CITTÀ DI COLOGNO MONZESE
AMBITO DI
SESTO SAN GIOVANNI
PIANO DI ZONA
PER GLI INTERVENTI SOCIALI E
SOCIO-SANITARI
TRIENNIO 2009-2011
Documento elaborato dall’Ufficio di Piano
dell’Ambito di Sesto San Giovanni
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
INDICE
CAPITOLO I – IL SISTEMA DI GOVERNANCE
DELL’AMBITO
pag. 1
Valutazione del sistema di governo della programmazione
nel triennio 2006-2008
pag. 2
Documento di definizione del processo programmatorio per
il triennio 2009-2011 – Linee guida
pag. 6
L’oggetto della programmazione
pag. 7
Il sistema di governo della programmazione
pag. 8
Il Piano di Zona: monitoraggio, valutazione e produzione
pag. 16
Elementi di valutazione del lavoro svolto e possibili ambiti di
miglioramento
pag. 19
La composizione dei Tavoli e numero di incontri dedicati alla
programmazione a partire dall’aprile 2007
pag. 21
CAPITOLO II – AZIONI DI SISTEMA: OBIETTIVI PER
IL TRIENNIO DI PROGRAMMAZIONE 2009-2011
pag. 24
Priorità per la gestione associata
pag. 26
Azioni di sistema
pag. 30
CAPITOLO III – SEZIONE I
QUADRO SOCIODEMOGRAFICO DEL TERRITORIO
pag. 33
Profilo socio demografico del territorio dell’Ambito
pag. 33
La popolazione straniera residente
pag. 45
SEZIONE II - I DATI DEI SERVIZI
pag. 55
Gli accessi al Segretariato Sociale
pag. 55
I dati dei Servizi Sociali
pag. 55
La salute mentale nel territorio
pag. 64
La prevalenza trattata per tipologia di diagnosi
pag. 64
L’incidenza trattata per tipologia di diagnosi
pag. 66
Gli accessi al Centro Psicosociale
pag. 67
Gli accessi al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC)
pag. 69
Le strutture residenziali
pag. 70
L’attività del CPS nel 2007
pag. 71
I dati del Centro per l’Impiego Nord Milano
pag. 73
Le dichiarazioni di disponibilità al lavoro dal 2005 al 2008
pag. 73
Gli avviamenti al lavoro
pag. 78
Avviamenti per tipologia di contratto
pag. 81
I
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
La questione abitativa sul territorio dell’Ambito
pag. 87
La domanda di edilizia residenziale pubblica
pag. 87
Fondo sostegno affitto
pag. 93
CAPITOLO IV – ANALISI DELLE CRITICITA’ E
PRIORITA’ DI INTERVENTO
pag. 95
POLITICHE PER L’INFANZIA, ADOLESCENZA, GIOVANI E
RESPONSABILITÀ FAMILIARI
pag. 95
Analisi delle criticità
pag. 95
Priorità di intervento
pag. 108
POLITICHE A FAVORE DELLE PERSONE DISABILI
pag. 114
Analisi delle criticità
pag. 114
Priorità di intervento
pag. 127
POLITICHE A FAVORE DEI CITTADINI ANZIANI
pag. 131
Analisi delle criticità
pag. 131
Priorità di intervento
pag. 139
POLITICHE DI CONTRASTO DELLA POVERTÀ E DELLA GRAVE
EMARGINAZIONE
pag. 150
Analisi delle criticità
pag. 150
Priorità di intervento
pag. 159
POLITICHE A FAVORE DEI CITTADINI IMMIGRATI
pag. 164
Analisi delle criticità
pag. 164
Priorità di intervento
pag. 176
POLITICHE PER LA SALUTE MENTALE
pag. 181
Analisi delle criticità
pag. 181
Priorità di intervento
pag. 191
GLOSSARIO
pag. 195
II
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
CAPITOLO I
IL SISTEMA DI GOVERNANCE DELL’AMBITO
Il triennio 2006-2008 ha preso avvio con la messa a regime e il
completamento del sistema di governo dell’Ambito, così come previsto
dall'Atto di indirizzo approvato dalle giunte comunali nell'ottobre del
2005. In particolare l’obiettivo prioritario era l'adesione ai lavori dei
Tavoli Tematici di Area dei soggetti pubblici e del privato sociale
operanti sul territorio cittadino di Cologno Monzese; le componenti
istituzionali, invece, erano già parte integrante del Tavolo Tecnico
Politico e dell'Ufficio di Piano.
A tal fine è stata preliminarmente costruita una mappatura delle
risorse sociali esistenti, al fine di attivare percorsi finalizzati alla loro
partecipazione e inclusione nel processo programmatorio. In
particolare questo percorso ha impegnato l'Ufficio di Piano, nel periodo
compreso tra ottobre 2006 e aprile 2007, nella realizzazione di una
serie di incontri con i soggetti del territorio di Cologno finalizzati a
condividere:
i contenuti dall'Atto di indirizzo;
i contenuti del Piano di Zona, con particolare riferimento alle
priorità individuate per ogni singola area oggetto di
programmazione;
ruolo e funzione del Tavoli Tematici d’Area nel processo
programmatorio e responsabilità legate alla partecipazione.
I compiti e il ruolo previsto per i Tavoli Tematici d’Area è stato
ampiamente assunto nel corso del triennio dagli stessi con il
coordinamento dell'Ufficio di Piano. In particolare dopo la ripresa dei
lavori - successiva alla produzione del Piano di Zona e all'inclusione e
al coinvolgimento, nei processi di lavoro, dei soggetti attivi sul
territorio di Cologno - i Tavoli si sono concentrati sulla fase di
monitoraggio e valutazione del Piano di Zona per oltre un anno,
dall’aprile del 2007 al luglio 2008.
Nel mese di settembre 2008 ha preso avvio la fase di costruzione del
Piano di Zona 2009-2011 come verrà meglio illustrato nel corso del
capitolo.
La conclusione del triennio è stata caratterizzata, inoltre, da due
avvenimenti determinanti per il futuro della programmazione sociale e
socio-sanitaria:
1) La pubblicazione della Legge Regionale n. 3 del 12 marzo 20081,
“Governo della rete degli interventi e dei servizi alla persona in
ambito sociale e sociosanitario” che riordina e supera la
precedente normativa in materia di servizi sociali e sociosanitari
e ridefinisce principi e obiettivi del sistema di welfare lombardo.
2) La pubblicazione della Legge Regionale n. 11 del 1 aprile 2008
che stabilisce i nuovi ambiti territoriali delle Aziende Sanitarie
1
E le Delibere della Giunta Regionale ad essa collegate.
1
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Locali lombarde conseguenti all'istituzione della Provincia di
Monza e Brianza. In seguito a tale riorganizzazione l’ASL Città di
Milano assume la denominazione di ASL di Milano e, dal 1
gennaio 2009, include i Comuni di Bresso, Cinisello Balsamo,
Cologno Monzese, Cormano, Cusano Milanino, Sesto San
Giovanni.
Valutazione del sistema di governo della programmazione
nel triennio 2006-2008
Gli elementi di seguito riportati sono il frutto di un’analisi condotta a
differenti livelli: il processo di valutazione, infatti, ha visto impegnati –
in momenti strutturati e dedicati - i componenti dei Tavoli Tematici di
Area, l’Ufficio di Piano e il Tavolo Tecnico Politico.
Il sistema di governo e l’impostazione metodologica sono stati i
principali oggetti di indagine, con particolare riferimento a:
Meccanismi e modalità di funzionamento del sistema di governo
della programmazione nel triennio 2006-2008;
Tavoli Tematici di Area: valutazione del processo di lavoro e dei
prodotti;
Piano di Zona 2006-2008: impatto dello strumento di
programmazione sulle politiche sociali del territorio.
L’analisi, centrata sull’individuazione di punti di forza e di debolezza,
ha permesso di focalizzare nodi critici e ambiti di miglioramento utili
alla ridefinizione del sistema di governo per il triennio 2009-2011.
Punti di forza rilevati
Sistematicità e metodo di lavoro dei Tavoli Tematici di Area:
Il lavoro dei Tavoli Tematici di Area non si esaurisce con la definizione
e produzione del Piano di Zona: la programmazione si sviluppa nel
triennio senza soluzione di continuità, con la presenza di contesti
stabili e permanenti.
Le attività, che vedono impegnati i soggetti del territorio, sono
organizzate per fasi lavoro e prevedono l’individuazione e la
condivisione di obiettivi e azioni, dove possibile trasversali alle
differenti aree; inoltre il coordinamento delle attività e la conduzione
dei Tavoli Tematici di Area affidate all’Ufficio di Piano per l’intero
triennio hanno permesso di:
rendere confrontabili i processi di lavoro sui singoli Tavoli e
completare le varie fasi in modo pressoché sincrono;
produrre documentazione in grado di rappresentare i risultati
ottenuti in ogni fase e di garantire continuità al processo;
orientare i Tavoli ad una piena assunzione di ruolo e di decisione
in merito a proposte da sottoporre al Tavolo Tecnico Politico o da
sviluppare in autonomia.
Funzionalità degli strumenti di lavoro utilizzati:
Ogni fase di lavoro ha previsto l’elaborazione di documenti a partire da
sistemi di rilevazione e strumenti di lavoro (tabelle, questionari, griglie
2
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
di rilevazione, tracce di intervista) costruiti e condivisi sui Tavoli, in
modo da poter essere utilizzati dai partecipanti al fine di costruire la
base conoscitiva utile alla realizzazione degli obiettivi di fase.
Il sistema della partecipazione:
La costruzione di un sistema di partecipazione basato sulla libera
adesione e non sulla rappresentanza si è rivelata una scelta adeguata,
soprattutto nel delicato momento di integrazione dei territori di Sesto e
Cologno. Ciò ha favorito la reciproca conoscenza, l’incontro di realtà e
soggetti differenti, la costruzione di un pensiero articolato e complesso
perché frutto di molteplici contributi.
Nonostante il notevole impegno richiesto nel triennio ai partecipanti –
numero di riunioni effettuate e contributi prodotti – gli incontri hanno
visto un costante ed elevato grado di partecipazione.
Significativo, inoltre, il numero di organizzazioni che nel corso del
triennio hanno chiesto un incontro all’Ufficio di Piano con il duplice
obiettivo di conoscere il Piano di Zona, le sue priorità, il sistema di
governo e di aderire al processo di lavoro.
Tale impostazione ha consentito ai partecipanti di:
essere inseriti in un flusso di lavoro impegnativo ma finalizzato
al raggiungimento di obiettivi chiari e condivisi;
entrare stabilmente a contatto con un sistema informativo
dinamico anche attraverso il costante aggiornamento della base
conoscitiva; il lavoro prodotto in questi anni dai Tavoli – e
ampiamente documentato – costituisce un importante
patrimonio di informazioni, analisi, conoscenze, competenze,
esperienze, che merita di essere valorizzato in più sedi e a più
livelli;
sviluppare relazioni e contatti utili a migliorare i rapporti e le
collaborazioni e potenziare il lavoro di rete.
Rispetto al precedente triennio, infine, il Piano di Zona – quale
strumento di programmazione delle politiche sociali – è maggiormente
conosciuto ma è necessario diffondere il documento in modo più
capillare soprattutto rispetto agli obiettivi in esso contenuti.
Punti di debolezza rilevati
Difficoltà di collegamento tra le parti:
L’individuazione dei Tavoli Tematici di Area come unico ed esclusivo
luogo di confronto, consultazione e dialogo tra le Amministrazioni e il
territorio ha rappresentato un punto di debolezza: i materiali, le
riflessioni e le proposte maturate sui Tavoli dovrebbero diventare
patrimonio e oggetto di lavoro del livello strategico e decisionale per
contribuire alla definizione di scenari condivisi.
In alcuni casi la difficoltà di collegamento si è manifestata attraverso
una scarsa circolarità delle informazioni utili ad innescare processi
decisionali, scelte di sistema ed eventuali sbocchi progettuali. In altri
casi questa mancanza di collegamento è stato indicatore indiretto di
difficoltà nella comprensione dei meccanismi di funzionamento del
sistema e della specificità di ruolo.
3
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Le difficoltà sopra citate non hanno impedito un’adesione complessiva
al perseguimento delle priorità del Piano di Zona, tuttavia esse hanno
determinato discontinuità nel tentativo di realizzare gli obiettivi della
programmazione partecipata. Le politiche sociali devono, infatti,
capitalizzare e valorizzare le risorse di tutta la comunità che si
organizza per contribuire ad aumentare il proprio livello di salute e di
benessere.
Infine il sistema di lavoro dei Tavoli, inquadrato sulle aree oggetto di
programmazione, ha talvolta alimentato una visione tendenzialmente
settoriale. Sono mancate occasioni di collaborazione e confronto tra i
differenti Tavoli; la reciproca funzionalità è stata poco valorizzata.
Complessità del sistema di governo e partecipazione:
Le organizzazioni e i soggetti che si misurano per la prima volta con le
logiche della programmazione faticano a comprendere il complesso
meccanismo di funzionamento del sistema di governo, in particolare la
definizione di compiti, ruoli e funzioni dei differenti organismi.
Un metodo di lavoro strutturato e complesso, inoltre, può
rappresentare un ostacolo, in particolare alcune organizzazioni di
volontariato faticano ad aderire – soprattutto in modo continuativo – ai
lavori dei Tavoli per differenti ragioni:
fatica nel comprendere un sistema di relazioni complesso;
difficoltà rispetto all’analisi dei bisogni, alle progettazioni e alla
consapevolezza di ruolo;
fatiche di ordine organizzativo nell’aderire ad un percorso che
richiede impegno e costanza e che è difficilmente compatibile
con le limitate risorse di personale.
Competenze utili alla definizione di un profilo di Comunità:
Esiste un problema di competenze – diffuso a più livelli e non solo nelle
organizzazioni di volontariato – relativamente alla capacità di leggere
le criticità del territorio e di proporre soluzioni adeguate e coerenti ai
bisogni individuati.
Diffusione ancora limitata del Piano di Zona:
All’interno delle organizzazioni gli operatori conoscono ancora poco il
Piano di Zona, sia dal punto di vista dei meccanismi di funzionamento
del sistema di governo sia rispetto agli obiettivi e alle finalità del Piano
stesso.
Possibili ambiti di miglioramento
1. Creare un sistema di connessioni più efficace tra tutti i soggetti
coinvolti nel processo programmatorio anche individuando
ambiti di collaborazione che si sviluppino in modo trasversale
alle differenti aree tematiche. Sarebbe auspicabile – su temi di
particolare interesse – l’attivazione, in via sperimentale, di
ambiti di lavoro congiunti a partire da fenomeni che
attraversano i differenti target (esempio: lavoro, povertà,
scuola). A tal fine si rende necessario individuare e costruire
degli strumenti che garantiscano una maggiore circolarità delle
informazioni e dei materiali prodotti.
2. Promuovere una maggiore integrazione tra il Piano di Zona - sia
rispetto al sistema di governo, sia rispetto alla diagnosi e agli
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Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
obiettivi in esso contenuti - e gli altri strumenti di
programmazione. La governance complessiva della politica
locale deve promuovere e valorizzare adeguatamente il Piano di
Zona, dando valore ai contenuti ma anche alle modalità di
programmazione partecipata attivate.
3. Valorizzare la valutazione quale indispensabile strumento di
crescita e sviluppo: nel triennio tutti i soggetti impegnati nel
processo programmatorio hanno condiviso l’importanza del
momento valutativo sia relativamente ai processi di lavoro
attivati, sia ai prodotti realizzati. Tale impostazione verrà
ulteriormente rafforzata a partire dall’individuazione di metodi,
strumenti e indicatori di efficacia.
4. Sostenere e promuovere la diffusione di competenze progettuali
e per la lettura dei bisogni del territorio.
5. Attivare adeguate strategie di diffusione del Piano di Zona; tale
obiettivo deve riguardare tutti i soggetti coinvolti nel processo
programmatorio.
Tenuto conto degli elementi di valutazione emersi, degli ambiti di
miglioramento individuati e delle indicazioni contenute nella normativa
di riferimento, sono state individuate alcune modifiche al sistema di
governo, di seguito illustrate, con l’obiettivo di:
procedere ad un migliore e maggiore definizione di compiti, ruoli
e responsabilità;
creare un sistema di connessioni più efficace tra tutti i soggetti
coinvolti nel processo programmatorio anche attraverso
l’individuazione di nuovi ambiti di lavoro;
rafforzare la logica della programmazione partecipata al fine di
costruire scenari sempre più condivisi sui quali fondare le scelte
strategiche;
aumentare il livello di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti
nel processo programmatorio rispetto al proprio ruolo.
5
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
DOCUMENTO DI DEFINIZIONE DEL PROCESSO
PROGRAMMATORIO PER IL TRIENNIO 2009/2011
LINEE GUIDA
Premessa
La programmazione dei Piani di Zona per il triennio 2009-2011 si
inserisce in un nuovo contesto normativo, caratterizzato dalla Legge
Regionale n. 3 del 12 marzo 2008, “Governo della rete degli interventi
e dei servizi alla persona in ambito sociale e sociosanitario”. Si tratta di
una Legge che, esercitando la potestà legislativa esclusiva in materia
sociale attribuita alle Regioni dal riformato art. 117 della Costituzione,
riordina e supera la precedente normativa in materia di servizi sociali e
sociosanitari ridefinendo principi e obiettivi del sistema di welfare
lombardo. In particolare, la Legge valorizza la definizione, in termini
normativi, di una rete di unità d’offerta e la piena espressione delle
capacità progettuali dei soggetti pubblici e privati in particolare
appartenenti al terzo settore.
Questa Legge rappresenta al contempo un punto di arrivo e di
partenza per realizzare un nuovo modo di rispondere ai bisogni
attraverso una rete aperta e dinamica e la definizione, nel pieno
rispetto del principio di sussidiarietà, dei compiti degli enti locali e degli
altri soggetti pubblici e privati che concorrono alla programmazione,
progettazione e realizzazione della rete delle unità di offerta sociali e
sociosanitarie. E’ in questo nuovo contesto normativo che si inserisce
la programmazione dei Piani di Zona per il prossimo triennio.
L’art. 18 della l. r. 3/2008 definisce il Piano di Zona come lo strumento
di programmazione in ambito locale della rete d’offerta e
dell’integrazione sociale e sociosanitaria in ambito distrettuale, anche
in rapporto al sistema della sanità, dell’istruzione e della formazione,
della casa e del lavoro.
Il Piano di Zona si configura quindi come lo strumento privilegiato per
conseguire forme di integrazione tra le politiche mediante l’analisi dei
bisogni, la definizione delle priorità, la gestione innovativa, flessibile e
partecipata del sistema di offerta. Se la programmazione del primo
triennio ha rappresentato prevalentemente l’individuazione di
interventi finanziati con le risorse del Fondo Nazionale Politiche Sociali
e quella del secondo triennio lo sviluppo del concetto di
“programmazione e gestione associata”, la terza triennalità dovrà
ulteriormente evolvere verso la programmazione integrata degli
obiettivi e degli interventi sociali, con una particolare attenzione
all’integrazione sociosanitaria e più in generale all’integrazione tra
politiche a favore della persona e della famiglia, per un welfare che non
sia solo riparativo e di tutela, ma anche promozionale e preventivo.
La Legge Regionale 3 si inserisce peraltro in un filone di riforme che,
nel solco tracciato dalla legge nazionale 328/00, tende alla
valorizzazione delle comunità locali e delle Istituzioni, nonché di tutti i
soggetti sociali impegnati nella costruzione del sistema integrato di
Servizi Sociali. In questo ambito è assegnato ai Comuni un ruolo di
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Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
regia e di coordinamento in quanto titolari diretti, di servizi e funzioni,
e più vicini alle comunità.
Tale sistema integrato si configura anche come rete di responsabilità e
di attenzioni condivise tra quanti, a diverso titolo, per competenze
istituzionali o per scelta, si occupano di politiche dei servizi alla
persona e le realizzano.
La responsabilità dei Comuni, individuata non solo nella Legge
Regionale ma anche attraverso le funzioni a loro attribuite dal Testo
Unico delle Autonomie Locali, è dunque quella di promuovere e tutelare
la rappresentanza delle comunità locali. Nell'esercizio di tale funzione
le Amministrazioni Comunali:
sostengono la programmazione del sistema locale attraverso lo
strumento del Piano di Zona;
garantiscono la gestione del processo di coinvolgimento dei tanti
soggetti titolati a partecipare alla costruzione del Piano di Zona
e, successivamente, alla sua progettazione e gestione.
Il percorso normativo ha peraltro sottolineato ed evidenziato il tema
delle responsabilità non solo istituzionali e dei soggetti del Terzo
Settore, ma anche del cittadino che, oltre ad essere titolare di diritti, è
altresì chiamato in causa responsabilmente a contribuire nelle diverse
forme, al sistema locale di promozione e protezione della qualità della
vita. I soggetti che, nella propria operatività, garantiscono interessi
esterni alla propria compagine, svolgono di fatto una funzione di
pubblica utilità.
A fondamento del diritto alla partecipazione è posto il riconoscimento
di competenze nel leggere i bisogni e nel proporre, progettare ed
attuare risposte coerenti con i problemi, con le condizioni di vita del
territorio. Tali competenze peraltro vengono alimentate dall’esigenza di
mettere in rete dati, esperienze, saperi, affinché il processo
programmatorio risulti realmente comunitario e possa garantire quei
risultati di benessere auspicati, nell’interesse della comunità locale.
L’oggetto della programmazione
I Comuni di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese intendono definire,
con il presente atto, il processo programmatorio locale coincidente con
il Piano di Zona 2009-2011.
Tale processo prevede la partecipazione attiva dei soggetti istituzionali,
non istituzionali, pubblici e del privato sociale che concorrono, alla
programmazione, progettazione e realizzazione della rete delle unità di
offerta sociali e sociosanitarie (ai sensi dell’art. 3 L.R. 3/2008).
La programmazione locale dell’Ambito rivolge la propria azione alle
aree di intervento di seguito elencate:
1) Minori - Famiglia
2) Disabilità
3) Anziani
4) Cittadini stranieri - Immigrazione
5) Adulti in difficoltà - Grave Emarginazione
6) Salute Mentale
7) Dipendenze
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Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Si ritiene inoltre necessario, per garantire risposte efficaci ai fini del
benessere e della salute delle singole persone e delle famiglie,
comprendere, nella programmazione territoriale, anche gli ambiti di
integrazione socio-sanitaria, coinvolgendo in questo senso la Direzione
dell’ASL e dell’Azienda Ospedaliera perché esprimano la propria
disponibilità a partecipare individuando competenze e risorse utili per
la realizzazione della rete.
Sempre nell’ottica di una lettura integrata ed esaustiva dei bisogni del
territorio, così come indicato dalle linee guida regionali sulla
programmazione (DGR VIII/8551 del 3/12/2008), è importante
rilevare nella fase di formulazione della base conoscitiva eventuali
problematiche relative anche alle politiche abitative, dell'istruzione,
della formazione, dell'avviamento al lavoro e reinserimento nelle
attività lavorative, per individuare possibili sinergie con le altre aree di
programmazione e assicurare alla cittadinanza risposte coordinate e
coerenti.
Il sistema di governo della programmazione
I soggetti della programmazione:
La Legge Regionale 3/2008 individua i soggetti chiamati a concorrere
alla programmazione, progettazione e realizzazione della rete delle
unità di offerta sociali e sociosanitarie e ne definisce le responsabilità.
Le Amministrazioni Comunali
I compiti dei Comuni nell'adempimento della funzione di
programmazione sono specificati nell'articolo 13 della Legge Regionale
3/2008:
Programmano, progettano e realizzano la rete locale delle unità
d’offerta sociali, nel rispetto degli indirizzi e conformemente agli
obiettivi stabiliti dalla Regione, anche promuovendo la
partecipazione dei soggetti di cui all’articolo 3 della Legge
Regionale 3/2008;
Riconoscono e promuovono la sperimentazione di unità d’offerta
e di nuovi modelli gestionali nell’ambito della rete sociale, nel
rispetto della programmazione regionale.
Definiscono i requisiti di accreditamento delle unità di offerta
sociali in base ai criteri stabiliti dalla Regione, accreditano le
unità d’offerta e stipulano i relativi contratti.
Definiscono eventuali livelli di assistenza ulteriori rispetto a
quelli definiti dalla Regione.
Determinano i parametri per l’accesso prioritario alle prestazioni
[...].
Gestiscono il sistema informativo della rete delle unità d’offerta
sociali.
Azienda Sanitaria Locale e Azienda Ospedaliera
Programmano, a livello locale, la realizzazione della rete delle unità
d’offerta sociosanitarie, nel rispetto della programmazione regionale ed
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Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
in armonia con le linee di indirizzo formulate dai Comuni, attraverso la
Conferenza dei sindaci del territorio di competenza di ciascuna ASL:
gestiscono i flussi informativi, a supporto dell’attività di
programmazione comunale e regionale;
collaborano con i Comuni nella programmazione della rete locale
delle unità di offerta sociali.
Provincia
Le Province concorrono alla programmazione e alla realizzazione della
rete delle unità d’offerta sociali e sociosanitarie, con specifico
riferimento al sistema dell’istruzione, della formazione professionale e
delle politiche del lavoro ed in particolare:
istituiscono osservatori territoriali finalizzati alla conoscenza dei
fenomeni sociali e promuovono studi ed analisi dei bisogni
assistenziali e dei diversi processi di inclusione sociale;
sostengono, nel quadro della programmazione regionale, la
realizzazione, compatibilmente con le proprie risorse, di
investimenti e interventi innovativi per le unità di offerta sociali
e sociosanitarie, di intesa con i comuni interessati.
Terzo Settore
Rappresenta la risorsa che la cittadinanza attiva mette a disposizione
della comunità locale per il conseguimento del benessere e della
salute.
I soggetti del terzo settore, ai sensi della Legge Regionale 3/2008,
concorrono alla programmazione, progettazione e realizzazione della
rete delle unità di offerta sociali e sociosanitarie, secondo gli indirizzi
definiti dalla Regione.
Sono individuati come soggetti del terzo settore, in virtù di quanto
disposto dalla Legge Regionale del 14 febbraio 2008, n. 1 «Testo unico
delle leggi regionali in materia di volontariato, cooperazione sociale,
associazionismo e società di mutuo soccorso» e legge 8 novembre
2000, n. 328 «Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato
di interventi e servizi sociali»:
gli organismi della cooperazione;
le cooperative sociali;
le associazioni e gli enti di promozione sociale;
le fondazioni;
gli enti di patronato;
le associazioni familiari;
gli enti riconosciuti delle confessioni religiose;
altri soggetti sociali senza scopo di lucro;
le organizzazioni di volontariato;
I soggetti del terzo settore che partecipano al processo
programmatorio e di conseguenza investono, in base alle proprie
risorse e competenze, nel perseguimento degli obiettivi del Piano di
Zona, possono essere firmatari dell’Accordo di Programma.
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Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Gli altri soggetti istituzionali
Le Autonomie Scolastiche, gli Organi locali del Ministero della Giustizia,
le Organizzazioni Sindacali, partecipano al processo programmatorio a
partire dalle proprie competenze istituzionali e dall’area specifica di
intervento.
La struttura organizzativa della programmazione:
Assemblea Distrettuale dei Sindaci
E’ l’organismo di rappresentanza politica del Piano di Zona e viene
costituita ai sensi dell’art. 6 della Legge Regionale 31/97 e della DGR
VI/41788. I Comuni, attraverso l'Assemblea Distrettuale dei Sindaci,
possono formulare proposte e pareri alla Conferenza dei Sindaci, in
ordine alle linee di indirizzo e di programmazione dei servizi
sociosanitari ed esprimere il proprio parere sulla finalizzazione e sulla
distribuzione territoriale delle risorse finanziarie.
Nell’esercizio delle proprie funzioni, l’Assemblea Distrettuale dei
Sindaci:
Elegge il suo presidente.
Individua l’ente capofila per la gestione del Piano di Zona.
Individua e sceglie le priorità e gli obiettivi delle politiche locali.
Verifica la compatibilità tra impegni e risorse necessarie per la
realizzazione delle azioni.
Delibera in merito all’allocazione delle risorse Fondo Nazionale
Politiche Sociali, Fondo Sociale Regionale e quote di risorse
autonome conferite per la gestione associata dell’attuazione
degli obiettivi previsti dal Piano di Zona.
Licenzia il documento Piano di Zona.
Governa il processo di integrazione tra soggetti.
Effettua il governo politico del processo di attuazione del Piano
di Zona.
L'Assemblea è composta da tutti i Sindaci dei Comuni compresi
nell'Ambito territoriale del Distretto. Possono partecipare all'Assemblea
senza diritto di voto:
I Direttori dei settori comunali interessati in relazione agli
argomenti che l'Assemblea intende discutere;
Il Responsabile dell'Ufficio di Piano;
il Direttore Generale dell'ASL;
il Direttore Sociale dell'ASL;
il Direttore Sanitario dell'ASL;
il Direttore Amministrativo dell'ASL;
Il Responsabile del Distretto;
I Responsabili dei Dipartimenti di Prevenzione e dei servizi
sanitari di base;
Altri dirigenti od operatori dell'ASL la cui partecipazione,
concordata con il Presidente dell'Assemblea, sia ritenuta utile dal
Direttore Generale;
il Direttore del Settore Affari Sociali della Provincia di Milano.
Le decisioni politiche relative alla definizione, attuazione e valutazione
dei risultati conseguiti nel Piano di Zona sono assunte a maggioranza
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Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
dei voti dei Sindaci presenti e votanti, in ragione dei voti espressi
secondo le quote da ciascuno rappresentate.
Modalità di Funzionamento dell'Assemblea Distrettuale dei Sindaci
L'Assemblea Distrettuale dei Sindaci è coordinata dal Presidente o suo
delegato che, sentiti gli altri Sindaci, definisce l'agenda dei lavori e
convoca le sedute almeno una settimana prima della data stabilita.
Tutti i partecipanti hanno facoltà di contribuire alla definizione
dell'ordine del giorno e/o richiedere la convocazione di una seduta.
Sulla base dell'agenda dei lavori l'Assemblea si riunisce non meno di
una volta ogni due mesi presso la sede del Comune capofila.
Si prevede, almeno una volta all’anno, la convocazione da parte del
presidente dell'Assemblea Distrettuale dei Sindaci di altri soggetti
istituzioni quali le Autonomie Scolastiche, gli Organi locali del Ministero
della Giustizia, le Organizzazioni Sindacali in ordine agli specifici ambiti
di competenza.
Tavolo Tecnico-Politico per la gestione associata
Il Tavolo Tecnico Politico per la gestione associata (d'ora in poi Tavolo
Tecnico Politico) è organo di:
direzione strategica per la definizione e realizzazione degli
obiettivi della programmazione;
integrazione delle politiche (dei comuni e delle aree di
intervento);
individuazione e promozione di forme di gestione associata;
garanzia dell'interlocuzione a livello territoriale in merito alla
rete di unità d'offerta secondo un'agenda di lavori coerente con
quanto indicato nella DGR 8/7797 del 30 luglio 2008.
Esso esercita la sua azione attraverso i rappresentanti dei soggetti
istituzionali cui sono affidati, per legge, i compiti di garantire o erogare
servizi di natura sociale assistenziale, educativa e sociosanitaria sui
territori dei quali hanno titolarità di rappresentanza o di gestione di
servizi pubblici essenziali. Vi fanno parte:
I referenti politici dei Comuni associati nell'Ambito (Sindaci o
Assessori delle aree di competenza da questi delegati);
Dirigenti comunali dei Settori afferenti le aree d’intervento
interessate;
L’Ufficio di Piano.
Modalità di Funzionamento del Tavolo Tecnico Politico
Il Tavolo è coordinato dal Sindaco presidente dell'Assemblea di
distretto o suo delegato: il coordinatore definisce l'agenda dei lavori e
convoca le sedute del tavolo almeno una settimana prima della data
stabilita. Tutti i partecipanti hanno facoltà di contribuire alla definizione
dell'ordine del giorno e/o richiedere la convocazione di una seduta.
E' compito dei referenti politici presenti al Tavolo Tecnico Politico
comunicare alle Giunte Comunali e alle Commissioni Consiliari preposte
gli orientamenti e le decisioni prese in tema di realizzazione degli
obiettivi della programmazione.
11
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
L'Ufficio di Piano supporta organizzativamente il coordinatore del
Tavolo Tecnico Politico per le convocazioni e la predisposizione dei
materiali necessari ai lavori del Tavolo stesso e ne verbalizza le
riunioni.
Sulla base dell'agenda dei lavori, il Tavolo Tecnico Politico si riunisce
non meno di una volta al mese presso la sede del comune capofila.
Tavolo Locale di Consultazione del Terzo Settore
Con l'avvio del triennio di programmazione 2009-2011 si istituisce il
Tavolo Locale di Consultazione del Terzo Settore con la finalità di:
attivare modalità di dialogo continuo e di confronto sugli
elementi strategici di definizione delle politiche sociali di Ambito;
affrontare le tematiche inerenti la rete delle unità di offerta
sociali, così come definito dalla Legge Regionale 3/2008 e dalla
DGR n° 8/7797 del 30 luglio 2008;
costituire il luogo di confronto e condivisione, coerentemente
con le fasi della programmazione, di elementi tecnico conoscitivi
relativi a materie di contenuto generale e trasversale a Tavoli
Tematici.
Al Tavolo partecipano:
i soggetti del terzo settore che abbiano una rappresentanza
nell'ambito sociale di riferimento;
il presidente dell’assemblea di distretto, che svolge le funzioni di
presidente;
i responsabili dei servizi sociali ed educativi dei Comuni
dell’ambito di riferimento;
il direttore sociale dell’ASL territorialmente competente;
il direttore di distretto dell’ASL territorialmente competente.
Oggetto di lavoro del Tavolo Locale di Consultazione del Terzo Settore
In attuazione della L. R. 3/2008, in particolare, il Tavolo locale avrà
come principale obiettivo la promozione della partecipazione dei
soggetti del terzo settore nella:
programmazione, progettazione e realizzazione della rete locale
delle unità di offerta sociali;
individuazione dei nuovi modelli gestionali e sperimentali
nell’ambito della rete sociale;
definizione dei requisiti di accreditamento delle unità di offerta
sociali;
definizione dei livelli ulteriori di assistenza rispetto a quelli
definiti dalla Regione;
determinazione dei parametri di accesso prioritario alle
prestazioni sociali;
organizzazione dell’attività di segretariato sociale;
promozione e divulgazione dell’istituto dell’amministrazione di
sostegno in stretto accordo con l’ufficio competente della ASL
del distretto di riferimento.
Funzionamento del Tavolo di consultazione dei soggetti del terzo
settore
12
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il Tavolo Locale di Consultazione del Terzo Settore è istituito e
organizzato con atto del presidente dell'Assemblea dei Sindaci
dell'Ambito di Sesto San Giovanni che convoca e coordina le sedute del
Tavolo. L'Ufficio di Piano in collaborazione con il presidente:
definisce l'agenda dei lavori;
definisce un calendario di massima delle sessioni di lavoro,
individuando data e ordine del giorno che sottopone alla
condivisione del Tavolo;
raccoglie e assicurare la diffusione, tra i partecipanti, dei
materiali istruttori relativi agli argomenti posti all’ordine del
giorno;
stende un verbale degli incontri;
cura un effettivo collegamento nei lavori e coordinamento nei
contenuti fra il Tavolo permanente di consultazione dei soggetti
del terzo settore e gli appositi Tavoli Tematici;
inserisce nell’ordine del giorno anche proposte provenienti dai
membri del Tavolo;
promuove la Comunicazione e il coordinamento con il Tavolo di
consultazione del terzo settore nella ASL del distretto di
riferimento, anche inviando i verbali delle riunioni.
L’avviso di convocazione viene inviato ai componenti del Tavolo di
norma almeno 10 giorni prima dalla data stabilita per la riunione, salva
urgenza.
I componenti del Terzo Settore che partecipano a questo organismo
svolgono la funzione di debito informativo, in merito alle attività svolte
e alle decisioni prese nei confronti dei componenti dei Tematici di area.
Il Tavolo si riunisce per un minimo di 3 volte nell'arco dell'anno solare
presso le sedi comunali dell'Ambito.
Ufficio di Piano
L’Ufficio di Piano è la struttura tecnico amministrativa che:
supporta la responsabilità istituzionale nelle diverse fasi del ciclo
di vita della programmazione sociale e sociosanitaria integrata;
gestisce il sistema di partecipazione;
garantisce il collegamento tra i diversi soggetti attivi nel
processo di programmazione;
assicura il coordinamento degli interventi e l’istruttoria degli atti
di esecuzione del Piano;
adempie agli obblighi di debito informativo dell'Ambito nei
confronti dalla Regione Lombardia e del territorio.
E' composto da risorse con competenze tecniche e amministrative utili
alla gestione del sistema di partecipazione, alla costruzione della base
conoscitiva. Le attività dell’Ufficio di Piano possono essere così
elencate:
1. Gestione degli atti conseguenti all’approvazione del Piano di
Zona per la realizzazione degli obiettivi in esso contenuti;
2. Gestione del Fondo Sociale Regionale e del Fondo Nazionale per
le Politiche Sociali;
3. Gestione delle risorse erogate dalla Regione per la
sperimentazione di nuovi interventi e unità di offerta
13
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
nell'Ambito;
4. Coordinamento dei Tavoli d’Area e individuazione di strumenti e
strategie sempre più efficaci per implementare il dialogo con il
territorio, assicurando la tempistica del processo;
5. Assistenza e supporto organizzativo al Tavolo Tecnico Politico, al
Tavolo Locale di Consultazione del Terzo Settore e all'Assemblea
di Distretto;
6. Individuazione e messa a punto di strumenti per consolidare ed
integrare la base conoscitiva utile alla formulazione di diagnosi
di fenomeni e di ipotesi di intervento sul territorio;
7. Informazione al territorio riguardo ai processi e alle politiche
sociali definite;
8. Individuazione di metodi e costruzione di strumenti per la
valutazione e il monitoraggio tecnico del Piano di Zona;
9. Organizzazione e facilitazione delle azioni di monitoraggio e
valutazione del Piano di Zona;
10.Monitoraggio economico-finanziario del Fondo Nazionale
Politiche Sociali e del Fondo Sociale Regionale;
11.Rappresentanza
dell’Ambito
e
dei
Comuni
in
sede
interistituzionale: Regione, Provincia, ASL, partecipazione ai
gruppi di programmazione e coordinamento sovradistrettuale;
12.Gestione in forma associata della funzione di autorizzazione e
accreditamento dei servizi socioassistenziali per quanto
trasferito di competenza ai Comuni dalla Regione;
13.Integrazione della programmazione sociale con gli altri strumenti
di programmazione (Piano di Governo del Territorio, Piano dei
Servizi, Piano dei Tempi e degli Orari.);
14.Progettazione e/o accompagnamento e consulenza per interventi
da realizzare sul territorio dell'Ambito.
Ciascun Comune del distretto contribuisce al funzionamento dell’Ufficio
di Piano proporzionalmente alle risorse umane, strumentali e
finanziarie disponibili e comunque senza maggiori oneri a carico del
bilancio regionale.
Tavoli Tematici d'Area
Rappresentano il luogo di confronto tra programmatori istituzionali e
realtà sociale. I Tavoli Tematici d’Area operano stabilmente per tutta la
durata dell’attuazione del Piano di Zona: dalla sua costruzione, al
monitoraggio, compresa la fase di valutazione del processo
programmatorio.
I Tavoli Tematici d’Area sono costituiti da soggetti istituzionali e non
istituzionali che:
svolgono funzione pubblica in merito all’area oggetto di
programmazione, come indicato all’art. 1, commi 4 e 6 della
legge 328/2000;
contribuiscono alla definizione e costruzione della rete di unità di
offerta locale attraverso progetti, servizi e azioni, ai sensi
dell’articolo 3 della Legge Regionale 3/2008;
mettono a disposizione della comunità risorse e competenze utili
14
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
a: rilevare le condizioni sociali del territorio, analizzare le
criticità, individuare i bisogni, individuare le risorse e i punti di
forza presenti nella comunità locale, proporre le priorità di
intervento, contenenti le linee guida fondamentali delle azioni
che devono impattare sui bisogni prioritari individuati.
Chi partecipa è quindi riconosciuto portatore di saperi, esperienze,
competenze utili per fotografare il volto della città, delle condizioni di
vita di chi vi abita, dei diritti da garantire.
I Tavoli Tematici d’Area comunicano, nelle varie fasi del processo
programmatorio, con la produzione di documenti da diffondere e
condividere con gli altri soggetti del sistema di governo.
Tali documenti dovranno contenere:
la rappresentazione del processo di lavoro attivato;
i dati e le informazioni raccolti, nonché la loro analisi
complessiva;
le indicazioni e le proposte di sviluppo.
Funzionamento dei Tavoli Tematici d’Area
I Tavoli Tematici d’Area attivati per il triennio di programmazione
2009-2011 sono:
Tavolo minori, famiglia, politiche giovanili e responsabilità
familiari;
Tavolo per le politiche a favore della popolazione anziana;
Tavolo per le politiche a favore della popolazione disabile;
Tavolo per le politiche a favore dei cittadini immigrati;
I Tavoli Tematici d’Area sono coordinati dall’Ufficio di Piano che è
responsabile dei processi di lavoro; si riuniscono indicativamente con
cadenza mensile. L'Ufficio di Piano:
definisce un calendario di massima delle sessioni di lavoro,
individuando data e ordine del giorno che sottopone alla
condivisione del Tavolo;
raccoglie e assicura la diffusione, tra i partecipanti, dei materiali
istruttori relativi agli argomenti posti all’ordine del giorno;
stende un verbale degli incontri;
L’avviso di convocazione viene inviato ai componenti dei Tavoli di
norma almeno 7 giorni prima dalla data stabilita per la riunione, salva
urgenza.
15
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il Piano di Zona: monitoraggio, valutazione e produzione
La produzione del Piano di Zona rappresenta l’ultimo atto di un
processo di lavoro che ha impegnato i Tavoli Tematici di Area, il Tavolo
Tecnico Politico e l’Ufficio di Piano per l’intero triennio; la
programmazione si configura come un processo senza soluzione di
continuità, nel quale i diversi soggetti sono organizzati in ambiti di
lavoro stabili e permanenti.
Nell’aprile del 2007 ha preso avvio la fase di monitoraggio con
l’obiettivo di:
acquisire le informazioni necessarie per la valutazione di impatto
dello strumento programmatorio sulle politiche sociali;
rilevare fenomeni emergenti in rapporto al contesto descritto;
verificare l’effettiva aderenza delle priorità indicate espresse con
i bisogni del territorio;
produrre un flusso di informazioni su progetti e servizi promossi
orientati al perseguimento delle priorità individuate.
Il processo di lavoro, che ha riguardato tutte le area oggetto di
programmazione, può essere così sinteticamente rappresentato:
1) Analisi e condivisione delle priorità contenute nel Piano di Zona
2006-2008: i Tavoli Tematici, sotto il coordinamento dell'Ufficio
di Piano, hanno proceduto ad esaminare le 73 priorità indicate.
2) Per ogni priorità sono stati individuati specifici indicatori di
monitoraggio con l’obiettivo di rappresentare le caratteristiche
delle azioni realizzate (si citano solo a titolo esemplificativo
alcuni degli elementi raccolti: obiettivi dichiarati, strumenti,
target di riferimento, soggetti promotori, sistema di relazioni,
durata, risorse economiche e di personale impiegate, luoghi e
spazi, attrezzature, utenti beneficiari).
3) Costruzione degli strumenti utili alla ricerca delle informazioni e
alla raccolta dei dati - questionari, tracce di intervista, schemi di
sintesi - e individuazione delle fonti. Vista la considerevole
quantità di materiali da reperire, i Tavoli Tematici hanno
sperimentato una modalità organizzativa più funzionale al
raggiungimento dell’obiettivo, dividendosi in sottogruppi di
lavoro.
4) Raccolta dati: tale attività ha visto l’impegno e l’attivazione dei
partecipanti per un periodo di tre mesi circa.
5) Elaborazione di un modello di sintesi finalizzato a rappresentare i
progetti, le azioni e i servizi presenti sul territorio che
concorrono al perseguimento delle priorità individuate.
6) Inserimento – ad opera dell’Ufficio di Piano - dei dati e delle
informazione raccolte nelle schede di sintesi.
7) Analisi delle informazioni.
16
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Gli esiti di questa fase di lavoro sono stati sintetizzati in 4 documenti,
uno per ogni area oggetto di programmazione, con l’obiettivo di:
valutare i risultati raggiunti;
evidenziare i punti di forza e le criticità riscontrate;
mettere a sistema l’elevato numero di informazioni raccolte e di
analisi proposte;
avviare una prima riflessione finalizzata all’individuazione delle
priorità di intervento per il triennio di programmazione 20092011;
descrivere il processo di lavoro che ha visto impegnato i Tavoli
Tematici da giugno 2007 a giugno 2008.
Tali documenti, dopo l’approvazione dei Tavoli Tematici, sono stati
trasmessi al Tavolo Tecnico Politico per la relativa analisi e discussione.
Questo atto ha sancito la chiusura della fase di monitoraggio e
valutazione e, di fatto, ha segnato l’avvio dei lavori di definizione del
nuovo Piano di Zona. Gli elementi di analisi e le indicazioni in essi
contenuti costituiscono le fondamenta della base conoscitiva utile alla
programmazione triennale 2009-2011.
Nel mese di ottobre 2008 l'Ufficio di Piano presenta la struttura del
documento a tutti i soggetti coinvolti nel processo programmatorio e il
percorso da attuare per la sua costruzione.
La caratteristica prevalente del nuovo Piano di Zona è il duplice
tentativo di rappresentare la complessità del territorio e orientare le
risorse in campo sociale e sociosanitario verso la creazione di
interventi e servizi maggiormente aderenti ai bisogni della comunità.
Per poter raggiungere questo obiettivo il lavoro di costruzione ha
previsto tre fasi distinte ma collegate tra di loro: individuazione delle
criticità e dei bisogni del territorio, individuazione di un set di criterifiltro per la lettura dei dati, individuazione delle priorità di intervento.
Prima fase:
L’elaborazione delle criticità presenti sul territorio dell’Ambito di Sesto
San Giovanni ha visto l’integrazione di differenti elementi:
- analisi e valutazione del sistema di offerta.
- problematiche individuate attraverso l’utilizzo di una griglia di
rilevazione compilata da tutti i partecipanti al Tavoli Tematici di
area al fine di raccogliere e valorizzare i differenti punti di
osservazione.
- evoluzione della struttura socio demografica del territorio.
- dati provenienti dai servizi istituzionali (Amministrazioni
Comunali, Consultori familiari, Istituzioni scolastiche, Servizi
specialistici).
- indicazioni contenute nel Piano di Salute del distretto Socio
Sanitario di Sesto San Giovanni.
Seconda fase:
L’individuazione di un set di criteri-filtro con cui analizzare le criticità
emerse al fine di verificare la loro consistenza e l’effettiva possibilità di
intervento: i criteri individuati sono 4 e vengono di seguito elencati.
17
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Dimensione del fenomeno: è possibile misurare l’estensione
di un fenomeno sia attraverso la raccolta di dati quantitativi
(caratteristiche demografiche, accessi ai servizi, n. di alunni
iscritti ecc…) sia considerando quante volte un elemento di
criticità ricorre e quanti sono gli “osservatori” che nel loro agire
quotidiano intercettano quel particolare tipo di criticità.
Punti di forza: rappresenta la reale possibilità di impattare sul
fenomeno a partire dall’analisi delle risorse disponibili (esempio:
soggetti attivabili, risorse economiche, competenze professionali
e possibilità di attivare delle collaborazioni e delle sinergie per
raggiungere un obiettivo, esperienze pregresse che costituiscono
un patrimonio informativo, spazi e luoghi disponibili).
Punti di debolezza: rappresenta l’impossibilità di impattare sul
fenomeno a causa di vincoli e limiti oggettivi (esempio:
mancanza di soggetti attivabili, assenza di risorse, incapacità di
attivare
delle
collaborazioni
e
delle
sinergie
per
il
conseguimento di un obiettivo, carenza di interlocutori
competenti in materia, spazi e luoghi non disponibili).
Individuazione di obiettivi e azioni: capacità di definire e
analizzare il fenomeno e indicare possibili soluzioni (Linee
guida).
Terza fase:
Definizione delle priorità di intervento per il triennio 2009-2011 grazie
al processo selettivo e approvazione delle stesse da parte del Tavolo
Tecnico Politico.
Si precisa che gli obiettivi relativi alle politiche di gestione associata e
alle azioni di sistema sono state elaborate esclusivamente dal Tavolo
Tecnico Politico.
Il Piano di Zona si compone inoltre di una corposa sezione dati
finalizzata a rappresentare da un lato il profilo socio demografico del
territorio e dall’altro, le domande e i bisogni intercettati dai Servizi
Sociali e Sanitari, dagli Uffici casa e dal Centro per l’impiego:
1. I dati di tipo demografico, provenienti nella maggior parte dei
casi dall’anagrafe dei Comune di Sesto San Giovanni e Cologno
Monzese e dall’ISTAT, sono stati elaborati statisticamente
dall’Ufficio di Piano. Nella produzione di questa sezione si è
proceduto ad un’analisi preliminare dei fenomeni specifici
prevalenti sul territorio relativi ad ogni singola area. Isolando
questi fenomeni è stato poi possibile individuare il set di dati da
raccogliere e valutare perché ritenuti significativi nel disegnare
lo stato e la condizione sociale della specifica fascia di
popolazione. La rappresentazione della popolazione dal punto di
vista economico si è rivelata complessa e irrealizzabile a causa
della non reperibilità di dati aggiornati relativi ai redditi e allo
stato patrimoniale delle famiglie.
2. I dati provenenti dai Servizi Sociali dei due Comuni contengono
un’analisi degli accessi alla funzione di Segretariato Sociale e
18
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
una descrizione delle principali aree di bisogno dell’utenza in
carico.
3. I dati dei Servizi Sanitari contengono un’analisi degli accessi su
base epidemiologica alla Unità Operativa Psichiatria 39 di Sesto
San Giovanni.
4. La sezione relativa all’attività degli Uffici casa e al Centro per
l’Impiego consente di analizzare, seppur in modo non esaustivo,
due importanti problematiche sociali: casa e lavoro.
La mappatura del sistema d’offerta – contenuta nel CD allegato al
presente documento – è stata realizzata attraverso la compilazione di
apposite griglie di rilevazione, a cura dell’Ufficio di Piano.
Concordemente con quanto stabilito all’interno dei Tavoli Tematici
d’Area, e in continuità con il Piano di Zona 2006-2008, si è stabilito di
inserire nella mappatura tutti i soggetti che a diverso titolo operano sul
territorio.
Sono pertanto rappresentati servizi ed interventi che vengono
realizzati anche indipendentemente dall’iniziativa delle Amministrazioni
Comunali.
Elementi di valutazione del lavoro svolto e possibili ambiti
di miglioramento
Gli elementi di analisi di seguito proposti sono l’esito di un focus group
di valutazione partecipata, organizzato dall’Ufficio di Piano, al quale
hanno aderito alcuni componenti dei Tavoli Tematici di Area.
Rispetto al triennio 2006-2008, dove le riflessioni e le analisi
avevano come presupposto la lettura del sistema dei servizi
(mappa dell’offerta), per la costruzione del Piano di Zona 20092011 si è partiti dall’analisi delle criticità e dalla
rappresentazione dei bisogni. Questa impostazione ha consentito
di fare un importante salto di qualità e produrre un documento
più vicino alla comunità.
Come affermato in precedenza, il Piano di Zona 2006-2008 è
stato caratterizzato dalla presenza di un ampio set di priorità,
precisamente 73, riferite a tutte le aree oggetto di
programmazione. Questa impostazione, nata da un’esigenza
inclusiva, ha rappresentato contemporaneamente un limite e
un’opportunità. Nel triennio sono state diverse le occasioni in cui
più soggetti si sono riferiti alle indicazioni contenute nel Piano
per sviluppare le proprie attività: associazioni e cooperative del
territorio hanno promosso diverse progettazioni facendo
riferimento alle priorità del Piano. L’analisi dei bisogni condivisa
da tutto il territorio ha rappresentato un valore aggiunto: anche
le Amministrazioni Comunali nell’elaborazione degli strumenti di
programmazione si sono riferite alle analisi e ai contenuti del
Piano di Zona. Nel Piano di Zona 2009-2011 è stato possibile
rappresentare la complessità del territorio attraverso le criticità
19
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
e indicare, nel contempo, con un adeguato livello di dettaglio le
priorità da perseguire.
La qualità del risultato ottenuto è frutto sia della condivisione di
strumenti e metodi di lavoro tra tutti i soggetti coinvolti nel
processo programmatorio, sia delle competenze tecnico
professionali dei partecipanti.
Una trattazione articolata attraverso i differenti target di utenza
ha il limite intrinseco di parcellizzare gli scenari, d’altro canto
tale impostazione favorisce il sistema di partecipazione, facilita
l’individuazione di obiettivi di lavoro specifici, agevola
l’integrazione degli interventi e delle risposte. Connettere
maggiormente le attività dei Tavoli, anche prevedendo occasioni
di lavoro congiunte, potrebbe avere, inoltre, l’effetto di
migliorare la qualità dei materiali e dei documenti prodotti.
20
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
La composizione dei Tavoli e numero di incontri dedicati
alla programmazione a partire dall’aprile del 20072:
Componenti
Tavolo tecnico
Politico
Tavolo politiche
per l’infanzia,
adolescenza,
giovani,
responsabilità
familiari
Tavolo Tematico
politiche a favore
delle persone
anziane
2
Assessore alle politiche sociali e del lavoro,
Assessore all'educazione, alla cultura e alla
formazione professionale, tempi e orari della città,
Assessore allo sport e partecipazione, Assessore alle
politiche giovanili e pari opportunità Comune di
Sesto San Giovanni. Direttore Settore servizi alla
persona e promozione sociale; Direttore Settore
educazione; Direttore Settore Sport e Politiche
Giovanili Comune di Sesto San Giovanni.
Assessore alle Politiche Sociali Comune di Cologno
Monzese; Direttore Settore Politiche sociali ed
educative Comune di Cologno Monzese.
Media partecipanti ad incontro
Ore di presenza agli incontri
Servizio Sociale, Area Minori e Famiglia – Comune di
Sesto SG; Servizio Sociale, Area Minori e Famiglia
Comune Cologno – Equipe psico pedagogica, Settore
Educazione Comune di Sesto SG; Informagiovani Eta
Beta Comune Cologno; Consultorio Familiare ASL;
Consulta degli Oratori; Associazione “Passo dopo
passo…insieme”; Cooperativa Lotta Contro
l’Emarginazione; Cooperarìtiva Icaro 2000;
Cooperativa La Grande Casa; Cooperativa Dialogica;
Cooperativa Spazio Giovani; Cooperativa Piccoli
Passi; Centro per la Famiglia; Associazione cittadini
per la salute; Associazione Creare primavera; SERT
AslMi3; Cooperativa Amelinc; Associazione
Contrasti; Cooperativa Incontrasti.
Media partecipanti ad incontro
Ore di presenza agli incontri
Servizio Sociale – Area Anziani, Comune di Sesto;
Servizio Sociale – Area Anziani, Comune Cologno;
Consultorio Familiare ASL; Associazione Medici
Sestesi; Auser; Organizzazioni sindacali SPI/CGIL,
FNP/CISL, UILP/UIL; Cooperativa Sociale CAF ACLI; Caritas Decanale; Associazione Volontariato
Caritas Salesiani; Fondazione La Pelucca; Unitalsi;
Associazione Cittadini per la salute; ACFA.
Media partecipanti ad incontro
Ore di presenza agli incontri
Numero
riunioni
12
6
216
20
15
750
17
10
425
A partire dalla presenza sui tavoli delle organizzazioni di Sesto e Cologno.
21
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Componenti
Servizio Sociale, Area Disabili – Comune di Cologno;
Servizio Sociale, Area Disabili – Comune di Sesto
SG; Settore Educazione - Comune di Sesto SG;
Settore Pubblica Istruzione – Comune di Cologno;
Consultorio Familiare ASL; UONPIA; Servizio
Inserimento Socio Lavorativo; ANMIC; Associazione
Tavolo Tematico
Da Donna a Donna; AFOL Nord Milano; Anfass;
politiche a favore
Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione;
delle persone
Cooperarìtiva Icaro 2000; La Nostra Famiglia;
disabili
Associazione l’Arcobaleno; Associazione con Noi e
dopo di noi; Associazione Il Volo e Scuola
Secondaria di I grado Volta-Battisti;
Media partecipanti ad incontro
Ore di presenza agli incontri
Servizio Sociale – Comune Sesto San Giovanni;
Centro per l’impiego; Consultorio Familiare ASL;
Cooperativa Icaro 2000; Cooperativa La Grande
Casa; Cooperativa Lotta Contro l’Emarginazione;
Centro di Ascolto “Beato Mazzucconi”; CESPI, Centro
Tavolo Tematico
studi problemi internazionali; Cooperativa AMELINC;
politiche a favore
Associazione Cittadini per la salute; Cooperativa
dei cittadini
Sociale CAF – ACLI; Associazione Contrasti;
immigrati
Cooperativa Incontrasti; Associazione Interculturale
Mosaico; Centro interculturale delle donne; Scuola
d’italiano per adulti; CISL;
Media partecipanti ad incontro
Ore di presenza agli incontri
Servizio Sociale – Area adulti, Comune di Sesto San
Giovanni; Servizio Sociale – Area adulti, Comune di
Cologno; Unità Operativa Psichiatrica 39 - Azienda
Ospedaliera di Vimercate; ASL Milano 3; Cooperativa
Lotta Contro L’Emarginazione; Associazione Medici di
Tavolo Salute
Medicina Generale di Sesto; Medici di Medicina
Mentale
Generale di Cologno; Associazione familiare la
Tartavela;
Media partecipanti ad incontro
Ore di presenza agli incontri
Tabella 1 - Composizione dei Tavoli e numero di incontri
Numero
riunioni
19
10
475
20
10
500
16
12
480
Nella pagina seguente viene rappresentata graficamente la scansione
cronologica delle tappe di lavoro per la definizione del Piano di Zona
2009-2011.
