 1.429 311 46.976 8.057 18.784 28.196 13.080 8.953 6 472 6.123 2.800 7.745 143 3.083 5.438 399 4.848 426 28.622 7.497 21.084 23.925 1.038 1.252 2.633 5.850 ------72,78% 43,39% 42,58% 53,06% 96,29% 69,41% 54,26% 102,90% 96,83% 74,21% 107,09% 74,76% 78,82% 180,18% 56,56% 38,82% 51,80% 84,84% 178,78% 54,32% 101,17% 45,14% 57,56% 14,18% 77,41% 21,40% 16,23% 7,54% 43,46% ------------------------133 ------------------------1.907 ------------------------------- ------------------------------- ------------------------------- 9.433 178.163 90.201 410.929 43,36% ------9,32% 24,29% 49,79% 6,73% 1,40% 0,36% 1,84% 13,53% 4,46% 7,04% 7,69% 38,46% 3,78% 60,19% 181,21% 24,76% 4,37% 22,80% Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004, dati Censimento Istat 2001 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 131 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 4.1.3. La produzione totale di rifiuti speciali La produzione complessiva di rifiuti speciali in Provincia ammonta nel 2004 a 2.516.386 t, delle quali 2.204.058 t (87,6% del totale) costituite da rifiuti speciali non pericolosi e 312.328 t (12,4% del totale) da rifiuti speciali pericolosi. In tali dati sono comprese le quantità dichiarate nel MUD come prodotte sia all’interno che fuori dalle singole unità locali dichiaranti, limitatamente, per quanto riguarda la produzione fuori dalle unità locali, a quelle derivanti da attività comunque effettuate nel territorio della Provincia di Bergamo. Ad un esame dei dati più aggiornati, si osserva che la maggior quota della produzione al 2004 si concentra nel settore manifatturiero (sezione D), con 1.129.508 t di rifiuti non pericolosi (51,2% del corrispondente totale) e 239.511 t di pericolosi (76,7% del totale), per complessive 1.369.019 (54,4% del totale). Procedendo con un’analisi più dettagliata a livello di divisione si rileva che le attività del settore manifatturiero che producono le maggiori quantità di rifiuti speciali sono: - 27 Metallurgia 357.353 t; 24 Fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali 208.574 t; 26 Fabbricazione di prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi 164.514 t; 28 Fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti 142.277 t; 37 Recupero e preparazione per il riciclaggio 94.178 t; 22 Editoria, stampa e riproduzione di supporti registrati 81.948 t. 34 Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi 52.342 t 25 Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche 42.717 t; 17 Industrie tessili 41.473 t; 29 Fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici 41.249 t; 15 Industrie alimentari e delle bevande 40.782 t; 21 Fabbricazione della pasta-carta, della carta e del cartone e dei prodotti di carta 30.433 t; Sempre nel contesto manifatturiero la maggiore produzione di rifiuti speciali non pericolosi è della divisione 27 “Metallurgia” con 323.752 t, mentre per i rifiuti pericolosi il quantitativo più rilevante, 160.289 t, è prodotto dalle attività della divisione 24 “Fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali”. Quote significative di rifiuti sono inoltre prodotte dalle attività della sezione F “ Costruzioni” (settore edile) con 502.189 t, e dalle attività della sezione O “Altri servizi pubblici, sociali e personali” con 469.911 t, dove prevalgono le attività di trattamento e smaltimento di rifiuti solidi e di trattamento delle acque reflue (466.705 t). Il complesso del ramo secondario contribuisce alla produzione di rifiuti speciali per una quota pari al 74,6% dei rifiuti non pericolosi, al 82% dei pericolosi e quindi al 75,6% del totale. Il complesso del ramo terziario copre il 24,9% della produzione di rifiuti non pericolosi, il 17,9% dei pericolosi e il 24% del totale. L’analisi della produzione per tipologia di rifiuto, facendo riferimento alle 20 macrocategorie dell’elenco dei codici CER, evidenzia la maggior rilevanza dei codici: - 170000 relativo ai rifiuti da attività di costruzione e demolizione, ovvero essenzialmente rifiuti inerti 559.626 t (22,2 %del totale) - 190000 rifiuti prodotti da impianti di trattamento rifiuti 469.552 t (18,7% del totale) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 132 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) - 100000 rifiuti prodotti da processi termici 348.233 t (13,8 %del totale) 150000 relativo essenzialmente ai rifiuti da imballaggio 224.133 t (8,9 % del totale) 120000 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico superficiale di metalli e plastica 214.824 t (8,5 % del totale) 070000 rifiuti da processi chimici organici 202.547 t (8,0 % del totale) Il restante 20% è distribuito nelle altre macrocategorie CER. Per i rifiuti inerti di cui al codice CER 17.00.00, si segnala come la banca dati MUD non sia comunque in realtà esaustiva e pienamente rappresentativa, essendo esentati dall’obbligo di presentazione del MUD i soggetti produttori di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da attività di scavo e demolizione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 133 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale totale di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi per sezione e ramo di attività Sezione di attività A B C D E F G H I J K L M N O P Q ND AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI ESTRAZIONE DI MINERALI ATTIVITÀ MANIFATTURIERE PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE COSTRUZIONI COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI, MOTOCICLI E DI BENI PERSONALI E PER LA CASA ALBERGHI E RISTORANTI TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI ATTIVITA' FINANZIARIE ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, SERVIZI ALLE IMPRESE AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ISTRUZIONE SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI ATTIVITÀ SVOLTE DA FAMIGLIE E CONVIVENZE ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI NON DETERMINATO Totale Primario Totale Secondario Totale Terziario Non Determinato Totale Totale provinciale Rifiuti Spec. non peric. Rifiuti Spec. peric. Rifiuti Speciali Totali U.L. Addetti t % tot NP t % tot P t % Tot 288 1.355 4.561,00 44,59 0,21% 0,014% 4.605,59 0,18% 2 10 4,30 0,0002% 1,50 0,0005% 5,80 0,0002% 45 457 11.662,61 74,98 0,02% 0,47% 0,53% 11.737,59 4.377 119.461 1.129.507,85 76,69% 1.369.019,34 54,40% 51,25% 239.511,49 42 824 17.835,95 450,80 0,14% 0,73% 0,81% 18.286,75 523 6.659 486.123,66 5,14% 19,96% 22,06% 16.065,59 502.189,25 2.125 14.833 43.425,34 4,42% 2,27% 1,97% 13.804,39 57.229,73 135 986 305,27 21,09 0,01% 0,01% 0,01% 326,36 314 6.816 48.686,71 544,38 0,17% 1,96% 2,21% 49.231,09 49 534 796,60 996,48 0,32% 0,071% 0,036% 1.793,09 230 2.600 11.064,92 721,76 0,23% 0,47% 0,50% 11.786,68 229 2.883 10.210,72 394,16 0,13% 0,42% 0,46% 10.604,87 13 797 28,98 6,53 0,00% 0,00% 0,001% 35,51 381 14.401 1.857,85 2.064,91 0,66% 0,16% 0,08% 3.922,75 547 3.640 432.615,76 11,94% 18,67% 19,63% 37.294,78 469.910,54 ------------------------------------------------------------------------------------------------133 1.907 5.370,44 330,98 0,11% 0,24% 5.701,42 0,23% 290 1.365 4.565,30 0,21% 46,09 0,015% 4.611,39 0,18% 4.987 127.401 1.645.130,08 74,64% 256.102,85 82,00% 1.901.232,93 75,55% 4.023 47.490 548.992,15 24,91% 55.848,48 17,88% 604.840,63 24,04% 5.370,44 88 2.588 0,24% 330,98 0,11% 5.701,42 0,23% 9.433 178.163 2.204.057,97 100,00% 312.328,41 100,00% 2.516.386,38 100,00% Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 134 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale totale di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi per divisione di attività DIVISIONE DESCRIZIONE MUD corretto U.L. Addetti Rifiuti Spec. non peric. t % tot NP Rifiuti Spec. peric. t % tot NP Rifiuti Speciali Totali t % Tot 288 1.355 4.561,00 0,21% 44,59 0,014% 4.605,59 ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 2 10 4,30 0,0002% 1,50 0,0005% 5,80 0,0002% ------- 0,18 0,0001% ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 455 11.662,61 0,53% 74,80 0,02% 11.737,41 0,47% 1,62% 01 AGRICOLTURA, CACCIA E RELATIVI SERVIZI 02 SILVICOLTURA E UTILIZZAZIONE DI AREE FORESTALI E SERVIZI CONNESSI 05 PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI 10 ESTRAZIONE DI CARBON FOSSILE, LIGNITE, TORBA 1 2 ------- 11 ESTRAZIONE DI PETROLIO E DI GAS NATURALE E SERVIZI CONNESSI, ESCLUSA LA PROSPEZIONE ------- ------- ------- 12 ESTRAZIONE DI MINERALI DI URANIO E DI TORIO ------- ------- ------- 13 ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI ------- ------- 14 ALTRE INDUSTRIE ESTRATTIVE 44 0,18% 0,18 0,00001% 93 3.621 40.612,98 1,84% 169,41 0,05% 40.782,38 ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- INDUSTRIE TESSILI 278 13.480 40.769,82 1,85% 703,67 0,23% 41.473,50 1,65% 18 CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; PREPARAZIONE, TINTURA E CONFEZIONE DI PELLICCE 125 4.068 4.471,12 0,20% 36,45 0,01% 4.507,57 0,18% 19 PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO; FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DA VIAGGIO, BORSE, CALZATURE 17 410 15.138,17 0,69% 0,64 0,0002% 15.138,81 0,60% 20 INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI 262 2.633 21.155,10 0,96% 68,46 0,02% 21.223,56 0,84% 21 FABBRICAZIONE DELLA PASTA-CARTA, DELLA CARTA E DEL CARTONE E DEI PRODOTTI DI CARTA 65 2.281 30.136,91 1,37% 296,54 0,09% 30.433,46 1,21% 22 EDITORIA, STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI 226 3.901 78.731,26 3,57% 3.216,67 1,03% 81.947,93 3,26% 23 FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI 4 51 77,31 0,004% 41,72 0,01% 119,03 0,005% 24 FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI 163 8.188 48.284,52 2,19% 160.289,35 51,32% 208.573,88 8,29% 25 FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE 456 12.306 40.501,80 1,84% 2.215,62 0,71% 42.717,42 1,70% 26 FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI 196 4.656 164.157,59 7,45% 355,97 0,11% 164.513,57 6,54% 27 METALLURGIA 14,20% 28 FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DEI PRODOTTI IN METALLO, ESCLUSI MACCHINE E IMPIANTI 29 FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI 30 FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER UFFICIO, DI ELABORATORI E SISTEMI INFORMATICI 31 FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A. 32 FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI 33 FABBRICAZIONE DI APPARECCHI MEDICALI, DI PRECISIONE, DI STRUMENTI OTTICI E OROLOGI 34 FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI 15 INDUSTRIE ALIMENTARI E DELLE BEVANDE 16 INDUSTRIA DEL TABACCO 17 35 FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO 36 FABBRICAZIONE DI MOBILI; ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE 37 RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO 96 7.889 323.751,74 14,69% 33.601,36 10,76% 357.353,10 1.218 20.709 127.739,11 5,80% 14.537,97 4,65% 142.277,08 5,65% 467 17.470 36.673,77 1,66% 4.575,09 1,46% 41.248,86 1,64% 8 591 379,10 0,017% 43,65 0,01% 422,75 0,017% 125 5.823 9.373,91 0,43% 2.961,90 0,95% 12.335,81 0,49% 17 634 1.582,23 0,07% 101,05 0,03% 1.683,28 0,07% 126 1.526 802,42 0,04% 111,04 0,04% 913,46 0,04% 30 3.033 44.558,00 2,02% 7.783,97 2,49% 52.341,97 2,08% 0,20% 37 1.693 4.441,72 0,20% 543,29 0,17% 4.985,01 287 3.980 9.125,49 0,41% 723,26 0,23% 9.848,75 0,39% 81 518 87.043,78 3,95% 7.134,39 2,28% 94.178,16 3,74% 0,45% 40 PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE 29 645 10.997,59 0,50% 447,05 0,14% 11.444,65 41 RACCOLTA, DEPURAZIONE E DISTRIBUZIONE D'ACQUA 13 179 6.838,35 0,310% 3,74 0,001% 6.842,10 0,27% 45 COSTRUZIONI 523 6.659 486.123,66 22,06% 16.065,59 5,14% 502.189,25 19,96% 50 COMMERCIO, MANUTENZ. E RIPARAZ. AUTOVEICOLI E MOTOCICLI; VENDITA AL DETTAGLIO DI CARBUR 1.612 6.237 8.716,29 0,40% 12.262,54 3,93% 20.978,83 0,83% 51 COMMERCIO ALL'INGROSSO E INTERMEDIARI DEL COMMERCIO, AUTOVEICOLI E MOTOCICLI ESCLUSI 330 4.020 30.838,68 1,40% 1.462,37 0,47% 32.301,05 1,28% 52 COMMERCIO AL DETTAGLIO ESCLUSO QUELLO DI AUTO E DI MOTO; RIPARAZ. DI BENI PERSONALI E PE 183 4.576 3.870,38 0,18% 79,48 0,03% 3.949,86 0,16% 55 ALBERGHI E RISTORANTI 135 986 305,27 0,01% 21,09 0,007% 326,36 0,01% 60 TRASPORTI TERRESTRI; TRASPORTI MEDIANTE CONDOTTE 273 3.891 44.634,16 2,03% 468,29 0,15% 45.102,45 1,79% 61 TRASPORTI MARITTIMI E PER VIE D'ACQUA 1 0 2,00 0,0001% 5,03 0,002% 7,03 0,0003% 62 TRASPORTI AEREI 1 44 0,001 0,00% 0,35 0,0001% 63 ATTIVITÀ DI SUPPORTO ED AUSILIARE DEI TRASPORTI; ATTIVITÀ DELLE AGENZIE DI VIAGGIO 33 1.487 3.800,36 0,17% 47,57 0,02% 3.847,93 64 POSTE E TELECOMUNICAZIONI 6 1.394 250,18 0,01% 23,14 0,01% 273,32 0,01% 65 INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE) 45 521 781,48 0,035% 990,28 0,32% 1.771,76 0,070% 66 ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE, ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE 1 2 0,01 0,00% ------- ------- 0,01 0,00% 67 ATTIVITÀ AUSILIARIE DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA E DELLE ASSICURAZIONI 3 11 15,12 0,001% 6,21 0,002% 21,32 0,001% 15 100 201,90 0,01% 114,82 0,04% 316,72 0,01% 8 54 60,80 0,003% 39,77 0,01% 100,57 0,004% 15 216 45,36 0,002% 14,82 0,005% 60,18 0,002% 3 30 4,97 0,0002% 25,57 0,01% 30,54 0,001% 0,45% 0,35 0,00001% 0,15% 70 ATTIVITÀ IMMOBILIARI 71 NOLEGGIO DI MACCHINARI E ATTREZZATURE SENZA OPERATORE E DI BENI PER USO PERSONALE 72 INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE 73 RICERCA E SVILUPPO 74 ATTIVITÀ DI SERVIZI ALLE IMPRESE 189 2.200 10.751,89 0,49% 526,78 0,17% 11.278,67 75 AMMINISTRAZIONE PUBBLICA 229 2.883 10.210,72 0,46% 394,16 0,13% 10.604,87 0,42% 80 ISTRUZIONE 13 797 28,98 0,001% 6,53 0,002% 35,51 0,001% 85 SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE 381 14.401 1.857,85 0,08% 2.064,91 0,66% 3.922,75 0,16% 90 SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI, DELLE ACQUE DI SCARICO E SIMILI 111 1.881 429.485,87 19,49% 37.219,39 11,92% 466.705,26 18,55% 91 ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE 12 310 0,98 0,00004% 2,48 0,001% 3,46 0,0001% 92 ATTIVITÀ RICREATIVE, CULTURALI E SPORTIVE 10 115 76,55 0,003% 1,84 0,001% 78,39 0,003% 93 SERVIZI ALLE FAMIGLIE 414 1.334 3.052,37 0,14% 71,06 0,02% 3.123,43 0,12% 95 ATTIVITÀ DI DATORE DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO SVOLTO DA FAMIGLIE E CONVIVENZE ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 96 PRODUZIONE DI BENI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 97 PRODUZIONE DI SERVIZI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 99 ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ND NON DETERMINATO 133 1.907 5.370,44 0,24% 330,98 0,11% 5.701,42 0,23% 100,00% 2.516.386,38 100,00% Totale 9.433 178.163 2.204.057,97 100,00% 312.328,41 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 135 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale totale di rifiuti speciali per tipologia di rifiuto MACROCATEGORIE CER 010000 TON RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI 138.676,9 050000 060000 070000 RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA, ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL' INDUSTRIA TESSILE RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI 40,7 19.598,4 202.546,5 080000 090000 100000 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI, SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI 18.552,0 1.318,9 348.232,9 020000 030000 040000 170000 RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO (tranne 07 e 08) RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti) RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI) 180000 RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico) 110000 120000 130000 140000 150000 160000 190000 200000 RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER USO INDUSTRIALE RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI) INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA TOTALE 37.744,1 36.153,6 33.276,7 16.658,5 214.824,3 22.009,9 1.064,4 224.133,3 43.669,1 559.626,1 2.261,6 469.551,8 126.446,6 2.516.386,4 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 136 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale totale di rifiuti speciali per tipologia di rifiuto, in ordine decrescente MACROCATEGORIE CER 170000 TON RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI) 559.626,1 120000 070000 RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER USO INDUSTRIALE RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti) RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI 010000 RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI 138.676,9 200000 160000 RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI) INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO 126.446,6 43.669,1 190000 100000 150000 469.551,8 348.232,9 224.133,3 214.824,3 202.546,5 130000 060000 RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA, ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL' INDUSTRIA TESSILE OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI 080000 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI, SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA 18.552,0 110000 RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA 16.658,5 020000 030000 040000 180000 090000 140000 050000 RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico) RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO (tranne 07 e 08) RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE TOTALE 37.744,1 36.153,6 33.276,7 22.009,9 19.598,4 2.261,6 1.318,9 1.064,4 40,7 2.516.386,4 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 137 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) A livello di singoli codici CER, si evidenziano 9 codici di rifiuti non pericolosi con produzioni complessive superiori alle 50.000 t/a; si tratta in particolare di: - 170904 rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03 423.154 t; 100202 scorie non trattate 186.641 t; 010413 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07 116.191 t; 191212 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11 109.960 t; 150106 imballaggi in materiali misti 91.151 t; 120101 limatura e trucioli di materiali ferrosi 82.541 t 190703 percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02 68.394 t; 200101 carta e cartone 60.937 t; 120102 polveri e particolato di materiali ferrosi 52.541 t. Tra i rifiuti speciali pericolosi, si segnalano in particolare 5 codici CER con produzioni associate superiori alle 12.000 t/a. Si tratta di codici riconducibili alle categorie in particolare: 07.00.00 (rifiuti prodotti da processi chimici organici) 10.00.00 (rifiuti prodotti da processi termici) e 10.00.00 (rifiuti prodotti da processi termici); - - 070101 070701 100207 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri 62.403 t; soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri 52.716 t; rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose 20.329 t; 170605 materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il deposito dei rifiuti in discarica, la classificazione di tale rifiuto come “pericoloso” è posticipata fino all’adozione delle norme regolamentari di recepimento della direttiva 99/31/CE 15.886 t; 070108 altri fondi e residui di reazione 12.209 t. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 138 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 4.1.4. La produzione primaria di rifiuti speciali Al fine di disporre di dati utili alla successiva valutazione degli effettivi fabbisogni di trattamento e smaltimento dei rifiuti derivanti dal sistema produttivo e dalle attività di servizio presenti sul territorio provinciale, si è ritenuto opportuno definire dati di produzione al netto dei cosiddetti “rifiuti secondari”, ovvero dei rifiuti direttamente derivanti dal trattamento e smaltimento di altri rifiuti (rifiuti identificabili in via prevalente ma non esclusiva nella famiglia CER 19 00 00). La produzione di rifiuti così valutata è stata definita come “produzione primaria”. La produzione primaria di rifiuti speciali in Provincia ammonta quindi nel 2004 a 1.964.298 t, delle quali 1.684.821 t (86% del totale) costituite da rifiuti speciali non pericolosi e 279.478 t (14% del totale) da rifiuti speciali pericolosi. La maggior quota della produzione si concentra in particolare nel settore manifatturiero (sezione D), con 1.045.113 t di rifiuti non pericolosi (62% del corrispondente totale) e 233.777 t di pericolosi (84 % del totale), per complessive 1.278.890 t (65% del totale). All’interno del manifatturiero, le maggiori produzioni di rifiuti non pericolosi risultano associate alla divisione 27 “Metallurgia” con 323.730 t (31% del totale dei non pericolosi), alla divisione 26 “Fabbricazione di prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi” con 163.994 t (15,7% del totale dei non pericolosi), alla divisione 28 “Fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo” con 127.739 t (12,2% del totale dei non pericolosi) e alla divisione 22 “Editoria, stampa e riproduzione di supporti registrati” con 78.731 t (7,5% del totale dei non pericolosi). Sempre all’interno del manifatturiero, le maggiori produzioni di rifiuti pericolosi risultano associate alla divisione 24 “Fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali” con 160.172 t (68,5% del totale dei pericolosi), alla già menzionata divisione 27 “Metallurgia” con 33.601 t (14,4% del totale dei pericolosi) e alla divisione 28 “Fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo” con 14.538 t (6,2% del totale dei pericolosi). Quote rilevanti di rifiuti non pericolosi sono inoltre prodotte dalle attività del settore Edile (sezione F) che, con 486.121,72 t, copre il 28,8% del totale dei non pericolosi, mentre per quanto riguarda i pericolosi si segnalano, a notevole distanza dal settore manifatturiero, il settore Edile (sezione F) e quello del Commercio all’ingrosso e al dettaglio (sezione G), che coprono rispettivamente il 5,8% e il 4,9% del totale dei pericolosi. Il complesso del ramo manifatturiero contribuisce alla produzione di rifiuti speciali per una quota pari al 92,2% dei rifiuti non pericolosi, all’ 89,6% dei pericolosi e al 91,9% del totale. Il complesso del ramo terziario copre il 7,2% della produzione di rifiuti non pericolosi, il 10,3% dei pericolosi e il 7,6% del totale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 139 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale primaria di rifiuti speciali per sezione di attività Sezione di attività A B C D E F G H I J K L M N O P Q ND AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI ESTRAZIONE DI MINERALI ATTIVITÀ MANIFATTURIERE PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE COSTRUZIONI COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI, MOTOCICLI E DI BENI PERSONALI E PER LA CASA ALBERGHI E RISTORANTI TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI ATTIVITA' FINANZIARIE ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, SERVIZI ALLE IMPRESE AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ISTRUZIONE SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI ATTIVITÀ SVOLTE DA FAMIGLIE E CONVIVENZE ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI NON DETERMINATO Totale Primario Totale Secondario Totale Terziario Non Determinato Totale Totale provinciale Rifiuti Spec. non peric. U.L. Addetti t % tot NP 288 1.355 4.561,00 0,27% 2 10 4,30 0,0003% 45 457 11.662,61 0,69% 4.377 119.461 1.045.113,21 62,03% 42 824 11.077,29 0,66% 523 6.659 486.121,72 28,85% 2.125 14.833 33.948,88 2,01% 135 986 305,27 0,02% 314 6.816 17.403,45 1,03% 49 534 796,60 0,05% 230 2.600 9.816,03 0,58% 229 2.883 5.395,66 0,32% 13 797 28,98 0,002% 381 14.401 1.857,85 0,11% 547 3.640 51.357,65 3,05% ------------------------------------------------133 1.907 5.369,96 0,32% 290 1.365 4.565,30 0,27% 4.987 127.401 1.553.974,83 92,23% 4.023 47.490 120.910,37 7,18% 5.369,96 2.588 0,32% 88 9.433 178.163 1.684.820,46 100,00% Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 140 di 380 Rifiuti Spec. peric. Rifiuti Speciali Totali t % tot P t % Tot 44,59 0,02% 4.605,59 0,23% 1,50 0,0005% 5,80 0,0003% 74,98 0,03% 0,60% 11.737,59 233.777,24 83,65% 1.278.890,44 65,11% 450,80 0,16% 0,59% 11.528,09 16.065,59 5,75% 25,57% 502.187,31 13.752,89 4,92% 2,43% 47.701,77 21,09 0,01% 0,02% 326,36 544,38 0,19% 0,91% 17.947,83 996,48 0,36% 0,09% 1.793,09 721,76 0,26% 0,54% 10.537,79 36,25 0,01% 0,28% 5.431,90 6,53 0,002% 0,002% 35,51 2.064,91 0,74% 0,20% 3.922,75 10.587,64 3,79% 3,15% 61.945,29 ------------------------------------------------330,98 0,12% 5.700,94 0,29% 46,09 0,02% 4.611,39 0,23% 250.368,60 89,58% 1.804.343,43 91,86% 28.731,93 10,28% 149.642,29 7,62% 330,98 0,12% 5.700,94 0,29% 279.477,60 100,00% 1.964.298,07 100,00% Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale primaria di rifiuti speciali per divisione di attività DIVISIONE DESCRIZIONE Rifiuti Spec. non peric. t % tot NP MUD corretto U.L. Addetti Rifiuti Spec. peric. t % tot NP Rifiuti Speciali Totali t % Tot 288 1.355 4.561,00 0,27% 44,59 0,016% 4.605,59 ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 2 10 4,30 0,0003% 1,50 0,0005% 5,80 0,0003% ------- 0,18 0,0001% ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 455 11.662,61 0,69% 74,80 0,03% 11.737,41 0,60% 2,08% 01 AGRICOLTURA, CACCIA E RELATIVI SERVIZI 02 SILVICOLTURA E UTILIZZAZIONE DI AREE FORESTALI E SERVIZI CONNESSI 05 PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI 10 ESTRAZIONE DI CARBON FOSSILE, LIGNITE, TORBA 1 2 ------- 11 ESTRAZIONE DI PETROLIO E DI GAS NATURALE E SERVIZI CONNESSI, ESCLUSA LA PROSPEZIONE ------- ------- ------- 12 ESTRAZIONE DI MINERALI DI URANIO E DI TORIO ------- ------- ------- 13 ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI ------- ------- 14 ALTRE INDUSTRIE ESTRATTIVE 44 0,23% 0,18 0,00001% 93 3.621 40.612,98 2,41% 169,41 0,06% 40.782,38 ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- INDUSTRIE TESSILI 278 13.480 40.769,82 2,42% 703,67 0,25% 41.473,50 2,11% 18 CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; PREPARAZIONE, TINTURA E CONFEZIONE DI PELLICCE 125 4.068 4.471,12 0,27% 36,45 0,01% 4.507,57 0,23% 19 PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO; FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DA VIAGGIO, BORSE, CALZATURE 17 410 15.138,17 0,90% 0,64 0,0002% 15.138,81 0,77% 20 INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI 262 2.633 21.093,10 1,25% 68,46 0,02% 21.161,56 1,08% 21 FABBRICAZIONE DELLA PASTA-CARTA, DELLA CARTA E DEL CARTONE E DEI PRODOTTI DI CARTA 65 2.281 30.026,41 1,78% 296,54 0,11% 30.322,96 1,54% 22 EDITORIA, STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI 226 3.901 78.731,26 4,67% 3.216,67 1,15% 81.947,93 4,17% 23 FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI 4 51 77,31 0,005% 41,72 0,01% 119,03 0,006% 24 FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI 163 8.188 46.920,44 2,78% 160.172,46 57,31% 207.092,90 10,54% 25 FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE 456 12.306 40.497,95 2,40% 2.215,62 0,79% 42.713,57 2,17% 26 FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI 196 4.656 163.993,69 9,73% 355,97 0,13% 164.349,67 8,37% 27 METALLURGIA 18,19% 28 FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DEI PRODOTTI IN METALLO, ESCLUSI MACCHINE E IMPIANTI 29 FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI 30 FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER UFFICIO, DI ELABORATORI E SISTEMI INFORMATICI 31 FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A. 32 FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI 33 FABBRICAZIONE DI APPARECCHI MEDICALI, DI PRECISIONE, DI STRUMENTI OTTICI E OROLOGI 34 FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI 15 INDUSTRIE ALIMENTARI E DELLE BEVANDE 16 INDUSTRIA DEL TABACCO 17 96 7.889 323.729,53 19,21% 33.601,36 12,02% 357.330,89 1.218 20.709 127.739,11 7,58% 14.537,97 5,20% 142.277,08 7,24% 467 17.470 36.672,20 2,18% 4.575,09 1,64% 41.247,28 2,10% 8 591 379,10 0,023% 43,65 0,02% 422,75 0,022% 125 5.823 9.373,91 0,56% 2.961,90 1,06% 12.335,81 0,63% 17 634 1.582,23 0,09% 101,05 0,04% 1.683,28 0,09% 126 1.526 802,42 0,05% 111,04 0,04% 913,46 0,05% 30 3.033 44.558,00 2,64% 7.783,97 2,79% 52.341,97 2,66% 37 1.693 4.441,72 0,26% 543,29 0,19% 4.985,01 0,25% 287 3.980 9.125,49 0,54% 723,26 0,26% 9.848,75 0,50% RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO 81 518 4.377,24 0,26% 1.517,03 0,54% 5.894,27 0,30% 40 PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE 29 645 4.238,93 0,25% 447,05 0,16% 4.685,99 0,24% 41 RACCOLTA, DEPURAZIONE E DISTRIBUZIONE D'ACQUA 45 COSTRUZIONI 35 FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO 36 FABBRICAZIONE DI MOBILI; ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE 37 13 179 6.838,35 0,406% 3,74 0,001% 6.842,10 0,35% 523 6.659 486.121,72 28,85% 16.065,59 5,75% 502.187,31 25,57% 50 COMMERCIO, MANUTENZ. E RIPARAZ. AUTOVEICOLI E MOTOCICLI; VENDITA AL DETTAGLIO DI CARBUR 1.612 6.237 8.716,29 0,52% 12.262,54 4,39% 20.978,83 1,07% 51 COMMERCIO ALL'INGROSSO E INTERMEDIARI DEL COMMERCIO, AUTOVEICOLI E MOTOCICLI ESCLUSI 330 4.020 21.362,22 1,27% 1.410,86 0,50% 22.773,08 1,16% 52 COMMERCIO AL DETTAGLIO ESCLUSO QUELLO DI AUTO E DI MOTO; RIPARAZ. DI BENI PERSONALI E PE 183 4.576 3.870,38 0,23% 79,48 0,03% 3.949,86 0,20% 55 ALBERGHI E RISTORANTI 135 986 305,27 0,02% 21,09 0,008% 326,36 0,02% 60 TRASPORTI TERRESTRI; TRASPORTI MEDIANTE CONDOTTE 273 3.891 13.350,91 0,79% 468,29 0,17% 13.819,19 0,70% 61 TRASPORTI MARITTIMI E PER VIE D'ACQUA 1 0 2,00 0,0001% 5,03 0,002% 7,03 0,0004% 62 TRASPORTI AEREI 1 44 0,00 0,00% 0,35 0,0001% 63 ATTIVITÀ DI SUPPORTO ED AUSILIARE DEI TRASPORTI; ATTIVITÀ DELLE AGENZIE DI VIAGGIO 33 1.487 3.800,36 0,23% 47,57 0,02% 3.847,93 64 POSTE E TELECOMUNICAZIONI 6 1.394 250,18 0,01% 23,14 0,01% 273,32 0,01% 65 INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE) 45 521 781,48 0,046% 990,28 0,35% 1.771,76 0,090% 66 ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE, ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE 1 2 0,01 0,00% ------- ------- 0,01 0,00% 67 ATTIVITÀ AUSILIARIE DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA E DELLE ASSICURAZIONI 3 11 15,12 0,001% 6,21 0,002% 21,32 0,001% 15 100 201,90 0,01% 114,82 0,04% 316,72 0,02% 8 54 60,80 0,004% 39,77 0,01% 100,57 0,005% 15 216 45,36 0,003% 14,82 0,005% 60,18 0,003% 3 30 4,97 0,0003% 25,57 0,01% 30,54 0,002% 0,51% 0,35 0,00002% 0,20% 70 ATTIVITÀ IMMOBILIARI 71 NOLEGGIO DI MACCHINARI E ATTREZZATURE SENZA OPERATORE E DI BENI PER USO PERSONALE 72 INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE 73 RICERCA E SVILUPPO 74 ATTIVITÀ DI SERVIZI ALLE IMPRESE 189 2.200 9.503,00 0,56% 526,78 0,19% 10.029,78 75 AMMINISTRAZIONE PUBBLICA 229 2.883 5.395,66 0,32% 36,25 0,01% 5.431,90 0,28% 80 ISTRUZIONE 13 797 28,98 0,002% 6,53 0,002% 35,51 0,002% 85 SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE 381 14.401 1.857,85 0,11% 2.064,91 0,74% 3.922,75 0,20% 90 SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI, DELLE ACQUE DI SCARICO E SIMILI 111 1.881 48.227,75 2,86% 10512,26 3,76% 58.740,01 2,99% 91 ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE 12 310 0,98 0,00006% 2,48 0,001% 3,46 0,0002% 92 ATTIVITÀ RICREATIVE, CULTURALI E SPORTIVE 10 115 76,55 0,005% 1,84 0,001% 78,39 0,004% 93 SERVIZI ALLE FAMIGLIE 414 1.334 3.052,37 0,18% 71,06 0,03% 3.123,43 0,16% 95 ATTIVITÀ DI DATORE DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO SVOLTO DA FAMIGLIE E CONVIVENZE ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 96 PRODUZIONE DI BENI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 97 PRODUZIONE DI SERVIZI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- 99 ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ------- ND NON DETERMINATO 133 1.907 5.369,96 0,32% 330,98 0,12% 5.700,94 0,29% 100,00% 1.964.298,07 100,00% Totale 9.433 178.163 1.684.820,46 100,00% 279.477,60 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 141 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) L’analisi della quota di rifiuti non pericolosi e pericolosi originata dai diversi settori di attività (trascurando le produzioni di piccoli quantitativi di rifiuti) evidenzia innanzitutto come siano la sezione N “Sanità” e la sezione G “Commercio all'ingrosso e al dettaglio” ad avere una più elevata rilevanza di rifiuti pericolosi al loro interno, rispettivamente con il 52,6% e il 28,8% dei propri rifiuti. Le altre sezioni di attività hanno un’incidenza di rifiuti pericolosi prodotti e dichiarati nel MUD sul proprio totale inferiore al 18%. Procedendo con un dettaglio maggiore a livello di divisione, si osserva come all’interno del manifatturiero (sezione D, divisioni dal 15 al 37), le attività caratterizzate da una maggior incidenza di rifiuti pericolosi sono quelle della divisione 24 - Fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali (77,3% dei propri rifiuti). Produzione provinciale primaria di rifiuti: % di non pericolosi e pericolosi per sezione di attività Rif. Spec Rif. Spec non peric. peric. 99,03% 0,97% AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA 74,14% 25,86% PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI 99,36% 0,64% ESTRAZIONE DI MINERALI 81,72% 18,28% ATTIVITÀ MANIFATTURIERE 96,09% 3,91% PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE 96,80% 3,20% COSTRUZIONI 28,83% COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI, MOTOCICLI E DI BENI P 71,17% 93,54% 6,46% ALBERGHI E RISTORANTI 96,97% 3,03% TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI ATTIVITA' FINANZIARIE 44,43% 55,57% ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, SERVIZI ALLE IMPRESE 93,15% 6,85% 99,33% 0,67% AMMINISTRAZIONE PUBBLICA 81,62% 18,38% ISTRUZIONE 47,36% 52,64% SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE 82,91% 17,09% ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI ----------ATTIVITÀ SVOLTE DA FAMIGLIE E CONVIVENZE ----------ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI 94,19% 5,81% NON DETERMINATO 85,77% 14,23% Sezione di attività A B C D E F G H I J K L M N O P Q ND TOTALE Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 142 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale primaria di rifiuti: % di non pericolosi e pericolosi per divisione di attività DIVISIONE 01 02 05 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 40 41 45 50 51 52 55 60 61 62 63 64 65 66 67 70 71 72 73 74 75 80 85 90 91 92 93 95 96 97 99 ND Totale AGRICOLTURA, CACCIA E RELATIVI SERVIZI SILVICOLTURA E UTILIZZAZIONE DI AREE FORESTALI E SERVIZI CONNESSI PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI ESTRAZIONE DI CARBON FOSSILE, LIGNITE, TORBA ESTRAZIONE DI PETROLIO E DI GAS NATURALE E SERVIZI CONNESSI, ESCLUSA LA PROSPEZIONE ESTRAZIONE DI MINERALI DI URANIO E DI TORIO ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI ALTRE INDUSTRIE ESTRATTIVE INDUSTRIE ALIMENTARI E DELLE BEVANDE INDUSTRIA DEL TABACCO INDUSTRIE TESSILI CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; PREPARAZIONE, TINTURA E CONFEZIONE DI PELLICCE PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO; FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DA VIAGGIO, BORSE, CALZATURE INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI FABBRICAZIONE DELLA PASTA-CARTA, DELLA CARTA E DEL CARTONE E DEI PRODOTTI DI CARTA EDITORIA, STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI METALLURGIA FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DEI PRODOTTI IN METALLO, ESCLUSI MACCHINE E IMPIANTI FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER UFFICIO, DI ELABORATORI E SISTEMI INFORMATICI FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A. FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI FABBRICAZIONE DI APPARECCHI MEDICALI, DI PRECISIONE, DI STRUMENTI OTTICI E OROLOGI FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO FABBRICAZIONE DI MOBILI; ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE RACCOLTA, DEPURAZIONE E DISTRIBUZIONE D'ACQUA COSTRUZIONI COMMERCIO, MANUTENZ. E RIPARAZ. AUTOVEICOLI E MOTOCICLI; VENDITA AL DETTAGLIO DI CARBURANTI COMMERCIO ALL'INGROSSO E INTERMEDIARI DEL COMMERCIO, AUTOVEICOLI E MOTOCICLI ESCLUSI COMMERCIO AL DETTAGLIO ESCLUSO QUELLO DI AUTO E DI MOTO; RIPARAZ. DI BENI PERSONALI E PER LA CASA ALBERGHI E RISTORANTI TRASPORTI TERRESTRI; TRASPORTI MEDIANTE CONDOTTE TRASPORTI MARITTIMI E PER VIE D'ACQUA TRASPORTI AEREI ATTIVITÀ DI SUPPORTO ED AUSILIARE DEI TRASPORTI; ATTIVITÀ DELLE AGENZIE DI VIAGGIO POSTE E TELECOMUNICAZIONI INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE) ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE, ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE ATTIVITÀ AUSILIARIE DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA E DELLE ASSICURAZIONI ATTIVITÀ IMMOBILIARI NOLEGGIO DI MACCHINARI E ATTREZZATURE SENZA OPERATORE E DI BENI PER USO PERSONALE INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE RICERCA E SVILUPPO ATTIVITÀ DI SERVIZI ALLE IMPRESE AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ISTRUZIONE SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI, DELLE ACQUE DI SCARICO E SIMILI ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE ATTIVITÀ RICREATIVE, CULTURALI E SPORTIVE SERVIZI ALLE FAMIGLIE ATTIVITÀ DI DATORE DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO SVOLTO DA FAMIGLIE E CONVIVENZE PRODUZIONE DI BENI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE PRODUZIONE DI SERVIZI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI NON DETERMINATO Rif. Spec Rif. Spec non peric. peric. 99,03% 0,97% ----------74,14% 25,86% ----------------------------------------99,36% 0,64% 99,58% 0,42% ----------98,30% 1,70% 99,19% 0,81% 100,00% 0,00% 99,68% 0,32% 99,02% 0,98% 96,07% 3,93% 64,95% 35,05% 22,66% 77,34% 94,81% 5,19% 99,78% 0,22% 90,60% 9,40% 89,78% 10,22% 88,91% 11,09% 89,67% 10,33% 75,99% 24,01% 94,00% 6,00% 87,84% 12,16% 85,13% 14,87% 89,10% 10,90% 92,66% 7,34% 74,26% 25,74% 90,46% 9,54% 99,95% 0,05% 96,80% 3,20% 41,55% 58,45% 93,80% 6,20% 97,99% 2,01% 93,54% 6,46% 96,61% 3,39% 28,49% 71,51% 0,28% 99,72% 98,76% 1,24% 91,53% 8,47% 44,11% 55,89% 100,00% -----70,89% 29,11% 63,75% 36,25% 60,45% 39,55% 75,37% 24,63% 16,28% 83,72% 94,75% 5,25% 99,33% 0,67% 81,62% 18,38% 47,36% 52,64% 82,10% 17,90% 28,28% 71,72% 97,66% 2,34% 97,72% 2,28% ----------------------------------------94,19% 5,81% 85,77% 14,23% Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 143 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) L’analisi della produzione primaria per tipologia di rifiuto, facendo riferimento alle 20 macrocategorie dell’elenco dei codici CER, evidenzia la maggior rilevanza dei codici: - 17.00.00, relativo ai rifiuti da attività di costruzione e demolizione, ovvero essenzialmente rifiuti inerti, con 545.003 t, pari al 28% del totale; 10.00.00 rifiuti prodotti da processi termici, con 347.272 t, pari al 18% del totale; 12.00.00, relativo ai rifiuti da lavorazione e trattamento superficiale di metalli e plastica, con 213.257 t, pari al 11% del totale; 07.00.00, relativo a rifiuti da processi chimici organici, con 190.425 t pari al 10% del totale. Il restante 35% è distribuito nelle altre macrocategorie CER. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 144 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale primaria di rifiuti speciali per tipologia di rifiuto MACROCATEGORIE CER 010000 TON RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI 138.676,9 050000 060000 070000 RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA, ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL' INDUSTRIA TESSILE RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI 40,7 15.756,2 190.424,6 080000 090000 100000 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI, SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI 17.623,9 1.316,1 347.272,4 020000 030000 040000 170000 RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO (tranne 07 e 08) RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti) RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI) 180000 RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico) 110000 120000 130000 140000 150000 160000 190000 200000 RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER USO INDUSTRIALE RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI) INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA TOTALE 30.170,4 31.134,3 30.323,6 15.753,9 213.257,2 16.218,4 943,5 163.761,5 38.303,2 545.002,6 2.259,0 79.833,4 86.226,3 1.964.298,1 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 145 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione provinciale primaria di rifiuti speciali per tipologia di rifiuto, in ordine decrescente MACROCATEGORIE CER TON 150000 RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI) RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti) 010000 RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI 200000 RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI) INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA 170000 100000 120000 070000 040000 RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER USO INDUSTRIALE RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL' INDUSTRIA TESSILE 020000 RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA, ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI 190000 160000 030000 545.002,6 347.272,4 213.257,2 190.424,6 163.761,5 138.676,9 86.226,3 79.833,4 38.303,2 31.134,3 30.323,6 30.170,4 130000 060000 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI, SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI 16.218,4 15.756,2 110000 RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA 15.753,9 080000 180000 090000 140000 050000 RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico) RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO (tranne 07 e 08) RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE TOTALE 17.623,9 2.259,0 1.316,1 943,5 40,7 1.964.298,1 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 146 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) A livello di singoli codici CER, si evidenziano in particolare i seguenti 10 codici di rifiuti non pericolosi caratterizzati dalle maggiori produzioni: - 170904 rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03 421.808 t; 100202 scorie non trattate 186.580 t; 010413 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07 116.191 t; 120101 limatura e trucioli di materiali ferrosi 82.362 t; 150106 imballaggi in materiali misti 74.171 t; 200101 carta e cartone 58.575 t; 120102 polveri e particolato di materiali ferrosi 52.344 t; 150101 imballaggi in carta e cartone 42.948 t; 170302 miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17 03 01 40.511 t; 190805 fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane 40.455 t. Tra i rifiuti speciali pericolosi, i 10 codici CER con le maggiori produzioni sono i seguenti: - - 070101 070701 100207 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri 58.421 t; soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri 52.577 t; rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose 20.329 t; 170605 materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il deposito dei rifiuti in discarica, la classificazione di tale rifiuto come “pericoloso” è posticipata fino all’adozione delle norme regolamentari di recepimento della direttiva 99/31/CE 15.882 t; 070108 altri fondi e residui di reazione 12.113 t; 070104 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri 11.460 t; 130105 emulsioni non clorurate 8.570 t; 120301 soluzioni acquose di lavaggio 7.403 t; 160104 veicoli fuori uso 7.069 t; 110105 acidi di decappaggio 5.886 t. 4.1.5. Le attività di recupero e smaltimento di rifiuti speciali A fronte di un dato di produzione totale di rifiuti speciali in Provincia di Bergamo pari a 2.516.386 t, il complesso del dichiarato come gestito, in termini di attività di recupero o smaltimento, ammonta a 2.954.056 t. Per una corretta interpretazione del confronto gestione-produzione, si tenga presente che: - nel dato di gestione possono essere inclusi anche quantitativi di rifiuti urbani, in particolare frazioni secche recuperabili, non scorporabili dai flussi di rifiuti gestiti dichiarati dagli impianti; - il dato di gestione riportato non comprende le attività di sola messa in riserva R13 e deposito preliminare D15, per le quali nel MUD è prevista la dichiarazione della giacenza al 31 dicembre, e non del flusso gestito nell’anno; - il medesimo quantitativo di rifiuti può essere oggetto di più operazioni in serie di recupero o smaltimento nel medesimo impianto (ad es. trattamento chimico-fisico e biologico in serie su rifiuti liquidi); - gli obblighi di dichiarazione MUD possono essere diversificati per i soggetti produttori rispetto ai gestori (ad es. per i rifiuti inerti tipicamente il dato di produzione MUD risulta largamente inferiore al dato effettivo di produzione, a fronte di un dato di gestione che dovrebbe riflettere quanto effettivamente effettuato). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 147 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Lo scarto tra prodotto e gestito non è da assumersi quindi come indicazione immediata di flussi di importazione o esportazione di rifiuti fuori Provincia. A tal fine, nel capitolo successivo verranno presentati degli approfondimenti mirati in particolare a caratterizzare nel dettaglio sia il destino dei rifiuti dichiarato dai soggetti produttori di rifiuti sia la provenienza dei rifiuti dichiarata dai soggetti che hanno effettuato attività di gestione dei rifiuti. Tenendo conto delle suddette avvertenze, si segnala innanzitutto come le attività di recupero effettuate in Provincia di Bergamo coprano una quota maggiore del complesso dei rifiuti recuperati/smaltiti, interessando 1.778.239 t (60% del totale). Lo smaltimento interessa 1.175.816 t (40% del totale). Le tipologie di rifiuti per le quali risulta largamente dominante il recupero sullo smaltimento sono, in ordine di quote decrescenti, le seguenti: - 12.00.00 rifiuti di lavorazione metalli e plastica, 17.00.00 rifiuti di costruzioni e demolizioni 10.00.00 rifiuti inorganici provenienti da processi termici 03.00.00 rifiuti da lavorazione legno e produzione carta, 15.00.00 imballaggi, stracci, materiali filtranti, 20.00.00 rifiuti urbani e assimilabili, 88,7% di recupero; 87,3% di recupero; 86,2% di recupero; 85,9% di recupero; 85,6% di recupero; 81,6% di recupero. Per alcune tipologie di rifiuti risulta invece dominante lo smaltimento sul recupero: - 05.00.00 rifiuti da raffinazione petrolio e gas naturale, 13.00.00 oli esauriti, 14.00.00 rifiuti di sost. organiche utilizzate come solventi, 08.00.00 rifiuti da PFFU di rivestimenti, sigillanti, inchiostri, 09.00.00 rifiuti dell’industria fotografica 07.00.00 rifiuti da processi chimici organici 18.00.00 rifiuti di ricerca medica e veterinaria, 19.00.00 rifiuti da impianti trattamento rifiuti 06.00.00 rifiuti da processi chimici inorganici, 11.00.00 rifiuti inorganici contenenti metalli, 01.00.00 rif. da estraz., tratt. lavor.di minerali e mat. di cava 100% di smaltimento; 100% di smaltimento; 100% di smaltimento; 99,9% di smaltimento; 99,5% di smaltimento; 94,8% di smaltimento; 91,1% di smaltimento; 77,6% di smaltimento; 77,4% di smaltimento. 68,7% di smaltimento; 65,8% di smaltimento; Per i rifiuti delle categorie 02.00.00 rifiuti da prod., tratt. e prep. alimenti in agricoltura, 16.00.00 rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo e 04.00.00 rifiuti della lavorazione di pelli e pellicce si ha un maggior equilibrio del dato di recupero con quello di smaltimento. Sul complesso dei rifiuti speciali non pericolosi sottoposti a operazioni di recupero (1.751.404 t) la quota maggiore è rappresentata dai rifiuti 17.00.00 da costruzione e demolizione (24% del totale dei non pericolosi a recupero); i rifiuti delle categorie 10.00.00 rifiuti inorganici provenienti da processi termici (20% del totale dei non pericolosi a recupero), 15.00.00 (imballaggi) coprono il 17% del totale dei non pericolosi a recupero e 12.00.00 (rifiuti di lavorazione metalli e plastica) coprono il 15% del totale dei non pericolosi avviati al recupero. Lo smaltimento di rifiuti non pericolosi interessa principalmente i codici 19.00.00 rifiuti da trattamento rifiuti e reflui (43% del totale dei non pericolosi a smaltimento) seguiti dai codici 01.00.00 rifiuti da estrazione, trattamento, lavorazione di minerali e materiali di cava (9% del totale dei non pericolosi a smaltimento) e 17.00.00 rifiuti di costruzioni e demolizioni (8% del totale dei non pericolosi a smaltimento) ed infine i codici 15.00.00 imballaggi, stracci, materiali filtranti e 10.00.00 rifiuti inorganici provenienti da processi termici (entrambi con il 7% del totale dei non pericolosi a smaltimento). L’attività di recupero di rifiuti pericolosi riguarda prevalentemente i codici 11.00.00 rifiuti inorganici contenenti metalli (49% del totale dei pericolosi a recupero). Lo smaltimento di rifiuti pericolosi interessa invece prevalentemente i codici 07.00.00 rifiuti da processi chimici organici (67% del totale dei pericolosi a smaltimento). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 148 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Recupero e smaltimento provinciale di rifiuti speciali per categoria CER Macrocategoria CER 010000 020000 030000 040000 050000 060000 070000 080000 090000 100000 110000 120000 130000 140000 150000 160000 170000 180000 190000 200000 RIF. DA PROSP., ESTR., TRATT., LAVORAZ. DI MINERALI E MAT. DI CAVA RIF. DA PROD., TRATT. E PREP. DI ALIMENTI IN AGRICOLTURA, ... RIF. LAVORAZ. LEGNO E PROD. CARTA, POLPA, CARTONE, PANNELLI... RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE RIF. DA RAFF. PETROLIO, PURIF. GAS NAT. E TRATT. PIROL. DI CARBONE RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI RIF. DA PROD., FORMUL., FORNIT., USO DI RIVESTIMENTI, SIGILLANTI, INCH. RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMICI RIF. INORG. CONT. METALLI DA TRATT. E RICOP.; IDROMETALL. NON FERR. RIF. DI LAVORAZ. E TRATT. SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E 120000) RIF. DI SOST. ORGAN. UTILIZZ. COME SOLVENTI (TRANNE 070000 E 080000) IMBALLAGGI, ASSORBENTI; STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI... RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO RIF. DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA COSTRUZIONE STRADE) RIF. DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I RIFIUTI DI CUCINA...) RIF. DA IMPIANTI DI TRATT. RIF., IMPIANTI DI TRATT. ACQUE REFLUE... RSU ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED ISTITUZ. INCLUSE RD TOTALE Produzione ton 138.676,9 37.744,1 36.153,6 33.276,7 40,7 19.598,4 202.546,5 18.552,0 1.318,9 348.232,9 16.658,5 214.824,3 22.009,9 1.064,4 224.133,3 43.669,1 559.626,1 2.261,6 469.551,8 126.446,6 Rifiuti speciali e pericolosi Recupero Smaltimento ton ton 36.280,3 69.904,1 28.527,9 21.786,9 17.998,5 2.962,2 15.120,2 9.709,4 304,2 11.170,8 38.164,8 15.973,3 290.762,4 29,1 39.169,6 16,7 3.686,8 349.084,8 56.066,6 13.330,4 29.260,2 265.738,6 33.758,0 6.701,1 2.358,2 301.282,7 50.827,7 27.944,6 48.437,0 424.959,7 61.561,6 125,9 1.295,0 107.425,3 372.407,4 163.230,2 36.693,2 2.516.386,4 1.778.239,2 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 149 di 380 1.175.816,4 Rec+Smalt. ton 106.184,4 50.314,9 20.960,6 24.829,6 304,2 49.335,7 306.735,7 39.198,7 3.703,5 405.151,4 42.590,7 299.496,6 6.701,1 2.358,2 352.110,4 76.381,5 486.521,3 1.420,9 479.832,7 199.923,4 2.954.055,6 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Recupero e smaltimento provinciale di rifiuti speciali per classificazione di pericolosità e categoria CER Codice rifiuto 010000 020000 030000 040000 050000 060000 070000 080000 090000 100000 110000 120000 130000 140000 150000 160000 170000 180000 190000 200000 TOTALE RIF. DA PROSP., ESTR., TRATT., LAVORAZ. DI MINERALI E MAT. DI CAVA RIF. DA PROD., TRATT. E PREP. DI ALIMENTI IN AGRICOLTURA, ... RIF. LAVORAZ. LEGNO E PROD. CARTA, POLPA, CARTONE, PANNELLI... RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE RIF. DA RAFF. PETROLIO, PURIF. GAS NAT. E TRATT. PIROL. DI CARBONE RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI RIF. DA PROD., FORMUL., FORNIT., USO DI RIVESTIMENTI, SIGILLANTI, INCH. RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMICI RIF. INORG. CONT. METALLI DA TRATT. E RICOP.; IDROMETALL. NON FERR. RIF. DI LAVORAZ. E TRATT. SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E 120000) RIF. DI SOST. ORGAN. UTILIZZ. COME SOLVENTI (TRANNE 070000 E 080000) IMBALLAGGI, ASSORBENTI; STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI... RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO RIF. DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA COSTRUZIONE STRADE) RIF. DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I RIFIUTI DI CUCINA...) RIF. DA IMPIANTI DI TRATT. RIF., IMPIANTI DI TRATT. ACQUE REFLUE... RSU ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED ISTITUZ. INCLUSE RD Recupero ton 36.280,3 28.527,9 17.998,3 15.120,2 8.295,1 10.140,5 28,4 1,6 349.074,1 48,6 265.731,3 300.238,3 24.604,4 424.695,8 125,9 107.307,5 163.185,9 1.751.404,2 rifiuti speciali non pericolosi Smaltimento Rec+Smalt. ton ton 69.904,1 106.184,4 21.786,2 50.314,1 2.962,0 20.960,3 9.709,3 24.829,5 112,7 112,7 26.158,3 34.453,4 17.811,1 27.951,7 37.639,4 37.667,7 988,7 990,4 55.984,2 405.058,3 6.976,5 7.025,1 7.649,6 273.380,9 50.007,9 350.246,1 36.062,3 60.666,7 60.742,3 485.438,2 426,9 552,8 326.542,3 433.849,9 36.267,6 199.453,5 767.731,6 2.519.135,8 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 150 di 380 Recupero ton 0,2 2.875,8 5.832,8 0,7 15,1 10,6 13.281,9 7,3 1.044,5 3.340,2 263,9 0,0 117,8 44,4 26.835,0 rifiuti pericolosi Smaltimento Rec.+Smalt. ton ton 0,7 0,7 0,1 0,3 0,1 0,1 191,6 191,6 12.006,5 14.882,3 272.951,3 278.784,1 1.530,2 1.531,0 2.698,1 2.713,2 82,4 93,1 22.283,7 35.565,6 26.108,3 26.115,7 6.701,1 6.701,1 2.358,2 2.358,2 819,9 1.864,3 12.374,7 15.714,8 819,2 1.083,1 868,0 868,0 45.865,1 45.982,9 425,6 469,9 408.084,8 434.919,8 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) L’analisi delle tipologie di attività di recupero e smaltimento effettuate sui rifiuti (così come codificate precedentemente ai sensi degli allegati B e C del D.Lgs. 22/97 e oggi ai sensi del D.Lgs. 152/2006) evidenzia una maggior differenziazione sul fronte del recupero, essendo presenti quasi tutte le tipologie codificate, rispetto a quanto avviene sul fronte dello smaltimento. In particolare, nell’ambito delle attività di recupero di rifiuti non pericolosi risultano particolarmente significative le seguenti: - R5 riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche, - R4 riciclo/recupero dei metalli e composti, - R3 riciclo/recupero di sostanze organiche, 836.599 t, 48% tot recup. non pericolosi; 472.446 t, 27% tot recup. non pericolosi. 321.535 t, 18% tot recup. non pericolosi; Per quanto concerne le attività di recupero di rifiuti pericolosi si evidenziano in particolare le seguenti: - R5 riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche, - R4 riciclo/recupero dei metalli e composti, 18.927 t, 71% tot recup. non pericolosi; 5.491 t, 20% tot recup. non pericolosi. Le attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi riguardano principalmente: - D1 smaltimento in discarica, - D9 - trattamento chimico/fisico - D14 - Ricondizionamento preliminare 349.790 t, 46% tot smaltim. non pericolosi; 173.028 t, 23% tot smaltimento pericolosi; 121.762 t 16% tot smaltim. non pericolosi; Lo smaltimento di rifiuti pericolosi consiste invece essenzialmente in: - D9 - trattamento chimico/fisico - D10 Incenerimento a terra - D8 trattamento biologico, 181.293 t, 44% tot smaltimento pericolosi; 123.903 t 30% tot smaltimento pericolosi; 71.270 t, 18% tot smaltimento pericolosi. Nelle tabelle seguenti si riporta poi anche il dettaglio delle tipologie di attività di recupero e smaltimento rifiuti effettuate per macrocategoria di codice CER e per classificazione del rifiuto. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 151 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Tipologie di attività di recupero per classificazione del rifiuto Tipologia di recupero 1 R1 - utilizzazione come combustibile o come altro mezzo per produrre energia 3 R3 - riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solvente (compreso il compostaggio) 4 R4 - riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici 5 R5 - riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche 10 R10 - spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura e dell'ecologia compreso il compostaggio 12 R12 -scambio di rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni indicate da R 1 a R 11 TOTALE Rif. spec. tonn 84.072,76 321.535,33 472.446,16 836.599,32 34.465,39 2.285,22 1.751.404,2 Rif. peric. tonn 983,02 1.434,03 5.491,46 18.926,51 26.835,0 Rif. Totale tonn 85.055,8 322.969,4 477.937,6 855.525,8 34.465,4 2.285,2 1.778.239,2 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Tipologie di attività di smaltimento per classificazione del rifiuto Tipologia di smaltimento 1 2 3 4 5 6 TOTALE D1 - deposito sul o nel suolo (ad esempio discarica) D8 - trattamento biologico D9 - trattamento chimico/fisico D10 - Incenerimento a terra D13 - raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12 D14 - Ricondizionamento preliminare Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 152 di 380 Rif. spec. tonn 349.789,5 109.307,5 173.028,3 13.571,8 272,5 121.761,9 767.731,6 Rif. peric. tonn 17.615,3 71.270,4 181.293,1 123.903,1 14.003,1 408.084,8 Rif. Totale tonn 367.404,8 180.577,9 354.321,4 137.474,9 272,5 135.765,0 1.175.816,4 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Tipologie di attività di gestione di rifiuti speciali non pericolosi per categoria CER Codice rifiuto operaz. di recup. dichiarate R5 010000 RIF. DA PROSP., ESTR., TRATT., LAVORAZ. DI MINERALI E MAT. DI CAVA 020000 RIF. DA PROD., TRATT. E PREP. DI ALIMENTI IN AGRICOLTURA, … 030000 RIF. LAVORAZ. LEGNO E PROD. CARTA, POLPA, CARTONE, PANNELLI... 040000 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE 050000 RIF. DA RAFF. PETROLIO, PURIF. GAS NAT. E TRATT. PIROL. DI CARBONE Quantitativo Quantitativo operaz. di TOTALE quantitativo recuperato smaltito rifiuti smalt. rifiuti NP Recuperato NP dichiarate tonn R13 tonn D1 5.363,9 69.536,1 R10 30.916,4 R1 R3 R5 R10 R12 R1 R3 R12 R3 R4 R12 10.604,45 16.248,52 31,88 1.424,74 218,35 4.090,70 9.001,92 4.895,57 10,12 15.081,01 6,90 32,34 R4 R5 2,10 8.292,97 R5 060000 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI R3 R12 R3 R5 R4 R3 R4 R5 R10 R4 RIF. INORG. CONT. METALLI DA TRATT. E RICOP.; 110000 IDROMETALL. NON FERR. 120000 RIF. DI LAVORAZ. E TRATT. SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA 130000 OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E 120000) 140000 RIF. DI SOST. ORGAN. UTILIZZ. COME SOLVENTI (TRANNE 070000 E 080000) 150000 IMBALLAGGI, ASSORBENTI; STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI... 160000 RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO 170000 RIF. DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA COSTRUZIONE STRADE) 180000 RIF. DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I RIFIUTI DI CUCINA...) RIF. DA IMPIANTI DI TRATT. RIF., IMPIANTI DI TRATT. 190000 ACQUE REFLUE... 200000 RSU ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED ISTITUZ. INCLUSE RD TOTALE 17.998,31 689,3 15.120,2 596,5 8.295,1 104,1 10.140,5 1.114,8 28,4 33,2 1,6 5,4 1,64 171,62 25.355,48 322.770,45 349.074,1 776,60 10.344,7 48,56 3.777,01 257.082,44 4.777,64 265.731,3 94,20 4,3 144,8 144,8 6,4 71,9 8.733,8 8.218,4 385,0 6,3 4.442,8 1.209,0 1.209,0 544,1 D1 D8 D9 D14 873,6 717,3 921,9 7.196,4 D14 112,7 17.575,5 3.365,0 3.930,3 27,4 55,6 1.204,5 2.464,3 2.426,3 2.892,6 48,5 41,0 9.938,5 3.182,8 14.721,1 17.460,7 45,6 9,9 2.219,2 490,1 493,7 D8 D9 D10 D13 D14 D1 D8 D9 D10 D13 D14 D1 D8 D9 D10 D13 D14 D8 D9 D14 54.845,1 259,2 271,1 15,7 593,1 291,9 2.322,7 3.181,9 1,9 D14 1.178,1 2.934,8 253,0 268,8 65,3 4.127,8 D8 D9 D13 D14 quantitativo D15 TOTALE Recupero + Smaltimento 69.904,1 5.072,9 106.184,4 21.786,2 67,8 50.314,1 2.962,0 122,5 20.960,3 9.709,3 41,7 24.829,5 112,7 112,7 26.158,3 772,8 34.453,4 17.811,1 253,7 27.951,7 37.639,4 404,7 37.667,7 988,7 0,3 990,4 55.984,2 12,5 405.058,3 6.976,5 48,0 7.025,1 7.649,6 226,4 273.380,9 50.007,9 5.065,5 350.246,1 36.062,3 398,9 60.666,7 60.742,3 156,6 485.438,2 426,9 74,55 552,8 326.542,3 1.047,3 433.849,9 36.267,6 476,1 199.453,5 699.958,7 9.169,4 2.875.142,1 5,0 D1 D8 D9 D13 D14 D1 D8 D9 D13 D1 6.482,6 - - R1 R3 R4 R5 R12 R3 R4 R5 R12 280,08 118.365,72 24.021,39 300.238,3 155.897,30 1.673,78 3.623,17 20.360,19 559,59 24.604,4 61,46 R3 R4 R5 R12 R3 4.769,58 120.919,55 424.695,8 298.947,37 59,35 125,85 125,9 R1 R3 R4 R5 R10 R12 R1 R3 R4 R5 D8 D9 D13 D14 D8 D9 D10 D13 D14 D8 D9 D14 D1 48,6 R3 R4 R5 R12 432,5 28,35 0,03 090000 RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA 100000 RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMI 28.527,9 10.057,03 83,48 070000 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI RIF. DA PROD., FORMUL., FORNIT., USO DI 080000 RIVESTIMENTI, SIGILLANTI, INCH. 36.280,3 TOTALE Smaltito 69.079,42 24.398,99 12.173,63 107.307,5 255,70 1.347,66 52,14 18,11 115.886,57 12.474,29 163.185,9 34.806,89 1.751.404,2 1.756.299,7 20.434,5 3.338,1 67.900,7 1,3 3.732,6 4.197,1 D1 D8 D10 D14 1.665,9 148,9 2.134,3 46.058,7 D1 D8 D9 D10 D14 D1 D10 D14 112,0 12.478,6 18.256,4 550,5 4.664,9 48.686,4 13,9 12.042,0 D8 D9 D10 D14 D1 D8 D9 D10 D13 D14 D1 D8 D9 D10 D14 31,8 124,2 51,8 219,1 137.494,2 55.118,1 104.627,9 8.888,3 70,5 20.343,3 10.126,8 6.887,7 11.026,6 1.426,5 6.800,0 119.411,7 698.050,6 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 153 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Tipologie di attività di gestione di rifiuti speciali pericolosi per categoria CER Codice rifiuto RIF. DA PROSP., ESTR., TRATT., LAVORAZ. DI MINERALI E MAT. DI CAVA RIF. DA PROD., TRATT. E PREP. DI ALIMENTI IN AGRICOLTURA, 020000 … 010000 030000 RIF. LAVORAZ. LEGNO E PROD. CARTA, POLPA, CARTONE, PANNELLI... operaz. di recup. dichiarate Quantitativo operaz. di Quantitativo recuperato TOTALE quantitativo smaltito smalt. rifiuti P Recuperato dichiarate R13 tonn tonn D14 R3 0,15 0,2 D14 RIF. DA RAFF. PETROLIO, PURIF. GAS NAT. E TRATT. PIROL. DI CARBONE 060000 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI 070000 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI 080000 R4 R5 541,53 2.334,25 R1 964,92 R3 R5 R3 116,80 4.751,08 R4 RIF. INORG. CONT. METALLI DA TRATT. E RICOP.; IDROMETALL. NON FERR. 120000 RIF. DI LAVORAZ. E TRATT. SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA 130000 OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E 120000) 140000 RIF. DI SOST. ORGAN. UTILIZZ. COME SOLVENTI (TRANNE 070000 E 080000) 150000 IMBALLAGGI, ASSORBENTI; STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI... 160000 RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO 170000 180000 RIF. DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA COSTRUZIONE STRADE) RIF. DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I RIFIUTI DI CUCINA...) 190000 RIF. DA IMPIANTI DI TRATT. RIF., IMPIANTI DI TRATT. ACQUE REFLUE... 200000 RSU ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED ISTITUZ. INCLUSE RD TOTALE 5.832,8 21,4 0,7 0,7 15,10 090000 RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA 110000 2.875,8 0,75 RIF. DA PROD., FORMUL., FORNIT., USO DI RIVESTIMENTI, SIGILLANTI, INCH. 100000 RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMICI quantitativo D15 TOTALE Recupero + Smaltimento - 040000 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE 050000 TOTALE Smaltito 15,1 R5 10,64 R4 R5 2.939,74 10.342,14 R4 7,32 10,6 13.281,9 7,3 726,6 0,04 316,1 21,6 R3 R4 R3 R4 R5 1.029,79 14,67 R3 247,40 R4 16,47 13,04 1.938,38 1.388,75 1.044,5 3.340,2 2,7 173,2 263,9 R1 R5 18,10 99,65 117,8 R3 R4 26,11 18,26 26.835,0 44,4 26.835,0 14,6 1.276,9 D14 D8 D9 D10 D14 D8 D9 D10 D14 D8 D9 D10 D14 D8 D9 D10 D14 D8 D9 D10 D14 D9 D14 D8 D9 D10 D14 D8 D9 D10 D14 D8 D9 D10 D14 D9 D10 D14 D10 D14 D8 D9 D10 D14 D1 D10 D14 D10 D14 D1 D8 D9 D10 D14 D9 D10 D14 0,7 0,7 1,6 0,1 0,1 0,1 0,1 10,5 10,5 170,0 0,5 191,6 4.348,1 5.134,3 1.732,8 791,3 12.006,5 0,3 0,1 2,6 191,6 826,6 14.882,3 2.620,4 278.784,1 1.530,2 59,9 1.531,0 2.698,1 151,5 2.713,2 38.068,4 133.393,4 272.951,3 97.598,4 3.891,1 238,1 590,4 389,7 0,7 0,1 312,1 604,9 1.965,6 1,0 126,7 4,3 78,2 82,4 27,6 93,1 8.824,0 12.495,2 3,4 961,1 22.283,7 82,7 35.565,6 10.697,8 12.050,2 885,2 2.475,2 26.108,3 63,2 26.115,7 2.502,9 3.072,4 1.036,2 89,6 6.701,1 167,1 6.701,1 1,6 2.184,7 171,9 2.358,2 496,0 2.358,2 819,9 69,7 1.864,3 12.374,7 115,6 15.714,8 15,3 249,4 554,5 819,2 236,1 1.083,1 773,3 94,7 868,0 12,3 868,0 45.865,1 85,2 45.982,9 425,6 39,7 469,9 36,9 783,0 2.898,6 6.848,4 1.723,2 904,5 17.600,0 3.077,1 5.725,8 17.093,0 2.369,2 1,0 25,9 398,7 408.084,8 408.084,8 5.057,9 434.919,8 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 154 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 4.1.6. L’analisi dei flussi di importazione e esportazione di rifiuti speciali Al fine di meglio comprendere le dinamiche legate alla movimentazione dei rifiuti prodotti, recuperati o smaltiti in Provincia, in relazione in particolare a flussi di importazione o esportazione da/verso altre Province lombarde o altre Regioni, si è proceduto ad un approfondimento delle dichiarazioni presenti nel MUD relativamente ai rifiuti che i singoli dichiaranti hanno ricevuto da terzi piuttosto che affidato a terzi. Nelle seguenti tabelle sono riepilogati i risultati di queste analisi. Innanzitutto, si può osservare come il quantitativo di rifiuti in ingresso e in uscita dalla Provincia sia inferiore in rapporto al dato di produzione: si registrano infatti complessivamente 1.604.904 t di rifiuti in ingresso e 1.522.024 t/a di rifiuti in uscita. Il saldo import/export è quindi di un flusso complessivo di importazione netta per 82.881 t/a. L’analisi per le singole macrocategorie CER evidenzia tuttavia una significativa diversificazione delle dinamiche di import/export. In particolare, concentrandosi sulle tipologie di rifiuti maggiormente significative, si osserva che: - rilevanti flussi netti di esportazione interessano la categoria 17.00.00 “rifiuti da costruzione e demolizione” e in forma meno consistente la categoria 01.00.00 rifiuti derivanti dalla prospezione, l’estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico o chimico di minerali e 20.00.00 “rifiuti solidi urbani e assimilabili”; - rilevanti flussi netti di importazione interessano le categorie 10.00.00 “rifiuti prodotti da processi termici”, 15.00.00 “imballaggi” e 07.00.00 “rifiuti da processi chimici organici”; per i codici 15.00.00 il dato di importazione può in realtà essere “gonfiato” da flussi di frazioni secche da raccolta differenziata dei rifiuti urbani non opportunamente scorporabili dal flusso degli speciali; - un sostanziale equilibrio tra flussi di importazione ed esportazione caratterizza invece le categorie 02.00.00 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura ecc. e trattamento e preparazione di alimenti e 19.00.00 rifiuti da impianti trattamento rifiuti. Se si esaminano, all’interno dei flussi di import e di export, le quote relative a movimenti extraregionali, si evidenzia come una quota pari al 25% del flusso di importazione in Provincia di Bergamo, ovvero 405.015 t/a, provenga da altre regioni. Un flusso di minori dimensioni è quello dei rifiuti esportati dalla Provincia di Bergamo in altre regioni: 270.363 t/a, pari al 18% del totale esportato. I quantitativi più consistenti importati da fuori regione sono rappresentati dalle categorie 19.00.00 (110.255 t/a),15.00.00 (68.164 t/a), 07.00.00 (51.652 t/a) e 10.00.00 (33.312 t/a). I quantitativi più consistenti esportati extraregione sono rappresentati dalle categorie 19.00.00 (55.198 t/a), 10.00.00 (42.218 t/a), 15.00.00 (30.200 t/a) e 17.00.00 (28.494 t/a). Nel seguito si riporta anche una valutazione di dettaglio dei flussi di import/export caratterizzanti le 30 tipologie principali (singoli codici CER) prodotte in Provincia di Bergamo di rifiuti speciali non pericolosi e le analoghe 30 tipologie principali di rifiuti speciali pericolosi. Si può quindi osservare come i rifiuti speciali non pericolosi caratterizzati dal maggior flusso di esportazione netta siano il 17.09.04 “rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03 “(con 257.014 t/a di export netto), 19.12.12 “altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti..” (con 63.870 t/a di export netto e il 10.02.02 “scorie non trattate” (con 53.074 t/a di export netto). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 155 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) I rifiuti speciali non pericolosi caratterizzati dal maggior flusso di importazione netta sono invece il 19.07.03 “percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02” (con 58.877 t/a di import netto), il 15.01.02 “imballaggi in plastica” (con 53.404 t/a di import netto) e il 17.04.05 “ferro e acciaio” (con 43.076 t/a di import netto). Per i rifiuti speciali pericolosi, si evidenzia invece una maggior diversificazione dei rifiuti caratterizzati da significativi flussi di esportazione netta: a 15 codici CER sono associati infatti flussi di export netto compresi tra 1.000 e 15.500 t/a; le principali tipologie sono comunque il 13.01.05 ”emulsioni non clorurate” (15.364 t/a di export netto) e il 17.06.05 “materiali da costruzione contenenti amianto(i)…” (15.257 t/a). I flussi di importazione netta sono anch’essi diversificati su diversi rifiuti: infatti a 11 codici CER sono associati flussi di import netto compresi tra 2.000 e 18.000 t/a: le principali tipologie sono comunque lo 07.06.01 “soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri” (18.095 t/a di import netto), lo 07.01.01 “soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri” (12.854 t/a di import netto) e lo 07.07.01”soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri” (12.415 t/a di import netto). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 156 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Flussi di importazione e esportazione extraprovinciali di rifiuti speciali per categoria CER, confronto con dati di produzione e gestione in provincia Prod tot. Ton Bergamo Codice rifiuto 010000 RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI 020000 RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA, ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI Rec+Smal ton Import da fuori Export fuori BG BG ton ton Imp-Exp ton 138.676,9 106.184,4 227,9 29.171,3 -28.943,4 37.744,1 50.314,9 24.437,6 25.994,0 -1.556,4 36.153,6 33.276,7 20.960,6 24.829,6 19.463,2 17.222,3 30.327,6 10.996,5 -10.864,5 6.225,8 40,7 19.598,4 202.546,5 304,2 49.335,7 306.735,7 365,4 44.558,0 153.145,4 103,1 21.719,2 72.607,4 262,3 22.838,8 80.538,0 18.552,0 1.318,9 348.232,9 39.198,7 3.703,5 405.151,4 15.466,9 1.830,9 281.865,6 9.792,9 474,7 184.365,1 5.674,0 1.356,3 97.500,5 16.658,5 42.590,7 27.091,3 12.087,7 15.003,6 214.824,3 299.496,6 101.942,6 74.300,6 27.642,1 22.009,9 6.701,1 19.039,2 32.784,7 -13.745,5 1.064,4 2.358,2 2.855,0 1.067,2 1.787,8 RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO 224.133,3 43.669,1 352.110,4 76.381,5 256.142,4 60.483,7 164.033,1 41.738,8 92.109,3 18.745,0 170000 RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI) 559.626,1 486.521,3 130.907,7 346.173,3 -215.265,5 180000 RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico) 2.261,6 1.420,9 1.650,4 2.579,8 -929,5 469.551,8 479.832,7 381.576,6 375.424,2 6.152,3 030000 040000 050000 060000 070000 080000 090000 100000 RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL' INDUSTRIA TESSILE RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI, SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI 110000 RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA 120000 RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA 130000 OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) 140000 SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO (tranne 07 e 08) 150000 160000 190000 200000 RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti) RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER USO INDUSTRIALE RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI) INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA TOTALE 126.446,6 199.923,4 64.632,0 86.282,4 -21.650,4 2.516.386,4 2.954.055,6 1.604.904,0 1.522.023,5 82.880,5 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 157 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Quota di flussi extraregionali sui flussi di importazione e esportazione extraprovinciali di rifiuti speciali per categoria CER Import da fuori BG ton Codice rifiuto di cui da fuori Lomb % su tot ton import Export fuori BG ton di cui fuori Lomb % su tot ton export 010000 RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI 227,9 8,2 4% 29.171,3 18.136,2 62% 020000 RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA, ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI 24.437,6 12.754,5 52% 25.994,0 4.428,5 17% RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE 19.463,2 2.670,4 14% 30.327,6 10.841,3 36% RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL' INDUSTRIA TESSILE 17.222,3 10.512,6 61% 10.996,5 1.340,3 12% 365,4 44.558,0 153.145,4 295,8 19.483,1 51.651,6 81% 44% 34% 103,1 21.719,2 72.607,4 48,2 3.645,2 14.015,9 47% 17% 19% 15.466,9 1.830,9 281.865,6 2.417,5 330,4 33.312,2 16% 18% 12% 9.792,9 474,7 184.365,1 1.590,4 152,6 42.218,3 16% 32% 23% 27.091,3 5.528,5 20% 12.087,7 1.952,7 16% 101.942,6 26.895,5 26% 74.300,6 12.214,2 16% 19.039,2 2.855,0 1.480,2 308,3 8% 11% 32.784,7 1.067,2 9.190,8 359,0 28% 34% RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO 256.142,4 60.483,7 68.164,3 15.106,0 27% 25% 164.033,1 41.738,8 30.200,4 7.734,4 18% 19% 170000 RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI) 130.907,7 27.069,6 21% 346.173,3 28.493,9 8% 180000 RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico) 1.650,4 820,1 50% 2.579,8 930,2 36% 190000 RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER USO INDUSTRIALE 381.576,6 110.255,2 29% 375.424,2 55.197,6 15% 200000 RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI) INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA 64.632,0 15.951,2 25% 86.282,4 27.673,0 32% 1.604.904,0 405.015,3 25% 1.522.023,5 270.362,9 18% 030000 040000 050000 060000 070000 080000 090000 100000 RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI, SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI 110000 RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA 120000 RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA 130000 140000 150000 160000 OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19) SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO (tranne 07 e 08) RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti) TOTALE Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 158 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Flussi di importazione e esportazione extraprovinciali delle principali tipologie di rifiuti speciali non pericolosi prodotte in Provincia, confronto con dati di produzione e gestione in provincia CER 170904 100202 010413 191212 150106 120101 190703 200101 120102 150101 190805 170302 100210 170405 100908 190112 120199 190501 150103 150102 190203 030105 190814 191204 191207 200304 101311 010412 190812 191205 totale Descrizione prod tot 423.153,6 186.641,4 116.191,1 rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03 scorie non trattate rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11 imballaggi in materiali misti limatura e trucioli di materiali ferrosi percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02 carta e cartone polveri e particolato di materiali ferrosi imballaggi in carta e cartone fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17 03 01 scaglie di laminazione ferro e acciaio forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 09 07 ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 19 01 11 rifiuti non specificati altrimenti parte di rifiuti urbani e simili non compostata imballaggi in legno imballaggi in plastica miscugli di rifiuti composti esclusivamente da rifiuti non pericolosi segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci diversi da quelli di cui alla voce 03 01 04 fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 13 plastica e gomma legno diverso da quello di cui alla voce 19 12 06 fanghi delle fosse settiche rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento, diversi da quelli di cui alle voci 10 13 09 e 10 13 10 sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quelli di cui alle voci 01 04 07 e 01 04 11 fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 11 vetro 109.959,7 91.150,8 82.541,1 68.394,2 60.937,0 52.541,1 48.510,0 41.683,8 40.511,3 38.124,6 37.748,0 37.389,6 34.496,4 33.676,6 32.871,0 29.277,5 29.064,1 28.491,2 25.541,4 24.342,5 22.484,9 22.319,4 20.875,8 18.955,4 18.634,3 16.718,9 16.708,0 1.809.934,7 Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 159 di 380 import da fuori BG export da BG 18.833,7 276.013,6 3.106,3 56.180,3 122,6 21.341,4 62.645,5 69.440,2 21.913,7 93.640,3 9.641,5 25.712,6 12.111,9 38.427,2 20.110,2 48.140,0 50.310,8 625,2 4.850,3 28.326,4 0,0 7.147,0 78.211,7 1.430,2 4.691,1 9.478,5 2.418,3 1.793,3 5.221,4 181,2 82,1 4.256,0 0,0 622.869,3 126.515,4 59.632,8 18.221,8 34.763,4 40.086,0 17.132,2 24.600,5 62.033,2 1.755,5 39.507,1 7.234,4 36.044,4 2.216,1 7.752,2 0,0 22.807,8 24.807,7 29.113,9 14.417,8 15.301,1 20.384,9 23.670,5 11.097,4 5.840,0 5.163,0 10.620,9 16.420,6 1.030.675,9 imp-exp -257.179,9 -53.074,0 -21.218,8 -63.869,9 9.807,4 3.691,8 58.876,9 -30.444,5 8.580,4 -12.488,5 -23.606,0 18.354,7 8.632,9 43.076,4 -35.419,1 2.634,3 20.574,1 0,0 -15.660,8 53.404,0 -27.683,8 -9.726,7 -5.822,6 -17.966,6 -21.877,2 -5.876,0 -5.658,8 -5.080,8 -6.364,9 -16.420,6 -407.806,6 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Flussi di importazione e esportazione extraprovinciali delle principali tipologie di rifiuti speciali pericolosi prodotte in Provincia, confronto con dati di produzione e gestione in provincia CER 070101 070701 100207 170605 070108 070104 130105 120301 160104 110105 070708 120109 190105 160601 070501 190106 190113 170503 070601 070704 190204 110107 070504 130110 190205 130205 130208 150110 070103 180103 totale Descrizione prod tot soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il deposito dei rifiuti in discarica, la classificazione di tale rifiuto come “pericoloso” è posticipata fino all’adozione delle norme regolamentari di recepimento della direttiva 99/31/CE altri fondi e residui di reazione altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri emulsioni non clorurate soluzioni acquose di lavaggio veicoli fuori uso acidi di decappaggio altri fondi e residui di reazione emulsioni e soluzioni per macchinari, non contenenti alogeni residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi batterie al piombo soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri rifiuti liquidi acquosi ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose terra e rocce, contenenti sostanze pericolose soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri miscugli di rifiuti contenenti almeno un rifiuto pericoloso basi di decappaggio altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri oli minerali per circuiti idraulici, non clorurati fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, non clorurati altri oli per motori, ingranaggi e lubrificazione imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 160 di 380 import da fuori BG export da BG imp-exp 62.402,5 52.715,6 20.329,1 28.062,6 21.044,9 0,9 15.208,7 8.629,6 9.165,5 12.853,9 12.415,3 -9.164,6 15.885,7 12.208,5 11.459,4 11.196,0 7.797,9 7.088,1 5.948,3 5.381,9 5.305,0 5.192,8 4.904,3 3.907,7 3.842,6 3.825,3 3.336,4 3.279,2 3.048,2 2.979,7 2.837,4 2.328,3 2.284,4 5656,486 15.070,0 5.700,4 5.689,3 9.520,6 175,3 6.730,9 4.752,9 3.805,5 41,7 1.595,9 14.906,1 2.001,2 726,3 245,3 18.801,5 7661,019 9376,92 7.547,3 1.284,8 239,7 20.913,4 4.154,3 9.266,3 21.052,8 4.323,8 3.555,8 4.455,5 1.662,8 7.016,8 5.168,2 7.537,5 3.599,3 3.781,7 3.725,7 3.435,0 706,9 1.253,7 3.232,0 1.934,0 2.208,5 2.262,0 -15.257,0 10.915,7 -3.565,9 -15.363,5 5.196,9 -3.380,5 2.275,4 3.090,0 -3.211,3 -5.126,5 -5.941,6 11.306,8 -1.780,4 -2.999,4 -3.189,7 18.094,6 6.407,3 6.145,0 5.613,3 -923,7 -2.022,2 2.248,9 2.160,1 2.124,6 2.027,1 1.853,9 1.770,0 271.668,9 5,9 3.178,2 523,9 1.432,1 10,2 415,3 176.203,5 1.180,4 5.001,3 2.921,3 2.142,7 22,3 2.201,7 161.719,6 -1.174,5 -1.823,0 -2.397,3 -710,6 -12,1 -1.786,4 14.483,9 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5. IL SISTEMA IMPIANTISTICO PER IL TRATTAMENTO, RECUPERO E SMALTIMENTO DEI RIFIUTI 5.1. Fonte dati I dati utilizzati per le elaborazioni di seguito riportate, sono quelli contenuti nel database del Catasto Georeferenziato elaborato da ARPA, contenente gli impianti autorizzati ed in esercizio all’interno della Provincia di Bergamo, con un aggiornamento delle informazioni all’Ottobre 2007. Si è inoltre in possesso di un elenco degli impianti della Provincia di Bergamo che sono in corso di istruttoria sempre all’Ottobre 2007. Relativamente agli impianti in procedura semplificata i dati disponibili sono aggiornati al Dicembre 2006. 