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COMPLETE
OPERE
/
di
L/
v/^
EMILIO
DE
MARCHI
^
-^=^
\ olLime
X
NUOVE STORIE
D'OGNICOLORE
ira
Genova-TORINO-Milano
Casa
Editrice
RENZO
1907
STREGLIO
PROPRIETÀ
Diritti
di
LETTERARIA
ristampa,
riproduzione,
traduzione
riservati
,
tutti
i
Venaria
paesi
a
termine
Reale
Tip.
—
di
della
legge.
Casa
Editrice
Eexzo
Streglio.
per
ALL'OMBRELLINO
ROSSO
ve
la
ho
; la
amici
che
A
Col
glivoleva
quei tempi
Trovato
in
gli affari
di
lontano,
un
di
lui
ai
bene
un
i
non
della
S'era
anno.
come
topi si lasciavano
di
Lodi,
di
la
attendeva
che
alla
Valmadrera,
suo
figliuolo.
di
bottega
Ombrellino
brelle
om-
e
rosso,
viaggiavo a far
Io
Mortara
Battista, più timido
mentre
colle
pigliare...
ancora
all'insegna à^W
maluccio.
un
a
capitaletto,aprimmo
andarono
giocato
zia di
buona
dell'anima
Vigevano,
stesso
qualche
tempi
Cordusio,
di me,
fui io
eravamo
vecchi, cresciuti, si può dire, insieme, quantunque
trappole
piazze
non
povero
Batacchi
fossi innanzi
stesse
e
motivo
nessun
pentirmene.
Battista
io
è fatta
cosa
proprio
ecco,
—
poche parole.
in
conto
Tant'è
di
andata?
Com'è
—
e
e
anche
bottega. Dopo
le
anche
più
meno
busto
ro-
qualche tempo
gli consigliaidi prender moglie.
storte
xuovf;
donna
Una
vivo
:
in
una
c'è sempre
un
d'aggiungere
per
ha
del
in
di
mezzo
balena
:
di
da
un
gio\ine
gruppi
da
che
si fossero
vecchio
in
Ma
non
vi
è
questo
soda,
è
bellina, parla
viaggio
Io
e
pazzia più
dia
del
Il
mie
povero
parole
un
me
e
un
:
:
;
va
zione
sogge-
la mi
alla
anche
dà
adesso
aver
me
a
stina,
Giu-
dolorosa
importa
Non
tale
mor-
e
certa
storia
—
pare
bottega. E
là, Battista!
la
fastidio anche
pensato,
fu
ligia.
va-
ringrassi,mi
pezzo,
e
rosso
schiacciandola
ti
! Dio
di
commosso
prese
una
figliuoli.
di
talmente
lì divenne
sarebbe
ma
là. Battista
dozzina
mezza
lì per
te
d'una
francese
viaggia
io
moglie, come
accanito
una
pensarci. Va
Battista
ciao,
la dimenò
il
una
che
la
Il fatto che
bene
averci
non
grossa
bene
;
voglio prender moglie. A quarant'anni
di
pazzia
una
una
che
paura
odio
è
:
poco
si
quando
F^iguratise
è
un
Battista
ditta.
innanzi
farà
che
ragazza
dano
guar-
stringerei
per
colpa
Battista
a
parlale,fatti
me,
buona
volta.
io dissi
che
:
di
una
un'altra
conterò
che
Bournè
osava
un
per
più
madama
nella
che..., b^sta
birbona
una
donne
le
tutte
osso
ali* Paolina,
me,
nutrivo
io
vero
qualche parolinasotto
Battista
a
non
perchè
presso
anche
la seta
consiglio d' amico,
cogli occhi
interessato
quel tempo
contro
che
più
e
parola
è
di
disapprovassi,o pensassidi prenderla io
più
bella
che
debole,
riguardo
certo
un
detto
una
occhi
questo
sarta
ma
rosso...,
per
due
dietro
capitale
il manico
sul
il socio
o
un
è
cliente
che
Dandogli
lavorava
ombrelli
un
e
correva
Y Ombrellino
dare
a
sempre
che
credo
e
punto
son
toccare
pezzo
di
cotone
l'interesse.
sapevo
bottega
convincere
poi
e
colore
o(;xi
d
la
smorto,
nelle
mano
come
queste
una
bettò
balsue,
spugna,
A LL
guardandomi
OMBRELLINO
due
con
romantica
Se
—
sapessi
Se
—
quando
e
aver
dire
a
con
la
per
di
!
bene
vogliamo
pensi
ti secca,
non
raccomando
uscì
d'Adamo,
ci
come
sposarla ?
dopo l'inventario, in gennaio.
si
Bravi, quando
—
pieni d'acqua. Dopo
:
Bravi,
—
occhi
il pomo
inghiottitomezzo
voce
ROSSO
bene
più
sta
bottega
lasciatevi
non
;
le coltri. Mi
sotto
via
portar
le ombrelle.
La
Paolina
Bella,
signori di
Bacchetta
che
bella, molto
videro
Per
stemma.
:
la
anche
che
là. Donne
e
:
uscisse
al
contento.
alla
roba.
prima
dite
senza
clientela
la
di
nostra,
inglesi!
nelle
fior
volta
i veri
ma
—
mani
ritenete
del
bella
grazia
costa
rosso
con
dovuto
vere
scri-
volete, la
stoffa
fusti
si
non
pure,
il
colla
resto
nessuno
niente
vano
tro-
donne
—
la Paolina
cliente
c'era
dei
alla ditta
carrozze
è
Quando
signore...,non
La
di
si
che
dama
ma-
fine fleiir
davanti
volta
quel
—
metteva
Grazie
la
italiane,
ombrelle
grazia
prima
fermarsi
perchè,
buona
italiane
la
Per
si
Londra
a
elegante,come
mezza
il dire
come
soro.
te-
un
Batacchi, all'insegnadell' Ombrellino
e
di
\ale
Milano.
Cordusio,
tanto
sua
che
rosso
modiste, graziosa ed amabile
nostre
Bournè,
sarà
più
V Ombrellino
per
civetta, ci tirò in bottega
essere
in
proprio
forse
e,
le
tutte
sono
fu
e
che
e
dà
ceva
dinon
lore
va-
XI
IO
paradiso
nel
mai
fatto
e
papà...
come
di
mia
della
nome
intorno
i
felicità.Ma
va
battesimo, mandarono
la
è
come
detto
casa
della
dire
va
che
il povero
Battista
Cominciò
subito
paradiso ?
tossire
e
un
La
brutto
l'abbiamo
dove
e
sola, vedova,
in
poveri
dia\ola
socio
!
di
era
suo
una
e
un
fu
un
al
reva
pa-
fidarti della
felicità
Chi
venir
a
il
suo
poco,
nei
tempo
un
'.
avrebbe
goderlo poco
con
in
entrarono
colpo
anni,
ben
conclusione,
brutto
in\itarono
scomparire
a
un
posizione non
marito
a
l'amore
ventitré
senza
Letizia,
a
panni,
e
sporco
via.
regnavano
a
fu pronta
scadenza.
; mi
decadere,
la tristezza
Paolina
buon
e
biglietti,insomma
febbraio,
portato
prima
la povera
ginocchi,
di
giorno
uomo
chiamarla
doveva
a
un
bimba,
in
non
uomini
pochi
Giustina...
colpettisecchi,
malinconia
stanze,
Per
dei
con
pio\oso,
della
fidarti
a
perchè
marito
una
mamma
povera
!
leale. Era
vollero
mezzo
timidezza
e
cambiale
me
e
diavolo
buon
ossia
una
gratitudineverso
Per
più
e
essere
per
anni
mondo
questo
a
il bimbo,
mesi
due
naturale
sua
delicato
più
apposta
nove
nella
e
nulla
fatto
di
e
i
dopo
Dio
cuore
llJl.uKK
meritato, povero
e
goduto
di
conobbi
nato
di
IMM.M
dire, furono
sans
terrestre
timor
suo
aveva
il
SloRll.
Battista, va
Per
di
(ni-:
pensiero.
e
con
galantuomo,
varsi
Tro-
bimba
una
sui
dei parenti
definita,con
così,
povera
fortuna
trovò
le
disse
che
sei
la pace.
tremendo.
trovarsi
Per
quelle
nel
:
—
ALL
Senta, Paolina, alla
fosse
se
come
richiamare
interessi
perderà
Anzi
stia col
cuore
soldo
di
un
la
per
egualmente
andato,
n'è
ma
;
il
sotto
ha
che
quel
per
se
non
guadagnato
ci
è
me
puà
bambina
lei ci sta, potremo
Battista
se
e
riguardo degli
tranquillo.Questa
bottega, se
come
c'è,
non
fratello
mio
un
se
ROSSO
rimedio
morte
morto
chi
I. INO
OMBRE!.
non
padre.
suo
avanti
andare
col tempo...
e
fosse...,
vedrà...
Siccome
alle
io
minime
Trovatore
alla
balbettate
l'uscio
me
addio
vedo
come
scuro
qui, alla gola,
secchia
una
ha
Sui
nelle
dietro,
a
Ma
senza
non
non
tornai
potevo
che
solito
deve
io
del
vi ho
ma
voltar
detto.
ti
le
in
come
sulla
lascian
costanze
cir-
abbia
un
piccola
tizia
Le-
angiolino\
Caro
guardava
neri
gliarla
consi-
queste
non
cuore
gli occhi
a
i morti
fare
intelligenti
(gli occhioni
che, ripeto,do\e\o
si ficca
le ombrelle
trovarla,
a
di
al posto
quindici mesi,
così
che
come
quel
piango
anche
:
spesso
fissar
mi
un
stoffa.
medesima
che
sentire
aveva
occhioni
pozzo.
dal
nina
don-
una
occhio,
per
altri
dietro
le viscere,
cannone
fuori
prestarle mano
uomo
un
le
piangere,
a
si rivoltano
di
così,
oltai
\
poi
è
calamaio
un
palla
piccole brighe
un
sasso.
bella, mi
temperamento
suo
primi tempi
piange
gli
della
tutte
sono
qualcuno
consolare
vien
il
chi
se
la
per
che
Ognuno
non
e
vedo
poi
meno
nem-
teatro,
tirandomi
avessi
come
grosso
gnocco
in
mai
sgarbatamente,
e
se
vado
non
parole,
I E
giovane
ancora
resistere
sa
quattro
Se
Gerolamo
sor
non
piangere
non
queste
andai
fracasso.
con
che
tanto
per
peggio
ne
frolla che
pasta
una
commozioni,
al
spalle e
sono
con
della
spalle,sbatter
certi
mina)
mam-
l'uscio
STORII-:
NUOVE
tornare
a
il pretesto
Asti
che
facessi
non
alla
povera
che
ho
rientrai
in
cangino
fu
limitarmi
i
sotto
prima
la
piedi,
nel
che
anche
me
monte
di Pie-
mia,
in vita
volta
è
cosa
per
vino
quanto
per
cuore
economia
qualche
benedetto
quel
su
con
Battista, perchè
vantaggio
un
o
anche
mese
più
rubassi
Milano,
mio
questo
toccai
un
con
povero
volentieri, per
mal
e
;
del
tempi
piccina.E
saputo
quasi
lontano
sposta
di-
era
l'occasione
viaggio, nel quale
un
spender troppo
a
colsi
contratti, vivendo
ai
che
pareva
bottega,
Stetti
nei
risultato
buon
mi
fare
per
Alessandria.
e
in
ancora
la Paolina
vidi che
Anzi, quando
andarmene...
e
COLORE
OC.XI
D
mio
il
sempre
lo
me
Milano.
Non
Tutt'altro.
tal
quale, come
e
e
raddoppiato
aveva
che
punto,
di
lire in
più
il
che
energia, quando
contrario, chi
isolato
nel
mi
il
c'è
sa
uno
come
se
anche
un
senza
di
me,
mi
esatta
:
sarebbe
lasciatemi
stare.
meglio
dire
stracco,
le
abbandonai
è la
non
ipocondria,
ma
o
per
io, al
svogliato,
del povero
poiché
Cioè, poltroneriaforse
poltroneria...
non
infonde
ma
vita ;
morte
E
che
volentieri
toglie
sentivo
braccio.
cose
qualche migliaio
nella
colla
com'è,
le
dimostrarmi
non
glio
me-
la vedova
svelta
e
lavorava
scopo
? mi
morto
che
dolore
perchè
mondo,
fosse
bene
aggravio,
forse
prosperare
con
previsto.Voleva
di
bambina,
sua
fece
si chiuse
semestre
sul
essermi
amava
zelo, di attenzione,
di
e
dolore
suo
avanti
andò
Battista
uscire dal
per
affari.
miei
bottega
stato
agli avventori,
simpatica com'è
al
la
assenza
ci fosse
se
distrarsi
Per
la
la mia
Durante
de'
lamentarmi
di
motivo
avevo
cose
tista
Batvano
anda-
alla santa
parola più
meglio
ancora
OMBRELLINO
ALL
Passavo,
che
Pirola
faccia
in
sta
che
in
aria, così in estasi, dietro
di
là
di
qua,
era
di
che
su
le strade
in
qualche
banchina
una
le
ombre
sguardo perduto
mi
quali
di
le
;
dalla
sua
deW
occhi
che
Ombrellino
rosso,
fin
sentivo
A
andava
fiamma,
una
rossa
quarantadue
fanno
paura.
indietro,
tornare
delle
avere
tratte
badi
accesi,
che
pesce
anni
a
non
che
vedevo
osa
in
essere
tu
meno,
in
noi
di
sei
di
Non
gente
dentro,
a
traspariredi
e
ne
me
io avessi
osato
dire
di
;
se
cuore
possa
non
ti
in
me
quella
il
fare
più
vanno
pigliail fuoco
silenzio
come
dieci
stesso
carboni
il fumo
nemmeno
donna
e
cosa
più
può
inghiottirei
avuto
a
fenomeni
qualche
si
fuori
si soffre
innamorato
gli
sotto
dei
il
che
credito
della
Insomma
avrei
la
e
stosa
sull'insegnaviballar
credere
scadenza.
agonizzante. Se
di
zia
la faccia.
si
tutto
ti soffoca.
la vita
girasole ;
un
Non
lasciar
di rimi-
mare
bianco,
fermarsi
avvengono
soggezione
bruciar
a
nili
campa-
Battista, la
sentimentale, perché certi vestiti stretti
bene, si ha
collo
di
e
Mi
scherzi
gli
e
un
a
anni
in
piedi
terreno,
povero
come
calda
e
i
rigira,il pensiero, quasi trascinato
e
corrente,
come
zonzo,
bastioni.
case
in
vin
il
trappole,
finché, gira
morte
il
entrava
sui
sul
di
pieno
a
finché
l'erba
frasche
uscivo
se
andare
quieto
guardar
Milano
niscenze, nelle
scosto
na-
bicchier
un
E
per
davanti, immerso
stava
Valmadrera,
ma
sito
delle
su
davanti
più deserte,
a
mezzo
rosso,
nuvola.
una
casa,
a
là per
fanno
che
avevo
tornare
per
portavano
sedevo
non
bottega del
voglia di bere, cogli occhi
vin
non
sulla
2XV Ombrellino
di
mi
bianco
13
tempo
dell'osteria,con
tendine
dalle
molto
esempio,
per
ROSSO
o
:
!
—
—
un
dodici
lamo,
GeroMa
vi
NUOVE
14
? Potevo
pare
mezzo
del
e
un
di
parlare
che, vestita
bella.
di
amore
furia
A
di
ridotto
duro
altro
mi
capitò un
viaggio
in
bottega, mi
la
sulla
?
bene
te-soro.
?
—
sofìbcò
Un
il
chiuse
ballare
come
una
e
essa,
e
stavo
di
Ha
in
resto
grazie.
gola.
negli scaffali
per
voltandosi
di
verso
rosso
—
tli
Padova)
a
con
che
a
attaccato
me
col
a
suo
mi
di
fece
mano
viaggio, sor
alt !
parve
bene,
sal-
un
tolse
piccina?
la
mi
Quando
quel
stata
E
—
un
tal gnocco
le
tutte
muoversi
di fuori
Ripuliiil cappello
Stia
da
lei è sempre
e
e
—
Mi
molino.
dirle:
E
—
di averlo
vedermi,
cominciassero
l'Ombrellino
ruota
fino
buon
fatto
gionamenti
ra-
tornare
incontro
contenta
come...?
tesoro
che
al
andò.
come
Ikionissimo, grazie :
—
Benissimo,
—
spinsi
venne
—
più
e
questi
quasi
poltroncina di velluto, mi
sua
valigia,l'ombrello...
Gerolamo
mi
tutta
età
donnina,
una
quando
(nel f|uale mi
tuccio, mostrandosi
sedere
credetti
Ecco
con
I
cuore,
invito.
suo
entrare
sul
e
mia
ripicchiarecon
di
e
ad
guardi
ri-
brutto
non
più giovane
ancora
un'incudine,
come
un
vide
bronzo
dei
della
poesia
Gerolamo
sor
picchiare
di
quanto
di
c'era
dovevo
uomo
un
pareva
via.
Andiamo,
poi
e
:
cui
a
per
di
e
nero,
padre
questi pochi capelli e
con
"juesta larghezza di gilè che
possa
COLORE
suo
poi,
è
non
OGNI
amico,
caro
rispetto.E
decrepito,
non
quasi
essere
morto,
un
D
STORIE
brelle
ome
a
girasse
colla
nica
ma-
rivederci...,
quando
faccino
grazioso,
ALL
tlisse
:
far Natale
a
farà
allegria,ma
È
zarmi,
Eh,
il mio
brello
om-
tristezza
la
sola
idea
di
poverina !
anch'
solo
io
anche
e
in
e
Verrò
me...
a
così
giorno
un
io
che
abbia
dormito
occhio
della
dato
sì, per
un
liberarmi
dell'invito
d'andarci.
il gusto
meno
buia
Pensai
subito
La
il
contentasse
manicotto
Inutile
di
dire
del
suo
martoro
che
E
cuore.
al panettone,
si faceva
per
il passato,
si dichiarasse
capitale,cara
dire
Per
troppo
figura, e
poco,
di
finirla,venne
farmi
anche
tempo
bel
compagno.
io
pensato
Paolina
continua
paura
di
che?
di
dir
di
bel
felice....
tutta
espormi troppo,
come
protestasse
Mortificata
renderla
di
stesso
boa
potessi
in
ero
—
desse
offen-
non
bianco, al bambino
ho
quantunque
così
lei...,
parlavo
mentre
al vin
servetta
mortificata.
nìi pareva
scegliere un
bravo
suo
che
nello
e
finii collo
col
scuro
l'altro per
adesso
regalo,
stato
suo
di
Paolina.
bel
Letizia, al regalo per la
cattiva
dopo
detto
aver
dato
occhi
senza
qualche
a
avrei
ma
senza
vita
dopo
testa,
:
vita
della
la malinconia
di
intera
notte
una
discorso?
A\rei
e
cantucci
stia bene.
questo
E
nell'al-
giorno...
tal
un
Son
Credete
e
troppa
via!
E
di
sarà
anche
balbettai
—
nei
di
senso
immagino,
volentieri.
Grazie,
ci
non
dice ?
cosa
cercando
tal
un
in
sola
—
verrà
viaggio.
ÌNli fa
restar
:
che
misericordia.
di
un'opera
andavo
mentre
spero
noi
con
piacere,che
un
da
—
ROSSO
Senta, signor Gerolamo,
—
quest'anno
—
UMISRI'.I.LIXO
troppo
fare
una
compatire.
quel
benedetto
giorno !
Per
l6
un
qualche
forse
o
anche
alla
è
febbre
una
contrarmi
d'in-
mi
se
fossi
bigliettodi
un
di
punto
povero
paura
ci
forse
mandato;
febbre, in
che
c'è
non
e
l'avrei
età
del
momento,
volentieri
anche
me
con
strana
una
All'ultimo
mandato
non
colla
nostra
me,
avrei
invitato
ebbi
dopo
estranei.
male,
COLORE
qualche parente
o
subito
ma
con
scusa,
avrebbe
parente
suo
Battista:
sentito
che
sperai
pezzo
O'ofìXI
STORIE
NUOVE
sarei
dato
an-
L'amore
morte.
credete
pericolosa
a
,
rimedio:
un
lasciarla
o
passare
rirci
mo-
dentro.
al gran
Siamo
Paolina
quasi
mi
in
con
medesimo
s'era
senso
di
cercò
di
perchè
sedere
il
in
un
li faceva
mostrato
nel
ringraziarmi dei
davanti
lottò
alzai
merlo,
a
una
la
contro
regali, anzi
fu
più
mi
un
mano,
guardarmi
nello
e
che
stetti
io
lì
a
tista
Bat-
suo
certo
ricordanza,
rimproverò
bene..., mi
stava
forte del
pianto, poverina,
bocca,
facesse
a
davanti
il
prima
caminetto, s'inginocchiòa
il dolore
ma
tal
al
luogo,
l'anno
belli...,
non
troppo
gusto),
salottino, quantunque
allegro,le
po'
un
buon
suo
medesimo
quel
tanto
Per
pena.
lutto, semplicissimo,
lei col
caminetto, dove
eran
fuoco,
in
me
di
nero
cordialmente
ricevette
quel
vestito
un
pieghe (se
senza
trovarsi
giorno.
fece
ravvivare
coraggio e scoppiò
mi
alzai, aprii la
incapace, come
specchio,sopra
le
gambe
un
che
all'ombrellino
che
non
veder
posso
nemmeno
era
lo strazio
Senta
Lei
le dissi
—
ha
faor
del
mondo
lei
A
si volti indietro
alla
e
Gerolamo
vero
ho
piccolole
dato
al
di
più
quella piccina fosse mia,
caso
bene.
io
Non
è
che
sono
non
dovrei
si misura
benedetta,
testa
in
che
cercare
proprio
per
suo
più
paragone
cenere,
cuore,
la
ma
lina,
Pao-
cara
che
cosa
che
i
re
si
asciughigliocchi,
piangere anche me, che è
?
ancora
vi ho
sulla
tranne
un
De
in questo
farmi
qualche
in braccio
E.
e
pianga più:
non
brutto
MARCHr,
so
che
sui
non
talloni
in
cosa
di
xbjrU
lutto
d'ugni
rovesciato, la
potevo
e,
da
sfuggire a
fingendo di
dare
an-
anticamera, apriil'uscio.
balietta. Era
nastro
più. Strozzato
cuore
soglia m'imbattei
alla
Xnoie
non
detto, col
figura,girai
veniva
—
di
mucchio
fuoco, vedendo
un
cattiva
Ma
In
leggere, c'è qualche
dissi
cosa
gnocco
a
se
ridicola....
cosa
che
che
potrei volerle
un
cuore,
tìnir.à col
o
quel
una
dal
adesso
Dunque,
una
prova
nel
ma
hanno.
non
sempre
E
sotto
lei potesse
se
una
un
negoziante di ombrelle,
povero
nascondermi
gente
fin
un
sono
confronto,
non
sgrazia,
di-
miserie.
certe
suo
creda.
consigliarla,
per
per la
grande
una
nulla. Io
manca
—
andato
è
vivere
guardare
a
non
figliuola
sua
ignorante,un
mio
rattino ! fu
:
faccia così.
Battista
suo
lei deve
che
e
Letizia. Sicuro, povero
ma
il
non
parve
cedere
a
Paolina, non
che
detto
mi
quando
e
cominciasse
sora
ho
le altre.
tutte
cuore
pensi
fastidi del
! Vi
acceso
momento,
senta,
—
ragione,ma
dei
sua
2
suo
17
e questa
piangfere,
a
come
bel
un
passare
d'amor
le donne
donna
una
Lasciai
che
Gesù
tremavano.
tremavano,
rosso
nella
vestita
in vita
culi,re.
e
che
piccina,
di
bianco,
piccole fet-
tuccie
nere
—
colla
Chi
è?
Chi
è
chi
è?
Chi
è?
dire
volta,
per
della
che
cent'anni.
un
e
Fu
resistere
Paolina, che
bocca,
la bimba
fuor
occhioni
tasca
rugò
neri, cor-
sforzo
uno
per
delle
la
credetti
in
fuori
quale
dita
di
testa
che
e
mi
teriore
in-
l'unica
e
dovetti
si
in
tutto
la persona,
tutta
in
biscuit. Io
non
freddo
un
cadde
scoppiasse il
certi momenti
caldo
in
alla
nella
Papà....
cioè
un
si
quale
dito.
manine, mandò
—
si prova
trasudamento
strappata la bimba
alla
:
mento,
fracassandosi
£•^ar/^...,
Quel
la
l'arlecchino
del
scivolò
accorsi
ne
in
dire
lei,
anche
col
me
guardarmi cogli
a
mi
un
tutti i bambini.
pianto.
pescavo
in furia le
sapeva
con
guardava
dentro
scossa,
del
la fosseita
L'arlecchino
cuore.
mano
arlecchino
un
domandare
a
indicando
io
alzando
che
me
colla
lei mi
E
—
fanno
meno
e
mentre
poco
e,
non
furia,
con
soggiunse la balletta,portando
—
dietro, seguitò
terra
voce
la lucerna
Letizia,
parola
d'oro. La
dire
dietro
come
venne
—
il tremito
è ?
un
di
tasca
nero
baci.
singhiozzi,mentre
curiosi
colla
ancora
])iùsotto
di
coi
presi a
—
signorina?
questa
mammina,
—
riccioli
succhiare
è?
nella
larghi e
Chi
sentiva
chi
è?
sul
e
campanelli.
cogli occhi
la
bianco
quel
su
fragoletta da
chi
COLORE
d'angiolettocoi
cercare
a
OGNI
D
affogata nei
coi
—
spalle; ma
una
scendevo
—
sulle
era
voce
rosso
STORIE
la testolina
spiccava
bocca
NUOVE
può
una
gine,
verti-
una
al braccio
attaccarmi
scossi, scossi, stringendo forte. Poi
alle mani
come
se
morissi
della
me
ragazza,
di
fame,
e
la
portai
cominciai
a
mangiarla.
—
Si,
mio
povero
angiolino,
io
sono
il
papà,
e
un
CASELLO
N.
54
far
Per
si distende
in
tempo
da
che
nei
una
i
tutto
funziona
Dalla
gonfiavano
d'argento,in
cui il
cigliocorrucciato.
un
strada
mi
jumta
d'vm
ciuffi di
era
era
nìio
antico
buona,
di
nove
della
numero
54,
piccola stazione
parte
d'aria
che
gran
alcuni
non
ce
nuvoli
ne
innanzi
stava
si
sono,
a
ma
coglievano
rac-
violacei,
spesso
perdessi di
non
luna,
ponente
verso
si dibatteva
lampo
purché
una
per
come
ogni
ma
vista la
me
fra
due
boscaglia.
domenica
fatta
il casello
anche
Strade
campanile,
nera
Quella
alle
giungere
ai viaggiatori.
biglietti
serena.
si
parte
era
d'agosto,chiara
sera
e
orlati
mèta
di
speranza
che
treno,
che
grande brughiera
Ticino, colla
mia
giorni festivi
del
non
si
La
distribuisce
Era
il
pigliareil
Arona.
sera
e
lungo
a
la
presto, traversai
più
una
tornavo
grande
compagno
da
baldoria
di
festino
un
a
onore
università, che
di nozze,
e
aveva
dove
gloria
d'uà
sposata
STORIE
NUOVE
24
dì
quel
una
fanciulla
cara
madonnina
una
calda, mi
mezzo
di
in
fretta
bauli,
scialli,
a
che
nozze
scatole
a
comincia
si è
quando
di
!
tortorella...,ah giovinastri
Un
in
viaggio
fra me,
quando
momento,
timida
sapeste,
se
che
carrozza
una
tal
giù
e
ancora
luna, dicevo
lei
e
su
benedetti
bomboni.
quel
immaginoso
e
di
al chiaro
sospirato tanto
giovane
in
accomodati
come
fantasia
due
seguire quei
prima
poco
lui è
diciott'anni,bella
dipinta.Camminando
sforzavo
avevamo
di
di
COLORE
inuguaglianze della sodaglia,colla
le
per
OGNI
D
poteste
se
una
come
ginare
imma-
!
Ai
dai
soffi rabbiosi, che
nuvoli
lucido
i ciottoli
di
strane
caproni
fanciullo.
un
dello
della
Se
volati
o
Dopo
capo
una
legno
come
stata,
delizioso
un'ora
innanzi
ombre
spaventato
scura,
frequell'allegra
piano
indefinito
lando
insetti...saltel-
dei centomila
ronzìo
la vita
che
dura
di
cheggiavan
quale bian-
uscivano
nuvole, del
delle
insieme
momenti
amore,
la
sotto
avrebbero
saltellando
forre ;
lepre.
ci fossi
tu
si fosse
dei
del
bella
è
della luna,
mostri, che
spettacolo
una
Come
di
e
spugli
ce-
cielo, spiccava più
nel
sparsi nell'erba,e
godevo
Io
campagna,
come
nube
i
le chiome
là
e
scatenavano
lappole sporgentidalla
d'una
il chiarore
pulito
e
si
tanto
qua
delle
rivoltarsi
al
oppure,
aride
in
tanto
gonfi, crollavano
le punte
e
di
siepe
tutti
bianco
di
di
casello
ha
!
la
e
dita
la vita
buona
al
Adelaide,
due
vin
volta
qualche
alti da
le
di
in
mano
mano
terra...! Vi
ali. O
Santa
giovinezza,
Giustina
N.
54,
sbucai
che
gli altri,rivestito
sulla
era
d'un
un
o
!
questi pensieri,forando
carpini
son
strada
col
rata
fer-
casotto
di
pergolato
di
N.
CASELLO
zucche
in
coll'orticello
in
quell'orae
l'asilo di
mia
25
piante,un
fantasia
eremita
buon
un
due
accanto,
quella
54
d'un
o
ma
pozzo....
mi
apparve
mago
amico
come
degli
uomini.
Oh
dei
fossimo
noi
nostro
da
!
cuore
festa
una
Una
la via
Che
—
di
lanterna
chiazza
un
di
luce
nel
Ehi
—
uscì
e
aspettavo
diceva
dove
dai
per
sedermi
a
il tonfo
salti
di
torna
versava
strada.
fiato
un
? Un
Milano
Milano
e
sopra
una
della
tutto
uomo
rizia,
crepi l'ava-
panchina
per
sate
sconquasContavo
strada.
me
di
e
d'una
biglietto,udii
dentro:
che
pesante,
mano
d'una
suono
risposea quel tonfo, come
di
sacco
potei
mano,
seduta
sopra
mani.
Poi
crusca.
un
restò
Quando
scorgere,
lettuccio,colla
tutto
bujo
di
Ti
—
che
ha
maledetta.
gusto, brutta
molle, coprì il
in
terra,
allungai le gambe
il mio
qualcuno
a
to', impara, ci ho
un
in
malapena
a
per
seconda
scompartimento
Mentre
Nessuno
del
di
ciarvi
schiac-
sonnellino.
un
sur
molto
andai
corsa
uno
di
si
quando
ghiajetodella
sul
metteva
manca
alla parete,
dalla
cosa
lanternino
chiamata.
gli dissi, e
trovare
bianco
bigliettodi
addossata
posta
rosso,
sanguigna
casa,
mia
Un
—
simo
potes-
bugigattolo.
! di
alla
si pensa,
non
là
di
Alpi, e
pellegrini col
vetro
luce
delle
caselline
qualche
?
nozze
col
di
ai
cosa
altro lanternino
Un
e
la cima
più solitari,presso
rischiarare
in
due, Adelaide,
così?
detto
Impara...
cadeva
—
qualche
su
parolacciasguajata.
s'egliavesse
l'uomo
usci
confusamente,
testa
il casellante
picchiato
col
una
appoggiata
dentro.
nino
lanter-
donna
alle due
Il casellante
nel-
20
NUOVE
il lanternino
l'appendere
due
sacramento,
anche
ma
vento
che
Mi
la
—
—
—
—
—
—
—
•
—
E
È
che
Che
\'i
sua
è
cosa
era
particolare,,
dal
dal
tempo,
il buon
i denari
diavolo
in
al
Mi
chiese
parlare,
senza
andò
faccia
un
in
su
otto
o-
treno.
giacca
buttata
a
spalle alla parete
mozzicone.
un
?
cane.
gnocchi.
a
puzzano
biscottini.
Lui
Poverina
Intanto
non
che
fatto
ha
dargli
l'iia
nella
siepe_
ascolto
la
e
sa
lunga.
adesso
superbia
frustagno
piantata,e
signore quassù,
un
clie la
così, per
di
buco
un
?
stato
cipolle.Son
attorno
in
veneziano
villani che
va
indurite
giardinieredi
un
cominciato
casellante
di
la pesta.
ragazza,
ha
—
nulla
aspetto
suo
è?
barbigino, un
—
Il
suolo
il casellante
che
bel
senza
dal
come
in
bestemmiava
uomo
avvezzo.
e
cora
an-
maledetto.
regali dei
un'ora
La
Cristo
contadinotto, colla
arrabbiato
Chi
entrava
ritrovare
rossa
un
cos'ha
Pare
in cui
biglietto,
prese
il lanternino.
sotto
fuori
petto, appoggiato colle
sul
Che
fatte
collocarla
anche
rovescio
mandò
aveva
non
diavolo
lanterna
passi per
Scorsi
quasi
il
consegnò
tolta
gancio,
era
si poteva
qualche
COLORE
il buon
vi
non
rughe
sole
con
guerra
dieci
fra le
dal
e
un
che
capiva
duro, stagionato,
grosso,
e
si
ma
ripugnanza,
con
a
parole smozzicate,
tre
o
D'OGXI
STORIE
e
clii si è
L'Assunta
piange
anche
i
vogliono
non
poi
toccano
vm
visto
di
si è
questi,
visto.
!
la
la
sulle
ragazza
è
rovinata
per
marita
più
neanche
allo
mani
come
e
sempre
Stoppa,
i o-atti. Stamattina
il
che
aveva
2S
di
lampo
D'OGNI
STORIE
NUOVE
in
tempo
COLORE
occhieggiava
tempo
fuori
delle
nuvole.
casellante
Il
ritornò,
poi
Allora
mi
dietro
la
macchina
come
nella
intoppo,
fra
pendenza
Un
E
sera
alzò
questa,
nei
Fatti
la
in
profonde
che
testa
altre
diversi,
delle
siepi
col
domandò
parole,
la
di
e
nuovo
specie
una
cuscino.
sul
la
fugge
macchina
per
una
robinie.
capo
:
Adelaide.
—
di
voci:
lui
anche
che
botto
vien
S'arresta
treno
non
fischia
dormiva
e
se
di
grido,
un
il
e
manda
orribilmente,
due
giovanotto
fiori,
mi
intendere
volte
tre
!
rossi
che
soffia
casellante
via...,
corre
fuoco
un'altura.
—
trabalzo,
un
il
diavolo
povero
di
pare
fischia
Poi
fischiando
da
lasciò
occhiacci
di
piena
treno.
mi
non
due
i
precipitasse
secondo.
sbuffando,
Mi
boccaccia
se
cornetta,
subito
ecco
la
e
minuto
un
di
ed
del
scivolasse
il fischio
ma
cornetta,
un'ombra
che
;
bandiera
di
arrivo
prossimo
vedere
di
dell'orticello
vedere,
scivolando
il
la
e
chiaro
suono
un
sbarra,
una
dall'uscio
annunciava
parve
siepe
di
tempo
di
che
chiudere
a
cornetta
momento
dall'aria,
portato
della
la
staccò
nel
rossa,
tratto
un
scese
Cosa
cestello
un
sopra
xè
9
—
storia
che
hai
letta
ieri
L'anno
in
Fenice
Como
di
di
di
la
«
ore
di
insieme
in
e
per
sebbene
fra
quel
Giovanni,
consigliarsi,
fra
la
cravatta
nodo
il
perchè
le
cause,
male;
a
di
grani.
Como,
opinioni
La
legati
e
stavano
del
speziale
lo
parlare
di
e
natura
chese
mar-
collo
radunavano
sulla
tire
sen-
signor
al
sei
o
sera
aveva
Si
nulla
cinque
raso
che
mano
c'era
a
di
uno
andava
non
pittore
modo
d'impiccato
di
stesse
pittore,
sole.
nera
mediatore
nelle
sedere
dal
nel
e
coll'anima
trovarsi
dover
riarsa
differenza
tanta
quanta
sor
sala
una
volontieri,
corresse
di
e
tore
media-
Monza,
stalla,
del
noja
di
grassazione
di
la
catena,
il
qualche
scassinatura
alla
fila
giurati
diceva
coltellata,
rompere
cani
tutti
marchese
affusolato^
lungo,
della
un
di
Giovanni,
come
»,
il
vavano
tro-
Caffè
pensieroso,
e
magro,
al
sera
Lionello,
sor
sor
Erano
stagione
potesse
come
il
scrupoli.
qualche
armata,
il
si
giudiziaria,
ogni
affabile
Bri\"io,
qualche
meno
che
detto
detto
grani,
speziale
ma
venivano
giovine
Mozzambico,
sessione
la
e
pittore,
un
piena
durante
scorso,
il
anche
dei
prò-
NTOVE
cessi
andavano
non
birbanti
fatto
far
i
tempi
la
mano
sui
il marchese
di
taceva
del
suo
due
il
correre
galera.
Si
intorno
a
fa, del
tavolino
un
più
del
e
di
proprio
sono
Che
—
Eh
I voi
testimoni,
marchese
e
si
del
—
—
—
almeno
per
qualche
pezzo
non
di
stavano
persone
sul
come
si
come
il
(anche
le labbra
lino
Pao-
sor
coniglio),
un
tavolino, esclamò
ad
o
è
non
il
:
Oggi
annoja
confesso
alzò
vedo
un
pochino.
gli
occhi
colla
faccia
che
al cielo
e
il
colle
nello.
Lio-
sor
vena.
una
sempre
requisitorie,di difese,
caldo
Giovanni.
sor
contento
avete
ne
annodarmi,
questo
con
ridendo
disse
—
altri artisti
appoggiato
suo
globuli di
discorrendo,
fumando
palma
quando
di
Il marchese
tutto
!
vedere
settimana
una
il
vero
:
dopo
di audizione
anche
con
aria
il
di
signor
languida,
mani
al mozzicone
disse
il mediatore.
avana.
Be', sentiamo
questa fortuna,
Indovini,
Giovanni.
Subito
;
contento.
Coniincia\
—
la
miracolo
\'orrei
—
libero
marmo,
e
meno,
pittore,battentlo
i
crocefisso
bravissime
s'ingegnava,aguzzando
il
dici,
ra-
pacificamente, i poveretti. Una
quattro
queste
alle
d'ingannarsi,sentiva
lasciar
annojavano
mentre
sera,
Bisognava
esempio
dietro
all'altare del
di
diatore
me-
Paolino, lo speziale,pieno
sor
in paura
perìcolo
il
per
;
il buon
per
estasi
in
il
mattina
ogni
messe
avrebbe
egli
scellerati.
pajo
un
e
scrupoli,sempre
pittore i
delitti,tagliareil male
sempre,
avana,
il
per
bricconi
correvano
almeno
impiccarne
;
sentirlo
a
de' suoi
panni
invece
pesare
fumo
artisti, e
nei
altrettanto
COLORE
d'accordo
troppo
tutti
erano
l)()(;XI
STOUli:
sor
trovata
;
un'avventura
—
galante.
ANGELICA
darsi.
Può
—
ma...
Il
Ho
Lionello
—
discorsi,domandò
Come
—
È
—
è
il
è
il
modella
?
vero
domandò
—
bella
Paolino
sor
storia
No,
—
antica
avrei
non
e
conoscenza,
creduto
che
già
lezza
bel-
La
?
se
un
per
gridò
—
braccio.
promesso
di pagare
storia
incantevole,
una
aves-
vuto
do-
forse è
Ma
poco.
il
Il
—
lo
me
giorno avrei
un
signori importa
sentiamola,
Lionello
ha
lor
a
no,
?
chese.
mar-
intendo.
ne
che
il
donna
incontrarla, perchè bisogna sapere...
una
vanni.
Gio-
sor
pittore.
l'età d'una
mia
giurato
sero
—
non
me
una
dei cattivi
brontolò
calzolajo,
domanda
eterna,
E
—
il
stare
Non
—
si facessero
dita.
quel calzolajodi Missagliache
giovane questa
Chi
—
delle
della,
mo-
?
Sentiamo
—
che
paura
si chiamava
Lasci
—
la punta
una
:
veduto...
aveva
si baciò
Paolino, per
sor
qui, a Como,
scoperto
rando
mediatore, afferbravo
nostro
chese
mar-
bottigliadi
\'al-
policella.
E
—
una
che
metteva
una
storia
una
certa
degna
del
questa modellina, che
Il
in
Paolino
sor
Tre
incontravo
di
libro
in
tutte
delle
manine,
le
sue
parole :
fate, perchè
che
stringevanella
se
—
vedeste
piedini...
sua
riservatezza
come
tabarrello.
un
—
si
enfasi
ripigliòil pittore,
—
anni
con
fa, una
bella
bellissima
una
mattina
bionda
di
maggio,
sopra
io mi
il Duomo
Milano.
Proprio sopra
—
j
—
E.
1)K
Marchi.
? Ve', dove
Xnove
storie
le
vanno
d'ogni colore.
a
pescare
questi
NUOVE
34
artisti !
(iisse il
—
divano,
facendo
e
sedeva
dirò
Ora
copiando
sopra,
anche
ballando
ridendo,
il
da
dove
dell'ultima
sul
Paolino, che
sor
la
mia
in
sopra,
scatola
gli
bella,che
è
bionda...
dico
Mi
questa esclamazione
l'avvocato
Melone,
una
e,
la città
che
fra
:
si
volto, e...
faccia
ferma
che
me,
così
quando,
è
a
si
come
mio
il
posto
e
Stavo
madonnina
guglia,colla
specie di piazza
una
si vede
scommetto,
sia andata.
cosa
viaggiatore francese,
d'un
passino delicato,
un
spalle;
di
la
veramente
come
aperta
marmo,
A
ballare
ordine
per
piano
sento
COLORE
Giovanni,
sor
scorcio
uno
avevo
nel
OtlNI
accanto.
—
fa,
D
STORIE
sedile
di
tutta
un
dietro
tratto,
le mie
giovane,
che
è
1
stelle del firmamento
si avvicinò
rumorosa
piena
di
barba
nera,
anche
bur-
36
Era
bella
mattina
tutta
la
una
si vedeva
davanti,
stavano
contare,
non
e
così
le
case,
il
gridò
—
seguitò
voluto
Ho
—
fa
le
marmi
un
carminio
delle
le
ganascie
raggio
di
guglie :
bionda
innamorarmi
E
Essa
quadro
—
costa
Essa
nelle
—
eccole
poi
le pecore
e
sor
umore
:
descrizione, perchè la
mettetevi
eterno,
vi
vòlta
una
dei
di
pennellata
una
rimpiattellofra
a
nice
cor-
sul candore
ora
a
disopra
avvocato,
cato
l'avvo-
e
chiacchiere
le
se
vano.
di-
sul
ventre.
eguale
fine, che
i trafori
celeste
come
innanzi
una
guarda colPocchialetto,
se
non
ragione
avevo
di
come
locomotiva
una
il più curioso
Paolino
che
stavolta
si
che
metta
disse
dimandò
:
O
—
che
lo
vuol
vendere
'sto
?
c'intendiamo
caro,
sa,
sul
molto
capì dagli
mie
prezzo,
ben
volontieri
:
ma
caro...
occhi
miei
che
c'era
della
malizia
parole.
Vuol
dire che
il mio
kerschaft.
.
.
:
?
mi
Se
e
pochino.
ruggì
; fu il
moto
che
potevano
ballando
Mettete
giuoca
Padre
e
un
L'avvocato
—
sole
al
lei, sor
ditemi, dica
si
piante
come
buon
di
quadro.
mettete
del
di
po'
un
pallido,che
donnina
—
fare
il
il mantello
Duomo
colli verdi
malinconicamente,
sempre
bello
più
del
che
mediatore
sorrise
gonfiò
Lionello
coi
netta
pittore gli scoppiassero nel
del
dall'alto
e
Alpi
coiraria
marchese
Melone
in
delle
catena
COLORE
monti.
Ih ! Ih !
Il
davvero,
esagero,
pascolantisui
—
d'OGXI
STORIE
NUOVE
ne
indirizzo
discorreremo,
:
Hotel
—
soggiunse
Cavour, Contessa
von
:
—
Be-
ANGELICA
Eh
!
La
bella
—
—
d'uno
domandò
—
il mediatore.
creatura
aveva
Io
sto
banchiere,
almeno
in
tornare
per
in
—
si
Germania
vorrei
ma
da
Comparve
credo,
un
mio
portarmi
via
un
e
grosso
marmo
tortuosità
biondo
dei
poi spiccava
La
rosso
come
suoi
raggio
pensando
si
mio
finisse
occhi
alla
Ella
era
grani,
che
andato
cima
alle
un
a
ciola.
chiocsulle
piìi piccina,e
07'e
—
cominciava
più
la bella
stato
tessa
con-
come
ancora
un
sogno.
splendeva
dell'agugliapiù sottile,
apparizioniudite
corona
di
campo
d'oro, che
il
ma
stampato
e
una
?
in
fosse
madonnina
scomparsa,
Cavotir,
c'è
me,
rediva
e
sempre
nulla, che
e
Bekerschaft,con
E
di
verso
scaletta
una
bambola,
una
chiaro
mano,
Hotel
Terteiifel
;
corsi al parapetto
capelliiva
faceva
sulla
ai miracoli
lì, in mia
da
servitore,
segui,s'avviò
strabiliamento, che
in
mattutino
ragazzo.
lo
volta
una
giojellod'oro
un
figura
che
gli
buon
un
che
gradini bianchi, s'inabissava, scompariva,
sua
cece,
Sollevai
di
d'Italia
voce
un
uomo,
un
discendere
s'impicciolisse
come
—
conte
!
Christian
come
ancora
dei
quasi credetti, nel
:
rando,
sospi-
un
una
sorriso, sparì. Io
un
vederla
per
Quel
von
disse
-
pezzetto
un
egli precedette,ella
segno,
inchino,
un
neve.
—
con
:
scaletta
una
la scala, si voltò
verso
da
quello
pareva
marito,
chiamò
e
clarinetto
un
da
coso
ella fece
fece
Germania,
presso
intorno
guardò
cavata
pareva
nel
che
nome
dipinta...
Poi
un
un
scorpione.
—
di
37
:
suo
raccontare
era
biglietto
Contessa
sopra,
e
Angelica
sotto
in
tita
ma-
2.
domandò
a
subito
il
mediatore
divertirsi. Il sigaro del
mar-
38
chese
era
spento,
lo
il
in
attraverso
naso
tirata in (jua
fondo
loro. La
le
di
atto
tirò
carte
dietro
il
tra
di
banco
suo
di
cercava
aguzzare
si
S'intende
giorno addio
gli
che
accorse
ra\ventura
dispiaceva
non
e
innanzi.
—
occhi
che
xr.lontà
mi
abbozzata
di lavorare
caddero
da
cinque
(juellamattina
per
sei
o
dell'Ariosto, quando
lo
non
Che
—
Tutti
risero
dal
suo
Glielo
—
riga
sul
in
importa.
quei
sua
ad
una
una
allo
glio...,
sco-
?
pesce
Lionello,
Ella
tratta
in
Ariosto,
racconta
de\e
tita
ma-
una
disgrazia
nelle
popolo
di
importa
è
strana
liella ragazza
tutte
:
di
le
cho
pirati,
quale paese,
so
questo
lica,
Ange-
Carlomagno,
di certi
mani
abitudine
di
Un
che
tolato
libro inti-
la bella
come
non
qualche
sapere
suo
un
capricciosadei tempi
un
Furioso
?
un
—
Lodovico
Il fatto che
mari
Or/ando
disse, segnando
—
marmo.
Furioso,
donnina
vendettero
di
tarmene,
acconten-
Angelica legata
e
tenevo
:
spiegherò io,
V Orlando
per
volta,
studio,
allo
mai
senza
Gio\'anni
sor
una
taschino
grande poeta
cadesse
di
parla
?
quest'episodio
tavolino
una
mesi,
quel
tutto
per
tela, che
gran
deW
l'episodio
conosce
cos'è
e
tornato
; ma,
una
sopra
rappresentante
in
alle
In
istoria.
Lionello
la
cavalcioni.
a
orecchie, passando, per raccoglierequalche parola della
curiosa
il
l'avvocato,
giocavano
cameriere,
il
dito
un
tavolino, brontolando
un
sonnecchiava
Ginepro,
e
con
mentre
riflettere,
parte,
a
persone
padrona
marmo,
zitto
sedia, vi si sedeva
una
sei
o
COLORE
speziale stava
caffè, dall'altra
al
quattro
d'0(ìXI
STORIE
NUOVE
mostro
mangiarsi
mattine,
che
poco
aveva
per
lazione
co-
biso-
ANGELICA
cltco
di
ora
il
questo
Mentre
e
la
il
andava
sì
Ginepro,
fra
il collo,
che
di
no
il
veder
voluto
allo
bene
le
aver
di
giraffa.
la povera
dunque
scoglio stava
naso,
moriva
d'una
gambe
un
del
che
e
tamente
sbada-
con
equilibratisulla punta
la
speziale
l'avvocato,
pittore e
mo.-^tro
per
; lo
sigaro spento
suo
il
guardava
il marchese
:
poteva
non
Legata
aperta,
occhi
gonfiava gli
osso
curiosità, avrebbe
—
e
del
al disotto
pajo d'occhiali
scoglio,
bocca
la rupe,
disegnando
mediatore
meraviglia,ridendo
allungava
colla
mostro
lo
è
questo
come
coda...
di
Lionello
donna,
così
mare,
:
qua
il gran
questo
braccia
tre
con
disegnare. Ecco
mare,
del
riva
legata, sulla
esporre
.^nava
39
lica,
Ange-
cosi...
Capisco,
—
mostro
la
se
mangiava
Precisamente
—
""
bestia
Come
velo
Giovanni
prima
la compose.
gigli
e
episodio : già, i poeti
ne
Il
sor
quando
bel
Paolino
una
parte
mani
avvinte
qui
airincirca.
le
e
in
di
lo
al
consolazione
hanno
nella
Eran
e
il
la
sei
gli
occhi
per
disegno
dall'altra
bella
mesi
questo
capello.
come
gatto,
un
dormire.
del
mio
il mostro,
donna,
che
soggiunse :
anch'io
per
una
cenere
scoglio,
sasso
rose
voglio leggere
appunto
era
rinchiuda
che
vermiglie
socchiudeva
si accoccola
Questo
—
da
un
pure,
rideva
libro,
E
—
espose
ignuda
cosi
ha
non
lito
nel
cruda
e
donna
Natura
I bianchi
sor
crude!
bellissima
L'n
penne.
inospitale
fiera gente
Alla
Il
senza
il
—
:
La
La
traballando,
il mediatore
disse
—
andavo
quadro
e
:
colle
la vedete
come
in
cerca
del
STORIE
NUOVE
40
mio
di
tipo,
quel
nanzi
che
di
non
ci
poi
artisti
stessi, la
Dammi
—
che
Entro
mio
del
ed
da
sei
mesi
in
I Io
Quando
bussai
bene
colla
come
se
sieri, o
amavo
come
che
anni,
sor
Giovanni?
si
nel
cassa
cuore
da
mi
Arte,
morto.
se
Il
me
cos'è
Paolino?
una
dir
p)en-
l'uomo
sa
tisette
ven-
sono
bella
e
come
l'arte,marchese?
cos'è
che
nel
so
de' miei
cosa
un
risonò
azzuffavano
che
nel-
donna,
tarono,
bellezza, gioventù,precipi-
amore,
in
le mie
sa
ore.
45,
non
reale:
e
si
e
che
sa
due
numero
Io
l'ideale
nare
ingan-
infilai
toc mi
morto.
minciai
co-
entrai
fino al
è
:
gloria,
per
marmo,
il toc
e
cerco
gioia e
Museo,
di
come
in
?
avvocato
mano
mai
quelle benedette
bella, viva
concentrarono
come
della
pazzo
da
cassa
gelosi. Sa
tessa
con-
gelica,
An-
la mia
insomma
è
dita,
contessa
sor
c'è la
ritrovo
non
indicato
fu
donna
l'amore,
cose
e
scalone
confondevano
ubbriachi
il mediatore,
città, solamente
la
per
una
una
furore, l'odio
si chiama
contessa
sentivo
delle
la
il
bigliettodella
col
terra
uno
che
sopra
l'artista si
due
salii
nocca
un'ombra,
come
disse
—
all'orologio del
destra
Li-
balena
Angelica, quella che
far venire
per
Cavour,
corridojo a
la
ideale,
mi
suonarono
\ Hotel
cuore
e
studio
in
e
passeggiare
il tempo
sangue,
mia
mio
la
a
nel
Anche
la
cielo
del
fortuna
sfugge
ci
Cospetto! dico, qui
e:
genio.
l'incarnazione
mia
nello
proprio
è
ci
capriccioso,
lui.
anche
mano
buon
il
e
capite, che
birra, Ginepro,
sete
in
COLORE
dell'ignoto....
dunque
ancora
che
e
sete
una
si sentiva
—
mi
la febbre
mette
OGNI
il malinconico
tra
che, voi
so
noi
a
noi
ideale
d'un
D
quel
dita
Terteufel
toc
toc, che
picchiassero
venne
ad
mi
sopra
aprire.
risonò
una
ANGELICA
C'è?
—
dico
—
Aspettare
—
-Mi
lasciò
momento
in
porticina
era
una
?era
là.
io.
un
solo
La
allora di
sedia
una
scriveva
tinta
o
im
:
che
sotto
con
quasi
che
ha
secolo,
un
passare.
segnò colla
sorriso.
velo
di
mano
ella
Mentre
piedi, col
capellid'una
mio
pellino
cap-
morbidezza
la
cipria prendevano
di
disse
—
mi
in
Essa
tavolino, dove
i suoi
la spuma
male
c'è
poter
un
bel
un
un
a
Ora
lettera:
velluto.
parvero
presso
una
studiavo
mano
Non
—
disse
di
mi
soprascritta,io,ritto
la
pastosa,
che
aspettava
salutò
tenda
destra
A
comune.
gran
e
scrivere
mi
e
in
una
fuori
mi
contessa
finiva
cameretta
cinque minuti,
Dopo
risponde lui.
—
una
con
Terteufel tornò
il
41
birra.
questa
il mediatore
bevendone
sorso.
E)unque
—
levare
senza
Io
lo
Me
Io
vende
dalla
quadretto?
suo
esclamò
—
penna.
feltro
di
nemmeno
tìssò
?
zitto
sempre
di
mi
gli occhi
il
risposi.
non
—
lo vende
me
gli
stringevo
:
che
giravo
in
mani
le
faccia
il mio
tutt'ad
sorridendo
pellino
cap-
più
rigiravo,senza
si volse
Ella
guardarla.
occhi
e
fra
osare
tratto,
un
coll'orlo
delle
labbra.
Perdoni,
—
ho
—
:
detto
la
signora
—
ella
Son
che
cominciai
—
l'avrei
venduto,
con
ma
a
qualche
stento
condizioni
:
ciali
spe-
parlare?
posso
Guardi
—
contessa
a
con
un
pronto
si lascia
dir
non
rubare
delle
alzata
a
sciocchezze....
superba
di
cedere
il mio
il
ritratto.
suo
—
esclamò
testa.
quadro
per
nulla,
se
Per
—
farne
sarà
il
E
così
sonno
vi
dev'essere
occhi
\"ho
sotto.
bionda
delle
suo
il
che
co' suoi
l'Italia,il
von
di
Bekerschaft
orca
marina.
banchiere
schizzò
le
come
da
sul
naso
ciò
per
mia
aristocratico
barile, col
dov'era
con
e
la
una
io
mai
cuore
le
ma
fino
fino
a
caricatura
a
mezzo
Vienna
lo
il
conte
specie
una
figuravoquesto
così...,
del
;
dovetti
disse, che
pancia gonfia
spugnoso,
lagrime,
abbandonare
Angelica
me
una
l'inverno
passare
di
duto
ve-
raggiungere
disse, come
non
la bella
fantasia
grosso
tavolino
che
piante. La
nel
a
tanto
menso
im-
straordinario?
rincrescesse
e
sue
più
do\'esse
stata
Le
aveva
silenziose
come
di
stanno
chi
serrare
e
di
desiderio
delle
di
gli
stesa
maggio.
