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convegno nazionale
Il Convegno si propone di presentare, attraverso comunicazioni scientifiche e poster,
i risultati delle ricerche finanziate dal Ministero della Salute, realizzate
presso l’Istituto Superiore di Sanità e gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.
È stato richiesto l’accreditamento per veterinari, biologi e tecnici di laboratorio.
Segreteria scientifica
Marco Ianniello
Ministero della Salute, DSPVNSA, Direttore Ufficio II, Roma
[email protected]
Marina Bagni
Ministero della Salute, DSPVNSA, Dirigente Veterinario Ufficio II, Roma
[email protected]
Segreteria organizzativa
Ivana Purificato
Istituto Superiore di Sanità, Roma. Tel. 06 49906020 fax 06 49902992
[email protected]
Antonella Bozzano
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, Roma. Tel. 06 79099463
[email protected]
convegno nazionale
Per una ricerca d’avanguardia
A partire dal 1970, la Legge 503 ha affidato, agli Istituti Zooprofilattici Sperimentali, il
compito di effettuare ricerche sperimentali nella eziologia ed epizoologia delle malattie
trasmissibili degli animali e sui mezzi per prevenirne l’insorgenza e combatterne la
diffusione.
Nel 1992, la Legge 502 indica l’ambito delle attività di ricerca degli Istituti nelle
problematiche relative all’igiene e sanità pubblica veterinaria.
Nel 1993, il D.lvo 270 delinea con maggiore precisione gli obiettivi di ricerca degli
Istituti Zooprofilattici Sperimentali individuando: l’igiene degli allevamenti e delle
produzioni zootecniche, lo studio, la sperimentazione e la produzione di tecnologie
e metodiche necessarie al controllo della salubrità degli alimenti di origine animale
e dell’alimentazione animale, l’elaborazione e l’applicazione di metodi alternativi
all’impiego di modelli animali nella sperimentazione scientifica.
Questi Istituti, insieme agli altri enti pubblici di ricerca, attraverso l’attuazione di
progetti di ricerca corrente e finalizzata finanziati del Ministero della Salute, sono
produttori di conoscenza, a livello nazionale ed internazionale, si evolvono e si
adeguano ai cambiamenti ambientali, sociali e politici rispondendo sempre al meglio
alle necessità di una “ricerca d ’avanguardia” espressa sia a livello nazionale che
comunitario.
Importante è da considerare l’impatto che ha avuto la globalizzazione dei mercati
sulla sicurezza degli alimenti e sulla salute delle popolazioni animali.
A questo proposito, il sistema di controllo in Italia si è dovuto adattare prontamente
rispetto agli scenari che si sono venuti delineando in seguito alla stipula dell’Accordo
sulle misure sanitarie e fitosanitarie (Accordo SPS) nell’ambito dell’Organizzazione
Mondiale del Commercio. Questi accordi hanno modificato de facto in modo radicale
una serie di impostazioni tradizionali nella gestione della sicurezza igienico–sanitaria.
Risulta chiaro che ogni iniziativa nell’ambito della gestione e prevenzione delle malattie
è comune sia al controllo delle patologie degli animali che alla sicurezza alimentare.
Nel prossimo futuro nuove sfide sanitarie potrebbero essere alle porte considerando
che l’area mediterranea, al centro della quale idealmente e geograficamente si trova
l’Italia, oltre ad essere una zona idonea per la coesistenza tra ambienti ecologici
diversi, popolazioni, animali di diversa specie, agenti patogeni e popolazioni
recettive, subisce anche il fenomeno della “tropicalizzazione” che vede l’innalzamento
delle temperature medie stagionali in tutto il Sud Europa. Questa evoluzione climatica
favorisce la comparsa o la reintroduzione di patologie animali da considerarsi al
momento esotiche. Queste patologie possono essere introdotte dallo spostamento
accidentale o naturale degli artropodi vettori, o di gruppi di popolazioni da aree in
convegno nazionale
cui malattie sono presenti ed il contatto con una popolazione totalmente recettiva
alle infezioni potrebbe essere causa di episodi epidemici ad alto grado di morbilità
e mortalità. Allo stato attuale, una delle principali preoccupazioni deve certamente
essere rivolta a questa evoluzione epidemiologica; quanto verificatosi dal 2000 con
la Blue tongue é un esempio emblematico.
La possibilità di successo nel fronteggiare questi ed altri problemi, deriva dalla
realizzazione di reti di sorveglianza epidemiologica nazionali ed internazionali, col
coinvolgimento di diverse componenti del sistema di Sanità pubblica veterinaria.
Inoltre, la politica di formazione, che ha ricevuto un forte impulso positivo, appare un
punto chiave per l’adeguamento del sistema alla straordinaria velocità dei mutamenti
già avvenuti e previsti nell’immediato futuro.
Pertanto, quello che la Sanità Pubblica Veterinaria, con le relative attività di ricerca,
è chiamata a controllare e gestire è da considerarsi uno spazio geografico aperto e
transnazionale, crocevia di migrazioni che si sono verificate nel Mediterraneo e dal
Mediterraneo. Nuovi elementi epidemiologicamente importanti ai fini del controllo, sono
stati introdotti dallo sviluppo delle pratiche agricole, commercio e urbanizzazione.
In questo quadro complesso, gli Enti pubblici di ricerca che operano nel settore
veterinario rappresentano un fondamentale e insostituibile strumento operativo di
cui dispone il Servizio Sanitario Nazionale per assicurare risposte all’avanguardia
nella diagnostica e nella sorveglianza epidemiologica, sia per quanto riguarda la
sicurezza degli alimenti, la tutela sanitaria del patrimonio zootecnico nazionale e la
trasmissione di malattie antropozoonosiche .
Romano Marabelli
Capo Dipartimento, Ministero della Salute
Dipartimento per la Sanità Pubblica Veterinaria,
la Nutrizione e la Sicurezza Alimentare
convegno nazionale
Comunicazioni scientifiche
La Ricerca in Sanità Pubblica Veterinaria
Finanziamento e coordinamento
Bagni M., De Falco A., Catarci P., Ianniello M.
Ministero della Salute, DSPVNSA-Uff.II
L’attività istituzionale del Ministero della Salute, per quanto
attiene la ricerca in campo biomedico e sanitario consiste
nel promuovere, finanziare e gestire una ricerca di elevata
qualità ai fini di una programmazione di interventi mirati
al miglioramento dello stato di salute della popolazione.
In tale contesto, e coerentemente all’esigenza di una
corretta definizione degli indirizzi della sperimentazione,
il Dipartimento per la Sanità Pubblica Veterinaria, la
Nutrizione e la Sicurezza degli Alimenti, attraverso
l’operato dell’Ufficio II, svolge il ruolo centrale di raccordo
e coordinamento delle attività di ricerca degli Istituti
Zooprofilattici definendone, mediante l’indispensabile
lavoro della Commissione Nazionale per la Ricerca
Sanitaria CNRS, le linee prioritarie di ricerca. Come è
noto, gli Enti di Ricerca, attualmente riconosciuti ai sensi
del D.Lgs. 229/99, sono le Regioni, l’ISS, l’Agenzia per
i servizi sanitari regionali, l’ISPESL, gli II.R.C.C.S. e, per
le problematiche relative all’igiene e alla sanità pubblica
veterinaria, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali.
La ricerca sanitaria prevede due diversi livelli di
programmazione. Il primo livello, di riferimento alle
esigenze del servizio sanitario nazionale, corrisponde
al piano sanitario nazionale, che definisce gli obiettivi
e i settori principali della ricerca del SSN. Il Ministero
della Salute, sentita la CNRS, elabora il “programma di
ricerca sanitaria” (PRS), corrispondente al secondo livello
di programmazione, e propone iniziative da inserire nei
programmi di ricerca internazionali e comunitari.
Questo poichè è assolutamente prioritario che la ricerca
sanitaria risponda al fabbisogno conoscitivo e operativo
del SSN e ai suoi obiettivi di salute individuato con il PRS
previsto dal PSN, articolandosi poi in attività di Ricerca
Corrente e Finalizzata.
In questo contesto l’attività di ricerca svolta dagli II.ZZ.
SS. riveste un ruolo fondamentale per lo studio e lo
sviluppo di nuove strategie diagnostiche, per il continuo
perfezionamento e l’implementazione di quelle già
consolidate e per la standardizzazione e la validazione
dei protocolli operativi sia nel campo della sicurezza
alimentare che della salute animale, soddisfacendo
la richiesta per l’erogazione di prestazioni sanitarie di
elevati livelli di qualità e che garantiscano livelli uniformi
di intervento su tutto il territorio nazionale.
Sono chiamati a fornire soluzioni in merito a problematiche
sanitarie attuali e urgenti, come le emergenze infettive,
che continuano a costituire un rischio rilevante per la
sanità animale e per la salute pubblica e un notevole
costo per il SSN e, ciò in particolar modo, per le malattie
altamente diffusibili.
In questo campo l’impegno di tutti gli Istituti pubblici
è evidente nelle ricerche sulle zoonosi, sull’influenza
aviaria, ma anche sulle altre malattie diffusive nella
popolazione animale, con particolare riferimento alle
malattie contemplate dall’OIE. Altra frontiera è posta dal
contenuto del Libro Bianco e dei nuovi regolamenti nel
settore della Sicurezza alimentare, che fissano un quadro
giuridico sull’intera produzione alimentare. Le linee di
ricerca affrontate in questo settore volgono quindi al
potenziamento e al miglioramento del controllo ufficiale e
prevenzione in tutta la filiera, al miglioramento del sistema
di sorveglianza fino all’analisi e comunicazione del rischio
al consumatore. Ulteriore moderno obiettivo della sanità
veterinaria è la definizione di indicatori di benessere degli
animali di interesse zootecnico, da affezione e di quelli
destinati alla sperimentazione animale, e la produzione
di relative linee-guida.
convegno nazionale
Bovine Amyloidotic Spongiform Encephalopathy (BASE)
Una nuova malattia da prioni del bovino
Caramelli M, Corona C, Lombardi G* , Iulini B, Torcoli G*, Perazzini AZ, Martucci F, Barbieri I*,
Capobianco R§§, Mazza M, Gelmetti D*, Monaco S§, Acutis PL, Tagliavini F.§§.
Zanusso G.§., Capucci L*, Casalone C.
CEA-Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta. * Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia
e dell’Emilia-Romagna. § Università degli Studi di Verona. §§ Istituto Neurologico Besta, Milano
L’identificazione, avvenuta a partire dal 1994 nel Regno
Unito, e successivamente nel resto del mondo, della
variante della malattia di Creutzfeldt-Jakob, e la sua
acclarata relazione con l’ encefalopatia spongiforme
bovina (BSE), ha fatto sì che l’interesse generale si sia
concentrato su un gruppo di malattie animali fino ad
allora sottovalutate. La BSE è una malattia neurologica
del bovino, appartenente alle Encefalopatie Spongiformi
Trasmissibili (TSE) o malattie da prioni, patologie
caratterizzate da un prolungato periodo di incubazione,
decorso clinico progressivo e costantemente fatale. Si è
sempre ritenuto che per la BSE, a differenza di quanto
accade in altre malattie da prioni quali la CJD dell’uomo
e la Scrapie degli ovini, esistesse un solo ceppo ed un solo
tipo di proteina prionica (PrPSc). Nell’ambito della ricerca
finanziata dal Ministero della Salute IZSPLV 004/01,
uno studio approfondito eseguito sull’intero encefalo di
dodici bovini risultati positivi ai test di conferma per BSE
ha permesso di identificare per la prima volta un nuovo
fenotipo. La malattia, denominata BASE (Bovine Amyloidotic
Spongiform Encephalopathy), per la presenza di placche
amiloidi, è caratterizzata da una proteina prionica con
glicotipo nettamente a favore della banda monoglicosilata
e con una maggiore mobilità elettroforetica rispetto alla
forma tipica di BSE. Per determinare se BASE e BSE siano
causate da ceppi prionici con caratteristiche biologiche
differenti e comprendere quali possano essere i potenziali
rischi per la salute pubblica, sono stati intrapresi studi di
caratterizzazione mediante trasmissione sperimentale. La
trasmissione sperimentale della BASE è avvenuta al primo
passaggio in bovini, macachi, topi transgenici bovinizzati
e umanizzati riproducendo in tutti questi animali lo stesso
fenotipo della variante BASE inoculata. Nei bovini la BASE
si è manifestata con una sintomatologia pressoché silente,
e i pochi segni clinici rilevati (dimagramento, lievi disturbi
comportamentali) non sono stati comunque riconducibili
ai sintomi caratteristici della BSE. (IZSLER 03/2002; IZSLER
13/2005). I topi wild type sono stati l’unica specie fra
quelle oggetto della sperimentazione, a non ammalarsi
a seguito della trasmissione primaria della BASE, mentre
al secondo passaggio la trasmissione ha avuto successo
(Ric. Finalizzata 2003 –BS3). Appare evidente che l’effetto
di “barriera di specie” nei confronti della BASE sia minore
che per la BSE, dato dimostrato dalla sensibile riduzione
dei tempi di incubazione di questa variante rispetto alla
forma classica nelle trasmissioni interspecie. Alla luce di
quanto emerso dagli studi sino ad ora effettuati risulta
di fondamentale importanza mantenere alta la soglia
di attenzione nei confronti delle forme tipiche e atipiche
di TSE, sia implementando e migliorando i sistemi di
sorveglianza passiva sia continuando ad attuare quelli di
sorveglianza attiva.
Analisi del rischio per Peste Suina Classica basata
sui dati del piano nazionale di sorveglianza
Feliziani F.(1), Giovannini A.(2), De Mia G.M.(1), Rutili D.(1)
(1) Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche - (2) Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise
La Peste Suina Classica (PSC) rappresenta una delle
malattie infettive a eziologia virale economicamente più
importanti del suino domestico e del cinghiale. L’adozione
di opportune misure di controllo, ha permesso in diversi
territori di eradicare l’infezione e a partire dagli anni
’90, la politica nei confronti della PSC, precedentemente
basata sulla vaccinazione, è stata quella di contrastare
la circolazione virale attraverso lo stamping out degli
allevamenti riconosciuti infetti. Tuttavia, negli ultimi anni,
focolai di PSC si sono verificati in aree ad elevata densità
suina dando luogo a epidemie estensive con perdite
economiche pesanti. Per questi motivi si è reso necessario
convegno nazionale
dimostrare l’esistenza di un sistema di allerta precoce
efficiente e certificare l’assenza della malattia attraverso
piani di sorveglianza che nel territorio italiano, con cadenza
annuale, sono stati condotti a partire dal 1995 con una
sola interruzione durante il 1996. Con tali piani, attraverso
il rilevamento degli anticorpi nei confronti del virus della
PSC, ci si proponeva di identificare cluster di infezione
clinicamente non rilevabili in quanto attribuibili a stipiti a
bassa virulenza. L’attività di sorveglianza è stata basata
su un monitoraggio sierologico (O.M.16.02.95 e succ.),
effettuato su base regionale; per economizzare le operazioni
di prelievo dei campioni i piani di sorveglianza per la PSC
sono stati condotti parallelamente al piano di eradicazione
della Malattia Vescicolare del Suino. La dimostrazione
dell’assenza dell’infezione potrebbe essere fornita solo
esaminando simultaneamente ciascun singolo membro
della popolazione con un test perfetto (100% sensibilità
e specificità). Per motivi pratici, dovendo ricorrere a un
campionamento, si può stimare che l’infezione, se presente
con caratteri di endemia, lo è in una proporzione della
popolazione stessa inferiore a una determinata. Il grado
di fiducia dell’assenza di infezione endemica (soprattutto
dovuta a virus a bassa virulenza) dalla popolazione suina
italiana fornito da un singolo anno di piano (es. 1995)
permette di affermare che la probabilità di presenza
dell’infezione in almeno un allevamento è del 6% circa (L.C.