22
Fase di lavoro
Settembre
Chiusura dei documenti di monitoraggio 2006-2008 e
presentazione al Tavolo Tecnico Politico
Presentazione della struttura del Piano di Zona 20092011 all’Assemblea dei Sindaci di Distretto
Presentazione della struttura del Piano di Zona 20092011 ai Tavoli Tematici d’Area e definizione delle fasi
di lavoro
Rilevazione dei dati di criticità territoriale
Rilevazione dei dati socio-demografici
Aggiornamento della mappa del sistema di offerta
Analisi delle criticità
Definizione delle priorità di intervento
Costruzione dei documenti d’area di programmazione
Valutazione del sistema di governo della
programmazione
Costruzione del sistema di governo per il triennio
2009-2011
Discussione dei documenti d’area di programmazione
al Tavolo Tecnico Politico
Presentazione del Piano di Zona nelle Giunte Comunali
Presentazione del Piano di Zona nelle Commissioni
Consiliari
Discussione del Piano di Zona nei Consigli Comunali
Approvazione del Piano di Zona e dell’Accordo di
Programma in Assemblea dei Sindaci di Distretto
Firma dell’Accordo di Programma con l’Azienda
Sanitaria Locale e con la Provincia di Milano
2008
Ottobre Novembre Dicembre
23
Gennaio
2009
Febbraio
Marzo
Aprile
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
CAPITOLO II
AZIONI DI SISTEMA: OBIETTIVI PER IL TRIENNIO DI
PROGRAMMAZIONE 2009-2011
Gli obiettivi di sistema indicati nel Piano di Zona 2006-2008
prevedevano la sperimentazione di forme di programmazione e di
gestione associata dirette a:
costruire percorsi di governo associato del Piano di Zona;
istituire un unico Ufficio di Piano di Ambito;
promuovere
servizi
e
prestazioni
con
l’obiettivo
di
omogeneizzare le modalità di accesso dei cittadini di Sesto San
Giovanni e di Cologno Monzese.
Il primo obiettivo – che prevedeva la messa a regime e il
completamento del sistema di governo dell’Ambito – è stato
ampiamente raggiunto nel corso del triennio, come descritto nel
Capitolo I del presente documento.
L’Ufficio di Piano ha orientato la propria attività alla promozione di
politiche associate, all’individuazione di metodi e strumenti finalizzati a
potenziare il collegamento tra tutti i soggetti coinvolti nel processo
programmatorio, al perseguimento di obiettivi di lavoro comuni e
modalità operative unitarie. Tali iniziative si sono peraltro inserite in un
quadro di espansione delle funzioni e responsabilità attribuite all’Ufficio
stesso. Nel triennio si è realizzata una completa fusione delle attività
svolte nelle due differenti sedi operative di Sesto e Cologno, sotto il
coordinamento di un unico responsabile; sebbene tale integrazione
risulti, od oggi, sostanziale essa deve essere ancora formalizzata in un
accordo tra i Comuni dell’Ambito che preveda la messa in comune di
risorse e l’attribuzione di funzioni associate, pertanto l’obiettivo risulta
solo parzialmente perseguito.
L’impegno di promuovere servizi e progetti di Ambito si è concretizzato
in via prioritaria nella attuazione di forme di gestione associata per le
attività di nuova realizzazione. Hanno rappresentato, in particolare,
due importanti occasioni di sperimentazione i progetti realizzati in
partnership tra l’Ambito e la Provincia di Milano e l’istituzione di un
fondo – e successivamente la pubblicazione di bando pubblico di
finanziamento – per sostenere progettazioni promozionali e preventive
rivolte ai giovani del territorio.
La collaborazione attivata con la Provincia di Milano in seguito
all’Accordo di Programma per l’attuazione del Piano di Zona 2006-2008
ha previsto la realizzazione di progetti, biennali e triennali, nelle
seguenti aree oggetto di programmazione:
1. Nuove povertà e grave emarginazione;
2. Politiche a favore dei cittadini disabili;
3. Politiche a favore dei cittadini immigrati;
4. Azioni di sistema a sostegno della funzione di programmazione.
24
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
I progetti realizzati hanno avuto – tra gli altri – l’obiettivo di
omogeneizzare i sistemi di accesso ai servizi e le modalità di presa in
carico dei cittadini dell’Ambito; a tale scopo sono state realizzate,
nell’ambito delle differenti progettazioni, attività e azioni significative:
1. Il progetto “Un patto per l’inclusione sociale” – area di contrasto
delle nuove povertà e grave emarginazione – ha previsto la
costituzione di una equipe integrata tra i Servizi e Sociali dei due
Comuni sulle modalità di presa in carico degli adulti in difficoltà,
in particolare al fine di individuare dei criteri condivisi per
l’erogazione dei contributi economici e la progettazione di
interventi di supporto educativo individualizzato secondo un
modello d’intervento comune.
2. All’avvio del progetto “Promuovere l’integrazione dei minori
disabili”, che ha consentito l’inserimento di diversi bambini nei
Centro Ricreativi Estivi, è stato costituito un gruppo di
monitoraggio tecnico composto dall’Ufficio di Piano, dai
Funzionari responsabili dei Settori Educazione e Pubblica
Istruzione e dai Coordinatori delle cooperative responsabili dei
CRE con il compito di:
Analizzare similitudini e differenze dei due modelli
organizzativi proposti dalle cooperative appaltatrici;
Uniformare i criteri di accesso al servizio;
Individuare modalità di presa in carico condivise;
Costruire strumenti di monitoraggio tecnico uniformi.
3. Il progetto “Accoglienza e promozione per una cultura
dell’integrazione” ha previsto la realizzazione di laboratori di
prima e seconda alfabetizzazione rivolti agli alunni stranieri nelle
scuole del territorio tramite l’attribuzione ad un unico soggetto
gestore del servizio; anche gli interventi di Mediazione
linguistico culturale realizzati presso le scuole e i Servizi Sociali
sono gestiti in modo omogeneo sul territorio, attraverso l’utilizzo
di un solo fornitore del privato sociale.
4. Il progetto “Costruzione di strumenti e metodi per la
programmazione di Ambito” – area Azioni di sistema - ha
previsto l’elaborazione di una scheda comune di accesso al
Segretariato Sociale e di un modello uniforme di raccolta dati
per fornire un flusso informativo omogeneo, utile a sostenere la
programmazione sociale e sociosanitaria dell’Ambito. Inoltre –
con l’obiettivo di favorire la comunicazione e il collegamento tra
tutti i soggetti coinvolti nel processo programmatorio – è stato
realizzato un sito internet di ambito (www.ambitosestosg.net)1.
Nel perseguire l’obiettivo della gestione associata, in particolare per
quanto riguarda la sperimentazione di nuovi interventi e servizi,
l’Assemblea dei Sindaci dell’Ambito ha stabilito di istituire un fondo
comune del valore di 70.000 Euro per sostenere lo sviluppo e il
1
Versione sperimentale
25
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
rafforzamento di politiche di prevenzione e promozione a favore della
popolazione giovanile.
Tale fondo, denominato Fondo per le Politiche Giovanili, ha la finalità di
promuovere i diritti di cittadinanza della popolazione giovanile
attraverso il sostegno di progetti e azioni nel campo della prevenzione
delle specifiche manifestazioni di disagio e della promozione del
benessere e degli stili di vita sani.
Per l’utilizzo del Fondo l’Amministrazione Comunale di Sesto San
Giovanni, quale Comune capofila dell’Ambito, ha indetto un bando
pubblico finalizzato all’erogazione di un contributo per progetti
presentati da cooperative sociali, associazioni, parrocchie e
organizzazioni di volontariato, nelle seguenti aree di intervento:
contrasto al fenomeno del bullismo;
prevenzione primaria del fenomeno delle dipendenze da
sostanze legali e illegali;
promozione e sviluppo del protagonismo giovanile e della
partecipazione alla vita della comunità locale attraverso
strategie di empowerment.
I progetti finanziati, e attualmente in corso, sono:
“Essere giovani in città”, che prevede il coinvolgimento di alcune
compagnie informali di ragazzi di età compresa tra 16 e 20 anni,
con lo scopo individuare obiettivi di cambiamento, avviare
micro-progettualità e attivare strategie utili al miglioramento del
proprio contesto di vita, facendo emergere responsabilità,
creatività e protagonismo a partire da bisogni, problemi o
interessi realmente percepiti.
“Oltre-passando”, che prevede interventi di prevenzione
primaria del fenomeno delle dipendenze da sostanze legali e
illegali a partire dal contrasto dei fattori di rischio e promozione
dei fattori di protezione; le attività si svolgono presso tutte le
scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio
(biennio).
Per il triennio di programmazione 2009-2011 da un lato si confermano
alcuni obiettivi individuati in precedenza e non ancora interamente
perseguiti e dall’altro, si indicano nuove prospettive di sviluppo anche
in coerenza con quanto indicato nella Legge Regionale 3/2008 e nei
dispositivi regionali ad essa collegati.
Priorità per la gestione associata 2009-2011
Ufficio di Piano:
Le linee guida della programmazione zonale della Regione Lombardia
(DGR VIII/8551 del 3 dicembre 2008) indicano l’Ufficio di Piano2 quale
soggetto di supporto alla programmazione, responsabile delle funzioni
2
Le attività dell’Ufficio di Piano sono elencate nel capitolo “Sistema di governo della
Programmazione”, paragrafo “Documento di definizione del processo programmatorio
per il triennio 2009-2011 – Linee Guida”.
26
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
tecniche, amministrative e della valutazione degli interventi per il
raggiungimento degli obiettivi del Piano di Zona.
In conseguenza dell’alto livello assegnato alla programmazione zonale,
appare fondamentale che la pianificazione sia presidiata attraverso
professionalità qualificate e modelli organizzativi che consentano di
dare valore a tale funzione. L’Ufficio di Piano dovrà infatti garantire un
sistema integrato di azioni, attraverso:
la programmazione, pianificazione e valutazione degli interventi;
la costruzione e gestione del budget;
l’amministrazione delle risorse complessivamente assegnate
(Fondo Nazionale Politiche Sociali, Fondo Sociale Regionale,
Fondo per le non autosufficienze, quote dei comuni e di altri
eventuali soggetti);
il coordinamento della partecipazione dei soggetti sottoscrittori e
aderenti all’Accordo di Programma.
La legge regionale 3/2008 stabilisce che ciascun Comune del distretto
debba
contribuire
al
funzionamento
dell’Ufficio
di
Piano
proporzionalmente alle risorse umane, strumentali e finanziarie
disponibili e comunque senza maggiori oneri a carico del bilancio
regionale. L’Ufficio di Piano dovrà, nel corso del triennio 2009-2011,
assumere progressivamente le seguenti funzioni:
Gestione della funzione di autorizzazione e accreditamento dei
servizi socioassistenziali per quanto trasferito di competenza ai
Comuni dalla Regione;
Progettazione e/o accompagnamento e consulenza per interventi
da realizzare sul territorio dell'Ambito;
Integrazione della programmazione sociale con gli altri strumenti
di programmazione (Piano di Governo del Territorio, Piano dei
Servizi, Piano dei Tempi e degli Orari);
Gestione delle risorse erogate dalla Regione per la
sperimentazione di nuovi interventi e unità di offerta
nell'Ambito;
Gestione del Fondo Sociale Regionale e del Fondo Nazionale per
le Politiche Sociali ed eventuali altri canali di finanziamento
attribuiti all’Ambito;
Rappresentanza dell’Ambito in sede interistituzionale: Regione,
Provincia, ASL, partecipazione ai gruppi di programmazione e
coordinamento sovradistrettuale.
In funzione del ruolo sempre più rilevante assegnato rispetto alla
programmazione zonale, una attenzione particolare andrà rivolta dagli
Amministratori locali all’organizzazione dell’Ufficio di Piano, in modo da
rendere tale struttura sempre più adeguata, in termini di risorse
umane ed economiche assegnate e di tempo dedicato, ai compiti
richiesti. Di conseguenza, al fine garantire la continuità delle funzioni
svolte durante il triennio 2006-2008 e l’adempimento di quelle previste
dal
nuovo
assetto,
i
Comuni
stabiliscono
di
procedere
all’organizzazione dell’Ufficio di Piano in forma associata attraverso la
forma giuridica del convenzionamento ai sensi dell’articolo 30 del Testo
Unico degli Enti Locali.
27
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Funzione di autorizzazione al funzionamento e accreditamento:
La Legge Regionale 1/2005 stabilisce all’art. 8, comma 1 che
competono ai Comuni l'autorizzazione, la sospensione, la revoca
dell'autorizzazione al funzionamento e l'accreditamento delle strutture
socio-assistenziali.
Si rende necessario completare il percorso d’integrazione e
collaborazione, avviato nel precedente triennio, al fine di individuare
modalità e criteri omogenei di Ambito.
Nell’arco del 2009 la funzione di autorizzazione al funzionamento a
livello di Ambito, sarà gestita dall’Ufficio di Piano, per quanto concerne
la parte istruttoria necessaria all’espletamento delle pratiche da parte
dei singoli Comuni.
Per quanto riguarda la definizione dei requisiti per l’accreditamento
delle unità di offerta sociali, facoltà attribuita ai Comuni dalla Legge
Regionale 3/2003 dall’art. 11 comma 1 lettera d)3, si stabilisce di
procedere entro il 31/12/2009 all’individuazione dei medesimi
attraverso:
la redazione di linee guida uniformi per l’intero ambito, pur nel
rispetto dell’autonomia comunale;
la realizzazione di un percorso che preveda un adeguato
coinvolgimento del Tavolo di Consultazione del Terzo settore.
Per l’adempimento delle funzioni sopra menzionate l’Ufficio di Piano si
doterà delle necessarie risorse e competenze tecniche e specialistiche.
Regolamenti di accesso ai servizi Comunali:
Al fine di avviare un processo di armonizzazione e uniformità dei criteri
di accesso ai servizi per tutti i cittadini dell’Ambito, il Tavolo Tecnico
Politico per la gestione associata stabilisce di istituire un gruppo di
lavoro con il compito di rivedere i criteri di accesso ai servizi e di
contribuzione al costo delle prestazioni da parte della cittadinanza sulla
base di fasce ISEE omogenee nei due Comuni.
Progetti e interventi per le Politiche Giovanili:
Si conferma, anche per il triennio 2009-2011, l’investimento
nell’ambito delle politiche preventive e promozionali a favore della
popolazione giovanile del territorio. Le progettazioni dovranno essere
sostenute in forma associata e le aree di intervento stabilite in
coerenza con le priorità del Piano di Zona, Area politiche giovanili
(contenute nella sezione “Politiche per l’infanzia, adolescenza, giovani,
responsabilità familiari”) e sulla base del monitoraggio e della
valutazione degli interventi attualmente in corso.
Servizio Affidi di Ambito:
3
La Regione, come indicato nella L.R. 3/2008 art, 11 lettera g, definisce, previo parere
della competente commissione consiliare, i requisiti minimi per l'esercizio delle unità
d'offerta sociali, nonché i criteri per il loro accreditamento.
28
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
La progettazione del servizio Affidi di Ambito è stata assegnata a un
gruppo di lavoro intercomunale composto dai Servizi Sociali e dal
Privato sociale.
Gli obiettivi prioritari del Servizio sono:
Promozione della cultura e della pratica dell'affido sul territorio
dell'Ambito;
Formazione alle famiglie che si propongono al Servizio Affidi e/o
ai Servizi Sociali Comunali come risorsa per l'attivazione di
esperienze di affido familiare;
Sostegno alle famiglie affidatarie durante l'esperienza dell'affido
e alle famiglie potenzialmente affidatarie in attesa di iniziare tale
percorso.
L'efficacia complessiva della sperimentazione del Servizio Affidi si
misura sulla base di tre parametri generali:
Capacità di attivare le risorse familiari corrispondenti al
fabbisogno dell’Ambito;
Numero complessivo di affidi che, nelle forme del full time e del
part-time, vengono attivati;
Esiti dei percorsi di affido sulla base di valutazioni tecniche del
Servizio Affidi in collaborazione con i Servizi Sociali.
Il servizio verrà attivato entro l’anno 2009.
Ufficio di Protezione Giuridica:
L’articolo 9 comma 6 della Legge Regionale 3/2008 conferisce alle
Aziende Sanitarie Locali, nell'ambito della propria organizzazione, in
accordo con la Conferenza dei Sindaci, il compito di individuare una
struttura finalizzata a promuovere o favorire i procedimenti per il
riconoscimento degli strumenti di tutela delle persone incapaci, nonché
dell'amministrazione di sostegno.
La stessa Legge Regionale, all’articolo 11, attribuisce alla Regione il
compito di promuovere forme di tutela e di sostegno a favore di
soggetti non autosufficienti, privi di famiglia o la cui famiglia sia
impossibilitata o inidonea a provvedere. Questa norma richiama, oltre
all’istituto dell’amministrazione di sostegno, anche ad altri istituti che
possono garantire nel tempo la realizzazione del progetto di vita della
persona non autosufficiente, quali l’istituto dei vincoli di destinazione
sui patrimoni, l’istituto del trust e quello delle fondazioni di
partecipazione, rispetto ai quali il nuovo ufficio potrebbe avviare
iniziative in grado di assicurare un concreto rispetto degli interessi
personali e patrimoniali delle persone non autosufficienti, soprattutto
nei casi in cui queste siano prive di famiglia.
La Circolare Regionale 9 del 27/6/2008 indica che nel perseguimento
dell’obiettivo di integrazione delle politiche sanitarie, sociosanitarie e
sociali e in virtù dei rapporti intercorrenti tra le ASL ed i Comuni nella
progettazione della rete locale delle unità d’offerta sociali, con
particolare riferimento alla congiunta sottoscrizione dell’accordo di
programma che attua il Piano di Zona, è possibile che, proprio
nell’ambito dell’accordo di programma o mediante accordi separati, le
ASL ed i comuni associati di un ambito territoriale decidano di
organizzare un unico ufficio per la protezione giuridica delle persone
29
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
incapaci, avvalendosi della struttura posta all’interno del dipartimento
ASSI. In tal caso, l’ufficio opererebbe anche per conto dei Comuni
associati.
Nell’ottica di valorizzare le esperienze maturate dagli Uffici Tutele
comunali e nel rispetto dell’ autonomia dei Comuni dell’Ambito viene
avviato per il triennio 2009-2011 un modello di collaborazione con
l’Ufficio di Protezione Giuridica dell’Azienda Sanitaria Locale. Le
modalità di collaborazione vengono specificate nell’Accordo di
Programma, con la finalità di integrare la funzione sociale,
sociosanitaria e sanitaria. La collaborazione tra Comuni e ASL dovrà
sviluppare azioni coerenti con le indicazioni della C.R. 9/2008 in merito
ai compiti dell’Ufficio di Protezione Giuridica e risultati coerenti con le
finalità della tutela delle persone non autosufficienti.
Azioni di sistema
Partenariato con la Provincia di Milano:
Nel triennio 2006-2008 l’Ambito di Sesto San Giovanni ha stipulato un
accordo di partenariato con la Provincia di Milano per la realizzazione di
progetti specifici nelle aree Immigrazione, Disabilità e Nuove povertà e
grave emarginazione.
Per il triennio 2009-2011 si prevede il rinnovo, in seno all’Accordo di
Programma, di tale collaborazione, per la realizzazione di interventi
coerenti con le indicazioni del Piano di Zona, nelle seguenti aree di
intervento:
integrazione dei cittadini stranieri;
contrasto alla grave emarginazione;
sostegno allo sviluppo della funzione programmatoria.
Si prevede che la Provincia di Milano possa partecipare ai lavori
dell’Assemblea di Distretto come indicato nelle linee guida della
programmazione, per assicurare maggiore integrazione tra le azioni
promosse e gli obiettivi perseguiti sul territorio nel rispetto delle
reciproche competenze.
Carcere e territorio:
Il triennio 2006-2008 ha visto l’impiego di risorse del Fondo Nazionale
Politiche Sociali per l’adesione al progetto interdistrettuale “Carcere e
Territorio”. Le azioni previste avevano l’obiettivo di creare condizioni
positive per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone in attesa
di scarcerazione dalla casa circondariale di Monza.
All’avvio del triennio 2009-2011 si ritiene necessario avviare
un’esperienza specifica per l’Ambito di Sesto San Giovanni,
principalmente in ragione del fatto che:
l’Ambito appartiene ad un nuovo azzonamento ASL, quindi
vengono meno le condizioni di partecipazione a un nuovo
progetto interdistrettuale con i Comuni dell’ASL di Monza e
Brianza;
i risultati del progetto precedentemente illustrato si sono rivelati
inferiori alle attese: le prestazioni attivate non hanno di fatto
offerto opportunità di reinserimento aggiuntive alle persone in
30
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
attesa di scarcerazione rispetto al normale accesso ai Servizi
Sociali dei due Comuni.
Nonostante la popolazione carceraria di Sesto San Giovanni e Cologno
Monzese sia distribuita su tutto il territorio regionale e nazionale, una
parte significativa è detenuta presso il carcere di Monza: ne consegue
l’opportunità di costruire rapporti diretti con la direzione carceraria e le
risorse sociali e di volontariato attive presso la struttura detentiva di
Monza. Dovranno essere quindi attivati interventi maggiormente
efficaci rispetto al triennio precedente, preceduti da una fase di studio
e definizione delle risorse da integrare da parte dei vari attori. Il
progetto dovrà contenere azioni e obiettivi che interessano l’intero
Ambito.
Segretariato Sociale:
La Legge Regionale 3/2008 prevede che i Comuni, in forma singola o
associata, d'intesa con le ASL, anche in collaborazione con gli altri
soggetti del terzo settore, organizzino una attività di segretariato
sociale finalizzata alla presa in carico della persona, con lo scopo di:
1. garantire e facilitare l'unitarietà di accesso alla rete delle unità di
offerta sociali e sociosanitarie;
2. orientare il cittadino all'interno della rete delle unità di offerta
sociali e sociosanitarie e fornire adeguate informazioni sulle
modalità di accesso e sui relativi costi;
3. assicurare competenza nell'ascolto e nella valutazione dei
bisogni, in particolar modo per le situazioni complesse e che
necessitano di un pronto intervento sociale e di una continuità
assistenziale;
4. segnalare le situazioni complesse ai competenti uffici del
comune e dell'ASL ed alle unità di offerta, affinché sia assicurata
la presa in carico della persona secondo criteri di integrazione e
di continuità assistenziale.
Allo stato attuale la funzione di segretariato sociale sul territorio,
intesa come accoglienza della domanda di informazioni e servizi da
parte della cittadinanza vede quattro assi principali di sviluppo per il
triennio 2009-2011:
1. Individuare, di concerto con il Tavolo di Consultazione del Terzo
Settore, gli standard minimi di prestazione da garantire nella
fase di accoglienza e informazione della cittadinanza;
2. Implementare un sistema informativo per favorire la circolazione
e l’aggiornamento delle informazioni agli operatori;
3. Migliorare l’integrazione degli sportelli con funzione sociale e
quelli con funzione sanitaria;
4. Garantire un flusso informativo costante tra l’Ufficio di Piano, il
Segretariato Sociale e i Servizi attraverso l’unificazione delle
modalità di registrazione degli accessi e classificazione della
domanda.
Titoli sociali:
In coerenza con il regolamento sull’accreditamento per la
voucherizzazione, il Comune di Cologno Monzese eroga voucher per le
31
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
prestazioni individuabili nella consegna dei pasti a domicilio agli
anziani. Per quanto riguarda lo strumento del buono sociale, le aree di
applicazione sono state quelle dei servizi agli anziani, per le persone
disabili, per i minori. In tutte le aree l’assegnazione del buono è
subordinata all’adesione da parte dei beneficiari ad un progetto
individuale mirato.
Sul territorio di Sesto San Giovanni, la sperimentazione dei titoli sociali
sotto forma di voucher ha riguardato l’accesso agli asili nido privati
accreditati. L’utilizzo dei buoni si è concentrato prevalentemente
nell’area dei servizi agli anziani sotto forma di erogazione tramite
bando pubblico e non vincolata all’adesione, da parte dell’utente, ad un
progetto individuale mirato. Il buono sociale è stato diversamente
utilizzato per gli interventi a favore delle persone disabili, con una
funzione di sportello e l’obbligo di adesione a progetti di cura da parte
dei richiedenti.
I Comuni dell’Ambito intendono garantire l’utilizzo dei titoli sociali nelle
aree già attivate mantenendo le quote attuali di impegno (2008),
compatibilmente con la verifica della loro efficacia e con l’ammontare
delle risorse erogate nel Fondo Nazionale Politiche Sociali.
32
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
CAPITOLO III
SEZIONE I
QUADRO SOCIO DEMOGRAFICO DEL TERRITORIO
Profilo socio demografico del territorio dell’Ambito
La popolazione residente nell’Ambito di Sesto San Giovanni, al
31/12/2007, è di 128459 abitanti di cui il 62,97% risiede sul territorio
di Sesto San Giovanni e il restante 37,03% risiede sul territorio di
Cologno Monzese.
La tabella 1 indica la densità di popolazione per Km2 sul territorio
dell’Ambito.
Sesto San Giovanni
80886
Superficie
in Km2
11,74
Cologno Monzese
47573
8,46
Residenti
Abitanti per Km2
5623,2
6889,7
Ambito
128459
20,20
6359,3
Tabella 1 - Superficie e densità abitativa di popolazione a livello comunale e di Ambito
al 31/12/2007 - Fonte: Anagrafe Comunale
Come evidenziato dal grafico seguente, la densità di popolazione sul
territorio di Ambito è significativamente superiore al dato provinciale,
regionale e nazionale.
7000
6359
6000
5000
4000
3000
2412
2000
1000
404
198
0
Ambito
Prov. Milano
Lombardia
Italia
Grafico 1 - Densità di popolazione di Ambito in rapporto ai dati provinciali, regionali e
nazionali al 31/12/2007 – Fonte: ISTAT
33
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Dal 2002 al 2005 la popolazione residente a Sesto San Giovanni è
aumentata del 2,7%, mentre nel periodo 2006-2007 è diminuita del
3,2%.
84000
83415
83556
83000
81782
82000
81352
81032
81000
80886
2007
2006
2005
2004
2003
2002
80000
Grafico 2 - Popolazione residente a Sesto San Giovanni dal 2002 al 2007 – Fonte:
Anagrafe Comunale
Nonostante le modifiche significative registrate tra il 2003 e il 2005, va
sottolineata una variazione poco significativa nel numero dei residenti
rispetto al 2002 (-0,58%).
48301
48365
48000
47753
47749
2006
48123
2005
49000
47573
47000
46000
2007
2004
2003
2002
45000
Grafico 3 - Popolazione residente a Cologno Monzese dal 2002 al 2007 – Fonte:
Anagrafe Comunale
I dati relativi alla popolazione residente a Cologno Monzese indicano
uno sviluppo lineare, ad eccezione del periodo 2004-2005 in cui si
registra la diminuzione più consistente, pari all’1,27%.
34
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Nel complesso, dal 2002 al 2007, la popolazione residente di Cologno
Monzese è diminuita di 550 abitanti (-1,14%).
Gli andamenti demografici sono inoltre determinati dai movimenti
naturali e da quelli migratori, rappresentati da due indici:
saldo naturale: differenza tra il numero di nascite ed il numero
di decessi nella popolazione di riferimento in un dato periodo;
saldo migratorio: differenza tra il numero degli iscritti e il
numero dei cancellati dai registri anagrafici per trasferimento di
residenza in un dato periodo.
Anno
Nascite
Morti
Saldo
Naturale
Iscritti
Cancellati
Saldo
Migratorio
2002
1128
998
130
4161
4708
- 547
2003
1133
977
156
5314
4722
592
2004
1211
963
248
6495
5036
1459
2005
1258
1003
255
4911
5637
- 726
2006
1262
1088
174
5087
7889
- 2802
2007
1212
1121
91
4545
4858
- 313
Tabella 2 - Saldo naturale e saldo migratorio di Ambito dal 2002 al 2007 – Fonte:
Anagrafe Comunale
1487
La tabella 2 evidenzia come nel periodo osservato il saldo naturale sia
sempre positivo, al contrario del saldo migratorio che, negli ultimi tre
anni, risulta negativo.
2
58
139
146
39
500
144
1000
286
1500
-144
-1000
-169
-500
-2
0
-1500
-2582
-2000
-2500
-3000
2002
2003
2004
Saldo Naturale
2005
2006
2007
Saldo Migratorio
Grafico 4 - Movimento naturale e migratorio a Sesto San Giovanni dal 2002 al 2007 –
Fonte: Anagrafe Comunale
35
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il grafico 4 mette in evidenza che a Sesto San Giovanni:
dal 2002 al 2006, il saldo naturale risulta positivo, mentre nel
2007 è negativo;
negli ultimi due anni, 2006-2007, il saldo migratorio risulta
negativo contrariamente agli anni precedenti.
In particolar modo, la già citata diminuzione dello 0,58% della
popolazione residente di Sesto San Giovanni al 31/12/2007 è
prevalentemente
riconducibile
alla
cancellazione
dai
registri
dell’anagrafe di persone residenti nel Comune nel 2006, nonostante il
saldo naturale si sia mantenuto positivo negli anni precedenti.
1500
-231
-220
93
116
116
2004
28
2003
-728
-1000
102
-500
-378
0
12
91
500
306
1000
-1500
2002
Saldo naturale
2005
2006
2007
Saldo migratorio
Grafico 5 - Movimento naturale e migratorio a Cologno Monzese dal 2002 al 2007 –
Fonte: Anagrafe Comunale
Il grafico 5 mette in evidenza che a Cologno Monzese:
dal 2002 al 2007, il saldo naturale risulta sempre positivo;
dal 2005 al 2007, il saldo migratorio risulta negativo.
E’ pertanto ipotizzabile che nel territorio di Cologno Monzese, la
diminuzione della popolazione residente al 31/12/2007 sia dovuta alla
maggiore incidenza del saldo migratorio, rispetto al saldo naturale.
Ulteriori informazioni sulla dinamica demografica sono ricavate dal
tasso di natalità (rapporto tra il numero dei nati vivi e la popolazione,
ogni mille abitanti, in un tempo dato), dal tasso di mortalità (rapporto
tra il numero di decessi e la popolazione, ogni mille abitanti, in un
tempo dato) e dalla differenza risultante dal loro confronto: il tasso di
crescita naturale.
36
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Sesto San Giovanni
Tasso di
natalità
9,46‰
Tasso di
mortalità
9,49‰
Tasso di crescita
naturale
- 0,03‰
Cologno Monzese
9,37‰
7,41‰
1,96‰
Ambito
9,43‰
8,72‰
0,71‰
Provincia di Milano
9,94‰
8,49‰
1,45‰
Lombardia
10,04‰
8,91‰
1,13‰
Italia
9,50‰
9,62‰
- 0,12‰
Tabella 3 - Tasso di natalità, mortalità e di crescita naturale relativo anno 2007 Fonte: ISTAT
Il tasso di natalità registrato nell’Ambito è di poco inferiore a quello
della provincia di Milano, della Lombardia e del territorio nazionale; a
Cologno Monzese e a Sesto San Giovanni nascono in media 9 bambini
ogni mille abitanti. Il tasso di mortalità di Ambito è di poco superiore
rispetto a quello regionale, mentre è di poco inferiore a quello
provinciale e nazionale. Il dato risulta disomogeneo nei due Comuni: a
Cologno Monzese il tasso di mortalità è decisamente inferiore; a Sesto
San Giovanni invece supera i valori provinciali, regionali e si avvicina a
quelli nazionali. Questo dato può essere parzialmente spiegato con la
maggiore presenza di persone anziane sul territorio di Sesto San
Giovanni, anche se è utile ricordare che il tasso di mortalità è la
risultante di molteplici fattori sanitari, economici e ambientali.
Ulteriori informazioni sul quadro sociodemografico territoriale possono
essere desunte dalla composizione anagrafica della popolazione.
Pertanto, si approfondirà di seguito lo studio di variabili e categorie
quali età, sesso, nazionalità, stato civile.
Il grafico 6 rappresenta la distribuzione della popolazione dell’Ambito
per genere e fasce d’età.
6000
5000
4000
3000
2000
1000
Maschi
100 e +
95-99
90-94
85-89
80-84
75-79
70-74
65-69
60-64
55-59
50-54
45-49
40-44
35-39
30-34
25-29
20-24
15-19
10-14
5-9
0-4
0
Femmine
Grafico 6 - Popolazione residente nel territorio di Ambito per fasce d’età al 31/12/2007
– Fonte: Anagrafe Comunale
37
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Le fasce d’età più consistenti sono quelle comprese tra i 30 e i 44 anni.
Il grafico evidenzia che il genere maschile è numericamente prevalente
fino ai 44 anni, mentre la componente femminile è significativamente
più numerosa a partire dai 65 anni di età.
La popolazione compresa tra 0 e 24 anni residente nell’Ambito al
31/12/2007 è pari a 27350 (21,29% del totale), di cui 14070 maschi
(51,44%) e 13280 femmine (48,56%).
Sesto San Giovanni
Cologno Monzese
M
F
Totale
%
M
F
Totale
%
0–4
1918
1791
3709
22,63
1070
1035
2105
19,20
5–9
1699
1638
3337
20,36
1041
1029
2070
18,88
10 – 14
1532
1425
2957
18,04
1076
996
2072
18,90
15 – 19
1615
1471
3086
18,83
1177
1114
2291
20,90
20 - 24
1690
1609
3299
20,13
1252
1172
2424
22,11
Totale
8454
7934
16388
100
5616
5346
10962
100
Tabella 5 – Popolazione 0-24 anni residente a Sesto San Giovanni e a Cologno
Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
Dal 2005 al 2007, la popolazione 0-24 anni è diminuita in termini
assoluti, passando da 27686 a 27350, con una variazione negativa
dell’1,21%. In termini relativi, al contrario, si registra un lieve
incremento dello 0,21%.
Più precisamente, la popolazione dei giovani a Sesto San Giovanni ha
segnato un decremento dell’1,31%, passando da un totale di 16606
giovani nel 2005 a 16388 alla fine del 2007. In termini relativi, si
assiste invece ad un incremento, passando dal 19,87% nel 2005 al
20,26% sul totale della popolazione.
La popolazione giovanile è così distribuita: la fascia d’età 0-4 è quella
maggiormente rappresentata con il 22,63%, seguono le fascie 5-9 con
il 20,36% e la 20-24 con il 20,13% e infine le fasce 15-19 e 10-14
rispettivamente con il 18,83% e con il 18,04%.
A Cologno Monzese la fascia relativa alla popolazione giovanile misura
un decremento sia in termini assoluti che relativi. Infatti, si è passati
da un totale di 11080 (23,20%) giovani nel 2005 a 10962 (23,04%)
nel 2007.
I giovani sono così distribuiti: le fasce d’età 20-24 e 15-19 sono quelle
maggiormente significative, rispettivamente con il 22,11% e il
20,90%, segue la fascia 0-4 con il 19,20%, la fascia 10-14 con il
18,90% e infine quella 5-9 con il 18,88%.
Nel territorio di Ambito al 31/12/2007, la popolazione compresa tra i
25 e i 64 anni è di 73669 (57,34% del totale), di cui 37027 maschi
(50,26%) e 36642 femmine (49,74%).
Dal 2005 al 2007, la popolazione adulta è diminuita in termini assoluti
del 4,12%. Questo decremento, da 76835 a 73669 residenti, ha
determinato anche una riduzione di questa fascia di popolazione
rispetto alle altre: si è infatti passati dal 58,51% al 57,35% della
popolazione totale.
38
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Sesto San Giovanni
Cologno Monzese
M
F
Totale
%
M
F
Totale
%
25 – 29
2356
2204
4560
9,90
1535
1516
3051
11,05
30 - 34
3477
2972
6449
14,00
1948
1698
3646
13,21
35 - 39
3685
3342
7027
15,25
1988
1878
3866
14,01
40 – 44
3582
3382
6964
15,12
2043
1963
4006
14,51
45 – 49
2793
2901
5694
12,36
1662
1696
3358
12,17
50 – 54
2457
2503
4960
10,77
1466
1670
3136
11,36
55 – 59
2404
2732
5136
11,15
1633
1801
3434
12,44
60 – 64
2456
2821
5277
11,46
1542
1563
3105
11,25
Totale
23210
22857
46067
100
13817
13785
27602
100
Tabella 6 – Popolazione 25-64 anni residente a Sesto San Giovanni e a Cologno
Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
Analizzando il dato per singolo Comune si osserva che la popolazione
adulta a Sesto San Giovanni è diminuita del 5,43% ed è distribuita, in
ordine di significatività, secondo le seguenti fasce d’età: 35-39 anni
con il 15,25% e quella 40-44 con il 15,12%.
A Cologno Monzese si è verificato un incremento pari all’1,88% e le
fasce d’età maggiormente significative sono le medesime di quelle di
Sesto San Giovanni, rappresentate dal 14,51% per la fascia d’età 4044 e dal 14,01% per la fascia d’età 35-39 anni.
Al 31/12/2007 nell’Ambito risiedono 27440 anziani (21,36% del totale)
di cui 11382 maschi e 16058 femmine, pari al 41,48% e al 58,52%. La
popolazione anziana è cresciuta in tutte le fasce d’età aumentando
complessivamente del 2,43% rispetto al 2005, quando gli anziani
erano 26788 (20,40%).
Sesto San Giovanni
Cologno Monzese
M
F
Totale
%
M
F
Totale
%
65 - 69
2506
3150
5656
30,69 1386
1510
2896
32,22
70 - 74
2057
2581
4638
25,16 1118
1300
2418
26,91
75 – 79
1579
2182
3761
20,41
755
1012
1767
19,66
80 - 84
896
1589
2485
13,48
388
712
1100
12,24
85 - 89
366
903
1269
6,89
145
379
524
5,83
90 – 94
100
354
454
2,46
41
192
233
2,59
95 – 99
27
115
142
0,77
13
52
65
0,50
100 e oltre
4
22
26
0,14
1
5
6
0,04
Totale
7535
10896
18431
100
3847
5160
9007
100
Tabella 7 – Popolazione anziana residente a Sesto San Giovanni e a Cologno Monzese
al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
Analizzando il dato per singolo Comune, si osserva che dal 2005 al
2007 la popolazione anziana a Sesto San Giovanni ha fatto registrare
un lieve incremento dell’1,07% e a Cologno Monzese del 5,32%.
Verificando la distribuzione per fasce d’età a Sesto San Giovanni si
osserva che le prime tre sono quelle maggiormente rappresentate; in
particolare la fascia 65–69 con il 30,69%, seguita dalla fascia 70–74
(25,16%) e infine la fascia 75–79 con il 20,41%. Anche a Cologno
39
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Maschi
84,62%
15,38%
100 e
oltre
19,01%
80,99%
maggiormente
95-99
22,03%
77,97%
quelle
90-94
28,84%
71,16%
sono
85-89
63,94%
58,02%
41,98%
75-79
36,06%
55,65%
44,35%
70-74
d’età
80-84
55,69%
fasce
44,31%
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
tre
65-69
Monzese le prime
rappresentate.
Femmine
Grafico 12 - Popolazione anziana suddivisa per fasce d’età e genere residente a Sesto
San Giovanni al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
Maschi
72,33%
82,40%
80,00%
83,33%
85-89 27,67%
90-94 17,60%
95-99 20,00%
100 e
16,67%
oltre
64,73%
80-84 35,27%
42,73%
75-79
57,27%
46,24%
70-74
53,76%
47,86%
65-69
100%
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
0%
52,14%
Il grafico 12 rappresenta la popolazione anziana suddivisa per fasce
d’età e genere in cui è evidente la prevalenza della componente
femminile su quella maschile, in particolar modo a partire dai 75 anni.
Femmine
Grafico 13 - Popolazione anziana suddivisa per fasce d’età e genere residente a
Cologno Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
40
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il grafico 13 rappresenta la popolazione anziana suddivisa per fasce
d’età e genere in cui, anche in questo caso, il divario tra maschi e
femmine aumenta in maniera significativa a partire dai 75 anni,
mentre per le fasce comprese tra i 65 e i 74 anni lo scarto risulta
inferiore al 10%. I dati fin qui analizzati, permettono di calcolare due
indici demografici importanti per l’analisi sociodemografica:
l’indice di vecchiaia, il rapporto tra la popolazione anziana (oltre
i 64 anni) e i giovanissimi (0-14);
l’indice di dipendenza, il rapporto tra la popolazione attiva (1564 anni) e la popolazione non attiva (<15 + >64).
L’indice di vecchiaia rappresenta un indicatore dinamico che stima il
grado di invecchiamento di una popolazione: valori superiori a 100
indicano una maggiore presenza di soggetti anziani rispetto ai
giovanissimi. E’ considerato un indicatore “grossolano”, poiché
nell’invecchiamento della popolazione si ha generalmente un aumento
del numero di anziani e contemporaneamente una diminuzione del
numero di soggetti più giovani, cosicché il numeratore e il
denominatore variano in senso opposto, esaltandone l’effetto.
Indice di vecchiaia
Sesto San Giovanni
183,58
Cologno Monzese
143,83
Ambito
168,69
Provincia di Milano
150,22
Lombardia
143,10
Italia
141,70
Tabella 8 – Indice di vecchiaia comunali, di Ambito, provinciali, regionali e nazionali,
anno 2007 – Fonte: ISTAT
Come osservabile dalla tabella 8 l’indice di vecchiaia dell’Ambito risulta
più elevato del dato provinciale, regionale e nazionale. Questo dato
appare influenzato dall’indice di vecchiaia specifico per Sesto San
Giovanni, che risulta significativamente più alto rispetto agli altri.
L’indice di dipendenza rappresenta un indicatore di rilevanza
economica e sociale. Esso si esprime attraverso il rapporto tra la
popolazione che a causa dell’età risulta dipendente per il proprio
sostentamento (minori e anziani) e la popolazione attiva. E’ un indice
che risente della struttura economica della popolazione: ad esempio, in
società con un’importante componente agricola i soggetti molto giovani
o anziani non possono essere considerati economicamente o
socialmente dipendenti dagli adulti; al contrario, nelle società più
industrializzate, una parte degli individui considerati nell’indice al
denominatore sono in realtà dipendenti in quanto studenti o
disoccupati.
41
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Indice di dipendenza
Sesto San Giovanni
54,21
Cologno Monzese
47,21
Ambito
51,54
Provincia di Milano
51,24
Lombardia
50,91
Italia
51,68
Tabella 9 - Indice di vecchiaia comunali, di Ambito, provinciali, regionali e nazionali,
anno 2007– Fonte: ISTAT
L’indice di dipendenza di Ambito risulta lievemente inferiore rispetto a
quello nazionale, mentre è superiore a quello provinciale e regionale.
Anche in questo caso, l’indice di Sesto San Giovanni risulta superiore a
tutti gli indici riportati in tabella. Questo dato testimonia il
contemporaneo incremento della popolazione non attiva e il
decremento di quella attiva causata dai fenomeni dell’abbandono della
città e dal mutato contesto economico-produttivo.
La popolazione residente a Sesto San Giovanni e a Cologno Monzese,
suddivisa per stato civile, è rappresentata dal grafico 15.
Cologno Monzese
Sesto San Giovanni
40,25%
51,66%
39,40%
49,25%
2,36%
coniugati
vedovi
1,84% 7,10%
8,14%
celibi/nubili
divorziati
coniugati
vedovi
celibi/nubili
divorziati
Grafico 15 – Suddivisone per stato civile della popolazione residente a Sesto San
Giovanni e a Cologno Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
A Sesto San Giovanni i coniugati e i celibi/nubili rappresentano le
quote più consistenti, rispettivamente il 49,25% (39821) e il 40,25%
(32549). Seguono infine i vedovi con l’8,14% (6583) e i divorziati con
il 2,36% (1910).
A Cologno Monzese si evidenzia una distribuzione simile, con una
maggiore percentuale dei coniugati pari al 51,66% (24574) e dei
celibi-nubili con il 39,40% (18746). Risultano conseguentemente meno
significative le quote relative ai vedovi con il 7,10% (3379) e ai
divorziati con l’1,84% (874).
Si focalizza di seguito l’attenzione sui nuclei familiari per meglio
rappresentarne le differenti tipologie presenti sul territorio di Ambito.
42
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Sesto San Giovanni
Cologno Monzese
Ambito
% su
% su
% su
Componenti
Famiglie
Famiglie
Famiglie
totale
totale
totale
1
13626
36,56
5239
27,20
18865
33,34
2
11104
29,79
5879
30,05
16983
29,88
3
6987
18,75
4271
21,83
11258
19,81
4
4346
11,66
3172
16,21
7518
13,23
5
926
2,48
678
3,47
1604
2,82
6
195
0,52
160
0,82
355
0,62
6e+
85
0,23
84
0,43
169
0,30
Totale
37269
100
19483
100
56752
100
Tabella 10 – Suddivisione dei nuclei familiari per numero di componenti a Sesto San
Giovanni e a Cologno Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale.
I nuclei familiari numericamente più significativi presenti a Sesto San
Giovanni sono quelli composti da un solo componente con una
percentuale pari al 36,56%, seguono i nuclei composti da due persone
con il 29,79% e infine i nuclei con tre persone con il 18,75%.
A Cologno Monzese risultano più numerosi i nuclei composti da due
componenti (30,05%), seguono quelli composti da un solo componente
(27,20%) e infine i nuclei composti da tre persone (21,83%).
Attraverso i grafici 20 e 21, si approfondisce il dato per comprendere
quali siano le fasce d’età maggiormente rappresentative, relativamente
ai nuclei composti da una sola persona.
312
11
42
500
1177
1000
1495
1500
1745
2000
1972
2119
2500
2416
2831
3000
100 e
oltre
90 - 99
80 - 89
70 - 79
60 - 69
50 - 59
40 - 49
30 - 39
20 - 29
< 20
0
Grafico 20 – Famiglie composte da una sola persona suddivise per fasce d’età a Sesto
San Giovanni al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
A Sesto San Giovanni i nuclei composti da una sola persona sono
13626 e le due fasce d’età più numerose sono, rispettivamente, la 3039, pari al 20,04% e la 70-79, pari al 17,10% che sommate tra loro
raggiungono il 37,14% del totale delle famiglie composte da un sola
persona.
43
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
1200
6
200
4
358
400
156
545
600
645
739
800
803
932
1051
1000
100 e
oltre
90 - 99
80 - 89
70 - 79
60 - 69
50 - 59
40 - 49
30 - 39
20 - 29
< 20
0
Grafico 21 – Famiglie composte da una sola persona suddivise per fasce d’età a
Cologno Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
A Cologno Monzese i nuclei familiari composti da un solo componente
sono 5341 e le due fasce d’età maggiormente consistenti sono le
medesime presenti a Sesto San Giovanni seppur con percentuali
differenti: la fascia d’età 30-39 anni è pari al 17,45%, quella 70-79
anni è pari al 19,68%.
A livello di Ambito, la percentuale relativa ai nuclei composti da una
sola persona, rispetto al totale delle famiglie, è del 33,34%.
44
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
La popolazione straniera residente
La popolazione straniera residente a Sesto San Giovanni al 31
dicembre 2007 è di 9230 unità e rappresenta l'11,41% della
popolazione totale con un incremento, rispetto al 2002, pari al
106,63%.
9230
8587
9000
7949
8000
7011
7000
6000
5000
4467
4928
4000
3000
2000
1000
0
2002
2003
2004
2005
2006
2007
Grafico 22 – Presenza dei cittadini stranieri residenti sul territorio di Sesto San
Giovanni dal 2002 al 2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
A Cologno Monzese, la popolazione straniera residente al 31 dicembre
2007 è di 5555 unità e rappresenta l'11,68% della popolazione totale
con un incremento, rispetto al 2002, del 116,63%.
6000
5555
4910
5000
4403
4112
4000
3000
3375
2567
2000
1000
0
2002
2003
2004
2005
2006
2007
Grafico 23 – Presenza dei cittadini stranieri residenti sul territorio di Cologno Monzese
dal 2002 al 2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
45
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il territorio di Ambito, pertanto, si caratterizza per l’elevato numero di
residenti stranieri (11,54%). Come si evince dal grafico 24, la presenza
di cittadini immigrati nell’Ambito territoriale supera quella relativa alla
provincia di Milano del 2,76%, quella della Lombardia del 3,11% e
quella nazionale del 5,81%. Solo la città di Milano registra un dato più
elevato, nel capoluogo lombardo gli stranieri residenti sono il 13, 54%
(+2% rispetto al dato di Ambito).
Nell’area del Nord Milano l’Ambito di Sesto San Giovanni risulta quello
con la maggiore presenza di cittadini stranieri residenti.
16%
13,54%
14%
12%
11,54%
8,81%
10%
8,46%
8%
5,76%
6%
4%
2%
0%
Ambito
Città di
Milano
Prov. Milano
Lombardia
Italia
Grafico 24 – Confronto tra la presenza dei cittadini stranieri nell’Ambito e quella
provinciale, regionale e nazionale al 31/12/2007 – Fonte: ISTAT
I grafici che seguono indicano che al crescere della presenza dei
cittadini stranieri si assiste, soprattutto a partire dal 2005, ad una
progressiva diminuzione di residenti italiani che, nel quinquennio 20022007, a Sesto San Giovanni sono diminuiti del 6,91% e a Cologno
Monzese del 7,77%.
46
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
80000
76885
76854
76404
75607
72445
71565
70000
60000
50000
40000
30000
20000
10000
4467
4928
8587
7949
7011
9230
0
2002
2003
2004
Italiani
2005
2006
2007
Stranieri
Grafico 25 – Suddivisione dei cittadini residenti a Sesto San Giovanni in italiani e
stranieri dal 2002 al 2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
45556
44926
44253
43350
42839
42018
40000
30000
20000
10000
2567
3375
4112
4403
4910
5555
0
2002
2003
2004
Italiani
2005
2006
2007
Stranieri
Grafico 26 – Suddivisione dei cittadini residenti a Cologno Monzese in italiani e
stranieri dal 2002 al 2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
A livello di Ambito, gli abitanti sono diminuiti del 7,23%, passando da
122441 a 113583 alla fine del 2007.
In generale, nel periodo di riferimento, sia l’Ambito che i Comuni che lo
compongono registrano una costante diminuzione della popolazione
residente.
Tramite i grafici 27 e 28, è possibile rappresentare la suddivisione della
popolazione straniera per nazionalità al 31 dicembre 2007 (sono state
considerate solo le nazionalità che raggiungono almeno l'1% del totale
degli stranieri presenti su entrambi i territori comunali).
47
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il grafico 27 rappresenta la suddivisione degli immigrati a Sesto San
Giovanni: le tre nazionalità più presenti sul territorio sono quella
egiziana (23,65%), rumena (9,35%) e peruviana (8,86%) che,
sommate tra loro, raggiungono il 41,86% del totale degli stranieri. Nel
2005 (cfr. Piano di Zona 2006-08), la nazionalità più presente risultava
sempre quella egiziana (24,93%) ma al secondo posto vi erano i
peruviani (8,60%) e subito dopo gli ecuadoregni (7,40%), mentre i
rumeni raggiungevano il 6,70%.
Filippine
7,7%
Ecuador
7,8%
C ina
6,1%
Sri Lanka
2,7%
Senegal
Marocco
1,6% Tunisia
Albania 4,4% Ucraina
1,2%
5,1%
2,8%
Brasile
1,2%
Bulgaria
1,1%
Rep. Dom.
1,0%
Perù
8,9%
Altri
15,5%
Romania
9,3%
Egitto
23,6%
Grafico 27 – Suddivisione per nazionalità della popolazione straniera residente a Sesto
San Giovanni al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale.
Il grafico 28 rappresenta la suddivisione dei cittadini immigrati a
Cologno Monzese: le tre più presenti sul territorio sono quella
peruviana (17,67%), rumena (11,80%) ed egiziana (11,57%) che,
sommate tra loro, raggiungono il 41,04% del totale degli stranieri. Nel
2005 (cfr. Piano di Zona 2006-08), la nazionalità più presente risultava
sempre quella peruviana (17,68%) ma al secondo posto vi erano gli
egiziani (13,50%) e subito dopo gli albanesi (9,36%), mentre i rumeni
si attestavano al 5,96%.
48
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Perù
17,7%
Romania
11,8%
Altri
15,1%
Egitto
11,6%
Senegal
1,1%
Ucraina
1,8%
Tunisia
1,8%
Bulgaria
2,4%
Filippine
2,9%
Ecuador
10,3%
Siria
3,3%
Sri Lanka
2,9%
C ina
4,5%
Albania
9,2%
Marocco
3,7%
Grafico 28 – Suddivisione percentuale per nazionalità della popolazione straniera
residente a Cologno Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
Un dato che si ritiene importante rappresentare è la variazione delle
nazionalità maggiormente presenti a Sesto San Giovanni e Cologno
Monzese nel corso del triennio 2005-2007. A Sesto San Giovanni
(grafico 29), la nazionalità che ha fatto registrare l'incremento più
significativo è la rumena (58,63%), seguita da quella egiziana
(40,75%) e da quella brasiliana (34,57%). Da notare la diminuzione
nella presenza dei senegalesi, che calano dell'1,99%, rimanendo
comunque tra le nazionalità più significative sul territorio comunale.
L’incremento registrato dai rumeni si spiega con l’entrata della
Romania – assieme alla Bulgaria - nell’Unione Europea a partire dal 1
gennaio 2007, evento che consente la libera circolazione di questi
cittadini in tutti i Paesi della UE.
49
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
65%
55%
45%
35%
25%
15%
Rep.
Dominicana
Bulgaria
Brasile
Tunisia
Senegal
Sri Lanka
Ucraina
Marocco
Albania
Cina
Filippine
Ecuador
Perù
Romania
-5%
Egitto
5%
Grafico 29 - Variazioni percentuali nelle presenze delle nazionalità maggiormente
rappresentative sul territorio di Sesto San Giovanni dal 2005 al 2007 – Fonte:
Anagrafe Comunale
A Cologno Monzese (grafico 30), la nazionalità che ha registrato
l'incremento più significativo è quella ucraina (+110,87%), seguita da
quella rumena (72,30%) e da quella tunisina (42,86%). Da notare la
diminuzione nella presenza dei cinesi (-0,95%).
Il dato relativo ai bulgari non ha subito variazioni, caso unico tra le
nazionalità presenti.
A livello di Ambito, tra le prime tre nazionalità che registrano il
maggiore incremento, solo i rumeni confermano una crescita in
entrambi i Comuni. Si possono sottolineare invece alcune specificità
territoriali: a Sesto San Giovanni, nel triennio di riferimento, spicca la
crescita dei cittadini provenienti dal Brasile (ciò non avviene a Cologno
Monzese), mentre a Cologno Monzese spicca la crescita dei tunisini, la
quale rimane invece molto più contenuta nel Comune di Sesto San
Giovanni (4,81%).
50
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
115%
105%
95%
85%
75%
65%
55%
45%
Senegal
Ucraina
Tunisia
Bulgaria
Filippine
Sri Lanka
Siria
Marocco
Cina
Ecuador
Egitto
Romania
Perù
5%
-5%
Albania
35%
25%
15%
Grafico 30 - Variazioni percentuali nelle presenze delle nazionalità maggiormente
rappresentative sul territorio di Cologno Monzese dal 2005 al 2007 – Fonte: Anagrafe
Comunale
Anche per quanto riguarda l’analisi sulla composizione per genere, si
considerano le nazionalità che raggiungono almeno l’1% del totale
degli stranieri presenti. I grafici 31 e 32 permettono di rappresentare
nel dettaglio tale composizione.
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
Maschi
Rep. Dom.
