Poste italiane s.p.a. Sped. in a.p. D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma, 2, DCB Filiale di Pistoia Direzione, Redazione e Amministrazione: PISTOIA Via Puccini, 38 Tel. 0573/21293 - 0573/308372 Fax 0573/28616 e_mail: [email protected] Abb. annuo e 42,00 (Sostenitore e 65,00) c/c p.n. 11044518 Pistoia LaVita G I O R N A L E C A T T O L I C O “Siamo angustiati per l’Italia” L a diagnosi del nostro paese uscita dalla Conferenza Episcopale Italiana è impietosa e preoccupante. Un paese che barcolla su se stesso, che si perde in polemiche senza fine e senza misura, che ha dimenticato i gravissimi problemi che angustiano la nostra gente, un paese giunto “all’anticamera dell’implosione”, cioè a quel momento in cui, per la pressione esterna, le pareti di un corpo cedono bruscamente e ricadono al proprio interno. L’elenco dei mali è lungo e circostanziato: favoritismi, non trasparenza, ricerca del tornaconto personale, chiusura dei sistemi di controllo, distruzione del concorrente, evasione fiscale, disprezzo del merito, ingiustizie palesi e nascoste, disoccupazione, precarietà, malasanità, morti sul lavoro, stato indecoroso del sistema carcerario, violenza sulle donne, razzismo strisciante che arriva a ripetere operazioni di un passato che doveva essere per sempre seppellito; in genere dimenticanza, addirittura disprezzo, per gli ultimi, i poveri, gli emarginati, in particolare i forestieri che domandano semplicemente un po’ di terra “per vivere e morir”. Un malessere senza fine. Sarebbe questa l’Italia nuova che ci era stata promessa? Bisogna fermarsi finché siamo in tempo, è necessario tornare con urgenza sui nostri passi. La piazza comincia già a dare segnali di rivolta e di ricompattazione. E la piazza, come si sa, è l’anticamera del disordine incontrollabile, che rimane aperto a tutte le peggiori soluzioni. Difficile dar torto a una diagnosi di questo genere, anche se dura e spietata. Inaccettabile, invece, la riduzione di tutto questo a semplici diatribe di carattere personalistico. Per favore, non si prenda su tutto questo, magari per comodità e per autodifesa, un ennesimo abbaglio. Il malessere è assai più profondo e c’è da credere che le divisioni di tipo personale sono determinate da concezioni e da comportamenti di fondo che chiamano in causa le stesse ragioni della convivenza politica. Bisognerebbe saper dire una parola chiara su tali questioni. Dobbiamo purtroppo riconoscere che l’attuale silenzio è la naturale conseguenza di un silenzio che è durato troppo tempo da parte anche di coloro che oggi fanno sentire più alta la loro voce. E’ il sistema che è corrotto. Tanto corrotto che ha ormai invaso e pervaso lo stile di vita dell’intero paese, arrivando a dar vita a una delle crisi morali più micidiali e più deleterie che erano a nostra conoscenza. E’ su questo terreno che si doveva e si deve concentrare la nostra attenzione ed esercitare il nostro diritto-dovere di critica e di “respingimento”, senza sconti e senza indulgenze. La storia futura ci giudicherà e c’è da pensare che il suo sarà un giudizio severo e di condanna. Più volte abbiamo per questo parlato di progressiva paganizzazione del sistema Italia. I valori autentici sono stati gradatamente messi in disparte e sostituti da pseudo-valori; la moralità intesa in tutta la sua estensione e comprensione dimenticata in nome degli interessi degli individui e delle società; l’onestà, l’uguaglianza sostanziale, la laboriosità, rigettate come ferrivecchi e simboli di una mentalità sorpassata e anacronistica; il successo, il potere, il piacere, il denaro eretti a sommi ideali della nostra epoca e in tal modo presentati ai nostri giovani; il culto passato dai veri eroi dell’umanità a persone inconsistenti, umbratili, senza fondamento, solo apparenza illusoria e ingannatrice; il Dio vero sostituito dagli idoli morti; il cristianesimo non di rado ridotto a pura parola, la vera religione trasformata in religione civile. Siamo ancora in tempo a invocare la presenza di cristiani impegnati seriamente in politica? La domanda si sta ripetendo a ogni pie’ sospinto, ma in pratica non si vede ancora nulla di serio e di promettente. Sarà necessario per questo rivedere seriamente il nostro passato. Si domandano politici cristiani “nuovi”. Ma, di grazia, in cosa consiste questa novità? Bisognerà forse spiegarsi meglio, per evitare nuovi deleteri fraintesi. Perché di politici cristiani seri la nostra storia, anche recente, grazie a Dio, è piena. Ma come li ha accolti la comunità cristiana? Come li ha sostenuti? Come li ha preparati? L’esame di coscienza, sincero e spregiudicato, va fatto a queste profondità. Ne è coinvolta almeno metà della comunità cristiana, gerarchia, alta e bassa, compresa. L’impressione periferica è che manchi questo coraggio e questa capacità di revisione. E allora le parole che continuamente siamo costretti ad ascoltare, con molta probabilità, rimarranno lettera morta. Forse, più che un cambiamento di mentalità, sarebbe necessario un cambiamento di persone. Giordano Frosini 34 Anno 113 DOMENICA 3 OTTOBRE 2010 e1,10 1,10 e T O S C A N O All’interno LETTERA APERTA A UN AMICO PRETE Al termine dell’anno sacerdotale, un cristiano come tanti altri si domanda se nel campo della chiesa e in particolare del ministero ordinato sono possibili soluzioni alternative, cominciando dai titoli oggi comunemente usati LEBRA A PAGINA 2 CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI Una disamina della situazione della chiesa italiana e del preoccupante stato della politica nel nostro paese. Il presidente della Cei ha posto nelle mani di tutti un documento su cui discutere approfonditamente SERVIZI A PAGINA PER LA RINASCITA DEL PAESE Le associazioni cattoliche a sfondo sociale chiamate alla rigenerazione di un paese come il nostro che sempre di più sente il bisogno per la sua vita del contributo dei cattolici ROSSI A PAGINA 13 4 L’EUROPA ALZA NUOVI MURI CONTRO GLI IMMIGRATI Nuove linee di frontiera, più impermeabili e spesso letali, per quanti cercano di entrare nei Paesi del continente CARUSONE A PAGINA 15 2 primo piano C aro amico prete, spero che non me ne voglia se non mi rivolgo a te, con il titolo di “don”. Ho sem‑ pre fatto fatica a usare il don con i preti che ho avuto la fortuna di incontrare nella mia vita. Considerandoli prima di tutto degli amici, preferisco chiamarli con il nome di battesimo. Per inciso, aggiungo che mi stanno altrettanto indigesti i titoli come “monsignore”, “eccellenza”, “eminenza”, “santità”! Ma quando mai nella chiesa impare‑ remo a chiamarci e a considerarci solo come fratelli e sorelle, essendo tutti “figli e figlie dell’unico Padre celeste” (Mt 23,8‑9)? Perché non prendere alla lettera il vangelo, riser‑ vando solo al Signore Gesù lo stesso titolo di “maestro” (Mt 23, 10)? Nel corso dell’anno sacerdotale, unitamente ad altri fratelli e sorelle nelle fede, ho avuto modo di pre‑ gare spesso per te, nella speranza che, nella chiesa, continuino ad operare presbiteri che, consapevoli di essere stati «consacrati per ser‑ vire, umilmente e autorevolmente, il sacerdozio comune dei fedeli», aiutino questi ultimi «a sperimentare l’amore misericordioso del Signore e ne siano convinti testimoni». (Benedetto XVI, omelia del 19.6.2009). n. 34 Lettera aperta a un amico prete Dopo l’anno sacerdotale sono possibili soluzioni innovative? di Andrea Lebra Un mare di bene da non dimenticare E poi ho creduto bene di scriver‑ ti per esprimerti tutta la mia solida‑ rietà, a motivo degli scandali legati alla pedofilia che negli ultimi tempi hanno investito la tua “categoria”. Mi rifiuto di fare di ogni erba un fascio. Chi, tra i tuoi confratelli si è mac‑ chiato di delitti penalmente persegui bili deve essere, come qualsiasi altra persona, sottoposto al giudizio della legge e messo in condizione di non nuocere a nessuno. esclusivi e immodificabili. Nessuno può pensare di ridi‑ mensionare o negare il valore e la forza della preghiera, anche per le vocazioni presbiterati. La preghiera continua ed insistente al «padrone della messe perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38) non do‑ vrebbe essere accompagnata anche dalla disponibilità, da parte di chi governa la chiesa, a rimettere con coraggio e serenità in discussione gli attuali criteri di ammissione al ministero sacerdotale? Dalla Un grazie sincero Intanto, in primo luogo, voglio ringraziarti. Ho avuto infatti la fortu‑ na di incontrarti sin dalla mia giovane età ed essere da te avviato alla vita di fede, alla testimonianza della carità e alla creatività della speranza. Se non ti avessi incontrato, proprio non so se oggi potrei dire di essere inna‑ morato di Cristo e del suo vangelo e di provare profonda gioia ad ope‑ rare con tutte le persone di buona volontà per contribuire a costruire un mondo migliore. Con la tua squisita gentilezza, le tue penetranti osservazioni, i tuoi saggi consigli, la tua robusta spiritualità, la tua zelante passione apostolica hai esercitato una benefica influenza sul mio modo di pensare e di agire. Adolescente e giovane, non sempre ti capivo fino in fondo, ma, crescendo, ho imparato ad apprezzare i tuoi insegnamenti. Grazie, in particolare, per avermi fatto gustare la parola di Dio che, let‑ ta con assiduità e con fede, incide sul‑ la vita e cambia il cuore, rendendolo meno duro e angusto, più solidale e aperto al Signore e ai fratelli. Da te mi attendo essenzialmente «luce e forza spirituale» perché, unito vital‑ mente con il Signore Gesù, io possa essere in grado di «impregnare il mondo di spirito cristiano, (GS 43), testimoniando con rispetto e dolcez‑ za» (1 Pt 3,15) che quello cristiano è un cammino di umanizzazione. 3 OTTOBRE 2010 So che le mosche bianche non possono vanificare il mare di bene che si riversa quotidianamente nella chiesa e nella società grazie alla pre‑ senza di un gran numero di presbiteri che, quali «ministri di Cristo Gesù tra le genti mediante il sacro mini‑ stero del vangelo», sanno «rendere testimonianza di Gesù con spirito di profezia (PO 2), conducendo una vita esemplare che «induce a dare gloria a Dio» (PO 4). Tu ed io siamo con‑ sapevoli che solo «dalla potenza del Signore risorto» è possibile trarre «la forza per vincere con pazienza e carità le afflizioni e le difficoltà» interne ed esterne alla chiesa e «per svelare al mondo, con fedeltà, anche se in forme umbratili (sub umbris), il mistero di lui, fin quando alla fine sarà manifestato in piena luce» (LG 8). Non ti nascondo, peraltro, che la “tolleranza zero” che tanti benpen‑ santi esigono nei confronti di questi tuoi confratelli mi piacerebbe vederla invocata in modo altrettanto fermo anche per il numero drammatica‑ mente elevato di turisti pedofili, di clienti di ragazzine messe a dispo‑ sizione degli orchi dalle preferenze sessuali particolari, di utilizzatori finali delle vittime della tratta a scopo di sfruttamento sessuale che alimentano un business annuo da capogiro. E amerei che la “tolleranza zero” fosse pretesa anche nei con‑ fronti di autorevoli personaggi politici che (incredibile ma vero!) affermano di essere disposti a chiudere un occhio sul commercio indegno di esseri umani quando ad essere “com‑ merciate sono delle “belle ragazze” in grado di soddisfare le esigenze dei maschi italiani inguaribili latin lovers. Qualche cambiamento non guasterebbe In terzo luogo ti ho indirizzato questa lettera aperta per augurarmi ed augurarti che qualche cosa nella chiesa possa cambiare per quanto riguarda il tuo status. Sarebbe molto bello se nella nostra chiesa cattolica, nella quale sono nato e della quale penso di far parte, ci fosse libertà di scelta, quan‑ to allo stato di vita dei presbiteri. Ho avuto la fortuna, nel corso della mia esistenza, di conoscere preti celibi eccellenti, modelli integerrimi di vita serena e felicemente realizzata, che hanno saputo farmi apprezzare la bellezza della vita cristiana. Ma ho incontrato donne e uomini sposati, straordinariamente generosi e veri testimoni di Cristo risorto, che mi hanno parlato di Dio in modo al‑ trettanto meraviglioso e autorevole. Spesso, di fronte alla persistente e diffusa penuria di presbiteri, mi chiedo se l’autorità ecclesiastica abbia il diritto di lasciare un numero sempre più consistente di comunità senza preti e senza eucaristia. Il pa‑ ragrafo 37 della LG non riconosce forse che «i laici, come tutti i fedeli, hanno diritto di ricevere abbondan‑ temente dai sacri pastori i beni spiri‑ tuali della chiesa, soprattutto gli aiuti della parola di Dio e dei sacramenti»? Personalmente mi auguro che la chiesa, attenta ai segni dei tempi, sappia aprirsi a nuove forme di mi‑ nistero presbiterale, senza rimanere eccessivamente ancorata al modello attuale, certamente da apprezzare, ma da non considerare in termini collaborazione alla corresponsabilità Infine, vorrei confidarti un so‑ gno che mi auguro possa un giorno diventare realtà diffusa. Sogno una chiesa nella quale noi christifideles laici prendiamo più sul serio il nostro battesinto, non solo quando si tratta di compiere fedelmente i nostri «doveri terreni» facendoci «guidare dallo spirito del vangelo» (GS 4,3) o di «cercare il regno di Dio trattan‑ do le cose temporali» (LG 31), ma anche quando, mettendo a frutto i doni che lo Spirito distribuisce a piene mani a comune vantaggio (1Cor 12,7), ci dimostriamo pronti ad assumerci disinteressatamente e concretamente «il nobile impegno di lavorare affinché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto e ac‑ cettato da tutti gli uomini, su tutta la terra» (AA 3). Forse è inevitabile che si debba andare verso un numero sempre più consistente di comunità senza la presenza stabile di presbiteri. Per scongiurare il rischio che queste comunità progressivamente spari‑ scano e che gli stessi edifici adibiti a chiese precipitino nell’oblio e nella noncuranza, è necessario porsi ur‑ gentemente il problema dell’evange‑ lizzazione in un contesto di assenza o penuria di preti. Perché non affrontare subito e in modo energico i problemi che questa situazione sta già creando in molte realtà per evitare di farlo tra 10/20 anni con l’acqua alla gola e in un contesto di emergenza? Non pensi anche tu che una delle opzioni pastorali più urgenti dovrebbe essere quella di far cre‑ scere una chiesa meno clericale e più autenticamente ministeriale, che metta al centro di tutto non la figura del fedele/credente “chierico”, ma la presenza e la valorizzazione dei fedeli/credenti “laici”? Uomini e donne dalla fede, adulta e pensata, capaci di tenere insieme i vari aspetti della vita facendo unità di tutto in Cristo, disponibili a porsi in m o d o assolutamente gratuito a servizio delle comunità per contribuire a rendere credibile anche oggi il vangelo del Signore, continuando a farne vibrare inediti suoni armonici in questa nostra società immersa nel grigiore di un’atonia spirituale grave e di un individualisimi edonista Vita La paralizzante? Certamente la presenza di un fedele diacono in tutte le coniunità dove manca il presbitero potrebbe essere una soluzione al problema. Ma questo forse non è sufficiente, anche perché non sembra realistico disporre, in tempi brevi di un nume‑ ro così grande di uomini e (voglio sperare) di donne, «di età matura anche viventi nel matrimonio» che «nella diaconia della liturgia, della predicazione e della carità serveno il popolo di Dio, in comunione col vescovo e con il suo presbiterio» (LG 29). E allora, se è vero che i laici, come tutti i fedeli, sono deputati all’apostolato mediante il battesimo e la confermazione e hanno il dovere e il diritto di impegnarsi perché l’an‑ nuncio divino della salvezza continui ti diffondersi tra gli uomini di ogni tempo e ogni luogo, non dovrebbe la chiesa osare di più nel responsabiliz‑ zare noi laici, creando le condizioni per un nostro più incisivo coinvol‑ gimento nell’evangelizzazione delle comunità senza presbiteri? E’ possibile che, attraverso il “segno dei tempi” della diminuzione delle “vocazioni” presbiterali e del progressivo invecchiamento del clero, il Signore voglia farci capire che, per “dire” oggi Gesu Cristo e il suo vangelo, va fatto tutto il necessario per scuotere le nostre comunità assonnate, esortando i semplici credenti (donne e uomini, giovani e meno giovani, anziani e vecchi) a riflettere sull’urgenza e sull’importanza che riveste l’evange‑ lizzazione e rendendo consapevole ogni battezzato che è universale la chiamata di Cristo ad annunciare e testimoniare il suo vangelo? Noi laici abbiamo bisogno di uscire da quello strano ed errato atteggiamento interiore che spesso ci fa sentire più “clienti” che corre‑ sponsabili della vita e della missione della chiesa. Sono da apprezzare le scelte pastorali di sperimentare forme emblematiche e coraggiose di servizi ecclesiali laici: “laici “, nel senso che sono resi da persone laiche; “eccle‑ siali”, nel senso che vengono eser‑ citati all’interno della chiesa locale, la cui comunione e missione essi servono, e perché sono i sottoposti al discernimento e all’autorizzazione del vescovo; “servizi”, perché par‑ tecipano del triplice ministero di Cristo, sacerdote, profeta e re. Vorrei pertanto, chiederti, caro amico prete, di insistere nel prospet‑ tare a noi laici non obiettivi di tipo minore ed elementari, ma la “misura alta” della vita cristiana ordinaria vissuta, nella società e nella chiesa, all’insegna non di un’etica minimali‑ stica e di una religiosità superficiale, ma di un impegno generoso e convinto, nella ferma convinzione che il Signore Gesù nulla toglie e tutto dona. Faccio mia una significativa esortazione contenuta al paragrafo 9 della PO: «I presbiteri riconoscano e promuovano lealmente la dignità dei laici nonché il loro ruolo speci‑ fico nell’ambito della missione della chiesa», armonizzando «le diverse sensibilità, in modo che nella co‑ munità dei fedeli nessuno si senta estraneo». Con simpatia, stima e gratitu‑ dine. Vita La 3 OTTOBRE 2010 cultura n. 34 3 Salvatore Quasimodo Cercatore di Dio S Bonaventu‑ ra, il dotto‑ re serafico, aveva scritto l’opuscolo “Itinerario della mente a Dio» quasi per rispondere all’anonimo cercatore di Dio. C’è, infatti, nell’itinerario di molti uomini il desiderio inespresso di incontrare l’Al‑ tro che non sempre si lascia raggiungere. Molti sono i perché e non è secondaria la preoccupazione di porre al primo posto la ragione che, mai come in questa circostan‑ za, non può fare a meno della fede. Fede e ragione, come ci insegna Benedetto XVI, non si oppongono, ma si completano quando l’uomo sgombra la mente da ogni pregiudizio, si a forza di leggerlo alla luce della fa‑ scinazio‑ ne della figura di Francesco d’Assisi, il “Cantico delle Creature” rischia di perdere parados‑ salmente la sua dimensione di opera d’arte poetica. Cari‑ candolo del valore che certa‑ mente esso possiede, quello di manifesto cantato dell’in‑ tero spirito francescano, la dimensione strettamente poetica passa in second’ordi‑ ne. Eppure la poeticità c’è, ed è talmente forte da formare un tutt’uno con il messaggio, in un nesso inestricabile di pensiero e forma. Sul Cantico, come raramente accade, critica laica e critica di ispirazione cristiana si trovano d’accordo: lo stesso Renan, che di cose antipatiche sul cristianesimo le ha dette, dovette ammettere che è lascia afferrare da Dio. Così scrive S. Bonaventura: “Se poi vuoi sapere come avvenga tutto ciò, interroga la grazia, non la scienza, il desiderio non l’intelletto, il sospiro della pre‑ ghiera non la brama di leggere, lo sposo non il maestro, Dio non l’uomo, la caligine