95%). Valori di questo ordine di grandezza non sono ritenuti
accettabili in ambito internazionale: il campionamento
eseguito non permette di garantire che l’infezione non sia
presente in piccole sacche circoscritte di endemia. Tuttavia,
la ripetizione del piano per un certo numero di anni, con
risultati costantemente negativi, porta a un aumento del
grado di fiducia, che nel nostro caso arriva a partire dal
2002, dopo diverse ripetizioni del piano di sorveglianza, a
una probabilità di 6x10-5 (pari a 0,006%) che vi sia almeno
un allevamento infetto nella popolazione. In base ai risultati
dei campionamenti effettuati dal 1995 a oggi, quindi, è
possibile affermare che nel territorio dell’Italia continentale
non vi è presenza di infezione endemica nemmeno dovuta
a virus a bassa virulenza (posto che si ritenga accettabile
un livello di confidenza del 99,94%). Ulteriori miglioramenti
di questo livello di evidenza appaiono insignificanti perché
la curva della probabilità tende all’asintoto, ma ciò
non significa che i piani di sorveglianza possano essere
abbandonati poiché l’infezione da virus a bassa virulenza,
quindi non rilevabili clinicamente, è presente anche in
Europa e quindi è ancora presente il rischio di introduzione
del virus PSC nelle popolazioni di suini domestici o selvatici.
In conclusione, riteniamo di aver reso disponibili una serie
di dati fondamentali e indispensabili a garanzia della
sicurezza sanitaria di prodotti di origine suina da parte dei
paesi partners commerciali dell’Italia.
L’attività del Centro di Referenza per le Leishmaniosi animali
Indagini Biomolecolari per la caratterizzazione
e la quantificazione di Leishmania infantum
Valutazioni Epidemiologiche
Vitale F. ,Caracappa S.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia. Centro di Referenza Nazionale per le Leishmaniosi (C.Re.Na.L.)
L’Italia è ormai una regione avviata alla crescente
endemizzazione territoriale di Leishmaniosi. A partire
dal 2003 è stato istituito il C.Re.Na.L., Centro di
referenza Nazionale per le Leishmaniosi, uno strumento
operativo di elevata e provata competenza. Lo screening
sierologico per la ricerca della reattività anticorpale da
parte dei laboratori della rete degli II.ZZ.SS. mostra
un trend crescente di endemizzazione territoriale nelle
diverse aree geografiche. L’Anagrafe Canina, nei diversi
ambiti Regionali, ha consentito la corretta identificazione
dei soggetti mediante i microchip. Una corretta lotta
alla Leshmaniosi del cane deve necessariamente essere
di tipo integrato mediante l’applicazione di misure di
profilassi ambientale e attraverso l’utilizzo di metodiche
di diagnosi innovative e capaci di consentire un approccio
epidemiologico al problema. L’analisi isoenzimatica è la
procedura universalmente accettata per l’identificazione
dei ceppi di Leishmania ed è eseguita solo in pochi
laboratori specializzati e necessita di tempo e risorse
umane. I ceppi di L. infantum isolati nel Mediterraneo
appartengono per la maggior parte allo zimodema
MHON-1 anche se altri zimodemi stanno facendo la
loro comparsa. Nell’ambito dell’attività di sorveglianza
della Leishmaniosi canina risulta di grande interesse
la caratterizzazione tra i ceppi isolati all’interno dei
singoli zimodemi. Lo studio dei polimorfismi genetici,
convegno nazionale
può avere un ruolo importante nella comprensione
delle caratteristiche biologiche, nella preferenza dell’ospite,
nella diffusione nelle zone endemiche. Tra i vari metodi di
tipizzazione molecolare lo studio dei polimorfismi legati a
marcatori genetici sembra essere quello più informativo.
Il risultato dello studio dei microsatelliti, e’ rappresentato
dall’assetto dei polimorfismi per ciascun ceppo. Risulta
pertanto fondamentale poter disporre di un adeguato
numero di microsatelliti, poiche’ in tal modo aumenta
il carico informativo. Nell’ambito della ricerca si sono
analizzati 3 microsatelliti Lm2, ITS, Lm4, per lo studio
dei polimorfismi. Lo scopo ultimo del progetto è quindi
la raccolta di dati di fingerprinting per l’implementazione
di una banca dati presso il centro, in grado di descrivere
la carta d’identità dei ceppi in collezione e di quelli di
nuovo isolamento. In tal modo i dati potranno fornire un
mezzo identificativo veloce per la creazione di una mappa
di distribuzione dei ceppi. I risultati raggiunti indicano
l’applicabilità del metodo di caratterizzazione ai ceppi
isolati e ai campioni di sangue. Per l’elaborazione statistica
dei profili è stato impiegato l’indice di Jaccard. Nel nostro
caso, si è usato come termine di paragone per il confronto
di ciascun genotipo ottenuto, il ceppo di riferimento di L.
infantum MHON1 denominato IPT1. Il confronto grafico dei
risultati ottenuti indica che le tre regioni insieme, generano
dei genotipi caratteristici per i differenti ceppi di L. infantum
appartenenti ai vari zimodemi ed è possibile capire il
grado di divergenza dall’IPT1. La distanza può riflettere il
differente grado di adattamento degli isolati, all’ambiente e
agli organismi ospiti.
Principali malattie infettive della bufala mediterranea
trasmissibili all’uomo
Galiero C.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, Sezione di Salerno – Centro di Referenza Nazionale sull’igiene
e le tecnologie dell’allevamento e delle produzioni bufaline
di biologia molecolare, pertanto è possibile supporre che
questo si renda responsabile di aborto e al contempo
che la bufala possa rappresentare anche un serbatoio
del patogeno. L’uomo può ammalare per contatto diretto
con feto e lochiazioni infette. Il microrganismo viene
saltuariamente eliminato attraverso il latte, il processo
tecnologico di produzione della mozzarella di bufala
però non consente la sopravvivenza del microrganismo,
pertanto tale derivato del latte non rappresenta un
pericolo. Altre malattie infettive a carattere zoonosico
sono quelle che colpiscono i vitelli bufalini. Le malattie
di origine infettiva dei giovani soggetti si caratterizzano
per l’elevata morbi-mortalità e per la sintomatologia che
sebbene talvolta sia di tipo sistemico per il coinvolgimento
di articolazioni, polmoni e tessuto cerebrale, sempre si
contraddistingue per la seria compromissione del tratto
gastroenterico. Tali patologie sono sostenute da una
pletora di agenti eziologici in grado di agire da soli o
in associazione. Tra questi occorre segnalare Rotavirus,
Coronavirus, Criptosporidium spp. Salmonella spp. ed
Escherichia coli. Salmonella enteritidis e thiphimurium
determinano nei giovani soggetti forme enteriche di
diversa gravità in quanto si possono osservare forme di
enterite catarrale sino a quella di tipo fibrinoso-difteroide.
Escherichia coli può dar luogo a varie manifestazioni
cliniche nel vitello bufalino. Molti sierotipi patogeni
L’allevamento del bufalo in Italia con i suoi 2000
allevamenti per un totale di 250.000 capi e i 10.000
addetti di filiera, rappresenta una realtà zootecnica
ed economica importante e in continua espansione.
Attualmente la specie, tradizionalmente diffusa solo nel
Sud Italia, è allevata in 17 Regioni, con il coinvolgimento
di 58 differenti Province. La crescita del comparto è dovuta,
oltre che all’introduzione di nuove tecnologie, anche
al miglioramento degli standard igienico-sanitari delle
aziende. Tuttavia, negli allevamenti sono ancora diffuse
varie patologie infettive, alcune di queste particolarmente
pericolose in quanto trasmissibili all’uomo. La Brucellosi
nella bufala può essere sostenuta da Brucella abortus;
in Italia si isolano i biovar 1, 3 e 6 e B. melitensis,
sul nostro territorio prevale il biovar 3. L’infezione
determina aborto tardivo, ritenzione placentare e disturbi
riproduttivi; il microrganismo viene eliminato attraverso
il latte, pertanto l’uomo può infettarsi per contatto diretto
o per ingestione di derivati del latte contaminati. Anche
Leptospira spp. può essere causa di disturbi riproduttivi o
semplicemente albergare nei tubuli renali, trasformando
la bufala in un importante veicolo di infezione. I sierotipi
più frequentemente isolati e responsabili anche di aborto,
pomona e canicola, risultano patogeni anche per l’uomo.
Coxiella burnetti agente eziologico della Febbre Q, è
stato evidenziato in diversi feti bufalini mediante tecniche
convegno nazionale
producono potenti esotossine. Gli adulti rappresentano
un importante serbatoio di E. coli, verocitotossici e del
sierotipo O157 in particolare. Gli animali affetti o portatori
eliminano con le feci una gran quantità di microrganismi
contribuendo alla loro diffusione nell’ambiente e al ciclo
di infezione oro-fecale che può vedere coinvolto anche
l’uomo attraverso il contato diretto o l’ingestione di latticini
contaminati. È indubbio che il controllo e l’eradicazione
di tali patologie deve avvenire attraverso l’adozione di
razionali e mirate attività di profilassi e terapia. I vantaggi
che se ne ricaveranno avranno ricadute sia sotto il
profilo economico, grazie al miglioramento degli indici
di riproduzione e del tasso di mortalità aziendale, ma
soprattutto dal punto di vista della sanità pubblica e
della sicurezza alimentare dei prodotti dell’intera filiera
bufalina.
Integrazione medico-veterinaria per la prevenzione
e il controllo delle zoonosi trasmesse da alimenti
Caprioli A., Luzzi I., Pasquali P., Pozio E., Ruggeri F.M., Toti L.
Istituto Superiore di Sanità, Roma
Nei paesi industrializzati, le infezioni trasmesse da
alimenti rappresentano un importante problema di sanità
pubblica. Oltre alla morbilità e alla mortalità associate,
queste infezioni hanno anche gravi conseguenze in termini
economici e di impatto sulla fiducia dei consumatori.
La maggior parte degli agenti patogeni implicati nelle
infezioni trasmesse da alimenti ha in comune l’origine
zoonosica, avendo come serbatoio naturale gli animali
da reddito. Il controllo dei serbatoi animali e la possibilità
di tracciare la diffusione dell’infezione lungo tutta la
filiera di produzione degli alimenti di origine animale
sono perciò essenziali per la prevenzione e il controllo
di queste infezioni. Le attività di ricerca e sorveglianza
richiedono quindi un’attiva integrazione tra i settori medico
e veterinario, per favorire un continuo e rapido scambio
di informazioni sulla prevalenza dei diversi agenti e sulle
variazioni delle dinamiche epidemiologiche.
Le attività del progetto hanno riguardato i più rilevanti
agenti zoonosici batterici (Salmonella, E. coli O157,
Campylobacter, Brucella), virali (Norovirus) e parassitari
(Trichinella) considerati prioritari dalla Direttiva CE
2003/99 sulle Zoonosi, integrando e confrontando le
informazioni raccolte in ambito veterinario con i dati
riguardanti le infezioni nell’uomo. La prevalenza di
infezione dei diversi agenti è stata valutata nell’uomo,
nelle popolazioni animali e nei prodotti di origine
animale, sviluppando metodi innovativi per la ricerca,
l’identificazione e la tipizzazione dei diversi agenti e la
valutazione dei loro caratteri di antibiotico-resistenza e
virulenza. La tipizzazione fenotipica e molecolare dei
microrganismi isolati dalle diverse fonti è stata utilizzata
come strumento aggiuntivo per studiare le correlazioni
epidemiologiche tra serbatoi animali, veicoli alimentari
ed episodi di malattia nell’uomo.
Per gli agenti batterici, I Laboratori di Riferimento
Nazionali medico e veterinario hanno armonizzato le
rispettive Procedure Operative Standard (POS) per la
sierotipizzazione, la fagotipizzazione, la determinazione
della sensibilità agli antimicrobici e l’elettroforesi in
campo pulsato (PFGE). I dati relativi sono stati raccolti
attraverso un sistema informatizzato in un unico database
che raccoglie insieme i dati sulle infezioni umane e quelli
sulla presenza negli animali e negli alimenti di origine
animale.
Per i Norovirus, sono stati approntati i protocolli per
l’identificazione e la caratterizzazione in campioni fecali
da casi umani sporadici ed epidemici e da bovini. Tutti
i virus di origine umana caratterizzati appartenevano ai
Genogruppi II e I.I di Norovirus mentre I ceppi bovini
appartenevano al Genogruppo III.
Per quanto riguarda Trichinella, è stato sviluppato un
protocollo di PCR per discriminare le 8 specie e le 3
varianti genetiche piu’ diffuse a livello mondiale. La
caratterizzazione genetica dei singoli isolati ha mostrato un
livello di polimorfismo tale da consentire una mappatura
geografica degli isolati sul territorio europeo.
Nel complesso, le attività sviluppate nell’ambito del
progetto hanno contribuito:
– a migliorare la qualità della partecipazione italiana
alle attività comunitarie di sorveglianza e ricerca sulle
zoonosi;
– a produrre una lettura integrata dei dati veterinari e
umani, con la pubblicazione di report coordinati;
– a valutare in modo più chiaro e completo l’efficacia
delle misure prese nel settore veterinario e le loro
ricadute sulla salute pubblica;
– a organizzare convegni a valenza nazionale sulle
zoonosi.
convegno nazionale
Sicurezza Alimentare: studio di strumenti applicativi
per la valutazione, gestione e comunicazione del rischio
Ricci A.(1), Ravarotto L.(1), Felicioni S.(2), Sbordone F.(2), Mioni R.(1), Bonardi S.(3),
Busani L.(1,4), Capozza D. (5), Arzenton V.(6)
(1)Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, Legnaro (PD); (2)Fondazione Istituto per il Lavoro, Bologna;
(3)Università degli Studi di Parma, Dip.Sal. Anim, Sez. Isp. Alim .O.A.; (4)Istituto Superiore di Sanità, Roma;
(5)Dipartimento di psicologia generale, Padova; (6)Observa Science in Society, Vicenza
L’analisi del rischio (RA) è una procedura composita che
richiede un insieme completo e articolato di dati: tale livello
di complessità implica che, ad oggi, le applicazioni di RA
sono estremamente limitate o, qualora impiegate, sono
costantemente da affinare. Per questa ragione si ritiene che
l’approccio debba essere multidisciplinare e che gli studi
tecnico-scientifici debbano incontrare quelli delle scienze
sociali, secondo una visione moderna di analisi. Il progetto si
articola in 3 Workpackages, che prendono in considerazione
le tre branche fondamentali dell’Analisi del Rischio:
valutazione del rischio; gestione del rischio; comunicazione
del rischio.Individuando, per ognuna di questi, gli aspetti
critici che tendono ad ostacolarne l’applicazione.