5.2. Impianti autorizzati Dai dati analizzati emerge che gli impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti sono in tutto 142 di cui 136 con una potenzialità totale di smaltimento e recupero di poco più di 3,5 milioni t/anno e 6 discariche con una volumetria complessiva originaria di circa 2 milioni di mc (di cui ad oggi risultano disponibili circa 592.600 mc). Come risulta dalla tabella seguente, gli impianti numericamente maggiori, sono gli impianti di stoccaggio, selezione e cernita (44), seguiti dagli impianti di recupero (29), dagli impianti di ammasso carcasse (24) e dagli impianti di solo stoccaggio (19). In numero più contenuto si hanno gli impianti di depurazione (9), le piattaforme e stazioni di trasferimento (8), gli impianti di trattamento termico (71), quelli di compostaggio (32),i soggetti autorizzati allo spandimento dei fanghi in agricoltura (3) e gli impianti di produzione del CDR (2). Si deve considerare che lo stesso impianto può effettuare più attività di trattamento, per diverse tipologie di rifiuto, ciò implica che nei totali parziali delle categorie di trattamento, autodemolizione, recupero, etc, riportati nella seguente tabella e nei grafici, può verificarsi il conteggio multiplo dello stesso impianto, mentre per il totale complessivo, che giustamente non è dato dalla sommatoria dei totali parziali, il valore indica l’effettiva potenzialità impiantistica desumibile dai dati analizzati al netto dei doppi conteggi. In termini di potenzialità emerge che poco più del 30% della potenzialità è riconducibile ad impianti di stoccaggio, selezione e cernita (percentuale calcolata rispetto alla potenzialità totale di trattamento escludendo il contributo della discarica e i doppi conteggi). Il 20% della potenzialità totale è riconducibile sia agli impianti di recupero che a quelli di depurazione, mentre gli impianti di trattamento termico ricoprono l’11% della potenzialità totale provinciale. 1 2 Il dato non tiene conto dell’impianto BAS Power in quanto ad ottobre 2007 l’impianto operava in regime semplificato. Il dato non tiene conto dell’impianto GTM in quanto ad ottobre 2007 l’attività dell’impianto di compostaggio era sospesa. Proposta di Piano - Relazione Maggio 2008 Pagina 161 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Potenzialità degli impianti di trattamento dei rifiuti solidi nella Provincia di Bergamo Potenzialità impianti autorizzati (Ottobre 2007) 1.200.000 1.000.000 t/anno 800.000 600.000 400.000 200.000 trattamento termico stoccaggio spandimento fanghi piattaforme e ITS stoccaggio, selezione-cernita recupero produzione CDR discariche* depurazione compostaggio ammasso carcasse 0 * dato espresso in m3 Sistema impiantistico dedicato ai rifiuti nella Provincia di Bergamo Categoria trattamento Ammasso carcasse Compostaggio Depurazione Produzione CDR Recupero Stoccaggio, selezione-cernita Piattaforme e ITS Spandimento fanghi Stoccaggio Trattamento termico Totale* (escluso discariche) Discarica** n° impianti 24 3 9 2 29 44 8 3 19 7 Potenzialità (t/anno) 242.860a 268.000 743.280b 225.000 797.658c 1.133.990d 13.800e 31.100 78.073f 406.980g 136 3.689.341 6 592.557 Note: * il totale non è la sommatoria dei parziali in quanto conteggia gli impianti una sola volta, indipendentemente che le categorie di trattamento concesse allo stesso impianto siano multiple. **: capacità espressa in mc disponibile all’Ottobre 2007 (a): riferito a 10 impianti (b) riferito a 7 impianti (c) riferito a 28 impianti (d) riferito a 40 impianti (e) riferito a 2 impianti (f) riferito a 15 impianti (g) riferito a 6 impianti Proposta di Piano - Relazione Maggio 2008 Pagina 162 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Per gli impianti, così come riportato nella tabella precedente, è stata effettuata una classificazione in base al tipo di operazione, recupero o smaltimento, seguendo la codifica prevista dalla normativa. Per quanto riguarda le operazioni di smaltimento, nella Provincia di Bergamo 86 impianti effettuano operazioni D15, 45 e 15 rispettivamente operazioni D14 e D13 (operazioni di raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminari dei rifiuti prima che siano effettuate le operazioni comprese tra D1 e D12). Per quanto attiene l’operazione D15, come pure l’operazione R13, il dato quantitativo riferito alla potenzialità è da intendersi, per gli impianti che non svolgono esclusiva attività di stoccaggio, come associata alle operazioni di trattamento cui l’attività è dedicata. Nel grafico riportato di seguito, è rappresentata la ripartizione percentuale delle potenzialità di smaltimento rifiuti in base all’operazione effettuata; si fa presente che nei dati disponibili non sempre veniva specificata la potenzialità, per tale motivo in calce alla tabella seguente sono riportate indicazioni del numero di impianti a cui fanno riferimento i quantitativi indicati in tabella. Le operazioni D2, D3, D4, D5, D6, D7, D11 e D12, non risultano effettuate da nessun impianto situato nella Provincia di Bergamo. Ripartizione percentuale delle potenzialità degli impianti della Provincia di Bergamo che effettuano operazioni di smaltimento Operazioni di smaltimento autorizzate D8 9,4% D9 11,9% D15 42,5% D10 5,6% D13 8,0% D14 22,6% Nota: non è stata inserita l’operazione di smaltimento D1 in quanto espressa in mc e non in t/anno e quindi non direttamente raffrontabile con le operazioni di smaltimento. Proposta di Piano - Relazione Maggio 2008 Pagina 163 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Per quanto riguarda le operazioni di recupero, le maggiori potenzialità dichiarate riguardano l’R13, R3 ed R4, che rispettivamente sono: • La messa in riserva dei rifiuti prima di sottoporli ad altre operazioni. Anche in questo caso, come per l’operazione D15, il dato quantitativo riferito alla potenzialità è da intendersi, per gli impianti che non svolgono esclusiva attività di stoccaggio, come associata alle operazioni di trattamento cui l’attività è dedicata; • Il riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi; • Riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici. Dall’analisi dei dati riportati nella seguente tabella, si evince che sulla base della potenzialità totale di tutti gli impianti della Provincia, si evidenzia un recupero potenziale di quasi 1,5 milioni di t/anno di sostanza organica, tramite compostaggio, trasformazioni biologiche, etc, e quasi 1,3 milioni di t/anno di sostanze inorganiche. Categoria a sé sono gli autodemolitori, che nella Provincia di Bergamo risultano essere 24, autorizzati. Ripartizione percentuale delle potenzialità degli impianti della Provincia di Bergamo che eseguono operazioni di recupero Operazioni di recupero autorizzate R4 17,1% R3 20,5% R5 16,0% R1 2,2% R6 2,5% R7 0,8% R8 1,7% R13 37,9% Proposta di Piano - Relazione R11 0,8% Maggio 2008 R10 0,4% R9 0,1% Pagina 164 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti nella Provincia di Bergamo Operazione D8 D9 D10 D13 D14 D15 R1 R3 R4 R5 R6 R7 n° impianti 8 11 6 15 45 86 2 56 49 35 4 1 Potenzialità (t/anno) 680.280a 866.280b 406.480c 583.800d 1.643.090e 3.083.342f 161.850 1.525.200g 1.273.758h 1.190.200 189.600 60.000 R8 3 129.600 R9 1 7.500 R10 3 31.100 R11 1 60.000 R13 Totale * (escluso D1) D1** 102 2.829.218i 136 3.689.341 6 592.557 Note: * il totale non è la sommatoria dei parziali in quanto conteggia gli impianti una sola volta, indipendentemente che le operazioni di trattamento concesse allo stesso impianto siano multiple. **: capacità espressa in mc disponibile all’Ottobre 2007 (a): riferito a 6 impianti (b): riferito a 9 impianti (c): riferito a 5 impianti (d): riferito a 13 impianti (e): riferito a 41 impianti (f): riferito a 74 impianti (g): riferito a 54 impianti (h): riferito a 45 impianti (i): riferito a 91 impianti Proposta di Piano - Relazione Maggio 2008 Pagina 165 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.2.1. Impianti di ammasso carcasse Gli impianti di ammasso carcasse presenti sono 24. La potenzialità complessiva espressa in t/anno è poco significativa in quanto è relativa a soli 10 impianti; decisamente più rappresentativo è il dato della superficie a disposizione espressa in metri quadri, che è pari a 12.058 mq relativo a 20 impianti. Impianti di ammasso carcasse della Provincia di Bergamo Ammasso carcasse: Provincia di Bergamo potenzialità n° impianti 24 Mq t/a 12.058a 242.860b Note: (a) riferito ad 20 impianti operazioni R3, R4, R5, R13, D14, D15 (b) riferito a 10 impianti 5.2.2. impianti di compostaggio Gli impianti di compostaggio presenti sono 3, con una potenzialità complessiva di 268.000 t/anno; le operazioni svolte in questi impianti sono R3 ed R13. Nella tabella successiva sono riportati gli impianti con le rispettive potenzialità. L’operazione R13 è da intendersi come associata all’operazione di recupero (R3) svolta presso ogni impianto. Impianti di compostaggio della Provincia di Bergamo Compostaggio: Provincia Bergamo n° impianti potenzialità (t/anno) operazioni 3 268.000 R3, R13 Operazioni effettuate negli impianti di compostaggio nella Provincia di Bergamo Operazioni R3 R13 TOT Proposta di Piano - Relazione n° 3 3 3 impianti TOT t/anno 268.000 268.000 268.000 Aprile 2008 Pagina 166 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.2.3. Impianti di depurazione (trattamento rifiuti liquidi e fanghi) Gli impianti di depurazione presenti sono 9, le operazioni di smaltimento autorizzate sono D8, D9, D13, D14 e D15; presso alcuni impianti sono presenti svolte anche altre operazioni. Come già segnalato, le operazioni D15 e R13 sono di norma da intendersi come associate alle operazioni svolte nei singoli impianti). La potenzialità degli impianti di depurazione è espressa sia in t/anno sia in t/giorno (per quest’ultimo si ha il dato relativo solamente ad un impianto). Impianti di depurazione nella Provincia di Bergamo Depurazione: Provincia di Bergamo potenzialità t/a t/d n° impianti 743.280a 9 Note: (a) riferito a 7 impianti operazioni R3, R4, R5, R6, R7, R8, R11, R13, D8, D9, D13, D14, D15 288b (b) riferito ad 1 impianto Operazioni effettuate negli impianti di depurazione nella Provincia di Bergamo operazioni R3 R4 R5 R6 R7 R8 R11 R13 D8 D9 D13 D14 D15 TOT Note: (a) riferito a 6 impianti (c) riferito a 7 impianti Proposta di Piano - Relazione n° 2 1 2 1 1 1 1 2 8 9 1 1 9 9 impianti TOT t/anno 123.000 60.000 123.000 60.000 60.000 60.000 60.000 123.000 680.280a 743.280c 60.000 60.000 743.280c 743.280c t/d 0 0 0 0 0 0 0 0 288b 288b 0 0 288b 288b (b) riferito ad 1 impianto Aprile 2008 Pagina 167 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.2.4. Discariche Sono in esercizio 6 discariche; quattro di queste discariche sono per rifiuti inerti (con una capacità residua complessiva di circa 292.557 m3 al mese di Ottobre 2007), una per rifiuti speciali pericolosi (con una capacità residua di circa 150.000 m3) e una per rifiuti speciali non pericolosi (con una capacità residua di circa 150.000 m3). Le operazioni di smaltimento effettuate sono D1. Discariche nella Provincia di Bergamo Discariche: Provincia di Bergamo pot. n° impianti t/a superficie volume autorizzata autorizzato m2 m3 capacità residua m3 operazioni categoria discarica Inerti 4 nd 15.755,5a 111.045a 292.557 D1 1 nd 65.700 1.263.000 150.000 D1 1 nd nd 500.000 150.000 D1 6 nd 81.455,5b 1.874.045c 592.557 D1 Note: (a) riferito a 2 impianti impianti (b) riferito a 3 impianti rifiuti non pericolosi rifiuti pericolosi (c) riferito a 4 5.2.5. Impianti di inertizzazione Dai dati disponibili non sono risultati impianti fissi di inertizzazione presenti sul territorio provinciale. 5.2.6. Impianti di produzione CDR Sono presenti 2 impianti di produzione CDR con una potenzialità complessiva di trattamento di 225.000 t. Le operazioni effettuate, oltre al deposito preliminare (D15) e alla messa in riserva (R13), che come già evidenziato sono di norma da intendersi come associate alle operazioni di recupero svolte nell’impianto, sono: operazioni di recupero e riciclo di altre sostanze organiche non usate come solventi (R3), ricircolo/recupero di altre sostanze inorganiche (R5), trattamento biologico che dia origine a composti o a miscugli eliminati secondo uno dei procedimenti nei punti da D1 a D12 (D8) e il ricondizionamento preliminare prima di una delle operazioni comprese tra D1 e D13 (D14). Impianti di produzione CDR nella provincia di Bergamo Produzione CDR: Provincia Bergamo n° impianti potenzialità (t/anno) operazioni 2 225.000 R3, R5, R13, D8, D14, D15 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 168 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Operazioni effettuate negli impianti di produzione CDR nella Provincia di Bergamo Operazioni n° 1 1 2 1 1 2 2 R3 R5 R13 D8 D14 D15 TOT impianti TOT t/anno 165.000 60.000 225.000 60.000 165.000 225.000 225.000 5.2.7. Impianti di recupero Gli impianti di recupero di materia presenti sono 29 per una potenzialità complessiva di circa 797.658 t/anno. Le operazioni di recupero svolte sono: • messa in riserva (R13) eseguito da tutti gli impianti per un totale di 797.658 t/anno (come già evidenziato, l’operazione è di norma da intendersi come associata alle operazioni di recupero svolte nell’impianto); • recupero di altre sostanze inorganiche (R5), eseguito da 14 impianti con una potenzialità finale di 525.700 t/anno; • recupero e riciclo di sostanze organiche non usate come solventi (R3), eseguito da 14 impianti con una potenzialità complessiva di 170.500 t/anno; Le altre attività di recupero, R1, R4 R6, R8, R9 sono effettuate da meno impianti. Impianti di recupero nella provincia di Bergamo Recupero: Provincia di Bergamo n° impianti 29 potenzialità (t/anno) non pericolosi Totali pericolosi 8.558a 144.200b 797.658c operazioni R1, R3, R4, R5, R6, R8, R9, R13, D9, D13, D14, D15 Note: (a) riferito a 4 impianti (b) riferito a 10 impianti (c) riferito a 28 impianti Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 169 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Operazioni eseguite negli impianti di recupero nella Provincia di Bergamo Operazioni n° 1 14 8 14 2 2 1 29 1 1 1 2 29 R1 R3 R4 R5 R6 R8 R9 R13 D9 D13 D14 D15 TOT Note: (a) riferito a 13 impianti impianti TOT t/anno 161.350 170.500 181.858 525.700a 69.600 69.600 7.500 797.658b 63.000 100.000 100.000 163.000 797.658b (b) riferito a 28 impianti 5.2.8. Impianti di stoccaggio, selezione e cernita Gli impianti per la selezione e cernita e stoccaggio dei rifiuti presenti sono 44, con una potenzialità complessiva pari a 1.133.990 t/anno. Oltre alle operazioni di raggruppamento (R13), ricondizionamento (R4), deposito preliminare (D15) e di messa in riserva (D14), sono effettuate operazioni di recupero e riciclo di altre sostanze organiche non usate come solventi (R3), di metalli e composti metallici (R4) e di altre sostanze inorganiche (R5). Impianti di stoccaggio, selezione e cernita nella Provincia di Bergamo Stoccaggio, Selezione e Cernita: Provincia di Bergamo potenzialità (t/anno) n° impianti non Totali pericolosi pericolosi 44a 27.000b 756.990c 1.133.990d Note: (a) di cui 8 ammasso carcasse (c) riferito a 30 impianti Proposta di Piano - Relazione operazioni R3, R4, R5, R13, D13, D14, D15 (b) riferito a 1 impianto (d) riferito a 40 impianti Aprile 2008 Pagina 170 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Operazioni eseguite negli impianti di stoccaggio, selezione e cernita nella Provincia di Bergamo impianti TOT n° t/anno 32 690.100a 33 801.500b 18 511.500 44 1.133.990c 9 410.000 34 953.090d 41 1.104.090e f 44 1.133.990g operazioni R3 R4 R5 R13 D13 D14 D15 TOT Note: (a) riferito a 30 impianti (c) riferito a 40 impianti (e) riferito a 38 impianti (g) riferito a 40 impianti (b) riferito a 30 impianti (d) riferito a 31 impianti (f) di cui 8 ammasso carcasse 5.2.9. Piattaforme e ITS Piattaforme e ITS Le piattaforme e stazioni di trasferimento (ITS) presenti sono 8, per una potenzialità parziale di 13.800 t (riferita solo a 2 piattaforme). Le operazioni svolte in tali presidi sono D13, D14, D15, R3, R4, R13. Piattaforme e ITS nella Provincia di Bergamo Piattaforme e ITS: Provincia di Bergamo n° impianti potenzialità (t/anno) operazioni 8 13.800a D13, D14, D15, R3, R4, R13 Note: (a) riferito a 2 impianti 5.2.10. Soggetti autorizzati allo spandimento dei fanghi in agricoltura I soggetti autorizzati allo spandimento su suolo agricolo di fanghi sono in totale 3. La potenzialità complessiva è di 31.100 t/anno e le operazioni autorizzate sono R3 (per un impianto), R10 e R13 (quest’ultima operazione è da intendersi come associata alle operazioni di recupero svolte nel singolo impianto). Impianti di spandimento dei fanghi in agricoltura nella Provincia di Bergamo Fanghi in Agricoltura: Provincia di Bergamo n° impianti potenzialità (t/anno) operazioni 3 31.100 R3, R10, R13 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 171 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Operazioni effettuati dai soggetti autorizzati allo spandimento fanghi su suolo agricolo della Provincia di Bergamo impianti TOT n° t/anno 1 24.600 3 31.100 3 31.100 3 31.100 operazioni R3 R10 R13 TOT 5.2.11. Impianti di stoccaggio Gli impianti di stoccaggio presenti sono 19, di cui 10 in conto proprio e 9 in conto terzi, per uno stoccaggio massimo totale pari a 78.073 t. Si fa presente che sia il valore della potenzialità massima, che quello dello stoccaggio massimo, di seguito riportati, non sono completi, nel senso che per alcuni impianti non sono disponibili entrambi i valori. Le operazioni svolte da questi impianti sono: • R13, messa in riserva dei rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni comprese tra R1 e R12, effettuata da 11 impianti; • D15, deposito preliminare prima di una delle operazioni comprese tra D1 e D12, effettuata da 11 impianti. Impianti di stoccaggio nella Provincia di Bergamo Stoccaggio: Provincia di Bergamo potenzialità (t/a) non pericolosi totali pericolosi n° impianti tipologia stoccaggio 10 conto proprio nd 9 conto terzi 810 Note: nd: dato non disponibile (a) riferito a 4 impianti (c) riferito ad 1 impianto a stoccaggio massimo (t/a) non pericolosi totali pericolosi nd nd Nd nd 5.103 nd 810a 818,85b 171c 72.970d (b) riferito a 2 impianti (d) riferito a 5 impianti Operazioni effettuate negli impianti di stoccaggio nella Provincia di Bergamo operazioni R13 D15 TOT Note: (a) riferito a 5 impianti (c) riferito a 15 impianti Proposta di Piano - Relazione impianti TOT n° t/anno 11 74.070a 11 62.692 19b 78.073c (b) di cui 10 in conto proprio e 9 in conto terzi Aprile 2008 Pagina 172 di 380 opera -zioni R13, D15 R13, D15 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.2.12. Impianti di trattamento termico Gli impianti autorizzati di trattamento termico presenti sono 7 con una potenzialità complessiva di trattamento pari a 406.980 t/a, riferita a 6 impianti su 7. Le operazioni di smaltimento e recupero indicate per questa categoria di impianti sono: • D10, incenerimento a terra, effettuato da 6 impianti; • D15, deposito preliminare dei rifiuti, effettuata da 6 impianti (come già evidenziato, l’operazione è da intendersi come associata al trattamento termico svolto nel singolo impianto); • R1, utilizzo principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia, effettuato da 1 impianto. Dei 7 impianti, 6 sono dedicati al trattamento esclusivo dei rifiuti speciali con una potenzialità complessiva di 160.980 t/a (riferito a 5 impianti), uno è dedicato al trattamento dei rifiuti solidi urbani pur essendo autorizzato anche a ricevere rifiuti speciali. Impianti di trattamento termico nella Provincia di Bergamo Trattamento termico: Provincia di Bergamo n° impianti potenzialità (t/anno) operazioni rifiuti trattati 6 1 7 160.980a 246.000 406.980b R1, D10, D15 D10 e D15 R1, D10, D15 rifiuti speciali RSU e rifiuti speciali RSU e rifiuti speciali Note: (a) riferito a 5 impianti (b) riferito a 6 impianti Operazioni effettuate negli impianti di trattamento termico nella Provincia di Bergamo impianti TOT n° t/anno 6 406.480a 6 406.480a 1 500 7 406.980b operazioni D10 D15 R1 TOT Note: (a) riferito a 5 impianti (b) riferito a 6 impianti 5.2.13. Impianti mobili Tra le tipologie di impianti considerati vi sono anche gli impianti mobili, la cui sede legale è collocata all’interno di uno dei Comuni della Provincia. Questi impianti sono 30 per una potenzialità complessiva pari a 3.468.660 t/anno. Gli impianti mobili presenti appartengono alle categorie di trattamento: M1 – frantumazione e recupero inerti e M3 - inertizzazione Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 173 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Impianti mobili per il trattamento dei rifiuti della Provincia di Bergamo Impianti Mobili della Provincia di Begamo Categoria impianto mobile n° impianti Potenzialità totale (t/anno) M1: Frantumazione recupero di inerti 29 3.368.660 M3: inertizzazione 1 100.000 TOTALE 30 3.468.660 5.3. Impianti in istruttoria Gli impianti che alla fine del 2007 risultano essere in istruttoria nella Provincia di Bergamo sono 65, ovvero praticamente la metà circa rispetto al totale degli impianti autorizzati e in esercizio (145). Di questi impianti 13 hanno istanze che non richiedono il cambiamento del perimetro dell’area in cui si collocano e per 10 si passa da procedura semplificata ad ordinaria. Gli impianti in corso di istruttoria sono appartenenti alle tipologie: - Recupero: 24 impianti le cui operazioni richieste o già autorizzate sono R3, R4, R5, R14 e R15; - Stoccaggio e selezione e cernita: 13 impianti le cui operazioni sono R3, R4, R5, R13, R14, D13, D14 e D15; - Piattaforme e stazioni di trasferimento: 6 impianti le cui operazioni richieste sono R3, R13, D13 e D15; - Depurazione: 4 impianti le cui operazioni richieste sono D8, D9, e D15 (istanze relative ad impianti esistenti); - Ammasso carcasse: 3 impianti; - Discarica: 2 impianti (istanze relative ad un nuovo impianto ed un ampliamento di un impianto esistente); - Trattamento termico: 2 impianti, le cui operazioni sono R1, R4, R13 e D10 (istanze relative ad impianti esistenti); - Stoccaggio: 2 impianti, le cui operazioni sono R13 e D15; - Compostaggio: 2 impianti, le cui operazioni sono R3, R13, D14, D15 (istanze relative ad un nuovo impianto e ad un impianto esistente); - Bioessicazione e recupero CDR: 1 impianto le cui operazioni sono R5, R13, R15, D8 (istanza relativa ad un impianto esistente). 5.4. Impianti in procedura semplificata Nel presente capitolo si riportano i dati relativi agli impianti operanti in Provincia di Bergamo in regime di procedura semplificata desunti dal Registro provinciale. Nell’analisi sotto riportata sono state inserite tutte le attività istruite dall’ufficio tecnico competente della Provincia di Bergamo. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 174 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Di seguito si fornisce un’analisi riferita ad un aggiornamento dei dati a dicembre 2006 relativo a 211 impianti, con una potenzialità complessiva stimata intorno ai 5,4 milioni di t/anno; dai dati forniti è possibile stabilire la ripartizione della potenzialità dell’impianto per ogni singola operazione, in modo tale da evitare eventuali conteggi doppi. Le operazioni effettuate da questi impianti sono: • R1, utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia, effettuata da 9 impianti per una potenzialità complessiva di 153.066 t/a; • R3, riciclo e/o recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi, effettuato da 64 impianti per una potenzialità complessiva di 423.533 t/a; • R4, riciclo e/o recupero dei metalli e composti metallici, effettuato da 73 impianti per una potenzialità complessiva di 937.783 t/a; • R5, riciclo e/o recupero di altre sostanze inorganiche, effettuato da 46 impianti per una potenzialità complessiva pari a 2.187.722 t/a; • R13, messa in riserva preliminare dei rifiuti prima di sottoporli a una delle operazioni comprese tra R1 e R12, effettuata da 128 impianti con una potenzialità complessiva di 1.781.075 t/a; • R10, spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura effettuato nell’ambito di 8 recuperi per una potenzialità pari a ca. 125.000 t/a. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 175 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Operazioni svolte in procedura semplificata Codice n° impianti operazione 9 R1 64 R3 73 R4 potenzialità (t/anno) 153.066 423.533(1) 937.783(2) R5 46 2.187.722(3) R13 128 1.781.075 TOT 5.483.179 (1) riferito a 60 impianti (3) riferito a 45 impianti categoria rifiuto 1.1, 2.1, 3.1, 4.1, 5.1, 6.1, 7.1, 8.1, 9.1, 10.1, 13.1, 15.1 1.1, 5.7, 5.8, 6.1, 6.2, 6.5, 8.4, 8.9, 9.1, 9.2, 11.8 3.1, 3.2, 3.5, 5.1, 5.2, 5.6, 5.7, 5.8, 5.16, 5.19 4.1, 4.4, 5.14, 5.15, 5.17, 7.1, 7.2, 7.3, 7.4, 7.5, 7.6, 7.8, 7.10, 7.11, 7.12, 7.13, 7.25, 12.1, 12.2, 12.3, 12.4, 12.7, 12.8, 12.12, 12.14, 12.17, 15.6, 15.7, 15.8, 15.9, 15.10, 15.20, 15.25 1.1, 2.1, 2.2, 2.4, 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.9, 3.10, 4.1, 4.3 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 5.1, 5.2, 5.3, 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9, 5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.16, 5.18, 5.19, 6.1, 6.2, 6.3, 6.5, 6.6, 6.11, 7.1, 7.2, 7.3, 7.4, 7.5, 7.6, 7.7, 7.8, 7.9, 7.10, 7.13, 7.18, 7.25, 7.29, 8.2, 8.4, 8.5, 8.6, 8.7, 8.9, 9.1, 9.2, 9.6, 10.1, 10.2, 10.3, 11.8, 11.11, 12.1, 12.3, 12.4, 12.5, 12.7, 12.8, 12.11, 12.12, 12.13 12.14, 12.16, 12.17, 13.3, 13.20, 13.22, 14.1, 15.1, 16.1 1.1, 2.1, 2.2, 2.4, 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.9, 3.10, 4.1, 4.3 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 5.1, 5.2, 5.3, 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9, 5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.16, 5.18, 5.19, 6.1, 6.2, 6.3, 6.5, 6.6, 6.11, 7.1, 7.2, 7.3, 7.4, 7.5, 7.6, 7.7, 7.8, 7.9, 7.10, 7.13, 7.18, 7.25, 7.29, 8.2, 8.4, 8.5, 8.6, 8.7, 8.9, 9.1, 9.2, 9.6, 10.1, 10.2, 10.3, 11.8, 11.11, 12.1, 12.3, 12.4, 12.5, 12.7, 12.8, 12.11, 12.12, 12.13 12.14, 12.16, 12.17, 13.3, 13.20, 13.22, 14.1, 15.1, 15.6, 15.7, 15.8, 15.9, 15.10, 15.20, 15.25, 16.1 (2) riferito a 72 impianti Impianti con procedura semplificata Impianti con procedura semplificata R1 3% R3 8% R13 32% R4 17% R5 40% Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 176 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Attività di recupero materia ed energia effettuate in procedura semplificata Impianti con procedura semplificata: Provincia Bergamo Recupero Materia Codice n° impianti R1 R3 Rifiuti di carta, cartone e prodotti di carta 1.1 48 0 150.400(1) 2.1 2.2 2.4 3.1 3.2 3.3 3.4 3.5 3.6 3.7 3.9 3.10 4.1 4.3 4.4 4.5 4.6 4.7 5.1 5.2 5.3 5.5 5.6 5.7 5.8 5.9 5.10 5.11 5.12 5.13 5.14 5.16 5.18 5.19 6.1 6.2 6.3 6.5 6.6 6.11 7.1 7.2 7.3 7.4 7.5 24 1 1 82 70 21 4 20 3 7 2 1 6 6 12 1 2 1 26 14 1 8 25 44 61 5 3 4 4 6 17 30 1 46 52 31 1 8 2 1 41 16 6 3 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 90(18) 900(21) 0 0 0 0 0 0 0 0 0 142.575(30) 27.535(32) 0 500(34) 0 0 0 0 0 0 0 Rifiuti di vetro in forma non dispersibile Rifiuti di metalli e loro leghe sotto forma metallica non dispersibile Rifiuti contenenti metalli derivati dalla fonderia, fusione e raffinazione di metalli Altri rifiuti contenenti metalli Rifiuti di plastiche Rifiuti ceramici e inerti Proposta di Piano - Relazione potenzialità (t/anno) R4 R5 0 0 R13 TOT 24.356(2) 174.756 0 0 28.860 28.860 0 0 15 15 0 0 500 500 689.463(3) 0 41.770(4) 731.233 (5) (6) 163.040 0 14.375 177.415 0 0 8.420 8.420 0 1.605 1.605 0 1.500(7) 0 13.665 15.165 0 0 70 70 0 0 1.430 1.430 0 0 11 11 0 0 10 10 0 4.000(8) 5.300(9) 9.300 0 0 1.155 1.155 (10) (11) 0 518.900 5.260 524.160 0 0 30 30 0 0 40 40 0 0 5 5 16.980(12) 0 11.650(13) 28.630 1.695(14) 0 3.910(15) 5.605 0 0 10 10 0 0 2.210 2.210 306(16) 0 13.860(17) 14.166 (19) (20) 14.422 0 5.549 20.061 18.540(22) 0 16.373(23) 35.813 0 0 1.060 1.060 0 0 50 50 0 0 1.040 1.040 0 0 640 640 0 0 1.625 1.625 0 71.000(24) 39.620(25) 110.620 (26) 2.662 0 10.710(27) 13.372 0 1.000 0 1.000 (28) (29) 12.135 0 20.910 33.045 0 0 36.380(31) 178.955 0 0 5.895(33) 33.430 0 0 500 500 0 0 6.070(35) 6.570 0 0 1.100 1.100 0 0 1.000 1.000 0 917.400(36) 415.190(37) 1.332.590 0 161.050(38) 312.090(39) 473.140 0 22.320(40) 80(41) 22.400 (42) (43) 0 16.000 20 16.020 0 1.000 0 1.000 Aprile 2008 Pagina 177 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) (segue) (continua) Rifiuti derivati da operazioni di conciatura e dell'utilizzo del cuoio e rifiuti tessili Rifiuti di legno e sughero Rifiuti solidi in caucciù e gomma Rifiuti derivati dall'industria agroalimentare Fanghi Rifiuti contenenti principalmente costituenti inorganici che possono a loro volta contenere metalli o materie organiche 323.330(44) 258.700(45) 0 2.000 100(46) 10.520(47) 0 10.500 (48) 7.000 30(49) 24.000 0 10.100 0 (50) 1.000 2.010(51) 0 500 9.500(52) 500(53) 0 2.010 0 15.100 0 410 0 2.195(55) 0 2.500 0 200 0 400 0 4.005(57) 0 31.005(59) 0 12.610(61) 0 107.245 0 600 0 109.442 0 107.320 0 3.040 0 2.600 5.000 100 16.000 0 25.000(62) 100 25.000 100(63) 0 1.000 0 100 0 100 0 100 1.000 100 0 50 11.000 2.000 0 100 1.000 100 0 1.000 5.000 0 1.000 0 1.000 0 1.000 0 1.000 0 122(65) 2.159(66) 7.6 7.7 7.8 7.9 7.10 7.11 7.12 7.13 7.18 7.25 7.29 7.31 8.2 8.4 8.5 8.6 8.7 8.9 9.1 9.2 9.6 10.1 10.2 10.3 11.8 11.11 12.1 12.2 12.3 12.4 12.5 12.7 12.8 12.11 12.12 12.13 12.14 12.16 12.17 13.3 13.6 13.7 13.8 13.9 13.10 13.20 24 2 4 2 4 4 2 3 1 4 2 5 2 15 2 1 1 13 47 11 1 2 15 2 5 3 2 1 4 4 1 2 2 1 2 1 2 1 2 1 1 1 1 1 1 9 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 10.938(54) 0 0 0 2.400(56) 49.695(58) 11.500(60) 0 0 0 0 2.000 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 n.d(64) 1.000 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 13.22 1 0 0 0 0 2.000 2.000 13.25 1 0 0 0 4.000 0 4.000 582.030 2.000 10.620 10.500 7.030 24.000 10.100 3.010 500 10.000 2.010 15.100 410 13.133 2.500 200 400 6.405 80.700 24.110 107.245 600 109.442 107.320 5.040 2.600 5.100 16.000 25.100 25.100 1.000 100 1.100 100 1.100 50 13.000 100 1.100 1.000 5.000 1.000 1.000 1.000 1.000 2.281 (segue) (continua) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 178 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Rifiuti recuperabili da RSU e da rifiuti speciali non pericolosi assimilati per la produzione di CDR 14.1 1 0 0 0 0 3.000 3.000 Rifiuti recuperabili mediante procedimaneti di digestione anaerobica 15.1 1 0 0 0 0 20.000 20.000 16.1 2 0 0 0 0 1.500 1.500 Rifiuti compostabili Recupero Energia Codice Combustibile derivato dai rifiuti (CDR) 1 2 95.000 0 0 0 0 0 Biogas 2 4 3.120(67) 0 0 0 0 0 Scarti vegetali 3 1 100 0 0 0 0 0 Rifiuti dalla lavorazione del legno e affini non trattati 4 4 996 0 0 0 0 0 Rifiuti da fibra tessile 5 1 100 0 0 0 0 0 Rifiuti dalla lavorazione del legno e affini trattati 6 2 250 0 0 0 0 0 Rifiuti della lavorazione del tabacco 7 1 100 0 0 0 0 0 Scarti di pulper 9 1 100 0 0 0 0 0 Fanghi essiccati di depurazione acque reflue 10 1 1.200 0 0 0 0 0 13 1 100 0 0 0 0 0 Residuo di carbon fossile, residui di coke metallurgico (1) riferito a 16 impianti (4) riferito a 23 impianti (7) riferito a 1 impianto (10) riferito a 6 impianti (13) riferito a 20 impianti (16) riferito a 3 impianti (19) riferito a 10 impianti (22) riferito a 11 impianti (25) riferito a 14 impianti (28) riferito a 12 impianti (31) riferito a 39 impianti (34) riferito a 1 impianti (37) riferito a 21 impianti (40) riferito a 3 impianti (43) riferito a 1 impianti (46) riferito a 1 impianti (49) riferito a 1 impianti (52) riferito a 3 impianti (55) riferito a 6 impianti (58) riferito a 13 impianti (61) riferito a 8 impianti (64) riferito a 1 impianti (67) riferito a 1 impianti Proposta di Piano - Relazione (2) riferito a 33 impianti (5) riferito a 63 impianti (8) riferito a 1 impianto (11) riferito a 6 impianti (14) riferito a 4 impianti (17) riferito a 22 impianti (20) riferito a 33 impianti (23) riferito a 49 impianti (26) riferito a 10 impianti (29) riferito a 36 impianti (32) riferito a 18 impianti (35) riferito a 7 impianti (38) riferito a 12 impianti (41) riferito a 2 impianti (44) riferito a 22 impianti (47) riferito a 3 impianti (50) riferito a 1 impianto (53) riferito a 1 impianti (56) riferito a 4 impianti (59) riferito a 35 impianti (62) riferito a 3 impianti (65) riferito a 4 impianti Aprile 2008 (3)riferito a 69 impianti (6) riferito a 15 impianti (9) riferito a 5 impianti (12) riferito a 9 impianti (15) riferito a 11 impianti (18) riferito a 1 impianti (21) riferito a 1 impianti (24) riferito a 3 impianti (27) riferito a 21 impianti (30) riferito a 15 impianti (33) riferito a 14 impianti (36) riferito a 22 impianti (39) riferito a 4 impianti (42) riferito a 1 impianti (45) riferito a 4 impianti (48) riferito a 3 impianti (51) riferito a 2 impianti (54) riferito a 9 impianti (57) riferito a 9 impianti (60) riferito a 3 impianti (63) riferito a 1 impianti (66) riferito a 6 impianti Pagina 179 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.5. Considerazioni sulle capacità di trattamento del sistema industriale Nell’ambito delle attività di pianificazione si valutano le capacità del sistema industriale di poter trattare e recuperare parte di specifici flussi di rifiuti prodotti, in relazione ad esigenze specifiche delle singole attività o categorie produttive. La materia risulta ad oggi ancora regolamentata, in attesa di nuova normativa attuativa prevista nel prossimo futuro, dal DM 5.2.1998 “Individuazione dei rifiuti non pericolosi sottoposti alle procedure semplificate di recupero ……..” e s.m.i.. Il Decreto fornisce le norme da applicare esclusivamente alle operazioni di recupero in esso specificate ed ai rifiuti individuati dai rispettivi codici e descritti negli allegati al DM stesso. Per quanto concerne la Provincia di Bergamo sono attualmente presenti una serie di attività produttive potenzialmente in grado (ed in parecchi casi già operative), di assorbire flussi di rifiuti non pericolosi prodotti in ambito provinciale ed extraprovinciale, sia al fine di soddisfare proprie esigenze energetiche che legate alla produzione del proprio prodotto commercializzato. In particolare possono essere classificate le seguenti principali categorie produttive: - cementifici: recupero del CDR (combustibile derivato da rifiuti) per il sostentamento dei forni di cottura in parziale sostituzione dei combustibili convenzionali; recupero delle ceneri da impianti di combustione per la produzione di conglomerati cementizi, ecc.; recupero degli sfridi di laterizio, di sabbie esauste ed in genere di tutti i prodotti lapidei o similari atti alla produzione di conglomerato cementizio; recupero di fanghi da lavorazioni di materiali lapidei di varia natura (calcari, graniti, marmi ecc.) sempre con finalità legate alla produzione di conglomerati. In linea generale i cementifici offrono un ampio spettro di possibilità di recupero di materiali attualmente non sempre proficuamente sfruttate; - acciaierie e fonderie di vario tipo: recupero dei rottami ferrosi, di sfridi, scarti ed imballaggi metallici di diversa natura, ecc. per la produzione di metalli ferrosi e leghe metalliche nelle forme usualmente commercializzate; - produzione laterizi: recupero di fanghi di diversa natura provenienti da impianti di trattamento o da fonderie atti alla produzione di laterizi nelle forme usualmente commercializzate; - comparto edilizio: recupero delle scorie provenienti ad es. dall'industria della metallurgia dei metalli non ferrosi, ecc.; recupero dei rifiuti costituiti da laterizi, intonaci e conglomerati di cemento armato e non, da residui di demolizioni non contaminati, dalle attività di scarifica dei manti stradali mediante fresatura a freddo ecc., con la principale finalità della realizzazione di rilevati e sottofondi stradali. In linea generale il comparto edilizio presenta sempre più ampie possibilità di recupero di materiali inerti stante anche le difficoltà tecniche ed amministrative di localizzazione e realizzazione di discariche dedicate allo smaltimento di tali residui. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 180 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.6. Approfondimenti sui principali impianti del sistema provinciale Nell’ambito delle attività di redazione del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti è stata effettuata una specifica indagine sul complesso degli impianti dedicati al trattamento di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e speciali; tale indagine è stata condotta attraverso una caratterizzazione effettuata sulla base dei dati forniti dai soggetti gestori e sulla base di specifici sopralluoghi. Gli impianti sono stati caratterizzati dal punto di vista delle loro attuali prestazioni tecniche, ambientali ed energetiche disegnando al contempo gli scenari evolutivi sulla base di progetti in via di sviluppo a cura dei soggetti gestori. Per questo gruppo di impianti e per gli impianti “minori” del sistema impiantistico di trattamento dei rifiuti urbani e delle principali frazioni da raccolta differenziata (impianti di selezione e valorizzazione frazioni recuperabili, centri di stoccaggio, stazioni di trasferimento, impianti di compostaggio del verde), si è altresì proceduto a redarre una sintetica relazione di inquadramento delle problematiche localizzative e territoriali. Per quanto attiene i rifiuti urbani, nel territorio provinciale sono attualmente attivi i seguenti principali impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato, di compostaggio e di recupero delle terre di spazzamento stradale: 1 impianto di trattamento meccanico/biologico del rifiuto indifferenziato (triturazione, vagliatura, bioessiccazione, CDR): - impianto A2A di Bergamo di bioessiccazione con produzione CDR: 60.000 t/a; 2 impianti di termovalorizzazione del rifiuto indifferenziato o pretrattato, per complessive 618 t/g (206.000 t/a): - impianto REA (Dalmine): 400 t/g, 146.000 t/a (media annua su 365 gg/a); - impianto Bas Power (Bergamo): 218 t/g, 60.000 t/a (potenzialità max 72.000 t/a); 3 impianti di compostaggio della frazione organica (compresa FORSU) e raccolta differenziata per complessive 268.000 t/a autorizzate: - impianto Berco srl (Calcinate): 80.000 t/a (30.000 FORSU e organiche + 50.000 verde); - impianto F.lli Terzi srl (Grassobbio): 23.000 t/a (16.000 FORSU e organiche + 7.000 verde); - impianto Montello spa (Montello): 165.000 t/a (di cui 158.000 t/a matrice organica e max 16.500 t/a di verde);3 del verde da altre matrici altre matrici max di rifiuti 1 impianto di compostaggio dei fanghi biologici, del verde da raccolta differenziata e di ammendante vario (letame, pollina, paglia ecc.), per complessive 71.990 t/a autorizzate: - impianto GTM spa (Ghisalba): 71.990 t/a; 1 impianto di recupero delle terre di spazzamento stradale, per complessive 60.000 t/a autorizzate: - impianto Ecocentro srl (Gorle): 60.000 t/a. 3 L’impianto di Montello, entrato in esercizio nel 1997, è attualmente autorizzato per trattare 560 t/d (165.000 t/a) di cui 300 t/d di rifiuti urbani ed assimilabili e 260 t/d di rifiuti speciali non pericolosi. Sino al 2007 l’impianto è stato alimentato con circa 50-60.000 t/anno di cui l’80% circa FORSU e il 20% circa verde. Recentemente è stata ultimata la realizzazione di una sezione di digestione anaerobica, costituita da 6 digestori da 4.500 mc cadauno, che consentirà verosimilmente la saturazione del quantitativo originariamente autorizzato. L’impianto, fatta salva la quantità massima autorizzata pari a 165.000 t/a, può essere destinato anche a produzione di CDR a partire da altre matrici. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 181 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) In ambito provinciale è inoltre presente una discarica, sita in Comune di Cavernago, per rifiuti speciali non pericolosi, avente una capacità complessiva di 1.263.000 m3 suddivisa su 7 lotti, in fase di esaurimento. E’ stata presentata istanza VIA per un ampliamento di 390.000 m3 (lotti 8 e 9 e rimodellamento sommitale della discarica esistente) che, una volta autorizzato, ipotizzando un afflusso medio annuo di 120.000 t/anno, sarà in grado di assicurare un autonomia di smaltimento di circa 4,5 anni (peso specifico medio di 1,4 t/m3). Un’ulteriore discarica è presente tra i Comuni di Gorno e Premolo al servizio esclusivo dello stabilimento della società Pontenossa s.p.a. per le scorie derivanti dal trattamento in forno Waelz dei fumi di acciaieria provenienti da ambiti regionali ed extra regionali. Tale discarica ha attualmente una capacità residua di circa 150.000 m3, corrispondente a circa 4 – 4,5 anni di esercizio con gli attuali afflussi medi (35-40.000 m3/anno, pari a circa 73.500-84.000 t/anno, per un peso specifico medio di 2,1 t/m3). E’ in corso la richiesta di un ultimo ampliamento per una capacità complessiva pari a ca 650 - 700.000 m3 pari ad una autonomia di almeno 14 – 15 anni Nei successivi paragrafi si riporta una sintesi della caratterizzazione dell’impiantistica esistente di pretrattamento dell’indifferenziato, termovalorizzazione e compostaggio, nonché una breve sintesi delle principali caratteristiche delle discariche sopra indicate. 5.6.1. L’impiantistica di pretrattamento e trattamento meccanico/biologico In Provincia attualmente un solo impianto e dedicato a tale attività (A2A Bergamo). Esso garantisce per la città di Bergamo e per i Comuni dell’hinterland un trattamento dei rifiuti per produrre CDR per l’avvio a recupero energetico nel limitrofo impianto Bas Power e, per il materiale biostabilizzato, in impianti collocati al di fuori del territorio provinciale. L’impianto risulta oggi caratterizzato da afflussi inferiori del 10-12% alla sua capacità nominale (60.000 t/anno). E’ stata avanzata richiesta di potenziamento dell’impianto sino a 72.000 t/anno; la relativa autorizzazione definitiva risulta tuttavia subordinata al completamento dell’iter di Valutazione dell’Impatto Ambientale a suo tempo intrapreso. Si rammenta che anche l’impianto Montello spa può essere dedicato alla produzione di CDR e rifiuti destinati a recupero energetico. Tuttavia, l’impianto è oggi vocato al trattamento della frazione organica (digestione anaerobica e successivo compostaggio). 5.6.2. L’impiantistica di compostaggio Sono quattro i principali impianti di compostaggio attivi i provincia: • l’impianto Montello SpA di Montello (trattamento della FORSU e altre matrici organiche e del verde da raccolta differenziata); • l’impianto di compostaggio Berco di Calcinate (trattamento della FORSU e altre matrici organiche e del verde da raccolta differenziata); • l’impianto di compostaggio Spurghi F.lli Terzi di Grassobbio (attualmente dedicato al trattamento dei fanghi biologici e del verde da raccolta differenziata, nel 2006 ha trattato la FORSU); • l’impianto di compostaggio GTM di Ghisalba (trattamento di fanghi biologici, del verde da raccolta differenziata e di ammendante vario). La tabella successiva illustra le potenzialità nominali e le quantità trattate nel 2006 dagli impianti analizzati, con le relative tipologie di rifiuti trattati. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 182 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Potenzialità degli impianti di compostaggio e quantitativi trattati nel 2006 Tipologia impiantistica Tipologia di rifiuto trattato Berco srl Calcinate impianto di compostaggio FORSU e altre matrici organiche e Verde da RD Montello spa Montello impianto di compostaggio FORSU e altre matrici organiche e Verde da RD F.lli Terzi srl Grassobbio impianto di compostaggio FORSU e altre matrici organiche e Verde da RD GTM spa Ghisalba impianto di compostaggio Fanghi biologici e verde + ammendante vario (pollina ecc.) Impianto Potenzialità nominale Quantitativi trattati nel 2006 70.000 t/a verde 35.000 t/a FORSU e altre matrici organiche (*) 17.000 t/a verde 148.000 t/a FORSU e altre matrici organiche (**) 7.000 t/a verde 16.000 t/a FORSU e altre matrici organiche 33.380 t/a verde 30.450 t/a FORSU 8.000 t/a verde 46.000 t/a FORSU (dati 2005) 3.533 t/a verde 5.625 t/a FORSU/ fanghi 56.871 t/a (su 8 mesi di esercizio) 71.990 t/a Fonte: elaborazione su dati gestori (*) potenzialità autorizzata: 50.000 t/a verde e 30.000 t/a FORSU (**) impianto oggetto di sostanziale modifica per realizzazione sezione di digestione anaerobica Nel corso del 2006 l’unico impianto che ha lavorato in linea con le potenzialità autorizzate è stato quello di Calcinate, pur con valori di trattamento del verde inferiori. Per l’impianto di Grassobbio, i titolari hanno comunicato di voler privilegiare il trattamento di fanghi e verde, rinunciando alla FORSU per difficoltà di lavorazione di quest’ultima. Per quanto riguarda l’impianto di Montello, solo recentemente è stata ultimata la realizzazione di una sezione di digestione anaerobica, costituita da 6 digestori da 4.500 mc cadauno, che consentirà verosimilmente la saturazione del quantitativo originariamente autorizzato. L’impianto di Ghisalba, nel corso del 2006 è stato oggetto di sospensioni dell’attività connesse ad irregolarità di conduzione. 5.6.3. L’impiantistica di termovalorizzazione 5.6.3.1. Le caratteristiche degli impianti e la potenzialità di trattamento Il parco impiantistico di termovalorizzazione per rifiuti urbani e flussi derivati esistente in Provincia è composto dai 2 impianti REA (Dalmine) e BAS Power (Bergamo). L’impianto di termovalorizzazione REA di Dalmine è dotato di due linee parallele di trattamento con forni a griglia a gradini mobili, con produzione di energia elettrica mediante turbina a vapore accoppiata a generatore e recupero del vapore residuo ad uso tecnologico tramite condensatore ad aria. L’impianto ha una potenzialità di 400 t/d di rifiuti urbani e speciali non pericolosi; il potere calorifico nominale del rifiuto è di circa 11.000 kJ/kg. Il sistema di trattamento fumi è composto da SCR, elettrofiltro, assorbimento a secco (calce e carbone attivo + filtro a maniche). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 183 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) L’impianto di termovalorizzazione BAS Power di Bergamo è costituito da una sola linea dotata di un combustore del tipo a letto fluido bollente e da una caldaia di recupero, con una potenzialità di 220 t/d (pari a circa 72.000 t/a). L’impianto tratta esclusivamente CDR a pezzatura fine (coriandolo) proveniente per il 20-40% dagli impianti in gestione ad ASM S.P.A. e per il restante 60-80% da ambiti fuori provincia e Regione (in prevalenza centro – nord Italia). In coda al generatore di vapore è installata una linea di trattamento dei fumi, composta da due filtri a maniche in serie; al termine della linea è installato un sistema DeNOx di tipo catalitico. Il vapore prodotto dalla caldaia viene conferito ad una turbina multistadio a condensazione, accoppiata ad un alternatore sincrono trifase che consente la produzione di energia elettrica. Nella tabella successiva sono illustrate le potenzialità nominali dei due impianti provinciali e le quantità effettivamente trattate nell’anno 2006. Potenzialità degli impianti di termovalorizzazione e quantitativi trattati nel 2006 Nominale/autorizzata t/d t/a MW PCI nominale (kJ/kg) Effettiva 2006 t/a PCI medio (kJ/kg) Diff. con PCI nominale Dalmine Bergamo TOTALE 400 146.000 50,46 10.884 220 72.000 48 15.000 620 218.000 98,46 - 155.000 10.000 -8% 60.000 17.760 + 18% 215.000 - Fonte: elaborazione su dati gestori Come si può osservare, per entrambi gli impianti (sulla base dei dati dichiarati dai gestori) il PCI medio del rifiuto effettivamente conferito nell’anno 2006 è risultato piuttosto difforme dal rispettivo valore nominale, con differenze piuttosto sensibili. In particolare il materiale conferito all’impianto di Dalmine presenta un PCI inferiore di circa l’8% rispetto a quello nominale, viceversa per l’impianto di Bergamo il CDR conferito è risultato possedere mediamente un PCI superiore del 18% rispetto al valore nominale. Questo evidenzia una variabilità dei quantitativi variabili in funzione delle caratteristiche (pci) dei rifiuti in ingresso. Il quantitativo di rifiuti complessivamente trattato nei due impianti provinciali di termovalorizzazione nell’anno 2006 è pari a circa 215.000 t/a, di cui tuttavia 60.000 t/a risultano costituite da CDR oltre il 60% del quale proveniente da fuori ambito provinciale. Inoltre all’impianto di Dalmine il 20-25% circa degli afflussi proviene dalle Province di Sondrio e Varese. Per l’impianto di Dalmine, entrato in esercizio nel 2002, è attualmente prevista una modifica della tipologia di raffreddamento della griglia mediante sistema ad acqua, anche al fine di poter trattare materiale a più elevato PCI (13.000 – 16.000 kJ/kg). Tra le prescrizioni rilasciate in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale è inoltre stata indicata la necessità di presentazione, entro l’ottobre 2008, di uno studio di fattibilità per il potenziamento e l’adeguamento della linea di ricezione/triturazione degli ingombranti nonché la verifica della possibilità di conferire all’impianto anche i ROT. La Società REA di Dalmine ha recentemente avanzato istanza per l’ampliamento dell’impianto attraverso la realizzazione di una nuova linea di combustione dei rifiuti dedicata a rifiuti ingombranti, fanghi da depurazione acque reflue e rifiuti speciali. L’istanza prevede inoltre un’opzione anche per il trattamento dei Rifiuti Ospedalieri Trattati (ROT). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 184 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.6.3.2. Il bilancio di materia Nella tabella seguente si riporta il bilancio di materia dei due impianti provinciali, con riferimento ai valori effettivamente rilevati nell’anno 2006 . La produzione di scorie di fondo si assesta, per Dalmine, intorno al 15-16% in peso del rifiuto trattato, mentre risulta assai più contenuta per l’impianto di combustione CDR di Bergamo (4% circa). Per quanto riguarda le ceneri volanti e i residui di depurazione, gli impianti si differenziano sulla base della tecnologia adottata e del diverso rifiuto trattato. La produzione complessiva è compresa tra il 4% di Dalmine e il 13% di Bergamo. Il bilancio di materia degli impianti nel 2006 Rifiuti conferiti (t) Rifiuti termovalorizzati (t) PCI medio (kJ/kg) Carico termico (MJ) Scorie t % Ceneri volanti t % Residui depurazione fumi t % Totale ceneri/residui t % Totale residui solidi t % Scarichi idrici m3 m3/t Dalmine 155.000 155.000 10.000 Bergamo 60.000 60.000 17.760 24.270 15,7% 2.300 3,8% 4.412 2,9% 7.000 11,7% 1.790 1,2% 1.000 1,7% 6.202 4% 8.000 13,3% 1.150 0,7% - 4.283 0,028 380 0,006 Fonte: elaborazione su dati gestori 5.6.3.3. Il bilancio energetico Le prestazioni energetiche degli impianti, riassunte nella seguente tabella per quanto concerne le produzioni elettriche, risultano abbastanza simili in relazione alla loro potenzialità ed al funzionamento del sistema cogenerativo. Per l’impianto di Bergamo sono in corso verifiche di fattibilità tecnica per l’utilizzo dell’energia termica a scopo teleriscaldamento di alcuni quartieri limitrofi della città di Bergamo. Il bilancio energetico degli impianti nel 2006 Energia prodotta MWhe netti kWh/t netti Rendimento prod. energia (%) Elettrica netta Dalmine 111.494 719 Bergamo 65.000 1.083 27 24 Fonte: elaborazione su dati gestori Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 185 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 5.6.3.4. Le prestazioni emissive Le concentrazioni medie di inquinanti rilevate al camino nell’anno 2006 sono riportate nella tabella seguente, sia per quanto riguarda quelli rilevati in continuo dal sistema di monitoraggio delle emissioni (SME), sia per quelli rilevati con analisi periodiche off-line. I valori sono confrontati con i limiti medi giornalieri fissati dal Decreto Legislativo 133/05 (recepimento della Direttiva 2000/76/UE) e con gli intervalli indicati nel BREF sull’incenerimento dei rifiuti, pubblicato nel luglio 2005. Si può osservare che, oltre a rispettare i nuovi limiti, tutti gli impianti presentano dei valori emissivi compresi negli intervalli indicati dal BREF e per quasi tutti i parametri assai più bassi dell’estremo inferiore. Dal punto di vista delle tecnologie adottate per il trattamento degli effluenti gassosi, si può ritenere che tutti e due gli impianti siano rispondenti alle indicazioni delle BAT. Potenziali ulteriori miglioramenti dell’efficacia del sistema di trattamento degli effluenti gassosi potrebbero eventualmente riguardare gli ossidi d’azoto (per tutti e due gli impianti) e, per Bergamo, l’acido cloridrico. Concentrazioni medie di inquinanti rilevate al camino degli impianti nel 2006 Valori SME (mg/m3) CO NOx SOx Polveri HCl HF NH3 Hg Misure off-line Hg (mg/m3) Cd (µg/m3) Pb (µg/m3) PCDD/PCDF (ngTEQ/m3) D.Lgs.133/05 (medie giornaliere) BAT (medie giornaliere)(1) Dalmine Bergamo 4,64 36,19 0,49 0,25 0,23 2,19 - 8,4 47,6 0 1,8 5 0 - 50 200 50 10 10 1 – 5-30 120-180(2) 1-40 1-5 1-8 <1 <10 0,001-0,02 <0,0005 3,03 0,833 0,0009 < 0,001 0,003 0,05 0,05 0,5 0,1 0,001-0,02 0,005-0,05 0,005-0,5 0,01-0,1 (1) valori riportati nel “Reference document on the BAT for Waste Incineration” (European Commission, 2005) (2) per impianti non dotati di sistema SCR (in caso di utilizzo del sistema SCR l’intervallo è 40-100) Fonte: elaborazione su dati gestori 5.6.4. Le discariche 5.6.4.1. Le caratteristiche degli impianti e la potenzialità di trattamento Come già anticipato in ambito provinciale sono presenti due principali discariche di interesse per il presente Piano: - la discarica di Cavernago; - la discarica di Gorno/Premolo al servizio dello stabilimento Pontenossa spa La discarica controllata di Cavernago, per rifiuti non pericolosi, è entrata in esercizio nel marzo 1998 ed ha una capacità complessiva di 1.263.000 mc suddivisa su 7 lotti, attualmente in fase di esaurimento. E’ in fase istruttoria la pratica per l’ottenimento di una modifica in ampliamento della discarica mediante l’approntamento di due ulteriori lotti per Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 186 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) una capacità complessiva di altri 354.500 mc ed una risagomatura delle quote sommitali della discarica in esercizio per un volume aggiuntivo di 35.500 mc, per un incremento volumetrico complessivo, quindi, di 390.000 mc. Ipotizzando un afflusso medio annuo di 120.000 t/anno, essa sarà pertanto in grado di assicurare un autonomia di smaltimento di circa 4,5 anni. Le principali caratteristiche costruttive della discarica sono riportate nella successiva tabella Principali caratteristiche costruttive della discarica controllata di Cavernago Impermeabilizzazione del fondo (dal basso) Impermeabilizzazione scarpate (dal basso) Copertura finale (dal basso) 1 m argilla k<1x10-7 cm/s, telo HDPE, geotessile, 30 cm sabbia, bentonitico, telo HDPE, geotessile, 50 cm ghiaia Bentonitico, telo HDPE, geotessile, telo HDPE, geotessile Lotti 1, 2, 3 e 4 15 cm ghiaia/sabbia, 80 cm argilla k<1x10-6 cm/s,20 cm inerte, 50 cm coltivo Lotti 5, 6 e 7 50 cm inerte per captazione biogas, 80 cm argilla k<1x10-6 cm/s, 50 cm ghiaia, 1 m coltivo La discarica controllata di Gorno e Premolo è posta al servizio dello stabilimento Pontenossa spa, dove vengono trattati i fumi provenienti dalle acciaierie dell’intero territorio nazionale, mediante processo Waelz finalizzato alla produzione di un concentrato di zinco e piombo (denominato ossido Waelz) estratti dai suddetti fumi. Alla discarica vengono addotti esclusivamente i residui (scorie) derivanti dal suddetto processo di lavorazione identificati dal codice CER 100501. La discarica, risalente al 1962, è ubicata nella valle del torrente Rogno, corso d’acqua che è stato in tempi relativamente recenti tombinato e sostituito (per ora solo parzialmente) con un nuovo sistema artificiale che costituirà il corpo idrico superficiale finale ad avvenuto esaurimento e rimodellamento dell’intera vallecola interessata dal deposito delle scorie. Come già anticipato la discarica ha attualmente una capacità residua di circa 150.000 m3, corrispondente a circa 4 – 4,5 anni di esercizio con gli attuali afflussi medi (35-40.000 m3/anno, pari a circa 73.500-84.000 t/anno, per un peso specifico medio delle scorie di 2,1 t/m3). E’ in corso la richiesta di un ultimo ampliamento per una capacità complessiva pari a 650 – 700.000 m3, che sarà in grado di assicurare un ulteriore periodo di conferimento di almeno 14 – 15 anni, ai ritmi attuali di afflusso. La discarica si è sviluppata nel tempo con caratteristiche costruttive che sono state progressivamente migliorate alla luce delle esperienze pregresse. Le principali caratteristiche costruttive dei più recenti lotti di ampliamento della discarica sono riportate nella successiva tabella Principali caratteristiche costruttive dei più recenti lotti di ampliamento della discarica controllata della Pontenossa spa Impermeabilizzazione del fondo (dal basso) Impermeabilizzazione scarpate (dal basso) Copertura finale (dal basso) Proposta di Piano - Relazione 1 m argilla k<1x10-7 cm/s, geotessile, doppio telo HDPE da 2,5 mm, geotessile, 50 cm ghiaia Bentonitico, regolarizzazione scarpate in cls con doppia rete elettrosaldata, geotessile, doppio telo HDPE da 2,5 mm 50 cm argilla k<1x10-7 cm/s, 50 cm ghiaia/sabbia, 100 cm coltivo Aprile 2008 Pagina 187 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) PARTE II - LA PROPOSTA DI PIANO 6. OBIETTIVI DEL PIANO PROVINCIALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI Alla luce dell’analisi dell’attuale sistema gestionale, livelli di produzione, recuperi conseguiti, dotazioni impiantistiche, gli obiettivi fondamentali della pianificazione sono i seguenti: Contenimento della produzione La Provincia di Bergamo già da diversi anni opera con specifici progetti di intervento a sostegno delle attività dei Comuni per la promozione di iniziative volte al contenimento della produzione di rifiuti. Il Piano prevede l’ulteriore sviluppo di tali azioni in fase attuativa, in modo che si possano contrastare le dinamiche, pur contenute, di attuale crescita. La definizione dei flussi di rifiuti raccolti e avviati a trattamento e smaltimento, nell’ambito della predisposizione degli scenari di Piano, si è comunque cautelativamente basata sugli attuali tassi di crescita registrati, non considerando, a titolo precauzionale, gli auspicati benefici attesi dalle sopra menzionate azioni attuative. Recupero materia La situazione media provinciale è oggi molto avanzata; tuttavia si evidenziano aree del territorio in cui sono possibili miglioramenti; il Piano propone interventi tesi all’ottimizzazione gestionale ed all’aumento delle rese di intercettazione delle frazioni più significative, proponendo soluzioni diversificate ed obiettivi differenziati in funzione dei diversi contesti territoriali. Si ritiene credibile proporre un obiettivo di raccolta differenziata superiore al 60% della produzione totale al 2013, allineandosi in questo modo alle più recenti indicazioni normative. Per agevolare le azioni finalizzate al conseguimento degli obiettivi la Provincia, in fase attuativa, eserciterà una forte azione di stimolo verso i Comuni ed i Soggetti gestori che operano in quei territori in cui sono possibili miglioramenti nei recuperi oggi conseguiti. L’azione della Provincia nella fase di attuazione del Piano si concretizzerà attraverso strumenti a sostegno dello sviluppo dei servizi di raccolta differenziata. Tali strumenti potranno essere sia di tipo tecnico, ad esempio attraverso la redazione di Linee Guida per la progettazione di servizi di tipo intensivo, sia di tipo economico ed amministrativo, ad esempio attraverso la regolamentazione delle modalità di accesso agli impianti di trattamento del rifiuto residuo con tariffe modulate in funzione dei livelli di recupero conseguiti. Recupero energetico Il Piano, sulla base delle capacità complessive di trattamento del sistema impiantistico, ha individuato le potenzialità necessarie a soddisfare i fabbisogni alla luce della possibile nuova configurazione dei servizi e degli obiettivi di recupero materia. Sono state individuate le priorità di intervento nell’utilizzo di dette potenzialità ovvero le necessità in ordine alla loro eventuale integrazione alla luce dei fabbisogni di trattamento e smaltimento del complesso della produzione di rifiuti urbani in ambito provinciale (compresa la produzione di rifiuti speciali derivanti dal trattamento di rifiuti urbani); la pianificazione provinciale ha infatti l’obiettivo di definire, oltre il sistema di gestione dei rifiuti urbani, i Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 188 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) fondamentali orientamenti del sistema di gestione dei rifiuti speciali; per diverse tipologie di rifiuti ricomprese tra tali flussi possono presentarsi concrete possibilità di recupero energetico. Contenimento fabbisogno discarica I trattamenti diversificati dei flussi di rifiuti danno oggi oggettive possibilità di recupero di materiali che, solo qualche anno fa, venivano avviati a smaltimento in discarica. Il Piano ha definito una stima dei fabbisogni residui comunque identificabili tenendo conto delle priorità di destinazioni alternative. Sulla base del sistema gestionale proposto il Piano evidenzia i complessivi fabbisogni di smaltimento in discarica riferiti al complesso dei flussi di rifiuti derivati dal trattamento degli urbani; per una completa definizione dei fabbisogni, a tali flussi si aggiungeranno quelli che si ipotizza possano derivare dalla gestione dei rifiuti speciali in ambito provinciale. Per quest’ultimo aspetto il Piano formula stime di fabbisogni che hanno carattere indicativo funzionale a fornire un supporto alle scelte che l’Amministrazione Provinciale dovrà attuare in merito al futuro sistema impiantistico. Armonia con politiche ambientali locali e globali Il Piano ha definito procedure localizzative che tengono conto di tutte le previsioni di carattere territoriale ed ambientale; si è in questo modo definito un quadro che orienterà le future strategie di sviluppo nel settore della gestione dei rifiuti coerentemente con le previsioni di tutela delle specificità territoriali. Conseguimento di migliori prestazioni energetico-ambientali rispetto all’attuale sistema Il Piano prevede sostanzialmente la conferma dell’attuale sistema gestionale prevedendo un ulteriore potenziamento delle attività di raccolta differenziata in quei contesti territoriali per i quali la rilevazione dello stato di fatto ha evidenziato potenzialità e margini di miglioramento. La configurazione di un sistema di gestione ulteriormente orientato al recupero di materia determinerà benefici importanti in termini ambientali; la proposta di Piano, accompagnata dalla Valutazione Ambientale Strategica, ha comparato - con riferimento ad indicatori semplificati - l’attuale “impatto ambientale” della gestione dei rifiuti, con quanto potrà verificarsi una volta concretizzati gli obiettivi del Piano. Sono stati al proposito individuati indicatori quali: • fabbisogno di volumetrie di discarica; • recupero di materia dai rifiuti; • bilancio energetico della gestione dei rifiuti; • bilancio emissivo della gestione dei rifiuti. Contenimento dei costi del sistema di gestione, anche attraverso azioni della Provincia Il Piano prevede lo sviluppo di azioni tese a ottimizzare il sistema di gestione dei rifiuti, anche in relazione ai costi ad esso associati; ciò sarà possibile anche attraverso politiche di regolazione delle tariffe dei servizi agli utenti o delle tariffe di conferimento dei rifiuti agli impianti. Le necessità di intervento sul sistema dei servizi di raccolta potranno determinare ricadute sul sistema dei costi in capo a quei Comuni in cui oggi non è attivo il complesso dei servizi previsti dal Piano per il conseguimento dei suoi obiettivi. Al fine di orientare le future scelte che i gestori ed i Comuni dovranno attuare è importante la funzione di indirizzo che la Provincia potrà dare sulla base delle indicazioni tecnico Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 189 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) economiche fornite dal Piano; si richiama pertanto quanto già anticipato in merito alla necessità di garantire il supporto tecnico ai comuni (es predisposizione di Linee Guida e di disciplinari tipo). Rilancio del processo di presa di coscienza da parte dei cittadini della necessità di una gestione sostenibile dei rifiuti Il Piano prevede che in fase attuativa siano sviluppate azioni tese a sostenere le raccolte differenziate e la collocazione dei materiali di recupero. Già in passato la Provincia ha operato con CONAI ad un progetto finalizzato alla individuazione dei terminali di trattamento dei materiali oggetto di raccolta differenziata; tali attività proseguiranno con l’obiettivo di fornire ai cittadini ed agli utenti dei servizi le corrette informazioni circa il destino dei materiali ed i benefici ambientali associati alle azioni da essi attuate. Solidità complessiva del sistema inclusa la dotazione delle potenzialità impiantistiche per la sussidiarietà interprovinciale Il futuro fabbisogno è dimensionato sulla base di: • autosufficienza; • trend di crescita della produzione; • obiettivi di recupero. La definizione dei futuri fabbisogni tiene inoltre conto della necessità di trattamento di: • tutti i flussi residui dal trattamento dei rifiuti urbani (es. scorie e ceneri da trattamento termico); • fanghi di depurazione delle acque reflue urbane; • rifiuti da spazzamento stradale; • flussi di rifiuti derivanti dalla lavorazione dei materiali provenienti da RD (scarti compostaggio, scarti da valorizzazione dei materiali secchi da RD) almeno per la quota di tali rifiuti prodotta in ambito provinciale; • altri flussi di rifiuti speciali che per qualità possono essere avviati a trattamento presso gli impianti per rifiuti urbani. Sulla base di precise indicazioni della pianificazione regionale il sistema impiantistico provinciale di trattamento del rifiuto residuo tiene inoltre conto della necessità di garantire potenzialità impiantistiche alle funzioni di sussidiarietà e mutuo soccorso interprovinciale. Il Piano, anche sulla base di necessità evidenziate da altre Province lombarde per il soddisfacimento dei fabbisogni nella fase transitoria alla realizzazione di nuovi impianti, individua le quote di potenzialità dei propri impianti di trattamento termico da destinare ai rifiuti provenienti da altri territori lombardi; in particolare il Piano definisce le quote di potenzialità impiantistica da destinare ai rifiuti provenienti dalla Provincia di Sondrio sulla base del protocollo d’intesa stipulato tra le due amministraizoni provinciali (sino a 20.000 t/a per il periodo 2008 - 2012). Gestione dei rifiuti speciali In ottemperanza al principio di prossimità, il Piano propone una stima dei fabbisogni relativa alle operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti in ambito provinciale. Tali valutazione assumono carattere di indirizzo non avendo come noto carattere prescrittivo le previsioni della pianificazione in materia di gestione dei rifiuti speciali. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 190 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7. GLI SCENARI DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI 7.1. La valenza dell’attuale quadro gestionale e la ricerca di ulteriori ottimizzazioni Il sistema di gestione dei rifiuti urbani provinciale attualmente in essere presenta caratteristiche di eccellenza rispetto al quadro regionale e nazionale, risultando allineato ai più avanzati indirizzi normativi e programmatici. In particolare: • livelli di produzione di rifiuti al di sotto della media regionale e nazionale: 458 kg/abxa in provincia al 2006, a fronte di 518 kg/abxa medi in Lombardia e 550 kg/abxa medi nazionali; • elevato sviluppo delle raccolte differenziate: 50,1% al 2006 in provincia, a fronte del 43,6% medio lombardo e del 25,8% medio nazionale; • sostanziale autosufficienza impiantistica, sia con riferimento ai fabbisogni di recupero che di smaltimento dei rifiuti pur con un elemento critico costituito dalle potenzialità residue di discarica oggi autorizzate (il riferimento è alla discarica di Cavernago che sino ad ora ha accolto i rifiuti provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani scorie da trattamento termico, sovvalli da pretrattamento, fanghi da trattamento rifiuti spazzamento stradale e la quota maggioritaria dei rifiuti ingombranti); • sistema impiantistico di trattamento e smaltimento rifiuti allineato alle migliori tecniche disponibili in materia di recupero energetico dai rifiuti; • costi complessivi di gestione dei rifiuti al di sotto della media regionale e nazionale: 77 €/abitantexanno in provincia al 2006, a fronte di 96,8 €/abxa medi lombardi e 117,6 €/abxa medi nazionali al 2005 (dati 2005 APAT). Partendo da tali premesse, si ritiene di poter prefigurare un’evoluzione del sistema attuale che ne consenta l’ulteriore ottimizzazione, senza però determinare uno stravolgimento di quanto oggi in essere, operando all’interno di quei “gradi di libertà” di cui si può concretamente disporre, intesi come ricerca delle opportunità di nuove ottimizzazioni. Tale “Scenario evolutivo” è quindi messo a confronto con uno “Scenario inerziale”, che proietta nel tempo le attuali tendenze in atto, in assenza di ulteriori interventi di rilancio da parte della pianificazione provinciale. Se lo “Scenario evolutivo” è finalizzato all’indirizzare i soggetti attuatori delle politiche di Piano verso il conseguimento dei massimi livelli di sostenibilità ambientale, lo “Scenario inerziale” costituisce il riferimento da assumersi, in via cautelativa, ai fini del dimensionamento dei fabbisogni provinciali di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Si ricorda che, ai fini del dimensionamento del sistema impiantistico, sono state recepite le precise indicazioni in materia fornite dalla Regione Lombardia che ha quantificato la quota di potenzialità impiantistica da destinare a “mutuo soccorso” in ragione del 20% del totale del rifiuto avviato a smaltimento in ambito provinciale. Gli scenari così delineati, presentati e approfonditi nel seguito, sono quindi sottoposti a comparazioni inerenti le implicazioni di carattere tecnico, ambientale ed economico, fornendo un indispensabile supporto allo sviluppo di un percorso pianificatorio pienamente partecipato e condiviso da tutti i soggetti interessati (oltre alla Provincia, Comuni, gestori e cittadini innanzitutto). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 191 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.2. La produzione di rifiuti urbani e gli interventi per la sua prevenzione e riduzione 7.2.1. La variazione della produzione di rifiuti Per la definizione dell’evoluzione attesa della produzione di rifiuti urbani in Provincia, si è ritenuto opportuno sviluppare un’analisi incentrata in particolare sull’esame delle due componenti che vanno a determinare la produzione complessiva, ovvero: • la popolazione residente nel territorio; • la produzione di rifiuti pro capite associata alle presenze nel territorio (kg/abitantexanno). Sia per la definizione del tasso di variazione della popolazione residente che della produzione di rifiuti urbani pro capite, si sono quindi analizzate innanzitutto le variazioni registrate negli ultimi anni (indicativamente, sul quinquennio 2001-2006). L’analisi è stata condotta differenziando le diverse aree territoriali della provincia (si veda figura riportata nel seguito): • area di pianura; • area di bassa valle; • area di alta valle; • area montana; • area montana a sviluppo turistico-produttivo; • Comune di Bergamo. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 192 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA IN AREE OMOGENEE Come evidenziato nel seguente riquadro, tra il 2001 e il 2006 a livello provinciale si è registrato un tasso di incremento dell’1,26% annuo rispetto alla popolazione residente, dello 0,79% annuo rispetto alla produzione di rifiuti pro capite; l’andamento di questi due fattori ha determinato un incremento medio della produzione assoluta di rifiuti su base annua pari al 2,05%. Peraltro, si sottolinea come le diverse aree territoriali presentino andamenti diversificati, in relazione alle diverse variabili analizzate: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 193 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • • • • il Comune di Bergamo registra una tendenza alla flessione demografica, accompagnata tuttavia da un tasso di crescita dei rifiuti prodotti pro capite lievemente sopra la media Provinciale; i Comuni dell’area di Pianura presentano una significativa crescita demografica, con una tendenza all’incremento della produzione pro capite di rifiuti più smorzata; i Comuni dell’area di Bassa Valle presentano significativi tassi di crescita sia della popolazione sia della produzione pro capite; i Comuni dell’area di Alta Valle presentano una modesta crescita della popolazione, a fronte però di una tendenza alla crescita della produzione di rifiuti pro capite; i Comuni dell’area Montana presentano una lieve crescita demografica, con una tendenza all’incremento della produzione pro capite maggiormente accentuata nei Comuni dell’area Montana a sviluppo turistico-produttivo. Confronto dei tassi di variazione annui medi di popolazione residente, produzione di rifiuti pro capite e assoluta dal 2001 al 2006 Area territoriale Pianura Tasso di variazione medio annuo produzione produzione popolazione procapite RU assoluta RU residente [kg/abxa] [t/a] 1,92% 0,17% 2,09% Bassa Valle 1,23% 1,90% 3,15% Alta Valle 0,59% 1,20% 1,80% Montana 0,54% 0,89% 1,43% Montana a sviluppo turistico-produttivo Bergamo Provincia di Bergamo 0,38% 1,25% 1,64% -0,26% 1,06% 0,79% 1,26% 0,79% 2,05% Per la proiezione nell’orizzonte temporale di Piano, e in particolare fino al 2013, della variazione della produzione di rifiuti, si propone quindi nello “Scenario inerziale” l’assunzione di tassi di crescita dei rifiuti allineati, per le diverse aree territoriali, ai valori medi sopra segnalati. L’assunzione di una tendenza alla crescita allineata con quanto derivante dai dati storici è da intendersi cautelativa, ai fini della definizione dei fabbisogni di Piano, rispetto agli obiettivi definiti di contenimento della crescita dei rifiuti, che vengono invece assunti come riferimento nello “Scenario evolutivo”. In quest’ultimo scenario, si assume infatti che le azioni che potranno essere messe in campo dalla Provincia di Bergamo e dagli altri soggetti interessati, finalizzate al contenimento dei rifiuti prodotti, consentano un rallentamento delle attuali dinamiche di crescita, con in particolare una riduzione del 20% del tasso di crescita annuo risultante dalla analisi dei dati storici. Applicando i tassi di crescita precedentemente definiti, si stimano quindi le produzioni di rifiuti urbani in ciascuna area e la produzione totale di rifiuti attesa in Provincia di Bergamo al 2013, nei due scenari analizzati. In particolare, si determina, nell’ipotesi di proseguio inerziale dell’attuale crescita, un quantitativo di rifiuti prodotto atteso al 2013 pari a 553.107 t/a, con un incremento totale della produzione di rifiuti urbani sull’intero periodo 2006-2013 pari al 15,5% La riduzione del 20% dell’attuale tasso di crescita dei rifiuti pro capite porterebbe ad un quantitativo di rifiuti prodotto atteso al 2013 lievemente inferiore, pari a 546.584 t/a, con un incremento totale della produzione di rifiuti urbani sull’intero periodo 2006-2013 pari al 14,2% Le variazioni sopra segnalate, relative al complesso del territorio provinciale, risultano in realtà determinate dal mediarsi di andamenti della produzione differenti nelle diverse aree. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 194 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Si stima, infatti, una crescita contenuta della produzione di rifiuti urbani nel Comune di Bergamo (aumento complessivo sull’intero periodo pari al 5,7%), con aumenti medi sull’intero periodo, compresi tra il 10% e il 16%, nelle aree di Montagna, Alta Valle e Pianura, ed un aumento del 24,2% nei Comuni dell’area di Bassa Valle. Popolazione residente e produzione rifiuti urbani pro-capite e assoluta al 2006 e negli scenari di pianificazione al 2013 Popolazione residente Area omogenea 2006 Pianura Bassa Valle Alta Valle Montana Montana a sviluppo turist.-produtt. Bergamo Provincia di Bergamo 490.394 260.650 110.408 44.784 22.606 115.645 1.044.487 scenario inerziale 2013 560.123 283.902 115.061 46.497 23.219 113.531 1.142.333 scenario evolutivo 2013 560.123 283.902 115.061 46.497 23.219 113.531 1.142.333 Produzione RU (kg/abitantexanno) Area omogenea 2006 Pianura Bassa Valle Alta Valle Montana Montana a sviluppo turist.-produtt. Bergamo Provincia di Bergamo 448 407 444 459 683 587 458 scenario inerziale 2013 454 464 482 488 745 632 484 scenario evolutivo 2013 453 452 474 482 732 623 478 Produzione RU (tonnellate/anno) Area omogenea 2006 Pianura Bassa Valle Alta Valle Montana Montana a sviluppo turist.-produtt. Bergamo Provincia di Bergamo 219.878 106.041 49.001 20.553 15.439 67.904 478.816 scenario inerziale 2013 254.113 131.735 55.507 22.699 17.303 71.750 553.107 scenario evolutivo 2013 253.517 128.340 54.594 22.421 17.005 70.707 546.584 Variazione totale Variazione annua 2006-2013 (scenario inerziale) 14,2% 8,9% 4,2% 3,8% 2,7% -1,8% 9,4% Variazione totale 1,9% 1,2% 0,6% 0,5% 0,4% -0,3% 1,3% Variazione annua 2006-2013 (scenario inerziale**) +1,3% +14,0% +8,6% +6,3% +9,1% +7,7% +5,7% Variazione totale +0,2% +1,9% +1,2% +0,9% +1,3% +1,1% +0,8% Variazione annua 2006-2013 (scenario inerziale**) +15,6% +24,2% +13,3% +10,4% +12,1% +5,7% +15,5% 2,1% 3,1% 1,8% 1,4% 1,6% 0,8% 2,1% (*) definita considerando una contrazione del 20% del tasso di crescita di riferimento della produzione pro capite; (**) definita in assenza di contrazione del tasso di crescita di riferimento della produzione pro capite. 7.2.2. Composizione merceologica di riferimento Con riferimento allo stato attuale di produzione dei rifiuti urbani (al 2006), si sottolinea un dato decisamente rilevante di produzione e raccolta di rifiuti ingombranti (7% in peso rispetto al totale dei RU). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 195 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Riscontrata tale criticità in tutte le aree territoriali tranne il Comune di Bergamo (in cui gli ingombranti sono solamente il 2,1% del totale), il Piano si pone l’obiettivo di ridurre al 2013 tale flusso di rifiuti raccolto in forma indistinta, privilegiandone una maggior separazione per singoli materiali al momento del conferimento; in considerazione di questo indirizzo, a partire dalle composizioni merceologiche dei rifiuti urbani di riferimento per lo stato attuale per ciascuna area territoriale si ipotizza che al 2013 la frazione dei rifiuti ingombranti abbia un peso del 5% rispetto al totale, con riferimento in particolare allo “Scenario evolutivo”. Fatta tale assunzione, per ciascuna area si è proceduto ad una stima della composizione merceologica dei rifiuti prodotti nello “Scenario evolutivo” tarando le composizioni di riferimento dello stato attuale sulla base delle previsioni future. Per lo “Scenario inerziale”, si mantengono livelli di produzione di rifiuti ingombranti allineati a quelli attuali, non considerando quindi l’auspicata ottimizzazione gestionale di tale flusso. Si sottolinea che, a parte tale previsione di contrazione della produzione di rifiuti ingombranti, non si prevedono ulteriori variazioni significative in merito alla presenza delle altre frazioni dal momento che il tasso di crescita della produzione di rifiuti urbani assunto è, in termini di pro capite, poco rilevante (+0,8% nello “Scenario inerziale”); si assume quindi che le dinamiche di produzione rimangano sostanzialmente invariate senza apporti significativi di flussi aggiuntivi che potrebbero determinare un’influenza sulla composizione qualitativa (si pensi ad es. agli effetti che potrebbero derivare da una ampia “assimilazione” di rifiuti oggi speciali a rifiuti urbani). Le seguenti tabelle riportano le composizioni merceologiche dei rifiuti assunte per lo stato attuale (2006) e quella stimata, sulla base di quanto sopra esposto, per lo “Scenario evolutivo” al 2013. Composizione merceologica stimata del rifiuto urbano prodotto per area territoriale in Provincia di Bergamo al 2006 Frazione Organico Verde Carta Plastica Vetro Inerti Legno Tessili Metalli ferrosi Altri metalli Altro Ingombranti Spazzamento Totale Pianura 18,9% 11,3% 20,8% 10,8% 9,8% 0,4% 4,9% 4,0% 2,6% 0,7% 2,3% 8,4% 5,1% 100,0% Proposta di Piano - Relazione Bassa Valle Alta Valle 18,8% 10,7% 20,8% 10,8% 10,9% 0,4% 4,7% 4,0% 2,7% 0,7% 2,3% 7,8% 5,5% 100,0% 18,2% 14,4% 20,4% 10,9% 11,2% 0,5% 4,8% 3,2% 3,9% 1,2% 2,1% 5,9% 3,1% 100,0% Montana 16,6% 15,9% 20,6% 11,4% 13,1% 0,4% 3,7% 3,3% 3,7% 1,7% 2,4% 6,6% 0,5% 100,0% Montana a svilup. turist.-prod. 15,4% 15,2% 20,6% 9,8% 12,7% 0,4% 4,1% 3,0% 4,9% 1,7% 2,6% 6,8% 2,7% 100,0% Aprile 2008 Comune di Bergamo 21,8% 4,1% 28,1% 14,3% 10,9% 0,7% 2,7% 4,3% 3,0% 0,6% 1,7% 2,1% 5,8% 100,0% Totale Provincia 19,0% 10,8% 21,8% 11,3% 10,6% 0,5% 4,4% 3,9% 3,0% 0,8% 2,2% 7,0% 4,8% 100,0% Pagina 196 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Composizione merceologica stimata del rifiuto urbano prodotto per area territoriale in Provincia di Bergamo nello “Scenario evolutivo” al 2013 Frazione Organico Verde Carta Plastica Vetro Inerti Legno Tessili Metalli ferrosi Altri metalli Altro Ingombranti Spazzamento Totale Pianura 19,6% 11,7% 21,6% 11,2% 10,2% 0,4% 5,1% 4,1% 2,7% 0,7% 2,4% 5,0% 5,3% 100,0% Bassa Valle Alta Valle 19,4% 11,0% 21,4% 11,1% 11,2% 0,4% 4,8% 4,1% 2,8% 0,7% 2,3% 5,0% 5,6% 100,0% 18,4% 14,5% 20,7% 11,0% 11,4% 0,6% 4,8% 3,2% 4,0% 1,3% 2,1% 5,0% 3,1% 100,0% Montana 16,9% 16,2% 21,0% 11,5% 13,3% 0,4% 3,8% 3,3% 3,8% 1,8% 2,5% 5,0% 0,5% 100,0% Montana a svilup. turist.-prod. 15,7% 15,5% 21,0% 10,0% 12,9% 0,4% 4,2% 3,1% 5,0% 1,7% 2,7% 5,0% 2,8% 100,0% Comune di Bergamo 21,8% 4,1% 28,1% 14,3% 10,9% 0,7% 2,7% 4,3% 3,0% 0,6% 1,7% 2,1% 5,8% 100,0% Totale Provincia 19,5% 11,1% 22,2% 11,5% 10,8% 0,5% 4,6% 4,0% 3,0% 0,8% 2,3% 4,6% 5,0% 100,0% 7.2.3. Linee di intervento per la prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti Le politiche ambientali definite a livello comunitario, e in particolare il VI Programma d’azione per l’ambiente dell’Unione Europea (2001-2010) e la recente Direttiva 2006/12/CE in materia di rifiuti, affermano la priorità, nell’ambito delle azioni in materia di ambiente, di tutti gli interventi mirati alla prevenzione, sia in termini quantitativi (riduzione del volume dei rifiuti) sia in termini qualitativi (riduzione della pericolosità dei rifiuti). La strategia definita a livello comunitario punta a modelli di produzione e consumo più sostenibili, che garantiscano una maggior efficienza nella gestione delle risorse e dei rifiuti, con la finalità in particolare di allentare il legame tra crescita economica e impiego delle risorse/produzione dei rifiuti, in modo tale che tale crescita economica non comporti il superamento della capacità di carico dell’ambiente. In merito all’attuazione di misure in materia di prevenzione dei rifiuti, si afferma la necessità di intervenire, a livello comunitario, sia per l'eliminazione graduale di talune sostanze e materie prime, con misure relative ai prodotti, sia incentivando il riutilizzo e il recupero dei rifiuti. Le indicazioni strategiche comunitarie sono state recepite nella legislazione italiana con il D.Lgs. 22/97, che ha individuato nelle politiche di riduzione e prevenzione della formazione dei rifiuti l’intervento prioritario da attuare nell’ambito della gestione dei rifiuti, indicazioni poi riprese dal D.Lgs. 152/2006. Rispetto all’attuazione di politiche gestionali così mirate, si possono in generale prevedere interventi, non necessariamente alternativi ma piuttosto integrati, comprendenti: • misure di tipo economico, indirette (incentivi, esenzioni) o dirette (tasse e tariffe); • misure amministrative, finalizzate alla limitazione di consumo, distribuzione, impiego di determinati tipi di prodotto o sostanze; • accordi di programma, col sistema delle imprese e della distribuzione; • politiche di prodotto, operanti attraverso obblighi derivanti dal principio di responsabilità del produttore (obblighi di recupero e gestione del prodotto a fine vita) o misure di promozione (eco-label, indirizzi per gli acquisti da parte del sistema pubblico) e attività di Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 197 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) formazione sociale, finalizzate a promuovere stili di vita e prodotti ecologicamente più sostenibili. L'opportunità di attuare misure di riduzione della produzione di rifiuti, o delle loro caratteristiche di pericolosità, deriva in particolare dal verificarsi di una crescita continua delle quantità di rifiuti prodotte, con un'ancor più accentuata crescita dei volumi in gioco, per la maggior rilevanza assunta dai rifiuti di imballaggio. Si sottolinea inoltre l'importanza di non sottovalutare la crescente complessità, eterogeneità di composizione e pericolosità dei rifiuti. Consapevole della centralità che il tema del controllo e della prevenzione della produzione dei rifiuti assume nella definizione di politiche pianificatorie e gestionali in materia, la Provincia di Bergamo ritiene, con riferimento alla realtà del contesto territoriale di interesse e ai margini di azione di cui l’Amministrazione Provinciale dispone, di poter individuare linee di interventi che si possano concretizzate in iniziative quali: • la promozione della tariffazione nella gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti, in particolare nella sua forma di “tariffazione puntuale”, vista come strumento per la responsabilizzazione dei produttori, in linea con il principio del “polluter-pays” (“chi inquina paga”), e conseguentemente come incentivo all’utente dei servizi di raccolta alla riduzione dei rifiuti generati; • l’attivazione (compatibilmente con le risorse disponibili) di canali di finanziamento di progetti comunali per la riduzione dei rifiuti, al fine di stimolare la diffusione e applicazione di “buone pratiche” a livello locale, anche attraverso iniziative aventi carattere particolarmente innovativo dal punto di vista comunicativo e di partecipazione dei cittadini; • l’incentivazione della pratica dell’autocompostaggio domestico dei rifiuti, ove compatibile in particolare con le caratteristiche del tessuto residenziale (presenza di giardini), con possibilità quindi di gestione “in proprio” da parte dei cittadini di quota parte dei rifiuti organici e verdi prodotti; l’autocompostaggio consente non solo di sgravare il sistema dei servizi di raccolta di parte della produzione di rifiuti compostabili, con conseguenti benefici gestionali e economici diretti, ma rappresenta anche un’importante opportunità di presa di coscienza da parte dei cittadini delle problematiche ambientali legate al “mondo rifiuti”, avendo quindi una significativa valenza anche comunicativa e educativa; • la promozione di accordi finalizzati al contenimento della produzione di rifiuti da imballaggio, con il coinvolgimento di Consorzi di Filiera, Associazioni di categoria, Associazione ambientaliste, per la divulgazione di “buone pratiche” di progettazione e realizzazione di imballaggi che consentano la minore produzione di rifiuti; • la promozione di accordi finalizzati al contenimento dell’utilizzo degli imballaggi nella Grande Distribuzione Organizzata, per l’attuazione di specifici progetti orientati alla riduzione dei quantitativi di rifiuti da imballaggio generati dalle catene della GDO; • la promozione di accordi con il settore del commercio per la diffusione di marchi ecologici, con conseguenti benefici in termini di maggiore consapevolezza ecologica negli acquisti da parte dei consumatori e riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti, in particolare rifiuti da imballaggio; • la promozione dell’implementazione del Green Public Procurement negli Enti Pubblici presenti sul territorio provinciale, attraverso l’erogazione di uno specifico percorso formativo mirato all’inserimento di criteri di qualità ambientale nelle scelte di prodotti e servizi da parte della Pubblica Amministrazione, con conseguenti ricadute positive rispetto ai rifiuti da essa generati; • il sostegno a progetti quali il “Banco Alimentare”, mirati al recupero delle eccedenze alimentari derivanti dall’industria alimentare, dai supermercati e ipermercati, dalle mense e alla loro immediata distribuzione ad associazioni che assistono persone in stato di indigenza; tali attività si caratterizzano per una significativa valenza sia sociale (il sostegno a persone economicamente in difficoltà) che ambientale (il recupero di prodotti altrimenti destinati a generare rifiuti); Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 198 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • la promozione di un marchio “Ecofeste in Provincia di Bergamo” e l’attivazione di iniziative di sensibilizzazione ambientale nell’ambito delle feste e sagre, con benefici attesi in termini di riduzione della produzione di rifiuti e raccolta differenziata di materiali recuperabili; l’avvio di progetti di comunicazione mirati alla sensibilizzazione verso le tematiche della “gestione sostenibile” dei rifiuti, rivolti al mondo della scuola, ai cittadini, alle imprese. 7.3. Il sistema dei servizi di raccolta dei rifiuti urbani 7.3.1. Gli obiettivi di raccolta differenziata L’attuale sistema di gestione dei rifiuti urbani provinciale si caratterizza per il conseguimento di livelli di raccolta differenziata di assoluta eccellenza (50,1% al 2006), che risultano quindi già rispondenti alle indicazioni definite nella normativa vigente per gli anni a venire, con riferimento in particolare agli obiettivi cadenzati dal D.Lgs. 152/2006 come modificato dal D.Lgs.4/2008, fino all’anno 2008: • 45% di RD al 2008; • 65% di RD al 2012. A partire da tale quadro, la Provincia individua ulteriori opportunità di ottimizzazione del sistema, che possano consentire la sua ulteriore evoluzione fino al conseguimento di un livello di raccolta differenziata superiore al 60%, entro il 2013, con successivo mantenimento negli anni a venire. Il conseguimento di tale obiettivo è in particolare assunto nello scenario della pianificazione denominato “Scenario evolutivo”, che costituisce il riferimento cui dovranno tendere i soggetti attuatori delle politiche di Piano. Lo “Scenario inerziale”, che, come già sottolineato, riflette e proietta sull’orizzonte temporale di riferimento le dinamiche attualmente in essere, si basa su di una crescita più lenta delle raccolte differenziate, in linea con quanto registrato in questi ultimi anni, arrivando a prefigurare il conseguimento di un livello del 53,2% al 2013. La previsione delineata dallo “Scenario inerziale” costituisce il riferimento da assumersi, in via cautelativa, ai fini del dimensionamento dei fabbisogni provinciali di trattamento e smaltimento dei rifiuti. 7.3.2. Il sistema organizzativo dei servizi di riferimento e la validità dei sistemi di “raccolta differenziata integrati” Alla luce delle esperienze già attuate nel contesto provinciale, così come in diverse altre realtà, in particolare nel Nord Italia e nella stessa Lombardia, si conferma la validità dei sistemi di raccolta differenziata “integrati”, basati sulla domiciliarizzazione delle raccolte delle principali frazioni (innanzitutto indifferenziato, organico e carta) per il conseguimento di obiettivi di raccolta differenziata elevati. Lo schema riportato nel seguito rappresenta visivamente in forma sintetica quanto emerso nel vasto panorama delle esperienze già attuate nel contesto nazionale. In particolare, in assenza di un intervento di domiciliarizzazione spinta delle principali raccolte non è ragionevole ipotizzare il conseguimento di livelli di raccolta differenziata pari o superiori al 50% e il conseguimento di livelli ancora più elevati può essere ragionevolmente supportato da specifici interventi di incentivazione dell’utenza, quali innanzitutto l’attivazione di sistemi di tariffazione puntuale dei servizi. Vale probabilmente la pena ricordare al riguardo che per “tariffa puntuale” si intende una tariffa che è attribuita all’utente sulla base di una Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 199 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) valutazione puntuale, specifica del quantitativo di rifiuti conferiti dal singolo utente ai servizi di raccolta; la tariffa puntuale consente di responsabilizzare il singolo utente rispetto alla gestione dei rifiuti che produce, grazie agli incentivi economici che gli derivano rispetto ad un suo impegno verso la riduzione della produzione di rifiuti e la loro differenziazione. Livelli di RD raggiungibili per modalità organizzativa del sistema di raccolta Raccolte differenziate secco umido domiciliari con tariffa puntuale Raccolte differenziate secco umido domiciliari Raccolte diff. secco-umido stradali con elementi di domiciliarizzazione (verde, carta,..) Raccolte differenziate secco-umido stradali Raccolte differenziate Aggiuntive 100 95 90 85 80 75 70 65 60 55 50 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0 1 Il sistema organizzativo dei servizi di raccolta dei rifiuti attualmente attivo sul territorio potrà quindi essere opportunamente potenziato attraverso: • ulteriore estensione delle raccolte domiciliari o di altre tipologie organizzative in grado di garantire rilevanti recuperi, nelle aree che presentano ancora maggiori potenzialità di ottimizzazione organizzativa dei servizi; • interventi di comunicazione per aumentare la risposta degli utenti e garantire sia miglioramenti quantitativi che qualitativi dei conferimenti; • progressiva estensione della tariffazione dei servizi con l’introduzione della parte variabile della tariffa commisurata ai quantitativi di rifiuti effettivamente conferiti (vedi “tariffa puntuale”). Particolare attenzione dovrà essere posta dai Comuni e dai Gestori dei servizi nel perseguire non solo un ulteriore miglioramento quantitativo delle raccolte differenziate, con l’innalzamento della % di rifiuti differenziati sul totale prodotto, ma anche nel garantire il mantenimento di elevati standard di qualità del materiale raccolto. Contenere al minimo la quota di materiali impropri presenti nelle raccolte differenziate consente infatti di non vanificare l’impegno profuso nella differenziazione dei rifiuti, dando un effettivo e pieno contributo alla riduzione dei rifiuti da destinarsi successivamente a smaltimento. La raccolta di rifiuti “ben differenziati” porta inoltre a significativi benefici economici, in considerazione della graduazione generalmente applicata, in funzione della qualità del materiale, ai contributi riconosciuti dal CONAI per i materiali da imballaggio. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 200 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.3.3. I flussi di rifiuti attesi dai servizi di raccolta La previsione di un ulteriore sviluppo delle raccolte differenziate, sul complesso del territorio provinciale, può opportunamente declinarsi e graduarsi con modalità diverse nelle diverse aree territoriali presenti all’interno della Provincia. Le efficienze di intercettazione dei singoli materiali presenti nei rifiuti possono essere infatti opportunamente diversificate per area, in considerazione degli effettivi margini di incremento ancora disponibili e dell’opportunità di ottimizzazione tecnico-economico-ambientale complessiva del sistema, a fronte in particolare di maggiori criticità nell’attuazione di servizi intensivi (ovvero domiciliari) in aree decentrate e caratterizzate da una significativa dispersione degli insediamenti (quali le aree montane). Sulla base di una attenta analisi degli attuali livelli di intercettazione delle diverse frazioni merceologiche conseguite nei diversi contesti territoriali della Provincia, si sono quindi individuati i possibili margini di ulteriore ottimizzazione delle raccolte differenziate, al fine del conseguimento dell’obiettivo del 60% di raccolta differenziata assunto dal Piano. Nei seguenti riquadri si riporta in particolare il confronto tra le efficienze di intercettazione delle diverse frazioni del rifiuto stimate attualmente sulla base dei dati 2006 e le efficienze di intercettazione che sono assunte come riferimento nel Piano per lo “Scenario evolutivo”. Gli ulteriori sforzi richiesti per il conseguimento dell’obiettivo provinciale del 60% risultano diversificati nelle diverse aree territoriali e calibrati in funzione delle opportunità offerte da ognuna di esse. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 201 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Efficienze di intercettazione delle diverse frazioni del rifiuto stimate al 2006 Frazione Pianura Organico Verde Carta Plastica Vetro Inerti Legno Tessili Metalli ferrosi Altri metalli Altro Ingombranti* 56,7% 90,0% 60,9% 28,5% 90,0% nd 90,0% 4,7% 90,0% 41,1% 41,0% 5,6% Bassa Valle 56,7% 90,0% 73,7% 33,7% 90,0% nd 74,5% 6,0% 90,0% 51,4% 38,1% 5,4% Alta Valle 14,6% 41,0% 57,6% 19,2% 75,7% nd 54,8% 4,6% 57,9% 15,9% 29,1% 6,1% Montana 1,2% 32,5% 51,2% 12,8% 84,1% nd 11,0% 2,0% 87,3% 18,5% 29,9% 16,7% Montana a svilup. turist.-prod. 0,2% 71,7% 52,8% 13,7% 73,9% Nd 15,4% 0,0% 34,2% 9,1% 27,0% 12,2% Comune di Bergamo 54,9% 86,8% 51,7% 0,3% 70,8% nd 82,1% 10,6% 30,4% 12,3% 82,4% 25,0% Totale Provincia 48,7% 78,6% 61,0% 22,5% 84,7% nd 76,8% 5,7% 73,9% 32,2% 42,7% 7,1% (*) quota a recupero Efficienze di intercettazione delle diverse frazioni del rifiuto stimate al 2013 nello Scenario evolutivo Frazione Pianura Organico Verde Carta Plastica Vetro Inerti Legno Tessili Metalli ferrosi Altri metalli Altro Ingombranti* 70% 90% 75% 35% 90% 50% 90% 40% 90% 60% 50% 35% Bassa Valle 70% 90% 75% 35% 90% 50% 80% 40% 90% 60% 50% 35% Alta Valle 45% 50% 60% 25% 80% 40% 60% 40% 80% 50% 50% 35% Montana 20% 50% 55% 20% 80% 40% 40% 20% 90% 20% 30% 25% Montana a svilup. turist.-prod. 20% 70% 55% 20% 80% 40% 40% 20% 60% 20% 30% 25% Comune di Bergamo 60% 85% 65% 20% 80% 50% 80% 40% 60% 40% 80% 45% Totale Provincia 63% 81% 71% 31% 87% 48% 81% 39% 83% 51% 51% 35% (*) quota a recupero Per quanto concerne l’individuazione dell’attuale tendenza inerziale di crescita della raccolta differenziata, si è fatto riferimento ai dati storici registrati nel periodo 2001-2006, nelle diverse aree territoriali. In particolare, l’analisi condotta evidenzia come sia in atto un sensibile rallentamento sul complesso della Provincia delle dinamiche di sviluppo della raccolta differenziata, rispetto a quanto registrato nel corso del decennio precedente. Sull’intero quinquennio di riferimento l’incremento medio annuo è infatti dello 0,44% (valutato rispetto alla produzione di rifiuti), essendo così determinato dal mediarsi di valori più elevati per l’area Montana a sviluppo turistico-produttivo e per la Bassa Valle, da un valore lievemente superiore alla media per il Comune Capoluogo e da valori più ridotti per le altre aree, fino ad arrivare ad una inversione di tendenza (ovvero al calo della raccolta differenziata) nell’area Montana generica. Su queste basi, una proiezione inerziale al 2013 vede l’individuazione di un livello medio di raccolta differenziata conseguito in Provincia pari al 53,2%. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 202 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Valutazione dei tassi di variazione annui medi della raccolta differenziata (al netto del recupero ingombranti) dal 2001 al 2006 Pianura 52,7% 53,6% Variazione media annuo (punti % su produzione rifiuti) 0,19% Bassa Valle 52,4% 56,4% 0,81% Area territoriale % RD al 2001 % RD al 2006 Alta Valle 35,6% 36,8% 0,24% Montana 33,6% 33,1% -0,09% Montana a sviluppo turist.-produtt. 29,4% 35,7% 1,25% Bergamo 40,3% 43,2% 0,57% Provincia di Bergamo 47,4% 49,6% 0,44% Previsione di sviluppo inerziale della raccolta differenziata Area territoriale Pianura Bassa Valle Alta Valle Montana Montana a sviluppo turist.-produtt. Comune di Bergamo Provincia di Bergamo RD (escl. rec. ing.) al 2006 53,6% 56,4% 36,8% 33,1% 35,7% 43,2% 49,6% variazione media annua di riferimento* 0,19% 0,81% 0,24% +/-0,00% 1,25% 0,57% 0,44% RD inerziale (escl. rec. ing.) al 2013 54,9% 62,0% 38,4% 33,1% 44,5% 47,1% 52,7% RD inerziale al 2013 55,4% 62,5% 38,8% 34,2% 45,5% 47,7% 53,2% (*) definita sulla base delle tendenze registrate nel periodo 2001-2006; per l’area Montana, stante una riduzione, pur lieve, della % di RD nel periodo di riferimento, si è assunta per la proiezione inerziale l’invarianza del livello di RD conseguito nel 2006. I ragionamenti condotti portano quindi a individuare, per le diverse aree del territorio, livelli di raccolta differenziata conseguiti al 2013 così come indicato nel seguente riquadro. Nello “Scenario evolutivo”, al 60% di raccolta differenziata, si stima quindi che i Comuni di Pianura e della Bassa Valle si collochino su livelli di RD dell’ordine del 65-66%. Per il Comune di Bergamo si prevede un livello di RD del 55%, per i Comuni dell’Alta Valle del 51%, che scende al 44-46% per i Comuni di montagna. Gli sforzi richiesti per il conseguimento dell’obiettivo del 60%, pur diversificati nelle diverse aree territoriali e calibrati in funzione delle opportunità offerte da ognuna di esse, sono comunque sicuramente sempre significativi e richiedono un impegno esteso a tutto il territorio. Nello “Scenario inerziale”, si incrementano in modo abbastanza contenuto gli attuali livelli registrati sul territorio, con solo la Bassa Valle a superare la soglia del 60%, confermandosi la Pianura intorno al 55%, con Bergamo capoluogo e la Montagna a sviluppo turisticoproduttivo intorno al 45-48% e l’Alta Valle e la Montagna generica al di sotto del 40%. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 203 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Livelli di raccolta differenziata e flussi attesi per area territoriale allo stato attuale e negli scenari della pianificazione al 2013 Area territoriale Pianura Bassa Valle Alta Valle Montana Montana a sviluppo turist.-produtt. Comune di Bergamo Provincia di Bergamo Area territoriale Pianura Bassa Valle Alta Valle Montana Montana a sviluppo turist.-produtt. Comune di Bergamo Provincia di Bergamo Situazione attuale (al 2006) [% RD] 54,1% 56,8% 37,2% 34,2% 36,5% 43,7% 50,1% Situazione attuale (al 2006) [t/a di RD] 118.901 60.257 18.208 7.034 5.641 29.672 239.713 Scenario inerziale [% RD] 55,4% 62,5% 38,8% 34,2% 45,5% 47,7% 53,2% Scenario inerziale [t/a] 140.738 82.341 21.553 7.768 7.877 34.229 294.507 Scenario evolutivo [% RD] 65,7% 65,1% 50,8% 44,0% 45,7% 55,0% 61,2% Scenario evolutivo [t/a] 166.673 83.569 27.726 9.875 7.778 38.873 334.493 Sul totale del differenziato atteso al 2013, in entrambi gli scenari, emergono in particolare i contributi attesi dalle seguenti frazioni: • carta, con una quota del 25-27% del totale differenziato; • organico, con una quota del 18-20%; • verde, con una quota del 15-17%; • vetro, con una quota del 15-16%%. Le quatto frazioni sopra elencate rappresentano indicativamente il 75% del totale del rifiuto differenziato atteso. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 204 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Contributi alla RD per frazione in Provincia di Bergamo allo stato attuale e negli scenari della pianificazione al 2013 Organico Verde Carta Plastica Vetro Inerti Legno Tessili Metalli ferrosi Altri metalli Multimateriale Altro Ingomb.recup. Situazione attuale (al 2006) t/a % kg/abxa* 44.360 18,5% 42,5 40.567 16,9% 38,8 63.584 26,5% 60,9 12.165 5,1% 11,6 38.508 16,1% 36,9 16.365 6,8% 15,7 1.053 0,4% 1,0 10.455 4,4% 10,0 1.221 0,5% 1,2 4.569 1,9% 4,4 4.491 1,9% 4,3 2.376 1,0% 2,3 Totale RD 239.713 100,0% 229,5 Scenario inerziale t/a % kg/abxa* 54.330 18,4% 47,6 50.083 17,0% 43,8 78.117 26,5% 68,4 15.121 5,1% 13,2 47.571 16,2% 41,6 0 0,0% 0,0 20.017 6,8% 17,5 1.282 0,4% 1,1 12.836 4,4% 11,2 1.515 0,5% 1,3 5.277 1,8% 4,6 5.466 1,9% 4,8 2.892 1,0% 2,5 294.507 100,0% 257,8 Scenario evolutivo t/a % kg/abxa* 67.258 20,1% 58,9 49.509 14,8% 43,3 85.854 25,7% 75,2 19.282 5,8% 16,9 51.361 15,4% 45,0 1.274 0,4% 1,1 20.279 6,1% 17,8 8.463 2,5% 7,4 13.736 4,1% 12,0 2.331 0,7% 2,0 6.353 1,9% 5,6 8.793 2,6% 7,7 334.493 100,0% (*) riferito agli abitanti residenti nella Provincia di Bergamo al 2006 (1.044.487 ab) (**) riferito agli abitanti residenti nella Provincia di Bergamo previsti al 2013 (1.142.233 ab) Nel seguente riquadro sono riepilogati i flussi di rifiuti attesi nei diversi scenari della pianificazione, con riferimento alle “macrovoci” rappresentate da: • rifiuto indifferenziato; • raccolte differenziate; • ingombranti a smaltimento; • spazzamento stradale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 205 di 380 292,8 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Flussi delle raccolte in Provincia di Bergamo allo stato attuale e negli scenari della pianificazione al 2013 Stato Attuale 2006 Produzione RU totale t/a 478.816,4 kg/abxanno** 458,4 % 184.899,2 239.712,8 177,0 229,5 38,6% 50,1% 31.156,4 29,8 6,5% 23.048,0 22,1 4,8% 100,0% di cui: RU Indifferenziato Raccolte Differenziate* Ingombranti non a recupero Spazzamento stradale Scenario inerziale al 2013 t/a 553.107,4 kg/abxanno*** 484,2 RU Indifferenziato 195.639,9 171,3 35,4% Raccolte Differenziate* 294.506,9 257,8 53,2% Ingombranti non a recupero 36.264,2 31,7 6,6% Spazzamento stradale 26.696,4 23,4 4,8% Produzione RU totale di cui: Produzione RU totale Scenario evolutivo al 2013 t/a kg/abxanno*** 546.583,8 478,5 % 100,0% % 100,0% di cui: RU Indifferenziato 168.508,0 147,5 30,8% Raccolte Differenziate* 334.493,4 292,8 61,2% 16.472,6 27.109,7 14,4 23,7 3,0% 5,0% Ingombranti non a recupero Spazzamento stradale (*) è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia (**) riferito agli abitanti residenti nella Provincia di Bergamo al 2006 (1.044.487 ab) (***) riferito agli abitanti residenti nella Provincia di Bergamo previsti al 2013 (1.142.233 ab). 7.3.4. Le piattaforme e i centri di raccolta per la raccolta differenziata La rete delle piattaforme e dei centri per la raccolta differenziata dei rifiuti già esistente sul territorio contribuisce in modo significativo al conseguimento degli elevati livelli di differenziazione dei rifiuti. Negli anni a venire si potranno quindi verificare le opportunità di ulteriore potenziamento o adeguamento di queste strutture sul territorio, in relazione anche alla loro dotazione di attrezzature e software gestionali idonei alla efficace incentivazione dei conferimenti di rifiuti differenziati da parte degli utenti. La realizzazione di una rete automatizzata e integrata di piattaforme e centri di raccolta, in particolare, attraverso l’impiego di tecnologie per l’individuazione degli utenti e la quantificazione dei singoli conferimenti, presenta interessanti opportunità di ottimizzazione gestionale, consentendo: • la valutazione dei quantitativi delle diverse tipologie di rifiuti conferite dai diversi utenti, al fine anche dell’eventuale tariffazione puntuale sulla base di tariffe diversificate per tipologie di rifiuti o utenze; Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 206 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • l’attivazione di strumenti incentivanti gli utenti alla differenziazione dei rifiuti, quali ad es. l’assegnazione di “punti” in relazione ai quantitativi di rifiuti differenziati conferiti e la conseguente attribuzione di premi o di sconti tariffari; il controllo degli accessi, in termini numerici e di quantitativi conferiti, da parte di alcune categorie produttrici di rifiuti assimilati (quali giardinieri e imprese edili), al fine di prevenire conferimenti anomali di quantitativi di rifiuti particolarmente elevati, in eccesso rispetto ai limiti definiti per l’assimilazione degli stessi. L’automatizzazione di una piattaforma ecologica comporta indicativamente la dotazione di attrezzature quali: • sbarre di accesso/uscita e relativi strumenti di controllo; • lettore tessere di identificazione utente e relativa colonnina; • terminale e software di gestione; • pesa di piccola portata (in aggiunta alla pesa a ponte adibita alla misurazione dei “grandi” conferimenti). Per strutture di ridotte dimensioni, si possono prevedere semplificazioni (assenza di sbarre, utilizzo di sistemi di lettura tessere e gestione dati particolarmente semplificati) che portano a contenere il costo di investimento associato. Per la corretta gestione dei conferimenti da parte degli utenti è necessario poi prevedere la fornitura agli stessi di tessere identificative, in numero di una tessera per utenza (famiglie e utenze non domestiche). Le diverse tipologie di tessere impiegabili (a banda magnetica, a transponder), in funzione delle specifiche caratteristiche, possono prestarsi anche all’utilizzo per altri servizi offerti dall’Amministrazione del Comune o dall’Amministrazione Pubblica in genere. 7.3.5. Le strutture logistiche di supporto ai servizi Al fine di ottimizzare la logistica dei servizi di raccolta, in relazione in particolare alla successiva fase di trasporto dei rifiuti agli impianti di destino, si richiama l’opportunità da parte dei Comuni e dei Gestori di servizi di valutare le necessità di realizzazione di eventuali ulteriori stazioni di trasferimento sul territorio provinciale. Tali strutture, potenzialmente funzionali al trasporto sia del rifiuto indifferenziato, sia delle frazioni provenienti dalla raccolta differenziata, potrebbero infatti consentire il conseguimento di importanti obiettivi di miglioramento del sistema complessivo, grazie in particolare a: • la riduzione del traffico veicolare per il trasporto dei rifiuti a destino e dei relativi tempi di conferimento, con conseguente riduzione degli impatti ambientali associati (consumi, emissioni, intralcio alla circolazione, ecc.); • il miglioramento della gestione degli ingressi agli impianti di destino, grazie alla riduzione del numero di veicoli conferenti rifiuti, a parità di quantitativi, con conseguente possibilità di attuazione di più efficaci controlli anche qualitativi dei rifiuti conferiti; • la separazione delle fasi di raccolta e trasporto, con possibilità di significative economie complessive grazie alla possibilità di impiego di mezzi più adeguati alle diverse fasi di gestione dei rifiuti; • la maggiore flessibilità complessiva del sistema, in particolare in caso di temporanei fermi degli impianti di destino, grazie alla possibilità di stoccaggi temporanei presso le stazioni di trasferimento (comunque della durata massima di 24-48 ore per il rifiuto indifferenziato e per la frazione organica); • la possibilità di effettuare ulteriori controlli sulla qualità dei rifiuti raccolti, prima dell’avvio a destino. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 207 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.4. Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani definito dal Piano Provinciale si basa sull’integrazione di processi impiantistici specificamente orientati alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani derivanti dalle raccolte e dei flussi di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi. Le previsioni inerenti il sistema impiantistico vengono delineate a partire dai seguenti indirizzi: • massimizzare le opportunità di recupero di materia dai rifiuti, attraverso anche l’eventuale sviluppo di impiantistica aggiuntiva in grado di valorizzare i flussi provenienti dalle raccolte differenziate o altri flussi avviabili ad impianti dedicati (ad es. recupero di materiali inerti dalle scorie provenienti da trattamento termico); • valorizzare le opportunità di recupero energetico dei rifiuti, attraverso processi di assoluta garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate; • valorizzare l’impiantistica di trattamento dei rifiuti già esistente sul territorio: sono da considerare in questo ambito anche le opportunità offerte, in termini di ottimizzazione gestionale e risparmio di territorio, dagli interventi di ampliamento di impianti esistenti purchè ne sia garantita la compatibilità ambientale; • minimizzare le necessità di smaltimento in discarica, già oggi particolarmente contenute, puntando al conseguimento del livello di fabbisogno minimo tecnicamente conseguibile con il ricorso alle migliori tecniche e tecnologie disponibili; • garantire il mantenimento nel tempo della piena autosufficienza provinciale, evitando il potenziale insorgere di situazioni di carattere “emergenziale” o di dipendenza (in relazione in particolare al fabbisogno di smaltimento finale), che possano determinare un decadimento degli attuali standard non solo ambientali ma anche economici; • garantire adeguata disponibilità impiantistica del sistema provinciale alle funzioni di “mutuo soccorso” interprovinciale nei termini definiti dal Piano Regionale Gestione Rifiuti e dai recenti orientamenti della Regione Lombardia; • valutare l’integrabilità nel sistema impiantistico di trattamento e smaltimento vocato principalmente ai rifiuti urbani provinciali di flussi di rifiuti di altra provenienza (quali rifiuti speciali), inteso in particolare come strumento per il conseguimento di un’ottimizzazione gestionale degli impianti esistenti. I fabbisogni impiantistici, direttamente legati all’evoluzione del sistema delle raccolte negli scenari di Piano, possono essere in particolare ricondotti alle seguenti tipologie: • impiantistica di valorizzazione e recupero delle frazioni secche provenienti dalla raccolta differenziata (carta, vetro, plastica, metalli, ...), incluso recupero ingombranti; • impiantistica di compostaggio di organico e verde intercettati con la raccolta differenziata; • impiantistica di trattamento del rifiuto indifferenziato; • impiantistica di trattamento finalizzata al recupero di ulteriori specifici flussi di rifiuti (quali scorie da trattamento termico o rifiuti da spazzamento stradale); • impiantistica di discarica per lo smaltimento dei residui non più opportunamente valorizzabili come materia o come energia e non più opportunamente avviabili a trattamenti per la riduzione degli impatti legati al successivo smaltimento. Tali fabbisogni sono illustrati e valutati nei seguenti capitoli, in relazione alle previsioni che caratterizzano i diversi scenari assunti dalla pianificazione; per ciascuno di essi si evidenziano le eventuali carenze rispetto all’attuale dotazione. Si segnala al riguardo che lo “Scenario evolutivo” rappresenta in particolare il riferimento da assumere in fase di attuazione del Piano rispetto alle potenzialità di Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 208 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) recupero di materia dei rifiuti che si ritiene opportuno garantire sul territorio, mentre lo “Scenario inerziale” rappresenta, in via cautelativa, il riferimento, ai fini dell’individuazione delle potenzialità di trattamento e smaltimento dei rifiuti indifferenziati e dei flussi di rifiuti derivanti dal trattamento di questi ultimi, sulla base di un’ipotesi conservativa di parziale conseguimento degli obiettivi del Piano (contenimento del trend di crescita ed aumento del recupero di materia). Come stabilito da recenti disposizioni della Regione Lombardia (lettera 18 marzo 08 prot Q12008.0006986), ai fini della quantificazione della quota di potenzialità impiantistica da destinare a “mutuo soccorso” (in misura sino al 20% del fabbisogno di smaltimento), si assume il valore di 195.640 t rappresentante la quota di rifiuto indifferenziato da avviare a trattamento o smaltimento in ambito provinciale nello scenario inerziale; la quota aggiuntiva di potenzialità destinata al “mutuo soccorso” interprovinciale diviene pertanto pari a ca. 40.000 t/a. 7.4.1. Il recupero e trattamento delle frazioni secche da raccolta differenziata Lo sviluppo atteso dei servizi di raccolta differenziata nello “Scenario evolutivo” porterà a un incremento dei quantitativi di rifiuti complessivamente avviati all’impiantistica di recupero delle frazioni secche differenziate (carta, vetro, plastica, lattine e metalli in genere, legno) e a quella dedicata al recupero di materiali dai rifiuti ingombranti (attraverso lavorazioni quali cernita, deassemblaggio, adeguamento volumetrico). I flussi attesi al 2013 sul territorio provinciale sono pari nello “Scenario evolutivo” a 208.933 t/a di frazioni secche differenziate e 25.266 t/a di ingombranti. Più ridotti, pur se in forma non così marcata, risultano i flussi attesi nel caso di sviluppo inerziale del sistema (187.202 t/a di frazioni secche differenziate e 39.156 t/a di ingombranti). Si ricorda che nello “Scenario evolutivo” si prevede un’ottimizzazione della gestione dell’attuale flusso dei rifiuti ingombranti, basata su di una loro miglior differenziazione al momento del conferimento da parte degli utenti; quota parte degli ingombranti prodotti nel 2006 risulta quindi sostanzialmente andare a travasarsi, nello scenario di Piano, nei flussi delle raccolte differenziate delle frazioni secche. Fabbisogni di impiantistica dedicata alla gestione delle frazioni secche e dei rifiuti ingombranti da avviare a recupero allo stato attuale e negli scenari della pianificazione al 2013 Scenario attuale Scenario Scenario 2006 inerziale evolutivo [t/a] [t/a] [t/a] impianti recupero RD fraz. Secche 152.410 187.202 208.933 piattaforme raccolta/recupero ingombranti 33.533 * 39.156 25.266 * di cui attualmente si stima vengano avviate a recupero 2.376 t; la quota residua, pari al 93% ca, è destinata a smaltimento in discarica o a trattamento termico L’analisi del sistema impiantistico di recupero dei rifiuti presente in Provincia ha evidenziato come oggi si abbia garanzia di collocamento in ambito provinciale di gran parte dei flussi da raccolta differenziata presso la rete degli operatori del recupero, almeno relativamente a una prima fase di gestione dei materiali. Si ritiene che il sistema impiantistico esistente potrà farsi carico, con eventuali ulteriori potenziamenti, dei maggiori fabbisogni attesi nello scenario di Piano. Dai trattamenti di recupero delle frazioni secche provenienti dalla raccolta differenziata si prevede siano generati scarti, da destinarsi a smaltimento, pari a ca. il 6-7% del totale delle Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 209 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) raccolte, corrispondenti a ca. 12.000-13.000 t/a nei due scenari di pianificazione (le percentuali di materiali a recupero su quanto raccolto, ovvero le complementari percentuali di scarti, sono state valutate essenzialmente sulla base di dati di fonte ARPA-Regione Lombardia relativi alla qualità delle raccolte differenziate). La quota di ingombranti destinata a trattamento è valutata nello “Scenario evolutivo” pari a 25.000 t/a ca., a fronte delle 39.000 t/a ca. dello “Scenario inerziale”, grazie alle già sottolineate ottimizzazioni attese in relazione alla gestione di questi flussi. Scarti attesi dalle raccolte differenziate delle frazioni secche e degli ingombranti allo stato attuale e negli scenari della pianificazione al 2013 Carta Plastica Vetro Inerti Legno Tessili Metalli ferrosi Altri metalli Multimateriale Altro Situazione attuale (al 2006) q.tà scarti scarti raccolte % t/a t/a 63.584 5% 3.179 12.165 12% 1.460 38.508 4% 1.540 10% 16.365 5% 818 1.053 10% 105 10.455 10% 1.046 1.221 10% 122 4.569 30% 1.371 4.491 10% 449 Scenario inerziale q.tà Scarti scarti raccolte % t/a t/a 78.117 5% 3.906 15.121 12% 1.815 47.571 4% 1.903 10% 20.017 5% 1.001 1.282 10% 128 12.836 10% 1.284 1.515 10% 152 5.277 30% 1.583 5.466 10% 547 Scenario evolutivo q.tà scarti scarti raccolte % t/a t/a 85.854 5% 4.293 19.282 12% 2.314 51.361 4% 2.054 1.274 10% 127 20.279 5% 1.014 8.463 10% 846 13.736 10% 1.374 2.331 10% 233 30% 6.353 10% 635 Totale frazioni Ingombranti 152.410 33.533 187.202 39.156 208.933 25.266 6,6% 92,9% 10.090 31.156 6,6% 92,6% 12.317 36.264 6,2% 65% 7.4.2. Il trattamento della frazione organica e verde differenziata e la promozione della filiera del compost Il ruolo svolto dall’impiantistica di compostaggio, abbinata alla attivazione a monte di efficaci servizi di differenziazione della frazione organica e del verde presente nei rifiuti prodotti, si caratterizza per una importanza notevole, che va al di là degli obiettivi direttamente associati alla gestione dei rifiuti, interessando tematiche di sostenibilità ambientale ben più generali. La produzione di compost di qualità dai rifiuti e il suo impiego quale ammendante di pregio può contribuire, congiuntamente al radicarsi di pratiche agricole sostenibili, al contenimento dei fenomeni di desertificazione e di erosione dei suoli, essendo queste tematiche che negli ultimi anni hanno acquisito sempre più peso a livello mondiale, nell’ambito del dibattito particolarmente serrato sul tema dei cambiamenti meteoclimatici e della strategia dei suoli. Senz’altro significativo è anche l’effetto positivo, associato all’utilizzo di compost, determinato dal reintegro della fertilità organica dei suoli rispetto al contenimento dell’effetto serra. Nello scenario di pianificazione basato su di un consistente ulteriore sviluppo delle raccolte differenziate (“Scenario evolutivo”) si individuano fabbisogni di compostaggio di qualità di organico e verde da raccolta differenziata per 117.000 t/a. Il mantenimento delle attuali dinamiche di sviluppo, ormai rallentato, delle raccolte differenziate (“Scenario inerziale”) porterebbe a un fabbisogno atteso di 104.000 t/a. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 210 di 380 12.891 16.473 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Fabbisogni di trattamento di compostaggio allo stato attuale e negli scenari di pianificazione al 2013 frazione organica da RD verde da RD totale Scenario attuale 2006 [t/a] 44.360 40.567 84.927 Scenario inerziale [t/a] 54.330 50.083 104.412 Scenario evolutivo [t/a] 67.258 49.509 116.768 Nel seguente riquadro sono riportati i flussi stimati in uscita dall’impiantistica di compostaggio, assumendo in particolare una quota di produzione di compost indicativamente pari al 40% dei rifiuti trattati e una quota di scarti pari al 5%, essendo il restante 55% associato a perdite di processo (perdite di umidita o legate alla degradazione della sostanza organica). Flussi derivanti dall’impiantistica di compostaggio allo stato attuale e negli scenari di pianificazione al 2013 compost (40% input) scarti di processo (5% input) perdite di processo (55% input) Totale Scenario attuale 2006 [t/a] 33.971 4.246 46.710 84.927 Scenario inerziale [t/a] 41.765 5.221 57.427 104.412 Scenario evolutivo [t/a] 46.707 5.838 64.222 116.768 L’analisi dell’attuale impiantistica operante in Provincia ha evidenziato la presenza in particolare di 4 impianti di compostaggio di riferimento per il trattamento della frazione organica e del verde: • l’impianto di compostaggio Montello SpA di Montello, che ha ricevuto nel 2006 dai comuni bergamaschi 24.367 t di frazione organica e 9.235 t di verde; • l’impianto di compostaggio Berco di Calcinate, che ha ricevuto nel 2006 dai comuni bergamaschi 16.328 t di frazione organica e 18.623 t di verde; • l’impianto di compostaggio Spurghi F.lli Terzi di Grassobbio, che ha ricevuto nel 2006 dai comuni bergamaschi 3.425 t di frazione organica e 3.300 t di verde; • l’impianto di compostaggio GTM di Ghisalba, che ha ricevuto nel 2006 dai comuni bergamaschi 2.920 t di verde. Flussi minori di rifiuti, in particolare verdi, sono stati poi conferiti ad altri impianti sia provinciali sia extraprovinciali. In merito alle potenzialità degli impianti esistenti, si segnala poi che: • l’impianto Montello SpA di Montello ha una potenzialità complessiva autorizzata di 165.000 t/a, delle quali 90.000 t/a di rifiuti urbani e 75.000 t/a di rifiuti speciali non pericolosi; sino all’anno 2007 l’impianto è stato alimentato con ca. 50.000-60.000 t/a di rifiuti organici da raccolta differenziata e verdi; recentemente è stata ultimata la realizzazione di una sezione di digestione anaerobica che consentirà verosimilmente la saturazione del quantitativo autorizzato con rifiuto organico. Si rammenta che l’impianto, fatta salva la quantità massima autorizzata pari a 165.000 t/a, può essere destinato anche a produzione di CDR a partire da altre matrici; • l’impianto Berco di Calcinate ha una potenzialità attualmente autorizzata (a seguito di incremento autorizzato nel dicembre 2006) pari a 80.000 t/a, di cui 50.000 t/a di verde e 30.000 t/a di frazione organica da raccolta differenziata; Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 211 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • l’impianto Spurghi F.lli Terzi di Grassobbio ha una potenzialità autorizzata di 16.000 t/a di frazione organica da raccolta differenziata e 7.000 t/a di verde; i titolari dell’impianto hanno tuttavia segnalato l’indisponibilità al trattamento di frazione organica da raccolta differenziata, intendendo privilegiare il trattamento di fanghi e verde; la potenzialità di questo impianto è pertanto solo parzialmente valutabile ai fini delle previsioni di piano in relazione al soddisfacimento dei fabbisogni derivanti da rifiuti provenienti da raccolta differenziata; l’impianto GTM di Ghisalba, che nel corso degli ultimi anni - per alcuni periodi - è stato oggetto di sospensioni dell’attività connesse ad irregolarità di conduzione, ha una potenzialità autorizzata di 71.990 t/a, di cui 22.400 t/a costituite da fanghi biologici e 49.590 da rifiuti vegetali e strutturanti. Si segnala inoltre che è attualmente in corso l’istruttoria autorizzativa per un impianto di digestione anaerobica e compostaggio da realizzarsi in Comune di Grone a cura della Val Cavallina Servizi srl. L’impianto è proposto per il trattamento anaerobico della frazione organica da raccolta differenziata e di altre biomasse di origine agro-zootecnica per una potenzialità di progetto complessiva di ca 100 t/giorno comprensiva del verde da utilizzare come strutturante del processo di compostaggio. Il confronto tra le potenzialità attualmente esistenti o in corso di realizzazione e i fabbisogni previsti nello scenario di Piano dimostrano l’assoluta copertura dei fabbisogni di trattamento di frazione organica e verde dalla raccolta differenziata nei Comuni bergamaschi, con la disponibilità aggiuntiva di quote significative di potenzialità che potranno essere opportunamente orientate, come già oggi avviene, al trattamento di flussi di rifiuti speciali compostabili prodotti in provincia o extra provincia (vedi fanghi) e al trattamento di frazione organica e verde proveniente dalla raccolta differenziata effettuata in contesti territoriali extraprovincia. Al fine di garantire la costante corretta “chiusura del ciclo”, con la collocazione e il reimpiego in pratiche agronomiche o florovivaistiche del compost prodotto dal sistema impiantistico dedicato, la Provincia potrà prevedere in fase di attuazione del Piano l’implementazione di specifiche azioni, che potranno svilupparsi avvalendosi anche del supporto del Consorzio Italiano Compostatori (CIC). 7.4.3. Il trattamento meccanico/biologico dei rifiuti indifferenziati Negli scenari di riferimento di Piano si conferma il ruolo dell’impianto di trattamento meccanico/biologico (bioessiccazione e produzione CDR) di A2A in Bergamo. La conferma del ruolo dell’impianto A2A in Bergamo prevede prioritariamente che sul medesimo impianto convergano i Comuni del suo attuale bacino. Le quote di potenzialità residua potranno essere destinate negli scenari inerziale ed evolutivo al trattamento di quota parte dei rifiuti provenienti dal bacino nord orientale della Provincia (qualora per tali flussi fossero preclusi gli attuali destini). Nell’ipotesi di scenario inerziale le quote assorbibili dall’impianto A2A al netto delle produzioni del proprio bacino ammontano a 5.064 t/a; tale potenzialità sarà saturata da un corrispondente quantitativo di rifiuti provenienti dal territorio nord orientale della Provincia (rifiuti oggi conferiti all’impianto A2A di Brescia); la quota residua, pari a 16.458 t/a, sarà destinata all’impianto REA di Dalmine. Nello scenario evolutivo la quota residua di potenzialità è pari a 10.956 t/a; tali capacità saranno impegnate sino a saturazione dai rifiuti provenienti dal territorio nord orientale della Provincia; la quota residua, pari a 5.186 t/a, sarà avviata all’impianto di trattamento termico REA di Dalmine. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 212 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) I rifiuti conferiti all’impianto di pretrattamento A2A in entrambi gli scenari sono considerati interamente destinati alla produzione di CDR da avviarsi quindi a recupero energetico presso l’adiacente impianto Bas Power. Rifiuti indifferenziati avviati a trattamento meccanico/biologico e flussi di rifiuti derivanti attuali e al 2013 flussi in ingresso rifiuti indifferenziati flussi in uscita* Bioessiccato CDR Scarti produzione CDR metalli recuperati perdite di processo Scenario attuale 2006 [t/a] Scenario inerziale [t/a] Scenario evolutivo [t/a] 54.960 60.000 60.000 20.115 13.912 6.014 1.324 13.596 29.828 13.279 2.214 14.679 31.374 13.074 1.430 14.121 (*) flussi in uscita nello scenario attuale valutati sulla base dei dati reali di funzionamento dell’impianto e di una ricostruzione modellistica del processo di trattamento In entrambi i casi si prevede la saturazione delle attuali capacità di trattamento. Si evidenzia che è in fase istruttoria (Procedura AIA e istanza VIA) una richiesta di ampliamento delle potenzialità di trattamento, senza modifiche impiantistiche, dalle attuali 60.000 t/a a 72.000 t/a. Si ricorda quanto già precedentemente segnalato in merito alle caratteristiche dell’impianto della Ditta Montello Spa autorizzata al trattamento di rifiuti urbani e speciali sino ad un quantitativo complessivo di 165.000 t/a. Detto impianto oggi vocato al trattamento della frazione organica (digestione anaerobica e successivo compostaggio), può essere dedicato anche alla produzione di CDR e rifiuti destinati a recupero energetico. 7.4.4. Il trattamento termico dei rifiuti urbani o di derivazione urbana e il recupero energetico di CDR Negli scenari di riferimento di Piano si conferma il ruolo dell’impiantistica provinciale di trattamento termico attualmente operante su rifiuti urbani o di derivazione urbana provinciale, in particolare: • impianto REA di Dalmine, per il trattamento di rifiuti indifferenziati residui a valle delle raccolte differenziate; • impianto Bas Power di Bergamo, per il trattamento del CDR prodotto nell’adiacente impianto di trattamento meccanico/biologico di A2A. L’ottimizzazione gestionale prefigurata negli scenari di Piano, con riferimento in particolare al contenimento dei flussi di rifiuti avviati a discarica, prevede la ricerca della copertura integrale, tramite trattamento termico, dei fabbisogni legati a rifiuti di derivazione urbana non più opportunamente recuperabili come materia. In particolare, si considerano a tal fine compatibili col processo di combustione e recupero energetico i rifiuti ingombranti non recuperati (previo opportuno trattamento di riduzione volumetrica effettuabile anche presso lo stesso impianto di trattamento termico di destino) e gli scarti provenienti dai processi di trattamento e recupero delle raccolte differenziate (sovvalli da cernita e raffinazione di carta, plastica e altre frazioni secche differenziate, scarti dai processi di compostaggio). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 213 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Il fabbisogno di trattamento termico individuato negli scenari di Piano comprende pertanto tali tipologie di rifiuti, con evidenti benefici in termini di conseguente riduzione delle necessità di discarica. Gli scenari della pianificazione individuati prevedono prioritariamente la piena autosufficienza della Provincia di Bergamo rispetto ai propri fabbisogni impiantistici. In considerazione dei fabbisogni complessivi risultanti, illustrati per i diversi scenari di Piano nel seguente riquadro, si individua un fabbisogno di potenzialità di trattamento termico aggiuntivo rispetto a quanto garantito dagli attuali due impianti provinciali. Solo la realizzazione di una corrispondente potenzialità impiantistica consentirà la piena chiusura del ciclo di gestione dei rifiuti urbani provinciali anche rispetto alle opportunità di valorizzazione energetica dei rifiuti ingombranti non recuperati, in alternativa all’attuale prevalente ricorso allo smaltimento in discarica, e al trattamento degli scarti provenienti dalle attività di recupero delle frazioni raccolte in forma differenziata; il suddetto fabbisogno, come dettagliato nel seguito, è quantificato includendovi anche la riserva di “mutuo soccorso” provinciale, valutata in conformità alle indicazioni in materia definite dalla Regione Lombardia. Il minor incremento della produzione di rifiuti e il maggior sviluppo delle raccolte differenziate porta a individuare, nello “Scenario evolutivo”, un fabbisogno complessivo di trattamento termico per rifiuti urbani o di derivazione urbana pari a 175.084 t/a, ovvero 656.848 MWh/a. Nello “Scenario inerziale”, tale fabbisogno si incrementa a 219.270 t/a, ovvero 783..550 MWh/a. In entrambi gli scenari si deve poi valutare una quota aggiuntiva di disponibilità di trattamento termico ai fini del “mutuo soccorso” regionale pari al 20% del rifiuto indifferenziato provinciale. Nello “Scenario inerziale”, che costituisce il riferimento ai fini del dimensionamento cautelativo del sistema impiantistico provinciale, questa quota è pari a 40.000 t/a, corrispondente a un carico termico di ca. 121.300 MWh/a. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 214 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Fabbisogni di trattamento termico di rifiuti di derivazione urbana provinciali negli scenari della pianificazione al 2013 Scenario evolutivo Bas Power Bergamo REA Dalmine Nuovi fabbisogni aggiuntivi rifiuti trattati [t/a] cdr da impianto A2A in Bergamo 31.374 ** rif. indiff. Comuni prov. Bergamo 108.508 scarti da RD Comuni prov. Bergamo 7.700 rif. ingombranti Comuni prov. Bergamo 16.473 totale rifiuti in ingresso all’impianto 132.681 scarti da RD Comuni prov. Bergamo 11.029 totale fabbisogno aggiuntivo 11.029 PCI* [kJ/kg] carico termico [MWh/a] 18.154 158.214 175.084 - Totale fabbisogni al netto mutuo soccorso Bas Power Bergamo REA Dalmine Nuovi fabbisogni aggiuntivi 11.761 13729 456.573 15.890 12.388 13.729 42.061 13.729 Scenario inerziale rifiuti trattati PCI* [t/a] [kJ/kg] cdr da impianto A2A in Bergamo 17.547 29.828 ** rif. indiff. Comuni prov. Bergamo 10.914 135.640 Rif. ingombranti Comuni prov. Bergamo 15.890 10.500 totale rifiuti in ingresso all’impianto 11.272 146.140 rif. ingombranti Comuni prov. Bergamo 15.890 25.764 scarti da RD Comuni prov. Bergamo 13.729 17.538 totale fabbisogno aggiuntivo 15.015 43.302 Totale fabbisogni al netto mutuo soccorso quota aggiuntiva di mutuo soccorso*** Totale fabbisogni 656.848 carico termico [MWh/a] 145.384 457.564 180.602 219.270 - 783.550 40.000 10.914 121.267 259.270 - 904.817 (*) valori del Potere Calorifico Inferiore dei rifiuti valutati sulla base di una modellizzazione delle caratteristiche chimico-fisiche dei rifiuti interessati e degli eventuali pretrattamenti effettuati; per i rifiuti indifferenziati provenienti da fuori provincia si è adottata la medesima caratterizzazione dei rifiuti indifferenziati provinciali (**) produzione di CDR stimata a partire da un quantitativo di rifiuto indifferenziato in ingresso all’ipianto di bioessiccazione pari a 60.000 t/a (***) valutata pari al 20% della quantità di rifiuto indifferenziato provinciale (pari a 60.000 t/a + 135.640 t/a= 195.640 t/a). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 215 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Dal confronto tra i fabbisogni così individuati, incluso quanto funzionale alla copertura della riserva di “mutuo soccorso”, e le potenzialità impiantistiche attualmente disponibili, emerge nell’ambito dello “Scenario inerziale” la necessità di nuove potenzialità aggiuntive di trattamento termico, espresse in termini di carico termico, per complessivi 301.869 MWh/a, corrispondenti alla somma dei flussi attribuiti, nella precedente tabella, al fabbisogno aggiuntivo e alla già menzionata quota di “mutuo soccorso”; in termini di flussi di rifiuto il fabbisogno ammonta complessivamente a 83.302 t/a. Confronto tra fabbisogni di trattamento termico di rifiuti di derivazione urbana provinciali al 2013 e effettive potenzialità degli impianti provinciali carico termico disponibile Bas Power Bergamo REA Dalmine Nuovi fabbisogni aggiuntivi Totale [MWh/a] 145.384 * 457.700 603.084 fabbisogno carico termico al 2013 (Scenario Inerziale) [MWh/a] 145.384 * 457.564 301.869 904.817 (*) quota parte disponibile per il trattamento termico di rifiuti urbani sulla base delle potenzialità dell’impianto di produzione CDR a monte. Il dato di potenzialità assegnato a BAS POWER riportato nella tabella di cui sopra non corrisponde alla effettiva capacità termica autorizzata (pari a 361.500 MWh/a) ma alla quota determinata dall’out put dell’impianto di pretrattamento collocato a monte. L’impianto di trattamento termico, basato su di una tecnologia di combustione a letto fluido, necessita infatti, per il trattamento di rifiuti di derivazione urbana, l’effettuazione a monte di un pretrattamento per la produzione di CDR quale quello condotto presso l’impianto A2A di Bergamo (impianto di bioessiccazione). In merito ad un possibile maggior utilizzo delle potenzialità autorizzate, si segnala quanto precedentemente riportato circa l’istanza A2A di ampliamento delle potenzialità di trattamento dell’impianto di bioessiccazione (da 60.000 a 72.000 t/a senza modifiche impiantistiche); tale incremento di potenzialità consentirebbe una maggior produzione di CDR da destinare a trattamento termico presso il vicinale impianto (elevando a ca 175.000 MWh/a il carico termico impegnato dal flusso di CDR di derivazione urbana provinciale). Per quanto riguarda altre istanze suscettibili di concorrere alla copertura del fabbisogno di trattamento termico aggiuntivo stimato dal Piano, si segnala l’istanza avanzata da REA Dalmine per la realizzazione di un intervento di potenziamento dell’esistente impianto in Comune di Dalmine. I dati tecnici relativi a tale proposta portano ad individuare i seguenti quantitativi aggiuntivi avviabili alla nuova linea di combustione (terza linea): • • Capacità massima di trattamento rifiuti con PCI pari a 10.000 kJ/kg = 432,0 t/g pari a complessive 140.400 t/a Capacità massima di trattamento rifiuti con PCI pari a 18.000 kJ/kg = 240,0 t/g pari a complessive 78.000 t/a La capacità effettiva di trattamento dell’impianto risulterà compresa tra i 2 valori precedenti, in relazione al PCI effettivo. Si può evidenziare come i dati di progetto si collochino nell’intorno del fabbisogno di trattamento stimato sulla base delle ipotesi di Piano (83.300 t/a con PCI pari a ca 13.000 Kj/kg); tale potenzialità massima, comprensiva di quota di “mutuo soccorso”, non contempla Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 216 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) tuttavia le disponibilità termiche aggiuntive dell’impianto BAS POWER che deriverebbero dall’eventuale incremento di potenzialità dell’impianto di bioessiccazione di titolarietà A2A. Si rammenta come anche per tale istanza sia attualmente in corso la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale alle cui conclusioni resta evidentemente subordinata la fattibilità o meno dell’intervento. 7.4.4.1. Stima dei fabbisogni di trattamento e smaltimento dei residui di combustione Al fine di una valutazione dei flussi di rifiuti da trattamento termico da avviare a recupero e conseguentemente a discarica si riportano le previsioni di produzione di scorie, ceneri e residui da abbattimento fumi. Flussi derivanti dall’impiantistica di trattamento termico, in relazione ai flussi di rifiuti trattati di derivazione urbana, negli scenari della pianificazione al 2013 Scenario inerziale ceneri pesanti, sabbie e scorie [t/a]* Bas Power Bergamo REA Dalmine Nuovi fabbisogni agguntivi Totale 4.478 21.910 6.490 32.877 Residui filtrazione e tratt. fumi [t/a]** Scenario evolutivo ceneri pesanti, sabbie e scorie [t/a]* 597 5.846 1.732 8.175 4.706 19.882 1.650 26.238 residui filtrazione e tratt. fumi [t/a]** 627 5.307 441 6.376 (*) rifiuti non pericolosi avviati a effettivo recupero, previo trattamento, per una quota pari al 40% nello “Scenario inerziale” e all’80% nello “Scenario evolutivo”, essendo la quota residua destinata a smaltimento in discarica; (**) rifiuti pericolosi, destinati a recupero, ove tecnicamente realizzabile, o, in subordine, a trattamenti di smaltimento dedicati (inertizzazione). I flussi sopra quantificati sono riferiti ai rifiuti specificamente individuati in ingresso agli impianti negli scenari di piano, senza la quota di potenzialità di 40.000 t/a relativa al “mutuo soccorso”, che se utilizzata genererebbe quote aggiuntive di residui; inoltre i fabbisogni di discarica individuati nelle valutazioni presentate non tengono conto di eventuali fabbisogni legati a smaltimento dei residui pericolosi inertizzati. 7.4.5. Altri trattamenti innovativi finalizzati alla massimizzazione dei recuperi e alla riduzione dello smaltimento in discarica In considerazione dell’indirizzo generale del Piano in merito alla massimizzazione delle opportunità di recupero e alla riduzione delle necessità di smaltimento in discarica, si ritiene di particolare interesse sottolineare le potenzialità offerte da processi innovativi di trattamento di flussi specifici di rifiuti. Il riferimento in particolare è al: • recupero dei residui da incenerimento (per i quali la L.R. 26/03 definisce obiettivi di recupero pari al 40% nel 2005 e al 60% nel 2010); • recupero delle terre da spazzamento (in considerazione del divieto di cui alla L.R. 26/03 di smaltimento in discarica dal 2007 di rifiuti ulteriormente trattabili o valorizzabili in termini di materia). Nell’ambito della propria pianificazione, la Provincia promuove quindi lo sviluppo di impiantistica di recupero così orientata, assumendo nella definizione degli scenari di Piano e Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 217 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) dei relativi fabbisogni di discarica il destino delle scorie da incenerimento e delle terre di spazzamento ad impianti di trattamento e recupero dedicati. In entrambi gli scenari della pianificazione si prevede in particolare l’avvio a trattamento di recupero dell’intero flusso dei rifiuti da spazzamento, in considerazione delle disponibilità impiantistiche già presenti sul territorio (Impianto Ecocentro srl di Gorle). Per quanto riguarda le scorie da trattamento termico, si assume un livello di recupero dell’80% nell’ambito dello “Scenario evolutivo”, mentre per lo “Scenario inerziale” si assume cautelativamente un minor grado di recupero (pari al 40%), in considerazione dell’attuale indisponibilità a livello provinciale di impiantistica in grado di garantire il recupero di tale tipologia di rifiuto. Per quanto riguarda i fabbisogni di quest’ultima tipologia di trattamento si segnala l’istanza autorizzativa in corso di valutazione per la realizzazione, in Comune di Cologno al Serio, di un impianto di valorizzazione dei rifiuti inerti provenienti, tra gli altri, dal trattamento termico dei rifiuti. La proposta è stata avanzata dalla Società ABM Valorizzazione srl; l’impianto proposto ha una potenzialità pari a ca. 130.000 t/a per operazioni R4 ed R5 (istanza attualmente in fase di VIA). La realizzazione di questa tipologia di impianti è necessaria anche alla luce delle disposizioni normative regionali che prevedono il conseguimento di definiti obiettivi di recupero; questa previsione si traduce peraltro in precise indicazioni contenute nei dispositivi autorizzativi recentemente rilasciati agli impianti di trattamento termico. Nell’AIA rilasciata dalla Regione Lombardia a REA Dalmine (Decreto n.9265 del 10.8.2007) quale misura di miglioramento programmato dall’azienda è previsto, entro un anno, l’elaborazione di uno studio per la realizzazione di un impianto di recupero delle scorie partecipato da REA Dalmine SpA. 7.4.6. Lo smaltimento in discarica Il fabbisogno di smaltimento in discarica a regime di rifiuti urbani o di derivazione urbana riguarderà esclusivamente scarti dai processi di trattamento non più opportunamente avviabili a recupero di materia o di energia; in particolare: • scarti dalla produzione di CDR derivanti dall’impianto di trattamento meccanico/biologico di A2A in Bergamo; • scorie o scarti derivanti dal trattamento delle scorie provenienti dal trattamento termico dei rifiuti per la quota non avviabile a recupero; • scarti provenienti dal trattamento di recupero dei rifiuti da spazzamento; • eventuali quote di rifiuti ingombranti non recuperati e non opportunamente avviabili a trattamento termico. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 218 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Conferimenti attesi in discarica di rifiuti di derivazione urbana provinciali al 2013 scarti da produzione CDR scorie e scarti da trattamento scorie da processi termici * scarti da trattamento spazzamento** Ingombranti non recuperati totale rifiuti a discarica Scenario inerziale [t/a] 13.279 Scenario evolutivo [t/a] 13.074 19.726 5.248 4.271 *** 37.277 4.338 *** 22.660 (*) scorie e scarti da trattamenti termico prodotte nei processi di combustione di rifiuti urbani o di derivazione urbana provenienti dalla provincia di Bergamo o gestiti nell’ambito di accordi interprovinciali; si assume una quota di mancato recupero del 60% di questi rifiuti nello “Scenario inerziale” e del 20% nello “Scenario evolutivo”; (**) si assume una quota del 16% di scarti generati dai processi di recupero dei rifiuti da spazzamento; (***) eventuali quote di rifiuti ingombranti non recuperati e non opportunamente avviabili a trattamento termico. Alla data attuale non risulta soddisfatto in ambito provinciale il fabbisogno di smaltimento di ceneri leggere derivanti dai trattamenti termici. Considerate le caratteristiche dello specifico flusso (Rifiuto Speciale Pericoloso), ed il dato quantitativo, si ritiene che la soluzione al problema debba essere opportunamente ricercata nell’ambito della pianificazione regionale alla luce dei complessivi fabbisogni. Per quanto attiene le attuali capacità di smaltimento si segnala la disponibilità residua per ca 140.000 m3 (dicembre 2007) presso la discarica di Cavernago; per tale impianto è stata inoltre avanzata istanza autorizzativa per un ampliamento pari a ca. 390.000 m3 (attualmente in fase di Valutazione di Impatto Ambientale). 7.4.7. Rappresentazione schematica della gestione dei flussi Al fine di agevolare la comprensione della previste dinamiche gestionali in ambito provinciale si riportano nel seguito i diagrammi di flusso relativi alle ipotesi di gestione dei flussi derivanti dalle azioni di piano; i diagrammi sono riferiti allo “scenario inerziale” e allo “scenario evolutivo”; per confronto si riporta lo schema della gestione relativo alla situazione attuale (anno 2006). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 219 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 220 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 221 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 222 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.4.8. I bacini di riferimento degli impianti Nell’ambito del percorso di definizione e valutazione degli scenari della pianificazione, sono stati delineati potenziali bacini di riferimento degli impianti provinciali dedicati in particolare al rifiuto indifferenziato e ai flussi di rifiuti derivanti dal suo trattamento, con conseguenti previsioni di conferimenti attesi agli impianti. Come illustrato nei precedenti capitoli, si è ricercata una ottimizzazione complessiva del sistema, attraverso la piena saturazione, per quanto realizzabile, delle potenzialità impiantistiche disponibili e la ricerca di ottimizzazione dei flussi in relazione anche alle percorrenze per il conferimento dei rifiuti agli impianti. Gli scenari di piano individuano prioritariamente i bacini impiantistici e i conseguenti flussi attesi agli impianti con riferimento al rifiuto residuo da RD; tali bacini sono tuttavia suscettibili di modificazione in fase attuativa ai fini dell’ottimizzazione del sistema gestionale. In relazione alle necessità di eventuali nuove realizzazioni, sarà il soggetto proponente, in sede di istanza autorizzativa, a evidenziare il potenziale bacino di utenza cui ipotizza sia dedicato l’impianto proposto. 7.4.9. Gestione di scambi di rifiuti extraprovinciali Attualmente l’impianto REA di Dalmine accoglie un flusso di rifiuti urbani indifferenziati provenitenti dalle Province di Sondrio e di Varese per un quantitativo complessivo pari a ca. 40.000 t/a. E’ inoltre attivo un flusso pari ca. 18-20.000 t/a dal territorio nord orientale della Provincia di Bergamo verso l’impianto A2A di Brescia. In linea con le disposizioni in materia emanate dalla Regione Lombardia, la Provincia di Bergamo e la Provincia di Sondrio hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la collaborazione interprovinciale nello smaltimento dei rifiuti urbani (approvato con D.G.P. n. 616 del 22/11/07 dalla Provincia di Bergamo). Tale protocollo prevede, sino all’anno 2012, il conferimento dal territorio della Provincia di Sondrio all’impianto REA di Dalmine, di un quantitativo massimo annuo pari a 20.000 t/a di rifiuti urbani e assimilati. In merito ai conferimenti di rifiuti urbani e assimilati dalla Provincia di Varese all’impianto REA di Dalmine (attualmente pari a ca. 20.000 t/a) non si è proceduto ad oggi alla stipula di specifico accordo interprovinciale per la regolazione di tale flusso. Il Piano prevede che, in assenza di formalizzazione di accordi con la Provincia di Brescia, i rifiuti provenienti dalla porzione nord orientale del territorio provinciale, oggi conferiti all’impianto A2A di Brescia, siano trattati e smaltiti dagli impianti del sistema provinciale. E’ tuttavia auspicabile che tale flusso, essendosi storicamente consolidato in ragione delle oggettive condizioni di ottimizzazione tecnico gestionale conseguite, possa continuare ad essere gestito secondo tali consolidate modalità, come peraltro già prospettato alla Provincia di Brescia. Qualora tale ipotesi si concretizzasse può essere considerata l’opzione di mantenimento del flusso di importazione proveniente dalla Provincia di Varese in quanto si determinerebbe una sostanziale invarianza dei fabbisogni. Si evidenzia come l’eventuale mantenimento degli attuali flussi di importazioni di rifiuti debba essere valutata in rapporto alle effettive disponibilità impiantistiche provinciali e alla prioritaria esigenza di soddisfare i fabbisogni di trattamento rifiuti derivanti dal territorio bergamasco. In fase di attuazione del Piano e di sua verifica nel tempo, si dovranno quindi attentamente valutare le ripercussioni sul sistema gestionale dei rifiuti provinciali derivanti da eventuali scostamenti rispetto alle previsioni e agli indirizzi definiti come scenario di riferimento. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 223 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.4.10. Integrazioni con la gestione dei rifiuti speciali L’integrazione della gestione dei rifiuti speciali con quella degli urbani può rappresentare un’importante opportunità di creazione di sinergie tra i due “sistemi” che consentano il perseguimento, attraverso anche la realizzazione di significative economie di scala, dell’ottimizzazione tecnico-ambientale degli impianti garantendone nel contempo la piena sostenibilità economica. In considerazione degli specifici indirizzi del Piano relativi ai due diversi ambiti (rifiuti urbani e speciali), si ritiene che lo sviluppo di tali sinergie possa riguardare ben definite tipologie di rifiuti, essenzialmente non pericolosi, e di attività di trattamento, recupero o smaltimento, quali: • rifiuti speciali assimilabili agli urbani, da imballaggio o comunque costituiti da frazioni secche quali carta, vetro, plastica, legno, metalli, avviabili a impianti di recupero di materia nei quali viene tipicamente effettuata anche attività di recupero di frazioni secche da raccolta differenziata dei rifiuti urbani; • rifiuti speciali compostabili per successiva valorizzazione in agricoltura, quali quota parte dei fanghi di depurazione dei reflui urbani, scarti e fanghi dell’industria agroalimentare, scarti lignei da lavorazione, avviabili a impianti di compostaggio di qualità per un trattamento congiunto con frazione organica e scarti verdi da raccolta differenziata dei rifiuti urbani; • rifiuti combustibili, quali scarti dalle attività di recupero di materia di carta, plastica e legno, quota parte dei fanghi di depurazione reflui urbani previa disidratazione o essiccazione, scarti e fanghi da lavorazioni industriali, avviabili a valorizzazione energetica nell’impiantistica di trattamento termico dedicata anche al trattamento di rifiuti di derivazione urbana; • rifiuti solidi o fanghi palabili non recuperabili come materia o energia, destinabili a smaltimento in discarica per rifiuti non pericolosi in cui trovano collocazione anche i residui non più recuperabili derivanti dalla gestione dei rifiuti urbani. In particolare per quanto riguarda i rifiuti destinati a recupero energetico l’analisi della gestione dei rifiuti speciali in Provincia di Bergamo, evidenzia un potenziale di trattamento termico per rifiuti non pericolosi pari a 150.000-200.000 t/a (operazioni D10/R1 incenerimento/recupero energetico). I rifiuti che si ipotizza possano essere destinati a tale forma di trattamento sono rappresentati da rifiuti non altrimenti valorizzabili in forma di materia; in via esemplificativa: Scarti dalle lavorazioni di valorizzazione dei seguenti rifiuti (in ragione del 30% circa dei rispettivi quantitativi): 150106 imballaggi in materiali misti 150105 imballaggi in materiali compositi; oltre che quota parte (mediamente 30 – 50% dei rispettivi flussi) dei seguenti rifiuti: 030105 190812 040108 070299 030105 040222 segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci … fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali … cuoio conciato (scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura) contenenti cromo rifiuti non specificati altrimenti segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci … rifiuti da fibre tessili lavorate Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 224 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 020103 scarti di tessuti vegetali 030307 scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di carta e cartone 160103 pneumatici fuori uso 150203 assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi … 040220 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti … 040221 rifiuti da fibre tessili grezze Un ulteriore flusso di interesse è poi rappresentato, come già segnalato, dai fanghi di depurazione di reflui urbani. Nello specifico approfondimento, si effettua una stima di produzione provinciale, con particolare riferimento alle produzioni attese di queste tipologie di rifiuti a seguito del potenziamento del sistema depurativo a scala provinciale sulla base delle previsioni del PTUA (produzione prevista pari a ca. 100.000-125.000 t/a di fanghi al 2025% di SS.). Nelle ipotesi di Piano si stima che il 50% ca di tale flusso possa essere destinato a trattamenti di essiccazione e recupero energetico per un quantitativo pari a 12.500 tSS/a ovvero 25.000 t/a fanghi al 50% SS. Considerate le potenzialità residue di trattamento termico che offre attualmente l’impianto BAS Power di Bergamo, si segnala infine l’opportunità che flussi significativi di rifiuti speciali possano essere trattati da detto impianto previa loro valorizzazione e adeguamento alle caratteristiche e specificità dell’impianto stesso. 7.5. Le priorità del Piano, la tempistica per la realizzazione degli interventi, la gestione della fase transitoria Il percorso attuativo degli interventi di Piano si svilupperà nel breve-medio termine in modo tale da consentire la completa messa a regime del sistema entro il 2013. I principali interventi individuati di riorganizzazione, potenziamento o completamento del sistema di gestione dei rifiuti provinciale riguardano in particolare: • • l’ulteriore potenziamento dei servizi di raccolta differenziata sul territorio; il soddisfacimento dei nuovi/aggiuntivi fabbisogni di: trattamento termico, recupero dei residui della combustione dei rifiuti; volumetrie di discarica. Per quanto riguarda l’ulteriore potenziamento delle raccolte differenziate, si ritiene che lo stesso possa concretizzarsi nel primo triennio di vigenza del Piano ed essere quindi mantenuto al fine di conseguire un obiettivo di recupero superiore al 60% al 2013. Per quanto riguarda la realizzazione di nuove potenzialità di trattamento termico, aggiuntive rispetto a quelle già esistenti, si prevede uno sviluppo temporale delle attività associate così come indicato nel seguente riquadro. Cronoprogramma per la realizzazione di nuove potenzialità di trattamento termico semestre avanzamento proposte progettazione e autorizzazione Realizzazione avvio esercizio Proposta di Piano - Relazione 2008 I-II 2009 2010 2011 2012 2013 I I I I I II II II II II approvazione PPGR anno Aprile 2008 Pagina 225 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Nel seguito sono riportate: • considerazioni in merito alla gestione della fase transitoria; • riepilogo in merito alle istanze in corso per le tipologie di impianti di maggiori interesse per la pianificazione. 7.5.1. La gestione della fase transitoria Nella fase transitoria fino alla realizzazione della nuova impiantistica di trattamento termico si dovrà fare ricorso allo smaltimento in discarica per i flussi di rifiuti, comunque derivanti da trattamenti impiantistici, che non trovano diversa destinazione. Nella fase transitoria è previsto il massimo utilizzo dell’impiantistica di pretrattamento meccanico biologico (A2A) e dgli impianti di trattamento termico, BAS POWER e REA; a quest’ultimo impianto si ipotizza siano destinati i rifiuti provenienti dalla Provincia di Sondrio sulla base degli accordi in essere, sino alla saturazione della capacità di trattamento (conseguimento del carico termico ammissibile). L’analisi dei fabbisogni di smaltimento in discarica derivanti dal territorio provinciale (sviluppata cautelativamente con riferimento alle ipotesi di cui allo “Scenario inerziale”) evidenzia, come illustrato nel riquadro seguente, un fabbisogno per il periodo 2008 – 2013 pari a ca. 453.000 t. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 226 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Gestione dei flussi nella fase transitoria (2008 – 2012), sino alla disponibilità della nuova potenzialità impiantistica di trattamento termico (2013); valutazione dei fabbisogni di smaltimento in discarica di rifiuti urbani e di derivazione urbana nello “Scenario inerziale” 2006 2007 2009 2010 2012 2013 478.816 488.785 498.961 509.348 519.952 530.777 541.827 553.107 184.899 186.483 188.052 189.606 191.144 192.663 194.162 195.640 rifiuti ingombranti non rec. 31.156 31.839 32.538 33.251 33.980 34.725 35.486 36.264 rifiuti da spazzam.to stradale 23.048 23.537 24.036 24.546 25.067 25.599 26.142 26.696 239.713 246.925 254.334 261.945 269.762 277.791 286.037 294.507 50,1% 50,5% 51,0% 51,4% 51,9% 52,3% 52,8% 53,2% - - 60.000 60.000 60.000 60.000 60.000 60.000 - - 29.828 29.828 29.828 29.828 29.828 29.828 Rif indifferenz Prov BG - - 128.052 129.606 131.144 132.663 134.162 135.640 Rif indifferenz Prov SO - - Rifiuti ingombranti non rec Nuove potenz. Impiantistiche (dedicata a ingomb, scarti RD) - - 20.000 - 19.500 - 18.000 - 18.000 - 16.000 - 36.264 - - - - - - - 43.302 produzione rifiuti (t/a) 2008 2011 rifiuti raccolti (t/a) rifiuto indifferenziato RD (t/a) % RD Flussi a pretrattamento Impianto A2A Flussi a trattam. Termico BAS POWER (CDR) REA Dalmine - flussi a discarica (t/a) scarti da produzione CDR - - 12.764 12.869 12.974 13.077 13.179 13.279 rifiuti ingombranti non rec. - - 30.538 32.251 32.980 34.725 35.486 0* scarti processi recupero RD Scorie e/o scarti da trattamento scorie scarti da trattamento rifiuti da spazzamento stradale Totale (t/a) - - 15.146 15.599 16.064 16.542 17.033 0* - - 16.009 16.104 16.107 16.244 16.199 19.726 - - 3.846 3.927 4.011 4.096 4.183 4.271 - - 80.302 81.750 83.136 84.684 86.080 37.277 Totale fabbisogno nel 453.229 periodo 2008-2013 (t) (*) L’azzeramento delle necessità di smaltimento in discarica dei rifiuti ingombranti non recuperati e degli scarti dai processi di recupero delle RD, è legato alla messa in esercizio delle nuove potenzialità di trattamento termico previste a inizio 2013. Si sottolinea il carattere assolutamente cautelativo delle stime condotte: le previsioni formulate hanno infatti assunto che tutti i flussi non recuperabili in forma di materia oggetto di pianificazione dei rifiuti urbani e dei flussi derivati, già nella fase transitoria, siano destinati agli impianti presenti sul territorio provinciale; se ciò è vero per flussi quali gli scarti da produzione CDR, le scorie da trattamento termico e gli scarti da trattamento rifiuti da spazzamento stradale (flussi oggetto peraltro di convenzionamento teso a garantire lo smaltimento in discarica a tariffe controllate), non altrettanto può dirsi per i rifiuti rappresentati da “i rifiuti ingombranti non recuperabili” che si avvalgono di differenti canali di smaltimento e degli “scarti dai processi di recupero da RD”. Questi ultimi sono oggi infatti prodotti dalla molteplicità di operatori cui i flussi di materiali da RD sono conferiti; tali operatori sono collocati sul territorio provinciale ma anche al di fuori di esso e producono scarti per i quali non vigono evidentemente obblighi rispetto al destino finale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 227 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Una realistica previsione rispetto ai flussi che si attende siano conferiti alla discarica presente sul territorio provinciale porta a stimare un quantitativo indicativamente pari a ca 305.000 t nel periodo 2008 – 2013; tale quantitativo include: • • • • scarti da produzione CDR rifiuti ingombranti non recuperati in misura del 60% rispetto al totale (dato in linea con i conferimenti storici alla discarica proiettati quindi nello “scenario inerziale”) scorie e/o scarti da trattamento scorie scarti da trattamento rifiuti da spazzamento stradale Applicando a tali quantitativi i corrispondenti pesi specifici si ricava un fabbisogno volumetrico all’atto del conferimento pari a ca 320.000 mc; considerate le dinamiche di assestamento della discarica (che, in considerazione della tipologia di rifiuti portano ad un indice di compattazione pari a ca 1,3 t/mc) il volume ad assestamento finale della quota di tali rifiuti si stima sia pari a ca 235.000 mc. 7.5.2. Riepilogo delle potenzialità impiantistiche derivanti dalle istanze in corso Come illustrato nei paragrafi precedenti, le tipologie di trattamento per le quali il Piano evidenzia la necessità di potenziamento della dotazione impiantistica sono le seguenti: 1. trattamento termico e recupero energetico dei flussi di rifiuti residui; 2. impianto di trattamento dei residui derivanti dalla combustione dei rifiuti (recupero scorie); 3. impianto di discarica per il conferimento dei flussi residui non altrimenti valorizzabili. Per tutte queste tipologie di trattamento sono state avanzate in tempi recenti istanze volte al potenziamento dell’impiantistica esistente oppure alla realizzazione di nuovi interventi. Per quanto attiene il trattamento termico è stata avanzata istanza da parte della Società REA di Dalmine per la realizzazione di un intervento di potenziamento dell’attuale impianto attraverso la realizzazione di una terza linea che garantirebbe ulteriore capacità di trattamento per un quantitativo di rifiuti compreso, in funzione del PCI, tra 78.000 e 140.400 t/a; per le potenziali implicazioni sul sistema dell’impiantistica di trattamento termico si segnala inoltre l’istanza relativa al potenziamento, senza modifiche impiantistiche, dell’impianto di pretrattamento (bioessiccazione) della Società A2A in Bergamo (ampliamento delle potenzialità di trattamento da 60.000 a 72.000 t/a); come già segnalato tale incremento di capacità si tradurrebbe in maggiori quantità di CDR da rifiuto urbano prodotto ed avviato al vicinale impianto di trattamento termico (impianto BAS POWER) garantendo in questo modo la contrazione del fabbisogno complessivo per tale titpologia impiantistica. Le nuove potenzialità impiantistiche di trattamento termico renderebbero inoltre disponibili quote di capacità di trattamento per rifiuti speciali per i quali il Piano ha individuato uno specifico fabbisogno; si fa riferimento in modo particolare al trattamento dei fanghi biologici da depurazione delle acque reflue civili non altrimenti valorizzabili. Per quanto attiene i fabbisogni di trattamento termico e le valutazioni in merito alle potenzialità esistenti, si è già accennato al tema del parziale utilizzo dell’impianto BAS POWER per il trattamento di flussi di derivazione urbana; come già detto tale parziale utilizzo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 228 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) è determinato dalle capacità di trattamento dell’impianto a monte che è in grado di generare solo quota parte dei rifiuti avviabili a trattamento termico. Per quanto attiene il trattamento delle scorie da combustione è stato presentato dalla Società ABM Valorizzazione srl un progetto di realizzazione di un impianto di potenzialità pari a complessive 130.000 t/a dedicato al trattamento di rifiuti di natura inerte tra i quali rientrano le scorie dal trattamento termico. Infine, è stata avanzata istanza dalla Società Bergamo Pulita srl per la realizzazione di un ampliamento della discarica di Cavernago in via di esaurimento; la potenzialità aggiuntiva, pari a 390.000 m3, potrebbe garantire la collocazione dei rifiuti non altrimenti valorizzabili nella fase transitoria alla realizzazione della nuova impiantistica di trattamento termico. Attualmente presso la discarica, in forza di una convenzione sottoscritta con la Provincia di Bergamo, trovano collocazione i seguenti rifiuti derivanti dagli impianti di trattamento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio bergamasco: scorie da trattamento termico, scarti da produzione CDR impianto A2A, fanghi da impianto trattamento rifiuti da spazzamento stradale; presso tale discarica trova altresì collocazione una quota consistente dei rifiuti ingombranti prodotti dai Comuni bergamaschi e destinati a smaltimento. La discarica pertanto attualmente costituisce l’elemento di chiusura del circuito di recupero e smaltimento dei rifiuti urbani prodotti nel territorio provinciale. Si è già avuto modo di sottolineare come tutte le istanze sopra citate siano soggette a Valutazione di Impatto Ambientale; pertanto, qualora nel corso delle istruttorie di VIA o autorizzative dovessero emergere fattori di criticità tali da non consentire la positiva conclusione dei relativi iter, si dovranno valutare, al fine di garantire piena attuazione al Piano, adeguate alternative finalizzate al soddisfacimento dei fabbisogni evidenziati sia nel breve termine sia sull’intero orizzonte temporale della pianificazione. Si ribadisce al riguardo come sia assolutamente imprescindibile prevedere, nella fase di attuazione del Piano, una costante verifica dello stato di avanzamento dei diversi interventi e delle effettive modalità in atto di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali (con riferimento per questi ultimi a quanto si va ad integrare nel sistema impiantistico di interesse anche per i rifiuti urbani), in modo tale da valutare il rispetto delle tempistiche indicate ed eventualmente individuare gli opportuni interventi correttivi. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 229 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.6. Comparazione energetico-ambientale degli scenari della pianificazione La misura e valutazione della sostenibilità ambientale delle possibili scelte in materia di gestione dei rifiuti può essere condotta attraverso l’impiego di indicatori appropriati, che agevolino il processo decisionale alla base della definizione dello strumento pianificatorio. Indicazioni e prescrizioni per il contenimento e la riduzione degli impatti ambientali generati dal sistema di gestione dei rifiuti sono definite nel Piano Provinciale, in relazione in particolare alla tutela del territorio dagli impatti che su di esso possono gravare direttamente. Si considerino in particolare obiettivi e indicazioni in materia di: • contenimento del fabbisogno di discarica; • procedure localizzative degli impianti che tengono conto di tutte le previsioni di carattere territoriale e ambientale interessanti il territorio e che garantiscono il miglior inserimento ambientale, sia in relazione alle nuove realizzazioni sia per gli eventuali impianti esistenti collocati in aree critiche. Le indicazioni sopra riportate agiscono nel loro insieme essenzialmente su scala “locale”, intesa come coincidente col territorio provinciale. Appare quindi di particolare interesse sviluppare, in forma complementare, un’analisi comparativa degli indirizzi pianificatori finalizzata alla loro valutazione con riferimento ad una scala territoriale ben più ampia. Il riferimento è in particolare agli impegni definiti e alle azioni sviluppate negli ultimi anni a livello nazionale e internazionale orientate alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, all’aumento dell’efficienza energetica, allo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili. Nell’ambito delle attività di predisposizione del Piano Provinciale, si ritiene pertanto di interesse introdurre nel processo di definizione degli scenari anche una valutazione degli aspetti emissivi e energetici. Le valutazioni energetico ambientali presentate quindi nel seguito sono state effettuate al fine di confrontare in particolare lo “Scenario evolutivo” al 2013 con lo “Scenario inerziale”, ovvero con la sostanziale assenza di intervento. La valutazione è stata condotta analizzando le diverse fasi che compongono il ciclo di gestione dei rifiuti: • servizi di raccolta sul territorio; • conferimento di rifiuti in piattaforma direttamente da parte degli utenti; • trasporto dei rifiuti agli impianti di recupero, trattamento e smaltimento; • trasporto dei flussi derivanti dagli impianti di recupero e trattamento a eventuale destino successivo/ finale; • avvio a recupero di materia dei rifiuti, in sostituzione di materie prime vergini; • trattamento/smaltimento dei rifiuti. Per ognuna delle fasi di gestione dei rifiuti sopra indicate si sono quindi analizzate le implicazioni energetico-ambientali con riferimento in particolare a due parametri di valutazione: • bilancio energetico, espresso in termini di Tonnellate di Petrolio Equivalente (TEP/anno); • bilancio emissivo di gas climalteranti, espresso in termini di CO2 equivalente. I risultati delle comparazioni così sviluppate evidenziano innanzitutto i benefici che lo “Scenario evolutivo” presenta rispetto allo “Scenario inerziale”, come chiaramente illustrato nella tabella e nei grafici seguenti; in particolare: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 230 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • risparmio di risorse energetiche per 24,1 kgEP/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero 12.099 TEP/anno; riduzione delle emissioni di gas climalteranti per 90,7 kg CO2eq/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero 48.211 ton CO2eq/anno. Tali benefici sono essenzialmente generati dal maggior quantitativo di rifiuti avviato a recupero di materia, grazie allo sviluppo delle raccolte differenziate. L’incremento di questi recuperi presenta infatti benefici sia energetici che emissivi largamente superiori al maggior impegno di risorse legato al ciclo della raccolta e del trasporto dei rifiuti e alla diminuzione della quota di rifiuti oggetto di recupero energetico nell’impiantistica di trattamento termico. In particolare, l’analisi più in dettaglio delle valutazioni condotte evidenzia che nello “Scenario evolutivo” rispetto allo “Scenario inerziale” si registrano: - per le fasi di raccolta e trasporto dei rifiuti: o un lieve incremento dell’impegno di risorse energetiche, valutabile in 0,1 kgEP/tonnellata di rifiuto, ovvero 12 TEP/anno; o un lieve incremento delle emissioni di gas climalteranti, valutabile in 0,3 kg CO2eq/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero 43 ton CO2eq/anno; essendo tali variazioni legate ad una maggior intensità delle raccolte domiciliari, comunque già fortemente diffuse sul territorio; - con riferimento al complesso delle operazioni connesse al ciclo del recupero di materia dei rifiuti provenienti da RD: o un rilevante risparmio di risorse energetiche, pari a 35,1 kgEP/tonnellata di rifiuto, ovvero 18.511 TEP/anno; o una rilevante riduzione delle emissioni di gas climalteranti, pari a 87,1 kg CO2eq/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero 45.493 ton CO2eq/anno; essendo tali variazioni legate all’incremento della quota di rifiuti avviati a recupero di materia, essenzialmente previa raccolta differenziata; - per il complesso delle fasi di trattamento e smaltimento dei rifiuti (residui da RD): o un incremento comunque piuttosto contenuto dell’impegno di risorse energetiche, valutabile in 10,9 kgEP/tonnellata di rifiuto, ovvero 6.399 TEP/anno; o una lieve diminuzione delle emissioni di gas climalteranti, valutabile in 3,9 kg CO2eq/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero 2.761 ton CO2eq/anno; essendo tali variazioni legate principalmente al minor quantitativo di rifiuti avviato a trattamento termico. Il saldo complessivo del confronto tra lo “Scenario evolutivo” al 2013 e lo “Scenario inerziale” sull’intera filiera della gestione dei rifiuti (dalla raccolta al recupero o smaltimento finale) vede quindi, come già segnalato, significativi benefici legati all’evoluzione del sistema prospettata nelle previsioni di pieno conseguimento degli obiettivi di Piano. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 231 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Bilancio energetico-emissivo dello “Scenario evolutivo” rispetto allo “Scenario inerziale” Scenario Scenario Variazione evolutivo inerziale evol./inerz. produzione rifiuti t/a 546.584 553.107 -6.524 TEP servizi di raccolta conferim a piattaforma trasporto a impianto trasporto da impianti recupero materiale trattamento/smaltimento TEP/a TEP/a TEP/a TEP/a TEP/a TEP/a 1.350 1.277 544 585 -75.800 -32.393 1.321 1.299 580 544 -57.289 -38.793 29 -21 -36 40 -18.511 6.399 totale TEP/a -104.438 -92.338 -12.099 servizi di raccolta conferim a piattaforma trasporto a impianto trasporto da impianti recupero materiale trattamento/smaltimento kg EP/t kg EP/t kg EP/t kg EP/t kg EP/t kg EP/t 2,5 2,3 1,0 1,1 -138,7 -59,3 2,4 2,3 1,0 1,0 -103,6 -70,1 0,1 0,0 -0,1 0,1 -35,1 10,9 totale kg EP/t -191,1 -166,9 -24,1 CO2 servizi di raccolta conferim a piattaforma trasporto a impianto trasporto da impianti recupero materiale trattamento/smaltimento ton CO2/a ton CO2/a ton CO2/a ton CO2/a ton CO2/a ton CO2/a 3.922 3.211 1.579 1.698 -223.654 50.336 3.837 3.265 1.684 1.581 -178.160 53.097 85 -54 -105 117 -45.493 -2.761 totale ton CO2/a -162.908 -114.697 -48.211 servizi di raccolta conferim a piattaforma trasporto a impianto trasporto da impianti recupero materiale trattamento/smaltimento kg CO2/t kg CO2/t kg CO2/t kg CO2/t kg CO2/t kg CO2/t 7,2 5,9 2,9 3,1 -409,2 92,1 6,9 5,9 3,0 2,9 -322,1 96,0 0,2 0,0 -0,2 0,2 -87,1 -3,9 totale kg CO2/t -298,0 -207,4 -90,7 Nota: nel bilancio energetico e in quello emissivo, valori minori di zero delle grandezze espresse in TEP o kgCO2 indicano benefici legati a minori consumi o minori emissioni Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 232 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Bilancio energetico - ambientale della gestione dei rifiuti urbani (TEP/anno e tonCO2eq/anno): variazioni dello scenario evolutivo rispetto a scenario inerziale al 2013 0 -10.000 -12.099 -20.000 -30.000 -40.000 -48.211 -50.000 -60.000 Variazione TEP/anno Variazione tonCO2eq/anno Bilancio energetico - ambientale della gestione dei rifiuti urbani (kgEP/ton e kgCO2eq/ton): variazioni dello scenario evolutivo rispetto a scenario inerziale al 2013 0 -10 -20 -24,8 -30 -40 -50 -60 -70 -80 -90 -89,2 -100 Variazione kgEP/ton Proposta di Piano - Relazione Variazione kgCO2eq/ton Aprile 2008 Pagina 233 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Bilancio energetico-ambientale della gestione dei rifiuti urbani per fase di attività (TEP/anno e tonCO2eq/anno): variazioni dello scenario evolutivo rispetto a scenario inerziale al 2013 10.000 6.399 12 43 0 -2.761 -10.000 -20.000 -18.511 -30.000 -40.000 totale raccolta e trasporti recupero materiale trattamento/smaltimento -45.493 -50.000 Variazione TEP/anno Variazione tonCO2eq/anno Bilancio energetico-ambientale della gestione dei rifiuti urbani per fase di attività (kgEP/ton e kgCO2eq/ton): variazioni dello scenario evolutivo rispetto a scenario inerziale al 2013 20 10,9 0,1 0,3 0 -3,9 -20 -35,1 -40 -60 -80 totale raccolta e trasporti recupero materiale -87,1 trattamento/smaltimento -100 Variazione kgEP/ton Proposta di Piano - Relazione Variazione kgCO2eq/ton Aprile 2008 Pagina 234 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.7. Comparazione economica dello scenario di piano rispetto alla situazione attuale La valutazione degli effetti economici legati all’attuazione del Piano, con riferimento in particolare ai costi per la gestione dei rifiuti che risulteranno gravare sulla collettività e alle necessità di investimenti per eventuali nuove realizzazioni impiantistiche, rappresenta un elemento di supporto di particolare rilevanza rispetto alla corretta e consapevole assunzione e condivisione delle scelte di Piano da parte di tutti i soggetti interessati (ovvero, innanzitutto i cittadini, oltre alla Provincia, agli Enti Locali, ai gestori di servizi e impianti e agli altri diversi portatori di interessi). Nell’ambito della predisposizione del Piano Provinciale, si è quindi ritenuto opportuno provvedere alla caratterizzazione e comparazione economica degli scenari individuati nel corso della pianificazione. I costi complessivi del “sistema rifiuti” previsti dal Piano sono stati definiti in relazione alle diverse componenti, attraverso una valutazione e riaggregazione delle voci di cui al metodo normalizzato per la definizione della tariffa definito dal D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158. La valutazione dei costi relativi all’effettuazione dei servizi (raccolta e trasporto rifiuti, spazzamento) è stata effettuata, a partire dall’analisi dei dati disponibili sugli attuali costi sostenuti dai Comuni (come dichiarati nella banca dati Orso e come analizzati nel Piano Provinciale), attraverso una valutazione delle necessità di impegno di risorse (automezzi, attrezzature e personale) per l’ulteriore sviluppo delle raccolte, così come quantificate nell’ambito delle attività di predisposizione del Piano Provinciale. Per quanto riguarda la valutazione dei costi associati al sistema impiantistico di trattamento, recupero o smaltimento dei rifiuti, si sono analizzate le informazioni attualmente disponibili in merito ai costi sostenuti dai Comuni per l’avvio a destino dei rifiuti (come da banca dati Orso), integrate con informazioni derivanti dalle convenzioni per la definizione delle tariffe di accesso agli impianti stipulate tra Provincia e soggetti gestori e dai piani finanziari predisposti dai soggetti gestori e sottoposti negli anni passati alla valutazione della Provincia stessa. Tali analisi hanno consentito la corretta valutazione dei costi associati agli impianti già esistenti sul territorio e confermati nello scenario di Piano. L’analisi dei costi è stata completata con valutazioni attinenti voci di costo non direttamente riconducibili ai singoli servizi effettuati o ai singoli impianti, quali ad es. costi generali di struttura sostenuti dai gestori o costi per campagne di informazione ed educazione ambientale. L’insieme delle valutazioni sopra descritte ha portato quindi alla definizione di una tariffa di riferimento per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati associata agli scenari descritti nell’ambito del Piano. In relazione alle ipotesi di nuove realizzazioni impiantistiche, concernenti in particolare il segmento del trattamento termico dei rifiuti, si è inoltre proceduto alla definizione di massima di un piano finanziario specifico, pur sviluppato in forma semplificata, che viene proposto come utile riferimento per quei soggetti che, in fase di attuazione del Piano, intenderanno avanzare proposte operative in merito. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 235 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.7.1. Il percorso metodologico per la valutazione dei costi di gestione dei rifiuti associati agli scenari della pianificazione Il percorso metodologico seguito per la valutazione dei costi di gestione dei rifiuti associati agli scenari della pianificazione ha previsto: • l’impostazione di un modello per la ricostruzione dei costi associati al sistema di gestione dei rifiuti attualmente in essere (con riferimento in particolare all’anno 2006) e la sua taratura al fine di garantire una adeguata rispondenza dei costi ricostruiti da modello con i costi effettivamente dichiarati dai Comuni; • l’utilizzo del modello di cui al punto precedente, già tarato pertanto sulle caratteristiche della realtà provinciale, per la valutazione dei costi associati al sistema di gestione dei rifiuti così come previsto nei diversi scenari della pianificazione (“Scenario inerziale” e “Scenario evolutivo”); • il confronto tra i costi risultanti nei diversi scenari della pianificazione, con l’evidenziazione delle variazioni complessive risultanti e delle variazioni di impegno di risorse associate alle diverse fasi di gestione del rifiuto (in particolare, la fase di raccolta e la fase di trattamento, smaltimento o avvio a recupero). Più puntualmente, la ricostruzione, modellizzazione e previsione dei costi associati alla situazione attuale piuttosto che agli scenari della pianificazione è stata articolata nei seguenti passaggi: • definizione della produzione di rifiuti di riferimento e, sulla base degli attuali livelli di raccolta differenziata o degli obiettivi definiti, individuazione dei flussi di rifiuti associati ai diversi servizi di raccolta, con disaggregazione per frazione (es. rifiuto indifferenziato, organico, carta, ecc.) e per modalità di raccolta (stradale, domiciliare, in piattaforma o area attrezzata); • quantificazione dei fabbisogni di impiego di personale e attrezzature (automezzi e contenitori di raccolta, essenzialmente) per l’effettuazione dei diversi servizi mirati alle diverse frazioni del rifiuto; • quantificazione dei costi associati agli impieghi di personale e attrezzature direttamente impiegati nell’effettuazione dei servizi e degli ulteriori costi, aggiuntivi, ad essi associabili (costi indiretti e spese generali); • valutazione dei costi o ricavi unitari di trattamento, smaltimento o avvio a recupero delle diverse frazioni e conseguente quantificazione dei costi o dei ricavi associati alla gestione dei flussi di rifiuti provenienti dalle raccolte; • quantificazione dei costi complessivi associati al sistema di gestione dei rifiuti in esame, valutati come somma dei costi per l’effettuazione dei servizi e dei costi o ricavi per il trattamento, smaltimento o avvio a recupero dei rifiuti, inclusi ricarichi legati a costi di struttura di tipo indiretto o generale. Nella seguente figura si riporta a titolo illustrativo una rappresentazione schematica del percorso di approfondimento tecnico-economico che si è ritenuto di poter opportunamente sviluppare rispetto in particolare alla modellizzazione dei servizi di raccolta. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 236 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Schema metodologico per dimensionamento e valutazione dei servizi di raccolta rifiuti 7.7.2. Le modalità e i parametri per la definizione dei costi La ricostruzione modellistica dei costi di gestione dei rifiuti è stata effettuata a partire da una valutazione dei costi di dettaglio relativi alle diverse fasi di attività, distinguendo in particolare le seguenti macrovoci di costo: • raccolta e trasporto; • spazzamento; • smaltimento e ricavi da cessione; • costi indiretti e generali; • eventuali attività intensive di comunicazione e similari. Ognuna delle suddette voci di costo è analizzata in dettaglio nel presente capitolo, in cui sono evidenziate le specifiche modalità di quantificazione. 7.7.2.1. Costi di raccolta e trasporto La definizione dei costi di raccolta e trasporto per i servizi riferiti alla situazione attuale o previsti negli scenari di Piano deriva da una quantificazione analitica dell’impegno di risorse (automezzi, contenitori e personale) previsto per i singoli servizi sul territorio, in relazione ai quantitativi di rifiuti raccolti attesi. Tale quantificazione è stata sviluppata sulla base di un dimensionamento progettuale, pur semplificato, sviluppato con riferimento alle specificità del territorio bergamasco, che ha portato in particolare ad individuare standard tecnici di resa degli operatori della raccolta applicabili ai diversi contesti territoriali provinciali (citta di Bergamo e area di pianura, bassa valle, alta valle, area montana, area montana a sviluppo turistico-produttivo). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 237 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Le voci di costo attribuite ai singoli servizi effettuati sul territorio possono quindi essere sostanzialmente così classificate: costi del parco automezzi, comprendenti le seguenti voci: • ammortamento degli automezzi; • carburante e altri consumi per automezzi; • manutenzione automezzi; costi del parco contenitori di raccolta, comprendenti: • ammortamento dei contenitori; • fornitura sacchi; • manutenzione contenitori; costi del personale, comprendenti: • costo per autisti; • costo per motocarristi, raccoglitori. La definizione dei costi del parco automezzi e contenitori è stata effettuata sulla base dei parametri indicati nella seguente tabella. Costi di investimento e gestionali del parco mezzi e contenitori costo acquisto €/unità ammortamento €/anno autocompattatore carico laterale 160.000 20.000 manutenzione e consumi €/anno 40.000 autocompattatore carico posteriore 130.000 16.250 40.000 veicolo leggero 30.000 3.750 20.000 autocarro attrezzato svuotamento campane autocarro attrezzato movimentazione cassoni 130.000 100.000 16.250 12.500 40.000 40.000 Cassoni 4.200 525 210 Cassonetti 550 92 27,5 Campane 400 67 20 Bidoni 24 6 1,2 3 0,05 0,75 - 0,15 - Bidoncini sacchi in polietilene Il costo del personale è stato valutato facendo riferimento a due livelli di inquadramento standard di base: • operatori di IV livello (autisti): costo annuo del singolo operatore pari a 36.000 €/a; • operatori di III livello (motocarristi, raccoglitori, addetti stazioni ecologiche): costo annuo del singolo operatore pari a 33.000 €/a; cui è stato applicato un fattore di riduzione del 5% legato alla significativa concorrenzialità dei costi che risultano attualmente gravare sui Comuni bergamaschi e al ragionevole impiego associato, per l’effettuazione in particolare di raccolte di tipo domiciliare, di personale di cooperative avente inquadramento economico inferiore a quello sopra segnalato. Nell’ambito dei costi di raccolta e trasporto vengono inoltre considerati i costi relativi alle piattaforme ed aree attrezzate presenti sul territorio, comprensivi dei costi di loro realizzazione, così come ricadenti in termini di ammortamento sul costo gestionale. In particolare, per queste strutture vengono quindi valutati i costi relativi a: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 238 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • • • • ammortamento dell’investimento per la realizzazione delle strutture e relativi costi di manutenzione, quantificati così come indicato nel seguente riquadro; costi per consumi energetici o di altro tipo interessanti direttamente tali strutture, quantificati così come indicato nel seguente riquadro; ammortamento e manutenzione del parco contenitori, sulla base dei parametri riportati nella tabella relativa alle attrezzature di interesse per i servizi di raccolta in genere e dell’impiego di attrezzature indicato nel seguente riquadro; trasporto a destino dei rifiuti conferiti, sulla base dei parametri riportati nella tabella relativa alle attrezzature di interesse per i servizi di raccolta in genere; personale addetto, con riferimento in particolare all’impiego di operatori di III livello e all’impiego di personale funzionale a garantire l’orario di apertura indicato nel seguente riquadro. Costi e dati tecnici relativi a piattaforme o aree attrezzate Tipologia di piattaforma o area attrezzata strutture grandi (> 2.500 t/a di rifiuti conferiti) strutture medie (da 1.000 a 2.500 t/a) strutture medio-piccole (da 400 a 1.000 t/a) strutture piccole (da 150 a 400 t/a) n. cassoni installati n. ore di apertura settimanali ammortamento e manutenzioni struttura €/anno consumi struttura €/anno 12 40 40.000 12.000 9 24 25.000 7.500 6 16 18.000 3.000 4 8 8.000 1.000 Nel seguente riquadro sono riepilogati i costi unitari, per tonnellata di rifiuto raccolto, che risultano quindi associati alle principali tipologie di servizi di raccolta attualmente in essere o ipotizzati in futuro. Tali costi unitari sono stati valutati, per esigenze di taratura del modello di calcolo, con riferimento alla produzione di rifiuti del 2006. Si sono quindi su questa base valutati i costi complessivi delle raccolte associati agli scenari della pianificazione (“Scenario inerziale” e “Scenario evolutivo”) ricalibrati sul livello di produzione di rifiuti del 2006. L’estrapolazione all’anno 2013 dei costi dei diversi scenari è stata poi effettuata tenendo conto che la flessibilità organizzativa di un servizio di raccolta è tipicamente tale da consentire l’assorbimento, entro certi limiti, di maggiori quantità di rifiuti raccolti a sostanziale invarianza del costo del servizio. In particolare, si è assunto che a fronte di un determinato incremento % del complesso dei rifiuti prodotti (es. +15,5% dalla produzione 2006 a quella attesa al 2013 nello “Scenario inerziale”) si abbia, ad invarianza dei servizi, un incremento % del complesso dei costi delle raccolte pari all’80% di quello registrato in termini di produzione rifiuti (nell’esempio di cui sopra, +12,4% passando dalla situazione 2006 a quella 2013), derivante dal mediarsi dell’incremento legato alla popolazione servita, per il quale non si considerano benefici da flessibilità dei servizi, e dell’incremento legato alla produzione procapite di rifiuti, per il quale si considera un effetto di assorbimento ad invarianza dei costi tale da dimezzare l’incremento altrimenti associato. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 239 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi unitari dei principali servizi di raccolta, valutati per gli scenari tarati su produzione rifiuti 2006 Modalità raccolta Costi unitari di raccolta [€/t] domiciliare 74-76 organico domiciliare 142-147 carta domiciliare 75-79 plastica domiciliare 329-333 vetro vetro domiciliare stradale 85-89 52-54 stazioni ecologiche - 48-50 trasporto a impianti - 5-6 Frazione del rifiuto rifiuto indifferenziato 7.7.2.2. Costi di spazzamento I costi per l’effettuazione dei servizi di spazzamento non risultano direttamente correlabili alle indicazioni della pianificazione, non essendovi nella stessa specifiche indicazioni in merito alle necessità di dimensionamento ed esecuzione di questa tipologia di servizi. La voce di costo “spazzamento” è stata quindi considerata nell’ambito delle presenti valutazioni solo al fine di poter disporre di un costo complessivo associato alla gestione dei rifiuti confrontabile con i costi che i Comuni dichiarano oggi di sostenere, e che sono comprensivi anche di questo specifico servizio. Per quanto sopra esposto, si è ritenuto di poter opportunamente mantenere invariato, anche negli scenari della pianificazione, il costo procapite per i servizi di spazzamento che risulta attualmente sostenuto. 7.7.2.3. Costi di smaltimento e ricavi da cessione La valutazione dei costi di smaltimento e dei ricavi da cessione dei materiali a recupero è stata effettuata incrociando il dato relativo ai quantitativi attesi dalle diverse raccolte con un costo o ricavo unitario di cessione del rifiuto in linea con quanto evidenziato nell’analisi dei costi attualmente sostenuti o con quanto generalmente riscontrabile in dati relativi ad altre realtà del territorio nazionale. In particolare, la tariffa unitaria applicata ai rifiuti indifferenziati è stata quantificata, sulla base di quanto previsto nelle convenzioni stipulate con gli impianti e in coerenza con le dichiarazioni presentate dai Comuni, riferite al 2006, e inserite nel sistema Orso, pari a 81,6 €/t. Per quanto riguarda le tariffe di trattamento (in particolare, per il compostaggio) o i ricavi dalla cessione dei materiali associati alle diverse frazioni differenziate, si è fatto riferimento innanzitutto a: • per la frazione organica e il verde, le tariffe indicate nelle convenzioni stipulate con gli impianti di compostaggio provinciali (in particolare, gli impianti delle ditte Berco e Montello); • per le altre frazioni differenziate, tariffe o ricavi unitari generalmente riscontrabili nell’ambito anche di altre realtà del territorio nazionale, in linea anche con quanto definito negli accordi ANCI-CONAI in merito ai corrispettivi riconosciuti per la raccolta differenziata dei rifiuti da imballaggio. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 240 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Per i rifiuti da spazzamento stradale si è assunto come riferimento la tariffa stabilita nella convenzione stipulata con l’impianto di recupero di riferimento. Per i rifiuti ingombranti si sono assunte tariffe di trattamento o smaltimento coerenti con quanto risultante dalle analisi condotte tenendo anche conto dell’esistente convenzione con l’impianto di discarica che riceve tali rifiuti. Sulla base di quanto così inizialmente definito, si è provveduto a verificare la coerenza dei costi e ricavi complessivi in tal modo valutati per lo scenario attuale, con quanto effettivamente dichiarato dai Comuni con riferimento all’anno 2006, apportando quindi gli eventuali aggiustamenti funzionali ad assicurare un’adeguata rispondenza tra costi complessivi stimati e costi complessivi dichiarati. Peraltro, nel corso di tali valutazioni si è avuto modo di evidenziare come, per quanto riguarda i flussi delle raccolte differenziate, i dati dichiarati in Orso dai Comuni relativamente ai costi delle raccolte differenziate e ai costi o ricavi da cessione dei materiali risentano, ragionevolmente, delle particolari condizioni contrattuali previste negli affidamenti dei servizi, che possono vedere il ricavo dalla cessione dei materiali recuperati già sostanzialmente incluso (in detrazione) nel costo di affidamento del servizio. Questo porta sostanzialmente a una probabile sottostima, nella banca dati Orso, del costo attribuito ai servizi di raccolta rispetto a quanto effettivamente sostenuto, essendovi per contro una sovrastima dei costi di trattamento al netto dei ricavi dalla cessione dei materiali. Altro aspetto che è emerso nel corso dell’analisi delle dichiarazioni dei Comuni è la non univocità della collocazione dei costi di trattamento o smaltimento dei rifiuti da spazzamento e dei rifiuti ingombranti nelle voci di composizione dei costi di riferimento. In particolare, nella ricostruzione modellistica dei costi si è quindi valutato di dover attribuire, per allinearsi a quanto effettuato dai Comuni, ca. il 50% dei costi di trattamento/smaltimento dei rifiuti ingombranti ed il 70% di quelli relativi ai rifiuti da spazzamento alla voce del piano finanziario “CTS - costi di trattamento e smaltimento”, inclusa nei costi del ciclo di gestione dei rifiuti indifferenziati (CGIND), essendo le quote residue attribuite alla voce del piano finanziario “CTR - costi di trattamento e riciclo”, inclusa nei costi di gestione delle raccolte differenziate (CGD). Come illustrato nel seguito, nell’ambito della ricostruzione modellistica delle diverse voci di costo ci si è quindi orientati verso una correzione in particolare del primo fenomeno di “distorsione” nell’allocazione dei costi sopra evidenziato, arrivando comunque a garantire in particolare la sostanziale rispondenza tra il costo complessivo del ciclo delle raccolte differenziate (ovvero: costo raccolte + costo trattamento - ricavi da cessione materiali) così come valutato da modello e come dichiarato dai Comuni. Nel seguente riquadro, si riepilogano i costi unitari di trattamento e smaltimento associati alle diverse frazioni e i relativi ricavi unitari derivanti dalla cessione dei materiali assunti come riferimento nelle presenti valutazioni. Tali costi e ricavi unitari, individuati puntualmente nell’ambito del processo di modellizzazione dell’attuale sistema di gestione dei rifiuti (ovvero, con riferimento a quanto in essere al 2006), vengono quindi riproposti inalterati per i diversi scenari della pianificazione, non evidenziandosi ad oggi alcun fattore che possa chiaramente orientare verso una revisione, in conseguenza dell’attuazione del Piano, di questi costi e ricavi. Si segnala al riguardo che l’intero attuale sistema impiantistico di trattamento dedicato ai rifiuti urbani indifferenziati e ai flussi di rifiuti da essi derivanti, composto dagli impianti del polo tecnologico di Bergamo e dall’impianto di Dalmine, è confermato sostanzialmente inalterato nelle sue caratteristiche e funzioni negli scenari previsionali di Piano; presso gli impianti in questione si può quindi ritenere, in prima approssimazione, che non siano registrate variazioni rispetto alle tariffe attualmente applicate (fatta eccezione, ovviamente, per un mero discorso di adeguamento Istat). Si evidenzia come le tariffe di accesso agli impianti siano oggi determinate anche dai costi convenzionati dello smaltimento dei residui nella discarica di Cavernago; qualora venisse meno tale disponibilità questo comporterebbe evidentemente ripercussioni sulle suddette tariffe. Per quanto riguarda la realizzazione di nuova impiantistica di trattamento Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 241 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) termico, si ritiene che la stessa possa caratterizzarsi dall’applicazione di tariffe per il trattamento dei rifiuti urbani analoghe a quelle applicate dagli impianti già esistenti. Costi di trattamento e ricavi unitari da cessione rifiuti differenziati costo trattamento o smaltimento €/t 67,1 ricavi da cessione €/t verde 26,2 - carta - 25 plastica vetro - 250 35 inerti - - legno - - tessili - - organico - metalli ferrosi - 85 altri metalli multimateriale 80 85 - altro 200 - ingombranti 103 - spazzamento 76,9 - rifiuto indifferenziato 81,6 - 7.7.2.4. Costi indiretti e generali I costi di tipo indiretto e le spese generali comprendono i costi legati alla gestione dei servizi o degli impianti non direttamente riconducibili alla loro operatività. A titolo esemplificativo, tali costi includono: • la gestione della struttura di supporto amministrativo; • la programmazione dei servizi e il loro monitoraggio; • l’interfaccia con i soggetti terzi interessati dai servizi, quali gli utenti degli stessi; • i costi per attività standard di comunicazione e similari. • la gestione delle sedi operative; • gli ammortamenti legati a beni e attrezzature in dotazione ai gestori, con riferimento a quanto non direttamente impiegato nell’esecuzione dei servizi o nella gestione degli impianti. La valutazione dell’entità di tali costi non è spesso agevolmente effettuabile, essendo inevitabilmente condizionata da modalità di contabilizzazione dei costi, da parte dei soggetti affidatari della gestione dei rifiuti, che possono risentire di fenomeni di distorsione, legati ad esempio alla allocazione degli oneri economici per strutture o personale adibito a più funzioni (es. personale amministrativo di una azienda multiservizi, che opera non solo nel campo della gestione dei rifiuti urbani, ma anche in quello della gestione dei rifiuti speciali e altri settori, quali acque, energia e simili). D’altra parte, la stessa modalità di contabilizzazione dei costi, ai fini della predisposizione dei Piani Finanziari dei Comuni relativi alla gestione dei rifiuti, definita dal D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158, prevede che all’interno di voci di costo di tipo generale (in particolare, nella voce Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 242 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) CGG “costi generali di gestione”) sia inclusa quota parte del costo del personale direttamente impiegato nei servizi. Se si esamina più in dettaglio l’attribuzione dei costi alle diverse voci che lo compongono, così come risultante dalle dichiarazioni dei Comuni presenti in Orso, si osserva come l’insieme delle voci di carattere tendenzialmente indiretto/generale (dato in particolare da AC+CC+CK) corrisponde al 22,4% dell’insieme delle voci di carattere tendenzialmente diretto (dato da CSL+CRT+CTS+CRD+CTR-Ra-Rb). Composizione dei costi per la gestione dei rifiuti dichiarati dai Comuni per l’anno 2006 proiezione comuni totale Voci di costo campione* provincia [euro/anno] [euro/anno] COSTI DI GESTIONE (CG) 62.702.598 70.599.952 costi di gestione dei RU indifferenziati (CGIND) costi di spazzamento e lavaggio strade (CSL) costi di raccolta e trasporto (CRT) costi di trattamento e smaltimento (CTS) altri costi (AC) costi di gestione del ciclo di raccolta differenziata (CGD) costi raccolta differenziata (CRD) costi trattamento e riciclo (CTR) 38.724.860 43.602.233 9.415.322 11.867.120 16.056.330 1.386.088 10.601.176 13.361.777 18.078.615 1.560.665 23.977.738 26.997.720 16.626.805 7.350.933 18.720.941 8.276.779 COSTI COMUNI (CC = CARC + CGG + CCD) 10.119.838 11.394.425 COSTI D’USO DEL CAPITALE (CK = AMM + ACC + R) 1.562.814 1.759.649 RICAVI VENDITA MATERIALI E CONTRIBUTI CONAI (Ra+Rb) -2.888.582 -3.252.397 COSTO TOTALE 71.496.668 80.501.630 (*) Comuni per i quali si ha la disponibilità del dato di costo disaggregato nelle diverse voci di interesse Attraverso un’analisi di confronto tra i costi dichiarati dai Comuni, nelle diverse voci di riferimento, e quanto risultante dalla ricostruzione modellistica si è valutato che, rispetto alla suddetta percentuale di ricarico di costi indiretti mediamente pari al 22,4%, riferita alle modalità di contabilizzazione dei costi adottate dai Comuni, si possa valutare una effettiva loro attribuzione diversificata rispetto al segmento delle raccolte e dello spazzamento e al segmento del trattamento, recupero e smaltimento. In particolare, considerando anche la maggior onerosità delle strutture di supporto all’esecuzione dei servizi, rispetto a quanto necessario alla gestione dei conferimenti agli impianti, si è valutata coerente con le dichiarazioni attuali dei Comuni una quantificazione dei costi indiretti pari al 29% dei costi diretti per il segmento delle raccolte e dello spazzamento e pari al 10% per il segmento del trattamento, recupero e smaltimento. A partire da tali valutazioni, considerando inoltre che la ricostruzione modellistica dei costi ha portato ad imputare nei costi diretti dei servizi l’intero onere di ammortamento dei mezzi e delle attrezzature impiegate nei servizi stessi e l’intero onere del personale operativo (essendo tali costi almeno in parte ricompresi, nelle dichiarazioni dei Comuni, nelle voci di tipo indiretto/generale), si è arrivati a calibrare un ricarico associato ai costi di tipo indiretto/generale da applicare ai costi derivanti dal modello pari a ca. il 10% dei costi diretti sia per i servizi di raccolta, che per i servizi di spazzamento e per il trattamento, smaltimento o avvio a recupero. Le suddette percentuali di ricarico consentono di pervenire ad una elevata coerenza del costo determinato da modello con il costo reale dichiarato dai Comuni, come evidenziato nel seguito. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 243 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 7.7.2.5. Costi per eventuali attività intensive di comunicazione e similari L’ulteriore rilancio di sistemi di raccolta domiciliare, fortemente orientati alla differenziazione e al recupero dei rifiuti, richiede, come elemento indispensabile al conseguimento degli obiettivi definiti, l’ottimizzazione della partecipazione delle utenze agli schemi di raccolta ad essa proposti. Per tale motivo, si ritiene di particolare importanza prevedere l’implementazione di efficaci attività di comunicazione e informazione agli utenti, aggiuntive rispetto a quanto già oggi in essere, nell’ottica del conseguimento di livelli ancor più elevati elevati di raccolta differenziata. Le attività qui considerate sono legate al mantenimento a regime di un elevato livello di intervento in materia. L’impegno economico per l’attività descritta è quindi quantificato, per lo “Scenario evolutivo”, sulla base di un parametro di 2 €/abitantexanno, applicato all’intera popolazione provinciale; per lo “Scenario inerziale” non si considera, per contro, alcun costo aggiuntivo rispetto a quanto già in essere. 7.7.3. La verifica della corretta calibrazione del modello di valutazione dei costi A supporto delle analisi condotte e ad evidenza della corretta interpretazione degli attuali costi della gestione dei rifiuti garantita dal modello implementato, si riporta nel seguente riquadro il confronto tra i costi dichiarati dai Comuni nella banca dati Orso, per l’anno 2006, disaggregati nelle principali macrovoci di riferimento e i corrispondenti costi calcolati attraverso il modello di simulazione. Come si può notare, il modello è stato tarato innanzitutto per garantire la piena coerenza rispetto al costo complessivo del sistema. Scarti contenuti o pressochè nulli sono evidenziati in relazione alle diverse fasi di gestione del rifiuto indifferenziato: +2,1% per CRT (ovvero per la raccolta e il trasporto) e 0% per CTS (ovvero per il trattamento e smaltimento). Per quanto riguarda lo spazzamento, non si ha alcun scarto, essendo nell’ambito del modello di calcolo semplicemente ripreso quanto dichiarato dai Comuni. Per quanto riguarda la gestione del ciclo delle raccolte differenziate, si deve richiamare quanto già segnalato in merito alle “distorsioni” presenti nei dati dichiarati dai Comuni, derivanti dalla stipula di contratti per l’affidamento dei servizi di raccolta che comprendono già, per l’esecutore del servizio, il recupero di parte dei costi attraverso i ricavi dalla cessione dei materiali recuperati. Questo porta a una sottostima, nella banca dati Orso, del costo attribuito ai servizi di raccolta differenziata rispetto a quanto effettivamente sostenuto, essendovi per contro una sovrastima dei costi di trattamento al netto dei ricavi dalla cessione dei materiali. Le differenze rilevanti registrate tra i costi dichiarati e i costi da modello per quanto riguarda rispettivamente la raccolta dei rifiuti in forma differenziata (CRD, +15,9%) e i costi per l’avvio a trattamento delle frazioni differenziate, al netto dei ricavi (CTR-Ra-Rb, 76,1%), risultano in realtà quasi azzerarsi nel sommarsi delle due voci di costo, essendo il costo totale del ciclo delle raccolte differenziate valutato da modello inferiore solo dell’1,2% rispetto a quello risultante dalle dichiarazioni dei Comuni. Da quanto sopra esposto, emerge con evidenza il buon allineamento dei costi forniti dal modello di calcolo implementato rispetto a quelli effettivi dichiarati dai Comuni e si conferma pertanto la validità di questo strumento come supporto alle attività di pianificazione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 244 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi per il complesso della gestione dei rifiuti negli scenari della pianificazione e attuali Dichiarazioni Modellizzazione Scarto % costi da voci di costo (inclusi indiretti) Orso 2006 scenario 2006 modello e euro/a euro/a dichiarati CSL + indiretti 13.682.002 13.682.002 0,0% CRT + indiretti 17.244.866 17.603.809 2,1% CTS + indiretti 19.886.477 19.887.307 0,0% CRD + indiretti 24.161.466 28.007.327 15,9% CTR - (Ra+Rb) + indiretti 5.526.820 1.321.184 -76,1% Totale 80.501.630 80.501.630 0,0% Nota: CSL = costi di spazzamento e lavaggio; CRT = costi di raccolta e trasporto rifiuti indifferenziati; CTS = costi di trattamento e smaltimento rifiuti indifferenziati; CRD = costi raccolta differenziata; CTR = costi di trattamento e riciclo della racc. diff.; Ra+Rb = ricavi vendita materiali e contributi Conai 7.7.4. I risultati della comparazione economica La comparazione economica condotta, come illustrato nel riquadro seguente, porta ad individuare una variazione attesa al 2013 dei costi complessivi per la gestione dei rifiuti (valutati in termini di procapite) particolarmente contenuta rispetto al riferimento dell’anno 2006: • +1,5% per lo “Scenario inerziale”; • +0,4% per lo “Scenario evolutivo”. In termini di costi procapite, il costo per la gestione dei rifiuti sostenuto nel 2006, pari a 77,1 €/abitantexanno (ovvero 80,5 milioni di €/a), si incrementerebbe a 78,2 €/abxa (ovvero 89,3 milioni di €/a) nell’ipotesi di evoluzione inerziale e a 77,4 €/abxa (ovvero 88,4 milioni di €/a nell’ipotesi di conseguimento degli obiettivi dello “Scenario evolutivo”. Si può quindi osservare come l’incremento della produzione di rifiuti al 2013 porti ad un inevitabile aumento dei costi complessivi di gestione dei rifiuti, in termini assoluti (ovvero di €/anno). D’altra parte, essendo prevalente su tale incremento il contributo dell’aumento demografico, si assiste ad una notevole riduzione di tale incremento, arrivando quasi al suo azzeramento, valutando i costi in termini procapite. È questo comunque un ulteriore segnale dell’importanza dell’attuazione di politiche di prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti, che si caratterizzano non solo per un’elevata valenza ambientale, ma anche per potenziali interessanti opportunità di contenimento dei costi altrimenti gravanti sulla collettività. L’incremento delle raccolte differenziate previsto nello “Scenario evolutivo” porta a benefici, in termini di mancato smaltimento e maggiori ricavi da cessione dei materiali, che risultano superiori ai maggiori costi attesi in termini di organizzazione dei servizi e di attività di comunicazione e sensibilizzazione verso i cittadini. Lo “Scenario evolutivo” presenta infatti un costo complessivo per l’avvio a trattamento, smaltimento o recupero dei rifiuti pari a 17,9 milioni di €/a, ovvero inferiore del 21,2% rispetto ai 22,8 milioni di €/a dello “Scenario inerziale”. Per contro, lo “Scenario evolutivo” presenta un costo complessivo dei servizi di raccolta pari a 53,2 milioni di €/a, ovvero superiore del 3,1% rispetto ai 51,6 milioni di €/a dello “Scenario inerziale”; nel medesimo “Scenario evolutivo” si ha poi un costo di 2,3 milioni di €/a per attività di comunicazione ed educazione aggiuntive rispetto a quanto considerato nello scenario di confronto. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 245 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi per il complesso della gestione dei rifiuti negli scenari della pianificazione e attuali DichiaraModellizScenario Scenario zioni Orso zazione inerziale evolutivo 2006 2006 2013 2013 produzione rifiuti di riferimento (t/a) 478.816 478.816 553.107 546.584 Popolazione 1.044.487 1.044.487 1.142.333 1.142.333 costi complessivi del sistema (euro/a) voci di costo (inclusi indiretti) euro/a euro/a euro/a euro/a CSL + indiretti 13.682.002 13.682.002 14.963.710 14.963.710 CRT + indiretti 17.244.866 17.603.809 18.305.423 16.125.837 CTS + indiretti 19.886.477 19.887.307 21.390.194 18.192.871 CRD + indiretti 24.161.466 28.007.327 33.310.127 37.085.509 CTR - (Ra+Rb) + indiretti 5.526.820 1.321.184 1.368.459 -251.604 costi aggiuntivi comunicaz. e simili 0 0 0 2.284.666 Totale 80.501.630 80.501.630 89.337.913 88.400.989 costi spazzamento 13.682.002 costi raccolte 41.406.332 costi smaltimento al netto ricavi 25.413.296 costi aggiuntivi comunicaz. e simili 0 Totale 80.501.630 costi complessivi del sistema (euro/abitantexanno) voci di costo (inclusi indiretti) euro/abxa CSL + indiretti 13,1 CRT + indiretti 16,5 CTS + indiretti 19,0 CRD + indiretti 23,1 CTR - (Ra+Rb) + indiretti 5,3 costi aggiuntivi comunicaz. e simili 0,0 Totale 77,1 13.682.002 45.611.136 21.208.491 0 80.501.630 14.963.710 51.615.549 22.758.653 0 89.337.913 14.963.710 53.211.346 17.941.267 2.284.666 88.400.989 euro/abxa 13,1 16,9 19,0 26,8 1,3 0,0 77,1 euro/abxa 13,1 16,0 18,7 29,2 1,2 0,0 78,2 euro/abxa 13,1 14,1 15,9 32,5 -0,2 2,0 77,4 costi spazzamento 13,1 13,1 13,1 13,1 costi raccolte 39,6 43,7 45,2 46,6 costi smaltimento al netto ricavi 24,3 20,3 19,9 15,7 costi aggiuntivi comunicaz. e simili 0,0 0,0 0,0 2,0 Totale 77,1 77,1 78,2 77,4 variazione costi complessivi del sistema (% su euro/abitantexanno rispetto a modellizzaz. 2006) voci di costo (inclusi indiretti) % % % % CSL + indiretti 0,0% 0,0% 0,0% CRT + indiretti 0,0% -4,9% -16,2% CTS + indiretti 0,0% -1,7% -16,4% CRD + indiretti 0,0% 8,7% 21,1% CTR - (Ra+Rb) + indiretti 0,0% -5,3% -117,4% costi aggiuntivi comunicaz. e simili Totale 0,0% 1,5% 0,4% costi spazzamento costi raccolte costi smaltimento al netto ricavi costi aggiuntivi comunicaz. e simili Totale - 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 3,5% -1,9% 1,5% 0,0% 6,7% -22,7% 0,4% Nota: i costi riportati sono riferiti ad valori costanti 2006, ovvero al netto di variazioni dovute ad inflazione. CSL = costi di spazzamento e lavaggio; CRT = costi di raccolta e trasporto rifiuti indifferenziati; CTS = costi di trattamento e smaltimento rifiuti indifferenziati; CRD = costi raccolta differenziata; CTR = costi di trattamento e riciclo della racc. diff.; Ra+Rb = ricavi vendita materiali e contributi Conai Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 246 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Costi complessivi della gestione rifiuti negli scenari della pianificazione e attuali 79 78,2 costo complessivo [euro/abitantexanno] 78 77,4 77,1 77 76 75 74 73 72 71 70 Modello 2006 Scenario inerziale 2013 Scenario evolutivo 2013 La composizione dei costi complessivi del sistema vede, passando dallo scenario attuale a quello inerziale al 2013 e quindi a quello evolutivo, una progressiva diminuzione della quota percentuale dei costi associati al trattamento, smaltimento e avvio a recupero dei rifiuti, che passa dal 26,3% fino al 20,3%, con un parallelo incremento della quota relativa ai servizi di raccolta, che passa dal 56,7% al 60,2%. Composizione dei costi complessivi di gestione dei rifiuti negli scenari della pianificazione e attuali 100% 2,6% 26,3% 25,5% 20,3% 56,7% 57,8% 60,2% 17,0% 16,7% 16,9% Modello 2006 Scenario inerziale 2013 Scenario evolutivo 2013 costi smaltimento al netto ricavi costi aggiuntivi comunicaz. e simili % sul costo complessivo 80% 60% 40% 20% 0% costi spazzamento costi raccolte Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 247 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Rispetto agli elementi di incertezza che possono comunque influenzare le analisi esposte, si ritiene inoltre di interesse richiamare l’effetto di possibili variazioni future delle tariffe applicate dagli impianti per il trattamento e smaltimento dei rifiuti. Eventuali incrementi di tali tariffe (determinati ad esempio dalla ricerca di ottimizzazioni tecniche miranti all’ulteriore contenimento degli impatti ambientali derivanti dagli impianti, anche in funzione dell’evolversi del quadro normativo verso livelli prescrittivi sempre più stringenti) porterebbero infatti a penalizzare più lo “Scenario inerziale” che lo “Scenario evolutivo”, essendo tale maggior penalizzazione, pur contenuta, legata al maggior ricorso allo smaltimento dei rifiuti e alla minor quota di loro differenziazione. Si veda al riguardo quanto illustrato nel grafico seguente, che riporta una analisi di sensitività del costo complessivo degli scenari al variare della tariffa di smaltimento del rifiuto indifferenziato; a titolo esemplificativo, si noti come un incremento della tariffa di smaltimento dell’ordine di 10 €/t porti ad aumentare da 0,82 €/t a 1,06 €/t i benefici legati allo “Scenario evolutivo” rispetto allo “Scenario inerziale”. Variazione del costo complessivo per la gestione dei rifiuti in funzione della tariffa di smaltimento del rifiuto indifferenziato Costo complessivo per la gestione dei rifiuti (euro/abxanno) 82 80,8 81 81,6 79,9 80 80,3 79,1 79,6 79 78,2 78,9 78 77 78,1 77,4 Scenario inerziale 76 Scenario evolutivo 75 0 5 10 15 20 Incremento della tariffa di smaltimento rispetto all'attuale (euro/t) 7.7.5. La definizione in forma preliminare di piani finanziari per le nuove realizzazioni impiantistiche In relazione alle ipotesi di nuove realizzazioni impiantistiche, concernenti in particolare il segmento del trattamento termico dei rifiuti, si ritiene di interesse la definizione di massima di un piano finanziario specifico, pur sviluppato in forma semplificata, che viene proposto come utile riferimento per quei soggetti che, in fase di attuazione del Piano, intenderanno avanzare proposte operative in merito. Nell’ambito degli scenari della pianificazione, si è individuato un fabbisogno di potenzialità di trattamento termico aggiuntivo rispetto a quanto garantito dagli attuali due impianti provinciali, per una potenzialità espressa in termini di carico termico pari a 302.000 MWh/a. Tale nuova potenzialità porta quindi a garantire la piena chiusura in ambito provinciale del ciclo di gestione dei rifiuti urbani e di derivazione urbana (inclusi rifiuti ingombranti non Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 248 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) altrimenti recuperati, scarti provenienti dalle attività di recupero delle frazioni raccolte in forma differenziata), oltre che ad assicurare la disponibilità di una riserva di “mutuo soccorso” conforme alle indicazioni in materia definite dalla Regione Lombardia. Nel seguente riquadro, si riporta uno schema semplificato di piano finanziario per l’impianto in questione. Si assume indicativamente la saturazione dell’impianto con il trattamento di un flusso di ca. 100.000 t/a avente potere calorifico analogo a quello del rifiuto indifferenziato prodotto nello scenario inerziale. Gli effettivi conferimenti di rifiuti a quest’impianto, per tipologia e quantità, ferma restando la potenzialità di trattamento espressa in termini di carico termico, dovranno essere valutati in corso di un più approfondito esame in fase di attuazione del Piano. L’investimento per la realizzazione dell’impianto è valutato pari a 76,,8 milioni di euro, comprensivi di 3,5 milioni di euro per interventi di mitigazione sul territorio di inserimento. Il costo complessivo di gestione dell’impianto risulta quindi costituito da: • ammortamento degli investimenti, pari a ca. 9,4 milioni di €/a; • costi del personale, pari a 1,45 milioni di €/a; • consumi di combustibili e reagenti, pari a 0,86 milioni di €/a; • manutenzioni, pari a 1,65 milioni di €/a; • controlli ambientali, pari a 0,4 milioni di €/a; • smaltimento e trasporto scorie e ceneri e polveri, pari a 1,4 milioni di €/a; • assicurazioni, pari a 0,45 milioni di €/a; • attività di ricerca e sviluppo, pari a 0,55 milioni di €/a; • spese generali, pari a ca. 0,34 milioni di €/a; • utili gestionali, pari a ca. 0,7 milioni di €/a; per complessivi 17,3 milioni di €/a, ammortamenti inclusi. La copertura dei costi è assicurata per 8,7 milioni di €/a dalla cessione di energia elettrica, con ricavi pari a 7 eurocent kWh (prezzo di vendita medio 2006 dell’energia elettrica sul mercato), cui si aggiunge il riconoscimento dei certificati verdi, aventi quotazione pari a 125 eurocent kWh (prezzo di riferimento individuato per il 2006), limitatamente a una quota del 40% dell’energia elettrica prodotta, essendo questa la quota del potere calorifico del rifiuto in ingresso attribuibile alla componente rinnovabile del rifiuto (organico, verde, carta, legno, quota parte dei tessili). La tariffa di accesso all’impianto, determinata dai costi, ammortamenti inclusi, detratti dei benefici da cessione dell’energia elettrica, risulta quindi collocarsi intorno agli 87 €/t. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 249 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) IMPIANTO DI TRATTAMENTO TERMICO (forno a griglia) rifiuti in ingresso rifiuti a trattamento PCI medio rifiuti a trattamento carico termico complessivo funzionamento annuo dell'impianto flussi in uscita scorie, ceneri pesanti ceneri leggere, polveri scorie, ceneri pesanti ceneri leggere, polveri rendimento netto di produzione di energia elettrica produzione netta di energia elettrica arco temporale di ammortamento opere civili, acq. area arco temporale di ammortamento opere elettromeccaniche tasso di attualizzazione ammort. opere civili, acq. area tasso di attualizzazione ammort. opere elettromeccaniche costo saltimento e trasporto scorie costo smaltimento e trasporto ceneri/polveri tariffa di cessione energia elettrica utili gestionali utili gestionali 99.614 2.607 10.914 34.902.320 302.000 310 15% 4,0% 14.942 3.985 t/a kcal/kg kJ/kg kcal/h MWh/a d/a del rifiuto in ingresso del rifiuto in ingresso t/a t/a 24% su carico termico in ingresso 62.321.582.115 kcal/a 72.480.000 kWh/a 30 anni 10 anni 7,0% 7,0% 60 150 0,12 5% euro/t euro/t euro/kWh dei costi di gestione (esclusi ammortamenti) 10% dei costi di gestione (esclusi ammortamenti) costi di investimento opere elettromeccaniche, impianti opere civili spese tecniche e acquisizione dell'area oneri accessori per interventi di mitigazione totale impianto 52.200.000 10.400.000 10.700.000 3.500.000 76.800.000 euro euro euro euro euro costi/ricavi di gestione ammortamento opere civili, acq. area, opere mitigazione ammortamento opere elettromeccaniche personale consumi combustibili e reagenti manutenzione controlli ambientali smaltimento e trasporto scorie smaltimento e trasporto ceneri/polveri assicurazioni attività di ricerca e sviluppo spese generali utili gestionali 1.982.426 7.432.106 1.450.000 860.000 1.650.000 400.000 896.529 597.686 450.000 540.000 342.211 718.643 ricavi da cessione energia elettrica 8.697.600 euro/a ricavi da tariffa di accesso rifiuti a trattamento 8.621.999 euro/a tariffa di accesso all'impianto Proposta di Piano - Relazione euro/a euro/a euro/a euro/a euro/a euro/a euro/a euro/a euro/a euro/a euro/a euro/a 86,6 euro/t Aprile 2008 Pagina 250 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 8. LA PROPOSTA DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI 8.1. La definizione dei fabbisogni di recupero e smaltimento 8.1.1. La metodologia per la valutazione dei fabbisogni Sulla base dell’analisi delle dichiarazioni MUD, si è proceduto a valutare i fabbisogni di recupero e smaltimento di rifiuti speciali, pericolosi e non, prodotti in Provincia. Per stimare i fabbisogni è stato associato ad ogni tipologia di rifiuto prodotto (con riferimento alla produzione primaria di rifiuti, ovvero al netto dei rifiuti derivanti dal trattamento di altri rifiuti) un destino ricompreso tra le operazioni di recupero/smaltimento individuate negli allegati B e C del D.Lgs. 152/2006. Tale destino è stato definito attraverso un esame delle caratteristiche del rifiuto, così come individuabili sulla base del codice CER, del ciclo produttivo di provenienza, dello stato fisico del rifiuto e dell’attuale destino dichiarato. In particolare, nel valutare come elemento comparativo di interesse gli attuali destini si è provveduto ad un’analisi estesa a tutte le attività di recupero e smaltimento rifiuti effettuate nell’intera Regione Lombardia (analizzando quindi anche i dati delle dichiarazioni MUD delle altre Province), in modo tale da disporre di una importante base dati di riferimento di attribuzione delle diverse tipologie di attività di gestione (recupero/smaltimento) alle diverse tipologie di rifiuti (identificate dal codice CER e dallo stato fisico). Si noti comunque che le valutazioni qui presentate sono mirate alla definizione del “corretto” destino del rifiuto, che non coincide necessariamente con l’attuale (ad esempio, attualmente potrebbe venir smaltito in discarica un rifiuto che in realtà è ritenuto efficacemente avviabile a recupero). La definizione della corretta modalità di recupero/smaltimento non è univoca per parte consistente delle tipologie di rifiuti speciali e pericolosi. Il possibile destino dipende infatti dalle specifiche caratteristiche chimico-fisiche, non sempre deducibili dalle dichiarazioni MUD, oltre che dalla presenza di impurezze che possono ad esempio precludere le possibilità di reimpiego di certe tipologie di rifiuti in determinati cicli produttivi. Nell’effettuare la valutazione dei fabbisogni si sono pertanto indicate, ove ritenuto opportuno, anche più opzioni di recupero/smaltimento associate a un medesimo rifiuto. Per poter disporre di una stima di riferimento dei fabbisogni direttamente confrontabile con il dato di produzione si sono quindi effettuate assunzioni specifiche relative ai flussi di rifiuti associabili a più opzioni, ripartendoli in quote attribuite ai diversi destini, sulla base di considerazioni legate alle caratteristiche dei rifiuti in oggetto. Tale metodologia è stata applicata alla quasi totalità della produzione primaria di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi, coprendo in particolare più del 96% di entrambe le categorie (per l’esattezza 98,86% per i rifiuti speciali non pericolosi e 96,00% per i rifiuti speciali pericolosi). Non sono stati considerati flussi minori di rifiuti, essendo gli stessi di scarsa significatività sul complesso provinciale ed essendo in diversi casi non adeguatamente valutabile il corretto destino, anche per l’eventuale genericità dell’informazione rappresentata dal codice CER identificativo del rifiuto. Valutazione fabbisogni provinciali di recupero/smaltimento: grado di copertura delle stime Produzione primaria provinciale [t] prod. Di riferimento per fabbisogni [t] grado di copertura [%] Proposta di Piano - Relazione Rif. spec. NP Rif. Spec. P Rif. Spec. Tot. 1.684.820 1665.616 279.478 268.287 1.964.298 1.933.902 98,86% 96,00% 98,45% Aprile 2008 Pagina 251 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Così valutati i fabbisogni di riferimento in relazione alla produzione primaria di rifiuti, si è provveduto a individuare anche i relativi fabbisogni secondari, sulla base di assunzioni di massima rispetto ai rifiuti che derivano dalle diverse filiere di trattamento; ad esempio, per i rifiuti speciali non pericolosi avviati a trattamento termico D10/R1 si sono previsti i seguenti fabbisogni secondari: - R5 recupero di scorie come inerti, per un quantitativo pari al 60% delle scorie prodotte, a loro volta assunte pari al 20% del rifiuto termovalorizzato; - D1 discarica di rifiuti non pericolosi, per un quantitativo pari al 40% delle scorie prodotte, a loro volta assunte pari al 20% del rifiuto termovalorizzato; - D9 inertizzazione di ceneri e altri residui da abbattimento fumi, per un quantitativo pari al 5% del rifiuto termovalorizzato; - D1 discarica di rifiuti inertizzati, per un quantitativo pari al 150% dei rifiuti inertizzati di cui al punto precedente. La definizione dei fabbisogni è quindi stata integrata con una valutazione specifica inerente il percolato di discarica attualmente prodotto dalle discariche esistenti sul territorio provinciale (siano esse in fase di esercizio che di postgestione). Pur essendo tale rifiuto escluso dalla cosiddetta produzione primaria di rifiuti, si è comunque ritenuto di doverne valutare le relative necessità di trattamento, in considerazione anche della sua rilevanza quantitativa e dell’orizzonte temporale lungo il quale dovrà essere in ogni caso garantito il suo corretto smaltimento. Ai fabbisogni così individuati è infine stato associato un intervallo di variabilità, legato alle incertezze e approssimazioni inevitabilmente presenti nell’ambito della metodologia di valutazione adottata. Le tipologie di destino prese in considerazione fanno riferimento, come già segnalato, alle voci di recupero/smaltimento contenute negli allegati B e C del D.Lgs. 152/2006. Alcune di queste (in particolare, le voci D1, D9 e R3) sono state disaggregate in voci di maggior dettaglio, essendo ritenuta eccessivamente generica la codifica originale. Il trattamento termico D10 e il recupero energetico R1 sono stati accorpati in una unica voce D10/R1, in considerazione dell’incertezza che spesso caratterizza la differenziazione delle due attività (nello stesso contesto lombardo si assiste, in Province diverse, ad una diversa caratterizzazione di tipologie di impianti equivalenti). L’elenco completo dei destini valutati è quindi il seguente: - D1i D1n D1z D8 D9e D9i D9l D10/R1 R2 R3c R3s R4 R5 R9 R10 discarica per inerti; discarica per rifiuti non pericolosi; discarica per rifiuti inertizzati; trattamento biologico; trattamento chimico/fisico (emulsioni oleose); trattamento chimico/fisico (inertizzazione); trattamento chimico/fisico (rifiuti liquidi) incenerimento/recupero energetico; rigenezione/recupero solventi; riciclo/recupero sostanze organiche (compostaggio); riciclo/recupero sostanze organiche (frazioni secche); riciclo/recupero metalli; riciclo/recupero altre sostanze inorganiche; rigenerazione oli; spandimento sul suolo a beneficio agricoltura/ecologia. Nei seguenti riquadri è riportato il dettaglio del destino (singolo/multiplo) attribuito alle diverse tipologie di rifiuti (individuati da codice CER e stato fisico). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 252 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Attribuzione dei corretti destini per singola tipologia di rifiuto CER 170904 100202 170904 010413 120101 150106 190703 070101 200101 070701 120102 150101 170302 190805 100210 170405 120199 010413 100908 101311 100207 100908 170605 150103 010412 030105 190812 040108 070299 070104 100903 070108 150102 030105 040222 190814 101008 200102 130105 100299 120103 120117 060503 120301 150105 120105 160104 070213 200304 150104 170504 161002 110105 161104 020304 120109 010412 170504 120104 080416 160601 020103 070708 020701 080120 170107 070501 100316 020704 080308 190106 010413 030307 P P P P P P P P P P P P P P P P Descrizione Sp 1 rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui a 0 scorie non trattate 0 rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui a 0 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 0 limatura e trucioli di materiali ferrosi 0 imballaggi in materiali misti percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02 0 0 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri 0 carta e cartone 0 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri 0 polveri e particolato di materiali ferrosi 0 imballaggi in carta e cartone 0 miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17 03 01 0 fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane 0 scaglie di laminazione 0 ferro e acciaio 0 rifiuti non specificati altrimenti 0 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 0 forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 0 rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento, diversi da q 0 rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose 1 1 forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 0 0 materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il depos 0 imballaggi in legno 0 sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quel 0 segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci div fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, divers 0 cuoio conciato (scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura) contenenti crom 0 0 rifiuti non specificati altrimenti 0 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri 0 scorie di fusione 0 altri fondi e residui di reazione 0 imballaggi in plastica 1 segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci div 0 rifiuti da fibre tessili lavorate 0 fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da q 0 forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 1 0 vetro 0 emulsioni non clorurate 0 rifiuti non specificati altrimenti 0 limatura e trucioli di materiali non ferrosi 1 materiale abrasivo di scarto, diverso da quello di cui alla voce 12 01 16 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a 0 0 soluzioni acquose di lavaggio 0 imballaggi in materiali compositi 0 limatura e trucioli di materiali plastici 0 veicoli fuori uso 0 rifiuti plastici 0 fanghi delle fosse settiche 0 imballaggi metallici 1 terra e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 17 05 03 0 soluzioni acquose di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 16 10 01 0 acidi di decappaggio 0 altri rivestimenti e materiali refrattari provenienti dalle lavorazioni metallurgi 0 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione 0 emulsioni e soluzioni per macchinari, non contenenti alogeni 0 sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quel 0 terra e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 17 05 03 0 polveri e particolato di materiali non ferrosi rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, diversi da quelli di cui alla 0 0 batterie al piombo 0 scarti di tessuti vegetali 0 altri fondi e residui di reazione 0 rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della mate 0 sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, diverse da quelle di cui al miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, diverse da q 0 0 soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri 1 schiumature diverse da quelle di cui alla voce 10 03 15 0 scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione 0 rifiuti liquidi acquosi contenenti inchiostro rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri rifiuti liquidi ac 0 1 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 0 scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di ca Snp 0 1 1 0 1 1 0 0 1 0 1 1 1 0 1 1 1 1 1 1 0 0 1 1 0 1 0 1 1 0 1 0 1 0 1 0 1 1 0 1 1 0 0 0 1 1 1 1 0 1 1 0 0 1 1 0 1 1 1 0 1 1 0 0 0 1 0 0 1 0 0 0 1 FP 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 L 0 0 0 0 0 0 1 1 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 1 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 1 0 0 0 0 1 0 0 1 1 0 0 1 0 0 0 1 0 0 1 1 1 0 1 0 0 1 1 0 0 A 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 Tonn 265.429,95 186.440,65 156.085,08 84.426,19 81.494,59 73.038,22 68.394,20 58.420,56 58.105,49 52.577,38 51.052,99 42.155,89 40.466,19 39.264,16 38.102,01 34.645,00 31.836,53 27.459,61 19.650,98 18.498,36 18.111,45 16.886,92 15.857,77 14.825,22 13.471,01 13.199,97 12.944,56 12.796,78 11.892,83 11.458,31 11.446,63 11.298,31 10.601,64 10.431,57 10.273,17 10.021,26 9.323,76 8.582,26 8.523,04 8.494,35 8.371,05 8.140,48 7.960,28 7.390,30 7.330,30 7.123,60 7.063,70 7.001,34 6.946,03 6.102,66 6.070,23 6.021,46 5.885,98 5.607,87 5.458,89 5.164,81 5.161,64 5.130,29 4.925,21 4.602,90 4.374,76 4.243,92 4.183,89 4.145,97 4.100,23 4.023,44 3.907,67 3.855,89 3.823,82 3.813,35 3.780,91 3.704,42 3.596,31 DESTINO D1iR5 D1iR5 D1iR5 D1iR5 R4 R3sR4R5 D8D9l D9lD10R2 R3s D9lD10R2 R4 R3s R5 D10R3cR10 R4 R4 R4 D1iR5 R5 D1iR5 D9i D1iR5 D9i R3s R10 D10R3cR3s D1nD10R3c D10R3s D10R3s D9lD10R2 D1iR5 D9lD10 R3s D10R3cR3s D10R3s D1nR5 R5 R5 D9eD10 R4 R4 D1nR5 D1nD10 D9lR2 R3sR4R5 R3s R4 R3s D8D9l R4 D1iR5 D9l D9lR5 D1nR4 R3c D9l D1iR5 D1iR5 R4 D8D9l R4R5 D10R3c D9lD10R2 D8D9l D8D9l D1iR5 D9lD10R2 R4 D1nR3c D8D9l D9l D1iR5 D10R3s (continua) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 253 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) (segue) 020705 160214 101099 160103 150107 070704 110107 200201 020204 070504 100207 070601 190119 060503 130208 070212 170101 010408 020204 150110 070712 170402 120199 150203 040220 040221 190107 170505 070112 170503 160306 010410 110112 190208 200304 100316 170604 060314 190801 130205 190105 030199 120102 130802 170411 180103 130507 200303 070212 030399 190805 170103 110108 101099 070708 070112 070201 100315 190205 070103 200138 170802 160117 060503 200201 070401 101103 170203 200139 160708 040106 120101 200140 080410 P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti apparecchiature fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci da 16 02 09 a 1 rifiuti non specificati altrimenti pneumatici fuori uso imballaggi in vetro altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri basi di decappaggio rifiuti biodegradabili fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri sabbie dei reattori a letto fluidizzato fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a altri oli per motori, ingranaggi e lubrificazione fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a cemento scarti di ghiaia e pietrisco, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali so fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a alluminio rifiuti non specificati altrimenti assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi, diversi da quelli d fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a rifiuti da fibre tessili grezze rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi fanghi di dragaggio, contenente sostanze pericolose fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a terra e rocce, contenenti sostanze pericolose rifiuti organici, diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05 polveri e residui affini, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07 soluzioni acquose di lavaggio, diverse da quelle di cui alla voce 10 01 11 rifiuti combustibili liquidi, contenenti sostanze pericolose fanghi delle fosse settiche schiumature diverse da quelle di cui alla voce 10 03 15 materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci 17 06 01 e 17 06 03 sali e loro soluzioni, diversi da quelli di cui alle voci 06 03 11 e 06 03 13 vaglio scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, non clorurati residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi rifiuti non specificati altrimenti polveri e particolato di materiali ferrosi altre emulsioni cavi, diversi da quelli di cui alla voce 17 04 10 rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particola acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua residui della pulizia stradale fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a rifiuti non specificati altrimenti fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane mattonelle e ceramiche fanghi di fosfatazione rifiuti non specificati altrimenti altri fondi e residui di reazione fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri schiumature infiammabili o che rilasciano, al contatto con l'acqua, gas infia fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri legno, diverso da quello di cui alla voce 20 01 37 materiali da costruzione a base di gesso diversi da quelli di cui alla voce 17 metalli ferrosi fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a rifiuti biodegradabili soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri scarti di materiali in fibra a base di vetro plastica plastica rifiuti contenenti olio fanghi, prodotti in particolare dal trattamento in loco degli effluenti, contene limatura e trucioli di materiali ferrosi metallo adesivi e sigillanti di scarto, diversi da quelli di cui alla voce 08 04 09 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0 1 0 0 1 0 0 1 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 1 1 1 0 0 1 0 0 1 0 0 0 0 0 1 1 0 1 0 1 0 1 0 1 0 0 0 1 0 1 0 0 0 1 1 1 1 0 0 0 0 0 1 1 0 0 1 0 0 1 0 0 0 0 0 1 0 0 1 1 1 1 0 0 1 1 1 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 1 0 1 0 0 0 1 0 0 1 1 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 0 1 1 0 1 0 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 1 1 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 1 0 0 1 0 0 1 0 0 0 1 0 1 1 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 3.521,14 R3c 3.470,00 D1nR4 3.429,92 R5 3.047,49 D1nD10R3s 3.045,26 R5 3.012,32 D9lD10R2 2.807,91 D9iR4R5 2.788,11 R3c 2.567,67 D8D9l 2.328,30 D9lR2 2.217,66 D9i 2.205,24 D9lD10R2 2.143,82 D1nR5 2.137,16 D9l 2.119,79 D10R9 2.118,18 D1nR5 2.108,85 R5 2.039,98 D1iR5 1.997,95 R3c 1.985,76 D10R3sR4R5 1.981,91 D1nD10 1.898,69 R4 1.757,88 R4 1.743,22 D10R3s 1.676,82 D10R3c 1.624,96 D10R3s 1.604,16 D9iD10 1.589,48 D9i 1.579,92 D1nR10 1.561,85 D9i 1.532,98 D9l 1.529,75 D1iR5 1.514,21 D9lR2 1.481,32 D10 1.472,60 D8D9l 1.461,64 R4 1.419,55 D1nR5 1.403,39 D1n 1.385,31 D1n 1.369,16 D10R9 1.350,60 D9iD10 1.348,13 D1nD10 1.271,77 R4 1.259,28 D9e 1.228,63 R3sR4 1.208,50 D10 1.201,91 D9l 1.188,80 D1nR5 1.186,08 D1nR5 1.132,92 D8D9l 1.112,68 D10R3cR10 1.111,18 D1iR5 1.092,92 D9l 1.084,11 R4 1.076,14 D9i 1.070,00 D1nR10 1.043,99 D9lD10R2 1.029,16 R4 997,06 D9l 969,70 D9lD10R2 963,86 R3s 931,93 D1nR5 909,72 R4 871,16 D1nR5 858,99 R3c 854,24 D9lD10R2 852,25 D1nR5 846,40 R3s 846,04 R3s 831,18 D9e 823,24 D1n 823,19 R4 820,66 R4 817,29 D1n (continua) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 254 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) (segue) 070212 040109 170401 100214 060101 020101 140603 070312 070612 080112 170405 160303 100325 170201 100909 020502 130206 190205 020305 030105 110502 080202 200306 180103 150106 150106 020301 110113 040209 120117 110198 020203 020201 070612 070608 040222 170601 190901 150101 200307 060502 070110 070108 160306 070604 090199 170407 150202 101112 200110 190812 101008 200101 070299 010413 040107 160107 101311 070512 120115 120114 110115 080112 110114 161106 080119 160305 190699 070110 070301 100912 060405 070208 090102 P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P P fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a rifiuti delle operazioni di confezionamento e finitura rame, bronzo, ottone fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, diversi da qu acido solforico ed acido solforoso fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia altri solventi e miscele di solventi fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 11 ferro e acciaio rifiuti inorganici, contenenti sostanze pericolose fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti so legno polveri dei gas di combustione contenenti sostanze pericolose fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti scarti di olio sintetico per motori, ingranaggi e lubrificazione fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci div ceneri di zinco fanghi acquosi contenenti materiali ceramici rifiuti della pulizia delle fognature rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particola imballaggi in materiali misti imballaggi in materiali misti fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazion rifiuti di sgrassaggio contenenti sostanze pericolose rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastomeri, plastomeri) materiale abrasivo di scarto, diverso da quello di cui alla voce 12 01 16 altri rifiuti contenenti sostanze pericolose scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a altri fondi e residui di reazione rifiuti da fibre tessili lavorate materiali isolanti contenenti amianto rifiuti solidi prodotti dai processi di filtrazione e vaglio primari imballaggi in carta e cartone rifiuti ingombranti fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pe altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti altri fondi e residui di reazione rifiuti organici, diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri rifiuti non specificati altrimenti metalli misti assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell'olio non specificati altrimenti), s rifiuti di vetro diversi da quelli di cui alla voce 10 11 11 abbigliamento fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, divers forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 1 carta e cartone rifiuti non specificati altrimenti rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce fanghi, prodotti in particolare dal trattamento in loco degli effluenti, non con filtri dell'olio rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento, diversi da q fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a fanghi di lavorazione, diversi da quelli di cui alla voce 12 01 14 fanghi di lavorazione, contenenti sostanze pericolose eluati e fanghi di sistemi a membrana e sistemi a scambio ionico, contenen pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 11 rifiuti di sgrassaggio diversi da quelli di cui alla voce 11 01 13 rivestimenti e materiali refrattari provenienti da lavorazioni non metallurgich sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organ rifiuti organici, contenenti sostanze pericolose rifiuti non specificati altrimenti altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri altri particolati diversi da quelli di cui alla voce 10 09 11 rifiuti contenenti altri metalli pesanti altri fondi e residui di reazione soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa Nota: Destino D10: Stato fisico: 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 0 0 1 1 0 0 1 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 0 1 1 0 0 0 1 1 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 0 0 0 0 0 0 1 1 0 1 0 0 1 1 0 0 1 1 1 1 1 0 1 0 0 1 1 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 0 0 0 0 sta per D10/R1 ovvero incenerimento/recupero energetico SP = solido polverulento SnP = solido non polverulento FP = fangoso palabile L = liquido Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 0 0 0 1 0 0 0 1 1 0 0 0 1 0 0 1 0 1 1 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 1 1 0 0 0 0 1 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 1 0 0 1 1 1 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 1 0 1 1 0 1 0 1 0 0 0 1 0 0 1 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 775,39 757,79 756,17 755,86 722,37 722,37 711,07 690,21 682,27 680,07 665,84 663,70 657,28 654,47 623,72 601,43 600,83 593,70 586,50 576,91 568,72 567,30 564,11 559,75 544,95 544,46 543,85 542,50 541,59 541,59 519,83 499,46 493,61 487,24 485,73 481,09 472,07 468,85 468,55 468,01 467,25 465,16 462,17 459,52 452,36 447,65 447,24 446,99 436,10 431,14 430,68 424,54 423,42 421,79 421,72 418,98 416,44 414,72 411,08 409,15 407,72 404,81 398,74 370,16 362,35 359,37 353,30 352,92 349,00 348,93 342,40 339,24 333,59 331,40 D9l D1nR3s R4 D1n D9lR5 D8D9l D9lD10R2 D1n D1nR5 D1nD10 R4 D9l D9i R3s D9i R3cR10 D10R9 D9i R3cR10 D10R3s R4 D9l D8D9l D10 R3sR4R5 R3sR4R5 D8D9l D9l D10R3s D1nR5 D9l D8D9l D8D9l D9l D9l D10R3s D9i D1nD10 R3s R3sR4R5 D9i D9i D9iD10 D8 D9l D9l R4 D9iD10 R5 R3s D1nD10 D1n R3s D10R3s D9l D1n D9iR4 D1iR5 D9l D1n D9l D9l D1nD10 D9l D1nR5 D9l D9i D10 D9i D9lD10R2 R5 D9i D9lD10 D9lR4 A = aeriforme Pagina 255 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 8.1.2. I fabbisogni individuati Applicando il criterio del potenziale destino ai flussi di rifiuti della produzione primaria provinciale e al percolato di discarica, secondo le modalità evidenziate nel paragrafo precedente, si ottiene il quadro illustrato nella tabella e nei grafici riportati nel seguito. Rifiuti speciali non pericolosi Il fabbisogno individuato complessivamente per le attività di smaltimento e recupero di rifiuti speciali non pericolosi oscilla tra 1.825.000 t/a e 2.431.000 t/a. Complessivamente, i fabbisogni di smaltimento (escluso incenerimento) vengono stimati pari a 617.000-820.000 t/a. La stima di riferimento dei fabbisogni di incenerimento/recupero energetico è di 150.000200.000 t/a. Predominante risulta quindi il fabbisogno di attività di riciclo e recupero di materia, con una stima di 1.058.000-1.411.000 t/a. I fabbisogni individuati risultano concentrarsi in particolare nelle seguenti attività: - R5 riciclo/recupero altre sostanze inorganiche: 540.000-720.000 t/a; - D1i discarica per rifiuti inerti: 390.000-520.000 t/a; - R4 riciclo/recupero metalli: 270.000-360.000 t/a; - R3s riciclo/recupero sostanze organiche (frazioni secche): 190.000-250.000 t/a; - D1n discarica per rifiuti non pericolosi: 110.000-140.000 t/a. - D10/R1 incenerimento/recupero energetico: 150.000-200.000 t/a; - D9l trattamento chimico-fisico (rifiuti liquidi): 55.000-75.000 t/a; - D8 trattamento biologico: 45.000-60.000 t/a; - R3s riciclo/recupero sostanze organiche (compostaggio): 35.000-50.000 t/a. Si ricorda che le indicazioni riportate comprendono fabbisogni diretti di recupero/smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi da produzione primaria, oltre che del percolato di discarica, e fabbisogni indiretti di recupero/smaltimento di rifiuti speciali (sia non pericolosi che eventualmente anche pericolosi) derivanti dalle attività di recupero e smaltimento dei suddetti rifiuti speciali non pericolosi. Rifiuti speciali pericolosi Il fabbisogno individuato complessivamente per le attività di smaltimento e recupero di rifiuti speciali pericolosi oscilla tra 346.000 e 467.000 t/a. Complessivamente, i fabbisogni di smaltimento (escluso incenerimento) vengono stimati pari a 217.000-291.000 t/a. La stima di riferimento dei fabbisogni di incenerimento/recupero energetico è di 45.00060.000 t/a. Il fabbisogno di attività di riciclo e recupero di materia è poi pari a 84.000-117.000 t/a. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 256 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) I fabbisogni individuati risultano concentrarsi in particolare nelle seguenti attività: - D1z discarica per rifiuti inertizzati: 90.000-120.000 t/a; - R2 rigenerazione/recupero solventi: 65.000-90.000 t/a; - D9i trattamento chimico/fisico (inertizzazione): 60.000-80.000 t/a; - D9l trattamento chimico/fisico (rifiuti liquidi): 60.000-80.000 t/a. - D10/R1 incenerimento/recupero energetico: 45.000-60.000 t/a; - R4 riciclo/recupero metalli: 10.000-14.000 t/a. Si ricorda che le indicazioni riportate comprendono fabbisogni diretti di recupero/smaltimento di rifiuti speciali pericolosi da produzione primaria e fabbisogni indiretti di recupero/smaltimento di rifiuti speciali (sia pericolosi che eventualmente anche non pericolosi) derivanti dalle attività di recupero e smaltimento dei suddetti rifiuti speciali pericolosi. Fabbisogni di recupero/smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in Provincia di Bergamo (valutati su fabbisogni produzione primaria + percolato di discarica e conseguente stima fabbisogni secondari) discarica per inerti D1i discarica per rifiuti non pericolosi D1n discarica per rifiuti inertizzati D1z trattamento biologico D8 tratt. chimico/fisico (emulsioni oleose) D9e tratt. chimico/fisico (inertizzazione) D9i tratt. chimico/fisico (rifiuti liquidi) D9l incenerimento/recupero energetico D10/R1 rigenerazione/recupero solventi R2 riciclo/recupero sostanze organiche (compostaggio) R3c R3s riciclo/recupero sostanze organiche (frazioni secche) R4 riciclo/recupero metalli R5 riciclo/recupero altre sostanze inorganiche R9 rigenerazione o altri reimpieghi oli R10 spandimento su suolo a beneficio agricoltura/ecologia totale smaltimento (escluso incenerimento) totale incenerimento/recupero energetico totale riciclo/recupero di materia totale Proposta di Piano - Relazione Rifiuti speciali NP minimo massimo (t/a) (t/a) 390.000 520.000 110.000 140.000 10.000 15.000 45.000 60.000 0 0 7.000 10.000 55.000 75.000 150.000 200.000 500 1.000 35.000 50.000 190.000 250.000 270.000 360.000 540.000 720.000 0 0 23.000 30.000 617.000 820.000 150.000 200.000 1.058.500 1.411.000 1.825.500 2.431.000 Aprile 2008 Rifiuti speciali P minimo massimo (t/a) (t/a) 0 0 2.000 3.000 90.000 120.000 0 0 5.500 7.500 60.000 80.000 60.000 80.000 45.000 60.000 65.000 90.000 0 0 0 500 10.000 14.000 6.000 8.000 3.000 4.000 0 0 217.500 290.500 45.000 60.000 84.000 116.500 346.500 467.000 Pagina 257 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Fabbisogni di recupero/smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in Provincia di Bergamo Rifiuti speciali non pericolosi (t/a) 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 700.000 800.000 D1i D1n D1z D8 D9e D9i D9l D10/R1 R2 R3c R3s R4 R5 R9 R10 intervallo fabbisogni stimati Rifiuti speciali pericolosi (t/a) 0 20.000 40.000 60.000 80.000 100.000 120.000 140.000 D1i D1n D1z D8 D9e D9i D9l D10/R1 R2 R3c R3s R4 R5 R9 R10 intervallo fabbisogni stimati Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 258 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 8.1.3. Il confronto tra fabbisogni e attuali capacità di recupero e smaltimento Mettendo a confronto il quadro dei fabbisogni stimati con quello delle attività di recupero/smaltimento svolte dall’impiantistica presente sul territorio provinciale (così come risultanti in particolare dalle dichiarazioni MUD esaminate), si evidenziano alcuni interessanti spunti di riflessione. Si precisa innanzitutto che le attività attualmente svolte di smaltimento D13 e D14 rappresentano tendenzialmente attività preliminari ad altre operazioni, non essendo in grado di per sé di garantire l’effettivo pieno smaltimento dei rifiuti. Per tale motivo, queste attività non sono state valutate nella stima dei fabbisogni; non si sono quindi conseguentemente definiti per queste tipologie di attività fabbisogni confrontabili con quanto oggi effettuato nel contesto provinciale. La stima dei fabbisogni porta a valutare in ca. 600.000-800.000 t/a le necessità di smaltimento in discarica (D1), dei quali oltre la metà riferiti a discariche per rifiuti inerti e la restante quota sostanzialmente equamente distribuita tra discariche per rifiuti non pericolosi e discariche dedicate in particolare a rifiuti pericolosi inertizzati. Il quantitativo di rifiuti speciali conferito in discariche della provincia di Bergamo nel 2004 è stato inferiore, essendo pari a 367.000 t/a. I fabbisogni stimati di trattamento biologico (D8) e di trattamento chimico-fisico (D9) di rifiuti non pericolosi e pericolosi risultano essere più che soddisfatti in ambito provinciale. I fabbisogni stimati di incenerimento/recupero energetico (D10/R1) evidenziano per i rifiuti non pericolosi una quota di fabbisogno non soddisfatto, dell’ordine delle 50.000-100.000 t/a. Per i rifiuti speciali pericolosi si evidenzia invece come il fabbisogno stimato sia più che soddisfatto. Il fabbisogno stimato di rigenerazione/recupero solventi (R2), essenzialmente di rifiuti pericolosi, non trova alcun riscontro in attività svolte nel contesto provinciale. Per il riciclo/recupero di sostanze organiche (R3), essenzialmente rifiuti non pericolosi costituiti da frazioni secche e per il riciclo/recupero di metalli (R4) e altre sostanze inorganiche (R5), principalmente rifiuti non pericolosi, si evidenzia invece uno sviluppo di attività sul territorio in grado di gestire flussi superiori ai fabbisogni stimati. Solo per quanto riguarda i rifiuti pericolosi, le attività di riciclo/recupero di metalli attive sul territorio provinciale non sono in grado di soddisfare i fabbisogni stimati, sebbene le quantità in valore assoluto siano abbastanza contenute. Nell’ambito delle valutazioni su riciclo e recupero è necessario ricordare che il dato di gestione 2004 comprende inevitabilmente anche quota parte dei recuperi da raccolta differenziata dei rifiuti urbani, non tenuti in considerazione per la definizione dei fabbisogni qui presentati. Il fabbisogno stimato di rigenerazione o di altro reimpiego degli oli (R9), esclusivamente di rifiuti pericolosi, non trova riscontro nelle attività svolte nel contesto provinciale e pertanto risulta essere non soddisfatto, sebbene le quantità in valore assoluto siano notevolmente contenute. Infine, per quanto riguarda lo spandimento di fanghi in agricoltura (R10) si registra un sostanziale pareggio fra potenziale fabbisogno stimato e attività presenti sul territorio nel 2004. In sintesi, si possono evidenziare i seguenti aspetti principali: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 259 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) - - - in relazione allo smaltimento in discarica dei rifiuti si individuano fabbisogni complessivi superiori a quanto risulta essere attualmente smaltito in impianti provinciali; l’attuale sistema impiantistico provinciale non appare inoltre pienamente in grado di soddisfare i fabbisogni stimati per l’incenerimento/recupero energetico dei rifiuti speciali non pericolosi, mentre risulta esservi una adeguata capacità di questi trattamenti dedicata ai rifiuti pericolosi; l’attuale sistema impiantistico provinciale risulta più che sufficiente rispetto ai fabbisogni di trattamento biologico e chimico/fisico di rifiuti non pericolosi e pericolosi; gli operatori del recupero attivi sul territorio sono in grado di garantire il pieno soddisfacimento dei fabbisogni di recupero per il riciclo/recupero sia di sostanze organiche, sia di metalli, sia di altre sostanze inorganiche delle principali tipologie di rifiuti speciali non pericolosi, mentre non soddisfano affatto il fabbisogno di riciclo/recupero di metalli per le tipologie di rifiuti speciali pericolosi; per lo spandimento in agricoltura le attività presenti sul territorio garantiscono il soddisfacimento del fabbisogno stimato; per altri flussi particolari, si registra infine una carenza per i rifiuti pericolosi avviabili a recupero solventi e ad attività di rigenerazione o altri reimpieghi di oli. Confronto tra stime dei fabbisogni e attività di recupero/smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in Provincia di Bergamo D1i D1n D1z D8 D9e D9i D9l D10 R1 D13 D14 R2 R3c R3s R4 R5 R9 R10 R12 discarica per inerti discarica per rifiuti non pericolosi discarica per rifiuti inertizzati trattamento biologico tratt. chimico/fisico (emulsioni oleose) tratt. chimico/fisico (inertizzazione) tratt. chimico/fisico (rifiuti liquidi) incenerimento recupero energetico raggruppamento preliminare prima di D1-D12 ricondizionamento preliminare rigenerazione/recupero solventi riciclo/recupero sostanze organiche (compostaggio) riciclo/recupero sostanze organiche (frazioni secche) riciclo/recupero metalli riciclo/recupero altre sostanze inorganiche rigenerazione o altri reimpieghi oli spandimento su suolo a beneficio agricoltura/ecologia scambio rifiuti per sottoporli a R1-R11 totale Rifiuti speciali NP stima fabbisogni dichiarato (t/a) MUD (t/a) 390.000-520.000 349.790 110.000-140.000 10.000-15.000 45.000-60.000 109.307 0 173.028 7.000-10.000 55.000-75.000 13.572 150.000-200.000 84.073 0 273 0 121.762 500-1.000 0 35.000-50.000 321.535 190.000-250.000 270.000-360.000 472.446 540.000-720.000 836.599 0 0 23.000-30.000 (34.465*) 28.473 0 2.285 1.825.0002.513.143 2.431.000 Rifiuti speciali P stima fabbisogni dichiarato (t/a) MUD (t/a) 0 17.615 2.000-3.000 90.000-120.000 0 71.270 5.500-7.500 181.293 60.000-80.000 60.000-80.000 123.903 45.000-60.000 983 0 0 0 14.003 65.000-90.000 0 0 1.434 0-500 10.000-14.000 5.491 6.000-8.000 18.927 3.000-4.000 0 0 0 0 0 346.500434.919 467.000 (*) il doppio valore associato alle operazioni di recupero R10 trova giustificazione nel fatto che, sulla base delle dichiarazioni MUD, il quantitativo tra parentesi comprende anche l'impiego di rifiuti inerti in ripristini ambientali, mentre il restante valore indicato in tabella è relativo ad operazioni di spandimento sul suolo in agricoltura in senso stretto; nelle valutazioni finalizzate all'individuazione dei fabbisogni, il recupero di rifiuti inerti, anche al fine di ripristini ambientali, è ricompreso nella voce R5. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 260 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 9. INDIRIZZI PER LA GESTIONE DI PARTICOLARI CATEGORIE DI RIFIUTI La gestione di alcuni flussi di rifiuto è regolamentata da specifiche norme ai sensi di quanto previsto dal Titolo III del D.Lgs.22/97 e dai successivi decreti attuativi. Il Piano fornisce un inquadramento della problematica attraverso un’analisi della normativa ed un approfondimento dei dati sulla produzione riferiti a specifiche categorie di rifiuti tenendo conto delle implicazioni e delle potenziali criticità che possono derivare dalla non corretta gestione di tali flussi in ambito provinciale. La nuova normativa in materia ambientale (Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 s.m.i.) conferma le previgenti previsioni normative e regolamentari in materia di gestione di particolari categorie di rifiuti, infatti l’articolo 227 del Titolo III della Parte IV del D.lgs. 152/06, recita: Restano ferme le disposizioni speciali, nazionali e comunitarie relative alle altre tipologie di rifiuti, ed in particolare quelle riguardanti: a. rifiuti elettrici ed elettronici: direttiva 2000/53/CE, direttiva 2000/95/CE e direttiva 2003/108/CE e relativo decreto legislativo di attuazione 25 luglio 2005 n. 151. Relativamente alla data di entrata in vigore delle singole disposizioni del citato provvedimento, nelle more di entrata in vigore di tali disposizioni, continua ad applicarsi la disciplina di cui all’articolo 44 del d. lgs. 5 febbraio 1997, n. 22. b. rifiuti sanitari: decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2003 n. 254; c. veicoli fuori uso: direttiva 2000/53/CE e decreto legislativo 24 giugno 2003 n. 209 ferma restando la ripartizione degli oneri, a carico degli operatori economici, per il ritiro e trattamento dei veicoli fuori uso in conformità a quanto previsto dall’articolo 5 comma 4, della citata direttiva 2000/53/CE; d. recupero dei rifiuti e prodotti contenenti amianto: decreto ministeriale 29 luglio 2004, n. 248. Quindi il D. Lgs 152/06, pur avendo abrogato il D. Lgs. 22/97, lascia inalterate le disposizioni speciali in materie di rifiuti sanitari, veicoli fuori uso, rifiuti elettrici ed elettronici e rifiuti contenti amianto anche perché, in molti casi, attuative di norme comunitarie. Nel seguito sono quindi approfonditi gli aspetti normativi e quantitativi delle seguenti categorie: • rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; • rifiuti sanitari; • veicoli fuori uso; • rifiuti contenenti PCB e PCT. In considerazione del non trascurabile quantitativo di rifiuti rispetto al totale dei rifiuti speciali, è inoltre riportato un approfondimento relativo ai rifiuti da attività di costruzione e demolizione. Inoltre, è condotto uno specifico approfondimento sui fanghi di depurazione delle acque reflue, per le rilevanti implicazioni che il trattamento e lo smaltimento di tali flussi può determinare sul sistema impiantistico provinciale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 261 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 9.1. Rifiuti elettrici ed elettronici 9.1.1. Inquadramento normativo Nel luglio 2005 con il D.Lgs n.151 l’Italia ha recepito la Direttiva Comunitaria 2002/95/CE (relativa a RoHS - Restriction of Hazardous Substances) e la Direttiva Comunitaria 2002/96/CE (relativa a Waste from Electrical and Electronic Equipment - in italiano RAEE Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), entrambe del 27 gennaio 2003 e della Direttiva Comunitaria 2003/108/CE che modifica la 2002/96/CE. Le finalità di queste direttive europee sono: • prevedere il divieto e/o la limitazione di utilizzo nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche di alcuni metalli pesanti quali piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente e di alcune sostanze impiegate come ritardanti di fiamma; • prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche; • promuoverne il reimpiego, riciclaggio e le forme di recupero in modo da ridurre la quantità da avviare allo smaltimento in discarica. Tale ritardo nel recepimento delle direttive comunitarie è stato, data la molteplicità dei soggetti a vario titolo coinvolti, in parte dovuto alle difficoltà di creare un efficiente e condiviso sistema di raccolta e smaltimento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Il Decreto legislativo 25 luglio 2005 n. 151 ha appunto per oggetto “Attuazione delle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti” ed è entrato in vigore il 13 agosto 2005. Come definito all’art. 3 del D. Lgs 151/2005 le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE) sono le apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e di misura di questi campi e correnti, appartenenti alle categorie di cui all’allegato I A dello stesso decreto e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1.000 volt per la corrente alternata e a 1.500 volt per la corrente continua. I Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) sono invece le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche che ricadano nella definizione di rifiuto dell’articolo 6, comma 1, lettera a), del D.Lgs. 22/97 (ovvero dall’articolo 183 comma 1 lettera a) del D.Lgs. 152/06, compresi tutti i componenti ed i materiali di consumo (schede elettroniche, circuiti elettrici ed elettronici, memorie, amplificatori, trasformatori di potenza, reostati, sistemi di ricezione e trasmissione, batterie, accumulatori, ecc) che sono parte integrante del bene al momento in cui si decide di disfarsene. I RAEE si generano rapidamente poiché le Apparecchiature elettriche ed elettroniche diventano obsolete in breve tempo e danno origine a volumi di rifiuti notevolmente maggiori rispetto ad altri beni di consumo. Le categorie di AEE oggetto del D.Lgs. 151/2005 sono quelle riportate nell’allegato I A: • Grandi elettrodomestici • Piccoli elettrodomestici • Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni • Apparecchiature di consumo • Apparecchiature di illuminazione • Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali di grandi dimensioni) • Giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero • Dispositivi medicali (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati e infettati) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 262 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • Strumenti di monitoraggio e controllo Distributori automatici Prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 151/2005 i RAEE erano soggetti essenzialmente al Decreto 22/97 - art. 44 (beni durevoli) che distingueva le seguenti cinque classi: • frigoriferi , surgelatori e congelatori; • televisioni; • computer; • lavatrici e lavastoviglie; • condizionatori d’aria. Lo stesso articolo disponeva che: “i beni durevoli per uso domestico esaurita la loro durata devono essere riconsegnati a un rivenditore contestualmente all’acquisto di un bene di tipologia equivalente (…). I produttori e gli importatori devono provvedere al ritiro, al recupero ed allo smaltimento dei beni durevoli consegnati dal detentore al rivenditore…”. Inoltre era incentivato il recupero e il riciclaggio dei componenti e dei materiali costituenti tali rifiuti (art. 3) e la prevenzione finalizzata alla produzione dei rifiuti (art. 4). Secondo il D. Lgs 22/97 la realizzazione del sistema dipendeva in gran parte dalla stipula di Accordi di programma tra i diversi attori della filiera. Per legge, anche in assenza della definizione di Accordi di Programma, la responsabilità della gestione del rifiuto tecnologico con tutti gli oneri conseguenti era già in capo a produttori ed importatori. Nonostante ciò anche in Italia gli Enti locali hanno dovuto fronteggiare l’emergenza dell’incremento esponenziale dei rifiuti elettronici, infatti mentre le grandi società provvedevano a proprie spese allo smaltimento dei beni a fine vita, per le utenze domestiche e anche per i negozi e per i piccoli uffici non vi erano alternative alla consegna dei RAEE alle piattaforme ecologiche comunali o a quei rivenditori che le accettavano. Questa situazione ha determinato comportamenti non del tutto virtuosi e spesso illegali con il conseguente onere per gli Enti locali di provvedere al recupero dei rifiuti abbandonati ai lati delle carreggiate e alla bonifica degli scarichi abusivi. Con l’emanazione da parte dell’Unione europea delle direttive 2002/96/CE e 2002/95/CE, poi recepite nel nostro ordinamento con il D.lgs 151/2005, si è fatto un passo davvero importante per attuare una gestione quanto più ecologicamente corretta dei rifiuti di apparecchi elettrici ed elettronici e delle sostanze pericolose in essi contenuti. La Direttiva 2002/96/CE ha come obiettivo prioritario la prevenzione della produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche grazie anche al loro reimpiego, riciclaggio e recupero che assicurano la riduzione del volume di rifiuti destinati allo smaltimento. In particolare la direttiva stabilisce il concetto della Responsabilità estesa dei produttori, a cui spetta l'obbligo di provvedere al finanziamento delle operazioni di raccolta, stoccaggio, trasporto, recupero, riciclaggio nonché corretto smaltimento delle proprie apparecchiature una volta giunte a fine vita. Tale responsabilità finanziaria è di tipo individuale per i prodotti immessi sul mercato dopo l'entrata in vigore dei recepimenti nazionali della direttiva e collettiva per i prodotti immessi sul mercato prima di tale data. Nella Direttiva è ribadita la responsabilità dei singoli produttori delle apparecchiature elettriche ed elettroniche poiché oltre ad organizzare e finanziare la raccolta, il recupero, e il riciclaggio dei RAEE sono chiamati a progettare secondo principi di eco-design e prevenzione. La Direttiva RoHS 2002/95/CE prevede che gli Stati membri dell’Unione Europea dispongano, a partire da luglio 2006, l’eliminazione, dalle apparecchiature di nuova produzione, di alcune sostanze molto nocive e, di conseguenza, la sostituzione delle stesse con materie più sicure. Nello specifico, dal 1° luglio 2006, le AEE di nuova produzione non devono contenere piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenil polibromurati (PBB) e/o etere di difenile polibromurato (PBDE). Con il divieto di utilizzo di queste sostanze pericolose aumenteranno Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 263 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) le possibilità e la convenienza economica del recupero e riciclo dei RAEE mentre si ridurranno il rischio e gli effetti negativi sulla salute dei lavoratori degli impianti di riciclaggio/recupero. Con il Decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, è stata data attuazione nel nostro Paese alle direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti derivanti da tali apparecchiature. Tale norma introduce importanti limitazioni all’uso di sostanze pericolose e stabilisce specifici principi per la costruzione e la gestione a fine vita delle apparecchiature elettriche ed elettroniche oltre a dettare obblighi gestionali e finanziari per la gestione dei rifiuti da esse derivanti. I rifiuti in questione vengono distinti per la provenienza in: • rifiuti derivanti dai “nuclei domestici” ovvero i RAEE originati dai nuclei domestici e i RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo analoghi, per natura e quantità, a quelli originati dai nuclei domestici; • rifiuti provenienti da “utenti diversi dai nuclei domestici” ossia i RAEE prodotti dalle attività amministrative ed economiche diversi da quelli provenienti dai nuclei domestici; e per il periodo di fabbricazione in : • “rifiuti storici” • “rifiuti nuovi”. Oggetto del decreto è un’ampia gamma di apparecchiature elettriche ed elettroniche utilizzo domestico ma anche professionale. di Il decreto precisa le nozioni di Produttore e Distributore, in particolare la definizione di Produttore fornita dall’art. 3 lettera m) è piuttosto ampia poiché considera: “chiunque, a prescindere dalla tecnica di vendita utilizzata, compresi i mezzi di comunicazione a distanza di cui al decreto legislativo 22 maggio 1999, n° 185, e successive modifiche: 1. fabbrica e vende AEE recanti il suo marchio; 2. rivende con il proprio marchio apparecchiature prodotte da altri fornitori; il rivenditore non è considerato “produttore”, se l’apparecchiatura reca il marchio del produttore a norma del punto 1; 3. importa o immette per primo, nel territorio nazionale, AEE nell’ambito di un’attività professionale, e ne opera la commercializzazione, anche mediante vendita a distanza; 4. chi produce apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate esclusivamente all’esportazione è produttore solo ai fini degli articoli 4 (Progettazione dei prodotti), 13 (obbligo di informazione) e 14 (Registro nazionale dei soggetti obbligati al trattamento dei RAEE. Non è considerato produttore chi fornisce finanziamenti esclusivamente sulla base o a norma di un accordo finanziario, a meno che non agisca in qualità di produttore ai sensi dei punti 1), 2) e 3).” L’articolo 3 lettera n) individua invece nel Distributore: “il soggetto iscritto nel registro delle imprese dì cui alla legge 29 dicembre 1993, n. 580, e successive modificazioni, che, nell'ambito di un'attività commerciale, fornisce un'apparecchiatura elettrica od elettronica ad un utilizzatore ed adempie agli obblighi di cui all'articolo 6, comma 1, lettera b)”. Il decreto prevede obblighi per tutti i soggetti coinvolti: dai produttori ai consumatori finali, ai detentori del bene giunto a fine vita, alla Pubblica Amministrazione, agli esportatori, ai distributori e agli impianti di gestione dei rifiuti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 264 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Risultano significativi gli impegni elencati all’articolo 6 circa l’obbligo di raccolta separata dei RAEE in capo ai produttori, distributori e pubbliche Amministrazioni; viene prescritto, infatti, che entro il 31/12/2008 venga raggiunto un tasso di raccolta separata dei RAEE provenienti dai nuclei domestici di almeno 4 kg annuo per abitante. Per raggiungere tale obiettivo è richiesta la fattiva partecipazione dei Comuni, dei distributori e dei produttori. In particolare: “i Comuni assicurano la funzionalità, l’accessibilità e l’adeguatezza dei sistemi di raccolta differenziata dei RAEE provenienti dai nuclei domestici istituiti ai sensi delle disposizioni vigenti in materia di raccolta separata dei rifiuti urbani, in modo da permettere ai detentori finali ed ai distributori di conferire gratuitamente al centro di raccolta i rifiuti prodotti nel loro territorio; il conferimento di rifiuti prodotti in altri comuni é consentito solo previa sottoscrizione di apposita convenzione con il comune di destinazione; b) i distributori assicurano, al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura elettrica ed elettronica destinata ad un nucleo domestico, il ritiro gratuito, in ragione di uno contro uno, della apparecchiatura usata, a condizione che la stessa sia di tipo equivalente e abbia svolto le stesse funzioni della nuova apparecchiatura fornita; provvedono, altresì, ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), alla verifica del possibile reimpiego delle apparecchiature ritirate ed al trasporto presso i centri istituiti ai sensi delle lettere a) e c) di quelle valutate non suscettibili di reimpiego; c) fatto salvo quanto stabilito alle lettere a) e b), i produttori od i terzi che agiscono in loro nome possono organizzare e gestire, su base individuale o collettiva, sistemi di raccolta di RAEE provenienti dai nuclei domestici conformi agli obiettivi del presente decreto”. Per raggiungere l’obiettivo dei 4 kg/anno/procapite e per assicurare una corretta gestione dei RAEE, il decreto predispone l’istituzione di un adeguato sistema informativo agli utenti di apparecchiature elettriche ed elettroniche riconducibili ai nuclei domestici, riguardo a: • l’obbligo di non smaltire i RAEE come rifiuti urbani misti e di effettuare una raccolta separata degli stessi; • i sistemi di raccolta disponibili, nonché la possibilità di riconsegnare al distributore l’AEE all’atto dell’acquisto di una nuova apparecchiatura; • gli effetti potenziali sull’ambiente e sulla salute umana come risultato della presenza di sostanze pericolose nelle AEE; • il significato del simbolo del “cassonetto mobile barrato”; • le sanzioni previste in caso di smaltimento abusivo di tale tipologia di rifiuti. Si richiede inoltre che i produttori forniscano informazioni in materia di reimpiego e trattamento per ogni tipo di nuove AEE immesso nel mercato entro un anno dalla data di immissione sul mercato dell’apparecchiatura. Tali informazioni riguarderanno i diversi materiali e componenti delle AEE, nonché il punto in cui le sostanze e i preparati pericolosi si trovano nelle apparecchiature stesse, al fine sempre di agevolare il reimpiego ed il trattamento corretto sotto il profilo ambientale dei RAEE, compresi la manutenzione, l’aggiornamento, la rimessa a nuovo e il riciclaggio Il D. Lgs 151/2005 prevede, per le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse in commercio dal 13 agosto 2005, la responsabilità del singolo produttore per il finanziamento delle operazioni di raccolta, trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti originati dai suoi prodotti; il produttore nel momento in cui immette un bene sul mercato, dovrà fornire una garanzia finanziaria comprovante che la gestione di tutti i RAEE sarà adeguatamente sostenuta e dovrà anche marcare chiaramente il prodotto. Tale garanzia può assumere la forma di una partecipazione del produttore a sistemi adeguati per il finanziamento della gestione dei RAEE (adesione ad un sistema collettivo o misto), oppure di un’assicurazione di riciclaggio o di un conto bancario vincolato. Il finanziamento dei costi di gestione dei RAEE cosiddetti “storici”, (ossia quelli derivanti da apparecchiature immesse sul mercato prima del 13 agosto 2005) sarà a carico delle aziende Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 265 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) ancora presenti sul mercato, attraverso l’istituzione di un sistema al quale contribuiscono proporzionalmente tutti i produttori esistenti sul mercato al momento in cui si verificano i rispettivi costi, ad esempio in proporzione della rispettiva quota di mercato per tipo di apparecchiatura. I produttori adempiono a tale obbligo istituendo sistemi collettivi di gestione dei RAEE. L’articolo 10 comma 2 prevede che: “fino al 13 febbraio 2011 e, per le apparecchiature rientranti nella categoria 1 dell’allegato 1A, fino al 13 febbraio 2013, il produttore può indicare esplicitamente all’acquirente , al momento della vendita di nuovi prodotti, i costi sostenuti per la raccolta, il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei RAEE storici. In tal caso il distributore indica separatamente all’acquirente finale il prezzo del prodotto e il costo, identico a quello individuato dal produttore, per la gestione dei rifiuti storici“. In pratica con i sistemi collettivi i produttori di nuove apparecchiature finanziano i prodotti vecchi, fino alla definizione di un sistema europeo di identificazione dei produttori, e comunque non oltre il 31 dicembre 2008 (come prorogato dal DL 248/2007) . Le apparecchiature di nuova immissione dovranno sempre riportare il marchio identificativo del produttore ed il simbolo, rappresentativo della Direttiva RAEE, del “cassonetto mobile barrato” che evidenzi l’immissione sul mercato posteriore al 13 agosto 2005 oltre ad indicare la necessità di effettuare una raccolta separata di quelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, in modo che sia sempre possibile individuare chiaramente il produttore ed attribuirgli le competenti responsabilità. In breve il D.Lgs 151/2005 prevede che i produttori abbiano l’onere della progettazione ecologica, e si impegnino fin dall’inizio a pensare alla gestione del fine vita dei rifiuti; i consumatori possono consegnare, senza costi, i loro beni ormai giunti a fine vita presso i distributori o presso le piazzole di raccolta ed il successivo sistema di recupero e di gestione eco-compatibile sarà finanziato dai produttori e/o dagli importatori. In linea di principio, il decreto prevede che venga privilegiato il reimpiego degli apparecchi interi, mentre per quanto riguarda i RAEE inviati al trattamento vengono previste percentuali di recupero variabile da un minimo del 70% ad un massimo dell’ 80% in peso medio per apparecchio, a seconda della categoria di appartenenza, e percentuali di reimpiego e riciclaggio di componenti variabile da un minimo del 50% ad un massimo del 75% in peso medio per apparecchio sempre a seconda della categoria di appartenenza. Il Decreto legislativo 151/2005 non specifica però come dovrà essere organizzato il sistema di raccolta e recupero dei RAEE rimandando i chiarimenti sugli aspetti operativi ad una serie di ulteriori decreti attuativi. Inoltre, l’operatività del sistema è stata prorogata più volte, per ultimo con il D.L. 31 dicembre 2007 n. 248, che ha fatto slittare al 31 dicembre 2008 il termine a partire dal quale i produttori di AEE devono assumersi la responsabilità finanziaria individuale della raccolta e gestione dei RAEE nuovi, fissata dall’art. 20, comma 4 del D.Lgs 151/2005. Detti aspetti operativi sono indicati nei provvedimenti attuativi adottati ultimamente: - DM ambiente del 25 Settembre 2007 n. 185 che ha per oggetto “Istituzione e modalità di funzionamento del Registro, costituzione e funzionamento di un centro di coordinamento per l’ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi e istituzione del comitato d’indirizzo sulla gestione dei RAEE, ai sensi degli articoli 13 comma 8, e 15, comma 4 del D.Lgs 151/2005” e che ha introdotto il regime transitorio, è stato pubblicato in data 5 novembre 2007 ed è entrato in vigore il 20 novembre 2007; - DM ambiente del 25 Settembre 2007 che ha per oggetto “Istituzione del Comitato di vigilanza e di controllo sulla gestione dei RAEE, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, del D.Lgs 151/2005”, è stato pubblicato in data 6 Ottobre 2007 ed è entrato in vigore il 21 Ottobre 2007. Ad oggi sono in corso di approvazione altri due DM Ambiente recanti: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 266 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) - le modalità di gestione dei rifiuti di AEE da parte dei distributori e degli installatori di AEE, nonché dei gestori dei centri di assistenza tecnica, come previsto dall’art.195, comma 2, lettere s-bis, D.Lgs 152/2006 e art. 6, comma 1-bis, D.Lgs 151/2005; - disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani conferiti in maniera differenziata, come previsto dall’art. 183, comma 1 lettera cc), D.Lgs 152/2006. Con il D.L 8 aprile 2008, n. 59 il Consiglio dei Ministri ha disposto l'abrogazione dell'articolo 3, comma 1, lettera c) del D.lgs 25 luglio 2005 n. 151, recante la definizione di "apparecchiature elettriche ed elettroniche usate". Ricorrendo alla decretazione d'urgenza il Governo ha così posto fine alla procedura di infrazione avviata il 12 ottobre 2006 nei confronti del Governo italiano per inosservanza delle disposizioni recate dalle norme comunitarie in materia di gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, norme recate dalle direttive 2002/95/Ce, 2002/96/Ce, 2003/108/Ce. Ad avviso dell'Unione europea il Dlgs 151/2005 in parola era entrato in conflitto con l'ordinamento giuridico comunitario introducendo una nuova categoria di "apparecchiature elettriche ed elettroniche usate", in cui rientrano le apparecchiature che il detentore consegna al distributore al momento di acquisirne una nuova (si veda l'articolo 3, comma 1, lettera c) del D.Lgs in parola) senza però la specificazione che tali Aee usate dovessero essere gestite come rifiuti. Per la Commissione Ue le apparecchiature elettriche ed elettroniche usate sono invece, seppur non oggetto di specifica definizione, da considerarsi - in base alla direttiva 2002/96/Ce - dei veri e propri rifiuti, e come tali devono essere gestiti sia dai distributori che dai centri di raccolta, salva la possibilità di avviarlo poi ad un processo di riutilizzo. L'accusa era dunque quella di aver indebitamente ristretto la definizione di rifiuto sul territorio italiano. L'Unione europea sottolineava infatti che la normativa comunitaria non vieta che il distributore che riceva delle apparecchiature elettriche ed elettroniche usate possa riutilizzarle ma impone, però, che qualora il detentore si disfi di un oggetto presso un distributore, tale oggetto venga considerato e trattato come rifiuto, fino alla sua riabilitazione a "bene" tramite il processo finalizzato al riutilizzo. 9.1.2. La produzione dei RAEE in Provincia di Bergamo I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) nella nuova codifica dei rifiuti introdotta con il CER 2002 vengono classificati, con dettaglio, sia tra i rifiuti urbani sia tra i rifiuti speciali e le seguenti elaborazioni dei dati MUD, relativi all’anno 2004, lo evidenziano. Dall’analisi della tabella relativa alla produzione totale dei RAEE in provincia di Bergamo si rileva come più dell’80% dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche siano costituiti da apparecchiature fuori uso (codice CER 16.02.14) provenienti da aziende, si tratta quindi di rifiuti speciali non urbani. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 267 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione totale RAEE in Provincia di Bergamo 16 02 09 Codice P P 16 02 11 16 02 12 P P 16 02 13 P 16 02 14 20 01 21 20 01 23 P P Descrizione t/a 138,6 3,3% apparecchiature fuori uso, contenenti clorofluoro carburi, HCFC, HFC apparecchiature fuori uso, contenenti amianto in fibre libere apparecchiature fuori uso, contenenti componenti pericolosi (2) diversi da quelli di cui alle voci 160209 e 160212 apparecchiature fuori uso diversi da quelli di cui alle voci 160209 e 160212 tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio apparecchiature fuori uso contenenti clorofluorocarburi 120,1 4,2 2,9% 0,1% 194,7 4,7% 3.554,0 24,6 38,6 85,5% 0,6% 0,9% 31,1 0,7% 51,6 1,2% 100,0% apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci 20 01 21 e 20 01 23, contenenti componenti pericolosi apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci 20 01 21, 20 01 23 e 20 01 35 20 01 36 Totale Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 20 01 35 % trasformatori e condensatori contenenti PCB P 4.157,5 9.1.3. Linee di indirizzo per la gestione dei RAEE in Provincia di Bergamo La gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), in linea con quanto previsto dal quadro legislativo vigente e in particolare dal D.Lgs. 25 luglio 2005 n. 151, deve essere improntata al perseguimento dei seguenti obiettivi: • prevenire la produzione di rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche; • assicurare l’attuazione di un efficace sistema di raccolta differenziata, recupero e riciclaggio dei rifiuti derivanti dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche dismesse; • assicurare che i finanziamenti dei sistemi di trattamento, recupero e smaltimento dei RAEE siano essenzialmente a carico dei produttori delle apparecchiature; • promuovere la progettazione di nuove apparecchiature che facilitino il riuso, nonché il recupero e lo smaltimento dei rifiuti a fine vita. Per l’organizzazione del sistema di gestione dei RAEE una serie di Leggi hanno prorogato i termini di scadenza di molti adempimenti previsti dal decreto 151/2005 - fissati in origine al 13 agosto 2006 - in particolare la Legge 31 Dicembre 2007 n. 248 ha prorogato al 31 dicembre 2008 il termine a partire del quale i produttori di AEE devono assumersi la responsabilità finanziaria individuale della raccolta e gestione dei RAEE nuovi (art. 20 comma 4 D.L. 248/2007) e ha fatto slittare l’obbligo di ritiro in ragione “1 a 1” dei RAEE domestici da parte dei distributori di AEE domestici nuovi a partire dal trentesimo giorno dalla data di entrata in vigore del DM Ambiente, in corso di approvazione, recante le modalità per il ritiro e la gestione dei RAEE in parola. In seguito all’entrata in vigore dei due DM attuativi, il sistema è operativo: con il DM ambiente del 25 Settembre 2007 n. 185 è stato istituito il Registro nazionale produttori AEE, del Centro di coordinamento per l’ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi e del Comitato di indirizzo sulla gestione dei RAEE; con il DM 25 Settembre 2007 è stato istituito il Comitato di vigilanza e controllo sulla gestione dei RAEE. Ne deriva che i distributori/commercianti saranno tenuti a garantire il ritiro gratuito delle apparecchiature dismesse dai consumatori, mentre i produttori e gli importatori dovranno farsi carico dei costi di recupero o di smaltimento. Inoltre in capo a questi ultimi sussiste Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 268 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) l’obbligo di marcatura dei prodotti immessi sul mercato in modo da rendere edotto il consumatore circa la necessità di effettuare la raccolta differenziata e anche l’obbligo - dal 1 luglio 2006 - di eliminare o limitare, nella fabbricazione degli apparecchi, l’utilizzo di determinate sostanze ritenute pericolose quali mercurio, piombo, cadmio, cromo esavalente, PBB (polibromobifenili) e PBDE (polibromodifenileteri). L’Amministrazione Provinciale potrà individuare possibili azioni per l’organizzazione di un sistema di raccolta separata dei RAEE che ne eviti il conferimento insieme al rifiuto urbano indifferenziato e che assicuri il raggiungimento di un tasso di raccolta separata dei RAEE provenienti dai nuclei domestici di almeno 4 kg in media per abitante/anno. I soggetti che andranno coinvolti per rendere effettivamente operativo il sistema di gestione dei RAEE sono: • i Comuni, che sulla base dei principi di funzionalità, accessibilità e adeguatezza dei sistemi di raccolta differenziata sono chiamati ad allestire e attivare centri di raccolta dei RAEE domestici ai quali i consumatori e i distributori potranno conferire gratuitamente i rifiuti prodotti nel loro territorio; • i Distributori che devono assicurare il ritiro gratuito dell’apparecchiatura elettrica ed elettronica usata all’atto della vendita di un’apparecchiatura nuova di tipo equivalente, destinata per un nucleo domestico, in ragione di uno contro uno; • i Produttori ai quali spetta l’organizzazione e la gestione (sostenendone tutti i costi) dei sistemi di raccolta separata dei RAEE professionali, eventualmente ricorrendo anche a convenzione a pagamento con i Comuni per l’utilizzo delle piattaforme di raccolta dei rifiuti già esistenti. Ai produttori spetta anche di: - provvedere al ritiro e all’invio dei RAEE (raccolti in modo separato e depositati nei centri di raccolta) ai centri di trattamento, ad eccezione di quelli effettivamente e totalmente reimpiegati; - istituire in forma individuale o collettiva, sistemi di trattamento o di recupero dei RAEE. La Provincia potrà definire azioni finalizzate a incentivare il trattamento e il recupero dei RAEE secondo i dettami normativi. Per il trattamento gli impianti sono tenuti ad utilizzare le migliori tecniche disponibili per assicurare la rimozione di tutti i fluidi ed un trattamento selettivo adeguato. Tali impianti possono operare sulla base di un’autorizzazione oppure di una semplice comunicazione secondo la procedura semplificata prevista per le operazioni di recupero. In tal caso l’inizio di attività è subordinato all’effettuazione, da parte della Provincia competente, di una ispezione atta a verificare il tipo e le quantità dei rifiuti sottoposti a trattamento, la conformità alle prescrizioni tecniche stabilite, le misure di sicurezza adottate. La visita ispettiva viene ripetuta con cadenza annuale e con la stessa periodicità i risultati di queste ispezioni vengono trasmessi dalla provincia all’APAT che a sua volta li elabora per trasmetterli al Ministero dell’Ambiente per la successiva comunicazione alla Commissione Europea. Per il recupero i produttori devono garantire il raggiungimento di una serie di obiettivi di recupero, di reimpiego e di riciclaggio dei materiali e dei componenti contenuti nei rifiuti elettrici ed elettronici che oscillano, a secondo delle diverse categorie di beni, fra il 50% e l’80% rispetto al peso medio dell’apparecchio. Per contenere i costi di raccolta, reimpiego, recupero e riciclaggio, pur adempiendo agli obblighi previsti dalla norma, ai produttori è concesso di organizzarsi in Consorzi . L’Amministrazione Provinciale, allo scopo di favorire il raggiungimento degli obiettivi prestabiliti, potrà promuovere la sottoscrizione di Accordi di programma con i vari soggetti coinvolti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 269 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 9.2. Rifiuti sanitari 9.2.1. Inquadramento normativo Per i rifiuti sanitari la norma di riferimento è il D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254. Nell’articolo 2 comma 1 lettera a) del D.P.R. 254/2003 è indicata la definizione di rifiuto sanitario: “i rifiuti elencati a titolo esemplificativo negli allegati I e II del presente regolamento, che derivano da strutture pubbliche e private, individuate ai sensi del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, che svolgono attività medica e veterinaria di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca ed erogano le prestazioni di cui alle legge 23/12/1978 n. 833”. Inoltre, nel già citato articolo 2, i rifiuti sanitari si classificano in: • rifiuti non pericolosi, ossia i rifiuti sanitari che non sono compresi tra i rifiuti pericolosi; • rifiuti pericolosi non a rischio infettivo, ossia i rifiuti pericolosi contrassegnati con un asterisco (*) in corrispondenza del codice identificativo nell’ambito del Catalogo Europeo dei rifiuti (CER); • rifiuti pericolosi a rischio infettivo, ossia quelli individuati dai codici 18.01.03 e 18.02.02 che: o provengono da ambienti di isolamento infettivo nei quali sussiste un rischio di trasmissione biologica aerea, nonché da ambienti ove soggiornano pazienti in isolamento infettivo ecc.. o provengano da ambienti di isolamento infettivo e siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto dei pazienti isolati; o siano contaminati da sangue o altri liquidi biologici che contengono sangue in quantità tale da renderlo visibile; da feci o urine, nel caso in cui sia ravvisata clinicamente dal medico che ha in cura il paziente una patologia trasmissibile attraverso tali escreti; da liquido seminale, secrezioni vaginali, liquido cerebrospinale, liquido sinoviale, liquido pleurico, liquido peritoneale, liquido pericardico o liquido amniotico; o provengono da attività veterinaria e che siano contaminati da agenti patogeni per l'uomo o per gli animali o che siano venuti a contatto con qualsiasi liquido biologico secreto od escreto per il quale sia ravvisato, dal medico veterinario competente, un rischio di patologia trasmissibile attraverso tali liquidi; • rifiuti cimiteriali ossia i rifiuti da esumazione ed estumulazione costituiti da parti, componenti, accessori e residui contenuti nelle casse utilizzate per inumazione o tumulazione e rifiuti derivanti da altre attività cimiteriali (es. materiali lapidei, inerti, terre di scavo, ecc); • rifiuti assimilati agli urbani ossia rifiuti derivanti dalla preparazione dei pasti provenienti dalle cucine delle strutture sanitarie, i rifiuti derivanti dall'attività di ristorazione e i residui dei pasti provenienti dai reparti di degenza delle strutture sanitarie, esclusi quelli che provengono da pazienti affetti da malattie infettive per i quali sia ravvisata clinicamente, dal medico che li ha in cura, una patologia trasmissibile attraverso tali residui; vetro, carta, cartone, plastica, metalli, imballaggi in genere, materiali ingombranti da conferire negli ordinari circuiti di raccolta differenziata, nonché altri rifiuti non pericolosi che per qualità e per quantità siano assimilati agli urbani; la spazzatura; gli indumenti e lenzuola monouso e quelli di cui il detentore intende disfarsi; i rifiuti provenienti da attività di giardinaggio effettuata nell'ambito delle strutture sanitarie; i gessi ortopedici e le bende, gli assorbenti igienici anche contaminati da sangue esclusi quelli dei degenti infettivi, i pannolini pediatrici e i pannoloni, i contenitori e le sacche utilizzate per le urine; i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo assoggettati a procedimento di sterilizzazione effettuato ai sensi della lett. m), a condizione che lo smaltimento avvenga in impianti di incenerimento per rifiuti urbani. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 270 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • rifiuti che richiedono particolari sistemi di gestione, ossia farmaci scaduti o inutilizzabili; medicinali citotossici e citostatici per uso umano o veterinario ed i materiali visibilmente contaminati che si generano dalla manipolazione ed uso degli stessi; gli organi e parti anatomiche non riconoscibili di cui al punto 3 dell'Allegato I ; i piccoli animali da esperimento di cui al punto 3 dell'Allegato I; le sostanze stupefacenti e altre sostanze psicotrope; rifiuti speciali, prodotti al di fuori delle strutture sanitarie che risultano come rischio analoghi a rifiuti pericolosi a rischio infettivo quali ad esempio quelli prodotti presso laboratori di analisi microbiologiche di alimenti, di acque, o di cosmetici, presso industrie di emoderivati, istituti estetici e similari. Sono esclusi gli assorbenti igienici. Questa particolare categoria di rifiuti è in sostanza caratterizzata da requisiti di pericolosità e infettività. Il primo requisito è individuabile grazie all’asterisco che segue il codice identificativo dei rifiuti pericolosi (CER). Per quanto riguarda il requisito di rischio infettivo invece è bene rifarsi alla definizione data dall’OMS secondo cui: “i rifiuti infetti sono quei rifiuti che contengono agenti patogeni in quantità o in concentrazioni sufficiente tal che l’esposizione ad essi potrebbe provocare una malattia”. Il D.P.R. 254/2003 stabilisce un ordine di priorità in riferimento alla gestione di rifiuti sanitari avendo come obiettivi: • la prevenzione e la riduzione nella produzione degli stessi; • la diminuzione della loro pericolosità; • il reimpiego, il riciclaggio e il recupero. L’articolo 5 del DPR 254/2003 è la conferma di quanto sopra indicato, infatti è espressamente dedicato al “recupero di materia dai rifiuti sanitari”. Infatti attraverso lo strumento della raccolta differenziata si vuole incentivare il recupero di materia e per ridurre al contempo i quantitativi di rifiuti sanitari da avviare allo smaltimento, facendo riferimento in particolare ai rifiuti di imballaggi non pericolosi, ai rifiuti metallici non pericolosi, ai rifiuti della preparazione dei pasti provenienti dalle cucine delle strutture sanitarie, ai rifiuti di giardinaggio, ai liquidi di fissaggio radiologico non deargentati, agli oli minerali, vegetali e grassi alle batterie e pile, ai toner, al mercurio e alle pellicole e lastre fotografiche. Elemento di novità del D.P.R. 254/2003 è aver normato la disciplina dei rifiuti pericolosi a rischio infettivo sterilizzati. Innanzi tutto va precisato che per sterilizzazione si intende il sistema di abbattimento della carica microbica tale da garantire una S.A.L. (Sterility Assurance Level) non inferiore a 10-6. Inoltre sono ammessi al processo di sterilizzazione unicamente i rifiuti sanitari pericolosi a solo rischio infettivo. La sterilizzazione dei rifiuti sanitari deve avvenire in impianti autorizzati ai sensi degli artt. 27 e 28 del D.Lgs. 22/97 (ora art. 208 del D. Lgs. 152/2006). Tale autorizzazione non è necessaria se l’impianto di sterilizzazione è localizzato all’interno del perimetro della struttura sanitaria, se i rifiuti oggetto della sterilizzazione sono prodotti nell’ambito della struttura medesima e se è stata presentata comunicazione alla Provincia nel momento di attivazione dell’impianto. Oltre al registro di carico e scarico dei rifiuti, presso tali impianti di sterilizzazione deve essere tenuto un registro con fogli numerati progressivamente nel quale deve essere indicato il numero identificativo del ciclo di sterilizzazione, la quantità giornaliera e la tipologia dei rifiuti sterilizzati nonché la data. Come stabilito dall’art. 10 del D.P.R. 254/2003 sono varie le modalità di smaltimento a seconda delle differenti tipologie di rifiuti sanitari da trattare. In particolare i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo devono essere smaltiti in impianti di termodistruzione. A tale categoria di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo appartengono: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 271 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) - i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo che presentano anche una delle caratteristiche di pericolo di cui all’allegato I e che possono essere smaltiti unicamente in impianti di incenerimento per rifiuti pericolosi; - i rifiuti sanitari pericolosi a solo rischio infettivo che possono essere smaltiti in: o impianti di incenerimento di rifiuti urbani e in impianti di incenerimento di rifiuti speciali, purché siano introdotti nel forno direttamente, senza essere mescolati con altre tipologie di rifiuti; o impianti di incenerimento dedicati. L’art. 11 del D.P.R. 254/2003 stabilisce invece lo smaltimento dei rifiuti sanitari sterilizzati; questi possono essere smaltiti in: o impianti di produzione del CDR o essere impiegati come mezzi per produrre energia; o impianti di incenerimento di rifiuti urbani o in impianti di incenerimento di rifiuti speciali nel rispetto delle norme per la prevenzione dell’inquinamento atmosferico degli inceneritori per rifiuti urbani e della disciplina delle emissioni e delle condizioni di combustione; o discarica per rifiuti non pericolosi e sottoposti al regime giuridico dei rifiuti urbani solo se nella regione di produzione del rifiuto non esistano in numero sufficiente impianti di produzione di CDR, né impianti che utilizzano rifiuti sanitari sterilizzati come mezzo per produrre energia, né impianti di termodistruzione, previa autorizzazione del presidente della Regione. 9.2.2. La produzione dei Rifiuti Sanitari in Provincia di Bergamo Con il termine rifiuti sanitari si identificano, prevalentemente, i rifiuti prodotti dalle strutture sanitarie ovvero da aziende ospedaliere, cliniche, poliambulatori, studi medici, laboratori di analisi, studi veterinari, ecc. Dall’analisi della tabella relativa alla produzione totale di rifiuti speciali in provincia di Bergamo desumibile dai MUD 2005 (dati 2004) si rileva una produzione di poco più di 2.250 tonnellate di rifiuti identificati con i codici CER della categoria 18.00.00 “Rifiuti prodotti dal settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate”. Tra questi il rifiuto maggiormente prodotto è quello contraddistinto dal codice CER 18.01.03 – rifiuti pericolosi a rischio infettivo, con più di 1.700 tonnellate, pari a oltre il 78% della produzione totale. Occorre tuttavia osservare che nel dato ricavato dai MUD non sono conteggiati i quantitativi prodotti dai soggetti diversi da Enti o Imprese che non sono obbligati alla compilazione dei MUD stessi. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 272 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione totale di rifiuti sanitari in Provincia di Bergamo Codice P 180102 180103 P 180104 180106 180107 180108 180109 180110 P 180202 P 180203 180206 P P Descrizione parti anatomiche ed organi incluse le sacche per il plasma e le riserve di sangue (tranne 18 01 03) rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni rifiuti che non devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni (es. bende, ingessature, lenzuola, indumenti monouso, assorbenti igienici) sostanze chimiche pericolose o contenenti sostanze pericolose sostanze chimiche diverse da quelle di cui alla voce 18 01 06 medicinali citotossici e citostatici medicinali diversi da quelli di cui alla voce 18 01 08 rifiuti di amalgama prodotti da interventi odontoiatrici rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni rifiuti che non devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni sostanze chimiche diverse da quelle di cui alla voce 18 02 05 Totale t/a % 0,1 0,0% 1.770,0 78,4% 121,1 5,4% 248,5 87,5 2,5 10,9 0,0 11,0% 3,9% 0,1% 0,5% 0,0% 15,3 0,7% 2,2 0,1% 1,0 0,0% 2.259,0 100,0% Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 9.2.3. Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti sanitari in Provincia di Bergamo La gestione di rifiuti sanitari, in accordo con la normativa vigente a livello nazionale, deve perseguire le seguenti finalità: • prevenzione e riduzione delle quantità di rifiuti sanitari prodotte; • diminuzione della loro pericolosità; • reimpiego, riciclaggio e recupero se possibile. Il reimpiego ed il recupero, con riferimento ai rifiuti sanitari, risultano essere gli aspetti più delicati; attraverso la raccolta differenziata si può tuttavia incidere positivamente sul recupero di materia valorizzando i rifiuti sanitari costituiti, ad esempio, da rifiuti di imballaggi non pericolosi, rifiuti delle mense, oli minerali, vegetali e grassi, rifiuti delle attività di giardinaggio, liquidi di fissaggio radiologico non deargentati, pellicole e lastre fotografiche, batterie e pile esauste, toner. Incrementando il recupero, si riducono in modo inversamente proporzionale i quantitativi di rifiuti sanitari avviati a smaltimento. Per i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo la destinazione finale è lo smaltimento in impianti di termodistruzione ovvero in: • impianti di incenerimento per rifiuti pericolosi; • impianti di incenerimento di rifiuti urbani o di rifiuti speciali ai quali possono essere destinati unicamente i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo purché il processo di termodistruzione avvenga senza che tali rifiuti siano mescolati con altre tipologie; • impianti dedicati progettati e realizzati esclusivamente per i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo. Invece i rifiuti sanitari sterilizzati, ossia quelli che hanno subito un processo di abbattimento della carica microbica, possono essere smaltiti in: • impianti di produzione del CDR valorizzando in tal modo il recupero di energia; • impianti di incenerimento di rifiuti urbani o in impianti di incenerimento di rifiuti speciali nel rispetto delle norme per la prevenzione dell’inquinamento atmosferico; Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 273 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • discarica per rifiuti non pericolosi, previa autorizzazione, solo nell’eventualità che non si possa contare su impianti di produzione di CDR o impianti di termodistruzione per rifiuti sanitari sterilizzati in grado di produrre energia. L’Amministrazione Provinciale, volendo favorire una gestione dei rifiuti sanitari all’insegna del rispetto dell’ambiente, dell’economicità e soprattutto della sicurezza per gli operatori ed i cittadini, potrà redigere documenti di indirizzo da destinare alle Aziende sanitarie. Infatti, il processo di gestione di tali rifiuti è complesso comprendendo fasi che si sviluppano sia all’interno delle strutture sanitarie (raccolta dei rifiuti nel luogo di produzione, classificazione, etichettatura, registrazione, raggruppamento preliminare) sia all’esterno con il trasporto e la destinazione finale. Un simile strumento potrebbe contribuire ad assicurare una gestione dei rifiuti sanitari che tuteli gli operatori delle Aziende sanitarie, i pazienti e più in generale la popolazione che direttamente o indirettamente risulta esposta ai rischi derivanti dal trattamento di tali rifiuti. Inoltre, l’istruzione del personale sanitario e non (ausiliari e amministrativi) sui concetti di riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti, di prevenzione, di raccolta differenziata, di riutilizzo e di valorizzazione dei rifiuti tramite il recupero di materia e di energia, nonché sulle migliori tecniche disponibili per minimizzare gli impatti della gestione dei rifiuti è un’iniziativa volta a garantire adeguati livelli di tutela ambientale e un miglioramento della gestione dei rifiuti sanitari a livello provinciale. Esperienze in tal senso sono state già attuate con la partecipazione di personale provinciale in veste di relatori a corsi organizzati dalle Aziende sanitarie per i propri operatori. 