PROVINCIA DI BERGAMO
Settore Ambiente
PIANO PROVINCIALE
PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI
AI SENSI DELLA L.R.26/03
PROPOSTA DI PIANO
RELAZIONE
Aprile 2008
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
INDICE
1. PREMESSA
1.1.
7
Le competenze della Provincia ed i contenuti del PPGR ai sensi della
L.R.26/2003
8
2. IL QUADRO NORMATIVO E PIANIFICATORIO DI RIFERIMENTO
11
2.1.
Il quadro comunitario
11
2.2.
Il quadro nazionale
17
2.2.1.
2.2.2.
2.3.
Il Decreto Legislativo 152/2006
Indicazioni derivanti dalle Leggi Finanziarie 2007 e 2008 e dai cosiddetti decreti
“milleproroghe”
Il quadro regionale
2.3.1.
2.3.2.
17
22
23
I riferimenti normativi regionali, la L.R.26/2003, la L.R.12/2007
Il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti
23
26
PARTE I - LO STATO DI FATTO
28
3. IL QUADRO DELL’ATTUALE GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI
28
3.1.
28
Evoluzione storica della produzione di rifiuti urbani e dei flussi dalle raccolte
3.1.1.
3.1.2.
3.1.3.
3.1.4.
3.1.5.
3.1.6.
3.1.6.1.
3.1.6.2.
3.2.
3.2.2.1.
3.2.2.2.
3.2.3.
Definizione di aree omogenee
Analisi serie storica della produzione totale di rifiuti urbani e della raccolta differenziata
Il finanziamento ai progetti comunali di riduzione della produzione di rifiuti
Attività di studio e di supporto ai Comuni
Promozione della tariffazione nella gestione di servizi di raccolta dei rifiuti
Promozione dell’implementazione del GPP
42
46
55
55
57
59
62
Stipula di accordi di programma per la riduzione della produzione ed il recupero
64
L’accordo Provincia di Bergamo CONAI
Protocollo di Intesa Provincia di Bergamo – CIC (Consorzio Italiano compostatori)
L’accordo Provincia di Bergamo – Centro di Informazioni sul PVC
64
65
66
L’attuale quadro della produzione di rifiuti urbani e dei flussi dalle raccolte
67
3.2.3.1.
3.2.3.2.
3.2.3.3.
3.3.1.
3.3.2.
3.3.3.
3.3.4.
3.4.
28
28
36
37
41
42
Le iniziative della Provincia di Bergamo per il contenimento della produzione di
rifiuti
3.2.1.
3.2.2.
3.3.
Le fonti informative di riferimento
La produzione di rifiuti urbani
La frazione indifferenziata e lo spazzamento stradale
Le raccolte differenziate
Gli ingombranti
Analisi per aree territoriali
La produzione complessiva 2006
Le raccolte differenziate
Il confronto con i livelli di produzione rifiuti e raccolta differenziata caratterizzanti il
quadro regionale e nazionale
Le dinamiche stagionali della produzione di rifiuti
La composizione merceologica dei rifiuti urbani
Proposta di Piano - Relazione
67
72
77
78
80
Aprile 2008
Pagina 2 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.5.
3.6.
Efficienza di intercettazione delle raccolte differenziate rispetto alla
composizione merceologica dei rifiuti
82
Le modalità organizzative e gestionali dei servizi
85
3.6.1.
3.6.2.
3.6.3.
3.7.
Le gestioni dei servizi presenti in ambito provinciale
Le modalità organizzative dei servizi
Le piattaforme per la raccolta differenziata
85
90
94
Il destino dei rifiuti urbani prodotti in ambito provinciale
3.7.1.
3.7.2.
3.7.3.
97
Il destino dei rifiuti urbani indifferenziati
Il destino della frazione organica
Il destino delle altre principali frazioni
97
99
101
3.8.
I costi di gestione dei rifiuti
108
3.9.
Applicazione in ambito provinciale della tariffa per la gestione dei rifiuti
110
3.9.1.
3.9.2.
3.9.3.
L’introduzione della tariffa nel quadro normativo nazionale
Modalità applicative della tariffa nei Comuni bergamaschi
Effetti dell’applicazione della tariffa sulla gestione dei rifiuti
110
110
110
4. LA PRODUZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI
110
4.1.
110
Il quadro attuale della gestione dei rifiuti speciali
4.1.1.
4.1.2.
4.1.3.
4.1.4.
4.1.5.
4.1.6.
Le fonti informative di riferimento
La rappresentatività delle dichiarazioni MUD
La produzione totale di rifiuti speciali
La produzione primaria di rifiuti speciali
Le attività di recupero e smaltimento di rifiuti speciali
L’analisi dei flussi di importazione e esportazione di rifiuti speciali
110
110
110
110
110
110
5. IL SISTEMA IMPIANTISTICO PER IL TRATTAMENTO, RECUPERO E
SMALTIMENTO DEI RIFIUTI
110
5.1.
Fonte dati
110
5.2.
Impianti autorizzati
110
5.2.1.
5.2.2.
5.2.3.
5.2.4.
5.2.5.
5.2.6.
5.2.7.
5.2.8.
5.2.9.
5.2.10.
5.2.11.
5.2.12.
5.2.13.
Impianti di ammasso carcasse
impianti di compostaggio
Impianti di depurazione (trattamento rifiuti liquidi e fanghi)
Discariche
Impianti di inertizzazione
Impianti di produzione CDR
Impianti di recupero
Impianti di stoccaggio, selezione e cernita
Piattaforme e ITS Piattaforme e ITS
Soggetti autorizzati allo spandimento dei fanghi in agricoltura
Impianti di stoccaggio
Impianti di trattamento termico
Impianti mobili
110
110
110
110
110
110
110
110
110
110
110
110
110
5.3.
Impianti in istruttoria
110
5.4.
Impianti in procedura semplificata
110
5.5.
Considerazioni sulle capacità di trattamento del sistema industriale
110
5.6.
Approfondimenti sui principali impianti del sistema provinciale
110
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 3 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.6.1.
5.6.2.
5.6.3.
5.6.3.1.
5.6.3.2.
5.6.3.3.
5.6.3.4.
5.6.4.
5.6.4.1.
L’impiantistica di pretrattamento e trattamento meccanico/biologico
L’impiantistica di compostaggio
L’impiantistica di termovalorizzazione
110
110
110
Le caratteristiche degli impianti e la potenzialità di trattamento
Il bilancio di materia
Il bilancio energetico
Le prestazioni emissive
110
110
110
110
Le discariche
110
Le caratteristiche degli impianti e la potenzialità di trattamento
110
PARTE II - LA PROPOSTA DI PIANO
110
6. OBIETTIVI DEL PIANO PROVINCIALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI
110
7. GLI SCENARI DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI
110
7.1.
La valenza dell’attuale quadro gestionale e la ricerca di ulteriori ottimizzazioni
110
7.2.
La produzione di rifiuti urbani e gli interventi per la sua prevenzione e riduzione
110
7.2.1.
7.2.2.
7.2.3.
7.3.
Il sistema dei servizi di raccolta dei rifiuti urbani
7.3.1.
7.3.2.
7.3.3.
7.3.4.
7.3.5.
7.4.
7.4.3.
7.4.4.
7.4.4.1.
7.4.5.
7.4.6.
7.4.7.
7.4.8.
7.4.9.
7.4.10.
Il recupero e trattamento delle frazioni secche da raccolta differenziata
Il trattamento della frazione organica e verde differenziata e la promozione della
filiera del compost
Il trattamento meccanico/biologico dei rifiuti indifferenziati
Il trattamento termico dei rifiuti urbani o di derivazione urbana e il recupero
energetico di CDR
Stima dei fabbisogni di trattamento e smaltimento dei residui di combustione
110
110
110
110
110
110
110
110
110
110
110
Altri trattamenti innovativi finalizzati alla massimizzazione dei recuperi e alla
riduzione dello smaltimento in discarica
Lo smaltimento in discarica
Rappresentazione schematica della gestione dei flussi
I bacini di riferimento degli impianti
Gestione di scambi di rifiuti extraprovinciali
Integrazioni con la gestione dei rifiuti speciali
Le priorità del Piano, la tempistica per la realizzazione degli interventi, la
gestione della fase transitoria
7.5.1.
7.5.2.
110
110
110
110
Gli obiettivi di raccolta differenziata
Il sistema organizzativo dei servizi di riferimento e la validità dei sistemi di “raccolta
differenziata integrati”
I flussi di rifiuti attesi dai servizi di raccolta
Le piattaforme e i centri di raccolta per la raccolta differenziata
Le strutture logistiche di supporto ai servizi
Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani
7.4.1.
7.4.2.
7.5.
La variazione della produzione di rifiuti
Composizione merceologica di riferimento
Linee di intervento per la prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti
La gestione della fase transitoria
Riepilogo delle potenzialità impiantistiche derivanti dalle istanze in corso
110
110
110
110
110
110
110
110
110
7.6.
Comparazione energetico-ambientale degli scenari della pianificazione
110
7.7.
Comparazione economica dello scenario di piano rispetto alla situazione attuale
110
7.7.1.
7.7.2.
Il percorso metodologico per la valutazione dei costi di gestione dei rifiuti associati
agli scenari della pianificazione
Le modalità e i parametri per la definizione dei costi
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
110
110
Pagina 4 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.7.2.1.
7.7.2.2.
7.7.2.3.
7.7.2.4.
7.7.2.5.
7.7.3.
7.7.4.
7.7.5.
Costi di raccolta e trasporto
Costi di spazzamento
Costi di smaltimento e ricavi da cessione
Costi indiretti e generali
Costi per eventuali attività intensive di comunicazione e similari
110
110
110
110
110
La verifica della corretta calibrazione del modello di valutazione dei costi
I risultati della comparazione economica
La definizione in forma preliminare di piani finanziari per le nuove realizzazioni
impiantistiche
110
110
110
8. LA PROPOSTA DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI
110
8.1.
110
La definizione dei fabbisogni di recupero e smaltimento
8.1.1.
8.1.2.
8.1.3.
La metodologia per la valutazione dei fabbisogni
I fabbisogni individuati
Il confronto tra fabbisogni e attuali capacità di recupero e smaltimento
110
110
110
9. INDIRIZZI PER LA GESTIONE DI PARTICOLARI CATEGORIE DI RIFIUTI 110
9.1.
Rifiuti elettrici ed elettronici
9.1.1.
9.1.2.
9.1.3.
9.2.
9.5.3.
9.6.
9.6.2.
9.6.3.
9.6.3.1.
9.6.3.2.
9.6.3.3.
9.6.3.4.
9.6.3.5.
9.6.3.6.
110
Tecnologie di pretrattamento dei fanghi
Digestione anaerobica
Compostaggio
Spandimento fanghi
Incenerimento
Smaltimento in discarica
110
110
110
110
Il piano di tutela della acque della Regione Lombardia: situazione attuale e
previsioni sulle infrastrutture impiantistiche depurative nell’ATO di Bergamo
La gestione dei fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane in
Provincia di Bergamo
Le tecnologie idonee al trattamento
Proposta di Piano - Relazione
110
110
110
Inquadramento normativo
La produzione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione in Provincia di
Bergamo
Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione in
Provincia di Bergamo
I fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane
9.6.1.
110
110
110
110
Inquadramento normativo
La produzione dei rifiuti contenenti PCB in Provincia di Bergamo
Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti contenenti PCB e PCT in Provincia di
Bergamo
Rifiuti da attività di costruzione e demolizione
9.5.1.
9.5.2.
110
110
110
110
Inquadramento normativo
La produzione dei veicoli fuori uso in Provincia di Bergamo
Linee di indirizzo per la gestione dei veicoli fuori uso in Provincia di Bergamo
Rifiuti contenenti PCB e PCT
9.4.1.
9.4.2.
9.4.3.
9.5.
110
Inquadramento normativo
La produzione dei Rifiuti Sanitari in Provincia di Bergamo
Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti sanitari in Provincia di Bergamo
Veicoli fuori uso
9.3.1.
9.3.2.
9.3.3.
9.4.
110
110
110
Rifiuti sanitari
9.2.1.
9.2.2.
9.2.3.
9.3.
110
Inquadramento normativo
La produzione dei RAEE in Provincia di Bergamo
Linee di indirizzo per la gestione dei RAEE in Provincia di Bergamo
110
110
110
110
110
110
110
110
110
Aprile 2008
Pagina 5 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
9.6.3.7.
9.6.4.
Nuove esperienze
110
Considerazioni in merito ai futuri fabbisogni di recupero o smaltimento di fanghi di
depurazione
110
10. INDIVIDUAZIONE DELLE AREE NON IDONEE E DI QUELLE
POTENZIALMENTE IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI
RECUPERO, TRATTAMENTO E SMALTIMENTO RIFIUTI
110
10.1. Premessa metodologica
110
10.2. I criteri localizzativi individuati
110
10.2.1.
Descrizione e modalita’ di applicazione dei criteri di localizzazione
10.2.1.1.
10.2.1.2.
10.2.1.3.
10.2.1.4.
10.2.1.5.
10.2.1.6.
10.2.1.7.
10.2.1.8.
10.2.1.9.
10.2.1.10.
10.2.1.11.
10.2.2.
110
110
110
110
110
110
110
110
110
110
110
Macrolocalizzazione
10.2.2.1.
10.2.2.2.
10.2.2.3.
10.2.3.
110
Uso del suolo
Tutela delle risorse idriche
Tutela da dissesti e calamità
Tutela dell’ambiente naturale
Caratteri fisico-morfologici del paesaggio
Tutela dei beni culturali e paesaggistici
Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo
Tutela della popolazione
Tutela della qualita’ dell’aria
Previsioni strumenti urbanistici comunali
Aspetti strategico-funzionali
110
Sintesi dei criteri da applicare in fase di macrolocalizzazione
Macrolocalizzazione - applicazione dei criteri escludenti
Macrolocalizzazione – applicazione dei criteri penalizzanti
110
110
110
Microlocalizzazione
10.2.3.1.
10.2.3.2.
110
Microlocalizzazione – applicazione dei criteri escludenti e penalizzanti
Microlocalizzazione – applicazione dei criteri preferenziali
110
110
11. STRUMENTI, AZIONI DI SUPPORTO E INDIRIZZI NORMATIVI PER
L’ATTUAZIONE DEL PIANO
110
11.1. Principi generali
110
11.2. Disciplina dei rifiuti urbani
110
11.2.1.
11.2.2.
11.2.3.
Funzioni dei Comuni e dei gestori dei servizi
Bacini di riferimento degli impianti provinciali
Regolamentazione dell’esercizio degli impianti
110
110
110
11.3. Disciplina dei rifiuti speciali
110
11.4. Disciplina degli aspetti inerenti la localizzazione degli impianti di trattamento e
smaltimento rifiuti
110
11.5. Le misure di mitigazione e compensazione ambientale per la presenza sul
territorio di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti
110
11.6. Monitoraggio del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti
110
11.7. Azioni di supporto all’attuazione del piano provinciale
110
11.7.1.
11.7.2.
11.7.3.
Azioni inerenti la riduzione della produzione di rifiuti
Azioni per il sostegno del recupero dei rifiuti
Strumenti e azioni di regolazione tariffaria
11.7.3.1.
11.7.3.2.
11.7.4.
110
110
110
Regolazione delle tariffe di smaltimento
Promozione della tariffazione “puntuale” nella gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti
Azioni inerenti la comunicazione ambientale
Proposta di Piano - Relazione
110
110
110
Aprile 2008
Pagina 6 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
11.7.5.
1.
Altre azioni per la promozione del miglioramento delle prestazioni del sistema di
gestione dei rifiuti
110
PREMESSA
Gli studi per la predisposizione del Piano per la gestione dei rifiuti della Provincia di Bergamo
sono stati affidati con Determinazione Dirigenziale n° 2693 del 3 ottobre 2006 ai seguenti
Professionisti:
•
•
•
•
Prof. Luca Bonomo – Coordinamento Tecnico Scientifico
Dr. Vittorio Biondi (Valutazione Ambientale Strategica e Studio di Incidenza)
Dr. Fausto Brevi (definizione dello stato di fatto, applicazione cirteri per individuazione
aree non idonee alla localizzazione, definizione degli scenari evolutivi e proposta di
piano)
Ing. Lorenzo Zoppei (approfondimento del sistema impiantistico, strumenti attuativi).
Per la redazione del Piano i suddetti professionisti si sono avvalsi della collaborazione di:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
D.ssa Annamaria Bentivoglio
Ing. Daniele Ferrero
Ing. Giulio Giannerini
D.ssa Monica Giusto
Ing. Sara Lodrini
D.ssa Silvia Malinverno
Ing. Alice Morleo
Dr.ssa Ilaria Rullo
D.ssa Elisa Sara Franchi
La redazione del PPGR ha previsto lo svolgimento delle seguenti attività:
FASE A – La definizione dello stato di fatto
•
•
•
•
La caratterizzazione della produzione di rifiuti urbani
La caratterizzazione della produzione di rifiuti speciali
Analisi del sistema dei servizi di raccolta
Analisi del sistema impiantistico
FASE B – La definizione dei possibili scenari evolutivi, individuazione ed approfondimento
dello scenario di Piano
•
•
•
Definizione e comparazione di scenari evolutivi alternativi, individuazione dello
Scenario di Piano
Approfondimenti su particolari categorie di rifiuti
Individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti
FASE C – Strumenti attuativi
•
•
Meccanismi gestionali per verifica attuazione del Piano e controllo fasi
Indicazioni per l’attuazione
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 7 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Contestualmente alla redazione del Piano si è svolta la procedura di Valutazione Ambientale
Strategica (VAS) del Piano stesso e la Valutazione di Incidenza sui Siti di Interesse
Comunitario (SIC e Zps).
Il 9 luglio 2007 si è tenuta la prima conferenza di valutazione del percorso partecipato VAS;
in tale sede sono stati illustrati:
• lo stato di fatto del sistema gestionale;
• gli obiettivi della pianificazione;
• gli scenari evolutivi futuri (scenari gestionali elaborati per comparare diverse possibili
evoluzioni del sistema provinciale);
• la metodologia per la applicazione dei criteri per la localizzazione degli impianti di
recupero e smaltimento dei rifiuti secondo quanto definito dal Piano Regionale.
Al fine di favorire la raccolta di pareri ed osservazioni alla proposta di Piano, tutta la
documentazione tecnica è stata resa disponibile sul sito web dell’Amministrazione
Provinciale al fine di raccogliere eventuali osservazioni.
Si sono quindi effettuati gli approfondimenti tecnici per la definizione della proposta di Piano
sulla base delle scelte e delle priorità pianificatorie individuate dall’Amministrazione
Provinciale.
La seconda conferenza di valutazione è prevista entro il prossimo mese di giugno; in tale
sede saranno presentate la “Proposta di Piano”, la “Proposta di Rapporto Ambientale” e la
“Sintesi non tecnica” dello stesso.
Considerato il carattere di multidisciplinarietà del Piano e le sue implicazioni con altri
importanti ambiti di attività della Provincia, si è costituito un Gruppo di Lavoro intersettoriale
che, al fine di garantire la maggior condivisione delle scelte strategiche, è stato reso
partecipe delle principali attività.
Il Gruppo intersettoriale ha visto la partecipazione di rappresentanti dei seguenti Settori
/Dipartimenti dell’Amministrazione Provinciale:
•
•
•
•
•
•
•
Presidenza e Direzione generale;
Tutela risorse naturali;
Pianificazione territoriale, Urbanistica, Grandi infrastrutture;
Progettazione, Viabilità e Trasporti;
Gestione Viabilità e Protezione civile;
Istruzione, formazione, lavoro e attività produttive;
Agricoltura caccia e pesca.
1.1.
Le competenze della Provincia ed i contenuti del PPGR ai sensi della
L.R.26/2003
In attuazione di quanto previsto dalla L.R. 26/03, la Regione Lombardia ha approvato con
DGR n. 220 del 27/6/05 il nuovo Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti (pubblicato sul
BURL in data 18/8/05). Sulla base di tale strumento compete alle Province provvedere alla
redazione della nuova pianificazione provinciale, che deve essere sviluppata secondo
quanto previsto dalla L.R. 26/03 e dal nuovo Piano Regionale.
In merito alla gestione dei rifiuti, la L.R. 26/2003 prevede che le attività di recupero e
smaltimento siano orientate verso un sistema integrato di gestione dei rifiuti che, per quanto
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 8 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
concerne i rifiuti urbani, assicuri l'autosufficienza regionale per lo smaltimento e tenda in
generale a:
a) assicurare un'efficace protezione della salute e dell'ambiente;
b) ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti, da attuare anche con azioni positive a
carattere preventivo;
c) ottimizzare e integrare le operazioni di riutilizzo, recupero e riciclaggio come materia delle
singole frazioni dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e dai rifiuti speciali;
d) incentivare e sostenere l'effettivo e oggettivo recupero, sia in termini di materia sia in
termini di energia, delle frazioni di rifiuto urbano nonché il recupero dei rifiuti speciali e di
particolari categorie di rifiuti, tra i quali i veicoli a fine vita e i rifiuti elettrici ed elettronici, ivi
compresi in particolare i frigoriferi, i surgelatori, i condizionatori d'aria e quant’altro
contenente sostanze lesive dell'ozono stratosferico;
e) incentivare l'adozione di forme di autosmaltimento;
f) promuovere l'utilizzo dei materiali derivanti dalle operazioni di recupero e riciclaggio.
La L.R.26/2003 ridefinisce le competenze (pianificatorie, autorizzative, gestionali) dei diversi
livelli istituzionali.
Competono alle Province (art.16):
• l’adozione dei Piani provinciali sulla base delle indicazioni della pianificazione
regionale;
• l’approvazione del progetto e l’autorizzazione alla realizzazione ed all’esercizio delle
operazioni di recupero e smaltimento per le seguenti tipologie di impianti:
o operazioni di cui agli allegati B e C del D.Lgs.22/97 ad eccezione degli
impianti la cui autorizzazione compete alla Regione;
o infrastrutture per la raccolta differenziata,
o impianti mobili di recupero e smaltimento,
o impianti in cui si svolgano le operazioni di cui all’art.46 del D.Lgs.22/97 (veicoli
a motore)
• la definizione delle tariffe di esercizio degli impianti di smaltimento di discarica e dei
corrispettivi da versare a favore degli enti locali interessati;
• il rilevamento statistico dei dati di produzione e gestione dei rifiuti urbani;
• l’emanazione di ordinanze contigibili ed urgenti ai sensi dell’art.13 del D.Lgs.22/97
qualora il ricorso a speciali forme di gestione interessi più comuni del proprio
territorio;
• la stipula di convenzioni con i Comuni e con il CONAI ed i Consorzi di cui all’art.40
del D.Lgs.22/97 per incentivare e coordinare il mercato del riutilizzo e del recupero
dei materiali raccolti in modo differenziato.
L’art.19 sancisce che la pianificazione regionale debba essere elaborata secondo logiche di
autosufficienza, programmazione integrata, protezione ambientale, sicurezza, economicità e
in base a criteri di flessibilità del sistema di recupero e smaltimento.
L’art.20 definisce i contenuti dei piani provinciali da elaborarsi sulla base delle linee guida di
redazione previste dalla pianificazione regionale.
Legge Regionale 26/2003: “Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale.
Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia e di utilizzo del sottosuolo”
Articolo 20 (Piani provinciali di gestione dei rifiuti)
1. Le province, sulla base delle linee guida di redazione contenute nella pianificazioneregionale,
elaborano, con il concorso dei comuni, i piani provinciali di gestione dei rifiuti,relativi alla gestione
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 9 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
dei rifiuti urbani e speciali, nella logica della programmazione integratadei servizi, nel rispetto dei
principi della tutela della salute individuale e collettiva, della salvaguardia dell'ambiente e in modo
da garantire la competitività del servizio.
2. I piani provinciali, in considerazione degli effetti significativi sull'ambiente che possonodiscendere
dalle disposizioni in essi contenute, sono supportati dalla valutazione ambientaleprovinciale, che
integra, in particolare con le informazioni di cui all'allegato 1, lettere f), g) eh) della direttiva
2001/42/CE, la valutazione già compiuta dalla Regione.
3. Di norma, il gestore del servizio destina i rifiuti urbani allo smaltimento e al recupero negl iimpianti
eventualmente collocati nel territorio provinciale di provenienza. Tali rifiuti possonoessere conferiti
in impianti localizzati al di fuori del territorio provinciale di provenienzaqualora se ne dimostri, in
sede di affidamento del servizio, la convenienza in termini diefficacia, efficienza o economicità.
Fatti salvi i casi eccezionali e di urgenza, i comuni chericorrono al conferimento in discariche al di
fuori della propria provincia di quantitativisuperiori al 20% rispetto al proprio fabbisogno di
smaltimento, versano un'addizionale del50% della tariffa di conferimento dei rifiuti in discarica.
4. I piani provinciali contengono, in particolare:
a) i dati di rilevazione e stima della produzione dei rifiuti e la determinazione dei flussi daavviare a
recupero e smaltimento, ivi compresi i flussi destinati all'incenerimento;
b) gli obiettivi di contenimento della produzione dei rifiuti, di recupero e di riduzione
delconferimento in discarica, nonché la definizione di un programma per il riutilizzo e il
recupero dei rifiuti urbani;c) la programmazione di obiettivi di raccolta differenziata di rifiuti
urbani infunzione di specifiche situazioni locali;
d) il censimento degli impianti esistenti e l'individuazione delle necessità impiantistiche di
completamento, nonché l'individuazione dell'offerta di recupero e smaltimento da parte del
sistema industriale per i rifiuti urbani e speciali;
e) l'individuazione delle aree non idonee alla localizzazione degli impianti di recupero
esmaltimento dei rifiuti urbani e speciali;
f) la stima dei costi delle operazioni di recupero e smaltimento per i rifiuti urbani;
g) i meccanismi gestionali per la verifica dello stato di attuazione del piano e le modalità di
controllo sulle varie fasi.
5. I piani provinciali hanno efficacia a tempo indeterminato e sono sottoposti a revisione ordinaria
ogni cinque anni. Sono adottati dalle province previa consultazione dei comuni e delle comunità
montane, secondo le seguenti procedure:
a) entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore del programma regionale di gestione dei
rifiuti, la provincia predispone il progetto di piano, ne dà comunicazione alla Giunta regionale e
agli enti locali interessati e notizia sul Bollettino ufficiale della Regione e su almeno due
quotidiani locali;
b) il progetto di piano è reso disponibile per un periodo di quarantacinque giorni consecutivi,
durante i quali chiunque ha facoltà di prenderne visione e di formulare osservazioni alla
provincia;
c) entro quarantacinque giorni dalla scadenza del termine di cui alla lettera b), la provincia adotta il
piano e lo trasmette alla Regione, comprensivo dell'elenco delle osservazioni e delle relative
controdeduzioni.
6. Entro novanta giorni dal ricevimento del piano provinciale, la Giunta regionale, verificatane la
congruità con il programma regionale di gestione dei rifiuti e acquisito il parere della commissione
consiliare competente, lo approva con deliberazione soggetta a pubblicazione, ovvero lo
restituisce alla provincia con prescrizioni.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 10 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
2.
IL QUADRO NORMATIVO E PIANIFICATORIO DI RIFERIMENTO
2.1.
Il quadro comunitario
Il quadro normativo di riferimento definito a livello comunitario in materia di gestione dei rifiuti
ha avuto negli ultimi venti anni una progressiva evoluzione, basata su un sistema di regole
chiave ben definito:
• fissare i criteri di definizione della pericolosità dei rifiuti;
• stabilire un sistema obbligatorio di registrazione dei movimenti di rifiuti;
• determinare le responsabilità delle varie fasi della gestione dei rifiuti;
• definire un sistema autorizzativo per la realizzazione degli impianti e delle fasi di gestione
dei rifiuti;
• controllare il flusso trans-frontaliero.
In particolare le strategie di intervento nella gestione dei rifiuti individuate negli anni ’90
possono essere riferite ad alcune direttive:
• Direttive quadro sui rifiuti e rifiuti pericolosi:
- 91/156/CE sui rifiuti;
- 91/689/CE sui rifiuti pericolosi;
• Direttiva categorie speciali di rifiuti:
- 94/62/CE sugli imballaggi e rifiuti da imballaggio;
• Direttiva sul controllo integrato:
- 96/61/CE IPPC sulla prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento.
Storicamente, il primo atto legislativo comunitario riguardante la questione rifiuti è stata la
Direttiva 75/442/CE, sostanzialmente modificata dalla successiva 91/156/CE, che recepisce
gli orientamenti introdotti dal Quinto Programma d’Azione, varato il 15/12/1992 per il periodo
1993/1997 e che fa fede ai seguenti principi:
• integrazione delle politiche ambientali con le regole del mercato;
• promozione dell’innovazione tecnologica e della ricerca;
• promozione dell’utilizzo di strumenti fiscali e finanziari;
• promozione della cooperazione volontaria tra la pubblica amministrazione e le imprese.
Con l’affermazione del concetto di uno sviluppo sostenibile nel campo della gestione dei
rifiuti sono state quindi introdotte alcune novità:
• la promozione della prevenzione e la minimizzazione della produzione dei rifiuti;
• la massimizzazione del riciclaggio e del recupero e la promozione di sistemi
ambientalmente compatibili per il trattamento e lo smaltimento di rifiuti.
La direttiva 91/156/CE in particolare individua alcune strategie di particolare rilevanza:
• la necessità di una terminologia comune ed una definizione dei rifiuti;
• la necessità di dare la priorità alla prevenzione ovvero la minimizzazione della
produzione dei rifiuti ed al recupero di materia ed energia rispetto allo smaltimento;
• l’introduzione di un regime meno rigido e vincolante per le operazioni di recupero rispetto
allo smaltimento.
Questa direttiva è stata inoltre “supportata” dalla Decisione 2000/532/CE che ha introdotto il
nuovo Catalogo Europeo dei Rifiuti (CER), in sostituzione di quello precedentemente in
vigore. Rispetto al precedente, i nuovi CER prevedono in particolare:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 11 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
l’introduzione di codici “specchio” che consentano la caratterizzazione come pericoloso o
meno di un dato rifiuto, in funzione delle caratteristiche chimico-fisiche del rifiuto stesso e
della concentrazione in esso di sostanze pericolose;
l’introduzione di nuovi capitoli riferiti a processi produttivi non presenti nel precedente
Catalogo.
Anche per ciò che concerne i rifiuti pericolosi a livello normativo c’è stata un’evoluzione: la
Direttiva 78/319/CE è stata modificata dalla Direttiva 91/689/CE.
Essa detta norme supplementari per migliorare la gestione appunto dei rifiuti pericolosi e li
sottopone al massimo controllo possibile.
A questa direttiva ha fatto seguito la decisione 94/904/CE che ha istituito l’elenco europeo
dei rifiuti pericolosi successivamente modificato come specificato precedentemente dalla
Decisione 2000/532 e successive modifiche ed integrazioni.
La Direttiva 94/62/CE riguarda gli imballaggi e i rifiuti da imballaggio ed ha lo scopo di
armonizzare le misure nazionali in materia di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio, sia per prevenirne e ridurne l'impatto sull'ambiente ed assicurare così un elevato
livello di tutela dell'ambiente, sia per garantire il funzionamento del mercato interno e
prevenire l'insorgere di ostacoli agli scambi nonché distorsioni e restrizioni alla concorrenza
nella Comunità.
In particolare, con riferimento al recupero e riciclaggio la normativa prevede che gli Stati
Membri adottino le misure necessarie per realizzare i seguenti obiettivi:
• entro cinque anni dal recepimento della direttiva sarà recuperato almeno il 50% e fino al
65% in peso dei rifiuti di imballaggio;
• nell'ambito dell’obiettivo globale e sulla base della stessa scadenza sarà riciclato almeno
il 25% e fino al 45% in peso di tutti i materiali di imballaggio che rientrano nei rifiuti di
imballaggio, con un minimo del 15% e fino al 25% in peso per ciascun materiale di
imballaggio.
Obiettivi di recupero e riciclaggio più spinti, da conseguire entro il 2008, sono stati introdotti
dalla nuova Direttiva sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggio (2004/12/CE) che ha modificato
la Direttiva del ’94.
L’obiettivo minimo di recupero è stato stabilito nel 60% in peso dei rifiuti di imballaggio,
mentre quello globale di riciclo varia tra il 55% e l’80%. Obiettivi separati sono stati inoltre
fissati per i diversi materiali: 60% per la carta e il vetro, 50% per i metalli, 22,5% per la
plastica e 15% per il legno.
Infine la Direttiva 96/61/CE IPPC (Integrated Pollution and Prevention Control) ha come
oggetto la prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento. Essa pertanto prevede un
approccio integrato a 360° su tutte le componenti ambientali (acqua, aria, suolo, rumore,
ecc.) in modo da conseguire una riduzione dell’inquinamento prodotto da determinati impianti
ed un livello elevato di protezione dell'ambiente nel suo complesso applicando le “Best
Available Techniques” (BAT).
La normativa IPPC trova la sua applicazione in diversi comparti industriali, andando ad
interessare al loro interno il tema della prevenzione dei rifiuti o della loro corretta gestione.
Rientrano inoltre nell’ambito IPPC anche alcune tipologie di attività di recupero e
smaltimento rifiuti.
A queste Direttive quadro, si sono accompagnati provvedimenti mirati alla regolamentazione
di particolari attività di gestione dei rifiuti, quali:
• Direttiva 2000/76/CE in materia di incenerimento e coincenerimento di rifiuti pericolosi e
non pericolosi, che definisce regole molto rigorose per l’esecuzione di queste attività; la
Direttiva si propone di delineare un quadro organico ed omogeneo di riferimento per tutte
le attività di incenerimento dei rifiuti, indipendentemente dal loro contenuto in sostanze
pericolose, al fine di evitare o di limitare, per quanto possibile, gli effetti negativi
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 12 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
sull'ambiente derivanti dall'incenerimento e dal coincenerimento dei rifiuti, ed in
particolare, l'inquinamento dovuto alle emissioni nell’atmosfera, nel suolo, nelle acque
superficiali e sotterranee nonché i rischi per la salute umana;
Direttiva 1999/31/CE in materia di smaltimento di rifiuti in discarica; la Direttiva definisce i
requisiti operativi e tecnici per tale attività di smaltimento, ponendo particolare attenzione
alla corretta conduzione sia in fase di gestione operativa sia in fase di gestione postchiusura; vengono inoltre individuati limiti specifici allo smaltimento in discarica di rifiuti
urbani biodegradabili.
Sono inoltre state emanate Direttive finalizzate alla corretta gestione di specifiche tipologie di
rifiuti, quali: oli minerali usati, veicoli fuori uso, rifiuti di apparecchiature elettriche ed
elettroniche.
La costante e progressiva tendenza all'aumento della produzione di rifiuti quale sintomo del
progresso economico e dell’aumento dei consumi, rilevata in tutti gli Stati membri, ha quindi
consentito alla Commissione ed al Consiglio europeo di valutare gli effetti dell’applicazione
della legislazione comunitaria e di individuare le esigenze, non solo di carattere normativo,
ancora attuali per determinare gli interventi finalizzati a dare concreta attuazione alla
gerarchia comunitaria in materia di gestione dei rifiuti.
Da questa impostazione sono scaturite la decisione 2002/1600 che istituisce il VI
Programma d’Azione per l’ambiente e la Comunicazione della Commissione “Verso una
strategia tematica di prevenzione e riciclo dei rifiuti”.
I principi della corretta gestione dei rifiuti, basati sulla prevenzione quale intervento
prioritario, già contenuti, in parte, nel V Programma di azione Comunitario (1993) ed
enunciati nella Strategia comunitaria per la gestione dei rifiuti (1996) sono sanciti in maniera
definitiva nel VI Programma d’azione per l’ambiente.
La Decisione 2002/1600/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, che istituisce il Sesto
Programma comunitario di azione in materia di ambiente, stabilisce i principali obiettivi che
l’Unione europea si propone di perseguire per un periodo di dieci anni a decorrere dal 22
luglio 2002.
Gli obiettivi corrispondono alle principali priorità ambientali che la Comunità deve e dovrà
affrontare nei settori dei cambiamenti climatici, della natura e biodiversità, dell'ambiente e
salute e qualità della vita e, infine, delle risorse naturali e rifiuti.
I principi su cui si fonda il programma sono i seguenti:
• principio “chi inquina paga”;
• principio di precauzione;
• principio dell’azione preventiva;
• principio di riduzione dell'inquinamento alla fonte.
In linea con quanto enunciato nella Strategia comunitaria, il Programma punta a modelli di
produzione e consumo più sostenibili, che garantiscano una maggiore efficienza nella
gestione delle risorse e dei rifiuti; la finalità è il disallineamento tra crescita economica e
impiego delle risorse/ produzione dei rifiuti, in modo che il consumo di risorse, rinnovabili e
non, non superi la capacità di carico dell'ambiente.
Nella Comunicazione (2003) 301 della Commissione si riprendono queste tematiche,
delineando il contesto della futura strategia attraverso l'esame degli strumenti con cui
realizzare gli obiettivi di prevenzione e riciclo necessari ad imprimere, in linea con la
gerarchia comunitaria, un ulteriore sviluppo al settore.
Le principali componenti della strategia sono le seguenti:
• strumenti per promuovere la prevenzione dei rifiuti;
• strumenti per promuovere il riciclo dei rifiuti;
• misure per colmare il divario tra le norme sul riciclo dei rifiuti;
• misure di accompagnamento per promuovere la prevenzione e il riciclo dei rifiuti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 13 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Una politica organica di gestione dei rifiuti deve, nel pensiero della Commissione, prevedere
pertanto misure per la prevenzione della produzione dei rifiuti e il reinserimento dei rifiuti nel
ciclo economico “chiudendo il cerchio dei materiali”.
Per raggiungere questo obiettivo bisognerebbe adottare a livello comunitario alcune misure
volte a colmare le disparità esistenti tra le diverse pratiche di riciclo. Le attuali direttive
prevedono che tutti gli Stati membri debbano conseguire identici obiettivi di riciclo. La
Commissione auspica che si giunga a fissare un obiettivo globale di riciclo a livello
comunitario, lasciando che siano le forze di mercato a determinare quali impianti di riciclo
possano raggiungere tale obiettivo garantendo la massima efficacia rispetto ai costi.
Tale approccio presuppone un quadro giuridico più orientato al mercato e norme ambientali
applicabili agli impianti di riciclo, più armonizzate a livello comunitario.
Si ricorda infine la più recente Direttiva 2006/12/CE in materia di rifiuti, approvata dall’Unione
europea il 5 aprile ed in vigore dal 17 maggio 2006. Tale direttiva, introdotta al fine di
semplificare il panorama normativo comunitario in materia di rifiuti, va ad abrogare la
precedente direttiva 75/442/CEE, più volte modificata.
Nelle premesse alla Direttiva 2006/12/CE si ribadisce innanzitutto il principio che ogni
regolamento in materia di gestione dei rifiuti deve essenzialmente mirare alla protezione
della salute umana e dell’ambiente, contro gli effetti nocivi della raccolta, del trasporto, del
trattamento, dell’ammasso e del deposito dei rifiuti.
La Direttiva presenta poi la definizione di “rifiuto”, che è individuato come qualsiasi sostanza
od oggetto di cui detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi.
Sono quindi definite le priorità cui attenersi nella gestione dei rifiuti (ovvero la cosiddetta
gerarchia dei rifiuti):
a) in primo luogo, la prevenzione o la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti, in
particolare mediante:
i. lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un maggiore risparmio di risorse
naturali;
ii. la messa a punto tecnica e l’immissione sul mercato di prodotti concepiti in modo da
non contribuire o da contribuire il meno possibile, per la loro fabbricazione, il loro uso
o il loro smaltimento, ad incrementare la quantità o la nocività dei rifiuti e i rischi di
inquinamento;
iii. lo sviluppo di tecniche appropriate per l’eliminazione di sostanze pericolose contenute
nei rifiuti destinati ad essere recuperati;
b) in secondo luogo:
i. il recupero dei rifiuti mediante riciclo, reimpiego, riutilizzo od ogni altra azione intesa a
ottenere materie prime secondarie; o
ii. l’uso di rifiuti come fonte di energia.
Da tale elenco di priorità si evidenzia chiaramente come lo smaltimento in discarica dei rifiuti
(che costituisce oggi il destino del 49% dei rifiuti urbani prodotti nell’Unione Europea ed il
52% in Italia) debba essere il più possibile limitato, rappresentando una perdita di risorse e
una fonte potenzialmente significativa di contaminazione e inquinamento dell’ambiente.
La Direttiva prevede inoltre particolari disposizioni inerenti la creazione di una rete integrata
e adeguata di impianti di smaltimento, che tenga conto delle tecnologie più perfezionate a
disposizione che non comportino costi eccessivi e che consenta il conseguimento
dell’autosufficienza a livello dell’intera Unione Europea e tendenzialmente anche all’interno
dei singoli Stati membri.
Si prevedono poi disposizioni finalizzate a garantire che ogni detentore di rifiuti li consegni ad
un raccoglitore privato o pubblico o ad un impresa che effettua operazioni di recupero o
smaltimento, oppure provveda egli stesso al loro recupero o smaltimento.
Tutte le imprese o gli stabilimenti che effettuano operazioni di recupero o smaltimento
devono ottenere dall’autorità competente una specifica autorizzazione, fatte salve alcune
possibilità di deroga che devono comunque rispondere a determinati requisiti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 14 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
L’effettuazione di operazioni di recupero o smaltimento è soggetta ad adeguati controlli
periodici da parte delle autorità competenti.
Specifiche regolamentazioni sono inoltre previste anche per i soggetti che effettuano attività
di raccolta o trasporto di rifiuti a titolo professionale.
In conformità al principio “chi inquina paga”, si prevede che il costo per lo smaltimento dei
rifiuti sia sostenuto dal detentore che consegna i rifiuti ad un raccoglitore o ad una impresa
autorizzata, dai precedenti detentori o dal produttore del prodotto dal quale si sono generati i
rifiuti in questione.
Al fine del conseguimento degli obiettivi fissati, si prevede che le autorità competenti
designate dagli Stati membri elaborino uno o più piani di gestione dei rifiuti che contemplino
fra l’altro il tipo, la quantità e l’origine dei rifiuti da recuperare o da smaltire, i requisiti tecnici
generali, tutte le disposizioni speciali per rifiuti di tipo particolare nonché i luoghi e gli impianti
adatti per lo smaltimento.
Allo stato attuale è in corso l’iter di valutazione della proposta della nuova direttiva quadro in
materia di rifiuti, il cui scopo è quello di semplificare e aggiornare la legislazione vigente,
attuare politiche più ambiziose ed efficaci per la prevenzione dei rifiuti, incoraggiare il
riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti.
L’iter della proposta è stato il seguente:
- presentazione da parte della Commissione Ue il 26 dicembre 2005;
- parere Comitato economico e sociale europeo, 19 giugno 2006;
- relazione da parte della Commissione ambiente del Parlamento Ue il 15 dicembre 2006;
- parere del Parlamento europeo in prima lettura il 13 febbraio 2007;
- accordo politico in sede di Consiglio Ue il 28 giugno 2007;
- Posizione Comune Consiglio Ue, 20 dicembre 2007.
La proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio in materia di rifiuti, è stata
presentata dalla Commissione a fine dicembre 2005, ancora prima dell’entrata in vigore della
Direttiva 2006/12/CE, allo scopo di procedere alla revisione della direttiva quadro sui rifiuti
(75/442/CEE), all’abrogazione della direttiva 91/689/CEE (direttiva sui rifiuti pericolosi),
integrandone le disposizioni nella direttiva quadro, e della direttiva 75/439/CEE (direttiva
sugli oli usati), incorporando nel testo della direttiva quadro l’obbligo specifico di raccolta
degli oli usati.
La Posizione comune sullo schema di nuova direttiva quadro sui rifiuti approvata dal
Consiglio Ue il 20 dicembre 2007 è stata licenziata con favore il 9 gennaio 2008
dall'Esecutivo europeo.
Con il placet della Commissione europea approda dunque in seconda lettura lo schema di
provvedimento destinato a sostituire l'attuale direttiva madre di riferimento, ossia la
2006/12/CE.
Tra le principali novità della direttiva quadro in itinere si evidenzia la ridefinizione del concetto
di "rifiuto" e delle nozioni di "raccolta" e "recupero" e l'introduzione di una nuova definizione
di riciclaggio.
Le novità previste rispetto all’attuale direttiva 2006/12/Ce sono riportate nel seguente
prospetto.
Campo di
applicazione
Definizione
di rifiuto
La direttiva in itinere
L'attuale direttiva 2006/12/Ce
• All'elenco dei rifiuti esclusi dal campo di
applicazione della direttiva sono aggiunti il
suolo contaminato non scavato, carcasse
animali, sottoprodotti animali e agricoli.
• Non sono esclusi dal campo di
applicazione
della
normativa
generale
sui
rifiuti
il
suolo
contaminato
non
scavato,
i
sottoprodotti animali e agricoli.
• È definito come "qualsiasi sostanza od
oggetto di cui il detentore si disfi o abbia
deciso o abbia l'obbligo di disfarsi".
• La definizione di rifiuto è completata da
È definito come "qualsiasi sostanza
od oggetto che rientri nelle categorie
riportate nell'allegato I (N.d.r:
categoria non esaustiva) e di cui il
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 15 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
una norma che prevede un meccanismo
giuridico che consente di chiarire quando un
rifiuto cessa di essere tale. Un rifiuto può
essere
riclassificato
come
prodotto,
materiale o sostanza secondaria se:
detentore si disfi o abbia l'intenzione
o l'obbligo di disfarsi".
- è stato sottoposto a riutilizzo, riciclaggio o
recupero;
- la riclassificazione non comporta impatti
ambientali complessivamente negativi;
- ha un mercato;
- risponde alle caratteristiche tecniche
stabilite dalla Commissione Ue per
categorie specifiche di rifiuti.
Raccolta
• È definita come "il prelievo dei rifiuti ai fini
del loro trasporto in un impianto di
trattamento".
Non sono dunque più comprese nella
raccolta le operazioni di trattamento che
comportano la miscelazione o la cernita dei
rifiuti.
Riciclaggio
Recupero
Costi gestione
rifiuti
Rifiuti
pericolosi
• È definito come "il recupero dei rifiuti sotto
forma di prodotti, materiali o sostanza da
utilizzare per la loro funzione originale o per
altri fini. Non comprende il recupero di
energia"
• È definito come l'insieme di operazioni che
permettono un utile impiego dei rifiuti "in
sostituzione, all'interno dell'impianto o
dell'economia in generale, di altre risorse
che avrebbero dovuto essere utilizzate a tal
fine, o che permettano di renderli atti a tale
impiego". La direttiva reca anche elenco
(non esaustivo) di quelle che devono essere
considerate operazioni di recupero,
delegando la Commissione Ue a definire,
se necessario, nuove operazioni.
• La nuova definizione mira a stabilire un
confine più certo tra operazioni di recupero
e operazioni di smaltimento
• È espressamente stabilito che i costi che i
costi che detentori o produttori di rifiuti
devono sostenere per la loro gestione
devono corrispondere agli effettivi costi
ambientali connessi al loro smaltimento o
recupero
• È stabilito che "i rifiuti pericolosi prodotti
da nuclei domestici non sono considerati
pericolosi fino a quando non sono raccolti
da imprese che li prendono in gestione
Proposta di Piano - Relazione
È definita come "L'operazione di
raccolta,
di
cernita
e/o
di
raggruppamento dei rifiuti per il loro
trasporto".
Non è prevista una nozione giuridica
di "riciclaggio"
• È definito come "l'insieme delle
operazioni previste dall'allegato II B"
alla direttiva medesima, recante un
elenco di 13 fattispecie
• Non è prevista una specificazione
sui costi di gestione dei rifiuti
• Non è espressamente stabilito il
confine tra rifiuto domestico e rifiuto
pericoloso
Aprile 2008
Pagina 16 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
2.2.
Il quadro nazionale
2.2.1. Il Decreto Legislativo 152/2006
Il D.Lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale” ha portato alla completa
rivisitazione del quadro normativo nazionale in materia ambientale, andando, tra l’altro, a
sostituirsi al D.Lgs. 22/97 (“Decreto Ronchi”).
Come noto, il Decreto Legislativo 152/06 ha avuto alterne vicende nel corso degli ultimi due
anni, essendosi comunque compiuto il percorso di sua riscrittura con l’emanazione del
D.Lgs. n. 4 del 16 gennaio 2008.
Ad oggi, non sono ragionevolmente attese, a breve termine, ulteriori modifiche di questo
decreto; peraltro, si segnala come la sua piena attuazione, su specifiche tematiche, sia
legata all’emanazione di provvedimenti attuativi per i quali non si ha oggi certezza rispetto ai
relativi contenuti e all’effettiva tempistica di loro predisposizione ed emanazione.
La sezione del D.Lgs. 152/06 riguardante le norme in materia di gestione dei rifiuti si trova
nella parte quarta del testo, che è composta da sei titoli compreso il tema delle bonifiche dei
siti contaminati, ed i suoi contenuti sono nel seguito sinteticamente illustrati.
Titolo Primo: gestione dei rifiuti – Capo Primo: Disposizioni generali
Il decreto disciplina la gestione dei rifiuti, dei rifiuti pericolosi, degli oli usati, delle batterie
esauste, dei rifiuti di imballaggi e dei policlorobifenili (art. 177). La gestione dei rifiuti
costituisce attività di pubblico interesse e deve essere effettuata assicurando un’elevata
protezione dell’ambiente e controlli efficaci tenendo conto della specificità dei rifiuti pericolosi
(art. 178). In via prioritaria, deve essere ricercata, dalle pubbliche amministrazioni, la
prevenzione e la riduzione della produzione e della nocività dei rifiuti. Nel rispetto delle
suddette misure prioritarie, le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o
ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria sono adottate con
priorità rispetto all'uso dei rifiuti come fonte di energia (art. 179). Deve essere favorita la
riduzione dello smaltimento finale dei rifiuti attraverso sia il recupero di materia prima da essi
che il recupero di energia dalla combustione dei rifiuti (art. 181). Lo smaltimento dei rifiuti
deve essere effettuato in condizioni di sicurezza e costituisce la fase residuale della gestione
dei rifiuti, previa verifica, da parte della competente autorità, della impossibilità di tecnica ed
economica di effettuare le operazioni di recupero di cui all’art. 181 (art. 182). Nel rispetto
delle prescrizioni contenute nel D.Lgs. 133/2005 la realizzazione e gestione di nuovi impianti
possono essere autorizzate solo se il relativo processo di combustione è accompagnato da
recupero energetico con una quota minima di trasformazione del potere calorifico dei rifiuti in
energia utile, calcolata su base annuale, stabilita con apposite norme tecniche.
Il decreto fornisce inoltre alcune definizioni relative al termine rifiuto e alle diverse fasi della
sua gestione (art. 183). Per quanto attiene le definizioni, si segnala in particolare che la
raccolta differenziata è definita come (c.1 lettera f) “la raccolta idonea a raggruppare i rifiuti
urbani in frazioni merceologiche omogenee compresa la frazione organica umida, destinate
al riutilizzo, al riciclo ed al recupero di materia. La frazione organica umida è raccolta
separatamente o con contenitori a svuotamento riutilizzabili o con sacchetti biodegradabili
certificati”.
I rifiuti sono classificati nelle seguenti categorie: secondo l’origine in rifiuti urbani o speciali e
secondo le caratteristiche di pericolosità in pericolosi e non pericolosi (art. 184).
Gli oneri relativi alla gestione dei rifiuti sono a carico del produttore e del detentore, esclusi i
rifiuti conferiti al servizio pubblico di raccolta (art. 188).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 17 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Sono ridefiniti il modello unico di dichiarazione ambientale (art. 189), i registri di carico e
scarico (art. 190) e i formulari di identificazione del rifiuto (art. 193).
Si prevede la possibilità per Presidente della Regione, Presidente della Provincia, Sindaco di
emanare ordinanze contingibili e urgenti e poteri sostitutivi per il temporaneo ricorso a forme
di gestione dei rifiuti anche in deroga alle disposizioni vigenti (art. 191).
Titolo Primo: gestione dei rifiuti – Capo Secondo: Competenze
Allo Stato competono (art. 195) le funzioni di indirizzo e coordinamento, la definizione dei
criteri generali per la gestione integrata dei rifiuti e delle norme tecniche.
Alle Regioni spetta (art. 196) l’elaborazione e adozione dei piani regionali di gestione dei
rifiuti e dei piani di bonifica, l’autorizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento, la
definizione di linee guida e criteri per la predisposizione e l’approvazione dei progetti di
bonifica, la definizione dei criteri per l’individuazione delle aree idonee o non idonee alla
localizzazione degli impianti.
Alle Province spettano (art. 197), tra l’altro, il controllo degli interventi di bonifica e delle
attività di gestione dei rifiuti, l’individuazione delle zone idonee e non idonee per la
localizzazione degli impianti.
Ai Comuni spetta (art. 198) l’effettuazione della gestione dei rifiuti urbani e assimilati, la
disciplina di tale gestione tramite appositi regolamenti.
Titolo Primo: gestione dei rifiuti – Capo Terzo: Servizio di gestione integrata dei rifiuti
Le Regioni predispongono i Piani Regionali di gestione dei rifiuti (art. 199). Questi
costituiscono il riferimento pianificatorio per l’attuazione di sistemi di gestione di rifiuti
conformi agli obiettivi del Decreto. I Piani Regionali definiscono, tra l’altro, la tipologia e il
complesso delle attività e dei fabbisogni impiantistici e i criteri per l’individuazione da parte
delle Province delle aree idonee e non idonee alla localizzazione degli impianti. Il Piano
Regionale comprende anche i piani di bonifica delle aree inquinate, per l’individuazione dei
siti da bonificare e la definizione delle priorità di intervento.
La gestione dei rifiuti urbani è organizzata sulla base di ambiti territoriali ottimali (ATO)
delimitati dal piano regionale (art. 200). All’interno di ciascun ATO si deve costituire l’ Autorità
d’Ambito alla quale è demandata l’organizzazione, l’affidamento e il controllo del servizio di
gestione integrata dei rifiuti occupandosi della realizzazione, gestione ed erogazione
dell’intero servizio (art. 201) raggiungendo entro cinque anni, dalla data di costituzione,
l’autosufficienza di smaltimento e garantendo la presenza di almeno un impianto di
trattamento a tecnologia complessa. L’Autorità d’Ambito aggiudica il servizio di gestione
integrata dei rifiuti urbani mediante gara (art. 202) ed il rapporto tra l’Autorità d’Ambito e il
soggetto affidatario del servizio integrato è regolato da contratto di servizio (art.203).
All’interno di ogni ATO, devono essere conseguiti (art. 205) obiettivi minimi di raccolta
differenziata, pari al 35% entro il 2006, 45% entro il 2008, 65% entro il 2012.
Nel rispetto dei principi e obiettivi stabiliti, il Ministero dell’Ambiente si fa promotore (art. 206)
di appositi accordi e contratti di programma con enti pubblici, imprese, associazioni di
categoria.
Al fine di monitorare e verificare l’attuazione del Decreto, è istituito l’Osservatorio nazionale
sui rifiuti (art. 206-bis).
Titolo Primo: gestione dei rifiuti - Capo Quarto: Autorizzazioni e iscrizioni
L’approvazione del progetto e l’autorizzazione alla realizzazione degli impianti di smaltimento
e di recupero dei rifiuti è competenza della Regione (art. 208), fatta salva l’eventuale
necessità di acquisire la pronuncia di compatibilità ambientale, nei casi in cui l’impianto
debba essere sottoposto alla procedura di valutazione di impatto ambientale ai sensi della
parte seconda del decreto in analisi. Tale autorizzazione è concessa per un periodo di dieci
anni ed è rinnovabile presentando apposita domanda alla Regione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 18 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Per il rinnovo delle autorizzazioni all’esercizio di un impianto, le imprese che risultino in
possesso di certificazione ambientale possono sostituire tali autorizzazioni alla prosecuzione
con un’autocertificazione resa nota alle autorità competenti (art. 209).
Per impianti di ricerca e di sperimentazione, i termini per l’autorizzazione alla realizzazione
ed all’esercizio sono dimezzati (art. 211) rispetto ai termini di cui agli artt. 208 e 210.
L’art. 212 individua le imprese sottoposte a iscrizione all’Albo nazionale dei gestori
ambientali che effettuano la gestione dei rifiuti, definisce la struttura dell’Albo e riporta altre
prescrizioni in merito.
Titolo Primo: gestione dei rifiuti - Capo Quinto: Procedure semplificate
L’art. 214 determina le attività e le caratteristiche dei rifiuti per l’ammissione alle procedure
semplificate, facendo riferimento a specifiche norme tecniche da emanarsi per ciascun tipo di
attività.
Nel rispetto delle norme tecniche e prescrizioni indicate, le attività di autosmaltimento di rifiuti
non pericolosi (art. 215) e le attività di recupero dei rifiuti (art. 216) non necessitano di
autorizzazione, ma possono essere intraprese previa comunicazione di inizio attività alla
Provincia competente. La Provincia iscrive in apposito registro le imprese che effettuano la
comunicazione di inizio attività e verifica la sussistenza dei presupposti e dei requisiti
richiesti.
Titolo Secondo: Gestione degli imballaggi
Il Decreto disciplina al titolo II della quarta sezione la gestione degli imballaggi e dei rifiuti di
imballaggio (art. 217), per prevenirne e ridurne l’impatto sull’ambiente, assicurandone un
elevato livello di tutela, e per garantire il funzionamento del mercato e prevenire l’insorgere di
ostacoli agli scambi, nonché di distorsioni e restrizioni alla concorrenza.
L’art. 218 riporta le definizioni di interesse in merito a quanto disposto dal testo legislativo; si
sottolinea in particolare la distinzione tra imballaggi primari, secondari e terziari.
L’attività di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio (art. 219) deve basarsi sulla
prevenzione alla fonte, sulla incentivazione del riciclaggio e del recupero e sulla riduzione del
flusso di rifiuti destinati a smaltimento finale. A tal fine, si sancisce il principio della
responsabilizzazione degli operatori economici (“chi inquina paga”) e della cooperazione tra
gli stessi (“responsabilità condivisa”).
A carico di produttori e utilizzatori di imballaggi è quindi posto il conseguimento degli obiettivi
di riciclaggio e recupero fissati nell’allegato E alla parte quarta del Decreto (art. 220).
Per il conseguimento di questi obiettivi, produttori e utilizzatori sono obbligati (art. 221) a
partecipare al Consorzio Nazionale Imballaggi (CONAI); in caso di non adesione, essi
devono comunque farsi carico del ritiro dei loro imballaggi usati immessi sul mercato,
predisponendo un sistema organizzativo per la loro gestione in grado di conseguire,
nell’ambito delle attività svolte, gli obiettivi di recupero e riciclaggio di cui all’art. 220. Sono a
carico di produttori e utilizzatori i costi per il ritiro degli imballaggi usati, il riutilizzo, il
riciclaggio, il recupero e lo smaltimento degli stessi.
La Pubblica Amministrazione (art. 222) ha l’obbligo di organizzare sistemi adeguati di
raccolta differenziata per consentire al consumatore il conferimento al servizio pubblico di
rifiuti di imballaggio selezionati dai rifiuti domestici e da altri tipi di rifiuti da imballaggio.
I produttori che non provvedono autonomamente alla raccolta, riutilizzo, riciclaggio e
recupero dei rifiuti di imballaggio o che non attestano, sotto la propria responsabilità, che è
stato messo in atto un sistema di restituzione dei propri imballaggi devono (art. 223)
costituire un Consorzio per ciascuna tipologia di materiale di imballaggi operante su tutto il
territorio nazionale. Ogni Consorzio predispone e trasmette a CONAI e all’Osservatorio
nazionale sui rifiuti un proprio Programma specifico di prevenzione.
L’art. 224 definisce la struttura e le funzioni del CONAI. Si indica, inoltre, la possibilità per
CONAI di stipulare un accordo di programma quadro su base nazionale con l’Associazione
Nazionale Comuni italiani (ANCI), con l’Unione delle Province italiane (UPI) o con le Autorità
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 19 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
d’Ambito che preveda in particolare il contributo da versare alle competenti amministrazioni
pubbliche a copertura degli oneri della raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio.
Sulla base dei Programmi specifici di prevenzione predisposti dai Consorzi, CONAI elabora
annualmente (art. 225) un Programma generale di prevenzione e di gestione degli imballaggi
e dei rifiuti di imballaggio. In tale programma sono definite le misure per la prevenzione dei
rifiuti di imballaggio, per l’accrescimento della quota di rifiuti di imballaggio riciclabili e/o
riutilizzabili rispetto ai non riciclabili e/o non riutilizzabili, per il miglioramento delle
caratteristiche di durata degli imballaggi, per la realizzazione degli obiettivi di recupero e
riciclaggio; sono inoltre definiti gli obiettivi quinquennali e intermedi di recupero per tipologia
di materiale.
L’art. 226 sancisce quindi il divieto di smaltimento in discarica di imballaggi e contenitori
recuperati, il divieto di immissione nel normale circuito di raccolta dei rifiuti urbani di
imballaggi terziari (il conferimento è ammesso per gli imballaggi secondari solo come
raccolta differenziata), altre prescrizioni in merito alle caratteristiche qualitative degli
imballaggi commercializzati.
Titolo Terzo: Gestione di particolari categorie di rifiuti
Gli artt. dal 227 al 236 riportano prescrizioni specifiche in merito a particolari categorie di
rifiuti.
In particolare, l’art. 227 è dedicato ai rifiuti elettrici ed elettronici, ai rifiuti sanitari, ai veicoli
fuori uso e ai prodotti contenenti amianto per i quali restano ferme le disposizioni speciali
nazionali e comunitarie relative.
L’art. 228 è dedicato ai pneumatici fuori uso imponendo ai produttori e agli importatori di
pneumatici di provvedere, con periodicità almeno annuale, alla gestione di quantitativi di
pneumatici fuori uso pari a quelli dei medesimi immessi sul mercato e destinati alla vendita
sul territorio nazionale.
L’art. 229 si occupa del combustibile da rifiuti e combustibile da rifiuti di qualità elevata (CDR
e CDR-Q). Il CDR e il CDR-Q sono classificati come rifiuti speciale. La produzione di CDR e
CDR-Q è comunque subordinata al rilascio delle autorizzazioni previste dalla parte quarta
del Decreto e nella produzione di tali prodotti è ammesso per una percentuale al di sotto del
50% in peso l’impiego di rifiuti speciali non pericolosi. Per la produzione e l’impiego del CDR
è ammesso il ricorso alle procedure semplificate di cui agli artt. 214 e 216.
L’art. 230 è dedicato ai rifiuti derivanti da attività di manutenzione delle infrastrutture,
specificando in particolare che il luogo di produzione di tali rifiuti può coincidere con la sede
del cantiere che gestisce l’attività manutentiva o con la sede locale del gestore
dell’infrastruttura corredati dei registri di carico e scarico relativi ai rifiuti prodotti.
Per i veicoli fuori uso non disciplinati dal D.Lgs. n°209 del 24 Giugno 2003 nell’art. 231 si
prescrive l’obbligo di consegna da parte del proprietario a centri regolarmente autorizzati,
direttamente o tramite concessionari o succursali delle case costruttrici. Si riportano inoltre
indicazioni relative alla procedura di cancellazione dal Pubblico Registro Automobilistico.
Nell’art. 232 si richiama il D.Lgs. n° 182 del 24/06/2003 che disciplina a livello nazionale la
gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e i residui di carico.
Gli art. 233, 234, 235 e 237 istituiscono rispettivamente il Consorzio nazionale di raccolta e
trattamento degli oli e dei grassi vegetali ed animali esausti, il Consorzio per il riciclaggio di
rifiuti di beni in polietilene, il Consorzio nazionale per la raccolta e trattamento delle batterie
al piombo esauste e dei rifiuti piombosi e il Consorzio nazionale per la gestione, la raccolta e
il trattamento degli oli minerali usati indicandone funzioni e struttura. Tali consorzi sono tenuti
ad adottare sistemi di gestione conformi ai principi di cui all’art. 237.
Titolo Quarto: Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani
La tariffa di cui all’art. 49 del D.Lgs. 22/1997 è soppressa e sostituita dalla tariffa per la
gestione dei rifiuti urbani di cui all’art. 238 del D.Lgs. 152/2006, fatto salvo fino
all’emanazione di un regolamento successivo disposto dalle autorità nazionali. Si riportano
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 20 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
indicazioni specifiche in merito alla applicazione e alla struttura della tariffa, facendo
riferimento al successivo provvedimento di definizione del metodo normalizzato per la
determinazione della tariffa di riferimento; in particolare si fa cenno all’introduzione, oltre ai
criteri qualitativi e quantitativi di produzione dei rifiuti, di indici reddituali articolati per fasce di
utenze e territoriali.
Titolo Quinto: Bonifica dei siti contaminati
Il titolo quinto disciplina gli interventi di bonifica e ripristino ambientale dei siti contaminati
definendo le procedure, i criteri e le modalità per lo svolgimento delle operazioni necessarie
per l’eliminazione delle sorgenti di inquinamento e riduzione delle concentrazioni di sostanze
inquinanti (art. 239). L’art. 240 contiene una serie di definizioni ai fini dell’applicazione del
presente titolo approfondendo la distinzione tra misure di prevenzione e riparazione, messa
in sicurezza, bonifica e ripristino.
Le procedure operative ed amministrative sono illustrate nell’art. 242. Si attribuisce la
responsabilità al soggetto che ha cagionato la contaminazione; esso è tenuto ad attuare le
misure di prevenzione e, qualora l’indagine preliminare accerti l’avvenuto superamento delle
concentrazioni soglia di contaminazione, il responsabile è tenuto a dare comunicazione al
Comune, Province competenti e Regione territorialmente competenti presentando un piano
di caratterizzazione redatto secondo i criteri stabiliti nell’Allegato 2 alla parte quarta del
presente decreto e soggetto a approvazione da parte della Regione previa conferenza dei
servizi.
L’art. 244 individua gli strumenti, le ordinanze, in possesso alle autorità competenti nel caso
in cui venga individuata la contaminazione di un sito. Anche i soggetti non responsabili
(proprietari o gestori dell’area) della potenziale contaminazione sono tenuti a dare
comunicazione al Comune, Provincia e Regione ed attuare le misure di prevenzione
secondo la procedura di cui all’art. 242 (art. 245).
Le modalità e i tempi di esecuzione degli interventi devono essere definiti mediante accordi
di programma successivamente all’approvazione dell’analisi di rischio di cui all’art. 242 con le
amministrazioni competenti (art.246).
I controlli sulla conformità degli interventi ai progetti approvati è di competenza della
Provincia e dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente territorialmente
competenti (art. 248).
Qualora sia i soggetti responsabili della contaminazione che i proprietari del sito o altri
soggetti non siano individuabili o non provvedano, le procedure e gli interventi di cui all’art.
242 sono realizzati d’ufficio dal comune territorialmente competente o dalla Regione (art.
250).
Con l’art. 251 è istituito l’anagrafe dei siti oggetto di procedimento di bonifica a cura delle
Regioni.
Per l’individuazione dei siti di interesse nazionale ai fini della bonifica l’art. 252 rimanda a
provvedimento successivo che deve essere redatto secondo i criteri generali dettati
nell’articolo in questione.
Titolo Sesto: Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie finali - Capo I: sanzioni
Si definisce il sistema sanzionatorio relativo a: abbandono di rifiuti (art. 255), attività di
gestione di rifiuti non autorizzata (art. 256), bonifica dei siti (art. 257), violazione degli
obblighi di comunicazione e di tenuta dei registri obbligatori e dei formulari (art. 258), traffico
illecito di rifiuti (art. 259), attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti (art. 260) imballaggi
(art. 261). Si indicano inoltre le competenze e la giurisdizione in materia (art. 262) e il destino
dei proventi delle sanzioni amministrative pecuniarie (art. 263).
Titolo Sesto: Sistema sanzionatorio e disposizioni transitorie finali - Capo II: disposizioni
transitorie e finali
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 21 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
L’art. 264 riporta i riferimenti delle precedenti norme abrogate dalla parte quarta del D. Lgs.
152/2006.
L’art. 265 riporta le disposizioni transitorie, fino alla piena attuazione di quanto previsto dalla
parte quarta del Decreto. In particolare le norme regolamentari e tecniche che disciplinano la
gestione dei rifiuti restano in vigore fino all’adozione delle specifiche norme tecniche previste
dalla parte quarta del Decreto.
Infine, l’art. 266 contiene ulteriori disposizioni finali.
Allegati
Il D.Lgs. 152/2006 riporta poi alcuni allegati per ogni parte, tra i quali si segnalano in
particolare per la parte quarta:
- l’allegato A, che definisce le categorie di prodotti e sostanze che possono costituire rifiuti;
- gli allegati B e C, che individuano rispettivamente le diverse operazioni di smaltimento e
di recupero che possono essere effettuate sui rifiuti;
- l’allegato D, che riporta l’elenco dei rifiuti classificati come pericolosi;
- l’allegato E, che definisce gli obiettivi di recupero e di riciclaggio dei rifiuti da imballaggio.
2.2.2. Indicazioni derivanti dalle Leggi Finanziarie 2007 e 2008 e dai
cosiddetti decreti “milleproroghe”
Ad attività di revisione del D.Lgs. 152/06 in corso, si è assistito, nel corso degli ultimi due
anni, all’emanazione di provvedimenti normativi interessanti ambiti ben più allargati rispetto
alle tematiche ambientali, ma contenenti indicazioni di non trascurabile rilievo anche per
quanto di interesse rispetto alla gestione dei rifiuti.
In particolare, si segnala innanzitutto come la Legge Finanziaria 2007 abbia definito nuovi
obiettivi di raccolta differenziata, cui sono peraltro associate tempistiche diverse da quelle
previste dal D.Lgs. 152/2006, andando quindi ad integrarsi con le stesse; le Regioni devono
infatti provvedere, previa diffida e tramite un commissario ad acta, a garantire il governo
della gestione dei rifiuti a livello di ambito territoriale ottimale con riferimento a quegli ATO
che non assicurino una raccolta differenziata dei rifiuti urbani pari alle seguenti percentuali
minime:
- almeno il quaranta per cento entro il 31 dicembre 2007;
- almeno il cinquanta per cento entro il 31 dicembre 2009;
- almeno il sessanta per cento entro il 31 dicembre 2011.
Per gli anni successivi al 2011, la percentuale minima di raccolta differenziata da assicurare
è stabilita con decreto del Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare,
sentita la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province
autonome di Trento e di Bolzano, in vista di una progressiva riduzione della quantità di
rifiuti inviati in discarica e nella prospettiva di rendere concretamente realizzabile l'obiettivo
"Rifiuti zero".
La Legge Finanziaria 2007 ha inoltre stabilito che "nelle more della completa attuazione delle
disposizioni recate dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 in materia di assimilazione dei
rifiuti speciali ai rifiuti urbani, continuano ad applicarsi le disposizioni degli articoli 18, comma,
2 lettera d) e dell'articolo 57, comma 1, del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22”.
Analoga sospensiva è stata formulata, e ribadita nella Legge Finanziaria 2008, in relazione
alla possibilità di introduzione, da parte degli Enti Locali, di sistemi di tariffazione dei servizi
in sostituzione del regime di TARSU. In particolare, risulta ad oggi ancora bloccata, fino al 31
dicembre 2008, la possibilità di modificare il sistema di prelievo all’utenza per la gestione dei
rifiuti da parte dei Comuni. Questo in attesa dell’emanazione dei provvedimenti che diano
attuazione alle disposizioni del D.Lgs. 152/06 in materia tariffaria.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 22 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Infine, si evidenzia come siano stati oggetto di proroghe i provvedimenti miranti alla
regolazione delle possibilità di accesso dei rifiuti in impianti di discarica. In particolare, già
con il D.L. n. 300 del 28/12/06 è stata posticipata al 31/12/08 l’entrata in vigore del divieto di
smaltimento in discarica di rifiuti ad elevato PCI (> 13.000 kJ/kg).
Con la Legge Finanziaria 2008 è stata quindi emanata proroga fino al 31/12/08 anche
rispetto all’ammissibilità in discarica dei rifiuti secondo i relativi criteri di cui alla delibera del
27 luglio 1984.
2.3.
Il quadro regionale
2.3.1. I riferimenti normativi regionali, la L.R.26/2003, la L.R.12/2007
La Regione Lombardia si è interessata con largo anticipo, rispetto a quanto verificatosi a
livello nazionale, alle problematiche dei rifiuti e alla loro gestione: sin dal 1980 essa ha
cominciato ad elaborare norme sulla gestione dei rifiuti ponendo molta attenzione agli aspetti
di carattere ambientale.
Precisamente la L.R. 94/80 ha preceduto di due anni la prima Normativa nazionale in
materia di rifiuti (D.P.R. 915/82) disciplinando lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e dei
rifiuti speciali al fine di adeguare tale attività alle esigenze della tutela ambientale. Da quel
momento in Lombardia sono state emanate diverse leggi, regolamenti e circolari relativi alla
gestione dei rifiuti integrative e suppletive rispetto alle esigenze dettate dalla società e dal
progresso.
In particolare, la L.R. 21/93 ha costituito una concretizzazione, organica e razionalizzata, di
quelle indicazioni comunitarie sino ad allora apparse nelle norme regionali come mere
petizioni di principi generali. Da qui in poi la raccolta differenziata subisce di fatto una spinta
straordinaria sia quantitativa che qualitativa, con l’introduzione di raccolte innovative. Già alla
fine del 1993 il 20% dei comuni lombardi raggiunge, quando non supera, la quota-obiettivo di
legge del 10%, e a fine ’96 si supera su scala regionale la quota del 22%.
Si sviluppa conseguentemente un potenziamento delle strategie di riduzione dei rifiuti da
avviare a smaltimento indifferenziato: al posto delle discariche tradizionali si affermano
giacimenti che accolgono frazioni selezionate o pre trattate. Si potenziano le infrastrutture
impiantistiche necessarie al trattamento ed alla valorizzazione dei materiali provenienti da
raccolte separate (impianti di recupero di materia, compostaggio, termoutilizzazione).
I Piani provinciali sono elaborati tra il 1993 e il 1995, allargando l’angolo investigativo
dall’esclusiva ricerca di soluzioni di smaltimento alla realizzazione di sistemi integrati che
conglobano tutte le fasi di gestione del rifiuto (dalla raccolta alla valorizzazione e al recupero
allo smaltimento finale) in un'organicità sinergica ispirata alla prevenzione, in deciso anticipo
rispetto ai principi fondanti del successivo dettato normativo nazionale.
Il processo di “devoluzione” introdotto dalla legge “Bassanini” è attuato in Lombardia con la
L.R. 1/2000 successivamente modificata ed integrata con la L.R. 6/2001, in cui è espresso il
nuovo ruolo della Regione che passa da Ente Gestionale a Ente Governativo (con funzioni di
pianificazione e programmazione) decentrando ovvero delegando alle Province le
competenze gestionali ed autorizzative. Alle Province è assegnato un ruolo molto più
specifico e pianificatorio relativo alla gestione dei rifiuti.
La L.R. 12 dicembre 2003 n. 26 “Disciplina dei servizi locali di interesse economico generale.
Norme in materia di gestione dei rifiuti, di energia e di utilizzo del sottosuolo” (modificata
dalla Legge regionale 8 agosto 2006, n. 18, dalla Legge regionale 27 febbraio 2007, n. 5 e
successivamente dalla Legge regionale 12 luglio 2007, n. 12), ha come finalità e oggetto la
gestione dei rifiuti urbani e speciali, di energia e di utilizzo del sottosuolo nel rispetto dei
servizi locali di interesse economico generale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 23 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
In merito alla gestione dei rifiuti, la L.R. 26/2003 prevede che le attività di recupero e
smaltimento siano orientate verso un sistema integrato di gestione dei rifiuti che, per quanto
concerne i rifiuti urbani, assicuri l'autosufficienza regionale per lo smaltimento e tenda in
generale a:
g) assicurare un'efficace protezione della salute e dell'ambiente;
h) ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti, da attuare anche con azioni positive a
carattere preventivo;
i) ottimizzare e integrare le operazioni di riutilizzo, recupero e riciclaggio come materia delle
singole frazioni dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata e dai rifiuti speciali;
j) incentivare e sostenere l'effettivo e oggettivo recupero, sia in termini di materia sia in
termini di energia, delle frazioni di rifiuto urbano nonché il recupero dei rifiuti speciali e di
particolari categorie di rifiuti, tra i quali i veicoli a fine vita e i rifiuti elettrici ed elettronici, ivi
compresi in particolare i frigoriferi, i surgelatori, i condizionatori d'aria e quant’altro
contenente sostanze lesive dell'ozono stratosferico;
k) incentivare l'adozione di forme di autosmaltimento;
l) promuovere l'utilizzo dei materiali derivanti dalle operazioni di recupero e riciclaggio.
Vengono quindi ridefinite le competenze (pianificatorie, autorizzative, gestionali) in materia di
rifiuti attribuite a Regione, Province e Comuni.
Ai sensi dell’art. 15 competono ai Comuni:
• l’affidamento dei servizi di raccolta
• l’organizzazione delle raccolta differenziata dei rifiuti urbani secondo le modalità
definite dal Piano Provinciale; a tal fine definiscono il sistema di infrastrutture al
servizio della raccolta differenziata, secondo le caratteristiche tecniche definite dalla
pianificazione regionale e le indicazioni contenute nei piani provinciali;
• l’applicazione della tariffa prevista dall’art.49 del D.Lgs.22/97 con l’introduzione di
coefficienti di riduzione a favore di soggetti svantaggiati; per favorire e incentivare la
diminuzione dei rifiuti urbani i comuni, nel determinare la quota variabile della tariffa,
possono applicare il principio di causalità con l’introduzione della tassa sul sacco
Competono alle Province (art.16):
•
•
•
•
•
•
l’adozione dei Piani provinciali sulla base delle indicazioni della pianificazione
regionale;
l’approvazione, ai sensi degli articoli 208, 209 e 210 del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152
dei progetti di impianti non rientranti nella competenza regionale, ai sensi della lettera
b) del comma 1 dell’art. 17;
la definizione delle tariffe di esercizio degli impianti di smaltimento di discarica e dei
corrispettivi da versare a favore degli enti locali interessati;
il rilevamento statistico dei dati di produzione e gestione dei rifiuti urbani;
l’emanazione di ordinanze contigibili ed urgenti ai sensi dell’art.13 del D.Lgs.22/97
qualora il ricorso a speciali forme di gestione interessi più comuni del proprio
territorio;
la stipula di convenzioni con i Comuni e con il CONAI ed i Consorzi di cui all’art.40
del D.Lgs.22/97 per incentivare e coordinare il mercato del riutilizzo e del recupero
dei materiali raccolti in modo differenziato.
Competono infine alla Regione, tra le altre, le seguenti principali funzioni:
• l’approvazione dei piani provinciali per la gestione dei rifiuti;
• l’approvazione del progetto di impianti che rientrano nell’allegato 1, comma 5, punto 2
del D.Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59 (Attuazione integrale della direttiva 96/61/CE
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 24 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
relativa alla prevenzione e riduzione integrale dell’inquinamento) per l’incenerimento
dei rifiuti urbani;
l’approvazione, ai sensi dell’articolo 211 del D.Lgs. 152/2006, di impianti che
effettuano ricerca e sperimentazione;
la definizione dei criteri per la verifica di congruità dei costi di smaltimento in discarica
dei rifiuti urbani e dei corrispettivi a favore degli enti locali.
L’art.19 sancisce che la pianificazione regionale debba essere elaborata secondo logiche di
autosufficienza, programmazione integrata, protezione ambientale, sicurezza, economicità e
in base a criteri di flessibilità del sistema di recupero e smaltimento. Nell’ambito della
pianificazione la Regione individua quote aggiuntive di potenzialità di smaltimento di rifiuti
urbani non superiori al 20% dei rifiuti prodotti, per interventi di sussidiarietà o emergenza tra
regioni. La parte di programmazione relativa alla gestione dei rifiuti urbani contiene la
programmazione dei flussi, ivi compresa la destinazione finale degli stessi, e delle relative
necessità impiantistiche da realizzare nel territorio regionale definite con il concorso delle
province.
L’art.20 definisce i contenuti dei piani provinciali da elaborarsi sulla base delle linee guida di
redazione previste dalla pianificazione regionale; i piani sono supportati dalla valutazione
ambientale provinciale. Per quanto attiene le previsioni di conferimento, il comma 3
dell’art.20, sancisce che il gestore del servizio, di norma, destina i rifiuti urbani allo
smaltimento e al recupero negli impianti “eventualmente collocati nel territorio provinciale di
provenienza. Tali rifiuti possono essere conferiti in impianti localizzati al di fuori del territorio
provinciale di provenienza qualora se ne dimostri, in sede di affidamento del servizio, la
convenienza in termini di efficacia, efficienza ed economicità”. Fatti salvi i casi eccezionali e
di urgenza, per i comuni che ricorrono al conferimento in discariche localizzate al di fuori
della propria provincia le aliquote del tributo per il deposito in discarica sono maggiorate del
cento per cento.
Sono inoltre definiti (art.23), obiettivi e prescrizioni che dovranno guidare la pianificazione e
l’attuazione dei sistemi di gestione dei rifiuti urbani negli anni a venire; in particolare le
province perseguono, all’interno del proprio territorio i seguenti obiettivi:
anno 2003:
raccolta differenziata = 35% secondo le previsioni del D.Lgs.22/97
anno 2005:
riciclo e recupero di materia = 30%
recupero di materia ed energia = 40%
rifiuti urbani a discarica = -20% su 2000
recupero residui da incenerimento = 40%
anno 2007:
divieto di smaltimento in discarica per
- rifiuti valorizzabili in termini di materia
- rifiuti valorizzabili in termini di energia
- rifiuti ulteriormente trattabili
- rifiuti con PCI > 13.000 kJ/kg compatibili con termovalorizzazione
anno 2010:
riciclo e recupero di materia = 40%
recupero di materia ed energia = 60%
recupero residui da incenerimento = 60%
Per dare attuazione a quanto previsto dalla L.R. 26/2003, in relazione in particolare alla
pianificazione della gestione dei rifiuti in Lombardia, la Regione ha quindi approvato, nel
maggio 2004, un “Atto di indirizzo in materia di pianificazione regionale per la gestione dei
rifiuti”, cui ha fatto seguito la predisposizione e l’approvazione del “Piano Regionale di
Gestione dei Rifiuti”.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 25 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
2.3.2. Il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti
Il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti della Regione Lombardia è stato approvato con
atto deliberativo DGR n. 220 del 27 giugno 2005, pubblicato successivamente per estratto
sul BURL n. 33, 1° supplemento straordinario del 18 agosto 2005.
Il nuovo Piano Regionale riprende sostanzialmente quanto indicato nella L.R. 26/2003 in
merito agli obiettivi della politica regionale di gestione dei rifiuti e agli indirizzi della nuova
programmazione.
Nel ridisegno delle funzioni programmatorie sono state affermate due prerogative regionali
importanti: la Regione mantiene funzioni di pianificazione, di raccordo ed omogeneizzazione
delle pianificazioni provinciali, e di autorizzazione limitatamente ad impianti strategici, perché
baricentrici o a forte ricaduta ambientale.
Alle Province è assegnato un ruolo sempre più specifico e di alto livello che prevede funzioni
pianificatorie di tipo strategico relativamente alla gestione dei rifiuti: in funzione dei fabbisogni
di recupero e smaltimento, le Province provvedono alla mappatura del proprio territorio
coniugando la progettazione delle infrastrutture di gestione dei rifiuti con la salvaguardia
degli aspetti ambientali.
Rispetto agli obiettivi di riciclo e recupero, il Piano recepisce quanto contenuto nella legge
regionale 26/2003, riportando alcune indicazioni aggiuntive quali la riduzione del 20% dei
rifiuti pericolosi a smaltimento entro il 2010 e i nuovi obietti di raccolta differenziata al 2011
articolati in quattro possibili scenari (RD = 40%, 50%, 60%, 70%) in funzione dei quali sono
formulati quattro possibili variazioni dei livelli di recupero di materia e di energia:
Scenario 1
Scenario 2
Scenario 3
Scenario 4
Recupero di materia
40%
50%
60%
70%
Recupero di energia
60%
50%
40%
30%
Lo scenario che prevede sia una percentuale di raccolta differenziata che di incenerimento al
50% è quello che risulterebbe preferibile in quanto tende a confermare le tendenze di
crescita dell’incidenza della raccolta differenziata sulle varie frazioni merceologiche.
I quantitativi di Rifiuto Urbano Residuo (RUR) a valle della raccolta differenziata, ottenuti
sulla base degli scenari considerati, dovranno essere smaltiti sostanzialmente senza o con
minimo ricorso alla discarica. Alla luce delle previsioni dell’evoluzione del potere calorifico del
RUR, il Piano evidenzia che il più ragionevole complemento all’azione di recupero di materia
attuata mediante la raccolta differenziata è necessariamente il recupero di energia attuato
mediante la termoutilizzazione dei RUR. Ciò può concretizzarsi con la combustione diretta
del RUR in impianti dedicati o con la produzione di combustibile derivato dai rifiuti (CDR)
che, oltre alla combustione in impianti dedicati, può anche seguire la strada della cocombustione con parziale sostituzione di combustibili fossili in impianti tradizionali.
Il Piano sottolinea inoltre l’opportunità che gli impianti di nuova costruzione che utilizzano
CDR privilegino la produzione combinata di energia elettrica e di calore (cogenerazione)
rispetto alla sola produzione dell’energia elettrica; l’ubicazione di tali impianti, inoltre,
dovrebbe privilegiare la fornitura di calore ai nuclei abitati (teleriscaldamento), con
conseguente dismissione di corrispondenti impianti termici civili, e la fornitura di energia
elettrica ai distretti industriali.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 26 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Sulla base del Piano, il processo di localizzazione degli impianti si svolge con la duplice
partecipazione di Regione e Provincia. La Regione ha il compito di definire i principi di
incompatibilità alla localizzazione valida per tutti gli impianti di smaltimento e di recupero e
per qualsiasi tipo di rifiuto. Le Province, recepite le indicazioni fornite dalla Regione in merito
alle zone non idonee, approvano i propri criteri di idoneità localizzativi, che potranno essere
più restrittivi di quelli regionali; infine, individuano le macroaree potenzialmente idonee ed in
accordo con i Comuni decidono per la localizzazione di dettaglio.
I Piani di gestione dei rifiuti delle province lombarde, precedenti all’entrata in vigore della L.R.
26/2003, nella scelta dei criteri localizzativi hanno spesso fornito previsioni meramente
metodologiche, che non sempre hanno trovato riscontro nella realtà, laddove parte degli
impianti realizzati non ha seguito le indicazioni di localizzazione individuate; le difficoltà
attuative delle previsioni dei piani sono molto spesso imputabili ad aspetti di natura politicasociale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 27 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
PARTE I - LO STATO DI FATTO
3.
IL QUADRO DELL’ATTUALE GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI
3.1.
Evoluzione storica della produzione di rifiuti urbani e dei flussi dalle
raccolte
3.1.1. Le fonti informative di riferimento
L’analisi della produzione di rifiuti urbani, delle raccolte differenziate, dell’andamento storico
di tali valori, dell’articolazione territoriale dei parametri considerati è stata condotta sulla base
dei dati a disposizione dell’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Bergamo.
Per l’anno 2006 è disponibile un database molto articolato che, oltre alle informazioni ora
citate, contiene indicazioni sulle modalità di gestione e organizzazione dei servizi di raccolta
(utilizzate nelle sezioni a questi temi specificatamente dedicate). Per gli anni precedenti al
2006, sono disponibili informazioni relative alla produzione e al complesso delle raccolte
differenziate per il periodo 1993 - 2005.
Si precisa che non essendo noto, per tutti gli anni in analisi, il quantitativo di terre da
spazzamento stradale distinto da quello dei rifiuti indifferenziati, tali quantitativi sono stati
conteggiati congiuntamente per tutto il periodo di studio.
Inoltre, i rifiuti cimiteriali non sono mai stati considerati come facenti parte del totale della
produzione di rifiuti urbani per il periodo in questione.
3.1.2. La produzione di rifiuti urbani
Per l’analisi dell’andamento storico della produzione di rifiuti urbani, le frazioni considerate ai
fini del conteggio sono la frazione indifferenziata destinata a smaltimento, le raccolte
differenziate e gli ingombranti, mentre il dato relativo allo spazzamento stradale disponibile è
accorpato a quello del flusso dei rifiuti indifferenziati.
Sinteticamente, dal 1993 al 2006, si possono individuare i seguenti elementi:
-
aumento della produzione totale di rifiuti urbani;
decremento della frazione destinata allo smaltimento;
consistente aumento delle raccolte differenziate;
quantitativi non significativamente variabili di rifiuti ingombranti.
In particolare, relativamente alla produzione totale di rifiuti urbani, in termini assoluti, negli
anni compresi tra il 1993 ed il 2006 si evidenzia un andamento con una tendenza di base
crescente con picchi relativi di produzione negli anni 1994 e 2002. La produzione
complessiva è cresciuta da 328.290 tonnellate nel 1993 a 478.816 tonnellate nel 2006, con
un incremento complessivo del 45,9%.
Escluso il 1995, anno in cui i Comuni della Val San Martino sono passati alla Provincia di
Lecco, si registra solamente nel 2003 una lieve diminuzione (dello 0,5%) della produzione
annua di rifiuti urbani rispetto all’anno precedente.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 28 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
La crescita della produzione pro-capite è inferiore di più di 10 punti percentuali rispetto a
quella della produzione in termini di quantitativi assoluti, coerentemente con l’incremento di
popolazione di poco più del 10% tra il 1993 e il 2006 verificatosi nella Provincia di Bergamo.
Evoluzione della produzione di rifiuti nella Provincia di Bergamo (anni 1993 - 2006)
Anno
1993
1994
1995*
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
Incremento
totale
Incremento
medio annuo
Abitanti
RU tot
Incremento
annuo
RU tot
Incremento
annuo
n°
946.829
953.457
935.520
942.915
950.639
956.289
964.802
974.290
981.341
990.600
1.004.612
1.021.710
1.029.056
1.044.487
t/anno
328.290
359.188
330.587
345.957
350.181
364.403
390.555
410.450
432.591
441.783
439.579
454.971
461.969
478.816
%
9,4%
-8,0%
4,6%
1,2%
4,1%
7,2%
5,1%
5,4%
2,1%
-0,5%
3,5%
+ 1,5%
+ 3,6%
kg/abxanno
346,7
376,7
353,4
366,9
368,4
381,1
404,8
421,3
440,8
446,0
437,6
445,3
448,9
458,4
%
8,7%
-6,2%
3,8%
0,4%
3,4%
6,2%
4,1%
4,6%
1,2%
-1,9%
1,8%
+ 0,8%
+ 2,1%
+ 10,3%
+ 45,9%
-
+ 32,2%
-
+ 0,8%
+ 2,9%
-
+ 2,2%
-
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: i Comuni di Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 29 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione di rifiuti urbani: 1993 - 2006
500.000
450.000
400.000
350.000
t/anno
300.000
250.000
200.000
150.000
Ingombranti
100.000
RD
50.000
Indifferenziato +
Spazzamento
0
1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Produzione pro-capite di rifiuti urbani: 1993 - 2006
500
450
400
kg/abxanno
350
300
250
200
150
Ingombranti
100
RD
Indifferenziato +
Spazzamento
50
0
1993 1994 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 30 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Le cause dell’incremento evidenziato nei rifiuti prodotti sono ragionevolmente da ricondursi
innanzitutto a dinamiche di sviluppo socio-economico che non sono strettamente prerogative
del contesto della Provincia di Bergamo, ma che agiscono nel complesso del contesto
nazionale. Peraltro, l’analisi comparata dell’evoluzione della produzione di rifiuti registrata
negli anni a livello nazionale, regionale e provinciale evidenzia come la tendenza alla
crescita abbia registrato, negli ultimi anni (dal 2002 in avanti), un significativo rallentamento
in Provincia di Bergamo, rallentamento che è meno pronunciato sull’intera Regione
Lombardia e ancor meno sul complesso nazionale.
Produzione pro-capite di rifiuti urbani in Provincia Bergam o, Lom bardia e
Italia (1999 - 2005)
600
550
kg/abxanno
500
450
400
350
300
1999
2000
2001
Bergamo
2002
2003
Lombardia
2004
2005
ITALIA
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo, APAT – ONR.
Nella seguente figura viene proposto un confronto tra la produzione pro-capite di rifiuti e il
valore aggiunto al costo dei fattori pro-capite; tale valore aggiunto rappresenta, infatti, una
delle principali grandezze utilizzate per fotografare la situazione economica di un
determinato contesto e per capire la sua evoluzione nel tempo, in base alla definizione
ufficiale adottata dall’ISTAT il valore aggiunto è l’aggregato che consente di apprezzare la
crescita del sistema economico in termini di nuovi beni e servizi messi a disposizione della
comunità per impieghi finali.
Si segnala al riguardo che per l’indicatore economico in questione è disponibile la serie
storica di dati relativi al periodo dal 1995 al 2004; successivamente si sono avute delle
modifiche nella metodologia di calcolo di quest’indicatore, che rendono non più
omogeneamente confrontabili i dati più aggiornati con la serie storica precedente.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 31 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
500
30.000
450
25.000
400
20.000
350
15.000
Produzione pro capite
Valore aggiunto al costo dei
fattori pro capite
300
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
Valore aggiunto al costo dei fattori procapite (euro/ab)
Produzione RU pro-capite (kg/abxa)
Evoluzione della produzione pro capite di RU e del valore aggiunto al costo dei
fattori pro capite in Provincia di Bergamo (1995 - 2006)
10.000
2006
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo, Istituto Tagliacarne.
Si evidenzia una similarità negli andamenti di entrambi i parametri che risultano
tendenzialmente crescenti tranne una riduzione del parametro economico nel 2002 e della
produzione pro-capite di RU nell’anno successivo. In particolare, il parametro economico è
caratterizzato da una crescita più accentuata rispetto all’andamento della produzione di
rifiuti, tranne che nel 1999 anno in cui si assiste ad un inversione di tendenza con una
crescita della produzione di rifiuti pro-capite superiore al dato economico ma che non si
ripete negli anni successivi. Nel periodo in analisi si ha un incremento complessivo del valore
aggiunto pro-capite dell’ordine del 39% (dal 1995 al 2004) con un incremento medio annuo
del 3,7%, mentre per la produzione di rifiuti pro-capite si registra un incremento totale circa
del 30% (dal 1995 al 2006) con un dato medio annuo del 2,4%.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 32 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Confronto evoluzione indicatore economico e produzione di rifiuti pro-capite (anni
1995-2006)
Anno
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
Incremento totale
Incremento medio annuo
Valore aggiunto al costo dei
fattori pro-capite
Incremento
euro/ab
annuo (%)
17.756
19.431
9,4%
19.620
1,0%
20.305
3,5%
20.445
0,7%
21.611
5,7%
23.051
6,7%
22.524
-2,3%
23.459
4,2%
24.627
5,0%
nd
nd
38,7%a
3,7%a
Produzione RU pro-capite
kg/abxanno
353,4
366,9
368,4
381,1
404,8
421,3
440,8
446,0
437,6
445,3
448,9
458,4
-
Incremento
annuo (%)
3,8%
0,4%
3,4%
6,2%
4,1%
4,6%
1,2%
-1,9%
1,8%
0,8%
2,1%
29,7%
2,4%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo, Istituto Tagliacarne.
Note: a: riferito al periodo che va dal 1995 al 2004 per carenza di dati omogeneamente confrontabili
Una migliore comprensione delle dinamiche di produzione dei rifiuti urbani può essere
ottenuta considerando la struttura demografica del territorio in esame, con il raggruppamento
dei comuni in classi omogenee per numero di abitanti. Come indicato nella successiva figura
e tabella, i comuni sono stati suddivisi in 6 classi di ampiezza demografica ed è stato
analizzato l’andamento della produzione di rifiuti per tali classi negli ultimi cinque anni (20012006). Si può notare che tutte le classi di comuni, con una popolazione ≤ 30.000 Ab, negli
anni sono caratterizzati da una produzione pro-capite media compresa tra 415 e 478
kg/Abxanno. La classe di Comuni con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti è caratterizzata
negli ultimi anni da una crescita della produzione pro-capite più accentuata (dal 2001 al 2006
è cresciuta circa del 9%). Anche per le altre classi si nota una tendenza all’aumento della
produzione pro capite di rifiuti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 33 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione pro-capite di RU per classe dim ensionale dei
Com uni della Provincia di Bergam o (2001 - 2006)
600
500
kg/Abxanno
400
300
200
100
0
Ab≤1.000
1.000<Ab≤2.000 2.000<Ab≤5.000 5.000<Ab≤10.00010.000<Ab≤30.000
2001
2002
2003
2004
2005
Ab>30.000
2006
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 34 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione di RU per classe dimensionale dei Comuni nella
Provincia di Bergamo (2001 – 2006)
Produz.
Increm.
Produz.
Increm.
RU tot
annuo
RU
annuo
n°
n°
t/a
%
kg/abxa
%
58
30.598
13.397,4
437,9
2001
2002
58
30.765
13.870,1
3,5%
450,8
3,0%
2003
57
30.067
13.844,0
-0,2%
460,4
2,1%
Ab≤1.000
2004
56
29.315
13.563,8
-2,0%
462,7
0,5%
2005
56
29.415
13.533,1
-0,2%
460,1
-0,6%
2006
57
30.239
14.448,0
6,8%
477,8
3,9%
Increm. tot
-1
-1,2%
+7,8%
+9,1%
40
54.974
23.219,5
422,4
2001
2002
40
55.468
23.358,8
0,6%
421,1
-0,3%
2003
41
57.323
25.048,5
7,2%
437,0
3,8%
1.000<Ab≤2.000
2004
42
58.847
25.462,5
1,7%
432,7
-1,0%
2005
42
59.452
25.950,6
1,9%
436,5
0,9%
2006
39
55.489
24.918,5
-4,0%
449,1
2,9%
Increm. tot
-1
+0,9%
+7,3%
+6,3%
87
301.813
125.684,2
416,4
2001
2002
85
295.334
126.212,1
0,4%
427,4
2,6%
2003
81
280.648
117.260,2
-7,1%
417,8
-2,2%
2.000<Ab≤5.000
2004
77
266.469
111.341,9
-5,0%
417,8
0,0%
2005
76
264.881
109.890,2
-1,3%
414,9
-0,7%
2006
75
260.086
112.293,8
2,2%
431,8
4,1%
Increm. tot
-12
-13,8%
-10,7%
+3,7%
46
317.716
137.585,1
433,0
2001
2002
48
331.224
142.755,9
3,8%
431,0
-0,5%
2003
52
356.356
149.141,0
4,5%
418,5
-2,9%
5.000<Ab≤10.000
2004
54
362.158
155.085,0
4,0%
428,2
2,3%
2005
55
370.188
161.935,4
4,4%
437,4
2,2%
2006
58
391.823
173.662,7
7,2%
443,2
1,3%
Increm. tot
+12
+23,3%
+26,2%
+2,3%
10
159.061
67.420,7
423,9
2001
2002
10
160.457
69.117,7
2,5%
430,8
1,6%
2003
10
163.733
70.246,2
1,6%
429,0
-0,4%
10.000<Ab≤30.000
2004
12
186.495
82.022,5
16,8%
439,8
2,5%
2005
12
188.923
84.013,9
2,4%
444,7
1,1%
2006
12
191.205
85.589,1
1,9%
447,6
0,7%
Increm. tot
+2
+20,2%
+26,9%
+5,6%
1
117.179
65.284,1
557,1
2001
2002
1
117.352
66.458,5
1,8%
566,3
1,6%
2003
1
116.485
64.039,8
-3,6%
549,8
-2,9%
Ab>30.000
2004
1
118.426
67.495,5
5,4%
569,9
3,7%
2005
1
116.197
66.646,0
-1,3%
573,6
0,6%
2006
1
115.645
67.904,2
1,9%
587,2
2,4%
Increm. tot
0
-1,3%
+4,0%
+5,4%
981.341
432.591
440,8
242*
2001
2002
990.600
441.773
2,1%
446,0
1,2%
242*
2003
1.004.612
439.580
-0,5%
437,6
-1,9%
242*
Totale Provincia
2004
1.021.710
454.971
3,5%
445,3
1,8%
242*
2005
1.029.056
461.969
1,5%
448,9
0,8%
242*
2006
242*
1.044.487
478.816
3,6%
458,4
2,1%
Increm. tot
0
+6,4%
+10,7%
+4,0%
Note: *: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino)
formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Classe
dimensionale
Anno
Proposta di Piano - Relazione
Comuni
Abitanti
Aprile 2008
Pagina 35 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.1.3. La frazione indifferenziata e lo spazzamento stradale
La frazione indifferenziata, congiuntamente allo spazzamento stradale, ha subito una
sostanziale diminuzione negli anni, passando da 274.698 tonnellate nel 1993 a 207.947
tonnellate nel 2006 con un decremento complessivo del 24,3%. Il decremento è stato più
accentuato tra il 1995 e il 1998, anno a seguito del quale il valore della frazione
indifferenziata e delle terre da spazzamento stradale a smaltimento ha oscillato tra 179.600 e
poco più di 207.947 tonnellate (raggiunte nel 2006), rispecchiando l’andamento osservato
per la produzione totale.
Il valore della produzione pro-capite di rifiuto indifferenziato a smaltimento e delle terre da
spazzamento stradale è diminuito di poco meno di 100 kg/abxanno negli anni tra 1993-2006,
con un andamento pressoché analogo a quello della produzione in termini di tonnellate, ad
esclusione dell’anno 2003 in cui si registra una diminuzione della produzione pro-capite
rispetto all’anno precedente (2002) ed al successivo (2004).
Evoluzione del quantitativo di rifiuti raccolti in forma indifferenziata nella Provincia di
Bergamo (anni 1993 - 2006)
Anno
1993
1994
1995*
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
Incremento
totale
Incremento
medio annuo
n°
946.829
953.457
935.520
942.915
950.639
956.289
964.802
974.290
981.341
990.600
1.004.612
1.021.710
1.029.056
1.044.487
RU Indiff +
Spazzamento
t/anno
274.698
278.528
227.261
214.239
193.943
179.579
179.637
181.741
185.503
187.862
189.056
197.227
201.711
207.947
Incremento
annuo
%
1,4%
-18,4%
-5,7%
-9,5%
-7,4%
0,0%
1,2%
2,1%
1,3%
0,6%
4,3%
2,3%
3,1%
RU Indiff +
Spazzamento
kg/abxanno
290,1
292,1
242,9
227,2
204,0
187,8
186,2
186,5
189,0
189,6
188,2
193,0
196,0
199,1
Incremento
annuo
%
0,7%
-16,8%
-6,5%
-10,2%
-8,0%
-0,9%
0,2%
1,3%
0,3%
-0,8%
2,6%
1,5%
1,6%
+10,3%
-24,3%
-
-31,4%
-
+0,8%
-2,1%
-
-2,9%
-
Abitanti
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: i Comuni di Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 36 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.1.4. Le raccolte differenziate
I quantitativi di rifiuti raccolti in forma differenziata dal 1993 al 2006 hanno subito un
incremento notevole nella Provincia di Bergamo. Infatti, si è passati da una raccolta
differenziata di circa 16.200 t/a nel 1993 ad un quantitativo di ben quattordici volte superiore
nel 2006 (237.337 t/a).
La crescita dei quantitativi intercettati tramite la raccolta differenziata è stata più significativa
fino al 1999 (con tassi: + 104,5% tra il 1993 e il 1994, + 95,6% tra il 1994 e il 1995, + 63,5%
tra il 1995 e il 1996, + 19,6% tra il 1997 e il 1998, + 21% tra il 1998 e il 1999 e + 14% tra il
1999 e il 2000), successivamente gli incrementi annui di RD sono stati inferiori al 10%. Nel
2003 si è assistito ad una riduzione dei quantitativi intercettati tramite RD dell’1,1% rispetto
all’anno precedente, ma si trova una giustificazione nella riduzione riscontrata anche nella
produzione totale di rifiuti urbani.
In termini di quantitativo pro-capite raccolto in forma differenziata si osserva il medesimo
andamento descritto per i quantitativi in termini di tonnellate/anno.
Analizzando la percentuale di raccolta differenziata rispetto alla produzione totale di RU nel
2006 (49,6% di RD) si è raggiunta una percentuale dieci volte superiore a quella conseguita
nel 1993 (4,9% di RD). Tale valore ha subito una crescita accentuata soprattutto negli anni
compresi tra il 1993 e il 1998 (crescita dell’87% tra il 1993 e il 1994, del 113% tra il 1994 e il
1995, del 56% tra il 1995 e il 1996, del 18% tra il 1996 e il 1997, del 16% tra il 1997 e il
1998), attestandosi negli anni successivi ad un incremento medio annuo circa del 3%.
Si sottolinea che i dati analizzati sui quantitativi di RD non comprendono la quota di rifiuti
ingombranti avviati a recupero, quindi sicuramente le percentuali di RD menzionate sono una
sottostima della situazione effettiva in merito al recupero di materia.
Evoluzione del quantitativo di rifiuti raccolti in forma differenziata nella Provincia di
Bergamo (anni 1993 - 2006)
Anno
1993
1994
1995*
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
Incremento
totale
Incremento
medio annuo
Abitanti
RD
Incremento
annuo
RD
Incremento
annuo
% RD
n°
946.829
953.457
935.520
942.915
950.639
956.289
964.802
974.290
981.341
990.600
1.004.612
1.021.710
1.029.056
1.044.487
t/anno
16.198
33.121
64.793
105.916
126.666
153.239
174.779
187.740
204.936
213.508
211.055
221.629
226.184
237.337
%
104,5%
95,6%
63,5%
19,6%
21,0%
14,1%
7,4%
9,2%
4,2%
-1,1%
5,0%
2,1%
4,9%
kg/abxanno
17,1
34,7
69,3
112,3
133,2
160,2
181,2
192,7
208,8
215,5
210,1
216,9
219,8
227,2
%
103,1%
99,4%
62,2%
18,6%
20,3%
13,1%
6,4%
8,4%
3,2%
-2,5%
3,3%
1,3%
3,4%
4,9%
9,2%
19,6%
30,6%
36,2%
42,1%
44,8%
45,7%
47,4%
48,3%
48,0%
48,7%
49,0%
49,6%
+10,3%
+1.365,2%
-
+1.228,2%
-
+904,6%
+0,8%
+22,9%
-
+22,0%
-
+19,4%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: i Comuni di Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 37 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Come è evidente nella seguente figura, gli obiettivi di legge definiti dal D.Lgs. 22/97 (15% di
raccolta differenziata al 1999, 25% al 2001, 35% al 2003) sono stati conseguiti con diversi
anni di anticipo, così come risulta già conseguito l’obiettivo del 40% della L.R. 26/03 (peraltro
in realtà riferito, secondo quanto previsto dalla normativa regionale, al riciclo e recupero di
materia, e non al dato della raccolta differenziata).
Infatti, l’obiettivo del raggiungimento del 15% di raccolta differenziata è stato conseguito nel
1995 invece del 1999 come limite ultimo imposto per legge. L’obiettivo del raggiungimento
del 25% di raccolta differenziata è stato conseguito nell’anno successivo (1996), e quello del
35% di raccolta differenziata, previsto per il 2003, già nel 1997 era stato superato.
Tra il 1998 e il 2006 la percentuale di RD ha subito una crescita decisamente più contenuta,
con valori annui che rimangono compresi tra il 40% e il 50%.
Evoluzione della RD in Provincia di Bergam o e obiettivi norm ativi
60%
Obiettivo L.Finanziaria '07: 60% di RD al 2011
% RD su produzione di RU
50%
Obiettivo L.Finanziaria '07: 50% di RD al 2009
Obiettivo L.R. 26/03: 40% di riciclo e recupero di materia al 2010
40%
Obiettivo D.Lgs 22/97: 35% di RD dal 2003
30%
Obiettivo D.Lgs 22/97: 25% di RD dal 2001
20%
Obiettivo D.Lgs 22/97: 15% di RD dal 1999
10%
0%
1993
1994
1995
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 38 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Nella seguente figura e tabella sono riportati i risultati dell’elaborazione dei dati sulle RD dal
2001 al 2006 in base al raggruppamento dei comuni in classi omogenee per numero di
abitanti. Per tutte le classi dimensionali dei Comuni della Provincia di Bergamo si è delineato
negli ultimi cinque anni un andamento crescente delle raccolte differenziate. Inoltre si nota
che il tasso di crescita delle RD pro-capite per ciascuna classe dimensionale, dal 2001 al
2006, risulta essere tendenzialmente superiore rispetto a quello della produzione pro-capite
di RU.
Evoluzione della RD pro-capite per classe dim ensionale dei Com uni della
Provincia di Bergam o (2001 - 2006)
280
240
kg/Abxanno
200
160
120
80
40
0
Ab≤1.000
1.000<Ab≤2.000
2001
2.000<Ab≤5.000
2002
2003
5.000<Ab≤10.000 10.000<Ab≤30.000
2004
2005
Ab>30.000
2006
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 39 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della raccolta differenziata per classe dimensionale dei Comuni nella
Provincia di Bergamo (2001 – 2006)
Classe
dimensionale
Anno
Abitanti
RD
Increm.
annuo
%
n°
t/a
30.598
3.605,0
2001
2002
30.765
3.815,7
5,84%
2003
30.067
3.666,6
-3,91%
Ab≤1.000
2004
29.315
3.895,1
6,23%
2005
29.415
3.716,4
-4,59%
2006
30.239
4.538,9
22,13%
Increm. tot
-1,17%
+25,9%
54.974
7.958,7
2001
2002
55.468
7.941,9
-0,21%
2003
57.323
8.277,3
4,22%
1.000<Ab≤2.000
2004
58.847
8.663,8
4,67%
2005
59.452
8.855,7
2,22%
2006
55.489
8.855,7
0,00%
Increm. tot
+0,9%
+11,3%
301.813
60.851,9
2001
2002
295.334
62.054,8
1,98%
2003
280.648
58.663,1
-5,47%
2.000<Ab≤5.000
2004
266.469
55.066,9
-6,13%
2005
264.881
55.044,6
-0,04%
2006
260.086
56.669,4
2,95%
Increm. tot
-13,8%
-6,9%
317.716
70.128,8
2001
2002
331.224
73.972,2
5,48%
2003
356.356
76.605,7
3,56%
5.000<Ab≤10.000
2004
362.158
81.829,5
6,82%
2005
370.188
85.033,9
3,92%
2006
391.823
91.315,6
7,39%
Increm. tot
+23,3%
+30,2%
159.061
36.051,8
2001
2002
160.457
38.442,4
6,63%
2003
163.733
38.385,9
-0,15%
10.000<Ab≤30.000
2004
186.495
44.741,4
16,56%
2005
188.923
45.908,7
2,61%
2006
191.205
46.856,6
2,06%
Increm. tot
+20,2%
+30,0%
117.179
26.340,0
2001
2002
117.352
27.271,8
3,54%
2003
116.485
25.456,8
-6,66%
Ab>30.000
2004
118.426
27.432,7
7,76%
2005
116.197
27.624,9
0,70%
2006
115.645
29.318,5
6,13%
Increm. tot
-1,3%
+11,3%
981.341
204.936,2
2001
2002
990.600
213.498,8
4,18%
2003
1.004.612
211.055,5
-1,14%
Totale Provincia
2004
1.021.710
221.629,4
5,01%
2005
1.029.056
226.184,2
2,06%
2006
1.044.487
237.555,9
5,03%
Increm. tot
+6,4%
+15,9%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
RD
kg/abxa
117,8
124,0
121,9
132,9
126,3
150,1
+27,4%
144,8
143,2
144,4
147,2
149,0
159,6
+10,2%
201,6
210,1
209,0
206,7
207,8
217,9
+8,1%
220,7
223,3
215,0
225,9
229,7
233,1
+5,6%
226,7
239,6
234,4
239,9
243,0
245,1
+8,1%
224,8
232,4
218,5
231,6
237,7
253,5
+12,8%
208,8
215,5
210,1
216,9
219,8
227,4
+8,9%
Increm.
annuo
%
5,27%
-1,68%
8,96%
-4,91%
18,80%
-1,10%
0,85%
1,96%
1,17%
7,14%
4,21%
-0,52%
-1,14%
0,56%
4,85%
1,18%
-3,74%
5,11%
1,66%
1,46%
5,70%
-2,14%
2,33%
1,29%
0,85%
3,39%
-5,96%
6,00%
2,63%
6,64%
3,20%
-2,52%
3,25%
1,33%
3,48%
-
RD
%
26,9%
27,5%
26,5%
28,7%
27,5%
31,4%
+16,7%
34,3%
34,0%
33,0%
34,0%
34,1%
35,5%
+3,7%
48,4%
49,2%
50,0%
49,5%
50,1%
50,5%
+4,2%
51,0%
51,8%
51,4%
52,8%
52,5%
52,6%
+3,2%
53,5%
55,6%
54,6%
54,5%
54,6%
54,7%
+2,4%
40,3%
41,0%
39,8%
40,6%
41,5%
43,2%
+7,0%
47,4%
48,3%
48,0%
48,7%
49,0%
49,6%
+4,7%
Pagina 40 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.1.5. Gli ingombranti
Il quantitativo della frazione di rifiuti ingombranti complessivamente dal 1993 al 2006 è
diminuito del 10,3% e mediamente si è riscontrato una diminuzione annua dello 0,8%. In
particolar modo si sottolinea la riduzione sostanziale negli anni 1995 e 1996 (ricordando però
che proprio nel 1995 i Comuni della Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco),
riduzione, seppure più contenuta, che si ripete negli ultimi cinque anni (dal 2002 al 2006).
Tale frazione ha avuto, in questi anni, un peso sulla produzione totale di rifiuti che è oscillato
tra un minimo del 7% rispetto al totale dei RU nel 2006 e un massimo del 13,2% nel 1994.
Evoluzione del quantitativo di rifiuti ingombranti nella Provincia di Bergamo (anni
1993 - 2006)
Anno
1993
1994
1995*
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
Incremento
totale
Incremento
medio annuo
Abitanti
Ingombranti
Incremento
annuo
Ingombranti
Incremento
annuo
n°
946.829
953.457
935.520
942.915
950.639
956.289
964.802
974.290
981.341
990.600
1.004.612
1.021.710
1.029.056
1.044.487
t/anno
37.394
47.539
38.533
25.802
29.572
31.585
36.139
40.969
42.152
40.413
39.468
36.115
34.074
33.533
%
27,1%
-18,9%
-33,0%
14,6%
6,8%
14,4%
13,4%
2,9%
-4,1%
-2,3%
-8,5%
-5,7%
-1,6%
kg/ab*anno
39,5
49,9
41,2
27,4
31,1
33,0
37,5
42,1
43,0
40,8
39,3
35,3
33,1
32,1
%
26,2%
-17,4%
-33,6%
13,7%
6,2%
13,4%
12,3%
2,1%
-5,0%
-3,7%
-10,0%
-6,3%
-3,0%
+10,3%
-10,3%
-
-18,7%
-
+0,8%
-0,8%
-
-1,6%
-
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: i Comuni di Val San Martino sono passati alla Provincia di Lecco
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 41 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.1.6. Analisi per aree territoriali
3.1.6.1. Definizione di aree omogenee
La Provincia di Bergamo (costituita da 244 Comuni) può essere ripartita in 5 aree, da
considerarsi tendenzialmente omogenee dal punto di vista delle caratteristiche territoriali e
socio-economiche:
1)
2)
3)
4)
5)
Area di pianura:
Area della bassa valle:
Area dell’alta valle:
Area di montagna:
Area di montagna a sviluppo
turistico e produttivo:
84 comuni;
51 comuni;
46 comuni;
46 comuni;
16 comuni.
Escluso da questa analisi è il Comune di Bergamo, che si presenta con evidenza come
realtà a se stante, non assimilabile a quelle sopra elencate.
L’individuazione delle aree omogenee è stata effettuata innanzitutto a partire da una
suddivisione della provincia in 4 aree, determinate dall’altitudine e morfologia del territorio:
1)
2)
3)
4)
Area di pianura:
Area della bassa valle:
Area dell’alta valle:
Area di montagna:
84 comuni:
51 comuni;
46 comuni;
62 comuni.
Per l’individuazione dei Comuni di pianura è stata presa come riferimento la classificazione
Istat, basata sulla zona altimetrica di appartenenza, che riconosce 84 comuni della Provincia
di Bergamo come “Comuni di pianura”.
Per la caratterizzazione dei restanti Comuni, la classificazione originale Istat in “Comuni di
collina” e “Comuni di montagna” non è stata ritenuta adeguata, in quanto portava a
caratterizzare una fascia piuttosto contenuta del territorio come collinare, mentre la fascia
montana si presentava oltremodo estesa. Si è quindi assunta come riferimento innanzitutto
la quota sul livello del mare della principale località abitata di ciascun Comune, provvedendo
quindi alla ripartizione nelle tre classi di bassa valle, alta valle e montagna, a seguito anche
di alcune verifiche e correzioni puntuali.
In linea di massima, comunque:
-
nella fascia della bassa valle sono stati inseriti i comuni caratterizzati da una quota
compresa circa tra 250 e 350 m s.l.m.
nella fascia dell’alta valle sono stati invece inseriti i comuni con una quota compresa circa
tra 350 e 600 m s.l.m.
nella fascia di montagna sono stati inseriti i comuni con una quota maggiore di circa 600
m s.l.m.
Per i comuni della fascia di montagna si è poi ritenuto opportuno, sempre nella prospettiva di
definizione di aree omogenee per la comprensione delle dinamiche di produzione dei rifiuti,
effettuare un’ulteriore suddivisione sulla base del relativo “sviluppo turistico-produttivo”. A tal
fine, si sono quindi esaminati diversi possibili indicatori di caratterizzazione economica dei
Comuni (numerosità delle unità locali o degli addetti complessivi o del settore terziario, quota
delle utenze non domestiche registrate negli archivi tassa/tariffa, consumi delle famiglie, ...)
arrivando quindi a individuare nel parametro “unità locali del commercio e dei servizi su 100
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 42 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
residenti” quello maggiormente significativo, in relazione anche alla produzione di rifiuti procapite registrata nei diversi Comuni.
Sulla base di quest’indicatore si sono quindi individuati 16 Comuni montani caratterizzati da
un rapporto “unità locali del commercio e servizi/abitanti residenti” superiore a “7/100”.
Questi 16 comuni sono quindi stati classificati come “area montana a sviluppo turistico produttivo”.
Le seguenti tabelle riportano l’elenco dei Comuni appartenenti a ciascuna della 5 aree
omogenee individuate.
Comuni appartenenti alle aree di Pianura e della Bassa Valle.