In particolare, per quanto riguarda la valutazione del rischio,
risulta indispensabile avere a disposizione dati quantitativi
ma, per la microbiologia degli alimenti, alcune metodiche
disponibili routinariamente risultano essere poco affidabili e
particolarmente indaginose. Si è ritenuto quindi opportuno
valutare l’affidabilità e l’applicabilità di metodi quantitativi
diversi, sia tradizionali (conta diretta in piastra) che
molecolari (Real-Time PCR). Tali metodiche sono state testate
su campioni artificialmente e naturalmente contaminati e su
diverse matrici, per la ricerca di Salmonella spp.
Il WP 2 (gestione del rischio) affronta il tema della sicurezza
alimentare ricorrendo a metodologie e tecniche di
valorizzazione della partecipazione dei soggetti coinvolti. E’
stata condotta un’indagine empirica in due regioni, l’EmiliaRomagna e il Veneto, utilizzando due diversi strumenti di
indagine: le interviste semi-strutturate e le conferenze di
ricerca. Da una prima elaborazione delle informazioni
emerge che una conoscenza specifica del tema della
gestione del rischio viene prevalentemente espressa da parte
degli “addetti ai lavori”, quali rappresentanti istituzionali
ed esperti scientifici. Quasi tutti gli attori intervistati
esprimono la convinzione della rilevanza di adottare un
approccio partecipato e sistematico rispetto alla tematica
della sicurezza alimentare. Nel report di ricerca conclusivo
verranno elencate le diverse iniziative emerse durante lo
studio, in modo da diffonderne e ampliarne la conoscenza
a un più ampio numero di soggetti.
Nell’ambito del WP 3, infine, è stata definita e valutata
la metodologia per la realizzazione di una campagna
di comunicazione del rischio salmonellosi nell’uomo.
Il progetto si è articolato in tre fasi: durante la prima, gli
studi psicologici (metodologia del focus group in giovani e
adulti) hanno permesso di identificare le conoscenze sulle
salmonellosi, il messaggio per la riduzione del rischio e
le modalità con cui divulgarlo efficacemente. Durante
la seconda fase sono stati ideati e prodotti i supporti del
messaggio (brochure informativa e gadget) e inviati a un
campione rappresentativo della popolazione veneta (tutte le
famiglie di alcuni comuni selezionati in base alla consistenza
numerica). La terza fase prevede l’impiego dell’analisi sociale
(interviste telefoniche a campione mediante il metodo CATI
= Computer Assisted Telephonic Interviewing) per verificare
l’efficacia della campagna di comunicazione e di validare
la metodologia utilizzata. In particolare la successione delle
rilevazioni metterà in evidenza il livello di consapevolezza
acquisita e l’interiorizzazione del messaggio attraverso
l’esplorazione del ricordo dello stesso.
Referenziazione della vocazione territoriale
alle produzioni zootecniche biologiche e di qualità
Calaresu G.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna
La qualità delle produzioni agro-alimentari rappresenta
una delle più importanti scommesse dello sviluppo
agricolo in regime di nuova PAC. All’interno della
generica definizione di produzioni di qualità possono
essere agevolmente identificate le produzioni DOP, IGP,
STG, e naturalmente quelle biologiche. Il contributo della
10
convegno nazionale
nostra ricerca riguarda queste ultime, con particolare
attenzione a quelle di natura zootecnica. La ricerca nasce
dall’esigenza, prioritariamente culturale, che richiederebbe
produzioni biologiche realizzate, all’interno di un
territorio per quanto possibile esente da contaminazione
ambientale, attraverso l’utilizzo di tecnologie compatibili
con la filosofia legata a queste produzioni. Da qui
la necessità, al fine di validare la congruità di tutte le
possibili variabili in un dato territorio, di conoscere
esattamente ogni singolo aspetto connesso alla tipologia
di produzione considerata. Questa operazione potrebbe
essere condotta attraverso un sistema di indicatori
che misurino in maniera oggettiva, comparabile e
standardizzata, “la vocazione” di un particolare territorio
geograficamente identificato, a supportare particolari
tipologie di produzioni agroalimentari biologiche e
di qualità. Evidentemente, per la caratterizzazione di
produzioni zootecniche biologiche prescindiamo, in questa
ricerca, dai requisiti minimali previsti dal regolamento
comunitario che, pur rappresentando strumenti importanti
di standardizzazione, possono in definitiva essere visti
come un generico capitolato di produzione applicabile
in qualunque territorio, per qualsivoglia specie. Viceversa
l’idea di fondo della ricerca è quella di prendere in
considerazione e ponderare tutte le complessità del
territorio oggetto di valutazione, sperimentando la
possibilità di valutarne, attraverso un algoritmo di sintesi di
differenti indicatori, la complessiva vocazione a sviluppare
attività legate a specifiche produzioni zootecniche. La
grande opportunità metodologica sperimentata nella
presente ricerca sta nel fatto che nessuna “caratteristica”
del territorio dovrebbe essere omessa, evitando quindi
la visione tecnico-centrica insita in un’unica disciplina
scientifica, ma al contrario cercando di apportare la
più ampia variabilità disciplinare, convinti che soltanto
un approccio multidisciplinare, potrebbe dare a questa
impostazione lo sviluppo che la stessa merita. Val la
pena sottolineare che per “caratteristiche” di un territorio
si intendono ricomprendere non solo gli aspetti relativi
allo stato della contaminazione ambientale, ma anche,
e in tal uni casi soprattutto, gli aspetti poco indagati e
quasi mai relazionati con le produzioni agricole, quali ad
esempio l’influenza delle tradizioni popolari, il complesso
delle attività antropiche, la viabilità e mobilità, i flussi
migratori stagionali, il turismo, la storia, la climatologia.
La nostra ricerca cerca di porre le condizioni per avviare
lo studio metodologico con un team multidisciplinare in
grado di produrre modelli di investigazione facilmente
esportabili verso altre specifiche esigenze legate alla
caratterizzazione di particolari prodotti, o di particolari
produzioni agroalimentari. In definitiva, un nuovo modo di
considerare i requisiti per le produzioni non convenzionali
che possa efficacemente essere rappresentativo di
un’esigenza di quella reale differenziazione che il
consumatore europeo manifesta apertamente di gradire
e di cercare. L’applicazione di questa metodologia
valutativa potrebbe dare all’agricoltura biologica e di
qualità, praticabile in regioni italiane particolarmente
“vocate”, una valenza in più nella difficile competizione
del mondo globalizzato.
Contaminanti radioattivi negli alimenti
Attività di ricerca, monitoraggio e controllo
del Centro di Referenza Nazionale per la Radioattività
nel Settore Zootecnico-Veterinario
Chiaravalle A. E., Palermo D., Mangiacotti M.
Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca della Radioattività nel Settore Zootecnico-Veterinario
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata
L’utilizzo diffuso delle tecnologie nucleari pone seri problemi
di inquinamento ambientale da radionuclidi a breve e
lunga vita media. La loro presenza nell’ambiente è dovuta
a cause naturali o a eventi accidentali o ancora all’effetto
del fall-out radioattivo e all’impiego di radionuclidi in
campo medico. Ciò determina sia una contaminazione
diffusa a tutti i livelli della catena alimentare con notevoli
rischi per la salute dell’uomo che notevoli danni economici
ai settori produttivi e in particolare a quello zootecnico.
Infatti il passaggio dei radionuclidi dall’ambiente alle
catene alimentari rappresenta una delle più complesse
vie di esposizione per detti contaminanti. Ed è proprio
a partire dal disastro ecologico di Chernobyl che il
Centro di Referenza ha effettuato controlli radiometrici
su matrici ambientali e alimentari, dando l’avvio a
diversi piani di ricerca e monitoraggio nel settore
11
convegno nazionale
della radiocontaminazione degli alimenti destinati sia
alla nutrizione umana che all’alimentazione animale.
Nell’ambito dell’attività di vigilanza e controllo ufficiale
sono state inoltre riscontrate numerose positività sia su
matrici di origine animale (tiroidi, latte di diversa tipologia,
selvaggina) che vegetali (foraggi, grano e frutta secca)
lanciando diversi allarmi su tutto il territorio nazionale,
che hanno portato all’adozione di provvedimenti idonei
e all’emanazione di importanti ordinanze ministeriali atte
a salvaguardare la salute dell’intera popolazione. Per
attuare una radioprotezione efficace sia per l’uomo che
per gli animali sono state avviate ricerche per lo sviluppo
e messa a punto di metodiche innovative e rapide per la
determinazione dei vari contaminanti al fine di rilevare i
livelli di radiocontaminazione. In particolare, considerato
l’elevato consumo di prodotti lattiero-caseari e la crescente
attenzione nei riguardi della sicurezza alimentare, sono
stati considerati i processi di trasformazione tecnologica e
i principali fattori che possono influenzare l’accumulo di
tali contaminanti dalla materia prima al prodotto finito.
Attualmente i Laboratori sono dotati di strumentazione di
elevata tecnologia e l’attenzione è focalizzata, oltre che sullo
studio delle possibili vie di trasferimento dei radionuclidi
e sui possibili meccanismi metabolici coinvolti, anche su
due nuove aree di interesse sanitario: la dosimetria radon
e la tematica della food-irradiation. Pertanto vengono
effettuati studi sulla salubrità dei cibi irradiati e ricerche sui
metodi per l’identificazione e la dosimetria di alimenti e
ingredienti trattati con radiazioni ionizzanti. In conclusione,
nonostante gli attuali livelli di radioattività non costituiscano
un urgente problema di carattere sanitario, si ravvisa la
necessità di intensificare tutte le forme di attività di ricerca
e si sottolinea l’importanza del continuo monitoraggio
per avere l’esatta conoscenza della contaminazione
attuale ed evidenziare con prontezza eventuali situazioni
anomale di allarme, attenzione o pericolo e adottare
le contromisure necessarie alla radioprotezione degli
animali e dell’uomo.
Le attività del Centro Nazionale di Referenza per la Ricerca
di OGM e i loro effetti sul controllo ufficiale
Amaddeo A.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
Il Centro Nazionale di Referenza per la Ricerca di OGM,
istituito nel 2002 presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale
delle Regioni Lazio e Toscana, ha la finalità di fornire un
supporto tecnico scientifico al Servizio Sanitario Nazionale
e al Ministero della Salute nel complesso quadro normativo
che regola l’impiego di organismi geneticamente modificati
in alimenti e mangimi. In questo quadro normativo,
l’entrata in vigore nel 2003 di importanti regolamenti
comunitari (Regolamento 1829/2003CE e Regolamento
1830/2003CE) ha introdotto nuove e più rigorose procedure
per l’autorizzazione, l’etichettatura e il controllo analitico
di alimenti e mangimi costituiti, contenenti o derivati da
OGM. Il Centro di Referenza Nazionale, oltre ai propri
compiti istituzionali come laboratorio del Servizio Sanitario
Nazionale italiano operante sul territorio delle regioni Lazio e
Toscana, raccoglie e analizza i dati ed i risultati del controllo
ufficiale nazionale degli OGM; promuove e realizza
progetti di ricerca volti a sviluppare, ottimizzare, validare
ed armonizzare i metodi di rilevazione e quantificazione
degli OGM in matrici alimentari, in cooperazione con
altre istituzioni scientifiche, il Laboratorio Comunitario di
Riferimento (CRL) ed all’interno del Network Europeo dei
Laboratori OGM (ENGL); collabora con il Ministero della
12
Salute nella definizione di piani nazionali di controllo e
monitoraggio di alimenti (Piano Nazionale di Controllo
Ufficiale sulla Presenza di Organismi Geneticamente
Modificati negli Alimenti) e mangimi (Piano Nazionale
Alimentazione Animale - per il capitolo riguardante gli
OGM) e nella gestione delle emergenze, come quelle recenti
relative alla circolazione sul mercato comunitario di OGM
non autorizzati (mais Bt10, riso LL601, riso Bt63); collabora
con le autorità regionali per la definizione e l’attuazione
dei piani a livello regionale fornendo supporto anche agli
operatori sul territorio per problematiche tecnico-scientifiche
e legislative in materia di OGM.
Il Centro di Referenza Nazionale per la Ricerca di OGM
è quindi un centro di eccellenza nazionale che opera
nell’ambito del controllo ufficiale degli OGM, sia svolgendo
la propria attività istituzionale, sia sviluppando un’intensa
attività di ricerca, che negli anni si è concentrata su diversi
settori comprendenti la messa a punto e la validazione di
metodi analitici per la determinazione di OGM autorizzati
e non, la realizzazione di prodotti formativi innovativi e la
definizione di linee guida su tematiche analitiche per la
ricerca di OGM, lo sviluppo di strumenti utili all’analisi
del rischio di alimenti derivati da OGM.
convegno nazionale
Definizione e documentazione delle caratteristiche
di sicurezza alimentare di prodotti tipici e tradizionali italiani
Boni P.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emila-Romagna
La ricerca, che ha coinvolto tutti e 10 gli Istituti
Zooprofilattici e l’Istituto Superiore di Sanità, aveva
l’obiettivo di determinare i termini di sicurezza di
almeno quattro prodotti per ciascun Istituto.
A conclusione dell’attività svolta si sono potuti
conseguire i seguenti risultati:
1) sono state definite le caratteristiche di 292 prodotti,
in termini di aspetto, componenti caratterizzanti,
fasi di processo, variabili di prodotto e di processo,
limiti di accettabilità per la identità di prodotto;
2) è stata determinata l’entità di contaminazione da
parte di microrganismi patogeni e di contaminazione
ambientale;
3) sono stati verificati comportamento e sopravvivenza
dei patogeni durante il processo di trasformazione, la
stagionatura, la commercializzazione e il consumo,
anche in relazione alla biocompetizione da parte di
flore caratterizzanti;
delle garanzie di sicurezza alimentare nell’ambito del
sistema di autocontrollo da parte degli operatori del
SSN, quale previsto dalla nuova normativa comunitaria
in tema di analisi del rischio e garanzia della sicurezza
alimentare.
