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LaVita
G I O R N A L E
C A T T O L I C O
“Siamo angustiati
per l’Italia”
L
a diagnosi del nostro
paese uscita dalla
Conferenza Episcopale Italiana è
impietosa e preoccupante. Un paese che
barcolla su se stesso,
che si perde in polemiche senza fine
e senza misura, che ha dimenticato
i gravissimi problemi che angustiano la nostra gente, un paese giunto
“all’anticamera dell’implosione”,
cioè a quel momento in cui, per la
pressione esterna, le pareti di un
corpo cedono bruscamente e ricadono al proprio interno. L’elenco
dei mali è lungo e circostanziato:
favoritismi, non trasparenza, ricerca
del tornaconto personale, chiusura
dei sistemi di controllo, distruzione
del concorrente, evasione fiscale,
disprezzo del merito, ingiustizie
palesi e nascoste, disoccupazione,
precarietà, malasanità, morti sul
lavoro, stato indecoroso del sistema
carcerario, violenza sulle donne,
razzismo strisciante che arriva a ripetere operazioni di un passato che
doveva essere per sempre seppellito;
in genere dimenticanza, addirittura
disprezzo, per gli ultimi, i poveri, gli
emarginati, in particolare i forestieri che domandano semplicemente
un po’ di terra “per vivere e morir”.
Un malessere senza fine. Sarebbe
questa l’Italia nuova che ci era stata
promessa?
Bisogna fermarsi finché siamo
in tempo, è necessario tornare con
urgenza sui nostri passi. La piazza
comincia già a dare segnali di rivolta e di ricompattazione. E la piazza,
come si sa, è l’anticamera del disordine incontrollabile, che rimane
aperto a tutte le peggiori soluzioni.
Difficile dar torto a una diagnosi
di questo genere, anche se dura e
spietata. Inaccettabile, invece, la
riduzione di tutto questo a semplici
diatribe di carattere personalistico.
Per favore, non si prenda su tutto
questo, magari per comodità e per
autodifesa, un ennesimo abbaglio.
Il malessere è assai più profondo e
c’è da credere che le divisioni di tipo
personale sono determinate da concezioni e da comportamenti di fondo che chiamano in causa le stesse
ragioni della convivenza politica.
Bisognerebbe saper dire una parola
chiara su tali questioni. Dobbiamo
purtroppo riconoscere che l’attuale
silenzio è la naturale conseguenza di
un silenzio che è durato troppo tempo da parte anche di coloro che oggi
fanno sentire più alta la loro voce.
E’ il sistema che è corrotto. Tanto
corrotto che ha ormai invaso e pervaso lo stile di vita dell’intero paese,
arrivando a dar vita a una delle crisi
morali più micidiali e più deleterie
che erano a nostra conoscenza. E’
su questo terreno che si doveva e si
deve concentrare la nostra attenzione ed esercitare il nostro diritto-dovere di critica e di “respingimento”,
senza sconti e senza indulgenze. La
storia futura ci giudicherà e c’è da
pensare che il suo sarà un giudizio
severo e di condanna.
Più volte abbiamo per questo
parlato di progressiva paganizzazione del sistema Italia. I valori autentici sono stati gradatamente messi in
disparte e sostituti da pseudo-valori; la moralità intesa in tutta la sua
estensione e comprensione dimenticata in nome degli interessi degli
individui e delle società; l’onestà,
l’uguaglianza sostanziale, la laboriosità, rigettate come ferrivecchi e
simboli di una mentalità sorpassata
e anacronistica; il successo, il potere, il piacere, il denaro eretti a sommi ideali della nostra epoca e in tal
modo presentati ai nostri giovani; il
culto passato dai veri eroi dell’umanità a persone inconsistenti, umbratili, senza fondamento, solo apparenza illusoria e ingannatrice; il Dio
vero sostituito dagli idoli morti; il
cristianesimo non di rado ridotto a
pura parola, la vera religione trasformata in religione civile.
Siamo ancora in tempo a invocare la presenza di cristiani impegnati
seriamente in politica? La domanda
si sta ripetendo a ogni pie’ sospinto, ma in pratica non si vede ancora nulla di serio e di promettente.
Sarà necessario per questo rivedere
seriamente il nostro passato. Si domandano politici cristiani “nuovi”.
Ma, di grazia, in cosa consiste questa novità? Bisognerà forse spiegarsi
meglio, per evitare nuovi deleteri
fraintesi. Perché di politici cristiani
seri la nostra storia, anche recente,
grazie a Dio, è piena. Ma come li ha
accolti la comunità cristiana? Come
li ha sostenuti? Come li ha preparati?
L’esame di coscienza, sincero
e spregiudicato, va fatto a queste
profondità. Ne è coinvolta almeno metà della comunità cristiana,
gerarchia, alta e bassa, compresa.
L’impressione periferica è che manchi questo coraggio e questa capacità di revisione. E allora le parole
che continuamente siamo costretti
ad ascoltare, con molta probabilità,
rimarranno lettera morta. Forse, più
che un cambiamento di mentalità,
sarebbe necessario un cambiamento
di persone.
Giordano Frosini
34
Anno 113
DOMENICA
3 OTTOBRE 2010
e1,10
1,10
e
T O S C A N O
All’interno
LETTERA APERTA A UN AMICO PRETE
Al termine dell’anno sacerdotale, un cristiano come tanti
altri si domanda se nel campo della chiesa e in particolare
del ministero ordinato sono possibili soluzioni alternative,
cominciando dai titoli oggi comunemente usati
LEBRA A PAGINA 2
CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI
Una disamina della situazione
della chiesa italiana e del
preoccupante stato della
politica nel nostro paese.
Il presidente della Cei ha posto
nelle mani di tutti un documento
su cui discutere approfonditamente
SERVIZI A PAGINA PER LA RINASCITA DEL PAESE
Le associazioni cattoliche a sfondo
sociale chiamate alla rigenerazione di un
paese come il nostro che sempre di più
sente il bisogno per la sua vita
del contributo dei cattolici
ROSSI A PAGINA 13
4
L’EUROPA ALZA NUOVI MURI CONTRO
GLI IMMIGRATI
Nuove linee di frontiera, più impermeabili
e spesso letali, per quanti cercano
di entrare nei Paesi del continente
CARUSONE A PAGINA 15
2
primo piano
C
aro amico prete,
spero che non
me ne voglia se
non mi rivolgo a
te, con il titolo di
“don”. Ho sem‑
pre fatto fatica
a usare il don con i preti che ho
avuto la fortuna di incontrare nella
mia vita. Consideran­doli prima di
tutto degli amici, prefe­risco chiamarli
con il nome di batte­simo. Per inciso,
aggiungo che mi stanno altrettanto
indigesti i titoli come “monsignore”,
“eccellenza”, “eminen­za”, “santità”!
Ma quando mai nella chiesa impare‑
remo a chiamarci e a considerarci
solo come fratelli e so­relle, essendo
tutti “figli e figlie dell’u­nico Padre
celeste” (Mt 23,8‑9)? Per­ché non
prendere alla lettera il vange­lo, riser‑
vando solo al Signore Gesù lo stesso
titolo di “maestro” (Mt 23, 10)?
Nel corso dell’anno sacerdotale,
unitamente ad altri fratelli e sorelle
nelle fede, ho avuto modo di pre‑
gare spesso per te, nella speranza
che, nella chiesa, continuino ad
operare presbiteri che, consapevoli
di essere stati «consacrati per ser‑
vire, umilmente e autorevolmente,
il sacerdozio comune dei fedeli»,
aiutino questi ultimi «a sperimentare
l’amore misericordioso del Signore e
ne siano convinti testimoni».
(Benedetto XVI, omelia del 19.6.2009).
n. 34
Lettera aperta
a un amico prete
Dopo l’anno sacerdotale sono possibili
soluzioni innovative?
di Andrea Lebra
Un mare di bene
da non dimenticare
E poi ho creduto bene di scriver‑
ti per esprimerti tutta la mia solida‑
rietà, a motivo degli scandali legati
alla pedofilia che negli ultimi tempi
hanno investito la tua “categoria”. Mi
rifiuto di fare di ogni erba un fascio.
Chi, tra i tuoi confratelli si è mac‑
chiato di delitti penalmente persegui­
bili deve essere, come qualsiasi altra
persona, sottoposto al giudizio della
legge e messo in condizione di non
nuocere a nessuno.
esclusivi e immodificabili.
Nessuno può pensare di ridi‑
mensionare o negare il valore e la
forza della preghiera, anche per le
vocazioni presbiterati. La preghiera
continua ed insistente al «padrone
della messe perché mandi operai
nella sua messe» (Mt 9,38) non do‑
vrebbe essere accompagnata anche
dalla disponibilità, da parte di chi
governa la chiesa, a rimettere con
coraggio e serenità in discussione
gli attuali criteri di ammissione al
ministero sacerdotale?
Dalla
Un grazie sincero
Intanto, in primo luogo, voglio
ringraziarti. Ho avuto infatti la fortu‑
na di incontrarti sin dalla mia giovane
età ed essere da te avviato alla vita di
fede, alla testimonianza della carità e
alla creatività della speranza. Se non
ti avessi incontrato, proprio non so
se oggi potrei dire di essere inna‑
morato di Cristo e del suo vangelo
e di provare profonda gioia ad ope‑
rare con tutte le persone di buona
volontà per contribuire a costruire
un mondo migliore. Con la tua
squisita gentilezza, le tue penetranti
osservazioni, i tuoi saggi consigli, la
tua robusta spiritualità, la tua zelante
passione apostolica hai esercitato
una benefica influenza sul mio modo
di pensare e di agire. Adolescente e
giovane, non sempre ti capivo fino in
fondo, ma, crescendo, ho imparato ad
apprezzare i tuoi insegnamenti.
Grazie, in particolare, per avermi
fatto gustare la parola di Dio che, let‑
ta con assiduità e con fede, incide sul‑
la vita e cambia il cuore, rendendolo
meno duro e angusto, più solidale e
aperto al Signore e ai fratelli. Da te
mi attendo essenzialmente «luce e
forza spirituale» perché, unito vital‑
mente con il Signore Gesù, io possa
essere in grado di «impregnare il
mondo di spirito cristiano, (GS 43),
testimoniando con rispetto e dolcez‑
za» (1 Pt 3,15) che quello cristiano è
un cammino di umanizzazione.
3 OTTOBRE 2010
So che le mosche bianche non
possono vanificare il mare di bene
che si riversa quotidianamente nella
chiesa e nella società grazie alla pre‑
senza di un gran numero di presbiteri
che, quali «ministri di Cristo Gesù
tra le genti mediante il sacro mini‑
stero del vangelo», sanno «rendere
testimonianza di Gesù con spirito di
profezia (PO 2), conducendo una vita
esemplare che «induce a dare gloria
a Dio» (PO 4). Tu ed io siamo con‑
sapevoli che solo «dalla potenza del
Signore risorto» è possibile trarre
«la forza per vincere con pazienza
e carità le afflizioni e le difficoltà»
interne ed esterne alla chiesa e «per
svelare al mondo, con fedeltà, anche
se in forme umbratili (sub umbris), il
mistero di lui, fin quando alla fine sarà
manifestato in piena luce» (LG 8).
Non ti nascondo, peraltro, che la
“tolleranza zero” che tanti benpen‑
santi esigono nei confronti di questi
tuoi confratelli mi piacerebbe vederla
invocata in modo altrettanto fermo
anche per il numero drammatica‑
mente elevato di turisti pedofili, di
clienti di ragazzine messe a dispo‑
sizione degli orchi dalle preferenze
sessuali particolari, di utilizzatori
finali delle vittime della tratta a
scopo di sfruttamento sessuale che
alimentano un business annuo da
capogiro. E amerei che la “tolleranza
zero” fosse pretesa anche nei con‑
fronti di autorevoli personaggi politici
che (incredibile ma vero!) affermano
di essere disposti a chiudere un
occhio sul commercio indegno di
esseri umani quando ad essere “com‑
merciate sono delle “belle ragazze”
in grado di soddisfare le esigenze dei
maschi italiani inguaribili latin lovers.
Qualche
cambiamento
non guasterebbe
In terzo luogo ti ho indirizzato
questa lettera aperta per augurarmi
ed augurarti che qualche cosa nella
chiesa possa cambiare per quanto
riguarda il tuo status.
Sarebbe molto bello se nella
nostra chiesa cattolica, nella quale
sono nato e della quale penso di far
parte, ci fosse libertà di scelta, quan‑
to allo stato di vita dei presbiteri. Ho
avuto la fortuna, nel corso della mia
esistenza, di conoscere preti celibi
eccellenti, modelli integerrimi di
vita serena e felicemente realizzata,
che hanno saputo farmi apprezzare
la bellezza della vita cristiana. Ma ho
incontrato donne e uomini sposati,
straordinariamente generosi e veri
testimoni di Cristo risorto, che mi
hanno parlato di Dio in modo al‑
trettanto meraviglioso e autorevole.
Spesso, di fronte alla persistente
e diffusa penuria di presbiteri, mi
chiedo se l’autorità ecclesiastica
abbia il diritto di lasciare un numero
sempre più consistente di comunità
senza preti e senza eucaristia. Il pa‑
ragrafo 37 della LG non riconosce
forse che «i laici, come tutti i fedeli,
hanno diritto di ricevere abbondan‑
temente dai sacri pastori i beni spiri‑
tuali della chiesa, soprattutto gli aiuti
della parola di Dio e dei sacramenti»?
Personalmente mi auguro che
la chiesa, attenta ai segni dei tempi,
sappia aprirsi a nuove forme di mi‑
nistero presbiterale, senza rimanere
eccessivamente ancorata al modello
attuale, certamente da apprezzare,
ma da non considerare in termini
collaborazione
alla
corresponsabilità
Infine, vorrei confidarti un so‑
gno che mi auguro possa un giorno
diventare realtà diffusa. Sogno una
chiesa nella quale noi christifideles
laici prendiamo più sul serio il nostro
battesinto, non solo quando si tratta
di compiere fedelmente i nostri
«doveri terreni» facendoci «guidare
dallo spirito del vangelo» (GS 4,3) o
di «cercare il regno di Dio trattan‑
do le cose temporali» (LG 31), ma
anche quando, mettendo a frutto
i doni che lo Spirito distribuisce
a piene mani a comune vantaggio
(1Cor 12,7), ci dimostriamo pronti
ad assumerci disinteressatamente e
concretamente «il nobile impegno di
lavorare affinché il divino messaggio
della salvezza sia conosciuto e ac‑
cettato da tutti gli uomini, su tutta
la terra» (AA 3).
Forse è inevitabile che si debba
andare verso un numero sempre
più consistente di comunità senza
la presenza stabile di presbiteri. Per
scongiurare il rischio che queste
comunità progressivamente spari‑
scano e che gli stessi edifici adibiti a
chiese precipitino nell’oblio e nella
noncuranza, è necessario porsi ur‑
gentemente il problema dell’evange‑
lizzazione in un contesto di assenza
o penuria di preti.
Perché non affrontare subito e
in modo energico i problemi che
questa situazione sta già creando in
molte realtà per evitare di farlo tra
10/20 anni con l’acqua alla gola e in
un contesto di emergenza?
Non pensi anche tu che una
delle opzioni pastorali più urgenti
dovreb­be essere quella di far cre‑
scere una chiesa meno clericale e
più autenticamente ministeriale,
che metta al centro di tutto non la
figura del fedele/credente “chierico”,
ma la presenza e la valorizzazione
dei fedeli/credenti “laici”? Uomini e
donne dalla fede, adulta e pensata,
capaci di tenere insieme i vari aspetti
della vita facendo unità di tutto in
Cristo, disponibili a porsi in m o d o
assolutamente gratuito a servi­zio
delle comunità per contribuire
a rendere credibile anche oggi il
vange­lo del Signore, continuando a
farne vibrare inediti suoni armonici
in questa nostra società immersa
nel grigiore di un’atonia spirituale
grave e di un individualisimi edonista
Vita
La
paralizzante?
Certamente la presenza di un
fedele diacono in tutte le coniunità
dove manca il presbitero potrebbe
essere una soluzione al problema.
Ma questo forse non è sufficiente,
anche perché non sembra realistico
disporre, in tempi brevi di un nume‑
ro così grande di uomini e (voglio
sperare) di donne, «di età matura
anche viventi nel matrimonio» che
«nella diaconia della liturgia, della
predicazione e della carità serveno
il popolo di Dio, in comunione col
vescovo e con il suo presbiterio»
(LG 29).
E allora, se è vero che i laici,
come tutti i fedeli, sono deputati
all’apostolato mediante il battesimo
e la confermazione e hanno il dovere
e il diritto di impegnarsi perché l’an‑
nuncio divino della salvezza continui
ti diffondersi tra gli uomini di ogni
tempo e ogni luogo, non dovrebbe la
chiesa osare di più nel responsabiliz‑
zare noi laici, creando le condizioni
per un nostro più incisivo coinvol‑
gimento nell’evangelizzazione delle
comunità senza presbiteri?
E’ possibile che, attraverso il
“segno dei tempi” della diminuzione
delle “vocazioni” presbiterali e del
progressivo invecchiamento del
clero, il Signore voglia farci capire
che, per “dire” oggi Gesu Cristo
e il suo vangelo, va fatto tutto il
necessario per scuotere le nostre
comunità assonnate, esortando i
semplici credenti (donne e uomini,
giovani e meno giovani, anziani e
vecchi) a riflettere sull’urgenza e
sull’importanza che riveste l’evange‑
lizzazione e rendendo consapevole
ogni battezzato che è universale la
chiamata di Cristo ad annunciare e
testimoniare il suo vangelo?
Noi laici abbiamo bisogno di
uscire da quello strano ed errato
atteggiamento interiore che spesso
ci fa sentire più “clienti” che corre‑
sponsabili della vita e della missione
della chiesa.
Sono da apprezzare le scelte
pastorali di sperimentare forme
emblematiche e coraggiose di servizi
ecclesiali laici: “laici “, nel senso che
sono resi da persone laiche; “eccle‑
siali”, nel senso che vengono eser‑
citati all’interno della chiesa locale,
la cui comunione e missione essi
servono, e perché sono i sottoposti
al discernimento e all’autorizzazione
del vescovo; “servizi”, perché par‑
tecipano del triplice ministero di
Cristo, sacerdote, profeta e re.
Vorrei pertanto, chiederti, caro
amico prete, di insistere nel prospet‑
tare a noi laici non obiettivi di tipo
minore ed elementari, ma la “misura
alta” del­la vita cristiana ordinaria
vissuta, nel­la società e nella chiesa,
all’insegna non di un’etica minimali‑
stica e di una religiosità superficiale,
ma di un impegno generoso e
convinto, nella ferma convinzione
che il Signore Gesù nulla toglie e
tutto dona.
Faccio mia una significativa
esortazione contenuta al paragrafo
9 della PO: «I presbiteri riconoscano
e promuovano lealmente la dignità
dei laici nonché il loro ruolo speci‑
fico nell’ambito della missione della
chiesa», armonizzando «le diverse
sensibilità, in modo che nella co‑
munità dei fedeli nessuno si senta
estraneo».
Con simpatia, stima e gratitu‑
dine.
Vita
La
3 OTTOBRE 2010
cultura
n. 34
3
Salvatore Quasimodo
Cercatore di Dio
S
Bonaventu‑
ra, il dotto‑
re serafico,
aveva scritto
l’opuscolo
“Itinerario
della mente
a Dio» quasi per rispondere
all’anonimo cercatore di Dio.
C’è, infatti, nell’itinerario di
molti uomini il desiderio
inespresso di incontrare l’Al‑
tro che non sempre si lascia
raggiungere. Molti sono i
perché e non è secondaria la
preoccupazione di porre al
primo posto la ragione che,
mai come in questa circostan‑
za, non può fare a meno della
fede. Fede e ragione, come ci
insegna Benedetto XVI, non si
oppongono, ma si completano
quando l’uomo sgombra la
mente da ogni pregiudizio, si
a
forza di
leggerlo
alla luce
della fa‑
scinazio‑
ne della
figura di Francesco d’Assisi,
il “Cantico delle Creature”
rischia di perdere parados‑
salmente la sua dimensione
di opera d’arte poetica. Cari‑
candolo del valore che certa‑
mente esso possiede, quello
di manifesto cantato dell’in‑
tero spirito francescano, la
dimensione strettamente
poetica passa in second’ordi‑
ne. Eppure la poeticità c’è, ed
è talmente forte da formare
un tutt’uno con il messaggio,
in un nesso inestricabile di
pensiero e forma.
Sul Cantico, come raramente
accade, critica laica e critica
di ispirazione cristiana si
trovano d’accordo: lo stesso
Renan, che di cose antipatiche
sul cristianesimo le ha dette,
dovette ammettere che è
lascia afferrare da Dio. Così
scrive S. Bonaventura: “Se poi
vuoi sapere come avvenga
tutto ciò, interroga la grazia,
non la scienza, il desiderio non
l’intelletto, il sospiro della pre‑
ghiera non la brama di leggere,
lo sposo non il maestro, Dio
non l’uomo, la caligine non la
chiarezza, non la luce ma il fuo‑
co che infiamma tutto l’essere
e lo inabissa in Dio con la sua
soavissima unzione e con gli
affetti più ardenti”. D’altra par‑
te resta sempre vero ciò che
Pascal mise in bocca al Cristo
dei dubbiosi: “Non mi cerche‑
resti se non mi avessi già tro‑
vato”. Ripensando all’itinerario
umano e spirituale di Salvatore
Quasimodo e alla sua fede
tormentata si può ritenere
che abbia egli pure incontrato
il Signore. Ad avvalorare tale
convincimento c’è il volume di
Curzia Ferrari Dio del silenzio,
apri la solitudine, che ha come
sottotitolo La fede tormentata
di Salvatore Quasimodo. Qua‑
simodo era nato in Sicilia ma
visse lontano dalla famiglia e
dalla sua terra, trascorse una
giovinezza disordinata, tallona‑
to dalla miseria e dall’ansia di
farsi conoscere come poeta.