Area di Pianura
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
Antegnate
Arcene
Arzago d'Adda
Azzano San Paolo
Bagnatica
Barbata
Bariano
Bolgare
Boltiere
Bonate Sopra
Bonate Sotto
Bottanuco
Brembate
Brembate di Sopra
Brignano Gera d'Adda
Brusaporto
Calcinate
Calcio
Calusco d'Adda
Calvenzano
Canonica d'Adda
Capriate San Gervasio
Caravaggio
Casirate d'Adda
Castel Rozzone
Cavernago
Chignolo d'Isola
Ciserano
Cividate al Piano
Cologno al Serio
Comun Nuovo
Cortenuova
Costa di Mezzate
Covo
Curno
Dalmine
Fara Gera d'Adda
Fara Olivana con Sola
Filago
Fontanella
Fornovo San Giovanni
Ghisalba
Gorle
Grassobbio
45
46
47
48
49
50
51
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
84
Proposta di Piano - Relazione
Isso
Lallio
Levate
Lurano
Madone
Martinengo
Medolago
Misano di Gera d'Adda
Montello
Morengo
Mornico al Serio
Mozzanica
Mozzo
Orio al Serio
Osio Sopra
Osio Sotto
Pagazzano
Palosco
Pedrengo
Pognano
Ponte San Pietro
Pontirolo Nuovo
Presezzo
Pumenengo
Romano di Lombardia
Seriate
Solza
Spirano
Stezzano
Suisio
Telgate
Terno d'Isola
Torre Pallavicina
Treviglio
Treviolo
Urgnano
Valbrembo
Verdellino
Verdello
Zanica
Area di Bassa Valle
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
Albano S. Alessandro
Albino
Algua
Almè
Almeno S. Bartolomeo
Almenno S. Salvatore
Alzano Lombardo
Ambivere
Barzana
Borgo di Terzo
Caprino Bergamasco
Carobbio degli Angeli
Carvico
Castelli Calepio
Cenate Sopra
Cenate Sotto
Chiuduno
Cisano Bergamasco
Credaro
Entratico
Foresto Sparso
Gandosso
Gorlago
Grumello del Monte
Luzzana
Mapello
Nembro
Paladina
Palazzago
Ponteranica
Pontida
Pradalunga
Ranica
San Paolo d'Argon
Sarnico
Scanzorosciate
Sedrina
Sorisole
Sotto il Monte
Strozza
Torre Boldone
Torre de' Roveri
Trescore Balneario
Ubiale Clanezzo
Aprile 2008
45
46
47
48
49
50
51
Vigano S. Martino
Villa d'Adda
Villa d'Almè
Villa di Serio
Villongo
Zandobbio
Zogno
Pagina 43 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Comuni appartenenti alle aree dell’Alta Valle e di Montagna
Area di Alta Valle
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
Adrara San Martino
Adrara San Rocco
Berzo San Fermo
Bianzano
Brembilla
Camerata Cornello
Capizzone
Casazza
Casnigo
Castro
Cazzano Sant'Andrea
Cene
Colzate
Costa Volpino
Endine Gaiano
Fiorano al Serio
Fonteno
Gandino
Gaverina Terme
Gazzaniga
Grone
Leffe
Lenna
Lovere
Monasterolo del Castello
Olmo al Brembo
Parzanica
Peia
Pianico
Piazza Brembana
Piazzolo
Predore
Ranzanico
Riva di Solto
Rogno
San Giovanni Bianco
San Pellegrino Terme
Sant'Omobono Imagna
Solto Collina
Sovere
Spinone al Lago
Tavernola Bergamasca
Valnegra
Vertova
Viadanica
Vigolo
Proposta di Piano - Relazione
Area Montana a sviluppo
turistico - produttivo
Area Montana
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
38
39
40
41
42
43
44
45
46
Ardesio
Averara
Aviatico
Azzone
Bedulita
Berbenno
Blello
Bossico
Bracca
Cassiglio
Cerete
Corna Imagna
Cornalba
Costa Serina
Costa Valle Imagna
Cusio
Dossena
Fino del Monte
Fuipiano Valle Imagna
Gandellino
Gerosa
Gorno
Gromo
Locatello
Moio de' Calvi
Oltressenda Alta
Oneta
Onore
Ornica
Parre
Piario
Premolo
Roncobello
Roncola
Rota d'Imagna
Rovetta
Santa Brigida
Serina
Songavazzo
Valbondione
Valgoglio
Valsecca
Valtorta
Vedeseta
Villa d'Ogna
Vilminore di Scalve
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
Branzi
Brumano
Carona
Castione della Presolana
Clusone
Colere
Foppolo
Isola di Fondra
Mezzoldo
Oltre il Colle
Piazzatorre
Ponte Nossa
Schilpario
Selvino
Taleggio
Valleve
Aprile 2008
Pagina 44 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Suddivisione del territorio della Provincia di Bergamo in aree omogenee
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 45 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.1.6.2. Analisi serie storica della produzione totale di rifiuti urbani e
della raccolta differenziata
Individuate le aree omogenee del territorio provinciale è possibile delineare, per ciascuna di
esse, l’andamento della produzione dei rifiuti e della raccolta differenziata dal 2001 al 2006.
In merito alla produzione di RU si segnala innanzitutto la maggior intensità di produzione
(kg/Ab*anno) nell’area montana a sviluppo turistico – produttivo (mediamente 652
kg/Abxanno) e nel Comune Capoluogo (mediamente 567 kg/Abxanno), a fronte di valori
nelle altre aree vicini alla media provinciale (con una produzione media negli ultimi 5 anni di
446 kg/Abxanno).
La tendenza della produzione pro-capite negli ultimi anni risulta essere in aumento in modo
più o meno marcato per tutte le aree analizzate. In particolare si nota:
-
-
-
una riduzione della produzione pro-capite nel 2003 rispetto all’anno precedente e
successivo nelle aree di Pianura, di Bassa Valle e nella Città di Bergamo, tendenza che
si riscontra anche a livello provinciale e che presumibilmente si può associare alla siccità
di cui è stato caratterizzato l’anno 2003 riducendo così la produzione di rifiuti da sfalci e
potature;
un incremento della produzione pro-capite nel 2003 rispetto all’anno precedente nelle
aree di Montagna (ad elevato e ridotto sviluppo turistico - prodittivo);
nell’area Pianura la produzione pro-capite negli ultimi 5 anni è stata pressocchè costante
(da un minimo di 432,5 kg/Abxanno nel 2003 ad un massimo di 448,4 kg/Abxanno nel
2006);
nell’area di Bassa Valle si hanno i dati di produzione pro-capite di RU in assoluto più
bassi in tutti gli anni, ma in termini di incremento totale e medio annuo della produzione
pro-capite si registra il dato più consistente, infatti dal 2001 al 2006 la produzione
specifica di RU è aumentata del 9,8%;
In merito all’andamento delle raccolte differenziate si segnala il discostamento dei dati di RD
pro-capite nelle aree di Alta Valle e dell’Area montana a fronte dei valori nelle altre aree vicini
alla media provinciale. Inoltre risulta che:
-
-
-
l’andamento dei quantitativi pro-capite intercettati dalla RD, dal 2001 al 2006, è crescente
per tutte le aree ad eccezione dell’Area montana che negli ultimi tre anni si è attestata
intorno ad una RD di 140 kg/Abxanno;
come segnalato per la produzione pro-capite di RU anche per la RD nel 2003 si ha una
riduzione rispetto all’anno precedente ed al successivo nelle aree di Pianura, Bassa Valle
e nella Città di Bergamo;
nelle aree di Pianura e di Bassa Valle sono raggiunte le % di RD più alte e si delinea un
andamento crescente di questi valori dal 2001 in poi;
anche per la città di Bergamo la tendenza è ad un aumento delle % di RD ad esclusione
dell’anno 2003;
per l’area montana a sviluppo turistico – produttivo solamente nel 2004 si riscontra una
riduzione della % di RD, negli altri anni l’andamento è comunque crescente;
l’area montana risulta essere in controtendenza rispetto al resto della Provincia, in
quanto le percentuali di intercettazione dal 2001 al 2006 sono diminuite di tre punti
percentuali (passando dal 33,6% del 2001 al 30,5% del 2006).
Nelle seguenti figure sono rappresentati i dati sulle produzioni e le raccolte differenziate procapite delle aree omogenee a confronto per ciascuna delle quali sono riportati i dati sulla
produzione di RU e la RD dal 2001 al 2006 nelle tabelle successive.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 46 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione pro-capite di RU (2001 - 2006)
700
600
kg/Abxanno
500
400
300
200
100
0
Pianura
Bassa valle
Alta valle
2001
2002
Area
Montana
2003
2004
Area
Montana a
sviluppo turprodut
2005
Bergamo
Provincia
2006
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Evoluzione della RD pro-capite per area om ogenea (2001-2006)
300
250
kg/Abxanno
200
150
100
50
0
Pianura
Bassa valle
Alta valle
2001
2002
Area
Montana
2003
2004
Area
Montana a
sviluppo turprodut
2005
Bergamo
Provincia
2006
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 47 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Andam ento della % di RD nelle aree om ogenee (2001-2006)
60%
55%
50%
45%
40%
35%
30%
25%
2001
2002
2003
Pianura
Alta valle
Area Montana a sviluppo tur-produt
Provincia
2004
2005
2006
Bassa valle
Area Montana
Bergamo
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 48 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area di Pianura (costituita
da 84 Comuni) dal 2001 al 2006
Area di Pianura
Anno
Abitanti
RU tot
Incr.
annuo
RU tot
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
n°
t/a
%
kg/ab*a
%
t/a
%
kg/ab*a
%
%
2001
445.968
198.286,6
-
444,6
-
104.445,2
-
234,2
-
52,7%
2002
452.221
201.117,4
1,4%
444,7
0,0%
107.265,7
2,7%
237,2
1,3%
53,3%
2003
462.403
200.008,3
-0,6%
432,5
-2,7%
106.218,4
-1,0%
229,7
-3,2%
53,1%
2004
473.193
208.422,1
4,2%
440,5
1,8%
111.464,2
4,9%
235,6
2,5%
53,5%
2005
480.732
213.197,9
2,3%
443,5
0,7%
114.117,5
2,4%
237,4
0,8%
53,5%
2006
490.394 219.878,4
3,1%
448,4
1,1% 117.855,2
Incremento
+10,0%
+10,9%
+0,8%
+12,8%
totale
Incr. medio
+1,9%
+2,1%
+0,2%
+2,4%
annuo
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti
3,3%
240,3
1,2%
53,6%
-
+2,6%
-
+1,8%
-
+0,5%
-
+0,3%
Comuni dell’Area di Pianura della Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 49 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area di Bassa Valle
(costituita da 51 Comuni) dal 2001 al 2006
Area di Bassa Valle
Anno
Abitanti
RU tot
Incr.
annuo
RU tot
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
n°
t/a
%
kg/ab*a
%
t/a
%
kg/ab*a
%
%
2001
245.217
90.817,6
-
370,4
-
47.569,0
-
194,0
-
52,4%
2002
247.241
94.308,4
3,8%
381,4
3,0%
51.455,7
8,2%
208,1
7,3%
54,6%
2003
249.954
93.138,3
-1,2%
372,6
-2,3%
51.122,3
-0,6%
204,5
-1,7%
54,9%
2004
253.135
98.935,1
6,2%
390,8
4,9%
55.220,6
8,0%
218,1
6,7%
55,8%
2005
254.850
101.467,7
2,6%
398,1
1,9%
56.729,1
2,7%
222,6
2,0%
55,9%
2006
260.650 106.041,1
4,5%
406,8
2,2%
59.813,9
Incremento
+6,3%
+16,8%
+9,8%
+25,7%
totale
Incr. medio
+1,2%
+3,1%
+1,9%
+4,7%
annuo
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti
5,4%
229,5
3,1%
56,4%
-
+18,3%
-
+7,7%
-
+3,4%
-
+1,5%
Comuni dell’Area di Bassa Valle della Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 50 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area di Alta Valle
(costituita da 46 Comuni) dal 2001 al 2006
Area di Alta Valle
Anno
Abitanti
RU tot
Incr.
annuo
RU tot
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
n°
t/a
%
kg/ab*a
%
t/a
%
kg/ab*a
%
%
2001
107.200
44.826,1
-
418,2
-
15.963,4
-
148,9
-
35,6%
2002
107.749
46.618,0
4,0%
432,7
3,5%
16.643,9
4,3%
154,5
3,7%
35,7%
2003
108.831
47.469,3
1,8%
436,2
0,8%
16.714,7
0,4%
153,6
-0,6%
35,2%
2004
109.697
45.926,5
-3,3%
418,7
-4,0%
16.851,2
0,8%
153,6
0,0%
36,7%
2005
109.903
46.387,3
1,0%
422,1
0,8%
16.865,7
0,1%
153,5
-0,1%
36,4%
2006
110.408
49.001,1
5,6%
443,8
5,2%
18.029,4
Incremento
+3,0%
+9,3%
+6,1%
+12,9%
totale
Incr. medio
+0,6%
+1,8%
+1,2%
+2,5%
annuo
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti
6,9%
163,3
6,4%
36,8%
-
+9,7%
-
+3,3%
-
+1,9%
-
+0,7%
Comuni dell’Area di Alta Valle della Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 51 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area montana (costituita
da 46 Comuni) dal 2001 al 2006
Area Montana
Anno
Abitanti
RU tot
Incr.
annuo
RU tot
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
n°
t/a
%
kg/ab*a
%
t/a
%
kg/ab*a
%
%
2001
43.599
19.144,9
-
439,1
-
6.429,1
-
147,5
-
33,6%
2002
43.913
19.140,7
0,0%
435,9
-0,7%
6.479,9
0,8%
147,6
0,1%
33,9%
2003
44.520
20.169,3
5,4%
453,0
3,9%
6.957,1
7,4%
156,3
5,9%
34,5%
2004
44.711
19.526,9
-3,2%
436,7
-3,6%
6.254,3
-10,1%
139,9
-10,5%
32,0%
2005
44.799
19.772,0
1,3%
441,3
1,1%
6.255,2
0,0%
139,6
-0,2%
31,6%
2006
44.784
20.553
3,9%
458,9
4,0%
6.262
Incremento
+2,7%
+7,4%
+4,5%
-2,6%
totale
Incr. medio
+0,5%
+1,4%
+0,9%
-0,5%
annuo
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti
0,1%
139,8
0,1%
30,5%
-
-5,2%
-
-9,3%
-
-1,1%
-
-1,9%
Comuni dell’Area montana della Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 52 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nell’Area montana a sviluppo
turistico - produttivo (costituita da 16 Comuni) dal 2001 al 2006
Area di Montagna a sviluppo turistico - produttivo
Anno
Abitanti
RU tot
Incr.
annuo
RU tot
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
n°
t/a
%
kg/ab*a
%
t/a
%
kg/ab*a
%
%
2001
22.178
14.231,6
-
641,7
-
4.189,4
-
188,9
-
29,4%
2002
22.124
14.130,2
-0,7%
638,7
-0,5%
4.381,7
4,6%
198,1
4,8%
31,0%
2003
22.419
14.754,7
4,4%
658,1
3,0%
4.586,1
4,7%
204,6
3,3%
31,1%
2004
22.548
14.665,3
-0,6%
650,4
-1,2%
4.406,3
-3,9%
195,4
-4,5%
30,0%
2005
22.575
14.498,4
-1,1%
642,2
-1,3%
4.591,8
4,2%
203,4
4,1%
31,7%
2006
22.606
15.438,8
6,5%
683,0
6,3%
5.513,5
Incremento
+1,9%
+8,5%
+6,4%
+31,6%
totale
Incr. medio
+0,4%
+1,6%
+1,3%
+5,6%
annuo
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti
20,1%
243,9
19,9%
35,7%
-
+7,7%
-
+7,6%
-
+1,9%
-
+1,8%
Comuni dell’Area montana a sviluppo turistico - produttivo della Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 53 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Evoluzione della produzione di rifiuti urbani e della RD nel Comune di Bergamo dal
2001 al 2006
Comune di Bergamo
Anno
Abitanti
RU tot
Incr.
annuo
RU tot
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
Incr.
annuo
RD*
n°
t/a
%
kg/ab*a
%
t/a
%
kg/ab*a
%
%
2001
117.179
65.284,1
-
557,1
-
26.340,0
-
224,8
-
40,3%
2002
117.352
66.458,5
1,8%
566,3
1,6%
27.271,8
3,5%
232,4
3,4%
41,0%
2003
116.485
64.039,8
-3,6%
549,8
-2,9%
25.456,8
-6,7%
218,5
-6,0%
39,8%
2004
118.426
67.495,5
5,4%
569,9
3,7%
27.432,7
7,8%
231,6
6,0%
40,6%
2005
116.197
66.646,0
-1,3%
573,6
0,6%
27.624,9
0,7%
237,7
2,6%
41,5%
2006
115.645
67.904,2
1,9%
587,2
2,4%
29.318,5
Incremento
-1,3%
+4,0%
+5,4%
+11,3%
totale
Incr. medio
-0,3%
+0,8%
+1,1%
+2,2%
annuo
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: non è compresa la quota di materia da recupero degli ingombranti
6,1%
253,5
6,6%
43,2%
-
+12,8%
-
+7,0%
-
+2,4%
-
+1,4%
Comune di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 54 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.2.
Le iniziative della Provincia di Bergamo per il contenimento della
produzione di rifiuti
Sono già diversi anni che il Settore Ambiente della Provincia rivolge particolare attenzione al
tema della riduzione dei rifiuti all’origine ed alle problematiche ad esso correlate. Il principio
adottato dalla Provincia è quello secondo il quale il problema dei rifiuti può trovare
un’adeguata soluzione adottando politiche di prevenzione e di riduzione degli stessi sin
dall’origine ed attuando, in sinergia con tutti i soggetti coinvolti o interessati, azioni ed
iniziative di sensibilizzazione atte a promuovere la cultura della prevenzione; sono state
pertanto promosse attività di sensibilizzazione e azioni di sostegno ai Comuni per
l’attuazione di politiche virtuose di gestione dei rifiuti urbani.
Sul piano della sensibilizzazione è stata realizzata e distribuita una videocassetta, a titolo “La
famiglia Sperperi – Storie di ostinato consumo” utilizzata anche nelle scuole per diffondere
le tematiche di sensibilizzazione ambientale (nel biennio 2004/05).
E’ stato inoltre istituito un Premio per le migliori iniziative comunali di prevenzione dei rifiuti
trasformato in un bando per la concessione di contributi per progetti – oltre che di
prevenzione rifiuti – anche di ripristino e valorizzazione ambientale, destinato ad Enti locali
ed organizzazioni di volontariato, che ha consentito l’assegnazione di contributi per oltre €.
125.000,00 (Delibera G.P. n. 173 del 1.4.2004).
L’esperienza provinciale in materia di prevenzione e di tariffazione dei rifiuti è stata
presentata in occasione di Convegni organizzati a Varese, Trento e Roma (nell’ambito del
Convegno Nazionale Federambiente) (negli anni 2002/03).
Nel seguito si riporta una sintetica descrizione delle attività svolte: finanziamenti, attività di
studio e supporto ai Comuni, protocolli e accordi.
3.2.1. Il finanziamento ai progetti comunali di riduzione della produzione di
rifiuti
Nel seguito si riporta a titolo esemplificativo un elenco dei finanziamenti concessi in anni
recenti.
Anno 2004: Bando di finanziamento per iniziative di prevenzione dei rifiuti
Soggetto beneficiario
Spese
ritenute % finanziam.
ammissibili (€)
Ass. Oasi verdi di Filago
6.820
70
Consulta Associaz. Boltiere
7.000
70
Comunita' Ruah di Bergamo
13.400
65
Comune di Brignano
12.000
65
Comune di Osio Sopra
9.295,20
57
Comune di S. Paolo d'Argon
6.180
57
Linea Servizi s.r.l.
38.382
57
Comune di Alme'
4.980
55
Comune di Gorle
5.400
55
Totale
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Contributo assegnato
4.800
4.900
8.700
7.800
5.300
3.500
21.900
2.700
3.000
62.600
Pagina 55 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Anno 2006: Bando di finanziamento per iniziative di prevenzione della produzione rifiuti,
incentivazione delle raccolte selettive di rifiuti e implementazione GPP”
Soggetto
Oggetto
Almè
Arcene
Bergamo
Bottanuco
Capriate S. G.
Caravaggio
Diffusione compostaggio domestico
Sensibilizzazione per riduzione produzione rifiuti
Realizzazione area RAEE – Acquisto materiali
Acquisto di arredi in plastica riciclata per parco
Area attrezzata per RAEE
Attivazione reti di scambio riutilizzo oggetti e indumenti usati;
sensibilizzazione riduzione produzione rifiuti
Diffusione compostaggio domestico
Carobbio
degli Promozione compostaggio domestico
Angeli
Realizzaz.distribuz. opuscoli per potenziare RD
Attività di promozione acquisti consapevoli
Casazza (capofila)
Auto-compostaggio comunale scarti vegetali
Casnigo
Diffusione compostaggio domestico
Cologno al Serio
Riduzione dei consumi merci a perdere
Covo e Palosco
Prevenzione produzione rifiuti
Curno
Compostaggio domestico; Iniziative sensibilizzazione
Dalmine
(A21 Riduzione consumi merci a perdere
Isola)
Sensibilizzazione prevenzione rifiuti
Attivazione reti di scambio riutilizzo oggetti ed indumenti
usati; Implementazione GPP
Entratico
Pubblicazione inserti speciali
Progetto di educazione ambientale per scuole elementari
Realizzazione area RAEE
Filago
Realizzazione area per PVC Diffusione compostaggio
domestico; Riduzione dei consumi di merci a perdere
Fonteno
Riduzione borse di plastica mediante acquisto borse in
cotone da distribuire gratuitamente
Fornovo S. Giovanni Realizzazione area RAEE
Gorlago
Campagna sensibilizzazione
Interventi educaz. Amb.le; Acquisto composter domestici
Gorno
Sensibilizzazione per commercianti; interventi scuole;
Realizzazione areeRAEE-PVC
Mezzoldo(capofila)
Riduzione rifiuti: lavaggio piatt e stoviglie nel Centro per la
famiglia; Contratto assistenza rigenerazione toner esausto;
Progetto educazione ambientale consortile
Nembro
Contratto
assistenza
rigenerazione
toner
esausto;
Introduzione nelle mense di banane equo-solidali; Installaz.
impianto illuminazione pubb. basso consumo
Piazzatorre
Campagna
sensibilizzazione;
Attivazione
rete
di
scambio/agevolazione riutilizzo indumenti usati
Ponteranica
Sensibilizzazione dei cittadini al problema rifiuti
Ranica (capofila)
Campagna sensibilizzazione riduzione rifiuti
Seriate
Promozione politica acquisti verdi in comune
Realizzazione campagna di sensibilizzazione riduzione
produzione rifiuti
Stezzano
Implementazione GPP
Campagna sensibilizzazione sul tema riduzione rifiuti
Tavernola Berg.
Treviglio
Verdellino
Villa di Serio
Zanica (capofila)
Prevenzione produzione pile a perdere
Accordo quadro con commercianti per misure finalizzate alla
riduzione rifiuti
Centro raccolta RAEE
Lezioni di educaz. ambientale;Compostaggio
Mercatino dell’usato e area RAEE
Realizzazione e divulgazione materiale di sensibilizzazione
prevenzione rifiuti
Promozione uso borse stoffa; implementaz.GPP
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Spesa
Ammessa
5.000,00
5.000,00
13.000,00
17.300,00
26.110,76
21.700,00
Contributo
8.760,00
3.504,00
10.000,00
5.520,00
8.280,00
18.500,00
15.202,14
70.000,00
4.800,00
3.312,00
3.550,40
6.660,00
4.560,64
12.600,00
27.000,00
8.000,00
44.000,00
10.840,00
1.476,00
738,00
20.000,00
20.000,00
7.800,00
6.000,00
3.000,00
1.500,00
7.145,00
4.287,00
8.845,00
4.539,40
8.700,00
2.500,00
2.500.00
6.760,00
6.747,00
6.788,79
8.004,00
3.480,00
4.392,04
19.580,00
21.040,00
2.196,02
7.048,80
7.212,00
73.150,80
13.454,4
2.160,00
27.857,00
1.404,00
7.242,82
13.200,00
20.920,00
6.864,00
8.097,6
26.000,00
6.240,00
Pagina 56 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Soggetto
Oggetto
COMUNITÀ’
MONTANA
C.M.Alto Sebino
C.M. Monte Bronzone
e del Basso Sebino
C.M.Val Cavallina
C.M.Valle Brembana
C.M.Valle Seriana
Spesa
Ammessa
Campagna informazione e formazione sulla separazione
dei rifiuti mediante opuscoli, incontri manifesti, messaggi
radio locali, ecc.
Diffusione compostaggio domestico
Campagne sensibilizzazione
Campagna sensibilizzazione riduzione rifiuti
Fornitura composter
Acquisto borse in tela di juta
Prevenzione produzioni di merci a perdere
Diffusione compostaggio domestico
Educazione ambientale
Campagna sensibilizzazione riduzione rifiuti
TOTALI
Contributo
100.000,00
16.000,00
7.136,50
4.281,90
100.000,00
16.000,00
25.000,00
6.000,00
18.000,00
6.480,00
227.992,77
3.2.2. Attività di studio e di supporto ai Comuni
In tempi recenti gli interventi della Provincia hanno avuto un impulso grazie all’attivazione di
specifiche ulteriori iniziative.
Uno studio condotto nel periodo 2003 – 2004 sulle dinamiche di produzione dei rifiuti in
Provincia ha approfondito le cause dell’aumento della produzione. L’analisi dei fattori alla
base della crescita è stata sviluppata secondo due linee di approfondimento:
• l’influenza delle variabili socioeconomiche;
• l’influenza delle modalità organizzative dei servizi di raccolta dei rifiuti.
Per i fattori di tipo socioeconomico, si è registrata una significativa correlazione tra il livello di
produzione pro capite di rifiuti e un insieme di variabili socioeconomiche comprendenti:
• le seconde case;
• la somma delle unità locali di commercio, servizi ed istituzioni;
• il pendolarismo;
• i consumi degli abitanti.
In particolare, il peso maggiore risulta essere associato alla presenza di unità locali, che
esercitano un effetto quasi doppio rispetto alle seconde case, a loro volta due volte più
significative dei consumi e del pendolarismo.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 57 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Forza della v ariabile nello spiegare l'incremento di produzione dei rifiuti
Pendolari - Bilancio
UL istituzioni
UL servizi
UL industrie
UL commercio
N°addetti
N°Unità locali
N°componenti per famiglia
"seconde case"
abitazioni residenti
densità abitativa
0
0,1
0,2
0,3
0,4
0,5
0,6
Indice di determinazione R-quadrato (min 0 - max 1)
Si registrano dinamiche di crescita più elevata nei Comuni caratterizzati da elevati consumi.
Anche i Comuni maggiormente vocati al terziario (es. centri turistici o poli attrattori di
pendolari) presentano tassi di crescita superiori agli altri Comuni.
Per quanto riguarda l’influenza delle modalità organizzative dei servizi di raccolta dei rifiuti
sulla produzione si sono approfonditi i seguenti aspetti:
• crescita delle raccolte differenziate;
• crescita del recupero degli ingombranti;
• sviluppo della rete di aree attrezzate per la raccolta differenziata.
Sulla base delle analisi condotte non è emersa una significativa correlazione tra questi fattori
e la crescita della produzione di rifiuti.
In conclusione le analisi condotte sembrano evidenziare un maggior peso dei fattori
socioeconomici sulla crescita dei rifiuti prodotti in provincia di Bergamo, rispetto in particolare
al possibile contributo derivante dall’intercettazione di rifiuti speciali assimilabili.
Questo differenzia in parte il caso bergamasco da altre realtà italiane, come quelle dei
territori delle regioni Emilia Romagna e Toscana, o, per restare in ambiti più vicini, della
realtà bresciana, dove le politiche di assimilazione hanno sicuramente inciso in modo
significativo.
Alla luce delle conclusioni cui è pervenuto lo Studio delle dinamiche di produzione e gestione
dei rifiuti, si sono individuate alcune linee di intervento che si è ritenuto potessero orientare
l’azione sia dell’Amministrazione Provinciale (ad es. nella individuazione di priorità per il
finanziamento di azioni di riduzione), sia degli Enti Locali che, pur nella oggettiva limitata
possibilità di intervento, volessero intraprendere azioni mirate al contenimento della
produzione di rifiuti.
Le proposte sono state prioritariamente orientate al settore pubblico ed hanno avuto
carattere diverso andando dalla semplice promozione culturale di comportamenti
“ambientalmente sostenibili” alla sottoscrizione di accordi volontari con attori economici, alla
promozione di azioni di governo (es. tariffazione) sino alla promozione di interventi
direttamente in grado di incidere sulle dinamiche di produzione dei rifiuti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 58 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Le azioni prioritarie sono state individuate nelle seguenti:
• Azione 1 Promozione della tariffazione nella gestione di servizi di raccolta dei rifiuti;
• Azione 2 Promozione dell’implementazione del GPP presso gli Enti Pubblici;
nel corso del 2005 ha avuto avvio uno specifico progetto per la loro implementazione.
3.2.2.1. Promozione della tariffazione nella gestione di servizi di
raccolta dei rifiuti
La tariffazione nella gestione dei servizi di igiene ambientale può essere considerata come
strumento utile a conseguire gli obiettivi di riduzione della produzione di rifiuti e dell’aumento
dei quantitativi intercettati con le raccolte differenziate.
Tale possibilità risulta legata alla capacità dello strumento tariffario di distinguere, nella sua
applicazione, i comportamenti dei singoli utenti (cittadini, utenze non domestiche), andando a
premiare economicamente e quindi a incentivare i comportamenti che si caratterizzano come
maggiormente virtuosi rispetto alle ricadute generate sull’ambiente.
L’applicazione del sistema tariffario a scala provinciale
Nel 2003 risultavano aver
adottato sistemi tariffari 50
Comuni bergamaschi*:
• risulta
prevalente
il
ricorso a un sistema
basato sui coefficienti di
cui
al
metodo
normalizzato del DPR
158/99 (coefficienti di
stima);
• la
quantificazione
puntuale
dei
rifiuti
generati dagli utenti è
invece alla base della
tariffa in 9 Comuni,
mentre altri 11 vedono
l’utilizzo abbinato di
sistemi
puntuali
di
quantificazione e dei
coefficienti di cui al DPR
158/99.
• infine in 13 Comuni la
tariffa è implementata
facendo riferimento al
numero di componenti
dei nuclei familiari.
* Per un aggiornamento all’anno 2006 dell’applicazione della tariffa in ambito provinciale si
veda il successivo par.3.9.2
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 59 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
I risultati conseguiti nella gestione dei rifiuti nei comuni a tariffa
Nel complesso, si riscontrano migliori prestazioni nell’insieme dei Comuni a tariffa rispetto ai
Comuni a TARSU.
Infatti si registrano:
• una minore produzione specifica (1,05 kg/abxg, a fronte del valore di 1,24 kg/abxg
dei Comuni a TARSU); i Comuni con sistemi puntuali arrivano a valori pari a 0,91
kg/abxg
• un minore incremento della produzione di rifiuti nel periodo 1997-2003: per i Comuni
a tariffa una crescita del 22,3%, a fronte di una crescita del 27,4% nei Comuni a
TARSU; i Comuni con sistemi puntuali anche misti hanno avuto una crescita
decisamente inferiore, pari all’11,5% ca.;
• maggiori recuperi tramite RD: nei Comuni a tariffa si intercetta il 55% della
produzione di rifiuti, a fronte del valore del 39% nei Comuni a TARSU; i Comuni con
sistemi puntuali arrivano a valori medi di raccolta differenziata dell’ordine del 64%68%.
Produzione e differenziazione di rifiuti urbani per sistema tariffario
(elaborazioni su dati 2003 e 1997 dell’Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo)
parametri ex dpr 158/99
sistemi puntuali di
quantificazione rifiuti
dpr158/99+sistemi puntuali
N° componenti familiari
totale comuni a tariffa
Tarsu
17
9
199.008
44.841
produzione rifiuti (t/a)
(kg/abx
% RD
(t/a)
g)
∆ kg/abxg
2003-1997
(media aritmetica)
97.736
1,09
+35,4%
48,2%
15.982
0,91
+11,5%
64,2%
11
13
50
192
57.520
94.875
396.244
608.368
20.955
40.860
175.533
264.047
1,02
1,10
1,05
1,24
+11,4%
+22,0%
+22,3%
+27,4%
67,7%
47,7%
55,2%
39,3%
totale comuni provincia
242
1.004.612
439.580
1,20
+26,3%
42,6%
sistema tariffario
Proposta di Piano - Relazione
n°
comuni
abitanti
Aprile 2008
Pagina 60 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione procapite di rifiuti per tipologia di sistema tariffario
(medie aritmetiche, valori 2003)
1,40
1,24
1,20
1,10
1,09
1,05
1,02
[kg/abxgiorno]
1,00
1,20
0,91
0,80
0,60
0,40
0,20
0,00
dpr
punt
dpr+punt
ncomp
tot tariffa
tarsu
tot prov
Sviluppo delle raccolte differenziate dei rifiuti per tipologia di sistema tariffario
(medie aritmetiche, valori 2003)
80,0%
67,7%
70,0%
64,2%
[% RD su produzione rifiuti]
60,0%
50,0%
55,2%
48,2%
47,7%
42,6%
39,3%
40,0%
30,0%
20,0%
10,0%
0,0%
dpr
Proposta di Piano - Relazione
punt
dpr+punt
ncomp
tot tariffa
Aprile 2008
tarsu
tot prov
Pagina 61 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
I risultati di uno specifico approfondimento sui comuni a tariffa
E’ stato condotto un approfondimento per 11 Comuni territorialmente omogenei procedendo
ad una dettagliata definizione dei seguenti aspetti:
• caratterizzazione socio-economica;
• flussi di rifiuti prodotti e intercettati dai diversi servizi;
• caratteristiche organizzative dei servizi (modalità di raccolta, numero e tipologia
contenitori, frequenza di raccolta, …);
• regolamento comunale dei servizi di igiene urbana;
• regolamento tariffario.
In tutti i Comuni indagati si registra un livello di attenzione molto alto al tema della gestione
dei rifiuti:
1. sono messi in atto servizi di elevata qualità (raccolte domiciliari con frequenze
sicuramente adeguate, piattaforme e stazioni ecologiche)
2. sono attivati efficaci meccanismi di controllo (sistemi di raccolta (per evitare
conferimenti impropri, accessi alle strutture presidiate)
3. sono offerte agli utenti possibilità di riduzione degli importi da corrispondere a seguito
di adozione di sistemi di autosmaltimento
4. c’è attenzione alla gestione degli aspetti economici (conferimenti onerosi in
piattaforma per determinate tipologie di rifiuti)
I dati di produzione per singola frazione evidenziano:
• in linea generale una diminuzione nel tempo del conferimento di rifiuto indifferenziato
• una tendenziale generalizzata diminuzione dei rifiuti ingombranti (quei flussi cioè che
normalmente sono il veicolo per lo smaltimento di rifiuti non appartenenti al circuito
degli urbani – es ex assimilabili)
• un aumento dei flussi da RD (carta e verde soprattutto)
Le implicazioni economiche per i cittadini
Si sono valutate per 5 comuni con metodo normalizzato e sistema puntuale di rilevazione
(sacchetto a pagamento) quali sono le ricadute economiche.
In particolare si sono simulati diversi “comportamenti tipo” dell’utenza (famiglia media di tre
componenti) nei confronti della RD.
I cinque Comuni in oggetto hanno livelli di recupero molto elevati (tutti sopra l’80%).
A ciascun nucleo è stata attribuita una identica produzione media di rifiuti (propria del
comune di appartenenza) e si sono poi ipotizzati tre tipi di comportamento:
• un comportamento “scarsamente attento” al recupero (30% dei rifiuti prodotti)
• un comportamento “attento” al recupero (60% dei rifiuti prodotti)
• un comportamento “molto attento” al recupero (superiore all’80%)
Questi comportamenti generano diverse quantità di rifiuti indifferenziati da conferire con
sistema oneroso; ne segue un diverso contributo che i cittadini devono riconoscere
nell’ambito della tariffa.
I risultati di tali simulazioni evidenziano significative incidenze sulla parte variabile della
tariffa; si può dire che comportamenti “scarsamente attenti” hanno ripercussioni sulla parte
variabile della tariffa tale da determinarne mediamente un quadriplicamento del relativo
importo rispetto ad un comportamento “virtuoso”.
3.2.2.2. Promozione dell’implementazione del GPP
Il progetto di Green Public Procurement ha riguardato la creazione di un percorso
informativo/formativo circa le potenzialità del GPP, così da inserire requisiti di “preferibilità
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 62 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
ambientale” nelle procedure di acquisto di beni e servizi e nella stesura di bandi di gara della
Pubblica Amministrazione. In tale ambito sono stati organizzati convegni informativi rivolti
alle Pubbliche Amministrazioni ed è stato predisposto e pubblicato nelle pagine Web del
Settore un apposito manuale “Linee guida per l’implementazione del GPP negli enti pubblici”
che fornisce indicazioni operative ad esempio per facilitare l’approccio agli “acquisti verdi”.
Per le suddette azioni, quale positivo riscontro del lavoro svolto, nell’anno 2007, la Provincia
di Bergamo si è aggiudicata il Premio “Compraverde Lombardia”, istituito dalla Provincia di
Cremona nell’ambito del progetto finanziato dalla Regione Lombardia “A scuola di GPP”,
rivolto a tutte le P.A. attive nel campo degli “acquisti verdi”. La premiazione si è svolta,
contestualmente alla sottoscrizione ufficiale della Carta degli impegni per la promozione del
Green Public Procurement da parte degli Enti che hanno partecipato alla Scuola di GPP, la
cui adesione da parte della Provincia di Bergamo è stata deliberata con atto della Giunta
Provinciale n. 227 del 10 maggio 2007.
Nell’ambito dell’Ente si è proceduto ad una verifica delle possibilità di intervento in materia di
“acquisti verdi”: sulla base di un’analisi tesa ad individuare i Settori dell’Ente Provincia che
per caratteristiche e capacità di spesa potevano intraprendere un percorso di attivazione di
Acquisti verdi, è stata predisposta una formazione ad hoc, all’interno dell’Ente, così
strutturata:
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
incontri preliminare con i responsabili dei Settori Economato, Viabilità, Servizi
informativi per presentare il progetto e illustrare l’attività che si intendeva
svolgere;
svolgimento di incontri successivi con i referenti di ciascun Settore, finalizzati
ad introdurre i principi del GPP e individuare i capitolati e/o i bandi di gara sui
quali era possibile intervenire;
studio dettagliato delle documentazioni acquisite dai vari Settori, diretto a
valutare quali criteri ambientali potevano essere efficacemente inseriti per
dare una connotazione “green” ai capitolati e e/o bandi di gara relativi
all’acquisto di beni o servizi;
ulteriori incontri con i responsabili dei vari Settori per esporre e valutare
assieme le modifiche proposte e da apportare per il corretto inserimento dei
criteri ambientali nei capitolati e/o bandi di gara.
L’ultimo evento formativo, svolto il 4 dicembre 2007 e destinato a tutti gli Enti locali presenti
sul territorio provinciale, è servito ad offrire uno scenario, il più completo possibile, dei
concetti chiave del GPP e della normativa di riferimento oltre a testimoniare esperienze
significative di alcuni Comuni e a dibattere delle problematiche e criticità che inevitabilmente
debbono essere affrontate.
Inoltre, ritenendo utile che tutto il personale dell’Ente Provincia venisse coinvolto e
sensibilizzato al tema della sostenibilità ambientale in generale e, più in particolare,
dell’impatto ambientale delle azioni e dei comportamenti dei singoli (concetto allargato di
GPP), é stato studiato, progettato e realizzato il vademecum “Le buone pratiche verdi”. Si
tratta di uno strumento di informazione e sensibilizzazione rivolto a tutti i dipendenti della
Provincia, ai quali è stato consegnato in allegato alla busta paga. Nello specifico consiste in
una raccolta di indicazioni per semplici ed efficaci azioni che, se messe in atto dai singoli e/o
dall’Amministrazione, contribuiscono ad uno stile di vita più favorevole alla riduzione
dell’impatto delle attività umane, alla riduzione dei consumi, all’uso consapevole ed etico
delle risorse naturali.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 63 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.2.3. Stipula di accordi di programma per la riduzione della produzione ed il
recupero
3.2.3.1. L’accordo Provincia di Bergamo CONAI
La Provincia di Bergamo e CONAI hanno sottoscritto un protocollo di intesa (DGP n° 72 del
23.2.2006) finalizzato a:
a. Promuovere la diffusione tra le imprese di una cultura di prevenzione e sostenibilità
ambientale, in particolare per quanto riguarda gli imballaggi che progettano,
producono e utilizzano; dare visibilità alle azioni di prevenzione delle imprese nel
campo degli imballaggi, anche tramite l’istituzione di uno specifico concorso per il
riconoscimento delle migliori soluzioni adottate dalle aziende.
b. Incrementare i livelli di raccolta differenziata dei rifiuti di imballaggio provenienti da
utenza domestica, anche mediante un’apposita azione di sensibilizzazione.
c. Verificare l’effettivo avvio a recupero dei rifiuti da imballaggio raccolti in modo
differenziato.
d. Favorire e promuovere lo studio e l’avvio di modalità innovative di recupero di materia
nel territorio provinciale.
e. Individuare la mappatura completa dei flussi di rifiuti di imballaggio dalla produzione
al recupero, per quantificare l’incidenza del rifiuto bergamasco sull’industria del
recupero, attraverso l’analisi di tutto il sistema di gestione dei rifiuti provinciale.
f. Attivare una campagna di comunicazione e sensibilizzazione per fornire ai cittadini
informazioni rispetto a ciò che avviene a valle della raccolta differenziata attraverso la
ricostruzione dell’intera filiera del recupero.
g. Favorire e promuovere il mercato dei materiali e dei prodotti recuperati dai rifiuti,
anche da parte delle pubbliche amministrazioni, mediante l’inserimento nei capitolati
per la fornitura di beni e servizi dell’obbligo di utilizzo di materiali riciclati. a condizioni
rispondenti a quanto previsto dal Decreto 203/03.
h. Limitare la produzione degli scarti da attività di recupero e dei rifiuti residuali
indifferenziati da avviare a sistemi di trattamento/smaltimento, stabilendo controlli
efficaci sulla destinazione dei rifiuti di imballaggio raccolti in modo differenziato.
In questo ambito sono state intraprese iniziative che hanno coinvolto il mondo delle
Associazioni di categoria (Confindustria e Artigiani) e della Scuola ed è stato compiuto uno
studio sui flussi dei rifiuti di imballaggio, provenienti da raccolta differenziata.
Un tavolo condiviso fra Provincia di Bergamo, Conai, Confindustria, Associazione Artigiani e
Cna ha permesso di lavorare alla definizione di quale potesse essere l’azione iniziale per
sensibilizzare il mondo delle imprese al tema della sostenibilità ambientale degli imballaggi
immessi al consumo, in una logica di minore incidenza sulla quantità di rifiuti che
successivamente questi generano. Con l’assenso delle parti si è optato per una giornata di
informazione/formazione rivolta alle aziende sul tema prevenzione della produzione di
imballaggi e rifiuti di imballaggio. L’iniziativa denominata “L’imballaggio ecosostenibile”,
programmata e realizzata dalla Provincia di Bergamo, si è svolta il 26 marzo 2007 ed ha
visto la collaborazione di:
- Conai che ha relazionato sul tema portando a testimonianza alcuni casi
emblematici di aziende italiane impegnate nella riduzione degli imballaggi, già
peraltro documentate nel Dossier Prevenzione:
- Confindustria e Associazioni di categoria degli artigiani che hanno presentato,
promosso e divulgato l’iniziativa presso i loro associati.
Per quanto concerne il mondo della Scuola, Provincia di Bergamo e Conai hanno lavorato
alla definizione di un’attività denominata “Riciclando si impara” da destinare agli insegnanti
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 64 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
delle scuole secondarie di primo grado. In particolare, la proposta di una giornata di
formazione sul tema imballaggi e rifiuti di imballaggi è stata accolta molto favorevolmente
dall’Ufficio Scolastico Provinciale che ha inserito il progetto fra le attività aventi valenza di
aggiornamento per i docenti e si è fatto promotore dell’iniziativa presso tutti i dirigenti
scolastici. L’iniziativa si è svolta il maggio 2007 e la giornata di formazione ha avuto ottimi
riscontri e ricadute positive nelle programmazioni didattiche dell’anno scolastico 2007-2008,
infatti, non sono pochi i progetti educativi avviati con i ragazzi sul tema della riduzione dei
rifiuti e delle raccolte differenziate.
Infine, per quanto riguarda il lavoro di mappatura dei flussi dei rifiuti di imballaggio da
raccolta differenziata in provincia di Bergamo, si è dapprima proceduto ad una ricognizione
dei dati disponibili sia presso Conai, sia presso l’Osservatorio Rifiuti della Provincia di
Bergamo.
In un secondo tempo, concentrandosi sui dati dell’Osservatorio Rifiuti, è stata operata
un’analisi dei dati reperiti e attraverso operazioni di bonifica, validazione e successive
elaborazioni sono stati ricostruiti i flussi di rifiuti di imballaggio dalla produzione/raccolta
all’avviamento ai centri di recupero/trattamento.
Tutti i dati emersi sono serviti alla redazione del rapporto “Flussi dei rifiuti di imballaggio in
Provincia di Bergamo” presentato nell’ambito della prima Conferenza di Valutazione del
Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti, tenutasi il 9 luglio 2007.
Si segnala infine che con DGP n°14.2.2008 la Provincia ha approvato un nuovo protocollo di
intesa con CONAI per dare continuità alle divese azioni intraprese, integrandole con nuove
iniziative destinate a favorire la più ampia diffusione degli obiettivi strategici in materia di
prevenzione dei rifiuti.
3.2.3.2. Protocollo di Intesa Provincia di Bergamo – CIC (Consorzio
Italiano compostatori)
La Provincia di Bergamo ed il Consorzio Italiano Compostatori hanno stipulato un Protocollo
di Intesa (D.D. n. 2984 del 2.11.2006), finalizzato al conseguimento dei seguenti obiettivi:
a. Promozione del miglioramento della qualità delle raccolte differenziate della frazione
organica;
b. Promozione del miglioramento del processo di trattamento delle frazioni organiche negli
impianti di compostaggio;
c. Promozione della qualità del compost prodotto;
d. Promozione dell’utilizzo del compost su scala estensiva attraverso il coinvolgimento degli
operatori agricoli e delle associazioni di categoria;
e. Promozione dell’utilizzo del compost prodotto in ambito provinciale negli acquisti verdi
delle pubbliche amministrazioni (GPP).
Le principali attività svolte nell’ambito dell’accordo sono state:
ƒ attivazione di un tavolo di lavoro con ARPA, CIC e operatori del settore sui metodi di
campionamento ed analisi del compost;
ƒ predisposizione di un manuale d’uso del compost del quale si prevede la
divulgazione presso gli operatori del mondo agricolo (in collaborazione con il Settore
Agricoltura ed il CIC);
ƒ predisposizione di un manuale d’impiego del compost nell’ambito del GPP.
E’ inoltre prevista la predisposizione e successiva diffusione presso gli operatori del mondo
agricolo, in accordo con il Settore Agricoltura, di indirizzi sull’utilizzo dei reflui in agricoltura.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 65 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.2.3.3. L’accordo Provincia di Bergamo – Centro di Informazioni sul
PVC
Nel corso dell’anno 2007 hanno avuto seguito le azioni per la promozione della raccolta e del
riciclo dei manufatti in PVC, di cui al Protocollo d’Intesa sottoscritto con il Centro di
Informazioni sul PVC, approvato con atto G.P. n. 459 del 28.9.2006; in particolare sono
proseguite le iniziative intraprese con la sottoscrizione del protocollo, mediante la raccolta di
adesione da parte dei Comuni e Ditte interessate all’avvio della sperimentazione prevista nel
protocollo stesso. E’ attualmente in corso, attraverso il confronto con le ditte aderenti, la
verifica di fattibilità tecnico-economica della specifica filiera di raccolta e recupero che si
intende avviare.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 66 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.3.
L’attuale quadro della produzione di rifiuti urbani e dei flussi dalle
raccolte
3.3.1. La produzione complessiva 2006
Nel 2006 sono state prodotte, nella Provincia di Bergamo, 478.816 tonnellate di rifiuti urbani
(corrispondenti ad una produzione pro-capite di 458 kg/abxanno), di cui poco più del 50% è
stato intercettato dai sistemi di raccolta differenziata e quindi avviato al recupero di materia.
Si precisa, inoltre, che tale valore comprende il quantitativo di ingombranti avviati al recupero
di materia, che contribuisce all’incremento della percentuale di RD dello 0,5%. Gli
ingombranti totali prodotti nel 2006 ammontano a 33.533 tonnellate ovvero il 7% della
produzione totale, il quantitativo che è stato avviato al recupero di materia è stato stimato
considerando la percentuale indicata dai vari impianti di selezione ingombranti (come
riportato nella banca dati a disposizione dell’OPR di Bergamo) come la percentuale
dell’effettivo materiale inviato a recupero rispetto al totale in ingresso. Da tale stima risulta
che il quantitativo di ingombranti avviato al recupero di materia nel 2006 è all’incirca di 2.376
t/a, di conseguenza il quantitativo avviato allo smaltimento è stato all’incirca di 31.156 t/a.
La restante quota di rifiuti urbani prodotti nel 2006 destinati allo smaltimento è costituita
dall’indifferenziato, che risulta essere il 38,7% dei rifiuti totali, dalle terre da spazzamento
stradale (il 4,8% sul totale) e da quota parte degli ingombranti prodotti.
Produzione di rifiuti urbani nella Provincia di Bergamo nel 2006
RU
Indifferenziati
38,7%
RD*
50,1%
Spazzam ento
stradale
4,8%
Ingom branti a
sm altim ento
6,5%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia
In termini di produzione specifica di rifiuti urbani, ovvero riferita alla popolazione residente nel
2006 (1.044.487 ab/anno), nella Provincia di Bergamo sono stati prodotti poco meno di 460
kg/abxanno. Il flusso medio pro-capite di rifiuti intercettati dalla raccolta differenziata si aggira
intorno ai 230 kg/abxanno, compreso il flusso di ingombranti avviati al recupero, e il flusso di
rifiuti avviato allo smaltimento è complessivamente di circa 210,7 kg/abxanno.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 67 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione di rifiuti e flussi delle raccolte in Provincia di Bergamo (anno 2006)
Provincia di Bergamo
Abitanti nel 2006
Dati Produzione nel 2006
Produzione RU totale
di cui:
RU Indifferenziato
Raccolte Differenziate*
Ingombranti a smaltimento
Spazzamento stradale**
1.044.487
t/a
478.816,4
kg/abxanno
458,4
%
100,0%
184.899,2
239.712,8
31.156,4
23.048,0
177,0
229,5
29,8
22,1
38,6%
50,1%
6,5%
4,8%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note:
*: è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia
**: di cui 19.215,9 a trattamento recupero e 3.832,1 a smaltimento
Dalla seguente figura, rappresentante i dati di produzione specifica di rifiuti urbani dei
Comuni della Provincia di Bergamo, si nota come tali produzioni pro-capite raggiungano i
valori maggiori, superiori ai 500 kg/abxanno, in corrispondenza dei Comuni con maggiore
afflusso turistico ovvero corrispondenti ai Comuni appartenenti all’area di Montagna ad
elevato sviluppo, individuata nel capitolo precedente, alcuni Comuni limitrofi ad essi e la Città
di Bergamo con alcuni centri adiacenti oltre che alcuni comuni dell’area di Pianura.
I Comuni situati nell’area di Pianura sono caratterizzati prevalentemente da una produzione
pro-capite medio alta (compresa tra i 400 e i 600 kg/abxanno), mentre in quelli della Bassa
Valle tendenzialmente non si superano i 400 kg/abxanno tranne qualche caso isolato.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 68 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione pro-capite di rifiuti urbani nei Comuni della Provincia di Bergamo (2006)
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Una migliore comprensione delle dinamiche di produzione dei rifiuti urbani può essere
ottenuta considerando la struttura demografica del territorio in esame, con il raggruppamento
dei comuni in classi omogenee per numero di abitanti.
Come riportato nella seguente tabella, i Comuni sono stati raggruppati in sei classi di
ampiezza demografica. Da tale analisi risulta che la popolazione risiede prevalentemente in
Comuni di dimensioni medio-piccole, infatti circa il 95% dei Comuni possiede una
popolazione inferiore ai 10.000 abitanti in cui risiedono circa il 70% della popolazione totale.
Solamente il Comune capoluogo di Provincia possiede una popolazione superiore ai 30.000
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 69 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
abitanti (nel 2006 nel Comune di Bergamo sono residenti 115.645 ab), in cui risiede poco più
dell’11% della popolazione totale.
La produzione pro-capite di RU rimane al di sotto dei 450 kg/ab*anno nei Comuni di
dimensioni medio-piccole, ovvero tale valore è superato mediamente nella fascia dei Comuni
piccoli (con 478 kg/abxanno), con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti, ed ampiamente
superato nel Comune capoluogo con una produzione specifica di 587 kg/abxanno.
In corrispondenza delle stesse classi dimensionali si ha la produzione specifica maggiore di
RU indifferenziato avviato allo smaltimento (288 kg/abxanno per il Comune di Bergamo e per
i Comuni con meno di 1.000 abitanti).
Produzione di rifiuti urbani per classe dimensionale del Comune nella Provincia di
Bergamo (anno 2006)
Classe
dimensionale
Abitanti
Ab ≤ 1.000
1.000< Ab ≤ 2.000
2.000< Ab ≤ 5.000
5.000< Ab ≤ 10.000
10.000< Ab ≤ 30.000
Ab > 100.000
Comuni
n.
Totale
Abitanti
Produzione di RU
57
39
75
58
12
1
%
23,6%
16,1%
31,0%
24,0%
5,0%
0,4%
n.
30.239
55.489
260.086
391.823
191.205
115.645
%
2,9%
5,3%
24,9%
37,5%
18,3%
11,1%
t/a
14.448
24.919
112.294
173.663
85.589
67.904
%
3,0%
5,2%
23,5%
36,3%
17,9%
14,2%
kg/ab*a
477,8
449,1
431,8
443,2
447,6
587,2
242*
100,0%
1.044.487
100,0%
478.816
100,0%
458,4
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino)
formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Produzione pro capite di rifiuti urbani per classi dim ensionali dei Com uni
(2006)
9,2
33,8
600
500
31,8
3,6
34,0
kg/Abxanno
400
300
287,7
7,1
247,8
34,0
16,9
23,4
23,9
35,5
24,6
287,6
154,6
160,7
147,6
220,1
235,5
245,7
256,6
2.000<Ab≤5.000
5.000<Ab≤10.000
10.000<Ab≤30.000
Ab>30.000
200
100
154,6
160,1
Ab≤1.000
1.000<Ab≤2.000
0
RD*
RU Indifferenziati
Spazzamento
Ingombranti a smaltim
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia
Analizzando la produzione specifica di RU nel 2006 per le aree omogenee definite
precedentemente risulta evidente, come sottolineato precedentemente, che i valori maggiori
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 70 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
sono in corrispondenza dell’area montana a sviluppo turistico - produttivo economico (con
una produzione pro-capite di 683kg/abxanno) e del comune capoluogo (con una produzione
pro-capite di 587 kg/abxanno), in cui risiede in totale il 13% della popolazione totale. Per
l’area di Pianura, in cui risiede il 47% della popolazione totale, e anche per quella di
Montagna a basso sviluppo turistico - produttivo, nel 2006 si hanno valori in linea con il dato
medio provinciale, mentre per quella di bassa e alta valle si hanno valori leggermente
inferiori (407 kg/abxanno per la bassa valle, 444 kg/abxanno nell’alta valle).
Si segnala che per l’area montana a sviluppo turistico - produttivo, nonostante un livello di
RD pro-capite in linea con la media provinciale, il flusso che incide notevolmente sulla
produzione pro-capite è quello dei rifiuti indifferenziati con un valore di 374 kg/abxanno
contro il dato medio provinciale di 177 kg/abxanno. Naturalmente si trova giustificazione nel
fatto che tale area è una zona a vocazione turistica comportando un incremento della
popolazione non residente in determinati periodi dell’anno.
Produzione di rifiuti urbani per area omogenea nella Provincia di Bergamo (anno 2006)
Area omogenea
Comuni
n.
Pianura
Bassa valle
Alta valle
Area Montana
Area Montana a svil tur-prod
Bergamo
Totale
Abitanti
%
34,7%
20,2%
19,0%
19,0%
6,6%
0,4%
100,0%
84
49*
46
46
16
1
242**
n.
490.394
260.650
110.408
44.784
22.606
115.645
1.044.487
%
47,0%
25,0%
10,6%
4,3%
2,2%
11,1%
100,0%
Produzione di RU
t/a
%
kg/ab*a
219.878
45,9%
448,4
106.041
22,1%
406,8
49.001
10,2%
443,8
20.553
4,3%
458,9
15.439
3,2%
683,0
67.904
14,2%
587,2
478.816 100,0%
458,4
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: i Comuni dell’area di Bassa Valle sono 51 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino)
formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
**: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino)
formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Produzione pro-capite di rifiuti urbani per area om ogenea (2006)
40,6
700
18,7
600
9,2
33,8
kg/Abxanno
500
35,7
400
300
374,1
2,4
13,8
23,0
147,3
25,4
24,8
30,0
287,6
22,3
123,4
240,3
274,1
164,9
157,1
Alta valle
Area Montana
200
100
242,5
249,5
256,6
Area Montana a
sviluppo turprodut
Bergamo
231,2
0
Pianura
Bassa valle
RD*
Indiff
Spazzamento
Ingombranti a smalt
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 71 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.3.2. Le raccolte differenziate
I rifiuti intercettati dai sistemi di raccolta differenziata nel 2006 sono stati 237.337 tonnellate,
ovvero il 49,6% della produzione totale di RU, se si considera inoltre la quota stimata di
ingombranti avviati a recupero sono state avviate a RD complessivamente 239.713 t/a (il
50,1% rispetto alla produzione totale di RU).
Come evidenziato nella seguente figura le frazioni che contribuiscono maggiormente al
flusso di rifiuti della RD sono le frazioni umide (organico e verde), carta e cartone, vetro e
plastica, che compongono poco meno dell’85% di tutte le RD.
La frazione maggiormente intercettata dalla RD risulta essere la carta con 60,9 kg raccolti
per abitante all’anno, è seguita dalla frazione organica con 42,5 kg/abxanno, dal verde (38,8
kg/abxanno) e dal vetro (36,9 kg/abxanno).
Contributi alla raccolta differenziata per frazione in Provincia di Bergamo (anno 2006)
Frazione
Organico
Verde
Carta e cartone
Vetro
Plastica
Alluminio
Metalli ferrosi
Altri metalli
Legno
Tessili
Multimateriale
Altre RD di cui:
Batterie d'auto
RAEE
Pneumatici
Altro*
Totale RD
Totale RD + Ingombranti
a recupero
t/a
44.359,5
40.567,1
63.583,8
38.508,4
12.164,5
1.220,7
3.804,3
6.651,1
16.364,5
1.052,6
4.569,1
%
18,5%
16,9%
26,5%
16,1%
5,1%
0,5%
1,6%
2,8%
6,8%
0,4%
1,9%
kg/abxanno
42,5
38,8
60,9
36,9
11,6
1,2
3,6
6,4
15,7
1,0
4,4
489,1
2.501,6
777,1
723,0
237.336,6
0,2%
1,0%
0,3%
0,3%
99,0%
0,5
2,4
0,7
0,7
227,2
239.712,8
100,0%
229,5
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: comprende la raccolta di contenitori T e/o F, olii minerali e vegetali, farmaci, pile, siringhe, cartucce toner,
cavi elettrici, altro.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 72 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Raccolte Differenziate nella Provincia di Bergamo (2006)
Carta e cartone
26,4%
Frazioni
umide
35,3%
Frazioni
secche
61,6%
Vetro 16%
Plastica 5%
Metalli 5%
Legno 7%
Tessili 0%
Multimateriale 2%
Ingombranti
a recupero
Altro 2%
1,1%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Si può notare che l’obiettivo di raccolta differenziata previsto dalla normativa vigente a livello
nazionale è pari al 35% al 2003 non è raggiunto da ben 71 Comuni su 244 (il 29% dei
comuni), mentre, i Comuni che superano il 50% di RD sono 102 (104 contando i Comuni
appartenenti al consorzio Unione Media Val Cavallina) corrispondenti al 42% della
popolazione totale residente in Provincia.
Classificazione dei Comuni per % di RD in Provincia di Bergamo (anno 2006)
Livello di
RD
RD ≤35%
35%<RD ≤50%
50%<RD ≤60%
60%<RD ≤70%
RD>70%
Totale
Comuni
n°
%
71
69
64*
32
6
242**
29,3%
28,5%
26,4%
13,2%
2,5%
100,0%
Abitanti residenti
n°
%
95.147
9,1%
356.307
34,1%
370.716
35,5%
183.495
17,6%
38.822
3,7%
1.044.487
100,0%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 62 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val
Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
**: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino)
formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Nella seguente figura è possibile visualizzare la mappa dei Comuni che hanno raggiunto i
diversi livelli di RD, risultando evidente il differente comportamento dei Comuni situati
nell’area montano - collinare dal resto della Provincia (con qualche eccezione puntuale per i
Comuni nell’area di Alta Valle di San Pellegrino, Spinone al Lago e Gandino in cui si registra
un grado di intercettazione compreso tra il 60% e il 70%).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 73 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Raccolta differenziata nei Comuni della Provincia di Bergamo (nel 2006)
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Analizzando la composizione della raccolta differenziata per i diversi livelli complessivi di RD
risulta evidente come i più elevati livelli di recupero siano conseguiti in presenza di servizi
dedicati alla raccolta differenziata di organico e verde particolarmente efficaci.
Infatti, nei Comuni con livelli di differenziazione inferiori al 35% risulta più accentuato il
contributo delle diverse frazioni secche (e prime fra queste la carta e il vetro) anche se si
nota un buon livello di intercettazione della frazione verde.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 74 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Composizione della raccolta differenziata per livello complessivo di RD (2006)
organico
Provincia
15,5%
vetro
altre RD
20,0%
16,0%
25,7%
13,8%
29,9%
15,1%
22,0%
16,1%
24,2%
18,2%
21,6%
35%<RD≤50%
carta
26,5%
16,9%
18,5%
RD>50%
verde
0,2%
RD≤35%
0%
10%
20%
30%
22,4%
31,1%
33,3%
13,0%
40%
50%
60%
70%
80%
90%
100%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: la voce altre RD comprende il flusso di rifiuti ingombranti a recupero di materia
Raggruppando i Comuni in fasce dimensionale demografiche risulta evidente come i livelli di
intercettazione delle RD siano maggiori nei Comuni di dimensioni medie, infatti la
percentuale media di RD supera il 50% nei Comuni con una popolazione compresa tra i
2.000 e i 30.000 abitanti, mentre il Comune capoluogo si attesta intorno al 44%.
Contrariamente sono i Comuni di piccole dimensioni (meno di 1.000 abitanti residenti) a non
raggiungere il livello minimo del 35% di RD, intercettando mediamente il 32,4% circa dei
rifiuti totali prodotti, ovvero 155 kg/abxanno contro i 229,5 kg/abxanno medi provinciali.
Raccolta differenziata per classe dimensionale dei Comuni in Provincia di Bergamo
(anno 2006)
Classe dimensionale
Abitanti
Ab ≤ 1.000
1.000< Ab ≤ 2.000
2.000< Ab ≤ 5.000
5.000< Ab ≤ 10.000
10.000< Ab ≤ 30.000
Ab > 100.000
Totale
Abitanti
n.
30.239
55.489
260.086
391.823
191.205
115.645
1.044.487
%
2,9%
5,3%
24,9%
37,5%
18,3%
11,1%
100,0%
Raccolte differenziate*
t/a
%
kg/abxa
4.676
2,0%
154,6
8.884
3,7%
160,1
57.254
23,9%
220,1
92.256
38,5%
235,5
46.971
19,6%
245,7
29.672
12,4%
256,6
239.713
100,0%
229,5
% RD*
32,4%
35,7%
51,0%
53,1%
54,9%
43,7%
50,1%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviata a recupero, che si stima sia complessivamente di 2.376 t/a.
Aggregando i Comuni in base alle aree omogenee classificate precedentemente si evidenzia
come i livelli più bassi di RD si registrino nei Comuni situati nelle aree montane e di alta valle
(dal 34% al 37%), mentre, le aree di pianura e di bassa valle superano abbondantemente il
50% di RD sino a superare il 55% nel caso della bassa valle.
Nella seguente figura è rappresentata la composizione delle RD nelle diverse aree,
evidenziando come nelle aree montane e di alta valle l’intercettazione delle frazioni umide
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 75 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
(organico e verde) contribuiscano meno del 30% al flusso totale di RD, in particolare
risultando decisamente carente il quantitativo di organico intercettato.
Raccolta differenziata per area omogenea in Provincia di Bergamo (anno 2006)
Abitanti
n.
%
490.394
47,0%
260.650
25,0%
110.408
10,6%
44.784
4,3%
22.606
2,2%
115.645
11,1%
1.044.487
100,0%
Area omogenea
Pianura
Bassa valle
Alta valle
Area Montana
Area Montana a svil. tur-produt
Bergamo
Totale
Raccolte differenziate*
t/a
%
kg/abxa
118.901
49,6%
242,5
60.257
25,1%
231,2
18.208
7,6%
164,9
7.034
2,9%
157,1
5.641
2,4%
249,5
29.672
12,4%
256,6
239.713
100,0%
229,5
% RD*
54,1%
56,8%
37,2%
34,2%
36,5%
43,7%
50,1%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviata a recupero, che si stima sia complessivamente di 2.376 t/a.
Com posizione delle raccolte differenziate per area om ogenea (2006)
Provincia
Bergamo
Area Montana a svil. turprodut
17,6%
33,3%
8,1%
27,4%
20,2%
17,9%
26,5%
16,9%
18,5%
13,6%
0,1%
14,7%
25,7%
29,7%
29,9%
0,6%
Alta valle
Bassa valle
18,8%
Pianura
19,8%
0%
10%
20%
organico
30%
40%
verde
50%
21,7%
16,3%
23,4%
18,8%
20,2%
17,2%
26,9%
16,9%
22,4%
22,9%
31,7%
15,9%
7,1%
21,4%
32,1%
30,8%
15,1%
Area Montana
60%
carta
70%
vetro
80%
90%
100%
altre RD
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: la quota assegnata al vetro include anche una stima di quanto intercettato con le raccolte multimateriali (in
particolare per il Comune di Bergamo); la voce altre RD comprende il flusso di rifiuti ingombranti a recupero di
materia
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 76 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.3.3. Il confronto con i livelli di produzione rifiuti e raccolta differenziata
caratterizzanti il quadro regionale e nazionale
I dati di produzione di rifiuti della Provincia di Bergamo, precedentemente analizzati, possono
essere confrontati con i valori riscontrati nel 2006 nel territorio regionale e nazionale (Fonte:
ONR “Estratto Rapporto Rifiuti – 2007”).
Innanzitutto, la Provincia di Bergamo possiede una popolazione che rappresenta circa l’11%
della popolazione regionale, circa il 4% della popolazione del Nord Italia e meno del 2% di
quella nazionale. In termini di produzione totale di RU, invece, il peso della Provincia di
Bergamo diminuisce rappresentando il 9,7% della produzione regionale, il 3,3% di quella nel
Nord Italia e l’1,5% di quella nazionale. Tale riduzione spiega in parte il valore decisamente
inferiore di produzione pro-capite di RU, sia rispetto al dato regionale (di ben 59
kg/abxanno), che rispetto al Nord Italia e all’intera nazione (rispettivamente di ben 86
kg/abxanno e 92 kg/abxanno).
Analizzando il dato di raccolta differenziata sia in termini di quantitativi raccolti per abitante
annui che di percentuale, la Provincia di Bergamo supera i valori medi di:
-
Regione Lombardia:
Nord Italia:
Italia:
di 4 kg/abxanno e di 6,5 punti percentuali;
di 12 kg/abxanno e di 10,2 punti percentuali;
di circa 88 kg/abxanno e di 24,3 punti percentuali.
Confronto livelli di produzione rifiuti e RD provinciali, regionali e nazionali (dati 2006)
Parametro
u.d.m.
Provincia di
Bergamo
Lombardia
Nord Italia
Italia
Abitanti
n°
1.044.487
9.545.441
26.835.082
59.131.287
% Prov. Bergamo
%
-
10,9%
3,9%
1,8%
Produz. Totale RU
t/a
478.816
4.943.512
14.601.853
32.522.650
% Prov. Bergamo
Produz. pro-capite
%
kg/abxa
458,4
9,7%
517,9
3,3%
544,1
1,5%
550,0
Racc. Differenziata
t/a
239.713*
2.155.371
5.825.000
8.377.000
% Prov. Bergamo
Produz. pro-capite
%RD su produzione
%
kg/abxa
%
229,5*
50,1%*
11,1%
225,8
43,6%
4,1%
217,1
39,9%
2,9%
141,7
25,8%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo e Osservatorio Nazionale Rifiuti
Note: *: è compresa la quota di ingombranti avviata a recupero, che si stima sia complessivamente di 2.376 t/a.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 77 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Confronto produzione pro capite RU e RD (2006)
600
550
500
450
kg/abxanno
400
550,0
544,1
517,9
458,4
350
300
250
200
229,5
225,8
217,1
150
141,7
100
50
0
Provincia di Bergamo
Lombardia
Produzione RU
Nord Italia
ITALIA
Raccolta Differenziata
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo e Osservatorio Nazionale Rifiuti
3.3.4. Le dinamiche stagionali della produzione di rifiuti
Nel grafico seguente è rappresentato l’andamento mensile delle principali frazioni di raccolta
differenziata e della frazione indifferenziata per un campione variabile di comuni per cui il
dato risulta disponibile, riferito all’anno 2006:
- campione di 115 Comuni per la raccolta di RU indifferenziato;
- campione di 68 Comuni per la RD di carta e cartone;
- campione di 68 Comuni per la RD di vetro;
- campione di 62 Comuni per la RD di plastica;
- campione di 42 Comuni per la RD di organico;
- campione di 60 Comuni per la RD di verde;
- campione di 46 Comuni per la RD di legno.
Tali quantitativi sono espressi in grammi per abitante al giorno.
L’andamento della produzione pro-capite di RU indifferenziato è tendenzialmente costante
eccetto qualche lieve flessione nei mesi di Gennaio - Febbraio e Novembre. Un andamento
analogo, più smorzato, si riscontra anche per la raccolta di carta e cartone. Per quanto
riguarda il vetro, la plastica e la frazione organica, la variazione mensile non sembra
significativa, mentre per il legno si riscontrano quantitativi maggiori raccolti nel quadrimestre
tra luglio e novembre. Per quanto riguarda la frazione verde si rileva un andamento con una
variabilità più marcata, con due picchi di produzione nei mesi di maggio (172 g/abxgiorno) e
settembre (155 g/abxgiorno) e valori minimi di gennaio (49 g/ab*giorno) e febbraio (58
g/abxgiorno).
Nella figura successiva sono riportati gli andamenti mensili della produzione pro-capite di
rifiuti indifferenziati in base alle aree omogenee definite precedentemente. Si riscontra un
andamento simile a quello medio provinciale per le aree di bassa valle e pianura e per il
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 78 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Comune di Bergamo, quest’ultimo però con una flessione negativa più accentuata nel mese
di Agosto. Si osserva invece un andamento in controtendenza soprattutto per le aree di
montagna che presentano un picco accentuato di produzione pro-capite di RU indifferenziato
in Agosto ed un secondo picco nei mesi di Gennaio e Dicembre, lo stesso andamento, ma
molto più contenuto, si osserva anche per l’area di alta valle.
Andam ento m ensile pro capite della produzione di rifiuti urbani (2006)
600
500
RU Indifferenziato
g/Abxgiorno
400
Carta
Vetro
Plastica
300
Organico
Verde
Legno
200
100
0
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Andam ento m ensile della produzione pro capite di RU indifferenziati per
area om ogenea (2006)
pianura
1.800
bassa valle
alta valle
1.600
area montana
area montana a svil. tur-produt
1.400
g/Abxgiorno
Bergamo
Tot Provincia
1.200
1.000
800
600
400
200
Gen
Feb
Mar
Apr
Mag
Giu
Lug
Ago
Set
Ott
Nov
Dic
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 79 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.4.
La composizione merceologica dei rifiuti urbani
A supporto di una definizione della composizione merceologica media dei rifiuti urbani
prodotti nella Provincia di Bergamo non sono disponibili dati rappresentativi e recenti di
analisi di campioni dei rifiuti urbani indifferenziati.
Si è quindi proceduto ad una stima di tale composizione media associata alle aree
omogenee, definite precedentemente, sulla base di un’indagine a livello regionale sui dati
disponibili a riguardo; in particolare sono state prese in esame le composizioni
merceologiche definite nell’ambito delle attività di pianificazione di altre realtà provinciali. Si
sono assunti i dati di realtà confrontabili dal punto di vista delle dinamiche socio economiche
e per le quali si assumono analoghe dinamiche nella produzione dei rifiuti e,
conseguentemente, analoghe composizioni merceologiche dei rifuti prodotti.
Per ciascuna area omogenea territoriale della Provincia di Bergamo, si è proceduto ad una
definizione della composizione merceologica dei rifiuti data dalla media dei valori riscontrati
nelle altre realtà in territori raffrontabili.
Definite tali composizioni si è proceduto, per ciascuna area territoriale omogenea, ad una
verifica sui quantitativi effettivamente raccolti nel 2006 dei rifiuti ingombranti e delle terre da
spazzamento stradale. Risultando discordanti tali valori con quelli ipotizzati, sono stati quindi
assunti, per ciascuna area, i quantitativi effettivamente raccolti di ingombranti e terre da
spazzamento e tarate di conseguenza le composizioni merceologiche definite in precedenza.
Successivamente è stata apportata un’ulteriore correzione puntuale in corrispondenza dei
dati riguardanti le frazioni del verde, del vetro e dei metalli ferrosi per le aree di Pianura e di
Bassa Valle, tarando ulteriormente i set di valori. Ovvero si è proceduto a tale correzione dal
momento che per tali frazioni risultano essere stati intercettati, nel 2006, dalla RD quantitativi
superiori o vicini a quelli che risulterebbero prodotti se si utilizzassero tali composizioni
merceologiche ipotizzate, ovvero si raggiungerebbero livelli di intercettazione di tali frazioni
anche al di sopra del 100%. Si è quindi ipotizzato di porre un limite massimo ammissibile di
intercettazione del 90% ed è stato associato tale livello d’intercettazione alle frazioni di verde
e vetro in corrispondenza delle aree di Pianura e di Bassa Valle.
Di seguito sono riportate le composizioni merceologiche dei rifiuti prodotti di riferimento per le
diverse aree territoriali omogenee della Provincia di Bergamo.
Si può evidenziare che, ad eccezione del Comune Capoluogo, le frazioni umide (organico +
verde) risultano coprire il 29%– 33% della produzione totale di rifiuti, mentre per il Comune
Capoluogo risultano essere il 26%, per il quale la frazione verde è solamente il 4% della
produzione totale di rifiuti.
La contenuta presenza % di organico nei comuni delle aree montane può essere
ragionevolmente ricondotta da un lato allo sviluppo di pratiche di recupero a monte di tali
rifiuti da parte delle utenze (compostaggio domestico, utilizzo come mangime animale),
dall’altro alla maggior incidenza, in questi comuni, della quota di rifiuti costituita dal verde.
Considerando, invece, le frazioni secche quali, in particolare, la carta e la plastica si ha, al
contrario, una quota maggiore in corrispondenza del Comune Capoluogo (42,4%), mentre
per tutte le altre aree ci si aggira intorno al 30%-32%.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 80 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Composizione merceologica di riferimento del rifiuto prodotto per area territoriale nella
Provincia di Bergamo
Frazione
Pianura
Organico
Verde
Carta
Plastica
Vetro
Inerti
Legno
Tessili
Metalli ferrosi
Altri metalli
Altro
Ingombranti
Spazzamento
Totale
18,9%
11,3%
20,8%
10,8%
9,8%
0,4%
4,9%
4,0%
2,6%
0,7%
2,3%
8,4%
5,1%
100,0%
Bassa
valle
Alta
valle
18,8%
10,7%
20,8%
10,8%
10,9%
0,4%
4,7%
4,0%
2,7%
0,7%
2,3%
7,8%
5,5%
100,0%
18,2%
14,4%
20,4%
10,9%
11,2%
0,5%
4,8%
3,2%
3,9%
1,2%
2,1%
5,9%
3,1%
100,0%
Area
Montana
Area
Montana
a svil. turprodut
Comune
di
Bergamo
Totale
Provincia
15,4%
15,2%
20,6%
9,8%
12,7%
0,4%
4,1%
3,0%
4,9%
1,7%
2,6%
6,8%
2,7%
100,0%
21,8%
4,1%
28,1%
14,3%
10,9%
0,7%
2,7%
4,3%
3,0%
0,6%
1,7%
2,1%
5,8%
100,0%
19,0%
10,8%
21,8%
11,3%
10,6%
0,5%
4,4%
3,9%
3,0%
0,8%
2,2%
7,0%
4,8%
100,0%
16,6%
15,9%
20,6%
11,4%
13,1%
0,4%
3,7%
3,3%
3,7%
1,7%
2,4%
6,6%
0,5%
100,0%
Com posizione m erceologica m edia dei rifiuti urbani in Provincia di
Bergam o
Organico
TOT Provincia
Verde
Comune di Bergamo
Carta
Area Montana a svil. turprodut
Plastica
Vetro e Inerti
Area Montana
Legno e
Tessili
Metalli
Alta valle
Altro
Bassa valle
Ingombranti
Pianura
Spazzamento
0%
Proposta di Piano - Relazione
10%
20%
30%
40%
50%
60%
70%
Aprile 2008
80%
90%
100%
Pagina 81 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.5.
Efficienza di intercettazione delle raccolte differenziate rispetto alla
composizione merceologica dei rifiuti
Incrociando la composizione merceologica dei rifiuti prodotti adottata per le diverse aree
territoriali con i dati delle singole raccolte differenziate è possibile valutare, per le singole
frazioni del rifiuto, l’efficienza di intercettazione, in termini di quota della specifica frazione
raccolta in forma differenziata rispetto alla presenza della stessa frazione nel rifiuto prodotto.
Per quanto riguarda la frazione organica, quest’analisi segnala un’efficienza di
intercettazione complessiva elevata (48,7%), che è determinata in realtà dal mediarsi di livelli
d’intercettazione molto spinti conseguiti nei comuni appartenenti alle aree di Pianura, Bassa
Valle ed il Comune Capoluogo (superiori al 55% circa), da un livello notevolmente inferiore
caratteristico dei Comuni dell’Alta Valle (15% circa), e da un livello pressoché nullo nei
Comuni di Montagna (minore o uguale all’1%), dove presumibilmente è ricondotta allo
sviluppo di pratiche di recupero a monte di tali rifiuti da parte delle utenze (compostaggio
domestico, utilizzo come mangime animale).
Efficienza d'intercettazione della frazione organica
Totale Provincia
48,7%
Bergamo
51,3%
54,9%
45,1%
Area Montana a svil. tur-produt
0,2%
99,8%
Area Montana
1,2%
98,8%
Alta valle
14,6%
85,4%
Bassa valle
56,7%
43,3%
Pianura
56,7%
43,3%
0%
10%
20%
30%
40%
50%
quota intercettata
60%
70%
80%
90%
100%
quota non intercettata
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Per il verde si registra un valore d’intercettazione complessivo molto alto (79%), determinato
dai livelli elevati conseguiti nelle aree di Pianura e Bassa Valle (sopra il 90%) e anche nel
Comune Capoluogo (87%). Si registra comunque un livello d’intercettazione medio-alto
anche per i Comuni dell’Area montana a sviluppo turistico - produttivo (72%), mentre i valori
minori si hanno nell’area di Alta Valle (41%) e dell’Area montana (32%).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 82 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Efficienza d'intercettazione del verde
Totale Provincia
21,4%
78,6%
Bergamo
13,2%
86,8%
71,7%
Area Montana a svil. tur-produt
28,3%
32,5%
Area Montana
Alta valle
67,5%
41,0%
59,0%
Bassa valle
90,0%
10,0%
Pianura
90,0%
10,0%
0%
10%
20%
30%
40%
50%
quota intercettata
60%
70%
80%
90%
100%
quota non intercettata
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: per le aree di Pianura e Bassa Valle è stato associato un valore massimo ammissibile del 90%.
Per la carta e il cartone l’efficienza di intercettazione è su livelli piuttosto elevati (61%), anche
per questa frazione i livelli d’intercettazione più alti sono conseguiti nei Comuni delle aree di
Bassa Valle (74%) e Pianura (61%), seguiti dall’Alta Valle (58%). Il Comune Capoluogo e le
aree di Montagna raggiungono un livello d’intercettazione della carta intorno al 51-53%.
Efficienza d'intercettazione della carta e cartone
Totale Provincia
61,0%
Bergamo
39,0%
51,7%
48,3%
52,8%
Area Montana a svil. tur-produt
47,2%
51,2%
Area Montana
Alta valle
48,8%
42,4%
57,6%
Bassa valle
26,3%
73,7%
Pianura
39,1%
60,9%
0%
10%
20%
30%
40%
50%
quota intercettata
60%
70%
80%
90%
100%
quota non intercettata
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
L’efficienza di intercettazione del vetro è stimata su livelli elevatissimi (85% come media
provinciale) rispetto alle altre frazioni. Ad esclusione delle aree di Bassa Valle e Pianura, per
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 83 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
le quali è stato imposto come livello massimo ammissibile di intercettazione del 90%, si stima
un livello molto alto nell’area montana (84%). Per le aree montana a sviluppo turistico –
produttivo e di Alta Valle si stima un livello d’intercettazione del 74-76%, mentre per il
Comune Capoluogo si ha il valore relativamente più basso (71%). Si tenga presente, in
particolare per il Comune capoluogo, che tale valore comprende anche la quota di vetro
stimata intercettata con le raccolte multimateriali.
Efficienza d'intercettazione del vetro*
Totale Provincia
84,7%
Bergamo
15,3%
70,8%
29,2%
73,9%
Area Montana a svil. tur-produt
Area Montana
26,1%
84,1%
Alta valle
15,9%
75,7%
24,3%
Bassa valle
90,0%
10,0%
Pianura
90,0%
10,0%
0%
10%
20%
30%
40%
quota intercettata
50%
60%
70%
80%
90%
100%
quota non intercettata
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: per le aree di Pianura e Bassa Valle è stato associato un valore massimo ammissibile del 90%.
*: la quota assegnata al vetro include anche una stima di quanto intercettato con le raccolte multimateriali (in
particolare per il Comune di Bergamo)
Infine, in merito all’intercettazione della plastica, la valutazione dell’efficienza di
intercettazione è condizionata dal fatto che solo quota parte della plastica presente nei rifiuti
è di potenziale interesse per il recupero di materia ed è quindi oggetto di raccolta
differenziata. I livelli di intercettazione conseguiti sono, per tale motivo, da ritenersi quindi
comunque significativi (22,5% come dato provinciale). Anche per questa frazione
l’intercettazione è maggiore in corrispondenza dei Comuni delle aree di Bassa Valle (34%) e
di Pianura (28,5%), e con le aree di Montagna e di Alta Valle che raggiungono livelli
compresi tra il 12% e il 20%. Caso a sé è il Comune Capoluogo, nel quale si stima un livello
bassissimo di intercettazione della plastica (0,3%), a conferma della tendenza negli ultimi
anni di una progressiva riduzione dei quantitativi di plastica intercettati dal sistema di raccolta
differenziata in tale Comune.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 84 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Efficienza d'intercettazione della plastica
Totale Provincia
22,5%
Bergamo
77,5%
0,3%
99,7%
Area Montana a svil. tur-produt
13,7%
86,3%
Area Montana
12,8%
87,2%
Alta valle
19,2%
Bassa valle
80,8%
33,7%
Pianura
66,3%
28,5%
0%
10%
71,5%
20%
30%
40%
50%
quota intercettata
60%
70%
80%
90%
100%
quota non intercettata
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
3.6.
Le modalità organizzative e gestionali dei servizi
3.6.1. Le gestioni dei servizi presenti in ambito provinciale
La gestione dei servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento stradale appare
particolarmente frammentata sul territorio provinciale nel 2006. Dai dati disponibili relativi ai
soggetti gestori dei servizi di raccolta e trasporto dei rifiuti urbani risulta che
complessivamente vi sono 143 soggetti operanti in Provincia.
Considerando tutte le tipologie di rifiuti urbani raccolte sul territorio provinciale, si rileva che
tra i 143 soggetti gestori, la grande maggioranza, ovvero il 63%, effettua servizi di raccolta e
trasporto in al massimo 5 Comuni, per un numero medio di abitanti serviti pari a 12.900.
Soltanto 22 soggetti (il 15% dei soggetti gestori totali) effettuano i servizi in un bacino più
ampio e superiore a 20 Comuni, ma si segnala che tre di questi possiedono un bacino
d’utenza superiore ai 50 Comuni.
Gestori di servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento per bacino servito in
Provincia di Bergamo (2006)
Numero Comuni serviti
dal soggetto gestore
fino a 5
n° gestori
90
% su n° tot
n° medio ab.
gestori
serviti / gestore*
62,9%
12.898
da 6 a 10
13
9,1%
49.147
da 11 a 20
18
12,6%
73.031
da 21 a 50
19
13,3%
165.656
3
2,1%
173.171
143
100,0%
47.421
da 51 a 86
Totale
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: è la media pesata
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 85 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Se si considera il numero di gestori di cui ciascun Comune si è servito nel 2006 per i servizi
di raccolta e trasporto dei RU e spazzamento, si può osservare che i Comuni che hanno
utilizzato un solo gestore per tutti i servizi di raccolta dei rifiuti sono 41, ovvero il 17% dei
Comuni della Provincia di Bergamo, ma gli abitanti corrispondenti sono il 5% del totale
provinciale. Sia in termini di numero di comuni che di numero di abitanti residenti sono
maggiori i Comuni che hanno utilizzato da 5 a 10 diversi gestori per i servizi.
Si tenga conto che in linea generale sono i servizi di raccolta differenziata di frazioni
specifiche che tendono ad essere affidati a più soggetti all’interno dello stesso comune,
mentre per le frazioni principali il gestore tende con più frequenza ad essere unico.
Numerosità dei gestori di servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento operanti
nei singoli Comuni in Provincia di Bergamo (2006)
Numero gestori
Comuni
%
16,9%
n°
51.421
a
34,3%
342.766
32,8%
da 5 a 10
87
36,0%
437.593
41,9%
da 11 a 15
26
10,7%
168.258
16,1%
da 16 a 20
5
2,1%
44.449
4,3%
Totale
b
100,0%
1.044.487
100,0%
1
da 2 a 4
n°
Abitanti
41
83
242
%
4,9%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note:
a: sono 85 Comuni di cui 3 Comuni (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione
Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
b: sono 244 di cui 3 Comuni (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media
Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
La medesima analisi effettuata a livello provinciale sul numero di gestori di cui ciascun
Comune si è servito nel 2006 è riproposta per singola area omogenea individuata
precedentemente. Si evidenzia così come i Comuni delle aree montane e di alta valle si
avvalgano di un numero più contenuto di gestori (al di sotto di dieci gestori). Mentre, i
Comuni che si sono serviti anche di più di dieci diversi gestori di servizi di raccolta/trasporto
sono nelle aree di Pianura e Bassa Valle, caratterizzate mediamente da un livello di raccolta
differenziata al di sopra del 50%.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 86 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Numerosità dei gestori di servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento operanti
nei singoli Comuni in Provincia di Bergamo per aree omogenee (2006)
Area
omogenea
Pianura
Bassa valle
Alta valle
Area
Montana
Area
Montana a
svil. turprodut
Comune di
Bergamo
n° gestori
1
da 2 a 4
da 5 a 10
da 11 a 15
da 16 a 20
Totale
1
da 2 a 4
da 5 a 10
da 11 a 15
da 16 a 20
Totale
1
da 2 a 4
da 5 a 10
da 11 a 15
da 16 a 20
Totale
1
da 2 a 4
da 5 a 10
da 11 a 15
da 16 a 20
Totale
1
da 2 a 4
da 5 a 10
da 11 a 15
da 16 a 20
Totale
da 2 a 4
Totale
Comuni
n°
Abitanti
%
1
18
39
22
4
84
3
16
25
4
1
49*
7
21
18
0
0
46
24
20
2
0
0
46
6
7
3
0
0
16
1
1
1,2%
21,4%
46,4%
26,2%
4,8%
100,0%
6,1%
32,7%
51,0%
8,2%
2,0%
100,0%
15,2%
45,7%
39,1%
0,0%
0,0%
100,0%
52,2%
43,5%
4,3%
0,0%
0,0%
100,0%
37,5%
43,8%
18,8%
0,0%
0,0%
100,0%
100,0%
100,0%
n°
7.373
86.135
208.318
151.300
37.268
490.394
15.164
59.997
161.350
16.958
7.181
260.650
5.157
45.837
59.414
0
0
110.408
19.092
20.442
5.250
0
0
44.784
4.635
14.710
3.261
0
0
22.606
115.645
115.645
%
1,5%
17,6%
42,5%
30,9%
7,6%
100,0%
5,8%
23,0%
61,9%
6,5%
2,8%
100,0%
4,7%
41,5%
53,8%
0,0%
0,0%
100,0%
42,6%
45,6%
11,7%
0,0%
0,0%
100,0%
20,5%
65,1%
14,4%
0,0%
0,0%
100,0%
100,0%
100,0%
Fonte: elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 51 Comuni di cui 3 Comuni (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio
Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Nella cartina di pagina seguente si è rappresentata in particolar modo l’articolazione sul
territorio della gestione del principale servizio, ovvero quello di raccolta e trasporto del rifiuto
indifferenziato. Dal momento che in alcuni Comuni il servizio di raccolta dell’indifferenziato è
affidato a più gestori, per ciascuno di questi Comuni è stato individuato il gestore che nel
2006 ha raccolto il maggiore quantitativo di rifiuti nel Comune stesso.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 87 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 88 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Dall’analisi dei gestori operanti sui singoli servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento si
evidenzia:
-
-
-
il maggior numero di gestori operanti nei servizi di raccolta di alcune frazioni differenziate
in particolare 41, 37 e 36 soggetti per la raccolta differenziata rispettivamente di
carta/cartone, plastica e vetro e, se si considera la raccolta dei metalli compreso
dell’alluminio si contano ben 52 soggetti gestori;
un numero di gestori per la raccolta del legno pari a 32, seguito dal verde con 30 gestori
29 gestori per la raccolta sia dei rifiuti ingombranti, e 28 per la raccolta dei rifiuti urbani
indifferenziati;
il minor numero di soggetti gestori (22) sono quelli che raccolgono la frazione umida;
relativamente allo spazzamento stradale si contano 23 gestori;
la maggior presenza, per tutte le tipologie di servizi, di operatori a servizio di un ridotto
numero di comuni (fino a 5 Comuni), a fronte di una presenza molto ridotta di operatori a
servizio di un ampio bacino (sopra i 10 comuni);
Gestori dei singoli servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento per bacino servito
in Provincia di Bergamo (2006)
n° Comuni
serviti dal
soggetto
gestore
fino a 5
Indifferenziato
n°
gestori
% su
totale
Organico
n°
gestori
% su
totale
Verde
n°
gestori
Carta
% su
totale
n°
gestori
Plastica
% su
totale
n°
gestori
% su
totale
11
39,3%
11
50,0%
16
53,3%
21
51,2%
18
48,6%
da 6 a 10
5
17,9%
4
18,2%
7
23,3%
3
7,3%
6
16,2%
da 11 a 20
9
32,1%
7
31,8%
5
16,7%
9
22,0%
10
27,0%
da 21 a 45
3
10,7%
0
0,0%
2
6,7%
8
19,5%
3
8,1%
Totale
n° Comuni
serviti dal
soggetto
gestore
fino a 5
28 100,0%
22 100,0%
30 100,0%
41 100,0%
37 100,0%
Alluminio e
Vetro
Legno
Ingombranti
Spazzamento
altri metalli
n°
% su
n°
% su
n°
% su
n°
% su
n°
% su
gestori totale gestori totale gestori totale gestori totale gestori totale
15 41,7%
17 53,1%
28 53,8%
13 44,8%
8 34,8%
da 6 a 10
6
16,7%
7
21,9%
9
17,3%
7
24,1%
8
34,8%
da 11 a 20
10
27,8%
6
18,8%
10
19,2%
5
17,2%
6
26,1%
da 21 a 45
5
13,9%
2
6,3%
5
9,6%
4
13,8%
1
4,3%
Totale
36 100,0%
32 100,0%
52 100,0%
29 100,0%
23 100,0%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: nel presente studio il consorzio Unione Media Val Cavallina (che comprende i Comuni di Borgo di Terzo,
Luzzana e Vigano San Martino) è stato conteggiato come un’unità.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 89 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.6.2. Le modalità organizzative dei servizi
L’analisi dell’articolazione sul territorio dei servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento
evidenzia come tutti i Comuni siano, come intuitivo, interessati da un servizio di raccolta del
rifiuto indifferenziato e del vetro.
Molto elevato è anche il grado di copertura per i servizi di raccolta differenziata di carta,
plastica, altri metalli e di ingombranti con oltre il 95% della popolazione interessata. Per la
raccolta del verde, del legno e per lo spazzamento si ha comunque un’alta copertura
interessando tra l’85% e il 95% della popolazione.
Risulta invece più contenuta l’estensione delle raccolte della frazione umida, riguardando il
51% dei Comuni della Provincia, ovvero il 76% della popolazione totale, e dell’alluminio che
riguarda il 44% della popolazione totale.
Diffusione dei servizi di raccolta/trasporto rifiuti e spazzamento in Provincia di
Bergamo (2006)
Frazione
Indifferenziato
Organico
Verde
Carta
Plastica
Vetro
Legno
Alluminio
Altri metalli
Ingombranti
Spazzamento
n° Comuni
serviti
242*
124
181
233
213
242*
152
63
192
231
157
% su Comuni
totali
n° abitanti
serviti
100%
51,2%
74,8%
96,3%
88,0%
100,0%
62,8%
26,0%
79,3%
95,5%
64,9%
1.044.487
796.740
989.479
1.040.193
996.142
1.044.487
926.757
456.759
942.059
1.033.873
948.113
% su abitanti
totali
100%
76,3%
94,7%
99,6%
95,4%
100,0%
88,7%
43,7%
90,2%
99,0%
90,8%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: i Comuni della Provincia di Bergamo sono 244 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino)
formano il consorzio Unione Media Val Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Nella seguente tabella sono riportati i quantitativi intercettati delle principali frazioni dichiarati
secondo le diverse modalità di raccolta (domiciliare, stradale, domiciliare e stradale, in
piattaforma). Si può constatare che per tutte le frazioni, ad esclusione della carta e cartone,
tali informazioni hanno un grado di copertura al di sopra del 65% rispetto al quantitativo
complessivo dichiarato raccolto per ciascuna frazione.
Per l’indifferenziato, l’organico, la plastica e la carta i quantitativi maggiormente intercettati
sono raccolti domiciliarmente.
La modalità di raccolta stradale incide particolarmente solo per la raccolta del vetro (11% del
vetro totale raccolto è dichiarato con la modalità stradale, e il 4% dichiarato con la modalità
stradale e domiciliare).
I flussi di verde, legno, metalli ed ingombranti sono prevalentemente intercettati nelle
piattaforme di raccolta.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 90 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Quantitativi delle principali frazioni intercettate dai servizi domiciliari, stradali e nelle piattaforme.
Frazione
raccolta
Domiciliare
t/anno
Copertura
%
Stradale
t/anno
Copertura
%
Domiciliare e stradale
t/anno
Copertura
%
Indifferenziato
136.854,7
74,0%
3.899,5
2,1%
2.197,7
Organico
36.108,3
81,4%
0
0,0%
0
Verde
217,9
0,5%
20,1
0,0%
0
Carta
26.587,7
41,8%
219,0
0,3%
95,7
Plastica
7.181,9
59,0%
129,1
1,1%
6,3
Vetro
14.115,5
36,7%
4.292,4
11,1%
1.703,9
Legno
1,2
0,0%
3,3
0,0%
0,0
Alluminio
309,8
25,4%
1,3
0,1%
0,0
Altri metalli
1.208,7
11,6%
17,0
0,2%
21,9
Ingombranti
1.198,0
3,6%
98,6
0,3%
0
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
1,2%
0,0%
0,0%
0,2%
0,1%
4,4%
0,0%
0,0%
0,2%
74,6%
Piattaforma
t/anno
2.453,9
0,0
27.513,4
13.532,3
1.753,8
7.560,7
10.674,4
551,9
5.637,5
25.020,0
Copertura
%
1,3%
0,0%
67,8%
21,3%
14,4%
19,6%
65,2%
45,2%
53,9%
74,6%
Pagina 91 di 380
Totale modalità
dichiarate
t/anno
145.405,8
36.108,3
27.751,4
40.434,7
9.071,0
27.672,5
10.678,9
863,0
6.885,1
26.316,5
Copertura
%
78,6%
81,4%
68,4%
63,6%
74,6%
71,9%
65,3%
70,7%
65,9%
78,5%
Altro o non dichiarato
Totale
Copertura
%
t/anno
t/anno
39.493,4
8.251,2
12.815,8
23.149,1
3.093,5
10.835,9
5.685,6
357,7
3.570,4
7.216,1
21,4%
18,6%
31,6%
36,4%
25,4%
28,1%
34,7%
29,3%
34,1%
21,5%
184.899,2
44.359,5
40.567,1
63.583,8
12.164,5
38.508,4
16.364,5
1.220,7
10.455,5
33.532,7
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
La valutazione delle modalità di raccolta delle diverse frazioni di rifiuto evidenzia la
prevalenza di servizi di raccolta di tipo domiciliare, sia per la frazione indifferenziata residua
che per le principali raccolte differenziate di: organico, carta e cartone e plastica. Una
diffusione significativa di servizi di tipo stradale si ha infatti solo per il vetro, superando la
diffusione della raccolta domiciliare ma essendo superata dalla modalità di raccolta in
piattaforma.
La raccolta in piattaforma è la modalità più diffusa per le frazioni di rifiuti urbani quali: verde,
legno, metalli e rifiuti ingombranti.
Nella tabella e nel grafico che seguono sono rappresentati il numero di comuni in cui sono
presenti, per la specifica frazione, le diverse modalità di raccolta. Per una singola frazione è
possibile che siano presenti più modalità (questo elemento si riscontra in particolare nel caso
delle frazioni carta/cartone, plastica e vetro).
Modalità di raccolta rifiuti urbani (2006)
220
200
180
160
n° Comuni
140
120
100
80
60
40
20
0
Indiff
Organico
Verde
Carta
domiciliare
Plastica
stradale
Vetro
Legno
piattaforma
Alluminio Altri metalliIngombranti
altro
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: la modalità “su chiamata” indicata per la raccolta degli ingombranti è stata accorpata alla modalità “altro”
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 92 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Modalità organizzative dei principali servizi di raccolta/trasporto rifiuti in Provincia
(2006)
n°
Indifferenziato
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Organico
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Verde
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Carta
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Plastica
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Vetro
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Legno
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Alluminio
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Altri metalli
domiciliare
stradale
piattaforma
altro
Ingombranti
domiciliare
stradale
piattaforma
su chiamata
altro
Comuni*
% su serviti
n°
Abitanti
% su serviti
201
48
22
20
83,1%
19,8%
9,1%
8,3%
985.013
60.387
100.153
123.420
94,3%
5,8%
9,6%
11,8%
124
0
2
1
100,0%
0%
1,6%
0,8%
796.740
0
8.298
22.397
100,0%
0%
1,0%
2,8%
6
4
170
12
3,3%
2,2%
93,9%
6,6%
10.007
16.192
963.737
198.385
1,0%
1,6%
97,4%
20,0%
190
33
170
14
81,5%
14,2%
73,0%
6,0%
950.096
169.778
930.369
187.082
91,3%
16,3%
89,4%
18,0%
160
39
138
5
75,1%
18,3%
64,8%
2,3%
789.373
64.184
837.353
37.174
79,2%
6,4%
84,1%
3,7%
120
131
153
10
49,6%
54,1%
63,2%
4,1%
800.584
298.538
887.835
81.212
76,6%
28,6%
85,0%
7,8%
1
3
149
6
0,7%
2,0%
98,0%
3,9%
2.823
11.388
913.382
60.112
0,3%
1,2%
98,6%
6,5%
24
3
49
3
38,1%
4,8%
77,8%
4,8%
163.341
6.592
382.055
32.076
35,8%
1,4%
83,6%
7,0%
56
10
163
45
29,2%
5,2%
84,9%
23,4%
223.536
23.436
881.445
370.091
23,7%
2,5%
93,6%
39,3%
25
16
187
20
15
10,8%
6,9%
81,0%
8,7%
6,5%
65.302
35.617
968.738
239.162
44.360
6,3%
3,4%
93,7%
23,1%
4,3%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: Ciascun comune può avere indicato più di una modalità di servizio per una certa frazione
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 93 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Per le raccolte domiciliari, che costituiscono la modalità di riferimento principale per la
raccolta delle diverse frazioni del rifiuto, la frequenza dei servizi è generalmente così definita:
-
per il rifiuto indifferenziato: un passaggio settimanale;
per la frazione organica: due passaggi settimanali nel periodo estivo ed un passaggio
settimanale nel restante periodo dell’anno;
raccolta ogni quindici giorni per le frazioni differenziate: carta, plastica, vetro e alluminio;
per altri metalli (escluso allumino): un passaggio mensile.
per i rifiuti ingombranti: per pochi Comuni un passaggio ogni 2 mesi.
Frequenze di raccolta dei rifiuti per i principali servizi domiciliari in Provincia di
Bergamo (2006)
Frequenza principale
Frequenza secondaria
% su
n°
Comuni
tipologia
Comuni
con dato
disponib.
2 vv a sett.
42
25,5%
settimanale
I: settimanale
E: 2 vv a sett.
quindicinale
quindicinale
quindicinale
quindicinale
106
% su
Comuni
con dato
disponib.
64,2%
49
46,2%
settimanale
37
34,9%
87
74
58
11
56,5%
59,7%
62,4%
50,0%
settimanale
settimanale
settimanale
mensile
49
31
23
9
31,8%
25,0%
24,7%
40,9%
Altri metalli
mensile
23
47,9%
quindicinale
19
39,6%
Ingombranti
bimestrale
6
27,3%
quindicinale
5
22,7%
tipologia
Indifferenziato
Organico
Carta
Plastica
Vetro
Alluminio
n°
Comuni
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: laddove è indicata una frequenza differente nel periodo estivo e/o turistico è stato mantenuta la frequenza
indicata per il periodo più lungo dell’anno.
3.6.3. Le piattaforme per la raccolta differenziata
Il territorio provinciale risulta pressoché coperto da una fitta rete di piattaforme e centri di
raccolta comunali per la raccolta differenziata (esistenti in 160 Comuni), cui possono essere
conferite tipologie di rifiuti molto numerose e variegate, andando da tutte le frazioni principali
alle raccolte specifiche di rifiuti di particolare natura, quali: batterie e accumulatori per auto,
farmaci, pile, oli vegetali e animali o derivanti dalla manutenzione di veicoli a motore, rifiuti
urbani pericolosi in generale e rifiuti ingombranti.
Secondo i dati aggiornati al 2006, una gran parte della popolazione della Provincia di
Bergamo, poco più dell’84%, risiede in un Comune dotato di almeno una piattaforma per la
raccolta differenziata. Inoltre, nel 2006 risulta in costruzione in 1 Comune un ulteriore
piattaforma, mentre in 15 Comuni sono segnalate in fase di progettazione. I Comuni che
dichiarano di usufruire delle piattaforme situate in altri Comuni sono 43, di cui 5 comunque
dichiarano di possederne almeno una e uno di averne in progettazione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 94 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Il sistema provinciale delle piattaforme per la raccolta differenziata (dati aggiornati al
2006)
% su tot
provincia*
n° comuni
66,7%
870.952
84,3%
piattaforme in programma
15
a
6,3%
25.114
2,4%
piattaforme in costruzione
utilizzo di piattaforme di altri comuni
1
43b
0,4%
17,9%
1.212
94.111
0,1%
9,1%
totale
219
91,3%
991.389
96,0%
piattaforme esistenti
160
% su tot
provincia*
n° abitanti
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note:
*: riferito a 240 Comuni perché per i Comuni dell’Unione Media Val Cavallina e per Costa Volpino non si hanno
informazioni a riguardo.
a: di cui 3 Comuni dichiarano di possederne già almeno una, e uno che dichiara che sta allestendo un area
attrezzata.
b: di cui 5 dichiarano di possedere già almeno una piattaforma e uno di avere in programma la realizzazione di
aree attrezzate.
I dati tecnici di dettaglio sulle modalità realizzative e gestionali delle piattaforme sono
disponibili per 141 strutture, per le quali è stata presentata la prevista dichiarazione
nell’ambito della banca dati dell’Osservatorio Rifiuti.
La maggior parte delle strutture (78%) dispone di una superficie di impianto inferiore ai 3.000
m2.
Le frequenze settimanali di apertura delle piattaforme risultano piuttosto distribuite, con una
lieve prevalenza delle aperture per 6 giorni/settimana (il 31%) e in subordine per 3
giorni/settimana (22%).
La maggior parte delle strutture (dal 60% circa al 95%) dispone dei principali presidi
impiantistici, quali:
- recinzione e guardiania;
- pavimentazione delle aree operative, rete idrica e fognaria;
- presenza di locali chiusi;
- impianti di illuminazione e antincendio;
- barriere perimetrali a verde.
Meno frequente risulta essere la dotazione di attrezzature idonee alla ottimizzazione della
gestione dei flussi di rifiuti, quali:
-
impianto di pesatura;
attrezzature per compattazione;
attrezzature per selezione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 95 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Caratteristiche tecniche delle piattaforme in Provincia di Bergamo (dati riferiti a 141
piattaforme)
Superfici delle strutture
Superficie ≤ 1.000 m2
1.000 m2< Superficie ≤ 3.000 m2
3.000 m2< Superficie ≤ 5.000 m2
Superficie > 5.000 m2
Nd
Totale
numero
60
50
15
9
7
141
%
42,6%
35,5%
10,6%
6,4%
5,0%
100,0%
giorni di apertura
7 giorni/settimana
6 giorni/settimana
5 giorni/settimana
4 giorni/settimana
3 giorni/settimana
2 giorni/settimana
1 giorno/settimana
Nd
Totale
numero
%
Recinzione
rete idrica
pavimentazione aree operative
piazzola coperta
locali chiusi
barriera verde
rete fognaria
Illuminazione
rampa carrabile
area per deposito mezzi
servizio di guardania
impianto antincendio
impianto di pesatura
attrezzature per compattazione
4
44
8
10
31
22
7
15
141
2,8%
31,2%
5,7%
7,1%
22,0%
15,6%
5,0%
10,6%
100,0%
piattaforme dotate
dei presidi indicati
numero
%
131
92,9%
103
73,0%
108
76,6%
61
43,3%
81
57,4%
96
68,1%
84
59,6%
104
73,8%
75
53,2%
29
20,6%
84
59,6%
84
59,6%
37
26,2%
27
19,1%
piattaforme non dotate
dei presidi indicati
numero
%
10
7,1%
38
27,0%
33
23,4%
80
56,7%
60
42,6%
45
31,9%
57
40,4%
37
26,2%
66
46,8%
112
79,4%
57
40,4%
57
40,4%
104
73,8%
114
80,9%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 96 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.7.
Il destino dei rifiuti urbani prodotti in ambito provinciale
Nel presente capitolo si riporta il quadro dettagliato dei destini dei flussi di rifiuti urbani
raccolti nei Comuni e avviati a trattamento e smaltimento disponibile per il 2006, sulla base
delle dichiarazioni pervenute all’Osservatorio Provinciale riportate nella banca dati.
3.7.1. Il destino dei rifiuti urbani indifferenziati
Il flusso di rifiuti indifferenziati complessivo ammonta nel 2006 in Provincia di Bergamo a
184.899 t; l’89,9% di questi rifiuti (166.224 t) è stato sottoposto a trattamento in impianti
provinciali, in particolare:
•
•
Il 60,2% è stato avviato a trattamento termico presso l’impianto REA di Dalmine;
Il 29,7 t è stato avviato all’impianto A2A (ex BAS) ed è stato pretrattato producendo CDR
o altro rifiuto destinato a successivo trattamento termico;
Il 10,1% dei rifiuti indifferenziati (18.737 t) è stato esportato fuori Provincia, con i seguenti
destini:
•
•
18.735 t sono state conferite al trattamento termico presso l’impianto A2A di Brescia;
2 t sono state avviate al trattamento termico presso l’impianto SILEA in Valmadrera (LC);
In base alla tipologia di impianto di destino, si possono anche evidenziare i seguenti flussi:
-
-
il 70,7% dei rifiuti indifferenziati è stato destinato direttamente ad impianti di trattamento
termico (provinciali: REA di Dalmine; extraprovinciali: A2A di Brescia e SILEA in
Valmadrera);
il 29,3% dei rifiuti indifferenziati è stato destinato ad impianti di pretrattamento
(provinciale: A2A (ex BAS) di Bergamo);
Destino dei rifiuti indifferenziati raccolti in Provincia di Bergamo (anno 2006)
% su totale
a trattamento in ambito provinciale
a trattamento/smaltim. extra provincia
totale
pretrattamento
finalizzato a
tratt termico
29,3%a
tratt.
termico
diretto
Discarica
Totale
60,5%
0,0%
89,9%
0,0%
10,1%
0,0%
10,1%
29,3%
70,7%
0,0%
100,0%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: a: sono avviate a produzione di CDR con successivo avvio a trattamento termico.
Nella cartina di pagina seguente si è rappresentata in particolar modo l’articolazione e
localizzazione sul territorio del destino del rifiuto indifferenziato raccolto. Dal momento che in
alcuni Comuni il rifiuto indifferenziato è destinato a più impianti, per ciascuno di questi
Comuni è stato individuato l’impianto che nel 2006 ha ricevuto il maggiore quantitativo di
rifiuti del Comune stesso.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 97 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 98 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.7.2. Il destino della frazione organica
Il flusso di frazione organica da raccolta differenziata complessivo ammonta nel 2006 in
Provincia di Bergamo a 44.360 t, di cui ben il 99,5% (ovvero 44.119 t) è stato destinato ad
impianti provinciali di compostaggio, solamente lo 0,5% (ovvero 240 t) è stato conferito ad
impianti fuori Provincia.
I conferimenti in impianti operanti in provincia nel 2006 sono stati in particolare i seguenti:
• 24.367 t all’impianto MONTELLO SpA di Montello;
• 16.328 t all’impianto di compostaggio BERCO di Calcinate;
• 3.425 t all’impianto SPURGHI dei F.lli Terzi di Grassobbio.
I conferimenti diretti ad impianti fuori provincia hanno interessato nel 2006 gli impianti:
• 222 t all’impianto SYSTEMA AMBIENTE di Bagnolo Mella (BS);
• 18 t all’impianto ECO – POL di Bagnolo Mella (BS).
Destino della frazione organica da raccolta differenziata (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia*
Comune
Provincia
Quantità in
kg
24.366.897
16.327.650
3.424.760
222.250
17.990
44.359.547
44.119.307
99,5%
MONTELLO S.P.A.
compostaggio
MONTELLO
Bergamo
BERCO
compostaggio
CALCINATE
Bergamo
SPURGHI F.LLI TERZI
compostaggio
GRASSOBBIO
Bergamo
SYSTEMA AMBIENTE
compostaggio
BAGNOLO MELLA
Brescia
ECO-POL
compostaggio
BAGNOLO MELLA
Brescia
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Nella cartina di pagina seguente si è rappresentata in particolar modo l’articolazione e
localizzazione sul territorio del destino della frazione organica raccolta nel 2006. Dal
momento che in alcuni Comuni i quantitativi di frazione organica sono destinati a più impianti,
per ciascuno di questi Comuni è stato individuato l’impianto che nel 2006 ha ricevuto il
maggiore quantitativo di tale frazione del Comune stesso. Risulta evidente come il servizio di
raccolta della frazione organica è totalmente inesistente nelle aree montane e in alcuni
Comuni in pianura a sud di Bergamo.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 99 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 100 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.7.3. Il destino delle altre principali frazioni
Nelle seguenti tabelle è riportato il dettaglio degli impianti che nel 2006 hanno ricevuto
conferimenti delle altre principali frazioni provenienti dalla raccolta dei rifiuti nel territorio
provinciale.
Gli impianti in questione sono particolarmente numerosi: metalli ferrosi (49 impianti), carta
(30) e alluminio (29).
Minore, ma pur sempre decisamente consistente, è il numero di impianti che hanno ricevuto
la plastica (24 impianti) i rifiuti ingombranti (19), il legno (22), il vetro (17), la frazione verde
(16), i rifiuti da spazzamento stradale (13) e dalle raccolte multimateriali (6).
L’analisi dei quantitativi associati ai diversi destini evidenzia come una parte consistente dei
rifiuti abbiano trovato sbocco, almeno iniziale, in impianti situati in ambito provinciale.
La quota dei conferimenti interessanti gli operatori bergamaschi copre in particolare le
seguenti % delle diverse frazioni:
-
carta:
verde:
plastica:
vetro:
alluminio
altri metalli:
legno:
ingombranti:
spazzamento:
95,9%;
94,2%;
97,3%;
68,8%;
93,8%;
97,2%;
85,5%;
73,8%;
98,1%.
Tali quote possono in realtà includere anche semplici operazioni di stoccaggio e travaso
preliminari all’avvio a recuperatori finali e non sono quindi da assumere come un indice di
quota effettivamente pienamente recuperata nel contesto provinciale.
Inoltre, si precisa che il dato totale di conferimento riportato per ciascuna frazione riguarda il
destino certo di tale frazione indicato nelle schede trasmesse all’Osservatorio Rifiuti
Provinciale. Il dato può essere diverso dal totale raccolto effettivamente in quanto in alcuni
casi non sono stati comunicati i dati relativi a tutti i destini.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 101 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Destino della carta e cartone da raccolta differenziata (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia*
Comune
Provincia
SAVOLDI LUIGI E C.
GV MACERO
FERRANDI FULVIO
ASM BRESCIA
CARTIERA CA-MA
ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI
VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C.
WASTE - PAPER
ZANETTI ARTURO & C.
FRATELLI SALVETTI E C.
CORNAGO DI CORNAGO FRANCO E ROMANO
ECO-TRASS
ESTRI
NEGRONI GIUSEPPE & C.
DARGENIO RUGGIERO E DUSETTI GIUDITTA
CARTIERA DELL'ADDA
IMBALCARTA
FOGLIENI ELIO
POLICARTA DI LONARDI E ZOCCATELLI
V.T.R. DI CILISTO
PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.lli
MONTELLO S.P.A.
F.LLI FERRANDI DI FERRANDI F. P. & C.
ROTA EMILIO EZIO & C.
SER.ECO DI BONOMELLI RAFFAELE & C.
PARCO DELL'OGLIO RIFIUTI
SIRCHI
IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO
MARCHETTI FRANCESCO
LOMBARDA RECUPERI
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
stocc., recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
autodemoliz., recupero
recupero
stocc., selez-cernita
stoccaggio
recupero
stoccaggio
stoccaggio
recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
stoccaggio
recupero
stoccaggio
selez., compostaggio
stoccaggio
recupero
recupero
stoccaggio
recupero
stoccaggio
selez-cernita, recupero
stocc., selez-cernita
ALBANO S.A.
PEDRENGO
BREMBATE
BERGAMO
LALLIO
OSIO SOTTO
ROGNO
CAPRIATE S. G.
MAPELLO
GRASSOBBIO
ALME'
CARVICO
SPIRANO
STEZZANO
CAZZAGO S. M.
CALOLZIOCORTE
CHIARI
PONTE S. PIETRO
GRASSOBBIO
ROMANO DI L.
ZANDOBBIO
MONTELLO
BREMBATE
BERGAMO
CALCINATE
VILLONGO
CUCCIAGO
NEMBRO
BRUSAPORTO
COCCAGLIO
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Brescia
Lecco
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Como
Bergamo
Bergamo
Brescia
Quantità in
kg
15.395.134
8.509.697
7.018.850
6.759.510
3.598.140
3.455.505
2.928.972
2.760.520
2.107.138
1.294.150
1.113.100
1.098.260
1.095.080
978.300
928.430
883.720
723.110
373.050
361.818
354.340
318.150
255.470
207.450
184.660
162.300
119.240
82.210
73.010
49.614
3.790
63.192.718
60.571.458
95,9%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Destino del verde da raccolta differenziata (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia*
Comune
Provincia
BERCO
MONTELLO S.P.A.
SPURGHI F.LLI TERZI
GTM
ASM BRESCIA
COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R. & F.
COMUNE DI OSIO SOPRA
VIVAI F.LLI CATTANEO
STAF - SERVIZI TECNOL. AMB. FRANCIACORTA
DIVISION GREEN
PARADELLO AMBIENTE
ZANETTI ARTURO & C.
AGLIONI ANGELO
PARADELLO AMBIENTE
PARADELLO AMBIENTE
AGROMECCANICA COLOMBO MARIO
totale conferito
Di cui in impianti provinciali
% in Provincia
compostaggio
selez., compostaggio
compostaggio
compostaggio
recupero
stoccaggio
compostaggio
compostaggio
compost., fanghi
compost., recupero
compostaggio
stocc., selez-cernita
stocc., recupero
compostaggio
compostaggio
compostaggio
CALCINATE
MONTELLO
GRASSOBBIO
GHISALBA
BERGAMO
CONCOREZZO
OSIO SOPRA
VALBREMBO
CHIARI
RUDIANO
RODENGO-SAIANO
MAPELLO
CALCIO
OSPITALETTO
CASTEGNATO
TREVIOLO
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Milano
Bergamo
Bergamo
Brescia
Brescia
Brescia
Bergamo
Bergamo
Brescia
Brescia
Bergamo
Quantità in
kg
18.623.026
9.235.229
3.300.260
2.919.624
1.540.360
1.131.650
720.080
558.470
484.570
305.160
278.696
110.402
70.000
35.930
28.710
26.140
39.368.307
37.103.591
94,2%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 102 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Destino della plastica da raccolta differenziata (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia*
Comune
Provincia
MONTELLO S.P.A.
ZANETTI ARTURO & C.
VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C.
LOMBARDA RECUPERI
ESTRI
SAVOLDI LUIGI E C.
IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO
PINI PIETRO ISOLANTI
FOGLIENI ELIO
ASM BRESCIA
CO.MA.FER. DI ZANINONI LUIGI
NUOVA GANDIPLAST
PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.lli
PINI PIETRO ISOLANTI
IMBALLAGGI PALAZZOLESI DI MARINI C. & C.
PALAZZINI RECUPERI
FRATELLI VESCOVI DI F. E B. VESCOVI
F.LLI BATTISTELLO
GHIRARDI
NOSCI
FRATELLI SALVETTI E C.
CAUTO-CANTIERE AUTOLIMITAZIONE
WASTE - PAPER
DEB SRL
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
Recupero
stocc., selez.-cernita
autodemoliz., recupero
stocc., selez.-cernita
stoccaggio
stocc., recupero
stoccaggio
recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
stoccaggio
Stoccaggio
recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
stoccaggio
Stoccaggio
recupero
recupero
MONTELLO
MAPELLO
ROGNO
COCCAGLIO
SPIRANO
ALBANO S. A.
NEMBRO
LEFFE
PONTE S. PIETRO
BERGAMO
VERTOVA
GANDINO
ZANDOBBIO
BRANDICO
PONTOGLIO
TORRE DE'ROVERI
BOLGARE
TELGATE
PARMA
CANONICA D'ADDA
GRASSOBBIO
BRESCIA
CAPRIATE S. G.
PEDRENGO
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Brescia
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Parma
Bergamo
Bergamo
Brescia
Bergamo
Bergamo
Quantità in
kg
10.261.945
463.924
431.430
295.980
176.360
125.330
105.260
90.421
53.036
34.380
23.600
18.980
13.520
13.304
9.280
9.150
8.880
8.700
8.140
5.055
3.470
1.920
1.840
640
12.164.545
11.835.921
97,3%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Destino del vetro da raccolta differenziata (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia*
Comune
Provincia
SAVOLDI LUIGI E C.
ROGLASS DI FABIO COMINATO & C.
MACOGLASS
TECNO RECUPERI
ZANETTI ARTURO & C.
ECOGLASS SOCIETA' UNIPERSONALE
ASM BRESCIA
ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI
ESTRI
VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C.
RAVASIO GIUSEPPE & C.
COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R. & F.
SILFER METALLI
FOGLIENI ELIO
PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.lli
R.G.F.
LOMBARDA RECUPERI
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
Stocc., recupero
recupero
stoccaggio
recupero
stocc., selez.-cernita
recupero
recupero
recupero
stoccaggio
autodemoliz., recupero
recupero
stoccaggio
recupero
recupero
stoccaggio
stoccaggio
stocc., selez.-cernita
ALBANO S. A.
LISCATE
ANTEGNATE
BRESCIA
MAPELLO
LONIGO
BERGAMO
OSIO SOTTO
SPIRANO
ROGNO
CISANO B.