I risultati della ricerca sono stati resi direttamente
disponibili su un sito degli Istituti relativo alla
sicurezza alimentare (www.ars-alimentaria.it) che, per
ciascun prodotto, presenta le seguenti tipologie di
informazioni:
a) per i consumatori gli elementi atti a valutare l’identità
del prodotto, la qualità, i valori nutritivi;
b) per i produttori gli elementi di variabilità accettata
di processo e di prodotto, gli standard di processo
o di prodotto, le specifiche di prodotto, le
documentazioni di sicurezza spendibili in termini di
presenza e sopravvivenza dei patogeni e di modelli
di microbiologia predittiva;
c) per gli operatori del Servizio Sanitario Nazionale gli
elementi per verificare i termini di corretta gestione
dei rischi da parte dei responsabili degli stabilimenti,
in definitiva i criteri sui quali adeguare i sistemi
HACCP e la conduzione dei processi di produzione
entro criteri di documentazione e gestione della
sicurezza alimentare.
4) è stato condotto lo studio epidemiologico su fonti
di contaminazione, siti di permanenza e vie di
trasmissione entro gli stabilimenti dei patogeni;
5) è stato studiato il comportamento dei patogeni in
corso di processi artatamente contaminati e definiti
i modelli di microbiologia predittiva;
6) è stata verificata l’esistenza di standard di processo
e di prodotto;
Si è potuto acquisire un insieme di conoscenze che,
relativamente a prodotti tradizionali, rappresentano
le prime tappe per la costruzione di un sistema
informativo sulla sicurezza alimentare capace di fornire
informazioni differenziate a operatori economici,
consumatori e operatori del SSN su qualità e sicurezza
dei prodotti.
Tali informazioni sono utilizzabili anche per la tutela del
prodotto, ma soprattutto costituiscono un riferimento per
le azioni da porre in atto nella attuazione dei processi
da parte degli operatori economici e nella verifica
È evidente come il lavoro svolta costituisca la base di
partenza per la creazione di quel sistema informativo
sulla sicurezza alimentare previsto dall’Unione
Europea come premessa all’analisi del rischio e alla
comunicazione con il consumatore, ma prima ancora
alla conoscenza delle caratteristiche di identità, qualità e
sicurezza dei prodotti indispensabili per la valorizzazione
dei prodotti, l’adeguamento dei disciplinari esistenti
o in approntamento a quanto richiesto dalla UE, la
documentazione scientificamente sostenibile delle
caratteristiche di sicurezza quali previste dai trattati
internazionali (SPS-WTO), indispensabile a supportare
l’accesso dei nostri prodotti ai mercati mondiali.
13
convegno nazionale
Poster
Sanità Animale
1
Encefalopatie spongiformi trasmissibili dei piccoli ruminanti:
suscettibilità genetica e caratterizzazione dei ceppi di prione
Agrimi U.1, Nonno R.1, Vaccari G.1, Di Bari M.1, D’Agostino C.1, Chiappini B.1
Conte M.1, Esposito E. 1, Rosone F.2, Giordani F.2, De Grossi L.2
1 Istituto Superiore di Sanità, Roma. 2 Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, Roma
Il Ministero della Salute ha finanziato due progetti di Ricerca Finalizzata sulle EST (a.a. 2001 e 2002). I risultati di
tali progetti hanno consentito di: 1) studiare la patogenesi della scrapie e della BSE negli ovini portatori di diversi
genotipi della PrP; 2) definire la cinetica di distribuzione tissutale dell’agente nell’organismo infetto; 3) definire
i caratteri genetici di suscettibilità/resistenza delle principali razze ovine e caprine italiane; 4) identificare nuovi
alleli “resistenti” della PrP ovina; 5) sviluppare metodi di discriminazione molecolare scrapie/BSE validati dal CRL e
riconosciuti come ufficiali dalla UE; 6) sviluppare modelli animali altamente suscettibili alle EST; 7) contribuire allo
studio delle basi molecolari della barriera di trasmissione tra specie animali diverse; 8) escludere la presenza di BSE
o di ceppi “BSE-like” nei focolai italiani; 9) definire le caratteristiche molecolari e biologiche dei ceppi di scrapie
circolanti in Italia in confronto con quelle dei ceppi circolanti in Europa; 10) fornire elementi conoscitivi originali
per la realizzazione di scelte “informate” di politica sanitaria (tutela sanità pubblica, sorveglianza, controllo, piani
di selezione genetica).
2
Tubercolosi bovina nell’uomo e negli animali:
i protocolli diagnostici per la valutazione dell’impatto zoonosico
Dondo A., Zoppi S., Rossi F., Garrone A., Benedetto A., Varello K., Bozzetta E., Chiavacci L.,
Boniotti B. *, Pacciarini M.L. *, Goria M.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta,Torino
*CNRTB Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, Brescia
Oltre 15 anni di attività di ricerca nella diagnostica della tubercolosi negli animali, supportata da programmi
ministeriali e sviluppata in diverse linee di lavoro, hanno consentito di migliorare, implementare, armonizzare le
metodologie analitiche per la diagnosi in vivo (γIFN test) e post mortem (isolamento del ceppo/determinazione diretta
nei tessuti mediante PCR), per l’identificazione e la caratterizzazione genetica dei ceppi isolati.Tale lavoro è stato sicuro
riferimento per l’evoluzione normativa necessaria all’impostazione aggiornata dei programmi di eradicazione e ha
aperto nuovi scorci per il lavoro futuro rivolto alla valutazione dell’impatto zoonosico della malattia e a implicazioni
della multiresistenza in ceppi M.bovis.
14
convegno nazionale
3
Sorveglianza dell’antibioticoresistenza nel settore veterinario in Italia:
l’istituzione di una rete nazionale e la ricerca applicata nel settore
Battisti A.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
Il Centro di Referenza per l’Antibioticoresistenza (CRAB) opera in un network nazionale, costituito dalla rete degli
IIZZSS insieme all’ISS, per favorire la standardizzazione delle metodiche analitiche e di reporting verso il Ministero
della Salute e l’EFSA e per promuovere la qualità del servizio fornito dai laboratori veterinari in tema di test
di sensibilità agli antibiotici, importante supporto alla pratica clinica. L’attività di Ricerca negli ultimi anni si è
concentrata sul network nazionale (Ricerca Corrente e Finalizzata) e sulla creazione di un network internazionale
(due Concerted Action Comunitarie nel IV e V FP e con il CRL-AR presso il National Food Institute, Technical University
of Denmark) per produrre informazioni valide ed attendibili per i decisori di sanità pubblica nazionali e comunitari,
approfondendo problematiche di determinazioni di laboratorio, fenotipiche e genotipiche e di sorveglianza e
reporting. http://www.izslt.it/crab/index.htm
4
Centro di Referenza Nazionale delle malattie degli equini:
gli output della ricerca corrente nel periodo 2004 – 2006
Autorino G.L.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
Dopo valutazione dei metodi disponibili per la diagnosi delle infezioni erpetiche, dell’arterite virale, dell’influenza e
della West Nile, sono stati messi a punto test innovativi rapidi più sensibili, specifici e riproducibili. Gli stessi sono stati
applicati nella sperimentazione di sistemi di sorveglianza basati su analisi integrate di dati sierologici, clinici e virologici,
verificando le associazioni tra teorici fattori di rischio e risultanze analitiche. Quantificati i casi di circolazione virale nei
periodi epidemici e post epidemici. Effettuata la caratterizzazione e l’analisi filogenetica dei ceppi influenzali isolati.
Realizzato un software per la raccolta e la gestione dei dati relativi all’arterite virale degli equini per la valutazione della
situazione sanitaria dei riproduttori maschi a dieci anni dall’O.M. 13 gennaio 1994. Trasferiti protocolli diagnostici e
materiali di riferimento agli IIZZSS e condotte prove interlaboratorio per la diagnosi indiretta, diretta e molecolare per
la valutazione dell’efficienza diagnostica del sistema.
5
Cellule somatiche nel latte ovino:
definizione del valore medio nazionale e del valore fisiologico
Rosati R.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
Obiettivo della Ricerca (Corrente 2000): determinare il valore medio nazionale delle cellule somatiche nel latte ovino
di massa e valutarne il contenuto fisiologico nel latte individuale. Sono stati scelti a caso in 4 regioni (Lazio, Toscana,
Sardegna e Sicilia) 187 allevamenti ovini dai quali sono stati prelevati 2169 campioni di latte per la determinazione
delle cellule somatiche (CS). La media geometrica generale delle CS è risultata di 1.133.000 cell/ml. (sarda 1.119.000;
15
convegno nazionale
comisana 1.148.000). Sono quindi stati scelti 16 allevamenti e da essi prelevati 1827 campioni di latte individuale e
di emimammella. Sono risultati infetti 357 campioni pari al 19,5%, con un valore medio di 403.000 cell/ml. Il livello
di infezione è stato significativamente differente tra la razza sarda (15,8%) e quella comisana (23,3%). La media
geometrica generale è risultata di 209.000 cell/ml (sarda 181.000; comisana 235.000). Il valore fisiologico è quindi
risultato pari a 265.000 cell/ml (sensibilità 30%; specificità 86%).
6
Studio sull’immunità ed efficacia del Vaccino RB51
nella bufala mediterranea
1Iovane G., 2Martucciello A., 3Pasquali P 3Adone R., 3Ciuchini F.,
2Astarita S., 4Pagnini U., 5Guarino A., 5Fusco G., 2Galiero G.
1,2,5Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno; 3Istituto Superiore di Sanità;
4Dip. Patol. San. Anim. Fac.acoltà di Medicina Veterinaria–Università di Napoli
Il presente lavoro ha inteso valutare l’innocuità e l’attività immunogena del vaccino RB51 nella bufala mediterranea
allevata in Italia, al fine di evidenziare il protocollo vaccinale più indicato per questa specie capace di evocare una
solida immunità e di escludere ogni ecotossicità ambientale legata all’eventuale eliminazione del ceppo vaccinale
attraverso l’emuntorio renale o mammario. Dallo studio condotto si evidenzia che una significativa attività vaccinale
di tipo umorale sui bufali prevede di utilizzare una dose superiore a quella utilizzata per il bovino in un età compresa
preferibilmente tra i 6 e gli 8 mesi, e con un successivo richiamo. In merito all’innocuità, il vaccino RB51 ha dimostrato
di essere innocuo e sicuro per gli animali sottoposti al trattamento e di non avere effetti di ecotossicità ambientale. Per
quanto riguarda l’attività immunogena, i nostri dati indicano che l’RB51 induce una immunità sia umorale che cellulomediata robusta e di lunga durata.
7
Pneumo–neurotropismo di isolati H7N1 di influenza aviaria
ad alta patogenicità in topi infettati sperimentalmente
Rigoni M.1, Shinya K.2,3,4,5, Toffan A.1, Milani A.1, Bettini F.1, KawaokaY. 4,5,6,7, Cattoli G.1, Capua I.1
1OIE, FAO and NRC-Istituto Zooprofilattico delle Venezie; 2Graduate School of Medicine, Tohoku University, Japan;3 Faculty of Agriculture,
Tottori University, Japan; 4 Division of Virology, Department of Microbiology and Immunology,5 and International Research Center
for Infectious Diseases, Institute of Medical Science, University of Tokyo, Japan;6 Core Research for Evolutional Science and Technology, Japan Science
and Technology Agency, Japan; 7 Department of Pathological Sciences, School of Veterinary Medicine, University of Wisconsin-Madison, USA
Scopo: comparare la patogenicità in topi Balb-C di virus di influenza aviaria, sottotipo H7N1 ad alta patogenicità, in
presenza o assenza di mutazioni nel gene PB2 correlate alla virulenza e all’adattamento del virus all’ospite mammifero;
in particolare la E627K e la D701N.
Selezionati tre ceppi isolati nel corso dell’epidemia italiana del 1999/2000: uno con lisina (L) in PB2 627, due con
glutammato (E) in PB2 627. Gli isolati possedevano aspartato (D) in 701. Tutti e tre i ceppi si sono dimostrati pneumo
e neuropatogeni per il topo. Il ceppo con PB2 E627L causava lesioni più gravi e mortalità più elevata. Non è stata
riscontrata nessuna mutazione in PB2 701. I risultati dimostrano come virus influenzali del sottotipo H7N1 possono
acquisire naturalmente la mutazione in PB2 E627L, con correlato aumento della virulenza e della capacità infettante.
La mutazione D701N non è essenziale per la replicazione di H7N1 in topo.
16
convegno nazionale
8
Antrace: non solo bioterrorismo!
Fasanella A.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e Basilicata
A seguito degli episodi di bioterrorismo dell’autunno del 2001, tutti i paesi dovettero adottare entro tempi brevi dei criteri di
sorveglianza passiva coinvolgendo quei laboratori che nel corso degli anni avevano lavorato su una patologia fino ad allora
sconosciuta alla gran parte dell’opinione pubblica. Per l’Italia fu adottato un test PCR, messo a punto dall’IZS PB, basato
sull’amplificazione di sequenze nucleotidiche specifiche per Bacillus anthracis. Tale test (risultato RC 1999) ha contribuito
ad affrontare e risolvere in tempi brevi quella fase di emergenza. Negli anni seguenti sono stati finanziati altri progetti per
affrontare e prevenire in maniera efficace eventuali e più gravi emergenze legate all’antrace: 1) è stato costituito un database
genetico dei ceppi di B. anthracis circolanti in Italia, da cui emerge che nel nostro paese sono presenti 10 genotipi diversi;
2) è stato introdotto il vaccino Sterne in sostituzione dei vecchi vaccini Pasteur, che oltre ad una maggiore maneggevolezza
garantisce una maggiore innocuità e protezione degli animali; 3) è stato sviluppato un vaccino acellulare che rappresentano
la base di partenza per la costituzione di un vaccino umano contro l’antrace tutto italiano.
9
Genotipizzazione e caratterizzazione dei principali fattori di virulenza
in Campylobacter jejuni di isolamento umano ed animale
Parisi A.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata
Sebbene numerosi geni siano stati correlate alla virulenza di C. jejuni, le relazioni tra questi geni e le fonti di
isolamento del microrganismo non sono chiare. In questa ricerca 155 ceppi di isolamento umano ed animale sono
stati caratterizzati mediante Amplified Fragment Lenght Polymorphism. Inoltre è stata esaminata la prevalenza di 11
geni implicati nei meccanismi di colonizzazione, invasione e produzione di citotossina. Diversi dei genotipi individuati
comprendevano isolati umani ed animali, inoltre non si registravano differenze significative nella prevalenza dei fattori
di virulenza in funzione dell’origine degli isolati. Questo studio dimostra come sia importante approfondire la ricerca
per la individuazione di eventuali marker di patogenicità in questo microrganismo.