La pubblicazione di Acque e
terre, per le edizioni Solaria, nel
1930, gli conferì la fama poe‑
tica, ma la sua vita continuò a
svolgersi nel disordine morale
e in ritmi convulsi, quasi allo
sbando. La fede ricevuta in
famiglia non fu mai rinnegata,
ma restò inaridita e come
sepolta. Al pari di Ovidio sen‑
tiva l’attrazione verso il bene,
ma purtroppo suo malgrado,
aderiva al male. Si sentiva una
creatura infettata dal male
come un’acquamorta, presaga
di disfacimento: Acqua chiusa,
sono delle paludi / che in lar‑
ghe lamine maceri veleni,/ ora
bianca ora verde nei baleni, /
sei simile al mio cuore”.
L’amicizia con Giorgio La
Pira gli fu di grande conforto,
anche se non sortì l’effetto
su cui contava il sindaco di
Firenze. Ma ciò valse a ridesta‑
re nel cuore del Poeta i valori
cristiani che non aveva mai
dimenticato. La lettura delle
Confessioni di S. Agostino, le
Lettere di san Paolo e il Vangelo
di Giovanni (da lui tradotto dal
greco) segnarono profonda‑
mente l’animo di Quasimodo
al punto che spesso ripeteva:
“Se avessi la fede di Gior‑
gio» Ciò non gli impedì di
incontrarsi col Crocifisso di
San Francesco
La poesia e il Poeta
Il Cantico delle Creature
e le “ragioni del cuore”
di Marco Testi
un’opera di vera poesia, quindi
di vera arte, e visto che lo
scrittore francese considerava
opera di poesia i Vangeli, il
complimento non è da poco,
anche se va al di là della di‑
mensione religiosa.
La poesia di un uomo
che aveva scelto la povertà
è diventata una delle opere
d’arte più lette e citate nel
mondo intero. Semplice pa‑
radosso, o c’è qualcosa di più
profonda da dire? C’è, ed è
sicuramente scomodo, perché
da tempo ci hanno abituato a
pensare l’opera d’arte come
costruzione puramente intel‑
lettuale e culturale, una sorta
di aristocratico tempio in cui
regnano sovrane la ragione e
la raffinatissima citazione. Il
Cantico dimostra che le cose
non stanno così, per una serie
di motivi, il primo del quali è
la grande importanza di quello
che noi chiamiamo metafori‑
camente cuore. Le ragioni del
cuore, del non razionalizzabile
e non quantificabile in questa
poesia sono fortissime, perché
fanno tutt’uno con la fede
nel trascendente. Il colpo di
grazia per gli smaliziati critici
che vedono trucchi e tra‑
nelli in qualsiasi testo è che
questa fede non si manifesta
automaticamente con una
“traduzione” in poesia di
elementi liturgici, ma sgorga
dallo spirito, in modo del tutto
personale.
Questa ispirazione non
è sprovveduta, si nutre di
una cultura, che però non
prevarica mai sulla genuinità
dell’ispirazione, perché è un
tassello complessivo in cui il
totale delle parti non è mai
pari alla somma: c’è da cal‑
colare l’imponderabile che si
chiama genio, in senso di pre‑
disposizione nativa e genetica,
diremmo oggi. La cultura pre‑
sente nel Cantico è biblica, e
si articola soprattutto su due
modelli: il Salmo 148 e l’epi‑
sodio dei tre giovanetti nella
Ho visto e ho creduto
I neocattolici, lo scisma silenzioso e il soffio dello
Spirito. ed. Piemme, Casale Monferrato 2010
opo un lungo
girovagare tra
religioni, espe‑
rienze, culture
e ideologie
della seconda
metà del se‑
colo scorso, il
celebre psichiatra e opinionista
televisivo Alessandro Meluzzi si
sente approdato (o riapprodato)
alla fede in Cristo, insieme spe‑
cialmente alle chiese cattoliche e
ortodosse. Qui esprime questo
suo approdo, ricco di entusia‑
smo e di motivazioni teologiche,
storiche, culturali, psicologiche,
esperienziali: ragione e cuore
vi si intrecciano continuamente:
colpisce la difesa, motivata e quasi
ostinata, della chiesa cattolica, del
papa, della Cei, del clero su tante
questioni e nonostante le critiche
assai diffuse oggi; critiche invece si
addensano su colleghi “laici” che
pontificano sui media, e anche su
certi teologi e biblisti o semplici
cristiani al limite di scismi silenzio‑
si. Il discorso è a mo’ di dialogo‑in‑
tervista con lo scrittore e giornali‑
sta Paolo Gambi, ma non manca di
una trafila logica. A volte, soprat‑
tutto nella prima parte, il discorso
mi sembra un po’ confuso, prolisso
e pur sbrigativo, contraddittorio:
migliore nella seconda. Comunque,
fornace presente in Daniele,
soprattutto 3,51-90. Qui i
giovani salvati dall’angelo del
Signore sciolgono un lunghis‑
simo elenco di benedizioni,
che certamente il santo di
Assisi aveva presente, come
del resto le lodi che il sole
e la luna, le “fulgide stelle”, il
tempo atmosferico e le altre
creature debbono a Dio nel
salmo citato. Poi si può anche
parlare di particolari, come
hanno fatto gli studiosi prima
nominati: la veste linguistica
umbra è davvero di Francesco
o è quella del primo copista,
umbro anche lui? Dove è
stato davvero scritto, nella
chiesetta della Foresta presso
Rieti o a san Damiano come
il 12 giugno 1968 chiuse la
sua travagliata esistenza ad
Amalfi, qualcuno scrisse che
Quasimodo era morto “da
vero ateo”. Ricorda la Ferrari
che circa una settimana prima
di morire, il Poeta espresse il
desiderio di entrare nella ba‑
silica di Sant’Eustorgio. “Nella
penombra lo vidi in tralice
chinare il capo e farsi il segno
della croce” Altro che ateo!
R.
oggi si è portati a credere? La
data 1224 è davvero l’unica
possibile, o si deve spostarla
in avanti, almeno nella fase
finale della composizione?
Infine, il Cantico è davvero
stato composto in diverse fasi,
forse tre? Nessuna di queste
domande mette a repentaglio
la straordinaria poeticità di un
Cantico in grado di parlare al
cuore e alla mente: la sua can‑
tabilità è assicurata dalle asso‑
nanze e da un gioco sapiente
di accenti, i suoi contenuti
sono di grande profondità
ma nel contempo espressi
in modo che tutti possano
capire. E soprattutto sono
orientati, in chiave anti mani‑
chea, specialmente contro i
Càtari: la natura è bene, ed è
bella, sotto tutte le sue forme,
perché il Dio che l’ha creata
è bene ed è bellezza, e la sua
creazione non può mentire.
Poeti Contemporanei
Preghiera
Alessandro Meluzzi
d
cui comprese il mistero non
senza alcune riserve. Ma gli
accenti poetici che manifesta
rivelano la sua sete, la nostal‑
gia di Cristo, mai sopita che
l’accompagneranno fino all’ul‑
timo respiro. “Signore degli
Ulivi, / la tua sete mi insabbia
la gola / movendo al Golgota, /
con i cipressi che in cupo saio
avvolti / lievemente salgono il
pendio / come cenobiti che
tornino al rifugio”. Quando
dopo
una cer‑
ta fatica,
il libro
mi sem‑
bra una
boccata d’aria salutare per tutti,
perché riesce ad aprire prospetti‑
ve cariche di speranza e del soffio
dello Spirito pur nel nostro conte‑
sto attuale reso pesante da errori
e peccati, da dubbi e problemi. ma
anche da visioni solo negative o
parziali della realtà umana e delle
chiese. Il lettore sapra attingere
da questo tesoro “cose antiche e
nuove”.
G. Giavini
Nel confuso vagare della mente
fra concetti, ricordi ed emozioni,
si muove un pensiero
che cerca di orientarsi
verso di Te
dal mio cuore
tracima una preghiera:
che io possa ogni giorno
incontrarTi nel sole che sorge
nella rugiada che infiora
il roseto e il rosmarino
nel sorriso di un bimbo,
nel pianto
di coloro che soffrono
senza mai dubitare
della Tua misericordia.
Mondami
dalla contaminazione
della violenza e del disordine
da cui sono circondato,
placa il bruciore delle ferite
coi lenimenti della Tua parola
colma i vuoti dell’anima
con il Tuo immenso amore.
Orazio Tognozzi
4
attualità ecclesiale
La partita
per il futuro
Il bene comune nelle parole
del cardinal Bagnasco
di Francesco Bonini
L’Italia sembra sempre quella.Tutto
sembra sempre tornare al punto di
partenza:“istruisce i problemi, comincia
a metter mano alle soluzioni, ma non
riesce a restare concentrata sull’opera
fino a concluderla”. Il cardinale Bagnasco, nella prolusione al Consiglio
episcopale permanente, analizza in
modo fine e rigoroso le nevrosi nazionali,
che lo portano ad affermare che “siamo
angustiati per l’Italia”. Non è un alibi per
abbandonarsi al pessimismo, che anche
un certo sistema della comunicazione
sembra alimentare compiaciuto. E’ il
punto di partenza realistico per invitare
concretamente a costruire qualcosa di
utile e di durevole. Il punto è che l’Italia
stessa “non riesce ad amarsi compiutamente”. Ed allora bisogna lavorare
proprio su questo registro, che ha il
nome antico ed attualissimo di “bene
comune”.
La causa fondamentale di questa
sensazione di eterno ritorno inconcludente, spiega il presidente della Cei, è
la sostanziale incapacità degli italiani
di occuparsi positivamente di ciò “che
è pubblico ed è comune”, di guardare
agli obiettivi comuni. Si ricade così
nelle nevrosi delle conflittualità, della
guerriglia, della frammentazione.Tutti si
appassionano ai conflitti inconcludenti
e nessuno si occupa della prospettiva.
Sullo sfondo il presidente della Cei ha
il suo “sogno”: è il formarsi di una
“generazione nuova di italiani e di
cattolici che sentono la cosa pubblica
come fatto importante e decisivo, che
credono fermamente nella politica come
forma di carità autentica perché volta a
segnare il destino di tutti”. Ne riparlerà,
promette. Nella prolusione, su questa
linea, indica allora con precisione alcune
questioni aperte, “che hanno un chiaro
rilievo antropologico”. E’ la linea del
bene comune, di cui presupposto sono
appunto politiche pubbliche rispettose
e anzi promozionali della persona. Il
cardinale Bagnasco entra decisamente
nel merito, a proposito dell’impatto sociale della crisi, dei giovani, della scuola,
delle carceri, del sistema sanitario, delle
politiche di sostegno alla famiglia e alla
natalità, fino ad arrivare alle politiche
fiscali e istituzionali.
Il federalismo, irreversibile, rappresenta
un paesaggio cruciale, perché non può
attuarsi che nel segno della responsabilità. Richiede veramente un cambiamento radicale, che giustamente non è
nelle forme istituzionali. Si deve infatti
incardinare in un forte senso di unità
e indivisibilità della nazione. Richiede
piuttosto a tutti e a ciascuno – singoli,
comunità, imprese, categorie – una nuova e forte assunzione di responsabilità.
E’ questa la parola chiave, una parola
tradizionalmente ostica nel nostro
discorso pubblico e privato. Eppure,
ribadisce il presidente della Cei, bisogna
passare proprio di lì. Serve per questo
una nuova e forte consapevolezza
culturale, serve “un’unità interiore e spirituale che merita di essere perseguita
come contributo vitale offerto a tutto il
Paese”. E riafferma che i cattolici e la
Chiesa in Italia sono pronti e disponibili
a giocare questa complessa partita, la
partita per il futuro.
Consiglio
permanente
Cei
Chiesa in Italia
I
l “grande fermento per
l’avvio del nuovo anno
pastorale” che stanno
vivendo le comunità cri‑
stiane nel nostro Paese,
la vitalità delle parrocchie
anche nel periodo estivo
appena trascorso, le pro‑
blematiche della Chiesa universale e
l’ “evento storico” del viaggio papale
nel Regno Unito: sono stati questi
i temi trattati in apertura della
prolusione ai lavori del Consiglio
episcopale permanente, lunedì 27
settembre a Roma dal presidente
della Cei cardinal Angelo Bagnasco.
Una prolusione nella quale il car‑
dinale ha voluto riprendere alcune
significative parole di Benedetto
XVI di ritorno dal viaggio in Gran
Bretagna. “Il Papa stesso – ha detto
il presidente della Cei - tracciando
un primo bilancio, ha confidato
che il viaggio confermava una sua
‘profonda convinzione’, ossia che ‘le
antiche nazioni dell’Europa hanno
un’anima cristiana, che costituisce
un tutt’uno col ‘genio’ e la storia
dei rispettivi popoli”. Così ha poi ag‑
giunto:“Considerando che con i suoi
discorsi egli ha inteso rivolgersi all’
’intero Occidente, dialogando con le
ragioni di questa civiltà’, ritengo che
potrebbe essere utile riprendere –
in una prossima circostanza, al di là
dunque di quanto riusciremo a fare
in questo Consiglio Permanente –
alcuni nuclei tematici della visita e
far sì che parlino alla nostra vita e
alla missione delle nostre comunità”.
n. 34
Consiglio
Vita
La
3 OTTOBRE 2010
permanente della
Con fiducia
e impegno
Cei
Libertà religiosa
da garantire
Il ricordo del martirio del vesco‑
vo Luigi Padovese e degli otto medici
occidentali uccisi in Afghanistan, oltre
che di tanti altri cristiani in varie
parti del mondo fa dire al cardinale
Bagnasco che “l’intolleranza religiosa
assume allora la forma della cristia‑
nofobia. Uccidere appare l’unico
modo per restare impermeabili al
linguaggio dell’altruismo, che spa‑
venta i violenti e inevitabilmente li
eccita”. Così aggiunge: “Vorremmo
sperare che il mondo libero ed
evoluto non continui a sottovalutare
questa emergenza, ritenendola in
fondo marginale o irrilevante”, auspi‑
cando che i “responsabili delle Na‑
zioni Unite .. garantiscano in modo
reale, senza distinzioni e ovunque,
la professione pubblica e comuni‑
taria delle convinzioni religiose di
ognuno”. Parole ferme il presidente
della Cei ha avuto per il tema della
pedofilia tra il clero, parlando di
“inqualificabili crimini, con abusi su
bambini e ragazzi” e richiamando le
norme “cogenti” volute dal Papa per
arginare e “rimuovere dal costume
ecclesiale un delitto angosciante”.
L’“unico tesoro”
della Chiesa
L’istituzione del “Pontificio Con‑
siglio per la promozione della nuova
evangelizzazione” è stata messa in
evidenza dal presidente della Cei nel‑
la parte centrale della sua prolusione.
Dopo aver richiamato l’esigenza di
una “rinnovata evangelizzazione nei
Paesi dove è già risuonato il primo
annuncio della fede”, il cardinale ha
evidenziato la diffusione di un certo
“indifferentismo religioso” auspican‑
do che la Chiesa continui “ad offrire
il proprio innamoramento per Dio
come il suo unico tesoro”.Allo stes‑
so modo, richiamando il Convegno
ecclesiale di Verona dell’ottobre
2006, ha anche auspicato che “il
cittadino italiano non accantoni la
questione-Dio, non la rimuova rite‑
nendola anti-umana, e lasci affiorare
la nostalgia che si nasconde in essa”.
A questo proposito ha rilanciato
la proposta del Papa di dare vita
all’esperienza del “cortile dei gen‑
tili”, come esperienze ed ambiti nei
quali “le persone possano in una
qualche maniera agganciarsi a Dio”.
Ha fatto quindi appello ai sacerdoti
affermando:“Il sacerdozio comporta
un continuo e costoso lavorìo inte‑
riore, al fine di perdere se stessi per
ritrovarsi. Di più: il sacerdote deve
arrivare all’identificazione di sé con
l’ ‘io’ di Cristo”, parlando del celibato
sacerdotale “come un andare ‘verso
il mondo della risurrezione, verso
la novità di Cristo, verso la nuova e
vera vita’”.
“Protagonismo
costruttivo”
in politica
Il cardinale è poi passato a trat‑
tare gli eventi dell’attualità politica e
sociale. Così ha parlato “di momenti
di grande sconcerto e di acute
pena per discordie personali che,
diventando presto pubbliche, sono
andate assumendo il contorno di
conflitti apparentemente insanabili”
col risultato di “bloccare i pensieri
di un’intera Nazione” all’interno di
una “drammatizzazione mediatica
che sembra dedita alla rappresen‑
tazione di un Paese ciclicamente
depresso”. Ha quindi esortato “a
deporre realmente i personalismi
che mai hanno a che fare con il bene
comune”. Ai cattolici impegnati nel
sociale, in particolare, ha chiesto
di “buttarsi nell’agone, di investire
il loro patrimonio di credibilità”,
con un “protagonismo costruttivo”,
senza trascurare l’affermazione di
quei “valori non negoziabili” che
fanno riferimento soprattutto ai temi
della famiglia, vita e bioetica e che
si collegano alla “morale naturale”.
L’imminente Settimana Sociale dei
Cattolici Italiani di Reggio Calabria
(14-17 ottobre) – ha aggiunto –
“non farà mancare, dalla visuale che
le è propria, un apporto di sviluppo
coerente”. Sono poi seguiti passaggi
dedicati alla crisi economica, alla
disoccupazione giovanile, alla sal‑
vaguardia della scuola e della sua
“qualità”.
Federalismo
“irreversibile”
Le vicende della sanità, specie
quelle recenti “con vittime inno‑
centi e famiglie disperate”, sono
state definite dal cardinale “uno
spregio non tollerabile, che offusca
la dedizione di tanti professionisti”
del settore. Allo stesso modo ha
parlato delle condizioni delle car‑
ceri, della violenza sulle donne, dell’
La prolusione
del presidente
cardinal
Angelo Bagnasco
“ospitalità che va offerta ai Rom”, e
del federalismo definito un processo
“irreversibile”. Su quest’ultimo tema
ha detto tra l’altro:“Gestire un Paese
come il nostro in chiave federalista
presuppone una diffusa capacità di
selezionare con rigore gli obiettivi,
scadenzarli, argomentare le scelte, e
saper dire dei no anche a chi si co‑
nosce. Riuscire a rispettare i vincoli
di bilancio, rimanendo attenti alle
implicanze umanistiche connesse
con l’amministrazione politica, di‑
venterà un’attitudine inderogabile,
che presuppone sì un’abilità tecnicogestionale, non però questa soltanto.
Diversamente – ha notato il card.
Bagnasco - prevarranno le spinte ad
un contrattualismo esasperato e ad
una demagogia variamente declinata.
È il momento insomma di sviluppare
quel confronto ampio che è richiesto
dal salto culturale senza il quale non
si dà riforma”. Nella parte conclusiva
della prolusione ha poi parlato di
fisco, crollo demografico e di politi‑
che di sostegno alla famiglia, citando
anche il grande tema della fame nel
mondo e delle catastrofi naturali.
Vita
La
3 OTTOBRE 2010
“
Spezzare pane
per tutti i po‑
poli”. È il tema
scelto in Italia
per celebrare
l’84ª Giorna‑
ta missionaria
mondiale, in programma il 24 otto‑
bre.“La Chiesa diventa comunione a
partire dall’Eucaristia, in cui Cristo,
presente nel pane e nel vino, con
il suo sacrificio d’amore edifica la
Chiesa come suo corpo”, scrive
Benedetto XVI nel suo messaggio
per la Giornata, che la Cei definisce
“una preziosa occasione per com‑
prendere gli atteggiamenti concreti
richiesti dalla vocazione cristiana:
vivere la condivisione, pensare alla
mondialità, annunciare la Buona No‑
vella”. Come ogni anno, le Pontificie
Opere Missionarie hanno preparato
una serie di sussidi in preparazione
all’”ottobre missionario” (il mese
tradizionalmente dedicato dalla
Chiesa alle missioni) che sono a
disposizione dei Centri e Uffici
missionari di ogni diocesi, oltre che
“cliccabili” sul sito della Fondazione
Missio (www.operemissionarie.it).
Cinque le settimane di preparazione
alla Giornata - a partire da lunedì
prossimo - articolate in altrettante
rispettive tappe: contemplazione (27
settembre-3 ottobre); vocazione
(4-10 ottobre); responsabilità (1117 ottobre); carità (18-24 ottobre);
ringraziamento (25-31 ottobre).
Ogni settimana, oltre alla messa, una
celebrazione particolare: l’adorazio‑
ne eucaristica (prima settimana); il
rosario (seconda settimana), la Via
Crucis (terza settimana), la veglia
missionaria (quarta settimana), i ve‑
spri (quinta settimana). Due iniziative
rivolte ai ragazzi e ai giovani.
Un umanesimo
nuovo
“L’obbedienza nasce dall’ascolto,
mantenuto vivo dalla preghiera e
“
attualità ecclesiale
n. 34
Ottobre Missionario
Quel “pane”
che è di tutti
dalla contemplazione della Parola
di Dio, che aiutano a rileggere
gli eventi della vita alla luce della
fede”. È quanto si legge nei sussidi
sull’ottobre missionario a proposito
della prima tappa, quella dedicata alla
contemplazione, “perché la frenesia
delle nostre attività non ci impedisca
di contemplare la Parola”. Il punto
di partenza è la constatazione che
“una fede adulta, capace di affidarsi
totalmente a Dio con atteggiamento
filiale, nutrita dalla preghiera, dalla
meditazione della Parola di Dio e
dallo studio delle verità della fede, è
condizione per poter promuovere
un umanesimo nuovo, fondato sul
Vangelo”.
