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in copertina
Settantacinque anni fa Don Bosco a Barcellona, rapito in una visione profetica,
vaticinava che sul «Tibidabo»,,a " m .
sopra la città, sarebbe sorto un grande
Tempio . al S . Cuore di Gesù. La grande
statua in bronzo, alta 8 metri, che vi
collocata in questo mese di ottobre sulla
torre centrale del Tempio, segna il pieno
oia, del Santo .
compimento della
BANGKOK
Sua Maestà la Regina della Thailandia,
accompagnata dal Primo Ministro, e dal
Ministro degli Interni, ammira i lavori
degli allievi scultori della « Don Bosco
Technical School » .
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Sua Eminenza il Cardinale Pro Vicario Luigi Tragli
presiede alla~ cerimonia dell'erezione della nuovi`
`Parrocchia gSan Domenico . Savio», nella zona di
. Ponte Mammolo,, dove già f
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A ROCCA DI PAPA, ROMA - 128o Rettori e, Vicerettori dei Seminari d'Italia che hanno partecipato al Corso di Aggiornamento Pedagogico, indetto dalla S . Congregazione- dei Seminari e
delle Università Ecclesiastiche e affidato, per la realizzazione, ai Docenti dell'Ateneo Salesiano.
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DON BOSCO
E IL CONCILIO
VATICANO PRIMO
4
del Concilio Vaticano Primo Don Bosco
svolse un'opera preziosa .
Non che egli vi abbia partecipato
direttamente . Ma il lavoro che egli conBusse prudentemente dietro le quinte,
in certi momenti - come quando si
trattò dell'infallibilità pontificia - fu
determinante .
Indetto il 29 luglio 1868 per l'8 dicembre dell'anno seguente, il Concilio
si presentava come un avvenimento di
primo piano nella vita della Chiesa, in
quel tormentato periodo del secolo scorso .
L'invito del Papa alle Chiese protestanti
e ortodosse era stato respinto, talora
in modo poco cortese ; ma i cattolici
ferventi esultavano, nella fiducia che
la sacra Assemblea avrebbe condannati
i tanti errori di quel tempo, e molti
Vescovi manifestavano la speranza che
vi si sarebbe definita come dogma l'infallibilità pontificia .
Si può ben dire che, dal momento
dell'indizione, il Concilio divenne uno
dei pensieri predominanti di Don Bosco .
Non solo per convinzione personale, ma
anche per le celesti illustrazioni di cui
era favorito, egli si rendeva conto dell'importanza che esso avrebbe avuto nella
storia della Chiesa . Pensò quindi che
fosse suo dovere cooperare con tutte le
forze alla sua piena riuscita .
Le Letture Cattoliche nell'agosto del
1869 recavano un suo libretto intitolato
« I Concilii generali e la Chiesa cattolica » .
In questa operetta, Don Bosco spiega
al popolo che cosa siano i Concili, l'importanza che essi hanno nella vita della
Chiesa, il valore delle definizioni e leggi
fissate dal Concilio stesso . Tutta l'anima
di Don Bosco, cattolico e papale, vibra
in questo scritto .
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l'8 dicembre 1869 il XX Concilio ecumenico fu aperto solennemente nella Basilica
Vaticana, alla presenza di circa 700 vescovi e di 50 .000 fedeli, l'esultanza di
Don Bosco e dei suoi figli non ebbe limiti .
Su parole del chierico Albera e musica
dì Don Cagliero, fu pure composto in
onore del Papa e del Concilio un inno,
che si cantò nelle circostanze solenni .
Quando poi cominciò a profilarsi come
sull'infallibiprobabile la discussione
lità pontificia, egli stabilì di portarsi a
Roma per seguire da vicino le discussioni e influire, in modo discreto ma fermo,
a favore della tesi infallibilista . Tanto
più che gli avversari della Chiesa, e cioè
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tutto il mondo settario e massonico,
politici e ministeri, e anche cattolici
indegni di tal nome, si erano sollevati
per impedire la temuta definizione . A
Napoli si convocava un ridicolo Anticoncilio, che risonava delle più orrende bestemmie contro il Papa e la Chiesa .
Intimorito da queste minacce, un
gruppo di Vescovi si era lasciato convincere dell'inopportunità di tale definizione,
che forse avrebbe provocato defezioni e
scismi . Don Bosco ritenne che, in quel
momento decisivo per le sorti della
Chiesa, fosse suo dovere trovarsi al suo
posto di battaglia .
Il 20 gennaio 1870 partiva per Roma .
Recava con sè un messaggio ricevuto
dall'alto il 5 gennaio . In quella visione
gli era stato svelato l'avvenire prossimo
e remoto, la guerra contro il Papa,
l'imminente sua spogliazione, la caduta
di Parigi e altri avvenimenti che si
sarebbero svolti più tardi .
4
Rmiw
Don Bosco si mise tosto al lavoro .
Rimasto quasi ignorato dal gran pubblico, egli seguiva con attenzione le manovre attuali degli inopportunisti, per
allargare la cerchia della loro azione e
attirare altri colleghi al loro seguito .
Era un'opera assidua, talora subdola, di
propaganda, cui occorreva opporre un lavoro di controffensiva ancor più assiduo .
Don Bosco pareva nato per questo .
Avvicinò parecchi Vescovi dell'opposizione e li convinse a cambiar parere .
Prelati e teologi spesso venivano a conferire con lui, che per la competenza
storica di cui era fornito e la chiarezza
di idee tutta sua particolare, scioglieva
le difficoltà, mostrava quanto la definizione fosse opportuna e attesa dal popolo cristiano .
Il Papa era al corrente dell'opera
preziosa di appianamento compiuta da
Don Bòsco e ne era soddisfattissimo . Gli
diede, anzi, incarichi di particolare fiducia
di cui ignoriamo il tenore, ma che certo
avevano riferimento al Concilio . Con
Don Bosco Pio IX si apriva pure su
:eu certe questioni delicate del Concilio stesso,
tanto che ad un certo momento il Santo
ebbe a dirgli in tono di filiale confidenza :
- Santità, e il segreto?
- Io non sono tenuto al segreto rispose sorridendo il Papa .
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eh
del 12 febbraio che Don Bosco consegnò
al Papa la relazione scritta della visione
avuta la vigilia dell'Epifania, dove le
difficoltà e le opposizioni al Concilio
venivano esposte per esortare il Pontefice ad affrontarle con energia .
« Ora la voce del Cielo - vi si diceva
- è al Pastore dei Pastori . Tu sei nella
grande conferenza coi tuoi assessori ; ma
il nemico del bene non istà un istante in
quiete; egli studia e pratica tutte le arti
contro di te . Seminerà discordia tra i tuoi
assessori ; susciterà nemici tra i figli
miei . Le potenze del secolo vomiteranno
fuoco, e vorrebbero che le parole fossero soffocate nella gola ai custodi della
mia legge . Ciò non sarà . Faranno male,
male a se stessi . Tu accelera ; se non si
sciolgono le difficoltà, siano troncate .
Se sarai nelle angustie, non arrestarti,
ma continua finchè non sia troncato
il capo dell'idra dell'errore . Questo
colpo farà tremare la terra e l'inferno,
ma il mondo sarà assicurato e tutti i buoni
esulteranno . Raccogli adunque intorno a te anche solo (tue assessori, ma ovunque
tu vada, continua e termina l'opera che
ti fu affidata . . . » .
àurcuenu coti,
Nonostante i maneggi politici dei settari di Francia, Prussia, Inghilterra,
Austria, Spagna e Portogallo, il Concilio
potè svolgere normalmente la sua attività . Le mene degli inopportunisti furono
deluse dalla fermezza della maggioranza
(lei Vescovi, favorevoli alla definizione .
Il 18 luglio la solenne approvazione
venne ratificata da Pio IX, presenti 535
Vescovi, di cui soltanto due contrari .
Il giorno dopo, la Francia dichiarava
guerra alla Prussia ; due mesi appresso
le truppe italiane entravano in Roma e
il Concilio veniva sospeso . La Provvi-
denza aveva frenato le forze avverse
fino al momento opportuno .
Poi, definita l'infallibilità, succedeva
lo sconvolgimento d'Europa, previsto da
Don Bosco . Inoltre le forze politiche
anticattoliche, indignate che l'infallibilità fosse stata proclamata nonostante
la loro furiosa opposizione, si vendicarono o rompendo il Concordato con la
Santa Sede, o favorendo scismi, oppure
perseguitando sacerdoti e vescovi . Forse
non furono del tutto estranei all'avvenimento, il ritiro del presidio francese da
Civitavecchia e l'autorizzazione, data dalle
Potenze all'Italia, di entrare in Roma .
manifestò la sua rabbia contro il Concilio
in una maniera davvero singolare . L'ha
ricordato recentemente Mons . Felici, Segretario generale del Concilio Vaticano .
La mattina dell'8 dicembre, all'inaugurazione della solenne Assemblea, un
terribile uragano, quale non si era visto
da tempo immemorabile, si abbattè su
Roma e infuriò senza un attimo di sosta,
per tutta la durata della prima seduta
conciliare, che si protrasse per sette ore .
E presente volle essere il diavolo
anche alla seduta del 18 luglio, quando
fu definita l'infallibilità pontificia .
Una nuova- potente bufera si scatenò
su Roma . Il Times di Londra scrisse
che i Placet, ossia i « Sì » dei Padri lottarono con l'uragano . Al balenìo dei
lampi, che illuminavano tutta S . Pietro,
«Placet » gridava un vescovo e il tuono
gli faceva eco con orribile muggito, che
pareva volesse scuotere il tempio dalle
fondamenta . Alla fine, la Basilica si venne
a trovare immersa in una oscurità così
profonda, che si dovettero portare al
Papa delle candele accese, perchè potesse prendere visione di una votazione
svoltasi in circostanze così eccezionali .
definizione Don Bosco vedeva soddisfatta
una delle sue più vive aspirazioni, per la
quale aveva sacrificato tempo e fatica
e sulla quale il Cielo gli era stato largo
delle sue illustrazioni .
Ma lo sguardo profetico del Santo si
era spinto molto addentro nell'avvenire .
Egli stesso affermerà che « le cose si
succedono troppo lentamente », ma nello
svolgimento di esse si noterà la presenza
dell'« Augusta Regina del cielo », che
ha nelle sue mani « la potenza del Signore ;
disperde come nebbia i - suoi nemici; riveste il venerando Vecchio di tutti i suoi
antichi abiti » . Parole che accennano alla
guerra rabbiosa, mossa per tanti decenni
alla Chiesa e al Papa in Italia, e che
doveva terminare per opera di Maria,
in un giorno a Lei consacrato, mediante
la Conciliazione .
Poi « ancora un violento uragano » .
Poi « l'iride di pace comparirà sulla
terra » .
Ai nostri tempi, di pace si parla moltissimo ad Oriente e molto se ne parla in
Occidente . In questo favoloso sviluppo
dell'economia mondiale, fra gli ardimenti
che portano l'uomo alla conquista dello
spazio, non ci manca proprio più nulla . . .
Solo la pace è assente, la pace che ci
dovrebbe rendere felici .
Don Bosco - se i nostri peccati non
la renderanno impossibile - ce l'ha
profetata a nome di Dio . E ci annuncia
pure che nel mondo « apparirà un sole
così luminoso quale non fu mai dalle
fiamme del Cenacolo fino ad oggi, ne più
si vedrà fino all'ultimo dei giorni » .
Qui certo vi è la previsione di un fatto
meraviglioso che darà una gloria straordinaria a Dio e alla Chiesa, dopo tante
lotte e persecuzioni .
Anche Papa Giovanni XXIII nella sua
preghiera allo Spirito Santo per il Concilio,
invoca : « Rinnova nella nostra epoca i
prodigi come di una novella Pentecoste . . . » .
E forse l'auspicata riunione dei fratelli separati, che forma l'ansia del
Pontefice e sarà il fatto più impressionante a favore della Chiesa? Oppure è
l'annuncio che il Vangelo si dilaterà nel
mondo intero, come nella predicazione
pentecostale degli Apostoli?
Nella nostra epoca tormentata, in cui
gli uomini parlano troppo di pace e
troppo si preparano alla guerra, c'è ancor
posto per i prodigi di Dio, auspice l'Augusta Regina del cielo, sempre presente .
327
IL CORSO
DI' AGGIORNAMENTO PEDAGOGICO
PER # RETTORI
DEI SEMINARI D'ITALIA
affidato, per la realizzazione,
ai docenti dell'Ateneo Salesiano
Dal 12 al 29 luglio 1961, al « Centro Internazionale Pio XII per un mondo migliore » (Rocca di Papa, Roma), si è svolto
il Corso di aggiornamento pedagogico per
i Rettori dei Seminari d'Italia .
Vi parteciparono circa 280 Rettori e
Vice-Rettori da tutti i Seminari italiani .
Ideato e tenacemente realizzato dalla
S . Congregazione dei Seminari e delle
Università Ecclesiastiche, esso aveva lo
scopo di offrire ai responsabili della formazione del Clero italiano di domani sicure informazioni sui progressi recenti
della pedagogia e della psicologia .
A docenti del Corso, che si presentava
grandemente impegnativo per la sua durata di quasi 20 giorni, per la qualità dei
partecipanti e la delicatezza del compito,
la S . Congregazione dei Seminari chiamava
i Professori dell'Istituto Superiore di Pedagogia del Pontificio Ateneo Salesiano .
Questo gesto di estrema fiducia della
Chiesa nei confronti dei figli di Don Bosco
è stato giustamente considerato come una
conferma quanto mai significativa del valore scientifico e didattico dell'Istituto Superiore di Pedagogia, creato più di 20 anni
fa dalla volontà preveggente del compianto
Rettor Maggiore Don Ricaldone .
I docenti del nostro Istituto di Pedagogia
hanno compiuto il loro duro e delicato lavoro con piena soddisfazione delle Autorità
e dei Rettori partecipanti al Corso .
Nel suo discorso conclusivo, S . E . Mons .
Dino Staffa, Segretario della S . Congregazione dei Seminari, affermava : « Il Corso
323
è veramente riuscito, sia per la partecipazione veramente eccezionale (oltre 280 partecipanti da tutti i Seminari d'Italia, Regionali, maggiori e minori), sia per l'imponente
numero di lezioni svolte (oltre 60 ore di lezioni, più numerose discussioni per gruppi
specializzati), con lo svolgimento sistematico
ed organico, seppur sintetico, di un corso
sostanzialmente completo di pedagogia e psicologia dell'educazione » .
Ma il riconoscimento più ambìto e gradito fu quello tributato ai nostri Confratelli dal Santo Padre stesso, il quale volle
ricevere i partecipanti al Corso e offrire
loro il dono di una lunga, paterna esortazione . Rispondendo a un, filiale indirizzo
di Sua Em . il fard . Giuseppe Pizzardo,
Prefetto della S . Congregazione dei Seminari, il quale presentò a Sua Santità i Rettori convenuti e volle esprimere la sua gratitudine ai figli di Don Bosco che avevano
sostenuto l'intera fatica dell'insegnamento,
Giovanni XXIII diceva :
« Siamo grati ai Docenti dell'Istituto
Superiore di Pedagogia del Pontificio
Ateneo Salesiano, che a questa eletta assemblea hanno partecipato tesori di dottrina e di esperienza » .
E dopo aver confidato il suo « ottimismo » di fronte alle moderne generazioni di giovani, che sono ancora disponibili per la vocazione generosa al sacerdozio,
il Papa aggiungeva :
« Ed ecco, il Corso di aggiornamento
pedagogico si colloca in questa luce di
speranza : intrapresa nobile e distinta,
per il metodo scientificamente solido, per
t maestri esperti, per la sua durata e
intensità, per il numero di partecipanti .
Esso ha voluto offrire a ciascun Rettore
di Seminario i mezzi più adatti a saper
scegliere, curare, incoraggiare le vocazioni allo stato ecclesiastico » .
Don Bosco, nel cui nome i suoi figli
hanno fatto questo servizio alla Chiesa,
avrà esultato dal Cielo per un frutto così
prezioso della sua opera .
DUE
CENTENARI
Il 1o luglio 1861 usciva a Roma il primo
numero de L'Osservatore Romano, giornale
politico-religioso . Il quotidiano del Vaticano ha
celebrato così recentemente il suo centenario .
Nello stesso anno 1861 Don Bosco iniziava a
Torino il suo apostolato stampa, impiantando
il primo laboratorio tipografico . Umilissima
tipografia : due vecchie macchine a ruota, un
torchio, un banco con cassette per i caratteri .
L'incoraggiamento e la spinta all'impresa
gli erano venuti già nel 1853 dall'abate Antonio Rosmini, che gli aveva richiamato
quanto aveva fatto a Brescia un altro zelante
sacerdote : il canonico Ludovico Pavoni .
Inutile dire che un tale progetto Don Bosco
lo accarezzava da tempo, perchè si inquadrava
pienamente nelle finalità della sua missione .
Con quel povero impianto a Don Bosco pareva di toccare il cielo col dito e, volgendo lo
sguardo all'avvenire, esclamava : « Vedrete!
Avremo una tipografia, due tipografie, dieci
tipografie . Vedrete! » . E l'avvenire superò di
molto le previsioni .
La Provvidenza dispone oggi che il glorioso
centenario de L'Osservatore Romano coincida
con il centenario della prima tipografia salesiana e ambedue questi centenari vengano ad
inserirsi nella più grande storia della Tipografia Poliglotta Vaticana .
Poco più di vent'anni dopo gli umili inizi
della Tipografia di Valdocco, nel 1883, avveniva l'incontro fra Don Achille Ratti e San Gio-
329
CITTÀ DEL VATICANO
Sua Santità Giovanni XXIII, in occasione dei centenario de L'Ossepvatoao Romano,
visita con paterna bontà le officine grafiche e gli uffici dei quotidiano affidati ai Salesiani
vanni Bosco : esso è all'origine della felice interferenza che accomuna le due celebrazioni .
In quell'anno l'antica tipografia aveva già
cambiato volto, si era ingrandita, aveva dato
origine a un'attivissima editrice (l'Editrice
Salesiana) ; altre consorelle erano sorte a Sanipierdarena e a San Benigno Canavese ; aveva
varcato i confini d'Italia e perfino l'oceano .