non la chiarezza, non la luce ma il fuo‑ co che infiamma tutto l’essere e lo inabissa in Dio con la sua soavissima unzione e con gli affetti più ardenti”. D’altra par‑ te resta sempre vero ciò che Pascal mise in bocca al Cristo dei dubbiosi: “Non mi cerche‑ resti se non mi avessi già tro‑ vato”. Ripensando all’itinerario umano e spirituale di Salvatore Quasimodo e alla sua fede tormentata si può ritenere che abbia egli pure incontrato il Signore. Ad avvalorare tale convincimento c’è il volume di Curzia Ferrari Dio del silenzio, apri la solitudine, che ha come sottotitolo La fede tormentata di Salvatore Quasimodo. Qua‑ simodo era nato in Sicilia ma visse lontano dalla famiglia e dalla sua terra, trascorse una giovinezza disordinata, tallona‑ to dalla miseria e dall’ansia di farsi conoscere come poeta. La pubblicazione di Acque e terre, per le edizioni Solaria, nel 1930, gli conferì la fama poe‑ tica, ma la sua vita continuò a svolgersi nel disordine morale e in ritmi convulsi, quasi allo sbando. La fede ricevuta in famiglia non fu mai rinnegata, ma restò inaridita e come sepolta. Al pari di Ovidio sen‑ tiva l’attrazione verso il bene, ma purtroppo suo malgrado, aderiva al male. Si sentiva una creatura infettata dal male come un’acquamorta, presaga di disfacimento: Acqua chiusa, sono delle paludi / che in lar‑ ghe lamine maceri veleni,/ ora bianca ora verde nei baleni, / sei simile al mio cuore”. L’amicizia con Giorgio La Pira gli fu di grande conforto, anche se non sortì l’effetto su cui contava il sindaco di Firenze. Ma ciò valse a ridesta‑ re nel cuore del Poeta i valori cristiani che non aveva mai dimenticato. La lettura delle Confessioni di S. Agostino, le Lettere di san Paolo e il Vangelo di Giovanni (da lui tradotto dal greco) segnarono profonda‑ mente l’animo di Quasimodo al punto che spesso ripeteva: “Se avessi la fede di Gior‑ gio» Ciò non gli impedì di incontrarsi col Crocifisso di San Francesco La poesia e il Poeta Il Cantico delle Creature e le “ragioni del cuore” di Marco Testi un’opera di vera poesia, quindi di vera arte, e visto che lo scrittore francese considerava opera di poesia i Vangeli, il complimento non è da poco, anche se va al di là della di‑ mensione religiosa. La poesia di un uomo che aveva scelto la povertà è diventata una delle opere d’arte più lette e citate nel mondo intero. Semplice pa‑ radosso, o c’è qualcosa di più profonda da dire? C’è, ed è sicuramente scomodo, perché da tempo ci hanno abituato a pensare l’opera d’arte come costruzione puramente intel‑ lettuale e culturale, una sorta di aristocratico tempio in cui regnano sovrane la ragione e la raffinatissima citazione. Il Cantico dimostra che le cose non stanno così, per una serie di motivi, il primo del quali è la grande importanza di quello che noi chiamiamo metafori‑ camente cuore. Le ragioni del cuore, del non razionalizzabile e non quantificabile in questa poesia sono fortissime, perché fanno tutt’uno con la fede nel trascendente. Il colpo di grazia per gli smaliziati critici che vedono trucchi e tra‑ nelli in qualsiasi testo è che questa fede non si manifesta automaticamente con una “traduzione” in poesia di elementi liturgici, ma sgorga dallo spirito, in modo del tutto personale. Questa ispirazione non è sprovveduta, si nutre di una cultura, che però non prevarica mai sulla genuinità dell’ispirazione, perché è un tassello complessivo in cui il totale delle parti non è mai pari alla somma: c’è da cal‑ colare l’imponderabile che si chiama genio, in senso di pre‑ disposizione nativa e genetica, diremmo oggi. La cultura pre‑ sente nel Cantico è biblica, e si articola soprattutto su due modelli: il Salmo 148 e l’epi‑ sodio dei tre giovanetti nella Ho visto e ho creduto I neocattolici, lo scisma silenzioso e il soffio dello Spirito. ed. Piemme, Casale Monferrato 2010 opo un lungo girovagare tra religioni, espe‑ rienze, culture e ideologie della seconda metà del se‑ colo scorso, il celebre psichiatra e opinionista televisivo Alessandro Meluzzi si sente approdato (o riapprodato) alla fede in Cristo, insieme spe‑ cialmente alle chiese cattoliche e ortodosse. Qui esprime questo suo approdo, ricco di entusia‑ smo e di motivazioni teologiche, storiche, culturali, psicologiche, esperienziali: ragione e cuore vi si intrecciano continuamente: colpisce la difesa, motivata e quasi ostinata, della chiesa cattolica, del papa, della Cei, del clero su tante questioni e nonostante le critiche assai diffuse oggi; critiche invece si addensano su colleghi “laici” che pontificano sui media, e anche su certi teologi e biblisti o semplici cristiani al limite di scismi silenzio‑ si. Il discorso è a mo’ di dialogo‑in‑ tervista con lo scrittore e giornali‑ sta Paolo Gambi, ma non manca di una trafila logica. A volte, soprat‑ tutto nella prima parte, il discorso mi sembra un po’ confuso, prolisso e pur sbrigativo, contraddittorio: migliore nella seconda. Comunque, fornace presente in Daniele, soprattutto 3,51-90. Qui i giovani salvati dall’angelo del Signore sciolgono un lunghis‑ simo elenco di benedizioni, che certamente il santo di Assisi aveva presente, come del resto le lodi che il sole e la luna, le “fulgide stelle”, il tempo atmosferico e le altre creature debbono a Dio nel salmo citato. Poi si può anche parlare di particolari, come hanno fatto gli studiosi prima nominati: la veste linguistica umbra è davvero di Francesco o è quella del primo copista, umbro anche lui? Dove è stato davvero scritto, nella chiesetta della Foresta presso Rieti o a san Damiano come il 12 giugno 1968 chiuse la sua travagliata esistenza ad Amalfi, qualcuno scrisse che Quasimodo era morto “da vero ateo”. Ricorda la Ferrari che circa una settimana prima di morire, il Poeta espresse il desiderio di entrare nella ba‑ silica di Sant’Eustorgio. “Nella penombra lo vidi in tralice chinare il capo e farsi il segno della croce” Altro che ateo! R. oggi si è portati a credere? La data 1224 è davvero l’unica possibile, o si deve spostarla in avanti, almeno nella fase finale della composizione? Infine, il Cantico è davvero stato composto in diverse fasi, forse tre? Nessuna di queste domande mette a repentaglio la straordinaria poeticità di un Cantico in grado di parlare al cuore e alla mente: la sua can‑ tabilità è assicurata dalle asso‑ nanze e da un gioco sapiente di accenti, i suoi contenuti sono di grande profondità ma nel contempo espressi in modo che tutti possano capire. E soprattutto sono orientati, in chiave anti mani‑ chea, specialmente contro i Càtari: la natura è bene, ed è bella, sotto tutte le sue forme, perché il Dio che l’ha creata è bene ed è bellezza, e la sua creazione non può mentire. Poeti Contemporanei Preghiera Alessandro Meluzzi d cui comprese il mistero non senza alcune riserve. Ma gli accenti poetici che manifesta rivelano la sua sete, la nostal‑ gia di Cristo, mai sopita che l’accompagneranno fino all’ul‑ timo respiro. “Signore degli Ulivi, / la tua sete mi insabbia la gola / movendo al Golgota, / con i cipressi che in cupo saio avvolti / lievemente salgono il pendio / come cenobiti che tornino al rifugio”. Quando dopo una cer‑ ta fatica, il libro mi sem‑ bra una boccata d’aria salutare per tutti, perché riesce ad aprire prospetti‑ ve cariche di speranza e del soffio dello Spirito pur nel nostro conte‑ sto attuale reso pesante da errori e peccati, da dubbi e problemi. ma anche da visioni solo negative o parziali della realtà umana e delle chiese. Il lettore sapra attingere da questo tesoro “cose antiche e nuove”. G. Giavini Nel confuso vagare della mente fra concetti, ricordi ed emozioni, si muove un pensiero che cerca di orientarsi verso di Te dal mio cuore tracima una preghiera: che io possa ogni giorno incontrarTi nel sole che sorge nella rugiada che infiora il roseto e il rosmarino nel sorriso di un bimbo, nel pianto di coloro che soffrono senza mai dubitare della Tua misericordia. Mondami dalla contaminazione della violenza e del disordine da cui sono circondato, placa il bruciore delle ferite coi lenimenti della Tua parola colma i vuoti dell’anima con il Tuo immenso amore. Orazio Tognozzi 4 attualità ecclesiale La partita per il futuro Il bene comune nelle parole del cardinal Bagnasco di Francesco Bonini L’Italia sembra sempre quella.Tutto sembra sempre tornare al punto di partenza:“istruisce i problemi, comincia a metter mano alle soluzioni, ma non riesce a restare concentrata sull’opera fino a concluderla”. Il cardinale Bagnasco, nella prolusione al Consiglio episcopale permanente, analizza in modo fine e rigoroso le nevrosi nazionali, che lo portano ad affermare che “siamo angustiati per l’Italia”. Non è un alibi per abbandonarsi al pessimismo, che anche un certo sistema della comunicazione sembra alimentare compiaciuto. E’ il punto di partenza realistico per invitare concretamente a costruire qualcosa di utile e di durevole. Il punto è che l’Italia stessa “non riesce ad amarsi compiutamente”. Ed allora bisogna lavorare proprio su questo registro, che ha il nome antico ed attualissimo di “bene comune”. La causa fondamentale di questa sensazione di eterno ritorno inconcludente, spiega il presidente della Cei, è la sostanziale incapacità degli italiani di occuparsi positivamente di ciò “che è pubblico ed è comune”, di guardare agli obiettivi comuni. Si ricade così nelle nevrosi delle conflittualità, della guerriglia, della frammentazione.Tutti si appassionano ai conflitti inconcludenti e nessuno si occupa della prospettiva. Sullo sfondo il presidente della Cei ha il suo “sogno”: è il formarsi di una “generazione nuova di italiani e di cattolici che sentono la cosa pubblica come fatto importante e decisivo, che credono fermamente nella politica come forma di carità autentica perché volta a segnare il destino di tutti”. Ne riparlerà, promette. Nella prolusione, su questa linea, indica allora con precisione alcune questioni aperte, “che hanno un chiaro rilievo antropologico”. E’ la linea del bene comune, di cui presupposto sono appunto politiche pubbliche rispettose e anzi promozionali della persona. Il cardinale Bagnasco entra decisamente nel merito, a proposito dell’impatto sociale della crisi, dei giovani, della scuola, delle carceri, del sistema sanitario, delle politiche di sostegno alla famiglia e alla natalità, fino ad arrivare alle politiche fiscali e istituzionali. Il federalismo, irreversibile, rappresenta un paesaggio cruciale, perché non può attuarsi che nel segno della responsabilità. Richiede veramente un cambiamento radicale, che giustamente non è nelle forme istituzionali. Si deve infatti incardinare in un forte senso di unità e indivisibilità della nazione. Richiede piuttosto a tutti e a ciascuno – singoli, comunità, imprese, categorie – una nuova e forte assunzione di responsabilità. E’ questa la parola chiave, una parola tradizionalmente ostica nel nostro discorso pubblico e privato. Eppure, ribadisce il presidente della Cei, bisogna passare proprio di lì. Serve per questo una nuova e forte consapevolezza culturale, serve “un’unità interiore e spirituale che merita di essere perseguita come contributo vitale offerto a tutto il Paese”. E riafferma che i cattolici e la Chiesa in Italia sono pronti e disponibili a giocare questa complessa partita, la partita per il futuro. Consiglio permanente Cei Chiesa in Italia I l “grande fermento per l’avvio del nuovo anno pastorale” che stanno vivendo le comunità cri‑ stiane nel nostro Paese, la vitalità delle parrocchie anche nel periodo estivo appena trascorso, le pro‑ blematiche della Chiesa universale e l’ “evento storico” del viaggio papale nel Regno Unito: sono stati questi i temi trattati in apertura della prolusione ai lavori del Consiglio episcopale permanente, lunedì 27 settembre a Roma dal presidente della Cei cardinal Angelo Bagnasco. Una prolusione nella quale il car‑ dinale ha voluto riprendere alcune significative parole di Benedetto XVI di ritorno dal viaggio in Gran Bretagna. “Il Papa stesso – ha detto il presidente della Cei - tracciando un primo bilancio, ha confidato che il viaggio confermava una sua ‘profonda convinzione’, ossia che ‘le antiche nazioni dell’Europa hanno un’anima cristiana, che costituisce un tutt’uno col ‘genio’ e la storia dei rispettivi popoli”. Così ha poi ag‑ giunto:“Considerando che con i suoi discorsi egli ha inteso rivolgersi all’ ’intero Occidente, dialogando con le ragioni di questa civiltà’, ritengo che potrebbe essere utile riprendere – in una prossima circostanza, al di là dunque di quanto riusciremo a fare in questo Consiglio Permanente – alcuni nuclei tematici della visita e far sì che parlino alla nostra vita e alla missione delle nostre comunità”. n. 34 Consiglio Vita La 3 OTTOBRE 2010 permanente della Con fiducia e impegno Cei Libertà religiosa da garantire Il ricordo del martirio del vesco‑ vo Luigi Padovese e degli otto medici occidentali uccisi in Afghanistan, oltre che di tanti altri cristiani in varie parti del mondo fa dire al cardinale Bagnasco che “l’intolleranza religiosa assume allora la forma della cristia‑ nofobia. Uccidere appare l’unico modo per restare impermeabili al linguaggio dell’altruismo, che spa‑ venta i violenti e inevitabilmente li eccita”. Così aggiunge: “Vorremmo sperare che il mondo libero ed evoluto non continui a sottovalutare questa emergenza, ritenendola in fondo marginale o irrilevante”, auspi‑ cando che i “responsabili delle Na‑ zioni Unite .. garantiscano in modo reale, senza distinzioni e ovunque, la professione pubblica e comuni‑ taria delle convinzioni religiose di ognuno”. Parole ferme il presidente della Cei ha avuto per il tema della pedofilia tra il clero, parlando di “inqualificabili crimini, con abusi su bambini e ragazzi” e richiamando le norme “cogenti” volute dal Papa per arginare e “rimuovere dal costume ecclesiale un delitto angosciante”. L’“unico tesoro” della Chiesa L’istituzione del “Pontificio Con‑ siglio per la promozione della nuova evangelizzazione” è stata messa in evidenza dal presidente della Cei nel‑ la parte centrale della sua prolusione. Dopo aver richiamato l’esigenza di una “rinnovata evangelizzazione nei Paesi dove è già risuonato il primo annuncio della fede”, il cardinale ha evidenziato la diffusione di un certo “indifferentismo religioso” auspican‑ do che la Chiesa continui “ad offrire il proprio innamoramento per Dio come il suo unico tesoro”.Allo stes‑ so modo, richiamando il Convegno ecclesiale di Verona dell’ottobre 2006, ha anche auspicato che “il cittadino italiano non accantoni la questione-Dio, non la rimuova rite‑ nendola anti-umana, e lasci affiorare la nostalgia che si nasconde in essa”. A questo proposito ha rilanciato la proposta del Papa di dare vita all’esperienza del “cortile dei gen‑ tili”, come esperienze ed ambiti nei quali “le persone possano in una qualche maniera agganciarsi a Dio”. Ha fatto quindi appello ai sacerdoti affermando:“Il sacerdozio comporta un continuo e costoso lavorìo inte‑ riore, al fine di perdere se stessi per ritrovarsi. Di più: il sacerdote deve arrivare all’identificazione di sé con l’ ‘io’ di Cristo”, parlando del celibato sacerdotale “come un andare ‘verso il mondo della risurrezione, verso la novità di Cristo, verso la nuova e vera vita’”. “Protagonismo costruttivo” in politica Il cardinale è poi passato a trat‑ tare gli eventi dell’attualità politica e sociale. Così ha parlato “di momenti di grande sconcerto e di acute pena per discordie personali che, diventando presto pubbliche, sono andate assumendo il contorno di conflitti apparentemente insanabili” col risultato di “bloccare i pensieri di un’intera Nazione” all’interno di una “drammatizzazione mediatica che sembra dedita alla rappresen‑ tazione di un Paese ciclicamente depresso”. Ha quindi esortato “a deporre realmente i personalismi che mai hanno a che fare con il bene comune”. Ai cattolici impegnati nel sociale, in particolare, ha chiesto di “buttarsi nell’agone, di investire il loro patrimonio di credibilità”, con un “protagonismo costruttivo”, senza trascurare l’affermazione di quei “valori non negoziabili” che fanno riferimento soprattutto ai temi della famiglia, vita e bioetica e che si collegano alla “morale naturale”. L’imminente Settimana Sociale dei Cattolici Italiani di Reggio Calabria (14-17 ottobre) – ha aggiunto – “non farà mancare, dalla visuale che le è propria, un apporto di sviluppo coerente”. Sono poi seguiti passaggi dedicati alla crisi economica, alla disoccupazione giovanile, alla sal‑ vaguardia della scuola e della sua “qualità”. Federalismo “irreversibile” Le vicende della sanità, specie quelle recenti “con vittime inno‑ centi e famiglie disperate”, sono state definite dal cardinale “uno spregio non tollerabile, che offusca la dedizione di tanti professionisti” del settore. Allo stesso modo ha parlato delle condizioni delle car‑ ceri, della violenza sulle donne, dell’ La prolusione del presidente cardinal Angelo Bagnasco “ospitalità che va offerta ai Rom”, e del federalismo definito un processo “irreversibile”. Su quest’ultimo tema ha detto tra l’altro:“Gestire un Paese come il nostro in chiave federalista presuppone una diffusa capacità di selezionare con rigore gli obiettivi, scadenzarli, argomentare le scelte, e saper dire dei no anche a chi si co‑ nosce. Riuscire a rispettare i vincoli di bilancio, rimanendo attenti alle implicanze umanistiche connesse con l’amministrazione politica, di‑ venterà un’attitudine inderogabile, che presuppone sì un’abilità tecnicogestionale, non però questa soltanto. Diversamente – ha notato il card. Bagnasco - prevarranno le spinte ad un contrattualismo esasperato e ad una demagogia variamente declinata. È il momento insomma di sviluppare quel confronto ampio che è richiesto dal salto culturale senza il quale non si dà riforma”. Nella parte conclusiva della prolusione ha poi parlato di fisco, crollo demografico e di politi‑ che di sostegno alla famiglia, citando anche il grande tema della fame nel mondo e delle catastrofi naturali. Vita La 3 OTTOBRE 2010 “ Spezzare pane per tutti i po‑ poli”. È il tema scelto in Italia per celebrare l’84ª Giorna‑ ta missionaria mondiale, in programma il 24 otto‑ bre.