Un mese per riscoprire l’attualità
della missione “ad gentes”
di M. Michela Nicolais
Segni di speranza
“In una società multietnica che
sempre più sperimenta forme di soli‑
tudine e di indifferenza preoccupanti,
i cristiani devono imparare ad offrire
segni di speranza e a divenire fratelli
universali, coltivando i grandi ideali
che trasformano la storia e, senza fal‑
se illusioni o inutili paure, impegnarsi
a rendere il pianeta la casa di tutti i
popoli”. È in questi termini che, nel
sussidio, si parla di “responsabilità” in
chiave missionaria.
I testimoni
Nel sussidio per la celebrazione
del rosario, vengono citati alcuni
testimoni, “simboli” dei cinque mi‑
Missione
come vocazione
Il mandato missionario, che han‑
no ricevuto tutti i battezzati e l’intera
Chiesa, “non può realizzarsi in ma‑
niera credibile senza una profonda
conversione personale, comunitaria
e pastorale”, perché la chiamata ad
annunciare il Vangelo “stimola non
solo ogni singolo fedele, ma tutte le
comunità diocesane e parrocchiali
ad un rinnovamento integrale”. In
questa prospettiva, per le Pom, “la
missione nasce dal coinvolgimento
dei nostri cuori, attraverso l’Euca‑
ristia, con quello di Cristo. Chi si
nutre del Pane del Cielo, condivide
il donarsi di Dio-Amore all’umani‑
tà: un intreccio che fonda il senso
dell’evangelizzazione, un’urgenza che
viene dal cuore di Dio e dà forma alla
carità dell’uomo”.
Fino a quando, Signore?”
Abacuc è un profeta che
ha svolto il suo ministero
sul finire del 7° secolo
a.C. Per abbattere l’oppressione dell’impero
assiro si sperava allora nella crescente forza
dei Caldei. Quando appare evidente che la
violenza e il dispotismo dei Caldei è superiore
a quello degli Assiri, il profeta, interprete del
dramma del suo popolo, rivolge a Dio domande colme d’angoscia. Discute con Dio osando
chiedergli conto del suo modo di condurre la
storia umana. È possibile che Dio pensi di por
fine ad un regime oppressore suscitandone un
altro ancora più crudele? Il profeta vede attorno a sé e al suo popolo un dilagare crescente
di sofferenza: oppressione, iniquità, violenza,
rapina, liti, contese e grida a Dio: “Fino a quando, Signore, implorerò aiuti e non ascolti?”.Vale
la pena, sembra chiedersi il profeta, mantenersi fedeli a un Dio che si comporta come
“spettatore dell’oppressione”? Abacuc resta in
attesa di una risposta: “Mi metterò di sentinelle, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere
cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei
lamenti” (2, 1). La risposta del Signore non
tarda a venire. È un documento inciso bene su
tavolette, di valore irreversibile, che impegna
la veracità e la fedeltà del Signore. Esso attesta: “soccombe colui che non ha l’animo retto”
cioè il popolo caldeo-babilonese che si gloria
dei suoi successi ma che già s’incammina
verso la rovina; “mentre il giusto vivrà per la
La Parola e le parole
XXVII Domenica Tempo ordinario-Anno C
Ab. 1, 2-3; 2, 2-4; Lc. 17, 5-10
sua fede”, promessa e impegno di Dio per il
popolo di Giuda che si appoggia nel Signore. È
questa una promessa che va oltre il momento
storico in cui è pronunciata e messa per iscritto. Ripresa da S. Paolo nelle lettere ai Romani
e ai Galati include chiunque, giudeo o pagano,
crede in Cristo morto e risorto che dona gratuitamente a tutti libertà, vita e salvezza.
“Siamo servi inutili”
I discepoli, quando inviati in missione da
Gesù, avevano da Lui ricevuti il potere di
“camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico” (Lc. 10,19).
Ritornando dalla missione riconoscono, pieni
di gioia, “anche i demoni si sottomettono a noi
nel tuo nome” (Lc. 10,17). Questo potere di
compiere, come Gesù, prodigi di cura e di dominio sulle forze ostili al regno era senz’altro
l’aspirazione delle prime comunità cristiane.
Col passare del tempo questo potere era
diminuito rendendo meno credibile l’attività
missionaria e ci si domandava il perché.
L’evangelista indica nella mancanza di fede
la causa della scomparsa dei prodigi così
numerosi nell’attività di Gesù dagli discepoli.
Ricorda a questo proposito una richiesta
fatta a Gesù dagli apostoli: “accresci in noi la
fede” e la risposta del Signore: “se aveste fede
quanto un granello di senape potreste dire a
questo gelso: - sradicati e vai a piantarti nel
mare -, ed esso vi obbedirebbe”. Non è quindi
un problema di aver più o meno fede. La fede
la si ha o non la si ha. Il granellino di senape
era la più minuscola, quasi invisibile, semente
allora conosciuta, eppure una fede di questa
proverbiale piccolezza sarebbe stata capace
di sradicare un albero dalle radici lunghe e
ben abbarbicate nel terreno come il gelso per
trapiantarlo nientemeno che nel mare. Questo
messaggio evangelico potrebbe tradursi così
per noi, oggi: davanti a difficoltà che sembrano
insormontabili il discepolo del Signore non può
arrendersi, deve impegnare tutte le sue forze
per trasformare il mondo secondo lo spirito
evangelico convinto che, a sua volta, Dio farà
sempre e in modo sorprendente la sua parte.
La fede “costringe” Dio a compiere imprese
umanamente impossibili come accadde col
vecchio Abramo: “Egli credette, saldo nella
speranza contro ogni speranza e così divenne
padre di molti popoli” (Rom. 4,18).
La seconda parte del brano evangelico
odierno è assai sconcertante per la nostra
5
steri della vita di Gesù, legati ai temi
delle cinque settimane dell’ottobre
missionario. La tragica morte di
frère Roger Schutz, fondatore della
comunità ecumenica di Taizé, viene
ad esempio equiparata ad “una
sorta di martirio”, e letta come un
invito all’Europa ad assumere uno
sguardo “innocente”, che a frère
Roger “derivava dal suo essere uomo
di contemplazione”. Padre Mario
Borzaga (1932-1960) per soli tre
anni è stato missionario in Laos, dove
è rimasto ucciso insieme al giovane
catechista Shiong. “Un breve tempo,
in terra di estremo Oriente, assai
fecondo, accanto alle popolazioni
bisognose di conforto”, e che può
essere di stimolo per la missione
in Asia. L’Oceania è invece la terra
di missione di padre Damiano de
Veuster (1840-1889), giovane mis‑
sionario belga che ha donato la sua
vita per i poveri e i malati di lebbra
nelle isole Hawaii. Ammirato anche
da Gandhi, è stato canonizzato di
recente da papa Benedetto XVI.
“Non fuggirò e non abbandonerò
la lotta per questi contadini”. Così
suor Dorothy Stang (1931-2005): ha
vissuto oltre 20 anni a fianco dei con‑
tadini dell’Amazzonia, nella lotta per
il riconoscimento dei loro diritti e la
tutela delle loro terre, pagando con
il sangue il proprio impegno, finendo
brutalmente assassinata. Jeanmarie
Jacumba (1961-1994), catechista di
Kgali, ha affrontato coraggiosamente
le violenze del conflitto etnico tra
hutu e tutsi, in Rwanda, tentando di
convincere i guerriglieri, tra i quali
ex-catechisti suoi amici, ad abban‑
donare propositi di odio e a pentirsi
in nome dell’amore cristiano. Per
tutta risposta, è stato imprigionato
e condannato a morte. “Quello che
noi abbiamo imparato è di amare il
prossimo e aiutare la gente a cre‑
scere, non di uccidere le persone
dell’altra razza”: queste le parole
rivolte ai suoi aguzzini.
mentalità. Riproduce, senza volerlo giustificare,
una pratica del mondo di Gesù, dalla quale
il Maestro trae un insegnamento per i suoi.
Partendo dall’affermazione che il padrone, in
questo caso esigente e dispotico, non ha obblighi verso il servo che ha compiuto tutti i suoi
doveri, Gesù si propone di illustrare le relazioni
dei discepoli verso il loro Signore.
Essere “servi inutili” può significare:
a) Davanti all’immane compito di annunciare
il Regno, che vuole trasformare l’umanità, il
discepolo deve riconoscere la propria inadeguatezza e insufficienza. Memore della parola
del suo Signore che è venuto per servire e non
per essere servito, l’annunciatore del Regno
non può comportarsi come dominatore. Il
Regno è dono gratuito del Signore. Il discepolo
deve ricercare senza sosta l’ultimo posto, quello del servo che esulta per il compito che gli è
stato affidato, immensamente superiore alle
sue doti e capacità.
b) “Servi in-utili” deve significare anche servi
che non ricercano la ricompensa materiale
per l’annuncio del vangelo. È impensabile e
inammissibile che l’evangelizzatore accumuli
per sé o per la comunità ecclesiale fortune
di potere, lusso e ricchezze provenienti dal
servizio della Parola di Gesù. “Gratuitamente
avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt. 10,8).
È stato questo il comportamento di Paolo che
Luca, suo compagno di evangelizzazione qui
ripropone (vedi 1 Co. 9). Il Vangelo di Gesù
non può essere snaturato, facendolo strumento di potere e ricchezza.
Enzo Benesperi
6
società
C
iò che sta av‑
venendo in Eu‑
ropa nelle ulti‑
me settimane,
rasenta la più
alta espressione
dell’odio razzista
nei riguardi di un’etnia, colpevole di
essere additata come “diversa” a
causa di uno stile di vita fuori dagli
schemi e dai canoni della cosiddetta
normalità. In effetti la decisione di
sgomberare e di rimpatriare tutti i
cittadini di etnia rom dal suolo fran‑
cese, oltre ad evidenziare una mani‑
festa politica di negligente chiusura,
evidenzia la debolezza di un governo,
di un programma politico che, non
potendo destreggiarsi tra le difficoltà
di pertinenza economica, sociale,
internazionale, decide di depistare
l’attenzione generale, creandosi
dei consensi spiccioli, fomentando
l’odio razziale nei riguardi dei rom,
verso i quali la simpatia non è mai
stata spontanea. Quindi l’espulsione
di bambini, di ragazzi, di donne, di
uomini inermi colpevoli di gestire
un secolare pregiudizio, è sembrato
opportuno in un clima di generale
insofferenza e soprattutto in conso‑
nanza con i vicini cugini italiani che si
fregiano di avere per primi adottato
la politica del “respingimento, grazie
alla quale, secondo chi la apprezza,
si è frenato l’esodo dei migranti sul
suolo nazionale italiano. Insomma il
cuore dell’Europa democratica, quel‑
la medesima Europa che solo qualche
secolo fa ha sancito l’universalità dei
diritti dell’uomo, in base ai tre criteri
dell’uguaglianza della fraternità e del‑
la libertà, fa i conti cori il tradimento
Un messaggio
inascoltato
Dove sono i concetti cardine
dello straordinario messaggio pro‑
posto dal Papa in Caritas in Veritate?
In questo momento tragico della
nostra politica in qui la destra mo‑
stra cedimenti interni, in cui il suo
fallimento nelle politiche sociali (ri‑
cordiamo ancora tutte le promesse
fatte famiglia, lavoro, tasse etc…)
di fronte ad una emergenza econo‑
mico sociale di dimensioni non sti‑
mate realmente assistiamo ad una
presenza delle forze di opposizione
totalmente scialba.
I centristi sono impegnati a rico‑
struire (loro dicono il grande cen‑
tro!) la grande balena bianca con i
teo dem fuoriusciti dal Pd in difesa
dell’ortodossia cristiana e i finiani
laici padri della famosa e “cristianis‑
sima” legge sull’immigrazione Bossi
Fini, c’è veramente da farsi rizzare i
capelli! Ma badiamo bene qui forse
si sta parlando del 20% (Casini,
Rutelli e Fini)!? Non parliamo poi
del defunto Pd morto durante la
gestazione, direi perché, se fosse
un essere biologico non saprebbe a
che specie è appartenuto e quindi
morto appena preso vita (vegetale?
pesce? mammifero?).
Il Pd ha rifiutato di perseguire la via
nuova di un’altra economia possi‑
bile quella per esempio proposta
nelle pagine “rivoluzionarie” dell’ul‑
tima Enciclica sociale, dove si punta
il dito sulle tematiche che stanno
devastando l’uomo nella società.
Dove il problema del lavoro non è
visto e affrontato secondo logiche
economiche e di massonico potere
n. 34
3 OTTOBRE 2010
Espulsione dei Rom
Lo fecero
anche i nazisti
Desta preoccupazione e allarme
il provvedimento del governo francese
di Patrizia Sessa Pillero
dei medesimi valori ispiratori della
politica della tolleranza e soprattutto
della dignità dell’uomo. Tuttavia, se
qualche decennio fa il tentativo di
Lo sgombero del campo nomadi di via Rubatorno a Milano
annullare capillarmente il popolo
rom fu tentato dall’epurazione nazi‑
sta, oggi quel medesimo schema, se
pur affascina qualche nostalgico della
razza pura, sopravvissuto ai fantasmi
di un passato omicida, altro non
determina che un copione già visto,
troppo scontato per essere apprez‑
zato e preso in considerazione da chi
pensa semplicemente e riflette su
ciò che è bene e su ciò che è male. Se
la sorte di tanti uomini, rei di essere
rom, non fosse intessuta di tragicità
verrebbe da pensare che di originale
nella politica europea che riguarda la
sicurezza non vi sia nessun provvedi‑
mento veramente credibile. Ebbene,
rimpatriati i Rom o ancora meglio
gli zingari, finalmente si è tutti più
sicuri? Come mai intorno a queste
decisioni assurde l’eco delle prote‑
ste si accende sempre quando il male
è già abbondantemente propagato?
Certamente il coro del dissenso
non si è fatto attendere e questa
volta le voci altisonanti dell’Europa
ed anche della Chiesa hanno preso
una posizione di netto contrasto
con l’assurda politica del rimpatrio
forzato. Ma, a questo punto c’è da
chiedersi se non sia il caso di ri‑
flettere circa l’identità che l’Europa
lettere in redazione
ma partendo dall’uomo, il lavoro
come strumento di miglioramento
di tutta la società (Pomigliano quali
logiche si perseguono?). Nell’ultima
Enciclica si affrontano tematiche
che da vicino presto interesseranno
la nostra realtà, la definizione del
possesso, della proprietà, ponen‑
do limiti morali. Mi spiego, questa
società e le forze che la dominano
hanno consacrato (mi si permetta
il paragone) la proprietà privata e
l’individualismo esasperato, non im‑
porta se esistono paesi o città dove
non c’è niente il dio mercato vuole
questo! In Caritas.. viene ristabilito
con forza la lontananza abissale
dello spirito cristiano da questo
modo di pensare, il creato ci è dato
in prestito per tutti, nessuna forza
politica ha il coraggio di sostenere
questa idea, in questa epoca di bas‑
so medioevo occidentale della crisi
capitalista nessuno riesce ad imboc‑
care la via nuova.
Attenzione che le Encicliche non
sono manuali filosofici per preti
ahinoi! Sono rivolte a tutta la cri‑
stianità e anche agli uomini di buo‑
na volontà cioè non cristiani (e mi
sa che bisognerà sperare nei secon‑
di!) quindi mi chiedo dove siamo?
A cena con qualche porporato a
programmare il grande centro per
rispolverare la peggiore Dc quella
dei compari, quella che non riusciva
a tollerare uomini come La Pira,
Moro, Bachelet, Milani etc. Noi cat‑
tolici vogliamo quella formazione?
Io no! Vorrei un partito (ma ci vor‑
rebbe un vero movimento culturale
ispirato!) che raccoglie l’insegna‑
mento di questi e che si identifichi
come voto cattolico perché coe‑
rente con i sentimenti del vissuto
della nostra fede.Vorrei anche a
costo di perdere, una forza politica
che serenamente si faccia portatri‑
ce di un nuovo messaggio per far
voltare pagina a questa società, una
pagina fatta di terribili ingiustizie
una pagina che vede sofferenze dei
più deboli una pagina che vede i
ricchi spettatori inerti nelle proprie
proprietà obesi di benessere.
Massimo Alby
Il pensiero di un laico
Io e l’aborto
Una sera dello scorso luglio, un
po’ per ammazzare la noia e un
po’ per curiosità, partecipai a una
riunione di abortisti che si teneva
in un circolo Arci della periferia.
L’argomento all’ordine del giorno
era questo: “L’aborto giusta scelta
di tante donne”.
Fra le numerose tesi esposte, mi
colpì quella di un dirigente regiona‑
le dei radicali, il quale sosteneva che
“l’aborto è un gran bene per lo Sta‑
to, per la famiglia e, in definitiva per
la società tutta, perché impedisce
che vengano al mondo figli indesi‑
derati che soffrirebbero e farebbe‑
ro soffrire e che, odiati dai genitori,
avrebbero una vita d’inferno che,
col passare degli anni, li renderebbe
degli asociali o dei delinquenti dan‑
nosi al consenso civile”.
Poi, concludendo, affermò che “ci
vorrebbe una legge che, senza tanti
ostacoli, consentisse ai genitori di
non fa nascere un figlio che non
desiderano o per il quale, a loro in‑
sindacabile giudizio, si prospettasse
un avvenire incerto”.
Sebbene mi fossi proposto di non
intervenire, quelle affermazioni mi
spinsero a chiedere la parola e,
così, potei esprimere la mia idea
sull’aborto, pratica che ritengo de‑
littuosa e attuabile solo nel caso in
cui fosse in gioco la sopravvivenza
della donna incinta.
Naturalmente fui oggetto di una
contestazione generale e allora,
tanto per non darmi per vinto e
per dimostrare la giustezza e il
senno delle mie posizioni, illustrai
a quel consesso quattro casi esem‑
plari, ponendo a tutti una domanda
alla fine di ognuno di essi, eccoli:
a) una coppia, marito affetto da
asma perniciosa e moglie tuber‑
colosa ha già avuto quattro figli:
il primo è nato cieco, il secondo
sordo, il terzo è nato morto e
il quarto ha ereditato entrambe
Vita
La
unita decide di fare sua, se procla‑
mare e sancire ancora l’inviolabilità
dell’uomo, o, al contrario, declinare
questo assunto, inciampando nella
buca della barbarie, spegnendo il
faro della civiltà occidentale che da
sempre splende quale baluardo della
cultura e del rispetto dell’uomo in
quanto essere umano. Il gioco peri‑
coloso che, ancora una volta, vede
coinvolti i rom, fondamentalmente
cela il pericolo di un disvalore verso
ciò che l’uomo stesso rappresenta,
la sua identità e la sua personalità.
Nel gioco delle parti ancora una
volta emerge il pugno fermo di chi
adotta provvedimenti drastici, senza
farsi condizionare da nessuno. Tut‑
tavia il tavolo della politica non può
contenere poche pagine. La politica
deve pensare alle alternative e so‑
prattutto deve smetterla di gridare,
per affermare con arroganza se
stessa e deve imparare ad ascoltare
la voce di chi si preferisce zittire
con le moderne deportazioni fatte
sugli autobus o sui voli speciali. Dove
è il principio illuminista, secondo
il quale l’uomo è il cittadino del
mondo? E perché ancora c’è chi con
arroganza pensa di prelevare delle
unità umane e trasferirle in modo
coatto verso destinazioni sgradite
o lesive della propria persona? Chi
ha pensato di accaparrarsi qualche
consenso popolare con l’eclatante
decisione di sgombrare roulotte
ed accampamenti vede svanire la
pretesa di successo poiché ha avu‑
to un effetto boomerang. E ora di
rispettare l’uomo ricordando che è
uguale al proprio simile al di là delle
sovrastrutture.
le malattie dei genitori. La don‑
na resta incinta per la quinta
volta, le direste di abortire?
b) Un uomo bianco stupra una
ragazzina nera di tredici anni e
questa rimane incinta. Se qual‑
cuno di voi fosse il padre della
ragazzina, la costringerebbe ad
abortire?
c) Una signora rimane incinta, ha
già altri figli, il marito è appe‑
na partito per la guerra e lei
è affetta da un male che non
perdona. Le consiglierebbe di
sbarazzarsi della creatura che
hai in grembo?
d) Una ragazza poco più che quin‑
dicenne è incinta, non è sposata
e il suo promesso sposo non è
il padre del bambino. Le direste
che sarebbe meglio abortire?
Chi risponde decisamente “sì”, sap‑
pia che nel primo caso avrebbe fat‑
to uccidere Ludwig van Beethoven,
uno dei più grandi geni musicali di
tutti i tempi e, nel secondo caso
Ethel Waters forse la più grande
cantante nera di blues. Nel terzo
caso avrebbe impedito di venire
alla luce a Karol Woityla, papa Gio‑
vanni Paolo II, e nel quarto caso,
che è ancora più eclatante, avrebbe
ucciso nostro Signore Gesù, il che,
penso, lasci tutti senza parole.
Infervorato, avrei voluto continua‑
re, ma i fischi, le offese e qualche
minaccia, mi consigliarono di gua‑
dagnare l’uscita, cosa che feci pre‑
cipitosamente rimpiangendo una
serata persa a cercare il colloquio
con chi non è avvezzo a colloquia‑
re e, soprattutto, con chi a atto del
disprezzo del valore della vita la
propria bandiera.
Francesco Serafino Corsini
Pistoia
Sette
N.