Bulgaria
Brasile
Tunisia
Senegal
Sri Lanka
Ucraina
Marocco
Albania
Cina
Filippine
Ecuador
Perù
Romania
Egitto
0%
Femmine
Grafico 31 - Suddivisione per genere delle nazionalità maggiormente presenti a Sesto
San Giovanni al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
51
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
90%
80%
70%
60%
50%
40%
30%
20%
10%
Maschi
Senegal
Ucraina
Tunisia
Bulgaria
Filippine
Sri Lanka
Siria
Marocco
Cina
Albania
Ecuador
Egitto
Romania
Perù
0%
Femmine
Grafico 32 - Suddivisione per genere delle nazionalità maggiormente presenti a
Cologno Monzese al 31/12/2007– Fonte: Anagrafe Comunale
Si constata una decisa diversificazione nella composizione di genere in
base alla provenienza geoetnica dei cittadini stranieri. Infatti, è
possibile osservare che a Sesto San Giovanni e a Cologno Monzese, la
presenza di cittadini di genere maschile provenienti dall'Egitto e dal
Senegal risulta largamente superiore a quella della componente
femminile, in proporzione di circa 80 a 20. Questo dato risulta opposto
rispetto ai residenti di nazionalità ucraina, raggruppamento nel quale la
componente femminile risulta decisamente maggioritaria.
Si deve sottolineare che le nazionalità rappresentate nei due grafici
raccolgono, a Sesto San Giovanni, l'84,54% del totale dei cittadini
stranieri presenti sul territorio comunale e a Cologno Monzese
l'84,82%.
In tabella 11 si riportano i dati relativamente a Sesto San Giovanni, a
Cologno Monzese e all’Ambito territoriale: si evidenzia una maggiore
presenza di stranieri di sesso maschile, sia a livello del singolo Comune
– soprattutto a Sesto San Giovanni - che di Ambito, dove gli uomini
raggiungono il 53,97% del totale. Vi è da notare, comunque, che nel
corso del periodo di riferimento, la componente femminile risulta in
aumento: infatti, nel 2005, a Sesto San Giovanni esse erano il 42,90%
e a Cologno Monzese il 46,89%.
52
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Totale
Maschi
Femmine
% Maschi
% Femmine
Sesto San
Giovanni
9230
5090
4140
55,15
44,85
Cologno
Monzese
5555
2889
2666
52,01
47,99
Ambito
14785
7979
6806
53,97
46,42
Tabella 11 – Cittadini stranieri suddivisi per genere sui territori di Sesto San Giovanni,
Cologno Monzese e di Ambito al 31/12/2007 - Fonte: Anagrafe Comunale
I dati riferiti alla distribuzione per genere possono essere ulteriormente
riassunti raggruppando il campione in esame per aree geoetniche di
provenienza, come riportato in tabella 12: i cittadini provenienti dal
continente africano risultano in gran parte uomini, mentre quelli
provenienti dall’America Latina appartengono in maggioranza al genere
femminile.
La macroarea “Medio Oriente” è composta solo da cittadini di
nazionalità siriana e solamente residenti a Cologno Monzese, visto che
a Sesto San Giovanni essa non raggiunge almeno l’1% sul totale delle
presenze.
Maschi
Femmine
Totale
% Maschi
% Femmine
Unione Europea
927
917
1844
50,58
49,42
Africa
2810
1043
3853
71,26
28,74
America Latina
1423
1870
3293
43,33
56,66
Asia
1040
1057
2097
50,05
49,95
Altra Europa
672
665
1337
50,52
49,47
Medio Oriente
119
63
182
65,38
34,62
Tabella 12 – Suddivisione per macroaree geoetniche delle nazionalità maggiormente
presenti sul territorio di Ambito al 31/12/2007 – Fonte: Anagrafe Comunale
Dopo avere analizzato le dimensioni del fenomeno migratorio che
interessa il territorio di Ambito, indagando nazionalità di provenienza e
composizione di genere, si procede con l’esaminare la distribuzione per
fasce d’età dei cittadini stranieri.
Sia a Sesto San Giovanni (grafico 33) che a Cologno Monzese (grafico
34), le fasce d'età più consistenti numericamente sono la 30-34 e la
35-39 anni. A Sesto San Giovanni le due fasce d'età considerate
raggiungono insieme il 31,03% del totale dei cittadini immigrati: la
fascia d'età 30-34 raggiunge il 16,57%, mentre la fascia d'età 35-39
raggiunge il 14,46%. A Cologno Monzese le due fasce d'età
raggiungono insieme il 29,83%: la fascia d'età 30-34 raggiunge il
15,41%, mentre la fascia d'età 35-39 si attesta al 14,42%.
I cittadini stranieri con età uguale o superiore agli 80 anni sono stati
accorpati in un’unica fascia d’età, per via della scarsa consistenza
numerica della loro presenza.
53
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
18%
16%
14%
12%
10%
8%
6%
4%
2%
80 e +
75-79
70-74
65-59
60-64
55-59
50-54
45-49
40-44
35-39
30-34
25-29
20-24
15-19
10-14
5-9
0-4
0%
Grafico 33 - Consistenza percentuale delle diverse fasce d'età dei cittadini stranieri
residenti a Sesto San Giovanni al 31/12/2007 – Fonte: ISTAT
18%
16%
14%
12%
10%
8%
6%
4%
2%
80 e +
75-79
70-74
65-59
60-64
55-59
50-54
45-49
40-44
35-39
30-34
25-29
20-24
15-19
10-14
5-9
0-4
0%
Grafico 34 - Consistenza percentuale delle diverse fasce d'età dei cittadini stranieri
residenti a Cologno Monzese al 31/12/2007 – Fonte: ISTAT
A livello di Ambito, più della metà degli stranieri residenti (61%) ha
un’età che non supera i 34 anni e la fascia d’età 0-14 raggiunge il
21%, di cui più del 9% rappresentato dalla fascia d’età 0-4 anni.
Questi dati confermano l’idea di una popolazione straniera residente
molto giovane rispetto a quella italiana, tanto che il 93% non
raggiunge i 50 anni.
54
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
SEZIONE II
I DATI DEI SERVIZI
Gli accessi al Segretariato Sociale
Il Segretariato Sociale è una funzione pubblica dei Servizi Sociali che
offre informazioni, orienta la domanda di servizi e prestazioni, legge il
bisogno e lo indirizza verso la risposta ritenuta più pertinente; la
stessa Legge 328/00 all’articolo 22 lo indica tra le prestazioni di livello
essenziale che ogni Ambito distrettuale deve garantire.
Il Segretariato Sociale rappresenta pertanto la più importante porta di
accesso della cittadinanza al sistema dei servizi; per questa ragione
l’analisi dei dati relativi agli accessi costituisce il principale osservatorio
sui bisogni e sulla domanda di sostegno e intervento sociale espressa
dalla popolazione.
I dati di accesso, rappresentati in tabella 1, indicano un incremento del
20,42% a Sesto San Giovanni dal 2006 ad oggi, mentre a Cologno
Monzese gli accessi sono aumentati del 14,02%.
Anno
2006
2007
2008
Sesto San Giovanni
656
752
790
Cologno Monzese
633
561
723
Tabella 1 - Accessi al Segretariato Sociale di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese
(2006-2008) - Fonte: Servizi Sociali
Le richieste prevalenti che i cittadini rivolgono al Segretariato Sociale
dei due Comuni sono:
contributi economici ed esenzioni (il 30% circa della domanda
complessiva);
attivazione di servizi comunali a risposta individuale (17%
circa);
sostegno per la risoluzione di difficoltà varie legate al lavoro e
alla casa (17% circa);
accompagnamento alla soluzione di problematiche relazionali
e/o familiari (13% circa).
Gli stranieri che accedono al Segretariato Sociale nel 2008 sono
complessivamente il 24,5% del totale (25,44% a Sesto San Giovanni;
23,51% a Cologno Monzese) e si concentrano prevalentemente
nell’area minori e famiglia.
I dati dei Servizi Sociali
I Servizi Sociali - Area Minori e Famiglie - dei due Comuni hanno in
carico, al 31/12/2008 1071 minori, rispettivamente in 699 a Sesto San
Giovanni e 372 a Cologno Monzese.
55
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Anno 2006
Sesto
Cologno
497
435
Anno 2007
Sesto
Cologno
518
333
Anno 2008
Sesto
Cologno
699
372
Minori in carico
Minori presi in carico
68
84
145
59
198
82
nell’anno corrente
Tabella 2 – Minori in carico negli anni 2006, 2007, 2008 - Fonte: Servizi Sociali
Come osservabile dalla tabella, il numero di minori in carico è
aumentato del 40,6% a Sesto San Giovanni mentre a Cologno
Monzese è diminuito del 14,5%. Appare interessante il dato di
incidenza delle prese in carico dell'area minori che a Sesto è quasi
triplicato, mentre a Cologno Monzese, nello stesso arco temporale è
rimasto sostanzialmente invariato. Risulta inoltre significativa la
presenza – in entrambi i Comuni – di minori stranieri in carico, a Sesto
sono 271 (38,7%) e a Cologno 153 (41,1%).
Il dato complessivo indica che a Sesto è in carico il 4,26% della
popolazione compresa tra 0-24 anni, invece a Cologno il 3,39%.
Il sistema di risposta ai bisogni dei minori e delle famiglie del territorio
è leggibile anche attraverso:
il rapporto tra i Servizi Sociali e l'Autorità Giudiziaria;
il dato relativo ai minori sottoposti a procedimento penale;
gli inserimenti in comunità.
Dal 2006 al 2008 le richieste di affidamento all'Ente dei minori da parte
dell'Autorità Giudiziaria sono aumentate del 55% a Sesto San
Giovanni, mentre nello stesso periodo a Cologno Monzese si assiste ad
una diminuzione del 27%. Il ricorso all'inserimento in comunità dei
minori è, nella maggior parte dei casi, determinato da un
provvedimento dell'Autorità Giudiziaria. Come è possibile notare dai
dati in grafico, negli ultimi tre anni il numero di inserimenti a Cologno è
aumentato del 31,5% mentre Sesto San Giovanni è diminuito del
21,4%.
98
92
100
77
80
60
40
19
21
2006
2007
25
20
0
Sesto San Giovanni
2008
Cologno Monzese
Grafico 1 - Numero di inserimenti in comunità alloggio residenziale - Fonte: Servizi
Sociali Aree Minori
56
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Un elemento da considerare nell'analisi del dato sugli inserimenti in
comunità residenziale riguarda il tempo di permanenza necessario
presso queste strutture per il raggiungimento degli obiettivi della presa
in carico: la durata dei ricoveri è spesso associata a condizioni di
disagio tali da richiedere tempi lunghi, dato evidenziato dal basso
numero di dimissioni.
Il Servizio Sociale - Area minori e famiglia, ha tra le sue finalità la
tutela delle relazioni familiari e si dota anche di strumenti alternativi
alla residenzialità, soprattutto quando le condizioni della famiglia di
origine del minore lo permettono.
Tra gli interventi più significativi si possono citare gli affidi familiari,
l'inserimento in strutture semiresidenziali e i servizi educativi
domiciliari; queste soluzioni garantiscono al minore la continuità di
relazione con il nucleo di origine. Dal 2006 al 2008 il ricorso a queste
soluzioni nei progetti di presa in carico è aumentato su tutto il
territorio dell'Ambito.
Sesto S. Giovanni Cologno Monzese
Ambito
2006 2007 2008 2006 2007 2008 2006 2007 2008
18
19
23
11
12
10
23
31
33
Affido familiare1
Servizio educativo
92
64
62
19
21
17
111
85
Domiciliare (ADM)
Servizi semiresidenziali
21
22
30
5
7
6
26
29
Tabella 3 – Affidi familiari, utenti del servizio ADM e minori inseriti nei servizi
semiresidenziali, anni 2006, 2007, 2008 - Fonte: Servizi Sociali
79
36
L’Area Anziani dei Servizi Sociali svolge un ruolo centrale nel
sostegno degli interventi di assistenza al domicilio delle persone con
età maggiore di 65 anni. Il sistema di risposte al bisogno di assistenza
al domicilio si articola in molteplici azioni e soluzioni che, combinate in
base alle necessità, permettono di realizzare progetti di presa in carico
e di sostegno anche del nucleo familiare.
Nelle tabelle che seguono sono illustrati i dati relativi alle prestazioni di
sostegno alla domiciliarità erogate nel periodo 2006-2008.
Sesto S. Giovanni
Cologno Monzese
2006 2007
2008
2006
2007
2008
Servizio Assistenza Domiciliare2
96
99
89
101
86
96
Pasti caldi
119
126
122
41
44
49
Telesoccorso
82
107
127
51
52
51
Tabella 4 – Utenti SAD, Pasti caldi e Telesoccorso dal 2006 al 2008 - Fonte: Servizi
Sociali
I dati in tabella devono essere letti considerando che ogni singolo
utente può ricevere più prestazioni tra quelle elencate in base alla
valutazione del bisogno effettuata dal Servizio Sociale.
1
Dato comprensivo delle differenti forme di affido: full time e part-time, intrafamiliare
ed eterofamiliare.
2
Meno del 5% dei ricoverati in strutture fuori dal territorio comunale ha un’età
inferiore ai 65 anni.
57
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Sebbene i servizi nei Comuni prevedano le medesime prestazioni,
l'accesso è regolato da criteri differenti; inoltre l’articolazione oraria e
giornaliera è differente.
Nel corso del triennio si rilevano alcune variazioni relative alle
caratteristiche dell'utenza del SAD:
- aumenta il numero di utenti con età inferiore ai 65 anni;
- più della metà dell'utenza ha un'età maggiore di 80 anni;
nonostante ciò la percentuale dei grandi anziani che usufruisce
del servizio è complessivamente diminuita nel triennio di
riferimento, effetto probabilmente generato dall'erogazione del
Buono sociale e dal ricorso da parte delle famiglie a soluzioni
autonome, quali le assistenti familiari;
- nel periodo 2006-2008 gli utenti del telesoccorso a Sesto
aumentano del 35% mentre a Cologno il dato rimane
sostanzialmente invariato.
Una voce importante nel sistema dei Servizi Sociali è rappresentata dal
sostegno economico alla popolazione anziana, che si compone
prevalentemente di interventi di sostegno diretto - Buono socio
assistenziale, sussidi - o indiretto - esenzioni del ticket sui farmaci,
riduzione delle imposte comunali (ad esempio la TARSU).
Sesto S. Giovanni
Cologno Monzese
2006
2007
2008
2006
2007
2008
Buoni Socio Assistenziali
48
48
52
61
54
52
Sussidi
25
25
31
ND
ND
ND
Tabella 5 –Utenti beneficiari dei contributi economici diretti - Fonte: Servizi Sociali
Nei casi in cui la permanenza al domicilio non permetta di garantire i
livelli di assistenza adeguati dal punto di vista sociale e sanitario, è
previsto il ricovero presso le Residenze Sanitario-Assistenziali (RSA)
che nel periodo 2006-2008 hanno visto un aumento di ospiti, come
riportato nella tabella seguente:
Sesto S. Giovanni
Cologno Monzese
2006
2007
2008
2006
2007
2008
Ricoveri in RSA del territorio
142
128
156
10
10
10
Ricoveri in RSA extra territorio3
55
65
69
21
22
24
Tabella 6 – Ricoveri in RSA dal 2006 al 2008 - Fonte: Servizi Sociali
Il dato maggiormente osservabile è l'aumento complessivo del numero
di ricoveri sia nelle RSA del territorio, sia in quelle fuori dal territorio
comunale.
Appare critico il dato di Cologno Monzese che, a fronte dell'aumento di
ricoveri sul territorio extra comunale, trova una limitata disponibilità di
posti convenzionati presso l’RSA gestita dalla fondazione Mantovani
(10 su 140). Gli utenti inseriti nei Centri Diurni Integrati del territorio
sono nel 2008, 10 a Sesto San Giovanni e 5 a Cologno Monzese.
3
Da considerare che nel numero complessivo di utenza SAD e Pasti caldi il 10%
dell’utenza ha un’età inferire ai 65 anni.
58
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il Servizio Sociale prevede una serie di opportunità e prestazioni di
promozione a favore della popolazione anziana autosufficiente. A
fianco dei Centri Anziani e delle attività culturali ricreative e motorie, si
citano i soggiorni climatici per la terza età che vedono un elevato
livello di adesione in entrambi i Comuni.
Sesto S. Giovanni
Cologno Monzese
2006
2007
2008
2006
2007
2008
Soggiorni climatici per anziani
87
86
65
275
233
253
Tabella 7 – Anziani che partecipano ai soggiorni climatici - Fonte: Servizi Sociali
I soggiorni climatici a favore dei cittadini anziani sestesi sono a carico
dell'Amministrazione Comunale e prevedono una quota di contributo
da parte dell'utenza, mentre i soggiorni per i cittadini di Cologno sono
a totale carico dei partecipanti.
Sesto San Giovanni dispone inoltre di mini alloggi protetti per anziani
autosufficienti che possono disporre di quest'opportunità per vedere
garantito l'aggancio a reti sociali e relazionali significative. Dal 2006 al
2008 gli utenti dei mini alloggi protetti sono passati da 11 a 16.
Le persone in grave stato di emarginazione vengono difficilmente
intercettate dai Servizi e spesso coloro che si rivolgono vi arrivano
tramite segnalazione; tra questi, molti soggetti presentano gravi
carenze dal punto di vista degli strumenti per accedere alle opportunità
presenti sul territorio.
Dall’attività di Segretariato Sociale e dalle prese in carico del Servizio
Sociale – Area Adulti - si riscontrano le seguenti categorie di utenza:
- Persone sole, senza reddito, prive di un sostegno parentale o
con una scarsa/nulla rete relazionale di supporto;
- Nuclei familiari multiproblematici (compresenza nel nucleo di
patologie
psichiatriche,
altre
condizioni
sanitarie
che
determinano disabilità, problemi legali);
- Utenti con diagnosi psichiatrica o in condizioni subcliniche o non
diagnosticate;
- Persone con problematiche legate alla mancanza di autonomia
nella gestione personale quotidiana (conduzione della casa, cura
dell’igiene personale) e condizioni economiche critiche;
- Elevata presenza di persone con età superiore ai 50-55 anni per
diverse ragioni espulse dal mercato del lavoro, spesso senza
una qualifica professionale o con un profilo difficilmente
collocabile sul mercato;
- Ex detenuti o soggetti in uscita dai percorsi di detenzione
carceraria con grave difficoltà a reinserirsi nel tessuto sociale, in
particolare nel realizzare soluzioni abitative e di integrazione
lavorativa;
- Persone senza fissa dimora;
- Persone migranti, alcune delle quali non in possesso del regolare
permesso di soggiorno4;
4
Le persone senza regolare permesso di soggiorno non beneficiano di interventi
attivati con una presa in carico del Servizio Sociale
59
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Donne sole (vedove o separate 50/60 anni) o che hanno perduto
il lavoro – magari in seguito alla maternità - e non riescono a
tornare sul mercato;
- Donne con problemi di maltrattamento in famiglia;
- Nuclei familiari con in carico disabili;
- Persone con invalidità civile conseguente a patologie invalidanti
(AIDS, dipendenze di vario genere).
Gli adulti in carico ai Servizi Sociali dei due Comuni al termine del 2008
sono complessivamente 365, rispettivamente 228 a Sesto San
Giovanni (- 28,9% rispetto al 2006) a Cologno Monzese (+ 53,9%).
Gli strumenti di cui il Servizio Sociale si dota per rispondere ai bisogni
della popolazione adulta sono i seguenti:
Erogazione di contributi economici diretti;
Erogazione contributi economici indiretti;
Interventi educativi e consulenziali;
Percorsi di integrazione lavorativa;
Gestione di interventi sociali per casi in collaborazione con i
servizi sanitari;
Ricoveri presso strutture residenziali;
Gestione dell’emergenza alloggi;
Attività di accompagnamento ai servizi;
Attività di supporto all'espletamento di procedure burocratiche
e amministrative (esempio: pratiche relative all'invalidità).
In questa analisi si sceglie di mettere in evidenza le informazioni
relative agli interventi di sostegno economico e quelli orientati alla
finalità di reinserimento e di riabilitazione sociale.
I dati sui contributi erogati indicano che, nel 2008, a Sesto San
Giovanni ha assegnato il 45% in più delle risorse rispetto al 2006, pur
a fronte di una complessiva diminuzione del numero dei beneficiari.
-
Anno
Contributi erogati
Spesa complessiva in €
2006
154
205.524,00
2007
126
256.580,00
2008
129
298.070,00
Tabella 8 - Contributi economici diretti erogati nel triennio 2006-2008 - Fonte: Servizio
Sociale Sesto San Giovanni
Nell'anno 2008 aumenta la percentuale di contributi erogati per la
durata di 12 mesi, dato che indica una maggiore debolezza e fragilità
dell'utenza in carico e una potenziale maggiore difficoltà ad accedere a
percorsi di reinserimento e riabilitazione sociale.
Come a Sesto San Giovanni, il Servizio Sociale di Cologno Monzese
eroga nel 2008 contributi ai cittadini adulti in difficoltà con un
incremento del 66,6% rispetto al 2006, ad un numero di utenti che
rimane sostanzialmente invariato.
Anno
Contributi erogati
Spesa complessiva in €
2006
34
23.663,00
2007
45
45.670,00
2008
37
39.423,00
Tabella 9 - Contributi economici diretti erogati nel triennio 2006-2008 - Fonte: Servizio
Sociale Cologno Monzese
60
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il Comune di Cologno Monzese ha erogato nel triennio contributi anche
in forma di Buoni Socio Assistenziali: nel 2008 sono stati assegnati
titoli sociali per un valore complessivo di € 43.144,00 + 12,3% rispetto
al 2006 con un sostanziale mantenimento del numero di beneficiari dal
2006 al 2008.
Di seguito si riportano i dati relativi al numero di utenti che hanno
usufruito degli interventi di tipo educativo, finalizzati all’acquisizione di
abilità e competenze per il reinserimento sociale e relazionale.
Sesto San Giovanni
Cologno Monzese
Anno
Interventi educativi
2006
14
0
2007
12
6
Tabella 10 – Interventi educativi attivati nel triennio 2006-2008 - Fonte: Servizi Sociali
Il sistema dei servizi istituzionali a favore dei cittadini disabili
dell'Ambito agisce con la finalità di:
garantire assistenza alle persone disabili con livelli di
autosufficienza compromessi;
favorire e sostenere lo sviluppo di abilità e competenze
funzionali all'adattamento e all'integrazione con la vita della
comunità;
offrire sostegno e supporto alle famiglie dei cittadini disabili,
anche in un'ottica di sollievo dei carichi di cura.
Dal punto di vista organizzativo, se tutti i servizi sono accomunati dalla
finalità della tutela delle persone fragili, possono essere distinti
obiettivi assistenziali, terapeutici, riabilitativi e abilitativi, oltre che una
differenziazione per fasce d'età elettive, a cui i singoli servizi sono
dedicati.
I servizi residenziali e semi residenziali sono prevalentemente orientati
a perseguire obiettivi di tutela e di cura: sul territorio dell'Ambito sono
presenti tre CDD comunali e un CDD del Privato Sociale accreditato.
CDD
Ente gestore
Magnolia
Mimosa
Cologno
Centro anch’io
Comune Sesto San Giovanni
Comune Sesto San Giovanni
Comune Cologno Monzese
Cooperativa Lotta Contro L’Emarginazione
Totale posti disponibili
Tabella 11 – CDD presenti sul territorio dell’Ambito
Posti
disponibili
30
30
30
10
100
L’offerta residenziale sul territorio si completa con la Comunità Socio
Sanitaria di Sesto San Giovanni, che ospita 8 utenti.
I servizi residenziali e semiresidenziali sono integrati dalla presenza di
interventi orientati allo sviluppo di competenze e abilità utili
all'integrazione con la vita della comunità:
61
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Tipologia di servizio
Assistenza domiciliare Disabili
Assistenza domiciliare Disabili
Servizio di Formazione all’Autonomia (SFA)
Laboratori per l’autonomia
Servizio SISL
Tabella 12 - Utenti in carico ai servizi riabilitativi e di
nel 2008 - Fonte: Servizi Sociali
Comune
Utenti
Sesto San Giovanni
10
Cologno
6
Cologno
15
Sesto San Giovanni
5
Ambito
148
integrazione sociale per i disabili
Gli interventi fin qui elencati sono coadiuvati da azioni di sostegno alle
famiglie e ai loro componenti come i progetti di sollievo, i soggiorni
climatici per le persone disabili, i contributi economici e l'inserimento in
strutture residenziali extra territorio.
Entrambi i Comuni, inoltre, svolgono un'attività di trasporto per le
persone disabili e sono impegnati nell'azione di abbattimento delle
barriere architettoniche che limitano l'accesso alle strutture urbane.
Il bisogno di cura dei minori disabili e delle loro famiglie è raccolto dai
Servizi Sociali comunali che collaborano con differenti strutture
sanitarie pubbliche e del privato accreditato, in particolare con l’Unità
Operativa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza
(UONPIA).
Si ritiene degno di nota il quadro relativo alle condizioni cliniche dei
minori disabili in carico per rappresentare la fascia di età 0-18 e la
tipologia di menomazione delle persone con certificazioni di invalidità
residenti nei Comuni del territorio.
I minori in carico alla UONPIA registrati nel 2007 sono 236, di cui il
49,2 a Cologno e il 50,8% a Sesto. Risultano prevalenti le seguenti
condizioni cliniche:
ritardo mentale 22,4%;
sindromi e disturbi da alterato sviluppo psicologico 21,6%;
sindromi e disturbi comportamentali ed emozionali con esordio
abituale nell'infanzia nell'adolescenza 14,4%;
malattie del sistema nervoso 8,4%.
E’ significativo sottolineare come in tre dei raggruppamenti sopra citati
il numero di diagnosi dei minori residenti a Cologno Monzese è più
elevato, o pari, del numero dei minori sestesi. Questo dato discordante
con la distribuzione dei residenti nei due Comuni potrebbe essere
indicativo di differenti sistemi di accesso ai percorsi di diagnosi e cura
della UONPIA del territorio.
Un’informazione più complessiva, ma non esaustiva, sullo stato dei
cittadini disabili che vivono sul territorio è osservabile dalla
distribuzione delle menomazioni nelle persone con certificazione di
invalidità. Essendo la menomazione una perdita o anomalia a carico di
strutture o funzioni psicologiche, fisiologiche o anatomiche che causano
la condizione di disabilità, il dato risulta utile per comprendere, anche
se indirettamente, il carico di assistenza necessario per l’adattamento
e l’integrazione delle persone disabili.
62
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
In base ai dati dell’anagrafe dinamica della disabilità, sul territorio
dell’Ambito risiedono 2032 persone invalide (1,58% della popolazione
totale), per il 53% residenti a Sesto San Giovanni e nel 47% dei casi
cittadini di Cologno Monzese. Nella tabella che segue è riportata la
distribuzione delle persone invalide in base alla tipologia di
menomazione.
Generiche
e altro
Deturpanti
deformanti
Motoria
somatica
Viscerali
Occhio
Orecchio
Linguaggio
Funzioni
psichiche
Funzioni
intellettive
Tipologia di Menomazione
Sesto
San
17,09
4,92
0,51
1,89
3,10
16,58
22,45
2,50
30,91
Giovanni
Cologno
13,46
4,25
0,23
3,33
2,41
19,90
25,54
1,49
29,34
Monzese
Tabella 13 - Distribuzione percentuale delle tipologie di menomazioni nella popolazione
con riconoscimento di invalidità - Fonte: Anagrafe Dinamica della Disabilità ASL MI 3.
Risulta evidente come, accanto alla classificazione più rappresentata
(menomazioni generalizzate), quelle individuate nella maggior parte
del campione delle persone con invalidità nel 2007 sono le
menomazioni della funzione motoria e struttura somatica e le
menomazioni delle funzioni intellettive. E’ plausibile ritenere che
questo dato sia influenzato, come nelle rilevazioni del Piano di Zona
2006-2008, dall’elevato numero delle persone anziane con
riconoscimento di invalidità.
63
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
La salute mentale nel territorio
I dati e le informazioni statistiche contenuti nelle pagine seguenti
hanno l’obiettivo offrire un quadro sulla salute mentale nel territorio
dell’Ambito di Sesto San Giovanni attraverso le elaborazioni delle
informazioni in possesso dei servizi che afferiscono all’Unità Operativa
di Psichiatria 39 di Sesto San Giovanni (UOP). L’elaborazione si è resa
possibile grazie alle informazioni raccolte tramite il sistema informatico
Psiche, strumento di monitoraggio di Regione Lombardia in dotazione
ai Dipartimenti di Salute Mentale del Territorio finalizzato al
monitoraggio e alla valutazione della loro attività. L’approccio alla
lettura dei dati di seguito illustrati richiede la considerazione di tre
elementi fondamentali:
1. i dati sono stati elaborati nell’anno 2008 e si riferiscono alle
informazioni raccolte durante l’attività dell’UOP a tutto l’anno
2007, confrontate in alcuni casi con quelle dell’anno precedente;
2. gli indici epidemiologici (i dati sulle diagnosi) si riferiscono alla
prevalenza e all’incidenza trattate, ovvero alla casistica
diagnosticata in seguito all’accesso alle strutture della UOP; ne
consegue che il dato epidemiologico risulta essere un indicatore
indiretto e filtrato sulle condizioni di salute mentale nel
territorio, poiché non sono registrate le informazioni relative a:
i cittadini che non si presentano ai servizi UOP;
condizioni non patologiche, ma ascrivibili alla categoria
del disagio psichico.
Sulla base delle stime prodotte da studi epidemiologici nazionali
e internazionali è ragionevole considerare che i dati di incidenza
e prevalenza trattata, prodotti a livello territoriale, siano
pertanto una sottostima della condizione reale;
3. Il campione di riferimento per il calcolo dei tassi di incidenza e
prevalenza patologica è coincidente con il segmento di
popolazione che parte dai 14 anni di età.
La prevalenza trattata per tipologia di diagnosi
Il dato di prevalenza5 riassunto in tabella 1 indica come nella UOP il
numero maggiore di casi osservati nel 2007 sia compreso nei
raggruppamenti diagnostici della schizofrenia/sindromi deliranti, delle
sindromi nevrotiche e delle sindromi affettive (rispettivamente il
27,2%, il 24,6% e il 23,1% del totale).
5
La prevalenza è il rapporto fra il numero di eventi sanitari rilevati in una popolazione
in un definito momento (od in un breve arco temporale) e il numero degli individui
della popolazione osservati nello stesso periodo.
64
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Sesto San
Giovanni
Cologno
Monzese
Ambito
Diagnosi
Disturbi psichici
19
17
36
2,66
4,07
di natura
organica
Disturbi da uso
di sostanze
19
7
26
2,66
1,68
psicoattive
Schizofrenia e
sindromi
255 141
396
35,67
33,79
deliranti
Sindromi
173 164
337
24,20
39,31
affettive
Sindromi
156 203
359
21,82
48,65
nevrotiche
Sindromi e
disturbi del
comportamento
5
4
9
0,70
0,96
associati ad
alterazioni
fisiche e
somatiche
Disturbi di
133
85
218
18,60
20,37
personalità
Ritardo mentale
28
31
59
3,92
7,43
Sindrome da
alterato sviluppo
2
7
9
0,28
1,68
psicologico
Sindromi e
disturbi del
comportamento
3
3
6
0,42
0,72
con esordio
nell’infanzia
Totale 793 662 1455 110,93 158,66
Tabella 1 - Prevalenza trattata per diagnosi: dati cittadini
UOP Sesto San Giovanni
Variazione % su
dato 2006
Ambito
Cologno
Monzese
Tasso/10.000 abitanti
Sesto San
Giovanni
Ambito
Cologno
Monzese
Sesto San
Giovanni
Numero utenti
3,17
-
-
-
3,17
-
-
-
34,97
2,5
0,3
1,4
29,76
15,8
0,3
8,05
31,70
25,3
3,4
14,35
0,79
-
-
-
19,25
13,2
15,2
14,20
5,21
-
-
-
0,79
-
-
-
0,52
-
-
-
128,50
e di Ambito (2007) - Fonte:
I dati di prevalenza trattata separata per i due Comuni del Distretto
Sociosanitario evidenziano una netta differenza nella distribuzione di
casi osservati per le categorie sopra elencate: se da una parte i
cittadini di Sesto San Giovanni che accedono alle strutture UOP sono
prevalentemente affetti da patologie classificabili come schizofrenia e
sindromi deliranti (35,67 ogni 10000 abitanti), a Cologno Monzese il
dato più consistente è rappresentato da coloro che hanno una diagnosi
di sindrome nevrotica (48,67 ogni 10000 abitanti). Appare altresì
degno di nota il dato sulla variazione percentuale rispetto al 2006, che
indica come su tutto il territorio del Distretto si assista ad un aumento
consistente di casi osservati di sindromi nevrotiche (+14,35%), di
disturbi di personalità (+14,20%) e di sindromi affettive (+8,05%). I
dati in tabella 1 evidenziando la differenza di prevalenza trattata
raccolta dai due CPS di zona permettono di sottolineare come la
65
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
prevalenza colognese di casi di sindromi nevrotiche sia dovuta a
differenze di tipo organizzativo nel sistema di offerta: se a Cologno
Monzese i pazienti con le problematiche sopra citate vengono trattati
presso Centro Psicosociale, a Sesto San Giovanni una consistente parte
di questi ricevono gli interventi richiesti presso l’Ambulatorio
ospedaliero dell’Ansia e della Depressione. Come sarà possibile
osservare più avanti, i dati dell’attività dell’Ambulatorio dell’Ansia e
della Depressione indicano che per il 93% circa dei pazienti che vi
accedono sono residenti sul territorio di Sesto San Giovanni.
A fronte delle differenze territoriali del sistema di unità di offerta, che
condizionano i dati epidemiologici a disposizione, si ritengono in ogni
caso degni di nota il dato complessivo di aumento dei casi in
trattamento nel 2006 per patologia nevrotica su tutto il territorio, e la
consistenza del numero di pazienti che sono in carico alle strutture
previste per una sofferenza di tipo schizofrenico-delirante. Per le sue
caratteristiche, questa ultima categoria rappresenta, dal punto di vista
clinico, l’utenza che richiede il maggior numero di interventi e di
intensità di cura/assistenziale, oltre che tempi notevolmente più lunghi
per il raggiungimento di risultati positivi anche parziali.
L’incidenza trattata per tipologia di diagnosi
I dati di incidenza6 trattata riportati in tabella 2 indicano come nel
2007 si sia registrato a livello di Ambito un incremento considerevole
di nuove segnalazioni di pazienti sofferenti di schizofrenia/sindromi
deliranti (+40,25%) e disturbi della personalità (+53,7%).
L’incremento percentuale del 2007 non è tuttavia sostenuto dai dati
assoluti riportati nella medesima tabella: è infatti osservabile come il
numero più elevato di nuovi accessi sia costituito da soggetti con
diagnosi di sindrome nevrotica (43,66% del totale) e di sindrome
affettiva (21,12% del totale) che costituiscono il 64,78% del totale dei
nuovi casi nel 2007.
Cologno
Monzese
Ambito
Sesto San
Giovanni
Cologno
Monzese
4
11
0,98
0,96
0,97
-
-
7
1
8
0,98
0,24
0,71
-
-
21
13
34
2,94
3,12
3,00
17,1
63,4
40,25
34
63
41
92
75
155
4,76
8,81
9,83
22,05
6,62
13,69
17,8
50,6
2,8
14,0
10,3
32,3
6
Ambito
Sesto San
Giovanni
Variazione % su
dato 2006
Ambito
Tasso/10.000
abitanti
7
Cologno
Monzese
Diagnosi
Disturbi psichici di
natura organica
Disturbi dovuti all’uso
di sostanze
psicoattive
Schizofrenia e
sindromi deliranti
Sindromi affettive
Sindromi nevrotiche
Sesto San
Giovanni
Numero
utenti
L'incidenza è una misura di frequenza epidemiologica che misura quanti nuovi casi di
un evento sanitario compaiono in un intervallo di tempo definito.
66
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Ambito
Cologno
Monzese
Variazione % su
dato 2006
Sesto San
Giovanni
Ambito
Cologno
Monzese
Sesto San
Giovanni
Tasso/10.000
abitanti
Ambito
Cologno
Monzese
Sesto San
Giovanni
Numero
utenti
Diagnosi
Sindromi e disturbi
del comportamento
2
3
5
0,28
0,72
0,44
associati ad
alterazioni fisiche e
somatiche
Disturbi di personalità
28
21
49
3,92
5,03
4,32
17,4 90,0
53,7
Ritardo mentale
7
6
13
0,98
1,44
1,14
Sindrome da alterato
0
3
3
0,00
0,72
0,26
sviluppo psicologico
Sindromi e disturbi
del comportamento
1
1
2
0,14
0,24
0,17
con esordio
nell’infanzia
Totale 170 185 355 23,79 44,35 31,32
Tabella 2 - Incidenza trattata per diagnosi: dati cittadini e di Ambito (2007) - Fonte:
UOP Sesto San Giovanni
Se da una parte il dato di incremento percentuale nel 2007 delle
diagnosi di schizofrenia/sindromi deliranti e di disturbi di personalità
indica in prospettiva un consistente carico terapeutico-riabilitativo
consistente per i servizi sanitari e sociali, dall’altra si registra la
quantità significativa di accessi per i cittadini che soffrono di disturbi
d’ansia dovuto principalmente ai seguenti fattori:
precocizzazione del disagio legato a questi disturbi, che interessano
una fascia sempre più giovane di popolazione;
incremento delle segnalazioni ai servizi UOP da parte dei Medici di
Medicina Generale.
Appare importante segnalare come negli ultimi 10 anni sono
raddoppiate le segnalazioni di cittadini stranieri residenti sul territorio
dei quali solo il 15% ha aderito ai percorsi di cura, anche in situazioni
di elevata gravità.
Gli accessi al Centro Psicosociale
Il dato sull’incidenza trattata nel 2007 dai servizi UOP fin qui
considerato può essere ulteriormente integrato con quelli contenuti nel
grafico 1, che riporta il numero di utenti al primo contatto con il CPS,
registrati dal 1997 al 2007: salvo che per un breve periodo, il CPS di
Cologno Monzese dal 2003 ha sempre registrato una maggiore
incidenza di primi contatti rispetto al servizio di Sesto San Giovanni.
Il dato che, tuttavia, appare di maggiore interesse, è l’incremento
generale del numero dei cittadini che si rivolgono ai servizi dell’Unità
Operativa di Psichiatria; infatti, rispetto al 2006, il numero dei primi
contatti su tutto il territorio è aumentato del 27%, dato mai verificatosi
prima d’ora negli ultimi 10 anni.
La richiesta di salute del territorio ai servizi della sanità pubblica,
deducibile dal dato sulle prime visite, è da considerare in crescita,
67
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
probabilmente anche per l’effetto della situazione di crisi economica
che porta a richiedere molta più attenzione al pubblico rispetto
all’offerta privata territoriale.
480
458
430
410
380
385
373
395
388
389
362
360
349
337
330
280
241
230
242
232
198
180
195
190
211
202
193
180
169
130
1997
1998
1999
177
157
151
141
180
2000
2001
2002
Sesto S.G.
2003
Cologno M.
2004
223
216
208
166
2005
154
2006
2007
Ambito
Grafico 1 – Prime visite al Centro Psicosociale dal 1997 al 2007. Fonte: UOP Sesto San
Giovanni
Nel grafico che segue sono riassunte le informazioni in merito al
numero di utenti contattati dai CPS di Sesto San Giovanni e Cologno
Monzese almeno una volta nel corso del 2007. I pazienti contattati
sono suddivisi per diagnosi.
N organica
0,4%
Uso sostanze
0,6%
3,9%
Schizofrenia/S.
delirante
S Affetive
2,4% 1,8%
15,0%
26,6%
0,7%
S Nevrotiche
Alt.ni
fisiche/somatiche
Dist personalità
25,4%
Rit mentale
23,2%
S alt.to svil
psicologico
S e dist. con
esordio infanzia
Grafico 2 - Pazienti contattati nell'anno 2007 per classificazione diagnostica. Fonte:
UOP Sesto San Giovanni
Sul totale dei 1536 utenti che nel 2007 hanno contattato il Centro
Psicosociale, poco più del 75% è stato accolto per problematiche legate
68
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
a schizofrenia/sindromi deliranti, sindromi nevrotiche e sindromi
affettive.
Il CPS di Sesto ha contattato almeno in un’occasione 841 persone, la
maggior parte delle quali affette da schizofrenia/sindrome delirante
(31,39%), seguite da un numero consistente di cittadini che sono
entrati in relazione con la struttura per problemi collegati a sindromi
affettive e disturbi di personalità. Risalta anche in questo caso la
differenza con i contatti avuti con la popolazione da parte del CPS di
Cologno Monzese: se da una parte i 695 contatti complessivi marcano
una differenza con Sesto San Giovanni compatibile con il dato generale
di popolazione, dall’altra è evidente come l’assetto territoriale, che non
prevede un Ambulatorio dell’Ansia e della Depressione a Cologno
Monzese, determini un maggiore accesso al CPS di cittadini che
soffrono di sindromi nevrotiche (30,94%) e sindromi affettive
(25,18%). Pertanto anche il numero assoluto di contatti con il CPS di
Cologno Monzese nel 2007 conferma i dati e le ipotesi illustrate nei
paragrafi relativi a incidenza e prevalenza trattata.
Gli accessi al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura
(SPDC)
Il reparto SPDC rappresenta il luogo contenitivo della crisi per una
prima risposta all’acuzie; in questo senso ha un ruolo centrale nella
valutazione
clinico-diagnostica,
nell’impostazione
delle
terapie
farmacologiche e nello sviluppo di condizioni favorevoli alla presa in
carico da parte delle strutture territoriali.
Inoltre, in accordo con i programmi di cura del DSM e delle strutture
territoriali, il ruolo dell’SPDC è rilevante per il recupero funzionale
cognitivo dell’utente ricoverato, per l’attenzione agli aspetti riabilitativi
e di reintegrazione sociale e per l’informazione agli utenti e ai familiari.
In tabella 3 è riportato il numero degli utenti che nel 2007 hanno avuto
accesso al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura, il tasso di incidenza
sul campione degli utenti dei servizi UOP e la percentuale di variazione
rispetto al 2006.
numero
utenti
tasso su
10.000
abitanti
variazione dal
2006
Utenza del CPS Sesto S.G.
130
18,18
1,6%
Utenza del CPS Cologno M.
60
14,38
25,0%
Ambito di Sesto San Giovanni
190
16,78
8,6%
Tabella 3 - Accesso al reparto SPDC nel 2007 e variazione rispetto al 2006. Fonte: UOP
Sesto San Giovanni
Appare evidente come la variazione degli accessi all’SPDC dell’utenza
di competenza del CPS di Cologno Monzese rispetto al 2006
rappresenti il dato maggiormente eclatante, ad indicare un carico
considerevole di diagnosi e cura degli stati acuti. Il dato territoriale
complessivo (Ambito) risulta maggiormente contenuto poiché mediato
dal limitato incremento degli accessi dell’utenza al CPS di Sesto San
69
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Giovanni, che tuttavia presenta un dato assoluto pari al doppio degli
utenti di Cologno e un tasso di incidenza significativamente più
elevato.
I giorni complessivi di degenza conteggiati in SPDC sono 5233, con un
incremento rispetto al 2006 del 13,3%, la durata media delle degenze
è stata di 14,6 giorni (+5,8%). Un dato da integrare a quanto illustrato
in precedenza è il numero di ricoveri, che nel 2007 è stato
complessivamente di 339 (+9,7%) così suddiviso per afferenza
territoriale: Sesto San Giovanni 247 ricoveri (+7,9%); Cologno
Monzese 92 ricoveri (+12,2%). Questo dato di incremento dei ricoveri
permette di stabilire che un utente viene ricoverato mediamente 1,78
volte all’anno presso l’SPDC.
Di seguito è riportato il numero di utenti, suddivisi per diagnosi,
ricoverati nel 2007 in SPDC e i giorni di degenza media in reparto.
Sesto S.G.
N
utenti
Cologno M.
gg degenza
media
N
utenti
gg degenza
media
Ambito
gg
N
degenza
utenti
media
Disturbi di natura
4
71,5
2
9,0
6
50,7
organica
Disturbi da sostanze
8
9,1
3
13,3
11
10,3
psicoattive
Schizofrenia/sindromi
39
36,1
29
25,7
68
31,6
deliranti
Sindromi affettive
33
22,6
9
34,1
42
25,1
Sindromi nevrotiche
5
9,2
5
13,6
10
11,4
Sindromi e dist. da
alterazioni fisiche e
0
1
3,0
1
3,0
somatiche
Disturbi di
35
24,8
9
13,0
44
22,4
personalità
Ritardo mentale
6
52,2
0
6
52,2
Sindrome da alt.to
0
1
9,0
1
9,0
svil. psicologico
Sindromi e disturbi
con esordio
0
1
70,0
1
70,0
nell'infanzia
Tabella 4 - Tipologia di utenza e durata media della degenza in reparto SPDC (2007).
Fonte: UOP Sesto San Giovanni
Le strutture residenziali
La presenza maggiore nelle comunità riabilitativa ad alta assistenza
(CRA) e comunità protetta ad alta assistenza (CPA) è rappresentata
dagli utenti con diagnosi di schizofrenia e sindromi deliranti
(rispettivamente il 53,8% il 77,7% del totale), mentre il 50%
dell’utenza residente in comunità protetta a media assistenza (CPM) è
costituito da persone con diagnosi di disturbo della personalità. Presso
le strutture CRA e CPA sono presenti anche utenti in regime di
semiresidenzialità, rispettivamente 35 e 22 per l’intero Ambito.
70
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
CRA
CPA
CPM
Giorni Degenza
N
Giorni Degenza
N
Giorni Degenza
N
utenti degenza media utenti degenza media utenti degenza media
Sesto
San
26
15
3
Giovanni
7152
100,7
3534
95,5
1059
132,4
Cologno
13
3
3
Monzese
Tabella 5 - Utenza presente nelle strutture residenziali (2007). Fonte: UOP Sesto San
Giovanni
L’attività del CPS nel 2007
I dati elaborati dal sistema informativo Psiche indicano come la UOP 39
di Sesto San Giovanni sia, insieme a quella di Cinisello Balsamo, quella
con il più elevato numero di interventi su pazienti valutati come gravi
rispetto alle altre UOP; nella UOP 39 circa 20 pazienti nel 2007 hanno
ricevuto più di 100 prestazioni/interventi.
Parimenti, le UOP di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo erogano il
maggior numero di prestazioni per paziente all’anno (in media 20).
1,3%
15,6%
3,4%
11,0%
16,7%
1
2
3
da 4 a 5
da 6 a 10
da 11 a 20
9,9%
da 21 a 50
9,8%
18,8%
da 51 a 100
>100
13,6%
Grafico 3 - Percentuale di prestazioni per utente nell'Ambito (2007) - Fonte UOP Sesto
San Giovanni
Dal grafico 3 è possibile osservare come sia elevato il numero di utenti
per cui nell’anno 2007 sono state erogate dalle 2 alle 10 prestazioni
(più della metà 58,08% del totale); appare inoltre degno di nota come
la percentuale maggiore delle 25978 prestazioni singole sia stato
erogato a favore di utenti affetti dalle patologie a maggior carico
assistenziale:
schizofrenia e sindromi deliranti: 26,25%
sindromi nevrotiche: 26,11%
sindromi affettive: 23,85%.
71
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Gli utenti con una diagnosi compresa tra quelle elencate in precedenza
concentrano quindi il 76,21% delle prestazioni per l’anno 2007.
L’analisi dei dati sull’attività svolta con gli utenti, illustrata nelle tabelle
successive, indica come, per le principali categorie diagnostiche
rappresentate nel campione di utenza dei CPS, la prestazione
maggiormente
erogata
è
la
visita/colloquio,
seguita
dalla
somministrazione di farmaci e dalle riunioni sul caso interne alla UOP.
Principali diagnosi
Prestazioni
Visita/Colloquio
schizofrenia
sindrome sindrome disturbo di
e sindrome
affettiva nevrotica personalità
delirante
46,1%
53,2%
64,6%
48,1%
17,7%
12,7%
4,4%
6,2%
Valutazione
0,3%
0,4%
1,1%
0,8%
Psicoterapia individuale
1,2%
2,9%
9,0%
4,1%
Psicoterapia familiare
0,1%
0,0%
0,4%
0,1%
Colloquio con familiari
9,1%
9,9%
6,5%
8,1%
Intervento psicoeducativo
0,5%
0,3%
0,3%
0,4%
Somministrazione farmaci
13,2%
11,8%
9,0%
18,4%
Riunioni con altre strutture/Enti
Riunioni con persone o gruppi non
istituzionali
Interventi individuali sulle abilità di
base
Interventi individuali di
risocializzazione
Inserimento lavorativo
3,2%
3,5%
2,4%
5,9%
0,4%
0,3%
0,3%
0,6%
4,4%
1,7%
1,5%
2,9%
0,6%
0,4%
0,1%
0,3%
0,1%
0,0%
0,0%
0,0%
Supporto alle attività quotidiane
1,1%
1,2%
0,0%
1,6%
Riunioni sul caso interne a UOP
Supporto sociale
2,0%
1,8%
0,5%
2,3%
Tabella 6 - Suddivisione percentuale delle prestazioni dell'anno 2007 in base alle
principali categorie diagnostiche. Fonte: UOP Sesto San Giovanni
Le informazioni esposte in precedenza indicano una tendenza generale,
da parte dei CPS, ad intervenire tra le mura dei servizi, con una
conseguente difficoltà a proiettare le azioni e i progetti sul territorio,
nel contesto di vita degli utenti. In questo senso assume una
importanza strategica, sul piano della riabilitazione e reinserimento
delle persone fragili psichicamente, la collaborazione negli interventi di
psichiatria territoriale con gli enti locali, il terzo settore e le
associazioni dei familiari.
72
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
I dati del Centro per l’Impiego Nord Milano
Il presente paragrafo delinea alcuni fenomeni del mercato del lavoro
sul territorio dell’Ambito attraverso l’elaborazione delle informazioni
raccolte dal Centro per l’Impiego Nord Milano nel periodo 2005-2008.
In genere, i dati raccolti dai Centri per l’Impiego possono essere:
1. le Dichiarazioni di Disponibilità al Lavoro (DDL) dei cittadini in
cerca di occupazione;
2. le comunicazioni obbligatorie trasmesse dalle imprese.
Per ogni singola informazione, si procederà con una prima descrizione
dei fenomeni facendo riferimento al territorio dell’Ambito, per poi
disaggregare i dati laddove i due Comuni non presentano una
omogeneità territoriale né economica. Si potrà infatti riscontrare come
sul territorio si producano differenti processi, sia per quanto riguarda la
struttura sia per le tendenze del mercato del lavoro.
Le Dichiarazioni di Disponibilità al Lavoro dal 2005 al 2008
La dichiarazione
di
autocertificazione che
l’Impiego, dichiarando
comunicazione che può
usufruire dei servizi
competente.
disponibilità al lavoro (DDL) è una
il cittadino sottoscrive presso i Centri per
il proprio stato di disoccupazione. Questa
essere presentata una sola volta7, dà diritto ad
dei Centri per l’Impiego territorialmente
2005
2006
2007
2008
M
F
M
F
M
F
M
F
Sesto San Giovanni
372 401 313 390 311 388 354 398
Cologno Monzese
170 204 160 184 155 197 203 218
Ambito
542 605 473 574 466 585 557 616
Totale Ambito
1147
1047
1051
1173
Tabella 1 – Dichiarazione di disponibilità al lavoro di cittadini italiani residenti nel
territorio d’Ambito dal 2005 al 2008 – Fonte: Osservatorio Mercato del Lavoro (OML)
della Provincia di Milano.
La Tabella 1 rappresenta il flusso di persone in cerca di lavoro che si
sono recate al Centro per l’Impiego Nord Milano dal 2005 al 2008. Il
dato numerico riferisce quanti cittadini italiani residenti nel territorio
dell’Ambito, in maniera del tutto facoltativa, hanno rilasciato la propria
dichiarazione di disponibilità al lavoro (DDL), pertanto il dato non può
fornire informazioni esaustive relativamente al livello di disoccupazione
del territorio. Nel primo biennio, 2005–2006 si è verificata una
riduzione delle DDL pari all’8,72%, da 1147 nel 2005 a 1047 nel 2006;
7
Attraverso la presentazione di DDL, si viene inseriti nell’elenco anagrafico provinciale
del lavoratori, istituito a partire dal 30 gennaio 2003, in cui sono confluiti gli iscritti alle
precedenti liste ordinarie di collocamento. Sono inoltre inseriti nell’elenco gli
inoccupati, disoccupati o occupati il cui reddito annuo non superi la soglia massima di €
7.500 per redditi di lavoro dipendenti e di € 4.500 per redditi da impresa o derivanti
dall’esercizio di professioni.
73
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
questa diminuzione ha riguardato prevalentemente la popolazione
maschile (- 12,73%), più contenuta la variazione da parte della
componente femminile (- 4,97%). Va segnalato che il dato rimane
pressoché stabile nel biennio 2006–2007; solo a partire dal 2008 sia
assiste ad un decisivo incremento del numero delle dichiarazioni con
1173 DDL, riportando i valori al di sopra di quelli iniziali (2005) con un
aumento del 2,27%. Il carattere eterogeneo dei dati delle DDL limita
l’analisi qualitativa dei flussi: la riduzione di DDL, infatti, potrebbe
essersi verificata per diversi motivi, per esempio a causa di una
tendenza del mercato del lavoro, oppure per la poca fiducia da parte
dei cittadini verso i servizi per l’impiego o la conseguenza di una forte
crescita del lavoro indipendente. Allo stesso modo, è presumibile che il
cospicuo aumento della presentazione delle dichiarazioni di
disponibilità al lavoro nell’anno 2008 sia l’effetto della crisi economica,
anche se la natura dei dati a disposizione non permette di ritenere
questa come l’unica variabile determinante dell’incremento osservato.
55,66%
54,82%
52,51%
47,49%
20%
44,34%
40%
45,18%
60%
47,25%
80%
52,75%
100%
0%
2005
2006
2007
Maschi
2008
Femmine
Grafico 1 – Distribuzione di genere delle DDL di cittadini italiani residenti nel territorio
d’Ambito dal 2005 al 2008 – Fonte: OML della Provincia di Milano.
Il grafico 1, mostra il rapporto di genere rispetto alle DDL presentate
da parte di cittadini italiani residenti nell’Ambito. E’ possibile notare
che il 2008 presenta una proporzione di genere simile a quella
verificatasi nel 2005. Differente è la situazione misurata nel triennio
iniziale che ha visto un’oscillazione a favore della componente maschile
che passa dal 47,25% nel 2005 al 44,34% nel 2007, mentre le quote
relative alla presentazione di DDL da parte delle donne sono
aumentate, passando dal 52,75% nel 2005 al 55,66% nel 2007.
74
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
2005
2006
2007
2008
M
F
M
F
M
F
M
F
Sesto San Giovanni
129 145 145 176 148 194 194 218
Cologno Monzese
59
57
53
77
60
94
104 139
Ambito
188 202 198 253 208 288 298 357
Totale Ambito
390
451
496
655
Tabella 2 – DDL di cittadini stranieri residenti nel territorio d’Ambito dal 2005 al 2008 –
Fonte: OML Provincia di Milano
La tabella 2 riporta il numero assoluto delle autocertificazioni di DDL
presentate da cittadini stranieri dal 2005 al 2008. Sino al 2007 si è
verificato un costante aumento del numero di DDL con livelli differenti
tra i due generi. La presentazione di DDL, infatti, ha assunto valori
significativi da parte della componente femminile al punto che nel 2007
superano il dato del 2005 con il 42,57%, mentre il dato relativo alle
DDL presentate da parte del genere maschile è risultato più contenuto
con un incremento del 10,64%.
Nel 2008 si assiste invece ad un incremento significativo per entrambi i
generi (655 DDL), con una variazione del 67,95% rispetto alla prima
rilevazione.
54,50%
58,06%
56,10%
45,50%
20%
41,94%
40%
43,90%
60%
48,21%
80%
51,79%
100%
2006
2007
2008
0%
2005
Maschi
Femmine
Grafico 2 – Distribuzione di genere delle DDL dei cittadini stranieri residenti nel
territorio d’Ambito dal 2005 al 2008 – Fonte: OML della Provincia di Milano.
Il grafico 2 evidenzia come le DDL delle cittadine straniere passano dal
51,79% nel 2005 al 58,06% nel 2007; viceversa, le DDL dei cittadini
stranieri diminuiscono dal 48,21% nel 2005 al 41,94% nel 2007.
L’andamento si modifica nel 2008 quando la percentuale della
componente femminile perde 3,5 punti percentuali scendendo così ad
un valore di 54,50% rispetto all’anno precedente. Nonostante nel 2008
si sia ridotta l’ampiezza della forbice tra le quote relative alla
75
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
componente femminile e quella maschile, si misura ancora un certo
squilibrio tra le parti.
1250
1173
1147
1051
1047
1000
750
655
500
250
390
496
451
0
2005
2006
2007
italiani
2008
stranieri
Grafico 3 – DDL di cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio d’Ambito dal 2005
al 2008 – Fonte: OML Provincia di Milano.