Bekerschaft,
Pisa
Colla
di
violenza;
grosse
fissò
larga
una
mese
per
von
fosse
pupilla,perchè
pensierosa,
nuovo,
raccontò
capire,specialmente
mia
smeraldo;
sole, il verde,
suo
qualche lagrima
il verde
faceva
le
delle speranze
quadro,
forse
e
fievolezza,
spalancate pel
come
conte
parenti;
e
più
colarono
da
tornasse
come
il
di
di
guancie. Mi
marito,
mio
rifiettevano
le labbra
malgrado,
suo
vent'anni
a
amorosa
si vedeva
era
fuori
cosa
passione
un
giovinezza;
giardinipubblici che
gli occhi
strinse
gran
che
luce
qualche
del
tratto
dove
dei
al di
aveva
Ella
da
detto
della
di
su,
un
a
verde
fisse
pupille
tono
nell'angolodella
finestra
molto
e
e
fondate
avevo
divenne
alla
cielo
un
con
tremolata
contessa
a
l'appetito.
e
storia d'Angelica
che
mia
creda, di quelle che
ma,
via, sempre
le feci la
della
il tormento
fu
sciocchezza,
una
rubano
la
?
artistico che
ideale
COLORE
ella, sul serio, risponde perfettamente
Perchè
—
I)'0(iNI
STORIE
NUOVE
42
—
conte....
come
un
Lionello
—
con
a
così
poco
ali
La
COLORE
sic, vii
teufelbirbanschaftmachen
Vas
:
D'oGNI
STORIE
NUOVE
44
herr
ììieine
Bekerschaft.
von
contessa
rispose:/a, ja, verstehe...,
la
in
disse
mi
fretta
:
A
domi
stringen-
e
—
mano
contare
rac-
domattina,
sette
a
ore.,..
Qui?...
—
Contessa
—
sparì
sotto
fiotto
di
bianco
rivederci.
a
più
tornassi
come
né
sera,
le scale
ma
tutte
da
quel
misteriose
So
casa.
la
tutta
per
pensiero,
staccarsi
a
e
che
da
sera
Verso
uscii
quindi
frettolosamente
nella
e
Quell'immagine,
volte
d'inchiodare
tavolozza,
luminosa,
voko;
e
per
l'avrei
da
che
alcuni
miei
e
non
tela
con
\eniva
ne
e
quella
dalla
col
le
cento
della mia
chiara
me
l'alito
gloria,
mistero.
dal
invano
a
ore
stesso
me
confuso
tutti i colori
disegnata nella sabbia,
bergo,
all'al-
due
di
dall'amore
sentivo
nato
uomo
quadri
coscienza
innanzi
delle
una
camminai
tentato
avevo
cifre
7, due
ad
pericolo, soprattutto
io
il mio
seppero
rinchiusa
sentimento
insieme
quella
né
non
provare
concesso
nel mio
sulla
poco
vita
quelleore
passeggiare e
deriva
dal
mia
forse
era
ripigliarela
andava
ora
della
mandai
V'era
che
dall'avventura
sia
a
per
stanchezza.
compiacenza,
cui
ricordo
solo
non
appresso,
di
uscissi,
quel giorno,
né
45,
in
gioje più grandi
donna.
notte
le facoltà
sacre,
fazzolettino
suo
dell'albergo,come
che
numero
il
fumo
un
come
mare,
un
come
azzurro,
io raccolsi. Non
violette, che
di
trovassi
come
nel
cadere
cielo, lasciando
pizzo, profumato
velluto
dilegua
che
spuma
fuggì,propriocorrendo;
E
—
di
tenda
un'altra
nel
quadri....
!!
Addio...,
—
vostri
dei
mandatemi
Qui. Oggi
—
acceso
carbone
e
sul
sopra
ANGELICA
un
trovati
erano
d'accordo
dallo
castello
un
confini
il povero
come
O
in
virtù,
di
re
o
dite,
i
i miei
vivevano
ove
mando
volle, decla-
Dio
del
Medoro
spadaccino
Vostr'inclita
fantasma
vano
quando
Orlando,
conte
proprio
regioni inesplorate,oltre
addormentai,
mi
quadretti:
suo
artistico
mondo
quel
dall'incerto
dall'ignoto,
nascesse
col
si
ideale, ed
dall'invisibile. Era
trascinava
incantato, fra
di
l'uomo
e
d'un
conquista
felicità
scompiglio,
mi
che
Angelica,
l'artista
tanto
nella
la mia
che
strano
era
mai
nell'aria. Non
muro,
45
:
poema
Circassia,
che
giova?
"•" *
Lionello
Mentre
Mozzambico
si animava
d'una
quella specie di letargo
rosicchiandosi
poco
sul
Giovanni
a
un
che
l'avvocato
colla bocca
stava
pollice, si
aperta,
come
di
di
Il buon
cosa
di
massiccia,
pensando
uomo,
lasciato
ch'egliaveva
una
Monza,
a
occhi
di
disegnato sul
avere
tutto
il
suo
pelle di
alla
sua
di
Il
marmo.
cuore
un
il
e
sor
innanzi
carne,
«
buon
diatore.
me-
legittima"-.
diventata
a
smeraldo,
sor
volta,
prima
sua
di
di
lino,
Pao-
stendeva
fosse
la
per
gli pareva
fascina
vera
quest'Angelica dagli
aveva
alla
attraverso
passare
fuori
prodigi.
L'ideale, svolazzandogli intorno
cercava
se
di
; il sor
gonfiava gii occhi,
ciarlatano, maestro
famoso
marchese
abituale
era
del
del
più chiara,
luce
gli
l'unghia
divano;
l'occhio
parlava,
una
confronto
che
Paolino
disponibile.
era
il
tore
pittento
con-
46
NUOVE
Lionello,
vedendo
A
seti^uitò:
—
ci si poteva
una
notte
"li
nuvoletto
un
e
mi
l'aria
aveva
rimanere,
venuta
che
esercito
un
di
finire
cataclismi, come
tranquilla.Finalmente
(ciui
cantò
chicchirich)
Tutti
si
che
il
nero,
un
gallo
che
scaldato
ridendo
tenebre,
senza
scioglienell'acqua
della
mia
portinaia
imitare
per
il
gallo),
in fondo....
altri
gli
;
si
partita,
mattima
la
di
accostarono,
fra le
non
Air
chicchirich)
o....
/
una
fra
di
cip cip
piante
dove,
so
/
di
sche,
fra-
là di
frutta, e
verso
un
Lionello
—
le
gran
tava
imi-
meraviglia.
il
cantò
—
presto
un
qua,
fondo,
hanno
ne
farebVjero
stelle
un
il
che
sor
(Giovanni, anch'egli
quell'allegria.
e
Le
la
svegliavano
era
artisti
—
nell'aria
dei
da
Gli
—
—
si
in
Pensai
ciera, sorridendo
cip cip
Chicchirichì
—
in
a
chicchirichì!
un
nuovo
voce
fondo,
avviene
come
passerotti,che
palazzo
in
—
gran
cominciò
di
p";)i
la
finivano
quel
Poi,
—
!
si
galletto
alzò
guardarono
avventori,
sentendo
il
Lionello
cantò
nelle
quella notte
reva
Pa-
casa.
nell'ombra
più.
spuntava
non
sereno
glistrepitioscuri
erano
ghiaccio che
un
ciel
a
stessero
Il sole
pregni
legg^ierapioggerella
bambine
che
volesse
tiepidie
giardini contiguialla
rivoluzione, tanti
mondo
finestra. Era
si sentivano
bisbigliareuna
nascevano.
sofiì
respirava,
dalletto, dove,
alla
posi
una
passaggero,
sgocciolare le fogliedei
che
balzai
del mattino
essendo
ed
COLORE
c'era anima
non
ore
incantevole!
profumi,
da
che
due
non
D'OGNI
STORIE
dei
di
per
capello,
allegri i poveri
cominciavano
soffio
gallettie
una
luce,
a
che
scaldava
passerotti. Chicchirichì
disse
morti.
farsi smorte,
forse
—
!
già correva
le
penne
ANGELK
Chicchirichì
—
Paolino,
!
mediatore
al
toccò
e
lui, stavolta, il sor
anche
gridò
—
47
A
ballare
di
forza
per
sul
divano.
che
Ginepro,
rispose
chicchirich)
alla
Tutta
/
che
gola.
l'ora, indossai
mi
parve
mi
vedete, fra il cacciatore
e
più ungherese
di
ancor
occhio, arruffai
un
sopra
uscii
e
Angelica
Mi
nel
ma
pubblico,
forte
lo
bella
sotto
il
raggio
I
vetri
del
Bartolomeo.
che
La
si
colla
a
blusa
frotte
di
città
verdi
la
me
che
Sollevai
Palestro,
via
il
dino
giar-
fioriti,con
e
case,
al
loro
sei
color
le
stazioni
si
vetture
;
fustagno,
giacca ;
cone.
bal-
suo
quell'ora che
:
la
d'oro, che
vampe
Suonarono
sonno
e
rugiada
di
gli occhi
in
pare
di
che
Cavour
piazza
brillava
delle
già
la
ciai
comin-
apriva
nuda,
i muratori
sotto
si
anfiteatro
sviluppi dal
tela
la
mezzo
alle
bene
so
non
finalmente
per
a
nell'anima.
corrono
passano,
entrano
sole.
trovai
giganteschi nel fondo,
Innanzi
riflettevano
l'incendio
e
un
d'aspettare!
liquori che
parte
alberi
faella
alla Rafle quattro.
ore
rhum,
pratelligià
dell'Italia
statua
mettevano
S.
fra
monumento,
di
giù
una
foresta.
una
tre
;
di
in
e
suoi
co'
spallieratodi
fa parere
col
su
retto
ber-
schiacciai
lo
appena
coraggio,e
l'albergo.Da
rasenta
un
farmi
per
che
velluto
chioma
la
sotto
bicchierino
un
Quando
—
qui,
questo
sette
verso
attra-
brigante, presi un
botteghino
passeggiare in
a
il
:
di
casacca
suonavano
alle
primo
forse
di
che
casa
detto
bevetti
perchè,
che
di
aveva
cacciai
aperto,
questa
anti
a\
spasso,
scettro
uno
andò
gelati,
pigliava
ne
aveva
Lionello
—
di
vassoio
un
la gente
Melone,
l'avvocato
meno
con
passava
passano
a
bianchi
rimgono,
ven-
dalle
i
ore
porte
falegnami
i
lattajoli
NUÒVE
48
si aprono
;
finestre, ne
le
si raccorciano
viene.
La
davanti
alla
a
un
capo?
casa
suo
concetto,
che
ha
chi,
e
i suoi
è
i balaustri
sono
producono
un
negli
ma
vocina
di
cartellino
contati
d'ora,
mentre
tutti
mi
negli
Non
era
detto
:
la
A
—
la bella
rivederci
Angelica,
chiuda
tutto,
anche
né
—
pranzo,
preferisceessere
nudo
!
carta
e
di
fa la
ma
cogli
ma
anzi
si
dire,
può
l'amore
che
mal
e
essere
vien
quarto
Specchiandom
pini,
m'aveva
bionda
verdi,
di
sulla sabbia.
donna
era
occhi
lasciatemelo
—
rugiada
nessuna
pare
d'un
i
gialle,
tavolozza,
Mi
fra
bella
una
rosse,
carte.
e
e
legnetto;
un
tempo
serre
vasetti,che
la mia
tutta
le
;
di
voce
sotto-
del Museo
palazzo
bianche,
i viali
che
—
confessa
sopra
nel
fra
che
gli orecchi,
a
sette
;
le sei
fitte schiere
fiori
volta
pel
suonano
le finestre
fondo
un
occhietti
lei; perché,
come
brucia
perdevo
prima
Il
oltremare,
quei
idee
sue
a
po' dappertutto?
che
campanule
sopra
fatto,
un
mette
ragazza
di
sono
dono
rispon-
ha
le
intanto
e
popolati di
buttata
averli
le
di
sole, che
sterrati
insomma,
ha
che
demia,
quarti all'orologiodell'Acca-
tre
turchine, croco,
azzurre
le
non
e
che
non
primi peccati d'amore.
pieno
tutto
le sei
una
con
Chi
anch'io,
facevo
poi
e
visto.
chi
va,
il lastricato
e
ghirogori d'acqua
sogno
delle
e
Chi
concentrano.
un
maniche
arbusti
il portone
a
avendole,
Così
mezzo,
molti
con
lando
zufo-
scossi, delle
cenci
degli
si
e
inafha
portinaia
numeri
tre
ombre
Le
pantofole pettegole.
storte,
delle
spuntano
nudi, dei
bianche, degli avambracci
colonnette
COLORE
tornai colle gambe
i
grembiale bianco,
col
D'oGXI
STORIE
né
come
contessa
lei, sor
cato,
avvo-
democratici
dagli
dei,
vestito. Suonarono
in
e
ANGELICA
I
Ah
sospirò il mediatore,
—
sentir
per
Io
—
le
prime
Vado
lasciò
denti
di
stava
È
—
—
fucilate che
il
chiede
—
Passi.
due
bombe
alle scarpe.
si vedevano
dal
nell'aria delle
l'Alhambra
acacie, di
illusioni
Là
avesse
nulla
di
A
destra
e
pareva.
tiepore di coltri, con
innanzi
e
babbucce,
di
o
ciascuno
a
stivaletti
piano, e
Bekerschaft
dentro
era
fra
palmizi, che
ancora
sinistra
mettevano
saracinesche
si
:
È
—
il
E
amorosa.
donna
pajo
di
aprivano dei
come
in gran
scarpe
carini
e
va
cuffia
da
\a
;
il
posso
:
almeno
usciolini, qualcuno
un
di
cespugli
più fantastico, o
a
dei
scala
gran
tanto
inglesi,
pronuncio
una
a
Signorina !
—
molti
dichiarazione
una
dirmi
e
tratto
un
corridoj lunghi,lunghi,lunghi,misteriosi,pregni
a
coi
altro
a
arabe, moresche,
ha
non
secondo
mi
profondo
di alabastro
statuette
di
sempreverdi,
mi
una
Non
disse
oscurità; negli angoli della
mezza
così
in
quell'uomo
Non
—
un
lustrare.
attaccato
di
a
le scarpe
Salgo dunque, attingendo il fiato
polmoni ; mi pareva che qualcuno mi
marmo
gli rinfrancano
Bekerschaft....
pittore?
—
il soldato
come
domando
lustrandosi
la contessa
.Sì.
grossi.
seguitò a
una
al tavolino
paura,
e
all'albergo,
ancora
legno, se
finire :
più
ho
quattro
difilato
che
portiere,
gabbia
più, non
esito
non
cuore.
accostandosi
meglio.
dopo
il
49
sono
nome
bianca, che
d'un
aperto,
semio
di
pare
strapal
di
torna
pittore?
esclamai
—
inchinandomi
innanzi
alla
cuffia,
I
—
.
quadri son
lettera
una
4
—
E.
De
per
ÌIauchi,
qui,
? —
•
disse la
donna,
lei.
Xiiove
storie d'ogni colore.
—
e
c'è anche
STORIE
XL'OVE
OCiXI
seguii nel salottino, dove
La
de'
due
D
miei
Cortile
rustico
mi
come
e
disse
lei ?
E
quadretti;
la
al
donna,
stavano
Certosa,
una
mancavano
sole, che
due
voci
tre
o
un
la contessa,
in
già spediti
aveva
domandarono
—
il divano
sopra
Pergolato
un
("OI.ORE
mania.
Ger-
al
intorno
tavolino.
Mi
—
volto
forse
è
contessa
bianca
chiedo
e
:
signora
La
—
partita?
Sissignore,stanotte.
—
Oh!
—
oh!
mi
Giovanni.
sor
torno
—
dimandare
a
spiegare il mistero.
doveva
dissi
—
il
proruppe
—
Proprio partita?
—
indicando
i miei
;
la lettera
ma
Manderò
—
quadri,
a
derli,
pren-
discesi
e
—
scale, stringendo la
maledette
precipizioquelle
in
cuffia
alla
a
lettera
pugno.
rabbia
Che
(jualcuno
partita:
è
lettera
in
d'ogni
delitto I Tornai
])lico in
guardavano,
allo
svolto
il
presso
volto
e
osavo
io
delle
donne
tranquillo e
cose,
ridessero
finestre
presi
a
Infine
dove
non
quel foglio,
passano
dov'era
fosse
giardino pubMi
nascosto.
che
come
trovai
!
capaci
sono
gli abbaini
e
che
Pazienza
che
della
ora
correre
cantonate.
laghetto,
rivolto
le
sia
primo
paura
all'aria aperta, nel
commosso,
e
per
oh
donne,
il
e
cerco
che
vero
capisce nulla.
non
angolo
fatta. Le
stata
era
è
contessa
tjuelle medesime
tutte
tanto
avevano
mi
d'un
cerca
che
pareva
Le
tedesco.
abbasso
deserta,
casa
non
scritta
la
se
inglese che
un
Giunto
dispettoI
una
pareva
aprire la
ma
Che
dimandare
per
ma
incontro
!
prima
burla
aperti
che
scritto
che
mi
debitore
un
una
mi
banchina
le
anitre,
semplice-
NUOVE
francese:
STORIE
veda
ecco
Le
ìnarquise
qui
-Ba-tif, e
d'interrogazione. La
marito
in
modo
finito
a^'eva
di
suoi
I
—
Pallanza,
Lago
Contessa
o
e
suoi
e
regala
voluto
a
tutto
:
a
serio
tornò
:
domandai,
—
camerieri.
i
furono
sa,
spediti tìW Hotel
?
anche
se
è
debitrice
prima
Lionello!
pioggia,
era
E
in
rabile,
ado-
ha
qual
certo
tare
affron-
stai per
vi
confesso, amici
tempesta.
distanza, l'astuzia,il mistero, quel lago, quel
quel nascondersi, l'amore,
ciò
concorreva
dagli occhi
incanto, che
a
affascinava.
ilconte
come
coll'impazzirne
quel Lago
è
seguito
io
gondola
errante
sulle
di
a
—
bionda
Angelica, la
vagabonda
Non
Orlando,
che
Maggiore,
incantato...,che
la
verdi, la maga,
mi
la
per
dire?
so
io
se
ma
se
contessa,
di
finita
avrei
certoquell'invito,
stesso
già
placide onde,
gire,
fug-
il capriccio,
la paura,
circondare
:
tu
diventava
ora
me
Ella
nobiltà.
legarmi
—
di
quell'altradallo
i titoli di
internazionale.
più
e
un'Angelica
liberò
per
scoglio: animo,
contento
dentro
sempre
guardare
a
mia
suo
miei, che
dicevo
facendo,
Ruggiero, quando
stette
più
andai
ne
contessa
non
essere
al
Me
—
un'avventura
una
del
sparvero
conti ?
si
se
vStrada
scoglio,non
un
chiamare
cominciò
aprì gli occhi,
i
Maggiore
suo.
rassicurato.
dea
suo
ridere.
bauli,
Servo
—
tutto
con
faceva
il vecchietto
occhi
punto
un
passò
si
1874,
Precisamente.
—
La
bocca,
Puntualmente
—
modo
la
almeno
Paga
—
volta
—
gli
scritto
ho
accanto
eh!
ottobre
registro: 15
a
che
chiuse
tratto
un
COLORE
seconda
Pauloff, eh!
ridere
OGNI
d'interrogazione)e
(punto
?nadame
D
mi
un
paese
vedevo
al lume
tremo-
in
AXCiELICA
della
laute
di
chitarra
le
piante
Non
luna,
dei
ero
l'avevo
mi
mi
la
al mio
la
due
L'ha
portata
l'avviso
sorte,
ch'io
la
dovevo
Ma
—
—
Sortito
—
—
mettevo
mentre
bottoni
che
il mio
dei
bel
le
non
Mandai
un
fece
Rispose
Per
d'argento.
—
se
alla
caro
nome,
dine
l'or-
la
tardavo
loro
giorno
un
dove
resto,
l'ar-
multa,
la mia
ma
lica
Ange-
bella
questa
;
città,
sanno.
nulla ?
telegramma
giorni
cuore
uscivo
lacca
cera-
Como:
alla
dicendole
contessa
:
Addio.
?
dieci
il
che
saper
giurato, parto
—
roba?
pena
Maggiore,
mestiero
lui !
signori giurati,e
aspettandomi: partire per
far questo
\a
qualche
sigillidi
coi
prigione, il diavolo,
stava
scale,
!
quelli
Lago
anche
tre
partire subito,
il
dare
per
"sta
tribunale
fra
partireper
non
a
del
le
cuginetta. Caccio
Cos'è
uomo
un
destinaccio
uscito
era
—
cappellino
collegialeche
un
con
naio
centi-
nella mia
per
maledetto
lettera
partito
un
col
giù
e
studio
—
bolli.
dare
poi salgo
colla bella
questi,
mio
il vapore.
vedete
a
nello
e
fra
nascosta
il
faccio
velluto,
barca
gran
Apro, leggo :
Era
in
tre
o
mi
come
testa
una
che
casa,
mi
di
cuore
uomo,
consegna
a
così, come
volta
un'osterietta
le necessità:
tutte
suono
un
cedri.
amico,
un
il
avviso
—
da
batte
prima
da
arriva
pigliaresubito
giacca
prima
e
di
colla
però
mi
cioè
vesto,
ungherese,
mentre
dei
e
giunto
ancor
lire, per
camera,
lontano
mandolino,
prima
di
da
mentre
limoni
preso,
Passo
per
di
e
53
dalla
in
non
ne
pace,
sala
dei
seppi
quando
più nulla,
tre
dibattimenti,
giorni
un
e
già
sono,
portiere
NUOVE
54
mi
fa
un
devo
visita
che
P"a
—
visita.
il
se
che
ho
era
quel bigliettoalle
assicurarlo:
oso
velati
dalle
venuta
era
Apposta
—
Abita
—
di
tono
nulla
un
rispose
—
E
sorridendo
—
Ahi
—
—
spero
l'ho
i
esempio,
un
ho
Forse
baciato,
ma
occhi
miei
tato
pornon
erano
domandò
se
il marchese
con
un
gliene importasse
non
si
E
venuta
il
Si
(Jra
i
rassegnò
Colle
può
è
d'averne
—
quadri?
domandò
—
il sor
Paolino.
il
a
mediatore,
da
posare
recchia.
grattandosi un'o-
Angelica ?
])er cjuesto...
penne?
sor
segreto,
le laljbra.
pochino
un
esclamò
—
il mio
principessasaprebbe pagarlimeglio.
nessuna
!
questo è
ma
pittore.
strinse
E
ballare
—
il
pagò almeno
Come
—
dare
come
saperlo.
—
—
improvviso,
?
distratta, come
Il marchese
—
di
bigliettino
apposta ?
convegno
Perdoni, marchese,
—
suo
lotto.
e
Como
a
all'albergo?
voce
di
il
al tavolino.
me,
per
le dava
E
—
intorno
che, uscendo,
so
biglietto
un
lagrime.
Essa
—
lire al
labbra
era
tre
dicesse, per
mila
cento
o
balzo
un
bigliet-
un
Beckerschaft....
von
allora
per
mi
consegna
importa:
due
diede
Giovanni
COLORE
mi
e
Gràfinn
cuore
vinto
dito
esclamarono
-^
lei, cioè
sor
OGNI
non
qui....
diceva:
Il mio
D
un
aver
lei ?!
Era
—
con
segno
tino.... che
di
STORIE
domandò
—
facendo
il mediatore
Paolino.
vederlo
appena
il
quadro?...
appena
abbastanza
—
chiese
abbozzato:
per
lavorarvi
fra
qualcuno.
tre
intorno,
giorni,
tutto
A
rinverno.
Ah
allo
scoglio
che
le
anche
è
in
anche
il
lo sgomento,
voi
direte
faccia
che
in
pere
rom-
la schiena,
ragione
di
gere
pian-
custodire
di
e
queste
sogguardò, sorridendo,
Lionello
rispose
voler
^^edrete
ha
occhi
interpretare il
sa
tribunale
portieri del
ai
di
quando
—
gala
le-
creatura
dietro
e
Lionello
che
qualche segreto...
marchese,
artista
grande
una
dolore, la paura,
Ijelle cose,
violento
le braccia
serrano
bella
spaurita,cogli
catena,
una
con
quella
agitate, nell'atto
ceppi
esìa
—
55
ELICA
vedrete
quando
!
fìssi alle spume
i
X";
Abbiamo
reciso:
modo
un
capito, sa.
Via, \ia,
—
glielo posso
non
abbozzi,
tutti
-
—
—
non
—
la potrete
Verrà
La
per
la
perchè
ora,
quadro
ai
sono
primi
al dibattimento
verrà
contessa
e
vedere.
al dibattimento
?
tutti insieme.
esclamarono
—
contessa?
Davvero?
crucis
Quei poveri signorigiurati,ai quali
—
di
vero
pareva
via
mostrare
domani
ma
Il
in collera, marchese.
vada
non
qualche
con
della
la monotonia
rompere
si rianimarono
avventura,
a
lunga
questa
notizia.
—
che
Cospetto!
—
—
—
—
Siederà
Benissimo
?
anche
—
E
ora
:
:
le ho
dato
l'avremo
lui, che,
Vedrà,
è il
—
giorno
posti riservati?...
domandò
—
bene
—
nei
Certamente
Chi
Giovanni,
sor
occhiali.
gli
metto
il
gridò
—
la storia
un
entrato
della
io
stesso
vicina,
certo
il
due
a
biglietto.
passi.
professore di
tardi,
bella
non
aveva
rato
giu-
greco,
potuto
ferrare
af-
Angelica.
Aedrà, professore.
\enga
una
bottiglia
—
comandò
il
sor
Gio-
56
XrOVE
vanni,
de'
e
bei
matti
fin che
il
la
Giovanni
sor
le belle don/ie
tutte
!
gridarono tutti,
—
molti
vuotarono
ciascuno
mezzanotte
di
n'è.
ce
Si
il marchese.
meno
colotìk
alia salute
—
! viva
Bravo
—
io
pago
—
d'ogxi
STORIE
s'avviò
bicchieri
casa
a
l'erso
e
dormire
a
IL
Il
uscì
marchese
fredda
al
poco
buona
«
lui per
che
il marchese
marchese,
come
—
pili difficile
né
pregato,
Ella
cose
si
che
era
e
una
chi
togliersinon
—
Lo
non
so
Tutti
specie
avesse,
ha
da
bene,
sapeva
sanno
di
studio
per
mo'
fare
—
il
ma
del
per
il tempo
giro
che
dire,
del
un
il
le
Paolino,
sor
resto,
abita
soggiunse
nulla,
il
dove
di
che
si vuole
non
il segreto
é
—
né
fanfaluca.
Del
—
fosse
l'aveva
Nessuno
soggiunse
—
il
cominciò
—
quella sua
sapienza.
istante,
un
marchese.
ha
di
vasetto
un
signor
Como,
contarci
sappiano,si tacciono,
dopo
dove
perderle.
ragioni ; quando
cento
un
le volte
tutte
vagabonde
divinità
queste
a
sì
mistero,
gran
che
pagato
ha
un
se
trovarle
tirava
si accompagnò
e
di
dire
una
la bocca.
apriva
fare
dietro
di
tutti
a
Paolino, che
sor
andò
occasione
aver
voluto
Ha
—
il
e
»,
corteggiare,gli
con
—
sera
primo, dando
il
per
tinuò
con-
—
magnano,
pittore,e
che
sta
a
capriccioda
mondo.
il marchese,
desidera\a
che
di
mente
vera-
vederci
ax(;elica
Il
chiaro.
abita
pittorenon
57
in
quella casetta
laggiù...?
laggiìi...
In
Borgovico, marchese,
è
non
ma
—
verdognola
casetta
una
verdognola.
Non
—
ha
Più
—
in
piazzaletto davanti
un
cancellata
prima, poi
piani, col
frontone
Lo
—
marchese
Si
so
di
vi
di
forma
che
la
cuor
farsi
e
sinistra
la branca
di
Como
ciò che
scoperto
svolti,fa qualche passo
di
gli pare
di
il
porto.
l'altro
quando
disse
—
scorgere.
spiato,prende
essere
città
del
due
di gesso*
busti
amico,
d'aver
suo
piazza
due
mio
una
palazzinaa
una
su
un
senza
Volta,
non
che
abita
aspetta che
V Hotel
cioè
:
sulla
Il marchese
verso
triangalocon
sapere
lasciarono
labbro, poi
un
in
piazzaletto.C'è
dal
a
contento
curioso
era
lo
so,
passi
trenta
qua,
?...
di
la strada
sicuro,
essere
Borgovico,
quella figura di granchio,
presenta
chi
a
la
dal
guarda
Baradello.
La
luna
batteva
sulle
case
chiarore
dolce, molle, bianca, d'un
una
vagava
presso
striscia
increspata,d'un
a
di
poco
la mezzanotte,
Le
di
certi
rientri
i battelli
lo
e
delle
di
sfondo
robinie
si che
il marchese
fosse
il
scevro
stato
dei
tirato
da
monti,
viale,
certa
andasse
un
non
in
un
tetti,le
e
alla
e
un
amarezza
piazzale,
sul
lucido
fosse
gran
ancora
silenzio.
dense
onde
fra
bioso
riva, il profilonebil tremolare
vago
fresco
nel
desiderio
adirata, facevano
seguitassead andare,
misterioso
lago
lico,
metal-
oscurità
gloglottamento delle
accostanti
d'una
non
il
sul
latte,ma
colore
Sebbene
dai
perso
lungo
cuore,
se
casa,
di
riposava
scendevano
gusci
i
e
zinco.
la città
tutta
che
ombre,
riposava
e
incantesimo.
come
Sen-
tiva
del
veleno
chiara
corruccio
momento,
ma
col
palazzina
finestre
usciva
di
una
eravi
esse
marchese
cominciò
vuotato
sui
Lepre,
della
matto!
candela.
per
e
Il
voler
sor
sua
«
orazioni
Angelica
tasse
abi-
luna.
fino
il
aveva
alla
canda
Lo-
letto,
suo
colla
buona
!
notte.
mediatore, sofifermandosi
il
matto
quasi
sono
sulla fiamma
il dito
di
curioso
derla
ve-
meraviglia.
sentì
sotto,
bene
nel
a
bisogno
era
soleva
fra
di
che
gli pareva
d'un
sull'orlo
le sere,
tutte
le mani
insolito,cioè, che, avviata
;
una
gli
tore
pit-
un
gli occhi
di
gere
spin-
tetto.
di buoni
uomo
fare
essere
Chiuse
bella donna.
fra
osservare
è necessario
momento
legittima»
faccia
il
non
una
Paolino, che
come
caso
colla
passando
e
alla fin fine
si addormentò
la
Bel
ottava
che
stesso
diceva
scala,
—
cacciarsi
Nel
Il
Giovanni
sor
il mediatore
dove
—
della
questa
se
il
dell'osteria, si divisero
gradini
dentro.
impallidivaal raggio della
rosa
cui
fiaschettino, quello della staffa,sui gradini
un
Bel
—
la
da
davanzale
rosa
la bella
K
aveva
sul
:
una
e
che
sperare
pittoreaccompagnò
della
stessi
ta-zza
quel
fabbro, la
piano,
primo
tremolante
e
una
a
lassù, dove
e
fioco
di
e
E, camminando
trovare.
al
in
in
preso
triangolo. Questa
due
dava
an-
avesse
invidia
mesta
si sentiva
quale
a
meno
riverbero
un
di
poteva
frontone
chiuse,
che
cancellata, la bottega del
la
una
esserglitroppo amico;
stato
dal
una
avere
parole qualcuna
la
non
ritrovò
sempre,
Il
di
sue
perchè,
senza
formarsene
voluto
quasi
di quello
significato
il
di
Avrebbe
fra le
COLORE
pittore,senza
lui; gli pareva
con
cercando
sé
il
contro
ragione.
briga
I) OGNI
STORIE
NUOVE
ginocchiò
principi,s'ine
recitò
accadde
Salve
le
però
Regina,
sue
un
non
6o
passi
d'un
sabbia
e
e
il
d'una
rumore
fece
sentì
sul
d'essere
il
orgoglio
suo
petto, in
rovescio
con
buco
Oh
bella!
si
verso
casa
che
cuore,
del
oh
il
si
piantò
Il
marchese
certa
una
spionaggio :
poi
diritto colle braccia
rientrava
potè trattenersi
portello,non
e
—
turale
na-
ma
pittore, mentre
bella!
ch'egli
e
pittore.Il
in
e
latta,pesta
terra
freddi, per
sulla
scarpe
di
in
colto
sfida.
chiasso
un
Il marchese
tornò
di
atto
nel
esclamare:
porta
voltare
vergogna
raccolse
buttata
tutti i sudori
dapprima
delle
pentolina
avevano
sbadatamente,
COLORE
schricchiolìo
lo
ma
fondo, che
senza
urtò
a
gatto;
più
d'OGNI
STORIE
NUOVE
di
sparì,sbattendo
la
diabolico.
morse
un
con
una
quasi prendeva
la punta
poco
grande
d'un
dito
mortificazione
le nervosità
dell'ira
e
nel
della
e
gelosia.
Stupido I
—
non
ne
bene
sapeva
di
pittore o
dopo
che
tutto,
mancava
egli stesso
temeva
a
se
denti, e, così dicendo,
intendeva
di
(e a ragione, dal
preferivaquasi
cercare
giorno
dopo
al
si
i
parlare del
tura
l'avven-
e
ridicolo,
al
provocazione,
astioso
che
momento
non
e
suscettivo
gli
di
forza.
per
solito, ciascuno
ma
una
il carattere
nemmeno
andarla
Il
sé:
fra i
l'umore) che Lionello raccontasse
gli altri si facessero beffe di lui :
conosceva
e
brontolava
—
signori giurati sedevano,
suo
vedeva
posto, nella gran
che
qualche
sala
novità
come
dei
o
al
timenti:
dibat-
qualche
6r
ANGELICA
un
straordinario
di
cosa
stava
accadere.
per
po' pallidoe più arcigno, entrò
di salutare
degnò
il
pittore
Il marchese,
ultimo
per
con
neppure
un
e
si
non
della
cenno
testa.
La
aria.
cosa
fu notata,
del
professore
della
di
C'è
:
greco
storia della bella
così
a\eva
Angelica
signor presidente annunciò
nuovi
le sedute
o
di
tre
al
diavolo, com'era
sì
lunga
sinceramente
ai
testimoni,
che,
il
che
causa
Melone
una
e
prese
era
la
una
tanto
in
al
lo mandò
una
avviato
la
era
a
una
bella
mediatore,
ridere
in
clarinetto.
davano
mentre
sui
luogo
Questi
nervi
al
male, vedeva
pensar
burla.
di poca
parola
aveva
a
suoi
solito, co'
a
di
furtivi
per
vocato
importanza. L'av-
difendere
insegnata
con
guardia doganale
ortolana^ che
pupilla degli occhi
coltello
un
:
iuolo
barca-
la
femmc
il barcaiuolo
l'avvocato
infilar
bugie
l'ignominia sul pubblico ministero,
tuttavia
tanto
lanciava
suoi.
ama\'a
un
Anche
Melone, quantunque
versare
per
scusabile, dopo
al
punta
piccola
lago, il quale
questa volta
come
sorrisi
si trattava
la continenza
mano
in
muso
volta
una
ogni sguardo
del
rizione
appa-
gare
bisognava prolun-
lasciarsi scorgere
non
però, questi
marchese,
vicina
quattro giorni,nessuno
gonfiarle guancie
allungava
susurri
sua
signori giurati che,
quasi giusto
faceva
professore,per
sacro,
in
fuori
nojosa penitenza.
e
chiacchierìi
La
in
curiosità,che quando
la
Lionello, spensierato e \'ispocome
in
chio
all'orec-
temporale
un
della
e
eccitata
bene
l'interrogazionedi
il
disse
finestra.
La
il
Giovanni
signor
professore guardò
Il povero
—
il
e
preoccupato
un'occhiatina
a
alle sedie
e
a
di
riservate.
62
NUOVE
in
lui, della
anche
cerca,
venire.
Dei
caffè
(}uel medesimo
a
Angelica
del
del
un
Paolino,
marchese,
di
correvano
a
dei
teste
l'avvocato
Beckerschaft
L'uscio
della
sala
sulla
ministero
vien
il
il
a
dire
le
sé
sopra
che
dalla
la
la
quenza,
elo-
sua
contessa
von
causa.
Tutti
si voltano.
del
che
colla
sua
mi
vien
Finalmente
del
solita
sua
un
a
i
vien
a
sicumera...
che
solita... (e si
può
il
giurati,tranne
colla
perdeva
solita... colla
sul
lasciano
anche
sua
che
solita
sua
».
accosta
si
non
prendere troppo
dire
gran
pubblico
portiere si
persona,
Tutti
un
il
—
rivolti all'uscio
...colla sua
sull'uscio)
mi
una
battente.
l'avventura, cogliocchi
—
a\vocato,
volta, e
cominciava
ripeta:
grida,picchiando
—
colla
bigliettoa
via
per
marchese,
garzone
rigirarono
cardini.
nostro
cigola un'altra
chiedere
vedere
tavola
mi
L'uscio
occhi
quel giorno
perdere
cigola sui
una
apriva,gli occhi
incatenare
facesse
altri
di questa maledetta
ragione
j)ubblicoministero,
pugno
a
gli
non
del
signora contessa
si
s'imbizzarriva
tutta
con
negli
come
e
le
po'
un
prete.
un
Il
che
mai
non
si lasciava
non
temendo
«
uscio
la bella
ambiguo
anche
signori giurati girarono
distrazione,che
Era
e
e
il
parole ambigue
questa bionda
ogni
osservare,
Anche
stesse.
Ad
le
po'
nascere
vederla
Beckerschaft.
von
mostro,
il contegno
po'
fatto
dove
marmo
suo
pittore, un
altro
avevano
curiosità
gran
il
la mattina
preso
ta\'olino di
doveva
che
contessa
avevano
aspettando
stava
COLORE
famosa
alcuni
giurati
parole ambigue
sor
D'OGNI
STORIE
lui
serio
vocato
l'avmera...
sicu-
cogli
mera
solita sicu-
dire...
a
di
dietro
catìè,che
per
all'uscio
apparve
venire
al j)rocesso
Ginepro,
aveva
il
dato
63
ANGELICA
a
intendere
al
dente
guasto
un
lui !
Anche
—
che
il marchese
vide
chi
assistere
doveva
bella
Angelica
zambico
se
fosse
l'amante
i
pittore
meditava
che
L'uscio
lui.
il
né
padrone
proprio
loro
vicini.
di
del
padrone,
e
luce
furono
a
:
Pare
cose,
il
marchese,
altri ; il
soltanto
d\\
padron
della
estasi
a
si
tanto
in
caffè,
le
degli
uno
dietro
le
prima,
tutta
portò
a
sedere
riconobbero,
povero
cosa
ridere, die
Ginepro,
la
la
deliziosa, che
scoppio
cente.
inde-
impossibile!
impallidì; l'occhio,fisso nell'aria,mandava
sinistra. Si vedeva
deliberato
e
del
una
in
li
caso
videro
confusione
al
il
accorse
il
al
grosso.
Entra
ne
presidente esclamò
Il marchese
una
si
Quando
Lionello, già avviato
Il
se
non
lui, finché
meraviglia, la
faccia
si voltano.
dieci
adunque
capiva
di
cosa
Moz-
o
e
la
speziale,sovrapponevano
roba
Ginepro, rapito
parole dell'avvocato,
otto
storia
briccone
si
che
di
costoro
sulla
qualche
cigola.Tutti
Fenice..., anche
la
Per
gliel'avevagiurata,e
marchese
quegli
dallo
tiro
un
le mani
allungando troppo
muso
fatto.
spalle
marchese
marchese
fra
e
le
opinione
i termini
mediatore
giuocato
aveva
del
intesa
del
divenne
ora
del
un'amante
frettolosamente
colori
poi questi-
quella diavoleria
tutta
spola
una
dal
aceto,
Questa
avevano
le udivano
come
che
non
processo.
che, accostando
Quando
era
di
che
al
non
sottovoce
gofìfamente dietro
Como,
come
corse
giurati, che
e
di
capito
aveva
prima
rideva
Lionello
tanto
non
udire.
potesse
rivale, se
suo
droghiere
d'un
Lionello
disse
—
farsi strappare
a
doleva.
gli
non
il
era
assenzio.
non
che
andava
che
padrone
suo
a
farla
finita.
un
uomo
acerbamente
offeso
64
XUOVE
che
L'opinione
al
stravagante
marchese
Da
la
delle
una
libro stampato.
entrava
carabinieri
l'orecchia
Paolino
sor
Lionello
al
Bravo
—
—
il
e
in
di
tono
il libro
sé
a
quei punti
un
Orlando
con
dove
Furioso^
Paolino!...
Ah,
Paolino!...
sor
in
mano
libri
scivolare
a
dove
si caccia
esclamò
—
pian pianino
mani
:
al
vedere
o
re
aprì a
di
alla
il
caso
Circassia,
virtù, dite, clie .eiova?
altro.
sua
volta,
il libro
marchese,
!):
Orlando,
Vostr'inclita
ciascuno
potè
mano
il diavolo
conte
citava
Melone
aggiunse qualche
—
disse
—
nelle
"J
susurrò
—
Mancini.
vignette. Il professore lo passò
sentì
osceni,
rimprovero.
sor
di
stessi dei
in
l'avvocato
amico
suo
Bravo,
quando
manina
una
pagine tagliatee
dei
mentre
Paolino!...
sor
mediatore
tirò
fare. Era
legge
mediatore,
Montesquieu
—
che
a
che
Lionello
l'orlo
spuntava
vignette intercalate.
discrete
Il
ha nulla
non
avrebbe
gli occhi
sugli angoli,forse
c^ualcheorecchia
di
cosa
non
Paolino
alcune
meno
il
risentimento.
si avvide
non
sorridevano.
che
qualche
il marchese
sor
neppur
accompagnato
rubarglielosotto
a
fiammante,
nuovo,
—
Egli
pareva
aveva
tanto
del
tasche
non
almeno
con
fosse
Beckerschaft
marchese
perchè
cosa
COLORE
von
almeno
covava,
presa
leggiera
con
del
sera;
ci
nulla
d'un
contessa
Paolino, che
sor
la
misterioso
per
la
un'amante
veramente
d'OGNI
STORIE
e
che
lesse
e
se
le
lo
(ve'
6^
ax(;elica
cigola
L'uscio
odio
per
la
ancora
doganiere, parla
al
liberi interessi dei
si ode
la
che la radi
d'intendere
alle
giunto
l'uscio, perde
Che
vecchio
confini
allo
l'uscio
che
sviluppo
semiaperto
che
]ìortiere,
dice
:
Ma
parole
evoluzioni», guarda
libere
«
di
udire
che
entra
la libertà
la poveretta
il -cuore,
strappa
donna,
ima
diciott'anni,coi
che
vocato,
femminile; l'av-
voce
il filo, mastica
? par
Finalmente
quasi una
ancora
pianto angoscioso
di
di
e
innanzi!
bene
Par
ceppi
popoli. Dietro
fessa del
voce
di
Tavvocato,
mentre
governi dispoticimette
dei
prepotenza
dei
volta,
una
pianga,un
Dio
buono!
giovane
bella donna,
una
luzione.
l'evo-
e
rossicci. Non
capellibiondi
la
era
contessa.
Chi
—
- —
?
è ?
Dobbiamo
più
del
l'ortolana, l'amante
E
dire che
dire
si sentiva
ora
Dirò
soltanto
del marchese
il cuore
forte ? Dobbiamo
che
ad
ogni
tuffo violento
un
che
barcajuolo.
quando
barcaiuolo,
scendevano
per
andare
Ella
ha
Di
—
come
in
creduto
che
se
?"'
—
E.
modo
un
cosa,
M.viii
villano
trattare
caro
dalle
cascasse
De
di
iir.
Xuuve
a
sangue
con
nello
Lio-
?
—
nubi.
d'ogni colore.
fu
giurati
il marchese
pittore e gli
un
?
i
mentre
pranzo,
al
marchese
storie
di
quell'orribile
processo
del
si accostò
risolino
nel
chiuso, colla condanna
lo scalone
battuto
aveva
disse
:
bifolco.
esclamò
Lionello,
66
NUOVE
Non
—
uso
Non
—
Le
ho
Il
la
detto
di
Fenice
il
il
dietro
a
lasciava
cadere
che
stuzzicava
per
causa
che
essi
d'una
prese
in
che
ella
Bisogna
del
compagnia
nome
dire
volermi
a
oftenderlo
l)rutta
signor
:
ad
parola
ogni
che
non
di
intendere
modo
e
è
mi
di
di
il mediatore
Vada
quando
necessario
merito.
lo
in
tanto
di
per
tanto,
duello
tedesca,
mare.
gli
disse
abbia
ch'egli
:
in
marchese
preghino
io
e
degli altri,
e
dal
e
fosse
cosa
più
i
venivano
cantante
bagni
professore
come
mai
perchè
e
saperne
ai
aiuti.
della
processione
ciascuno,
famosa
una
mi
prima
aveva
parlava dunque
disparte
alla
Caft'è
la
preziosa
Si
conosciuta
che
ne
fosse,
di
parola
uscieri,
mani
Al
non
poco
presidente, gli uscieri,
per
credeva
donna,
avevano
Lionello
il
dove
curiosità.
alle
durante
l'amico
donna,
qualche
la
quanta
caffè
un
notizia
La
venuti
santo
cias:uno
che
Ginepro,
come.
casa.
un
degli
e
telegrafico.
avvocati,
la
fosse
di
sto
Lionello
giurati
erano
gente,
almeno
chi
dei
tìlo
sul
giovedì
Gli
dove
sa
esterrefatti.
tanta
prendere
Ella
butti.
fara-
fuoco.
prendendo
lasciando
giurati
già
Crocefisso.
nato,
—
due
padrone
giurati, e
andò,
anch'essi
accorse
vista
Lionello,
al crocchio
correva
ai
spiegazioni
opinione.
ne
mezzo
d'Assise
sera
del
mia
COLORE
inutili
piazzate.
se
pare\ano
Corte
delle
gridò
—
facciamo
stordito, in
a
!
marchese
che
dare
a
Marchese
—
I)'0(;XI
STORIE
a
mio
potuto
ritiri
una
68
XrO\E
Egli
venuto
era
il
Anche
—
far
per
umilissimo,
notti
sue
delle
in
d'un
non
pace
mire
dor-
amava
io
è venuto,
esclamò
—
se
:
pezzo.
signor professore non
spacconate!...
ORE
Giovanni
ma
tutte
pace
COI.
la pace
mettere
per
volevano, servitor
le
I"'0(iN"I
STORIE
credo,
il buon
uomo,
riscaldandosi.
Ecco, io dirò,
—
ho
non
eterni
ben
! che
Ma
che
lasciarono
i due
buoni
di
di
cader
Nestori,
persuadere
il marchese
ma
voleva
le
amava
dovuto
ad
turbolenze,
La
battaglia.
una
parti, giunse
condizioni
solo
avrebbe
che
scriveva
di
versare
sopra
Al
nome
dovuto
data
farne
anche
certi
pittore
ser\ire
di
titolati che
sarebbe
del
di
del
tema
col
duello
di
egli
come
nessuno,
dove
che
da
sé
fuori
le
accettava
non
animo,
ciava
provincia,minac-
disprezzo
il gusto
per
ecc.,
colpa
Mozzambico
agli arzigogoli d'un
di
democratico
si permettono,
di
non
l'avvocato,
ma
pubblico, per
suo
le
tutte
padrini del marchese,
poco
col
e
cavò
ne
per
Lionello
avrebbe
marchese
non
dispiaciutoche
marchese
disparte
volta
sua
la saliera
giornali della
la saliera
onorevole
dai
scandalo
uno
oziosi
se
amici
L'avvocato,
scuse.
si abbaruffò
che,
dieci
in
offendere
un
vergogna
Questi pregò
alla
già pungente
prova
su
Messi
di
da
innanzi
messe
terra.
intenzione
;
proprio,
due
amici
tutta
cosa,
tale
a
i suoi
due
\ersò
poco
per
e
cercasse
delle
che
patria.
di Lionello.
costo
stillare dell'olio
capitano, e
la
di
e
i suoi
e
mai
ogni
per
in
perchè
avuto
fronte
Mozzambico
cosa
credo
tratti,ma
alla
cercarono
Melone
avesse
peso
la
l'avvocato
non
si
cosa
si sparge
non
dirò
—
che
sia
il marchese
non
rispose il professore,
-
capito di
Dei
il sangue
—
ecc.
sua
il
avesse
e
gazzettiere,
69
ax(;elica
furibondo
pregò il suo
padrino, e
il
per
intanto
giorno dopo
si metteva,
disposizione del
a
Il duello
fosse
allora
per
il
si
marchese
Tutti
cui
uomini
di
veduta
caso
per
la
da
custodia,
che
il
tutte
lui
come
al
e
non
da
la sessione
diziari
giu-
poteva
abbandonare
che
pittore
il
donna
a
d'averla
una
il
venti
venuto
a
poco
cinque
pittore.\'erso
le
si lasciavano
veder
di
e
le
nove
più
ella
per
casetta
laggiù,e
che
ne
dal
dopo,
aveva
tempo
solesse
sei, col primo
che
nero,
bagni
Paolino,
quella casa
o
il
Oldofredo
conte
giorni,cioè
Como,
figura vestita
ai
dalla
signora Marianna,
circa
causa
sbudellarsi, e
sul tardi
di
lordo,
ba-
vagabonda
conosciuta
pittore.Il
padrone
la
parlarne il sor
sera
il
e
n'era
vinta
avesse
andavano
abitava
certa
che
di questa
le mattine, fra le
bella
una
modello
con
una
pittore era
venire
sole,
uscire
il
giardinetto
Il mediatore
se
di tutti poteva
conosceva
potè sapere
come
onesti
dove
Borgovico,
nel
impaurito, il professore
parlavano
Meglio
l'aveva
dice,
si
Cernobbio, sul far
cagnesco.
pretendeva
capitano Spada
che
in
superbo,
dell'umanità.
di Livorno.
nessuno
Paolino
sor
l'avvocato
due
da
S'intende
posto.
guardavano
sconfortato, il
per
discosta
finita,perchè
suo
secondo
un
come
spada
prima bisognava
ma
;
alla
luogo
aver
deserta, poco
mattino
del
cercato
marchese.
doveva
d'un'osteria
marchese
rispettarenel
a
Egli avrebbe
avversario.
il suo
scudiero
se
tutto
servi\a
ne
di
andava
il giorno.
STORIE
NUOVE
notizia, uscita
Ouesta
stuzzicò
i
vederla
a
dalla
cameriere
questa
scritto
e
corona
riceverne!
e
legge
«
la
in
nulla
via
di
che
potrà evitare
da
venire
a
Santa
il
con
una
non
era
domattina
me,
io,
mi
in
un
verso
dica
non
ma
Lionello.
Ella
sciagura,se
una
è
che
Spero
si
creda
ajuta. Mi
devotissima
sua
Angelica
«
Don
sogni
nostro
Il
Abbondio
notte
tremenda
mediatore
non
la
in
potè
qualche
chiuse
modo
il fatale
dopo
avrebbe
pensiero che
Beckerschaft.
vox
occhio
dovuto
questa
faccia
utile, forse
famosa
riceverne
lei, forse....
pensiero
d'un
o
uomo,
Dio
e
incontro;
per
tutta
incontrarsi
sentita
delle
buono!
quando
la
sua
garbatezze,
dove
la
»
dei
annaspare
mai
fantasia
la
il
ma
notte.
colla famosa
Angelica, che avrebbe, finalmente, contemplata
con
la
Lepre^
Lionello
Cecilia, N.
specialmente a
nessuno,
a
fu
:
affare. Favorisca
le sette,
alla
sera
leggiera, quale
mano
levarsi
quale
ma
bigliettosuggellato
un
Pregiatissimo Signore: Sento
brutto
di
suo
;
modo,
am-
persona
degli altri,tra
cor
bellezza
tornando
una
a
a\' vezzo
Apre
da
d'una
la curiosità
rara
gli presentò
COLORE
stabilì in
che
meraviglia,quando,
sua
0(;NI
Ijocca
più
di
ancor
il mediatore,
quali
presto
D
voce,
forse
non
lo
da
vicino
tornarle
pranzare
arriva
porta?
il
—
A
AM.Kl.U
ciò
Tutto
colla
latta
vista
hi
e
azzurro
bigliettino
Il
Tiiovanni
sor
dormire,
dirle
colla
né
occhi
que' begli
rivoltarsi
e
nel
lui sentì
Anche
costeggiano
scese
città
ore
con
lui
si
il
cip cip
del
ilei monti,
tremolare
davanti
dei
un
rovesciasse
la
viuzze
cento
di
ad
una
qui,
deserte
dall'alto la
contemplando
e
siepi,che
le
salì per
camposanto:
vita
il mattino.
lui
per
ail
voltarsi
gran
passeri lungo
per
tor-
giustizia che
era
inquietudine,come
strana
una
doxnto
dopo
lago, contando
del
e
quasi
-anche
là, si smarrì
la china
della
che
venne
la strada
di
per
per
letto,
uè
poteva
non
Lionello, troppo
Finalmente,
gliene capitasseuna.
sua
avrebbe
parole
vedeva
della
mezzanotte.
perchè
fortunato
fortunato
tanto
tunato....
si
la
questo
pieni di pianto. Sì. bisognava
verdi
Lionello, questo
salvare
(Hiali
quieto.
prime? già
le
per
il lume,
accese
star
Suonò
pareva
di
letterone
colle
scopa....
clic
il contronto
angelo,
profumato
e
scritte
Caterina,
quella scritturina.
di
d*un
penna
71
le
una
su
stesa
mezze
di
dentro
se
fuori
si
capovolgesse
via
di
Santa
il
mondo.
("liunse
si arrestò
sul
innanzi
Oltre
chiuso
fra
addosso
alla
a
casa
del
Negli angoli
dei
e
Mentre
il
un'anim.i
grosso
una
sor
rosso,
sette
in
vecchia
cancello
un
come
un
che
casa
si stendeva
bassi
muriccioli
verde
Cecilia
giardinetto.
un
una
vite,
mantello,
si
:
sterioso
mi-
del
aveva
e
buttata
attaccaxa
tetto.
del
cortile si vede\ano
medaglioni
vi\a,
e
a
alcuni
alla cornice
statue
delle
tar
di
(liovanni
dei
di
frammenti
gesso.
cercava
vide
\enirsi
incontro
che
poteva
essere
a
destra
un
uomo,
il famoso
e
a
sinistra
un
coso
Tcrfcufcì.
XrOVE
Chi
—
DOr.Nl
STORIE
?
cercare
domandò
—
COLORI-:
infatti costui
accento
con
ostrogoto.