“La Chiesa diventa comunione a partire dall’Eucaristia, in cui Cristo, presente nel pane e nel vino, con il suo sacrificio d’amore edifica la Chiesa come suo corpo”, scrive Benedetto XVI nel suo messaggio per la Giornata, che la Cei definisce “una preziosa occasione per com‑ prendere gli atteggiamenti concreti richiesti dalla vocazione cristiana: vivere la condivisione, pensare alla mondialità, annunciare la Buona No‑ vella”. Come ogni anno, le Pontificie Opere Missionarie hanno preparato una serie di sussidi in preparazione all’”ottobre missionario” (il mese tradizionalmente dedicato dalla Chiesa alle missioni) che sono a disposizione dei Centri e Uffici missionari di ogni diocesi, oltre che “cliccabili” sul sito della Fondazione Missio (www.operemissionarie.it). Cinque le settimane di preparazione alla Giornata - a partire da lunedì prossimo - articolate in altrettante rispettive tappe: contemplazione (27 settembre-3 ottobre); vocazione (4-10 ottobre); responsabilità (1117 ottobre); carità (18-24 ottobre); ringraziamento (25-31 ottobre). Ogni settimana, oltre alla messa, una celebrazione particolare: l’adorazio‑ ne eucaristica (prima settimana); il rosario (seconda settimana), la Via Crucis (terza settimana), la veglia missionaria (quarta settimana), i ve‑ spri (quinta settimana). Due iniziative rivolte ai ragazzi e ai giovani. Un umanesimo nuovo “L’obbedienza nasce dall’ascolto, mantenuto vivo dalla preghiera e “ attualità ecclesiale n. 34 Ottobre Missionario Quel “pane” che è di tutti dalla contemplazione della Parola di Dio, che aiutano a rileggere gli eventi della vita alla luce della fede”. È quanto si legge nei sussidi sull’ottobre missionario a proposito della prima tappa, quella dedicata alla contemplazione, “perché la frenesia delle nostre attività non ci impedisca di contemplare la Parola”. Il punto di partenza è la constatazione che “una fede adulta, capace di affidarsi totalmente a Dio con atteggiamento filiale, nutrita dalla preghiera, dalla meditazione della Parola di Dio e dallo studio delle verità della fede, è condizione per poter promuovere un umanesimo nuovo, fondato sul Vangelo”. Un mese per riscoprire l’attualità della missione “ad gentes” di M. Michela Nicolais Segni di speranza “In una società multietnica che sempre più sperimenta forme di soli‑ tudine e di indifferenza preoccupanti, i cristiani devono imparare ad offrire segni di speranza e a divenire fratelli universali, coltivando i grandi ideali che trasformano la storia e, senza fal‑ se illusioni o inutili paure, impegnarsi a rendere il pianeta la casa di tutti i popoli”. È in questi termini che, nel sussidio, si parla di “responsabilità” in chiave missionaria. I testimoni Nel sussidio per la celebrazione del rosario, vengono citati alcuni testimoni, “simboli” dei cinque mi‑ Missione come vocazione Il mandato missionario, che han‑ no ricevuto tutti i battezzati e l’intera Chiesa, “non può realizzarsi in ma‑ niera credibile senza una profonda conversione personale, comunitaria e pastorale”, perché la chiamata ad annunciare il Vangelo “stimola non solo ogni singolo fedele, ma tutte le comunità diocesane e parrocchiali ad un rinnovamento integrale”. In questa prospettiva, per le Pom, “la missione nasce dal coinvolgimento dei nostri cuori, attraverso l’Euca‑ ristia, con quello di Cristo. Chi si nutre del Pane del Cielo, condivide il donarsi di Dio-Amore all’umani‑ tà: un intreccio che fonda il senso dell’evangelizzazione, un’urgenza che viene dal cuore di Dio e dà forma alla carità dell’uomo”. Fino a quando, Signore?” Abacuc è un profeta che ha svolto il suo ministero sul finire del 7° secolo a.C. Per abbattere l’oppressione dell’impero assiro si sperava allora nella crescente forza dei Caldei. Quando appare evidente che la violenza e il dispotismo dei Caldei è superiore a quello degli Assiri, il profeta, interprete del dramma del suo popolo, rivolge a Dio domande colme d’angoscia. Discute con Dio osando chiedergli conto del suo modo di condurre la storia umana. È possibile che Dio pensi di por fine ad un regime oppressore suscitandone un altro ancora più crudele? Il profeta vede attorno a sé e al suo popolo un dilagare crescente di sofferenza: oppressione, iniquità, violenza, rapina, liti, contese e grida a Dio: “Fino a quando, Signore, implorerò aiuti e non ascolti?”.Vale la pena, sembra chiedersi il profeta, mantenersi fedeli a un Dio che si comporta come “spettatore dell’oppressione”? Abacuc resta in attesa di una risposta: “Mi metterò di sentinelle, in piedi sulla fortezza, a spiare, per vedere cosa mi dirà, che cosa risponderà ai miei lamenti” (2, 1). La risposta del Signore non tarda a venire. È un documento inciso bene su tavolette, di valore irreversibile, che impegna la veracità e la fedeltà del Signore. Esso attesta: “soccombe colui che non ha l’animo retto” cioè il popolo caldeo-babilonese che si gloria dei suoi successi ma che già s’incammina verso la rovina; “mentre il giusto vivrà per la La Parola e le parole XXVII Domenica Tempo ordinario-Anno C Ab. 1, 2-3; 2, 2-4; Lc. 17, 5-10 sua fede”, promessa e impegno di Dio per il popolo di Giuda che si appoggia nel Signore. È questa una promessa che va oltre il momento storico in cui è pronunciata e messa per iscritto. Ripresa da S. Paolo nelle lettere ai Romani e ai Galati include chiunque, giudeo o pagano, crede in Cristo morto e risorto che dona gratuitamente a tutti libertà, vita e salvezza. “Siamo servi inutili” I discepoli, quando inviati in missione da Gesù, avevano da Lui ricevuti il potere di “camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico” (Lc. 10,19). Ritornando dalla missione riconoscono, pieni di gioia, “anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome” (Lc. 10,17). Questo potere di compiere, come Gesù, prodigi di cura e di dominio sulle forze ostili al regno era senz’altro l’aspirazione delle prime comunità cristiane. Col passare del tempo questo potere era diminuito rendendo meno credibile l’attività missionaria e ci si domandava il perché. L’evangelista indica nella mancanza di fede la causa della scomparsa dei prodigi così numerosi nell’attività di Gesù dagli discepoli. Ricorda a questo proposito una richiesta fatta a Gesù dagli apostoli: “accresci in noi la fede” e la risposta del Signore: “se aveste fede quanto un granello di senape potreste dire a questo gelso: - sradicati e vai a piantarti nel mare -, ed esso vi obbedirebbe”. Non è quindi un problema di aver più o meno fede. La fede la si ha o non la si ha. Il granellino di senape era la più minuscola, quasi invisibile, semente allora conosciuta, eppure una fede di questa proverbiale piccolezza sarebbe stata capace di sradicare un albero dalle radici lunghe e ben abbarbicate nel terreno come il gelso per trapiantarlo nientemeno che nel mare. Questo messaggio evangelico potrebbe tradursi così per noi, oggi: davanti a difficoltà che sembrano insormontabili il discepolo del Signore non può arrendersi, deve impegnare tutte le sue forze per trasformare il mondo secondo lo spirito evangelico convinto che, a sua volta, Dio farà sempre e in modo sorprendente la sua parte. La fede “costringe” Dio a compiere imprese umanamente impossibili come accadde col vecchio Abramo: “Egli credette, saldo nella speranza contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli” (Rom. 4,18). La seconda parte del brano evangelico odierno è assai sconcertante per la nostra 5 steri della vita di Gesù, legati ai temi delle cinque settimane dell’ottobre missionario. La tragica morte di frère Roger Schutz, fondatore della comunità ecumenica di Taizé, viene ad esempio equiparata ad “una sorta di martirio”, e letta come un invito all’Europa ad assumere uno sguardo “innocente”, che a frère Roger “derivava dal suo essere uomo di contemplazione”. Padre Mario Borzaga (1932-1960) per soli tre anni è stato missionario in Laos, dove è rimasto ucciso insieme al giovane catechista Shiong. “Un breve tempo, in terra di estremo Oriente, assai fecondo, accanto alle popolazioni bisognose di conforto”, e che può essere di stimolo per la missione in Asia. L’Oceania è invece la terra di missione di padre Damiano de Veuster (1840-1889), giovane mis‑ sionario belga che ha donato la sua vita per i poveri e i malati di lebbra nelle isole Hawaii. Ammirato anche da Gandhi, è stato canonizzato di recente da papa Benedetto XVI. “Non fuggirò e non abbandonerò la lotta per questi contadini”. Così suor Dorothy Stang (1931-2005): ha vissuto oltre 20 anni a fianco dei con‑ tadini dell’Amazzonia, nella lotta per il riconoscimento dei loro diritti e la tutela delle loro terre, pagando con il sangue il proprio impegno, finendo brutalmente assassinata. Jeanmarie Jacumba (1961-1994), catechista di Kgali, ha affrontato coraggiosamente le violenze del conflitto etnico tra hutu e tutsi, in Rwanda, tentando di convincere i guerriglieri, tra i quali ex-catechisti suoi amici, ad abban‑ donare propositi di odio e a pentirsi in nome dell’amore cristiano. Per tutta risposta, è stato imprigionato e condannato a morte. “Quello che noi abbiamo imparato è di amare il prossimo e aiutare la gente a cre‑ scere, non di uccidere le persone dell’altra razza”: queste le parole rivolte ai suoi aguzzini. mentalità. Riproduce, senza volerlo giustificare, una pratica del mondo di Gesù, dalla quale il Maestro trae un insegnamento per i suoi. Partendo dall’affermazione che il padrone, in questo caso esigente e dispotico, non ha obblighi verso il servo che ha compiuto tutti i suoi doveri, Gesù si propone di illustrare le relazioni dei discepoli verso il loro Signore. Essere “servi inutili” può significare: a) Davanti all’immane compito di annunciare il Regno, che vuole trasformare l’umanità, il discepolo deve riconoscere la propria inadeguatezza e insufficienza. Memore della parola del suo Signore che è venuto per servire e non per essere servito, l’annunciatore del Regno non può comportarsi come dominatore. Il Regno è dono gratuito del Signore. Il discepolo deve ricercare senza sosta l’ultimo posto, quello del servo che esulta per il compito che gli è stato affidato, immensamente superiore alle sue doti e capacità. b) “Servi in-utili” deve significare anche servi che non ricercano la ricompensa materiale per l’annuncio del vangelo. È impensabile e inammissibile che l’evangelizzatore accumuli per sé o per la comunità ecclesiale fortune di potere, lusso e ricchezze provenienti dal servizio della Parola di Gesù. “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date” (Mt. 10,8). È stato questo il comportamento di Paolo che Luca, suo compagno di evangelizzazione qui ripropone (vedi 1 Co. 9). Il Vangelo di Gesù non può essere snaturato, facendolo strumento di potere e ricchezza. Enzo Benesperi 6 società C iò che sta av‑ venendo in Eu‑ ropa nelle ulti‑ me settimane, rasenta la più alta espressione dell’odio razzista nei riguardi di un’etnia, colpevole di essere additata come “diversa” a causa di uno stile di vita fuori dagli schemi e dai canoni della cosiddetta normalità. In effetti la decisione di sgomberare e di rimpatriare tutti i cittadini di etnia rom dal suolo fran‑ cese, oltre ad evidenziare una mani‑ festa politica di negligente chiusura, evidenzia la debolezza di un governo, di un programma politico che, non potendo destreggiarsi tra le difficoltà di pertinenza economica, sociale, internazionale, decide di depistare l’attenzione generale, creandosi dei consensi spiccioli, fomentando l’odio razziale nei riguardi dei rom, verso i quali la simpatia non è mai stata spontanea. Quindi l’espulsione di bambini, di ragazzi, di donne, di uomini inermi colpevoli di gestire un secolare pregiudizio, è sembrato opportuno in un clima di generale insofferenza e soprattutto in conso‑ nanza con i vicini cugini italiani che si fregiano di avere per primi adottato la politica del “respingimento, grazie alla quale, secondo chi la apprezza, si è frenato l’esodo dei migranti sul suolo nazionale italiano. Insomma il cuore dell’Europa democratica, quel‑ la medesima Europa che solo qualche secolo fa ha sancito l’universalità dei diritti dell’uomo, in base ai tre criteri dell’uguaglianza della fraternità e del‑ la libertà, fa i conti cori il tradimento Un messaggio inascoltato Dove sono i concetti cardine dello straordinario messaggio pro‑ posto dal Papa in Caritas in Veritate? In questo momento tragico della nostra politica in qui la destra mo‑ stra cedimenti interni, in cui il suo fallimento nelle politiche sociali (ri‑ cordiamo ancora tutte le promesse fatte famiglia, lavoro, tasse etc…) di fronte ad una emergenza econo‑ mico sociale di dimensioni non sti‑ mate realmente assistiamo ad una presenza delle forze di opposizione totalmente scialba. I centristi sono impegnati a rico‑ struire (loro dicono il grande cen‑ tro!) la grande balena bianca con i teo dem fuoriusciti dal Pd in difesa dell’ortodossia cristiana e i finiani laici padri della famosa e “cristianis‑ sima” legge sull’immigrazione Bossi Fini, c’è veramente da farsi rizzare i capelli! Ma badiamo bene qui forse si sta parlando del 20% (Casini, Rutelli e Fini)!? Non parliamo poi del defunto Pd morto durante la gestazione, direi perché, se fosse un essere biologico non saprebbe a che specie è appartenuto e quindi morto appena preso vita (vegetale? pesce? mammifero?). Il Pd ha rifiutato di perseguire la via nuova di un’altra economia possi‑ bile quella per esempio proposta nelle pagine “rivoluzionarie” dell’ul‑ tima Enciclica sociale, dove si punta il dito sulle tematiche che stanno devastando l’uomo nella società. Dove il problema del lavoro non è visto e affrontato secondo logiche economiche e di massonico potere n. 34 3 OTTOBRE 2010 Espulsione dei Rom Lo fecero anche i nazisti Desta preoccupazione e allarme il provvedimento del governo francese di Patrizia Sessa Pillero dei medesimi valori ispiratori della politica della tolleranza e soprattutto della dignità dell’uomo. Tuttavia, se qualche decennio fa il tentativo di Lo sgombero del campo nomadi di via Rubatorno a Milano annullare capillarmente il popolo rom fu tentato dall’epurazione nazi‑ sta, oggi quel medesimo schema, se pur affascina qualche nostalgico della razza pura, sopravvissuto ai fantasmi di un passato omicida, altro non determina che un copione già visto, troppo scontato per essere apprez‑ zato e preso in considerazione da chi pensa semplicemente e riflette su ciò che è bene e su ciò che è male. Se la sorte di tanti uomini, rei di essere rom, non fosse intessuta di tragicità verrebbe da pensare che di originale nella politica europea che riguarda la sicurezza non vi sia nessun provvedi‑ mento veramente credibile. Ebbene, rimpatriati i Rom o ancora meglio gli zingari, finalmente si è tutti più sicuri? Come mai intorno a queste decisioni assurde l’eco delle prote‑ ste si accende sempre quando il male è già abbondantemente propagato? Certamente il coro del dissenso non si è fatto attendere e questa volta le voci altisonanti dell’Europa ed anche della Chiesa hanno preso una posizione di netto contrasto con l’assurda politica del rimpatrio forzato. Ma, a questo punto c’è da chiedersi se non sia il caso di ri‑ flettere circa l’identità che l’Europa lettere in redazione ma partendo dall’uomo, il lavoro come strumento di miglioramento di tutta la società (Pomigliano quali logiche si perseguono?). Nell’ultima Enciclica si affrontano tematiche che da vicino presto interesseranno la nostra realtà, la definizione del possesso, della proprietà, ponen‑ do limiti morali. Mi spiego, questa società e le forze che la dominano hanno consacrato (mi si permetta il paragone) la proprietà privata e l’individualismo esasperato, non im‑ porta se esistono paesi o città dove non c’è niente il dio mercato vuole questo! In Caritas.. viene ristabilito con forza la lontananza abissale dello spirito cristiano da questo modo di pensare, il creato ci è dato in prestito per tutti, nessuna forza politica ha il coraggio di sostenere questa idea, in questa epoca di bas‑ so medioevo occidentale della crisi capitalista nessuno riesce ad imboc‑ care la via nuova. Attenzione che le Encicliche non sono manuali filosofici per preti ahinoi! Sono rivolte a tutta la cri‑ stianità e anche agli uomini di buo‑ na volontà cioè non cristiani (e mi sa che bisognerà sperare nei secon‑ di!) quindi mi chiedo dove siamo? A cena con qualche porporato a programmare il grande centro per rispolverare la peggiore Dc quella dei compari, quella che non riusciva a tollerare uomini come La Pira, Moro, Bachelet, Milani etc. Noi cat‑ tolici vogliamo quella formazione? Io no! Vorrei un partito (ma ci vor‑ rebbe un vero movimento culturale ispirato!) che raccoglie l’insegna‑ mento di questi e che si identifichi come voto cattolico perché coe‑ rente con i sentimenti del vissuto della nostra fede.Vorrei anche a costo di perdere, una forza politica che serenamente si faccia portatri‑ ce di un nuovo messaggio per far voltare pagina a questa società, una pagina fatta di terribili ingiustizie una pagina che vede sofferenze dei più deboli una pagina che vede i ricchi spettatori inerti nelle proprie proprietà obesi di benessere. Massimo Alby Il pensiero di un laico Io e l’aborto Una sera dello scorso luglio, un po’ per ammazzare la noia e un po’ per curiosità, partecipai a una riunione di abortisti che si teneva in un circolo Arci della periferia. L’argomento all’ordine del giorno era questo: “L’aborto giusta scelta di tante donne”. Fra le numerose tesi esposte, mi colpì quella di un dirigente regiona‑ le dei radicali, il quale sosteneva che “l’aborto è un gran bene per lo Sta‑ to, per la famiglia e, in definitiva per la società tutta, perché impedisce che vengano al mondo figli indesi‑ derati che soffrirebbero e farebbe‑ ro soffrire e che, odiati dai genitori, avrebbero una vita d’inferno che, col passare degli anni, li renderebbe degli asociali o dei delinquenti dan‑ nosi al consenso civile”. Poi, concludendo, affermò che “ci vorrebbe una legge che, senza tanti ostacoli, consentisse ai genitori di non fa nascere un figlio che non desiderano o per il quale, a loro in‑ sindacabile giudizio, si prospettasse un avvenire incerto”. Sebbene mi fossi proposto di non intervenire, quelle affermazioni mi spinsero a chiedere la parola e, così, potei esprimere la mia idea sull’aborto, pratica che ritengo de‑ littuosa e attuabile solo nel caso in cui fosse in gioco la sopravvivenza della donna incinta. Naturalmente fui oggetto di una contestazione generale e allora, tanto per non darmi per vinto e per dimostrare la giustezza e il senno delle mie posizioni, illustrai a quel consesso quattro casi esem‑ plari, ponendo a tutti una domanda alla fine di ognuno di essi, eccoli: a) una coppia, marito affetto da asma perniciosa e moglie tuber‑ colosa ha già avuto quattro figli: il primo è nato cieco, il secondo sordo, il terzo è nato morto e il quarto ha ereditato entrambe Vita La unita decide di fare sua, se procla‑ mare e sancire ancora l’inviolabilità dell’uomo, o, al contrario, declinare questo assunto, inciampando nella buca della barbarie, spegnendo il faro della civiltà occidentale che da sempre splende quale baluardo della cultura e del rispetto dell’uomo in quanto essere umano. Il gioco peri‑ coloso che, ancora una volta, vede coinvolti i rom, fondamentalmente cela il pericolo di un disvalore verso ciò che l’uomo stesso rappresenta, la sua identità e la sua personalità. Nel gioco delle parti ancora una volta emerge il pugno fermo di chi adotta provvedimenti drastici, senza farsi condizionare da nessuno. Tut‑ tavia il tavolo della politica non può contenere poche pagine. La politica deve pensare alle alternative e so‑ prattutto deve smetterla di gridare, per affermare con arroganza se stessa e deve imparare ad ascoltare la voce di chi si preferisce zittire con le moderne deportazioni fatte sugli autobus o sui voli speciali. Dove è il principio illuminista, secondo il quale l’uomo è il cittadino del mondo? E perché ancora c’è chi con arroganza pensa di prelevare delle unità umane e trasferirle in modo coatto verso destinazioni sgradite o lesive della propria persona? Chi ha pensato di accaparrarsi qualche consenso popolare con l’eclatante decisione di sgombrare roulotte ed accampamenti vede svanire la pretesa di successo poiché ha avu‑ to un effetto boomerang. E ora di rispettare l’uomo ricordando che è uguale al proprio simile al di là delle sovrastrutture. le malattie dei genitori. La don‑ na resta incinta per la quinta volta, le direste di abortire? b) Un uomo bianco stupra una ragazzina nera di tredici anni e questa rimane incinta. Se qual‑ cuno di voi fosse il padre della ragazzina, la costringerebbe ad abortire? c) Una signora rimane incinta, ha già altri figli, il marito è appe‑ na partito per la guerra e lei è affetta da un male che non perdona. Le consiglierebbe di sbarazzarsi della creatura che hai in grembo? d) Una ragazza poco più che quin‑ dicenne è incinta, non è sposata e il suo promesso