Il grafico 3 rappresenta il numero di DDL presentate da parte di
cittadini italiani e stranieri residenti nel territorio dell’Ambito nel
periodo 2005–2008. Nonostante non sia possibile comprendere le vere
motivazioni legate alla presentazione delle DDL si può notare che,
mentre il numero delle DDL dei cittadini italiani disegna delle leggere
oscillazioni che ricalcano la dinamica del mercato (cfr. paragrafo
avviamenti), le DDL presentate dai cittadini stranieri invece registrano
un costante aumento. Questo fenomeno può essere compreso,
considerando che una quota di persone extracomunitarie, oltre a
risentire dell’influenza del mercato del lavoro, deve fare anche i conti
con i processi di integrazione sociale e quindi di accesso al servizio per
l’impiego. In termini assoluti, al 31/12/2008 si misurano 1173 DDL
presentate da parte dei cittadini italiani segnando un leggero
incremento del 2,27% rispetto all’anno 2005; le DDL da parte di
cittadini stranieri, nello stesso periodo di riferimento, invece
ammontano a 655 con un incremento pari a 70,51%.
Di seguito vengono illustrati i dati relativi all’anno 2008, disaggregati
per singolo Comune.
76
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
2,15%
3
6
,0
%
9,97%
64,60%
10,22%
35,40%
4,30%
5,58%
Italiani
Nord Africa
Asia
Altra Unione Europa
Altra Africa
3,18%
Altra Europa
America Latina
Grafico 4 – Distribuzione DDL per aree geografiche di provenienza dei dichiaranti.
Sesto San Giovanni al 31/12/2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Il grafico 4 rappresenta la distribuzione per aree geografiche a Sesto
San Giovanni al 31 dicembre 2008: il 64,60% di DDL, pari a 752
autocertificazioni, è stato presentato da cittadini italiani e il restante
35,40%, pari a 412, da cittadini stranieri. Il 5,58% (65 DDL)
corrisponde alle autocertificazioni da parte di cittadini dell’Unione
Europea ed è composto in prevalenza da cittadine provenienti dalla
Romania pari al 4,12% (48 DDL).
Analizzando, attraverso la tabella 3, le differenti ripartizioni delle DDL
rispetto al totale dei cittadini extracomunitari residenti a Sesto San
Giovanni al termine del 2008 si evidenzia la netta prevalenza di
persone provenienti dall’America Latina e dal Nord Africa.
Maschi
Femmine
Totale
%
Altra Europa
17
33
50
14,41
Nord America
0
0
0
0
America Latina
37
82
119
34,29
Nord Africa
76
40
116
33,43
Altra Africa
17
8
25
7,20
Asia
20
17
37
10,66
Oceania
0
0
0
0
Totale
167
180
347
100
Tabella 3 – Distribuzione per aree geografiche delle DDL di cittadini extracomunitari a
Sesto San Giovanni al 31/12/2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Il grafico 5 illustra che a Cologno Monzese, al 31 dicembre 2008, le
DDL presentate da parte di cittadini italiani sono il 63,40%, pari a 421,
il restante 36,60%, pari a 243, è stato presentato da cittadini stranieri.
77
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
1,36%
5,87%
3
6
,0
%
5,87%
63,40%
10,99%
36,59%
10,54%
1,96%
Italiani
Nord Africa
Asia
Altra Unione Europa
Altra Africa
Altra Europa
America Latina
Grafico 5 – Distribuzione DDL per aree geografiche di provenienza dei dichiaranti.
Cologno Monzese al 31/12/2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Il 10,54% (70 DDL) rappresenta il numero di autocertificazioni dei
cittadini dell’Unione Europea e anche a Cologno Monzese, così come
per Sesto San Giovanni, le dichiarazioni più significative sono state
rilasciate da parte di cittadine provenienti dalla Romania, con una
percentuale dell’8,28% (55 DDL).
Approfondendo i dati rispetto alle macroaree dei cittadini
extracomunitari residenti a Cologno Monzese, si può notare la
medesima situazione riscontrata a Sesto San Giovanni: le quote delle
autocertificazioni più importanti sono quelle presentate da cittadini
provenienti dall’America Latina, dall’Altra Europa e dal Nord Africa.
Maschi
Femmine
Totale
%
Altra Europa
13
26
39
22,54
Nord America
0
0
0
0
America Latina
27
46
73
42,20
Nord Africa
26
13
39
22,54
Altra Africa
6
3
9
5,20
Asia
8
5
13
7,51
Oceania
0
0
0
0
Totale
80
93
173
100
Tabella 4 – Distribuzione per aree geografiche delle DDL di cittadini extracomunitari a
Cologno Monzese al 31/12/2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Gli avviamenti al lavoro
La seconda parte dell’analisi prende in esame le comunicazioni
obbligatorie che, per legge, le imprese pubbliche, private e le agenzie
di somministrazione devono trasmettere alle istituzioni competenti in
caso di assunzione, proroga, trasformazione o cessazione dei rapporti
di lavoro. Le informazioni raccolte dai Centri per l’Impiego vengono poi
trasmesse all’Osservatorio Mercato del Lavoro (OML) della Provincia di
78
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Milano che le elabora e le utilizza per condurre letture dettagliate delle
principali dinamiche del mercato del lavoro.
L’analisi prenderà in esame essenzialmente gli avviamenti al lavoro
registrati sul territorio dell’Ambito. Non è stato invece possibile
analizzare i dati relativi alle proroghe, trasformazioni e cessazioni
perché l’Osservatorio Mercato del Lavoro (OML) della Provincia di
Milano non aggrega questi dati a livello comunale. Per questo motivo, i
dati qui rappresentati non possono considerarsi esaustivi rispetto alle
molteplici variabili che caratterizzano il mercato del lavoro.
Prima di procedere, è importante precisare come debba essere
interpretato il dato degli avviamenti per non indurre interpretazioni
fuorvianti. Con avviamenti si indica il numero delle assunzioni
dichiarate dalle imprese nell’anno di riferimento. Il numero degli
avviamenti non coincide quindi con il numero delle persone
effettivamente assunte ma con il numero di contratti stipulati.
L’introduzione e utilizzo dei contratti atipici ha determinato un aumento
di situazioni in cui una stessa persona può essere avviata al lavoro più
volte in uno stesso anno (per esempio attraverso due contratti a
tempo determinato) oppure essere assunta da più imprese nello stesso
periodo (per esempio attraverso la stipulazione di più collaborazioni).
Se da un lato la crescita del fenomeno degli avviamenti multipli
potrebbe indurre nell’errore di sovrastimare l’effettiva portata delle
dinamiche occupazionali rappresentate, d’altro lato, il dato degli
avviamenti rappresenta un utile strumento conoscitivo rispetto ad
alcune caratteristiche e mutamenti nella gestione dei contratti da parte
delle aziende e delle caratteristiche dei lavoratori.
Gli avviamenti registrati dal Centro per l’Impiego Nord Milano al
31/12/2008 ammontano a 22787 unità di cui il 53,15%, pari a 12112,
stipulati da parte di aziende di Sesto San Giovanni e il 46,85%, pari a
10675, da parte delle imprese di Cologno Monzese. A partire dal 2005
si osserva una crescita complessiva, in particolare nel 2007 pari al
70,09% per poi, nel 2008, registrare una diminuzione degli avviamenti
con una variazione negativa del 16,01%.
79
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
30000
27129
22787
25000
20000
15302
17217
15000
10000
5000
0
2005
2006
2007
2008
Grafico 6 – Avviamenti da parte di aziende site nel territorio d’Ambito dal 2005 al 2008
– Fonte: OML Provincia di Milano
Il dato illustrato dal grafico 6 conferma, secondo la stima del PIL
effettuata dall’ISTAT, il consolidarsi della ripresa produttiva verificatasi
dal 2005 sino a tutto il 2007 e le attuali difficoltà congiunturali. Nelle
fasi di espansione crescono la domanda e la produzione di beni e
servizi con effetti, in media, positivi sull’occupazione, sui salari e sul
reddito. Al contrario, durante i periodi di crisi economica l’attività
produttiva si contrae, la domanda diminuisce o ristagna e la situazione
del mercato del lavoro tende a peggiorare. Nel caso in cui la fase di
contrazione dell’economia superi una durata di due trimestri, si dice
che l’economia attraversa una situazione di recessione.
15000
12112
10675
5942
11275
5000
3000
10302
6000
14766
9000
12363
12000
0
2005
2006
2007
Sesto San Giovanni
2008
Cologno Monzese
Grafico 7 – Numero degli avviamenti distinti per singolo Comune e aggregate per
Ambito dal 2005 al 2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
80
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Ad una analisi più approfondita, il grafico 7 permette di rilevare che,
sebbene in entrambi i Comuni il numero degli avviamenti sia
aumentato rispetto al 2005, il dato relativo a Cologno Monzese risulta
più che raddoppiato.
Avviamenti per tipologia di contratto
Negli anni 2005–2008 i contratti di lavoro atipici, regolati dalla Legge
196/99 prima e dalla Legge 30/03, hanno registrato un progressivo
incremento rispetto ai contratti di lavoro standard.
20000
18051
22202
25000
4736
2005
4928
3598
5000
4180
11704
10000
0
13038
15000
2006
2007
2008
Standard
Atipico
Grafico 8 – Numero dei contratti standard e atipici stipulati a favore di cittadini
residenti nel territorio dell’Ambito dal 2005 al 2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Il grafico 8 illustra il numero di contratti standard8 e atipici stipulati dal
2005 al 2008. In questi anni, i primi hanno avuto un incremento del
31,63%, mentre i secondi sono aumentati del 54,23%.
Dopo un periodo di crescita, nel 2008 il numero complessivo di
avviamenti è diminuito, seppur limitatamente, rispetto all’anno
precedente: il calo ha riguardato entrambi i generi e tutte le tipologie
di contratto, ad eccezione delle assunzioni con contratto standard a
Cologno Monzese dove si è registrato, anche nel 2008, un leggero
aumento sia a favore della componente maschile sia di quella
femminile.
La dinamica riflette quella relativa al numero di avviamenti dichiarati
dalle aziende del territorio, presentata nel grafico 7; nello specifico, si
nota che gli avviamenti con contratti atipici sono incrementati in
misura superiore rispetto a quelli standard.
8
Con il termine contratti standard si intendono i contratti a tempo indeterminato full
time.
81
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
2005
Sesto San Giovanni
2006
2007
2008
M
F
M
F
M
F
M
F
1573
629
2057
798
2284
889
2004
798
Cologno Monzese
1126
270
1023
302
1324
431
1413
521
Ambito
2699
899
3080
1100
3608
1320
3417
1319
Totale Ambito
3598
4180
4928
4736
Variazione su anno precedente
+ 16,17%
+ 17,89%
- 3,90%
Tabella 6 – Numero dei contratti standard stipulati nel territorio dell’Ambito dal 2005 al
2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
I contratti standard nel territorio d’Ambito presentano, nel 2008, una
percentuale pari al 20,78% rispetto al totale dei contratti stipulati;
percentuale inferiore rispetto al 2007, con una variazione negativa del
3,90%.
2005
2006
2007
2008
M
F
M
F
M
F
M
F
Sesto San Giovanni
5310
2790
5056
3364
6767
4827
5049
4261
Cologno Monzese
2353
1251
3026
1592
7070
3538
6581
2160
Ambito
7663
4041
8082
4956
13837
8365
11630
6421
Totale Ambito
11704
13038
22202
18051
Variazione su anno precedente
+ 11,39%
+ 70,28%
- 18,70%
Tabella 7 – Numero dei contratti atipici stipulati nel territorio dell’Ambito dal 2005 al
2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Nel 2008, il 79,22% dei rapporti di lavoro attivati ha previsto l’utilizzo
di forme contrattuali atipiche, anche l’anno precedente è stato
caratterizzato da un forte ricorso a forme di lavoro atipiche (70,28%).
Analizzando i dati per singolo Comune, si osserva che a:
Sesto San Giovanni
il 23,13% dei contratti stipulati è standard, il restante 76,87%
rappresenta l’insieme di tutti i contratti atipici;
i contratti standard sono stati stipulati maggiormente a favore
della componente maschile che vede il 71,52% contro il 28,48%
della componente femminile;
i contratti atipici vedono la componente maschile maggiormente
rappresentata di quella femminile, seppur con percentuali
differenti: il 54,23% a favore della componente maschile e il
restante 45,77% a favore della componente femminile.
Cologno Monzese
il 18,12% rappresenta i contratti standard, il restante 81,88%
rappresenta la somma di tutti i contratti atipici;
contratti standard sono stati stipulati maggiormente a favore
della componente maschile che vede il 73,06% contro il 26,94%
della componente femminile;
82
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
il 24,71% rappresentano i contratti atipici stipulati a favore della
componente femminile, circa 1/3 rispetto a quelli stipulati dalla
componente maschile pari al 75,29%.
In sintesi, nel 2008 entrambe le tipologie di contratti – standard e
atipici – hanno registrato un maggiormente a favore della componente
maschile, sia in termini assoluti che relativi.
L’introduzione dei contratti atipici ha generato una vasta
segmentazione del mercato del lavoro, con conseguenze importanti
sulle condizioni sociali ed economiche dei lavoratori.
Approfondendo il dato relativo ai contratti atipici a Sesto San Giovanni
si osserva, tramite il grafico sottostante, la seguente distribuzione per
tipologie.
64,48%
16,13%
4,98%
0,71%
0,69%
12,79%
Apprendistato
Tempo determinato
Intermittente
Di inserimento
Indeterminato part time
Parasubodinato
Grafico 9 – Ripartizione dei contratti atipici secondo le diverse tipologie a Sesto San
Giovanni al 31/12/2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Le forme contrattuali atipiche maggiormente utilizzate sono: i contratti
a tempo determinato con il 64,48%, seguono i contratti a tempo
indeterminato part-time con il 16,13% e infine i contratti
parasubordinati con il 12,79%.
Il dato è replicato anche sul territorio di Cologno Monzese (grafico 10),
seppur con percentuali differenti: i contratti a tempo determinato
rappresentano il 79,60%, seguono i contratti indeterminati part-time
con il 7,72% e infine i contratti parasubordinati con il 7,65%.
83
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
79,60%
7,72%
7,65%
0,67%
3,32%
Apprendistato
Tempo determinato
Intermittente
1,03%
Di inserimento
Indeterminato part time
Parasubodinato
Grafico 10 – Ripartizione dei contratti atipici secondo le diverse tipologie a Cologno
Monzese al 31/12/2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Rispetto a queste tipologie di contratti, i dati hanno interessato in
modo lievemente più significativo la componente maschile su quella
femminile, ad eccezione dei contratti indeterminati part-time che
sovente risultano essere più adatti per conciliare l’attività lavorativa
alle esigenze familiari e quindi utili a facilitare la partecipazione
lavorativa femminile.
E’ importante sottolineare che per entrambi i territori dell’Ambito i
contratti a tempo determinato risentono della presenza di avviamenti
di un solo giorno, anche se con percentuali molto differenti. A Cologno
Monzese, nell’anno 2008, i contratti di un solo giorno sono stati
57,99% su tutti gli avviamenti a tempo determinato, con una punta
particolare nel settore dello spettacolo e della comunicazione. A Sesto
San Giovanni la percentuale nel 2008 è stata più contenuta, pari al
23,49%.
Nel territorio dell’Ambito, il 42,01% di contratti a tempo determinato
ha avuto una durata di una sola giornata lavorativa. Se si unisce a
questa considerazione il dato relativo alla netta sproporzione tra il
numero degli avviamenti atipici e quello degli avviamenti standard
(grafico 8, pagina 79), è ragionevole ridimensionare il giudizio che
vede nell’utilizzo del contratto a tempo determinato una tipologia
contrattuale propedeutica a quella standard.
I grafici 11 e 12 illustrano la distribuzione degli avviamenti nel 2008
per settori di attività.
84
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
75,14%
0,26%
12,62%
11,96%
0,03%
industria
agricoltura
costruzioni
dato mancante
commercio/servizi
Grafico 11 – Distribuzione degli avviamenti per settori di attività a Sesto San Giovanni
nell’anno 2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Gli avviamenti più significativi, in termini di percentuale, a Sesto San
Giovanni sono stati registrati nel settore del commercio e servizi con il
75,14 %, nel campo delle costruzioni con il 12,62% e nelle industrie
con 11,96 %.
Il settore con il maggior numero di avviamenti è stato quello delle
attività immobiliari, di noleggio, informatica e ricerca (comparto
Commercio e Servizi). Seguono quelli tradizionali del commercio
all’ingrosso e al dettaglio, delle costruzioni e infine il settore
alberghiero e della ristorazione.
83,53%
9,40%
0,11%
industria
agricoltura
costruzioni
6,93%
dato mancante
0,03%
commercio/servizi
Grafico 12 – Distribuzione degli avviamenti per settori di attività a Cologno Monzese
nell’anno 2008 – Fonte: OML Provincia di Milano
Anche a Cologno Monzese gli avviamenti maggiormente significativi,
sempre in termini percentuali, sono stati nel settore del commercio e
servizi con l’83,53%, seguiti dall’industria con 9,40% e dal settore
delle costruzioni con 6,93%.
85
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Considerevole il numero di avviamenti nell’ambito delle attività
ricreative, culturali e sportive9; seguono le attività immobiliari, di
noleggio, informatica e di ricerca, trasporto, magazzinaggio e
costruzioni.
Il quadro che emerge dall’analisi della domanda di lavoro, mette in
luce il massiccio e crescente peso delle attività terziarie e innovative.
Per contro, va ricordato che le opportunità lavorative offerte da questi
settori sono in genere caratterizzate da una forte precarietà, giocando
così un prezzo significativo per il futuro occupazionale e produttivo del
territorio.
9
In particolare produzioni cinematografiche, video e attività radiotelevisive.
86
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
La questione abitativa sul territorio dell’Ambito
La questione abitativa e le politiche per l’accesso alla casa
costituiscono una priorità di intervento per il territorio dell’Ambito. Sia
il Comune di Sesto San Giovanni che quello di Cologno Monzese
rientrano nella definizione di Comuni ad Alta Tensione Abitativa (ATA).
Si definiscono ad elevata tensione abitativa quei Comuni che
presentano una serie di fattori e condizioni determinanti uno stato di
disagio abitativo, tra i quali:
l’elevato canone di locazione;
l’esigua disponibilità del patrimonio di edilizia residenziale
pubblica (ERP) rispetto alle richieste avanzate dai cittadini
residenti o lavoratori, aventi i requisiti per l’assegnazione di un
alloggio di edilizia sovvenzionata. Le disponibilità alloggiative
annuali consentono una risposta solo ad una piccola percentuale
di richiedenti;
la difficoltà da parte degli Ufficio casa a fronteggiare la gestione
degli sfratti esecutivi;
i bisogni espressi da altre categorie di cittadini, non ritenuti “in
emergenza”, che da anni non ricevono una risposta adeguata al
loro problema abitativo in quanto si trovano collocati in un’area
di lieve disagio o difficoltà abitativa, e non di grave disagio o
emarginazione sociale, quali ad esempio: giovani coppie,
famiglie di nuova formazione, famiglie con figli a carico;
l’aumento di richieste di alloggio a causa della disgregazione dei
nuclei familiari in seguito a separazione o divorzio;
presenza di operatori economici e sociali che attraggono
lavoratori da ogni parte d’Italia e non solo.
La scarsa disponibilità di alloggi e gli alti costi per la locazione degli
immobili nel libero mercato, assieme al disagio economico e familiare,
confermano il problema casa come uno dei principali elementi
determinanti l’esclusione sociale.
La domanda di edilizia residenziale pubblica
I Comuni, ogni anno, indicono periodicamente bandi di concorso per la
creazione di una graduatoria ai fini dell’assegnazione di alloggi
residenziali pubblici presenti sul territorio. Le domande vanno
presentate al Comune di residenza o a quello in cui si lavora (è valido
anche il luogo in cui si studia per le domande di locazione
temporanea). La graduatoria viene aggiornata ogni sei mesi in modo
da dare risposte più celeri a chi ha effettivamente bisogno.
Il regolamento per gli accessi definisce la graduatoria di assegnazione
degli alloggi attraverso un indice che considera le condizioni
economiche, le condizioni familiari (ossia la presenza di anziani, di
disabili, figli minori, ecc) e abitative (ossia la presenza di sfratto
esecutivo, la convivenza in alloggi sovraffollati o inagibili), nonché il
87
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
periodo di residenza dei richiedenti. Nel caso in cui si liberi un alloggio,
il regolamento prevede che ogni Comune debba disporre una nuova
assegnazione entro 30 giorni, limitando così il numero di alloggi non
locati e rendendo più difficile la diffusione di fenomeni quali
l'abusivismo.
Alla fine del 2007, il patrimonio ERP di Ambito è di 3048 unità abitative
suddivise in alloggi di proprietà dei due Comuni, pari al 33,65%, e il
restante 66,44% di proprietà Aler come si evidenzia dalla tabella 1
sottostante.
Alloggi Comunali
Alloggi Aler
Totale
Sesto San Giovanni
876
1536
2412
Cologno Monzese
147
489
636
Ambito
1023
2025
3048
Tabella 1 – Patrimonio ERP di Ambito al 31/12/2007 – Fonte: Osservatorio Casa
Il patrimonio ERP di Ambito si distribuisce per il 79,13% sul Comune di
Sesto San Giovanni e il restante 20,87% sul Comune di Cologno
Monzese.
Sesto San Giovanni
Cologno Monzese
76,89%
63,68%
23,11%
36,32%
Comunali
Aler
Comunali
Aler
Grafico 1 – Distribuzione Alloggi Comunali e Aler a Sesto San Giovanni e Cologno
Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Fonte: Osservatorio Casa
Il grafico 1 rappresenta la distribuzione degli alloggi per singolo
Comune: a Sesto San Giovanni gli alloggi ERP sono 2412 di cui il
63,68% sono alloggi di proprietà Aler e il restante 36,32% di proprietà
del Comune. A Cologno Monzese la quota relativa agli alloggi di
proprietà Aler è pari al 76,89% mentre il restante 23,11% sono
rappresentati da alloggi comunali.
Gli alloggi possono essere assegnati secondo due tipologie di contratto:
il canone sociale, rivolto ai cittadini con grave disagio
economico, familiare e abitativo;
il canone moderato, rivolto a quei nuclei familiari che si trovano
in una migliore condizione reddituale rispetto a coloro che
accedono alle case a canone sociale, ma che non hanno le
disponibilità economiche per accedere ai canoni degli immobili
del libero mercato.
88
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
La tabella 2 restituisce il dato relativo al patrimonio ERP ripartito
secondo la tipologia dei contratti d’affitto stipulati con i richiedenti.
Canone Sociale
Canone Moderato
Numero
%
Numero
%
Sesto San Giovanni
2368
98,17
44
1,82
Cologno Monzese
636
100
0
0
Ambito
3004
98,55
44
1,44
Tabella 2 – Tipologia di contratti stipulati nel territorio di Ambito al 31/12/2007 –
Fonte: Osservatorio Casa
Appare evidente che le assegnazione degli alloggi a canone moderato
siano esigue, pari all’1,44%, rispetto agli alloggi assegnati con canone
sociale. E’ presumibile che questa differenza sia dovuta al fatto che il
canone moderato è stato introdotto nel 2003 ed è applicabile ai soli
alloggi di nuova costruzione.
I residenti o i lavoratori che, dal 2005 al 2007, hanno presentato
domanda di un alloggio ERP nel territorio di Ambito sono incrementati,
come testimoniato dal grafico 2.
1909
2000
1512
1500
1477
1356
1125
1026
1000
500
387
432
2006
2007
330
0
2005
Sesto San Giovanni
Cologno Monzese
Ambito
Grafico 2 – Domande ERP ricevute nel territorio di Ambito dal 2005 al 2007 – Fonte:
Osservatorio Casa
Per interpretare adeguatamente il grafico è necessario precisare che le
persone possono fare richiesta di un alloggio ERP una sola volta. Gli
ammessi alla graduatoria possono, negli anni a seguire, richiedere di
aggiornare la propria domanda, nel caso si verificassero dei
cambiamenti significativi relativamente alla struttura e/o alle condizioni
economiche della famiglia richiedente. Il numero delle domande
presenti in graduatoria in un dato anno, è dato da: domande relative
all’anno precedente, nuove richieste, eventuali aggiornamenti.
89
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
La natura del dato non permette di comprendere l’effettiva variazione
delle richieste negli anni anche se è indubbio che, nel periodo 20052007, le domande sono aumentate (+40,78).
Al 31 dicembre 2007 le domande di un alloggio ERP da parte di
cittadini residenti nel territorio d’Ambito sono state 1909 di cui il
77,37% da parte di cittadini di Sesto San Giovanni e il restante
22,63% da parte di cittadini residenti a Cologno Monzese. A Sesto San
Giovanni il numero dei richiedenti risulta più significativo rispetto a
quello di Cologno Monzese, soprattutto se si rapporta il dato del
numero delle domande con il rispettivo numero delle famiglie residenti
nei due Comuni. A Sesto San Giovanni risulta che i cittadini richiedenti
un alloggio ERP sono pari al 3,96% sul totale delle famiglie, mentre a
Cologno Monzese i richiedenti sono pari al 2,22%.
La tabella 3 evidenzia le differenti tipologie di disagio dei nuclei
familiari richiedenti.
Sesto San
Giovanni
Numero
%
Nucleo con presenza di
anziani
Persone sole con
eventuale minore a
carico
Famiglie di nuova
formazione
Nucleo con presenza di
disabili
Condizione abitativa
impropria
e/o anti-igienicità
Affitto oneroso
Totale
Cologno
Monzese
Numero
%
Ambito
Numero
%
111
15,21
39
36,23
150
13,11
426
58,36
171
41,30
597
52,19
73
10,00
13
3,14
86
7,52
120
16,44
81
19,57
201
17,57
10
2,42
10
0,87
100
24,15
100
8,74
414
100
1144
100,00
730
100
Tabella 3– Nuclei in condizioni di fragilità che richiedono un alloggio ERP: distribuzione
per tipologia di disagio. Ambito, 2007 – Fonte: Osservatorio Casa
Una lettura corretta dei dati in tabella 3, deve tenere in considerazione
la possibilità che un singolo nucleo possa sperimentare più condizioni
di fragilità concomitanti. Per questo motivo, il totale dei nuclei in
tabella è superiore al dato reale: si osserva, ad esempio, un’elevata
ricorrenza di condizioni contemporanee di disabilità e presenza di
persone anziane nel medesimo nucleo.
La categoria più significativa a livello di Ambito è rappresentata dalle
persone sole con eventuale minori a carico con una percentuale pari al
52,19%. Seguono poi i nuclei in cui è presente una persona disabile
(17,57%) e i nuclei con persone anziane (13,11%).
Accanto alle situazioni di fragilità, si possono verificare condizioni in cui
è necessario dare una risposta tempestiva a nuclei familiari con sfratto
esecutivo. Nel 2007 i casi di sfratto conosciuti dai servizi dell’Ambito
sono stati 130 di cui il 33,85% nel Comune di Sesto San Giovanni e il
restante 66,15% nel Comune di Cologno Monzese.
90
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Nello specifico, a
morosità, 19 da
Monzese invece
locazione e 12 da
Sesto San Giovanni 21 sfratti sono stati causati da
finita locazione e 4 da asta giudiziaria. A Cologno
52 sono stati causati da morosità, 22 da finita
occupazione abusiva.
Le domande in graduatoria nel 2007 nel territorio di Ambito (tabella 4)
sono state 1576, di cui 627 (39,78%) presentate da parte di cittadini
stranieri. In particolare, delle 627 domande di Ambito presentate da
cittadini stranieri, il 56,30% riguarda il territorio di Sesto San Giovanni
e il restante 43,70% insiste sul territorio di Cologno Monzese.
Sesto San Giovanni
Cologno Monzese
Ambito
Numero
%
Numero
%
Numero
%
Italiani
791
69,14
158
36,57
949
60,22
Altra UE
27
2,36
16
3,70
43
2,73
Altra Europa
31
2,71
3
0,69
34
2,16
Nord Africa
72
6,29
81
18,75
153
9,71
Altra Africa
49
4,28
39
9,03
88
5,58
America Latina
132
11,54
90
20,83
222
14,09
Nord America
1
0,09
0
0,00
1
0,06
Asia
39
3,41
45
10,42
84
5,33
Oceania
2
0,17
0
0,00
2
0,13
Totale
1144
100
432
100
1576
100
Tabella 4 – Distribuzione per aree geografiche di provenienza dei richiedenti
dell’Ambito al 31/12/2007 – Fonte: Osservatorio Casa
Il grafico 3 rappresenta la distribuzione delle domande per aree
geografiche a Sesto San Giovanni al 31 dicembre 2007: il 69,14%
delle domande sono state presentate da parte di cittadini italiani e il
restante 30,85% da parte di cittadini stranieri. Approfondendo
ulteriormente il dato, si evidenzia la netta prevalenza di domande da
parte di cittadini provenienti dall’America Latina con l’11,54% e dal
nord Africa con il 6,29%.
4,28%
69,14%
11,54%
30,85%
0,09%
6,29%
3,41%
2,71%
2,36%
Italiani
Altra Unione Europa
Altra Europa
Nord Africa
Altra Africa
America Latina
Nord America
Asia
Oceania
0,17%
Grafico 3 – Distribuzione dei richiedenti alloggio ERP per aree geografiche di
provenienza. Sesto San Giovanni al 31/12/2007 – Fonte: Osservatorio Casa
91
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il grafico 4, relativo a Cologno Monzese, illustra la significativa
prevalenza delle domande da parte degli stranieri con una percentuale
pari al 63,43% mentre il restante 36,57% è rappresentato da cittadini
italiani. Approfondendo i dati è possibile notare la medesima situazione
riscontrata a Sesto San Giovanni, seppur con percentuali differenti: le
quote dei richiedenti più importanti sono quelle presentate da cittadini
provenienti dall’America Latina con il 20,83% e dal nord Africa con il
18,75%.
9,03%
36,57%
18,75%
63,42%
20,83%
0,69%
3,70%
Italiani
Nord Africa
Asia
Altra Unione Europa
Altra Africa
10,42%
Altra Europa
America Latina
Grafico 4 – Distribuzione dei richiedenti alloggio ERP per aree geografiche di
provenienza. Cologno Monzese al 31/12/2007 – Fonte: Osservatorio Casa
Dall’analisi dei dati, è possibile ipotizzare che i richiedenti provenienti
dalle aree geografiche maggiormente significative hanno un progetto
migratorio a lungo termine rispetto a quelli provenienti dalle altre zone
geografiche. Infatti, per poter accedere all’assegnazione di un alloggio
ERP bisogna risiedere o lavorare nel territorio d’Ambito da diversi anni.
Inoltre, si presume che una richiesta di alloggio sia alla base di una
permanenza stabile e a lungo termine sul territorio.
Il numero delle assegnazioni ERP nel corso del 2007 nel territorio
d’Ambito è stato di 125 alloggi di cui l’88,80% a favore dei cittadini di
Sesto San Giovanni e il restante 11,20% a favore di coloro che
risiedono a Cologno Monzese. Questa differenza va considerata alla
luce di un numero di domande significativamente diverso. Mettendo in
relazione i dati delle domande e delle assegnazioni per singolo
Comune, nell’anno 2007, si osserva che:
Sesto San Giovanni, con l’assegnazione di 111 alloggi, ha
soddisfatto il 9,70% delle richieste;
Cologno Monzese, con l’assegnazione di 14 alloggi, ha
soddisfatto il 3,21%.
92
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
E’ evidente che la disponibilità abitativa di edilizia sovvenzionata è
significativamente inferiore alle richieste, confermando così la
situazione di emergenza abitativa, tipica dei Comuni ATA.
Fondo Sostegno Affitto
Il Fondo Sostegno Affitto, introdotto con l’art.1 dalla Legge 431/98 ed
annualmente attuato tramite i bandi Sportello Affitto, è una positiva
azione di supporto ad un nucleo familiare che si trova a sostenere,
temporaneamente, un canone di locazione troppo elevato rispetto alla
propria situazione economica. La condizione economica della famiglia è
misurata tramite l’ISEE/FSA (Indicatore della Situazione Economica ed
Equivalente specifico per il Fondo Sostegno Affitto) che tiene conto del
reddito, del patrimonio mobiliare e immobiliare nonché del numero di
persone che compongono il nucleo familiare e di alcune loro
caratteristiche (disoccupati, disabili, genitore solo).
La misura del contributo assegnato si basa sul criterio del canone
sostenibile, rapportato alla condizione economica della famiglia.
Qualora il canone di affitto superi la soglia di sostenibilità, viene
integrato tramite un contributo economico.
Numero
famiglie
Richieste
FSA
Di cui in grave
difficoltà
% su
famiglia
Assegnazioni
Sesto San
37269
629
209
1,69
629
Giovanni
Cologno
19483
288
107
1,48
277
Monzese
Ambito
56.752
917
316
1,62
906
Tabella 5 – Richiedenti e assegnazioni Fondo Sociale Affitti dell’Ambito al 31/12/2007 –
Fonte: Osservatorio Casa
Il totale delle richieste FSA nel 2007 è di 917, pari all’1,62% sul totale
delle famiglie residenti nel territorio d’Ambito. Di tutte le domande FSA
di Ambito, il 68,59% è stato presentato da cittadini residenti sul
territorio di Sesto San Giovanni, mentre il restante 31,41% è stato
presentato dai residenti a Cologno Monzese.
Le richieste FSA, a fine 2007 a Sesto San Giovanni, sono state 629 di
cui il 33,23%, da parte di persone in grave difficoltà; a Cologno
Monzese le richieste sono state 288, il 37,15%, delle quali sono state
presentate da parte di persone in grave difficoltà.
Il numero dei contributi FSA da parte delle famiglie presenti sui due
Comuni evidenzia una maggior richiesta da parte di quelle residenti sul
Comune di Sesto San Giovanni. Infatti, la percentuale relativa al
rapporto tra il numero delle richieste e il totale delle famiglie
corrisponde all’1,69% a Sesto San Giovanni contro l’1,48% a Cologno
Monzese.
In termini economici, nel 2007 a Sesto San Giovanni le 629
assegnazioni hanno determinato l’erogazione dei contributi pari a €
904.313,00 di cui una quota regionale di € 763.311,00 e una quota
comunale di € 141.001,00.
93
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
A Cologno Monzese, le 277 assegnazioni hanno determinato
l’erogazione di contributi pari a € 433.110,16, suddivisi in €
363.075,96 tramite fondo regionale e il restante € 70.034,20 grazie al
fondo comunale.
94
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
CAPITOLO IV
ANALISI DELLE CRITICITA’ E PRIORITA’ DI INTERVENTO
POLITICHE PER L’INFANZIA, ADOLESCENZA, GIOVANI,
RESPONSABILITÀ FAMILIARI
Analisi delle criticità
L’elaborazione delle criticità presenti sul territorio dell’Ambito di Sesto
San Giovanni ha visto l’integrazione di differenti elementi:
- analisi e valutazione del sistema di offerta;
- contenuti, riflessioni e proposte emerse dal monitoraggio delle
priorità di interveto indicate nel Piano di Zona 2006-2008;
- problematiche individuate attraverso l’utilizzo di una griglia di
rilevazione compilata da tutti i partecipanti al Tavolo politiche
per l’infanzia, adolescenza, giovani, responsabilità familiari al
fine di raccogliere e valorizzare i differenti punti di osservazione;
- evoluzione della struttura socio demografica del territorio;
- dati provenienti dai servizi istituzionali e dal Piano di Salute del
distretto Socio Sanitario di Sesto San Giovanni (Amministrazioni
Comunali, Consultori familiari, Istituzioni scolastiche);
- indicazioni contenute nel Piano Integrato Locale di Promozione
della Salute, Asl Milano.
Per rappresentare adeguatamente il sistema di criticità, e sintetizzare
gli elementi emersi, si è provveduto a ricomporre il quadro attraverso
un’articolazione per le aree tematiche di seguito elencate:
Competenze del mondo adulto – competenze genitoriali;
Disagio relazionale e psicologico – l’area tematica prevede tre
differenti approfondimenti: dispersione scolastica, uso e abuso
di sostanze legali e illegali, comportamenti antisociali e
devianti;
Comportamenti che influenzano la salute;
Conciliazione;
Minori allontanati dalla famiglia di origine – affido familiare
quale possibile forma di supporto;
Impoverimento delle famiglie – precarietà alloggiativa e
lavorativa;
Frammentazione: rapporti tra servizi e frammentazione degli
interventi;
Scarsa adesione e/o partecipazione dei giovani.
Competenze del mondo adulto – competenze genitoriali
Elementi di analisi e criticità rilevate:
“Un contesto adulto che fa fatica a prendersi cura dei piccoli; scarsa
attenzione e mancanza di una responsabilità diffusa nei confronti dei
bambini e dei ragazzi. Dai colloqui con le famiglie emerge una grande
95
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
solitudine dei genitori nella gestione dei figli, in particolare durante i
momenti di difficoltà e nella gestione dei problemi e dei conflitti”.
“Aumentano le difficoltà dei genitori nello svolgere il proprio ruolo
educativo, facendo ricorso a competenze genitoriali adeguate. Tali
difficoltà si incrementano in presenza di condizioni economiche e
alloggiative precarie”.
“Difficoltà degli adulti rispetto al ruolo educativo, questo livello di
sofferenza è testimoniato sia dagli insegnanti che dai genitori, in
particolare sensazione di paura, incapacità e inadeguatezza nel gestire
comportamenti antisociali, prevaricatori e violenti”.
“Bisogno diffuso degli adulti di supporto, confronto, formazione e aiuto
nella gestione del ruolo educativo e genitoriale; gli elementi di criticità
che generano questo bisogno sono prevalentemente: assenza di
contesti sociali comunitari e micro-comunitari, separazioni conflittuali,
solitudine”.
La maggior parte dei soggetti che partecipano stabilmente ai lavori del
Tavolo politiche per l’infanzia, adolescenza, giovani, responsabilità
familiari riconosce quale nodo problematico il tema delle competenze
del mondo adulto – competenze genitoriali.
L’educazione di un figlio pone sempre dei problemi, delle difficoltà e
delle incertezze, questa è una caratteristica fisiologica dell’essere
genitori è pertanto necessario circoscrivere alcuni ambiti di intervento
specifici su quali è auspicabile intervenire.
Per un’analisi più in dettaglio si individuano le seguenti aree di criticità:
Competenze genitoriali nei primi anni di vita del bambino:
Gli operatori dei servizi educativi e di conciliazione testimoniano:
richieste di supporto da parte dei genitori in merito ad
acquisizioni di informazioni relative alla gestione del bambino specie durante il periodo di inserimento al nido – e alla rete di
servizi esistenti dedicati alla fascia di età 0-3; il nido è il primo
contesto sociale strutturato che il bambino e la famiglia
incontrano.
scarse sono le occasioni per la socializzazione e il confronto tra
genitori con l’obiettivo di mettere in rete esperienze e risorse.
Gli operatori dei servizi specialistici testimoniano che:
Aumentano le richiesta di aiuto e sostegno da parte delle giovani
coppie per affrontare adeguatamente la nascita e l’arrivo di un
figlio. Viene riportato un diffuso sentimento di solitudine e
inadeguatezza, le coppie sentono di non avere reti di solidarietà
naturali alle quali riferirsi.
Negli Spazi Famiglia cresce la richiesta di sostegno alla
genitorialità nella fascia di età 0-3; in particolare aumentano le
richiesta di aiuto e sostegno da parte delle giovani coppie per
affrontare adeguatamente la nascita e l’arrivo di un figlio. In
96
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
particolare le giovani mamme pongono problemi relativi alla
cura e accudimento del neo arrivato e alla gestione del rapporto
con il partner dopo la nascita dei figli.
Aumento delle richieste di counseling e/o sostegno psicologico
da parte delle madri in post partum; questo da un lato mette in
evidenza la condizione di maggiore fragilità delle donne in tale
fase della vita, dall’altro testimonia il lavoro degli operatori
finalizzato ad una diagnosi precoce e ad una prevenzione delle
situazioni di rischio nella relazione madre-bambino;
Aumentano le richieste di consultazione da parte di coppie che si
separano e hanno bambini molto piccoli.
Competenze genitoriali e aumento del numero di separazioni:
Nell’ultimo triennio, in conseguenza all’aumento del numero di
separazioni e divorzi che vedono coinvolti nuclei familiari con minori, è
aumentato il ricorso ai servizi di mediazione familiare.
La mediazione familiare1 è un intervento professionale rivolto alle
coppie e finalizzato a riorganizzare le relazioni familiari in presenza di
una volontà di separazione e/o di divorzio. Obiettivo centrale della
mediazione familiare è il raggiungimento della cogenitorialità ovvero la
salvaguardia della responsabilità genitoriale individuale nei confronti
dei figli, in special modo se minori. I Servizi specialistici testimoniano
un aumentano di richieste di intervento sia da parte del Tribunale
minorile sia da parte delle famiglie.
E’ possibile schematicamente individuare due tipologie di accessi:
le mediazioni possibili, caratterizzate da una richiesta di aiuto
prevalentemente incentrata sulla gestione dei figli nella fase del
post separazione,
le mediazioni non mediabili invece caratterizzate da un elevato,
e spesso insanabile, livello di conflittualità tra gli ex coniugi.
Il tema delle competenze genitoriali riguarda più direttamente le
mediazioni possibili; non sempre gli adulti infatti sono sufficientemente
preparati a gestire tale situazione che vede implicazioni di natura
affettiva, patrimoniale, economica, gestionale. Inoltre l’organizzazione
1
Il mediatore familiare è un terzo imparziale rispetto alla coppia che ha l'obiettivo di
sostenere la coppia stessa durante la fase della separazione e del divorzio. All'interno
di questo spazio neutrale il mediatore familiare si propone dunque come una risorsa
specifica - alternativa al sistema giudiziario - volta a favorire la negoziazione di tutte
quelle questioni relative alla separazione o al divorzio. La coppia è incoraggiata dal
mediatore a strutturare gli accordi che meglio rispondono alle esigenze di tutti i
componenti del nucleo familiare. La coppia diventa protagonista nella gestione del
proprio conflitto ed indirizza le proprie risorse per trovare un dialogo il più possibile
funzionale ai cambiamenti che si prospettano per tutta la famiglia. Il mediatore
familiare affronta sia gli aspetti emotivi (affidamento dei figli, continuità genitoriale,
comunicazione della separazione al nucleo familiare, etc.) che quelli più strettamente
materiali (divisione dei beni, determinazione dell'assegno di mantenimento,
assegnazione della casa coniugale, etc.). Caratteristiche dell’intervento:
E' rivolta obbligatoriamente ad entrambi i membri della coppia
I figli non possono partecipare
Ha come obiettivo la separazione o il divorzio consensuale
Intervento a breve termine
Favorisce la comunicazione alla ricerca di un accordo
97
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
familiare post separazione pone spesso gli adulti di fronte ad una
ridefinizione del proprio ruolo nei confronti dei figli.
I servizi che registrano questo tipo di richiesta sono: i Servizi Sociali e i
Consultori familiari che testimoniano inoltre l’aumento del disagio
familiare collegato a separazioni conflittuali.
Gli altri soggetti del territorio intercettano indirettamente il problema
dato che il numero di minori che vivono l’esperienza della separazione
dei genitori è in costante aumento.
Il Tavolo politiche per l’infanzia, adolescenza, giovani, responsabilità
familiari individua il tema del supporto alle competenze genitoriali
come una delle possibili modalità di approccio al problema, ma non
unica ed esaustiva.
Valutata l’oggettiva difficoltà nell’indicare possibili soluzioni ed elementi
progettuali specifici il Tavolo si impegna, entro un anno dall’entrata in
vigore del Piano di Zona 2009-2011, a produrre della delle linee guida
rivolte a tutti i soggetti del territorio che intendono promuovere delle
progettazioni sul tema, anche a partire dalla valorizzazione delle
esperienze maturate e con il coinvolgimento dei Consultori Familiari.
Competenze genitoriali e ricongiungimenti familiari:
Anche il Tavolo Tematico politiche a favore dei cittadini immigrati ha
individuato alcune criticità relative ai ricongiungimenti familiari. In
quella sede la tematica è stata trattata ponendo un forte accento sui
bisogni informativi e di supporto all’espletamento del percorso
burocratico amministrativo.
L’arrivo di un figlio – magari dopo anni di lontananza – costituisce un
elemento di rottura dell’equilibro familiare e di frequente il nucleo
entra in crisi da più punti di vista. Le criticità riguardano differenti sfere
della vita familiare e sociale:
aumentano i problemi economici;
inserimento sociale di preadolescenti e adolescenti è spesso
problematico;
inserimento scolastico dei nuovi arrivati;
difficoltà relazionale tra genitori e figli.
A riguardo si specifica che i servizi specialistici testimoniano un
aumento di richiesta di sostegno e/o consulenza psicologica sia da
parte degli adulti che dei minori.
Il percorso migratorio impone alle famiglie straniere di misurasi con un
contesto sociale molto frammentato dove la solitudine, anche
relativamente alla funzione genitoriale, è percepita come elemento di
forte criticità. I maggiori problemi si incontrano in presenza di figli
preadolescenti e adolescenti che si ricongiungono, spesso, alle madri
che stanno da molti anni in Italia – in particolare originarie del sud
america. Il disagio si manifesta prevalentemente con: difficoltà di
inserimento nel contesto scolastico e/o difficoltà di inserimento nel
nucleo familiare in particolare se la madre ha un nuovo compagno e
altri figli.
98
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
In molte culture straniere non esiste il concetto di famiglia nucleare
composta solo da genitori e figli; l’educazione dei piccoli è un processo
che vede il coinvolgimento della rete parentale allargata e a volte
anche dell’intera comunità. Il percorso migratorio invece impone alle
famiglie straniere di misurasi con un contesto sociale molto più
frammentato e molecolare dove la solitudine, anche relativamente alla
funzione genitoriale, è percepita come elemento di forte criticità.
Coinvolgimento della componente adulta di riferimento nei
progetti - preventivi, promozionali e riparativi - e servizi rivolti
ai minori:
Il coinvolgimento della componente adulta di riferimento non può
essere una priorità a sé stante ma una indicazione metodologica da
inserire in tutti gli ambiti di progettazione che hanno l'obiettivo di
promuovere il benessere dei minori.
Questa indicazione presuppone che, il coinvolgimento della
componente adulta, costituisce un elemento di qualità e uno strumento
per intervenire in modo maggiormente efficace.
Tale impostazione metodologica viene ribadita sia nei servizi che
prevedono percorsi di presa in carico e sia nelle progettazioni che
intendono impattare problematiche specifiche come ad esempio la
dipendenza da sostanze, il bullismo, la dispersione scolastica. Nel
trattamento di questi specifici fenomeni è necessario prevedere
strategie che coinvolgano a più livelli gli adulti di riferimento (genitori,
operatori, insegnanti, la comunità).
Il tema del coinvolgimento del mondo adulta rappresenta un elemento
di qualità, una conditio sine qua non per la realizzazione di interventi
efficaci.
In coerenza con l'obiettivo (del progetto, dell'intervento, della presa in
carico) verranno di volta in volta declinate le strategie di
coinvolgimento degli adulti e individuate le specifiche competenze sulle
quali andare a lavorare.
Affido familiare quale possibile forma di supporto
Le azioni di promozione dell’affido familiare realizzate nel triennio sono
state caratterizzate sia dalla presenza di eventi di comunicazione sul
tema sia da attività di supporto e sostegno alle famiglie affidatarie.
Le esperienze e i progetti realizzati hanno avuto una buona diffusione
sul territorio di entrambi i Comuni, non ci sono dati e informazioni che
testimoniano invece l'esistenza di esperienze unitarie.
In passato le Amministrazioni Comunali di Sesto e Cologno hanno
partecipato a progettazioni sovraterritoriali positive ed efficaci;
sperimentando forme di collaborazioni fruttuose con il Privato Sociale.
Per queste ragioni la strada da seguire per promuovere l'affido è la
costituzione di un servizio unico per i due Comuni, in stretto
collegamento con i Servizi Sociali.
99
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
L’affido familiare occupa un posto particolare tra gli strumenti socioassistenziali ed educativi a favore dei minori e delle famiglie in
difficoltà. E’ innanzitutto un servizio limitato nel tempo, che
accompagna bambini e adolescenti nel percorso di crescita educativa,
formativa e affettiva, ponendosi in un’ottica di sostegno e
affiancamento alla famiglia di provenienza nella fase di superamento
delle criticità e di cambiamento.
Ci sono diversi tipi di affido: diurno, per alcuni giorni la settimana, nei
periodi di vacanza, nei fine settimana, o a tempo pieno in cui
l’inserimento in un’altra famiglia ha carattere di continuità.
L’affido familiare, salvo alcune eccezione, prevede il mantenimento dei
rapporti con la famiglia di origine, parte attiva del progetto, e ha tra i
suoi presupposti: la temporaneità, un lavoro sinergico e di rete, la
collaborazione di tutti gli attori coinvolti, il rientro nella famiglia
biologica del bambino/adolescente.
La famiglia affidataria è una preziosa risorsa di promozione delle
potenzialità del bambino, un contesto di socializzazione sana,
arricchente dal punto di vista affettivo e sociale sia per il
bambino/adolescente che per la sua famiglia e rende, a suo modo,
concreta l’affermazione che la famiglia è il luogo naturale della crescita
dei bambini.
L’affido rappresenta anche una valida opportunità per limitare il ricorso
al ricovero in comunità educative o ridurre i tempi di
istituzionalizzazione di quei minori momentaneamente privi di un
ambiente familiare idoneo alla loro crescita.
I dati di seguito riportati testimoniano il crescente fabbisogno di
famiglie affidatarie sul territorio.
Fabbisogno famiglie affidatarie
2006
2007
2008
Sesto San Giovanni
22
35
33
Cologno Monzese
11
12
14
Totale
33
47
47
Disagio relazionale e psicologico
Si riportano di seguito alcuni elementi di analisi emersi dai servizi
territoriali:
Aumentano le richieste di intervento legate al disagio relazionale
e psicologico, sia da parte dell’utenza e sia a seguito di
valutazione professionale.
Crescono le richieste – il fenomeno riguarda tutte le fasce di età:
bambini, preadolescenti, adolescenti, giovani e adulti - di
100
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
sostegno psicologico individuale per fronteggiare problemi di
paura, ansia, depressione e ansia da separazione ecc.
Incrementano le richieste di supporto emotivo e psicologico da
parte di adolescenti extracomunitari nella gestione della
relazione con i genitori e nelle relazioni interpersonali con i
coetanei.
Aumento dell’afflusso di persone di età compresa fra 20-40 anni
con la richiesta di trattamento di disturbi ansiosi e di panico.
L’area tematica del disagio relazionale e psicologico ha previsto l’analisi
e la trattazione di tre differenti fenomeni: dispersione scolastica;
dipendenze da sostanza legali e illegali; comportamenti antisociali e
violenti.
Dispersione scolastica
Diversi i nodi critici individuati dagli operatori:
I dati sulla dispersione scolastica individuano quale momento
critico la conclusione del biennio delle Secondarie di secondo
grado e l’ingresso nel triennio conclusivo; sarebbe importante
presidiare questo passaggio con attività di orientamento e
sostegno.
I problemi scolastici dei ragazzi si intrecciano con i problemi
familiari; non sempre le difficoltà che si manifestano nel
contesto scolastico sono legate al rendimento.
Aumenta il fenomeno della dispersione scolastica e nell’ultimo
anno e mezzo si assiste ad una preoccupante precocizzazione
del fenomeno con l’individuazione di situazioni critiche già nella
scuola primaria.
Cresce il fenomeno dell’abbandono scolastico e mancano
interventi di individuazione precoce del problema - sia
relativamente alla durata dell’anno scolastico e sia relativamente
a cicli di scuola.
Richiesta di supporto espressa da parte di genitori e insegnanti
per sostenere la motivazione scolastica dei ragazzi.
Uso e abuso di sostanze legali e illegali
I dati inerenti ai comportamenti problematici di uso e abuso di
sostanze legali e illegali indicano una progressiva precocizzazione
dell'utilizzo e dell'iniziazione ad alcool e droghe. Per contro i servizi
specialistici sulle dipendenze testimoniano un progressivo ritardo da
parte dei consumatori nel richiedere aiuto e prestazioni di cura e
riabilitazione, che testimonia una tendenza a non riconoscersi
consumatori problematici da parte di giovani e adulti. Risulta cruciale
sviluppare strategie che, a partire dai servizi sociali e sociosanitari,
siano in grado di impattare in modo preventivo ed efficace sul
fenomeno con azioni che si rivolgono alle fasce più giovani della
popolazione.
Il fenomeno dell’uso e abuso di sostanze non interessa più ristretti
ambiti di popolazione; molte delle persone che oggi utilizzano derivati
della canapa, cocaina, ecstasy, LSD ed eroina non appartengono alle
101
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
aree dell’emarginazione, non fanno parte di gruppi elitari o di una
sottocultura. I dati dell’Osservatorio Territoriale Droghe e Dipendenze2
testimoniano:
I consumatori di sostanze a Milano e Provincia sono
tendenzialmente superiori alla media nazionale.
Il 5,3% dei residenti nella provincia di Milano ha consumato
cocaina una o più volte negli ultimo 12 mesi; la prevalenza è
superiore a quella registrata per i residenti della Regione
Lombardia (4,7%) e quella rilevata nel resto della penisola
(2,3%).
Per quanto riguarda l’uso di cannabis, il fenomeno interessa il
10,7% dei residenti nella Provincia di Milano, dato inferiore a
quello nazionale (11,7%), ma superiore a quello registrato nel
resto della Regione (9%).
Per entrambi i sessi, l’utilizzo di allucinogeni risulta maggiore
nelle classi di età più basse. Nei più giovani le frequenze d’uso si
attestano al 3,8% per i maschi e al 2,6% per le femmine,
mentre tra i 25 e i 34 anni i consumi dichiarati sono dell’1,4%
per il sesso maschile e dello 0,9% nelle coetanee. L’utilizzo della
sostanza diminuisce allo 0,1% per le altre classi di età indagate.
Stessa tendenza viene registrata per l’uso di stimolanti: sono i
maschi e le femmine più giovani a dichiarare un maggior utilizzo
(rispettivamente 4% e 2,6%). Percentuali più basse risultano
per i soggetti tra i 25 e 34 anni.
Nei territori della ASL Milano 3, nell’anno 2006, l’1,9% dei
giovani scolarizzati si stima abbia fatto uso di eroina negli ultimi
12 mesi, una o più volte.
Nell’anno 2006, il 4,4% dei giovani della ASL Milano 3 ha fatto
uso di cocaina negli ultimi 12 mesi; percentuale in crescita
rispetto al 2005 (4,0%), valore in linea col dato provinciale.
Tra coloro che riferiscono di aver consumato sostanze illegali
negli ultimi dodici mesi, l’85% ha consumato una sola sostanza,
circa il 12% ha consumato due sostanze ed il 3% tre o più
droghe illegali.
Nella provincia di Milano si stima che circa il 78,8% dei residenti
abbia fatto uso di alcol nell’ultimo anno: dati in linea con le
prevalenze registrate a livello Regionale (79,4%) e Nazionale
(78,8%). L’uso di sostanze alcoliche nell’ultimo anno è
caratterizzato da un andamento omogeneo nei due sessi nella
classe di età più giovane; nelle altre classi di età sono i maschi a
dichiarare un maggior utilizzo. La frequenza del consumo di alcol
negli ultimi dodici mesi risulta da 1 a 5 volte per il 22% dei
consumatori; coloro che dichiarano di aver utilizzato alcol da 6 a
39 volte sono il 35% ed infine, la classe di consumo più elevata,
40 o più volte, è pari al 43% di coloro che fanno uso.
2
Osservatorio Territoriale Droghe e Dipendenze,
dipendenze sul territorio ASL MI 3, Anno 2007”.
102
“Il
fenomeno
delle
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Comportamenti antisociali e violenti
Sempre attraverso l’analisi degli accessi ai servizi si riscontra
l’aumento di preadolescenti, adolescenti e giovani con comportamenti
antisociali e devianti. Si rileva, inoltre, l’aumento di atteggiamenti
aggressivi e prevaricatori nei giovani e giovanissimi anche con le
caratteristiche specifiche del bullismo. Il fenomeno è già presente nelle
scuole primarie.
Comportamenti che influenzano la salute
Sono numerose le evidenze scientifiche che indicano come i
comportamenti individuali non corretti possano agire in modo
importante nello sviluppo di condizioni patologiche come le malattie
cardiovascolare, i tumori e il diabete. I Piani Sanitari, nazionali e
regionali, ormai da anni riportano tra gli obiettivi la promozione di
comportamenti e stili di vita in grado di favorire la salute, soprattutto
nei confronti di gruppi sociali più a rischio: l’obiettivo è di attivare nella
popolazione modificazioni dei fattori, legati agli stili di vita, che
possono determinare la comparsa di patologie.
I principali comportamenti individuali nocivi alla salute sono:
Abitudine al consumo di tabacco:
Il fumo è un importante fattore di rischio per numerose patologie
tumorali, respiratorie e circolatorie ed è considerato dall’OSM la prima
causa di morte evitabile. Provoca, inoltre, una forte dipendenza e
danneggia la salute anche delle persone che non fumano.