La
—
signora contessa
il povero
Giovanni, mostrando
sor
Resti
—
lo
serfitto,sieda.
condusse
disegni
in
di
e
era
Anche
un
il marchese
che
raccogliere le
i
signor
a
loro
cameriere
—
•
due
parole
al
signora
Il marchese
balza
a
bene
occhi
nanzi
in-
sera
signori
dunque
agli
avvertissero
s'era
come
tempo.
lettera
detto, egli
in
la penna
già
conte
Oldofredo,
mano
quando
il
all'uscio.
desidera
in
de'
voleva
aveva
prende, legge
gli è presentato,
i suoi
diatore,
me-
improvvisa
morte
qualche
che,
dell'albergobussò
Onesta
la
padrini, perchè
Lionello
disposizione. E
scrivere
per
per la
scrivere
dei
cerca
per
scritto
Il marchese
sé.
robe,
sue
in
era
Il
persuadersi
per
più bisogno
avuto
processo,
da
amici, andar
del
di
intorno, cominciò
gli aveva
tribunale
cadeva
dell'imputato,
padrini
andò.
ne
svegliato assai
s'era
l'ultimo
giurati,perchè
occhi
ginocchi
si avrebbe
non
se
Teìteufcl
ingombro
terreno,
l'uscio,e
sui
il
socno.
presidente del
Il
dicendo
a
girato gli
aver
picchiarsidei pugni
non
Così
salottino
un
balbettò
—
il biglietto
e arrossendo.
—
gessi, chiuse
dopo
che
Beckerschaft....
von
parlare
il
vostra
bigliettodi
piedi, le
mandano
con
una
sue
viva
lenza.
Eccel-
visita
guance
si
scintilla.
che
cendono,
ac-
ax(;elk"a
lei, la bella
Era
indovinò
Egli
l'ora, sola,
Il
amante.
passò
di
la
due
tutta
alzando
€
volte
tre
o
cravatta,
con
socchiude
un
prima
dessa,
soltanto
della
e
il
passa
dal
collo
d'un
bel
fatale
creatura.
duce
corridoio, lo intro-
i battenti.
se
ne
accorse,
ma
poi,
la vide.
la bella
era
dipintain
"".
baldanza
una
questa
a
arditamente
sogna
con
nel
rinchiude
non
fresca
una
gli occhi,
il marchese
bionda, ignuda,
specchio, si
a
suo
tempo
subito
vengo
«
lo aspettava
salottino
nel
capelli,poi strappa
incontro
va
del
d'Angelica,e
legato sì, ma
passo
nel cuore,
un
ciuel-
Mozzambico
fantastica
annoda
ne
di
nome
nello
nei
se
gli occhi,
.Sì,era
visione
una
quel magico
cameriere, che
in
A
volte
amaranto,
cavalleresca
Il
a
in
all'avversario
marchese
nostro
potè rispondere
trionfo,e
un
del
la conduceva
innanzi
solo, si guarda
brutta
colore
tre
voce
Rimasto
pettine
albergo,
un
I
che
ragione
attraverso
come
stento
Angelica
la
cuore
leggere
una
in
73
l'aveva
come
un
sala, in faccia
Angelica,
gran
alla
delineata
quadro
luce
veramente
della
il
collocato
finestra.
bella
pittore,ma
nell'angolo
NUOVE
onde
Le
l'avevano
STORIE
salivano
divino
i
atterriti
capellisciolti,misti
ginocchi
vestire
a
Il marchese,
di
la
per
e
rispettoso, uscì
e
disse:
quale
uccidersi.
due
Il
avversario
si vende
Di
di
balbettò
e
modo
poeta.
gran
è mai
umiltà
più,
qualche
me.
e
le
si
o
suo
quadro
giurati c'era
potuto
stata
piatto, ma
offendere
—
persona
una
egli
che
non
la delicatezza
Intanto
di gente
abbiamo
innamorata
testa?
suo
che
una
in
è
ventre
Angelica
un
di
e
casa:
abbracciò
ed
che
accorse
della
storia
per
rendere
fra
i
avrebbe
bionda
desca
te-
più saporita
intenzione
avuto
il
fatto venire
aveva
di
Mecenate.
veduto, continuò,
di
non
reclame
che
intelligente
e
mai
aveva
di
si
la
tutta
Il
risata
quando
del
Marchese,
pagarla.
allora
ricca
all'illustre
mano
portandosela a
e
di
guarnizione
una
vogliono
mia
della
vendichi
grande
una
Milano
acquistarlo
;
era
il
da
la
fame.
di
prima
in
nella
che
facciamo
morire
pittore.Questi gli raccontò
il
chinò
s'in-
Angelica
amici
—
ci
scusi,
die
buoni
atto
che
famosa
sospiro:
un
non
ammazzandomi
Il marchese
in
quadro,
ciglia.
Angelica,comperandola
me,
fin oltre ai
persona,
stese
rispetto,
e
bisogna
Mi
al
la
ecco
esistita
con
se
in
onesti, due
aggrottò
con
pittore,
Soltanto
ella,quando le dirò che la signora
non
Il marchese
mari.
spiegarsiil segreto
di dietro
Lionello
uomini
Beckerschaft
von
di
cercava
Marchese,
crederà
Mi
cercare
graziosa innocente.
incantato,
—
i corsari
parevano
scendevano
alle spume,
la
dove
riluttante,la faccia rixolta
iagrimosi
e
quest'apparizione,
quando
umile
scoglio
profondità dei
nella
soccorso
COLORE
lo
contro
Il bel corpo
stretta.
indietro, gli occhi
un
irOGXI
donna
un
curioso
ideale.
meno,
feno-
Angelica.
76
in
lui
abito
Angelica.
il
il
Né
Questi
brutta
le
questione,
strida,
l'avvocato
per
conclusione
le
Angelica
ideale
si
non
il
che
uova
fu
perduto?
a
male,
se
il
primo,
accomodò
a
un
a
l'avvocato
un
invitare
le
poi
e
e
e
mente,
final-
Melone,
pappagallo.
seguita
una
i lamenti
troncando
tutti
nel
bel pranzo
tutte
bella
entrare
pittore;
sarebbe
ne
marchese,
afì:Vettava
nel
della
veduto
spaventare
e
anche-
droghiere,
del
casa
da
il
aveva
mantice,
un
bianco
l'ebbe
se
dalla
:
applaudirlo, quando
poi
che
quello
come
cravattone
un
chiaretti
guanti
di
e
greco,
Angelica
soffiando
con
finito
avevano
bella
COLORE
bigliettinoprofumato
un
Oldofredo,
la
di
paio
un
professore di
conte
uscire
con
ricevuto
aveva
eccoti
e
nero,
I)'0(;NI
STORTE
NUOVE
suo
e
quanti,
albergo,
opinioni come
si
modano
acco-
chi
paga
un
paniere.
pagata
seimila
lire,
ma
e
DON
ASDRL
BALE
Fino
trent'anni
a
più,
poco
di
sua
ma
—
Così
il
lingue
e
imprese,
la
po'
ma
da
sotto
un
melanconico
memoria
e
qui
era
che
e
amori
convien
cristiano
difficile
entrò
in
non
lo
e
zio
dolce
e
crollando
con
la
le
per
magnanimo
e
di
certo
un
spizzico
a
nato
era
po'
sogni,
bene,
a
tre
grandi
lampi,
qualcuno
se
a
dicono,
come
donna
una
divenne
ne
alla
per
in
tra
il
chiaro
e
santa
Asdrubale
i suoi
però
e
l'anima,
don
tutti
Ideilo ;
sempre
Gualche
salvarono
convinzione
Seguirlo
Parigli guardando
gli
matrona;
allampanato
tanto
buona
rosamente
calo-
amò
c^uasi
pelo d'annegarsi.
un
che
cattolico.
e
un
più
dire
celibatario
scherma
buono,
dei
ma
fu
altrettante,
e
imparando
Non
speranza
capriccio,
sierata
spen-
mano.
senza
e
era
musica.
anche
anni, l'età
i8
la
e
feudatario
metteva
zio
diceva
giovinezza,
di
rendita
e
addio.
cavalcare
un
allegra
accomodare.
—
e
volentieri
faceva
glielo
di
di
il buon
struzzo
pagava,
passò
amore
A
di
testa
una
lire
debiti, che
s'ingegnava
cuore
E
di
vita
una
mila
cinquanta
con
o
condusse
passi
quel
dì
il
fosco
rebbe
sa-
che
le
8o
xrovE
vie
lunghe
Col
di
vivere
permesso
\olte
("or.
ore
affollate,{]uellepiazze profonde
assembramenti
che
d'ocìm
STORIE
case
di
e
palazzi,don
bel
un
e
la benedizione
milionario, vi rimase
Asdrubale
dello
sei
zio
il loro
alle
e
di
corse
vide
e
pctit-chicn,
ca\alli
tìuttuare
un
oceano
quei
rischi
in
vivo,
inebriandosi
cinquecento
monete
parte, lucide
di
di
la
con
.Se
cavò
uscendo
da
con
desinenza
una
di
idee, gli
Parigi !
di
parve
l'olio. Più
come
fra
dell'atchis
che
di
di
per
di
Tornò
a
sé
])reso,
diceva, in
aveva
perfino
te^?ano
stesso
Milano
quale
corsa
ammazzata
delle
due
il
sacchi
gioia:
suo
nome
qual
ordine
talloni.
troppo
essere
i fratelli Siamesi
l'arte di
di confidenza
tre
o
espandersi
ore
e
bestia
era
un
e
miglia,
fa-
fumando
campanile,
Parigi nella piena
morte.
a
sfrenata
bestie
sua
sorseggiò un'orgia di
suonava
la
pelato
sole.
sui
di
accorse
tre
per
dita
l'altra,
dalla
molta
.so
sopra
sbalordito
una
di
con
ma
non
torreggiando maestosamente
conoscenza
marono
chia-
duecento,
cento,
raggio
geni
due
è
darebbero
j)osseggono
volta
e
chi
invidiò, celiando,
una
si credette
di
tre
si
ventina
una
di
perfino stroppiato
;
che
carta
una
ondeggiavano
un
crescere
tutto
quei pochi
e
strazio
danno,
Asdrubale
Don
lo
in inselli, e,
goderlo
per
poco
udì
teatro
lo
giuoco
baglioriche
poco
:
quasi mezz'ora;
fra
sotto
mente
special-
caro,
denti
ai
\'inse
d'oro
che
tre
fu soddisfatissimo.
al tintinnio
tutti i
rovesciati
ne
ora
d'oro
brillanti
de' suoi
fu celebre
e
provando
ora
il candore
per
tutore,
raccomandato
mesi,
miglioriamici, ogni giorno più bello, più
alle donne
sava
pen-
mestiere.
è
gran
quegli
e
malato
di
un
reuma
a
cavallo, nella quale
;
ma
a
gliamici
discu-
compiangersi, e
ri-
DON
devano
solita,sapendo che
al
come
È
grosse.
colle
rimase
il
sempre
il
persuadere
fisse. Se
io
di questo
e
signor zio perchè
sapessiil
malanno
soldo.
un
piene
di
mettevasi
don
che
meno
non
Anche
meglio, preferìsempre
giulebbe ai liquoridi fuoco,
alla
lunga
corrige all'ombra
del
suo
e
la
in
colore
di
imposte,
un
man-
mezzo
a
Somma,
raccapricciare
resima
qua-
uscì rabberciato
alla
poi l'acquafresca
col
carrozza
così via
nome
parlassedella
si
se
quando
d'allora
in
mangiava
faceva
arie
polverose,
le
al campo
erano
a
ballato
avrebbe
socchiudeva
si
il
bel
di agosto,
sole: notizia che
di Galeazzo.'
corta
prima
sera
soldati intanto
quellagioiadi
strada
dirvi
ben
affumicati,rannicchiavasi
flanella,
e prima di
Asdrubale,
occupato
toglieva il
Asdrubale
don
gerli,
leg-
senza
guardasse dalle
giornatecalde
Erano
I nostri
sbadigli,
sotto
che
giovinetto che
occhiali
telletto di
si
in
sottovoce,
tutto
e
vorrei
greco,
perverso,
sole, e
le sballava
tappato
sedie, tagliandolibri
rispettoalla fede,
un
a
l'allegria
per
mesi
tre
per
frequentideliquii,bestemmiando
con
salvo
sulle
gambe
Asdrubale
però che più sfiaccolato,
più ossuto,
vero
più pallido di prima,
casa
Si
ASDRUBALE
di
al
cavallo, la
seguito unVrrata-
palazzo paterno, ipotecatosette
volte.
necessaria
era
impensierì,
e, visto che
la trasfusione del sangue
d'agnello,sì diede attorno
dote
buona
e
una
a
pieno di premura
cercargliuna
moglie possibilmentebuona anch'essa e casalinga.Don
Lo
zio
Asdrubale
che
se
ne
si sentiva
invecchiava
;
oltre
a
a
stracco,
vista
ma
d'occhio,
ciò la sazietà di
la volontà
era
—
K.
De
Marciu.
Xt'oce
storie d'ogni colore.
zio,
degna d'ogni
quellavita,i debiti
a non
acquistatalo con.sigliarono
'i
d'uno
e
spetto
ri-
rienza
l'espe-
disprezzarecerte
82
NUOVE
idee economiche.
e
come
Don
della
anche
da
il
di cominciare
I vecchi
politica.
clienti, che
tempo
a
di
al
ore
don
giorno
Asdrubale
fra
i
in
portato
Asdrubale
sprofondavasi
bella
la
bianca,
e
diversa
dal
aprire un
solito
due
La
tessa
con-
alla
nuova
delle
vita,
don
grazie,e
una
paura
sentì
di
modo
quanto
sì
fu
godere,
impreveduta
che
gli
luce
sì
e
di
parve
apprensione presentitagià prima,
mai, veniva
quasi
a
dal
proveniva
sottile di corpo,
per
d'una
lui.fu l'apparizione
ne
di
papà
era
la mamma,
come
Per
triste
una
che
all'anno
capo
occhio.
terzo
discussa
non
di
quasi
gioia che
Solamente
ma
in
ma
possibilevedere.
era
almeno
sbadigliava meno.
bambina,
una
il regno
nuovo
a
registridi partita doppia.
quellacasa
lo sperava,
Non
zione
qualche ambi-
si rimise
Leonilda, giovanetta tutt'affatto
aveva
(l'eredità
disgustatio trascurati,
perduta la strada, ritornarono,
e
vita
una
dopo
e
frusto
e
palazzo,
testamento,
suo
migliorie agricole, dell'educazione
prole, se veniva,
avevano
di struzzo,
seppellirsidomani.
domestiche
cure
delle
grossa),
della testa
sperò dunque,
quella delle
era
firmò
uomo
un
Asdrubale
nuova,
il
all'oca
egli fosse
se
COLORE
zio fu contento
Lo
fare il becco
per
D'oGNI
STORIE
dirò
quella beatitudine
turbare
vedere
la
estenuata
e
;
piccolaJoletroppo
floscia per miseria
sangue.
Fu
allora
specchio,
si
stento
si
che
di
accorse
rassegnò
alle
il quale,ponendo
hanno
la
avrebbe
aiutato
Asdrubale,
Don
una
essere
coscienza, assicurava
la bambina
imprudente
stato
dimostrazioni
mano
guardandosi
di
celebre
un
sullo stomaco,
che
una
in questa gran
dove
brava
nello
e
a
tore,
dotmolti
nutrice
fatica del vivere.
84«-
NUOVE
suoi
capelli,e
dito
.per
che
d'OGNI
STORIE
lìngendo
dito, colla
carezzarle
di
contro
cgrc;
Anche
Àsdrubale
soffrisse per
riuscivano
nulla
le
piangere
di
di
braccialetti
che
se
mani
librarsi
cinque
coi
e
due
bsl
mese
La
che
che
e
vano
face-
cucchiaino
un
veleni.
il
lula,
seguitare qualche libele
tentarla.
a
passi di
braccio
e
rinvenne, finché
guiva,
se-
sulle
il
premeva
la
e
allora
portavano
La
cadeva
corsa
semiaperta
pannicelli,col
colma
aveva
preferivainvece
mai;
innanzi
sei
mitigarne
quando, inginocchia
preziosiJole ne
e
a
goccia,colla promessa
dendo
dividi porcellana e
la bocca
mano,
stille fredde.
riscaKlavano
o
piccina
tenendo
una
quei
che
ostiche
mamma
puntellavasisul
coll'altra
volta
la
ricordava
ne
sue
a
proprie gambe,
una
ancora
di ninnoli
colle
dopo
di
alla
lei,la pregava,
non
veniva
ma
rorida
più
di
medicine
le
rabbia
di
a
e
ma
i fiori colti
ran-
cente
l'inno-
più
paterni, affine
d'oro, di bambole
bambole
cesta,
del
covasse
suoi, molto
non
e
lei le stille di
con
cuore
mare
sorbirne
mano,
una
il
ancora
innanzi
in
amava,
ingiusto che
pareva
artifici
gli
làgrime di
strappavano
Di
peccati
nulla
a
;
pene
lo
lui.
don
a
,,
fila che
in
Voleva
stadfo.
uno
dell'animo
fondo
nel
che
a
volle
mani, le ripassava
le
fissa
mente
Jole gli ripetesse tre
sospettando
COLORE
sul
fiato, colle
fronte
letto,la
e
carezze,
al finire d'un
mese
di
giugno
E
un
qualche
quando
è
frumento
odore
di
volta
vicino
già
pan
il
il
giugno.
verso
e
e
ricordo
giorno
raccolto, per
maturo
fresco
il
Mi
bronzino.
il villano
le
di
San
campagne,
Sentivo
mi
d'aver
giato
passeg-
Giovanni,
piene
nell'aria
di
un
diceva, coll'aria di
DON
[iossiedeun
chi
rialto
le
morti
frusciava
quali
l'alito
come
e
vi
se
gambo
perfino
del
fossero
in
fiordaliso
alzano
dalla
mila
cento
strada
incontra
ragazzi,
mentre
solleva, lo batte
come
e
alza
le
gambe
sul
scendeva
da
casa,
e
una
fino
a
dipinte, che
fosse
e
tenda
col
Se
dei suoi
nano
cintola
dei
calzoni, 'lo
battere
di
carro
sericord
mi-
senza
paglia
che
ride
pianta che
ombre
papà
mamma
ne
cavallo
Quel
ne
avrebbe
turbante
e
attinse
alto
e
e
sorrideva
con
bere
di
uria
si chiamava
quando
sguardo
aria
l'acqua,
quel-
portò
ne
uno;
lo
dove
moresca
gibboso
comperato
fissava
della
tetto
quelledelle palme
a
volle
Jole
entrare
il
fontana
una
orientale
cercava
superava
vive
armento.
un
la
il sole che
contro
sue
usciva
giaceva malata,
dipinta a paesaggio
guarita. Jole ascoltava,
pastori
più
inutile. Il ragazzo
villa, dove
terra,
le
diacciata.
camello
fanno.
che
?
circondavano
abbeveravasi
tazza
schiamazìkno
terra, ammaestrando
un
cosa
si
rispetto.
Un'antica
mescolava
e
una
il
?
mosconi,
e
sempre
sopra
senza
della
tutto.
per
può
ofii
sugli
e
i
il
gambo
morire.
camera
giardino
alla
piegarsi,
l'argent
dell'oro, del-
al chiasso
pancia a
si
fosse
se
Jole doveva
La
dove
slancia
lo
e
passa,
colla
spichévfra
lucciole. Fra
il sentiero
uti
scintillamenti,
polvere
più,
lungo
sta,
colore
ronzano
di
forse
e
di
scarlatto,
nuvoli
saHrei
mezzodì,
delle
mezzo
bastava
mandare
latte, e
volante, lo afferra
cer\'0
il
quell'aerino
per
mare
del
margherita;
cicale,
il villano
un
la
e
caldo
il papavero
cresce
un
vicenda
a
anche
Infatti
vedere
per
incresparsi,prendere
e
fame.
di
guardar giù
e
che
segreto,
gran
si sarebbe
non
ASDRUBALE
di
chi
ella
quei
a
è
di-
86
NUOVE
Sposto
bale,
credere
a
mani
l' una
quattro
col
che
che
medesimo
tempi
sa,
lo
più
oggi vogliono
queste
afflitto,
ma
andava
morire
Croce.
peli grigi,che
e
le
e
nella
alle
poteva
piegare
divenuta
l'occhio
limiliare
nel
perpetua
il
fino
non
o
brividi
per
certe
con
e
di
la
invocano
si
ripeteva
un
di febbre
rughe
e
e
nel
certi
vano
quei giorniscaturi-
Jole più quieta,anche
testa
mente
sopra
mai
nei
dato
brevi
era
non
al
suono
Però,
stessa,
se
poltrona
una
dormire,
ma
poter dimenticare,
senza
orecchio.
rispetto a
aveva
fisse
sulla corda:
rannicchiato
smorte,
si
bambini,
altri consolerebbe
certi
per
suo
marito; anzi
quelle
in altri
che
Asdrubale
Don
tanto
non
volta
qualche
esterrefatta
balzava
pietà,
che
qualche mezz'ora;
rappigliarsidella
ignoranza,
nel
tinture.
contessa
tratto
ballano
domani
trascuratezza
passava
tratto
I
appannato,
la notte
quasi un
una
scopo,
dottore,
madre.
unghie
Quando
velare
cone,
bal-
un
col dito
uno
ma
evitare
poteva
non
bavero, coll'occhio
la
a
ritornava
e
ruvidezza,
quel falore, onde
con
sotto
sua
e
la Santa
guardandosi
di
vetro
contessa
donne,
cose
fino
veniva
vecchio
un
le
anche
inutilmente
fresche, seguendo
e
pensiero, senza
la
per
guarita la
aveva
dicono
attraversava
malata.
noto
e
Asdru-
basso, colle
capo
perseguiva
là del
un
don
ma
schiena
mosaico,
aspettato in quei dì
celebre,
la
campagna,
senza
a
silenziose
al di
correva
al lett"j della
Era
sulla
modo,
piacere:
dietro
del
disegno
dava
C«1L0RE
resistere, usciva
cinque sale,
il
far
per
nel!" altra
o
passo
mosca
tutto
sapendo
non
d'ogni
STORIE
d'una
sia
o
voce
mensa
im-
per
per
vera
che
poteva
intervalli,che
vano
divide-
un
preoccupazioni,ella
segno
stessa
si laceva
a
ASDRUBALE
DON
consolarlo, gli ricordava
a
87
servigio promesso,
un
quella tristezza
rompere
gliandolo
consi-
qualche giro
con
all'aperto.
Don
il
giungeva
la
filo di
che
a
in
solitamente
momenti
quei
tutti. Ella
di
San
Don
guaritial
Asdrubale.
inevitabile,diventava
lasciavasi
il
cadere
spesso
dei
nome
Credeva
di
altre
affatto
cose
allora
Passavano
importuni,
di
che
di
sopra
mi
Egli
hai
aveva
la
più
gioconda,
stima
tono
dominava
:
chiamata?
dei
di trecento
fatto
visi
litanie
trafiggevail
pur
inetto,
lontane.
d'altri
memorie
quelle voci
sul medesimo
Perchè
e
mormoravano
melanconica,- che
ed
e
quando la mente, stanca
idea, divergeva naturalmente
diverse
vita
nella
brutta
pregare,
dall'insistere sulla medesima
ad
un'ora
dizione.
bene-
madonna.
della
e
liquie
re-
rando
gradino dell'altare,mormo-
sul
santi
ancora
di
quella
smarrito
più
sempre
utile
dalle
tocco
di
contatto
all'avvicinarsi
che
ma
altri,specialmente
molti
e
più
la persona
fazzoletto
un
vecchia
una
fastidiosa devota,
pareva
Luigi Gonzaga
erano
gl'innocenti,
che
gli pareva
giunse
una
portato
aveva
non
calori dell'infanzia. Riebbe
come
supremi
tre
o
dove
casa,
dove
quando
ancora
speranza
zia, ritenuta
della
e
mosca
pietàritrovasse quasi i
sua
un
d'una
rumore
ritiravasi due
e
piccolo oratorio
solo, nel
tutto
ore
fìngeva ubbidire
Asdrubale
«
tempi,
di
fantasmi
donne,
E
stravaganti....
una
voce
e
cuore
mi
Perchè
nosciute
co-
persone
al
argentina,
mente
ripeteva noiosahai fatta
?
nascere
».
del
bene;
pagati
clienti,rinnovata
gelsi,messo
a
una
nuovo
i
perata
debiti, ricu-
tati
vigna, trapianun
ossario
caro
88
NUOVE
ai
dalle
contadini; benedetto
di
vano
averlo
altra
gatto
;
e
anche
coi
un
cane
della
col
che
In
di
uno
e
campana
che
un
Il
serrata
dalla
accennò
conte
di
forse Maso
come
di
altro
tocco,
lo
tutti i casolari
poi
un
scimmia
il compenso
che
udì
le mani
Maso,
schiamazza
il
spesso
sua
spiro
re-
ragazza,
qualche
si alzò
il
colla
di
tocéo
Asdrubale,
nell'atto di
dei
vecchio
più
dall'uscio
cenno
un
socchiuso
e,
perchè
mano,
la
passione.
sì col
l'uscio
capo,
dopo
campana
altro
più
il
giro
sparsiper
fioco
di
si
rinchiuse
eglisentiva
attendeva; ma
piombo. Quella
e
tozzo
un
una
accostarsi. Don
calva
testa
bella,
cresceva
polpaccidella
morte.
a
la
fra
Eccellenza, fé'
era
adagino, e
chiuso
l'anno,
al-
il tamburo.
frettoloso
passo
difendersi
per
Sua
bocca
i
fatto
volta
una
trova
rosso,
uni
aveva
hanno
questi vaneggiamenti
servitori, caccia
visto
naso
ninfa, batte
col capo
stava
sta
il
€
pagne,
cam-
come
guadagnato
cerretano,
l'allegria,
guardando
di
che
sapere
il vecchio
infarinato
vestita
non
lontano,
straccioni
questi
vita, e
volto
ma
le
strada, peggi©
pulcinellasulle fiere,fra
di
anche
;
loro
e
chi
lazzi
da
avrebbe
lei
Per
amata.
onesta,
e
vederla,
neppure
dicastigarlo
sulle zampe
gli lasciasse Jole,che
poterla vedere
almeno
male;
ricorda'
palmo
a
sulla
camminava
che
almeno
assegnava
che
modo
aveva
nudo
e
povero
Bortolo
ma
vecchie
tempestandogli palmo
riconducendolo
del
quali
giuocare al cavalluccio, poteva ben
visto
maniera,
ancora
alle
spose
Dio
qualcheconsolazione.
meritare
COLORE
dote, compiacenza delle
una
sempre
d'OGNI
STORIE
tre
poco
ad
i
piedi
suonò
annunciare
miglia
che
un
a
Jole
moriva.
Le
vecchie
raccoglievano
i
bambini,
che
giocavano
DON
casa
per
del
li
e
li
Asdrubale
facevano
ragione. Gli
la
queste altre bambine
poi
tutti fare
guardar
le
un
domandare
nelle
stretti presso
di
la
verso
figliuolache
fondo
della
Asdrubale
si
Per
nella
non
di
chi
poco
presente
softVe
con
guardano
si riduce
alla
non
Sopra
una
e
calza
dietro
e
a
un
gliata per
dottore
a
si
posti
impeti scom-
tratto
allo
erano
guardarla più.
capo
spalla.
una
stipitedella porta
anche
nel
più gli
considerare
misto
a
usati in
lo
è
arresta
la
dolore
come
vicina,
trova
A
disgrazia
sua
onde
si
remotissimi.
tempi
per
a
poco
spavento,
bevendo
stanno
sedia
vicino
di
alla finestra
cui
grembiale bianco,
un
E
momento
un
ancora,
ma
forse
più.
gonnella celeste,
terra,
una
una
—
campanile.
immaginato.
di tortura,
finestra; le pecore
le vede
:
aveva
a
Jole A'olgelo sguardo
di
desiderato.
quello stupore
strumenti
?
l'uscio, col
tratto
quanto
prima
qualcuna
certi
presso
avviene
l'anima
che
quel
da
entrando
fondersi
con-
seguiva cogliocchi
voleva
alzava
essere
fortuna
nostra
gioia, che
meno
e
si attaccò
di
accorse
muro
e
dell'agonia,una
il vecchio
stanza,
polsi
muore
fissi al
non
Don
•-
uscire melanconici
e
strette
e
i
Perchè
la madre
zia
—
udire
—
lei,per trattenerla
basso, guardava il
Don
che
piangere. La
nel
^
croce
ultime
quasi invisibile,ma
Maso
:
galline,o cogli occhi
fìssi,senza
e
di
segno
Jole dibattevasi
lotta
di
pareva
gradino
signorina.
martellare
sentiva
e
la
Muore
—
vedeva,
sul
inginocchiare
susurrando:
focolare
89
ASDRUBALE
colori
cerchio
terra.
diversi, e
di
manica
una
e
pende
vesti,
fino
a
penzolante dall'altra parte
sotto
legno
alcune
sono
e
due
una
scarpe
carta
rovesciate,
d'oro
strata-
Il
guardava
conte
improvviso
bianco,
grande.
Se
avete
Ai
La
non
le
so
mani
singhiozzare,
e
baciarla;
copri
essere
si
sulla
passo
della
tessa
con-
il
Sopra
meglio
più
letto
bambina
oltre
la
col
baciata
fu
che
si
che
guizzò
arrestò.
Ella
morta,
mentre
al
che
la
videnza.
prov-
per
madre,
suo
dal
da
gettando
papà.
e
non
il
tutto
per
inginocchiata
era
la
zia
e
mormorava
e
anche
un
la
dolori,
quei
precipitarsi
corpo,
avvicinava
orecchio.
suo
l'animo
rotto
e
ma
tutta
un
consiglio
quale
a
la
testa
tavolino,
un
io.
penserò
conte
Asdrubale,
Don
la
tentate
movimento
un
il
corpo;
stendeva
a
è
caro:
non
sentì
frenare
suo
passargli
bianco,
cuore
contessa
seppe
scriveva
un
uscì.
dottore
Il
di
accorse
Maso
vide
ginocchio.
in
mio
funerali
si
non
e
braccia
sue
troppo
d'aspettarsi,
Era
—
punto
dottore
caduta
pareva
tutto
le
Ira
COLORE
Quando
il
testa,
stringeva
che
era
la
quel
voci.
di
alzò
e
zia
la
a
sussurro
innanzi,
D'OGNI
STORIE
MUOVE
90
grido
difese.
lui
di
Jole
cominciò
sopra
Jole
spavento,
non
leva
vo-
Il ragazzo
giorno
pipa,
croato
non
il
che
che
di
porcellana,
buona
la
Barattino
fumo
spesso
?
ginocchia
dodici
ancora
disse
:
nel
trovata
E
la fumano
in
questa
d'uà
sacco
sulla
bella
una
bajonetta
col
pipa
Senti
Croateria.
il
anni
Vedi
—
d'infilzarmi
ranocchio.
come
vaso
com'è
Barattino.
mo?'a,
aguzzò
scaldarsi
del
l'ho
tentato
un
amarognolo,
a
gli
questa
aveva
s'infilza
come
babbo
suo
Barattino
torse
aveva
le
labbra, assaggiò
pianse
le
mani
sergentone
di
a
gusto,
quella
Baratta, che
e
filo
un
d'allora
stufa.
Sedeva
pareva
una
di
quel
venne
sulle
mela
STORIE
NUOVE
94
al
cotta
sole,
il ragazzo
che
giorno
mise
gli
gli
la
d'ogni
fumava
Barattino
di
toccò
nel
mora
colla
bocca,
È
confessore.
Va.
bada
e
e
riportarmela
a
dirle
da
cosa
ha
d'ogni carte
buona
ragazzo,
qualche
ho
intatta, perchè
più
mi
Questa
—
il
e
il babbo
la Crimea
dicendo:
sacco,
soldato,
andò
partireper
fortuna.
portata
sempre
babbo
naso.
degli anni.
Passarono
COLORE
pif,puf, il
e
col
d'OGNI
di
prima
morire.
d'un
colla
tornò
e
che
si
non
che, vedendolo
e
angustia,domandò
nala,
alla Cer-
pipa
la
per
del
avrebbero
non
sergentone,
prima
dato
infatti
e
più dal
muoveva
tutta
cosa
di
mesi
E
la
pipa ?
che
si
disse
per
la
—
croato,
quattrino
un
non
:
let-
suo
tanti
dopo
entrare,
dottori, più esperti di quel
sopra,
di
vita
che
notti
tre
passarono
—
l'ultima.
venne
vecchio
Il
mani
la
la
screpolata,ma
testa
il babbo
ticciuolo
un
i Russi
pezzo.
Trovò
I
\'ide
la Crimea.
partiper
Barattino
del
che
figliuolo,
turbante
bel
pipa
la
allungò
non
di
diede
mano,
seduto
stava
stracci
più
intorno
fumo
la
prese
alla testa,
il
anche
letto
pie del
a
dalle
inora
con
quando
e
sergentone
era
spento.
Barattino
divenne
Passò
il
Milano
era
sana
rimasta
il Ticino
re), vide
nemica,
colla
come
egli
con
i Tedeschi
e
testa
un
bel
e
Vittorio
a
fu
nominato
(era
soltanto
doveva
gente.
ser-
rale
capodiera
ban-
Palestro, pigliò una
giorno
di
giugno
screpolata dall'altra parte,
il corallo.
malconcia
Baratta
Quel
dì
accadere
che
la
entrò
ma
la
pipa
fosse
inora
qualche
in
cosa
di
SPEZZO
CHI
ai
perchè
grosso,
bisogna
segnali non
passò molto
il tamburo.
avevano
un
braccio
a
ma
non
da
braccio
da
può
Baratta
andò
tenente)
bella
una
Vittorio
a
nare
suo-
tornò
a
Custoza, ebbe
!è
come
zato
spez-
scaglia di bomba,
aggiustare,mentre
sempre
lo
(nel frattempo
se
ma
pipa
una
le quattro
rompere
un
gambe
puledro.
un
la
Verso
tende, il
le
che
tempo
fesso, addio
di
suona
95
bisogna credere,
Il tenente
vestito
si
PIPA
disprezzarli.
nemmeno
Non
LA
intanto
sera,
si
che
lontano
lontano
ca\ano
sulla
sullo
porcellanae,
sentendo
qualche
del
rossa
bassi
i
:
pioppi
sanguigno
dei
lumi,
lucci-
e
picchiaAacol
che
puscolo.
cre-
gemiti,dei sospiri;
no
stelle. Baratta
prime
piantare
su
sfondo
dei
si,or
or
riga
canneti
dall'ombra
si vedevano
là le
e
qua
dai
di
sedersi
a
lunghi
Venivano
finivano
rivolti alla
salivano
facessero
dell'orizzonte.
i soldati
andava
cogli occhi
nebbie
Le
pareva
Baratta
tenente
rialzo di terra,
che
c'era
perino
tem-
tutta,
ancor
pif,puf....
I
globuli di
sereni
per
fumo
pacificidel cielo,e
e
virtù
quella grande
ricordava
anni
in
in
e
fra i due
l'uno
e
di botte
caserme,
più dolci
e
con
ore
calma
fuor
campi
della
acre
che
differente
avrebbe
saputo
e
di
toccate,
risiede
da
mora,
nel
naso,
della
della
battaglie,di campi,
quel
della
sarebbe
che
mora,
nell'aria,riconduceva
come
quello
quale preferire.
più quietedel giorno
più domestiche,
del vecchio
profumo
ben
parlavano
date
nelle
sempre
diffondendosi
non
l'altro
il
nei
molti casi della vita dai dodici
fumo
un
si "diffondevano
e
di memoria
quel momento
poi. Era
polvere
Se
salivano
a
e
che
di
cedeva
suc-
saliva,
le memorie
dire
la seggiola
che
porta al sole,i porcellini,
96
NUOVE
STORIE
OGNI
D
grufolavano in frotta sulla piazza
i carri di fieno che
del villaggio,
la collina,e poi quel
scendevano
il sergentone
lettuccio dove
spento
e
—
filo
sempre
per
s'era
pif,put,
—
qualche volta, seguendo il
invisibile d'un
poroso
pensiero vail
come
fino
andava
della
trengo,
al
e
quel
a
la
fumo,
mente
il padrone
croato,
pipa, morto
a
Pas-
paesellolassù
suo
in
Croateria, coi tetti di paglia,
—
pif,puf.
respiroera
suo
alla
la
gola
mora
della
i colori
fossero
al
mora
pif
—
;
per quanto
perduto
avesse
freschezza, per
dei
fiori
e
dei
scomparsisotto
confronto
suo
cosa
il
attraverso
passato
della
—
sua
anche
Poveretto!
—
quanto
ghirigori
lacaligine,
valevano
COLORE
CHI
quellequattro
di
di croato
ossa
Barattino
cosa?
LA
PIPA
puf
—
del sergentone
ghiaja?! E
che
SPEZZO
sepoltoin un
—
Baratta
almeno;
che
ma
fra poco
andare, più che
il fumo
della
pipa, che vaneggia
fumata,
fondo,
Da
con
queste riflessioni il
lui per
provincia a
nato
uomo
di dormir
le altre
numero
dei
Baratta
non
fuori
del
di
giornali,
solito
un
gli
stanno
imbottirle
una
d'un
mora
e
tener
di
soltanto
della
e
si
una
lasciava
veniva
non
E.
sera
De
AIarchi,
di
fagotto
sapendo
Non
del
giorno, e
attaccò
colla
a
fornaci
pipa
chiuderne
.V«0';e
poi
il
tato
divenin
cui
come
mente
speciall'anima
tutta
con
testa
di
che comperò
ciliegio,
A
questa
Cernaja,di Palestre,della
la
l'istesso
tagliarela
finì col
grandi occasioni, negli
poche
un
piazza,
cui si vedeva
specie
ore
si
Per
peggior penitenza
volte
tre
di
insegnarglila mitologia,e
la vecchia.
nelle
—
—
a
città
una
la
dato
man-
sciarade, perchè
le
sorella
sua
conto
in
quando
; e
le sciarade.... E
annegato.
sera,
una
pif,puf....
—
7
a
è
l'amaro
caffeino della
sul
ore
quelle maledette
quelle della
vita
vita !
piedi è
lettera. Per
frusto,
abiti
i
nemmeno
rapporto
arnese
e
in
Che
sonno.
indovinare
pensato
di scrivere
prima
del
dodici, di leggere
aveva
La
sé
di sé
dirlo,fu
é lecito
quattro anni
dodici
capiva
non
Di
?
risvegliava
sempre
pipa fredda
se
le mani
ciondolare
per
si
colla
e
o
cura
menar
a
di
babbo
tre
far la
né
manca
d'Italia si assestarono,
anche
Barattino?
nell'aria.
non
rimasto
era
lasci traccia
non
tenente
ciera malinconica
cose
alla
e
—
mucchio
degli occhi.
il bruciore
né
una
le
pif,puf,
—
cosa
di
e
niente
una
97
del
morte
fumano
fra i
di
denti,
bene
storie d'ogni colore.
il
e
anniversari
sergentone,
più.Si
se
rere
ricor-
mentava
addor-
nima
la buon'a-
cupolino,chi
sa
98
NUOVE
Barattino
volte
quante
dalle
rimaneva
gli
pieghe, portava
finì col
diventare
polmoni
la
bene
stomaco
c'era
pipa
nella
tenente.
Non
—
d'essere
da
Già
offrivano
Baratta, che
pipa
avanti
e
chi
militare
gl'impediva
di
ne
prendere
fuma
ad
il
tuo
gersi
accor-
dente
pen-
se
irrugginire,
voleva
per
grande
la
andare
allegra,
e
grande
una
il
per
quanto
mezzo
anche....
perù passare
Roma:
a
sapeva
la città
comodo,
era
di
catena
a
se
altro
c'era
teologia, non
quella
risoluzione.
militare
deposito
scienza
il posto
;
d'una
avanzamento,
un
d'un
di
di
To'!
anello
fiera,
triturarsi
di
cominciava
ma
mezzo
fosse
desiderio
piedi,
—
qualche grande
presa
gli
i
buono
un
d'addosso
screpolato, destinata
muro
agli uffici
sua
il
come
un
avesse
non
vecchio,
era
ha
nulla, quel
all'ordinanza:
dire
poi
e
Nei
—
del Commercio
la salute
sassi, d'impiccarsiper
i
mordere
si
scrollarsi
di
nari.
vono
quarant'anni ser-
a
sebbene
ipocondria,quella voglia
di
narra
del Caffè
gambe, quando
ch'ei potesse
modo
si
—
locomotiva.
una
ma
il fumo
pif, puf
—
dalle
Cecchina
sora
padrone;
per
uscire
quel
;
fiamma
avere
le
ancora
!
pagliericcio
vedeva
vecchio, perchè
era
non
stivali
mandano
egli doveva
Baratta
fritto nel
respirazione,come
sua
diceva
—
—
non
la
che
draghi
certi
COLORE
mattina, quando
alla
L'ordinanza
D'OGNI
STORIE
luzione
riso-
?
Un
giorno
la bella
—
—
padroncina
Glielo
Colle
parte, due
e
in caffè
entra
devo
sue
belle
Baratta
:
Mi
—
dia
dice
e
un
scegliere io
belle
manine.
manine.
osservò
In
che,
Erminia,
sora
sigaro,sora
Erminia.
—
?
—
Erano,
faccia
a
alla
barba
esagerazioni a
pendeva
fatta, non
uno
chio,
specsi potea
NUOVE
vide
le
STORIE
robe
sue
di
stipiingombri
di
non
avvisata
di
le
la
andare
ho
non
per
vivere,
nel
fornello
morire
gli
ella
che
la
che
che
si
che
che
degli
strati
a
sua
mora,
vita.
se
tasse
lamen-
ne
quel pover'uomo,
di
attingereil respiro
l'avrebbe
si
fatto
ella
soldatesche
non
tossire, quando
allo
parve
la
aprendo
guariva
un'indifferenza
ostentasse
pigioni,
colla
se
di
conteneva
più, al punto
; colle
abitudini
delle
questa,
pigliava
luogo,
sua
pipa, perchè
male
la
Erminia
sora
a
l'aveva
Se
un
non
lungo;
muso
della
Soltanto
poteva
in
proprio bisogno
aveva
rimasta
finestra.
ne
il
? Meno
era
che
è
non
coll'abitudine
della
amorosa
detto
facesse
o
tutti
Ma
Egli
vizio.
;
capo
tutti, ma
con
l'ultima
e
del
vivere
a
acciughe ;
prima
Io
occhi
gli
costano
fumatore.
Infatti
buchi
sono
gli
e
nale
quell'arse-
tutto
chiari.
erano
che
moderne,
stanze
come
patti
ticcio,
brucia-
chini,
stecchi, di boc-
buon
il
lupo perde
i
e
di
inteso.
per
di
i tavolini
e
di
e
d'un
tasche
dava
ne
il
prima,
uomini
nelle
se
quarant'anni che
che
cassettoni,
pipe, di mozziconi,
fermenta,
capitano
colle
nei
colore
un
scatolette, di raschiature
che
il
COLORE
OGNI
prendere
stesse
il fumo
entrare
D
non
Baratta
stesso
superiore
alla
sua
rassegnazione.
Egli, che
donnesche,
e
fra
:
le coltri, voltosi
disse
:
faresti
ch'io
E
—
inutile
meglio
fumi
in
a
camera.
e
a
che
dirmi
mattina
una
lei
tu
di questo
con
abbia
darsi
che
querimonie
vittima
sentì
la
un'insolita
a
addirittura
cente
inno-
tossire
burbanza,
soffocare
che
di
soddisfatto
parte, troppo
rassegnazione,
rassegnata
delle
sopportato
fu, d'altra
non
cieca
questa
avrebbe
non
non
le
fra le coltri
vuoi
;
più
CHI
ti
Ma
—
—
Sei
tu
Sei
tu,
che
voglio
fumerò.
di
che
Oh
Ma
sempre
il fumo
di
intorno
paradiso.
le
al
sua
nei
povera
donna
di
corpo
a
non
togliersila pipa
dita. E
e
gli
per
a
per
di
con
di
veniva
un
scusa,
e
sulla
cosa
riprovevole, ma
di
essere
stava
ma
goccia d'acqua
bianca
arieggiata,tutta
il
momento
I
sarebbe
soldato
il
tavola
che
curiosa,
stata
curiosa
dovuto
guardare
a
colle
due
volta,
per
dispettoalla moglie, ma
immutabile.
un
La
i
tamburello
di fumarne
di sensibile
la
stata
a\esse
rassegnarsi
e
centrato
capitano,con-
bene
sarebbe
vecchio
la tentazione
qualche
mente
special-
sera
rabile
provvigione d'aria respi-
ma
bronzo
bocca,
di fare
lenò
avve-
nuvole
pare\a
una
far
a
fresca,
suonare
il gusto
di
e
lucerna,
beveva
usciva
quarant'anni un
travicelli
della
tempo
per
bene.
stanzette,
pensieri. Egli capiva
pipa
una
combaciavano
tre
via.
nell'uscire
inghiottiva amaro,
camera
usciva
andò
ne
respirabile:volavano
L'Erminia
suoi
altre
trinciare,
globo
se
letto, anzi
porticine
l'aria
in
da
stanza
nelle
bella, lasciando
tutta
essere
se
pretesto
un
nella
non
in
potevano
zitta; di tempo
che
più
più
si
che
spesse
con
e
pannocchia
una
E, borbottando,
—
concentrato
ancor
o
letto,
da
da
non
capire.
scusa....
guardava
in
il
schietto:
stanza
nato
tossire.
borbottò
—
dice
Si
sono
non
fa
scusa....
fumò
Ma
!
fumo,
in
fumare
a
lOI
ciie mi
ciarle.
son
non
per
non
Ma
dici.
diavolo
Scusa,
—
lo
abbia
granturco
—
spalle.
io,
PIPA
il
è
non
le
son
tu
LA
il fumo
è
non
fumo,
alzando
Baratta,
—
il
è
Non
—
pare?
SPEZZO
fatto, che
sora
per
zionare
san-
poteva
Erminia
do-
NUOVE
:02
vette
donne
!)
di
foggia
mettervi
cannoni
sigari,e
borsetta
ricamata
scritto:
Al
Si
vi
mio
vide
caso,
per
cascante
olla
darsi
può
di
il
è
che
un
si
più
(Iella corda
Ah
se
! io
occhi
negli
a
fumar
non
—
—
mani
il
Ho
occhi
più;
Baratta
fa
era
in
la
borsetta
confuso,.
vedremo
seguito
qualche
sai
:
cosa
i dottori
che
l'educazione
si è
tuo
di
non
vai
E
—
poi
—
la
più
si tira
Erminia
sora
snodati
i gruppi,
disse, lìccando
—
...
dicendo
le abitudini
e
che
tosto
piut-
era
si vuole.
f
tossir
Barattino....
che
volta
una
moro
tossisci
e
gruppi,
detto
che
quel
cipolla;
una
per
dire
voglio
non
orso;
tanti
del brodo.
mi
e
gli occhi,
momento
ci sia
un
pianto
il
sono
cosa
su
lunga.
delicate,e,
giurato
Che
con
capitanonon
alzati
dottore...,e
corda, che
ne
il
e
ma,
un
venuto
non
di
restò
venturo
stringono. Ma
delle
aveva
e
sigari dentro,
i
l'anno
avrebbe
uomo
;
regalo ;
aggrovigliato in
avevano
—
è
Baratta
nemmeno
graziosa
sé.
primo
la vista
Capitan
in
fatto
fascio, per
a
manine,
tavola
a
attenzione
a
per
meglio. Oggi
—
mettersi
il trofeo,
che
hanno
e
sul
davanti
Questo
cuore
regalò
bronzo,
posti
belle
il
Natale,
grillettouna
un
a
di
di
fucili
sue
l'iscrizione, e
e
nebbia
—
di
sospesa
quasi posta
aveva
le feste
(oh
moro.
giusto
era
corruccio
trofeo
e
colle
COLORE
gran
bellissimo
sin
molti
i
un
ricorrendo
se,
marito
suo
OGNI
D
veramente
provarne
delle
a
STORIE
vuoi
non
che
gli
io abbia
sempre....
più.
del
dottore
?
disse
arrossendo
sulla
sedia
la
sora
Erminia.
—
Ah
I
—
Baratta
traballò
e
disse
:
—
CHI
Dammi
lo
il
formaggio.
guardò
tavola.
hai
Non
—
io
anche
Il desinare
prima
voltò
lasciò
cadere
la
in
Da
gola
e
che
il
moglie.
di
menarsi
in
pipe lunghe
a
in
fumare,
gli fosse
1
! che
poca
brace,
con
alla
camino,
del
di
dove
(molti
notte
già
in
ancora
sulle
che
d'inviare
cercava
mesi
il
sotto
innanzi
gli
a
ultimi
raccolte
mani
la
il fumo
le
alla
tocco
cucina,
le
domani
dopo
mandava
quasi
testa
se
cucina
cantina, egli
sonato
ginocchia,
fumare
a
in
farlo, e
in
moine
proibito
soldati
andare
né
cappa
e
del
il puzzo
tabacco.
Nella
molte
per
di
dalle
andava
oggi
netto.
prima,
avrebbe
di
della
e
di
meno
sacrilìcio
Se
lumicino
la
mora,
gli
voleva
camino
lucido
gli
fosse
stava
un
e
le
non
suoi, anzi
al
tornò
nessuno
farlo. Una
Baratta
ma
lei,
Baratta
innanzi
braccia.
bagliori, le gomita
intorno
che
fumasse
il ticchio
per
pipa
ne'
compagnia
una
sei
venuto
parrocchia,
volte
imporre questo
sebbene
raccontate),
cose
della
perchè gli piaceva
era
Baratta
era
le
il salotto
casa
di
mano
tutto
zito.
stiz-
pareva
tossire.
capitano
Che
sulla
andarsene,
per
nella
sedersi
anche
bicchiere
Baratta
finire
entrò
tutte
a
si lasciasse
della
di
Però
sangue,
?
mora
mano
fece
così
dico
che
lo
e
andava
cucina,
Non
occhi.
quel giorno,
lumare,
tua
silenzioso.
una
vino,
-inoro?
tuo
l'ora
di
Pareva
il
faccia, perchè il fumo
negli
entrasse
bicchierone
Picchiò
la
tu
molto
vide
via
andò
fu
Non
—
il
IO3
al lume.
vuotò.
sono
PIPA
un
innanzi
Lo
Ah!
—
LA
Versò
—
istante
un
rubino.
pareva
SPEZZO
di
camera
donne
e
là
dei
già
da
grandi
alcune
ore
avvenimenti
si
;
agitavano
e
qualche
NUOVE
I04
lamento,
STORIE
come
se
profonda, È
il morire;
come
se
avesse
la
quando
focolare, la
del
di
memorie
sui
scoppio
di
di
il
a
a
Ahi
Il
capitano
a
in
i
:
vano
pare-
di
la
e
lo
coscritti,
la fantasia
là,
di
galoppando,
quadrato
un
le
mucchi
quanto
fare
pipa
più
che
ne
lire per
in
rosicchiare
più
fiammiferi,
e
cano
brancidi
tirasse
languiva
ii
d'una
di
campo
reggimento
battaglia.
occhi.
conti.
al
lire
cento
gonfiare
lira in
;
:
nuvola.
una
sigari,se
a
nulla
:
trenta
più lire,
e
altrettanti
al)ituati
dir
era
all'anno,e in
tremila
soffierebbe
ch'egli
Supponiamo
giorno
nell'aria
amici
Il
scarpe....
giornate piovose
certe
degli
di
di
dal
tabacco
di
gli riusciva.
paia
altri
soffiato
altri trent'anni
se
gli
degli
egli aveva
seimila
mila
chiudeva
dunque
avevano
pensava
vita
sua
per
si udiva
—
sei soldi
fumasse
anni
chetto
sac-
che
brace,
decapitatiche
conti,
sei
! ahi !
Tornò
si
cenere
un
dei
di
dei
fare
comperato
—
Baratta
mani
andava
cuore
babbo
del
come
cavalleria
la
un
sempre
quanto
per
come
poco.
Provò
aveva
ma
nascet^^
distrarsi,evocando
per
fra
cadaveri, le
e,
fissi alla
della
passa
nell'ombra;
poco
occhi
bomba
una
Sarà
diventata
era
rossi, andava,
quali
il
scoprirnele ragioni nella
piìidisastrose
morti
siepi
Gli
mano
poeti chia-
le viscere
muovono
testa
sua
crusca.
occhi
qui,
di
i
rimescolare,
ventre.
partorisce:
mamma
quella notte
cercasse
sentiva
di battaglia,
campi
che
quell'ora,
nel
si
sui
notte
battagliaanche
si
Baratta
perchè
di
una
baionetta
una
mistero
gran
bene
COLORE
di
sentono
ne
il silenzio
rompeva
OGNI
D
tutto
Se
Baratta
si tien
e
mato,
som-
poi
si
soleva
conto
dei
servirsi, dell'ordi-
SPEZZO
CHI
abituata
nanza
capricciose
pipe
degli
astucci,
del
la
il
pagare
dote
piccola
Sor
fra
le
Chi
doppiare
rad-
poco
Quanto
lire..,.
si
spende
Stato!
Una
non
dì
ragazza.
l'ordinanza,
disse
il
cacciando
capo
c'è.
capitano,
—
?
—
—
Barattina...,
si
capitano
Il
palleggiò
i
sotto
istante
di
e
Non
la
questa
l'avevano
II
nemico
volta
entrò
la
gli
occhi
terra
la
adocchiò
mora:
si
tremare
pietra
del
!
la
bomba
in
un
i
né
spezzata
—
ma
gli
tutta
mano,
alla
occhiata
mano,
sentì
e
Alzò
ciach
un'ultima
nella
lagrime
piedi.
focolare,
diede
alzò,
un
riempirono
bimba.
una
—
la
borse,
—
Sor
portine
delle
dodicimila
grand'uomo
povera
una
per
capitano.
—
d'un
!
schiuma,
far
era
un
fumo
tanto
fumo
via,
scrivere
e
in
via
di
regalate,
e
e
IO5
bocchini
comperate
tabacco
lire
PIPA
dei
e
somma
Dodicimila
per
rubare,
a
delle
LA
era
bel
Russi,
di
scoppiata
cuscino
né
di
pizzo.
i
Croati
dentro.
:
Il
un
sole
tramonta
leggiero
furao
delle
vecchie
si
che
pare
in
di
violenza
i
nebbia,
cime
i
del
dolci
tremiti,
un
tutte
dai
pagliai,
insieme
di
spalla
sagrato,
e
di
quelle voci,
fuggire,
diffonde,
si
li
;
invade
in
chiassuoli
sembrano
suoni
coi
dai
si distaccano
campestri,
le
tutte
lunghi sottintesi,
che
alto
godono
con
sera
esce
senza
immobile,
la
picciolirsi
rim-
un
che
mentre
copre,
è
bruno
suoi
lari,
caso-
diventare
per
l'ombra,
dell'aria, del-
spirito.
Margherita,
alla
suoi
che
gnoli
comi-
dell'oscurità
all'ombra
innanzi
crepuscolo
dai
i
il verde
un
qualche nuvola,
gridi,
dello
quasi
è
avvolge,
o
del
;
che
e
reticenze, coi
con
anche
venire
al
svolge
si
siepi,negli avvallamenti,
nelle
cose,
li
monti
frastagli d'oro
sue
che
bosco
le
tutte
poggi,
dei
prati
fumano
e
cascine,
luoghi più bassi,
dai
le
di
Dai
poco.
sé, raccogliendosi intorno
alberi
grandi
a
poco
sprofondino
stringendosi
dei
a
appoggiata
suo
pensa
marito,
forse
a
un
poco
osserva
la
dal
faccia
e
la
muricciuolo
nulla, quasi fuori
di
sé.
mano
del
Essa
l-siyJBi
"**"
„J
CHE
FILOSOFI
è
dappertutto,
che
lungo
stelle,che
bel
un
il desiderio
dove
nicchiano
•
sentiero
un
vestito
di
credersi
in
bisogna berle,
Il
—
essere
morire,
cosa
una
cioè
specie
Ho
—
—
il mio
più
Son
triste. Che
febbre
—
virtù
febbre
sospiro
nel
i
un
mi
nioso,
armo-
il signor Edoardo,
prima
a
bella
una
Peccato
cosa.
vuoi
fai .''