9.3. Veicoli fuori uso 9.3.1. Inquadramento normativo La gestione di questa categoria di rifiuti è disciplinata dal D. Lgs. 24 giugno 2003 n. 209, come modificato dal D.Lgs. 23 febbraio 2006 n. 149, che ha recepito la direttiva comunitaria 2000/53/CE ed in particolare si occupa di normare il recupero e il riciclaggio dei materiali provenienti da veicoli a fine vita. E’ prevista una gerarchia delle priorità nella gestione di tali rifiuti che vede al primo posto la prevenzione e in successione il reimpiego, il riciclo, il recupero e solo alla fine lo smaltimento. La sopraccitata normativa nazionale pone dei precisi obiettivi in termini di reimpiego e recupero dei rifiuti e favorisce, inoltre, il mercato dei materiali riciclati tendendo a garantire il sistema di concorrenza nel mercato dei veicoli fuori uso. Una questione assai importante e molto dibattuta è quella che riguarda il momento in cui un veicolo può essere considerato un rifiuto. L’articolo 3 comma 2, lettera a) del D. Lgs. 209/2003 stabilisce che un veicolo è classificato rifiuto quando viene consegnato ad un centro di raccolta. Inoltre, alla consegna diretta effettuata dal proprietario al centro di raccolta viene equiparata anche la consegna ad un soggetto autorizzato per il trasporto del rifiuto al centro stesso e la consegna ad un concessionario o gestore di automercato o di succursale della casa costruttrice che lo ritira per avviare il veicolo alla demolizione. Il veicolo può essere classificato come rifiuto pericoloso, ma, se privato delle componenti effettivamente pericolose, è da considerarsi come rifiuto speciale non pericoloso. Nell’iter di dismissione di un veicolo fuori uso i soggetti coinvolti sono numerosi e ciascuno deve assolvere determinati obblighi che di seguito sono riportati nello specifico: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 274 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • • • Proprietario o detentore (soggetto che detiene il veicolo a qualsiasi titolo) è obbligato a consegnare il veicolo di cui intende disfarsi ad un centro di raccolta autorizzato o ad un concessionario o titolare di succursale di casa costruttrice nel caso acquisti un veicolo nuovo. Produttore, ossia “il costruttore, l’allestitore intesi come detentori dell’omologazione del veicolo o l’importatore professionale del veicolo stesso” (art. 3, comma 1 lettera d) D. Lgs. 209/2003), ha l’onere di organizzare una rete di centri di raccolta distribuiti su tutto il territorio nazionale o, nel caso non sia in grado di predisporre una simile organizzazione, di provvedere ad individuare i suddetti centri in modo da garantire una diffusione capillare di punti di raccolta gratuiti presso i quali il proprietario/detentore possa rivolgersi. Nel caso non si organizzi in tal senso, dovrà accollarsi tutti i costi per garantire il ritiro e il trattamento dei veicoli. Concessionario, a cui sono demandati una serie di adempimenti, ovvero: - la presa in consegna del veicolo dal detentore, in nome e per conto del centro di raccolta che riceverà il veicolo, ed il rilascio di apposito certificato di rottamazione; - la cancellazione del veicolo dal PRA; - la consegna del veicolo al centro di raccolta autorizzato unitamente alle indicazioni relative all’avvenuta denuncia al PRA, alle targhe, al certificato di proprietà ed alla carta di circolazione; Titolare del centro di raccolta in capo al quale ci sono i seguenti obblighi: - richiedere e ottenere l’autorizzazione per il centro di raccolta ai sensi degli artt. 27 e 28 del D. Lgs. 22/97 (art. 208 del D. Lgs. 152/2006); - conformarsi alle prescrizioni di carattere tecnico descritte nell’allegato I del D. Lgs. 209/2003; - rilasciare al proprietario/detentore apposito certificato di rottamazione, completato dallo stato del veicolo e dall’impegno a provvedere alla cancellazione dal PRA e al trattamento del veicolo. Per i veicoli fuori uso non disciplinati dal D.Lgs. 209/2003, occorre fare riferimento all’art. 231 del D.lgs. 152/2006. 9.3.2. La produzione dei veicoli fuori uso in Provincia di Bergamo I veicoli fuori uso e i rifiuti prodotti dal loro smantellamento o dalla loro manutenzione, con la nuova codifica dei rifiuti introdotta dal CER 2002, vengono classificati tra i rifiuti speciali nella macrocategoria 16 e con estremo dettaglio nella categoria 16.01. Le elaborazioni dei dati MUD dell’anno 2004, relativi alla produzione totale dei veicoli fuori uso e dei rifiuti prodotti dallo smantellamento dei veicoli o dalla loro manutenzione, mostrano come in Provincia di Bergamo più del 40% sia costituito proprio dai veicoli fuori uso identificati dal codice CER 16.01.04 che sono rifiuti pericolosi, mentre quelli non pericolosi, ovvero quelli con codice CER 16.01.06, sono neanche l’1%. Seguono poi le batterie al piombo esauste (CER 16.06.01) con un 27% e i pneumatici fuori uso (CER 16.01.03) con un 19%. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 275 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione totale veicoli fuori uso e altri rifiuti da essi derivanti in Provincia di Bergamo Codice 160103 160104 P P 160106 160107 P 160112 160113 160114 160117 160118 160119 160120 P P 160121 P 160122 160199 160601 P Descrizione pneumatici fuori uso veicoli fuori uso veicoli fuori uso, non contenenti liquidi né altre componenti pericolose filtri dell'olio pastiglie per freni, diverse da quelle di cui alla voce 16 01 11 liquidi per freni liquidi antigelo contenenti sostanze pericolose metalli ferrosi metalli non ferrosi plastica vetro componenti pericolosi diversi da quelli di cui alle voci da 16 01 07 a 16 01 11, 16 01 13 e 16 01 14 componenti non specificati altrimenti rifiuti non specificati altrimenti batterie al piombo Totale t/a 3.064,3 7.069,4 % 18,7% 43,2% 130,6 0,8% 421,0 2,6% 26,3 0,2% 4,3 17,4 983,8 6,3 118,7 30,1 0,0% 0,1% 6,0% 0,0% 0,7% 0,2% 0,4 0,0% 79,1 10,8 4.402,2 0,5% 0,1% 26,9% 16.364,7 100,0% Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 9.3.3. Linee di indirizzo per la gestione dei veicoli fuori uso in Provincia di Bergamo La gestione dei veicoli fuori uso, nel rispetto del D. Lgs. 24 giugno 2003 n. 209, deve essere finalizzata al recupero e riciclaggio dei materiali che li compongono. Come per altre tipologie di rifiuto, gli obiettivi gerarchici stabiliti per legge riguardano: • la prevenzione della quantità dei rifiuti prodotti; • il reimpiego; • il riciclo; • il recupero; • lo smaltimento. L’Amministrazione Provinciale è orientata a favorire il recupero e il riutilizzo dei materiali che costituiscono l’eterogenea tipologia dei rifiuti derivanti da un veicolo a fine vita, così da incentivare il mercato dei materiali riciclati. Una possibile azione dell’Amministrazione Provinciale potrebbe riguardare la promozione di un coordinamento fra i vari soggetti coinvolti (produttori di autoveicoli e di componenti, commercianti, imprese che gestiscono i centri di recupero dei veicoli a fine vita) allo scopo di redigere un atto di indirizzo teso a favorire ed uniformare la gestione dei veicoli fuori uso. Un’ulteriore iniziativa dell’Amministrazione Provinciale potrebbe riguardare l’istituzione di una certificazione che, previo esame delle caratteristiche tecniche e gestionali, verrebbe rilasciata a quei Centri di raccolta e trattamento dei veicoli fuori uso in grado di dimostrare apprezzabili risultati in termini di riutilizzo, riciclo e recupero dei materiali. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 276 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 9.4. Rifiuti contenenti PCB e PCT 9.4.1. Inquadramento normativo I Policlorobifenili (PCB) e i Policlorotrifenili (PCT) sono composti organici di sintesi contenenti cloro impiegati soprattutto nel comparto elettrotecnico e in altri svariati settori (in impianti di condizionamento, nel ciclo produttivo delle vernici e come lubrificanti). Si è passati da un utilizzo libero ad una regolamentazione ed infine ad una progressiva eliminazione dei PCB e PCT, in concomitanza con il riconoscimento della loro pericolosità come inquinanti notevolmente persistenti all’azione di qualsiasi sostanza (chimica e biologica). La Direttiva di riferimento è la 96/59/CE del 16 settembre 1996 concernente lo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili. Tale direttiva è stata recepita in Italia con il D. Lgs. 22 maggio 1999 n. 209. Tale norma italiana è stata ulteriormente perfezionata con alcune modifiche introdotte dall’articolo 18 della legge comunitaria 2004 (Legge 18 aprile 2005 n. 62). Con l’articolo 5 del D. Lgs. 209/1999 si stabilisce l’obbligo di decontaminazione e smaltimento dei PCB (intendendo con questo acronimo sia i policlorobifenili sia i policlorotrifenili). In particolare si prescrive che: • PCB, PCB usati e apparecchi contenenti PCB siano smaltiti entro il 31 dicembre 2005; • i materiali assoggettati all’obbligo di inventario (apparecchi contenenti PCB per un volume superiore a 5 dm3) devono essere smaltiti entro il 31 dicembre 2010 ed essere contrassegnati da apposita etichetta (conforme a quanto prescritto dall’allegato I del D. Lgs. 209/1999) che deve essere collocata anche sulla porta dei locali nei quali sono situati tali apparecchi; • i materiali assoggettati all’obbligo di inventario che contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa fra lo 0,05% e lo 0,005% in peso devono essere smaltiti alla fine della loro esistenza operativa, qualora non siano decontaminati nel rispetto dei termini indicati ai punti precedenti e devono essere contrassegnati da un’etichetta che riporti la dicitura “Contaminazione da PCB inferiore a 0,05%”; • i trasformatori possono essere utilizzati in attesa della decontaminazione o dello smaltimento purché sussistano le seguenti condizionI: siano in buono stato funzionale; non abbiano perdite di fluidi; i PCB in essi contenuti siano conformi alle norme relative alla qualità dielettrica. Anche i trasformatori devono essere contrassegnati da apposita etichetta. L’articolo 18 della legge comunitaria 2004 perfeziona la tempistica specificando che: • al 31 dicembre 2005 deve avvenire la dismissione di almeno il 50% degli apparecchi detenuti alla data del 31/12/2002; • al 31 dicembre 2007 deve avvenire la dismissione di almeno il 70% degli apparecchi detenuti alla data del 31/12/2002; • al 31 dicembre 2009 deve avvenire la dismissione di tutti gli apparecchi detenuti alla data del 31/12/2005; • i trasformatori che contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa fra lo 0,05% e lo 0,005% in peso possono essere smaltiti alla fine della loro esistenza operativa nel rispetto delle condizioni stabilite dall’articolo 5, comma 4 del D. Lgs 209/1999. All’articolo 7 del D. Lgs. 209/1999 sono fissate le modalità di decontaminazione e smaltimento dei PCB, dei PCB usati e degli apparecchi contenti PCB. In questo ambito gli obblighi per i detentori di PCB sono: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 277 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • • comunicazione al catasto rifiuti di una serie di informazioni nel caso in cui si detengano apparecchi contenti PCB per un volume superiore ai 5 dm3; tale comunicazione va presentata ogni due anni ed entro 10 giorni dal verificarsi di una modifica rispetto ai quantitativi di PCB detenuti; osservare tutte le prescrizioni e le norme di sicurezza dei materiali contenti PCB; in fase di decontaminazione o smaltimento consegnare i materiali contenenti PCB ad imprese autorizzate. Relativamente agli obblighi per le imprese che effettuano operazioni di decontaminazione e smaltimento dei PCB, dei PCB usati e degli apparecchi contenenti PCB si deve: • possedere valida autorizzazione ai sensi degli artt. 27 e 28 del D.Lgs. 22/97 (ora art. 208 D. Lgs 152/2006); • ottemperare agli obblighi di tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti e di compilazione dei formulari per il trasporto; • in caso di autorizzazione allo stoccaggio e trattamento di rifiuti contenenti PCB, avviare detti rifiuti allo smaltimento finale entro 6 mesi dalla data del conferimento. Lo smaltimento dei rifiuti contenenti PCB deve avvenire, così come stabilito dall’articolo 7 comma 7 del D. Lgs. 209/1999, mediante incenerimento seguendo la normativa in materia di incenerimento dei rifiuti pericolosi. In alternativa possono essere utilizzati altri metodi di smaltimento purché in possesso di autorizzazione regionale rilasciata previo parere favorevole dell’ANPA. 9.4.2. La produzione dei rifiuti contenenti PCB in Provincia di Bergamo Dall’analisi della produzione di rifiuti contenenti PCB in Provincia di Bergamo, che ammonta complessivamente a 142 t nel 2004, si nota come quasi la totalità (il 97%) dei suddetti rifiuti è costituito da trasformatori e condensatori contenenti PCB (codice CER 16.02.09). Produzione totale rifiuti contenenti PCB in Provincia di Bergamo Codice P 130101 P 130301 160209 P P Descrizione oli per circuiti idraulici contenenti PCB (1) La definizione di PCB adottata nel presente elenco di rifiuti è quella contenuta nella direttiva 96/59/CE. oli isolanti e termoconduttori, contenenti PCB trasformatori e condensatori contenenti PCB Totale t/a % 0,26 0,2% 3,49 138,60 2,4% 97,4% 142,3 100,0% Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 9.4.3. Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti contenenti PCB e PCT in Provincia di Bergamo La gestione dei rifiuti contenenti PCB e PCT, conformemente alla norma statale di riferimento (D. Lgs. 209/1999 che ha recepito la direttiva 96/59/CE), deve porsi come priorità la decontaminazione e quindi lo smaltimento dei composti organici di sintesi clorurati (PCB e PCT) e delle apparecchiature, impianti, fluidi che li contengono. Dal momento che in prodotti di uso comune (lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, condizionatori, televisori, Hi-fi, ecc.) e negli impianti elettrici dei veicoli esistono piccoli condensatori contenenti PCB e, tenuto conto che questi prodotti di uso comune, diventati rifiuti, possono essere consegnati ai centri di raccolta e alle piattaforme comunali e consortili, risulta molto Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 278 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) importante che queste strutture, al pari degli impianti di trattamento, siano in grado di gestirli correttamente. La Provincia, nell’ambito del rilascio di autorizzazioni all’esercizio di eventuali impianti di deposito preliminare e di trattamento degli elettrodomestici, potrà valutare l’inserimento di prescrizioni specifiche affinchè sia effettuata una corretta gestione dei rifiuti contenenti PCB che si generano dal trattamento, anche con riferimento a norme tecniche CEI. Inoltre, si ricorda che l’Amministrazione Provinciale in questo ambito svolge un ruolo fondamentale allorché presidia e controlla la corretta realizzazione e il corretto esercizio degli impianti. L’Amministrazione Provinciale provvederà quindi a verificare la possibilità, anche ricercando opportune sinergie a livello regionale, di avviare azioni di sensibilizzazione delle Associazioni di Categoria sulle scadenze di legge e sugli obblighi specifici previsti dalla normativa vigente in materia di PCB. 9.5. Rifiuti da attività di costruzione e demolizione 9.5.1. Inquadramento normativo Nel D. Lgs. 22/97, in particolare all’art. 7 sono classificati fra i rifiuti speciali “i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività di scavo” e tale definizione è praticamente ripresa dalla classificazione proposta dal D.Lgs.152/2006 (fatto salvo l’esclusione delle terre e rocce di scavo dall’ambito di applicazione della normativa sui rifiuti). In particolare tali rifiuti derivano principalmente dalle operazioni di costruzione, manutenzione e ristrutturazione delle opere edili, dalla manutenzione e costruzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie. Nell’ambito dei rifiuti speciali, tali rifiuti costituiscono un flusso significativo, sia dal punto di vista quantitativo sia dal punto di vista qualitativo, poiché non è raro che tali rifiuti contengano sostanze pericolose o ne siano contaminati (es. amianto o altre). Le frazioni di rifiuti da attività di costruzione e demolizione, i cui flussi sono maggiori, sono generalmente cemento, calcestruzzo, laterizi, ceramiche, terre da scavo; queste tipologie di rifiuto sono caratterizzate da grandi potenzialità di recupero e riutilizzo, ma nonostante ciò sono ancora, per la maggior parte, smaltiti in discarica se non addirittura abbandonati in scarichi abusivi. L’Unione Europea si è impegnata con numerose azioni aventi la finalità di sensibilizzare gli stati membri ad adottare strumenti ed iniziative per attuare una corretta politica di gestione di tali rifiuti. Già nel 2000 la Commissione Europea, Direzione generale Ambiente, ha elaborato un documento di analisi (DG ENV.E.3 – Management of Construction and Demolition Waste), propedeutico alla definizione di una proposta di strategia comunitaria. Tale documento riporta una serie di indicazioni come l'introduzione in maniera sinergica di: • restrizioni allo smaltimento in discarica; • incentivi per la promozione della selezione alla fonte e del riciclaggio dei rifiuti inerti; • obiettivi di riciclaggio; • specifiche condizioni per lo sviluppo dei materiali riciclati; • inserimento della gestione dei rifiuti come parte integrante delle licenze edilizie e dei permessi di demolizione; • incentivi per l'uso di materiali riciclati nelle opere pubbliche. In considerazione dell’incidenza fortemente territoriale dei rifiuti inerti, per una loro corretta gestione sono auspicabili accordi volontari e strumenti di concertazione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 279 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 9.5.2. La produzione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione in Provincia di Bergamo Come si può evidenziare dalla tabella seguente che riporta la produzione totale di rifiuti da attività di costruzione e demolizione in Provincia di Bergamo nell’anno 2004 (elaborazione dati MUD) più del 75% di questi rifiuti è identificato dal codice CER 17.09.04 – rifiuti misti dell’attività di costruzione e demolizione. Occorre tuttavia osservare che per quanto riguarda i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione l’obbligo di presentazione dei MUD sussiste solo per i produttori di rifiuti pericolosi. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 280 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Produzione totale rifiuti inerti in Provincia di Bergamo Codice 170101 170102 170103 P 170106 P 170107 170201 170202 170203 170204 P 170301 170302 170303 170401 170402 170403 170404 170405 170406 170407 P 170410 P 170411 170503 P P 170504 terra e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 17 05 03 170505 170601 P P 170603 P 170604 170605 P 170802 170903 170904 Descrizione cemento mattoni mattonelle e ceramiche miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, contenenti sostanze pericolose miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, diverse da quelle di cui alla voce 17 01 06 legno vetro plastica vetro, plastica e legno contenenti sostanze pericolose o da esse contaminati miscele bituminose contenenti catrame di carbone miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17 03 01 catrame di carbone e prodotti contenenti catrame rame, bronzo, ottone alluminio piombo zinco ferro e acciaio stagno metalli misti cavi, impregnati di olio, di catrame di carbone o di altre sostanze pericolose cavi, diversi da quelli di cui alla voce 17 04 10 terra e rocce, contenenti sostanze pericolose P fanghi di dragaggio, contenente sostanze pericolose materiali isolanti contenenti amianto altri materiali isolanti contenenti o costituiti da sostanze pericolose materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci 17 06 01 e 17 06 03 materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il deposito dei rifiuti in discarica, la classificazione di tale rifiuto come “pericoloso” è posticipata fino all’adozione delle norme regolamentari di recepimento della direttiva 99/31/CE materiali da costruzione a base di gesso diversi da quelli di cui alla voce 17 08 01 altri rifiuti dell'attività di costruzione e demolizione (compresi rifiuti misti) contenenti sostanze pericolose rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03 Totale t/a 2.108,9 8,2 1.111,2 % 0,4% 0,0% 0,2% 233,1 0,0% 4.202,4 0,8% 708,9 25,1 846,6 0,1% 0,0% 0,2% 131,6 0,0% 0,0 40.511,3 147,2 756,3 1.898,7 167,8 44,3 35.357,9 0,2 447,2 0,0% 7,4% 0,0% 0,1% 0,3% 0,0% 0,0% 6,5% 0,0% 0,1% 1,2 0,0% 1.228,9 1.561,9 0,2% 0,3% 11.200,5 2,1% 1.589,5 629,6 0,3% 0,1% 20,4 0,0% 1.421,5 0,3% 15.881,9 2,9% 952,5 0,2% 0,2 0,0% 421.807,8 77,4% 545.002,6 100,0% F Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 281 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 9.5.3. Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione in Provincia di Bergamo La gestione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione, in linea con le indicazioni e le azioni di sensibilizzazione dell’Unione europea, deve essere caratterizzata dal raggiungimento dei seguenti obiettivi: • riduzione della quantità di rifiuti inerti prodotti e della loro pericolosità ; • incremento della frazione di rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione avviati a riutilizzo, riciclaggio e recupero; • diminuzione del quantitativo totale di rifiuti inerti non pericolosi avviati a discarica; • prevenzione dei fenomeni di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti inerti sul territorio; • promozione dell’innovazione degli impianti di recupero, secondo le migliori tecnologie disponibili allo scopo di realizzare un progressivo miglioramento delle prestazioni tecniche e ambientali; • miglioramento della qualità dei materiali inerti riciclati. L’Amministrazione Provinciale potrà individuare azioni da realizzare per definire strumenti e sostenere iniziative finalizzate ad una corretta gestione di tali rifiuti. Si tratta, ad esempio, di realizzare azioni formative, informative e iniziative di supporto ai Comuni ed alla Imprese per l’implementazione di sistemi di corretta gestione dei rifiuti inerti, misure amministrative (volte per quanto possibile alla semplificazione degli obblighi gestionali), nonché accordi di programma. Data l’incidenza fortemente territoriale di questa tipologia di rifiuti è certo che sono ottenibili efficaci risultati ricorrendo ad accordi volontari e a strumenti di concertazione. Nell’ottica di diminuire la produzione dei rifiuti inerti e di definirne i flussi l’Accordo di programma potrà riguardare: • lo smontaggio selettivo, eseguito in ordine inverso rispetto alle operazioni di costruzione; • la selezione dei rifiuti da demolizione, nei siti di produzione, suddividendoli in gruppi omogenei; • lo stoccaggio delle frazioni omogenee in appositi contenitori separati (inerti, legno, metalli, imballaggi); • il riutilizzo in cantiere dei materiali derivati delle operazioni di demolizione; • la movimentazione dei rifiuti fino ai luoghi di trattamento e smaltimento nel rispetto delle prescrizioni normative vigenti; • il prelievo e lo smaltimento separato dei rifiuti pericolosi o dei rifiuti contaminati; • la valorizzazione dei rifiuti inerti attraverso il conferimento ad impianti di trattamento in grado di garantire il raggiungimento di elevati standard qualitativi; • l’utilizzo di impianti di recupero per i rifiuti inerti non pericolosi, tecnologicamente organizzati e in grado di eseguire macinazione, vagliatura, selezione granulometrica, separazione della frazione metallica e delle frazioni indesiderate così da fornire materiali inerti impiegabili nel settore dell’edilizia; • l’adozione di efficaci misure di controllo per la corretta gestione dei rifiuti da costruzione e demolizione; • l’implementazione, in sede di progettazione ed esecuzione delle opere, di accorgimenti e tecniche costruttive che implichino un minor ricorso all’utilizzo di materie vergini e prevedano l’utilizzo di materiali che abbiano un minore impatto sulla produzione successiva quali - quantitativa dei rifiuti; • lo sviluppo di appositi Piani di Comunicazione per fornire informazioni a tutti i soggetti interessati nonché a favorire un sistema integrato di gestione dei rifiuti inerti; Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 282 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • l’inserimento nei capitolati d’appalto di costruzione dell’utilizzo di materiali inerti riciclati in misura non inferiore ad una percentuale minima definita (es. 10%) rispetto al fabbisogno totale di materiale inerte (azioni in tale senso sono già state avviate nell’ambito delle iniziative provinciali per la promozione degli Acquisti Verdi della Pubblica Amministrazione – GPP). 9.6. I fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane Nella Comunità Europea la progressiva attuazione della Direttiva 91/271/CEE, concernente il trattamento delle acque reflue urbane e recepita in Italia dal D.Lgs. 152/99 (confluito poi nel vigente D.Lgs. 152/2006), ha comportato un costante aumento dei quantitativi di fanghi originati dai processi di depurazione. Da una produzione annuale di circa 5,5 milioni di tonnellate (espressi come sostanza secca) del 1992 si è arrivati a una stima di ca. 9 milioni di tonnellate nel 2005. Le modalità di smaltimento/utilizzo dei fanghi più frequenti sono: • smaltimento in discarica; • riutilizzo in agricoltura direttamente o previo compostaggio; • incenerimento/ coincenerimento; • impiego nei cicli produttivi di laterizi, asfalti, calcestruzzi. In Lombardia, il destino prevalente dei fanghi è lo smaltimento in agricoltura direttamente o previo compostaggio, seguito dallo smaltimento in discarica. Tale modalità è quella più consolidata anche nelle restanti regioni del centro - nord Italia mentre al sud prevale lo smaltimento in discarica. Il cambiamento di determinate condizioni, come l’aumento dei quantitativi prodotti in conseguenza del numero crescente di impianti di depurazione e per effetto del restringimento dei limiti allo scarico, nonché le sempre più restrittive normative sullo smaltimento dei fanghi in agricoltura, determinano l’esigenza di considerare con sempre maggiore attenzione da un lato l’impiego di nuove tecnologie di depurazione atte a ridurne la produzione e dall’altro diverse modalità di trattamento e smaltimento finale. 9.6.1. Il piano di tutela della acque della Regione Lombardia: situazione attuale e previsioni sulle infrastrutture impiantistiche depurative nell’ATO di Bergamo Il Piano di Tutela delle Acque (PTUA) della Regione Lombardia, approvato con Delibera di Giunta n. 2244 del 29.3.2006, dedica all’argomento infrastrutture idriche l’Allegato 6 della Relazione generale. Il documento illustra sinteticamente lo stato delle infrastrutture e gli aspetti organizzativi e gestionali relativi al servizio idrico integrato, nonché le ricadute sullo stesso delle misure previste dal PTUA. Ai fini della conoscenza delle reti fognarie e degli impianti di trattamento delle acque reflue urbane, nonché delle relative previsioni idonee al raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale, il PTUA ha assunto come riferimento i risultati dell’attività di ricognizione delle opere e degli schemi depurativi previsti dal Piano Regionale di Risanamento delle Acque (PRRA). Tali previsioni sono state, parzialmente, aggiornate per gli aspetti concernenti il dimensionamento di alcuni impianti di trattamento delle acque reflue urbane, nel frattempo realizzati o per i quali si era reso nel frattempo disponibile il relativo progetto. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 283 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Nello specifico, per quanto riguarda l’ATO di Bergamo, gli impianti di trattamento delle acque reflue urbane considerati per la definizione della misure di Piano (scenario riferito all’anno 2016) sono in tutto 86, per un totale di 2.299.864 AE previsti. La seguente Tabella, in funzione della classe di potenzialità, riporta i dettagli relativi ai suddetti impianti. Tabella: Impianti di trattamento considerati per la definizione delle misure del Piano di Tutela delle Acque della Regione Lombardia (PTUA – tabella 9, Allegato 6) – ATO BG Classi di potenzialità 300- 2.000 AE 2.000-5.000 AE 5.000-10.000 AE 10.000-50.000 AE 50.000-100.000 AE > 100.000 AE Totale di cui Intercomunali ATO Bergamo - Scenario 2016 n. impianti 22 14 20 18 7 5 86 33 AE 18.044 46.311 147.352 428.416 524.025 1.135.716 2.299.864 2.038.443 La situazione attuale, sempre in funzione della Classe di potenzialità, è invece riportata nella successiva Tabella. Tabella : Scenario attuale degli impianti di trattamento nell’ATO Lodi indicato nel Piano di Tutela delle Acque della Regione Lombardia (PTUA – tabella 6, Allegato 6) – ATO BG Classi di potenzialità < 2.000 AE 2.000-5.000 AE 5.000-10.000 AE 10.000-50.000 AE 50.000-100.000 AE > 100.000 AE Totale ATO Bergamo – Situazione attuale n. impianti 51 12 16 11 5 3 98 AE 25.726 43.300 104.380 226.010 368.516 531.207 1.300.139 Dal confronto tra la situazione attuale e futura si evince la previsione di una riduzione del numero complessivo di impianti (da 98 a 86) ed un significativo incremento (77% circa) della potenzialità di trattamento (da circa 1.300.000 AE sino a circa 2.300.000 AE). L’ipotesi di incremento della popolazione equivalente, pur apparendo sovrastimata rispetto ai previsti sviluppi delle realtà territoriali della Provincia di Bergamo, dovrà comunque essere considerata quale elemento di riferimento pianificatorio a lungo termine. 9.6.2. La gestione dei fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane in Provincia di Bergamo Nel presente capitolo sono riportate le analisi dei flussi di produzione dei fanghi di depurazione nella Provincia di Bergamo con riferimento alle dichiarazioni MUD dell’anno 2005 effettuate dagli impianti con riferimento ai dati di produzione del 2004. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 284 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Gli impianti di depurazione delle acque reflue situati nella Provincia di Bergamo hanno dichiarato di aver prodotto complessivamente nel 2004, 40.444,54 t/anno di fanghi di depurazione dei reflui civili e misti (civili + industriali). La maggior parte dei fanghi prodotti risulta essere allo stato palabile (con valori medi stimabili tra il 15-25% di sostanza secca) mentre solo una piccola percentuale (stimabile inferiore al 5% risulta essere allo stato fangoso palabile / liquido o allo stato liquido). I principali produttori di fanghi nella Provincia di Bergamo (i primi 10-12 impianti) coprono circa il 90% della quantità totale prodotta da tutti gli impianti autorizzati. Tenuto conto della popolazione equivalente attualmente stimata in sede di PTUA ed ipotizzando un contenuto medio di sostanza secca del 20%, ne deriva una produzione unitaria di fanghi di circa 17 gSS/AE x d. 9.6.3. Le tecnologie idonee al trattamento 9.6.3.1. Tecnologie di pretrattamento dei fanghi I principali sistemi di pre-trattamento dei fanghi sono: la digestione dei fanghi, la disidratazione fisico – meccanica, l’essiccamento (naturale per i piccoli impianti, termico per gli impianti di maggiori dimensioni). • La digestione dei fanghi: riduce il contenuto di sostanza organica nei fanghi, e può essere di tipo aerobico (in presenza di ossigeno) o anaerobico (in assenza di ossigeno); se avviene in condizioni anaerobiche, essa produce biogas. I fanghi digeriti possono essere in genere disidratati più facilmente permettendo di ottenere, dopo la disidratazione, un contenuto di sostanza secca lievemente superiore. • La disidratazione fisico – meccanica: consiste in un sistema di drenaggio meccanico tramite l’impiego di apposite apparecchiature, in particolare centrifughe e presse (nastropresse, filtropresse a piastre). Tale pretrattamento consente di ridurre il volume dei fanghi mediante la rimozione del contenuto d’acqua, permettendo di raggiungere livelli di contenuto di sostanza secca variabili dal 10% al 35% e consentendo un aumento del potere calorifico. In genere il fango è trattato prima della disidratazione con additivi flocculanti sia di tipo inorganico (sali di alluminio e ferro, calce, ecc.) che di tipo organico (polimeri). E’ dimostrato però che l’utilizzo di additivi inorganici aumenta il tenore di ceneri del rifiuto pretrattato, per tale ragione, se previsto lo smaltimento attraverso l’incenerimento, sono impiegati maggiormente gli additivi organici. • L’essiccamento dei fanghi: tralasciando l’essiccamento naturale su letti, ormai in disuso anche per gli impianti di piccole dimensioni, sta avanzando in questi ultimi tempi, anche se per impianti di grossa taglia, la tecnologia dell’essiccamento termico che consiste essenzialmente nella riduzione dell’acqua “particellare” presente nei fanghi, sino a valori residui del contenuto idrico pari a 5÷15% nel caso di essiccamento totale e del 15÷35% nel caso di essiccamento parziale. L’essiccamento si differenzia dall’incenerimento per il fatto che mediante quest’ultimo, oltre alla rimozione dell’acqua, viene anche combusta la sostanza organica presente nel fango producendo un residuo (ceneri) costituito da sole frazioni inorganiche. Mediante l’essiccamento si ottiene inoltre un notevole incremento del PCI dei fanghi, rendendoli quindi “appetibili” per un successivo eventuale incenerimento, particolarmente interessante se operato presso cementifici. La tipologia del residuo di trattamento favorisce altresì le tecniche di spandimento (simili a quelle adottate per i fertilizzanti minerali) e una riduzione dei costi di trasporto. L’essiccamento termico è generalmente ottenuto tramite differenti tipi di apparecchiature (in genere installate presso un impianto di depurazione), del tipo a contatto indiretto o a contatto diretto, a bassa, media o alta temperatura di esercizio; per temperature superiori ai 300°C bisogna tuttavia verificare che non avvenga la formazione di diossine e furani. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 285 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Esistono numerosi varianti tecnologiche di tali apparecchiature, le più diffuse delle quali sono quelle del tipo a nastro, a disco, a letto fluido, a tamburo, a film sottile, ecc. Al fine di contenere i consumi energetici, il processo di essiccamento è sempre preceduto dalla fase di disidratazione meccanica. L’essiccamento parziale (35% di SS) consuma in genere almeno 30 kWh/t SS, mentre quello totale (90% di SS) almeno 50 kWh/t SS (Fonte: SEDE-ArthurAndersen per DG Ambiente Commissione Europea, “Disposal and recycling routesfor sewage sludges”,2001). Come detto, l’essiccamento termico risulta in genere funzionale ad un successivo incenerimento non essendo energeticamente conveniente la combustione diretta dei fanghi per valori di sostanza secca inferiori al 35 – 45%, valori che possono essere assai superiori nel caso di impianti di trattamento di RU (Fonte: GTR sulla gestione dei rifiuti per Commissione Nazionale, “Linee guida recanti i criteri per l’individuazione e l’utilizzazione delle migliori tecniche disponibili – Impianti di incenerimento”). Il calore necessario per il processo di essiccamento è estratto in genere dal processo di incenerimento, o, nel caso di impianti dotati di sezioni di cogenerazione, dall’energia termica di recupero dai motori a gas. In studi recenti (Mininni, Tomei, Braguglia, “Ottimizzazione di un processo combinato di essiccamento e incenerimento di fanghi urbani”, Rifiuti Solidi, vol.XX n°1, 2006), in cui è valutato un processo integrato di essiccamento ed incenerimento di fanghi urbani, si dimostra che la combustione autogena dei fanghi è possibile con un valore limite di concentrazione di fango disidratato pari al 30%. In queste condizioni operative, infatti, il calore recuperabile dai fumi è sufficiente per l’essiccamento dei fanghi dalla concentrazione alimentata al valore minimo richiesto in alimentazione a un forno di incenerimento (55 – 60%) per avere combustione autogena. Quindi un processo di incenerimento condotto senza lo stadio preliminare di essiccamento non consente mai la combustione autogena e il consumo di combustibile ausiliario può risultare spesso consistente, ovvero il processo integrato essiccamento – incenerimento è decisamente più conveniente rispetto ad un processo privo dell’essiccamento preliminare. I vantaggi sono numerosi e relativi sia ai costi di impianto che di esercizio: le dimensioni dell’essiccatore, della caldaia a valle del forno e della sezione di depurazione dei fumi risultano più contenute per effetto della minore potenzialità evaporativa richiesta, della minore produzione di vapore e della ridotta produzione di fumi. Inoltre anche la maggiore conversione in energia elettrica dell’eventuale surplus di calore disponibile potrebbe rendere questa scelta progettuale preferibile. Nello stesso studio viene indicato il fatto che l’incenerimento di fango misto (da fango primario e fango secondario) sia più difficoltoso da realizzare in quanto le concentrazioni del fango disidratato sono inferiori ed è richiesto l’impiego di combustibile ausiliario nel forno. In uno studio precedente (Minnini e Pinto, “Progettazione e conduzione degli impianti di incenerimento dei fanghi di depurazione in riferimento al recupero energetico”, Rifiuti Solidi, vol. XVII, n°1, 2003) viene comunque evidenziata la convenienza dell’essiccamento parziale (circa il 50% di SS) rispetto a quello totale (con il 90% di SS) per i notevoli vantaggi che ne conseguono relativamente alle dimensioni dell’essiccatore e della caldaia e la scarsa convenienza di spingere il recupero energetico fino alla produzione di energia elettrica, quando la concentrazione dei fanghi di alimentazione all’essiccatore è modesta. Un altro tipo di essiccamento è quello biologico in cui i fanghi sono combinati con sostanze ausiliarie (chips di legno) e compost. Queste sostanze contribuiscono alla produzione di energia e assorbono parte dell’acqua dei fanghi. I fanghi sono collocati dentro un reattore orizzontale chiuso (“tunnel”), mentre l’aria è insufflata dal fondo di tale reattore provvedendo al rifornimento di ossigeno necessario per il processo biologico. Così, parte della sostanza organica è degradata provvedendo alla produzione di calore necessario per l’essiccamento. Dopo questo “pre-compostaggio” il materiale è vagliato per separare il compost dai materiali ausiliari per il processo, il compost è sottoposto a una serie di processi di compostaggio in cui è le sostanze organiche difficilmente degradabili sono degradate in condizioni aerobiche. Come nel caso dell’essiccamento termico anche in questo caso si ha un prodotto che può essere utilizzato come combustibile secondario per la produzione di energia oppure da Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 286 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) utilizzare nei cementifici. Ma la produzione di energia è più ridotta rispetto a quella che si può ottenere da un fango essiccato termicamente, ciò è dovuto al fatto che il processo di essiccamento termico (8,7 kWh/tfango) consuma meno energia rispetto a quello biologico (35 kWh/ tfango). Inoltre il fango essiccato dal processo termico possiede un contenuto di sostanza secca superiore, risultando un PCI maggiore (12.000 kJ/kg rispetto a 6.000 kJ/kg). Esperienze riguardanti questo processo sono riportate nel documento di informazione aggiuntiva per le migliori tecniche disponibili in materia di trattamento dei rifiuti, “Additional information submitted during the information exchange on Waste Treatments Industries” (2005). 9.6.3.2. Digestione anaerobica La digestione anaerobica è un processo nel corso del quale micro-organismi, in assenza di ossigeno e nitrati, degradano la sostanza organica a metano, anidride carbonica ed acqua. Essa, applicata generalmente a fanghi ispessiti, ha come principale obiettivo la riduzione del volume dei fanghi e la loro stabilizzazione. Questo processo avviene in bacini chiusi riscaldati alla temperatura di circa 34-35°C. Durante tale processo è prodotto biogas (si stima una produzione di biogas all’incirca di 0,8 – 1,2 m3/kg di solidi volatili, Fonte: SEDEArthurAndersen per DG Ambiente Commissione Europea, “Disposal and recycling routesfor sewage sludges”,2001) che viene riutilizzato in caldaie per mantenere la temperatura di processo, per esigenze di riscaldamento interne all’impianto e, in caso di elevate produzioni, per il funzionamento di motori a gas atti a produrre energia elettrica. Generalmente si raccomanda di mantenere i fanghi nel digestore per più di 20 giorni per garantire una buona stabilizzazione. 9.6.3.3. Compostaggio Il compostaggio è un processo in condizioni aerobiche che consiste nell’aerazione dei fanghi miscelati con altri prodotti organici quali segatura o letame di provenienza animale. Questo processo produce calore in eccesso che viene utilizzato per raggiungere la temperatura necessaria per il compostaggio, che perdura per alcune settimane. Il processo di compostaggio è impiegato con diversi propositi. Il fango compostato risulta essere di interesse maggiore nel campo applicativo dell’agricoltura, raggiunge un buon livello di disinfezione, ed è stabilizzato, riducendo inoltre l’insorgere di odori. Possiede un aspetto simile all’humus e, grazie al contenimento degli odori, il suo utilizzo è più facilmente accettato. Infine, il compostaggio è impiegato anche per ridurre il contenuto di acqua nei fanghi, dal momento che permette di raggiungere sino al 60% di contenuto di SS, consentendo così una manipolazione più semplice. Alcuni svantaggi che si possono avere dall’impiego di tale soluzione in confronto all’utilizzo diretto dei fanghi in agricoltura sono: - costi maggiori del trattamento; - consumi energetici per l’aerazione; - la necessità di un mercato per il commercio del prodotto finale. Nonostante ciò il compostaggio è un’ottima alternativa rispetto all’utilizzo diretto in agricoltura dei fanghi, dal momento che si ha un maggiore controllo dell’eventuale presenza di microrganismi patogeni e un controllo maggiore dei nutrienti in risposta alle esigenze agronomiche. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 287 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 9.6.3.4. Spandimento fanghi I fanghi contengono composti di interesse nel campo dell’agricoltura come: l’azoto, il fosforo, il potassio, la materia organica o il calcio facendo risultare i fanghi dei fertilizzanti organici. Lo spandimendo dei fanghi è un modo per riciclare tali sostanze in agricoltura. Tutti i tipi di fanghi possono essere utilizzati: fanghi liquidi, semi-solidi, solidi o essiccati. Ma l’utilizzo di ciascuna di queste tipologie induce a restrizioni pratiche dal punto di vista dello stoccaggio, del trasporto e dello spandimento stesso. La limitazione temporale dell’utilizzo agricolo in funzione delle esigenze colturali, impone la presenza di importanti volumi di stoccaggio presso l’impianto di depurazione o presso le aziende agricole interessate dalle operazioni di spandimento. I fanghi possono essere applicati direttamente sulla superficie del terreno. Per i fanghi essiccati si possono utilizzare gli stessi dispositivi di spandimento impiegati per i fertilizzanti solidi minerali. Il tipo di coltura, l’accessibilità dei campi e le condizioni metereologiche influenzano le tecniche di spandimento dei fanghi, oltre che la natura stessa dei medesimi. In genere tale pratica può essere effettuata due volte all’anno: alla fine dell’estate, dopo il raccolto, o in primavera, prima dell’aratura e della semina. In conclusione, il costo di questa alternativa di impiego dei fanghi può essere economico rispetto ad altre (es: incenerimento), ma la presenza di inquinanti implica il fatto che questa pratica deve essere adottata e monitorata con estrema attenzione. Per tale ragione questa pratica è soggetta alle restrizioni imposte dalla normativa. Recenti norme regionali emanate, in applicazione di disposizioni comunitarie, ai fini della tutela e risanamento delle acque dall’inquinamento da nitrati, hanno introdotto ulteriori limitazioni nell’utilizzo diretto dei fanghi in agricoltura. 9.6.3.5. Incenerimento Si possono avere tre opzioni tecnologiche: • impianti dedicati d’incenerimento; • trattamento termico dei fanghi presso impianti di trattamento dei rifiuti urbani; • impianti di co-incenerimento, quando i fanghi sono utilizzati come combustibile in impianti che producono energia (centrali a carbone) o materiali (cementifici). Come anticipato precedentemente gli impianti d’incenerimento dedicati che trattano fanghi essiccati necessitano di quantitativi ridotti (al limite anche nulli) di combustibile ausiliario rispetto all’incenerimento dei fanghi tal quali (non disidratati). Di norma infatti il PCI dei fanghi disidratati è compreso tra 4.800 e 6.500 kJ/kg contro PCI dei fanghi non disidratati che si attestano 2.200 – 4.800 kJ/kg. Gli impianti dedicati all’incenerimento dei fanghi in genere operano a temperature comprese tra gli 850°C e i 950°C. Nella tabella seguente sono riassunte e confrontate le diverse tecnologie di combustione impiegate per l’incenerimento dei fanghi; per ulteriori dettagli in merito alle tecnologie riportate si rimanda al documento “Reference Document on Best Available Techniques for Waste Incineration” (Luglio 2005). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 288 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Confronto delle diverse tecnologie di incenerimento dei fanghi (Fonte: “Reference Document on Best Available Techniques for Waste Incineration”, Luglio 2005). Tecnologie per l’incenerimento dei fanghi Forno a letto fluido Forno a piani multipli e letto fluido Pre-essiccamento non richiesto; Presenza di parti mobili Forno a piani multipli Forno ciclonico Caratteristiche Assenza di parti meccaniche in movimento e limitata usura Pre-essiccamento non richiesto; Presenza di parti mobili Assenza di parti meccaniche in movimento e limitata usura Confrontabile con inceneritore a letto fluido; E’ possibile trattare una vasta gamma di rifiuti Gestione operativa Rapidi avviamenti e fermate; Possibile funzionamento in discontinuo Tempi lunghi per riscaldamento; Necessario funzionamento continuo Tempi medi per riscaldamento e raffreddamento Incenerimento Limitati eccessi d’aria richiesti; Basso tenore di incombusti Incenerimento difficile da controllare; Immune a possibili fluttuazioni quali – quantitative nei fanghi Basso eccesso di aria richiesto; Buon controllo del processo tramite il letto fluido; Minore sensibilità nei confronti di fluttuazioni qualitative nei fanghi rispetto al letto fluido Breve tempo di residenza; Alimentazione di aria principale e secondaria a diversi livelli Contenuto ceneri nei fumi Alto Basso Alto Alto Rimozione ceneri Attraverso flusso gassoso e rimozione sabbia Direttamente sul fondo Attraverso flusso gassoso e rimozione sabbia Attraverso flusso gassoso; Ceneri pesanti dal fondo Residui Ceneri, residui da letto fluido Ceneri Ceneri, residui da letto fluido Ceneri Tra le diverse tecnologie di incenerimento elencate nella tabella precedente, il forno a letto fluido è sicuramente quello più diffuso per il trattamento termico dei soli fanghi. Ciò è dovuto soprattutto al fatto che: - questo processo consente teoricamente la combustione completa a temperature relativamente basse; - la quota di materiale inerte presente nel letto evita il cambiamento repentino della temperatura nel forno; - è possibile il funzionamento discontinuo; - i costi di gestione sono bassi. Questi impianti di incenerimento dei soli fanghi possono essere istallati presso l’impianto di depurazione delle acque reflue, se la quantità da trattare è sufficientemente consistente da poter giustificare l’adozione di questa tecnologia. Altrimenti questi impianti possono essere condivisi e possono bruciare fanghi provenienti da origini differenti. Se il PCI dei fanghi è simile a quello dei RU (per un contenuto di SS del 60 – 65%) possono essere miscelati facilmente ai rifiuti. E’ inoltre possibile introdurre fanghi ispessiti, riducendo così i costi per i pretrattamenti (disidratazione e essiccamento), in questo caso però un PCI ridotto implica un contenimento del rapporto rispetto alla massa totale di rifiuti alimentati (Fonte: SEDE-ArthurAndersen per DG Ambiente Comissione Europea, “Disposal and recycling routesfor sewage sludges”,2001). Esistono diverse modalità di alimentazione dei fanghi nel forno di incenerimento, esse sono: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 289 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) - - alimentazione pneumatica del fango essiccato (circa 90% di SS) nella camera di combustione; spargimento del fango disidratato (circa 20 – 30% di SS) sul letto di rifiuti presente sulla griglia del forno. Alcune esperienze riportano di poter operare con una massa di fanghi che risulta essere il 20% della massa totale di rifiuti (con un contenuto di SS del 25%). Invece altre hanno dimostrato che se il contenuto di fanghi rispetto alla massa totale di rifiuti è troppo alto (maggiore del 10% rispetto alla massa totale) può esserci un alto contenuto di ceneri volanti o di materiale incombusto nelle scorie (Fonte: “Reference Document on Best Available Techniques for Waste Incineration”, Luglio 2005); miscelazione dei fanghi totalmente o parzialmente essiccati (50 – 60% di SS) direttamente nella fossa rifiuti ed alimentazione in camera di combustione insieme agli altri rifiuti. Un’altra alternativa per l’incenerimento dei fanghi è l’utilizzo di questi come combustibile nelle centrali a carbone o nei cementifici. Un esempio di recente adozione di tale alternativa nella Regione Lombardia è il cementificio di Holcim S.p.A. presso l’Unità Produttiva di Merone (CO). Tale impianto è infatti autorizzato al recupero di 13.000 t/anno dei fanghi di depurazione come combustibili nel forno per la produzione di cemento; tali rifiuti sono impiegati in sostituzione di rifiuti pericolosi (miscele oleose e da residui peciosi) che, in ragione di una precedente autorizzazione, potevano essere cocombusti presso il cementificio. Per essere ammessi nell’impianto in questione Holcim S.p.A. richiede imprescindibilmente ai propri fornitori il rispetto dei requisiti tecnici definiti dall’Azienda in merito alle caratteristiche dei fanghi da depurazione quale ad esempio il contenuto massimo di acqua che non deve superare il 10%. 9.6.3.6. Smaltimento in discarica Lo smaltimento in discarica è stato ed è tuttora una delle alternative maggiormente impiegate per la gestione dei fanghi di depurazione, ma in futuro dovrebbe essere uno sbocco di limitate capacità data la legislazione Europea che impone agli Stati membri la riduzione dello smaltimento in discarica dei rifiuti biodegradabili (Direttiva 1999/31/CEE recepita in Italia con il D.Lgs.36/2003 ). Quindi questa alternativa deve essere scelta quando non ci sono altre soluzioni, ovvero: - quando le concentrazioni dei contaminanti rendono i fanghi inadatti ad altre forme di riciclo; - quando lo spandimento dei fanghi non è attuabile nelle tenute agricole e i terreni per silvicoltura a causa della loro particolare posizione o situazione topografica, oppure quando i costi totali sarebbero poco convenienti; - se la capacità di incenerimento nelle vicinanze non è sufficiente. 9.6.3.7. Nuove esperienze Oggigiorno sono state sviluppate e introdotte nel mercato diverse tecnologie in alternativa ai processi di combustione tradizionale dei rifiuti e in particolare dei fanghi. Tra queste tecnologie innovative le principali sono: • il processo di ossidazione ad umido (wet oxidation); • il processo di pirolisi; • il processo di gassificazione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 290 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Esistono altre tecnologie che sono fondamentalmente la combinazione di questi tre processi elencati. Queste tecnologie, ancora in fase di messa a punto, sembrano offrire interessanti vantaggi in relazione alle prestazioni ambientali (ridotte emissioni, possibilità recupero materia), pur in presenza di costi elevati e difficoltà operative e gestionali. 9.6.4. Considerazioni in merito ai futuri fabbisogni di recupero o smaltimento di fanghi di depurazione I dati 2005 di produzione di rifiuti speciali indicano in circa 40.500 t il quantitativo di fanghi di depurazione di reflui urbani attualmente generato dai depuratori provinciali. Una previsione del quantitativo di fanghi complessivamente prodotto in Provincia nell’arco temporale di validità del presente Piano, con il potenziamento e, ove necessario, l’adeguamento del sistema impiantistico di depurazione, può essere definita a partire dalle previsioni di sviluppo contenute nel Programma di Tutela e Uso delle Acque precedentemente illustrate. In relazione ai più ristretti limiti allo scarico che dovranno essere nel prossimo futuro rispettati, soprattutto per gli impianti di maggiori dimensioni, si ipotizza rispetto alla situazione attuale un incremento della produzione unitaria di fanghi biologici sino a valori pari a 30 gSS/AE x d, stimando conseguentemente una produzione complessiva di fanghi pari a circa 25.000 tSS/a, corrispondenti a un quantitativo di fanghi pari a 100.000-125.000 t/a di fanghi al 20-25% di SS. Anche sulla base di quanto precedentemente illustrato in merito alle tecnologie di trattamento oggi in uso, tali fanghi potranno essere avviati a destini diversi, quali: compostaggio e recupero agronomico, termovalorizzazione. Indicativamente, un‘ipotesi di ripartizione dei flussi potrebbe essere così definita: - 50% recupero agronomico/di materia: 12.500 tSS/a, 50-62.500 t/a fanghi al 20-25% SS; - 50% essiccamento e termovalorizzazione: 12.500 tSS/a, 25.000 t/a fanghi al 50% SS. Tale ripartizione, da assumersi come indicazione assolutamente preliminare, è basata essenzialmente sulle seguenti considerazioni: - - maggiori criticità future legate all’avvio a spandimento diretto dei fanghi, in considerazione delle limitazioni allo smaltimento in agricoltura derivate dall’applicazione delle Direttive europee; possibile sviluppo di nuove tecnologie orientate al recupero di materia dei fanghi di depurazione; generale orientamento dei sistemi di depurazione di maggiori dimensioni verso ipotesi di essiccamento dei fanghi finalizzate alla termovalorizzazione/recupero energetico degli stessi. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 291 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 10. INDIVIDUAZIONE DELLE AREE NON IDONEE E DI QUELLE POTENZIALMENTE IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI RECUPERO, TRATTAMENTO E SMALTIMENTO RIFIUTI 10.1. Premessa metodologica Secondo la normativa in materia di pianificazione della gestione dei rifiuti (Decreto Legislativo n. 152/2006, L.R. n. 26/03 e Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti), l’individuazione delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero di rifiuti spetta alle Province sulla base dei criteri definiti dalla Regione. Per la localizzazione dei nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti, i Piani di Gestione Provinciali procedono quindi alla definizione delle aree non idonee recependo le indicazioni del Piano Regionale e individuano le zone potenzialmente idonee. Secondo quanto previsto dalla L.R. 12/2007 la Regione ha modificato il Capitolo 8 del PRGR che definisce i criteri localizzativi da applicare per l’individuazione delle aree non idonee alla localizzazione di nuovi impianti di trattamento e smaltimento rifiuti. La revisione di tale capitolo è stata approvata definitivamente con DGR n 8/6581 del 13 febbraio 2008. Il PPGR della Provincia di Bergamo individua i fabbisogni impiantistici derivanti dagli obiettivi definiti sia in termini di riduzione della produzione di rifiuti che in termini di recupero di materiali. I fabbisogni individuati sono relativi ai diversi flussi che si generano dalle azioni di Piano. E’ quindi predisposta la cartografia delle aree non idonee, e conseguentemente quelle potenzialmente idonee, all’insediamento dei nuovi impianti. Il PPGR, in analogia a quanto indicato nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti suddivide i criteri localizzativi per tipologia impiantistica e in base alla forma di trattamento/recupero/smaltimento applicata. Le tipologie prese in considerazione sono: • • • • Stazioni di trasferimento, piattaforme ed impianti di compost verde; Discariche per rifiuti inerti, pericolosi e non pericolosi; Impianti di trattamento termico per rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi (si intende: impianti di incenerimento e di combustione, anche basati su tecnologie pirolitiche e/o di gassificazione, dedicati al trattamento di rifiuti; impianti di combustione dedicati al trattamento di c.d.r. -combustibile derivato da rifiuti). Impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di compostaggio/cdr e selezione/stabilizzazione, impianti di trattamento degli inerti. La procedura di localizzazione per le strutture non citate, può essere sviluppata per analogia, in base al materiale trattato ed alle caratteristiche tecniche degli impianti previsti, individuando quindi tra le tipologie indicate quella più simile. L'individuazione di aree idonee per i nuovi impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti, siano essi discariche, impianti di selezione e stabilizzazione, o di trattamento termico, deve tenere presente vincoli e limitazioni di natura diversa: fisici, ambientali, sociali, economici, politici e tecnici. I principali obiettivi di un processo di selezione di siti possono essere così riassunti: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 292 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • massimizzare la rispondenza del sito alle caratteristiche richieste dal tipo di impianto; minimizzare gli impatti della struttura sull'ambiente in cui va ad inserirsi. Nell’impostare il processo di localizzazione è necessario: • • definire una metodologia di selezione il più possibile oggettiva, trasparente e ripercorribile; definire e dichiarare ex ante i criteri da impiegare nella valutazione d’idoneità dei siti; A ciascun vincolo/informazione viene associato un diverso grado di prescrizione, in relazione alla tipologia impiantistica considerata ed al grado di impatto che questa potrebbe implicare sulle caratteristiche ambientali che hanno determinato l’imposizione del vincolo stesso. I livelli di prescrizione previsti sono i seguenti: ESCLUDENTE PENALIZZANTE PREFERENZIALE ovvero di inaccettabilità di un’area; implica l’esclusione totale dell’impianto ovvero presenza di controindicazioni che comportano la realizzazione dell’impianto soltanto dietro particolari attenzioni nella progettazione/realizzazione dello stesso, in virtù delle sensibilità ambientali rilevate. I criteri penalizzanti assumeranno carattere discriminante e non necessariamente escludente per la localizzazione dell’impianto. Si fissano comunque delle soglie di attenzione ovvero presenza di elementi di idoneità e opportunità; fornisce informazioni aggiuntive di natura logistico/economica finalizzate ad una scelta strategica del sito La procedura localizzativa prevista dal Piano Regionale risulta così articolata: Fasi fase A Azioni Formulazione dei criteri di localizzazione per l’individuazione delle aree non idonee che hanno valenza di vincolo assoluto (fattori escludenti) e identificazione dei fattori penalizzanti o preferenziali da utilizzare per l’identificazione delle aree non idonee. I fattori escludenti sono determinati sulla base della normativa vigente e di obiettivi di tutela ambientale. Competenze Regione: Piano Regionale di gestione dei Rifiuti (i criteri indicati dal Piano riguardano l’intero territorio regionale in modo di garantire omogeneità di applicazione. A livello inferiore si possono comunque e sempre introdurre ulteriori criteri da utilizzare nella selezione). Provincia: Piano di gestione Provinciale (previa valutazione dei contributi eventualmente rassegnati dai Comuni in sede di procedura di VAS), la provincia applica i criteri di esclusione proposti dalla Regione, aggiunge eventuali criteri più restrittivi desunti dalle NTA del PTCP ed individua le aree idonee o potenzialmente idonee alla localizzazione degli impianti. fase B Sulla base dei fattori escludenti indicati preliminarmente dal Piano superiore, si procede ad una prima selezione che individua le aree non idonee, le aree che presentano fattori penalizzanti e, per differenza, le “macroaree” potenzialmente idonee fase C Sulla base dei macroambiti individuati dal Piano di Gestione Provinciale, prima di accettare un’istanza relativa all’istruttoria di un nuovo impianto, la Provincia verifica Provincia: Valutazione preliminare. la fattibilità dello stesso rispetto ai criteri per l’idoneità del sito (stabiliti in fase A), rispetto alle “macroaree” potenzialmente idonee e considerando le specifiche Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 293 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Fasi fase D Azioni Competenze derivanti dagli strumenti urbanistici vigenti. Progetto definitivo con relazione di Provincia: attuazione Piano di gestione compatibilità ambientale. (S.I.A. ove Provinciale mediante approvazione del richiesto) Si procede alla realizzazione progetto previa istruttoria. dell’impianto. In conformità con quanto sopraindicato, nell’ambito del PPGR si procederà secondo attività così strutturate: PIANO PROVINCIALE GESTIONE RIFIUTI a ANALISI CRITERI LOCALIZZATIVI DA PIANO REGIONALE E DA EVENTUALI ALTRI STRUMENTI NORMATIVI E PIANIFICATORI b VERIFICA DISPONIBILITÀ DATI CARTOGRAFICI INFORMATIZZATI E EVENTUALE COMPLETAMENTO DELL’INFORMAZIONE NECESSARIA c DEFINIZIONE CRITERI MACROLOCALIZZAZIONE c1 CRITERI ESCLUDENTI MACROLOCALIZZAZIONE d DEFINIZIONE CRITERI MICROLOCALIZZAZIONE E MODALITA’ DI APPLICAZIONE c2 CRITERI PENALIZZANTI MACROLOCALIZZAZIONE d1 CRITERI ESCLUDENTI MICROLOCALIZZAZIONE e APPLICAZIONE CRITERI MACROLOCALIZZAZIONE AREE NON IDONEE d2 CRITERI PENALIZZANTI MICROLOCALIZZAZIONE d3 CRITERI PREFERENZIALI TAVOLA 1 AREE NON IDONEE Scala 1:25.000 MACRO AMBITI POTENZIALMENTE IDONEI DA APPLICARE IN FASE DI ATTUAZIONE PPGR FASE DI ATTUAZIONE DEL PPGR Il Piano fornisce quindi due livelli di contenuti: 1. la cartografia (scala 1:25.000) delle macroaree non idonee alla localizzazione di tutte le tipologie di impianti 2. la definizione delle modalità di applicazione dei criteri che dovranno portare, a cura dei soggetti attuatori, all’individuazione delle aree idonee (fase di microlocalizzazione). La metodologia qui illustrata è riferita alla realizzazione di impianti nuovi4, per quelle strutture esistenti che iniziano un’attività di smaltimento/trattamento rifiuti e per gli impianti di gestione rifiuti che intendono mutare radicalmente la propria attività (es: impianti di selezione che richiedono di essere tramutati in impianto di compostaggio, discariche che cambiano di categoria…etc). In base alla definizione fornita dalla Regione, ai fini della tutela/riqualificazione paesaggistica, relativamente agli impianti esistenti, per “variante sostanziale dell’impianto” si intende la 4 Per “nuovo impianto” si intende:la realizzazione di una nuova struttura per la gestione dei rifiuti che comporti la trasformazione dello stato dell’area di localizzazione con ulteriore consumo di suolo, incrementi volumetrici e/o di superficie utilizzata Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 294 di 380 P P G R Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) realizzazione di strutture in ampliamento di impianti esistenti che, indipendentemente dall’incremento della potenzialità o della modifica delle famiglie CER di rifiuti trattati, implichino ulteriore consumo di suolo con conseguente trasformazione dello stato dei luoghi e/o modifiche dell’esteriore aspetto degli impianti. Le “varianti sostanziali” assumeranno connotazione differente a seconda della localizzazione in area idonea o non idonea, come specificato al capitolo 2. La metodologia qui illustrata costituisce altresì elemento di verifica finalizzata ad individuare gli eventuali interventi mitigativi, ovvero cessazione programmata dell’attività, per quanto attiene gli impianti di trattamento, recupero e smaltimento esistenti al fine del rinnovo o modifica sostanziale delle relative autorizzazioni all’esercizio. In particolare ciò dovrà riguardare gli impianti esistenti che si troveranno ad essere localizzati in aree che escludono la localizzazione (non idonee) o le varianti sostanziali degli stessi che implichino ulteriore consumo di suolo, incrementi volumetrici e/o di superficie utilizzata. A tal fine le verifiche localizzative per gli impianti esistenti verranno condotte prendendo in considerazione, oltre all’estensione e alla criticità dell’eventuale fattore escludente presente, la tipologia dell’impianto, l’effettiva operatività, le eventuali carenze strutturali e/o gestionali, l’importanza strategica dell’impianto e la possibilità di risolvere le criticità presenti. E’ inoltre noto come, in diversi casi, le attività di gestione dei rifiuti sono svolte all’interno di insediamenti che hanno, quale loro attività prevalente, lo svolgimento di altre attività (compresi i depuratori di acque reflue urbane); è comprensibile come in tali contesti le valutazioni in merito alla possibilità di esercizio di attività di gestione dei rifiuti debbano essere condotte assumendo il dato di fatto della presenza del complesso industriale in un dato contesto. In generale, tuttavia, ove venga verificata elevata criticità non diversamente risolvibile, l’impianto vedrà nel tempo la chiusura programmata della propria attività di smaltimento e/o recupero rifiuti con riconversione funzionale o eventuale ricollocazione. In tale ambito, l'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti già autorizzate sarà comunque consentito per la durata dell'autorizzazione stessa, il cui rinnovo sarà possibile fino al termine della vita tecnologica dell'impianto o, in caso di discarica, ad esaurimento delle volumetrie autorizzate. Dallo schema a blocchi sopra riportato appare evidente che in base alle indicazioni del Piano Provinciale dei Rifiuti dovranno essere sviluppate, sulla base della procedura prevista nel Piano stesso, altre attività in capo a diversi soggetti attuatori in relazione alla specifica competenza. Lo schema sintetico che rappresenta le attività da svolgere in questa fase successiva è di seguito riportato. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 295 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) PPGR A T T U A Z I O N E f APPLICAZIONE CRITERI MICROLOCALIZZAZIONE E INDIVIDUAZIONE “MICROAMBITI” g VALUTAZIONE CARATTERISTICHE AMBIENTALI E TERRITORIALI “MICROAMBITI” e IINDIVIDUAZIONE DI ROSA DI SITI POTENZIALI f SELEZIONE DEI SITI PIÙ IDONEI ALLA LOCALIZZAZIONE DEI DIVERSI IMPIANTI SITO POTENZIALMENTE IDONEO P P G R Proposta di Piano - Relazione STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE PROGETTO PRELIMINARE Aprile 2008 Pagina 296 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 10.2. I criteri localizzativi individuati Di seguito sono indicati sia criteri che derivano direttamente dal PRGR sia criteri che derivano dall’applicazione della normativa di strumenti di pianificazione di livello Provinciale, quale il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Bergamo. Per quanto riguarda il Piano Regionale il riferimento è costituito dai criteri elencati nel cap. 8 “Linee Guida per la revisione dei Piani Provinciali di gestione dei rifiuti e localizzazione dei nuovi impianti”, revisionato dalla Regione Lombardia con DGR n. 8/6581 del 13 Febbraio 2008. Per quanto riguarda il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Bergamo5 il riferimento è costituito dalla Normativa (NTA) e dalla Cartografia di Piano. Alcuni criteri relativi agli aspetti strategico-funzionali sono stati indicati sulla base di esperienze di pianificazione adottate sul territorio nazionale. I vincoli e i fattori ambientali indicati sono raggruppati nelle seguenti categorie: • • • • • • • • • Uso del suolo, Caratteri fisici Protezione di beni storici e risorse naturali, Tutela da dissesti e calamità, Previsioni dei P.R.G. comunali, Tutela della popolazione, Protezione delle risorse idriche, Tutela della qualità dell’aria, Aspetti strategico – funzionali. I criteri sono stati inoltre distinti a seconda dell’applicabilità in fase preliminare su tutto il territorio provinciale (Macrolocalizzazione) o in fase di localizzazione di dettaglio sulle singole macroaree potenzialmente idonee derivanti dall’applicazione completa della procedura (Microlocalizzazione); la distinzione deriva dalla significatività e dalla precisione del dato utilizzato relativo al singolo indicatore. La fonte dei dati, sempre indicata, è stata prevalentemente il patrimonio informativo del PTCP. Per alcune tipologie di impianto, data l’ estrema semplificazione dei trattamenti e delle dotazioni impiantistiche necessarie, non sono individuabili specifici fattori di impatto sulla base dei quali definire particolari criteri localizzativi a tutela dell’ambiente. Si tratta, in particolare: dei centri di raccolta e delle piattaforme; degli impianti di compostaggio a verde In particolare i centri di raccolta, sono attività regolamentate da atti comunali (Regolamento). Si tratta di strutture di dimensioni ridotte, destinate allo stoccaggio delle frazioni di rifiuto. Sono previsti sia cassoni per i materiali di maggiori dimensioni che contenitori tipo campane, cassonetti, ecc.. 5 Adottato dal C.P. con del. n. 61 del 17.09.2003, pubblicato sul BURL n. 44 del 29 ottobre 2003 e, approvato con deliberazione consiliare n. 40 del 22.04.2004, ai sensi dell'art. 3 - comma 36 - della L.R. 1/2000, efficace dal 28 luglio 2004, giorno di pubblicazione della delibera di approvazione sul BURL n. 31 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 297 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Le piattaforme sono infrastrutture per la raccolta differenziata soggette ad autorizzazione ove, in abbinamento allo stoccaggio, sono effettuate operazioni di trattamento, ancorché minimali di stoccaggio e cernita, di rifiuti prima del successivo avvio a recupero e/o smaltimento, ivi comprese le stazioni di trasferimento. Data la loro natura per la loro localizzazione, sia per i centri di raccolta che per le piattaforme, si prediligono alcuni criteri preferenziali; infatti tali impianti devono: essere localizzati il più vicino possibile alle aree urbane per facilitare l’accesso degli utenti; presentare un’adeguata viabilità d’accesso per consentire l’ingresso alle autovetture, ai piccoli automezzi degli utenti e ai mezzi pesanti dei trasportatori e dei recuperatori. Tuttavia, nella determinazione della loro localizzazione, è necessario tener presente che esistono alcune condizioni escludenti, quali: presenza di aree soggette al regime di tutela del Piano stralcio per l’Assetto Idrogeologico ex L. 18 maggio 1989 n. 183 e s.m.i.; presenza della fascia di rispetto cimiteriale ex art. 388 R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 e s.m.i. Per quanto riguarda i Parchi regionali si precisa che la localizzazione delle piattaforme è subordinata alla normativa del Piano Territoriale del Parco, se esistente. In particolare alcuni Parchi Regionali nell’ambito della loro pianificazione hanno predisposto alcune norme in merito, secondo le quali le piattaforme sono ammesse in specifici ambiti; ci si riferisce in particolare: o Parco del Serio – ammesse nelle Zone di Iniziativa Comunale (ICO) (art. 43, comma 5 PTC del Parco) o Parco dell’Oglio Nord – ammesse nelle Zone di Iniziativa Comunale (ICO) (art. 38, comma 1 PTC del Parco) o Parco dell’Adda Nord – ammesse nelle Zone di Iniziativa Comunale (ICO) (art. 41, comma 1 PTC del Parco) Dove le norme non lo specificassero e/o nei Parchi Regionali privi di Piano Territoriale, non è da ritenersi esclusa a priori la possibilità di localizzare una piattaforma. Per quanto riguarda gli impianti di compost verde, invece, la localizzazione va privilegiata in aree agricole, a sufficiente distanza dalle aree residenziali (fascia minima di 500 m). Fra i siti preferenziali si segnalano le aree contigue alle strutture dedicate ai conferimenti differenziati (piattaforme). Inoltre, la presenza di impianti di questo tipo non è esclusa in Parchi o aree protette, che producono grandi quantità di rifiuti verdi. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 298 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 10.2.1. Descrizione e modalita’ localizzazione di applicazione dei criteri di Nel seguito si riporta una descrizione sintetica dei criteri che verranno poi applicati nelle diverse fasi di macro e microlocalizzazione, per le seguenti tipologie di impianto: A. Discariche per rifiuti inerti, pericolosi e non pericolosi; B. Impianti di trattamento termico per rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi (si intende: impianti di incenerimento e di combustione, anche basati su tecnologie pirolitiche e/o di gassificazione, dedicati al trattamento di rifiuti; impianti di combustione dedicati al trattamento di c.d.r. -combustibile derivato da rifiuti). C. Impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di compostaggio/cdr e selezione/stabilizzazione, impianti di trattamento degli inerti. In base a questa suddivisione nel seguito si parlerà di impianti del Gruppo A (discariche), del Gruppo B (Termovalorizzatori) e C (impianti di trattamento chimico-fisico, compost etc.) 10.2.1.1. Uso del suolo Aree boscate (L.R. n. 27/2004, DUSAF) Secondo il PRGR le Province mediante i Piani di indirizzo forestale (PIF) individuano le aree qualificate a bosco e le aree dove possono essere autorizzate le trasformazioni. Le Province, le Comunità montane, gli Enti gestori dei Parchi e delle Riserve regionali rilasciano le relative autorizzazioni coordinandole con le procedure di autorizzazione paesaggistica ex art. 146159 del D.Lgs 42/2004. In mancanza di PIF, è vietata la trasformazione dei boschi di alto fusto, tranne per le opere di pubblica utilità che possono essere autorizzate dalla Regione dietro interventi compensativi a carico del richiedente (art.4, L.r. n.27/2004). La Provincia di Bergamo con DGP n. 578 del 23.11.2006 ha approvato gli “Indirizzi per la definizione dei contenuti e degli elaborati per la componente paesisitico-territoriale e indicazioni procedurali per la predisposizione dei Piani di Indirizzo Forestale (PIF) quali Piani di Settore del PTCP”. Nell’ottobre 2007 è stata realizzata la prima conferenza del processo VAS e la redazione del piano è tuttora in itinere. Nell’attesa che sia stato redatto e approvato il PIF, attualmente in fase di redazione, l’applicazione di tale criterio, in base alle considerazioni sopra riportate, deve essere effettuata sia in fase di macro che di microlocalizzazione con livelli di prescrizione differente in funzione dell’effettiva presenza di aree qualificate a bosco non trasformabile. In sintesi quindi i livelli di prescrizione da applicare sono: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 299 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE ESCLUDENTE In fase di MACROLOCALIZZAZIONE per tutte le tipologie di impianto. Considerando le “coperture” denominate come “aree boscate” nel DUSAF In fase di MICROLOCALIZZAZIONE per tutte le tipologie di impianto. dove fosse effettivamente appurata la presenza di un bosco non trasformabile SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE. Livello di prescrizione:PENALIZZANTE Livello di prescrizione:ESCLUDENTE MICROLOCALIZZAZIONE In fase di microlocalizzazione sarà necessario verificare di non trovarsi in un’area con boschi d’alto fusto o boschi cedui per i quali è vietata la trasformazione (salvo le condizioni riportate nell’art. 4 della L.R. 27/04). FONTE DATI DUSAF – Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e Forestali, realizzato per la regione Lombardia dall’Ersaf con riferimento ai dati dell’anno 2000. Carta Forestale Regionale (verrà aggiornata dal PIF) Categorie agricole (PRGR) Si tratta di aree agricole, colture orticole floricole tipiche di aziende specializzate e vivai di essenze e legnose agrarie forestali a pieno campo o protette. Possono avere valore penalizzante o escludente. Con riferimento al DUSAF, si tratta delle seguenti categorie (da PRGR): 1. ESCLUDENTI - zone interessate da risaie (S7), seminativo semplice misto a risaie (S1r), frutteti (L1) (L5), vigneti (L2), oliveti (L3), pioppeti (L7) (L8), vegetazione naturale (N9) 2. PENALIZZANTI - colture orticole floricole tipiche di aziende specializzate e vivai di essenze e legnose agrarie forestali a pieno campo o protette (S3); seminativo erborato (S2) ; Colture ortoflovivaistiche protette (S4); Orti famigliari in ambito urbano (S6) All’atto di applicazione del criterio deve essere verificata effettivamente la presenza delle colture classificate con livelli di prescrizione escludente e/o penalizzante. Per tale motivo è utile che tale criterio venga applicato in fase di microlocalizzazione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 300 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per le colture al punto 1: per tutte le tipologie di impianto PENALIZZANTE Per le culture al punto 2: per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI DUSAF – Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e Forestali, realizzato per la regione Lombardia dall’Ersaf con riferimento ai dati dell’anno 2000. SIARL - Sistema Informativo Agricolo della Regione Lombardia - versione cartografica Aree di pregio agricolo (D.Lgsl. n. 228/2001) Si tratta delle aree DOC, DOGC, DOP, IGP, IGT, aree interessate da agricolture biologiche o agriturismo. Per questo fattore, in mancanza dei perimetri richiesti ben definiti da mappali (esempio disciplinari UE), il vincolo verrà definito in una successiva verifica sulle macroaree indicate idonee, per escludere la localizzazione su terreni interessati effettivamente da produzioni agricole di pregio; ciò si intende nei casi in cui il proprietario dei terreni/lotti sia in grado di dimostrare di avere in atto una coltivazione di pregio certificata alla data di entrata in vigore del presente documento, in tal caso il vincolo di esclusione dagli impianti è vigente e cogente. Questo non vieta che in prossimità dei lotti interessati dalle aree di cui sopra, vi si possano localizzare impianti. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Aree DOC e DOCG Per tutte le tipologie di impianto Aree DOP, IGP, IGT e aree interessate da agricolture biologiche o agriturismo Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI SIARL - Sistema Informativo Agricolo della Regione Lombardia - versione cartografica Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 301 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 10.2.1.2. Tutela delle risorse idriche Aree di protezione della falda superficiale (PRGR) Tale fattore si riferisce alla fluttuazione della falda dal piano di campagna e alla condizione di soggiacenza da verificare in caso di localizzazione, in particolare, di discariche. Va rispettata la condizione in cui la fluttuazione della falda dal piano di campagna si mantiene a -5 m sotto il piano di campagna. In particolare, considerando che la progettazione degli impianti, va effettuata in base ai criteri introdotti dal Dlgs n.36/2003, nel PRGR vengono introdotte ulteriori raccomandazioni finalizzate a garantire un elevato grado di protezione della falda, superficiale e sotterranea, precisamente: A. è vietata la realizzazione di discariche in fossa nelle zone dove si può verificare una fluttuazione della falda da - 5 metri al piano di campagna; in tale situazione è consentita la realizzazione solo di discariche in rilevato, con il piano di imposta dello strato di impermeabilizzazione a + 1,5 metri dal tetto della falda confinata o a + 2 metri dalla massima escursione di quella libera. B. è consentita la realizzazione di discariche in fossa nelle zone dove la falda si trova a 5 metri sotto il piano di campagna, sempre con il piano di imposta dell'impermeabilizzazione a + 1,5 metri dal tetto della falda confinata o a + 2 metri dalla massima escursione della falda libera La soggiacenza della falda andrà verificata puntualmente nell’ambito della verifica di compatibilità della localizzazione di un impianto. A scala provinciale e in linea generale la soggiacenza di riferimento è quella riportata nella Tavola C.1.2. dell’Atlante cartografico del PTCP; tale parametro dovrà essere verificato a scala locale. Si precisa, inoltre, che nell’area delimitata dalla Tavola E1 del PTCP e normata dall’art. 44 delle NdA del piano così definita:” Aree interessate da fontanili per i quali si dovrà verificare e garantire l’equilibrio idraulico e naturalistico” si applica il livello di prescrizione escludente, in relazione anche a quanto riportato nella normativa del PTCP, che, infatti dice che: “tale contesto è caratterizzato dall’affioramento delle acque di falda e costituisce zona di particolare vulnerabilità e di rimarchevole caratterizzazione di valenza ambientale. Per l’elevato grado di vulnerabilità della falda oltre che dell’elevato grado di naturalità, è tassativamente vietato lo scarico di materiali di qualsiasi natura anche quando non venisse rilevata la presenza di acqua”. La quota della falda e, quindi, la linea dei fontanili andrà in ogni caso verificata puntualmente in fase di microlocalizzazione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE per tutte le tipologie di discarica a esclusione dei casi di cui ai punti A e B Per le altre tipologie di impianto (Gruppo B e C) SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI Strumenti urbanistici comunali e/o verifica puntuale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 302 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Aree inserite nel Programma di Tutela delle risorse idriche (L.R. n. 26/2003 e PTUA DGR 2244 del 19/03/06) Si tratta delle aree identificate nella Tavola 9 del Programma di Tutela delle risorse idriche (PTUA) della Regione Lombardia. Si tratta di: le aree di ricarica dell’acquifero profondo le aree di riserva ottimale dei bacini Sono inoltre da considerare le aree identificate dal PTC nella Tavola D 1.5. – Carta delle Valenze geologiche” ; si tratta di: Aree di interesse idrogeologico, ambiti di alimentazione delle sorgenti più importanti nel sistema distributivo provinciale LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI PTUA Regione Lombardia (Tavola 9); PTCP Provincia di Bergamo, Relazione di Analisi, Tavola D.1.5. Distanza da opere di captazione di acqua ad uso potabile (D.lgs 152/06, ex D.Lgs. 152/99, L.R. 26/03) Sono da considerare le zone di rispetto dalle opere di captazione di acqua destinata al consumo umano ad uso potabile mediante infrastrutture di pubblico interesse, secondo le definizioni riportate nell’art. 94 del Dl.gs 152/06. Le zone di rispetto sono state individuate dalla Regione, ai sensi del D.lgs 152/99 (ora 152/2006), con un raggio di 200 metri misurati dal punto di captazione/derivazione; tali fasce possono però essere integrate e modificate, ai sensi dell’art. 42, comma 3 della l.r. 26/2003, da parte dei comuni interessati su proposta delle Autorità d’ambito. In assenza di modifica si applicano i 200 metri previsti per legge LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 303 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) FONTE DATI Strumenti urbanistici comunali Distanza dal corso d'acqua e dai laghi (R. D. n. 523/1904) Su tutto il reticolo idrico vige una fascia di tutela assoluta di 4 m a partire dal ciglio di sponda o dal piede esterno degli argini e una fascia di tutela e rispetto esterna alla precedente che si estende fino a una distanza di 10 metri per parte a partire dal ciglio di sponda o dal piede esterno degli argini (R.D. n. 523/1904). La fascia di rispetto, quindi è da considerarsi entro 10 metri o entro la distanza definita dallo strumento urbanistico comunale in sede di individuazione delle fasce di rispetto dei corsi d’acqua (All. B alla d.g.r. 7868/2002 e s.m.i.). LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI Strumenti urbanistici comunali Piano Ittico Provinciale Distanza dal reticolo idrico di bonifica consortile (R. D. n. 368/1904) Per i corsi d’acqua della rete di canale gestita dai consorzi di bonifica, deve essere garantita una fascia di rispetto compresa tra 4 e 10 m a seconda dell’importanza del corso d’acqua (RD 368/1904 art. 133 punto a); Sono fatte salve le eventuali modifiche introdotta dai comuni in sede di variante al reticolo LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI Strumenti urbanistici comunali Piano Ittico Provinciale Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 304 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Zone vulnerabili (Allegato 10 della Relazione generale del PTUA DGR 2244/06 e PTC art. 44) La considerazione di questo fattore ha la funzione di salvaguardare le risorse idriche sotterranee. Infatti condizioni di maggiore esposizione alle eventuali contaminazioni si riscontrano in corrispondenza di un maggiore grado di vulnerabilità dei depositi affioranti. La vulnerabilità è definita come l'insieme di tutte le caratteristiche naturali del sistema che contribuiscono a determinare la suscettibilità dell'acquifero rispetto a un fenomeno di inquinamento. Questo fattore riveste una grande importanza per il significato di coinvolgimento del tipo di risorsa e di ambiti territoriali vasti. Si tratta di considerare le condizioni di vulnerabilità intrinseca degli acquiferi; il valore da considerare è rappresentato da una vulnerabilità intrinseca del suolo da medio/alta a estremamente elevata. Sono da considerarsi vulnerabili anche alcuni ambiti individuati dal PTCP di Bergamo (art. 44 NTA, Tavola E1): 1. Gli Ambiti di pianura nei quali gli interventi di trasformazione territoriale devono essere assoggettati a puntuale verifica di compatibilità geologica ed idraulica. - Si tratta di ambiti sui quali si rileva la presenza di valori bassi di profondità della falda rispetto al piano campagna e la mancanza, o il limitato spessore, dello strato di impermeabilità superficiale. In tali aree ogni intervento che possa potenzialmente alterare le condizioni chimico-fisiche delle acque presenti nel sottosuolo dovrà essere sottoposto ad un approfondito studio di compatibilità idrogeologica ed idraulica che ne attesti l’idoneità. 2. gli Ambiti di pianura nei quali gli interventi di trasformazione territoriale devono mantenere come soglia minimale le condizioni geologiche ed idrauliche esistenti.- Si tratta di ambiti con presenza della coltre superficiale di contenuta potenzialità ma con falda profonda rispetto al piano campagna e caratterizzati da una elevata densità di pozzi che vengono a costituire zone di connessione per le acque contenute in strati acquiferi, determinando il miscelamento e quindi la variazione dell’originaria composizione idrochimica della falda determinando una elevata vulnerabilità idrologica. 3. gli Ambiti di pianura nei quali gli interventi di trasformazione territoriale devono garantire il mantenimento delle condizioni geologiche ed idrauliche esistenti.- Si tratta di ambiti caratterizzati dalla presenza di una sufficiente o spessa coltre superficiale impermeabile e di buona profondità della falda rispetto al piano campagna nonché da aree interessate da fenomeni di inquinamento delle acque sotterranee di particolare rilevanza e discariche e da siti contaminati per degrado del territorio (discariche, attività estrattive, laghetti di cava, ecc.). In tali aree per ogni intervento dovrà essere valutata la presenza delle caratteristiche sopra descritte. Per quanto riguarda le aree interessate da fenomeni di inquinamento delle acque sotterranee, dovranno essere impedite tutte le attività che possano potenzialmente aggravare la situazione in atto, mentre dovranno essere promosse le azioni necessarie al recupero delle aree compromesse. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 305 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) FONTE DATI PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.1, art. 44. 10.2.1.3. Tutela da dissesti e calamità Aree soggette a rischio idraulico (PAI AdB PO ; PTC artt. 39 e 40) Nelle fasce A e B sono esclusi: nuovi impianti e varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo. Sono consentiti: il deposito temporaneo e l'esercizio per quelli già autorizzati, per la durata dell'autorizzazione, rinnovabile fino al termine della capacità residua di conferimento previo, se necessario, studio di compatibilità. In presenza di fascia B di progetto, la fascia C sarà soggetta alla normativa prevista dalla B o, laddove il Comune abbia valutato le condizioni di rischio ai sensi dell’art. 31, comma 5 della NdA del PAI, a quella definita dallo strumento urbanistico comunale. Il divieto è derogato nei casi particolari di impianti di smaltimento e recupero, compresi quelli sottoposti a regime semplificato (art. 214 - 216 del d.lgs. 152/06), con la possibilità di prorogare l’autorizzazione per un ulteriore periodo di 5 anni, dietro presentazione di rinnovo della stessa. Per tutti gli impianti l’esercizio può comunque essere esteso, al di là della scadenza dell’autorizzazione, fino ad esaurimento della capacità residua prevista nella prima autorizzazione e/o fino al termine della vita tecnica dell’impianto, ma dietro effettuazione di un SIA e di una verifica della compatibilità idraulica contenente le proposte di mitigazione del rischio idraulico. (Circolari dell’ADB Po integrative n. 3128/03 e n. 5101/03). Nell’ambito del PTCP di Bergamo, si riporta per il tratto del fiume Serio a monte di Nembro, le aree corrispondenti alla delimitazione delle fasce fluviali come definite dallo studio predisposto dalla Regione Lombardia. Fino all’approvazione delle fasce da parte dell’Autorità di Bacino del Fiume Po, si applica per le aree in esse comprese la disciplina dell’art. 43, comma 1, punti 1 e 2. La delimitazione delle fasce è riportata in Tavola E1 ed è normata dall’art. 39 del PTCP. Si considerano, inoltre le “Aree allagabili e alluvionabili”, individuate dal PTCP (Elaborato C.1.3.) che comprendono: Aree in cui sono verificati eventi alluvionali Aree potenzialmente allagabili o alluvionabili LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI PAI Adb Po, artt. 30 e 40 PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.1, art. 39; Atlante allegato al PTCP: Tavola C.1.3 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 306 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Aree caratterizzate dall'instabilità del suolo: frane, esondazioni e dissesti morfologici di carattere torrentizio lungo le aste dei corsi d'acqua, trasporti di massa sui conoidi, aree di potenziale dissesto (PAI AdB PO - art. 9, PTCP NTA art. 43) Sono vietati nuovi impianti o varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo nelle aree in dissesto normate dall’art. 9 del PAI (Allegato 4.2) e cartografate nella Tavola E.1. del PTCP di Bergamo (art. 41 NTA): aree interessate da frane attive (Fa) e quiescenti (Fq); esondazioni a pericolosità elevata (Eb) e molto elevata (Ee); conoidi non protetti (Ca) e parzialmente protetti (Cp); valanghe (Ve, Vm). L'esercizio di operazioni di smaltimento/recupero già autorizzate è consentito per la durata dell’autorizzazione (rinnovabile fino ad esaurimento della capacità di conferimento e/o della capacità tecnica dell’impianto) nelle seguenti aree: aree interessate da frane quiescenti (Fq) o esondazioni di pericolosità elevata (Eb) e molto elevata (Ee), previo SIA e verifica di compatibilità idraulica (Circolari dell’ADB Po integrative n. 3128/03 e n. 5101/03). Sono poi considerate anche le aree individuate dall’art. 43 del PTCP e cartografate in Tavola E1; si tratta di: Aree che non consentono trasformazioni territoriali a causa di gravi situazioni dovute alla presenza di ambiti a forte rischio idrogeologico (frane/esondazioni) o ad elevato rischio valanghivo.- In tali aree sono escluse previsioni di nuovi insediamenti sia di espansione che di completamento. Data la scala alla quale sono riportate le informazioni sulla Tavola E1, in fase di microlocalizzazione sarà comunque necessario verificare lo stato delle conoscenze in materia di rischio idrogeologico (frane, dissesti etc.) a scala comunale, basandosi sulle carte redatte, a scala di maggior dettaglio, nell’ambito degli strumenti urbanistici comunali. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Verifica a scala di dettaglio (Piano Regolatore del Comune) relativamente alla presenza di dissesti. FONTE DATI PAI Adb Po, art.9 PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.1, artt. 41 e 43; Strumenti urbanistici Comunali Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 307 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Aree soggette a rischio idrogeologico molto elevato in ambiente collinare, montano ed in pianura (PAI AdB PO - Artt. 48 e 49; PS267 AdB PO - Art. 4; PTCP art. 41) Nuovi impianti o varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo sono vietati nelle aree individuate nell'Allegato 4.1 dell' "Atlante dei rischi idraulici e idrologici" - Modifiche e integrazioni al P.A.I., approvate con deliberazione del Comitato Istituzionale n.18 del 26 aprile 2001 e normate dall’art. 41 del PTCP di Bergamo (cartografate nella Tavola E1). In base al PRGR si tratta delle: Zona1:aree instabili con un elevata probabilità di coinvolgimento in tempi brevi. Zona2: aree potenzialmente interessate dal manifestarsi di fenomeni di instabilità a modesta intensità coinvolgenti settori più ampi di quelli attualmente riconosciuti Zona Bpr e Zona I: aree potenzialmente interessate da inondazioni per eventi di piena con tempi di ritorno inferiori o uguali a 50 anni. Nelle aree di pianura a rischio idrogeologico molto elevato (Zona Bpr e Zona I) all’interno dei centri edificati, la norma di piano rinvia la disciplina delle attività consentite alle norme degli strumenti urbanistici vigenti (Circolari dell’ADB Po integrative n. 3128/03 e n. 5101/03). LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI PAI Adb Po, artt. 48 e 49; PS267 Adb Po, art. 4 PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.1, artt. 41 PTCP Provincia di Bergamo, Tavola C.1.3; Comuni a rischio sismico (DGR 14964/03) Si fa riferimento alla Delibera della Giunta Regionale della Lombardia n. 14964 del 07 novembre 2003 – “Disposizioni preliminari per l’attuazione dell’Ordinanza Presidenza del Consiglio dei Ministri n.3274 del 20 marzo 2003 “Primi elementi in materia di criteri generali per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le costruzioni in zona sismica”. Secondo quanto riportato nella DGR in provincia di Bergamo sono presenti 4 comuni classificati in classe di rischio sismico 2: Calcio, Pumenengo, Tore Pallavicina e Fontanella. In tali comuni vige una specifica normativa edilizia antisismica; inoltre, nonostante il PRGR non vi faccia specifico riferimento, per i comuni ricadenti in zone 1 e 2 gli eventi sismici possono indurre fenomeni di instabilità e/o liquefazione dei terreni. Per tale motivo si ritiene utile inserire tale criterio in termini di rischio di instabilità del suolo. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 308 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE nei 4 comuni in classe di rischio sismico 2, per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI 10.2.1.4. Tutela dell’ambiente naturale Sistema delle aree protette (D.lgs 394/91, l.r. n. 86/1983, D.lgs 42/04 e s.m.i.) In base alla Legge 6 Dicembre 1991, n. 394 questa categoria comprende: aree naturali protette nazionali Parchi naturali regionali, Riserve monumenti naturali Nel sistema delle aree protette sono compresi anche i Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (PLIS). I progetti da realizzare in aree assoggettate a vincolo paesaggistico, ex D.Lgs. 42/2004, art 142, comma 1, lett. f) devono essere autorizzati ex art. 146-159 del D.Lgs 42/2004 Le aree protette della Provincia di Bergamo sono: Parchi Regionali (L.R. 86/83 art. 1 lettera b) Parco delle Orobie Bergamasche; Parco dei Colli di Bergamo; Parco del Serio; Parco Adda Nord; Parco Oglio Nord. Riserve Regionali (L.R. 86/83 art. 1 lettera c): Boschi del Giovetto di Palline Valle del Freddo Valpredina Fontanile Brancaleone Bosco de l’Isola Boschetto della Cascina Campagna Parchi Naturali (D.lgs 394/91 – L.R. 86/83 art. 16 ter) Parco Naturale Adda Nord Parco Naturale dei Colli di Bergamo Monumenti naturali (L.R. 86/83 art. 1 lettera d): Valle Brunone Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 309 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Aree di rilevanza ambientale (L.R. 86/83 art. 1 lettera e): Legnone-Pizzo Tre Signori-Geola Resegone Isola Endine-Iseo Corso superiore del Fiume Oglio Corso superiore del Fiume Serio Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (L.R. 86/83 art. 34, art. 71 PTCP) • Parco dei Fontanili e dei Boschi • Parco del Monte Canto e del Bedesco • Parco del Brembo e dei Cantoni di Lenna • Parco del Rio Morla e delle Rogge • Parco dell'Alto Sebino • Parco del Basso Corso del Fiume Brembo • Parco del Lago d'Endine • Parco del Fiume Tormo • Parco delle Valli d'Argon • Parco del Serio nord • Parco della Gera d’ Adda • Parco del Monte Varro • Parco del Malmera, dei Montecchi e del Colle degli Angeli Nell’ambito del PTCP, nella Tavola E2.2 si individuano anche le “Aree dei Parchi fluviali”, soggette a tutela. Queste aree sono individuate dalle leggi istitutive. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Riserve Naturali Regionali; Monumenti naturali Parchi Naturali regionali Parchi Regionali, PLIS Aree dei Parchi fluviali individuati dal PTCP Aree di rilevanza ambientale Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.2.2; PTC dei parchi regionali. In particolare, per poter attribuire il livello prescrittivo escludente o penalizzante al sistema dei parchi regionali sono stati adottati diversi criteri, in funzione dello stato di pianificazione del parco stesso: Parco delle Orobie Bergamasche Tutto il parco è considerato come penalizzante dato che non è stato istituito un parco naturale al suo interno e non è presente un PTC che permetta di identificare le aree soggette a maggior grado di tutela; rimane inteso che una volta istituito un parco naturale e/o approvato uno strumento di pianificazione, il livello di prescrizione qui attribuito potrà subire delle modifiche e si atterrà a quanto predisposto dal parco. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 310 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) In base a quanto sopra per il parco delle Orobie Bergamasche il livello di prescrizione è così attribuibile: PENALIZZANTE Per tutte le tipologie d’impianto Parco dei Colli di Bergamo Il Parco è dotato di PTC, approvato con L.R. 13 aprile 1991, n. 8 (B.U.R.L. 18 aprile 1991, n. 16 1° suppl. ord). Il PTC individua 7 ambiti: o Zona B1 – zona a riserva parziale di interesse geolitologico, forestale e faunsitico del Canto Alto e della Valle del Giongo. o Zona B2 – zona di riserva naturale parziale di interesse forestale dei boschi di Astino e dell’Allegrezza o Zona B3 – zona di riqualificazione ambientale o Zona C2 – zona ad alto valore paesistico o Zona C1 – zona agricolo-forestale o Zona D – zona agricola o Zona IC – zona di iniziativa comunale orientata Le attività ammesse in tali aree sono così definite: Art. 8 comma 2: le sole opere edilizie consentite sono quelle relative a: Zona B1 • • Zona B2 Zona B3 Zona C2 Zona C1 Zona D il consolidamento del suolo la sistemazione delle vie di accesso esistenti; • la realizzazione di nuovi accesi, sentieri necessari per la difesa e lo sviluppo del bosco […]” Art. 9 comma 3 nell’area di riserva è vietato: • “[…] realizzare insediamenti produttivi anche di carattere zootecnico; • […] • costruire depositi permanenti o temporanei di materiali dimessi anche se in forma controllata • la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali, anche a carattere provvisorio ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla demolizione” Art. 10 comma 7 nella zona di riqualificazione ambientale è vietato: • “[…] la costruzione di nuovi edifici […]; • la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali, anche a carattere provvisorio ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla demolizione” Art. 11 comma 5 nella zona ad alto valore paesistico è vietato: • “[…] realizzare opere edilizie e manufatti di qualsiasi genere […]; • la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali,salvo quelli preordinati all’esercizio dell’attività agricola, anche a carattere provvisorio ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla demolizione” Art. 12 comma 3 nella zona agricolo-forestale è vietato: • “[…] insediamento di nuovi impianti produttivi ad eccezione di quelli a carattere agricolo […]; • la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali,salvo quelli preordinati all’esercizio dell’attività agricola, anche a carattere provvisorio ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla demolizione” Art. 13 comma 5 nella zona agricola è vietato: • “[…] insediamento di nuovi impianti produttivi ad eccezione di quelli a carattere agricolo […]; • la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali,salvo quelli preordinati all’esercizio dell’attività agricola, anche a carattere provvisorio Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 311 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Zona IC ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla demolizione” Gli interventi in queste aree sono soggetti a parere di compatibilità da parte del parco secondo quanto definito dall’art. 5 del PTCP Con L.R. 27.03.2007 n. 27 è stato istituito il Parco Naturale dei Colli di Bergamo, che rappresenta un’area protetta ai sensi del D.lgs 394/91. Nell’ambito del perimetro che definisce il Parco Naturale il criterio, per qualsiasi tipo di impianto è escludente. In base a quanto sopra per il parco dei Colli Bergamaschi il livello di prescrizione è così attribuibile Nelle zone B1, B2, C1, C2, e D e nelle zone di parco naturale ESCLUDENTE Per tutte le tipologie di impianto PENALIZZANTE Nelle zone IC Per tutte le tipologie di impianto Parco del Serio Il parco è dotato di PTC, approvato con DGR del 28 giugno 2000 n. 7/192. L’art. 43 del PTC ai commi 5 e 6 dice che: comma 5 - Nel parco non sono ammessi gli impianti di trattamento e smaltimento finale dei rifiuti solidi urbani o assimilabili, o speciali, o tossici nocivi, nonché l’ammasso, anche temporaneo, di rifiuti; nella zona di Iniziativa Comunale Orientata (ICO) è consentita la realizzazione di piattaforme per la raccolta differenziata dei rifiuti. Comma 6 – la discarica di materiali inerti è consentita nelle aree degradate comprese nella zona di cui all’art. 24 ed esterne alla fascia fluviale come individuata dall’art. 29 […] In base a quanto sopra per il parco del Serio il livello di prescrizione è così attribuibile ESCLUDENTE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto a esclusione delle discariche di inerti Per le sole discariche di inerti Parco dell’Adda Nord Il PTC del Parco Regionale dell’Adda Nord è stato approvato con DGR del 22 dicembre 2000 n. 7/2869. L’art. 41 del PTC ai commi 1 e 5 dice che: comma 1 - Nel parco non sono ammessi gli impianti di trattamento e smaltimento finale dei rifiuti solidi urbani o assimilabili, o speciali, o tossici nocivi, nonché l’ammasso, anche temporaneo, di rifiuti; nella zona di Iniziativa Comunale Orientata (ICO) è consentita la realizzazione di piattaforme per la raccolta differenziata dei rifiuti. Comma 5 – la discarica di materiali inerti è consentita nelle aree degradate comprese nella zona di cui all’art. 29 ed esterne alle fasce fluviali A e B di cui all’art. 32, ai soli fini di recupero ambientale […]”. Con Legge Regionale n 35 del 16 dicembre 2004, è stato istituito il Parco Naturale dell’Adda Nord. Nell’ambito del perimetro che definisce il Parco Naturale il criterio, per qualsiasi tipo di impianto è escludente. In base a quanto sopra per il parco dell’Adda Nord il livello di prescrizione è così attribuibile Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 312 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) ESCLUDENTE Per tutte le tipologie di impianto a esclusione delle discariche di inerti. Il criterio è escludente per tutte le tipologie di impianto nell’ambito del Parco Naturale dell’Adda Nord. PENALIZZANTE Per le sole discariche di inerti a esclusione dell’area definita a Parco Naturale. Parco dell’Oglio Nord Il parco è dotato di PTC, approvato con DGR del 4 agosto 2005 n. 8/548. L’art. 38 del PTC ai commi 1 e 5 dice che: comma 1 - Nel parco sono vietati gli impianti di trattamento e smaltimento finale, nonché l’ammasso, anche temporaneo, di rifiuti urbani, speciali, tossici nocivi, di rifiuti pericolosi e non pericolosi; nella zona di Iniziativa Comunale Orientata (ICO) è consentita la realizzazione di piattaforme per la raccolta differenziata dei rifiuti. Comma 2 - […] sono ammessi impianti ed interventi di recupero di materie prime a seguito di frantumazione e selezione di materiali provenienti da scavi e demolizioni […] tali interventi non potranno essere attuati nelle aree naturalistiche, nelle riserve e nella zona agricola di prima fascia. Comma 5 – la discarica di materiali inerti è consentita nelle aree degradate comprese nella zona di cui all’art. 26 ai soli fini di recupero ambientale […] Sono comunque da escludere le aree agricole di prima fascia, le riserve e i siti di Rete Natura 2000”. In base a quanto sopra per il parco dell’Oglio Nord il livello di prescrizione è così attribuibile LIVELLO DI PRESCRIZIONE Per tutte le tipologie di impianto a esclusione delle discariche di inerti Anche le discariche per inerti sono comunque escluse nelle seguenti aree: ESCLUDENTE • aree naturalistiche, • i Siti di Rete Natura 2000 • zona agricola di prima fascia. PENALIZZANTE Per le sole discariche di inerti Rete Natura 2000 per la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e della fauna selvatica (Direttiva Habitat 92/43/CEE, Direttiva uccelli 79/409/CEE, D.G.R. n. 4345/2001) Le Zone protezione speciale (ZPS) sono state individuate e classificate con i seguenti provvedimenti : DM del 03 aprile 2000; DM del 23 maggio 2005 pubblicato sulla GU n. 168 del 21 luglio 2005; DGR n. 15648 del 15 dicembre 2003; DGR n. 16338 del 13 febbraio 2004; DGR n. 18453 del 30 luglio 2004; DGR n. 19018 del 15 ottobre 2004; DGR n. 21233 del 18 aprile 2005 DGR n. 1791 del 25 gennaio 2006 DGR n. 2300 del 5 aprile 2006 DGR n. 2486 del 11 maggio 2006 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 313 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) DGR n. 8/3624 del 28 novembre 2006; DGR n. 8/4197 del 28 febbraio 2007. I Siti di Importanza Comunitaria (SIC) sono stati individuati con i seguenti provvedimenti : DGR n. 14106 del 8 agosto 2003; DGR n. 18453 del 30 luglio 2004; DGR n. 18454 del 30 luglio 2004; DGR n. 8/3624 del 28 novembre 2006; I SIC classificati in provincia di Bergamo sono: Palude di Brivio Val Tartano Val Venina Valtorta e Valmoresca Valle di Piazzatorre - Isola di Fondra Alta Val Brembana - Laghi Gemelli Alta Val di Scalve Val Sedornia - Val Zurio - Pizzo della Presolana Boschi del Giovetto di Palline Valle Asinina Valle Parina Val Nossana - Cima di Grem Valle del Freddo Canto Alto e Valle del Giongo Boschi dell’Astino e dell’Allegrezza Fontanile Brancaleone Boschetto della Cascina Campagna Bosco de l’Isola Valpredina e Misma Le ZPS classificate in provincia di Bergamo sono: Bosco de l’Isola Monte Resegone Costa del Pallio Boschi del Giovetto di Palline Parco Regionale Orobie Bergamasche Belviso Barbellino Oltre all’area occupata dai siti Natura 2000, si prende in considerazione una porzione di Territorio immediatamente esterno alle aree tutelate, per una porzione pari a 300 metri misurati dal perimetro delle aree protette stesse. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Proposta di Piano - Relazione Sito Natura 2000 più 300 m di fascia dal confine dell’area tutelata. Per tutte le tipologie di impianto Fascia di 300 m dal confine dell’area tutelata. Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo relative a tutte le tipologie di impianto Aprile 2008 Pagina 314 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • Banca dati Regione Lombardia Zone inerenti alla pianificazione venatoria provinciale (L.R. n. 26/1993) Il Piano Faunistico venatorio della Provincia di Bergamo è stato approvato con DCP n. 22 del 9 maggio 2006 e successivamente modificato con Variante approvata con DCP n. 26 del 28.3.2007 Esso individua come zone di conservazione faunistica i seguenti istituti: le oasi di rifugio e protezione le zone di ripopolamento e cattura (ZRC) i valichi montani interessati dalle rotte di migrazione le zone di protezione lungo le rotte di migrazione le zone di caccia speciale agli ungulati le aziende faunistico-venatorie e agrituristiche-venatorie LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto: SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Piano Faunistico Venatorio. 10.2.1.5. Caratteri fisico-morfologici del paesaggio Aree di elevata naturalità (art. 17 PTPR, art. 53 PTCP) Il PTCP norma con l’art. 53 le aree di cui all’art. 17 del PTPR, cartografate nella Tav. E2.2, per le quali, dalla data di efficacia del Piano Territoriale, vale la disciplina specifica prevista dalla normativa del piano stesso (Titolo II – cap. 2, nonché quanto previsto dall’art. 93 delle NdA). Le aree di elevata naturalità individuate in Provincia di Bergamo sono: Valli del Brembo e dell'Adda Valle del Serio Valli d'Iseo e del Cherio Val Camonica Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 315 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • SIBA - Banca dati Regione Lombardia 10.2.1.6. Tutela dei beni culturali e paesaggistici Beni culturali (D.lgs. n. D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 10, commi 2, 3,4, art. 11 comma 1 e art. 54; art. 69 PTCP) Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali, nonchè ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico (art. 10 Dlgs 42/04 e s.m.i.) Per quanto riguarda le bellezze individue, fanno parte di questa sotto-categoria i seguenti elementi: Insediamenti e strutture del paesaggio rurale e montano Architettura militare Architettura religiosa Architettura Civile Il PTCP di Bergamo individua questi elementi sulla cartografia di piano (Tavola E.5.6.), tuttavia non prevede una specifica normativa di riferimento per ciascuno di questi elementi, generalmente sottoposti alla normativa Nazionale (D.lgs 42/2004). In generale, è possibile osservare che si tratta di elementi per i quali è indispensabile prevedere non solo un mantenimento ma anche una valorizzazione degli stessi. In base alle indicazioni fornite dal PRGR è necessario considerare un’area di pertinenza del bene tutelato, stabilita in 1.000 metri (misurati dal perimetro dello stesso) sino alla precisa individuazione da parte della competente Soprintendenza. La prescrizione di esclusione è valida per il bene e le sue immediate pertinenze; per quanto riguarda la fascia di 1 km di tutela, si ritiene che la stessa sia da considerarsi come misura di massima cautela; vanno comunque verificate le seguenti condizioni: • • • effettiva sussistenza degli elementi che hanno determinato la definizione del vincolo; fruibilità del bene; tipologia del bene tutelato e sua importanza. Ai fini della definizione della suddetta fascia di tutela, che potrà essere anche inferiore alla distanza massima di 1 km, si deve inoltre tener conto di: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 316 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • • tipologia di impianto; tipologia di impatto atteso ed effettiva interferenza con il bene; possibilità di implementazione di misure mitigative atte alla minimizzazione delle potenziali interferenze. Le verifiche sopra descritte, da effettuarsi al fine di individuare un’adeguata fascia di tutela dal bene, dovranno essere realizzate in fase di microlocalizzaizone. In tale sede sarà possibile eseguire uno studio di dettaglio comprensivo della documentazione tecnica che tenga conto dei fattori sopra elencati in rapporto, quindi, sia alla tipologia di impianto da realizzare che alla tipologia di bene potenzialmente interferito. Tale documentazione sarà necessaria affinché l’ente di competenza possa esprimere un giudizio di compatibilità in merito. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Bene più 1 km di fascia di pertinenza dal perimetro del bene. Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • SIBA - Banca dati Regione Lombardia • PTCP – Tavola E.5.6 Beni paesaggistici - Bellezze individue (D.Lgs. n. 42/04 e s.m.i., art. 136 comma 1, lettere ab) Tali aree sono classificate ai sensi del D. Lgs n. 42/2004 (nuovo “Codice dei Beni culturali e del Paesaggio”) come Beni culturali e beni paesaggistici, (art 134, 136). Sono soggetti a tali disposizioni a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica; b) le ville, i giardini e i parchi, che si distinguono per la loro non comune bellezza; In base alle indicazioni fornite dal PRGR è necessario considerare un’area di pertinenza del bene tutelato, stabilita in 1.000 metri (misurati dal perimetro dello stesso) sino alla precisa individuazione da parte della competente Commissione Regionale per l’individuazione dei beni paesaggistici (art. 137 Dlgs 42/04 e s.m.i.). LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Proposta di Piano - Relazione Bene più 1 km di fascia di pertinenza dal perimetro del bene. Per tutte le tipologie di impianto Fascia 1 km di pertinenza dal perimetro del bene Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo relative a tutte le tipologie di impianto Aprile 2008 Pagina 317 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • SIBA - Banca dati Regione Lombardia Beni paesaggistici - Bellezze d’insieme (D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 136 comma 1, lettere c-d) Tali aree sono classificate ai sensi del D. Lgs n. 42/2004 (nuovo “Codice dei Beni culturali e del Paesaggio”) come Beni culturali e beni paesaggistici, (art 134, 136). Sono soggetti a tali disposizioni c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale; d) le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE per tutte le tipologie di impianto Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo relative a tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • SIBA - Banca dati Regione Lombardia Beni paesaggistici: montagne (D.Lgs. n. 42/2004 e s.m.i., art. 142 comma 1 lettera d) Si tratta delle aree di montagna per la parte eccedente 1.600 m s.l.m.; LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI CTR Scala 1:10.000 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 318 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Beni paesaggistici: ghiacciai e zone umide (D.Lgs. n. 42/2004 e s.m.i., art. 142 comma 1 lettere e, i; Paesaggio della naturalità, PTCP artt. 54, 55, 56 e 57) Tali aree sono cartografate nella Tavola E.2.2. e comprendono: Contesti di elevato valore naturalistico e paesistico (art. 54) Sistema delle aree culminali; Zone umide e laghi d’alta quota; (art. 55); Pascoli d’alta quota (art. 56); Versanti boscati (art. 57) Inoltre si considerano le aree identificate nella Tavola E.5.4 denominate: Vedrette e nevai permanenti, ambiti e morfologia glaciale Zone umide, aree di alto valore vegetazionale, biotopi e geotopi Per i “Contesti di elevato valore naturalistico e paesistico” secondo le NTA del PTCP: Art. 54 comma 2: […] È di massima esclusa la previsione di ambiti insediativi, salvo interventi da subordinare a preventiva variante al PTCP. Inoltre […] (comma 3) - Gli interventi ammessi dal presente articolo dovranno essere sottoposti a specifiche verifiche preliminari con la Provincia finalizzate alla valutazione di coerenza con i contenuti del presente articolo e con la disciplina generale di cui agli artt. 47, 49, 50 e 52. Per il “Sistema delle aree culminali “ e le “Vedrette”, secondo le NTA del PTCP: Art. 55 comma 6: [...] In tali zone potranno essere ammessi gli interventi che prevedano trasformazioni del territorio solo se finalizzati alle attività di conduzione agro-silvo-pastorale o alla funzione e all’organizzazione dell’attività turistica […] Art. 55 comma 7: [...] È di massima esclusa la previsione di ambiti insediativi, salvo interventi da subordinare a preventiva variante al PTCP. Per le “zona umide”, invece, l’art. 55 sono consentiti solo “Sono consentiti interventi limitati per la realizzazione di attrezzature e percorsi necessari alla osservazione dei fenomeni a scopo scientifico e didattico, da sottoporre preventivamente a verifiche di impatto ambientale. “ Per i “Pascoli d’alta quota “ secondo le NTA del PTCP: Art. 56 coma 2 - .In tali zone potranno essere ammessi gli interventi che prevedano trasformazioni del territorio solo se finalizzati alle attività di conduzione agro-silvopastorale o alla funzione e all’organizzazione dell’attività turistica Per i “Versanti boscati “ secondo le NTA del PTCP: Art. 57 comma 1 - Gli interventi ammessi in tali ambiti, devono rispondere al principio della valorizzazione. […] Art. 57 comma 3 – “Nelle aree montane potranno essere previste particolari infrastrutture di attraversamento delle aree boscate per il servizio all’attività dell’agricoltura montana e delle produzioni ad esse connesse nonché alla attività turistica prevista dai Piani di Settore di cui all’art.17 o dai progetti strategici di iniziativa comunale, intercomunale o sovracomunale di intesa con la Provincia e approvati dal Consiglio Provinciale con procedura di cui all’art.22, commi 2 e 3.” […] Art. 57 comma 4 – Al fine di regolamentare gli interventi sulle aree boscate, il PTCP individua nel Piano di Indirizzo Forestale di cui alla L.R. n. 27/04 e L.R. 07/2000 lo strumento idoneo per la pianificazione e la gestione di tali aree Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 319 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Nell’attesa che sia stato redatto e approvato il PIF, l’applicazione del criterio definito dall’art. 57, in base alle considerazioni sopra riportate, deve essere effettuata sia in fase di macro che di microlocalizzazione con livelli di prescrizione differente in funzione dell’effettiva presenza di aree qualificate a bosco non trasformabile. In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto: Zone Umide Pascoli d’alta quota Sistema delle aree culminali; Vedrette aree effettivamente boscate normate dall’art. 57 (da verificare in fase di MICROLOCALIZZAZIONE) Per tutte le tipologie di impianto: Contesti di elevato valore naturalistico e paesistico Versanti boscati (in fase di MACROLOCALIZZAZIONE) SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE Scala di applicazione valida per: Zone Umide Pascoli d’alta quota Sistema delle aree culminali; Vedrette Versanti boscati (penalizzante) MICROLOCALIZZAZIONE per i versanti boscati (art. 57), in fase di caratterizzazione di dettaglio sarà necessario verificare di non trovarsi in un’area con boschi d’alto fusto per i quali è vietata la trasformazione. FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2. Beni paesaggistici: aree archeologiche (D.Lgs. n. 42/2004 art. 142 comma 1 lettera m; PTCP NTA art. 73) Si tratta dei beni e delle aree di interesse archeologico ex art. 142 D. Lgsl. n. 42/04 e s.m.i., normate dall’art. 73 del PTCP e riportate sulla cartografia di piano (Tav. E.5.6.). Circa la definizione di zone di interesse archeologico, sembra opportuno riportare quanto a suo tempo precisato dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, come risulta dalla D.G.R. n° VI/47670 del 29.12.99 “(pubblicata sul B.U.R.L. del 23.06.2000 – 3° suppl. straord. al n° 25): - Aprile 1994: ...la generica dizione adottata dal legislatore necessita di ulteriori approfondimenti per individuare quando “l’interesse archeologico” identifichi delle aree meritevoli di tutela ai sensi della L. 1497/39, non potendo, evidentemente, la semplice presenza di beni archeologici, a volte sommersi – o addirittura la mera supposizione della loro esistenza (aree a “rischio” archeologico ndr) – essere sufficiente a qualificare il suddetto interesse. Considerato che la L. 1497/39 è posta a tutela delle bellezze naturali, una porzione di territorio può essere qualificata come “zona di interesse archeologico” ai sensi della lettera m) della L. 431/85, quando su di Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 320 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) un’area ben determinata siano presenti resti archeologici emergenti che siano entrati a far parte del paesaggio, caratterizzandolo, come elementi qualificanti di emergenza visiva..... al fine di garantire la certezza del diritto, è indispensabile una precisa individuazione di tali zone – con provvedimenti ricognitivi specifici (decreti ministeriali e/o delibere regionali) che ne perimetrino con esattezza i confini e descrivano chiaramente la suddetta interrelazione tra beni archeologici emergenti e le bellezze naturali, sulla base di una dettagliata relazione tecnica redatta dalle Soprintendenze nell’ambito delle competenze specifiche...; - Dicembre 1995: per quanto attiene alle presenze archeologiche, che debbono caratterizzare il territorio affinchè lo stesso si qualifichi come “aree di interesse archeologico”, si ritiene di poter estendere il concetto anche a quei beni che, seppur non emergenti, sono comunque parte integrante dell’area e la connotano come meritevole di tutela; si ribadisce che i progetti relativi ad interventi da eseguirsi nonché da autorizzarsi in sanatoria... nelle aree individuate ai sensi della lett. m) della L. 431/85 debbono essere sottoposti anche alle Soprintendenze Archeologiche competenti che debbono dare un parere in merito alla incidenza degli interventi medesimi sulle aree archeologiche individuate... Per quanto attiene alla individuazione delle aree di interesse archeologico meritevoli di tutela... si ritiene che venga istituito presso ogni Soprintendenza Archeologica un gruppo ... che possa elaborare un documento cartografico nel quale siano chiaramente indicate le presenze archeologiche nonché le connotazioni dell’area e la perimetrazione della stessa. Tale documento, corredato degli atti necessari, costituirà la base del provvedimento ricognitivo specifico. Attualmente non risulta si sia proceduto ad alcun provvedimento ricognitivo da parte delle Soprintendenze; nell’ambito del PTCP, quindi si è ritenuto opportuno individuare cartograficamente in modo puntuale i ritrovamenti per i quali è stato apposto specifico decreto di vincolo, così come desunto dalla Carta Archeologica della Lombardia – provincia di Bergamo, edita nel 1992 a cura della Soprintendenza Archeologica, della Regione Lombardia e della Provincia di Bergamo. Quindi, nel complesso delle presenza archeologiche individuate dal PTCP, le aree archeologiche sono trattate nell’ambito della macrolocalizzazione, invece, gli elementi puntuali (ritrovamenti) dovranno essere considerati, in fase di localizzazione di dettaglio, o di Valutazione di Impatto Ambientale. Se esiste un bene puntuale, questi dovrà essere preservato e ne dovrà essere garantita l’integrità, anche in funzione delle disposizioni dell’articolo 73 delle NTA del PTCP. Inoltre, nelle aree limitrofe al ritrovamento, secondo quanto disposto dalla Sovrintendenza archeologica, in caso di scavi di profondità maggiore di 50 cm, questi devono essere preventivamente segnalati alla Sovrintendenza archeologica stessa. In questi ultimi casi, quindi, la localizzazione di un impianto (soprattutto per quegli impianti strutturalmente meno complessi, quali gli impianti di compostaggio o le discariche, rispetto ad un impianto di trattamento termico) non è necessariamente preclusa e, nell’ambito di un’analisi di compatibilità ambientale, potrà essere valutata, sentito il parere della Sovrintendenza, la possibilità di realizzazione o meno dell’opera. In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 321 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Aree archeologiche LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE Ritrovamenti puntuali LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto corrispondenza del ritrovamento puntuale in Per tutte le tipologie di impianto nelle aree limitrofe al ritrovamento puntuale SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavole E5.6 • Piano Cave Beni paesaggistici: distanza da sponde dei laghi (D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 142 comma 1, lettera b) Sono sottoposti alle disposizioni di legge per il loro interesse paesaggistico, i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • SIBA - Banca dati Regione Lombardia Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 322 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Beni paesaggistici: distanza da sponde dei corsi d’acqua (D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 142, comma 1, lettera c) Sono sottoposti alle disposizioni di legge per il loro interesse paesaggistico, i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con Regio Decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • SIBA - Banca dati Regione Lombardia Beni paesaggistici: aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici (D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 142, comma 1, lettera h) Sono sottoposti alle disposizioni di legge per il loro interesse paesaggistico le aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali 10.2.1.7. Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo Paesaggio montano debolmente antropizzato e paesaggio montano antropizzato con insediamenti sparsi (art. 58 PTCP). Versanti delle zone collinari e pedemontane (art. 59 PTCP). Tali aree sono cartografate nella Tavola E.2.2. e normate dagli articoli 58 e 59 delle NTA del PTCP. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 323 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Gli ambiti di cui all’art. 58 sono caratterizzati dalla presenza di elementi del paesaggio montano debolmente antropizzato e di relazione con gli insediamenti di versante e fondovalle o da pascoli montani e versanti boscati con interposte aree prative, edificazione scarsa, sentieri e strade sono da considerarsi aree principalmente destinate alla attività agricola. Qualsiasi tipo di attività o di intervento dovrà avvenire nel massimo rispetto della naturalità e degli aspetti paesaggistici. Il PTCP dispone che per tali aree gli strumenti urbanistici comunali dovranno indicare puntuali localizzazioni di eventuali interventi edilizi in funzione del mantenimento degli elementi percettivi e del carattere dei luoghi. Gli ambiti di cui all’art. 59 hanno carattere di aree sensibili in quanto elementi fortemente percepibili attraverso i quali emerge un sistema integrato di valenze naturalistiche, agrarie ed insediative. Il PTCP dispone che in tali aree dovranno essere evitati i processi di compromissione dei terrazzi e delle balze, tramite un adeguato controllo delle scelte insediative degli strumenti urbanistici. In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2 Contesti a vocazione agricola caratterizzati dalla presenza del reticolo irriguo, dalla frequenza di presenze arboree e dalla presenza di elementi e strutture edilizie di preminente significato storico culturale (art. 60 PTCP) Aree di colture agrarie con modeste connotazioni arboree, irrigue, fondiarie (art. 61 PTCP) Tali aree sono cartografate nella Tavola E.2.2. e normate dall’articolo 60 delle NTA del PTCP. Queste zone sono caratterizzate da un sistema naturale e agrario e da un sistema idroregolatore che trova la sua espressione nella fascia di affioramento (risorgive) e di conseguenza nell’afflusso delle acque irrigue nella bassa pianura. Secondo quanto disposto da tale articolo in tali aree “Deve essere valorizzata la matrice rurale degli insediamenti che costituisce inoltre un segno storico in via di dissoluzione per la tendenza generalizzata alla saldatura tra gli abitati; pertanto vanno evitate le conurbazioni, anche attraverso il mantenimento delle aree libere da edificazione, e potenziando gli aspetti naturalistici e agrari presenti e potenziali delle aree.” Le zone di cui all’art. 61 sono caratterizzate dalle colture agrarie estensive e oggetto di coltivazioni che hanno già spesso modificato la tessitura storica del reticolo idraulico tradizionale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 324 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Per tali aree il PTCP prevede che:”Eventuali previsioni insediative di altra natura dovranno essere motivate con specifica relazione nell’ambito del P.R.G. indicandone gli elementi di necessità rispetto a possibili alternative.” In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto a esclusione degli impianti di compostaggio SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2 Paesaggio agrario di particolare valore naturalistico e paesistico di relazione con i corsi d’acqua principali (PTCP art. 63). Per quanto concerne il “Paesaggio agrario di particolare valore naturalistico e paesistico di relazione con i corsi d’acqua principali “, l’art. 63 al comma 6 dice che: Dovranno essere precluse nuove espansioni insediative, specie industriali, e al contrario, incentivato il recupero dei nuclei limitrofi e del rapporto visivo con il corso d’acqua e con gli elementi storici presenti. In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2. Paesaggio agrario in stretta connessione con la presenza di corsi d’acqua minori e/o con elementi di natura storico culturale (PTCP art. 64) Nelle aree interessate da “Paesaggio agrario in stretta connessione con la presenza di corsi d’acqua minori e/o con elementi di natura storico culturale”, l’art 64 del PTCP prevede che: comma 1 - Ad ogni “corso d’acqua” i PRG attribuiranno una fascia di rispetto di relazione visuale e funzionale, al cui interno si procederà ad una efficace azione di Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 325 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) tutela e conservazione dello stato dei luoghi, con rimozione/trasformazione degli elementi considerati di disturbo. 2. La valorizzazione della rete potrà avvenire anche nell’ottica della fruizione turistica, sportiva e culturale. 3. Tale valorizzazione potrà essere perseguita anche attraverso studi d’insieme nel quadro della rete ecologica provinciale. In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE Verifica in fase di microlocalizzazione: per le aree normate dall’art 64 sarà MICROLOCALIZZAZIONE necessario verificare la pianificazione urbanistica comunale che ha il compito di individuare fascia di rispetto di relazione visuale e funzionale alla quale verrà attribuire il livello di prescrizione escludente FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2. Aree agricole con finalità di protezione e conservazione (PTCP 65) Si tratta di Aree agricole con finalità di protezione e conservazione (art. 65), che comprende: a. Ambiti di conservazione di spazi liberi interurbani e di connessione. b. Zone a struttura vegetazionale di mitigazione dell’impatto ambientale e di inserimento paesaggistico delle infrastrutture. Negli Ambiti di conservazione di spazi liberi interurbani e di connessione, l’art. 65 del PTCP predispone che siano configurate le seguenti funzioni: a. Per tali aree […] i PRG prevederanno una forte limitazione dell’occupazione dei suoli liberi, anche nel caso di allocazione di strutture al servizio dell’ agricoltura. I PRG dovranno quindi individuare, […] le funzioni e le attrezzature vietate, dovranno essere […] previste adeguate indicazioni e modalità localizzative per le strutture ammissibili. I perimetri delle aree sono indicativi e potranno quindi subire modificazioni, alle condizioni di cui all’art.93, comma 4, mentre sono prescrittive la continuità delle fasce e il mantenimento di spazi liberi interurbani. […]. Tali fasce dovranno comunque obbligatoriamente rispettare i corridoi denominati “varchi” indicati schematicamente nella Tavola allegato E5.5 del PTCP, parte dei quali sono compresi in zone disciplinate dal presente articolo. Per le aree assoggettate all’art. 65 del PTCP si propone il seguente livello di prescrizione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 326 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE In fase di MACROLOCALIZZAZIONE per tutte le tipologie di impianto. ESCLUDENTE In fase di MICROLOCALIZZAZIONE dove sono presenti i “varchi” come riportato in Tavola E.5.5 SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE. Livello di prescrizione:PENALIZZANTE MICROLOCALIZZAZIONE Livello di prescrizione:ESCLUDENTE dove sono presenti i “varchi” come riportato in Tavola E.5.5 FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2. • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E5.5. Ambiti di valorizzazione e riqualificazione e/o progettazione paesistica (art 66 PTCP) Tali aree sono cartografate nella Tavola E.2.2. e normate dall’articolo 66 delle NTA del PTCP. Il PTCP si pone come obiettivo quello di individuare la realizzazione di un sistema di aree e ambiti di “continuità del verde”, anche nella pianura e nelle zone di più modesto pregio con particolare attenzione agli elementi di continuità delle preesistenze e delle fasce già in formazione sempre con attenzione alla varietà e alla diversità biologica. Allo stesso modo il PTCP si pone di tutelare il paesaggio nei suoi caratteri peculiari, promuoverne la riqualificazione dei sistemi più degradati e promuovere la formazione di “nuovi paesaggi” ove siano presenti elementi di segno negativo o siano previsti nuovi interventi di trasformazione territoriale. A tal fine individua ambiti, areali e corridoi territoriali che, pur nell’ambito della loro utilizzabilità anche a fini agricoli, sono volti a finalità di caratterizzazione ambientale e paesistica con interventi di conservazione, di valorizzazione e/o di progettazione paesistica. In base all’art. 66 del PTCP : “Le aree interne a questi ambiti potranno essere utilizzate a fini agricoli e/o per finalità di interesse e uso pubblico connesso con gli interventi di riqualificazione ambientale e/o paesistica. Sono inoltre ammessi interventi per il recupero ed il riuso del patrimonio edilizio esistente anche con limitati ampliamenti volumetrici. E’ altresì possibile prevedere l’inserimento di infrastrutture viarie di carattere locale.” LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 327 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Sistemi elementi di rilevanza paesistica Si tratta di elementi puntuali o lineari. Nella Tavola E.5.4 corrispondono alle voci: Principali cime e vette; scarpate e terrazzi fluviali, orridi, emergenze complesse di particolare significato paesistico; principali punti panoramici; fontanili; filari arborei continui che determinano caratterizzazione del paesaggio agrario Il PTCP di Bergamo individua questi elementi sulla cartografia di piano, tuttavia non prevede una specifica normativa di riferimento per ciascuno di questi elementi. In generale, è possibile osservare che si tratta di elementi per i quali è indispensabile prevederne non solo un mantenimento ma anche una valorizzazione degli stessi. In particolare: per quanto concerne i filari arborei, il PTCP, art. 92, prevede una valorizzazione degli stessi con eventuale potenziamento vegetazionale del territorio. Questo criterio non è disatteso dalla presenza di un impianto di trattamento di rifiuti, soprattutto per alcune tipologie, dove ovviamente non si vadano a distruggere elementi vegetazionali esistenti; anzi, tramite la realizzazione di opportune modalità mitigative è possibile adempire all’indirizzo di piano concernente il potenziamento della struttura vegetazionale dei filari presenti. Per quanto riguarda i fontanili, non è prevista una specifica normativa, tuttavia, si ritiene utile applicare, per qualsiasi tipologia di impianto, una fascia di rispetto che non sia inferiore a 50m dall’orlo della testa e lungo l’asta (non inferiore a 25 m se lo stato di fatto lo consente). Potrà eventualmente essere valutata, in fase di verifica di compatibilità, la possibilità di allargare tale fascia in merito a considerazioni di tutela sito-specifiche, atte a garantire l’integrità del bene. A parte i filari, tutti gli altri elementi identificati sono incompatibili con la presenza di un impianto e, in generale, l’identificazione delle distanze ottimali da questi elementi dipenderà sia dalla tipologia di impianto che dal tipo di bene e dalle norme di tutela ad esso applicate (riferimento PTC Bergamo) e dovrà essere determinata caso per caso. In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Proposta di Piano - Relazione Per tutte le tipologie di impianto: Principali cime e vette; scarpate e terrazzi fluviali, orridi, emergenze complesse di particolare significato paesistico; principali punti panoramici; fontanili; Per tutte le tipologie di impianto: filari arborei continui che determinano caratterizzazione del paesaggio agrario Aprile 2008 Pagina 328 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Da identificare una fascia di rispetto adeguata in funzione della tipologia di bene che della tipologia di impianto FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E5.4. • Censimento Fontanili – Ufficio Parchi Provincia di Bergamo Percorsi di interesse paesistico (artt. PTCP 70, 72) Si tratta dei percorsi che attraversano ambiti di qualità paesistica; lungo tali percorsi sono presenti anche tratti o luoghi dai quali si godono ampie viste per la percezione dei caratteri del paesaggio. Sono cartografati nelle Tavole E.5.4. ed E.2.2 e si tratta di: Principali prospettive visuali di interesse paesistico (percorsi) (art. 72) Principali percorsi della tradizione locale in ambito montano Percorsi di fruizione paesistica (art. 70) I Percorsi di fruizione Paesistica sono i percorsi che attraversano ambiti di qualità paesistica o che collegano mete di interesse storico e turistico. Nell’ambito di tali percorsi sono compresi anche alcuni tratti regolamentati dall’art. 72: si tratta di percorsi lineari che presentano una valenza panoramica e i punti di particolare interesse visuale, panoramico e paesistico. Secondo le NTA, per tali percorsi, si dovrà in particolare prevedere il controllo tipologico e dimensionale di tutti gli insediamenti del contesto di riferimento che possano in ogni caso interferire con segni identificativi, come campanili, cupole, edifici noti, assi urbanistici, prospettive di elementi naturali, ecc. Su queste premesse, è indispensabile fare specifiche valutazioni per gli impianti che dal punto di vista della visuale sono maggiormente impattanti, quali ad esempio, gli impianti di trattamento termico. Naturalmente non è possibile identificare una distanza ottimale a priori ma sarà necessario fare opportune valutazioni a una scala adeguata, in funzione della tipologia di area: infatti diverse saranno le visuali lungo un percorso che si snoda nel territorio a sud di Bergamo rispetto a quello di un tracciato che si sviluppa nell’area della Prealpi Bergamasche. In generale è quindi possibile affermare che la distanza dovrà essere tale da garantire le disposizioni previste dalla norma tecnica del piano provinciale. La distanza più opportuna deve essere valutata caso per caso e valutata in sede di procedura localizzativa ed autorizzativa. In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Proposta di Piano - Relazione Per impianti di termovalorizzazione (Gruppo B) Per gli impianti del Gruppo A e Gruppo C Aprile 2008 Pagina 329 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Da identificare una fascia di rispetto adeguata in funzione della tipologia di bene che della tipologia di impianto FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavole E2.2 ed E5.4. Insediamenti di interesse rurale ( PTCP NTA art. 68) Il PTCP individua in Tav.E5.6 i principali nuclei e le aggregazioni insediative di origine e tipologia rurale di antica formazione sia in ambiente di pianura che in ambiente collinare e montano che si pongono in organico rapporto con il paesaggio agrario circostante. Tali elementi sono normati dall’art. 68 delle NTA del PTCP. Secondo tale norma, in queste aree “i mutamenti della destinazione agricola originaria degli edifici eventualmente dismessi, sono consentiti qualora non pregiudichino la prosecuzione dell’attività agricola nelle aree circostanti ancora condotte o non alterino i caratteri e gli elementi del contesto territoriale, quali i tracciati stradali poderali ed interpoderali, i canali di scolo e di irrigazione, le siepi, i filari alberati, gli elementi storico – testimoniali riconducibili alla originaria partizione agraria.” Queste disposizioni non precludono la presenza di alcune tipologie di impianto di trattamento e smaltimento rifiuti, quali, ad esempio, gli impianti di compostaggio. Le distanze di tali impianti, inoltre, non devono avere sempre carattere di “requisito minimo”, dato che la loro presenza non altera l’integrità di tali beni. Si segnala inoltre la possibilità che l’intervento di realizzazione dell’impianto si presenti come opportunità di valorizzazione o recupero del bene anche a titolo compensativo per la presenza dell’impianto. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto a esclusione degli impianti di compostaggio Per gli impianti di compostaggio SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Da identificare una fascia di rispetto adeguata in funzione della tipologia di bene che della tipologia di impianto FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavole E5.6 ed E5.4. Rete ecologica (PTCP NTA 74, 75) La Rete ecologica della Provincia di Bergamo definita nella Tavola E5.5 del PTCP, sarà oggetto di specifico Piano di Settore come previsto dall’art. 17. La Tavola E5.5 individua i contenuti di inquadramento dello schema della rete ecologica e degli elementi fondamentali costituiti da : a. Struttura naturalistica primaria; Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 330 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) b. c. d. e. f. Nodi di livello regionale; Nodi di 1° livello provinciale; Nodi di 2° livello provinciale; Corridoi di 1° livello provinciale; Corridoi di 2° livello provinciale. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • PTCP Provincia di Bergamo – Tavole E5.5 10.2.1.8. Tutela della popolazione Distanza da funzioni sensibili (strutture scolastiche, asili, ospedali, case di riposo) - PRGR Per quanto riguarda i nuovi impianti, allo scopo di prevenire situazioni di compromissione della sicurezza delle abitazioni o di grave disagio degli abitanti sia in fase di esercizio regolare che in caso di incidenti è fissata una distanza minima tra l’area dove vengono effettivamente svolte le operazioni di smaltimento e/o recupero, indipendentemente dalla presenza di eventuali opere di mitigazione previste in progetto e le funzioni sensibili (strutture scolastiche, asili, ospedali, case di riposo) prossime all’area stessa. Per tutti gli impianti per i quali è applicabile questo criterio la distanza da considerare è pari a 1.000 m purchè l’impianto non venga localizzato in aree industriali consolidate, dove potrebbero essere già presenti attività antropiche potenzialmente impattanti. Tale criterio si applica soltanto agli impianti per il trattamento di rifiuti biodegradabili e putrescibili. Le distanze si intendono misurate dalla recinzione dell’impianto. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per gli impianti per il trattamento di rifiuti biodegradabili e putrescibili SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 331 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Distanza dal centro abitato (D. Lgs. 285/1992) - PRGR Per quanto riguarda i nuovi impianti, allo scopo di prevenire situazioni di compromissione della sicurezza delle abitazioni o di grave disagio degli abitanti sia in fase di esercizio regolare che in caso di incidenti è fissata una distanza minima tra l’area dove vengono effettivamente svolte le operazioni di smaltimento e/o recupero, indipendentemente dalla presenza di eventuali opere di mitigazione previste in progetto e i vicini centri urbani. Le distanze si intendono misurate dalla recinzione dell’impianto; Si individuano, quindi, specifiche distanze in funzione della tipologia di impianto. Tali distanze sono desunte sia da indicazioni di legge che da esperienze pregresse. Il centro abitato è qui considerato come definito dal Art. 3 Comma 1 punto 8 del nuovo codice della strada D. Lgs. n. 285/19926. Per le discariche si devono rispettare le seguenti distanze (secondo quanto previsto dal PRGR): Distanza minima dal centro abitato discariche di inerti (tab 3 D.M. 3/03/2003) discariche di inerti (≠ tab 3 D.M. 3/03/2003) discariche di rifiuti non pericolosi non putrescibili discariche di rifiuti non pericolosi putrescibili discariche di rifiuti pericolosi 50 m 100 m 200 m 400 m 400 m Per gli impianti di trattamento termico la distanza è variabile; infatti, individuata una "macroarea" potenzialmente idonea, la scelta dell'ubicazione finale dell'impianto dovrà tener conto di una distanza minima di sicurezza dai vicini centri abitati; l’esatta localizzazione deriverà da uno studio di approfondimento sulle condizioni climatologiche locali, considerando aspetti quali: • la direzione e la velocità dei venti predominanti, • le caratteristiche meteorologiche incidenti sulla zona, • l'altezza del camino, infine il tipo e la qualità dell'emissione. La scelta finale ricadrà sulle zone che garantiranno una ricaduta minima sui centri abitati di sostanze nocive al suolo, stando ai parametri previsti dal D.M. n. 60/2002, dalla Direttiva n. 61/1996 e dalla L. 372/1999. Diverse tra le tipologie di impianti di cui alla lettera C (impianti di trattamento chimico fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici) sono tipicamente collocabili all’interno di insediamenti produttivi nell’ambito di aree industriali o connessi fisicamente e funzionalmente ad impianti di depurazione delle acque reflue; gli impatti che tali attività determinano sono quindi per lo più riconducibili all’insediamento nell’ambito del quale si trovano inserite; dovranno essere valutate nello specifico le condizioni insediative in relazione alla stima degli impatti prevedibili e saranno valutate in sede autorizzativa prescrizioni per il contenimento di specifici impatti in relazione ai centri abitati eventualmente presenti nelle adiacenze. Per quanto riguarda gli impianti di trattamento degli inerti la localizzazione ideale è da ritenersi preferenziale all’interno di cave attive o dismesse purchè compatibili con il piano di 6 “Centro abitato: insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili, costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla strada.” Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 332 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) ripristino delle stesse; la distanza dai centri abitati è sicuramente un fattore da considerare; le soluzioni progettuali adottate (es collocazione dell’impianto a quota depressa rispetto al piano campagna) così come le misure mitigative adottate (ad esempio piantumazioni per il contenimento delle emissioni di polveri e rumori), consentiranno di definire la compatibilità con centri abitati eventualmente collocati nelle adiacenze. Per gli impianti di compostaggio e di selezione/stabilizzazione o altri trattamenti meccanico biologici, la distanza minima dai centri abitati, secondo le indicazioni del PRGR, deve essere di 500 m. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per tutte le tipologie di impianto fatte salve le indicazioni fornite per le tipologie di impianto dei Gruppi B e C (limitatamente a impianti di trattamento chimico-fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici) SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Da identificare una fascia di rispetto adeguata in funzione della tipologia di impianto FONTE DATI • • Strumenti urbanistici comunali ISTAT Distanza da case sparse - PRGR Analogamente a quanto previsto per i centri abitati, deve essere considerata anche una distanza da mantenere nei confronti di case sparse. Si precisa tuttavia che la distanza tra impianti e abitazioni sparse potrà essere inferiore a quella prevista per i centri abitati in presenza di opere di compensazione finalizzate all’adeguato contenimento degli eventuali disagi; tali misure saranno da valutare caso per caso in fase di micro-localizzazione e di progetto. Le distanze si intendono misurate dalla recinzione dell’impianto. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI • • • Strumenti urbanistici comunali ISTAT CTR Scala 1:10.000 e Aerofotogrammetrici scala 1 :2.000 Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 333 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Distanza minima dalle discariche in esercizio, esaurite o da bonificare - PRGR Ai sensi dell’art. 8 comma 7 della L.r. 12/2007, le Province nell’ambito del PPGR, in considerazione delle caratteristiche ambientali e delle eventuali criticità in essere, dovranno stabilire alcuni limiti da rispettare nella localizzazione di nuovi impianti a discarica, che prevedano in particolare una distanza minima dagli impianti già in esercizio, esauriti o da bonificare. Al fine di garantire la possibilità di realizzare le necessarie infrastrutture per il monitoraggio della falda acquifera (piezometri di monte e valle) nonché di intervento di emergenza (eventuali pozzi di spurgo della falda), deve essere mantenuta una distanza di rispetto tra discariche diverse di almeno 50 metri (misurati a bordo vasca); nel caso di falde molto profonde, in sede di VIA può essere valutata una distanza maggiore da valutarsi caso per caso, dietro puntuale valutazione delle caratteristiche idrogeologiche del terreno, dell’andamento, della portata e dell’isolamento della falda stessa. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per gli impianti del Gruppo A. Il criterio non si applica agli ampliamenti. SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Da identificare una fascia di rispetto adeguata in funzione della tipologia di bene che della tipologia di impianto FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali 10.2.1.9. Tutela della qualita’ dell’aria Questo criterio riguarda esclusivamente gli impianti di trattamento termico e ne considera l’impatto ambientale dovuto alle emissioni aeriformi che può interessare porzioni consistenti di territorio. Gli effetti possono variare in funzione della tecnologia adottata, delle modalità gestionali dell’impianto e delle condizioni atmosferiche. Zona A1 (ex zone critiche) (Piano Regionale Qualità Aria (Dgr n. 35196/1998) e Dgr n. 7/6501/01 allegato C - Dgr n. 5290/07 allegato 1: Zona A1), PTCP, art.99 In Zona A1 ricadono i seguenti Comuni della Provincia di Bergamo: Alzano Lombardo, Bergamo, Ranica, Torre Bondone, Gorle, Mozzo, Curno, Treviolo, Osio Sopra, Orio al Serio, Azzano San Paolo, Grassobio, Brusaporto, Pedrengo, Montello, San Paolo d’Argon, Albano S.A., Torre dè Roveri, Scanzioroscaite, Villa di Serio, Dalmine, Lallio, Nembro, Osio Sotto, Ponte S.Pietro, Seriate. A questi 26 comuni è in fase di previsione la possibilità di aggiungere altri quattro comuni: Boltiere, Ciserano, Arcene, Treviglio. Gli impianti alimentati a cdr (rifiuti non pericolosi) o a biomasse sono autorizzabili solo se nei mesi invernali alimentano reti di teleriscaldamento con potenza impiegata mediamente nel periodo invernale nella fornitura calore > 50%. Limiti di emissione ai sensi del DM 05/02/98, Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 334 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) limite di emissione per gli NOx pari a 80 mg/ Nm3 (riferito a gas secchi a condizioni normali con l’11 % di Ossigeno libero nei fumi). LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per i gli impianti del Gruppo B SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Piano di qualità dell’aria Regione Lombardia Zone A2 e C1 (ex zone di risanamento) (Piano Regionale Qualità Aria (Dgr n. 35196/1998) e Dgr n. 7/6501/01 allegato C - Dgr n. 5290/07 allegato 1: Zona A1) Gli impianti di cdr sono autorizzabili solo se vengono rispettati i limiti di emissione dettati dal Decreto Ministeriale 5 febbraio 1998, in particolare il limite di emissione per gli NOx che è fissato pari a 110 mg/Nm3 (riferito a gas secchi a condizioni normali con l’11 % di Ossigeno libero nei fumi). LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per i gli impianti del Gruppo B SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Piano di qualità dell’aria Regione Lombardia Zone B e C2 (ex zona di mantenimento) (Piano Regionale Qualità Aria (Dgr n. 35196/1998) e Dgr n. 7/6501/01 allegato C - Dgr n. 5290/07 allegato 1: Zona A1) Gli impianti di cdr sono autorizzabili solo se vengono rispettati i limiti di emissione dettati dal Decreto Ministeriale 5 febbraio 1998. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 335 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per i gli impianti del Gruppo B SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Piano di qualità dell’aria Regione Lombardia 10.2.1.10. Previsioni strumenti urbanistici comunali Destinazione urbanistica: aree residenziali (Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi; PRGR) Nel rispetto dei principi urbanistici e della salute umana, non si ritengono idonei alla localizzazione di impianti per la gestione dei rifiuti, i seguenti ambiti individuati ai sensi della L.r. 12/2005 e smi: centri e nuclei storici, ambiti residenziali consolidati, ambiti residenziali di espansione LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Aree in vincolo idrogeologico (R. D. 30 dicembre 1923, n. 3276, L.R. n. 27/2004 art. 5) Sono sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici i terreni di qualsiasi natura e destinazione, che possono perdere stabilità o turbare il regime delle acque (art. 1 R. D. n. 3267/23). Sono vietati interventi di trasformazione dell’uso del suolo salvo autorizzazione rilasciata in conformità alle informazioni idrogeologiche contenute negli studi geologici dei PRG, nei PTCP, nei PIF. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 336 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MACROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI Classe fattibilità studio geologico comunale (DGR 22 dicembre 2005 n. 8/1566; PPGR) Con riferimento ai ”Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica, idrogeologica e sismica del piano di governo del territorio, in attuazione dell’art. 57 della L.R. 11 marzo 2005, n. 12” (approvati con D.G.R. n. 8/1566 del 22/12/2005), che definiscono le classi di fattibilità geologica di interventi sul territorio, l’appartenenza di un’area alla Classe 4 comporta gravi limitazioni all’utilizzo a scopi edificatori e/o alla modifica della destinazione d’uso e deve essere esclusa qualsiasi nuova edificazione. La realizzazione di infrastrutture pubbliche o di interesse pubblico è consentita ma va valutata caso per caso e rapportata al tipo di rischio o dissesto, dietro presentazione di relazione geologica e geotecnica che dimostri la compatibilità dell’intervento con la situazione di rischio presente. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PENALIZZANTE Classe di fattibilità 4: Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Zone e fasce di rispetto (D. L. 285/92; D.M. n. 1404/68; D.P.R. n. 753/80., D.P.R. n. 495/92; RD. n. 327/42, art. 79 PTCP) Le fasce di rispetto dalle infrastrutture hanno funzione di salvaguardia, per consentire eventuali ampliamenti delle infrastrutture stesse, e di sicurezza; sono previste da varie leggi e dalla pianificazione territoriale. Si specifica, comunque, che il livello prescrittivo di esclusione deve essere verificato con quanto disposto dalla normativa tecnica di riferimento per ciascuna tipologia di infrastruttura. Il D.P.R. n. 495/92, all’art. 26, fissa fasce di salvaguardia in funzione del tipo di strada, per le ferrovie si fa riferimento all’art. 1 del D.P.R n. 753/80. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 337 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Per i cimiteri l’art. 338 del T.U. delle leggi sanitarie n. 1265/34 fissa una fascia di rispetto minima di 200 m. Tale fascia è confermata anche dall’art. 8 del Regolamento Regionale del 9 novembre 2004 n. 6.7. In sintesi, in base alla normativa sopra riportata, per tutte le tipologie di impianto le fasce di rispetto proposte sono: Tipologia Fascia di rispetto Strade di tipo A-autostrade 60m strade di tipo B-Strade di grande comunicazione o di traffico 40m elevato, strade statali strade di tipo C- Strade di media importanza, strade provinciali 30m strade di tipo D-Strade di interesse locale, strade comunali 20m ferrovie 30 m Impianti di depurazione 100 m aeroporti Da definire (*) cimiteri 200 -50 m (*)Per aeroporti è stato emanato il Nuovo Decreto Legislativo 9 maggio 2005, n. 96 che modifica il Codice della navigazione limitatamente alla parte relativa all’aeronautica, il quale dice: • Art. 707 (Determinazione delle zone soggette a limitazioni). - Al fine di garantire la sicurezza della navigazione aerea, l'ENAC individua le zone da sottoporre a vincolo nelle aree limitrofe agli aeroporti e stabilisce le limitazioni relative agli ostacoli per la navigazione aerea ed ai potenziali pericoli per la stessa, conformemente alla normativa tecnica internazionale. Gli enti locali, nell'esercizio delle proprie competenze in ordine alla programmazione ed al governo del territorio, adeguano i propri strumenti di pianificazione alle prescrizioni dell'ENAC. • Le zone di cui al primo comma e le relative limitazioni sono indicate dall'ENAC su apposite mappe pubblicate mediante deposito nell'ufficio del comune interessato. • Nelle direzioni di atterraggio e decollo possono essere autorizzate opere o attività compatibili con gli appositi piani di rischio, che i comuni territorialmente competenti adottano sentito l'ENAC. L’ENAC ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 marzo 2008 il “Regolamento per la costruzione e l’esercizio degli aeroporti” - Edizione 2 - Emendamento 4 del 30 gennaio 2008. Nell’ambito del Regolamento si dispongono le modalità operative da adottare per la definzione delle fasce di rispetto da definire per ciascun aeroporto. (Capitolo 4 del Regolamento § 5-9). In generale, la fascia di rispetto entro la quale devono essere previste le norme più restrittive in termini di altezza degli edifici, per aeroporti aventi pista di atterraggio superiore a 1.800 m, è di 4 km dall’asse della pista stessa. LIVELLO DI PRESCRIZIONE ESCLUDENTE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . 7 Il R.R. n. 6/2004 prevede la possibilità da parte dei Comuni di ridurre tale fascia fino ad un minimo di 50 metri previo parere favorevole dell’ASL e dell’ARPA. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 338 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) FONTE DATI 10.2.1.11. Aspetti strategico-funzionali Vicinanza ad impianti di trattamento e recupero di rifiuti (PRGR) Secondo le indicazioni del PRGR è preferibile localizzare un impianto in aree limitrofe ad impianti di trattamento e recupero rifiuti già esistenti. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per impianti dei Gruppi A e C SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Destinazione urbanistica : aree agricole (Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi; PRGR) Secondo le indicazioni del PRGR, le Discariche, i Compostaggi e la depurazione biologica dei fanghi riutilizzabili in agricoltura, in virtù del trattamento, trovano miglior collocazione fuori dai centri abitati, in zona agricola. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per impianti del Gruppo A e per alcuni impianti del Gruppo C (Compostaggi e la depurazione biologica dei fanghi) SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Destinazione urbanistica : ambiti industriali e servizi tecnologici (Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi; PRGR) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 339 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Sono da considerarsi idonei i soli ambiti produttivi/artigianali operativi o dimessi, eccetto per le Discariche, i Compostaggi e la depurazione biologica dei fanghi riutilizzabili in agricoltura. Inoltre, l’individuazione nell’ambito dello strumento urbanistico comunale di un’area destinata a servizi tecnologici implica che siano già riconosciuti determinati requisiti di carattere territoriale cui devono ottemperare anche le tipologie di strutture in oggetto. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per impianti dei Gruppi B e C (esclusi i Compostaggi e la depurazione biologica dei fanghi) SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Preesistenza di infrastrutture (buona viabilità d’accesso) e dell’acquedotto (PRGR) La disponibilità di buona accessibilità stradale primaria e secondaria costituisce un fattore importante di localizzazione, così come la presenza di una buona infrastrutturazione tecnologica (acquedotto, fognatura etc.) LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Vicinanza ad aree di maggiore produzione di rifiuti (PRGR) Si tratta di considerare la baricentricità rispetto al bacino di produzione. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Proposta di Piano - Relazione . Aprile 2008 Pagina 340 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) FONTE DATI • - Presenza di Cave (D.M. 16/5/89; D.L. 22/97; D.L. 36/2003, L.R. n. 14/1998; art. 76 PTCP) Le aree già degradate dalla presenza di cave, se rispondenti agli altri criteri di localizzazione e fermo restando l’idoneità idrogeologica del sottosuolo, possono rappresentare un’opportunità per la localizzazione degli impianti di smaltimento di rifiuti, in particolare di discariche. Il loro utilizzo contribuisce a limitare il consumo di aree “integre” e consente di ripristinare l’aspetto fisico originario dei luoghi. Le cavità prodotte dall’attività estrattiva possono essere colmate con rifiuti fino al piano campagna. In fase di microlocalizzazione si effettua la verifica dell’effettiva idoneità dei siti, si identificano i fattori di condizionamento o di preferenza. La presenza di edifici e di strutture (es. ex-fornaci) potrebbe essere utilizzata per la localizzazione di impianti di trattamento. Secondo il PRGR i i piani cave provinciali, prevedono a cessata attività gli interventi di ripristino delle cave; tra questi è contemplato anche il riempimento fino al piano campagna, mediante discarica. A meno che non sia espressamente vietato dal piano cave vigente: in tal caso, nei limiti di quanto previsto dal piano stesso, la presenza di cave diventa fattore escludente. Le localizzazioni che interessino aree di cava dovranno, nel caso di attività estrattive previste dal Piano Cave, essere rese coerenti con i Piani di ripristino già autorizzati; nel caso di cave abbandonate e dismesse (preesistenti alla normativa vigente) nonché di cave di prestito dovrà, a cura del soggetto proponente, essere presentato un programma di ripristino ambientale da concordare in relazione alla tipologia dell’impianto ed alle caratteristiche dell’area di intervento. Il PTCP riporta il perimetro dei Poli Estrattivi designati dal Piano Cave vigente in Tavola E.2.2 e E.4.; tali aree sono normate dall’articolo 76 del PTCP. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per tutte le tipologie di impianto del Gruppi A SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Tavola E.4. e Piano Cave Aree da bonificare (D.M. n. 16/5/89, D.L. n. 22/97 D.lgs 152/06) Aree degradate da bonificare, se rispondenti agli altri criteri di piano e di dimensioni adeguate, possono rappresentare un’opportunità per la localizzazione degli impianti in Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 341 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) quanto la loro realizzazione può rappresentare l’occasione per finanziare la bonifica dei siti compromessi da attività precedenti. Secondo il PRGR la presenza e la densità di siti contaminati sul territorio, rilevati dall’Anagrafe regionale dei siti inquinati, e la limitazione della movimentazione dei rifiuti sul territorio sono fattori privilegianti ai fini dell’individuazione dei poli di smaltimento. In questa fase si possono raccogliere informazioni sulle dimensioni delle aree, il tipo di contaminazione, l’eventuale proposta di ripristino e riutilizzo e si effettua la verifica dell’effettiva idoneità dei siti, si identificano i fattori di condizionamento o di preferenza. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI - Profondità della falda((D.lgs n.36/03; PRGR) Risulta preferenziale, soprattutto nel caso di localizzazione di discariche, la condizione in cui la fluttuazione della falda dal piano di campagna si mantiene a -5 m sotto il piano di campagna. La soggiacenza della falda andrà verificata puntualmente nell’ambito della verifica di compatibilità della localizzazione di un impianto. A scala provinciale e in linea generale la soggiacenza di riferimento è quella riportata nella Tavola C.1.2. dell’Atlante cartografico del PTCP; tale parametro dovrà essere verificato a scala locale. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per le tipologie di impianto del Gruppo A SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI Strumenti urbanistici comunali e/o verifica puntuale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 342 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Suolo interessato da barriera geologica naturale (D.lgs n.36/03; PRGR) Dovranno essere verificate le disposizioni del D.lgs 36/2003, per quanto concerne la presenza di un’adeguata “barriera geologica”. Per barriera geologica naturale si intende un orizzonte di terreno che abbia le seguenti caratteristiche di permeabilità: Substrato base e fianchi Rifiuti inerti: spessore min. 1m k ≤ 1x10-7 m/s Rifiuti non pericolosi: spessore min. 1m k ≤ 1x10-9 m/s Rifiuti pericolosi: spessore min. 5m k ≤ 1x10-9 m/s Se tali condizioni sono rispettate questo rappresenta un fattore preferenziale per la localizzazione delle discariche. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per le tipologie di impianto del Gruppo A SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE FONTE DATI Strumenti urbanistici comunali e/o verifica puntuale. Preesistenza reti di monitoraggio su varie componenti ambientali (PRGR) La preesistenza di una rete di monitoraggio ambientale costituisce un fattore preferenziale; la disponibilità di dati pregressi consente la disponibilità di informazioni sito specifiche utili a valutare l’idoneità di un sito a sopportare nuovi insediamenti oltre che costituire uno strumento utile alle future valutazioni in merito all’impatto determinato dalle nuove realizzazioni. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • - Vicinanza a possibili utenze di teleriscaldamento (riutilizzo calore residuo) (PRGR) Tale fattore costituisce elemento preferenziale per l’ottimizzazione dell’insediamento di impianti di termovalorizzazione e recupero energetico dei rifiuti; la possibilità di attivare reti di Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 343 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) teleriscaldamento può consentire la sostituzione di emissioni in sito e quindi attivare interventi che possono portare al miglioramento della qualità ambientale dell’area interessata all’insediamento di nuovi impianti. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per le tipologie di impianto del Gruppo B SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Vicinanza a strutture di servizio, a reti di energia elettrica, elettrodotti e/o sottostazioni per vettoriamento energia elettrica (PRGR) La presenza e/o la vicinanze di reti per la fornitura di energia elettrica costituisce elemento preferenziale per l’ottimizzazione dell’insediamento di impianti di termovalorizzazione e recupero energetico dei rifiuti. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per le tipologie di impianto del Gruppo B SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI Attrezzature sovracomunali e di interesse provinciale (PTCP NTA Art. 101) Aree finalizzate alla localizzazione di interventi di rango provinciale tra le cui categorie ammesse vi sono gli insediamenti produttivi e le aree ecologicamente attrezzate di carattere sovracomunale. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per impianti dei Gruppi B e C SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE Proposta di Piano - Relazione . Aprile 2008 Pagina 344 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) FONTE DATI • PTCP art. 101 Tavola E.4 Disponibilità aree di contorno all’impianto tali da permettere la realizzazione degli interventi di mitigazione La disponibilità di ampie superfici a contorno dell’area strettamente individuata per l’insediamento dei nuovi impianti è fattore preferenziale; tali aree potranno infatti utilizzate sia per ottimizzare i necessari interventi mitigativi (es. impatti sul paesaggio), che per interventi indirizzati al riequilibrio dei fattori ambientali interferiti dall’esercizio dell’impianto (es. interventi di piantumazione che possano contribuire al miglioramento della qualità dell’aria). LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per tutte le tipologie di impianto SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • - Possibilità di attivare il trasporto intermodale dei rifiuti La possibilità di attivazione del trasporto intermodale da la possibilità di ottimizzare il sistema dei trasporti riducendone gli impatti ambientali; il trasporto intermodale (ad es. con il ricorso al vettore ferroviario), potrebbe risultare di interesse soprattutto per il conferimento a destino finale dei residui del trattamento termico. LIVELLO DI PRESCRIZIONE PREFERENZIALE Per le tipologie dei impianto del Gruppo B SCALA DI APPLICAZIONE MICROLOCALIZZAZIONE . FONTE DATI • Strumenti urbanistici comunali Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 345 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 10.2.2. Macrolocalizzazione 10.2.2.1. Sintesi dei macrolocalizzazione criteri da applicare in fase di Nel seguito si propone una tabella di sintesi dei criteri da applicare alle diverse tipologie di impianto in fase di macrolocalizzazione (escludenti e penalizzanti), desunti dalla descrizione riportata nel paragrafo precedente. Tabella 1 –Sintesi dei fattori considerati in fase di MACROLOCALIZZAZIONE Uso del suolo Fattore ambientale A B Aree boscate (Dlgs 42/04; L.R. P P 27/04) Tutela delle risorse idriche Aree inserite nel PTUA (l.r. 26/03 ) P P Zone vulnerabili ai sensi dell'Allegato P P 10 PTUA; art 44 PTCP Tutela da dissesti e calamità Fattore ambientale A B Aree soggette a rischio idraulico E E (PAI; PTCP) Aree caratterizzate dall'instabilità del E E suolo (art. 9 PAI; PTCP art. 43) Aree soggette a rischio idrogeologico E E molto elevato (PAI, PS267; PTCP art. 41) Comuni a rischio sismico (DGR P P 1464/03) – Classe 2 Tutela dell’ambiente naturale Fattore ambientale A B Sistema delle aree protette: Parchi e riserve naturali E E regionali Monumenti naturali Sistema delle aree protette: Si rimanda alle Si rimanda alle Parchi regionali dotati di indicazioni di indicazioni di PTC ciascun PTC ciascun PTC Sistema delle aree protette: P P Parchi regionali privi di PTC Sistema delle aree protette: PLIS P P Aree parchi fluviali (PTCP) Aree di rilevanza ambientale Rete Natura 2000 (SIC e ZPS) E E E E Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti P P Fascia di tutela di 300 m dal Per le varianti Per le varianti perimetro dei siti Rete Natura 2000 sostanziali agli sostanziali agli Zone inerenti alla pianificazione venatoria provinciale (L.R. 26/93) Proposta di Piano - Relazione C P P P C E E E P C E Si rimanda alle indicazioni di ciascun PTC P P E E Per i nuovi impianti P impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo P P P Aprile 2008 Pagina 346 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Caratteri fisico-morfologici del paesaggio Fattore ambientale A B Aree di elevata naturalità di cui E E all’art. 17 del PTPR Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.) Fattore ambientale A B E E Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti P P Bellezze d'insieme (D.Lgs. 42/04, Per le varianti Per le varianti art. 136, comma 1, lettere c - d) sostanziali agli sostanziali agli Contesti a vocazione agricola caratterizzati dalla presenza del reticolo irriguo, dalla freq. di presenze arboree e dalla presenza di elementi e strutture edilizie di preminente significato storico culturale (art. 60 PTCP) e Aree di colture agrarie con modeste connotazioni arboree, irrigue, fondiarie (art. 61 PTCP) Paesaggio agrario e delle aree coltivate (PTCP): art 63 PTCP Aree agricole con finalità di protezione e conservazione (PTCP art.65) Ambiti di valorizzazione e riqualificazione e/o progettazione paesistica (PTCP art. 66) Rete ecologica (PTCP NTA 74 e 75) Proposta di Piano - Relazione E C E Per i nuovi impianti P impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo E E E E E E E E E A B C E E E P P P P P P P P (salvo gli impianti di compostaggio) E E E P P P P P P P P impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Montagne – quota 1600 m s.l.m. (D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. d); Zone di interesse archeologico (D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. M; PTCP art. 73); Distanza da sponde dei laghi (D.Lgsl. n. 42/04 art. 142 comma 1, lettera b) Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo Fattore ambientale Paesaggio della Naturalità (PTCP): • Zone umide • Pascoli d’alta quota • Zone culminali, vedrette Paesaggio della Naturalità (PTCP): • Contesti ad elevato valore naturalistico • Versanti Boscati Paesaggio montano debolmente antropizzato e paesaggio montano antropizzato con insediamenti sparsi (art. 58 PTCP) e Versanti delle zone collinari e pedemontane (art. 59 PTCP) C Aprile 2008 P Pagina 347 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Tutela della qualità dell’aria Fattore ambientale Zona A1 Zone A2 e C1 Zone B e C2 Destinazione urbanistica Fattore ambientale Vincolo idrogeologico A B P P P C A P B P C P Dove: A B discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e impianti di compostaggio C 10.2.2.2. Macrolocalizzazione - applicazione dei criteri escludenti Questa fase di macrolocalizzazione consiste nell’applicare i vincoli ritenuti “escludenti” su tutto il territorio provinciale; si tratta quindi di criteri, definiti in base a quanto predisposto dal PRGR, di tipo areale e generalmente piuttosto estesi poiché il dato deve essere omogeneo e facilmente leggibile ad una scala piuttosto ridotta (1:25.000). Nella tabella seguente è riportato l’elenco dei criteri di localizzazione cartografabili (con i relativi indicatori) che costituiscono motivo di esclusione dalla localizzazione per le tipologie di impianti previste dal PPGR: • Tabella 2 – Elenco dei fattori escludenti considerati – Macrolocalizzazione Il PPGR è corredato della versione cartografica (Tavola 1 di piano suddivisa in 11 quadri formato A0, numerati da A a M) alla scala 1:25.000. Nella Tavola 1 si indicano, con una colorazione differente anche i confini dei parchi regionali dotati di un proprio Piano Territoriale al quale si rimanda per la definizione del livello di prescrizione da applicare nel proprio territorio. In particolare si ricorda che: • il Parco Regionale delle Orobie, privo di PTC, è da considerare penalizzante, quindi non compare in Tavola 1; • il Parco Naturale dell’Adda e il Parco Naturale dei Colli di Bergamo sono escludenti; • gli altri Parchi Regionali assumono in Tavola 1 colorazione differente perché si rimanda a quanto disposto dai rispettivi PTC. In Tavola 1, si differenziano con diverso colore anche quei tematismi che risultano essere escludenti per i nuovi impianti ma penalizzanti per le varianti sostanziali. Infine in Tavola 1 sono riportate le destinazioni d’uso, ricavate dal MISURC, riferite alle sole aree residenziali (Centri e nuclei storici, ambiti residenziali consolidati, ambiti residenziali di espansione) escluse da ipotesi localizzative; la rappresentazione ha tuttavia carattere indicativo e tali perimetrazioni andranno confermate in fase di microlocalizzazione. Si ricorda che le macroaree potenzialmente idonee così identificate dovranno essere, in fase attuativa, “vagliate” ad una scala adeguata (1:10.000) in modo da applicare ulteriori criteri di esclusione che per loro natura (puntuali, poco omogenei etc.) sono da ritenersi di “microlocalizzazione”. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 348 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) A questo livello, quindi è possibile affermare che si sono identificate le aree sicuramente NON idonee alla localizzazione per l’intero territorio provinciale. Per evidenziare in modo compatto il risultato dell’applicazione dei criteri alla scala di macrolocalizzazione, la figura seguente riporta, alla scala 1:250.000, una rappresentazione del contenuto della Tavola 1. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 349 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 350 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Tabella 2 – Elenco dei fattori escludenti considerati in fase di MACROLOCALIZZAZIONE Tutela da dissesti e calamità Fattore ambientale A B C Aree soggette a rischio idraulico E E E (PAI; PTCP) Aree caratterizzate dall'instabilità del E E E suolo (art. 9 PAI; PTCP art. 43) Aree soggette a rischio idrogeologico E E E molto elevato (PAI, PS267; PTCP art. 41) Tutela dell’ambiente naturale Fattore ambientale A B C Sistema delle aree protette: Parchi e riserve naturali E E E regionali Monumenti naturali Sistema delle aree protette: Si rimanda alle Si rimanda alle Si rimanda alle Parchi regionali dotati di indicazioni di indicazioni di indicazioni di PTC ciascun PTC ciascun PTC ciascun PTC Rete Natura 2000 (SIC e ZPS) E E E Fascia di tutela di 300 m dal E E E perimetro dei siti Rete Natura 2000 Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti Caratteri fisico-morfologici del paesaggio Fattore ambientale A B C Aree di elevata naturalità di cui E E E all’art. 17 del PTPR Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.) Fattore ambientale A B C Bellezze d'insieme (D.Lgs. 42/04, E E E art. 136, comma 1, lettere c - d) Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti Montagne – quota 1600 m s.l.m. (D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, E E E lett. d); Zone di interesse archeologico E E E (D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. m; PTCP art. 73); Distanza da sponde dei laghi E E E (D.Lgsl. n. 42/04 art. 142 comma 1, lettera b) Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo Fattore ambientale A B C Paesaggio della Naturalità (PTCP): • Zone umide E E E • Pascoli d’alta quota • Zone culminali, vedrette Paesaggio agrario e delle aree E E E coltivate (PTCP): art 63 PTCP Dove: discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi A impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi B C impianti di trattamento chimico – fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e impianti di compostaggio Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 351 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) A commento della Tavola 1 e per un sua più agevole lettura, nel seguito si propongono una serie di Figure che rappresentano i singoli criteri riportati in Tabella 2. In tal modo è possibile verificare come ognuno di essi influisca nella redazione della Tavola di piano. TUTELA DA DISSESTI E CALAMITÀ Aree soggette a rischio idraulico (PAI; PTCP) Comprende: - le Fasce fluviali Piano Stralcio dell’Autorità di Bacino - le “Aree allagabili e alluvionabili”, individuate dal PTCP (Elaborato C.1.3.) che comprendono: o Aree in cui sono verificati eventi alluvionali o Aree potenzialmente allagabili o alluvionabili Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 352 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DA DISSESTI E CALAMITÀ Aree caratterizzate dall'instabilità del suolo (art. 9 PAI; PTCP art. 43) Comprende: Aree in dissesto normate dall’art. 9 del PAI (Allegato 4.2) e cartografate nella Tavola E.1. del PTCP di Bergamo (art. 41 NTA): aree interessate da frane attive (Fa) e quiescenti (Fq); esondazioni a pericolosità elevata (Eb) e molto elevata (Ee); conoidi non protetti (Ca) e parzialmente protetti (Cp); valanghe (Ve, Vm). Aree individuate dall’art. 43 del PTCP e cartografate in Tavola E1; si tratta di: Aree che non consentono trasformazioni territoriali a causa di gravi situazioni dovute alla presenza di ambiti a forte rischio idrogeologico (frane/esondazioni) o ad elevato rischio valanghivo. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 353 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DA DISSESTI E CALAMITÀ Aree soggette a rischio idrogeologico molto elevato (PAI, PS267; PTCP art. 41) Comprende: Aree individuate nell'Allegato 4.1 dell' "Atlante dei rischi idraulici e idrologici" - Modifiche e integrazioni al P.A.I., approvate con deliberazione del Comitato Istituzionale n.18 del 26 aprile 2001 e normate dall’art. 41 del PTCP di Bergamo (cartografate nella Tavola E1). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 354 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DELL’AMBIENTE NATURALE Sistema delle aree protette Comprende: aree naturali protette nazionali Parchi naturali regionali, Riserve monumenti naturali Per i Parchi regionali dotati di PTC si rimanda alle indicazioni di ciascun PTC (in figura i parchi regionali sono rappresentati in verde chiaro). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 355 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DELL’AMBIENTE NATURALE Rete Natura 2000 Comprende: Siti di Importanza Comunitaria Zone di Riserva Speciale, Fascia di tutela di 300 m dal perimetro dei siti Rete Natura 2000 (escludente solo per i nuovi impianti e penalizzanti per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo (in figura la fascia è rappresentata in blu). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 356 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DELL’AMBIENTE NATURALE Aree di elevata naturalità di cui all’art. 17 del PTPR Le aree di elevata naturalità individuate in Provincia di Bergamo sono: Valli del Brembo e dell'Adda Valle del Serio Valli d'Iseo e del Cherio Val Camonica Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 357 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (DLGS 42/04 e s.m.i.) Bellezze d'insieme (D.Lgs. 42/04, art. 136, comma 1, lettere c - d) Sono soggetti a tali disposizioni i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale; le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze. Tale criterio è escludente solo per i nuovi impianti e penalizzanti per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 358 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (DLGS 42/04 e s.m.i.) Montagne – quota 1600 m s.l.m.(D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. d) Si tratta delle aree di montagna per la parte eccedente 1.600 m s.l.m Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 359 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (DLGS 42/04 e s.m.i.) Zone di interesse archeologico (D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. m) Si tratta dei beni e delle aree di interesse archeologico ex art. 142 D. Lgsl. n. 42/04, normate dall’art. 73 del PTCP e riportate sulla cartografia di piano (Tav. E.5.6.). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 360 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (DLGS 42/04 e s.m.i.) Distanza da sponde dei laghi (D.Lgsl. n. 42/04 art. 142 comma 1, lettera b) Si tratta dei i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia, anche per i territori elevati sui laghi. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 361 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) ALTRE TUTELE INTRODOTTE DAL PTCP DI BERGAMO Paesaggio della Naturalità (PTCP) Comprende le aree normate dagli artt. 55 e 56 del PTCP: • Zone umide • Pascoli d’alta quota • Zone culminali, vedrette Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 362 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) ALTRE TUTELE INTRODOTTE DAL PTCP DI BERGAMO Paesaggio agrario e delle aree coltivate (PTCP): art 63 PTCP Comprende le aree normate dall’art 63 del PTCP: “Paesaggio agrario di particolare valore naturalistico e paesistico di relazione con i corsi d’acqua principali “ Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 363 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 10.2.2.3. Macrolocalizzazione penalizzanti – applicazione dei criteri Una volta definiti i criteri di ampia scala che sicuramente precludono la localizzazione di un impianto, il PPGR fornisce, secondo le indicazioni contenute nel Piano Regionale, i criteri da ritenersi “penalizzanti” cioè fattori e vincoli di natura territoriale che non precludono la localizzazione di un impianto ma che tuttavia individuano criticità che devono essere affrontate sia sul piano amministrativo che progettuale. Nel caso di localizzazione di un impianto, quindi, la presenza di uno o più criteri penalizzanti dovrà essere analizzata nel dettaglio e, caso per caso, dovranno essere verificate la compatibilità alla realizzazione e le mitigazioni o gli accorgimenti progettuali da prevedere per poter procedere alla sua realizzazione. Anche in tal caso è possibile definire dei criteri estendibili a scala provinciale che quindi possono essere considerati di “macrolocalizzazione”. I criteri penalizzanti non sono rappresentati nella cartografia del PPGR, tuttavia si fornisce un elenco di sintesi dei diversi criteri da applicare (Tabella 3). Tabella 3 –Elenco dei criteri penalizzanti considerati in fase di MACROLOCALIZZAZIONE Uso del suolo Fattore ambientale A B Aree boscate (Dlgs 42/04; L.R. P P 27/04) Tutela delle risorse idriche Aree inserite nel PTUA (l.r. 26/03 ) P P Zone vulnerabili ai sensi dell'Allegato P P 10 PTUA; art 44 PTCP Tutela da dissesti e calamità Fattore ambientale A B Comuni a rischio sismico (DGR P P 1464/03) – Classe 2 Tutela dell’ambiente naturale Fattore ambientale A B Sistema delle aree protette: P P Parchi regionali privi di PTC Sistema delle aree protette: PLIS P P Aree parchi fluviali (PTCP) Aree di rilevanza ambientale P P Fascia di tutela di 300 m dal perimetro dei siti Rete Natura 2000 Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Zone inerenti alla pianificazione P venatoria provinciale (L.R. 26/93) Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.) Fattore ambientale A P Bellezze d'insieme (D.Lgs. 42/04, art. 136, comma 1, lettere c - d) Proposta di Piano - Relazione Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo C P P P C P C P P P Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo P P B P C P Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Aprile 2008 Pagina 364 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo Fattore ambientale A Paesaggio della Naturalità (PTCP): • Contesti ad elevato valore P naturalistico • Versanti Boscati Paesaggio montano debolmente antropizzato e paesaggio montano antropizzato con insediamenti sparsi P (art. 58 PTCP) e Versanti delle zone collinari e pedemontane (art. 59 PTCP) Contesti a vocazione agricola caratterizzati dalla presenza del reticolo irriguo, dalla freq. di presenze arboree e dalla presenza di elementi e strutture edilizie di preminente significato storico culturale (art. 60 PTCP) e Aree di colture agrarie con modeste connotazioni arboree, irrigue, fondiarie (art. 61 PTCP) Aree agricole con finalità di protezione e conservazione (PTCP art.65) Ambiti di valorizzazione e riqualificazione e/o progettazione paesistica (PTCP art. 66) Rete ecologica (PTCP NTA 74 e 75) Tutela della qualità dell’aria Fattore ambientale Zona A1 Zone A2 e C1 Zone B e C2 Destinazione urbanistica Fattore ambientale Vincolo idrogeologico B C P P P P P P (salvo gli impianti di compostaggio) P P P P P P P P A B P P P C A P B P C P P Dove: A B C discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e impianti di compostaggio Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 365 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 10.2.3. Microlocalizzazione La Fase di microlocalizzazione prevede l’applicazione di criteri escludenti, penalizzanti e preferenziali, di tipo specifico per tipologia di impianto. Tali criteri comprendono elementi e vincoli territoriali spesso leggibili solo a una scala equivalente almeno alla CTR regionale (scala 1:10.000). Vista la loro natura, quindi, il PPGR si limita a individuare tali criteri, a descriverli e a fornire specifiche modalità di applicazione che poi saranno adottate in una o più macroarea potenzialmente idonea, allo scopo di verificare l’effettiva possibilità e/o l’opportunità di localizzare un impianto. 10.2.3.1. Microlocalizzazione – applicazione dei criteri escludenti e penalizzanti Le categorie di criteri da applicare sul territorio per le diverse tipologie di impianti in questa fase riguardano: a) Tutela della Popolazione b) Protezione di beni storici e risorse naturali c) Uso del suolo d) Protezione delle risorse idriche e) Previsioni P.R.G. comunali Nel § 10.2.1 questi sono descritti nel dettaglio. Oltre alla definizione del criterio vengono descritte anche le modalità specifiche di applicazione dei criteri di microlocalizzazione determinate sia in funzione della tipologia di impianto che dalle caratteristiche dimensionali dei singoli elementi. In particolare, ci si riferisce alle diverse modalità di applicazione di un criterio escludente in corrispondenza di un elemento “puntuale” rispetto ad uno “areale”. A un vincolo “areale” è infatti facilmente attribuibile la porzione di territorio da escludere: se un impianto ricade all’interno dell’area non è compatibile, se ne ricade all’esterno può risultare compatibile rispetto al tipo di vincolo considerato. Per gli elementi puntuali, invece, al di là di considerare l’elemento in sé escluso (ad esempio una chiesa, un cascinale etc.), è necessario individuare una distanza “di rispetto” che ne consenta la piena salvaguardia anche in funzione del tipo di fruizione ipotizzabile per il bene. Per i beni individui assoggettati al D.lgs 42/04 e s.m.i. (art. 10, 11, 54 e 136) la Regione Lombardia ha imposto che si disponga una fascia di tutela minima di 1 km dal bene. Si ricorda che, come già precedentemente detto (§ 10.2.1.6), tale fascia di tutela è da considerarsi come misura di massima cautela e si dovranno comunque tener conto sia dell’effettiva sussistenza del bene che la tipologia di impatto atteso. Nel seguito si propone una sintesi dei criteri e del livello di prescrizione ad essi associata, rimandando a quanto già esposto nel § 10.2.1. per le indicazioni specifiche in merito alle modalità per la loro corretta applicazione. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 366 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Tabella 4: Sintesi dei criteri da applicare in fase di microlocalizzazione Uso del suolo A Fattore ambientale Aree boscate (presenza di una macchia di bosco E non trasformabile) Categorie agricole: zone interessate da risaie (S7), seminativo semplice misto a risaie (S1r), frutteti E (L1) (L5), vigneti (L2), oliveti (L3), pioppeti (L7) (L8), vegetazione naturale (N9) Categorie agricole: colture orticole floricole tipiche di aziende specializzate e vivai di essenze e legnose agrarie forestali a pieno campo o protette P (S3); seminativo erborato (S2); Colture ortoflovivaistiche protette (S4); Orti famigliari in ambito urbano (S6) Aree di pregio agricolo: DOC, DOGC, lgs. n. E 228/2001) Aree di pregio agricolo: DOP, IGP, IGT e aree interessate da agricolture biologiche o agriturismo P (ai sensi dell’art. 21 commi a), b) e c) d. lgs. n. 228/2001) Tutela delle risorse idriche A Fattore ambientale Distanza da opere di captazione di acqua destinata al consumo umano ad uso potabile mediante E infrastrutture di pubblico interesse (D.g.r. n.152/99) Distanza dal corso d'acqua e dai laghi (Reg. decr. E n.523/1904) Distanza dal reticolo idrico di bonifica consortile E (Reg. decr. n. 368/1904) E Aree di protezione della falda superficiale (salvo le disc. ai B C E E E E P P E E P P B C E E E E E E P P E E B C E E E E E E punti A e B) Tutela da dissesti e calamità Aree caratterizzate dall'instabilità del suolo E (Verifica a scala comunale) Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.) A Fattore ambientale Beni culturali (D.lgs. n. 42/2004, art. 10 commi E 2/3/4, art. 11 comma 1 e art. 54) Fascia di tutela di 1 km dal perimetro del bene E culturale8 Bellezze individue (D.Lgs. 42/04, art. 136, comma E 1, lettere c - d) E Per i nuovi impianti Fascia di tutela di 1 km dal perimetro del bene individuo Ritrovamenti archeologici E E Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti P P P Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo E E E 8 Tale fascia di tutela è da considerarsi come misura di massima cautela e si dovranno comunque tener conto sia dell’efettiva sussistenza del bene che la tipologia di impatto atteso (si veda § 10.2.1.6). Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 367 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Aree limitrofe al ritrovamento archeologico P puntuale Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.) A Fattore ambientale Fascia di rispetto dei corsi d’acqua (D.Lgs. 42/04, P art. 142, comma 1, lett. c); Aree assegnate alle università agrarie ed a usi P civici (D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. h); Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo A Fattore ambientale Sistemi ed elementi di rilevanza paesistica PTCP: Principali cime e vette; scarpate e terrazzi fluviali, orridi, E emergenze complesse di particolare significato paesistico; principali punti panoramici; fontanili; Sistemi ed elementi di rilevanza paesistica PTCP: P filari arborei continui che determinano caratterizzazione del paesaggio agrario Versanti boscati (art. 57 PTCP) (dove si attesta la E presenza di una macchia boscata non trasformabile) Paesaggio agrario in stretta connessione con la presenza di corsi d’acqua minori e/o con elementi E di natura storico culturale (PTCP art. 64) Aree agricole con finalità di protezione e E conservazione (PTCP art.65) – in presenza di “varchi” Percorsi di interesse paesistico PTCP P Insediamenti rurali e di interesse storico Tutela della Popolazione Fattore ambientale Distanza da funzioni sensibili (1000 m) B C P P P P B C E E P P E E E E E E E P E E (P per gli imp. di compostaggio) A E B C E Solo per impianti che trattano rifiuti biodegradabili e putrescibili E P Previsioni Strumenti urbanistici comunali A Fattore ambientale Zone e fasce di rispetto E* Destinazione urbanistica (Aree residenziali) E Classe di fattibilità geologica (classe 4) P Nota: E* - Compatibilmente con la normativa tecnica di riferimento C P E Distanza dal centro abitato Distanza da case sparse Dove: A B P Solo per impianti che trattano rifiuti biodegradabili e putrescibili E P E P B E* E P C E* E P discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e impianti di compostaggio Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 368 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 10.2.3.2. Microlocalizzazione preferenziali – applicazione dei criteri Di seguito si illustrano i criteri di preferenzialità che dovranno essere assunti per l’individuazione delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione degli impianti. I criteri preferenziali non sono rappresentabili nella cartografia del PPGR e dovranno essere utilizzati in fase di Microlocalizzazione. La Tabella 5 riporta una sintesi, per tipologia di impianto, dei criteri preferenziali. Tabella 5 Applicazione dei criteri preferenziali Fattore ambientale Vicinanza ad impianti di trattamento e recupero di rifiuti A B C Compostaggi e la depurazione biologica dei fanghi e Destinazione urbanistica – aree agricole (Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi) Esclusi Destinazione urbanistica – aree industriali/artigianali/dimesse/tecnologiche (Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi) Compostaggi e la depurazione biologica dei fanghi Preesistenza di infrastrutture (buona viabilità d’accesso) e dell’acquedotto Vicinanza ad aree di maggiore produzione di rifiuti Presenza di cave (Lr n.14/1998) Presenza di aree da bonificare Profondità della falda Suolo interessato naturale (argille) da barriera geologica Preesistenza di reti di monitoraggio su varie componenti ambientali Vicinanza a teleriscaldamento possibili utenze di Vicinanza a reti per la fornitura di energia elettrica Aree e interventi di rilevanza sovracomunale Disponibilità aree di contorno all’impianto tali da permettere la realizzazione degli interventi di mitigazione Possibilità di attivare di trasporto intermodale Dove: discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi A impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi B C impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e impianti di compostaggio Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 369 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 11. STRUMENTI, AZIONI DI SUPPORTO E INDIRIZZI NORMATIVI PER L’ATTUAZIONE DEL PIANO 11.1. Principi generali Il PPGR è finalizzato alla razionalizzazione del sistema provinciale di gestione dei rifiuti urbani e speciali e persegue criteri di efficienza, efficacia ed economicità; nel perseguimento di tali obiettivi il PPGR tiene preliminarmente conto delle esigenze di tutela ambientale del territorio, in un’ottica di massima precauzione e di forme di sviluppo e consumi sostenibili. Il PPGR costituisce atto di indirizzo per i Comuni che si adoperano affinchè nel territorio di propria competenza lo sviluppo delle azioni di programmazione locale tenga conto delle esigenze, sia di carattere tecnico che territoriale ed ambientale, legate alla gestione dei rifiuti. Al fine del conseguimento dei propri obiettivi il PPGR individua la possibilità di integrazione dei fabbisogni di trattamento dei rifiuti urbani con talune tipologie di rifiuti speciali (in special modo rifiuti derivanti dalla gestione dei rifiuti urbani e fanghi da depurazione delle acque reflue civili), in modo da offrire la possibilità di corretto smaltimento a costi contenuti aumentando l’autonomia del sistema provinciale di gestione dei rifiuti. La verifica del grado di raggiungimento degli obiettivi del Piano potrà far emergere ulteriori specifiche esigenze di aggiornamento, che potranno essere oggetto di apposite varianti. Le verifiche dell’attuazione del Piano sono condotte annualmente attraverso l’esame dei dati di produzione e gestione nell’ambito delle attività di monitoraggio dell’attuazione del Piano. La Provincia, al fine di garantire il supporto alle attività di propria competenza funzionali all’attuazione dei contenuti del Piano, quali accordi di programma, campagne di comunicazione e sensibilizzazione, supporto tecnico ai Comuni e attività dell’Osservatorio, prevede annualmente nel proprio bilancio le risorse necessarie. Nell’erogazione di fondi propri o nella ripartizione di trasferimenti, viene considerato elemento premiante il perseguimento degli obiettivi di Piano, in termini di raccolta differenziata, azioni di contenimento dei rifiuti e dotazione impiantistica. Nei propri atti amministrativi la Provincia promuove soluzioni tecnico organizzative che propongano il ricorso a innovazioni tecnologiche miranti a conseguire migliori prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti in ambito provinciale. 11.2. Disciplina dei rifiuti urbani Il sistema delineato dal Piano per la gestione dei Rifiuti Urbani e dei flussi di rifiuti speciali da essi derivati, garantisce la piena autosufficienza provinciale. Il principio di autosufficienza non costituisce fattore di limitazione delle attività di recupero di rifiuti urbani. Al fine di garantire piena coerenza tra destino dei rifiuti e previsioni della pianificazione, la Provincia promuove azioni finalizzate a garantire la collocazione di tutti i rifiuti urbani e dei flussi residui del loro trattamento presso gli impianti di smaltimento finale del sistema provinciale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 370 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 11.2.1. Funzioni dei Comuni e dei gestori dei servizi I Comuni e le loro forme associative sono i principali protagonisti dell’attuazione del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti; ad essi compete l’attivazione delle iniziative necessarie al conseguimento degli obiettivi del Piano; in tal senso: • favoriscono iniziative volte sia al contenimento della produzione di rifiuti che al loro recupero; in particolare: • promuovono lo sviluppo del compostaggio domestico nelle aree del proprio territorio caratterizzate da bassa densità abitativa; aree nelle quali i cittadini potranno non essere interessati da forme di raccolta domiciliare della frazione organica e del verde; • per agevolare le azioni di conferimento da parte dei cittadini (utenze domestiche ed utenze professionali), individuano, nell’ambito delle aree di nuova urbanizzazione, apposti spazi comuni dedicati allo stoccaggio dei rifiuti oggetto di raccolta differenziata; provvedendo alle conseguenti modifiche dei regolamenti comunali dei servizi di igiene urbana e dei regolamenti edilizi comunali; • attuano politiche di acquisto di beni coerenti con gli obiettivi di contenimento della produzione di rifiuti; • provvedono alla riorganizzazione dei servizi con gli obiettivi prioritari di: • addivenire a forme organizzative che, nello spirito della L.R. 26/2003, consentano, attraverso l’aggregazione dei servizi erogati sul territorio, il conseguimento di più elevati standard tecnici; • aumentare le intercettazioni di materiali coerentemente alle previsioni del Piano per le rispettive tipologie (classi dimensionali); • prevedono, non appena le condizioni gestionali lo consentano, e comunque entro i termini di legge, la sostituzione della tassa comunale sulla raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani (TARSU) con un sistema tariffario aderente al principio “chi inquina paga” e quanto più possibile tarato sulle singole utenze. L’articolazione tariffaria dovrà essere tale da incentivare: • il ricorso al compostaggio domestico • la riduzione della produzione dei rifiuti • la partecipazione attiva alla raccolta differenziata. Al fine di garantire il conseguimento ed il mantenimento di elevati standard tecnici i soggetti erogatori dei servizi, secondo quanto disposto dall’art. 7 della L.R.26/2003, adottano una “Carta dei Servizi” con la quale assumono nei confronti dell’utente impegni diretti a garantire predeterminati e controllabili livelli di qualità delle prestazioni. La carta dei servizi prevederà in particolare: • l’eguaglianza e imparzialità di trattamento degli utenti • le condizioni specifiche riservate alle zone e ai soggetti svantaggiati • l’accessibilità, la continuità, la sicurezza, l’efficienza e l’efficacia del servizio; • gli standard di qualità relativi alla prestazione; • le condizioni del rapporto contrattuale con l’utente. Per garantire il più possibile l’omogeneità delle prestazioni erogate la Provincia, attraverso il confronto con Comuni ed operatori, si adopera per la definizione di standard tecnici riferiti ai servizi erogati nelle diverse tipologie di Comuni o per zone diversamente caratterizzate dal punto di vista territoriale. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 371 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 11.2.2. Bacini di riferimento degli impianti provinciali Al fine di garantire il conseguimento delle necessarie ottimizzazioni tecnico gestionali, in fase di attuazione del Piano, la Provincia individua, prioritariamente, i bacini di riferimento degli impianti provinciali dedicati al trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati. Tali bacini, suscettibili peraltro di modificazione in fase attuativa, dovranno essere recepiti dalle convenzioni stipulate tra Provincia e gestori per la regolamentazione degli aspetti tecnico economici dell’esercizio degli impianti di trattamento dei rifiuti. 11.2.3. Regolamentazione dell’esercizio degli impianti La Provincia si adopera affinché sul territorio provinciale si consegua una sostanziale omogeneità nelle tariffe di accesso alle diverse tipologie di impianti. Per gli impianti strategici ai fini della gestione del complesso dei rifiuti urbani prodotti in ambito provinciale è sottoscritta tra Provincia e soggetto titolare dell’autorizzazione all’esercizio, apposita convenzione che regolamenta gli aspetti tecnico economici. Sono considerati impianti strategici: • gli impianti di trattamento della frazione organica da raccolta differenziata (compostaggio o digestione anaerobica); • gli impianti di pretrattamento dei rifiuti funzionali alla successiva valorizzazione energetica; • gli impianti di trattamento termico e recupero energetico; • gli impianti di recupero di flussi specifici di rifiuto (spazzamento stradale, valorizzazione dei residui dei trattamenti termici); • gli impianti di discarica che accolgono i residui dei suddetti trattamenti. La convenzione regolamenta i seguenti aspetti: • • • • • • • bacini di riferimento in ambito provinciale (per impianti di trattamento rifiuto indifferenziato); quote previste di conferimento rifiuti indifferenziati provenienti da fuori provincia nell’ambito di accordi siglati tra gli Enti interessati; tariffa di accesso da definirsi sulla base dei Piani Finanziari presentati dal gestore; parametri tecnici di riferimento per la regolamentazione delle tariffe di accesso agli impianti di trattamento termico di flussi di rifiuti speciali oggetto della pianificazione; a titolo esemplificativo: scarti dalle operazioni di valorizzazione delle RD, fanghi da trattamento acque reflue; eventuali quote della tariffa da destinare alla Provincia e modalità di corresponsione a titolo di compensazione ambientale (in particolare per eventuali conferimenti di rifiuti extra provinciali); modalità di eventuale modulazione della tariffa in funzione del conseguimento degli obiettivi di recupero previsti dal Piano (per impianti di trattamento rifiuto indifferenziato); quanto sopra in conformità a criteri che saranno definiti da apposita regolamentazione; le misure di mitigazione ambientale e la relativa entità economica (da definirsi in relazione ai costi di investimento degli interventi). 11.3. Disciplina dei rifiuti speciali Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 372 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Nella gestione dei rifiuti speciali dovranno essere privilegiate le azioni volte alla riduzione della produzione dei rifiuti stessi nonché all’introduzione di tecnologie di recupero. La Provincia promuove la diffusione di sistemi di certificazione ambientale sia degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti che delle imprese produttive. Fatto salvo il rispetto dei criteri localizzativi deve essere favorita la realizzazione di impianti che consentano di sopperire alle necessità di stoccaggio, di trattamento e di recupero dei rifiuti speciali prodotti nelle aree più prossime alla localizzazione prescelta. Il PPGR stima i fabbisogni di trattamento per le diverse tipologie di smaltimento e recupero di rifiuti speciali e speciali pericolosi; tali valori, da aggiornare almeno con periodicità biennale, assumono carattere di riferimento per la valutazione dell’offerta impiantistica in rapporto alle effettive produzioni di rifiuti speciali e speciali pericolosi registrate sul territorio provinciale. 11.4. Disciplina degli aspetti inerenti la localizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento rifiuti Ai sensi della vigente normativa il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti individua le aree non idonee alla localizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti. Ai soggetti proponenti la realizzazione degli impianti compete l’individuazione delle aree idonee secondo la procedura localizzativa definita dal PPGR. Le previsioni in materia di localizzazione degli impianti hanno carattere prescrittivo. Eventuali modifiche degli strumenti di pianificazione territoriale (es. modifica PAI, PTCP, PTC Parchi, …) da cui derivano le suddette previsioni del PPGR costituiscono sua automatica variazione senza necessità di adeguamento della cartografia. Il PPGR ha recepito le indicazioni della Pianificazione Regionale ed ha applicato i criteri previsti per l’individuazione delle aree non idonee alle seguenti categorie di impianti: A. Discariche per rifiuti inerti, pericolosi e non pericolosi; B. Impianti di trattamento termico per rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi (si intende: impianti di incenerimento e di combustione, anche basati su tecnologie pirolitiche e/o di gassificazione, dedicati al trattamento di rifiuti; impianti di combustione dedicati al trattamento di c.d.r. -combustibile derivato da rifiuti). C. Impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di compostaggio/cdr e selezione/stabilizzazione, impianti di trattamento degli inerti. La procedura localizzativa prevista dal PPGR si applica a: • nuovi impianti, dove per “nuovo impianto“s’intende: la realizzazione di una nuova struttura per la gestione dei rifiuti che comporti la trasformazione dello stato dell’area di localizzazione con ulteriore consumo di suolo, incrementi volumetrici e/o di superficie utilizzata; • strutture esistenti che iniziano un’attività di smaltimento/trattamento rifiuti e per gli impianti di gestione rifiuti che intendono mutare radicalmente la propria attività (es: insediamento industriale per il quale si propone un utilizzo per attività inerenti la gestione dei rifiuti, impianti di selezione che richiedono di essere tramutati in impianto di compostaggio, discariche che cambiano di categoria…etc); • “varianti sostanziali di impianti esistenti”, dove per “variante sostanziale” si intende la realizzazione di strutture in ampliamento di impianti esistenti che, indipendentemente Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 373 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) dall’incremento della potenzialità o della modifica delle famiglie CER di rifiuti trattati, implichino ulteriore consumo di suolo con conseguente trasformazione dello stato dei luoghi e/o modifiche dell’esteriore aspetto degli impianti. Si precisa che le “varianti sostanziali” assumeranno connotazione differente a seconda della localizzazione in area idonea o non idonea (cioè non per tutti i criteri localizzativi individuati il livello di prescrizione sarà uguale a quello per gli impianti nuovi; in alcuni casi un criterio escludente potrà assumere valore “penalizzante” per le varianti sostanziali) Per quanto riguarda gli impianti esistenti, la metodologia applicata rappresenta una modalità di verifica delle eventuali criticità esistenti. Detta verifica ha lo scopo di individuare gli eventuali interventi mitigativi, ovvero cessazione programmata dell’attività, per quanto attiene gli impianti di trattamento, recupero e smaltimento esistenti al fine del rinnovo o modifica sostanziale delle relative autorizzazioni all’esercizio. In particolare ciò dovrà riguardare gli impianti esistenti che si troveranno ad essere localizzati in aree che escludono la possibilità localizzativa (non idonee) o le varianti sostanziali degli stessi che implichino ulteriore consumo di suolo, incrementi volumetrici e/o di superficie utilizzata. A tal fine le verifiche localizzative per gli impianti esistenti verranno condotte prendendo in considerazione, oltre all’estensione e alla criticità dell’eventuale fattore escludente presente, la tipologia dell’impianto, l’effettiva operatività, le eventuali carenze strutturali e/o gestionali, l’importanza strategica dell’impianto e la possibilità di risolvere le criticità presenti. Si terrà, inoltre, conto dell’ubicazione dell’impianto in più ampi contesti aziendali (compresi i depuratori di acque reflue urbane): in tali casi il problema della localizzazione dell’attività di recupero/smaltimento rifiuti andrà valutato considerando anche se il resto dell’attività aziendale sia comunque destinato a permanere in sito. In generale, tuttavia, ove venga verificata elevata criticità non diversamente risolvibile, l’impianto vedrà nel tempo la chiusura programmata della propria attività di smaltimento e/o recupero rifiuti con riconversione funzionale o eventuale ricollocazione. In tale ambito, l'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti già autorizzate sarà comunque consentito per la durata dell'autorizzazione stessa, il cui rinnovo sarà possibile fino al termine della vita tecnologica dell'impianto o, in caso di discarica, ad esaurimento delle volumetrie autorizzate. Infine, la procedura localizzativa NON si applica agli impianti che abbiano in essere un’istruttoria autorizzativa e/o un procedimento di VIA attivato prima del 13 febbraio 2008 (data di emanazione della DGR 6581: Integrazione al Capitolo 8: “Linee Guida per la redazione dei piani provinciali di gestione dei rifiuti urbani e speciali per la localizzaizone degli impianti” del programma regionale di gestione dei riifuti approvato con d.g.r. n.220/2205). Il Piano rappresenta cartograficamente le aree non idonee nella Tavola 1; si tratta di una tavola in scala 1:25.000 di tutta la provincia di Bergamo (suddivisa in 11 Tavole in formato A0); la tavola rappresenta i fattori escludenti applicabili alla “MACROSCALA”. Per arrivare alla definitiva individuazione di siti idonei dovranno, a cura dei soggetti proponenti, essere applicati gli ulteriori fattori escludenti alla “MICROSCALA” sulla base delle indicazioni del Piano. Per quanto attiene le relazioni tra gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti ed i siti “Natura 2000”, sia per le proposte di nuove realizzazioni che per gli impianti esistenti in fase di rinnovo autorizzativo, in funzione delle caratteristiche degli impianti stessi e delle distanze dalla aree tutelate, dovrà essere condotta la Valutazione di Incidenza ai sensi della “Direttiva habitat” art.6. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 374 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) Nello specifico tale previsione vale nelle seguenti condizioni: • • entro la fascia di 300 metri di distanza dal perimetro dei SIC e delle Zps sono ammessi gli ampliamenti degli impianti esistenti previa complessiva riqualificazione paesaggistico/ambientale dell’area, stabilita in sede di Valutazione d’incidenza o di Valutazione di Impatto Ambientale se prevista; entro la fascia di 2 km la realizzazione di nuovi interventi è subordinata alla positivia conclusione della Valutazione di Incidenza condotta con specifico riferimento alla realizzazione prevista. 11.5. Le misure di mitigazione e compensazione ambientale per la presenza sul territorio di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti La riduzione della pressione sui sistemi naturali e ambientali delle previsioni attuative del piano è perseguita anche attraverso misure di mitigazione delle pressioni derivanti dalla realizzazione delle nuove strutture. Le misure di mitigazione si sostanziano in interventi atti a garantire il miglioramento della qualità ambientale del territorio influenzato dalla presenza dell’impianto. Le misure di mitigazione sono destinate, anche attraverso interventi compensativi, al miglioramento delle dotazioni ambientali del territorio in diretta relazione alle matrici ambientali impattate dall’intervento. Al fine di garantire la corrispondenza tra le pressioni generate dai singoli impianti e le correlate misure di mitigazione, l’entità degli interventi è commisurata alle diverse tipologie impiantistiche ed ai quantitativi di rifiuti trattati. L’entità delle misure di mitigazione è quantificata indicativamente con riferimento ai costi di investimento degli impianti. Le misure di mitigazione, definite sentito anche il Comune interessato, dovranno trovare recepimento nella convenzione da stipulare tra Provincia e Soggetto gestore. 11.6. Monitoraggio del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti L’art. 16, comma 2 della legge regionale 26/2003 prevede che, entro il 31 gennaio di ogni anno, le Province trasmettano alla Regione una relazione sullo stato di attuazione del PPGR. Con la DGR 21/1/2005, n. 7/20287 la Regione ha stabilito i criteri per la redazione di tale relazione, richiamando espressamente i principi dei sistemi di gestione e la norma ISO 9001, prevedendo inoltre che le Province adottino un vero e proprio sistema di gestione del Piano rifiuti. Nell’ambito di tale sistema di gestione, la Delibera richiama la necessità di individuare indicatori in base ai quali monitorare le prestazioni del Piano. Poiché presso la Presidenza Direzione Generale e l’Assessorato all’Ambiente e Tutela Risorse Naturali è applicato un sistema di gestione ambientale (SGA) conforme alla norma ISO 14001 e al Regolamento CE n. 761/2001 (EMAS) e inoltre presso il Settore Ambiente è applicato un sistema di gestione per la qualità certificato secondo la norma ISO 9001, appare del tutto naturale inquadrare il monitoraggio del PPGR nell’ambito delle procedure di monitoraggio previste da tali strumenti di gestione. Peraltro alcuni degli indicatori che dovranno essere utilizzati per il monitoraggio sono oggetto di valutazione annuale in sede di aggiornamento della Dichiarazione Ambientale EMAS. Gli altri indicatori, che necessitano di elaborazioni più complesse e non sono direttamente correlati alle attività gestionali della Provincia, potranno essere oggetto di monitoraggio in sede di: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 375 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • relazione annuale sulle prestazioni del PPGR, da elaborare a cura dell’Osservatorio Rifiuti provinciale attraverso una specifica indagine aggiornamento periodico della Relazione sullo Stato dell’Ambiente (RSA) nell’ambito del processo di Agenda 21 Locale avviato da tempo da parte della Provincia Tali attività di monitoraggio dovranno comunque essere regolamentate nell’ambito delle procedure del SGA relative al monitoraggio delle prestazioni ambientali: in particolare il Piano di monitoraggio del SGA dovrà essere opportunamente integrato con gli indicatori utilizzati nella VAS, precisando, per ciascuno di essi, la frequenza, le modalità e le responsabilità per la raccolta dei dati. 11.7. Azioni di supporto all’attuazione del piano provinciale Al fine di garantire il necessario supporto all’attuazione del Piano Provinciale, sono individuate una serie di azioni, in capo all’Amministrazione Provinciale, che andranno ad interessare tutte le diverse tematiche di potenziale interesse, in particolare: • • • • • • riduzione della produzione di rifiuti; sostenibilità ambientale dei consumi pubblici; sostegno del recupero dei rifiuti; strumenti di regolazione tariffaria; comunicazione ambientale; promozione del miglioramento delle prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti. Lo sviluppo delle diverse azioni vedrà impegnata l’Amministrazione Provinciale in funzione delle priorità d’intervento che saranno decise durante il periodo di vigenza del Piano Provinciale. Lo sviluppo di ciascuna azione potrà comportare la definizione di specifici programmi e progetti di intervento. Nell’ottica di una gestione “dinamica” di uno strumento di pianificazione avente valenza pluriennale, la Provincia prevede inoltre l’implementazione di strumenti e procedure per l’efficace monitoraggio della sua progressiva attuazione. 11.7.1. Azioni inerenti la riduzione della produzione di rifiuti La scelta di porre in essere azioni di minimizzazione della quantità di rifiuti prodotti è in linea con le indicazioni normative che sostengono come prioritari tutti gli interventi mirati alla prevenzione, sia in termini quantitativi (riduzione del volume dei rifiuti) sia in termini qualitativi (riduzione della pericolosità dei rifiuti). Nell’ambito dell’attuazione del Piano Provinciale si prevedono in particolare le seguenti azioni orientate alle suddette finalità: • la promozione della tariffazione nella gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti, in particolare nella sua forma di “tariffazione puntuale”, vista come strumento per la responsabilizzazione dei produttori; • il mantentimento (compatibilmente con le risorse disponibili) dei canali di finanziamento di progetti comunali per la riduzione dei rifiuti, al fine di stimolare la diffusione e applicazione di “buone pratiche” a livello locale; • il mantenimento del sostegno alla pratica dell’autocompostaggio domestico dei rifiuti, ove compatibile in particolare con le caratteristiche del tessuto residenziale; • la promozione di accordi finalizzati al contenimento della produzione di rifiuti da imballaggio, con il coinvolgimento di Consorzi di Filiera, Associazioni di categoria, Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 376 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • • • Associazione ambientaliste, per la divulgazione di “buone pratiche” di progettazione e realizzazione di imballaggi che consentano la minore produzione di rifiuti; la promozione di accordi finalizzati al contenimento dell’utilizzo degli imballaggi nella Grande Distribuzione Organizzata, per l’attuazione di specifici progetti orientati alla riduzione dei quantitativi di rifiuti da imballaggio generati dalle catene della GDO; la prosecuzione delle attività legate alla promozione dell’implementazione del Green Public Procurement negli Enti Pubblici presenti sul territorio provinciale; la prosecuzione di progetti di comunicazione mirati alla sensibilizzazione verso le tematiche della “gestione sostenibile” dei rifiuti, rivolti al mondo della scuola, ai cittadini, alle imprese. 11.7.2. Azioni per il sostegno del recupero dei rifiuti Lo sviluppo delle attività di recupero dei rifiuti: potenziamento delle raccolte differenziate e corretto avvio a recupero presso le relative filiere, rappresenta un ambito di azione strategico di particolare importanza per il conseguimento degli obiettivi di Piano e per l’ulteriore innalzamento del livello di sostenibilità ambientale del complesso del sistema. L’azione dell’Amministrazione Provinciale andrà in particolar modo a dirigersi verso: • la definizione di politiche tariffarie incentivanti rispetto allo sviluppo delle raccolte differenziate e la riduzione delle necessità di smaltimento; • l’attivazione (compatibilmente con le risorse disponibili) di canali di finanziamento di progetti comunali o sovracomunali per lo sviluppo di sistemi di “raccolta differenziata integrata”, che comprendano in particolare l’attivazione di forme di raccolta differenziata ad elevata capacità di intercettazione (essenzialmente domiciliare) almeno per le principali frazioni del rifiuto (frazione organica e carta); tali azioni saranno fortemente indirizzate alle porzioni del territorio provinciale non ancora interessate dallo sviluppo dei servizi che il Piano individua prioritari per il conseguimento degli obiettivi di recupero; • l’attivazione (compatibilmente con le risorse disponibili) di canali di finanziamento per la realizzazione di una rete integrata sul territorio di piattaforme e aree attrezzate per la raccolta differenziata, che comprenda anche l’utilizzo di attrezzature e software gestionali idonei alla efficace incentivazione dei conferimenti di rifiuti differenziati da parte degli utenti (“piattaforme automatizzate”, dotate di tecnologie per l’individuazione degli utenti e la quantificazione dei conferimenti); • l’assunzione di un ruolo di garanzia circa il corretto destino dei materiali provenienti dai circuiti di raccolta differenziata, attraverso azioni di carattere conoscitivo e divulgativo che consentano la ricostruzione del percorso dei rifiuti dalla raccolta al recupero, individuando i passaggi ed il destino finale, restituendo le informazioni ai cittadini circa la garanzia del fine ciclo e in tal modo aumentando la consapevolezza circa le “concrete” opportunità del recupero; tali azioni potranno opportunamente essere sviluppate nell’ambito di specifici accordi stipulati sia con il CONAI, per quanto attiene il sostegno al recupero dei materiali secchi provenienti dalla raccolta differenziata ed i rifiuti da imballaggio, sia con il CIC (Consorzio Italiano Compostatori) per quanto attiene le problematiche di produzione e di impiego di compost di qualità proveniente dagli impianti collocati in territorio provinciale. Per il sostegno degli interventi di cui sopra la Provincia potrà utilizzare quota parte dei proventi derivanti dall’eventuale quota tariffaria a proprio favore versata dai soggetti gestori degli impianti Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 377 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) 11.7.3. Strumenti e azioni di regolazione tariffaria 11.7.3.1. Regolazione delle tariffe di smaltimento Le tariffe di trattamento e smaltimento dei rifiuti applicate dai Gestori degli impianti individuati nell’ambito della pianificazione dei rifiuti urbani sono soggette a un meccanismo di regolazione che prevede la loro approvazione da parte dell’Amministrazione Provinciale. A tal scopo, sono state stipulate e aggiornate negli anni specifiche Convenzioni tra la Provincia e i suddetti Gestori, con la definizione in particolare della tariffa massima di smaltimento/recupero applicabile. In fase di attuazione del Piano Provinciale, si provvederà ad un riesame delle Convenzioni esistenti e di quelle da stipularsi per le eventuali nuove realizzazioni, sulla base di specifici criteri che saranno definiti al fine di introdurre o rafforzare meccanismi di incentivazione di comportamenti virtuosi da parte dei Comuni. I suddetti criteri potranno prevedere, in particolare, una modulazione tariffaria per incentivare la minor produzione di rifiuti e la separazione alla fonte, la raccolta differenziata ed il riutilizzo. 11.7.3.2. Promozione della tariffazione “puntuale” nella gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti L’introduzione del sistema tariffario per la copertura dei costi di gestione dei rifiuti urbani, in sostituzione del modello oggi ancora diffuso basato sulla tassa (“tarsu”), costituisce un traguardo molto importante nell’ottica di una profonda e necessaria trasformazione del sistema rifiuti. Il passaggio da tassa a tariffa per la Gestione dei rifiuti interessa vari aspetti quali le modalità di definizione di copertura dei costi, il perseguimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale, un cambiamento nei rapporti fra amministrazione pubblica, cittadiniutenti e gestori. Gli obiettivi di tutela e salvaguardia ambientale possono essere perseguiti più facilmente attraverso strumenti economici che valorizzino comportamenti virtuosi degli utenti per l’adesione alle raccolte differenziate e per la maggiore attenzione che deve essere garantita già in fase di acquisti alle tematiche di gestione dei rifiuti una volta che i beni abbiano concluso il loro ciclo di vita. Tale obiettivo si raggiunge con l’introduzione di meccanismi incentivanti e premianti per sostenere la prevenzione, la riduzione dei rifiuti prodotti, il riciclaggio, una maggiore efficienza gestionale dei servizi e una perequazione dei costi collegati alle attività di raccolta e trattamento rifiuti. Con la tariffa, in particolare se di tipo “puntuale”, si applica il principio del “chi inquina paga” poiché la parte cosiddetta “variabile” è modulata sulla quantità di rifiuti realmente prodotta. La tariffa “puntuale” si pone dunque come strumento che privilegia la responsabilità del singolo soggetto portatore di senso civico elevato e disincentiva comportamenti scorretti. L’aspetto più innovativo della sua applicazione è la messa in atto di un processo che implica un rapporto di trasparenza fra cittadino e istituzioni, mettendo a disposizione e a giudizio dell’utente, i dati sul raggiungimento o meno degli obiettivi di efficacia, efficienza ed economicità nella gestione dei rifiuti urbani. Ruolo della Provincia, in fase di attuazione del Piano, sarà quindi quello di creare un Gruppo di Lavoro che, anche attraverso l’analisi delle significative esperienze già condotte in ambito provinciale o regionale, definisca le metodologie ed i criteri più correttamente applicabili alle diverse situazioni che si presentano sul territorio. In quest’ottica, potranno pertanto risultare di interesse azioni quali: Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 378 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) • la promozione di corsi di formazione per chi deve operare nell’ambito dell’applicazione della tariffa; • l’istituzione di forum di discussione composti da tecnici dei comuni, delle aziende e da amministratori interessati alla trasformazione; • l’azione di sensibilizzazione dei cittadini in merito al significato del passaggio da tassa a tariffa e all’applicazione in particolare di sistemi di tariffazione di tipo “puntuale”; • approfondimenti in merito alle tematiche dell’assimilazione dei rifiuti alla luce delle implicazioni tariffarie. 11.7.4. Azioni inerenti la comunicazione ambientale Una efficace comunicazione ambientale, mirata a tutti i soggetti potenzialmente interessati (innanzitutto: cittadini, istituzioni scolastiche, Comuni, gestori dei servizi, imprese) è strumento imprescindibile per l’effettiva attuazione delle politiche di gestione dei rifiuti delineate dal Piano Provinciale. L’evoluzione dei servizi di raccolta differenziata, come del resto, più in generale, l’affermarsi di modelli di gestione dei rifiuti sempre più rispettosi dell’ambiente, sollecitano una partecipazione consapevole e attiva dei cittadini e la condivisione di obiettivi di ottimizzazione dei consumi e di tutela delle risorse naturali. È’ certo che qualsiasi atto normativo, finalizzato alla riduzione delle quantità di rifiuti prodotti o all’incremento delle loro opportunità di recupero, non può generare risultati, in ordine a comportamenti più virtuosi e sostenibili, se non è accompagnato da un’adeguata campagna di informazione e sensibilizzazione rivolta alla quasi totalità dei cittadini. Una nuova cultura di produzione e consumo responsabile dei prodotti, che riguardi anche le scelte decisionali delle Pubbliche Amministrazioni, è fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti e di recupero e riciclo di materia ed energia da questi ultimi. Le diverse componenti della società civile alle quali indirizzare iniziative di comunicazione ad ampio raggio sono: • i cittadini, gli insegnanti e gli alunni delle scuole; • i Comuni e gli Enti Gestori del servizio pubblico; • le imprese. Nel primo caso le azioni di sensibilizzazione dovrebbero concentrarsi sulle azioni quotidiane che ogni singolo cittadino può intraprendere nell’ottica della diminuzione della produzione e pericolosità dei rifiuti domestici e nella massimizzazione delle opportunità di recupero. Si tratta dunque di sensibilizzare sui “comportamenti sostenibili” e al contempo di rendere trasparente le informazioni sul servizio pubblico di gestione dei rifiuti (raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata e di avvio a recupero, sistemi di tariffazione e modalità di espletamento dei servizi di igiene ambientale). Rientrano in questo ambito anche le campagne di educazione ambientale e tutte le iniziative sperimentali atte a ridurre la formazione dei rifiuti nel circuito del consumo. In quest’ottica, se i modelli di condotta ambientalmente più sostenibili riescono ad aumentare la consapevolezza dei cittadini, si contribuisce a costruire una coscienza ambientale condivisa. La comunicazione rivolta agli Enti pubblici dovrebbe porsi come obiettivo la divulgazione, più ampia possibile, delle informazioni sulla gestione dei rifiuti urbani, oltre a contribuire all’introduzione di politiche di riduzione dei rifiuti e di implementazione degli Acquisti pubblici verdi. Nei riguardi delle imprese l’attenzione comunicativa dovrebbe essere rivolta a promuovere iniziative finalizzate alla sperimentazione di metodologie innovative di recupero e valorizzazione dei rifiuti, di minimizzazione della formazione dei rifiuti nel circuito del consumo e nelle attività terziarie e commerciali, oltre che alla diffusione di informazioni aggiornate e corrette sulla gestione dei rifiuti. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 379 di 380 Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003) L’Amministrazione Provinciale, al fine di sensibilizzare la collaborazione delle comunità locali al raggiungimento degli obiettivi definiti nella pianificazione, promuove quindi iniziative e campagne di comunicazione e informazione al cittadino curando, di concerto, l’ideazione, la redazione e la diffusione di materiale didattico e divulgativo, conformandone i contenuti e le finalità alle peculiarità dei territori interessati. La Provincia individuerà a tal fine, in fase di attuazione del Piano, le strategie, gli interventi, le attività, le collaborazioni e le procedure e prevede le risorse finanziarie da destinarsi. L’Amministrazione Provinciale considera inoltre prioritaria l’educazione e la formazione nel settore dei servizi per favorire lo sviluppo di una cultura del servizio pubblico che coinvolga le istituzioni, gli operatori e i cittadini utenti. A tal fine, la Provincia promuove iniziative per la formazione diretta a potenziare professionalità specifiche nei soggetti addetti alle attività di erogazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti. 11.7.5. Altre azioni per la promozione del miglioramento delle prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti Al fine di promuovere il miglioramento delle prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti, in aggiunta ai settori di intervento precedentemente delineati, si prevede l’attuazione di azioni che coinvolgano un ampio spettro di soggetti, anche in relazione alla gestione di specifiche tipologie di rifiuti. Le finalità delle suddette azioni possono essere così individuate: • stipula di accordi di programma e protocolli d’intesa con soggetti pubblici e privati o con associazioni di categoria per promuovere e favorire l’utilizzo dei sistemi di certificazione ambientale; • promozione di iniziative di formazione dirette a potenziare professionalità specifiche nei soggetti addetti alle attività di erogazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti; • promozione di iniziative e accordi volontari con le associazioni dei consumatori per: o analisi dei modelli adottati dai soggetti gestori in materia di organizzazione, gestione, controllo e programmazione dei servizi e degli impianti; o analisi dei livelli di qualità dei servizi erogati; o analisi e comparazione delle tariffe applicate dai soggetti gestori dei servizi; o analisi del grado di soddisfazione dell’utenza (cosiddetta “customer satisfaction”); • promozione dell’innovazione tecnologica nella gestione dei rifiuti funzionale al recupero di materiali o energia; sarà valutata la realizzazione di impianti che adottino soluzioni in linea con le migliori tecniche applicabili; le nuove realizzazioni dovranno garantire il conseguimento di buone prestazioni in ordine ai seguenti aspetti: o affidabilità del sistema adottato; o garanzie di pieno rispetto degli standards ambientali; o economicità. Proposta di Piano - Relazione Aprile 2008 Pagina 380 di 380