L’uso giornaliero di tabacco riguarda il 29% dei soggetti intervistati
nella ASL Milano 3, il 28% si rileva per la provincia di Milano ed il 27%
per la Lombardia ed il resto d’Italia. Almeno una sigaretta negli ultimi
trenta giorni è stata fumata dal 43% dei giovani scolarizzati di Milano e
della ASL Milano 3; dato leggermente superiore al dato regionale e
nazionale (41% e 42%). Sono i diciannovenni i maggiori consumatori
di tabacco (40% i maschi e 34% le femmine). Per i maschi il momento
di maggior incremento si osserva nel passaggio tra i 15 ed i 16 anni
(dal 16% al 28%), mentre tra le ragazze si osserva un lieve aumento
dei consumi con l’età.
Mancanza di attività fisica:
E’ confermato da molteplici ricerche che un’attività fisica di moderata
intensità, svolta in modo regolare agisce come fattore protettivo nei
confronti di numerose patologie molto diffuse.
I dati relativi all’attività fisico sportiva, che derivano dalle indagini
multiscopo dell’ISTAT, sono preoccupanti: nel 2006, in Italia, il 41%
della popolazione risulta avere uno stile di vita sedentario.
Abitudini alimentari scorrette:
Le abitudini alimentari scorrette e l’obesità rivestono un problema di
grande rilevanza sociale ed economica in quanto costituiscono fattori di
rischio di numerose patologie.
103
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
In Lombardia l’eccesso di peso riguarda 29,8% della popolazione, gli
obesi rappresentano invece l’8,5%.
L’aspetto più preoccupante riguarda le giovani generazioni: l’obesità
infantile rappresenta, infatti, un fattore predittivo di obesità nell’età
adulta, e predispone a patologie di natura cardiocircolatoria.
Conciliazione
Elementi di analisi condivisi:
Nel triennio si assiste ad un potenziamento del sistema d’offerta sia da
parte delle Amministrazioni Comunale sia del Privato Sociale; aumenta
complessivamente la ricettività degli asili nido, anche in conseguenza
di adeguamenti e trasformazioni in ottemperanza alle disposizioni
regionali.
Si segnala inoltre un aumento della flessibilità organizzativa delle
strutture, al fine di rispondere al meglio alle esigenze di conciliazione
delle famiglie. Tale elasticità si declina: potenziando gli orari di
apertura anche attraverso la realizzazione di servizi di integrazione e
differenziando le iscrizioni agli asili nidi, così da offrire alle famiglie la
possibilità di scegliere l’articolazione oraria più adeguata (part-time;
orario ridotto; tempo pieno).
L’attuale offerta oraria, pur garantendo alcuni margini di flessibilità, è
strutturata per macro fasce omogenee (part-time; orario ridotto;
tempo pieno) che ripropongono – seppur differenziando l’offerta - un
modello ancora rigido. L’orario non è di fatto personalizzato. Non si
segnalano, inoltre, sperimentazioni che prevedano servizi aperti
durante il week-end e la sera.
Le necessità di conciliazione e custodia dei figli nei periodi di
sospensione del calendario scolastico (esempio vacanze di Natale,
Pasqua, ecc.) riguarda non solo servizi 0-3.
Criticità rilevate:
Aumenta la difficoltà di conciliazione delle famiglie; gli orari di
lavoro sono sempre più estesi e spesso articolati su sette giorni
lavorativi e nelle fasce serali, basti pensare ai centri commerciali
e alla grande distribuzione. Conseguentemente cresce la
richiesta di flessibilità oraria dei servizi.
Aumentano le difficoltà da parte delle famiglie ad essere
disponibili durante il momento dell’inserimento dovuto a
problemi riconducibili al lavoro.
Aumento dei nuclei monoparentali con situazioni familiari
sempre più variate e diversificate tra loro.
Assenza di luoghi sul territorio che promuovano l’incontro e la
socializzazione tra famiglie.
Scarsa qualità dello spazio urbano rispetto ai bisogni delle
famiglie e dei bambini: limitata fruibilità e accessibilità degli
spazi pubblici. La qualità di un luogo dovrebbe essere misurata
anche secondo parametri di vivibilità sociale (esempio: i luoghi
104
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
dovrebbero
relazioni).
essere progettati per facilitare
lo
sviluppo
di
Impoverimento delle famiglie
Negli ultimi due anni sono sensibilmente aumentate le richieste, anche
in sede di Segretariato, di sostegno economico da parte delle famiglie,
molte delle quali provengono da nuclei monoreddito che non riescono
più a fronteggiare l’elevato costo della vita. La questione economica
viene spesso associata alla richiesta di sostegno per l’alloggio.
Le richieste di aiuto relativamente alla casa a causa dell’aumento dei
mutui, dell’elevato costo degli affitti, e della scarsa opportunità di
accesso a canoni di locazione moderata sono in costante crescita.
Aumentano le condizioni di povertà delle famiglie spesso conseguenza
di fattori estemporanei legate a difficoltà anche momentanee:
separazioni;
perdita del posto di lavoro;
morte di un familiare;
gravidanza indesiderata.
Le difficoltà economiche innescano spesso problematiche di altra
natura (difficoltà di relazioni tra i coniugi e/o con i figli, stress, ansia).
Nell’ambito della tutela aumentano le situazioni emergenziali, spesso i
casi sono multiproblematici e complessi anche caratterizzati dalla
presenza di grave povertà materiale.
A. Il dato di impoverimento economico delle famiglie sestesi connesso
a situazioni di difficoltà lavorativa e abitativa si accompagna ad un
indebolimento delle reti sociali di riferimento; sempre più di
frequente si assiste a una loro atrofizzazione e quindi a una ridotta
possibilità da parte delle famiglie di fare riferimento a relazioni
positive con le quali condividere le responsabilità connesse ai
compiti di cura ed educazione dei propri figli.
B. Questa criticità interessa tutti gli ambiti di programmazione e non
solo l’area minori e famiglie.
C. Ad oggi si registra un elevato numero di attività proposte da
soggetti diversi, Stato, Regione, Provincia, che prevedono –
attraverso varie forme – l’erogazione di contributi economici, diretti
e/o indiretti, alle famiglie.
Il Tavolo Tematico politiche per l’infanzia, adolescenza, giovani,
responsabilità familiari individua, quale ambito di intervento da
affiancare alle risposte sopra citate, lo sviluppo di politiche per la
coesione sociale attraverso la costituzione di gruppi di famiglie – anche
facendo riferimento a particolari porzioni di territorio (zone, quartieri) che mettono insieme le proprie risorse per attivare strategie utili a
fronteggiare la difficile situazione economica.
Si citano, solo a titolo esemplificativo:
la realizzazione di gruppi di consumo;
la promozione e il sostegno di forme organizzative (esempio:
Banche del tempo, strategie di vicinato) con la finalità di
105
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
sperimentare forme di risparmio e di condivisione di risorse
materiali e non, a partire dalla logica del mutuo aiuto.
Scarsa adesione dei giovani alle iniziative proposte
Il tema della scarsa adesione, in particolare di adolescenti e giovani,
alle iniziative proposte viene indicata come criticità sia relativa ai
progetti con finalità preventiva, promozionale sia da alcuni servizi.
Si riportano di seguito gli elementi emersi e analizzati:
Difficoltà a costruire con l’utenza rapporti stabili e duraturi;
Scarsa disponibilità ad intraprendere percorsi educativi, di
socializzazione e accompagnamento di durata significativa. I
parametri culturali di riferimento degli adolescenti sono la
velocità, l’immediatezza, l’istantaneità. Inoltre, si registra una
difficoltà a promuovere presso gli adolescenti i servizi e i
progetti; spesso le proposte offerte vengono percepite come
obsolete. La componente femminile è particolarmente difficile da
coinvolgere e, quando intercettata, è spesso portatrice di
problematiche complesse quali: difficoltà nei rapporti con le
compagne; scarsa accettazione di se; rapporti conflittuali e
critici con i genitori, in particolare con il padre.
Difficoltà da parte dei Servizi Informagiovani ad intercettare
l’utenza inizialmente prevista dal servizio. Negli ultimi due anni
gli accessi vedono prevalentemente due categorie di utenti:
adulti disoccupati o sotto occupati e giovani fragili, in
maggioranza con problemi di drop out scolastico. Il servizio
dunque registra una polarizzazione e una forte caratterizzazione
verso le fasce deboli e si interroga sulle ragioni di questa
rilevante trasformazione.
La maggior parte delle attività promosse prevede obiettivi
formativi e di acquisizione di competenze specifiche; tali
iniziative sono realizzate, nella quasi totalità dei casi, presso le
scuole e ciò rappresenta un elemento di debolezza in quanto il
contesto scolastico consente di intercettare facilmente la
popolazione giovanile ma non necessariamente di trovare
interesse e partecipazione.
I dati emersi nell’ambito del monitoraggio indicano la quasi
assenza di attività che prevedano il coinvolgimento dei giovani,
attraverso
percorsi
di
coprogettazione,
a
partire
dall’individuazione di obiettivi e azioni.
Rapporti tra servizi e frammentazione degli interventi
Il dati di monitoraggio delineano uno scenario caratterizzato da uno
scarso livello di coesione e molta frammentazione negli interventi, le
attività di promozione e prevenzione hanno pochi ambiti (tempi e
spazi) di integrazione e confronto con le attività di trattamento e
106
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
tutela, anche a causa di un’eccessiva settorializzazione degli interventi
e delle prestazioni. Inoltre il sistema è, nel suo complesso, sempre più
caratterizzato dalla scarsezza di risorse e dalle crescenti emergenze e
ciò rende difficoltoso l’attivazione della rete e la complementarietà
degli interventi.
Un elemento critico di particolare rilevanza è la scarsa connessione tra
i servizi istituzionali; la difficoltà è generalizzata, particolarmente forte
la difficoltà di relazione con il Tribunale. Mancano inoltre azioni di
sistema – ad esempio la presenza di ambiti di confronto tecnici – sui
temi specifici con la finalità di individuare delle modalità di presa in
carico condivise.
107
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Priorità di intervento
Competenze del mondo adulto
Per fornire indicazioni utili allo sviluppo di interventi e progettazioni sul
tema delle competenze del mondo adulto si procede all’individuazione
delle le seguenti aree:
Competenze genitoriali:
Supportare lo sviluppo di conoscenze e competenze
promuovendo dei percorsi informativi e formativi rivolti ad
entrambi i genitori, a partire dai primi anni di vita del bambino.
Nello specifico si propone di realizzare proposte formative che
indichino obiettivi chiari (individuare quali competenze e
conoscenze devono essere incrementate) e prevedano sia un
monte ore sia un setting adeguato al raggiungimento
dell’obiettivo.
Promuovere le occasioni per la socializzazione e il confronto tra
genitori con l’obiettivo di mettere in rete esperienze e risorse.
Lo sviluppo di tali azioni dovrà vedere la collaborazione di: ASL Milano,
Consultori familiari, Amministrazioni Comunali, Privato Sociale, e
prevedere un’integrazione di obiettivi e risorse.
Competenze genitoriali e ricongiungimenti familiari:
Il ricongiungimento è un percorso che prevede differenti tappe che
richiedono supporti differenti: è necessario, pertanto, sostenere la
famiglia nella costruzione di un “progetto complessivo” attraverso una
presa in carico unitaria delle differenti problematiche promovendo un
approccio integrato e non interventi parcellizzati corrispondenti a
specifiche competenze. Si individuano le seguenti azioni prioritarie:
Offrire alle famiglie un adeguato supporto informativo anche
coinvolgendo le realtà organizzate (esempio: associazioni,
scuole per stranieri, centri interculturali) che vedono la
partecipazione di cittadini stranieri.
Nella realizzazione di progetti preventivi e promozionali è
necessario favorire l'aggancio precoce dei genitori che intendono
avviare un progetto di ricongiungimento; per raggiungere
questo obiettivo una delle possibili strategie è quella di avviare
delle collaborazioni e delle sinergie progettuali con tutti i servizi
che incontrano la famiglia nella fase iniziale del percorso.
Promuovere momenti di confronto con il Tavolo Tematico
politiche a favore dei cittadini immigrati per individuare forme di
collaborazione e partnership progettuali.
Promuovere percorsi formativi rivolti agli operatori sul tema dei
ricongiungimenti familiari sia relativamente al contesto
normativo e procedurale (iter burocratico) sia alle implicazioni di
natura relazionale e familiare.
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Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Coinvolgimento della componente adulta di riferimento nei
progetti - preventivi, promozionali e riparativi - e servizi rivolti
ai minori.
Il tema del coinvolgimento del mondo adulto costituisce un importante
elemento di qualità, una conditio sine qua non per la realizzazione di
interventi efficaci. In coerenza con l'obiettivo (del progetto,
dell'intervento, della presa in carico) verranno di volta in volta
declinate le strategie di coinvolgimento degli adulti e individuate le
specifiche competenze sulle quali intervenire.
Servizio Affidi
La progettazione del Servizio Affidi di Ambito è stata assegnata a un
gruppo di lavoro intercomunale composto dai Servizi Sociali e dal
Privato sociale. La sua sperimentazione rappresenta un importante
obiettivo di sistema: la realizzazione di politiche di gestione unitaria nel
territorio.
Gli obiettivi prioritari del Servizio sono:
Promozione della cultura e della pratica dell'affido sul territorio
dell'Ambito;
Formazione alle famiglie che si propongono al Servizio Affidi e/o
ai Servizi Sociali Comunali come risorsa per l'attivazione di
esperienze di affido familiare;
Sostegno alle famiglie affidatarie durante l'esperienza dell'affido
e alle famiglie potenzialmente affidatarie in attesa di iniziare tale
esperienza.
L'efficacia complessiva della sperimentazione del Servizio Affidi si
misura sulla base di tre parametri generali:
Capacità di attivare le risorse familiari corrispondenti al
fabbisogno di risorse familiari nell'Ambito;
Numero complessivo di affidi che, nelle forme del full time e del
part time, vengono attivati;
Esiti dei percorsi di affido sulla base di valutazioni tecniche del
Servizio Affidi in collaborazione con i Servizi Sociali.
Il servizio verrà attivato entro l’anno 2009.
Disagio relazionale e psicologico
Per fornire indicazioni utili allo sviluppo di interventi e progettazioni sul
tema del disagio relazionale e psicologico si procede all’individuazione
delle seguenti aree di interesse:
Dispersione scolastica:
Relativamente al tema della dispersione scolastica si individua quale
azione prioritaria la costituzione di un gruppo di lavoro che veda
coinvolti i soggetti erogatori di servizi e progetti e le scuole con
l’obiettivo di:
109
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
avviare un confronto tecnico sul tema per produrre una
definizione condivisa del problema e un’indagine approfondita
rispetto alla consistenza del fenomeno sul territorio.
attivare un ambito di coordinamento relativamente ai progetti e
alle azioni promosse.
Nello sviluppo di progetti volti a contrastare la dispersione scolastica, si
dovrà tener conto delle seguenti indicazioni:
Promuovere interventi di promozione e prevenzione e non solo
riparativi;
Agire precocemente per intervenire in modo efficace sul
problema, promuovendo azioni a partire dalla scuola primaria;
Coinvolgere il mondo adulto di riferimento;
Individuare fattori di rischio e di protezione, le progettazione
delle azioni dovrà variare al variare dell’età del target di
riferimento;
Strutturare attività di orientamento che prevedano la
realizzazione di percorsi individuali rivolti ad alunni e famiglie, in
particolare per le fasce maggiormente fragili (disagio,
immigrazione e disabilità).
Uso di sostanze legali e illegali:
I progetti di prevenzione primaria e di lotta al fenomeno delle
dipendenze da sostanze legali e illegali promosse sul territorio
dovranno essere coerenti con: le direttive dell’Osservatorio Europeo
sulle Dipendenze e Tossicodipendenze, le linee guida regionali di cui
DGR n. 6219 del 19.12.2007 e i dati sul consumo dell’Osservatorio
sulle Dipendenze dell’ASL. Le azioni preventive e promozionali
dovranno tenere in considerazione le seguenti indicazioni:
Contrastare fattori di rischio e promuovere i fattori di protezione
individuati dalla letteratura scientifica;
Promuovere interventi prevalentemente orientati ad un target di
età compreso tra gli 11 e i 15 anni; gli interventi dovranno
essere coerenti con le caratteristiche del target di popolazione
beneficiaria in relazione a età, genere e caratteristiche
geoetniche;
Coinvolgere le famiglie e/o i contesti scolastici e/o la comunità
locale considerando che è dimostrato che interventi multilivello
che coinvolgono soggetti diversi tendono ad conseguire un grado
di efficacia maggiore;
Contrastare tutte le forme di abuso di sostanze –
(comportamenti di mono e policonsumo) inclusi il consumo di
sostanze legali in età non consentite (tabacco e alcool), l’uso di
droghe illegali, l’uso improprio di sostanze ottenute legalmente
(esempio: inalanti), farmaci prescritti o da banco.
Bullismo:
Sul tema del Bullismo si individua quale azione prioritaria la
costituzione di un gruppo di lavoro che produca del materiale utile a
110
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
tutto il territorio circa una definizione precisa e condivisa del
fenomeno.
Nello sviluppo di progetti di prevenzione primaria si dovrà tener conto
delle seguenti indicazioni:
Coinvolgimento di gruppi di adolescenti e preadolescenti nel
contesto scolastico ed extrascolastico;
Progettazione partecipata e condivisa sia con gli attori, sia
con i beneficiari dell’intervento;
Coinvolgimento delle famiglie, dei pari, delle scuole, dello
staff scolastico;
Progetti e interventi “sensibili” al dato interculturale per
essere adeguati ai giovani e alle famiglie dei gruppi geoetnici
interessati;
Disseminazione delle competenze preventive e promozionali
nelle scuole e nelle famiglie per rendere replicabili le azioni.
Comportamenti che influenzano la salute
Sostenere la promozione di comportamenti e stili di vita in grado di
favorire la salute si individuano le seguenti azioni:
Programmi per la cessazione del fumo da tabacco;
Programmi per la prevenzione del consumo di tabacco nei
giovani;
Programmi volti a stimolare l’adozione di una dieta bilanciata,
ricca di frutta fresca e verdura associata ad attività fisica;
Programmi di promozione di 30 minuti di attività fisica
giornaliera.
Per lo sviluppo di tali politiche si auspica il coinvolgimento di diversi
soggetti: ASL Milano, Consultori familiari, Amministrazioni Comunali,
Privato Sociale, Scuole, Associazioni e Società sportive.
Conciliazione
Inserire tra le azioni di sostegno alle famiglie con figli, anche in via
sperimentale
, azioni mirate a favorire la conciliazione tra tempi di lavoro e vita
familiare, attraverso l’erogazione di servizi flessibili alla persona e alla
famiglia, anche in raccordo con le indicazioni del Piano territoriale degli
Orari.
Secondo questa logica, nell’organizzazione della rete delle unità di
offerta, andranno previste e incentivate modalità organizzative
caratterizzate da flessibilità ed estensione dei periodi di accesso.
Inoltre, una particolare attenzione, rispetto a questo punto, dovrà
essere rivolta ai lavoratori con contratti “atipici”. Nell’ottica di una
programmazione integrata tra politiche a sostegno della famiglia, si
invita a verificare la praticabilità di interventi concertati anche con gli
assessorati comunali competenti per le politiche dei tempi, del lavoro,
111
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
dell’occupazione e delle attività produttive e finalizzati all’erogazione di
incentivi alle imprese pubbliche e private presenti sul territorio
dell’ambito distrettuale che adottano e applicano modelli organizzativi
e forme contrattuali per la conciliazione dei tempi vita–lavoro e per il
miglioramento della qualità della vita nell’impresa e sul territorio, in
applicazione della Legge 53/2000 “Disposizioni per il sostegno della
maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e
per il coordinamento dei tempi delle città" e in applicazione della legge
regionale n. 28/2004 “Politiche Regionali per il coordinamento e
l’amministrazione dei tempi delle città” .
Indicazioni per il prossimo triennio:
Mantenimento e/o potenziamento della ricettività sei servizi
dedicati alla fascia 0-3 anni;
Sostenere le necessità di conciliazione delle famiglie nei periodi
di sospensione del calendario scolastico (esempio vacanze di
Natale, Pasqua, ecc.) con una particolare attenzione ai nuclei
monoparentali.
Promozione del protagonismo giovanile
Promuovere progetti a sostegno del protagonismo giovanile e della
partecipazione alla vita della comunità locale attraverso strategie di
empowerment, con l’obiettivo di sostenere e mette le persone nelle
condizioni di svolgere un ruolo guida per ottenere cambiamenti nel
contesto di vita, nelle politiche e nel porre rimedio a problemi specifici.
Le azioni previste nelle progettazioni dovranno di preferenza
prevedere:
1. Interventi rivolti a gruppi: innescare e accompagnare processi
che promuovano forme di organizzazione o partecipazione che
sviluppino strategie efficaci per il cambiamento nella comunità;
2. Coinvolgimento del target nelle fasi di: analisi del contesto,
individuazione di problemi e definizione degli obiettivi;
individuazione delle forme organizzative, di ruoli e responsabilità
nei gruppi; sviluppo delle di azione.
Trattamento e Tutela dei Minori in carico
Relativamente all’area del trattamento e della tutela dei minori in
carico ai Servizi Sociali dei due Comuni si ravvede la necessità di una
maggiore integrazione delle prestazioni sociali e sanitarie da parte dei
soggetti a diverso titolo coinvolti nei percorsi di presa in carico, con
particolare riferimento a UONPIA e Consultori Familiari.
Si auspica, inoltre, un maggiore investimento da parte dei Consultori
Familiari sia nella fase diagnostica sia trattamentale e la costruzione di
una modalità di collaborazione più efficace con l’Autorità Giudiziaria.
Si individuano le seguenti aree di miglioramento:
Minori sottoposti a procedimento penale:
112
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
A fronte di un monitoraggio completo che sia in grado di
riportare gli accessi al Servizio Sociale di minori sottoposti a
procedimento penale, verificare la possibilità di mettere in rete
le prassi di lavoro già sperimentate da Cologno Monzese per
poter procedere in maniera omogenea sui due territori
dell’Ambito. Si precisa che l’attivazione del sistema dei servizi e
le modalità di presa in carico dovranno essere coerenti con le
indicazioni contenute nella Circolare Regionale del 22 novembre
2007, n. 37 “Indicazioni per la presa in carico di minori
sottoposti a procedimento penale”.
Diritto di visita:
Attivare uno Spazio Neutro di Ambito per garantire il diritto di
visita ai genitori non affidatari e comunque in ottemperanza a
quanto disposto dall’Autorità Giudiziaria.
Abuso e maltrattamento:
Sul territorio si rileva l’assenza di servizi specialistici dedicati al
trattamento dei minori con famiglie multiproblematiche e, in
particolare, delle situazioni di abuso sessuale e maltrattamento.
113
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
POLITICHE A FAVORE DELLE PERSONE DISABILI
Analisi delle criticità
L’elaborazione delle criticità presenti sul territorio dell’Ambito di Sesto
San Giovanni ha visto l’integrazione di differenti elementi:
- analisi e valutazione del sistema di offerta;
- contenuti, riflessioni e proposte emerse dal monitoraggio delle
priorità di interveto indicate nel Piano di Zona 2006-2008;
- problematiche individuate attraverso l’utilizzo di una griglia di
rilevazione compilata da tutti i partecipanti al Tavolo Tematico
politiche a favore delle persone disabili al fine di raccogliere e
valorizzare i differenti punti di osservazione;
- evoluzione della struttura socio demografica del territorio;
- dati provenienti dai servizi istituzionali e dal Piano di Salute del
distretto Socio Sanitario di Sesto San Giovanni (Amministrazioni
Comunali, Consultori familiari, Istituzioni scolastiche).
Per rappresentare adeguatamente il sistema di criticità, e sintetizzare
gli elementi emersi, si è provveduto a ricomporre il quadro attraverso
un’articolazione per le aree tematiche di seguito elencate:
Conoscenza del fenomeno disabilità;
Informazione e accesso ai servizi - l’area tematica prevede un
focus sull’orientamento scolastico;
Promozione del ruolo dell’Amministratore di sostegno;
Aumento del numero di utenza straniera disabile nei servizi
specialistici e nelle scuole;
Promozione dell’autonomia e integrazione sociale: scuola, lavoro
e comunità;
Sostegno alla famiglia;
Integrazione tra servizi – integrazione degli obiettivi.
Conoscenza del fenomeno disabilità
Nel 2007 ha preso avvio una sperimentazione finalizzata alla
costruzione dell’Anagrafe dinamica della popolazione disabile residente
sul territorio dell’ASL Milano 3.
Tale censimento raccoglie, valorizzando e unificando le differenti fonti,
i dati relativi a persone in carico presso:
i servizi dell'Amministrazioni Comunali;
i Servizi di Inserimento Lavorativo;
le Comunità Socio Sanitarie;
i Centri Diurni Disabili;
i Servizi di Formazione all'Autonomia;
i Servizi di Neuropsichiatria Infantile;
le Unità Operative della Psichiatria.
La rilevazione comprende inoltre le persone riconosciute invalide civili
nel triennio 2003-2005 e le provvidenze economiche erogate nel
decennio 1995-2005.
I dati relativi all’Ambito di Sesto San Giovanni vengono di seguito
riportati.
114
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Fascia di età
0-2
3-5
6-10
11-13
14-18
19-29
30-39
40-49
50-64
TOTALE
N. di utenti
89
103
188
110
127
315
585
712
1496
3725
La fascia di età maggiormente rappresentata è relativa ai 50–64 anni,
età in cui si verifica una maggiore insorgenza di patologie invalidanti.
La popolazione disabile, nota ai servizi, rappresenta il 2,8% del totale;
il dato risulta coerente con la media calcolata sull’intero territorio della
ASL MI3 (2,8%).
Pur valutando nel suo complesso positiva l’iniziativa si riportano alcuni
elementi di criticità:
i criteri adottati per l’inclusione dei soggetti nell’anagrafe
disabile delimitano il campo di indagine, infatti sono state
censite solo le persone presenti nei servizi;
nel censimento non viene utilizzato l’ICF Classificazione
internazionale del funzionamento, della salute e della disabilità;
si condivide l’opinione che per definire la disabilità sarebbe
opportuno utilizzare tale strumento – ancora poco diffuso tra i
servizi - per descrivere e misurare la salute e la disabilità. L’ICF
introduce un nuovo approccio integrato che tiene conto della
relazione fra lo stato di salute e l’ambiente consentendo una
valutazione approfondita e complessiva;
la rilevazione non considera la popolazione over 64;
il tipo di ricerca non consente di avere informazioni sulle
condizioni di vita della popolazione disabile residente sul
territorio.
Si constata che il dato raccolto più che indicare il numero di persone
disabili residenti sul territorio, rappresenta un’informazione relativa al
funzionamento dei servizi e alla capacità di accoglienza degli stessi.
I servizi possono rappresentare una parte dei bisogni ma non costituire
il fondamento di un’anagrafe inoltre, interpellando i soli servizi, non
viene rilevata la dimensione dinamica sociale ed ambientale.
Risulta comunque utile, a fini conoscitivi, poter confrontare i dati di
Ambito con quelli degli altri Comuni appartenenti all’ASL Milano3.
115
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Informazione e accesso ai servizi
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Il Segretariato Sociale rappresenta il luogo privilegiato di incontro tra i
Servizi e la popolazione e risponde all'esigenza primaria dei cittadini di:
avere informazioni complete in merito ai diritti, alle prestazioni,
alle modalità di accesso ai servizi;
conoscere le risorse sociali disponibili nel territorio, che possono
risultare utili per affrontare esigenze personali e familiari nelle
diverse fasi della vita.
Attraverso il progetto “Integrare l’Ufficio di Piano e i livelli essenziali” si
sono uniformate le modalità di accesso e accoglienza al Segretariato
Sociale dei cittadini dell’Ambito, come indicato dalla legge 328/00. Il
progetto ha previsto l’elaborazione e la successiva introduzione di
un’unica scheda di Segretariato tale da garantire una raccolta dati
uniforme e utile alla programmazione.
Il numero di attività ed iniziative, sviluppate nel triennio di
programmazione 2006-2008, finalizzate a favorire e potenziare
l’accesso ai servizi risulta significativo e vede la partecipazione e
l’impegno di soggetti diversi, sia pubblici sia del Privato Sociale; la
valutazione è complessivamente positiva in termini di copertura del
bisogno. Le azioni sviluppate riguardano prevalentemente in modo
distinto e separato i due territori comunali; solo poche di esse sono
promosse o gestite in forma associata.
Gli sforzi per potenziare il collegamento e promuovere forme di
collaborazione si sono concretizzati nella costituzione del Tavolo
Tematico politiche a favore delle persone disabili che rappresenta il
primo luogo di coordinamento tra servizi e soggetti di Sesto San
Giovanni e Cologno Monzese.
Nella realizzazione di progetti e azioni di informazione e
sensibilizzazione è prevalso l’utilizzo di prassi e modalità operative
consolidate, il livello di innovazione e sperimentazione registrato – sia
in termini di prodotti che di processi – appare limitato.
La questione relativa all'informazione e comunicazione è stata
analizzata da due differenti punti di vista: i cittadini quali destinatari
delle informazioni; gli operatori dei servizi quali diffusori di
informazioni per la cittadinanza.
L’analisi delle esperienze fatte e le informazioni raccolte, relativamente
al ruolo degli operatori, indica alcune aree di particolare criticità:
La circolazione delle informazioni risulta spesso difficoltosa; non
esiste un sistema di raccolta e diffusione strutturato e
organizzato;
Le informazioni disponibili presso i luoghi di accoglienza e
orientamento si limitano prevalentemente alle attività dei Servizi
territoriali; risulta carente il livello di investimento rispetto a
tutte le opportunità di promozione del benessere offerte
116
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
nell’Ambito e nei Comuni limitrofi: contesti ricreativi e di
socializzazione, biblioteche, attività sportive, eventi culturali,
viaggi e vacanze;
Risulta carente il livello di conoscenza, tra gli operatori
scolastici, in merito all’offerta formativa a favore dei ragazzi in
uscita dalle scuole secondarie di primo grado. Il materiale a
disposizione è limitato e non finalizzato a particolari categorie di
popolazione, ciò rende difficoltosa la costruzione di percorsi di
orientamento adeguati per alunni e famiglie.
Promozione del ruolo dell’Amministratore di sostegno
Elementi di analisi e criticità individuate:
Con la legge numero 6 del 9 gennaio 2004 è stata introdotta la figura
dell’Amministratore di sostegno per la tutela legale e la protezione
delle persone con disabilità. Questa figura si aggiunge agli istituti
dell’interdizione e dell’inabilitazione con il compito di assistere in modo
più adeguato la persona, rispettando i suoi bisogni, le sue aspirazioni e
i suoi limiti, prendendosi cura e non sostituendosi ad essa.
L’Amministratore è una persona che, in modo volontario, supporta chi
ha difficoltà nel compiere o gestire attività inerenti alla propria
quotidianità; non deve essere un professionista in campo giuridico,
sociale o amministrativo ma una persona motivata a mettersi in
relazione, ascoltare e comprendere le necessità, capace di attivare
opportuni risorse e opportunità. Le sfere di intervento sono di norma:
la gestione economica e patrimoniale, il supporto all’esercizio dei diritti
e doveri civici (votare, firmare dei documenti…) e all’espletamento
delle pratiche burocratiche, per le scelte relative alla cura della salute.
In base al profilo funzionale della persona vengono indicate le aree di
competenza dell’Amministratore. Ogni anno il giudice verifica e valuta
l’adeguatezza delle scelte e delle decisioni prese.
La richiesta si effettua con un ricorso depositato nella cancelleria del
Giudice Tutelare; la procedura istruttoria non è onerosa.
Le associazioni possono essere punto di riferimento attraverso azioni di
promozione e diffusione delle informazioni a favore dei cittadini e
fornendo una lista di persone volontarie pronte ad assumere il ruolo e
la funzione di Amministratore di sostegno.
Molte famiglie non conoscono questo strumento giuridico ancora
relativamente nuovo;
La misura dell’Amministratore di Sostegno dovrebbe essere attivata
al compimento dei 18 anni; di frequente le famiglie affrontano la
questione solo in conseguenza all’invecchiamento dei genitori,
mentre sarebbe opportuno avviare questo percorso precocemente;
Molte sono le famiglie che si rivolgono all’Ufficio Tutele dei Comuni
per avere questo tipo di supporto.
117
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Aumento del numero di utenza straniera disabile
Elementi di analisi e criticità rilevate:
L’aumento della presenza di utenza straniera pone ai servizi
specialistici un problema organizzativo, di risorse umane e
professionali.
Negli ultimi due anni le Istituzioni scolastiche testimoniano un
aumento del numero di alunni disabili stranieri in particolare nella
scuola dell’Infanzia.
I partecipanti al Tavolo Tematico politiche a favore delle persone
disabili individuano – ad oggi - nella figura del Mediatore linguistico
culturale uno degli strumenti utili a facilitare la comunicazione e la
relazione con la famiglia, al fine di favorire una maggiore e migliore
adesione al percorso terapeutico proposto. Il Mediatore potrebbe
essere particolarmente utile nelle prime fasi di lavoro con l’utente e
quando sussistono problemi linguistici tali da rendere impossibile la
comunicazione.
E’ inoltre necessario investire sulla formazione degli operatori con
l’obiettivo di:
• acquisire strumenti e modalità utili all’approfondimento
diagnostico da utilizzare con l’utenza straniera – oggi i
test adoperati sono culturalmente improntati e usano la
lingua italiana.
• approfondire alcuni aspetti culturali, ad esempio come
viene intesa la disabilità nelle differenti culture.
Prevalentemente il fenomeno riguarda i minori disabili, meno
significativa l’incidenza sugli adulti.
Relativamente a tale fenomeno si individuano due possibili assi di
sviluppo:
approfondire ulteriormente le caratteristiche del fenomeno
anche attraverso il contributo del progetto attualmente in corso
“Accoglienza e promozione per una cultura dell’integrazione” che
prevede, tre le altre cose, l’utilizzo del Mediatore linguistico e
culturale nelle scuole del territorio dell’Ambito e nei servizi
Sociali;
costituire un gruppo di lavoro integrato con il Tavolo Tematico
politiche a favore dei cittadini immigrati al fine di individuare
possibili ambiti di progettazione e collaborazione sul tema.
Promozione dell’autonomia e integrazione sociale: scuola,
lavoro e comunità
I percorsi di sviluppo dell’autonomia e di integrazione devono essere
finalizzati a valorizzare il ruolo sociale, garantendo al contempo il
rispetto dei ritmi di vita e le necessità quotidiane della persona
disabile. I percorsi di autonomia sono finalizzati all’acquisizione delle
abilità necessarie all’adattamento sociale nei differenti contesti.
118
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Il processo di promozione dell’autonomia e di integrazione sociale deve
essere attivato sin dai primi anni di vita del bambino; solo
intervenendo precocemente, attraverso un progetto finalizzato
all’acquisizione di competenze e abilità sociali - ove fattibile -, è
possibile garantire una crescita armonica e continuativa alla persona.
La promozione dell’autonomia e l’integrazione sociale rappresentano i
principali obiettivi dei percorsi di inserimento scolastico e lavorativo,
nonché delle attività di socializzazione e inclusione nella vita della
comunità.
Si analizzeranno, nello specifico, i seguenti ambiti di intervento:
Integrazione dei disabili nelle scuole di ogni ordine e grado;
Passaggio scuola lavoro;
Inserimento lavorativo;
Socializzazione e integrazione nella vita della comunità.
1. Integrazione dei disabili nelle scuole di ogni ordine e grado:
Per meglio rappresentare il fenomeno si riportano di seguito i dati
relativi al numero di alunni disabili iscritti presso le scuole dell’infanzia,
primaria e secondaria dell’Ambito, negli anni scolastici 2006/2007 2007/2008 - 2008/2009:
AS 2006/2007
Ordine di scuola
Scuola dell'infanzia
Scuola primaria
Secondaria I grado
Totale
Iscritti
1543
2845
1667
6055
Sesto S G
Disabili
47
99
109
255
%
3,04
3,47
6,53
4,21
Cologno M
Iscritti Disabili
%
919
22
2,39
2110
71
3,36
1132
54
4,77
4161
147
3,53
AS 2007/2008
Ordine di scuola
Scuola dell'infanzia
Scuola primaria
Secondaria I grado
Totale
Iscritti
1502
2874
1668
6044
Sesto S G
Disabili
40
107
99
246
%
2,66
3,61
5,93
4,07
Cologno M
Iscritti
Disabili
900
15
2049
69
1205
60
4154
144
%
1,66
3,36
4,97
3,46
AS 2008/2009
Ordine di scuola
Scuola dell'infanzia
Scuola primaria
Secondaria I grado
Totale
Sesto S G
Iscritti Disabili
1599
29
2899
106
1645
86
6143
221
%
1,81
3,65
5,22
3,59
Iscritti
937
2013
1207
4157
Cologno M
Disabili
18
68
50
136
%
1,92
3,37
4,14
3,27
Tabella 1 - Numero di alunni e presenza di minori disabili. Fonte: Amministrazioni
Comunali.
119
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Aumentano le richieste di supporto educativo da parte degli Istituti
scolastici per la gestione di casi molti gravi, spesso caratterizzati da
pluriminorazioni e con patologie psichiatriche; inoltre aumenta il
numero di stranieri e crescono i casi di autismo.
La scuola è strutturata attraverso obiettivi istituzionali finalizzati
all’apprendimento cognitivo e si trova talvolta impreparata nel gestire
casi così complessi; inoltre alcune criticità di ordine organizzativo,
come ad esempio l’elevato turn over degli insegnati di sostegno,
complicano ulteriormente il contesto.
Per i disabili gravi con pluriminorazioni, che mostrano difficoltà a livello
relazionale prima ancora che sociale o cognitivo, la scuola fatica ad
essere davvero un luogo di accoglienza e integrazione e non riesce a
rispondere adeguatamente alle necessità e a tutti i bisogni specifici di
cui questa fascia di utenza è portatrice. Sarebbe più utile individuare
soluzioni organizzative differenti che prevedano, ad esempio, interventi
domiciliari, momenti di riposo e relax, occasioni di socializzazione,
accompagnamento ad attività sportive. L’inserimento nel contesto
scolastico a tempo pieno è una risposta standardizzata pensata più per
dare sollievo alle famiglie che per intervenire in maniera efficace sulle
condizioni di vita dei bambini.
Ci sono alcune esperienze positive, avviate in altri territori, dove si è
provato a risolvere la questione relativa alla gestione dei disabili gravi
in modo differente. A Monza alcune scuole primarie hanno attivato al
proprio interno un CSE Piccoli, dedicando all’accoglienza degli spazi
adeguatamente predisposti ed attrezzati per questo scopo. I bambini
che, ad esempio, non sono in grado restare in classe per l’intero orario
possono usufruire di uno luogo idoneo al relax e allo svolgimento di
attività alternative. Diversi sono gli aspetti positivi da sottolineare: da
un lato viene garantito il diritto all’integrazione attraverso il costante
contatto con il gruppo classe, infatti i progetti educativi individualizzati
prevedono lo svolgimento di alcune attività in aula e di altre presso il
CSE Piccoli. Inoltre, avere all’interno del plesso scolastico uno spazio
dedicato ha ricadute positive anche sulle modalità di collaborazione tra
insegnanti di sostegno, risorse educative e servizi specialistici e
garantisce una maggiore continuità degli interventi.
Un altro nodo di criticità (che verrà meglio affrontato nel paragrafo
Frammentazione di interventi ed obiettivi) riguarda l’utilizzo del PEI
come strumento per favorire l’integrazione degli obiettivi nella gestione
degli utenti in carico a più servizi.
Durante l’anno scolastico 2007/2008 il Comune di Cologno con
l’obiettivo di meglio destinare le risorse e razionalizzare gli interventi
ha avviato, in collaborazione con gli istituti scolastici del territorio, un
interessante percorso che vede differenti step:
l’attivazione di momenti di confronto e condivisione dei PEI per
meglio programmare finalità e obiettivi dell’attività educativa.
la costituzione di un gruppo di lavoro con tutti gli attori
interessati – UONPIA, insegnanti di sostegno, educatori di
120
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
riferimento – per uniformare i criteri di assegnazione degli
interventi educativi e per definire modalità di costruzione del PEI
omogenee.
l’elaborazione di un protocollo di intesa con le scuole, in cui sarà
coinvolto anche UONPIA, al fine di definire le modalità di presa
in carico dei minori disabili e le differenti competenze.
Questa modalità di lavoro e di analisi potrebbe essere trasferita anche
nell’ambito della Conferenza di Servizio che vede la presenza del
Comune di Sesto San Giovanni e delle istituzioni scolastiche del
territorio, istituita sulla base del protocollo d’intesa per la realizzazione
di azioni specifiche riguardanti lo sviluppo delle potenzialità degli alunni
disabili.
Nell’ultimo triennio il numero di utenti che ha usufruito del supporto
educativo erogato dalle Amministrazioni Comunali è aumentato,
conseguentemente è cresciuto anche il monte ore settimanale a loro
dedicato. Per l’anno scolastico 2007/2008 si registra la seguente
distribuzione: 380 ore settimanali di supporto educativo a Cologno
Monzese, 530 Sesto.
Tale incremento è riscontrabile in ogni ordine di scuola come
testimoniano i dati di seguito riportati:
2005/2006
2006/2007
2007/2008
Alunni con supporto educativo
Infanzia
7
19
22
Sesto San
Primaria
25
21
28
Giovanni
Secondaria I grado
4
5
9
Totale Sesto
36
45
59
Infanzia
12
11
11
Cologno
Primaria
19
24
21
Monzese
Secondaria I grado
15
16
23
Totale Cologno
46
51
55
TOTALE
82
96
114
Tabella 2 - Numero di alunni che, negli anni scolastici 2005/2006; 2006/2007;
2007/2008 ha usufruito del supporto educativo. Fonte: Amministrazioni Comunali.
Per meglio comprendere le ragioni di tale situazione è necessario
monitorare:
1. l’andamento della presenza di alunni disabili nelle scuole;
2. il monte ore assegnato per il sostegno scolastico dal CSA ad
ogni singolo istituto.
Solo dopo aver analizzato questi elementi sarà possibile sostenere se
l'aumento di interventi da parte delle due Amministrazioni abbia di
fatto garantito una maggiore integrazione oppure se queste azioni si
configurano come sostitutive di altre.
Si stabilisce di inserire un focus specifico sul tema dell’orientamento
scolastico:
Il materiale informativo disponibile relativamente all’offerta
formativa a favore dei ragazzi in uscita dalle scuole secondarie
121
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
di primo grado è poco adeguato: è necessario un maggior
sostegno informativo alle famiglie e agli insegnati di sostegno
per meglio orientare la scelta. Tale criticità è particolarmente
evidente nei ragazzi con gravi disabilità che necessitano, a
maggior ragione, di una consulenza specifica per individuare un
percorso finalizzato all’integrazione scolastica.
Assenza da parte delle strutture scolastiche di attività di
orientamento individuale su: percorsi da proporre al termine
della scuola secondaria di primo grado e opportunità formative
offerte del nostro territorio e dai territori limitrofi. Le attività
promosse dalle scuole sono, in genere, rivolte a tutti gli
studenti; non esistono percorsi di accompagnamento dedicati
nello specifico ai ragazzi disabili e alle loro famiglie.
L’informazione a disposizione dei genitori - pubblicazioni,
opuscoli, open day organizzati dai singoli istituti – andrebbe
affiancata da percorsi di accompagnamento e sostegno alla
scelta.
2. Passaggio scuola lavoro
Sempre nella logica della costruzione di percorsi che promuovono una
crescita armonica e un incremento delle abilità, si riscontra la
mancanza di un adeguato collegamento tra scuola e mondo del lavoro.
I percorsi di orientamento al lavoro dovrebbero avere la doppia
valenza di creare da un lato le condizioni propedeutiche all’integrazione
lavorativa e dall’altro, attraverso brevi esperienze formative favorire
l’acquisizione di competenze tecnico professionali.
Per accedere a percorsi di formazione professionale e di integrazione
lavorativa è necessario acquisire alcune abilità sociali, che
costituiscono dei veri e propri prerequisiti senza i quali qualsiasi
progetto di inserimento risulta potenzialmente fallimentare.
I Servizi di promozione dell’autonomia sono finalizzati all’individuazione
e al potenziamento di abilità e competenze di tipo sociale necessarie
all’integrazione nella comunità locale. Sul territorio esistono delle unità
d’offerta progettate a tale scopo, tuttavia nel tempo hanno assunto
una doppia valenza: alle attività di promozione delle competenze si
affianca l’accoglienza di utenti, in numero rilevante, reduci da percorsi
di integrazione lavorativa non riusciti.
Si riflette sulla necessità di finalizzare maggiormente gli interventi
all’acquisizione di competenze che garantiscano una reale possibilità di
accesso al mercato del lavoro, non è pensabile, infatti, promuovere
questo genere di percorsi – che spesso richiedono dei tempi lunghi non
compatibili con le necessità delle imprese – in contesti produttivi e
professionali o nelle Cooperative sociali di tipo B.
3. Inserimento lavorativo:
Le criticità rilevate sono schematicamente riconducibili al/alle:
Contesto:
Un mercato del lavoro, sempre in continuo cambiamento, impone la
necessità di riflettere su differenti forme di investimento per facilitare
l’inserimento lavorativo delle persone con disabilità e per promuovere
122
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
azioni di sensibilizzazione al tema della responsabilità sociale di
impresa. Inoltre la crisi economica che sta investendo l’economia
nazione riduce ulteriormente le già scarse opportunità di inserimento
professionale.
Il 70% dei contratti stipulati dalle aziende è a tempo determinato:
viene meno la stabilità e continuità del lavoro per persone che, in
modo particolare, hanno difficoltà ad essere adeguatamente flessibili
rispetto alle richieste del mercato del lavoro.
Si assiste ad un fenomeno di decremento delle aziende in convenzione
con la Provincia di Milano: nel 2001 le aziende ammontavano a 2500,
oggi sono circa 700.
Caratteristiche dell’utenza:
Si rileva un costante aumento, negli anni, di utenza con svantaggio
generico (Legge 381/91) rispetto all’utenza con disabilità (Legge
68/99). Inoltre le persone iscritte alle liste della Provincia di Milano
affette da problematiche di tipo intellettivo e psichiatrico sono sempre
più numerose e rappresentano circa il 46% del totale degli iscritti. I
percorsi di inserimento per persone con questo genere di
problematiche sono medio lunghi: dalla segnalazione alla presa in
carico
avvengono
cambiamenti che
ostacolano
la
linearità
dell’inserimento lavorativo. Aumenta, inoltre, la richiesta di azioni di
monitoraggio finalizzato al mantenimento del lavoro.
Il monitoraggio del percorso di inserimento è utile non solo per
intervenire nelle situazioni di difficoltà dell’utente ma anche per poter
progettare un adeguato percorso di crescita professionale.
Integrazione tra servizi e prestazioni:
L’accompagnamento al lavoro di persone con ritardo cognitivo o
problemi psichiatrici richiede una presa in carico globale dell’utente. E’
necessario migliorare la rete con il Servizio Sociale dei Comuni e con i
servizi specialistici territoriali. Spesso l’utenza in carico al servizio
necessita di interventi per sviluppare e migliorare le abilità necessarie
all’inserimento in un contesto lavorativo. Si riflette sulla possibilità di
strutturare attività differenti dal CDD, il CSE e lo FSA finalizzate
all’inserimento lavorativo.
4. Socializzazione e integrazione nella vita della comunità:
Dall’analisi dei dati di monitoraggio emerge uno scenario caratterizzato
da luci ed ombre; visto l’elevato livello di adeguatezza riscontrato – ad
esempio - negli interventi assistenziali e di tutela sarebbe auspicabile
anche nell’ambito dell’integrazione del disabile ottenere un analogo
livello di qualità, promuovendo sistemi di monitoraggio e valutazione
sempre più efficaci.
L’esperienza più significativa, realizzata nel triennio, finalizzata a
favorire l’inserimento di minori disabili in strutture ludiche e ricreative
è il potenziamento della capacità ricettiva dei Centri Ricreativi Estivi sia
a Sesto che a Cologno; vista la crescente domanda di partecipazione
da parte dei bambini disabili, le due Amministrazioni Comunali hanno –
per l’estate 2007 e 2008 – aumentato lo stanziamento economico al
fine di garantire l’inserimento di tutti i minori disabili richiedenti.
123
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Pur valutando positivamente l’iniziativa si rileva la seguente criticità: il
servizio è rivolto solo agli alunni della scuola dell’infanzia e primaria,
resta invece scoperto il bisogno di accudimento e cura – nel periodo
estivo - dei bambini disabili delle scuole secondarie di primo grado.
Inoltre, durante il triennio, non si sono registrati accordi, né formali né
informali, finalizzati a sostenere l’inserimento di persone disabili in
contesti ludico, ricreativi e di socializzazione; esistono esperienze non
formalizzate e occasionali che riguardano però un numero limitato di
persone.
Cresce inoltre – in tutte le fasce di età - la richiesta di sostegno al
trasporto per il tempo libero.
Supporto alla famiglia
Si precisa che all’interno di questa area di intervento rientrano tutte le
azioni che hanno come finalità il supporto alla famiglia attraverso:
- sostegno ai carichi di cura;
- sviluppo e miglioramento delle relazioni intra/extra familiari
- erogazione di contributi economici;
- percorsi di supporto, counseling e sostegno psicologico.
Il numero di attività ed iniziative, promosse nel triennio, finalizzate a
favorire e potenziare il supporto alle famiglie trova la partecipazione e
l’impegno di soggetti diversi sia pubblici che privati attraverso risposte
diversificate.
I modelli e le risposte organizzative messe in campo dai due Comuni
per offrire forme di sollievo e supporto alle famiglie dei disabili gravi
sono simili: Servizio SAD, Assistenza Domiciliare (ADM/ADH),
inserimento in strutture diurne (CDD) che prevedono anche periodi di
vacanza. Le Amministrazioni Comunali rispondono al bisogno
individuato in maniera consistente attraverso interventi consolidati e
stabili, anche tramite l’erogazione di titoli sociali. Prevale, quale forma
di sostegno e sollievo per le famiglie, l’inserimento dei disabili in
strutture residenziali e centri diurni.
I Servizi Specialistici prevedono il coinvolgimento, nei percorsi di presa
in carico dell’utente, dell’intero nucleo familiare con l’obiettivo di
facilitare la relazione tra la persona disabile e la sua famiglia e per
favorire l’instaurarsi di dinamiche positive all’interno del nucleo.
Promosse e sostenute prevalentemente dal Privato Sociale e dalle
organizzazioni di volontariato le esperienze di sostegno alla famiglia
attraverso:
la costituzione e il mantenimento di gruppi di auto-mutuo aiuto;
percorsi consapevoli per affrontare il tema del “dopo di noi”;
percorsi di supporto, counseling e sostegno psicologico.
Di particolare interesse la sperimentazione “Spazio per l’Integrazione
sociale e territoriale dei disabili e per l’attività di sostegno e mutuo
124
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
aiuto alle famiglie” realizzato da Cooperativa Lotta Contro
L’Emarginazione, Associazione Con Noi Dopo di Noi e Comune di
Cologno Monzese; le azioni sono rivolte a familiari e persone disabili
utenti del CDD di Cologno Monzese e si realizzano 3 giorni alla
settimana negli orari pomeridiani post attività del CDD, nelle sere e nei
weekend. L’obiettivo dichiarato è quello di alleviare il tempo di cura a
carico della famiglia.
Riepilogo delle criticità riscontrate:
Le famiglie con sempre maggiore frequenza chiedono aiuto
nell’individuare e programmare soluzioni future finalizzate a
garantire una buona qualità di vita al figlio. Il “dopo di noi” si sta
caratterizzando come un problema consistente e nei prossimi
anni riguarderà un numero sempre maggiore di persone, è
quindi indispensabile procedere ad un’analisi delle singole
situazioni e iniziare a programmare soluzioni adeguate.
Cresce il numero di persone disabili con genitori soli o anziani
che, sempre più spesso, richiedono un supporto e/o sollievo
rispetto ai carichi di cura e alla gestione familiare.
Aumentano le richieste di assistenza domiciliare in tutte le fasce
di età.
Si registrano grosse difficoltà nell'inserimento di disabili gravi
nelle strutture residenziali, in particolare per l’utenza adulta.
Spesso si deve quindi fare ricorso a RSD - Residenza Sanitario
Assistenziale per Disabili - fuori dal territorio con un
conseguente sradicamento dal contesto familiare e sociale di
riferimento.
Assenza di sostegno psicologico a favore dei genitori per
sostenere il percorso di accettazione della disabilità del proprio
figlio.
Aumento delle richieste da parte delle famiglie di supporto nel
compito di cura e accudimento; cresce la domanda di
accompagnamento dei ragazzi disabili alle opportunità del
territorio.
Assenza di opportunità ludiche, ricreative e di socializzazione per
i ragazzi delle scuole medie durante il periodo estivo. L’assenza
di attività o strutture in questo periodo dell’anno fa ricadere la
gestione del ragazzo disabile sulle famiglie.
Lungo le diverse fasi di vita della persona disabile il sostegno alle
famiglie assume valenze e significati differenti; infatti, se nei primi anni
di vita del bambino è necessario accompagnare i genitori in un
percorso di accettazione della disabilità del figlio, successivamente
diventa importante l’aiuto alla definizione di un progetto di vita
finalizzato a sostenere e promuovere l’autonomia. In conseguenza
all’invecchiamento del nucleo, infine, risulta centrale il supporto alla
famiglia nell’affrontare percorsi consapevoli del “dopo di noi” anche
attraverso l’attivazione di gruppi di mutuo aiuto e la progettazione di
adeguate soluzione abitative.
125
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Frammentazione di interventi ed obiettivi
Il tema della frammentazione di interventi e servizi viene analizzato da
due differenti punti di vista:
Scarsa integrazione e collaborazione tra servizi
Sul territorio si rileva l’assenza di accordi formali che regolano le
collaborazioni tra servizi specialistici, in maniera particolare con CPS e
Sert., e i soggetti che si occupano a diverso titolo di disabilità. Al
momento il livello di collaborazione è garantito dal contributo degli
operatori che condividono l’importanza del lavoro di rete; spesso i
contatti avvengono tramite relazioni personali. E’ necessario
riconoscere la complementarietà delle funzione attraverso le
definizione di sistemi di responsabilità condivisi e sanciti con protocolli
formali.
Scarsa integrazione degli obiettivi nella gestione dell’utenza in
carico a più servizi:
Gli operatori testimoniano una criticità relativa alla mancanza di
progetto globale di presa in carico della persona disabile lungo tutto il
processo di crescita e inclusione nei differenti contesti. Questo
approccio presuppone la condivisione di obiettivi e la collaborazione tra
i vari soggetti che partecipano alla gestione e cura della persona in
carico, al fine di evitare una frammentazione negli interventi.
Sarebbe necessario condividere maggiormente le informazioni e
aggiornare la storia personale dell’utente, anche in maniera
informatizzata, così da garantire una continuità nel lavoro degli
operatori. Questa modalità operativa supererebbe le criticità legate
all’assenza di circolazione di informazione tra gli operatori e quelle
legate alla qualità e continuità degli interventi a favore della persona
disabile. E’ assente da parte degli operatori una visione di insieme e
conseguentemente risulta difficile coordinare e finalizzare gli interventi.
In particolare si specifica:
Le informazioni raccolte dai servizi hanno più la finalità di
rappresentare le attività realizzate piuttosto che testimoniare il
percorso fatto con l’utente e valorizzare i possibili ambiti di
miglioramento. La documentazione è costruita a partire dalle
caratteristiche organizzative e non con l’obiettivo di indicare il
percorso e gli obiettivi di miglioramento.
Il PEI, che potrebbe rappresentare il luogo di integrazione degli
obiettivi nella gestione dell’utenza in carico a più servizi, è a
volte sotto utilizzato e non riveste alcun ruolo strategico. Il
profilo dinamico funzionale, che consente di costruire un
progetto complessivo di presa in carico, potrebbe rappresentare
un punto di riferimento importante per omogeneizzare le
modalità di costruzione e utilizzo del PEI. Il PDF prevede la
valutazione e l’individuazione di differenti aspetti: capacità
affettivo relazionale, comunicazione e linguaggio, livelli di
autonomia, abilità motorie, sensoriali e percettive, aspetti neuro
psicologici e cognitivi, apprendimento curriculare.
126
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Priorità di intervento
Informazione e accesso ai servizi
Strumenti:
Per garantire una corretta informazione alla cittadinanza si
individua quale obiettivo prioritario la realizzazione della Carta
dei servizi di Ambito, anche in coerenza con quanto indicato
nella Legge 3. Si prevede inoltre che il Tavolo Tematico politiche
a favore delle persone disabili contribuisca fattivamente alla
definizione di Linee guida utili alla stesura della Carta dei servizi.