sposo non è il padre del bambino. Le direste che sarebbe meglio abortire? Chi risponde decisamente “sì”, sap‑ pia che nel primo caso avrebbe fat‑ to uccidere Ludwig van Beethoven, uno dei più grandi geni musicali di tutti i tempi e, nel secondo caso Ethel Waters forse la più grande cantante nera di blues. Nel terzo caso avrebbe impedito di venire alla luce a Karol Woityla, papa Gio‑ vanni Paolo II, e nel quarto caso, che è ancora più eclatante, avrebbe ucciso nostro Signore Gesù, il che, penso, lasci tutti senza parole. Infervorato, avrei voluto continua‑ re, ma i fischi, le offese e qualche minaccia, mi consigliarono di gua‑ dagnare l’uscita, cosa che feci pre‑ cipitosamente rimpiangendo una serata persa a cercare il colloquio con chi non è avvezzo a colloquia‑ re e, soprattutto, con chi a atto del disprezzo del valore della vita la propria bandiera. Francesco Serafino Corsini Pistoia Sette N. 34 3 OTTOBRE 2010 Istituto Suore Mantellate Cenacolo dei Laudesi Ripartire da santa Maria P er l’8 settem‑ bre, festa del‑ la Natività di Santa Maria e inizio dell’an‑ no liturgico per i Servi, il Cenacolo dei Laudesi, insieme con il parroco della SS.Annunziata, fra Fi‑ lippo Canigiani Osm, ha organizzato una veglia di meditazione spirituale e di preghiera, cui hanno partecipato rappresentanti delle suore Mantel‑ late di Pistoia, dell’Ordine Secolare dei Servi, parrocchiani, cittadini, amici della parrocchia e gruppi di aggregazione diversi. L’incontro si è svolto in due parti. Una breve presentazione dello svolgimento della serata è stata fatta da Lucia Gai, del Cenacolo dei Laudesi, che ha sottolineato come la veglia si arricchisse con la presenza di tutte le più significative realtà che hanno caratterizzato e carat‑ terizzano la vita della parrocchia, e come fosse necessario sensibilizzare l’opinione pubblica sulle necessità di restauro al dissestato tetto della chiesa e di salvaguardia dell’intero complesso conventuale, dalla nobile configurazione tardo‑barocca, cu‑ stode di numerose opere d’arte e testimonianze di fede. Una toccante Ave Maria, eseguita dal coro parrocchiale, ha aperto la prima parte della veglia, dedicata alla lettura e alle meditazione dei brani dai Profeti dell’Antico Testamen‑ to preannuncianti la nascita della Vergine Madre di Dio e la venuta del Salvatore, e dei brani evangelici di Matteo e Luca, sull’Annuncio a Maria e a Giuseppe della Nascita di Gesù. I brani, estratti dai testi ed elegantemente confezionati in ‘ro‑ toli’ multicolori a cura di Alessandra Capecchi, sono stati letti dal gruppo dopocresima. Una bella pianta fiorita, procu‑ rata da Luigina Calistri, era stata deposta per l’occasione, e affiancata da due candelabri settecenteschi con ceri accesi, ai piedi del suggestivo quadro d’altare raffigurante la Natività della Vergine, dipinta nel 1608 dal pittore fiorentino Ludovico Cardi detto il Cigoli. L’ultimo dei brani letti, quello del Magnificat, è stato ripetuto da tutti i presenti, radunatisi intorno all’altare della SS. Annunziata. Nell’intervallo fra la prima e la seconda parte un percorso proces‑ sionale è stato compiuto all’interno del “chiostro dipinto”, da parte dei presenti, con in mano candele acce‑ se, in segno di simbolica condivisione delle plurisecolari vicende dei Ser‑ vi di Pistoia. Per l’occasione è sta‑ ta commentata la particolare bel‑ lezza e lo speciale significato reli‑ gioso della prima lunetta dipinta (sul lato est del chiostro, sopra la porta della sagre‑ stia), raffigurante un’Assunta che è anche un’Annunziata, affrescata dell’illustre pitto‑ re fiorentino Ber‑ nardino Poccetti, nel 1601-1602. Un particolare di questa raffi‑ gurazione, scelta per la singolare profondità del suo significato, era stato scelto per la locandina fatta stampare con il con‑ tributo dell’editore “Settegiorni”, così come per il programma di sala della corale, che ha eseguito brani religiosi e mariani nella seconda, parte della veglia. Il percorso di meditazione nel chiostro è stato completato con la spiegazione del significato liturgico e spirituale sia del percorso stesso, sia delle altre 25 lunette affresca‑ te. Il percorso di lettura, infatti, si svolge da sinistra a destra, in senso anti-orario, riproducendo l’itinerario sacrale di visita all’interno delle chie‑ se da parte dell’autorità religiosa, che iniziava il suo cammino a cornu Evangelii (dal lato dove si leggeva il Vangelo, a sinistra rispetto all’altare maggiore). Nel chiostro, legato strettamen‑ te alla vita e all’esperienza religiosa dei frati dei Servi, l’itinerario inizia, appunto, dalla prima lunetta sopra indicata, con la Gloria della Vergine, e prosegue con altre 5 lunette, sul lato est, che illustrano le Origini dei Servi fiorentini. Delle 26 lunette comples‑ sive, le altre 20 sono dedicate, lungo i lati nord, ovest e sud, al percorso esistenziale e spirituale del beato Bonaventura Bonaccorsi, fino al suo Transito, avvenuto ad Orvieto (lato sud, 26a lunetta). Così la sequela illustrativa si ricongiunge col suo inizio: la Gloria della Vergine, appunto, e dunque, la Gloria del Paradiso che attende tutti i suoi santi seguaci. Molto più tardi, com’è noto, le spo‑ glie del beato Bonaventura furono traslate da Orvieto alla SS.Annunzia‑ ta di Pistoia, sue patria d’origine, ed attualmente riposano sotto la mensa dell’eltare di san Filippo Benizi, cuisi deve la conversione del beato stesso. Dopo questo suggestivo interval‑ lo, i presenti sono ritornati a pren‑ dere posto in chiesa, dove la Corale “Terra Betinga” di Agliana, diretta dal maestro Paolo Pacini (anch’egli parrocchiano dell’Annunziata) ha offerto, senza volere alcun compen‑ so, l’esecuzione di 10 toccanti brani di carattere religioso, sia antichi che contemporanei, relativi al significato della nascita di Gesù e in lode della Vergine. Una bambina di sette anni, Elisa Pierini, figlia di una coppia sposatasi in chiesa, e iscritta al primo gruppo di preparazione per la Comunione, ha distribuito a tutti il programma di sala. La veglia mariana, per la cui or‑ ganizzazione si sono inpegnati Sergio Bardi, membro dell’Ordine Secolare dei Servi e sagrestano della chiesa, Luigina Calistri, del Cenacolo dei Laudesi, ed altri, è terminata con la lettura, da parte di Marco Nincheri, di tre invocazioni a santa Maria, com‑ poste da fra Davide Maria Montagna Osm (di cui quest’anno ricorre il decimo anniversario del transito, Pvvenuto il 18 maggio 2000) per la Marcia dei Servi” fra Torino e Super‑ ga, nella notte fra il 26 e il 27 maggio 1990. Di esse riportiamo qui l’ultima “Donna, dello Spirito, santa Maria, aiutaci a respirare, a pieni polmoni, nella nostra storia inquinata. La tua verginità attraversi anche le nostre singole esperienze, rendendole sempre le più belle”. L’incontro si è concluso con un gioioso rinfresco, preparato dalle mani esperte di Alessandra Capecchi, allestito nell’attigua sede del Cenacolo dei Laudesi, cui hanno partecipato il Coro e tutti i presenti. Lucia Gai (Ri)trovarsi t rovare il tempo di essere amico, scriveva Madre Teresa di Calcutta, è la strada della felicità. Questo devono aver pensato gli organizzatori della cena di beneficenza che si è svolta sabato 25 settembre nel salone dell’Istituto Suore Mantellate di Pistoia. Questo lo si leggeva stampato sulle magliette di chi aveva allestito i tavoli, di chi era addetto alla cucina, di chi serviva, di chi si occupava della lotteria, di chi seguiva le prove dei musicisti di talento che hanno re‑ galato emozioni alla serata (Tiziano Mazzoni e il suo gruppo). E forse è significativo ripercorre‑ re la genesi di questo incontro, che è nato dal ritrovarsi insieme, dopo 40 anni, di un gruppo di compagni di classe delle elementari. Si tratta degli ex alunni di una delle prime classi di Suor Clemens, che da poco è stata festeggiata, an‑ cora in piena attività, per il traguardo raggiunto nella sua missione di edu‑ catrice, svolta con autentica passione e intelligenza. Dall’idea espressa a voce alta dai pochi che ancora si vedevano, è partita la ricerca. Una volta recu‑ perato l’elenco degli alunni inserito nel registro di classe, sono iniziati i passaparola, le telefonate, le ricerche attraverso la rete, i primi contatti , fino all’occasione conviviale, che permette di riannodare i fili di una relazione lontana nel tempo, ma così importante nel percorso di crescita individuale. In molti, fin da subito, è nata la volontà di andare oltre: trovare il tempo di rivedersi, di rinsaldare i rapporti, dare al ritrovarsi insieme un significato di valore. Qualcuno ricerca le foto di quegli anni, alcuni si scrivono, non solo per ripensare ai tanti episodi dell’esser stati bambini insieme in un ambiente sereno, ma anche per raccontarsi un po’ dell’oggi, di una vita adulta fatta di famiglie, figli, lavoro, solitudini, gioie e preoccupazioni. Dagli incontri serali nei locali dell’Istituto e dalle conversazioni, matura l’idea di creare una occasione di solidarietà: farsi amici di uno di quei tanti bambini, che, senza andare troppo lontano, non vivono in un contesto positivo ed hanno bisogno di essere accompagnati in un tratto del loro percorso formativo umano e culturale. Un gesto di amicizia allargata, che si è concretizzato nella organizzazio‑ ne di una cena per la raccolta fondi, in cui ognuno ha messo a frutto i propri talenti per la buona riuscita della serata. La risposta è stata positiva ed i partecipanti (un centinaio tra parenti e amici) sono stati accolti nel salone e nel giardino della scuola da questo gruppo di ex alunni che, con la loro maestra, hanno trovato il tempo di essere amici. Cattedrale Vespro d’organo con Anna Picchiarini V espro d’Organo in Cattedrale a Pistoia domenica 3 ottobre (ore 17), promosso dall’Accademia d’organo “Giuseppe Gherardeschi” di Pistoia. Ad eseguire le musiche dell’impegnativo e poderoso programma Johann Sebastian Bach (Preludio e fuga in do maggiore Bwv 531, Corale O Mensch bewein dein Sünde gross), Felix Mendelssohn (Sonata n. 6 in re minore) e César Franck (Cantabile, Corale n. 3 in la minore) – sarà Anna Picchiarini, assistente organista della Cattedrale, che suonerà l’organo Co‑ stamagna del 1969 (coro dei canonici) recentemente restaurato. Picchiarini, diplomata in pianoforte, organo e composizione organistica al conservatorio «Martini» di Bologna sotto la guida di Umberto Pineschi, ha seguito corsi di perfezionamento di organo, clavicembalo e basso continuo con Klemens Schnorr, Hans Davidsson, Peter Westerbrink, Ludger Lohmann. È attiva in campo concertistico come solista e in duo con strumenti e cantanti, sia in qualità di organista sia di pianista. Ha fatto parte del programma “Italia in Giappone 2001” tenendo, come organista solista e come pianista ed orga‑ nista nel Trio Mabellini, una serie di otto concerti (Tokyo, Yokohama, Fukui, Nagoya, Shirakawa, Ghifu, Osaka e Kyoto). Ha vinto il secondo premio (primo non assegnato) al Concorso organistico nazionale di Battipaglia (2002). At‑ tualmente insegna cultura musicale generale alla scuola comunale di musica «Mabellini» di Pistoia, dove è anche pianista accompagnatrice. P.C. 8 E Scatizzi ra la f i n e degli anni 80 quando le suore di Beta‑ nia hanno aperto insieme alle porte del Convento di Giac‑ cherino quelle del loro cuore e della loro disponibilità agli incontri mensili del vescovo Simone Statizzi dedicati alle coppie di sposi. In quel momento, per molti di noi, era il vescovo di Pistoia, con un ruolo reli‑ gioso e sociale ben preciso e distante ma con il passare degli anni, monsignor Simone Alfiero Scatizzi, è diventato don Simone. La persona a cui telefonare o contattare nei momenti difficili; l’amico a cui confidare un dubbio o un segreto; lo psicoterapeuta a cui chiedere un consiglio per portare avanti il groviglio dei rapporti interpersonali spes‑ so minati dall’egocentrismo, dalla cattiva comunicazione, dalla superficialità; il padre spirituale sempre capace di illuminarti ed accompagnarti nella tua ricerca di Dio. La sua porta era sempre aperta: quella del “palazzo” come quella del piccolo ap‑ partamento fiorentino posto accanto allo stadio comunale. Varcare la porta della sua casa voleva dire uscire dal caos cittadino ed entrare in un’oasi di cultura e di spiritualità, in cui la bellezza si respirava già dalle piccole cose, dalla raffinatezza dei particolari con cui aveva abbellito ed arredato le stanze. Al centro del piccolo stu‑ dio la scrivania era, come conviene ad ogni persona creativa, stracolma di libri, let‑ tere, articoli di giornali, penne appoggiate le une sulle altre; tutto in perfetto disordine dove solo lui sapeva ritrovare ciò che cercava.Anche gli scaf‑ fali ed i mobili appoggiati alle pareti erano carichi di libri, giornali, appunti, c.d. Eppure, anche se tutto sembrava com‑ presso ed ammucchiato, c’era sempre posto per il Crocifis‑ so, un fiore, una pianta vicino alla finestra che restituiva al tutto la sua spiritualità. Ma il cuore di quell’ap‑ partamento era la Cappella, ricavata in una stanza attigua allo studio. Pur mantenendo una semplicità ed una sobrietà unica, don Simone, era riuscito a creare un luogo estrema‑ mente raffinato, di una bel‑ lezza semplice ma penetrante, degno di essere l’ambiente privilegiato per incontrarsi con il Signore. Ciò che lo caratterizzava era la sua curiosità che aveva mantenuto fresca e sbaraz‑ zina anche col passare degli anni ed è sempre riuscito a provare stupore, ammirazione e meraviglia per tutto quello che ci circonda. Riusciva a meravigliarsi nel soffermarsi a guardare un fiore, una formica, Ricordando monsignor comunità ecclesiale n. 34 3 OTTOBRE 2010 Vorrei ripensarti com’eri una farfalla o le numerose stelle che in certe serate, dopo aver cenato, svettavano luminose nel cielo scuro e che le sapeva chiamare ognuna per nome. Per non parlare poi del suo saper essere allegro e anche un po’ “birbone”; basta ricordare quando da giovane aveva catturato una serpe e poi l’aveva infilata nel cesto delle provviste dei suoi com‑ pagni seminaristi. Natural‑ mente la serpe era morta ma l’effetto ce lo possiamo im‑ maginare. Questo suo modo di essere lo aveva sempre mantenuto anche durante il periodo della malattia. No‑ nostante tutto la sua mente era sempre lucida e attenta, il suo pensiero era fluido e da ogni sua parola trasuda‑ va, come vampate di calore, questo infinito amore per il Padre. Lo chiamava Amante ed Amato. Sembrava lo vedesse, lo potesse toccare tanto gli si illuminavano gli occhi quando ne parlava, anche se nascosto dalla nube dell’inconoscenza. Aveva sempre parole buo‑ ne per tutti e anche quando le cose si mettevano meno bene, non smetteva mai di ringraziare. Grazie agli infer‑ mieri, grazie ai medici, grazie sempre a tutti coloro che facevano assistenza: grazie, grazie e sempre grazie. La sua vita è stata un costante ed eterno grazie. Entrando nella sua stanza di ospedale non sembrava nemmeno di entrare in un luogo di sofferenza tanto era il calore e l’accoglienza. Un po’ di musica classica in sot‑ tofondo, sempre un sorriso e una battuta per stemperare la gravità della situazione e poi tanta aria di Spirito Santo che lo si poteva respirare. Non mancava mai di piccole attenzioni per coloro che lo visitavano. Un libro, un pastic‑ cino, o qualche altro piccolo gesto che faceva di lui una persona unica. Ricordo che quando arri‑ vavo gli sorridevano gli occhi e la prima cosa che diceva era: - come stai? -. Lui, che per pri‑ mo, chiedeva a me come stai e subito dopo si rivolgeva a chi era già nella stanza dicendo: - ora lasciateci soli e chi sta fuori non faccia entrare nessu‑ no perché dobbiamo lavorare -. Non voleva perdere tempo e, anche se talvolta con estre‑ ma fatica, non si arrendeva poiché l’idea di questo ultimo progetto lo teneva vivo. Stava tentando di portare a termine il suo ultimo libro ed io, con il mio registratore, registravo ogni suo pensiero per tradurlo poi su carta. Si iniziava e dopo poco dovevamo subito interrom‑ pere perché qualcuno sfuggiva alla sorveglianza e riusciva ad entrare nella stanza. Salutava e, accompagnati da violenti attacchi di tosse, si riprendeva pazientemente il lavoro. Giorno dopo giorno sen‑ tiva che la vita si assottigliava e il giorno dopo aveva un po’ meno vita del giorno prima. E questo lo avvertiva e ne era consapevole perché da uomo attento com’era, con una sensibilità fuori dal comune e con la sua immensa cultura, sapeva leggere perfettamente ed in modo distaccato i cam‑ biamenti del suo corpo e del percorso della malattia. Ma sembrava quasi non toccasse nemmeno a lui e talvolta dava forse l’impressione di divertir‑ si di fronte a questa situazione così devastante e, nonostante tutto, si affidava comunque alla volontà del Padre lasciando a Lui sempre l’iniziativa quale essa fosse, vivendo così la sua malattia con assoluta libertà e dignità. – Fare tutto come se dipendesse da noi sapendo che tutto dipende da Dio – Questo era quello che ci di‑ Fism di Pistoia M i piace ricordare monsignor Simone Scatizzi in cattedrale, il 30 marzo 2000, davanti a 300 bambini, delle sette scuole dell’infanzia cattoliche della città, aderenti alla Fism di Pistoia. Tutti I bambini vestiti da pellegrini come San Jacopo, impressionati dalle dimen‑ sioni della nostra Cattedrale, furono accolti con sempli‑ cità e simpatia dal vescovo Scatizzi, che seppe metterli a loro agio e dialogare con loro sul modo di essere fan‑ ciulli cristiani in famiglia. Parlò dell’amore che Dio ha per loro, ricordò loro che hanno una mamma e un babbo in cielo che staranno sempre a loro fianco. Rivolgendosi a noi genitori e insegnanti, ci ha esortati a valorizzare le qualità dei bambini che con la loro semplicità, spontanei‑ tà e entusiasino occupano il primo posto nel regno di Dio, come avevano appena letto nel vangelo secondo Luca 18,15‑18.17 “lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite perché a chi è come loro appartiene il regno di Dio”. Questa celebrazione del Giubileo dei Bambini fu molto calorosa e tutti uscimmo dalla cattedrale con un forte senso di fratellanza e di adesione alla grande famiglia della Chiesa di Pistoia. Grazie per questa profon‑ da esperienza giubilare. Marie France Salmond Opera nomadi L’Opera Nomadi ricorda monsignor Simone Scatizzi. Anche per i rom e i sinti è stato padre. In diverse occasioni la nostra associazione lo ha incontrato ed è sempre stato disponibile all’ascolto e alla condivisione dei molti problemi che la nostra presenza nei campi zingari evidenziava di con‑ tinuo. Grazie alla sua comprensione nel lontano 1980 l’Ope‑ ra Nomadi ebbe finalmente una sede che era stata negata da tutti: prima in seminario, poi presso il Centro diocesano di accoglienza e il nostro lavoro fu meglio seguito dal vesco‑ vo Simone, e aiutato dagli amici che ci ospitavano. Gli saremo sempre grati e memori di quanto ha potuto fare per i più bisognosi e scomodi dei suoi figli. Renza Sasso ceva costantemente cercando di far passare il concetto che è assolutamente indispensabile, dopo aver fatto tutto quello che è nelle nostre possibilità, affidarsi alla volontà del Padre. Il Figlio sulla croce disse al Pa‑ dre: - Sia fatta la Tua volontà – In tutta umiltà ha anche dovuto riproporzionarsi in una dimensione che non era sua e che forse non avreb‑ be nemmeno lontanamen‑ te immaginato: non essere più autosufficiente e dover dipendere quasi completa‑ mente dagli altri. Aveva, però, comunque sempre mantenu‑ to la sua ironia anche nella malattia. Ricordo prima che fosse ricoverato in ospedale, in una delle sue ultime visite in banca, lo salutai dicendogli: - riguardati – e lui rispose: “Tranquillo. Ho comprato uno specchio più grande.” e lentamente se ne andò. E mi piace anche sotto‑ lineare che mai ho avvertito nella sua voce, tristezza o incertezza. Aveva sempre un tono vibrante e rassicurante e la sua grande premura era di sapere se stavi bene e se era tutto sereno. Esordiva proprio così ogni sera all’inizio della sua telefonata e molto spes‑ so ti leggeva qualcosa che lo aveva particolarmente colpito consegnandoti una “pillola”, come le chiamava lui, medita‑ tiva da ripensare ed interioriz‑ zare. Con lui non potevi mai fingere perché sapeva sempre riconoscere, attraverso la voce, se eri veramente sereno oppure fingevi per non farlo preoccupare. Era un profondo osservatore e conoscitore della psiche umana. Mi viene in mente un piccolo aneddoto accaduto durante la sua degenza con un’infermiera che era venuta a sostituire una delle tante flebo Vita La che lui assumeva. Era sempre seriosa e quasi mai sorriden‑ te. Lui la guardò e con infinita delicatezza gli disse: - signora, lei ha dei problemi, la ricor‑ derò nella preghiera.