10
L’agalassia contagiosa delle pecore e delle capre:
un problema, alcune soluzioni
Tola S.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale dellla Sardegna
Il Mycoplasma agalactiae è l’agente responsabile dell’agalassia contagiosa nei piccoli ruminanti, patologia che oramai
da circa 5 lustri rappresenta un grave problema per l’allevamento sardo. Tale problema è ingigantito dal fatto che
l’economia zootecnica sarda ruota intorno alla produzione lattea. Il supporto finanziario del Ministero della Salute ha
permesso lo studio del genoma e del proteoma del batterio. Alcuni risultati ottenuti si sono rivelati utili sia per lo sviluppo di
sistemi diagnostici biotecnologici (Ricerca Corrente IZS SA 01/99 e IZS SA 06/01) sia per la produzione di vaccini. E’ stato
importante rilevare che nelle regioni dove insiste l’allevamento di ovini circola un solo ceppo di M.agalactiae. L’analisi
dei sieri provenienti da pecore naturalmente infette ha consentito l’identificazione e la caratterizzazione delle proteine
immunogene della membrana esterna e lo sviluppo di un kit diagnostico sierologico basato su proteine ricombinanti.
17
convegno nazionale
11
Salmonella abortus ovis: modello di studio multidisciplinare
Leori G.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna
L’IZS della Sardegna ha dedicato alla problematica dell’aborto causato da Salmonella abortusovis anni di studi.
Specifici progetti si sono avvalsi della collaborazione di gruppi di ricerca diversi, specializzati in differenti settori della
diagnosi, della patogenesi e della profilassi. Questo approccio multidisciplinare ha consentito l’ottimizzazione sia delle
spese che delle conoscenze impiegate. Fra i diversi risultati ottenuti: la produzione di mutanti che si mostrano stabili
ed incapaci di restaurare la virulenza, utilizzati sia nello studio del comportamento patogenetico che in protocolli
vaccinali; la scoperta che il meccanismo dell’aborto è probabilmente legato alla modulazione della risposta Th1-Th2;
la messa a punto di una tecnica ELISA in grado di rivelare e distinguere gli anticorpi specifici; lo studio di metodiche
in grado di valutare l’andamento dell’immunità cellulo-mediata e i suoi mediatori.
12
Bioindicatori e Registro Tumori Animali:
tra passato e presente guardando al futuro
Ferrari A
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Anno 1985 nasce la collaborazione Istituto Zooprofilattico/IST-Ge.
Obiettivi: Diagnostica istopatologica veterinaria; elaborazione dati a fini epidemiologici per tassi di incidenza e linee
di tendenza, descrizione dell’oncologia veterinaria e comparazione interspecifica a scopo predittivo. Organizzazione:
rete territoriale locale, flusso standardizzato dati, laboratori di diagnostica istologica operanti in qualità con criteri
classificativi/codificativi standardizzati, archiviazione-elaborazione dati, web-publishing. Rete nazionale costituita da
network territoriali (IIZZSS, Università) con protocolli operativi condivisi. Risultati: stime popolazione (Genova, ‘98,
‘01); diagnosi (5600 casi, cani 3845, gatti 1618, anni ‘02-‘06), tassi di incidenza a 100000 (Veterinari Cancer
Society,’99), 6 ring test. Collaborazioni: Ist. Oncologico Bucarest (2007), AFIP, Washington, DC.
18
convegno nazionale
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Epidemiosorveglianza della fauna selvatica in Italia:
l’esempio dell’influenza aviare e di alcune altre zoonosi
Orusa R., Lo Valvo T., Robetto S.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Il CeRMAS è coinvolto nella diagnostica e ricerca, divulgazione di risultati scientifici in congressi nazionali e internazionali,
organizzazione di incontri per incrementare le conoscenze sulle malattie della fauna selvatica.
Le ricerche sulle zoonosi che interessano gli animali selvatici, sono approvate e sovvenzionate dal Ministero della
Salute che riconosce al selvatico il ruolo di indicatore della salute ambientale e di potenziale diffusore di malattie.
Gli studi epidemiologici e l’attività di sorveglianza sono strutturati considerando la movimentazione della fauna selvatica
attraverso i confini regionali o provinciali, i piani di monitoraggio sanitario negli animali domestici, il potenziale rischio
correlato alla caccia e al consumo di selvaggina e sono volti al controllo di patologie emergenti come influenza aviare,
TBC e salmonellosi.
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Epidemiologia dell’infezione da salmonella in allevamenti suini
a ciclo chiuso del nord Italia
Merialdi G.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna
Uno studio longitudinale sull’infezione da Salmonella è stato condotto in quattro allevamenti a ciclo chiuso del Nord
Italia. La siero-prevalenza nelle scrofe è risultata compresa tra il 93,8% e il 100%. Nei soggetti in accrescimento
la massima percentuale di soggetti sieropositivi è stata riscontrata fra 210 e 270 giorni di vita. Salmonella è
stata isolata da campioni fecali in 3 dei 4 allevamenti. In 2 allevamenti nessun isolamento è stato ottenuto dai
linfonodi ileo-ciecali alla macellazione. I risultati raccolti sono indicativi di una elevata diffusione dell’infezione sia
nei riproduttori che negli animali in accrescimento. Si evidenzia inoltre come il lungo periodo di ingrasso, tipico
della produzione suinicola nazionale, potrebbe rappresentare un ulteriore fattore di criticità nelle operazioni di
riduzione della prevalenza che dovranno essere messe in atto nel prossimo futuro in ottemperanza al Regolamento
CE 2160/2003.
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Epidemiologia delle infezioni enteriche da Salmonella spp.,E.coli O157
e Campylobacter spp. in Sicilia con particolare riferimento
all’emergenza di ceppi con antibiotico-resistenza
Di Noto A.M.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia
L’indagine è stata condotta al fine di valutare l’emergenza di resistenze ai farmaci antimicrobici in quei microrganismi
responsabili delle principali infezioni enteriche come Salmonelle, Campylobacter, ed E.coli verocitotossici. Lo studio
è stato condotto sia su campioni di alimenti, circa 1000 campioni, che su stipiti di origine umana utilizzando
sia metodologie tradizionali che innovative quali PCR, fagotipizzazione, AFLP e PFGE. Gli alimenti, in particolare
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convegno nazionale
rappresentano il punto di esposizione più prossimo al consumatore e i dati sulla loro eventuale contaminazione , con
particolare riguardo alla presenza di stipiti multi-resistenti, possono fornire un quadro epidemiologico rappresentativo
della prevalenza di resistenze agli antibiotici in microrganismi patogeni con un’ecologia strettamente legata al contesto
degli allevamenti. Dati ottenuti da questo studio hanno evidenziato, nella nostra area geografica, la circolazione
di cloni multiresistenti di alcuni sierotipi di Salmonella e Campylobacter epidemiologicamente legati agli animali da
allevamento.
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Ruolo degli animali domestici come serbatoio
di Antropozoonosi trasmesse da zecche
Caracappa S., Torina A.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia
La Ricerca Corrente finanziata dal Ministero della Sanità si è occupata della stima della prevalenza delle infezioni
da zecche nella popolazione umana di aree considerate “a rischio” e di individuare nella popolazione animale
di dette aree un campioni significativo da monitorare per stimare la prevalenza delle malattie trasmesse da
zecche nella popolazione animale serbatoio. Sono stati definiti i picchi stagionali delle specie di zecche coinvolte
nella trasmissione delle TBDs. La zona geografica di interesse in tale studio è la Regione Sicilia, trattandosi di
un’area in cui le MTZ sono endemiche. Tutti gli allevamenti considerati sono siti nel territorio dell’entroterra
siciliano, a circa 60 km dal capoluogo. Questi rappresentano la tipologia classica del sistema allevatoriale
siciliano, dove tra l’altro in maniera ben delimitata è presente una alta incidenza di MTZ nell’Uomo. Nei
grafici vengono riportate le sieroprevalenze per i patogeni studiati (A.phagocytophilum, R.conori, C.burneti)
nelle diverse specie a confronto (bovini, ovini, asini, cani) nelle stagioni considerate (inverno, primavera,
estate, autunno).
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Infezione da Mycoplasma bovis, un problema emergente in Italia:
indagini epidemiologiche e studio delle lesioni
Loria G.R.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia
Obiettivo della ricerca è stato quello di fornire elementi utili per la valutazione dell’impatto sanitario e del
ruolo patogeno di M. bovis in Italia. Nelle tre regioni di riferimento, che rappresentano le tipologie tipiche di
allevamento delle diverse realtà (vacche da latte, animali da carne, linea vacca vitello) oggetto dell’indagine
(Sicilia, Lazio e Lombardia) è stata evidenziata una elevata prevalenza di anticorpi e la contemporanea presenza
di ceppi di Mycoplasma bovis associati a severe lesioni polmonari. I ceppi hanno presentato caratteri di
resistenza a quasi tutti gli antibiotici saggiati ad eccezione dei Fluorochinoloni. I profili genetici ottenuti tramite
metodo RAPD, hanno raggruppato i ceppi italiani in un “unico gruppo” nel quale sono compresi anche la
maggior parte dei ceppi provenienti dal Regno Unito (UK); il ceppo di referenza di M.agalactiae. Mycoplasma
bovis può quindi essere riconosciuto, anche in Italia, quale agente primario nelle sindromi respiratorie dei
bovini ed in particolare causa di polmonite cronica caratterizzata da flogosi polmonare a carattere fibrino
necrotico.
20
convegno nazionale
18
Multiplex Elisa con anticorpi monoclonali per il riconoscimento
dei 7 tipi di virus aftosi
Brocchi E., Grazioli S.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna
Nonostante una sensibilità inferiore rispetto all’isolamento virale e alla PCR, la dimostrazione di antigeni aftosi tramite
ELISA rappresenta il metodo più efficace per la diagnosi rapida in casi clinici e per la tipizzazione dei virus isolati. La
ricerca descrive lo sviluppo di semplici test ELISA basati sull’uso di anticorpi monoclonali (AcM), per la tipizzazione di tutti i
sierotipi aftosi e la valutazione della fattibilità di un test ELISA “Pan-Afta” per la diagnosi di qualunque variante antigenica.
Concentrazioni limite virali variabili da 101,2 a 104,7 TCID50/ml per i vari sierotipi sono state tipizzate con combinazioni di
AcM tipo-specifici; inoltre un’ELISA basata su un unico AcM cross-reattivo ha rilevato i 7 sierotipi. La piattaforma di test ELISA
ha identificato e tipizzato correttamente tutti i diversi campioni del ring test internazionale (Phase XIX) organizzato da WRL.
19
Sviluppo, validazione e trasferimento di un pacchetto di diagnosi
in pcr per alcune malattie infettive del suino e del bovino
di importante rilevanza sanitaria.
Luini M.1, Astarita S.2, Bonilauri P.3, De Mia G.M.4, Faccini S.5, Ferrari M.6, Giammarioli M.4, Gualdi V.1, Magnino
S.7, Maietti L.1, Nigrelli A.5, Rosignoli C.5, Vicari N.7, Villa R.61, 3, 5, 6, 7
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, 2Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno;
4Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche
Gli obiettivi del progetto INTERPCR (www.interpcr.org) sono quelli di portare al confronto i metodi applicati in 9 laboratori
degli II.ZZ.SS per la diagnosi di alcune importanti infezioni dei bovini e dei suini. Fasi del lavoro: 1 Circolazione fra
i laboratori dei metodi utilizzati. 2 Confronto della sensibilità, praticità e costo di ciascun metodo. 3 Sviluppo e
standardizzazione dei metodi e valutazione della concordanza con i relativi metodi interni di riferimento per sensibilità
(generalmente nested PCR) mediante calcolo dell’indice K di Cohen. 4 Validazione dei metodi (prove interlaboratorio)
e calcolo di accordanza e concordanza. Per la diagnosi di ADV vengono descritte le fasi della selezione dei metodi
scelti per la fase 4 di validazione. Sono stati scelti e messi a confronto (calcolo indice K) un metodo di PCR diretta e
uno di nested in combinazione con 2 metodi di estrazione del DNA. Il confronto ha mostrato: concordanza ottima K
= 0,82, fra il metodo nested e il metodo diretto, in combinazione con il kit Qiagen. Il metodo di PCR diretta è stato
sottoposto a validazione in un circuito interlaboratorio (7 lab), con buoni risultati. Il metodo selezionato per ADV, così
come quelli validati per gli altri agenti target, possono essere raccomandati per l’uso nella diagnosi di routine.
20
Determinazione della presenza della PrPSc in muscoli
e ghiandole salivari di pecore sperimentalmente infette da scrapie
Vascellari M.1, Nonno R.2, Mutinelli F.1, Granato A.1, Pantani M.1, Bigolaro M.1, Angelo Di Bari M.2, Melchiotti E.1,
Marcon S.2, D’Agostino C.2, Vaccari G.2, Conte M.2, De Grossi L.3, Rosone F. 3, Giordani F. 3, Agrimi U.2
1 Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie; 2 Istituto Superiore di Sanità; 3 Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana
Al fine di approfondire la patogenesi della malattia e di individuare i possibili tessuti infettanti, è stato avviato uno
21
convegno nazionale
studio mirato a valutare e quantificare la presenza di PrPSc nel tessuto muscolare e nelle ghiandole salivari di pecore,
sperimentalmente e naturalmente infette da scrapie, grazie alla messa a punto ed all’affiancamento di diverse
metodiche diagnostiche. Le metodologie impiegate comprendono le tecniche Western blot, immunoistochimica, PET
(paraffin embedded tissue) blot ed ELISA, mediante utilizzo di diversi anticorpi primari anti PrPSc. I risultati preliminari
dello studio confermano la presenza della PrPSc nei muscoli scheletrici, come già riportato in bibliografia, mentre
evidenziano per la prima volta la presenza di proteina prionica patologica nell’epitelio secernente e dei dotti delle
ghiandole salivari maggiori e minori di pecore affette da scrapie.
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Indice mutazionale dei Lentivirus degli ovini e dei caprini:
ripercussioni sulla diagnosi di laboratorio.
Giammarioli M.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche
Le infezioni da Lentivirus degli ovini e dei caprini sono responsabili di significative perdite economiche. La loro elevata
variabilità genetica e l’ampio spettro d’ospite complicano le procedure diagnostiche e l’implementazione di piani di
controllo. La diagnosi di routine è basata su tests sierologici e il successo ottenuto in diversi programmi di controllo
indica che questi possono essere efficacemente utilizzati. La scelta di appropriati peptidi da utilizzare come antigeni
diventa comunque determinante per lo sviluppo di prove ELISA efficaci. Di recente, è stata evidenziata una certa
eterogeneità antigenica fra stipiti MVV-like e CAEV-like, condizionante la performance dei test ELISA. Dai risultati
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convegno nazionale
ottenuti da uno studio condotto su ovini sperimentalmente infettati con due genotipi differenti di SRLV si evince che la
eterogeneità dei Lentivirus degli ovini e dei caprini condiziona prevalentemente la diagnostica precoce dell’ infezione.
Da qui la necessità di disporre di strumenti biomolecolari adeguati per identificare il genotipo circolante ed utilizzare
antigeni virali più simili a quelli diffusi tra le popolazioni soggette a controllo. Pertanto il monitoraggio della variabilità
genetica ed antigenica dei virus circolanti, rappresenta un requisito essenziale per evitare insuccessi diagnostici.