? Dal
corpo
tre
o
giorno che
rane
.
e
lasciato
ho
nato
lui, abbando-
a
sempre
pantani, le
gente
una
quattro volte
al
zotica,
mese
e
la
sempre.
povero
esercitare
incominciare
egli è
fra
Capisco,
e
stre,
terre-
?
detto
Eugenio,' penso
nell'anima
di
paradiso
così.
che
amico
colla
Hai
cara.
Oh,
laggiù
doveva
—
oscuramento
risponde
—
sciocchezza
una
mia
sia
non
prezioso.
?
essere,
detto
No,
—
nel
così
poco
del
ore
vino
Margherita,
volta
nerla,
soste-
a
corpo
un
deliquio, di
di
qualche
lentezza.
qualche
—
a
ti sembra
non
si succhia
come
;
dov'è.
benedette
queste
cominciò
—
Si, doveva
—
che
presso
una
o
che
dice
;
col
in
altro mondo
un
lui
sogna
il cielo
trovarsi
anche
ama
le
numera
com'è
da
di
seggiano
pas-
gli occhi,
si abbandona
poeta,
un
silenzio
tramonto
con
che
signor Edoardo,
Il
chiude
felicissima
ma
i lumicini,
numera
spariscono,
venisse
se
:
finestre, che
opalino verde,
color
dappertutto, sì,
dalle
e
spuntando,
vanno
la porta
là
e
qua
quell'ora,li riapre, come
è
PARLANO
NON
di
la
signor Eugenio
sua
materialista
convinto
avrebbe
Non
stesso.
?
egli non
collo
missione
guarire gli altri
guarire sé
!
mi
ha
la
gelico,
spirito evan-
bisogno
hai
detto
di
che
KUOVE
OGNI
D
COLORE
Sì.
—
Ma
—
come
malinconie
le
se
fenomeni
tutti
Io
—
non
—
—
se
o,
le
Un
modo
ti
piace
E
questa
Puoi
materia
E
di
lo
materia, guardando
saprò dire.
più,
della
il
come
materia,
Se
—
durare
nulla
per
si
sempre,
anche
eterna
dei
cominciò
che
il
come
profumo
materia, quando
stata
fiori.
ad
c'è ?
distrugge,
se
è
il
verso
?
essere
mi
—
calore,
domanda
cioè
eterna
la
se
la
verso
principio.
Dio?
Un
—
la
sognare
distruggere quello
sarà
—
te
e
anch'esso
deve
coda,
dei
essa
disse il marito, sorridendo.
—
ali
tue
Eugenio.
spesso
in
pensiero?
il
e
—
vede
l'aria ?
Ma
—
care
profondo, così diafano.
l'aria pesa...
Dammi
—
ci pensa,
se
si possa
come
cosi
oltre
E
—
queste
?
spiega, o
so
Anche
materialista
spieg^aun
naturali,
il cielo
—
le
se
dell'anima
Non
—
dice
nome,
—
E
—
Fenomeni.
—
E
? la
l'anima
volta
una
lui.
?
morte
morti
?
Amen.
—
Cioè,
—
nulla,
si
pensa,
cosa
signor
ultime
sente
si fermenta.
vegeta,
altra
si pensa
non
si
non
Si
—
Il
STORIE
che
una
Edoardo
parole.
più
più nulla,
si
non
più
nulla...
vede, si
Anche
sente
il
in
un
pensiero
altro modo.
in
fondo
specie di fermentazione,
mise
vede
un
po'
di
dice
risentimento
Si
è
non
lui.
—
nelle
FILOSOFI
Povero
—
in
ed
che
perchè
Perchè
—
di
noi
dove
neve
nati
son
Ma
—
che
mi
desidera
appoggiare
di
pel
questo
Non
—
so,
che
bello
crede,
non
d'essere
disse
—
Dev'essere
—
alla
testa
conosciuto
Dio
—
dopo
donna
ima
sederglisiaccanto
e
gli ani-
e
?
pio,
amore
spallae
da
—
che
te, è
non
anche
gliperdoni,
—
?
Edoardo
per
tua
fior
un
Eugenio,
esempio, questo
fermentazione
una
nasce
domanda
signor Eugenio,
tuo
fenomeno,
un
che
più
la
villani,
al letto !
l'angelicafarfalla
creare
l'amore... to', per
fa
i
accanto
?
coglierlo
a
—
a
le cacci dalla porta
piante? perchè
goccia d'acqua,
anch'essi
nersele
te-
e
nati ?
vi arriva
nessuno
d'una
maluzzi
le
amarle
felici in questo
:
saremmo
nate
son
perchè
ma
Madonna
la loro
II3
opinioni?
dalla finestra
sempre
Ma
—
PARLANO
sbai-azzare. Tu
può
ne
entrano
trovano
brutte
queste
se
ti
esse
NON
signor Eugenio,
casa
Non
—
CHE
un
istante di riflession
un
amare
come
una
uomo
continua
contraddizione.
vuoi
Tu
—
tutte
Guai
una
le altre invece
Io credo
—
essere
a
hanno
che lo
trionfi di poter dire
schiavi
anche
se
un
ci
non
la scienza
:
l'uomo
fossi
tu
se
e
mi
amasse...
anche
piacessero
fa schiavo
la scienza.
brutto
che
Se
tu,
materialista,
questi
l'uomo,
noi
supponiamo^
come
il
tuo
signor Eugenio...
Edoardo
chiuse
gli occhi
Margherita seguitò:
Potresti
—
s
—
E.
De
Marchi,
credere, guardandomi in faccia,che la
Xuove
starle
;
paura.
l'uomo
persuaderei,
noi, poverette,
facciamo
eccezione. Margherita
cara
d'ogni
colore.
tua
sposina sia
nata
più
fenomeno,
un
o
COLORE
g^entile,una
meno
ragione d'essere,
una
senza
D'tKxNi
STORIE
";UOVE
114
come
insomma
sfasciarsi anch'essa
a
più nulla
soltanto
o
più
fiore, non
un
bel
Un
—
E
se
che
non
—
più
un
tu,
prima
che
certa
fiore,volermi
un
bene
quando
brutta
anche
anche
bene
anche
sarò
amerai
mi
tu
cespuglio d'erba,
un
ipotesi,lo pensassi,potrestiamarmi
per
si ami
ancora
essere
Edoardo.
balbettò
—
malata, volermi
sono
non
a
fiore ?
un
fiore,
questa
destinata
canta,
setnpre,
di terra,
poco
che
per
dire
a
pianta, questa lucciola, questo grilloche
cosa
quando
sarò
vecchia
?
e
andrò
quando
quando
morta
perchè
e
son
colla cuffia
e
col bastoncino.
caj-ezzò dolcemente
Edoardo
il
Invece
—
quando
io fossi diventata
si caccia
come
—
:
Margherita !
ti
Non
—
E
—
tu
nelle
—
mai
io
ma
la mia
brutto
fenomeno
; e
\ista, di cacciarmi
via
e
o
vecchio
un
rospo.
gridò,trasalendo, il signor Edoardo.
—
accorgi che
Scusa,
—
noiosa
mosca
una
di
punto
suo
Margherita.
potrebbe amarmi,
non
vecchio
un
di
mano
signor Eugenio
tuo
ragione,dal
avrebbe
la
so
più
mi
fai male
bene
che
bella
parlarecosì
a
sei il mio
tu
immagine
:
?
poeta.
dunque
non
parti
sciu-
similitudini.
Di',
il
Più
d'una
signor Eugenio
tuo
si è
non
innamorato
?
—
volta,
ma
le
donne
rabbrividiscono
quando egli parla...
—
—
niì'ntre
cielo
Poverino
Il
suo
!
pensiero è più pesante
questo
diafano
di
tenta
che
ti
portarlo
piace
tanto,
del
suo
all'insù,
l'altro
desiderio, e
quel
verso
lo
tira
giù
Il6
NUOVE
altre cose;
abituati
a
uno
reggere
da
a
—
rapida eloquenza
Parlo
—
alla
alla
lui
di
ci riteniamo
che
statua
conquista del
improvviso stringimento di
la
mezzo
Dite
suggerì questa
Eugenio...
un
o
piedestallo
volume,
un
cammini
d'un
scenda
di-
cielo.
terribili assurdi...
cara,
Dice
con
che
e
baje !
;
COLORE
dall'alto
un'asta,
scettro,
sé
Assurdi, mia
—
guardare
a
dominatori
superiorie
D'oGNI
STORIE
rita
Marghetroncando
cuore,
marito.
suo
parla lui,
come
e
di
volta
egli mormorò
—
a
stento.
E
—
Io
sono
mani
di
—
due
alle
ardente
sulla
il
labbra.
sul
fuori
le
portandole rapidamente
e
che
accorse
lagrima
una
ella sì, che
voluto
aveva
nelle
le
I due
dei
devano
a
primo squillodeìV
;
altri
tenebre,
se
la sentì
il
Signore
e
campanella
della
Are/u/ziaria.
Il
chiesa
suono
qualche piccolo eco
squillirisposero dalla
giù, nei campi
di
si
dal
campagna,
frumento, splendevano
lucciole.
sposi
chiesa
i]ui.La
valle, ridestando
la
opposto
avvolta
sue
guancia, ma
Perchè
cuore.
finirono
il
per
monte
la
si
poeta.
soggiunse,prendendo
—
nelle
non
sei anche
tu
così presto ?
parole
distese
poeta,
Egli
solcava
e
esaudirla
mandò
tuo
Margherita
gli
mano
Le
meglio, perchè
torse
si avviarono
Cappuccini.Di
vari
spazi dei
in
dentro
lumicini
silenzio
era
verso
bujo
la
nero,
fra le cancellate
ma
piccola
sjilentutte
di
FILOSOFI
legno, che
ultimo
pregare
ma
;
bufera
del cielo.
Quando
come
se
suoi
al
giunsero
si avviarono
svolto
primo
in traccia
appunto
male
alla
violenza
di
loro.
vedi ?
al
il braccio
cancello,
Nanni, che
di
del
già
del
bimbo, che
mani
volle
;
come
si
la bocca
colle
dita.
—
voi?
di
insieme
il dottore
prende
La
se
che
Nanni,
che
corse
—
vicina
piange?
gettò
un
al
acuto
suo
pel
viale
strillo.
la
disperazione.
con
supplicandolo.
dal
preso
lettuccio,
in
braccio,
di
cercava
aprirgli
paura.
esclamò
Edoardo.
proprio
Nanni,
una
dottore, quando
l'era
siete
il volto
il collo.
serrava
lontana
e
di
gola. Selmo
strappare
n'ebbe
mamma
Non
e
col
cuscino
un
servo
cogli occhietti
cera,
che
po'
un
con
il
scoprì
ella disse
Margherita...
—
alla
di
anello
—
che
corse
mammina
Insomma,
senti
male
cercavano
un
scuotendo
ella
guardarsi intorno
a
il bimbo,
—
un
scale, fu alla culla
gran
cosa
di tirarla
cercò
non
o
carità...
per
le
La
giunse
cominciava
essa
un
che
bene,
so
Edoardo
ma
male,
stava
prima
e
per
una
pareva
colle
Dottore,
—
su
proprio
signor Edoardo
mammina
servitore, che
un
parola,
pel medico.
corso
scaglia,non
Il
villa,lenendosi
quanta
sentiero, a cin-
Nanni
Edoardo:
corse
aveva
era
spenti,e
la
verso
gridò Margherita,
—
potesse pronunciare un'altra
fino
grande
una
gola.
Ah,
—
finse
spiriti.
Egli tornò
passi dal cancello, incontrarono
correva
il
entrava
in silenzioi
mano,
per
bianchi,
pregare,
aspettarlae quindi
l'altare maggiore,
s'inginocchiòe
sgominati e dispersii
avesse
fuori ad
vetri
a
II7
alto,sopra
Margherita
poteva
non
PARLANO
in
:
finestra
grande
una
XOX
gli altari
serrano
per
colore
CHE
uomo
delle
statue
vivo
il
suo
Il8
NUOVE
Edoardo
che
credette
la gente
del
da
mone
a
spezzare
contadina
del
quasi settant'anni,che
aveva
del
colle
signor Edoardo,
occhi
cogli
dallo
ordini.
in
ginocchia.
guardava
Più
in
luce,
il
padre
nell'aria,
pendeva
aperte,
eseguire
tutti
collocare
Nanni
inginocchiò
gli
sulle
davanti
e
prendere
il
il mio
Nanni,
lume,
mano
spesa
so-
di
perdeva
non
vista
—
d'esperienza.
—
Ecco
—
e
Ora
un
il
—
secchiolino.
dottore,
di
disse
l'acqua,
di
strapparglielo
voleva
po'
dottore, non
così forte:
non
no,
brontolò
zitta,
al
colla
signora, e
dottore...
Stia
stessa
la
gli fate male,
Non
di bronzo
—
braccio
il dottore.
ora
ripetè
—
di
atto
del
le dita
—
di
Pili luce...
—
—
in
poltrona, fece
si
La
maggiordomo
labbra
una
gli
cielo.
tremolanti
ad
strido
piangeva lagri-
paese,
caminiera, si tolse
mamma
Nanni,
or
del
mani
sopra
sulla
alto
La
la vòlta
dottore, pronto
sedette
Questi
la lucerna
—
del
sguardo
quello
portato
spalancati,colle
della stanza,
lui,che
il vecchio
e
Selmo,
pietà,
far
COLORE
di
contro
salisse
buona
nutrice, una
CXI
i lumi
impallidissero
che
brontolasse
bambino
suo
D\
STORIE
acqua,
Selmo
mano.
vecchio
uomo
e
dell'aceto...
ella
signora, correndo
la
è
scendeva
a
precipizio in
cucina.
,'-K
La
non
sa,
non
immaginare
può
qualcuno
cosa
si
mamma,
che
faccia
possa
questo
vuole
che
che
neppure
pensarlo, non
benedetto
Nanni
uomo
sa
vi
muoja;
sia
neppure
del
al
essa
mondo
spiegarsi
dottore
;
deve
CHE
FILOSOFI
avere
materialista
babbo,
lumicino
il
Anche
né
del
Eugenio,
un
il
come
intanto
preghi
il
salvarlo?
a
di
fuori
acceso
un
bimbo
suo
non
guai
voi !
a
—
sé.
far
né
poteva
non
di
modo
far
qualche
di
malcontento
tacere,
che
non
;
tutto, di
cui
ad
un
le
il
sé
misure
di
soffrir
tratto
Nanni
il
Procurava,
zione,
convin-
coscienza
e
come
cole
mole-
fossero
affanno, il suo
proporzioni degli
di
anzi
meno,
buona
sua
l'universo
suo
colle
e
rimorso
d'una
nella
dolore
stesso,
si avviò,
un
della
e
suo
trovava
e
sbarazzarsi.
mondo
cose.
bibilioteca,al
con
e
radici
sue
eglie
colle
Nanni
astri, sperando
se
petto
sapeva
figurava il
si
invisibili ; misurava
ma
la
opinioni
le
salde
aveva
dottrina
piccolo
stanza,
raccoglierei principisupremi
di
gran
sul
come
di cui
Margherita, ma
nella
dalla
altre
ciascuno
invece
uscì
cosa,
incrociate
assurdo
nell'anima,
di molte
persuaso
sé, pel corridojo verso
bujo, colle braccia
vero,
l'aveva
che
quasi inutile, dove
Vedendosi
un
è
i battiti tremendi
alleggerirelo spavento, l'agitazione,
delle grandi ragioni del suo
con
nessuna
suo
cuore
amico
è
che
perchè
Edoardo
signor
I9
morto?
già
Margherita
signor Eugenio,
nessuno
ora,
esitereste
Dottore,
esclama
E
sarebbe
eguali; forse
Teresa, la balia, ha
?
Madonna.
alla
piange più?
—
c'è
Non
Nanni
povero
1
uomini.
gli
Edoardo?
suo
il
lui,come
tutti
tutti
son
sasso;
anche
come
Dov'è
pel
di
cuore
un
PARLANO
NON
mandava
un
soffrire;
non
gemito,
altro
.
ecco
di
l'assalivano
iorza
degli
il
nuovo
di
con
violenza
una
Nulla
natura.
elementi
dolore,
suo
in
un
aveva
fosco
il
ecco
ancor
a
che
spavento
suo
che
più grande d'ogni
fare
temporale
di
lo
scatenarsi
estate,
o
l'in-
NUOVE
I20
furiare
di
in
bufera
una
di
anche
la
di
dov'era
questo
di
collocare
nei
atomi
dei
sensi; la
si
statua
l'antico
piedestallo,
uscivano
dentro
dalle
in
sia
l'anima
belle
anche
scorgere
lo
udiva
la vita
è
tutti
Anche
se
suo
sussulti
avessero
ombre
sempre
che
dormissero,
di
della
il
libri
;
suo
i vetri
dietro
bambino.
pensava,
—
si
attentamente,
povero
cose,
tendosi
riflet-
lì si poteva
di
;
dal
male,
e
la scienza
o
—
questo
non
—
non
insegna
felici?
innanzi
projettavano
che
pavimento,
ascoltando
dunque
passeggiava
il lume
e,
teva
giardino, sbat-
del
Nanni
il bene
Perchè
essere
ombre,
di
pianto del
scevera
via?
per
dei
dosi
arrestan-
luna, entrando
La
sul
lucido
miscuglio
un
si
Edoardo
delle
il
ancora
non
si butta
le dosi
sul
dei
domandò,
davano
scansie
grandi
si
—
biblioteca.
la finestra
delle
movevano
perchè
questa ?
mosaico
sul
sulle
Se
delirio
un
come
mica,
ato-
occhio
ogni
sangue;
più profonde,
alla sala della
mezzo
luminosa
egli
ad
si contorgeva
e
sudava
grandi vetriate, che
tre
per
viscere
amore,
teoria
una
piacere o
un
lino,
fanto-
Questo
invisibili
Che
vulcano.
un
Che
—
d'un
carne
spiegare con
ceppo
egli cercava
alla
agitava
se
colla vita del fanciullo.
sangue?
era
fronto
con-
a
come
gli spiriti,
soffrirne?
non
vento
deserto
inutilmente
erano
erudito; quest'amore
del
cervello, nel
tanto
si poteva
non
del
tutti
strettamente
dovesse
qui gli
o
di
nervi, nel
sì
l'urlare
o
mare,
martirio, che
attaccava
forza
questa
COLORE
fuggisseinsieme
vita
perchè
OCiXI
il simoiin
o
neve,
quel venir.meno
sua
lo
di
procella
una
Ma
cosa
D
STORIE
vento
finestra
di
e
indietro
le vetriate:
sugli scacchi
pareva
stesso
avesse
Nanni
si oscurò
che
riguardo.
a
poco
CHE
FILOSOFI
il
non
e
poco
rimase
ne
splendevano
tremolanti
il mondo
tutto
quella
passo
:
nella
sua
a
gran
un
dal
tacita
? Non
Edoardo
la
dovette
:
l'uscio
rossiccio
d'una
in
del
lucerna
adirato
tono
Di
—
Anche
questa
il male.
di
è
si fé'
vecchio
chi
con
tornava
nella
rientravano
sì le stelle
—
—
E
bianca
e
quando
e
il volto
lo
più
che
principe.
sulla
Il
Nanni
non
era
la
la vita
luce
e
di
tolse
tavola,
morto
e, non
del
mano
cogli occhi
guardava
ragione
avevano
—
spavento
vecchio, la collocò
loro
calda
luce
il vecchio.
disse
Fu
—
posto,
suo
;
nella
baciò
pigliarsela,
al
gli venivano
Edoardo
lo
pel
il passo
signor
che
servitore, che
cuore
ora
al
passo
signore gli domandò
—
un
morto!...
è
ripetereancora
sapendo
cose
come
il
?
bene.
passata
la lucerna
mano
vuoi
irridere
che
cadere
testa
notte
scendeva
le forze
il
la
e
intese
apparvero
signore,
dorme
non
la
un
uscire, mosso
mano
non
per
vetro,
Cosa
—
animo,
Nanni
Ah!
—
:
buon
di
globo
a
man
che
aprì, e
maggiordomo
per
di
e
non
che
Selmo, che
sentiva
si
udiva,
faceva
quando
appoggiarsi
lentamente
si
quasi
biblioteca;
avvicinava, Edoardo
bimbo
quella casa,
stava
speranza,
stelle ? Cos'era
povero
non
del vecchio
verso
delle
voce
una
bellezza
vece
In-
stelle,bianche, vivide,
quel
inerte
dalla
e
di
tutti in
strascicato
e
meno
Il
e
le
morti
dolore.
corridojo
si
madre
parevano
dubbio
lento
confronto
121
bagliore stentato.
un
gliene importava
a
povera
PARLANO
che
migliaja
a
che
; ma
NOX
si
umidi.
accomodava,
nella
loro
suo
armonia
le
;
splendere.
Margherita?
Il dottore
si è
seduta
ha
pregato
accanto
a
di
non
Nanni
far
in
gnora
chiasso; la si-
adorazione.
compatisci,non
Tu
—
.
età
mi
vedi
Berto,
povero
giovinotto
Son
tremare!
senza
o
senso
buttava
fa il
vento
colle
cacciatore,
un
guardi
E
così,
io
se
Margherita
a
se
il mio
terra
a
piante:
in
e
era
giorni...
tre
i figliuoli
nascere
altrimenti
;
un
parlarne,ancora
posso
morire
alle
testa
Luminoso
della
strascico
dei
lucerna,
del
passi
c'è
non
finito
non
qui...
son
fissò
mani,
gli
e
«
Ti
Nanni
scrisse
:
Mio
caro
vecchio, che
d'un
voluto
dorme
accanto
strozzato
dalle
morire.
dita
a
tavola,
nel
globo
si allontanava
dolore,
trent'anni.
die'
lo
seguiva
di
E
pel
rato,
logodietro
piglio
alla
Eugenio,
alla
piccino, piango
occhi
grande
dopo
ancora
scrivo, uscendo
ha
alla
coll'orecchio
mentre
Edoardo
l'impeto dell'ispirazione,
penna
innanzi
sedette
l'eco
corridojo,e gli pareva
ma
che
Edoardo
andò.
ne
la
appoggiò
e
mia
comune.
Selmo
«
alla
se
dovrebbero
non
o
dovrebbero
non
Di'
—
morte
come
ma
;
Selmo?
vero.
la
che
come
forte
trent'anni
è
COT.ORE
asciugare gli occhi.
ancora
trent'anni
Son
—
DOC.XI
STORIE
NUOVE
122
sua
or
ora
da
sai
Tu
e
chi
ossute
scrivertelo.
sia
mentre
mamma,
lunghe
immenso
un
Certe
Nanni
poco
della
morte.
afianno.
; è salvo
fa pareva
Povero
teoriche, Eugenio
IL
MOTO
PERPETUO
Giunto
sul
indicato
fu
Carmine
da
Altri
diceva
che
stecchita
sul
nascere
solo.
che
era
bella
filatoio,
che
qualche
erbacce
il
angelo.
Vederla
di
moto
quattro
eriche
caseggiato,
pezzi
di
del
muro
abbruciacchiato
e
lappoli in
mezzo
fredda,
così
dito,
fu
è
volta
e
tirsi
sen-
colpo
un
egli
la
incendio
oggi
quella
figliuola
sua
non
grande
un
in
cervello
Una
matto,
confondere.
un
nel
i morti?
del
mozzicone
muovere
perpetuo,
dopo
ma
terzi
arrampicano
l'unica
petuo.
per-
un
entrato
era
idea
grandiosa
camminare
due
piedi
un
moto
lo \oleva
morì
gli
come
trovasse
vedrebbe
un
che
il dottor
il
lasciarsi
Carmine
letto, incapace
una
Chi
mai
mi
Molina,
dove
cercando
stava
il dottor
della
mano,
sapiente, chi
un
giorno
vent'anni,
di
dovrebbero
non
dal
dintorni
fuor
vent'anni
lo voleva
fissazione
di
forse
che
cose
nei
sera
casolare
un
Chi
due
della
far
vero
Molina
che
non
restano
pian
terreno,
del
secondo,
a
piantaggini
strusse
diin
con
dove
e
ad
grasse.
Il casolare
oggi
serve
di
sostegno
a
un
grosso
con-
128
dotto
verdastra
le
per
che
della
Si
può entrare?
a
uscio
il
sotto
vecchio
un
e
lucida
golo
an-
portico.
nello
testa
fabbrica
del
del
mondo.
settant'anni,con
d'un
la spuma
come
un
orologio di scala,
sui
già
uomo
in
la
veneranda
alla
nuda,
testa
una
fienile
un
più stravagante
cosa
bianca
barba
lunga
intorno
occhi
gli
Carmine,
il dottor
stava
tristo.
e
e
e
d'un'acqua
domandai, cacciando
fra la macchina
Seduto
umido
un
meccanica,
sega
fili continui
dei
stalla
una
—
la
una
luogo
m'indicò
corte,
perpetuo,
una
il
ha
spiraglio,alzando
moto
pareti
fanno
COLORE
verso
corre
villano, che
Un
—
che
d'acqua
sgocciolano
D'OGNI
STORIE
NUOVE
torrente,
accesa
e
come
una
melarancia.
Il
del
bagliore del
fiume, riverberando
gli dava
indosso
aveva
a
di
saccoccie
Il tavolino
di
d'una
dipinta.Il
cosa
di
stringhe e
la
sotto
finèstra
era
vecchia
sieme
in-
due
d'ogni
mense
im-
diavoleria.
babilonia:
una
pioppi
tenuto
cordicelle, con
fianchi, imbottite
ai
i
Gerolamo,
san
soprabitone a sbrendoli,
un
furia
dietro
quella testa
su
la maestà
tutta
ardeva
che
tramonto,
lime,
lesine, carrucole, viti, pinoli e
chiodi, martelli, morse,
libri vecchi.
Scusi, vorrei
—
e
—
ogni
una
divorare.
sfasciata.
nello
forza
(Questa
un
si
di
tratta
perpetua
che
tratta
esiste
trovare
causa
nessun
che
ed
forza
effetto
tempo
di
possa
perchè, se
del mondo
di
interessa
una
nell'universo,
la baracca
dunque
ruppe
m'inter-
—
questione che
una
tempo
minuto, tutta
Non
è
stesso
forza
vedere
Inglesi a
.Si
persone.
sia
che
stessa,
cessasse
di
molti
dubbio
senza
ordine
perenne
sé
anche
Vengono
—
vedere....
condurre
cadrebbe
questa
ir.
dentro
forza
sto
canale,
un
l'ultima
dar
per
la faccia
la mia
dopo
sole
della
a
da
sulla
finestra
dalle
lucciole.
macchina
cielo
forza
questa
mobile... l'Amor
vecchio, pronunciando questo
La
che
io
biera
Gam-
primigenia
che
il
muove
l'altre stelle.
e
Il
ed
acque,
libro,che si pubblicherà
io chiamo
Aido
colle
macchina
una
Nel
terra.
anche
e
129
si fa
come
mano
morte,
Motuproprio
PERPETUO
MOTO
dello
A"W
Auto
stanzone,
di
o
si
dove
fissò
verso,
vedevano
i
prati illuminati
si innalzava
mobile
gliocchi
dal
suolo
d'una
guisa dell'impalcato
a
catafalco, o
di
telaio
di
o
di
gabbia
al
brica
fab-
mento,
basti-
di
ruote
dentellate,di bracci
di
leva, in ferro, in legno, di
solette,di freni, di
scappavia, la maggior parte in un
il padrone, lucente
i lunghi
per
piena
zeppa
vecchio
legno
come
strofinamenti, tappezzato
Molte
funicelle
entravano
andavano
Carmine,
macchina,
del
le
mondo,
di
Dio
non
fori
tonfo
dei
puleggie, il
pendoli, il
stridulo
a
cui
di
da
viveva
9
—
K.
De
:MaI!i
tempo
Xnorc
in
ah,, -Ut
molte
e
sorta
di
solaio.
abituato
siderarla
con-
a
la vita
come
i
della
sua
moti, le voci,
chiolìo
scric-
lento, accelerato
tempo
colla
una
ferro
gnatele.
ra-
degli ingranaggi, il
all'ordine
pensava
fior di
meravigliose.Lo
sommesso,
dell'uomo, in
lir.
e
notte
rosicchio
moto
men-
ogni fibra
anni
20
pensiero
corrispondevano esattamente
meditazioni. L'uomo
qual
conosceva
seguiva giorno e
ne
da
e
praticatinel palco e
in
sa
solo
stesso
bui
fil di
.
contraddizioni, le rivelazioni
delle
o
via
di
o
piccole, liscie
e
luoghi
legno
essendo
ma
il suo
come
e
per
nei
nascondersi
a
Il dottor
sua
di
aste
grandi
logico delle
macchina
strana
d'ogni,colore.
la assoggettava,
e
la
sue
china
mac-
corrispondenza.
si spezzava
Se
trafittura
di
o
provava
scoramento
il povero
forza
Poi
testa.
martello
batte
di
io
che
In
—
—
—
Questa
forza
strada
mano;
lei
ha
dove
la
:
forza
È
Egli
all'umana
forse
Mentre
cade,
così
e
proprio
al
Se
qui
è
chiaro?
è
un
all'orlo delle
saltuccio
o
di
? Rispondo
in sé della
terrilìile.
mie
indietro
gusto, perché
scoli,
mu-
Dunque
tanto
condensa
e
la
aprir
ha
sogno.
volte
le dita
tratto
che
il martello?
per
di
aumento
fo
quattro
diventa
capo
e
la
più \ivo,
cadere.
non
sé
ruba
esso
propria opinione, non
Se
da
torza
della
—
cioè
questo
che
no,
che
intelligenza
dai
della
dita, quando
martelli,
metallo
vivo
sua
aj)rìa
di
delle
vitale ? neanche
la
rise
cosa.
esempio, questo
per
lasciarlo
quattro
dà
prende
spicca\o un
non
della
chiara, alzando
voce
più forte,
per
? Io
forza
una
universale
martello
chi
facendo
no.
Il \ecchio
domandai
scienza.
è
Ma
Bravo.
suo
giornidi grande
i
punta
molto
dita
le
apro
con
colla
stringo
è
il
pezzo
sulla condensazione
corj)o
martello, laggiù xale
nn
un
per
importanza
basa
rispose
—
pavimento
quando
della
principiosi
seguitò:
sul
e
specie di
una
uomo.
compreso
gravità
di
sussulto,
—
Il mio
—
un
principio,(puil'èil principio?
il
mostrarmi
per
d'un;; evoluzione,
calore
così spezzato. Erano
per
Ma
colore
nel
interna
rottura
pensierorimaneva
—
staggio
uno
deiruomo
il corpo
n'ocixi
sroRiK
xrovE
130
non
e
lasciò
scarpe,
che
cadere
il
guai
se
!
piacere più
c'è
vedere
importa
gli
altri
questa
se
caro
persuasi
entra
dal
piedi.
invece
cadesse
d'un
martello
tlall'alto d'un
fosse
una
jialladi
none
can-
campanile, lei capisce che
XL'OVE
quadrante,
ciach
e
un'altro
smosse
poi
di
poi
un
fila
più
quarto
veemente,
il
è
il
l'orologio? chi
la
fredda
finché
devozione
continuò
Quel
—
reggie
muovere
mi
avessi
faccio
Il
a
ruota,
Stia
:
abile.
non
c'è
finché
che
al
non
rimane
falco
cata-
suo
cieli.
nei
scruta
il circolo
sia
insieme,
ed
di
mezzo
di
è
cor-
Si
tratta
che
qualche difficoltà,
ci riuscirò.
ma
delle
chiudere
forze, VAuto-
nuovi
si consumi.
non
chiuso
pesi, perpetuament
e
giro
da
me
attento.
la
si attaccò
ruota
svegliò. Non
cento
urtando
ruote
le
e
a
manovella
una
movimento
con
spettacolo, della
quelle
col
la materia
un'idea
dello
che
il circolo
si
tutte
caricherà
prima?
sereno
di formica,
osso
meccanico
girare
in
\J Automobile
di
mia
a
V Automobile.
—
l'orologio,solleverà
che
vecchio
cominciò
di
giorno
un
profeta che
chiuso
almeno
conto
ruota.
questa
viene
d'un
un
caricherà
o
Io
cigno
ma-
novare
rin-
gravi
Chi
al posto
gravi
sguardo
ci riuscirò
e
io
mobile
un
posso
dei
ho
uno
coWAiito
tli mosca,
Quando
ch'io
diffìcile è:
dunque?
una
comunica
un'aluccia
di
ultimo, là, pesa cinquanta libbre
masso
circolo
un
vetro,
un
:
di
capace
Chi
sollevò
colla
i
perchè
stecchita.
e
Il vecchio
Poi
collocherà
in
sassata
ordinaria.
problema
dell'uomo,
mano
colpo più forte,
esperimento,
primo
sul
indice
suo
infine il tonfo
e
ogni cinque minuti,
disposizione.]Ma
d'un
un'altro
bomba
una
come
cadde
piombo
una
parve
E
OR
jìunta
giù
e
che
terzo,
Questo
—
colla
beccuccio
un
grosso
pallottola di
! la
balzando,
piatto.Questo,
COI.
I-: I) 0(;XI
STORI
e
uniforme.
parola
che
possa
dare
tregenda,
del
gioco
nale
infer-
c'è
carrucole, che
si
puleggie, le stanghe,
mossero
i bilan-
"[OTO
IL
cieri,stirando
PERPETUO
le coregge,
le
cinghie, le funi, che
"lendo, cigolando, scivolando,
dei
dei
pesi,
raccattata
vale
dire
dall'alto
cioè
che
là per
e
pendoli
mandati
dal
Infer\orandosi
misterioso
agitando
di
di
del
quel
la
mondo
suo
del
foga
padrone,
che
guaiti,dei
dei
d'accordarsi
cercavano
precipitando,
vecchie
danzavano
dal
scossi
lo
stordimento,
quella
che
l'uscio
lasciò
scarpe
cato
impic-
d'un
bastasse
non
il contadino
che
accesa,
e
mendo,
fre-
entrò
attaccata
tando
pora
un
.
sfolgorando improvvisamente
fantastica
colla
dalle
Intanto
farragine, mi
paura
stette
che
la
casa
corsi
e
indosso
fé' sembrare
a
d'essere
in
mezzo
sulle
prime
rifugiarmi
assorbito
a
e
in
un
rato
divo-
fiamme.
il buon
finestra,col gomito
e
aprì e
se
come
sibili
Automobile
pigliassel'uoco
canto
i calzoni
tratto,
bito
su-
armonia,
feroce
come
se
sdentate,
pendoli, sacchetti
un
si
come
dei
di vecchie
una
mentre
A
vento.
dell'eterno
luce,
La
in
nell'aria
lanterna
una
gancio
borbottamenti
mento,
movi-
si fecero
più stridule, più piagnucolose. V'erano
dentro,
sopra,
logore,
scarpe
Le ruote,
capelli.
nervosità
la pazza
di
accelerò
di
pian
terra.
commozione
ciuffo
del
sabbia,
per
filosofo
un
nei solai,
villaggioe
genio
andare
nella
diabolico, il vecchio
del
roba
più stravagantiscaturivano
ancora
più
potevano
sentissero
volta
cocci, pentolacciepiene di terra,
sacchetti
ganci, chiodi,
non
alla loro
movevano
le strade
mattoni,
altri
mentre
stri-
contrappesi, fatti d'ogni qualità di
qua
a
I33
vecchio
sul
si
seduto
ginocchio,in
tranquillamentesenza
V Automobile
era
mandasse
batter
innanzi
attitudine
alla
pensosa,
palpebra ad aspettare
irliultimi
rantoli.
NUOVE
134
Anche
la lanterna
nell'aria
nella
il
trovò
del
casa
andarono
ad
Quando
dopo
:
K
—
un
uscii
m'indicò,
bianca
macchina
filosofo,
che
formica
di
osso
stelle nel
fa
questo
che
giorno
va
Molina
che
tlei
buona
legno
al
notte
(ìià
campi.
vano
brilla-
cielo.
facendo, mi
fortuna
la
data
di
ciottola
una
l'aria
respirare
a
in
e
X'ogliono ch'egli perda
della
luce
della
le ombre
lira
qualche
villano, strada
una
pezzo
all'intorno, il vecchio
tacque
cadere
alcune
è
una
sparse
gran
l'umanità.
vecchio,
—
e
un
appiattarsisul soffitto.
il contadino
Il
oscillato
sapiente. Tutte
tutto
Lasciai
che
COLORE
aver
riposo
suo
sospirando, esclamò
tossire
OGSl
D
STORIE
Moto
non
il
tempo,
suo
ha
se
tanto
trova
ne
ma
perchè
perpetuo,
notte
e
disse:
il
nismo
mecca-
i
spaventato
uno
pagarlo
a
me
per
topi
uno
scudo.
j)aroledi
Oneste
i suoi
che
topi. Non
il
giorno
della
non
un
bella
nelli, che
dico
Ogni
scienza
e
della
col
dissi
di
ha
siderare
con-
certe
almeno
domi
Sveglian-
notte:
pensiero
al
fra
Peccato
me:
cipio
prin-
Tedesco!
mattina
di
guardavano
cosa
tlir male
sogni
tornai
appresso,
d'insolito
quest'ultimoaprile
le loro
arrampicatisi super
qualche
i
gravità condensata
essere
L'na
vi
inutili.
fecero
di
torto
ci seml^rano
mi
semplice
uomo
abbiamo
quanto
scienze
un
la
fra
pecore
nei
pratidella
inferriata, videro
l'orologio e
alcuni
villalina,
Mo-
dondolare
VAntoìnohilc.
MOTO
II.
via
a
occhi,
gli
Sbarrano
S'è
—
il
verso
corsa
appiccato,
PERPETUO
I35
impallidiscono,
paese,
correte,
lasciano
gridando
s'è
i
ferri,
:
appiccato,
Chi?
—
Il
Moto
perpetuo.
—
buttarono
Quando
ancora
un
poco.
giù
l'uscio,
il
dottore
dondoIa\a
e
ELOGI
FUNEBRI
STORIE
XrOVE
140
bombanti
la soddisfazione
fossa
sul
dovere:
vostro
Detto
questo,
freddi,
di
i morti
tra
rimpiangere
dei
di
di
XL
Berlino
del
Sole
della
Pubblica
di
dissero
asterischi
tra
più
scritti
aveva
dette
anche
nulla
fatterello
un
al
Si
di
quattro
con
poi
e
di
caso
uomo
un
gella,ex-cuoco
fece
una
Lombardo.
fretta
occhi
e
di
e
crisi
K.
Ph.
al
vanno
in
mondo
di
là
raffreddori, non
della
libri che
portand
ri-
quel giorno
il Cerbatti
scritti.
mai
aveva
non
perdita
grave
monoverbo,
rebus
un
politico,certo
mezzo
dell'annuario
giornali,colti
I
di
la notizia
quelliche
che
G.
W.
complicati,che
intera
sbagliatidei
di
uno
mente
Registrarono semplice-
dell'uomo.
e
gran
insomma
Era
eccetera.
che
Ps.
il
dell'Aquilanera,
onorificenze.
cronaca
di
Lombardo,
politicae
righe
anche
ci fu
Istituto
K.
primi
il dovere
chimico
un
pagina
una
fosse
mancato
Botti--
Palamede
dell'albergoRebecchino, ex-garibaldino,
vice-presidentedell'Associazione
vecchio
che,
orti-
ai
ebbe
illustri molto
i titoli
anche
il
R.
molti
Istruzione
quasi
in
della
e.
di
e
soli
momento
un
via
del
uomini
essi
la città
sbaglio,cavaliere
Persia
via
vaiolati
S.
non
quegli
portan
in
di
di
uno
se
e,
proprio
l'influenza
le mosche
Cerbatti,
effettivo
Modena,
il
glauchi
infieriva
più
che
portar
Ugolino
valore, membro
dai
muoiono
come
di
compiuto
le simboliche
quando
illustri
e
commendatore
d'aver
sulla
il fatterello...
ecco
si mori\a
Milano
invisibile sederà
e
le lucertole
Quest'inverno scorso,
a
COLORE
cresceranno
capo
circoleranno
meste
soavi.
e
00x1
panegirici,immortale
vostra
e
D
combattente
delle
giovani di caffè, un
glorioseCinque Giornate,
all'altro
spietataconcorrenza
Specialmente
dei
i
dell'Istituto
morto
fogli radicali,
che
che
non
a\e-
ELOGI
parola
una
vano
i sensi
fine
in
Io
da
sappia
ai meriti
bene
della
uomini
arti
di
fanno
fatto
nemmeno
intellettuale
in
e
a
carattere
un
le
progredire
sé,
fino
un
m'inchino
davanti
del
triottism
pa-
alle tombe
anche
gli
verso
scienze, le lettere
insieme
onorano
al
onesto
cuoco
ai meriti
garamone
mazzare.
am-
circostanza
ogni
la stampa
e
che
Bottij:^ella,
mestiere; anzi, come
che
che, onorando
e
era
Lombardo
suo
vorrei
avara
che
valoroso
aristocrazia
sempre
un
virtù, il disinteresse
scienza, così m'inchino
Ma
meno
il
le
si
Istituto
R.
illustre,profusero
del
non
la mia
preferire
del
membro
fosse
patria
spingo
non
punto
che
liberali
la
per
celebrare
a
veramente
14!
il chimico
per
l)arile d'inchiostro
FlWEBRI
la
le
e
patria
e
l'umanità.
Se
noi
Chevreuil
candele
le
i
noi
avremmo
Liebig
un
buona
i
colori
bei
d'anilina
di
potuto
jjroclo
e
Hoft'mann
Se
colori
avrebbe
di
tazza
scoperta la stearina, avremmo
avesse
steariche?
estrarre
saputo
di
non
dal
anilina?
il
avesse
non
carbon
Senza
fossile,
l'ingegno
Hottigellapreparare
ser\irla
calda
una
nuti
cin(|ue mi-
in
?
Questo
basta
a
attività
perchè
ruote
da
l'ingegno e
molte
morto
influenzato
e.
e
il
la
in
tutti
\olontà
concorre
K., ecc., appena
anche
lui, non
parte personalmente, scrisse al socio
per
pregarlo
l'umana
del-
campi
equivalgono,
a
le
ungere
si seppe
ch'egli
presidente dell'Istituto,un
febbricitante
professore Falci,
si
i
tore
al ]:)Overo commenda-
Tornando
della K.
davvero,
che
l'umanità
parti
del civile progresso.
Cerbatti,S.
era
dimostrarvi
di
voler
potendo
poco
dere
pren-
corrispondente,
compiacersi di
Xro
T42
VE
il
rappresentare
D
STORIE
OGNI
sodalizio
ai
COLORE
funerali
del
compianto
collega.
Chi
F"ederico
Falci
nelle
che
sinderesi
?di
spirito.
e
forza
d'ingegno,
un
mezza
tra
i suoi
donnona
sorella, una
lo
veste
mondo
nel
legge
di
irte di
vestirlo, a
nutrirlo, a
per
lui
tutte
minchionire
che,
se
gabbia
Guai
in
suo
gli uomini.
ci
non
il mondo
senso,
di
se
fossero
de'
le volte
che
di
a
libri
di
si
Nell'animo
salvare
gli ignoranti a
breve
e
delle
pensa
sponder
ri-
andare
trattare
per
la Serafina
suo
nulla
persuade,
fatti apposta
son
o
parlare,a
capita
famiglia,e
in
poco
Serafina
un
accade
che
suoi
matematiche.
i libri
come
elegante :
fuori
diventerebbe
im-
pensa
il buon
una
gran
matti.
la buona
disparte tutti
Taddeo!
che
guscio,
suo
quel
farglila barba,
"iualche piccolo interesse
l'ingenua donna,
nel
di
sa
mondo
formole
di
soggezione
mantiene
Io
nulla
nel
nella
carità,
la
e
e
si stampa
che
quel
di
sussidi
su
protezione di sua
ignorante, tutta esperienza,
guida
o
poco
di
\ivere
abate
un
confusione
venuto
e
ama
grassa,
politico e
riviste
sue
come
Il Falci
ragazzo.
la
libri,sotto
fargliperdere
a
Gambarana,
vivere
a
povertà, egli
una
che
anni
molti
per
sia
uomo
tremenda
casa
tli
avvenimento
ogni
una
studio
di
cultori
strano
come
e
in
portinaiodi
di
che
studi, basti
suoi
buttarlo
a
Figlio
costretto
a
da'
dito
un
esca
stimati
più
sanno
vita
della
che
spettroscopia sa
dei
uno
pochi
Ma
ordinarie
cose
la
a
oggi
è
scienza.
questa
di
qualche cognizione
ha
Il
i mesi
Serafina
non
qualche
pover'uomo,
a
soldo
pensasse
a
mettere
degli stipendi del
lasciarlo
fare, ingolfato
EI.OGI
a
leggere
ha
perchè
trovato
apposta
le pare
d'indicar
questo
con
fratello
scienziato.
Dalle
passioni
che
?conosce
una,
un
una
scodella
libri, finché
sui
i
Taddeo,
di
riassumere
meglio
balorda
alacre
come
passeri vengono
le
caffè
fosse
la
tutta
saltellare
a
in
detto,
bro-
notte
sul
della
campane
ne
caldo
se
sveglio
suo
non
buon
quel
nero,
e
muove
di
libri, il Falci
maiolica,
il sagrestano
e
tondo
Serafìna, ch'egli beve
di
tien
lo
i
caffè
suo
indosso.
dottrina
la
e
di
greci
mezzo
la camicia
nome
e
oltre
della
larga
che
e
meglio
il
per
po' lungo
nero
lui il
per
umane,
libracci
marcire
la bontà
nome
I43
suoi
graffiareque'
a
turchi, si lascierebbe
?tj' mezzo
Essa
e
Fl'XEBRI
vanzale
da-
vicina
•chiesa.
Dato
la
-come
di
uomo
un
preghiera
del
Oltre
seccare.
alla
vista, leggere
freddo
un
per
di
per
al
paura
morto,
inori
in
all'aria
;
mancare
a
a
la
accettò
non
un
odore
poi
dalla
i
canfora
idea
del
ca\ò
camicia
e
discorso
il
di
rispetto
Serafina
pepe,
capacit
in-
pescare,
neri, che
di
e
guardaroba
cilindro, bello, lucido
qualche
La
i calzoni
guanti, la
scuse
e
docile
sua
grande
una
in
caldo
dovere, per
sacro
rappresentanza.
di
nella
che
saper
duta
ca-
mettersi
sudar
a
pigliar
ch'era
neve
nero,
da
C'era
si riduceva
cassettone
acre
preparò
panno,
fondo
disobbedire, per
di
di
lui ! Tuttavia
come
dall'ultimo
un
anche
uomo
che
obbedienza,
discorso...
un
la
mente
orribilal
tempo,
tutta
con
vestirsi
bisogna\a
terra,
di
perdita
immaginare
dovesse
presidente gli
freddo, al bagnarsi i piedi
in
è facile
natura,
questa
li
tirò
vano
manda-
sciorinò
di
palamidone
bucato, il
pello
cap-
spazzolato,e suggerì
funebre.
Il
povero
STORIE
NUOVE
144
così
Taddeo,
dotto
spettroscopia,era
di
trattare
e
Col
sala
detto
di
Cerl^atti
quasi
dodici
pesce
oscura
cui
in
argomenti
COLORE
sapete,
come
un
bello
I) OGNI
fuori
così
agguerrito
dell'acqua messo
entrasse
un
di
poco
di
a
mento
senti-
stile.
si
non
eran
dell'Istituto
parole
in
tutta
che
poche
volte
forse
non
gli
tro\ati
e
la
sua
vita.
Poco
o
nella
ave\a
nulla
ELOGI
virtù che
delle
sapeva
dovuto
ignoranza non
cioè
che
i morti
vedendolo
bidello
la
nella
e
diritto in
più impicciatod'un
lei in
cerca
deiristituto,un
suo
la
Serafina,che
le
contingenze,
tutte
notizie.
Uscì,
vicino
vecchio
di dati
fogliettopieno
Eccoti
il
scienziato
tuo
mai
che
Si dicon
di
E
morì
nostro
di
mangiatore
pitocco
dei
periodi
che
ad
morto.
un
che
il
per
cui
tuo
Con
—
lui
e
sordo
i
trario,
con-
poverelli.
anche
una
fu
d'aver
un
furia
ci
anche
camicia
mi
il
anzi
ha
come
gran
di
siano
libri
lassù
questo
per
vanno
bene
anche
detto
una
campana
lui
X Epistola,che
;
non
stesso.
questi incoraggiamentie
E.
bene
sario
neces-
Lecco, quando
a
che
ogni
anche
cantare
è
ricordo
a
che
e
Gianella
era
non
prete, che
Penso
andar
resto
scienziato
stampata
10
anche
questo
regalava
può dirne
stampato
zio
di calze
Del
gli puoi
lo
sente
hanno
possono
con
non
aiutava
proposito mi
Giobbe.
Ogni paio
avaro.
buche, che
povero
come
ma
che
elogio.Dirai
tuo
questo
libri
che
tornò
ora
dice
;
i vivi,che si
per
l'elogioche
quel
morì
a
nessuno
a
nel
dì casa,
dannato, che
avaro
mancia
bugie
morto.
conservato
Gianella
le mani
aveva
tante
un
un
del
cercò
:
morto.
lo dica
tu
che
per
era
soldo
un
tuo
stoppa,
che
e
biografici
bibliografici
presentò al fratello dicendo
—
nella
pulcino
di
tutti sanno,
e specialpossibili
mente
presentò al segretario: e dopo qualche
un
fanciullesca
che
Ma
a\'ute.
avrebbe
o
sua
quel
le virtìi
hanno
non
avute
aveva
a
tutte
braccio
d'andar
pensò
I45
nemmeno
hanno
il suo
sempre
morto
morire,
pensava
quelle che
era
il
dì
prima
avere
FUXE15RI
De
Maechi,
in
onore
yuore
storie
coU'aiuto
dello
zio
d'ogni
colore.
prete,
della
a
logia
necro-
furia
di
14^
pestar nel calamaio
di
prive d'un
«
Sol
chi
Davanti
nostro
certo
nome
di
di
che
resta
quell'Istituto
finiva
stomaco)
ed
parole
non
del Foscolo:
i resti
amico, la
così:
inoliali
di cui
frase
del
eglifìi gloria
tolta
si
come
modestia
noi, che
di
d'un
delle
nobili
tue
ornamento...
la
virtù
tua
all'ideale,
propositi
roba
(Tutta
citamento
d'in-
alla
scienza
dei
allo
cancro
imparato
costanza
indulgeìitedell'animo.
a
dall'elogiodello
malattia
abbiamo
virtìi,la
addio
battaglia della
peso
possa congiungerc
alla
e
e
Salve, spiritoeletto .' Tu
—
dopo lunga
tutti
meno
mesto
nn
questa dolorosa
era
vien
voce
pronunciare
Valga l'esempio
....
a
bontà
racchiude
coirepifonema:
morto
prete
scuola
belle
.
vita.... (Questa
zio
di
Taddeo
a
d'affetti...» Cominciava
che
questa bara,
finitodi soffiarein
hai
righe
anche
colla solita citazione
suono,
compianto collega
noji
la
trent'otto
COLORE
riuscì
penna,
lascia eredità
non
a
altro
E
colla
insieme
mettere
I)'o(.XI
STORIE
NUOVE
rubata
alla
allo zio
prete).
Serafina
avaraccio
Vestì
il
trovò
che
non
gli accomodò
spiritoin
dava
soldo
mai
lo
un
salamini
le
nove
e
in
scese
cui
si
e
mezza,
furia
trovava,
bello
troppo
di mancia
volta
spazzolò una
per
lo
buttò
più del solito,
le scale
invece
sui diti
fuori dell'uscio che
l'ora stabilita
e
di
per
nella
un
nessuno.
a
i guanti neri
gl'infilò
la cravatta,
grossi come
Taddeo
fin
Taddeo,
suo
sonavano
il discorso
già
il trasporto.
confusione
piegare
a
di
destra,
148
KUOVE
vestito
di
voglio
dire
—
colla
lo
rosso,
eh!...
mano,
per
Marta, in dieci
neralone,
scaccino
Lo
imboccava
gli
di
E
la
aveva
lontananza
aver
I Taddeo
si
mise
morto,
suo
fu-
un
di
:
là
finalmente,
e
:
detta
un
della
cioè
donnina,
Ma-
una
gran
alto coperto
carro
il
funebre
Taddeo
al
commosse
coda
glorieumane...
(era stata
lui
anche
cadenzato
pochino. Quei
un
fronte
in
in
che, dopo
passo
sulla vanità delle
la
risonò
che
corteo
marcia
nostro
asciugò
in
Marta
morto,
suo
Taddeo
quella giornata bigia di febbraio.
gemere
lentamente, quanto
il
il
dietro
circostanze, lo
meste
corsa!),si
e
il
Santa
Castello
raggiunto
anche
il nostro
già
chiesuola
malinconica
una
clarinetti parevano
Ma
di
ancora
messo
delle
della
si addensava
fiori,nella nebbia
non
del
piazza
di vedere
parve
che
nera
che
infilava
e
vicinanze
nelle
infila Santa
e
raggiungere....E
può
ancora
Sisto
verso
giunto
folla
parlava
San
scendeva
lo
Sisto
San
in
già
sbagliare.
può
non
imbocca
quest'ora è
A
—
minuti
Il morto?
—
scaccino, tagliando l'aria
lo
significare:
se
:
?
rispose
—
Però,
—
COLORE
scaccino, gli domandò
il Commendatore
Eh,
Paradiso.
D'oGXI
STORIE
bella
una
ai
mezzo
poveri,
lunga quell'eternastrada, seguitò
fu
badando
schivare
a
il
fango
le pozze
e
d'accjua.
Al
cimitero
il feretro
monumentale
alle correnti
porticopraticabile
e
subito
venne
molte
bandiere.
cere")
di
un
buon
passare
circondato
Il
mentre
dalle
e
in
meno
già
si
mezzo
dolente
recitava
deposto
ai dolori
sotto
ai
il
e
dolenti, finché
discorso.
da
foglietto,
suo
degli altri,che
un
un
reumatici,
rappresentanze
prof. Falci, agitando
farsi strada
parente,
d'aria
fu
Il
trovò
lo
fece
nostro-
ELO(;i
amico,
un
po'
un
altro
po'
afferrò
di
sonora,
come....
149
la distanza,
per
e
che
della
Queste parole
lo
e
dirgliche
non
era
suo
era
così
doveva
recitare
fatto
avessero
E
sangue.
di
sfoggio
anche
dei
non
era
sottili analisi
e,
tirato
parente
il
sé
clarinetto:
bel bello
:
e
che
lui
delle tue
l'aveva
che
quel coraggio
con
scienza
fu sul
zio
là
di
se
un'aria
sotto
alle
disposto
buona
con
alla
la
bontà
le quattro
prete,
e
intonazione
scuola
silenzio
:
lui
a
si
come
alla
indulgente deW
possa
da
morto
e
via
sincera
una
il
voce
finale
suo
V
esempio
noi, che abbiamo
la
congiungere
virili,la
costanza
dei
anima...
righe copiate letteralmente
che
lo
che
tirò
e
Valga
tutti
vide
con
—
suonò
—
quel
negli estremi
assiste
voce
da
passare,
anche
virtìi d'incitamento
tua
fatto
finire,animato
all'ideale,la modestia
Erano
: o,
patriotti
questa bara...
a
rinforzò, elevò
propositi alla
dello
Davanti
quando
nobili
imparato
gli
se
goccia
poi sospinto
e
sentì il gran
morto,
suo
—
commozione,
anche
che
distinguere tra
l'animo
pericoli i più disperati,cominciò
di
righe
una
valorosi
lasciava
non
si sentì
buon
circondava,
saper
il
filosofiche.