- Lei lo guardò rimanendo chiara‑ mente spiazzata, accennò un mezzo sorriso, e se ne andò. Sapemmo poi che effettiva‑ mente non stava bene. Molto buffa era anche la sua “tecnica”, come la chiamava lui, per alzarsi e coricarsi, quando ancora le gambe lo sostenevano. Pren‑ dere prima una gamba, poi l’altra e metterle fuori dal letto, quindi il braccio… e se per caso veniva sbagliata una manovra, scuoteva il capo e si rassegnava senza brontolare. Erano situazioni che facevano sorridere nonostante na‑ scondessero tutta la tragicità della situazione. Credo però che stesse vivendo momen‑ ti assolutamente umilianti nonostante la grande capa‑ cità di abbandono e di piena offerta al Signore della sua sofferenza. Una sofferenza che fino all’ultimo respiro si è rivestita di lode, di amore, di adorazione e di gratitudine verso quel Padre di cui lui era pienamente figlio. Ciao Simone e grazie per tutto quello che ci hai dato. Grazie per averci riempito il cuore della bellezza di Dio e grazie per la tua costante presenza nella vita nostra e di tutta la comunità. Grazie al Signore Dio Padre per aver permesso di poterti incontrare ed essere stato per un lungo tratto compagno di viaggio in questa vita. Ci mancherai moltissi‑ mo anche se spiritualmente sarai sempre il nostro angelo custode. Ci vediamo, e… riguarda‑ ti. Lo specchio grande ora è diventato cielo immenso. Guido e Franca Sardi Associazione “Il Delfino” Il cassetto dello studio di monsignor Scatizzi che, come ha raccontato monsignor Frosini commemorando il vescovo scomparso, si apriva solo a metà quasi a voler, più che na‑ scondere in contenuto ai presenti, non sottolineare troppo la generosità di chi ne possedeva la chiave, quel cassetto si è spesso aperto per “Il Delfino”. Fin dalla nascita di questa organizzazione a favore dei carce‑ rati monsignor Scatizzi è stato spesso presente e partecipe non solo con il contenuto del famoso cassetto, ma con le parole, l’incoraggiamento e anche, in alcune occasioni, con la sua presenza in carcere dove ha visitato i detenuti, ascol‑ tandone le loro necessità e incoraggiandoli a non temere il futuro. Un momento molto importante che ha visto questa sen‑ sibilità del pastore farsi evento, è stata la costruzione della cappella del carcere voluta dal Delfino ma realizzata con il contributo anche della curia, grazie a monsignor Scatizzi. A sottolineare l’amicizia fra il Delfino e il vescovo c’era il cappuccino padre Gabriele, cappellano del carcere e assi‑ stente spirituale dell’associazione che monsignor Scatizzi aveva scelto come suo confessore. Il Delfino oggi ringrazia e ricorda con gratitudine lo scom‑ parso vescovo nella certezza che dalla sua dimensione sconfinata di spazio e di amore ancora protegga quei figli che vivono oppressi dalle sbarre e spesso anche dalla soli‑ tudine del cuore. Vita La comunità ecclesiale n. 34 Festa parrocchiale di Bottegone 3 OTTOBRE 2010 Inaugurazione della statua di San Michele Arcangelo N ell’ambito della festa parrocchia‑ le di San Michele Ar‑ cangelo a Bottegone, domenica 26 settembre, è stata inaugurata la statua del santo protettore della par‑ rocchia, realizzata con l’arte topiaria tipica della zona di Pistoia. La statua, realizzata con piante di ligustro dall’azienda Romiti e Giusti di Agliana, è stata collocata davanti alla chiesa parrocchiale ed è stata benedetta dal parroco don Baronti, alla presenza dei fedeli al termine della messa. “Le dimensioni della statua - afferma Carlo Vezzosi, diret‑ tore dell’Associazione Vivaisti - sono a misura d’uomo: circa un metro e ottanta ed è disposta in un vaso di q uest’anno l’associazione “Una scuola e un pozzo in Africa” orga‑ nizza il tradi‑ zionale viaggio in Senegal dal 17 al 28 gennaio 2011. Le modalità verranno definite in un incontro che si svolgerà martedì 5 ottobre alle 21,15 presso la chiesa di Sant’Angelo a Bottegone. Nata ufficialmente nel 2005, l’asso‑ ciazione trova un presupposto nel 1997 quando tre amici si recarono in vacanza a Saly, nella regione del Fatick. Nessuno pensava, dopo quella esperienza, di arrivare a essere quel‑ lo l’associazione è oggi: una Onlus alla quale è stato dato il nome di “Una Scuola e un Pozzo in Africa”. Dal 1997 al 2000 si sono susseguiti i contatti telefonici con alcuni giovani senegalesi e con le suore che dirige‑ vano la scuola materna di Mar Lothie per piccoli aiuti in denaro alle loro famiglie e un contributo divenuto, Ne parliamo con Carlo Vezzosi, direttore dell’Associazione vivaisti pistoiesi legno a forma ottagonale”. Dopo la benedizione, don Baronti ha conse‑ gnato due targhe di riconoscimento rispettivamente a Giancarlo Romiti e a Carlo Vezzosi. Ma in cosa consiste l’arte topia‑ ria? “E’ una tecnica di allevamento e potatura di una pianta - risponde Romiti - secondo una struttura geometrica, oppure una qualsiasi altra forma; le piante sono ancora‑ te ad una struttura metallica fine come se ‘fosse uno scheletro’: i rami delle piante seguono l’andamento di questa forma. Successivamente le ripetute potature dei nuovi ger‑ mogli ci permettono di ottenere una superficie verde uniforme che rappresenta in modo chiaro la forma voluta, desiderata”. “Questa arte - prosegue Romiti - è stata fatta conoscere anche negli ambienti vaticani. L’associazione infatti, nel 2009, ha donato al Santo Padre una pianta raffigurante le chiavi del Vaticano. Questa pianta oggi si trova di fronte alla grotta della Madonna di Lourdes nei giardini vaticani”. Dal 17 al 28 gennaio 2011 Una scuola e un pozzo in Africa col passare del tempo, sempre più consistente alla scuola materna. Nel gennaio del 2000 il secondo viaggio vede la partecipazione di un piccolo gruppo che visita Mar Lothie por‑ tando materiale scolastico, sostegno economico, giocattoli e dolciumi ai piccoli. Ormai il viaggio in Senegal è una tradizione e a gennaio si parte... dieci, dodici persone si ritrovano per visitare il paese africano e per rafforzare i rapporti con tanti amici che aspettano i pistoiesi! Dal 2005 l’Associazione si apre così a tutti quelli che desiderano contribuire alla realizzazione di progetti umanitari in Senegal. Se nei primissimi anni di visite in Senegal lo scopo era soprattutto quello di portare un contributo economico, materiale scolastico e giocattoli per i più piccoli della Scuola Materna di Mar Lothie, poi, poco a poco, si è iniziato a pensare Una pensilina davanti al carcere di Pistoia L’associazione di volontariato “Il Delfino” si è fatta promotrice di que‑ sta iniziativa e il Comune di Pistoia e la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia ne hanno finanziato la costruzione. Da oggi i familiari dei detenuti che si recheranno in visita dei loro parenti potranno attendere riparati dalle intemperie l’orario di ingresso al carcere. alle strutture. Con l’aiuto di Enti, Fondazioni, privati cittadini vengono realizzati la nuova Scuola Materna di Mar Lothie e un pozzo per l’acqua che servirà il villaggio e la scuola. Contemporaneamente c’è il restau‑ ro della casa delle suore e del piccolo dispensario annesso. L’anno successivo si festeggia il restauro completo della Scuola Elementare adiacente alla Materna. Non finisce qui... a Ndangane, l’associazione risponde alla richiesta delle donne: una casa per la mater‑ nità, una casa per i medici, un pozzo per l’acqua. Tutto questo è ormai una realtà funzionante e funzionale. L’impegno non si limita solo alla Regione del Fatick, ma si estende anche a Casamance, regione estrema del Senegal, tra il Gambia e la Gui‑ nea Bissau. Si susseguono le visite ai Seminari della diocesi di Ziguinchor per gli aiuti economici e il materiale scolastico e nel gennaio 2009 viene inaugurato il restauro completo del piccolo seminario di Niassia. Tanti sarebbero i progetti futuri! E certo che non si può non tenere conto della crisi economica che limita le opportunità, i contributi e le offerte.Tuttavia l’associazione non ha intenzione di arrendersi. Prima di tutto si continuerà a monitorare quello che è stato costruito per una costante verifica della manutenzione e di un corretto utilizzo. Si punta an‑ che alla realizzazione di un progetto per i giovani di Brin (Ziguinchor in Casamance). Progetto ambizioso che prevede una sala multimediale, sala lettura, sala giochi, ecc... In poche parole un centro di aggregazione per chi è privo di tutto! L’idea è anche di realizzare una scuola materna adiacente alla casa della maternità a Ndangane. 9 La morte di Sergio Cecchi A poca distanza dalla scompar‑ sa della moglie, è morto anche Sergio Cecchi. Alla figlia Lucia, amica carissima e preziosa colla‑ boratrice dell’attività artistico.cul‑ turale presso la Curia vescovile, così duramente colpita negli af‑ fetti più cari, rinnoviamo la nostra partecipazione e la promessa del nostro ricordo. Circolo Mcl Chiesina Montalese Cena di solidarietà Nel gennaio 2008 il Circolo Mcl di Chiesina Montalese iniziò il sostegno alla missione delle suore Salesiane di Cotunou, in Benin, che opera soprattutto contro il traffi‑ co di minori. Da allora è stato inviato un con‑ tiner di aiuti ed offerte in denaro, ricavato con le varie iniziative organizzate dal Circolo, e finaliz‑ zato al sostegno dei progetti della missione. Suor Maria Antonietta, che abbia‑ mo conosciuto ad ottobre 2008, è attualmente in Italia e cenerà insieme a noi martedì 5 ottobre 2010 alle 20, e durante la serata ci parlerà, con l’aiuto di fotovideo, della attuale situazione e dei progetti futuri. La cena è offerta dal Circolo. Chi vorrà, potrà dare un contributo a suor Maria Antonietta Invitiamo tutte le famiglie di Chie‑ sina a fare un piccolo sacrificio ed a partecipare a questo incontro, per far sentire la nostra vicinanza a suor Maria Antonietta che opera infaticabilmente, in mezzo a mille difficoltà, per togliere dallo sfrutta‑ mento e dalla miseria i bambini di quel lontano paese. Per la cena è gradita la prenota‑ zione: 0573 479798 Circolo, dopo le ore 20,30, 0573 479940 Iolan‑ da,0573 479653 Giovanna, 0573 479874 Goffredo. INFO: Tel 0573/479798 Azione cattolica ragazzi Un incontro diocesano in vista di “C’è di più” l’ anno pastora‑ le dell’Azione Cattolica ri‑ prende il 30 ot‑ tobre a Roma con l’incontro nazionale dei bambini e dei ragazzi di AC, dal titolo“C’è di più. Diventiamo grandi insieme”. In vista di questo appunta‑ mento, un particolare invito è rivolto al mondo degli adulti. Infatti “C’è di più” interpella chi è chiamato a raccogliere la sfida e il compito di trasmettere la vita, con tutto il suo patrimonio di sapere, di esperienza, di fede. In quest’ottica, il primo in‑ contro diocesano per adulti è fissato il 17 ottobre alle 11 a Belvedere, con la Messa e un momento formativo con l’assistente di azione cattolica diocesana, don Roberto Breschi. Ma come è andata l’estate dei giovani di AC? “Ogni anno – spiega Chiara Gen‑ tile, presidente dell’AC diocesana - vengono organizzati campi scuola con finalità educative. Quest’anno i tre campi scuola organizzati si sono sviluppati su due affascinanti storie: quella di Robin Hood e la storia dei pirati. Il campo delle elementari, sulla falsariga della storia di Robin Hood, ha invitato a riflettere sull’essere accoglienti, mentre il campo delle medie, ispirato alla storia dei pirati dei Caraibi, ha invitato a riflettere sulla necessità di andare oltre le ap‑ parenze. In tutto hanno partecipato oltre cento ragazzi seguiti da una ventina di operatori. Anche i giovanissimi hanno fatto il campo di una settimana: i ragazzi erano circa 40 e hanno riflettuto sul tema della corporeità”. Oltre all’incontro di Roma, cosa sta preparando AC? “Oltre all’incontro del 30 otto‑ bre, per il quale sono stati predisposti due bus in partenza da Pistoia, c’è la Giornata mondiale della gioventù che viene fatta in Spagna e, visto la vicinanza dell’evento, dovremmo partecipare in collaborazione con la pastorale giovanile”. D.R. Sanità 10 comunità e territorio n. 34 Vita La 3 OTTOBRE 2010 Ospedale del Ceppo Pagina a cura di Patrizio Ceccarelli In arrivo la nuova risonanza magnetica d’attesa. Si potranno indagare tutti gli organi, svolgere esami neurologici e vascolari e durante la procedura diagnostica si potrà eventualmente effettuare anche l’interventistica, con indubbi vantaggi per i pazienti che con un solo accesso in ospedale potranno ottenere due prestazioni. Asl 3 La macchina di ultima generazione è giapponese e sarà la terza ad essere operativa in Europa. Contribuirà alla riduzione delle liste di attesa e potrà essere impiegata anche su pazienti obesi, claustrofobici e bambini u n delicato ed ec‑ cezionale inter‑ vento di chirur‑ gia mininvasiva è stato eseguito la scorsa settimana nel presidio ospedaliero di Pistoia organizzato dal dr. Gianfederico Trebbi, medico ginecologo, già esper‑ to in laparoscopia da molti anni. Ad una donna di 43 anni residente in provincia, alla quale era stato diagnosticato un tumore al collo dell’utero, è stato asportato l’utero conservando le principali funzioni dell’apparato uro-genitale. L’inter‑ vento è stato eseguito dal dottor Domenico Vitobello, responsabile della unità operativa di ginecologia della clinica milanese Humanitas insieme all’equipe dei medici gineco‑ logi della unità operativa di ostetricia è ormai imminen‑ te l’apertura della nuova Rsa (residenza sani‑ taria assistita) del Villone Pucci‑ ni, che accoglierà 80 anziani. Com‑ pletamente ristrutturata e rinnovata negli arredi, la struttura è stata visitata in questi giorni dall’apposita commissione per il rilascio dell’au‑ torizzazione al funzionamento con esito positivo per i requisisti richiesti (sicurezza, igiene, ecc.) ed è quindi risultata in regola per accogliere gli anziani dello stesso Villone Puccini e quelli provenienti dalla Rsa Caselli di Quarrata. In questi mesi sono state svolte Corsi di formazione contro l’abuso di alcol Sono rivolti al personale sanitario e serviranno a creare referenti di reparto in grado di identificare precocemente le persone a rischio l a nuova risonanza magne‑ tica che nel 2011 arriverà all’ospedale di Pistoia sarà la terza del genere istallata in Europa; infatti si tratta di una RM ad alto campo “aperta”. Le altre due, praticamente gemelle, sono già ope‑ rative in Germania e Inghilterra. Si chiama Oasis Hitachi Inspire ed è un vero gioiello nel campo della diagno‑ stica con performance di altissima qualità: dalla precisione dell’immagine alla velocità. Le caratteristiche prin‑ cipali del nuovo macchinario sono state illustrate da Tatsuya Aoki (al centro nella foto), l’assistant section manager di Hitachi che, accompa‑ gnato dai due manager Massimo Labatessa e Roberto Traditi, entrambi di Esaote, si è recato personalmente nella unità operativa di radiodiagno‑ stica per conoscere la struttura che ospiterà la nuova macchina. Erano presenti Silvia Briani e Cinzia Lupi, rispettivamente direttore sanitario e direttore dell’ospedale, Daniele Mannelli della direzione sanitaria e il responsabile della struttura Patrizio Pacini che insieme a Luca Bernardi della unità operativa di fisica sanitaria hanno spiegato al manager giappo‑ nese che la nuova macchina andrà al posto di quella vecchia, una volta terminati i lavori di ampliamento e ristrutturazione dei locali che, es‑ sendo del 1600, sono anche sotto la tutela della Soprintendenza. I lavori per la collocazione della nuova RM inizieranno nelle prossime settimane e si concluderanno nei primi mesi del 2011. La nuova macchina, che man‑ derà in pensione la vecchia, ormai funzionante dal 1993, essendo aperta potrà essere impiegata per i pazienti claustrofobici e obesi, per gli anziani e in campo pediatrico, offrendo un’opportunità in più ai bambini. L’at‑ tuale produttività (oltre 2.000 esami all’anno) dovrebbe addirittura rad‑ doppiare portando ossigeno alle liste Chirurgia mininvasiva Pistoia all’avanguardia in Toscana e ginecologia di Pistoia, diretta dal prof. Luciano Savino. L’intervento è stato video trasmesso in diretta, at‑ traverso un collegamento con la sala operatoria, per consentire, agli ope‑ ratori dell’area materno infantile e a quelli dell’area chirurgica, provenienti anche da altre aziende sanitarie della regione, di seguire tutte le fasi della innovativa operazione chirurgica. Durante l’intervento è stato eseguito anche l’esame istologico per valutare l’aggressività della neoplasia. «Alla donna – hanno spiegato i me‑ dici - è stata inoltre risparmiata tutta l’innervazione e quindi continuerà a mantenere inalterata la funzione sessuale, e la funzionalità vescicale e rettale». Si tratta di uno dei primi interventi del genere in Toscana. «L’iniziativa ha rappresentato un momento formativo e di scambio tra professionisti di alto valore e com‑ petenza – ha dichiarato il direttore sanitario Silvia Briani, che ha seguito l’intervento in diretta video - e sono certa che nelle nostre strutture sono presenti esperienze e abilità perché nel futuro anche nei nostri presidi ospedalieri gli operatori possano sviluppare ulteriori capacità di inter‑ vento su una patologia femminile così importante». Il tumore all’endometrio (tessuto che riveste l’interno dell’utero) è uno dei più diffusi nelle donne, mentre quello del collo dell’utero sta dimi‑ nuendo grazie ai programmi di pre‑ venzione (esecuzione del pap test). Residenze sanitarie assistite Riapre il Villone Puccini La struttura, completamente rinnovata negli arredi, accoglierà 80 anziani tutte le azioni propedeutiche nella logica di rendere il meno traumatico possibile l’inserimento degli ospiti nella nuova struttura residenziale: sono state svolte riunioni e confronti anche con i familiari, che hanno po‑ tuto visitare la Rsa, ed il personale ha preparato gli anziani alla novità. I responsabili della struttura e il ser‑ vizio sociale aziendale hanno definito il cronoprogramma degli inserimenti e hanno valutato l’assegnazione degli spazi tenendo conto delle peculiari‑ tà e delle necessità di ogni singola persona. Il trasferimento, che si sarebbe dovuto concludere il 27 settembre, ha subito un lieve ritardo, a causa del guasto che si è verificato ad uno degli impianti tecnici dell’edificio. La ditta costruttrice è già intervenuta per verificare l’origine del difetto e per assicurare il non ripetersi del problema. L’azienda sanitaria atten‑ de la conclusione di tutti i controlli prima di procedere all’inserimento degli ospiti. L’inaugurazione del nuovo Villone Puccini avverrà nei prossimi mesi, dopo un periodo di adattamento degli anziani e degli operatori al nuovo ambiente. H anno preso il via il 1 ottobre i corsi di formazione