CONCOREZZO
VILLA DI SERIO
PONTE S.PIETRO
ZANDOBBIO
CARAVAGGIO
COCCAGLIO
Bergamo
Milano
Bergamo
Brescia
Bergamo
Vicenza
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Milano
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Brescia
Quantità in
kg
12.342.719
7.854.180
7.244.300
2.193.820
1.901.789
1.383.140
1.226.072
986.540
808.980
773.460
719.340
592.780
215.940
160.080
78.000
4.420
2.640
38.488.200
26.461.640
68,8%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 103 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Destino dell’alluminio da raccolta differenziata (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia*
Comune
Provincia
SAVOLDI LUIGI E C.
NEGRONI GIUSEPPE & C.
STE.M.IN. - STEEL METAL INDUSTRIES
ZANETTI ARTURO & C.
BAFFI STEFANO
SA.MA.FER.
FERSOVERE
LUPINI F.LLI
FOGLIENI ELIO
ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI
OGENKIDE
PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.lli
ROGLASS DI FABIO COMINATO & C.
RANICA ANGELO DI RANICA CLAUDIO
ESTRI
VAL-FERRO
ECO-TRASS
IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO
V.T.R. DI CILISTO
ASM BRESCIA
VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C.
FERRANDI FULVIO
MARCHETTI FRANCESCO
FRATELLI VESCOVI DI F. E B. VESCOVI
BELOTTI MARIO
FRATELLI SALVETTI E C.
AOM ROTTAMI
CORTESI VIRGINIO
ANDREONI MARCELLO E C.
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
stocc., recupero
recupero
autodemoliz., recupero
stocc., selez.-cernita
recupero
recupero
stoccaggio
stocc., autodemoliz.
recupero
recupero
recupero
stoccaggio
recupero
recupero
stoccaggio
recupero
stoccaggio
stoccaggio
recupero
recupero
autodemoliz., recupero
recupero
selez.-cernita, recupero
recupero
recupero
stoccaggio
recupero metalli
stoccaggio
stoccaggio
ALBANO S. A.
STEZZANO
LEVATE
MAPELLO
CISERANO
ALZANO LOMBARDO
SOVERE
MARTINENGO
PONTE SAN PIETRO
OSIO SOTTO
TRUCCAZZANO
ZANDOBBIO
LISCATE
COLOGNO AL SERIO
SPIRANO
PREVALLE
CARVICO
NEMBRO
ROMANO DI L.
BERGAMO
ROGNO
BREMBATE
BRUSAPORTO
BOLGARE
TRESCORE B.
GRASSOBBIO
CISANO B.
CASTEL ROZZONE
ABBIATEGRASSO
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Milano
Bergamo
Milano
Bergamo
Bergamo
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Milano
Quantità in
kg
338.245
126.399
123.350
105.610
83.680
80.540
59.980
38.620
37.656
37.380
32.920
25.900
25.280
23.980
20.400
17.140
15.300
8.005
5.971
4.025
2.870
2.350
1.799
1.020
1.000
560
340
300
60
1.220.680
1.145.280
93,8%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 104 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Destino degli altri metalli da raccolta differenziata (anno 2006)
Ragione Sociale
SAVOLDI LUIGI E C.
ASM BRESCIA
ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI
LUPINI F.LLI
BREMBANA ROTTAMI DI PROSPERI B. E C.
FRATELLI VESCOVI DI F. E B. VESCOVI
SA.MA.FER.
NEGRONI GIUSEPPE & C.
RANICA ANGELO DI RANICA CLAUDIO
V.T.R. DI CILISTO
AOM ROTTAMI
BELOTTI MARIO
ESTRI
ZANETTI ARTURO & C.
BAFFI STEFANO
MARCHETTI FRANCESCO
FOGLIENI ELIO
VAL-FERRO
ROGLASS DI FABIO COMINATO & C.
SILFER METALLI
VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C.
F.LLI PONTI
CRIPPA MARCELLO
RAVASIO GIUSEPPE & C.
MANZONI ROTTAMI DEI F.LLI MANZONI
NICOLI ECOSIDER
ROTTAMI LOMBARDA
AGNELLI DI AGNELLI GIUSEPPE & FIGLI
FERRANDI FULVIO
PEZZOTTI ROBERTO
STE.M.IN. - STEEL METAL INDUSTRIES
FRATELLI SALVETTI E C.
CORNAGO DI CORNAGO FRANCO E ROMANO
IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO
MACOGLASS
POLICARTA DI LONARDI E. E ZOCCATELLI M.
FERSOVERE
ANDREONI MARCELLO E C.
OGENKIDE
CARPROMETAL
NEW CONSULT AMBIENTE
COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R. & F.
LA BERETTA ROTTAMI
VIREM DI VIVIANI PIERANGELO
VALSIDER
ROTTAMI PADANA
VITALI ROTTAMI
RIFER SPA
AGLIONI ANGELO
SAVOLDI LUIGI E C.
ASM BRESCIA
ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
Tipologia*
Comune
Provincia
stocc., recupero
recupero
recupero
stocc., autodemoliz.
recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
recupero metalli
recupero
stoccaggio
stocc., selezi.-cernita
recupero
selezi-cernita, recupero
recupero
recupero
recupero
recupero
autodemoliz., recupero
stoccaggio
stoccaggio
recupero
recupero
autodemoliz., recupero
recupero
recupero
recupero
ALBANO S. A.
BERGAMO
OSIO SOTTO
MARTINENGO
ZOGNO
BOLGARE
ALZANO L.
STEZZANO
COLOGNO AL S.
ROMANO DI L.
CISANO B.
TRESCORE B.
SPIRANO
MAPELLO
CISERANO
BRUSAPORTO
PONTE S.PIETRO
PREVALLE
LISCATE
VILLA DI SERIO
ROGNO
ARCENE
ALME'
CISANO B.
MERATE
BAGNATICA
ROMANO DI L.
CISERANO
BREMBATE
PIAN CAMUNO
LEVATE
GRASSOBBIO
ALME'
NEMBRO
ANTEGNATE
GRASSOBBIO
SOVERE
ABBIATEGRASSO
TRUCCAZZANO
DOLZAGO
BORGO S. GIACOMO
CONCOREZZO
BOLLATE
PREVALLE
LEVATE
CASTEGNATO
CISERANO
COCCAGLIO
CALCIO
ALBANO S. A.
BERGAMO
OSIO SOTTO
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Brescia
Milano
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Lecco
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Milano
Milano
Lecco
Brescia
Milano
Milano
Brescia
Bergamo
Brescia
Bergamo
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
autodemoliz., recupero
stoccaggio
recupero
stoccaggio
stoccaggio
stoccaggio
stoccaggio
stoccaggio
recupero
autodemoliz., recupero
stoccaggio
stoccaggio
recupero
recupero
recupero
recupero
stoccaggio
autodemoliz., recupero
stoccaggio, recupero
stoccaggio, recupero
recupero
recupero
Quantità in
kg
1.590.926
822.210
714.275
511.342
383.494
317.343
255.940
207.491
204.330
195.034
174.240
127.530
123.010
120.500
102.460
78.495
74.854
58.170
53.780
52.860
46.026
37.900
28.100
27.240
26.230
25.080
23.840
23.290
20.400
19.614
17.360
15.090
14.970
14.180
13.000
10.640
9.100
8.880
7.900
4.240
2.970
1.610
700
520
490
230
100
90
75
1.590.926
822.210
714.275
6.568.149
6.383.215
97,2%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 105 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Destino del legno da raccolta differenziata (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia*
Comune
Provincia
ECOLEGNO BERGAMASCA
ASM BRESCIA
ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI
ESTRI
DEL CURTO
FRATELLI SALVETTI E C.
ZANETTI ARTURO & C.
IL TRUCIOLO
COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R.& .F.
IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO
RAVASIO GIUSEPPE & C.
CEM AMBIENTE
ECOLEGNO BRESCIA
F.LLI ROSSI
PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.ll
VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C.
LOMBARDA RECUPERI
NEGRONI GIUSEPPE & C.
IMBALCARTA
PALAZZINI RECUPERI
ASM BRESCIA
RECUPERI GENERALI
ECOLEGNO BERGAMASCA
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
recupero
recupero
recupero
stoccaggio
recupero
stoccaggio
stocc., selez-cernita
recupero
stoccaggio
stoccaggio
recupero
stazione di travaso
Stoccaggio
recupero
stoccaggio
autodemoliz., recupero
stocc., selez-cernita
recupero
recupero
recupero
Discarica
stocc., recupero
recupero
TREVIGLIO
BERGAMO
OSIO SOTTO
SPIRANO
VERDERIO I.
GRASSOBBIO
MAPELLO
MEDA
CONCOREZZO
NEMBRO
CISANO B.
MEZZAGO
BRESCIA
PRADALUNGA
ZANDOBBIO
ROGNO
COCCAGLIO
STEZZANO
CHIARI
TORRE DE'ROVERI
MONTICHIARI
CASALE M.
TREVIGLIO
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Lecco
Bergamo
Bergamo
Milano
Milano
Bergamo
Bergamo
Milano
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Brescia
Bergamo
Brescia
Bergamo
Brescia
Alessandria
Bergamo
Quantità in
kg
7.265.010
2.036.360
1.106.460
1.068.820
824.320
701.120
575.660
488.010
462.190
414.500
252.970
227.260
221.520
212.327
162.580
103.780
101.340
71.300
40.910
23.250
3.340
1.500
7.265.010
16.364.527
13.994.137
85,5%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Destino della raccolta multimateriale (anno 2006)
Ragione Sociale
ASM BRESCIA
NEGRONI GIUSEPPE & C.
FRATELLI SALVETTI E C.
ESTRI
ESPOSITO SERVIZI ECOLOGICI
VESTI SOLIDALE - SOCIETA' COOP. SOCIALE ONLUS
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
Tipologia*
Comune
Provincia
recupero
recupero
stoccaggio
stoccaggio
stoccaggio
recupero
BERGAMO
STEZZANO
GRASSOBBIO
SPIRANO
GORLE
MILANO
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Milano
Quantità in
kg
4.352.698
131.580
63.960
18.220
2.140
525
4.569.123
4.568.598
100,0%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 106 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Destino dei rifiuti ingombranti (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia*
Comune
Provincia
BERGAMO PULITA
LOMBARDA RECUPERI
REA DALMINE
ZANETTI ARTURO & C.
ASM BRESCIA
FRATELLI SALVETTI E C.
COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R.& .F.
SOCIETA' DI SERVIZI ALTO SEBINO
ASM BRESCIA
PARCO DELL'OGLIO RIFIUTI
ESTRI
ZUCCHETTI GIOVANNI E FIGLI
PEZZAMIFICIO BERGAM. DI NEDO SALA & F.ll
ECO-TRASS
IMPRESA BERGAMELLI MARTINO & MARIO
MONTELLO S.P.A.
VALCART DEI F.LLI ALBERTINELLI & C.
ASM BRESCIA
F.LLI ZAPPETTINI
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
Discarica
stocc., selez-cernita
Inceneritore
stocc., selez-cernita
recupero
stoccaggio
stoccaggio
piattaforma
discarica
stoccaggio
stoccaggio
recupero
stoccaggio
stoccaggio
stoccaggio
selez., compostaggio
autodemoliz., recupero
pretratt. RU (produz. CDR)
stoccaggio
CAVERNAGO
COCCAGLIO
DALMINE
MAPELLO
BERGAMO
GRASSOBBIO
CONCOREZZO
COSTA VOLPINO
MONTICHIARI
VILLONGO
SPIRANO
OSIO SOTTO
ZANDOBBIO
CARVICO
NEMBRO
MONTELLO
ROGNO
BERGAMO
SERIATE
Bergamo
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Milano
Bergamo
Brescia
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Bergamo
Quantità in
kg
14.060.794
7.185.280
3.339.393
1.989.338
1.603.707
1.214.810
959.230
850.744
678.075
372.860
271.410
249.440
235.130
216.590
164.100
148.010
85.550
71.750
1.660
33.697.871
24.875.286
73,8%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Destino dei rifiuti da spazzamento stradale (anno 2006)
Ragione Sociale
Tipologia
Comune
Provincia
ECOCENTRO SOLUZIONI AMBIENTALI
ZANETTI ARTURO & C.
PBR
ECOENERGY
F.LLI ZAPPETTINI
BERGAMO PULITA
ASM BRESCIA
COGEME GESTIONI
ESTRI
A.L.S.I. - ALTO LAMBRO SERVIZI IDRICI
LA SOLARESE
REA DALMINE
COLOMBO SPURGHI DI COLOMBO R.& .F.
totale conferito
di cui in impianti provinciali
% in Provincia
recupero terre spazz.
stocc., selez-cernita
stocc., recupero, inertizzaz.
recupero
stoccaggio
discarica
discarica
discarica
stoccaggio
depuratore
recupero
inceneritore
stoccaggio
GORLE
MAPELLO
MACLODIO
CASTIGLIONE DELLE S.
SERIATE
CAVERNAGO
MONTICHIARI
ROVATO
SPIRANO
MONZA
SARONNO
DALMINE
CONCOREZZO
Bergamo
Bergamo
Brescia
Mantova
Bergamo
Bergamo
Brescia
Brescia
Bergamo
Milano
Varese
Bergamo
Milano
Quantità in
kg
19.878.054
981.390
154.180
149.300
75.660
67.900
39.492
33.180
28.580
13.740
8.840
8.494
2.440
17.020.477
15.308.460
89,9%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: la tipologia di impianto indicata è quella riportata nella caratterizzazione anagrafica degli impianti
presente nel data base dell’Osservatorio e potrebbe non essere in realtà pertinente per il flusso di rifiuti qui
considerato
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 107 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.8.
I costi di gestione dei rifiuti
La valutazione dei costi di gestione dei rifiuti è effettuata con riferimento al costo totale
dichiarato e sostenuto dai singoli Comuni; questo è valutato al netto dei ricavi derivanti dai
contributi Conai o altri ricavi legati alla cessione di materiale recuperabile e dall’eventuale
recupero energetico di rifiuti termovalorizzati (voci: Ra e Rb).
Tale dato, per la Provincia di Bergamo, è disponibile per 238 Comuni sui 244 totali, per un
totale di 1.013.283 abitanti, ovvero il 97% della popolazione totale provinciale.
Il costo complessivo sostenuto nel 2006 dai Comuni della Provincia di Bergamo per cui è
disponibile il dato è pari a 77.996.546 €/a, che corrisponde ad un costo medio per abitante di
77 €/abxa e ad un costo medio per tonnellata di rifiuto prodotto di 168,1 €/t.
Suddividendo i Comuni per classi omogenee di ampiezza demografica, si può osservare che
i costi pro-capite sono maggiori in corrispondenza dei piccoli Comuni (con popolazione
inferiore ai 1.000 ab) e del Comune Capoluogo essendo rispettivamente di 109,2 €/abxa e
132 €/abxa. Mentre, per i Comuni di medie dimensioni (con popolazione compresa tra i
1.000 e i 30.000 ab), che riguardano l’83% della popolazione totale, la spesa pro-capite si
attesta intorno ai 68,5 € per abitante all’anno. Tale differenza è riconducibile al maggior
quantitativo di rifiuti prodotti pro-capite in particolar modo per il Comune di Bergamo, che nel
2006 ha una produzione pro-capite di 587 kg/abxanno.
Anche per i costi specifici riferiti all’unità di rifiuto prodotto ed espressi in € per tonnellata di
rifiuto risultano maggiori i costi di gestione per i Comuni di piccole dimensioni e per Bergamo,
essendo rispettivamente di 228 €/t e 225 €/t, contro il costo medio specifico dei Comuni di
medie dimensioni di 156 €/t.
Costi di gestione dei rifiuti per classe dimensionale dei comuni in Provincia di
Bergamo (2006)
Classe
dimensionale
Abitanti
≤1.000a
1.000 - 5.000b
5.000 - 30.000c
>100.000
Totale
Comuni
n°
56
112
67
1
236*
Abitanti
n°
29.855
307.908
559.875
115.645
1.013.283
Costo
Costo
totale
pro-capite
€/a
€/abxa
3.260.718
109,2
21.063.402
68,4
38.411.648
68,6
15.260.778
132,0
77.996.546
77,0
RU totali
t/a
14.323
133.834
247.855
67.904
463.916
Costo
specifico
€/t
227,7
157,4
155,0
224,7
168,1
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 238 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val
Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
a: dato non disponibile per il Comune di Gerosa
b: dato non disponibile per i Comuni di Pontirolo Nuovo e Chignolo d’Isola
c: dato non disponibile per i Comuni di Brignano Gera d’Adda, Costa Volpino e Zogno
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 108 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi dei servizi di gestione dei rifiuti per classe dimensionale (2006)
250
227,7
Costo pro-capite (euro/ab)
Costo specifico (euro/t)
224,7
200
150
157,4
euro
155,0
132,0
100
109,2
68,6
68,4
50
0
≤1.000
1.000 - 5.000
5.000 - 30.000
>100.000
Dimensione comune
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Raggruppando i Comuni nelle aree omogenee definite precedentemente (pianura, bassa
valle, alta valle, area montana, area montana a sviluppo turistico – produttivo e Comune di
Bergamo) si hanno costi pro-capite superiori ad 85 €/abxa per le aree di montagna (area
montana a sviluppo turistico – produttivo: 148 €/abxa; area montana: 89 €/abxa) e per il
Comune capoluogo. Mentre i costi pro-capite medi sono inferiori ai 70 €/abxa per le aree di
Pianura (69,6 €/abxa) e Bassa Valle 61,2 €/abxa), e pari a 67 €/abxa per l’area di Alta Valle.
Escludendo il Comune di Bergamo, in termini di costi specifici, si passa da un costo minimo
di 150,5 €/t per i Comuni appartenenti all’area di Bassa Valle seguito da 155 €/t per la
Pianura, ad un costo crescente sino al massimo valore di 217 €/t per l’area montana a
sviluppo turistico - produttivo. Il comune capoluogo si contraddistingue per i più elevati valori
di costo specifico.
Costi di gestione dei rifiuti per area omogenea in Provincia di Bergamo (2006)
Area omogenea
a
Pianura
Bassa valleb
Alta valle
Area Montana.c
Area Montana a svil. tur-prod
Bergamo
Totale
Comuni
Abitanti
Costo
totale
n°
n°
477.417
251.555
101.660
44.400
22.606
115.645
1.013.283
€/a
33.250.724
15.405.979
6.778.868
3.943.689
3.356.508
15.260.778
77.996.546
81
48
45
45
16
1
236*
Costo
procapite
€/abxa
69,6
61,2
66,7
88,8
148,5
132,0
77,0
RU totali
Costo
specifico
t/a
214.354
102.382
43.409
20.428
15.439
67.904
463.916
€/t
155,1
150,5
156,2
193,1
217,4
224,7
168,1
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 238 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val
Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
a: dato non disponibile per i Comuni Brignano Gera d’Adda, Chignolo d’Isola, Costa Volpino e Pontirolo Nuovo
b: dato non disponibile per il Comune di Zogno
c: dato non disponibile per il Comune di Gerosa
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 109 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi dei servizi di gestione dei rifiuti per area omogenea (2006)
250
200
Costo pro-capite (euro/ab)
Costo specifico (euro/t)
224,7
217,4
193,1
150
euro
155,1
156,2
150,5
148,5
132,0
100
88,8
50
69,6
66,7
61,2
0
pianura
bassa valle
alta valle
area montana
area montana
a svil. turprodut
Bergamo
Area territoriale
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Raffrontando i costi complessivi di gestione dei rifiuti ed il livello di raccolta differenziata
conseguito dai Comuni, si può osservare innanzitutto come tanto è maggiore la percentuale
di raccolta differenziata raggiunta, tanto più si riducono i costi medi pro-capite.
Si può infatti osservare che, per i Comuni caratterizzati da livelli di RD minori del 35%, i costi
si attestano su 93 €/abxa e 189 €/t; per i Comuni, per i quali i livelli di RD sono superiori al
50%, i costi scendono rispettivamente a 66 €/abxa e a 154 €/t.
Caso a parte è il Comune di Bergamo, con un livello di RD pari a circa al 44%, come già
sottolineato precedentemente, che ha valori di costo molto elevati.
Tali andamenti devono peraltro essere letti alla luce di quanto già evidenziato in merito alle
tendenze ad un aumento della produzione pro-capite di rifiuti, del livello di raccolta
differenziata e dei costi all’aumentare della dimensione del Comune.
Costi di gestione dei rifiuti per livelli di RD raggiunti in Provincia di Bergamo (2006)
% RD
Comuni
Abitanti
Costo
totale
Costo
pro-capite
RU totali
Costo
specifico
n°
n°
€/a
€/abxa
t/a
€/t
Comune di Bergamo
(RD = 43,7%)
≤35%a
35 - 50%b
(escluso Bergamo)
> 50%c
Totale
1
115.645
15.260.778
132,0
67.904
224,7
69
86.015
7.991.046
92,9
42.336
188,8
67
235.892
16.974.270
72,0
108.864
155,9
99
236*
575.731
1.013.283
37.770.452
77.996.546
65,6
77,0
244.812
463.916
154,3
168,1
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 238 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val
Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
a: dato non disponibile per i Comuni di Costa Volpino e Gerosa
b: dato non disponibile per il Comune di Pontirolo Nuovo
c: dato non disponibile per i Comuni di Brignano Gera d’Adda, Chignolo d’Isola e Zogno
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 110 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi dei servizi di gestione dei rifiuti per % di RD (2006)
250
Costo pro-capite (euro/ab)
Costo specifico (euro/t)
224,7
200
188,8
150
euro
155,9
154,3
132,0
100
92,9
72,0
65,6
50
0
Be rgamo (RD=43,7%)
≤35%
35 - 50% (e scluso
Be rgamo)
> 50%
% RD
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Nei seguenti grafici si evidenzia, per quanto con indici di correlazione statistica di
significatività ridotta, una tendenza alla diminuzione dei costi dei Comuni all’aumentare della
percentuale di raccolta differenziata.
Costi pro-capite di gestione rifiuti e liv elli di raccolta differenziata per
Com une (2006)
400
350
costo di gestione rifiuti
(euro/abxanno)
300
250
200
150
100
2
R = 0,127
50
0
0%
10%
20%
30%
40%
50%
60%
70%
80%
90%
% di raccolta differenziata
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 111 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi specifici di gestione rifiuti e liv elli di raccolta diffe renziata per
Com une (2006)
600
costo di gestione rifiuti
(euro/tonnellata)
500
400
300
200
100
2
R = 0,197
0
0%
10%
20%
30%
40%
50%
60%
70%
80%
90%
% di raccolta differenziata
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
E’ possibile effettuare un confronto con i costi di gestione dei rifiuti registrati nelle altre
province lombarde e nel contesto sovraprovinciale attraverso l’esame dei dati, relativi
all’anno 2004, pubblicati nel “Rapporto Rifiuti - 2006” a cura di APAT-ONR. Si segnala che al
momento non sono disponibili dati sui costi aggiornati con questo dettaglio a livello
provinciale.
Confrontando i dati di costo risultanti dalle analisi precedentemente illustrate con i dati
pubblicati nel sopraccitato rapporto APAT risulta che al 2006 il costo medio pro-capite al
netto dei ricavi è lievemente in aumento essendo di 77 euro/abxanno contro i 74,8
euro/abxanno rilevati nel 2004, ma il costo specifico riferito alla tonnellata di rifiuto prodotta è
stabile (168 euro/t).
Si segnala però che per analisi svolte per altri contesti provinciali lombardi è stata rilevata
una sostanziale disomogeneità interpretativa nei due diversi set di dati relativi ai valori
riportati nel Rapporto APAT e l’analisi condotta sulla banca dati disponibile per i territori
provinciali in analisi, pur aventi la medesima origine. Infatti, tali approfondimenti sulla base
della banca dati regionale disponibile hanno evidenziato come i costi totali dichiarati dai
Comuni (e ripresi nel Rapporto APAT) non siano generalmente da intendersi come costi al
netto dei ricavi da contributi CONAI, cessione materiali e recupero energetico (Ra+Rb), pur
essendo questa la modalità con cui i Comuni dovrebbero provvedere alla compilazione del
MUD ed essendo quindi questo il criterio con cui APAT li valuta e li interpreta.
Appurata tale criticità e assunto che questa interessi in ugual modo il resto del territorio
nazionale, si ritiene che i dati forniti da APAT possano comunque essere letti come una
indicazione di massima della tendenza alla differenziazione dei costi nelle diverse aree
territoriali.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 112 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi procapite di gestione dei rifiuti in Lom bardia e in Italia (2004)
BG
74,6
BS
90,9
92,7
CO
CR
71,5
LC
78,9
76,3
LO
134,1
MI
86,7
MN
PV
101,9
SO
103,4
87,8
VA
Lombardia
108,4
Nord Italia
107,5
115,4
Italia
0
20
40
60
80
100
120
140
costo pro-capite (euro/abitantexanno)
Fonte: Elaborazione su dati APAT-ONR relativi all’anno 2004
Costi specifici di gestione dei rifiuti in Lom bardia e in Italia (2004)
BG
168,1
BS
152,7
CO
189,8
CR
139,9
LC
166,6
LO
176,6
MI
266,7
MN
162,1
PV
186,5
SO
244,0
VA
183,4
Lombardia
214,4
Nord Italia
206,0
Italia
213,0
0
50
100
150
200
250
300
costo specifici (euro/tonnellataxanno)
Fonte: Elaborazione su dati APAT-ONR relativi all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 113 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Si può sviluppare un’analisi di maggior dettaglio, relativamente alle diverse voci di costo che
vanno a costituire il costo totale di gestione dei rifiuti, a partire dai dati disponibili nella banca
dati dell’Osservatorio Provinciale, per 199 Comuni di cui si hanno tutti i dati necessari.
I Comuni considerati coprono un totale di 935.479 abitanti, ovvero l’89,6% della popolazione
totale provinciale nel 2006.
Le voci di costo considerate, in linea con quanto previsto dal metodo normalizzato per la
definizione della tariffa, sono le seguenti:
Costi di gestione (CG):
Sono gli importi relativi ai servizi di raccolta, trasporto e “trattamento” dei rifiuti oggetto del
servizio di igiene urbana, che sono suddivisi in:
-
CGIND: costi di gestione dei servizi che riguardano i RU indifferenziati, articolati in:
-
-
CSL: costi di spezzamento e lavaggio strade;
CRT: costi di raccolta e trasporto;
CTS: costi di trattamento e smaltimento;
AC: altri costi;
CGD: costi di gestione del ciclo di Raccolta Differenziata, articolati in:
- CRD: costi raccolta differenziata;
- CTR: costi trattamento e riciclo.
Costi comuni (CC):
Sono gli importi riferibili ai servizi non direttamente attinenti all’esecuzione della raccolta dei
rifiuti, composti da:
-
CARC: costi amministrativi e di accertamento, riscossione e contenzioso;
CGG: costi generali di gestione;
CCD: costi comuni diversi;
Costi d’uso del capitale (CK):
Riguardano le spese per ammortamenti, accantonamenti e remunerazione del capitale
investito, come indicato di seguito:
-
Amm: ammortamenti per gli investimenti;
Acc: accantonamenti;
R: remunerazione del capitale.
I costi dettagliati, relativi ai 199 Comuni esaminati, suddivisi per classi omogenee di
ampiezza demografica, per area territoriale omogenea di appartenenza e infine per livello di
raccolta differenziata raggiunto, sono mostrati nelle seguenti tabelle.
I costi sono espressi in €/anno, €/abitante, €/tonnellata e % sul costo totale al netto dei ricavi
dichiarati.
Le tabelle riportano anche i ricavi dovuti al recupero di energia ed ai contributi CONAI
(Ra+Rb).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 114 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
A livello provinciale si può osservare che, sul totale dei costi al lordo dei ricavi dichiarati, le
voci con una maggiore incidenza sono quelle relative ai costi di gestione del rifiuto
indifferenziato (CGIND) e ai costi di gestione del rifiuto differenziato (CGD) risultando, infatti,
rispettivamente il 52,1% e il 32,2% del costo totale. I costi comuni (CC) rappresentano
invece circa il 13,6% dei costi totali, i costi d’uso del capitale (CK) solo il 2,1%, mentre i ricavi
rappresentano meno del 4%.
Con riferimento ai costi di gestione del rifiuto indifferenziato, risulta che la voce di costo con
maggior peso è quella che riguarda il trattamento e lo smaltimento (CTS=21,6% sul totale),
seguita poi dalla raccolta e trasporto (CRT=16% sul totale), dallo spazzamento e dal
lavaggio delle strade (CSL=12,7% sul totale). Differentemente, sul costo di gestione del
rifiuto differenziato incide maggiormente il costo connesso alla raccolta (CRD=22,4% sul
totale) seguito poi dalla voce di costo relativa al trattamento-riciclo (CTR=9,9% sul totale).
Analizzando l’andamento dei costi per classi omogenee di ampiezza demografica, risulta che
il costo relativo alla gestione del rifiuto indifferenziato (CGIND), così come CRT e CTS, tende
a diminuire all’aumentare della classe dimensionale considerata, passando da 69,2 €/ab per
i Comuni con meno di 1.000 abitanti ad un costo medio dimezzato (36,4 €/ab) per i Comuni
con una popolazione compresa tra i 5.000 e i 30.000 abitanti. Il costo legato alla gestione del
rifiuto differenziato al contrario aumenta all’aumentare della classe dimensionale, passando
da 21,8 €/ab e 48,7 €/t (per comuni con meno di 1.000 abitanti) a 32,6 €/ab e 75,6 €/t (per i
comuni con popolazione compresa tra 5.000 e 30.000 abitanti).
Da tali considerazioni è escluso il Comune di Bergamo (con 115.645 abitanti), per il quale
non si riscontra lo stesso comportamento evidenziato per i costi di gestione
dell’indifferenziato e del rifiuto differenziato. Per il Comune capoluogo, appunto, i costi di
gestione dell’indifferenziato sono stati di 70 €/ab e 119 €/t, in cui ha pesato la voce relativa al
costo di spazzamento/lavaggio strade (CSL) decisamente maggiore rispetto a tutte le altri
classi di comuni, mentre i costi di gestione del rifiuto differenziato sono stati di 24,3 €/ab e
41,4 €/t. Si sottolinea inoltre che dopo i costi di gestione dell’indifferenziato la voce che incide
maggiormente per Bergamo è quella riguardante i costi comuni (CC), ricoprendo circa il 28%
dei costi totali.
Se si analizzano i costi di gestione dei rifiuti sostenuti dai Comuni per aree territoriali
omogenee, si individua un costo di gestione del rifiuto indifferenziato maggiore, sia in termini
di €/ab che di €/t, in corrispondenza dei comuni dell’area montana a sviluppo turistico produttivo riguardando il 72,5% dei costi totali. Invece, sono le aree di Pianura e di bassa
valle ad avere costi di gestione del rifiuto differenziato maggiori, ovvero al di sopra dei 25
€/ab e dei 60 €/t, infatti tale voce di costo incide sul totale per circa il 40% per queste aree.
Il costo totale di gestione del rifiuto indifferenziato (CGIND), così come CRT e CTS,
diminuisce all’aumentare del livello di RD conseguito dai comuni sia in termini di €/ab che di
€/t. Ad esempio, il costo totale di gestione dell’indifferenziato (CGIND) passa da 68,6 €/ab e
147,2 €/t, per i comuni con una percentuale di RD minore del 35%, a 33,3 €/ab e 78,8 €/t,
per comuni con livelli di RD maggiori del 50%.
Al contrario, il costo relativo alla gestione del rifiuto differenziato (CGD), così come CRD e
CTR, tende ad aumentare al crescere della percentuale di raccolta differenziata, passando
da 17,7 €/ab e 38 €/t (per RD≤35%) a 26,5 €/ab e 62,8 €/t (per RD>50%).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 115 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Dettaglio costi di gestione dei rifiuti (€/anno) in Provincia di Bergamo (2006)
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: La percentuale di raccolta differenziata include il flusso di ingombranti a recupero.
Totale costi = CGIND+CGD+CC+CK-(Ra+Rb)
Dettaglio costi di gestione dei rifiuti (€/abitante) in Provincia di Bergamo (2006)
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: La percentuale di raccolta differenziata include il flusso di ingombranti a recupero.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Totale costi = CGIND+CGD+CC+CK-(Ra+Rb)
Pagina 116 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Dettaglio costi di gestione dei rifiuti (€/ton) in Provincia di Bergamo (2006)
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: La percentuale di raccolta differenziata include il flusso di ingombranti a recupero.
Totale costi = CGIND+CGD+CC+CK-(Ra+Rb)
Dettaglio costi di gestione dei rifiuti (% sul totale al lordo dei ricavi) in Provincia di Bergamo (2006)
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: La percentuale di raccolta differenziata include il flusso di ingombranti a recupero.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Totale costi = CGIND+CGD+CC+CK+(Ra+Rb)
Pagina 117 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Accorpando le singole voci di costo dei 199 comuni nelle tre seguenti macrocategorie
possono essere effettuate ulteriori analisi:
-
Costo di raccolta:
Costo di smaltimento:
Altre voci di costo:
CRT+CRD;
CTS+CTR- (Ra+Rb);
CSL+AC+CC+CK.
Risulta che a livello provinciale sono i costi legati alla raccolta dei rifiuti ad incidere
maggiormente, essendo il 38,3% del costo totale lordo, seguito dalle altre voci di costo con il
30,2% e i costi di smaltimento con il 27,6%.
I costi di raccolta tendono a diminuire all’aumentare della dimensione dei comuni, infatti per i
comuni con meno di 1.000 abitante tali costi incidono per circa il 48% sul totale mentre per il
comune capoluogo incidono per il 21%.
Tali costi di raccolta hanno invece una tendenza ad aumentare passando da un livello di
RD≤35% sino al 50% di RD.
Analizzando per aree territoriali il peso dei costi di raccolta risulta essere maggiore rispetto
alle altre macrovoci di costo per tutte le aree ad esclusione del Comune di Bergamo.
Anche per i costi di smaltimento si segnala il trend legato alla dimensione dei comuni o ai
livelli di raccolta differenziata raggiunti, ovvero si individua una riduzione dell’incidenza dei
costi di smaltimento all’aumentare delle dimensioni dei comuni e del livello di RD conseguito.
Si segnala inoltre il dato relativo al Comune di Bergamo che risulta essere meno incisivo sui
costi totali rispetto alle altre classi di Comuni.
Per le altre voci di costo, invece, si individua un andamento crescente all’aumentare delle
dimensioni dei Comuni, con un peso più che raddoppiato nel caso del comune di Bergamo
dovuto ai maggiori costi comuni (CC).
Ripartizione dei costi per macrocategorie (€/anno)
Costi annuali (€/anno)
numero
comuni
costo di
raccolta
CRT+CRD
costo di
smaltimento
CTS+CTR(Ra+Rb)
€/a
679.111
6.066.885
12.887.907
2.718.079
10.357.083
4.196.533
1.563.011
1.020.859
663.115
2.718.079
2.718.079
2.052.539
5.279.636
10.468.427
20.518.680
altre voci
di costo
CSL+AC+
CC+CK
€/a
414.920
4.334.050
11.240.427
9.099.637
7.202.735
3.680.917
1.321.361
674.347
505.065
9.099.637
9.099.637
1.197.746
2.979.481
9.207.198
22.484.062
totale
costi netti
€/a
€/a
39
998.558
2.092.589
≤1.000
95
8.080.849
18.481.785
classe
1.000-5.000
dim.
62
20.941.571
45.069.905
5.000-30.000
1
3.443.062
15.260.778
>100.000
76
14.564.914
32.124.732
Pianura
44
6.444.446
14.321.896
Bassa valle
34
2.104.386
4.988.758
area
Alta valle
omogenea Area Montana
31
1.136.674
2.831.881
11
800.443
1.968.623
Area Mont. a svil. tur-prod
1
3.443.062
15.260.778
Bergamo
1
3.443.062
15.260.778
Bergamo (RD = 43,7%)
48
2.238.981
5.489.266
≤35%
% RD
58
6.901.488
15.160.605
35-50%
90
15.910.394
35.586.019
> 50%
totale
197*
28.493.926
71.496.668
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 199 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val
Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 118 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Ripartizione dei costi per macrocategorie (€/abitante)
Costi pro-capite (€/ab)
numero
comuni
costo di
raccolta
CRT+CRD
costo di
smaltimento
CTS+CTR(Ra+Rb)
€/ab
33,6
22,4
24,4
23,5
22,5
18,1
20,0
30,9
41,7
23,5
23,5
34,8
24,5
19,2
21,9
altre voci
di costo
CSL+AC+
CC+CK
€/ab
20,5
16,0
21,2
78,7
15,6
15,9
16,9
20,4
31,7
78,7
78,7
20,3
13,8
16,9
24,0
costo di
smaltimento
CTS+CTR(Ra+Rb)
€/t
75,2
53,9
55,2
40,0
50,0
44,4
51,4
71,2
78,0
40,0
40,0
74,8
54,5
45,4
48,5
altre voci
di costo
CSL+AC+
CC+CK
€/t
45,9
38,5
48,2
134,0
34,8
38,9
43,5
47,0
59,4
134,0
134,0
43,6
30,8
39,9
53,2
totale
costi netti
€/ab
€/ab
39
49,4
103,6
≤1.000
95
29,9
68,3
classe
1.000-5.000
dim.
62
39,6
85,2
5.000-30.000
1
29,8
132,0
>100.000
76
31,6
69,7
Pianura
44
27,8
61,7
Bassa valle
34
27,0
63,9
Alta valle
area
omogenea Area Montana
31
34,5
85,8
11
50,3
123,7
Area Mont. a svil. tur-prod
1
29,8
132,0
Bergamo
1
29,8
132,0
Bergamo (RD = 43,7%)
48
38,0
93,2
≤35%
% RD
58
32,0
70,4
35-50%
90
29,2
65,2
> 50%
totale
197*
30,5
76,4
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 199 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val
Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Ripartizione dei costi per macrocategorie (€/ton)
Costi specifici (€/ton)
numero
comuni
costo di
raccolta
CRT+CRD
totale
costi netti
€/t
€/t
39
110,5
231,7
≤1.000
95
71,8
164,3
classe
1.000-5.000
dim.
62
89,7
193,1
5.000-30.000
1
50,7
224,7
>100.000
76
70,3
155,1
Pianura
44
68,2
151,5
Bassa valle
34
69,3
164,2
Alta valle
area
omogenea Area Montana
31
79,3
197,5
11
94,1
231,6
Area Mont. a svil. tur-prod
1
50,7
224,7
Bergamo
1
50,7
224,7
Bergamo (RD = 43,7%)
48
81,5
199,9
≤35%
% RD
58
71,3
156,6
35-50%
90
69,0
154,3
> 50%
totale
197*
67,4
169,1
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 199 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val
Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 119 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Ripartizione dei costi per macrocategorie (% sul totale al lordo dei ricavi)
numero
comuni
% sul totale al lordo dei ricavi
costo di
smaltimento
CTS+CTR(Ra+Rb)
%
32,4%
32,1%
27,5%
16,5%
31,3%
28,0%
31,0%
36,0%
33,7%
16,5%
16,5%
37,2%
34,2%
28,3%
27,6%
costo di
raccolta
CRT+CRD
altre voci
di costo
CSL+AC+
CC+CK
%
19,8%
22,9%
24,0%
55,4%
21,8%
24,5%
26,2%
23,8%
25,6%
55,4%
55,4%
21,7%
19,3%
24,9%
30,2%
totale
costi netti
%
%
39
47,7%
99,9%
≤1.000
95
42,7%
97,6%
classe
1.000-5.000
dim.
62
44,8%
96,3%
5.000-30.000
1
21,0%
92,9%
>100.000
76
44,0%
97,1%
Pianura
44
42,9%
95,4%
Bassa valle
34
41,7%
98,9%
Alta valle
area
omogenea Area Montana
31
40,1%
99,9%
11
40,6%
100,0%
Area Mont. a svil. tur-prod
1
21,0%
92,9%
Bergamo
1
21,0%
92,9%
Bergamo (RD = 43,7%)
48
40,6%
99,5%
≤35%
% RD
58
44,7%
98,2%
35-50%
90
43,0%
96,2%
> 50%
totale
197*
38,3%
96,1%
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: *: sono 199 di cui 3 (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) formano il consorzio Unione Media Val
Cavallina, che nel presente studio è stato assunto come un’unità unica.
Ripartizione dei costi nelle 3 m acrovoci, in funzione della classe
dim ensionale (2006)
≤1.000 Ab
47,7%
1.000-5.000 Ab
32,4%
42,7%
5.000-30.000 Ab
44,8%
>100.000 Ab
21,0%
totale provincia
10%
32,1%
22,9%
27,5%
24,0%
16,5%
55,4%
38,3%
0%
20%
19,8%
27,6%
30%
costo raccolta
40%
50%
30,2%
60%
costo smaltimento
70%
80%
90%
100%
altre voci di costo
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 120 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Ripartizione dei costi nelle 3 m acrovoci, in funzione dell'area territoriale
(2006)
21,0%
Comune di Bergamo
16,5%
55,4%
Area montana a svil. tur-prod
40,6%
33,7%
Area montana
40,1%
36,0%
41,7%
Alta valle
Bassa valle
42,9%
Pianura
44,0%
0%
10%
20%
23,8%
31,0%
26,2%
28,0%
24,5%
31,3%
38,3%
totale provincia
25,6%
21,8%
27,6%
30%
40%
costo raccolta
50%
30,2%
60%
costo smaltimento
70%
80%
90%
100%
altre voci di costo
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Ripartizione dei costi nelle 3 m acrovoci, in funzione del livello di RD
(2006)
Comune di Bergamo
(RD=41,5%)
21,0%
RD ≤35%
16,5%
55,4%
40,6%
RD=35÷50% (escluso
Bergamo)
44,7%
RD >50%
43,0%
totale provincia
37,2%
34,2%
10%
20%
19,3%
28,3%
38,3%
0%
21,7%
24,9%
27,6%
30%
costo raccolta
40%
50%
30,2%
60%
costo smaltimento
70%
80%
90%
100%
altre voci di costo
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 121 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.9.
Applicazione in ambito provinciale della tariffa per la gestione dei rifiuti
3.9.1. L’introduzione della tariffa nel quadro normativo nazionale
Il D.Lgs. 22/97 ha soppresso la tassa per lo smaltimento dei rifiuti, istituendo al suo posto la
“tariffa per la gestione dei rifiuti urbani”.
La tariffa si pone, nel contesto delle finalità generali del decreto, come:
• strumento economico di attuazione del principio di responsabilizzazione e di cooperazione
di tutti i soggetti coinvolti nella produzione, nella distribuzione, nell’utilizzo e nel consumo
di beni da cui si originano i rifiuti;
• strumento economico di incentivazione di comportamenti degli utenti coerenti con gli
obiettivi di fondo del decreto stesso: riduzione dei rifiuti, massimizzazione del recupero,
minimizzazione del ricorso alla discarica.
Il D.Lgs. 22/97 ha previsto l’elaborazione di un metodo normalizzato per definire le
componenti dei costi e determinare la tariffa di riferimento, poi definito con il D.P.R. n. 158
del 27 aprile 1999 "Regolamento recante norme per la elaborazione del metodo normalizzato
per definire la tariffa del servizio di gestione del ciclo dei rifiuti".
La tariffa deve essere determinata dagli enti locali sulla base della tariffa di riferimento,
definita tramite il metodo normalizzato riportato in allegato al decreto, e deve coprire tutti i
costi afferenti al servizio di gestione dei rifiuti urbani.
La tariffa si compone di una parte fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali
del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per le opere e ai relativi
ammortamenti, e da una parte variabile, rapportata alla quantità di rifiuti conferiti, al servizio
fornito e all’entità dei costi di gestione.
La previsione di una quota variabile della tariffa, legata ai rifiuti prodotti, e l’indicazione di
legge di assicurare agevolazioni per la raccolta differenziata costituiscono importanti
opportunità di incentivazione dei singoli utenti alla riduzione dei rifiuti prodotti e alla loro
differenziazione.
Tali opportunità possono essere in particolare colte efficacemente attraverso l’applicazione di
sistemi di tariffazione dei servizi alle utenze di tipo “puntuale”, ove per “tariffa puntuale” si
intende una tariffa che è attribuita all’utente sulla base di una valutazione puntuale, specifica
del quantitativo di rifiuti conferiti dal singolo utente ai servizi di raccolta.
Con questa finalità, negli ultimi anni si è avuta una diffusione in questo settore di tecnologie
già impiegate in altri campi di attività e che interessano in particolare i seguenti due aspetti:
• identificazione del contenitore di raccolta: adesivi e bandelle con codice a barre,
transponder, GPS installato su mezzo di raccolta;
• quantificazione dei rifiuti conferiti: sistemi di pesatura a celle di carico su telaio veicolo o
su organo di sollevamento meccanico.
In alternativa ai sistemi di tariffazione basati sulla pesatura dei rifiuti conferiti, si sono diffuse
anche esperienze in cui il peso è stimato a partire dai volumi svuotati:
• tariffazione in base al volume del contenitore di raccolta di cui si dota l'utenza,
eventualmente contabilizzando anche il numero effettivo di svuotamenti, tramite l'uso di
un sistema di identificazione del contenitore;
• tariffazione conseguita tramite la vendita dei sacchetti che gli utenti devono utilizzare per
conferire i rifiuti.
Per l’applicazione della tariffa il D.Lgs. 22/97 ha comunque fissato delle scadenze temporali,
sulla base di un calendario successivamente modificato più volte, con conseguente
dilazionamento dei tempi previsti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 122 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Al 2005, in Italia sono 747 i Comuni che risultano aver applicato il sistema tariffario, anche
anticipando su base volontaria i termini previsti per legge.
L’emanazione del D.Lgs. 152/2006, che ha abolito la tariffa ex D.Lgs. 22/97 prevedendo
comunque l’istituzione di una nuova tariffa che dovrà essere oggetto di specifica
regolamentazione, ha creato maggior incertezza su quello che potrà essere il percorso futuro
di progressiva estensione di questa modalità di gestione dei costi dei servizi.
3.9.2. Modalità applicative della tariffa nei Comuni bergamaschi
Sulla base dei dati resi disponibili dall’Osservatorio Rifiuti della Provincia di Bergamo, nel
2006 risultano aver adottato il sistema tariffario 44 Comuni; i Comuni che non hanno ancora
adottato la tariffa, cioè utilizzano ancora la TARSU, sono ancora la maggioranza ovvero 154;
per 44 Comuni non si ha alcun tipo di informazione relativamente al sistema adottato.
Analizzando le informazioni relative ai 44 Comuni con sistema tariffario risulta che il dato
relativo al livello percentuale di copertura dei costi connessi ai servizi di igiene urbana è
disponibile per 34 dei 44 Comuni, di cui: 29 Comuni dichiarano di aver raggiunto nel 2006 la
copertura integrale (100%) dei costi di gestione del servizio, mentre per gli altri 5 Comuni il
livello di copertura varia tra il 95% ed il 99,4%.
Per quanto riguarda l’articolazione dei costi tra parte fissa e parte variabile della tariffa, si
osserva una leggera prevalenza dei Comuni (13 sui 22 Comuni per i quali il dato è
disponibile) nei quali la percentuale dei costi relativi alla parte variabile è maggiore rispetto
alla percentuale relativa alla parte fissa.
L’attribuzione della parte variabile della tariffa avviene per 22 Comuni su base parametrica
(ovvero stimando i rifiuti prodotti dalle utenze sulla base di coefficienti parametrici definiti
nella normativa nazionale per le diverse tipologie di utenze, eventualmente corretti sulla base
di verifiche locali). Per 5 soli Comuni invece si applica un metodo puntuale (ovvero che
valuta gli effettivi conferimenti dei singoli utenti) e altri 3 Comuni dichiarano di avere un
sistema di tipo misto (parametrico + puntuale). Per 14 Comuni tale informazione non è
disponibile.
Tra i Comuni che si avvalgono dell’attribuzione parametrica della parte variabile della tariffa,
la totalità dei Comuni (ad esclusione di Cologno al Serio e Villa di Serio di cui non si hanno
informazioni a riguardo) utilizza per le utenze domestiche il metodo basato sugli indici
previsti dal DPR 158/99, mentre per le utenze non domestiche lo utilizzano 18 Comuni. Per i
Comuni che si avvalgono dell’attribuzione “mista” (parametrica + puntuale) della parte
variabile hanno dichiarato di utilizzare il metodo previsto dal DPR 158/99.
Tra i Comuni che utilizzano l’attribuzione puntuale della parte variabile della tariffa: 4 Comuni
su 5 si servono del sistema di quantificazione volumetrica basato sulla vendita dei sacchi sia
per le utenze domestiche che per quelle non domestiche, il Comune di Alzano Lombardo si
basa sulla pesatura dei rifiuti, i Comuni di Medolago e Villa di Serio utilizzano entrambi i
metodi, il Comune di Palazzago oltre a basarsi sul numero di sacchi distribuiti si basa anche
sul n° di svuotamenti dei contenitori durante la raccolta dei rifiuti.
Infine, buona parte dei Comuni concedono agevolazioni e riduzioni sulla tariffa sia per le
utenze domestiche (24 Comuni su 44) che per le utenze non domestiche (17 Comuni su 44).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 123 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Comuni con sistema tariffario in Provincia di Bergamo al 2006
Comuni
Albino
Almè
Almenno San Bartolomeo
Almenno San Salvatore
Alzano Lombardo
Azzano San Paolo
Berbenno
Bergamo
Boltiere
Bonate Sopra
Bottanuco
Brembate di Sopra
Calusco d'Adda
Capizzone
Capriate San Gervasio
Carvico
Cenate Sopra
Chignolo d'Isola
Cologno al Serio
Comun Nuovo
Entratico
Gorle
Grassobbio
Locatello
Mapello
Medolago
Nembro
Osio Sopra
Palazzago
Palosco
Ponte San Pietro
Ponteranica
Ranica
Sorisole
Terno d'Isola
Torre Boldone
Torre Pallavicina
Treviolo
Urgnano
Villa d'Adda
Villa d'Almè
Villa di Serio
Zanica
Zogno
Anno
introduzione
tariffa
2006
2005
2002
2004
2001
2006
2002
2003
2000
2006
2002
2003
2002
2000
2004
1999
2001
2005
2003
2006
2001
1999
2006
2003
2002
2005
2006
2003
2006
2003
2003
2004
1997
2003
2006
2004
2005
1999
2006
2003
% copertura
costi del
settore
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
98,6
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
99,2
100,0
97,2
99,4
95,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
100,0
% costi
parte fissa
70,0
79,5
22,4
38,0
45,0
47,5
27,7
80,0
31,2
36,8
65,0
79,9
90,0
58,0
78,0
36,0
27,8
43,5
28,4
33,0
77,2
43,2
% costi
parte
variabile
30,0
20,5
77,7
62,0
55,0
52,5
72,3
20,0
68,8
63,2
35,0
20,1
10,0
42,0
22,0
64,0
72,2
56,6
71,6
67,0
22,8
56,8
sistema
calcolo parte
variabile
parametrico
parametrico
puntuale
parametrico
puntuale
nd
parametrico
parametrico
nd
misto
parametrico
parametrico
parametrico
parametrico
parametrico
parametrico
parametrico
nd
parametrico
nd
nd
misto
nd
parametrico
nd
puntuale
nd
parametrico
puntuale
parametrico
parametrico
parametrico
nd
nd
parametrico
misto
nd
nd
nd
parametrico
parametrico
puntuale
nd
parametrico
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 124 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Dettaglio sulla modalità di attribuzione della parte variabile della tariffa in Provincia di Bergamo al 2006
Parametrica (indici)
Comuni
Albino
Almè
Almenno San Bartolomeo
Almenno San Salvatore
Alzano Lombardo
Azzano San Paolo
Berbenno
Bergamo
Boltiere
Bonate Sopra
Bottanuco
Brembate di Sopra
Calusco d'Adda
Capizzone
Capriate San Gervasio
Carvico
Cenate Sopra
Chignolo d'Isola
Cologno al Serio
Comun Nuovo
Entratico
Gorle
Grassobbio
Locatello
Mapello
Medolago
Nembro
Osio Sopra
Palazzago
Palosco
Ponte San Pietro
Ponteranica
Ranica
Sorisole
Terno d'Isola
Torre Boldone
Torre Pallavicina
Treviolo
Urgnano
Villa d'Adda
Villa d'Almè
Villa di Serio
Zanica
Zogno
DPR 158/99
dom.
non dom.
x
x
x
x
Puntuale
Analisi locali
dom.
non dom.
vendita sacchi
dom.
non dom.
x
x
volume (n° svuot.)
dom.
non dom.
pesatura
non dom.
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
x
Aprile 2008
x
x
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: a: mediante composizione dei nuclei abitativi (utenze domestiche)
Proposta di Piano - Relazione
dom.
Pagina 125 di 380
altri criteri
dom.
non dom.
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
3.9.3. Effetti dell’applicazione della tariffa sulla gestione dei rifiuti
Un’analisi, per quanto di scarsa significatività statistica visto il contenuto numero di Comuni
interessati (44 Comuni sui 244), e quindi da assumere solo come indicazione di massima, è
stata effettuata a partire dalle informazioni riportate nella banca dati disponibile per il
territorio bergamasco e porta a rilevare una tendenziale ottimizzazione del sistema con
l’introduzione della tariffa. Infatti, l’applicazione del metodo tariffario, in particolare con le sue
più efficienti modalità attuabili, costituisce un importante impulso all’ottimizzazione del
sistema di gestione dei rifiuti, con benefici interessanti in termini di sviluppo delle raccolte
differenziate e in generale con un contenimento dei costi. Si tenga presente però, nel
valutare in particolare l’aspetto economico, che il confronto con quanto risultante in realtà
caratterizzate ancora dall’applicazione della TARSU dovrebbe essere opportunamente
effettuato assumendo comunque anche per queste la copertura integrale dei costi dei servizi.
Ovvero, nel passaggio da tassa a tariffa si possono registrare, da parte degli utenti,
incrementi significativi dei costi che sono però essenzialmente legati all’obbligo di loro
copertura integrale da parte del Comune. Non si tratta quindi di aumenti reali legati alla
gestione dei rifiuti, ma solo di riattribuzione a questo capitolo di spesa di costi che prima
risultavano coperti da altre entrate (fiscalità generale).
All’interno del gruppo dei 44 Comuni a tariffa, dal confronto tra modalità di applicazione
parametrica e puntuale per gli indicatori esaminati, si evidenziano migliori prestazioni per i
Comuni con tariffa puntuale e mista rispetto a quelli con tariffa parametrica, ma si sottolinea
una significatività statistica particolarmente bassa vista la ridotta dimensione del campione
considerato (5 Comuni a tariffa puntuale e 3 a tariffa mista).
Prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti con e senza applicazione della tariffa
in Provincia di Bergamo nel 2006
n°
comuni
Comuni a tariffa
Comuni a TARSU
% raccolta
differenziata*
produzione
rifiuti
costi netti
gestione rifiuti
costi netti
gestione rifiuti
n°
44
%
53,8%a
kg/abxa
458,1a
€/abxa
83,0a
€/t
181,2a
154
49,1%b
458,1b
75,0b
163,7b
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note: sono considerati nell’analisi 198 Comuni per i quali sono disponibili le relative informazioni di interesse;
infatti per 44 Comuni non si hanno informazioni in merito all’applicazione della tariffa o della TARSU e i tre
comuni (Borgo di Terzo, Luzzana e Vigano San Martino) che formano il consorzio Unione Media Val Cavallina
sono assunti come un’unità unica.
*: include la quota di ingombranti avviati a recupero
a: riferito a 42 su 44 Comuni a tariffa, infatti per i Comuni di Zogno e Chignolo d’Isola non si hanno le informazioni
relative ai costi di gestione dei rifiuti.
b: riferito a 152 su 154 Comuni a TARSU, infatti per i Comuni di Brignano e Pontirolo non si hanno le informazioni
relative ai costi di gestione dei rifiuti.
Relazione di Piano - Bozza
19 Marzo 2008
Pagina 126 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti per modalità di applicazione della tariffa
in Provincia di Bergamo nel 2006
Modalità tariffa
n°
comuni
tariffa parametrica
tariffa puntuale
tariffa mista
non specificato
n°
22
5
3
14
% raccolta
differenziata
%
49,3%a
74,1%
76,8%
57,7%b
produzione
rifiuti
kg/abxa
499,6a
335,8
388,6
401,8b
costi
gestione rifiuti
costi
gestione rifiuti
€/abxa
99,1a
47,8
53,3
57,3b
€/t
198,4a
142,2
137,2
142,6b
Fonte: Elaborazione su dati Osservatorio Rifiuti Provincia di Bergamo
Note:
a: riferito a 21 su 22 Comuni a tariffa parametrica, infatti per il Comune di Zogno non si hanno le informazioni
relative ai costi di gestione dei rifiuti.
b: riferito a 13 su 14 Comuni, infatti per il Comune di Chignolo d’Isola non si hanno le informazioni relative ai costi
di gestione dei rifiuti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 127 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
4.
LA PRODUZIONE E GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI
4.1.
Il quadro attuale della gestione dei rifiuti speciali
4.1.1. Le fonti informative di riferimento
L’analisi della gestione dei rifiuti speciali in Provincia di Bergamo è stata effettuata sulla base
delle dichiarazioni MUD trasmesse nel 2005 e relative ad attività svolte nel 2004, essendo
questa la base dati più aggiornata disponibile già oggetto di una prima operazione di verifica
e bonifica da parte di ARPA Lombardia.
Si segnala al riguardo che indirizzi in materia di pianificazione recentemente emanati dalla
Regione Lombardia hanno segnalato l’opportunità, per le Province, di fare riferimento
nell’analisi della gestione dei rifiuti speciali alle basi dati MUD già pre-bonificate da parte di
ARPA, al fine di garantire un controllato e omogeneo approccio al tema pianificazione dei
rifiuti speciali nell’ambito dei diversi Piani Provinciali.
In realtà, con riferimento alle finalità del Piano Provinciale, l’analisi della base dati MUD ha
comunque comportato un lavoro di ulteriore verifica e bonifica dei dati, in modo tale da
garantirne la piena funzionalità alle esigenze pianificatorie della Provincia.
In particolare, si è quindi ritenuto opportuno prevedere una metodologia di analisi dei dati
che consentisse per quanto possibile il perseguimento di questi obiettivi:
-
-
l’eliminazione dalla base dati di eventuali dichiarazioni di produzione di rifiuti urbani
(differenziati e non) ancora presenti;
la disaggregazione, rispetto al dato complessivo di produzione di rifiuti speciali, del dato
di produzione primaria, intesa come produzione di rifiuti speciali al netto dei flussi di rifiuti
prodotti derivanti da attività di trattamento o smaltimento di altri rifiuti;
l’eliminazione dalla base dati dei flussi di rifiuti urbani (differenziati e non) dichiarati
oggetto di attività di recupero, trattamento o smaltimento in impianti della Provincia,
essendo questi flussi di rifiuti per i quali l’analisi dell’attuale gestione è già stata
effettuata, a partire da altra fonte informativa, nell’ambito di altra sezione del Piano
Provinciale di Gestione dei Rifiuti; si segnala al riguardo come questa ultima opera di
bonifica sia stata condotta con accuratezza per gli impianti di trattamento e smaltimento
dei rifiuti indifferenziati e per l’impiantistica di compostaggio, non essendo invece
ragionevolmente attuabile sull’insieme dei recuperatori di frazioni secche che intercettano
sia rifiuti di origine urbana che speciali assimilabili; il dato di gestione (in particolare,
recupero) di rifiuti indicato nel seguito risulta pertanto inevitabilmente includere
quantitativi non estrapolabili di rifiuti urbani, in particolare frazioni secche da raccolta
differenziata.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 128 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
4.1.2. La rappresentatività delle dichiarazioni MUD
La banca dati MUD costituisce strutturalmente solo una parte, per quanto in genere
significativa, del complesso delle attività manifatturiere o di servizi presenti sul territorio.
In particolare, si tenga presente che le dichiarazioni MUD presentate nel 2005 (periodo di
vigenza del D.Lgs. 22/97), rappresentano le ultime che garantiscono la potenziale copertura
dell’universo dei produttori; si segnala infatti che il D.Lgs. 152/06 ha successivamente
introdotto significative modifiche in materia:
-
sono esentate dall’obbligo della presentazione del MUD le imprese artigiane con un
numero di dipendenti inferiore o uguale a tre e che non producono rifiuti pericolosi;
unità locali di piccole dimensioni, in particolar modo nel settore del commercio e dei
servizi, possono non essere tenute ad adempiere alla presentazione della dichiarazione
MUD, se conferiscono i loro rifiuti nell’ambito del circuito dedicato ai rifiuti urbani.
Ulteriori modifiche sono state peraltro introdotte dal recente D.Lgs.4/2008.
La valutazione della rappresentatività dell’insieme dei dichiaranti MUD, rispetto all’universo
produttivo provinciale, può essere effettuata confrontando il numero di dichiaranti MUD
(intesi come unità locali e relativi addetti) con il totale dei soggetti presenti in Provincia, così
come risultanti dai dati Istat.
Questo confronto evidenzia che le dichiarazioni MUD esaminate sono relative a 9.433 unità
locali e 178.163 addetti, pari rispettivamente al 10% e al 43% delle unità locali e degli addetti
presenti in Provincia secondo i dati del Censimento Istat 2001.
Si può ritenere che i dati MUD disponibili abbiano una buona significatività. Risulta infatti ben
coperto in particolare il settore di maggiore interesse dal punto di vista della produzione di
rifiuti speciali e pericolosi, ovvero il manifatturiero, per il quale il grado di copertura in termini
di addetti è pari al 75%.
La maggior significatività dei dati MUD per quanto riguarda gli addetti rispetto alle unità locali
è determinata da quanto già evidenziato, in merito all’esenzione dall’obbligo di denuncia
MUD per le piccole imprese artigiane e alle maggiori possibilità di assimilazione agli urbani
dei rifiuti derivanti da unità locali di piccole dimensioni del commercio e dei servizi.
Si può inoltre ritenere che una grande azienda sia generalmente più attenta all'adempimento
di procedure quali l'effettuazione della dichiarazione MUD rispetto ad aziende piccole.
Questi fattori portano a caratterizzare il dichiarante MUD come un soggetto in genere più
grande (in termini di numero di addetti) della media delle unità locali produttive o terziarie
presenti in un territorio.
Infine, è opportuno precisare che un numero di unità locali o di addetti superiore nelle
dichiarazioni MUD rispetto ai dati Istat (si veda al riguardo l’analisi di rappresentatività per
divisione di attività riportata nel seguito) può essere dovuto a un effettivo aumento degli
stessi (i dati MUD sono riferiti al 2004, i dati Istat al 2001), a errate indicazioni nel MUD del
codice di attività o del numero di addetti, o anche a eventuali possibili lacune nei dati Istat.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 129 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Rappresentatività delle dichiarazioni MUD per sezione e ramo di attività
SEZIONE DESCRIZIONE
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
ND
AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA
PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI
ESTRAZIONE DI MINERALI
ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE
COSTRUZIONI
COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI, MOTOCICLI E DI BENI PERSONALI E PER LA CASA
ALBERGHI E RISTORANTI
TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI
ATTIVITA' FINANZIARIE
ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, SERVIZI ALLE IMPRESE
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
ISTRUZIONE
SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE
ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI
ATTIVITÀ SVOLTE DA FAMIGLIE E CONVIVENZE
ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI
NON DETERMINATO
290
4.987
4.023
133
9.433
Totale Primario
Totale Secondario
Totale Terziario
Non Determinato
Totale
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004, dati Censimento Istat 2001
Proposta di Piano - Relazione
MUD corretto
U.L.
Addetti
288
1.355
2
10
45
457
4.377
119.461
42
824
523
6.659
2.125
14.833
135
986
314
6.816
49
534
230
2.600
229
2.883
13
797
381
14.401
547
3.640
------------------------133
1907
Aprile 2008
Pagina 130 di 380
1.365
127.401
47.490
1.907
178.163
% MUD/Istat
ISTAT 01
U.L.
Addetti
Addetti
331
764
177,36%
5
8
------94
739
61,84%
13.606
160.248
74,55%
114
1.740
47,36%
16.543
46.976
14,18%
20.493
55.037
26,95%
4.286
13.080
7,54%
3.120
18.354
37,14%
2.414
10.971
4,87%
16.060
39.733
6,54%
401
7.497
38,46%
1.129
21.084
3,78%
3.846
23.925
60,19%
7.759
10.773
33,79%
------------------------------------0
0
------336
772
176,81%
30.357
209.703
60,75%
59.508
200.454
23,69%
0
0
0
90.201
410.929
43,36%
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Rappresentatività delle dichiarazioni MUD per divisione di attività
DIVISIONE
DESCRIZIONE
MUD corretto
U.L.
01
02
05
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
40
41
45
50
51
52
55
60
61
62
63
64
65
66
67
70
71
72
73
74
75
80
85
90
91
92
93
95
96
97
99
ND
AGRICOLTURA, CACCIA E RELATIVI SERVIZI
SILVICOLTURA E UTILIZZAZIONE DI AREE FORESTALI E SERVIZI CONNESSI
PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI
ESTRAZIONE DI CARBON FOSSILE, LIGNITE, TORBA
ESTRAZIONE DI PETROLIO E GAS NATURALE E SERVIZI CONNESSI, ESCLUSA LA PROSPEZIONE
ESTRAZIONE DI MINERALI DI URANIO E DI TORIO
ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI
ALTRE INDUSTRIE ESTRATTIVE
INDUSTRIE ALIMENTARI E DELLE BEVANDE
INDUSTRIA DEL TABACCO
INDUSTRIE TESSILI
CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; PREPARAZIONE, TINTURA E CONFEZIONE DI PELLICCE
PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO; FABBRICAZIONE DI ART. DA VIAGGIO, BORSE, CALZATURE
INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI;
FABBRICAZIONE DELLA PASTA-CARTA, DELLA CARTA E DEL CARTONE E DEI PRODOTTI DI CARTA
EDITORIA, STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI
FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI
FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI
METALLURGIA
FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DEI PRODOTTI IN METALLO, ESCLUSI MACCHINE E IMPIANTI
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI
FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER UFFICIO, DI ELABORATORI E SISTEMI INFORMATICI
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A.
FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI
FABBRICAZIONE DI APPARECCHI MEDICALI, DI PRECISIONE, DI STRUMENTI OTTICI E DI OROLOGI
FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI
FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO
FABBRICAZIONE DI MOBILI; ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE
RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO
PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE
RACCOLTA, DEPURAZIONE E DISTRIBUZIONE D'ACQUA
COSTRUZIONI
COMMERCIO, MANUTENZ. E RIPARAZ. DI AUTOVEICOLI E MOTOCICLI; VENDITA AL DETT. DI CARBURANTI
COMMERCIO ALL'INGROSSO E INTERMEDIARI DEL COMMERCIO, AUTOVEICOLI E MOTOCICLI ESCLUSI
COMMERCIO AL DETTAGLIO (ESCLUSO AUTO E MOTOI); RIPARAZ. DI BENI PERSONALI E PER LA CASA
ALBERGHI E RISTORANTI
TRASPORTI TERRESTRI; TRASPORTI MEDIANTE CONDOTTE
TRASPORTI MARITTIMI E PER VIE D'ACQUA
TRASPORTI AEREI
ATTIVITÀ DI SUPPORTO ED AUSILIARE DEI TRASPORTI; ATTIVITÀ DELLE AGENZIE DI VIAGGIO
POSTE E TELECOMUNICAZIONI
INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE)
ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE, ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE
ATTIVITÀ AUSILIARIE DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA E DELLE ASSICURAZIONI
ATTIVITÀ IMMOBILIARI
NOLEGGIO DI MACCHINARI E ATTREZZ. SENZA OPERATORE E DI BENI PER USO PERS.E DOMESTICO
INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE
RICERCA E SVILUPPO
ATTIVITÀ DI SERVIZI ALLE IMPRESE
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
ISTRUZIONE
SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE
SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI, DELLE ACQUE DI SCARICO E SIMILI
ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE
ATTIVITÀ RICREATIVE, CULTURALI E SPORTIVE
SERVIZI ALLE FAMIGLIE
ATTIVITÀ DI DATORE DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO SVOLTO DA FAMIGLIE E CONVIVENZE
PRODUZIONE DI BENI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE
PRODUZIONE DI SERVIZI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE
ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI
NON DETERMINATO
Totale
288
------2
1
------------------44
93
ISTAT 01
% MUD/Istat
Addetti
U.L.
Addetti
1.355
303
728
28
36
------10
5
8
2
------------------------------------------------------------------455
94
739
3.621
1.012
6.608
Addetti
186,13%
------125,00%
------------------------61,57%
54,80%
------278
125
17
262
65
226
4
163
456
196
96
1.218
467
8
125
17
126
30
37
287
81
29
13
523
1.612
330
183
135
273
1
1
33
6
45
1
3
15
8
15
3
189
229
13
381
111
12
10
414
------13.480
4.068
410
2.633
2.281
3.901
51
8.188
12.306
4.656
7.889
20.709
17.470
591
5.823
634
1.526
3.033
1.693
3.980
518
645
179
6.659
6.237
4.020
4.576
986
3.891
0
44
1.487
1.394
521
2
11
100
54
216
30
2.200
2.883
797
14.401
1.881
310
115
1.334
------841
978
98
1.138
110
465
11
245
830
492
122
3.243
1.430
22
589
161
571
39
90
1.026
93
91
23
16.543
2.517
6.882
11.094
4.286
2.333
1
11
475
300
666
39
1.709
3.706
197
1.611
144
10.402
401
1.129
3.846
141
1.713
2.594
3.311
------18.521
9.376
963
4.962
2.369
5.620
94
7.957
12.709
6.274
7.367
27.701
22.164
328
10.295
1.633
2.946
3.575
947
7.327
512
1.429
311
46.976
8.057
18.784
28.196
13.080
8.953
6
472
6.123
2.800
7.745
143
3.083
5.438
399
4.848
426
28.622
7.497
21.084
23.925
1.038
1.252
2.633
5.850
------72,78%
43,39%
42,58%
53,06%
96,29%
69,41%
54,26%
102,90%
96,83%
74,21%
107,09%
74,76%
78,82%
180,18%
56,56%
38,82%
51,80%
84,84%
178,78%
54,32%
101,17%
45,14%
57,56%
14,18%
77,41%
21,40%
16,23%
7,54%
43,46%
------------------------133
------------------------1.907
-------------------------------
-------------------------------
-------------------------------
9.433
178.163
90.201
410.929
43,36%
------9,32%
24,29%
49,79%
6,73%
1,40%
0,36%
1,84%
13,53%
4,46%
7,04%
7,69%
38,46%
3,78%
60,19%
181,21%
24,76%
4,37%
22,80%
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004, dati Censimento Istat 2001
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 131 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
4.1.3. La produzione totale di rifiuti speciali
La produzione complessiva di rifiuti speciali in Provincia ammonta nel 2004 a 2.516.386 t,
delle quali 2.204.058 t (87,6% del totale) costituite da rifiuti speciali non pericolosi e 312.328
t (12,4% del totale) da rifiuti speciali pericolosi.
In tali dati sono comprese le quantità dichiarate nel MUD come prodotte sia all’interno che
fuori dalle singole unità locali dichiaranti, limitatamente, per quanto riguarda la produzione
fuori dalle unità locali, a quelle derivanti da attività comunque effettuate nel territorio della
Provincia di Bergamo.
Ad un esame dei dati più aggiornati, si osserva che la maggior quota della produzione al
2004 si concentra nel settore manifatturiero (sezione D), con 1.129.508 t di rifiuti non
pericolosi (51,2% del corrispondente totale) e 239.511 t di pericolosi (76,7% del totale), per
complessive 1.369.019 (54,4% del totale).
Procedendo con un’analisi più dettagliata a livello di divisione si rileva che le attività del
settore manifatturiero che producono le maggiori quantità di rifiuti speciali sono:
-
27 Metallurgia
357.353 t;
24 Fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali
208.574 t;
26 Fabbricazione di prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi
164.514 t;
28 Fabbricazione e lavorazione dei prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti
142.277 t;
37 Recupero e preparazione per il riciclaggio
94.178 t;
22 Editoria, stampa e riproduzione di supporti registrati
81.948 t.
34 Fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi
52.342 t
25 Fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche
42.717 t;
17 Industrie tessili
41.473 t;
29 Fabbricazione di macchine ed apparecchi meccanici
41.249 t;
15 Industrie alimentari e delle bevande
40.782 t;
21 Fabbricazione della pasta-carta, della carta e del cartone e dei prodotti di carta
30.433 t;
Sempre nel contesto manifatturiero la maggiore produzione di rifiuti speciali non pericolosi è
della divisione 27 “Metallurgia” con 323.752 t, mentre per i rifiuti pericolosi il quantitativo più
rilevante, 160.289 t, è prodotto dalle attività della divisione 24 “Fabbricazione di prodotti
chimici e di fibre sintetiche e artificiali”.
Quote significative di rifiuti sono inoltre prodotte dalle attività della sezione F “ Costruzioni”
(settore edile) con 502.189 t, e dalle attività della sezione O “Altri servizi pubblici, sociali e
personali” con 469.911 t, dove prevalgono le attività di trattamento e smaltimento di rifiuti
solidi e di trattamento delle acque reflue (466.705 t).
Il complesso del ramo secondario contribuisce alla produzione di rifiuti speciali per una quota
pari al 74,6% dei rifiuti non pericolosi, al 82% dei pericolosi e quindi al 75,6% del totale.
Il complesso del ramo terziario copre il 24,9% della produzione di rifiuti non pericolosi, il
17,9% dei pericolosi e il 24% del totale.
L’analisi della produzione per tipologia di rifiuto, facendo riferimento alle 20 macrocategorie
dell’elenco dei codici CER, evidenzia la maggior rilevanza dei codici:
- 170000 relativo ai rifiuti da attività di costruzione e demolizione, ovvero
essenzialmente rifiuti inerti
559.626 t (22,2 %del totale)
- 190000 rifiuti prodotti da impianti di trattamento rifiuti
469.552 t (18,7% del totale)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 132 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
-
100000 rifiuti prodotti da processi termici
348.233 t (13,8 %del totale)
150000 relativo essenzialmente ai rifiuti da imballaggio 224.133 t (8,9 % del totale)
120000 rifiuti prodotti dalla lavorazione e dal trattamento fisico e meccanico
superficiale di metalli e plastica
214.824 t (8,5 % del totale)
070000 rifiuti da processi chimici organici
202.547 t (8,0 % del totale)
Il restante 20% è distribuito nelle altre macrocategorie CER.
Per i rifiuti inerti di cui al codice CER 17.00.00, si segnala come la banca dati MUD non sia
comunque in realtà esaustiva e pienamente rappresentativa, essendo esentati dall’obbligo di
presentazione del MUD i soggetti produttori di rifiuti speciali non pericolosi provenienti da
attività di scavo e demolizione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 133 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale totale di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi per sezione e ramo di attività
Sezione di attività
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
ND
AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA
PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI
ESTRAZIONE DI MINERALI
ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE
COSTRUZIONI
COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI, MOTOCICLI E DI BENI PERSONALI E PER LA CASA
ALBERGHI E RISTORANTI
TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI
ATTIVITA' FINANZIARIE
ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, SERVIZI ALLE IMPRESE
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
ISTRUZIONE
SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE
ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI
ATTIVITÀ SVOLTE DA FAMIGLIE E CONVIVENZE
ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI
NON DETERMINATO
Totale Primario
Totale Secondario
Totale Terziario
Non Determinato
Totale
Totale provinciale Rifiuti Spec. non peric.
Rifiuti Spec. peric.
Rifiuti Speciali Totali
U.L.
Addetti
t
% tot NP
t
% tot P
t
% Tot
288
1.355
4.561,00
44,59
0,21%
0,014%
4.605,59
0,18%
2
10
4,30 0,0002%
1,50 0,0005%
5,80 0,0002%
45
457
11.662,61
74,98
0,02%
0,47%
0,53%
11.737,59
4.377 119.461 1.129.507,85
76,69% 1.369.019,34
54,40%
51,25% 239.511,49
42
824
17.835,95
450,80
0,14%
0,73%
0,81%
18.286,75
523
6.659
486.123,66
5,14%
19,96%
22,06% 16.065,59
502.189,25
2.125
14.833
43.425,34
4,42%
2,27%
1,97% 13.804,39
57.229,73
135
986
305,27
21,09
0,01%
0,01%
0,01%
326,36
314
6.816
48.686,71
544,38
0,17%
1,96%
2,21%
49.231,09
49
534
796,60
996,48
0,32%
0,071%
0,036%
1.793,09
230
2.600
11.064,92
721,76
0,23%
0,47%
0,50%
11.786,68
229
2.883
10.210,72
394,16
0,13%
0,42%
0,46%
10.604,87
13
797
28,98
6,53
0,00%
0,00%
0,001%
35,51
381
14.401
1.857,85
2.064,91
0,66%
0,16%
0,08%
3.922,75
547
3.640
432.615,76
11,94%
18,67%
19,63% 37.294,78
469.910,54
------------------------------------------------------------------------------------------------133
1.907
5.370,44
330,98
0,11%
0,24%
5.701,42
0,23%
290
1.365
4.565,30
0,21%
46,09
0,015%
4.611,39
0,18%
4.987 127.401 1.645.130,08
74,64% 256.102,85
82,00% 1.901.232,93
75,55%
4.023
47.490
548.992,15
24,91% 55.848,48
17,88%
604.840,63
24,04%
5.370,44
88
2.588
0,24%
330,98
0,11%
5.701,42
0,23%
9.433 178.163 2.204.057,97 100,00% 312.328,41 100,00% 2.516.386,38 100,00%
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 134 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale totale di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi per
divisione di attività
DIVISIONE DESCRIZIONE
MUD corretto
U.L.
Addetti
Rifiuti Spec. non peric.
t
% tot NP
Rifiuti Spec. peric.
t
% tot NP
Rifiuti Speciali Totali
t
% Tot
288
1.355
4.561,00
0,21%
44,59
0,014%
4.605,59
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
2
10
4,30
0,0002%
1,50
0,0005%
5,80
0,0002%
-------
0,18
0,0001%
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
455
11.662,61
0,53%
74,80
0,02%
11.737,41
0,47%
1,62%
01
AGRICOLTURA, CACCIA E RELATIVI SERVIZI
02
SILVICOLTURA E UTILIZZAZIONE DI AREE FORESTALI E SERVIZI CONNESSI
05
PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI
10
ESTRAZIONE DI CARBON FOSSILE, LIGNITE, TORBA
1
2
-------
11
ESTRAZIONE DI PETROLIO E DI GAS NATURALE E SERVIZI CONNESSI, ESCLUSA LA PROSPEZIONE
-------
-------
-------
12
ESTRAZIONE DI MINERALI DI URANIO E DI TORIO
-------
-------
-------
13
ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI
-------
-------
14
ALTRE INDUSTRIE ESTRATTIVE
44
0,18%
0,18 0,00001%
93
3.621
40.612,98
1,84%
169,41
0,05%
40.782,38
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
INDUSTRIE TESSILI
278
13.480
40.769,82
1,85%
703,67
0,23%
41.473,50
1,65%
18
CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; PREPARAZIONE, TINTURA E CONFEZIONE DI PELLICCE
125
4.068
4.471,12
0,20%
36,45
0,01%
4.507,57
0,18%
19
PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO; FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DA VIAGGIO, BORSE, CALZATURE
17
410
15.138,17
0,69%
0,64
0,0002%
15.138,81
0,60%
20
INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI
262
2.633
21.155,10
0,96%
68,46
0,02%
21.223,56
0,84%
21
FABBRICAZIONE DELLA PASTA-CARTA, DELLA CARTA E DEL CARTONE E DEI PRODOTTI DI CARTA
65
2.281
30.136,91
1,37%
296,54
0,09%
30.433,46
1,21%
22
EDITORIA, STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI
226
3.901
78.731,26
3,57%
3.216,67
1,03%
81.947,93
3,26%
23
FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI
4
51
77,31
0,004%
41,72
0,01%
119,03
0,005%
24
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI
163
8.188
48.284,52
2,19% 160.289,35
51,32%
208.573,88
8,29%
25
FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE
456
12.306
40.501,80
1,84%
2.215,62
0,71%
42.717,42
1,70%
26
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI
196
4.656
164.157,59
7,45%
355,97
0,11%
164.513,57
6,54%
27
METALLURGIA
14,20%
28
FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DEI PRODOTTI IN METALLO, ESCLUSI MACCHINE E IMPIANTI
29
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI
30
FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER UFFICIO, DI ELABORATORI E SISTEMI INFORMATICI
31
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A.
32
FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI
33
FABBRICAZIONE DI APPARECCHI MEDICALI, DI PRECISIONE, DI STRUMENTI OTTICI E OROLOGI
34
FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI
15
INDUSTRIE ALIMENTARI E DELLE BEVANDE
16
INDUSTRIA DEL TABACCO
17
35
FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO
36
FABBRICAZIONE DI MOBILI; ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE
37
RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO
96
7.889
323.751,74
14,69%
33.601,36
10,76%
357.353,10
1.218
20.709
127.739,11
5,80%
14.537,97
4,65%
142.277,08
5,65%
467
17.470
36.673,77
1,66%
4.575,09
1,46%
41.248,86
1,64%
8
591
379,10
0,017%
43,65
0,01%
422,75
0,017%
125
5.823
9.373,91
0,43%
2.961,90
0,95%
12.335,81
0,49%
17
634
1.582,23
0,07%
101,05
0,03%
1.683,28
0,07%
126
1.526
802,42
0,04%
111,04
0,04%
913,46
0,04%
30
3.033
44.558,00
2,02%
7.783,97
2,49%
52.341,97
2,08%
0,20%
37
1.693
4.441,72
0,20%
543,29
0,17%
4.985,01
287
3.980
9.125,49
0,41%
723,26
0,23%
9.848,75
0,39%
81
518
87.043,78
3,95%
7.134,39
2,28%
94.178,16
3,74%
0,45%
40
PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE
29
645
10.997,59
0,50%
447,05
0,14%
11.444,65
41
RACCOLTA, DEPURAZIONE E DISTRIBUZIONE D'ACQUA
13
179
6.838,35
0,310%
3,74
0,001%
6.842,10
0,27%
45
COSTRUZIONI
523
6.659
486.123,66
22,06%
16.065,59
5,14%
502.189,25
19,96%
50
COMMERCIO, MANUTENZ. E RIPARAZ. AUTOVEICOLI E MOTOCICLI; VENDITA AL DETTAGLIO DI CARBUR
1.612
6.237
8.716,29
0,40%
12.262,54
3,93%
20.978,83
0,83%
51
COMMERCIO ALL'INGROSSO E INTERMEDIARI DEL COMMERCIO, AUTOVEICOLI E MOTOCICLI ESCLUSI
330
4.020
30.838,68
1,40%
1.462,37
0,47%
32.301,05
1,28%
52
COMMERCIO AL DETTAGLIO ESCLUSO QUELLO DI AUTO E DI MOTO; RIPARAZ. DI BENI PERSONALI E PE
183
4.576
3.870,38
0,18%
79,48
0,03%
3.949,86
0,16%
55
ALBERGHI E RISTORANTI
135
986
305,27
0,01%
21,09
0,007%
326,36
0,01%
60
TRASPORTI TERRESTRI; TRASPORTI MEDIANTE CONDOTTE
273
3.891
44.634,16
2,03%
468,29
0,15%
45.102,45
1,79%
61
TRASPORTI MARITTIMI E PER VIE D'ACQUA
1
0
2,00
0,0001%
5,03
0,002%
7,03
0,0003%
62
TRASPORTI AEREI
1
44
0,001
0,00%
0,35
0,0001%
63
ATTIVITÀ DI SUPPORTO ED AUSILIARE DEI TRASPORTI; ATTIVITÀ DELLE AGENZIE DI VIAGGIO
33
1.487
3.800,36
0,17%
47,57
0,02%
3.847,93
64
POSTE E TELECOMUNICAZIONI
6
1.394
250,18
0,01%
23,14
0,01%
273,32
0,01%
65
INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE)
45
521
781,48
0,035%
990,28
0,32%
1.771,76
0,070%
66
ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE, ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE
1
2
0,01
0,00%
-------
-------
0,01
0,00%
67
ATTIVITÀ AUSILIARIE DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA E DELLE ASSICURAZIONI
3
11
15,12
0,001%
6,21
0,002%
21,32
0,001%
15
100
201,90
0,01%
114,82
0,04%
316,72
0,01%
8
54
60,80
0,003%
39,77
0,01%
100,57
0,004%
15
216
45,36
0,002%
14,82
0,005%
60,18
0,002%
3
30
4,97
0,0002%
25,57
0,01%
30,54
0,001%
0,45%
0,35 0,00001%
0,15%
70
ATTIVITÀ IMMOBILIARI
71
NOLEGGIO DI MACCHINARI E ATTREZZATURE SENZA OPERATORE E DI BENI PER USO PERSONALE
72
INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE
73
RICERCA E SVILUPPO
74
ATTIVITÀ DI SERVIZI ALLE IMPRESE
189
2.200
10.751,89
0,49%
526,78
0,17%
11.278,67
75
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
229
2.883
10.210,72
0,46%
394,16
0,13%
10.604,87
0,42%
80
ISTRUZIONE
13
797
28,98
0,001%
6,53
0,002%
35,51
0,001%
85
SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE
381
14.401
1.857,85
0,08%
2.064,91
0,66%
3.922,75
0,16%
90
SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI, DELLE ACQUE DI SCARICO E SIMILI
111
1.881
429.485,87
19,49%
37.219,39
11,92%
466.705,26
18,55%
91
ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE
12
310
0,98 0,00004%
2,48
0,001%
3,46
0,0001%
92
ATTIVITÀ RICREATIVE, CULTURALI E SPORTIVE
10
115
76,55
0,003%
1,84
0,001%
78,39
0,003%
93
SERVIZI ALLE FAMIGLIE
414
1.334
3.052,37
0,14%
71,06
0,02%
3.123,43
0,12%
95
ATTIVITÀ DI DATORE DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO SVOLTO DA FAMIGLIE E CONVIVENZE
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
96
PRODUZIONE DI BENI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
97
PRODUZIONE DI SERVIZI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
99
ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
ND
NON DETERMINATO
133
1.907
5.370,44
0,24%
330,98
0,11%
5.701,42
0,23%
100,00% 2.516.386,38
100,00%
Totale
9.433 178.163 2.204.057,97
100,00% 312.328,41
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 135 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale totale di rifiuti speciali per tipologia di rifiuto
MACROCATEGORIE CER
010000
TON
RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA
O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI
138.676,9
050000
060000
070000
RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA,
ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E
PREPARAZIONE DI ALIMENTI
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI
PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL'
INDUSTRIA TESSILE
RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS
NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE
RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
40,7
19.598,4
202.546,5
080000
090000
100000
RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI
RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI,
SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA
RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI
18.552,0
1.318,9
348.232,9
020000
030000
040000
170000
RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL
RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA
NON FERROSA
RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO
E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA
OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli
commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19)
SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO
(tranne 07 e 08)
RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI
FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti)
RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO
RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE
(COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI)
180000
RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA
ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione
non direttamente provenienti da trattamento terapeutico)
110000
120000
130000
140000
150000
160000
190000
200000
RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI
TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA
POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER
USO INDUSTRIALE
RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA
ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI)
INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
TOTALE
37.744,1
36.153,6
33.276,7
16.658,5
214.824,3
22.009,9
1.064,4
224.133,3
43.669,1
559.626,1
2.261,6
469.551,8
126.446,6
2.516.386,4
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 136 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale totale di rifiuti speciali per tipologia di rifiuto, in ordine
decrescente
MACROCATEGORIE CER
170000
TON
RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE
(COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI)
559.626,1
120000
070000
RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI
TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA
POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER
USO INDUSTRIALE
RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI
RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI
FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti)
RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO
E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
010000
RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA
O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI
138.676,9
200000
160000
RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA
ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI)
INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO
126.446,6
43.669,1
190000
100000
150000
469.551,8
348.232,9
224.133,3
214.824,3
202.546,5
130000
060000
RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA,
ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E
PREPARAZIONE DI ALIMENTI
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI
PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL'
INDUSTRIA TESSILE
OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli
commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19)
RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI
080000
RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI
RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI,
SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA
18.552,0
110000
RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL
RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA
NON FERROSA
16.658,5
020000
030000
040000
180000
090000
140000
050000
RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA
ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione
non direttamente provenienti da trattamento terapeutico)
RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO
(tranne 07 e 08)
RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS
NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE
TOTALE
37.744,1
36.153,6
33.276,7
22.009,9
19.598,4
2.261,6
1.318,9
1.064,4
40,7
2.516.386,4
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 137 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
A livello di singoli codici CER, si evidenziano 9 codici di rifiuti non pericolosi con produzioni
complessive superiori alle 50.000 t/a; si tratta in particolare di:
-
170904 rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle
voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03
423.154 t;
100202 scorie non trattate
186.641 t;
010413 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01
04 07
116.191 t;
191212 altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei
rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11
109.960 t;
150106 imballaggi in materiali misti
91.151 t;
120101 limatura e trucioli di materiali ferrosi
82.541 t
190703 percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02 68.394 t;
200101 carta e cartone
60.937 t;
120102 polveri e particolato di materiali ferrosi
52.541 t.
Tra i rifiuti speciali pericolosi, si segnalano in particolare 5 codici CER con produzioni
associate superiori alle 12.000 t/a.
Si tratta di codici riconducibili alle categorie in particolare: 07.00.00 (rifiuti prodotti da
processi chimici organici) 10.00.00 (rifiuti prodotti da processi termici) e 10.00.00 (rifiuti
prodotti da processi termici);
-
-
070101
070701
100207
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
62.403 t;
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
52.716 t;
rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose
20.329 t;
170605 materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il deposito
dei rifiuti in discarica, la classificazione di tale rifiuto come “pericoloso” è posticipata fino
all’adozione delle norme regolamentari di recepimento della direttiva 99/31/CE
15.886 t;
070108 altri fondi e residui di reazione
12.209 t.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 138 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
4.1.4. La produzione primaria di rifiuti speciali
Al fine di disporre di dati utili alla successiva valutazione degli effettivi fabbisogni di
trattamento e smaltimento dei rifiuti derivanti dal sistema produttivo e dalle attività di servizio
presenti sul territorio provinciale, si è ritenuto opportuno definire dati di produzione al netto
dei cosiddetti “rifiuti secondari”, ovvero dei rifiuti direttamente derivanti dal trattamento e
smaltimento di altri rifiuti (rifiuti identificabili in via prevalente ma non esclusiva nella famiglia
CER 19 00 00).
La produzione di rifiuti così valutata è stata definita come “produzione primaria”.
La produzione primaria di rifiuti speciali in Provincia ammonta quindi nel 2004 a 1.964.298 t,
delle quali 1.684.821 t (86% del totale) costituite da rifiuti speciali non pericolosi e 279.478 t
(14% del totale) da rifiuti speciali pericolosi.
La maggior quota della produzione si concentra in particolare nel settore manifatturiero
(sezione D), con 1.045.113 t di rifiuti non pericolosi (62% del corrispondente totale) e
233.777 t di pericolosi (84 % del totale), per complessive 1.278.890 t (65% del totale).
All’interno del manifatturiero, le maggiori produzioni di rifiuti non pericolosi risultano associate
alla divisione 27 “Metallurgia” con 323.730 t (31% del totale dei non pericolosi), alla divisione
26 “Fabbricazione di prodotti della lavorazione di minerali non metalliferi” con 163.994 t
(15,7% del totale dei non pericolosi), alla divisione 28 “Fabbricazione e lavorazione dei
prodotti in metallo” con 127.739 t (12,2% del totale dei non pericolosi) e alla divisione 22
“Editoria, stampa e riproduzione di supporti registrati” con 78.731 t (7,5% del totale dei non
pericolosi).
Sempre all’interno del manifatturiero, le maggiori produzioni di rifiuti pericolosi risultano
associate alla divisione 24 “Fabbricazione di prodotti chimici e di fibre sintetiche e artificiali”
con 160.172 t (68,5% del totale dei pericolosi), alla già menzionata divisione 27 “Metallurgia”
con 33.601 t (14,4% del totale dei pericolosi) e alla divisione 28 “Fabbricazione e lavorazione
dei prodotti in metallo” con 14.538 t (6,2% del totale dei pericolosi).
Quote rilevanti di rifiuti non pericolosi sono inoltre prodotte dalle attività del settore Edile
(sezione F) che, con 486.121,72 t, copre il 28,8% del totale dei non pericolosi, mentre per
quanto riguarda i pericolosi si segnalano, a notevole distanza dal settore manifatturiero, il
settore Edile (sezione F) e quello del Commercio all’ingrosso e al dettaglio (sezione G), che
coprono rispettivamente il 5,8% e il 4,9% del totale dei pericolosi.
Il complesso del ramo manifatturiero contribuisce alla produzione di rifiuti speciali per una
quota pari al 92,2% dei rifiuti non pericolosi, all’ 89,6% dei pericolosi e al 91,9% del totale.
Il complesso del ramo terziario copre il 7,2% della produzione di rifiuti non pericolosi, il
10,3% dei pericolosi e il 7,6% del totale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 139 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale primaria di rifiuti speciali per sezione di attività
Sezione di attività
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
ND
AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA
PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI
ESTRAZIONE DI MINERALI
ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE
COSTRUZIONI
COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI, MOTOCICLI E DI BENI PERSONALI E PER LA CASA
ALBERGHI E RISTORANTI
TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI
ATTIVITA' FINANZIARIE
ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, SERVIZI ALLE IMPRESE
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
ISTRUZIONE
SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE
ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI
ATTIVITÀ SVOLTE DA FAMIGLIE E CONVIVENZE
ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI
NON DETERMINATO
Totale Primario
Totale Secondario
Totale Terziario
Non Determinato
Totale
Totale provinciale Rifiuti Spec. non peric.
U.L.
Addetti
t
% tot NP
288
1.355
4.561,00
0,27%
2
10
4,30 0,0003%
45
457
11.662,61
0,69%
4.377 119.461 1.045.113,21
62,03%
42
824
11.077,29
0,66%
523
6.659
486.121,72
28,85%
2.125
14.833
33.948,88
2,01%
135
986
305,27
0,02%
314
6.816
17.403,45
1,03%
49
534
796,60
0,05%
230
2.600
9.816,03
0,58%
229
2.883
5.395,66
0,32%
13
797
28,98
0,002%
381
14.401
1.857,85
0,11%
547
3.640
51.357,65
3,05%
------------------------------------------------133
1.907
5.369,96
0,32%
290
1.365
4.565,30
0,27%
4.987 127.401 1.553.974,83
92,23%
4.023
47.490
120.910,37
7,18%
5.369,96
2.588
0,32%
88
9.433 178.163 1.684.820,46 100,00%
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 140 di 380
Rifiuti Spec. peric.
Rifiuti Speciali Totali
t
% tot P
t
% Tot
44,59
0,02%
4.605,59
0,23%
1,50 0,0005%
5,80 0,0003%
74,98
0,03%
0,60%
11.737,59
233.777,24
83,65% 1.278.890,44
65,11%
450,80
0,16%
0,59%
11.528,09
16.065,59
5,75%
25,57%
502.187,31
13.752,89
4,92%
2,43%
47.701,77
21,09
0,01%
0,02%
326,36
544,38
0,19%
0,91%
17.947,83
996,48
0,36%
0,09%
1.793,09
721,76
0,26%
0,54%
10.537,79
36,25
0,01%
0,28%
5.431,90
6,53
0,002%
0,002%
35,51
2.064,91
0,74%
0,20%
3.922,75
10.587,64
3,79%
3,15%
61.945,29
------------------------------------------------330,98
0,12%
5.700,94
0,29%
46,09
0,02%
4.611,39
0,23%
250.368,60
89,58% 1.804.343,43
91,86%
28.731,93
10,28%
149.642,29
7,62%
330,98
0,12%
5.700,94
0,29%
279.477,60 100,00% 1.964.298,07 100,00%
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale primaria di rifiuti speciali per divisione di attività
DIVISIONE DESCRIZIONE
Rifiuti Spec. non peric.
t
% tot NP
MUD corretto
U.L.
Addetti
Rifiuti Spec. peric.
t
% tot NP
Rifiuti Speciali Totali
t
% Tot
288
1.355
4.561,00
0,27%
44,59
0,016%
4.605,59
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
2
10
4,30
0,0003%
1,50
0,0005%
5,80
0,0003%
-------
0,18
0,0001%
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
455
11.662,61
0,69%
74,80
0,03%
11.737,41
0,60%
2,08%
01
AGRICOLTURA, CACCIA E RELATIVI SERVIZI
02
SILVICOLTURA E UTILIZZAZIONE DI AREE FORESTALI E SERVIZI CONNESSI
05
PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI
10
ESTRAZIONE DI CARBON FOSSILE, LIGNITE, TORBA
1
2
-------
11
ESTRAZIONE DI PETROLIO E DI GAS NATURALE E SERVIZI CONNESSI, ESCLUSA LA PROSPEZIONE
-------
-------
-------
12
ESTRAZIONE DI MINERALI DI URANIO E DI TORIO
-------
-------
-------
13
ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI
-------
-------
14
ALTRE INDUSTRIE ESTRATTIVE
44
0,23%
0,18 0,00001%
93
3.621
40.612,98
2,41%
169,41
0,06%
40.782,38
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
INDUSTRIE TESSILI
278
13.480
40.769,82
2,42%
703,67
0,25%
41.473,50
2,11%
18
CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; PREPARAZIONE, TINTURA E CONFEZIONE DI PELLICCE
125
4.068
4.471,12
0,27%
36,45
0,01%
4.507,57
0,23%
19
PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO; FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DA VIAGGIO, BORSE, CALZATURE
17
410
15.138,17
0,90%
0,64
0,0002%
15.138,81
0,77%
20
INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI
262
2.633
21.093,10
1,25%
68,46
0,02%
21.161,56
1,08%
21
FABBRICAZIONE DELLA PASTA-CARTA, DELLA CARTA E DEL CARTONE E DEI PRODOTTI DI CARTA
65
2.281
30.026,41
1,78%
296,54
0,11%
30.322,96
1,54%
22
EDITORIA, STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI
226
3.901
78.731,26
4,67%
3.216,67
1,15%
81.947,93
4,17%
23
FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI
4
51
77,31
0,005%
41,72
0,01%
119,03
0,006%
24
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI
163
8.188
46.920,44
2,78% 160.172,46
57,31%
207.092,90
10,54%
25
FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE
456
12.306
40.497,95
2,40%
2.215,62
0,79%
42.713,57
2,17%
26
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI
196
4.656
163.993,69
9,73%
355,97
0,13%
164.349,67
8,37%
27
METALLURGIA
18,19%
28
FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DEI PRODOTTI IN METALLO, ESCLUSI MACCHINE E IMPIANTI
29
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI
30
FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER UFFICIO, DI ELABORATORI E SISTEMI INFORMATICI
31
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A.
32
FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI
33
FABBRICAZIONE DI APPARECCHI MEDICALI, DI PRECISIONE, DI STRUMENTI OTTICI E OROLOGI
34
FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI
15
INDUSTRIE ALIMENTARI E DELLE BEVANDE
16
INDUSTRIA DEL TABACCO
17
96
7.889
323.729,53
19,21%
33.601,36
12,02%
357.330,89
1.218
20.709
127.739,11
7,58%
14.537,97
5,20%
142.277,08
7,24%
467
17.470
36.672,20
2,18%
4.575,09
1,64%
41.247,28
2,10%
8
591
379,10
0,023%
43,65
0,02%
422,75
0,022%
125
5.823
9.373,91
0,56%
2.961,90
1,06%
12.335,81
0,63%
17
634
1.582,23
0,09%
101,05
0,04%
1.683,28
0,09%
126
1.526
802,42
0,05%
111,04
0,04%
913,46
0,05%
30
3.033
44.558,00
2,64%
7.783,97
2,79%
52.341,97
2,66%
37
1.693
4.441,72
0,26%
543,29
0,19%
4.985,01
0,25%
287
3.980
9.125,49
0,54%
723,26
0,26%
9.848,75
0,50%
RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO
81
518
4.377,24
0,26%
1.517,03
0,54%
5.894,27
0,30%
40
PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE
29
645
4.238,93
0,25%
447,05
0,16%
4.685,99
0,24%
41
RACCOLTA, DEPURAZIONE E DISTRIBUZIONE D'ACQUA
45
COSTRUZIONI
35
FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO
36
FABBRICAZIONE DI MOBILI; ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE
37
13
179
6.838,35
0,406%
3,74
0,001%
6.842,10
0,35%
523
6.659
486.121,72
28,85%
16.065,59
5,75%
502.187,31
25,57%
50
COMMERCIO, MANUTENZ. E RIPARAZ. AUTOVEICOLI E MOTOCICLI; VENDITA AL DETTAGLIO DI CARBUR
1.612
6.237
8.716,29
0,52%
12.262,54
4,39%
20.978,83
1,07%
51
COMMERCIO ALL'INGROSSO E INTERMEDIARI DEL COMMERCIO, AUTOVEICOLI E MOTOCICLI ESCLUSI
330
4.020
21.362,22
1,27%
1.410,86
0,50%
22.773,08
1,16%
52
COMMERCIO AL DETTAGLIO ESCLUSO QUELLO DI AUTO E DI MOTO; RIPARAZ. DI BENI PERSONALI E PE
183
4.576
3.870,38
0,23%
79,48
0,03%
3.949,86
0,20%
55
ALBERGHI E RISTORANTI
135
986
305,27
0,02%
21,09
0,008%
326,36
0,02%
60
TRASPORTI TERRESTRI; TRASPORTI MEDIANTE CONDOTTE
273
3.891
13.350,91
0,79%
468,29
0,17%
13.819,19
0,70%
61
TRASPORTI MARITTIMI E PER VIE D'ACQUA
1
0
2,00
0,0001%
5,03
0,002%
7,03
0,0004%
62
TRASPORTI AEREI
1
44
0,00
0,00%
0,35
0,0001%
63
ATTIVITÀ DI SUPPORTO ED AUSILIARE DEI TRASPORTI; ATTIVITÀ DELLE AGENZIE DI VIAGGIO
33
1.487
3.800,36
0,23%
47,57
0,02%
3.847,93
64
POSTE E TELECOMUNICAZIONI
6
1.394
250,18
0,01%
23,14
0,01%
273,32
0,01%
65
INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE)
45
521
781,48
0,046%
990,28
0,35%
1.771,76
0,090%
66
ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE, ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE
1
2
0,01
0,00%
-------
-------
0,01
0,00%
67
ATTIVITÀ AUSILIARIE DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA E DELLE ASSICURAZIONI
3
11
15,12
0,001%
6,21
0,002%
21,32
0,001%
15
100
201,90
0,01%
114,82
0,04%
316,72
0,02%
8
54
60,80
0,004%
39,77
0,01%
100,57
0,005%
15
216
45,36
0,003%
14,82
0,005%
60,18
0,003%
3
30
4,97
0,0003%
25,57
0,01%
30,54
0,002%
0,51%
0,35 0,00002%
0,20%
70
ATTIVITÀ IMMOBILIARI
71
NOLEGGIO DI MACCHINARI E ATTREZZATURE SENZA OPERATORE E DI BENI PER USO PERSONALE
72
INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE
73
RICERCA E SVILUPPO
74
ATTIVITÀ DI SERVIZI ALLE IMPRESE
189
2.200
9.503,00
0,56%
526,78
0,19%
10.029,78
75
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
229
2.883
5.395,66
0,32%
36,25
0,01%
5.431,90
0,28%
80
ISTRUZIONE
13
797
28,98
0,002%
6,53
0,002%
35,51
0,002%
85
SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE
381
14.401
1.857,85
0,11%
2.064,91
0,74%
3.922,75
0,20%
90
SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI, DELLE ACQUE DI SCARICO E SIMILI
111
1.881
48.227,75
2,86%
10512,26
3,76%
58.740,01
2,99%
91
ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE
12
310
0,98 0,00006%
2,48
0,001%
3,46
0,0002%
92
ATTIVITÀ RICREATIVE, CULTURALI E SPORTIVE
10
115
76,55
0,005%
1,84
0,001%
78,39
0,004%
93
SERVIZI ALLE FAMIGLIE
414
1.334
3.052,37
0,18%
71,06
0,03%
3.123,43
0,16%
95
ATTIVITÀ DI DATORE DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO SVOLTO DA FAMIGLIE E CONVIVENZE
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
96
PRODUZIONE DI BENI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
97
PRODUZIONE DI SERVIZI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
99
ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
-------
ND
NON DETERMINATO
133
1.907
5.369,96
0,32%
330,98
0,12%
5.700,94
0,29%
100,00% 1.964.298,07
100,00%
Totale
9.433 178.163 1.684.820,46
100,00% 279.477,60
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 141 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
L’analisi della quota di rifiuti non pericolosi e pericolosi originata dai diversi settori di attività
(trascurando le produzioni di piccoli quantitativi di rifiuti) evidenzia innanzitutto come siano la
sezione N “Sanità” e la sezione G “Commercio all'ingrosso e al dettaglio” ad avere una più
elevata rilevanza di rifiuti pericolosi al loro interno, rispettivamente con il 52,6% e il 28,8%
dei propri rifiuti.
Le altre sezioni di attività hanno un’incidenza di rifiuti pericolosi prodotti e dichiarati nel MUD
sul proprio totale inferiore al 18%.
Procedendo con un dettaglio maggiore a livello di divisione, si osserva come all’interno del
manifatturiero (sezione D, divisioni dal 15 al 37), le attività caratterizzate da una maggior
incidenza di rifiuti pericolosi sono quelle della divisione 24 - Fabbricazione di prodotti chimici
e di fibre sintetiche e artificiali (77,3% dei propri rifiuti).
Produzione provinciale primaria di rifiuti: % di non pericolosi e pericolosi per sezione
di attività
Rif. Spec Rif. Spec
non peric. peric.
99,03%
0,97%
AGRICOLTURA, CACCIA E SILVICOLTURA
74,14%
25,86%
PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI
99,36%
0,64%
ESTRAZIONE DI MINERALI
81,72%
18,28%
ATTIVITÀ MANIFATTURIERE
96,09%
3,91%
PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE
96,80%
3,20%
COSTRUZIONI
28,83%
COMMERCIO ALL'INGROSSO E AL DETTAGLIO; RIPARAZIONE DI AUTOVEICOLI, MOTOCICLI E DI BENI P 71,17%
93,54%
6,46%
ALBERGHI E RISTORANTI
96,97%
3,03%
TRASPORTI, MAGAZZINAGGIO E COMUNICAZIONI
ATTIVITA' FINANZIARIE
44,43%
55,57%
ATTIVITÀ IMMOBILIARI, NOLEGGIO, INFORMATICA, RICERCA, SERVIZI ALLE IMPRESE
93,15%
6,85%
99,33%
0,67%
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
81,62%
18,38%
ISTRUZIONE
47,36%
52,64%
SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE
82,91%
17,09%
ALTRI SERVIZI PUBBLICI, SOCIALI E PERSONALI
----------ATTIVITÀ SVOLTE DA FAMIGLIE E CONVIVENZE
----------ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI
94,19%
5,81%
NON DETERMINATO
85,77%
14,23%
Sezione di attività
A
B
C
D
E
F
G
H
I
J
K
L
M
N
O
P
Q
ND
TOTALE
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 142 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale primaria di rifiuti: % di non pericolosi e pericolosi per
divisione di attività
DIVISIONE
01
02
05
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
32
33
34
35
36
37
40
41
45
50
51
52
55
60
61
62
63
64
65
66
67
70
71
72
73
74
75
80
85
90
91
92
93
95
96
97
99
ND
Totale
AGRICOLTURA, CACCIA E RELATIVI SERVIZI
SILVICOLTURA E UTILIZZAZIONE DI AREE FORESTALI E SERVIZI CONNESSI
PESCA, PISCICOLTURA E SERVIZI CONNESSI
ESTRAZIONE DI CARBON FOSSILE, LIGNITE, TORBA
ESTRAZIONE DI PETROLIO E DI GAS NATURALE E SERVIZI CONNESSI, ESCLUSA LA PROSPEZIONE
ESTRAZIONE DI MINERALI DI URANIO E DI TORIO
ESTRAZIONE DI MINERALI METALLIFERI
ALTRE INDUSTRIE ESTRATTIVE
INDUSTRIE ALIMENTARI E DELLE BEVANDE
INDUSTRIA DEL TABACCO
INDUSTRIE TESSILI
CONFEZIONE DI ARTICOLI DI ABBIGLIAMENTO; PREPARAZIONE, TINTURA E CONFEZIONE DI PELLICCE
PREPARAZIONE E CONCIA DEL CUOIO; FABBRICAZIONE DI ARTICOLI DA VIAGGIO, BORSE, CALZATURE
INDUSTRIA DEL LEGNO E DEI PRODOTTI IN LEGNO E SUGHERO, ESCLUSI I MOBILI
FABBRICAZIONE DELLA PASTA-CARTA, DELLA CARTA E DEL CARTONE E DEI PRODOTTI DI CARTA
EDITORIA, STAMPA E RIPRODUZIONE DI SUPPORTI REGISTRATI
FABBRICAZIONE DI COKE, RAFFINERIE DI PETROLIO, TRATTAMENTO DEI COMBUSTIBILI NUCLEARI
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI CHIMICI E DI FIBRE SINTETICHE E ARTIFICIALI
FABBRICAZIONE DI ARTICOLI IN GOMMA E MATERIE PLASTICHE
FABBRICAZIONE DI PRODOTTI DELLA LAVORAZIONE DI MINERALI NON METALLIFERI
METALLURGIA
FABBRICAZIONE E LAVORAZIONE DEI PRODOTTI IN METALLO, ESCLUSI MACCHINE E IMPIANTI
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI MECCANICI
FABBRICAZIONE DI MACCHINE PER UFFICIO, DI ELABORATORI E SISTEMI INFORMATICI
FABBRICAZIONE DI MACCHINE ED APPARECCHI ELETTRICI N.C.A.
FABBRICAZIONE DI APPARECCHI RADIOTELEVISIVI E DI APPARECCHIATURE PER LE COMUNICAZIONI
FABBRICAZIONE DI APPARECCHI MEDICALI, DI PRECISIONE, DI STRUMENTI OTTICI E OROLOGI
FABBRICAZIONE DI AUTOVEICOLI, RIMORCHI E SEMIRIMORCHI
FABBRICAZIONE DI ALTRI MEZZI DI TRASPORTO
FABBRICAZIONE DI MOBILI; ALTRE INDUSTRIE MANIFATTURIERE
RECUPERO E PREPARAZIONE PER IL RICICLAGGIO
PRODUZIONE E DISTRIBUZIONE DI ENERGIA ELETTRICA, DI GAS, DI CALORE
RACCOLTA, DEPURAZIONE E DISTRIBUZIONE D'ACQUA
COSTRUZIONI
COMMERCIO, MANUTENZ. E RIPARAZ. AUTOVEICOLI E MOTOCICLI; VENDITA AL DETTAGLIO DI CARBURANTI
COMMERCIO ALL'INGROSSO E INTERMEDIARI DEL COMMERCIO, AUTOVEICOLI E MOTOCICLI ESCLUSI
COMMERCIO AL DETTAGLIO ESCLUSO QUELLO DI AUTO E DI MOTO; RIPARAZ. DI BENI PERSONALI E PER LA CASA
ALBERGHI E RISTORANTI
TRASPORTI TERRESTRI; TRASPORTI MEDIANTE CONDOTTE
TRASPORTI MARITTIMI E PER VIE D'ACQUA
TRASPORTI AEREI
ATTIVITÀ DI SUPPORTO ED AUSILIARE DEI TRASPORTI; ATTIVITÀ DELLE AGENZIE DI VIAGGIO
POSTE E TELECOMUNICAZIONI
INTERMEDIAZIONE MONETARIA E FINANZIARIA (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE)
ASSICURAZIONI E FONDI PENSIONE, ESCLUSE LE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE
ATTIVITÀ AUSILIARIE DELL'INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA E DELLE ASSICURAZIONI
ATTIVITÀ IMMOBILIARI
NOLEGGIO DI MACCHINARI E ATTREZZATURE SENZA OPERATORE E DI BENI PER USO PERSONALE
INFORMATICA E ATTIVITÀ CONNESSE
RICERCA E SVILUPPO
ATTIVITÀ DI SERVIZI ALLE IMPRESE
AMMINISTRAZIONE PUBBLICA
ISTRUZIONE
SANITÀ E ASSISTENZA SOCIALE
SMALTIMENTO DEI RIFIUTI SOLIDI, DELLE ACQUE DI SCARICO E SIMILI
ATTIVITÀ DI ORGANIZZAZIONI ASSOCIATIVE
ATTIVITÀ RICREATIVE, CULTURALI E SPORTIVE
SERVIZI ALLE FAMIGLIE
ATTIVITÀ DI DATORE DI LAVORO PER PERSONALE DOMESTICO SVOLTO DA FAMIGLIE E CONVIVENZE
PRODUZIONE DI BENI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE
PRODUZIONE DI SERVIZI PER USO PROPRIO DA PARTE DI FAMIGLIE E CONVIVENZE
ORGANIZZAZIONI ED ORGANISMI EXTRATERRITORIALI
NON DETERMINATO
Rif. Spec Rif. Spec
non peric. peric.
99,03%
0,97%
----------74,14%
25,86%
----------------------------------------99,36%
0,64%
99,58%
0,42%
----------98,30%
1,70%
99,19%
0,81%
100,00%
0,00%
99,68%
0,32%
99,02%
0,98%
96,07%
3,93%
64,95%
35,05%
22,66%
77,34%
94,81%
5,19%
99,78%
0,22%
90,60%
9,40%
89,78%
10,22%
88,91%
11,09%
89,67%
10,33%
75,99%
24,01%
94,00%
6,00%
87,84%
12,16%
85,13%
14,87%
89,10%
10,90%
92,66%
7,34%
74,26%
25,74%
90,46%
9,54%
99,95%
0,05%
96,80%
3,20%
41,55%
58,45%
93,80%
6,20%
97,99%
2,01%
93,54%
6,46%
96,61%
3,39%
28,49%
71,51%
0,28%
99,72%
98,76%
1,24%
91,53%
8,47%
44,11%
55,89%
100,00%
-----70,89%
29,11%
63,75%
36,25%
60,45%
39,55%
75,37%
24,63%
16,28%
83,72%
94,75%
5,25%
99,33%
0,67%
81,62%
18,38%
47,36%
52,64%
82,10%
17,90%
28,28%
71,72%
97,66%
2,34%
97,72%
2,28%
----------------------------------------94,19%
5,81%
85,77%
14,23%
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 143 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
L’analisi della produzione primaria per tipologia di rifiuto, facendo riferimento alle 20
macrocategorie dell’elenco dei codici CER, evidenzia la maggior rilevanza dei codici:
-
17.00.00, relativo ai rifiuti da attività di costruzione e demolizione, ovvero essenzialmente
rifiuti inerti, con 545.003 t, pari al 28% del totale;
10.00.00 rifiuti prodotti da processi termici, con 347.272 t, pari al 18% del totale;
12.00.00, relativo ai rifiuti da lavorazione e trattamento superficiale di metalli e plastica,
con 213.257 t, pari al 11% del totale;
07.00.00, relativo a rifiuti da processi chimici organici, con 190.425 t pari al 10% del
totale.
Il restante 35% è distribuito nelle altre macrocategorie CER.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 144 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale primaria di rifiuti speciali per tipologia di rifiuto
MACROCATEGORIE CER
010000
TON
RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA
O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI
138.676,9
050000
060000
070000
RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA,
ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E
PREPARAZIONE DI ALIMENTI
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI
PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL'
INDUSTRIA TESSILE
RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS
NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE
RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
40,7
15.756,2
190.424,6
080000
090000
100000
RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI
RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI,
SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA
RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI
17.623,9
1.316,1
347.272,4
020000
030000
040000
170000
RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL
RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA
NON FERROSA
RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO
E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA
OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli
commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19)
SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO
(tranne 07 e 08)
RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI
FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti)
RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO
RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE
(COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI)
180000
RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA
ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione
non direttamente provenienti da trattamento terapeutico)
110000
120000
130000
140000
150000
160000
190000
200000
RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI
TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA
POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER
USO INDUSTRIALE
RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA
ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI)
INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
TOTALE
30.170,4
31.134,3
30.323,6
15.753,9
213.257,2
16.218,4
943,5
163.761,5
38.303,2
545.002,6
2.259,0
79.833,4
86.226,3
1.964.298,1
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 145 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione provinciale primaria di rifiuti speciali per tipologia di rifiuto, in
ordine decrescente
MACROCATEGORIE CER
TON
150000
RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE
(COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI)
RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI
RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO
E MECCANICO SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI
FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non specificati altrimenti)
010000
RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA
O CAVA, NONCHE' DAL TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI
200000
RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA
ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI)
INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
170000
100000
120000
070000
040000
RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI
TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA
POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER
USO INDUSTRIALE
RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI
PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E CARTONE
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL'
INDUSTRIA TESSILE
020000
RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA,
ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA, TRATTAMENTO E
PREPARAZIONE DI ALIMENTI
190000
160000
030000
545.002,6
347.272,4
213.257,2
190.424,6
163.761,5
138.676,9
86.226,3
79.833,4
38.303,2
31.134,3
30.323,6
30.170,4
130000
060000
RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI
RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI,
SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA
OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli
commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19)
RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI
16.218,4
15.756,2
110000
RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL
RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA
NON FERROSA
15.753,9
080000
180000
090000
140000
050000
RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA
ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione
non direttamente provenienti da trattamento terapeutico)
RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO
(tranne 07 e 08)
RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS
NATURALE E TRATTAMENTO PIROLITICO DEL CARBONE
TOTALE
17.623,9
2.259,0
1.316,1
943,5
40,7
1.964.298,1
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 146 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
A livello di singoli codici CER, si evidenziano in particolare i seguenti 10 codici di rifiuti non
pericolosi caratterizzati dalle maggiori produzioni:
-
170904 rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle
voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03
421.808 t;
100202 scorie non trattate
186.580 t;
010413 rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01
04 07
116.191 t;
120101 limatura e trucioli di materiali ferrosi
82.362 t;
150106 imballaggi in materiali misti
74.171 t;
200101 carta e cartone
58.575 t;
120102 polveri e particolato di materiali ferrosi
52.344 t;
150101 imballaggi in carta e cartone
42.948 t;
170302 miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17 03 01
40.511 t;
190805 fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane
40.455 t.
Tra i rifiuti speciali pericolosi, i 10 codici CER con le maggiori produzioni sono i seguenti:
-
-
070101
070701
100207
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
58.421 t;
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
52.577 t;
rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose
20.329 t;
170605 materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il deposito
dei rifiuti in discarica, la classificazione di tale rifiuto come “pericoloso” è posticipata fino
all’adozione delle norme regolamentari di recepimento della direttiva 99/31/CE
15.882 t;
070108 altri fondi e residui di reazione
12.113 t;
070104 altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
11.460 t;
130105 emulsioni non clorurate
8.570 t;
120301 soluzioni acquose di lavaggio
7.403 t;
160104 veicoli fuori uso
7.069 t;
110105 acidi di decappaggio
5.886 t.
4.1.5. Le attività di recupero e smaltimento di rifiuti speciali
A fronte di un dato di produzione totale di rifiuti speciali in Provincia di Bergamo pari a
2.516.386 t, il complesso del dichiarato come gestito, in termini di attività di recupero o
smaltimento, ammonta a 2.954.056 t.
Per una corretta interpretazione del confronto gestione-produzione, si tenga presente che:
- nel dato di gestione possono essere inclusi anche quantitativi di rifiuti urbani, in
particolare frazioni secche recuperabili, non scorporabili dai flussi di rifiuti gestiti dichiarati
dagli impianti;
- il dato di gestione riportato non comprende le attività di sola messa in riserva R13 e
deposito preliminare D15, per le quali nel MUD è prevista la dichiarazione della giacenza
al 31 dicembre, e non del flusso gestito nell’anno;
- il medesimo quantitativo di rifiuti può essere oggetto di più operazioni in serie di recupero
o smaltimento nel medesimo impianto (ad es. trattamento chimico-fisico e biologico in
serie su rifiuti liquidi);
- gli obblighi di dichiarazione MUD possono essere diversificati per i soggetti produttori
rispetto ai gestori (ad es. per i rifiuti inerti tipicamente il dato di produzione MUD risulta
largamente inferiore al dato effettivo di produzione, a fronte di un dato di gestione che
dovrebbe riflettere quanto effettivamente effettuato).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 147 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Lo scarto tra prodotto e gestito non è da assumersi quindi come indicazione immediata di
flussi di importazione o esportazione di rifiuti fuori Provincia.