Durante il memorabile incontro, Don Bosco
al giovane sacerdote milanese, il futuro Pio XI,
confidò : « In queste cose Don Bosco vuol essere all'avanguardia del progresso » . Il Santo
non intendeva dire di voler superare tutti nel
far progredire l'arte tipografica, ma di non
voler essere secondo a nessuno nel mettere
quest'arte al servizio della buona stampa, di cui
era sempre stato un apostolo infaticabile . Egli
sapeva che la stampa era, e stava diventando
sempre più, uno dei più formidabili strumenti
del bene o del male, della verità o dell'errore.
Urgeva prenderlo decisamente in mano per metterlo al servizio della verità cristiana, dell'apostolato, dell'educazione giovanile e delle masse
popolari . Urgeva fondare scuole grafiche, formare tecnici di valore, suscitare scrittori, creare
e moltiplicare buone editrici cattoliche .
L'eccezionale interesse del Santo per l'arte
tipografica e la stampa, sull'esempio luminoso
di San Francesco di Sales, non solo rientrava
in pieno negli ideali della sua missione, ma si
immedesimava perfettamente con le finalità
dei Romani Pontefici nel dare vita alla Tipografia Vaticana (1565) e, un secolo fa, a
L'Osservatore Romano .
Pio XI, che aveva innato il culto del libro
e aveva ereditato in modo eccelso la stima
dell'arte tipografica dai suoi grandi Predecessori, pensò di dare alla Poliglotta uno sviluppo
proporzionato ai tempi .
Sotto il suo pontificato le scuole tipografiche salesiane si erano ormai moltiplicate,
non a decine, ma a centinaia e si erano diffuse in tutto il mondo, dirette da tecnici
esperti . Quell'umile tipografia del 1861 era divenuta la grande Società Editrice Internazionale (SEI) . Il quarto successore di Don
Bosco, Don Pietro Ricaldone, sul Colle nativo
del Santo (Colle Don Bosco, Asti) aveva creato
una Scuola di Arti grafiche modello, con i più
recenti ritrovati per la formazione e il perfezionamento dei maestri d'arte .
Non stupisce che Pio XI, dinanzi a questa
realtà, nel ricordo dell'antico incontro con il
Santo, per imprimere alla Poliglotta un ritmo
consono ai tempi, abbia pensato di chiamare
a dirigerla i figli di Don Bosco . Il primo
gruppo si stabiliva in Vaticano nel 1937 sotto
la direzione di Don Giuseppe Fedel, che fu
per quasi vent'anni davvero « fedelissimo »
esecutore delle direttive pontificie .
Nel 1939 la Tipografia Poliglotta Vaticana,
che fino allora aveva anche stampato il giornale, venne staccata da questo reparto ed
ebbe inizio l'autonoma Tipografia de L'Osservatore Romano, con distinta amlninistrazione e direzione tecnica, sempre alle dipendenze e sotto la guida dei maestri salesiani .
Per avere un'idea dell'intensissima attività
delle due Tipografie Vaticane, la Poliglotta e
quella de L'Osservatore Romano, si pensi che
le maestranze della prima raggiungono il numero di 180 e quelle della seconda superano
l'ottantina .
Il centenario dell'umile tipografia di Valdoeco si vede oggi associato al centenarie del
glorioso Osservatore Romano e alla storia della
Tipografia Vaticana : da quasi 25 anni la loro
storia si è fusa in un'unica storia .
NEIVA (Colombia) - La nuova luminosa e modernissima chiesa annessa all'Istituto salesiano .
Il Centro Cooperatori di Caracas (Venezuela) nel suo secondo anno di vita ha lavorato
I COOPERATORI
per i ragazzi poveri dell'Oratorio festivo e della Scuola gratuita Don Bosco, annessa al
D1 CARACAS Collegio S . Francesco di Sales .
PER LA
In occasione delle Feste Natalizie offrì a tutti i ragazzi poveri la tradizionale strenna, che
GIOVENTÙ POVERA li lasciò più che soddisfatti . Riproduciamo un'istantanea che ne ha colto un gruppo nell'attesa del dono.
Contemporaneamente i Cooperatori realizzarono pure la bella e caritatevole iniziativa
di regalare alle famiglie povere dei
sobborghi più bisognosi una pesante
borsa di commestibili e una buona
coperta per ripararsi dal freddo . Più
di 300 furono le famiglie che ricevettero, piene di riconoscenza, questi
doni dalla bontà divina.
Gli alunni della scuola gratuita
- 290 - ebbero tutti un vestito nuovo
fiammante e insieme una borsa con
dolci, giochi e oggetti scolastici.
Gli Oratoriani - più di 800 ricevettero anch'essi capi di vestiario,
giocattoli e dolci .
Ecco una delle attività più belle
dei Cooperatori e più care al cuore
di Don Bosco: portare a Dio e cristianizzare la gioventù povera e abbandonata mediante la carità .
Nel 1959 i Salesiani di Elisabethville (Congo), desiderosi di « fare qualcosa » per coELISABETHVILLE
loro che avevano fatto tanto per loro, organizzarono tra i benefattori il primo nucleo di
CENTRO-PILOTA DI Cooperatori, che risultò composto di fedeli di razze diverse .
COOPERATORI
Gennaio e marzo 1960 furono mesi di attività e d'incontri aventi scopo informativo e
formativo .
Vennero i tristi eventi di luglio e agosto . Troncare ogni cosa? Anzi, quello parve il
momento buono per galvanizzare le energie e il coraggio .
Ogni mese adunanza per l'Esercizio della Buona Morte e la Messa vespertina . Ogni
quattro mesi una giornata intiera di ritiro per un approfondimento della vita cristiana
e apostolica, alla Missione di La Kafubu .
Gli ultimi ritiri ebbero una importanza particolare per il numero dei partecipanti e
per l'attualità dei soggetti trattati. Sua Ecc . Mons . Lehaen precisò i compiti del Cooperatore oggi. Sua Ecc . Mons . Cornélis, arcivescovo di Elisabethville e Cooperatore, mise in
guardia contro il comunismo . Tre Cooperatori -- il Vicario della Cattedrale di La Kafubu,
il Parroco di Katuba-Eville e la Direttrice della Scuola San Domenico Savio di Ruashi trattarono argomenti educativi e apostolici.
Ciò che maggiormente conforta è che degli 80 assidui a questi ritiri si potevano notare
una quarantina di educatori, un Ispettore generale e altri Ispettori di polizia, membri
importanti dell'amministrazione, del commercio e del servizio medico .
C'è da augurarsi che tutte le città dell'Africa centrale seguano l'esempio di Elisabethville .
UNA BELLA
INIZIATIVA
DEI COOPERATORI
DEL LAZIO
I Cooperatori Salesiani del Lazio, quale omaggio a S . E. Rev. Mons. Gennaro M . Prata,
salesiano, Ausiliare di La Paz (Bolivia), in occasione della sua consacrazione episcopale,
hanno offerto una BORSA DI STUDIO del capitale di lire ottocentomila, da destinarsi
ad un sacerdote del Clero boliviano che vorrà perfezionarsi nella sua formazione ecclesiastica, frequentando gli studi teologici superiori in Roma .
La borsa è intestata alla venerata memoria del grande missiomario salesiano dell'America latina Don Antonio Colbacchini, che lasciò indelebile ricordo tra i Cooperatori
romani, ai quali parlò nel febbraio del 1959 .
331
NEL GIUBILEO D'ORO
DELLA CONFEDERAZIONE MONDIALE
DEGLI EX ALLIEVI
SALESIANI
GR
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}ITER-AMERICANO
La Confederazione mondiale degli Ex allievi
salesiani celebra i primi cinquant'anni di vita .
Il primo congresso internazionale si tenne
infatti nel 1911 . Vi parteciparono Ex allievi di
tutto il mondo, che posero il fondamento dell'organizzazione mondiale e decisero l'erezione
di un monumento sulla piazza di Maria Ausiliatrice, che fosse il segno dell'amore e della
riconoscenza del mondo a Don Bosco .
Tra le celebrazioni giubilari la più grandiosa
è stata il 2 0 Congresso Inter-americano tenutosi a San Paolo del Brasile dal 16 al 20 luglio .
Preparato con amore dai dirigenti della Federazione Nazionale Brasiliana, capeggiati dal
Delegato Don Giacotto, fu presieduto dai
rev .mi Don Guido Borra e Don Luigi Ricceri,
del Capitolo Superiore, rappresentanti del
Rettor Maggiore, dagli Ispettori Salesiani e
dai membri della Presidenza Confederale :
comm . dott . Vincenzo Vidili, dott . Jair de
Azevedo Ribeiro, dott . Giuseppe Corengia, e
dal Segretario Generale Don Umberto Bastasi .
La funzione di apertura si svolse nella chiesa
del Sacro Cuore di San Paolo, gremita di autorità civili, militari, ecclesiastiche e di congressisti. Nel presbitero presero posto i rev .mi
Don Borra e Don Ricceri con l'Ece .mo Mons .
Paolo Rolin Loureiro, Vescovo Ausiliare, in
rappresentanza di Sua Em . il Cardinale di
San Paolo, e i Vescovi Salesiani Mons . Orlando
Chaves, Arcivescovo di Cuiabà, Mons . Antorio Barbosa, Vescovo di Campo Grande,
Mons . Camillo Faresin, Prelato di Registro do
Araguaia, e gli Ispettori Salesiani di America .
Celebrò la S . Messa S . E . Mons . Resende
Costa, Salesiano, Arcivescovo Coadiutore di
Belo Horizonte, il quale al Vangelo tratteggiò
magistralmente la figura dell'Ex allievo .
Alla funzione religiosa seguì l'apertura del
Congresso nel teatro . Per prima cosa fu letto e lungamente applaudito il prezioso messaggio
del Santo Padre Giovanni XXIII, che venne
tradotto subito in portoghese e spagnolo .
Sorprese e commosse tutti il saluto paterno
del Rettor Maggiore, trasmesso per filo magnetico . Gli occhi dei presenti - che quasi
tutti avevano visto il signor Don Ziggiotti
quando era passato per le Case salesiane
d'America - s'inumidirono al riudire la sua
voce, fedelmente riprodotta dal magnetofono .
Fu quindi letto il telegramma del Presidente della Repubblica Brasiliana, ex allievo
egli pure, e la bellissima lettera del Governatore di San Paolo, che affermava essere un
onore e un vantaggio grande l'avere i figli di
Don Bosco nel suo Stato .
Un fragoroso battimani accolse le parole del
dott . Vidili, con le quali comunicava all'assemblea il mandato ricevuto dal comm . Arturo Poesio, Presidente Confederale, di rappresentarlo al Congresso. L'applauso nutrito
e prolungato era diretto alla venerata figura
del comm . Poesío, che molti dei presenti avevano conosciuto nei congressi di Torino (1954)
Aspetti del Congresso Interamericano
degli Ex allievi Salesiani a San Paolo
(Brasile) . Al centro : Sua Eminenza il
Cardinale Arcivescovo con le Autorità .
i
e di Buenos Aires (1956), e che tutti conoscono per fama, apprezzano e amano .
Il r ev.m o Ispettore di San Paolo Don Stringari salutò i convenuti a nome della Commissione esecutiva del Congresso, composta particolarmente degli Ispettori salesiani del Brasile . Il Presidente dott . Jair de Azevedo presentò i temi e illustrò il programma, non senza
prima aver rilevato con legittimo orgoglio che
avevano aderito al Congresso 22 Eminentissimi Porporati, tra i quali quattro Ex allievi.
si recarono in massa al monumento dell'Indipendenza per deporvi una corona di alloro
e innalzare una preghiera di suffragio ai morti
per la grandezza del Brasile .
Dopo la cena del 19 luglio, nell'artistico
teatro del Municipio di San Paolo, si svolse
la sessione solenne di chiusura del Congresso .
Sul palco facevano corona a Sua Em . il Cardinale Carlo Carmelo de Vasconcelos Mota gli
Ecc .mi Vescovi nominati e le autorità .
BRASILE - SAN PAOLO
Il r ev.m o Don Guido Borra legge il Messaggio del Santo Padre
agli Ex allievi salesiani dell'America Latina .
I giorni 17, 18, 19 luglio furono dedicati ai
lavori del Congresso con non meno di sei ore
giornaliere per la trattazione dei temi, seguite
da dibattiti vivaci e pieni d'interesse . Ogni
Delegazione si era presentata ben preparata :
portava infatti il frutto dello studio compiuto
attraverso riunioni locali e nazionali .
Il rev .m o Don Luigi Ricceri, Direttore Generale dei Cooperatori, col Segretario generale
Don Guido Favini, portarono all'Assemblea il
saluto e la fervida partecipazione della Terza
Famiglia di Don Bosco .
È ormai tradizione dei nostri grandi convegni offrire ai convenuti l'occasione di conoscere le opere salesiane più vicine . Per
questo ogni giorno automezzi e pullman trasportavano i congressisti a qualche istituto salesiano, dove venivano consumati i pasti, trasformati in vere agapi fraterne, durante le
quali i congressisti poterono dar sfogo ai propri
sentimenti riboccanti di affetto riconoscente .
Non poteva mancare l'omaggio alla Patria,
che gli Ex allievi hanno imparato ad amare
alla scuola di Don Bosco . Il giorno 20 luglio
Il Prefetto di Brasilia, ex allievo, lesse la
petizione che era stata diretta all'Arcivescovo
della nuova capitale Brasilia, per ottenere che
Sua Santità Giovanni XXIII proclami San
Giovanni Bosco patrono di Brasilia .
Il dott . Jair de Azevedo illustrò le deliberazioni del Congresso e il dott . Badaró svolse
il tema : La pedagogia di Don Bosco glorificata
dai suoi Ex allievi .
L'on . avv . Miranda dell'Uruguay diede ai
congressisti il commiato ufficiale a nome delle
Delegazioni Americane ed ebbe una parola
particolarmente affettuosa per il Successore
di Don Bosco, padre di tutti gli Ex allievi
del mondo, e per il dott . Vidili, di cui ricordò le attenzioni fraterne usategli in Italia .
Il rev .mo Don Borra comunicò che la sede
del prossimo Congresso Inter-americano sarebbe stata Bogotà, che nel 1966 celebrerà il
75° dell'arrivo dei figli di Don Bosco in Colombia .
Sua Eminenza il Cardinale espresse il suo
alto compiacimento per la magnifica organizzazione e realizzazione del Congresso .
33 5
Il giovedì 20 tutti i congressisti parteciparono a una
splendida escursione alla città di Campinas, ospiti dell'accogliente e maestoso Liceo Salesiano « N . S . Auxi
liadora », che offerse il pranzo .
L'ultima fase ebbe luogo nella chiesa del Sacro Cuore,
che tornò a gremirsi di congressisti, i quali rinnovarono
SAN PAOLO (Brasile)
Il comm . dott . Vidili con tre Ex allievi Bororos, che diedero ai congressisti una prova tangibile dei frutti del lavoro salesiano nel Mato Grosso .
336
la loro consacrazione a Maria Ausiliatrice, recitando la
bellissima preghiera del Congresso mondiale del 1954 e
cantarono con slancio il Te Deum .
Mentre i congressisti si salutavano, si videro scene bellissime e manifestazioni di affetto solite soltanto tra parenti . Nelle Americhe, come in tutto il mondo, gli Ex
allievi amano intensamente Don Bosco e si sentono fratelli, perchè figli spirituali del medesimo grande Padre .
Henri Bosco è uno scrittore francese, nato e vissuto in Francia .
Però il suo cognome Bosco tra- '
disce l'origine italiana della sua
famiglia. Infatti è un lontano parente di San Giovanni Bosco . Ma
c'è di più : tra lui e Don Bosco
(di cui ha scritto la vita, una splendida vita ora tradotta in italiano
e pubblicata dalla L .D .C .), c'è
« affinità elettiva » . Don Bosco,
presentato da Henri Bosco, è un
santo semplicissimo e simpatico,
un santo a livello d'uomo - scrive
nella prefazione Daniel-Rops dell'Accademia di Francia - un'anima mistica, appassionatamente innamorata dell'Eucarestia e della
Madonna . . .
Ci basti riportare la descrizione
della morte di Don Bosco, per
sentire il fremito di commozione
che corre in quelle pagine . La
morte in generale è il riassunto
della vita . Henri Bosco ha saputo
chiudere nel respiro di poche
pagine finali l'intensa santità di
Don Bosco alle soglie dell'altra vita .
on Bosco diceva spesso negli ultimi
tempi della sua vita : « Lassù c'è la
Santa Vergine che mi ascolta . . . Tutto viene
da un'Ave Maria recitata con un ragazzo,
quarantacinque anni fa, nella chiesa di San
Francesco d'Assisi . Ci avevo messo tutta
l'anima . . . » .
Un'anima inesauribile . Nonostante le infermità del corpo, una grande gioia illuminava
quell'anima .
Si era in maggio . . . Don Bosco se ne va
verso la sua fine, la lampada abbassa la luce,
e l'eternità lentamente si intravvede . . .
Maggio 1887 .
Aveva poco tempo ancora da vivere . Era
un vegliardo che dimostrava molto più della
sua età . Settantadue anni contano certo, ma il
corpo robusto che aveva avuto avrebbe potuto prolungare la vecchiaia molto al di là .
Noi sappiamo ciò che aveva domandato a
quel corpo, ciò che gli aveva strappato e come
avesse toccato il fondo delle riserve vitali .
L'usura si mostrava dappertutto con l'accrescimento delle sue infermità : la flebite, l'eczema
D
gigante, l'indebolimento della vista . . . Ormai
trascinava la vita .
Due organi sempre però sani, due riserve
intatte della sua giovinezza : la testa e il cuore .
Nè l'una nè l'altro avevano detto l'ultima
parola .
Voleva ritornare a Roma . Sarebbe stato il
suo ultimo viaggio per celebrare al « Sacro
Cuore » la sua ultima messa romana .