22
Genotipizzazzione di ceppi di Clostridium perfringens
mediante multiplex PCR
Rosignoli C., Faccini S., Franzini G., Costa A., Nardi M., Nigrelli A.D.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emila-Romagna
La definizione delle sequenze geniche codificanti le più importanti esotossine prodotte da Clostridium perfringens ha
recentemente permesso la messa a punto di tecniche di genotipizzazione dei ceppi mediante l’applicazione di test che
utilizzano la reazione a catena della polimerasi (PCR). Scopo del presente lavoro è stato quello di rilevare, mediante
una “multiplex PCR”, la presenza dei geni cpa (tossina α ), cpb1 (tossina β1), cpb2 (tossina β2), etx (tossina ε), iap
(tossina ι) e cpe (enterotossina) in ceppi di C. perfringens isolati da animali di interesse zootecnico con patologie
enteriche ed enterotossiemiche e da alimenti di origine animale. Ceppi di campo isolati da diversi animali: totale 415 (234 bovino; 98 suino; 56 coniglio; 14 sp. aviari; 13 ovi-caprini).
Considerati globalmente i 415 ceppi di C. perfringens sottoposti al test di genotipizzazione hanno fornito i seguenti
risultati: presenza del solo gene cpa in 272 ceppi (65,5%), dei geni cpa + cpb2 in 135 ceppi (32,5%), cpa + cpb1 in
4 ceppi (1,0%), cpa + cpb1 + cpb2 in 2 ceppi (0,5%) e cpa + cpe in 2 ceppi (0,5%).
Analizzati 98 campioni di alimenti di origine animale per la ricerca di forme vegetative di C. perfringens. Tra questi
11, pari all’11,2%, sono risultati positivi. Tutti i ceppi di C. perfringens sottoposti al test multiplex PCR hanno presentato
il gene cpa. Un solo ceppo, isolato da muscolo suino, presentava oltre al gene cpa anche il gene cpb2. Nessun isolato
è risultato portatore del gene cpe codificante per l’enterotossina, fattore di patogenicità specifico nelle tossinfezioni
alimentari nell’uomo.
I risultati ottenuti dall’analisi dei ceppi di C. perfringens isolati da animali con enterite o enterotossiemia fanno emergere
il dato dell’elevata prevalenza dei genotipi riconducibili ai tossinotipi A (65,5%) e A + beta2 (32,5%). Questo risultato
depone a favore dell’opportunità di inserire le valenze relative alle specifiche tossine (α e β2) nei vaccini utilizzati per
prevenire queste patologie. Il basso dato di prevalenza dei ceppi portatori del gene per l’enterotossina sembra invece indicare che gli animali di interesse zootecnico non siano da ritenere il principale serbatoio dei ceppi responsabili delle
tossinfezioni nell’uomo.
Sicurezza alimentare
23
Le infezioni da Escherichia coli produttori di verocitotossina (VTEC) in Italia
Caprioli A., Morabit S., Scavia G., Fabio Minelli F., Marziano M.L., Tozzoli R., Fioravanti A., Graziani C., Babsa S.
Istituto Superiore di Sanità
I progetti di ricerca corrente hanno consentito di rafforzare l’attività di ricerca, sorveglianza e controllo sulle infezioni
da VTEC condotta dall’ISS in campo veterinario e medico. Su questa tematica, l’ISS ha svolto un ruolo di riferimento
tecnico-scientifico per le strutture del Servizio Sanitario Nazionale (Istituti Zooprofilattici Sperimentali, ARPA, laboratori
23
convegno nazionale
di microbiologia clinica) e ha rappresentato l’Italia in numerose iniziative a livello europeo. Nel 2006, l’ISS è stato
designato dalla Commissione Europea quale Community Reference Laboratory (CRL) for Escherichia coli, including
Verotoxigenic E. coli (VTEC), e dal Ministero della Salute quale Laboratorio Nazionale di Referenza (NRL) per E.coli.
24
Valutazione del rischio tossicologico di residui e contaminanti
negli alimenti di O.A.
Mantovani A., Baldi F., Frazzoli C., La Rocca C.,.Lorenzetti S., Macrì C., Maranghi F., Moracci G., Tait S., Tassinari R.
Istituto Superiore di Sanità. Dip. SAAN
Vengono presentati i risultati dell’attività di ricerca su alcuni aspettti critici per la valutazione del rischio:
a- la caratterizzazione tossicologica di potenziali interferenti endocrini (IE), quali contaminanti di pascoli/mangimi
(HCH, bisditiocarbammati, organofosforici) e molecole utilizzate in zootecnia (indazoli, azidi);
b- la messa a punto di nuovi approcci per l’identificazione di meccanismi di azione di IE (tossicogenomica) e di attività
biologiche associate a contaminanti in mangimi ed alimenti (biosensoristica)
Infine, vengono descritte le attività di comunicazione mediante il sito dedicato agli IE http://www.iss.it/inte, che dal
2007 comprende EDID, la prima base di dati sulle interazioni fra IE e componenti della dieta.
25
Ricerca delle proteine animali nei mangimi in Italia:
uno studio di riproducibilità
Abete M.C., Ingravalle F., CrescioM.I., Ru G.
Istituto Zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta
Per verificare la qualità dei controlli ufficiali per prove di tipo qualitative vengono generalmente calcolati (1)accordo
inter-lettore per ogni coppia di analisti ( k di Cohen, (2) k-overall per ogni analista e (3) k-combined per tutti gli
analisti. L’accordo tra i diversi laboratori (accordo inter-laboratorio) basato sui risultato dei diversi analisti appartenenti
allo stesso laboratorio non viene invece calcolato, a causa della mancanza di un indice statistico adeguato. Scopo
del lavoro è sia valutare la riproducibilità del controllo ufficiale per la presenza di proteine animali trasformate nei
mangimi sia stimare l’accordo inter-laboratorio per ogni laboratorio con l’applicazione del metodo bootstrap. Lo
studio ha coinvolto 13 differenti laboratori (n=47 partecipanti). La riproducibilità del metodo si è dimostrata elevata,
inoltre il metodo bootstrap si è dimostrato valido nella determinazione dell’accordo inter-laboratorio.
26
Individuazione di un marker per la verifica del latte proveniente
da allevamenti biologici
*Decastelli L, *Gallina S, Pattono D, °Civera T
* Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta; °Università di Torino
L’attività è stata svolta in collaborazione con 4 IIZZSS e con 3 Facoltà dell’Università di Torino.
Sono stati analizzati 92 campioni di latte (11 di latte tradizionale e 81 di latte biologico) per la ricerca di antiossidanti di sintesi
(gallati, BHA, BHT), impiegando il metodo di Pinho et al. (2000) modificato. Gallati e BHA non sono mai stati rilevati. Il BHT
e la sua aldeide, invece, sono stati riscontrati in tutti i campioni di latte “tradizionale” ed in 18 campioni di latte biologico. Il
24
convegno nazionale
ritrovamento di antiossidanti di sintesi nel latte biologico, soprattutto nel periodo invernale, evidenzia un impiego improprio di
mangimi “convenzionali” anche per l’integrazione nell’allevamento biologico. La rilevazione di alcuni antiossidanti sintetici nel
latte potrebbe essere un utile strumento per monitorare l’utilizzo fraudolento di tali sostanze nei mangimi nella filiera biologica.
27
Bioaccumulo di contaminanti ambientali tossici e persistenti (diossine)
nella filiera zootecnica bufalina ed ovi-caprina: studio chemiobiocinetico
e prevenzione del rischio bio-tossicologico
Serpe L., Gallo P. , Vinci F., Fabbrocino S. , Di Domenico, A., Brambilla G., Fochi I., Iacovella N., De Filippis S.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno
Gli animali al pascolo possono essere esposti a PCDD, PCDF e dl-PCB attraverso alimenti ed ambiente. Nel “pacchetto
igiene”, la redazione e l’utilizzo di linee guida per identificare le fonti di contaminazione e minimizzare l’esposizione degli
animali da latte,è indicato quale efficace strumento di prevenzione primaria. Tale strumento si deve avvalere di saggi di
screening. Pertanto, è stato valutato il saggio DR CALUX in campioni di latte fortificati con differenti profili di PCDD, PCDF e
dl-PCB. Il confronto con il metodo di conferma HRGC/HRMS EPA 1613 ha mostrato che il metodo DR CALUX sottostima il
livello di contaminazione in termini di WHO-TEQ totale, laddove è rilevante il contributo dei dl-PCB. Infine, è stato valutato
il possibile errore casuale, dovuto all’escrezione di diossine nel latte in base allo stato fisiologico della mandria.
28
Biocontrollo di E. coli verotossici:
comparazione fra attività antibatterica di batteriofagi ed antibiotici
Viscardi M., Auriemma C., Capuano F., Iovane G.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno
In questo studio abbiamo isolato e caratterizzato due fagi litici verso ceppi di E. coli verocitotossici (VTEC). L’attività
antibatterica dei fagi è stata testata in vitro, parallelamente a quella di 14 diversi antibiotici, su 250 isolati O157, 15
VTEC non O157 e 75 E. coli non patogeni (collezione ECOR). I due fagi lisavano il 94% dei coli VTEC contro solo
il 15 % di quelli non patogeni. La determinazione della produzione di verotossine in vitro ha mostrato un rilascio
L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia rappresenta un punto di riferimento per la comunità
scientifica, occupandosi del controllo delle malattie
infettive e diffusive degli animali, della prevenzione e
del controllo delle zoonosi, della sicurezza alimentare
e dei controlli di filiera attività che nella Sanità Pubblica
Veterinaria e nel comparto zootecnico rivestono un
ruolo non secondario nella economia regionale.
25
convegno nazionale
3-5 volte superiore trattando le colture con gli antibiotici che con i fagi. Inoltre, il 30-50% dei batteri che durante
la sperimentazione divennero resistenti ai fagi risultarono meno virulenti dei parentali d’origine. I fagi sono risultati
efficaci e selettivi, con interessanti presupposti terapeutici ed a minor impatto ambientale degli antibiotici.
29
Trattamento con desametasone impiegato come promotore di crescita:
alterazione di parametri emotochimici e confronto con la determinazione
dei residui in urine e tessuto epatico
Angeletti R., Pozza G., Contiero L., Stefani A., Moro L., Ravarotto L.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie
Un gruppo di vitelloni è stato sottoposto a trattamento con desametasone per os con dosaggi di 0,75 mg/capo/dì. Nel
corso della prova monitorate le alterazioni ematochimiche e gli incrementi ponderali: confronto dei dati rispetto al gruppo
di controllo. Per la rilevabilità dei residui si è impiegata la tecnica HPLC/MS/MS in prelievi urinari e, in sede di macellazione,
in campioni di fegato. I rilievi ematochimici hanno evidenziato che molti parametri risultano significativamente alterati
per gli animali trattati rispetto a quelli di controllo. La presenza di residui nelle urine, evidenziabile in tutti gli animali del
gruppo per tutta la durata del trattamento, scende in soli 3 giorni sotto i 0,5 ppb. La presenza di residui a livello epatico
fino a due giorni di sospensione supera i 2 ppb e, comunque, risulta evidenziabile (0,7 ppb) fino al quarto giorno.
30
Analisi del rischio microbiologico nel consumo di alimenti.
Applicazione di tecniche biomolecolari per il rilievo e la caratterizzazione
di bacterial foodborne pathogens
La Salandra G.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata
Nonostante l’applicazione generalizzata nei paesi sviluppati dei sistemi di controllo ed autocontrollo degli alimenti, le malattie
dell’uomo a veicolo alimentare rappresentano, a livello globale, una tematica di sanità pubblica di estrema importanza.
I risultati dell’ attività di ricerca scientifica sulla caratterizzazione enterotosssica e genotipica degli isolati di S. aureus in
prodotti di origine animale, che ha coinvolto diversi II.ZZ.SS. e Istituti Universitari, , hanno evidenziato una elevata capacità
di sintesi dei fattori di virulenza ed una elevata variabilità genetica degli isolati. Questi strumenti di indagine epidemiologica
possono aiutare a definire le fonti di contaminazione degli alimenti e favorire l’analisi e la gestione del rischio.
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convegno nazionale
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Presenza di Vibrio parahaemolyticus patogeni isolati da alimenti ittici
ed acque del medio-basso Adriatico
Ottavini D.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche
V. parahaemolyticus, V.vulnificus e V.cholerae non O1 sono responsabili di gastroenteriti acute e patologie sistemiche
legate al consumo di prodotti ittici ed al contatto con acqua di mare.
Obiettivi di questo lavoro erano:
– valutare la prevalenza di questi microrganismi in alimenti ittici ed acque
– valutare la patogenicità degli isolati attraverso la loro caratterizzazione molecolare e tossicologica.
Nel biennio 2002-2004 sono stati analizzati 513 alimenti ittici e 132 acque di mare. V.parahaemolyticus è
stato isolato da 52 alimenti ittici (10%) e da 13 acque (9.8%), mentre V.vulnificus e V.cholerae non O1 non
sono mai stati isolati. 1 isolato di V.parahaemolyticus possedeva il gene tdh e la relativa tossina TDH risultava
espressa anche a livello fenotipico; 3 isolati di V.parahaemolyticus possedevano il gene trh. Tutti gli isolati di
V.parahaemolyticus risultavano citotossici. Questi risultati evidenziano che la contaminazione dell’ambiente
marino da parte di V.parahaemolyticus rappresenta un problema igienico sanitario da non sottovalutare.
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Tracciabilità individuale e razziale delle carni bovine
Biagetti M.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Umbria e delle Marche
La garanzia della tracciabilità della carne bovina lungo tutta la filiera è importante per la sicurezza alimentare e per
le esigenze di trasparenza del consumatore. A tale scopo è stata messa a punto una tecnica biomolecolare in grado
di produrre un profilo genetico caratteristico di ciascun individuo (“DNA Fingerprint”) basata su sequenze di DNA
altamente variabili (polimorfismi genetici), i microsatelliti o STR (Short Tandem Repeats). La verifica della tracciabilità
della carne bovina si basa sul confronto dei profili genetici derivanti da campioni di sangue prelevati da bovini vivi
e da campioni di carne cruda, lavorata o cotta provenienti dagli stessi soggetti, prelevati in sede di distribuzione al
commercio. Per rendere statisticamente valida la caratterizzazione di ciascun individuo, ciascun profilo è stato ottenuto
amplificando 11 loci di microsatelliti mediante multiplex-PCR. I risultati ottenuti hanno confermato la corrispondenza
dei profili ottenuti da animali e carni derivate, dimostrandone il potenziale uso per garantire la tracciabilità delle carni
bovine. Può inoltre trovare applicazione nell’assegnazione tra individui e loro razza di origine.
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Le Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili degli ovini:
il problema dell’eventuale presenza dei prioni nel latte
e la genetica come soluzione per la biosicurezza alimentare.