A tal fine, nel capitolo successivo verranno presentati degli approfondimenti mirati in
particolare a caratterizzare nel dettaglio sia il destino dei rifiuti dichiarato dai soggetti
produttori di rifiuti sia la provenienza dei rifiuti dichiarata dai soggetti che hanno effettuato
attività di gestione dei rifiuti.
Tenendo conto delle suddette avvertenze, si segnala innanzitutto come le attività di recupero
effettuate in Provincia di Bergamo coprano una quota maggiore del complesso dei rifiuti
recuperati/smaltiti, interessando 1.778.239 t (60% del totale).
Lo smaltimento interessa 1.175.816 t (40% del totale).
Le tipologie di rifiuti per le quali risulta largamente dominante il recupero sullo smaltimento
sono, in ordine di quote decrescenti, le seguenti:
-
12.00.00 rifiuti di lavorazione metalli e plastica,
17.00.00 rifiuti di costruzioni e demolizioni
10.00.00 rifiuti inorganici provenienti da processi termici
03.00.00 rifiuti da lavorazione legno e produzione carta,
15.00.00 imballaggi, stracci, materiali filtranti,
20.00.00 rifiuti urbani e assimilabili,
88,7% di recupero;
87,3% di recupero;
86,2% di recupero;
85,9% di recupero;
85,6% di recupero;
81,6% di recupero.
Per alcune tipologie di rifiuti risulta invece dominante lo smaltimento sul recupero:
-
05.00.00 rifiuti da raffinazione petrolio e gas naturale,
13.00.00 oli esauriti,
14.00.00 rifiuti di sost. organiche utilizzate come solventi,
08.00.00 rifiuti da PFFU di rivestimenti, sigillanti, inchiostri,
09.00.00 rifiuti dell’industria fotografica
07.00.00 rifiuti da processi chimici organici
18.00.00 rifiuti di ricerca medica e veterinaria,
19.00.00 rifiuti da impianti trattamento rifiuti
06.00.00 rifiuti da processi chimici inorganici,
11.00.00 rifiuti inorganici contenenti metalli,
01.00.00 rif. da estraz., tratt. lavor.di minerali e mat. di cava
100% di smaltimento;
100% di smaltimento;
100% di smaltimento;
99,9% di smaltimento;
99,5% di smaltimento;
94,8% di smaltimento;
91,1% di smaltimento;
77,6% di smaltimento;
77,4% di smaltimento.
68,7% di smaltimento;
65,8% di smaltimento;
Per i rifiuti delle categorie 02.00.00 rifiuti da prod., tratt. e prep. alimenti in agricoltura,
16.00.00 rifiuti non specificati altrimenti nel catalogo e 04.00.00 rifiuti della lavorazione di pelli
e pellicce si ha un maggior equilibrio del dato di recupero con quello di smaltimento.
Sul complesso dei rifiuti speciali non pericolosi sottoposti a operazioni di recupero (1.751.404
t) la quota maggiore è rappresentata dai rifiuti 17.00.00 da costruzione e demolizione (24%
del totale dei non pericolosi a recupero); i rifiuti delle categorie 10.00.00 rifiuti inorganici
provenienti da processi termici (20% del totale dei non pericolosi a recupero), 15.00.00
(imballaggi) coprono il 17% del totale dei non pericolosi a recupero e 12.00.00 (rifiuti di
lavorazione metalli e plastica) coprono il 15% del totale dei non pericolosi avviati al recupero.
Lo smaltimento di rifiuti non pericolosi interessa principalmente i codici 19.00.00 rifiuti da
trattamento rifiuti e reflui (43% del totale dei non pericolosi a smaltimento) seguiti dai codici
01.00.00 rifiuti da estrazione, trattamento, lavorazione di minerali e materiali di cava (9% del
totale dei non pericolosi a smaltimento) e 17.00.00 rifiuti di costruzioni e demolizioni (8% del
totale dei non pericolosi a smaltimento) ed infine i codici 15.00.00 imballaggi, stracci,
materiali filtranti e 10.00.00 rifiuti inorganici provenienti da processi termici (entrambi con il
7% del totale dei non pericolosi a smaltimento).
L’attività di recupero di rifiuti pericolosi riguarda prevalentemente i codici 11.00.00 rifiuti
inorganici contenenti metalli (49% del totale dei pericolosi a recupero).
Lo smaltimento di rifiuti pericolosi interessa invece prevalentemente i codici 07.00.00 rifiuti
da processi chimici organici (67% del totale dei pericolosi a smaltimento).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 148 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Recupero e smaltimento provinciale di rifiuti speciali per categoria CER
Macrocategoria CER
010000
020000
030000
040000
050000
060000
070000
080000
090000
100000
110000
120000
130000
140000
150000
160000
170000
180000
190000
200000
RIF. DA PROSP., ESTR., TRATT., LAVORAZ. DI MINERALI E MAT. DI CAVA
RIF. DA PROD., TRATT. E PREP. DI ALIMENTI IN AGRICOLTURA, ...
RIF. LAVORAZ. LEGNO E PROD. CARTA, POLPA, CARTONE, PANNELLI...
RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE
RIF. DA RAFF. PETROLIO, PURIF. GAS NAT. E TRATT. PIROL. DI CARBONE
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
RIF. DA PROD., FORMUL., FORNIT., USO DI RIVESTIMENTI, SIGILLANTI, INCH.
RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMICI
RIF. INORG. CONT. METALLI DA TRATT. E RICOP.; IDROMETALL. NON FERR.
RIF. DI LAVORAZ. E TRATT. SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA
OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E 120000)
RIF. DI SOST. ORGAN. UTILIZZ. COME SOLVENTI (TRANNE 070000 E 080000)
IMBALLAGGI, ASSORBENTI; STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI...
RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO
RIF. DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA COSTRUZIONE STRADE)
RIF. DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I RIFIUTI DI CUCINA...)
RIF. DA IMPIANTI DI TRATT. RIF., IMPIANTI DI TRATT. ACQUE REFLUE...
RSU ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED ISTITUZ. INCLUSE RD
TOTALE
Produzione
ton
138.676,9
37.744,1
36.153,6
33.276,7
40,7
19.598,4
202.546,5
18.552,0
1.318,9
348.232,9
16.658,5
214.824,3
22.009,9
1.064,4
224.133,3
43.669,1
559.626,1
2.261,6
469.551,8
126.446,6
Rifiuti speciali e pericolosi
Recupero
Smaltimento
ton
ton
36.280,3
69.904,1
28.527,9
21.786,9
17.998,5
2.962,2
15.120,2
9.709,4
304,2
11.170,8
38.164,8
15.973,3
290.762,4
29,1
39.169,6
16,7
3.686,8
349.084,8
56.066,6
13.330,4
29.260,2
265.738,6
33.758,0
6.701,1
2.358,2
301.282,7
50.827,7
27.944,6
48.437,0
424.959,7
61.561,6
125,9
1.295,0
107.425,3
372.407,4
163.230,2
36.693,2
2.516.386,4
1.778.239,2
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 149 di 380
1.175.816,4
Rec+Smalt.
ton
106.184,4
50.314,9
20.960,6
24.829,6
304,2
49.335,7
306.735,7
39.198,7
3.703,5
405.151,4
42.590,7
299.496,6
6.701,1
2.358,2
352.110,4
76.381,5
486.521,3
1.420,9
479.832,7
199.923,4
2.954.055,6
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Recupero e smaltimento provinciale di rifiuti speciali per classificazione di pericolosità e categoria CER
Codice rifiuto
010000
020000
030000
040000
050000
060000
070000
080000
090000
100000
110000
120000
130000
140000
150000
160000
170000
180000
190000
200000
TOTALE
RIF. DA PROSP., ESTR., TRATT., LAVORAZ. DI MINERALI E MAT. DI CAVA
RIF. DA PROD., TRATT. E PREP. DI ALIMENTI IN AGRICOLTURA, ...
RIF. LAVORAZ. LEGNO E PROD. CARTA, POLPA, CARTONE, PANNELLI...
RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE
RIF. DA RAFF. PETROLIO, PURIF. GAS NAT. E TRATT. PIROL. DI CARBONE
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
RIF. DA PROD., FORMUL., FORNIT., USO DI RIVESTIMENTI, SIGILLANTI, INCH.
RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMICI
RIF. INORG. CONT. METALLI DA TRATT. E RICOP.; IDROMETALL. NON FERR.
RIF. DI LAVORAZ. E TRATT. SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA
OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E 120000)
RIF. DI SOST. ORGAN. UTILIZZ. COME SOLVENTI (TRANNE 070000 E 080000)
IMBALLAGGI, ASSORBENTI; STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI...
RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO
RIF. DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA COSTRUZIONE STRADE)
RIF. DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I RIFIUTI DI CUCINA...)
RIF. DA IMPIANTI DI TRATT. RIF., IMPIANTI DI TRATT. ACQUE REFLUE...
RSU ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED ISTITUZ. INCLUSE RD
Recupero
ton
36.280,3
28.527,9
17.998,3
15.120,2
8.295,1
10.140,5
28,4
1,6
349.074,1
48,6
265.731,3
300.238,3
24.604,4
424.695,8
125,9
107.307,5
163.185,9
1.751.404,2
rifiuti speciali non pericolosi
Smaltimento
Rec+Smalt.
ton
ton
69.904,1
106.184,4
21.786,2
50.314,1
2.962,0
20.960,3
9.709,3
24.829,5
112,7
112,7
26.158,3
34.453,4
17.811,1
27.951,7
37.639,4
37.667,7
988,7
990,4
55.984,2
405.058,3
6.976,5
7.025,1
7.649,6
273.380,9
50.007,9
350.246,1
36.062,3
60.666,7
60.742,3
485.438,2
426,9
552,8
326.542,3
433.849,9
36.267,6
199.453,5
767.731,6
2.519.135,8
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 150 di 380
Recupero
ton
0,2
2.875,8
5.832,8
0,7
15,1
10,6
13.281,9
7,3
1.044,5
3.340,2
263,9
0,0
117,8
44,4
26.835,0
rifiuti pericolosi
Smaltimento
Rec.+Smalt.
ton
ton
0,7
0,7
0,1
0,3
0,1
0,1
191,6
191,6
12.006,5
14.882,3
272.951,3
278.784,1
1.530,2
1.531,0
2.698,1
2.713,2
82,4
93,1
22.283,7
35.565,6
26.108,3
26.115,7
6.701,1
6.701,1
2.358,2
2.358,2
819,9
1.864,3
12.374,7
15.714,8
819,2
1.083,1
868,0
868,0
45.865,1
45.982,9
425,6
469,9
408.084,8
434.919,8
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
L’analisi delle tipologie di attività di recupero e smaltimento effettuate sui rifiuti (così come
codificate precedentemente ai sensi degli allegati B e C del D.Lgs. 22/97 e oggi ai sensi del
D.Lgs. 152/2006) evidenzia una maggior differenziazione sul fronte del recupero, essendo
presenti quasi tutte le tipologie codificate, rispetto a quanto avviene sul fronte dello
smaltimento.
In particolare, nell’ambito delle attività di recupero di rifiuti non pericolosi risultano
particolarmente significative le seguenti:
-
R5 riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche,
-
R4 riciclo/recupero dei metalli e composti,
-
R3 riciclo/recupero di sostanze organiche,
836.599 t,
48% tot recup. non pericolosi;
472.446 t,
27% tot recup. non pericolosi.
321.535 t,
18% tot recup. non pericolosi;
Per quanto concerne le attività di recupero di rifiuti pericolosi si evidenziano in particolare le
seguenti:
-
R5 riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche,
-
R4 riciclo/recupero dei metalli e composti,
18.927 t,
71% tot recup. non pericolosi;
5.491 t,
20% tot recup. non pericolosi.
Le attività di smaltimento di rifiuti non pericolosi riguardano principalmente:
-
D1 smaltimento in discarica,
-
D9 - trattamento chimico/fisico
-
D14 - Ricondizionamento preliminare
349.790 t,
46% tot smaltim. non pericolosi;
173.028 t,
23% tot smaltimento pericolosi;
121.762 t
16% tot smaltim. non pericolosi;
Lo smaltimento di rifiuti pericolosi consiste invece essenzialmente in:
-
D9 - trattamento chimico/fisico
-
D10 Incenerimento a terra
-
D8 trattamento biologico,
181.293 t,
44% tot smaltimento pericolosi;
123.903 t
30% tot smaltimento pericolosi;
71.270 t,
18% tot smaltimento pericolosi.
Nelle tabelle seguenti si riporta poi anche il dettaglio delle tipologie di attività di recupero e
smaltimento rifiuti effettuate per macrocategoria di codice CER e per classificazione del
rifiuto.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 151 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Tipologie di attività di recupero per classificazione del rifiuto
Tipologia di recupero
1
R1 - utilizzazione come combustibile o come altro mezzo per produrre energia
3
R3 - riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solvente (compreso il compostaggio)
4
R4 - riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici
5
R5 - riciclo/recupero di altre sostanze inorganiche
10 R10 - spandimento sul suolo a beneficio dell'agricoltura e dell'ecologia compreso il compostaggio
12 R12 -scambio di rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni indicate da R 1 a R 11
TOTALE
Rif. spec.
tonn
84.072,76
321.535,33
472.446,16
836.599,32
34.465,39
2.285,22
1.751.404,2
Rif. peric.
tonn
983,02
1.434,03
5.491,46
18.926,51
26.835,0
Rif. Totale
tonn
85.055,8
322.969,4
477.937,6
855.525,8
34.465,4
2.285,2
1.778.239,2
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Tipologie di attività di smaltimento per classificazione del rifiuto
Tipologia di smaltimento
1
2
3
4
5
6
TOTALE
D1 - deposito sul o nel suolo (ad esempio discarica)
D8 - trattamento biologico
D9 - trattamento chimico/fisico
D10 - Incenerimento a terra
D13 - raggruppamento preliminare prima di una delle operazioni di cui ai punti da D1 a D12
D14 - Ricondizionamento preliminare
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 152 di 380
Rif. spec.
tonn
349.789,5
109.307,5
173.028,3
13.571,8
272,5
121.761,9
767.731,6
Rif. peric.
tonn
17.615,3
71.270,4
181.293,1
123.903,1
14.003,1
408.084,8
Rif. Totale
tonn
367.404,8
180.577,9
354.321,4
137.474,9
272,5
135.765,0
1.175.816,4
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Tipologie di attività di gestione di rifiuti speciali non pericolosi per categoria CER
Codice rifiuto
operaz. di
recup.
dichiarate
R5
010000
RIF. DA PROSP., ESTR., TRATT., LAVORAZ. DI MINERALI
E MAT. DI CAVA
020000
RIF. DA PROD., TRATT. E PREP. DI ALIMENTI IN
AGRICOLTURA, …
030000
RIF. LAVORAZ. LEGNO E PROD. CARTA, POLPA,
CARTONE, PANNELLI...
040000 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE
050000
RIF. DA RAFF. PETROLIO, PURIF. GAS NAT. E TRATT.
PIROL. DI CARBONE
Quantitativo
Quantitativo
operaz. di
TOTALE quantitativo
recuperato
smaltito rifiuti
smalt.
rifiuti NP Recuperato
NP
dichiarate
tonn
R13
tonn
D1
5.363,9
69.536,1
R10
30.916,4
R1
R3
R5
R10
R12
R1
R3
R12
R3
R4
R12
10.604,45
16.248,52
31,88
1.424,74
218,35
4.090,70
9.001,92
4.895,57
10,12
15.081,01
6,90
32,34
R4
R5
2,10
8.292,97
R5
060000 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI
R3
R12
R3
R5
R4
R3
R4
R5
R10
R4
RIF. INORG. CONT. METALLI DA TRATT. E RICOP.;
110000
IDROMETALL. NON FERR.
120000
RIF. DI LAVORAZ. E TRATT. SUPERFICIALE DI METALLI
E PLASTICA
130000
OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E
120000)
140000
RIF. DI SOST. ORGAN. UTILIZZ. COME SOLVENTI
(TRANNE 070000 E 080000)
150000
IMBALLAGGI, ASSORBENTI; STRACCI, MATERIALI
FILTRANTI E INDUMENTI...
160000 RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO
170000
RIF. DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA
COSTRUZIONE STRADE)
180000
RIF. DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I
RIFIUTI DI CUCINA...)
RIF. DA IMPIANTI DI TRATT. RIF., IMPIANTI DI TRATT.
190000
ACQUE REFLUE...
200000
RSU ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED
ISTITUZ. INCLUSE RD
TOTALE
17.998,31
689,3
15.120,2
596,5
8.295,1
104,1
10.140,5
1.114,8
28,4
33,2
1,6
5,4
1,64
171,62
25.355,48
322.770,45 349.074,1
776,60
10.344,7
48,56
3.777,01
257.082,44
4.777,64 265.731,3
94,20
4,3
144,8
144,8
6,4
71,9
8.733,8
8.218,4
385,0
6,3
4.442,8
1.209,0
1.209,0
544,1
D1
D8
D9
D14
873,6
717,3
921,9
7.196,4
D14
112,7
17.575,5
3.365,0
3.930,3
27,4
55,6
1.204,5
2.464,3
2.426,3
2.892,6
48,5
41,0
9.938,5
3.182,8
14.721,1
17.460,7
45,6
9,9
2.219,2
490,1
493,7
D8
D9
D10
D13
D14
D1
D8
D9
D10
D13
D14
D1
D8
D9
D10
D13
D14
D8
D9
D14
54.845,1
259,2
271,1
15,7
593,1
291,9
2.322,7
3.181,9
1,9
D14
1.178,1
2.934,8
253,0
268,8
65,3
4.127,8
D8
D9
D13
D14
quantitativo
D15
TOTALE
Recupero +
Smaltimento
69.904,1
5.072,9
106.184,4
21.786,2
67,8
50.314,1
2.962,0
122,5
20.960,3
9.709,3
41,7
24.829,5
112,7
112,7
26.158,3
772,8
34.453,4
17.811,1
253,7
27.951,7
37.639,4
404,7
37.667,7
988,7
0,3
990,4
55.984,2
12,5
405.058,3
6.976,5
48,0
7.025,1
7.649,6
226,4
273.380,9
50.007,9
5.065,5
350.246,1
36.062,3
398,9
60.666,7
60.742,3
156,6
485.438,2
426,9
74,55
552,8
326.542,3
1.047,3
433.849,9
36.267,6
476,1
199.453,5
699.958,7
9.169,4
2.875.142,1
5,0
D1
D8
D9
D13
D14
D1
D8
D9
D13
D1
6.482,6
-
-
R1
R3
R4
R5
R12
R3
R4
R5
R12
280,08
118.365,72
24.021,39 300.238,3
155.897,30
1.673,78
3.623,17
20.360,19
559,59 24.604,4
61,46
R3
R4
R5
R12
R3
4.769,58
120.919,55
424.695,8
298.947,37
59,35
125,85
125,9
R1
R3
R4
R5
R10
R12
R1
R3
R4
R5
D8
D9
D13
D14
D8
D9
D10
D13
D14
D8
D9
D14
D1
48,6
R3
R4
R5
R12
432,5
28,35
0,03
090000 RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
100000 RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMI
28.527,9
10.057,03
83,48
070000 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
RIF. DA PROD., FORMUL., FORNIT., USO DI
080000
RIVESTIMENTI, SIGILLANTI, INCH.
36.280,3
TOTALE
Smaltito
69.079,42
24.398,99
12.173,63
107.307,5
255,70
1.347,66
52,14
18,11
115.886,57
12.474,29 163.185,9
34.806,89
1.751.404,2 1.756.299,7
20.434,5
3.338,1
67.900,7
1,3
3.732,6
4.197,1
D1
D8
D10
D14
1.665,9
148,9
2.134,3
46.058,7
D1
D8
D9
D10
D14
D1
D10
D14
112,0
12.478,6
18.256,4
550,5
4.664,9
48.686,4
13,9
12.042,0
D8
D9
D10
D14
D1
D8
D9
D10
D13
D14
D1
D8
D9
D10
D14
31,8
124,2
51,8
219,1
137.494,2
55.118,1
104.627,9
8.888,3
70,5
20.343,3
10.126,8
6.887,7
11.026,6
1.426,5
6.800,0
119.411,7
698.050,6
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 153 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Tipologie di attività di gestione di rifiuti speciali pericolosi per categoria CER
Codice rifiuto
RIF. DA PROSP., ESTR., TRATT., LAVORAZ. DI MINERALI E MAT.
DI CAVA
RIF. DA PROD., TRATT. E PREP. DI ALIMENTI IN AGRICOLTURA,
020000 …
010000
030000
RIF. LAVORAZ. LEGNO E PROD. CARTA, POLPA, CARTONE,
PANNELLI...
operaz. di
recup.
dichiarate
Quantitativo
operaz. di Quantitativo
recuperato
TOTALE quantitativo
smaltito
smalt.
rifiuti P
Recuperato
dichiarate
R13
tonn
tonn
D14
R3
0,15
0,2
D14
RIF. DA RAFF. PETROLIO, PURIF. GAS NAT. E TRATT. PIROL. DI
CARBONE
060000 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI INORGANICI
070000 RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
080000
R4
R5
541,53
2.334,25
R1
964,92
R3
R5
R3
116,80
4.751,08
R4
RIF. INORG. CONT. METALLI DA TRATT. E RICOP.;
IDROMETALL. NON FERR.
120000
RIF. DI LAVORAZ. E TRATT. SUPERFICIALE DI METALLI E
PLASTICA
130000
OLI ESAURITI (TRANNE GLI OLI COMMESTIBILI 050000 E
120000)
140000
RIF. DI SOST. ORGAN. UTILIZZ. COME SOLVENTI
(TRANNE 070000 E 080000)
150000
IMBALLAGGI, ASSORBENTI; STRACCI, MATERIALI
FILTRANTI E INDUMENTI...
160000 RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NEL CATALOGO
170000
180000
RIF. DI COSTRUZIONI E DEMOLIZIONI (COMPRESA
COSTRUZIONE STRADE)
RIF. DI RICERCA MEDICA E VETERINARIA (TRANNE I
RIFIUTI DI CUCINA...)
190000
RIF. DA IMPIANTI DI TRATT. RIF., IMPIANTI DI TRATT.
ACQUE REFLUE...
200000
RSU ED ASSIMILABILI DA COMMERCIO, INDUSTRIA ED
ISTITUZ. INCLUSE RD
TOTALE
5.832,8
21,4
0,7
0,7
15,10
090000 RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
110000
2.875,8
0,75
RIF. DA PROD., FORMUL., FORNIT., USO DI RIVESTIMENTI,
SIGILLANTI, INCH.
100000 RIFIUTI INORGANICI PROVENIENTI DA PROCESSI TERMICI
quantitativo
D15
TOTALE
Recupero +
Smaltimento
-
040000 RIFIUTI DELLA PRODUZIONE CONCIARIA E TESSILE
050000
TOTALE
Smaltito
15,1
R5
10,64
R4
R5
2.939,74
10.342,14
R4
7,32
10,6
13.281,9
7,3
726,6
0,04
316,1
21,6
R3
R4
R3
R4
R5
1.029,79
14,67
R3
247,40
R4
16,47
13,04
1.938,38
1.388,75
1.044,5
3.340,2
2,7
173,2
263,9
R1
R5
18,10
99,65
117,8
R3
R4
26,11
18,26
26.835,0
44,4
26.835,0
14,6
1.276,9
D14
D8
D9
D10
D14
D8
D9
D10
D14
D8
D9
D10
D14
D8
D9
D10
D14
D8
D9
D10
D14
D9
D14
D8
D9
D10
D14
D8
D9
D10
D14
D8
D9
D10
D14
D9
D10
D14
D10
D14
D8
D9
D10
D14
D1
D10
D14
D10
D14
D1
D8
D9
D10
D14
D9
D10
D14
0,7
0,7
1,6
0,1
0,1
0,1
0,1
10,5
10,5
170,0
0,5
191,6
4.348,1
5.134,3
1.732,8
791,3
12.006,5
0,3
0,1
2,6
191,6
826,6
14.882,3
2.620,4
278.784,1
1.530,2
59,9
1.531,0
2.698,1
151,5
2.713,2
38.068,4
133.393,4
272.951,3
97.598,4
3.891,1
238,1
590,4
389,7
0,7
0,1
312,1
604,9
1.965,6
1,0
126,7
4,3
78,2
82,4
27,6
93,1
8.824,0
12.495,2
3,4
961,1
22.283,7
82,7
35.565,6
10.697,8
12.050,2
885,2
2.475,2
26.108,3
63,2
26.115,7
2.502,9
3.072,4
1.036,2
89,6
6.701,1
167,1
6.701,1
1,6
2.184,7
171,9
2.358,2
496,0
2.358,2
819,9
69,7
1.864,3
12.374,7
115,6
15.714,8
15,3
249,4
554,5
819,2
236,1
1.083,1
773,3
94,7
868,0
12,3
868,0
45.865,1
85,2
45.982,9
425,6
39,7
469,9
36,9
783,0
2.898,6
6.848,4
1.723,2
904,5
17.600,0
3.077,1
5.725,8
17.093,0
2.369,2
1,0
25,9
398,7
408.084,8
408.084,8
5.057,9 434.919,8
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 154 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
4.1.6. L’analisi dei flussi di importazione e esportazione di rifiuti speciali
Al fine di meglio comprendere le dinamiche legate alla movimentazione dei rifiuti prodotti,
recuperati o smaltiti in Provincia, in relazione in particolare a flussi di importazione o
esportazione da/verso altre Province lombarde o altre Regioni, si è proceduto ad un
approfondimento delle dichiarazioni presenti nel MUD relativamente ai rifiuti che i singoli
dichiaranti hanno ricevuto da terzi piuttosto che affidato a terzi.
Nelle seguenti tabelle sono riepilogati i risultati di queste analisi.
Innanzitutto, si può osservare come il quantitativo di rifiuti in ingresso e in uscita dalla
Provincia sia inferiore in rapporto al dato di produzione: si registrano infatti
complessivamente 1.604.904 t di rifiuti in ingresso e 1.522.024 t/a di rifiuti in uscita.
Il saldo import/export è quindi di un flusso complessivo di importazione netta per 82.881 t/a.
L’analisi per le singole macrocategorie CER evidenzia tuttavia una significativa
diversificazione delle dinamiche di import/export.
In particolare, concentrandosi sulle tipologie di rifiuti maggiormente significative, si osserva
che:
- rilevanti flussi netti di esportazione interessano la categoria 17.00.00 “rifiuti da
costruzione e demolizione” e in forma meno consistente la categoria 01.00.00 rifiuti
derivanti dalla prospezione, l’estrazione da miniera o cava, nonché dal trattamento fisico
o chimico di minerali e 20.00.00 “rifiuti solidi urbani e assimilabili”;
- rilevanti flussi netti di importazione interessano le categorie 10.00.00 “rifiuti prodotti da
processi termici”, 15.00.00 “imballaggi” e 07.00.00 “rifiuti da processi chimici organici”;
per i codici 15.00.00 il dato di importazione può in realtà essere “gonfiato” da flussi di
frazioni secche da raccolta differenziata dei rifiuti urbani non opportunamente scorporabili
dal flusso degli speciali;
- un sostanziale equilibrio tra flussi di importazione ed esportazione caratterizza invece le
categorie 02.00.00 rifiuti prodotti da agricoltura, orticoltura ecc. e trattamento e
preparazione di alimenti e 19.00.00 rifiuti da impianti trattamento rifiuti.
Se si esaminano, all’interno dei flussi di import e di export, le quote relative a movimenti
extraregionali, si evidenzia come una quota pari al 25% del flusso di importazione in
Provincia di Bergamo, ovvero 405.015 t/a, provenga da altre regioni.
Un flusso di minori dimensioni è quello dei rifiuti esportati dalla Provincia di Bergamo in altre
regioni: 270.363 t/a, pari al 18% del totale esportato.
I quantitativi più consistenti importati da fuori regione sono rappresentati dalle categorie
19.00.00 (110.255 t/a),15.00.00 (68.164 t/a), 07.00.00 (51.652 t/a) e 10.00.00 (33.312 t/a).
I quantitativi più consistenti esportati extraregione sono rappresentati dalle categorie
19.00.00 (55.198 t/a), 10.00.00 (42.218 t/a), 15.00.00 (30.200 t/a) e 17.00.00 (28.494 t/a).
Nel seguito si riporta anche una valutazione di dettaglio dei flussi di import/export
caratterizzanti le 30 tipologie principali (singoli codici CER) prodotte in Provincia di Bergamo
di rifiuti speciali non pericolosi e le analoghe 30 tipologie principali di rifiuti speciali pericolosi.
Si può quindi osservare come i rifiuti speciali non pericolosi caratterizzati dal maggior flusso
di esportazione netta siano il 17.09.04 “rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione,
diversi da quelli di cui alle voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03 “(con 257.014 t/a di export
netto), 19.12.12 “altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei
rifiuti..” (con 63.870 t/a di export netto e il 10.02.02 “scorie non trattate” (con 53.074 t/a di
export netto).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 155 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
I rifiuti speciali non pericolosi caratterizzati dal maggior flusso di importazione netta sono
invece il 19.07.03 “percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02” (con
58.877 t/a di import netto), il 15.01.02 “imballaggi in plastica” (con 53.404 t/a di import
netto) e il 17.04.05 “ferro e acciaio” (con 43.076 t/a di import netto).
Per i rifiuti speciali pericolosi, si evidenzia invece una maggior diversificazione dei rifiuti
caratterizzati da significativi flussi di esportazione netta: a 15 codici CER sono associati
infatti flussi di export netto compresi tra 1.000 e 15.500 t/a; le principali tipologie sono
comunque il 13.01.05 ”emulsioni non clorurate” (15.364 t/a di export netto) e il 17.06.05
“materiali da costruzione contenenti amianto(i)…” (15.257 t/a).
I flussi di importazione netta sono anch’essi diversificati su diversi rifiuti: infatti a 11 codici
CER sono associati flussi di import netto compresi tra 2.000 e 18.000 t/a: le principali
tipologie sono comunque lo 07.06.01 “soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri”
(18.095 t/a di import netto), lo 07.01.01 “soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri”
(12.854 t/a di import netto) e lo 07.07.01”soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri”
(12.415 t/a di import netto).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 156 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Flussi di importazione e esportazione extraprovinciali di rifiuti speciali per categoria CER, confronto con dati di produzione e
gestione in provincia
Prod tot. Ton
Bergamo
Codice rifiuto
010000
RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA O CAVA, NONCHE' DAL
TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI
020000
RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA, ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E
PESCA, TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI
Rec+Smal
ton
Import da fuori Export fuori BG
BG ton
ton
Imp-Exp ton
138.676,9
106.184,4
227,9
29.171,3
-28.943,4
37.744,1
50.314,9
24.437,6
25.994,0
-1.556,4
36.153,6
33.276,7
20.960,6
24.829,6
19.463,2
17.222,3
30.327,6
10.996,5
-10.864,5
6.225,8
40,7
19.598,4
202.546,5
304,2
49.335,7
306.735,7
365,4
44.558,0
153.145,4
103,1
21.719,2
72.607,4
262,3
22.838,8
80.538,0
18.552,0
1.318,9
348.232,9
39.198,7
3.703,5
405.151,4
15.466,9
1.830,9
281.865,6
9.792,9
474,7
184.365,1
5.674,0
1.356,3
97.500,5
16.658,5
42.590,7
27.091,3
12.087,7
15.003,6
214.824,3
299.496,6
101.942,6
74.300,6
27.642,1
22.009,9
6.701,1
19.039,2
32.784,7
-13.745,5
1.064,4
2.358,2
2.855,0
1.067,2
1.787,8
RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO
224.133,3
43.669,1
352.110,4
76.381,5
256.142,4
60.483,7
164.033,1
41.738,8
92.109,3
18.745,0
170000
RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (COMPRESO IL TERRENO
PROVENIENTE DA SITI CONTAMINATI)
559.626,1
486.521,3
130.907,7
346.173,3
-215.265,5
180000
RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA ATTIVITA' DI RICERCA
COLLEGATE (tranne rifiuti di cucina e ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico)
2.261,6
1.420,9
1.650,4
2.579,8
-929,5
469.551,8
479.832,7
381.576,6
375.424,2
6.152,3
030000
040000
050000
060000
070000
080000
090000
100000
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA,
CARTA E CARTONE
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL' INDUSTRIA TESSILE
RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO
PIROLITICO DEL CARBONE
RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI RIVESTIMENTI (PITTURE,
VERNICI E SMALTI VETRATI), ADESIVI, SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA
RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI
110000
RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL RIVESTIMENTO DI METALLI
ED ALTRI MATERIALI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA
120000
RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO E MECCANICO
SUPERFICIALE DI METALLI E PLASTICA
130000
OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e
19)
140000
SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO (tranne 07 e 08)
150000
160000
190000
200000
RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI
(non specificati altrimenti)
RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE
REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA
PREPARAZIONE PER USO INDUSTRIALE
RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA ATTIVITA' COMMERCIALI E
INDUSTRIALI NONCHE' DALLE ISTITUZIONI) INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
TOTALE
126.446,6
199.923,4
64.632,0
86.282,4
-21.650,4
2.516.386,4
2.954.055,6
1.604.904,0
1.522.023,5
82.880,5
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 157 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Quota di flussi extraregionali sui flussi di importazione e esportazione extraprovinciali di rifiuti speciali per categoria CER
Import da fuori
BG ton
Codice rifiuto
di cui da fuori Lomb
% su tot
ton
import
Export fuori BG
ton
di cui fuori Lomb
% su tot
ton
export
010000
RIFIUTI DERIVANTI DALLA PROSPEZIONE, L'ESTRAZIONE DA MINIERA O CAVA, NONCHE' DAL
TRATTAMENTO FISICO O CHIMICO DI MINERALI
227,9
8,2
4%
29.171,3
18.136,2
62%
020000
RIFIUTI PRODOTTI DA AGRICOLTURA, ORTICOLTURA, ACQUACOLTURA, SELVICOLTURA, CACCIA E PESCA,
TRATTAMENTO E PREPARAZIONE DI ALIMENTI
24.437,6
12.754,5
52%
25.994,0
4.428,5
17%
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DEL LEGNO E DELLA PRODUZIONE DI PANNELLI, MOBILI, POLPA, CARTA E
CARTONE
19.463,2
2.670,4
14%
30.327,6
10.841,3
36%
RIFIUTI DELLA LAVORAZIONE DI PELLI E PELLICCE, NONCHE' DELL' INDUSTRIA TESSILE
17.222,3
10.512,6
61%
10.996,5
1.340,3
12%
365,4
44.558,0
153.145,4
295,8
19.483,1
51.651,6
81%
44%
34%
103,1
21.719,2
72.607,4
48,2
3.645,2
14.015,9
47%
17%
19%
15.466,9
1.830,9
281.865,6
2.417,5
330,4
33.312,2
16%
18%
12%
9.792,9
474,7
184.365,1
1.590,4
152,6
42.218,3
16%
32%
23%
27.091,3
5.528,5
20%
12.087,7
1.952,7
16%
101.942,6
26.895,5
26%
74.300,6
12.214,2
16%
19.039,2
2.855,0
1.480,2
308,3
8%
11%
32.784,7
1.067,2
9.190,8
359,0
28%
34%
RIFIUTI NON SPECIFICATI ALTRIMENTI NELL'ELENCO
256.142,4
60.483,7
68.164,3
15.106,0
27%
25%
164.033,1
41.738,8
30.200,4
7.734,4
18%
19%
170000
RIFIUTI DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE (COMPRESO IL TERRENO PROVENIENTE DA
SITI CONTAMINATI)
130.907,7
27.069,6
21%
346.173,3
28.493,9
8%
180000
RIFIUTI PRODOTTI DAL SETTORE SANITARIO E VETERINARIO O DA ATTIVITA' DI RICERCA COLLEGATE
(tranne rifiuti di cucina e ristorazione non direttamente provenienti da trattamento terapeutico)
1.650,4
820,1
50%
2.579,8
930,2
36%
190000
RIFIUTI PRODOTTI DA IMPIANTI DI TRATTAMENTO RIFIUTI, IMPIANTI DI TRATTAMENTO DELLE ACQUE
REFLUE FUORI SITO, NONCHE' DELLA POTABILIZZAZIONE DELL'ACQUA E DALLA SUA PREPARAZIONE PER
USO INDUSTRIALE
381.576,6
110.255,2
29%
375.424,2
55.197,6
15%
200000
RIFIUTI URBANI (RIFIUTI DOMESTICI ED ASSIMILABILI PRODOTTI DA ATTIVITA' COMMERCIALI E INDUSTRIALI
NONCHE' DALLE ISTITUZIONI) INCLUSI I RIFIUTI DELLA RACCOLTA DIFFERENZIATA
64.632,0
15.951,2
25%
86.282,4
27.673,0
32%
1.604.904,0
405.015,3
25%
1.522.023,5
270.362,9
18%
030000
040000
050000
060000
070000
080000
090000
100000
RIFIUTI DELLA RAFFINAZIONE DEL PETROLIO PURIFICAZIONE DEL GAS NATURALE E TRATTAMENTO
PIROLITICO DEL CARBONE
RIFIUTI DEI PROCESSI CHIMICI INORGANICI
RIFIUTI DA PROCESSI CHIMICI ORGANICI
RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI RIVESTIMENTI (PITTURE, VERNICI E
SMALTI VETRATI), ADESIVI, SIGILLANTI ED INCHIOSTRI PER STAMPA
RIFIUTI DELL'INDUSTRIA FOTOGRAFICA
RIFIUTI PRODOTTI DA PROCESSI TERMICI
110000
RIFIUTI PRODOTTI DAL TRATTAMENTO CHIMICO SUPERFICIALE E DAL RIVESTIMENTO DI METALLI ED ALTRI
MATERIALI; IDROMETALLURGIA NON FERROSA
120000
RIFIUTI PRODOTTI DALLA LAVORAZIONE E DAL TRATTAMENTO FISICO E MECCANICO SUPERFICIALE DI
METALLI E PLASTICA
130000
140000
150000
160000
OLI ESAURITI E RESIDUI DI COMBUSTIBILI LIQUIDI (tranne gli oli commestibili ed oli di cui ai capitoli 05, 12 e 19)
SOLVENTI ORGANICI, REFRIGERANTI E PROPELLENTI DI SCARTO (tranne 07 e 08)
RIFIUTI DI IMBALLAGGIO, ASSORBENTI, STRACCI, MATERIALI FILTRANTI E INDUMENTI PROTETTIVI (non
specificati altrimenti)
TOTALE
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 158 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Flussi di importazione e esportazione extraprovinciali delle principali tipologie di rifiuti speciali non pericolosi prodotte in Provincia,
confronto con dati di produzione e gestione in provincia
CER
170904
100202
010413
191212
150106
120101
190703
200101
120102
150101
190805
170302
100210
170405
100908
190112
120199
190501
150103
150102
190203
030105
190814
191204
191207
200304
101311
010412
190812
191205
totale
Descrizione
prod tot
423.153,6
186.641,4
116.191,1
rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui alle voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03
scorie non trattate
rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07
altri rifiuti (compresi materiali misti) prodotti dal trattamento meccanico dei rifiuti, diversi da quelli di cui alla voce 19 12 11
imballaggi in materiali misti
limatura e trucioli di materiali ferrosi
percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02
carta e cartone
polveri e particolato di materiali ferrosi
imballaggi in carta e cartone
fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane
miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17 03 01
scaglie di laminazione
ferro e acciaio
forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 09 07
ceneri pesanti e scorie, diverse da quelle di cui alla voce 19 01 11
rifiuti non specificati altrimenti
parte di rifiuti urbani e simili non compostata
imballaggi in legno
imballaggi in plastica
miscugli di rifiuti composti esclusivamente da rifiuti non pericolosi
segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci diversi da quelli di cui alla voce 03 01 04
fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 13
plastica e gomma
legno diverso da quello di cui alla voce 19 12 06
fanghi delle fosse settiche
rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento, diversi da quelli di cui alle voci 10 13 09 e 10 13 10
sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quelli di cui alle voci 01 04 07 e 01 04 11
fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, diversi da quelli di cui alla voce 19 08 11
vetro
109.959,7
91.150,8
82.541,1
68.394,2
60.937,0
52.541,1
48.510,0
41.683,8
40.511,3
38.124,6
37.748,0
37.389,6
34.496,4
33.676,6
32.871,0
29.277,5
29.064,1
28.491,2
25.541,4
24.342,5
22.484,9
22.319,4
20.875,8
18.955,4
18.634,3
16.718,9
16.708,0
1.809.934,7
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 159 di 380
import da fuori
BG
export da BG
18.833,7
276.013,6
3.106,3
56.180,3
122,6
21.341,4
62.645,5
69.440,2
21.913,7
93.640,3
9.641,5
25.712,6
12.111,9
38.427,2
20.110,2
48.140,0
50.310,8
625,2
4.850,3
28.326,4
0,0
7.147,0
78.211,7
1.430,2
4.691,1
9.478,5
2.418,3
1.793,3
5.221,4
181,2
82,1
4.256,0
0,0
622.869,3
126.515,4
59.632,8
18.221,8
34.763,4
40.086,0
17.132,2
24.600,5
62.033,2
1.755,5
39.507,1
7.234,4
36.044,4
2.216,1
7.752,2
0,0
22.807,8
24.807,7
29.113,9
14.417,8
15.301,1
20.384,9
23.670,5
11.097,4
5.840,0
5.163,0
10.620,9
16.420,6
1.030.675,9
imp-exp
-257.179,9
-53.074,0
-21.218,8
-63.869,9
9.807,4
3.691,8
58.876,9
-30.444,5
8.580,4
-12.488,5
-23.606,0
18.354,7
8.632,9
43.076,4
-35.419,1
2.634,3
20.574,1
0,0
-15.660,8
53.404,0
-27.683,8
-9.726,7
-5.822,6
-17.966,6
-21.877,2
-5.876,0
-5.658,8
-5.080,8
-6.364,9
-16.420,6
-407.806,6
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Flussi di importazione e esportazione extraprovinciali delle principali tipologie di rifiuti speciali pericolosi prodotte in Provincia,
confronto con dati di produzione e gestione in provincia
CER
070101
070701
100207
170605
070108
070104
130105
120301
160104
110105
070708
120109
190105
160601
070501
190106
190113
170503
070601
070704
190204
110107
070504
130110
190205
130205
130208
150110
070103
180103
totale
Descrizione
prod tot
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose
materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il deposito dei rifiuti in discarica, la classificazione di tale rifiuto come
“pericoloso” è posticipata fino all’adozione delle norme regolamentari di recepimento della direttiva 99/31/CE
altri fondi e residui di reazione
altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
emulsioni non clorurate
soluzioni acquose di lavaggio
veicoli fuori uso
acidi di decappaggio
altri fondi e residui di reazione
emulsioni e soluzioni per macchinari, non contenenti alogeni
residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi
batterie al piombo
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri rifiuti liquidi acquosi
ceneri leggere, contenenti sostanze pericolose
terra e rocce, contenenti sostanze pericolose
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
miscugli di rifiuti contenenti almeno un rifiuto pericoloso
basi di decappaggio
altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
oli minerali per circuiti idraulici, non clorurati
fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose
scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, non clorurati
altri oli per motori, ingranaggi e lubrificazione
imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali sostanze
solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri
rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particolari per evitare infezioni
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 160 di 380
import da
fuori BG
export da
BG
imp-exp
62.402,5
52.715,6
20.329,1
28.062,6
21.044,9
0,9
15.208,7
8.629,6
9.165,5
12.853,9
12.415,3
-9.164,6
15.885,7
12.208,5
11.459,4
11.196,0
7.797,9
7.088,1
5.948,3
5.381,9
5.305,0
5.192,8
4.904,3
3.907,7
3.842,6
3.825,3
3.336,4
3.279,2
3.048,2
2.979,7
2.837,4
2.328,3
2.284,4
5656,486
15.070,0
5.700,4
5.689,3
9.520,6
175,3
6.730,9
4.752,9
3.805,5
41,7
1.595,9
14.906,1
2.001,2
726,3
245,3
18.801,5
7661,019
9376,92
7.547,3
1.284,8
239,7
20.913,4
4.154,3
9.266,3
21.052,8
4.323,8
3.555,8
4.455,5
1.662,8
7.016,8
5.168,2
7.537,5
3.599,3
3.781,7
3.725,7
3.435,0
706,9
1.253,7
3.232,0
1.934,0
2.208,5
2.262,0
-15.257,0
10.915,7
-3.565,9
-15.363,5
5.196,9
-3.380,5
2.275,4
3.090,0
-3.211,3
-5.126,5
-5.941,6
11.306,8
-1.780,4
-2.999,4
-3.189,7
18.094,6
6.407,3
6.145,0
5.613,3
-923,7
-2.022,2
2.248,9
2.160,1
2.124,6
2.027,1
1.853,9
1.770,0
271.668,9
5,9
3.178,2
523,9
1.432,1
10,2
415,3
176.203,5
1.180,4
5.001,3
2.921,3
2.142,7
22,3
2.201,7
161.719,6
-1.174,5
-1.823,0
-2.397,3
-710,6
-12,1
-1.786,4
14.483,9
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.
IL SISTEMA IMPIANTISTICO PER IL TRATTAMENTO, RECUPERO E
SMALTIMENTO DEI RIFIUTI
5.1.
Fonte dati
I dati utilizzati per le elaborazioni di seguito riportate, sono quelli contenuti nel database del
Catasto Georeferenziato elaborato da ARPA, contenente gli impianti autorizzati ed in
esercizio all’interno della Provincia di Bergamo, con un aggiornamento delle informazioni
all’Ottobre 2007. Si è inoltre in possesso di un elenco degli impianti della Provincia di
Bergamo che sono in corso di istruttoria sempre all’Ottobre 2007.
Relativamente agli impianti in procedura semplificata i dati disponibili sono aggiornati al
Dicembre 2006.
5.2.
Impianti autorizzati
Dai dati analizzati emerge che gli impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti sono in tutto
142 di cui 136 con una potenzialità totale di smaltimento e recupero di poco più di 3,5 milioni
t/anno e 6 discariche con una volumetria complessiva originaria di circa 2 milioni di mc (di cui
ad oggi risultano disponibili circa 592.600 mc).
Come risulta dalla tabella seguente, gli impianti numericamente maggiori, sono gli impianti di
stoccaggio, selezione e cernita (44), seguiti dagli impianti di recupero (29), dagli impianti di
ammasso carcasse (24) e dagli impianti di solo stoccaggio (19). In numero più contenuto si
hanno gli impianti di depurazione (9), le piattaforme e stazioni di trasferimento (8), gli impianti
di trattamento termico (71), quelli di compostaggio (32),i soggetti autorizzati allo spandimento
dei fanghi in agricoltura (3) e gli impianti di produzione del CDR (2).
Si deve considerare che lo stesso impianto può effettuare più attività di trattamento, per
diverse tipologie di rifiuto, ciò implica che nei totali parziali delle categorie di trattamento,
autodemolizione, recupero, etc, riportati nella seguente tabella e nei grafici, può verificarsi il
conteggio multiplo dello stesso impianto, mentre per il totale complessivo, che giustamente
non è dato dalla sommatoria dei totali parziali, il valore indica l’effettiva potenzialità
impiantistica desumibile dai dati analizzati al netto dei doppi conteggi.
In termini di potenzialità emerge che poco più del 30% della potenzialità è riconducibile ad
impianti di stoccaggio, selezione e cernita (percentuale calcolata rispetto alla potenzialità
totale di trattamento escludendo il contributo della discarica e i doppi conteggi). Il 20% della
potenzialità totale è riconducibile sia agli impianti di recupero che a quelli di depurazione,
mentre gli impianti di trattamento termico ricoprono l’11% della potenzialità totale provinciale.
1
2
Il dato non tiene conto dell’impianto BAS Power in quanto ad ottobre 2007 l’impianto operava in regime semplificato.
Il dato non tiene conto dell’impianto GTM in quanto ad ottobre 2007 l’attività dell’impianto di compostaggio era sospesa.
Proposta di Piano - Relazione
Maggio 2008
Pagina 161 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Potenzialità degli impianti di trattamento dei rifiuti solidi nella Provincia di Bergamo
Potenzialità impianti autorizzati (Ottobre 2007)
1.200.000
1.000.000
t/anno
800.000
600.000
400.000
200.000
trattamento
termico
stoccaggio
spandimento
fanghi
piattaforme e ITS
stoccaggio,
selezione-cernita
recupero
produzione CDR
discariche*
depurazione
compostaggio
ammasso
carcasse
0
* dato espresso in m3
Sistema impiantistico dedicato ai rifiuti nella Provincia di Bergamo
Categoria trattamento
Ammasso carcasse
Compostaggio
Depurazione
Produzione CDR
Recupero
Stoccaggio, selezione-cernita
Piattaforme e ITS
Spandimento fanghi
Stoccaggio
Trattamento termico
Totale*
(escluso discariche)
Discarica**
n° impianti
24
3
9
2
29
44
8
3
19
7
Potenzialità (t/anno)
242.860a
268.000
743.280b
225.000
797.658c
1.133.990d
13.800e
31.100
78.073f
406.980g
136
3.689.341
6
592.557
Note:
* il totale non è la sommatoria dei parziali in quanto conteggia gli impianti una sola volta, indipendentemente che
le categorie di trattamento concesse allo stesso impianto siano multiple.
**: capacità espressa in mc disponibile all’Ottobre 2007
(a): riferito a 10 impianti
(b) riferito a 7 impianti
(c) riferito a 28 impianti
(d) riferito a 40 impianti
(e) riferito a 2 impianti
(f) riferito a 15 impianti
(g) riferito a 6 impianti
Proposta di Piano - Relazione
Maggio 2008
Pagina 162 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Per gli impianti, così come riportato nella tabella precedente, è stata effettuata una
classificazione in base al tipo di operazione, recupero o smaltimento, seguendo la codifica
prevista dalla normativa.
Per quanto riguarda le operazioni di smaltimento, nella Provincia di Bergamo 86 impianti
effettuano operazioni D15, 45 e 15 rispettivamente operazioni D14 e D13 (operazioni di
raggruppamento, ricondizionamento e deposito preliminari dei rifiuti prima che siano
effettuate le operazioni comprese tra D1 e D12).
Per quanto attiene l’operazione D15, come pure l’operazione R13, il dato quantitativo riferito
alla potenzialità è da intendersi, per gli impianti che non svolgono esclusiva attività di
stoccaggio, come associata alle operazioni di trattamento cui l’attività è dedicata.
Nel grafico riportato di seguito, è rappresentata la ripartizione percentuale delle potenzialità
di smaltimento rifiuti in base all’operazione effettuata; si fa presente che nei dati disponibili
non sempre veniva specificata la potenzialità, per tale motivo in calce alla tabella seguente
sono riportate indicazioni del numero di impianti a cui fanno riferimento i quantitativi indicati
in tabella.
Le operazioni D2, D3, D4, D5, D6, D7, D11 e D12, non risultano effettuate da nessun
impianto situato nella Provincia di Bergamo.
Ripartizione percentuale delle potenzialità degli impianti della Provincia di Bergamo
che effettuano operazioni di smaltimento
Operazioni di smaltimento autorizzate
D8
9,4%
D9
11,9%
D15
42,5%
D10
5,6%
D13
8,0%
D14
22,6%
Nota: non è stata inserita l’operazione di smaltimento D1 in quanto espressa in mc e non in t/anno e quindi non
direttamente raffrontabile con le operazioni di smaltimento.
Proposta di Piano - Relazione
Maggio 2008
Pagina 163 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Per quanto riguarda le operazioni di recupero, le maggiori potenzialità dichiarate riguardano
l’R13, R3 ed R4, che rispettivamente sono:
• La messa in riserva dei rifiuti prima di sottoporli ad altre operazioni. Anche in questo
caso, come per l’operazione D15, il dato quantitativo riferito alla potenzialità è da
intendersi, per gli impianti che non svolgono esclusiva attività di stoccaggio, come
associata alle operazioni di trattamento cui l’attività è dedicata;
• Il riciclo/recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi;
• Riciclo/recupero dei metalli e dei composti metallici.
Dall’analisi dei dati riportati nella seguente tabella, si evince che sulla base della potenzialità
totale di tutti gli impianti della Provincia, si evidenzia un recupero potenziale di quasi 1,5
milioni di t/anno di sostanza organica, tramite compostaggio, trasformazioni biologiche, etc, e
quasi 1,3 milioni di t/anno di sostanze inorganiche.
Categoria a sé sono gli autodemolitori, che nella Provincia di Bergamo risultano essere 24,
autorizzati.
Ripartizione percentuale delle potenzialità degli impianti della Provincia di Bergamo
che eseguono operazioni di recupero
Operazioni di recupero autorizzate
R4
17,1%
R3
20,5%
R5
16,0%
R1
2,2%
R6
2,5%
R7
0,8%
R8
1,7%
R13
37,9%
Proposta di Piano - Relazione
R11
0,8%
Maggio 2008
R10
0,4%
R9
0,1%
Pagina 164 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti nella Provincia di Bergamo
Operazione
D8
D9
D10
D13
D14
D15
R1
R3
R4
R5
R6
R7
n° impianti
8
11
6
15
45
86
2
56
49
35
4
1
Potenzialità (t/anno)
680.280a
866.280b
406.480c
583.800d
1.643.090e
3.083.342f
161.850
1.525.200g
1.273.758h
1.190.200
189.600
60.000
R8
3
129.600
R9
1
7.500
R10
3
31.100
R11
1
60.000
R13
Totale *
(escluso D1)
D1**
102
2.829.218i
136
3.689.341
6
592.557
Note:
* il totale non è la sommatoria dei parziali in quanto conteggia gli impianti una sola volta, indipendentemente che
le operazioni di trattamento concesse allo stesso impianto siano multiple.
**: capacità espressa in mc disponibile all’Ottobre 2007
(a): riferito a 6 impianti
(b): riferito a 9 impianti
(c): riferito a 5 impianti
(d): riferito a 13 impianti
(e): riferito a 41 impianti
(f): riferito a 74 impianti
(g): riferito a 54 impianti
(h): riferito a 45 impianti
(i): riferito a 91 impianti
Proposta di Piano - Relazione
Maggio 2008
Pagina 165 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.2.1. Impianti di ammasso carcasse
Gli impianti di ammasso carcasse presenti sono 24. La potenzialità complessiva espressa in
t/anno è poco significativa in quanto è relativa a soli 10 impianti; decisamente più
rappresentativo è il dato della superficie a disposizione espressa in metri quadri, che è pari a
12.058 mq relativo a 20 impianti.
Impianti di ammasso carcasse della Provincia di Bergamo
Ammasso carcasse: Provincia di Bergamo
potenzialità
n° impianti
24
Mq
t/a
12.058a
242.860b
Note:
(a) riferito ad 20 impianti
operazioni
R3, R4, R5, R13, D14, D15
(b) riferito a 10 impianti
5.2.2. impianti di compostaggio
Gli impianti di compostaggio presenti sono 3, con una potenzialità complessiva di 268.000
t/anno; le operazioni svolte in questi impianti sono R3 ed R13. Nella tabella successiva sono
riportati gli impianti con le rispettive potenzialità. L’operazione R13 è da intendersi come
associata all’operazione di recupero (R3) svolta presso ogni impianto.
Impianti di compostaggio della Provincia di Bergamo
Compostaggio: Provincia Bergamo
n° impianti
potenzialità (t/anno)
operazioni
3
268.000
R3, R13
Operazioni effettuate negli impianti di compostaggio nella Provincia di Bergamo
Operazioni
R3
R13
TOT
Proposta di Piano - Relazione
n°
3
3
3
impianti TOT
t/anno
268.000
268.000
268.000
Aprile 2008
Pagina 166 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.2.3. Impianti di depurazione (trattamento rifiuti liquidi e fanghi)
Gli impianti di depurazione presenti sono 9, le operazioni di smaltimento autorizzate sono
D8, D9, D13, D14 e D15; presso alcuni impianti sono presenti svolte anche altre operazioni.
Come già segnalato, le operazioni D15 e R13 sono di norma da intendersi come associate
alle operazioni svolte nei singoli impianti).
La potenzialità degli impianti di depurazione è espressa sia in t/anno sia in t/giorno (per
quest’ultimo si ha il dato relativo solamente ad un impianto).
Impianti di depurazione nella Provincia di Bergamo
Depurazione: Provincia di Bergamo
potenzialità
t/a
t/d
n° impianti
743.280a
9
Note:
(a) riferito a 7 impianti
operazioni
R3, R4, R5, R6, R7, R8, R11, R13,
D8, D9, D13, D14, D15
288b
(b) riferito ad 1 impianto
Operazioni effettuate negli impianti di depurazione nella Provincia di Bergamo
operazioni
R3
R4
R5
R6
R7
R8
R11
R13
D8
D9
D13
D14
D15
TOT
Note:
(a) riferito a 6 impianti
(c) riferito a 7 impianti
Proposta di Piano - Relazione
n°
2
1
2
1
1
1
1
2
8
9
1
1
9
9
impianti TOT
t/anno
123.000
60.000
123.000
60.000
60.000
60.000
60.000
123.000
680.280a
743.280c
60.000
60.000
743.280c
743.280c
t/d
0
0
0
0
0
0
0
0
288b
288b
0
0
288b
288b
(b) riferito ad 1 impianto
Aprile 2008
Pagina 167 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.2.4. Discariche
Sono in esercizio 6 discariche; quattro di queste discariche sono per rifiuti inerti (con una
capacità residua complessiva di circa 292.557 m3 al mese di Ottobre 2007), una per rifiuti
speciali pericolosi (con una capacità residua di circa 150.000 m3) e una per rifiuti speciali non
pericolosi (con una capacità residua di circa 150.000 m3). Le operazioni di smaltimento
effettuate sono D1.
Discariche nella Provincia di Bergamo
Discariche: Provincia di Bergamo
pot.
n° impianti
t/a
superficie
volume
autorizzata autorizzato
m2
m3
capacità
residua
m3
operazioni
categoria
discarica
Inerti
4
nd
15.755,5a
111.045a
292.557
D1
1
nd
65.700
1.263.000
150.000
D1
1
nd
nd
500.000
150.000
D1
6
nd
81.455,5b
1.874.045c
592.557
D1
Note: (a) riferito a 2 impianti
impianti
(b) riferito a 3 impianti
rifiuti non
pericolosi
rifiuti
pericolosi
(c) riferito a 4
5.2.5. Impianti di inertizzazione
Dai dati disponibili non sono risultati impianti fissi di inertizzazione presenti sul territorio
provinciale.
5.2.6. Impianti di produzione CDR
Sono presenti 2 impianti di produzione CDR con una potenzialità complessiva di trattamento
di 225.000 t. Le operazioni effettuate, oltre al deposito preliminare (D15) e alla messa in
riserva (R13), che come già evidenziato sono di norma da intendersi come associate alle
operazioni di recupero svolte nell’impianto, sono: operazioni di recupero e riciclo di altre
sostanze organiche non usate come solventi (R3), ricircolo/recupero di altre sostanze
inorganiche (R5), trattamento biologico che dia origine a composti o a miscugli eliminati
secondo uno dei procedimenti nei punti da D1 a D12 (D8) e il ricondizionamento preliminare
prima di una delle operazioni comprese tra D1 e D13 (D14).
Impianti di produzione CDR nella provincia di Bergamo
Produzione CDR: Provincia Bergamo
n° impianti
potenzialità (t/anno)
operazioni
2
225.000
R3, R5, R13, D8, D14, D15
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 168 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Operazioni effettuate negli impianti di produzione CDR nella Provincia di Bergamo
Operazioni
n°
1
1
2
1
1
2
2
R3
R5
R13
D8
D14
D15
TOT
impianti TOT
t/anno
165.000
60.000
225.000
60.000
165.000
225.000
225.000
5.2.7. Impianti di recupero
Gli impianti di recupero di materia presenti sono 29 per una potenzialità complessiva di circa
797.658 t/anno. Le operazioni di recupero svolte sono:
• messa in riserva (R13) eseguito da tutti gli impianti per un totale di 797.658 t/anno (come
già evidenziato, l’operazione è di norma da intendersi come associata alle operazioni di
recupero svolte nell’impianto);
• recupero di altre sostanze inorganiche (R5), eseguito da 14 impianti con una potenzialità
finale di 525.700 t/anno;
• recupero e riciclo di sostanze organiche non usate come solventi (R3), eseguito da 14
impianti con una potenzialità complessiva di 170.500 t/anno;
Le altre attività di recupero, R1, R4 R6, R8, R9 sono effettuate da meno impianti.
Impianti di recupero nella provincia di Bergamo
Recupero: Provincia di Bergamo
n° impianti
29
potenzialità (t/anno)
non
pericolosi
Totali
pericolosi
8.558a
144.200b
797.658c
operazioni
R1, R3, R4, R5, R6, R8, R9,
R13, D9, D13, D14, D15
Note:
(a) riferito a 4 impianti
(b) riferito a 10 impianti
(c) riferito a 28 impianti
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 169 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Operazioni eseguite negli impianti di recupero nella Provincia di Bergamo
Operazioni
n°
1
14
8
14
2
2
1
29
1
1
1
2
29
R1
R3
R4
R5
R6
R8
R9
R13
D9
D13
D14
D15
TOT
Note:
(a) riferito a 13 impianti
impianti TOT
t/anno
161.350
170.500
181.858
525.700a
69.600
69.600
7.500
797.658b
63.000
100.000
100.000
163.000
797.658b
(b) riferito a 28 impianti
5.2.8. Impianti di stoccaggio, selezione e cernita
Gli impianti per la selezione e cernita e stoccaggio dei rifiuti presenti sono 44, con una
potenzialità complessiva pari a 1.133.990 t/anno.
Oltre alle operazioni di raggruppamento (R13), ricondizionamento (R4), deposito preliminare
(D15) e di messa in riserva (D14), sono effettuate operazioni di recupero e riciclo di altre
sostanze organiche non usate come solventi (R3), di metalli e composti metallici (R4) e di
altre sostanze inorganiche (R5).
Impianti di stoccaggio, selezione e cernita nella Provincia di Bergamo
Stoccaggio, Selezione e Cernita: Provincia di Bergamo
potenzialità (t/anno)
n° impianti
non
Totali
pericolosi
pericolosi
44a
27.000b
756.990c
1.133.990d
Note:
(a) di cui 8 ammasso carcasse
(c) riferito a 30 impianti
Proposta di Piano - Relazione
operazioni
R3, R4, R5, R13, D13, D14, D15
(b) riferito a 1 impianto
(d) riferito a 40 impianti
Aprile 2008
Pagina 170 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Operazioni eseguite negli impianti di stoccaggio, selezione e cernita nella Provincia di
Bergamo
impianti TOT
n°
t/anno
32
690.100a
33
801.500b
18
511.500
44
1.133.990c
9
410.000
34
953.090d
41
1.104.090e
f
44
1.133.990g
operazioni
R3
R4
R5
R13
D13
D14
D15
TOT
Note:
(a) riferito a 30 impianti
(c) riferito a 40 impianti
(e) riferito a 38 impianti
(g) riferito a 40 impianti
(b) riferito a 30 impianti
(d) riferito a 31 impianti
(f) di cui 8 ammasso carcasse
5.2.9. Piattaforme e ITS Piattaforme e ITS
Le piattaforme e stazioni di trasferimento (ITS) presenti sono 8, per una potenzialità parziale
di 13.800 t (riferita solo a 2 piattaforme). Le operazioni svolte in tali presidi sono D13, D14,
D15, R3, R4, R13.
Piattaforme e ITS nella Provincia di Bergamo
Piattaforme e ITS: Provincia di Bergamo
n° impianti
potenzialità
(t/anno)
operazioni
8
13.800a
D13, D14, D15, R3, R4, R13
Note:
(a) riferito a 2 impianti
5.2.10. Soggetti autorizzati allo spandimento dei fanghi in agricoltura
I soggetti autorizzati allo spandimento su suolo agricolo di fanghi sono in totale 3. La
potenzialità complessiva è di 31.100 t/anno e le operazioni autorizzate sono R3 (per un
impianto), R10 e R13 (quest’ultima operazione è da intendersi come associata alle
operazioni di recupero svolte nel singolo impianto).
Impianti di spandimento dei fanghi in agricoltura nella Provincia di Bergamo
Fanghi in Agricoltura: Provincia di Bergamo
n° impianti
potenzialità
(t/anno)
operazioni
3
31.100
R3, R10, R13
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 171 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Operazioni effettuati dai soggetti autorizzati allo spandimento fanghi su suolo agricolo
della Provincia di Bergamo
impianti TOT
n°
t/anno
1
24.600
3
31.100
3
31.100
3
31.100
operazioni
R3
R10
R13
TOT
5.2.11. Impianti di stoccaggio
Gli impianti di stoccaggio presenti sono 19, di cui 10 in conto proprio e 9 in conto terzi, per
uno stoccaggio massimo totale pari a 78.073 t.
Si fa presente che sia il valore della potenzialità massima, che quello dello stoccaggio
massimo, di seguito riportati, non sono completi, nel senso che per alcuni impianti non sono
disponibili entrambi i valori.
Le operazioni svolte da questi impianti sono:
• R13, messa in riserva dei rifiuti per sottoporli ad una delle operazioni comprese
tra R1 e R12, effettuata da 11 impianti;
• D15, deposito preliminare prima di una delle operazioni comprese tra D1 e D12,
effettuata da 11 impianti.
Impianti di stoccaggio nella Provincia di Bergamo
Stoccaggio: Provincia di Bergamo
potenzialità (t/a)
non
pericolosi
totali
pericolosi
n° impianti
tipologia
stoccaggio
10
conto
proprio
nd
9
conto terzi
810
Note:
nd: dato non disponibile
(a) riferito a 4 impianti
(c) riferito ad 1 impianto
a
stoccaggio massimo (t/a)
non
pericolosi
totali
pericolosi
nd
nd
Nd
nd
5.103
nd
810a
818,85b
171c
72.970d
(b) riferito a 2 impianti
(d) riferito a 5 impianti
Operazioni effettuate negli impianti di stoccaggio nella Provincia di Bergamo
operazioni
R13
D15
TOT
Note:
(a) riferito a 5 impianti
(c) riferito a 15 impianti
Proposta di Piano - Relazione
impianti TOT
n°
t/anno
11
74.070a
11
62.692
19b
78.073c
(b) di cui 10 in conto proprio e 9 in conto terzi
Aprile 2008
Pagina 172 di 380
opera
-zioni
R13,
D15
R13,
D15
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.2.12. Impianti di trattamento termico
Gli impianti autorizzati di trattamento termico presenti sono 7 con una potenzialità
complessiva di trattamento pari a 406.980 t/a, riferita a 6 impianti su 7.
Le operazioni di smaltimento e recupero indicate per questa categoria di impianti sono:
• D10, incenerimento a terra, effettuato da 6 impianti;
• D15, deposito preliminare dei rifiuti, effettuata da 6 impianti (come già evidenziato,
l’operazione è da intendersi come associata al trattamento termico svolto nel singolo
impianto);
• R1, utilizzo principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia,
effettuato da 1 impianto.
Dei 7 impianti, 6 sono dedicati al trattamento esclusivo dei rifiuti speciali con una potenzialità
complessiva di 160.980 t/a (riferito a 5 impianti), uno è dedicato al trattamento dei rifiuti solidi
urbani pur essendo autorizzato anche a ricevere rifiuti speciali.
Impianti di trattamento termico nella Provincia di Bergamo
Trattamento termico: Provincia di Bergamo
n° impianti
potenzialità
(t/anno)
operazioni
rifiuti trattati
6
1
7
160.980a
246.000
406.980b
R1, D10, D15
D10 e D15
R1, D10, D15
rifiuti speciali
RSU e rifiuti speciali
RSU e rifiuti speciali
Note:
(a) riferito a 5 impianti
(b) riferito a 6 impianti
Operazioni effettuate negli impianti di trattamento termico nella Provincia di Bergamo
impianti TOT
n°
t/anno
6
406.480a
6
406.480a
1
500
7
406.980b
operazioni
D10
D15
R1
TOT
Note:
(a) riferito a 5 impianti
(b) riferito a 6 impianti
5.2.13. Impianti mobili
Tra le tipologie di impianti considerati vi sono anche gli impianti mobili, la cui sede legale è
collocata all’interno di uno dei Comuni della Provincia. Questi impianti sono 30 per una
potenzialità complessiva pari a 3.468.660 t/anno.
Gli impianti mobili presenti appartengono alle categorie di trattamento: M1 – frantumazione e
recupero inerti e M3 - inertizzazione
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 173 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Impianti mobili per il trattamento dei rifiuti della Provincia di Bergamo
Impianti Mobili della Provincia di Begamo
Categoria impianto mobile
n° impianti
Potenzialità totale (t/anno)
M1: Frantumazione recupero di inerti
29
3.368.660
M3: inertizzazione
1
100.000
TOTALE
30
3.468.660
5.3.
Impianti in istruttoria
Gli impianti che alla fine del 2007 risultano essere in istruttoria nella Provincia di Bergamo
sono 65, ovvero praticamente la metà circa rispetto al totale degli impianti autorizzati e in
esercizio (145). Di questi impianti 13 hanno istanze che non richiedono il cambiamento del
perimetro dell’area in cui si collocano e per 10 si passa da procedura semplificata ad
ordinaria.
Gli impianti in corso di istruttoria sono appartenenti alle tipologie:
- Recupero: 24 impianti le cui operazioni richieste o già autorizzate sono R3, R4, R5,
R14 e R15;
- Stoccaggio e selezione e cernita: 13 impianti le cui operazioni sono R3, R4, R5, R13,
R14, D13, D14 e D15;
- Piattaforme e stazioni di trasferimento: 6 impianti le cui operazioni richieste sono R3,
R13, D13 e D15;
- Depurazione: 4 impianti le cui operazioni richieste sono D8, D9, e D15 (istanze
relative ad impianti esistenti);
- Ammasso carcasse: 3 impianti;
- Discarica: 2 impianti (istanze relative ad un nuovo impianto ed un ampliamento di un
impianto esistente);
- Trattamento termico: 2 impianti, le cui operazioni sono R1, R4, R13 e D10 (istanze
relative ad impianti esistenti);
- Stoccaggio: 2 impianti, le cui operazioni sono R13 e D15;
- Compostaggio: 2 impianti, le cui operazioni sono R3, R13, D14, D15 (istanze relative
ad un nuovo impianto e ad un impianto esistente);
- Bioessicazione e recupero CDR: 1 impianto le cui operazioni sono R5, R13, R15, D8
(istanza relativa ad un impianto esistente).
5.4.
Impianti in procedura semplificata
Nel presente capitolo si riportano i dati relativi agli impianti operanti in Provincia di Bergamo
in regime di procedura semplificata desunti dal Registro provinciale. Nell’analisi sotto
riportata sono state inserite tutte le attività istruite dall’ufficio tecnico competente della
Provincia di Bergamo.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 174 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Di seguito si fornisce un’analisi riferita ad un aggiornamento dei dati a dicembre 2006 relativo
a 211 impianti, con una potenzialità complessiva stimata intorno ai 5,4 milioni di t/anno; dai
dati forniti è possibile stabilire la ripartizione della potenzialità dell’impianto per ogni singola
operazione, in modo tale da evitare eventuali conteggi doppi.
Le operazioni effettuate da questi impianti sono:
• R1, utilizzazione principale come combustibile o come altro mezzo per produrre energia,
effettuata da 9 impianti per una potenzialità complessiva di 153.066 t/a;
• R3, riciclo e/o recupero delle sostanze organiche non utilizzate come solventi, effettuato
da 64 impianti per una potenzialità complessiva di 423.533 t/a;
• R4, riciclo e/o recupero dei metalli e composti metallici, effettuato da 73 impianti per una
potenzialità complessiva di 937.783 t/a;
• R5, riciclo e/o recupero di altre sostanze inorganiche, effettuato da 46 impianti per una
potenzialità complessiva pari a 2.187.722 t/a;
• R13, messa in riserva preliminare dei rifiuti prima di sottoporli a una delle operazioni
comprese tra R1 e R12, effettuata da 128 impianti con una potenzialità complessiva di
1.781.075 t/a;
• R10, spandimento sul suolo a beneficio dell’agricoltura effettuato nell’ambito di 8 recuperi
per una potenzialità pari a ca. 125.000 t/a.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 175 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Operazioni svolte in procedura semplificata
Codice
n° impianti
operazione
9
R1
64
R3
73
R4
potenzialità
(t/anno)
153.066
423.533(1)
937.783(2)
R5
46
2.187.722(3)
R13
128
1.781.075
TOT
5.483.179
(1) riferito a 60 impianti
(3) riferito a 45 impianti
categoria rifiuto
1.1, 2.1, 3.1, 4.1, 5.1, 6.1, 7.1, 8.1, 9.1, 10.1, 13.1, 15.1
1.1, 5.7, 5.8, 6.1, 6.2, 6.5, 8.4, 8.9, 9.1, 9.2, 11.8
3.1, 3.2, 3.5, 5.1, 5.2, 5.6, 5.7, 5.8, 5.16, 5.19
4.1, 4.4, 5.14, 5.15, 5.17, 7.1, 7.2, 7.3, 7.4, 7.5, 7.6, 7.8,
7.10, 7.11, 7.12, 7.13, 7.25, 12.1, 12.2, 12.3, 12.4, 12.7,
12.8, 12.12, 12.14, 12.17, 15.6, 15.7, 15.8, 15.9, 15.10,
15.20, 15.25
1.1, 2.1, 2.2, 2.4, 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.9, 3.10,
4.1, 4.3 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 5.1, 5.2, 5.3, 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9,
5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.16, 5.18, 5.19, 6.1, 6.2, 6.3,
6.5, 6.6, 6.11, 7.1, 7.2, 7.3, 7.4, 7.5, 7.6, 7.7, 7.8, 7.9, 7.10,
7.13, 7.18, 7.25, 7.29, 8.2, 8.4, 8.5, 8.6, 8.7, 8.9, 9.1, 9.2,
9.6, 10.1, 10.2, 10.3, 11.8, 11.11, 12.1, 12.3, 12.4, 12.5,
12.7, 12.8, 12.11, 12.12, 12.13 12.14, 12.16, 12.17, 13.3,
13.20, 13.22, 14.1, 15.1, 16.1
1.1, 2.1, 2.2, 2.4, 3.1, 3.2, 3.3, 3.4, 3.5, 3.6, 3.7, 3.9, 3.10,
4.1, 4.3 4.4, 4.5, 4.6, 4.7, 5.1, 5.2, 5.3, 5.5, 5.6, 5.7, 5.8, 5.9,
5.10, 5.11, 5.12, 5.13, 5.14, 5.16, 5.18, 5.19, 6.1, 6.2, 6.3,
6.5, 6.6, 6.11, 7.1, 7.2, 7.3, 7.4, 7.5, 7.6, 7.7, 7.8, 7.9, 7.10,
7.13, 7.18, 7.25, 7.29, 8.2, 8.4, 8.5, 8.6, 8.7, 8.9, 9.1, 9.2,
9.6, 10.1, 10.2, 10.3, 11.8, 11.11, 12.1, 12.3, 12.4, 12.5,
12.7, 12.8, 12.11, 12.12, 12.13 12.14, 12.16, 12.17, 13.3,
13.20, 13.22, 14.1, 15.1, 15.6, 15.7, 15.8, 15.9, 15.10, 15.20,
15.25, 16.1
(2) riferito a 72 impianti
Impianti con procedura semplificata
Impianti con procedura semplificata
R1
3%
R3
8%
R13
32%
R4
17%
R5
40%
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 176 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Attività di recupero materia ed energia effettuate in procedura semplificata
Impianti con procedura semplificata: Provincia Bergamo
Recupero Materia
Codice
n°
impianti
R1
R3
Rifiuti di carta, cartone e
prodotti di carta
1.1
48
0
150.400(1)
2.1
2.2
2.4
3.1
3.2
3.3
3.4
3.5
3.6
3.7
3.9
3.10
4.1
4.3
4.4
4.5
4.6
4.7
5.1
5.2
5.3
5.5
5.6
5.7
5.8
5.9
5.10
5.11
5.12
5.13
5.14
5.16
5.18
5.19
6.1
6.2
6.3
6.5
6.6
6.11
7.1
7.2
7.3
7.4
7.5
24
1
1
82
70
21
4
20
3
7
2
1
6
6
12
1
2
1
26
14
1
8
25
44
61
5
3
4
4
6
17
30
1
46
52
31
1
8
2
1
41
16
6
3
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
90(18)
900(21)
0
0
0
0
0
0
0
0
0
142.575(30)
27.535(32)
0
500(34)
0
0
0
0
0
0
0
Rifiuti di vetro in forma
non dispersibile
Rifiuti di metalli e loro
leghe sotto forma
metallica non dispersibile
Rifiuti contenenti metalli
derivati dalla fonderia,
fusione e raffinazione di
metalli
Altri rifiuti contenenti
metalli
Rifiuti di plastiche
Rifiuti ceramici e inerti
Proposta di Piano - Relazione
potenzialità (t/anno)
R4
R5
0
0
R13
TOT
24.356(2)
174.756
0
0
28.860
28.860
0
0
15
15
0
0
500
500
689.463(3)
0
41.770(4)
731.233
(5)
(6)
163.040
0
14.375
177.415
0
0
8.420
8.420
0
1.605
1.605
0
1.500(7)
0
13.665
15.165
0
0
70
70
0
0
1.430
1.430
0
0
11
11
0
0
10
10
0
4.000(8)
5.300(9)
9.300
0
0
1.155
1.155
(10)
(11)
0
518.900
5.260
524.160
0
0
30
30
0
0
40
40
0
0
5
5
16.980(12)
0
11.650(13)
28.630
1.695(14)
0
3.910(15)
5.605
0
0
10
10
0
0
2.210
2.210
306(16)
0
13.860(17)
14.166
(19)
(20)
14.422
0
5.549
20.061
18.540(22)
0
16.373(23)
35.813
0
0
1.060
1.060
0
0
50
50
0
0
1.040
1.040
0
0
640
640
0
0
1.625
1.625
0
71.000(24) 39.620(25) 110.620
(26)
2.662
0
10.710(27)
13.372
0
1.000
0
1.000
(28)
(29)
12.135
0
20.910
33.045
0
0
36.380(31) 178.955
0
0
5.895(33)
33.430
0
0
500
500
0
0
6.070(35)
6.570
0
0
1.100
1.100
0
0
1.000
1.000
0
917.400(36) 415.190(37) 1.332.590
0
161.050(38) 312.090(39) 473.140
0
22.320(40)
80(41)
22.400
(42)
(43)
0
16.000
20
16.020
0
1.000
0
1.000
Aprile 2008
Pagina 177 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
(segue)
(continua)
Rifiuti derivati da
operazioni di conciatura e
dell'utilizzo del cuoio e
rifiuti tessili
Rifiuti di legno e sughero
Rifiuti solidi in caucciù e
gomma
Rifiuti derivati dall'industria
agroalimentare
Fanghi
Rifiuti contenenti
principalmente costituenti
inorganici che possono a
loro volta contenere
metalli o materie
organiche
323.330(44) 258.700(45)
0
2.000
100(46)
10.520(47)
0
10.500
(48)
7.000
30(49)
24.000
0
10.100
0
(50)
1.000
2.010(51)
0
500
9.500(52)
500(53)
0
2.010
0
15.100
0
410
0
2.195(55)
0
2.500
0
200
0
400
0
4.005(57)
0
31.005(59)
0
12.610(61)
0
107.245
0
600
0
109.442
0
107.320
0
3.040
0
2.600
5.000
100
16.000
0
25.000(62)
100
25.000
100(63)
0
1.000
0
100
0
100
0
100
1.000
100
0
50
11.000
2.000
0
100
1.000
100
0
1.000
5.000
0
1.000
0
1.000
0
1.000
0
1.000
0
122(65)
2.159(66)
7.6
7.7
7.8
7.9
7.10
7.11
7.12
7.13
7.18
7.25
7.29
7.31
8.2
8.4
8.5
8.6
8.7
8.9
9.1
9.2
9.6
10.1
10.2
10.3
11.8
11.11
12.1
12.2
12.3
12.4
12.5
12.7
12.8
12.11
12.12
12.13
12.14
12.16
12.17
13.3
13.6
13.7
13.8
13.9
13.10
13.20
24
2
4
2
4
4
2
3
1
4
2
5
2
15
2
1
1
13
47
11
1
2
15
2
5
3
2
1
4
4
1
2
2
1
2
1
2
1
2
1
1
1
1
1
1
9
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
10.938(54)
0
0
0
2.400(56)
49.695(58)
11.500(60)
0
0
0
0
2.000
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
n.d(64)
1.000
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
13.22
1
0
0
0
0
2.000
2.000
13.25
1
0
0
0
4.000
0
4.000
582.030
2.000
10.620
10.500
7.030
24.000
10.100
3.010
500
10.000
2.010
15.100
410
13.133
2.500
200
400
6.405
80.700
24.110
107.245
600
109.442
107.320
5.040
2.600
5.100
16.000
25.100
25.100
1.000
100
1.100
100
1.100
50
13.000
100
1.100
1.000
5.000
1.000
1.000
1.000
1.000
2.281
(segue)
(continua)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 178 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Rifiuti recuperabili da RSU
e da rifiuti speciali non
pericolosi assimilati per la
produzione di CDR
14.1
1
0
0
0
0
3.000
3.000
Rifiuti recuperabili
mediante procedimaneti di
digestione anaerobica
15.1
1
0
0
0
0
20.000
20.000
16.1
2
0
0
0
0
1.500
1.500
Rifiuti compostabili
Recupero Energia
Codice
Combustibile derivato dai
rifiuti (CDR)
1
2
95.000
0
0
0
0
0
Biogas
2
4
3.120(67)
0
0
0
0
0
Scarti vegetali
3
1
100
0
0
0
0
0
Rifiuti dalla lavorazione del
legno e affini non trattati
4
4
996
0
0
0
0
0
Rifiuti da fibra tessile
5
1
100
0
0
0
0
0
Rifiuti dalla lavorazione del
legno e affini trattati
6
2
250
0
0
0
0
0
Rifiuti della lavorazione del
tabacco
7
1
100
0
0
0
0
0
Scarti di pulper
9
1
100
0
0
0
0
0
Fanghi essiccati di
depurazione acque reflue
10
1
1.200
0
0
0
0
0
13
1
100
0
0
0
0
0
Residuo di carbon fossile,
residui di coke metallurgico
(1) riferito a 16 impianti
(4) riferito a 23 impianti
(7) riferito a 1 impianto
(10) riferito a 6 impianti
(13) riferito a 20 impianti
(16) riferito a 3 impianti
(19) riferito a 10 impianti
(22) riferito a 11 impianti
(25) riferito a 14 impianti
(28) riferito a 12 impianti
(31) riferito a 39 impianti
(34) riferito a 1 impianti
(37) riferito a 21 impianti
(40) riferito a 3 impianti
(43) riferito a 1 impianti
(46) riferito a 1 impianti
(49) riferito a 1 impianti
(52) riferito a 3 impianti
(55) riferito a 6 impianti
(58) riferito a 13 impianti
(61) riferito a 8 impianti
(64) riferito a 1 impianti
(67) riferito a 1 impianti
Proposta di Piano - Relazione
(2) riferito a 33 impianti
(5) riferito a 63 impianti
(8) riferito a 1 impianto
(11) riferito a 6 impianti
(14) riferito a 4 impianti
(17) riferito a 22 impianti
(20) riferito a 33 impianti
(23) riferito a 49 impianti
(26) riferito a 10 impianti
(29) riferito a 36 impianti
(32) riferito a 18 impianti
(35) riferito a 7 impianti
(38) riferito a 12 impianti
(41) riferito a 2 impianti
(44) riferito a 22 impianti
(47) riferito a 3 impianti
(50) riferito a 1 impianto
(53) riferito a 1 impianti
(56) riferito a 4 impianti
(59) riferito a 35 impianti
(62) riferito a 3 impianti
(65) riferito a 4 impianti
Aprile 2008
(3)riferito a 69 impianti
(6) riferito a 15 impianti
(9) riferito a 5 impianti
(12) riferito a 9 impianti
(15) riferito a 11 impianti
(18) riferito a 1 impianti
(21) riferito a 1 impianti
(24) riferito a 3 impianti
(27) riferito a 21 impianti
(30) riferito a 15 impianti
(33) riferito a 14 impianti
(36) riferito a 22 impianti
(39) riferito a 4 impianti
(42) riferito a 1 impianti
(45) riferito a 4 impianti
(48) riferito a 3 impianti
(51) riferito a 2 impianti
(54) riferito a 9 impianti
(57) riferito a 9 impianti
(60) riferito a 3 impianti
(63) riferito a 1 impianti
(66) riferito a 6 impianti
Pagina 179 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.5.
Considerazioni sulle capacità di trattamento del sistema industriale
Nell’ambito delle attività di pianificazione si valutano le capacità del sistema industriale di
poter trattare e recuperare parte di specifici flussi di rifiuti prodotti, in relazione ad esigenze
specifiche delle singole attività o categorie produttive.
La materia risulta ad oggi ancora regolamentata, in attesa di nuova normativa attuativa
prevista nel prossimo futuro, dal DM 5.2.1998 “Individuazione dei rifiuti non pericolosi
sottoposti alle procedure semplificate di recupero ……..” e s.m.i..
Il Decreto fornisce le norme da applicare esclusivamente alle operazioni di recupero in esso
specificate ed ai rifiuti individuati dai rispettivi codici e descritti negli allegati al DM stesso.
Per quanto concerne la Provincia di Bergamo sono attualmente presenti una serie di attività
produttive potenzialmente in grado (ed in parecchi casi già operative), di assorbire flussi di
rifiuti non pericolosi prodotti in ambito provinciale ed extraprovinciale, sia al fine di soddisfare
proprie esigenze energetiche che legate alla produzione del proprio prodotto
commercializzato.
In particolare possono essere classificate le seguenti principali categorie produttive:
- cementifici: recupero del CDR (combustibile derivato da rifiuti) per il sostentamento dei
forni di cottura in parziale sostituzione dei combustibili convenzionali; recupero delle ceneri
da impianti di combustione per la produzione di conglomerati cementizi, ecc.; recupero
degli sfridi di laterizio, di sabbie esauste ed in genere di tutti i prodotti lapidei o similari atti
alla produzione di conglomerato cementizio; recupero di fanghi da lavorazioni di materiali
lapidei di varia natura (calcari, graniti, marmi ecc.) sempre con finalità legate alla
produzione di conglomerati. In linea generale i cementifici offrono un ampio spettro di
possibilità di recupero di materiali attualmente non sempre proficuamente sfruttate;
- acciaierie e fonderie di vario tipo: recupero dei rottami ferrosi, di sfridi, scarti ed imballaggi
metallici di diversa natura, ecc. per la produzione di metalli ferrosi e leghe metalliche nelle
forme usualmente commercializzate;
- produzione laterizi: recupero di fanghi di diversa natura provenienti da impianti di
trattamento o da fonderie atti alla produzione di laterizi nelle forme usualmente
commercializzate;
- comparto edilizio: recupero delle scorie provenienti ad es. dall'industria della metallurgia
dei metalli non ferrosi, ecc.; recupero dei rifiuti costituiti da laterizi, intonaci e conglomerati
di cemento armato e non, da residui di demolizioni non contaminati, dalle attività di
scarifica dei manti stradali mediante fresatura a freddo ecc., con la principale finalità della
realizzazione di rilevati e sottofondi stradali. In linea generale il comparto edilizio presenta
sempre più ampie possibilità di recupero di materiali inerti stante anche le difficoltà
tecniche ed amministrative di localizzazione e realizzazione di discariche dedicate allo
smaltimento di tali residui.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 180 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.6.
Approfondimenti sui principali impianti del sistema provinciale
Nell’ambito delle attività di redazione del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti è stata
effettuata una specifica indagine sul complesso degli impianti dedicati al trattamento di
recupero e smaltimento dei rifiuti urbani e speciali; tale indagine è stata condotta attraverso
una caratterizzazione effettuata sulla base dei dati forniti dai soggetti gestori e sulla base di
specifici sopralluoghi. Gli impianti sono stati caratterizzati dal punto di vista delle loro attuali
prestazioni tecniche, ambientali ed energetiche disegnando al contempo gli scenari evolutivi
sulla base di progetti in via di sviluppo a cura dei soggetti gestori.
Per questo gruppo di impianti e per gli impianti “minori” del sistema impiantistico di
trattamento dei rifiuti urbani e delle principali frazioni da raccolta differenziata (impianti di
selezione e valorizzazione frazioni recuperabili, centri di stoccaggio, stazioni di trasferimento,
impianti di compostaggio del verde), si è altresì proceduto a redarre una sintetica relazione di
inquadramento delle problematiche localizzative e territoriali.
Per quanto attiene i rifiuti urbani, nel territorio provinciale sono attualmente attivi i seguenti
principali impianti di trattamento del rifiuto indifferenziato, di compostaggio e di recupero
delle terre di spazzamento stradale:
1 impianto di trattamento meccanico/biologico del rifiuto indifferenziato (triturazione,
vagliatura, bioessiccazione, CDR):
- impianto A2A di Bergamo di bioessiccazione con produzione CDR:
60.000 t/a;
2 impianti di termovalorizzazione del rifiuto indifferenziato o pretrattato, per complessive 618
t/g (206.000 t/a):
- impianto REA (Dalmine):
400 t/g, 146.000 t/a (media annua su 365 gg/a);
- impianto Bas Power (Bergamo):
218 t/g, 60.000 t/a (potenzialità max 72.000 t/a);
3 impianti di compostaggio della frazione organica (compresa FORSU) e
raccolta differenziata per complessive 268.000 t/a autorizzate:
- impianto Berco srl (Calcinate):
80.000 t/a (30.000 FORSU e
organiche + 50.000 verde);
- impianto F.lli Terzi srl (Grassobbio):
23.000 t/a (16.000 FORSU e
organiche + 7.000 verde);
- impianto Montello spa (Montello):
165.000 t/a (di cui 158.000 t/a
matrice organica e max 16.500 t/a di verde);3
del verde da
altre matrici
altre matrici
max di rifiuti
1 impianto di compostaggio dei fanghi biologici, del verde da raccolta differenziata e di
ammendante vario (letame, pollina, paglia ecc.), per complessive 71.990 t/a autorizzate:
- impianto GTM spa (Ghisalba):
71.990 t/a;
1 impianto di recupero delle terre di spazzamento stradale, per complessive 60.000 t/a
autorizzate:
- impianto Ecocentro srl (Gorle):
60.000 t/a.
3
L’impianto di Montello, entrato in esercizio nel 1997, è attualmente autorizzato per trattare 560 t/d (165.000 t/a)
di cui 300 t/d di rifiuti urbani ed assimilabili e 260 t/d di rifiuti speciali non pericolosi. Sino al 2007 l’impianto è stato
alimentato con circa 50-60.000 t/anno di cui l’80% circa FORSU e il 20% circa verde. Recentemente è stata
ultimata la realizzazione di una sezione di digestione anaerobica, costituita da 6 digestori da 4.500 mc cadauno,
che consentirà verosimilmente la saturazione del quantitativo originariamente autorizzato. L’impianto, fatta salva
la quantità massima autorizzata pari a 165.000 t/a, può essere destinato anche a produzione di CDR a partire da
altre matrici.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 181 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
In ambito provinciale è inoltre presente una discarica, sita in Comune di Cavernago, per rifiuti
speciali non pericolosi, avente una capacità complessiva di 1.263.000 m3 suddivisa su 7 lotti,
in fase di esaurimento. E’ stata presentata istanza VIA per un ampliamento di 390.000 m3
(lotti 8 e 9 e rimodellamento sommitale della discarica esistente) che, una volta autorizzato,
ipotizzando un afflusso medio annuo di 120.000 t/anno, sarà in grado di assicurare un
autonomia di smaltimento di circa 4,5 anni (peso specifico medio di 1,4 t/m3).
Un’ulteriore discarica è presente tra i Comuni di Gorno e Premolo al servizio esclusivo dello
stabilimento della società Pontenossa s.p.a. per le scorie derivanti dal trattamento in forno
Waelz dei fumi di acciaieria provenienti da ambiti regionali ed extra regionali. Tale discarica
ha attualmente una capacità residua di circa 150.000 m3, corrispondente a circa 4 – 4,5 anni
di esercizio con gli attuali afflussi medi (35-40.000 m3/anno, pari a circa 73.500-84.000
t/anno, per un peso specifico medio di 2,1 t/m3). E’ in corso la richiesta di un ultimo
ampliamento per una capacità complessiva pari a ca 650 - 700.000 m3 pari ad una
autonomia di almeno 14 – 15 anni
Nei successivi paragrafi si riporta una sintesi della caratterizzazione dell’impiantistica
esistente di pretrattamento dell’indifferenziato, termovalorizzazione e compostaggio, nonché
una breve sintesi delle principali caratteristiche delle discariche sopra indicate.
5.6.1. L’impiantistica di pretrattamento e trattamento meccanico/biologico
In Provincia attualmente un solo impianto e dedicato a tale attività (A2A Bergamo).
Esso garantisce per la città di Bergamo e per i Comuni dell’hinterland un trattamento dei
rifiuti per produrre CDR per l’avvio a recupero energetico nel limitrofo impianto Bas Power e,
per il materiale biostabilizzato, in impianti collocati al di fuori del territorio provinciale.
L’impianto risulta oggi caratterizzato da afflussi inferiori del 10-12% alla sua capacità
nominale (60.000 t/anno). E’ stata avanzata richiesta di potenziamento dell’impianto sino a
72.000 t/anno; la relativa autorizzazione definitiva risulta tuttavia subordinata al
completamento dell’iter di Valutazione dell’Impatto Ambientale a suo tempo intrapreso.
Si rammenta che anche l’impianto Montello spa può essere dedicato alla produzione di CDR
e rifiuti destinati a recupero energetico. Tuttavia, l’impianto è oggi vocato al trattamento della
frazione organica (digestione anaerobica e successivo compostaggio).
5.6.2. L’impiantistica di compostaggio
Sono quattro i principali impianti di compostaggio attivi i provincia:
• l’impianto Montello SpA di Montello (trattamento della FORSU e altre matrici organiche e
del verde da raccolta differenziata);
• l’impianto di compostaggio Berco di Calcinate (trattamento della FORSU e altre matrici
organiche e del verde da raccolta differenziata);
• l’impianto di compostaggio Spurghi F.lli Terzi di Grassobbio (attualmente dedicato al
trattamento dei fanghi biologici e del verde da raccolta differenziata, nel 2006 ha trattato
la FORSU);
• l’impianto di compostaggio GTM di Ghisalba (trattamento di fanghi biologici, del verde da
raccolta differenziata e di ammendante vario).
La tabella successiva illustra le potenzialità nominali e le quantità trattate nel 2006 dagli
impianti analizzati, con le relative tipologie di rifiuti trattati.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 182 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Potenzialità degli impianti di compostaggio e quantitativi trattati nel 2006
Tipologia
impiantistica
Tipologia di rifiuto
trattato
Berco srl
Calcinate
impianto di
compostaggio
FORSU e altre
matrici organiche e
Verde da RD
Montello spa
Montello
impianto di
compostaggio
FORSU e altre
matrici organiche e
Verde da RD
F.lli Terzi srl
Grassobbio
impianto di
compostaggio
FORSU e altre
matrici organiche e
Verde da RD
GTM spa
Ghisalba
impianto di
compostaggio
Fanghi biologici e
verde +
ammendante vario
(pollina ecc.)
Impianto
Potenzialità
nominale
Quantitativi
trattati nel 2006
70.000 t/a verde
35.000 t/a
FORSU e altre
matrici organiche
(*)
17.000 t/a verde
148.000 t/a
FORSU e altre
matrici organiche
(**)
7.000 t/a verde
16.000 t/a
FORSU e altre
matrici organiche
33.380 t/a verde
30.450 t/a
FORSU
8.000 t/a verde
46.000 t/a
FORSU
(dati 2005)
3.533 t/a verde
5.625 t/a
FORSU/ fanghi
56.871 t/a (su 8
mesi di esercizio)
71.990 t/a
Fonte: elaborazione su dati gestori
(*) potenzialità autorizzata: 50.000 t/a verde e 30.000 t/a FORSU
(**) impianto oggetto di sostanziale modifica per realizzazione sezione di digestione anaerobica
Nel corso del 2006 l’unico impianto che ha lavorato in linea con le potenzialità autorizzate è
stato quello di Calcinate, pur con valori di trattamento del verde inferiori.
Per l’impianto di Grassobbio, i titolari hanno comunicato di voler privilegiare il trattamento di
fanghi e verde, rinunciando alla FORSU per difficoltà di lavorazione di quest’ultima.
Per quanto riguarda l’impianto di Montello, solo recentemente è stata ultimata la
realizzazione di una sezione di digestione anaerobica, costituita da 6 digestori da 4.500 mc
cadauno, che consentirà verosimilmente la saturazione del quantitativo originariamente
autorizzato.
L’impianto di Ghisalba, nel corso del 2006 è stato oggetto di sospensioni dell’attività
connesse ad irregolarità di conduzione.
5.6.3. L’impiantistica di termovalorizzazione
5.6.3.1. Le caratteristiche degli impianti e la potenzialità di trattamento
Il parco impiantistico di termovalorizzazione per rifiuti urbani e flussi derivati esistente in
Provincia è composto dai 2 impianti REA (Dalmine) e BAS Power (Bergamo).
L’impianto di termovalorizzazione REA di Dalmine è dotato di due linee parallele di
trattamento con forni a griglia a gradini mobili, con produzione di energia elettrica mediante
turbina a vapore accoppiata a generatore e recupero del vapore residuo ad uso tecnologico
tramite condensatore ad aria. L’impianto ha una potenzialità di 400 t/d di rifiuti urbani e
speciali non pericolosi; il potere calorifico nominale del rifiuto è di circa 11.000 kJ/kg.
Il sistema di trattamento fumi è composto da SCR, elettrofiltro, assorbimento a secco (calce
e carbone attivo + filtro a maniche).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 183 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
L’impianto di termovalorizzazione BAS Power di Bergamo è costituito da una sola linea
dotata di un combustore del tipo a letto fluido bollente e da una caldaia di recupero, con una
potenzialità di 220 t/d (pari a circa 72.000 t/a). L’impianto tratta esclusivamente CDR a
pezzatura fine (coriandolo) proveniente per il 20-40% dagli impianti in gestione ad ASM
S.P.A. e per il restante 60-80% da ambiti fuori provincia e Regione (in prevalenza centro –
nord Italia).
In coda al generatore di vapore è installata una linea di trattamento dei fumi, composta da
due filtri a maniche in serie; al termine della linea è installato un sistema DeNOx di tipo
catalitico.
Il vapore prodotto dalla caldaia viene conferito ad una turbina multistadio a condensazione,
accoppiata ad un alternatore sincrono trifase che consente la produzione di energia elettrica.
Nella tabella successiva sono illustrate le potenzialità nominali dei due impianti provinciali e
le quantità effettivamente trattate nell’anno 2006.
Potenzialità degli impianti di termovalorizzazione e quantitativi trattati nel 2006
Nominale/autorizzata
t/d
t/a
MW
PCI nominale (kJ/kg)
Effettiva 2006
t/a
PCI medio (kJ/kg)
Diff. con PCI nominale
Dalmine
Bergamo
TOTALE
400
146.000
50,46
10.884
220
72.000
48
15.000
620
218.000
98,46
-
155.000
10.000
-8%
60.000
17.760
+ 18%
215.000
-
Fonte: elaborazione su dati gestori
Come si può osservare, per entrambi gli impianti (sulla base dei dati dichiarati dai gestori) il
PCI medio del rifiuto effettivamente conferito nell’anno 2006 è risultato piuttosto difforme dal
rispettivo valore nominale, con differenze piuttosto sensibili.
In particolare il materiale conferito all’impianto di Dalmine presenta un PCI inferiore di circa
l’8% rispetto a quello nominale, viceversa per l’impianto di Bergamo il CDR conferito è
risultato possedere mediamente un PCI superiore del 18% rispetto al valore nominale.
Questo evidenzia una variabilità dei quantitativi variabili in funzione delle caratteristiche (pci)
dei rifiuti in ingresso.
Il quantitativo di rifiuti complessivamente trattato nei due impianti provinciali di
termovalorizzazione nell’anno 2006 è pari a circa 215.000 t/a, di cui tuttavia 60.000 t/a
risultano costituite da CDR oltre il 60% del quale proveniente da fuori ambito provinciale.
Inoltre all’impianto di Dalmine il 20-25% circa degli afflussi proviene dalle Province di Sondrio
e Varese.
Per l’impianto di Dalmine, entrato in esercizio nel 2002, è attualmente prevista una modifica
della tipologia di raffreddamento della griglia mediante sistema ad acqua, anche al fine di
poter trattare materiale a più elevato PCI (13.000 – 16.000 kJ/kg). Tra le prescrizioni
rilasciate in sede di Autorizzazione Integrata Ambientale è inoltre stata indicata la necessità
di presentazione, entro l’ottobre 2008, di uno studio di fattibilità per il potenziamento e
l’adeguamento della linea di ricezione/triturazione degli ingombranti nonché la verifica della
possibilità di conferire all’impianto anche i ROT.
La Società REA di Dalmine ha recentemente avanzato istanza per l’ampliamento
dell’impianto attraverso la realizzazione di una nuova linea di combustione dei rifiuti dedicata
a rifiuti ingombranti, fanghi da depurazione acque reflue e rifiuti speciali. L’istanza prevede
inoltre un’opzione anche per il trattamento dei Rifiuti Ospedalieri Trattati (ROT).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 184 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.6.3.2. Il bilancio di materia
Nella tabella seguente si riporta il bilancio di materia dei due impianti provinciali, con
riferimento ai valori effettivamente rilevati nell’anno 2006 .
La produzione di scorie di fondo si assesta, per Dalmine, intorno al 15-16% in peso del rifiuto
trattato, mentre risulta assai più contenuta per l’impianto di combustione CDR di Bergamo
(4% circa).
Per quanto riguarda le ceneri volanti e i residui di depurazione, gli impianti si differenziano
sulla base della tecnologia adottata e del diverso rifiuto trattato. La produzione complessiva è
compresa tra il 4% di Dalmine e il 13% di Bergamo.
Il bilancio di materia degli impianti nel 2006
Rifiuti conferiti (t)
Rifiuti termovalorizzati (t)
PCI medio (kJ/kg)
Carico termico (MJ)
Scorie
t
%
Ceneri volanti
t
%
Residui depurazione fumi
t
%
Totale ceneri/residui
t
%
Totale residui solidi
t
%
Scarichi idrici
m3
m3/t
Dalmine
155.000
155.000
10.000
Bergamo
60.000
60.000
17.760
24.270
15,7%
2.300
3,8%
4.412
2,9%
7.000
11,7%
1.790
1,2%
1.000
1,7%
6.202
4%
8.000
13,3%
1.150
0,7%
-
4.283
0,028
380
0,006
Fonte: elaborazione su dati gestori
5.6.3.3. Il bilancio energetico
Le prestazioni energetiche degli impianti, riassunte nella seguente tabella per quanto
concerne le produzioni elettriche, risultano abbastanza simili in relazione alla loro potenzialità
ed al funzionamento del sistema cogenerativo.
Per l’impianto di Bergamo sono in corso verifiche di fattibilità tecnica per l’utilizzo dell’energia
termica a scopo teleriscaldamento di alcuni quartieri limitrofi della città di Bergamo.
Il bilancio energetico degli impianti nel 2006
Energia prodotta
MWhe netti
kWh/t netti
Rendimento prod. energia (%)
Elettrica netta
Dalmine
111.494
719
Bergamo
65.000
1.083
27
24
Fonte: elaborazione su dati gestori
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 185 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
5.6.3.4. Le prestazioni emissive
Le concentrazioni medie di inquinanti rilevate al camino nell’anno 2006 sono riportate nella
tabella seguente, sia per quanto riguarda quelli rilevati in continuo dal sistema di
monitoraggio delle emissioni (SME), sia per quelli rilevati con analisi periodiche off-line.
I valori sono confrontati con i limiti medi giornalieri fissati dal Decreto Legislativo 133/05
(recepimento della Direttiva 2000/76/UE) e con gli intervalli indicati nel BREF
sull’incenerimento dei rifiuti, pubblicato nel luglio 2005.
Si può osservare che, oltre a rispettare i nuovi limiti, tutti gli impianti presentano dei valori
emissivi compresi negli intervalli indicati dal BREF e per quasi tutti i parametri assai più bassi
dell’estremo inferiore. Dal punto di vista delle tecnologie adottate per il trattamento degli
effluenti gassosi, si può ritenere che tutti e due gli impianti siano rispondenti alle indicazioni
delle BAT.
Potenziali ulteriori miglioramenti dell’efficacia del sistema di trattamento degli effluenti
gassosi potrebbero eventualmente riguardare gli ossidi d’azoto (per tutti e due gli impianti) e,
per Bergamo, l’acido cloridrico.
Concentrazioni medie di inquinanti rilevate al camino degli impianti nel 2006
Valori SME (mg/m3)
CO
NOx
SOx
Polveri
HCl
HF
NH3
Hg
Misure off-line
Hg (mg/m3)
Cd (µg/m3)
Pb (µg/m3)
PCDD/PCDF (ngTEQ/m3)
D.Lgs.133/05
(medie
giornaliere)
BAT (medie
giornaliere)(1)
Dalmine
Bergamo
4,64
36,19
0,49
0,25
0,23
2,19
-
8,4
47,6
0
1,8
5
0
-
50
200
50
10
10
1
–
5-30
120-180(2)
1-40
1-5
1-8
<1
<10
0,001-0,02
<0,0005
3,03
0,833
0,0009
< 0,001
0,003
0,05
0,05
0,5
0,1
0,001-0,02
0,005-0,05
0,005-0,5
0,01-0,1
(1) valori riportati nel “Reference document on the BAT for Waste Incineration” (European Commission, 2005)
(2) per impianti non dotati di sistema SCR (in caso di utilizzo del sistema SCR l’intervallo è 40-100)
Fonte: elaborazione su dati gestori
5.6.4. Le discariche
5.6.4.1. Le caratteristiche degli impianti e la potenzialità di trattamento
Come già anticipato in ambito provinciale sono presenti due principali discariche di interesse
per il presente Piano:
- la discarica di Cavernago;
- la discarica di Gorno/Premolo al servizio dello stabilimento Pontenossa spa
La discarica controllata di Cavernago, per rifiuti non pericolosi, è entrata in esercizio nel
marzo 1998 ed ha una capacità complessiva di 1.263.000 mc suddivisa su 7 lotti,
attualmente in fase di esaurimento. E’ in fase istruttoria la pratica per l’ottenimento di una
modifica in ampliamento della discarica mediante l’approntamento di due ulteriori lotti per
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 186 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
una capacità complessiva di altri 354.500 mc ed una risagomatura delle quote sommitali
della discarica in esercizio per un volume aggiuntivo di 35.500 mc, per un incremento
volumetrico complessivo, quindi, di 390.000 mc.
Ipotizzando un afflusso medio annuo di 120.000 t/anno, essa sarà pertanto in grado di
assicurare un autonomia di smaltimento di circa 4,5 anni.
Le principali caratteristiche costruttive della discarica sono riportate nella successiva tabella
Principali caratteristiche costruttive della discarica controllata di Cavernago
Impermeabilizzazione del fondo (dal
basso)
Impermeabilizzazione scarpate (dal
basso)
Copertura finale (dal basso)
1 m argilla k<1x10-7 cm/s, telo HDPE, geotessile, 30 cm
sabbia, bentonitico, telo HDPE, geotessile, 50 cm ghiaia
Bentonitico, telo HDPE, geotessile, telo HDPE, geotessile
Lotti 1, 2, 3 e 4
15 cm ghiaia/sabbia, 80 cm argilla k<1x10-6 cm/s,20 cm
inerte, 50 cm coltivo
Lotti 5, 6 e 7
50 cm inerte per captazione biogas, 80 cm argilla k<1x10-6
cm/s, 50 cm ghiaia, 1 m coltivo
La discarica controllata di Gorno e Premolo è posta al servizio dello stabilimento Pontenossa
spa, dove vengono trattati i fumi provenienti dalle acciaierie dell’intero territorio nazionale,
mediante processo Waelz finalizzato alla produzione di un concentrato di zinco e piombo
(denominato ossido Waelz) estratti dai suddetti fumi.
Alla discarica vengono addotti esclusivamente i residui (scorie) derivanti dal suddetto
processo di lavorazione identificati dal codice CER 100501.
La discarica, risalente al 1962, è ubicata nella valle del torrente Rogno, corso d’acqua che è
stato in tempi relativamente recenti tombinato e sostituito (per ora solo parzialmente) con un
nuovo sistema artificiale che costituirà il corpo idrico superficiale finale ad avvenuto
esaurimento e rimodellamento dell’intera vallecola interessata dal deposito delle scorie.
Come già anticipato la discarica ha attualmente una capacità residua di circa 150.000 m3,
corrispondente a circa 4 – 4,5 anni di esercizio con gli attuali afflussi medi (35-40.000
m3/anno, pari a circa 73.500-84.000 t/anno, per un peso specifico medio delle scorie di 2,1
t/m3). E’ in corso la richiesta di un ultimo ampliamento per una capacità complessiva pari a
650 – 700.000 m3, che sarà in grado di assicurare un ulteriore periodo di conferimento di
almeno 14 – 15 anni, ai ritmi attuali di afflusso.
La discarica si è sviluppata nel tempo con caratteristiche costruttive che sono state
progressivamente migliorate alla luce delle esperienze pregresse.
Le principali caratteristiche costruttive dei più recenti lotti di ampliamento della discarica sono
riportate nella successiva tabella
Principali caratteristiche costruttive dei più recenti lotti di ampliamento della discarica
controllata della Pontenossa spa
Impermeabilizzazione del fondo (dal
basso)
Impermeabilizzazione scarpate (dal
basso)
Copertura finale (dal basso)
Proposta di Piano - Relazione
1 m argilla k<1x10-7 cm/s, geotessile, doppio telo HDPE da
2,5 mm, geotessile, 50 cm ghiaia
Bentonitico, regolarizzazione scarpate in cls con doppia
rete elettrosaldata, geotessile, doppio telo HDPE da 2,5
mm
50 cm argilla k<1x10-7 cm/s, 50 cm ghiaia/sabbia, 100 cm
coltivo
Aprile 2008
Pagina 187 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
PARTE II - LA PROPOSTA DI PIANO
6.
OBIETTIVI DEL PIANO PROVINCIALE DI GESTIONE DEI RIFIUTI
Alla luce dell’analisi dell’attuale sistema gestionale, livelli di produzione, recuperi conseguiti,
dotazioni impiantistiche, gli obiettivi fondamentali della pianificazione sono i seguenti:
Contenimento della produzione
La Provincia di Bergamo già da diversi anni opera con specifici progetti di intervento a
sostegno delle attività dei Comuni per la promozione di iniziative volte al contenimento della
produzione di rifiuti. Il Piano prevede l’ulteriore sviluppo di tali azioni in fase attuativa, in
modo che si possano contrastare le dinamiche, pur contenute, di attuale crescita.
La definizione dei flussi di rifiuti raccolti e avviati a trattamento e smaltimento, nell’ambito
della predisposizione degli scenari di Piano, si è comunque cautelativamente basata sugli
attuali tassi di crescita registrati, non considerando, a titolo precauzionale, gli auspicati
benefici attesi dalle sopra menzionate azioni attuative.
Recupero materia
La situazione media provinciale è oggi molto avanzata; tuttavia si evidenziano aree del
territorio in cui sono possibili miglioramenti; il Piano propone interventi tesi all’ottimizzazione
gestionale ed all’aumento delle rese di intercettazione delle frazioni più significative,
proponendo soluzioni diversificate ed obiettivi differenziati in funzione dei diversi contesti
territoriali.
Si ritiene credibile proporre un obiettivo di raccolta differenziata superiore al 60% della
produzione totale al 2013, allineandosi in questo modo alle più recenti indicazioni normative.
Per agevolare le azioni finalizzate al conseguimento degli obiettivi la Provincia, in fase
attuativa, eserciterà una forte azione di stimolo verso i Comuni ed i Soggetti gestori che
operano in quei territori in cui sono possibili miglioramenti nei recuperi oggi conseguiti.
L’azione della Provincia nella fase di attuazione del Piano si concretizzerà attraverso
strumenti a sostegno dello sviluppo dei servizi di raccolta differenziata. Tali strumenti
potranno essere sia di tipo tecnico, ad esempio attraverso la redazione di Linee Guida per la
progettazione di servizi di tipo intensivo, sia di tipo economico ed amministrativo, ad esempio
attraverso la regolamentazione delle modalità di accesso agli impianti di trattamento del
rifiuto residuo con tariffe modulate in funzione dei livelli di recupero conseguiti.
Recupero energetico
Il Piano, sulla base delle capacità complessive di trattamento del sistema impiantistico, ha
individuato le potenzialità necessarie a soddisfare i fabbisogni alla luce della possibile nuova
configurazione dei servizi e degli obiettivi di recupero materia.
Sono state individuate le priorità di intervento nell’utilizzo di dette potenzialità ovvero le
necessità in ordine alla loro eventuale integrazione alla luce dei fabbisogni di trattamento e
smaltimento del complesso della produzione di rifiuti urbani in ambito provinciale (compresa
la produzione di rifiuti speciali derivanti dal trattamento di rifiuti urbani); la pianificazione
provinciale ha infatti l’obiettivo di definire, oltre il sistema di gestione dei rifiuti urbani, i
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 188 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
fondamentali orientamenti del sistema di gestione dei rifiuti speciali; per diverse tipologie di
rifiuti ricomprese tra tali flussi possono presentarsi concrete possibilità di recupero
energetico.
Contenimento fabbisogno discarica
I trattamenti diversificati dei flussi di rifiuti danno oggi oggettive possibilità di recupero di
materiali che, solo qualche anno fa, venivano avviati a smaltimento in discarica.
Il Piano ha definito una stima dei fabbisogni residui comunque identificabili tenendo conto
delle priorità di destinazioni alternative.
Sulla base del sistema gestionale proposto il Piano evidenzia i complessivi fabbisogni di
smaltimento in discarica riferiti al complesso dei flussi di rifiuti derivati dal trattamento degli
urbani; per una completa definizione dei fabbisogni, a tali flussi si aggiungeranno quelli che
si ipotizza possano derivare dalla gestione dei rifiuti speciali in ambito provinciale. Per
quest’ultimo aspetto il Piano formula stime di fabbisogni che hanno carattere indicativo
funzionale a fornire un supporto alle scelte che l’Amministrazione Provinciale dovrà attuare in
merito al futuro sistema impiantistico.
Armonia con politiche ambientali locali e globali
Il Piano ha definito procedure localizzative che tengono conto di tutte le previsioni di
carattere territoriale ed ambientale; si è in questo modo definito un quadro che orienterà le
future strategie di sviluppo nel settore della gestione dei rifiuti coerentemente con le
previsioni di tutela delle specificità territoriali.
Conseguimento di migliori prestazioni energetico-ambientali rispetto all’attuale sistema
Il Piano prevede sostanzialmente la conferma dell’attuale sistema gestionale prevedendo un
ulteriore potenziamento delle attività di raccolta differenziata in quei contesti territoriali per i
quali la rilevazione dello stato di fatto ha evidenziato potenzialità e margini di miglioramento.
La configurazione di un sistema di gestione ulteriormente orientato al recupero di materia
determinerà benefici importanti in termini ambientali; la proposta di Piano, accompagnata
dalla Valutazione Ambientale Strategica, ha comparato - con riferimento ad indicatori
semplificati - l’attuale “impatto ambientale” della gestione dei rifiuti, con quanto potrà
verificarsi una volta concretizzati gli obiettivi del Piano.
Sono stati al proposito individuati indicatori quali:
• fabbisogno di volumetrie di discarica;
• recupero di materia dai rifiuti;
• bilancio energetico della gestione dei rifiuti;
• bilancio emissivo della gestione dei rifiuti.
Contenimento dei costi del sistema di gestione, anche attraverso azioni della Provincia
Il Piano prevede lo sviluppo di azioni tese a ottimizzare il sistema di gestione dei rifiuti, anche
in relazione ai costi ad esso associati; ciò sarà possibile anche attraverso politiche di
regolazione delle tariffe dei servizi agli utenti o delle tariffe di conferimento dei rifiuti agli
impianti.
Le necessità di intervento sul sistema dei servizi di raccolta potranno determinare ricadute
sul sistema dei costi in capo a quei Comuni in cui oggi non è attivo il complesso dei servizi
previsti dal Piano per il conseguimento dei suoi obiettivi.
Al fine di orientare le future scelte che i gestori ed i Comuni dovranno attuare è importante la
funzione di indirizzo che la Provincia potrà dare sulla base delle indicazioni tecnico
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 189 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
economiche fornite dal Piano; si richiama pertanto quanto già anticipato in merito alla
necessità di garantire il supporto tecnico ai comuni (es predisposizione di Linee Guida e di
disciplinari tipo).
Rilancio del processo di presa di coscienza da parte dei cittadini della necessità di una
gestione sostenibile dei rifiuti
Il Piano prevede che in fase attuativa siano sviluppate azioni tese a sostenere le raccolte
differenziate e la collocazione dei materiali di recupero. Già in passato la Provincia ha
operato con CONAI ad un progetto finalizzato alla individuazione dei terminali di trattamento
dei materiali oggetto di raccolta differenziata; tali attività proseguiranno con l’obiettivo di
fornire ai cittadini ed agli utenti dei servizi le corrette informazioni circa il destino dei materiali
ed i benefici ambientali associati alle azioni da essi attuate.
Solidità complessiva del sistema inclusa la dotazione delle potenzialità impiantistiche per la
sussidiarietà interprovinciale
Il futuro fabbisogno è dimensionato sulla base di:
• autosufficienza;
• trend di crescita della produzione;
• obiettivi di recupero.
La definizione dei futuri fabbisogni tiene inoltre conto della necessità di trattamento di:
• tutti i flussi residui dal trattamento dei rifiuti urbani (es. scorie e ceneri da trattamento
termico);
• fanghi di depurazione delle acque reflue urbane;
• rifiuti da spazzamento stradale;
• flussi di rifiuti derivanti dalla lavorazione dei materiali provenienti da RD (scarti
compostaggio, scarti da valorizzazione dei materiali secchi da RD) almeno per la quota di
tali rifiuti prodotta in ambito provinciale;
• altri flussi di rifiuti speciali che per qualità possono essere avviati a trattamento presso gli
impianti per rifiuti urbani.
Sulla base di precise indicazioni della pianificazione regionale il sistema impiantistico
provinciale di trattamento del rifiuto residuo tiene inoltre conto della necessità di garantire
potenzialità impiantistiche alle funzioni di sussidiarietà e mutuo soccorso interprovinciale. Il
Piano, anche sulla base di necessità evidenziate da altre Province lombarde per il
soddisfacimento dei fabbisogni nella fase transitoria alla realizzazione di nuovi impianti,
individua le quote di potenzialità dei propri impianti di trattamento termico da destinare ai
rifiuti provenienti da altri territori lombardi; in particolare il Piano definisce le quote di
potenzialità impiantistica da destinare ai rifiuti provenienti dalla Provincia di Sondrio sulla
base del protocollo d’intesa stipulato tra le due amministraizoni provinciali (sino a 20.000 t/a
per il periodo 2008 - 2012).
Gestione dei rifiuti speciali
In ottemperanza al principio di prossimità, il Piano propone una stima dei fabbisogni relativa
alle operazioni di recupero e smaltimento dei rifiuti speciali prodotti in ambito provinciale. Tali
valutazione assumono carattere di indirizzo non avendo come noto carattere prescrittivo le
previsioni della pianificazione in materia di gestione dei rifiuti speciali.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 190 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.
GLI SCENARI DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI
7.1.
La valenza dell’attuale quadro gestionale e la ricerca di ulteriori
ottimizzazioni
Il sistema di gestione dei rifiuti urbani provinciale attualmente in essere presenta
caratteristiche di eccellenza rispetto al quadro regionale e nazionale, risultando allineato ai
più avanzati indirizzi normativi e programmatici.