Finalmente
a
dei
dovuto
pubblico, che
da
uomo
di
e
d'Istituto. Ma
distinguere,tirava
saputo
bandiere
gli veniva
non
quello
e
più
liberali...,
trent'otto
del
cospetto
salasso
un
così maledetta, che
davanti
frase
avrebbero
e
nelle
immerso
dotti
avesse
medesimo
qualche
molte
chimica
di
roba
al
poi
il dolore
soggezione, non
democrazia....
petti sfolgorantidi medaglie
cuore
bisbiglio,
sentimenti
patrie battaglie...,
principii immortali
molti
il
per
la
per
discorso
primo
quel
po'
un
confusione
la
per
FUNEBRI
sepolto
da
un
dall'elogio
pezzo,
non
KUOVE
150
più
poteva
roba
D
STORIE
risuscitare
protestare
a
stringerela
a
che, sudato, trafelato,non
macchia
gran
diacciata
violenza
di
giovani
alle
avvenuto
un
pezzo.
Taddeo,
seguitato il
si
E
e
In
davanti
tutte
servire
morto
suo
il filo d'aria
parente
per
l'Associazione
dei
del benemerito
onore
S.
benissimo
ha
discorso
per
bel
congiunge
un
K.
se
ne
la modestia
in
ballo
l'ha
definita
si
non
nel
abbia
cosa?
del
prof.Falci,
Istituto,uno
del
R.
Ps.
Ph.
cuoco
mendatore.
com-
indulgente
chi
il discorso
K.
discorso-
chi
bontà
tirata
Aveva
di
ci fu
scienza, che
membro
della
volta.
puzzava
cuoco,
che
pensare
suo
uditori
altra
lasciato
era
senza
a
Imbattutosi
alti'O.
il
già capita
un
per
scienza
d'un
ragioni
e.
non
qualche
chimico
un
alla
benedetta
queste
di
propositialla
Ijara
con
di voi
non
gli
che
morto
alla
questa
di Modena.
potè
una
il manoscritto
in
uno
recitato
dei
confondere
per
mica
quanto
un
banda
dalla
e
tra
costanza
dell'anima?...
XL
che
Il buon
paura
per
aveva
il
quel
virtù,la
scritto
di
che
sé
a
garibaldino,si
nemmeno
Oual'è
Per
nella
muore
corteo
piìifino
morto
folla
senz'accorgersiche
a
il
dell'ex-cuoco
non
mai
mano
pubblicare
che
un
dalla
Milano
bene
di
tolse
assorto
preso
rimorchiare
così
senti\a
nell'orecchio.
intendexa
tutto
funerale
discorso
innanzi
non
mani
dell'oratore,
mano
necrologie,che
quel
aveva
accorse.
Molte
vice-presidente.
Era
nel
gli
altre
caffè
suo
fare,
e
gli fischiava
unirlo
poter
vedeva
d'inchiostro
che
dolce
con
alla
la
pretendere
a
e
bravo!
Bene!
mormorò:
gente
patriottisi allungarono
a
COLORE
sua.
La
da
OCJM
W.
G.
ecc.
dei
ecc.,
garibaldino demo-
ELO(;i
cratico
in
chi
e
:
il
Anche
parole:
Secolo
Il
«
prof.
generose...
è
riso
dovere
più
modo
Falci,
vecchio
necrologie
dice
di
che
bellissimo.
queste
con
del
defunto
sensi
a
stampate
è
lodarlo
amico
ispirato
verso
seria
di
noi.
a'
al
recitò
liberali
meno
mondo
che
studi
di
e
di
là
morti
ha
Ma
il
ideo
a
scopia
Spettrocompiuto
devono
aver
commendatore
s'incontrarono
quando
i
di
chi
collega.
Bottigella,
a
suoi
tranciuillo
compianto
gusto
Palamede
prete...,
e
un
di
e
zio
subito
sereno
veramente
Cerbatti
collo
trovò
ritornato
coll'animo
pio
le
tra
»,
Taddeo
un
151
Bottigella
discorso
commovente
un
oggi
legge
Palamede
di
onore
lo
FUNEBRI
non
siano
gente
VECCHIE
SCARPE
DUE
156
al
NUOVE
mese
e
D'oGXI
STORIK
lo saprete
me
di questa
poi
dire.
Devo
vestirmi
dello
Stato, perchè la gente
dalla
qualità della stoft'a.E mangiare
per
i martiri
già
fatto
lotteria
del
beneficenza.
Non
Andate
dai
più.
larghe
delle
Non
—
ricchi
il
briciole
le
;
le sottoscrizioni
i
Per
poveri ho
biglietto alla
un
alla fiera
marsala
cavarmi
pajo
un
di
di
goccia
una
ricchi
dei
di scarpe
vecchio, stendendo
ho
? E
più
son
pagnottelle
almeno
supplicò
—
di
potrei proprio
nostre
Avesse
—
bicchieri
tre
giudica l'uomo
e
comprando
dovere
bevendo
è materiale
risorgimento?
nostro
il mio
e
la mia
comporta
gione
pi-
dignità d'archivista
devo
come
la
pagare
piano, la legna, il lume:
al quarto
stanza
COLORE
nulla
la
darvi,
_da
«
andate
molto
»,
mano.
se
non
un
vi
Dio
«
ajuti! »
Vede
—
queste
Non
—
di
ho
ne
Pazienza, mi
—
volto
sul
chiusi
petto
l'uscio
al buon
Dio
mi
e
tabarrello
il
lo
cappello,
m'è
avanzato
con
una
la
Nevicava
di
pezza
e,
che
è
mi
avuto
di
in
mostra
pensi
e
un
un
cartapecora,
guardando
dimostrare
vista
archi-
povero
sarei
dappertutto.
fatto
pende
dal
già
Vedete
vetro
della
scritta
il cielo di
inoltre
a
un
chiodo,
parti e troppo
molte
di dentro.
riparare
dimostrare
a
arrivare
può
non
avessi
riuscivo
grande,
piedi. Io
i
spalle, per
non
il
chinò
vecchio
strascicando
perchè tjuelloche
nuovo,
come
Il povero
nelle
cosa
duecento
e
replicaiasciuttamente.
—
—
strinsi
fanno
e
barcacce.
andò,
ne
miseria
margine
un
scusi.
se
e
La
mille
a
sotto
due
scarpe,
qualche
stesso.
me
Se
logore, rosicchiate,
son
dappertutto, come
acqua
a
?
che
finestra,se
tamente
apernon
non
parole gotiche.
bambagia
attraverso
DUE
ai
cadevano
che
il volto
si
come
stroni
figura il
di
chiesa,
giovi
riscaldare
a
qual
ma
tanto
un
E
se
fi-a
pajo
di
scarpe?
cercai
due
parevano
ghiacciuoli;
le
poste
un'antica
mani
sulle
storia
che
nella
mercate
marito
geloso
orribili
di
del
vecchio
Che
il ceppo,
che
scalpiccioe
!
la
qualcuno
ancora
al chiodo.
il
a
Mi
una
coltre
vederlo, dei
l'aria del
voltai
mi
a
a
il mio
fiori
brividi
viva
giallisu
nelle
caminetto, passando al di
fondo
ossa,
sotto
Storie
voglia
le nerbature
e
secca
del mio
anche
rimasto
stanza.
—
susurrava
—
cato
appic-
sebbene
illusione.
dai
contessa!
della
!
a
di Vi-
tabarrello
guardare,
facesse
e
e
l'archivi
del-
di mala
fosse
Pazienza
—
sotto
nascosto
soltanto
cuore
da
detto.
aveva
—
poco
pensiero
contessa
tra
che
gambe
castello.
dura
che
a
manoscritto
suo
nell'aria
stessa
voce
col
ardeva
la fisionomia
legno,
le
stese
netto
cami-
piedi,
cadeva
;
in
tanto
murata
scaturirne,
ancora
i
notte, povera
artista,di cui mi pareva
Pazienza
che
del
via
sul
e
una
Natale
parete
orribili!
tempi
caminetto, vidi
groppi
di
notte
di
croce
un
che
fine-
la spazza
tornai
in
si diceva
una
considerando
Ma
lo
la
in
letto
dei
anch'essa
sera
città,
ginocchia,
quale
stata
era
la
sulla
avevo
artista,
dice che
scarpe
mentre
e
gere
scor-
è buona
in
legni
le mie
melanconicamente
poco
nel
due
di
neve
cadesse
neve
anch'io
di
la
che
gente
tanta
riattizzare
asciugare
per
a
di
pareva
vecchio
Poiché
—
la povera
male
mi
palate.Si
a
fiocchi
negli spigoli
:
giù
ai
e
del mio
eterno
pensavo
nulla, te la mandano
a
finestra
bianca
Padre
e
I57
la manna,
come
la barba
e
VECCHIE
della
quadretti verdognoli
neve
i
SCARPE
Il
sapessi
letto,
teva,
met-
rosso,
molto
della
più
mia
perto
co-
che
sedia"
isS
xroVE
andava
ci
che
di
scuoterne
a
che
domani,
sui
anch'io
le
colloca
in
Gli
detto,
bugia ?
Non
—
fanno
di
che
bugia
è
spesso
che
bugia
è
lo
•
del
legno
volte
non
\edo
che
bugia
di
non
che
gli
si vestiva
uomini
hanno.
che
Chi
va
è
in
siano
ha.
prete,
costretti
manca
strascinandosi
al
di
una
per
soltanto
sarebbe
Non
stata
\ecchio
povero
di
un
per
ha
ne
;
che
gente,
di scarpe
chi
e
indurre
falsa
una
l'amore
e
povera
grado
possedere
un
quindi nell'opinione
sovversiva?
quanto
fra
sempre
da
donne
paja
ne
stata
in frantumi;
far supporre
tanto
dicevo
—
due
gendo
soggiun-
andrebbe
troppe,
inutili, e
un'idea
Però,
—
una
piccole bugie,
della
ma
son
non
dire
scarpe
popolo
ciò
con
Era
—
delle
fuoco
regio impiegato
di
pajo
la bellezza
riscalda:
quasi
piuttosto una
un
nare,
cammi-
queste
senza
il mondo
stesso
non
scarpe....
che
cemento,
regio impiegato
può
di
ho
stare
che
e
fare
senza
sapete, d'andarsene,
come
ne
Lasciamo
abbrucia
mie,
le
uomo
un
più dispostea
sono
scarpe,
quelle,che
e
Ognuno
cuojo.
ave\o
:
di
forse
di
questione
può,
come
del
cuore
lire.
cento
come
su,
l'anno, sul
volta
il
che
dunque
contato
avesse
del
fumavano
nuove
darsi
di
gratificazione
pajo
non
ci
ma
"/,
la mattina
per
scarpe
Può
e
una
speranze
un
che
vedute
una
sue
due
e
pajo
andate
molto
serbo
fiamma.
conti,
i
per
in
in tal modo
secondo
mio
un
«
tenevo
alla
colore
frangia.Fu
veramente
e
avesse
faccio
Ministro
che
sotto
Natale;
era
le
poveraccio
due
di
al
io
innanzi
piedi
pone
la
vecchie,
asciutte, che
ben
lentamente
potei scorgere
scarpe
n'oCrXi
STORII-:
è
—
a
doloroso
far
gamba
le
picchiando
me,
di
conto
o
che
di
sul
spesse
ciò
che
e
due
tutte
vie, limosinando,
come
se
fosse
di
sale
apposta
nato
in
e
ha
non
ai
poste
piedi
tornava
Vi
la
due
alle
andare
occasioni,
in
sente
che
altro
anno,
altro
salto
da
chio
vec-
settiniana
vecchie,
scarpe
l'uscio,
verso
dietro
sé
quel
a
nel
tempo) :
che
ritornano
che
so
forse
fatto
:
pietre la
Non
mai
bussa
la
di
e
Giacomino
volta
terza
all'uscio.
voglio
casa,
;
prudente
la
il tempo
i
è
piedi;
contro
tosse
il
dire
rantoli,andava
asciutti
sono
Mosè
immensa,
scaturire
ricchi.
prendere
si farebbe
come
di
o
casa
quando
il mio
drone
pa-
pigro egoismo pieno
ciacchi
d'ac-
A
invece
me
molle, ed
cuore.
fa
lauro,
pei
vorrebbe
le
:
—
è
Cambia
scarpe,
Giova
le scarpe,
massima
nerli
te-
Giacomino,
e
buona
gl'impeti inconsulti
del
far
anche
e
padrone
dicendo
cambia
é
cuore
per
poveri
celia)col
una
con
di
del
del
e
impiccarlodietro un'imposta
e
un
fanciulleschi,
aranci
questi giorni si
in
come
l'egoismo
i
felicità per
fa
ottant'anni
anni
degli
di
d'un
sofferto
ha
che
la
archivista, sbiadiscono
degli
la verga
che
morte
ciò
l'effusione
che
è
pensiero
ottocento
un
a
profumo
aver
dalle
dirla
mille
il ricordo
è
col
si vorrebbe
(per
poveri
istorie,credetelo
(né queste
io
dei
di
memoria
la
è
il
è
della
e
che
queste,
straordinario
e
Forse
finire,
per
di
è
grande
fratelli.
suoi
sta
il Natale
e
modo
un
forse
:
fratello
il gran
che
del
queste considerazioni,
tutte
sempre
volersene
delle
sono
cuore
sii
fra
grano
il mio
così
girerà tutta
e
un
burletta
una
letto,colla punta rivolta
del
compassione pe"
e
ha
non
uomo.
povero
il
Ma
—
di
nell'atto
come
chi
;
talvolta, per
uscio
in
scarpe.
sguardo
il mio
159
l'opinionepubblica ;
uscio
di
andare
per
gli tocca
zucca
destino, di salare
gira
VECCHIE
SCARPE
DUE
del
conservare
sentimento
il corpo
l6o
{ìnens
sano
E
altrui
ch'io
sogni,o
sul
scarpe
che
del
e
della
punto
mi
voi
che
i venticelli
già
croce
che
di
il sole
mandai
abiti
degli
vecchie
le
me
?
d'addosso
una
di
e
procurai
Mentre
sebbene
fare
scendevo
vecchie
colle
fibbie, o
farle
cantare
Quale
«
di
la
si
fantasia,come
dunque
povera
neve.
ultime
Mi
le
mie
dire
che
torno
stringered'at-
le sentì
alzai le
della
mamma,
la
sotto
spalleper
poeta
malato
andate
le scarpe
piaceva
—
stridere
gradini,le
centoquattro
molto
confusione
vanità
lassù
termi
scuo-
?
Così
uscii.
come
a
suggerendo
va
per
pedanteriada
scricchiolano
come
pettegole
piuttostoche
stanza
abba-
feci il segno
mia
se
traddanza,
con-
fosse
la lisca. Devo
come
i miei
e
una
apersi gli occhi
:
più belli, lasciando
dire
del Vecchio
palpabili;
Natale
calzavo, il cuore
devo
o
vecchie
il cielo. Dormii
decimo
suo
asciutte
scarpe,
mentre
—
il
brutti
inglesi e tedeschi,
lustra
pensiero alla
e
vi aspettate, immagino,
che
cose
la nebbia
letto
mie
non
sogni. Quando
dietro
un
ormai
passa
di
lustrano
senza
dei
d'intorno
ciò
tutto
vino, che
il
mezzodì
e
alto
e
vestii
noi
e
ora
le scarpe
coscienza
spiriticome
la notte
tutta
era
di
la birra
beve
di
voi
di certi libriciattoli
la memoria
parlano
;
ballarmi
a
tranquilla.Nulla
a
passeggiare le
la mia
che
andai
aspettate
apparissero tutte
quasi
a
ne
mezzanotte
Testamento
Nuovo
vi
sentito
avessi
nati.
me
Voi
notte.
far
e
apprezzare
d'esser
consolazione
la
tutta
COLORE
corpore sano) per
il beneficio
questa
con
dormii
Ì7i
sana
apprezzare
u'OGNI
STORIE
NUOVE
»,
volta
vma
lare,
scricchio-
osarono
dei
scarpe,
canonici, quelle
ai
professoridi
degli ignoranti.
dissi fra
vicino
al
me
—
pigliaora
rompersi.
O
queste
vogliono
SCARPE
DUE
farlo sapere
?
»
giornata
una
vedeva
non
mani
colle
in tasca,
:
da
forse
che
i
nali,
ca-
segno,
mie
a
entrava
?
le
e,
rivasse
de-
alla porta
più forte
d'uno
i
del
scarpic-
piedi nelle
guardandole,dissi
:
Ma, seguitandocol
—
pettegolesi
si volse
burlassero
che la gente
:
tanto
a
guardare chi
era
strepitonella
tanto
con
che
pareva
l'eco
sommesso
pregare
scomparire,
strisciassero
care
che
grigiodella
scricchiolare
arrestai mortificato
un
fondo
Giunto
a
i santi
se
fariseo che
il
casa
Signore.
il divino
Durante
alle
testa
mi
dei
voce
per
cercai
di
mia, perchè nel
che
fanciulli,
d'intendere
pareva
vanno
ufficio indarno
dell'anima
cose
nella
e
a
sulle
di tanti
piedi
gano
dell'or-
suono
canta\^ano
il lamento
le vie del mondo
richiamare
torie,
can-
disgraziati
nudi.
i
Mentre
si riempivano di
occhi, presida pietàe da religione,
miei
lagrime,sentii
la
alla
destra
mano
quasi oscurità
del
mani
giunte sotto
delle porte per
—
K.
Di;
la barba
uscire.
Makciii,
Xiiui-e
Un
xtorie
un
sul
povero
pavimento,
bianca, si avviava
impeto primo
d'ugni
vidi,
fruscio, e
luogo, il mio
che, tirandosi dietro le scarpe
11
gronde,
stia per
le vòlte
sotto
come
Mi
lontano.
tornarono
scarpe
raccolta
stava
del
; le
delle campane
col loro scricchiolìo
nuovo
ai muri,
rasente
nel
città che
più leggiero,
pareva
me
che
il suono
aereo,
loro nicchie.
la
anche
destando
ciamento
di
date
an-
quattro passi
a
correva
confusamente
d'una
mie
marmo,
passo
clie
freddolosa
allegra,
lontano, da
le
Duomo
È
la gente
:
ombre
come
diradandosi
—
nebbiosa
tanto
l'altro
disegnavano
nebbia,
sul
molto
«
e
finestre,i camini, gli abbaini, le torri,i campanili
le
si
vecchie
sono
.
Era
uno
tutti che
a
l6l
VECCHIE
colore.
di
verso
attra-
vecchio,
curvo,
verso
colle
una
compassione
l62
mi
corrergli dietro,
di
disse
fece
giustamente osservare
anzi
l'organo e
le mie
dare
potevo
nebbia
La
umidiccio
un
Mentre
io
dovessi
dare
in
Fontana
egli è
:
il
al
badare
senza
bianco
quel
borsellino.
nel
non
che
era
—
—
il mio
Ma
Seguito
(né gli
inganno),vedo
una
San
per
San
per
e
nella
Povero
—
neve
a
occhi
suola
vecchio
piedi
dita
verso
frugavano
quel bianco,
a
faccia
dalla
vecchio
un
nudi
Zeno,
Zeno
di
giunto
;
\ecchia
e
nella
! dover
I
—
(juesta volta
cenciosa, perduta nel fango
botto.
di
tosta.
così
e
donna.
voltava
e
le
baglia
per
corsi
scarpe,
donna,
buona
alla
anch'io
prigioni,vedo
d'una
piazza
ganna,
m'in-
non
scende
fui vicino,
gli
quando
dere,
ve-
dell'egoismo,e,
forte
delle
la
per
che
mentre
muove\a,
scialetto
lo
Pocanzi,
più
parve
si poteva
la nebbia
se
vecchio
fu
volta
si
dimando
—
svoltava
veduto,
Avete
così ?
che
pettegolezzo
che
di Natale, mi
bianco
passi,e,
colazione
di
quanto
ancora
questa
cuore
giorno
!
tabarrello
genere
per
alcuni
muovo
:
nel
tabarrello.
un
confuso,
di
cosa
qual
di
segni
bigia, mi.sta
il mio
neppure
a
Chinai
l'anima.
suggellisul-
e
spessa
gli
non
tre
tre
come
inzuppava
alle
Duomo.
feci
e
più
aveva
preferenza
ravvisare, così
qualche
furono
pensando
la
fedele
finita,
io
poi
del
gradini
che
non
sta\o
e
Dio,
mi
casa
era
non
di
ancora
sporco,
vecchio
Il povero
là
fatta
s'era
Messa
annunciavano
gente
uscire, che
di
prima
croce
la
di
padrone
fanciulli
sui
scarpe
colla
anch'io
la fronte
di
dei
canto
il
ma
che
il sacrificio dell' Agnel
turbe
a
il
COLORE
DOGXI
STORIE
NUOVE
—
neve.
mentre
risponde.
alle
mi
scarpa,
camminare
E
ella
Mi
vecchie
facevano
sciupata e
fermai
nel
dicevo
di
fango
così
un
104
XL'OVE
più grande
fiamma
Aina
artista
il mio
lui
d'ocìXI
STORIE
COLOIUs
di
restauratore
riconosco
pentola,
la
sotto
antichi
quadri
in
che
stg.
appoggiato coi pietlisul gradino del luoco. Egli seguita
gli occhi su
a
guardarmi in un modo, che io abbasso
cent'occhi mi guardano dal fonda
ma
quellidella zuppa;
d'essere
di
visto
rando
al
in
sbieco,
aveva
salsa
di
che
ha
uno
tuttavia
una
tana
mi
e
h)
non
—
:
cosa
al
ad
messa
di
legno
Pare\a
una
la
luce
più
!
col
fricassè
in
cina
cu-
s'era
bocca,
chiava
adoc-
legno
mastica
e
di
dentro
colla
me.
bistecca
una
ma
in
si paga
tutto
esclamo
salsa, né
ai
mai
così.
levata
una
il fuoco
l'aveva
e
scarpa
io masticavo
:
riv(jltando
e
in
volta
;
detto,
sofisticare
a
raccapezzarsi:
di
resistenza
in fricassè
il barba-grigia,che
—
pezzo
voltando
pollice
corse
stetti
una
fricassè,
un
asciugare presso
sempre
il mio
in bocca
pezzo
cotto.
là dentro
clie annottasse
scialba, piena di odori
parte
in silenzio,
di
un
susur-
l'abbia
non
non
se,
di
cerca
Bacco
intanto
inutilmente,
Dante
perciò
;
solito
si direbbe
Il vecchio
andava
di bue
pezzo
adocchiavo
chi
assaggiata una
ho
un
taglio,e
il mio
peggio,
ferri, o,
e
fame, sebbene
Per
—
arcigna,
vecchio, che,
fricassè.
pomidoro
come
mastica
faccia
dubitare
a
all'oste,segnandomi
il mio
proporzione.Intanto
me,
e
spalla: l'oste, sorridendo,
duro
pareva
tremare
a
di ladri. Il mio
una
bella
una
sentivo
lo
non
comincio
cosa
della
prendere
Una
se
che
so
sopra
a
è
caduto
non
di
per
cui
scodella, per
della
o
in
giacchetta
così
delitti. .Soltanto
mi
di
pareva,
il
vecchio
; e
dal vicoletto
cattivi
:
gli
frustagno,
ogni
sorta
dalle
entrava
avventori.
meditavano
di
scarpe
trappole
«
molto
e
DUE
andate
insieme
subito
i
lucido
chelle
nel
giorno,
che
bastò
Né
vicino
pagassi
di
alla
ginazione
:
non
pajo
le
di
danno
bastò
di
fra
tremendo
«
un
il
molto
pover'uomo
sapore
luma-
solo
per
dell'oste
»,
dalla
ch'io
e
fra
mi
cuojo
coloro
per
barba
e
lo
ch'io
onesta,
respiro
tutti
giasse
man-
neppure
di
mio
il
era
gente
col
tanto
e
animo
.sapore
andate
un
non
gatto
la
a
sue
le
bastò
non
;
sticassi,
ma-
sentissi
davanti
buon
impastato
esempio
scarpe
il
io
un
appresso.
passasse
che
delle
non
che
aperta,
lingua,
a
mi
una
e
nausea
convincermi
mondo...,
fiuesto
attaccato
un
vecchio
ch'io
nascere
altri
tre
fricassè
all'aria
faceva
della
fricassè
mio
vero
come
uscito
cose
per
non
;
il
tutto
fossi
il
artista
n'ebbi
ma
potessi
ch'io
vecchio
e
elastica
che
cioè
perchè
sospetto
concio
^•entre...,
quel
tutto
di
e
testa,
resistenza
una
che
punto
pomidoro,
di
questo
denti
al
la
per
salsa
Bastò
sotto
di
passò
colla
suole.
vecchie
acre
mi
pensiero
tremendo
l'oste,
guardando
rideva,
»
165
VECCHIE
SCARPE
le
restò
coll'imma-
che,
avendo
avarizia
grigia.
oggi
Il
piccolo giardino,
maggior
contadini
d'un
di
dire
vestivano
fino
d'oro,
corazza
del
noce
certe
con
due
ali verdi
di
A
cosa
corona
di
zione
la dire-
festa, sotto
degno
robusto,
e
veramente
i
cioè
più
veste
una
o
stretto
strisele
azzurre
sotto
cartone,
bianco,
in
da
vita
una
punzecchiate
ascelle, si fermavano
le
alle
attaccate
muro
camice
;
in
testa
scapole
e
avevano
che
una
rose.
questo
tipo
di
terreno
più
operai
gente,
piede,
impedivano d'appoggiarsial
bella
della
Luigi, fra gli
San
povera
La
degli angeli custodi, voglio
parte)
d'argento, che, passando
a
di
Signore, Quattro,
l'abito
a
alla
e
del
vigna
una
(erudizione
lungo
frustagno
giovane
prete
coltivare
grandi,
col
vestiti
scala
della
portar via Biasino.
a
dell'Oratorio
erano
dieci, i quindici anni,
i
otto,
parte
l'andito
portico e
ragazzi venuti
di
formicolavano
il
celestiale
:
non
si
erano
mescolava
quattro
forse
qualche
cherubini
da
NUOVE
volar
soffio dì
un
a
nelle
tana
e
via
nubi,
verniciati
un
fantasia; le mani
In
col
il
giorno
Biasino
del
la gente
si
insieme
col
di tutto
ma
non
e
meno
ombra.
stolo,
Apo-
quello
stesso
Canonica,
che
neppure
che
che
fosse
ancora
di
sasso
angioli
quattro
i
che
preti
col
sempre
schiena
e
guardava
l'ombra
paradiso,
colla
com'è
debito
croce,
naturale,
rispetto,ridendo
dell'altro,in modo
delle
il tempo,
passare
del
venissero
Il Manetta
accorgesse.
piede
per
stiere
me-
un
nelio
asi-
sapeva
rimasto
era
ai
nella
si
prefetto non
alla
siepe, un
sua
di
l'asinelio, sussurrando,
l'uno
di
balorda.
qualche corbelleria,
ma
la
mugnaio
un
;
cugino
aspettava
circondarono
anche,
alla
venuto
era
malato,
aria
con
ragazzi
mentre
da
stato
Il buon
morto.
morto,
nuo\o
per
fosse
sa-
corrcggie
tradivano
giardino, legato
comperarlo
a
nelle
il contrappeso
incatramate
pensieroso guardava
glielovendette
I
del
cugino
la
onesto.
ma
capo
fanno
vedono
forti,a
giudiziosamente
gialle o
angolo
un
quelli che
ne
se
chiodi
a
scarpe
facexano
semplice
di
o
come
pezzo,
certe
cuojo, che
vento,
COLORE
]ìiuttostoangiolettitagliatinel legno
ma
da
cristie,con
D'OGNI
STORIE
lo
lunghe
anche
sanno
di
cercava
orecchie
che
il
mare
fersi fa
:
gli uomini
dotti.
C'era
della
Giorgio
grosse,
cogli occhi
masino
del
grossi, un
un
novella
«
delle
Scorie
bel
ranocchio:
come
che
(i)
Tcresella
e
Nfa.ijginlitio
colle
ragazzo
Gatto, ciabattino, vispo
cjuel Maggiolino
(i) \'ci]i
\'ela,
»
nelle
un
pareva
Storie
labbra
c'era
To-
topolinoe
una
canna
d'ogni colore.
del
pagherai I
la
Me
—
un
L'angiolo pianse
la
prendere
a
Rosina,
La
ma
entrare
nella
diventi
più
belli
là, specialmente
bene
nell'aria
alberi
iijuole d'una
nitido, e
nere
e
che
sulle
disturbato
precise le
si
parenti
"liceva
la
ver'anima
nel
La
amici
e
;
che
di
mani
e
qua
il
sotto
che
marzo
lino.
capellidi
ma
di vita
al
cornici
il sole
pareva
terra
delle
più
dalla
delle persone
Biasino
Il povero
morto.
del
\erso
il camposanto.
il
Magnano;
parte
sinistra.
ordine; chi
senza
la
;
sulle
s'incamminò
le marcie
non
un
per
pali,dei pergolatie
fanno
suffragiche
corona,
si
frasca, proiettava più
Tanella
jjochino
un
amore
il sole di
soltanto
intorno
spalle degli angeli
zoppicava
saprei
morire
a
Guardava
segno
nessuna
dei
ragione
scerlo,
cono-
Non
che
suo
de' suoi
verde
da
ombre
movevano
Ave\a
quel
ancora
lanuggine
non
le pareva
anni,
senza
morto.
scala, colle
vestiva
giardinettosi
e
respirodi primavera, .sebbene
un
dessero
siepinon
e
del
nera
correva
dodici
o
Biasino
a
sentire
i ciuffi volanti
il dolore
per
dieci
ch'era
la
verso
grembiulino, distratta,senza
Già
di
d'invidia.
scevro
era
via, stringendo
carico.
di
forse
della
Giorgio
andò
ne
più santi, ne
e
stretti Tanella
silenzio
ragione
idea, ma
sua
le accendeva
nere
in
voleva
la sola
morto
ragazzo
mani
contadinella
una
per
denti
se
parte
sua
spettinata,in zoccoli,
di
ali, e
le
sotto
poco
il pugno.
corse
colle
COLORE
coi
disse
—
pizzicando
Magnano,
\'ela
d'OGNI
STORIE
NUOVE
funebri
più
morto
vano
.Segui-
piangeva,
bene
suonate
a
una
chi
po-
colla
piuma
star
vicina
cappello.
Rosina,
4igliangeli
j^livoleva
e
scivolando
al
bene.
suo
Ma
fra la gente, \oIeva
l'avrebbe
morticino:
intanto
non
pensava
baciato,
a
pregare
tanto
per
ra(;az?:i
lui,
se
sue
zoccolette.
non
pure
era
il
accompagnò
stette
e
Biasino
e
i
che
e
labbro
mano
che
testoline
per
suonare
vivo
delle
zucche
zoccoletta
cadde
smossa,
si fanno
giuocare
a
edificante
vuotare
per
; tlisse
infine
decenza,
parolaccie.E
sul
;
poi
tre
;
petto
ognuno
man
che
la
essa
non
nella fossa
e
aveva
delle
delle
buttò
siccome
e
e
beUa
voleva
il Rosso
prese
i suoi
sotto
mani
sua
premura,
terra
dal
né
intorno, si vedevano
togliere la
a
mai
brutte
il becchino,
cominciò
la curiosità.
altri,che
di
e
fino
guardò
sinistra, che
a
campanello
abbassarsi
Rosina
e
tribolate.
pietcàera
sua
modestia
il cielo
terra
soltanto
udite
il fiizzoletto
sbarazzare. Rosso,
Una
il
aveva
di terra,
e
la
che
correva
di
e
non
pregare,
egli girava gli occhi
e
il badile
a
nicamente
malinco-
per
della
certi
come
vi
:
al bivio,
giunto
dentro
dietro,
in-
passi
delle anime
destra
a
era
non
nessuno
cercavano
manata
non
messa
esempio
era
suo
che
o
si avviò
sul mucchio
alle noci ; disse
servir
a
requie
vi scivolava
soltanto
ginocchi
e,
e
delle
dell'asino
di strada
fossa; la Rosina
non
poco
cavallo
a
patria vera
nella
Tintore
ampolline
che
la
di
monti, guardando
dire, guardando
del
a' birilli
le
per
a
Biasino
e
dov'è
prefetto, stando
cominciò
male
de' suoi
fu calato
in fondo,
un
volta
sereno,
Il
tratto
un
chiasso
dozzina
cugino Apostolo
per
alla
fresco
folla, una
istante, recitò
un
suftragioil
gran
la
Dopo
seguiva
li
un
173
piedi.
seppellìcon
la
Biasino.
Tutti
Rosina
una
Oatto
uscivano
a
dal
coU'altra
piedi nudi,
reliquia.Molti
scoprì
Va-via-vc, che
in
col
camposanto
zoccoletta
piangevano,
fondo
fa ballare
al
quando
^'iale,sulla
gli
uomini
compunto,
cuore
in
come
mano
Tomasino
strada
di straccio
maestra,
a
e
suon
del
il
d«
flauto
di
e
la
prese
(iridò:
tamburo,
di
in
?colla zoccoletta
nel
fra
all'ombra
bel battuto
im
ricevuti
soldi
dalla
giungere
del
fossato, Tanella
allora
in
dall'inferno
di
atto
sfida
Tanella
si
cominciava
braccia
—
—
sul
ninnando
petto
detto
Tu
parli male
credi
—
E
cosa?...
—
Dateci
tu
paio dei quattro
a
dero
vi-
costeggiail
sbucasse
se
come
vi
buttare
angelico; quando
nero,
magnani
Giorgio
a
lui,
come
della
\'ela, che
le
gli disse, incrociando
e
io
che
di
i denari
somiglio
al diavolo....
al prete.
me
la gente.
stare
d'essere
Cosa
—
innanzi
lasci
non
c'è
:
hai
tu
dove
spalle.
le
guadagnare
che
segreto
la Conchetta,
dietro, altri due
e,
Tu
E
—
Magnano,
piantò
a
in
sentiero, che
del
si
reliquia.
costume
parte
che
celestiale servizio. Non
loro
in
in aria i soldi, sempre
stril-
strega, la Rosina,
convenuto
verso
e
—
tutti, a
a
il luogo, cominciarono
e, trovato
nessuno
passava
innanzi
giuocare vm
per
regalo del
in
polvere
una
stato
deviato
avrebbero
di
sole:
come
mano,
dietro
più d'una
sfrenata
gliangeli era
tornare
del
!
gli tennero
nembo
un
raggio
nel
rosa
piedinudi, spettinatae
Ma
Va-via-vc, va-via-ve
]'a-via-rc .' fra
landi:) tutti:
COLORE
venti
Quindici o
corsa.
":oloriva
d'OGXI
STORIE
NUOVE
174
?
che
rubato
avete
esclamò
—
uno
"lei diavoli.
i
Ma
Vela,
poi
"li
tre
sotto
erano
angioli,che
l'aspettofiorito
in quattro
più. Cominciarono
.stomachi, esclamando
cóntro
cioè
tre,
a
a
tenaci
avevano
dunque
ad
dietro
stavano
avevano
Giorgio
propositi:
una
urtarsi colle mani
ogni spinta;
della
e
ragione
e
cogli
RAGAZZI
siete
quaranta?
Siete
175
siete
cinquanta?
sessanta?
—
i
Ma
e
si
ali
ai
fianchi
gli
tinche
pietà
senza
di
usciva
sentiva:
E
\'enne
timi,
la
del
Biasino
sul
dalla
cuore.
sera.
tintore.
peggio
perdendo
ai
corona
schiena.
e
tum,
Rosina
Poi
derubato,
Fra
piedi
le
invocò
si
addormentò
e
restò
un'ala
Va-via-vc
il
suo
come
argento.
a
gere
pian-
sola,
di
piante,
tiini....
e
e
faccia,
d'addosso,
oro
penne,
e
via,
fuggirono
tre
:
ai
pugni,
alla
abiti
gli
non
volarono
picchiarono
strapparono
spogliato
colla
sull'erba,
§-li
Si
la
battaglia,
Vela,
della
Giorgio
si
ebbero
angeli
usciti
;
i
serti
i
muro
che
X'olarono
unghie;
spennacchiate.
furono
le
sul
angeli
un'incudine
era
martello.
colle
rispose
Giorgio
galli
il
sotto
ammaccava
"iuali
Tanella
impastati;
lasciarveli
gli
schiacciare
volevano
diavoli
lontano,
che
si
!
angelo
colla
custode
zoccoletta
e
SERAFIN(3
E.
1—
Db
Marchi,
SCARSELLA
Nuove
storie
d'ogni
colore.
l8o
NUOVE
in
prete. Ma
realtà
sentendo
un
collare
a
di
chiodo.
anni, pochi soldi,
Si
tempi.
di uscir
i
di
suoi
Aveva
stenti
di
ventidue
in
occulto,
nel
spostato
farsi
scrisse
la
sempre
una
mondo,
del
di
sonetti
Milano
un
dieci
di
posto
ma
nemico
un
invidia
Su
che
adoperò
un
regno,
strada.
corona
dere,
ven-
incapace
si
almeno
la bieca
egli dice,
attraversò
da
esigenze dei
sessantasei
patriottici (nel
come
il
ventitre
posizione.Sperava
una
qualche ginnasio
o,
giorno,
o
alle
preparato
non
gici
teolo-
espandersi, appiccò
pei feriti) gli procurassero
direttore
bel
un
esperienza, ingegno
e
e
finché
allora
nessuna
presto
meriti
molto
gli
trovò
di
gli studi
che
Portogruaro,
disordinato
ma
COLOR-E
percorso
bisogno
gran
un
ha
non
Seminario
nel
D'OGNI
STORIE
degli stolti
argomento
questo
satirici,che
tutti
sa
a
memoria.
Giunse
a
uomini
cdcuni
non
gli uni
dalle
eminenti
gli
e
unghie
brave
della
altro
gli
diede
un
che
si danno
Serafino
sul
anche
a
si
loro
non
a
un
un'altra
questi.
trovarlo
qualche
alla
fascio
un
Un
giorno
scrivere
una
altro
un
bella
non
dei
tetra
:
qualche
servigi che
cadere.
lasciarlo
liberali
sa
e
a
scrisse
memoria
venut":ì
disperazione, gli
lettera
al
un
parlarne
seminario,
di
tante
irriverente, ai
di sonetti che
collega
e
di
occasione
paragone
anche
fra
stendere
tutti
lettere..'.,
dozzina
di
patria, felici
s'incaricò
pallone per
suo
sua
altri liberali
qualcuno,
prima
di
è
da
potesse
come
ad
raccomandato
giovane d'ingegno
un
Infatti
disgustò presto
conto
di
se
Brescia,
indicò
Roma,
a
corrispondono,
colpi
di
reazione.
gli
fa
partitoliberale,
strappare
al ministero
ministro
al
altri di
persone,
ricorso
del
eminenti
meno
anni
vescovo
di
sigliò
con-
Ber-
SERAFINO
che
ganio,
i
cercava
valle
della
suoi
Brembana
d'alto
morirò
cioè
SCARSELLA
di
carbonai
i
fra
rispose: Frangar
basso,
lame,
anche
lo Scarsella, alzandosi
ma
;
in
preti
ma
dandolo
guar-
fìectar,
no7i
dimanderai
non
e
ai
nulla
più
preti.
Per
qualche tempo
soldi
quattro
limi
del
Rosario
agli
Scrisse
d'un
di
a
vinta
nei
ogni
la guerra
non
volontà
di
panegirico
per
commissione
la
far
bene,
che
imparava
intendo
delle
una
la bella
in
cantare
a
che
vero,
Dora
si
quei begli
celebrità
Serafino
si sarebbe
sotto
o
specchiava
occhi
la
almeno
a
veniva
due
mosso
mai
la finestra,
in
sposare
volte
mentre
avesse
un
a
dalla
sedia.
Checco
fede
e
sione
occa-
allievo,
suo
anni,
Era
gran
un
cogli
cantare
soli ;
che
per
la
ma
amore
diventare
principe
la settimana
infido
diciotto
due
essi,sperava
bimba
più
sui
come
avrebbe
ebbe
del
potesse
non
che
raccontarvi.
talpe
sorella
dato
e,
cuore
Conservatorio.
occhi, belli, magnifici,splendidi
di
di
sue
Dora,
patronale.
donna,
e
una
vanno
che
una
meravigliosa bellezza,
dir
che
se
tratto
un
come
festa
io credo
fortuna,
in
che
lezioni,
fa brodo,
osso
orecchie
della
delle
gli toglieva a
di
ragazza
mamma,
scono
distribui-
s'imbrancò
e
delle
anche
contro
conoscere
a
gli
si
campagna,
ripetizione a
una
peccato,
scrivere
che
d'assassini
trovare
a
Dando
a
di
incaricò
villaggi il giorno
che
di
di
masnade
elemento,
e
ambrosiano,,
Addolorata
qualche
curato
Comincia\a
vero
a
gli
associati.
vecchio
cantare
s:a
della
e
anche
quelle
lo
diede
che
messale
del
loglio, e
per
editore
un
ristampa
una
correggere
trovò
una
russo.
in
Stando
andava
casa,
a
un
in
e
non
lino
tavocerca
:
82
del
NUOVE
il
soggetto,
luna.
Oggi
tutta
fiori
fino
belle
le
che
Checco
non
so
a
inchino
anche
sorriso.
A
anche
a
poco
il
cor
che
conto
disse nel presentarle
—
Ella
—
Oh
ha
se
capiva
non
:
altrimenti
a
tener
la
io
sua
un
rispondeva
di
essa
soave
con
scambiare
poter
giorno
un
dato
doman-
vegliò una
rima,
estasi
ma
tata
not-
la
per
Che
—
radisa
impa-
sia
cj^ui
(}ueiversi
i suoi
fossero
mia,
scritti sopra
anima,
bellissima
una
scritta l'anima
gli occhi
gli
—
della
bel
un
fu
fede I
—
le
toncino.
car-
risposto.
balbettò
—
arrossendo.
egli
Non
mi
era
ricordavo
di
dire
uscita col ragazzo
Possono
rispose la Dora,
denti
Nella
tuna
for-
Per
».
Faccia
—
perdersi ""
riguardo
che
Serafino
musica,
smorzo
un
la ritrosità della
per
di
compiacenza
per
di
colle
lezione, egli faceva
qualche parola. Avendogli
intera, non
—
la
spalle
lo
Nepote.
gli accadde
poco
versi
mettendo
Scarsella
signorina,
alla
quattro
mamma
lo
solito, finita
Di
casa.
fatto
avrebbe
come
le
per
maestro
di
dopo
rosa,
così balorda, che
suo
accanto,
armeggiava
e
Cornelio
gli spropositidel
nemmeno
della
al lume
di
gorgheggi pieni
testa
una
stanza
sciolti
sedile,
troppo
era
domani
d'avorio,
dei
ricamava
nella
rosignolo
un
capelli
del
tasti
disturbare
non
coi
attributi
gli
piano
bianco,
gambe
sui
al
come
di
nastri, o
e
manine
intanto
per
sottovoce,
toccar
a
innanzi
vestiva
COLORE
studiava
maestro
sorella, che, seduta
gorgheggiava
d'OGNI
STORIE
jjarevano
ben
essere
sorridendo
una
che
a
tastierina.
occhi
modo
della
che
mattina
la
cappuccio.
un
comprare
gli
in
quella
speranza,
anche
i suoi
SERAFINO
che
Intanto
La
cose.
Checco,
si aspetta\a
lingua gli
183
SCARSELLA
in
tremava
si
bocca.
parlò
di
varie
Dora
fu
tutta
graziosa, civetta, angelica. Frugarono
musica
nella
e
finché
in
era
Quel giorno
la luce
da
gli anni
come
a
generoso
insieme,
grande scampanellata
una
mamm.»
risero
nuova,
lui.
della
uno
vecchia
scherzarono,
li avvertì
non
che
la
ritardo.
parve
a
Quel
suo
Serafino
giovinezza
povero
i
il mondo
che
preti e
che
cuore,
i frati
strofinaccio, cominciava
gonfiarsi,a
che
nella
i buoni
e
per
avevano
oggi
riempirsi d'amore,
comprendeva
ricevesse
i
e
d'un
tutti
ciato
con-
a
tarsi,
dilaamore
tristi,i vivi
e
i
184
NUOVE
la
moni,
bene
terra
il cielo.
e
all'umanità
gli desse
che
del
invisibile
a
coi
e
di
che
senza
sedere
idealità
rozze
Chi
vita
e
fate
(e
vuota
ne
il
corti
loro
in
poteva
e
il
suo
intendere
gli fé'
Perchè
tanti
Quali erano
sarebbe
corso,
il
rezze
ama-
le
solitudine.
la
l'aiuto
senza
in
un
suo
cassettino.
che
il poeta
quel
beatissimo
\
in
d'essersi
le intenzioni
mani
strazio
e
e
e
i
la
ispiratrice
ragione
a
Muse
avevano
chiome.
mamma
prese
delle
lunghi
Ben
le
il
E
versi
bella
la
coluno
botte.
il loro
che
strofe
di
l'ebbrezza
durante
carta
bere)
a
allungandoli
dei
conto
trovarono
in
misteri?
stata
di
tutte
botte
una
dentro
affogato
fare
Dora
la buona
Quando
n'abbia
tratto
lei le bionde
a
le
e
nella
perdonerà
un
esclamare
ora
inanellate
fatto
serbo
testa
torrenti
tutte
schiavitù
di
bicchieri,
non
sulla
imbalsamazione
riponeva
la
occhi, le labbra, il sorriso, le
divina
della
piedi
ultimi
sarebbe
saprebbe
? Gli
anni
fiamma
una
lagrime buone,
erano
abbondanza,
ognuno
a
ch'egli buttò
inverno
da
presto ad assaggiarei piaceridella
casca
Chi
nel silenzio della
inselvatichita
che
.Scarsella
Muse.
loro
ciò
il guanciale
pure
giovane,
ma
voler
tutto
rompere
povero
tanti
capirà e
spirito che
povero
in
gli
ora
l'acqua,non
volevano
d'un'anima
conto
fosse
avvolto
il perchè;
cominciato
ha
abbracciare
capo
che
via, nella
trangugiate
ad
di
bisogno
gran
qualcosa,
col
polsi
sapere
portavan
COLORE
lettuccio, quando
picchiando. Piangeva,
lagrime
Un
spingeva
freddo
balzava
notte
lo
illusione
suo
d'OGNI
STORIE
Dora
del
orgogliosa di
ide
la malattia
che
bravo
disparte il
di
accorta
le
professore
qualche
detto
aveva
ogni
signorprofessore?La
sposare
un
aveva
uomo
cosa.
cosa.
ragazza
superiore,
SERAFINO
letterato,un
un
buone
senza
\'olle
non
ma
gli permetteva
non
Mendicò
l'amore
in
un
anno
dei
conosce
voleva,
posizione.
Titoli
altri mai
disse
non
né
freddezza
meno
più grande
fanciulla
e
il poeta
per
anime
ottenere
pose
come
pareva
perfino
l'unto
tre
che
a
luonil
colle
alle
insensibile
ruote,
a
tutte
vicit:
che
curarsi
assi-
per
credeva
la
chi
gnava
biso-
Dora
non
ragiona
le pareva
Pianse
non
di
segno
stimava
ella
prima
la
bella
il
di
belle,
Citerea,
Le
sue.
indurla
per
protezione
studiare
che
dell'amore.
che
lagrime
grandi. Non
la
disse
deputati,e
Ma
uomo
ciel, lagrime
al
lettere
monio.
matri-
:
del
sciolte
l'inchiostro
settimana
delle
cantò
rugiada
Perle
una
?
Ciò
colui
:
companatico
eretto
po\
di
al
tutto
dei
più irrequieto di Byron.
e
O
allungando
il
è
di
vertà
po-
cavallo. Intanto
a
donna.
una
parte
per
a
uomo
che
immensa
benemerenze
/e
il
scorso,
questo, di-
omnia
fatto
la
che
pensare
cose,
conoscex
;
un
il
di
sua
di
aspettare. Un
poteva
molto
ama;
avrebbe
pazienza,
cosa
grandi
deputati è
aver
la
e
lezioni.
j^igliaretempo
egli
quanti
antarne
Che
due
o
una
\
pretestiper
onestà,
permettere
altre
ora
per
ispiratoredi
è
che
una
promessa
ragionevolezza
dire
; ma
sua
formale
prendere
la
tutta
la
potuto
a
avvenire
che
una
avrebbe
non
capì
dote
senza
continuasse
Serafino
brillante
cosi
per
speranze,
Checco
suo
ha
non
signora
buona
di
poeta
povera
ragazza
185
SCARSELLA
ad
barbassoro
qualche
tedesco, che
per
far
queste
oggi
carriera.
prove
e
Ma
senza
ci
la
in
tezza
for-
la
avere
risparmiò scarpe
di
scrisse
strade
;
si
vuole,
Dora
costrutto,
!S0
e
si vedeva
al
finire
al
del
il
preso
in
Serafino
in
jjrima
sulla
bisogno
aveva
Serafino
! E
quel
se
l'odio
E
la vendetta
laide
non
più
uno
dal
rughe
stata
pezzente
della
sulle
sua
sue
ludibrio
aveva
essa
principe
o
che
mamma,
da
che
ore
che
finalmente
tirato
d'un
da
marito.
il
il povero
pazzo
la testa.
Salì
scale, picchiò coi pugni
per
domandata
seconda
novella
alla
sempre
meglio:
cuore
morire
;
del
parte
Armida
treccie, augurando
genti, dovesse
d'un
niuftì'.o
altrimenti
amore.
egli
si strappa
sarebbe
qualche
una
su
felicità.
sua
non
malizia, invocando
tozzo
un
capì troppo
davvero
sproposito. 11
delle
riceve
quella civetta, che
Pareva
perdere
chiuso
la
chi
come
vagabondo
I. estremo
che
nelle
casa
capì, e
petto. Voleva
una
di febbraio,
conte
un
capì,
non
Poi
gli avesse
fu
dire
della
la
tutti. Tanto
egli rappresentò
maledizione
essere
uscio
commesso
dolori
cui
di
scomparsi
avrebbe
di
candela
una
mattina
una
russo
quelle maledette
maledetto
Erano
senza
almeno
c'era
volte
cento
vista
stato
era
conìe
lezione.
nuca.
insidia
quale
il
frequentava
a
colpo
jL^ran
giorni
compagnia
prendeva
non
COLORE
si intese
probabilmente
qualche tempo
i
fuoco; finché
carnevale,
volo
Malaskoy,
ragazzo
tutti
languire
vicina
troppo
D OGNI
STORIE
NUOVE
morto
vendetta.
canzoniere, in
con
tutte
le fiamme
infine
le
più
e
la
che, dopi"
supplicaredal
i88
NUOVE
La
mattina
I-:
STORI
i""("(jN'icolore
si lavò
seguente
aggiustò gli abiti addosso,
si
la manica
alle
sul
dal
mazza
cappello, e
d'osso,
pomo
facevano
del
portone
l'uscio inchinandosi
l'antico
come
faceva
le
sulla
carezze
portici del
Gio\e
barba.
caffè appena
abbrustolito, di
agli dei,
rischiara
gloria. Il
d'una
suono
Non
forse
zioni
Il
gli
artiglieri,
che
gli
il porto
venne
incontro,
—
Resta
il
nulla.
un
dolci
piena
sua
e
di
golo
an-
fortanti.
con-
!
ma
tril)ola-
pace.
la
gli stese
schiarimenti
dei
aver
chi
—
in
barba, già ufficiale negli
bella
dei
della
la via
intorno
al
illus'tri.dei
nomi
alla soldatesca,
mano
collegio.
conti, dei
milionari.
dei
Bisogna
schietto,
—
v'erano
della
di
anche
ignoto
cose
vita
pei
e
misericordioso
una
gli
profumo
dotti
di
poema
dalla
allievi
marchesi,
un
dopo
dandogli degli
Fra
dei
testa
uomo
censore,
caffè
quel
ridendo
sor-
Venere
soavissimo
un
aprire
passò
campanella, appiccata
vicino
era
ad
il cortile
tutto
ghiottoneria,Dio
era
pensiero
il
soltanto
nella
cortile,gli disse
del
Per
bel
nel
la bella
quando
lo
che
entrava
Scarsella, che
palazzo spandevasi
che
egli
portinaiocorse
Serafino
a
ima
d'occhiali
pajo
studic)so,
collegio.Il vecchio
volte
venti
precise, con
nove
un
si
sapone,
e
acqua
pettinò, passò
con
comparire più
con
studia
conte,
nostro
riguardi
disse
—
studia, chi
studia
non
marchese,
milionario
poeta;
pensò
Dimandò
invece
la ciera
al sentire
ma
del
—
meglio
voleva
giungere
ag-
di
dir
non
Sanmartino
maestro
che
quell'uomo
gli avevano
e
tristò
rat-
amministrato
i sacramenti.
I ventidue
e
scolarini
quarantaquattro
della
occhietti
terza
si alzarono
vispi
e
tutti insieme.
si
intelligenti
fissa-
SCARSELLA
SERAFINO
sul
unto
un
soprabitone nero,qnolo
del
che
maestro,
arrossì
poco.
Pare
?
che
prete !
un
il
partito
trudire.
tìnse
nessuno
lo
censore,
imparare,
sussurrò
—
Fatta
Scarsella
dichiarò,
come
a
vocina
una
la
misteriosa
presentazione, e
fece
la
chiamata
i
conoscere
per
suoi
nuovi
amici.
Questo
dei
di
nome
avvezzi
ragazzini
del
muniti
al
rinascere
a
Sì,
soleva
dire
ma
lo
ciascun
mani
Scarsella, perchè
nome
asciutto
una
in
di Dio.
fosse
agli
e
Scarsella
l'anima
hanno
poesia
al pane
companatico,
A
la
allo
gli animi
morendo
stava
trovandosi
che
se
che
quanto
dalle
uscì
subito
sopraccigliinarcati
nuova
gente
come
—
In
vita
fra
gli conciliò
»
Sanmartino,
fegato.
una
numerosa,
l'anima
ai
vecchio
cancro
un
amici
«
scuola
una
occhi
Poesia!
solamente
cacio,
accompagnarla,
non
della
e
rete.
di-
—
del
per
vita?
allegra rispondeva:
voce
con
si sentiva
negli
—
sct-
sente
Pre-
—
!
Ferrari, Giobbi, Lazzari, Lenzi, Malaskoy...
—
Questo
bontà
e,
cadenti
di
sulle
Dora!
che
dì
nome
otto
Presente
—
Sì, proprio.
il
anni
l'aveva
di
di
coi riccioli
vivaci, gli occhi
in
stessi
alla
piccolo,veduto
stanza
di-
viaggio.
tornò
—
il ragazzetto
verso
I:)el biondino
un
ritratto
suo
a
ripetere.
!