rivolti a me‑ dici, infermieri e tecnici dell’Asl 3, per fornire le competenze e gli strumenti necessari all’identifica‑ zione precoce dei consumatori a rischio e dei problemi e patologie alcol-correlati. I corsi di formazione fanno parte del progetto regionale “Ospedali liberi di alcol”, rivolto al persona‑ le operante nelle strutture sani‑ tarie e finalizzato a ridurre l’im‑ patto dei problemi alcol-correlati (sociali e sanitari). Scopo dei cor‑ si è quello di formare dei veri e propri “referenti alcologi” in ogni contesto operativo dell’azienda sanitaria pistoiese, al fine di cre‑ are un team di operatori sanitari in grado di identificare precoce‑ mente le persone a rischio. La Regione ha messo a disposi‑ zione dell’azienda 150 mila euro per realizzare tutte le azioni previste dal progetto: dai corsi di formazione agli operatori fino alla stampa di opuscoli informa‑ tivi. Ogni anno in Toscana si stima che siano circa 900 le persone che muoiono (2,2% della morta‑ lità totale) a causa del consumo di alcol; questo dato è rimasto grossomodo stabile nel corso degli ultimi 15 anni. Per quanto riguarda invece i ricoveri ospeda‑ lieri, ogni anno sono circa a 9.500 (1,2% del totale) quelli attribuibili all’uso di alcol. Il progetto viene realizzato con la collaborazione del centro alcolo‑ gico regionale e della cooperativa sociale “Il Ponte”, attraverso il contributo diretto dell’alcologo project management, Giusep‑ pe Balli, mentre il responsabile scientifico è il dott. Alessandro Natali. Coinvolti anche i Sert di Pistoia e della Valdinievole, di cui sono rispettivamente responsa‑ bili i dottori Cinzia Groppi e Fa‑ brizio Fagni, l’unità di educazione alla salute, che ha come referente il dottor Corrado Catalani e i dottori Rosy Raffaelli e Giuseppe Nottoli, responsabili degli infer‑ mieri, delle ostetriche, dei tecni‑ ci-sanitari e del personale della riabilitazione e della prevenzione. Vita La l a Fiom si confer‑ ma il primo sin‑ dacato di Ansaldo Breda. E’ questo, in sintesi, quanto è emerso dalle vota‑ zioni tenutesi nei giorni scorsi nello stabilimento. “Siamo molto soddisfatti del risultato delle urne – di‑ cono dalla Segreteria Provin‑ ciale Fiom – Cgil – sia per il periodo molto difficile che stiamo attraversando sia per‑ ché soltanto per una manciata di voti (per la precisione 5 su 12) è mancato il risultato di avare oltre che la maggioranza assoluta nei voti anche quella dei delegati.” Se la Fiom è rimasto il primo sindacato in azienda la UGl Metalmeccanici fe‑ steggia il raddoppio dei voti; la Fiom ha infatti ottenuto il 50,76% complessivo dei voti, con numeri in crescita fra gli operai ( circa il 60% contro il 42% del 2007) ma in calo fra gli impiegati ( 36% contro il 40& di tre anni fa) invece il sindacato vicino alla destra ha conquistato ben 136 voti rispetto agli 86 del 2007, con una crescita nei consensi che passa dal 10 al 20% ed 3 OTTOBRE 2010 comunità e territorio n. 34 Elezioni all’Ansaldo Breda ha conquistato tre delegati rispetto ai 2 di tre anni fa. “Con questa tornata eletto‑ rale – ha detto il segretario regionale Ugl Metalmeccanici della Toscana Maurizio Iaco‑ poni – viene pienamente ri‑ conosciuto l’ottimo lavoro dei nostri rappresentanti sindacali sempre più vicini alle esigen‑ ze dei lavoratori di Ansaldo Breda”. Soddisfatto anche il segretario provinciale Tiziano Fabbri;“per la prima volta – ha detto – il nostro sindacato potrà contare su un proprio rappresentante Oscar Tonini fra gli impiegati dell’azienda oltre alla riconferma di due delegati fra gli operai.” Tornando infine alla Fiom ricordiamo che i delegati eletti ( complessivamente 5 su un totale di 12) sono: Mariani Monica, Breschi Diego, Tonio‑ ni Albano, Laveglia Lorenzo, Lucarelli Luca mentre gli Rls sono Breschi Diego, Laveglia Lorenzo e Mariani Monica. Edoardo Baroncelli Lions Club Quarrata-Agliana-Pianura Pistoiese 25esima Charter Night b rillante e suggestiva la cerimo‑ nia della 25esima Charter Night del Lions Club Quarrata-AglianaPianura Pistoiese, celebrata recentemente a Villa Rospi‑ gliosi di Lamporecchio. Presenti autorità come il Prefetto di Pistoia Mauro Lubatti, il Procuratore della Repubblica Renzo Dell’Anno, i sindaci Eleanna Ciampolini di Agliana e David Scatragli di Montale e l’assessore Giovan‑ ni Dalì di Quarrata. Dopo la presentazione della serata da parte del Cerimoniere Franco Baldi, il presidente Carlo Filippo Spini ha ripercorso brevemente le tappe del Club, dal 1985 ad oggi. Ha ricordato alcuni dei più importanti services realiz‑ s abato 25 set‑ tembre, il pre‑ sidente della Fo n d a z i o n e D y n a m o Camp onlus, Vincenzo Manes, ha presen‑ tato, in occasione dell’“Open day”, il resoconto delle ini‑ ziative svolte dalla Dunamo Camp alla presenza di varie autorità istituzionali. Alle ore 15,30, quindi, i cancelli del Camp sono stati aperti, come ogni anno, a mi‑ gliaia di persone, che hanno visitato l’immensa struttura sorprendendosi della sua zati nel corso dei venticinque anni di vita del Club, fra cui il restauro dell’antico ponte pe‑ donale della Ferruccia, che col‑ lega il comune di Agliana con quello di Quarrata ed il cui progetto di consolidamento venne realizzato da due soci. Non solo il recupero di un frammento di storia, ma anche un inequivocabile significato simbolico: l’unione di due sponde ed il segno di apertura al dialogo. Nel fare cenno ad altri services compiuti dal Club sul territorio, Spini ha menzionato la toccante scul‑ tura di Jorio Vivarelli, dedicata alle vittime della strada. Spini ha poi indicato il programma dell’anno lionisti‑ co 2010-2011, in cui prevale l’operatività nei Comuni del territorio e la collaborazione con alcune realtà locali ope‑ ranti soprattutto nel campo della cultura, della religione e del volontariato. Dopo aver espresso il desiderio di raf‑ forzare il valore dell’amicizia e della partecipazione dei singoli soci nella vita del Club, Spini ha manifestato la disponibilità ad operare anche in base a ciò che al Club sarà richie‑ sto dall’associazione, a livello internazionale, nazionale e distrettuale. Durante la cerimonia sono stati insigniti della Chevron Pietra Miliare i soci fondatori Giorgio Balli, Claudio Barto‑ lozzi, Athos Capecchi, Franco Ciofini, Stefano Martini, Paolo Pasticci, Ferdinando Santini, Carlo Filippo Spini. Emozionante il momento in cui cinque nuovi soci hanno fatto ingresso nel Club che, per la prima volta, si arric‑ chisce anche della presenza femminile. Il Governatore ha infatti appuntato il distintivo a Chetti Barni, Maria Laura Bucciantini, Massimiliano Cec‑ chi, Lucilla Di Renzo e Alfredo Perruccio. Ha concluso la cerimonia l’intervento del Governatore sottolineando che i Lions devono essere parte attiva e propositiva nella società di cui, come singoli e come Associazione di Servizio, fanno parte. Dopo aver ricordato il Tema Nazionale dal titolo “La Costituzione della Re‑ pubblica Italiana: conoscerla ed amarla” ed il Service Di‑ strettuale sull’immigrazione, ha rivolto l’invito ad operare con entusiasmo nel tessuto sociale, facendosi promotori di iniziative a sostegno della comunità, continuando a dare quel contributo di solidarietà che è l’essenza del “servire”, dell’essere al servizio degli altri, secondo gli scopi e l’etica del lionismo. Marco Benesperi A Limestre Open day al Dynamo Camp di Alessandro Tonarelli incredibile efficienza. La bellissima struttura ospita e assiste gratuitamente bambini affetti da gravi pato‑ logie oncologiche ed è attigua a un’Oasi naturalistica affiliata al Wwf. Il centro, che è stato realizzato su iniziativa dell’in‑ dimenticabile attore america‑ no Paul Newman di concerto con il gruppo industriale Kme e che fu inaugurato nel 2007, è sorto nell’area in cui era un tempo insediata un’industria metallurgica Smi del gruppo Orlando e si è sviluppato in collaborazione con The Asso‑ ciation of the Hole in the wall Camps, ed accoglie ogni anno in tutto il mondo oltre 19mila bambini. Il Camp di Limestre ne ha ospitati nel 2009 oltre cinquecento e quest’anno ne accoglierà ottocento prove‑ nienti non solo da tutta Italia, ma anche da Germania, Siria ed Iraq. 11 Florovivaismo Omaggio al reggimento «Nembo» di Pistoia L’associazione produttori del verde ha donato due opere di arte topiaria alla caserma Marini O maggio al 183° reggimento paracadutisti «Nembo» di Pistoia, da parte dell’Associazione produttori del verde Moreno Vannucci, che ha donato alcune sculture verdi, rea‑ lizzate con l’arte topiaria, alla caserma Marini di viale Italia. Questa volta i maestri pistoiesi del verde hanno realizzato le «mostrine» distintive del «Nembo», che sono state po‑ sizionate all’ingresso della caserma. L’iniziativa rientrava nel programma del Meeting 2010 sul florovivaismo, in corso di svolgimento fino a novembre. «Queste mostrine –ha detto Renzo Benesperi, segretario generale della Moreno Vannuc‑ ci– saranno un simbolo verde, perenne, in questo luogo che onora l’Italia per tutte le attività che il reggimento svolge per la pace nel mondo». Alla cerimonia di donazione hanno preso parte, tra gli altri, il prefetto Lubatti, il presidente del Consiglio provinciale Calistri, il vicepresidente del Consiglio comunale Franceschi, il questore Manzo e i comandanti del‑ le forze dell’ordine presenti a Pistoia. La manifestazione, dal titolo «Verde e cultura», è proseguita poi all’interno della caserma con la cerimonia di assegnazione del «Diploma verde», giunto alla sua decima edizione, alla preside del liceo artistico di Pistoia, Elisabetta Pastacaldi. Il premio letterario sulla civiltà rurale è stato invece conferito a Stefano Baroni, mentre quelli alla carriera sono andati al poeta Paolo Suc‑ chiarelli e al pittore Roberto Rappezzi. Il prossimo appun‑ tamento del Meeting 2010 è lunedì 4 ottobre con la festa dell’albero a Milano. P.C. Accordo tra Istituti Raggruppati e Gruppo incontro Giancarlo Niccolai e Giuseppe Iraci Sareri rappresentanti il primo degli istituti raggruppati, il secondo della cooperativa sociale “Gruppo incontro” hanno siglato un “atto d’obbligo” con cui l’uso dell’immobile annesso alla struttura terapeutica residenziale di Villa Castruccio, che sono in comodato gratuito alla Cooperativa, verrà destinato dal comune di Serravalle a presidio di cura e di riabilitazione. Nella struttura sorgerà un importante centro “d’eccellenza”, di riferimento nazionale, per il trattamento residenziale dalle dipendenze da alcool e di altre tipologie di dipendenza, con una declinazione specifica rivolta alle fasce giovanili. Il centro, una volta ristrutturato, sarà in grado di ospitare almeno 10 persone, ridando speranza ad esse ed alle loro famiglie. Si rinforza così sul territorio pistoiese la rete dei servizi di cura e contrasto del disagio giovanile e si consolida ulteriormente il legame storico tra i due enti che guarda ai giovani in difficoltà con quell’attenzione che è propria della “mission” degli Istituti raggruppati e del gruppo d’’incontro. PRESIDENZA E DIREZIONE GENERALE Largo Treviso, 3 - Pistoia - Tel. 0573.3633 - [email protected] - [email protected] SEDE PISTOIA Corso S. Fedi, 25 - Tel 0573 974011 - [email protected] FILIALI CHIAZZANO Via Pratese, 471 (PT) - Tel 0573 93591 - [email protected] PISTOIA Via F. D. Guerrazzi, 9 - Tel 0573 3633 - [email protected] MONTALE Piazza Giovanni XXIII, 1 - (PT) - Tel 0573 557313 - [email protected] MONTEMURLO Via Montales, 511 (PO) - Tel 0574 680830 - [email protected] SPAZZAVENTO Via Provinciale Lucchese, 404 (PT) - Tel 0573 570053 - [email protected] LA COLONNA Via Amendola, 21 - Pieve a Nievole (PT) - Tel 0572 954610 - [email protected] PRATO Via Mozza sul Gorone 1/3 - Tel 0574 461798 - [email protected] S. AGOSTINO Via G. Galvani 9/C-D- (PT) - Tel. 0573 935295 - [email protected] CAMPI BISENZIO Via Petrarca, 48 - Tel. 055 890196 - [email protected] BOTTEGONE Via Magellano, 9 (PT) - Tel. 0573 947126 - [email protected] 12 lavoro Mercoledì 29 settem‑ bre il Teatro Il Funaro di Pistoia ha ospitato “L’abito fa il monaco”. Costruito intorno alle creazioni sartoriali degli allievi del corso di formazione “Ad‑ detto alla realizzazione di capi di abbigliamento”, l’evento è stato realizzato per presen‑ tare un progetto formativo in corso, effettuato dall’agenzia Cesat di Confartigianato con finanziamento della Provincia di Pistoia. Negli spazi del Funaro sono stati esposti e raccontati i lavori svolti dai 13 parteci‑ panti a chiusura della prima parte del progetto, prima di partire per gli stage nelle aziende del territorio. Rivolto a giovani e adulti disoccupati, in cassa integra‑ zione e in mobilità, il corso è iniziato nel marzo scorso e terminerà a dicembre, con un esame per la qualifica di secondo livello europeo. Il percorso si è finora svi‑ luppato con 500 ore di aula/ laboratorio, durante le quali i 13 allievi (dodici donne e un uomo) hanno lavorato fianco a fianco con i maestri artigiani della Sartoria Teatrale Mona‑ co di Agliana e con i docenti del Polimoda di Firenze. Dal disegno alla realiz‑ zazione del capo, gli allievi hanno potuto apprendere tutti i segreti della sartoria n. 34 Vita La 3 OTTOBRE 2010 Confartigianato Pistoia L’abito fa il monaco Le creazioni sartoriali degli allievi del corso Cesat sbarcano al teatro Il Funaro di alta qualità e ora, per loro, si apre la fase di stage presso aziende del settore moda/ abbigliamento, dove passe‑ ranno un periodo di 400 ore per sperimentare le tecniche apprese. La giornata al teatro del Funaro è stata realizzata per valorizzare le capacità degli allievi e a metterli in contatto le aziende del settore moda, così da facilitarne un eventuale inserimento nel mondo del lavoro. In teatro sono approdate le creazioni realizzate dagli allievi che hanno lavorato dividendosi in quattro gruppi, ognuno dei quali ha ideato un proprio marchio e una propria linea: Donna di qua‑ dri, Tre civette sul comò, Les Reversibles, Sarti in alto. Alle 11 si è svolta la pre‑ sentazione del progetto alla stampa e agli addetti ai lavori, con l’intervento dell’assesso‑ re provinciale Paolo Magna‑ nensi, il direttore dell’agenzia Cesat Patrizio Zini, i maestri artigiani della Sartoria Te‑ atrale Monaco e i docenti del Polimoda di Firenze (che hanno seguito gli allievi nella prima parte del percorso). Alle 17 è invece interve‑ nuta a teatro la presidente della Provincia Federica Fra‑ toni per “Un tè fra gli abiti”: visita guidata alle opere di sartoria. Durante tutta la giornata gli allievi e i docenti sono stati a disposizione degli addetti del settore per incontri personalizzati. Questi i nomi degli allievi: Mirella Baldi, Tiziano Ba‑ roncelli, Gianna Beneforti, Marie Catherine Astier, Mil‑ va Ferri, Claudia Mannelli, Silvana Bianchi, Maria Cinzia Pesci, Eleonora Peverini, Luisa Salvioli di Fossalunga, Catia Picchi, Sabrina Pellegrini, Ema‑ nuela Zucconi. sport pistoiese Calcio donne L’Aglianese vuole diventare Real b el gioco e vittorie, questo è l’obiettivo del Real Aglianese, la massima società di calcio femminile di Pistoia e provincia. Il sodalizio presieduto da Daniela Meli, le cui due formazioni, Serie C e Giovanissime, hanno iniziato nei primi giorni di settembre la preparazione alla stagione 2010/2011, non si pone limiti: intende infatti conciliare la maturazione delle giovani, un football spumeggiante e, possibilmente, successi in serie. La prima squadra, che parteciperà nuovamente al torneo di C e che sarà allenata dal calabrese, ormai trapiantato a Pistoia,Armando Esposito (dirigenti accompagnatori Mauro Carrai e Leandro Esposito, preparatore dei portieri Alberto Verna), dovrebbe debuttare nel campionato a metà ottobre: una settimana prima, invece, dovrebbe tenersi l’esordio delle Giovanissime, calciatrici under 14, che saranno guidate da Mirko Sposaro e Nino Ricotta. La rosa della prima squadra, che ci assicurano non ancora definitiva, attualmente può contare sui portieri Giulia Talanti, proveniente dal vivaio, e Irene Grifoni, sui difensori Samantha Orlandi, Martina Gori, Giulia Carrai, Rovena Dervishi, Francesca Cantini, Samantha Manetti e Yumi Shikata, sui centrocampisti Claudia Puopolo, Linda Gavagni, Cristina Mariani, Caterina Di Costanzo, Susanna Mosi, Giada Bucciantini, Ambra Mattioli, il “cavallo di ritorno” Giulia Ferri e Clarissa Buracchi, sugli attaccanti Martina Maddaloni, uno dei volti nuovi, Martina De Fazio, Marianna Morreale, Naomi Panariello, Elisa Menchetti e Arianna D’Agostino. Tra le Giovanissime (parco-giocatrici profondamente rinnovato e ancora in via di definizione) ci sono i portieri Noemi Fedele, i difensori Yumi Shikata, Ester Mannucci, Alissa Pierozzoli, Kiara Shabani, sui centrocampisti Serena Zullo, Gaia Cannone, Grace Domi, Chadia Sabah, sugli attaccanti Naomi Panariello, Alice Cartelli e Sara Brundo. C’è un bel clima in casa-Real Aglianese. “Speriamo che l’annata porti nuove soddisfazioni _ asseriscono all’unisono Armando Esposito e Mirko Sposaro _ sia per la prima squadra che per il settore giovanile. La passata stagione si è chiusa con l’affermazione in Supercoppa toscana e alla San Marino Cup. In tempi difficili come questi, infine, d’obbligo ringraziare tutti gli sponsor, grandi e piccoli, che ci aiutano”. Gianluca Barni contropiede di Enzo Cabella d ue eventi caratterizza‑ no questo week end: il derby tra Pistoiese e Quarrata e l’inizio del campionato di Lega 2 di basket con il Pistoia che ospita Rimini al Pa‑ lafermi. Il derby di calcio, che si gioca allo stadio Raciti di Quarrata, è il più classico da quando la squadra arancione è scesa in Ec‑ cellenza. La Pistoiese cercherà di continuare la striscia delle vittorie, arrivata a cinque, il Quarrata vuol giocare la ‘partita dell’anno’. Lo strapotere della Pistoiese può far pensa‑ re a una sua probabile vittoria, ma la squa‑ dra di Agostiniani dovrà fare i conti con la tenace voglia dei giallorossi quarratini di fare l’Impresa. E’ pur vero che dovranno scon‑ trarsi contro la capolista imbattuta e che ha segnato ben 15 reti senza subirne una. L’ultimo exploit lo ha fatto sul campo neu‑ tro di Cascina contro la Pro Livorno. Nel primo tempo ha faticato più del previsto contro un avversario bene organizzato, forte soprattutto in difesa (i labronici avevano subìto solo un gol) e a centrocampo, dove i pistoiesi si sono trovati spesso in difficoltà. Ma nel secondo tempo, equilibrato meglio l’assetto tecnico-tattico della squadra da parte di Agostiniani, la Pistoiese ha sblocca‑ to il risultato dopo appena cinque minuti di gioco e poi non ha più incontrato ostacoli, chiudendo l’incontro con un punteggio di 3-0 che conferma le sue grandi potenzialità. Staremo a vedere se gli arancioni sapranno resistere agli assalti dei padroni di casa e continuare la loro imbattibilità. L’attenzione degli sportivi è catalizzata anche dal basket. Il Pistoia, ancora orfana dello sponsor principale, si tuffa nel clima del campionato con un obiettivo ben pre‑ ciso: restare in categoria. Non sarà facile, poiché la squadra è largamente rinnovata e ringiovanita e la situazione economica è, al momento, piuttosto precaria. La squadra ha già affrontato un impegno ufficiale, la coppa Italia. Le è andata male: vinta la prima partita contro Casalpusterlengo, ha dovuto arren‑ dersi nella seconda contro Casale Monfer‑ rato. Non è poi un gran male uscire dalla coppa (semmai, ne hanno risentito le casse sociali), importante invece è vedere come Pistoia si comporterà in campionato. Si è vi‑ sto che gli americani Forte e Varnado hanno le potenzialità per far bene. Forte è la stella della squadra ma non si è ancora calato nel‑ la mentalità e nel clima della categoria;Var‑ nado, man mano che gioca, sta sempre più convincendo. Poi ci sono i vari Fucka, Toppo, Porzingis e Berti che possono dare molto alla causa. Sarà un campionato difficile, ma la squadra di coach Moretti dovrà fare gruppo, indossare il saio degli umili e scendere sui parquet con determinazione massima. Vita La 3 OTTOBRE 2010 dall’Italia n. 34 Proprio al Sud è stata dedicata un sessione dei lavori nella quale la “moralità pubblica” è stata declinata con “legalità” e “passione civile”. “La legalità, ossia il rispetto e la pratica delle leggi, costituisce una condizione fondamentale perché vi siano libertà, giustizia e pace tra gli uomini”, ha affermato mons. Michele Pennisi, ve‑ scovo di Piazza Armerina, ricordando che “la condizione primaria per uno sviluppo del senso della legalità è la presenza di un vivo senso dell’etica come dimensione fondamentale e irrinunciabile della persona”. La lotta all’illegalità e alla criminalità organiz‑ zata, dunque, passa attraverso l’edu‑ cazione ed esempi “convincenti”.