In particolare:
• livelli di produzione di rifiuti al di sotto della media regionale e nazionale: 458 kg/abxa in
provincia al 2006, a fronte di 518 kg/abxa medi in Lombardia e 550 kg/abxa medi
nazionali;
• elevato sviluppo delle raccolte differenziate: 50,1% al 2006 in provincia, a fronte del
43,6% medio lombardo e del 25,8% medio nazionale;
• sostanziale autosufficienza impiantistica, sia con riferimento ai fabbisogni di recupero che
di smaltimento dei rifiuti pur con un elemento critico costituito dalle potenzialità residue di
discarica oggi autorizzate (il riferimento è alla discarica di Cavernago che sino ad ora ha
accolto i rifiuti provenienti dal trattamento dei rifiuti urbani scorie da trattamento termico,
sovvalli da pretrattamento, fanghi da trattamento rifiuti spazzamento stradale e la quota
maggioritaria dei rifiuti ingombranti);
• sistema impiantistico di trattamento e smaltimento rifiuti allineato alle migliori tecniche
disponibili in materia di recupero energetico dai rifiuti;
• costi complessivi di gestione dei rifiuti al di sotto della media regionale e nazionale: 77
€/abitantexanno in provincia al 2006, a fronte di 96,8 €/abxa medi lombardi e 117,6
€/abxa medi nazionali al 2005 (dati 2005 APAT).
Partendo da tali premesse, si ritiene di poter prefigurare un’evoluzione del sistema attuale
che ne consenta l’ulteriore ottimizzazione, senza però determinare uno stravolgimento di
quanto oggi in essere, operando all’interno di quei “gradi di libertà” di cui si può
concretamente disporre, intesi come ricerca delle opportunità di nuove ottimizzazioni.
Tale “Scenario evolutivo” è quindi messo a confronto con uno “Scenario inerziale”, che
proietta nel tempo le attuali tendenze in atto, in assenza di ulteriori interventi di rilancio da
parte della pianificazione provinciale. Se lo “Scenario evolutivo” è finalizzato all’indirizzare i
soggetti attuatori delle politiche di Piano verso il conseguimento dei massimi livelli di
sostenibilità ambientale, lo “Scenario inerziale” costituisce il riferimento da assumersi, in via
cautelativa, ai fini del dimensionamento dei fabbisogni provinciali di trattamento e
smaltimento dei rifiuti.
Si ricorda che, ai fini del dimensionamento del sistema impiantistico, sono state recepite le
precise indicazioni in materia fornite dalla Regione Lombardia che ha quantificato la quota di
potenzialità impiantistica da destinare a “mutuo soccorso” in ragione del 20% del totale del
rifiuto avviato a smaltimento in ambito provinciale.
Gli scenari così delineati, presentati e approfonditi nel seguito, sono quindi sottoposti a
comparazioni inerenti le implicazioni di carattere tecnico, ambientale ed economico, fornendo
un indispensabile supporto allo sviluppo di un percorso pianificatorio pienamente partecipato
e condiviso da tutti i soggetti interessati (oltre alla Provincia, Comuni, gestori e cittadini
innanzitutto).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 191 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.2.
La produzione di rifiuti urbani e gli interventi per la sua prevenzione e
riduzione
7.2.1. La variazione della produzione di rifiuti
Per la definizione dell’evoluzione attesa della produzione di rifiuti urbani in Provincia, si è
ritenuto opportuno sviluppare un’analisi incentrata in particolare sull’esame delle due
componenti che vanno a determinare la produzione complessiva, ovvero:
• la popolazione residente nel territorio;
• la produzione di rifiuti pro capite associata alle presenze nel territorio (kg/abitantexanno).
Sia per la definizione del tasso di variazione della popolazione residente che della
produzione di rifiuti urbani pro capite, si sono quindi analizzate innanzitutto le variazioni
registrate negli ultimi anni (indicativamente, sul quinquennio 2001-2006).
L’analisi è stata condotta differenziando le diverse aree territoriali della provincia (si veda
figura riportata nel seguito):
• area di pianura;
• area di bassa valle;
• area di alta valle;
• area montana;
• area montana a sviluppo turistico-produttivo;
• Comune di Bergamo.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 192 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
SUDDIVISIONE DEL TERRITORIO DELLA PROVINCIA IN AREE OMOGENEE
Come evidenziato nel seguente riquadro, tra il 2001 e il 2006 a livello provinciale si è
registrato un tasso di incremento dell’1,26% annuo rispetto alla popolazione residente, dello
0,79% annuo rispetto alla produzione di rifiuti pro capite; l’andamento di questi due fattori ha
determinato un incremento medio della produzione assoluta di rifiuti su base annua pari al
2,05%.
Peraltro, si sottolinea come le diverse aree territoriali presentino andamenti diversificati, in
relazione alle diverse variabili analizzate:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 193 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
•
•
•
il Comune di Bergamo registra una tendenza alla flessione demografica, accompagnata
tuttavia da un tasso di crescita dei rifiuti prodotti pro capite lievemente sopra la media
Provinciale;
i Comuni dell’area di Pianura presentano una significativa crescita demografica, con una
tendenza all’incremento della produzione pro capite di rifiuti più smorzata;
i Comuni dell’area di Bassa Valle presentano significativi tassi di crescita sia della
popolazione sia della produzione pro capite;
i Comuni dell’area di Alta Valle presentano una modesta crescita della popolazione, a
fronte però di una tendenza alla crescita della produzione di rifiuti pro capite;
i Comuni dell’area Montana presentano una lieve crescita demografica, con una
tendenza all’incremento della produzione pro capite maggiormente accentuata nei
Comuni dell’area Montana a sviluppo turistico-produttivo.
Confronto dei tassi di variazione annui medi di popolazione residente, produzione di
rifiuti pro capite e assoluta dal 2001 al 2006
Area territoriale
Pianura
Tasso di variazione medio annuo
produzione
produzione
popolazione
procapite RU
assoluta RU
residente
[kg/abxa]
[t/a]
1,92%
0,17%
2,09%
Bassa Valle
1,23%
1,90%
3,15%
Alta Valle
0,59%
1,20%
1,80%
Montana
0,54%
0,89%
1,43%
Montana a sviluppo turistico-produttivo
Bergamo
Provincia di Bergamo
0,38%
1,25%
1,64%
-0,26%
1,06%
0,79%
1,26%
0,79%
2,05%
Per la proiezione nell’orizzonte temporale di Piano, e in particolare fino al 2013, della
variazione della produzione di rifiuti, si propone quindi nello “Scenario inerziale”
l’assunzione di tassi di crescita dei rifiuti allineati, per le diverse aree territoriali, ai
valori medi sopra segnalati.
L’assunzione di una tendenza alla crescita allineata con quanto derivante dai dati storici è da
intendersi cautelativa, ai fini della definizione dei fabbisogni di Piano, rispetto agli obiettivi
definiti di contenimento della crescita dei rifiuti, che vengono invece assunti come riferimento
nello “Scenario evolutivo”.
In quest’ultimo scenario, si assume infatti che le azioni che potranno essere messe in campo
dalla Provincia di Bergamo e dagli altri soggetti interessati, finalizzate al contenimento dei
rifiuti prodotti, consentano un rallentamento delle attuali dinamiche di crescita, con in
particolare una riduzione del 20% del tasso di crescita annuo risultante dalla analisi dei
dati storici.
Applicando i tassi di crescita precedentemente definiti, si stimano quindi le produzioni di rifiuti
urbani in ciascuna area e la produzione totale di rifiuti attesa in Provincia di Bergamo al
2013, nei due scenari analizzati.
In particolare, si determina, nell’ipotesi di proseguio inerziale dell’attuale crescita, un
quantitativo di rifiuti prodotto atteso al 2013 pari a 553.107 t/a, con un incremento totale della
produzione di rifiuti urbani sull’intero periodo 2006-2013 pari al 15,5%
La riduzione del 20% dell’attuale tasso di crescita dei rifiuti pro capite porterebbe ad un
quantitativo di rifiuti prodotto atteso al 2013 lievemente inferiore, pari a 546.584 t/a, con un
incremento totale della produzione di rifiuti urbani sull’intero periodo 2006-2013 pari al 14,2%
Le variazioni sopra segnalate, relative al complesso del territorio provinciale, risultano in
realtà determinate dal mediarsi di andamenti della produzione differenti nelle diverse aree.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 194 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Si stima, infatti, una crescita contenuta della produzione di rifiuti urbani nel Comune di
Bergamo (aumento complessivo sull’intero periodo pari al 5,7%), con aumenti medi
sull’intero periodo, compresi tra il 10% e il 16%, nelle aree di Montagna, Alta Valle e Pianura,
ed un aumento del 24,2% nei Comuni dell’area di Bassa Valle.
Popolazione residente e produzione rifiuti urbani pro-capite e assoluta al 2006 e negli
scenari di pianificazione al 2013
Popolazione residente
Area omogenea
2006
Pianura
Bassa Valle
Alta Valle
Montana
Montana a sviluppo turist.-produtt.
Bergamo
Provincia di Bergamo
490.394
260.650
110.408
44.784
22.606
115.645
1.044.487
scenario
inerziale
2013
560.123
283.902
115.061
46.497
23.219
113.531
1.142.333
scenario
evolutivo
2013
560.123
283.902
115.061
46.497
23.219
113.531
1.142.333
Produzione RU (kg/abitantexanno)
Area omogenea
2006
Pianura
Bassa Valle
Alta Valle
Montana
Montana a sviluppo turist.-produtt.
Bergamo
Provincia di Bergamo
448
407
444
459
683
587
458
scenario
inerziale
2013
454
464
482
488
745
632
484
scenario
evolutivo
2013
453
452
474
482
732
623
478
Produzione RU (tonnellate/anno)
Area omogenea
2006
Pianura
Bassa Valle
Alta Valle
Montana
Montana a sviluppo turist.-produtt.
Bergamo
Provincia di Bergamo
219.878
106.041
49.001
20.553
15.439
67.904
478.816
scenario
inerziale
2013
254.113
131.735
55.507
22.699
17.303
71.750
553.107
scenario
evolutivo
2013
253.517
128.340
54.594
22.421
17.005
70.707
546.584
Variazione
totale
Variazione
annua
2006-2013
(scenario inerziale)
14,2%
8,9%
4,2%
3,8%
2,7%
-1,8%
9,4%
Variazione
totale
1,9%
1,2%
0,6%
0,5%
0,4%
-0,3%
1,3%
Variazione
annua
2006-2013
(scenario inerziale**)
+1,3%
+14,0%
+8,6%
+6,3%
+9,1%
+7,7%
+5,7%
Variazione
totale
+0,2%
+1,9%
+1,2%
+0,9%
+1,3%
+1,1%
+0,8%
Variazione
annua
2006-2013
(scenario inerziale**)
+15,6%
+24,2%
+13,3%
+10,4%
+12,1%
+5,7%
+15,5%
2,1%
3,1%
1,8%
1,4%
1,6%
0,8%
2,1%
(*) definita considerando una contrazione del 20% del tasso di crescita di riferimento della produzione pro capite;
(**) definita in assenza di contrazione del tasso di crescita di riferimento della produzione pro capite.
7.2.2. Composizione merceologica di riferimento
Con riferimento allo stato attuale di produzione dei rifiuti urbani (al 2006), si sottolinea un
dato decisamente rilevante di produzione e raccolta di rifiuti ingombranti (7% in peso rispetto
al totale dei RU).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 195 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Riscontrata tale criticità in tutte le aree territoriali tranne il Comune di Bergamo (in cui gli
ingombranti sono solamente il 2,1% del totale), il Piano si pone l’obiettivo di ridurre al 2013
tale flusso di rifiuti raccolto in forma indistinta, privilegiandone una maggior separazione per
singoli materiali al momento del conferimento; in considerazione di questo indirizzo, a partire
dalle composizioni merceologiche dei rifiuti urbani di riferimento per lo stato attuale per
ciascuna area territoriale si ipotizza che al 2013 la frazione dei rifiuti ingombranti abbia un
peso del 5% rispetto al totale, con riferimento in particolare allo “Scenario evolutivo”.
Fatta tale assunzione, per ciascuna area si è proceduto ad una stima della composizione
merceologica dei rifiuti prodotti nello “Scenario evolutivo” tarando le composizioni di
riferimento dello stato attuale sulla base delle previsioni future.
Per lo “Scenario inerziale”, si mantengono livelli di produzione di rifiuti ingombranti allineati a
quelli attuali, non considerando quindi l’auspicata ottimizzazione gestionale di tale flusso.
Si sottolinea che, a parte tale previsione di contrazione della produzione di rifiuti ingombranti,
non si prevedono ulteriori variazioni significative in merito alla presenza delle altre frazioni
dal momento che il tasso di crescita della produzione di rifiuti urbani assunto è, in termini di
pro capite, poco rilevante (+0,8% nello “Scenario inerziale”); si assume quindi che le
dinamiche di produzione rimangano sostanzialmente invariate senza apporti significativi di
flussi aggiuntivi che potrebbero determinare un’influenza sulla composizione qualitativa (si
pensi ad es. agli effetti che potrebbero derivare da una ampia “assimilazione” di rifiuti oggi
speciali a rifiuti urbani).
Le seguenti tabelle riportano le composizioni merceologiche dei rifiuti assunte per lo stato
attuale (2006) e quella stimata, sulla base di quanto sopra esposto, per lo “Scenario
evolutivo” al 2013.
Composizione merceologica stimata del rifiuto urbano prodotto per area territoriale in
Provincia di Bergamo al 2006
Frazione
Organico
Verde
Carta
Plastica
Vetro
Inerti
Legno
Tessili
Metalli ferrosi
Altri metalli
Altro
Ingombranti
Spazzamento
Totale
Pianura
18,9%
11,3%
20,8%
10,8%
9,8%
0,4%
4,9%
4,0%
2,6%
0,7%
2,3%
8,4%
5,1%
100,0%
Proposta di Piano - Relazione
Bassa
Valle
Alta
Valle
18,8%
10,7%
20,8%
10,8%
10,9%
0,4%
4,7%
4,0%
2,7%
0,7%
2,3%
7,8%
5,5%
100,0%
18,2%
14,4%
20,4%
10,9%
11,2%
0,5%
4,8%
3,2%
3,9%
1,2%
2,1%
5,9%
3,1%
100,0%
Montana
16,6%
15,9%
20,6%
11,4%
13,1%
0,4%
3,7%
3,3%
3,7%
1,7%
2,4%
6,6%
0,5%
100,0%
Montana
a svilup.
turist.-prod.
15,4%
15,2%
20,6%
9,8%
12,7%
0,4%
4,1%
3,0%
4,9%
1,7%
2,6%
6,8%
2,7%
100,0%
Aprile 2008
Comune
di
Bergamo
21,8%
4,1%
28,1%
14,3%
10,9%
0,7%
2,7%
4,3%
3,0%
0,6%
1,7%
2,1%
5,8%
100,0%
Totale
Provincia
19,0%
10,8%
21,8%
11,3%
10,6%
0,5%
4,4%
3,9%
3,0%
0,8%
2,2%
7,0%
4,8%
100,0%
Pagina 196 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Composizione merceologica stimata del rifiuto urbano prodotto per area territoriale in
Provincia di Bergamo nello “Scenario evolutivo” al 2013
Frazione
Organico
Verde
Carta
Plastica
Vetro
Inerti
Legno
Tessili
Metalli ferrosi
Altri metalli
Altro
Ingombranti
Spazzamento
Totale
Pianura
19,6%
11,7%
21,6%
11,2%
10,2%
0,4%
5,1%
4,1%
2,7%
0,7%
2,4%
5,0%
5,3%
100,0%
Bassa
Valle
Alta
Valle
19,4%
11,0%
21,4%
11,1%
11,2%
0,4%
4,8%
4,1%
2,8%
0,7%
2,3%
5,0%
5,6%
100,0%
18,4%
14,5%
20,7%
11,0%
11,4%
0,6%
4,8%
3,2%
4,0%
1,3%
2,1%
5,0%
3,1%
100,0%
Montana
16,9%
16,2%
21,0%
11,5%
13,3%
0,4%
3,8%
3,3%
3,8%
1,8%
2,5%
5,0%
0,5%
100,0%
Montana
a svilup.
turist.-prod.
15,7%
15,5%
21,0%
10,0%
12,9%
0,4%
4,2%
3,1%
5,0%
1,7%
2,7%
5,0%
2,8%
100,0%
Comune
di
Bergamo
21,8%
4,1%
28,1%
14,3%
10,9%
0,7%
2,7%
4,3%
3,0%
0,6%
1,7%
2,1%
5,8%
100,0%
Totale
Provincia
19,5%
11,1%
22,2%
11,5%
10,8%
0,5%
4,6%
4,0%
3,0%
0,8%
2,3%
4,6%
5,0%
100,0%
7.2.3. Linee di intervento per la prevenzione e riduzione della produzione di
rifiuti
Le politiche ambientali definite a livello comunitario, e in particolare il VI Programma d’azione
per l’ambiente dell’Unione Europea (2001-2010) e la recente Direttiva 2006/12/CE in materia
di rifiuti, affermano la priorità, nell’ambito delle azioni in materia di ambiente, di tutti gli
interventi mirati alla prevenzione, sia in termini quantitativi (riduzione del volume dei rifiuti)
sia in termini qualitativi (riduzione della pericolosità dei rifiuti).
La strategia definita a livello comunitario punta a modelli di produzione e consumo più
sostenibili, che garantiscano una maggior efficienza nella gestione delle risorse e dei rifiuti,
con la finalità in particolare di allentare il legame tra crescita economica e impiego delle
risorse/produzione dei rifiuti, in modo tale che tale crescita economica non comporti il
superamento della capacità di carico dell’ambiente.
In merito all’attuazione di misure in materia di prevenzione dei rifiuti, si afferma la necessità
di intervenire, a livello comunitario, sia per l'eliminazione graduale di talune sostanze e
materie prime, con misure relative ai prodotti, sia incentivando il riutilizzo e il recupero dei
rifiuti.
Le indicazioni strategiche comunitarie sono state recepite nella legislazione italiana con il
D.Lgs. 22/97, che ha individuato nelle politiche di riduzione e prevenzione della formazione
dei rifiuti l’intervento prioritario da attuare nell’ambito della gestione dei rifiuti, indicazioni poi
riprese dal D.Lgs. 152/2006.
Rispetto all’attuazione di politiche gestionali così mirate, si possono in generale prevedere
interventi, non necessariamente alternativi ma piuttosto integrati, comprendenti:
• misure di tipo economico, indirette (incentivi, esenzioni) o dirette (tasse e tariffe);
• misure amministrative, finalizzate alla limitazione di consumo, distribuzione, impiego di
determinati tipi di prodotto o sostanze;
• accordi di programma, col sistema delle imprese e della distribuzione;
• politiche di prodotto, operanti attraverso obblighi derivanti dal principio di responsabilità
del produttore (obblighi di recupero e gestione del prodotto a fine vita) o misure di
promozione (eco-label, indirizzi per gli acquisti da parte del sistema pubblico) e attività di
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 197 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
formazione sociale, finalizzate a promuovere stili di vita e prodotti ecologicamente più
sostenibili.
L'opportunità di attuare misure di riduzione della produzione di rifiuti, o delle loro
caratteristiche di pericolosità, deriva in particolare dal verificarsi di una crescita continua delle
quantità di rifiuti prodotte, con un'ancor più accentuata crescita dei volumi in gioco, per la
maggior rilevanza assunta dai rifiuti di imballaggio. Si sottolinea inoltre l'importanza di non
sottovalutare la crescente complessità, eterogeneità di composizione e pericolosità dei rifiuti.
Consapevole della centralità che il tema del controllo e della prevenzione della produzione
dei rifiuti assume nella definizione di politiche pianificatorie e gestionali in materia, la
Provincia di Bergamo ritiene, con riferimento alla realtà del contesto territoriale di interesse e
ai margini di azione di cui l’Amministrazione Provinciale dispone, di poter individuare linee di
interventi che si possano concretizzate in iniziative quali:
• la promozione della tariffazione nella gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti, in
particolare nella sua forma di “tariffazione puntuale”, vista come strumento per la
responsabilizzazione dei produttori, in linea con il principio del “polluter-pays” (“chi
inquina paga”), e conseguentemente come incentivo all’utente dei servizi di raccolta alla
riduzione dei rifiuti generati;
• l’attivazione (compatibilmente con le risorse disponibili) di canali di finanziamento di
progetti comunali per la riduzione dei rifiuti, al fine di stimolare la diffusione e
applicazione di “buone pratiche” a livello locale, anche attraverso iniziative aventi
carattere particolarmente innovativo dal punto di vista comunicativo e di partecipazione
dei cittadini;
• l’incentivazione della pratica dell’autocompostaggio domestico dei rifiuti, ove compatibile
in particolare con le caratteristiche del tessuto residenziale (presenza di giardini), con
possibilità quindi di gestione “in proprio” da parte dei cittadini di quota parte dei rifiuti
organici e verdi prodotti; l’autocompostaggio consente non solo di sgravare il sistema dei
servizi di raccolta di parte della produzione di rifiuti compostabili, con conseguenti
benefici gestionali e economici diretti, ma rappresenta anche un’importante opportunità di
presa di coscienza da parte dei cittadini delle problematiche ambientali legate al “mondo
rifiuti”, avendo quindi una significativa valenza anche comunicativa e educativa;
• la promozione di accordi finalizzati al contenimento della produzione di rifiuti da
imballaggio, con il coinvolgimento di Consorzi di Filiera, Associazioni di categoria,
Associazione ambientaliste, per la divulgazione di “buone pratiche” di progettazione e
realizzazione di imballaggi che consentano la minore produzione di rifiuti;
• la promozione di accordi finalizzati al contenimento dell’utilizzo degli imballaggi nella
Grande Distribuzione Organizzata, per l’attuazione di specifici progetti orientati alla
riduzione dei quantitativi di rifiuti da imballaggio generati dalle catene della GDO;
• la promozione di accordi con il settore del commercio per la diffusione di marchi
ecologici, con conseguenti benefici in termini di maggiore consapevolezza ecologica
negli acquisti da parte dei consumatori e riduzione dei quantitativi di rifiuti prodotti, in
particolare rifiuti da imballaggio;
• la promozione dell’implementazione del Green Public Procurement negli Enti Pubblici
presenti sul territorio provinciale, attraverso l’erogazione di uno specifico percorso
formativo mirato all’inserimento di criteri di qualità ambientale nelle scelte di prodotti e
servizi da parte della Pubblica Amministrazione, con conseguenti ricadute positive
rispetto ai rifiuti da essa generati;
• il sostegno a progetti quali il “Banco Alimentare”, mirati al recupero delle eccedenze
alimentari derivanti dall’industria alimentare, dai supermercati e ipermercati, dalle mense
e alla loro immediata distribuzione ad associazioni che assistono persone in stato di
indigenza; tali attività si caratterizzano per una significativa valenza sia sociale (il
sostegno a persone economicamente in difficoltà) che ambientale (il recupero di prodotti
altrimenti destinati a generare rifiuti);
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 198 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
la promozione di un marchio “Ecofeste in Provincia di Bergamo” e l’attivazione di
iniziative di sensibilizzazione ambientale nell’ambito delle feste e sagre, con benefici
attesi in termini di riduzione della produzione di rifiuti e raccolta differenziata di materiali
recuperabili;
l’avvio di progetti di comunicazione mirati alla sensibilizzazione verso le tematiche della
“gestione sostenibile” dei rifiuti, rivolti al mondo della scuola, ai cittadini, alle imprese.
7.3.
Il sistema dei servizi di raccolta dei rifiuti urbani
7.3.1. Gli obiettivi di raccolta differenziata
L’attuale sistema di gestione dei rifiuti urbani provinciale si caratterizza per il conseguimento
di livelli di raccolta differenziata di assoluta eccellenza (50,1% al 2006), che risultano quindi
già rispondenti alle indicazioni definite nella normativa vigente per gli anni a venire, con
riferimento in particolare agli obiettivi cadenzati dal D.Lgs. 152/2006 come modificato dal
D.Lgs.4/2008, fino all’anno 2008:
• 45% di RD al 2008;
• 65% di RD al 2012.
A partire da tale quadro, la Provincia individua ulteriori opportunità di ottimizzazione del
sistema, che possano consentire la sua ulteriore evoluzione fino al conseguimento di un
livello di raccolta differenziata superiore al 60%, entro il 2013, con successivo
mantenimento negli anni a venire.
Il conseguimento di tale obiettivo è in particolare assunto nello scenario della pianificazione
denominato “Scenario evolutivo”, che costituisce il riferimento cui dovranno tendere i soggetti
attuatori delle politiche di Piano.
Lo “Scenario inerziale”, che, come già sottolineato, riflette e proietta sull’orizzonte temporale
di riferimento le dinamiche attualmente in essere, si basa su di una crescita più lenta delle
raccolte differenziate, in linea con quanto registrato in questi ultimi anni, arrivando a
prefigurare il conseguimento di un livello del 53,2% al 2013. La previsione delineata dallo
“Scenario inerziale” costituisce il riferimento da assumersi, in via cautelativa, ai fini del
dimensionamento dei fabbisogni provinciali di trattamento e smaltimento dei rifiuti.
7.3.2. Il sistema organizzativo dei servizi di riferimento e la validità dei
sistemi di “raccolta differenziata integrati”
Alla luce delle esperienze già attuate nel contesto provinciale, così come in diverse altre
realtà, in particolare nel Nord Italia e nella stessa Lombardia, si conferma la validità dei
sistemi di raccolta differenziata “integrati”, basati sulla domiciliarizzazione delle raccolte
delle principali frazioni (innanzitutto indifferenziato, organico e carta) per il conseguimento di
obiettivi di raccolta differenziata elevati.
Lo schema riportato nel seguito rappresenta visivamente in forma sintetica quanto emerso
nel vasto panorama delle esperienze già attuate nel contesto nazionale. In particolare, in
assenza di un intervento di domiciliarizzazione spinta delle principali raccolte non è
ragionevole ipotizzare il conseguimento di livelli di raccolta differenziata pari o superiori al
50% e il conseguimento di livelli ancora più elevati può essere ragionevolmente supportato
da specifici interventi di incentivazione dell’utenza, quali innanzitutto l’attivazione di sistemi
di tariffazione puntuale dei servizi. Vale probabilmente la pena ricordare al riguardo che
per “tariffa puntuale” si intende una tariffa che è attribuita all’utente sulla base di una
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 199 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
valutazione puntuale, specifica del quantitativo di rifiuti conferiti dal singolo utente ai servizi di
raccolta; la tariffa puntuale consente di responsabilizzare il singolo utente rispetto alla
gestione dei rifiuti che produce, grazie agli incentivi economici che gli derivano rispetto ad un
suo impegno verso la riduzione della produzione di rifiuti e la loro differenziazione.
Livelli di RD raggiungibili per modalità organizzativa del sistema di raccolta
Raccolte differenziate secco umido
domiciliari con tariffa puntuale
Raccolte differenziate secco umido
domiciliari
Raccolte diff. secco-umido stradali con elementi di
domiciliarizzazione (verde, carta,..)
Raccolte differenziate
secco-umido stradali
Raccolte
differenziate
Aggiuntive
100
95
90
85
80
75
70
65
60
55
50
45
40
35
30
25
20
15
10
5
0
„
1
Il sistema organizzativo dei servizi di raccolta dei rifiuti attualmente attivo sul territorio potrà
quindi essere opportunamente potenziato attraverso:
• ulteriore estensione delle raccolte domiciliari o di altre tipologie organizzative in
grado di garantire rilevanti recuperi, nelle aree che presentano ancora maggiori
potenzialità di ottimizzazione organizzativa dei servizi;
• interventi di comunicazione per aumentare la risposta degli utenti e garantire sia
miglioramenti quantitativi che qualitativi dei conferimenti;
• progressiva estensione della tariffazione dei servizi con l’introduzione della parte
variabile della tariffa commisurata ai quantitativi di rifiuti effettivamente conferiti (vedi
“tariffa puntuale”).
Particolare attenzione dovrà essere posta dai Comuni e dai Gestori dei servizi nel perseguire
non solo un ulteriore miglioramento quantitativo delle raccolte differenziate, con
l’innalzamento della % di rifiuti differenziati sul totale prodotto, ma anche nel garantire il
mantenimento di elevati standard di qualità del materiale raccolto. Contenere al minimo
la quota di materiali impropri presenti nelle raccolte differenziate consente infatti di non
vanificare l’impegno profuso nella differenziazione dei rifiuti, dando un effettivo e pieno
contributo alla riduzione dei rifiuti da destinarsi successivamente a smaltimento. La raccolta
di rifiuti “ben differenziati” porta inoltre a significativi benefici economici, in considerazione
della graduazione generalmente applicata, in funzione della qualità del materiale, ai
contributi riconosciuti dal CONAI per i materiali da imballaggio.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 200 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.3.3. I flussi di rifiuti attesi dai servizi di raccolta
La previsione di un ulteriore sviluppo delle raccolte differenziate, sul complesso del territorio
provinciale, può opportunamente declinarsi e graduarsi con modalità diverse nelle diverse
aree territoriali presenti all’interno della Provincia.
Le efficienze di intercettazione dei singoli materiali presenti nei rifiuti possono essere infatti
opportunamente diversificate per area, in considerazione degli effettivi margini di incremento
ancora disponibili e dell’opportunità di ottimizzazione tecnico-economico-ambientale
complessiva del sistema, a fronte in particolare di maggiori criticità nell’attuazione di servizi
intensivi (ovvero domiciliari) in aree decentrate e caratterizzate da una significativa
dispersione degli insediamenti (quali le aree montane).
Sulla base di una attenta analisi degli attuali livelli di intercettazione delle diverse frazioni
merceologiche conseguite nei diversi contesti territoriali della Provincia, si sono quindi
individuati i possibili margini di ulteriore ottimizzazione delle raccolte differenziate, al fine del
conseguimento dell’obiettivo del 60% di raccolta differenziata assunto dal Piano.
Nei seguenti riquadri si riporta in particolare il confronto tra le efficienze di intercettazione
delle diverse frazioni del rifiuto stimate attualmente sulla base dei dati 2006 e le efficienze di
intercettazione che sono assunte come riferimento nel Piano per lo “Scenario evolutivo”.
Gli ulteriori sforzi richiesti per il conseguimento dell’obiettivo provinciale del 60% risultano
diversificati nelle diverse aree territoriali e calibrati in funzione delle opportunità offerte da
ognuna di esse.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 201 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Efficienze di intercettazione delle diverse frazioni del rifiuto stimate al 2006
Frazione
Pianura
Organico
Verde
Carta
Plastica
Vetro
Inerti
Legno
Tessili
Metalli ferrosi
Altri metalli
Altro
Ingombranti*
56,7%
90,0%
60,9%
28,5%
90,0%
nd
90,0%
4,7%
90,0%
41,1%
41,0%
5,6%
Bassa
Valle
56,7%
90,0%
73,7%
33,7%
90,0%
nd
74,5%
6,0%
90,0%
51,4%
38,1%
5,4%
Alta
Valle
14,6%
41,0%
57,6%
19,2%
75,7%
nd
54,8%
4,6%
57,9%
15,9%
29,1%
6,1%
Montana
1,2%
32,5%
51,2%
12,8%
84,1%
nd
11,0%
2,0%
87,3%
18,5%
29,9%
16,7%
Montana
a svilup.
turist.-prod.
0,2%
71,7%
52,8%
13,7%
73,9%
Nd
15,4%
0,0%
34,2%
9,1%
27,0%
12,2%
Comune
di
Bergamo
54,9%
86,8%
51,7%
0,3%
70,8%
nd
82,1%
10,6%
30,4%
12,3%
82,4%
25,0%
Totale
Provincia
48,7%
78,6%
61,0%
22,5%
84,7%
nd
76,8%
5,7%
73,9%
32,2%
42,7%
7,1%
(*) quota a recupero
Efficienze di intercettazione delle diverse frazioni del rifiuto stimate al 2013 nello
Scenario evolutivo
Frazione
Pianura
Organico
Verde
Carta
Plastica
Vetro
Inerti
Legno
Tessili
Metalli ferrosi
Altri metalli
Altro
Ingombranti*
70%
90%
75%
35%
90%
50%
90%
40%
90%
60%
50%
35%
Bassa
Valle
70%
90%
75%
35%
90%
50%
80%
40%
90%
60%
50%
35%
Alta
Valle
45%
50%
60%
25%
80%
40%
60%
40%
80%
50%
50%
35%
Montana
20%
50%
55%
20%
80%
40%
40%
20%
90%
20%
30%
25%
Montana
a svilup.
turist.-prod.
20%
70%
55%
20%
80%
40%
40%
20%
60%
20%
30%
25%
Comune
di
Bergamo
60%
85%
65%
20%
80%
50%
80%
40%
60%
40%
80%
45%
Totale
Provincia
63%
81%
71%
31%
87%
48%
81%
39%
83%
51%
51%
35%
(*) quota a recupero
Per quanto concerne l’individuazione dell’attuale tendenza inerziale di crescita della raccolta
differenziata, si è fatto riferimento ai dati storici registrati nel periodo 2001-2006, nelle diverse
aree territoriali.
In particolare, l’analisi condotta evidenzia come sia in atto un sensibile rallentamento sul
complesso della Provincia delle dinamiche di sviluppo della raccolta differenziata, rispetto a
quanto registrato nel corso del decennio precedente. Sull’intero quinquennio di riferimento
l’incremento medio annuo è infatti dello 0,44% (valutato rispetto alla produzione di rifiuti),
essendo così determinato dal mediarsi di valori più elevati per l’area Montana a sviluppo
turistico-produttivo e per la Bassa Valle, da un valore lievemente superiore alla media per il
Comune Capoluogo e da valori più ridotti per le altre aree, fino ad arrivare ad una inversione
di tendenza (ovvero al calo della raccolta differenziata) nell’area Montana generica.
Su queste basi, una proiezione inerziale al 2013 vede l’individuazione di un livello medio di
raccolta differenziata conseguito in Provincia pari al 53,2%.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 202 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Valutazione dei tassi di variazione annui medi della raccolta differenziata (al netto del
recupero ingombranti) dal 2001 al 2006
Pianura
52,7%
53,6%
Variazione media
annuo (punti % su
produzione rifiuti)
0,19%
Bassa Valle
52,4%
56,4%
0,81%
Area territoriale
% RD al 2001
% RD al 2006
Alta Valle
35,6%
36,8%
0,24%
Montana
33,6%
33,1%
-0,09%
Montana a sviluppo turist.-produtt.
29,4%
35,7%
1,25%
Bergamo
40,3%
43,2%
0,57%
Provincia di Bergamo
47,4%
49,6%
0,44%
Previsione di sviluppo inerziale della raccolta differenziata
Area territoriale
Pianura
Bassa Valle
Alta Valle
Montana
Montana a sviluppo turist.-produtt.
Comune di Bergamo
Provincia di Bergamo
RD (escl.
rec. ing.)
al 2006
53,6%
56,4%
36,8%
33,1%
35,7%
43,2%
49,6%
variazione
media annua
di riferimento*
0,19%
0,81%
0,24%
+/-0,00%
1,25%
0,57%
0,44%
RD inerziale
(escl. rec. ing.)
al 2013
54,9%
62,0%
38,4%
33,1%
44,5%
47,1%
52,7%
RD inerziale
al 2013
55,4%
62,5%
38,8%
34,2%
45,5%
47,7%
53,2%
(*) definita sulla base delle tendenze registrate nel periodo 2001-2006; per l’area Montana, stante una riduzione,
pur lieve, della % di RD nel periodo di riferimento, si è assunta per la proiezione inerziale l’invarianza del livello di
RD conseguito nel 2006.
I ragionamenti condotti portano quindi a individuare, per le diverse aree del territorio, livelli di
raccolta differenziata conseguiti al 2013 così come indicato nel seguente riquadro.
Nello “Scenario evolutivo”, al 60% di raccolta differenziata, si stima quindi che i Comuni di
Pianura e della Bassa Valle si collochino su livelli di RD dell’ordine del 65-66%. Per il
Comune di Bergamo si prevede un livello di RD del 55%, per i Comuni dell’Alta Valle del
51%, che scende al 44-46% per i Comuni di montagna.
Gli sforzi richiesti per il conseguimento dell’obiettivo del 60%, pur diversificati nelle diverse
aree territoriali e calibrati in funzione delle opportunità offerte da ognuna di esse, sono
comunque sicuramente sempre significativi e richiedono un impegno esteso a tutto il
territorio.
Nello “Scenario inerziale”, si incrementano in modo abbastanza contenuto gli attuali livelli
registrati sul territorio, con solo la Bassa Valle a superare la soglia del 60%, confermandosi
la Pianura intorno al 55%, con Bergamo capoluogo e la Montagna a sviluppo turisticoproduttivo intorno al 45-48% e l’Alta Valle e la Montagna generica al di sotto del 40%.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 203 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Livelli di raccolta differenziata e flussi attesi per area territoriale allo stato attuale e
negli scenari della pianificazione al 2013
Area territoriale
Pianura
Bassa Valle
Alta Valle
Montana
Montana a sviluppo turist.-produtt.
Comune di Bergamo
Provincia di Bergamo
Area territoriale
Pianura
Bassa Valle
Alta Valle
Montana
Montana a sviluppo turist.-produtt.
Comune di Bergamo
Provincia di Bergamo
Situazione attuale
(al 2006)
[% RD]
54,1%
56,8%
37,2%
34,2%
36,5%
43,7%
50,1%
Situazione attuale
(al 2006)
[t/a di RD]
118.901
60.257
18.208
7.034
5.641
29.672
239.713
Scenario
inerziale
[% RD]
55,4%
62,5%
38,8%
34,2%
45,5%
47,7%
53,2%
Scenario
inerziale
[t/a]
140.738
82.341
21.553
7.768
7.877
34.229
294.507
Scenario
evolutivo
[% RD]
65,7%
65,1%
50,8%
44,0%
45,7%
55,0%
61,2%
Scenario
evolutivo
[t/a]
166.673
83.569
27.726
9.875
7.778
38.873
334.493
Sul totale del differenziato atteso al 2013, in entrambi gli scenari, emergono in particolare i
contributi attesi dalle seguenti frazioni:
• carta, con una quota del 25-27% del totale differenziato;
• organico, con una quota del 18-20%;
• verde, con una quota del 15-17%;
• vetro, con una quota del 15-16%%.
Le quatto frazioni sopra elencate rappresentano indicativamente il 75% del totale del rifiuto
differenziato atteso.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 204 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Contributi alla RD per frazione in Provincia di Bergamo allo stato attuale e negli
scenari della pianificazione al 2013
Organico
Verde
Carta
Plastica
Vetro
Inerti
Legno
Tessili
Metalli ferrosi
Altri metalli
Multimateriale
Altro
Ingomb.recup.
Situazione attuale (al 2006)
t/a
%
kg/abxa*
44.360
18,5%
42,5
40.567
16,9%
38,8
63.584
26,5%
60,9
12.165
5,1%
11,6
38.508
16,1%
36,9
16.365
6,8%
15,7
1.053
0,4%
1,0
10.455
4,4%
10,0
1.221
0,5%
1,2
4.569
1,9%
4,4
4.491
1,9%
4,3
2.376
1,0%
2,3
Totale RD
239.713
100,0%
229,5
Scenario inerziale
t/a
%
kg/abxa*
54.330
18,4%
47,6
50.083
17,0%
43,8
78.117
26,5%
68,4
15.121
5,1%
13,2
47.571
16,2%
41,6
0
0,0%
0,0
20.017
6,8%
17,5
1.282
0,4%
1,1
12.836
4,4%
11,2
1.515
0,5%
1,3
5.277
1,8%
4,6
5.466
1,9%
4,8
2.892
1,0%
2,5
294.507
100,0%
257,8
Scenario evolutivo
t/a
%
kg/abxa*
67.258
20,1%
58,9
49.509
14,8%
43,3
85.854
25,7%
75,2
19.282
5,8%
16,9
51.361
15,4%
45,0
1.274
0,4%
1,1
20.279
6,1%
17,8
8.463
2,5%
7,4
13.736
4,1%
12,0
2.331
0,7%
2,0
6.353
1,9%
5,6
8.793
2,6%
7,7
334.493
100,0%
(*) riferito agli abitanti residenti nella Provincia di Bergamo al 2006 (1.044.487 ab)
(**) riferito agli abitanti residenti nella Provincia di Bergamo previsti al 2013 (1.142.233 ab)
Nel seguente riquadro sono riepilogati i flussi di rifiuti attesi nei diversi scenari della
pianificazione, con riferimento alle “macrovoci” rappresentate da:
• rifiuto indifferenziato;
• raccolte differenziate;
• ingombranti a smaltimento;
• spazzamento stradale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 205 di 380
292,8
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Flussi delle raccolte in Provincia di Bergamo allo stato attuale e negli scenari della
pianificazione al 2013
Stato Attuale 2006
Produzione RU totale
t/a
478.816,4
kg/abxanno**
458,4
%
184.899,2
239.712,8
177,0
229,5
38,6%
50,1%
31.156,4
29,8
6,5%
23.048,0
22,1
4,8%
100,0%
di cui:
RU Indifferenziato
Raccolte Differenziate*
Ingombranti non a recupero
Spazzamento stradale
Scenario inerziale al 2013
t/a
553.107,4
kg/abxanno***
484,2
RU Indifferenziato
195.639,9
171,3
35,4%
Raccolte Differenziate*
294.506,9
257,8
53,2%
Ingombranti non a recupero
36.264,2
31,7
6,6%
Spazzamento stradale
26.696,4
23,4
4,8%
Produzione RU totale
di cui:
Produzione RU totale
Scenario evolutivo al 2013
t/a
kg/abxanno***
546.583,8
478,5
%
100,0%
%
100,0%
di cui:
RU Indifferenziato
168.508,0
147,5
30,8%
Raccolte Differenziate*
334.493,4
292,8
61,2%
16.472,6
27.109,7
14,4
23,7
3,0%
5,0%
Ingombranti non a recupero
Spazzamento stradale
(*) è compresa la quota di ingombranti avviati a recupero di materia
(**) riferito agli abitanti residenti nella Provincia di Bergamo al 2006 (1.044.487 ab)
(***) riferito agli abitanti residenti nella Provincia di Bergamo previsti al 2013 (1.142.233 ab).
7.3.4. Le piattaforme e i centri di raccolta per la raccolta differenziata
La rete delle piattaforme e dei centri per la raccolta differenziata dei rifiuti già esistente sul
territorio contribuisce in modo significativo al conseguimento degli elevati livelli di
differenziazione dei rifiuti.
Negli anni a venire si potranno quindi verificare le opportunità di ulteriore potenziamento o
adeguamento di queste strutture sul territorio, in relazione anche alla loro dotazione di
attrezzature e software gestionali idonei alla efficace incentivazione dei conferimenti di rifiuti
differenziati da parte degli utenti.
La realizzazione di una rete automatizzata e integrata di piattaforme e centri di raccolta, in
particolare, attraverso l’impiego di tecnologie per l’individuazione degli utenti e la
quantificazione dei singoli conferimenti, presenta interessanti opportunità di ottimizzazione
gestionale, consentendo:
• la valutazione dei quantitativi delle diverse tipologie di rifiuti conferite dai diversi utenti, al
fine anche dell’eventuale tariffazione puntuale sulla base di tariffe diversificate per
tipologie di rifiuti o utenze;
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 206 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
l’attivazione di strumenti incentivanti gli utenti alla differenziazione dei rifiuti, quali ad es.
l’assegnazione di “punti” in relazione ai quantitativi di rifiuti differenziati conferiti e la
conseguente attribuzione di premi o di sconti tariffari;
il controllo degli accessi, in termini numerici e di quantitativi conferiti, da parte di alcune
categorie produttrici di rifiuti assimilati (quali giardinieri e imprese edili), al fine di
prevenire conferimenti anomali di quantitativi di rifiuti particolarmente elevati, in eccesso
rispetto ai limiti definiti per l’assimilazione degli stessi.
L’automatizzazione di una piattaforma ecologica comporta indicativamente la dotazione di
attrezzature quali:
• sbarre di accesso/uscita e relativi strumenti di controllo;
• lettore tessere di identificazione utente e relativa colonnina;
• terminale e software di gestione;
• pesa di piccola portata (in aggiunta alla pesa a ponte adibita alla misurazione dei “grandi”
conferimenti).
Per strutture di ridotte dimensioni, si possono prevedere semplificazioni (assenza di sbarre,
utilizzo di sistemi di lettura tessere e gestione dati particolarmente semplificati) che portano a
contenere il costo di investimento associato.
Per la corretta gestione dei conferimenti da parte degli utenti è necessario poi prevedere la
fornitura agli stessi di tessere identificative, in numero di una tessera per utenza (famiglie e
utenze non domestiche). Le diverse tipologie di tessere impiegabili (a banda magnetica, a
transponder), in funzione delle specifiche caratteristiche, possono prestarsi anche all’utilizzo
per altri servizi offerti dall’Amministrazione del Comune o dall’Amministrazione Pubblica in
genere.
7.3.5. Le strutture logistiche di supporto ai servizi
Al fine di ottimizzare la logistica dei servizi di raccolta, in relazione in particolare alla
successiva fase di trasporto dei rifiuti agli impianti di destino, si richiama l’opportunità da
parte dei Comuni e dei Gestori di servizi di valutare le necessità di realizzazione di eventuali
ulteriori stazioni di trasferimento sul territorio provinciale.
Tali strutture, potenzialmente funzionali al trasporto sia del rifiuto indifferenziato, sia delle
frazioni provenienti dalla raccolta differenziata, potrebbero infatti consentire il conseguimento
di importanti obiettivi di miglioramento del sistema complessivo, grazie in particolare a:
• la riduzione del traffico veicolare per il trasporto dei rifiuti a destino e dei relativi tempi di
conferimento, con conseguente riduzione degli impatti ambientali associati (consumi,
emissioni, intralcio alla circolazione, ecc.);
• il miglioramento della gestione degli ingressi agli impianti di destino, grazie alla riduzione
del numero di veicoli conferenti rifiuti, a parità di quantitativi, con conseguente possibilità
di attuazione di più efficaci controlli anche qualitativi dei rifiuti conferiti;
• la separazione delle fasi di raccolta e trasporto, con possibilità di significative economie
complessive grazie alla possibilità di impiego di mezzi più adeguati alle diverse fasi di
gestione dei rifiuti;
• la maggiore flessibilità complessiva del sistema, in particolare in caso di temporanei fermi
degli impianti di destino, grazie alla possibilità di stoccaggi temporanei presso le stazioni
di trasferimento (comunque della durata massima di 24-48 ore per il rifiuto indifferenziato
e per la frazione organica);
• la possibilità di effettuare ulteriori controlli sulla qualità dei rifiuti raccolti, prima dell’avvio a
destino.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 207 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.4.
Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti
urbani
Il sistema impiantistico di recupero, trattamento e smaltimento dei rifiuti urbani definito dal
Piano Provinciale si basa sull’integrazione di processi impiantistici specificamente orientati
alla ottimale gestione delle diverse tipologie di rifiuti urbani derivanti dalle raccolte e dei flussi
di rifiuti derivanti dai trattamenti stessi.
Le previsioni inerenti il sistema impiantistico vengono delineate a partire dai seguenti
indirizzi:
• massimizzare le opportunità di recupero di materia dai rifiuti, attraverso anche l’eventuale
sviluppo di impiantistica aggiuntiva in grado di valorizzare i flussi provenienti dalle
raccolte differenziate o altri flussi avviabili ad impianti dedicati (ad es. recupero di
materiali inerti dalle scorie provenienti da trattamento termico);
• valorizzare le opportunità di recupero energetico dei rifiuti, attraverso processi di assoluta
garanzia dal punto di vista delle prestazioni ambientali associate;
• valorizzare l’impiantistica di trattamento dei rifiuti già esistente sul territorio: sono da
considerare in questo ambito anche le opportunità offerte, in termini di ottimizzazione
gestionale e risparmio di territorio, dagli interventi di ampliamento di impianti esistenti
purchè ne sia garantita la compatibilità ambientale;
• minimizzare le necessità di smaltimento in discarica, già oggi particolarmente contenute,
puntando al conseguimento del livello di fabbisogno minimo tecnicamente conseguibile
con il ricorso alle migliori tecniche e tecnologie disponibili;
• garantire il mantenimento nel tempo della piena autosufficienza provinciale, evitando il
potenziale insorgere di situazioni di carattere “emergenziale” o di dipendenza (in
relazione in particolare al fabbisogno di smaltimento finale), che possano determinare un
decadimento degli attuali standard non solo ambientali ma anche economici;
• garantire adeguata disponibilità impiantistica del sistema provinciale alle funzioni di
“mutuo soccorso” interprovinciale nei termini definiti dal Piano Regionale Gestione Rifiuti
e dai recenti orientamenti della Regione Lombardia;
• valutare l’integrabilità nel sistema impiantistico di trattamento e smaltimento vocato
principalmente ai rifiuti urbani provinciali di flussi di rifiuti di altra provenienza (quali rifiuti
speciali), inteso in particolare come strumento per il conseguimento di un’ottimizzazione
gestionale degli impianti esistenti.
I fabbisogni impiantistici, direttamente legati all’evoluzione del sistema delle raccolte negli
scenari di Piano, possono essere in particolare ricondotti alle seguenti tipologie:
• impiantistica di valorizzazione e recupero delle frazioni secche provenienti dalla raccolta
differenziata (carta, vetro, plastica, metalli, ...), incluso recupero ingombranti;
• impiantistica di compostaggio di organico e verde intercettati con la raccolta differenziata;
• impiantistica di trattamento del rifiuto indifferenziato;
• impiantistica di trattamento finalizzata al recupero di ulteriori specifici flussi di rifiuti (quali
scorie da trattamento termico o rifiuti da spazzamento stradale);
• impiantistica di discarica per lo smaltimento dei residui non più opportunamente
valorizzabili come materia o come energia e non più opportunamente avviabili a
trattamenti per la riduzione degli impatti legati al successivo smaltimento.
Tali fabbisogni sono illustrati e valutati nei seguenti capitoli, in relazione alle previsioni che
caratterizzano i diversi scenari assunti dalla pianificazione; per ciascuno di essi si
evidenziano le eventuali carenze rispetto all’attuale dotazione.
Si segnala al riguardo che lo “Scenario evolutivo” rappresenta in particolare il
riferimento da assumere in fase di attuazione del Piano rispetto alle potenzialità di
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 208 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
recupero di materia dei rifiuti che si ritiene opportuno garantire sul territorio, mentre lo
“Scenario inerziale” rappresenta, in via cautelativa, il riferimento, ai fini
dell’individuazione delle potenzialità di trattamento e smaltimento dei rifiuti
indifferenziati e dei flussi di rifiuti derivanti dal trattamento di questi ultimi, sulla base
di un’ipotesi conservativa di parziale conseguimento degli obiettivi del Piano
(contenimento del trend di crescita ed aumento del recupero di materia).
Come stabilito da recenti disposizioni della Regione Lombardia (lettera 18 marzo 08 prot
Q12008.0006986), ai fini della quantificazione della quota di potenzialità impiantistica da
destinare a “mutuo soccorso” (in misura sino al 20% del fabbisogno di smaltimento), si
assume il valore di 195.640 t rappresentante la quota di rifiuto indifferenziato da avviare a
trattamento o smaltimento in ambito provinciale nello scenario inerziale; la quota aggiuntiva
di potenzialità destinata al “mutuo soccorso” interprovinciale diviene pertanto pari a ca.
40.000 t/a.
7.4.1. Il recupero e trattamento delle frazioni secche da raccolta
differenziata
Lo sviluppo atteso dei servizi di raccolta differenziata nello “Scenario evolutivo” porterà a un
incremento dei quantitativi di rifiuti complessivamente avviati all’impiantistica di recupero
delle frazioni secche differenziate (carta, vetro, plastica, lattine e metalli in genere, legno) e a
quella dedicata al recupero di materiali dai rifiuti ingombranti (attraverso lavorazioni quali
cernita, deassemblaggio, adeguamento volumetrico).
I flussi attesi al 2013 sul territorio provinciale sono pari nello “Scenario evolutivo” a 208.933
t/a di frazioni secche differenziate e 25.266 t/a di ingombranti.
Più ridotti, pur se in forma non così marcata, risultano i flussi attesi nel caso di sviluppo
inerziale del sistema (187.202 t/a di frazioni secche differenziate e 39.156 t/a di ingombranti).
Si ricorda che nello “Scenario evolutivo” si prevede un’ottimizzazione della gestione
dell’attuale flusso dei rifiuti ingombranti, basata su di una loro miglior differenziazione al
momento del conferimento da parte degli utenti; quota parte degli ingombranti prodotti nel
2006 risulta quindi sostanzialmente andare a travasarsi, nello scenario di Piano, nei flussi
delle raccolte differenziate delle frazioni secche.
Fabbisogni di impiantistica dedicata alla gestione delle frazioni secche e dei rifiuti
ingombranti da avviare a recupero allo stato attuale e negli scenari della pianificazione
al 2013
Scenario attuale
Scenario
Scenario
2006
inerziale
evolutivo
[t/a]
[t/a]
[t/a]
impianti recupero RD fraz. Secche
152.410
187.202
208.933
piattaforme raccolta/recupero ingombranti
33.533 *
39.156
25.266
* di cui attualmente si stima vengano avviate a recupero 2.376 t; la quota residua, pari al 93% ca, è
destinata a smaltimento in discarica o a trattamento termico
L’analisi del sistema impiantistico di recupero dei rifiuti presente in Provincia ha evidenziato
come oggi si abbia garanzia di collocamento in ambito provinciale di gran parte dei flussi da
raccolta differenziata presso la rete degli operatori del recupero, almeno relativamente a una
prima fase di gestione dei materiali.
Si ritiene che il sistema impiantistico esistente potrà farsi carico, con eventuali ulteriori
potenziamenti, dei maggiori fabbisogni attesi nello scenario di Piano.
Dai trattamenti di recupero delle frazioni secche provenienti dalla raccolta differenziata si
prevede siano generati scarti, da destinarsi a smaltimento, pari a ca. il 6-7% del totale delle
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 209 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
raccolte, corrispondenti a ca. 12.000-13.000 t/a nei due scenari di pianificazione (le
percentuali di materiali a recupero su quanto raccolto, ovvero le complementari percentuali di
scarti, sono state valutate essenzialmente sulla base di dati di fonte ARPA-Regione
Lombardia relativi alla qualità delle raccolte differenziate).
La quota di ingombranti destinata a trattamento è valutata nello “Scenario evolutivo” pari a
25.000 t/a ca., a fronte delle 39.000 t/a ca. dello “Scenario inerziale”, grazie alle già
sottolineate ottimizzazioni attese in relazione alla gestione di questi flussi.
Scarti attesi dalle raccolte differenziate delle frazioni secche e degli ingombranti allo
stato attuale e negli scenari della pianificazione al 2013
Carta
Plastica
Vetro
Inerti
Legno
Tessili
Metalli ferrosi
Altri metalli
Multimateriale
Altro
Situazione attuale (al 2006)
q.tà
scarti
scarti
raccolte
%
t/a
t/a
63.584
5%
3.179
12.165
12%
1.460
38.508
4%
1.540
10%
16.365
5%
818
1.053
10%
105
10.455
10%
1.046
1.221
10%
122
4.569
30%
1.371
4.491
10%
449
Scenario inerziale
q.tà
Scarti
scarti
raccolte
%
t/a
t/a
78.117
5%
3.906
15.121
12%
1.815
47.571
4%
1.903
10%
20.017
5%
1.001
1.282
10%
128
12.836
10%
1.284
1.515
10%
152
5.277
30%
1.583
5.466
10%
547
Scenario evolutivo
q.tà
scarti
scarti
raccolte
%
t/a
t/a
85.854
5%
4.293
19.282
12%
2.314
51.361
4%
2.054
1.274
10%
127
20.279
5%
1.014
8.463
10%
846
13.736
10%
1.374
2.331
10%
233
30%
6.353
10%
635
Totale frazioni
Ingombranti
152.410
33.533
187.202
39.156
208.933
25.266
6,6%
92,9%
10.090
31.156
6,6%
92,6%
12.317
36.264
6,2%
65%
7.4.2. Il trattamento della frazione organica e verde differenziata e la
promozione della filiera del compost
Il ruolo svolto dall’impiantistica di compostaggio, abbinata alla attivazione a monte di efficaci
servizi di differenziazione della frazione organica e del verde presente nei rifiuti prodotti, si
caratterizza per una importanza notevole, che va al di là degli obiettivi direttamente associati
alla gestione dei rifiuti, interessando tematiche di sostenibilità ambientale ben più generali.
La produzione di compost di qualità dai rifiuti e il suo impiego quale ammendante di pregio
può contribuire, congiuntamente al radicarsi di pratiche agricole sostenibili, al contenimento
dei fenomeni di desertificazione e di erosione dei suoli, essendo queste tematiche che negli
ultimi anni hanno acquisito sempre più peso a livello mondiale, nell’ambito del dibattito
particolarmente serrato sul tema dei cambiamenti meteoclimatici e della strategia dei suoli.
Senz’altro significativo è anche l’effetto positivo, associato all’utilizzo di compost, determinato
dal reintegro della fertilità organica dei suoli rispetto al contenimento dell’effetto serra.
Nello scenario di pianificazione basato su di un consistente ulteriore sviluppo delle raccolte
differenziate (“Scenario evolutivo”) si individuano fabbisogni di compostaggio di qualità di
organico e verde da raccolta differenziata per 117.000 t/a.
Il mantenimento delle attuali dinamiche di sviluppo, ormai rallentato, delle raccolte
differenziate (“Scenario inerziale”) porterebbe a un fabbisogno atteso di 104.000 t/a.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 210 di 380
12.891
16.473
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Fabbisogni di trattamento di compostaggio allo stato attuale e negli scenari di
pianificazione al 2013
frazione organica da RD
verde da RD
totale
Scenario attuale
2006
[t/a]
44.360
40.567
84.927
Scenario
inerziale
[t/a]
54.330
50.083
104.412
Scenario
evolutivo
[t/a]
67.258
49.509
116.768
Nel seguente riquadro sono riportati i flussi stimati in uscita dall’impiantistica di
compostaggio, assumendo in particolare una quota di produzione di compost
indicativamente pari al 40% dei rifiuti trattati e una quota di scarti pari al 5%, essendo il
restante 55% associato a perdite di processo (perdite di umidita o legate alla degradazione
della sostanza organica).
Flussi derivanti dall’impiantistica di compostaggio allo stato attuale e negli scenari di
pianificazione al 2013
compost (40% input)
scarti di processo (5% input)
perdite di processo (55% input)
Totale
Scenario attuale
2006
[t/a]
33.971
4.246
46.710
84.927
Scenario
inerziale
[t/a]
41.765
5.221
57.427
104.412
Scenario
evolutivo
[t/a]
46.707
5.838
64.222
116.768
L’analisi dell’attuale impiantistica operante in Provincia ha evidenziato la presenza in
particolare di 4 impianti di compostaggio di riferimento per il trattamento della frazione
organica e del verde:
• l’impianto di compostaggio Montello SpA di Montello, che ha ricevuto nel 2006 dai
comuni bergamaschi 24.367 t di frazione organica e 9.235 t di verde;
• l’impianto di compostaggio Berco di Calcinate, che ha ricevuto nel 2006 dai comuni
bergamaschi 16.328 t di frazione organica e 18.623 t di verde;
• l’impianto di compostaggio Spurghi F.lli Terzi di Grassobbio, che ha ricevuto nel 2006 dai
comuni bergamaschi 3.425 t di frazione organica e 3.300 t di verde;
• l’impianto di compostaggio GTM di Ghisalba, che ha ricevuto nel 2006 dai comuni
bergamaschi 2.920 t di verde.
Flussi minori di rifiuti, in particolare verdi, sono stati poi conferiti ad altri impianti sia
provinciali sia extraprovinciali.
In merito alle potenzialità degli impianti esistenti, si segnala poi che:
• l’impianto Montello SpA di Montello ha una potenzialità complessiva autorizzata di
165.000 t/a, delle quali 90.000 t/a di rifiuti urbani e 75.000 t/a di rifiuti speciali non
pericolosi; sino all’anno 2007 l’impianto è stato alimentato con ca. 50.000-60.000 t/a di
rifiuti organici da raccolta differenziata e verdi; recentemente è stata ultimata la
realizzazione di una sezione di digestione anaerobica che consentirà verosimilmente la
saturazione del quantitativo autorizzato con rifiuto organico. Si rammenta che l’impianto,
fatta salva la quantità massima autorizzata pari a 165.000 t/a, può essere destinato
anche a produzione di CDR a partire da altre matrici;
• l’impianto Berco di Calcinate ha una potenzialità attualmente autorizzata (a seguito di
incremento autorizzato nel dicembre 2006) pari a 80.000 t/a, di cui 50.000 t/a di verde e
30.000 t/a di frazione organica da raccolta differenziata;
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 211 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
l’impianto Spurghi F.lli Terzi di Grassobbio ha una potenzialità autorizzata di 16.000 t/a di
frazione organica da raccolta differenziata e 7.000 t/a di verde; i titolari dell’impianto
hanno tuttavia segnalato l’indisponibilità al trattamento di frazione organica da raccolta
differenziata, intendendo privilegiare il trattamento di fanghi e verde; la potenzialità di
questo impianto è pertanto solo parzialmente valutabile ai fini delle previsioni di piano in
relazione al soddisfacimento dei fabbisogni derivanti da rifiuti provenienti da raccolta
differenziata;
l’impianto GTM di Ghisalba, che nel corso degli ultimi anni - per alcuni periodi - è stato
oggetto di sospensioni dell’attività connesse ad irregolarità di conduzione, ha una
potenzialità autorizzata di 71.990 t/a, di cui 22.400 t/a costituite da fanghi biologici e
49.590 da rifiuti vegetali e strutturanti.
Si segnala inoltre che è attualmente in corso l’istruttoria autorizzativa per un impianto di
digestione anaerobica e compostaggio da realizzarsi in Comune di Grone a cura della
Val Cavallina Servizi srl. L’impianto è proposto per il trattamento anaerobico della frazione
organica da raccolta differenziata e di altre biomasse di origine agro-zootecnica per una
potenzialità di progetto complessiva di ca 100 t/giorno comprensiva del verde da utilizzare
come strutturante del processo di compostaggio.
Il confronto tra le potenzialità attualmente esistenti o in corso di realizzazione e i
fabbisogni previsti nello scenario di Piano dimostrano l’assoluta copertura dei
fabbisogni di trattamento di frazione organica e verde dalla raccolta differenziata nei
Comuni bergamaschi, con la disponibilità aggiuntiva di quote significative di potenzialità
che potranno essere opportunamente orientate, come già oggi avviene, al trattamento di
flussi di rifiuti speciali compostabili prodotti in provincia o extra provincia (vedi fanghi) e al
trattamento di frazione organica e verde proveniente dalla raccolta differenziata effettuata in
contesti territoriali extraprovincia.
Al fine di garantire la costante corretta “chiusura del ciclo”, con la collocazione e il reimpiego
in pratiche agronomiche o florovivaistiche del compost prodotto dal sistema impiantistico
dedicato, la Provincia potrà prevedere in fase di attuazione del Piano l’implementazione di
specifiche azioni, che potranno svilupparsi avvalendosi anche del supporto del Consorzio
Italiano Compostatori (CIC).
7.4.3. Il trattamento meccanico/biologico dei rifiuti indifferenziati
Negli scenari di riferimento di Piano si conferma il ruolo dell’impianto di trattamento
meccanico/biologico (bioessiccazione e produzione CDR) di A2A in Bergamo.
La conferma del ruolo dell’impianto A2A in Bergamo prevede prioritariamente che sul
medesimo impianto convergano i Comuni del suo attuale bacino. Le quote di potenzialità
residua potranno essere destinate negli scenari inerziale ed evolutivo al trattamento di quota
parte dei rifiuti provenienti dal bacino nord orientale della Provincia (qualora per tali flussi
fossero preclusi gli attuali destini).
Nell’ipotesi di scenario inerziale le quote assorbibili dall’impianto A2A al netto delle
produzioni del proprio bacino ammontano a 5.064 t/a; tale potenzialità sarà saturata da un
corrispondente quantitativo di rifiuti provenienti dal territorio nord orientale della Provincia
(rifiuti oggi conferiti all’impianto A2A di Brescia); la quota residua, pari a 16.458 t/a, sarà
destinata all’impianto REA di Dalmine.
Nello scenario evolutivo la quota residua di potenzialità è pari a 10.956 t/a; tali capacità
saranno impegnate sino a saturazione dai rifiuti provenienti dal territorio nord orientale della
Provincia; la quota residua, pari a 5.186 t/a, sarà avviata all’impianto di trattamento termico
REA di Dalmine.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 212 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
I rifiuti conferiti all’impianto di pretrattamento A2A in entrambi gli scenari sono considerati
interamente destinati alla produzione di CDR da avviarsi quindi a recupero energetico presso
l’adiacente impianto Bas Power.
Rifiuti indifferenziati avviati a trattamento meccanico/biologico e flussi di rifiuti
derivanti attuali e al 2013
flussi in ingresso
rifiuti indifferenziati
flussi in uscita*
Bioessiccato
CDR
Scarti produzione CDR
metalli recuperati
perdite di processo
Scenario attuale
2006
[t/a]
Scenario
inerziale
[t/a]
Scenario
evolutivo
[t/a]
54.960
60.000
60.000
20.115
13.912
6.014
1.324
13.596
29.828
13.279
2.214
14.679
31.374
13.074
1.430
14.121
(*) flussi in uscita nello scenario attuale valutati sulla base dei dati reali di funzionamento
dell’impianto e di una ricostruzione modellistica del processo di trattamento
In entrambi i casi si prevede la saturazione delle attuali capacità di trattamento.
Si evidenzia che è in fase istruttoria (Procedura AIA e istanza VIA) una richiesta di
ampliamento delle potenzialità di trattamento, senza modifiche impiantistiche, dalle
attuali 60.000 t/a a 72.000 t/a.
Si ricorda quanto già precedentemente segnalato in merito alle caratteristiche dell’impianto
della Ditta Montello Spa autorizzata al trattamento di rifiuti urbani e speciali sino ad un
quantitativo complessivo di 165.000 t/a. Detto impianto oggi vocato al trattamento della
frazione organica (digestione anaerobica e successivo compostaggio), può essere dedicato
anche alla produzione di CDR e rifiuti destinati a recupero energetico.
7.4.4. Il trattamento termico dei rifiuti urbani o di derivazione urbana e il
recupero energetico di CDR
Negli scenari di riferimento di Piano si conferma il ruolo dell’impiantistica provinciale di
trattamento termico attualmente operante su rifiuti urbani o di derivazione urbana
provinciale, in particolare:
• impianto REA di Dalmine, per il trattamento di rifiuti indifferenziati residui a valle delle
raccolte differenziate;
• impianto Bas Power di Bergamo, per il trattamento del CDR prodotto nell’adiacente
impianto di trattamento meccanico/biologico di A2A.
L’ottimizzazione gestionale prefigurata negli scenari di Piano, con riferimento in particolare al
contenimento dei flussi di rifiuti avviati a discarica, prevede la ricerca della copertura
integrale, tramite trattamento termico, dei fabbisogni legati a rifiuti di derivazione urbana non
più opportunamente recuperabili come materia.
In particolare, si considerano a tal fine compatibili col processo di combustione e recupero
energetico i rifiuti ingombranti non recuperati (previo opportuno trattamento di riduzione
volumetrica effettuabile anche presso lo stesso impianto di trattamento termico di destino) e
gli scarti provenienti dai processi di trattamento e recupero delle raccolte differenziate
(sovvalli da cernita e raffinazione di carta, plastica e altre frazioni secche differenziate, scarti
dai processi di compostaggio).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 213 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Il fabbisogno di trattamento termico individuato negli scenari di Piano comprende pertanto
tali tipologie di rifiuti, con evidenti benefici in termini di conseguente riduzione delle necessità
di discarica.
Gli scenari della pianificazione individuati prevedono prioritariamente la piena autosufficienza
della Provincia di Bergamo rispetto ai propri fabbisogni impiantistici.
In considerazione dei fabbisogni complessivi risultanti, illustrati per i diversi scenari di Piano
nel seguente riquadro, si individua un fabbisogno di potenzialità di trattamento termico
aggiuntivo rispetto a quanto garantito dagli attuali due impianti provinciali. Solo la
realizzazione di una corrispondente potenzialità impiantistica consentirà la piena chiusura del
ciclo di gestione dei rifiuti urbani provinciali anche rispetto alle opportunità di valorizzazione
energetica dei rifiuti ingombranti non recuperati, in alternativa all’attuale prevalente ricorso
allo smaltimento in discarica, e al trattamento degli scarti provenienti dalle attività di recupero
delle frazioni raccolte in forma differenziata; il suddetto fabbisogno, come dettagliato nel
seguito, è quantificato includendovi anche la riserva di “mutuo soccorso” provinciale, valutata
in conformità alle indicazioni in materia definite dalla Regione Lombardia.
Il minor incremento della produzione di rifiuti e il maggior sviluppo delle raccolte differenziate
porta a individuare, nello “Scenario evolutivo”, un fabbisogno complessivo di trattamento
termico per rifiuti urbani o di derivazione urbana pari a 175.084 t/a, ovvero 656.848 MWh/a.
Nello “Scenario inerziale”, tale fabbisogno si incrementa a 219.270 t/a, ovvero 783..550
MWh/a.
In entrambi gli scenari si deve poi valutare una quota aggiuntiva di disponibilità di trattamento
termico ai fini del “mutuo soccorso” regionale pari al 20% del rifiuto indifferenziato
provinciale. Nello “Scenario inerziale”, che costituisce il riferimento ai fini del
dimensionamento cautelativo del sistema impiantistico provinciale, questa quota è pari a
40.000 t/a, corrispondente a un carico termico di ca. 121.300 MWh/a.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 214 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Fabbisogni di trattamento termico di rifiuti di derivazione urbana provinciali negli
scenari della pianificazione al 2013
Scenario evolutivo
Bas Power
Bergamo
REA Dalmine
Nuovi fabbisogni
aggiuntivi
rifiuti trattati
[t/a]
cdr da impianto A2A in Bergamo
31.374 **
rif. indiff. Comuni prov. Bergamo
108.508
scarti da RD Comuni prov. Bergamo
7.700
rif. ingombranti Comuni prov. Bergamo
16.473
totale rifiuti in ingresso all’impianto
132.681
scarti da RD Comuni prov. Bergamo
11.029
totale fabbisogno aggiuntivo
11.029
PCI*
[kJ/kg]
carico termico
[MWh/a]
18.154
158.214
175.084
-
Totale fabbisogni
al netto mutuo
soccorso
Bas Power
Bergamo
REA Dalmine
Nuovi fabbisogni
aggiuntivi
11.761
13729
456.573
15.890
12.388
13.729
42.061
13.729
Scenario inerziale
rifiuti trattati
PCI*
[t/a]
[kJ/kg]
cdr da impianto A2A in Bergamo
17.547
29.828 **
rif. indiff. Comuni prov. Bergamo
10.914
135.640
Rif. ingombranti Comuni prov. Bergamo
15.890
10.500
totale rifiuti in ingresso all’impianto
11.272
146.140
rif. ingombranti Comuni prov. Bergamo
15.890
25.764
scarti da RD Comuni prov. Bergamo
13.729
17.538
totale fabbisogno aggiuntivo
15.015
43.302
Totale fabbisogni
al netto mutuo
soccorso
quota aggiuntiva di
mutuo soccorso***
Totale fabbisogni
656.848
carico termico
[MWh/a]
145.384
457.564
180.602
219.270
-
783.550
40.000
10.914
121.267
259.270
-
904.817
(*) valori del Potere Calorifico Inferiore dei rifiuti valutati sulla base di una modellizzazione delle caratteristiche
chimico-fisiche dei rifiuti interessati e degli eventuali pretrattamenti effettuati; per i rifiuti indifferenziati
provenienti da fuori provincia si è adottata la medesima caratterizzazione dei rifiuti indifferenziati provinciali
(**) produzione di CDR stimata a partire da un quantitativo di rifiuto indifferenziato in ingresso all’ipianto di
bioessiccazione pari a 60.000 t/a
(***) valutata pari al 20% della quantità di rifiuto indifferenziato provinciale (pari a 60.000 t/a + 135.640 t/a=
195.640 t/a).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 215 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Dal confronto tra i fabbisogni così individuati, incluso quanto funzionale alla copertura della
riserva di “mutuo soccorso”, e le potenzialità impiantistiche attualmente disponibili, emerge
nell’ambito dello “Scenario inerziale” la necessità di nuove potenzialità aggiuntive di
trattamento termico, espresse in termini di carico termico, per complessivi 301.869
MWh/a, corrispondenti alla somma dei flussi attribuiti, nella precedente tabella, al fabbisogno
aggiuntivo e alla già menzionata quota di “mutuo soccorso”; in termini di flussi di rifiuto il
fabbisogno ammonta complessivamente a 83.302 t/a.
Confronto tra fabbisogni di trattamento termico di rifiuti di derivazione urbana
provinciali al 2013 e effettive potenzialità degli impianti provinciali
carico termico
disponibile
Bas Power Bergamo
REA Dalmine
Nuovi fabbisogni aggiuntivi
Totale
[MWh/a]
145.384 *
457.700
603.084
fabbisogno carico
termico al 2013
(Scenario Inerziale)
[MWh/a]
145.384 *
457.564
301.869
904.817
(*) quota parte disponibile per il trattamento termico di rifiuti urbani sulla base delle potenzialità dell’impianto di
produzione CDR a monte.
Il dato di potenzialità assegnato a BAS POWER riportato nella tabella di cui sopra non
corrisponde alla effettiva capacità termica autorizzata (pari a 361.500 MWh/a) ma alla quota
determinata dall’out put dell’impianto di pretrattamento collocato a monte. L’impianto di
trattamento termico, basato su di una tecnologia di combustione a letto fluido, necessita
infatti, per il trattamento di rifiuti di derivazione urbana, l’effettuazione a monte di un
pretrattamento per la produzione di CDR quale quello condotto presso l’impianto A2A di
Bergamo (impianto di bioessiccazione).
In merito ad un possibile maggior utilizzo delle potenzialità autorizzate, si segnala quanto
precedentemente riportato circa l’istanza A2A di ampliamento delle potenzialità di
trattamento dell’impianto di bioessiccazione (da 60.000 a 72.000 t/a senza modifiche
impiantistiche); tale incremento di potenzialità consentirebbe una maggior produzione di
CDR da destinare a trattamento termico presso il vicinale impianto (elevando a ca 175.000
MWh/a il carico termico impegnato dal flusso di CDR di derivazione urbana provinciale).
Per quanto riguarda altre istanze suscettibili di concorrere alla copertura del fabbisogno di
trattamento termico aggiuntivo stimato dal Piano, si segnala l’istanza avanzata da REA
Dalmine per la realizzazione di un intervento di potenziamento dell’esistente impianto
in Comune di Dalmine. I dati tecnici relativi a tale proposta portano ad individuare i seguenti
quantitativi aggiuntivi avviabili alla nuova linea di combustione (terza linea):
•
•
Capacità massima di trattamento rifiuti con PCI pari a 10.000 kJ/kg = 432,0 t/g pari a
complessive 140.400 t/a
Capacità massima di trattamento rifiuti con PCI pari a 18.000 kJ/kg = 240,0 t/g pari a
complessive 78.000 t/a
La capacità effettiva di trattamento dell’impianto risulterà compresa tra i 2 valori precedenti,
in relazione al PCI effettivo.
Si può evidenziare come i dati di progetto si collochino nell’intorno del fabbisogno di
trattamento stimato sulla base delle ipotesi di Piano (83.300 t/a con PCI pari a ca 13.000
Kj/kg); tale potenzialità massima, comprensiva di quota di “mutuo soccorso”, non contempla
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 216 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
tuttavia le disponibilità termiche aggiuntive dell’impianto BAS POWER che deriverebbero
dall’eventuale incremento di potenzialità dell’impianto di bioessiccazione di titolarietà A2A.
Si rammenta come anche per tale istanza sia attualmente in corso la procedura di
Valutazione di Impatto Ambientale alle cui conclusioni resta evidentemente subordinata la
fattibilità o meno dell’intervento.
7.4.4.1. Stima dei fabbisogni di trattamento e smaltimento dei residui di
combustione
Al fine di una valutazione dei flussi di rifiuti da trattamento termico da avviare a recupero e
conseguentemente a discarica si riportano le previsioni di produzione di scorie, ceneri e
residui da abbattimento fumi.
Flussi derivanti dall’impiantistica di trattamento termico, in relazione ai flussi di rifiuti
trattati di derivazione urbana, negli scenari della pianificazione al 2013
Scenario inerziale
ceneri pesanti,
sabbie e scorie
[t/a]*
Bas Power Bergamo
REA Dalmine
Nuovi fabbisogni agguntivi
Totale
4.478
21.910
6.490
32.877
Residui
filtrazione e
tratt. fumi
[t/a]**
Scenario evolutivo
ceneri pesanti,
sabbie e scorie
[t/a]*
597
5.846
1.732
8.175
4.706
19.882
1.650
26.238
residui
filtrazione e
tratt. fumi
[t/a]**
627
5.307
441
6.376
(*) rifiuti non pericolosi avviati a effettivo recupero, previo trattamento, per una quota pari al 40% nello “Scenario
inerziale” e all’80% nello “Scenario evolutivo”, essendo la quota residua destinata a smaltimento in discarica;
(**) rifiuti pericolosi, destinati a recupero, ove tecnicamente realizzabile, o, in subordine, a trattamenti di
smaltimento dedicati (inertizzazione).
I flussi sopra quantificati sono riferiti ai rifiuti specificamente individuati in ingresso agli
impianti negli scenari di piano, senza la quota di potenzialità di 40.000 t/a relativa al “mutuo
soccorso”, che se utilizzata genererebbe quote aggiuntive di residui; inoltre i fabbisogni di
discarica individuati nelle valutazioni presentate non tengono conto di eventuali fabbisogni
legati a smaltimento dei residui pericolosi inertizzati.
7.4.5. Altri trattamenti innovativi finalizzati alla massimizzazione dei recuperi
e alla riduzione dello smaltimento in discarica
In considerazione dell’indirizzo generale del Piano in merito alla massimizzazione delle
opportunità di recupero e alla riduzione delle necessità di smaltimento in discarica, si ritiene
di particolare interesse sottolineare le potenzialità offerte da processi innovativi di
trattamento di flussi specifici di rifiuti.
Il riferimento in particolare è al:
• recupero dei residui da incenerimento (per i quali la L.R. 26/03 definisce obiettivi di
recupero pari al 40% nel 2005 e al 60% nel 2010);
• recupero delle terre da spazzamento (in considerazione del divieto di cui alla L.R.
26/03 di smaltimento in discarica dal 2007 di rifiuti ulteriormente trattabili o valorizzabili in
termini di materia).
Nell’ambito della propria pianificazione, la Provincia promuove quindi lo sviluppo di
impiantistica di recupero così orientata, assumendo nella definizione degli scenari di Piano e
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 217 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
dei relativi fabbisogni di discarica il destino delle scorie da incenerimento e delle terre di
spazzamento ad impianti di trattamento e recupero dedicati.
In entrambi gli scenari della pianificazione si prevede in particolare l’avvio a trattamento di
recupero dell’intero flusso dei rifiuti da spazzamento, in considerazione delle disponibilità
impiantistiche già presenti sul territorio (Impianto Ecocentro srl di Gorle).
Per quanto riguarda le scorie da trattamento termico, si assume un livello di recupero
dell’80% nell’ambito dello “Scenario evolutivo”, mentre per lo “Scenario inerziale” si assume
cautelativamente un minor grado di recupero (pari al 40%), in considerazione dell’attuale
indisponibilità a livello provinciale di impiantistica in grado di garantire il recupero di tale
tipologia di rifiuto.
Per quanto riguarda i fabbisogni di quest’ultima tipologia di trattamento si segnala l’istanza
autorizzativa in corso di valutazione per la realizzazione, in Comune di Cologno al Serio, di
un impianto di valorizzazione dei rifiuti inerti provenienti, tra gli altri, dal trattamento
termico dei rifiuti. La proposta è stata avanzata dalla Società ABM Valorizzazione srl;
l’impianto proposto ha una potenzialità pari a ca. 130.000 t/a per operazioni R4 ed R5
(istanza attualmente in fase di VIA).
La realizzazione di questa tipologia di impianti è necessaria anche alla luce delle disposizioni
normative regionali che prevedono il conseguimento di definiti obiettivi di recupero; questa
previsione si traduce peraltro in precise indicazioni contenute nei dispositivi autorizzativi
recentemente rilasciati agli impianti di trattamento termico. Nell’AIA rilasciata dalla Regione
Lombardia a REA Dalmine (Decreto n.9265 del 10.8.2007) quale misura di miglioramento
programmato dall’azienda è previsto, entro un anno, l’elaborazione di uno studio per la
realizzazione di un impianto di recupero delle scorie partecipato da REA Dalmine SpA.
7.4.6. Lo smaltimento in discarica
Il fabbisogno di smaltimento in discarica a regime di rifiuti urbani o di derivazione urbana
riguarderà esclusivamente scarti dai processi di trattamento non più opportunamente
avviabili a recupero di materia o di energia; in particolare:
• scarti dalla produzione di CDR derivanti dall’impianto di trattamento meccanico/biologico
di A2A in Bergamo;
• scorie o scarti derivanti dal trattamento delle scorie provenienti dal trattamento termico
dei rifiuti per la quota non avviabile a recupero;
• scarti provenienti dal trattamento di recupero dei rifiuti da spazzamento;
• eventuali quote di rifiuti ingombranti non recuperati e non opportunamente avviabili a
trattamento termico.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 218 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Conferimenti attesi in discarica di rifiuti di derivazione urbana provinciali al 2013
scarti da produzione CDR
scorie e scarti da trattamento scorie da
processi termici *
scarti da trattamento spazzamento**
Ingombranti non recuperati
totale rifiuti a discarica
Scenario inerziale
[t/a]
13.279
Scenario evolutivo
[t/a]
13.074
19.726
5.248
4.271
***
37.277
4.338
***
22.660
(*) scorie e scarti da trattamenti termico prodotte nei processi di combustione di rifiuti urbani o di derivazione
urbana provenienti dalla provincia di Bergamo o gestiti nell’ambito di accordi interprovinciali; si assume una
quota di mancato recupero del 60% di questi rifiuti nello “Scenario inerziale” e del 20% nello “Scenario
evolutivo”;
(**) si assume una quota del 16% di scarti generati dai processi di recupero dei rifiuti da spazzamento;
(***) eventuali quote di rifiuti ingombranti non recuperati e non opportunamente avviabili a trattamento termico.
Alla data attuale non risulta soddisfatto in ambito provinciale il fabbisogno di smaltimento di
ceneri leggere derivanti dai trattamenti termici. Considerate le caratteristiche dello specifico
flusso (Rifiuto Speciale Pericoloso), ed il dato quantitativo, si ritiene che la soluzione al
problema debba essere opportunamente ricercata nell’ambito della pianificazione regionale
alla luce dei complessivi fabbisogni.
Per quanto attiene le attuali capacità di smaltimento si segnala la disponibilità residua per ca
140.000 m3 (dicembre 2007) presso la discarica di Cavernago; per tale impianto è stata
inoltre avanzata istanza autorizzativa per un ampliamento pari a ca. 390.000 m3
(attualmente in fase di Valutazione di Impatto Ambientale).
7.4.7. Rappresentazione schematica della gestione dei flussi
Al fine di agevolare la comprensione della previste dinamiche gestionali in ambito provinciale
si riportano nel seguito i diagrammi di flusso relativi alle ipotesi di gestione dei flussi derivanti
dalle azioni di piano; i diagrammi sono riferiti allo “scenario inerziale” e allo “scenario
evolutivo”; per confronto si riporta lo schema della gestione relativo alla situazione attuale
(anno 2006).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 219 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 220 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 221 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 222 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.4.8. I bacini di riferimento degli impianti
Nell’ambito del percorso di definizione e valutazione degli scenari della pianificazione, sono
stati delineati potenziali bacini di riferimento degli impianti provinciali dedicati in particolare al
rifiuto indifferenziato e ai flussi di rifiuti derivanti dal suo trattamento, con conseguenti
previsioni di conferimenti attesi agli impianti.
Come illustrato nei precedenti capitoli, si è ricercata una ottimizzazione complessiva del
sistema, attraverso la piena saturazione, per quanto realizzabile, delle potenzialità
impiantistiche disponibili e la ricerca di ottimizzazione dei flussi in relazione anche alle
percorrenze per il conferimento dei rifiuti agli impianti.
Gli scenari di piano individuano prioritariamente i bacini impiantistici e i conseguenti flussi
attesi agli impianti con riferimento al rifiuto residuo da RD; tali bacini sono tuttavia suscettibili
di modificazione in fase attuativa ai fini dell’ottimizzazione del sistema gestionale.
In relazione alle necessità di eventuali nuove realizzazioni, sarà il soggetto proponente, in
sede di istanza autorizzativa, a evidenziare il potenziale bacino di utenza cui ipotizza sia
dedicato l’impianto proposto.
7.4.9. Gestione di scambi di rifiuti extraprovinciali
Attualmente l’impianto REA di Dalmine accoglie un flusso di rifiuti urbani indifferenziati
provenitenti dalle Province di Sondrio e di Varese per un quantitativo complessivo pari a ca.
40.000 t/a. E’ inoltre attivo un flusso pari ca. 18-20.000 t/a dal territorio nord orientale della
Provincia di Bergamo verso l’impianto A2A di Brescia.
In linea con le disposizioni in materia emanate dalla Regione Lombardia, la Provincia di
Bergamo e la Provincia di Sondrio hanno sottoscritto un protocollo d’intesa per la
collaborazione interprovinciale nello smaltimento dei rifiuti urbani (approvato con D.G.P. n.
616 del 22/11/07 dalla Provincia di Bergamo). Tale protocollo prevede, sino all’anno 2012, il
conferimento dal territorio della Provincia di Sondrio all’impianto REA di Dalmine, di un
quantitativo massimo annuo pari a 20.000 t/a di rifiuti urbani e assimilati.
In merito ai conferimenti di rifiuti urbani e assimilati dalla Provincia di Varese all’impianto
REA di Dalmine (attualmente pari a ca. 20.000 t/a) non si è proceduto ad oggi alla stipula di
specifico accordo interprovinciale per la regolazione di tale flusso.
Il Piano prevede che, in assenza di formalizzazione di accordi con la Provincia di Brescia, i
rifiuti provenienti dalla porzione nord orientale del territorio provinciale, oggi conferiti
all’impianto A2A di Brescia, siano trattati e smaltiti dagli impianti del sistema provinciale. E’
tuttavia auspicabile che tale flusso, essendosi storicamente consolidato in ragione delle
oggettive condizioni di ottimizzazione tecnico gestionale conseguite, possa continuare ad
essere gestito secondo tali consolidate modalità, come peraltro già prospettato alla Provincia
di Brescia. Qualora tale ipotesi si concretizzasse può essere considerata l’opzione di
mantenimento del flusso di importazione proveniente dalla Provincia di Varese in quanto si
determinerebbe una sostanziale invarianza dei fabbisogni.
Si evidenzia come l’eventuale mantenimento degli attuali flussi di importazioni di rifiuti debba
essere valutata in rapporto alle effettive disponibilità impiantistiche provinciali e alla prioritaria
esigenza di soddisfare i fabbisogni di trattamento rifiuti derivanti dal territorio bergamasco. In
fase di attuazione del Piano e di sua verifica nel tempo, si dovranno quindi attentamente
valutare le ripercussioni sul sistema gestionale dei rifiuti provinciali derivanti da eventuali
scostamenti rispetto alle previsioni e agli indirizzi definiti come scenario di riferimento.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 223 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.4.10.
Integrazioni con la gestione dei rifiuti speciali
L’integrazione della gestione dei rifiuti speciali con quella degli urbani può rappresentare
un’importante opportunità di creazione di sinergie tra i due “sistemi” che consentano il
perseguimento, attraverso anche la realizzazione di significative economie di scala,
dell’ottimizzazione tecnico-ambientale degli impianti garantendone nel contempo la piena
sostenibilità economica.
In considerazione degli specifici indirizzi del Piano relativi ai due diversi ambiti (rifiuti urbani e
speciali), si ritiene che lo sviluppo di tali sinergie possa riguardare ben definite tipologie di
rifiuti, essenzialmente non pericolosi, e di attività di trattamento, recupero o smaltimento,
quali:
• rifiuti speciali assimilabili agli urbani, da imballaggio o comunque costituiti da frazioni
secche quali carta, vetro, plastica, legno, metalli, avviabili a impianti di recupero di
materia nei quali viene tipicamente effettuata anche attività di recupero di frazioni secche
da raccolta differenziata dei rifiuti urbani;
• rifiuti speciali compostabili per successiva valorizzazione in agricoltura, quali quota
parte dei fanghi di depurazione dei reflui urbani, scarti e fanghi dell’industria agroalimentare, scarti lignei da lavorazione, avviabili a impianti di compostaggio di qualità per
un trattamento congiunto con frazione organica e scarti verdi da raccolta differenziata dei
rifiuti urbani;
• rifiuti combustibili, quali scarti dalle attività di recupero di materia di carta, plastica e
legno, quota parte dei fanghi di depurazione reflui urbani previa disidratazione o
essiccazione, scarti e fanghi da lavorazioni industriali, avviabili a valorizzazione
energetica nell’impiantistica di trattamento termico dedicata anche al trattamento di rifiuti
di derivazione urbana;
• rifiuti solidi o fanghi palabili non recuperabili come materia o energia, destinabili a
smaltimento in discarica per rifiuti non pericolosi in cui trovano collocazione anche i
residui non più recuperabili derivanti dalla gestione dei rifiuti urbani.
In particolare per quanto riguarda i rifiuti destinati a recupero energetico l’analisi della
gestione dei rifiuti speciali in Provincia di Bergamo, evidenzia un potenziale di trattamento
termico per rifiuti non pericolosi pari a 150.000-200.000 t/a (operazioni D10/R1
incenerimento/recupero energetico).
I rifiuti che si ipotizza possano essere destinati a tale forma di trattamento sono rappresentati
da rifiuti non altrimenti valorizzabili in forma di materia; in via esemplificativa:
Scarti dalle lavorazioni di valorizzazione dei seguenti rifiuti (in ragione del 30% circa dei
rispettivi quantitativi):
150106 imballaggi in materiali misti
150105 imballaggi in materiali compositi;
oltre che quota parte (mediamente 30 – 50% dei rispettivi flussi) dei seguenti rifiuti:
030105
190812
040108
070299
030105
040222
segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci …
fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali …
cuoio conciato (scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura) contenenti cromo
rifiuti non specificati altrimenti
segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci …
rifiuti da fibre tessili lavorate
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 224 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
020103 scarti di tessuti vegetali
030307 scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di carta e
cartone
160103 pneumatici fuori uso
150203 assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi …
040220 fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti …
040221 rifiuti da fibre tessili grezze
Un ulteriore flusso di interesse è poi rappresentato, come già segnalato, dai fanghi di
depurazione di reflui urbani. Nello specifico approfondimento, si effettua una stima di
produzione provinciale, con particolare riferimento alle produzioni attese di queste tipologie
di rifiuti a seguito del potenziamento del sistema depurativo a scala provinciale sulla base
delle previsioni del PTUA (produzione prevista pari a ca. 100.000-125.000 t/a di fanghi al 2025% di SS.).
Nelle ipotesi di Piano si stima che il 50% ca di tale flusso possa essere destinato a
trattamenti di essiccazione e recupero energetico per un quantitativo pari a 12.500 tSS/a
ovvero 25.000 t/a fanghi al 50% SS.
Considerate le potenzialità residue di trattamento termico che offre attualmente l’impianto
BAS Power di Bergamo, si segnala infine l’opportunità che flussi significativi di rifiuti speciali
possano essere trattati da detto impianto previa loro valorizzazione e adeguamento alle
caratteristiche e specificità dell’impianto stesso.
7.5.
Le priorità del Piano, la tempistica per la realizzazione degli interventi, la
gestione della fase transitoria
Il percorso attuativo degli interventi di Piano si svilupperà nel breve-medio termine in modo
tale da consentire la completa messa a regime del sistema entro il 2013.
I principali interventi individuati di riorganizzazione, potenziamento o completamento del
sistema di gestione dei rifiuti provinciale riguardano in particolare:
•
•
l’ulteriore potenziamento dei servizi di raccolta differenziata sul territorio;
il soddisfacimento dei nuovi/aggiuntivi fabbisogni di: trattamento termico, recupero dei
residui della combustione dei rifiuti; volumetrie di discarica.
Per quanto riguarda l’ulteriore potenziamento delle raccolte differenziate, si ritiene che lo
stesso possa concretizzarsi nel primo triennio di vigenza del Piano ed essere quindi
mantenuto al fine di conseguire un obiettivo di recupero superiore al 60% al 2013.
Per quanto riguarda la realizzazione di nuove potenzialità di trattamento termico,
aggiuntive rispetto a quelle già esistenti, si prevede uno sviluppo temporale delle attività
associate così come indicato nel seguente riquadro.
Cronoprogramma per la realizzazione di nuove potenzialità di trattamento termico
semestre
avanzamento proposte
progettazione e autorizzazione
Realizzazione
avvio esercizio
Proposta di Piano - Relazione
2008
I-II
2009
2010
2011
2012
2013
I
I
I
I
I
II
II
II
II
II
approvazione
PPGR
anno
Aprile 2008
Pagina 225 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Nel seguito sono riportate:
• considerazioni in merito alla gestione della fase transitoria;
• riepilogo in merito alle istanze in corso per le tipologie di impianti di maggiori
interesse per la pianificazione.
7.5.1. La gestione della fase transitoria
Nella fase transitoria fino alla realizzazione della nuova impiantistica di trattamento termico
si dovrà fare ricorso allo smaltimento in discarica per i flussi di rifiuti, comunque derivanti da
trattamenti impiantistici, che non trovano diversa destinazione.
Nella fase transitoria è previsto il massimo utilizzo dell’impiantistica di pretrattamento
meccanico biologico (A2A) e dgli impianti di trattamento termico, BAS POWER e REA; a
quest’ultimo impianto si ipotizza siano destinati i rifiuti provenienti dalla Provincia di Sondrio
sulla base degli accordi in essere, sino alla saturazione della capacità di trattamento
(conseguimento del carico termico ammissibile).
L’analisi dei fabbisogni di smaltimento in discarica derivanti dal territorio provinciale
(sviluppata cautelativamente con riferimento alle ipotesi di cui allo “Scenario inerziale”)
evidenzia, come illustrato nel riquadro seguente, un fabbisogno per il periodo 2008 – 2013
pari a ca. 453.000 t.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 226 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Gestione dei flussi nella fase transitoria (2008 – 2012), sino alla disponibilità della
nuova potenzialità impiantistica di trattamento termico (2013); valutazione dei
fabbisogni di smaltimento in discarica di rifiuti urbani e di derivazione urbana nello
“Scenario inerziale”
2006
2007
2009
2010
2012
2013
478.816
488.785
498.961
509.348
519.952
530.777
541.827
553.107
184.899
186.483
188.052
189.606
191.144
192.663
194.162
195.640
rifiuti ingombranti non rec.
31.156
31.839
32.538
33.251
33.980
34.725
35.486
36.264
rifiuti da spazzam.to stradale
23.048
23.537
24.036
24.546
25.067
25.599
26.142
26.696
239.713
246.925
254.334
261.945
269.762
277.791
286.037
294.507
50,1%
50,5%
51,0%
51,4%
51,9%
52,3%
52,8%
53,2%
-
-
60.000
60.000
60.000
60.000
60.000
60.000
-
-
29.828
29.828
29.828
29.828
29.828
29.828
Rif indifferenz Prov BG
-
-
128.052
129.606
131.144
132.663
134.162
135.640
Rif indifferenz Prov SO
-
-
Rifiuti ingombranti non rec
Nuove potenz. Impiantistiche
(dedicata a ingomb, scarti RD)
-
-
20.000
-
19.500
-
18.000
-
18.000
-
16.000
-
36.264
-
-
-
-
-
-
-
43.302
produzione rifiuti (t/a)
2008
2011
rifiuti raccolti (t/a)
rifiuto indifferenziato
RD (t/a)
% RD
Flussi a pretrattamento
Impianto A2A
Flussi a trattam. Termico
BAS POWER (CDR)
REA Dalmine
-
flussi a discarica (t/a)
scarti da produzione CDR
-
-
12.764
12.869
12.974
13.077
13.179
13.279
rifiuti ingombranti non rec.
-
-
30.538
32.251
32.980
34.725
35.486
0*
scarti processi recupero RD
Scorie e/o scarti da
trattamento scorie
scarti da trattamento rifiuti da
spazzamento stradale
Totale (t/a)
-
-
15.146
15.599
16.064
16.542
17.033
0*
-
-
16.009
16.104
16.107
16.244
16.199
19.726
-
-
3.846
3.927
4.011
4.096
4.183
4.271
-
-
80.302
81.750
83.136
84.684
86.080
37.277
Totale fabbisogno nel
453.229
periodo 2008-2013 (t)
(*) L’azzeramento delle necessità di smaltimento in discarica dei rifiuti ingombranti non recuperati e degli scarti
dai processi di recupero delle RD, è legato alla messa in esercizio delle nuove potenzialità di trattamento
termico previste a inizio 2013.
Si sottolinea il carattere assolutamente cautelativo delle stime condotte: le previsioni
formulate hanno infatti assunto che tutti i flussi non recuperabili in forma di materia oggetto di
pianificazione dei rifiuti urbani e dei flussi derivati, già nella fase transitoria, siano destinati
agli impianti presenti sul territorio provinciale; se ciò è vero per flussi quali gli scarti da
produzione CDR, le scorie da trattamento termico e gli scarti da trattamento rifiuti da
spazzamento stradale (flussi oggetto peraltro di convenzionamento teso a garantire lo
smaltimento in discarica a tariffe controllate), non altrettanto può dirsi per i rifiuti
rappresentati da “i rifiuti ingombranti non recuperabili” che si avvalgono di differenti canali di
smaltimento e degli “scarti dai processi di recupero da RD”. Questi ultimi sono oggi infatti
prodotti dalla molteplicità di operatori cui i flussi di materiali da RD sono conferiti; tali
operatori sono collocati sul territorio provinciale ma anche al di fuori di esso e producono
scarti per i quali non vigono evidentemente obblighi rispetto al destino finale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 227 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Una realistica previsione rispetto ai flussi che si attende siano conferiti alla discarica
presente sul territorio provinciale porta a stimare un quantitativo indicativamente pari a ca
305.000 t nel periodo 2008 – 2013; tale quantitativo include:
•
•
•
•
scarti da produzione CDR
rifiuti ingombranti non recuperati in misura del 60% rispetto al totale (dato in linea con
i conferimenti storici alla discarica proiettati quindi nello “scenario inerziale”)
scorie e/o scarti da trattamento scorie
scarti da trattamento rifiuti da spazzamento stradale
Applicando a tali quantitativi i corrispondenti pesi specifici si ricava un fabbisogno
volumetrico all’atto del conferimento pari a ca 320.000 mc; considerate le dinamiche di
assestamento della discarica (che, in considerazione della tipologia di rifiuti portano ad un
indice di compattazione pari a ca 1,3 t/mc) il volume ad assestamento finale della quota di
tali rifiuti si stima sia pari a ca 235.000 mc.
7.5.2. Riepilogo delle potenzialità impiantistiche derivanti dalle istanze in
corso
Come illustrato nei paragrafi precedenti, le tipologie di trattamento per le quali il Piano
evidenzia la necessità di potenziamento della dotazione impiantistica sono le seguenti:
1. trattamento termico e recupero energetico dei flussi di rifiuti residui;
2. impianto di trattamento dei residui derivanti dalla combustione dei rifiuti (recupero
scorie);
3. impianto di discarica per il conferimento dei flussi residui non altrimenti valorizzabili.
Per tutte queste tipologie di trattamento sono state avanzate in tempi recenti istanze volte al
potenziamento dell’impiantistica esistente oppure alla realizzazione di nuovi interventi.
Per quanto attiene il trattamento termico è stata avanzata istanza da parte della Società
REA di Dalmine per la realizzazione di un intervento di potenziamento dell’attuale impianto
attraverso la realizzazione di una terza linea che garantirebbe ulteriore capacità di
trattamento per un quantitativo di rifiuti compreso, in funzione del PCI, tra 78.000 e 140.400
t/a; per le potenziali implicazioni sul sistema dell’impiantistica di trattamento termico si
segnala inoltre l’istanza relativa al potenziamento, senza modifiche impiantistiche,
dell’impianto di pretrattamento (bioessiccazione) della Società A2A in Bergamo
(ampliamento delle potenzialità di trattamento da 60.000 a 72.000 t/a); come già segnalato
tale incremento di capacità si tradurrebbe in maggiori quantità di CDR da rifiuto urbano
prodotto ed avviato al vicinale impianto di trattamento termico (impianto BAS POWER)
garantendo in questo modo la contrazione del fabbisogno complessivo per tale titpologia
impiantistica.
Le nuove potenzialità impiantistiche di trattamento termico renderebbero inoltre disponibili
quote di capacità di trattamento per rifiuti speciali per i quali il Piano ha individuato uno
specifico fabbisogno; si fa riferimento in modo particolare al trattamento dei fanghi biologici
da depurazione delle acque reflue civili non altrimenti valorizzabili.
Per quanto attiene i fabbisogni di trattamento termico e le valutazioni in merito alle
potenzialità esistenti, si è già accennato al tema del parziale utilizzo dell’impianto BAS
POWER per il trattamento di flussi di derivazione urbana; come già detto tale parziale utilizzo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 228 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
è determinato dalle capacità di trattamento dell’impianto a monte che è in grado di generare
solo quota parte dei rifiuti avviabili a trattamento termico.
Per quanto attiene il trattamento delle scorie da combustione è stato presentato dalla
Società ABM Valorizzazione srl un progetto di realizzazione di un impianto di potenzialità
pari a complessive 130.000 t/a dedicato al trattamento di rifiuti di natura inerte tra i quali
rientrano le scorie dal trattamento termico.
Infine, è stata avanzata istanza dalla Società Bergamo Pulita srl per la realizzazione di un
ampliamento della discarica di Cavernago in via di esaurimento; la potenzialità aggiuntiva,
pari a 390.000 m3, potrebbe garantire la collocazione dei rifiuti non altrimenti valorizzabili
nella fase transitoria alla realizzazione della nuova impiantistica di trattamento termico.
Attualmente presso la discarica, in forza di una convenzione sottoscritta con la Provincia di
Bergamo, trovano collocazione i seguenti rifiuti derivanti dagli impianti di trattamento dei
rifiuti urbani prodotti nel territorio bergamasco: scorie da trattamento termico, scarti da
produzione CDR impianto A2A, fanghi da impianto trattamento rifiuti da spazzamento
stradale; presso tale discarica trova altresì collocazione una quota consistente dei rifiuti
ingombranti prodotti dai Comuni bergamaschi e destinati a smaltimento. La discarica
pertanto attualmente costituisce l’elemento di chiusura del circuito di recupero e smaltimento
dei rifiuti urbani prodotti nel territorio provinciale.
Si è già avuto modo di sottolineare come tutte le istanze sopra citate siano soggette a
Valutazione di Impatto Ambientale; pertanto, qualora nel corso delle istruttorie di VIA o
autorizzative dovessero emergere fattori di criticità tali da non consentire la positiva
conclusione dei relativi iter, si dovranno valutare, al fine di garantire piena attuazione al
Piano, adeguate alternative finalizzate al soddisfacimento dei fabbisogni evidenziati sia nel
breve termine sia sull’intero orizzonte temporale della pianificazione.
Si ribadisce al riguardo come sia assolutamente imprescindibile prevedere, nella fase di
attuazione del Piano, una costante verifica dello stato di avanzamento dei diversi interventi e
delle effettive modalità in atto di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti speciali (con riferimento
per questi ultimi a quanto si va ad integrare nel sistema impiantistico di interesse anche per i
rifiuti urbani), in modo tale da valutare il rispetto delle tempistiche indicate ed eventualmente
individuare gli opportuni interventi correttivi.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 229 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.6.
Comparazione energetico-ambientale degli scenari della pianificazione
La misura e valutazione della sostenibilità ambientale delle possibili scelte in materia di
gestione dei rifiuti può essere condotta attraverso l’impiego di indicatori appropriati, che
agevolino il processo decisionale alla base della definizione dello strumento pianificatorio.
Indicazioni e prescrizioni per il contenimento e la riduzione degli impatti ambientali generati
dal sistema di gestione dei rifiuti sono definite nel Piano Provinciale, in relazione in
particolare alla tutela del territorio dagli impatti che su di esso possono gravare direttamente.
Si considerino in particolare obiettivi e indicazioni in materia di:
• contenimento del fabbisogno di discarica;
• procedure localizzative degli impianti che tengono conto di tutte le previsioni di carattere
territoriale e ambientale interessanti il territorio e che garantiscono il miglior inserimento
ambientale, sia in relazione alle nuove realizzazioni sia per gli eventuali impianti esistenti
collocati in aree critiche.
Le indicazioni sopra riportate agiscono nel loro insieme essenzialmente su scala “locale”,
intesa come coincidente col territorio provinciale.
Appare quindi di particolare interesse sviluppare, in forma complementare, un’analisi
comparativa degli indirizzi pianificatori finalizzata alla loro valutazione con riferimento ad una
scala territoriale ben più ampia.
Il riferimento è in particolare agli impegni definiti e alle azioni sviluppate negli ultimi anni a
livello nazionale e internazionale orientate alla riduzione delle emissioni di gas climalteranti,
all’aumento dell’efficienza energetica, allo sviluppo della produzione di energia da fonti
rinnovabili.
Nell’ambito delle attività di predisposizione del Piano Provinciale, si ritiene pertanto di
interesse introdurre nel processo di definizione degli scenari anche una valutazione degli
aspetti emissivi e energetici.
Le valutazioni energetico ambientali presentate quindi nel seguito sono state effettuate al
fine di confrontare in particolare lo “Scenario evolutivo” al 2013 con lo “Scenario inerziale”,
ovvero con la sostanziale assenza di intervento.
La valutazione è stata condotta analizzando le diverse fasi che compongono il ciclo di
gestione dei rifiuti:
• servizi di raccolta sul territorio;
• conferimento di rifiuti in piattaforma direttamente da parte degli utenti;
• trasporto dei rifiuti agli impianti di recupero, trattamento e smaltimento;
• trasporto dei flussi derivanti dagli impianti di recupero e trattamento a eventuale destino
successivo/ finale;
• avvio a recupero di materia dei rifiuti, in sostituzione di materie prime vergini;
• trattamento/smaltimento dei rifiuti.
Per ognuna delle fasi di gestione dei rifiuti sopra indicate si sono quindi analizzate le
implicazioni energetico-ambientali con riferimento in particolare a due parametri di
valutazione:
• bilancio energetico, espresso in termini di Tonnellate di Petrolio Equivalente (TEP/anno);
• bilancio emissivo di gas climalteranti, espresso in termini di CO2 equivalente.
I risultati delle comparazioni così sviluppate evidenziano innanzitutto i benefici che lo
“Scenario evolutivo” presenta rispetto allo “Scenario inerziale”, come chiaramente illustrato
nella tabella e nei grafici seguenti; in particolare:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 230 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
risparmio di risorse energetiche per 24,1 kgEP/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero
12.099 TEP/anno;
riduzione delle emissioni di gas climalteranti per 90,7 kg CO2eq/tonnellata di rifiuto
prodotto, ovvero 48.211 ton CO2eq/anno.
Tali benefici sono essenzialmente generati dal maggior quantitativo di rifiuti avviato a
recupero di materia, grazie allo sviluppo delle raccolte differenziate.
L’incremento di questi recuperi presenta infatti benefici sia energetici che emissivi
largamente superiori al maggior impegno di risorse legato al ciclo della raccolta e del
trasporto dei rifiuti e alla diminuzione della quota di rifiuti oggetto di recupero energetico
nell’impiantistica di trattamento termico.
In particolare, l’analisi più in dettaglio delle valutazioni condotte evidenzia che nello “Scenario
evolutivo” rispetto allo “Scenario inerziale” si registrano:
- per le fasi di raccolta e trasporto dei rifiuti:
o un lieve incremento dell’impegno di risorse energetiche, valutabile in 0,1
kgEP/tonnellata di rifiuto, ovvero 12 TEP/anno;
o un lieve incremento delle emissioni di gas climalteranti, valutabile in 0,3 kg
CO2eq/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero 43 ton CO2eq/anno;
essendo tali variazioni legate ad una maggior intensità delle raccolte domiciliari,
comunque già fortemente diffuse sul territorio;
-
con riferimento al complesso delle operazioni connesse al ciclo del recupero di materia
dei rifiuti provenienti da RD:
o un rilevante risparmio di risorse energetiche, pari a 35,1 kgEP/tonnellata di
rifiuto, ovvero 18.511 TEP/anno;
o una rilevante riduzione delle emissioni di gas climalteranti, pari a 87,1 kg
CO2eq/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero 45.493 ton CO2eq/anno;
essendo tali variazioni legate all’incremento della quota di rifiuti avviati a recupero
di materia, essenzialmente previa raccolta differenziata;
-
per il complesso delle fasi di trattamento e smaltimento dei rifiuti (residui da RD):
o un incremento comunque piuttosto contenuto dell’impegno di risorse
energetiche, valutabile in 10,9 kgEP/tonnellata di rifiuto, ovvero 6.399
TEP/anno;
o una lieve diminuzione delle emissioni di gas climalteranti, valutabile in 3,9 kg
CO2eq/tonnellata di rifiuto prodotto, ovvero 2.761 ton CO2eq/anno;
essendo tali variazioni legate principalmente al minor quantitativo di rifiuti avviato
a trattamento termico.
Il saldo complessivo del confronto tra lo “Scenario evolutivo” al 2013 e lo “Scenario inerziale”
sull’intera filiera della gestione dei rifiuti (dalla raccolta al recupero o smaltimento finale) vede
quindi, come già segnalato, significativi benefici legati all’evoluzione del sistema prospettata
nelle previsioni di pieno conseguimento degli obiettivi di Piano.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 231 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Bilancio energetico-emissivo dello “Scenario evolutivo” rispetto allo “Scenario inerziale”
Scenario
Scenario
Variazione
evolutivo
inerziale
evol./inerz.
produzione rifiuti
t/a
546.584
553.107
-6.524
TEP
servizi di raccolta
conferim a piattaforma
trasporto a impianto
trasporto da impianti
recupero materiale
trattamento/smaltimento
TEP/a
TEP/a
TEP/a
TEP/a
TEP/a
TEP/a
1.350
1.277
544
585
-75.800
-32.393
1.321
1.299
580
544
-57.289
-38.793
29
-21
-36
40
-18.511
6.399
totale
TEP/a
-104.438
-92.338
-12.099
servizi di raccolta
conferim a piattaforma
trasporto a impianto
trasporto da impianti
recupero materiale
trattamento/smaltimento
kg EP/t
kg EP/t
kg EP/t
kg EP/t
kg EP/t
kg EP/t
2,5
2,3
1,0
1,1
-138,7
-59,3
2,4
2,3
1,0
1,0
-103,6
-70,1
0,1
0,0
-0,1
0,1
-35,1
10,9
totale
kg EP/t
-191,1
-166,9
-24,1
CO2
servizi di raccolta
conferim a piattaforma
trasporto a impianto
trasporto da impianti
recupero materiale
trattamento/smaltimento
ton CO2/a
ton CO2/a
ton CO2/a
ton CO2/a
ton CO2/a
ton CO2/a
3.922
3.211
1.579
1.698
-223.654
50.336
3.837
3.265
1.684
1.581
-178.160
53.097
85
-54
-105
117
-45.493
-2.761
totale
ton CO2/a
-162.908
-114.697
-48.211
servizi di raccolta
conferim a piattaforma
trasporto a impianto
trasporto da impianti
recupero materiale
trattamento/smaltimento
kg CO2/t
kg CO2/t
kg CO2/t
kg CO2/t
kg CO2/t
kg CO2/t
7,2
5,9
2,9
3,1
-409,2
92,1
6,9
5,9
3,0
2,9
-322,1
96,0
0,2
0,0
-0,2
0,2
-87,1
-3,9
totale
kg CO2/t
-298,0
-207,4
-90,7
Nota: nel bilancio energetico e in quello emissivo, valori minori di zero delle grandezze espresse in TEP o kgCO2
indicano benefici legati a minori consumi o minori emissioni
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 232 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Bilancio energetico - ambientale della gestione dei rifiuti urbani
(TEP/anno e tonCO2eq/anno):
variazioni dello scenario evolutivo rispetto a scenario inerziale al 2013
0
-10.000
-12.099
-20.000
-30.000
-40.000
-48.211
-50.000
-60.000
Variazione TEP/anno
Variazione tonCO2eq/anno
Bilancio energetico - ambientale della gestione dei rifiuti urbani
(kgEP/ton e kgCO2eq/ton):
variazioni dello scenario evolutivo rispetto a scenario inerziale al 2013
0
-10
-20
-24,8
-30
-40
-50
-60
-70
-80
-90
-89,2
-100
Variazione kgEP/ton
Proposta di Piano - Relazione
Variazione kgCO2eq/ton
Aprile 2008
Pagina 233 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Bilancio energetico-ambientale della gestione dei rifiuti urbani per fase di attività
(TEP/anno e tonCO2eq/anno):
variazioni dello scenario evolutivo rispetto a scenario inerziale al 2013
10.000
6.399
12
43
0
-2.761
-10.000
-20.000
-18.511
-30.000
-40.000
totale raccolta e trasporti
recupero materiale
trattamento/smaltimento
-45.493
-50.000
Variazione TEP/anno
Variazione tonCO2eq/anno
Bilancio energetico-ambientale della gestione dei rifiuti urbani per fase di attività
(kgEP/ton e kgCO2eq/ton):
variazioni dello scenario evolutivo rispetto a scenario inerziale al 2013
20
10,9
0,1
0,3
0
-3,9
-20
-35,1
-40
-60
-80
totale raccolta e trasporti
recupero materiale
-87,1
trattamento/smaltimento
-100
Variazione kgEP/ton
Proposta di Piano - Relazione
Variazione kgCO2eq/ton
Aprile 2008
Pagina 234 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.7.
Comparazione economica dello scenario di piano rispetto alla situazione
attuale
La valutazione degli effetti economici legati all’attuazione del Piano, con riferimento in
particolare ai costi per la gestione dei rifiuti che risulteranno gravare sulla collettività e alle
necessità di investimenti per eventuali nuove realizzazioni impiantistiche, rappresenta un
elemento di supporto di particolare rilevanza rispetto alla corretta e consapevole assunzione
e condivisione delle scelte di Piano da parte di tutti i soggetti interessati (ovvero, innanzitutto
i cittadini, oltre alla Provincia, agli Enti Locali, ai gestori di servizi e impianti e agli altri diversi
portatori di interessi).
Nell’ambito della predisposizione del Piano Provinciale, si è quindi ritenuto opportuno
provvedere alla caratterizzazione e comparazione economica degli scenari individuati nel
corso della pianificazione.
I costi complessivi del “sistema rifiuti” previsti dal Piano sono stati definiti in relazione alle
diverse componenti, attraverso una valutazione e riaggregazione delle voci di cui al metodo
normalizzato per la definizione della tariffa definito dal D.P.R. 27 aprile 1999, n. 158.
La valutazione dei costi relativi all’effettuazione dei servizi (raccolta e trasporto rifiuti,
spazzamento) è stata effettuata, a partire dall’analisi dei dati disponibili sugli attuali costi
sostenuti dai Comuni (come dichiarati nella banca dati Orso e come analizzati nel Piano
Provinciale), attraverso una valutazione delle necessità di impegno di risorse (automezzi,
attrezzature e personale) per l’ulteriore sviluppo delle raccolte, così come quantificate
nell’ambito delle attività di predisposizione del Piano Provinciale.
Per quanto riguarda la valutazione dei costi associati al sistema impiantistico di trattamento,
recupero o smaltimento dei rifiuti, si sono analizzate le informazioni attualmente disponibili in
merito ai costi sostenuti dai Comuni per l’avvio a destino dei rifiuti (come da banca dati
Orso), integrate con informazioni derivanti dalle convenzioni per la definizione delle tariffe di
accesso agli impianti stipulate tra Provincia e soggetti gestori e dai piani finanziari predisposti
dai soggetti gestori e sottoposti negli anni passati alla valutazione della Provincia stessa.
Tali analisi hanno consentito la corretta valutazione dei costi associati agli impianti già
esistenti sul territorio e confermati nello scenario di Piano.
L’analisi dei costi è stata completata con valutazioni attinenti voci di costo non direttamente
riconducibili ai singoli servizi effettuati o ai singoli impianti, quali ad es. costi generali di
struttura sostenuti dai gestori o costi per campagne di informazione ed educazione
ambientale.
L’insieme delle valutazioni sopra descritte ha portato quindi alla definizione di una tariffa di
riferimento per la gestione dei rifiuti urbani e assimilati associata agli scenari descritti
nell’ambito del Piano.
In relazione alle ipotesi di nuove realizzazioni impiantistiche, concernenti in particolare il
segmento del trattamento termico dei rifiuti, si è inoltre proceduto alla definizione di massima
di un piano finanziario specifico, pur sviluppato in forma semplificata, che viene proposto
come utile riferimento per quei soggetti che, in fase di attuazione del Piano, intenderanno
avanzare proposte operative in merito.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 235 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.7.1. Il percorso metodologico per la valutazione dei costi di gestione dei
rifiuti associati agli scenari della pianificazione
Il percorso metodologico seguito per la valutazione dei costi di gestione dei rifiuti associati
agli scenari della pianificazione ha previsto:
• l’impostazione di un modello per la ricostruzione dei costi associati al sistema di gestione
dei rifiuti attualmente in essere (con riferimento in particolare all’anno 2006) e la sua
taratura al fine di garantire una adeguata rispondenza dei costi ricostruiti da modello con
i costi effettivamente dichiarati dai Comuni;
• l’utilizzo del modello di cui al punto precedente, già tarato pertanto sulle caratteristiche
della realtà provinciale, per la valutazione dei costi associati al sistema di gestione dei
rifiuti così come previsto nei diversi scenari della pianificazione (“Scenario inerziale” e
“Scenario evolutivo”);
• il confronto tra i costi risultanti nei diversi scenari della pianificazione, con
l’evidenziazione delle variazioni complessive risultanti e delle variazioni di impegno di
risorse associate alle diverse fasi di gestione del rifiuto (in particolare, la fase di raccolta
e la fase di trattamento, smaltimento o avvio a recupero).
Più puntualmente, la ricostruzione, modellizzazione e previsione dei costi associati alla
situazione attuale piuttosto che agli scenari della pianificazione è stata articolata nei seguenti
passaggi:
• definizione della produzione di rifiuti di riferimento e, sulla base degli attuali livelli di
raccolta differenziata o degli obiettivi definiti, individuazione dei flussi di rifiuti associati ai
diversi servizi di raccolta, con disaggregazione per frazione (es. rifiuto indifferenziato,
organico, carta, ecc.) e per modalità di raccolta (stradale, domiciliare, in piattaforma o
area attrezzata);
• quantificazione dei fabbisogni di impiego di personale e attrezzature (automezzi e
contenitori di raccolta, essenzialmente) per l’effettuazione dei diversi servizi mirati alle
diverse frazioni del rifiuto;
• quantificazione dei costi associati agli impieghi di personale e attrezzature direttamente
impiegati nell’effettuazione dei servizi e degli ulteriori costi, aggiuntivi, ad essi associabili
(costi indiretti e spese generali);
• valutazione dei costi o ricavi unitari di trattamento, smaltimento o avvio a recupero delle
diverse frazioni e conseguente quantificazione dei costi o dei ricavi associati alla
gestione dei flussi di rifiuti provenienti dalle raccolte;
• quantificazione dei costi complessivi associati al sistema di gestione dei rifiuti in esame,
valutati come somma dei costi per l’effettuazione dei servizi e dei costi o ricavi per il
trattamento, smaltimento o avvio a recupero dei rifiuti, inclusi ricarichi legati a costi di
struttura di tipo indiretto o generale.