Ligios C.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna
Le Encefalopatie Spongiformi Trasmissibili (EST) degli ovini, dopo la crisi della emergenza BSE, sono diventate un
problema in bilico tra sanità pubblica ed animale, in particolare nelle regioni dove l’allevamento ovino gioca un ruolo
27
convegno nazionale
economico importante. A seguito del riscontro di prioni nella mammella colpita da mastite in animali con scrapie
naturale e sperimentale, l’attività di ricerca dell’IZS della Sardegna tende a dare una risposta al quesito sulla possibile
presenza di prioni nel latte. Con i risultati degli studi sulla genetica legata alla sensibilità degli animali recettivi alla
scrapie, l’IZS della Sardegna conferma la validità della selezione genetica nella resistenza alla scrapie come valido
approccio alla soluzione dell’eventuale rischio sanitario.
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Rischio di acquisire la Toxoplasmosi attraverso gli alimenti:
opportunità di controllo nell’animale e nell’uomo
Vesco G.
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sicilia
Scopo della ricerca: Indagine sulla sieroprevalenza di Toxoplasmosi in specie animali destinate al consumo umano,
quali: suini, ovini-caprini, bovini, equini; determinazione della diffusione di Toxoplasmosi in donne gravide;
individuazione delle vie più probabili di contagio umano in gravidanza attraverso lo studio delle abitudini alimentari.
Risultati e conclusioni: La sieroprevalenza rilevata nella specie ovina è risultata pari al 49.1%, nella specie suina è
risultata del 20,38%, nella specie equina è risultata del 28,2%, nella specie bovina non è stato riscontrato alcun
animale sieropositivo macellato entro 4 anni di età.
Ai fini della ricerca sono state arruolate 2446 donne in gravidanza per il dosaggio delle IgM toxo-specifiche, con il
riscontro del 7.78% di sieropositività, con 28 sieroconversioni.
La prevalenza di Toxoplasmosi tra le specie destinate al consumo umano è risultata superiore alla media europea, ed
in considerazione della elevata probabilità che la carne di animali infetti contenga cisti tissutali di T. gondii, la via di
contagio alimentare per l’uomo è significativa e l’assunzione di prodotti di origine animale contaminati rappresenta il
maggiore rischio di trasmissione della Toxoplasmosi in gravidanza.
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28
L’industria degli animali
da compagnia
“Noi tutti siamo d’accordo sul
valore emozionale degli animali da compagnia. Tuttavia,
il loro impatto economico è
spesso sottovalutato. E’ ora
che l’industria degli animali
da compagnia sia presa in
seria considerazione a livello
europeo”.
Così si è espressa, parlando
all’assemblea generale dell’Unione Europea Veterinari Pratici
(UEVP), la professoressa Ellen
Bjerkas, norvegese, presidente
della Federazione delle As-sociazioni Veterinarie Europee degli Animali da
Compagnia (FECAVA).
Parlando dell’importanza dell’animale nella società, la relatrice ha ricordato che non è solo il
valore dell’animale in sè stesso (sebbene un cucciolo di razza pura di 8 settimane possa costare,
in Norvegia, come una manza di 20 mesi) che
va valutato, ma anche quanto costano la sua
cura e il divertimento che da esso si vuole trarre.
In Svezia, i proprietari spendono in media 1.000
Euro all’anno per il loro animale. In questa importante partita economica rientrano gli allevatori,
l’alimentazione, le esposizioni, gli addestratori,
l’assicurazione e, non ultima, l’assistenza veterinaria.
Purtroppo l’importanza dell’industria dell’animale
da compagnia è poco o nulla riconosciuta dalla
politica europea, come dimostrato dall’assenza
di finanziamenti ad hoc nei programmi di ricerca
comunitari.
Il ruolo
delle organizzazioni
veterinarie
Nel corso dell’ultima assemblea generale della FVE, i presenti hanno calorosamente porto il benvenuto all’Associazione dei Veterinari
Albanesi, di recente creata. Nell’occasione, il
IL
B
R
E
Direttore Esecutivo della FVE, Jan Vaarten, ha
ricordato che per noi abituati da tempo a questi
tipi di aggregazioni professionali, l’evento può
sembrare di poco conto. Al contrario, esso rappresenta un momento per ricordare che organizzare la professione attraverso associazioni,
fissandone gli indirizzi statutari, è essenziale
per il funzionamento stesso della professione.
Le Associazioni Veterinarie contribuiscono al
funzionamento degli stessi Servizi Veterinari
costituendo un trait d’union tra professione e
competenti autorità, adeguando l’attività dei
veterinari privati a quella dei Servizi Veterinari
e assicurando, nel contempo, un’aderenza ai
codici etici. Assumendosi la responsabilità della
registrazione dei veterinari, fissando e monitorando gli standard professionali, imponendo
una certa disciplina, le associazioni giocano un
ruolo vitale nel creare e mantenere una fiducia
pubblica e internazionale nella professione e
nei Servizi Veterinari.
Castrazione dei suinetti:
quali alternative?
“Sebbene la castrazione dei suinetti sotto le 3
settimane d’età, senza anestesia, sia legale,
la pratica risulta dolorosa e contrasta lo stato
di benessere dei suini. Da un punto di vista
etico, il benessere degli animali, considerati
esseri senzienti, deve essere bilanciato con
gli interessi umani”. E’ questo il commento
di Jan Vaarten, direttore esecutivo della FVE,
alla conclusione di un recente meeting della
SCFCAH (Standing Committee on Food Chain
and Animal Health) dedicato alla ricerca di
possibili alternative alla castrazione dei suinetti. Le conclusioni di tale manifestazione
suggeriscono alla Comunità Europea di porre la sua attenzione su questa problematica
tenendo conto degli aspetti scientifici, sociali
ed economici ad essa collegati. Si richiede
in particolare che tutte le persone coinvolte
nell’allevamento del suino siano portate a conoscenza del problema, organizzando seminari e conducendo studi di fattibilità sui riflessi
S
C
I
sociali, economici, ambientali e di benessere
animale che comporterebbe la messa al bando della castrazione dei suinetti.
La castrazione in condizioni di anestesia generale sarebbe la soluzione ideale ai fini di rispettare il benessere dell’animale, ma certamente
la pratica non può considerarsi un’alternativa
attuabile. Pertanto, partendo dal principio che la
pratica della castrazione deve essere ridotta, è
necessario trovare alternative etiche e realistiche.
Ricerche sui metodi atti a rilevare e a modificare
le caratteristiche negative delle carni dei maschi
interi, sulla separazione dei sessi, sulla possibilità
di ridurre i livelli di androsterone nei suini maschi
potrebbero a lungo termine rendere la castrazione dei suinetti non necessaria.
Condannati per crudeltà
verso il proprio cane
Due fratelli inglesi sono stati ritenuti colpevoli
di aver causato sofferenze a Rusty, un labrador
retriver di 9 anni, di loro proprietà. Al momento della visita da parte di ispettori della RSPCA
(Royal Society for the Prevention of Cruelty to
Animal), l’animale pesava 73 kg, camminava
a stento, cinque o sei passi prima di collassare
al suolo. I proprietari erano stati invitati più volte
a controllare il peso di Rusty e a interpellare un
veterinario, cose che non fecero nel modo più
assoluto. Secondo gli stessi il sovrappeso era dovuto all’età e a una forma di artrite che impediva
i movimenti.
Il cane fu sottrattto ai proprietari e sistemato in
un canile dove, con l’assistenza di un veterinario,
perse 22 kg.
I due fratelli, ritenuti responsabile dall’aver indotto sofferenze ingiustificate all’animale, ricevettero
una condanna a tre anni con la condizionale;
l’animale venne quindi restituito ai proprietari,
ma alla condizione che ad esso venisse garantita
un’adeguata assistenza.
Federation of Veterinarians of Europe (FVE).
Newsletter - December 2006/March 2007
A
RODENGO SAIANO - Via Moie 56/c
29
Produzione
Gnocchi
Tradizionali
e Ripieni
“La nuova
tradizione”
a cura di Carmelo Maddaloni
terza pagina
t
Luigi Ademollo (Milano 1764-1839), acquaforte.
Inferno, XII canto, I Centauri nel girone dei violenti.
t
Gustave Moreau (1826-1898) - Il Centauro stanco,
Museo Nazionale di Belgrado.
Tazza attica (V sec. a.C.), Eracle e i Centauri, Città
t del Vaticano, Museo etrusco.
Chirone
… tiene famiglia
D
a epoche remote inseparabili compagni di strada
dell’uomo cui hanno assicurato la sopravvivenza, gli
animali sono di casa anche nella mitologia (1), una sorta
di hit parade in cui talvolta incontrano l’immortalità.
Sebbene si parli di eventi successivi al Diluvio (2), secondo
la scuola di pensiero dell’epoca l’Olimpo, residenza dorata
degli dei, doveva passare un colpo di spugna sul binomio
spazio-tempo affinché fossero comunemente accettati sia
il concetto di eternità sia i castighi che avevano lo scopo
di dare un’aggiustatina all’approssimativa grammatica
della vita.
Più vicini agli umori terreni che alla divinità, i componenti
della famiglia a cominciare da Zeus, il boss, passano
30
con disinvoltura dalla mano tesa al tradimento, dalla
pace alla guerra, dall’amor sacro all’amor profano,
dalla mitezza alla violenza, dal sorriso al killeraggio,
dall’ortodossia alla collera, dall’ingenuità all’inganno,
dalla giustizia alla vendetta e allevano creature come
Aracne e Minotauro, Sirene e Centauri.
Figlia di un tessitore di Colofone di nome Idmone,
abilissima tessitrice della Lidia, Aracne osò sfidare la dea
Atena che indispettita dall’irriguardosa provocazione,
schiumante di rabbia fece la tela in mille pezzi. Disperata,
Aracne tentò d’impiccarsi ma con un gesto generoso, si
fa per dire, Atena le salvò la vita trasformandola in
ragno e condannandola in eterno a tessere stando
terza pagina
sospesa. Scrive Ovidio:«Vivi pure, ma
penzola, malvagia, e perché tu non
stia tranquilla per i giorni futuri, la
stessa pena sia inflitta alla tua stirpe e
a tutti i tuoi discendenti». (3) Qualche
secolo più tardi la zoologia assegnò
agli Aracnidi la classe degli Artropodi
Chelicerati cui appartengono i ragni.
Testa di toro e corpo umano, il
Minotauro esce da una vicenda ricca
di colpi di scena. Figlio di Zeus e di
Europa, divenuto re di Creta in lite
di successione con i fratelli, Minosse
pregò il dio del mare Poseidone
di mandargli un toro come vittima
sacrificale. Fu accontentato, ma il
toro era di una tale magnificenza
che Minosse ne sacrificò un altro al
suo posto. Ora viene il bello: essendosene innamorata
sua moglie Pasifae, dall’insana passione nacque il
Minotauro.
Metà donne e metà uccelli per le culture greca e romana
e in epoca post-classica raffigurate come metà donne e
metà pesci, di Sirene parla Omero (4) non descrivendone
il corpo ma soltanto la voce. Messo
in guardia dalla maga Circe, Ulisse
turò le orecchie dei compagni con
la cera e lui stesso si fece incatenare
all’albero della nave per tenersi
lontano dall’inganno. Esopo ci diverte
col corvo posato sull’albero e con un
pezzo di carne nel becco; insidiato
dalla volpe che ne loda il mantello
e ne vorrebbe sentire la voce, apre
il becco per un’esibizione ma in quel
momento la carne cambia … posto. Il
prezzo pagato alla vanità.
Per l’accostamento agli sportivi che
ahinoi scorrazzano per le strade con un motore su due
ruote i Centauri (5) godono di una più larga notorietà
e appartengono a una grande famiglia nella quale
cercheremo di mettere un pò d’ordine.
Figlio di Issione e di Nefele, la nuvola con le sembianze
della dea Era, Centauro, che venne al mondo metà
uomo e metà equino, fu il primogenito della … scuderia.
Ma per capire meglio bisogna fare un passo indietro:
re della Tessaglia a capo dei Lapiti, Issione sposò Dia,
figlia del re Deioneo cui in cambio aveva promesso ricchi
doni, ma quando costui mise la cambiale all’incasso,
Issione si mangiò la parola e scaraventò il suocero in
una fornace di carboni ardenti. Tiratosi addosso familiari
31
e amici per aver architettato una truffa di bassa lega
e un deprecabile omicidio, fu preso da sconforto ma
Zeus, incontrastato padre-padrone degli dei e signore
dell’Olimpo, espressione divina di pregi e difetti umani e
magliarosa di prodezze a luci rosse, mosso a pietà non
sappiamo se perché si era preso una cotta per Dia o
magari solo per metterlo alla prova appagando così un
disegno perverso di carità pelosa, gli inviò la bella Era,
sua terza moglie, una delle tante, ma Issione, che non
aveva né faccia né modi spendibili, senza pensarci sopra
due volte le mise le mani addosso.
Monarca farabutto ma anche un poco imbecille (6),
non chiedeva proroghe all’arroganza che spingeva
fino a rischiare pericolosi scontri coi vertici della cosa
celeste. Come ogni brav’uomo allergico alle corna,
sebbene impenitente protagonista della coppia di fatto
di alternanza pressocché giornaliera, Zeus montò su
tutte le furie, si riprese Era e la rimpiazzò con una
nuvola che le somigliava, di nome Nefele, col fermo
proposito di non farlo cadere nel gorgo delle tentazioni.
Ma Issione, autentico stantuffo animale, si unì a lei
e dall’accoppiamento nacque Centauro, un prodotto
disgénico mezzo uomo e mezzo cavallo. Di nuovo Zeus
perse le staffe ma stavolta non ebbe pietà e seduta stante
lo scaraventò nel Tartaro, il dipartimento dei dannati.
Laggiù, inchiodato a una ruota rovente che gira su sé
stessa, per tutti i secoli dei secoli dovrà fare buon viso a
cattivo gioco.
Guai a chi sfida la divinità, l’ordinamento non fa
sconti, chi sbaglia paga senza soluzione di continuità
fra misfatto e castigo, tuttavia tutto il mondo è paese e
anche i cristiani-canaglia devono vedersela con l’inferno
dove espìano, sebbene posticipatamente, ma, pare, per
l’eternità. Né, per quanto ne sappiamo, se la cavano a
buon mercato i reprobi devoti ad altre linee di sangue
celeste. D’altra parte, dove va a finire la serietà di
un qualunque dio signore e titolare di “un mondo da
cui nessun viaggiatore ritorna” se, salvati i puri e ben
sapendo che l’io morale entra sovente in avaria, non
distribuisce il catalogo dei divieti con allegati i rispettivi
deterrenti?