34
3 OTTOBRE 2010
Istituto Suore Mantellate
Cenacolo dei Laudesi
Ripartire da santa Maria
P
er l’8 settem‑
bre, festa del‑
la Natività di
Santa Maria e
inizio dell’an‑
no liturgico
per i Servi, il
Cenacolo dei Laudesi, insieme con
il parroco della SS.Annunziata, fra Fi‑
lippo Canigiani Osm, ha or­ganizzato
una veglia di meditazione spirituale e
di preghiera, cui hanno partecipato
rappresentanti delle suore Mantel‑
late di Pistoia, dell’Ordine Secolare
dei Servi, parrocchiani, cittadini,
amici della parrocchia e gruppi di
aggregazione diversi.
L’incontro si è svolto in due parti.
Una breve presentazione dello
svolgimento della serata è stata
fatta da Lucia Gai, del Cenacolo dei
Laudesi, che ha sottolineato come la
veglia si arricchisse con la presenza
di tutte le più significative realtà
che hanno caratterizzato e carat‑
terizzano la vita della parrocchia, e
come fosse necessario sensibilizzare
l’opinione pubblica sulle necessità
di restauro al dissestato tetto della
chiesa e di salvaguardia dell’intero
complesso conventuale, dalla nobile
configura­zione tardo‑barocca, cu‑
stode di numerose opere d’arte e
testimonianze di fede.
Una toccante Ave Maria, eseguita
dal coro parrocchiale, ha aperto la
prima parte della veglia, dedicata alla
lettura e alle meditazione dei brani
dai Profeti dell’Antico Testamen‑
to preannuncianti la nascita del­la
Vergine Madre di Dio e la venuta
del Salvatore, e dei brani evangelici
di Matteo e Luca, sull’Annuncio a
Maria e a Giuseppe della Nasci­ta
di Gesù. I brani, estratti dai testi ed
elegantemente confezionati in ‘ro‑
toli’ multicolori a cura di Alessandra
Capecchi, sono stati let­ti dal gruppo
dopocresima.
Una bella pianta fiorita, procu‑
rata da Luigina Calistri, era stata
deposta per l’occasione, e affiancata
da due candelabri settecenteschi con
ceri accesi, ai piedi del suggestivo
quadro d’altare raffigurante la Natività della Vergine, dipinta nel 1608 dal
pittore fiorentino Ludovico Cardi
detto il Cigoli.
L’ultimo dei brani letti, quello del
Magnificat, è stato ripetuto da tutti i
presenti, radunatisi intorno all’altare
della SS. Annunziata.
Nell’intervallo fra la prima e la
seconda parte un percorso proces‑
sionale è stato compiuto all’interno
del “chiostro dipinto”, da parte dei
presenti, con in mano candele acce‑
se, in segno di simbolica condivisione
delle plurisecolari vicende dei Ser‑
vi di Pistoia. Per
l’occasio­ne è sta‑
ta commentata la
particolare bel‑
lezza e lo speciale
signi­ficato reli‑
gioso della prima
lunetta dipinta
(sul lato est del
chiostro, sopra la
porta della sagre‑
stia), raffigurante
un’Assunta che è
anche un’Annunziata, affrescata
dell’illustre pitto‑
re fiorentino Ber‑
nardino Poccetti,
nel 1601-1602.
Un particolare
di questa raffi‑
gurazione, scelta
per la singolare profondità del suo
significato, era stato scelto per la
locandina fatta stampare con il con‑
tributo dell’editore “Settegiorni”,
così come per il programma di sala
della corale, che ha eseguito brani
religiosi e mariani nel­la seconda,
parte della veglia.
Il percorso di meditazione nel
chiostro è stato completato con la
spiegazione del significato liturgico
e spirituale sia del percorso stesso,
sia delle altre 25 lunette affresca‑
te. Il percorso di lettura, infatti, si
svolge da sinistra a destra, in senso
anti-orario, ripro­ducendo l’itinerario
sacrale di visita all’interno delle chie‑
se da parte dell’autorità religiosa,
che iniziava il suo cammino a cornu
Evangelii (dal lato dove si leggeva il
Vangelo, a sinistra rispetto all’altare
maggiore).
Nel chiostro, legato strettamen‑
te alla vita e all’esperienza religiosa
dei frati dei Servi, l’itinerario inizia,
appunto, dalla prima lu­netta sopra
indicata, con la Gloria della Vergine, e
prosegue con altre 5 lunette, sul lato
est, che illustrano le Origini dei Servi
fiorentini. Delle 26 lunette comples‑
sive, le altre 20 sono dedicate, lungo
i lati nord, ovest e sud, al percorso
esistenziale e spirituale del beato
Bonaventura Bonaccorsi, fino al suo
Transito, avvenuto ad Orvieto (lato
sud, 26a lunetta). Così la sequela
illustrativa si ricongiunge col suo
inizio: la Gloria della Vergine, appunto,
e dunque, la Glo­ria del Paradiso che
attende tutti i suoi santi seguaci.
Molto più tardi, com’è noto, le spo‑
glie del beato Bonaventura furono
traslate da Orvieto alla SS.Annunzia‑
ta di Pistoia, sue patria d’origine, ed
attual­mente riposano sotto la mensa
dell’eltare di san Filippo Benizi, cui­si
deve la conversione del beato stesso.
Dopo questo suggestivo interval‑
lo, i presenti sono ritornati a pren‑
dere posto in chiesa, dove la Corale
“Terra Betinga” di Agliana, diretta
dal maestro Paolo Pacini (anch’egli
parrocchiano dell’Annunziata) ha
offerto, senza volere alcun compen‑
so, l’esecuzione di 10 toccanti brani
di carattere religioso, sia antichi che
contemporanei, relativi al significato
della nascita di Gesù e in lode della
Vergine.
Una bambina di sette anni, Elisa
Pierini, figlia di una coppia sposatasi
in chiesa, e iscritta al primo gruppo
di preparazione per la Comunione,
ha distribuito a tutti il programma
di sala.
La veglia mariana, per la cui or‑
ganizzazione si sono inpegnati Sergio
Bardi, membro dell’Ordine Secolare
dei Servi e sagrestano della chiesa,
Luigina Calistri, del Cenacolo dei
Laudesi, ed altri, è terminata con la
lettura, da parte di Marco Nincheri,
di tre invocazioni a santa Maria, com‑
poste da fra Davide Maria Montagna
Osm (di cui quest’anno ricorre il
decimo anniversario del transito,
Pvvenuto il 18 maggio 2000) per la
Marcia dei Servi” fra Torino e Super‑
ga, nella notte fra il 26 e il 27 maggio
1990. Di esse riportiamo qui l’ultima­
“Donna, dello Spirito, santa Maria,
aiutaci a respirare, a pieni polmoni,
nella nostra storia inquinata.
La tua verginità attraversi
anche le nostre
singole esperienze,
rendendole sempre le più belle”.
L’incontro si è concluso con
un gioioso rinfresco, preparato
dalle mani esperte di Alessandra
Capecchi, allestito nell’attigua sede
del Cenacolo dei Laudesi, cui hanno
partecipato il Coro e tutti i presenti.
Lucia Gai
(Ri)trovarsi
t
rovare il tempo di essere
amico, scriveva Madre
Teresa di Calcutta, è la
strada della felicità.
Questo devono aver
pensato gli organizzatori
della cena di beneficenza
che si è svolta sabato 25
settembre nel salone dell’Istituto
Suore Mantellate di Pistoia.
Questo lo si leggeva stampato
sulle magliette di chi aveva allestito i
tavoli, di chi era addetto alla cucina,
di chi serviva, di chi si occupava della
lotteria, di chi seguiva le prove dei
musicisti di talento che hanno re‑
galato emozioni alla serata (Tiziano
Mazzoni e il suo gruppo).
E forse è significativo ripercorre‑
re la genesi di questo incontro, che
è nato dal ritrovarsi insieme, dopo
40 anni, di un gruppo di compagni di
classe delle elementari.
Si tratta degli ex alunni di una
delle prime classi di Suor Clemens,
che da poco è stata festeggiata, an‑
cora in piena attività, per il traguardo
raggiunto nella sua missione di edu‑
catrice, svolta con autentica passione
e intelligenza.
Dall’idea espressa a voce alta
dai pochi che ancora si vedevano,
è partita la ricerca. Una volta recu‑
perato l’elenco degli alunni inserito
nel registro di classe, sono iniziati i
passaparola, le telefonate, le ricerche
attraverso la rete, i primi contatti
, fino all’occasione conviviale, che
permette di riannodare i fili di una
relazione lontana nel tempo, ma così
importante nel percorso di crescita
individuale.
In molti, fin da subito, è nata la
volontà di andare oltre: trovare il
tempo di rivedersi, di rinsaldare i
rapporti, dare al ritrovarsi insieme
un significato di valore.
Qualcuno ricerca le foto di quegli
anni, alcuni si scrivono, non solo per
ripensare ai tanti episodi dell’esser
stati bambini insieme in un ambiente
sereno, ma anche per raccontarsi un
po’ dell’oggi, di una vita adulta fatta di
famiglie, figli, lavoro, solitudini, gioie e
preoccupazioni.
Dagli incontri serali nei locali
dell’Istituto e dalle conversazioni,
matura l’idea di creare una occasione
di solidarietà: farsi amici di uno di
quei tanti bambini, che, senza andare
troppo lontano, non vivono in un
contesto positivo ed hanno bisogno
di essere accompagnati in un tratto
del loro percorso formativo umano
e culturale.
Un gesto di amicizia allargata, che
si è concretizzato nella organizzazio‑
ne di una cena per la raccolta fondi,
in cui ognuno ha messo a frutto i
propri talenti per la buona riuscita
della serata.
La risposta è stata positiva ed i
partecipanti (un centinaio tra parenti
e amici) sono stati accolti nel salone
e nel giardino della scuola da questo
gruppo di ex alunni che, con la loro
maestra, hanno trovato il tempo di
essere amici.
Cattedrale
Vespro d’organo con
Anna Picchiarini
V
espro d’Organo in Cattedrale a Pistoia domenica
3 ottobre (ore 17), promosso dall’Accademia d’organo
“Giuseppe Gherardeschi” di Pistoia. Ad eseguire le
musiche dell’impegnativo e poderoso programma Johann Sebastian Bach (Preludio e fuga in do maggiore
Bwv 531, Corale O Mensch bewein dein Sünde gross),
Felix Mendelssohn (Sonata n. 6 in re minore) e César
Franck (Cantabile, Corale n. 3 in la minore) – sarà Anna
Picchiarini, assistente organista della Cattedrale, che suonerà l’organo Co‑
stamagna del 1969 (coro dei canonici) recentemente restaurato. Picchiarini,
diplomata in pianoforte, organo e composizione organistica al conservatorio
«Martini» di Bologna sotto la guida di Umberto Pineschi, ha seguito corsi
di perfezionamento di organo, clavicembalo e basso continuo con Klemens
Schnorr, Hans Davidsson, Peter Westerbrink, Ludger Lohmann. È attiva in
campo concertistico come solista e in duo con strumenti e cantanti, sia in
qualità di organista sia di pianista. Ha fatto parte del programma “Italia in
Giappone 2001” tenendo, come organista solista e come pianista ed orga‑
nista nel Trio Mabellini, una serie di otto concerti (Tokyo, Yokohama, Fukui,
Nagoya, Shirakawa, Ghifu, Osaka e Kyoto). Ha vinto il secondo premio (primo
non assegnato) al Concorso organistico nazionale di Battipaglia (2002). At‑
tualmente insegna cultura musicale generale alla scuola comunale di musica
«Mabellini» di Pistoia, dove è anche pianista accompagnatrice.
P.C.
8
E
Scatizzi
ra la
f i n e
degli
anni 80
quando
le suore
di Beta‑
nia hanno aperto insieme alle
porte del Convento di Giac‑
cherino quelle del loro cuore
e della loro disponibilità agli
incontri mensili del vescovo
Simone Statizzi dedicati alle
coppie di sposi.
In quel momento, per
molti di noi, era il vescovo
di Pistoia, con un ruolo reli‑
gioso e sociale ben preciso
e distante ma con il passare
degli anni, monsignor Simone
Alfiero Scatizzi, è diventato
don Simone. La persona a cui
telefonare o contattare nei
momenti difficili; l’amico a
cui confidare un dubbio o un
segreto; lo psicoterapeuta a
cui chiedere un consiglio per
portare avanti il groviglio dei
rapporti interpersonali spes‑
so minati dall’egocentrismo,
dalla cattiva comunicazione,
dalla superficialità; il padre
spirituale sempre capace di
illuminarti ed accompagnarti
nella tua ricerca di Dio.
La sua porta era sempre
aperta: quella del “palazzo”
come quella del piccolo ap‑
partamento fiorentino posto
accanto allo stadio comunale.
Varcare la porta della sua casa
voleva dire uscire dal caos
cittadino ed entrare in un’oasi
di cultura e di spiritualità, in
cui la bellezza si respirava
già dalle piccole cose, dalla
raffinatezza dei particolari con
cui aveva abbellito ed arredato
le stanze.
Al centro del piccolo stu‑
dio la scrivania era, come
conviene ad ogni persona
creativa, stracolma di libri, let‑
tere, articoli di giornali, penne
appoggiate le une sulle altre;
tutto in perfetto disordine
dove solo lui sapeva ritrovare
ciò che cercava.Anche gli scaf‑
fali ed i mobili appoggiati alle
pareti erano carichi di libri,
giornali, appunti, c.d. Eppure,
anche se tutto sembrava com‑
presso ed ammucchiato, c’era
sempre posto per il Crocifis‑
so, un fiore, una pianta vicino
alla finestra che restituiva al
tutto la sua spiritualità.
Ma il cuore di quell’ap‑
partamento era la Cappella,
ricavata in una stanza attigua
allo studio. Pur mantenendo
una semplicità ed una sobrietà
unica, don Simone, era riuscito
a creare un luogo estrema‑
mente raffinato, di una bel‑
lezza semplice ma penetrante,
degno di essere l’ambiente
privilegiato per incontrarsi
con il Signore.
Ciò che lo caratterizzava
era la sua curiosità che aveva
mantenuto fresca e sbaraz‑
zina anche col passare degli
anni ed è sempre riuscito a
provare stupore, ammirazione
e meraviglia per tutto quello
che ci circonda. Riusciva a
meravigliarsi nel soffermarsi a
guardare un fiore, una formica,
Ricordando
monsignor
comunità ecclesiale
n. 34
3 OTTOBRE 2010
Vorrei ripensarti com’eri
una farfalla o le numerose
stelle che in certe serate,
dopo aver cenato, svettavano
luminose nel cielo scuro e che
le sapeva chiamare ognuna
per nome.
Per non parlare poi del
suo saper essere allegro e
anche un po’ “birbone”; basta
ricordare quando da giovane
aveva catturato una serpe e
poi l’aveva infilata nel cesto
delle provviste dei suoi com‑
pagni seminaristi. Natural‑
mente la serpe era morta ma
l’effetto ce lo possiamo im‑
maginare. Questo suo modo
di essere lo aveva sempre
mantenuto anche durante il
periodo della malattia. No‑
nostante tutto la sua mente
era sempre lucida e attenta,
il suo pensiero era fluido e
da ogni sua parola trasuda‑
va, come vampate di calore,
questo infinito amore per il
Padre. Lo chiamava Amante ed
Amato. Sembrava lo vedesse,
lo potesse toccare tanto gli si
illuminavano gli occhi quando
ne parlava, anche se nascosto
dalla nube dell’inconoscenza.
Aveva sempre parole buo‑
ne per tutti e anche quando
le cose si mettevano meno
bene, non smetteva mai di
ringraziare. Grazie agli infer‑
mieri, grazie ai medici, grazie
sempre a tutti coloro che
facevano assistenza: grazie,
grazie e sempre grazie. La sua
vita è stata un costante ed
eterno grazie.
Entrando nella sua stanza
di ospedale non sembrava
nemmeno di entrare in un
luogo di sofferenza tanto era
il calore e l’accoglienza. Un
po’ di musica classica in sot‑
tofondo, sempre un sorriso e
una battuta per stemperare
la gravità della situazione e
poi tanta aria di Spirito Santo
che lo si poteva respirare.
Non mancava mai di piccole
attenzioni per coloro che lo
visitavano. Un libro, un pastic‑
cino, o qualche altro piccolo
gesto che faceva di lui una
persona unica.
Ricordo che quando arri‑
vavo gli sorridevano gli occhi
e la prima cosa che diceva era:
- come stai? -. Lui, che per pri‑
mo, chiedeva a me come stai e
subito dopo si rivolgeva a chi
era già nella stanza dicendo:
- ora lasciateci soli e chi sta
fuori non faccia entrare nessu‑
no perché dobbiamo lavorare
-. Non voleva perdere tempo
e, anche se talvolta con estre‑
ma fatica, non si arrendeva
poiché l’idea di questo ultimo
progetto lo teneva vivo. Stava
tentando di portare a termine
il suo ultimo libro ed io, con
il mio registratore, registravo
ogni suo pensiero per tradurlo
poi su carta.
Si iniziava e dopo poco
dovevamo subito interrom‑
pere perché qualcuno sfuggiva
alla sorveglianza e riusciva ad
entrare nella stanza. Salutava
e, accompagnati da violenti
attacchi di tosse, si riprendeva
pazientemente il lavoro.
Giorno dopo giorno sen‑
tiva che la vita si assottigliava
e il giorno dopo aveva un po’
meno vita del giorno prima. E
questo lo avvertiva e ne era
consapevole perché da uomo
attento com’era, con una
sensibilità fuori dal comune
e con la sua immensa cultura,
sapeva leggere perfettamente
ed in modo distaccato i cam‑
biamenti del suo corpo e del
percorso della malattia. Ma
sembrava quasi non toccasse
nemmeno a lui e talvolta dava
forse l’impressione di divertir‑
si di fronte a questa situazione
così devastante e, nonostante
tutto, si affidava comunque alla
volontà del Padre lasciando a
Lui sempre l’iniziativa quale
essa fosse, vivendo così la sua
malattia con assoluta libertà
e dignità. – Fare tutto come
se dipendesse da noi sapendo
che tutto dipende da Dio –
Questo era quello che ci di‑
Fism di Pistoia
M
i piace ricordare
monsignor Simone Scatizzi
in cattedrale, il 30 marzo
2000, davanti a 300 bambini,
delle sette scuole dell’infanzia
cattoliche della città, aderenti
alla Fism di Pistoia.
Tutti I bambini vestiti da
pellegrini come San Jacopo,
impressionati dalle dimen‑
sioni della nostra Cattedrale,
furono accolti con sempli‑
cità e simpatia dal vescovo
Scatizzi, che seppe metterli
a loro agio e dialogare con
loro sul modo di essere fan‑
ciulli cristiani in famiglia. Parlò
dell’amore che Dio ha per
loro, ricordò loro che hanno
una mamma e un babbo in
cielo che staranno sempre
a loro fianco. Rivolgendosi a
noi genitori e insegnanti, ci
ha esortati a valorizzare le
qualità dei bambini che con
la loro semplicità, spontanei‑
tà e entusiasino occupano il
primo posto nel regno di Dio,
come avevano appena letto
nel vangelo secondo Luca
18,15‑18.17 “lasciate che i
bambini vengano a me, non
glielo impedite perché a chi è
come loro appartiene il regno
di Dio”.
Questa celebrazione del
Giubileo dei Bambini fu molto
calorosa e tutti uscimmo dalla
cattedrale con un forte senso
di fratellanza e di adesione alla
grande famiglia della Chiesa
di Pistoia.
Grazie per questa profon‑
da esperienza giubilare.
Marie France Salmond
Opera nomadi
L’Opera Nomadi ricorda monsignor Simone Scatizzi.
Anche per i rom e i sinti è stato padre. In diverse occasioni
la nostra associazione lo ha incontrato ed è sempre stato
disponibile all’ascolto e alla condivisione dei molti problemi
che la nostra presenza nei campi zingari evidenziava di con‑
tinuo. Grazie alla sua comprensione nel lontano 1980 l’Ope‑
ra Nomadi ebbe finalmente una sede che era stata negata
da tutti: prima in seminario, poi presso il Centro diocesano
di accoglienza e il nostro lavoro fu meglio seguito dal vesco‑
vo Simone, e aiutato dagli amici che ci ospitavano.
Gli saremo sempre grati e memori di quanto ha potuto fare
per i più bisognosi e scomodi dei suoi figli.
Renza Sasso
ceva costantemente cercando
di far passare il concetto che è
assolutamente indispensabile,
dopo aver fatto tutto quello
che è nelle nostre possibilità,
affidarsi alla volontà del Padre.
Il Figlio sulla croce disse al Pa‑
dre: - Sia fatta la Tua volontà –
In tutta umiltà ha anche
dovuto riproporzionarsi in
una dimensione che non era
sua e che forse non avreb‑
be nemmeno lontanamen‑
te immaginato: non essere
più autosufficiente e dover
dipendere quasi completa‑
mente dagli altri. Aveva, però,
comunque sempre mantenu‑
to la sua ironia anche nella
malattia. Ricordo prima che
fosse ricoverato in ospedale,
in una delle sue ultime visite
in banca, lo salutai dicendogli:
- riguardati – e lui rispose:
“Tranquillo. Ho comprato
uno specchio più grande.” e
lentamente se ne andò.