Con l’obiettivo di favorire la circolazione e l’aggiornamento delle
informazioni tra gli operatori, si stabilisce di realizzare alcune
pagine web, nel sito del Piano di Zona attualmente in
costruzione, dinamiche e interattive dove:
• scambiare materiali, notizie, utilità;
• aggiornare costantemente la mappa del sistema d’offerta;
• creare possibili ambiti di progettazione e collaborazione;
La sezione del sito dedicata all’area disabilità sarà progettata e
strutturata a partire dalle indicazioni dei partecipanti. Il Tavolo si
costituisce come gruppo operativo che fornisce i contenuti utili e
individua le migliori e più efficaci modalità di realizzazione.
Contenuti:
Potenziare la funzione informativa dei luoghi di accoglienza e
orientamento della cittadinanza; le informazioni rivolte alla
popolazione disabile devono riferirsi a tutte le opportunità di
promozione del benessere offerte dal territorio e dai Comuni
limitrofi (contesti ricreativi e di socializzazione, biblioteche,
attività sportive, eventi culturali…) e non limitarsi ai soli Servizi
territoriali;
Produrre materiale sull’offerta formativa a favore dei ragazzi in
uscita dalle scuole secondarie di primo grado, al fine di
sostenere adeguatamente le attività di orientamento svolte da
educatori e insegnanti di sostegno.
Promozione del ruolo dell’Amministratore di sostegno
Le progettazioni finalizzate a promuovere la figura dell’Amministratore
di sostegno dovranno prevedere differenti livelli di informazione e
sensibilizzazione e tenere conto dei seguenti elementi:
Promuovere tra le famiglie la conoscenza in merito alla figura
dell’Amministratore di sostegno anche in collaborazione con le
realtà che già sostengono tali percorsi (Asl, Provincia, Regione,
Associazioni);
Attivare forme di accompagnamento supportando le famiglie,
attraverso percorsi individualizzati e consulenziali, nella ricerca
della forma più adatta di sostegno e tutela del proprio parente
disabile;
127
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Sostenere le famiglie nell’adempimento della pratica a partire
dalla fase all’istruttoria: documenti da produrre, relazione
tecnica per il tribunale, ecc.
Promuovere azioni di sensibilizzazione rivolte a famiglie con
minori disabili; se il tema viene affrontato precocemente diventa
un’importante occasione di promozione dell’autonomia. Per il
raggiungimento di questo obiettivo si propone di coinvolgere i
Servizi Specialistici dedicati ai minori e gli istituti scolastici.
Attivare percorsi formativi destinati alle associazione anche in
collaborazione con le realtà che già promuovono tali percorsi
(Provincia, Regione, Assocaizioni, Asl).
Promozione dell’autonomia e integrazione sociale: scuola,
lavoro e comunità
La promozione dell’autonomia e l’integrazione sociale rappresentano i
principali obiettivi dei percorsi di inserimento scolastico e lavorativo,
nonché delle attività di socializzazione e inclusione nella vita della
comunità.
Si analizzeranno pertanto le priorità relative ai differenti ambiti di
interveto:
Integrazione dei disabili nelle scuole di ogni ordine e grado:
Intervenire all’interno della scuola dell’infanzia, primaria e
secondaria di primo grado, con progetti di supporto educativo
mirati a favorire la piena integrazione scolastica di bambini,
alunni e studenti disabili condividendo, con il mondo adulto di
riferimento, l’elaborazione, la gestione e verifica delle
azioni/obiettivi specifici destinati a ciascun utente.
Avviare una rilevazione e un monitoraggio delle risorse
assegnato per il sostegno scolastico dall’Ufficio Scolastico
Provinciale (CSA) ad ogni singolo istituto del territorio per una
migliore e più adeguata rappresentazione del fenomeno.
Il Tavolo Tematico politiche a favore delle persone disabili si
impegna a promuovere un gruppo di lavoro - in collaborazione
con gli Istituti scolastici interessati - con l’obiettivo di
individuare, analizzare e promuovere modelli organizzativi
alternativi, a quelli attualmente disponibili, mirati all’inserimento
scolastico degli alunni disabili gravi. Entro un anno dalla
pubblicazione del piano di Zona 2009-2011 il gruppo si impegna
a produrre un report del lavoro svolto e uno studio di fattibilità
relativo ad un modello organizzativo sperimentale. Il materiale
verrà poi illustrato e presentato al Tavolo di consultazione del
terzo settore.
Sostenere gli alunni disabili con attività di orientamento al fine di
garantire un passaggio accompagnato e adeguato da un ciclo di
scuola ad un altro. Tali attività dovranno prevedere la
realizzazione di colloqui individuali con gli alunni e le loro
famiglie. Particolare attenzione dovrà essere dedicata alla fase di
128
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
passaggio dalla secondaria di primo grado alla secondaria di
secondo grado e al termine del biennio anche sostenendo, con
azioni mirate, la fase di accoglienza e ingresso nel nuovo
contesto.
Passaggio scuola lavoro:
Promuovere sul territorio delle progettazioni, nell’ambito delle
unità d’offerta già esistenti, con la finalità di sviluppare e
migliorare le abilità e le competenze necessarie ad un possibile
inserimento lavorativo.
Integrazione lavorativa:
Migliorare l’integrazione tra il Servizio SISL e i Servizi sociali
invianti anche attraverso la costituzione di protocolli operativi
che vedano il diretto coinvolgimento degli operatori referenti
nelle differenti fasi del percorso: invio, monitoraggio, dimissioni.
Costruire e rinsaldare i legami con le realtà produttive locali, non
solo attraverso il dialogo con le associazioni di categoria ma
individuando strumenti e strategie innovative con l’obiettivo di
aumentare la disponibilità di postazioni.
Promuovere percorsi formativi individualizzati coerenti con le
esigenze del mercato del lavoro.
Promuovere forme di sensibilizzazione al tema della
responsabilità sociale di impresa, anche con il coinvolgimento
del Privato Sociale e delle organizzazioni sindacali.
Integrazione nella vita della comunità:
Considerata l’ampiezza della problematica si individuano tre assi
prioritari di intervento:
potenziare le attività di trasporto finalizzate alla partecipazione
del disabile ad attività ludiche e ricreative e più in generale alla
vita della comunità;
attivare convenzioni che favoriscano e incentivino la
partecipazione dei cittadini disabili alle attività sportive, anche
prevedendo un’adeguata formazione degli operatori sportivi;
sostenere l’inserimento dei minori disabili nei Centri Ricreativi
estivi.
Supporto alla famiglia
Il sostegno alla famiglia - declinato nelle forme del supporto
psicologico, della promozione dell’auto-mutuo aiuto, della creazione di
percorsi consapevoli per affrontare il “dopo di noi” – meriterebbe una
riflessione approfondita a livello istituzionale e la sperimentazione di un
approccio innovativo al problema, anche prevedendo gli interventi
sopra citati in modo correlato e integrato.
In particolare risulta prioritario promuovere esperienze di sostegno
psicologico rivolte ai familiari con la finalità di aiutarli ad affrontare
eventuali problematiche personali connesse alla presenza di un
129
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
familiare disabile. Tali attività devono rivolgersi prevalentemente ai
neo genitori, per aiutarli e sostenerli nella fase iniziale del loro
percorso.
Si ritiene che gli strumenti utilizzati dalle Amministrazioni Comunali per
supportare la famiglia - servizi di assistenza domiciliare ed educativa,
erogazione di titoli sociali, inserimento in centri diurni e strutture
residenziali – siano da considerare prioritari anche per il triennio 20092011.
Frammentazione di interventi ed obiettivi
Vista l’elevata complessità del tema e le molteplici implicazioni si
stabilisce di individuare un primo obiettivo prioritario: il Tavolo
Tematico politiche a favore delle persone disabili si impegna a
promuovere un gruppo di lavoro - in collaborazione con gli Istituti
scolastici interessati – con l’obiettivo di elaborare delle linee guida
territoriali relative alle modalità di costruzione e utilizzo del PEI. Tale
attività ha il duplice obiettivo di: omogeneizzare le modalità di stesura
e migliorare la qualità di questo importante strumento.
130
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
POLITICHE A FAVORE DEI CITTADINI ANZIANI
Analisi delle criticità
L’individuazione delle criticità presenti sul territorio dell’Ambito di Sesto
San Giovanni ha visto l’integrazione di differenti elementi:
- analisi e valutazione del sistema di offerta;
- dati emersi dal monitoraggio delle priorità contenute nel Piano di
Zona 2006-2008;
- evoluzione della struttura socio demografica del territorio;
- dati provenienti dai servizi istituzionali e dal Piano di Salute del
distretto Socio Sanitario di Sesto San Giovanni.
Per rappresentare adeguatamente il sistema di criticità, e sintetizzare
gli elementi emersi, si è provveduto a ricomporre il quadro attraverso
un’articolazione per le aree tematiche di seguito elencate:
Informazione e comunicazione;
Problematiche sociali connesse alla condizione di non
autosufficienza;
Assistenti Familiari;
Armonizzazione dei sistemi di domiciliarità;
Integrazione sociosanitaria: stato di attuazione del protocollo
dimissioni protette
Informazione e comunicazione
Elementi di analisi:
I problemi relativi all’informazione e comunicazione vengono
rappresentati in una duplice dimensione:
1. inadeguata diffusione delle informazioni rivolte ai cittadini sugli
interventi e sul sistema di offerta.
2. insufficiente circolazione delle informazioni tra gli operatori dei
diversi servizi. Quest’ultimo aspetto è strettamente correlato con
il grado di integrazione degli interventi e incide sulla quantità di
domande improprie rivolte ai servizi da parte della cittadinanza.
Attraverso il monitoraggio della priorità informazione e comunicazione
a favore della popolazione anziana del territorio dell’Ambito è stato
possibile evidenziare alcuni aspetti peculiari realtivamente:
1. al sistema informativo;
2. alle tecniche di comunicazione utilizzate.
Sistema informativo:
Il Piano di Zona 2006-2008 indica quale intervento specifico il
potenziamento della funzione informativa dei Centri Anziani.
Tale indicazione incontra alcuni limiti a partire dalle
caratteristiche del target. I Centri Anziani, infatti, sono
frequentati da persone in buone condizioni di salute che esprimo
la necessità di socializzare, divertirsi, dedicarsi ad attività
culturali e ricreative. Per questa ragione risulta poco adeguato
131
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
individuare questi luoghi come deputati alla circolazione di
informazioni sui servizi rivolti alle persone non autosufficienti,
bisognose di cura e assistenza. Al contrario, le comunicazioni
relative alla promozione di stili di vita sani e all’educazione
sanitaria, così come la diffusione di informazioni relative ad
attività culturali, ludiche e ricreative possono trovare uno spazio
adeguato presso i Centri.
Il materiale cartaceo non risulta distribuito secondo una
strategia predefinita, ma lo si ritrova generalmente nelle sedi
istituzionali o dei servizi, mentre la diffusione nei contesti non
istituzionali è scarsa o a “macchia di leopardo”.
Le organizzazioni del terzo settore fanno ricorso a differenti
strumenti cartacei e a siti web per informare della loro attività,
ma senza programmare un adeguato piano di distribuzione.
L’assenza di una riflessione sul metodo di diffusione
dell’informazione espone al rischio dell'autoreferenzialità.
Il “passaparola” è il principale mezzo di circolazione delle
informazioni e, in misura minore, le ricerche condotte tramite lo
strumento Pagine Gialle o sul web.
Esiste la propensione ad informare circa quel che il proprio ente
offre o promuove piuttosto che ad adottare strategie
comunicative e di diffusione specifiche al target che si vuole
raggiungere. Per poter impattare sulla criticità informazione e
comunicazione verso i cittadini, e tra gli operatori, è necessario
un cambiamento di approccio ai metodi di comunicazione e
diffusione da parte di tutte le organizzazioni che operano sul
territorio.
Si segnala un incremento di domande inadeguate e non
conformi alle prestazioni previste all’interno dei servizi, a causa
della mancata informazione ai cittadini a volte inviati da altri
operatori. E’ necessario migliorare il livello informativo
specialistico mirato ai bisogni dell’anziano e della sua famiglia.
Alla luce di queste indicazioni, la priorità del Piano di Zona 2006-2008
riguardante l’implementazione di “un sistema informativo efficace
interno alla rete dei soggetti impegnati sul territorio nell’erogazione di
servizi a favore della terza età [...] soggetti impegnati, coerentemente
con le loro risorse, a produrre e scambiare informazioni tra di loro oltre
che con il cittadino, al fine di agevolare l’accesso ai servizi e alle
opportunità presenti sul territorio” allo stato attuale risulta poco
perseguita se si riflette non tanto sull’intensa attività di passaparola,
quanto per la mancata definizione di una strategia capace di superare
la naturale tendenza all’autoreferenzialità. L’analisi della priorità ha
messo in luce la fragilità della rete, presupposto indispensabile per
avviare una comunicazione efficace.
Tecniche di comunicazione utilizzate:
i materiali destinati a promuovere i servizi dedicati agli anziani
non autosufficienti sono pochi mentre è maggiore la presenza di
supporti per veicolare informazioni destinate agli anziani attivi;
132
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
non è sempre chiaro il destinatario dell’informazione; è
necessario avviare alcune riflessioni per differenziare le strategie
di comunicazione finalizzate a raggiungere l’anziano attivo e
quelle finalizzate a raggiungere l’anziano non autosufficiente o i
suoi familiari;
si registra una scarsa attenzione alla grafica (dimensioni dei
caratteri, scelta dei colori, distribuzione del testo) e al
linguaggio;
nella comunicazione scritta non sempre si presta attenzione alle
difficoltà sensoriali proprie dell’utente anziano.
Problematiche sociali e sociosanitarie connesse alla
condizione di fragilità
Elementi di analisi e criticità
La condizione di non autosufficienza può essere influenzata fortemente
da elementi socio-relazionali e di contesto che possono determinare
livelli di qualità della vita sensibilmente differenti in chi la sperimenta.
Le dimensioni individuate come critiche sono le seguenti:
1. l’impreparazione della comunità nel sostenere dal punto di vista
relazionale e del carico di cura sia i cittadini anziani sia le loro
famiglie;
2. la carenza di risorse materiali e immateriali dovuta alle
condizioni socioeconomiche e alla atrofizzazione delle reti sociali
naturali.
Gli elementi a sostegno delle indicazioni precedenti sono i seguenti:
incremento dell’indice di dipendenza e di vecchiaia nel triennio
2005 – 2007. Questo dato fotografa la diminuzione e
l’allontanamento dal territorio della popolazione attiva e
conseguentemente l’indebolimento delle reti familiari. Nel
territorio si delinea una crescente difficoltà da parte delle
famiglie a garantire il supporto e sostegno ai propri anziani, che
– in conseguenza - sperimentano una condizione di sempre
maggiore isolamento;
aumento delle richieste di integrazione delle prestazioni
assistenziali a domicilio con interventi di carattere sociale e
relazionale. Nonostante la capacità di relazione sia una
competenza richiesta agli operatori che prestano assistenza a
domicilio, si sottolinea però che i criteri che portano
all’erogazione di interventi domiciliari sono costruiti per
rispondere a bisogni di cura e igiene dell’utente che compensano
problemi di funzionalità;
incremento della domanda di trasporti non solo verso luoghi di
cura sanitaria ma anche verso luoghi di socializzazione e
opportunità relazionali;
la situazione di isolamento incide sulla condizione biopsicosociale
dell’anziano che, solitamente, si aggrava, in tempi più rapidi;
si intensifica il carico di cura da parte dei familiari con le evidenti
conseguenze su aspetti quali costi economici, impegno
133
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
temporale e condizioni di stress. Tali condizioni sono
frequentemente associate ad un vissuto di isolamento sociale da
parte dei componenti familiari;
debolezza delle reti relazionali naturali, fenomeno che può
interessare sia l’anziano non autosufficiente che le loro famiglie
e si caratterizza come carenza di legami sociali di vario tipo:
dalla semplice conoscenza, ai rapporti amicali e di vicinato, alle
relazioni familiari. Si sottolinea come il cambiamento del sistema
familiare conduca a riflettere sul significato e sulla costruzione di
una rete sociale diffusa, ovvero una rete che genera relazioni
significative al di là dei confini di quella che è la famiglia
anagrafica;
assenza o carenza di competenze e strategie per fronteggiare lo
stress da parte della famiglia nel momento in cui deve gestire i
carichi di cura di un anziano non autosufficiente. Spesso le
famiglie descrivono la propria fatica e impreparazione nel saper
controllare specifiche richieste interne e/o esterne che vengono
valutate come eccedenti rispetto alle risorse che le persone sono
in grado di mobilitare;
aumento delle richieste di Amministrazione di Sostegno a favore
di persone anziane che, per effetto di una condizione di difficoltà
funzionale, si trovano nell’impossibilità, anche parziale o
temporanea, di poter provvedere ai propri interessi;
le strutture residenziali per la terza età (RSA) sono organizzate
per accogliere e prendere in carico soggetti che non possono
rimanere nel sistema delle cure a domicilio a causa del livello di
assistenza necessaria. La circolare regionale 28/san in tema di
disabilità e salute mentale prevede che allo scadere del 64°
anno di età le persone disabili e/o con diagnosi psichiatrica siano
da considerare utenti primariamente appartenenti alla categoria
della popolazione anziana. Questo impone nel medio periodo la
riflessione su strategie di adeguamento delle politiche e delle
organizzazioni residenziali che permetta di accogliere le
problematiche sopra descritte.
Assistenti familiari
Elementi di analisi e criticità
Il monitoraggio della priorità contenuta nel Piano di Zona 2006-2008,
relativa agli interventi nel campo dell'assistenza familiare privata, con
azioni rivolte alle famiglie e/o alle badanti ha evidenziato la
complessità del fenomeno e la difformità degli interventi sviluppati sul
territorio di Cologno Monzese e di Sesto San Giovanni. Si sono
delineati due differenti ambiti di interventi:
1. azioni formalizzate: svolte prevalentemente da soggetti
istituzionali e cooperative sociali. Questi interventi si
configurano stabili - spesso nati nell’ambito di progetti
sperimentali - e prevedono l’apertura di servizi dedicati;
134
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
2. azioni occasionali: svolte prevalentemente da centri di ascolto e
altre associazioni di volontariato. Questi interventi sono definiti
occasionali proprio per la sporadica frequenza con cui vengono
svolti e la non attivazione di spazi e azioni strutturati e in
relazioni a obiettivi esplicitati.
Nell’ambito delle azioni formalizzate:
I progetti censiti prevedono, nella maggior parte dei casi, la
presenza di azioni rivolte sia alla famiglie sia alle assistenti
familiari,
Non è stato possibile comprendere se le azioni promosse
abbiano inciso e in che misura sull’emersione del lavoro nero. Il
Centro per l’Impiego Nord Milano non dispone dei dati relativi ai
contratti per lavoro domestico stipulati nell’ultimo biennio a
favore di famiglie residenti a Cologno Monzese o Sesto San
Giovanni.
Nell’ambito delle azioni occasionali:
l Centri di Ascolto tendono a raccogliere maggiormente bisogni e
richieste che appartengono alla sfera del lavoro non regolare
(con o senza permesso di soggiorno), a differenza dei servizi
istituzionali che hanno, tra gli obiettivi dichiarati, l'emersione del
lavoro irregolare.
Le attività promosse dal volontariato mirano maggiormente
all’integrazione sociale delle persone straniere con strategie di
inserimento lavorativo.
Assenza di collaborazioni di rete nella realizzazione di azioni e
progetti coerenti con questa priorità. La forma prevalente per
rispondere adeguatamente ai bisogni non accolti rimane l’invio
dell’utenza verso altri sportelli/azioni/soggetti.
In entrambi gli ambiti di intervento (azioni formalizzate e occasionali):
assenza di una rete di soggetti che collaborano attraverso la
condivisione di medesimi obiettivi e in tutto il territorio d’Ambito.
Sul territorio non si sono sviluppate progettazioni che vedono la
programmazione di interventi in sinergia, né tanto meno azioni
di monitoraggio e verifica degli esiti delle azioni attivate. Le
azioni promosse dai vari soggetti assumono maggiormente il
carattere di informazione e/o orientamento;
la debolezza della rete alimenta inoltre la difficoltà di una
integrazione delle risorse e delle risposte esistenti sul territorio
accentuando
lo
sbilanciamento
tra
le
azioni
rivolte
all’integrazione sociale e lavorativa delle badanti e quelle che
rispondono ai bisogni degli anziani e delle loro famiglie;
l’orientamento a rispondere al bisogno dell’integrazione
lavorativa degli stranieri è più rilevante rispetto alle azioni
promosse a rispondere ai bisogni dell’anziano e delle famiglie;
il differente investimento da parte delle Amministrazioni
Comunali ha accentuato lo squilibrio tra le azioni rivolte
all’integrazione sociale e lavorativa delle badanti e quelle che
135
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
rispondono ai bisogni degli anziani e delle loro famiglie. Laddove
esistono dei finanziamenti è possibile promuove azioni e servizi;
nel passato triennio i finanziamenti resi disponibili da soggetti e
istituzioni sovra locali sulle politiche attive del lavoro sono stati
maggiormente consistenti rispetto a quelli erogati per
promuovere azioni a favore del lavoro privato di cura.
Gli elementi sopra esposti hanno portato all’individuazione delle
seguenti criticità:
Esiguità di interventi stabili di supporto alle famiglie nei termini
di:
- orientamento alla scelta e informazioni per avviare
contratti lavorativi;
- azioni di accompagnamento e supporto psicologico in
forma di ascolto, sostegno emotivo e psicologico e dei
bisogni che comportano l’inserimento dell’assistente
familiare all’interno del nucleo familiare;
- supporto economico a favore delle famiglie che
sostengono i carichi di cura.
E’ necessario assumere che il servizio di consulenza al lavoro
domestico è complesso. Attraverso l’analisi dei dati dello
Sportello Assistenti Familiari di Sesto San Giovanni si è valutato
che la gestione del processo di accompagnamento e supporto
alla scelta e ricerca dell’Assistente Familiare è un servizio
soggetto ad un alto tasso di insuccesso. La complessità del
processo è determinata da diversi passaggi critici:
- lettura dei bisogni e delle aspettative dell’anziano e della
famiglia;
- accompagnamento all’inserimento di una nuova persona
all’interno di un sistema familiare che, solitamente, pone
delle resistenze;
- supporto per i familiari, che per la prima volta si trovano a
dover amministrare un vero e proprio rapporto di lavoro,
alla gestione di tutti gli aspetti contrattuali.
Queste fasi oltre ad essere delicate sono strettamente connesse;
l’insuccesso di uno solo di questi passaggi può facilmente
determinare il fallimento dell’intero processo. E’ inoltre
indispensabile tenere in considerazione gli aspetti emotivi e
relazionali che entrano in gioco in qualsiasi relazione d’aiuto. Un
errore comune è quello di ritenere che il lavoro di assistenza
contrattuale entri marginalmente a contatto con gli aspetti
relazionali ed emotivi che riguardano i familiari.
Lo sbilanciamento tra le azioni rivolte all’integrazione sociale e
lavorativa delle badanti e quelle che rispondono ai bisogni degli
anziani e delle loro famiglie è misurabile anche dalla
sproporzione numerica esistente tra coloro che offrono lavoro di
cura (Sportello Assistenti Familiari) e coloro che richiedono
lavoro di cura (Sportello Consulenza Lavoro Domestico). Le
famiglie accedono maggiormente agli Sportelli Lavoro Domestico
e se in tale contesto non ha luogo una lettura complessiva del
136
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
bisogno e della situazione, in tempi brevi l’intervento ha esito
negativo.
Allo stato attuale, sul territorio, esiste una considerevole
distanza tra gli sportelli che accompagnano alla scelta delle
assistenti familiari, nei termini di riconoscimento delle
competenze e qualifica (Sportello Assistenti Familiari), e gli
sportelli di consulenza contrattuale al lavoro domestico
(Sportello Consulenza Lavoro Domestico) che si occupano delle
questioni giuridiche e contabili. Questa distanza causa
rallentamenti e richiede più passaggi faticosi, in differenti luoghi,
da parte della famiglia per poter acquisire tutte le informazioni
utili alla scelta di una Assistente Familiare. E’ necessario
accorciare la relazione tra chi si occupa di selezione/formazione
delle assistenti familiari e chi si occupa di assistenza contrattuale
e giuridica. In questo modo è possibile contrastare alcuni fattori
che generano insuccessi lungo il processo di accompagnamento
alla scelta e assunzione dell’assistente familiare.
Armonizzazione dei sistemi di domiciliarità
Il monitoraggio delle priorità del triennio 2006-2008 ha messo in
evidenza come nei Servizi delle Amministrazioni Comunali risultino
uniformi i criteri relativi alla modalità di gestione mentre i requisiti che
regolano e influenzano l’accesso - in particolare modo quelli relativi alla
flessibilità oraria e alla partecipazione ai costi – risultano differenti.
Se da una parte i servizi SAD e Pasto Caldo risultano uniformi per:
modalità di accesso;
criteri per la revoca/sospensione/cessazione del servizio;
sistema di controllo e aggiornamento
figure professionali coinvolte nel lavoro di progettazione ed
erogazione del servizio a domicilio;
dall’altra risultano ancora nette le differenze relative a orari e giorni di
erogazione e costi del servizio/partecipazione al costo da parte
dell’utenza. I dati evidenziano come il Comune di Sesto San Giovanni
eroghi un servizio per un numero maggiore di ore nell’arco della
giornata, per più giorni nella settimana, e come di fatto preveda la
possibilità di un maggior numero di visite a domicilio nell’arco dei sette
giorni.
Appare sostanziale la differenza tra i due Comuni per quello che
riguarda il costo del servizio e la partecipazione al costo da parte
dell’utenza e delle famiglie: a fronte di una sostanziale identità di
tariffe per l’erogazione di SAD e Pasti Caldi, il Comune di Cologno
Monzese ha una maggiore stratificazione delle fasce ISEE per
determinare il livello di contribuzione dei cittadini per l’erogazione del
servizio e non riconosce, come invece accade a Sesto San Giovanni,
una quota sociale a tutte le fasce, anche quelle più elevate. Il
monitoraggio del Piano di Zona 2006-2008 ha di fatto evidenziato
come le differenti scelte dei due Comuni, in merito alla
regolamentazione dei criteri economici per l’erogazione del servizio,
137
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
rappresentino l’elemento che genera maggiore disparità di accesso alle
prestazioni domiciliari nell’Ambito.
Dimissioni protette e continuità ospedale-territorio
Elementi di analisi
I dati forniti dal Servizio Disabili dell'ASL Milano 3 e quelli relativi
all'applicazione del protocollo Dimissioni Protette per l'Ambito di Sesto
San Giovanni indicano volumi molto contenuti, seppure con un trend in
incremento: complessivamente nel 2007 sono stati dimessi con tali
procedure 15 cittadini residenti, 6 nel primo semestre e 9 nel secondo.
I primi 6 mesi del 2008 hanno visto le dimissioni protette di 29
cittadini residenti, di cui la maggior parte (20) effettuale dall'Azienda
Ospedaliera di Vimercate, seguita da un numero molto più contenuto
(5) dell'Azienda Ospedaliera San Gerardo.
Oltre al particolare assetto territoriale, che vede i cittadini dell'Ambito
fare riferimento ad Aziende Ospedaliere che non sono state contattate
dall'ASL Milano 3 per la stipula di accordi di applicazione del protocollo,
è utile ricordare come nel 2007 si sia assistito a una sostanziale
difformità nei comportamenti delle Aziende firmatarie del protocollo,
anche a causa di differenze organizzative e alla disponibilità o meno in
organico di personale sociale nelle strutture ospedaliere già uso a
collaborare con i Servizi Sociali dei Comuni.
Nel 2008 è stato istituito un gruppo di lavoro interaziendale (ASL,
Aziende Ospedaliere, Comuni, MMG) per la stesura di un ulteriore
protocollo: i risultati del lavoro del gruppo interaziendale hanno
permesso di porre le basi per una sperimentazione partita il 1/8/2008
Agosto 2008 e avrà termine 31/3/2009. Punto fondante del nuovo
protocollo sperimentale è la definizione dei criteri socio-assistenziali di
inclusione dei cittadini nelle procedure di dimissione protetta e la
conseguente definizione del ruolo dei Servizi Sociali Comunali. Qui di
seguito sono elencati alcuni punti salienti del protocollo che rispondono
ad alcune delle domande/indicatori individuati in fase preliminare al
monitoraggio.
Definizione di Dimissioni Protette
La dimissione protetta è una sequenza integrata di interventi volti a
facilitare la continuità delle cure tra l’ambito specialistico ospedaliero e
l’ambito dell’assistenza sanitaria e socio-assistenziale territoriale, entro
cui si collocano le cure domiciliari. E’ rivolta in particolare ai pazienti
che sono giudicati clinicamente dimissibili, ma che necessitano di un
supporto dopo la dimissione, che può essere sia a domicilio che presso
struttura protetta, perché incapaci di gestire in autonomia le cure e le
funzioni primarie quotidiane.
Definizione dei criteri di eleggibilità socio-assistenziale per l'inclusione
nelle procedure delle dimissioni protette
I lavori della Commissione Interaziendale sulle Dimissioni Protette
hanno permesso di definire una serie di criteri socio-assistenziali che
138
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
devono essere verificati per l'inclusione nelle procedure DP dei cittadini
che corrispondono a tali criteri. Dal punto di vista operativo tali criteri
sono inclusi nella scheda di segnalazione per l'apertura della procedura
di Dimissione Protetta stessa.
Aziende Ospedaliere coinvolte
Le AA.OO. coinvolte sono le stesse che fino ad ora hanno aderito
all'applicazione dei protocolli prima dell'inclusione dei criteri socioassistenziali. Questo rappresenta per l'Ambito di Sesto San Giovanni e
Cologno Monzese uno degli aspetti di maggiore criticità, come più volte
sottolineato. La decisione dei Comuni dell'Ambito di partecipare alla
sperimentazione ha prevalentemente un carattere di verifica che
supporti o meno l'inclusione del protocollo nelle prassi di integrazione
sociosanitaria al momento del passaggio dell'Ambito nel nuovo
azzonamento ASL.
Ruolo e coinvolgimento dei Servizi Sociali
La segnalazione ai servizi sociali comunali viene attuata dal reparto in
tutti i casi in cui si rilevano bisogni socio-assistenziali e nei casi che, a
parere dell’ospedale, richiedono protezione sociale. In questa
evenienza il reparto invia la scheda di dimissioni protette al referente
dei servizi sociali del Comune di residenza del paziente. Il referente dei
servizi sociali contatterà il reparto, per la presa in carico del paziente,
e informerà il Medico di Medicina Generale e il Distretto Socio
Sanitario.
Nel protocollo per la sperimentazione a cui hanno aderito i Comuni, si
definisce tra l'altro che a questi ultimi è affidato il ruolo di promuovere
le dimissioni protette, per le persone residenti sul territorio comunale
che necessitano di un supporto socio-assistenziale a domicilio per le
funzioni primarie quotidiane, garantendo che ogni Servizio Sociale
Comunale attui le seguenti azioni:
individuare un referente delle dimissioni protette per il territorio
comunale e comunicarlo ai presidi ospedalieri, ai medici di
medicina generale, ai referenti dei Distretti;
segnalare le
criticità sulla dimissione al MMG, al medico
referente dell’unità operativa ospedaliera ed al Servizio Sociale
Ospedaliero se presente, valutando l’accettabilità al domicilio del
paziente;
erogare direttamente con propri operatori o attraverso agenzie
accreditate interventi diretti di supporto alla persona, al
mantenimento della qualità dell’ambiente nel rispetto dei
regolamenti e dei criteri vigenti per la presa in carico;
educare il caregiver sulle modalità di assistenza domiciliare al
paziente ivi compreso l’utilizzo di presidi/ausili a carattere socioassistenziale in dotazione alla persona;
definire con il medico di medicina generale ed il Distretto gli
obiettivi del PAI (Piano Assistenziale Individualizzato), sentito
per quanto di competenza il medico dell’unità operativa
ospedaliera ed il Servizio Sociale del Presidio Ospedaliero se
presente, concordando anche i tempi e i modi per il
139
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
monitoraggio e la rivalutazione;
collaborare con il MMG, il Distretto, con il medico referente
dell’unità operativa ospedaliera ed il Servizio Sociale del Presidio
ospedaliero nella individuazione di soluzioni alternative nel caso
di impossibilità di rientro a domicilio dell’assistito.
Definizione dei livelli di responsabilità per l'applicazione del protocollo:
la responsabilità clinica della dimissione è del Direttore di unità
operativa ospedaliera;
la responsabilità dell’attivazione del percorso della dimissione è
in capo alla direzione di presidio o a suo delegato;
la responsabilità clinica del piano assistenziale al domicilio è del
medico di medicina generale;
la responsabilità del percorso dell’attivazione delle Cure
Domiciliari è dell’ASL e dei Comuni (ciascuno per le parti di
competenza) che garantiscono la continuità delle cure favorendo
l’integrazione tra i diversi livelli assistenziali e le differenti unità
d’offerta.
Al momento attuale è possibile sostenere che la priorità, così come
indicata nel Piano di Zona 2006-2008 è risultata perseguita e che
l'esito della sperimentazione prevista fornirà maggiori elementi per
l'inclusione del protocollo nelle prassi di integrazione sociosanitaria da
concordare con ASL Milano a partire dall’entrata in vigore del Piano di
Zona 2009-2011.
Criticità
Il protocollo sull’attuazione delle dimissioni protette, attivato
sperimentalmente non risulta ancora valutabile.
Allo stato
attuale non è possibile determinare una priorità sull’estensione
dei criteri di eleggibilità proprio perché non sono noti i risultati
della sperimentazione.
Scarsa conoscenza del protocollo e delle sue procedure da parte
del personale sanitario e dei cittadini: nel caso in cui gli accordi
sull’integrazione sociosanitaria con ASL Milano prevedano la
messa a regime del protocollo Dimissioni Protette, è necessario
promuovere la diffusione delle informazioni sia a favore dei
cittadini che degli operatori delle strutture ospedaliere pubbliche
e private.
I progetti dell’ASL Milano per l’integrazione ospedale-territorio
L’ASL di Milano già nel 2008 ha avviato numerosi progetti rivolti alla
continuità delle cure e all’integrazione ospedale — territorio.
I progetti previsti dal Patto di Governance 2008, ai quali hanno
ampiamente partecipato i Medici di Medicina Generale, Pediatri di
Famiglia e i Medici di Continuità Assistenziale, hanno riguardato
l’attivazione di ambulatori territoriali di continuità assistenziale, la
definizione di percorsi di cura per la gestione delle patologie croniche
condivisi tra Medicina di Medicina Generale e Pediatri di Libera Scelta e
medici specialisti. Sempre in un’ottica di integrazione operativa e di
140
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
continuità delle cure è stata inoltre sperimentata una modalità di
assistenza sanitaria innovativa, attraverso l’attivazione di Strutture a
bassa e media intensità di cure (SI/BIC) per il trasferimento di
pazienti stabilizzati provenienti dai reparti per acuti degli Ospedali
milanesi con la finalità di migliorare l’appropriatezza dell’intera rete
assistenziale, dei reparti per acuti e della rete di Pronto Soccorso. Il
progetti sopra citati avranno seguito anche nel 2009.
141
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Priorità
Informazione/Comunicazione
1. Strumenti e sistema informativo dedicato agli operatori
Con l’obiettivo di favorire la circolazione e l’aggiornamento delle
informazioni tra gli operatori, si stabilisce di realizzare alcune
pagine web, nel sito del Piano di Zona attualmente in costruzione,
dinamiche e interattive dove gli operatori possano:
- scambiare materiali, notizie, utilità;
- aggiornare costantemente la mappa del sistema d’offerta;
- creare possibili ambiti di progettazione e collaborazione;
La sezione del sito dedicata all’area anziani sarà progettata e
strutturata a partire dalle indicazioni dei partecipanti. Il Tavolo si
costituisce come gruppo operativo che fornisce i contenuti utili e
individua le migliori e più efficaci modalità di realizzazione.
2. A favore dei cittadini: definizione di linee guida per la
costruzione di una Carta dei Servizi.
costituire un riferimento per coloro che intendono dotarsi di
uno strumento di comunicazione con i cittadini quale è la
Carta dei Servizi;
rendere la Carta dei Servizi precondizione di accesso al
sistema di accreditamento come previsto dalla legge
regionale 3/2008;
promuovere forme di comunicazione uniformi che facilitino i
cittadini nella ricerca di informazioni;
tutelare e garantire la partecipazione del cittadino rispetto ai
servizi erogati dalle unità d’offerta del territorio.
Trattandosi di una priorità di sistema, l’avvio del processo per la
definizione delle linee guida per la costruzione di una Carta dei
Servizi dovrà essere gestito da un gruppo di lavoro espressione del
Tavolo Tematico d’Area sulle politiche a favore della popolazione
anziana. Di seguito si elencano le fasi necessarie al perseguimento
della priorità:
istituzione di un gruppo di lavoro in cui si condividono
responsabilità, impegni e obiettivi operativi;
comunicazione/ufficializzazione dell’istituzione del gruppo al
resto del sistema di governo della programmazione, in modo
che possano prendere parte ai lavori organizzazioni
appartenenti ad altri Tavoli/ Aree tematiche;
definizione delle linee guida per la costruzione della Carta dei
Servizi;
adozione a livello di Ambito delle linee guida tramite la loro
discussione al Tavolo Tecnico Politico e al Tavolo di
Consultazione del Terzo Settore;
elaborazione di un documento contenente le linee guida da
diffondere a tutti i soggetti del territorio, pubblici e privati;
promozione delle linee guida a livello territoriale;
142
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
monitoraggio della diffusione delle linee guida e del livello di
adozione durante il triennio.
Problematiche sociali e sociosanitarie connesse alla
condizione di fragilità
Favorire la permanenza al domicilio di persone anziane con limitati
livelli di autonomia e funzionalità al fine di ritardare il più possibile il
ricovero.
Per il raggiungimento di tale obiettivo è necessario:
- Sostenere le famiglie con anziani non autosufficienti nei compiti di
cura e assistenza, sia attraverso il potenziamento del tradizionale
servizio di assistenza domiciliare sia attraverso l'utilizzo di Buoni e
Voucher (provvidenze economiche), finalizzati a fornire alle famiglie
un sostegno per le spese assistenziali di cura.
- Potenziare gli interventi che favoriscono il mantenimento delle
abilità residue ritardando il peggioramento delle condizioni di salute
in un’ottica di integrazione socio sanitaria.
- Potenziare gli interventi di sollievo rivolti alle famiglie che prestano
assistenza agli anziani al fine di sostenerle e affiancarle nelle
responsabilità del lavoro di cura (esempio: inserimenti temporanei
presso i Centri diurni integrati, o altre strutture accreditate).
Constatata la centralità del ruolo delle reti sociali nel poter impattare
sulle criticità esposte, si sono definite due linee di intervento finalizzate
a:
contrastare il disgregarsi delle reti sociali;
promuovere interventi che sviluppino capacità e competenze utili ad
attivare relazioni significative e reti naturali; ovvero, valorizzare e
incentivare le relazioni interpersonali che sono significative sia in
condizione di salute che nel momento di bisogno. Se da un lato le
relazioni
interpersonali positive
rappresentano
un fattore
importante nel ritardare l’innesco di condizioni di disagio e di non
autosufficienza, dall’altro possono assumere la funzione di vere e
proprie relazioni d’aiuto e sostegno per chi necessita di un
supporto.
Le azioni valutate come prioritarie sono di seguito elencate:
realizzare progetti e interventi che hanno come finalità quella di
sviluppare coesione sociale su aree territoriali definite dell’Ambito di
Sesto San Giovanni e Cologno Monzese. La scelta delle aree per
simili sperimentazioni deve essere calibrata in base ai seguenti
criteri:
1. presenza di esperienze e di progettazioni simili;
2. presenza di una più alta concentrazione di famiglie anagrafiche
composte da una sola persona anziana;
3. quartieri/caseggiati tendenzialmente isolati dal resto della città.
coinvolgere i Centri Anziani in qualità di luoghi in cui promuovere
attività incentrate sulla possibilità, per chi li frequenta, di instaurare
relazioni significative nel momento in cui lo stato di benessere e di
143
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
salute delle persone anziane è ancora soddisfacente. Esplicitare
maggiormente l’obiettivo di costruire reti all’interno delle
progettazioni e programmazioni delle varie attività promosse dai
Centri Anziani; questa maggiore centratura non deve essere
perseguita a scapito delle attività di tipo ricreativo o culturale, ma
proprio grazie a queste devono prendere il via;
organizzare interventi che mirano a far acquisire competenze
specifiche alla costruzione di relazioni interpersonali;
promuovere interventi formativi dedicati agli operatori per
l’acquisizione di strumenti e strategie utili alla promozione e
costituzioni di reti formali e informali;
Le progettazioni finalizzate a promuovere la figura dell’Amministratore
di sostegno dovranno prevedere differenti livelli di informazione e
sensibilizzazione e tenere conto dei seguenti elementi:
promuove tra le famiglie la conoscenza in merito alla figura
dell’Amministratore di sostegno anche in collaborazione con le
realtà che già sostengono tali percorsi (Asl, Provincia, Regione,
Associazioni);
attivare forme di accompagnamento supportando le famiglie,
attraverso percorsi individualizzati e consulenziali, nella ricerca
della forma più adatta di sostegno e tutela del proprio familiare;
sostenere le famiglie nell’adempimento della pratica a partire dalla
fase all’istruttoria: documenti da produrre, relazione tecnica per il
tribunale, ecc.
Attivare percorsi formativi destinati alle associazioni anche in
collaborazione con le realtà che già promuovono tali percorsi
(Provincia, Regione, Associazioni, Asl).
La Legge Regionale 3/2008 (art. 9 comma 3) indica: “Le Aziende
sanitarie sono tenute ad istituire un ufficio di pubblica tutela (U.P.T.),
retto da persona qualificata, non dipendente dal servizio sanitario
regionale, e di un ufficio di relazioni con il pubblico affidato a personale
dipendente”. In collegamento con il Tavolo d’Area sulle politiche a
favore delle persone disabili, si propone, visto l’attuale momento di
transizione dall’ASLMI3 all’ASL Milano, di monitorare le eventuali
attività promosse dall’ASL Milano.
Area sociosanitaria ed educazione alla salute
Eventi quali le cadute, la riduzione dell’autonomia motoria, la
demotivazione, la depressione, la malnutrizione e le infezioni ricorrenti
possono avere conseguenze gravi sulle condizioni di vita e di salute
della popolazione anziana.
E’ ormai ampiamente dimostrato che soggetti anziani se sottoposti ad
un programma di attività fisica adeguato sono in grado di migliorare le
proprie performance motorie.
Gli interventi di promozione della salute efficaci in età avanzata, basati
sull’empowerment di comunità e sull’educazione tra pari sono quelli
che permettono di raggiungere un gran numero di anziani in una realtà
territoriale caratterizzata da un elevato rischio di isolamento sociale.
144
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Negli scorsi anni si è svolto un progetto sperimentale di applicazione di
queste metodologie finalizzato alla prevenzione dell’infortunio
domestico nell’anziano.
Pertanto le sperimentazioni future avranno come obiettivo principale
quello di fornire un’adeguata alfabetizzazione alla salute delle persone
in età avanzata, per costruire le necessarie competenze. Le tematiche
principali sulle quali si lavorerà per questa fascia d’età possono essere
riassunte nell’invecchiamento in salute, che comprende alimentazione
corretta, attività fisica, promozione della sicurezza domestica, uso
corretto dei farmaci, facilitazione dell’accesso ai servizi, prevenzione
dell’isolamento sociale.
Gli ambiti prioritari di sviluppo dei Corsi di Educazione al Movimento
sono riconducibili a due aree, l’area fisico-clinica e l’area psichica,
all’interno delle quali si evidenziano obiettivi specifici, quali:
La riorganizzazione delle abilità motorie residue per aumentare la
sicurezza deambulatoria;
Il rafforzamento delle capacità di equilibrio e di coordinazione;
L’utilizzo consapevole delle proprie capacità motorie in termini di
potenzialità e limiti;
L’aumento della comprensione del molo della pratica motoria per la
salute;
Lo stimolo per favorire la socializzazione.
Anche per questa fascia di età, comunque, una adeguata
programmazione degli interventi di promozione della salute passa
attraverso una corretta e puntuale rilevazione dei bisogni della
popolazione target: nello specifico della promozione della salute, per
gli anziani si tratta di riuscire ad intercettare gli stati di prefragilità.
Il Piano Fragilità dell’ASL Milano
L’Azienda Sanitaria Locale di Milano ha formulato un Piano per il
controllo della fragilità che è articolato in quattro progetti tematici.
Lo scopo del Piano è duplice:
produrre le conoscenze che ancora mancano in merito alle forme in
cui la fragilità si manifesta e alle dimensioni effettive che ciascuna
forma assume nella popolazione;
sperimentare la validità di interventi di contenimento della fragilità
che ricadono nel dominio della sanità pubblica. È attualmente
prevista l’articolazione del Piano in quattro progetti correlati tra loro
che vedono il coinvolgimento, in veste di capofila, dl altrettante
strutture sanitarie e di ricerca.
Il Piano Fragilità si compone di quattro iniziative sperimentali
finalizzate alla realizzazione degli obiettivi sopra esposti:
Definizioni e dimensionamento della fragilità nell’anziano;
Il paziente anziano affetto da tumore;
La fragilità dei pazienti neurologici e psichiatrici;
La fragilità clinica e la vulnerabilità sociale come determinanti del
mancato accesso alle cure.
Data l’elevata portata degli obiettivi sociosanitari del Piano Fragilità, si
ritiene di importanza centrale il coinvolgimento nei progetti sopra
145
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
elencati del Distretto Sociosanitario di Sesto San Giovanni e degli Enti
Locali per il loro specifico ruolo in campo sociale.
Assistenti familiari
Sviluppare un'unica finalità d’Ambito che preveda l’attenzione al
bilanciamento delle politiche attive al lavoro e quelle di cura alla
famiglia attraverso i seguenti obiettivi:
1. ridurre la distanza tra Sportello Assistenti Familiari e gli Sportelli di
Consulenza al Lavoro Domestico;
2. uniformare il sistema di offerta nei due territori Comunali
Strumenti:
promuovere e realizzare una progetto finalizzato al bilanciamento
del sistema di offerta a livello territoriale entro il triennio 20092011;
costituire un gruppo di lavoro stabile in cui i soggetti interessati e
attivi al tema condividano e realizzino l’obiettivo di progettare e
programmare azioni finalizzate all’integrazione del sistema
d’offerta;
condividere e definire in maniera univoca ruoli e competenze delle
differenti unità di offerta di modo da informare in maniera precisa i
cittadini rispetto ai servizi offerti;
portare il lavoro di elaborazione all’esame del Tavolo di
Consultazione del Terzo Settore;
promuovere interventi a favore delle assistenti familiari di:
− formazione alla qualificazione del lavoro di cura;
− informazione rispetto agli aspetti relativi a diritti e doveri
contrattuali;
− supporto, anche in forme di mutuo aiuto, nella gestione di
persone anziane non autosufficienti;
Si ritiene importante sviluppare, per il futuro e nell’ottica di una
integrazione dei servizi territoriali, possibili sinergie tra le RSA del
territorio e lo Sportello Assistenti Familiari, con la finalità di offrire
alle famiglie bisognose soluzioni temporanee e alternative
all’inserimento nella struttura, in mancanza di posti disponibili.
Armonizzazione dei sistemi di domiciliarità
Allo stato attuale si valuta che uniformare i criteri di accesso ai Servizi
del sistema di domiciliarità nelle due Amministrazioni rimanga il punto
su cui focalizzare gli sforzi per l’armonizzazione del sistema di
domiciliarità. La priorità pertanto indicata dal Tavolo Tematico d’Area
sulle politiche a favore della popolazione anziana è la revisione e
l’armonizzazione dei regolamenti comunali in tema di servizi
domiciliari. Tale priorità sarebbe peraltro in linea con gli indirizzi
regionali sulle politiche di gestione associata.
146
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Si indicano le linee generali da perseguire per ottenere l’obiettivo sopra
definito:
estendere, in termini di flessibilità (orari e giorni), l’erogazione dei
servizi anche sul territorio del Comune di Cologno Monzese;
uniformare le fasce ISEE, attualmente differenti nelle due
Amministrazioni (il Comune di Sesto San Giovanni ha individuato 4
fasce mentre il Comune di Cologno Monzese 10);
comprendere la tipologia degli utenti che richiedono il servizio per
verificare se i servizi sono in linea con i bisogni della propria utenza
o
se
è
necessario
programmare
dei
cambiamenti
di
contenuto/organizzativi;
monitorare
i
passaggi
che
nel
triennio
porteranno
all’armonizzazione del sistema, il che comporterà, da parte del
Tavolo Tematico d’Area, una raccolta dati che indichi anche la
percentuale di copertura da parte dei servizi in rapporto alla
tipologia della domanda espressa dai cittadini anziani.
Dimissioni protette e continuità ospedale-territorio
Permangono le difficoltà nell’individuazione degli interlocutori futuri che
condividano gli obiettivi del protocollo e le responsabilità relative alla
loro attuazione e stabilizzazione quale prassi di collegamento tra
Ospedali, Distretto sociosanitario e Servizi Sociali. La possibilità di
procedere alla messa a regime, a fronte di valutazione positiva della
sperimentazione in atto, è quindi legata alle nuove modalità di
collaborazione tra Ambito di Sesto San Giovanni e ASL Milano, ma
anche al processo di riorganizzazione delle Aziende Ospedaliere di
riferimento.
L’Azienda Sanitaria Locale: l’integrazione ospedale territorio, la
domiciliarità e la continuità assistenziale
Per il 2009 l’Azienda Sanitaria Locale conferma i progetti in corso. Si
prevedono iniziative per migliorare l’impatto positivo sulla popolazione,
offrendo più possibilità di intervento sul territorio al fine di rendere
ottimale la fruibilità dei vari servizi presenti, ed in particolare di
alleggerire le strutture sovraccaricate inadeguatamente come ad
esempio i Pronti Soccorsi ospedalieri.
Nel dettaglio per le varie aree di intervento si prevedono i seguenti
obiettivi:
lmplementazione
ed
incentivazione
dell’associazionismo
professionale dei MMG.
Estensione degli ambulatori di Continuità Assistenziale al Distretto
di Sesto San Giovanni. Alla luce dei risultati emersi che hanno
mostrato una riduzione degli accessi in Pronto Soccorso ospedalieri
per le prestazioni non urgenti, si prevede la riformulazione
dell’organizzazione degli ambulatori feriali diurni di C.A. con
l’accorpamento, di alcuni ambulatori cittadini, a favore anche di un
ampliamento di apertura in diverse fasce orarie.
147
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Attivazione di “Ambulatori Codici Bianchi” presso i Pronto Soccorso.
ospedalieri con i Medici di Continuità Assistenziale (MCA), in
appoggio al normale servizio di Emergenza ed Urgenza nei periodi
di maggior criticità (epidemie influenzali, festività, emergenza
caldo), al fine di ridurre le prestazioni improprie presso i P.S. stessi.
Progetto di sperimentazione d un modello organizzativo
gestionale di Gruppi di cure primarie.
A partire dal mese di dicembre 2008 è stato dato avvio al progetto
innovativo, approvato da Regione Lombardia, di sperimentazione di un
modello organizzativo gestionale “Gruppi di cure primarie”. Il progetto,
ai quale partecipano ASL di Milano e ASL Provincia di Milano 1,
coinvolge Medici di Medicina Generale (oltre ai Pediatri di Famiglia) nel
governo dei percorsi sanitari, consentendo di sperimentare nuove
modalità di erogazione dl servizi e di integrazione tra le diverse figure
sanitarie territoriali. L’obiettivo è quello di assicurare agli utenti,
attraverso nuove forme di medicina associativa, una miglior presa in
carico nell’ambito delle cure primarie, garantendo, in particolare per i
pazienti cronici, la continuità assistenziale in collaborazione con gli
specialisti e promuovendo una maggiore appropriatezza dell’accesso
alle prestazioni specialistiche. La sperimentazione ha durata biennale,
pertanto se ne prevede lo sviluppo nel corso del 2009 e 2010.
Progetto domiciliarità “L’attività di case manager nelle cure a
domicilio: il ruolo del MMG”.
Nel mese di settembre 2008 è stato avviato il Progetto domiciliarità
“L’attività di case manager nelle cure a domicilio: il ruolo del Medico di
Medicina Generale”, inserito nell’accordo aziendale con MMG, MCA e
PDF “Sviluppo patto di Governance” e finanziato con fondo specifico da
Regione Lombardia. Il progetto si pone l’obiettivo di sviluppare il ruolo
di case manager del MMG, soprattutto nei confronti dei suoi assistiti
più fragili, mediante la valutazione delle necessità assistenziali dei
pazienti in ADP e ADI, con la compilazione dell’indice di Barthel, e
l’aggiornamento puntuale dei dati clinici dei suddetti pazienti in una
apposita scheda mantenuta a domicilio dell’assistito. Ulteriore obiettivo
del progetto è quello di garantire, attraverso l’utilizzo degli strumenti
sopra descritti, un valido supporto alla relazione tra Distretto, Medici di
Medicina Generale e Medico di Continuità Assistenziale.
Oltre alle azioni sopra descritte, le strategie dell’Azienda Sanitaria
Locale prevedono l’istituzione di:
posti letto sanitari destinati ad accogliere pazienti in
dimissione dagli Ospedali: le persone a cui si indirizza tale
offerta
possono
essere
individuate
tra
coloro
che,
conseguentemente all’intervento acuto che ha determinato il
ricovero ospedaliero, necessitano di una risposta di tipo sanitario
che non trova risposta nell’ambito del contesto familiare. La
condizione di fragilità delle persone individuate comporta una
risposta, anche transitoria, di residenzialità in grado di affrontare le
condizioni cliniche ed è generata principalmente da:
148
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
- un bisogno di cura dei postumi dell’evento acuto che ha
determinato il ricovero ospedaliero;
- una condizione clinica stabile che giustifica la dimissione;
- una condizione di fragilità individuale determinata dalla condizione
clinica che compromette la capacità di vita autonoma;
- un contesto familiare che non è in grado di assicurare il complesso
delle funzioni di cura che la condizione clinica richiede.
La disponibilità dei posti letto si indirizza prioritariamente all’utenza
che risponde ai seguenti criteri:
- età maggiore di 75 anni;
- persone sole con esiti di intervento chirurgico, in fase di
dimissione o trattamento;
- presenza di un quadro di danno funzionale stabilizzato;
- presenza di condizioni cliniche che richiedono uno specifico
trattamento.
posti letto socio-sanitari destinati ad accogliere persone con
problematiche stabilizzate: una rete di posti letto capace di
assicurare risposte residenziali temporanee specificatamente
orientate all’utenza sopra descritta e destinate a rispondere
all’esigenza dei familiari di disporre di una rete residenziale di
protezione in grado di sostenere eventuali emergenze determinate
dalla temporanea impossibilità del caregiver familiare. Le persone
individuabili per il complesso dei posti letto socio-sanitari
rispondono ai seguenti criteri:
- presenza di stato vegetativo o di patologie neuro-degenerative
assistite a domicilio che necessitano, per specifiche esigenze dei
caregiver familiari o per uno specifico progetto, di risposte
residenziali temporanee;
- assistenza in ADI e in ADP o con progetto di intervento
assimilabile che necessitano per specifiche esigenze dei caregiver
familiari, di risposte residenziali temporanee;
- non autosufficienza e/o dipendenza da specifici caregiver
domiciliari che non afferiscono alla rete dei servizi domiciliari e
che necessitano, per specifiche esigenze dei caregiver familiari, di
risposte residenziali temporanee.
Si ritiene utile segnalare la necessità di estendere, a fronte di
valutazioni positive nell’arco del 2009, la disponibilità dei posti letto
sanitari e sociosanitari alle strutture ospedaliere che insistono sul
territorio dell’Ambito di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese.
149
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
POLITICHE DI CONTRASTO DELLA POVERTA’ E DELLA
GRAVE EMARGINAZIONE
Analisi delle criticità
L’elaborazione delle criticità presenti sul territorio dell’Ambito di Sesto
San Giovanni ha visto l’integrazione di differenti elementi:
- analisi e valutazione del sistema di offerta;
- contenuti, riflessioni e proposte emerse dal monitoraggio delle
priorità di intervento indicate nel Piano di Zona 2006-2008;
- evoluzione della struttura socio demografica del territorio;
- dati provenienti dai servizi istituzionali e dal Piano di Salute del
distretto Socio Sanitario di Sesto San Giovanni.
L’analisi delle criticità è stata realizzata in collaborazione con gli
operatori delle equipe area Adulti dei Servizi Sociali di Sesto San
Giovanni e Cologno Monzese.
Per rappresentare adeguatamente il sistema di criticità, e sintetizzare
gli elementi emersi, si è provveduto a ricomporre il quadro attraverso
un’articolazione per le aree tematiche di seguito elencate:
rete dei servizi;
sistema e processi di presa in carico dei soggetti adulti in
difficoltà;
accesso ai servizi;
integrazione lavorativa;
interventi di sostegno abitativo;
interventi di prima accoglienza;
situazione contestuale di impoverimento economico della
popolazione.