Quel « Sacro Cuore» che senza di lui non
sarebbe stato che un progetto irrealizzato o
tutt'al più un abbozzo, ora, finito, consacrato,
costruito gli offriva da parte del Cielo una
potente testimonianza di soddisfazione .
E ripartì .
Sempre maggio e primavera . Il 16 del mese
potè dire la sua messa . Una messa all'altare
di Maria Ausiliatrice, naturalmente . Era sua
Madre. Il vecchio Don Bosco piangeva . Pianse
quindici volte durante la messa . A tratti la
voce gli mancava . . .
A chi gli domandava la ragione di quelle
lacrime rispose :
« . . . Rivedevo il mio primo sogno . . . Quel
sogno che feci all'età di nove anni e che mi
svelò il mio destino ; quel sogno in cui la
Madre di Dio mi apparve, in cui vidi dei ragazzi cattivi trasformati all'improvviso in
agnelli, in cui chiesi alla Vergine, che mi era
vicina, il significato di quella visione, e in
cui Ella mi disse: " A suo tempo lo comprenderai . . ." . Oggi al suo Altare ho capito
tutto mentre offrivo il Santo Sacrificio . . . » .
Fu forse la messa più bella della sua vita,
la messa del coronamento . . .
storna a Torino . Il declino continua.
Gli pervengono in quegli ultimi giorni
della sua vita altre testimonianze di amore alla
sua persona e di devozione alla sua Opera ormai
fortemente stabilita sulla terra . Sa di avere
già fondato nel vecchio continente trentotto
case salesiane e ventisei nel nuovo . Il dodicesimo drappello di í''lissionari prende l'avvio,
in partenza per Quito e Londra.
Tutto ciò che la Chiesa ha d'illustre e di
grande, lo viene a visitare . I Vescovi e Arcivescovi di Parigi, di Liegi, di Treviri, di Malines, di Colonia e molti altri ancora, soprattutto quelli venuti dalle Missioni . I pellegrini
sfilano : Francesi, Belgi, Canadesi, Tedeschi,
Polacchi, Cileni, Argentini, Brasiliani,
eccetera . . .
Il suo caro discepolo, uno dei suoi
ragazzi prediletti,
gloria della Congregazione, Monsignor
Cagliero, vescovo in
Patagonia, arriva al richiamo di una voce che
gli aveva detto : « Tu assisterai Don Bosco
morente» . Incontro patetico, abbraccio del
padre e del figlio .
Era il 7 dicembre 1887 .
Il 3, Don Bosco aveva dovuto rinunciare a
celebrare messa . Anche il voltarsi per il Dominus vobiscum gli era diventato quasi impossibile . Non usciva più dal suo oratorietto,
collocato accanto alla sua camera . Se faceva
alcuni passi bisognava sostenerlo .
L'8 potè nondimeno scendere in refettorio ;
ma fu l'ultima volta .
Il 16 gli fecero fare una passeggiata in
carrozza . L'Arcivescovo l'incontrò, gli venne
vicino, lo prese fra le sue braccia . Fu uno
spettacolo commovente vedere il buon Cardinale Alimonda stringere quel vegliardo sul
suo cuore .
Dal suo letto ormai ascoltava la messa che
veniva celebrata nella cappellina attigua .
Ma, instancabile, riceveva ancora, consigliava, consolava, confessava . . . E come non
farlo? Don Bosco continuava ad amare . . .
Il 17 dicembre, quasi moribondo, fece lo
sforzo supremo di ascoltare trenta confessioni .
Erano ragazzi dell'Oratorio che volevano decidere sulla loro vocazione sacerdotale . A quelli
R
3 ;17
che gli facevano osservare la sua estrema debolezza rispose : « Lasciateli venire lo stesso .
È l'ultima volta . . . » .
Fu proprio l'ultima volta .
Ciò nondimeno pensava ai suo', soprattutto alle missioni lontane . Li raccomandava
a tutti i suoi visitatori . Vicino a morire, non
cessava di dire : « Coraggio . Essi andranno
dappertutto in Asia, in Africa . . . » . E quando
non aveva che un sussurro, quel sussurro
I medici dicevano : «Non muore di malattia,
muore di logoramento . Troppi lavori, troppe
privazioni, troppe sofferenze . . . La lampada si
spegne per mancanza d'olio > .
L'Arcivescovo lo va a trovare e gli dice :
Ma voi non dovete temere la morte . Voi
avete tanto spesso raccomandato agli altri di
tenersi pronti per incontrarla . . .
- E vero, ma adesso ho bisogno che gli
altri lo dicano a me.
Il rev.mo Rettor Maggiore tra i Direttori delle Case salesiane della Francia
e del Belgio, raccolti a MUZZANO (Vercelli) per gli Esercizi Spirituali .
3311
parlava di amore : « Salvate quante maggior
anime potete . Diffondete il culto della Santa
Vergine . E lei che vi aiuterà . . . » .
Tutti erano commossi . Si innalzavano preghiere, voti . In chiesa era esposto il Santissimo . La folla assediava l'Oratorio . Da tutte
le parti affluiva una posta enorme . Il Papa
chiedeva notizie .
A questo fervore, a queste orazioni, a questi
voti lui, che sapeva quanto poco oli restasse
da vivere, rifiutava di associarsi . « Per voi, diceva, io non posso più fare gran che sulla
terra . Ma lassù lavorerò molto : meglio di
qui . . . » .
Aveva il cuore a pezzi, il fegato minacciato,
il midollo spinale attaccato, i reni in condizioni disastrose, i polmoni esauriti, la paralisi
che gli bloccava le gambe . Non parlava più .
Commoventi parole di una suprema modestia. All'avvicinarsi del Santo Viatico, alla
soglia dell'eternità il Santo trepida per la salvezza della sua « povera anima » : ecco l'estrema
grandezza dell'umiltà .
Si direbbe che, nonostante i suoi straordinari meriti, egli non si giudicasse affatto degno
di quel dono così misterioso che è la salvezza
eterna . La morte non gli faceva paura in
quanto abolizione della vita terrestre ; ma lo
svelarsi della grandezza di D :o, di cui prevedeva l'imminenza, lo turbava nella sua povera
carne d'uomo, una carne sempre inadeguata
all'apparizione del Signore .
Sapeva anche che Gesù stesso aveva detto
sulla Croce, verso la nona ora del giorno con
voce forte : « Mio Dio, mio Dio, perchè mi
hai abbandonato ? » .
Senza dubbio bisogna che in quel momento
supremo Dio stesso ci aiuti perchè possiamo
passare, senza cadere in cenere, dagli spettacoli della vita terrestre a questa luce sconosciuta che è la visione beatifica . All'ora della
morte Dio solo può condurci dinanzi a Dio . . .
uttavia in quei brevi momenti di apprensione quando talvolta gli colavano dagli
occhi le lacrime, succedevano dei ritorni improvvisi alla coscienza precisa dei bisogni, delle
preoccupazioni, delle misure da prendere che
riguardavano gli affari più complicati della sua
Opera. Allora la sua presenza di spirito, la
sua lucidità, il suo buon senso, la sua memoria stupivano quelli che gli erano vicini .
Ritornava anche il suo buon umore . Anche
se soffriva molto, la sua pazienza nel dolore
restava inalterabile. Ritrovava il suo bel sorriso, aveva delle parole, scherzava perfino . . .
Poi la preoccupazione per i suoi lo riafferrava .
«All'istante della mia morte, diceva loro, io
non farò che un sacrificio : quello di lasciarvi . . . » .
Il 23 si confessò . Il 24 ricevette il Santo
Viatico dalle mani di Monsignor Cagliero .
Un poco più tardi, l'Estrema Unzione .
Il Papa gli mandò la sua Benedizione il
giorno di Natale .
Andò un po' meglio ma era un miglioramento passeggero .
Quel poco di forze che gli erano ritornate
lo impiegò per il bene dei suoi figliuoli . Fece
loro le sue ultime raccomandazioni . . . « Noi
siamo sulla buona strada . . . Non c'è che da
perseverare . . . Trattate con bontà i vostri inferiori . . . Lavorate, lavorate. . . Amatevi fraternamente, siate dei fratelli . . . A chi vi fa del male
fate del bene ; non odiate nessuno . . . Coraggio!
Coraggio!!! Avanzate, avanzate sempre . . . Comunicatevi spesso . . . Devozione alla Santa Vergine . . . Mai il Suo soccorso vi mancherà . . . » .
T
di tanto in tanto sollevava la sinistra come
se cercasse un'altra mano, l'invisibile mano
del Salvatore . Talvolta lo si sentiva mormorare : «Gesù e Maria, vi dono l'anima mia . . .
Apritemi le porte del Paradiso . . .» .
Il 30 gennaio tutta la comunità si raccolse,
angosciata, attorno al suo letto. In punta di
piedi sfilavano i suoi figliuoli . Erano ottocento . . . E baciavano le sue mani così a lungo
tutelari, le sue mani che così affettuosamente
li avevano benedetti .
Il 31, molto presto entrò in agonia .
Spirò prima dell'alba .
Il suo corpo fu portato nella chiesa di San
Francesco di Sales ; lo si fece sedere in una
poltrona, rivestito degli abiti sacerdotali, le
mani congiunte su un crocifisso .
Accorse una folla immensa . Sfilarono tutto
il giorno, dinanzi a quelle sante spoglie, tutte
le classi della società di tutte le opinioni .
Unanimità nel lutto .
Il 2 febbraio ebbero luogo i funerali . .Centomila persone si erano affollate lungo il percorso . Ventimila seguirono il feretro .
11 6 fu sepolto a Valsalice .
Col loro abituale intralcio le autorità civili
avevano proibito che fosse messo in una
tomba vicino ai suoi nella grande chiesa di
Maria Ausiliatrice .
Lì oggi riposa .
Ben presto da tutte le parti cominciarono
ad affluire i pellegrini . I miracoli cominciarono .
La chiesa non tardò ad introdurne la causa
di beatificazione .
Don Bosco fu proclamato solennemente
Beato dal Papa Pio XI il 2 giugno 1929 C
canonizzato dallo stesso Pontefice il 1o aprile 1934, quarantasei anni dopo la sua morte .
Ormai è « San Giovanni Bosco » .
Il suo culto fu esteso alla Chiesa universale
e la sua festa fissata il 31 gennaio .
Il suo Uffizio contiene queste parole del
salmo :
Pauper et inops laudabunt nomen tuum .
Il povero e il bisognoso loderanno il tuo nonne .
l 28 gennaio pensò molto ai ragazzi . Disse,
1
e furono, credo, le sue ultime parole, che
li aspettava tutti in Paradiso .
Il 29 gennaio si comunicò. Giorno di festa
per il suo vecchio cuore . Si commemorava
San Francesco di Sales .
Si assopì, si risvegliò : alcune parole traversavano il suo dormiveglia . . . « Madre, Madre,
domani! . . . Gesù! . . . Maria! . . . ».
La paralisi si estendeva di ora in ora, risaliva dalle gambe verso il busto . Non riusciva
più a congiungere le mani per pregare . Ma
sospinto dall'amore per il gesto della preghiera
I
Lo lodano sempre perchè, per essi, egli non
è partito .
Basta entrare nella sua casa di Torino
- questa straordinaria cittadella salesiana o anche pensare semplicemente a lui ed ecco
l'impressione che si prova : un'invisibile ed
affettuosissima bontà sta dinanzi a voi . È lui,
il santo .
Per noi non c'è segno più indubitabile di
santità di questo sentimento di presenza .
Il santo non è un morto, non è un'ombra.
E un vr -o ed è qui .
319
d.
.
I
l'l
'1.
a
ROMA - Sua Eminenza il Cardinal Traglia inaugura
la Parrocchia di San Domenico Savio
Il notevole incremento edilizio della zona
di Ponte Mammolo e il conseguente aumento
di popolazione hanno reso sempre più viva
l'esigenza di provvedere alle necessità spirituali
dei numerosi abitanti . Il Vicariato di Roma,
particolarmente preoccupato e sollecito alla
soluzione dei problemi spirituali della popolazione di periferia, ha creato una nuova Parrocchia, che viene affidata ai Salesiani . Essa ha
sede provvisoriamente nella chiesa dell'Opera
Cerini ed è intitolata a San Domenico Savio .
L'Opera Gerini è sorta per la munificenza
del sen . Alessandro Gerini, che ha voluto con
essa onorare la memoria di sua madre .
San Domenico Savio rinnoverà a Ponte
Mammolo i trionfi di grazia e di vita cristiana
che il suo santo Maestro ha suscitato al Quartiere Tuscolano .
Sua Em . il Cardinale Pro Vicario Luigi
Traglia ha compiuto personalmente la cerimonia dell'erezione della nuova Parrocchia .
Nel tempio, gremito di fedeli e di alunni dell'Istituto, il Card . Traglia, dopo la visita al
SS . Sacramento, si è recato all'alzar maggiore,
dove il Cancelliere del Vicariato Mons . Vincenzo Frazzano ha dato lettura delle Bolle del
Card . Vicario per l'erezione della Parrocchia,
per la delimitazione dei confini e per la nomina
del Parroco nella persona di Don Luigi Ferrari .
Subito dopo l'Ispettore dei Salesiani Don
Fiora ha preso la parola per ringraziare il
Santo Padre e gli Eminentissimi Cardinali Vicario e Pro Vicario per l'erezione della nuova
parrocchia salesiana, che assume la cura di
anime nella popolosa contrada ove già l'Istituto
Cerini si dedica all'assistenza di tanta gioventù .
Rispondendo a Don Fiora, il Cardinale Pro
Vicario ha rivolto alla folla presente la sua
fervida parola . Dopo aver presentato ai fedeli il nuovo Parroco, il Cardinale Traglia
ha illustrato la figura e l'insegnamento del
Santo titolare della chiesa parrocchiale, il
giovanetto San Domenico Savio, il quale alla
scuola di Don Bosco assurse ai vertici di
una santità che è tuttora viva e operante e le
cui virtù fondamentali, quali la purezza, la
pietà e lo spirito di apostolato, debbono essere di esempio a tutti .
L'Università della Patagonia
«San Giovanni Bosco»
È la prima Università che porta il nome di
Don Bosco ed è sorta nella Terra dei suoi
Sogni, la Patagonia .
Cominciata due anni or sono a Comodoro
Rivadavia col nome di «istituto Universitario
della Patagonia », oggi per la tenace volontà
del Vescovo S . E . Mons . Carlo Perez, Salesiano, è entrata nel numero delle Università
libere dell'Argentina ed è stata ufficialmente
riconosciuta .
È l'Università più australe del mondo . Appena ha aperto le porte, ha visto riempirsi
le aule di una popolazione studentesca che
ha superato le più ottimistiche previsioni, confermando la convinzione generale che l'opera
fosse estremamente necessaria in quelle sperdute terre patagoniche .
L'Università, per ora, ospita due facoltà :
quella di Scienze e quella di Lettere . Un gruppo
scelto di professori, tutti con titolo legale, ne
forma il corpo docente .
Per le Scienze un laboratorio magnificamente attrezzato, mentre serve per le esercitazioni degli studenti, ha pure lo scopo di favorire le investigazioni scientifiche, sia per incrementare le imprese che lavorano sul posto
VC
COMODORO RIVADAVIA (Argentina) - Il complesso
salesiano dove ha sede la Università della Patagonia
«San Giovanni Bosco».
(si pensi ai giacimenti di petrolio) e sia per
provvedere i mezzi per l'autofinanziamento
della Università .
Il Vescovo diocesano Mons . Perez ha disposto che ogni anno l'ultima domenica di
maggio si celebri la Giornata dell'Università
della Patagonia « San Giovanni Bosco » e ha
esortato clero e popolo a concorrere con la
preghiera e con ogni mezzo al suo incremento .
Un Vescovo salesiano
per gli Ucraini
Il Santo Padre ha nominato Vescovo titolare
di Sebastopoli di Tracia e Visitatore Apostolico
per i fedeli Ucraini in Argentina il Salesiano
Don Andrea Sapelak, attualmente Rettore del
Seminario Ucraino minore in Roma .
Sua Ecc
. NIons . Andrea Sapelak è nato a
Ruszkowa Wola (Ucraina) il 13 dicembre 1919 .
Nel 1937, profugo in Italia, entrò nell'Istituto
salesiano di Ivrea, ove frequentò il ginnasio .
Nel 1939 fece il noviziato a Villa Moglia di
Chieri . Frequentò gli studi teologici a Bollengo (Torino) e gli ultimi due anni a Roma .
Qui fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1949,
secondo il rito orientale .
Il suo pensiero e le sue cure furono sempre
rivolti alla Patria oppressa e ai connazionali
profughi in ogni parte del mondo . Si occupò
con cuore sacerdotale specialmente dei giovani ucraini, da educare cristianamente e prepararli a giorni migliori .
Da Visitatore Apostolico, con la pienezza del
sacerdozio e l'autorità conferitagli dalla Santa
Sede, potrà fare assai di più e preparare nuovi
apostoli per l'avvenire della patria diletta .
Per il 70° dei Salesiani
in Colombia
Il Governo di Colombia ha conferito l'onorificenza dell'Orden de San Carlos al rev .m o
Don Angelo Bianco, Ispettore dei Salesiani
di Bogotà, in occasione dei 70 anni dell'arrivo dei Salesiani in Colombia . Precedentemente aveva pure decretato all'Istituto delle
Figlie di Maria Ausiliatrice di Guadalupe l'onorificenza Generai Santander, in riconoscimento
dei 50 anni dedicati, con zelo apostolico, spirito di sacrificio e senso sociale, all'educazione
dei figli sani dei lebbrosi .
L'attività dei figli di San Giovanni Bosco
in Colombia si può riassumere così : l'educazione di oltre 7000 ragazzi nelle scuole elementari, di oltre 3000 in quelle industriali
e tecniche, di più di 5000 in quelle secondarie parificate . Inoltre la formazione religiosa e sacerdotale di 700 candidati e la
vita cristiana di 250 .000 fedeli in 12 parrocchie e 4 chiese pubbliche, senza tener conto
del grande numero di ragazzi degli oratori
festivi, che ricevono, con l'istruzione catechistica, alimentazione per il corpo e una difesa
sicura contro i pericoli della strada .