Pareva
gorgheggiava
che
! vide
spalle,cogli occhi
Malaskoy,
—
gli occhi
Alzò
arrestò.
divina
Era
di
.
lo
nome
sul
maledetta
Malaskoy,
di
sentire
un'eco
di
quella voce
piano, dolcissima, argentina.Dal
ci
non
la vista
di
aveva
quel
pensatQ
bambino
pivi;ma
che
il
le somi-
NUOVE
190
gliava
dentro
di caffè
la
istante
un
Cinque
che
censore,
tutto,
alla
volle
quel profumo
le finestre aperte,
per
Cominciò
i
mazione
ani-
tanta
con
fin le scarpe
sotto
spiegare i
a
declamò
del
portici, si
signor
arrestarono
interrogare il portinaiosul
classe
in
il vecchio,
e
delle
un
Veniva
spesso
madre,
chi
diceva
il ragazzo
teneva
apparIl
—
disse
—
aveva
voleva
e
quei
coniugazioni irregolari.
russo
Italia, che
conto
strizzando
maliziosi, fé' capire che
era
suo
stabilito
che
Maggio,
forse
sull'uscio.
occhietti
padre
soffio di
un
di
avrebbe
E
cuore.
ragione.
sua
quel piccolo Malaskoy,
suoi
se
mucchio
dire, un
per
povero
passeggiava
Nell'andarsene
di
sto
COLORE
gli equinozi; poi
polari e
il
OGNI
cortile,entrando
nel
annusato
circoli
suo
del
ricomponeva
non
a
il
la bussola
perduta
D
rimescolarono,
tanto,
morte
cose
STORIE
una
bene
fosse
al
divisa
da
da
—
villa
molto
sul
lui
alla
quanto
avesse
e
d'Orta.
lago
In
ragazzo.
tempo
amante
un
Parigi, chi...
Serafino
memorie.
certe
il
dopo,
dare
le
di
di
Quel
dato
dal
Il bambino
coraggio,
a
in
Dopo
morto
e
allegroe
casa,
buona
una
del
come
altro.
anni
otto
sepolto
sicuro
contento,
impressione. Infatti,la
venne
persona
Sanmartino;
povero
salutarlo
a
c'era
non
per
tina
mate
a
più
salvarlo!
le
corresse
certo
batticuore
arrossì
lesse
per
quanto
italiane
composizioni
predecessore:
suo
un
ritenersi
rettore
notizie
speranza
ascoltar
Tornò
lasciata
aver
senza
di
ragione
aveva
di
volle
non
//
giorno
arrivò
naturale
segue:
al
dei
nome
timidezza;
sul
morti
di
;
tema
e
non
Malaskoy.
poi, ripreso
SERAFINO
IL
SCARSELLA
GIORNO
I9r
DEI
MORTI
COMPOSIZIONF..
il
Era
nubi
che
?mi disse
riposa
alla
il
era
la
'ic anche
e'
mia
nel
giorno
povera
dei
magione
che
Il
foglie ingiallite.
il
guarda
lago
che
pensavo
the
che
il ritratto
mai
fosse
avvicinai
mi
tomba
una
viva
ancor
della
nome
A
a
mia
queste
d'emozione,
la
la
per
dire
gli si
era
oscurò
parso
che
;
non
loro
lei
yion
i
madri
morì
conosco
della
sala,
felice
sarei
ginocchia
sulle
Giunto
al
di
nome
«
e
se
a
santo
campo-
pia?igente.dove
è sc?-itto il
di Pierino
voce
fu
bastava
lo
Mentre
sorge
Dora
»,
.
che
che
salice
che
mia, che
camino
sera.
sparsa
.
monte
alle
Di
navano
cammi-
genitrice.M'ingiyiocchiaie piansi.
maestro
ma
frotte
il
anni
avviarmi
babbo.
la
prendesse
un
pianto. Il signor
;
del
quanto
della
dove
cara
parole
otto
camposanto
allato
penso
mi
e
di marmo,
villa
sopra il
e
a
conosciuta
recita7'e le orazioni
farmi
le
ricordai
da
costeggia
viamrna!
pende
spesse volte lo guardo,
ella
al
contenti
ho
mi
morta
contadini
la
sorge
non
è
conduce
nacqui. Povera
io
quando
dove
Allora
morti.
cimitero
saltellavano
contadinetti
io
pallidofra
villaggio. Uscii per
defunti. I
strada
la
dei
mamma
del
cimitero
per
di
Il sole sorgeva
morti.
nebbie, quando la signora istitutrice svegliandomi
le
e
dei
giorno
da
arrestata
voce
con
un
non
Malaskoy, già
segno
venne,
stile,in generale, era
vide
quella voce
che
una
uscisse
piccolo nodo
un
della
mante
tre-
di
disse
mano
com'egli voleva,
La
vista
nebbia.
Gli
corretto.
specie
da
.
una
di
tomba,
e
l'an-
XrOVK
192
tico odio
si
STORIE
accumulato
IJ 0(jN1
nel
di
La
traboccare.
appariva purificatadalla
bambino,
morte
nell'anima
lessero
intese
e
si
le loro
stette
a
improvvisava
alzò
dalla
Dora
del
preghiera
maledizioni
tante
gli
suo
scagliate
lì per
volto
mente
confusa-
passarono
che
tempo
altri
gli
composizioni,delle quali egli non
segnò la fine della scuola
maestro
le'
i suoi
begli
udire
in
suo
quei
ch'egli aveva
tanto
al
cenno
un
occhi
Malaskoy,
chiari
osservazioni
le
li sul
il pretesto di ritrovare
d'un
di
figura
nel
campana
Il
mossero.
avvicinò,
e
bella
e
grande pietà che
una
immagini
Serafino
di
parola. La
una
tutti si
che
in
donna
lei.
Questi pensieri,queste
scolari
le
gli rimproverava
di
sopra
quella trista
contro
cuore
scioglieva improvvisamente
minacciava
COLORE
che
il
maestro
componimento,
teneri
centi,
inno-
e
aver
per
le traccie
lineamenti
amato.
trovare
a
andrai
Quando
—
tua
mamma,
povera
che
prega
perdoni...
si sentì
Ma
—
la
non
altre
col
**''^BBPBii'^^^^^^^^
vedendosi
piccino,
1«'^mano
gere
strinda
gola
singhiozzo e
Poi,
la
ancora
sopra
un
giunse
ag-
parole.
solo
posava
quei
capelli biondi, poi gli
carezzava
la
compassione,
—
Ehi, don
guancia
e,
si chinava
Serafino!..
preso
a
—
da
baciarlo
esclamò
un
d'immensa
impeto
sulla
una
bocca.
voce
soldatesca.
SERAFINO
Il
lo
censore
il
e
per
che
le
nella
la
come
guardando
stava
Scarsella
morire.
chiuse
193
un'aria
con
la
tra
presa
sor-
rimprovero.
Serafino
Sentì
SCARSELLA
ebbe
non
di
forza
rispondere nulla.
gambe glisi piegavano sotto,
E
quando giunse
sua
prima
che
Dora
quarto
suo
si buttò
cameretta,
volta
al
lo
come
sul letto
se
fosse
piano, e
a
si
piangere
aveva
guardato negli
al
mente,
posto, natural-
occhi.
Il vecchio
13
—
E
Sanmartino
non
fu
nominato
UE
Marchi.
Xnove
morì..,
Serafino
.itorie
il'ogni
e
suo
Scarsella.
Dal
selvatico
pel
di
adatta,
più
anno
il
passando
Cavoloccio,
è
Kursaal
Hotel
grande
ai
digeribile »
«
una
stradicciuola
una
per
rende
e
Forno,
di
ore
che
carozzabile,
aggiusta ogni
piedi
delicati.
L'aria
che
da
:
poche
candide
di
bigio
ferro
più
legno,
tetti
del
un
il
;
d'un
dei
Grand-Hotel,
dentro,
che
non
cjuanto
di
dei
del
di
lago
verde
in
dalle
schiene
e
tenero
più
monti
d'un
con
torreggia
d'un
pesante
di
essere
si
casa
son
brulle, d'un
carico
peti
tap-
capannucce
bianche
quali, una
loro.
il
;
stendono
normanno,
i
colorito
vette
il massiccio
gusto
a
Le
casette
dispiace agli inglesi,
s'immaginano
e
delle
su
traforati, delle
mezzo
lucido
son
là
vestite
non
celeste
e
qua
leggerezza
balze,
oleografie.
Sils
;
d'una
è
domina
di
laghetto
casini
;
è
d'altezza
dilettante
le
celeste
d'ardesia
errore,
si
ginestre,
neve;
verdi,
che
quel
e
metri
mila
desiderare
possa
cielo
due
a
esilarante
di
di due
più
poco
tratto
gran
del
morena
alpestre laghetto
e
passeggiata
un
alla
Maloja-Kulm
coi
edificio
salvo
volta
198
NUOVE
D'OGXI
STORIE
Questo piacere raffinato
chez
soi, quando
inutile
quasi
il
viaggiare.Quando
i comodi
A
in
in
viaggiava l'Europa
Tennis
approvava
il
triote, che
fanno
nel
al
non
mondo,
contrario
di
cui
sulle
di
tutto
inglese
quando
al
Miss
non
stecche
e
spesso
della
a
crudelmente
di
cercava
giorno, più
cercare
la
forza
dello
compa-
di
del
a
spirito
nulla
memoria.
Al
la dea
come
prati,gridare
bel
miss
in
Una
«
Tennis,
rina
signo-
istitutrice
mette
questo
che
vede
e
fin
riusciva
sulla
in
se
stessa
e
»
colle
sistema
soglia
suo
cuor
degli spaventatishocking, con
degli Edehvei"s,
sedere
a
carattere,
snobisino, ridendo
del
—
finisca l'eternità.
maestra
disobbediente
punto
vera
quel
suo
di esorcizzare
non
per
un
vecchia
inditìferènte che
la povera
e
a
scandali
meraviglia
della
sui
davanti
rassegnarsi
sapeva
trascinare
rigidacreatura
Un
e
Dy
sue
a
paradiso, si
in
si
sconvenienza
po'
tutto
mesi
di miss
e
tenerezza
shocking.
dire
entra
non
usando
vivi
più
ciò molto
contegnosa
Dy
di
e
correre
all'italiana
i
ed
posto,
suo
molte
era
tre
superioritàdello
già
amava
soleva
—
muore
aspetta
un
il nome,
cime, esaltarsi
trovava
madre
sua
(abbreviatura di Diana),
vista, suscitando
che
la
da
vivace, miss
e
sapessero
Dy
portava
economico.
che
Dy,
di
di curiosità
se
miss
nient'altro
e
più
irrigiditodi
consistere
come
miss
Giovine
contegno
viscere
aver
anche
compagnia
istitutrice.
sua
che
godimenti casalinghinon
la bella bionda
arrivata
ancora
di
raffinatezza
questa
sicuro
mia,
casa
sarà
E
poltrona.
una
col rendere
ben
sarò
di
il
dappertutto
mia, potrò viaggiarepacificamente
quel che ho in. casa
seduto
desiderare
progredirà nei gusti,finirà
dappertutto troverò
di
di
COLORE
cui la
rallie\'a.
solito, col pretesto
la biricchina
cominciò
a
sca-
FROM
LORI)
lire la rovinosa
istitutrice,che
della
ve-i
Sebbene
guida.
i massi
tra
andare
si pose
po'
un
stavasi, presa
in
d'un
se
immenso
da
finalmente,
ma
coi
piedi e
piede
il
piedino
dentro
disobbedire.
viva...
il
E
presto
la povera
prestezza
vuol
le
Tennis
che
sbucar
o
va
torna
pazienza
la fece
per
le
della
gente
colle
guide).Un
in
certi
braccia,
sedere, le spruzzò
(ce
fino
trasse
a
grido
spose
ri-
grado
di
medio.
ri-
l'unico
tale, che
nei
n'è sempre
signore,vista
superò
con
lei,la prese
le braccia...
fuori
il viso
c'era
non
fu
muoversi,
sotto
casi) la
al
era
colombe
il
costa
di lei. E
due
scaglioni,giunse
tere
met-
impigliato
in
era
gridare
a
;
saltuccio...
un
non
meno
signorina impotente
alcuni
si arrischiò
non
grido ;
un
fare?
l'un
confi-egòil ginocchio
fanciulla
gridare di quelle
si vide
ma
cigni
ma-
cozzar
a
sentì quel che
ancor
uscire
unghiette, potè
cadere
strappò
Dio, che
Mio
lì
là, tentare
e
rovina
quattro
o
fi-atta e vi restò
una
sasso
grido. La
Miss
e
dintorni,
del
Il dolore
muoversi
ben
in
arre-
blime,
bello, su-
era
tre
messi
volte,
tre
tagliola.Nel
altro
un
o
rotte,
si poteva
colle mani
l'altro di
scivolò
una
come
sellati
ammas-
la
come
non
colle delicate
qua,
le scabrosità
lungo
anima
di
buca
parevan
due
aiutandosi
un
come
blocchi
enormi
tra
di
quella sorta
l'altro. Provò
è
non
la fanciulla
mentre
ciclopico. Il luogo
duri, ostinati, che
contro
all'orlo del
i detriti
e
sedere,
a
castello
scalando
non
erosioni
se-
il camminare
tuttavia
spaventevole disordine,
uno
ma
piano,
rimpro-
assolutamente
pericoligravi,e
imprigionata
e
ai
Tennis, sfiatata,colle gambe
Miss
corso.
di
quasi
le
granitici,
al
dopo
vada
voleva
non
ci sian
non
ghiacciaio si
ghiacciaio, sorda
del
moreiin
199
d'un
dalla
(eh,
spettos
rici
pola:
trap-
licor forte
che
la confortò
animo
sé,
con
aveva
lei in
riconoscenza
il
fitura, pregò
fino
;
al
l'istitutrice fu
sarebbe
i suoi
e
a
gradito,offrì di
essere
alla
Latteria
dove
il discorrere
Miss
—
e
in
Dy
il dolore
Siete
italiano?
canfora.
nessuna
lo
sconnesso
la
uomo
Credendo
signorinafino
Il
carrozza.
fecero
sua,
ora
gere
raggiun-
a
meno.
la
lasciata
moto
dimenticare
ginocchio.
povero
suo
viva,
il bravo
ma
accompagnare
del
dere
discen-
a
che
andasse
che
non
scal-
una
farglicapireche
di
l'ingleseancor
lingua
penna
c'era
non
viaggio ;
avevano
una
della
francese
suo
un
di
compagni
capiva il francese;
di
che
convenable
molto
stato
a
d'aiutarla
boccetta
signore, sforzandosi
sconosciuto
si riduceva
Tennis, più morta
certa
in
ringraziò
rotta,
una
sguardo pieno
dallo
e
il male
gli spiritialla
Quando
duretto, come
voce
miss
dove
ginocchio,
povero
salvatore
bravo
suo
luogo
raccomandava
gamba
dalla
poiché
e
il suo
italiano
un
raddolcito
d'acciaio, ma
non
mani
Dy, stringendonelle
ringraziòanche
questi momenti.
in
trovare
quelle cortesie, che ogni
lei
di
verso
pietoso sa
Miss
di
parlando italiano, la compassionò,
e
usò
e
20I
FROM
LORD
Sì, damigella.
—
Toscano?
—
Milanese.
—
molto
Amo
—
gli italiani.
Siete
pittore?
Musicista, damigella.
—
adoro
Oh,
—
—
È
!
—
mestiere.
ad
la musica
linguaggio degli angioli,
il
con
del
io
nota
una
E
su
tenuta,
queste
come
esclamò
si dice
nel
lo
nosciuto,
sco-
gergo
dettero
frasi, giuntialla Latteria, se-
aspettare la povera
miss
Tennis, che tremando
NUOVE
in
ancora
ultime
ripassò
miss
le
occasione
levar
a
le
repertorio classico
dalle
gambe
la musica
e
alloggiateal
sono
disse
—
bigliettodi
romantico,
e
italiana,
altra.
ogni
sopra
rivederci
suo
Kursaal,
visita sul
quale
avremo
offrendo
l'italiano,
finalmente
miss
Bai'betta, professore d'orchestra
lesse
Dy
nel
:
Regia
Scala.
della
Lei
—
amava
signore
Napoleone
Teatro
il
tutto
di
il
stentava
sentiero.
del
Dy
Se
—
COLORE
Chopin, Berlioz, Wagner
Beethoven,
che
il corpo,
tutto
asprezze
Si
o'OGXI
STORIE
dell'orchestra
è
pure
che
deve
dare
concerti
all'Hotel?
Voiis
—
aussi...?
Sì, yes,
—
compiacerle,
per
Barbetta, arrossendo
come
un
Bravo, applaudiremo di
—
soggiunse
—
mano
franchezza
con
salvatore
A
—
con
minuti
quasi
e
di
non
cuore...
del
braccio
dopo,
era
davano
a
somigliare
di
a
che
pareva
suo
dire:
partì,lasciando
la carrozzella
lord
estatico.
From
che
gratitudine...,
caro.
-^'
che
il soprannome
un
roseo
e
di
i
chestra
d'or-
compagni
Barbetta, primo contrabasso
Napoleone
sinistra; e glieloappioppavano
so
con
fanciulla,stendendogli la
cara
?ir
Lord
ragazzo.
inglesee stringendo quella del
moto
un
rivederci,
Cinque
From
la bionda
rispose Napoleone
—
non
solamente
biondeggiante, che
aristocratico
inglese, ma
per
un
lo faceva
anche,
e
più.
XUOVE
È
—
è
State
—
Non
Dy
di
capace
una
occhi
fare
suo
Nei
tre
il
buoni
potè capire
dal
Nelle
andava
ideale
poi,
e
creatura
tratto
occhi
sulla
qualche
tornavano
artistes, passando
La
Miss
dire
(s'era fatto
musica
Lutzon
era
fina
generalmente
di
i
e
la faccia
del
la Favorita
di
lord
compagni giurarono di
il tiro
altre
questa
volte.
volta
From
divertirsi
riuscì
coll'album
a
lei, cogli
con
la
per
di
miss
dell'albergo)
promenade
alla
tutte
des
bente...
sor-
favorito.
il discorso
preferire tra
gorgheggiare (non troppo
Insomma
e
cattolica, fino
chiesa
prove,
Si accompagnava
cuoco
per
mano
bionda
aristocratica
e
dal
nome
le
la
recavasi
insieme
volta
dalla
confessò
italiano
repertorio
il
cui
per
discorrere
testolina
randa
vene-
e
by, adieu,
libere
castello.
a
egli
quanto
Good
si
che
vecchia
dire
a
quando
lei, arrestavasi
incantati
Lutzon
e
a
gentile
stringerela
a
lasciavano
disegnare sulla piattaformadel
un
della
strada
passava,
al
madre,
lei, per
imparò
sulla
doveva
sua
a
anche
gli
quegli
con
precedetteroil concerto,
inglese e
che
Miss
vero.
contrabasso,
un
non
volta...
gratitudine?
From
ore
dal
po' bohème,
bisbigliosibilante
collocarsi
a
anche
Barbetta
signor
moda
lui alla
ever.
:
sincera
Lord
matrona.
anche
di
ch'egli
questa
lontani
espansivo, un
riconoscente
molto
mostrò
anche
innamorare
quattro giorni che
o
presentò
essa
s'innamora
da
tributo
un
alla bionda
viaggio...
dicendo, molto
e
intelligenti
italiano
in
che
ragazza
quel
con
così
COLORE
intendere
a
russo
attenti
eran,
era
for
dare
ambasciatore
un
D'oGXI
STORIE
le opere
Donizetti, di cui
del
peva
sa-
bene) qualche motivo...
così seria,che
divenne
un
caso
poco
alle
più
sue
spalle;
terribile delle
LORD
Barbetta
alloggiava al
non
gl'inglesiveri, ma
che
vanno
in
rumorosi
primo
inglese,si
corno
una
strada
del
lasciò
lago.
bastò
Tanto
scherzo, che
uno
di
uno
andare
suoi
qualche
a
la
il Bernardini
perchè
doveva
riuscire
pagni
com-
questi,il
passeggiavano lungo
mentre
sera
altri. Con
degli
ani-
alquanto
di due
compagnia
non
stanzaccia
una
albergo Lunghin,
disparte e segregato,
meno
dove
Grand-Hotel,
teneva
modesto
mobigliata al più
in
FROM
denza
confibella
certasse
con-
funesto
al povero
l'una
le due
innamorato.
Mentre
di
tutti dormivano
notte,
diavolo
andò
nell'ombra
della
dovea
angelo
parlare
ed
un
e
dal
Non
infatti
Miss
Tennis
Lord
ai
non
un
piedi
dormiva
From
anche
Dormiva
non
al
venerabile
d'una
che
del
il
si
delicato
sonno
accorse
voce
non
tusiasta;
giovinettaen-
finestra
di bianco
la
era
vagolante
e
Quella
notte.
cuore
Spirto
"
violino, no:
un
aprirsi una
so
Dy,
parlanti, eseguì, come
era
della
piccolo
miss
suo
spirito dolente
inutilmente
ecco
fiori cadere
d'uno
o
di
Bernardini, la Romanza
solitudine
piano, comparire
di
teneri
Favorita.
la luminosa
per
la finestra
cavando
e
di luna, il
,,
d'un
voce
più
eseguire che
sa
gentil
i suoni
tra
chiaro
sotto
dell'edificio,e
Stradivari
non
mettersi
a
Kursaal,
bianchissimo
un
con
al
del
e
un
secondo
mazzetto
ammiratore.
della
di
sua
vecchia
cenza.
inno-
nulla.
lui.
"^
.
Venne
sempre
il
fu
il
giorno
concorso
del
primo
dei
concerto.
viaggiatori e
Grande
dei
come
turisti
a
NUOVE
festa
questa
elementi
della
di
Wagner
è
il
vestito
lino del
:
ebbe
tutti
che
a
Nel
mettersi
non
era
dichiarare
a
al
di
polvere
Questo
; voi
serenata
rimase
sorriso, ma
che
sentì
non
Tutti
si
tra
un
divino.
il
di
non
al
si fa
:
collo
volgere
S'incomincia
:
mago
All'ultima
si
con
quale egli ha
un
cui
del
le
del
palco
scorrere
della
nella
delizioso
tac-tac
sul
faceva
gentile
del
voce
From
piedi,astratto,
posto
a
attaccato
accompagnamento
in
primo
Lord
questo
sguardo
non
ed
seppe
eloquente
confuso
al punto,
direttore.
un
silenzio.
gran
contrabasso, ha
suo
spallealla platea e
di potere
froiii e l'altro,attingerel'ispirazionea quel
archi, nel
violino.
lì in
mettono
Barbetta,
la fortuna
di
senso
annegato.
graziosamente.
cuore,
—
matto
un
collo
Grazie
col
parlato
strumento....
interpretareil
quale
—
sentono
ma
un
poca
Bernardini
incantatore,
volata
di
notturno
parte,
scoppia
rumoreggiare
tranne
è
non
un
un
visione,
cogli altri
sul
dire:
in
una
cercò
gli sorrise
e
voleva
avete
magico
vostro
in mano,
fece
Dy
capelli spiccava
arrosto
giovine
confuso
stava
pece,
sorriso
la
(Maloja
teatro
ma
un
un
Verdi, del
Bernardini,
stesso
preferiva
posto
suo
estatico, coll'archetto
della
lo
astratti
gli
salvatore, che
suo
del
donna,
una
del
de'
gramma
pro-
gusti, come
Miss
italiano).
salone
nel
Il
di contrabbando.
confine
trionfale
migliori
Torino.
Weber,
bianco, sul quale l'oro
mirabilmente
il
dal
i
anno
tutti i
del
Mascagni
chilometri
tutto
secondo
C'era
per
di
Regio
svariato, per
e
d'hóte.
ingresso
suo
COLORE
raccoglie ogni
del
e
table
trenta
a
Scala
ricco
e
DOCiNI
dell'arte,che
era
menu
STORIE
Chopin
un
a
volto
soli
sommesso
trizzante
insuperabile,eletun
applauso
le grosse
di
suonatore
mani
universale,
dei
coni-
LORD
patriotidi
ciò
se
fosse
della
volto
di
e
Beethoven
ad
quale
hi
;
di
ne
dei
si
mista
quelle
fa
occhi
al
fidato
batte
\oltare
due
al
un
e
From
della
sua
di
tempo
contrabasso
di
di
musica,
di
paio
soffre,se
ne
far
la bacchetta
nuovo
di
sinistra,
tac-tac
e...
Berlioz, nella
limitata,deve
dominante.
Non
si attaccò
questa
al
vita,
sul
camicie, specialmente
nell'orchestrina
lord
inutilmente
c'è
sinfonia
misteriosi
suoi
di
al
il motivo
compagno
de'
vecchio
siano
cerca
non
pagine
sudare
tutto
d'emozione
po'
del
ne
straniera
Ma
speciale
da
quasi
un
bella
contrabasso, che
sostenere
ce
invidioso,
indemoniata
tutti hanno
il
possibileche
il labbro.
dal
una
soddisfatta
non
parlante
voce
della
segno
smette
affronta
quale
la
Il direttore
un
sione
impres-
strana
una
sul
Dy,
rincrescimento.
natura
rode, si morde
romanzi.
Tennis,
lei miss
per
curiosità
una
miss
voci....
per
gli
attrarre
non
a
di
è
non
From,
leggìo,
che
oh,
anche
si confonde
riconosciuta
Stradivari
Lord
applaude
e
quasi
senso
Essa
di
erra
207
applaudirebbe
Ma
propre.
sorpresa,
un
mondo
;
FROM
senza
volta
dente
confi-
segreto
pensieri. La
prima
parte
va
piana.
Ogni
con
un
tre
un
froììi grave,
solenne
il tempo
stringe ;
giudice. Poi
battute
diventi
il contrabasso
battute
quattro
più
più
secco,
sinfonica.
Pare
degli
e
che
Berlioz
elementi
il contrabasso
decrescenti,
oscure
come
:
la
come
nervoso
finché
:
fitto
voglia
deve
segnare
quelle
della
descrivere
squillano gli
ottoni
delle
ogni
che
par
tempesta
lo
tenarsi
sca-
mente,
rauca-
rapide
dell'inferno.
di
parola
\\froìii scatta
e
nel
irascibile.... Entriamo
mente
regolar-
entra
scale
L'occhio
2o8
XL'OVE
D
STORIE
OGNI
COLORE
alla
musica, la sinistra alle chiavi
alla
pancia
dello
si fan
le scale
cantina
dell'abito
che
tenti
scatenamento,
il
scarabeo
il finale
sostiene
sulle
nell'ultima
corde
di
volare.
piace.
a
de' suoi
lo
Tennis
un
Lord
From
da
sguardo
di
della
sparato
di
quando
camicia.
almeno
di
Non
gentiluomo, colto,
la vita
creatura
umana...
poesia
donne,
la
per
è
tutte
di
di
l'aspetto
dopo
spada,
una
che!
là... sulle
Le
si butta
in
uno
bizzarro
fa
ventaglio e
bianco
egli
fare
improvviso
prevista
fin
contrabasso
:
uno
gli
par
mutamento.
da
principio,
lei, di
con
come
invoca
compatimento
dirle
può
non
ch'egli
non
che
patria: né
Che,
trent'anni
tutta
essere
egli sia giovine, bello, elegante
che
educato:
eguali!
come
Invano
questo
suonatore
importa
falde
Finalmente,
diventa
evitato, parlando
aveva
è
clarinetto...
di
l'aveva
istintivamente
la verità... Un
ideale.
di
il
infiammato
rosso
o
le
e
from. Il pezzo
dietro
bocchino
capire la ragione
Forse
la
ride
sua
lode,
fronte
disperatamente
corre
e
Dy
miss
nello
E
gli danno
appuntato
forza
mezzo
Miss
per
mente
direttore, volgendosi diretta-
affrettato infernale,fino all'ultimo
non
e
in
stretta.
la
tutta
con
dietro
di
coll'archetto
lui
a
lui
di
svolazzano
nero
alle chiavi.
dall'orbita
esce
tiche
croma-
pesante
e
pallida,la
è
:
scendere
a
grossa
faccia
la
sudore, l'occhio
di
bagnata
nota
una
tensione,
sforzo, nella
E
Barbetta
fino
assottigliandola,
su,
il rinforzato
più lunghe, più buie, più
sempre
prendere
a
riportarlasu
lo
comincia
ecco
obbligano Napoleone
e
d'uno
strumento,
corde, la destra
alle
e
abbia
del
non
violino.
vi
esposta
quelladi
il contrabasso
corde
donne
salvata
abbia
è
la
Ah
stimeranno
una
prosa;
donne,
e
non
LORD
vi
ameranno
ma
le
per
la corda
per
che
e
agli applausi per
e
Il
Tutti
con
salutarono
il valente
agitando
colle
degnare
da
in
che
e
pensiero era
Ordinò
li
di
—
applaudiva
che
De
l'aveva
che
ritto sulla
là
messo
senza
pata
scam-
soglia
supplicare
a
forte del
più
avuto
del
dei violini
coraggio di
sventurato
si sentiva
dopo
un'altra
poco
notte
strumento
a
ridere
luogo
aver
vedere
bene,
non
parire
ricom-
ingratacreatura.
avessero
si lasciò
che
Questa
—
orgoglio.Egli
suo
dalla
canzonare
non
il
suo
doveva
From
la notte.
tutta
tre
di lui.
giorni
alle prove.
chiuso
stette
dormita, il
suo
fatto.
solito
K.
più
concerto
dire
a
e
le voci
lord
ma
camera,
che
avrebbe
secondo
Mandò
occhio
stato
compatire
Gli pareva
colui
pericoloe che,
palco in compagnia
farsi
dopo,
sguardo
chiuse
era
non
sul
Il
lei
plaudendo
ap-
compatimento.
non
colpo
sentì che
per
di
From
il
Bernardini.
gridando bravo,
d'ingresso,pareva
porta
limosina
volta
artista
note
il concerto.
di
i fazzoletti. Anche
d'uno
mortale
un
della gran
Lord
trionfo
alle
piccole mani, inguantate: (juindiuscì
sue
nemmeno
una
che durò
nuovo
nella
passarono
mescolarsi
a
il tempo
un
virtù,
vostre
toccare.
saprete
vennero
tutto
si chiuse
quale
voi
le
per
gli irritati pensieriche
dell'infelice
testa
20g
qualitàe
vostre
che
furono
Questi
FROM
gli si portasse
nella
stanza
rimaneva
sala
dei
Marchi,
Xuove
nella
storie d'ogni cnlure.
il contrabasso,
concerti
e
quasi
NUOVE
STORIE
I) OGN'I
gliripugnasse la vista, lo coprì
verde, allacciata
al
L'appoggiò
muro
voleva
dire:
solo
passeggiare
a
gli
e
della
le
spalle con
deserta
la
per
livrea.
in
un
lì,maledetto...
Sta
—
davano
rossi,che
servitore
grasso
voltò
di panno
veste
sua
nastri
e
l'aspettod'un
all'istrumento
che
bottoni
con
COLORE
gnito
gru-
uscì
e
—
stradicciuola
del
Lunghin.
Quel
giorno
finché
montagna,
in un'altra
si avviò
e
Sils, deserta
di
del
in
del
del
i
e
tolse
tutto,
a
bastone
un
destra, svoltò
man
quella che costeggia il laghetto
per
altro
ogni
quell'ora come
torreggiava nell'ombra
lontano
Kursaal, che
delle
viottolo
tinche
dei
Il
in
di
monti
luogo
lo
quasi
punto
un
un
deserto
istante
veduto,
contrabasso,
con
il
ove
legno, l'acqua
era
un'ora
Di
fiumiciattolo.
un
occhi
cento
sul ponte
attaccata
un
Grosse
nuvole
di
e
vano
vela-
grossa
battito
violento
e
di
Sils,
lago, restringendosi,
ciui,passando
sotto
gli
verso
Moritz,
chiusa.
guardare l'acquacorrente,
quando
una
nell'acquafredda
S.
notte
a
alla volta
più rapida
scorre
la
e
sguardo intorno,
scivolare
coi
circostanti.
laghettidi Silvaplana e
Stette
girò
in
giunse
ponte
bagliorilividi.
camminò
From
s'incanala
altri
dei
aveva
la cima
Lord
nelle tenebre
guardava
massiccia
la mole
finestre illuminate.
sue
L'acqua
essere
i dolori
appoggiato
a
nessuno,
monte.
Da
un
buio
stradina
una
prese
fu
e
con
velare
a
quando
E
monda.
del
parlò
non
tenebre
le
spalle il contrabasso,
sulle
di
calarono
non
rancori
pranzò,
non
nera.
fu ben
sicuro
di
pietra al
collo
di
lo
cuore,
non
del
lasciò
MEDICI
E
SPADACCINI
Calchi
Il
mi
e
carrozza
non
duello.
redattori
poveri
letto
quando
piena
testa
più
Non
abituati
il
e
sonno
giochetti
In
quattro
e
costui
inappuntabile
signori
dei
vista.
avrebbe
riempita
tina
mat-
che
col
sole, noi
che
andiamo
sentivamo
ma
bicchierino
un
una
parve
famoso
è
la
ancora
ritata
spi-
cosa
questi
per
risvegliarci.
col
le
alla
scale
del
casa
delle
prima
e
ed
giovine
gante
ele-
Sirchi.
un
bel
nelle
ragazzo
sue
Mezzo
tisica,
Quale
per
ci
all'amico
eravamo
medici.
fatto
mattino,
nebbia;
scendemmo
giornalisti,quasi
contessa
in
salti
mezzo
dottor
Era
finì
parole)
quattro
levarci
spiritosa (il Calchi
che
di
di
che
d'acquavite svizzera,
più
gallo,
La
scampagnata
a
del
colla
quattro
pronto.
e
una
per
giornale
canta
di
vestito
fatta
d'un
delle
prima
già quasi
trovò
un
per
mia
casa
a
bellissima,
era
a
venne
le
lo
camicie,
sempre
tutte
occasione
meno
una
fresco, sempre
d'una
occasioni
discorsi
colonna
di
di
amico
(jualche
mettersi
per
duello,
d'un
tutta
i
sono
artista,
innamorato
le
rado
di
mezzo
migliore
dei
di
come
letterato,
cercava
spese
laureato
la
cronaca?
che
città
e
Egli
2l6
XU(»VK
nella
posto
prese
Davanti
Dato
alla
fischio
un
ci fece
un
da
nella
mia
—
ti senti ?
a
Chiasso
ho
non
Massimo
coll'aria
di
ch'era
chi
salito
procedevano
gridò
dietro
Sono
poi
:
crèpa
entrato
ferrovia.
mi
e
sgridato,
ha
sotto
la
fissi sulla
sogno.
alla
città
vatta
cra-
un
via
nostro.
al
loro
che
lavorare, colla
a
misto
pane
sotto
chiuse,
carrozze
chi
almanaccando
corsa,
siepe,
I manuali
le due
guardar
del
quando
tramestare
sente
occhi
spalla e
a
sa
mestiere, che
Qualche
che
in
ragazzaccio ci
i sdori!
salutarla, ma
per
Non
carattere...
mi
che
madre
sospetto
in
parla
tiravan
migliore
commosso.
porco
di
in
gli
una
che
era
dissi
—
!
vanno
braccio, si voltavano
mia
a
salutarla
tenendo
fustagno su
fondo
augurio
panciotto bianco
vecchia
di
astratta
e
buon
sempre
a
il
messo
parlava
:
di
quando
entrato
il
romanzetto
è
e
quell'oramattutina
mio
carrozze
l'inaugurazione della
donna
Povera
nera.
troppo
Massimo
intendere
a
per
Sono
camera.
—
fuori la testa,
le due
dopo
a
! è
dare
buon'ora
di
giacca
mise
cosa.
benedetta
perchè
Massimo
aprì
si
»
borbottò.
—
dovuto
Ho
esco
carrozza.
richiamo
suo
per
chiesi
—
mattina
qualche
Quella
l'altra
carrozza.
bella
andavo
ginocj
\'igentina.
Che
—
sulle
vergini ferri.
minuti
cinque
collocò
trovammo
piano :
e
grigio
dir
suoi
augel
terzo
COI^ORK
e
di Massimo
Sono
—
in
de'
Porta
Come
—
nella
nuova
« come
segno
uscivano
per
carrozza
casa
finestra al
una
nostra
la cassettina
chia
D'oGNI
STORIE
ho
—
mai
potuto
seguitò
ero
forse
correggere
Massimo
un
po'
questo
colla
sua
MEDICI
voce
naturale,
gola
ampia
colla
sua
un
Quell'omone
un'anima
aveva
fosse
Come
casi
figliodel
aveva
Santo
vita, che
un
turacciolo
avuta
e
dei
cominciava
andò
due
buon
papà, che
a
da
non
di
Non
cattivo
ebbe
il
Lobbia
polemiche
che
e
fu
andò
appoggiava
alla
•della questura,
anzi
fossero
vere
verificare; in certi
un
o
un
osò
momenti
il famoso
di
strascico
dei
scrìvere
queste
ciò
accuse
che
che
un
revole
l'ono-
segreti,che
fondi
rettili,che
quelle
Dassi,
una
era
questurino travestito
false
frondeur,
poco
durante
dei
nero
lista
giorna-
giornalista.
nell'onorevole
pozzo
stampa
ma
nello
urtare
attingeva al
coi
liberali.
il
lare
per
celebrità
di
fegatoso intransigente. Massimo
Dassi
un
sempre
idee
scrivere, eccolo
appunto
a
gnò
guada-
guastò presto
delle
che
fondo,
nel
quarto d'ora
suo
detto
saper
ragazzo
si
s'impiastricciò,
tipografia,
una
è
necessario
è
non
siccome
e
martire
che
na,
magiostri-
Bezzecca,
si
di
delle
Massimo,
lui sulla bella
a
piazza
city
in cavalleria. Ma
un
in
entrò
casa,
d'inchiostro,
fecero
ne
povero
verziere,
in
la
la guerra.
maniere,
di
e
del
dicesse
anche
voce
medaglie, poi passò
d'animo
un
d'erbaggi
chi
come
mestiero
Massimo
bottiglia.
di
Garibaldi, fu nel Tirolo,
con
a
processo
la
provar
ortolano
Tornato
è
maledetto
sballottano
banca
piselli.Scoppiata
superiori,che
Se
corporatura
madre, ortolana
una
Stefano, che
patate
si
grosso
giornalistagaribaldino e
della
popolo. Sua
sempre
po'
e
sua
far questo
a
le onde
come
uomo
entrato
coi
spiega
era
grande
polemista.
focoso
si
più di
di
scapolo avventuriero,
di
nella
quasi affogata
e
brigante, colla
da
barba
spaccalegna
velata
poco
robusta.
e
SPADACCINI
E
addirittura.
importa
poco
importa
spia
al
giorna-
2l8
Dassi
gente
disposta a
aspettò
Massimo
sulla
di
assalendolo
proprio in
al
mezzo
l'onorevole
maggior
a
far
al
bene
mandò
che
sgozzone,
uno
del caffè! Quindi
lo
duel-
un
gravi erano
le
le
le
state
sogno
bi-
passioni avevano
duello
altre, un
non
cominciava
giornale che
nostro
il
Ho
accenderlo
viaggio, senza
cattivo
un
lasciò
sigaro, che
mezzo
ad
Tornò
fila durante
—
un
accese
spegnere.
tre
di
voglia
presentimento
volte
quattro
o
subiti^
di
fumare.
stamattina
tornò
—
dire.
piacere, bambino
Fa
—
farsi affettare
Massimo
ci
giocar
caso
di
parlar
dire
la
sua
Mezz'ora
delle
chi
resto
in
pigliano
a
salame,
questi
di
la
nostra
si fermarono
carrozze
distaccava
una
in
dopo
l'altro in
partenza
un
stradicciuola
pioppi. -Si discende,
fila,si
il
sito
lungo
si
rasenta
prende
un
la
ma
viaggio
da
muro
le
interni
sul
va
da
il
vuol
carne
fu
reno
ter-
era
non
breve.
due
dove
canaletto, in
la
diritto.
Milano, le
deserto,
un
si
spada ?
della
vuol
alzando
brividi
(juando
fortuna
ragione. Per
dopo
certi
a
Massimo,.
con
paura
pieno
parole,
momenti,
colla punta
Dassi
Se
suo
oscure
sottrarsi
può
la vita
nel
è
mente
ruvida-
po'
un
al sentimentale.
un
borbottò
spalle.Del
che
come
esclamai
—
metterti
non
—
ai
destra
calare.
L'amico
a
gota
di gente. Massimo,
Tra
qualche sfogo.
che
poteva
Bififi,
e
concorso
questioni di principio e
di
del
soglia
questione personale s'imperniavano
provocazioni. Nella
molte
revole
L'ono-
sulla
po' gravi, come
un
credere.
cresimò
nella vetrina
sedersi
a
condizioni
a
lo
sorpresa,
ortolano, rispose con
sempre
COLORE
della
ci sia
lista è che
D'0(JNI
STORIE
NUOVE
si
mezzo
stradicciuola, un
di
cinta,si pie-
XUOVE
2 20
rossiccio
con
mai
nulla
il
cento
nel
modesto
e
spada
delle
volte
rimanere
a
mangiare
Quando
dalla
brave
Queste
del
segno
andò
di
vin
bianco
sentinelle
ciarle, se
prudente
in
Un
nel
deve
è colui
al
che
cuore
le
di
e
chiudere
in
un
con
che
il
e
rispettoso
paletto e
col
e
di
degli
le
Iside
sulla
bada
a
tempo,
altrui
o
anche
fare
sa
che
e
sa
spropositi.
d'una
un
con
Uomo
ronda.
bene
sonare
sue
della
di
più
avere
ne
sull'uscio
tener
finiscano
se
bicchier
un
collocato
aveva
suo
filosofica.
un
ai cavalli
le lasci
a
infilza
difiicile circostanza
la farina
occhio
testa
carabinieri
una
famiglia deve
bisogna
dalla
consegna
cattive
cose
molino
suo
padre
che
secondi
una
a
che
Teli
il guattero
capitavano, i
abbia
vicino
porticina dell'orto,
colla
e
d'ova
Dio
due
l'uscio
casa,
sulla
bottega
mai
modo
tirare
alla
male
signori avventori.
salutarono
chiuse
fuoco
padrini di
che
Guglielmo
e
un
presto
dozzina
una
chiello
oc-
un
da
ai
vedemmo
vetturali. Egli
ai
moglie
della
porta
ai
fastello di fieno
un
intorno
cucina, la
ci
L'oste
capo.
della
troppo
e
stituire
re-
dietro
offre
ragazza
salone
solenne
persone
far dare
a
e
Dassi, i suoi
barba
farsi
ai duellanti
pittura di
l'onorevole
il pomo,
nostro,
fa mai
non
i conti
in
la
finestra,sotto
amici
però armi
vuole
Iside, la più seria
entrammo
tare
rifiu-
osa
gli possono
rumore,
un'insalata
imbrogliare
per
non
barba,
salone, purché si faccia
suo
La
più
dottore
molto
il
il
creato
caso
il segreto. Non
da
della
buoni
due
se
nel
senza
gente.
cotte
e
come
permette
sode
negli orecchi,
:
uno
per
compenso
tiran
d'oro
signori pubblicistiche
ventre
si conservi
che
ai
desiderano,
stampa
COLORE
piccola virgola al posto
una
porta gli anellini
che
OGNI
D
STORIE
campana
po'
due,
e
tutte,
anche
MEDICI
le orecchie
ha
Il Calchi
e
il
cav.
a
contare
righe in
in fondo
sotto
la
cato
La
dottor
entrando
la
per
baaemeriti
sanitari,che
Il tintinnio
l'onorevole
credeva
d'aver
Spadaccino
in
colla
il segreto
era
volte
più
Tirato
essere
di
bravi
in
i suoi
trionfi
di
e
un
settembre,
un'aureola
caldo
dei
amplesso
alle
a
quei
cinque
del
finì coll'irri-
bistori
impaziente
comodi
a
far
presto.
un
pazzo
pigliasse,voleva
nervi.
Questa
furia
riportaticontro
che
nostri.
i
di
scatenata
che
trava
Ene
sia
non
romagnola
avversari
venti
lui.
disparte Massimo,
paziente
faceva
di
come
abituato
ne
feni-
cotone
pettinata del
ben
e
fin troppo
furia
goccie
sofferente.
e
era
devano
sten-
fino sul panno
sole
un
di
Carone
romagnolo
un
via, sia che
s'irritassero troppo
finestra
Lister.
si sacrificavano
mestiero,
giuoco
scappa
chirurgicibianchi,
dottor
roseo
in
aspettato
di
dasse
ne
bel
sciabole
Dassi,
tavola
bole,
le scia-
e
fasciatura
dell'umanità
delle
che
bende, il
chiara
stringere
beneficio
a
ferri
finestra, scendeva
e
mattino
della
più
illuminare
a
Teli
mosche
le
zazzera
il
Sirchi; ma
una
ripulendo l'acciaio
filosofica del
colla
contrasto
di
dei loro
mancavano
e
su
d'una
vano
pieno
novità
nuda
testa
forte
Non
le ultime
e
nel
la batteria
manica.
il terreno,
preparare
;
Dassi,
padrini confrontavano
banco
lucenti,di cui andavano
della
a
col carbone
terra
medici
un
che
oste
un
dell'onorevole
pitturadel Guglielmo
i due
di vino
secche
che
passie
barca, gli altri due
sopra
contenersi
maritare.
i
delle
mentre
221
Magi, padrino
segnando
tare
deve
da
ragazza
cominciarono
dalla
SPADACCINI
può. Così
se
bella
una
E
pedante
in
lo
pregai
principio,se
sottovoce
voleva
di
disar-
222
XroVK
mare
l'avversario
Non
so
galline che
colla
dissi
—
spennacchiare e
Che
—
son
lo
non
le
—
Nel
caso
in
Ti
—
dottori,o c'era qualche
senza
piacere.Questo
per
c'è
io
occasioni
anche
giovanotto
di
dottore
un
lusso.
fa secondo
tariffa. Ognuno
una
e
Bene,
Andrai
a
troverai
da
se
casa
un
alla
crepo,
un
mi
fai
spilla.Ci
Adesso
mi
come
un
sarà
fai anche
deputato
modo
del
distinto
tener
Hanca
la
l'aria,per
To'
tavolino,
mio
l'oste,le
testamento.
protesta
—
per
chiave.
la
Ci
Popolare.
pagar
che
guarire
batteriologo
viva
del
cassetto
il
gli
alquanto depresso.
i)iacere tu...
da
di
sul
pareva
della
che
coll'onore
poco
per
mia, apriraiil
libretto
servigio.
abbastanza?
Scherzavo
che
.spilla
una
fai fin troppo.
cento,
rendergli un
pulci,gli potraidare
Massimo,
mandi
gli
se
opuscolo
un
—
far ridere
che
si paga
giornale.
tuo
credo
per
proprio
scriverà
alle
tosse
voce
occasioni?
queste
me...
bigliettorosso
un
giovine
si fa. Se
—
si lasciano
non
?
tuo
pare
È
—
anche
in
di
pare
non
esempio
mille
—
mi
e
Per
Avrai
sul
buon
forze.
infilzata
—
più
pentola,
battuto
presta\a
conosco
sue
—
la
si
Capisci che
—
uscì
strame,
momento.
un
sempre
che
fin che
al dottore
saprai meglio
lo
Mi
amico
di
gallinehanno
—
in
mettere
dopo
Tu
—
le
che
le
Indicandomi
no.
mucchio
un
celiando
si dà
cosa
domandò
—
su
o
furia.
noi.
Sì, sì
—
la
più pericolosa,
ascoltasse
osservazione
di
COLORE
OCiXI
forza
sua
mi
razzolavano
strana
senso
della
Massimo
se
D
STORIE
pensi
carrozze...
E
la
alzando
concul-
MEDICI
libertà statutaria, gridai:
cata
bi
—
SPADACCINI
E
perde
È
nella
raggirava
si
che
Dassi,
anch'io
dicevo
che
ciò
lui
stanza
andare
per
camicia
della
togliersila giacchetta,
a
di combinare
dello
condizioni
inarcò
soldato
le
chi
Con
e
si
?
ma
in che
elementare
dei
codici
Tutte
farle
osa
più
—
parla?
e
vive
stampati apposta
queste
cigliae negli
mi
cose
occhi
sposta
ri-
tutta
per
lei ?
di
del
sbarrati
Pareva
di queste
poste?
pro-
letto
ha
non
che
sa
non
leggere
ci
:
sono
delle
non
e
il
lei ?
nell'arco
colonnello
un
mai
gli ignoranticome
per
parve
se
rispettabile?a
cavalleria?
di
le
attenuare
alla luna.
terreno
persona
una
mondo
trattato
sul
si fanno
a
mezzo
guardò strabiliato,come
mi
cigliae
di
almeno
o
il
ancora
il colonnello
Ma
scontro.
c'era
se
proposto di lavare .la faccia
gli avessi
:
vedere
conciliazione
una
Barconi, altro padrino
al colonnello
avvicinai
le maniche
gomiti.
avversario, per
nostro
dire
i
si preparasse
se
rimboccare
fini col
e
fin sopra
mi
Allora
del
dormire
a
leone
un
come
panciotto,i polsini,il colletto,come
il
l'onorevole
grugnì
—
la
per
cominciò
E
gabbia.
perdio ! qui
Andiamo,
—
prezioso.
tempo
un
223
osai
insistere.
si tolse lentamente
Massimo
di
tirargli
mano
per
aveva
procurato
il colletto
volle
era
che
e
gli
gridò :
Io
non
il
alla
cravatta
a
giacca.Io gli detti
panciotto,(quello che
della
mamma)
maniglia della
si rimboccassero
occhiata
in
dosso
la romanzina
disse,
venuto,
un'ultima
la
e
la
le
I
perchè
alle sciabole, il Barconi
padrini
gli
attaccai
finestra.
maniche,
scodelle.
lavare
e
una
Non
non
dettero
battè le mani
guardia1
sono
il Tab?o
e
non
starò
quindi a
descrivervi
duello.
un
in
mano,
grandi
STORIE
I due
avversari
non
da
maestri
che
di
e
a
sudare
Era
fosse
salvano
Dassi, che
si
caso
avversario, che
A
si vide
mantice.
un
tutti i
quando
continuare
Alla
le
di
impedito
il
dell'onorevole
Sì poteva
del
suo
solito. Ma
irritasse
primo
noi
riposo,
più gfig'io ilei
di Massimo
vazioni
moti-
scalfitura
svogliatezzacinica
era
i
ma
troppo
co.se
prima
generoso
;
quelle
primo
dei
uno
bel
il
suo
colpo
da
pesante.
e
andas.se
dito
un
spruzzando
rigandola
non
come
ima
al
o
santezza
pe-
questo si aggiunse che il primo sfregiolungo qualche
centimetro
I
con
cavoli.
sulla
la lentezza
freddo
giuoco
un
della
d'ogni piccola vittoria.
poco
che
volle
furia sfrenata
primi colpi cominciò
lasciar andar
cuore
quella mattina
rivale, che
il
appello al
un
e
cuore
guardia, buoni
senza
Massimo
a
contentava
anche
contare
capra
toccata
fatto
avremmo
ai
soffiare
a
non.
suo
Dassi, quanto
catastrofe
d'impedire una
che
che
di
nel
della
di
nell'impossibilità
d'accordo
giudicare dagli
a
finire soltanto
doveva
fosse
padrinierano
e
la sciabola
il duello
combattenti
e
nello
al colon-
meno
tanto
che
Massimo,
cavallo
un
scelta
colpi,e
in là
di
mano
così
erano
non
subito
fremere
sciabola
una
tanto
e
Costui,
dell'onorevole
come
stata
noi
di scherma
maestro
scorretta
di
a
nuovo.
faceva, dovette
accademico
tenere
coraggio, ma
insegnare
di
colore
«h;ni
sapevano
di
mancavano
qualche' cosa
occhi
ì)
xrovK
224
da
come
il
un
arrestarono
Il Dassi
cominciò
proprio
ciglio,in
.sull'occhio
modo
che
del
e
putato,
de-
il sangue,
fontanile, gl'inondò la
maschera
una
come
per
cadere
sopra
padrini
tanto
a
togliendogli la
faccia,
vista.
il duello.
a
il male
bestemmiare
quanto
per
in dialetto
il
romagnohi,
dispetto di
non
vin-
MEDICI
subito.
cere
Ci
vollero
lasciarsi lavare
a
mettere
di
225
le buone
e
e
coll'acquatiepida,
sulla
bambagia
indurlo
per
ferita
e
lasciarsi
a
fascia
una
giro.
in
diavolo
Quel
tanto
Con
quattro
a
la volle
meno
primo
in
aveva
che
il
che
della
il secondo
assalto.
fu
Questo
fossero
in
vigore giovanilee
Dassi
ad
il suo
di parare,
ne
ma
per
E.
e
il danno
più
in
grave
nella
quattro
o
il
ossesso.
un
Il
Massimo
che
Lo
cercò
braccio,
sul
ferita superficiale,
sanguinolenta. Il
manica
stofìa della
grandi
suo
deputato pagò
una
molto
tre
il ferro
volontario.
come
producendo
dilatandosi
esaminarono
fosse tale da
—
del
sciabola,scorrendo
ampiezza
sua
padrini
macchie
che
non
fosse.
non
trovarono
fecero
Bisognò
ancora.
I medici
15
la
i
volta
una
puntata, che
una
bucato, si sparse
comparire
fermarsi
con
la carne,
cadendo
di
foga
meno
riscaldato
ancora
in
attendere
che
ancora
vivo,ardente, bellissimo.
il filo della
ma
tutta
bianca
la vecchia
debito
lacerò
sangue,
brillò
ritmo,
loga-
un
inorgoglito
fece
dall'esercizio,
cui
un
preparò ad
avendo
ogni colpo gridava
si fece
scontro
si
e
Massimo,
più rianimato
stupende
mosse
:
ripresosubito, prima
al loro posto.
sentendosi
subito
fortuna
sua
scuola.
sua
verbale....
a
Massimo
e
suo
conciliazione
una
mettere
gridò
—
della
nel
ragione d'essere,a
lasciasse
verbale!
po' troppo
che
aveva
Massimo
signor
Ma
—
non
ragione
rigida,precisacome
e
ci dimostrò
queste circostanze
la
il colonnello,che
la rinomanza
eloquenza fredda
una
capiva più
non
intendere
giuoco
il Barcone
e
SPADACCINI
le belle
il viso
fiocco
un
E
De
la ferita
impedire a
Maiichi.
"Suove
un
storie
uomo
d'ogni
e
come
colore.
il
che
signor Mas-
226
XUCn'E
simo
la continuazione
del
stabilì che
il
il colonnello,
forse
ferito
chiazze
di
fretta in fretta
via
che
davvero
più
essere
dedicavano
Dopo
del
:
la
sua
voce
o
non
in
due
di
quei
anda\a
e
in
-via
buoni
della
Ho
avrebbero
non
due
scienziati,
sofferente
mi
che
quellacatinella.
e
dava
giovine
carità
vita al bene
acuta:
tutto
catinella.
suore
di
un
pezza
nudo, uscì
sul corpo
una
amorose
fredda,
indicò
il
conto
per
nità.
uma-
foglio
si
suo
nelle orecchie
ancora
capisco che
le
si fanno
cose
si fanno.
Ritornati
che
al
dal sangue,
esce
duello,
stesso
perdio!
che
ma
una
Barconi
ricacciò
pulite. Ammazzarsi
perdio !
se
assalto, la stanchezza, l'irritazione,
terzo
più brutale, voglio
lo
in
dare
e
pelle,l'altro,il barbone
verbale, dichiarando
le mani
e
alla
di
cercavano
lavare
a
da
pazienza
tagliasserola
sogghignato, il colonnello
aver
lavava
un
che
qualche
sogghignare
una
messo
passava
la loro
processo
l'odio
punti
il sangue
con
il dottore,
Mentre
detto
fece
poter
per
Massimo,
spugna
spremendo
potuto
gliasse
riposo si ripi-
di
infermiera
suora
Bisognò
quattro
una
Proprio
dottori
la camicia
sangue.
illustre, con
leresca
teologiacaval-
d'aver
che
senso,
i due
col bistori. Il petto di
a
minuti
ricordo
senza
lacerazione.
alla
mi
e
abilità di
una
togliere al
punto
stufo
mentre
con
e
la
Quindi
dopo cinque
quasi
parola vivace,
santi
duello.