E mi piace anche sotto‑
lineare che mai ho avvertito
nella sua voce, tristezza o
incertezza. Aveva sempre un
tono vibrante e rassicurante
e la sua grande premura era di
sapere se stavi bene e se era
tutto sereno. Esordiva proprio
così ogni sera all’inizio della
sua telefonata e molto spes‑
so ti leggeva qualcosa che lo
aveva particolarmente colpito
consegnandoti una “pillola”,
come le chiamava lui, medita‑
tiva da ripensare ed interioriz‑
zare. Con lui non potevi mai
fingere perché sapeva sempre
riconoscere, attraverso la
voce, se eri veramente sereno
oppure fingevi per non farlo
preoccupare. Era un profondo
osservatore e conoscitore
della psiche umana.
Mi viene in mente un
piccolo aneddoto accaduto
durante la sua degenza con
un’infermiera che era venuta a
sostituire una delle tante flebo
Vita
La
che lui assumeva. Era sempre
seriosa e quasi mai sorriden‑
te. Lui la guardò e con infinita
delicatezza gli disse: - signora,
lei ha dei problemi, la ricor‑
derò nella preghiera.- Lei lo
guardò rimanendo chiara‑
mente spiazzata, accennò un
mezzo sorriso, e se ne andò.
Sapemmo poi che effettiva‑
mente non stava bene.
Molto buffa era anche
la sua “tecnica”, come la
chiamava lui, per alzarsi e
coricarsi, quando ancora le
gambe lo sostenevano. Pren‑
dere prima una gamba, poi
l’altra e metterle fuori dal
letto, quindi il braccio… e se
per caso veniva sbagliata una
manovra, scuoteva il capo e si
rassegnava senza brontolare.
Erano situazioni che facevano
sorridere nonostante na‑
scondessero tutta la tragicità
della situazione. Credo però
che stesse vivendo momen‑
ti assolutamente umilianti
nonostante la grande capa‑
cità di abbandono e di piena
offerta al Signore della sua
sofferenza. Una sofferenza
che fino all’ultimo respiro si
è rivestita di lode, di amore,
di adorazione e di gratitudine
verso quel Padre di cui lui era
pienamente figlio.
Ciao Simone e grazie per
tutto quello che ci hai dato.
Grazie per averci riempito
il cuore della bellezza di Dio
e grazie per la tua costante
presenza nella vita nostra e
di tutta la comunità.
Grazie al Signore Dio
Padre per aver permesso di
poterti incontrare ed essere
stato per un lungo tratto
compagno di viaggio in questa
vita. Ci mancherai moltissi‑
mo anche se spiritualmente
sarai sempre il nostro angelo
custode.
Ci vediamo, e… riguarda‑
ti. Lo specchio grande ora è
diventato cielo immenso.
Guido e Franca Sardi
Associazione “Il Delfino”
Il cassetto dello studio di monsignor Scatizzi che, come ha
raccontato monsignor Frosini commemorando il vescovo
scomparso, si apriva solo a metà quasi a voler, più che na‑
scondere in contenuto ai presenti, non sottolineare troppo
la generosità di chi ne possedeva la chiave, quel cassetto si
è spesso aperto per “Il Delfino”.
Fin dalla nascita di questa organizzazione a favore dei carce‑
rati monsignor Scatizzi è stato spesso presente e partecipe
non solo con il contenuto del famoso cassetto, ma con le
parole, l’incoraggiamento e anche, in alcune occasioni, con
la sua presenza in carcere dove ha visitato i detenuti, ascol‑
tandone le loro necessità e incoraggiandoli a non temere il
futuro.
Un momento molto importante che ha visto questa sen‑
sibilità del pastore farsi evento, è stata la costruzione della
cappella del carcere voluta dal Delfino ma realizzata con il
contributo anche della curia, grazie a monsignor Scatizzi.
A sottolineare l’amicizia fra il Delfino e il vescovo c’era il
cappuccino padre Gabriele, cappellano del carcere e assi‑
stente spirituale dell’associazione che monsignor Scatizzi
aveva scelto come suo confessore.
Il Delfino oggi ringrazia e ricorda con gratitudine lo scom‑
parso vescovo nella certezza che dalla sua dimensione
sconfinata di spazio e di amore ancora protegga quei figli
che vivono oppressi dalle sbarre e spesso anche dalla soli‑
tudine del cuore.
Vita
La
comunità ecclesiale
n. 34
Festa parrocchiale di Bottegone
3 OTTOBRE 2010
Inaugurazione della statua
di San Michele Arcangelo
N
ell’ambito
della festa
parrocchia‑
le di San
Michele Ar‑
cangelo a
Bottegone,
domenica
26 settembre, è stata inaugurata la
statua del santo protettore della par‑
rocchia, realizzata con l’arte topiaria
tipica della zona di Pistoia.
La statua, realizzata con piante di
ligustro dall’azienda Romiti e Giusti
di Agliana, è stata collocata davanti
alla chiesa parrocchiale ed è stata
benedetta dal parroco don Baronti,
alla presenza dei fedeli al termine
della messa. “Le dimensioni della
statua - afferma Carlo Vezzosi, diret‑
tore dell’Associazione Vivaisti - sono
a misura d’uomo: circa un metro e
ottanta ed è disposta in un vaso di
q
uest’anno
l’associazione
“Una scuola
e un pozzo in
Africa” orga‑
nizza il tradi‑
zionale viaggio
in Senegal dal
17 al 28 gennaio 2011.
Le modalità verranno definite in un
incontro che si svolgerà martedì 5
ottobre alle 21,15 presso la chiesa
di Sant’Angelo a Bottegone.
Nata ufficialmente nel 2005, l’asso‑
ciazione trova un presupposto nel
1997 quando tre amici si recarono
in vacanza a Saly, nella regione del
Fatick. Nessuno pensava, dopo quella
esperienza, di arrivare a essere quel‑
lo l’associazione è oggi: una Onlus
alla quale è stato dato il nome di
“Una Scuola e un Pozzo in Africa”.
Dal 1997 al 2000 si sono susseguiti i
contatti telefonici con alcuni giovani
senegalesi e con le suore che dirige‑
vano la scuola materna di Mar Lothie
per piccoli aiuti in denaro alle loro
famiglie e un contributo divenuto,
Ne parliamo
con Carlo Vezzosi,
direttore
dell’Associazione
vivaisti pistoiesi
legno a forma ottagonale”. Dopo la
benedizione, don Baronti ha conse‑
gnato due targhe di riconoscimento
rispettivamente a Giancarlo Romiti
e a Carlo Vezzosi.
Ma in cosa consiste l’arte topia‑
ria? “E’ una tecnica di allevamento
e potatura di una pianta - risponde
Romiti - secondo una struttura
geometrica, oppure una qualsiasi
altra forma; le piante sono ancora‑
te ad una struttura metallica fine
come se ‘fosse uno scheletro’: i rami
delle piante seguono l’andamento
di questa forma. Successivamente
le ripetute potature dei nuovi ger‑
mogli ci permettono di ottenere
una superficie verde uniforme che
rappresenta in modo chiaro la forma
voluta, desiderata”.
“Questa arte - prosegue Romiti
- è stata fatta conoscere anche negli
ambienti vaticani. L’associazione
infatti, nel 2009, ha donato al Santo
Padre una pianta raffigurante le
chiavi del Vaticano. Questa pianta
oggi si trova di fronte alla grotta
della Madonna di Lourdes nei giardini
vaticani”.
Dal 17 al 28 gennaio 2011
Una scuola e un pozzo in Africa
col passare del tempo, sempre più
consistente alla scuola materna. Nel
gennaio del 2000 il secondo viaggio
vede la partecipazione di un piccolo
gruppo che visita Mar Lothie por‑
tando materiale scolastico, sostegno
economico, giocattoli e dolciumi ai
piccoli. Ormai il viaggio in Senegal è
una tradizione e a gennaio si parte...
dieci, dodici persone si ritrovano
per visitare il paese africano e per
rafforzare i rapporti con tanti amici
che aspettano i pistoiesi!
Dal 2005 l’Associazione si apre
così a tutti quelli che desiderano
contribuire alla realizzazione di
progetti umanitari in Senegal.
Se nei primissimi anni di visite
in Senegal lo scopo era soprattutto
quello di portare un contributo
economico, materiale scolastico
e giocattoli per i più piccoli della
Scuola Materna di Mar Lothie, poi,
poco a poco, si è iniziato a pensare
Una pensilina davanti
al carcere di Pistoia
L’associazione di volontariato “Il Delfino” si è fatta promotrice di que‑
sta iniziativa e il Comune di Pistoia e la Fondazione Cassa di Risparmio di
Pistoia e Pescia ne hanno finanziato la costruzione.
Da oggi i familiari dei detenuti che si recheranno in visita dei loro parenti
potranno attendere riparati dalle intemperie l’orario di ingresso al carcere.
alle strutture. Con l’aiuto di Enti,
Fondazioni, privati cittadini vengono
realizzati la nuova Scuola Materna di
Mar Lothie e un pozzo per l’acqua
che servirà il villaggio e la scuola.
Contemporaneamente c’è il restau‑
ro della casa delle suore e del piccolo
dispensario annesso.
L’anno successivo si festeggia
il restauro completo della Scuola
Elementare adiacente alla Materna.
Non finisce qui... a Ndangane,
l’associazione risponde alla richiesta
delle donne: una casa per la mater‑
nità, una casa per i medici, un pozzo
per l’acqua.
Tutto questo è ormai una realtà
funzionante e funzionale.
L’impegno non si limita solo alla
Regione del Fatick, ma si estende
anche a Casamance, regione estrema
del Senegal, tra il Gambia e la Gui‑
nea Bissau. Si susseguono le visite ai
Seminari della diocesi di Ziguinchor
per gli aiuti economici e il materiale
scolastico e nel gennaio 2009 viene
inaugurato il restauro completo del
piccolo seminario di Niassia.
Tanti sarebbero i progetti futuri!
E certo che non si può non tenere
conto della crisi economica che
limita le opportunità, i contributi e
le offerte.Tuttavia l’associazione non
ha intenzione di arrendersi. Prima
di tutto si continuerà a monitorare
quello che è stato costruito per una
costante verifica della manutenzione
e di un corretto utilizzo. Si punta an‑
che alla realizzazione di un progetto
per i giovani di Brin (Ziguinchor in
Casamance). Progetto ambizioso che
prevede una sala multimediale, sala
lettura, sala giochi, ecc... In poche
parole un centro di aggregazione per
chi è privo di tutto! L’idea è anche
di realizzare una scuola materna
adiacente alla casa della maternità
a Ndangane.
9
La morte
di Sergio
Cecchi
A poca distanza dalla scompar‑
sa della moglie, è morto anche
Sergio Cecchi. Alla figlia Lucia,
amica carissima e preziosa colla‑
boratrice dell’attività artistico.cul‑
turale presso la Curia vescovile,
così duramente colpita negli af‑
fetti più cari, rinnoviamo la nostra
partecipazione e la promessa del
nostro ricordo.
Circolo Mcl
Chiesina Montalese
Cena di
solidarietà
Nel gennaio 2008 il Circolo
Mcl di Chiesina Montalese iniziò il
sostegno alla missione delle suore
Salesiane di Cotunou, in Benin, che
opera soprattutto contro il traffi‑
co di minori.
Da allora è stato inviato un con‑
tiner di aiuti ed offerte in denaro,
ricavato con le varie iniziative
organizzate dal Circolo, e finaliz‑
zato al sostegno dei progetti della
missione.
Suor Maria Antonietta, che abbia‑
mo conosciuto ad ottobre 2008,
è attualmente in Italia e cenerà
insieme a noi martedì 5 ottobre
2010 alle 20, e durante la serata
ci parlerà, con l’aiuto di fotovideo, della attuale situazione e
dei progetti futuri.
La cena è offerta dal Circolo. Chi
vorrà, potrà dare un contributo a
suor Maria Antonietta
Invitiamo tutte le famiglie di Chie‑
sina a fare un piccolo sacrificio ed
a partecipare a questo incontro,
per far sentire la nostra vicinanza
a suor Maria Antonietta che opera
infaticabilmente, in mezzo a mille
difficoltà, per togliere dallo sfrutta‑
mento e dalla miseria i bambini di
quel lontano paese.
Per la cena è gradita la prenota‑
zione: 0573 479798 Circolo, dopo
le ore 20,30, 0573 479940 Iolan‑
da,0573 479653 Giovanna, 0573
479874 Goffredo.
INFO: Tel 0573/479798
Azione cattolica ragazzi
Un incontro diocesano
in vista di “C’è di più”
l’
anno pastora‑
le dell’Azione
Cattolica ri‑
prende il 30 ot‑
tobre a Roma
con l’incontro
nazionale dei
bambini e dei ragazzi di AC, dal
titolo“C’è di più. Diventiamo grandi
insieme”. In vista di questo appunta‑
mento, un particolare invito è rivolto
al mondo degli adulti. Infatti “C’è
di più” interpella chi è chiamato a
raccogliere la sfida e il compito di
trasmettere la vita, con tutto il suo
patrimonio di sapere, di esperienza,
di fede. In quest’ottica, il primo in‑
contro diocesano per adulti è fissato
il 17 ottobre alle 11 a Belvedere, con
la Messa e un momento formativo
con l’assistente di azione cattolica
diocesana, don Roberto Breschi.
Ma come è andata l’estate dei
giovani di AC?
“Ogni anno – spiega Chiara Gen‑
tile, presidente dell’AC diocesana
- vengono organizzati campi scuola
con finalità educative. Quest’anno i
tre campi scuola organizzati si sono
sviluppati su due affascinanti storie:
quella di Robin Hood e la storia dei
pirati. Il campo delle elementari, sulla
falsariga della storia di Robin Hood,
ha invitato a riflettere sull’essere
accoglienti, mentre il campo delle
medie, ispirato alla storia dei pirati
dei Caraibi, ha invitato a riflettere
sulla necessità di andare oltre le ap‑
parenze. In tutto hanno partecipato
oltre cento ragazzi seguiti da una
ventina di operatori.
Anche i giovanissimi hanno fatto
il campo di una settimana: i ragazzi
erano circa 40 e hanno riflettuto sul
tema della corporeità”.
Oltre all’incontro di Roma, cosa
sta preparando AC?
“Oltre all’incontro del 30 otto‑
bre, per il quale sono stati predisposti
due bus in partenza da Pistoia, c’è la
Giornata mondiale della gioventù
che viene fatta in Spagna e, visto
la vicinanza dell’evento, dovremmo
partecipare in collaborazione con la
pastorale giovanile”.
D.R.
Sanità
10 comunità e territorio
n. 34
Vita
La
3 OTTOBRE 2010
Ospedale del Ceppo
Pagina a cura di
Patrizio
Ceccarelli
In arrivo la nuova
risonanza magnetica
d’attesa. Si potranno indagare tutti
gli organi, svolgere esami neurologici
e vascolari e durante la procedura
diagnostica si potrà eventualmente
effettuare anche l’interventistica,
con indubbi vantaggi per i pazienti
che con un solo accesso in ospedale
potranno ottenere due prestazioni.
Asl 3
La macchina
di ultima
generazione è
giapponese e sarà
la terza ad essere
operativa
in Europa.
Contribuirà alla
riduzione delle
liste di attesa e
potrà essere
impiegata anche
su pazienti obesi,
claustrofobici e
bambini
u
n delicato ed ec‑
cezionale inter‑
vento di chirur‑
gia mininvasiva è
stato eseguito la
scorsa settimana
nel presidio ospedaliero di Pistoia
organizzato dal dr. Gianfederico
Trebbi, medico ginecologo, già esper‑
to in laparoscopia da molti anni.
Ad una donna di 43 anni residente
in provincia, alla quale era stato
diagnosticato un tumore al collo
dell’utero, è stato asportato l’utero
conservando le principali funzioni
dell’apparato uro-genitale. L’inter‑
vento è stato eseguito dal dottor
Domenico Vitobello, responsabile
della unità operativa di ginecologia
della clinica milanese Humanitas
insieme all’equipe dei medici gineco‑
logi della unità operativa di ostetricia
è
ormai imminen‑
te l’apertura
della nuova Rsa
(residenza sani‑
taria assistita)
del Villone Pucci‑
ni, che accoglierà
80 anziani. Com‑
pletamente ristrutturata e rinnovata
negli arredi, la struttura è stata
visitata in questi giorni dall’apposita
commissione per il rilascio dell’au‑
torizzazione al funzionamento con
esito positivo per i requisisti richiesti
(sicurezza, igiene, ecc.) ed è quindi
risultata in regola per accogliere gli
anziani dello stesso Villone Puccini
e quelli provenienti dalla Rsa Caselli
di Quarrata.
In questi mesi sono state svolte
Corsi di
formazione
contro
l’abuso
di alcol
Sono rivolti al personale sanitario
e serviranno a creare referenti di
reparto in grado di identificare precocemente le persone a rischio
l
a nuova risonanza magne‑
tica che nel 2011 arriverà
all’ospedale di Pistoia sarà
la terza del genere istallata
in Europa; infatti si tratta
di una RM ad alto campo
“aperta”. Le altre due,
praticamente gemelle, sono già ope‑
rative in Germania e Inghilterra. Si
chiama Oasis Hitachi Inspire ed è un
vero gioiello nel campo della diagno‑
stica con performance di altissima
qualità: dalla precisione dell’immagine
alla velocità. Le caratteristiche prin‑
cipali del nuovo macchinario sono
state illustrate da Tatsuya Aoki (al
centro nella foto), l’assistant section
manager di Hitachi che, accompa‑
gnato dai due manager Massimo
Labatessa e Roberto Traditi, entrambi
di Esaote, si è recato personalmente
nella unità operativa di radiodiagno‑
stica per conoscere la struttura che
ospiterà la nuova macchina. Erano
presenti Silvia Briani e Cinzia Lupi,
rispettivamente direttore sanitario
e direttore dell’ospedale, Daniele
Mannelli della direzione sanitaria e il
responsabile della struttura Patrizio
Pacini che insieme a Luca Bernardi
della unità operativa di fisica sanitaria
hanno spiegato al manager giappo‑
nese che la nuova macchina andrà
al posto di quella vecchia, una volta
terminati i lavori di ampliamento e
ristrutturazione dei locali che, es‑
sendo del 1600, sono anche sotto
la tutela della Soprintendenza. I lavori
per la collocazione della nuova RM
inizieranno nelle prossime settimane
e si concluderanno nei primi mesi del
2011. La nuova macchina, che man‑
derà in pensione la vecchia, ormai
funzionante dal 1993, essendo aperta
potrà essere impiegata per i pazienti
claustrofobici e obesi, per gli anziani
e in campo pediatrico, offrendo
un’opportunità in più ai bambini. L’at‑
tuale produttività (oltre 2.000 esami
all’anno) dovrebbe addirittura rad‑
doppiare portando ossigeno alle liste
Chirurgia mininvasiva
Pistoia all’avanguardia
in Toscana
e ginecologia di Pistoia, diretta dal
prof. Luciano Savino. L’intervento è
stato video trasmesso in diretta, at‑
traverso un collegamento con la sala
operatoria, per consentire, agli ope‑
ratori dell’area materno infantile e a
quelli dell’area chirurgica, provenienti
anche da altre aziende sanitarie della
regione, di seguire tutte le fasi della
innovativa operazione chirurgica.
Durante l’intervento è stato
eseguito anche l’esame istologico per
valutare l’aggressività della neoplasia.
«Alla donna – hanno spiegato i me‑
dici - è stata inoltre risparmiata tutta
l’innervazione e quindi continuerà
a mantenere inalterata la funzione
sessuale, e la funzionalità vescicale
e rettale». Si tratta di uno dei primi
interventi del genere in Toscana.
«L’iniziativa ha rappresentato un
momento formativo e di scambio tra
professionisti di alto valore e com‑
petenza – ha dichiarato il direttore
sanitario Silvia Briani, che ha seguito
l’intervento in diretta video - e sono
certa che nelle nostre strutture sono
presenti esperienze e abilità perché
nel futuro anche nei nostri presidi
ospedalieri gli operatori possano
sviluppare ulteriori capacità di inter‑
vento su una patologia femminile così
importante».
Il tumore all’endometrio (tessuto
che riveste l’interno dell’utero) è uno
dei più diffusi nelle donne, mentre
quello del collo dell’utero sta dimi‑
nuendo grazie ai programmi di pre‑
venzione (esecuzione del pap test).
Residenze sanitarie assistite
Riapre il Villone Puccini
La struttura, completamente rinnovata
negli arredi, accoglierà 80 anziani
tutte le azioni propedeutiche nella
logica di rendere il meno traumatico
possibile l’inserimento degli ospiti
nella nuova struttura residenziale:
sono state svolte riunioni e confronti
anche con i familiari, che hanno po‑
tuto visitare la Rsa, ed il personale
ha preparato gli anziani alla novità. I
responsabili della struttura e il ser‑
vizio sociale aziendale hanno definito
il cronoprogramma degli inserimenti
e hanno valutato l’assegnazione degli
spazi tenendo conto delle peculiari‑
tà e delle necessità di ogni singola
persona.
Il trasferimento, che si sarebbe
dovuto concludere il 27 settembre,
ha subito un lieve ritardo, a causa
del guasto che si è verificato ad uno
degli impianti tecnici dell’edificio. La
ditta costruttrice è già intervenuta
per verificare l’origine del difetto
e per assicurare il non ripetersi del
problema. L’azienda sanitaria atten‑
de la conclusione di tutti i controlli
prima di procedere all’inserimento
degli ospiti.
L’inaugurazione del nuovo Villone
Puccini avverrà nei prossimi mesi,
dopo un periodo di adattamento
degli anziani e degli operatori al
nuovo ambiente.
H
anno preso il via il 1 ottobre
i corsi di formazione rivolti a me‑
dici, infermieri e tecnici dell’Asl
3, per fornire le competenze e gli
strumenti necessari all’identifica‑
zione precoce dei consumatori a
rischio e dei problemi e patologie
alcol-correlati.