Ma l'opera maggiormente benemerita e sostenuta con le elemosine di benefattori nazionali ed esteri, è l'assistenza ai lebbrosi, tra i
quali conta sei opere di azione a vasto raggio .
Se al lavoro di oltre 500 Salesiani e di
730 Figlie di Maria Ausiliatrice con 91 istituti
e altre opere sociali si aggiunge quello delle
« Figlie dei Sacri Cuori », fondate dal Servo
di Dio Don L . Variara, salesiano, con le loro
40 fondazioni, il panorama prende significative proporzioni di apostolato : più di 40 .000 ragazzi colombiani e oltre 250 .000 fedeli ricevono
l'influsso diretto dello spirito di Don Bosco.
.141
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j
Commemorato
Don Alberto De Agostini
Nella sede della Società Geografica
Italiana sono state commemorate
la figura e l'opera del salesiano
Don Alberto De Agostini, recentemente scomparso, il cui
nome è legato all'esplorazione
della Patagonia e della Terra
del Fuoco e alla conquista di
alcune vette di quella estremità
australe della grande Cordigliera .
Il discorso celebrativo fu tenuto
dal prof. Dino Gribaudi, Direttore
dell'istituto di Geografia dell'Università di Torino . L'oratore
ha efficacemente tratteggiato l'ammirevole attività di Don De
Agostini, magnifica tempra di
alpinista, di esploratore e di
geografo . i Uno degli ultimi esploratori, ha detto il prof . Gribaudi,
che meritano questo nome, in un
inondo nel quale il campo dell'esplorazione si fa sempre più
ristretto, e nel quale viene anche
a mancare la razza eccezionale di
nomini intrepidi, affascinati da
questa vita di azione e di pensiero
La rievocazione è stata opportunamente corredata dalla lettura di
alcuni brani di scritti di Don De
Agostini e dalla proiezione di
un suo documentario.
Inaugurato l'Oratorio
a Terno d'Isola
:3u2
1,o scorso agosto S. E . Mons
.
G . Piazzi, Vescovo di Bergamo, a
Terno d'Isola inaugurava la nuova
e bella Casa per i giovani intitolata a Don Bosco . Un giovane
diceva a nome di tutti : e Siamo
stati fedeli alla promessa fatta
a Vostra Eccellenza, che prima
di finire l'anno centenario del
passaggio di San Giovanni Bosco,
dovevamo finire il nuovo Oratorio dedicato al Santo della gioventù. San Giovanni Bosco ci sta
un po' di casa a Terno d'Isola .
Eccellenza Reverendissima, siamo
lieti che benedica il nuovo Oratorio perchè a cominciare da
questo nuovo anno catechistico,
propriamente indetto da Vostra
.Eccellenza,
i ragazzi, i giovani e
tutte le varie Associazioni maschili trovino nell'Oratorio il
punto di riferimento per la loro
educazione religiosa, culturale,
sociale e ricreativa, ma soprat-
tutto catechistica, così come voleva ci fosse nell'Oratorio il
nostro caro San Giovanni Bosco n .
Nuova Prelatura
in Brasile
Il Santo Padre ha eretto in Brasile la Prelatura Nullius di Hurnaité, con territorio dismemrbrato dall'archidiocesi di Manacis
e dalla prelatura Nullius di Porto
V el ho, rendendola s uffraganca della
Chiesa Metropolitana, di ilanan .a .
Della nuova Prelatura Sua Santit?a
ha nominato Prelato S . E . llous .
José. Domitrouitsclì, Vescovo titolare di Podalia . attualmente coadiutore con diritto di successione
della Prelatura di Rio Negro .
Sua Ecc . Mons . Domitrowitsch,
salesiano, è nato in Sometteudorf,
diocesi di Szombathely (Cngheria',
il 14 marzo del 1893 . Verme ordinato sacerdote il 18 novembre 1923 .
Fu eletto Vescovo titolare di
Podalia e coadiutore con successione del Prelato Nullius di Bio
Negro il 19 dicembre 1919 .
Coro Salesiano
per il film « EI Rostro
La Direzione cinematografica di
El Salvador (Centro America)
stava girando la pellicola nazionale intitolata <i El Rostro ', che
è stata presentata al Festival
Internazionale cinematografico di
Berlino in questo anno 1901 .
Il film aveva bisogno di un fondo
musicale religioso . specialmente
gregoriano . 1 dirigenti, clic volevano portare un autentico documentario vivo della miglior arte
di EI Salvador, scelsero il coro
salesiano dell'Istituto filosofico internazionale Don Bua .
Primo premio
Un ex allievo salesiano . Joseph
Maier, ha vinto il primo premio
al Decimo Concorso Internazionale
professionale tenutosi quest'anno
a Dnisburg . I concorrenti dovevano essere presentati dalle Camere di Commercio dei vari paesi
come valenti artigiani, e non oltrepassare l'età di 21 anno . Proveuienti dal Belgio (18), dalla Germania (32), dall linhilterra (32),
dalla Francia (5), dall'Irlanda (18),
dall'Italia (19), dal Lusseniburgo (8), dall'Austria (8), dal
Portogallo (12), dalla Svizzera
(16), e dalla Spagna (30), in
tutto 198 concorrenti, dovevano
eseguire un lavoro presentato
dalla Commissione entro 32 ore
lavorative . Il giovane Maier ebbe
l'incarico della preparazione di una
porta gotica, che avrebbe richiesto
da 36 a 40 ore di lavoro . Egli la
potè presentare dopo 24 ore,
meritando così il primo premio per
la Baviera nella sua specialità .
Ricevette il premio - una placca
d'oro -- dalle mani del Presidente
della Germania, doti . Lubke . li
giovane Joseph Maier fu allievo
della scuola professionale salesiana
di Waldivinkel in Baviera .
« Madre Peruviana 1961 »
Una Cooperatrice della prima
ora della città di Cuzco nel Perè,
la signora Angelica Coneba veri .
d e Samanez,
fu
proclamata
1Alaclre Cuzquefia 1961
cioè
Madre della città di Cuzco per
il 1961 . Recata-i quindi a Lima
per concorrere al titolo nazionale
con altre distinte signore di ogni
parte del Peni, fu proclamate,
all'unanimità « Madre. Peruviana
1961
Al suo ritorno trovò all'aeroporto tutta la città di Cuzco,
che l'accolse in trionfo . Anche lo
Cooperatrici Salcsiaue vollero renderle omaggio . Essa ringraziò e
aggiunse questa dichiarazione
,~ Dopo il titolo di '\ladre Peruviana, il mio maggior titolo di
gloria è quello di Cooperatrice
Salesiana
La signora Angelica
de Sanrariez ha (licei figli, tutti
educati dai Salesiani e dalle
Figlie di ll . A . All'arrivo dei
Sale.iani a I'nn'o ebbe per essi
cure e attenzioni materne .
w
Tra i Tucanos
del Rio Negro (Brasile)
Da una lettera di Don Luigi
Pasinelli, direttore a Tacaqua :
«comeolio cambiate . qui Ie
cose dai primi tempi della -Missione! Il sistema di Don Bosco
opera trasformazioni noi solo
nelle capitali, ara anche nelle
foreste dell'Inferno Verde . Grazie
al buon Pio e alle Vergine Ausiliatrice, possiamo dire che il
nostro popolo sparso per queste
lande c tutto di Dio c della
Chiesa . Tra poco avremo tra i
nostri alunni anche a_-i buoni
aspiranti alla vita salesiana. Le
famiglie degli ex allievi già si
formano cristiauarneun, e dalla
famiglia ben formata avremo il
buon cristiano e - chissà! - il
buon salesiano di domani . A
giorni andrò a Jauareté a predicare gli Esercizi Spirituali agli
alunni di quell'internato . Como
li fanno bene gli Esercizi Spirituali i nostri Tucanos! Voglia il
Ciclo che esca di là qualche emulo
di Zcflirino ~anmurcur.í! . . .
Un paese ricchissimo di giacimenti
3DIOVITA
ANNI
NELL'AFRICA
CENTRALE
Con un tavolo e una macchina
da cucire sorse il primo Laboratorio di sartoria , * Difficoltà durante la prima guerra mondiale
• Il coadiutore Giuseppe Maus
impiantò fornaci per mattoni
Lo slogan del Congo : " Lavoro e
progresso " • Molti missionari
hanno superato l'età della pensione ma restano sulla breccia
La culla delle Opere Salesiane nell'Africa
centrale si trova a Elisabethville- nel Katanga. Il Katanga ha una estensione di
496 .965 kmq . e forma la parte meridionale
dell'ex Congo Belga . Sfiora il lago Tanganika
e rasenta l'Angola portoghese . A sud s'incunea profondamente nella Rhodesia del Nord ;
ed è lì che si trova l'attuale diocesi di Sakania affidata ai Salesiani .
Il Katanga fu sistematicamente devastato
dalle malattie endemiche e dalle razzie degli
schiavisti arabi . Oggi conta 1 .700 .000 abitanti .
P nell'insieme un paese sabbioso al nord e
argilloso al sud, coperto da una fitta savana
di arbusti, con delle vaste praterie da cui
emergono immensi termitai . Il sottosuolo è
ricco : ci sono giacimenti di rame, di stagno,
di cobalto, di radio, di uranio e di altri metalli rari .
Nel mese di marzo e di aprile del 1910 fu
decisa la fondazione di Elisabethville, che il
suo fondatore, maggiore dell'esercito belga,
Wangermée, volle erigere sulle rive del fiume
Lubumbashi, vicino alle installazioni dell'Unione Mineraria dell'Alto Katanga .
Riporto la descrizione di Elisabethville un
anno prima dell'arrivo dei Salesiani . È un
testimonio oculare che racconta : « Ho visto
finalmente ciò che tra due mesi sarà Elisahethville . Come descriverla? Non c'è nulla!
È una località di foresta simile a tutte le altre .
Non ho visto l'installazione incipiente d(-'l'Unione Mineraria perchè è ancora un accampamento . La città stessa è fatta di due o tre
case di fango e di capanne primitive sparpagliate nella foresta . . . Tutto qui » .
Quel testimonio oculare di allora oggi non
parlerebbe più così .
I Salesiani a Elisabethville
Nel 1911 il Governo Belga, per mezzo di
Sua Em . il Card . Mercier, arcivescovo di Malines e Primate del Belgio, chiamò i Salesiani
per fondare scuole nel Katanga . L'll novembre
dello stesso anno arrivarono i sei primi missionari capeggiati da Don Giuseppe Sak .
Erano appena poco più di 15 anni che il Katanga era stato ripulito dai negrieri arabi che
davano la caccia agli uomini .
Due scopi erano stati fissati : scuole primarie
e secondarie per ragazzi bianchi e scuole professionali per ragazzi negri . Le due scuole
avrebbero funzionato in dipendenza dall'autorità statale .
Gli inizi furono molto duri . I ragazzi del
Katanga non venivano volentieri a scuola e i
genitori non movevano un dito per mandarli .
:M3
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Non ne capivano l'utilità . Più di una volta
Don Sak, che conosceva ancora imperfettamente la lingua indigena, fece il giro dei capi
villaggi per reclutare allievi e per assicurare
alle scuole di apprendistato ragazzi in numero
sufficiente .
Col 1912 ebbe inizio la Scuola professionale :
il 15 marzo arrivarono i primi cinque allievi .
Il coadiutore Pietro Ferraris impiantò un tavolo e una macchina da cucire sotto il portico
della casa adibita dai Salesiani, vi installò due
allievi e battezzò pomposamente tutto col
nome di « Laboratorio di abbigliamento » . Il
coadiutore Felice Verboven si costruì un capannone con mezzi di fortuna : casse di imballaggio, vecchie lamiere ondulate ecc . Vi
fece entrare i tre altri allievi e denominò quel
suo modesto capannone : « Laboratorio di falegnameria » . La prima Scuola professionale
salesiana nel Congo era nata .
Impossibile continuare a lavorare in quelle
condizioni . Nel gennaio del 1913 un edificio
di fango impastato, assai primitivo e provvisorio, accoglie i falegnami e i sarti . È il primo
passo verso il progresso . La scuola conta già
22 allievi, che trovano alloggio in alcune capanne costruite secondo gli usi del luogo .
Nonostante l'esiguo numero di apprendisti, il
coraggioso e infaticabile coadiutore Pietro
Ferraris mette su una modesta fanfara, che
non cesserà di crescere e porterà una nota di
gaiezza nella vita di quell'incipiente internato .
Mentre i coadiutori si sforzano d'insegnare
i segreti del mestiere ai loro apprendisti,
Don Alfonso Schillinger e Don Giulio Mariage
cercano di far entrare gli elementi di lettura,
di scrittura e di calcolo nelle testoline dei ragazzi bianchi e neri. Intanto il coadiutore
Giuseppe Maus si occupa di cucina e della pulizia della casa .
Non occorre che la Scuola professionale arrivi allo sviluppo completo perchè mostri al
pubblico i risultati ottenuti . L'8 aprile 1913
ha luogo la prima esposizione a Elisabethville .
Il padiglione della Scuola salesiana attira numerosi visitatori : lo visitano il vice-governatore generale del Katanga e il fondatore di
Elisabethville, Wangermée, passato colonnello .
Nell'agosto del 1913 Don Francesco Scaloni,
Ispettore dei Salesiani nel Belgio, manda dei
rinforzi : Don Frederick e i coadiutori Giuseppe Genot e Giovanni Holzinger, uno calzolaio e l'altro meccanico . Quei rinforzi permettono di aprire due nuovi laboratori : di
meccanica e di calzoleria .
Sul declino del 1913 visitatori importanti
vennero a onorare l'opera . Il 21 ottobre vennero il Console generale del Belgio nell'Unione
Sudafricana e il Vice Governatore del Congo
e Governatore del Katanga Wangermée . Il
2 novembre fece visita il Padre gesuita Ar-
turo Vermeersch, celebre moralista e professore all'Università Gregoriana di Roma .
Il 24 dicembre, vigilia di Natale, i 14 primi
catecumeni negri ricevono il battesimo e fanno
la prima comunione durante la messa di mezzanotte . Di anno in anno il numero dei catecumeni crescerà di modo che gli insegnanti e
i capi d'arte avranno la grande soddisfazione
di poter collaborare attivamente alla diffusione del regno di Cristo in quella terra
d'Africa, mentre iniziano i loro ragazzi ai segreti dei vari mestieri .
L'anno 1914 registra tre grossi avvenimenti:
la visita di Don Scaloni, Ispettore salesiano
in Belgio ; il passaggio ai Salesiani da parte
della Congregazione di Propaganda di tutta
la parte sud della Prefettura Apostolica del
Katanga, già affidata ai Padri Benedettini ;
la prima guerra mondiale del 1914-18, che
priva l'opera dei rinforzi e dei soccorsi indispensabili .
Don Scaloni arriva il 21 febbraio : c'è
un'esplosione di gioia, di visite, di ricevimenti,
durante i quali si può registrare tutta la simpatia di cui gode la nostra opera civilizzatrice
tra le autorità e tra la popolazione . Le scuole
professionali in quel tempo erano uniche nel
loro genere . Una settimana dopo, in occasione di una festa di beneficenza a favore
dell'infanzia negra, la fanfara della scuola si
MISSIONE
DI SAKANIA
Futuro dittatore
congolese?
a pagina seguente
La magnifica
cappella-scuola
di Tshinsenda,
posto di frontiera
tra il Congo
e la Rhodesia
dei Nord .
presentò in pubblico per la prima volta ; dimostrò affiatamento e strappò applausi .
Nel marzo del 1914 Mons . De Hemptinne,
Prefetto Apostolico del Katanga, cedette ai
Salesiani la parte meridionale della sua Prefettura, situata tra il fiume Kafubu e il fiume
Luapula da una parte e la Rhodesia del Nord
dall'altra . Don Scaloni, accompagnato da
1)on Sak, fece una capatina in direzione del
fiume Luapula per scegliere la località della
prima missione salesiana nel Congo . La scelta
cadde su Kiniama, sulla riva destra del fiume
Kafubu, a 150 chilometri da Elisabethville .
La partenza di Don Scaloni, il 19 maggio 1914, portò con sè il ritorno in Europa
di tre missionari : Don Sak, Don Schillinger e
il coadiutore Ferraris . La guerra mondiale,
che scoppiò nel mese di agosto, li bloccò in
patria impedendo loro il rientro nel Congo .
Soltanto Don Sak riuscì a passare in Olanda
nel mese di novembre e rientrò a Elisabethville a fine dicembre, dopo un viaggio avventuroso . A Città del Capo nel Sud Africa venne
a sapere che un suo confratello era stato assalito da un leone presso la scuola di Elisabethville : era il coadiutore Felice Verboven, capo
falegnami, che si era trovato in faccia a un
leone durante una gita, a un chilometro dalla
casa. Ebbe appena il tempo di arrampicarsi
su di un albero e di aspettare che sua maestà
il leone volesse fare d :etrofront e allontanarsi .
All'inizio del 1915, il 29 gennaio, festa di
San Francesco di Sales, patrono della Congregazione, Don Sak accompagnò il Questore
De San e il Procuratore generale Dellicourt
nella regione del Kiniama . Si trattava di stabilire definitivamente e firmare la cessione di
un terreno riservato alla futura missione . Il
16 aprile il coadiutore Felice Verboven partì
per Kiniama con 12 dei suoi giovani falegnami
indigeni : toccava loro costruire sul posto le
impalcature, le porte, le finestre e i mobili
indispensabili per gli edifici . Il grande capo
delle Colonie che notificava il nulla osta a parecchi salesiani che si trovavano al fronte, per
venire nel Congo. Così, verso la fine del 1916,
e precisamente il 5 novembre, si videro arrivare alla stazione di Elisabethville cinque
soldati che provenivano dal fronte dell'Yser :
erano Don Renato Van Heusden, Don Ferdinando La Loux e Don Ivo Buffons . Non erano
ancora sacerdoti ; al fronte avevano cominciato lo studio della teologia sotto la guida
di Don Emilio Claeys, anche lui salesiano e
cappellano militare . Nel Congo terminarono
gli studi. Don Van Heusden e Don Laloux
vennero ordinati preti a Città del Capo nel
Sud Africa il 20 settembre 1919 ; Don Buffons
il 13 maggio 1920 a Lubwe nella Rhodesia del
Nord . Con loro vennero anche due coadiutori
a ingrossare le file degli apostoli laici del Katanga . Furono Giulio Horions e Fiorenzo
Merland . Quest'ultimo, assegnato alla missione
del Kiniama, fu il primo a cadere sulla breccia :
morì a Kiniama il 19 marzo 1917 . Era al
Congo da appena quattro mesi e aveva solo
26 anni .