Rete dei servizi
Elementi di analisi
Il Piano di Zona 2006-2008 ha individuato tra le priorità di intervento
per il triennio una serie di azioni di sistema con la finalità comune di
potenziare la rete dei servizi che concentrano i loro interventi a favore
dei soggetti adulti in difficoltà. In particolare è stata individuata la
possibilità di stipulare accordi formali di collaborazione tra servizi con
l’obiettivo di garantire una maggiore continuità di prestazioni e di
interventi all’utente, continuità valutata come migliorabile. Tale
indirizzo ha indicato come soggetti da coinvolgere tutti i servizi,
specialistici e non, ad eccezione dell’area salute mentale, per la quale
sistemi formali di collaborazione e di interlocuzione tra servizi sono
attivati attraverso l’Accordo di Programma menzionato nell’area salute
mentale di questo Piano di Zona.
Il monitoraggio delle priorità di intervento per il triennio passato ha
evidenziato come alcune azioni di rafforzamento della collaborazione
tra i servizi e soggetti del territorio siano state avviate ma non
concluse:
E’ stato attivato un tavolo di lavoro con i Centri di Ascolto del
territorio di Sesto San Giovanni e non di Cologno Monzese con la
150
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
finalità di definire modalità strutturate e condivise di
collaborazione per la presa in carico di utenti in difficoltà. In
particolare il percorso di lavoro ha avuto come oggetto le
modalità di segnalazione e invio reciproco. Al momento attuale
gli esiti del lavoro devono ancora essere finalizzati in un accordo
formale. Questa fase di stallo ha un effetto negativo, perché
rende ardua la condivisione di responsabilità tra i servizi e
impedisce di procedere alla valutazione di efficacia degli accordi
che rimangono informali. Il quadro rimane inoltre complesso per
quello che riguarda le prestazioni e gli interventi, non omogenei
sul territorio, da parte dei Centri di Ascolto Caritas. Tali
prestazioni sono peraltro condizionate non solo dal luogo dove i
Centri si trovano, ma dalla loro dotazione di risorse umane.
Si è interrotto a causa del nuovo azzonamento ASL, anche il
processo di definizione del protocollo di collaborazione tra
Comuni e UOMST.
Altre azioni finalizzate alla costruzione di modalità di collaborazione
stabile tra Servizi Sociali e servizi specialistici in campo sanitario e
sociosanitario non hanno potuto trovare realizzazione durante il
periodo 2006-2008, nonostante fossero indicate dal Piano di Zona
come priorità.
Allo stato attuale queste indicazioni permangono valide e
rappresentano un indirizzo utile per affrontare alcune criticità che si
stanno verificando sul territorio dell’Ambito, in particolare per l’utenza
in carico al NOA e al SERT. Si registra, infatti, un aumento di
segnalazioni di utenza al Servizio Sociale da parte dei suddetti servizi
per l’inserimento in percorsi di integrazione lavorativa, soprattutto in
conseguenza della chiusura dei progetti di reinserimento finanziati con
la legge 45/99.
L’analisi della condizione occupazionale in relazione all’uso di sostanze
evidenzia solo una consistente presenza di persone economicamente
non attive tra gli utenti alcoldipendenti, soggetti mediamente più
anziani e tra i quali maggiore è la presenza di maschi pensionati e
soprattutto di casalinghe.
Generalmente nei SerT i soggetti disoccupati sono prevalentemente di
sesso maschile, utilizzatori di oppiacei e nella maggior parte dei casi di
età tra 25 e i 34 anni.
Nei NOA, invece, tra gli utenti economicamente non attivi si rilevano
percentuali più consistenti di femmine rispetto alla distribuzione
complessiva, si osserva inoltre che i soggetti che si dichiarano
economicamente non attivi o disoccupati hanno, nella maggior parte
dei casi, un’età superiore ai 45 anni e prevalentemente abitano con la
famiglia acquisita (partner e/o figli)1.
L’invio ai Servizi Sociali di utenza da parte dei Servizi per le
dipendenze sta trovando, nella chiusura del triennio 2006-2008, alcune
ostacoli a causa della difficile integrazione dei progetti di presa in
1
Documento sull’attività di reinserimento rivolta agli utenti in carico ai servizi delle
dipendenze. Dipartimento Dipendenze ASL Milano 3. Ottobre 2008
151
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
carico. La criticità in particolare è lo scarso collegamento tra il progetto
riabilitativo e di disintossicazione, quello di reinserimento sociale, e
quello di integrazione lavorativa, a causa della difficoltà di definire
compiti e responsabilità dei singoli servizi in gioco.
Un’ulteriore criticità rilevata nel processo di presa in carico dei soggetti
adulti in difficoltà risiede nel frammentato rapporto con i Medici di
Medicina Generale del Distretto. In generale si rileva una forte
disomogeneità nelle azioni di collaborazione tra il Servizio e i differenti
Medici, con una conseguente mancanza di chiarezza su quali possono
essere gli ambiti di collaborazione, soprattutto nei campi seguenti:
promozione dei comportamenti della cura di sé da parte
dell’utenza;
vigilanza e controllo delle condizioni di salute e sanitarie a
domicilio;
monitoraggio della compliance nei confronti delle terapie prescritte;
gestione dei casi di emergenza che richiedono l’invio urgente presso
strutture sanitarie ospedaliere (come ad esempio il Pronto
Soccorso).
E’ elevato il numero dei casi in cui la collaborazione tra equipe del
Servizio Sociale e Medico di Medicina Generale si ferma al momento
della segnalazione del paziente o della prescrizione farmacologica, con
una conseguente tendenza a non inviare ai servizi specialistici sanitari
e sociosanitari, come peraltro riportato nel capitolo delle criticità in
area salute mentale.
Persiste quindi, al termine del triennio 2006-2008, uno scarto sensibile
tra le modalità di lavoro di tutti i servizi che direttamente o
indirettamente
si
occupano
di
contrasto
alla
marginalità,
indipendentemente dal livello di gravità, spesso valutato sulla base di
indicatori fuorvianti. Il problema risiede tuttora nella difficoltà di
integrare i mandati e di conseguenza la condivisione della progettualità
e degli obiettivi delle singole prese in carico. La conseguenza negativa
è ovviamente individuabile nell'impossibilità di definire un progetto
personalizzato e integrato di presa in carico così come previsto essere
tra i diritti esigibili sanciti dalla legge nazionale 328/2000.
Processi di presa in carico dei soggetti adulti in difficoltà
Elementi di analisi e criticità individuate
Gli enti locali definiscono i criteri di accesso ai servizi sociali, gli stessi
vanno considerati nella loro doppia natura: amministrativa e
professionale legata alla natura particolare del servizio stesso. Risulta
pertanto determinante l’aspetto dell’efficacia della valutazione in
ingresso dell’utenza che dovrebbe comprendere tre aree d’indagine:
- situazione personale e psicologica (compresi accertamenti anche di
tipo sanitario);
- situazione familiare e sociale;
- situazione economica.
La strada da percorrere è quella della coesistenza della logica
amministrativa con quella clinico-professionale. E importante
152
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
sottolineare che se ad esempio l’ISEE è, oggi, uno strumento nazionale
condiviso di valutazione economica, la logica clinico professionale è
legata alla “discrezionalità degli operatori” senza pensare attualmente
di verificare se la stessa valutazione professionale concorre alla verifica
del bisogno e quindi alla priorità di accesso al servizio. Diventa utile e
necessario quindi, potenziare i servizi nella “capacità diagnostica e
progettuale” per selezionale i problemi e i bisogni a cui dare priorità,
tenendo conto della loro gravità e quindi riuscire a conciliare al meglio
la sfida dell’universalismo per rispondere prima e meglio a chi ha più
bisogno in termini di progetto individualizzato2.
Persiste la difficoltà di valutare e diagnosticare le problematiche
attraverso l’approfondimento della domanda che i cittadini portano ai
servizi non specialistici di tipo sociale. E’ ampiamente riconosciuto che
un progetto di presa in carico possa contenere elementi di efficacia se
le azioni in esso contenute mirano al reinserimento sociale a partire
dagli elementi che hanno portato l’utenza a richiedere il sostegno. E’
ancora frequente il caso in cui l’accesso alle funzioni di segretariato
(dei servizi istituzionali e non) e la conseguente elaborazione della
domanda si traduca nella richiesta di affrontare condizioni di disagio
economico, lavorativo e abitativo. Sebbene tali condizioni richiedano
un intervento di emergenza, è fondamentale riconoscere che il
processo di reinserimento e riabilitazione sociale complessiva debba
prendere in considerazione elementi personali e sociali dell’utenza che,
spesso, sono la reale causa che impedisce la costruzione di autonomia
e di indipendenza, specialmente per i nuclei familiari disagiati in cui
sono presenti soggetti di età compresa tra i 30 e i 50 anni.
L’ostacolo principale all’individuazione delle caratteristiche che
determinano la condizione di disagio materiale, e anche delle eventuali
risorse e competenze di cui gli utenti sono portatori, e il livello di
strumenti e competenze valutative che i servizi possiedono, con la
conseguente difficoltà a definire gli obiettivi per un efficace percorso di
reinserimento e di riabilitazione. Accade spesso che si assista a una
riduzione del bisogno alla domanda di casa, lavoro e sostegno
economico.
Formazione, Lavoro e reinserimento sociale
Elementi di analisi
I comuni dell'Ambito di Sesto San Giovanni si dotano dall'anno 2003
del Servizio di Inserimento Socio-Lavorativo (SISL) prima affidato al
consorzio CIFAP e dal 2007, con la trasformazione di questo ultimo, ad
AFOL.
I dati provenienti dai Servizi istituzionali che si rivolgono al SISL, con il
quale è previsto un rapporto diretto nella gestione congiunta della
casistica, trovano conferma in quelli del monitoraggio 2005-2007 qui di
seguito riportati, che indicano una sostanziale difficoltà nel riuscire ad
2
Bezze M., Vecchiato T., “Tipologie di prestazioni e servizi sociosanitari e valutazioni
dei relativi costi”, in “documenti per la Salute”, 30, Provincia Autonoma di Trento.
153
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
attivare progetti per persone in difficoltà che non hanno la possibilità di
rientrare nella categoria di chi, avendo almeno il 46% di invalidità, ha
diritto ai canali privilegiati indicati dalla Legge 68/99.
Anno
2005
2006
2007
3
2
5
Disabili (fisici, sensoriali, intellettivi)
20
21
23
Disabili psichici in carico al CPS
12
4
4
Totale utenti
35
27
32
Caratteristiche utenza
Svantaggio sociale
Tabella 1 - Utenti che hanno beneficiato dei progetti di integrazione lavorativa con
l'utilizzo dei mediatori economici suddivisi per tipologia di svantaggio. Fonte: SISL
Queste informazioni permettono di considerare come non perseguita la
priorità indicata nel Piano di Zona 2006-2008, che riportava la
necessità di potenziare le azioni di integrazione lavorativa per le fasce
con bassa contrattualità sociale e lavorativa, riservando le dovute
attenzioni metodologiche agli interventi sulla base delle caratteristiche
anagrafiche, di percorso di espulsione sociale e sulle competenze e
caratteristiche personali degli utenti.
Con l'apertura del nuovo triennio, di fatto coincidente con la nuova
operatività del SISL in seno ad AFOL, si registra come l'interruzione
delle attività del TRAL (Laboratorio Tecniche Ricerca Attiva Lavoro)
rivolta in particolare a persone disoccupate o sotto-occupate,
appartenenti all’area dello svantaggio sociale, ma dotate di sufficienti
risorse di autonomia, rappresenti un ulteriore elemento di
indebolimento degli interventi a favore delle fasce deboli, in attesa di
rilevare le caratteristiche del funzionamento dello Sportello Lavoro che
la stessa AFOL avvierà nel 2009.
Criticità individuate
Come anche in altre aree di intervento a favore degli adulti in difficoltà,
risulta particolarmente arduo attivare strategie e interventi stabili a
favore di soggetti con un evidente svantaggio sociale e bassa
contrattualità che non abbiano però una condizione patologica o posttraumatica che faccia rientrare gli utenti in particolari classi di bisogno
di tipo sociosanitario (salute mentale, dipendenze...).
I soggetti che appartengono alla più ampia categoria dello svantaggio,
prima ancora che persone dalla bassa contrattualità lavorativa,
sperimentano bassa contrattualità sociale, che di fatto contiene la
precedente. Risulta infatti appurato dalla stessa azione congiunta dei
Servizi Sociali e del SISL come siano di sovente le carenze di
competenze sociali degli utenti che non permettono di raggiungere un
numero di esiti soddisfacenti nei tirocini lavorativi, anche non finalizzati
all'assunzione. In particolare questo dato appare consistente nei
progetti di coloro che hanno un'età compresa tra i 30 e i 45 anni con
154
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
limitati livelli di autonomia dalle famiglie di origine e/o provenienti da
contesti particolarmente deprivati dal punto di vista socio-relazionale.
Se da una parte l'assenza di azioni strutturate come quelle previste dal
TRAL rende più complicato incrementare le abilità sociali generali utili
in qualsiasi contesto lavorativo (per citarne alcune: responsabilità
relativa alle presenze, ai diritti/doveri derivanti da un contratto, abilità
di auto-promozione, comprensione delle relazioni gerarchiche),
dall'altra si individua come criticità l'assenza di azioni educative che si
affiancano a quelle di ordine valutativo che si attivano durante il
tirocinio, anche non finalizzato. Tali azioni dovrebbero rinforzare
l'apprendimento di strategie comportamentali e di competenze sociali
specifiche del contesto lavorativo in cui l'utente è inserito. Tale carenza
di competenze e bagagli comportamentali sono spesso alla base del
fallimento dei progetti di tirocinio e precludono di fatto all'integrazione
lavorativa, con conseguente ritorno dell'utente al servizio sociale.
Nell'ambito delle criticità relativa agli interventi di integrazione
lavorativa si individuano inoltre 2 fasce di utenza per le quali è stato
difficoltoso, nel triennio 2006-2008, attivare interventi efficaci:
la popolazione ex carceraria (laddove i periodi di detenzione sono
stati più lunghi, gli interventi risultano ancora più difficoltosi, anche
a causa di una rete sociale di riferimento assente). In un quadro più
ampio, contente il tema dell'integrazione lavorativa si segnala come
la ricaduta del Progetto Interdistrettuale Carcere non abbia
soddisfatto le attese, dato che lo sportello attivato presso il carcere
di Monza ha essenzialmente svolto una funzione di orientamento
delle persone in attesa di scarcerazione alle risorse degli enti locali
(principalmente ai servizi sociali), senza alcuna azione di
promozione dell'autonomia e dell'integrazione da parte dello
sportello stesso.
l'utenza del servizio sociale che ha compiuto il 50esimo anno di età,
fascia per la quale il Piano di Zona 2006-2008 aveva dato
indicazioni per la realizzazione di percorsi di sostegno
all’acquisizione
di
nuove
competenze
professionali
utili
all’integrazione e/o reinserimento lavorativo.
Abitare e reinserimento sociale
Elementi di analisi e criticità rilevate
Le problematiche relative alle condizioni abitative sono ampiamente
rappresentate dai dati provenienti dagli Uffici Casa delle
Amministrazioni Comunali dell'Ambito. L'intervento di sostegno
all'abitare è sovente contenuto nella domanda stessa, di tipo
emergenziale, con cui i cittadini si presentano ai Servizi. Tale domanda
può essere categorizzata come segue:
richiesta di sostegno a domicilio che possono includere azioni di
aiuto alla persona o al miglioramento/mantenimento di condizioni
abitative salubri sia dal punto di vista sociosanitario, sia dal punto
di vista strutturale;
155
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
richiesta di sostegno economico per il pagamento delle utenze e
dell'affitto in condizioni di disagio economico;
richiesta di alloggio in condizioni di sfratto esecutivo e/o di
frammentazione dei nuclei familiari.
Ferma restando la necessità di:
mantenere e migliorare gli interventi socio-assistenziali nel primo
caso (di tipo sociosanitario, nei casi di deficit funzionali e di
disabilità dell'utenza), anche attraverso interventi educativi che
sviluppino competenze autonome per la gestione del sé;
orientare, nel secondo caso e quando possibile, l'utilizzo di forme di
sostegno economico affiancate a progetti di presa in carico degli
utenti/del nucleo richiedenti che prevedano lo sviluppo di risorse
autonome per il sostentamento;
si segnala la necessità di avviare progetti di sostegno a nuclei/utenti in
situazioni di sfratto con interventi che contemplino l'accesso ad alloggi
temporanei.
I principali ostacoli alla realizzazione di interventi di residenzialità
temporanea sono 2:
risulta difficoltoso riuscire a rispettare i termini previsti da un
intervento di carattere alloggiativo temporaneo;
è altamente problematico dare sbocco verso soluzioni abitative
stabili al termine del periodo di residenzialità temporaneo.
In molti casi tali ostacoli rendono di difficile realizzazione i progetti di
presa in carico che potrebbero orientarsi verso soluzioni di autonomia e
di reinserimento sociale, e al contrario quindi trovano più facilmente
uno sbocco verso approcci assistenzialistici.
Prima accoglienza e inserimento in percorsi di presa in
carico
Elementi di analisi e criticità rilevate
Il Piano di Zona 2006-2008 indicava tra le priorità la necessità di
attivare interventi di prima accoglienza e a bassa soglia finalizzati alla
riduzione del danno e indirizzati alle persone senza fissa dimora.
Durante il triennio sono state promosse, sul territorio dell’Ambito,
diverse iniziative mirate al perseguimento di questa priorità che hanno
coinvolto primariamente, assieme ai Comuni, la Provincia di Milano e
organizzazioni non profit, quali ad esempio la Croce Rossa Italiana.
All’inizio del triennio 2009-2011 tali iniziative non risultano attuate, pur
rimanendo tra gli obiettivi del partenariato tra Comuni e Provincia di
Milano. I Servizi Sociali segnalano ancora alcune difficoltà,
prevalentemente di ordine logistico, nella realizzazione di progetti di
sostegno all’utenza, dovute alla dislocazione prevalentemente
extraterritoriale dei servizi a cui l’utenza stessa viene inviata. In
particolare i servizi sopra citati sono:
1. Dormitorio Pubblico di Milano – Viale Ortles 69, Milano;
2. Centro Accoglienza San Marco, struttura di seconda accoglienza –
Piazza San Marco, Milano;
156
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
3. Dormitorio “Asilo notturno San Vincenzo De’ Paoli” – Via Riberti 4,
Monza;
4. Docce pubbliche - Via Spallanzani - 14, Monza.
5. Casa Albergo “Don Sandro Mezzanotti”, Fondazione San Carlo – Via
Fogagnolo 29, Sesto San Giovanni.
Impoverimento dei nuclei familiari
Elementi di analisi e criticità rilevate
La condizione di impoverimento generale della popolazione in seguito
alla crisi economica risulta sempre più evidente. La domanda di
intervento ai servizi è progressivamente trasversale alle fasce di età e
alle caratteristiche socioeconomiche della popolazione. I servizi
testimoniano, durante il triennio 2006-2008, un aumento della
domanda di sostegno economico da parte di persone:
senza riferimenti a livello di rete relazionale naturale;
prevalentemente appartenenti alla fascia di età compresa tra i
50 e i 60 anni;
che sperimentano l’espulsione dal mondo del lavoro;
nuclei composti da persone anziane che, seppur agganciati a
una rete di relazioni familiari più estesa, non trovano in essa le
risorse per il loro sostentamento e il soddisfacimento dei bisogni
essenziali.
Questo fenomeno, seppur in maniera indiretta, rinforza la previsione
che non solo i dati di tipo macroeconomico, ma anche gli accessi
attuali al Segretariato Sociale suggeriscono: il numero di cittadini che,
nei prossimi mesi, si rivolgerà alle istituzioni per fronteggiare
condizioni economiche non più sufficienti a garantire la sussistenza e il
soddisfacimento dei bisogni fondamentali è destinato ad aumentare
considerevolmente. A differenza del recente passato, stanno
accedendo ai servizi, e aumenteranno, cittadini che hanno un impiego
lavorativo, una rete familiare e relazionale di riferimento: aumenta
quindi la presenza di coloro che sperimentano uno stato di bisogno non
direttamente connesso a condizioni traumatiche o post-traumatiche.
Il tema di fondo rimane prioritariamente quello della dotazione
strumentale dei servizi, in parte già affrontata nel paragrafo “Processi
di presa in carico dei soggetti adulti in difficoltà”: di fronte a una
domanda sempre più estesa come possono i servizi istituzionali
rispondere ai bisogni dei cittadini con gli strumenti che li hanno sempre
contraddistinti, ovvero la risposta di tipo assistenziale per affrontare
condizioni di tipo emergenziale? In che modo è possibile trasferire una
strategia progettuale locale, negli anni recenti attivata per soggetti
adulti in difficoltà con problematiche legate alla sfera sanitaria (per
citarne alcune: salute mentale, dipendenze), a fasce di popolazione
storicamente fuori dal circuito dei servizi? Quali sono le soglie di
riferimento che determinano il diritto di accesso ai servizi?
Come già illustrato in aree di programmazione specifiche che includono
la fascia di popolazione adulta (famiglie, immigrazione), da diversi
157
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
osservatori il tema dell’impoverimento delle famiglie emerge come
elemento di forte criticità:
aumentano le richieste di sostegno economico anche per far fronte
a problematiche legate alla perdita del lavoro e/o al pagamento del
mutuo.
la crisi economica, il licenziamento e l’aumento della disoccupazione
e dei periodi in cui i lavoratori precari rimangono senza occupazione
riducono velocemente i già esigui margini di sicurezza costruiti;
molte sono le persone che hanno acquistato la casa stipulando
mutui che incidono in modo sostanziale sull'economia familiare.
la questione abitativa è molto complessa e presenta difficoltà sia
relativamente all’accesso ai contratti di locazione (affitti molto alti),
sia per il mantenimento di un’abitazione.
158
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Priorità di intervento
Rete dei servizi
La rete dei servizi a favore della popolazione adulta in difficoltà va
potenziata e, dove mancano, si ritiene necessario costruire relazioni
significative tra i differenti servizi e le differenti realtà che operano sul
territorio, relazioni che coinvolgano direttamente gli operatori.
Lo strumento privilegiato previsto per tale potenziamento è il
protocollo di collaborazione finalizzato alla garanzia di continuità di
cura, all'integrazione delle competenze e delle responsabilità
nell'attuazione di progetti di presa in carico che individuino,
unitamente alle azioni di tutela e assistenza, obiettivi di reinserimento,
riabilitazione e autonomia.
Obiettivo di particolare interesse risulta il miglioramento delle
relazioni e della forme di collaborazione tra servizi coinvolti nei
processi di integrazione sociosanitaria, indicati come prioritari dalle
Linee Guida Regionali per il triennio 2009-2011.
Sempre dal punto di vista dell'integrazione sociosanitaria diventa di
fondamentale importanza un lavoro congiunto con il Distretto
Sociosanitario ASL per ottenere una maggiore coesione progettuale
e collaborazione con i Medici di Medicina Generale: in particolare
risulta determinante un coinvolgimento fattivo nella attuazione dei
progetti di presa in carico, a partire dal momento della valutazione
e determinazione degli obiettivi della presa in carico. E' necessario
definire modalità unitarie di collaborazione prioritariamente per le
situazioni di disagio che prevedono terapie farmacologiche,
interventi sanitari e socioassistenziali a domicilio, interventi di
urgenza presso le strutture ospedaliere e ricovero temporaneo
presso strutture residenziali.
Portare a compimento il lavoro svolto nel triennio precedente con le
principali organizzazioni di volontariato formalizzando gli accordi
risultati dal tavolo di lavoro Servizi Sociali – Centri di Ascolto e
valutando la possibilità di estenderli anche al territorio di Cologno
Monzese. Tale processo può permettere l'avvio delle prime
interlocuzioni necessarie a livello di Ambito per la definizione dei
livelli essenziali per la funzione di Segretariato Sociale, da discutere
a livello di Tavolo di Consultazione del Terzo Settore.
Processi di presa in carico dei soggetti adulti in difficoltà
La rete dei servizi necessita di un investimento di tipo progettuale e
formativo finalizzato all’incremento delle competenze per la conduzione
di processi di valutazione dei bisogni delle persone che accedono ai
servizi. Tale investimento può essere illustrato in 3 fasi differenti di
lavoro:
1. definizione, in accordo con tutti i soggetti che accolgono e
analizzano la domanda della popolazione adulta disagiata, degli
159
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
standard e delle dimensioni di valutazione del bisogno dal punto
di vista:
a. personale e psicologico;
b. sanitario;
c. familiare e sociale;
d. economico;
2. definizione dei processi che devono essere attivati al fine di
produrre un progetto di presa in carico personalizzato e, laddove
necessario, condiviso tra la rete dei servizi che a sua volta
condivide le modalità di valutazione;
3. attivazione di iniziative formative necessarie per incrementare le
competenze e l’utilizzo di strumenti utili alla realizzazione dei
processi valutativi, laddove vengono individuate delle aree di
debolezza
Formazione, lavoro e reinserimento sociale
I cittadini che si rivolgono ai servizi con una domanda di inclusione in
percorsi di integrazione lavorativa sono, prima ancora che soggetti
con bassa contrattualità lavorativa, individui con una limitata
contrattualità sociale, provenienti da contesti o da esperienze
altamente deprivanti. In particolare risulta, come da criticità:
una difficoltà di accesso agli interventi di integrazione lavorativa per
coloro che non rientrano nelle categorie della legge 68/99 che
hanno diritto a tirocini lavorativi e/o borse lavoro con il ricorso ai
mediatori economici;
un numero elevato di fallimenti a causa del limitato bagaglio di
competenze sociali da parte degli utenti, determinanti nel produrre
esiti positivi e nel prevenire fallimenti per il mancato adattamento
alle richieste del contesto lavorativo.
Se da una parte è un elemento positivo che il contratto di servizio tra
Amministrazioni Comunali e AFOL per l'organizzazione e l'erogazione
del Servizio per gli Inserimenti Socio-Lavorativi ponga l'accento
sull'integrazione lavorativa delle fasce deboli senza metterle in
subordine di accesso alla popolazione disabile, dall'altra si indicano
come prioritari gli elementi seguenti per il triennio 2009-2011:
Inserire stabilmente tra le prestazioni del Servizio SISL gli
interventi che hanno come obiettivo l’incremento delle competenze
sociali utili all'adattamento nei contesti lavorativi specifici,
inizialmente individuati come possibili luoghi in cui realizzare le
esperienze di tirocinio, o sulla base delle caratteristiche generali dei
luoghi disponibili in convenzione. Tali interventi dovrebbero essere
attivati e far parte integrante del progetto di presa in carico,
laddove la valutazione in entrata da parte del servizio indichi aree
di carenza da parte dell'utente e sia condivisa con il servizio
inviante. Le persone che hanno bassa contrattualità sociale, prima
che lavorativa, necessitano di programmi di integrazione che non si
basano esclusivamente sull’apprendimento di strategie di
autopromozione, e lo strumento dei tirocini lavorativi (di carattere
160
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
prevalentemente valutativo) appare inadeguato, anche per la
durata, all'apprendimento di comportamenti e abilità sociali adattive
al contesto. Va peraltro concordata una modalità di collaborazione
tra Servizi invianti e SISL che permetta di chiarire quali devono
essere le azioni educative e di abilitazione di responsabilità dei
primi, sulla base di una effettiva corresponsabilità. Si ritiene inoltre
che l'attivazione degli interventi di incremento delle abilità e delle
strategie comportamentali di relazione nel contesto lavorativo
debbano prevalentemente riguardare gli utenti appartenenti alla
fascia di età compresa tra i 30 e i 45 anni.
Sulla base dei dati ottenuti in sede di monitoraggio, rimane
prioritaria, dal triennio precedente, la necessità di costruire percorsi
ad hoc per i cittadini di età compresa tra i 50 e i 60 anni, in
particolare se provenienti da un'esperienza di periodo detentivo.
Rimane prioritaria la necessità di creare condizioni per l'acquisizione
di competenze professionali e di svolgimento delle mansioni.
Agli interventi di incremento e/o apprendimento delle competenze
sociali e/o di esecuzione di compiti specifici, dovrebbero essere
affiancati percorsi strutturati che mirano a costruire elementi legati
alla responsabilità e autotutela nei luoghi di lavoro come le:
− abilità legate alla cura del sé e alla tutela delle condizioni di
salute e sanitarie da parte dell'utente;
− conoscenze e competenze rispetto ai diritti/doveri collegati
alla stipula di un contratto di lavoro;
Agli
interventi
specifici
indicati
in
precedenza,
dedicati
prevalentemente all'utenza portatrice di disagio che storicamente
accede ai servizi territoriali, si affianca la necessità di istituire lo
Sportello Lavoro, per incrementare la possibilità di intervento a favore
di cittadini appartenenti ad altre fasce di popolazione (anche con
adeguata contrattualità sociale e lavorativa), che hanno perso
l'occupazione a causa delle condizioni derivate dall'attuale crisi
economica.
Il monitoraggio della mappa del sistema di offerta ha consentito di
individuare alcuni nodi critici, in particolare nelle modalità di
collaborazione tra i servizi comunali e gli altri operatori del territorio
che si occupano di formazione orientamento e lavoro, che potrebbero
essere facilmente superati grazie alla costituzione e all’impegno della
nuova Agenzia.
Lo Sportello Lavoro, quale terminale AFOL, dovrà:
svolgere una funzione di accoglienza e orientamento dell’utenza
(dal curriculum al bilancio di competenze);
definire e attuare strategie individuali efficaci di ricerca del lavoro e
di auto promozione, così come di strategie cognitive ed emotive di
fronteggiamento
dei
fallimenti
connessi
all'attività
di
autopromozione;
favorire l’incontro domanda e offerta;
costruire e rinsaldare i legami con le realtà produttive locali, non
solo attraverso il dialogo con le associazioni di categoria ma
individuando strumenti e strategie innovative a partire dalle
specificità del nostro territorio (dalle eccellenze alle esigenze);
161
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
elaborare proposte rivolte alle aziende per rispondere a specifici
bisogni formativi.
realizzare specifici protocolli e accordi operativi - condivisi con gli
operatori - che regolino le procedure di accesso e presa in carico
dell’utenza, con riferimenti chiari ai processi di lavoro e ai reciproci
ambiti
di
intervento,
garantendo
importanti
margini
di
miglioramento nel sistema di offerta.
Lo Sportello Lavoro deve essere in grado, per rispondere
adeguatamente ai bisogni dei cittadini, di catalizzare e mettere a
sistema gli interventi e le azioni promosse dai soggetti del territorio in
tema di formazione orientamento e lavoro, un punto di riferimento
imprescindibile per utenti, aziende e servizi.
Abitare e reinserimento sociale
La criticità legata alla mancanza di strumenti e strategie per la
fruizione di alloggi temporanei dovrà essere affrontata con modalità
analoghe o contestuali alle azioni che verranno sperimentate nel
triennio 2009-2011 nell'area della salute mentale con il progetto
“Residenzialità Leggera”.
I progetti di presa in carico che prevedono interventi di residenzialità
temporanea dovranno essere considerati, per carattere e finalità,
differenti dagli interventi di pronto intervento/prima accoglienza che si
attuano nei casi di emergenza. La residenzialità temporanea dovrebbe
infatti rappresentare uno spazio di costruzione di autonomia abitativa,
a patto che sia possibile individuare uno sbocco alloggiativo definitivo
successivo. Il rispetto degli obiettivi dei programmi individuali di
residenzialità temporanea è anche legato alla definizione delle
caratteristiche delle persone che possono accedervi, anche in forma
microcomunitaria. Alcuni criteri, in questa sede solo indicativi,
potrebbero essere:
periodo di disoccupazione di almeno 24 mesi dovuto a perdita di
lavoro non volontaria;
presenza rete sociale naturale di riferimento;
assenza di patologie che danno diritto a soluzioni alloggiative
altre;
età inferiore ai 55 anni;
possesso di competenze sociali di base (relazionali, igiene e cura
del sé, gestione quotidiana);
genitori non affidatari espulsi dal nucleo familiare.
Al fine di garantire ai potenziali utenti un adeguato livello di
integrazione con la vita della comunità locale, la struttura dedicata
all'alloggio temporaneo dovrebbe essere inserita nel tessuto cittadino,
sul modello delle recenti progettazioni quali il “Villaggio Sociale” di
Sesto San Giovanni e il “Villaggio Solidale” di Cologno Monzese.
162
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Prima accoglienza e inserimento in percorsi di presa in
carico
La priorità del triennio 2006-2008 rimane tale anche per il periodo
2009-2011. Tra le indicazioni possibili, il convenzionamento con
strutture per la prima accoglienza più vicine al territorio dell'Ambito
sembra la soluzione maggiormente percorribile. Rimane fondamentale
la definizione delle forme di collaborazione per la realizzazione degli
eventuali interventi di sostegno a completamento di quelli
emergenziali.
Impoverimento dei nuclei familiari
Relativamente al tema dell’impoverimento delle famiglie si registra un
elevato numero di attività proposte da soggetti diversi Stato, Regione,
Provincia, che prevedono – attraverso varie forme – l’erogazione di
contributi economici, diretti e/o indiretti, alle famiglie.
L'azione locale a livello di Ambito dovrà prevedere strategie di
sviluppo delle dinamiche di coesione sociale nelle reti locali e naturali
attraverso la costituzione di gruppi di cittadini – anche facendo
riferimento a particolari porzioni di territorio (zone, quartieri) - che
mettono insieme le proprie risorse per attivare strategie utili a
fronteggiare la difficile situazione economica.
Si citano, solo a titolo esemplificativo:
la realizzazione di gruppi di consumo;
la promozione e il sostegno di forme organizzative (esempio:
Banche del tempo, strategie di vicinato) con la finalità di
sperimentare forme di risparmio e di condivisione di risorse
materiali e non, a partire dalla logica del mutuo aiuto.
la costituzione di cooperative/gruppi di autocostruzione per
fronteggiare le difficoltà abitative.
163
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
POLITICHE A FAVORE DEI CITTADINI IMMIGRATI
Analisi delle criticità
L’elaborazione delle criticità presenti sul territorio dell’Ambito di Sesto
San Giovanni ha visto l’integrazione di differenti elementi:
- analisi e valutazione del sistema di offerta;
- contenuti, riflessioni e proposte emerse dal monitoraggio delle
priorità di interveto indicate nel Piano di Zona 2006-2008;
- problematiche individuate attraverso l’utilizzo di una griglia di
rilevazione compilata da tutti i partecipanti al Tavolo Tematico
politiche a favore dei cittadini immigrati al fine di raccogliere e
valorizzare i differenti punti di osservazione;
- evoluzione della struttura socio demografica del territorio;
- dati provenienti dai servizi istituzionali e dal Piano di Salute del
distretto Socio Sanitario di Sesto San Giovanni (Amministrazioni
Comunali, Consultori familiari, Istituzioni scolastiche).
Per rappresentare adeguatamente il sistema di criticità, e sintetizzare
gli elementi emersi, si è provveduto a ricomporre il quadro attraverso
un’articolazione per le aree tematiche di seguito elencate:
Informazione e comunicazione;
Accesso ai servizi;
Apprendimento della lingua italiana;
Ricongiungimenti familiari;
Integrazione e benessere nel contesto scolastico;
Lavoro e formazione;
Impoverimento dei nuclei familiari;
Stranieri senza permesso di soggiorno;
Condizione femminile.
Informazione e comunicazione
Elementi di analisi:
La questione relativa all'informazione e comunicazione viene analizzata
da due differenti punti di vista: i cittadini stranieri quali destinatari
delle informazioni; gli operatori dei servizi quali diffusori di
informazioni per la cittadinanza.
Relativamente ai Servizi Comunali si riscontra una disomogeneità
organizzativa: a Cologno Monzese esiste lo Sportello Stranieri – presso
la sede dei Servizi Sociali - che offre informazioni a 360 gradi sui
servizi della città con particolare attenzione a lavoro, casa, scuola e
salute. Dal 2007 il servizio è stato potenziato attraverso l’estensione
dei giorni e degli orari di apertura, coerentemente con quanto indicato
nel Piano di Zona.
A Sesto San Giovanni, dal 2007, è stato attivato uno Sportello
Stranieri, presso il Settore Anagrafe, che offre un supporto alla
compilazione elettronica della modulistica per il rilascio e rinnovo dei
permessi di soggiorno. A breve inoltre il Portale del Comune di Sesto
San Giovanni (www.sestosg.net) verrà realizzato anche in inglese ed è
164
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
prevista la traduzione in più lingue dei materiali informativi e della
modulistica, in modo da facilitare l’accesso ai servizi.
Sul territorio prevalgono, ad eccezione delle esperienze sopra citate, i
luoghi con funzione informativa e orientativa non esclusivamente
dedicati ai cittadini immigrati, che registrano – ormai da tempo - un
elevato accesso da parte di utenti stranieri (Segretariato Sociale,
Sportello di Orientamento Sociale, Informagiovani, Centri di Ascolto,
CAF).
Le azioni informative promosse nel triennio si sono svolte
prevalentemente all’interno dei confini comunali; non si segnala la
presenza di attività progettate e realizzate per tutto il territorio
dell’Ambito. Non si registra, inoltre, lo sviluppo di strategie
comunicative innovative, anche se si citano alcune esperienze di
particolare interesse: presso il Centro interculturale delle donne di
Cologno Monzese, ad esempio, vengono organizzati incontri informativi
specifici con i servizi del territorio, ad esempio ASL, Consultorio
familiare, INPS, Ufficio Nidi, Cerchio Rosa, AVIS, Erba Voglio per
illustrare modalità di accesso e di funzionamento degli stessi.
I dati raccolti durante il monitoraggio testimoniano l’esistenza di un
buon livello di conoscenza tra i soggetti che, a diverso titolo, si
occupano di cittadini stranieri. Tali relazioni, che solo raramente si
configurano come strutturate, garantiscono comunque un discreto
livello di circolazione delle informazioni. Le modalità maggiormente
utilizzate dagli operatori per condividere conoscenze e informazioni
sono:
• la partecipazione ai Tavoli Tematici d’Area del Piano di Zona;
• lo scambio di informazioni in contesti professionali e operativi.
Gli strumenti prevalentemente adoperati per l’aggiornamento delle
informazioni sono i depliant e volantini contenenti informazioni su
progetti e/o azioni e il Piano di Zona. Per l’aggiornamento prevale
l’utilizzo di prassi e modalità operative consolidate, il livello di
innovazione registrato fino ad ora – sia in termini di prodotti che di
processi – appare limitato. Le modalità attivate si dimostrano
comunque abbastanza efficaci e rispondenti al bisogno.
Gli stranieri che vivono da anni sul territorio conoscono poco le
opportunità offerte soprattutto relativamente alle attività promozionali,
ricreative e di socializzazione come per esempio le iniziative promosse
dalle associazioni culturali, dalle Biblioteche, dai Settori cultura, sport e
tempo libero.
Accesso i servizi
Criticità individuate:
A titolo esemplificativo si citano alcune problematiche specifiche che
rappresentano l’elevato livello di complessità del rapporto con la
cittadinanza straniera:
La principale criticità è costituita dalla barriera linguistica che
rende problematica la comunicazione con i servizi, la
165
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
formulazione della domanda e soprattutto la comprensione di
documenti.
L’errata
interpretazione
di contratti o
di
provvedimenti amministrativi – ad esempio atti della Pubblica
Amministrazione, degli Enti previdenziali o assistenziali,
dell’Agenzia delle Entrate - può avere una ricadute e
conseguenze assai negative sulla vita quotidiana. Chi ha
difficoltà di comprensione incorre più facilmente di altri in truffe
e raggiri, soprattutto in campo economico e finanziario. Le
difficoltà sperimentate dai cittadini stranieri sono, tra le altre
cose, un segnale indiretto dei medesimi problemi sperimentati
dai cittadini italiani.
La
scarsa
comprensione
delle
informazioni
risulta
particolarmente evidente nell’adempimento di procedure e
pratiche complesse. Il linguaggio burocratico è una barriera a
volte difficilmente sormontabile. Per favorire un maggiore e
migliore accesso ai servizi è necessario da un lato tradurre i
materiali e la modulistica in più lingue e dall’altro semplificare il
linguaggio.
Si rileva da parte dell’utenza straniera inoltre una difficoltà a
riconoscere i meccanismi di funzionamento dell’organizzazione
pubblica, ad orientarsi correttamente tra le differenti
competenze e funzioni. Vi è una fatica oggettiva a comprendere
la complessità del sistema amministrativo italiano e una carenza
di informazioni efficaci; ciò determina un sensibile spreco di
energie e di risorse nell’individuare, attraverso vari tentativi, la
strada giusta per richiedere e ottenere un servizio,
un’autorizzazione o una concessione. Tali difficoltà sono
maggiormente evidenti nelle popolazioni provenenti da aree
geografiche con caratteristiche linguistiche molto differenti, per
esempio Africa e Asia, mentre chi proviene da paesi dell’Est
Europa o dall’America Latina, si orienta ai servizi più facilmente.
Il dispendio di tempo ed energie alla ricerca di informazioni e
risposte
può
generare
difficoltà
ed
effetti
negativi
nell’organizzazione della vita quotidiana, come ad esempio la
continua richiesta di permessi lavorativi.
Proprio la difficoltà ad orientarsi nei confronti del sistema
pubblico, le insidie del mercato, la scarsa conoscenza della
lingua e delle regole, espongono la popolazione straniera al
pericolo di incorrere in azioni truffaldine poste in essere da
soggetti o organizzazioni speculative che fingono di offrire aiuto
agli immigrati. Si riscontrano, ad esempio, in modo ricorrente
azioni illegali quali la vendita di falsi permessi di soggiorno, ecc.
Elementi di analisi:
E’ possibile rappresentare schematicamente la relazione tra serviziutenza attraverso l’individuazione di tre step fondamentali.
1. Accesso al servizio: un’adeguata informazione è uno dei
prerequisiti necessari per facilitare l’accesso ai servizi, pertanto
166
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
la questione della comunicazione alla cittadinanza assume un
valore strategico1.
2. Accoglienza: primo contatto con il servizio e con l’operatore.
3. Percorso con l’utente: è necessario che il primo contatto con il
servizio
e
con
l’operatore
preveda
un
adeguato
accompagnamento alla comprensione del servizio offerto e alle
modalità di accesso alle prestazioni (requisiti, tempi di attesa,
passaggi burocratici, eventuale documentazione da produrre).
Questo trasferimento di informazioni deve contemplare
necessariamente un momento di incontro; la semplice
consultazione di materiale informativo e divulgativo da parte
dell’utente non è sufficiente. In presenza di difficoltà linguistiche
è inoltre necessario un supporto alla comprensione della
modulistica, non solo tramite la traduzione ma anche attraverso
la semplificazione del linguaggio. Tale necessità si riferisce ai
diversi aspetti della vita quotidiana: contratti di lavoro, buste
paga, contratti di locazione, pratiche che riguardano mutui,
prestiti, finanziamenti, apertura e/o chiusura di conti correnti.
Apprendimento della lingua italiana
Elementi di analisi:
L’analisi dell’investimento fatto nel precedente triennio ha previsto il
censimento di tutte le iniziative finalizzate a sostenere l’apprendimento
linguistico degli stranieri, rivolte sia ai minori sia agli adulti.
Molte le attività promosse presso le Scuole Primarie e Secondarie di
primo grado attraverso l’utilizzo di differenti risorse economiche e
organizzative: laboratori di prima e seconda alfabetizzazione realizzati
per conto delle Amministrazioni comunali e dalla Provincia di Milano,
attività di sostegno attuate dalle autonomie scolastiche, progettazioni
derivanti dai finanziamenti Regionali (ex: Legge 23). A Cologno,
inoltre, da 2 anni si stanno realizzando i laboratori linguistici anche
presso le scuole superiori e a, titolo sperimentale, durante il periodo
estivo.
Relativamente agli adulti, analizzando il numero di iscritti nell’anno
2007/2008, risultano maggiormente significativi i corsi attivati da:
Centro Territoriale Permanente di Sesto SG (360 iscritti); Volontariato
Caritas Salesiani (178 iscritti); Scuola di italiano per cittadini stranieri
del Comune di Cologno Monzese (192 iscritti).
Criticità individuate:
A titolo esemplificativo si riportano i seguenti approfondimenti:
1. Uno scarso investimento sulla lingua da parte dei cittadini
stranieri adulti – che hanno poco tempo e denaro da dedicare ai
percorsi di apprendimento - produce conseguenze negative
sull’inserimento economico, lavorativo e sociale. I primi ostacoli
linguistici vengono superati abbastanza rapidamente, magari
1
A riguardo si vedano le indicazioni contenute nell’area tematica “Informazione e
Comunicazione”.
167
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
attraverso brevi percorsi formativi o condividendo un contesto
lavorativo con persone italiane, la vera difficoltà è costituita dal
perfezionamento.
2. La scarsa padronanza della lingua italiana da parte degli alunni
stranieri nelle scuole di ogni ordine e grado; mentre la prima
alfabetizzazione avviene abbastanza rapidamente e senza grossi
ostacoli la criticità è rappresentata proprio dal consolidamento
linguistico, necessario per comprendere adeguatamente le varie
discipline. Per facilitare l’apprendimento delle materie sarebbe
necessario inoltre prevedere un lavoro di semplificazione dei
testi e la realizzazione di unità didattiche ad hoc.
3. La scarsa comprensione linguistica da parte di molti adulti
emerge come forte criticità; la non conoscenza dell’italiano
costituisce una vera e propria barriera all’integrazione. In tale
contesto anche scrivere una semplice comunicazione alla
maestra sul diario del figlio è un problema.
Ricongiungimenti familiari
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Dalle informazione raccolte è possibile individuare alcuni nodi critici
relativi a differenti momenti che caratterizzano il percorso di
ricongiungimento familiare: le difficoltà infatti riguardano sia la fase
che precede il ricongiungimento sia quella conseguente.
Nella fase che precede il ricongiungimento cresce complessivamente la
richiesta di:
informazioni relative all’iter procedurale;
sostegno alla comprensione delle procedure burocratiche
amministrative necessarie;
aiuto nella compilazione della modulistica;
supporto alla predisposizione della documentazione necessaria
(anche relativamente alla Dichiarazione di idoneità alloggiativa).
Nella fase di gestione del ricongiungimento vero e proprio l’arrivo di un
figlio – magari dopo anni di lontananza – costituisce un elemento di
rottura dell’equilibro familiare e di frequente il nucleo entra in crisi da
più punti di vista. Le criticità riguardano differenti sfere della vita
familiare e sociale:
aumentano i problemi economici;
adattamento sociale di preadolescenti e adolescenti è spesso
problematico;
inserimento scolastico dei nuovi arrivati;
difficoltà relazionale tra genitori e figli.
A riguardo si specifica che i servizi specialistici testimoniano un
aumento di richiesta di sostegno e consulenza psicologica sia da parte
degli adulti che dei minori.
comparsa di richieste di supporto psicologico da parte di madri
extracomunitarie nella gestione educativa dei figli adolescenti,
168
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
posti a metà fra il contesto socioculturale italiano e quello della
loro terra d’origine;
comparsa di richieste di supporto emotivo e psicologico da parte
di adolescenti extracomunitari nella gestione della relazione con
i genitori e con i coetanei.
Il percorso migratorio impone alle famiglie straniere di misurasi con un
contesto sociale molto frammentato dove la solitudine, anche
relativamente alla funzione genitoriale, è percepita come elemento di
forte criticità. I maggiori problemi si incontrano in presenza di figli
preadolescenti e adolescenti che si ricongiungono, spesso, alle madri
che stanno da molti anni in Italia – in particolare originarie del sud
america. Il disagio si manifesta prevalentemente con: difficoltà di
inserimento nel contesto scolastico e/o difficoltà di inserimento nel
nucleo familiare in particolare se la madre ha un nuovo compagno e
altri figli.
I minori stranieri nel contesto scolastico
Per meglio rappresentare il fenomeno si riportano di seguito alcuni dati
relativi al numero alunni stranieri iscritti presso le scuole dell’infanzia,
primaria e secondaria dell’Ambito, negli anni scolastici 2006/2007 2007/2008 - 2008/2009:
AS 2006/2007
Ordine di scuola
Scuola dell'infanzia
Scuola primaria
Secondaria I grado
Totale
Sesto S G
Iscritti Stranieri
1543
316
2845
454
1667
275
6055
1045
Ordine di scuola
Scuola dell'infanzia
Scuola primaria
Secondaria I grado
Totale
Sesto S G
Iscritti Stranieri
1502
319
2874
543
1668
302
6044
1164
%
20,48
15,96
16,50
17,25
Iscritti
919
2110
1132
4161
Cologno M
Stranieri
%
187
20,3
292
13,8
248
21,9
727
17,47
AS 2007/2008
%
21,24
18,89
18,10
19,25
Iscritti
900
2049
1205
4154
Cologno M
Stranieri
%
204
22,6
297
14,5
256
21,2
757
18,22
AS 2008/2009
Ordine di scuola Iscritti
Scuola dell'infanzia 1599
Scuola primaria 2899
Secondaria I grado 1645
Totale 6143
Sesto S G
Stranieri
351
541
321
1204
169
%
21,95
18,66
19,51
19,59
Iscritti
937
2013
1207
4157
Cologno M
Stranieri
%
245
26,1
344
17,0
192
15,9
781
18,78
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Gli elementi di maggiore criticità vengono di seguito elencati:
1. Aumentano da parte della scuola le richieste di intervento a
causa del problema linguistico. Sono molti i bambini neo arrivati,
in seguito ai ricongiungimenti familiari, in cui la capacità di
comprensione e comunicazione è assolutamente assente. I
laboratori linguistici vengono attivati solo in determinati periodi
dell’anno secondo una logica a scacchiera quindi l’inserimento
non è sempre possibile. Sono numerose le iscrizioni di alunni
stranieri che avvengono durante l’anno scolastico con
conseguenti problemi logistici e organizzativi da parte degli
istituti scolastici.
2. La scarsa padronanza della lingua italiana da parte degli alunni
stranieri non riguarda solo le scuole primarie e secondarie di
primo grado ma anche le secondarie di secondo grado; mentre
la prima alfabetizzazione avviene abbastanza rapidamente e
senza grossi ostacoli la criticità è rappresentata in particolare dal
consolidamento linguistico.
3. Si registra un’effettiva disomogeneità di risorse economiche e
professionali investite nei due territori comunali: a Sesto San
Giovanni le attività di sostegno linguistico rivolte agli alunni
stranieri sono sostenute in prevalenze con risorse provenienti
dall’Amministrazione Comunale, a Cologno sono invece diversi i
soggetti che concorrono al perseguimento dell’obiettivo. Tale
disomogeneità rende difficile la promozione di modalità e azioni
coordinate su tutto il territorio.
4. La scarsa padronanza della lingua italiana ha come conseguenza
principale l’elevato numero di bocciature con successivi problemi
di demotivazione; nei casi più gravi la risposta è l’abbandono e
la fuoriuscita dai circuiti formativi. Gli studenti stranieri, avendo
di frequente problemi con la lingua, vengono spesso indirizzati
verso corsi professionali perché ritenuti più semplici e quindi più
idonei. In realtà l’inserimento in una scuola professionale non
sempre è la scelta più adeguata perché le materie sono molte e
lo studio del diritto e dell’economia – ad esempio – richiedono
una buona padronanza dell’italiano visto l’elevata difficoltà dei
termini tecnici.
5. I dati sulla dispersione scolastica individuano quale momento
critico la conclusione del biennio delle Secondarie di secondo
grado e l’ingresso nel triennio conclusivo; sarebbe importante
presidiare questo passaggio con attività di orientamento e
sostegno e, più in generale, strutturare percorsi personalizzati e
dedicati all’utenza più fragile. Le attività di orientamento
promosse dalle scuole sono, in genere, rivolte a tutti gli
studenti; non esistono percorsi di accompagnamento dedicati
nello specifico ai ragazzi stranieri e alle loro famiglie.
L’informazione a disposizione dei genitori è consistente
(pubblicazioni, opuscoli, open day organizzati dai singoli istituti)
ma mancano le attività di accompagnamento e sostegno alla
170
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
scelta. Anche i genitori stranieri che vivono da diversi anni sul
territorio hanno grosse difficoltà.
Area formazione e lavoro
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Relativamente al tema si precisa che parte delle considerazioni
espresse non sono riferite esclusivamente all’utenza straniera ma, più
in generale, alla promozione di politiche in materia di lavoro,
orientamento e formazione, in grado di rispondere in modo più
adeguato ed efficace ai bisogni di tutta la cittadinanza.
Si individuano tuttavia alcuni elementi di analisi specificamente riferiti
alla popolazione straniera.
1. Ricerca del lavoro attraverso azioni di accompagnamento e
orientamento:
L’unico servizio pubblico titolato e accreditato all’incontro domanda
e offerta è il Centro per l’Impiego Nord Milano; gli altri soggetti
presenti nella mappa del sistema di offerta concentrano la propria
attività prevalentemente su funzioni di accoglienza e orientamento.
Il dati provenienti dal CPI testimoniano che:
Aumenta il numero di stranieri altamente qualificati nel
paese di origine che chiede accompagnamento nei
percorsi di riconoscimento del titolo di studio.
Aumentano,
a
causa
delle
limitate
competenze
linguistiche, le richieste di sostegno nella lettura e
comprensione dei contratti di lavoro, delle comunicazioni
del datore di lavoro, buste paga; su tali aspetti è richiesta
un’attività di consulenza individuale.
Aumenta il numero di accessi per la compilazione della
dichiarazione di immediata disponibilità allo svolgimento
di attività lavorative che consente il rinnovo del permesso
di soggiorno.
Aumenta il numero di disoccupati anche tra i cittadini
stranieri.
2. Mantenimento del posto di lavoro:
La difficoltà nel mantenimento del posto di lavoro da parte delle
persone straniere si concentra prevalentemente nella fase iniziale a
causa degli ostacoli linguistici, culturali e relativi al permesso di
soggiorno. Lo straniero, una volta superate queste prime difficoltà,
si inserisce nel mondo lavorativo a tutti gli effetti. Coerentemente,
le azioni di sostegno devono prevedere attività di informazione e
consulenza di carattere legale, amministrativo e burocratico con
particolare riferimento al periodo di inserimento lavorativo.
3. Tutela a sicurezza nei luoghi di lavoro:
La mancata tutela dei diritti dei lavoratori e le scarse condizioni di
sicurezza nei luoghi di lavoro costituiscono un elemento di
particolare criticità per tutti i soggetti a bassa contrattualità sociale.
I cittadini stranieri – a causa di difficoltà legate al permesso di
171
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
soggiorno e/o lavoro nero, e di una limitata conoscenza dei diritti
esigibili - sono più di altri esposti alle nuove forme di sfruttamento.
4. Formazione dedicata ai cittadini stranieri:
Negli ultimi anni non sono stati promossi bandi di formazione
esclusivamente rivolti ai cittadini stranieri; tuttavia le attività
formative promosse sul territorio hanno visto una partecipazione di
stranieri che si attesta introno al 20%, in particolar modo
nell’ambito del Biennio integrato di rientro in formazione. AFOL –
Agenzia Formazione Orientamento e Lavoro – organizza sul
territorio del Nord Milano corsi per disoccupati, sia italiani sia
stranieri, sulle seguenti aree tematiche: informatica, lingua inglese
e spagnola, ristorazione, panificazione, ecc.
Sempre dall’osservatorio del Centro per l’Impiego si rileva che sono
in aumento gli stranieri che richiedono percorsi formativi specifici
per ottenere le abilitazioni professionali, in particolare nel campo
dell’edilizia.
Impoverimento dei nuclei familiari
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Da diversi osservatori il tema dell’impoverimento delle famiglie emerge
come elemento di forte criticità:
aumentano le richieste di sostegno economico anche per far
fronte a problematiche legate alla perdita del lavoro e/o al
pagamento del mutuo.
la crisi economica, il licenziamento e l’aumento della
disoccupazione riducono velocemente i margini di benessere
conquistati dopo anni di permanenza in Italia; si assiste ad un
ritorno alle condizioni di precarietà economica tipiche della prima
fase del percorso migratorio. Molte sono le persone che hanno
acquistato la casa stipulando mutui con tassi variabili ora
aumentati anche del 30-40%, che di fronte al rischio di
insolvenza si indebitano ulteriormente richiedendo altri prestiti.
la questione abitativa è molto complessa e presenta difficoltà sia
relativamente all’accesso ai contratti di locazione (affitti molto
alti e agenzie restie a trattare intermediazioni che vedano la
presenza di persone straniere) e sia per i costi di mantenimento
delle abitazioni.
Questa criticità interessa tutti gli ambiti di programmazione e non solo
le politiche a favore dei cittadini immigrati.
Relativamente al tema dell’impoverimento delle famiglie si registra un
elevato numero di attività proposte da soggetti diversi Stato, Regione,
Provincia, che prevedono – attraverso varie forme – l’erogazione di
contributi economici, diretti e/o indiretti, alle famiglie.