I corsi di formazione fanno parte
del progetto regionale “Ospedali
liberi di alcol”, rivolto al persona‑
le operante nelle strutture sani‑
tarie e finalizzato a ridurre l’im‑
patto dei problemi alcol-correlati
(sociali e sanitari). Scopo dei cor‑
si è quello di formare dei veri e
propri “referenti alcologi” in ogni
contesto operativo dell’azienda
sanitaria pistoiese, al fine di cre‑
are un team di operatori sanitari
in grado di identificare precoce‑
mente le persone a rischio.
La Regione ha messo a disposi‑
zione dell’azienda 150 mila euro
per realizzare tutte le azioni
previste dal progetto: dai corsi
di formazione agli operatori fino
alla stampa di opuscoli informa‑
tivi.
Ogni anno in Toscana si stima
che siano circa 900 le persone
che muoiono (2,2% della morta‑
lità totale) a causa del consumo
di alcol; questo dato è rimasto
grossomodo stabile nel corso
degli ultimi 15 anni. Per quanto
riguarda invece i ricoveri ospeda‑
lieri, ogni anno sono circa a 9.500
(1,2% del totale) quelli attribuibili
all’uso di alcol.
Il progetto viene realizzato con la
collaborazione del centro alcolo‑
gico regionale e della cooperativa
sociale “Il Ponte”, attraverso il
contributo diretto dell’alcologo
project management, Giusep‑
pe Balli, mentre il responsabile
scientifico è il dott. Alessandro
Natali. Coinvolti anche i Sert di
Pistoia e della Valdinievole, di cui
sono rispettivamente responsa‑
bili i dottori Cinzia Groppi e Fa‑
brizio Fagni, l’unità di educazione
alla salute, che ha come referente
il dottor Corrado Catalani e i
dottori Rosy Raffaelli e Giuseppe
Nottoli, responsabili degli infer‑
mieri, delle ostetriche, dei tecni‑
ci-sanitari e del personale della
riabilitazione e della prevenzione.
Vita
La
l
a Fiom si confer‑
ma il primo sin‑
dacato di Ansaldo
Breda. E’ questo,
in sintesi, quanto è
emerso dalle vota‑
zioni tenutesi nei
giorni scorsi nello
stabilimento.
“Siamo molto soddisfatti
del risultato delle urne – di‑
cono dalla Segreteria Provin‑
ciale Fiom – Cgil – sia per il
periodo molto difficile che
stiamo attraversando sia per‑
ché soltanto per una manciata
di voti (per la precisione 5 su
12) è mancato il risultato di
avare oltre che la maggioranza
assoluta nei voti anche quella
dei delegati.”
Se la Fiom è rimasto il
primo sindacato in azienda
la UGl Metalmeccanici fe‑
steggia il raddoppio dei voti;
la Fiom ha infatti ottenuto il
50,76% complessivo dei voti,
con numeri in crescita fra gli
operai ( circa il 60% contro il
42% del 2007) ma in calo fra
gli impiegati ( 36% contro il
40& di tre anni fa) invece il
sindacato vicino alla destra
ha conquistato ben 136 voti
rispetto agli 86 del 2007, con
una crescita nei consensi
che passa dal 10 al 20% ed
3 OTTOBRE 2010
comunità e territorio
n. 34
Elezioni
all’Ansaldo Breda
ha conquistato tre delegati
rispetto ai 2 di tre anni fa.
“Con questa tornata eletto‑
rale – ha detto il segretario
regionale Ugl Metalmeccanici
della Toscana Maurizio Iaco‑
poni – viene pienamente ri‑
conosciuto l’ottimo lavoro dei
nostri rappresentanti sindacali
sempre più vicini alle esigen‑
ze dei lavoratori di Ansaldo
Breda”. Soddisfatto anche il
segretario provinciale Tiziano
Fabbri;“per la prima volta – ha
detto – il nostro sindacato
potrà contare su un proprio
rappresentante Oscar Tonini
fra gli impiegati dell’azienda
oltre alla riconferma di due
delegati fra gli operai.”
Tornando infine alla Fiom
ricordiamo che i delegati eletti
( complessivamente 5 su un
totale di 12) sono: Mariani
Monica, Breschi Diego, Tonio‑
ni Albano, Laveglia Lorenzo,
Lucarelli Luca mentre gli Rls
sono Breschi Diego, Laveglia
Lorenzo e Mariani Monica.
Edoardo Baroncelli
Lions Club Quarrata-Agliana-Pianura Pistoiese
25esima Charter Night
b
rillante e
suggestiva
la cerimo‑
nia della
25esima
Charter
Night del
Lions Club Quarrata-AglianaPianura Pistoiese, celebrata
recentemente a Villa Rospi‑
gliosi di Lamporecchio.
Presenti autorità come
il Prefetto di Pistoia Mauro
Lubatti, il Procuratore della
Repubblica Renzo Dell’Anno,
i sindaci Eleanna Ciampolini
di Agliana e David Scatragli di
Montale e l’assessore Giovan‑
ni Dalì di Quarrata.
Dopo la presentazione
della serata da parte del
Cerimoniere Franco Baldi, il
presidente Carlo Filippo Spini
ha ripercorso brevemente le
tappe del Club, dal 1985 ad
oggi. Ha ricordato alcuni dei
più importanti services realiz‑
s
abato 25 set‑
tembre, il pre‑
sidente della
Fo n d a z i o n e
D y n a m o
Camp onlus,
Vincenzo Manes, ha presen‑
tato, in occasione dell’“Open
day”, il resoconto delle ini‑
ziative svolte dalla Dunamo
Camp alla presenza di varie
autorità istituzionali.
Alle ore 15,30, quindi, i
cancelli del Camp sono stati
aperti, come ogni anno, a mi‑
gliaia di persone, che hanno
visitato l’immensa struttura
sorprendendosi della sua
zati nel corso dei venticinque
anni di vita del Club, fra cui il
restauro dell’antico ponte pe‑
donale della Ferruccia, che col‑
lega il comune di Agliana con
quello di Quarrata ed il cui
progetto di consolidamento
venne realizzato da due soci.
Non solo il recupero di un
frammento di storia, ma anche
un inequivocabile significato
simbolico: l’unione di due
sponde ed il segno di apertura
al dialogo. Nel fare cenno ad
altri services compiuti dal
Club sul territorio, Spini ha
menzionato la toccante scul‑
tura di Jorio Vivarelli, dedicata
alle vittime della strada.
Spini ha poi indicato il
programma dell’anno lionisti‑
co 2010-2011, in cui prevale
l’operatività nei Comuni del
territorio e la collaborazione
con alcune realtà locali ope‑
ranti soprattutto nel campo
della cultura, della religione e
del volontariato. Dopo aver
espresso il desiderio di raf‑
forzare il valore dell’amicizia e
della partecipazione dei singoli
soci nella vita del Club, Spini
ha manifestato la disponibilità
ad operare anche in base a
ciò che al Club sarà richie‑
sto dall’associazione, a livello
internazionale, nazionale e
distrettuale.
Durante la cerimonia sono
stati insigniti della Chevron
Pietra Miliare i soci fondatori
Giorgio Balli, Claudio Barto‑
lozzi, Athos Capecchi, Franco
Ciofini, Stefano Martini, Paolo
Pasticci, Ferdinando Santini,
Carlo Filippo Spini.
Emozionante il momento
in cui cinque nuovi soci hanno
fatto ingresso nel Club che,
per la prima volta, si arric‑
chisce anche della presenza
femminile. Il Governatore ha
infatti appuntato il distintivo
a Chetti Barni, Maria Laura
Bucciantini, Massimiliano Cec‑
chi, Lucilla Di Renzo e Alfredo
Perruccio.
Ha concluso la cerimonia
l’intervento del Governatore
sottolineando che i Lions
devono essere parte attiva
e propositiva nella società
di cui, come singoli e come
Associazione di Servizio, fanno
parte. Dopo aver ricordato
il Tema Nazionale dal titolo
“La Costituzione della Re‑
pubblica Italiana: conoscerla
ed amarla” ed il Service Di‑
strettuale sull’immigrazione,
ha rivolto l’invito ad operare
con entusiasmo nel tessuto
sociale, facendosi promotori
di iniziative a sostegno della
comunità, continuando a dare
quel contributo di solidarietà
che è l’essenza del “servire”,
dell’essere al servizio degli
altri, secondo gli scopi e l’etica
del lionismo.
Marco Benesperi
A Limestre
Open day
al Dynamo Camp
di Alessandro Tonarelli
incredibile efficienza.
La bellissima struttura
ospita e assiste gratuitamente
bambini affetti da gravi pato‑
logie oncologiche ed è attigua
a un’Oasi naturalistica affiliata
al Wwf. Il centro, che è stato
realizzato su iniziativa dell’in‑
dimenticabile attore america‑
no Paul Newman di concerto
con il gruppo industriale Kme
e che fu inaugurato nel 2007,
è sorto nell’area in cui era un
tempo insediata un’industria
metallurgica Smi del gruppo
Orlando e si è sviluppato in
collaborazione con The Asso‑
ciation of the Hole in the wall
Camps, ed accoglie ogni anno
in tutto il mondo oltre 19mila
bambini. Il Camp di Limestre
ne ha ospitati nel 2009 oltre
cinquecento e quest’anno ne
accoglierà ottocento prove‑
nienti non solo da tutta Italia,
ma anche da Germania, Siria
ed Iraq.
11
Florovivaismo
Omaggio al reggimento
«Nembo» di Pistoia
L’associazione produttori del verde ha donato due opere di arte
topiaria alla caserma Marini
O
maggio al 183° reggimento paracadutisti «Nembo»
di Pistoia, da parte dell’Associazione produttori del verde
Moreno Vannucci, che ha donato alcune sculture verdi, rea‑
lizzate con l’arte topiaria, alla caserma Marini di viale Italia.
Questa volta i maestri pistoiesi del verde hanno realizzato
le «mostrine» distintive del «Nembo», che sono state po‑
sizionate all’ingresso della caserma. L’iniziativa rientrava nel
programma del Meeting 2010 sul florovivaismo, in corso di
svolgimento fino a novembre. «Queste mostrine –ha detto
Renzo Benesperi, segretario generale della Moreno Vannuc‑
ci– saranno un simbolo verde, perenne, in questo luogo che
onora l’Italia per tutte le attività che il reggimento svolge
per la pace nel mondo». Alla cerimonia di donazione hanno
preso parte, tra gli altri, il prefetto Lubatti, il presidente del
Consiglio provinciale Calistri, il vicepresidente del Consiglio
comunale Franceschi, il questore Manzo e i comandanti del‑
le forze dell’ordine presenti a Pistoia. La manifestazione, dal
titolo «Verde e cultura», è proseguita poi all’interno della
caserma con la cerimonia di assegnazione del «Diploma
verde», giunto alla sua decima edizione, alla preside del liceo
artistico di Pistoia, Elisabetta Pastacaldi. Il premio letterario
sulla civiltà rurale è stato invece conferito a Stefano Baroni,
mentre quelli alla carriera sono andati al poeta Paolo Suc‑
chiarelli e al pittore Roberto Rappezzi. Il prossimo appun‑
tamento del Meeting 2010 è lunedì 4 ottobre con la festa
dell’albero a Milano.
P.C.
Accordo tra
Istituti Raggruppati
e Gruppo incontro
Giancarlo Niccolai e Giuseppe Iraci Sareri rappresentanti
il primo degli istituti raggruppati, il secondo della cooperativa
sociale “Gruppo incontro” hanno siglato un “atto d’obbligo”
con cui l’uso dell’immobile annesso alla struttura terapeutica
residenziale di Villa Castruccio, che sono in comodato gratuito
alla Cooperativa, verrà destinato dal comune di Serravalle a
presidio di cura e di riabilitazione. Nella struttura sorgerà un
importante centro “d’eccellenza”, di riferimento nazionale, per
il trattamento residenziale dalle dipendenze da alcool e di altre
tipologie di dipendenza, con una declinazione specifica rivolta
alle fasce giovanili. Il centro, una volta ristrutturato, sarà in grado
di ospitare almeno 10 persone, ridando speranza ad esse ed alle
loro famiglie. Si rinforza così sul territorio pistoiese la rete dei
servizi di cura e contrasto del disagio giovanile e si consolida
ulteriormente il legame storico tra i due enti che guarda ai
giovani in difficoltà con quell’attenzione che è propria della
“mission” degli Istituti raggruppati e del gruppo d’’incontro.
PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE
Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633
- [email protected] - [email protected]
SEDE PISTOIA
Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected]
FILIALI
CHIAZZANO
Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected]
PISTOIA
Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected]
MONTALE
Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected]
MONTEMURLO
Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected]
SPAZZAVENTO
Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected]
LA COLONNA
Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected]
PRATO
Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected]
S. AGOSTINO
Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected]
CAMPI BISENZIO
Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected]
BOTTEGONE
Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected]
12 lavoro
Mercoledì 29 settem‑
bre il Teatro Il Funaro di
Pistoia ha ospitato “L’abito fa
il monaco”.
Costruito intorno alle
creazioni sartoriali degli allievi
del corso di formazione “Ad‑
detto alla realizzazione di capi
di abbigliamento”, l’evento è
stato realizzato per presen‑
tare un progetto formativo in
corso, effettuato dall’agenzia
Cesat di Confartigianato con
finanziamento della Provincia
di Pistoia.
Negli spazi del Funaro
sono stati esposti e raccontati
i lavori svolti dai 13 parteci‑
panti a chiusura della prima
parte del progetto, prima
di partire per gli stage nelle
aziende del territorio.
Rivolto a giovani e adulti
disoccupati, in cassa integra‑
zione e in mobilità, il corso
è iniziato nel marzo scorso
e terminerà a dicembre, con
un esame per la qualifica di
secondo livello europeo.
Il percorso si è finora svi‑
luppato con 500 ore di aula/
laboratorio, durante le quali i
13 allievi (dodici donne e un
uomo) hanno lavorato fianco
a fianco con i maestri artigiani
della Sartoria Teatrale Mona‑
co di Agliana e con i docenti
del Polimoda di Firenze.
Dal disegno alla realiz‑
zazione del capo, gli allievi
hanno potuto apprendere
tutti i segreti della sartoria
n. 34
Vita
La
3 OTTOBRE 2010
Confartigianato Pistoia
L’abito fa il monaco
Le creazioni sartoriali degli allievi
del corso Cesat sbarcano al teatro
Il Funaro
di alta qualità e ora, per loro,
si apre la fase di stage presso
aziende del settore moda/
abbigliamento, dove passe‑
ranno un periodo di 400 ore
per sperimentare le tecniche
apprese.
La giornata al teatro del
Funaro è stata realizzata per
valorizzare le capacità degli
allievi e a metterli in contatto
le aziende del settore moda,
così da facilitarne un eventuale
inserimento nel mondo del
lavoro.
In teatro sono approdate
le creazioni realizzate dagli
allievi che hanno lavorato
dividendosi in quattro gruppi,
ognuno dei quali ha ideato
un proprio marchio e una
propria linea: Donna di qua‑
dri, Tre civette sul comò, Les
Reversibles, Sarti in alto.
Alle 11 si è svolta la pre‑
sentazione del progetto alla
stampa e agli addetti ai lavori,
con l’intervento dell’assesso‑
re provinciale Paolo Magna‑
nensi, il direttore dell’agenzia
Cesat Patrizio Zini, i maestri
artigiani della Sartoria Te‑
atrale Monaco e i docenti
del Polimoda di Firenze (che
hanno seguito gli allievi nella
prima parte del percorso).
Alle 17 è invece interve‑
nuta a teatro la presidente
della Provincia Federica Fra‑
toni per “Un tè fra gli abiti”:
visita guidata alle opere di
sartoria. Durante tutta la
giornata gli allievi e i docenti
sono stati a disposizione
degli addetti del settore per
incontri personalizzati.
Questi i nomi degli allievi:
Mirella Baldi, Tiziano Ba‑
roncelli, Gianna Beneforti,
Marie Catherine Astier, Mil‑
va Ferri, Claudia Mannelli,
Silvana Bianchi, Maria Cinzia
Pesci, Eleonora Peverini, Luisa
Salvioli di Fossalunga, Catia
Picchi, Sabrina Pellegrini, Ema‑
nuela Zucconi.
sport pistoiese
Calcio donne
L’Aglianese vuole
diventare Real
b
el gioco e vittorie, questo è l’obiettivo del Real Aglianese, la massima società
di calcio femminile di Pistoia e provincia. Il sodalizio presieduto da Daniela
Meli, le cui due formazioni, Serie C e Giovanissime, hanno iniziato nei primi
giorni di settembre la preparazione alla stagione 2010/2011, non si pone
limiti: intende infatti conciliare la maturazione delle giovani, un football
spumeggiante e, possibilmente, successi in serie. La prima squadra, che
parteciperà nuovamente al torneo di C e che sarà allenata dal calabrese,
ormai trapiantato a Pistoia,Armando Esposito (dirigenti accompagnatori Mauro Carrai e Leandro
Esposito, preparatore dei portieri Alberto Verna), dovrebbe debuttare nel campionato a metà
ottobre: una settimana prima, invece, dovrebbe tenersi l’esordio delle Giovanissime, calciatrici
under 14, che saranno guidate da Mirko Sposaro e Nino Ricotta. La rosa della prima squadra, che ci
assicurano non ancora definitiva, attualmente può contare sui portieri Giulia Talanti, proveniente
dal vivaio, e Irene Grifoni, sui difensori Samantha Orlandi, Martina Gori, Giulia Carrai, Rovena
Dervishi, Francesca Cantini, Samantha Manetti e Yumi Shikata, sui centrocampisti Claudia Puopolo,
Linda Gavagni, Cristina Mariani, Caterina Di Costanzo, Susanna Mosi, Giada Bucciantini, Ambra
Mattioli, il “cavallo di ritorno” Giulia Ferri e Clarissa Buracchi, sugli attaccanti Martina Maddaloni,
uno dei volti nuovi, Martina De Fazio, Marianna Morreale, Naomi Panariello, Elisa Menchetti e
Arianna D’Agostino. Tra le Giovanissime (parco-giocatrici profondamente rinnovato e ancora
in via di definizione) ci sono i portieri Noemi Fedele, i difensori Yumi Shikata, Ester Mannucci,
Alissa Pierozzoli, Kiara Shabani, sui centrocampisti Serena Zullo, Gaia Cannone, Grace Domi,
Chadia Sabah, sugli attaccanti Naomi Panariello, Alice Cartelli e Sara Brundo. C’è un bel clima
in casa-Real Aglianese. “Speriamo
che l’annata porti nuove soddisfazioni
_ asseriscono all’unisono Armando
Esposito e Mirko Sposaro _ sia per la
prima squadra che per il settore giovanile. La passata stagione si è chiusa con
l’affermazione in Supercoppa toscana
e alla San Marino Cup. In tempi difficili
come questi, infine, d’obbligo ringraziare
tutti gli sponsor, grandi e piccoli, che ci
aiutano”.
Gianluca Barni
contropiede di Enzo Cabella
d
ue eventi caratterizza‑
no questo week end:
il derby tra Pistoiese e
Quarrata e l’inizio del
campionato di Lega 2
di basket con il Pistoia
che ospita Rimini al Pa‑
lafermi. Il derby di calcio, che si gioca allo
stadio Raciti di Quarrata, è il più classico da
quando la squadra arancione è scesa in Ec‑
cellenza. La Pistoiese cercherà di continuare
la striscia delle vittorie, arrivata a cinque, il
Quarrata vuol giocare la ‘partita dell’anno’.
Lo strapotere della Pistoiese può far pensa‑
re a una sua probabile vittoria, ma la squa‑
dra di Agostiniani dovrà fare i conti con la
tenace voglia dei giallorossi quarratini di fare
l’Impresa. E’ pur vero che dovranno scon‑
trarsi contro la capolista imbattuta e che
ha segnato ben 15 reti senza subirne una.
L’ultimo exploit lo ha fatto sul campo neu‑
tro di Cascina contro la Pro Livorno. Nel
primo tempo ha faticato più del previsto
contro un avversario bene organizzato, forte
soprattutto in difesa (i labronici avevano
subìto solo un gol) e a centrocampo, dove i
pistoiesi si sono trovati spesso in difficoltà.
Ma nel secondo tempo, equilibrato meglio
l’assetto tecnico-tattico della squadra da
parte di Agostiniani, la Pistoiese ha sblocca‑
to il risultato dopo appena cinque minuti di
gioco e poi non ha più incontrato ostacoli,
chiudendo l’incontro con un punteggio di
3-0 che conferma le sue grandi potenzialità.
Staremo a vedere se gli arancioni sapranno
resistere agli assalti dei padroni di casa e
continuare la loro imbattibilità.
L’attenzione degli sportivi è catalizzata
anche dal basket. Il Pistoia, ancora orfana
dello sponsor principale, si tuffa nel clima
del campionato con un obiettivo ben pre‑
ciso: restare in categoria. Non sarà facile,
poiché la squadra è largamente rinnovata e
ringiovanita e la situazione economica è, al
momento, piuttosto precaria. La squadra ha
già affrontato un impegno ufficiale, la coppa
Italia. Le è andata male: vinta la prima partita
contro Casalpusterlengo, ha dovuto arren‑
dersi nella seconda contro Casale Monfer‑
rato. Non è poi un gran male uscire dalla
coppa (semmai, ne hanno risentito le casse
sociali), importante invece è vedere come
Pistoia si comporterà in campionato. Si è vi‑
sto che gli americani Forte e Varnado hanno
le potenzialità per far bene. Forte è la stella
della squadra ma non si è ancora calato nel‑
la mentalità e nel clima della categoria;Var‑
nado, man mano che gioca, sta sempre più
convincendo. Poi ci sono i vari Fucka, Toppo,
Porzingis e Berti che possono dare molto
alla causa. Sarà un campionato difficile, ma la
squadra di coach Moretti dovrà fare gruppo,
indossare il saio degli umili e scendere sui
parquet con determinazione massima.