COI.OKIC
assalto.
terzo
n'ero
Io
J/()(;N'I
STORIE
non
dire
dettero
artistico
meno
partitaa
i combattenti
nulla,
altro per
: non
farsi avanti
ma
nelle
lo
rispettoai
carattere
un
che
e
si faccia
che
i
padrini
gridare
regole
medici
più
pareva
coltelli,tanto
dovettero
è
al duello
delle
con
un
cose
garbo,
assistono.
NUOVE
STORIE
D
risonò
legge callistenica,quando
sinistro
che
di
donna
dell'oste; e
si sentì
poi
catenaccio.
smorto
mi
quella donna.
Aveva
La
—
donna,
povera
del
volta
le
Massimo
che
era
salita in
del
tempo
una
furia
volta
dove
l'ammazzano
di
A'ano
i
ferro
Fabrizio
E
in
avrebbe
al comando
corso
a
a
ai
mettere
puntellare
di
i
la donna
su
d'una
forza
dei
prese
forza
che
di
da
maniglia del
quella
cortile si udi-
Dunque
il
stava
sor
altro duello.
vien
Massimo
mano
Menami
—
un
il vecchio
spalla.
la
combattenti.
di fuori
compassionevole
sulla
cui .soleva
con
Dal
ventata
spaentrò
carrozza,
quell'usciodove
colla
colla
di
mente
Final-
madre
quasi trascinata
finito col buttare
Tuscio
indizio.
castagne,
cominciò
le mani
prima
perduto
aveva
ma
scaletta.
gridi
piombata
e
fu
della
piedi
la
mentire, poi
respiro,disse:
Iside
sterioso
midalla
era
seppe
colla
e
solo
—
sentinella
certamente
se
!
colpi, i passi,
salita,era
era
non
il luogo. Scesa
col
parlando
e
mano
non
divinazione
cesto
un
madre.
sua
letto, aveva
piazza;
nell'osteria
movere
entrare
si vestì,
queste spedizioni,
di
colla
e
fulmine
un
d'Iside
dal
portinaio che
scoperto
aveva
una
di
voce
siccome
e
carrozza
un'occhiata
lasciar
su
nell'inseguirci
qualche falso
colla
come
il
fiamma,
sospetto dal contegno
partiva per
interrogò
corse,
in
lanciò
la
discesa
carrozze
seguito di
un
scassinamento
Non
—
conosciuto
in
e
turbata
e
il viso
èva
a\
:
messa
lessa
urto
grido
stridula,
^•oce
voce
cadavere, mi
figlio, era
vedute
finestra
una
diabolico
un
comandò
supplichevole e
pianerottolo un
grido
che
un
come
sul
grande
con
Massimo,
COLORE
colla
un
nell'uscio
colpi violenti
divenne
al
accanitamente
contrastava
del
dietro
e
OGNI
devila
uscio
razione
dispe-
in terra,
non
fossi
catenaccio
e
MEDICI
Cani, rani, cani
—
al
ril^ili scosse
tanto
accoramento
usava
mai
parlando
sfiguraredavanti
voleva
un
col
con
della
di
la
alla
battagliach'io
volta
vuol
bocca
in
catenaccio
—
di
che
Ma
ma
gridando
non
era
—
meno
donna
quella
contro
e
assito
un
Cani, cani, cani!
—
che
si
cacciasse
in
mezzo
quel
è
là
il duello
non
fossi. Massimo
Sentii
non
all'uscio che
sempre
mi
con
caduto
era
sangue
che
sarei
caduto
fossi
tenuto
ben
vece
era
meno
nem-
sapevo
vomitando
la vecchia
una
disposizionedi
a
momento
di sangue,
pozza
Cani, cani, cani!
sbagliato.Tranne
il verbale
mondo
calci,strillando
ho
piccola importanza,
in
straccio, se
e
popolana
cardini, sempre
battaglia;
—
sull'ammattonato.
uno
dai
l'oste
sull'uscio
che
non
muro
via
di
lei.
a
?
cose
una
un
sostenevo
permettere
vedere.
in
innanzi
buttata
era
dere
cre-
figlio;non
Cacciato
me.
?
sa
dolore.
regolarissimo e
rotolava
coi
di
carneficina?
due,
io
?come
forse
detto
o
stato
chi
e
carneficina
Ho
la
col
costituzione
assassina:
voce
inferociva
me
Dovevo
forte di
sfondare
chi
di sangue
osceno
vile, né
esser
madre
non
la grandezza
tutta
potevano,
della
di levarlo
d'amore
pazza
che
robusta
sua
torti da
quella sua
feroce
più
voleva
non
mise
che
Cesare,
compresi
terribile nel petto, si
tarlato,procurava
Dietro
ch'io
me,
intesa
era
pugno
scosse
con
con
segreta
vigore
ter-
Massimo
—
di
nome
agli amici,
la donna
con
questo
comparire brutto,
Ma
dando
donna,
Cesare.
preghiera. Egli
una
la
gridava
—
entrare,
in
della
a
!
229
paletto.
lasciarla
Non
—
SPADACCINI
E
tempestava
lacerata
e
si
dalla
anch'io
stretto
coi
dal
al
pugni,
pianto :
STORIE
NUOVE
230
Vi
fu
un
trambusto
gran
Fabrizio.
Il Dassi,
guardava
Massimo
I
padrini
in
Com'era
passi
che
a
La
cadde
e
come
si aspettava
non
chiamare,
a
via
anche
cui
lei. Non
Ricordo
secchi
di
l'acqua
sul
—
e
che
Taci, asino!
1
la
sione.
impres-
due
con
padrone
scope
diceva
di
tutta
il guattero
l'oste
borbottò
di
sogno
entrò
il suolo
—
morta
pareva
brutto
dire
abbondantemente
due
con
saprei
spa\entosa
versar
lavare
i beccai
che
correre,
a
Non
d'un
come
L'oste
sangue.
cominciò
donna
a
poi
a
—
nel
terra
il guattero
:
cominciò
;
vide, capì,fece alcuni
che
questo
pavimento
Peggio
la
lo portarono
e
momento.
bestemmiare.
memoria
cominciarono
guattero
—
legno
in
piìi nulla,
soltanto
lettera,
})esto e troppo
un
quel
catastrole,
anche
nella
resta
non
so
morente
sopra
in
cencio
sbufifare,a
portassero
come
il
Essa
so.
una
di
sor
irrigidito.
entrò
un
del
viangcr
foglio
un
contiguo
non
à
sala
sollevarono
donna
entrata?
COLORE
come
pareva
stanzino
divano.
usato
e
OGXI
nella
l"ianco
i dottori
e
uno
T)
—
porta
e
la porcheria.
ventato.
spa-
della
crusca.
Quindici giorni dopo
il seguente
cento.
E
biglietto:
—
grazie
della
mi
fu
consegnato
Dichiaro
spilla.Dott.
d'aver
Sirchi.
in
redazione
ricevuto
lire
LA
ORLOFF
PRINCIPESSA
La
di
del
notte
in
Campoes
detto
milioni
assai
in
che
i contadini
per
la
il
di
conte
suoi
(quattro
Essa
però
le
volte
se
di
temesse
La
rispondeva
o
toccare
fanciulla
una
d'ogni
riflessione, pascendosi
attesa
qualche
d'un
marito
dozzina
di
interrogato
volentieri
presto
che
a
una
portasse
milioni,
un
in
i
il
genti.
e
tutte
babbo,
questo
su
aria,
come
consacrata.
intanto, copiando
ben
delle
madre,
sua
l'aveva
figliae
sua
parole
cosa
si abituò
duchessina,
confusione
aveva
paterni,
Eugenia
dell'Ardenza,
condurre
appena
sei
vedovella
una
bagni
egli scivolava
che
quasi
quarant'anni,
ai
a
ne
e
gnà
conosciuto
mai
il passato
per
accorgersi
argomento
bianchi
di
Sicilia
persona.
sui
soleva
di
duchessa
sua
volta
Tenedo
aveva
non
della
prima
cavalli
che
dovette
la
per
zolfo
vezzo,
per
già quasi
Termidoro,
incontrata
di
bella, la
finezza
la
e
eredità
miniere
chiamavano
Termidoro
castello
una
assai
ancora,
grazia
Il duca
dove
lasciando
campi, vigne,
giovane
il duca
antichissimo
suo
un
Pergola,
la
moriva
Settembre
24
gli esempi
in miniatura
vita
soltanto
una
castello
aereiforme,
di
vuota
sé, sempre
fila di
nomi
turrito
in
inutili,
fosse
pure
STORIE
NUOVE
234
fra i
(H
Pirenei, qualche
trono
alle
ampie
sue
Termidoro
Era
e
anche
e,
lo
il
dopo
babbuccie
sulla
abito
in
parco,
come
di
Gnà
seta.
sabbiolina
un
ragazzaccio robusto
che
la duchessina
luna
quando
lauri
brilla
alta
scala
Una
di
sera
dormiva
dei
jn-ofumo
scintillano
lui ad
anche
Eugenia
occhi
le labbra
flebilmente
i
che
che
incontrava
Ebbene
mare.
e
verdognole
mani
aperto,
la portava
il
Ira
del
mente
vaga-
volle
il duca
che
davvero
vederla
volle
sottili
palliduccie,i
fin
la
e
laghetto sognando
di
bianche
lineamenti
si
d'immaginare
bene
meno
per
cielo
cigno
un
aristocratici. Pranzava
vivere
sina
duches-
aperti.
giulebbi,incapace
potesse
del
delle
aveva
cata
fabbri-
bene
un'altra, la
a
davvero
acque
dei
padiglione di stelle, come
un
laggiù,e sognò
sulle
vagolare
tremolanti
e
avrebbe
dirne
per
terrazzo
un
si fabbricasse
cigno
come
spicchiodi
esempio uno
per
t'anni
quaran-
la luna.
giugno,
specchio
suoi
orma
allodoletta,e dato
foglie lucide
fiori, sotto
sullo
lasciava
ne'
sua
una
come
sopra
viali
quella fortuna,
di
voluto
sulle
portarseli
gli ombrosi
Il duca
ama
avesse
di
non
degli aranci, egli, il duca,
e
una
il
Duchessina
profondamente
godeva
capelli
mattina, coi piedi in due
di
sentiero.
del
suoi
amava
tlriade per
una
bianco
I
più.
matrimonio,
suo
il duca
sciolti,fin t|uasiai piedi,
scendevano,
così,passeggiando
del
in fondo
quarant'anni.
di
ancora
"
servire
potesse
brillavano
che
suoi
co'
prese
graziosa
e
dell'ambra
color
desideri
che
pupille.Capitò giusto a tempo
se
bella
COLORE
insomma
cosa
quei grandi
a
OGXI
D
così.
strada, laceri
e
e
bastro,
l'ala-
come
la struttura
può dire coi dolci
che
Dei
al
mondo
contadini
abbruciati
dal
e
si
poi
sole.
236
NUOVE
del
e
matrimonio
dopo gli
la
che
certa
principessaOlga,
dalla
corte
di
perchè
pregava
il duca
la
per
minacce
volte
che
Tenedo
di
conte
"lisse, moriva
in
venne
sollevare
Ella
delle
un
lembo
della
nuove
le paresse
di
che
fondo
il
poco
nel
Kremlino,
di
da
lui
con
lui le stesse
del
babbo
sua
"lienti,grandi campi
colla
della
verità
il
per
suo
maginazi
im-
sua
che
cosa
il
non
ebbe
cuore
irregolarità
la
spiritosingolare
suo
della
vita, sia per
sua
cjuesto fatto,o perchè
a
nelle
scorrere
sulle
\'ene
il sangue
lettere,si ricollocava
fattorie,un
di
neve,
le torri della
popolo
un
a
dal
scaturire
vedeva
nativa,
reminiscenze
sue
vaste
così
potè
Orioli.
lutto
su(j
e
accostata
storia
a
duchessina
La
gioia,sia perchè
meglio
si
come
prezioso mistero.
si associavano
delle
le
dopo,
anno
tanto
nella
nell'aria
lontano
un
questo
origine fosse
sua
di sentir
Meditando
a
anche
anche
meraviglia,anzi
quasi imperiale degli
poco
stuzzicare.
non
Termidoro.
probabile
capricciodi più
idee
e
lettere
già
era
palpito segreto
un
le
di
cjuasinessuna
stessa
di sentire
il duca
possesso
alla
un
certe
ancora
tornata
era
morì,
anche
però, si
provò
bene
plicità
sem-
opportune,
ancora
esistevano
era
la
aria.
jìarole in
Il
non
tente.
po-
rispettare questi riguardi e
seppe
toccò
turbare
voler
non
Eugenia
sull'argomento,le
d'una
nome
dignitariomolto
gran
che
il
mento,
argo-
degli Orioli, fuggita
sangue
a
questo
su
volte
rivelazioni
con
gentiluomo,
le
lettere
più
un
figliadell'amore,
era
principessaOlga
certe
e
Il duca,
tutte
marito,
Eugenia
necessità
del
dal
e
Ma
delle
citato
egualiera
COLORE
Genia
sua
scritto
aveva
nelle
d'OGNI
STORIE
Neva,
di vassalli obbe-
palazzo
foderato
di
PRINCIPESSA
LA
ORLOFF
cedro, la società, la corte,
lassù
il bizantino
fra
in
sogni, e
le
tutte
con
il
dentro
finalmente
avrebbe
Essa
di
modo
fatte
ritrovare
offendere
del
in
conte
le
filo. Fra
le
molte
sua,
gli
si
cui
e
parlava,
Dalle
del
mai
aveva
fosse
non
Tenedo.
del
dottore,
in vita
provato
il
tutto
altro
poteva
di
conte
cora
an-
un
si
Silioli di Milano
aprendo
e
coi
meglio
per
le offrirono
stesse
non
svelando
scrisse
Milano,
confidenze
forse
come
in
senza
offesa.
procurarsi Tindirizzo
potè facilmente
trepidando
di
alle
ricerche
ancora,
vecchia
da
lettere
dottor
certo
un
lei.
principessa vivesse
la
lontano
cose
estraneo
tutto
che
non
di
(chiunque fosse) voleva
d'una
pareva
indagini,le
che
supporre
e
chi
ritrovare
degno
viveva
se
costretto
di
delicate
sue
madre,
sua
quel tempo,
condurre
Essa
le
adunque
divise, vendicarsi
parole
credeva
vestiti
tra-
figliuola
lungo
vestito, il diadema
gelosia di
la
tenerle
del
il
il nome,
in lei la
a
la dama
ma
cuore,
amore
di
desideri
erano
risuscitava
d'un
espansioni
suo
francese;
solo
non
sfarzo
quello
tutto
con
il
e
237
suo
di
cuore
figliaamorosa.
«
madre
La
quale
immaginare
le mie
braccia
mia
esistenza.
mio
e
m'ama,
odia
E
che
né
non
la
Le
mia
ancora
e
giuro
vorrò
vita,
s'io
creatura
santa
per
è
—
sarebbe
quanta
e
vivesse
madre
mia
della
misterioso
desiderio
scriveva
essa
—
ch'io
nulla
Vossignoria può
e
felicità
se
potessi stringere fra
sarò
turbare
corrucci
di
enfasi
narrando
la
della
il tesoro
discreta
i
inasprire
mia
la
cui devo
a
il
stato
sempre
nell'amor
la pace
chi
di
chi
mi
forse
».
seguitava con
Il dottor
Silioli
dopo
alcuni
morte
del
duca.
giorni rispondeva:
238
NUOVE
Illustrissima
«
La
lien
al male
parte
da
ha
Ma
poiché
"jggi è
morto,
di
mi
voli, ridoni
la pace,
le
più
ella
anche
la
tutta
con
egli
Pietroburgo
dal
sole
Sicilia
Le
del
in
pareva
prima,
un
poverina le
a
un
da
e
in
un
le
e
fatto
sue
cuore».
povero
il
dottore, che
chi
conciliazione
da
Russia,
dunque
se
madre,
tenera
e
vano
esiste-
non
sua
a
viaggio
principe Orlofì
il
se
più
questo
passo
un'apparizione
mormorio
pieno
di simpatia,
occhi
accesi
i suoi
spalle brunite
l'effetto di
veramente
di
]\Ionza.
gioia;
venga,
duchessa)
società; dove
mezzodì,
di
amore,
Orloff?
ritorno
circondata
quasi di
letto alla
impunemente
un
campo
di
con
cioè
che
comunicare
preparativi del
la
(pensava
bionda
una
avrebbero
sole
di
più grande
una
già
i
i dati
dintorni
morisse
vita
quel
perduto. Mi
poterle
scriveva
famiglia degli
sognava
fra
ch'ella
ricerche
accostarsi
poteva
proibiva
lui
ho
e
lei
a
sua
secondo
di
rivelazioni,
madre
andava
ricerche
come
sue
ragioni
sento
come
restituire
a
alla
anni
che
; se,
le
anche
morto
era
di
ordinò
compiute
oggi,
presto
e
gioia,la
la
subito
si facessero
aveva
le mie
creduto
duchessina
La
molti
presentato
son
fu, facendomi
di c^ueste
xìve, inferma, nei
parole,ho
care
sue
mi
la consolazione
ho
e
io
Quando
da
far
a
madre
sua
offendersi
volentieri
affetti che
possedevo,
che
poteva
ben
affrettato
son
a
chi
vi
in
continuare.
signora Duchessa,
illustrissima
tesoro
di
son
riparare
che
congiura
e
morire
male
se
commesso,
più ragione
di
prima
possa
me
consolazione
ripienodi
ha
d'una
quasi complice
non
mi
ch'io
contento
COLORE
signara Duchessa,
lettera
sua
D'OGXI
STORIE
dall'aria
di
raggio
un
neve.
udire
una
voce
che
dicesse
:
Quella
Orloff
Col
agitato da
cuore
la marchesa
?quale segretamente
creduto
Ella, voleva
il dovuto
ossequio
trovare
ancora
fosse
il fasto
.si fece
buona
d'una
aspettare.
così
Vedendola
povero
vecchio
questa
bella
Ella
duca
—
così
a
a
occhi
la
lucidi
così
che
occhi
pianto per
duchessina.
impaziente,il
ed
amare
neri.
le
incontro.
chi è la donna
di
di stimare
più dubbio,
qualche
fisionomia
della
mano
amorosa,
meno
questo
sa
dalla
vecchio
disse, che il suo
Tuttavia
del
cosa
che
sta
permetta
passato,
se
e
abbracciare
per
madre,
sua
—
non
baciò
e
lascia
se
veramente
conosce
non
figlia,
all'albergoil dottore, che
signora dagli
•ch'io le domandi
illustre
nome
non
bel
un
potè
sia preparato
cuore
per
Era
buona,
mi
modo
certo
espressione che
più
invitò
non
non
viva
aveva
quel viaggio.
di
tenerezza
alla
occhi
un
al
da
é
Lucar
di
in
una
piccola corte.
strinse
la commozione
motivo
sua
geniale e che, cogli
e
—
la
ma
cui
di santo,
cosa
agli
lagrime
vero
in
San
principessae
una
Milano
a
il
una
a
solo,
non
sapeva
Giunta
Sicilia,
decaduta
di
quel seguito,rendere
con
Orioli
degli
del
compagnia,
nobiltà
gran
colle
e
di
Eleonora
di confidare
bene
dama
sua
signora inglese di
cognata,
sua
di
commozione
qualche
pure
dalla
partì,accompagnata
vecchia
è vedova
ora
provincia
una
grande
una
si mescolava
vanità
molta
ha
possedeva
principessa
castelli
quattro
con
parlare di sé,
tanto
che
Campoes,
239
figlia della
la
capelliè
fatto
ha
che
di
duca
divini
dai
signora
ORLOFF
PRINCIPESSA
LA
Lo
si
Il
so,
può
conte
nelle
dire
avrà
ultime
che
non
voluto
lettere
del
si facesse
prima
babbo
povero
più
nessun
di morire
al
mistero.
compiere
un
STORIE
NUOVE
240
dovere
di
coscienza
pensierosa
Ho
—
Era
dati
già
cavalli, con
inglese,di
marchesa.
di
Monza.
strada
una
ora
fra
alla
pianura bassa
giravolte
di
paglia
si
ballatoi
di
e
:
E
—
Restino
—
pure,
alle
voluto
inferma
povera
il
mormorava
camminare
si vedeva
che
al
mia
signore
Avrei
—
sui
non
madre
di
la
mentre
più
in
la lasciava
in
qui?
tante
nesco,
contadimucchi
contadini
dei
scamiciati.
e
ed
egli
aiutarla
a
ella esclamò
scendere
di-
gendosi
vol-
quasi imperioso.
fastidio,
soffrire del
aiuta\a
ad
una
la
se
viaggio...
la duchessina
del cortile. Ella
asciutti
preda
mezzo
al tintinnio
per
—
dovuto
avesse
siepi
dopo
cogli occhi
mano
tono
fosse
abita
entrarono
i
scalzi
il dottore
in
un
e
bimbi
della
dintorni
casolare
un
mano,
subito
ciotoli
dottore, esclamò
cupato
preoc-
fra le
sedevano
torno
dottore,
come
nei
finché
meliga ;
a
a
dama
fossatelli in
risparmiarle questo
non
della
polverosa, ora
della
diede
e
—
carrozza
sobborghi
corte
interrogò
qui
una
all'orecchio
fra due
di
nidiata
una
dei
Nella
palmo
duchessina
La
disse
sbucò
quando
legno, appoggiati a grandi
fieno.
sul
in
compagnia
innanzi
di
carrozza.
serena
principessa è
assai
campi
e
sussurrò
salici,ora
di
aria
con
dottore, che pareva
case
arrestarono
colle scodelle
cavalli
le
file di
coi
Ella
comunale,
per
due
del
e
—
Dopo
—
Orientale
villa della
La
—
fresca
livrea, in
cognata
titubante.
e
Ottobre
porta
gran
sua
il dottore
una
all'albergo
trovare
di
da
uscì
COLORE
ordini.
gli
giornata
una
OGNI
soggiunse
—
noi potremo
—
la duchessa
due
D
a
però,
agitazione
vosa
ner-
parlare.X'olgendosi finalmente
francese.
—
Dove
siamo
noi?
LA
Chiuda
—
PRINCIPESSA
gli
occhi
risposeil vecchietto;
sua
madre
era
vivo,
alla
potrà d'ora
del
suo
(luecento lire all'anno.
pro\\iso,non
ebbe
donna,
parenti,che
La
malata
la
finito
i suoi
dottore
voleva
Pili
—
duchessa,
più
conosciuta
è
bene
su
noi
mi
fu la
morì
quasi
all'im-
lei, e
la povera
della
cin-
un
dei
suoi
tacque
labbra
sue
il suono
d'una
non
aveva
tremavano,
del becco
scaletta
d'una
cui
per
in francese
ancora
e
il
tore,
Dot-
:
s'inganna.La principessaOrloff...?
il
volto
suo
che
di
un
giovane.
Bruciata
del
di
begli occhi,
m'inganno, io, che
era
Natale
campo
i suoi
e
non
quando
alla cascina
notte
attraversare
che
carità
disse
e
persuado
qui
Ghita
vive
il dottore
piedi
la Ghita
nata
che
ai
considero
mentre
conte,
di
mandavano
tirarla
di
raccogliere
male.
trattano
arrestò
1
circonda,
ricordarsi
d'impallidire.Le
qualcuno
ho
com'è,
piccolidenti
cicogna. Si
poi
di
duchessina, quando
ancor
la
innanzi
povera
Siccome
tempo
che
palazzo. Il
alla
passava
24
miseria
ella
all'ombra
non
ORLOM'
e
me
1862,
neve
Ella
ricordo
ne
che
e
chessa,
du-
ho
vuto
do-
giungere
per
a
tempo.
duchessina
La
il conte
stesse
di
Tenedo
sottovoce
preparata
a
:
—
donde
—
E.
ella
De
cercava
La
un
incontro
ora
malgrado
suo
Quantunque
—
questo
solo, per avviare
115
cui
pianerottoloinnanzi
sul
violenti.
ingannato il
Intanto, quasi
—
precisa,si
quella data
aveva
ragioni con
stessa.
disse
a
è
duca
di
era
per
quelle
ingannarese
giunta
all'uscio. Il dottore
la
bene
povera
però
ch'essa
an-
le
donna
sia
io
entri
che
discorso, e per evitarle così dei colpi
duchessina
restò
dunque
toio,
sola sul balla-
poteva scoprireil campanile a pera
Marchi.
che
persuase
Xuove
storie d'ogni colore.
della
sua
r
t
""ww^
244
avorio,
colle
Dentro
c'erano
più
che
Il
STORIE
pagine
di
non
sui
d'argento.
fermagli
fare
funerale
un
al
scala.
molto
muro
per
dire
doveva
Che
—
classe.
prima
di
appoggiarsi
della
lire,
di
migliaia
dovette
gradini
COLORE
i
e
quante
per
dottore
cadere
D'OGNI
seta
so
bisognino
non
povero
non
NUOVE
alla
Ghita?
Il
—
di
duca
qui,
e
così
inarcava
ciglia
Tornata
le
sulle
mani,
in
di
sapesse
terra
d'u?ie
della
alte
Si
e
lei
la
di
tre
si
Fils
duchessa
italiana
vomitare
la
vedeva
poverina
signore
di
di
casa:
si
di
terra
dopo
ad
che
per
mière
pre-
xxwa.
di
palco
assai
prima
nelle
noto
del
gradini
A
trono.
certo
un
pregò
il
stravolta.
nausee,
al
e
Pietroburgo
pallida,
di
quattro
della
Dumas.
era
volte
lavò
giorno
Campoes
soffriva
cjuattro
un
dai
naturel
a
o
in
lontano
madreperla.
brillava
che
un
Eugenia
tre
giornali
francese,
accompagnarla
mesi
i
il
di
Lucar
dappertutto,
Partì
pane.
lontà:
vo-
dama
San
d'aver
orecchie,
il
molto
non
di
pareva
inverno
étoile
rappresentava
])unto
Da
di
sfere,
anche
di
e
sua
alla
inglese
bagno
le
nelle
l'ultima
occhialino
un
donna
una
Eleonora
suo
prese
compagnia
dietro
;
bocca,
Questo
sola.
parlavano
il
d'alabastro:
mani
in
marchesa
sotto
all'albergo
volte
fila
la
con
secondo
stessa,
principessa
mentre
le
Parigi,
la
disse
compagnia,
io
venuta
son
obbligazioni
delle
aveva
giorno.
che
la
cipe
prin—
vano
face-
DAI
GIORNALI
D'OLANDA
I
di
giornali d'Olanda,
un
tutto
miri
del
e
del
son
Un
dai
Fjertoldo
Qualche
si
aveva
marine
risultò
di
concordano
veniva
sulla
bada
due
la
avuto
tolte
che
ai
Bunzal
nel
porta
cavagni
pesava
una
brutto
una
sopra
del
precise della
di
dire
che, quando
casa
pesce.
piva
la riem-
sua,
botte.
della
un
po'
dell'uomo,
pesa
dese,
olandolo
tenen-
pubblica,
colle
Detratta
buone
riale
mate-
capitale
tli nascondere
novanta
presso
moglie.
popolo
previdenza
essersi
dopo
quella giocondità
il peso
minuti
io
perchè
dagli esempi
le misure
dentro
il buon
procurato
era
notarlo
Kruparve,
formaggio, giunto
prender
tutti
distingue
dei
Mi
Amsterdam,
davano
non
giornalista, per
che
di
del
il cocchiume
come
a
olandesi
Bunzal
di
pena
Bunzal
pensò
ma
persona,
Tunisia.
in
mondo,
del
maturi.
grappoli
commercio
nel
giornali
la
racconto
questione
l'esperienza scaturisca
Bertoldo
certo
cinquant'anni,
I
si
che
parere
arricchito
sua
valesse
che
il vino
come
francese
il
curiosità
nella
quel tempo,
protettorato
leggendolo,
i
in
occupato
fa, davano
sfuggì alla
che
singolare,
caso
anni
tre
la
libbre
che
alghe
tara,
tede-
248
come
andasse
della
piano
di
pro\incia
del
fresca
suo
di
nel
i suoi
qualche
bianca,
che
nell'olio:
Volendo
la
sopra
doveva
tre
i
Timida,
volte
più
Grandi
dei
di
la
metà
di
lei.
furono
e
il
come
tonno
Bunzal
tirava
i buoi
che
bianca
del
gran
un
uomo,
feste, grande
menavano
gli
minacciato
egli aveva
(son
sempre
dieciott'anni, e
aveva
mattina
una
babbo,
che
sta
barile.
furono
il
Olanda
che
carro
il
accettò
quattro
pesava
concorso
mavera
pri-
fors'anche
o
signora, (in
il
di
vecchio
un
cascine, i molini
clic
gli occhi
fallito, che
mezzo
labirinto) fatto
un
di
le
\oce
una
è
ragazzi. Le
fiori
birra
cacio, la
sicuro, mise
innamorare
diventare
donne
e
parlano)
cuffia
della
essere
volte
che
paurosa
delle
concedergli
prigione. Rosina
della
bella
e
castaido
affitti
fatto
di
nelle
sparsi
fresco
cauto
suo
avrebbe
lusingata
cuore
andar
quattro
sua
ancorati
quella morbidezza
in
persona
suoi
i
buoi.
giornaliolandesi
nella
bella, giovane,
\ento
il
in
o
pascoli,
che
vigoria l^ertoldo
a
figliad'un
quattro
dei
bastimenti
Il burro,
sua
quanto
o
Zelanda,
potessero
l'uomo
dunque
tre
o
vista
di
la
di
paja
tre
per
in
compagna
sperava
a
Reno
basso
conserva
e
la
voleva
due
molini
trenta
mantenuta
avevano
Bertoldi)
in
Egli
i suoi
ambizione.
nobile
il buon
età
sua
ei la
ma
lui.
per
del
che
capire
dov'egli possedeva
formaggio,
praterie
porcellana,
birra.
di
alla
di
pipa
mancassero
peso,
tutta
e
magazzini
vaste
perchè
non
Gheldria,
donne
porto,
facile
è
scegliere
a
vita,
sua
delle
dati
COLORE
sua
stock
comune
un
questi
Dopo
della
il peso
sche, computato
grande
D'OGXI
STORIE
NUOVE
e
lo
pito
stre-
dati
inghirlandei
doni
le
nuziali, avevano
passato
il fumo
povera
Rosina
perchè
da
del
suo
cui
\'oleva
il
cucina
di
stanno
nella
né
cavallo,
in
Le
finestre
sulla
in
parte
servi
deserta
roba,
il
volta
ancora
e
bujo
la
nell'aria. A
a
felicità
è
uomo
il troppo
Rosina
i suoi
il
Sustel
loro
partenza
non
al
ore
della
rimaneva
e
questo
venivano
gli
sotto
bottajo, Marabec
conversazione
di
pareva
che
a
amici, affumicati
il
sera
suo
padrone.
negoziante d'olio, erano
domestica
a
venissero
mercanti
vecchi
né
stesso
si facevano
alla
nove
lo
terrazzo
I
sola,
barca,
che
sul
assicurare
uscir
spie vendute
molo.
Van
in
paura
davano
del
di
di
né
le compere
e
Arlem
dopo
e
un
è
parenti,fin
tante
cioè
ammessi
ora
nella
la
non
Rosina
a
per
.Soltanto
merluzzo,
carpentajo, e
un
pareva
né
geloso
carrozza,
erano
più
come
mezz'
in
Rosina
dell'orco.
il
mostrarsi
allontanati
occhi
terrazzo,
casseruole
donna
una
col
di
colla
casa
dalle
cinquant'anni
A
slitta. I suoi
congiurare. I
ogni
l'abbastanza.
ma
piedi, né
né
che
suo
paese,
l'amore, forse,
né
ma
il
palazzo;
gran
dieciott'anni
furono
padre,
fatto, e vorrei
traboccava
credette
a
in
quella prigione
lei.
del
felicità. Illuso I Proibì
sua
mai,
un
burro
desidera,
Bertoldo
la
di
padre
casseruola.
a
la
accorse
imparasse.
e
Bunzal,
e
;
in
più splendidi garofani del
giardino;
si
presto
Ma
negli artigli dell'orco,
moglie
la moralità
abitava
de'
troppo
il
leggesse
fornito
la
chiudere
Sì, Rosina
d'oro.
fogliette
Bertoldo, fatto geloso in proporzione
chiuse
comincia
Bertoldo
che
dì
caduta
249
di
feste, ben
d'essere
peso,
Qui
rivestite
corna
delle
quel
D'oLAXDA
GIORNALI
DAI
tutto
il
era
dolce
che
qual;
e
sentirli
chiuso
rijDoso.
STORIE
NUOVE
la vedeva
ben
tacitamente
a
Quando
anda\a
traccia
di
qualche
dicendo
Il diavolo
intese
Bertoldo
in
mercato
dava
e
;
fra
il
diceva
armadio
ogni
era
evento
trasformato
in
riconosciuto
Ora
una
e
panelli
cam-
studio
suo
più lontano,
sei
o
al
se
Inutile
sacchetti
di
diceva
mosca,
dire
ogni
ad
pronta
e
piiìben
dita
custo-
si fosse
stesso
Bertoldo
non
in
che
carica
diavolo
il
se
ritorno
suo
donna
v'era
non
Bunzal,
il
e
andare
pistola
una
insomma
:
Rosina
di
preciso !
appesa
—
conio, di cui egli conosceva
guai
e
conto
sua
cinque
diverso
la somma,
casa
di
toccava
il diavolo.
applicaredei
segretamente
di
pre,
sem-
dito.
al
legò
Rosina
a
spiccioledi
esattamente
la fa neanche
le porte
gli
se
contare
a
monete
gli
fatto
-aveva
elettrici
la
sulla
si consolava
intrigo,e
non
se
toni,
casset-
vesti, nelle cuffie,sempre
amoroso
e
marito
geloso
panierini,nei
nei
frugare
Bertoldo
A
:
il
addormentata,
nelle
negli armadi,
COLORE
I) OGXI
l'avrebbe
che
alle zampe.
attenti
state
che
in\ entò
cosa
il gran
della
padre
malizia.
Una
al fresco.
colla
sul
sua
i due
d'agosto
sera
cara
Egli
pipa
coniugi
sdrajato
stava
di
jiorcellanain
sul
sedevano
in
poltrona
una
bocca
razzo
ter-
le
e
mani
ventre.
Ella
intenta
era
i casi
Bertoldo
tutte
può
uomo
bocca, tino
La
verso
di
sera
nei
cercare
a
di
longevità,sapendo
le volte
campare
che
poteva
benissimo,
a
centoventi
era
bella,
serena....
parve
a
ponente,
fogli
e
con
anche
Rosina
olandesi
far
cesi
fran-
e
piacere al
dimostrare
che
tutti i suoi
denti
suo
un
in
centotrent'anni.
quando,
di
scorgere
nel
guardare
nel
rosso
NUOVE
Il
Globe
dall'alto
delle
si sentì
scosso
le
lanciata
rovesciando
:
dopo
e
qualche
di
catena
le
di
o
istante
un
di pesante,
cosa
catenaccio
i suoi
bei
vasi
pietà, si
coi
lampioni
distintamente
Monsieur
E
da
urtando
prima
torce
alla
nell'inferriata
da
Bunzal,
da
tratto
un
tutto
con
vano
sali-
mentre
vento.
a
gridò
—
tempo
come
un'altezza
più
areonauta.
mai
senza
avessero
corda, lesto
e
appollajate negli
attendez,
che
tegole
Bertoldo
nell'aria
discendere
a
cosa
Palisse, il celebre
lume, aggrappato
tolo, cominciò
qualche
tedesche,
colle
tenez...
giorni navigava
un'osteria.
per
alla corda
attaccò
e
su
garofani,
libbre
novanta
sue
dove
di
saltellava
il peso
tutto
con
uncinò,
Merci, Messieurs,
tre
cicogne
si
di
di
tratto,
un
dove
senso
i servi
traccia
per
dare
a
delle
trovare
vicino
in
corse
venne
e
da
cino
pul-
un
narono
Queste parole riso-
—
dall'alto,che
embrici
Questa
terrazzo
che
cortile
un
dell'aria
come
fumajoli, sgominando
—
avvoltojo, che
un
in
cadere
a
violenza.
mordere.
il peso
come
veduto
tetto
aspro
l'ancora
naturale
venuto
era
chioccia.
sul
piastre e gli
del
COLORE
vento
semioscuro
cadere
abbaini
OGXI
messieurs, fermez...
vano
con
Era
buon
abbia
dalla
strascico
uno
D
Bunzal,
nubi
Aidez,
nel
e
di
casa
lontano
—
da
spinto
sulla
quasi
STORIE
uno
di
poter
di fargli
scojatdodici
metri.
i
Qui
cosa
possa
il
giornali
accaduta;
essere
pallone,
nell'inferriate,
o
?^liesse,fatto
olandesi
sta
o
che
che
che
non
o
che
l'ancora
Palisse, nel
a
un
tratto
sanno
ben
colpo
un
di
dire
vento
come
la
passe
strap-
fosse
ben
salda
discendere
la
discio-
non
Bertoldo
Bunzal,
che
DAI
tirare
in
della
in
testa
Già
grido
un
non
Bertoldo
a
dei
borsa
Quando
il
egli
che
il
e
Bunzal
sia
che
di
avvenuto
del
stato
sia
Un
giornale
alcuni
dello
di
di
mazzo
gelosi
e
subito
del Globe
ma
di
chiavi
si
sul
letto
Che
Il
il
lone
pal-
sostiene
Norvegia.
ché
dopo-
sulle
coste
farne
per
cuojo
uomini
Monsieur
del
sia
mesi
cetacei
di
cosa
vuole
chi
tre
;
il povero
della
agli
a
alto
spinto
che
spaccando
cintura
una
gelose.
fu
Chi
sa.
invece
fiordi
questi grossi
la
in
paleo.
affogato;
balene,
;
che
cuojo
egli teneva
raccontò
servi
di
ghermito,
un
nei
su
andasse
guida,
non
in
dell'uragano.
senza
golosi. In quanto
dai
tirava
sue
su,
gate
allar-
poco
dell'ancora
forza
l'uomo
e
dentro
portato
garofani
servi ;
a
poco
mostro
chiavi, terribile esempio
troppo
di
pericolo maggiore
artico ; chi
polo
di
uno
trovarono
i
già troppo
come
Rotterdam
cacciatori
Spitzberg
olio, vi
e
le traccie
trovate
ai
cintura
colla
portando
scoppiato
d'averne
cadere
morto
mezzo
a
delle
mazzo
turbine,
il
spinto verso
spicciare il
botte, dove
nell'aria
lui
il
grossa
soffiava
roteava
lui
uncino
un
alla
la Scandinavia,
verso
il
l'insidia, era
avvertì
balìa
che
che
nella
doga
marino
Globe, in
fu
di
denari
vento
sentì
proprio
mo'
a
le'
accorsero
anche
aveva
volle
conficcarsi
serviva
Rosina,
quando
il diavolo
ma
nel
parte.
Bunzal
le mani
Ma
mezzo
in
tutto
li avvertì
questa
gli
e
sentì
pericolo,allargò
terrazzo.
fatiche
del
accorse
:
straziante
da
era
dalle
cjuasimorto
alle verbene
e
sul
si
corda,
fiutò il
spigolo, che
uno
253.
alla
Palisse
affranto
iame, .restò
mani
cadere
si lasciò
e
sangue.
due
alto. Monsieur
le mani
die
colle
attaccato
stava
d'oLAXDA
GIORNALI
e
un
troppo
Palisse
padrone,
dove
2
NUOVE
54
di
grazia
in
sbattute
durante
bella
I
un'abbondante
e
dopo
la
notte
COLORE
di
fasciatura
qualche
di
sorso
le
ricuperare
stoppa
buon
forze
e
potè
cognac,
colla
cenare
e
d'uova
sua
salvatrice.
giornali
aspettasse
monete
D'OGXI
STORIE
d'Olanda
non
Bertoldo
spicciole
;
si
ciò
contano
dicono
che
(juanto
si
più
sa
è
presto.
Rosina
tempo
che
in
due
le
VECCHI
GIOVINASTRI
caffè
Nel
dove
detto
molti
alle dieci
otto
del Paolo
soliti
«
di farle rivivere
Il
più vecchio
è addetto
piccola
muore
alla
una
porta
fa parer
Ma,
tutto
se
al
questo,
e
il bislacco
17
k
—
E.
De
potuto
se
Nuove
perchè
,
d'incerti,sopra
E
un
così,con
solito
povero
una
non
sono
non
fosse
d'ogni
è
un
stato
eccellente
un
invecchiate
colore.
bianco,
unghie,
certe
con
volo,
dia-
maniche
certe
fazzoletto
un
corta,
essere
storie
chiamo
cer-
qualche candela, quando
seppellitoil filosofo.
Marchi,
e
Procolo, soprannominato
anime
prete set/.z'
Procolo
le abitudini
ma
ha
don
voluto,
avesse
filosofia ;
è don
»
color così
la barba
dalle
sere
belle macchiette.
vive
su
di
lata,
ciocco-
quei tempi
a
considerazione.
collo
le
rispetto,che taglierebbero
una
poco
trasandato, avrebbe
di
di
più lunga
con
t'altro ;
il
parrocchia,ma
veste
una
con
parlando
con
soliti
questi «
persona
verdognole,
che
cinque
obbligatoriae
messa
che
le
color
tutte
Torniamo
».
quartiereanche
nel
non
di
salottino
un
fa si ritrovavano
aani
i
c'è
forbice.
asino,
quel
tut-
gran
professore
colle
ossa
258
NUOVE
o'OGNI
STORIE
*
*
Procolo
Don
fra le
accende
sette
il gas
di
del
caffè, alla
tenera
formaggio,
di
non
e
mezzo
le
filaccia
una
o
il Paolo
giornali,il prete
fa
Marianna, la vecchia
le
tutte
di
di
o
sere
o
carne,
ossicino
qualche
raro
al solito tavolino,
mentre
e
;
ai
con
quale porta
sedersi
a
otto
un'occhiata
dà
e
primo
e
conversazione
po'
e
il
è sempre
COLORE
le
gatta
di
crosta
una
un
pellidel salame,
pollo non
da
tutto
tar
but-
via.
La
Marianna,
dietro
dove
sta
colla
coda
la tiene
la
sua
bada
ora
non
sulle
colle
pezzo
lui la chiama
la coppa,
potrebbe
e
far
di
dei
del
lazzare
svo-
bonibons,
schiena
calze
teneri
la
e
arco
prete, che
le fa
certe
più
verso
discorsi
vecchia
sua
sorniona,
sua
nero
ciarle,prima di tirar fuori
pacchettino.In quei
per
di
cosa
colla
arco
tutta
golosaccia, la
cara
che
un
Marianna,
coda,
facendo
e
si sdruscia
a
qualche
vetrina, salta dalla cassettina
la
ronfando,
il famoso
e
vede
appena
la
a
sua
la
amorosa,
tirandola
carezze
il prete
tra
ora
per
la
contropelo,
Nemica,
un
Aurispa fin-de-siècle
.
Nei
giornidi
dividere
insieme
vecchio
sia
colla micia
al
«
inventare
profondità
poi
ho
della
veduto
il navicellino
cappuccino
goloso, può
Bisognerebbe
certe
solennità
misurare
uno
psiche.
»,
e
io
stc sso
dolce
chi
sa
l'estensione
stile
apposta
don
colo
Pro-
ch'eglisi
quanto
gala
re-
il buon
del sacrificio.
per
dir bene
26o
robaccia
illustrata
che
cafiè
e
che
colle
dopo
panna
vestita,e ciò per
poco
rispetto ai ragazzi
per
vengono
COLORE
riportiroba
anche
principio,e poi
D'OGNI
STOBIE
NUOVE.
loro
essersi
mammine
confessati
alle
e
gazze,
ra-
il
mangiare
a
comunicati.
e
***
i
Tra
d'inverno
sere
in
soliti,oltre
tardi ci viene
saputo
sui
uomo
in
Non
anche
anche
Crimea,
il Cavaliere
di questo
ci vien
ma
che
sempre
uffici del
dei molti
grande,
dalle
l'avvocato
nuvole
che
o
malizia.
In
dei bei denari.
della
colore
quel suo
condotta
un
ma
Anch'egli è celibe, nel
senza
che
senso
un
quei
non
si vuole
che
da
esca
slavato, per
dacqua
lui.
Chiodini,
occhietti cenericci, pieni di fumo,
di
l'ho
celibe anche
Demanio,
suoi due
cause
sul
pulito,grazioso,impiegato
di
per
Più
titolo).È
mucchio
cenere
come
grosso
preciso non
benedetto
spesso
caschi
sante
Battistone, maggiore
(ilnome
cinquant'anni,magro,
uno
le
tutte
lui, già sull'invecchiare.
colpa
per
sempre,
par
di
avanzo
torre, celibe
mai
Procolo, viene
il signor Tazza, detto
pensione,un
una
don
a
dagni
gua-
legale
parola.
".**
Una
volta
non
'legrìa,
sempre
anche
alla
lui
ci
giovine e
verso
Congregazione
mai
mancava
sempre
Carlinetto
biondo, sebbene
l'età canonica.
di carità,non
anche
detto
nasse
cammi-
Carlinetto,impiegato
solo
era
un
gran
racco-
VECCHI
glitoredi
francobolli
tutti i
ordinare
i
e
i
soliti
«
qualche osteria
Senza
davano
»
appassionato, ma
del vin
ci fosse
uscivano
far
a
po^
un
che
di
Carlinetto, che
dirò
sape\a,
la rima
così, cucire
il calembonr
e
quella
con
quei
suoi
con
quel
nasino
che
gli usciva
sulle
di
Una
la fece
a
moversi
conosce
altri:
:
—
Perchè
suoi
bambola,
gli occhiali,
vivo
eh, eh, eh, eh...,
pompieri,
Se
poi
avrebbe
c'era di
fatto
mezzo
una
diventava
un
mangiata
—
Noi
far ridere
Tu
ha
si
—
E
eh
!...
vista
costretta
la
alle
volte
mangiata
mangiata
la
la
! eh
la
Oggi
—
!
teva
ripe-
Poi
—
la frittata.,.
frittata...
frittata....
frittata
vera
—
—
E
—
E
Si
faceva
bito
su-
il
E
—
frittata ?
una
:
senza
il Paolo
E
hai
priora,
beghina come
una
—
frittata eh
quando
fu
dire, per esempio
a
la
mangia
donna
contagiosa,
mangeremo
non
frittata...
?
Schincardi
di
poco
iVittata eh...
Egli
—
dire
Peppa
sora
la povera
Carlinetto
la
la
un
festività
una
Procolo:
Chiodini
come
argento
suo
dei
bottega
voglia
cosa
Ha
—
don
una
chi
e
mangiata
:
da
potabile,Carlinetto
ridere, che
tanto
:
in
Cominciava
sugo.
—
c'era
Era
quella.
vino
erano
dietro
col
co'
Paolo.
don
sole.
che
capirà
gambe,
del
buon
volta
e
ballavano
trombetta
le ciarle
parole,
rossiccia
gobbo,
e
dalle
i tavolini
raggio
che
corto
la
bottigliadi
in
Carlinetto, invece, detto
faccia
sua
occhietti
parevan
ridere
ho
il manubrio.
.organettisenza
che
mavera
pri-
baldoria
Procolo, Battistone, il Cavaliere, il Chiodini,
'legrta,con
di
di
suburbana.
degli altri,far
tanti
bile
pota-
rosso
volte
poche
le
sceva
cono-
lui l'incarico
a
sempre
pranzettistraordinari
d'autunno
o
filatelico
un
bugigattolidove
talché
:
261
GIOVIXASTRI
gli
tutti:
mangi
il
suo
202
NUOVE
ingresso nel
mani.
che
momento
di
o
salottino
colle
ventre
c'è
non
ai
sempre
ragazzi
Letizia, già
averlo
dopo
morire
a
di
al letto
non
per
la punta
del
pensarci,che
per
quanto
di
quel
cuore,
alle
lagrime
il si
tra
il
e
falchetto
due
quanto
fiamma
I
della
rimasero
nel
Poi
sfogarono
che
la
più.
fosse
:
e
quel
libero,
fuori
e
a
insensibile
di
non
che
già
a
scelta
vent'anni
un
pezzo
finché
posso,
cadde
sulla
alle
nell'anticamera
se
come
a
corda.
dire
donne
de!
finestra.
aveva
Si
meno
nem-
sapeva
Procolo, che
a
avessero
una
li
non
novità,
grande
appiccato
della
cominciò
credere
questa
lui, che
Letizia... Don
nessuno,
"
s'era
di
contro
sulla
sora
perifrasicon
asino
di
Tentennò
addolorati,
Carlinetto
consultati
un
seppero
profondamente
stata
fuoco
il
e
santa
sua
dell'uomo
meglio sposarsela, e
quando
dire
era
voglio
preso
Lambro,
bionda
bella
Paolina,
la
rimanere
lungo
( una
il
raccomandò
e
amasse
al
conto
per
candela.
sentito
si
jjotè a
ch'era
soliti »,
«
occhi
donna,
Carlinetto
fortuna
gran
gli
tra
no,
di
anni
tre
o
magazzini Bocconij.
vide
giorno
un
più
signora
certa
al mondo.
per
dell'Erminia
nei
impiegata
è la
non
capita quasi
Erminia
figliuole,
nessuno
chiudesse
dentro,
che
un
libertà, il solito tarocchino, la pesca
non
secco.
Una
casa,
frasca
sue
più
avevano
ciò
cuore.
di
quel
la frittata
per
:
improvvisamente, gli
due
morte
che
buon
sulla
tenuto
venuta
suo,
di
mondo
bianco
Carlinetto
a
in
testa
il
dell'irraggiungibile
sete
il vin
tenersi
a
la
per
aver
che
padrona
sua
ridevano
»
dell'altro
ideale
meglio
COLORE
aveva
possa
anche
capitò
Ma
Nessuno
altro
di
i soliti
«
uomo
un
qualche
D'OCÌXI
STORIE
usava
non
ch'egli era
uno
Paradiso:
non
che
chi
stato
si salva
a"l im-
VECCHI
piccarsiun
la
compagnia
Per
la
colle
una
lasciato
circa
vedere
dal
più
il Carlinetto
coi
calzoni
conti
alla
e
in
d'una
duemila
dei
capricci,si
vedeva
in
brutto
ai
lavori
droghiere
di
Bernardino.
più
quel
più
tarocchino.
bimbo,
donne
ìKimini.
son
II
vin
bianco,
Casa
fascie...
satanasso
delle
Già, s'intende,
e
ufficio
E
vivere
più
felice
per
guastare
apposta
Sigfnore
—
raccontava
che
e
di
la
a
più
non
non
moglie,
mancava
a
Ma
papa?
felicità
JVocolo
un
morti
all'amo,
gli
di
che
certo
casa,
d'un
lo
ridotto
dei
cosa
don
Chi
conti
pesca
miseria!
per
fatte
più
:
di
più caffè,
non
ufficio
e
i
ossa
non
I soliti »
quartieri
.sapeva
anche
teneva
anzi
anche
s'era
nei
:
il bimbo
pianto.
che
Chi
lire
tre,
«.
laggiù
l'amministrazione
e
sigaro, non
ufficio
in
'legrìa/
diceva
al cimitero.
impiego
hanno
avrebbero
Chi
lunga,
duemila
le bionde
stanzette
Volta, vicino
porta
S.
miserabili
quattro
oltre
malato.
e
era
Il Cavaliere
mesi
nove
!Povero
asino
non
ci pensava.
si vive
dei
E
ma
suo
tirava
piij
era
Battistone
vestito.
col
non
scoccar
si
non
quando
non
rabbia, che
tanta
provavano
mal
bene,
Milano,
Povero
sa.
insistenza
colla barba
Magro,
testa,
cambiale.
una
anche
matrimonio,
volta
Carlinetto
star
lire^ a
come
la
tetro
accorse
Cordusio,
anche
fatti :
quattro, perchè allo
fu pronto
in
per
sempre.
umor
suo
Qualche
volta.
via
a
ne
del
giorno
incontrato
subito
d'un
se
fu
per
permise qualche
Paolo.
buttata
eran
furono
»
anni, Carlinetto
tre
Congregazione^
con
si
corti.... pareva
avrebbe
rovinato
e
bottega, e
che
d'averlo
raccontava
]
della
prete. Dal
da
dire
a
i soliti
«
sera
del
calze
vale
perduto
tappezzeria
Marianna
tempo... Carlinetto
sempre
uomo
un
quindici giorni
come
la
ha
uomo
263
(ilOVINASTRI
—
le
degli
creò
264
NUOVE
l'uomo
a
immagine
.sua
perchè capìnella
bestemmiato
di
in
un
superbo
meno
il
nelle
Fra
le
questa
Comanda
E
è
ma
—
altre
a
È
cose
Battistone
i calzoni
le dieci
per
asinaccio...
che,
tarocchi, darebbe
asino
in
casa...
Procolo.
fare
tornare
a
di
Paradiso.
andava
—
messa
si contano,
che
metà
sua
in
don
potesse
la
piedi
sia
le storie
Carlìnetto
se
alla
l'ometto
vere
pare
—
voglia portarlilei.
commentava
?
—
tutte
saranno
un
la
ma
compagna,
raccontava
—
Erminia
che
un
certo
quarto
correggere
bacchetta, si fa accompagnare
Non
—
isbagliamai.
dell'uomo.
vuole
stato
fessare
con-
un
gliel'haconfitta
e
la
animale
come
Signore per
è
non
fu di ridurlo
un
non
sa,
la donna
creata
donna
sora
a
cantata,
il
l'avrebbe
cavarne
stato
Dio, si
pensato
Ha
La
crrataco}yigc
che
ha
cosa
costole.
—
sarebbe
sbagliato,e
che
di
pentì,
si
poi
e
il birbone
che
fango, e
questo
ma
;
sproposito?
suo
di
pugno
d'aver
Ebbene,
somiglianza
e
onniscienza
sua
COLORE
rinnegato. Il primo pensiero
e
nuovo
D'OGNI
STORIE
il
brontolando
il
prete senz'anime.
—
Una
Cavaliere
a
sentire
verso
sul
notte
la
Galletti,
prese
—
dal
tornavo
—
Dal
teatro
venivo
e
a
dire
Verme
bel
volta
una
dov'ero
bello,
il
stato
si
come
fa,
casa...
Il discorso
lasciò
.seguìuno
un
Era
tresette.
fu
cadere
asso
sul
carte
e
del
da
tre
un
gran
di
in
seconda,
cattiva.
rifiutava
gioco.
che
pugno,
picche
indiavolato.
sera
una
del solito
di
interrotto
schiamazzo
arrischiato
piene
tardi
Don
al
qual
Il Chiodini
il
era
d'aver
senz'accorgersi
Fatto
un
po'
pugno,
Procolo
sbagliando
di
tistone
Bat-
aveva
conto
più
dei
stratto
di-
le mani
silenzio, il
VECCHI
Cavaliere
riprese:
265
GIOVlXAslRl
Dunque
—
bel
tornavo
bello
verso
casa...
Paolo,
—
che
ci si vede
non
sul
colo,
Pro-
soldi.
si lasciava
pranzo
dell'alfabeto. I
le vocali
tutte
aperta
gridò don
—
colla
soliti
«
andare
sempre
voracità, sbadigliava,masticando
troppa
con
dodici
perdeva già
Battistone, che
stasera
»
bocca
non
erano
allegri.
L'ho
—
in
di
via
'sto
dunque,
E
—
Carlinetto
incontrato
c'era
da
queste parti?
mia
A
—
moglie
una
carota.
Dice
una
carota.
Vado
Oh
—
! oh !