Kiniama, principe dei Baushi, aveva mandato
una colonna di 84 portatori a Elisabethville
per il trasporto a dorso d'uomo dei materiali
da costruzione e dei viveri . L'8 luglio i lavori
erano terminati e il 21 Verboven con i suoi
giovanotti rientrò alla scuola di Elisabethville .
Frattanto Don Mariage da Elisabethville si
era spostato a Kiniama per assumere la direzione di quel primo posto di missione .
Nonostante la guerra e la scarsezza di personale, l'opera salesiana si sviluppò secondo
le previsioni . Si può immaginare la gioia con
cui venne accolta una lettera del Ministero
diutore Pietro Ferraris, bloccati in Europa
dalle ostilità, poterono rientrare nel Katanga
conducendo con sè nuovi rinforzi .
L'arrivo dei coadiutori Saverio Weber, legatore di professione, e Renato Sturm, tipografo, permise l'apertura di una nuova sezione professionale : quella del libro . La tipografia fu inaugurata il 6 dicembre 1919 . Tipografia e rilegatura divennero dei preziosi
ausiliari delle Missioni, non soltanto delle
Missioni salesiane, ma anche di quelle delle
Prefetture e Vicariati Apostolici vicini, che
affidavano alla nuova tipografia salesiana la
Ripresa dopo la prima guerra mondiale
La fine della prima guerra mondiale precipitava e ben presto i missionari della prima
ora, cioè Don Alfonso Schillinger e il coa-
3i.5
stampa dei loro catechismi, dei libri di preghiere e di canto, dei libri scolastici e di altri
opuscoli .
Il 25 febbraio 1921 la morte rapì il primo
sacerdote : Don Enrico Frederick . Aveva
46 anni .
Il 4 aprile 1921 è una data che segna una
svolta storica nell'opera salesiana nel Katanga . Si tratta della fondazione di una nuova
Missione e di una scuola-convitto a 14 chilometri da Elisabethville, sulla riva destra del
fiume Kafubu . Questa missione prese nome
dal fiume : fin dall'origine fu chiamata Missione Salesiana di La Kafubu . Il Governatore
generale del Congo il 23 giugno visitò la Missione . La sua visita procurò un regalo importante, cioè una strada carrozzabile larga
15 metri, che partiva dalla Missione e andava
a Elisabethville, con un ponte solido sul fiume .
Ben presto la coesistenza delle due scuole,
una per bianchi e l'altra per negri, si rivelò
nociva allo sviluppo delle due opere . La prima
divenne il Collegio San Francesco di Sales con
scuola primaria e secondaria ; la seconda restò
scuola professionale per ragazzi negri . Una
delle due doveva cedere il posto all'altra . Si
decise dunque di trasferire la scuola professionale alla Missione di La Kafubu. Mentre
si attendeva quel trasloco, visitatori illustri
visitarono la scuola . Alla fine dell'agosto 1922
arrivò il ministro di Stato Carton de Wiart
in visita al Congo . La presenza di una scuola
professionale di quell'ampiezza nel Katanga
fu per lui una rivelazione . In seguito l'Ispettore Don Paolo Virion venne a rendersi conto
dei progressi realizzati . Poi giunsero due cineasti mandati dai Superiori di Torino per
girare un film sulle opere missionarie nel
Congo . Infine Don Tozzi, direttore della casa
salesiana di Città del Capo, che più tardi fu
Ispettore in Inghilterra e poi negli Stati Uniti,
fu accolto con somma gioia dai confratelli del
Congo . Un particolare : il treno arrivò con un
ritardo di circa 24 ore . Solo in Africa i treni
possono permettersi un simile capriccio .
La Prefettura Apostolica dell'Alto Luapula
:.r
Un avvenimento della massima importanza
segnò gli ultimi anni della coesistenza delle
due scuole a Elisabethville : la creazione della
Prefettura Apostolica dell'Alto Luapula nel
1925 e la. nomina di Don Giuseppe Sak a primo
Prefetto Apostolico . Il suo territorio ecclesiastico si estendeva a sud di Elisabetliville coli
una superficie di 36 .500 chilometri quadrati e
una popolazione di circa 45 .000 abitanti .
Mons . Sak rimise la direzione dell'opera salesiana di Elisabethville nelle mani di Don La
Loux e fissò la sua residenza nella Missione
di La Kafubu . Agitò subito vasti progetti :
una nuova scuola professionale con internato,
aule scolastiche e vasti laboratori capaci di
ricevere tutti gli apprendisti che frequentavano la scuola professionale di Elisabethville ;
una scuola elementare completa, una chiesa
spaziosa, la futura cattedrale, e perfino una
centrale elettrica con una potente turbina ad
acqua . Il coadiutore Giuseppe Maus, operaio
della prima ora e gran costruttore della Missione, montò delle fornaci per mattoni una
dopo l'altra. Contemporaneamente squadre di
operai negri furono incaricati di liberare il ter--
MISSIONE DI LA KAFUBU - Sul volto di questa mamma
cristiana si legge la bontà e la dolcezza, frutto della Grazia .
reno dagli alberi della foresta e di livellarlo .
Una sterratrice a vapore sradicò gli alberi su
di una vasta estensione di terra e li portò fuori
del terreno fissato . Per settimane intere la foresta risonò dello sferragliare delle macchine
e dei pesanti crolli dei giganti della foresta,
accompagnato dallo scricchiolio dei rami e dai
colpi secchi delle accette indigene che li sbarazzavano dalla loro corona di verde .
Sua Altezza Reale il Principe Ereditario
Leopoldo del Belgio, in visita al Congo nell'anno 1925, venne a La Kafubu e fu spettatore dei prodigi della sterratrice nel sito dove
sarebbero sorti i nuovi laboratori . Non esitò
a metterci la sua mano . Aiutò a fissare i cavi
a uno degli alberi condannati . Uu operaio ebbe
subito la delicata attenzione di appendere un
pezzo di stoffa nel punto del cavo toccato dal
Principe . Altri tempi!
Le fondazioni si moltiplicano
Mentre gli operai si affaccendavano a La
Kafubu per preparare il terreno per le numerose costruzioni progettate, l'occhio di Mons .
Sak si portò più lontano : l'immensa savana lo
affascinava . Così all'inizio del 1925 decise di
mandare Don Ivo Bufkens e Don Edgardo
Noel a Sakania per la fondazione di una nuova
Missione . Ci arrivarono il Venerdì santo, dopo
un viaggio di quasi 250 chilometri .
Sakania fu il primo balzo avanti nell'assalto di una regione misteriosa popolata da
tribù Balamba e Balala . Mwana-Lesa, il cui
nome significa « figlio di Dio », vi si era eretto
a profeta già da un anno o due . Imponeva la
sua dottrina con la forza e ammazzava un
grosso numero di adepti che non gli erano più
graditi, tenendoli troppo a lungo immersi nell'acqua al momento del battesimo .
Appena impiantata a Sakania, la nuova
Missione conobbe due grandi gioie : l'arrivo
torno alle grandi officine di riparazione e al
deposito macchine della Compagnia Ferroviaria del Katanga . Un missionario, dipendente dalla Missione di Sakania, andava ogni
settimana a Tshinsenda, distante 110 chilometri, per assicurarvi le funzioni religiose della
domenica . Ma quel va e vieni non poteva durare ; era necessario che un sacerdote vi rimanesse fisso . Dal 1927 venne incaricato Don
Mariage . Vi si stabilì definitivamente e così
sorse la Missione di Tshinsenda .
La prosperità di quella Missione dipendeva
dal funzionamento delle officine ferroviarie .
DIOCESI Dl SAKANIA
Il grazioso «Piccolo Seminario» di La Kafubu, centro della Missione .
delle prime sei Figlie di Maria Ausiliatrice, il
24 gennaio 1926 ; e, il 6 marzo dello stesso
anno, la visita di Don Scaloni, allora Ispettore in Inghilterra, inviato dal Rettor Maggiore in visita straordinaria al Congo . Questi
ebbe la gioia di vedere coi propri occhi le realizzazioni compiute da quando egli aveva
mandato i Salesiani in quelle regioni dell'Africa centrale .
Ma le prove e le pene seguono spesso da
vicino le consolazioni . Don Scaloni, in visita
a Kiniama, prende la malaria con tutte le sue
pericolose complicazioni. Trasportato all'ospedale di Elisabethville, vi riceve gli ultimi sacramenti e spira tra le braccia del suo caro
discepolo e amico Mons . Sak.
Il 25 maggio 1927 Don Edgardo Noel e
Don Claquin lasciano Sakania per andare a
fondare la Missione di Kakyelo nel sud-est
del territorio sul fiume Luombwa . Ci arrivano
il 9 giugno, dopo uno sfibrante viaggio di più
di 150 chilometri e vi si installano alla meno
peggio in case di fango dai tetti di paglia .
Saranno presto raggiunti da Don Luigi Pansard e dal coadiutore Renato Lambert .
A più di 300 chilometri da lì, a mezza
strada tra Elisabethville e Sakania, si trova
Tshinsenda, centro importante che raggruppa
più di 60 europei e numerosi operai negri at-
Il giorno in cui fu deciso di trasferire tutte le
officine e depositi a Elisabethville e a Kamina, la Missione decadde rapidamente . Con
la partenza dei funzionari e operai della Compagnia Ferroviaria la popolazione diminuì
talmente che Tshinsenda divenne un deserto .
La Missione cercò un altro sito nei dintorni
per stabilirvisi, e trovò a 15 chilometri uno
spiazzo alle sorgenti del piccolo fiume Kalumbwe . Vi si trasferì nel 1938 prendendo
nome dal fiume .
L'anno scolastico 1927-28 fu l'anno del trasferimento della scuola professionale da Elisabethville a La Kafubu e fu anche l'anno della
visita del Re Alberto I del Belgio . Nel luglio 1928 il Re Alberto modificò un poco il
suo itinerario prefisso e andò a salutare il
Prefetto Apostolico dell'Alto Luapula, Mons .
Sak, a La Kafubu . Monsignore gli mostrò con
fierezza le installazioni della Missione e della
Scuola professionale realizzate in così breve
giro di tempo . Il Re con soddisfazione constatò la collaborazione efficace dei Salesiani
all'opera civilizzatrice del Belgio nel preparare
la gioventù negra a realizzare lo slogan del
Congo : « Lavoro e progresso » .
Nel dicembre 1929 ci fu una nuova fondazione . Don Luigi Pansard lasciò Kakyelo per
erigere una nuova Missione a Kipusha nel
:347
sud-ovest del territorio, che era stata riserva
di caccia del famoso Mwana-Lesa, figlio di
Dio, e dove quel ciarlatano aveva lasciato ricordi di sangue .
Nel marzo del 1930 a La Kafubu vennero
inaugurati gli edifici della scuola professionale
e la centrale elettrica con la turbina ad acqua,
alimentata da un canale di 7 chilometri e da
un acquedotto di quasi mezzo chilometro .
Quell'immensa città del lavoro poteva ormai
attingervi vita e fecondità .
Ciò che i Salesiani avevano organizzato in
quell'angolo sperduto dell'Africa centrale, in
piena foresta tropicale, fu ammirato da più
di un visitatore di rilievo, come il signor
Charles, segretario generale al Ministero delle
Colonie a Bruxelles, che ci onorò di una sua
visita il 22 febbraio 1931 . Più felice ancora
di constatare quelle magnifiche realizzazioni
fu il compianto Don Antonio Candela, membro
del Capitolo Superiore Salesiano a Torino :
arrivò a La Kafubu il 2 marzo 1931 . In sua
presenza Mons . Sak benedisse la grandiosa
nuova chiesa dedicata al Sacro Cuore e aprì
al culto la sua futura cattedrale .
Il lavoro proseguiva in un alternarsi di consolazioni e di pene . Gli anni che seguirono videro nuove fondazioni : furono anni di organizzazione e di consolidamento delle opere già
lanciate . Tuttavia la preoccupazione di dotare meglio le missioni esistenti di mezzi e di
personale non impedì a Mons . Sak di fondarne altre due dal 1931 al 1939 : quella di
Musoshi-S . Amand e quella di Tera .
La Prefettura eretta in Vicariato Apostolico
:l it
L'anno 1939, insieme alla durissima prova
della seconda guerra mondiale che ci tagliò
completamente dall'Europa e dalle nostre famiglie, ci portò una gioia assai viva . Il 18 novembre 1939 ci pervenne il felice annunzio
della nomina di Mons. Giuseppe Sak a Vicario
Apostolico di Sakania e della sua elevazione
alla dignità episcopale . Fu consacrato Vescovo
nella chiesa di La Kafubu dal suo miglior
amico, S . E . Mons. Stappers, Vicario Apostolico di Lulua, il 7 aprile 1940 . Il buon seme
gettato a piene mani aveva portato i suoi
frutti . Dinanzi all'abbondanza della messe
Roma riconobbe i meriti del seminatore
Mons . Sak, che assunse come divisa fasci
di grano con questo motto : Ut maturescat
messis Domini (che la messe del Signore abbia
a maturare) .
Gli anni di guerra portarono un rallentamento nello sviluppo delle opere ; per mancanza di personale e di denaro le nuove fondazioni ancora in abbozzo o in progetto do-
Esploratori della Scuola professionale di La Kafubu - Lo
scoutismo è un mezzo efficace per la formazione umana
e cristiana dei giovani neri come di quelli bianchi .
vettero attendere tempi migliori . Ma anche in
questo periodo estremamente difficile Mons . Sak
riuscì ad aprire una Missione, l'ultima della
sua vita : a Mokambo .
Gli ultimi anni di guerra furono segnati
dalla morte di parecchi operai della prima
ora . Dei sei primi missionari venuti nel Katanga nel 1911 per fondarvi l'opera salesiana,
tre veterani restavano ancora gagliardamente
sulla breccia : Don Schillinger, Don Mariage e
il coadiutore Verboven .
Sotto il Pastorale di Mons. Van Heusden
Il Vicariato Apostolico di Sakania rimase
quasi un anno senza pastore : Don Renato
Van Heusden assunse l'interim in qualità di
Provicario . Il 28 febbraio 1947 la Congregazione di Propaganda lo informò che il Santo
Padre lo nominava secondo Vicario Apostolico
di Sakania . Ricevette la consacrazione episcopale l'Il giugno 1947 nella chiesa di Maria
Ausiliatrice a Liegi .
Rientrato a La Kafubu il 7 dicembre 1947,
vi fu accolto da una esplosione di gioia di tutta
la gioventù negra, di cui era stato direttore
per tanti anni .
Sotto il suo pastorale le opere presero uno
slancio nuovo . Molte Missioni furono dotate
di nuovi edifici per le elementari (Kafubu,
Kilobelobe, Kiniama, Tshinsenda, Kakyelo) .
La Kafubu ebbe un orfanotrofio per neonati
e un brefotrofio per bimbi abbandonati . Un
piccolo Seminario fu eretto a Kambikila, a
pochi chilometri dalla residenza episcopale .
Sakania fu arricchita di un grande ospedale
e di una scuola di tirocinio pedagogico per
maestri ; la Missione di Musoshi ebbe un ospedale e aprì una scuola di pedagogia per ragazze . Kipusha si arricchì di un complesso di
edifici nuovissimi e spaziosi per la sua Scuola
magistrale . Due belle chiese coronarono quelle
costruzioni : a Kiniama e a Kipushi .
Mentre le Missioni del Vicariato Apostolico
di Sakania si sviluppavano, i Salesiani moltiplicarono le nuove fondazioni oltre i confini
del Vicariato . Eccole sommariamente :
'
1953 : i Salesiani sciamano nel Ruanda e
fondano una scuola professionale a Kigali .
1955 : fondazione di una scuola professionale statale a Elisabethville .
1956 : un piccolo seminario viene affidato
dai Padri Bianchi ai Salesiani e apre le porte
a Rwesero nel Ruanda sotto il patrocinio di
San Domenico Savio .
1957 : i Salesiani assumono una parrocchia
di 30 .000 anime in pieno sviluppo nel quartiere di La Ruashi a Elisabethville .
1958 : l'Unione Mineraria dell'Alto Katanga
affida ai Salesiani la grande Scuola professionale di Ruwe, vicino a Kolwezi nel Katanga .
L'anno 1958, così fertile di opere, mise i
Salesiani in lutto : il 23 marzo 1958 a 71 anni
moriva Mons . Renato Van Heusden . Fedele
al suo motto Opera mea Regi (tutto il mio lavoro per il Re), aveva lavorato senza risparmio per estendere il regno di Cristo in
tutte le anime e in tutti i cuori .
Tutti per un solo fine
Il 12 febbraio 1959 Roma designava Don
Pietro Francesco Lehaen a succedere a Mons .
Van Heusden, nominandolo Vicario Apostolico
di Sakania e Vescovo titolare di Hylarima .
Dinanzi al compito schiacciante di questo
vasto Vicariato ricco di Missioni e opere importanti, il nuovo Vescovo volle proclamare
nello stemma e nel motto l'unica soluzione ai
gravi problemi del trapasso dallo stato coloniale all'indipendenza : Ad unum omnes : tutti
tesi all'unico fine di stabilire e consolidare il
Regno di Cristo in, terra africana .
Consacrato Vescovo il 30 maggio 1959,
Mons . Lehaen continua l'opera dei suoi antecessori, assecondato dai suoi affezionati missionari e dai laici, che prendono sempre più
coscienza del posto che occupano nella Chiesa
e del compito che li attende nel campo dell'apostolato . Benchè il lavoro sia cresciuto di
anno in anno, il numero dei missionari è rimasto stazionario . Molti di essi hanno superato l'età della pensione, ma restano sulla
breccia fin che Dio dà loro vita .