Vita
La
3 OTTOBRE 2010
dall’Italia
n. 34
Proprio al Sud è stata dedicata
un sessione dei lavori nella quale la
“moralità pubblica” è stata declinata
con “legalità” e “passione civile”. “La
legalità, ossia il rispetto e la pratica
delle leggi, costituisce una condizione
fondamentale perché vi siano libertà,
giustizia e pace tra gli uomini”, ha
affermato mons. Michele Pennisi, ve‑
scovo di Piazza Armerina, ricordando
che “la condizione primaria per uno
sviluppo del senso della legalità è la
presenza di un vivo senso dell’etica
come dimensione fondamentale e
irrinunciabile della persona”. La lotta
all’illegalità e alla criminalità organiz‑
zata, dunque, passa attraverso l’edu‑
cazione ed esempi “convincenti”.“In
famiglia, a scuola, in parrocchia - ha
rimarcato mons. Pennisi - dev’essere
possibile accompagnare le parole
con l’indicazione di esempi efficaci;
bisogna poter additare uomini e
donne rappresentanti di una classe
dirigente che non si ripiega su se
stessa e sui propri interessi, lascian‑
do il popolo al proprio destino, ma
condivide davvero i problemi di tutti.
Solo così il bene comune cesserà
di essere un’elegante astrazione” e
“diventerà un valore condiviso anche
dalla gente comune”. Il problema
del Sud, secondo gli economisti
Domenico Cersosimo e Giovanni
Palladino, è un “deficit di cittadinan‑
za”, e se è necessario un “paziente
percorso che porti a una seria presa
di coscienza” per il rinnovamento
della politica, bisogna “avere il co‑
raggio di cambiare la gerarchia delle
priorità”, ha ammonito il presidente
della Fondazione per il Sud, Carlo
Borgomeo. No, dunque, alla conti‑
nua ricerca di “soldi per interventi
straordinari”, ma piuttosto porre
“la lotta alla dispersione scolastica
al primo punto” e poi la richiesta
di “organici e mezzi uguali in tutto
il Paese per quanto riguarda uffici
giudiziari e forze di polizia”. Altri‑
menti, ha concluso Borgomeo, “la
domanda politica per il Sud rischia
di rappresentare sempre la patologia,
e non la fisiologia”, ciò che non va, e
non il Paese reale.
esecuzione di
Teresa Lewis
lascia attoniti:
in un paese
che si procla‑
ma terra di
libertà, di giu‑
stizia, oggi si
può compiere un crimine legale?
La pena di morte è la sponda ulti‑
ma che fa scendere nel baratro in
cui il confine fra persona e bestia
non esiste più. Solo l’animale
elimina perché il territorio sia
libero e la preda indivisa.
La legge è garanzia di giustizia, di
vivere comune ispirato a principi
saldi che regolano gli spiriti, le
ambizioni e anche le devianze dei
cittadini. Non si è più soggetti al
ghiribizzo di un monarca assoluto
che poteva – o può ancora- de‑
cidere della vita e della morte di
un suo suddito, assolutamente
impunemente e magari vantando‑
sene. Non siamo cittadini minori
dell’Impero romano in cui la vita
di uno schiavo poteva venire an‑
nullata con un semplice spintone
e finire in bocca ai pirañas oppure
alle belve nello stadio. Panem et
circenses, pane e giochi alla plebe
per conservare il potere e vince‑
re sempre, anche a torto secco.
Oggi esistono i tribunali, le corti,
i giudici, un sistema giudiziario ca‑
librato. Noi cittadini delle demo‑
crazie occidentali eleggiamo e ci
fidiamo del corso della giustizia e
dei processi, possiamo impugnare
una sentenza.
Quindi restare attoniti è ancora
dir poco. Perché gli esecutori
materiali degli omicidi perpetrati
si sono visti condannare all’erga‑
ciascuno dovrebbe vergognarsi
di non essere stato capace di far
desistere uno Stato che si pro‑
clama civile e modello di acco‑
glienza e libertà, dal compiere un
assassinio asettico.
L’intelligenza della condannata
era minima, ma non è una ragio‑
ne buona per aver programmato
un omicidio, tuttavia la nostra in‑
telligenza rischia di essere ancora
inferiore se siamo stati capaci
di programmarlo e pianificarlo
legalmente.
Si offre una cena, si fanno saluta‑
re i parenti, sono tutti gesti per
esorcizzare le rimozioni che la
decisione di pena capitale com‑
porta. Freud era un genio, con
molti limiti se si vuole, ma genio
rimane e capace di smascherare
le rimozioni che il senso di colpa
crea.
In un caso come questo la rimo‑
zione leviterà e aprirà ancora
strade che non potranno che
finire nel baratro del caos. Se non
ci battiamo, fin da ora, per l’aboli‑
zione della pena di morte, tutti ci
troviamo già in questo baratro.
Questa riflessione, fino a questo
punto, è stata del tutto laica ma
se ci chiedessimo che cosa signi‑
fica il dono della vita dinanzi a
Dio? Se riportassimo alla memo‑
ria che Egli è il datore della vita e
che nessuno può alzare impune‑
mente la mano contro il fratello
o la sorella?
Abbiamo di nuovo crocifisso il
Signore Gesù e Dio piange su di
noi, il Sangue innocente possa
trasfigurare la nostra rimozione
in conversione di salvezza. Altri‑
menti resteremo nel baratro.
Retinopera
Perché il Paese rinasca
Un “osservatorio del bene comune”
U
di Francesco Rossi
n “osservatorio
del bene comu‑
ne” per mette‑
re alla portata di
tutti i cittadini “il
messaggio della
Chiesa utilizzando
e ponendo in relazione gli strumenti
che l’associazionismo cattolico ha
a disposizione: dalle università ai
centri di ricerca, ai centri-studi”. È
la proposta lanciata a conclusione
del seminario nazionale di Retino‑
pera (aggregazione che comprende
18 movimenti e associazioni del
laicato cattolico e che ha come
punto fondante la dottrina sociale
della Chiesa) tenutosi ad Assisi in
settembre sul tema “Moralità pub‑
blica e passione civile. La sfida della
rigenerazione del Paese”. All’ultimo
giorno di lavori era presente, tra gli
altri, il segretario generale della Cei,
monsignor Mariano Crociata, che
nell’omelia della celebrazione euca‑
ristica da lui presieduta ha espresso
il bisogno di un’”anima spirituale di
ogni rinnovamento umano e sociale,
di ogni autentica moralità e di ogni
efficace passione civile”.“Un sistema
morale, la sua adozione e attuazione
-ha precisato monsignor Crociata-,
può sussistere solo in dipendenza
da una grazia di fede e da un’opzione
spirituale. Non basta riconoscere
il bene che andrebbe compiuto, ci
vuole il desiderio di vederlo, di ab‑
bracciarlo, di volerlo fare proprio”.
Il segretario generale della Cei ha
quindi espresso “apprezzamento
e incoraggiamento” per l’impegno
messo in campo da Retinopera,
attraverso le realtà aderenti, “con
il proposito di testimoniare che
la fecondità sociale deve divenire
fermento in una società radicata nel
presente che guarda con fiducia e
responsabilità verso il futuro”.
Un osservatorio per
l’associazionismo
cattolico
Promozione della persona, fami‑
glia, corpi intermedi, politica e istitu‑
zioni sono gli ambiti, “sottolineati in
modo molto forte nel Compendio
della dottrina sociale”, nei quali
s’impegnerà l’Osservatorio del bene
comune, ha spiegato il coordinatore
di Retinopera, Franco Pasquali. “Una
rilettura - ha puntualizzato - che
rappresenta un’ulteriore sfida per
aiutare a creare un elemento di
lavoro e di discernimento per l’asso‑
ciazionismo cattolico, perché ognuno
si deve sentire impegnato in prima
persona a contribuire con un pro‑
prio racconto alla società del nostro
Paese”. Ripercorrendo i contributi
del seminario, Pasquali ha illustrato
come sia emersa “la sfida di un nuovo
stile di vita, di una proposta seria e
organica per una rigenerazione del
Paese che parta da un esempio e da
una vita che devono testimoniare
ciò che andiamo a rappresentare”.
Il coordinatore di Retinopera ha
evidenziato l’esigenza di combattere
13
la fotografia dell’Italia vista come “un
Paese per vecchi”, assumendo la sfida
“di dare una risposta a un percor‑
so per i giovani e per le famiglie”,
“elementi vitali per rigenerare un
Paese”. Poi il lavoro, con l’esigenza
di riscrivere le “relazioni industriali”
e “rielaborare lo stesso ruolo della
rappresentanza del lavoro di fronte a
dinamiche che stanno esplodendo”, e
il Mezzogiorno.“I problemi del Sud ha sottolineato - non sono legati alla
differenza del Pil tra Nord, Centro e
Meridione del Paese. Ciò che sfibra e
potrà diventare dirompente è invece
la dinamica civile”.
Guardare al Sud
l’
Pena di morte
Resteremo
nel baratro?
Riflessione laica e riflessione credente
di Cristiana Dobner
stolo, mentre la mandante è stata
uccisa?
Perché si abusa della legge e la
si costringe a diventare il boia
mentre dovrebbe essere luce per
vivere in una democrazia ordinata
e saggia?
Se la legge prevede la possibilità
della richiesta della grazia e del
commutare la pena, perché il
governatore è rimasto sordo agli
appelli di tanti cittadini?
Un’altra macchia si è depositata
sul cammino dei nostri popoli, da
più di cent’anni la saggezza era
riuscita a farsi ascoltare e nessuno
e nessuna colpevole era stata am‑
mazzata legalmente.
Se il governatore, chiamato a far
osservare la legge, si fosse preso
una pausa, gravida di silenzio e so‑
litudine, e dinanzi alla sua coscien‑
za avesse lasciato transitare i fatti
e gli interrogativi, se non si fosse
arrogato il potere di troncare
un’esistenza, ma avesse imboccato
la strada della concessione della
grazia, potrei pensare alla nostra
società come ad una società di
persone deboli e imperfette ma
dal cuore retto e sospinte dal de‑
siderio di promuovere tutti i citta‑
dini ad una vita sana e corretta.
Dinanzi invece al gesto assurdo e
crudele dell’esecuzione, invade un
tremito: noi persone umane non
abbiamo smarrito, se non perso,
il valore della vita? Possiamo pie‑
gare la legge all’ingiustizia? Perché
giustizia non è stata fatta e mai lo
sarà finché sulla faccia della terra
esisterà la possibilità, ammantata
di legalità, di uccidere.
È vero, Teresa Lewis è colpevole,
senza dubbio porta sulla sua co‑
scienza e nella sua storia una mac‑
chia gravissima, ma più grave della
gravissima colpa è quella di chi ha
deciso, a sangue freddo, da estra‑
neo ai fatti, in pieno controllo
dell’emotività, che in nome della
legge la condanna a morte doveva
essere eseguita. In nome di una
legge che prevede lo scampo della
possibilità della grazia. E chi nega
la grazia, non ha bisogno di qualifi‑
che, si qualifica da sé.
Teresa Lewis, vittima dell’ese‑
cuzione, non per questo è una
vittima improvvisamente divenuta
innocente, rimane colpevole ma
la colpa è divenuta tutta nostra,
14 dall’Italia
I
n. 34
Onu: un palazzo di vetro
sempre più fragile
capi di stato e di governo
del mondo dovranno
constatare, durante la
kermesse di tre giorni
a New York, che rag‑
giungere gli obiettivi di
riduzione della povertà
e della diseguaglianza nel mondo
prefissati per il 2015, diventa sempre
più improbabile.
Tutta la comunità internazionale,
rappresentata dalle Nazioni Unite
(Onu), all’inizio del millennio si era
data otto chiari obiettivi - degni di
una comunità umana solidale - per
ridurre la povertà. L’idea era che
i paesi ricchi dovevano sostenere
solidaristicamente gli abitanti dei
paesi poveri; d’altro canto molte
delle risorse naturali provengono dai
paesi poveri che i ricchi acquistano
a prezzi d’occasione. Nella realtà
questi obiettivi seppure economi‑
camente e facilmente raggiungibili,
sembrano sempre più lontani dall’es‑
sere realizzati.
Il segretario generale dell’Onu
Ban Ki-moon ha detto: “Alcuni
progressi sono stati fatti. Il tasso
di scolarizzazione nei paesi in via di
sviluppo è migliorato, come anche
l’accesso all’acqua potabile ed il con‑
trollo delle infezioni”. Aggiungendo
che “La nostra comunità è costruita
sul fondamento della solidarietà.
Dobbiamo quindi impegnarci per
porre fine alle condizioni disumane
di estrema povertà”. Senza tralascia‑
alla comunità internazionale. L’Onu
potrebbe quindi gestire queste en‑
trate che gli darebbero una fonte
di sovvenzionamento autonoma
rispetto all’interdipendenza attuale
dagli stati membri. “Médecins sans
frontières” afferma che una tassa
dello 0,05% sulla finanza fruttereb‑
be 40 miliardi alla lotta contro la
povertà. Un governo globale che
fronteggi una finanza globale è l’unica
possibilità di uscire dal fato in cui ci
siamo ritrovati.
Sarkozy come Robin
Hood: tassiamo la
finanza globale per
debellare la fame
di Marinella Sichi
re che “il divario tra ricchi e poveri
tra e dentro i paesi si sta aggra‑
vando. Anche nei paesi che stanno
migliorando il livello di benessere
l’ineguaglianza continua a minare la
coesione sociale”.
Ci chiediamo quindi quale è
ancora il senso di una organizzazio‑
ne internazionale che non riesce a
raggiungere gli obiettivi deliberati.
Lo scenario presenta da un lato una
povertà che negli ultimi dieci anni
invece di diminuire è aumentata
del 10% e dall’altro i grandi capi
della terra che attraversano i cieli
del mondo, si riuniscono attorno a
grandi tavoli, senza riuscire a miti‑
gare le sofferenze dell’umanità. La
credibilità dell’Onu viene minata e
lascia perplessi coloro che hanno
a cuore la pace e la fratellanza. La
solidarietà è anche il porgere l’altra
guancia; i nostri padri sapevano bene,
per averlo vissuto, che l’egoismo e
l’indifferenza conducono alla guerra.
Questa è la palude economica e
sociale nella quale si dibatte il nostro
presente. Le crisi economiche e
Il calice della disuguaglianza mostra come il 20% della popolazione mondiale detiene
l’87% della ricchezza complessiva
finanziarie, mentre mostrano a noi
un futuro precario, tolgono quel po‑
chissimo di cui vivevano i diseredati
della terra. Molti paesi tra cui anche
l’Italia hanno ridotto i finanziamenti
alla cooperazione internazionale ed
ogni stato adotta politiche di aiuto
all’interno dei propri confini naziona‑
li. Mentre la libertà internazionale di
circolazione dei capitali e delle merci
mette a rischio il lavoro proprio di
quelli stessi cittadini domani.
Una proposta, anzi una ripro‑
posta, forte e chiara è venuta da
Sarkozy. Il presidente francese sol‑
lecita l’assemblea ad approvare una
tassa universale sulle transazioni
finanziarie per sostenere la lotta
contro la povertà, la cosiddetta Tobin
Tax. “Perché attendere”, si chiede
il presidente, “occorre coinvolgere
la finanza mondiale nella battaglia
contro la povertà”. La vicina Wall
Street che pure è grandemente
responsabile delle recenti crisi sem‑
bra molto refrattaria agli echi del
palazzo di vetro dell’Onu. Alcuni
sostengono che la tassa vincolerà
la globalizzazione, altri che invece
ne limiterà gli effetti negativi. Già
l’economista J.M. Keynes nel 1936
sosteneva: “L’introduzione di una
forte imposta di trasferimento per
tutte le negoziazioni potrebbe rive‑
larsi la riforma più utile, allo scopo di
mitigare il predominio della specula‑
zione sull’intraprendenza”. Il sistema
proposto dal premio nobel Tobin nel
1972 è molto semplice, prevede di
tassare tutte le transazioni finanziarie
sui mercati valutari – penalizzando
le speculazioni finanziarie a breve
termine- e contemporaneamente
procurare delle entrate da destinare
Come funziona la finanza
internazionale
Oggi uno speculatore se ritiene che il dollaro si apprezzerà acquista
L’intrapendenza dei più poveri
Vita
La
3 OTTOBRE 2010
quella valuta. Se questa come previsto aumenta il suo valore potrà riven‑
derla ricavandone un guadagno. Questi scambi non hanno nessun fonda‑
mento reale, non servono per acquistare o trasferire le merci, non hanno
nessun nesso con l’economia reale, con la produzione e lo scambio di
beni. D’altro canto non si tratta di un gioco “win-win”, in cui tutti si vin‑
ce. I paesi con le economie più deboli pagano il conto.
Tobin Tax
Tassare le
transazioni
finanziarie
La tassa sulle transazioni in
valuta estera venne concepita per
ammortizzare le fluttuazioni dei
tassi di cambio. L’idea è molto
semplice: ad ogni scambio di va‑
luta in un’altra, una piccola tassa
verrebbe applicata - diciamo lo
0,5% del volume della transazio‑
ne. Questo dissuade gli speculato‑
ri poiché tanti investitori investo‑
no i loro soldi su una base a bre‑
vissimo termine. Se questi soldi
vengono improvvisamente ritirati,
le nazioni devono aumentare dra‑
sticamente i tassi di interesse per
far sì che le loro valute restino
attraenti. Ma alti tassi d’interesse
sono spesso disastrosi per una
economia nazionale, come hanno
dimostrato le crisi degli anni no‑
vanta in Messico, sud-est asiatico
e Russia. La mia tassa restituireb‑
be qualche margine di manovra
alle banche emittenti delle piccole
nazioni e sarebbe una misura di
opposizione ai dettami dei merca‑
ti finanziari.
(Intervista rilasciata da James Tobun
al settimanale tedesco Der Spigel
nel 2001)
Gli obiettivi Onu di sviluppo del millennio
1 Sradicare la povertà estrema e la fame
• Dimezzare, fra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone il cui reddito è
inferiore ad 1 dollaro al giorno
• Raggiungere un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per
tutti, inclusi donne e giovani
• Dimezzare, fra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone che soffre la fame
2 Rendere universale l’educazione primaria
• Assicurare che ovunque, entro il 2015, i bambini, sia maschi che femmine,
possano portare a termine un ciclo completo di istruzione primaria
3 Promuovere l’eguaglianza di genere e l’empowerment
delle donne
• Eliminare le disparità di genere nel campo dell’educazione primaria e secon‑
daria, preferibilmente entro il 2005, e a tutti i livelli educativi entro il 2015
4 Ridurre la mortalità infantile
• Ridurre di due terzi, fra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità infantile sotto
i 5 anni
5 Migliorare la salute materna
• Ridurre di tre quarti, fra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità materna
• Raggiungere, entro il 2015, l’accesso universale ai sistemi di salute riproduttiva
6 Combattere l’AIDS, la malaria e le altre malattie
• Arrestare entro il 2015, invertendo la tendenza, la diffusione dell’hiv/Aids
• Raggiungere entro il 2010 l’accesso universale alle cure contro l’Hiv/Aids
per tutti coloro che ne hanno bisogno
• Arrestare entro il 2015, invertendo la tendenza, l’incidenza della malaria e
delle altre principali malattie
7 Assicurare la sostenibilità ambientale
• Integrare i principi dello sviluppo sostenibile all’interno delle politiche e dei
programmi dei paesi e invertire la tendenza alla perdita di risorse ambientali
• Ridurre la perdita di biodiversità raggiungendo, entro il 2010, una riduzione
significativa del tasso di perdita
• Dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone che non ha accesso
all’acqua potabile e agli impianti igienici di base
• Entro il 2020 raggiungere un significativo miglioramento delle condizioni di
vita di almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli
8 Sviluppare una partnership globale per lo sviluppo
• Rivolgersi ai bisogni specifici dei paesi meno avanzati, di quelli privi di sbocco
al mare e dei piccoli stati insulari in via di sviluppo
• Sviluppare un sistema finanziario, regolamentato e non discriminatorio
• Trattare globalmente i problemi legati al debito dei Pvs
• In cooperazione con le aziende farmaceutiche, rendere possibile l’accesso
ai farmaci essenziali con costi sostenibili
• Rendere disponibili i benefici delle nuove tecnologie, specialmente per quanto
riguarda l’informazione e la comunicazione
Vita
La
A
vent’anni
da quan‑
do, a
Berlino,
le nazio‑
ni demo‑
cratiche
salutarono la caduta del muro
come una vittoria della libertà,
l’Europa ha eretto altri muri,
spostandoli fuori dai propri
confini. Il controllo degli im‑
migrati è infatti sempre più
oggetto di contrattazione con
i Paesi vicini per lo sposta‑
mento della sorveglianza della
frontiera verso sud e verso
est. “Con un costo crescente
in termini di vite umane”,
ricorda l’antropologo Alain
Morice.“Alla fine della guerra
fredda –rincara Claire Rodier,
dell’Università di Parigi– appa‑
iono nuove linee di frontiera
lungo le quali altri bastioni,
concreti o virtuali, ma più
impermeabili e decisamente
letali, spuntano dalla terra e
segnano i mari”. A est, infatti,
l’Unione europea è riuscita a
negoziare il suo allargamento
in cambio dell’impegno dei
suoi nuovi membri nel con‑
trollo della loro frontiera:
ognuno ha dovuto costruire il
proprio muro di Berlino.