Nella seguente figura si riporta a titolo illustrativo una rappresentazione schematica del
percorso di approfondimento tecnico-economico che si è ritenuto di poter opportunamente
sviluppare rispetto in particolare alla modellizzazione dei servizi di raccolta.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 236 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Schema metodologico per dimensionamento e valutazione dei servizi di raccolta rifiuti
7.7.2. Le modalità e i parametri per la definizione dei costi
La ricostruzione modellistica dei costi di gestione dei rifiuti è stata effettuata a partire da una
valutazione dei costi di dettaglio relativi alle diverse fasi di attività, distinguendo in particolare
le seguenti macrovoci di costo:
• raccolta e trasporto;
• spazzamento;
• smaltimento e ricavi da cessione;
• costi indiretti e generali;
• eventuali attività intensive di comunicazione e similari.
Ognuna delle suddette voci di costo è analizzata in dettaglio nel presente capitolo, in cui
sono evidenziate le specifiche modalità di quantificazione.
7.7.2.1. Costi di raccolta e trasporto
La definizione dei costi di raccolta e trasporto per i servizi riferiti alla situazione attuale o
previsti negli scenari di Piano deriva da una quantificazione analitica dell’impegno di risorse
(automezzi, contenitori e personale) previsto per i singoli servizi sul territorio, in relazione ai
quantitativi di rifiuti raccolti attesi.
Tale quantificazione è stata sviluppata sulla base di un dimensionamento progettuale, pur
semplificato, sviluppato con riferimento alle specificità del territorio bergamasco, che ha
portato in particolare ad individuare standard tecnici di resa degli operatori della raccolta
applicabili ai diversi contesti territoriali provinciali (citta di Bergamo e area di pianura, bassa
valle, alta valle, area montana, area montana a sviluppo turistico-produttivo).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 237 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Le voci di costo attribuite ai singoli servizi effettuati sul territorio possono quindi essere
sostanzialmente così classificate:
costi del parco automezzi, comprendenti le seguenti voci:
• ammortamento degli automezzi;
• carburante e altri consumi per automezzi;
• manutenzione automezzi;
costi del parco contenitori di raccolta, comprendenti:
• ammortamento dei contenitori;
• fornitura sacchi;
• manutenzione contenitori;
costi del personale, comprendenti:
• costo per autisti;
• costo per motocarristi, raccoglitori.
La definizione dei costi del parco automezzi e contenitori è stata effettuata sulla base dei
parametri indicati nella seguente tabella.
Costi di investimento e gestionali del parco mezzi e contenitori
costo acquisto
€/unità
ammortamento
€/anno
autocompattatore carico laterale
160.000
20.000
manutenzione e
consumi
€/anno
40.000
autocompattatore carico posteriore
130.000
16.250
40.000
veicolo leggero
30.000
3.750
20.000
autocarro attrezzato svuotamento campane
autocarro attrezzato movimentazione cassoni
130.000
100.000
16.250
12.500
40.000
40.000
Cassoni
4.200
525
210
Cassonetti
550
92
27,5
Campane
400
67
20
Bidoni
24
6
1,2
3
0,05
0,75
-
0,15
-
Bidoncini
sacchi in polietilene
Il costo del personale è stato valutato facendo riferimento a due livelli di inquadramento
standard di base:
• operatori di IV livello (autisti): costo annuo del singolo operatore pari a 36.000 €/a;
• operatori di III livello (motocarristi, raccoglitori, addetti stazioni ecologiche): costo annuo
del singolo operatore pari a 33.000 €/a;
cui è stato applicato un fattore di riduzione del 5% legato alla significativa concorrenzialità
dei costi che risultano attualmente gravare sui Comuni bergamaschi e al ragionevole impiego
associato, per l’effettuazione in particolare di raccolte di tipo domiciliare, di personale di
cooperative avente inquadramento economico inferiore a quello sopra segnalato.
Nell’ambito dei costi di raccolta e trasporto vengono inoltre considerati i costi relativi alle
piattaforme ed aree attrezzate presenti sul territorio, comprensivi dei costi di loro
realizzazione, così come ricadenti in termini di ammortamento sul costo gestionale.
In particolare, per queste strutture vengono quindi valutati i costi relativi a:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 238 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
•
•
•
ammortamento dell’investimento per la realizzazione delle strutture e relativi costi di
manutenzione, quantificati così come indicato nel seguente riquadro;
costi per consumi energetici o di altro tipo interessanti direttamente tali strutture,
quantificati così come indicato nel seguente riquadro;
ammortamento e manutenzione del parco contenitori, sulla base dei parametri riportati
nella tabella relativa alle attrezzature di interesse per i servizi di raccolta in genere e
dell’impiego di attrezzature indicato nel seguente riquadro;
trasporto a destino dei rifiuti conferiti, sulla base dei parametri riportati nella tabella
relativa alle attrezzature di interesse per i servizi di raccolta in genere;
personale addetto, con riferimento in particolare all’impiego di operatori di III livello e
all’impiego di personale funzionale a garantire l’orario di apertura indicato nel seguente
riquadro.
Costi e dati tecnici relativi a piattaforme o aree attrezzate
Tipologia di piattaforma o
area attrezzata
strutture grandi
(> 2.500 t/a di rifiuti conferiti)
strutture medie
(da 1.000 a 2.500 t/a)
strutture medio-piccole
(da 400 a 1.000 t/a)
strutture piccole
(da 150 a 400 t/a)
n. cassoni
installati
n. ore di
apertura
settimanali
ammortamento
e manutenzioni
struttura
€/anno
consumi
struttura
€/anno
12
40
40.000
12.000
9
24
25.000
7.500
6
16
18.000
3.000
4
8
8.000
1.000
Nel seguente riquadro sono riepilogati i costi unitari, per tonnellata di rifiuto raccolto, che
risultano quindi associati alle principali tipologie di servizi di raccolta attualmente in essere o
ipotizzati in futuro.
Tali costi unitari sono stati valutati, per esigenze di taratura del modello di calcolo, con
riferimento alla produzione di rifiuti del 2006. Si sono quindi su questa base valutati i costi
complessivi delle raccolte associati agli scenari della pianificazione (“Scenario inerziale” e
“Scenario evolutivo”) ricalibrati sul livello di produzione di rifiuti del 2006. L’estrapolazione
all’anno 2013 dei costi dei diversi scenari è stata poi effettuata tenendo conto che la
flessibilità organizzativa di un servizio di raccolta è tipicamente tale da consentire
l’assorbimento, entro certi limiti, di maggiori quantità di rifiuti raccolti a sostanziale invarianza
del costo del servizio. In particolare, si è assunto che a fronte di un determinato incremento
% del complesso dei rifiuti prodotti (es. +15,5% dalla produzione 2006 a quella attesa al
2013 nello “Scenario inerziale”) si abbia, ad invarianza dei servizi, un incremento % del
complesso dei costi delle raccolte pari all’80% di quello registrato in termini di produzione
rifiuti (nell’esempio di cui sopra, +12,4% passando dalla situazione 2006 a quella 2013),
derivante dal mediarsi dell’incremento legato alla popolazione servita, per il quale non si
considerano benefici da flessibilità dei servizi, e dell’incremento legato alla produzione
procapite di rifiuti, per il quale si considera un effetto di assorbimento ad invarianza dei costi
tale da dimezzare l’incremento altrimenti associato.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 239 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi unitari dei principali servizi di raccolta,
valutati per gli scenari tarati su produzione rifiuti 2006
Modalità
raccolta
Costi unitari di
raccolta [€/t]
domiciliare
74-76
organico
domiciliare
142-147
carta
domiciliare
75-79
plastica
domiciliare
329-333
vetro
vetro
domiciliare
stradale
85-89
52-54
stazioni ecologiche
-
48-50
trasporto a impianti
-
5-6
Frazione del rifiuto
rifiuto indifferenziato
7.7.2.2. Costi di spazzamento
I costi per l’effettuazione dei servizi di spazzamento non risultano direttamente correlabili alle
indicazioni della pianificazione, non essendovi nella stessa specifiche indicazioni in merito
alle necessità di dimensionamento ed esecuzione di questa tipologia di servizi.
La voce di costo “spazzamento” è stata quindi considerata nell’ambito delle presenti
valutazioni solo al fine di poter disporre di un costo complessivo associato alla gestione dei
rifiuti confrontabile con i costi che i Comuni dichiarano oggi di sostenere, e che sono
comprensivi anche di questo specifico servizio.
Per quanto sopra esposto, si è ritenuto di poter opportunamente mantenere invariato, anche
negli scenari della pianificazione, il costo procapite per i servizi di spazzamento che risulta
attualmente sostenuto.
7.7.2.3. Costi di smaltimento e ricavi da cessione
La valutazione dei costi di smaltimento e dei ricavi da cessione dei materiali a recupero è
stata effettuata incrociando il dato relativo ai quantitativi attesi dalle diverse raccolte con un
costo o ricavo unitario di cessione del rifiuto in linea con quanto evidenziato nell’analisi dei
costi attualmente sostenuti o con quanto generalmente riscontrabile in dati relativi ad altre
realtà del territorio nazionale.
In particolare, la tariffa unitaria applicata ai rifiuti indifferenziati è stata quantificata, sulla base
di quanto previsto nelle convenzioni stipulate con gli impianti e in coerenza con le
dichiarazioni presentate dai Comuni, riferite al 2006, e inserite nel sistema Orso, pari a 81,6
€/t.
Per quanto riguarda le tariffe di trattamento (in particolare, per il compostaggio) o i ricavi
dalla cessione dei materiali associati alle diverse frazioni differenziate, si è fatto riferimento
innanzitutto a:
• per la frazione organica e il verde, le tariffe indicate nelle convenzioni stipulate con gli
impianti di compostaggio provinciali (in particolare, gli impianti delle ditte Berco e
Montello);
• per le altre frazioni differenziate, tariffe o ricavi unitari generalmente riscontrabili
nell’ambito anche di altre realtà del territorio nazionale, in linea anche con quanto definito
negli accordi ANCI-CONAI in merito ai corrispettivi riconosciuti per la raccolta
differenziata dei rifiuti da imballaggio.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 240 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Per i rifiuti da spazzamento stradale si è assunto come riferimento la tariffa stabilita nella
convenzione stipulata con l’impianto di recupero di riferimento.
Per i rifiuti ingombranti si sono assunte tariffe di trattamento o smaltimento coerenti con
quanto risultante dalle analisi condotte tenendo anche conto dell’esistente convenzione con
l’impianto di discarica che riceve tali rifiuti.
Sulla base di quanto così inizialmente definito, si è provveduto a verificare la coerenza dei
costi e ricavi complessivi in tal modo valutati per lo scenario attuale, con quanto
effettivamente dichiarato dai Comuni con riferimento all’anno 2006, apportando quindi gli
eventuali aggiustamenti funzionali ad assicurare un’adeguata rispondenza tra costi
complessivi stimati e costi complessivi dichiarati.
Peraltro, nel corso di tali valutazioni si è avuto modo di evidenziare come, per quanto
riguarda i flussi delle raccolte differenziate, i dati dichiarati in Orso dai Comuni relativamente
ai costi delle raccolte differenziate e ai costi o ricavi da cessione dei materiali risentano,
ragionevolmente, delle particolari condizioni contrattuali previste negli affidamenti dei servizi,
che possono vedere il ricavo dalla cessione dei materiali recuperati già sostanzialmente
incluso (in detrazione) nel costo di affidamento del servizio. Questo porta sostanzialmente a
una probabile sottostima, nella banca dati Orso, del costo attribuito ai servizi di raccolta
rispetto a quanto effettivamente sostenuto, essendovi per contro una sovrastima dei costi di
trattamento al netto dei ricavi dalla cessione dei materiali.
Altro aspetto che è emerso nel corso dell’analisi delle dichiarazioni dei Comuni è la non
univocità della collocazione dei costi di trattamento o smaltimento dei rifiuti da spazzamento
e dei rifiuti ingombranti nelle voci di composizione dei costi di riferimento. In particolare, nella
ricostruzione modellistica dei costi si è quindi valutato di dover attribuire, per allinearsi a
quanto effettuato dai Comuni, ca. il 50% dei costi di trattamento/smaltimento dei rifiuti
ingombranti ed il 70% di quelli relativi ai rifiuti da spazzamento alla voce del piano finanziario
“CTS - costi di trattamento e smaltimento”, inclusa nei costi del ciclo di gestione dei rifiuti
indifferenziati (CGIND), essendo le quote residue attribuite alla voce del piano finanziario
“CTR - costi di trattamento e riciclo”, inclusa nei costi di gestione delle raccolte differenziate
(CGD).
Come illustrato nel seguito, nell’ambito della ricostruzione modellistica delle diverse voci di
costo ci si è quindi orientati verso una correzione in particolare del primo fenomeno di
“distorsione” nell’allocazione dei costi sopra evidenziato, arrivando comunque a garantire in
particolare la sostanziale rispondenza tra il costo complessivo del ciclo delle raccolte
differenziate (ovvero: costo raccolte + costo trattamento - ricavi da cessione materiali) così
come valutato da modello e come dichiarato dai Comuni.
Nel seguente riquadro, si riepilogano i costi unitari di trattamento e smaltimento associati alle
diverse frazioni e i relativi ricavi unitari derivanti dalla cessione dei materiali assunti come
riferimento nelle presenti valutazioni.
Tali costi e ricavi unitari, individuati puntualmente nell’ambito del processo di modellizzazione
dell’attuale sistema di gestione dei rifiuti (ovvero, con riferimento a quanto in essere al 2006),
vengono quindi riproposti inalterati per i diversi scenari della pianificazione, non
evidenziandosi ad oggi alcun fattore che possa chiaramente orientare verso una revisione, in
conseguenza dell’attuazione del Piano, di questi costi e ricavi. Si segnala al riguardo che
l’intero attuale sistema impiantistico di trattamento dedicato ai rifiuti urbani indifferenziati e ai
flussi di rifiuti da essi derivanti, composto dagli impianti del polo tecnologico di Bergamo e
dall’impianto di Dalmine, è confermato sostanzialmente inalterato nelle sue caratteristiche e
funzioni negli scenari previsionali di Piano; presso gli impianti in questione si può quindi
ritenere, in prima approssimazione, che non siano registrate variazioni rispetto alle tariffe
attualmente applicate (fatta eccezione, ovviamente, per un mero discorso di adeguamento
Istat). Si evidenzia come le tariffe di accesso agli impianti siano oggi determinate anche dai
costi convenzionati dello smaltimento dei residui nella discarica di Cavernago; qualora
venisse meno tale disponibilità questo comporterebbe evidentemente ripercussioni sulle
suddette tariffe. Per quanto riguarda la realizzazione di nuova impiantistica di trattamento
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 241 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
termico, si ritiene che la stessa possa caratterizzarsi dall’applicazione di tariffe per il
trattamento dei rifiuti urbani analoghe a quelle applicate dagli impianti già esistenti.
Costi di trattamento e ricavi unitari da cessione rifiuti differenziati
costo
trattamento o
smaltimento
€/t
67,1
ricavi da
cessione
€/t
verde
26,2
-
carta
-
25
plastica
vetro
-
250
35
inerti
-
-
legno
-
-
tessili
-
-
organico
-
metalli ferrosi
-
85
altri metalli
multimateriale
80
85
-
altro
200
-
ingombranti
103
-
spazzamento
76,9
-
rifiuto indifferenziato
81,6
-
7.7.2.4. Costi indiretti e generali
I costi di tipo indiretto e le spese generali comprendono i costi legati alla gestione dei servizi
o degli impianti non direttamente riconducibili alla loro operatività.
A titolo esemplificativo, tali costi includono:
• la gestione della struttura di supporto amministrativo;
• la programmazione dei servizi e il loro monitoraggio;
• l’interfaccia con i soggetti terzi interessati dai servizi, quali gli utenti degli stessi;
• i costi per attività standard di comunicazione e similari.
• la gestione delle sedi operative;
• gli ammortamenti legati a beni e attrezzature in dotazione ai gestori, con riferimento a
quanto non direttamente impiegato nell’esecuzione dei servizi o nella gestione degli
impianti.
La valutazione dell’entità di tali costi non è spesso agevolmente effettuabile, essendo
inevitabilmente condizionata da modalità di contabilizzazione dei costi, da parte dei soggetti
affidatari della gestione dei rifiuti, che possono risentire di fenomeni di distorsione, legati ad
esempio alla allocazione degli oneri economici per strutture o personale adibito a più funzioni
(es. personale amministrativo di una azienda multiservizi, che opera non solo nel campo
della gestione dei rifiuti urbani, ma anche in quello della gestione dei rifiuti speciali e altri
settori, quali acque, energia e simili).
D’altra parte, la stessa modalità di contabilizzazione dei costi, ai fini della predisposizione dei
Piani Finanziari dei Comuni relativi alla gestione dei rifiuti, definita dal D.P.R. 27 aprile 1999,
n. 158, prevede che all’interno di voci di costo di tipo generale (in particolare, nella voce
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 242 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
CGG “costi generali di gestione”) sia inclusa quota parte del costo del personale
direttamente impiegato nei servizi.
Se si esamina più in dettaglio l’attribuzione dei costi alle diverse voci che lo compongono,
così come risultante dalle dichiarazioni dei Comuni presenti in Orso, si osserva come
l’insieme delle voci di carattere tendenzialmente indiretto/generale (dato in particolare da
AC+CC+CK) corrisponde al 22,4% dell’insieme delle voci di carattere tendenzialmente
diretto (dato da CSL+CRT+CTS+CRD+CTR-Ra-Rb).
Composizione dei costi per la gestione dei rifiuti dichiarati dai Comuni per l’anno 2006
proiezione
comuni
totale
Voci di costo
campione*
provincia
[euro/anno]
[euro/anno]
COSTI DI GESTIONE (CG)
62.702.598
70.599.952
costi di gestione dei RU indifferenziati (CGIND)
costi di spazzamento e lavaggio strade (CSL)
costi di raccolta e trasporto (CRT)
costi di trattamento e smaltimento (CTS)
altri costi (AC)
costi di gestione del ciclo di raccolta differenziata (CGD)
costi raccolta differenziata (CRD)
costi trattamento e riciclo (CTR)
38.724.860
43.602.233
9.415.322
11.867.120
16.056.330
1.386.088
10.601.176
13.361.777
18.078.615
1.560.665
23.977.738
26.997.720
16.626.805
7.350.933
18.720.941
8.276.779
COSTI COMUNI (CC = CARC + CGG + CCD)
10.119.838
11.394.425
COSTI D’USO DEL CAPITALE (CK = AMM + ACC + R)
1.562.814
1.759.649
RICAVI VENDITA MATERIALI E CONTRIBUTI CONAI (Ra+Rb)
-2.888.582
-3.252.397
COSTO TOTALE
71.496.668
80.501.630
(*) Comuni per i quali si ha la disponibilità del dato di costo disaggregato nelle diverse voci di interesse
Attraverso un’analisi di confronto tra i costi dichiarati dai Comuni, nelle diverse voci di
riferimento, e quanto risultante dalla ricostruzione modellistica si è valutato che, rispetto alla
suddetta percentuale di ricarico di costi indiretti mediamente pari al 22,4%, riferita alle
modalità di contabilizzazione dei costi adottate dai Comuni, si possa valutare una effettiva
loro attribuzione diversificata rispetto al segmento delle raccolte e dello spazzamento e al
segmento del trattamento, recupero e smaltimento.
In particolare, considerando anche la maggior onerosità delle strutture di supporto
all’esecuzione dei servizi, rispetto a quanto necessario alla gestione dei conferimenti agli
impianti, si è valutata coerente con le dichiarazioni attuali dei Comuni una quantificazione dei
costi indiretti pari al 29% dei costi diretti per il segmento delle raccolte e dello spazzamento e
pari al 10% per il segmento del trattamento, recupero e smaltimento.
A partire da tali valutazioni, considerando inoltre che la ricostruzione modellistica dei costi ha
portato ad imputare nei costi diretti dei servizi l’intero onere di ammortamento dei mezzi e
delle attrezzature impiegate nei servizi stessi e l’intero onere del personale operativo
(essendo tali costi almeno in parte ricompresi, nelle dichiarazioni dei Comuni, nelle voci di
tipo indiretto/generale), si è arrivati a calibrare un ricarico associato ai costi di tipo
indiretto/generale da applicare ai costi derivanti dal modello pari a ca. il 10% dei costi diretti
sia per i servizi di raccolta, che per i servizi di spazzamento e per il trattamento, smaltimento
o avvio a recupero.
Le suddette percentuali di ricarico consentono di pervenire ad una elevata coerenza del
costo determinato da modello con il costo reale dichiarato dai Comuni, come evidenziato nel
seguito.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 243 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
7.7.2.5. Costi per eventuali attività intensive di comunicazione e similari
L’ulteriore rilancio di sistemi di raccolta domiciliare, fortemente orientati alla differenziazione
e al recupero dei rifiuti, richiede, come elemento indispensabile al conseguimento degli
obiettivi definiti, l’ottimizzazione della partecipazione delle utenze agli schemi di raccolta ad
essa proposti.
Per tale motivo, si ritiene di particolare importanza prevedere l’implementazione di efficaci
attività di comunicazione e informazione agli utenti, aggiuntive rispetto a quanto già oggi in
essere, nell’ottica del conseguimento di livelli ancor più elevati elevati di raccolta
differenziata.
Le attività qui considerate sono legate al mantenimento a regime di un elevato livello di
intervento in materia.
L’impegno economico per l’attività descritta è quindi quantificato, per lo “Scenario evolutivo”,
sulla base di un parametro di 2 €/abitantexanno, applicato all’intera popolazione provinciale;
per lo “Scenario inerziale” non si considera, per contro, alcun costo aggiuntivo rispetto a
quanto già in essere.
7.7.3. La verifica della corretta calibrazione del modello di valutazione dei
costi
A supporto delle analisi condotte e ad evidenza della corretta interpretazione degli attuali
costi della gestione dei rifiuti garantita dal modello implementato, si riporta nel seguente
riquadro il confronto tra i costi dichiarati dai Comuni nella banca dati Orso, per l’anno 2006,
disaggregati nelle principali macrovoci di riferimento e i corrispondenti costi calcolati
attraverso il modello di simulazione.
Come si può notare, il modello è stato tarato innanzitutto per garantire la piena coerenza
rispetto al costo complessivo del sistema.
Scarti contenuti o pressochè nulli sono evidenziati in relazione alle diverse fasi di gestione
del rifiuto indifferenziato: +2,1% per CRT (ovvero per la raccolta e il trasporto) e 0% per CTS
(ovvero per il trattamento e smaltimento).
Per quanto riguarda lo spazzamento, non si ha alcun scarto, essendo nell’ambito del modello
di calcolo semplicemente ripreso quanto dichiarato dai Comuni.
Per quanto riguarda la gestione del ciclo delle raccolte differenziate, si deve richiamare
quanto già segnalato in merito alle “distorsioni” presenti nei dati dichiarati dai Comuni,
derivanti dalla stipula di contratti per l’affidamento dei servizi di raccolta che comprendono
già, per l’esecutore del servizio, il recupero di parte dei costi attraverso i ricavi dalla cessione
dei materiali recuperati. Questo porta a una sottostima, nella banca dati Orso, del costo
attribuito ai servizi di raccolta differenziata rispetto a quanto effettivamente sostenuto,
essendovi per contro una sovrastima dei costi di trattamento al netto dei ricavi dalla cessione
dei materiali. Le differenze rilevanti registrate tra i costi dichiarati e i costi da modello per
quanto riguarda rispettivamente la raccolta dei rifiuti in forma differenziata (CRD, +15,9%) e i
costi per l’avvio a trattamento delle frazioni differenziate, al netto dei ricavi (CTR-Ra-Rb, 76,1%), risultano in realtà quasi azzerarsi nel sommarsi delle due voci di costo, essendo il
costo totale del ciclo delle raccolte differenziate valutato da modello inferiore solo dell’1,2%
rispetto a quello risultante dalle dichiarazioni dei Comuni.
Da quanto sopra esposto, emerge con evidenza il buon allineamento dei costi forniti dal
modello di calcolo implementato rispetto a quelli effettivi dichiarati dai Comuni e si conferma
pertanto la validità di questo strumento come supporto alle attività di pianificazione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 244 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi per il complesso della gestione dei rifiuti negli scenari della pianificazione e attuali
Dichiarazioni
Modellizzazione Scarto % costi da
voci di costo (inclusi indiretti)
Orso 2006
scenario 2006
modello e
euro/a
euro/a
dichiarati
CSL + indiretti
13.682.002
13.682.002
0,0%
CRT + indiretti
17.244.866
17.603.809
2,1%
CTS + indiretti
19.886.477
19.887.307
0,0%
CRD + indiretti
24.161.466
28.007.327
15,9%
CTR - (Ra+Rb) + indiretti
5.526.820
1.321.184
-76,1%
Totale
80.501.630
80.501.630
0,0%
Nota: CSL = costi di spazzamento e lavaggio; CRT = costi di raccolta e trasporto rifiuti indifferenziati;
CTS = costi di trattamento e smaltimento rifiuti indifferenziati; CRD = costi raccolta differenziata;
CTR = costi di trattamento e riciclo della racc. diff.; Ra+Rb = ricavi vendita materiali e contributi Conai
7.7.4. I risultati della comparazione economica
La comparazione economica condotta, come illustrato nel riquadro seguente, porta ad
individuare una variazione attesa al 2013 dei costi complessivi per la gestione dei rifiuti
(valutati in termini di procapite) particolarmente contenuta rispetto al riferimento dell’anno
2006:
• +1,5% per lo “Scenario inerziale”;
• +0,4% per lo “Scenario evolutivo”.
In termini di costi procapite, il costo per la gestione dei rifiuti sostenuto nel 2006, pari a 77,1
€/abitantexanno (ovvero 80,5 milioni di €/a), si incrementerebbe a 78,2 €/abxa (ovvero 89,3
milioni di €/a) nell’ipotesi di evoluzione inerziale e a 77,4 €/abxa (ovvero 88,4 milioni di €/a
nell’ipotesi di conseguimento degli obiettivi dello “Scenario evolutivo”.
Si può quindi osservare come l’incremento della produzione di rifiuti al 2013 porti ad un
inevitabile aumento dei costi complessivi di gestione dei rifiuti, in termini assoluti (ovvero di
€/anno). D’altra parte, essendo prevalente su tale incremento il contributo dell’aumento
demografico, si assiste ad una notevole riduzione di tale incremento, arrivando quasi al suo
azzeramento, valutando i costi in termini procapite.
È questo comunque un ulteriore segnale dell’importanza dell’attuazione di politiche di
prevenzione e riduzione della produzione di rifiuti, che si caratterizzano non solo per
un’elevata valenza ambientale, ma anche per potenziali interessanti opportunità di
contenimento dei costi altrimenti gravanti sulla collettività.
L’incremento delle raccolte differenziate previsto nello “Scenario evolutivo” porta a benefici,
in termini di mancato smaltimento e maggiori ricavi da cessione dei materiali, che risultano
superiori ai maggiori costi attesi in termini di organizzazione dei servizi e di attività di
comunicazione e sensibilizzazione verso i cittadini.
Lo “Scenario evolutivo” presenta infatti un costo complessivo per l’avvio a trattamento,
smaltimento o recupero dei rifiuti pari a 17,9 milioni di €/a, ovvero inferiore del 21,2% rispetto
ai 22,8 milioni di €/a dello “Scenario inerziale”.
Per contro, lo “Scenario evolutivo” presenta un costo complessivo dei servizi di raccolta pari
a 53,2 milioni di €/a, ovvero superiore del 3,1% rispetto ai 51,6 milioni di €/a dello “Scenario
inerziale”; nel medesimo “Scenario evolutivo” si ha poi un costo di 2,3 milioni di €/a per
attività di comunicazione ed educazione aggiuntive rispetto a quanto considerato nello
scenario di confronto.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 245 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi per il complesso della gestione dei rifiuti negli scenari della pianificazione e attuali
DichiaraModellizScenario
Scenario
zioni Orso
zazione
inerziale
evolutivo
2006
2006
2013
2013
produzione rifiuti di riferimento (t/a)
478.816
478.816
553.107
546.584
Popolazione
1.044.487
1.044.487
1.142.333
1.142.333
costi complessivi del sistema (euro/a)
voci di costo (inclusi indiretti)
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
CSL + indiretti
13.682.002 13.682.002 14.963.710 14.963.710
CRT + indiretti
17.244.866 17.603.809 18.305.423 16.125.837
CTS + indiretti
19.886.477 19.887.307 21.390.194 18.192.871
CRD + indiretti
24.161.466 28.007.327 33.310.127 37.085.509
CTR - (Ra+Rb) + indiretti
5.526.820
1.321.184
1.368.459
-251.604
costi aggiuntivi comunicaz. e simili
0
0
0
2.284.666
Totale
80.501.630 80.501.630 89.337.913 88.400.989
costi spazzamento
13.682.002
costi raccolte
41.406.332
costi smaltimento al netto ricavi
25.413.296
costi aggiuntivi comunicaz. e simili
0
Totale
80.501.630
costi complessivi del sistema (euro/abitantexanno)
voci di costo (inclusi indiretti)
euro/abxa
CSL + indiretti
13,1
CRT + indiretti
16,5
CTS + indiretti
19,0
CRD + indiretti
23,1
CTR - (Ra+Rb) + indiretti
5,3
costi aggiuntivi comunicaz. e simili
0,0
Totale
77,1
13.682.002
45.611.136
21.208.491
0
80.501.630
14.963.710
51.615.549
22.758.653
0
89.337.913
14.963.710
53.211.346
17.941.267
2.284.666
88.400.989
euro/abxa
13,1
16,9
19,0
26,8
1,3
0,0
77,1
euro/abxa
13,1
16,0
18,7
29,2
1,2
0,0
78,2
euro/abxa
13,1
14,1
15,9
32,5
-0,2
2,0
77,4
costi spazzamento
13,1
13,1
13,1
13,1
costi raccolte
39,6
43,7
45,2
46,6
costi smaltimento al netto ricavi
24,3
20,3
19,9
15,7
costi aggiuntivi comunicaz. e simili
0,0
0,0
0,0
2,0
Totale
77,1
77,1
78,2
77,4
variazione costi complessivi del sistema (% su euro/abitantexanno rispetto a modellizzaz. 2006)
voci di costo (inclusi indiretti)
%
%
%
%
CSL + indiretti
0,0%
0,0%
0,0%
CRT + indiretti
0,0%
-4,9%
-16,2%
CTS + indiretti
0,0%
-1,7%
-16,4%
CRD + indiretti
0,0%
8,7%
21,1%
CTR - (Ra+Rb) + indiretti
0,0%
-5,3%
-117,4%
costi aggiuntivi comunicaz. e simili
Totale
0,0%
1,5%
0,4%
costi spazzamento
costi raccolte
costi smaltimento al netto ricavi
costi aggiuntivi comunicaz. e simili
Totale
-
0,0%
0,0%
0,0%
0,0%
0,0%
3,5%
-1,9%
1,5%
0,0%
6,7%
-22,7%
0,4%
Nota: i costi riportati sono riferiti ad valori costanti 2006, ovvero al netto di variazioni dovute ad inflazione.
CSL = costi di spazzamento e lavaggio; CRT = costi di raccolta e trasporto rifiuti indifferenziati;
CTS = costi di trattamento e smaltimento rifiuti indifferenziati; CRD = costi raccolta differenziata;
CTR = costi di trattamento e riciclo della racc. diff.; Ra+Rb = ricavi vendita materiali e contributi Conai
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 246 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Costi complessivi della gestione rifiuti negli scenari della pianificazione e attuali
79
78,2
costo complessivo [euro/abitantexanno]
78
77,4
77,1
77
76
75
74
73
72
71
70
Modello 2006
Scenario inerziale 2013
Scenario evolutivo 2013
La composizione dei costi complessivi del sistema vede, passando dallo scenario attuale a
quello inerziale al 2013 e quindi a quello evolutivo, una progressiva diminuzione della quota
percentuale dei costi associati al trattamento, smaltimento e avvio a recupero dei rifiuti, che
passa dal 26,3% fino al 20,3%, con un parallelo incremento della quota relativa ai servizi di
raccolta, che passa dal 56,7% al 60,2%.
Composizione dei costi complessivi di gestione dei rifiuti
negli scenari della pianificazione e attuali
100%
2,6%
26,3%
25,5%
20,3%
56,7%
57,8%
60,2%
17,0%
16,7%
16,9%
Modello 2006
Scenario inerziale 2013
Scenario evolutivo 2013
costi smaltimento al netto ricavi
costi aggiuntivi comunicaz. e simili
% sul costo complessivo
80%
60%
40%
20%
0%
costi spazzamento
costi raccolte
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 247 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Rispetto agli elementi di incertezza che possono comunque influenzare le analisi esposte, si
ritiene inoltre di interesse richiamare l’effetto di possibili variazioni future delle tariffe
applicate dagli impianti per il trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Eventuali incrementi di tali tariffe (determinati ad esempio dalla ricerca di ottimizzazioni
tecniche miranti all’ulteriore contenimento degli impatti ambientali derivanti dagli impianti,
anche in funzione dell’evolversi del quadro normativo verso livelli prescrittivi sempre più
stringenti) porterebbero infatti a penalizzare più lo “Scenario inerziale” che lo “Scenario
evolutivo”, essendo tale maggior penalizzazione, pur contenuta, legata al maggior ricorso
allo smaltimento dei rifiuti e alla minor quota di loro differenziazione.
Si veda al riguardo quanto illustrato nel grafico seguente, che riporta una analisi di sensitività
del costo complessivo degli scenari al variare della tariffa di smaltimento del rifiuto
indifferenziato; a titolo esemplificativo, si noti come un incremento della tariffa di smaltimento
dell’ordine di 10 €/t porti ad aumentare da 0,82 €/t a 1,06 €/t i benefici legati allo “Scenario
evolutivo” rispetto allo “Scenario inerziale”.
Variazione del costo complessivo per la gestione dei rifiuti in funzione della tariffa di
smaltimento del rifiuto indifferenziato
Costo complessivo per la gestione dei rifiuti
(euro/abxanno)
82
80,8
81
81,6
79,9
80
80,3
79,1
79,6
79
78,2
78,9
78
77
78,1
77,4
Scenario inerziale
76
Scenario evolutivo
75
0
5
10
15
20
Incremento della tariffa di smaltimento rispetto all'attuale (euro/t)
7.7.5. La definizione in forma preliminare di piani finanziari per le nuove
realizzazioni impiantistiche
In relazione alle ipotesi di nuove realizzazioni impiantistiche, concernenti in particolare il
segmento del trattamento termico dei rifiuti, si ritiene di interesse la definizione di massima di
un piano finanziario specifico, pur sviluppato in forma semplificata, che viene proposto come
utile riferimento per quei soggetti che, in fase di attuazione del Piano, intenderanno avanzare
proposte operative in merito.
Nell’ambito degli scenari della pianificazione, si è individuato un fabbisogno di potenzialità di
trattamento termico aggiuntivo rispetto a quanto garantito dagli attuali due impianti
provinciali, per una potenzialità espressa in termini di carico termico pari a 302.000 MWh/a.
Tale nuova potenzialità porta quindi a garantire la piena chiusura in ambito provinciale del
ciclo di gestione dei rifiuti urbani e di derivazione urbana (inclusi rifiuti ingombranti non
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 248 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
altrimenti recuperati, scarti provenienti dalle attività di recupero delle frazioni raccolte in
forma differenziata), oltre che ad assicurare la disponibilità di una riserva di “mutuo soccorso”
conforme alle indicazioni in materia definite dalla Regione Lombardia.
Nel seguente riquadro, si riporta uno schema semplificato di piano finanziario per l’impianto
in questione.
Si assume indicativamente la saturazione dell’impianto con il trattamento di un flusso di ca.
100.000 t/a avente potere calorifico analogo a quello del rifiuto indifferenziato prodotto nello
scenario inerziale.
Gli effettivi conferimenti di rifiuti a quest’impianto, per tipologia e quantità, ferma restando la
potenzialità di trattamento espressa in termini di carico termico, dovranno essere valutati in
corso di un più approfondito esame in fase di attuazione del Piano.
L’investimento per la realizzazione dell’impianto è valutato pari a 76,,8 milioni di euro,
comprensivi di 3,5 milioni di euro per interventi di mitigazione sul territorio di inserimento.
Il costo complessivo di gestione dell’impianto risulta quindi costituito da:
• ammortamento degli investimenti, pari a ca. 9,4 milioni di €/a;
• costi del personale, pari a 1,45 milioni di €/a;
• consumi di combustibili e reagenti, pari a 0,86 milioni di €/a;
• manutenzioni, pari a 1,65 milioni di €/a;
• controlli ambientali, pari a 0,4 milioni di €/a;
• smaltimento e trasporto scorie e ceneri e polveri, pari a 1,4 milioni di €/a;
• assicurazioni, pari a 0,45 milioni di €/a;
• attività di ricerca e sviluppo, pari a 0,55 milioni di €/a;
• spese generali, pari a ca. 0,34 milioni di €/a;
• utili gestionali, pari a ca. 0,7 milioni di €/a;
per complessivi 17,3 milioni di €/a, ammortamenti inclusi.
La copertura dei costi è assicurata per 8,7 milioni di €/a dalla cessione di energia elettrica,
con ricavi pari a 7 eurocent kWh (prezzo di vendita medio 2006 dell’energia elettrica sul
mercato), cui si aggiunge il riconoscimento dei certificati verdi, aventi quotazione pari a 125
eurocent kWh (prezzo di riferimento individuato per il 2006), limitatamente a una quota del
40% dell’energia elettrica prodotta, essendo questa la quota del potere calorifico del rifiuto in
ingresso attribuibile alla componente rinnovabile del rifiuto (organico, verde, carta, legno,
quota parte dei tessili).
La tariffa di accesso all’impianto, determinata dai costi, ammortamenti inclusi, detratti
dei benefici da cessione dell’energia elettrica, risulta quindi collocarsi intorno agli 87
€/t.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 249 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
IMPIANTO DI TRATTAMENTO TERMICO (forno a griglia)
rifiuti in ingresso
rifiuti a trattamento
PCI medio rifiuti a trattamento
carico termico complessivo
funzionamento annuo dell'impianto
flussi in uscita
scorie, ceneri pesanti
ceneri leggere, polveri
scorie, ceneri pesanti
ceneri leggere, polveri
rendimento netto di produzione di energia elettrica
produzione netta di energia elettrica
arco temporale di ammortamento opere civili, acq. area
arco temporale di ammortamento opere elettromeccaniche
tasso di attualizzazione ammort. opere civili, acq. area
tasso di attualizzazione ammort. opere elettromeccaniche
costo saltimento e trasporto scorie
costo smaltimento e trasporto ceneri/polveri
tariffa di cessione energia elettrica
utili gestionali
utili gestionali
99.614
2.607
10.914
34.902.320
302.000
310
15%
4,0%
14.942
3.985
t/a
kcal/kg
kJ/kg
kcal/h
MWh/a
d/a
del rifiuto in ingresso
del rifiuto in ingresso
t/a
t/a
24% su carico termico in ingresso
62.321.582.115 kcal/a
72.480.000 kWh/a
30 anni
10 anni
7,0%
7,0%
60
150
0,12
5%
euro/t
euro/t
euro/kWh
dei costi di gestione
(esclusi ammortamenti)
10% dei costi di gestione
(esclusi ammortamenti)
costi di investimento
opere elettromeccaniche, impianti
opere civili
spese tecniche e acquisizione dell'area
oneri accessori per interventi di mitigazione
totale impianto
52.200.000
10.400.000
10.700.000
3.500.000
76.800.000
euro
euro
euro
euro
euro
costi/ricavi di gestione
ammortamento opere civili, acq. area, opere mitigazione
ammortamento opere elettromeccaniche
personale
consumi combustibili e reagenti
manutenzione
controlli ambientali
smaltimento e trasporto scorie
smaltimento e trasporto ceneri/polveri
assicurazioni
attività di ricerca e sviluppo
spese generali
utili gestionali
1.982.426
7.432.106
1.450.000
860.000
1.650.000
400.000
896.529
597.686
450.000
540.000
342.211
718.643
ricavi da cessione energia elettrica
8.697.600 euro/a
ricavi da tariffa di accesso rifiuti a trattamento
8.621.999 euro/a
tariffa di accesso all'impianto
Proposta di Piano - Relazione
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
euro/a
86,6 euro/t
Aprile 2008
Pagina 250 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
8.
LA PROPOSTA DI PIANO PER LA GESTIONE DEI RIFIUTI SPECIALI
8.1.
La definizione dei fabbisogni di recupero e smaltimento
8.1.1. La metodologia per la valutazione dei fabbisogni
Sulla base dell’analisi delle dichiarazioni MUD, si è proceduto a valutare i fabbisogni di
recupero e smaltimento di rifiuti speciali, pericolosi e non, prodotti in Provincia.
Per stimare i fabbisogni è stato associato ad ogni tipologia di rifiuto prodotto (con riferimento
alla produzione primaria di rifiuti, ovvero al netto dei rifiuti derivanti dal trattamento di altri
rifiuti) un destino ricompreso tra le operazioni di recupero/smaltimento individuate negli
allegati B e C del D.Lgs. 152/2006. Tale destino è stato definito attraverso un esame delle
caratteristiche del rifiuto, così come individuabili sulla base del codice CER, del ciclo
produttivo di provenienza, dello stato fisico del rifiuto e dell’attuale destino dichiarato. In
particolare, nel valutare come elemento comparativo di interesse gli attuali destini si è
provveduto ad un’analisi estesa a tutte le attività di recupero e smaltimento rifiuti effettuate
nell’intera Regione Lombardia (analizzando quindi anche i dati delle dichiarazioni MUD delle
altre Province), in modo tale da disporre di una importante base dati di riferimento di
attribuzione delle diverse tipologie di attività di gestione (recupero/smaltimento) alle diverse
tipologie di rifiuti (identificate dal codice CER e dallo stato fisico).
Si noti comunque che le valutazioni qui presentate sono mirate alla definizione del “corretto”
destino del rifiuto, che non coincide necessariamente con l’attuale (ad esempio, attualmente
potrebbe venir smaltito in discarica un rifiuto che in realtà è ritenuto efficacemente avviabile a
recupero).
La definizione della corretta modalità di recupero/smaltimento non è univoca per parte
consistente delle tipologie di rifiuti speciali e pericolosi. Il possibile destino dipende infatti
dalle specifiche caratteristiche chimico-fisiche, non sempre deducibili dalle dichiarazioni
MUD, oltre che dalla presenza di impurezze che possono ad esempio precludere le
possibilità di reimpiego di certe tipologie di rifiuti in determinati cicli produttivi.
Nell’effettuare la valutazione dei fabbisogni si sono pertanto indicate, ove ritenuto opportuno,
anche più opzioni di recupero/smaltimento associate a un medesimo rifiuto. Per poter
disporre di una stima di riferimento dei fabbisogni direttamente confrontabile con il dato di
produzione si sono quindi effettuate assunzioni specifiche relative ai flussi di rifiuti associabili
a più opzioni, ripartendoli in quote attribuite ai diversi destini, sulla base di considerazioni
legate alle caratteristiche dei rifiuti in oggetto.
Tale metodologia è stata applicata alla quasi totalità della produzione primaria di rifiuti
speciali pericolosi e non pericolosi, coprendo in particolare più del 96% di entrambe le
categorie (per l’esattezza 98,86% per i rifiuti speciali non pericolosi e 96,00% per i rifiuti
speciali pericolosi). Non sono stati considerati flussi minori di rifiuti, essendo gli stessi di
scarsa significatività sul complesso provinciale ed essendo in diversi casi non
adeguatamente valutabile il corretto destino, anche per l’eventuale genericità
dell’informazione rappresentata dal codice CER identificativo del rifiuto.
Valutazione fabbisogni provinciali di recupero/smaltimento: grado di copertura delle
stime
Produzione primaria provinciale [t]
prod. Di riferimento per fabbisogni [t]
grado di copertura [%]
Proposta di Piano - Relazione
Rif. spec. NP
Rif. Spec. P
Rif. Spec. Tot.
1.684.820
1665.616
279.478
268.287
1.964.298
1.933.902
98,86%
96,00%
98,45%
Aprile 2008
Pagina 251 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Così valutati i fabbisogni di riferimento in relazione alla produzione primaria di rifiuti, si è
provveduto a individuare anche i relativi fabbisogni secondari, sulla base di assunzioni di
massima rispetto ai rifiuti che derivano dalle diverse filiere di trattamento; ad esempio, per i
rifiuti speciali non pericolosi avviati a trattamento termico D10/R1 si sono previsti i seguenti
fabbisogni secondari:
- R5 recupero di scorie come inerti, per un quantitativo pari al 60% delle scorie prodotte, a
loro volta assunte pari al 20% del rifiuto termovalorizzato;
- D1 discarica di rifiuti non pericolosi, per un quantitativo pari al 40% delle scorie prodotte,
a loro volta assunte pari al 20% del rifiuto termovalorizzato;
- D9 inertizzazione di ceneri e altri residui da abbattimento fumi, per un quantitativo pari al
5% del rifiuto termovalorizzato;
- D1 discarica di rifiuti inertizzati, per un quantitativo pari al 150% dei rifiuti inertizzati di cui
al punto precedente.
La definizione dei fabbisogni è quindi stata integrata con una valutazione specifica inerente il
percolato di discarica attualmente prodotto dalle discariche esistenti sul territorio provinciale
(siano esse in fase di esercizio che di postgestione). Pur essendo tale rifiuto escluso dalla
cosiddetta produzione primaria di rifiuti, si è comunque ritenuto di doverne valutare le relative
necessità di trattamento, in considerazione anche della sua rilevanza quantitativa e
dell’orizzonte temporale lungo il quale dovrà essere in ogni caso garantito il suo corretto
smaltimento.
Ai fabbisogni così individuati è infine stato associato un intervallo di variabilità, legato alle
incertezze e approssimazioni inevitabilmente presenti nell’ambito della metodologia di
valutazione adottata.
Le tipologie di destino prese in considerazione fanno riferimento, come già segnalato, alle
voci di recupero/smaltimento contenute negli allegati B e C del D.Lgs. 152/2006.
Alcune di queste (in particolare, le voci D1, D9 e R3) sono state disaggregate in voci di
maggior dettaglio, essendo ritenuta eccessivamente generica la codifica originale.
Il trattamento termico D10 e il recupero energetico R1 sono stati accorpati in una unica voce
D10/R1, in considerazione dell’incertezza che spesso caratterizza la differenziazione delle
due attività (nello stesso contesto lombardo si assiste, in Province diverse, ad una diversa
caratterizzazione di tipologie di impianti equivalenti).
L’elenco completo dei destini valutati è quindi il seguente:
-
D1i
D1n
D1z
D8
D9e
D9i
D9l
D10/R1
R2
R3c
R3s
R4
R5
R9
R10
discarica per inerti;
discarica per rifiuti non pericolosi;
discarica per rifiuti inertizzati;
trattamento biologico;
trattamento chimico/fisico (emulsioni oleose);
trattamento chimico/fisico (inertizzazione);
trattamento chimico/fisico (rifiuti liquidi)
incenerimento/recupero energetico;
rigenezione/recupero solventi;
riciclo/recupero sostanze organiche (compostaggio);
riciclo/recupero sostanze organiche (frazioni secche);
riciclo/recupero metalli;
riciclo/recupero altre sostanze inorganiche;
rigenerazione oli;
spandimento sul suolo a beneficio agricoltura/ecologia.
Nei seguenti riquadri è riportato il dettaglio del destino (singolo/multiplo) attribuito alle diverse
tipologie di rifiuti (individuati da codice CER e stato fisico).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 252 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Attribuzione dei corretti destini per singola tipologia di rifiuto
CER
170904
100202
170904
010413
120101
150106
190703
070101
200101
070701
120102
150101
170302
190805
100210
170405
120199
010413
100908
101311
100207
100908
170605
150103
010412
030105
190812
040108
070299
070104
100903
070108
150102
030105
040222
190814
101008
200102
130105
100299
120103
120117
060503
120301
150105
120105
160104
070213
200304
150104
170504
161002
110105
161104
020304
120109
010412
170504
120104
080416
160601
020103
070708
020701
080120
170107
070501
100316
020704
080308
190106
010413
030307
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
Descrizione
Sp
1
rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui a
0
scorie non trattate
0
rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da quelli di cui a
0
rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce
0
limatura e trucioli di materiali ferrosi
0
imballaggi in materiali misti
percolato di discarica, diverso da quello di cui alla voce 19 07 02
0
0
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
0
carta e cartone
0
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
0
polveri e particolato di materiali ferrosi
0
imballaggi in carta e cartone
0
miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17 03 01
0
fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane
0
scaglie di laminazione
0
ferro e acciaio
0
rifiuti non specificati altrimenti
0
rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce
0
forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 0
rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento, diversi da q 0
rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose 1
1
forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 0
0
materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto riguarda il depos
0
imballaggi in legno
0
sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quel
0
segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci div
fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, divers 0
cuoio conciato (scarti, cascami, ritagli, polveri di lucidatura) contenenti crom 0
0
rifiuti non specificati altrimenti
0
altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
0
scorie di fusione
0
altri fondi e residui di reazione
0
imballaggi in plastica
1
segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci div
0
rifiuti da fibre tessili lavorate
0
fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, diversi da q
0
forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 1
0
vetro
0
emulsioni non clorurate
0
rifiuti non specificati altrimenti
0
limatura e trucioli di materiali non ferrosi
1
materiale abrasivo di scarto, diverso da quello di cui alla voce 12 01 16
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a 0
0
soluzioni acquose di lavaggio
0
imballaggi in materiali compositi
0
limatura e trucioli di materiali plastici
0
veicoli fuori uso
0
rifiuti plastici
0
fanghi delle fosse settiche
0
imballaggi metallici
1
terra e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 17 05 03
0
soluzioni acquose di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 16 10 01
0
acidi di decappaggio
0
altri rivestimenti e materiali refrattari provenienti dalle lavorazioni metallurgi
0
scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
0
emulsioni e soluzioni per macchinari, non contenenti alogeni
0
sterili ed altri residui del lavaggio e della pulitura di minerali, diversi da quel
0
terra e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 17 05 03
0
polveri e particolato di materiali non ferrosi
rifiuti liquidi acquosi contenenti adesivi e sigillanti, diversi da quelli di cui alla 0
0
batterie al piombo
0
scarti di tessuti vegetali
0
altri fondi e residui di reazione
0
rifiuti prodotti dalle operazioni di lavaggio, pulizia e macinazione della mate
0
sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, diverse da quelle di cui al
miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche, diverse da q 0
0
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
1
schiumature diverse da quelle di cui alla voce 10 03 15
0
scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
0
rifiuti liquidi acquosi contenenti inchiostro
rifiuti liquidi acquosi prodotti dal trattamento dei fumi e di altri rifiuti liquidi ac 0
1
rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce
0
scarti della separazione meccanica nella produzione di polpa da rifiuti di ca
Snp
0
1
1
0
1
1
0
0
1
0
1
1
1
0
1
1
1
1
1
1
0
0
1
1
0
1
0
1
1
0
1
0
1
0
1
0
1
1
0
1
1
0
0
0
1
1
1
1
0
1
1
0
0
1
1
0
1
1
1
0
1
1
0
0
0
1
0
0
1
0
0
0
1
FP
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
L
0
0
0
0
0
0
1
1
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
1
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
1
0
0
0
0
1
0
0
1
1
0
0
1
0
0
0
1
0
0
1
1
1
0
1
0
0
1
1
0
0
A
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
Tonn
265.429,95
186.440,65
156.085,08
84.426,19
81.494,59
73.038,22
68.394,20
58.420,56
58.105,49
52.577,38
51.052,99
42.155,89
40.466,19
39.264,16
38.102,01
34.645,00
31.836,53
27.459,61
19.650,98
18.498,36
18.111,45
16.886,92
15.857,77
14.825,22
13.471,01
13.199,97
12.944,56
12.796,78
11.892,83
11.458,31
11.446,63
11.298,31
10.601,64
10.431,57
10.273,17
10.021,26
9.323,76
8.582,26
8.523,04
8.494,35
8.371,05
8.140,48
7.960,28
7.390,30
7.330,30
7.123,60
7.063,70
7.001,34
6.946,03
6.102,66
6.070,23
6.021,46
5.885,98
5.607,87
5.458,89
5.164,81
5.161,64
5.130,29
4.925,21
4.602,90
4.374,76
4.243,92
4.183,89
4.145,97
4.100,23
4.023,44
3.907,67
3.855,89
3.823,82
3.813,35
3.780,91
3.704,42
3.596,31
DESTINO
D1iR5
D1iR5
D1iR5
D1iR5
R4
R3sR4R5
D8D9l
D9lD10R2
R3s
D9lD10R2
R4
R3s
R5
D10R3cR10
R4
R4
R4
D1iR5
R5
D1iR5
D9i
D1iR5
D9i
R3s
R10
D10R3cR3s
D1nD10R3c
D10R3s
D10R3s
D9lD10R2
D1iR5
D9lD10
R3s
D10R3cR3s
D10R3s
D1nR5
R5
R5
D9eD10
R4
R4
D1nR5
D1nD10
D9lR2
R3sR4R5
R3s
R4
R3s
D8D9l
R4
D1iR5
D9l
D9lR5
D1nR4
R3c
D9l
D1iR5
D1iR5
R4
D8D9l
R4R5
D10R3c
D9lD10R2
D8D9l
D8D9l
D1iR5
D9lD10R2
R4
D1nR3c
D8D9l
D9l
D1iR5
D10R3s
(continua)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 253 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
(segue)
020705
160214
101099
160103
150107
070704
110107
200201
020204
070504
100207
070601
190119
060503
130208
070212
170101
010408
020204
150110
070712
170402
120199
150203
040220
040221
190107
170505
070112
170503
160306
010410
110112
190208
200304
100316
170604
060314
190801
130205
190105
030199
120102
130802
170411
180103
130507
200303
070212
030399
190805
170103
110108
101099
070708
070112
070201
100315
190205
070103
200138
170802
160117
060503
200201
070401
101103
170203
200139
160708
040106
120101
200140
080410
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
apparecchiature fuori uso, diverse da quelle di cui alle voci da 16 02 09 a 1
rifiuti non specificati altrimenti
pneumatici fuori uso
imballaggi in vetro
altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
basi di decappaggio
rifiuti biodegradabili
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti sostanze pericolose
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
sabbie dei reattori a letto fluidizzato
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
altri oli per motori, ingranaggi e lubrificazione
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
cemento
scarti di ghiaia e pietrisco, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
imballaggi contenenti residui di sostanze pericolose o contaminati da tali so
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
alluminio
rifiuti non specificati altrimenti
assorbenti, materiali filtranti, stracci e indumenti protettivi, diversi da quelli d
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
rifiuti da fibre tessili grezze
rifiuti solidi prodotti dal trattamento dei fumi
fanghi di dragaggio, contenente sostanze pericolose
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
terra e rocce, contenenti sostanze pericolose
rifiuti organici, diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05
polveri e residui affini, diversi da quelli di cui alla voce 01 04 07
soluzioni acquose di lavaggio, diverse da quelle di cui alla voce 10 01 11
rifiuti combustibili liquidi, contenenti sostanze pericolose
fanghi delle fosse settiche
schiumature diverse da quelle di cui alla voce 10 03 15
materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci 17 06 01 e 17 06 03
sali e loro soluzioni, diversi da quelli di cui alle voci 06 03 11 e 06 03 13
vaglio
scarti di olio minerale per motori, ingranaggi e lubrificazione, non clorurati
residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi
rifiuti non specificati altrimenti
polveri e particolato di materiali ferrosi
altre emulsioni
cavi, diversi da quelli di cui alla voce 17 04 10
rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particola
acque oleose prodotte dalla separazione olio/acqua
residui della pulizia stradale
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
rifiuti non specificati altrimenti
fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane
mattonelle e ceramiche
fanghi di fosfatazione
rifiuti non specificati altrimenti
altri fondi e residui di reazione
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
schiumature infiammabili o che rilasciano, al contatto con l'acqua, gas infia
fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose
solventi organici alogenati, soluzioni di lavaggio ed acque madri
legno, diverso da quello di cui alla voce 20 01 37
materiali da costruzione a base di gesso diversi da quelli di cui alla voce 17
metalli ferrosi
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
rifiuti biodegradabili
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
scarti di materiali in fibra a base di vetro
plastica
plastica
rifiuti contenenti olio
fanghi, prodotti in particolare dal trattamento in loco degli effluenti, contene
limatura e trucioli di materiali ferrosi
metallo
adesivi e sigillanti di scarto, diversi da quelli di cui alla voce 08 04 09
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
1
1
0
0
0
0
1
0
0
1
0
0
1
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
1
1
1
0
0
1
0
0
1
0
0
0
0
0
1
1
0
1
0
1
0
1
0
1
0
0
0
1
0
1
0
0
0
1
1
1
1
0
0
0
0
0
1
1
0
0
1
0
0
1
0
0
0
0
0
1
0
0
1
1
1
1
0
0
1
1
1
0
0
0
1
1
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
1
0
1
0
0
0
1
0
0
1
1
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
1
1
0
1
1
0
1
0
1
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
1
1
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
0
1
0
0
1
0
0
1
0
0
0
1
0
1
1
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
3.521,14
R3c
3.470,00
D1nR4
3.429,92
R5
3.047,49 D1nD10R3s
3.045,26
R5
3.012,32 D9lD10R2
2.807,91 D9iR4R5
2.788,11
R3c
2.567,67
D8D9l
2.328,30
D9lR2
2.217,66
D9i
2.205,24 D9lD10R2
2.143,82
D1nR5
2.137,16
D9l
2.119,79
D10R9
2.118,18
D1nR5
2.108,85
R5
2.039,98
D1iR5
1.997,95
R3c
1.985,76 D10R3sR4R5
1.981,91
D1nD10
1.898,69
R4
1.757,88
R4
1.743,22
D10R3s
1.676,82
D10R3c
1.624,96
D10R3s
1.604,16
D9iD10
1.589,48
D9i
1.579,92
D1nR10
1.561,85
D9i
1.532,98
D9l
1.529,75
D1iR5
1.514,21
D9lR2
1.481,32
D10
1.472,60
D8D9l
1.461,64
R4
1.419,55
D1nR5
1.403,39
D1n
1.385,31
D1n
1.369,16
D10R9
1.350,60
D9iD10
1.348,13
D1nD10
1.271,77
R4
1.259,28
D9e
1.228,63
R3sR4
1.208,50
D10
1.201,91
D9l
1.188,80
D1nR5
1.186,08
D1nR5
1.132,92
D8D9l
1.112,68 D10R3cR10
1.111,18
D1iR5
1.092,92
D9l
1.084,11
R4
1.076,14
D9i
1.070,00
D1nR10
1.043,99 D9lD10R2
1.029,16
R4
997,06
D9l
969,70 D9lD10R2
963,86
R3s
931,93
D1nR5
909,72
R4
871,16
D1nR5
858,99
R3c
854,24 D9lD10R2
852,25
D1nR5
846,40
R3s
846,04
R3s
831,18
D9e
823,24
D1n
823,19
R4
820,66
R4
817,29
D1n
(continua)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 254 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
(segue)
070212
040109
170401
100214
060101
020101
140603
070312
070612
080112
170405
160303
100325
170201
100909
020502
130206
190205
020305
030105
110502
080202
200306
180103
150106
150106
020301
110113
040209
120117
110198
020203
020201
070612
070608
040222
170601
190901
150101
200307
060502
070110
070108
160306
070604
090199
170407
150202
101112
200110
190812
101008
200101
070299
010413
040107
160107
101311
070512
120115
120114
110115
080112
110114
161106
080119
160305
190699
070110
070301
100912
060405
070208
090102
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
P
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
rifiuti delle operazioni di confezionamento e finitura
rame, bronzo, ottone
fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, diversi da qu
acido solforico ed acido solforoso
fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia
altri solventi e miscele di solventi
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 11
ferro e acciaio
rifiuti inorganici, contenenti sostanze pericolose
fanghi e residui di filtrazione prodotti dal trattamento dei fumi, contenenti so
legno
polveri dei gas di combustione contenenti sostanze pericolose
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
scarti di olio sintetico per motori, ingranaggi e lubrificazione
fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti sostanze pericolose
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti
segatura, trucioli, residui di taglio, legno, pannelli di truciolare e piallacci div
ceneri di zinco
fanghi acquosi contenenti materiali ceramici
rifiuti della pulizia delle fognature
rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni particola
imballaggi in materiali misti
imballaggi in materiali misti
fanghi prodotti da operazioni di lavaggio, pulizia, sbucciatura, centrifugazion
rifiuti di sgrassaggio contenenti sostanze pericolose
rifiuti da materiali compositi (fibre impregnate, elastomeri, plastomeri)
materiale abrasivo di scarto, diverso da quello di cui alla voce 12 01 16
altri rifiuti contenenti sostanze pericolose
scarti inutilizzabili per il consumo o la trasformazione
fanghi da operazioni di lavaggio e pulizia
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
altri fondi e residui di reazione
rifiuti da fibre tessili lavorate
materiali isolanti contenenti amianto
rifiuti solidi prodotti dai processi di filtrazione e vaglio primari
imballaggi in carta e cartone
rifiuti ingombranti
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, contenenti sostanze pe
altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti
altri fondi e residui di reazione
rifiuti organici, diversi da quelli di cui alla voce 16 03 05
altri solventi organici, soluzioni di lavaggio ed acque madri
rifiuti non specificati altrimenti
metalli misti
assorbenti, materiali filtranti (inclusi filtri dell'olio non specificati altrimenti), s
rifiuti di vetro diversi da quelli di cui alla voce 10 11 11
abbigliamento
fanghi prodotti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali, divers
forme e anime da fonderia utilizzate, diverse da quelle di cui alla voce 10 1
carta e cartone
rifiuti non specificati altrimenti
rifiuti prodotti dalla lavorazione della pietra, diversi da quelli di cui alla voce
fanghi, prodotti in particolare dal trattamento in loco degli effluenti, non con
filtri dell'olio
rifiuti della produzione di materiali compositi a base di cemento, diversi da q
fanghi prodotti dal trattamento in loco degli effluenti, diversi da quelli di cui a
fanghi di lavorazione, diversi da quelli di cui alla voce 12 01 14
fanghi di lavorazione, contenenti sostanze pericolose
eluati e fanghi di sistemi a membrana e sistemi a scambio ionico, contenen
pitture e vernici di scarto, diverse da quelle di cui alla voce 08 01 11
rifiuti di sgrassaggio diversi da quelli di cui alla voce 11 01 13
rivestimenti e materiali refrattari provenienti da lavorazioni non metallurgich
sospensioni acquose contenenti pitture e vernici, contenenti solventi organ
rifiuti organici, contenenti sostanze pericolose
rifiuti non specificati altrimenti
altri residui di filtrazione e assorbenti esauriti
soluzioni acquose di lavaggio ed acque madri
altri particolati diversi da quelli di cui alla voce 10 09 11
rifiuti contenenti altri metalli pesanti
altri fondi e residui di reazione
soluzioni di sviluppo per lastre offset a base acquosa
Nota:
Destino D10:
Stato fisico:
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
0
0
0
1
1
0
0
1
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
1
1
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
0
0
1
1
0
0
0
1
1
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
1
1
0
0
0
0
0
0
1
1
0
1
0
0
1
1
0
0
1
1
1
1
1
0
1
0
0
1
1
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
0
0
0
0
sta per D10/R1 ovvero incenerimento/recupero energetico
SP = solido polverulento SnP = solido non polverulento
FP = fangoso palabile
L = liquido
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
0
0
0
1
0
0
0
1
1
0
0
0
1
0
0
1
0
1
1
0
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
1
1
0
0
0
0
1
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
1
0
0
1
1
1
1
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
1
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
1
0
1
1
0
1
0
1
0
0
0
1
0
0
1
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
1
0
0
0
0
0
0
775,39
757,79
756,17
755,86
722,37
722,37
711,07
690,21
682,27
680,07
665,84
663,70
657,28
654,47
623,72
601,43
600,83
593,70
586,50
576,91
568,72
567,30
564,11
559,75
544,95
544,46
543,85
542,50
541,59
541,59
519,83
499,46
493,61
487,24
485,73
481,09
472,07
468,85
468,55
468,01
467,25
465,16
462,17
459,52
452,36
447,65
447,24
446,99
436,10
431,14
430,68
424,54
423,42
421,79
421,72
418,98
416,44
414,72
411,08
409,15
407,72
404,81
398,74
370,16
362,35
359,37
353,30
352,92
349,00
348,93
342,40
339,24
333,59
331,40
D9l
D1nR3s
R4
D1n
D9lR5
D8D9l
D9lD10R2
D1n
D1nR5
D1nD10
R4
D9l
D9i
R3s
D9i
R3cR10
D10R9
D9i
R3cR10
D10R3s
R4
D9l
D8D9l
D10
R3sR4R5
R3sR4R5
D8D9l
D9l
D10R3s
D1nR5
D9l
D8D9l
D8D9l
D9l
D9l
D10R3s
D9i
D1nD10
R3s
R3sR4R5
D9i
D9i
D9iD10
D8
D9l
D9l
R4
D9iD10
R5
R3s
D1nD10
D1n
R3s
D10R3s
D9l
D1n
D9iR4
D1iR5
D9l
D1n
D9l
D9l
D1nD10
D9l
D1nR5
D9l
D9i
D10
D9i
D9lD10R2
R5
D9i
D9lD10
D9lR4
A = aeriforme
Pagina 255 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
8.1.2. I fabbisogni individuati
Applicando il criterio del potenziale destino ai flussi di rifiuti della produzione primaria
provinciale e al percolato di discarica, secondo le modalità evidenziate nel paragrafo
precedente, si ottiene il quadro illustrato nella tabella e nei grafici riportati nel seguito.
Rifiuti speciali non pericolosi
Il fabbisogno individuato complessivamente per le attività di smaltimento e recupero di rifiuti
speciali non pericolosi oscilla tra 1.825.000 t/a e 2.431.000 t/a.
Complessivamente, i fabbisogni di smaltimento (escluso incenerimento) vengono stimati pari
a 617.000-820.000 t/a.
La stima di riferimento dei fabbisogni di incenerimento/recupero energetico è di 150.000200.000 t/a.
Predominante risulta quindi il fabbisogno di attività di riciclo e recupero di materia, con una
stima di 1.058.000-1.411.000 t/a.
I fabbisogni individuati risultano concentrarsi in particolare nelle seguenti attività:
-
R5 riciclo/recupero altre sostanze inorganiche:
540.000-720.000 t/a;
-
D1i discarica per rifiuti inerti:
390.000-520.000 t/a;
-
R4 riciclo/recupero metalli:
270.000-360.000 t/a;
-
R3s riciclo/recupero sostanze organiche (frazioni secche):
190.000-250.000 t/a;
-
D1n discarica per rifiuti non pericolosi:
110.000-140.000 t/a.
-
D10/R1 incenerimento/recupero energetico:
150.000-200.000 t/a;
-
D9l trattamento chimico-fisico (rifiuti liquidi):
55.000-75.000 t/a;
-
D8 trattamento biologico:
45.000-60.000 t/a;
-
R3s riciclo/recupero sostanze organiche (compostaggio):
35.000-50.000 t/a.
Si ricorda che le indicazioni riportate comprendono fabbisogni diretti di recupero/smaltimento
di rifiuti speciali non pericolosi da produzione primaria, oltre che del percolato di discarica, e
fabbisogni indiretti di recupero/smaltimento di rifiuti speciali (sia non pericolosi che
eventualmente anche pericolosi) derivanti dalle attività di recupero e smaltimento dei suddetti
rifiuti speciali non pericolosi.
Rifiuti speciali pericolosi
Il fabbisogno individuato complessivamente per le attività di smaltimento e recupero di rifiuti
speciali pericolosi oscilla tra 346.000 e 467.000 t/a.
Complessivamente, i fabbisogni di smaltimento (escluso incenerimento) vengono stimati pari
a 217.000-291.000 t/a.
La stima di riferimento dei fabbisogni di incenerimento/recupero energetico è di 45.00060.000 t/a.
Il fabbisogno di attività di riciclo e recupero di materia è poi pari a 84.000-117.000 t/a.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 256 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
I fabbisogni individuati risultano concentrarsi in particolare nelle seguenti attività:
-
D1z discarica per rifiuti inertizzati:
90.000-120.000 t/a;
-
R2 rigenerazione/recupero solventi:
65.000-90.000 t/a;
-
D9i trattamento chimico/fisico (inertizzazione):
60.000-80.000 t/a;
-
D9l trattamento chimico/fisico (rifiuti liquidi):
60.000-80.000 t/a.
-
D10/R1 incenerimento/recupero energetico:
45.000-60.000 t/a;
-
R4 riciclo/recupero metalli:
10.000-14.000 t/a.
Si ricorda che le indicazioni riportate comprendono fabbisogni diretti di recupero/smaltimento
di rifiuti speciali pericolosi da produzione primaria e fabbisogni indiretti di
recupero/smaltimento di rifiuti speciali (sia pericolosi che eventualmente anche non
pericolosi) derivanti dalle attività di recupero e smaltimento dei suddetti rifiuti speciali
pericolosi.
Fabbisogni di recupero/smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in Provincia di Bergamo
(valutati su fabbisogni produzione primaria + percolato di discarica e conseguente stima fabbisogni secondari)
discarica per inerti
D1i
discarica per rifiuti non pericolosi
D1n
discarica per rifiuti inertizzati
D1z
trattamento biologico
D8
tratt. chimico/fisico (emulsioni oleose)
D9e
tratt. chimico/fisico (inertizzazione)
D9i
tratt. chimico/fisico (rifiuti liquidi)
D9l
incenerimento/recupero energetico
D10/R1
rigenerazione/recupero solventi
R2
riciclo/recupero sostanze organiche (compostaggio)
R3c
R3s
riciclo/recupero sostanze organiche (frazioni secche)
R4
riciclo/recupero metalli
R5
riciclo/recupero altre sostanze inorganiche
R9
rigenerazione o altri reimpieghi oli
R10
spandimento su suolo a beneficio agricoltura/ecologia
totale smaltimento (escluso incenerimento)
totale incenerimento/recupero energetico
totale riciclo/recupero di materia
totale
Proposta di Piano - Relazione
Rifiuti speciali NP
minimo
massimo
(t/a)
(t/a)
390.000
520.000
110.000
140.000
10.000
15.000
45.000
60.000
0
0
7.000
10.000
55.000
75.000
150.000
200.000
500
1.000
35.000
50.000
190.000
250.000
270.000
360.000
540.000
720.000
0
0
23.000
30.000
617.000
820.000
150.000
200.000
1.058.500
1.411.000
1.825.500
2.431.000
Aprile 2008
Rifiuti speciali P
minimo
massimo
(t/a)
(t/a)
0
0
2.000
3.000
90.000
120.000
0
0
5.500
7.500
60.000
80.000
60.000
80.000
45.000
60.000
65.000
90.000
0
0
0
500
10.000
14.000
6.000
8.000
3.000
4.000
0
0
217.500
290.500
45.000
60.000
84.000
116.500
346.500
467.000
Pagina 257 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Fabbisogni di recupero/smaltimento di
rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in Provincia di Bergamo
Rifiuti speciali non pericolosi (t/a)
0
100.000
200.000
300.000
400.000
500.000
600.000
700.000
800.000
D1i
D1n
D1z
D8
D9e
D9i
D9l
D10/R1
R2
R3c
R3s
R4
R5
R9
R10
intervallo fabbisogni stimati
Rifiuti speciali pericolosi (t/a)
0
20.000
40.000
60.000
80.000
100.000
120.000
140.000
D1i
D1n
D1z
D8
D9e
D9i
D9l
D10/R1
R2
R3c
R3s
R4
R5
R9
R10
intervallo fabbisogni stimati
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 258 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
8.1.3. Il confronto tra fabbisogni e attuali capacità di recupero e smaltimento
Mettendo a confronto il quadro dei fabbisogni stimati con quello delle attività di
recupero/smaltimento svolte dall’impiantistica presente sul territorio provinciale (così come
risultanti in particolare dalle dichiarazioni MUD esaminate), si evidenziano alcuni interessanti
spunti di riflessione.
Si precisa innanzitutto che le attività attualmente svolte di smaltimento D13 e D14
rappresentano tendenzialmente attività preliminari ad altre operazioni, non essendo in grado
di per sé di garantire l’effettivo pieno smaltimento dei rifiuti. Per tale motivo, queste attività
non sono state valutate nella stima dei fabbisogni; non si sono quindi conseguentemente
definiti per queste tipologie di attività fabbisogni confrontabili con quanto oggi effettuato nel
contesto provinciale.
La stima dei fabbisogni porta a valutare in ca. 600.000-800.000 t/a le necessità di
smaltimento in discarica (D1), dei quali oltre la metà riferiti a discariche per rifiuti inerti e la
restante quota sostanzialmente equamente distribuita tra discariche per rifiuti non pericolosi
e discariche dedicate in particolare a rifiuti pericolosi inertizzati.
Il quantitativo di rifiuti speciali conferito in discariche della provincia di Bergamo nel 2004 è
stato inferiore, essendo pari a 367.000 t/a.
I fabbisogni stimati di trattamento biologico (D8) e di trattamento chimico-fisico (D9) di rifiuti
non pericolosi e pericolosi risultano essere più che soddisfatti in ambito provinciale.
I fabbisogni stimati di incenerimento/recupero energetico (D10/R1) evidenziano per i rifiuti
non pericolosi una quota di fabbisogno non soddisfatto, dell’ordine delle 50.000-100.000 t/a.
Per i rifiuti speciali pericolosi si evidenzia invece come il fabbisogno stimato sia più che
soddisfatto.
Il fabbisogno stimato di rigenerazione/recupero solventi (R2), essenzialmente di rifiuti
pericolosi, non trova alcun riscontro in attività svolte nel contesto provinciale.
Per il riciclo/recupero di sostanze organiche (R3), essenzialmente rifiuti non pericolosi
costituiti da frazioni secche e per il riciclo/recupero di metalli (R4) e altre sostanze
inorganiche (R5), principalmente rifiuti non pericolosi, si evidenzia invece uno sviluppo di
attività sul territorio in grado di gestire flussi superiori ai fabbisogni stimati. Solo per quanto
riguarda i rifiuti pericolosi, le attività di riciclo/recupero di metalli attive sul territorio provinciale
non sono in grado di soddisfare i fabbisogni stimati, sebbene le quantità in valore assoluto
siano abbastanza contenute.
Nell’ambito delle valutazioni su riciclo e recupero è necessario ricordare che il dato di
gestione 2004 comprende inevitabilmente anche quota parte dei recuperi da raccolta
differenziata dei rifiuti urbani, non tenuti in considerazione per la definizione dei fabbisogni
qui presentati.
Il fabbisogno stimato di rigenerazione o di altro reimpiego degli oli (R9), esclusivamente di
rifiuti pericolosi, non trova riscontro nelle attività svolte nel contesto provinciale e pertanto
risulta essere non soddisfatto, sebbene le quantità in valore assoluto siano notevolmente
contenute.
Infine, per quanto riguarda lo spandimento di fanghi in agricoltura (R10) si registra un
sostanziale pareggio fra potenziale fabbisogno stimato e attività presenti sul territorio nel
2004.
In sintesi, si possono evidenziare i seguenti aspetti principali:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 259 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
-
-
-
in relazione allo smaltimento in discarica dei rifiuti si individuano fabbisogni complessivi
superiori a quanto risulta essere attualmente smaltito in impianti provinciali;
l’attuale sistema impiantistico provinciale non appare inoltre pienamente in grado di
soddisfare i fabbisogni stimati per l’incenerimento/recupero energetico dei rifiuti speciali
non pericolosi, mentre risulta esservi una adeguata capacità di questi trattamenti
dedicata ai rifiuti pericolosi;
l’attuale sistema impiantistico provinciale risulta più che sufficiente rispetto ai fabbisogni
di trattamento biologico e chimico/fisico di rifiuti non pericolosi e pericolosi;
gli operatori del recupero attivi sul territorio sono in grado di garantire il pieno
soddisfacimento dei fabbisogni di recupero per il riciclo/recupero sia di sostanze
organiche, sia di metalli, sia di altre sostanze inorganiche delle principali tipologie di rifiuti
speciali non pericolosi, mentre non soddisfano affatto il fabbisogno di riciclo/recupero di
metalli per le tipologie di rifiuti speciali pericolosi;
per lo spandimento in agricoltura le attività presenti sul territorio garantiscono il
soddisfacimento del fabbisogno stimato;
per altri flussi particolari, si registra infine una carenza per i rifiuti pericolosi avviabili a
recupero solventi e ad attività di rigenerazione o altri reimpieghi di oli.
Confronto tra stime dei fabbisogni e attività di recupero/smaltimento di
rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi in Provincia di Bergamo
D1i
D1n
D1z
D8
D9e
D9i
D9l
D10
R1
D13
D14
R2
R3c
R3s
R4
R5
R9
R10
R12
discarica per inerti
discarica per rifiuti non pericolosi
discarica per rifiuti inertizzati
trattamento biologico
tratt. chimico/fisico (emulsioni oleose)
tratt. chimico/fisico (inertizzazione)
tratt. chimico/fisico (rifiuti liquidi)
incenerimento
recupero energetico
raggruppamento preliminare prima di D1-D12
ricondizionamento preliminare
rigenerazione/recupero solventi
riciclo/recupero sostanze organiche (compostaggio)
riciclo/recupero sostanze organiche (frazioni secche)
riciclo/recupero metalli
riciclo/recupero altre sostanze inorganiche
rigenerazione o altri reimpieghi oli
spandimento su suolo a beneficio agricoltura/ecologia
scambio rifiuti per sottoporli a R1-R11
totale
Rifiuti speciali NP
stima fabbisogni
dichiarato
(t/a)
MUD (t/a)
390.000-520.000
349.790
110.000-140.000
10.000-15.000
45.000-60.000
109.307
0
173.028
7.000-10.000
55.000-75.000
13.572
150.000-200.000
84.073
0
273
0
121.762
500-1.000
0
35.000-50.000
321.535
190.000-250.000
270.000-360.000
472.446
540.000-720.000
836.599
0
0
23.000-30.000
(34.465*) 28.473
0
2.285
1.825.0002.513.143
2.431.000
Rifiuti speciali P
stima fabbisogni
dichiarato
(t/a)
MUD (t/a)
0
17.615
2.000-3.000
90.000-120.000
0
71.270
5.500-7.500
181.293
60.000-80.000
60.000-80.000
123.903
45.000-60.000
983
0
0
0
14.003
65.000-90.000
0
0
1.434
0-500
10.000-14.000
5.491
6.000-8.000
18.927
3.000-4.000
0
0
0
0
0
346.500434.919
467.000
(*) il doppio valore associato alle operazioni di recupero R10 trova giustificazione nel fatto che, sulla base delle dichiarazioni
MUD, il quantitativo tra parentesi comprende anche l'impiego di rifiuti inerti in ripristini ambientali, mentre il restante valore
indicato in tabella è relativo ad operazioni di spandimento sul suolo in agricoltura in senso stretto; nelle valutazioni finalizzate
all'individuazione dei fabbisogni, il recupero di rifiuti inerti, anche al fine di ripristini ambientali, è ricompreso nella voce R5.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 260 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
9.
INDIRIZZI PER LA GESTIONE DI PARTICOLARI CATEGORIE DI RIFIUTI
La gestione di alcuni flussi di rifiuto è regolamentata da specifiche norme ai sensi di quanto
previsto dal Titolo III del D.Lgs.22/97 e dai successivi decreti attuativi.
Il Piano fornisce un inquadramento della problematica attraverso un’analisi della normativa
ed un approfondimento dei dati sulla produzione riferiti a specifiche categorie di rifiuti
tenendo conto delle implicazioni e delle potenziali criticità che possono derivare dalla non
corretta gestione di tali flussi in ambito provinciale.
La nuova normativa in materia ambientale (Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152 s.m.i.)
conferma le previgenti previsioni normative e regolamentari in materia di gestione di
particolari categorie di rifiuti, infatti l’articolo 227 del Titolo III della Parte IV del D.lgs. 152/06,
recita:
Restano ferme le disposizioni speciali, nazionali e comunitarie relative alle altre tipologie di
rifiuti, ed in particolare quelle riguardanti:
a. rifiuti elettrici ed elettronici: direttiva 2000/53/CE, direttiva 2000/95/CE e direttiva
2003/108/CE e relativo decreto legislativo di attuazione 25 luglio 2005 n. 151.
Relativamente alla data di entrata in vigore delle singole disposizioni del citato
provvedimento, nelle more di entrata in vigore di tali disposizioni, continua ad
applicarsi la disciplina di cui all’articolo 44 del d. lgs. 5 febbraio 1997, n. 22.
b. rifiuti sanitari: decreto del Presidente della Repubblica 15 luglio 2003 n. 254;
c. veicoli fuori uso: direttiva 2000/53/CE e decreto legislativo 24 giugno 2003 n. 209
ferma restando la ripartizione degli oneri, a carico degli operatori economici, per il
ritiro e trattamento dei veicoli fuori uso in conformità a quanto previsto dall’articolo 5
comma 4, della citata direttiva 2000/53/CE;
d. recupero dei rifiuti e prodotti contenenti amianto: decreto ministeriale 29 luglio 2004,
n. 248.
Quindi il D. Lgs 152/06, pur avendo abrogato il D. Lgs. 22/97, lascia inalterate le disposizioni
speciali in materie di rifiuti sanitari, veicoli fuori uso, rifiuti elettrici ed elettronici e rifiuti
contenti amianto anche perché, in molti casi, attuative di norme comunitarie.
Nel seguito sono quindi approfonditi gli aspetti normativi e quantitativi delle seguenti
categorie:
• rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche;
• rifiuti sanitari;
• veicoli fuori uso;
• rifiuti contenenti PCB e PCT.
In considerazione del non trascurabile quantitativo di rifiuti rispetto al totale dei rifiuti speciali,
è inoltre riportato un approfondimento relativo ai rifiuti da attività di costruzione e
demolizione.
Inoltre, è condotto uno specifico approfondimento sui fanghi di depurazione delle acque
reflue, per le rilevanti implicazioni che il trattamento e lo smaltimento di tali flussi può
determinare sul sistema impiantistico provinciale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 261 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
9.1.
Rifiuti elettrici ed elettronici
9.1.1. Inquadramento normativo
Nel luglio 2005 con il D.Lgs n.151 l’Italia ha recepito la Direttiva Comunitaria 2002/95/CE
(relativa a RoHS - Restriction of Hazardous Substances) e la Direttiva Comunitaria
2002/96/CE (relativa a Waste from Electrical and Electronic Equipment - in italiano RAEE Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), entrambe del 27 gennaio 2003 e della
Direttiva Comunitaria 2003/108/CE che modifica la 2002/96/CE.
Le finalità di queste direttive europee sono:
• prevedere il divieto e/o la limitazione di utilizzo nelle apparecchiature elettriche ed
elettroniche di alcuni metalli pesanti quali piombo, mercurio, cadmio, cromo
esavalente e di alcune sostanze impiegate come ritardanti di fiamma;
• prevenire la produzione di rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche;
• promuoverne il reimpiego, riciclaggio e le forme di recupero in modo da ridurre la
quantità da avviare allo smaltimento in discarica.
Tale ritardo nel recepimento delle direttive comunitarie è stato, data la molteplicità dei
soggetti a vario titolo coinvolti, in parte dovuto alle difficoltà di creare un efficiente e condiviso
sistema di raccolta e smaltimento delle apparecchiature elettriche ed elettroniche. Il Decreto
legislativo 25 luglio 2005 n. 151 ha appunto per oggetto “Attuazione delle direttive
2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze
pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei
rifiuti” ed è entrato in vigore il 13 agosto 2005.
Come definito all’art. 3 del D. Lgs 151/2005 le Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche
(AEE) sono le apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti
elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e di
misura di questi campi e correnti, appartenenti alle categorie di cui all’allegato I A dello
stesso decreto e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1.000 volt
per la corrente alternata e a 1.500 volt per la corrente continua.
I Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE) sono invece le Apparecchiature
Elettriche ed Elettroniche che ricadano nella definizione di rifiuto dell’articolo 6, comma 1,
lettera a), del D.Lgs. 22/97 (ovvero dall’articolo 183 comma 1 lettera a) del D.Lgs. 152/06,
compresi tutti i componenti ed i materiali di consumo (schede elettroniche, circuiti elettrici ed
elettronici, memorie, amplificatori, trasformatori di potenza, reostati, sistemi di ricezione e
trasmissione, batterie, accumulatori, ecc) che sono parte integrante del bene al momento in
cui si decide di disfarsene.
I RAEE si generano rapidamente poiché le Apparecchiature elettriche ed elettroniche
diventano obsolete in breve tempo e danno origine a volumi di rifiuti notevolmente maggiori
rispetto ad altri beni di consumo.
Le categorie di AEE oggetto del D.Lgs. 151/2005 sono quelle riportate nell’allegato I A:
• Grandi elettrodomestici
• Piccoli elettrodomestici
• Apparecchiature informatiche e per telecomunicazioni
• Apparecchiature di consumo
• Apparecchiature di illuminazione
• Strumenti elettrici ed elettronici (ad eccezione degli utensili industriali di grandi
dimensioni)
• Giocattoli e apparecchiature per lo sport e per il tempo libero
• Dispositivi medicali (ad eccezione di tutti i prodotti impiantati e infettati)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 262 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
Strumenti di monitoraggio e controllo
Distributori automatici
Prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 151/2005 i RAEE erano soggetti essenzialmente al
Decreto 22/97 - art. 44 (beni durevoli) che distingueva le seguenti cinque classi:
• frigoriferi , surgelatori e congelatori;
• televisioni;
• computer;
• lavatrici e lavastoviglie;
• condizionatori d’aria.
Lo stesso articolo disponeva che: “i beni durevoli per uso domestico esaurita la loro durata
devono essere riconsegnati a un rivenditore contestualmente all’acquisto di un bene di
tipologia equivalente (…). I produttori e gli importatori devono provvedere al ritiro, al recupero
ed allo smaltimento dei beni durevoli consegnati dal detentore al rivenditore…”.
Inoltre era incentivato il recupero e il riciclaggio dei componenti e dei materiali costituenti tali
rifiuti (art. 3) e la prevenzione finalizzata alla produzione dei rifiuti (art. 4).
Secondo il D. Lgs 22/97 la realizzazione del sistema dipendeva in gran parte dalla stipula di
Accordi di programma tra i diversi attori della filiera. Per legge, anche in assenza della
definizione di Accordi di Programma, la responsabilità della gestione del rifiuto tecnologico
con tutti gli oneri conseguenti era già in capo a produttori ed importatori.
Nonostante ciò anche in Italia gli Enti locali hanno dovuto fronteggiare l’emergenza
dell’incremento esponenziale dei rifiuti elettronici, infatti mentre le grandi società
provvedevano a proprie spese allo smaltimento dei beni a fine vita, per le utenze domestiche
e anche per i negozi e per i piccoli uffici non vi erano alternative alla consegna dei RAEE alle
piattaforme ecologiche comunali o a quei rivenditori che le accettavano.
Questa situazione ha determinato comportamenti non del tutto virtuosi e spesso illegali con il
conseguente onere per gli Enti locali di provvedere al recupero dei rifiuti abbandonati ai lati
delle carreggiate e alla bonifica degli scarichi abusivi.
Con l’emanazione da parte dell’Unione europea delle direttive 2002/96/CE e 2002/95/CE, poi
recepite nel nostro ordinamento con il D.lgs 151/2005, si è fatto un passo davvero importante
per attuare una gestione quanto più ecologicamente corretta dei rifiuti di apparecchi elettrici
ed elettronici e delle sostanze pericolose in essi contenuti.
La Direttiva 2002/96/CE ha come obiettivo prioritario la prevenzione della produzione di rifiuti
di apparecchiature elettriche ed elettroniche grazie anche al loro reimpiego, riciclaggio e
recupero che assicurano la riduzione del volume di rifiuti destinati allo smaltimento.
In particolare la direttiva stabilisce il concetto della Responsabilità estesa dei produttori, a cui
spetta l'obbligo di provvedere al finanziamento delle operazioni di raccolta, stoccaggio,
trasporto, recupero, riciclaggio nonché corretto smaltimento delle proprie apparecchiature una
volta giunte a fine vita. Tale responsabilità finanziaria è di tipo individuale per i prodotti
immessi sul mercato dopo l'entrata in vigore dei recepimenti nazionali della direttiva e
collettiva per i prodotti immessi sul mercato prima di tale data.
Nella Direttiva è ribadita la responsabilità dei singoli produttori delle apparecchiature elettriche
ed elettroniche poiché oltre ad organizzare e finanziare la raccolta, il recupero, e il riciclaggio
dei RAEE sono chiamati a progettare secondo principi di eco-design e prevenzione.
La Direttiva RoHS 2002/95/CE prevede che gli Stati membri dell’Unione Europea dispongano,
a partire da luglio 2006, l’eliminazione, dalle apparecchiature di nuova produzione, di alcune
sostanze molto nocive e, di conseguenza, la sostituzione delle stesse con materie più sicure.
Nello specifico, dal 1° luglio 2006, le AEE di nuova produzione non devono contenere
piombo, mercurio, cadmio, cromo esavalente, bifenil polibromurati (PBB) e/o etere di difenile
polibromurato (PBDE). Con il divieto di utilizzo di queste sostanze pericolose aumenteranno
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 263 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
le possibilità e la convenienza economica del recupero e riciclo dei RAEE mentre si
ridurranno il rischio e gli effetti negativi sulla salute dei lavoratori degli impianti di
riciclaggio/recupero.
Con il Decreto legislativo 25 luglio 2005, n. 151, è stata data attuazione nel nostro Paese alle
direttive 2002/95/CE, 2002/96/CE e 2003/108/CE, relative alla riduzione dell’uso di sostanze
pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche, nonché allo smaltimento dei rifiuti
derivanti da tali apparecchiature.
Tale norma introduce importanti limitazioni all’uso di sostanze pericolose e stabilisce
specifici principi per la costruzione e la gestione a fine vita delle apparecchiature elettriche ed
elettroniche oltre a dettare obblighi gestionali e finanziari per la gestione dei rifiuti da esse
derivanti.
I rifiuti in questione vengono distinti per la provenienza in:
• rifiuti derivanti dai “nuclei domestici” ovvero i RAEE originati dai nuclei domestici e i
RAEE di origine commerciale, industriale, istituzionale e di altro tipo analoghi, per
natura e quantità, a quelli originati dai nuclei domestici;
• rifiuti provenienti da “utenti diversi dai nuclei domestici” ossia i RAEE prodotti dalle
attività amministrative ed economiche diversi da quelli provenienti dai nuclei
domestici;
e per il periodo di fabbricazione in :
• “rifiuti storici”
• “rifiuti nuovi”.
Oggetto del decreto è un’ampia gamma di apparecchiature elettriche ed elettroniche
utilizzo domestico ma anche professionale.
di
Il decreto precisa le nozioni di Produttore e Distributore, in particolare la definizione di
Produttore fornita dall’art. 3 lettera m) è piuttosto ampia poiché considera:
“chiunque, a prescindere dalla tecnica di vendita utilizzata, compresi i mezzi di comunicazione
a distanza di cui al decreto legislativo 22 maggio 1999, n° 185, e successive modifiche:
1. fabbrica e vende AEE recanti il suo marchio;
2. rivende con il proprio marchio apparecchiature prodotte da altri fornitori; il rivenditore
non è considerato “produttore”, se l’apparecchiatura reca il marchio del produttore a
norma del punto 1;
3. importa o immette per primo, nel territorio nazionale, AEE nell’ambito di un’attività
professionale, e ne opera la commercializzazione, anche mediante vendita a distanza;
4. chi produce apparecchiature elettriche ed elettroniche destinate esclusivamente
all’esportazione è produttore solo ai fini degli articoli 4 (Progettazione dei prodotti), 13
(obbligo di informazione) e 14 (Registro nazionale dei soggetti obbligati al trattamento
dei RAEE. Non è considerato produttore chi fornisce finanziamenti esclusivamente
sulla base o a norma di un accordo finanziario, a meno che non agisca in qualità di
produttore ai sensi dei punti 1), 2) e 3).”
L’articolo 3 lettera n) individua invece nel Distributore:
“il soggetto iscritto nel registro delle imprese dì cui alla legge 29 dicembre 1993, n. 580, e
successive modificazioni, che, nell'ambito di un'attività commerciale, fornisce
un'apparecchiatura elettrica od elettronica ad un utilizzatore ed adempie agli obblighi di cui
all'articolo 6, comma 1, lettera b)”.
Il decreto prevede obblighi per tutti i soggetti coinvolti: dai produttori ai consumatori finali, ai
detentori del bene giunto a fine vita, alla Pubblica Amministrazione, agli esportatori, ai
distributori e agli impianti di gestione dei rifiuti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 264 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Risultano significativi gli impegni elencati all’articolo 6 circa l’obbligo di raccolta separata dei
RAEE in capo ai produttori, distributori e pubbliche Amministrazioni; viene prescritto, infatti,
che entro il 31/12/2008 venga raggiunto un tasso di raccolta separata dei RAEE provenienti
dai nuclei domestici di almeno 4 kg annuo per abitante. Per raggiungere tale obiettivo è
richiesta la fattiva partecipazione dei Comuni, dei distributori e dei produttori.
In particolare:
“i Comuni assicurano la funzionalità, l’accessibilità e l’adeguatezza dei sistemi di raccolta
differenziata dei RAEE provenienti dai nuclei domestici istituiti ai sensi delle disposizioni
vigenti in materia di raccolta separata dei rifiuti urbani, in modo da permettere ai detentori
finali ed ai distributori di conferire gratuitamente al centro di raccolta i rifiuti prodotti nel loro
territorio; il conferimento di rifiuti prodotti in altri comuni é consentito solo previa sottoscrizione
di apposita convenzione con il comune di destinazione;
b) i distributori assicurano, al momento della fornitura di una nuova apparecchiatura elettrica
ed elettronica destinata ad un nucleo domestico, il ritiro gratuito, in ragione di uno contro uno,
della apparecchiatura usata, a condizione che la stessa sia di tipo equivalente e abbia svolto
le stesse funzioni della nuova apparecchiatura fornita; provvedono, altresì, ai sensi
dell'articolo 1, comma 1, lettere a) e b), alla verifica del possibile reimpiego delle
apparecchiature ritirate ed al trasporto presso i centri istituiti ai sensi delle lettere a) e c) di
quelle valutate non suscettibili di reimpiego;
c) fatto salvo quanto stabilito alle lettere a) e b), i produttori od i terzi che agiscono in loro
nome possono organizzare e gestire, su base individuale o collettiva, sistemi di raccolta di
RAEE provenienti dai nuclei domestici conformi agli obiettivi del presente decreto”.
Per raggiungere l’obiettivo dei 4 kg/anno/procapite e per assicurare una corretta gestione dei
RAEE, il decreto predispone l’istituzione di un adeguato sistema informativo agli utenti di
apparecchiature elettriche ed elettroniche riconducibili ai nuclei domestici, riguardo a:
• l’obbligo di non smaltire i RAEE come rifiuti urbani misti e di effettuare una raccolta
separata degli stessi;
• i sistemi di raccolta disponibili, nonché la possibilità di riconsegnare al distributore
l’AEE all’atto dell’acquisto di una nuova apparecchiatura;
• gli effetti potenziali sull’ambiente e sulla salute umana come risultato della presenza di
sostanze pericolose nelle AEE;
• il significato del simbolo del “cassonetto mobile barrato”;
• le sanzioni previste in caso di smaltimento abusivo di tale tipologia di rifiuti.
Si richiede inoltre che i produttori forniscano informazioni in materia di reimpiego e
trattamento per ogni tipo di nuove AEE immesso nel mercato entro un anno dalla data di
immissione sul mercato dell’apparecchiatura.
Tali informazioni riguarderanno i diversi materiali e componenti delle AEE, nonché il punto in
cui le sostanze e i preparati pericolosi si trovano nelle apparecchiature stesse, al fine sempre
di agevolare il reimpiego ed il trattamento corretto sotto il profilo ambientale dei RAEE,
compresi la manutenzione, l’aggiornamento, la rimessa a nuovo e il riciclaggio
Il D. Lgs 151/2005 prevede, per le apparecchiature elettriche ed elettroniche immesse in
commercio dal 13 agosto 2005, la responsabilità del singolo produttore per il finanziamento
delle operazioni di raccolta, trattamento, recupero e smaltimento dei rifiuti originati dai suoi
prodotti; il produttore nel momento in cui immette un bene sul mercato, dovrà fornire una
garanzia finanziaria comprovante che la gestione di tutti i RAEE sarà adeguatamente
sostenuta e dovrà anche marcare chiaramente il prodotto. Tale garanzia può assumere la
forma di una partecipazione del produttore a sistemi adeguati per il finanziamento della
gestione dei RAEE (adesione ad un sistema collettivo o misto), oppure di un’assicurazione di
riciclaggio o di un conto bancario vincolato.
Il finanziamento dei costi di gestione dei RAEE cosiddetti “storici”, (ossia quelli derivanti da
apparecchiature immesse sul mercato prima del 13 agosto 2005) sarà a carico delle aziende
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 265 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
ancora presenti sul mercato, attraverso l’istituzione di un sistema al quale contribuiscono
proporzionalmente tutti i produttori esistenti sul mercato al momento in cui si verificano i
rispettivi costi, ad esempio in proporzione della rispettiva quota di mercato per tipo di
apparecchiatura. I produttori adempiono a tale obbligo istituendo sistemi collettivi di gestione
dei RAEE.
L’articolo 10 comma 2 prevede che: “fino al 13 febbraio 2011 e, per le apparecchiature
rientranti nella categoria 1 dell’allegato 1A, fino al 13 febbraio 2013, il produttore può indicare
esplicitamente all’acquirente , al momento della vendita di nuovi prodotti, i costi sostenuti per
la raccolta, il trattamento, il recupero e lo smaltimento dei RAEE storici. In tal caso il
distributore indica separatamente all’acquirente finale il prezzo del prodotto e il costo, identico
a quello individuato dal produttore, per la gestione dei rifiuti storici“.
In pratica con i sistemi collettivi i produttori di nuove apparecchiature finanziano i prodotti
vecchi, fino alla definizione di un sistema europeo di identificazione dei produttori, e
comunque non oltre il 31 dicembre 2008 (come prorogato dal DL 248/2007) .
Le apparecchiature di nuova immissione dovranno sempre riportare il marchio identificativo
del produttore ed il simbolo, rappresentativo della Direttiva RAEE, del “cassonetto mobile
barrato” che evidenzi l’immissione sul mercato posteriore al 13 agosto 2005 oltre ad indicare
la necessità di effettuare una raccolta separata di quelle apparecchiature elettriche ed
elettroniche, in modo che sia sempre possibile individuare chiaramente il produttore ed
attribuirgli le competenti responsabilità.
In breve il D.Lgs 151/2005 prevede che i produttori abbiano l’onere della progettazione
ecologica, e si impegnino fin dall’inizio a pensare alla gestione del fine vita dei rifiuti; i
consumatori possono consegnare, senza costi, i loro beni ormai giunti a fine vita presso i
distributori o presso le piazzole di raccolta ed il successivo sistema di recupero e di gestione
eco-compatibile sarà finanziato dai produttori e/o dagli importatori. In linea di principio, il
decreto prevede che venga privilegiato il reimpiego degli apparecchi interi, mentre per quanto
riguarda i RAEE inviati al trattamento vengono previste percentuali di recupero variabile da un
minimo del 70% ad un massimo dell’ 80% in peso medio per apparecchio, a seconda della
categoria di appartenenza, e percentuali di reimpiego e riciclaggio di componenti variabile da
un minimo del 50% ad un massimo del 75% in peso medio per apparecchio sempre a
seconda della categoria di appartenenza.
Il Decreto legislativo 151/2005 non specifica però come dovrà essere organizzato il sistema di
raccolta e recupero dei RAEE rimandando i chiarimenti sugli aspetti operativi ad una serie di
ulteriori decreti attuativi. Inoltre, l’operatività del sistema è stata prorogata più volte, per ultimo
con il D.L. 31 dicembre 2007 n. 248, che ha fatto slittare al 31 dicembre 2008 il termine a
partire dal quale i produttori di AEE devono assumersi la responsabilità finanziaria individuale
della raccolta e gestione dei RAEE nuovi, fissata dall’art. 20, comma 4 del D.Lgs 151/2005.
Detti aspetti operativi sono indicati nei provvedimenti attuativi adottati ultimamente:
- DM ambiente del 25 Settembre 2007 n. 185 che ha per oggetto “Istituzione e modalità di
funzionamento del Registro, costituzione e funzionamento di un centro di coordinamento
per l’ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi e istituzione del
comitato d’indirizzo sulla gestione dei RAEE, ai sensi degli articoli 13 comma 8, e 15,
comma 4 del D.Lgs 151/2005” e che ha introdotto il regime transitorio, è stato pubblicato in
data 5 novembre 2007 ed è entrato in vigore il 20 novembre 2007;
- DM ambiente del 25 Settembre 2007 che ha per oggetto “Istituzione del Comitato di
vigilanza e di controllo sulla gestione dei RAEE, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, del
D.Lgs 151/2005”, è stato pubblicato in data 6 Ottobre 2007 ed è entrato in vigore il 21
Ottobre 2007.
Ad oggi sono in corso di approvazione altri due DM Ambiente recanti:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 266 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
- le modalità di gestione dei rifiuti di AEE da parte dei distributori e degli installatori di AEE,
nonché dei gestori dei centri di assistenza tecnica, come previsto dall’art.195, comma 2,
lettere s-bis, D.Lgs 152/2006 e art. 6, comma 1-bis, D.Lgs 151/2005;
- disciplina dei centri di raccolta dei rifiuti urbani conferiti in maniera differenziata, come
previsto dall’art. 183, comma 1 lettera cc), D.Lgs 152/2006.
Con il D.L 8 aprile 2008, n. 59 il Consiglio dei Ministri ha disposto l'abrogazione dell'articolo 3,
comma 1, lettera c) del D.lgs 25 luglio 2005 n. 151, recante la definizione di "apparecchiature
elettriche ed elettroniche usate". Ricorrendo alla decretazione d'urgenza il Governo ha così
posto fine alla procedura di infrazione avviata il 12 ottobre 2006 nei confronti del Governo
italiano per inosservanza delle disposizioni recate dalle norme comunitarie in materia di
gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche, norme recate dalle direttive
2002/95/Ce, 2002/96/Ce, 2003/108/Ce.
Ad avviso dell'Unione europea il Dlgs 151/2005 in parola era entrato in conflitto con
l'ordinamento giuridico comunitario introducendo una nuova categoria di "apparecchiature
elettriche ed elettroniche usate", in cui rientrano le apparecchiature che il detentore consegna
al distributore al momento di acquisirne una nuova (si veda l'articolo 3, comma 1, lettera c)
del D.Lgs in parola) senza però la specificazione che tali Aee usate dovessero essere gestite
come rifiuti.
Per la Commissione Ue le apparecchiature elettriche ed elettroniche usate sono invece,
seppur non oggetto di specifica definizione, da considerarsi - in base alla direttiva 2002/96/Ce
- dei veri e propri rifiuti, e come tali devono essere gestiti sia dai distributori che dai centri di
raccolta, salva la possibilità di avviarlo poi ad un processo di riutilizzo.
L'accusa era dunque quella di aver indebitamente ristretto la definizione di rifiuto sul territorio
italiano. L'Unione europea sottolineava infatti che la normativa comunitaria non vieta che il
distributore che riceva delle apparecchiature elettriche ed elettroniche usate possa riutilizzarle
ma impone, però, che qualora il detentore si disfi di un oggetto presso un distributore, tale
oggetto venga considerato e trattato come rifiuto, fino alla sua riabilitazione a "bene" tramite il
processo finalizzato al riutilizzo.
9.1.2. La produzione dei RAEE in Provincia di Bergamo
I rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) nella nuova codifica dei rifiuti
introdotta con il CER 2002 vengono classificati, con dettaglio, sia tra i rifiuti urbani sia tra i
rifiuti speciali e le seguenti elaborazioni dei dati MUD, relativi all’anno 2004, lo evidenziano.
Dall’analisi della tabella relativa alla produzione totale dei RAEE in provincia di Bergamo si
rileva come più dell’80% dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche siano
costituiti da apparecchiature fuori uso (codice CER 16.02.14) provenienti da aziende, si
tratta quindi di rifiuti speciali non urbani.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 267 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione totale RAEE in Provincia di Bergamo
16 02 09
Codice
P
P
16 02 11
16 02 12
P
P
16 02 13
P
16 02 14
20 01 21
20 01 23
P
P
Descrizione
t/a
138,6
3,3%
apparecchiature fuori uso, contenenti clorofluoro carburi, HCFC, HFC
apparecchiature fuori uso, contenenti amianto in fibre libere
apparecchiature fuori uso, contenenti componenti pericolosi (2)
diversi da quelli di cui alle voci 160209 e 160212
apparecchiature fuori uso diversi da quelli di cui alle voci 160209 e
160212
tubi fluorescenti ed altri rifiuti contenenti mercurio
apparecchiature fuori uso contenenti clorofluorocarburi
120,1
4,2
2,9%
0,1%
194,7
4,7%
3.554,0
24,6
38,6
85,5%
0,6%
0,9%
31,1
0,7%
51,6
1,2%
100,0%
apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle
di cui alle voci 20 01 21 e 20 01 23, contenenti componenti pericolosi
apparecchiature elettriche ed elettroniche fuori uso, diverse da quelle
di cui alle voci 20 01 21, 20 01 23 e 20 01 35
20 01 36
Totale
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
20 01 35
%
trasformatori e condensatori contenenti PCB
P
4.157,5
9.1.3. Linee di indirizzo per la gestione dei RAEE in Provincia di Bergamo
La gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), in linea con
quanto previsto dal quadro legislativo vigente e in particolare dal D.Lgs. 25 luglio 2005 n.
151, deve essere improntata al perseguimento dei seguenti obiettivi:
• prevenire la produzione di rifiuti provenienti da apparecchiature elettriche ed
elettroniche;
• assicurare l’attuazione di un efficace sistema di raccolta differenziata, recupero e
riciclaggio dei rifiuti derivanti dalle apparecchiature elettriche ed elettroniche dismesse;
• assicurare che i finanziamenti dei sistemi di trattamento, recupero e smaltimento dei
RAEE siano essenzialmente a carico dei produttori delle apparecchiature;
• promuovere la progettazione di nuove apparecchiature che facilitino il riuso, nonché il
recupero e lo smaltimento dei rifiuti a fine vita.
Per l’organizzazione del sistema di gestione dei RAEE una serie di Leggi hanno prorogato i
termini di scadenza di molti adempimenti previsti dal decreto 151/2005 - fissati in origine al
13 agosto 2006 - in particolare la Legge 31 Dicembre 2007 n. 248 ha prorogato al 31
dicembre 2008 il termine a partire del quale i produttori di AEE devono assumersi la
responsabilità finanziaria individuale della raccolta e gestione dei RAEE nuovi (art. 20
comma 4 D.L. 248/2007) e ha fatto slittare l’obbligo di ritiro in ragione “1 a 1” dei RAEE
domestici da parte dei distributori di AEE domestici nuovi a partire dal trentesimo giorno
dalla data di entrata in vigore del DM Ambiente, in corso di approvazione, recante le
modalità per il ritiro e la gestione dei RAEE in parola. In seguito all’entrata in vigore dei due
DM attuativi, il sistema è operativo: con il DM ambiente del 25 Settembre 2007 n. 185 è
stato istituito il Registro nazionale produttori AEE, del Centro di coordinamento per
l’ottimizzazione delle attività di competenza dei sistemi collettivi e del Comitato di indirizzo
sulla gestione dei RAEE; con il DM 25 Settembre 2007 è stato istituito il Comitato di
vigilanza e controllo sulla gestione dei RAEE.
Ne deriva che i distributori/commercianti saranno tenuti a garantire il ritiro gratuito delle
apparecchiature dismesse dai consumatori, mentre i produttori e gli importatori dovranno
farsi carico dei costi di recupero o di smaltimento. Inoltre in capo a questi ultimi sussiste
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 268 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
l’obbligo di marcatura dei prodotti immessi sul mercato in modo da rendere edotto il
consumatore circa la necessità di effettuare la raccolta differenziata e anche l’obbligo - dal 1
luglio 2006 - di eliminare o limitare, nella fabbricazione degli apparecchi, l’utilizzo di
determinate sostanze ritenute pericolose quali mercurio, piombo, cadmio, cromo
esavalente, PBB (polibromobifenili) e PBDE (polibromodifenileteri).
L’Amministrazione Provinciale potrà individuare possibili azioni per l’organizzazione di un
sistema di raccolta separata dei RAEE che ne eviti il conferimento insieme al rifiuto urbano
indifferenziato e che assicuri il raggiungimento di un tasso di raccolta separata dei RAEE
provenienti dai nuclei domestici di almeno 4 kg in media per abitante/anno.
I soggetti che andranno coinvolti per rendere effettivamente operativo il sistema di gestione
dei RAEE sono:
• i Comuni, che sulla base dei principi di funzionalità, accessibilità e adeguatezza dei
sistemi di raccolta differenziata sono chiamati ad allestire e attivare centri di raccolta
dei RAEE domestici ai quali i consumatori e i distributori potranno conferire
gratuitamente i rifiuti prodotti nel loro territorio;
• i Distributori che devono assicurare il ritiro gratuito dell’apparecchiatura elettrica ed
elettronica usata all’atto della vendita di un’apparecchiatura nuova di tipo equivalente,
destinata per un nucleo domestico, in ragione di uno contro uno;
• i Produttori ai quali spetta l’organizzazione e la gestione (sostenendone tutti i costi) dei
sistemi di raccolta separata dei RAEE professionali, eventualmente ricorrendo anche
a convenzione a pagamento con i Comuni per l’utilizzo delle piattaforme di raccolta dei
rifiuti già esistenti. Ai produttori spetta anche di:
- provvedere al ritiro e all’invio dei RAEE (raccolti in modo separato e
depositati nei centri di raccolta) ai centri di trattamento, ad eccezione di quelli
effettivamente e totalmente reimpiegati;
- istituire in forma individuale o collettiva, sistemi di trattamento o di
recupero dei RAEE.
La Provincia potrà definire azioni finalizzate a incentivare il trattamento e il recupero dei
RAEE secondo i dettami normativi.
Per il trattamento gli impianti sono tenuti ad utilizzare le migliori tecniche disponibili per
assicurare la rimozione di tutti i fluidi ed un trattamento selettivo adeguato. Tali impianti
possono operare sulla base di un’autorizzazione oppure di una semplice comunicazione
secondo la procedura semplificata prevista per le operazioni di recupero. In tal caso l’inizio
di attività è subordinato all’effettuazione, da parte della Provincia competente, di una
ispezione atta a verificare il tipo e le quantità dei rifiuti sottoposti a trattamento, la conformità
alle prescrizioni tecniche stabilite, le misure di sicurezza adottate. La visita ispettiva viene
ripetuta con cadenza annuale e con la stessa periodicità i risultati di queste ispezioni
vengono trasmessi dalla provincia all’APAT che a sua volta li elabora per trasmetterli al
Ministero dell’Ambiente per la successiva comunicazione alla Commissione Europea.
Per il recupero i produttori devono garantire il raggiungimento di una serie di obiettivi di
recupero, di reimpiego e di riciclaggio dei materiali e dei componenti contenuti nei rifiuti
elettrici ed elettronici che oscillano, a secondo delle diverse categorie di beni, fra il 50% e
l’80% rispetto al peso medio dell’apparecchio. Per contenere i costi di raccolta, reimpiego,
recupero e riciclaggio, pur adempiendo agli obblighi previsti dalla norma, ai produttori è
concesso di organizzarsi in Consorzi .
L’Amministrazione Provinciale, allo scopo di favorire il raggiungimento degli obiettivi
prestabiliti, potrà promuovere la sottoscrizione di Accordi di programma con i vari soggetti
coinvolti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 269 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
9.2.
Rifiuti sanitari
9.2.1. Inquadramento normativo
Per i rifiuti sanitari la norma di riferimento è il D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254.
Nell’articolo 2 comma 1 lettera a) del D.P.R. 254/2003 è indicata la definizione di rifiuto
sanitario: “i rifiuti elencati a titolo esemplificativo negli allegati I e II del presente regolamento,
che derivano da strutture pubbliche e private, individuate ai sensi del decreto legislativo 30
dicembre 1992, n. 502 e successive modificazioni, che svolgono attività medica e veterinaria
di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca ed erogano le prestazioni di
cui alle legge 23/12/1978 n. 833”.
Inoltre, nel già citato articolo 2, i rifiuti sanitari si classificano in:
• rifiuti non pericolosi, ossia i rifiuti sanitari che non sono compresi tra i rifiuti pericolosi;
• rifiuti pericolosi non a rischio infettivo, ossia i rifiuti pericolosi contrassegnati con un
asterisco (*) in corrispondenza del codice identificativo nell’ambito del Catalogo
Europeo dei rifiuti (CER);
• rifiuti pericolosi a rischio infettivo, ossia quelli individuati dai codici 18.01.03 e 18.02.02
che:
o provengono da ambienti di isolamento infettivo nei quali sussiste un rischio di
trasmissione biologica aerea, nonché da ambienti ove soggiornano pazienti in
isolamento infettivo ecc..
o provengano da ambienti di isolamento infettivo e siano venuti a contatto con
qualsiasi liquido biologico secreto od escreto dei pazienti isolati;
o siano contaminati da sangue o altri liquidi biologici che contengono sangue in
quantità tale da renderlo visibile; da feci o urine, nel caso in cui sia ravvisata
clinicamente dal medico che ha in cura il paziente una patologia trasmissibile
attraverso tali escreti; da liquido seminale, secrezioni vaginali, liquido cerebrospinale, liquido sinoviale, liquido pleurico, liquido peritoneale, liquido
pericardico o liquido amniotico;
o provengono da attività veterinaria e che siano contaminati da agenti patogeni
per l'uomo o per gli animali o che siano venuti a contatto con qualsiasi liquido
biologico secreto od escreto per il quale sia ravvisato, dal medico veterinario
competente, un rischio di patologia trasmissibile attraverso tali liquidi;
• rifiuti cimiteriali ossia i rifiuti da esumazione ed estumulazione costituiti da parti,
componenti, accessori e residui contenuti nelle casse utilizzate per inumazione o
tumulazione e rifiuti derivanti da altre attività cimiteriali (es. materiali lapidei, inerti,
terre di scavo, ecc);
• rifiuti assimilati agli urbani ossia rifiuti derivanti dalla preparazione dei pasti provenienti
dalle cucine delle strutture sanitarie, i rifiuti derivanti dall'attività di ristorazione e i
residui dei pasti provenienti dai reparti di degenza delle strutture sanitarie, esclusi
quelli che provengono da pazienti affetti da malattie infettive per i quali sia ravvisata
clinicamente, dal medico che li ha in cura, una patologia trasmissibile attraverso tali
residui; vetro, carta, cartone, plastica, metalli, imballaggi in genere, materiali
ingombranti da conferire negli ordinari circuiti di raccolta differenziata, nonché altri
rifiuti non pericolosi che per qualità e per quantità siano assimilati agli urbani; la
spazzatura; gli indumenti e lenzuola monouso e quelli di cui il detentore intende
disfarsi; i rifiuti provenienti da attività di giardinaggio effettuata nell'ambito delle
strutture sanitarie; i gessi ortopedici e le bende, gli assorbenti igienici anche
contaminati da sangue esclusi quelli dei degenti infettivi, i pannolini pediatrici e i
pannoloni, i contenitori e le sacche utilizzate per le urine; i rifiuti sanitari a solo rischio
infettivo assoggettati a procedimento di sterilizzazione effettuato ai sensi della lett. m),
a condizione che lo smaltimento avvenga in impianti di incenerimento per rifiuti urbani.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 270 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
rifiuti che richiedono particolari sistemi di gestione, ossia farmaci scaduti o
inutilizzabili; medicinali citotossici e citostatici per uso umano o veterinario ed i
materiali visibilmente contaminati che si generano dalla manipolazione ed uso degli
stessi; gli organi e parti anatomiche non riconoscibili di cui al punto 3 dell'Allegato I ; i
piccoli animali da esperimento di cui al punto 3 dell'Allegato I; le sostanze stupefacenti
e altre sostanze psicotrope;
rifiuti speciali, prodotti al di fuori delle strutture sanitarie che risultano come rischio
analoghi a rifiuti pericolosi a rischio infettivo quali ad esempio quelli prodotti presso
laboratori di analisi microbiologiche di alimenti, di acque, o di cosmetici, presso
industrie di emoderivati, istituti estetici e similari. Sono esclusi gli assorbenti igienici.
Questa particolare categoria di rifiuti è in sostanza caratterizzata da requisiti di pericolosità e
infettività. Il primo requisito è individuabile grazie all’asterisco che segue il codice identificativo
dei rifiuti pericolosi (CER). Per quanto riguarda il requisito di rischio infettivo invece è bene
rifarsi alla definizione data dall’OMS secondo cui: “i rifiuti infetti sono quei rifiuti che
contengono agenti patogeni in quantità o in concentrazioni sufficiente tal che l’esposizione ad
essi potrebbe provocare una malattia”.
Il D.P.R. 254/2003 stabilisce un ordine di priorità in riferimento alla gestione di rifiuti sanitari
avendo come obiettivi:
• la prevenzione e la riduzione nella produzione degli stessi;
• la diminuzione della loro pericolosità;
• il reimpiego, il riciclaggio e il recupero.
L’articolo 5 del DPR 254/2003 è la conferma di quanto sopra indicato, infatti è
espressamente dedicato al “recupero di materia dai rifiuti sanitari”. Infatti attraverso lo
strumento della raccolta differenziata si vuole incentivare il recupero di materia e per ridurre
al contempo i quantitativi di rifiuti sanitari da avviare allo smaltimento, facendo riferimento in
particolare ai rifiuti di imballaggi non pericolosi, ai rifiuti metallici non pericolosi, ai rifiuti della
preparazione dei pasti provenienti dalle cucine delle strutture sanitarie, ai rifiuti di
giardinaggio, ai liquidi di fissaggio radiologico non deargentati, agli oli minerali, vegetali e
grassi alle batterie e pile, ai toner, al mercurio e alle pellicole e lastre fotografiche.
Elemento di novità del D.P.R. 254/2003 è aver normato la disciplina dei rifiuti pericolosi a
rischio infettivo sterilizzati. Innanzi tutto va precisato che per sterilizzazione si intende il
sistema di abbattimento della carica microbica tale da garantire una S.A.L. (Sterility
Assurance Level) non inferiore a 10-6. Inoltre sono ammessi al processo di sterilizzazione
unicamente i rifiuti sanitari pericolosi a solo rischio infettivo. La sterilizzazione dei rifiuti
sanitari deve avvenire in impianti autorizzati ai sensi degli artt. 27 e 28 del D.Lgs. 22/97 (ora
art. 208 del D. Lgs. 152/2006). Tale autorizzazione non è necessaria se l’impianto di
sterilizzazione è localizzato all’interno del perimetro della struttura sanitaria, se i rifiuti
oggetto della sterilizzazione sono prodotti nell’ambito della struttura medesima e se è stata
presentata comunicazione alla Provincia nel momento di attivazione dell’impianto. Oltre al
registro di carico e scarico dei rifiuti, presso tali impianti di sterilizzazione deve essere tenuto
un registro con fogli numerati progressivamente nel quale deve essere indicato il numero
identificativo del ciclo di sterilizzazione, la quantità giornaliera e la tipologia dei rifiuti
sterilizzati nonché la data.
Come stabilito dall’art. 10 del D.P.R. 254/2003 sono varie le modalità di smaltimento a
seconda delle differenti tipologie di rifiuti sanitari da trattare.
In particolare i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo devono essere smaltiti in impianti di
termodistruzione. A tale categoria di rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo appartengono:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 271 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
- i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo che presentano anche una delle
caratteristiche di pericolo di cui all’allegato I e che possono essere smaltiti
unicamente in impianti di incenerimento per rifiuti pericolosi;
- i rifiuti sanitari pericolosi a solo rischio infettivo che possono essere smaltiti in:
o impianti di incenerimento di rifiuti urbani e in impianti di incenerimento di rifiuti
speciali, purché siano introdotti nel forno direttamente, senza essere mescolati
con altre tipologie di rifiuti;
o impianti di incenerimento dedicati.