Un avvenimento di primo ordine per l'avvenire delle Opere salesiane nell'Africa centrale è stato l'erezione dell'Ispettoria salesiana
autonoma del Congo .
Don Giuseppe Peerlinck fu eletto primo
Ispettore .
Dal punto di vista organizzativo restava
tutto da fare . La giovane Ispettoria si mise
subito al lavoro, organizzò in locali provvisori
la sua casa ispettoriale, creò un noviziato a
Kansebula presso La Kafubu e formò un
vasto progetto di una città degli studi : un insieme imponente che fa prevedere un magnifico avvenire per la Congregazione in Africa .
Un piccolo nucleo di Salesiani africani s'è già
formato ; altri li seguiranno e saranno presto
una pleiade che, formati alla scuola di Don
Bosco e animati da un ideale sublime, collaboreranno col clero diocesano formato da loro,
all'instaurazione del Regno di Dio nella loro
patria, concorrendo a realizzare la divisa del
Vescovo : Ad unum omnes .
Pastore di un territorio più vasto del Belgio,
Mons . Lehaen vide il suo dominio ingrandito
ancora di un quarto (circa 9000 kmq .) e quasi
raddoppiata la popolazione totale con l'annessione di due Missioni dei Benedettini : Kasenga
e Kashiobwe . La cessione ai Salesiani di queste
Missioni da parte dei Benedettini è dovuta a
ragioni linguistiche : le popolazioni di queste
terre, che si estendono dalle rive del Luapula
a quelle del lago Moero, appartengono a tribù
che fan parte della grande famiglia dei Babemba, la cui lingua è il Cibemba, parlato in
tutto il Vicariato di Sakania . Di tutte le
nostre Missioni . Kasenga e Kashiobwe sono le
più popolate e richiedono all'esiguo numero
dei missionari un lavoro sovrumano per proseguire l'evangelizzazione già assai avanzata
e mantenere in vita la grande varietà di
opere .
Al tramonto del 1959 una lieta novella ci
giunse dal Vaticano . Il Santo Padre Giovanni XXIII annunziava con la sua Lettera
Apostolica Cum parvum sinapis che erigeva
la Gerarchia nel Congo, creandovi 6 Province
ecclesiastiche o Archidiocesi, ciascuna delle
quali con un certo numero di diocesi suffraganee . Il Vicariato Apostolico di Sakania divenne diocesi e il suo Pastore d'ora innanzi
porterà il titolo di Vescovo di Sakania .
Al compiersi di questo primo cinquantennio
una grande speranza c'invade l'anima al contemplare questa messe che si estende a perdita d'occhio, e una preghiera fervente sale al
cielo dal nostro cuore . « Grande è la messe, o
Signore, e scarsi gli operai . Manda dunque a
raccoglierla i tuoi mietitori, sempre più nuinerosi » .
r PIETRO FRANCESCO LEHAEN
Vescovo di Sakania
349
IN PREPARAZIONE
IL IPiROB4E,MJ1
ALLA
GIORNATA MISSIONARIA
MONDIALE
MISSIONARIO
4
E 4NOHE
PROBLEMA SOCIALE
un attivista venisse a esporre la sua
S eattività,
diretta a indurre gli indigeni
350
d'Africa o d'America all'odio, alla rivoluzione, all'ateismo, i compagni s'imporrebbero una quota per sovvenzionarlo :
quando un Missionario espone le sofferenze e le difficoltà di estrarli dalla miserabile condizione infraumana, molti fratelli in Cristo si stringono nelle spalle e
s'allontanano indifferenti .
Padre G . Mediavilla, nel 1960, percorse
alcune città degli Stati Uniti e, non solo
tra i cattolici ma anche tra gli industriali
protestanti, incontrò chi gli diede ospitalità, denaro e macchine per consolidare
l'evangelizzazione col progresso sociale .
A Quito (Ecuador) i soci del Sindacato dei Meccanici lasciarono le loro officine e per turno accompagnarono un Salesiano nelle officine dei compagni per fare
una incetta di attrezzi usati e di ferri
vecchi per le esercitazioni degli apprendisti di una Scuola professionale .
Potrà ancora dirsi fede quella di tanti
cristiani, se non ha l'efficacia di far uscire
dai loro cuori e dalle loro borse un contributo per un'opera di apostolato? « La fede
senza le opere è morta » .
Di fronte all'indifferentismo di tanti
cattolici vien fatto di chiederci : dove sono
gli « infedeli » : oltre cortina? oltremare,
tra gli indigeni d'Africa e d'America?
o tra i gaudenti che sfruttano i miracoli
della tecnica e dell'industria per un egoistico
benessere personale?
C'è il comando di Gesù : « Date agli
indigenti quello che vi sopravanza » .
Forse ad alcuni non avanza mai nulla
perchè non confrontano quello che possedevano ieri con quello che hanno oggi, e si
protendono disperatamente a quel che non
hanno .
E felicità questo slanciarsi a beni uto-
pistici senza assaporare la sovrabbondanza
dei beni posseduti? I Quichua sono più
felici con un pugno di mote (granoturco
bollito) . I selvaggi Kivari dell'Amazzonia,
seminudi e randagi per le foreste equatoriali, godono di più d'un poco di selvaggina che tanti civili ben pasciuti in ricchi
palazzi ultramoderni .
Dove sta la felicità : tra i selvaggi sottosviluppati o tra gli insaziabili supercivi .lizzati ?
Nè per questo si deve concludere cI e
sarebbe meglio rinunziare a civilizzare i
pagani . Guai a noi se vi rinunziassimo,
e guai peggiori per loro . A noi, perchè
non eseguiremmo l'ordine di Gesù : «Andate, ammaestrate tutte le genti » . E guai
peggiori per loro perchè con i mezzi moderni di comunicazione, con la facilità
dei viaggi e con i metodi di colonizzazione
scientifica, con la universale penetrazione
delle idee materialistiche, il contatto dei
popoli primitivi con il mondo civile sarebbe ugualmente inevitabile e, in questo
caso, fatale perchè avverrebbe per il condotto laico e materialista dei commercianti, degli sfruttatori, dei rapinatori del
corpo e dello spirito .
Gl'indigeni assimilerebbero rapidamente
i mali ed i vizi dei popoli civilizzati e si
condannerebbero alla morte . I selvaggi sono
ingenui, vergini alle nuove idee e indifesi
contro le malattie dei civili . Basta assistere
alla strage che operano tra di essi l'ubriachezza, la tubercolosi e le più comuni infermità alle quali il nostro organismo reagisce, mentre quello dell'indigeno soggiace .
Solo la Chiesa può far sì che l'incontro di
questi due mondi si verifichi senza la distruzione o la perversione dell'uno da parte
dell'altro . Solo la dottrina di Cristo fornisce
egli indigeni il filtro per sceverare e assimilare soltanto il buono della civiltà .
D'altra parte i frutti di santità e di
eroismo prodotti dal Vangelo in quelle
terre già pagane e infeconde, sono tanto
vistosi che pagano con sovrabbondanza i
sacrifici dei Missionari . Zeffirino Namuncurà, figlio del tacito delle Pampas,
Laura Vicuna, giglio delle Ande Patagoniche, José Sanchez, crociato di Cristo Re
a 13 anni nel Messico, e Gerardo Valdizàn,
martire della purezza a 10 anni nel Guatemala, per citare solo alcuni frutti giovanili, sono stelle di prima grandezza nel
firmamento della Chiesa d'oggi .
Solo bisogna tener presente che il problema missionario odierno ha subìto una
svolta radicale . L'evangelizzazione dei popoli si va rallentando e complicando per
il problema sociale . Urge offrire ai convertiti quel minimo di benessere materiale,
quel livello di elevazione sociale, che li
preservi da quella indigenza e insoddisfazione che li farebbe cadere vittime della
semina d'odio propria dei diffusori del
materialismo ateo .
Per questo le esigenze finanziarie delle
Missioni oggi si sono centuplicate . Per
questo i Missionari sentono la necessità
di essere affiancati da un esercito di apostoli laici : agricoltori, artigiani, tecnici,
infermieri e medici, che insegnino a vivere
decorosamente, umanamente .
Una radio trasmittente, un trattore agricolo, una jeep che accorci le distanze,
gli apparecchi medici per un dispensario,
un elicottero o aeroplano dove non ci
sono strade, servono a potenziare l'apostolato missionario e a moltiplicarne il
rendimento .
A Quito dieci protestanti con la « Voz
de los Andes », la più potente trasmittente
dell'America Latina, con un'astuta connessione di apparecchi che possono sintonizzarsi solo con essa, raccolgono più
frutti . di un centinaio di missionari cattolici, e con meno fatica . In passato c'era soprattutto la preoccupazione di costruire chiese e di dotarle
della suppellettile del culto . Oggi a che
servirebbe costruire chiese se i cristiani,
ritornati pagani, in un parossismo di odio,
le distruggono? Meglio prima concentrare
gli sforzi per costruire i cristiani con
scuole cattoliche, per elevare il livello sociale dei convertiti con scuole professionali
e agrarie . Il resto lo faranno essi stessi .
In Giappone sl pesca con l'ano
« In Giappone si pesca con l'amo, dicono
i missionari, anche nelle scuole . Con la differenza però che nelle scuole cattoliche l'insegnamento religioso si dà regolarmente a
tutti in classe, e in genere è bene accetto .
Alcuni tra i migliori allievi finiscono pe*
studiare a parte il catechismo e arrivano
al battesimo . E qualche volta dietro a loro
MIYAZAKX )(:lappone) - Allievi della Scuola battezzati il giorno
di Pentecoste 1961, dopo lunga preparazione e col pieno consenso
dei genitori .
vengono le famiglie . Ci vuole pazienza,
tempo e soprattutto la grazia di Dio .
Nella nostra scuola di Miyazaki a Natale abbiamo amministrati 10 battesimi :
tre allievi con le loro famiglie, e a Pentecoste altri otto . . .
In tutto gli allievi cattolici sono appena
uno su dieci, ma l'influsso dell'insegnamento religioso arriva anche agli altri nove
decimi, e in qualche misura anche alle famiglie . Si lavora a preparare l'ambiente ; a
suo tempo le conversioni . Noi lo speriamo » .
Da una lettera di Don C . Tassi neri
In conclusione oggi la Chiesa, oltre che
del sacerdote che evangelizza e amministra
i Sacramenti, abbisogna dell'industriale e
del filantropo che fanno i missionari dotando di macchine e di attrezzature varie
le Missioni, ha bisogno del tecnico dal
cuore generoso che consacra le sue abilità
a preparare i popoli primitivi e sottosviluppati a godere dei frutti della civiltà
che avanza, senza cader vittime di chi,
con la tecnica e il progresso materiale,
inietta il veleno della corruzione morale
e del materialismo ateo .
SAC . FULVIO BOTTO S .D .B . g,3
2a~~ y~"*4*
m
1f
S$ , oo
L'Ausiliatrice lo ripaga da Mamma
Il signor Giuseppe Savat, nostro ex allievo,
presidente della Legione di Maria, il sabato
dopo la festa di Maria Ausiliatrice, ritornava
dalla capitale, ov'è occupato presso il Ministero degli Esteri . Era su di una corriera di
servizio . Un'auto trasporto, andando a tutta
velocità per oltrepassare la corriera, colpì
questa di fianco con tanta forza da capovolgerla completamente .
Un vecchio che sedeva dietro al Savat rimase morto, il nipotino che gli sedeva vicino
ebbe le gambe stroncate, feriti gravi e leggieri
non si contarono ; il nostro ex allievo si trovò
incolume . « Che cosa stavi facendo in quel
momento ? » gli chiesi . « Pregavo la Madonna
Ausiliatrice, come sono solito fare nei miei
viaggi» . E da notare che in occasione della
festa dell'Ausiliatrice non si era risparmiato e si
era donato in tutti i modi per prepararne la
solennità . L'Ausiliatrice lo ripagava da Mamma .
Thavà
(Thailandia)
SAC . EMILIO BARONI
(Parroco di S . Maria Ausiliatrice)
Colpita da sindrome encefalica
354
L'unica mia figlia Anna, di anni sei, era
stata colpita da sindrome encefalica, con
scarse possibilità di potersi salvare ; almeno
tale fu il responso dei medici . Immediatamente le furono praticate con urgenza tutte
le cure del caso presso l'ospedale Cardarelli
di Napoli, sperando in una grazia speciale del
Signore .
La bimba, dalle 16 del pomeriggio di quel
giorno, perse conoscenza e fu in preda a
convulsioni . Tutti fummo presi da vivo dolore e, non avendo più alcuna risorsa umana,
pensammo di rivolgerci con fiducia a S . Giovanni Bosco e alla Madonna Ausiliatrice . Iniziammo la novena con tanta fede. La sera
stessa si pensi alla nostra meraviglia quando,
circa 20 minuti dopo aver terminato il primo
giorno della novena, la bimba riprese conoscenza e incominciò a parlare! La grazia mi
fu concessa con urgenza, giusto come richiedeva il caso . Grati a S . Giovanni Bosco e
alla Madonna Ausiliatrice per la loro potente
intercessione presso il Signore, inviamo l'offerta promessa e preghiamo vivamente di voler
pubblicare la grazia .
Portici
(Napoli)
PASQUALE ALIPERTI E FAMIGLIA
La macchina andò a sfasciarsi contro un
muro
Compio il mio dovere di affezionato ex
allievo e devoto di Maria Ausiliatrice e di
Don Bosco, segnalando per il Bollettino l'intervento miracoloso della Madonna nei riguardi di mio figlio . Sabato 17 giugno il mio
figliuolo Giovanni, da poco in possesso della
patente, ottenne da mia moglie la nostra
II00, per una breve gita con gli amici . Si
lasciò trasportare dalla gioia della velocità e
in una curva sbandò, provocando il capottamento dell'automobile, che rotolò due volte
su se stessa e quindi andò a sfasciarsi contro
un muro . Il ragazzo fu proiettato fuori prima
dell'urto ; i quattro amici invece rimasero
nella macchina ; ma tutti se la cavarono solo
con lo spavento e qualche escoriazione . L'automobile era stata benedetta con il nome di
Ausilia, che portava sulla calandra . Maria
Ausiliatrice ha davvero aiutato quel gruppo
di ragazzi! Riconoscente, invio offerta .
Lecce, via Paladini, 4o
SALVATORE RENNA
Colpito da peritonite,
aveva poche ore di vita
Con l'animo pieno di gioia e di riconoscenza verso la Madonna Ausiliatrice, segnalo
la grazia grande che ho ottenuto per il mio
piccolo Vittorio, di II mesi .
Ricoverato all'ospedale perchè colpito da
peritonite e da una forma gravissima di intossicazione del sangue, aveva ormai - a giudizio dei medici - poche ore di vita .
Insieme con i miei cari abbiamo allora incominciato con grande fede una novena a
Maria SS . Ausiliatrice . Ed ecco che il mio
bambino incominciò a migliorare e in poco
tempo, fra lo stupore dei medici, guarì completamente.
Alle mamme che leggeranno la relazione di
questa grazia, chiedo di unirsi a me nel ringraziare la Madonna .
Brescia, via Corsica, 70
AGNESE VACCHELLI
Altri cuori riconoscenti
Maria Scarzella (Chivasso-Torino) è grata a M . A . e
a tutti i Santi Salesiani per una operazione felicemente
superata dal marito .
Delfina Baiardi (Torino) al grazie unisce l'obolo per
la guarigione del marito da una sciatica e per altri favori .
Giuseppe Santa (Torino) dopo aver ricevuto una grazia,
invoca costante protezione.
Rosina De Stefani (Pontestura Monferrato-Alessandria)
raccomandandosi a M . A . e a S . G . B . si sottopose a
operazione di fegato e fu guarita .
Anna Cesario (Montevideo-Uruguay) per una caduta
si fratturò un braccio in due punti . Nella prospettiva
di conseguenze irrimediabili, si rivolse con la mamma
a M . A. e dopo mesi di tormenti riacquistò piena salute .
Un dottore dell'Italia settentrionale, nonostante altre
grazie ricevute, fidandosi nella sua scienza, conservava
un tratto duro verso la famiglia . Consigliato da un santo
Salesiano a usare pazienza e prudenza con la famiglia
e a far pubblicare la grazia della conversione quando
fosse stata ottenuta, oggi attesta la sua riconoscenza a
S . G . B . promettendo di praticare fedelmente i suoi
doveri di cristiano .
Adele Ronsecco (Livorno Ferraris - Vercelli) manifesta
riconoscenza per due grazie ricevute .