“Di volta in volta definiti
clandestini e vittime, repressi
on quanto passatori di portata
internazionale nel momento
in cui si aiutano reciproca‑
mente, gli immigrati – sotto‑
linea Morice – saranno ormai
il bersaglio di un discorso teso
a giustificare il fatto che li si
combatte con il pretesto di
meglio proteggerli”.
La lotta all’immigrazione
illegale è ormai una priorità
assoluta nell’Unione europea
nel quadro dei negoziati con
i Paesi vicini ma il vecchio
continente, ritenendosi inca‑
pace di controllare le proprie
frontiere, ha cominciato a
spostare a monte questo
p
er la
prima
volta
nell’An‑
no eu‑
ropeo
della
lotta
alla povertà e all’esclusione
sociale, Chiese e organiz‑
zazioni cristiane di tutta
Europa presenteranno alle
istituzioni europee e agli
Stati membri un documen‑
to comune con una serie
di proposte e raccoman‑
dazioni per combattere
la povertà e l’esclusione
sociale, nel quadro del Trat‑
tato di Lisbona. Titolo del
documento: “Do not deny
justice to your poor peo‑
ple - Non negate la giusti‑
zia ai vostri poveri” (Esodo,
23,6), tratto da una citazio‑
ne biblica. La conferenza
ecumenica si svolgerà il
30 settembre a Bruxelles,
al Parlamento europeo
(stanza PHS 7C 50, ore
14.30-18), per iniziativa di
3 OTTOBRE 2010
dall’estero
n. 34
L’Europa alza nuovi muri
contro gli immigrati
Nuove linee di frontiera,
più impermeabili e spesso letali,
per quanti cercano di entrare nei
Paesi del continente
di Angela Carusone
compito, delegandolo ai Paesi
di provenienza e di transito.
Così che c’è chi, come Migreu‑
rop, una rete di ricercatori che
studia il fenomeno, ha preso
in prestito dagli economisti il
termine di ‘esternalizzazione’
per definire gli ostacoli previ‑
sti dai testi internazionali alla
libertà di circolazione.
“Si tratta – scrivono i
ricercatori – di addossare il
controllo delle frontiere agli
Stati non europei, nel qua‑
dro di un partenariato tanto
equivoco quanto iniquo: la
esternalizzazione – spiegano –
consiste nella messa in atto di
un dispositivo flessibile, sem‑
pre più distante dalle frontiere,
che consente di delocalizzare
i controlli e subappaltare la
lotta contro l’immigrazione
illegale”. E i grandi perdenti
sono il diritto di asilo e il dirit‑
to di lasciare “qualsiasi Paese,
incluso il proprio” dichiarato
da numerosi documenti inter‑
nazionali.
L’esternalizzazione del
controllo delle frontiere co‑
stituisce la trama del ‘parte‑
nariato globale con i Paesi
di provenienza e di transitò
sancito dal Patto europeo
sull’asilo e l’immigrazione
siglato nel 2008 dai 27 Paesi
membri della Ue. In nome
della sinergia tra migrazioni e
sviluppo, il testo pone i Paesi
da cui provengono o attraver‑
so cui transitano i migranti in
viaggio verso l’Unione euro‑
pea in una posizione di guarda
frontiera obbligati: essi sono
quindi tenuti a proteggere a
distanza le frontiere europee
in cambio di contropartite di
natura finanziaria o politica.
“Il diritto di asilo – spiega
Rodier – è la vittima indiretta
di questa guerra condot‑
ta dall’Unione e dagli Stati
membri contro le persone
candidate all’esilio: respinti o
detenuti nei Paesi tampone a
cui è assegnato il compito di
proteggere la ‘fortezza Euro‑
pa’, coloro i quali potrebbero
accedere allo status di rifugiati
sono privati della possibilità
di domandarlo. In nome di
una pretesa condivisione del
fardello – accusa lo studioso
– l’Unione europea finge di
credere che i richiedenti asilo
che essa non vuole accettare
vengano accolti adeguata‑
mente presso gli alleati di
cui ha saputo monetizzare la
collaborazione”.
L’Europa incoraggia così
le ondate xenofobe contro
una popolazione mal tolle‑
rata e costretta a una vita
precaria in Paesi, come quelli
Anno europeo povertà
Non negare la giustizia
Chiese e organizzazioni cristiane presentano
documento a istituzioni Ue
Eurodiaconia (federazione
di 33 organizzazioni cristia‑
ne diffuse in 21 Paesi), Cari‑
tas Europa (che riunisce 48
Caritas), Cec (Conferenza
delle Chiese europee) e
Comece (Commissione
degli episcopati dell’Unione
europea). “Nuove strade
per la solidarietà: un impe‑
gno comune per combatte‑
re la povertà e l’esclusione
sociale” è il tema della
conferenza, patrocinata da
Jerzy Burzek, presidente
del Parlamento europeo,
che aprirà l’incontro. “Dieci
anni fa – ricordano i pro‑
motori – l’Ue si impegnò
per lo sradicamento della
povertà” ma dati recenti
segnalano 84 milioni di
persone a rischio povertà,
il 17% della popolazione
europea. Nel giugno 2010 il
Consiglio europeo si è dato
l’obiettivo di portare fuori
dalla povertà 20 milioni di
persone entro il 2020. Alla
conferenza interverranno
membri del Parlamento eu‑
ropeo, della Commissione e
rappresentanti delle diverse
Chiese e organizzazioni.
Tra questi, mons. Reinhard
Marx, arcivescovo di Mo‑
naco e vicepresidente della
Comece e Heather Roy, di
Eurodiaconia. Concluderan‑
no rappresentanti ortodos‑
si della Cec e cattolici della
Caritas.
L’incontro
precedente
Già il 19 luglio scorso si era
svolto a Bruxelles l’annua‑
le Meeting tra istituzioni
dell’Unione europea (Par‑
lamento, Consiglio, Com‑
missione) e responsabili
delle principali Chiese e co‑
munità religiose. Al centro
della discussione c’erano
le possibili azioni concrete
per affrontare la povertà e
l’esclusione sociale, anche
in considerazione del fatto
che l’Ue ha recentemente
approvato una strategia
(Europa 2020) rivolta alla
crescita economica, all’oc‑
cupazione e a contrastare
l’indigenza. “C’è un incon‑
testabile ruolo delle asso‑
ciazioni di beneficienza e
dei servizi attuati dalla co‑
munità religiose in Europa
per contrastare la povertà
del Maghreb, che non hanno
né la capacità logistica né la
volontà politica di integra‑
re i rifugiati. Il concetto di
cosviluppo permette di far
accettare le decisioni prese
unilateralmente dall’Europa
ad altre popolazioni e, allo
stesso tempo, di diffondere
l’idea che una crescita dei
Paesi di origine arresterà
l’immigrazione legale, non
tenendo conto che il decollo
economico di un Paese ha
invece l’effetto di favorire la
mobilità dei propri cittadini.
Di fatto, quindi, rileva Ro‑
dier, buona parte delle misure
elaborate e dei finanziamenti
promessi sono relativi pro‑
prio all’emigrazione dai Paesi
del sud del Mediterraneo, al
punto che lo scorso aprile il
presidente del Mali, ascoltan‑
do le voci della sua diaspora,
ha contestato le “espulsioni
sistematiche alla frontiera”,
mentre il quotidiano sene‑
galese Le Soleil ha titolato:
attraverso l’esternalizzazione
“l’Europa chiude le nostre
frontiere”. Mentre stringe le
maglie nel Mediterraneo. A
partire dal 2005 un’agenzia
dell’Unione europea, Frontex,
coordina le operazioni di
intercettazione marittima nel
canale di Sicilia e tra la costa
africana e le isole Canarie: gli
sbarchi sono diminuiti ma, se‑
condo gli esperti, la mortalità
dei migranti, in mare o nel
deserto, non è calata.
Il rafforzamento degli
ostacoli, infatti, non frena le
partenze, ma impone solo il
ricorso a rotte migratorie
incerte e più pericolose.
e per favorire la crescita
morale e spirituale” del
continente, aveva detto
allora José Manuel Barroso,
presidente della Commis‑
sione (che ospitava il me‑
eting). All’incontro erano
intervenuti una ventina di
leader cristiani, musulmani,
ebraici, induisti e sikh, pro‑
venienti da 14 Paesi. An‑
che Jerzy Buzek, presidente
del Parlamento Ue, aveva
ricordato che “la lotta alla
povertà e all’esclusione
sociale è un compito che
richiede la collaborazione
di tutti, siano essi laici o
esponenti religiosi, a livello
locale, nazionale ed euro‑
peo”. “La nostra principale
e più importante priorità
– aveva detto - è ripristi‑
nare la sicurezza sociale
ed economica. Le Chiese
possono dare un apporto
fondamentale in tal senso.
Con la loro lunga esperien‑
za in materia, esse parteci‑
pano al lavoro svolto con i
singoli e le comunità”.
15
Dal mondo
Oro nel mondo
Nel “far west’” dell’Au‑
stralia è in atto la moderna
corsa all’oro: nell’ovest del
continente modernissimo
vengono riaperte miniere
di un secolo fa ed appron‑
tate nuove. mentre si inve‑
stono centinaia di milioni
di dollari in trivellazioni di
prova, come nella regione
di Perth (sulla costa) e a
Kalgoorlie all’interno. La
storica miniera di Westo‑
nia, culla della corsa all’oro
iniziata nel 1910, è stata
ripristinata e sta producen‑
do 100mila once di metallo
prezioso all’anno. E’ una
corsa planetaria; accade,
infatti, anche in Etiopia,
dove il valore degli introiti
dell’export dell’oro si è
triplicato passando da 105
milioni di dollari (nel 2009)
ai 300 milioni di quest’an‑
no.
Religione in
Cina
“Sta iniziando una cauta ma
chiara liberalizzazione delle
attività religiose da parte
del governo cinese”: è af‑
fermazione dell’ex‑premier
britannico Tony Blair del
quale è nota la conversione
al cattolicesimo dopo aver
lasciato Downing street;
egli precisa che Pechino sta
comprendendo “il ruolo
che la religione può avere”
come “bene sociale”. Su
altro versante, l’ambascia‑
tore cinese in Italia, Ding
Wei, assicura che in Cina
“la libertà religiosa è san‑
cita dalla costituzione”, ed
aggiunge: “Noi cinesi siamo
radicati nel principio di
amare la patria, amare la
Chiesa e gestire in modo
indipendente gli affari re‑
ligiosi”. In Cina sono circa
sei milioni i cattolici.
Volvo cinese
La compagnia cinese Geely
ha acquisito il 100% della
fabbrica svedese Volvo, rile‑
vandola per 1,3 miliardi di
dollari dalla società statu‑
nitense Ford. “Volvo cars”
manterrà la sede centrale
in Svezia, e conserverà uni‑
tà operative in Belgio ed in
Svezia; Geely e Ford conti‑
nueranno a collaborare per
la fornitura di parti mec‑
caniche ed elettroniche. Li
Shufun, presidente del con‑
siglio di amministrazione di
Geely, ha annunciato che
il celebre marchio svedese
“rimarrà fedele ai suoi va‑
lori tradizionali di sicurez‑
za, di qualità, di attenzione
all’ambiente e al design
scandinavo, per rafforzarsi
in Europa e Stati Uniti ed
espandersi in Cina ed in
altri mercati emergenti”.
16 musica e spettacolo
d
ue sono
sempre
state le
osses‑
sioni di
Brian De
Palma,
settant’anni nell’infausta data
dell’11 settembre: il sangue e
il voyeurismo. Il titolo potreb‑
be far pensare ad un regista
“guardone” di soft-core di
dubbio gusto o, per quanto
concerne la sua passione ema‑
tica, ad un produttore di film
splatter di serie zeta, eppure
De Palma ha saputo lavorare
talmente bene su questi due
aspetti da renderli non solo
l’elemento portante della
sua notevole filmografia ma
anche un terreno fertile per
studi e saggi critici. Si conosce
ormai bene il motivo della
costante presenza del sangue
nei suoi film: suo padre era
un chirurgo di Philadelphia
e il giovane Brian si ritrovò
talvolta in sala operatoria ad
assistere agli interventi. Della
insistita tendenza a spiare
dei suoi personaggi non si
conosce altrettanto bene la
provenienza, ma è evidente
fin dai suoi primi lavori, si‑
tuati tra la sperimentazione
e la classicità hitchcokiana, di
“Ciao America” e “Hi, mom!”,
dittico interessante che, rac‑
contando di un ragazzo che,
prima e dopo l’esperienza del
Vietnam, trascorre il tempo
a guardare le dirimpettaie
che si spogliano, traccia un
ritratto sicuramente originale
dell’America sessantottina.
Oltre a ciò, va menzionato il
merito -indubbio- di aver sco‑
perto il talento inimitabile di
Robert De Niro, che è quindi,
di fatto, un prodotto depal‑
miano, non scorsesi ano, come
si crede di solito. L’atmosfera
morbosa delle sue storie si
affaccia per la prima volta in
“Le due sorelle”, psico-thriller,
s
ono inten‑
zionati a
sbancare il
botteghino
di Natale
e quindi
sono stati disponibili a gi‑
rare a luglio scorso, anche
nelle giornate più calde
dell’anno, con cappotto,
scarponi e maglia di lana.
Aldo, Giovanni e Giacomo
saranno infatti al cinema
con “La banda dei Babbi
Natale”. La foto di scena
li rappresenta nell’interno
notturno di un’auto, con
uno sfondo stile New York,
che invece è l’Isola di Mila‑
no, quartiere popolare, con
un’aria da attori di Quen‑
tin Tarantino. Sono tre
presunti ladri, arrestati la
notte di Natale e interro‑
gati dal commissario capo,
impersonato da Angela Fi‑
nocchiaro. Cercano quindi
di giustificarsi, raccontando
le loro disavventure.
Aldo, scommettitore incal‑
lito che ruba in casa per
n. 34
Vita
La
3 OTTOBRE 2010
De Palma, l’occhio che guarda
70 anni l’11 settembre
di Francesco Sgarano
cui partecipa il gigantesco (in
tutti i sensi) Orson Welles. Gli
echi evidenti dell’Hitchcock di
“Io ti salverò”, ritornano poi in
molti film, da “Vestito per uc‑
cidere” -in cui la protagonista
(Angie Dickinson) fa la stessa
brutta fine di Janet Leigh in
“Psycho”, proprio come lei
ad appena un terzo del film,
per tacere del memorabile
pedinamento muto nel museo,
adrenalinico, che è memore
de “La donna che visse due
volte”. Più tardi De Palma
ripesca ne “La finestra sul cor‑
tile”, per raccontare la storia
di un uomo che scopre un
omicidio spiando col binocolo
dal proprio appartamento, in
“Omicidio a luci rosse”, banco
di prova per una conturbante
Melanie Griffith (non a caso
figlia di quella Tippi Hedren,
interprete di “Marnie” e “Gli
uccelli”). A metà degli anni
settanta il fil-rouge che lega
De Palma ad Hitchcock si
fa ancora più stretto, poiché
“Complesso di colpa”, vicenda
di un uomo che pensa di rin‑
contrare a Firenze la moglie
uccisa anni prima, richiama “La
donna che visse due volte”. Ma
in De Palma c’è un aspetto
emotivo più marcato rispetto
ad Hitchcock, i marchingegni
della suspence dimostrano
di essere stati assorbiti con
grande sapienza narrativa e
registica da De Palma; il quale,
nel 1974, con “Il fantasma del
palcoscenico” rifà in chiave
rock-psichedelica “Il fantasma
dell’Opera”, servendosi di un
barocchismo scenografico e
di potenti straniamenti della
messinscena che troveranno la
loro massima espressione nel
capolavoro del regista,“Scarfa‑
ce”. Gli anni settanta offrono
ancora grandi momenti di
cinema, ormai autentici cult,
a buon diritto: “Carrie, lo
sguardo di Satana”, in cui un
romanzuccio di Stephen King
viene trasformato in un film
che asserisce la diabolicità
insopprimibile del Male, con
stilemi propri dell’horrormovie. Poi, a ruota, “Fury”,
altro tassello magistrale di film
fatto con tre lire, che riesce ad
avvincere lo spettatore fino in
fondo, raccontando di una ra‑
gazza con potere telecinetici,
tema già abbozzato nel lavoro
precedente.
Consapevole delle pro‑
prie capacità tecniche (muove
la cinepresa con un’abilità
raramente vista al cinema, che
sfiora la sensualità) De Palma,
dopo il già citato “Vestito per
uccidere”, gira un altro grande
film, “Blow out”, ispirando‑
si ad Antonioni e Coppola,
ma infondendo al racconto
una velocità e una tensio‑
ne sconosciuti ai modelli -e
John Travolta e Nancy Allen
(moglie di De Palma) sono
bravissimi. Nel 1983 De Palma
diventa regista di grossa taglia,
dispone della prima grande
produzione della carriera, può
usufruire di una stella di prima
grandezza come Al Pacino, la‑
vora su una sceneggiatura del
premio Oscar Oliver Stone,
rimaneggia in chiave con‑
temporanea un classico del
gangster-movie come “Scar‑
face-A shame of a nation” di
Howard Hawks e Ben Hecth
(cui, tra nasi arricciati, dedica
il film) e firma “Scarface”, tra
i pochi titoli che ancora oggi
dividono in modo manicheo
gli appassionati di cinema: chi
lo considera un film dalla lun‑
ghezza estenuante, pieno di
forzature verbali e visive, au‑
tocompiaciuto e infertilmente
estetizzante e chi-proprio in
virtù di queste qualità, consi‑
derate però positivamente, lo
ritiene un colpo da maestro,
uno dei pochi film che hanno
segnato gli anni ‘80 -indiscu‑
tibilmente- ma anche tutto il
cinema avvenire, purtroppo
anche Tarantino e company.
Appartengo alla seconda
schiera ma ognuno giudichi
da sé perché è un film che,
comunque, va visto. Dopo,
Cinema
Aldo, Giovanni e Giacomo
Babbi Natale d’agosto a Milano
di Leonardo Soldati
pagarsi il vizio. Giovanni,
veterinario-cacciatore con
una famiglia in Svizzera ed
una in Italia, Giacomo ve‑
dovo inconsolabile. Li uni‑
sce la passione per il gioco
delle bocce. Alcune scene
sono state girate al parco
di Monza, con Giacomo ve‑
stito da principe del ‘700.
Affermano i tre artisti:
«Siamo all’ottavo lungo‑
metraggio, e negli ultimi
anni abbiamo delegato un
po’ troppo. Ora abbiamo
deciso di tornare al sistema
di una volta, scriviamo e
controlliamo tutto noi. È
un metodo che ci riporta al
passato.
Abbiamo ritrovato l’entu‑
siasmo di un tempo». La
loro procedente pellicola
“Il cosmo sul comò” non era
infatti andata benissimo. Il
produttore Paolo Guerra
li difende: «Non sarà anda‑
to come i precedenti, ma
ha incassato 14 milioni di
euro».
Alla conferenza stampa
sul film, è stato chiesto ai
tre comici se negli ultimi
tempi sono stati un po’
distratti dalla pubblicità o
dalla televisione, e loro: «Si
tratta di due linguaggi di‑
versi. Quello della tv è più
rapido, immediato. Quello
degli spot ancora di più.
Ci erano venuti in mente
quei personaggi della ronda
padana per la tv. Riguardo
agli spot, ad agosto scorso
c’è stato il fermo biologico
fino a gennaio, ma no, non
pensiamo che ci abbiano
distratto. Il cinema è un’al‑
tra cosa».
Un anno e mezzo è durata
la preparazione di quest’ul‑
timo film. Da giugno ad
agosto scorso le riprese.
Aldo ha anche partecipato
a “Baarìa” di Tornatore.
Gli viene chiesto com’è
stato tornare da loro e
lui risponde: «Una doccia
fredda. Adesso penso di
aver molto da insegnargli».
E gli altri due: «È venuto
in ginocchio a supplicarci
di riprenderci» sussurrano
spassosamente. Nel film an‑
che Cochi Ponzoni e Mara
Maionchi, al che Giacomo
aggiunge: «Ma non si can‑
terà, ve lo assicuro. Però io
ballerò!….».
De Palma non ha più raggiun‑
to tali vette ma più volte ha
dimostrato di essere valido
uomo di cinema: con “Gli
intoccabili” (stavolta citazione
di Ejzenstejn nella scena della
carrozzina alla stazione) tocca
buoni livelli, con “Carlito’s
way” addirittura eccellenti
-ancora un Al Pacino in stato
di grazia e uno Sean Penn me‑
ravigliosamente mefistofelico-;
“Vittime di guerra”, nel coa‑
cervo di film sul Vietnam, non
sfigura affatto accanto a titoli
obiettivamente più belli, “Mis‑
sion impossible”, pur essendo
mero lavoro su commissione,
possiede i buoni pregi di una
spy-story hollywoodiana. E’
nella commedia che De Pal‑
ma non ha mai graffiato, pur
avendoci provato in un paio di
occasioni:“Cadaveri e compa‑
ri” e “Il falò delle vanità”. Ma il
suo demerito più grande -sia
detto onestamente in fondo
a queste poche osservazioni
che ,come si è visto, lo voglio‑
no comunque elogiare come
uno dei maestri dello schermo
di almeno due decenni abbon‑
danti- è quello di non aver più
azzeccato un film dal 1998,
anno in cui sfornò “Omicidio
in diretta”, forse un esercizio
di stile (sì, ma che stile!). Poi
si è fatto ricordare solo per la
sequenza del furto dei gioielli
in chiave lesbo-chic in “Femme
fatale”. Il De Palma che ci ha
letteralmente rapito coi suoi
film è purtroppo finito da un
pezzo.
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n. 34 3 OTTOBRE