Che
—
quando
salutò
O
—
di
singhiozzo
un
Come
Ci
del
fu
nel
donne
però
del
e
ad
quasi
frattempo
un
in
del
anche
altri
me
gran
contentarle
della
pativa
da
un
come
pezzo
il discorso
avevano
processo
belle
mondo,
di
nella
argomenti
lo
carota.
storiella
un
mi
divano.
del
cose
una
dicendo,
cerca
ballare
molle
tempo
il posto
Paolo,
fece
delle
aperto...
figliuolocon
questa
a
preso
sulle
mangia
Battistone, che
—
lo
mangiare
».
Così
—
d'agosto
non
bisogna
Castello
piazza
soliti
un
condizioni.
che
crusca
«
bito
sopra-
risponde.
—
se
un
ortolano
un
nasca
? Le
naso
respiro,fu
brutte, coU'andar
saletta
i
Carlinetto!
avviene
cedette
esclamarono
la
nervoso,
di
sacco
trovo
certe
per
dormire,
se
mi
?
tu
mezzo,
quest'ora,
a
voglia. Vuol
può
che
in
vai,
Sei
—
una
vedere
del
povero
mancanza
non
a
in
svoltò
e
che
vuoi?
cosa
sono
venuta
—
al posto
carota
è
e
ai tanti
Dove
—
gliilomando,
—
le dodici
Eravamo
luna.
splendida
una
e
il prete.
imbacuccato
tutto
d'inverno, in mutande.
e
chiese
—
le dodici
tra
Yincenzino,
S.
.'*
e
linetto
Carsolita
dimenticato.
di
assassinio,
266
NUOVE
complicazione
con
l'Afganistan: poi
dare
notizia
anni
dopo
avesse
non
Nessuno
—
—
K
Ahi
Tutti
la
era
chi
di
mi
senza
sarebbe
del diciotto
sera
del-
guerra
Marianna
povera
stato
mentica
di-
dicembre,
Battistont
quell'asinaccio.
spiegando
domandato,
seguì la
Carlinetto
il matrimonio
Indovinate
—
se
sempre,
Poi
la
e
scompar\
sé. Insomma
di
per
tre
adulterio.
di
COLORE
IJ OGNI
STORIE
un
foglio sul
ta\'olino:
scrive.
indcnino.
Carlinetto
! campana
pensarono
la misericordia
che
a
che
dei
scrive.
stormo
!
il povero
vecchi
ragazzo
amici.
venisse
a
care
invo-
268
NUOVE
binò
che
ciascuno
della
D'oGNI
STORIE
COLORE
porterebbe
qualche
chi
rosolio, chi
mostarda,
il
chi
cosa,
un
il
setto
va-
di
mazzo
fiori...
Io
—
e
si trascinò
Procolo
stambugietto
uno
tistone
di
su
portò
il
lume
nell'oscurità
il Chiodini
aveva
la
presa
giusta,
così
portinaio
soldo
di
che
il
;
buona
mosse
se
:
nello
ad
fé'
chiave
della
da
finse
il
quando
di
buttarne
uno
spiraglio
strascico
d'aver
di
pezzo
fuori
di
anche
tutto
della
verso
fuori
mai
un
e
dei
la porta.
il
ma
svegliare
duro
sonno
uomini
ricadde
e
chiave
vedeva
pianelle,
i due
che
per
non
il
soltanto
strada,
luogo
e
nebbia
casa
casigliano, già
luminoso
e
un
che
uomo
a
sue
l'uscio
celibi
nella
in
bisognò picchiare
le
gli aprì
porta
cantina
dirgli
ammorbi-
per
quattro
la
in letto
scricchiolare
giunse
Bat-
padrona
serva
miefe
col
non
aprir
parole rabbiose,
quattro
e
a\eva
sagrestia.
una
distrazione
per
dove
il trabiccolo
Dei
viottole
quale,
della
ragazzotto
un
Provò
non
s'intese
aprì,
:
grazia,
minacciò
latte
camera.
delle
Canonica,
messo
Cavaliere
perdette
mezzanotte.
solaio
del
scale
in
si
al
aveva
Il
le
per
l'avvocato
si
gli
raucedine.
scarpe
alla
Ludovina,
sua
riscaldandogli
la
la
la
premura,
stava
fino
accanto
che
trovò
piena
il
disse
—
si lasciarono.
Don
e
il panettone
gli porterò
non
gheri,
ganmente
Finalsi
portello
mugolarono
nel
buio
e
nel
silenzio.
—
tornò
Vecchi
sotto
giovinastri!
le
coltri
—
accanto
brontolò
alla
il portinaio,
sua
vecchia
quando
cuffia.
VECCHI
Il
giorno
di
Natale
sull'angolodi
la
verso
Dal
teatro
di
I
don
via
ed
Porlezza, si avviarono
piante e
vista
Il prete
di
il
nebbia
suo
setto
va-
far
non
torto
di assai
al
numero.
modesta
È
—
parenza,
ap-
qui
—
entrarono.
Non
era
palazzo,
un
ma
bugigattolo del portinaio, con
ma
chiara
e
con
pianerottoli.Fatti
disse
e
Cavaliere, che
Il
sugli scalini,si
sporse
il labbro
che
volevan
Ah!
—
cima
dire
:
si
tanto
ramiicchiò
fesso
Povero
—
donne,
arrivarono
porta.
Non
—
nel
su
e
e
un
—
e
gran
sonarono.
raspar
di
le
pelo,
smorfie
tutte
!
canterellò
quando piacque
su,
all'uscio
diavolo
di risotto.
bavero
mani,
i
voltò
scricchiolare
bene
donne!...
donne,
tutti
si
odor
sente
stretta,
su
Procolo
inferiore,aprì le due
il prete. E
abbaiare
:
faceva
scarpe
cuoio
scalini,don
alcuni
il compagno
verso
di
pulita,
scaletta
una
odor
certo
un
abbastanza
casa
una
col
un
della
del
coi campanelli.
pulcinella
porta
un'occhiata
insieme
fianco
mano
grande, per
un
una
sul
in
teneva
aveva
soglia
delle
troppo
non
e il Cavaliere
all'ospite,
dettero
tratisi
Cavaliere, incon-
colla
Castello.
sulla
il
e
dava
mostarda,
Giunti
Procolo
Carlinetto, che
Verme
piazza
di
di
casa
269
GIOVINASTRI
Di
a
fino in
Gesù
dentro
d'unghie
bino,
bam-
rispose
contro
la
NCJOVE
Gesù
O
—
STORIE
d'amore
D
COLORE
OGNI
tinche
acceso,
la
cagnetta!
—
il prete.
brontolò
si rannicchiò
Il CaAaliere
più
di
ancor
nel
pelo
che
aveva
del
bavero.
Venne
ad
aprire
qualche
fondo
della
Siete
—
Carlinetto
dal
gridò
fru-gcs consuniere
et
sumus
don
voltare
a
di
voce
portato
ri-
:
numcriis
A\'anti
—
fornaio
voi ?
^Vos
—
La
cosa.
stanza
del
il ragazzo
Procolo,
in
l'uscio
il bestione,
che
è
nati.
faccia. Sono
di
stanco
pato
occu-
sul
cuocere
fianco.
A
parole
queste
delizioso, che
profumo
un
don
di
Procolo, il quale
limitato
era
in
buon
salottino
un
Sul
di
ricamo
lasciava
verticale, che
fra
e
la solita
due
là
a
bianchi
di
con
piccolo
stento
il posto
candele
più nudi;
una
proprio,che
cosettina
lasciava
Cavaliere
quell'addobbo
di edera
pi
avvezzo
limitato
«
camino
di
bronzo,
d'erba
Qua
preverde,
sem-
boscaglia nei luoghi
la Jiianina
volere
una
freschi
Sul
modesta,
al lusso
di
di
e
pianofc)rte
un
pendola
far
insomma
intravedere
certo
un
soliti fiori di pezza.
/
rono
trova-
ap[iOggiato
accese.
solita
coi
vetro,
divano
per
si
focherello
bel
qualche fotografia,qualche cespuglio
e
si
e
bracciolini
con
e
Un
specchiera, la
campane
avanti
un
frusta
poltroncine coperte
due
reggev.i
di lauro
Al
ardeva
alcune
all'uncinetto.
alla parete
c'era
caminetto
bottoncini
bigia,con
Andarono
e
l'avvenire
guastare
non
per
burro
la coscienza
rettangolare,addobbato
davanti
gli stavano
fruggìo di
un
aggiustò
colazione.
sulla
gusto.
tela
dietro
tenne
di buon
grandioso
e
non
jiulitina
ma
di
posso
gusto.
casa
»
sua,
parve
VECCHI
altro
un
voleva
che
abituato
di
nella
segno
il povero
vivere
ancora
:
dormire
in
meraviglia. Ma
due
intendersi, perchè entrò
le
alla
Santa
un'occhiata
riuscirono
non
che
invece,
finiva
ad
d'asciugarsi
'
«
Madre
Chiesa, poi agli ordini
era
»
occhi
di
caldo
prosciutto
—
gli
—
—
minciò
co-
dà
ingegno
non
la
nella
buon
un
abbronzato
la
servigio
modello.
marito
poi un
prosciutto asciuga
di
potenzialità
magnifico.
bella
sua
fascia
di
il prete.
pancia,
ripieno
lerare,
tol-
segretario
diligentissimo vice-
di rendere
immagino,
né
sbadigliol'universo,
un
un
molto
non
possono
mancava
uno
cuore,
alla
apparteneva
il grasso
saporino filosofico...eh!
un
Vn
Il
in
!hapreso
domandò
—
gli
se
colla
Allegro,ingenuo,
gambe,
mangia
messo,
S'intende.
E
costituiti,
e
statura,
bontà.
era
antipatica:
ilbestione
avrai
Ma
capace
persona
Vedeste
colle
di
animo
una
Ci
si
che
uomo
ad
—
prima
pochi capellichiari,
con
figliuolidi
compatire.
un
—
destra
mezzana
grandi individualisti
i
cenobiarca
anche
buoni
quei
né
un
bianca,
e
quieto
star
che
esteso,
tli
grigi,vivi, pieni di
di
incapace
classe
la
asciutte, stese
uomo
un
piuttosto alta
cogli
era
bene
Lcgrìa
iVonte
d'un
fiirono
ridere.
a
e
! Il prete
mani.
Quando
e
filosofi
Carlinetto
a
al prete un'occhiata
rispose con
tana,
I
cacciato
s'era
diavolo
povero
come
cui
détte
; e
una
27
in
strettezza
Carlinetto
dire
a
GIO\'IXASTR[
che
gli
salsiccia
hai
con
del dindo
eh!
nella
messo
prugne
di
pancia?
Provenza
qualche castagna.
—
Va,
portato
un
Carlinetto,
vasetto
di
tu
sei
all'altezza
mostarda.
dei
tempi.
Ti
ho
N'UOVU:
272
miele... Alle
Di
—
il mio
cuore...
cominciava
nel
e
odore
Bebi
Chi
—
Il
—
è
della
al
la
trovata
di
che
piano
nascere
anche
Cavaliere
a
La
—
—
di
questa
eh!
meglio.
ho
il
Carlinetto
—
ne
picchiare alla
trovai
carota
la immensa
dei
mu^^i'a
cavità
piglia
cui
con
cominciò
disposto
mi
Eh, eh, eh.
ah, ah, ah... Il prete:
e
mi
se
zucca.
racconto,
suo
cui col
più bello,
metallico
suono
a
orso,
sul
sulla
più pietosa
una
cavastivali, che
un
poi
volgend
soggiunse, ri-
dovuto
sonno
si
L'ho
—
—
finestra. \h\
mal
faceva
E
Battistone?
Di
Battistone
Allora
amaro
mento
mo-
«
linetto
Carfar
a
soliti
».
Il
oh,
oh, oh,
della
bocca.
la "=icapisf^-:gli
organetti
il manubrio.
una
—
di
il
per
lei.
notte,-
ma
—
cuore
tutti i denti
ritrovavano
famosa
d'un
il
al
ridere
ragione
rider
una
accompagnò
mostrando
eh!
Eh!
rotto
elettrico
solletico
cucina.
Bebi.
dalla
avevo
faceva
sala
carota?
buttò
terzo
che
?
quella
la
Il ridere
Bebi
erbivendole, finché
picchiare
giusto,mi
di
come
della
perdonarle,se
bisogno
Cavaliere,
me
scagliò dal
ha
fratello.
carota
tre
di
prega
pianoforte per
al
porta
dolce
Procolo,
don
dalla
il terribile
grande,
appoggiò
mio
che
No...... suo
—
vi
questo
Quello
—
ridendo
veniva
che
moglie
c'è
È
il miele.
sgranchire l'appetitonel tepore
a
Mia
signore piace
soggiunse
—
buon
—
COLORE
dolce?
E
—
0(,N1
D
STORIE
disse
—
il Cavalien
—
ho
da
contarne
rac-
bellissima.
sedetevi,
tonico
di
vi
mentre
Pavia,
un
amaro
preparo
che
un
bicchierino
aguzza
Tappe-
VECCHI
tito
i
fuoco, asciugatevi
al
lesina. Accostatevi
una
come
GIOVINASTRI
piedi.
Battistone
—
mandò
mi
il Cavaliere
ripigliò
—
con
biglietto
un
alle solite. Ludovina
di
che
il
di lei. Mandami
senza
casa
queste parole:
vuole
non
vada
tina
mat-
questa
—
a
Siamo
—
fuori
pranzo
dello
telegramma
zio
Catarro.
Chi
—
è
questa
Perpetua, la
E la
—
ti ricordi
Non
—
—
che
E
—
donne
Le
?
lei per
del
misteri
proibire al
cuore
c'entran
donne
Le
—
una
padrone
suo
di
?
vuole
Ma...!
—
come
grassa
trottola ?
una
Vercurago
c'entra
dove
andar
quella contadina
come
il i)rete.
brontolò
—
!
Bravo
—
umano,
sempre
mio...
caro
il prete
brontolò
—
dappertutto,specialmentequando
passano
grasse.
Che
—
così
così
di
donna
serio, si lascierebbe
servizio...
Dunque
Verrà, verrà, forse
—
in
salta
Ora
ha
Battistone
molto
non
da
comandare
noi
con
avremo
ci tiene
E.
De
zio
uno
denari.
più
Battistone
lo zio
scena
po' più tardetto, ma
un
vecchio
Bisogna sapere che
vecchio, più che ottuagenario,
ancora
che
lasci scappare
Mabchi,
Ludovina,
La
Suore
il
di
che
ereditare
forse al
suo
padrone,
nessuna
occasione
storie
verrà.
Catarro.
ricco, dal quale spera
di
gruzzolo
—
Battistone, così grande,
!
raccontate
Battistone...
nostro
18
mi
cosa
grosso,
una
il
di
Quella
—
padrona
serva
cammina
che
pollastra,
.son
vuole?
non
Carlinetto.
chiese
—
che
Ludovina
sora
d'ogni colore.
non
per
un
bel
gruzzolo
vuole
che
mostrarsi
2
STORII-:
NUOVE
74
pio, amoroso,
le
Tutte
di carità
pieno
volte
che
assisterlo.
della
con
queste
Zio
olio
io
e
santo
camicia
intorno
in
Ah,
—
Ciò
io
che
che
fiutato
al
la
di
correva
il
a
panettone.
Il
fa
giro
un
da
me
porta,
poi
:
due
come
zio
si
asciugò
mando
turchino, escla-
giovinastri!
potè riprendere il fiato,continuò
Catarro
Battistone
in
pensiero
l'ho
mandato
più
non
si fosse
serva
Procolo
fazzolettone
tiene
Chiodini,
padrone
Questo
—
telegrafo,mette
di
Don
—
che
è
il
fin da
tardi
in
messa
quell'animale grazioso
nome
chiese
e
delle
gramma
tele-
mezzodì
tre.
sospetto
:
e
Non
avesse
l'intrigo.
E
—
mi
oggi
aspettavo
\orrei
—
ignorante
pranzo
fuori
va
suo
il Cavaliere
dello
e
col
vecchi
Ah
—
Quando
—
si
do7-mc
non
serva
nel
a
scrive
vancanza.
bagnati
:
viene
e
gelosia
telegramma
un
Battistone
beve.
e
ah, oh, oh, eh, eh...
occhi
gli
stazione
o
fede
gran
di
scene
Zio
—
La
Como
a
pazienza, mi
la
:
catarro...
borsa
teatro,
a
studenti
esempio
una
nella
alla
andiamo
ha
corre
risposta gli mando
in
Zio
—
le
che
perdere
parole, per
analfabeta, che
una
fanno
e
(lo
telegramma
un
valigia
la
Catarro
zio
dello
le Aolte
tutte
gli
Perpetua
bigiiettino
un
piglia
Così
zio asmatico.
il po\ero
verso
presto) gli manda
far
d'allarme, Battistone
ad
COLORE
(XiNl
il servitore
così per
chiamiamo
D
di
l'ho
le
disse
campanello
si
non
che
vede
risponde
ancora
—
casa.
incontrato
cambiar
Mi
perchè
benigno
e
scarpe.
che
suonò.
un
quarto
Aveva
sarebbe
venuto
in
d'ora
fa,
mano
subito.
un
mentre
gran
NUOVE
ride.
quando
STORIE
Ha
Oggi
maniche
la
usano
di
d'aver
inutile
})iaceredi
fare
io
E
—
la
ho
e
della
Pax
—
Et
—
tutto
di
parla
modo
Il
garbo.
dunque
donnibus
bene
trattar
d'ingegno^
lettere.
Anzi
bella
signora
il
niente
che
è
non
don
latino,anche
è
mento
senti-
suo
lingue. Dunque
suo
più
colle
e
e
sotto
sono
belle
Procolo
la solita frase:
i miei
conoscere
di
oggi
Ho
^—
tremendi
di
antiche
della
essere
di
disse
—
più
come
giorno
è
gine
rug-
pace.
il prete.
Carlinetto
soggiunse
—
loro
ci dovrebbe
hominibus
tej'va
fresca
confuso
coraggio, né
sempre
gelosia,ma
in
i soldati,
come
la bella manina
col
alle
conoscenza...
sua
noi
di
meglio
piacere
Fra
amorose.
il
di
rivali. Carlinetto
con
un
latino
suo.
Si
rise
ridere
acceso
un
in
d'un
\iso
larga
e
come
bel
profonde
le mani
una
tutti
campanello.
pareva
cadere
volta
una
arcora
diverse
lasciò
essere
di
molte
tutto
con
trovar
sapesse
una
a
il sapere
meraviglia se,
non
studiato
dire
per
quanto
sue
donna
tutti i
freschi
quando
giovinastri,
questione
è
non
nemmeno
più
pizzi
tlonne, sj^ecialmente cr)lle più belle
maliziose,
e
i
e
presero
i
una
indosso
messo
invitati,in fila
tre
sempre
soggezione
colle
si è
qualche complimento
che
igliosi,bianchi
nieiax
d'oro
Isella riverenza,
balbettarono
COLORE
riso.
catena
al collo.. I
una
gofìb
la
OGNI
dentini
circostanza
la
.sposa,
e
fecero
di
grani
per
gioiellidi
dei
poi
piccinicome
e
D
—
che
L'Erminia
tradiva
voleva
schiena
sulla
:
dire
le
se
per
le
tutte
braccia,
di Battistone
Merito
—
a
!)
(quell'asino
affezioni, alzando
aperte
E
Carlinetto
porporino
piazza, e gridò
impiccato?
insieme.
proprio
una
di
donnina
così
c'è
non
il
Battistone
navigato (era
tutti
di
con
si
tasti in
posito.
sprostudiata
aver
dell'uomo
volse
il
verso
confiteor.
com'era
Carlinetto,
telegramma.
uno
cfjU'occhio
casa
di sapere
curiosi
certi
toccassero
dopo
e
che
so
fare
a
Crimea, lui)
non
erano
del
^•entura
l'av-
andata
volendo
non
che
si
dell'Erminia, la mandò
presenza
grazioso pretesto.
un
vado,
Vado,
—
in
stato
ruminando
camino,
via
l'antifona
capì
figura della padrona
la bella
Ma
anche
tornaconto
suo
277
GIOVINASTRI
VECCHI
non
curiosa
mica
son
delle
loro
avventure....
Resti, resti...
—
Che,
—
che...
che,
riccioli,immersa
del
della
tenda.
anche
del
dove
è
fino
aspettato
Ti
—
La
—
in
è
anzi
e
volle
al vagone,
partire il
treno.
il tram
cavalli
—
a
Ahi!
parsa
scom-
nell'aria
sempre
donna.
dove
vieni, Battistone?
io
t'ho
partire?
Ludovina,
fino
fosse
Monza.
toccato
sospetto
pieghe
sconcertati
non
resta
a
alle quattro.
da
Vengo
—
da
dunque,
It
poco
donnina
cosa
bella
una
fra
un
testolina
nell'apertura
scomparve
la bella
Gualche
tutto.
quella
canestrino
un
pizzo,
se
come
passata
E
—
in
di
coro,
ridendo
giovinastri rimasero
I
dopo,
E
—
come
colletto
fresca
in
gridarono
—
ella
A
per
dopo
la
di
scenata
fino
accompagnarmi
e
non
se
Monza
son
ritornare
comincia
a
andò
se
saltato
a
ieri
l'altro,era
alla
stazione,
vide
quando
non
giù
e
ho
preso
Milano.
sospettare
—
osservò
il
Ludovina
?
Cavaliere.
—
Ma
infine
che
diritti
ha
questa
sora
NUOVE
chiese
—
E
—
OGNI
COLORE
Procolo.
don
la
Non
—
pucii
Naviglio ?
donna...
buona
una
la
Quando
—
D
brutalmente
nel
buttar
STORIE
al
comanda
serva
il
mormorò
—
maggiore.
padrone, latct anguis
hcrba.
in
C'è
—
l'anguillanell'erba....
seguire alla
traduzione
sua
risata...
lunga
una
fece
Carlinetto
E
—
eh, eh,
eh, eh... Gli altri risposero:
oh, oh, ah, ah... Il fuoco
nel caminetto.
Il prete
gli
ma
di
voi
poi
in
che
un
stava
faccende
vedere
Chiodini
Tu
di
chi
con
un
hai
di
di
diritte
—
la
mia
Te
ne
Ti
ho
di
essere
a
sua,
che
fanno
mia
il
entrò
l'altra
nel-
e
le scarpe
fii veder
serva
una
cando
l'avvocato, collosopra
fiocco.
paia.
mio...
ho
dove
disse
—
il
due
mi
Ho
Ho
—
nella
e
tavola
una
calzato
le stelle. Puoi
voluto
furia
le
tu
ho
due
linetto,
Car-
joantofola?
una
prestar
due, anima
un
panettone.
L'ho
comperato
jjortato
distrazione!
corse
mano
caro
del panettone
cambiare
una
posso
ed
;
una
sopra
pranzo,
casa
forte
mescolato
e
leggera
dopo
a
sonar
prestarmi
—
casa
campanello.
sbadatamente
casa
sbagliato,ho
scarpe
in
matto
un
cartoccio
cartoccio
intascandosi
passar
manina
grosso
bisogna
e
la
la forza
il grosso
e
fosse
del
Crede\o
sorda
E
prima pietra...""
le circostanze
pulpito.Sono
Chi
»
grande scampanellata. Carlinetto
una
il fiocco
—
la
più
sa
evangelica:
peccatore.
Intesero
—
ne
consiglio
buon
un
massima
scagli
peccato
prete sul
P)attistone
a
la
mente
senza
queste
l'uomo
a
in
strofinandosi.
si scaldavano
spiriti
dare
per
venne
è
Gli
piettava
scop-
mia.
Anche
apposta
qui, guarda
stamattina
VECCHI
più fresco,
averlo
per
di
ricordarmi
senza
cui
volta; per
ho
buio
al
scale
(JIOVIXASTRI
due
e
volte
prenderlo
prima,
la
né
uscito
sono
risalire
dovuto
(juasi mi
e
279
il
volta
le
stipite
nello
naso
casa
la seconda
né
terza
una
rompo
di
dell'uscio.
hai
giovinastroI tu
vecchio
Ah
—
bisogno
di
conto
di
prender
moglie.
M'é
—
capitata
più
dove
l'abbia
vecchio....
a
tavola
con
la
era
al
il
—
suo
Peppinotto
santo
declamò
tutti
applicazione.
inicio....
con
la
di
tenda, qualche
due
forse
Cignòli,
cosa
che
intese
ti ha
Come
che
dovesse
graziositadi
Ce
È
il banibiii
il Cigno!
che
del
rello
tambu-
telle,
grassot-
chi
recitare
mal,
del
mezzo
un
la
mamma
in
cuna
ciel....
,
?
poesia
del
inchino
e
capisce nulla:
non
dolme
le general
inonsicur
insegnato la
Natale, aprì le braccia, fece
colla
gambe
sue
Peppiuotto.if;^avaìit,
dovere.
un
con
taola.
in
è
anni,
sulle
traballando
collo, che
Presento
faccia
del
zione
distra-
consiglio.La
di
devano
per-
bottega
pantofola e
abuso
un
agitò sotto
bimbo
un
disse:
—
si
vengo
cagnolino.
un
uscì
Ne
cosa
cappello
I soliti
nella
sulla
da
che
so
non
signora,se
schiamazzo.
il Chiodini
derivare
col
pello
cap-
Chiodini, sospinto bel
si credevano
e
adelaiife, Fedro,
Qualche
tua
obbligatidi dargli un
può
non
un
ingresso nel salotto,zoppicando.
solito
col
girare
si credettero
non
Il
—
suggezione
Fecero
Dunque,
alla
scuse
pantofola.
accolto
a
Pigliami dunque
Carlinetto, fece il suo
Fu
Paolo.
ficcato.
una
ieri
che
portato il cappellaio,
ha
fa le mie
E
dal
bello
mi
che
nuovo
l'istessa storia
2
8o
NUOVE
Battistone, il reduce
I
lo
delle
di
dita, i) Cavaliere
lo lasciò
Newton,
dei
finire,
i
attraggono
don
mentre
e
la grossezza
COLORE
Cernaja,non
in braccio
prese
al bimbo
cini.
pic-
rava
misu-
Procolo
il cerchio
polpaccidentro
agitava il pulcinelladietro
le
Erminia
Paolina,
spalle
Battistone.
Tornò
molto
e
la
cascanti
contento,
alla
po' vergognosa
un
di
ragazzona
bambina,
trucioli
due
salute
di
e
pacificain
molto
e
quindicianni
con
di
sugli occhi, piena
Questa poi
offrendo
occasioni,
delicato
potè
sul
sul
portare
Per
Una
mala
dove
—
a
dei
e
cuor
i
tutti
nel
letto, che
lucernetta
il
pena
salotto
Riverenza
quel
quel
l'angolo
da
paralume,
un
all'altare!
il
non
capelli,
Gli
un
pareva
avvezzo
!
traversare
della
lo sfondo
grandi
leggero e
era
dovettero
pranzo
formava
casa.
rischiarando
nell'ombra,
padiglione bianco
d'oro.
cornice
semioscuro
dei
fiori. Non
confusamente
sentiva
braccio
delicato
passaggio, lasciava
qualche
nelle
come
ripugnante.
da
il braccio
insieme
leggeri,l'ortolano
nascosta
biancheggiava
subito.
accettò
stridevano
così
Procolo,
don
due.
panierinodi
un
canestri
Battistone, che
traversare
tutti
confronto
un
braccio
da
luccicava
che
quel profumo
e
disse
—
presentarono
Cavaliere
suo
andare
camera
ragazza
io !
Battistone, sentendo
e
sottrarsi
d'aver
alla
li prese
del
scarpe
prendo
il Cavaliere
e
all'Erminia, che
Le
la
me
il braccio
Battistone
la
lei,una
sorella
sua
con
movimenti.
—
a
di
pettinata ancora
mezzo,
suoi
signora
più giovane
castagni
e
dalla
corpi grossi,ha dimostrato
Se
a
D'oGXI
STORIE
—
suo
disse
canestro
sottovoce
sul
ambiente, provò
il prete ;
e
braccio, nel
qualche
cosa
VECCHI
nell'animo,
che
sarebbe
come
d'angolo, che
finestre
due
i
Castello, si vedevano
nebbia
dalla
cupole
nella
da
bicchieri
le nari
si
Le
tavano
appiat-
di
respiro
luce,
bastimento.
immane
da
rischiarato
ben
j)iazza
rossiccio.
Verme
un
un
bottigliedi
diversi
di
prima
fece
sedere
il bimbo.
in
lampada
una
scansìa
una
stavano
autori, qualcuna col
—
Vedrete.
Vi
è
—
Altro
la
che
abbruciata
come
di sei
Fra
fra lei
Battistone
Poi
seguito.Bebi,
miva
mesi, dor-
vicino.
Carlinetto.
gridò
dare
padrona
il buon
di
l'Immacolata
dal
un
di
pezzo
tagna
mon-
annessa.
di
pezzo
d'Airolo,
ragazza
—
disse
con
casa.
Concezione
di montagna
fumo
esempio
—
gridò
il prete.
fumante.
la minestra
Venne
sapeva
Una
prego
Fuori
faremo
d'onore.
al posto
la Paolina.
—
vigna
sorriso
Gli
—
quest'Immacolata ?
Chi
con
gando
Procolo, allar-
don
dell'arrosto.
Pi'ocolo
stambugietto
uno
—
—
don
altri in
Gli
disse
—
classe.
pose
Immacolata!
—
morto
profumo
al buon
il Cavaliere
e
un
Dal
Sopra
di
funerale
Erminia
e
dino
gra-
sofibcati
quasi
gas,
senza
di
sulla
cerchio
nitidi.
c'è odor
Qui
lui
un
d'argento,
—
un
a
un
notte,
pranzo,
dodici
schierate
da
caldo, -scintillava di posate di pakfond, di
ben
saliere, di
cadere
davano
teatro
capovolta
carcassa
e
in
vicino
anch'esse
sospesa
lampioni
neve
del
Il salottino
collo
dalla
e
bizantine
la
come
di
la paura
c'è.
non
Dalle
GIOVINASTRI
della
nascondere
! La
pentola
la
faccia
povera
dalla
e
e
come
ragazza,
vergogna,
farsi
rossa,
non
sottile
282
d'OGNI
STORIE
NUOVE
COLORE
.
certi
in
Erminia,
\anili
stretti
fra le sedie
al paragone
delle
passaggi
fiore, risaltava
in
di colore
languore
lei lo
a
bellezze
Quel
della
fumo
certo
che
sangue
cava
man-
che
dato
scalbella
una
pareva
pappa,
gio-
un
per
guancie Peppinotto,
sulle
aveva
lui dal
anche
di lineamenti.
e
bella
gnora
si-
La
muro.
altre due
più
ancor
il
e
ciliegia.
pili bello,
il
.Ma
dar
poteva
dei
naccio) colla
nuda
fronte
Carlinetto
era
sommo
gli
sfa\illava
lucente, coi pochi capelli
e
nel
avvolto
appoggiato
Egli
donne
da
il
era
di
e
il
negli occhi,
tovagliolo come
dei
signore, il
rannicchiandosi
felicità che
Cavaliere
davanti
è
sul
occhi
nella
di
sempre
di
sente
quelle
vederlo,
sedia,
casse
cer-
sfuggirea quel
cattivo
casa
piatto. \'oglio
che
padrone
a
sua
di
il
di
detto,
dignitào
sua
gridò
—
gli
e
il nababbo
e
.Si sarebbe
rimpicciolirela
di
troppo
si
che
uomo
un
babbo
bambini.
pover'uomo,
di
come
mariti
parte all'amore, dall'altra all'amicizia..
una
quei
che
(quell'asi-
pontefice nel piviale.Il paradiso
un
—
al sole,
cucuzzolo,
irti sul
biondi
che
punti
sua
raggiante,colui insomma,
il ^iù
augurio.
le mani
—
Paolina
sia
garantita.
si
Allora
—
i
nìetta
—
piedi
Oniìiia
cominciava
—
al
E
zio
Battistone
—
Si
gli domandò
ìnicndis
a
che
moribondo
rideva
possono
anche
nella
conoscere
sottovoce
esclamò
—
la coscienza
sbrodolare
Battistone?
che
don
Procolo
ta\'ola.
sulla
muìida
a
povero
pretendere
può
cosa
il prete, che
colla minestra
pensi, eccelso
calda.
Battistone?
?
gola
d'un
riso grasso
e
aii'annoso.
questi grandi segreti?
l'Erminia.
—
284
Quando
—
della
che
Felix
—
alzando
felicità
chi
E
—
vmastri
I
vi
sacri
cosa
il Cavaliere
il prete
soggiunse
sulla
detìnita
chi
da
vuole
—
è
un
gatto
pianta.
proibisce di
fare
altrettanto, vecchi
gio-
dice
proibiscono ai preti di arrampicare.
la
disse
—
Che
—
ne
birichina
La
—
del
zampa
Eli
—
io
so
la ragazza
tutta
il
parere.
di
vuol
suo
piante
confusa.
di
e
togliere
frutti?
le
castagne
dal
fuoco
gatto.
vedete.
no,
Paolina?
sora
Sì, sì, sentiamo
—
•colla
fu
—
bisogna abbattere,
che
—
canoni
ne
Io?
—
•da
disse
Procolo.
?
—
Che
don
disse,
—
frutti.
arrampicare
sa
c'è
America,
causas,
cognosccre
voce,
—
Carlinetto
Ma
rerum
albero
un
coglierne i
che
la
poco
filosofo
—
che
—
felicità in
la
cercare
a
st
qui poti'
un
La
—
Carlinetto
osservò
—
^a
COLORE
grande compassione.
una
provo
un
penso
gente
D'OGNI
STORIE
NUOVE
Essa
aspetta che
i
pomi
caschino
sé.
Lor
—
signori scherzano.
Ebbene,
—
—
—
—
—
—
In
Su
Sui
K
O
il parere
della
sora
Erminia.
cosa?
pomi.
Adamo
che
brava.
Bene,
che
ha
Parli
del
tacchino
soltanto
a
chi
allora
Carlinetto.
io ?
cui
arrosto,
non
il jjomo.
mangiato
Adamo
sono
questi discorsi, a
ripieno
"lenti
che
sentiamo
lia
dava
e
mai
un
che
sapore
sembrano
gustoso
il
inconclu-
posti i piedi sotto
una
tavola, la
serata
improvvisamente
che
Chi
—
sarà
Zitto
—
Va
—
il
deliziosamente..,quando
scampanellata così
trasalire
in
camera,
anti-
i commensali.
quest'ora?
a
furiosa
si udì
disse
—
Carlinetto.
è l'ombra
—
dello zio.
vedere, Immacolata.
a
sia
prete.
passava
soggiunse l'avvocato
—
Che
—
GIOVINASTRI
una
fece
285
VECCHI
la
Paradiso
In
—
Letizia
sora
?
in
pensò
—
si
non
suo
cuor
di
mangia
questa
mostarda...
Immacolata
aveva
seconda
Una
aprire. Intanto
di
qualche
Udirono
dico
la
che
ne
io
che
prima
andò
e
arrixati
erano
al
ad
maggio,
for-
sedie, colle bocche
intenti, quasi in pena,
di
so
della
Uscì
tavola.
sulle loro
diavoleria
voce
non
Ed
—
da
pigliareil lume.
a
furiosa
meno
che
immobili
orecchi
cogli
una
levarsi
a
i commensali
rimasero
aperte,
esitava
scampanellatanon
Carlinetto
persuase
ed
paura
venisse
paura
gestione
la di-
guastare
a
Carlinetto, che
per
gridava
:
Le
—
nulla.
le dico
che
si alzò
improvvisamente, pallido come
è
qui...
risponde\'auna
—
voce
sguaiata.
Battistone
morto
sconcertato
e
sulla
pianta
dei
la
Ludovina,
sua
che
non
alla
stazione,
in
contenta
di
casa
che
è
—
un
Non
un
donna
riconosciuta
di servizio
d'aver
in
colto
ragazzo
fichi. Aveva
messa
queste
Non
—
come
e
la
sospetto,
era
la
padrone
della
voce
persecuzione,
sua
il
accompagnato
dal
un
venuta
padrone
a
tino
cercarlo
tlonne.
voglio portarlo
via.
Voglio
soltanto
dirgli
bugiardo.
mi
faccia scappare
la
pazienza,benedetta
donna.
286
NUOVE
Non
—
lo
bugiardone
Così
il
irOGXI
\ia.
porto
tutti
come
Mi
la
mettere
di
e
I
piedi.,..
strilla\a
—
di
cercava
—
-
la
con
in
mettere
Carlinetto
; ma
sulla chiave.
mano
eh 'è
verificare
basta
oltre
passar
COLORE
un
altri...
gli
dicendo, la donna
padrone
dei
STORIE
Oh
fu pronto
insomma,
a
fuori
vada
di
voce
sua
disparte
clarinetto.
Battistone, confuso, impaurito, supplicava la signora
Erminia
casa
ma
:
cacciò
ginocchioni
disse
è
appena
in
meglio,
a,
sala
col
si
La
tempo.
dito
suo
il brutto
ta\ola, rimase
a
che
ora
persua.sa
io
di
voglia
figura che
età ! Se
di
svergognare
trovandolo
la gran
"lella bella
sua
di
e
Carlinetto, aftettando
soffocare
lì niente
ditore:
tra-
alquanto
contusa,
e
Ecco,
per
della
qualche angolo
sgarbatamente
non
sconcertata
in
la tavola,
d'accusare
atto
ma
—
lì
sotto
entrava
in
—
nascondesse
trovando
non
Ludovina
teso
lo
perchè
fossi
ha
il
visto
ha
un
gran
ridere.
fatto?
che
E
—
Vada,
si
capitano,vorrei
c'è ?
non
sussiego
per
contenta
ora
vergogni, alla
insegnarle io
il
rispetto.
Mi
—
scusino...
Che
—
scenaccia,
—
Mi
!
scuse
niente
scusino...
la
sospinge\a
però
fu
sulla
e
indicantlo
il
capitano
amara
:
Però
—
Carlinetto
fracasso
sul
non
muso
ritirandosi.
donna,
capitano saprà
ripeterela
a
l'uscio
verso
dal
portare
le
la
bugie
lasciò
della
di
questa
di
donna,
manico
in
e
sua
becco
\iaggio, disse
hanno
finire
megera.
il becco
e
mentre
Quando
scala.
la
soglia,volle pigliarsi
un'ombrella
soleva
la
edificato.
tornò
—
Carlinetto
essa
il
quando
sarà
non
balbettò
—
chiuse
vendetta:
che
d'oca
colla
bocca
d'oca.
l'uscio
con
VECCHI
tutti si abbassarono
Allora
dal
(li Crimea
suo
del
compassione
bagnata
Sulle
abbattimento,
ma
avanzo
si
prime
poi
risuscitato, che
povero
coU'aria
e
il povero
trarre
per
nascondiglio.
suo
il
accolse
risata
287
GIOVINASTRI
una
sonora
colla
fronte
sfinito si abbandonò
d'uomo
ebbe
su
una
sedia.
Lilì, che
abbaiare
che
l'Erminia
"lisse
si
cosa
al
di
grado
riguardo
senza
Vede
—
in
era
non
giudicare, cominciò
ad
dignità umana.
alla
guadagna
capitano
far
a
con
dei
di
tono
un
misteri
?
—
benevolo
compatimento.
Oportct
—
di
il
Bene,
—
evcnianf
predicò
—
peccati scagli
senza
la
gridò Carlinetto, che
—
col
torrone
suo
se
non
di
padrona
ima
è
torrone
intaccando
mi
Capitano,
casa.
prima
stava
letta
tavo-
appunto
coltello.
parli più
ne
il prete.
comandò
—
dia
la
mano
la
e
mi
gentile
faccia
promessa...
occhi
Erminia.
la
vuole...
le
E
—
darà
sora
Erminia
—
Viva
la
sora
Paolina
—
\'i\a
Carlinetto
e
\'iva
Bebi
\ivaTa
—
Bebi
si
le
lo strinse
a
un
brindisi
Bebi...
!
la
felicità !
sua
amicizia!
mani
al
Bebi
frastuono
il
cercare
piccole
seno.
soggiunse
—
1
risvegliatoal
Immacolata
subito
cogli
!
vecchia
era
consiglio
facciamo
ora
la
—
buon
un
\'iva
—
sospirò l'omone
—
lustri.
Carlinetto
—
che
quello
Tutto
—
di
voi
di
Chi
—
scandala
ut
alla
era
pranzo
veniva
di
che
mamma,
\e3tito
e
d'un
in braccio
Natale.
lo accolse
costumino
Stese
e
se
bianco
2
88
orlato
fiocchetti,
di
Lilì,con
innanzi
sedette
spalle
ai
Battistone,
sul
piuma
uomini
cui
a
rhum
certe
servì
il
Erminia
fame.
da
voltare
le
della
Bcbi
signor
l'effetto di
tacevano
cose
il
scaldata
un
muso
una
in
s'ingrugnò
e
un
Bozzone
che
figli,
citò i versi
degli angeli,e
labbra
sulle
sorriso
de' suoi
nutrice
madre
della
come
sulla castità
dell'affetto materno,
sulla santità
aver
ispirato
predica dolce
una
donna
Ma-
la
Procolo, dopo
fuoco, dolcemente
caffè,cominciò
del
al tuoco.
accanto
contemplare
a
don
al
la schiena
poco
la mostarda
piedi,seduto,
l'avvocato
gli piacqui,
come
prese
seggiola. Anche
profumo
sublime
in
rhum,
condusse
della
il
desta
dell'abate
:
Se
altro
dichiarazioni
alla
vena
atfelto
santo
?
dal vin
Paolina, che
di tempo
in
faceva
dolce
rispondeva
tempo
bacio
un
cite
esplile
per
sulla
Lill.
di
vecchio
più
favella
in
rime, ridendo, dando
—
nome
messo
folleggiando appella...
di
mortai
la
Ha
il fanciiiUetto
inesperto
madre
giovin
La
Il Ca\aliere
labbro
con
Oual
—
maniera
ciascuno
che
senza
o
Carlinetto
testa
e
abbassò
cuore,
il caffè
\'enne
dal
in
caminetto
al
chi ha
a
silenzio.
umile
col
mangiare
di
grazia.
buona
sua
da
signori
come
un'opera
signori permetteranno
dare
misericordia:
lui
anche
lucenti.
bravi
Questi
—
COLORE
gomitolo
vero
un
buchi
due
d'OGNI
STORIE
NUOVE
Lei
mi
fa invidiare
la brutta
bestia
—
diceva
il
galante.
Non
rispondeva
è
poi
così
la briccona.
brutta.
Ce
n'è
di
peggio
—
VECCHI
Ho
che
detto
il vecchio
citazioni
in
scossa
il calice
della
entusiasmi
della
una
spugna
contro
la
padre Segneri. Le
un
che
della
passata
fa
fede
in
con
dove
ispalla,
vivere
a
breviario
un
e
fra la povera
gente,
-Sa lei che
—
avrebbe
della
il braccio
potuto
e
cuore
quaranta
un
dovuto
e
sua
di
sacco
rassegnarsi
di
e
pensieri,
il diavolo...
se
è il dir\elo
cosa
l'ambra
nel-
e
di scorcio
come
tlov'era arrivato
sotto
mano.
trapassata, dai caldi
e
morire, vergine di
a
lucerna
ai rosei tramonti
messa
prima parrocchia di montagna,
anni
colla
spremi
tu
fiamma
vita
prima
cusa,
Sira-
a
una
sua
predicare.
bottigliadi
una
splendentedel liquore rivedeva
il fantasma
di
vena
propositoe a sproposito
giulivaed insolita emozione,
traboccavano
l'acqua da
Alzava
in
era
divenne
teologo
latine
dalla memoria
come
Procolo
don
Carlinetto ebl^e stappata
che
Dopo
289
GIOVINASTRI
?
chiese
—
a
tratto
un
alla Paolina.
l'ho
Non
—
sì...
Io
—
mai
l'aveva
condotto
in
che
si
giù
alla maledetta
della
di
correr
dietro
predicar
candela
funerale !
—
E.
De
bene
insidie
disordine
la strada.
razzolar
colle
scarpe
vergine e
e
e
le calze
ragnose
al tarocco,
Marchi,
Xuove
al
storie
Il diavolo
volta
una
Si
sbaglian tutti.
gradini del
e
«
le due
male
! Un
e
rotte
lire
vizio
a
e
va
il sacco
Brutta
! brutto
che fate il vestito
Brutti,o bisogni,
si attacca
19
cera
si
sparpagliaper
ai morti
di
intabaccato,
Ci
i
il bicchiere
nuovo
fiamma.
cento
a
bottone
per
si
fede
quella
una
mezzo
sbaglia il primo
buona
di
specchio della
a
la ragazza.
vecchio, ripigliando
alzando
reminiscenze,
dell'ambra
color
disse
—
il povero
aggiunse
—
il filo delle
visto...
vita
quel
mendicare
mezza
del
rattoppato,
tira
l'altro.
tabacco, al vin di Stradella...
d'ogni colore.
NUOVE
290
e
si finisce col
capir più
non
il quale anche
lui ha
di
mondo.
roba
questo
Don
—
il
cui
le
pecorelle si
il latino
diavolo
sifiiaif
sbandano,
col
animce
alla
attacca
tano...
precipi-
dito
precipitare le
veder
del papa,
coscienze
anche
indicò
lo
che
le
intanto
E
di
pareva
COLORE
nemmeno
suo
Procolo
in
gli
d'oGXI
STORIE
l'abisso
coscienze
—
il pastore
e
è
ubriaco...
No,
—
no,
Il prete
seguitò
che
un
si
Eppure
il
gli
mitria
la
lui il
sempre
Carlinetto
terra
del
e
Don
andava
il
del
questa
ubriaco.
fiacco!;)
gli
Gesù
e
ma
il mondo
deve
non
sarà
poveretto
mondo...
gli altri
il lume:
a
Paolina
s'era
gli occhi
abbassava
Bebi
che
inginocchiata
mammina,
la
mentre
vedere
piccolissimibaci
dei
posando
superbo,
caminetto
colle ciarle. Ben
solo ;
d'oro.
menato
bambino,
colla
la verità
gregge
piviale
padrone
aveva
e
cucuzzolc)
d'esser
il
un
Egli teneva
poppava.
in
e
come
al
del fuoco
si governa
predicar
a
bene...
va
il pastore è
e
accendere
non
novus
dietro
anima;...
non
davanti
nelle viscere
ancora
Il mondo
pastai'
andrà
aver
sitiunt
—
bene...
va
solo
leggere
a
potrebbe
spiritimorti.
venga
:
non
rimasto
era
pezzo
filosofia
eterna
bene,
va
non
per
il
tra
sul
gognoso
ver-
vedere
non
veduta.
credette
Procolo
il
presepio
la
Madonna,
in
nella
lontananza.
oh
altri i Re
Bebi
malinconia
sua
il
era
Magi
e
bambino,
Carlinetto
di
vedere
l'Erminia
San
Giù-
NUOVE
292
Lo
—
andò
nell'uscire
insieme
D
sollevato
tenga
Carlinetto
vina
STORIE
l'Erminia
era
opportuna
che
non
troppo
in
Battistone, preso
raccolto
e
lo
che
aiutassero
Se
si
custode,
meritarseli
Don
cui
gli
tuo
—
il
tratto
angelo
nostro
forse
ma
e
ringraziarla.
per
sulle cantonate
falsa
bisogna
lui
anche
trovato
Bebi
un
uomo
sulle l"raccia,
correrai
di
scala
dietro
Giacobbe
anche
verrà
ma
;
visione, vorrai
una
a
te
per
diavolo...
Glo^ glo
allora
correndo
o
anche
che
tu
superbia farai
la tua
tutta
con
tu,
il bimbo.
rispondeva
—
correndo
o
battezzato
—
tutto
amici, riconoscente
dell'Erminia
felice d'aver
tu
sulla
donna,
—
sentire
a
:
anche
vedrai
stette
predicare la verità,dondolando
E
—
rapporti
di sentimento.
posizione
una
dove\a
dei
uomo
buoni
pesse
sa-
consigli!
Anche
salire
un
e
forse l'occasione
sbaglierebbe la strada;
Procolo,
diceva
—
il
i
dei
da
mano
sempre
si
non
a
angolo,
un
uscire
a
trovasse
onore
bugia
casa,
definitivamente
predica
stringeva la
tratto
a
la
a
gelosia,ma
rompere
per
facevano
umile
di
scenaccia
della
capitanoperchè
tornando
regolarsi. Battistone,
aspettarsi una
il
d'avvertirne
combinarono
Ludo-
la
come
l'ombrella
scoperta
avesse
digestione.
della
il tempo
informare
a
COLORE
OGNI
dietro
dietro
birbone
è
la
da
Vedrai,
dell'egoismo.
nell'acquasporca
mestiere
vestito
fissazione, cristiano
una
a
diavolo
un
a
fior di spropositi
vita...
Glo, glo, Ini, bu...
Tuo
padre
è
non
un
milionario
—
seguitava
il
brontolone.
—
.Se
tuo
padre
non
ti lascierà
un
milione, la
tua
VECCHI
ti farà
mamma
in
dalle
di
quasi
tono
mani
interrupe l'Erminia,
—
don
di
rimprovero
:
Procolo,
E
—
lei
cui
a
non
me
strologhi...
lo
Procolo
Don
di
cosa
due
crollò
amaro
disse
e
vecchio
un
volte
con
vm
gli occhi
aveva
La
finì
serata
del
bottega
Mandò
pigliarlo in
a
col
coltello
un
Carlinetto
la
vista!...
Sulle
a
capire quel
a
dopo
casa,
del
era
prime
stentava
di
lagrime.
l'avvocato
Chiodini
da
comperato
lui
Il panettone
bianco
aveva
tato
pornella
stesso
aveva
come
vero
so{)ra
macolata
l'Im-
dopo
\assoio
un
sacrificio.
nastrino, tolse
il
tagliò
avviluppava
il panettone,
oh
e
panettone.
rimasero
che
subito
e
l'incruento
che
un
esservi
carta
anticamera
cartoccio
tutti
ma
stupefatti,
l'avvocato
spiegare a
panettone
fodera
di
^
il coltello,
prese
non
bel
per
leggiera
carta
Madonna...
nella
Biffi.
entrò
con
che
fresco
panettone
un
Sono
—
allegramente.
si ricordò
Carlinetto
sospiro:
mezzo
pieni
'fi
inghiottìqualche
la testa,
credo
scettico, ma
Il prete
e
293
d'oro...
cuore
il bimbo
togliendo
disse
un
GIOVINASTRI
se
nella
stesso.
ritornato
preso
lo
era
a
un
avevano
stato
solita distrazione
sua
Nell'uscir
cambiar
in
nuovo
portato
in
di
fretta
le scarpe,
cappello
chiuso
tardarono
non
invece
nella
sua
la mattina.
guardaroba.
NUOVE
294
risa
Le
si
si
e
serenamente
gelato che
villano
un
a
dal
non
Tutta
fuori
dei
tenera
—
disse
in
Sul
letto
uno
dei
e
i
stanza,
da
degli
chiesa.
tempo
a
ammainò
di
le falde
che
neve
la
sotto
un
faccia
luce
intorno,
cane
minuti
nella
Il
la
piazza
alzarono
gli
e
occhi
prima
di svoltare
alla
finestra
quella dell'altare,usciva
ombre
una
luce
fuggevoli.
uomini
felici
non
nevica
mai...
—
tre.
cinque
si rintanò
della
non
in
appena
scintilluzze
silenzio
.S. Vincenzino,
attraversata
Dopo
e
via, il vento
loro
coperta
era
uomo,
un
finì
serata
aperto.
d'angolo. Dalla
calda
mila
la
nella
arrivò
tricorno
suo
piazza
cento
Attraversarono
in
la
fanali. Non
uscio
un
il
un'ala
e
sbattè
Sempione
Procolo
che
uomo
Carlinetto.
soffiava
tabarro.
mandava
la Ludovina
Don
prima
cataletto. Questo
giovinastrifurono
nevischio.
di
un
un
i \ecchi
stringereper
del
su
gloria di
e
onore
a
Quando
affumicati, come
dimenticare
fece
episodio
dell'Immacolata
balordo
più
seduto
trova
COLORE
specialmente
e
gli occhi
intorno
OGNI
L'avvocato
al cielo.
sveglia
D
donne
delle
andarono
girava
STORIE
sua
gli amici
si divisero.
stanzaccia
gelata vicino
Cavaliere, che
piedi freddi,
andò
a
la fantasia
aveva
bere
un
puncino
Don
colo
Pro-
al solaio
riscaldata
nelTunico
VECCHI
caffè
un
cosa
un'anima
a
Battistone
del
in
in
forestieri
accorse
dovette
scrivere
il
L'altro
di
in
viso
con
girò
Il letto
un
gli
stesso
e
per
aspettavano
non
intimità
Il cameriere
porta.
valigia
della
l'ombrello
e
e
di
sospettosa, lo pregò
un'aria
la penna
sul
registro.
dita
le
tra
e
scrisse
:
Monza.
Tazza,
duro
parve
la
mano
poco
B.
alla
provenienza
la
e
nome
Capitano G.
qualche
alloggioall'albergo
alle dolci
picchiare
levò
sé
Siccome
consacrata
gli
guardandolo
dove
Duomo,
pagare
a
cercare
a
P'ontana.
sera
una
coerente
andò
piazza
famiglia,così
che
da
sempre
essere
per
Ludovina,
Biscione
del
raminga.
e
della
paura
trova
generoso
uomo
295
portici di piazza
i
sotto
aperto
GIOVINASTRI
e
freddo.
Certo
meglio
stava
Carlinetto.
la strada
più
continuo
freddo
fermò
e
alla
pantofola
La
al
insieme
corta
andare
gli
d'un
luce
la
per
che
al posto
scarpa
collera
Chiodini, in
L'avvocato
della
a
casa.
Ma
su
per
montava
lampione
sé
con
si
accorse
stesso
prese
sentendo
un
si
gamba,
la
di
ima
avere
scarpa.
il
ricevette
giorno dopo
in
un
paniere
cappello.
-*..
L'Erminia
l'ultimo
caffé
del
aveva
giorno
Paolo,
dato
dell'anno
dove
Carlinetto
il permesso.
raggiungere
si
sarebbe
la
bevuta
doveva
compagnia
una
nel
bottiglia
296
in
KUOVE
della
onore
don
Procolo
già
stanza,
s'era
vecchia
fatto
portarono
freddo
troppo
la
brutta
pare
per
!a
lunyo
da
COI^ORE
amicizia.
moriva,
disteso
trovarono
d'oGNI
STORIE
un
pezzo.
disse
—
poche
vizio
un
che
scaletta
filo.sofo
notizia.
Ma
Da
—
il
di
Lo
cuore.
alla
mena
qualche
Paolo,
prima
ore
sua
tempo
quando
gli
INDICE
ombrellino
Air
Casello
Paz.
rosso
N.
54
.
Angelica
.
Asdrubale
Don
Chi
pipa
la
spezzò
.
Filosofi
Il
che
moto
parlano
non
perpetuo
funebri
Elogi
Due
vecchie
scarpe
Ragazzi
Serafino
Scarsella
Lord
From
Medici
e
spadaccini
La
principessa
Dai
giornali
Vecchi
Epilogo
Orloff
d'Olanda
giovinastri
COMPLETE
OPERE
DI
DE^MARCHI
EMILIO
Storie
(Illustrate)
colore
d'ogni
,
,
,
(Educazione)
'
L'età
preziosa
,
,
,
,
(Romanzo)
Arabella
,
,
.
l'idealista
Giacomo
»
fuoco
si
non
scherza
»
,
I
cappello
nostri
del
»
prete
figliuoli
stagioni
Nuove
?
Pianelli
Demetrio
Il
.
.
.
Col
,
,
storie
"
,
,
.
,
,
.
»
Le
quattro
(Educazione)
?
d'ogni
.
,
.
colore
(Illustrate)
.