/
ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S . Giovanni Bosco, di S . Maria Mazzarello, di S . Domenico
Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento i seguenti :
Agabitini Chiara - Albrizio Francesco - Anselmo Petitti
Maria - Arcuri Roberto - Arietti Cristina - Arvat Vittoria Autino Romana - Avmond Pio - Bagnati Eugenio - Ba]atto Celestina - Baldi Fam . - Baneod Annetta - Baracco
Maria - Barberis Renzo e Rita - Barbieri Orofino Maria Barcellona Giuseppe - Barroero Caterina - Bassi Zucchi
Maria - Bassignana Francesco - Battaglino Teresa - Beccaris Gemma - Benzoni Giuseppina - Berardengo Caterina - Berardino Stellina - Bertolini Bianca - Bertolli
Luigi - Bertolusso Piera - Bertone Michele - Biagini
('urzio - Bianco Alfonsina - Bollor Maria - Bonando Anni
- Bonetti Elisabetta - Bonifacino Dorina - Bonino Laura Bonino Luigia - Bonola Marianna - Borsetti Gaspare Dosi Giovanni - Bortolussi Ofelia - Bottino Regina Bozza Ernestina - Bozzo Ettore - Breviario Gianna Brignone Maria - Brun Regina - Bruscia dott . Benedetto Busso Giuseppina - Caldarera Battiati Rosaria - Camerini
l'orzi Giovanna - Candito Saverio - Cangiano Francesca ('antarella Celestina - Caprioli Elsa - Carando Pietro Carena Guglielmo - Carpaneto Andrea - Casolari Francesca - Castella Maria - Casti Antonio - Cattero Valeria e
Giuseppe - Cavazin Elvira - Cazzola Agnese - Cecilio
Antonangela - Ceretto Castigliano Albina - Cevasco Liliana - Chiano Giovanni - Cirillo Lidia - Cocolo Bruno Cobetti Rosalia - Colombo Agostino - Colombo Luigi C'onte P . Gaetano - Conte Maria e Teresa - Contino
Angela - Corbellino Luigi - Corbetta Maria - Corbo Caterina - Costa Maria - De Angelis Maria - Della Chiesa
Carolina - De Napoli Antonietta - Dalmasso Franca Damiani Arrigo - Darbesio Maria - Errigo Mazzei Lucia -
Favre Luigi - Ferrero Giovanna e Giuseppe - Ferrero
Rosa - Figgiaroni Giuseppe - Fiorino Maria - Firetto
Caterina - Fisauli Caldarera Maria - Fontana Giacomo Fontanesi Maria - Franceschini Benito - Franchi Anna Forno Teresa - Fusi Giuseppina - Gagliasso Romildo Galisi Margherita - Gallo Carlo - Garofalo Rosaria Gazzano Gabriella - Gerevini Maria - Giampaoletti Antonio - Gibelli Elena - Gili Teresa - Giordani Dorina Giordano Maria - Girata Attilia - Giusti Iole - Grammatico Maria - Groppo Emilio - Guarneri Maria - lannelli
Ignazia - lannin Speranza - Imarisio Maria - Invernizzi
Filomena - Invernizzi Guido - Ioli Giuseppina - Lacclli
Gina - La Greca Carolina - Lanza Raffaele - Laudani
Chiara - Lauria Maria - Leone Riccardo - Lo lacono
Giuseppina - Longa Dino - Lonois Noemi - Longo Carlo
- Levato Luigia - Lugano Teresina - Lupi Cristoforo Lupo Calogero - Maggi Bambina - Magnani Carla - Maistrello Norma - Malnini Rosa - Mancinelli Lucia - Manfredi Selene - Mantovani Norma - Mancini Carolina Marani Vera - Marziani Francesca - Massa Eliana - Massarella Faro . - Meloni Anna Maria - Miglione Rosina Migliorati Luisa - Minella Luigia - Molozzu Damiana Monti Virginia - Montrasio Silvia - Montrone Maria Mora Caterina - Mordiglia Anna - Moretti Flavia - Mulè
Rosa Bianca •- Nativo Giovanni - Negri Enrico - Negri
Natalina - Noto Giuseppina - Novaretti Maria - Obino
Gabriella - Olias Maria Franca - Oliva Maria Stella Oneglia Gabriella - Orofino Pende Giulia - Ortenzi Don
Filippo - Pagliano Rita - Paglietti Domenico - Pallaver
Fortuna - Pallavidini Giuseppina - Panariello doti . Raffaele - Panosetti Laura - Papilli Maria - Pasquino Francesco - Paterno Margherita - Pellitteri Alfonso - Pessoni
Beatrice - Petrelli Sanguineti Alina - Petringa Giuseppina
- Petronio Magri Marietta - Piazza Calogera - Piazza Costantina - Piazza Taddeo - Pippa Maria - Pirrone Giuseppina - Poli Gargiulo Iolanda - Polinelli Giustina Porro Celestina - Porro Luigia - Pranzato Luigina - Prosio
cav . Carlo - Protti Fam . - Quaglia Zoffi Maria - Quarello Monaia Lucia - Rapazzini Wanda - Raschetti Manetta - Redi Maria - Regis Marilena - Rezza Clementino
Richini Margherita - Rittà Maddalena - Rotto Maria
Romano Elia - Rossanigo Angelina - Rossignolo AIberto - Rosso Maria - Rota Mosè - Ruffino Maria - Russo
ing. Savino - Saggio Rachele - Salmoiraghi Francesca Sahdolo Annunziata - Santoni Leonilde - Sassone Carolina - Scaioli Natalina - Scala D . Raimondo - Schiapparelli Rina - Sciacca Ida - Scognamillo Elda Scoverna
Giuseppina - Sellici Igino - Seneca Giovanni - Severini
Caterina - Soro Giovanna - Strambini Della Bosca Elvira
- Tavano Silvano - Testa Pezzullo Giuseppina - 'I'izzani
Pierino - Todaro Salvatrice - Todesco Luigia - 'l'ornatore Rosalia - Torri Re Gianna - Trevia Caterina - Tripodi Vincenzo - Vacca Luigi - Vairo Filomena - Varenna
Pietro - Vaschetti Anna - Vatta Linda - Veccia Chiara
- Veronesi Arturo - Viano Guglielmo - Viello Rosa - Vignato Domenico - Villa Luisa - Vit Oreste - Vita Antonio - Vitali Antonietta - Vittorie Lucia - Zambetti Veronica - Zamboni Giacinta - Zanoli Suor Santa - Zonca
Peppina - Zucca Lupotti Giovanna .
NOVENA A MARIA SS . AUSILIATRICE
CONSIGLIATA DA SAN GIOVANNI BOSCO
PER OTTENERE GRAZIE E FAVORI
I . Recitare per nove giorni : Ire Peter, Ave,
Gloria a SS . Sacramento con la giacula`tor , a : Sia lodato e ringraziato ogni momento
il Santissimo e Divinissimo Sacramento ; e tre
Salve Regina a Maria SS . Ausiliatrice con la
giaculatori= : Maria, Auxilium Christianorum,
ora pro nobis .
2. Accostarsi ai Santi Sacramenti .
3 . Fare un'offerta, secondo le proprie possibilità, per le Opere Salesiane.
4 . Avere molta fede in Gesù Sacramenlato e in Maria SS. Ausiliatrice .
a .r.i
DON MICHELE RUA
« Non lo fare, chè presto guarirai! »
Mia sorella, signorina Perrotta Salvatrice,
nell'agosto dello scorso anno fu affetta da
grave esaurimento nervoso . Furono consultati
valenti specialisti di malattie nervose e mentali, ma si arrivò al punto di dover provvedere al suo internamento in una clinica psichiatrica . Fu allora che mio fratello parroco,
Don Giovanni Perrotta, nel leggere nel Bollettino Salesiano le grazie ottenute per intercessione del venerabile Don Michele Rua, decise di rivolgersi a Lui per ottenerne la pronta
guarigione . Intanto, in quell'ora appunto che
mio fratello si rivolgeva al Venerabile, mia
sorella, che si trovava ancora nella nostra casa
di Vittoria, non potendo più resistere alla
grande agitazione che la opprimeva, decise di
sopprimersi la vita ingoiando nove pillole di
un potente sonnifero, allo scopo di addormentarsi per sempre . Ala in quel momento le
parve di udire una voce distinta : Non lo fare,
chè presto guarirai! Mia sorella allora allontana
dalla bocca le pillole che sta per ingoiare e
chiede a quella voce misteriosa : « Ma è proprio
vero che guarirò presto ? » . « Ma sì, risponde
ancora quella voce, presto guarirai » . Tranquillizzata da queste parole, attese con fiducia la
guarigione promessa . La sera di quel giorno mia
sorella andò a letto e, contrariamente alla grave
insonnia che la tormentava da tanti mesi,
dormì saporitamente tutta la notte . L'indomani,
I) maggio, si sentì completamente guarita .
Questo per la verità e per la gloria di Dio, che
vuole in tal modo glorificati i suoi Santi .
Belvedere di Siracusa
BIAGIO PERROTTA FU LUIGI
Dal certificato medico :
« Il sottoscritto certifica che la signorina Perrotta Salvatrice fu Luigi presenta in atto vera
sindrome ansioso-depressiva con insonnia ostinata,
stato ansioso pressochè continuo, idee depressive,
per cui ha bisogno di una particolare cura ed
assistenza che sono realizzabili in una casa di
cura per malattie nervose » .
Siracusa
DOTT . DOMENICO AMICO
specialista malattie nervose e mentali
Il professore diagnosticò : distruzione ossea
Mio cugino Roberto Faiola, dopo aver subìto ben dodici operazioni, alcune delle quali
molto difficili, si ammalava di nuovo gravemente e, a detta dei medici, senza alcuna speranza di guarigione . Il prof . Piacentini diagnosticò : distruzione ossea, malattia rarissima,
sulla quale si poteva tentare una operazione,
ma con pochissima speranza di risultato positivo. Tutti noi eravamo in apprensione e
pregavamo per il caro congiunto, quando mi
capitò sotto gli occhi un articolo del Bollettino Salesiano che raccomandava di chiedere
grazie al venerabile Don Rua, per affrettarne
la beatificazione . Mi misi subito alla ricerca
di una reliquia, che portai al cugino dicendogli di rivolgersi a Lui con fiducia . Venne
il giorno tanto temuto : l'operazione riuscì benissimo . Ora sono trascorsi oltre quattro mesi
e il giovane ha ripreso in pieno la sua attività
di controllore delle FF . SS . c non risente
minimamente della grave malattia passata,
anzi si può ben dire che gode ottima salute .
E palese l'intercessione di Don Rua . A nome
di tutta la famiglia lo ringrazio pubblicamente .
Roma
ELENA TEGLIA
L'età era avanzata e il male gravissimo
Nel 1955 ebbi un forte attacco al nervo sciatico dal quale mi ripresi . L'attacco si rinnovò
nel novembre 196o in forma assai più persistente e dolorosa, tanto che non ero più in grado
di prendere nè cibo nè riposo . Per più di due
mesi fui ricoverato in un ospedale del Cairo
senza alcun risultato . I medici, data la mia età
di 79 anni, si ribellavano all'idea di un intervento chirurgico . Frattanto aumentavo la mia
fiducia in Don Rua e moltiplicavo le novene .
Un giorno, certo per sua ispirazione, fui trasferito in un altro ospedale, dove il primario, dopo
accurata visita e minuzioso studio delle radiografie, si dichiarò per l'operazione . La mano del
ven . Don Rua, che io conobbi ed amai, guidò
la mano del chirurgo . I dolori cessarono . Dopo
tre settimane tornai a casa guarito .
GIOVANNI COSTAMAGNA, SALESIANO
í nostri moi l
Sac. SECONDO MANIONE
già del Capitolo Superiore Salesiano
Era nato a Dorzano (Novara) il 26-iz-1883 .
S. E . Mons . Federico Emanuel lo ricorda ancora oggi
allievo modello a Trino Vercellese dal 1895 al 1899 .
Divenuto salesiano nel I9oo, cinque anni dopo era già
laureato in scienze fisiche e matematiche, a soli 22 anni
di età . Nel 1908 raggiungeva il sacerdozio a Torino, nell'Istituto di Valsalice, dove
rimase ininterrottamente dal 1906 al
1942, autentica colonna di quella Casa, che
per suo impulso s'ingrandì, si perfezionò
ed ebbe ~ larga risonanza di meritata stima in Torino e in
Italia.
Fin che vi rimase,
Don Manione fu sempre tutto per Valsalice . Fu consigliere,
amministratore, direttore, preside, spesso
sostenendo contemporaneamente due cariche . La carica per lui non era un onore, ma un dovere
a cui consacrava tutte le energie, senza limitazioni o distrazioni . Sotto il suo regime la serietà degli studi a
Valsalice divenne proverbiale . Per 365 giorni all'anno
Don Manione non fece mai vacanze . il periodo estivo per
lui era prezioso per le costruzioni e gli abbellimenti dell'Istituto, come per le accettazioni dei nuovi alunni, le ripetizioni e l'organizzazione sempre più efficiente della casa .
Durante una estate un Salesiano che aveva particolare
dimestichezza con lui, si permise di celiare sul suo interminabile passeggiare su e giù per un corridoio con
la corona in mano . Don Manione parve punto sul vivo,
fissò l'interlocutore e disse in tono vibrato :
- Ma se non diciamo ogni giorno almeno un'« Ave
Maria » per ciascuno dei nostri giovani, che cosa facciamo noi durante le vacanze per loro, che sono esposti
a tanti pericoli?
Sono sprazzi di una grandezza interiore, dinanzi alla
quale non si può non restare ammirati .
La sua nomina a Ispettore in Sicilia coincise con
l'inizio della guerra, di cui affrontò le incertezze, i disagi
e i pericoli con energia e mano forte . I bombardamenti
si facevano più fitti, le distruzioni crescevano, le vittime aumentavano . Perciò Don Manione fu sempre
presente, dando esempio di fortezza e di fede, incoraggiando tutti, condividendo le angosce e la fame .
La ripresa trovò in lui l'uomo adatto . La sua carità
brillò soprattutto nell'opera dei cosiddetti « ragazzi
della strada », che ebbe il suo centro principale nel
popoloso e periferico rione « La Salette » .
Confermato in carica, attendeva alla ricostruzione materiale e morale dell'Opera in Sicilia, quando il compianto Don Ricaldone lo chiamò a far parte del Capitolo
Superiore come Consigliere Scolastico Generale, carica che
gli . fu confermata dal Capitolo Generale del 1952.
Tre furono i problemi principali che ne assorbirono
l'attività nei sei anni di carica .
i° II riconoscimento dei titoli accademici ecclesiastici
in Italia, in base all'art . 4o dei Concordato . Contro
l'ostinazione centrale dell'amministrazione della Pub-
blica Istruzione, egli lavorò basandosi sul diritto e sulla
legge, finché fu riconosciuto il valore legale delle licenze
e lauree in teologia per l'insegnamento letterario nelle
nostre scuole medie .
z ° Non si diede pace presso i Vescovi italiani e le Associazioni Cattoliche, finchè non ottenne che gli uni
e le altre si preoccupassero di valorizzare e difendere
la Scuola Cattolica, minacciata dal laicismo e dall'indifferenza generale .
3' Con ammirevole zelo si assunse il peso della normalizzazione e del controllo delle visioni cinematografiche nelle case, oratori e parrocchie salesiane . Agli
intimi confidò che vi era spinto dalla preoccupazione
che non diminuisse negli ambienti salesiani il riserbo
voluto da Don Bosco .
II r ev.m o Rettor Maggiore, nel comunicarne la morte,
ne fa questo elogio : « Esemplare, rettissimo, tenace lavoratore, intelligenza rara, di una pietà da contemplativo.
Il modo con cui celebrava la Messa e recitava il Breviario rivelavano una straordinaria interiorità, profondamente vissuta, che era l'anima di tutta la sua attività :
era un uomo di Dio, continuamente sorretto e guidato
da una fede palpitante e granitica . Anche quel suo fermarsi prima di dare una risposta importante, quel chiudere gli occhi come per mettersi a contatto con una
realtà invisibile, tradiva il movente segreto di tutto il
suo operare » .
Ed ecco il ritratto che ne fa un Salesiano che gli
visse lungamente al fianco : « Religioso perfetto, di
stretta osservanza, di virtù austere, nascoste . Rettilineo,
coerente fino alle estreme conseguenze, toccò talora
l'eroismo ; ma era un eroismo dimesso nelle forme,
quanto era crocifiggente nella sostanza e nella durata .
Don Manione fu Salesiano dell'antica osservanza . . . Per me
la sua malattia va annoverata tra le prove che Dio talora
impone alle anime elette, nei misteriosi suoi disegni » .
Si spense nella casa di cura di Oberwil (Zurigo)
il 15 luglio 1961 .
Sac. ANTONIO CANDELA
Membro del Capitolo Superiore
per 33 anni
Morì santamente nella Casa madre il io agosto scorso
a 83 anni, dopo una vita lunga, operosa e santa .
Nato a Orano (Algeria) nel 1878, vi frequentò quell'Oratorio, che lo conquistò a Don Bosco . lt 29 settembre 1895 i voti perpetui lo rendevano
Salesiano per sempre.
Nel 1903 la legge
di soppressione di
Combes disperse i Sa
lesiani di Francia e il
chierico Candela dovette emigrare nella
Spagna . Ordinato sacerdote nel 1904, sali
rapidamente i gradì
della gerarchia sale
siana e già nel 1912
era nominato Ispettore della Ispettoria
Betica con sede a Si
viglia . Dal marzo 1908
al giugno x909 aveva
vissuto una parentesi piena d'interesse
accompagnando Don
Ricaldone nel suo viaggio come Visitatore delle Case
dell'Argentina, Cile e Uruguay .
Nel 1925 il Servo di Dio Don Rinaldi lo chiamava al
Capitolo Superiore come Consigliere Capitolare ; e il Capi
tolo Generale del 1932 lo eleggeva Consigliere delle Scuole
Professionali ed Agricole, carica che tenne fino al 1958 .
FV?
Nota caratteristica della sua vita di Superiore furono
i viaggi all'estero per visitare le Ispettorie Salesiane
di tutti i continenti . Non è iperbole dire che Don Candela in 33 anni visitò tutto il mondo salesiano .
Nel periodo bellico 1939-45, approfittando della sua
nazionalità francese, il Rettor Maggiore lo mandò in
Patria nominandolo suo delegato per tutte le Case d'Europa, America, Asia, Africa e Australia, con le quali
non si poteva comunicare direttamente da Torino ; e
nel 1943 si unì al compianto Don Berruti e a Don Tirone per continuare con essi tale opera di collegamento .
Ma il campo dove esplicò la sua opera più preziosa
fu quello delle Scuole professionali . Durante la sua
carica l'organismo professionale della Congregazione
si irrobustisce e si completa dalla base al vertice . Gli
« aspirantati per coadiutori » si moltiplicano ovunque,
i « magisteri » danno al futuro maestro d'arte la cultura
e la formazione richiesta, i convegni e le mostre concretizzano i princìpi fondamentali dei nostro sistema
educativo professionale, la revisione dei programmi dà
l'indirizzo aggiornato a tutta l'opera .