“In famiglia, a scuola, in parrocchia - ha rimarcato mons. Pennisi - dev’essere possibile accompagnare le parole con l’indicazione di esempi efficaci; bisogna poter additare uomini e donne rappresentanti di una classe dirigente che non si ripiega su se stessa e sui propri interessi, lascian‑ do il popolo al proprio destino, ma condivide davvero i problemi di tutti. Solo così il bene comune cesserà di essere un’elegante astrazione” e “diventerà un valore condiviso anche dalla gente comune”. Il problema del Sud, secondo gli economisti Domenico Cersosimo e Giovanni Palladino, è un “deficit di cittadinan‑ za”, e se è necessario un “paziente percorso che porti a una seria presa di coscienza” per il rinnovamento della politica, bisogna “avere il co‑ raggio di cambiare la gerarchia delle priorità”, ha ammonito il presidente della Fondazione per il Sud, Carlo Borgomeo. No, dunque, alla conti‑ nua ricerca di “soldi per interventi straordinari”, ma piuttosto porre “la lotta alla dispersione scolastica al primo punto” e poi la richiesta di “organici e mezzi uguali in tutto il Paese per quanto riguarda uffici giudiziari e forze di polizia”. Altri‑ menti, ha concluso Borgomeo, “la domanda politica per il Sud rischia di rappresentare sempre la patologia, e non la fisiologia”, ciò che non va, e non il Paese reale. esecuzione di Teresa Lewis lascia attoniti: in un paese che si procla‑ ma terra di libertà, di giu‑ stizia, oggi si può compiere un crimine legale? La pena di morte è la sponda ulti‑ ma che fa scendere nel baratro in cui il confine fra persona e bestia non esiste più. Solo l’animale elimina perché il territorio sia libero e la preda indivisa. La legge è garanzia di giustizia, di vivere comune ispirato a principi saldi che regolano gli spiriti, le ambizioni e anche le devianze dei cittadini. Non si è più soggetti al ghiribizzo di un monarca assoluto che poteva – o può ancora- de‑ cidere della vita e della morte di un suo suddito, assolutamente impunemente e magari vantando‑ sene. Non siamo cittadini minori dell’Impero romano in cui la vita di uno schiavo poteva venire an‑ nullata con un semplice spintone e finire in bocca ai pirañas oppure alle belve nello stadio. Panem et circenses, pane e giochi alla plebe per conservare il potere e vince‑ re sempre, anche a torto secco. Oggi esistono i tribunali, le corti, i giudici, un sistema giudiziario ca‑ librato. Noi cittadini delle demo‑ crazie occidentali eleggiamo e ci fidiamo del corso della giustizia e dei processi, possiamo impugnare una sentenza. Quindi restare attoniti è ancora dir poco. Perché gli esecutori materiali degli omicidi perpetrati si sono visti condannare all’erga‑ ciascuno dovrebbe vergognarsi di non essere stato capace di far desistere uno Stato che si pro‑ clama civile e modello di acco‑ glienza e libertà, dal compiere un assassinio asettico. L’intelligenza della condannata era minima, ma non è una ragio‑ ne buona per aver programmato un omicidio, tuttavia la nostra in‑ telligenza rischia di essere ancora inferiore se siamo stati capaci di programmarlo e pianificarlo legalmente. Si offre una cena, si fanno saluta‑ re i parenti, sono tutti gesti per esorcizzare le rimozioni che la decisione di pena capitale com‑ porta. Freud era un genio, con molti limiti se si vuole, ma genio rimane e capace di smascherare le rimozioni che il senso di colpa crea. In un caso come questo la rimo‑ zione leviterà e aprirà ancora strade che non potranno che finire nel baratro del caos. Se non ci battiamo, fin da ora, per l’aboli‑ zione della pena di morte, tutti ci troviamo già in questo baratro. Questa riflessione, fino a questo punto, è stata del tutto laica ma se ci chiedessimo che cosa signi‑ fica il dono della vita dinanzi a Dio? Se riportassimo alla memo‑ ria che Egli è il datore della vita e che nessuno può alzare impune‑ mente la mano contro il fratello o la sorella? Abbiamo di nuovo crocifisso il Signore Gesù e Dio piange su di noi, il Sangue innocente possa trasfigurare la nostra rimozione in conversione di salvezza. Altri‑ menti resteremo nel baratro. Retinopera Perché il Paese rinasca Un “osservatorio del bene comune” U di Francesco Rossi n “osservatorio del bene comu‑ ne” per mette‑ re alla portata di tutti i cittadini “il messaggio della Chiesa utilizzando e ponendo in relazione gli strumenti che l’associazionismo cattolico ha a disposizione: dalle università ai centri di ricerca, ai centri-studi”. È la proposta lanciata a conclusione del seminario nazionale di Retino‑ pera (aggregazione che comprende 18 movimenti e associazioni del laicato cattolico e che ha come punto fondante la dottrina sociale della Chiesa) tenutosi ad Assisi in settembre sul tema “Moralità pub‑ blica e passione civile. La sfida della rigenerazione del Paese”. All’ultimo giorno di lavori era presente, tra gli altri, il segretario generale della Cei, monsignor Mariano Crociata, che nell’omelia della celebrazione euca‑ ristica da lui presieduta ha espresso il bisogno di un’”anima spirituale di ogni rinnovamento umano e sociale, di ogni autentica moralità e di ogni efficace passione civile”.“Un sistema morale, la sua adozione e attuazione -ha precisato monsignor Crociata-, può sussistere solo in dipendenza da una grazia di fede e da un’opzione spirituale. Non basta riconoscere il bene che andrebbe compiuto, ci vuole il desiderio di vederlo, di ab‑ bracciarlo, di volerlo fare proprio”. Il segretario generale della Cei ha quindi espresso “apprezzamento e incoraggiamento” per l’impegno messo in campo da Retinopera, attraverso le realtà aderenti, “con il proposito di testimoniare che la fecondità sociale deve divenire fermento in una società radicata nel presente che guarda con fiducia e responsabilità verso il futuro”. Un osservatorio per l’associazionismo cattolico Promozione della persona, fami‑ glia, corpi intermedi, politica e istitu‑ zioni sono gli ambiti, “sottolineati in modo molto forte nel Compendio della dottrina sociale”, nei quali s’impegnerà l’Osservatorio del bene comune, ha spiegato il coordinatore di Retinopera, Franco Pasquali. “Una rilettura - ha puntualizzato - che rappresenta un’ulteriore sfida per aiutare a creare un elemento di lavoro e di discernimento per l’asso‑ ciazionismo cattolico, perché ognuno si deve sentire impegnato in prima persona a contribuire con un pro‑ prio racconto alla società del nostro Paese”. Ripercorrendo i contributi del seminario, Pasquali ha illustrato come sia emersa “la sfida di un nuovo stile di vita, di una proposta seria e organica per una rigenerazione del Paese che parta da un esempio e da una vita che devono testimoniare ciò che andiamo a rappresentare”. Il coordinatore di Retinopera ha evidenziato l’esigenza di combattere 13 la fotografia dell’Italia vista come “un Paese per vecchi”, assumendo la sfida “di dare una risposta a un percor‑ so per i giovani e per le famiglie”, “elementi vitali per rigenerare un Paese”. Poi il lavoro, con l’esigenza di riscrivere le “relazioni industriali” e “rielaborare lo stesso ruolo della rappresentanza del lavoro di fronte a dinamiche che stanno esplodendo”, e il Mezzogiorno.“I problemi del Sud ha sottolineato - non sono legati alla differenza del Pil tra Nord, Centro e Meridione del Paese. Ciò che sfibra e potrà diventare dirompente è invece la dinamica civile”. Guardare al Sud l’ Pena di morte Resteremo nel baratro? Riflessione laica e riflessione credente di Cristiana Dobner stolo, mentre la mandante è stata uccisa? Perché si abusa della legge e la si costringe a diventare il boia mentre dovrebbe essere luce per vivere in una democrazia ordinata e saggia? Se la legge prevede la possibilità della richiesta della grazia e del commutare la pena, perché il governatore è rimasto sordo agli appelli di tanti cittadini? Un’altra macchia si è depositata sul cammino dei nostri popoli, da più di cent’anni la saggezza era riuscita a farsi ascoltare e nessuno e nessuna colpevole era stata am‑ mazzata legalmente. Se il governatore, chiamato a far osservare la legge, si fosse preso una pausa, gravida di silenzio e so‑ litudine, e dinanzi alla sua coscien‑ za avesse lasciato transitare i fatti e gli interrogativi, se non si fosse arrogato il potere di troncare un’esistenza, ma avesse imboccato la strada della concessione della grazia, potrei pensare alla nostra società come ad una società di persone deboli e imperfette ma dal cuore retto e sospinte dal de‑ siderio di promuovere tutti i citta‑ dini ad una vita sana e corretta. Dinanzi invece al gesto assurdo e crudele dell’esecuzione, invade un tremito: noi persone umane non abbiamo smarrito, se non perso, il valore della vita? Possiamo pie‑ gare la legge all’ingiustizia? Perché giustizia non è stata fatta e mai lo sarà finché sulla faccia della terra esisterà la possibilità, ammantata di legalità, di uccidere. È vero, Teresa Lewis è colpevole, senza dubbio porta sulla sua co‑ scienza e nella sua storia una mac‑ chia gravissima, ma più grave della gravissima colpa è quella di chi ha deciso, a sangue freddo, da estra‑ neo ai fatti, in pieno controllo dell’emotività, che in nome della legge la condanna a morte doveva essere eseguita. In nome di una legge che prevede lo scampo della possibilità della grazia. E chi nega la grazia, non ha bisogno di qualifi‑ che, si qualifica da sé. Teresa Lewis, vittima dell’ese‑ cuzione, non per questo è una vittima improvvisamente divenuta innocente, rimane colpevole ma la colpa è divenuta tutta nostra, 14 dall’Italia I n. 34 Onu: un palazzo di vetro sempre più fragile capi di stato e di governo del mondo dovranno constatare, durante la kermesse di tre giorni a New York, che rag‑ giungere gli obiettivi di riduzione della povertà e della diseguaglianza nel mondo prefissati per il 2015, diventa sempre più improbabile. Tutta la comunità internazionale, rappresentata dalle Nazioni Unite (Onu), all’inizio del millennio si era data otto chiari obiettivi - degni di una comunità umana solidale - per ridurre la povertà. L’idea era che i paesi ricchi dovevano sostenere solidaristicamente gli abitanti dei paesi poveri; d’altro canto molte delle risorse naturali provengono dai paesi poveri che i ricchi acquistano a prezzi d’occasione. Nella realtà questi obiettivi seppure economi‑ camente e facilmente raggiungibili, sembrano sempre più lontani dall’es‑ sere realizzati. Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha detto: “Alcuni progressi sono stati fatti. Il tasso di scolarizzazione nei paesi in via di sviluppo è migliorato, come anche l’accesso all’acqua potabile ed il con‑ trollo delle infezioni”. Aggiungendo che “La nostra comunità è costruita sul fondamento della solidarietà. Dobbiamo quindi impegnarci per porre fine alle condizioni disumane di estrema povertà”. Senza tralascia‑ alla comunità internazionale. L’Onu potrebbe quindi gestire queste en‑ trate che gli darebbero una fonte di sovvenzionamento autonoma rispetto all’interdipendenza attuale dagli stati membri. “Médecins sans frontières” afferma che una tassa dello 0,05% sulla finanza fruttereb‑ be 40 miliardi alla lotta contro la povertà. Un governo globale che fronteggi una finanza globale è l’unica possibilità di uscire dal fato in cui ci siamo ritrovati. Sarkozy come Robin Hood: tassiamo la finanza globale per debellare la fame di Marinella Sichi re che “il divario tra ricchi e poveri tra e dentro i paesi si sta aggra‑ vando. Anche nei paesi che stanno migliorando il livello di benessere l’ineguaglianza continua a minare la coesione sociale”. Ci chiediamo quindi quale è ancora il senso di una organizzazio‑ ne internazionale che non riesce a raggiungere gli obiettivi deliberati. Lo scenario presenta da un lato una povertà che negli ultimi dieci anni invece di diminuire è aumentata del 10% e dall’altro i grandi capi della terra che attraversano i cieli del mondo, si riuniscono attorno a grandi tavoli, senza riuscire a miti‑ gare le sofferenze dell’umanità. La credibilità dell’Onu viene minata e lascia perplessi coloro che hanno a cuore la pace e la fratellanza. La solidarietà è anche il porgere l’altra guancia; i nostri padri sapevano bene, per averlo vissuto, che l’egoismo e l’indifferenza conducono alla guerra. Questa è la palude economica e sociale nella quale si dibatte il nostro presente. Le crisi economiche e Il calice della disuguaglianza mostra come il 20% della popolazione mondiale detiene l’87% della ricchezza complessiva finanziarie, mentre mostrano a noi un futuro precario, tolgono quel po‑ chissimo di cui vivevano i diseredati della terra. Molti paesi tra cui anche l’Italia hanno ridotto i finanziamenti alla cooperazione internazionale ed ogni stato adotta politiche di aiuto all’interno dei propri confini naziona‑ li. Mentre la libertà internazionale di circolazione dei capitali e delle merci mette a rischio il lavoro proprio di quelli stessi cittadini domani. Una proposta, anzi una ripro‑ posta, forte e chiara è venuta da Sarkozy. Il presidente francese sol‑ lecita l’assemblea ad approvare una tassa universale sulle transazioni finanziarie per sostenere la lotta contro la povertà, la cosiddetta Tobin Tax. “Perché attendere”, si chiede il presidente, “occorre coinvolgere la finanza mondiale nella battaglia contro la povertà”. La vicina Wall Street che pure è grandemente responsabile delle recenti crisi sem‑ bra molto refrattaria agli echi del palazzo di vetro dell’Onu. Alcuni sostengono che la tassa vincolerà la globalizzazione, altri che invece ne limiterà gli effetti negativi. Già l’economista J.M. Keynes nel 1936 sosteneva: “L’introduzione di una forte imposta di trasferimento per tutte le negoziazioni potrebbe rive‑ larsi la riforma più utile, allo scopo di mitigare il predominio della specula‑ zione sull’intraprendenza”. Il sistema proposto dal premio nobel Tobin nel 1972 è molto semplice, prevede di tassare tutte le transazioni finanziarie sui mercati valutari – penalizzando le speculazioni finanziarie a breve termine- e contemporaneamente procurare delle entrate da destinare Come funziona la finanza internazionale Oggi uno speculatore se ritiene che il dollaro si apprezzerà acquista L’intrapendenza dei più poveri Vita La 3 OTTOBRE 2010 quella valuta. Se questa come previsto aumenta il suo valore potrà riven‑ derla ricavandone un guadagno. Questi scambi non hanno nessun fonda‑ mento reale, non servono per acquistare o trasferire le merci, non hanno nessun nesso con l’economia reale, con la produzione e lo scambio di beni. D’altro canto non si tratta di un gioco “win-win”, in cui tutti si vin‑ ce. I paesi con le economie più deboli pagano il conto. Tobin Tax Tassare le transazioni finanziarie La tassa sulle transazioni in valuta estera venne concepita per ammortizzare le fluttuazioni dei tassi di cambio. L’idea è molto semplice: ad ogni scambio di va‑ luta in un’altra, una piccola tassa verrebbe applicata - diciamo lo 0,5% del volume della transazio‑ ne. Questo dissuade gli speculato‑ ri poiché tanti investitori investo‑ no i loro soldi su una base a bre‑ vissimo termine. Se questi soldi vengono improvvisamente ritirati, le nazioni devono aumentare dra‑ sticamente i tassi di interesse per far sì che le loro valute restino attraenti. Ma alti tassi d’interesse sono spesso disastrosi per una economia nazionale, come hanno dimostrato le crisi degli anni no‑ vanta in Messico, sud-est asiatico e Russia. La mia tassa restituireb‑ be qualche margine di manovra alle banche emittenti delle piccole nazioni e sarebbe una misura di opposizione ai dettami dei merca‑ ti finanziari. (Intervista rilasciata da James Tobun al settimanale tedesco Der Spigel nel 2001) Gli obiettivi Onu di sviluppo del millennio 1 Sradicare la povertà estrema e la fame • Dimezzare, fra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone il cui reddito è inferiore ad 1 dollaro al giorno • Raggiungere un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti, inclusi donne e giovani • Dimezzare, fra il 1990 e il 2015, la percentuale di persone che soffre la fame 2 Rendere universale l’educazione primaria • Assicurare che ovunque, entro il 2015, i bambini, sia maschi che femmine, possano portare a termine un ciclo completo di istruzione primaria 3 Promuovere l’eguaglianza di genere e l’empowerment delle donne • Eliminare le disparità di genere nel campo dell’educazione primaria e secon‑ daria, preferibilmente entro il 2005, e a tutti i livelli educativi entro il 2015 4 Ridurre la mortalità infantile • Ridurre di due terzi, fra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità infantile sotto i 5 anni 5 Migliorare la salute materna • Ridurre di tre quarti, fra il 1990 e il 2015, il tasso di mortalità materna • Raggiungere, entro il 2015, l’accesso universale ai sistemi di salute riproduttiva 6 Combattere l’AIDS, la malaria e le altre malattie • Arrestare entro il 2015, invertendo la tendenza, la diffusione dell’hiv/Aids • Raggiungere entro il 2010 l’accesso universale alle cure contro l’Hiv/Aids per tutti coloro che ne hanno bisogno • Arrestare entro il 2015, invertendo la tendenza, l’incidenza della malaria e delle altre principali malattie 7 Assicurare la sostenibilità ambientale • Integrare i principi dello sviluppo sostenibile all’interno delle politiche e dei programmi dei paesi e invertire la tendenza alla perdita di risorse ambientali • Ridurre la perdita di biodiversità raggiungendo, entro il 2010, una riduzione significativa del tasso di perdita • Dimezzare entro il 2015 la percentuale di persone che non ha accesso all’acqua potabile e agli impianti igienici di base • Entro il 2020 raggiungere un significativo miglioramento delle condizioni di vita di almeno 100 milioni di abitanti delle baraccopoli 8 Sviluppare una partnership globale per lo sviluppo • Rivolgersi ai bisogni specifici dei paesi meno avanzati, di quelli privi di sbocco al mare e dei piccoli stati insulari in via di sviluppo • Sviluppare un sistema finanziario, regolamentato e non discriminatorio • Trattare globalmente i problemi legati al debito dei Pvs • In cooperazione con le aziende farmaceutiche, rendere possibile l’accesso ai farmaci essenziali con costi sostenibili • Rendere disponibili i benefici delle nuove tecnologie, specialmente per quanto riguarda l’informazione e la comunicazione Vita La A vent’anni da quan‑ do, a Berlino, le nazio‑ ni demo‑ cratiche salutarono la caduta del muro come una vittoria della libertà, l’Europa ha eretto altri muri, spostandoli fuori dai propri confini. Il controllo degli im‑ migrati è infatti sempre più oggetto di contrattazione con i Paesi vicini per lo sposta‑ mento della sorveglianza della frontiera verso sud e verso est. “Con un costo crescente in termini di vite umane”, ricorda l’antropologo Alain Morice.