L’art. 11 del D.P.R. 254/2003 stabilisce invece lo smaltimento dei rifiuti sanitari sterilizzati;
questi possono essere smaltiti in:
o impianti di produzione del CDR o essere impiegati come mezzi per produrre
energia;
o impianti di incenerimento di rifiuti urbani o in impianti di incenerimento di rifiuti
speciali nel rispetto delle norme per la prevenzione dell’inquinamento
atmosferico degli inceneritori per rifiuti urbani e della disciplina delle emissioni
e delle condizioni di combustione;
o discarica per rifiuti non pericolosi e sottoposti al regime giuridico dei rifiuti urbani
solo se nella regione di produzione del rifiuto non esistano in numero sufficiente
impianti di produzione di CDR, né impianti che utilizzano rifiuti sanitari
sterilizzati come mezzo per produrre energia, né impianti di termodistruzione,
previa autorizzazione del presidente della Regione.
9.2.2. La produzione dei Rifiuti Sanitari in Provincia di Bergamo
Con il termine rifiuti sanitari si identificano, prevalentemente, i rifiuti prodotti dalle strutture
sanitarie ovvero da aziende ospedaliere, cliniche, poliambulatori, studi medici, laboratori di
analisi, studi veterinari, ecc.
Dall’analisi della tabella relativa alla produzione totale di rifiuti speciali in provincia di
Bergamo desumibile dai MUD 2005 (dati 2004) si rileva una produzione di poco più di 2.250
tonnellate di rifiuti identificati con i codici CER della categoria 18.00.00 “Rifiuti prodotti dal
settore sanitario e veterinario o da attività di ricerca collegate”. Tra questi il rifiuto
maggiormente prodotto è quello contraddistinto dal codice CER 18.01.03 – rifiuti pericolosi a
rischio infettivo, con più di 1.700 tonnellate, pari a oltre il 78% della produzione totale.
Occorre tuttavia osservare che nel dato ricavato dai MUD non sono conteggiati i quantitativi
prodotti dai soggetti diversi da Enti o Imprese che non sono obbligati alla compilazione dei
MUD stessi.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 272 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione totale di rifiuti sanitari in Provincia di Bergamo
Codice
P
180102
180103
P
180104
180106
180107
180108
180109
180110
P
180202
P
180203
180206
P
P
Descrizione
parti anatomiche ed organi incluse le sacche per il plasma e le riserve
di sangue (tranne 18 01 03)
rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni
particolari per evitare infezioni
rifiuti che non devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni
particolari per evitare infezioni (es. bende, ingessature, lenzuola,
indumenti monouso, assorbenti igienici)
sostanze chimiche pericolose o contenenti sostanze pericolose
sostanze chimiche diverse da quelle di cui alla voce 18 01 06
medicinali citotossici e citostatici
medicinali diversi da quelli di cui alla voce 18 01 08
rifiuti di amalgama prodotti da interventi odontoiatrici
rifiuti che devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni
particolari per evitare infezioni
rifiuti che non devono essere raccolti e smaltiti applicando precauzioni
particolari per evitare infezioni
sostanze chimiche diverse da quelle di cui alla voce 18 02 05
Totale
t/a
%
0,1
0,0%
1.770,0
78,4%
121,1
5,4%
248,5
87,5
2,5
10,9
0,0
11,0%
3,9%
0,1%
0,5%
0,0%
15,3
0,7%
2,2
0,1%
1,0
0,0%
2.259,0
100,0%
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
9.2.3. Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti sanitari in Provincia di
Bergamo
La gestione di rifiuti sanitari, in accordo con la normativa vigente a livello nazionale, deve
perseguire le seguenti finalità:
• prevenzione e riduzione delle quantità di rifiuti sanitari prodotte;
• diminuzione della loro pericolosità;
• reimpiego, riciclaggio e recupero se possibile.
Il reimpiego ed il recupero, con riferimento ai rifiuti sanitari, risultano essere gli aspetti più
delicati; attraverso la raccolta differenziata si può tuttavia incidere positivamente sul
recupero di materia valorizzando i rifiuti sanitari costituiti, ad esempio, da rifiuti di imballaggi
non pericolosi, rifiuti delle mense, oli minerali, vegetali e grassi, rifiuti delle attività di
giardinaggio, liquidi di fissaggio radiologico non deargentati, pellicole e lastre fotografiche,
batterie e pile esauste, toner. Incrementando il recupero, si riducono in modo inversamente
proporzionale i quantitativi di rifiuti sanitari avviati a smaltimento.
Per i rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo la destinazione finale è lo smaltimento in
impianti di termodistruzione ovvero in:
• impianti di incenerimento per rifiuti pericolosi;
• impianti di incenerimento di rifiuti urbani o di rifiuti speciali ai quali possono essere
destinati unicamente i rifiuti sanitari a solo rischio infettivo purché il processo di
termodistruzione avvenga senza che tali rifiuti siano mescolati con altre tipologie;
• impianti dedicati progettati e realizzati esclusivamente per i rifiuti sanitari a solo rischio
infettivo.
Invece i rifiuti sanitari sterilizzati, ossia quelli che hanno subito un processo di abbattimento
della carica microbica, possono essere smaltiti in:
• impianti di produzione del CDR valorizzando in tal modo il recupero di energia;
• impianti di incenerimento di rifiuti urbani o in impianti di incenerimento di rifiuti speciali nel
rispetto delle norme per la prevenzione dell’inquinamento atmosferico;
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 273 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
discarica per rifiuti non pericolosi, previa autorizzazione, solo nell’eventualità che non si
possa contare su impianti di produzione di CDR o impianti di termodistruzione per rifiuti
sanitari sterilizzati in grado di produrre energia.
L’Amministrazione Provinciale, volendo favorire una gestione dei rifiuti sanitari all’insegna del
rispetto dell’ambiente, dell’economicità e soprattutto della sicurezza per gli operatori ed i
cittadini, potrà redigere documenti di indirizzo da destinare alle Aziende sanitarie. Infatti, il
processo di gestione di tali rifiuti è complesso comprendendo fasi che si sviluppano sia
all’interno delle strutture sanitarie (raccolta dei rifiuti nel luogo di produzione, classificazione,
etichettatura, registrazione, raggruppamento preliminare) sia all’esterno con il trasporto e la
destinazione finale. Un simile strumento potrebbe contribuire ad assicurare una gestione dei
rifiuti sanitari che tuteli gli operatori delle Aziende sanitarie, i pazienti e più in generale la
popolazione che direttamente o indirettamente risulta esposta ai rischi derivanti dal
trattamento di tali rifiuti. Inoltre, l’istruzione del personale sanitario e non (ausiliari e
amministrativi) sui concetti di riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti, di prevenzione,
di raccolta differenziata, di riutilizzo e di valorizzazione dei rifiuti tramite il recupero di materia
e di energia, nonché sulle migliori tecniche disponibili per minimizzare gli impatti della
gestione dei rifiuti è un’iniziativa volta a garantire adeguati livelli di tutela ambientale e un
miglioramento della gestione dei rifiuti sanitari a livello provinciale.
Esperienze in tal senso sono state già attuate con la partecipazione di personale provinciale
in veste di relatori a corsi organizzati dalle Aziende sanitarie per i propri operatori.
9.3.
Veicoli fuori uso
9.3.1. Inquadramento normativo
La gestione di questa categoria di rifiuti è disciplinata dal D. Lgs. 24 giugno 2003 n. 209,
come modificato dal D.Lgs. 23 febbraio 2006 n. 149, che ha recepito la direttiva comunitaria
2000/53/CE ed in particolare si occupa di normare il recupero e il riciclaggio dei materiali
provenienti da veicoli a fine vita.
E’ prevista una gerarchia delle priorità nella gestione di tali rifiuti che vede al primo posto la
prevenzione e in successione il reimpiego, il riciclo, il recupero e solo alla fine lo smaltimento.
La sopraccitata normativa nazionale pone dei precisi obiettivi in termini di reimpiego e
recupero dei rifiuti e favorisce, inoltre, il mercato dei materiali riciclati tendendo a garantire il
sistema di concorrenza nel mercato dei veicoli fuori uso.
Una questione assai importante e molto dibattuta è quella che riguarda il momento in cui un
veicolo può essere considerato un rifiuto.
L’articolo 3 comma 2, lettera a) del D. Lgs. 209/2003 stabilisce che un veicolo è classificato
rifiuto quando viene consegnato ad un centro di raccolta. Inoltre, alla consegna diretta
effettuata dal proprietario al centro di raccolta viene equiparata anche la consegna ad un
soggetto autorizzato per il trasporto del rifiuto al centro stesso e la consegna ad un
concessionario o gestore di automercato o di succursale della casa costruttrice che lo ritira
per avviare il veicolo alla demolizione.
Il veicolo può essere classificato come rifiuto pericoloso, ma, se privato delle componenti
effettivamente pericolose, è da considerarsi come rifiuto speciale non pericoloso.
Nell’iter di dismissione di un veicolo fuori uso i soggetti coinvolti sono numerosi e ciascuno
deve assolvere determinati obblighi che di seguito sono riportati nello specifico:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 274 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
•
•
Proprietario o detentore (soggetto che detiene il veicolo a qualsiasi titolo) è obbligato a
consegnare il veicolo di cui intende disfarsi ad un centro di raccolta autorizzato o ad un
concessionario o titolare di succursale di casa costruttrice nel caso acquisti un veicolo
nuovo.
Produttore, ossia “il costruttore, l’allestitore intesi come detentori dell’omologazione del
veicolo o l’importatore professionale del veicolo stesso” (art. 3, comma 1 lettera d) D. Lgs.
209/2003), ha l’onere di organizzare una rete di centri di raccolta distribuiti su tutto il
territorio nazionale o, nel caso non sia in grado di predisporre una simile organizzazione,
di provvedere ad individuare i suddetti centri in modo da garantire una diffusione capillare
di punti di raccolta gratuiti presso i quali il proprietario/detentore possa rivolgersi. Nel caso
non si organizzi in tal senso, dovrà accollarsi tutti i costi per garantire il ritiro e il
trattamento dei veicoli.
Concessionario, a cui sono demandati una serie di adempimenti, ovvero:
- la presa in consegna del veicolo dal detentore, in nome e per conto del centro di
raccolta che riceverà il veicolo, ed il rilascio di apposito certificato di rottamazione;
- la cancellazione del veicolo dal PRA;
- la consegna del veicolo al centro di raccolta autorizzato unitamente alle indicazioni
relative all’avvenuta denuncia al PRA, alle targhe, al certificato di proprietà ed alla
carta di circolazione;
Titolare del centro di raccolta in capo al quale ci sono i seguenti obblighi:
- richiedere e ottenere l’autorizzazione per il centro di raccolta ai sensi degli artt. 27
e 28 del D. Lgs. 22/97 (art. 208 del D. Lgs. 152/2006);
- conformarsi alle prescrizioni di carattere tecnico descritte nell’allegato I del D. Lgs.
209/2003;
- rilasciare al proprietario/detentore apposito certificato di rottamazione, completato
dallo stato del veicolo e dall’impegno a provvedere alla cancellazione dal PRA e al
trattamento del veicolo.
Per i veicoli fuori uso non disciplinati dal D.Lgs. 209/2003, occorre fare riferimento all’art. 231
del D.lgs. 152/2006.
9.3.2. La produzione dei veicoli fuori uso in Provincia di Bergamo
I veicoli fuori uso e i rifiuti prodotti dal loro smantellamento o dalla loro manutenzione, con la
nuova codifica dei rifiuti introdotta dal CER 2002, vengono classificati tra i rifiuti speciali nella
macrocategoria 16 e con estremo dettaglio nella categoria 16.01.
Le elaborazioni dei dati MUD dell’anno 2004, relativi alla produzione totale dei veicoli fuori
uso e dei rifiuti prodotti dallo smantellamento dei veicoli o dalla loro manutenzione,
mostrano come in Provincia di Bergamo più del 40% sia costituito proprio dai veicoli fuori
uso identificati dal codice CER 16.01.04 che sono rifiuti pericolosi, mentre quelli non
pericolosi, ovvero quelli con codice CER 16.01.06, sono neanche l’1%. Seguono poi le
batterie al piombo esauste (CER 16.06.01) con un 27% e i pneumatici fuori uso (CER
16.01.03) con un 19%.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 275 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione totale veicoli fuori uso e altri rifiuti da essi derivanti in Provincia di
Bergamo
Codice
160103
160104
P
P
160106
160107
P
160112
160113
160114
160117
160118
160119
160120
P
P
160121
P
160122
160199
160601
P
Descrizione
pneumatici fuori uso
veicoli fuori uso
veicoli fuori uso, non contenenti liquidi né altre
componenti pericolose
filtri dell'olio
pastiglie per freni, diverse da quelle di cui alla voce 16 01
11
liquidi per freni
liquidi antigelo contenenti sostanze pericolose
metalli ferrosi
metalli non ferrosi
plastica
vetro
componenti pericolosi diversi da quelli di cui alle voci da
16 01 07 a 16 01 11, 16 01 13 e 16 01 14
componenti non specificati altrimenti
rifiuti non specificati altrimenti
batterie al piombo
Totale
t/a
3.064,3
7.069,4
%
18,7%
43,2%
130,6
0,8%
421,0
2,6%
26,3
0,2%
4,3
17,4
983,8
6,3
118,7
30,1
0,0%
0,1%
6,0%
0,0%
0,7%
0,2%
0,4
0,0%
79,1
10,8
4.402,2
0,5%
0,1%
26,9%
16.364,7
100,0%
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
9.3.3. Linee di indirizzo per la gestione dei veicoli fuori uso in Provincia di
Bergamo
La gestione dei veicoli fuori uso, nel rispetto del D. Lgs. 24 giugno 2003 n. 209, deve essere
finalizzata al recupero e riciclaggio dei materiali che li compongono.
Come per altre tipologie di rifiuto, gli obiettivi gerarchici stabiliti per legge riguardano:
• la prevenzione della quantità dei rifiuti prodotti;
• il reimpiego;
• il riciclo;
• il recupero;
• lo smaltimento.
L’Amministrazione Provinciale è orientata a favorire il recupero e il riutilizzo dei materiali che
costituiscono l’eterogenea tipologia dei rifiuti derivanti da un veicolo a fine vita, così da
incentivare il mercato dei materiali riciclati.
Una possibile azione dell’Amministrazione Provinciale potrebbe riguardare la promozione di
un coordinamento fra i vari soggetti coinvolti (produttori di autoveicoli e di componenti,
commercianti, imprese che gestiscono i centri di recupero dei veicoli a fine vita) allo scopo di
redigere un atto di indirizzo teso a favorire ed uniformare la gestione dei veicoli fuori uso.
Un’ulteriore iniziativa dell’Amministrazione Provinciale potrebbe riguardare l’istituzione di una
certificazione che, previo esame delle caratteristiche tecniche e gestionali, verrebbe rilasciata
a quei Centri di raccolta e trattamento dei veicoli fuori uso in grado di dimostrare apprezzabili
risultati in termini di riutilizzo, riciclo e recupero dei materiali.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 276 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
9.4.
Rifiuti contenenti PCB e PCT
9.4.1. Inquadramento normativo
I Policlorobifenili (PCB) e i Policlorotrifenili (PCT) sono composti organici di sintesi contenenti
cloro impiegati soprattutto nel comparto elettrotecnico e in altri svariati settori (in impianti di
condizionamento, nel ciclo produttivo delle vernici e come lubrificanti).
Si è passati da un utilizzo libero ad una regolamentazione ed infine ad una progressiva
eliminazione dei PCB e PCT, in concomitanza con il riconoscimento della loro pericolosità
come inquinanti notevolmente persistenti all’azione di qualsiasi sostanza (chimica e
biologica).
La Direttiva di riferimento è la 96/59/CE del 16 settembre 1996 concernente lo smaltimento
dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili. Tale direttiva è stata recepita in Italia con il D. Lgs.
22 maggio 1999 n. 209. Tale norma italiana è stata ulteriormente perfezionata con alcune
modifiche introdotte dall’articolo 18 della legge comunitaria 2004 (Legge 18 aprile 2005 n. 62).
Con l’articolo 5 del D. Lgs. 209/1999 si stabilisce l’obbligo di decontaminazione e smaltimento
dei PCB (intendendo con questo acronimo sia i policlorobifenili sia i policlorotrifenili). In
particolare si prescrive che:
• PCB, PCB usati e apparecchi contenenti PCB siano smaltiti entro il 31 dicembre
2005;
• i materiali assoggettati all’obbligo di inventario (apparecchi contenenti PCB per un
volume superiore a 5 dm3) devono essere smaltiti entro il 31 dicembre 2010 ed
essere contrassegnati da apposita etichetta (conforme a quanto prescritto
dall’allegato I del D. Lgs. 209/1999) che deve essere collocata anche sulla porta dei
locali nei quali sono situati tali apparecchi;
• i materiali assoggettati all’obbligo di inventario che contengono fluidi con una
percentuale di PCB compresa fra lo 0,05% e lo 0,005% in peso devono essere
smaltiti alla fine della loro esistenza operativa, qualora non siano decontaminati nel
rispetto dei termini indicati ai punti precedenti e devono essere contrassegnati da
un’etichetta che riporti la dicitura “Contaminazione da PCB inferiore a 0,05%”;
• i trasformatori possono essere utilizzati in attesa della decontaminazione o dello
smaltimento purché sussistano le seguenti condizionI:
ƒ siano in buono stato funzionale;
ƒ non abbiano perdite di fluidi;
ƒ i PCB in essi contenuti siano conformi alle norme relative alla qualità
dielettrica.
Anche i trasformatori devono essere contrassegnati da apposita etichetta.
L’articolo 18 della legge comunitaria 2004 perfeziona la tempistica specificando che:
• al 31 dicembre 2005 deve avvenire la dismissione di almeno il 50% degli apparecchi
detenuti alla data del 31/12/2002;
• al 31 dicembre 2007 deve avvenire la dismissione di almeno il 70% degli apparecchi
detenuti alla data del 31/12/2002;
• al 31 dicembre 2009 deve avvenire la dismissione di tutti gli apparecchi detenuti alla
data del 31/12/2005;
• i trasformatori che contengono fluidi con una percentuale di PCB compresa fra lo
0,05% e lo 0,005% in peso possono essere smaltiti alla fine della loro esistenza
operativa nel rispetto delle condizioni stabilite dall’articolo 5, comma 4 del D. Lgs
209/1999.
All’articolo 7 del D. Lgs. 209/1999 sono fissate le modalità di decontaminazione e
smaltimento dei PCB, dei PCB usati e degli apparecchi contenti PCB.
In questo ambito gli obblighi per i detentori di PCB sono:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 277 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
•
comunicazione al catasto rifiuti di una serie di informazioni nel caso in cui si
detengano apparecchi contenti PCB per un volume superiore ai 5 dm3; tale
comunicazione va presentata ogni due anni ed entro 10 giorni dal verificarsi di una
modifica rispetto ai quantitativi di PCB detenuti;
osservare tutte le prescrizioni e le norme di sicurezza dei materiali contenti PCB;
in fase di decontaminazione o smaltimento consegnare i materiali contenenti PCB ad
imprese autorizzate.
Relativamente agli obblighi per le imprese che effettuano operazioni di decontaminazione e
smaltimento dei PCB, dei PCB usati e degli apparecchi contenenti PCB si deve:
• possedere valida autorizzazione ai sensi degli artt. 27 e 28 del D.Lgs. 22/97 (ora art.
208 D. Lgs 152/2006);
• ottemperare agli obblighi di tenuta dei registri di carico e scarico dei rifiuti e di
compilazione dei formulari per il trasporto;
• in caso di autorizzazione allo stoccaggio e trattamento di rifiuti contenenti PCB,
avviare detti rifiuti allo smaltimento finale entro 6 mesi dalla data del conferimento.
Lo smaltimento dei rifiuti contenenti PCB deve avvenire, così come stabilito dall’articolo 7
comma 7 del D. Lgs. 209/1999, mediante incenerimento seguendo la normativa in materia di
incenerimento dei rifiuti pericolosi. In alternativa possono essere utilizzati altri metodi di
smaltimento purché in possesso di autorizzazione regionale rilasciata previo parere
favorevole dell’ANPA.
9.4.2. La produzione dei rifiuti contenenti PCB in Provincia di Bergamo
Dall’analisi della produzione di rifiuti contenenti PCB in Provincia di Bergamo, che ammonta
complessivamente a 142 t nel 2004, si nota come quasi la totalità (il 97%) dei suddetti rifiuti
è costituito da trasformatori e condensatori contenenti PCB (codice CER 16.02.09).
Produzione totale rifiuti contenenti PCB in Provincia di Bergamo
Codice
P
130101
P
130301
160209
P
P
Descrizione
oli per circuiti idraulici contenenti PCB (1) La definizione
di PCB adottata nel presente elenco di rifiuti è quella
contenuta nella direttiva 96/59/CE.
oli isolanti e termoconduttori, contenenti PCB
trasformatori e condensatori contenenti PCB
Totale
t/a
%
0,26
0,2%
3,49
138,60
2,4%
97,4%
142,3
100,0%
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
9.4.3. Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti contenenti PCB e PCT in
Provincia di Bergamo
La gestione dei rifiuti contenenti PCB e PCT, conformemente alla norma statale di riferimento
(D. Lgs. 209/1999 che ha recepito la direttiva 96/59/CE), deve porsi come priorità la
decontaminazione e quindi lo smaltimento dei composti organici di sintesi clorurati (PCB e
PCT) e delle apparecchiature, impianti, fluidi che li contengono.
Dal momento che in prodotti di uso comune (lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, condizionatori,
televisori, Hi-fi, ecc.) e negli impianti elettrici dei veicoli esistono piccoli condensatori
contenenti PCB e, tenuto conto che questi prodotti di uso comune, diventati rifiuti, possono
essere consegnati ai centri di raccolta e alle piattaforme comunali e consortili, risulta molto
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 278 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
importante che queste strutture, al pari degli impianti di trattamento, siano in grado di gestirli
correttamente.
La Provincia, nell’ambito del rilascio di autorizzazioni all’esercizio di eventuali impianti di
deposito preliminare e di trattamento degli elettrodomestici, potrà valutare l’inserimento di
prescrizioni specifiche affinchè sia effettuata una corretta gestione dei rifiuti contenenti PCB
che si generano dal trattamento, anche con riferimento a norme tecniche CEI.
Inoltre, si ricorda che l’Amministrazione Provinciale in questo ambito svolge un ruolo
fondamentale allorché presidia e controlla la corretta realizzazione e il corretto esercizio degli
impianti.
L’Amministrazione Provinciale provvederà quindi a verificare la possibilità, anche ricercando
opportune sinergie a livello regionale, di avviare azioni di sensibilizzazione delle Associazioni
di Categoria sulle scadenze di legge e sugli obblighi specifici previsti dalla normativa vigente
in materia di PCB.
9.5.
Rifiuti da attività di costruzione e demolizione
9.5.1. Inquadramento normativo
Nel D. Lgs. 22/97, in particolare all’art. 7 sono classificati fra i rifiuti speciali “i rifiuti derivanti
dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti pericolosi che derivano dalle attività
di scavo” e tale definizione è praticamente ripresa dalla classificazione proposta dal
D.Lgs.152/2006 (fatto salvo l’esclusione delle terre e rocce di scavo dall’ambito di
applicazione della normativa sui rifiuti). In particolare tali rifiuti derivano principalmente dalle
operazioni di costruzione, manutenzione e ristrutturazione delle opere edili, dalla
manutenzione e costruzione delle infrastrutture stradali e ferroviarie.
Nell’ambito dei rifiuti speciali, tali rifiuti costituiscono un flusso significativo, sia dal punto di
vista quantitativo sia dal punto di vista qualitativo, poiché non è raro che tali rifiuti
contengano sostanze pericolose o ne siano contaminati (es. amianto o altre).
Le frazioni di rifiuti da attività di costruzione e demolizione, i cui flussi sono maggiori, sono
generalmente cemento, calcestruzzo, laterizi, ceramiche, terre da scavo; queste tipologie di
rifiuto sono caratterizzate da grandi potenzialità di recupero e riutilizzo, ma nonostante ciò
sono ancora, per la maggior parte, smaltiti in discarica se non addirittura abbandonati in
scarichi abusivi.
L’Unione Europea si è impegnata con numerose azioni aventi la finalità di sensibilizzare gli
stati membri ad adottare strumenti ed iniziative per attuare una corretta politica di gestione di
tali rifiuti. Già nel 2000 la Commissione Europea, Direzione generale Ambiente, ha elaborato
un documento di analisi (DG ENV.E.3 – Management of Construction and Demolition
Waste), propedeutico alla definizione di una proposta di strategia comunitaria. Tale
documento riporta una serie di indicazioni come l'introduzione in maniera sinergica di:
• restrizioni allo smaltimento in discarica;
• incentivi per la promozione della selezione alla fonte e del riciclaggio dei rifiuti inerti;
• obiettivi di riciclaggio;
• specifiche condizioni per lo sviluppo dei materiali riciclati;
• inserimento della gestione dei rifiuti come parte integrante delle licenze edilizie e dei
permessi di demolizione;
• incentivi per l'uso di materiali riciclati nelle opere pubbliche.
In considerazione dell’incidenza fortemente territoriale dei rifiuti inerti, per una loro corretta
gestione sono auspicabili accordi volontari e strumenti di concertazione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 279 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
9.5.2. La produzione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione in
Provincia di Bergamo
Come si può evidenziare dalla tabella seguente che riporta la produzione totale di rifiuti da
attività di costruzione e demolizione in Provincia di Bergamo nell’anno 2004 (elaborazione
dati MUD) più del 75% di questi rifiuti è identificato dal codice CER 17.09.04 – rifiuti misti
dell’attività di costruzione e demolizione.
Occorre tuttavia osservare che per quanto riguarda i rifiuti derivanti dalle attività di
demolizione, costruzione l’obbligo di presentazione dei MUD sussiste solo per i produttori di
rifiuti pericolosi.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 280 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Produzione totale rifiuti inerti in Provincia di Bergamo
Codice
170101
170102
170103
P
170106
P
170107
170201
170202
170203
170204
P
170301
170302
170303
170401
170402
170403
170404
170405
170406
170407
P
170410
P
170411
170503
P
P
170504
terra e rocce, diverse da quelle di cui alla voce 17 05 03
170505
170601
P
P
170603
P
170604
170605
P
170802
170903
170904
Descrizione
cemento
mattoni
mattonelle e ceramiche
miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche,
contenenti sostanze pericolose
miscugli o scorie di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche,
diverse da quelle di cui alla voce 17 01 06
legno
vetro
plastica
vetro, plastica e legno contenenti sostanze pericolose o da
esse contaminati
miscele bituminose contenenti catrame di carbone
miscele bituminose diverse da quelle di cui alla voce 17 03 01
catrame di carbone e prodotti contenenti catrame
rame, bronzo, ottone
alluminio
piombo
zinco
ferro e acciaio
stagno
metalli misti
cavi, impregnati di olio, di catrame di carbone o di altre
sostanze pericolose
cavi, diversi da quelli di cui alla voce 17 04 10
terra e rocce, contenenti sostanze pericolose
P
fanghi di dragaggio, contenente sostanze pericolose
materiali isolanti contenenti amianto
altri materiali isolanti contenenti o costituiti da sostanze
pericolose
materiali isolanti diversi da quelli di cui alle voci 17 06 01 e 17
06 03
materiali da costruzione contenenti amianto(i) Per quanto
riguarda il deposito dei rifiuti in discarica, la classificazione di
tale rifiuto come “pericoloso” è posticipata fino all’adozione
delle norme regolamentari di recepimento della direttiva
99/31/CE
materiali da costruzione a base di gesso diversi da quelli di cui
alla voce 17 08 01
altri rifiuti dell'attività di costruzione e demolizione (compresi
rifiuti misti) contenenti sostanze pericolose
rifiuti misti dell'attività di costruzione e demolizione, diversi da
quelli di cui alle voci 17 09 01, 17 09 02 e 17 09 03
Totale
t/a
2.108,9
8,2
1.111,2
%
0,4%
0,0%
0,2%
233,1
0,0%
4.202,4
0,8%
708,9
25,1
846,6
0,1%
0,0%
0,2%
131,6
0,0%
0,0
40.511,3
147,2
756,3
1.898,7
167,8
44,3
35.357,9
0,2
447,2
0,0%
7,4%
0,0%
0,1%
0,3%
0,0%
0,0%
6,5%
0,0%
0,1%
1,2
0,0%
1.228,9
1.561,9
0,2%
0,3%
11.200,5
2,1%
1.589,5
629,6
0,3%
0,1%
20,4
0,0%
1.421,5
0,3%
15.881,9
2,9%
952,5
0,2%
0,2
0,0%
421.807,8
77,4%
545.002,6
100,0% F
Fonte: Elaborazione Dichiarazioni MUD 2005 relative all’anno 2004
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 281 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
9.5.3. Linee di indirizzo per la gestione dei rifiuti da attività di costruzione e
demolizione in Provincia di Bergamo
La gestione dei rifiuti da attività di costruzione e demolizione, in linea con le indicazioni e le
azioni di sensibilizzazione dell’Unione europea, deve essere caratterizzata dal
raggiungimento dei seguenti obiettivi:
• riduzione della quantità di rifiuti inerti prodotti e della loro pericolosità ;
• incremento della frazione di rifiuti non pericolosi da costruzione e demolizione avviati a
riutilizzo, riciclaggio e recupero;
• diminuzione del quantitativo totale di rifiuti inerti non pericolosi avviati a discarica;
• prevenzione dei fenomeni di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti inerti sul
territorio;
• promozione dell’innovazione degli impianti di recupero, secondo le migliori tecnologie
disponibili allo scopo di realizzare un progressivo miglioramento delle prestazioni
tecniche e ambientali;
• miglioramento della qualità dei materiali inerti riciclati.
L’Amministrazione Provinciale potrà individuare azioni da realizzare per definire strumenti e
sostenere iniziative finalizzate ad una corretta gestione di tali rifiuti.
Si tratta, ad esempio, di realizzare azioni formative, informative e iniziative di supporto ai
Comuni ed alla Imprese per l’implementazione di sistemi di corretta gestione dei rifiuti inerti,
misure amministrative (volte per quanto possibile alla semplificazione degli obblighi
gestionali), nonché accordi di programma.
Data l’incidenza fortemente territoriale di questa tipologia di rifiuti è certo che sono ottenibili
efficaci risultati ricorrendo ad accordi volontari e a strumenti di concertazione.
Nell’ottica di diminuire la produzione dei rifiuti inerti e di definirne i flussi l’Accordo di
programma potrà riguardare:
• lo smontaggio selettivo, eseguito in ordine inverso rispetto alle operazioni di costruzione;
• la selezione dei rifiuti da demolizione, nei siti di produzione, suddividendoli in gruppi
omogenei;
• lo stoccaggio delle frazioni omogenee in appositi contenitori separati (inerti, legno,
metalli, imballaggi);
• il riutilizzo in cantiere dei materiali derivati delle operazioni di demolizione;
• la movimentazione dei rifiuti fino ai luoghi di trattamento e smaltimento nel rispetto delle
prescrizioni normative vigenti;
• il prelievo e lo smaltimento separato dei rifiuti pericolosi o dei rifiuti contaminati;
• la valorizzazione dei rifiuti inerti attraverso il conferimento ad impianti di trattamento in
grado di garantire il raggiungimento di elevati standard qualitativi;
• l’utilizzo di impianti di recupero per i rifiuti inerti non pericolosi, tecnologicamente
organizzati e in grado di eseguire macinazione, vagliatura, selezione granulometrica,
separazione della frazione metallica e delle frazioni indesiderate così da fornire materiali
inerti impiegabili nel settore dell’edilizia;
• l’adozione di efficaci misure di controllo per la corretta gestione dei rifiuti da costruzione e
demolizione;
• l’implementazione, in sede di progettazione ed esecuzione delle opere, di accorgimenti e
tecniche costruttive che implichino un minor ricorso all’utilizzo di materie vergini e
prevedano l’utilizzo di materiali che abbiano un minore impatto sulla produzione
successiva quali - quantitativa dei rifiuti;
• lo sviluppo di appositi Piani di Comunicazione per fornire informazioni a tutti i soggetti
interessati nonché a favorire un sistema integrato di gestione dei rifiuti inerti;
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 282 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
l’inserimento nei capitolati d’appalto di costruzione dell’utilizzo di materiali inerti riciclati in
misura non inferiore ad una percentuale minima definita (es. 10%) rispetto al fabbisogno
totale di materiale inerte (azioni in tale senso sono già state avviate nell’ambito delle
iniziative provinciali per la promozione degli Acquisti Verdi della Pubblica
Amministrazione – GPP).
9.6.
I fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane
Nella Comunità Europea la progressiva attuazione della Direttiva 91/271/CEE, concernente il
trattamento delle acque reflue urbane e recepita in Italia dal D.Lgs. 152/99 (confluito poi nel
vigente D.Lgs. 152/2006), ha comportato un costante aumento dei quantitativi di fanghi
originati dai processi di depurazione. Da una produzione annuale di circa 5,5 milioni di
tonnellate (espressi come sostanza secca) del 1992 si è arrivati a una stima di ca. 9 milioni
di tonnellate nel 2005.
Le modalità di smaltimento/utilizzo dei fanghi più frequenti sono:
• smaltimento in discarica;
• riutilizzo in agricoltura direttamente o previo compostaggio;
• incenerimento/ coincenerimento;
• impiego nei cicli produttivi di laterizi, asfalti, calcestruzzi.
In Lombardia, il destino prevalente dei fanghi è lo smaltimento in agricoltura direttamente o
previo compostaggio, seguito dallo smaltimento in discarica.
Tale modalità è quella più consolidata anche nelle restanti regioni del centro - nord Italia
mentre al sud prevale lo smaltimento in discarica.
Il cambiamento di determinate condizioni, come l’aumento dei quantitativi prodotti in
conseguenza del numero crescente di impianti di depurazione e per effetto del
restringimento dei limiti allo scarico, nonché le sempre più restrittive normative sullo
smaltimento dei fanghi in agricoltura, determinano l’esigenza di considerare con sempre
maggiore attenzione da un lato l’impiego di nuove tecnologie di depurazione atte a ridurne la
produzione e dall’altro diverse modalità di trattamento e smaltimento finale.
9.6.1.
Il piano di tutela della acque della Regione Lombardia: situazione
attuale e previsioni sulle infrastrutture impiantistiche depurative
nell’ATO di Bergamo
Il Piano di Tutela delle Acque (PTUA) della Regione Lombardia, approvato con Delibera di
Giunta n. 2244 del 29.3.2006, dedica all’argomento infrastrutture idriche l’Allegato 6 della
Relazione generale. Il documento illustra sinteticamente lo stato delle infrastrutture e gli
aspetti organizzativi e gestionali relativi al servizio idrico integrato, nonché le ricadute sullo
stesso delle misure previste dal PTUA.
Ai fini della conoscenza delle reti fognarie e degli impianti di trattamento delle acque reflue
urbane, nonché delle relative previsioni idonee al raggiungimento degli obiettivi di qualità
ambientale, il PTUA ha assunto come riferimento i risultati dell’attività di ricognizione delle
opere e degli schemi depurativi previsti dal Piano Regionale di Risanamento delle Acque
(PRRA). Tali previsioni sono state, parzialmente, aggiornate per gli aspetti concernenti il
dimensionamento di alcuni impianti di trattamento delle acque reflue urbane, nel frattempo
realizzati o per i quali si era reso nel frattempo disponibile il relativo progetto.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 283 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Nello specifico, per quanto riguarda l’ATO di Bergamo, gli impianti di trattamento delle acque
reflue urbane considerati per la definizione della misure di Piano (scenario riferito all’anno
2016) sono in tutto 86, per un totale di 2.299.864 AE previsti.
La seguente Tabella, in funzione della classe di potenzialità, riporta i dettagli relativi ai
suddetti impianti.
Tabella: Impianti di trattamento considerati per la definizione delle misure del Piano di Tutela
delle Acque della Regione Lombardia (PTUA – tabella 9, Allegato 6) – ATO BG
Classi di potenzialità
300- 2.000 AE
2.000-5.000 AE
5.000-10.000 AE
10.000-50.000 AE
50.000-100.000 AE
> 100.000 AE
Totale
di cui Intercomunali
ATO Bergamo - Scenario 2016
n. impianti
22
14
20
18
7
5
86
33
AE
18.044
46.311
147.352
428.416
524.025
1.135.716
2.299.864
2.038.443
La situazione attuale, sempre in funzione della Classe di potenzialità, è invece riportata nella
successiva Tabella.
Tabella : Scenario attuale degli impianti di trattamento nell’ATO Lodi indicato nel Piano di
Tutela delle Acque della Regione Lombardia (PTUA – tabella 6, Allegato 6) – ATO BG
Classi di potenzialità
< 2.000 AE
2.000-5.000 AE
5.000-10.000 AE
10.000-50.000 AE
50.000-100.000 AE
> 100.000 AE
Totale
ATO Bergamo – Situazione attuale
n. impianti
51
12
16
11
5
3
98
AE
25.726
43.300
104.380
226.010
368.516
531.207
1.300.139
Dal confronto tra la situazione attuale e futura si evince la previsione di una riduzione del
numero complessivo di impianti (da 98 a 86) ed un significativo incremento (77% circa) della
potenzialità di trattamento (da circa 1.300.000 AE sino a circa 2.300.000 AE). L’ipotesi di
incremento della popolazione equivalente, pur apparendo sovrastimata rispetto ai previsti
sviluppi delle realtà territoriali della Provincia di Bergamo, dovrà comunque essere
considerata quale elemento di riferimento pianificatorio a lungo termine.
9.6.2. La gestione dei fanghi provenienti dal trattamento delle acque reflue
urbane in Provincia di Bergamo
Nel presente capitolo sono riportate le analisi dei flussi di produzione dei fanghi di
depurazione nella Provincia di Bergamo con riferimento alle dichiarazioni MUD dell’anno
2005 effettuate dagli impianti con riferimento ai dati di produzione del 2004.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 284 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Gli impianti di depurazione delle acque reflue situati nella Provincia di Bergamo hanno
dichiarato di aver prodotto complessivamente nel 2004, 40.444,54 t/anno di fanghi di
depurazione dei reflui civili e misti (civili + industriali).
La maggior parte dei fanghi prodotti risulta essere allo stato palabile (con valori medi
stimabili tra il 15-25% di sostanza secca) mentre solo una piccola percentuale (stimabile
inferiore al 5% risulta essere allo stato fangoso palabile / liquido o allo stato liquido).
I principali produttori di fanghi nella Provincia di Bergamo (i primi 10-12 impianti) coprono
circa il 90% della quantità totale prodotta da tutti gli impianti autorizzati.
Tenuto conto della popolazione equivalente attualmente stimata in sede di PTUA ed
ipotizzando un contenuto medio di sostanza secca del 20%, ne deriva una produzione
unitaria di fanghi di circa 17 gSS/AE x d.
9.6.3. Le tecnologie idonee al trattamento
9.6.3.1. Tecnologie di pretrattamento dei fanghi
I principali sistemi di pre-trattamento dei fanghi sono: la digestione dei fanghi, la
disidratazione fisico – meccanica, l’essiccamento (naturale per i piccoli impianti, termico per
gli impianti di maggiori dimensioni).
• La digestione dei fanghi: riduce il contenuto di sostanza organica nei fanghi, e può essere
di tipo aerobico (in presenza di ossigeno) o anaerobico (in assenza di ossigeno); se avviene
in condizioni anaerobiche, essa produce biogas. I fanghi digeriti possono essere in genere
disidratati più facilmente permettendo di ottenere, dopo la disidratazione, un contenuto di
sostanza secca lievemente superiore.
• La disidratazione fisico – meccanica: consiste in un sistema di drenaggio meccanico
tramite l’impiego di apposite apparecchiature, in particolare centrifughe e presse
(nastropresse, filtropresse a piastre). Tale pretrattamento consente di ridurre il volume dei
fanghi mediante la rimozione del contenuto d’acqua, permettendo di raggiungere livelli di
contenuto di sostanza secca variabili dal 10% al 35% e consentendo un aumento del potere
calorifico. In genere il fango è trattato prima della disidratazione con additivi flocculanti sia di
tipo inorganico (sali di alluminio e ferro, calce, ecc.) che di tipo organico (polimeri). E’
dimostrato però che l’utilizzo di additivi inorganici aumenta il tenore di ceneri del rifiuto
pretrattato, per tale ragione, se previsto lo smaltimento attraverso l’incenerimento, sono
impiegati maggiormente gli additivi organici.
• L’essiccamento dei fanghi: tralasciando l’essiccamento naturale su letti, ormai in disuso
anche per gli impianti di piccole dimensioni, sta avanzando in questi ultimi tempi, anche se
per impianti di grossa taglia, la tecnologia dell’essiccamento termico che consiste
essenzialmente nella riduzione dell’acqua “particellare” presente nei fanghi, sino a valori
residui del contenuto idrico pari a 5÷15% nel caso di essiccamento totale e del 15÷35% nel
caso di essiccamento parziale. L’essiccamento si differenzia dall’incenerimento per il fatto
che mediante quest’ultimo, oltre alla rimozione dell’acqua, viene anche combusta la
sostanza organica presente nel fango producendo un residuo (ceneri) costituito da sole
frazioni inorganiche.
Mediante l’essiccamento si ottiene inoltre un notevole incremento del PCI dei fanghi,
rendendoli quindi “appetibili” per un successivo eventuale incenerimento, particolarmente
interessante se operato presso cementifici. La tipologia del residuo di trattamento favorisce
altresì le tecniche di spandimento (simili a quelle adottate per i fertilizzanti minerali) e una
riduzione dei costi di trasporto. L’essiccamento termico è generalmente ottenuto tramite
differenti tipi di apparecchiature (in genere installate presso un impianto di depurazione), del
tipo a contatto indiretto o a contatto diretto, a bassa, media o alta temperatura di esercizio;
per temperature superiori ai 300°C bisogna tuttavia verificare che non avvenga la formazione
di diossine e furani.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 285 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Esistono numerosi varianti tecnologiche di tali apparecchiature, le più diffuse delle quali sono
quelle del tipo a nastro, a disco, a letto fluido, a tamburo, a film sottile, ecc.
Al fine di contenere i consumi energetici, il processo di essiccamento è sempre preceduto
dalla fase di disidratazione meccanica. L’essiccamento parziale (35% di SS) consuma in
genere almeno 30 kWh/t SS, mentre quello totale (90% di SS) almeno 50 kWh/t SS (Fonte:
SEDE-ArthurAndersen per DG Ambiente Commissione Europea, “Disposal and recycling
routesfor sewage sludges”,2001).
Come detto, l’essiccamento termico risulta in genere funzionale ad un successivo
incenerimento non essendo energeticamente conveniente la combustione diretta dei fanghi
per valori di sostanza secca inferiori al 35 – 45%, valori che possono essere assai superiori
nel caso di impianti di trattamento di RU (Fonte: GTR sulla gestione dei rifiuti per
Commissione Nazionale, “Linee guida recanti i criteri per l’individuazione e l’utilizzazione
delle migliori tecniche disponibili – Impianti di incenerimento”).
Il calore necessario per il processo di essiccamento è estratto in genere dal processo di
incenerimento, o, nel caso di impianti dotati di sezioni di cogenerazione, dall’energia termica
di recupero dai motori a gas. In studi recenti (Mininni, Tomei, Braguglia, “Ottimizzazione di
un processo combinato di essiccamento e incenerimento di fanghi urbani”, Rifiuti Solidi,
vol.XX n°1, 2006), in cui è valutato un processo integrato di essiccamento ed incenerimento
di fanghi urbani, si dimostra che la combustione autogena dei fanghi è possibile con un
valore limite di concentrazione di fango disidratato pari al 30%. In queste condizioni
operative, infatti, il calore recuperabile dai fumi è sufficiente per l’essiccamento dei fanghi
dalla concentrazione alimentata al valore minimo richiesto in alimentazione a un forno di
incenerimento (55 – 60%) per avere combustione autogena. Quindi un processo di
incenerimento condotto senza lo stadio preliminare di essiccamento non consente mai la
combustione autogena e il consumo di combustibile ausiliario può risultare spesso
consistente, ovvero il processo integrato essiccamento – incenerimento è decisamente più
conveniente rispetto ad un processo privo dell’essiccamento preliminare. I vantaggi sono
numerosi e relativi sia ai costi di impianto che di esercizio: le dimensioni dell’essiccatore,
della caldaia a valle del forno e della sezione di depurazione dei fumi risultano più contenute
per effetto della minore potenzialità evaporativa richiesta, della minore produzione di vapore
e della ridotta produzione di fumi. Inoltre anche la maggiore conversione in energia elettrica
dell’eventuale surplus di calore disponibile potrebbe rendere questa scelta progettuale
preferibile. Nello stesso studio viene indicato il fatto che l’incenerimento di fango misto (da
fango primario e fango secondario) sia più difficoltoso da realizzare in quanto le
concentrazioni del fango disidratato sono inferiori ed è richiesto l’impiego di combustibile
ausiliario nel forno. In uno studio precedente (Minnini e Pinto, “Progettazione e conduzione
degli impianti di incenerimento dei fanghi di depurazione in riferimento al recupero
energetico”, Rifiuti Solidi, vol. XVII, n°1, 2003) viene comunque evidenziata la convenienza
dell’essiccamento parziale (circa il 50% di SS) rispetto a quello totale (con il 90% di SS) per i
notevoli vantaggi che ne conseguono relativamente alle dimensioni dell’essiccatore e della
caldaia e la scarsa convenienza di spingere il recupero energetico fino alla produzione di
energia elettrica, quando la concentrazione dei fanghi di alimentazione all’essiccatore è
modesta.
Un altro tipo di essiccamento è quello biologico in cui i fanghi sono combinati con sostanze
ausiliarie (chips di legno) e compost. Queste sostanze contribuiscono alla produzione di
energia e assorbono parte dell’acqua dei fanghi. I fanghi sono collocati dentro un reattore
orizzontale chiuso (“tunnel”), mentre l’aria è insufflata dal fondo di tale reattore provvedendo
al rifornimento di ossigeno necessario per il processo biologico. Così, parte della sostanza
organica è degradata provvedendo alla produzione di calore necessario per l’essiccamento.
Dopo questo “pre-compostaggio” il materiale è vagliato per separare il compost dai materiali
ausiliari per il processo, il compost è sottoposto a una serie di processi di compostaggio in
cui è le sostanze organiche difficilmente degradabili sono degradate in condizioni aerobiche.
Come nel caso dell’essiccamento termico anche in questo caso si ha un prodotto che può
essere utilizzato come combustibile secondario per la produzione di energia oppure da
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 286 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
utilizzare nei cementifici. Ma la produzione di energia è più ridotta rispetto a quella che si può
ottenere da un fango essiccato termicamente, ciò è dovuto al fatto che il processo di
essiccamento termico (8,7 kWh/tfango) consuma meno energia rispetto a quello biologico (35
kWh/ tfango). Inoltre il fango essiccato dal processo termico possiede un contenuto di sostanza
secca superiore, risultando un PCI maggiore (12.000 kJ/kg rispetto a 6.000 kJ/kg).
Esperienze riguardanti questo processo sono riportate nel documento di informazione
aggiuntiva per le migliori tecniche disponibili in materia di trattamento dei rifiuti, “Additional
information submitted during the information exchange on Waste Treatments Industries”
(2005).
9.6.3.2. Digestione anaerobica
La digestione anaerobica è un processo nel corso del quale micro-organismi, in assenza di
ossigeno e nitrati, degradano la sostanza organica a metano, anidride carbonica ed acqua.
Essa, applicata generalmente a fanghi ispessiti, ha come principale obiettivo la riduzione del
volume dei fanghi e la loro stabilizzazione. Questo processo avviene in bacini chiusi
riscaldati alla temperatura di circa 34-35°C. Durante tale processo è prodotto biogas (si stima
una produzione di biogas all’incirca di 0,8 – 1,2 m3/kg di solidi volatili, Fonte: SEDEArthurAndersen per DG Ambiente Commissione Europea, “Disposal and recycling routesfor
sewage sludges”,2001) che viene riutilizzato in caldaie per mantenere la temperatura di
processo, per esigenze di riscaldamento interne all’impianto e, in caso di elevate produzioni,
per il funzionamento di motori a gas atti a produrre energia elettrica. Generalmente si
raccomanda di mantenere i fanghi nel digestore per più di 20 giorni per garantire una buona
stabilizzazione.
9.6.3.3. Compostaggio
Il compostaggio è un processo in condizioni aerobiche che consiste nell’aerazione dei fanghi
miscelati con altri prodotti organici quali segatura o letame di provenienza animale. Questo
processo produce calore in eccesso che viene utilizzato per raggiungere la temperatura
necessaria per il compostaggio, che perdura per alcune settimane.
Il processo di compostaggio è impiegato con diversi propositi. Il fango compostato risulta
essere di interesse maggiore nel campo applicativo dell’agricoltura, raggiunge un buon livello
di disinfezione, ed è stabilizzato, riducendo inoltre l’insorgere di odori. Possiede un aspetto
simile all’humus e, grazie al contenimento degli odori, il suo utilizzo è più facilmente
accettato. Infine, il compostaggio è impiegato anche per ridurre il contenuto di acqua nei
fanghi, dal momento che permette di raggiungere sino al 60% di contenuto di SS,
consentendo così una manipolazione più semplice. Alcuni svantaggi che si possono avere
dall’impiego di tale soluzione in confronto all’utilizzo diretto dei fanghi in agricoltura sono:
- costi maggiori del trattamento;
- consumi energetici per l’aerazione;
- la necessità di un mercato per il commercio del prodotto finale.
Nonostante ciò il compostaggio è un’ottima alternativa rispetto all’utilizzo diretto in agricoltura
dei fanghi, dal momento che si ha un maggiore controllo dell’eventuale presenza di
microrganismi patogeni e un controllo maggiore dei nutrienti in risposta alle esigenze
agronomiche.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 287 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
9.6.3.4. Spandimento fanghi
I fanghi contengono composti di interesse nel campo dell’agricoltura come: l’azoto, il fosforo,
il potassio, la materia organica o il calcio facendo risultare i fanghi dei fertilizzanti organici.
Lo spandimendo dei fanghi è un modo per riciclare tali sostanze in agricoltura. Tutti i tipi di
fanghi possono essere utilizzati: fanghi liquidi, semi-solidi, solidi o essiccati. Ma l’utilizzo di
ciascuna di queste tipologie induce a restrizioni pratiche dal punto di vista dello stoccaggio,
del trasporto e dello spandimento stesso. La limitazione temporale dell’utilizzo agricolo in
funzione delle esigenze colturali, impone la presenza di importanti volumi di stoccaggio
presso l’impianto di depurazione o presso le aziende agricole interessate dalle operazioni di
spandimento.
I fanghi possono essere applicati direttamente sulla superficie del terreno. Per i fanghi
essiccati si possono utilizzare gli stessi dispositivi di spandimento impiegati per i fertilizzanti
solidi minerali.
Il tipo di coltura, l’accessibilità dei campi e le condizioni metereologiche influenzano le
tecniche di spandimento dei fanghi, oltre che la natura stessa dei medesimi. In genere tale
pratica può essere effettuata due volte all’anno: alla fine dell’estate, dopo il raccolto, o in
primavera, prima dell’aratura e della semina.
In conclusione, il costo di questa alternativa di impiego dei fanghi può essere economico
rispetto ad altre (es: incenerimento), ma la presenza di inquinanti implica il fatto che questa
pratica deve essere adottata e monitorata con estrema attenzione. Per tale ragione questa
pratica è soggetta alle restrizioni imposte dalla normativa. Recenti norme regionali emanate,
in applicazione di disposizioni comunitarie, ai fini della tutela e risanamento delle acque
dall’inquinamento da nitrati, hanno introdotto ulteriori limitazioni nell’utilizzo diretto dei fanghi
in agricoltura.
9.6.3.5. Incenerimento
Si possono avere tre opzioni tecnologiche:
• impianti dedicati d’incenerimento;
• trattamento termico dei fanghi presso impianti di trattamento dei rifiuti urbani;
• impianti di co-incenerimento, quando i fanghi sono utilizzati come combustibile in
impianti che producono energia (centrali a carbone) o materiali (cementifici).
Come anticipato precedentemente gli impianti d’incenerimento dedicati che trattano fanghi
essiccati necessitano di quantitativi ridotti (al limite anche nulli) di combustibile ausiliario
rispetto all’incenerimento dei fanghi tal quali (non disidratati). Di norma infatti il PCI dei fanghi
disidratati è compreso tra 4.800 e 6.500 kJ/kg contro PCI dei fanghi non disidratati che si
attestano 2.200 – 4.800 kJ/kg. Gli impianti dedicati all’incenerimento dei fanghi in genere
operano a temperature comprese tra gli 850°C e i 950°C.
Nella tabella seguente sono riassunte e confrontate le diverse tecnologie di combustione
impiegate per l’incenerimento dei fanghi; per ulteriori dettagli in merito alle tecnologie
riportate si rimanda al documento “Reference Document on Best Available Techniques for
Waste Incineration” (Luglio 2005).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 288 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Confronto delle diverse tecnologie di incenerimento dei fanghi (Fonte: “Reference Document
on Best Available Techniques for Waste Incineration”, Luglio 2005).
Tecnologie per
l’incenerimento
dei fanghi
Forno a letto
fluido
Forno a piani
multipli e letto
fluido
Pre-essiccamento
non richiesto;
Presenza di parti
mobili
Forno a piani
multipli
Forno ciclonico
Caratteristiche
Assenza di parti
meccaniche in
movimento e
limitata usura
Pre-essiccamento
non richiesto;
Presenza di parti
mobili
Assenza di parti
meccaniche in
movimento e
limitata usura
Confrontabile con
inceneritore a letto
fluido;
E’ possibile
trattare una vasta
gamma di rifiuti
Gestione
operativa
Rapidi avviamenti
e fermate;
Possibile
funzionamento in
discontinuo
Tempi lunghi per
riscaldamento;
Necessario
funzionamento
continuo
Tempi medi per
riscaldamento e
raffreddamento
Incenerimento
Limitati eccessi
d’aria richiesti;
Basso tenore di
incombusti
Incenerimento
difficile da
controllare;
Immune a possibili
fluttuazioni quali –
quantitative nei
fanghi
Basso eccesso di
aria richiesto;
Buon controllo del
processo tramite il
letto fluido;
Minore sensibilità
nei confronti di
fluttuazioni
qualitative nei
fanghi rispetto al
letto fluido
Breve tempo di
residenza;
Alimentazione di
aria principale e
secondaria a
diversi livelli
Contenuto ceneri
nei fumi
Alto
Basso
Alto
Alto
Rimozione ceneri
Attraverso flusso
gassoso e
rimozione sabbia
Direttamente sul
fondo
Attraverso flusso
gassoso e
rimozione sabbia
Attraverso flusso
gassoso;
Ceneri pesanti dal
fondo
Residui
Ceneri, residui da
letto fluido
Ceneri
Ceneri, residui da
letto fluido
Ceneri
Tra le diverse tecnologie di incenerimento elencate nella tabella precedente, il forno a letto
fluido è sicuramente quello più diffuso per il trattamento termico dei soli fanghi. Ciò è dovuto
soprattutto al fatto che:
- questo processo consente teoricamente la combustione completa a temperature
relativamente basse;
- la quota di materiale inerte presente nel letto evita il cambiamento repentino della
temperatura nel forno;
- è possibile il funzionamento discontinuo;
- i costi di gestione sono bassi.
Questi impianti di incenerimento dei soli fanghi possono essere istallati presso l’impianto di
depurazione delle acque reflue, se la quantità da trattare è sufficientemente consistente da
poter giustificare l’adozione di questa tecnologia. Altrimenti questi impianti possono essere
condivisi e possono bruciare fanghi provenienti da origini differenti.
Se il PCI dei fanghi è simile a quello dei RU (per un contenuto di SS del 60 – 65%) possono
essere miscelati facilmente ai rifiuti. E’ inoltre possibile introdurre fanghi ispessiti, riducendo
così i costi per i pretrattamenti (disidratazione e essiccamento), in questo caso però un PCI
ridotto implica un contenimento del rapporto rispetto alla massa totale di rifiuti alimentati
(Fonte: SEDE-ArthurAndersen per DG Ambiente Comissione Europea, “Disposal and
recycling routesfor sewage sludges”,2001).
Esistono diverse modalità di alimentazione dei fanghi nel forno di incenerimento, esse sono:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 289 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
-
-
alimentazione pneumatica del fango essiccato (circa 90% di SS) nella camera di
combustione;
spargimento del fango disidratato (circa 20 – 30% di SS) sul letto di rifiuti presente
sulla griglia del forno. Alcune esperienze riportano di poter operare con una massa
di fanghi che risulta essere il 20% della massa totale di rifiuti (con un contenuto di
SS del 25%). Invece altre hanno dimostrato che se il contenuto di fanghi rispetto alla
massa totale di rifiuti è troppo alto (maggiore del 10% rispetto alla massa totale) può
esserci un alto contenuto di ceneri volanti o di materiale incombusto nelle scorie
(Fonte: “Reference Document on Best Available Techniques for Waste Incineration”,
Luglio 2005);
miscelazione dei fanghi totalmente o parzialmente essiccati (50 – 60% di SS)
direttamente nella fossa rifiuti ed alimentazione in camera di combustione insieme
agli altri rifiuti.
Un’altra alternativa per l’incenerimento dei fanghi è l’utilizzo di questi come combustibile
nelle centrali a carbone o nei cementifici.
Un esempio di recente adozione di tale alternativa nella Regione Lombardia è il cementificio
di Holcim S.p.A. presso l’Unità Produttiva di Merone (CO). Tale impianto è infatti autorizzato
al recupero di 13.000 t/anno dei fanghi di depurazione come combustibili nel forno per la
produzione di cemento; tali rifiuti sono impiegati in sostituzione di rifiuti pericolosi (miscele
oleose e da residui peciosi) che, in ragione di una precedente autorizzazione, potevano
essere cocombusti presso il cementificio. Per essere ammessi nell’impianto in questione
Holcim S.p.A. richiede imprescindibilmente ai propri fornitori il rispetto dei requisiti tecnici
definiti dall’Azienda in merito alle caratteristiche dei fanghi da depurazione quale ad esempio
il contenuto massimo di acqua che non deve superare il 10%.
9.6.3.6. Smaltimento in discarica
Lo smaltimento in discarica è stato ed è tuttora una delle alternative maggiormente impiegate
per la gestione dei fanghi di depurazione, ma in futuro dovrebbe essere uno sbocco di
limitate capacità data la legislazione Europea che impone agli Stati membri la riduzione dello
smaltimento in discarica dei rifiuti biodegradabili (Direttiva 1999/31/CEE recepita in Italia con
il D.Lgs.36/2003 ).
Quindi questa alternativa deve essere scelta quando non ci sono altre soluzioni, ovvero:
- quando le concentrazioni dei contaminanti rendono i fanghi inadatti ad altre forme di
riciclo;
- quando lo spandimento dei fanghi non è attuabile nelle tenute agricole e i terreni per
silvicoltura a causa della loro particolare posizione o situazione topografica, oppure
quando i costi totali sarebbero poco convenienti;
- se la capacità di incenerimento nelle vicinanze non è sufficiente.
9.6.3.7. Nuove esperienze
Oggigiorno sono state sviluppate e introdotte nel mercato diverse tecnologie in alternativa ai
processi di combustione tradizionale dei rifiuti e in particolare dei fanghi.
Tra queste tecnologie innovative le principali sono:
• il processo di ossidazione ad umido (wet oxidation);
• il processo di pirolisi;
• il processo di gassificazione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 290 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Esistono altre tecnologie che sono fondamentalmente la combinazione di questi tre processi
elencati.
Queste tecnologie, ancora in fase di messa a punto, sembrano offrire interessanti vantaggi in
relazione alle prestazioni ambientali (ridotte emissioni, possibilità recupero materia), pur in
presenza di costi elevati e difficoltà operative e gestionali.
9.6.4. Considerazioni in merito ai futuri fabbisogni di recupero o smaltimento
di fanghi di depurazione
I dati 2005 di produzione di rifiuti speciali indicano in circa 40.500 t il quantitativo di fanghi di
depurazione di reflui urbani attualmente generato dai depuratori provinciali.
Una previsione del quantitativo di fanghi complessivamente prodotto in Provincia nell’arco
temporale di validità del presente Piano, con il potenziamento e, ove necessario,
l’adeguamento del sistema impiantistico di depurazione, può essere definita a partire dalle
previsioni di sviluppo contenute nel Programma di Tutela e Uso delle Acque
precedentemente illustrate.
In relazione ai più ristretti limiti allo scarico che dovranno essere nel prossimo futuro
rispettati, soprattutto per gli impianti di maggiori dimensioni, si ipotizza rispetto alla
situazione attuale un incremento della produzione unitaria di fanghi biologici sino a valori
pari a 30 gSS/AE x d, stimando conseguentemente una produzione complessiva di fanghi
pari a circa 25.000 tSS/a, corrispondenti a un quantitativo di fanghi pari a 100.000-125.000
t/a di fanghi al 20-25% di SS.
Anche sulla base di quanto precedentemente illustrato in merito alle tecnologie di
trattamento oggi in uso, tali fanghi potranno essere avviati a destini diversi, quali:
compostaggio e recupero agronomico, termovalorizzazione.
Indicativamente, un‘ipotesi di ripartizione dei flussi potrebbe essere così definita:
- 50% recupero agronomico/di materia: 12.500 tSS/a, 50-62.500 t/a fanghi al 20-25% SS;
- 50% essiccamento e termovalorizzazione: 12.500 tSS/a, 25.000 t/a fanghi al 50% SS.
Tale ripartizione, da assumersi come indicazione assolutamente preliminare, è basata
essenzialmente sulle seguenti considerazioni:
-
-
maggiori criticità future legate all’avvio a spandimento diretto dei fanghi, in
considerazione delle limitazioni allo smaltimento in agricoltura derivate dall’applicazione
delle Direttive europee;
possibile sviluppo di nuove tecnologie orientate al recupero di materia dei fanghi di
depurazione;
generale orientamento dei sistemi di depurazione di maggiori dimensioni verso ipotesi di
essiccamento dei fanghi finalizzate alla termovalorizzazione/recupero energetico degli
stessi.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 291 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
10.
INDIVIDUAZIONE DELLE AREE NON IDONEE E DI QUELLE
POTENZIALMENTE IDONEE ALLA LOCALIZZAZIONE DEGLI IMPIANTI DI
RECUPERO, TRATTAMENTO E SMALTIMENTO RIFIUTI
10.1. Premessa metodologica
Secondo la normativa in materia di pianificazione della gestione dei rifiuti (Decreto
Legislativo n. 152/2006, L.R. n. 26/03 e Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti),
l’individuazione delle zone non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e
recupero di rifiuti spetta alle Province sulla base dei criteri definiti dalla Regione.
Per la localizzazione dei nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti, i Piani di Gestione
Provinciali procedono quindi alla definizione delle aree non idonee recependo le indicazioni
del Piano Regionale e individuano le zone potenzialmente idonee.
Secondo quanto previsto dalla L.R. 12/2007 la Regione ha modificato il Capitolo 8 del PRGR
che definisce i criteri localizzativi da applicare per l’individuazione delle aree non idonee alla
localizzazione di nuovi impianti di trattamento e smaltimento rifiuti. La revisione di tale
capitolo è stata approvata definitivamente con DGR n 8/6581 del 13 febbraio 2008.
Il PPGR della Provincia di Bergamo individua i fabbisogni impiantistici derivanti dagli obiettivi
definiti sia in termini di riduzione della produzione di rifiuti che in termini di recupero di
materiali. I fabbisogni individuati sono relativi ai diversi flussi che si generano dalle azioni di
Piano. E’ quindi predisposta la cartografia delle aree non idonee, e conseguentemente quelle
potenzialmente idonee, all’insediamento dei nuovi impianti.
Il PPGR, in analogia a quanto indicato nel Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti suddivide i
criteri localizzativi per tipologia impiantistica e in base alla forma di
trattamento/recupero/smaltimento applicata. Le tipologie prese in considerazione sono:
•
•
•
•
Stazioni di trasferimento, piattaforme ed impianti di compost verde;
Discariche per rifiuti inerti, pericolosi e non pericolosi;
Impianti di trattamento termico per rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi
(si intende: impianti di incenerimento e di combustione, anche basati su tecnologie
pirolitiche e/o di gassificazione, dedicati al trattamento di rifiuti; impianti di
combustione dedicati al trattamento di c.d.r. -combustibile derivato da rifiuti).
Impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti
specifici, impianti di compostaggio/cdr e selezione/stabilizzazione, impianti di
trattamento degli inerti.
La procedura di localizzazione per le strutture non citate, può essere sviluppata per analogia,
in base al materiale trattato ed alle caratteristiche tecniche degli impianti previsti,
individuando quindi tra le tipologie indicate quella più simile.
L'individuazione di aree idonee per i nuovi impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti,
siano essi discariche, impianti di selezione e stabilizzazione, o di trattamento termico, deve
tenere presente vincoli e limitazioni di natura diversa: fisici, ambientali, sociali, economici,
politici e tecnici.
I principali obiettivi di un processo di selezione di siti possono essere così riassunti:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 292 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
massimizzare la rispondenza del sito alle caratteristiche richieste dal tipo di impianto;
minimizzare gli impatti della struttura sull'ambiente in cui va ad inserirsi.
Nell’impostare il processo di localizzazione è necessario:
•
•
definire una metodologia di selezione il più possibile oggettiva, trasparente e
ripercorribile;
definire e dichiarare ex ante i criteri da impiegare nella valutazione d’idoneità dei siti;
A ciascun vincolo/informazione viene associato un diverso grado di prescrizione, in relazione
alla tipologia impiantistica considerata ed al grado di impatto che questa potrebbe implicare
sulle caratteristiche ambientali che hanno determinato l’imposizione del vincolo stesso. I
livelli di prescrizione previsti sono i seguenti:
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
PREFERENZIALE
ovvero di inaccettabilità di un’area; implica l’esclusione totale
dell’impianto
ovvero presenza di controindicazioni che comportano la
realizzazione dell’impianto soltanto dietro particolari attenzioni
nella progettazione/realizzazione dello stesso, in virtù delle
sensibilità
ambientali
rilevate.
I
criteri
penalizzanti
assumeranno carattere discriminante e non necessariamente
escludente per la localizzazione dell’impianto. Si fissano
comunque delle soglie di attenzione
ovvero presenza di elementi di idoneità e opportunità; fornisce
informazioni aggiuntive di natura logistico/economica
finalizzate ad una scelta strategica del sito
La procedura localizzativa prevista dal Piano Regionale risulta così articolata:
Fasi
fase A
Azioni
Formulazione dei criteri di localizzazione
per l’individuazione delle aree non idonee
che hanno valenza di vincolo assoluto
(fattori escludenti) e identificazione dei
fattori penalizzanti o preferenziali da
utilizzare per l’identificazione delle aree
non idonee. I fattori escludenti sono
determinati sulla base della normativa
vigente e di obiettivi di tutela ambientale.
Competenze
Regione: Piano Regionale di gestione dei
Rifiuti (i criteri indicati dal Piano
riguardano l’intero territorio regionale in
modo di garantire omogeneità di
applicazione. A livello inferiore si possono
comunque e sempre introdurre ulteriori
criteri da utilizzare nella selezione).
Provincia: Piano di gestione Provinciale
(previa
valutazione
dei
contributi
eventualmente rassegnati dai Comuni in
sede di procedura di VAS), la provincia
applica i criteri di esclusione proposti dalla
Regione, aggiunge eventuali criteri più
restrittivi desunti dalle NTA del PTCP ed
individua le aree idonee o potenzialmente
idonee alla localizzazione degli impianti.
fase B
Sulla base dei fattori escludenti indicati
preliminarmente dal Piano superiore, si
procede ad una prima selezione che
individua le aree non idonee, le aree che
presentano fattori penalizzanti e, per
differenza, le “macroaree” potenzialmente
idonee
fase C
Sulla base dei macroambiti individuati dal
Piano di Gestione Provinciale, prima di
accettare un’istanza relativa all’istruttoria
di un nuovo impianto, la Provincia verifica
Provincia: Valutazione preliminare.
la fattibilità dello stesso rispetto ai criteri
per l’idoneità del sito (stabiliti in fase A),
rispetto alle “macroaree” potenzialmente
idonee e considerando le specifiche
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 293 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Fasi
fase D
Azioni
Competenze
derivanti dagli strumenti urbanistici
vigenti.
Progetto definitivo con relazione di
Provincia: attuazione Piano di gestione
compatibilità ambientale. (S.I.A. ove
Provinciale mediante approvazione del
richiesto) Si procede alla realizzazione
progetto previa istruttoria.
dell’impianto.
In conformità con quanto sopraindicato, nell’ambito del PPGR si procederà secondo attività
così strutturate:
PIANO PROVINCIALE GESTIONE RIFIUTI
a
ANALISI CRITERI LOCALIZZATIVI DA PIANO
REGIONALE E DA EVENTUALI ALTRI STRUMENTI
NORMATIVI E PIANIFICATORI
b
VERIFICA DISPONIBILITÀ DATI CARTOGRAFICI
INFORMATIZZATI E EVENTUALE COMPLETAMENTO
DELL’INFORMAZIONE NECESSARIA
c
DEFINIZIONE CRITERI MACROLOCALIZZAZIONE
c1
CRITERI ESCLUDENTI
MACROLOCALIZZAZIONE
d
DEFINIZIONE CRITERI MICROLOCALIZZAZIONE E MODALITA’ DI APPLICAZIONE
c2
CRITERI PENALIZZANTI
MACROLOCALIZZAZIONE
d1
CRITERI ESCLUDENTI
MICROLOCALIZZAZIONE
e
APPLICAZIONE CRITERI MACROLOCALIZZAZIONE
AREE NON IDONEE
d2
CRITERI PENALIZZANTI
MICROLOCALIZZAZIONE
d3
CRITERI
PREFERENZIALI
TAVOLA 1
AREE NON IDONEE
Scala 1:25.000
MACRO AMBITI
POTENZIALMENTE IDONEI
DA APPLICARE IN FASE DI
ATTUAZIONE PPGR
FASE DI ATTUAZIONE DEL
PPGR
Il Piano fornisce quindi due livelli di contenuti:
1. la cartografia (scala 1:25.000) delle macroaree non idonee alla localizzazione di tutte
le tipologie di impianti
2. la definizione delle modalità di applicazione dei criteri che dovranno portare, a cura
dei soggetti attuatori, all’individuazione delle aree idonee (fase di
microlocalizzazione).
La metodologia qui illustrata è riferita alla realizzazione di impianti nuovi4, per quelle strutture
esistenti che iniziano un’attività di smaltimento/trattamento rifiuti e per gli impianti di gestione
rifiuti che intendono mutare radicalmente la propria attività (es: impianti di selezione che
richiedono di essere tramutati in impianto di compostaggio, discariche che cambiano di
categoria…etc).
In base alla definizione fornita dalla Regione, ai fini della tutela/riqualificazione paesaggistica,
relativamente agli impianti esistenti, per “variante sostanziale dell’impianto” si intende la
4
Per “nuovo impianto” si intende:la realizzazione di una nuova struttura per la gestione dei rifiuti che comporti la trasformazione
dello stato dell’area di localizzazione con ulteriore consumo di suolo, incrementi volumetrici e/o di superficie utilizzata
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 294 di 380
P
P
G
R
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
realizzazione di strutture in ampliamento di impianti esistenti che, indipendentemente
dall’incremento della potenzialità o della modifica delle famiglie CER di rifiuti trattati,
implichino ulteriore consumo di suolo con conseguente trasformazione dello stato dei luoghi
e/o modifiche dell’esteriore aspetto degli impianti.
Le “varianti sostanziali” assumeranno connotazione differente a seconda della localizzazione
in area idonea o non idonea, come specificato al capitolo 2.
La metodologia qui illustrata costituisce altresì elemento di verifica finalizzata ad individuare
gli eventuali interventi mitigativi, ovvero cessazione programmata dell’attività, per quanto
attiene gli impianti di trattamento, recupero e smaltimento esistenti al fine del rinnovo o
modifica sostanziale delle relative autorizzazioni all’esercizio. In particolare ciò dovrà
riguardare gli impianti esistenti che si troveranno ad essere localizzati in aree che escludono
la localizzazione (non idonee) o le varianti sostanziali degli stessi che implichino ulteriore
consumo di suolo, incrementi volumetrici e/o di superficie utilizzata.
A tal fine le verifiche localizzative per gli impianti esistenti verranno condotte prendendo in
considerazione, oltre all’estensione e alla criticità dell’eventuale fattore escludente presente,
la tipologia dell’impianto, l’effettiva operatività, le eventuali carenze strutturali e/o gestionali,
l’importanza strategica dell’impianto e la possibilità di risolvere le criticità presenti.
E’ inoltre noto come, in diversi casi, le attività di gestione dei rifiuti sono svolte all’interno di
insediamenti che hanno, quale loro attività prevalente, lo svolgimento di altre attività
(compresi i depuratori di acque reflue urbane); è comprensibile come in tali contesti le
valutazioni in merito alla possibilità di esercizio di attività di gestione dei rifiuti debbano
essere condotte assumendo il dato di fatto della presenza del complesso industriale in un
dato contesto.
In generale, tuttavia, ove venga verificata elevata criticità non diversamente risolvibile,
l’impianto vedrà nel tempo la chiusura programmata della propria attività di smaltimento e/o
recupero rifiuti con riconversione funzionale o eventuale ricollocazione. In tale ambito,
l'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti già autorizzate sarà
comunque consentito per la durata dell'autorizzazione stessa, il cui rinnovo sarà possibile
fino al termine della vita tecnologica dell'impianto o, in caso di discarica, ad esaurimento
delle volumetrie autorizzate.
Dallo schema a blocchi sopra riportato appare evidente che in base alle indicazioni del Piano
Provinciale dei Rifiuti dovranno essere sviluppate, sulla base della procedura prevista nel
Piano stesso, altre attività in capo a diversi soggetti attuatori in relazione alla specifica
competenza. Lo schema sintetico che rappresenta le attività da svolgere in questa fase
successiva è di seguito riportato.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 295 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
PPGR
A
T
T
U
A
Z
I
O
N
E
f
APPLICAZIONE CRITERI MICROLOCALIZZAZIONE
E INDIVIDUAZIONE “MICROAMBITI”
g
VALUTAZIONE CARATTERISTICHE AMBIENTALI E
TERRITORIALI “MICROAMBITI”
e
IINDIVIDUAZIONE DI ROSA DI SITI POTENZIALI
f
SELEZIONE DEI SITI PIÙ IDONEI ALLA LOCALIZZAZIONE DEI DIVERSI IMPIANTI
SITO POTENZIALMENTE IDONEO
P
P
G
R
Proposta di Piano - Relazione
STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE
PROGETTO PRELIMINARE
Aprile 2008
Pagina 296 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
10.2. I criteri localizzativi individuati
Di seguito sono indicati sia criteri che derivano direttamente dal PRGR sia criteri che
derivano dall’applicazione della normativa di strumenti di pianificazione di livello Provinciale,
quale il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Bergamo.
Per quanto riguarda il Piano Regionale il riferimento è costituito dai criteri elencati nel cap. 8
“Linee Guida per la revisione dei Piani Provinciali di gestione dei rifiuti e localizzazione dei
nuovi impianti”, revisionato dalla Regione Lombardia con DGR n. 8/6581 del 13 Febbraio
2008.
Per quanto riguarda il Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Bergamo5 il
riferimento è costituito dalla Normativa (NTA) e dalla Cartografia di Piano.
Alcuni criteri relativi agli aspetti strategico-funzionali sono stati indicati sulla base di
esperienze di pianificazione adottate sul territorio nazionale.
I vincoli e i fattori ambientali indicati sono raggruppati nelle seguenti categorie:
•
•
•
•
•
•
•
•
•
Uso del suolo,
Caratteri fisici
Protezione di beni storici e risorse naturali,
Tutela da dissesti e calamità,
Previsioni dei P.R.G. comunali,
Tutela della popolazione,
Protezione delle risorse idriche,
Tutela della qualità dell’aria,
Aspetti strategico – funzionali.
I criteri sono stati inoltre distinti a seconda dell’applicabilità in fase preliminare su tutto il
territorio provinciale (Macrolocalizzazione) o in fase di localizzazione di dettaglio sulle singole
macroaree potenzialmente idonee derivanti dall’applicazione completa della procedura
(Microlocalizzazione); la distinzione deriva dalla significatività e dalla precisione del dato
utilizzato relativo al singolo indicatore. La fonte dei dati, sempre indicata, è stata
prevalentemente il patrimonio informativo del PTCP.
Per alcune tipologie di impianto, data l’ estrema semplificazione dei trattamenti e delle
dotazioni impiantistiche necessarie, non sono individuabili specifici fattori di impatto sulla
base dei quali definire particolari criteri localizzativi a tutela dell’ambiente. Si tratta, in
particolare:
ƒ dei centri di raccolta e delle piattaforme;
ƒ degli impianti di compostaggio a verde
In particolare i centri di raccolta, sono attività regolamentate da atti comunali
(Regolamento). Si tratta di strutture di dimensioni ridotte, destinate allo stoccaggio delle
frazioni di rifiuto. Sono previsti sia cassoni per i materiali di maggiori dimensioni che
contenitori tipo campane, cassonetti, ecc..
5
Adottato dal C.P. con del. n. 61 del 17.09.2003, pubblicato sul BURL n. 44 del 29 ottobre 2003 e, approvato con deliberazione
consiliare n. 40 del 22.04.2004, ai sensi dell'art. 3 - comma 36 - della L.R. 1/2000, efficace dal 28 luglio 2004, giorno di
pubblicazione della delibera di approvazione sul BURL n. 31
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 297 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Le piattaforme sono infrastrutture per la raccolta differenziata soggette ad autorizzazione
ove, in abbinamento allo stoccaggio, sono effettuate operazioni di trattamento, ancorché
minimali di stoccaggio e cernita, di rifiuti prima del successivo avvio a recupero e/o
smaltimento, ivi comprese le stazioni di trasferimento.
Data la loro natura per la loro localizzazione, sia per i centri di raccolta che per le
piattaforme, si prediligono alcuni criteri preferenziali; infatti tali impianti devono:
ƒ essere localizzati il più vicino possibile alle aree urbane per facilitare l’accesso degli
utenti;
ƒ presentare un’adeguata viabilità d’accesso per consentire l’ingresso alle autovetture,
ai piccoli automezzi degli utenti e ai mezzi pesanti dei trasportatori e dei recuperatori.
Tuttavia, nella determinazione della loro localizzazione, è necessario tener presente che
esistono alcune condizioni escludenti, quali:
ƒ presenza di aree soggette al regime di tutela del Piano stralcio per l’Assetto
Idrogeologico ex L. 18 maggio 1989 n. 183 e s.m.i.;
ƒ presenza della fascia di rispetto cimiteriale ex art. 388 R.D. 27 luglio 1934 n. 1265 e
s.m.i.
Per quanto riguarda i Parchi regionali si precisa che la localizzazione delle piattaforme è
subordinata alla normativa del Piano Territoriale del Parco, se esistente. In particolare alcuni
Parchi Regionali nell’ambito della loro pianificazione hanno predisposto alcune norme in
merito, secondo le quali le piattaforme sono ammesse in specifici ambiti; ci si riferisce in
particolare:
o Parco del Serio – ammesse nelle Zone di Iniziativa Comunale (ICO) (art. 43,
comma 5 PTC del Parco)
o Parco dell’Oglio Nord – ammesse nelle Zone di Iniziativa Comunale (ICO) (art.
38, comma 1 PTC del Parco)
o Parco dell’Adda Nord – ammesse nelle Zone di Iniziativa Comunale (ICO) (art.
41, comma 1 PTC del Parco)
Dove le norme non lo specificassero e/o nei Parchi Regionali privi di Piano Territoriale, non è
da ritenersi esclusa a priori la possibilità di localizzare una piattaforma.
Per quanto riguarda gli impianti di compost verde, invece, la localizzazione va privilegiata in
aree agricole, a sufficiente distanza dalle aree residenziali (fascia minima di 500 m). Fra i siti
preferenziali si segnalano le aree contigue alle strutture dedicate ai conferimenti differenziati
(piattaforme).
Inoltre, la presenza di impianti di questo tipo non è esclusa in Parchi o aree protette, che
producono grandi quantità di rifiuti verdi.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 298 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
10.2.1.
Descrizione e modalita’
localizzazione
di
applicazione
dei
criteri
di
Nel seguito si riporta una descrizione sintetica dei criteri che verranno poi applicati nelle
diverse fasi di macro e microlocalizzazione, per le seguenti tipologie di impianto:
A. Discariche per rifiuti inerti, pericolosi e non pericolosi;
B. Impianti di trattamento termico per rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi
(si intende: impianti di incenerimento e di combustione, anche basati su tecnologie
pirolitiche e/o di gassificazione, dedicati al trattamento di rifiuti; impianti di
combustione dedicati al trattamento di c.d.r. -combustibile derivato da rifiuti).
C. Impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti
specifici, impianti di compostaggio/cdr e selezione/stabilizzazione, impianti di
trattamento degli inerti.
In base a questa suddivisione nel seguito si parlerà di impianti del Gruppo A (discariche), del
Gruppo B (Termovalorizzatori) e C (impianti di trattamento chimico-fisico, compost etc.)
10.2.1.1.
Uso del suolo
Aree boscate (L.R. n. 27/2004, DUSAF)
Secondo il PRGR le Province mediante i Piani di indirizzo forestale (PIF) individuano le aree
qualificate a bosco e le aree dove possono essere autorizzate le trasformazioni. Le Province,
le Comunità montane, gli Enti gestori dei Parchi e delle Riserve regionali rilasciano le relative
autorizzazioni coordinandole con le procedure di autorizzazione paesaggistica ex art. 146159 del D.Lgs 42/2004. In mancanza di PIF, è vietata la trasformazione dei boschi di alto
fusto, tranne per le opere di pubblica utilità che possono essere autorizzate dalla Regione
dietro interventi compensativi a carico del richiedente (art.4, L.r. n.27/2004).
La Provincia di Bergamo con DGP n. 578 del 23.11.2006 ha approvato gli “Indirizzi per la
definizione dei contenuti e degli elaborati per la componente paesisitico-territoriale e
indicazioni procedurali per la predisposizione dei Piani di Indirizzo Forestale (PIF) quali Piani
di Settore del PTCP”. Nell’ottobre 2007 è stata realizzata la prima conferenza del processo
VAS e la redazione del piano è tuttora in itinere.
Nell’attesa che sia stato redatto e approvato il PIF, attualmente in fase di redazione,
l’applicazione di tale criterio, in base alle considerazioni sopra riportate, deve essere
effettuata sia in fase di macro che di microlocalizzazione con livelli di prescrizione differente
in funzione dell’effettiva presenza di aree qualificate a bosco non trasformabile.
In sintesi quindi i livelli di prescrizione da applicare sono:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 299 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
ESCLUDENTE
In fase di MACROLOCALIZZAZIONE per tutte le
tipologie
di
impianto.
Considerando
le
“coperture” denominate come “aree boscate” nel
DUSAF
In fase di MICROLOCALIZZAZIONE per tutte le
tipologie di impianto. dove fosse effettivamente
appurata la presenza di un bosco non
trasformabile
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE. Livello di prescrizione:PENALIZZANTE
Livello di prescrizione:ESCLUDENTE
MICROLOCALIZZAZIONE
In fase di microlocalizzazione sarà necessario
verificare di non trovarsi in un’area con boschi
d’alto fusto o boschi cedui per i quali è vietata la
trasformazione (salvo le condizioni riportate
nell’art. 4 della L.R. 27/04).
FONTE DATI
ƒ DUSAF – Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e Forestali, realizzato per la regione
Lombardia dall’Ersaf con riferimento ai dati dell’anno 2000.
ƒ Carta Forestale Regionale (verrà aggiornata dal PIF)
Categorie agricole (PRGR)
Si tratta di aree agricole, colture orticole floricole tipiche di aziende specializzate e vivai di
essenze e legnose agrarie forestali a pieno campo o protette.
Possono avere valore penalizzante o escludente.
Con riferimento al DUSAF, si tratta delle seguenti categorie (da PRGR):
1. ESCLUDENTI - zone interessate da risaie (S7), seminativo semplice misto a risaie
(S1r), frutteti (L1) (L5), vigneti (L2), oliveti (L3), pioppeti (L7) (L8), vegetazione
naturale (N9)
2. PENALIZZANTI - colture orticole floricole tipiche di aziende specializzate e vivai di
essenze e legnose agrarie forestali a pieno campo o protette (S3); seminativo
erborato (S2) ; Colture ortoflovivaistiche protette (S4); Orti famigliari in ambito urbano
(S6)
All’atto di applicazione del criterio deve essere verificata effettivamente la presenza delle
colture classificate con livelli di prescrizione escludente e/o penalizzante. Per tale motivo è
utile che tale criterio venga applicato in fase di microlocalizzazione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 300 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per le colture al punto 1:
per tutte le tipologie di impianto
PENALIZZANTE
Per le culture al punto 2:
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ DUSAF – Destinazione d’Uso dei Suoli Agricoli e Forestali, realizzato per la regione
Lombardia dall’Ersaf con riferimento ai dati dell’anno 2000.
ƒ SIARL - Sistema Informativo Agricolo della Regione Lombardia - versione
cartografica
Aree di pregio agricolo (D.Lgsl. n. 228/2001)
Si tratta delle aree DOC, DOGC, DOP, IGP, IGT, aree interessate da agricolture biologiche o
agriturismo.
Per questo fattore, in mancanza dei perimetri richiesti ben definiti da mappali (esempio
disciplinari UE), il vincolo verrà definito in una successiva verifica sulle macroaree indicate
idonee, per escludere la localizzazione su terreni interessati effettivamente da produzioni
agricole di pregio; ciò si intende nei casi in cui il proprietario dei terreni/lotti sia in grado di
dimostrare di avere in atto una coltivazione di pregio certificata alla data di entrata in vigore
del presente documento, in tal caso il vincolo di esclusione dagli impianti è vigente e
cogente. Questo non vieta che in prossimità dei lotti interessati dalle aree di cui sopra, vi si
possano localizzare impianti.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Aree DOC e DOCG
Per tutte le tipologie di impianto
Aree DOP, IGP, IGT e aree interessate da
agricolture biologiche o agriturismo
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ SIARL - Sistema Informativo Agricolo della Regione Lombardia - versione
cartografica
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 301 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
10.2.1.2.
Tutela delle risorse idriche
Aree di protezione della falda superficiale (PRGR)
Tale fattore si riferisce alla fluttuazione della falda dal piano di campagna e alla condizione di
soggiacenza da verificare in caso di localizzazione, in particolare, di discariche.
Va rispettata la condizione in cui la fluttuazione della falda dal piano di campagna si
mantiene a -5 m sotto il piano di campagna.
In particolare, considerando che la progettazione degli impianti, va effettuata in base ai criteri
introdotti dal Dlgs n.36/2003, nel PRGR vengono introdotte ulteriori raccomandazioni
finalizzate a garantire un elevato grado di protezione della falda, superficiale e sotterranea,
precisamente:
A. è vietata la realizzazione di discariche in fossa nelle zone dove si può verificare una
fluttuazione della falda da - 5 metri al piano di campagna; in tale situazione è
consentita la realizzazione solo di discariche in rilevato, con il piano di imposta dello
strato di impermeabilizzazione a + 1,5 metri dal tetto della falda confinata o a + 2
metri dalla massima escursione di quella libera.
B. è consentita la realizzazione di discariche in fossa nelle zone dove la falda si trova a 5 metri sotto il piano di campagna, sempre con il piano di imposta
dell'impermeabilizzazione a + 1,5 metri dal tetto della falda confinata o a + 2 metri
dalla massima escursione della falda libera
La soggiacenza della falda andrà verificata puntualmente nell’ambito della verifica di
compatibilità della localizzazione di un impianto. A scala provinciale e in linea generale la
soggiacenza di riferimento è quella riportata nella Tavola C.1.2. dell’Atlante cartografico del
PTCP; tale parametro dovrà essere verificato a scala locale.
Si precisa, inoltre, che nell’area delimitata dalla Tavola E1 del PTCP e normata dall’art. 44
delle NdA del piano così definita:” Aree interessate da fontanili per i quali si dovrà verificare e
garantire l’equilibrio idraulico e naturalistico” si applica il livello di prescrizione escludente, in
relazione anche a quanto riportato nella normativa del PTCP, che, infatti dice che: “tale
contesto è caratterizzato dall’affioramento delle acque di falda e costituisce zona di
particolare vulnerabilità e di rimarchevole caratterizzazione di valenza ambientale. Per
l’elevato grado di vulnerabilità della falda oltre che dell’elevato grado di naturalità, è
tassativamente vietato lo scarico di materiali di qualsiasi natura anche quando non venisse
rilevata la presenza di acqua”.
La quota della falda e, quindi, la linea dei fontanili andrà in ogni caso verificata puntualmente
in fase di microlocalizzazione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
per tutte le tipologie di discarica a esclusione dei
casi di cui ai punti A e B
Per le altre tipologie di impianto (Gruppo B e C)
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ Strumenti urbanistici comunali e/o verifica puntuale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 302 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Aree inserite nel Programma di Tutela delle risorse idriche (L.R. n. 26/2003 e PTUA DGR
2244 del 19/03/06)
Si tratta delle aree identificate nella Tavola 9 del Programma di Tutela delle risorse idriche
(PTUA) della Regione Lombardia. Si tratta di:
ƒ le aree di ricarica dell’acquifero profondo
ƒ le aree di riserva ottimale dei bacini
Sono inoltre da considerare le aree identificate dal PTC nella Tavola D 1.5. – Carta delle
Valenze geologiche” ; si tratta di:
ƒ Aree di interesse idrogeologico, ambiti di alimentazione delle sorgenti più importanti
nel sistema distributivo provinciale
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ PTUA Regione Lombardia (Tavola 9);
ƒ PTCP Provincia di Bergamo, Relazione di Analisi, Tavola D.1.5.
Distanza da opere di captazione di acqua ad uso potabile (D.lgs 152/06, ex D.Lgs. 152/99,
L.R. 26/03)
Sono da considerare le zone di rispetto dalle opere di captazione di acqua destinata al
consumo umano ad uso potabile mediante infrastrutture di pubblico interesse, secondo le
definizioni riportate nell’art. 94 del Dl.gs 152/06.
Le zone di rispetto sono state individuate dalla Regione, ai sensi del D.lgs 152/99 (ora
152/2006), con un raggio di 200 metri misurati dal punto di captazione/derivazione; tali fasce
possono però essere integrate e modificate, ai sensi dell’art. 42, comma 3 della l.r. 26/2003,
da parte dei comuni interessati su proposta delle Autorità d’ambito. In assenza di modifica si
applicano i 200 metri previsti per legge
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 303 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
FONTE DATI
ƒ Strumenti urbanistici comunali
Distanza dal corso d'acqua e dai laghi (R. D. n. 523/1904)
Su tutto il reticolo idrico vige una fascia di tutela assoluta di 4 m a partire dal ciglio di sponda
o dal piede esterno degli argini e una fascia di tutela e rispetto esterna alla precedente che si
estende fino a una distanza di 10 metri per parte a partire dal ciglio di sponda o dal piede
esterno degli argini (R.D. n. 523/1904).
La fascia di rispetto, quindi è da considerarsi entro 10 metri o entro la distanza definita dallo
strumento urbanistico comunale in sede di individuazione delle fasce di rispetto dei corsi
d’acqua (All. B alla d.g.r. 7868/2002 e s.m.i.).
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ Strumenti urbanistici comunali
ƒ Piano Ittico Provinciale
Distanza dal reticolo idrico di bonifica consortile (R. D. n. 368/1904)
Per i corsi d’acqua della rete di canale gestita dai consorzi di bonifica, deve essere garantita
una fascia di rispetto compresa tra 4 e 10 m a seconda dell’importanza del corso d’acqua
(RD 368/1904 art. 133 punto a); Sono fatte salve le eventuali modifiche introdotta dai comuni
in sede di variante al reticolo
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ Strumenti urbanistici comunali
ƒ Piano Ittico Provinciale
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 304 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Zone vulnerabili (Allegato 10 della Relazione generale del PTUA DGR 2244/06 e PTC art.
44)
La considerazione di questo fattore ha la funzione di salvaguardare le risorse idriche
sotterranee. Infatti condizioni di maggiore esposizione alle eventuali contaminazioni si
riscontrano in corrispondenza di un maggiore grado di vulnerabilità dei depositi affioranti.
La vulnerabilità è definita come l'insieme di tutte le caratteristiche naturali del sistema che
contribuiscono a determinare la suscettibilità dell'acquifero rispetto a un fenomeno di
inquinamento. Questo fattore riveste una grande importanza per il significato di
coinvolgimento del tipo di risorsa e di ambiti territoriali vasti.
Si tratta di considerare le condizioni di vulnerabilità intrinseca degli acquiferi; il valore da
considerare è rappresentato da una vulnerabilità intrinseca del suolo da medio/alta a
estremamente elevata.
Sono da considerarsi vulnerabili anche alcuni ambiti individuati dal PTCP di Bergamo (art. 44
NTA, Tavola E1):
1. Gli Ambiti di pianura nei quali gli interventi di trasformazione territoriale devono
essere assoggettati a puntuale verifica di compatibilità geologica ed idraulica. - Si
tratta di ambiti sui quali si rileva la presenza di valori bassi di profondità della falda
rispetto al piano campagna e la mancanza, o il limitato spessore, dello strato di
impermeabilità superficiale. In tali aree ogni intervento che possa potenzialmente
alterare le condizioni chimico-fisiche delle acque presenti nel sottosuolo dovrà essere
sottoposto ad un approfondito studio di compatibilità idrogeologica ed idraulica che
ne attesti l’idoneità.
2. gli Ambiti di pianura nei quali gli interventi di trasformazione territoriale devono
mantenere come soglia minimale le condizioni geologiche ed idrauliche esistenti.- Si
tratta di ambiti con presenza della coltre superficiale di contenuta potenzialità ma con
falda profonda rispetto al piano campagna e caratterizzati da una elevata densità di
pozzi che vengono a costituire zone di connessione per le acque contenute in strati
acquiferi, determinando il miscelamento e quindi la variazione dell’originaria
composizione idrochimica della falda determinando una elevata vulnerabilità
idrologica.
3. gli Ambiti di pianura nei quali gli interventi di trasformazione territoriale devono
garantire il mantenimento delle condizioni geologiche ed idrauliche esistenti.- Si tratta
di ambiti caratterizzati dalla presenza di una sufficiente o spessa coltre superficiale
impermeabile e di buona profondità della falda rispetto al piano campagna nonché da
aree interessate da fenomeni di inquinamento delle acque sotterranee di particolare
rilevanza e discariche e da siti contaminati per degrado del territorio (discariche,
attività estrattive, laghetti di cava, ecc.). In tali aree per ogni intervento dovrà essere
valutata la presenza delle caratteristiche sopra descritte. Per quanto riguarda le aree
interessate da fenomeni di inquinamento delle acque sotterranee, dovranno essere
impedite tutte le attività che possano potenzialmente aggravare la situazione in atto,
mentre dovranno essere promosse le azioni necessarie al recupero delle aree
compromesse.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 305 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
FONTE DATI
ƒ PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.1, art. 44.
10.2.1.3.
Tutela da dissesti e calamità
Aree soggette a rischio idraulico (PAI AdB PO ; PTC artt. 39 e 40)
Nelle fasce A e B sono esclusi: nuovi impianti e varianti sostanziali agli impianti esistenti che
implichino ulteriore consumo di suolo. Sono consentiti: il deposito temporaneo e l'esercizio
per quelli già autorizzati, per la durata dell'autorizzazione, rinnovabile fino al termine della
capacità residua di conferimento previo, se necessario, studio di compatibilità. In presenza di
fascia B di progetto, la fascia C sarà soggetta alla normativa prevista dalla B o, laddove il
Comune abbia valutato le condizioni di rischio ai sensi dell’art. 31, comma 5 della NdA del
PAI, a quella definita dallo strumento urbanistico comunale.
Il divieto è derogato nei casi particolari di impianti di smaltimento e recupero, compresi quelli
sottoposti a regime semplificato (art. 214 - 216 del d.lgs. 152/06), con la possibilità di
prorogare l’autorizzazione per un ulteriore periodo di 5 anni, dietro presentazione di rinnovo
della stessa. Per tutti gli impianti l’esercizio può comunque essere esteso, al di là della
scadenza dell’autorizzazione, fino ad esaurimento della capacità residua prevista nella prima
autorizzazione e/o fino al termine della vita tecnica dell’impianto, ma dietro effettuazione di
un SIA e di una verifica della compatibilità idraulica contenente le proposte di mitigazione del
rischio idraulico. (Circolari dell’ADB Po integrative n. 3128/03 e n. 5101/03).
Nell’ambito del PTCP di Bergamo, si riporta per il tratto del fiume Serio a monte di Nembro,
le aree corrispondenti alla delimitazione delle fasce fluviali come definite dallo studio
predisposto dalla Regione Lombardia. Fino all’approvazione delle fasce da parte dell’Autorità
di Bacino del Fiume Po, si applica per le aree in esse comprese la disciplina dell’art. 43,
comma 1, punti 1 e 2.
La delimitazione delle fasce è riportata in Tavola E1 ed è normata dall’art. 39 del PTCP.
Si considerano, inoltre le “Aree allagabili e alluvionabili”, individuate dal PTCP (Elaborato
C.1.3.) che comprendono:
Aree in cui sono verificati eventi alluvionali
Aree potenzialmente allagabili o alluvionabili
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ PAI Adb Po, artt. 30 e 40
ƒ PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.1, art. 39; Atlante allegato al PTCP: Tavola
C.1.3
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 306 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Aree caratterizzate dall'instabilità del suolo: frane, esondazioni e dissesti morfologici di
carattere torrentizio lungo le aste dei corsi d'acqua, trasporti di massa sui conoidi, aree di
potenziale dissesto (PAI AdB PO - art. 9, PTCP NTA art. 43)
Sono vietati nuovi impianti o varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore
consumo di suolo nelle aree in dissesto normate dall’art. 9 del PAI (Allegato 4.2) e
cartografate nella Tavola E.1. del PTCP di Bergamo (art. 41 NTA):
ƒ
aree interessate da frane attive (Fa) e quiescenti (Fq);
ƒ
esondazioni a pericolosità elevata (Eb) e molto elevata (Ee);
ƒ
conoidi non protetti (Ca) e parzialmente protetti (Cp);
ƒ
valanghe (Ve, Vm).
L'esercizio di operazioni di smaltimento/recupero già autorizzate è consentito per la durata
dell’autorizzazione (rinnovabile fino ad esaurimento della capacità di conferimento e/o della
capacità tecnica dell’impianto) nelle seguenti aree: aree interessate da frane quiescenti (Fq)
o esondazioni di pericolosità elevata (Eb) e molto elevata (Ee), previo SIA e verifica di
compatibilità idraulica (Circolari dell’ADB Po integrative n. 3128/03 e n. 5101/03).
Sono poi considerate anche le aree individuate dall’art. 43 del PTCP e cartografate in Tavola
E1; si tratta di:
ƒ
Aree che non consentono trasformazioni territoriali a causa di gravi situazioni dovute
alla presenza di ambiti a forte rischio idrogeologico (frane/esondazioni) o ad elevato
rischio valanghivo.- In tali aree sono escluse previsioni di nuovi insediamenti sia di
espansione che di completamento.
Data la scala alla quale sono riportate le informazioni sulla Tavola E1, in fase di
microlocalizzazione sarà comunque necessario verificare lo stato delle conoscenze in
materia di rischio idrogeologico (frane, dissesti etc.) a scala comunale, basandosi sulle carte
redatte, a scala di maggior dettaglio, nell’ambito degli strumenti urbanistici comunali.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Verifica a scala di dettaglio (Piano Regolatore
del Comune) relativamente alla presenza di
dissesti.
FONTE DATI
ƒ PAI Adb Po, art.9
ƒ PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.1, artt. 41 e 43;
ƒ Strumenti urbanistici Comunali
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 307 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Aree soggette a rischio idrogeologico molto elevato in ambiente collinare, montano ed in
pianura (PAI AdB PO - Artt. 48 e 49; PS267 AdB PO - Art. 4; PTCP art. 41)
Nuovi impianti o varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore consumo di
suolo sono vietati nelle aree individuate nell'Allegato 4.1 dell' "Atlante dei rischi idraulici e
idrologici" - Modifiche e integrazioni al P.A.I., approvate con deliberazione del Comitato
Istituzionale n.18 del 26 aprile 2001 e normate dall’art. 41 del PTCP di Bergamo
(cartografate nella Tavola E1).
In base al PRGR si tratta delle:
ƒ
Zona1:aree instabili con un elevata probabilità di coinvolgimento in tempi brevi.
ƒ
Zona2: aree potenzialmente interessate dal manifestarsi di fenomeni di instabilità a
modesta intensità coinvolgenti settori più ampi di quelli attualmente riconosciuti
ƒ
Zona Bpr e Zona I: aree potenzialmente interessate da inondazioni per eventi di
piena con tempi di ritorno inferiori o uguali a 50 anni.
Nelle aree di pianura a rischio idrogeologico molto elevato (Zona Bpr e Zona I) all’interno dei
centri edificati, la norma di piano rinvia la disciplina delle attività consentite alle norme degli
strumenti urbanistici vigenti (Circolari dell’ADB Po integrative n. 3128/03 e n. 5101/03).
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ PAI Adb Po, artt. 48 e 49; PS267 Adb Po, art. 4
ƒ PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.1, artt. 41
ƒ PTCP Provincia di Bergamo, Tavola C.1.3;
Comuni a rischio sismico (DGR 14964/03)
Si fa riferimento alla Delibera della Giunta Regionale della Lombardia n. 14964 del 07
novembre 2003 – “Disposizioni preliminari per l’attuazione dell’Ordinanza Presidenza del
Consiglio dei Ministri n.3274 del 20 marzo 2003 “Primi elementi in materia di criteri generali
per la classificazione sismica del territorio nazionale e di normative tecniche per le
costruzioni in zona sismica”.
Secondo quanto riportato nella DGR in provincia di Bergamo sono presenti 4 comuni
classificati in classe di rischio sismico 2: Calcio, Pumenengo, Tore Pallavicina e Fontanella.
In tali comuni vige una specifica normativa edilizia antisismica; inoltre, nonostante il PRGR
non vi faccia specifico riferimento, per i comuni ricadenti in zone 1 e 2 gli eventi sismici
possono indurre fenomeni di instabilità e/o liquefazione dei terreni. Per tale motivo si ritiene
utile inserire tale criterio in termini di rischio di instabilità del suolo.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 308 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
nei 4 comuni in classe di rischio sismico 2, per
tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
10.2.1.4.
Tutela dell’ambiente naturale
Sistema delle aree protette (D.lgs 394/91, l.r. n. 86/1983, D.lgs 42/04 e s.m.i.)
In base alla Legge 6 Dicembre 1991, n. 394 questa categoria comprende:
ƒ
aree naturali protette nazionali
ƒ
Parchi naturali regionali,
ƒ
Riserve
ƒ
monumenti naturali
Nel sistema delle aree protette sono compresi anche i Parchi Locali di Interesse
Sovracomunale (PLIS).
I progetti da realizzare in aree assoggettate a vincolo paesaggistico, ex D.Lgs. 42/2004, art
142, comma 1, lett. f) devono essere autorizzati ex art. 146-159 del D.Lgs 42/2004
Le aree protette della Provincia di Bergamo sono:
Parchi Regionali (L.R. 86/83 art. 1 lettera b)
ƒ Parco delle Orobie Bergamasche;
ƒ Parco dei Colli di Bergamo;
ƒ Parco del Serio;
ƒ Parco Adda Nord;
ƒ Parco Oglio Nord.
Riserve Regionali (L.R. 86/83 art. 1 lettera c):
ƒ Boschi del Giovetto di Palline
ƒ Valle del Freddo
ƒ Valpredina
ƒ Fontanile Brancaleone
ƒ Bosco de l’Isola
ƒ Boschetto della Cascina Campagna
Parchi Naturali (D.lgs 394/91 – L.R. 86/83 art. 16 ter)
ƒ Parco Naturale Adda Nord
ƒ Parco Naturale dei Colli di Bergamo
Monumenti naturali (L.R. 86/83 art. 1 lettera d):
ƒ Valle Brunone
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 309 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Aree di rilevanza ambientale (L.R. 86/83 art. 1 lettera e):
ƒ Legnone-Pizzo Tre Signori-Geola
ƒ Resegone
ƒ Isola
ƒ Endine-Iseo
ƒ Corso superiore del Fiume Oglio
ƒ Corso superiore del Fiume Serio
Parchi Locali di Interesse Sovracomunale (L.R. 86/83 art. 34, art. 71 PTCP)
• Parco dei Fontanili e dei Boschi
• Parco del Monte Canto e del Bedesco
• Parco del Brembo e dei Cantoni di Lenna
• Parco del Rio Morla e delle Rogge
• Parco dell'Alto Sebino
• Parco del Basso Corso del Fiume Brembo
• Parco del Lago d'Endine
• Parco del Fiume Tormo
• Parco delle Valli d'Argon
• Parco del Serio nord
• Parco della Gera d’ Adda
• Parco del Monte Varro
• Parco del Malmera, dei Montecchi e del Colle degli Angeli
Nell’ambito del PTCP, nella Tavola E2.2 si individuano anche le “Aree dei Parchi fluviali”,
soggette a tutela. Queste aree sono individuate dalle leggi istitutive.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
Riserve Naturali Regionali;
Monumenti naturali
Parchi Naturali regionali
Parchi Regionali, PLIS
Aree dei Parchi fluviali
individuati dal PTCP
Aree di rilevanza ambientale
Per tutte le tipologie di
impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ PTCP Provincia di Bergamo, Tavola E.2.2;
ƒ PTC dei parchi regionali.
In particolare, per poter attribuire il livello prescrittivo escludente o penalizzante al sistema
dei parchi regionali sono stati adottati diversi criteri, in funzione dello stato di pianificazione
del parco stesso:
Parco delle Orobie Bergamasche
Tutto il parco è considerato come penalizzante dato che non è stato istituito un parco
naturale al suo interno e non è presente un PTC che permetta di identificare le aree soggette
a maggior grado di tutela; rimane inteso che una volta istituito un parco naturale e/o
approvato uno strumento di pianificazione, il livello di prescrizione qui attribuito potrà subire
delle modifiche e si atterrà a quanto predisposto dal parco.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 310 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
In base a quanto sopra per il parco delle Orobie Bergamasche il livello di prescrizione è così
attribuibile:
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie d’impianto
Parco dei Colli di Bergamo
Il Parco è dotato di PTC, approvato con L.R. 13 aprile 1991, n. 8 (B.U.R.L. 18 aprile 1991, n.
16 1° suppl. ord).
Il PTC individua 7 ambiti:
o Zona B1 – zona a riserva parziale di interesse geolitologico, forestale e faunsitico del
Canto Alto e della Valle del Giongo.
o Zona B2 – zona di riserva naturale parziale di interesse forestale dei boschi di Astino
e dell’Allegrezza
o Zona B3 – zona di riqualificazione ambientale
o Zona C2 – zona ad alto valore paesistico
o Zona C1 – zona agricolo-forestale
o Zona D – zona agricola
o Zona IC – zona di iniziativa comunale orientata
Le attività ammesse in tali aree sono così definite:
Art. 8 comma 2: le sole opere edilizie consentite sono quelle relative a:
Zona B1
•
•
Zona B2
Zona B3
Zona C2
Zona C1
Zona D
il consolidamento del suolo
la sistemazione delle vie di accesso esistenti;
• la realizzazione di nuovi accesi, sentieri necessari per la difesa e lo
sviluppo del bosco […]”
Art. 9 comma 3 nell’area di riserva è vietato:
• “[…] realizzare insediamenti produttivi anche di carattere zootecnico;
• […]
• costruire depositi permanenti o temporanei di materiali dimessi anche se
in forma controllata
• la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali, anche a
carattere provvisorio ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla
demolizione”
Art. 10 comma 7 nella zona di riqualificazione ambientale è vietato:
• “[…] la costruzione di nuovi edifici […];
• la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali, anche a
carattere provvisorio ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla
demolizione”
Art. 11 comma 5 nella zona ad alto valore paesistico è vietato:
• “[…] realizzare opere edilizie e manufatti di qualsiasi genere […];
• la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali,salvo quelli
preordinati all’esercizio dell’attività agricola, anche a carattere provvisorio
ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla demolizione”
Art. 12 comma 3 nella zona agricolo-forestale è vietato:
• “[…] insediamento di nuovi impianti produttivi ad eccezione di quelli a
carattere agricolo […];
• la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali,salvo quelli
preordinati all’esercizio dell’attività agricola, anche a carattere provvisorio
ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla demolizione”
Art. 13 comma 5 nella zona agricola è vietato:
• “[…] insediamento di nuovi impianti produttivi ad eccezione di quelli a
carattere agricolo […];
• la formazione di discariche di rifiuti o il deposito di materiali,salvo quelli
preordinati all’esercizio dell’attività agricola, anche a carattere provvisorio
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 311 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Zona IC
ivi compresi i depositi di autovetture destinate alla demolizione”
Gli interventi in queste aree sono soggetti a parere di compatibilità da parte del
parco secondo quanto definito dall’art. 5 del PTCP
Con L.R. 27.03.2007 n. 27 è stato istituito il Parco Naturale dei Colli di Bergamo, che
rappresenta un’area protetta ai sensi del D.lgs 394/91. Nell’ambito del perimetro che
definisce il Parco Naturale il criterio, per qualsiasi tipo di impianto è escludente.
In base a quanto sopra per il parco dei Colli Bergamaschi il livello di prescrizione è così
attribuibile
Nelle zone B1, B2, C1, C2, e D e
nelle zone di parco naturale
ESCLUDENTE
Per tutte le tipologie di impianto
PENALIZZANTE
Nelle zone IC
Per tutte le tipologie di impianto
Parco del Serio
Il parco è dotato di PTC, approvato con DGR del 28 giugno 2000 n. 7/192.
L’art. 43 del PTC ai commi 5 e 6 dice che:
comma 5 - Nel parco non sono ammessi gli impianti di trattamento e smaltimento finale
dei rifiuti solidi urbani o assimilabili, o speciali, o tossici nocivi, nonché l’ammasso, anche
temporaneo, di rifiuti; nella zona di Iniziativa Comunale Orientata (ICO) è consentita la
realizzazione di piattaforme per la raccolta differenziata dei rifiuti.
Comma 6 – la discarica di materiali inerti è consentita nelle aree degradate comprese
nella zona di cui all’art. 24 ed esterne alla fascia fluviale come individuata dall’art. 29 […]
In base a quanto sopra per il parco del Serio il livello di prescrizione è così attribuibile
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto a
esclusione delle discariche di inerti
Per le sole discariche di inerti
Parco dell’Adda Nord
Il PTC del Parco Regionale dell’Adda Nord è stato approvato con DGR del 22 dicembre 2000
n. 7/2869.
L’art. 41 del PTC ai commi 1 e 5 dice che:
comma 1 - Nel parco non sono ammessi gli impianti di trattamento e smaltimento finale
dei rifiuti solidi urbani o assimilabili, o speciali, o tossici nocivi, nonché l’ammasso, anche
temporaneo, di rifiuti; nella zona di Iniziativa Comunale Orientata (ICO) è consentita la
realizzazione di piattaforme per la raccolta differenziata dei rifiuti.
Comma 5 – la discarica di materiali inerti è consentita nelle aree degradate comprese
nella zona di cui all’art. 29 ed esterne alle fasce fluviali A e B di cui all’art. 32, ai soli fini di
recupero ambientale […]”.
Con Legge Regionale n 35 del 16 dicembre 2004, è stato istituito il Parco Naturale dell’Adda
Nord. Nell’ambito del perimetro che definisce il Parco Naturale il criterio, per qualsiasi tipo di
impianto è escludente.
In base a quanto sopra per il parco dell’Adda Nord il livello di prescrizione è così attribuibile
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 312 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
ESCLUDENTE
Per tutte le tipologie di impianto a esclusione
delle discariche di inerti.
Il criterio è escludente per tutte le tipologie di
impianto nell’ambito del Parco Naturale dell’Adda
Nord.
PENALIZZANTE
Per le sole discariche di inerti a esclusione
dell’area definita a Parco Naturale.
Parco dell’Oglio Nord
Il parco è dotato di PTC, approvato con DGR del 4 agosto 2005 n. 8/548.
L’art. 38 del PTC ai commi 1 e 5 dice che:
comma 1 - Nel parco sono vietati gli impianti di trattamento e smaltimento finale, nonché
l’ammasso, anche temporaneo, di rifiuti urbani, speciali, tossici nocivi, di rifiuti pericolosi e
non pericolosi; nella zona di Iniziativa Comunale Orientata (ICO) è consentita la
realizzazione di piattaforme per la raccolta differenziata dei rifiuti.
Comma 2 - […] sono ammessi impianti ed interventi di recupero di materie prime a
seguito di frantumazione e selezione di materiali provenienti da scavi e demolizioni […]
tali interventi non potranno essere attuati nelle aree naturalistiche, nelle riserve e nella
zona agricola di prima fascia.
Comma 5 – la discarica di materiali inerti è consentita nelle aree degradate comprese
nella zona di cui all’art. 26 ai soli fini di recupero ambientale […] Sono comunque da
escludere le aree agricole di prima fascia, le riserve e i siti di Rete Natura 2000”.
In base a quanto sopra per il parco dell’Oglio Nord il livello di prescrizione è così attribuibile
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
Per tutte le tipologie di impianto a esclusione
delle discariche di inerti
Anche le discariche per inerti sono comunque
escluse nelle seguenti aree:
ESCLUDENTE
• aree naturalistiche,
• i Siti di Rete Natura 2000
• zona agricola di prima fascia.
PENALIZZANTE
Per le sole discariche di inerti
Rete Natura 2000 per la conservazione degli habitat naturali e seminaturali, della flora e
della fauna selvatica (Direttiva Habitat 92/43/CEE, Direttiva uccelli 79/409/CEE, D.G.R. n.
4345/2001)
Le Zone protezione speciale (ZPS) sono state individuate e classificate con i seguenti
provvedimenti :
ƒ DM del 03 aprile 2000;
ƒ DM del 23 maggio 2005 pubblicato sulla GU n. 168 del 21 luglio 2005;
ƒ DGR n. 15648 del 15 dicembre 2003;
ƒ DGR n. 16338 del 13 febbraio 2004; DGR n. 18453 del 30 luglio 2004;
ƒ DGR n. 19018 del 15 ottobre 2004;
ƒ DGR n. 21233 del 18 aprile 2005
ƒ DGR n. 1791 del 25 gennaio 2006
ƒ DGR n. 2300 del 5 aprile 2006
ƒ DGR n. 2486 del 11 maggio 2006
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 313 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
ƒ
ƒ
DGR n. 8/3624 del 28 novembre 2006;
DGR n. 8/4197 del 28 febbraio 2007.
I Siti di Importanza Comunitaria (SIC) sono stati individuati con i seguenti provvedimenti :
ƒ DGR n. 14106 del 8 agosto 2003;
ƒ DGR n. 18453 del 30 luglio 2004;
ƒ DGR n. 18454 del 30 luglio 2004;
ƒ DGR n. 8/3624 del 28 novembre 2006;
I SIC classificati in provincia di Bergamo sono:
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
ƒ
Palude di Brivio
Val Tartano
Val Venina
Valtorta e Valmoresca
Valle di Piazzatorre - Isola di Fondra
Alta Val Brembana - Laghi Gemelli
Alta Val di Scalve
Val Sedornia - Val Zurio - Pizzo della Presolana
Boschi del Giovetto di Palline
Valle Asinina
Valle Parina
Val Nossana - Cima di Grem
Valle del Freddo
Canto Alto e Valle del Giongo
Boschi dell’Astino e dell’Allegrezza
Fontanile Brancaleone
Boschetto della Cascina Campagna
Bosco de l’Isola
Valpredina e Misma
Le ZPS classificate in provincia di Bergamo sono:
ƒ Bosco de l’Isola
ƒ Monte Resegone
ƒ Costa del Pallio
ƒ Boschi del Giovetto di Palline
ƒ Parco Regionale Orobie Bergamasche
ƒ Belviso Barbellino
Oltre all’area occupata dai siti Natura 2000, si prende in considerazione una porzione di
Territorio immediatamente esterno alle aree tutelate, per una porzione pari a 300 metri
misurati dal perimetro delle aree protette stesse.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Proposta di Piano - Relazione
Sito Natura 2000 più 300 m di fascia dal confine
dell’area tutelata.
Per tutte le tipologie di impianto
Fascia di 300 m dal confine dell’area tutelata.
Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti
che implichino ulteriore consumo di suolo
relative a tutte le tipologie di impianto
Aprile 2008
Pagina 314 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
Banca dati Regione Lombardia
Zone inerenti alla pianificazione venatoria provinciale (L.R. n. 26/1993)
Il Piano Faunistico venatorio della Provincia di Bergamo è stato approvato con DCP n. 22 del
9 maggio 2006 e successivamente modificato con Variante approvata con DCP n. 26 del
28.3.2007
Esso individua come zone di conservazione faunistica i seguenti istituti:
ƒ
le oasi di rifugio e protezione
ƒ
le zone di ripopolamento e cattura (ZRC)
ƒ
i valichi montani interessati dalle rotte di migrazione
ƒ
le zone di protezione lungo le rotte di migrazione
ƒ
le zone di caccia speciale agli ungulati
ƒ
le aziende faunistico-venatorie e agrituristiche-venatorie
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto:
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Piano Faunistico Venatorio.
10.2.1.5.
Caratteri fisico-morfologici del paesaggio
Aree di elevata naturalità (art. 17 PTPR, art. 53 PTCP)
Il PTCP norma con l’art. 53 le aree di cui all’art. 17 del PTPR, cartografate nella Tav. E2.2,
per le quali, dalla data di efficacia del Piano Territoriale, vale la disciplina specifica prevista
dalla normativa del piano stesso (Titolo II – cap. 2, nonché quanto previsto dall’art. 93 delle
NdA).
Le aree di elevata naturalità individuate in Provincia di Bergamo sono:
ƒ Valli del Brembo e dell'Adda
ƒ Valle del Serio
ƒ Valli d'Iseo e del Cherio
ƒ Val Camonica
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 315 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
SIBA - Banca dati Regione Lombardia
10.2.1.6.
Tutela dei beni culturali e paesaggistici
Beni culturali (D.lgs. n. D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 10, commi 2, 3,4, art. 11 comma 1 e art. 54;
art. 69 PTCP)
Sono beni culturali le cose immobili e mobili appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti
pubblici territoriali, nonchè ad ogni altro ente ed istituto pubblico e a persone giuridiche
private senza fine di lucro, che presentano interesse artistico, storico, archeologico o
etnoantropologico (art. 10 Dlgs 42/04 e s.m.i.)
Per quanto riguarda le bellezze individue, fanno parte di questa sotto-categoria i seguenti
elementi:
ƒ Insediamenti e strutture del paesaggio rurale e montano
ƒ Architettura militare
ƒ Architettura religiosa
ƒ Architettura Civile
Il PTCP di Bergamo individua questi elementi sulla cartografia di piano (Tavola E.5.6.),
tuttavia non prevede una specifica normativa di riferimento per ciascuno di questi elementi,
generalmente sottoposti alla normativa Nazionale (D.lgs 42/2004). In generale, è possibile
osservare che si tratta di elementi per i quali è indispensabile prevedere non solo un
mantenimento ma anche una valorizzazione degli stessi.
In base alle indicazioni fornite dal PRGR è necessario considerare un’area di pertinenza del
bene tutelato, stabilita in 1.000 metri (misurati dal perimetro dello stesso) sino alla precisa
individuazione da parte della competente Soprintendenza.
La prescrizione di esclusione è valida per il bene e le sue immediate pertinenze; per quanto
riguarda la fascia di 1 km di tutela, si ritiene che la stessa sia da considerarsi come misura di
massima cautela; vanno comunque verificate le seguenti condizioni:
•
•
•
effettiva sussistenza degli elementi che hanno determinato la definizione del vincolo;
fruibilità del bene;
tipologia del bene tutelato e sua importanza.
Ai fini della definizione della suddetta fascia di tutela, che potrà essere anche inferiore alla
distanza massima di 1 km, si deve inoltre tener conto di:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 316 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
•
tipologia di impianto;
tipologia di impatto atteso ed effettiva interferenza con il bene;
possibilità di implementazione di misure mitigative atte alla minimizzazione delle
potenziali interferenze.