Il Tavolo Tematico politiche a favore dei cittadini immigrati, così come
il Tavolo Tematiche politiche per l’infanzia, adolescenza, giovani e
responsabilità familiari, individua quale ambito di intervento da
172
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
affiancare alle risposte sopra citate lo sviluppo di politiche per la
coesione sociale attraverso la costituzione di gruppi di famiglie – anche
facendo riferimento a particolari porzioni di territorio (zone, quartieri) che mettono insieme le proprie risorse per attivare strategie utili a
fronteggiare la difficile situazione economica.
Si citano, solo a titolo esemplificativo:
la realizzazione di gruppi di consumo;
la promozione e il sostegno di forme organizzative (esempio:
Banche del tempo, strategie di vicinato) con la finalità di
sperimentare forme di risparmio e di condivisione di risorse
materiali e non, a partire dalla logica del mutuo aiuto.
Si propone infine di approfondire il tema dei “Bandi di autocostruzione
edilizia” come sperimentato in altri territori.
Condizione femminile
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Relativamente alla condizione femminile delle donne straniere si
individuano alcune aree di particolare criticità:
Aumentano i casi di violenza sulle donne straniere anche
assistita dai minori; con queste donne avviare dei percorsi – ad
esempio per sporgere denuncia - risulta complesso e difficoltoso.
Il Servizio Sociale non è sempre attrezzato per rispondere
adeguatamente a questi bisogni, sia per strumenti che per
risorse economiche.
Difficoltà di accesso al mercato del lavoro: l’inserimento nel
mercato del lavoro passa attraverso logiche di appartenenza
etnica e spesso confina le donne in segmenti produttivi
scarsamente specializzati; in questo contesto l’opportunità di
migliorare la propria condizione professionale diventa quasi
impossibile.
Aumentano le richieste da parte di donne che lavorano e non
riescono ad accedere ai servizi di conciliazione, spesso sole che
vivono in contesti di scarsa integrazione e senza rete familiare di
supporto.
Su differenti tematiche come per esempio la vita in famiglia, le
relazioni coniugali, l’educazione dei figli, le competenze genitoriali
sarebbe opportuno attivare – in collaborazione con la rete dei servizi
del territorio - dei percorsi di mutuo aiuto tra donne e promuovere
occasioni e spazi di incontro, confronto e socializzazione.
173
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Stranieri senza permesso
Il tema degli stranieri senza permesso di soggiorno è di grande
complessità e gli elementi di seguito riportati non sono in alcun modo
esaustivi e rappresentativi del fenomeno. Si è ugualmente tentato di
individuare a livello territoriale alcune caratteristiche2 delle condizioni
di vita di questa particolare fascia di popolazione.
E’ una popolazione dalle caratteristiche estremamente disomogenee,
oltre che per nazionalità e cultura anche per condizioni sociali ed
economiche. Si passa da persone con un impiego continuativo e
relativamente stabile, quali gli addetti al lavoro di cura che spesso
godono di una situazione economica relativamente decorosa, agli
addetti alle pulizie, manovali, muratori, che svolgono lavori in
subappalto e del tutto saltuari, ad ambulanti e distributori di volantini
pubblicitari.
E’ interessante rilevare che una recente ricerca ISMU stima che il 50%
delle badanti presenti in Lombardia non ha il permesso di soggiorno.
Anche le condizioni abitative si accompagnano alla maggiore o minore
stabilità del lavoro. Si passa da situazioni di relativa normalità
abitativa, a pluriconvivenze in piccoli alloggi spesso caratterizzate dal
sovraffollamento e da condizioni igienico sanitarie precarie, ai dormitori
pubblici, alle stazioni ferroviarie, alle panchine dei giardini. Spesso
vengono adoperati come manodopera sottopagata in un contesto di
totale mancanza di diritti e tutele.
La maggioranza di quelli che vengono definiti come irregolari è giunta
in Italia con un visto turistico e, solo dopo la scadenza del permesso è
andata ad ingrossare le fila degli immigrati senza permesso.
Si precisa infine che dal 1° gennaio 2007 i cittadini rumeni e bulgari
possono circolare liberamente nei Paesi dell’Unione europea e anche
svolgere lavoro autonomo o stagionale senza nulla osta. Da questa
data infatti Romania e Bulgaria sono diventati Paesi membri
dell’Unione Europea e i loro cittadini godono dei diritti previsti
dall’articolo 18 del Trattato istitutivo della Comunità europea. Non sono
più sottoposti alla normativa prevista dal Decreto Legislativo 28 luglio
1998, n. 286 e possono richiedere la carta di soggiorno direttamente
alle Questure competenti o tramite gli uffici postali. Per entrare in
Italia è sufficiente la carta d’identità o il passaporto in corso di validità.
Non sempre la modifica dello status giuridico garantisce un effettivo
miglioramento delle condizioni di vita di questa fascia di popolazione.
Nell’ambito del sistema di offerta esistono realtà, non istituzionali che,
intercettano più di altre il fenomeno. Il Piano di Zona è il documento di
programmazione di tutto il territorio e non solo dei Servizi Pubblici, ci
2
Stranieri senza permesso di soggiorno a Sesto San Giovanni, Cespi – Centro Studi
Problemi Internazionali a cura di Aldo Silvani, Edizioni Marna, 2008.
174
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
sono molte organizzazioni del volontariato e del terzo settore che
decidono di intervenire a favore di questa fascia di popolazione.
Le aree di intervento che possono essere indicate sono le seguenti:
- accesso alle informazioni relativamente ai diritti esigibili;
- tutela minori;
- diritto all’istruzione;
- tutela della maternità;
- assistenza sanitaria essenziale.
175
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Priorità di intervento
Informazione e comunicazione
I cittadini stranieri destinatari delle informazioni:
Per informare in modo efficace la popolazione straniera è necessario
prevedere l’attivazione di strategie comunicative ad hoc. Alcune piccole
accortezze possono rilevarsi molto utili per predisporre materiali
maggiormente adeguati:
- semplificare il linguaggio attraverso un’attenta analisi del testo,
non limitandosi alla semplice traduzione in più lingue, può
garantire un miglior accesso alle informazioni;
- realizzare manifesti e locandine che contengano informazioni di
facile memorizzazione;
- utilizzare titoli semplici, messaggi chiari e testi brevi;
- prevedere dei piani di distribuzione mirati attraverso
l’individuazione di luoghi snodo come ad esempio: giardini
pubblici, negozi gestiti da stranieri, ristoranti, phone center,
associazioni di migranti;
- mantenere sempre gli stessi luoghi per l’affissione dei manifesti
e quando è possibile anche gli stessi periodi dell’anno;
Favorire la diffusione, presso i luoghi dedicati all’accoglienza e
orientamento, di informazioni relative a tutte le opportunità di
promozione del benessere offerte dal territorio: contesti ricreativi e di
socializzazione, biblioteche, attività sportive, eventi culturali, e non
limitarsi ai soli Servizi socio educativi.
Gli operatori dei servizi diffusori di informazioni per la cittadinanza:
-
-
-
La raccolta e l’aggiornamento delle informazioni relative alla
mappa del sistema di offerta, che vedono gli operatori quali
soggetti attivi, devono prevedere non solo la descrizione di
servizi, progetti e opportunità presenti sul territorio ma, in modo
più specifico: modalità di accesso per gli utenti, possibili
modalità di collaborazione tra gli operatori, descrizione chiara e
precisa degli ambiti di intervento dei differenti soggetti che
operano sul territorio.
Affinare degli strumenti che possano garantire un costante
aggiornamento delle informazioni agli operatori a partire dalle
risorse presenti al Tavolo Tematico con l'obiettivo di allargare nel prossimo triennio - la rete di riferimento. Anche le realtà che
non partecipano stabilmente agli ambiti di programmazione
dovrebbero essere coinvolti in un costante lavoro di
aggiornamento della mappa del sistema di offerta secondo le
caratteristiche sopra descritte.
Realizzare alcune pagine web (nel sito del Piano di Zona
attualmente in costruzione) dedicate all’aggiornamento delle
176
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
informazioni, uno spazio accessibile agli operatori e interattivo
con l’obiettivo di:
o scambiare materiali, notizie, utilità;
o aggiornare costantemente la mappa del sistema d’offerta;
o creare possibili ambiti di progettazione e collaborazione;
La sezione del sito dedicata all’area Immigrazione sarà
progettata e strutturata a partire dalle indicazioni dei
partecipanti. Il Tavolo Tematico politiche a favore dei cittadini
immigrati si costituisce come gruppo operativo che fornisce i
contenuti utili e individua le migliori e più efficaci modalità di
realizzazione.
Accesso ai servizi
Il Tavolo individua due strumenti utili per facilitare e migliorare il
rapporto con l’utenza straniera l’accesso ai servizi:
Formazione interculturale degli operatori:
Nel corso del triennio l’investimento fatto dai soggetti del territorio –
sia pubblici sia privati - per la formazione interculturale degli operatori
è stato rilevante e finalizzato prevalentemente a facilitare l’accesso ai
servizi e le relazioni con l’utenza straniera.
Le azioni promosse tuttavia sono state caratterizzate da un elevato
grado di parcellizzazione, da percorsi brevi e da una pluralità di
obiettivi delineandosi più come momenti informativi che formativi.
Molte iniziative si sono concentrate sull’aggiornamento della
legislazione italiana e comunitaria in materia di immigrazione (si citano
come esempio: procedure per il rilascio e/o rinnovo del permesso di
soggiorno, ricongiungimento familiare, direttiva europea sul soggiorno
dei cittadini extracomunitari).
Per il prossimo triennio si individuano le seguenti linee guida:
• promuovere azioni formative congiunte rivolte a operatori di più
servizi e settori che non si limitino all’ambito socio educativo ma
interessino
anche
altre
competenze:
anagrafe, servizi
demografici, polizia municipale;
• avviare percorsi formativi omogenei a livello di Ambito;
• prevedere un adeguato bilanciamento tra le azioni formative e
informative;
• realizzare percorsi che indichino obiettivi chiari (individuare quali
competenze e conoscenze devono essere incrementate) e
prevedano un monte ore adeguato al raggiungimento
dell’obiettivo;
• dedicare particolare attenzione al tema della relazione con
l’utenza straniera (centratura sulle competenze relazionali).
Mediazione Linguistica e culturale:
L’esperienza maturata nel triennio indica che l’utilizzo del mediatore
quale strumento utile a facilitare il rapporto con l’utenza straniera si
dimostra particolarmente efficace nei percorsi di presa in carico quando
- l’utente necessita di sostegno comunicativo e relazionale;
177
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
l’utente ha difficoltà a comprendere le modalità di
funzionamento di un servizio (diritti esigibili, procedure,
tempistica);
- l’utente non condivide o rifiuta il percorso proposto;
Il mediatore può intervenire:
A) prendendo parte ai colloqui di approfondimento con l’utenza
straniera, onde favorire la condivisione e la realizzazione dei progetti
individualizzati e dei percorsi di presa in carico;
B) offrendo consulenza interculturale agli operatori per una migliore
comprensione del contesto culturale specifico nonché per l’invio ai
servizi specialistici;
C) accompagnando, in accordo gli altri operatori coinvolti, l'utente e
famiglia presso altri servizi presenti sul territorio, con la finalità di
decodificarne l’utilizzo.
-
Apprendimento della lingua italiana
Nel perseguimento di tale priorità si dovrà tener conto delle seguenti
indicazioni:
1. La questione della lingua è trasversale alle differenti fasce di
età, pertanto l’investimento deve prevedere un adeguato
bilanciamento tra le attività rivolte ai minori e quelle destinate
agli adulti.
2. I percorsi formativi attivati, in particolare per gli adulti, vedono
un’articolazione oraria abbastanza diversificata prevalentemente
individuata a partire dalle necessità organizzative degli enti
promotori (in molti casi basati sul volontariato). Sarebbe
auspicabile, nel prossimo triennio, un maggiore coordinamento
tra i soggetti interessati per strutturare delle proposte che
vedano una sempre maggiore diversificazione dell’offerta oraria
al fine di favorire la partecipazione e la conciliazione con gli altri
impegni.
3. La disponibilità oraria ed economica da parte degli adulti di
dedicarsi all’apprendimento della lingua è scarsa, sarebbe quindi
opportuno sperimentare delle forme alternative di insegnamento
sull’esempio di Italianolab3, che consentono all’utente la
possibilità di personalizzare il percorso formativo a partire dal
proprio livello di competenze e la possibilità di accedervi in
qualsiasi orario.
4. Gli elementi raccolti indicano la necessità di investire sia sulla
formazione linguistica di base che sul consolidamento delle
competenze prevedendo un adeguato bilanciamento tra i due
differenti livelli.
3
Il progetto sperimentale ITALIANOLAB (www.italianolab.com) sostenuto lo scorso
anno dal Comune di Cologno prevede che tutti i cittadini possano accedere
gratuitamente – attraverso una postazione internet - ad un percorso interattivo di
formazione linguistica. Il progetto prevede licenze illimitate alle quali si accede
attraverso un contributo - quota associativa. E’ possibile quindi seguire le lezioni da
casa, in biblioteca, presso un internet café, o in phone center adattando perfettamente
alle proprie esigenze il servizio.
178
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
5. Relativamente al contesto scolastico (il tema verrà meglio
sviluppato nel paragrafo “Promozione del benessere al livello
scolastico”) attivare, in via sperimentale, durante il periodo
estivo occasioni formative rivolte ai minori.
Ricongiungimenti familiari
Anche il Tavolo Tematico politiche per l’infanzia, adolescenza, giovani e
responsabilità familiari ha individuato il tema dei ricongiungimenti
familiari una priorità da perseguire nel prossimo triennio, con un forte
accento sull’aspetto delle sulle relazioni intrafamiliari.
1. Il ricongiungimento è un percorso che prevede differenti tappe
che richiedono supporti differenti: è necessario, pertanto,
sostenere la famiglia nella costruzione di un “progetto
complessivo” attraverso una presa in carico unitaria delle
differenti problematiche promovendo un approccio integrato e
non interventi parcellizzati corrispondenti a
specifiche
competenze.
2. Bilanciare gli interventi riparativi e quelli preventivi e
promozionali.
3. Offrire alle famiglie un adeguato supporto informativo anche
coinvolgendo le realtà organizzate (esempio: associazioni,
scuole per stranieri, centri interculturali) che vedono la
partecipazione di cittadini stranieri.
4. Nella realizzazione di progetti preventivi e promozionali è
necessario favorire l'aggancio precoce dei genitori che intendono
avviare un progetto di ricongiungimento; per raggiungere
questo obiettivo una delle possibili strategie è quella di avviare
delle collaborazioni e sinergie progettuali con tutti i servizi che
incontrano la famiglia, e più in generale la popolazione adulta,
nella fase iniziale del percorso.
5. Promuovere momenti di confronto con il Tavolo Tematico
politiche per l’infanzia, adolescenza, giovani, responsabilità
familiari per individuare forme di collaborazione e partnership
progettuali.
6. Promuovere percorsi formativi rivolti agli operatori sul tema dei
ricongiungimenti familiari sia relativamente al contesto
normativo e procedurale (iter burocratico) sia alle implicazioni di
natura relazionale e familiare.
Promozione del benessere nel contesto scolastico
Il benessere nel contesto scolastico dei minori stranieri passa
attraverso la promozione e l’integrazione delle seguenti azioni:
1. Sostenere l’apprendimento linguistico dei minori stranieri
attraverso percorsi di prima e seconda alfabetizzazione
prevedendo, anche, la sperimentazione di corsi e/o laboratori
durante il periodo estivo.
179
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
2. Attivare percorsi di formazione rivolti al personale docente
incentrati sulla relazione con il minore straniero.
3. Attivare percorsi di Mediazione linguistica culturale per:
a. facilitare il rapporto tra scuola, famiglie e l’alunno;
b. intervenire,
in
collaborazione
con
altre
figure
professionali, sui casi più complessi.
L’esperienza maturata nel precedente triennio mostra che gli
interventi si concentrano prevalentemente in alcuni periodi
“critici” dell’anno quali: l’iscrizione, l’inserimento, la consegna
delle pagelle e i colloqui tra famiglie e insegnanti. Tali azioni,
focalizzate in determinati momenti, assumono un carattere
preventivo e di promozione del benessere.
4. Uniformare le modalità di accesso degli alunni stranieri e delle
loro famiglie nel contesto scolastico, attraverso la realizzazione
di un protocollo d’accoglienza unico per tutte le scuole
dell’Ambito a partire dall’esperienza maturata a Cologno
Monzese.
5. Tradurre, anche prevedendo una semplificazione del linguaggio
burocratico, la modulistica e le comunicazioni standard scuolafamiglia (a titolo esemplificativo: www.centrocome.it/sezione
materiali e strumenti).
6. Realizzare laboratori interculturali quale opportunità di
promozione del benessere e della socializzazione a partire dalla
valorizzazione delle differenze.
7. Sostenere gli alunni stranieri (e le altre fasce fragili) con attività
di orientamento al fine di ridurre il fenomeno dell’abbandono
scolastico. Tali attività dovranno prevedere la realizzazione di
colloqui individuali con gli alunni e le loro famiglie. Particolare
attenzione dovrà essere dedicata alla fase di passaggio dalla
secondaria di primo grado alla secondaria di secondo grado e al
termine del biennio anche sostenendo, con azioni mirate, la fase
di accoglienza e ingresso nel nuovo contesto.
8. Prevedere azioni di accompagnamento e sostegno allo
svolgimento dell’esame di Terza media4.
Area formazione e lavoro
Nell’ambito delle politiche per la formazione e il lavoro si individuano
le seguenti aree di intervento:
I servizi che si occupano – a diverso titolo - di sostegno alla
ricerca del lavoro sono diversi; è necessario, per rendere più
efficaci gli interventi, potenziare la collaborazione attraverso la
costruzione di procedure chiare e condivise con gli operatori
prevedendo la realizzazione di protocolli e accordi formali, anche
con l’obiettivo di ridurre inutili sovrapposizioni;
4
Si indica come particolare momento di criticità l’esame di terza media. Si ricorda che
la legge italiana consente agli studenti stranieri neo iscritti di sostenere l’esame nella
lingua di origine e che nella maggior parte dei casi gli istituti scolastici non attivano
tale procedura.
180
Ambito di Sesto San Giovanni
Piano di Zona 2009-2011
Ricerca del lavoro, opportunità formative e orientamento sono
tre segmenti formalmente integrati ma sostanzialmente
separati, è pertanto necessario ridurre la frammentazione e
promuovere lo sviluppo di politiche maggiormente integrate;
Costruire e rinsaldare i legami con le realtà produttive locali, non
solo attraverso il dialogo con le associazioni di categoria ma
individuando strumenti e strategie innovative a partire dalle
specificità del nostro territorio (dall’eccellenze alle esigenze);
Sostenere attraverso attività di informazione e consulenza di
carattere giuridico, amministrativo, burocratico e fiscale i
cittadini stranieri;
Promuovere azioni finalizzate ad un maggior controllo e ad una
maggiore sicurezza nei luoghi di lavoro;
Promuovere attività di orientamento in uscita rivolte agli
studenti stranieri che stanno per concludere il ciclo gli studi al
fine di avviare un adeguato ingresso nel mercato del lavoro.
La costituzione di AFOL sul territorio del Nord Milano rappresenta
un’importante occasione per rilanciare la promozione di politiche
pubbliche in materia di lavoro, orientamento e formazione.
181
POLITICHE PER LA SALUTE MENTALE
Analisi delle criticità
L’elaborazione delle criticità presenti sul territorio dell’Ambito di Sesto
San Giovanni ha visto l’integrazione di differenti elementi:
- analisi e valutazione del sistema di offerta;
- contenuti, riflessioni e proposte emerse dal monitoraggio delle
priorità di intervento indicate nel Piano di Zona 2006-2008;
- dati provenienti dai servizi e dal Piano Regionale per la Salute
Mentale.
L’analisi delle criticità è stata realizzata in collaborazione con il Tavolo
Tematico d’Area sulle Politiche a favore della Salute Mentale di Sesto
San Giovanni e Cologno Monzese.
Per rappresentare adeguatamente il sistema di criticità, e sintetizzare
gli elementi emersi, si è provveduto a ricomporre il quadro attraverso
un’articolazione per le aree tematiche di seguito elencate:
accordo di programma per la salute mentale;
accesso ai servizi;
inclusione sociale e interventi territoriali;
abitare e residenzialità;
gestione integrata dei casi multiproblematici;
supporto alle famiglie;
integrazione lavorativa.
Accordo di programma per la salute mentale
Elementi di analisi:
L’analisi dei progetti sperimentali, delle azioni derivate dal lavoro
dell’OCSM e anche l’attività a livello di Tavolo Tematico d’Area rimanda
un dato di integrazione di Ambito/Distretto ancora da realizzare: sono
ancora la maggioranza gli interventi territoriali di tutela e promozione
della salute mentale che vengono realizzati esclusivamente a Cologno
Monzese o a Sesto San Giovanni. L’Accordo di Programma stipulato nel
2003 tra Amministrazione Comunale di Sesto San Giovanni, ASL,
Azienda Ospedaliera e Terzo Settore locale ha permesso di avviare con
modalità formali e stabili i luoghi di interlocuzione che hanno promosso
e/o consolidato azioni e interventi integrati di carattere sociosanitario.
Si ritiene che la definizione di un nuovo accordo a livello locale, che
recepisca le indicazioni del Piano Regionale sulla salute mentale e le
indicazioni dell’Organismo di Coordinamento per la Salute Mentale
(OCSM) coordinato dall’ASL, possa garantire l’allargamento territoriale
della partnership e aumentare la partecipazione alla realizzazione degli
obiettivi di sistema territoriali; l’effetto principale dell’Accordo
dovrebbe essere l’integrazione tra i Comuni dell’Ambito per la
l’attuazione di esperienze territoriali significative:
il Progetto Salute Mentale, attivo dal 2002 a Sesto San Giovanni,
che prevede la realizzazione di interventi domiciliari a sostegno
delle capacità di vita autonoma degli utenti che mantengano i
181
legami familiari validi e utilizzino la rete sociale per evitare, dove
possibile, il ricorso a strutture psichiatriche;
i gruppi di auto e mutuo aiuto per i familiari di persone che
vivono problematiche di salute mentale. Questa iniziativa viene
realizzata a Sesto San Giovanni e vede negli ultimi anni un
incremento della domanda;
il progetto Residenzialità Leggera, che verrà avviato
sperimentalmente sul solo territorio di Sesto San Giovanni a
partire dal 2009;
il Libero Atelier di Attività Espressive, presente sul territorio di
Cologno Monzese.
Infine, nell’area di sistema di governo degli interventi e dei percorsi
terapeutico-riabilitativi
si
registra
ancora
una
difficoltà
di
coinvolgimento dei medici di medicina generale e di scarsa
informazione di questi ultimi rispetto alle risorse territoriali cui inviare i
propri assistiti, anche differenti rispetto al CPS. La difficoltà principale
per i medici di medicina generale rimane comunque il livello di
informazione in merito all’evoluzione delle forme patologiche
prevalenti, fortemente differenziatesi negli ultimi anni, al punto tale
che le patologie “classiche” rappresentano una percentuale molto
contenuta e hanno lasciato spazio ai disturbi d’ansia e disturbi di
personalità.
Accesso ai servizi
Elementi di analisi e criticità individuate:
Il monitoraggio del Piano di Zona 2006-2008 evidenzia la permanenza
dello stato di sperequazione dei servizi UOP sul territorio di Sesto San
Giovanni e Cologno Monzese. L’accessibilità dei servizi UOP sul
territorio dell’Ambito viene valutata sulla base di due assi:
accessibilità come elemento facilitato dal sistema urbano dei
trasporti;
accessibilità quale diritto dei cittadini ad accedere a sistemi di
cura e di presa in carico e a prestazioni uniformi su tutto il
territorio di competenza dell’UOP.
Accessibilità e trasporti
Non è stato possibile, durante il triennio 2006-2008, aprire una
interlocuzione con gli enti di gestione del trasporto pubblico al fine di
individuare ipotesi che facilitino l’accesso, da parte dei cittadini
colognesi, ai servizi presenti esclusivamente sul territorio di Sesto San
Giovanni. Si segnala come l’utenza dei servizi per la salute mentale, a
causa delle difficoltà conseguenti allo stato di sofferenza, rappresenti
una fascia particolarmente debole non solo dal punto di vista
dell’autosufficienza economica, ma anche da quello legato alle abilità di
spostamento sul territorio. La carenza dei collegamenti tra Sesto San
Giovanni e Cologno Monzese è testimoniata anche nel rapporto Equal1,
1
AA.VV. (2008) - “La salute mentale nella comunità – Percorsi di inclusione sociale nel
distretto di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese” – Franco Angeli
182
che evidenzia come la direttrice principale dei trasporti rimanga l’asse
nord-sud per entrambe le città, mentre le linee orizzontali e i
collegamenti tra le città dell’hinterland sono difficoltosi.
Accesso uniforme alle prestazioni
L’accessibilità alle prestazioni e l’uniformità della risposta per tutti i
cittadini di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese rappresenta uno dei
maggiori obiettivi per i servizi di promozione e tutela della salute
mentale sul territorio. Tale obiettivo è anche reso necessario
dall’aumento, negli ultimi anni, degli accessi ai servizi UOP da parte di
cittadini che sperimentano condizioni di sofferenza riconducibili a stati
d’ansia e depressione. Se da una parte aumenta la frequenza di
diagnosi di stati patologici e di disturbo che si manifestano con ansia e
depressione, dall’altra si registra un aumento di segnalazioni di questo
tipo ai servizi psichiatrici da parte dei medici di medicina generale.
Unitamente a queste cause, la rilevazione dei dati di contatto con i
servizi UOP indica come sia in aumento, nella categoria diagnostica
delle sindromi nevrotiche e affettive, la fascia di popolazione giovanile,
che fa supporre una dinamica di precocizzazione di tali problematiche.
Sul territorio di competenza dell’UOP 39 di Sesto San Giovanni la
risposta a queste forme di disagio viene affidata alle azioni
dell’Ambulatorio dell’Ansia e della Depressione presso il presidio
ospedaliero di Sesto San Giovanni. Nel 2007 hanno avuto accesso
all’Ambulatorio 181 utenti (41,5% maschi e 58,5% femmine) residenti
sul territorio del Distretto. Tuttavia si registra un forte sbilanciamento,
in questi accessi, tra i residenti di Sesto San Giovanni (92,3%) e quelli
di Cologno Monzese (7,7%), i quali vengono per la grande
maggioranza accolti dal CPS della loro città, che accoglie quindi un
carico che rende difficoltoso disporre delle risorse per il trattamento
delle patologie più gravi, quali ad esempio le sindromi schizofreniche e
deliranti. Al momento il progetto che dovrebbe portare all’avvio di un
ambulatorio per il trattamento dell’ansia e della depressione a Cologno
rimane sulla carta, essenzialmente per mancanza di risorse; gli
interventi che possono garantire una maggiore accessibilità mirano per
lo più ad allargare gli orari di apertura del CPS di Cologno, come ad
esempio la presenza a rotazione del personale medico il sabato
mattina.
Inclusione sociale e interventi territoriali
Elementi di analisi:
Uno degli elementi fondamentali per la promozione e la tutela della
salute mentale è l’allargamento al territorio delle attività e degli
interventi a favore degli utenti della psichiatria. Queste attività devono
avere come obiettivo primario la riabilitazione e il reinserimento sociale
nel contesto naturale di vita delle persone, in appoggio e a
completamento degli interventi e delle azioni che devono essere
necessariamente svolte all’interno dei servizi. I dati sull’attività dei
servizi della UOP di Sesto San Giovanni, riportati nel paragrafo
183
descrittivo sul fenomeno della salute mentale nel distretto, evidenziano
la prevalenza di interventi, anche sociali, che hanno luogo tra le mura
dei servizi e la difficoltà a portare sul territorio l’attività di
reinserimento e riabilitazione.
Le esperienze che forniscono elementi di valutazione positiva e che
promuovono le linee della psichiatria di comunità sopra esplicitate sono
il Progetto Salute Mentale nel Territorio a Sesto San Giovanni e l’Atelier
di Attività Espressive a Cologno Monzese.
In particolare, le azioni del progetto Salute Mentale nel Territorio sono
realizzate in rete dalla UOP di Sesto San Giovanni, dal Comune di
Sesto San Giovanni e da Cooperativa Lotta Contro L’Emarginazione.
Iniziato nel 2002, il progetto si è via via articolato in differenti azioni, a
partire dagli interventi domiciliari a favore degli utenti dei servizi con
gli obiettivi descritti nel paragrafo relativo alle criticità sull’Accordo di
Programma. Il presupposto del Progetto Salute Mentale nel Territorio è
la consapevolezza della complessità dei fenomeni, legati al disagio
mentale, che richiede l’adozione di strategie innovative che sappiano
coniugare più livelli di intervento in relazione alla diversità dei bisogni
espressi. Alle attività del progetto hanno accesso utenti che rispondono
ai seguenti criteri:
età compresa tra i 18 e i 55 anni;
presenza potenzialità effettive di emancipazione e con le quali il
lavoro di riabilitazione possa portare ad un ulteriore e
perdurante miglioramento della qualità della vita;
diagnosi di patologia dello spettro schizofrenico, disturbi di
personalità, disturbi dell’umore;
progetto realistico di autonomia abitativa, integrazione sociale
ed economica.
Il progetto negli anni ha visto l’avvio di altri interventi che si realizzano
sul territorio:
a partire dal 2004 si è costituito il gruppo “Spazio alle Idee” che,
in collegamento con altri gruppi attivi sul territorio milanese, ha
tra gli obiettivi l’incontro tra gli utenti, gli operatori e la
cittadinanza attiva, il sostegno alle esperienze di reinserimento
sociale e la lotta allo stigma;
a partire dal 2007 si è costituito un gruppo di auto e mutuo
aiuto di utenti.
Dall’anno del suo avvio ad oggi il Progetto Salute Mentale nel Territorio
ha coinvolto 20 utenti e un numero complessivo di 5 inserimenti
lavorativi/tirocini, 16 inserimenti in attività di gruppo e socializzazione
varie, 2 inserimenti in strutture e 13 dimissioni.
Il Libero Atelier delle Attività Espressive è attivo sul territorio di
Cologno Monzese dal mese di ottobre 1999 ed è stato promosso dal
Comune, dalla UOP di Sesto San Giovanni e dall’Azienda Ospedaliera di
Vimercate. Nel 2007 gli utenti stabili della struttura sono circa una
ventina, anche se dalla sua apertura circa 70 persone hanno potuto
usufruire di questa opportunità, che si caratterizza per l’orientamento
allo sviluppo di abilità artistiche per favorire l’espressività individuale e
la sua condivisione. Obiettivo di questa struttura territoriale è quindi la
socializzazione e lo sviluppo/recupero di autostima.
184
Criticità delle azioni territoriali
La valutazione delle azioni territoriali nel campo della promozione e
tutela della salute mentale ha portato ad individuare alcuni elementi di
criticità di sistema:
la principale criticità del progetto Salute Mentale è l’esclusiva
attività sestese del progetto, a fronte di una attività di
programmazione di Ambito/Distretto che è stata avviata a
partire dal maggio 2006. Grazie al progetto Equal “Territori per
la
salute
mentale”
è
stato
possibile
potenziare
temporaneamente e quindi estendere a Cologno Monzese alcune
azioni. Si rileva tuttavia come con l’avvio del triennio 2009-2011
la sostenibilità delle azioni sia di fatto legata alla messa a regime
del progetto e alla sua trasformazione in servizio integrato, oltre
che alla garanzia di estensione stabile al comune di Cologno
Monzese, rendendo prima di tutto le azioni del Progetto Salute
Mentale oggetto primario dell’Accordo di Programma sulla Salute
Mentale da rinnovare;
l’esperienza positiva realizzata sul territorio di Cologno Monzese,
come l’Atelier di Attività Espressive, risulta non integrata nel
sistema di interventi territoriali e, così come per Sesto San
Giovanni e il progetto Salute Mentale, vede l’accesso dei soli
utenti di Cologno Monzese;
non è ancora soddisfacente il risultato del lavoro di
coinvolgimento delle famiglie, che ha l’obiettivo sia di migliorare
l’adesione dei nuclei familiari ai progetti di presa in carico, sia di
creare un elemento di maggiore accoglienza, ascolto e
condivisione delle difficoltà e delle problematiche vissute dai
parenti;
il livello di collaborazione tra le azioni territoriali e i medici di
medicina generale risulta essere un elemento critico per il
completamento della rete che interviene a favore dei processi di
reinserimento non necessariamente agganciati ai servizi della
salute mentale.
Abitare e residenzialità
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Come testimoniato dal rapporto Equal “Salute mentale nella comunità”,
l’abitare, insieme a interventi di socializzazione e di integrazione
lavorativa, è un asse determinante per i processi di inclusione sociale
delle persone con problemi di salute mentale, primariamente perché
abitare significa appartenere a un contesto.
Così come nel campo degli interventi sociali strettamente intesi, anche
nel campo della salute mentale abitare e residenzialità costituiscono
due forme differenti di intervento nel percorso terapeutico-riabilitativo
delle persone, dove l’abitare presuppone una maggiore vicinanza ad
elementi di reinserimento sociale e di abilitazione individuale che
185
permettono di prospettare nel percorso di vita degli utenti dei maggiori
gradi di autonomia e responsabilità rispetto alla residenzialità.
Il territorio di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese risulta essere,
anche in confronto ad altri ambiti limitrofi, fornito di opportunità per
entrambe le dimensioni sopra elencate:
se si confronta la situazione dell’assegnazione degli alloggi di
edilizia popolare e delle varie forme di aiuto economico nei
confronti degli affittuari, tra il dato del distretto e il dato
regionale si può constatare l’impegno dei Comuni su questo
tema. I dati raccolti durante la rilevazione prevista dal progetto
Equal “Territori per la salute mentale” evidenziano come nel
periodo 2004-2006 a Sesto San Giovanni, a fronte di 142
assegnazioni ben 24 (17%) abbia riguardato persone seguite dal
Centro Psicosociale o da esso dimesse. La categoria delle
persone con fragilità psichica appare quindi quella più
rappresentata tra gli assegnatari di alloggi ERP. Rimane la
criticità di mancanza di strutture di accoglienza, servizi di bassa
soglia direttamente accessibili per situazioni urgenti, al di fuori
del sistema di accreditamento;
La residenzialità psichiatrica nel Distretto gestita dalla UOP si
compone 10 posti in comunità protetta ad alta assistenza (CPA),
20 posti in comunità riabilitativa ad alta assistenza (CRA), 3
posti in appartamento protetto a cui si aggiungono gli 8 posti in
comunità protetta a media assistenza (CPM). I dati di maggiore
criticità nel sistema della residenzialità psichiatrica sono i
seguenti:
− localizzazione esclusivamente sestese delle strutture;
− ricorso, nel 2007 a strutture residenziali extra territorio
(prevalentemente comunità ad assistenza sulle 24 ore) per
48 pazienti.
I servizi segnalano, già a partire dal 2007, che l’analisi dei progetti
terapeutici individualizzati (PTI) e dei progetti terapeutici riabilitativi
(PTR) degli utenti inseriti nelle varie strutture residenziali indica,
almeno in 8 casi, la possibilità di una dimissione al domicilio in tempi
brevi. Data la necessità di realizzare percorsi di inclusione sociale con
passaggi ancora tutelanti ma maggiormente orientati alla costruzione
dell’autonomia si rileva come essenziale completare con nuove unità di
offerta il collegamento tra strutture residenziali e politiche dell’abitare.
Rimane altresì di primaria importanza realizzare tali percorsi evitando
di sbilanciare ulteriormente il sistema di offerta verso Sesto San
Giovanni.
Il protocollo abitare/residenzialità
Tra gli obiettivi di sistema del triennio 2006-2008 in tema di salute
mentale la definizione e applicazione del protocollo residenzialità,
conseguenza diretta dell’Accordo di Programma, ha rappresentato uno
degli elementi centrali per la condivisione e formalizzazione degli
obiettivi e delle responsabilità dei vari attori territoriali nel sostenere
percorsi di inclusione sociale.
186
Nonostante il lavoro di definizione del protocollo, stimolato anche dalle
riflessioni del gruppo
sulla residenzialità dell’Organismo
di
Coordinamento Salute Mentale (OCSM), sia stato portato a termine,
non è stato possibile dare il carattere di ufficialità agli accordi in esso
contenuti. Se da una parte questo mancato risultato può essere
collegato al rinnovo del più generale Accordo di Programma, dall’altra
si manifesta l’impossibilità di applicare, valutare e migliorare il
protocollo, oltre che di valorizzare il lavoro delle diverse equipe
integrate che lavorano nel distretto.
Il lavoro sulla residenzialità ha coinvolto attivamente anche il gruppo
“Spazio alle idee” che ha organizzato eventi di comunicazione mirati a
diffondere il lavoro di riflessione sul tema da parte degli utenti coinvolti
nel progetto “Salute mentale nel territorio”.
Gestione integrata dei casi multiproblematici
Elementi di analisi e criticità rilevate
Il protocollo operativo stilato in sede di OCSM ha permesso di
realizzare separatamente in entrambi i territori comunali le azioni
necessarie all’integrazione delle azioni e delle competenze dei vari
attori che nel campo della salute mentale sono coinvolti nella gestione
dei casi multiproblematici.
In questo senso a Cologno Monzese è stata avviata da tempo avviata
la collaborazione tra Servizi Sociali del Comune, Polizia Locale, CPS
locale e servizi per le dipendenze, mentre a Sesto San Giovanni è stato
istituito un gruppo di lavoro analogo nel 2008, con la partecipazione
della Questura di PS e del Comando dei Carabinieri. Per questioni
legate alla discussione e alla gestione della casistica dei due differenti
Comuni e CPS, non si ritiene necessaria ne’ utile una soluzione
organizzativa che unifichi i due gruppi di lavoro. E’ inoltre significativo
sottolineare come il lavoro integrato si sia esteso anche a quei casi in
cui la gestione, da parte degli operatori, dei comportamenti
aggressivi/violenti dell’utenza diventa rilevante.
Si segnalano dati di criticità relativi a:
insufficienza di elementi che permettano di considerare stabile e
continuo il lavoro delle equipe integrate, in previsione del nuovo
azzonamento ASL e della riorganizzazione dell’Azienda Ospedaliera;
assenza di accordi formali con il SERT e il NOA che facilitino il
contributo stabile di questi servizi a livello di equipe integrate e
permettano l’instaurarsi di forme di collaborazione meno soggette
alle volontà e agli stili di lavoro di rete dei singoli operatori.
Supporto alle famiglie
Elementi di analisi e criticità:
L’elemento di maggiore positività nel processo di coinvolgimento e di
partecipazione delle famiglie degli utenti ai percorsi di tutela e
promozione della salute mentale è, nel triennio 2006-2008, la nascita
dell’Associazione di familiari La Tartavela, sezione di Sesto San
187
Giovanni e Cologno Monzese. Formatasi al termine del 2005 come
gruppo di familiari per il mutuo aiuto, nel mese di Ottobre 2006 si
costituisce come associazione che ha sede a Milano e per i suoi lavori
utilizza gli spazi messi a disposizione del Comune di Sesto San
Giovanni e dalla UOP. Oltre a mantenere la funzione di gruppo di auto
e mutuo aiuto e a promuovere iniziative di sensibilizzazione sul
territorio, l’associazione ha promosso il confronto con le strutture
sanitarie e istituzionali a differenti livelli, entrando a far parte
stabilmente dei soggetti che partecipano al Tavolo Tematico d’Area
sulle politiche di promozione e tutela della salute mentale dell’Ambito
di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese.
Le organizzazioni che, insieme a La Tartavela, supportano le famiglie
con azioni di auto e mutuo aiuto stanno registrando nell’ultimo anno un
incremento di domanda di adesione. Tuttavia le attività dei gruppi di
auto e mutuo aiuto hanno luogo prevalentemente sul territorio di Sesto
San Giovanni e, probabilmente per le stesse cause illustrate nel
paragrafo sull’accessibilità dei servizi, la domanda delle famiglie di
Cologno Monzese è addirittura inferiore rispetto alle richieste di
partecipazione di nuclei residenti nel Comune di Milano.
Oltre alla presenza dell’Associazione La Tartavela e agli interventi di
sistema previsti dalle strutture sanitarie e sociali per il coinvolgimento
dei familiari (illustrate nella sezione dei dati di attività delle strutture
UOP), azioni di supporto alle famiglie hanno avuto luogo, a partire dal
2007, con il sostegno economico del Comune di Sesto San Giovanni
alle famiglie degli utenti della comunità riabilitativa ad alta assistenza
di Cascina Novella: questo sostegno rinforza la possibilità di
trascorrere una settimana soggiorno a circa 15 utenti, in alternativa
alla temporanea inagibilità della struttura di Marina di Bibbona,
soggetta a interventi di manutenzione.
Tra gli interventi di sostegno alle famiglie sul territorio dell’Ambito
vanno annoverate anche quelle azioni che mirano a costruire,
all’interno di percorsi sperimentali, coinvolgimento alleanza e
compliance dei familiari nei percorsi di riabilitazione e inclusione
sociale. A questo proposito il progetto START, attivo sul territorio con
la collaborazione tra Provincia di Milano, UOP, Consorzio Lavorint e
Servizi Sociali dei Comuni rappresenta l’esperienza maggiormente
significativa. Il progetto, finalizzato all’inclusione degli utenti in
percorsi di integrazione lavorativa e di risocializzazione, ha visto una
consistente parte delle proprie risorse utilizzate per il coinvolgimento
dei familiari tramite il lavoro in gruppo. Le valutazioni fin qui operate
hanno di fatto esplicitato la difficoltà dei processi di coinvolgimento dei
familiari, anche se le azioni finalizzate a questo scopo sono condotte
dalle organizzazioni di familiari.
Integrazione lavorativa
Elementi di analisi e criticità rilevate:
Le esperienze sul territorio dell’Ambito di Sesto San Giovanni in tema
di integrazione lavorativa sono molteplici negli ultimi anni, sia per
188
quello che riguarda l’azione dei servizi istituzionali, sia per il numero di
sperimentazioni promosse dai differenti attori che sul territorio
incrociano le loro funzioni di supporto e tutela delle fasce deboli e
politiche del lavoro. I dati relativi all’attività del servizio SISL sono
riassunti nella tabella che segue.
Caratteristiche utenza
2005
2006
2007
3
2
5
Disabili (fisici, sensoriali, intellettivi)
20
21
23
Disabili psichici in carico al CPS
12
4
4
Totale utenti
35
27
32
Svantaggio sociale
Tabella 1 - Utenti che hanno beneficiato dei progetti di integrazione lavorativa con
l'utilizzo dei mediatori economici suddivisi per tipologia di svantaggio. Fonte: SISL
Come testimoniato dai dati contenuti nella tabella precedente il
numero di soggetti in carico al CPS che hanno beneficiato, tramite il
SISL, di progetti di integrazione lavorativa con l'utilizzo dei mediatori
economici è progressivamente diminuito, anche se queste informazioni
devono essere integrate con quelle relative ai tirocini e alle borse
lavoro attivate nel triennio con il Fondo Sociale Psichiatria (tabella 2) e
agli interventi Equal e START (il primo concluso, il secondo ancora in
attuazione).
CPS di afferenza
2006
2007
2008
Sesto San Giovanni
19
13
11
3
5
7
22
18
18
Cologno Monzese
Totale utenti
Tabella 2 - Utenti che hanno beneficiato dei tirocini lavorativi sostenuti con il Fondo
Sociale Psichiatria. Fonte UOP Sesto San Giovanni
Gli elementi di maggiore criticità che emergono dall’area integrazione
lavorativa sono tuttavia legati ad aspetti di sistema, prima ancora che
agli esiti dei progetti individuali e all’accoglienza nei servizi/interventi
delle persone con fragilità/patologia psichica:
risulta difficile l’integrazione tra le esperienze progettuali e l’attività
dei servizi. Nella valutazione di processo sia del progetto Equal
“Territori per la salute mentale”, sia del primo anno del progetto
START emerge un basso coinvolgimento del Servizio Inserimenti
Socio Lavorativi a partire dal livello di progettazione;
dal punto di vista tecnico, la valutazione del progetto “Territori per
la salute mentale” indica chiaramente la necessità di collegare
maggiormente le prestazioni dell’ambito integrazione lavorativa con
quelle finalizzate all’inclusione sociale e alla costruzione di abilità e
competenze relazionali. Sulla base delle medesime indicazioni il
progetto START ha modellato la sua architettura e costruito il
189
collegamento con il servizio SISL, senza tuttavia riuscire a garantire
a tutti gli utenti selezionati sia gli interventi propedeutici all’invio al
SISL, sia gli interventi di socializzazione e inclusione.
190
Priorità di intervento
Accordo di programma per la salute mentale
L’area della salute mentale intesa come “psichiatria territoriale” è per
definizione un ambito ad alta integrazione delle prestazioni e degli
interventi sociali e sanitari. Le novità di assetto territoriale dei servizi
che hanno avuto luogo tra il 2005 e il 2008 rendono necessario
indicare come primo obiettivo del Piano di Zona 2009-2011 la stipula di
un nuovo accordo di programma territoriale sulla salute mentale. Dall’
avvio, nel 2003, del primo accordo si registrano infatti:
l’allargamento dell’Ambito di Sesto San Giovanni, che richiede che
tra i soggetti firmatari dell’accordo sia presente anche il Comune di
Cologno, a testimonianza di una presenza strutturata ai tavoli di
programmazione e di coordinamento progettuale, così come di
partecipazione e contributo sinergico per la promozione e
realizzazione delle politiche territoriali per la salute mentale;
la nascita dell’Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento
con la possibile nuova organizzazione del Dipartimento Salute
Mentale;
l’azzonamento del distretto sociosanitario nella nuova ASL di
Milano;
la costituzione dell’Associazione La Tartavela – sezione di Sesto San
Giovanni e Cologno Monzese – e la sua partecipazione al tavolo
locale di programmazione.
Un nuovo accordo di programma dovrebbe determinare l’impegno di
tutti i soggetti coinvolti nella riformulazione di progetti e interventi già
attuati sul territorio, con l’obiettivo di integrare maggiormente le
esperienze e di renderle accessibili alla domanda di tutta l’utenza
dell’Ambito.
L’accordo di programma rinnovato dovrebbe inoltre contenere
indicazioni per definizione dei seguenti protocolli operativi:
residenzialità/abitare: rinnovo e formalizzazione del protocollo con
l’inserimento di procedure per la collaborazione tra i vari soggetti al
fine di realizzare interventi di residenzialità leggera tramite
sperimentazioni ad hoc in entrambi i Comuni;
interventi territoriali: definizione di un protocollo finalizzato
all’estensione dei progetti fin qui realizzati separatamente sui due
territori comunali, con particolare riferimento al progetto “Salute
mentale sul territorio” e al servizio “Libero Atelier delle Attività
Espressive”. La finalità principale del protocollo dovrebbe essere
quella di creare le condizioni per offrire identico accesso agli
interventi territoriali per gli utenti dei due Comuni;
collaborazione tra servizi e medici di medicina generale: attivazione
dei protocolli diagnostici e incremento delle attività informative e
formative a favore dei MMG per facilitare l’invio degli assistiti a
risorse del territorio anche differenti rispetto al CPS.
191
Accesso ai servizi
La garanzie di accesso uniforme dei cittadini alle prestazioni dei servizi
e delle unità di offerta della UOP è tema prettamente di competenza
sanitario-ospedaliera e delle sue strategie organizzative. In attesa di
condividere, durante il triennio 2009-2011, le strategie definite dalla
costituita Azienda Ospedaliera Istituti Clinici di Perfezionamento, si
individua come elemento centrale di miglioramento del sistema
d’offerta distrettuale l’apertura dell’Ambulatorio dell’ansia e della
depressione a Cologno Monzese, per controbilanciare i dati di accesso
all’ambulatorio sito sul territorio di Sesto San Giovanni. L’avvio
dell’ambulatorio a Cologno Monzese permetterebbe di accogliere con
interventi ritenuti maggiormente efficaci la popolazione che afferisce a
categorie diagnostiche ampiamente rappresentate sul territorio, e
garantirebbe un più elevato grado di efficienza nell’accoglienza e
trattamento delle patologie che richiedono un maggior carico
terapeutico e assistenziale, quali le sindromi schizofreniche e deliranti.
Inclusione sociale e interventi territoriali
Il progetto “Salute mentale nel territorio” con le sue diverse
ramificazioni e il Libero Atelier delle Attività Espressive rappresentano
le principali esperienze positive realizzate esternamente ai servizi di
diagnosi e cura. Questi interventi hanno caratteristiche che
garantiscono l’integrazione tra l’azione sanitaria e quella sociale,
condizione essenziale per il reinserimento e l’inclusione nella comunità
dei soggetti psichicamente fragili. La realtà descritta nel paragrafo di
analisi delle criticità pone come prioritario un intervento congiunto di
tutti gli attori, interno al nuovo accordo di programma sulla salute
mentale, finalizzato all’estensione a entrambi i Comuni delle azioni già
esistenti.
Si ritiene altresì prioritario trasformare in forme di intervento stabile le
azioni tuttora sostenute con una logica progettuale, al fine di
consolidare le strategie di psichiatria territoriale/di comunità.
La modalità individuata per stabilizzare gli interventi di psichiatria
territoriale, da realizzare nel triennio, che permette la stabilizzazione
delle esperienze territoriali, è quella della costruzione di collegamenti
significativi con altri progetti territoriali realizzati in aree limitrofe al
distretto di Sesto San Giovanni. La costruzione di relazioni di rete con
altre esperienze di psichiatria territoriale permetterebbe, in questo
caso, di aprire spazi per l’integrazione di risorse e lo scambio di
metodologie e competenze. In particolare risulta di utilità la
costruzione di relazioni di rete con il progetto “Facilitatori Naturali” che
vede la collaborazione del Dipartimento Salute Mentale dell’Azienda
Ospedaliera Niguarda Ca’ Granda, della Provincia di Milano (Settore
Sostegno e Prevenzione delle Emergenze Sociali) e dell’Associazione
Contatto onlus. Il progetto “Facilitatori Naturali” sviluppa una serie di
interventi che mirano a individuare e sostenere, nella rete sociale
naturale e della famiglia degli utenti, persone sensibili e disponibili ad
192
affiancarli nel loro percorso verso una migliore qualità della vita e una
maggiore integrazione sociale. Questi cittadini, denominati facilitatori
naturali, con la costante guida e supervisione del servizio psichiatrico,
collaborano all’attuazione di progetti individuali finalizzati a sostenere
l’utente nella soddisfazione dei suoi bisogni e più in generate nel suo
percorso evolutivo, riabilitativo e di emancipazione.
Abitare e residenzialità
Residenzialità leggera
Gli interventi di residenzialità leggera appaiono, sul territorio di Sesto
San Giovanni e Cologno Monzese, la forma adeguata di completamento
del sistema di unità di offerta che favoriscono i processi di inclusione
sociale dei cittadini che sperimentano condizioni di fragilità psichica,
poiché si situano in una posizione intermedia tra le politiche abitative e
le strutture residenziali. I progetti di residenzialità leggera non sono
centrati, come le altre soluzioni residenziali, sulla struttura. Per essere
attuati, questi progetti necessitano dell’appoggio di una soluzione
abitativa adeguata per il soggetto assistito in abitazioni svincolate dal
sistema dell’accreditamento; la normativa non definisce tempi di
permanenza degli ospiti ne’ indica le attività specifiche che devono
essere erogate. Per rendere consistenti i progetti di residenzialità
leggera si rende quindi necessaria la partecipazione di tutti i soggetti
della comunità che promuove e tutela la salute mentale sia nella fase
di progettazione, sia in quella di realizzazione.
I servizi e le organizzazioni del Tavolo d’Area Salute Mentale,
unitamente agli Uffici Casa comunali definiranno un progetto per la
residenzialità
leggera,
svincolato
dall’accreditamento,
con
caratteristiche prevalentemente sociali, attraverso il quale si intende
dare al paziente psichiatrico la possibilità concreta di essere incluso
nella rete territoriale.
Gli interventi di residenzialità leggerà comporteranno l’individuazione
sul territorio di entrambi i Comuni, di un appartamento in cui gli utenti
transiteranno per periodi definiti con l’obiettivo di completare il
percorso verso l’autonomia e l’integrazione.
Gestione integrata dei casi multiproblematici
L’avvio delle equipe integrate di lavoro per la gestione dei casi
multiproblematici ha prodotto risultati positivi. Si ritiene pertanto
necessario portare a consolidamento questa modalità di lavoro
attraverso due azioni principali:
1. definire, attraverso il lavoro nel nuovo OCSM con ASL di Milano e
Azienda Ospedaliera ICP, gli elementi per la stipula del nuovo
Accordo di Programma che permettono di riconoscere come stabile
il lavoro delle equipe integrate per la gestione integrata degli
interventi sui casi multiproblematici;
2. includere nei protocolli operativi accordi con i servizi SERT e NOA.
193
Supporto alle famiglie
Le criticità segnalate in merito alle azioni di supporto alle famiglie
hanno prevalentemente a che fare con l’accesso ai gruppi di auto e
mutuo aiuto dei familiari di Cologno Monzese e alla stabilizzazione di
questi interventi. Nel triennio 2009-2011 sarà di conseguenza
prioritario individuare risorse e strategie per estendere - e stabilizzare
- alle famiglie di Cologno Monzese le attività di auto e mutuo aiuto,
individuando e attuando le modalità di integrazione di tali azioni nel
sistema degli interventi territoriali. Si ritiene necessario in questa sede
sottolineare che le strategie e azioni di supporto ai nuclei familiari di
soggetti fragili psichicamente vanno distinte dalle azioni di
coinvolgimento finalizzate a costruire un’alleanza tra rete naturale
degli utenti e servizi.
Integrazione lavorativa
Le azioni e i progetti realizzati sul territorio nell’area dell’integrazione
lavorativa sono molteplici:
l’elemento di maggior criticità risulta la diminuzione degli interventi
a favore di pazienti del CPS da parte del SISL nel 2006 e 2007;
pertanto la priorità maggiore per il triennio che si sta avviando è un
incremento degli investimenti del SISL in direzione della
popolazione inviata dal CPS, così come una maggiore integrazione,
anche informativa, da parte di questo ultimo servizio rispetto alle
attività di inserimento lavorativo sostenute con il Fondo Sociale
Psichiatria dei Comuni;
I progetti Equal “Territori per la salute mentale” e START hanno
evidenziato una difficoltà di integrazione con l’attività dei servizi
specialistici, con una conseguente riduzione di efficacia degli
interventi e in alcuni casi il mancato trasferimento di eventuali
buone prassi agli operatori. Si auspica che a partire da questo
triennio le progettazioni derivanti da fondi speciali siano
maggiormente integrate con l’attività dei servizi, soprattutto nel
caso in cui le azioni promosse siano finalizzate alla costruzione di
elementi propedeutici all’integrazione lavorativa.
194
GLOSSARIO
AA.OO: Aziende Ospedaliere
ADI: Assistenza Domiciliare Integrata
ADM/ADH: Assistenza Domiciliare Minori/Disabili
ADP: Assistenza Domiciliare Programmata
AFOL: Agenzia per la Formazione e l’Orientamento al Lavoro
CAF: Centro Assistenza Fiscale
CDD: Centro Diurno Disabili
CIFAP: Consorzio per l’Istruzione Artigiana e Professionale
CPA: Comunità Protetta ad Alta Assistenza
CPI: Centro per l’Impiego
CPM: Comunità Protetta a Media Assistenza
CPS: Centro Psico Sociale
CRA: Comunità Riabilitativa ad Alta Assistenza
CSA: Ufficio Scolastico Provinciale
CSE: Centro Socio Educativo
DSM: Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders
DP: Dimissioni Protette
FSA: Servizio Formazione Autonomia
ICF: Classificazione Internazionale del Funzionamento
ICP: Istituti Clinici di Perfezionamento
ISEE: Indicatore Situazione Economica Equivalente
ISMU: Iniziative per lo Studio sulle Multietnicità
MCA: Medici di Continuità Assistenziale
MMG: Medici di Medicina Generale
NOA: Nucleo Operativo Alcologia
OCSM: Organismo Coordinamento Salute Mentale
PAI: Piano Assistenziale Individualizzato
PDF: Profilo Dinamico Funzionale
PEI: Piano Educativo Individualizzato
PLS: Pediatri di Libera Scelta
PS: Pronto Soccorso
PTI: Progetti Terapeutici Individualizzati
PTR: Progetti Terapeutici Riabilitativi
RSA: Residenza Sanitaria Assistenziale
RSD: Residenza Sanitaria Assistenziale per Disabili
SAD: Servizio Assistenza Domiciliare
SERT: Servizio Tossicodipendenze
SI/BIC: Struttura a Bassa e Media Intensità di Cura
SISL: Servizio Inserimenti Socio Lavorativi
SPDC: Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura
TRAL: Laboratorio Tecniche Ricerca Attiva Lavoro
UOP: Unità Operativa Psichiatria
UOMST: Unità Operativa Malattie Sessualmente Trasmissibili
UPT: Ufficio Pubblica Tutela
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