“Alla fine della guerra fredda –rincara Claire Rodier, dell’Università di Parigi– appa‑ iono nuove linee di frontiera lungo le quali altri bastioni, concreti o virtuali, ma più impermeabili e decisamente letali, spuntano dalla terra e segnano i mari”. A est, infatti, l’Unione europea è riuscita a negoziare il suo allargamento in cambio dell’impegno dei suoi nuovi membri nel con‑ trollo della loro frontiera: ognuno ha dovuto costruire il proprio muro di Berlino. “Di volta in volta definiti clandestini e vittime, repressi on quanto passatori di portata internazionale nel momento in cui si aiutano reciproca‑ mente, gli immigrati – sotto‑ linea Morice – saranno ormai il bersaglio di un discorso teso a giustificare il fatto che li si combatte con il pretesto di meglio proteggerli”. La lotta all’immigrazione illegale è ormai una priorità assoluta nell’Unione europea nel quadro dei negoziati con i Paesi vicini ma il vecchio continente, ritenendosi inca‑ pace di controllare le proprie frontiere, ha cominciato a spostare a monte questo p er la prima volta nell’An‑ no eu‑ ropeo della lotta alla povertà e all’esclusione sociale, Chiese e organiz‑ zazioni cristiane di tutta Europa presenteranno alle istituzioni europee e agli Stati membri un documen‑ to comune con una serie di proposte e raccoman‑ dazioni per combattere la povertà e l’esclusione sociale, nel quadro del Trat‑ tato di Lisbona. Titolo del documento: “Do not deny justice to your poor peo‑ ple - Non negate la giusti‑ zia ai vostri poveri” (Esodo, 23,6), tratto da una citazio‑ ne biblica. La conferenza ecumenica si svolgerà il 30 settembre a Bruxelles, al Parlamento europeo (stanza PHS 7C 50, ore 14.30-18), per iniziativa di 3 OTTOBRE 2010 dall’estero n. 34 L’Europa alza nuovi muri contro gli immigrati Nuove linee di frontiera, più impermeabili e spesso letali, per quanti cercano di entrare nei Paesi del continente di Angela Carusone compito, delegandolo ai Paesi di provenienza e di transito. Così che c’è chi, come Migreu‑ rop, una rete di ricercatori che studia il fenomeno, ha preso in prestito dagli economisti il termine di ‘esternalizzazione’ per definire gli ostacoli previ‑ sti dai testi internazionali alla libertà di circolazione. “Si tratta – scrivono i ricercatori – di addossare il controllo delle frontiere agli Stati non europei, nel qua‑ dro di un partenariato tanto equivoco quanto iniquo: la esternalizzazione – spiegano – consiste nella messa in atto di un dispositivo flessibile, sem‑ pre più distante dalle frontiere, che consente di delocalizzare i controlli e subappaltare la lotta contro l’immigrazione illegale”. E i grandi perdenti sono il diritto di asilo e il dirit‑ to di lasciare “qualsiasi Paese, incluso il proprio” dichiarato da numerosi documenti inter‑ nazionali. L’esternalizzazione del controllo delle frontiere co‑ stituisce la trama del ‘parte‑ nariato globale con i Paesi di provenienza e di transitò sancito dal Patto europeo sull’asilo e l’immigrazione siglato nel 2008 dai 27 Paesi membri della Ue. In nome della sinergia tra migrazioni e sviluppo, il testo pone i Paesi da cui provengono o attraver‑ so cui transitano i migranti in viaggio verso l’Unione euro‑ pea in una posizione di guarda frontiera obbligati: essi sono quindi tenuti a proteggere a distanza le frontiere europee in cambio di contropartite di natura finanziaria o politica. “Il diritto di asilo – spiega Rodier – è la vittima indiretta di questa guerra condot‑ ta dall’Unione e dagli Stati membri contro le persone candidate all’esilio: respinti o detenuti nei Paesi tampone a cui è assegnato il compito di proteggere la ‘fortezza Euro‑ pa’, coloro i quali potrebbero accedere allo status di rifugiati sono privati della possibilità di domandarlo. In nome di una pretesa condivisione del fardello – accusa lo studioso – l’Unione europea finge di credere che i richiedenti asilo che essa non vuole accettare vengano accolti adeguata‑ mente presso gli alleati di cui ha saputo monetizzare la collaborazione”. L’Europa incoraggia così le ondate xenofobe contro una popolazione mal tolle‑ rata e costretta a una vita precaria in Paesi, come quelli Anno europeo povertà Non negare la giustizia Chiese e organizzazioni cristiane presentano documento a istituzioni Ue Eurodiaconia (federazione di 33 organizzazioni cristia‑ ne diffuse in 21 Paesi), Cari‑ tas Europa (che riunisce 48 Caritas), Cec (Conferenza delle Chiese europee) e Comece (Commissione degli episcopati dell’Unione europea). “Nuove strade per la solidarietà: un impe‑ gno comune per combatte‑ re la povertà e l’esclusione sociale” è il tema della conferenza, patrocinata da Jerzy Burzek, presidente del Parlamento europeo, che aprirà l’incontro. “Dieci anni fa – ricordano i pro‑ motori – l’Ue si impegnò per lo sradicamento della povertà” ma dati recenti segnalano 84 milioni di persone a rischio povertà, il 17% della popolazione europea. Nel giugno 2010 il Consiglio europeo si è dato l’obiettivo di portare fuori dalla povertà 20 milioni di persone entro il 2020. Alla conferenza interverranno membri del Parlamento eu‑ ropeo, della Commissione e rappresentanti delle diverse Chiese e organizzazioni. Tra questi, mons. Reinhard Marx, arcivescovo di Mo‑ naco e vicepresidente della Comece e Heather Roy, di Eurodiaconia. Concluderan‑ no rappresentanti ortodos‑ si della Cec e cattolici della Caritas. L’incontro precedente Già il 19 luglio scorso si era svolto a Bruxelles l’annua‑ le Meeting tra istituzioni dell’Unione europea (Par‑ lamento, Consiglio, Com‑ missione) e responsabili delle principali Chiese e co‑ munità religiose. Al centro della discussione c’erano le possibili azioni concrete per affrontare la povertà e l’esclusione sociale, anche in considerazione del fatto che l’Ue ha recentemente approvato una strategia (Europa 2020) rivolta alla crescita economica, all’oc‑ cupazione e a contrastare l’indigenza. “C’è un incon‑ testabile ruolo delle asso‑ ciazioni di beneficienza e dei servizi attuati dalla co‑ munità religiose in Europa per contrastare la povertà del Maghreb, che non hanno né la capacità logistica né la volontà politica di integra‑ re i rifugiati. Il concetto di cosviluppo permette di far accettare le decisioni prese unilateralmente dall’Europa ad altre popolazioni e, allo stesso tempo, di diffondere l’idea che una crescita dei Paesi di origine arresterà l’immigrazione legale, non tenendo conto che il decollo economico di un Paese ha invece l’effetto di favorire la mobilità dei propri cittadini. Di fatto, quindi, rileva Ro‑ dier, buona parte delle misure elaborate e dei finanziamenti promessi sono relativi pro‑ prio all’emigrazione dai Paesi del sud del Mediterraneo, al punto che lo scorso aprile il presidente del Mali, ascoltan‑ do le voci della sua diaspora, ha contestato le “espulsioni sistematiche alla frontiera”, mentre il quotidiano sene‑ galese Le Soleil ha titolato: attraverso l’esternalizzazione “l’Europa chiude le nostre frontiere”. Mentre stringe le maglie nel Mediterraneo. A partire dal 2005 un’agenzia dell’Unione europea, Frontex, coordina le operazioni di intercettazione marittima nel canale di Sicilia e tra la costa africana e le isole Canarie: gli sbarchi sono diminuiti ma, se‑ condo gli esperti, la mortalità dei migranti, in mare o nel deserto, non è calata. Il rafforzamento degli ostacoli, infatti, non frena le partenze, ma impone solo il ricorso a rotte migratorie incerte e più pericolose. e per favorire la crescita morale e spirituale” del continente, aveva detto allora José Manuel Barroso, presidente della Commis‑ sione (che ospitava il me‑ eting). All’incontro erano intervenuti una ventina di leader cristiani, musulmani, ebraici, induisti e sikh, pro‑ venienti da 14 Paesi. An‑ che Jerzy Buzek, presidente del Parlamento Ue, aveva ricordato che “la lotta alla povertà e all’esclusione sociale è un compito che richiede la collaborazione di tutti, siano essi laici o esponenti religiosi, a livello locale, nazionale ed euro‑ peo”. “La nostra principale e più importante priorità – aveva detto - è ripristi‑ nare la sicurezza sociale ed economica. Le Chiese possono dare un apporto fondamentale in tal senso. Con la loro lunga esperien‑ za in materia, esse parteci‑ pano al lavoro svolto con i singoli e le comunità”. 15 Dal mondo Oro nel mondo Nel “far west’” dell’Au‑ stralia è in atto la moderna corsa all’oro: nell’ovest del continente modernissimo vengono riaperte miniere di un secolo fa ed appron‑ tate nuove. mentre si inve‑ stono centinaia di milioni di dollari in trivellazioni di prova, come nella regione di Perth (sulla costa) e a Kalgoorlie all’interno. La storica miniera di Westo‑ nia, culla della corsa all’oro iniziata nel 1910, è stata ripristinata e sta producen‑ do 100mila once di metallo prezioso all’anno. E’ una corsa planetaria; accade, infatti, anche in Etiopia, dove il valore degli introiti dell’export dell’oro si è triplicato passando da 105 milioni di dollari (nel 2009) ai 300 milioni di quest’an‑ no. Religione in Cina “Sta iniziando una cauta ma chiara liberalizzazione delle attività religiose da parte del governo cinese”: è af‑ fermazione dell’ex‑premier britannico Tony Blair del quale è nota la conversione al cattolicesimo dopo aver lasciato Downing street; egli precisa che Pechino sta comprendendo “il ruolo che la religione può avere” come “bene sociale”. Su altro versante, l’ambascia‑ tore cinese in Italia, Ding Wei, assicura che in Cina “la libertà religiosa è san‑ cita dalla costituzione”, ed aggiunge: “Noi cinesi siamo radicati nel principio di amare la patria, amare la Chiesa e gestire in modo indipendente gli affari re‑ ligiosi”. In Cina sono circa sei milioni i cattolici. Volvo cinese La compagnia cinese Geely ha acquisito il 100% della fabbrica svedese Volvo, rile‑ vandola per 1,3 miliardi di dollari dalla società statu‑ nitense Ford. “Volvo cars” manterrà la sede centrale in Svezia, e conserverà uni‑ tà operative in Belgio ed in Svezia; Geely e Ford conti‑ nueranno a collaborare per la fornitura di parti mec‑ caniche ed elettroniche. Li Shufun, presidente del con‑ siglio di amministrazione di Geely, ha annunciato che il celebre marchio svedese “rimarrà fedele ai suoi va‑ lori tradizionali di sicurez‑ za, di qualità, di attenzione all’ambiente e al design scandinavo, per rafforzarsi in Europa e Stati Uniti ed espandersi in Cina ed in altri mercati emergenti”. 16 musica e spettacolo d ue sono sempre state le osses‑ sioni di Brian De Palma, settant’anni nell’infausta data dell’11 settembre: il sangue e il voyeurismo. Il titolo potreb‑ be far pensare ad un regista “guardone” di soft-core di dubbio gusto o, per quanto concerne la sua passione ema‑ tica, ad un produttore di film splatter di serie zeta, eppure De Palma ha saputo lavorare talmente bene su questi due aspetti da renderli non solo l’elemento portante della sua notevole filmografia ma anche un terreno fertile per studi e saggi critici. Si conosce ormai bene il motivo della costante presenza del sangue nei suoi film: suo padre era un chirurgo di Philadelphia e il giovane Brian si ritrovò talvolta in sala operatoria ad assistere agli interventi. Della insistita tendenza a spiare dei suoi personaggi non si conosce altrettanto bene la provenienza, ma è evidente fin dai suoi primi lavori, si‑ tuati tra la sperimentazione e la classicità hitchcokiana, di “Ciao America” e “Hi, mom!”, dittico interessante che, rac‑ contando di un ragazzo che, prima e dopo l’esperienza del Vietnam, trascorre il tempo a guardare le dirimpettaie che si spogliano, traccia un ritratto sicuramente originale dell’America sessantottina. Oltre a ciò, va menzionato il merito -indubbio- di aver sco‑ perto il talento inimitabile di Robert De Niro, che è quindi, di fatto, un prodotto depal‑ miano, non scorsesi ano, come si crede di solito. L’atmosfera morbosa delle sue storie si affaccia per la prima volta in “Le due sorelle”, psico-thriller, s ono inten‑ zionati a sbancare il botteghino di Natale e quindi sono stati disponibili a gi‑ rare a luglio scorso, anche nelle giornate più calde dell’anno, con cappotto, scarponi e maglia di lana. Aldo, Giovanni e Giacomo saranno infatti al cinema con “La banda dei Babbi Natale”. La foto di scena li rappresenta nell’interno notturno di un’auto, con uno sfondo stile New York, che invece è l’Isola di Mila‑ no, quartiere popolare, con un’aria da attori di Quen‑ tin Tarantino. Sono tre presunti ladri, arrestati la notte di Natale e interro‑ gati dal commissario capo, impersonato da Angela Fi‑ nocchiaro. Cercano quindi di giustificarsi, raccontando le loro disavventure. Aldo, scommettitore incal‑ lito che ruba in casa per n. 34 Vita La 3 OTTOBRE 2010 De Palma, l’occhio che guarda 70 anni l’11 settembre di Francesco Sgarano cui partecipa il gigantesco (in tutti i sensi) Orson Welles. Gli echi evidenti dell’Hitchcock di “Io ti salverò”, ritornano poi in molti film, da “Vestito per uc‑ cidere” -in cui la protagonista (Angie Dickinson) fa la stessa brutta fine di Janet Leigh in “Psycho”, proprio come lei ad appena un terzo del film, per tacere del memorabile pedinamento muto nel museo, adrenalinico, che è memore de “La donna che visse due volte”. Più tardi De Palma ripesca ne “La finestra sul cor‑ tile”, per raccontare la storia di un uomo che scopre un omicidio spiando col binocolo dal proprio appartamento, in “Omicidio a luci rosse”, banco di prova per una conturbante Melanie Griffith (non a caso figlia di quella Tippi Hedren, interprete di “Marnie” e “Gli uccelli”). A metà degli anni settanta il fil-rouge che lega De Palma ad Hitchcock si fa ancora più stretto, poiché “Complesso di colpa”, vicenda di un uomo che pensa di rin‑ contrare a Firenze la moglie uccisa anni prima, richiama “La donna che visse due volte”. Ma in De Palma c’è un aspetto emotivo più marcato rispetto ad Hitchcock, i marchingegni della suspence dimostrano di essere stati assorbiti con grande sapienza narrativa e registica da De Palma; il quale, nel 1974, con “Il fantasma del palcoscenico” rifà in chiave rock-psichedelica “Il fantasma dell’Opera”, servendosi di un barocchismo scenografico e di potenti straniamenti della messinscena che troveranno la loro massima espressione nel capolavoro del regista,“Scarfa‑ ce”. Gli anni settanta offrono ancora grandi momenti di cinema, ormai autentici cult, a buon diritto: “Carrie, lo sguardo di Satana”, in cui un romanzuccio di Stephen King viene trasformato in un film che asserisce la diabolicità insopprimibile del Male, con stilemi propri dell’horrormovie. Poi, a ruota, “Fury”, altro tassello magistrale di film fatto con tre lire, che riesce ad avvincere lo spettatore fino in fondo, raccontando di una ra‑ gazza con potere telecinetici, tema già abbozzato nel lavoro precedente. Consapevole delle pro‑ prie capacità tecniche (muove la cinepresa con un’abilità raramente vista al cinema, che sfiora la sensualità) De Palma, dopo il già citato “Vestito per uccidere”, gira un altro grande film, “Blow out”, ispirando‑ si ad Antonioni e Coppola, ma infondendo al racconto una velocità e una tensio‑ ne sconosciuti ai modelli -e John Travolta e Nancy Allen (moglie di De Palma) sono bravissimi. Nel 1983 De Palma diventa regista di grossa taglia, dispone della prima grande produzione della carriera, può usufruire di una stella di prima grandezza come Al Pacino, la‑ vora su una sceneggiatura del premio Oscar Oliver Stone, rimaneggia in chiave con‑ temporanea un classico del gangster-movie come “Scar‑ face-A shame of a nation” di Howard Hawks e Ben Hecth (cui, tra nasi arricciati, dedica il film) e firma “Scarface”, tra i pochi titoli che ancora oggi dividono in modo manicheo gli appassionati di cinema: chi lo considera un film dalla lun‑ ghezza estenuante, pieno di forzature verbali e visive, au‑ tocompiaciuto e infertilmente estetizzante e chi-proprio in virtù di queste qualità, consi‑ derate però positivamente, lo ritiene un colpo da maestro, uno dei pochi film che hanno segnato gli anni ‘80 -indiscu‑ tibilmente- ma anche tutto il cinema avvenire, purtroppo anche Tarantino e company. Appartengo alla seconda schiera ma ognuno giudichi da sé perché è un film che, comunque, va visto. Dopo, Cinema Aldo, Giovanni e Giacomo Babbi Natale d’agosto a Milano di Leonardo Soldati pagarsi il vizio. Giovanni, veterinario-cacciatore con una famiglia in Svizzera ed una in Italia, Giacomo ve‑ dovo inconsolabile. Li uni‑ sce la passione per il gioco delle bocce. Alcune scene sono state girate al parco di Monza, con Giacomo ve‑ stito da principe del ‘700. Affermano i tre artisti: «Siamo all’ottavo lungo‑ metraggio, e negli ultimi anni abbiamo delegato un po’ troppo. Ora abbiamo deciso di tornare al sistema di una volta, scriviamo e controlliamo tutto noi. È un metodo che ci riporta al passato. Abbiamo ritrovato l’entu‑ siasmo di un tempo». La loro procedente pellicola “Il cosmo sul comò” non era infatti andata benissimo. Il produttore Paolo Guerra li difende: «Non sarà anda‑ to come i precedenti, ma ha incassato 14 milioni di euro». Alla conferenza stampa sul film, è stato chiesto ai tre comici se negli ultimi tempi sono stati un po’ distratti dalla pubblicità o dalla televisione, e loro: «Si tratta di due linguaggi di‑ versi. Quello della tv è più rapido, immediato. Quello degli spot ancora di più. Ci erano venuti in mente quei personaggi della ronda padana per la tv. Riguardo agli spot, ad agosto scorso c’è stato il fermo biologico fino a gennaio, ma no, non pensiamo che ci abbiano distratto. Il cinema è un’al‑ tra cosa». Un anno e mezzo è durata la preparazione di quest’ul‑ timo film. Da giugno ad agosto scorso le riprese. Aldo ha anche partecipato a “Baarìa” di Tornatore. Gli viene chiesto com’è stato tornare da loro e lui risponde: «Una doccia fredda. Adesso penso di aver molto da insegnargli». E gli altri due: «È venuto in ginocchio a supplicarci di riprenderci» sussurrano spassosamente. Nel film an‑ che Cochi Ponzoni e Mara Maionchi, al che Giacomo aggiunge: «Ma non si can‑ terà, ve lo assicuro. Però io ballerò!….». De Palma non ha più raggiun‑ to tali vette ma più volte ha dimostrato di essere valido uomo di cinema: con “Gli intoccabili” (stavolta citazione di Ejzenstejn nella scena della carrozzina alla stazione) tocca buoni livelli, con “Carlito’s way” addirittura eccellenti -ancora un Al Pacino in stato di grazia e uno Sean Penn me‑ ravigliosamente mefistofelico-; “Vittime di guerra”, nel coa‑ cervo di film sul Vietnam, non sfigura affatto accanto a titoli obiettivamente più belli, “Mis‑ sion impossible”, pur essendo mero lavoro su commissione, possiede i buoni pregi di una spy-story hollywoodiana. E’ nella commedia che De Pal‑ ma non ha mai graffiato, pur avendoci provato in un paio di occasioni:“Cadaveri e compa‑ ri” e “Il falò delle vanità”. Ma il suo demerito più grande -sia detto onestamente in fondo a queste poche osservazioni che ,come si è visto, lo voglio‑ no comunque elogiare come uno dei maestri dello schermo di almeno due decenni abbon‑ danti- è quello di non aver più azzeccato un film dal 1998, anno in cui sfornò “Omicidio in diretta”, forse un esercizio di stile (sì, ma che stile!). Poi si è fatto ricordare solo per la sequenza del furto dei gioielli in chiave lesbo-chic in “Femme fatale”. Il De Palma che ci ha letteralmente rapito coi suoi film è purtroppo finito da un pezzo. 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