Le verifiche sopra descritte, da effettuarsi al fine di individuare un’adeguata fascia di tutela
dal bene, dovranno essere realizzate in fase di microlocalizzaizone. In tale sede sarà
possibile eseguire uno studio di dettaglio comprensivo della documentazione tecnica che
tenga conto dei fattori sopra elencati in rapporto, quindi, sia alla tipologia di impianto da
realizzare che alla tipologia di bene potenzialmente interferito. Tale documentazione sarà
necessaria affinché l’ente di competenza possa esprimere un giudizio di compatibilità in
merito.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Bene più 1 km di fascia di pertinenza dal
perimetro del bene.
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
SIBA - Banca dati Regione Lombardia
•
PTCP – Tavola E.5.6
Beni paesaggistici - Bellezze individue (D.Lgs. n. 42/04 e s.m.i., art. 136 comma 1, lettere ab)
Tali aree sono classificate ai sensi del D. Lgs n. 42/2004 (nuovo “Codice dei Beni culturali e
del Paesaggio”) come Beni culturali e beni paesaggistici, (art 134, 136).
Sono soggetti a tali disposizioni
a) le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità
geologica;
b) le ville, i giardini e i parchi, che si distinguono per la loro non comune bellezza;
In base alle indicazioni fornite dal PRGR è necessario considerare un’area di pertinenza del
bene tutelato, stabilita in 1.000 metri (misurati dal perimetro dello stesso) sino alla precisa
individuazione da parte della competente Commissione Regionale per l’individuazione dei
beni paesaggistici (art. 137 Dlgs 42/04 e s.m.i.).
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Proposta di Piano - Relazione
Bene più 1 km di fascia di pertinenza dal
perimetro del bene.
Per tutte le tipologie di impianto
Fascia 1 km di pertinenza dal perimetro del bene
Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti
che implichino ulteriore consumo di suolo
relative a tutte le tipologie di impianto
Aprile 2008
Pagina 317 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
SIBA - Banca dati Regione Lombardia
Beni paesaggistici - Bellezze d’insieme (D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 136 comma 1, lettere c-d)
Tali aree sono classificate ai sensi del D. Lgs n. 42/2004 (nuovo “Codice dei Beni culturali e
del Paesaggio”) come Beni culturali e beni paesaggistici, (art 134, 136).
Sono soggetti a tali disposizioni
c) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore
estetico e tradizionale;
d) le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di
belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
per tutte le tipologie di impianto
Per le varianti sostanziali agli impianti esistenti
che implichino ulteriore consumo di suolo
relative a tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
SIBA - Banca dati Regione Lombardia
Beni paesaggistici: montagne (D.Lgs. n. 42/2004 e s.m.i., art. 142 comma 1 lettera d)
Si tratta delle aree di montagna per la parte eccedente 1.600 m s.l.m.;
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ CTR Scala 1:10.000
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 318 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Beni paesaggistici: ghiacciai e zone umide (D.Lgs. n. 42/2004 e s.m.i., art. 142 comma 1
lettere e, i; Paesaggio della naturalità, PTCP artt. 54, 55, 56 e 57)
Tali aree sono cartografate nella Tavola E.2.2. e comprendono:
ƒ Contesti di elevato valore naturalistico e paesistico (art. 54)
ƒ Sistema delle aree culminali; Zone umide e laghi d’alta quota; (art. 55);
ƒ Pascoli d’alta quota (art. 56);
ƒ Versanti boscati (art. 57)
Inoltre si considerano le aree identificate nella Tavola E.5.4 denominate:
ƒ Vedrette e nevai permanenti, ambiti e morfologia glaciale
ƒ Zone umide, aree di alto valore vegetazionale, biotopi e geotopi
Per i “Contesti di elevato valore naturalistico e paesistico” secondo le NTA del PTCP:
Art. 54 comma 2: […] È di massima esclusa la previsione di ambiti insediativi, salvo
interventi da subordinare a preventiva variante al PTCP.
Inoltre […] (comma 3) - Gli interventi ammessi dal presente articolo dovranno essere
sottoposti a specifiche verifiche preliminari con la Provincia finalizzate alla valutazione
di coerenza con i contenuti del presente articolo e con la disciplina generale di cui agli
artt. 47, 49, 50 e 52.
Per il “Sistema delle aree culminali “ e le “Vedrette”, secondo le NTA del PTCP:
Art. 55 comma 6: [...] In tali zone potranno essere ammessi gli interventi che
prevedano trasformazioni del territorio solo se finalizzati alle attività di conduzione
agro-silvo-pastorale o alla funzione e all’organizzazione dell’attività turistica […]
Art. 55 comma 7: [...] È di massima esclusa la previsione di ambiti insediativi, salvo
interventi da subordinare a preventiva variante al PTCP.
Per le “zona umide”, invece, l’art. 55 sono consentiti solo “Sono consentiti interventi limitati
per la realizzazione di attrezzature e percorsi necessari alla osservazione dei fenomeni a
scopo scientifico e didattico, da sottoporre preventivamente a verifiche di impatto ambientale.
“
Per i “Pascoli d’alta quota “ secondo le NTA del PTCP:
Art. 56 coma 2 - .In tali zone potranno essere ammessi gli interventi che prevedano
trasformazioni del territorio solo se finalizzati alle attività di conduzione agro-silvopastorale o alla funzione e all’organizzazione dell’attività turistica
Per i “Versanti boscati “ secondo le NTA del PTCP:
Art. 57 comma 1 - Gli interventi ammessi in tali ambiti, devono rispondere al principio
della valorizzazione.
[…]
Art. 57 comma 3 – “Nelle aree montane potranno essere previste particolari
infrastrutture di attraversamento delle aree boscate per il servizio all’attività
dell’agricoltura montana e delle produzioni ad esse connesse nonché alla attività
turistica prevista dai Piani di Settore di cui all’art.17 o dai progetti strategici di
iniziativa comunale, intercomunale o sovracomunale di intesa con la Provincia e
approvati dal Consiglio Provinciale con procedura di cui all’art.22, commi 2 e 3.”
[…]
Art. 57 comma 4 – Al fine di regolamentare gli interventi sulle aree boscate, il PTCP
individua nel Piano di Indirizzo Forestale di cui alla L.R. n. 27/04 e L.R. 07/2000 lo
strumento idoneo per la pianificazione e la gestione di tali aree
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 319 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Nell’attesa che sia stato redatto e approvato il PIF, l’applicazione del criterio definito dall’art.
57, in base alle considerazioni sopra riportate, deve essere effettuata sia in fase di macro
che di microlocalizzazione con livelli di prescrizione differente in funzione dell’effettiva
presenza di aree qualificate a bosco non trasformabile.
In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto:
ƒ Zone Umide
ƒ Pascoli d’alta quota
ƒ Sistema delle aree culminali; Vedrette
ƒ aree effettivamente boscate normate
dall’art. 57 (da verificare in fase di
MICROLOCALIZZAZIONE)
Per tutte le tipologie di impianto:
ƒ Contesti di elevato valore naturalistico e
paesistico
ƒ Versanti boscati (in fase di
MACROLOCALIZZAZIONE)
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
Scala di applicazione valida per:
ƒ Zone Umide
ƒ Pascoli d’alta quota
ƒ Sistema delle aree culminali; Vedrette
ƒ Versanti boscati (penalizzante)
MICROLOCALIZZAZIONE
per i versanti boscati (art. 57), in fase di
caratterizzazione di dettaglio sarà necessario
verificare di non trovarsi in un’area con boschi d’alto
fusto per i quali è vietata la trasformazione.
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2.
Beni paesaggistici: aree archeologiche (D.Lgs. n. 42/2004 art. 142 comma 1 lettera m; PTCP
NTA art. 73)
Si tratta dei beni e delle aree di interesse archeologico ex art. 142 D. Lgsl. n. 42/04 e s.m.i.,
normate dall’art. 73 del PTCP e riportate sulla cartografia di piano (Tav. E.5.6.).
Circa la definizione di zone di interesse archeologico, sembra opportuno riportare quanto a
suo tempo precisato dal Ministero per i Beni Culturali ed Ambientali, come risulta dalla
D.G.R. n° VI/47670 del 29.12.99 “(pubblicata sul B.U.R.L. del 23.06.2000 – 3° suppl. straord.
al n° 25):
- Aprile 1994: ...la generica dizione adottata dal legislatore necessita di ulteriori
approfondimenti per individuare quando “l’interesse archeologico” identifichi delle
aree meritevoli di tutela ai sensi della L. 1497/39, non potendo, evidentemente, la
semplice presenza di beni archeologici, a volte sommersi – o addirittura la mera
supposizione della loro esistenza (aree a “rischio” archeologico ndr) – essere
sufficiente a qualificare il suddetto interesse. Considerato che la L. 1497/39 è posta a
tutela delle bellezze naturali, una porzione di territorio può essere qualificata come
“zona di interesse archeologico” ai sensi della lettera m) della L. 431/85, quando su di
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 320 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
un’area ben determinata siano presenti resti archeologici emergenti che siano entrati
a far parte del paesaggio, caratterizzandolo, come elementi qualificanti di emergenza
visiva..... al fine di garantire la certezza del diritto, è indispensabile una precisa
individuazione di tali zone – con provvedimenti ricognitivi specifici (decreti ministeriali
e/o delibere regionali) che ne perimetrino con esattezza i confini e descrivano
chiaramente la suddetta interrelazione tra beni archeologici emergenti e le bellezze
naturali, sulla base di una dettagliata relazione tecnica redatta dalle Soprintendenze
nell’ambito delle competenze specifiche...;
- Dicembre 1995: per quanto attiene alle presenze archeologiche, che debbono
caratterizzare il territorio affinchè lo stesso si qualifichi come “aree di interesse
archeologico”, si ritiene di poter estendere il concetto anche a quei beni che, seppur
non emergenti, sono comunque parte integrante dell’area e la connotano come
meritevole di tutela; si ribadisce che i progetti relativi ad interventi da eseguirsi
nonché da autorizzarsi in sanatoria... nelle aree individuate ai sensi della lett. m) della
L. 431/85 debbono essere sottoposti anche alle Soprintendenze Archeologiche
competenti che debbono dare un parere in merito alla incidenza degli interventi
medesimi sulle aree archeologiche individuate...
Per quanto attiene alla individuazione delle aree di interesse archeologico meritevoli
di tutela... si ritiene che venga istituito presso ogni Soprintendenza Archeologica un
gruppo ... che possa elaborare un documento cartografico nel quale siano
chiaramente indicate le presenze archeologiche nonché le connotazioni dell’area e la
perimetrazione della stessa. Tale documento, corredato degli atti necessari, costituirà
la base del provvedimento ricognitivo specifico.
Attualmente non risulta si sia proceduto ad alcun provvedimento ricognitivo da parte delle
Soprintendenze; nell’ambito del PTCP, quindi si è ritenuto opportuno individuare
cartograficamente in modo puntuale i ritrovamenti per i quali è stato apposto specifico
decreto di vincolo, così come desunto dalla Carta Archeologica della Lombardia – provincia
di Bergamo, edita nel 1992 a cura della Soprintendenza Archeologica, della Regione
Lombardia e della Provincia di Bergamo.
Quindi, nel complesso delle presenza archeologiche individuate dal PTCP, le aree
archeologiche sono trattate nell’ambito della macrolocalizzazione, invece, gli elementi
puntuali (ritrovamenti) dovranno essere considerati, in fase di localizzazione di dettaglio, o di
Valutazione di Impatto Ambientale.
Se esiste un bene puntuale, questi dovrà essere preservato e ne dovrà essere garantita
l’integrità, anche in funzione delle disposizioni dell’articolo 73 delle NTA del PTCP.
Inoltre, nelle aree limitrofe al ritrovamento, secondo quanto disposto dalla Sovrintendenza
archeologica, in caso di scavi di profondità maggiore di 50 cm, questi devono essere
preventivamente segnalati alla Sovrintendenza archeologica stessa.
In questi ultimi casi, quindi, la localizzazione di un impianto (soprattutto per quegli impianti
strutturalmente meno complessi, quali gli impianti di compostaggio o le discariche, rispetto
ad un impianto di trattamento termico) non è necessariamente preclusa e, nell’ambito di
un’analisi di compatibilità ambientale, potrà essere valutata, sentito il parere della
Sovrintendenza, la possibilità di realizzazione o meno dell’opera.
In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 321 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Aree archeologiche
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
Ritrovamenti puntuali
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto
corrispondenza del ritrovamento puntuale
in
Per tutte le tipologie di impianto nelle aree
limitrofe al ritrovamento puntuale
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavole E5.6
•
Piano Cave
Beni paesaggistici: distanza da sponde dei laghi (D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 142 comma 1,
lettera b)
Sono sottoposti alle disposizioni di legge per il loro interesse paesaggistico, i territori
contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia,
anche per i territori elevati sui laghi
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
SIBA - Banca dati Regione Lombardia
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 322 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Beni paesaggistici: distanza da sponde dei corsi d’acqua (D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 142,
comma 1, lettera c)
Sono sottoposti alle disposizioni di legge per il loro interesse paesaggistico, i fiumi, i torrenti, i
corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle
acque ed impianti elettrici, approvato con Regio Decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le
relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
SIBA - Banca dati Regione Lombardia
Beni paesaggistici: aree assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici
(D.lgs 42/04 e s.m.i., art. 142, comma 1, lettera h)
Sono sottoposti alle disposizioni di legge per il loro interesse paesaggistico le aree
assegnate alle università agrarie e le zone gravate da usi civici.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
10.2.1.7.
Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo
Paesaggio montano debolmente antropizzato e paesaggio montano antropizzato con
insediamenti sparsi (art. 58 PTCP).
Versanti delle zone collinari e pedemontane (art. 59 PTCP).
Tali aree sono cartografate nella Tavola E.2.2. e normate dagli articoli 58 e 59 delle NTA del
PTCP.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 323 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Gli ambiti di cui all’art. 58 sono caratterizzati dalla presenza di elementi del paesaggio
montano debolmente antropizzato e di relazione con gli insediamenti di versante e
fondovalle o da pascoli montani e versanti boscati con interposte aree prative, edificazione
scarsa, sentieri e strade sono da considerarsi aree principalmente destinate alla attività
agricola.
Qualsiasi tipo di attività o di intervento dovrà avvenire nel massimo rispetto della naturalità e
degli aspetti paesaggistici.
Il PTCP dispone che per tali aree gli strumenti urbanistici comunali dovranno indicare
puntuali localizzazioni di eventuali interventi edilizi in funzione del mantenimento degli
elementi percettivi e del carattere dei luoghi.
Gli ambiti di cui all’art. 59 hanno carattere di aree sensibili in quanto elementi fortemente
percepibili attraverso i quali emerge un sistema integrato di valenze naturalistiche, agrarie ed
insediative.
Il PTCP dispone che in tali aree dovranno essere evitati i processi di compromissione dei
terrazzi e delle balze, tramite un adeguato controllo delle scelte insediative degli strumenti
urbanistici.
In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2
Contesti a vocazione agricola caratterizzati dalla presenza del reticolo irriguo, dalla
frequenza di presenze arboree e dalla presenza di elementi e strutture edilizie di preminente
significato storico culturale (art. 60 PTCP)
Aree di colture agrarie con modeste connotazioni arboree, irrigue, fondiarie (art. 61 PTCP)
Tali aree sono cartografate nella Tavola E.2.2. e normate dall’articolo 60 delle NTA del
PTCP.
Queste zone sono caratterizzate da un sistema naturale e agrario e da un sistema
idroregolatore che trova la sua espressione nella fascia di affioramento (risorgive) e di
conseguenza nell’afflusso delle acque irrigue nella bassa pianura.
Secondo quanto disposto da tale articolo in tali aree “Deve essere valorizzata la matrice
rurale degli insediamenti che costituisce inoltre un segno storico in via di dissoluzione per la
tendenza generalizzata alla saldatura tra gli abitati; pertanto vanno evitate le conurbazioni,
anche attraverso il mantenimento delle aree libere da edificazione, e potenziando gli aspetti
naturalistici e agrari presenti e potenziali delle aree.”
Le zone di cui all’art. 61 sono caratterizzate dalle colture agrarie estensive e oggetto di
coltivazioni che hanno già spesso modificato la tessitura storica del reticolo idraulico
tradizionale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 324 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Per tali aree il PTCP prevede che:”Eventuali previsioni insediative di altra natura dovranno
essere motivate con specifica relazione nell’ambito del P.R.G. indicandone gli elementi di
necessità rispetto a possibili alternative.”
In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto a esclusione
degli impianti di compostaggio
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2
Paesaggio agrario di particolare valore naturalistico e paesistico di relazione con i corsi
d’acqua principali (PTCP art. 63).
Per quanto concerne il “Paesaggio agrario di particolare valore naturalistico e
paesistico di relazione con i corsi d’acqua principali “, l’art. 63 al comma 6 dice che:
Dovranno essere precluse nuove espansioni insediative, specie industriali, e al
contrario, incentivato il recupero dei nuclei limitrofi e del rapporto visivo con il corso
d’acqua e con gli elementi storici presenti.
In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2.
Paesaggio agrario in stretta connessione con la presenza di corsi d’acqua minori e/o con
elementi di natura storico culturale (PTCP art. 64)
Nelle aree interessate da “Paesaggio agrario in stretta connessione con la presenza di
corsi d’acqua minori e/o con elementi di natura storico culturale”, l’art 64 del PTCP
prevede che:
comma 1 - Ad ogni “corso d’acqua” i PRG attribuiranno una fascia di rispetto di
relazione visuale e funzionale, al cui interno si procederà ad una efficace azione di
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 325 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
tutela e conservazione dello stato dei luoghi, con rimozione/trasformazione degli
elementi considerati di disturbo.
2. La valorizzazione della rete potrà avvenire anche nell’ottica della fruizione turistica,
sportiva e culturale.
3. Tale valorizzazione potrà essere perseguita anche attraverso studi d’insieme nel
quadro della rete ecologica provinciale.
In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
Verifica in fase di microlocalizzazione:
ƒ per le aree normate dall’art 64 sarà
MICROLOCALIZZAZIONE
necessario
verificare
la
pianificazione
urbanistica comunale che ha il compito di
individuare fascia di rispetto di relazione
visuale e funzionale alla quale verrà attribuire
il livello di prescrizione escludente
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2.
Aree agricole con finalità di protezione e conservazione (PTCP 65)
Si tratta di Aree agricole con finalità di protezione e conservazione (art. 65), che comprende:
a. Ambiti di conservazione di spazi liberi interurbani e di connessione.
b. Zone a struttura vegetazionale di mitigazione dell’impatto ambientale e di
inserimento paesaggistico delle infrastrutture.
Negli Ambiti di conservazione di spazi liberi interurbani e di connessione, l’art. 65 del PTCP
predispone che siano configurate le seguenti funzioni:
a. Per tali aree […] i PRG prevederanno una forte limitazione dell’occupazione dei
suoli liberi, anche nel caso di allocazione di strutture al servizio dell’ agricoltura. I
PRG dovranno quindi individuare, […] le funzioni e le attrezzature vietate,
dovranno essere […] previste adeguate indicazioni e modalità localizzative per le
strutture ammissibili.
I perimetri delle aree sono indicativi e potranno quindi subire modificazioni, alle
condizioni di cui all’art.93, comma 4, mentre sono prescrittive la continuità delle
fasce e il mantenimento di spazi liberi interurbani.
[…].
Tali fasce dovranno comunque obbligatoriamente rispettare i corridoi denominati
“varchi” indicati schematicamente nella Tavola allegato E5.5 del PTCP, parte dei
quali sono compresi in zone disciplinate dal presente articolo.
Per le aree assoggettate all’art. 65 del PTCP si propone il seguente livello di prescrizione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 326 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
In fase di MACROLOCALIZZAZIONE per tutte le
tipologie di impianto.
ESCLUDENTE
In fase di MICROLOCALIZZAZIONE dove sono
presenti i “varchi” come riportato in Tavola E.5.5
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE. Livello di prescrizione:PENALIZZANTE
MICROLOCALIZZAZIONE
Livello di prescrizione:ESCLUDENTE dove sono
presenti i “varchi” come riportato in Tavola E.5.5
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2.
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E5.5.
Ambiti di valorizzazione e riqualificazione e/o progettazione paesistica (art 66 PTCP)
Tali aree sono cartografate nella Tavola E.2.2. e normate dall’articolo 66 delle NTA del
PTCP.
Il PTCP si pone come obiettivo quello di individuare la realizzazione di un sistema di aree e
ambiti di “continuità del verde”, anche nella pianura e nelle zone di più modesto pregio con
particolare attenzione agli elementi di continuità delle preesistenze e delle fasce già in
formazione sempre con attenzione alla varietà e alla diversità biologica.
Allo stesso modo il PTCP si pone di tutelare il paesaggio nei suoi caratteri peculiari,
promuoverne la riqualificazione dei sistemi più degradati e promuovere la formazione di
“nuovi paesaggi” ove siano presenti elementi di segno negativo o siano previsti nuovi
interventi di trasformazione territoriale.
A tal fine individua ambiti, areali e corridoi territoriali che, pur nell’ambito della loro
utilizzabilità anche a fini agricoli, sono volti a finalità di caratterizzazione ambientale e
paesistica con interventi di conservazione, di valorizzazione e/o di progettazione paesistica.
In base all’art. 66 del PTCP : “Le aree interne a questi ambiti potranno essere utilizzate a fini
agricoli e/o per finalità di interesse e uso pubblico connesso con gli interventi di
riqualificazione ambientale e/o paesistica. Sono inoltre ammessi interventi per il recupero ed
il riuso del patrimonio edilizio esistente anche con limitati ampliamenti volumetrici. E’ altresì
possibile prevedere l’inserimento di infrastrutture viarie di carattere locale.”
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E2.2
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 327 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Sistemi elementi di rilevanza paesistica
Si tratta di elementi puntuali o lineari. Nella Tavola E.5.4 corrispondono alle voci:
ƒ Principali cime e vette;
ƒ scarpate e terrazzi fluviali,
ƒ orridi,
ƒ emergenze complesse di particolare significato paesistico;
ƒ principali punti panoramici;
ƒ fontanili;
ƒ filari arborei continui che determinano caratterizzazione del paesaggio agrario
Il PTCP di Bergamo individua questi elementi sulla cartografia di piano, tuttavia non prevede
una specifica normativa di riferimento per ciascuno di questi elementi. In generale, è
possibile osservare che si tratta di elementi per i quali è indispensabile prevederne non solo
un mantenimento ma anche una valorizzazione degli stessi.
In particolare:
ƒ per quanto concerne i filari arborei, il PTCP, art. 92, prevede una valorizzazione degli
stessi con eventuale potenziamento vegetazionale del territorio. Questo criterio non è
disatteso dalla presenza di un impianto di trattamento di rifiuti, soprattutto per alcune
tipologie, dove ovviamente non si vadano a distruggere elementi vegetazionali
esistenti; anzi, tramite la realizzazione di opportune modalità mitigative è possibile
adempire all’indirizzo di piano concernente il potenziamento della struttura
vegetazionale dei filari presenti.
ƒ Per quanto riguarda i fontanili, non è prevista una specifica normativa, tuttavia, si
ritiene utile applicare, per qualsiasi tipologia di impianto, una fascia di rispetto che
non sia inferiore a 50m dall’orlo della testa e lungo l’asta (non inferiore a 25 m se lo
stato di fatto lo consente). Potrà eventualmente essere valutata, in fase di verifica di
compatibilità, la possibilità di allargare tale fascia in merito a considerazioni di tutela
sito-specifiche, atte a garantire l’integrità del bene.
A parte i filari, tutti gli altri elementi identificati sono incompatibili con la presenza di un
impianto e, in generale, l’identificazione delle distanze ottimali da questi elementi dipenderà
sia dalla tipologia di impianto che dal tipo di bene e dalle norme di tutela ad esso applicate
(riferimento PTC Bergamo) e dovrà essere determinata caso per caso.
In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Proposta di Piano - Relazione
Per tutte le tipologie di impianto:
ƒ Principali cime e vette;
ƒ scarpate e terrazzi fluviali,
ƒ orridi,
ƒ emergenze complesse di particolare
significato paesistico;
ƒ principali punti panoramici;
ƒ fontanili;
Per tutte le tipologie di impianto:
ƒ filari arborei continui che determinano
caratterizzazione del paesaggio agrario
Aprile 2008
Pagina 328 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Da identificare una fascia di rispetto adeguata in
funzione della tipologia di bene che della
tipologia di impianto
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavola E5.4.
•
Censimento Fontanili – Ufficio Parchi Provincia di Bergamo
Percorsi di interesse paesistico (artt. PTCP 70, 72)
Si tratta dei percorsi che attraversano ambiti di qualità paesistica; lungo tali percorsi sono
presenti anche tratti o luoghi dai quali si godono ampie viste per la percezione dei caratteri
del paesaggio.
Sono cartografati nelle Tavole E.5.4. ed E.2.2 e si tratta di:
ƒ Principali prospettive visuali di interesse paesistico (percorsi) (art. 72)
ƒ Principali percorsi della tradizione locale in ambito montano
ƒ Percorsi di fruizione paesistica (art. 70)
I Percorsi di fruizione Paesistica sono i percorsi che attraversano ambiti di qualità paesistica
o che collegano mete di interesse storico e turistico.
Nell’ambito di tali percorsi sono compresi anche alcuni tratti regolamentati dall’art. 72: si
tratta di percorsi lineari che presentano una valenza panoramica e i punti di particolare
interesse visuale, panoramico e paesistico.
Secondo le NTA, per tali percorsi, si dovrà in particolare prevedere il controllo tipologico e
dimensionale di tutti gli insediamenti del contesto di riferimento che possano in ogni caso
interferire con segni identificativi, come campanili, cupole, edifici noti, assi urbanistici,
prospettive di elementi naturali, ecc.
Su queste premesse, è indispensabile fare specifiche valutazioni per gli impianti che dal
punto di vista della visuale sono maggiormente impattanti, quali ad esempio, gli impianti di
trattamento termico. Naturalmente non è possibile identificare una distanza ottimale a priori
ma sarà necessario fare opportune valutazioni a una scala adeguata, in funzione della
tipologia di area: infatti diverse saranno le visuali lungo un percorso che si snoda nel
territorio a sud di Bergamo rispetto a quello di un tracciato che si sviluppa nell’area della
Prealpi Bergamasche.
In generale è quindi possibile affermare che la distanza dovrà essere tale da garantire le
disposizioni previste dalla norma tecnica del piano provinciale.
La distanza più opportuna deve essere valutata caso per caso e valutata in sede di
procedura localizzativa ed autorizzativa.
In base a quanto sopra riportato si propone il seguente livello di prescrizione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Proposta di Piano - Relazione
Per impianti di termovalorizzazione (Gruppo B)
Per gli impianti del Gruppo A e Gruppo C
Aprile 2008
Pagina 329 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Da identificare una fascia di rispetto adeguata in
funzione della tipologia di bene che della
tipologia di impianto
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavole E2.2 ed E5.4.
Insediamenti di interesse rurale ( PTCP NTA art. 68)
Il PTCP individua in Tav.E5.6 i principali nuclei e le aggregazioni insediative di origine e
tipologia rurale di antica formazione sia in ambiente di pianura che in ambiente collinare e
montano che si pongono in organico rapporto con il paesaggio agrario circostante. Tali
elementi sono normati dall’art. 68 delle NTA del PTCP.
Secondo tale norma, in queste aree “i mutamenti della destinazione agricola originaria degli
edifici eventualmente dismessi, sono consentiti qualora non pregiudichino la prosecuzione
dell’attività agricola nelle aree circostanti ancora condotte o non alterino i caratteri e gli
elementi del contesto territoriale, quali i tracciati stradali poderali ed interpoderali, i canali di
scolo e di irrigazione, le siepi, i filari alberati, gli elementi storico – testimoniali riconducibili
alla originaria partizione agraria.” Queste disposizioni non precludono la presenza di alcune
tipologie di impianto di trattamento e smaltimento rifiuti, quali, ad esempio, gli impianti di
compostaggio. Le distanze di tali impianti, inoltre, non devono avere sempre carattere di
“requisito minimo”, dato che la loro presenza non altera l’integrità di tali beni. Si segnala
inoltre la possibilità che l’intervento di realizzazione dell’impianto si presenti come
opportunità di valorizzazione o recupero del bene anche a titolo compensativo per la
presenza dell’impianto.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto a esclusione
degli impianti di compostaggio
Per gli impianti di compostaggio
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Da identificare una fascia di rispetto adeguata in
funzione della tipologia di bene che della
tipologia di impianto
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavole E5.6 ed E5.4.
Rete ecologica (PTCP NTA 74, 75)
La Rete ecologica della Provincia di Bergamo definita nella Tavola E5.5 del PTCP, sarà
oggetto di specifico Piano di Settore come previsto dall’art. 17.
La Tavola E5.5 individua i contenuti di inquadramento dello schema della rete ecologica e
degli elementi fondamentali costituiti da :
a. Struttura naturalistica primaria;
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 330 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
b.
c.
d.
e.
f.
Nodi di livello regionale;
Nodi di 1° livello provinciale;
Nodi di 2° livello provinciale;
Corridoi di 1° livello provinciale;
Corridoi di 2° livello provinciale.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
PTCP Provincia di Bergamo – Tavole E5.5
10.2.1.8.
Tutela della popolazione
Distanza da funzioni sensibili (strutture scolastiche, asili, ospedali, case di riposo) - PRGR
Per quanto riguarda i nuovi impianti, allo scopo di prevenire situazioni di compromissione
della sicurezza delle abitazioni o di grave disagio degli abitanti sia in fase di esercizio
regolare che in caso di incidenti è fissata una distanza minima tra l’area dove vengono
effettivamente svolte le operazioni di smaltimento e/o recupero, indipendentemente dalla
presenza di eventuali opere di mitigazione previste in progetto e le funzioni sensibili (strutture
scolastiche, asili, ospedali, case di riposo) prossime all’area stessa.
Per tutti gli impianti per i quali è applicabile questo criterio la distanza da considerare è pari a
1.000 m purchè l’impianto non venga localizzato in aree industriali consolidate, dove
potrebbero essere già presenti attività antropiche potenzialmente impattanti.
Tale criterio si applica soltanto agli impianti per il trattamento di rifiuti biodegradabili e
putrescibili.
Le distanze si intendono misurate dalla recinzione dell’impianto.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per gli impianti per il trattamento di rifiuti
biodegradabili e putrescibili
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 331 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Distanza dal centro abitato (D. Lgs. 285/1992) - PRGR
Per quanto riguarda i nuovi impianti, allo scopo di prevenire situazioni di compromissione
della sicurezza delle abitazioni o di grave disagio degli abitanti sia in fase di esercizio
regolare che in caso di incidenti è fissata una distanza minima tra l’area dove vengono
effettivamente svolte le operazioni di smaltimento e/o recupero, indipendentemente dalla
presenza di eventuali opere di mitigazione previste in progetto e i vicini centri urbani.
Le distanze si intendono misurate dalla recinzione dell’impianto;
Si individuano, quindi, specifiche distanze in funzione della tipologia di impianto. Tali
distanze sono desunte sia da indicazioni di legge che da esperienze pregresse.
Il centro abitato è qui considerato come definito dal Art. 3 Comma 1 punto 8 del nuovo
codice della strada D. Lgs. n. 285/19926.
Per le discariche si devono rispettare le seguenti distanze (secondo quanto previsto dal
PRGR):
Distanza
minima
dal
centro abitato
discariche di
inerti (tab 3
D.M.
3/03/2003)
discariche di
inerti (≠ tab
3 D.M.
3/03/2003)
discariche di
rifiuti non
pericolosi
non
putrescibili
discariche di
rifiuti non
pericolosi
putrescibili
discariche di
rifiuti
pericolosi
50 m
100 m
200 m
400 m
400 m
Per gli impianti di trattamento termico la distanza è variabile; infatti, individuata una
"macroarea" potenzialmente idonea, la scelta dell'ubicazione finale dell'impianto dovrà tener
conto di una distanza minima di sicurezza dai vicini centri abitati; l’esatta localizzazione
deriverà da uno studio di approfondimento sulle condizioni climatologiche locali,
considerando aspetti quali:
• la direzione e la velocità dei venti predominanti,
• le caratteristiche meteorologiche incidenti sulla zona,
• l'altezza del camino, infine il tipo e la qualità dell'emissione.
La scelta finale ricadrà sulle zone che garantiranno una ricaduta minima sui centri abitati di
sostanze nocive al suolo, stando ai parametri previsti dal D.M. n. 60/2002, dalla Direttiva n.
61/1996 e dalla L. 372/1999.
Diverse tra le tipologie di impianti di cui alla lettera C (impianti di trattamento chimico fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici) sono tipicamente collocabili
all’interno di insediamenti produttivi nell’ambito di aree industriali o connessi fisicamente e
funzionalmente ad impianti di depurazione delle acque reflue; gli impatti che tali attività
determinano sono quindi per lo più riconducibili all’insediamento nell’ambito del quale si
trovano inserite; dovranno essere valutate nello specifico le condizioni insediative in
relazione alla stima degli impatti prevedibili e saranno valutate in sede autorizzativa
prescrizioni per il contenimento di specifici impatti in relazione ai centri abitati eventualmente
presenti nelle adiacenze.
Per quanto riguarda gli impianti di trattamento degli inerti la localizzazione ideale è da
ritenersi preferenziale all’interno di cave attive o dismesse purchè compatibili con il piano di
6
“Centro abitato: insieme di edifici, delimitato lungo le vie di accesso dagli appositi segnali di inizio e fine. Per
insieme di edifici si intende un raggruppamento continuo, ancorché intervallato da strade, piazze, giardini o simili,
costituito da non meno di venticinque fabbricati e da aree di uso pubblico con accessi veicolari o pedonali sulla
strada.”
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 332 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
ripristino delle stesse; la distanza dai centri abitati è sicuramente un fattore da considerare;
le soluzioni progettuali adottate (es collocazione dell’impianto a quota depressa rispetto al
piano campagna) così come le misure mitigative adottate (ad esempio piantumazioni per il
contenimento delle emissioni di polveri e rumori), consentiranno di definire la compatibilità
con centri abitati eventualmente collocati nelle adiacenze.
Per gli impianti di compostaggio e di selezione/stabilizzazione o altri trattamenti
meccanico biologici, la distanza minima dai centri abitati, secondo le indicazioni del PRGR,
deve essere di 500 m.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per tutte le tipologie di impianto fatte salve le
indicazioni fornite per le tipologie di impianto dei
Gruppi B e C (limitatamente a impianti di
trattamento
chimico-fisico,
impianti
di
inertizzazione o altri trattamenti specifici)
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Da identificare una fascia di rispetto adeguata in
funzione della tipologia di impianto
FONTE DATI
•
•
Strumenti urbanistici comunali
ISTAT
Distanza da case sparse - PRGR
Analogamente a quanto previsto per i centri abitati, deve essere considerata anche una
distanza da mantenere nei confronti di case sparse. Si precisa tuttavia che la distanza tra
impianti e abitazioni sparse potrà essere inferiore a quella prevista per i centri abitati in
presenza di opere di compensazione finalizzate all’adeguato contenimento degli eventuali
disagi; tali misure saranno da valutare caso per caso in fase di micro-localizzazione e di
progetto.
Le distanze si intendono misurate dalla recinzione dell’impianto.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
•
•
•
Strumenti urbanistici comunali
ISTAT
CTR Scala 1:10.000 e Aerofotogrammetrici scala 1 :2.000
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 333 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Distanza minima dalle discariche in esercizio, esaurite o da bonificare - PRGR
Ai sensi dell’art. 8 comma 7 della L.r. 12/2007, le Province nell’ambito del PPGR, in
considerazione delle caratteristiche ambientali e delle eventuali criticità in essere, dovranno
stabilire alcuni limiti da rispettare nella localizzazione di nuovi impianti a discarica, che
prevedano in particolare una distanza minima dagli impianti già in esercizio, esauriti o da
bonificare.
Al fine di garantire la possibilità di realizzare le necessarie infrastrutture per il monitoraggio
della falda acquifera (piezometri di monte e valle) nonché di intervento di emergenza
(eventuali pozzi di spurgo della falda), deve essere mantenuta una distanza di rispetto tra
discariche diverse di almeno 50 metri (misurati a bordo vasca); nel caso di falde molto
profonde, in sede di VIA può essere valutata una distanza maggiore da valutarsi caso per
caso, dietro puntuale valutazione delle caratteristiche idrogeologiche del terreno,
dell’andamento, della portata e dell’isolamento della falda stessa.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per gli impianti del Gruppo A. Il criterio non si
applica agli ampliamenti.
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Da identificare una fascia di rispetto adeguata in
funzione della tipologia di bene che della
tipologia di impianto
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
10.2.1.9.
Tutela della qualita’ dell’aria
Questo criterio riguarda esclusivamente gli impianti di trattamento termico e ne considera
l’impatto ambientale dovuto alle emissioni aeriformi che può interessare porzioni consistenti
di territorio. Gli effetti possono variare in funzione della tecnologia adottata, delle modalità
gestionali dell’impianto e delle condizioni atmosferiche.
Zona A1 (ex zone critiche) (Piano Regionale Qualità Aria (Dgr n. 35196/1998) e Dgr n.
7/6501/01 allegato C - Dgr n. 5290/07 allegato 1: Zona A1), PTCP, art.99
In Zona A1 ricadono i seguenti Comuni della Provincia di Bergamo: Alzano Lombardo,
Bergamo, Ranica, Torre Bondone, Gorle, Mozzo, Curno, Treviolo, Osio Sopra, Orio al Serio,
Azzano San Paolo, Grassobio, Brusaporto, Pedrengo, Montello, San Paolo d’Argon, Albano
S.A., Torre dè Roveri, Scanzioroscaite, Villa di Serio, Dalmine, Lallio, Nembro, Osio Sotto,
Ponte S.Pietro, Seriate. A questi 26 comuni è in fase di previsione la possibilità di
aggiungere altri quattro comuni: Boltiere, Ciserano, Arcene, Treviglio.
Gli impianti alimentati a cdr (rifiuti non pericolosi) o a biomasse sono autorizzabili solo se nei
mesi invernali alimentano reti di teleriscaldamento con potenza impiegata mediamente nel
periodo invernale nella fornitura calore > 50%. Limiti di emissione ai sensi del DM 05/02/98,
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 334 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
limite di emissione per gli NOx pari a 80 mg/ Nm3 (riferito a gas secchi a condizioni normali
con l’11 % di Ossigeno libero nei fumi).
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per i gli impianti del Gruppo B
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Piano di qualità dell’aria Regione Lombardia
Zone A2 e C1 (ex zone di risanamento) (Piano Regionale Qualità Aria (Dgr n. 35196/1998) e
Dgr n. 7/6501/01 allegato C - Dgr n. 5290/07 allegato 1: Zona A1)
Gli impianti di cdr sono autorizzabili solo se vengono rispettati i limiti di emissione dettati dal
Decreto Ministeriale 5 febbraio 1998, in particolare il limite di emissione per gli NOx che è
fissato pari a 110 mg/Nm3 (riferito a gas secchi a condizioni normali con l’11 % di Ossigeno
libero nei fumi).
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per i gli impianti del Gruppo B
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Piano di qualità dell’aria Regione Lombardia
Zone B e C2 (ex zona di mantenimento) (Piano Regionale Qualità Aria (Dgr n. 35196/1998)
e Dgr n. 7/6501/01 allegato C - Dgr n. 5290/07 allegato 1: Zona A1)
Gli impianti di cdr sono autorizzabili solo se vengono rispettati i limiti di emissione dettati dal
Decreto Ministeriale 5 febbraio 1998.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 335 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per i gli impianti del Gruppo B
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Piano di qualità dell’aria Regione Lombardia
10.2.1.10.
Previsioni strumenti urbanistici comunali
Destinazione urbanistica: aree residenziali (Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi; PRGR)
Nel rispetto dei principi urbanistici e della salute umana, non si ritengono idonei alla
localizzazione di impianti per la gestione dei rifiuti, i seguenti ambiti individuati ai sensi della
L.r. 12/2005 e smi:
centri e nuclei storici,
ambiti residenziali consolidati,
ambiti residenziali di espansione
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Aree in vincolo idrogeologico (R. D. 30 dicembre 1923, n. 3276, L.R. n. 27/2004 art. 5)
Sono sottoposti a vincolo per scopi idrogeologici i terreni di qualsiasi natura e destinazione,
che possono perdere stabilità o turbare il regime delle acque (art. 1 R. D. n. 3267/23).
Sono vietati interventi di trasformazione dell’uso del suolo salvo autorizzazione rilasciata in
conformità alle informazioni idrogeologiche contenute negli studi geologici dei PRG, nei
PTCP, nei PIF.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 336 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MACROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
Classe fattibilità studio geologico comunale (DGR 22 dicembre 2005 n. 8/1566; PPGR)
Con riferimento ai ”Criteri ed indirizzi per la definizione della componente geologica,
idrogeologica e sismica del piano di governo del territorio, in attuazione dell’art. 57 della L.R.
11 marzo 2005, n. 12” (approvati con D.G.R. n. 8/1566 del 22/12/2005), che definiscono le
classi di fattibilità geologica di interventi sul territorio, l’appartenenza di un’area alla Classe 4
comporta gravi limitazioni all’utilizzo a scopi edificatori e/o alla modifica della destinazione
d’uso e deve essere esclusa qualsiasi nuova edificazione. La realizzazione di infrastrutture
pubbliche o di interesse pubblico è consentita ma va valutata caso per caso e rapportata al
tipo di rischio o dissesto, dietro presentazione di relazione geologica e geotecnica che
dimostri la compatibilità dell’intervento con la situazione di rischio presente.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PENALIZZANTE
Classe di fattibilità 4: Per tutte le tipologie di
impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Zone e fasce di rispetto (D. L. 285/92; D.M. n. 1404/68; D.P.R. n. 753/80., D.P.R. n. 495/92;
RD. n. 327/42, art. 79 PTCP)
Le fasce di rispetto dalle infrastrutture hanno funzione di salvaguardia, per consentire
eventuali ampliamenti delle infrastrutture stesse, e di sicurezza; sono previste da varie leggi
e dalla pianificazione territoriale.
Si specifica, comunque, che il livello prescrittivo di esclusione deve essere verificato con
quanto disposto dalla normativa tecnica di riferimento per ciascuna tipologia di infrastruttura.
Il D.P.R. n. 495/92, all’art. 26, fissa fasce di salvaguardia in funzione del tipo di strada, per le
ferrovie si fa riferimento all’art. 1 del D.P.R n. 753/80.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 337 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Per i cimiteri l’art. 338 del T.U. delle leggi sanitarie n. 1265/34 fissa una fascia di rispetto
minima di 200 m. Tale fascia è confermata anche dall’art. 8 del Regolamento Regionale del
9 novembre 2004 n. 6.7.
In sintesi, in base alla normativa sopra riportata, per tutte le tipologie di impianto le fasce di
rispetto proposte sono:
Tipologia
Fascia di rispetto
Strade di tipo A-autostrade
60m
strade di tipo B-Strade di grande comunicazione o di traffico
40m
elevato, strade statali
strade di tipo C- Strade di media importanza, strade provinciali
30m
strade di tipo D-Strade di interesse locale, strade comunali
20m
ferrovie
30 m
Impianti di depurazione
100 m
aeroporti
Da definire (*)
cimiteri
200 -50 m
(*)Per aeroporti è stato emanato il Nuovo Decreto Legislativo 9 maggio 2005, n. 96 che
modifica il Codice della navigazione limitatamente alla parte relativa all’aeronautica, il
quale dice:
• Art. 707 (Determinazione delle zone soggette a limitazioni). - Al fine di garantire la
sicurezza della navigazione aerea, l'ENAC individua le zone da sottoporre a vincolo
nelle aree limitrofe agli aeroporti e stabilisce le limitazioni relative agli ostacoli per la
navigazione aerea ed ai potenziali pericoli per la stessa, conformemente alla
normativa tecnica internazionale. Gli enti locali, nell'esercizio delle proprie
competenze in ordine alla programmazione ed al governo del territorio, adeguano i
propri strumenti di pianificazione alle prescrizioni dell'ENAC.
• Le zone di cui al primo comma e le relative limitazioni sono indicate dall'ENAC su
apposite mappe pubblicate mediante deposito nell'ufficio del comune interessato.
• Nelle direzioni di atterraggio e decollo possono essere autorizzate opere o attività
compatibili con gli appositi piani di rischio, che i comuni territorialmente competenti
adottano sentito l'ENAC.
L’ENAC ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 12 marzo 2008 il “Regolamento per la
costruzione e l’esercizio degli aeroporti” - Edizione 2 - Emendamento 4 del 30 gennaio 2008.
Nell’ambito del Regolamento si dispongono le modalità operative da adottare per la
definzione delle fasce di rispetto da definire per ciascun aeroporto. (Capitolo 4 del
Regolamento § 5-9).
In generale, la fascia di rispetto entro la quale devono essere previste le norme più restrittive
in termini di altezza degli edifici, per aeroporti aventi pista di atterraggio superiore a 1.800 m,
è di 4 km dall’asse della pista stessa.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
ESCLUDENTE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
7
Il R.R. n. 6/2004 prevede la possibilità da parte dei Comuni di ridurre tale fascia fino ad un minimo di 50 metri previo parere
favorevole dell’ASL e dell’ARPA.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 338 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
FONTE DATI
10.2.1.11.
Aspetti strategico-funzionali
Vicinanza ad impianti di trattamento e recupero di rifiuti (PRGR)
Secondo le indicazioni del PRGR è preferibile localizzare un impianto in aree limitrofe ad
impianti di trattamento e recupero rifiuti già esistenti.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per impianti dei Gruppi A e C
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Destinazione urbanistica : aree agricole (Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi; PRGR)
Secondo le indicazioni del PRGR, le Discariche, i Compostaggi e la depurazione biologica
dei fanghi riutilizzabili in agricoltura, in virtù del trattamento, trovano miglior collocazione fuori
dai centri abitati, in zona agricola.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per impianti del Gruppo A e per alcuni impianti
del Gruppo C (Compostaggi e la depurazione
biologica dei fanghi)
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Destinazione urbanistica : ambiti industriali e servizi tecnologici (Ambiti di PGT, L.r. 12/2005
e smi; PRGR)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 339 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Sono da considerarsi idonei i soli ambiti produttivi/artigianali operativi o dimessi, eccetto per
le Discariche, i Compostaggi e la depurazione biologica dei fanghi riutilizzabili in agricoltura.
Inoltre, l’individuazione nell’ambito dello strumento urbanistico comunale di un’area destinata
a servizi tecnologici implica che siano già riconosciuti determinati requisiti di carattere
territoriale cui devono ottemperare anche le tipologie di strutture in oggetto.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per impianti dei Gruppi B e C (esclusi i
Compostaggi e la depurazione biologica dei
fanghi)
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Preesistenza di infrastrutture (buona viabilità d’accesso) e dell’acquedotto (PRGR)
La disponibilità di buona accessibilità stradale primaria e secondaria costituisce un fattore
importante di localizzazione, così come la presenza di una buona infrastrutturazione
tecnologica (acquedotto, fognatura etc.)
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Vicinanza ad aree di maggiore produzione di rifiuti (PRGR)
Si tratta di considerare la baricentricità rispetto al bacino di produzione.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Proposta di Piano - Relazione
.
Aprile 2008
Pagina 340 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
FONTE DATI
•
-
Presenza di Cave (D.M. 16/5/89; D.L. 22/97; D.L. 36/2003, L.R. n. 14/1998; art. 76 PTCP)
Le aree già degradate dalla presenza di cave, se rispondenti agli altri criteri di localizzazione
e fermo restando l’idoneità idrogeologica del sottosuolo, possono rappresentare
un’opportunità per la localizzazione degli impianti di smaltimento di rifiuti, in particolare di
discariche. Il loro utilizzo contribuisce a limitare il consumo di aree “integre” e consente di
ripristinare l’aspetto fisico originario dei luoghi. Le cavità prodotte dall’attività estrattiva
possono essere colmate con rifiuti fino al piano campagna. In fase di microlocalizzazione si
effettua la verifica dell’effettiva idoneità dei siti, si identificano i fattori di condizionamento o di
preferenza. La presenza di edifici e di strutture (es. ex-fornaci) potrebbe essere utilizzata per
la localizzazione di impianti di trattamento.
Secondo il PRGR i i piani cave provinciali, prevedono a cessata attività gli interventi di
ripristino delle cave; tra questi è contemplato anche il riempimento fino al piano campagna,
mediante discarica. A meno che non sia espressamente vietato dal piano cave vigente: in tal
caso, nei limiti di quanto previsto dal piano stesso, la presenza di cave diventa fattore
escludente.
Le localizzazioni che interessino aree di cava dovranno, nel caso di attività estrattive previste
dal Piano Cave, essere rese coerenti con i Piani di ripristino già autorizzati; nel caso di cave
abbandonate e dismesse (preesistenti alla normativa vigente) nonché di cave di prestito
dovrà, a cura del soggetto proponente, essere presentato un programma di ripristino
ambientale da concordare in relazione alla tipologia dell’impianto ed alle caratteristiche
dell’area di intervento.
Il PTCP riporta il perimetro dei Poli Estrattivi designati dal Piano Cave vigente in Tavola
E.2.2 e E.4.; tali aree sono normate dall’articolo 76 del PTCP.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per tutte le tipologie di impianto del Gruppi A
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Tavola E.4. e Piano Cave
Aree da bonificare (D.M. n. 16/5/89, D.L. n. 22/97 D.lgs 152/06)
Aree degradate da bonificare, se rispondenti agli altri criteri di piano e di dimensioni
adeguate, possono rappresentare un’opportunità per la localizzazione degli impianti in
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 341 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
quanto la loro realizzazione può rappresentare l’occasione per finanziare la bonifica dei siti
compromessi da attività precedenti.
Secondo il PRGR la presenza e la densità di siti contaminati sul territorio, rilevati
dall’Anagrafe regionale dei siti inquinati, e la limitazione della movimentazione dei rifiuti sul
territorio sono fattori privilegianti ai fini dell’individuazione dei poli di smaltimento.
In questa fase si possono raccogliere informazioni sulle dimensioni delle aree, il tipo di
contaminazione, l’eventuale proposta di ripristino e riutilizzo e si effettua la verifica
dell’effettiva idoneità dei siti, si identificano i fattori di condizionamento o di preferenza.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
-
Profondità della falda((D.lgs n.36/03; PRGR)
Risulta preferenziale, soprattutto nel caso di localizzazione di discariche, la condizione in cui
la fluttuazione della falda dal piano di campagna si mantiene a -5 m sotto il piano di
campagna.
La soggiacenza della falda andrà verificata puntualmente nell’ambito della verifica di
compatibilità della localizzazione di un impianto. A scala provinciale e in linea generale la
soggiacenza di riferimento è quella riportata nella Tavola C.1.2. dell’Atlante cartografico del
PTCP; tale parametro dovrà essere verificato a scala locale.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per le tipologie di impianto del Gruppo A
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ Strumenti urbanistici comunali e/o verifica puntuale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 342 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Suolo interessato da barriera geologica naturale (D.lgs n.36/03; PRGR)
Dovranno essere verificate le disposizioni del D.lgs 36/2003, per quanto concerne la
presenza di un’adeguata “barriera geologica”. Per barriera geologica naturale si intende un
orizzonte di terreno che abbia le seguenti caratteristiche di permeabilità:
Substrato base e fianchi
Rifiuti inerti:
spessore min. 1m
k ≤ 1x10-7 m/s
Rifiuti non pericolosi:
spessore min. 1m
k ≤ 1x10-9 m/s
Rifiuti pericolosi:
spessore min. 5m
k ≤ 1x10-9 m/s
Se tali condizioni sono rispettate questo rappresenta un fattore preferenziale per la
localizzazione delle discariche.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per le tipologie di impianto del Gruppo A
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
FONTE DATI
ƒ Strumenti urbanistici comunali e/o verifica puntuale.
Preesistenza reti di monitoraggio su varie componenti ambientali (PRGR)
La preesistenza di una rete di monitoraggio ambientale costituisce un fattore preferenziale; la
disponibilità di dati pregressi consente la disponibilità di informazioni sito specifiche utili a
valutare l’idoneità di un sito a sopportare nuovi insediamenti oltre che costituire uno
strumento utile alle future valutazioni in merito all’impatto determinato dalle nuove
realizzazioni.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
-
Vicinanza a possibili utenze di teleriscaldamento (riutilizzo calore residuo) (PRGR)
Tale fattore costituisce elemento preferenziale per l’ottimizzazione dell’insediamento di
impianti di termovalorizzazione e recupero energetico dei rifiuti; la possibilità di attivare reti di
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 343 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
teleriscaldamento può consentire la sostituzione di emissioni in sito e quindi attivare
interventi che possono portare al miglioramento della qualità ambientale dell’area interessata
all’insediamento di nuovi impianti.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per le tipologie di impianto del Gruppo B
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Vicinanza a strutture di servizio, a reti di energia elettrica, elettrodotti e/o sottostazioni per
vettoriamento energia elettrica (PRGR)
La presenza e/o la vicinanze di reti per la fornitura di energia elettrica costituisce elemento
preferenziale per l’ottimizzazione dell’insediamento di impianti di termovalorizzazione e
recupero energetico dei rifiuti.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per le tipologie di impianto del Gruppo B
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
Attrezzature sovracomunali e di interesse provinciale (PTCP NTA Art. 101)
Aree finalizzate alla localizzazione di interventi di rango provinciale tra le cui categorie
ammesse vi sono gli insediamenti produttivi e le aree ecologicamente attrezzate di carattere
sovracomunale.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per impianti dei Gruppi B e C
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
Proposta di Piano - Relazione
.
Aprile 2008
Pagina 344 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
FONTE DATI
•
PTCP art. 101 Tavola E.4
Disponibilità aree di contorno all’impianto tali da permettere la realizzazione degli interventi di
mitigazione
La disponibilità di ampie superfici a contorno dell’area strettamente individuata per
l’insediamento dei nuovi impianti è fattore preferenziale; tali aree potranno infatti utilizzate sia
per ottimizzare i necessari interventi mitigativi (es. impatti sul paesaggio), che per interventi
indirizzati al riequilibrio dei fattori ambientali interferiti dall’esercizio dell’impianto (es.
interventi di piantumazione che possano contribuire al miglioramento della qualità dell’aria).
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per tutte le tipologie di impianto
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
-
Possibilità di attivare il trasporto intermodale dei rifiuti
La possibilità di attivazione del trasporto intermodale da la possibilità di ottimizzare il sistema
dei trasporti riducendone gli impatti ambientali; il trasporto intermodale (ad es. con il ricorso
al vettore ferroviario), potrebbe risultare di interesse soprattutto per il conferimento a destino
finale dei residui del trattamento termico.
LIVELLO DI PRESCRIZIONE
PREFERENZIALE
Per le tipologie dei impianto del Gruppo B
SCALA DI APPLICAZIONE
MICROLOCALIZZAZIONE
.
FONTE DATI
•
Strumenti urbanistici comunali
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 345 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
10.2.2.
Macrolocalizzazione
10.2.2.1.
Sintesi dei
macrolocalizzazione
criteri
da
applicare
in
fase
di
Nel seguito si propone una tabella di sintesi dei criteri da applicare alle diverse tipologie di
impianto in fase di macrolocalizzazione (escludenti e penalizzanti), desunti dalla descrizione
riportata nel paragrafo precedente.
Tabella 1 –Sintesi dei fattori considerati in fase di MACROLOCALIZZAZIONE
Uso del suolo
Fattore ambientale
A
B
Aree boscate (Dlgs 42/04; L.R.
P
P
27/04)
Tutela delle risorse idriche
Aree inserite nel PTUA (l.r. 26/03 )
P
P
Zone vulnerabili ai sensi dell'Allegato
P
P
10 PTUA; art 44 PTCP
Tutela da dissesti e calamità
Fattore ambientale
A
B
Aree soggette a rischio idraulico
E
E
(PAI; PTCP)
Aree caratterizzate dall'instabilità del
E
E
suolo (art. 9 PAI; PTCP art. 43)
Aree soggette a rischio idrogeologico
E
E
molto elevato (PAI, PS267; PTCP
art. 41)
Comuni a rischio sismico (DGR
P
P
1464/03) – Classe 2
Tutela dell’ambiente naturale
Fattore ambientale
A
B
Sistema delle aree protette:
ƒ Parchi e riserve naturali
E
E
regionali
ƒ Monumenti naturali
Sistema delle aree protette:
Si rimanda alle
Si rimanda alle
ƒ Parchi regionali dotati di
indicazioni di
indicazioni di
PTC
ciascun PTC
ciascun PTC
Sistema delle aree protette:
P
P
ƒ Parchi regionali privi di PTC
Sistema delle aree protette:
ƒ PLIS
P
P
ƒ Aree parchi fluviali (PTCP)
ƒ Aree di rilevanza ambientale
Rete Natura 2000 (SIC e ZPS)
E
E
E
E
Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti
P
P
Fascia di tutela di 300 m dal
Per le varianti
Per le varianti
perimetro dei siti Rete Natura 2000
sostanziali agli
sostanziali agli
Zone inerenti alla pianificazione
venatoria provinciale (L.R. 26/93)
Proposta di Piano - Relazione
C
P
P
P
C
E
E
E
P
C
E
Si rimanda alle
indicazioni di
ciascun PTC
P
P
E
E
Per i nuovi impianti
P
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
P
P
P
Aprile 2008
Pagina 346 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Caratteri fisico-morfologici del paesaggio
Fattore ambientale
A
B
Aree di elevata naturalità di cui
E
E
all’art. 17 del PTPR
Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.)
Fattore ambientale
A
B
E
E
Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti
P
P
Bellezze d'insieme (D.Lgs. 42/04,
Per le varianti
Per le varianti
art. 136, comma 1, lettere c - d)
sostanziali agli
sostanziali agli
Contesti
a
vocazione
agricola
caratterizzati dalla presenza del
reticolo irriguo, dalla freq. di presenze
arboree e dalla presenza di elementi e
strutture
edilizie
di
preminente
significato storico culturale (art. 60
PTCP) e Aree di colture agrarie con
modeste connotazioni arboree, irrigue,
fondiarie (art. 61 PTCP)
Paesaggio agrario e delle aree
coltivate (PTCP): art 63 PTCP
Aree agricole con finalità di
protezione e conservazione (PTCP
art.65)
Ambiti
di
valorizzazione
e
riqualificazione e/o progettazione
paesistica (PTCP art. 66)
Rete ecologica (PTCP NTA 74 e 75)
Proposta di Piano - Relazione
E
C
E
Per i nuovi impianti
P
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
E
E
E
E
E
E
E
E
E
A
B
C
E
E
E
P
P
P
P
P
P
P
P
(salvo gli impianti di
compostaggio)
E
E
E
P
P
P
P
P
P
P
P
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
Montagne – quota 1600 m s.l.m.
(D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1,
lett. d);
Zone di interesse archeologico
(D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1,
lett. M; PTCP art. 73);
Distanza da sponde dei laghi
(D.Lgsl. n. 42/04 art. 142 comma 1,
lettera b)
Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo
Fattore ambientale
Paesaggio della Naturalità (PTCP):
• Zone umide
• Pascoli d’alta quota
• Zone culminali, vedrette
Paesaggio della Naturalità (PTCP):
• Contesti ad elevato valore
naturalistico
• Versanti Boscati
Paesaggio montano debolmente
antropizzato e paesaggio montano
antropizzato con insediamenti sparsi
(art. 58 PTCP) e Versanti delle zone
collinari e pedemontane (art. 59
PTCP)
C
Aprile 2008
P
Pagina 347 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Tutela della qualità dell’aria
Fattore ambientale
Zona A1
Zone A2 e C1
Zone B e C2
Destinazione urbanistica
Fattore ambientale
Vincolo idrogeologico
A
B
P
P
P
C
A
P
B
P
C
P
Dove:
A
B
discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi
impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi
impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici, impianti di
trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e impianti di compostaggio
C
10.2.2.2.
Macrolocalizzazione - applicazione dei criteri escludenti
Questa fase di macrolocalizzazione consiste nell’applicare i vincoli ritenuti “escludenti” su
tutto il territorio provinciale; si tratta quindi di criteri, definiti in base a quanto predisposto dal
PRGR, di tipo areale e generalmente piuttosto estesi poiché il dato deve essere omogeneo e
facilmente leggibile ad una scala piuttosto ridotta (1:25.000).
Nella tabella seguente è riportato l’elenco dei criteri di localizzazione cartografabili (con i
relativi indicatori) che costituiscono motivo di esclusione dalla localizzazione per le tipologie
di impianti previste dal PPGR:
•
Tabella 2 – Elenco dei fattori escludenti considerati – Macrolocalizzazione
Il PPGR è corredato della versione cartografica (Tavola 1 di piano suddivisa in 11 quadri
formato A0, numerati da A a M) alla scala 1:25.000.
Nella Tavola 1 si indicano, con una colorazione differente anche i confini dei parchi regionali
dotati di un proprio Piano Territoriale al quale si rimanda per la definizione del livello di
prescrizione da applicare nel proprio territorio. In particolare si ricorda che:
• il Parco Regionale delle Orobie, privo di PTC, è da considerare penalizzante, quindi
non compare in Tavola 1;
• il Parco Naturale dell’Adda e il Parco Naturale dei Colli di Bergamo sono escludenti;
• gli altri Parchi Regionali assumono in Tavola 1 colorazione differente perché si
rimanda a quanto disposto dai rispettivi PTC.
In Tavola 1, si differenziano con diverso colore anche quei tematismi che risultano essere
escludenti per i nuovi impianti ma penalizzanti per le varianti sostanziali. Infine in Tavola 1
sono riportate le destinazioni d’uso, ricavate dal MISURC, riferite alle sole aree residenziali
(Centri e nuclei storici, ambiti residenziali consolidati, ambiti residenziali di espansione)
escluse da ipotesi localizzative; la rappresentazione ha tuttavia carattere indicativo e tali
perimetrazioni andranno confermate in fase di microlocalizzazione.
Si ricorda che le macroaree potenzialmente idonee così identificate dovranno essere, in
fase attuativa, “vagliate” ad una scala adeguata (1:10.000) in modo da applicare ulteriori
criteri di esclusione che per loro natura (puntuali, poco omogenei etc.) sono da ritenersi di
“microlocalizzazione”.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 348 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
A questo livello, quindi è possibile affermare che si sono identificate le aree sicuramente
NON idonee alla localizzazione per l’intero territorio provinciale.
Per evidenziare in modo compatto il risultato dell’applicazione dei criteri alla scala di
macrolocalizzazione, la figura seguente riporta, alla scala 1:250.000, una rappresentazione
del contenuto della Tavola 1.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 349 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 350 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Tabella 2 – Elenco dei fattori escludenti considerati in fase di MACROLOCALIZZAZIONE
Tutela da dissesti e calamità
Fattore ambientale
A
B
C
Aree soggette a rischio idraulico
E
E
E
(PAI; PTCP)
Aree caratterizzate dall'instabilità del
E
E
E
suolo (art. 9 PAI; PTCP art. 43)
Aree soggette a rischio idrogeologico
E
E
E
molto elevato (PAI, PS267; PTCP
art. 41)
Tutela dell’ambiente naturale
Fattore ambientale
A
B
C
Sistema delle aree protette:
ƒ Parchi e riserve naturali
E
E
E
regionali
ƒ Monumenti naturali
Sistema delle aree protette:
Si rimanda alle
Si rimanda alle
Si rimanda alle
ƒ Parchi regionali dotati di
indicazioni di
indicazioni di
indicazioni di
PTC
ciascun PTC
ciascun PTC
ciascun PTC
Rete Natura 2000 (SIC e ZPS)
E
E
E
Fascia di tutela di 300 m dal
E
E
E
perimetro dei siti Rete Natura 2000
Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti
Caratteri fisico-morfologici del paesaggio
Fattore ambientale
A
B
C
Aree di elevata naturalità di cui
E
E
E
all’art. 17 del PTPR
Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.)
Fattore ambientale
A
B
C
Bellezze d'insieme (D.Lgs. 42/04,
E
E
E
art. 136, comma 1, lettere c - d)
Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti Per i nuovi impianti
Montagne – quota 1600 m s.l.m.
(D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1,
E
E
E
lett. d);
Zone di interesse archeologico
E
E
E
(D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1,
lett. m; PTCP art. 73);
Distanza da sponde dei laghi
E
E
E
(D.Lgsl. n. 42/04 art. 142 comma 1,
lettera b)
Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo
Fattore ambientale
A
B
C
Paesaggio della Naturalità (PTCP):
• Zone umide
E
E
E
• Pascoli d’alta quota
• Zone culminali, vedrette
Paesaggio agrario e delle aree
E
E
E
coltivate (PTCP): art 63 PTCP
Dove:
discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi
A
impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi
B
C
impianti di trattamento chimico – fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti specifici,
impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e impianti di
compostaggio
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 351 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
A commento della Tavola 1 e per un sua più agevole lettura, nel seguito si propongono una
serie di Figure che rappresentano i singoli criteri riportati in Tabella 2. In tal modo è possibile
verificare come ognuno di essi influisca nella redazione della Tavola di piano.
TUTELA DA DISSESTI E CALAMITÀ
Aree soggette a rischio idraulico (PAI; PTCP)
Comprende:
- le Fasce fluviali Piano Stralcio dell’Autorità di Bacino
- le “Aree allagabili e alluvionabili”, individuate dal PTCP (Elaborato C.1.3.) che comprendono:
o Aree in cui sono verificati eventi alluvionali
o Aree potenzialmente allagabili o alluvionabili
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 352 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DA DISSESTI E CALAMITÀ
Aree caratterizzate dall'instabilità del suolo (art. 9 PAI; PTCP art. 43)
Comprende:
ƒ
Aree in dissesto normate dall’art. 9 del PAI (Allegato 4.2) e cartografate nella Tavola E.1. del
PTCP di Bergamo (art. 41 NTA):
aree interessate da frane attive (Fa) e quiescenti (Fq);
esondazioni a pericolosità elevata (Eb) e molto elevata (Ee);
conoidi non protetti (Ca) e parzialmente protetti (Cp);
valanghe (Ve, Vm).
ƒ
Aree individuate dall’art. 43 del PTCP e cartografate in Tavola E1; si tratta di:
Aree che non consentono trasformazioni territoriali a causa di gravi situazioni
dovute alla presenza di ambiti a forte rischio idrogeologico (frane/esondazioni)
o ad elevato rischio valanghivo.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 353 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DA DISSESTI E CALAMITÀ
Aree soggette a rischio idrogeologico molto elevato (PAI, PS267; PTCP art. 41)
Comprende:
ƒ
Aree individuate nell'Allegato 4.1 dell' "Atlante dei rischi idraulici e idrologici" - Modifiche e
integrazioni al P.A.I., approvate con deliberazione del Comitato Istituzionale n.18 del 26 aprile
2001 e normate dall’art. 41 del PTCP di Bergamo (cartografate nella Tavola E1).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 354 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DELL’AMBIENTE NATURALE
Sistema delle aree protette
Comprende:
ƒ
aree naturali protette nazionali
ƒ
Parchi naturali regionali,
ƒ
Riserve
ƒ
monumenti naturali
Per i Parchi regionali dotati di PTC si rimanda alle indicazioni di ciascun PTC (in figura i parchi
regionali sono rappresentati in verde chiaro).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 355 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DELL’AMBIENTE NATURALE
Rete Natura 2000
Comprende:
ƒ
Siti di Importanza Comunitaria
ƒ
Zone di Riserva Speciale,
ƒ
Fascia di tutela di 300 m dal perimetro dei siti Rete Natura 2000 (escludente solo per i nuovi
impianti e penalizzanti per le varianti sostanziali agli impianti esistenti che implichino ulteriore
consumo di suolo (in figura la fascia è rappresentata in blu).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 356 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DELL’AMBIENTE NATURALE
Aree di elevata naturalità di cui all’art. 17 del PTPR
Le aree di elevata naturalità individuate in Provincia di Bergamo sono:
ƒ
Valli del Brembo e dell'Adda
ƒ
Valle del Serio
ƒ
Valli d'Iseo e del Cherio
ƒ
Val Camonica
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 357 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (DLGS 42/04 e s.m.i.)
Bellezze d'insieme (D.Lgs. 42/04, art. 136, comma 1, lettere c - d)
Sono soggetti a tali disposizioni
ƒ
i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico
e tradizionale;
ƒ
le bellezze panoramiche considerate come quadri e così pure quei punti di vista o di
belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
Tale criterio è escludente solo per i nuovi impianti e penalizzanti per le varianti sostanziali agli impianti
esistenti che implichino ulteriore consumo di suolo
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 358 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (DLGS 42/04 e s.m.i.)
Montagne – quota 1600 m s.l.m.(D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. d)
Si tratta delle aree di montagna per la parte eccedente 1.600 m s.l.m
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 359 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (DLGS 42/04 e s.m.i.)
Zone di interesse archeologico (D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. m)
Si tratta dei beni e delle aree di interesse archeologico ex art. 142 D. Lgsl. n. 42/04, normate dall’art.
73 del PTCP e riportate sulla cartografia di piano (Tav. E.5.6.).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 360 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
TUTELA DEI BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI (DLGS 42/04 e s.m.i.)
Distanza da sponde dei laghi (D.Lgsl. n. 42/04 art. 142 comma 1, lettera b)
Si tratta dei i territori contermini ai laghi compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea
di battigia, anche per i territori elevati sui laghi.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 361 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
ALTRE TUTELE INTRODOTTE DAL PTCP DI BERGAMO
Paesaggio della Naturalità (PTCP)
Comprende le aree normate dagli artt. 55 e 56 del PTCP:
• Zone umide
• Pascoli d’alta quota
• Zone culminali, vedrette
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 362 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
ALTRE TUTELE INTRODOTTE DAL PTCP DI BERGAMO
Paesaggio agrario e delle aree coltivate (PTCP): art 63 PTCP
Comprende le aree normate dall’art 63 del PTCP: “Paesaggio agrario di particolare valore naturalistico
e paesistico di relazione con i corsi d’acqua principali “
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 363 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
10.2.2.3.
Macrolocalizzazione
penalizzanti
–
applicazione
dei
criteri
Una volta definiti i criteri di ampia scala che sicuramente precludono la localizzazione di un
impianto, il PPGR fornisce, secondo le indicazioni contenute nel Piano Regionale, i criteri da
ritenersi “penalizzanti” cioè fattori e vincoli di natura territoriale che non precludono la
localizzazione di un impianto ma che tuttavia individuano criticità che devono essere
affrontate sia sul piano amministrativo che progettuale. Nel caso di localizzazione di un
impianto, quindi, la presenza di uno o più criteri penalizzanti dovrà essere analizzata nel
dettaglio e, caso per caso, dovranno essere verificate la compatibilità alla realizzazione e le
mitigazioni o gli accorgimenti progettuali da prevedere per poter procedere alla sua
realizzazione.
Anche in tal caso è possibile definire dei criteri estendibili a scala provinciale che quindi
possono essere considerati di “macrolocalizzazione”.
I criteri penalizzanti non sono rappresentati nella cartografia del PPGR, tuttavia si fornisce un
elenco di sintesi dei diversi criteri da applicare (Tabella 3).
Tabella 3 –Elenco dei criteri penalizzanti considerati in fase di MACROLOCALIZZAZIONE
Uso del suolo
Fattore ambientale
A
B
Aree boscate (Dlgs 42/04; L.R.
P
P
27/04)
Tutela delle risorse idriche
Aree inserite nel PTUA (l.r. 26/03 )
P
P
Zone vulnerabili ai sensi dell'Allegato
P
P
10 PTUA; art 44 PTCP
Tutela da dissesti e calamità
Fattore ambientale
A
B
Comuni a rischio sismico (DGR
P
P
1464/03) – Classe 2
Tutela dell’ambiente naturale
Fattore ambientale
A
B
Sistema delle aree protette:
P
P
ƒ Parchi regionali privi di PTC
Sistema delle aree protette:
ƒ PLIS
P
P
ƒ Aree parchi fluviali (PTCP)
ƒ Aree di rilevanza ambientale
P
P
Fascia di tutela di 300 m dal
perimetro dei siti Rete Natura 2000
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
Zone inerenti alla pianificazione
P
venatoria provinciale (L.R. 26/93)
Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.)
Fattore ambientale
A
P
Bellezze d'insieme (D.Lgs. 42/04,
art. 136, comma 1, lettere c - d)
Proposta di Piano - Relazione
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
C
P
P
P
C
P
C
P
P
P
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
P
P
B
P
C
P
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti che
implichino ulteriore
consumo di suolo
Aprile 2008
Pagina 364 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo
Fattore ambientale
A
Paesaggio della Naturalità (PTCP):
• Contesti ad elevato valore
P
naturalistico
• Versanti Boscati
Paesaggio montano debolmente
antropizzato e paesaggio montano
antropizzato con insediamenti sparsi
P
(art. 58 PTCP) e Versanti delle zone
collinari e pedemontane (art. 59
PTCP)
Contesti
a
vocazione
agricola
caratterizzati dalla presenza del
reticolo irriguo, dalla freq. di presenze
arboree e dalla presenza di elementi e
strutture
edilizie
di
preminente
significato storico culturale (art. 60
PTCP) e Aree di colture agrarie con
modeste connotazioni arboree, irrigue,
fondiarie (art. 61 PTCP)
Aree agricole con finalità di
protezione e conservazione (PTCP
art.65)
Ambiti
di
valorizzazione
e
riqualificazione e/o progettazione
paesistica (PTCP art. 66)
Rete ecologica (PTCP NTA 74 e 75)
Tutela della qualità dell’aria
Fattore ambientale
Zona A1
Zone A2 e C1
Zone B e C2
Destinazione urbanistica
Fattore ambientale
Vincolo idrogeologico
B
C
P
P
P
P
P
P
(salvo gli impianti di
compostaggio)
P
P
P
P
P
P
P
P
A
B
P
P
P
C
A
P
B
P
C
P
P
Dove:
A
B
C
discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi
impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi
impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti
specifici, impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e
impianti di compostaggio
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 365 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
10.2.3.
Microlocalizzazione
La Fase di microlocalizzazione prevede l’applicazione di criteri escludenti, penalizzanti e
preferenziali, di tipo specifico per tipologia di impianto. Tali criteri comprendono elementi e
vincoli territoriali spesso leggibili solo a una scala equivalente almeno alla CTR regionale
(scala 1:10.000). Vista la loro natura, quindi, il PPGR si limita a individuare tali criteri, a
descriverli e a fornire specifiche modalità di applicazione che poi saranno adottate in una o
più macroarea potenzialmente idonea, allo scopo di verificare l’effettiva possibilità e/o
l’opportunità di localizzare un impianto.
10.2.3.1.
Microlocalizzazione – applicazione dei criteri escludenti
e penalizzanti
Le categorie di criteri da applicare sul territorio per le diverse tipologie di impianti in questa
fase riguardano:
a) Tutela della Popolazione
b) Protezione di beni storici e risorse naturali
c) Uso del suolo
d) Protezione delle risorse idriche
e) Previsioni P.R.G. comunali
Nel § 10.2.1 questi sono descritti nel dettaglio. Oltre alla definizione del criterio vengono
descritte anche le modalità specifiche di applicazione dei criteri di microlocalizzazione
determinate sia in funzione della tipologia di impianto che dalle caratteristiche dimensionali
dei singoli elementi. In particolare, ci si riferisce alle diverse modalità di applicazione di un
criterio escludente in corrispondenza di un elemento “puntuale” rispetto ad uno “areale”. A un
vincolo “areale” è infatti facilmente attribuibile la porzione di territorio da escludere: se un
impianto ricade all’interno dell’area non è compatibile, se ne ricade all’esterno può risultare
compatibile rispetto al tipo di vincolo considerato.
Per gli elementi puntuali, invece, al di là di considerare l’elemento in sé escluso (ad esempio
una chiesa, un cascinale etc.), è necessario individuare una distanza “di rispetto” che ne
consenta la piena salvaguardia anche in funzione del tipo di fruizione ipotizzabile per il bene.
Per i beni individui assoggettati al D.lgs 42/04 e s.m.i. (art. 10, 11, 54 e 136) la Regione
Lombardia ha imposto che si disponga una fascia di tutela minima di 1 km dal bene.
Si ricorda che, come già precedentemente detto (§ 10.2.1.6), tale fascia di tutela è da
considerarsi come misura di massima cautela e si dovranno comunque tener conto sia
dell’effettiva sussistenza del bene che la tipologia di impatto atteso.
Nel seguito si propone una sintesi dei criteri e del livello di prescrizione ad essi associata,
rimandando a quanto già esposto nel § 10.2.1. per le indicazioni specifiche in merito alle
modalità per la loro corretta applicazione.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 366 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Tabella 4: Sintesi dei criteri da applicare in fase di microlocalizzazione
Uso del suolo
A
Fattore ambientale
Aree boscate (presenza di una macchia di bosco
E
non trasformabile)
Categorie agricole: zone interessate da risaie (S7),
seminativo semplice misto a risaie (S1r), frutteti
E
(L1) (L5), vigneti (L2), oliveti (L3), pioppeti (L7)
(L8), vegetazione naturale (N9)
Categorie agricole: colture orticole floricole tipiche
di aziende specializzate e vivai di essenze e
legnose agrarie forestali a pieno campo o protette
P
(S3); seminativo
erborato (S2); Colture
ortoflovivaistiche protette (S4); Orti famigliari in
ambito urbano (S6)
Aree di pregio agricolo: DOC, DOGC, lgs. n.
E
228/2001)
Aree di pregio agricolo: DOP, IGP, IGT e aree
interessate da agricolture biologiche o agriturismo
P
(ai sensi dell’art. 21 commi a), b) e c) d. lgs. n.
228/2001)
Tutela delle risorse idriche
A
Fattore ambientale
Distanza da opere di captazione di acqua destinata
al consumo umano ad uso potabile mediante
E
infrastrutture di pubblico interesse (D.g.r. n.152/99)
Distanza dal corso d'acqua e dai laghi (Reg. decr.
E
n.523/1904)
Distanza dal reticolo idrico di bonifica consortile
E
(Reg. decr. n. 368/1904)
E
Aree di protezione della falda superficiale
(salvo le disc. ai
B
C
E
E
E
E
P
P
E
E
P
P
B
C
E
E
E
E
E
E
P
P
E
E
B
C
E
E
E
E
E
E
punti A e B)
Tutela da dissesti e calamità
Aree caratterizzate dall'instabilità del suolo
E
(Verifica a scala comunale)
Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.)
A
Fattore ambientale
Beni culturali (D.lgs. n. 42/2004, art. 10 commi
E
2/3/4, art. 11 comma 1 e art. 54)
Fascia di tutela di 1 km dal perimetro del bene
E
culturale8
Bellezze individue (D.Lgs. 42/04, art. 136, comma
E
1, lettere c - d)
E
Per i nuovi
impianti
Fascia di tutela di 1 km dal perimetro del bene
individuo
Ritrovamenti archeologici
E
E
Per i nuovi
impianti
Per i nuovi
impianti
P
P
P
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti
che implichino
ulteriore
consumo di
suolo
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti
che implichino
ulteriore
consumo di
suolo
Per le varianti
sostanziali agli
impianti esistenti
che implichino
ulteriore
consumo di
suolo
E
E
E
8
Tale fascia di tutela è da considerarsi come misura di massima cautela e si dovranno comunque tener conto sia dell’efettiva
sussistenza del bene che la tipologia di impatto atteso (si veda § 10.2.1.6).
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 367 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Aree limitrofe al ritrovamento archeologico
P
puntuale
Tutela dei beni culturali e paesaggistici (Dlgs 42/04 e s.m.i.)
A
Fattore ambientale
Fascia di rispetto dei corsi d’acqua (D.Lgs. 42/04,
P
art. 142, comma 1, lett. c);
Aree assegnate alle università agrarie ed a usi
P
civici (D.Lgs. 42/04, art. 142, comma 1, lett. h);
Altre tutele introdotte dal PTCP di Bergamo
A
Fattore ambientale
Sistemi ed elementi di rilevanza paesistica PTCP:
ƒ Principali cime e vette;
ƒ scarpate e terrazzi fluviali,
ƒ orridi,
E
ƒ emergenze complesse di particolare
significato paesistico;
ƒ principali punti panoramici;
ƒ fontanili;
Sistemi ed elementi di rilevanza paesistica PTCP:
P
ƒ filari arborei continui che determinano
caratterizzazione del paesaggio agrario
Versanti boscati (art. 57 PTCP) (dove si attesta la
E
presenza di una macchia boscata non
trasformabile)
Paesaggio agrario in stretta connessione con la
presenza di corsi d’acqua minori e/o con elementi
E
di natura storico culturale (PTCP art. 64)
Aree agricole con finalità di protezione e
E
conservazione (PTCP
art.65) – in presenza di
“varchi”
Percorsi di interesse paesistico PTCP
P
Insediamenti rurali e di interesse storico
Tutela della Popolazione
Fattore ambientale
Distanza da funzioni sensibili (1000 m)
B
C
P
P
P
P
B
C
E
E
P
P
E
E
E
E
E
E
E
P
E
E
(P per gli imp. di
compostaggio)
A
E
B
C
E
Solo per impianti
che trattano rifiuti
biodegradabili e
putrescibili
E
P
Previsioni Strumenti urbanistici comunali
A
Fattore ambientale
Zone e fasce di rispetto
E*
Destinazione urbanistica (Aree residenziali)
E
Classe di fattibilità geologica (classe 4)
P
Nota: E* - Compatibilmente con la normativa tecnica di riferimento
C
P
E
Distanza dal centro abitato
Distanza da case sparse
Dove:
A
B
P
Solo per impianti
che trattano rifiuti
biodegradabili e
putrescibili
E
P
E
P
B
E*
E
P
C
E*
E
P
discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi
impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi
impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti
specifici, impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e
impianti di compostaggio
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 368 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
10.2.3.2.
Microlocalizzazione
preferenziali
–
applicazione
dei
criteri
Di seguito si illustrano i criteri di preferenzialità che dovranno essere assunti per
l’individuazione delle aree potenzialmente idonee alla localizzazione degli impianti.
I criteri preferenziali non sono rappresentabili nella cartografia del PPGR e dovranno essere
utilizzati in fase di Microlocalizzazione.
La Tabella 5 riporta una sintesi, per tipologia di impianto, dei criteri preferenziali.
Tabella 5 Applicazione dei criteri preferenziali
Fattore ambientale
Vicinanza ad impianti di trattamento e recupero
di rifiuti
A
B
C
Compostaggi e
la depurazione
biologica dei
fanghi e
Destinazione urbanistica – aree agricole
(Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi)
Esclusi
Destinazione
urbanistica
–
aree
industriali/artigianali/dimesse/tecnologiche
(Ambiti di PGT, L.r. 12/2005 e smi)
Compostaggi e
la depurazione
biologica dei
fanghi
Preesistenza di infrastrutture (buona viabilità
d’accesso) e dell’acquedotto
Vicinanza ad aree di maggiore produzione di
rifiuti
Presenza di cave (Lr n.14/1998)
Presenza di aree da bonificare
Profondità della falda
Suolo interessato
naturale (argille)
da barriera geologica
Preesistenza di reti di monitoraggio su varie
componenti ambientali
Vicinanza
a
teleriscaldamento
possibili
utenze
di
Vicinanza a reti per la fornitura di energia
elettrica
Aree e interventi di rilevanza sovracomunale
Disponibilità aree di contorno all’impianto tali da
permettere la realizzazione degli interventi di
mitigazione
Possibilità di attivare di trasporto intermodale
Dove:
discariche per rifiuti inerti, non pericolosi, pericolosi
A
impianti per il trattamento termico di rifiuti urbani, speciali pericolosi e non pericolosi
B
C
impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti
specifici, impianti di trattamento degli inerti; impianti di cdr e selezione/stabilizzazione e
impianti di compostaggio
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 369 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
11.
STRUMENTI, AZIONI DI SUPPORTO E INDIRIZZI NORMATIVI PER
L’ATTUAZIONE DEL PIANO
11.1. Principi generali
Il PPGR è finalizzato alla razionalizzazione del sistema provinciale di gestione dei rifiuti
urbani e speciali e persegue criteri di efficienza, efficacia ed economicità; nel perseguimento
di tali obiettivi il PPGR tiene preliminarmente conto delle esigenze di tutela ambientale del
territorio, in un’ottica di massima precauzione e di forme di sviluppo e consumi sostenibili.
Il PPGR costituisce atto di indirizzo per i Comuni che si adoperano affinchè nel territorio di
propria competenza lo sviluppo delle azioni di programmazione locale tenga conto delle
esigenze, sia di carattere tecnico che territoriale ed ambientale, legate alla gestione dei rifiuti.
Al fine del conseguimento dei propri obiettivi il PPGR individua la possibilità di integrazione
dei fabbisogni di trattamento dei rifiuti urbani con talune tipologie di rifiuti speciali (in special
modo rifiuti derivanti dalla gestione dei rifiuti urbani e fanghi da depurazione delle acque
reflue civili), in modo da offrire la possibilità di corretto smaltimento a costi contenuti
aumentando l’autonomia del sistema provinciale di gestione dei rifiuti.
La verifica del grado di raggiungimento degli obiettivi del Piano potrà far emergere ulteriori
specifiche esigenze di aggiornamento, che potranno essere oggetto di apposite varianti. Le
verifiche dell’attuazione del Piano sono condotte annualmente attraverso l’esame dei dati di
produzione e gestione nell’ambito delle attività di monitoraggio dell’attuazione del Piano.
La Provincia, al fine di garantire il supporto alle attività di propria competenza funzionali
all’attuazione dei contenuti del Piano, quali accordi di programma, campagne di
comunicazione e sensibilizzazione, supporto tecnico ai Comuni e attività dell’Osservatorio,
prevede annualmente nel proprio bilancio le risorse necessarie.
Nell’erogazione di fondi propri o nella ripartizione di trasferimenti, viene considerato
elemento premiante il perseguimento degli obiettivi di Piano, in termini di raccolta
differenziata, azioni di contenimento dei rifiuti e dotazione impiantistica.
Nei propri atti amministrativi la Provincia promuove soluzioni tecnico organizzative che
propongano il ricorso a innovazioni tecnologiche miranti a conseguire migliori prestazioni del
sistema di gestione dei rifiuti in ambito provinciale.
11.2. Disciplina dei rifiuti urbani
Il sistema delineato dal Piano per la gestione dei Rifiuti Urbani e dei flussi di rifiuti speciali da
essi derivati, garantisce la piena autosufficienza provinciale. Il principio di autosufficienza
non costituisce fattore di limitazione delle attività di recupero di rifiuti urbani.
Al fine di garantire piena coerenza tra destino dei rifiuti e previsioni della pianificazione, la
Provincia promuove azioni finalizzate a garantire la collocazione di tutti i rifiuti urbani e dei
flussi residui del loro trattamento presso gli impianti di smaltimento finale del sistema
provinciale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 370 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
11.2.1.
Funzioni dei Comuni e dei gestori dei servizi
I Comuni e le loro forme associative sono i principali protagonisti dell’attuazione del Piano
Provinciale di Gestione dei Rifiuti; ad essi compete l’attivazione delle iniziative necessarie al
conseguimento degli obiettivi del Piano; in tal senso:
•
favoriscono iniziative volte sia al contenimento della produzione di rifiuti che al loro
recupero; in particolare:
•
promuovono lo sviluppo del compostaggio domestico nelle aree del proprio
territorio caratterizzate da bassa densità abitativa; aree nelle quali i cittadini
potranno non essere interessati da forme di raccolta domiciliare della frazione
organica e del verde;
•
per agevolare le azioni di conferimento da parte dei cittadini (utenze
domestiche ed utenze professionali), individuano, nell’ambito delle aree di
nuova urbanizzazione, apposti spazi comuni dedicati allo stoccaggio dei rifiuti
oggetto di raccolta differenziata; provvedendo alle conseguenti modifiche dei
regolamenti comunali dei servizi di igiene urbana e dei regolamenti edilizi
comunali;
•
attuano politiche di acquisto di beni coerenti con gli obiettivi di contenimento
della produzione di rifiuti;
• provvedono alla riorganizzazione dei servizi con gli obiettivi prioritari di:
•
addivenire a forme organizzative che, nello spirito della L.R. 26/2003,
consentano, attraverso l’aggregazione dei servizi erogati sul territorio, il
conseguimento di più elevati standard tecnici;
•
aumentare le intercettazioni di materiali coerentemente alle previsioni del Piano
per le rispettive tipologie (classi dimensionali);
• prevedono, non appena le condizioni gestionali lo consentano, e comunque entro i
termini di legge, la sostituzione della tassa comunale sulla raccolta e smaltimento dei
rifiuti urbani (TARSU) con un sistema tariffario aderente al principio “chi inquina paga”
e quanto più possibile tarato sulle singole utenze. L’articolazione tariffaria dovrà
essere tale da incentivare:
•
il ricorso al compostaggio domestico
•
la riduzione della produzione dei rifiuti
•
la partecipazione attiva alla raccolta differenziata.
Al fine di garantire il conseguimento ed il mantenimento di elevati standard tecnici i soggetti
erogatori dei servizi, secondo quanto disposto dall’art. 7 della L.R.26/2003, adottano una
“Carta dei Servizi” con la quale assumono nei confronti dell’utente impegni diretti a garantire
predeterminati e controllabili livelli di qualità delle prestazioni. La carta dei servizi prevederà
in particolare:
• l’eguaglianza e imparzialità di trattamento degli utenti
• le condizioni specifiche riservate alle zone e ai soggetti svantaggiati
• l’accessibilità, la continuità, la sicurezza, l’efficienza e l’efficacia del servizio;
• gli standard di qualità relativi alla prestazione;
• le condizioni del rapporto contrattuale con l’utente.
Per garantire il più possibile l’omogeneità delle prestazioni erogate la Provincia, attraverso il
confronto con Comuni ed operatori, si adopera per la definizione di standard tecnici riferiti ai
servizi erogati nelle diverse tipologie di Comuni o per zone diversamente caratterizzate dal
punto di vista territoriale.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 371 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
11.2.2.
Bacini di riferimento degli impianti provinciali
Al fine di garantire il conseguimento delle necessarie ottimizzazioni tecnico gestionali, in fase
di attuazione del Piano, la Provincia individua, prioritariamente, i bacini di riferimento degli
impianti provinciali dedicati al trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati.
Tali bacini, suscettibili peraltro di modificazione in fase attuativa, dovranno essere recepiti
dalle convenzioni stipulate tra Provincia e gestori per la regolamentazione degli aspetti
tecnico economici dell’esercizio degli impianti di trattamento dei rifiuti.
11.2.3.
Regolamentazione dell’esercizio degli impianti
La Provincia si adopera affinché sul territorio provinciale si consegua una sostanziale
omogeneità nelle tariffe di accesso alle diverse tipologie di impianti.
Per gli impianti strategici ai fini della gestione del complesso dei rifiuti urbani prodotti in
ambito provinciale è sottoscritta tra Provincia e soggetto titolare dell’autorizzazione
all’esercizio, apposita convenzione che regolamenta gli aspetti tecnico economici.
Sono considerati impianti strategici:
• gli impianti di trattamento della frazione organica da raccolta differenziata
(compostaggio o digestione anaerobica);
• gli impianti di pretrattamento dei rifiuti funzionali alla successiva valorizzazione
energetica;
• gli impianti di trattamento termico e recupero energetico;
• gli impianti di recupero di flussi specifici di rifiuto (spazzamento stradale,
valorizzazione dei residui dei trattamenti termici);
• gli impianti di discarica che accolgono i residui dei suddetti trattamenti.
La convenzione regolamenta i seguenti aspetti:
•
•
•
•
•
•
•
bacini di riferimento in ambito provinciale (per impianti di trattamento rifiuto
indifferenziato);
quote previste di conferimento rifiuti indifferenziati provenienti da fuori provincia
nell’ambito di accordi siglati tra gli Enti interessati;
tariffa di accesso da definirsi sulla base dei Piani Finanziari presentati dal gestore;
parametri tecnici di riferimento per la regolamentazione delle tariffe di accesso agli
impianti di trattamento termico di flussi di rifiuti speciali oggetto della pianificazione; a
titolo esemplificativo: scarti dalle operazioni di valorizzazione delle RD, fanghi da
trattamento acque reflue;
eventuali quote della tariffa da destinare alla Provincia e modalità di corresponsione a
titolo di compensazione ambientale (in particolare per eventuali conferimenti di rifiuti
extra provinciali);
modalità di eventuale modulazione della tariffa in funzione del conseguimento degli
obiettivi di recupero previsti dal Piano (per impianti di trattamento rifiuto
indifferenziato); quanto sopra in conformità a criteri che saranno definiti da apposita
regolamentazione;
le misure di mitigazione ambientale e la relativa entità economica (da definirsi in
relazione ai costi di investimento degli interventi).
11.3. Disciplina dei rifiuti speciali
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 372 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Nella gestione dei rifiuti speciali dovranno essere privilegiate le azioni volte alla riduzione
della produzione dei rifiuti stessi nonché all’introduzione di tecnologie di recupero.
La Provincia promuove la diffusione di sistemi di certificazione ambientale sia degli impianti
di trattamento e smaltimento dei rifiuti che delle imprese produttive.
Fatto salvo il rispetto dei criteri localizzativi deve essere favorita la realizzazione di impianti
che consentano di sopperire alle necessità di stoccaggio, di trattamento e di recupero dei
rifiuti speciali prodotti nelle aree più prossime alla localizzazione prescelta.
Il PPGR stima i fabbisogni di trattamento per le diverse tipologie di smaltimento e recupero di
rifiuti speciali e speciali pericolosi; tali valori, da aggiornare almeno con periodicità biennale,
assumono carattere di riferimento per la valutazione dell’offerta impiantistica in rapporto alle
effettive produzioni di rifiuti speciali e speciali pericolosi registrate sul territorio provinciale.
11.4. Disciplina degli aspetti inerenti la localizzazione degli impianti di
trattamento e smaltimento rifiuti
Ai sensi della vigente normativa il Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti individua le aree
non idonee alla localizzazione degli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti.
Ai soggetti proponenti la realizzazione degli impianti compete l’individuazione delle aree
idonee secondo la procedura localizzativa definita dal PPGR.
Le previsioni in materia di localizzazione degli impianti hanno carattere prescrittivo. Eventuali
modifiche degli strumenti di pianificazione territoriale (es. modifica PAI, PTCP, PTC Parchi,
…) da cui derivano le suddette previsioni del PPGR costituiscono sua automatica variazione
senza necessità di adeguamento della cartografia.
Il PPGR ha recepito le indicazioni della Pianificazione Regionale ed ha applicato i criteri
previsti per l’individuazione delle aree non idonee alle seguenti categorie di impianti:
A. Discariche per rifiuti inerti, pericolosi e non pericolosi;
B. Impianti di trattamento termico per rifiuti urbani e speciali, pericolosi e non pericolosi
(si intende: impianti di incenerimento e di combustione, anche basati su tecnologie
pirolitiche e/o di gassificazione, dedicati al trattamento di rifiuti; impianti di
combustione dedicati al trattamento di c.d.r. -combustibile derivato da rifiuti).
C. Impianti di trattamento chimico - fisico, impianti di inertizzazione o altri trattamenti
specifici, impianti di compostaggio/cdr e selezione/stabilizzazione, impianti di
trattamento degli inerti.
La procedura localizzativa prevista dal PPGR si applica a:
• nuovi impianti, dove per “nuovo impianto“s’intende: la realizzazione di una nuova
struttura per la gestione dei rifiuti che comporti la trasformazione dello stato dell’area
di localizzazione con ulteriore consumo di suolo, incrementi volumetrici e/o di
superficie utilizzata;
• strutture esistenti che iniziano un’attività di smaltimento/trattamento rifiuti e per gli
impianti di gestione rifiuti che intendono mutare radicalmente la propria attività (es:
insediamento industriale per il quale si propone un utilizzo per attività inerenti la
gestione dei rifiuti, impianti di selezione che richiedono di essere tramutati in impianto
di compostaggio, discariche che cambiano di categoria…etc);
• “varianti sostanziali di impianti esistenti”, dove per “variante sostanziale” si intende la
realizzazione di strutture in ampliamento di impianti esistenti che, indipendentemente
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 373 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
dall’incremento della potenzialità o della modifica delle famiglie CER di rifiuti trattati,
implichino ulteriore consumo di suolo con conseguente trasformazione dello stato dei
luoghi e/o modifiche dell’esteriore aspetto degli impianti. Si precisa che le “varianti
sostanziali” assumeranno connotazione differente a seconda della localizzazione in
area idonea o non idonea (cioè non per tutti i criteri localizzativi individuati il livello di
prescrizione sarà uguale a quello per gli impianti nuovi; in alcuni casi un criterio
escludente potrà assumere valore “penalizzante” per le varianti sostanziali)
Per quanto riguarda gli impianti esistenti, la metodologia applicata rappresenta una modalità
di verifica delle eventuali criticità esistenti.
Detta verifica ha lo scopo di individuare gli eventuali interventi mitigativi, ovvero cessazione
programmata dell’attività, per quanto attiene gli impianti di trattamento, recupero e
smaltimento esistenti al fine del rinnovo o modifica sostanziale delle relative autorizzazioni
all’esercizio. In particolare ciò dovrà riguardare gli impianti esistenti che si troveranno ad
essere localizzati in aree che escludono la possibilità localizzativa (non idonee) o le varianti
sostanziali degli stessi che implichino ulteriore consumo di suolo, incrementi volumetrici e/o
di superficie utilizzata.
A tal fine le verifiche localizzative per gli impianti esistenti verranno condotte prendendo in
considerazione, oltre all’estensione e alla criticità dell’eventuale fattore escludente presente,
la tipologia dell’impianto, l’effettiva operatività, le eventuali carenze strutturali e/o gestionali,
l’importanza strategica dell’impianto e la possibilità di risolvere le criticità presenti.
Si terrà, inoltre, conto dell’ubicazione dell’impianto in più ampi contesti aziendali (compresi i
depuratori di acque reflue urbane): in tali casi il problema della localizzazione dell’attività di
recupero/smaltimento rifiuti andrà valutato considerando anche se il resto dell’attività
aziendale sia comunque destinato a permanere in sito.
In generale, tuttavia, ove venga verificata elevata criticità non diversamente risolvibile,
l’impianto vedrà nel tempo la chiusura programmata della propria attività di smaltimento e/o
recupero rifiuti con riconversione funzionale o eventuale ricollocazione. In tale ambito,
l'esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero dei rifiuti già autorizzate sarà
comunque consentito per la durata dell'autorizzazione stessa, il cui rinnovo sarà possibile
fino al termine della vita tecnologica dell'impianto o, in caso di discarica, ad esaurimento
delle volumetrie autorizzate.
Infine, la procedura localizzativa NON si applica agli impianti che abbiano in essere
un’istruttoria autorizzativa e/o un procedimento di VIA attivato prima del 13 febbraio 2008
(data di emanazione della DGR 6581: Integrazione al Capitolo 8: “Linee Guida per la
redazione dei piani provinciali di gestione dei rifiuti urbani e speciali per la localizzaizone
degli impianti” del programma regionale di gestione dei riifuti approvato con d.g.r.
n.220/2205).
Il Piano rappresenta cartograficamente le aree non idonee nella Tavola 1; si tratta di una
tavola in scala 1:25.000 di tutta la provincia di Bergamo (suddivisa in 11 Tavole in formato
A0); la tavola rappresenta i fattori escludenti applicabili alla “MACROSCALA”. Per arrivare
alla definitiva individuazione di siti idonei dovranno, a cura dei soggetti proponenti, essere
applicati gli ulteriori fattori escludenti alla “MICROSCALA” sulla base delle indicazioni del
Piano.
Per quanto attiene le relazioni tra gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti ed i siti
“Natura 2000”, sia per le proposte di nuove realizzazioni che per gli impianti esistenti in fase
di rinnovo autorizzativo, in funzione delle caratteristiche degli impianti stessi e delle distanze
dalla aree tutelate, dovrà essere condotta la Valutazione di Incidenza ai sensi della “Direttiva
habitat” art.6.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 374 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
Nello specifico tale previsione vale nelle seguenti condizioni:
•
•
entro la fascia di 300 metri di distanza dal perimetro dei SIC e delle Zps sono
ammessi gli ampliamenti degli impianti esistenti previa complessiva riqualificazione
paesaggistico/ambientale dell’area, stabilita in sede di Valutazione d’incidenza o di
Valutazione di Impatto Ambientale se prevista;
entro la fascia di 2 km la realizzazione di nuovi interventi è subordinata alla positivia
conclusione della Valutazione di Incidenza condotta con specifico riferimento alla
realizzazione prevista.
11.5. Le misure di mitigazione e compensazione ambientale per la presenza
sul territorio di impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti
La riduzione della pressione sui sistemi naturali e ambientali delle previsioni attuative del
piano è perseguita anche attraverso misure di mitigazione delle pressioni derivanti dalla
realizzazione delle nuove strutture. Le misure di mitigazione si sostanziano in interventi atti a
garantire il miglioramento della qualità ambientale del territorio influenzato dalla presenza
dell’impianto. Le misure di mitigazione sono destinate, anche attraverso interventi
compensativi, al miglioramento delle dotazioni ambientali del territorio in diretta relazione alle
matrici ambientali impattate dall’intervento.
Al fine di garantire la corrispondenza tra le pressioni generate dai singoli impianti e le
correlate misure di mitigazione, l’entità degli interventi è commisurata alle diverse tipologie
impiantistiche ed ai quantitativi di rifiuti trattati.
L’entità delle misure di mitigazione è quantificata indicativamente con riferimento ai costi di
investimento degli impianti. Le misure di mitigazione, definite sentito anche il Comune
interessato, dovranno trovare recepimento nella convenzione da stipulare tra Provincia e
Soggetto gestore.
11.6. Monitoraggio del Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti
L’art. 16, comma 2 della legge regionale 26/2003 prevede che, entro il 31 gennaio di ogni
anno, le Province trasmettano alla Regione una relazione sullo stato di attuazione del PPGR.
Con la DGR 21/1/2005, n. 7/20287 la Regione ha stabilito i criteri per la redazione di tale
relazione, richiamando espressamente i principi dei sistemi di gestione e la norma ISO 9001,
prevedendo inoltre che le Province adottino un vero e proprio sistema di gestione del Piano
rifiuti. Nell’ambito di tale sistema di gestione, la Delibera richiama la necessità di individuare
indicatori in base ai quali monitorare le prestazioni del Piano.
Poiché presso la Presidenza Direzione Generale e l’Assessorato all’Ambiente e Tutela
Risorse Naturali è applicato un sistema di gestione ambientale (SGA) conforme alla norma
ISO 14001 e al Regolamento CE n. 761/2001 (EMAS) e inoltre presso il Settore Ambiente è
applicato un sistema di gestione per la qualità certificato secondo la norma ISO 9001, appare
del tutto naturale inquadrare il monitoraggio del PPGR nell’ambito delle procedure di
monitoraggio previste da tali strumenti di gestione.
Peraltro alcuni degli indicatori che dovranno essere utilizzati per il monitoraggio sono oggetto
di valutazione annuale in sede di aggiornamento della Dichiarazione Ambientale EMAS. Gli
altri indicatori, che necessitano di elaborazioni più complesse e non sono direttamente
correlati alle attività gestionali della Provincia, potranno essere oggetto di monitoraggio in
sede di:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 375 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
relazione annuale sulle prestazioni del PPGR, da elaborare a cura dell’Osservatorio
Rifiuti provinciale attraverso una specifica indagine
aggiornamento periodico della Relazione sullo Stato dell’Ambiente (RSA) nell’ambito
del processo di Agenda 21 Locale avviato da tempo da parte della Provincia
Tali attività di monitoraggio dovranno comunque essere regolamentate nell’ambito delle
procedure del SGA relative al monitoraggio delle prestazioni ambientali: in particolare il
Piano di monitoraggio del SGA dovrà essere opportunamente integrato con gli indicatori
utilizzati nella VAS, precisando, per ciascuno di essi, la frequenza, le modalità e le
responsabilità per la raccolta dei dati.
11.7. Azioni di supporto all’attuazione del piano provinciale
Al fine di garantire il necessario supporto all’attuazione del Piano Provinciale, sono
individuate una serie di azioni, in capo all’Amministrazione Provinciale, che andranno ad
interessare tutte le diverse tematiche di potenziale interesse, in particolare:
•
•
•
•
•
•
riduzione della produzione di rifiuti;
sostenibilità ambientale dei consumi pubblici;
sostegno del recupero dei rifiuti;
strumenti di regolazione tariffaria;
comunicazione ambientale;
promozione del miglioramento delle prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti.
Lo sviluppo delle diverse azioni vedrà impegnata l’Amministrazione Provinciale in funzione
delle priorità d’intervento che saranno decise durante il periodo di vigenza del Piano
Provinciale. Lo sviluppo di ciascuna azione potrà comportare la definizione di specifici
programmi e progetti di intervento.
Nell’ottica di una gestione “dinamica” di uno strumento di pianificazione avente valenza
pluriennale, la Provincia prevede inoltre l’implementazione di strumenti e procedure per
l’efficace monitoraggio della sua progressiva attuazione.
11.7.1.
Azioni inerenti la riduzione della produzione di rifiuti
La scelta di porre in essere azioni di minimizzazione della quantità di rifiuti prodotti è in linea
con le indicazioni normative che sostengono come prioritari tutti gli interventi mirati alla
prevenzione, sia in termini quantitativi (riduzione del volume dei rifiuti) sia in termini qualitativi
(riduzione della pericolosità dei rifiuti).
Nell’ambito dell’attuazione del Piano Provinciale si prevedono in particolare le seguenti
azioni orientate alle suddette finalità:
• la promozione della tariffazione nella gestione dei servizi di raccolta dei rifiuti, in
particolare nella sua forma di “tariffazione puntuale”, vista come strumento per la
responsabilizzazione dei produttori;
• il mantentimento (compatibilmente con le risorse disponibili) dei canali di finanziamento di
progetti comunali per la riduzione dei rifiuti, al fine di stimolare la diffusione e
applicazione di “buone pratiche” a livello locale;
• il mantenimento del sostegno alla pratica dell’autocompostaggio domestico dei rifiuti, ove
compatibile in particolare con le caratteristiche del tessuto residenziale;
• la promozione di accordi finalizzati al contenimento della produzione di rifiuti da
imballaggio, con il coinvolgimento di Consorzi di Filiera, Associazioni di categoria,
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 376 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
•
•
•
Associazione ambientaliste, per la divulgazione di “buone pratiche” di progettazione e
realizzazione di imballaggi che consentano la minore produzione di rifiuti;
la promozione di accordi finalizzati al contenimento dell’utilizzo degli imballaggi nella
Grande Distribuzione Organizzata, per l’attuazione di specifici progetti orientati alla
riduzione dei quantitativi di rifiuti da imballaggio generati dalle catene della GDO;
la prosecuzione delle attività legate alla promozione dell’implementazione del Green
Public Procurement negli Enti Pubblici presenti sul territorio provinciale;
la prosecuzione di progetti di comunicazione mirati alla sensibilizzazione verso le
tematiche della “gestione sostenibile” dei rifiuti, rivolti al mondo della scuola, ai cittadini,
alle imprese.
11.7.2.
Azioni per il sostegno del recupero dei rifiuti
Lo sviluppo delle attività di recupero dei rifiuti: potenziamento delle raccolte differenziate e
corretto avvio a recupero presso le relative filiere, rappresenta un ambito di azione strategico
di particolare importanza per il conseguimento degli obiettivi di Piano e per l’ulteriore
innalzamento del livello di sostenibilità ambientale del complesso del sistema.
L’azione dell’Amministrazione Provinciale andrà in particolar modo a dirigersi verso:
• la definizione di politiche tariffarie incentivanti rispetto allo sviluppo delle raccolte
differenziate e la riduzione delle necessità di smaltimento;
• l’attivazione (compatibilmente con le risorse disponibili) di canali di finanziamento di
progetti comunali o sovracomunali per lo sviluppo di sistemi di “raccolta differenziata
integrata”, che comprendano in particolare l’attivazione di forme di raccolta differenziata
ad elevata capacità di intercettazione (essenzialmente domiciliare) almeno per le
principali frazioni del rifiuto (frazione organica e carta); tali azioni saranno fortemente
indirizzate alle porzioni del territorio provinciale non ancora interessate dallo sviluppo dei
servizi che il Piano individua prioritari per il conseguimento degli obiettivi di recupero;
• l’attivazione (compatibilmente con le risorse disponibili) di canali di finanziamento per la
realizzazione di una rete integrata sul territorio di piattaforme e aree attrezzate per la
raccolta differenziata, che comprenda anche l’utilizzo di attrezzature e software gestionali
idonei alla efficace incentivazione dei conferimenti di rifiuti differenziati da parte degli
utenti (“piattaforme automatizzate”, dotate di tecnologie per l’individuazione degli utenti e
la quantificazione dei conferimenti);
• l’assunzione di un ruolo di garanzia circa il corretto destino dei materiali provenienti dai
circuiti di raccolta differenziata, attraverso azioni di carattere conoscitivo e divulgativo che
consentano la ricostruzione del percorso dei rifiuti dalla raccolta al recupero, individuando
i passaggi ed il destino finale, restituendo le informazioni ai cittadini circa la garanzia del
fine ciclo e in tal modo aumentando la consapevolezza circa le “concrete” opportunità del
recupero; tali azioni potranno opportunamente essere sviluppate nell’ambito di specifici
accordi stipulati sia con il CONAI, per quanto attiene il sostegno al recupero dei materiali
secchi provenienti dalla raccolta differenziata ed i rifiuti da imballaggio, sia con il CIC
(Consorzio Italiano Compostatori) per quanto attiene le problematiche di produzione e di
impiego di compost di qualità proveniente dagli impianti collocati in territorio provinciale.
Per il sostegno degli interventi di cui sopra la Provincia potrà utilizzare quota parte dei
proventi derivanti dall’eventuale quota tariffaria a proprio favore versata dai soggetti gestori
degli impianti
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 377 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
11.7.3.
Strumenti e azioni di regolazione tariffaria
11.7.3.1.
Regolazione delle tariffe di smaltimento
Le tariffe di trattamento e smaltimento dei rifiuti applicate dai Gestori degli impianti individuati
nell’ambito della pianificazione dei rifiuti urbani sono soggette a un meccanismo di
regolazione che prevede la loro approvazione da parte dell’Amministrazione Provinciale.
A tal scopo, sono state stipulate e aggiornate negli anni specifiche Convenzioni tra la
Provincia e i suddetti Gestori, con la definizione in particolare della tariffa massima di
smaltimento/recupero applicabile.
In fase di attuazione del Piano Provinciale, si provvederà ad un riesame delle Convenzioni
esistenti e di quelle da stipularsi per le eventuali nuove realizzazioni, sulla base di specifici
criteri che saranno definiti al fine di introdurre o rafforzare meccanismi di incentivazione di
comportamenti virtuosi da parte dei Comuni.
I suddetti criteri potranno prevedere, in particolare, una modulazione tariffaria per incentivare
la minor produzione di rifiuti e la separazione alla fonte, la raccolta differenziata ed il
riutilizzo.
11.7.3.2.
Promozione della tariffazione “puntuale” nella gestione
dei servizi di raccolta dei rifiuti
L’introduzione del sistema tariffario per la copertura dei costi di gestione dei rifiuti urbani, in
sostituzione del modello oggi ancora diffuso basato sulla tassa (“tarsu”), costituisce un
traguardo molto importante nell’ottica di una profonda e necessaria trasformazione del
sistema rifiuti. Il passaggio da tassa a tariffa per la Gestione dei rifiuti interessa vari aspetti
quali le modalità di definizione di copertura dei costi, il perseguimento degli obiettivi di
sostenibilità ambientale, un cambiamento nei rapporti fra amministrazione pubblica, cittadiniutenti e gestori.
Gli obiettivi di tutela e salvaguardia ambientale possono essere perseguiti più facilmente
attraverso strumenti economici che valorizzino comportamenti virtuosi degli utenti per
l’adesione alle raccolte differenziate e per la maggiore attenzione che deve essere garantita
già in fase di acquisti alle tematiche di gestione dei rifiuti una volta che i beni abbiano
concluso il loro ciclo di vita.
Tale obiettivo si raggiunge con l’introduzione di meccanismi incentivanti e premianti per
sostenere la prevenzione, la riduzione dei rifiuti prodotti, il riciclaggio, una maggiore
efficienza gestionale dei servizi e una perequazione dei costi collegati alle attività di raccolta
e trattamento rifiuti. Con la tariffa, in particolare se di tipo “puntuale”, si applica il principio del
“chi inquina paga” poiché la parte cosiddetta “variabile” è modulata sulla quantità di rifiuti
realmente prodotta.
La tariffa “puntuale” si pone dunque come strumento che privilegia la responsabilità del
singolo soggetto portatore di senso civico elevato e disincentiva comportamenti scorretti.
L’aspetto più innovativo della sua applicazione è la messa in atto di un processo che implica
un rapporto di trasparenza fra cittadino e istituzioni, mettendo a disposizione e a giudizio
dell’utente, i dati sul raggiungimento o meno degli obiettivi di efficacia, efficienza ed
economicità nella gestione dei rifiuti urbani.
Ruolo della Provincia, in fase di attuazione del Piano, sarà quindi quello di creare un Gruppo
di Lavoro che, anche attraverso l’analisi delle significative esperienze già condotte in ambito
provinciale o regionale, definisca le metodologie ed i criteri più correttamente applicabili alle
diverse situazioni che si presentano sul territorio.
In quest’ottica, potranno pertanto risultare di interesse azioni quali:
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 378 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
• la promozione di corsi di formazione per chi deve operare nell’ambito dell’applicazione
della tariffa;
• l’istituzione di forum di discussione composti da tecnici dei comuni, delle aziende e da
amministratori interessati alla trasformazione;
• l’azione di sensibilizzazione dei cittadini in merito al significato del passaggio da tassa a
tariffa e all’applicazione in particolare di sistemi di tariffazione di tipo “puntuale”;
• approfondimenti in merito alle tematiche dell’assimilazione dei rifiuti alla luce delle
implicazioni tariffarie.
11.7.4.
Azioni inerenti la comunicazione ambientale
Una efficace comunicazione ambientale, mirata a tutti i soggetti potenzialmente interessati
(innanzitutto: cittadini, istituzioni scolastiche, Comuni, gestori dei servizi, imprese) è
strumento imprescindibile per l’effettiva attuazione delle politiche di gestione dei rifiuti
delineate dal Piano Provinciale.
L’evoluzione dei servizi di raccolta differenziata, come del resto, più in generale, l’affermarsi
di modelli di gestione dei rifiuti sempre più rispettosi dell’ambiente, sollecitano una
partecipazione consapevole e attiva dei cittadini e la condivisione di obiettivi di
ottimizzazione dei consumi e di tutela delle risorse naturali.
È’ certo che qualsiasi atto normativo, finalizzato alla riduzione delle quantità di rifiuti prodotti
o all’incremento delle loro opportunità di recupero, non può generare risultati, in ordine a
comportamenti più virtuosi e sostenibili, se non è accompagnato da un’adeguata campagna
di informazione e sensibilizzazione rivolta alla quasi totalità dei cittadini.
Una nuova cultura di produzione e consumo responsabile dei prodotti, che riguardi anche le
scelte decisionali delle Pubbliche Amministrazioni, è fondamentale per il raggiungimento
degli obiettivi di raccolta differenziata dei rifiuti e di recupero e riciclo di materia ed energia da
questi ultimi.
Le diverse componenti della società civile alle quali indirizzare iniziative di comunicazione ad
ampio raggio sono:
• i cittadini, gli insegnanti e gli alunni delle scuole;
• i Comuni e gli Enti Gestori del servizio pubblico;
• le imprese.
Nel primo caso le azioni di sensibilizzazione dovrebbero concentrarsi sulle azioni quotidiane
che ogni singolo cittadino può intraprendere nell’ottica della diminuzione della produzione e
pericolosità dei rifiuti domestici e nella massimizzazione delle opportunità di recupero. Si
tratta dunque di sensibilizzare sui “comportamenti sostenibili” e al contempo di rendere
trasparente le informazioni sul servizio pubblico di gestione dei rifiuti (raggiungimento degli
obiettivi di raccolta differenziata e di avvio a recupero, sistemi di tariffazione e modalità di
espletamento dei servizi di igiene ambientale). Rientrano in questo ambito anche le
campagne di educazione ambientale e tutte le iniziative sperimentali atte a ridurre la
formazione dei rifiuti nel circuito del consumo.
In quest’ottica, se i modelli di condotta ambientalmente più sostenibili riescono ad aumentare
la consapevolezza dei cittadini, si contribuisce a costruire una coscienza ambientale
condivisa.
La comunicazione rivolta agli Enti pubblici dovrebbe porsi come obiettivo la divulgazione, più
ampia possibile, delle informazioni sulla gestione dei rifiuti urbani, oltre a contribuire
all’introduzione di politiche di riduzione dei rifiuti e di implementazione degli Acquisti pubblici
verdi.
Nei riguardi delle imprese l’attenzione comunicativa dovrebbe essere rivolta a promuovere
iniziative finalizzate alla sperimentazione di metodologie innovative di recupero e
valorizzazione dei rifiuti, di minimizzazione della formazione dei rifiuti nel circuito del
consumo e nelle attività terziarie e commerciali, oltre che alla diffusione di informazioni
aggiornate e corrette sulla gestione dei rifiuti.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 379 di 380
Provincia di Bergamo - Piano Provinciale di Gestione dei Rifiuti (L.R.26/2003)
L’Amministrazione Provinciale, al fine di sensibilizzare la collaborazione delle comunità locali
al raggiungimento degli obiettivi definiti nella pianificazione, promuove quindi iniziative e
campagne di comunicazione e informazione al cittadino curando, di concerto, l’ideazione, la
redazione e la diffusione di materiale didattico e divulgativo, conformandone i contenuti e le
finalità alle peculiarità dei territori interessati.
La Provincia individuerà a tal fine, in fase di attuazione del Piano, le strategie, gli interventi,
le attività, le collaborazioni e le procedure e prevede le risorse finanziarie da destinarsi.
L’Amministrazione Provinciale considera inoltre prioritaria l’educazione e la formazione nel
settore dei servizi per favorire lo sviluppo di una cultura del servizio pubblico che coinvolga le
istituzioni, gli operatori e i cittadini utenti.
A tal fine, la Provincia promuove iniziative per la formazione diretta a potenziare
professionalità specifiche nei soggetti addetti alle attività di erogazione dei servizi di gestione
integrata dei rifiuti.
11.7.5.
Altre azioni per la promozione del miglioramento delle
prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti
Al fine di promuovere il miglioramento delle prestazioni del sistema di gestione dei rifiuti, in
aggiunta ai settori di intervento precedentemente delineati, si prevede l’attuazione di azioni
che coinvolgano un ampio spettro di soggetti, anche in relazione alla gestione di specifiche
tipologie di rifiuti.
Le finalità delle suddette azioni possono essere così individuate:
• stipula di accordi di programma e protocolli d’intesa con soggetti pubblici e privati o con
associazioni di categoria per promuovere e favorire l’utilizzo dei sistemi di certificazione
ambientale;
• promozione di iniziative di formazione dirette a potenziare professionalità specifiche nei
soggetti addetti alle attività di erogazione dei servizi di gestione integrata dei rifiuti;
• promozione di iniziative e accordi volontari con le associazioni dei consumatori per:
o analisi dei modelli adottati dai soggetti gestori in materia di organizzazione,
gestione, controllo e programmazione dei servizi e degli impianti;
o analisi dei livelli di qualità dei servizi erogati;
o analisi e comparazione delle tariffe applicate dai soggetti gestori dei servizi;
o analisi del grado di soddisfazione dell’utenza (cosiddetta “customer
satisfaction”);
• promozione dell’innovazione tecnologica nella gestione dei rifiuti funzionale al recupero di
materiali o energia; sarà valutata la realizzazione di impianti che adottino soluzioni in
linea con le migliori tecniche applicabili; le nuove realizzazioni dovranno garantire il
conseguimento di buone prestazioni in ordine ai seguenti aspetti:
o affidabilità del sistema adottato;
o garanzie di pieno rispetto degli standards ambientali;
o economicità.
Proposta di Piano - Relazione
Aprile 2008
Pagina 380 di 380
Scarica

PROVINCIA DI BERGAMO Settore Ambiente PIANO