Quale tempra di Salesiano e di Sacerdote sia stato
Don Candela, lo dice il nostro venerato Rettor Maggiore, vissuto al suo fianco per 24 anni . Egli ne fa questo
elogio : « Dire in poche parole le impressioni che egli
ha lasciato, le opere che ha compiuto, gli esempi che
dovunque ha disseminato, non è compito facile . Don
Candela è una di quelle creature privilegiate in cui la
sintesi delle doti umane, religiose, salesiane trova la
realizzazione più amabile e accogliente. La sua virtù
era talmente solida nella sostanza e costante nel tempo
che anche per coloro che gli furono più vicini e a lungo,
si affermò con una crescente stima, ammirazione e venerazione .
Semplicemente visto come uomo di Dio, Don Candela esercitava un fascino eccezionale : dotato di belle
doti intellettuali, arricchite per nascita di una squisita
signorilità nel tratto, completò il suo carattere con una
schietta e contenuta festosità e con l'equilibrio bonario
e acuto, maturato nella lunga e varia esperienza di vita .
Su una natura così riccamente dotata Don Candela
innestò un senso profondo e genuino di virtù religiose
e salesiane . Chi gli viveva vicino non poteva sottrarsi
al senso del divino che egli palesava, senza ostentazione,
in ogni suo atto. Pietà equilibrata e profonda, poggiata
sulla scrupolosa osservanza delle pratiche tradizionali e
vivificata da un continuo dominio di sè . . .
Ma dove si accrebbe gradualmente la ricchezza interiore della sua anima fu nella vita di superiore, iniziata
dopo due anni di sacerdozio : superiorità intesa come un
"servizio - per Dio e per le anime ; egli si diede a tutti
con generosità, ritirandosi serenamente nell'ombra quando
questa fu la volontà di Dio » .
E qui soprattutto si rivelò di quale tempra fosse la
virtù del compianto Superiore, al quale la Congregazione Salesiana serberà una riconoscenza imperitura .
Cooperatori defunti
Mons . Giovanni Tirínzoni
t a Sondrio a 81 anni.
Per 32 anni zelante e infaticabile Arciprete della Collegiata, fratello del Presidente degli Ex allievi comm . Eugenio, fu sempre generoso di aiuti spirituali e materiali
alla locale Opera Salesiana, che tanto apprezzò e seppe
far amare. Durante l'ultima sofferenza per forzata inoperosità seppe ancora star vicino alle sue pecorelle, pastore
dall'animo buono e grande .
Don Torello Simonellí t a Macerata a Si anni .
Era il decano del Clero maceratese, ma nello spirito vivace
e fattivo conservò sempre ardore apostolico per i giovani, di
cui fu padre e maestro, ispirandosi a Don Bosco in santa
letizia salesiana . Profuse mente e cuore per il Seminario, dove
fu insegnante per vari anni . Strenuo assertore della fede, mise
a servizio della Chiesa la penna dotta e brillante . Nei poveri
e nei malati servì Gesù, passando pietoso Samaritano nel Sanatorio provinciale . Accettò serenamente prove dolorosissime,
con lo sguardo fisso alla Madonna della Misericordia, di cui
zelò il culto . Andò incontro alla morte con la sua abituale
serenità e fiducia .
Avv . Cav . Leonardo Ippolito t a Napoli il 27-vtt-1961 .
Spirito grande e generoso, svolse la sua attività come una
missione . Seppe nobilmente indulgere alle naturali debolezze umane, orientando al bene quanti ebbero la fortuna
di incontrarsi con lui . Visse così lo spirito di San Giovanni Bosco, delle cui opere fu benefico, entusiasta e
concreto sostenitore . Negli ultimi anni della sua esistenza,
si raccolse nel pensiero sempre più intenso di Dio, rivelando la profondità dei suoi rapporti con Lui quando,
al primo richiamo del già noto malessere, ai figliuoli che
solleciti invocavano il soccorso del medico, oppose con
energia la richiesta del sacerdote . La sua azione di bene
non è cessata . Egli la continua vasta e feconda, attraverso
la dedizione dei figliuoli e in particolare della figlia, che
generosamente donò a Dio .
Conte Avv . Carlo Calvi di Coenzo Parísetti t a Genova a 76 anni .
Cattolico fervente e integro in ogni contingenza, anche
politica . Bella intelligenza, spirito arguto, fiducioso sempre
nella Divina Provvidenza . Con grandi sacrifici, mano
ferma, indirizzo sicuro, seppe educare dieci figli, di cui
uno è sacerdote . Come dirigente della Banca d'Italia alla
sede di Genova e poi all'agenzia di Sampierdarena, fu anche
ascoltato consigliere dell'Ispettore Salesiano . Affezionatissimo alle Opere Salesiane, fu particolarmente divoto
di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco . Come Cooperatore,
partecipò ai pellegrinaggi di Lourdes e di Roma . Nel
suo nobilissimo testamento lasciò scritto : a Prego di non
offrire fiori ma preghiere e devolvere eventuali offerte
per le Opere di Don Bosco » .
Comm. Luigi Zorgno t a Torino il io-vii-1961 .
Presidente del Circolo Sportivo e Culturale della Snia
Viscosa di Torino, non lasciava sfuggire occasione per
dire la parola di vita cristiana, di cui dava esempio convincente . Assiduo lettore del Bollettino, diede anche il
suo valido appoggio materiale alle opere di Don Bosco,
di cui era ammiratore' devoto .
Chiaro Dr . Primo t a 64 anni .
Altri Salesiani defunti
Sac .
Sac.
Sac.
Sac.
358
Guido Rocca t a Santiago (Cile) a qo anni .
Andrea Dell'Oca f a San Paolo (Brasile) a 86 anni .
Ferdinando Ganío t a Venezia a 85 anni .
Giuseppe Alencar t a Pindamonhangaba (Brasile)
Per oltre un decennio Direttore Didattico a Cuorgnè,
svolse la sua alta opera educativa per il bene della Scuola :
ai colleghi e agli insegnanti esempio d'infaticabile attività ; alla gioventù, che tanto amava, guida sicura sulla
via del dovere, illuminato dalla Fede . La famiglia dei
Cooperatori salesiani si unisce alla popolazione cuorgnatese, nel vivo rimpianto e nella preghiera di suffragio .
a 84 anni .
Ernesto Dagna t a Torino a 83 anni .
Sac. Giovanni Mora t a Katpadi (India) a 74 anni .
Sac. Alfredo Tata t a Napoli a 72 anni .
Sac. Celestino Mauri t a Madras (India) a 5o anni .
Sac. Mario Vísentín t a Mogliano Veneto a 2q anni.
Sac. Giuseppe Schiitte t a Esseri B . (Germania) .
Sac. Mattia Pressing t a S . Salvador (C . America) .
Ch. Ivano Bezak t a S . Colombano a 27 anni .
Coad. Arturo Ferrazzi t a Sampierdarena a 77 anni .
Coad . Francesco Esqueda t a Puebla (Messico) a 56 anni .
Coad. Lodovico Brus t a Campo Grande (Brasile) .
Coad. Alfonso Pages t a Cadice (Spagna) a 8o anni .
Padre esemplare, educò la famiglia al dovere e alla pietà .
Lavorò per molti anni nell'Azienda Tranviaria di Torino,
onesto e cortese con tutti . Rispettava ed amava i sacerdoti, ai quali diede pubblicamente frequenti prove di
stima e considerazione . Il Santuario di Valdocco era la
sua casa . Il Signore gli concesse la gioia di un figlio sacerdote .
Michele Di Marco t a Palermo .
Il suo miglior elogio è dato dalla nobiltà dei sentimenti
che esprimeva alle figlie in procinto di entrare nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice . a Mie figlie dilette,
per ispirazione divina l'una dopo l'altra avete lasciato
la casa per consacrarvi interamente al culto di Maria Ausiliatrice. Iddio vi renda felici e vi colmi di beni . Avrei
voluto avervi sempre vicine a me . L'Onnipotente ha voluto privarmi di questa grande gioia . Sia fatta la sua volontà . Serberò solo per me il dolore del vostro allontanamento, dolore tanto più grande quanto più vivo è il
mio affetto per voi . Ed è stato appunto per questo immenso affetto che non mi sono opposto alla vostra ferma
volontà di donarvi a Dio e alle anime . . . ~> .
Abete Faít t a 89 anni .
Fu Cooperatore fedele e zelante . Anima eletta, visse la sua
vita cristiana con esemplarità . La Madonna Ausiliatrice lo
chiamò a sè nel giorno della sua festa .
Maria Orsola Pugliese t a Caria a 77 anni .
Donna forte, pia, generosa, si seppe spendere senza risparmio fino all'ultimo in favore di chiunque soffrisse .
Madre esemplare, dei dieci figli che il Signore le donò,
diede a Don Bosco tre sacerdoti e due suore. Per questo
nella festa delle Mamme meritò uno speciale diploma
d'onore . Si distinse, oltre che per la cura della famiglia
• l'apostolato di Azione Cattolica, per il suo ammirevole
spirito di preghiera e devozione eucaristica . Da oltre vent'anni, anche sofferente, si trascinava ogni giorno in chiesa
per la santa Messa e la santa Comunione . Era solita recitare ogni giorno un Rosario per ciascheduno dei figli
• per il defunto marito . Offriva pure preghiere e sacrifici
per le Missioni : ancora negli ultimi mesi con amorosa costanza preparò due Borse missionarie, incaricando i figli
di presentarle al Rettor Maggiore . Durante l'ultima lunga
malattia era commovente sentirla nei suoi soliloqui con
Dio, mentre raccomandava ora l'uno or l'altro dei figli,
e pregava per i bisogni della Chiesa, della Congregazione,
delle Missioni . Confortata da uno speciale telegramma
del Santo Padre, visitata più volte dall'Ecc .mo Vescovo
diocesano, circondata dall'affetto dei figli e del fratello
Prelato Domestico, volò al cielo il 3 agosto . Un'ora prima
di spirare tese le braccia sorridendo . Al figlio Don Agostino che le chiese : x Mamma, perchè sorridete ? x rispose
con voce distinta : a La Madonna! r . Maria Ausiliatrice,
che era stata l'unica sua speranza in vita, le fu presente
anche in morte.
Elisa Valente t a Mira Porte (Venezia) .
Diede a Dio il suo unico figliuolo Don Bruno, superstite
di otto, custodendo con cristiana fedeltà per 35 anni il
vuoto focolare . Non conobbe altra strada che quella della
chiesa . Nella sua casa ospitò Salesiani e orfani, con generosità materna . Diffuse la divozione a Maria Ausiliatrice
• a Don Bosco dal 1926, quando divenne Cooperatrice .
Lucia Luchino t a Peveragno (Cuneo) a 73 anni .
Il Decurione Salesiano Don Bellisio, Priore di San Giovanni in Peveragno, ne tesse questo elogio : « $ stata una
apostola delle vocazioni e del canto sacro . Parecchi sacerdoti oggi lavorano per il bene delle anime proprio perchè
ella li aiutò con la preghiera e l'opera a realizzare il loro
ideale. Per merito suo la parrocchia di San Giovanni per
molti anni non ebbe concorrenti in Diocesi nell'esecuzione
del canto gregoriano, il canto-preghiera della Chiesa . Del
canto si servì anche come mezzo di apostolato. Difatti
se molte giovani, ora madri di famiglia, si conservarono
buone e si prepararono con serietà alla vita, debbono dir
grazie alla cara scomparsa- .
Amò la Famiglia Salesiana come sua seconda famiglia e
la aiutò sempre . Alla Congregazione, in morte, volle dorare tutto, bramosa di interpretare il desiderio del fratello Don Giacinto, salesiano zelantissimo, tuttora ricordato per le sue elette virtù .
Giuseppina Torti t a San Salvatore Monf, il 7-vit-1961 .
Allieva dell'Oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice .
fu Cooperatrice fervente . Visse vita di preghiera e di lavoro, preoccupandosi di fare del bene . Lasciò per testamento la sua casetta alle Figlie di M . A . e volle che i
suoi risparmi fossero devoluti a opere di bene .
Antonietta Naso t a Rosarno il 1q-vtl-1961 .
Le atroci sofferenze durate dieci anni la resero fervente
Cooperatrice col dolore e con la parola, con la quale sostituì l'azione, infervorando tutti per le opere di bene .
La -sua immolazione fu completa . Diceva : « Soffrire, soffrire
per le anime in pericolo di perdersi! n . La sua implacabile
malattia fu accettata, anzi amata con perenne sorriso .
L'Ausiliatrice e Don Bosco furono le sue divozioni più
sentite . Dopo una visita a Lourdes, non sospirò che il Cielo,
dove la speriamo felice a intercedere per la Pia Unione.
Pollini Angioletta ved . Bernardí t a Gorla Minore.
Cooperatrice da molti anni ed ex allieva delle Figlie di
M . A ., ne conservò lo spirito e ne visse gli ideali, tanto da
assecondare la vocazione religiosa dell'unica figlia rimastale .
A chi la consigliava di richiamare a casa la figlia, allora
postulante, disse con forza : n I figli sono di Dio, non
nostri . Non sarà mai che io Gli tolga ciò che con tutto
il cuore Gli ho offerto! u . Fu generosa e forte nel dolore
per la perdita dei due figli e del marito . Rimasta sola,
consacrò il suo tempo alla preghiera, al bene, alle vocazioni
che sapeva individuare, incoraggiare, sostenere,
aiutare . Colpita da terribile male, soffrì sorridendo e benedicendo il Signore . Confortata dalla visibile assistenza
dell'Ausiliatrice, chiuse soavemente la sua ricca giornata .
N. D . Franceschina Spagnolettí ved . Cafíero .
Donna di eccezionali virtù . Madre esemplare di numerosa
prole . Devotissima di Maria Ausiliatrice e di S . Giovanni
Bosco . Benefattrice insigne dell'Opera salesiana di Andria .
Morì a Como all'età di 81 anni il 3 giugno u . s . dopo aver
sparso attorno a se il profumo delle sue virtù .
Giuseppina Rosmo t a Quezaltenango (Guatemala) .
La sua fu una vita letteralmente consacrata all'amore di
Dio e del prossimo, in famiglia e in società . Fu la migliore
Cooperatrice Salesiana di Quezaltenango, anzi per i Salesiani fu una mamma tenera e generosa che si preoccupava vivamente di tutto quello che si riferiva all'Opera di
Don Bosco . Era proverbiale il suo interessamento e il
suo appoggio per tutte le iniziative buone . Ma riservò
sempre le sue energie migliori per la sua anima e per la
formazione cristiana della famiglia . Devotissima di San
Giuseppe, morì proprio il giorno della sua festa con evidenti segni di predestinazione . Aveva infatti disposto che
si celebrassero tre sante Messe in onore del Santo ; ed
ecco che mentre si recava a sentire la terza, il Signore la
chiamò a sè . L'Ecc .mo Vescovo della città ne pronunziò un
elevato elogio funebre, chiamandola a donna straordinaria p .
Prota Rachelína n . Di Massa
Visse nel timor di Dio, educando i suoi figli_ alla pieta cristiana . Cooperatrice salesiana, amò intensamente Maria Ausiliatrice e Don Bosco, di cui parlava a tutti con entusiasmo .
Se ne volò al cielo invocando il dolce nome di Maria, munita dei Sacramenti e confortata dalla presenza del fratello
Sacerdote .
Altri Cooperatori defunti
Aghina Angela - Amparone Vincenzo - Arnolfo Margherita - Banini Pietro - Barbero Andreina - Bellis Andrea
- Berera Costanza - Bortolussi Angelina - Caligara Carolina - Cammarata Loreta - Cicchinelli Fortunato - Clabassi Michele - Cova Filippo - Favero Giuseppe - Filippuzzi Eugenia - Fizzotti Cesare - Fusco Ermelinda Gaido Giuseppe - Ghione Remigio - Giacomazzi Giuseppe - Giglio D . Angelo - Gubba Emilia - Lazzarino
Elsa - Lazzerini Margherita - Merli Nemezio - Mezzasalma Giovanna - Panariello Raffaele - Pozzi Badati Angiolina - Rennaglia Giacomo - Roccaro Cataldo - Sangiorno Gerolamo - 'ralamona Emma - 'rardelli Alessandro
- Triffiletti Vincenza - Vigo Giuseppina - Zamboni Luigia
Zanin Pietro .
Th
L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI
con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con
Decreto 12 gennaio 1924, n . 22, può legalmente
ricevere Legati ed Erediti. Ad evitare possibili
contestazioni si consigliano le seguenti formule :
Se trattasi d'un Legato : a . . . lascio all'Istituto Solesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo
di legato la somma di Lire . . . (oppure) l'immobile sito in . . . ».
Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa :
e . . .Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria . Nomino mio erede universale l'Istituto
Salesiano per le Missioni con sede in Torino,lasciando
ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo » .
(luogo e data)
(firma per esteso)
359
CROCIATA
2'11mum,(111ú
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Borsa Terrone Don Luigi, a cura di Don Angelo lezzi
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cura dei coniugi Giovanni e Rosa Ghirlanda (Roma)
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- L . 40.000 .
(contrnua)
iii0
AUTORIZZAZIONE DEI . TRIBUNALE DI TORINO IN DATA 16 FEBBRAIO 1949 . NUMERO 403 - CON APPROVAZIONE ECCLESIASTICA
DIRETTORE RESPONSABILE : SAC. DOTT . PIETRO ZERBINO, VIA MARIA AUSILIATRICE 32, TORINO (792) - OFFICINE GRAFICHE SEI
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SAC. ADOLFO L'ARCO
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Direzione : via Maria Ausiliatrice, 32 - Torino - Telefono 48-41-17
AI 1° dei mese : per i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane
AI 15 del mese : per i Dirigenti della Pia Unione
Si invia gratuitamente . Spedizione in abbonamento postale . Gruppo 2°
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Facciamo noto ai benemeriti Cooperatori e alle benemerite Cooperatrici
che le Opere Salesiane hanno il C . C . Postale con il numero 2-1355 (Torino)
sotto la denominazione : Direzione Generale Opere di Don Bosco - Torino 712
Ognuno può valersene con risparmio di spesa, nell'inviare le proprie offerte,
ricorrendo all'ufficio postale locale per il modulo relativo
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Per correzioni d'indirizzo si prega d'inviare anche l'indirizzo vecchio .
Si ringraziano i Sig . Agenti postali che respingono, con le notificaziopi d'uso, i Bollettini non recapitati .