I tempi del processo e la certezza della pena erano il fiore
all’occhiello del marketing giudiziario, ma va anche detto
che l’amministrazione della giustizia era appannaggio
divino. Ben altri, oggi che l’appannaggio è terreno, sono
gli strumenti di cui gode il reo, dall’abolizione della pena
capitale alla messa al bando della tortura, dal diritto
alla difesa alla presunzione di innocenza, dai tre gradi
di giudizio agli ispettori del Ministero, dal Tribunale della
Libertà alla revisione del processo, dalla scarcerazione
terza pagina
per decorrenza dei termini al Tribunale del Riesame,
dall’escussione dei testi alle perizie psichiatriche, dalla
revisione del processo alla grazia del Capo dello
Stato, dal rito abbreviato al dispositivo “in dubio pro
reo”, dalle campagne dei mezzi d’informazione alle
manifestazioni di piazza, dalle sanzioni pecuniarie ai
Giudici di Pace, dai permessi straordinari alla libertà
vigilata, dall’indulto all’amnistia, dal condono agli sconti
di pena per attenuanti generiche e buona condotta, dal
patteggiamento agli arresti domiciliari, dalle residenze
dorate alle sovvenzioni per i collaboratori di giustizia,
dai risarcimenti al reinserimento sociale, dal sesso una
tantum ai lavori socialmente utili, dall’assistenza sanitaria
al conforto della fede, ecceteraeccetera.
Sudate conquiste radicalsociopoliticomoralcivili e
soprattutto una “Legge uguale per tutti” che in coda
prevede, sebbene non scritti, impercettibili “distinguo”
per far quadrare i conti di alcune … partite di giro.
Siamo d’accordo, nei tempi del processo e nella certezza
della pena c’è qualche smagliatura, ma vuoi mettere!
Torniamo al Centauro.
Tre le versioni: da Issione e Nefele, come lui ne nacquero
molti e furono detti anche Issionidi e Nubigeni, altri di
loro ebbero genitori diversi e infine si narra che sul monte
Pelio, nella parte orientale della Tessaglia, Centauro si
sia accoppiato con cavalle selvagge e abbia messo al
mondo figli simili a lui. Secondo la tradizione però tutti
i Centauri, tranne Chirone e Folo, furono generati da
Issione e Nefele, ma a differenza di quelli, attaccabrighe
e selvaggi, questi erano ospitali e ad avanzata sensibilità
buonistica. Secondo la specialità tipica della casa, Dante
li mette a rosolare nel girone dei violenti ma nella poco
invidiabile classifica del chiacchierato branco, con un
32
paio di endecasillabi candeggia l’immagine di Chirone
(7) maestro del Pelide Achille (8) proprio come aveva
fatto Esiodo (9) un paio di millenni prima. Potete pensarla
come volete ragazzi, ma queste sono testimonianze
“griffate” che tengono alto il Veterinary Pride.
Famiglia numerosa dunque, ma vuoi perché sui banchi
di scuola venne stimolata la fantasia, vuoi perché
furono messe al bando scorie devozionali o vuoi
perché quell’insieme di forme e cervello è esteticamente
armonioso, l’idea che si trattasse di un mostro non ha
mai avuto peso nel vagabondaggio dei pensieri possibili.
Insomma, quelle due metà hanno sempre trovato calda
accoglienza nei sobborghi affollati della simpatia.
Nel selvaggio corpo a corpo dei Lapiti contro gli uominicavallo si consuma la Centauromachia, un’orgia di sesso
e di sangue che prestandosi a sporchette campagne
mediatiche oggi passerebbe alla storia col nome di
Centauropoli. Ecco come andò. Piritoo, figlio di Issione e
Dia, li invitò alle nozze con Ippodamia, ma colti mentre
in preda ai fumi dell’alcol tentavano di palpeggiare
la sposa e di rapire le donne presenti, i Centauri
scatenano l’immediata reazione dei Lapiti che non la
prendono bene e con impeto fosforescente si scagliano
immantinente contro l’etilica prepotenza sporcacciona
ancorché irrispettosa dei princìpi che stanno alla base dei
doveri dell’ospite. Centuplicate dall’oltraggio le forze del
contrattacco hanno la meglio mentre, vistasela brutta,
i componenti del branco molti dei quali in fin di vita
girano … gli zoccoli e leccandosi le ferite si sganciano
dalla mischia con la coda fra le gambe. Omero dice
che furono orrendamente massacrati (10). Ora noi non
vogliamo mettere in discussione la parola di Omero,
per carità, sappiamo bene che la Centauromachia non
terza pagina
fu un reality show ma come vedremo non fu neppure
olocausto. E dalla guerra di Troia al ratto delle Sabine si
traduce in moneta pesante il pedaggio pagato al sesso
quando si passa dalle parole ai fatti.
«Color d’oro era la barba, color d’oro la chioma che
da sopra le spalle gli rispioveva fin giù a metà del petto
equino, volto dai lineamenti forti ed eleganti; collo,
spalle, mani, torace come quelli delle statue più celebrate
e così tutte le parti umane. Ma, sotto queste, anche le
forme equine sono impeccabili e per nulla inferiori …
». (11) Riamato, il Centauro Cillaro amò la centauressa
Ilonome ma nel corso della Centauromachia fu uno di
quelli che ci rimise le penne. Si sa che il cuore ragiona a
modo suo e Ilonome, buttatasi sull’arma che lo trafisse,
morì con lui secondo usanze ancora oggi di moda in
alcuni angoli dell’Asia dove la moglie si dà la morte
coricandosi sulla stessa graticola su cui viene arrostito il
coniuge defunto.
I lettori ci perdoneranno i salti di palo in frasca tuttavia
necessari per non perdersi lungo la strada del racconto.
A Eracle, l’eroe più popolare e più celebre di tutta la
mitologia classica, Euristeo, re di Tirinto e di Micene,
ordina di catturare il cinghiale che calava dal monte
Erimanto e nella regione della Psofide faceva piazza
pulita dei frutti della terra (12). Antica piaga, l’uomo non
gli ha mai perdonato la competitiva insaziabile voracità,
un derby da cui è sempre uscito con le pive nel sacco,
sopraffatto dall’invincibile armata di uteri iperattivi.
Eracle càpita nelle terre di Folo, il Centauro perbene che
lo ospita a tavola dove s’abbuffa di carne, ma quando
chiede del vino gli viene risposto che il contenuto dell’orcio
è un bene comune e non può essere manomesso.
Eracle insiste e Folo cede ma l’aroma sprigionato dalla
gustosa bevanda attira i Centauri che armati di enormi
pietre pretendono minacciosi i conforti alcolici. Vengono
costretti ad allontanarsi dai tizzoni ardenti e dalle frecce
di Eracle, una delle quali trapassa il braccio del Centauro
Elato e finisce nel ginocchio di Chirone, il Centauro che
al pari di Folo teneva aggiornata la contabilità delle
buone azioni. Pentitosi, Eracle estrae la freccia e sulla
ferita applica un farmaco pensato dello stesso Chirone.
Qualcuno calcola che sia questa la data di nascita della
nostra medicina.
Ma la ferita non guarisce e Chirone, in preda a
soprassalti depressivi, si trascina faticosamente al riparo
in una caverna. Senza scatenare quelle polemiche
che mandano in cortocircuito il buonsenso e con le
performances del miconsenta, il Piergiorgio Welby della
mitologia invoca la fine, ma l’immortalità di cui gode,
paragonabile alla vita eterna da noi conquistata grazie
alle macchine che ci fanno campare da mummie,
33
gli sottrae il diritto all’agognato trapasso. Il culto del
corpo sano a tutti i costi non accetta vie di mezzo, ma
diciamo la verità, dopotutto Chirone sa che non rischia
la pelle e poi quella verità diciamola fino in fondo, sia
pure con una ferita beante nessuno di noi rinuncerebbe
all’immortalità, alzi la mano chi non è d’accordo.
Il Palazzo prende a cuore l’andamento delle cose e Zeus,
che non perde di vista Chirone di cui è fratello per via
di Crono, padre di entrambi, non dimentica gli stretti
rapporti di parentela. Saggio per investitura divina e
garante sia del diritto alla vita che del diritto alla morte
ma segnatamente del diritto all’autodeterminazione di
cui ciascuno di noi gode al netto di sghembe contabilità,
decide di accontentarlo a patto però che qualcuno
prenda il suo posto. Enigmatico e tragico personaggio,
si fa avanti Prometeo che diventa immortale mentre
Chirone, riconosciuto vessillifero della nostra medicina,
può morire in pace.
Dunque Chirone non era figlio di Issione e Neféle
ma di Crono che si accoppiò a Filira tramutandosi in
cavallo per non insospettire la moglie Rea con cui aveva
concepito Zeus, e fu così che da travestito ebbe un figlio
metà cavallo e metà uomo che però, a differenza di altri
Centauri, non era violento. Omero lo definisce il migliore
fra loro (13), mentre Plinio sostiene che fu inventore della
botanica e della farmacopea (14). Nonno di Panopoli,
poeta greco del V secolo dopo Cristo, nel rievocare la
strage delle Baccanti, con un pizzico di rimpianto corre
col pensiero a Chirone (15). Saggio depositario della
conoscenza e precettore di Achille, il noto eroe greco
METODI E TECNOLOGIE DELLA
terza pagina
celebrato nell’Iliade, dalla ninfa Cariclo Chirone ebbe
una figlia, Ociroe, che aveva il dono della divinazione
ma quando se ne servì, dagli dei fu tramutata in cavalla.
Sembra che per l’ottusa Ociroe il cervello fosse un
optional, quel mandato infatti ce l’aveva sulla carta e
avrebbe dovuto sfruttarlo soltanto in linea teorica, ma
non averlo capito le costò caro e nel tempo di un amen
si trovò a nitrire.
Eracle ferisce il Centauro Pilenore e mette in fuga gli altri
che si disperdono in varie direzioni, alcuni raggiungono
il monte Malea, Eurizione il monte Foloe e Nesso il fiume
Eveno sulle cui rive Eracle, con imprudente candore e
disordinata allegria gli chiede di traghettare sua moglie
Deianira. Raggiunta l’altra sponda, Nesso ne approfitta e
tanto per non smentire il vizietto di famiglia tenta il colpo
ma l’urlo disperato di Deianira richiama l’attenzione di
Eracle che schiumante di rabbia prende la mira e con
l’occhio infallibile del cecchino con una sola freccia
spedisce Nesso all’altro mondo.
Privi di vitto e alloggio i Centauri superstiti vengono accolti
nella città di Eleusi da Poseidone, divinità del mare.
Fa arricciare il naso come un fritto di scarafaggi l’idea
che le pecorelle smarrite professioniste del prepotere e
praticanti del prendere, sulla debolezza della memoria
e sull’ingloriosa afasia del perdono trovino sempre una
comoda via di fuga, e allora non ci deve stupire se anche
i timorati, quelli che rigano dritto e non danno grattacapi,
vengono spesso tentati dalla vertigine della perdizione e
dai ritorti percorsi del male.
Che Chirone appartenga alle figure nobili della mitologia
e a pieno titolo occupi un posto di primo piano nella
mecca della medicina veterinaria non è l’esagerazione
retorica di uno sbandamento emotivo, è invece retorico,
questo sì, insistere sulla magnificazione del ruolo che
gli abbiamo ricamato addosso, ma i cantori della
professione capiranno e ci manderanno assolti.
L’uomo e il cavallo, che la favola ha unito per costruire
una monade biologica, è un binomio non scomponibile
fatto di un cervello e di un suo complice disciplinato.
Non c’è discontinuità d’azione e di pensiero fra uomini
e cavalli nell’epopea omerica, i greci celebrano il culto
del cavallo aggiogandolo al carro degli dei, gli arabi
gli attribuiscono origine divina e qualcuno ha scritto
che «davanti all’ingente bibliografia riguardante la
storia mitologica del cavallo, viene da chiedersi se
non sia piuttosto l’uomo la più nobile conquista di
quest’animale esemplare». E dalle incisioni rupestri alla
plastica compostezza cara ai maestri del Rinascimento,
dai cavalli “fotografati” di Giulio Romano ai cavalli
guasconi di Théodore Géricault, dalla penetrante
eleganza dei cavalli di Degas al dinamismo spaziale dei
cavalli di Boccioni, dalla fuga nell’infinito del “cavaliere
azzurro” di Kandinskij all’essenziale astrattezza dei
cavalli di Marino Marini, dal dramma dei cavalli di
Cassinari al retorico narcisismo dei cavalli di De Chirico,
dalla poetica del vero dei cavalli di Giovanni Fattori
alla tracotanza dei monumenti equestri, dall’eretica
tinteggiatura del “Cavallo rosso” di Marc Chagall ai
cavalli circensi tratteggiati di Toulouse-Lautrec, dai cavalli
degli spot pubblicitari ai cavalli della cultura occidentale
che li innalza agli altari degli animali d’affezione, spunta
solo in parte una biografia che non ha principio e non
ha fine.
Ultime notizie: mitologia, favolistica classica, bestiari
medievali e racconti per immagini su cavalli e assimilati
fanno un salto di specie e si aggiornano con le mucche
finte che pascolando sulle carte bollate si transustanziano
in un dieci per cento in più rispetto a quelle vere (16).
Non sarà facile distinguere le une dalle altre.
maddaloni
[email protected]
(1) Com’è noto il termine viene dal greco mithos (favola) e logos
(discorso).
(2) «Le favole», si legge in Cognizione della mitologia, Remondini
Editore, Bassano, 1822, «sono nella propria origine un’informe e
stravagante raccolta degli accidenti occorsi in quei tempi oscuri, che
succedettero al Diluvio, e durante quei primi stabilimenti che li figli di
Noé fecero in diversi paesi».
(3) «Vive quidem, pende tamen, inproba», dixit «lexque eadem poenae,
34
terza pagina
ne sis secura futuri, dicta tuo generi serisque nepotibus esto!» (Le
metamorfosi, libro 6, 136-138).
(4) «… ma le Sirene col canto armonioso lo stregano … », Odissea,
XII, 44.
(5) Dal greco kentauroi (quelli che trafiggono i tori), il termine è forse
affine al latino centuria (gruppo armato di cento uomini).
(6) Durante un comizio del generale Charles De Gaulle che mirava ad
accendere gli animi, dalla piazza salì un grido:«morte agli imbecilli!».
De Gaulle s’interruppe e all’anonimo interlocutore replicò:«Ardua
impresa, caro amico».
(7) «E quel di mezzo, ch’al petto si mira,
è il gran Chiròn, il qual nodrì Achille» (Inferno, canto XII, 70-71).
(8) Per forza fisica e morale mitico eroe greco nella guerra contro i troiani,
Achille era figlio di Peleo re dei Mirmidoni e della divinità marina Teti che
lo immerse nello Stige per renderlo invulnerabile tenendolo appeso per il
tallone, rimasta unica parte del corpo esposta alla vulnerabilità.
(9) «Chirone, sul Pelio selvoso, allevava il Pelide, veloce, superiore agli uomini,
ancora fanciullo» (Catalogo delle donne, frammento 204, 87-89).
(10) Iliade, Libro I, 263.
(11) Ovidio, Metamorfosi, Libro XII, 395-428.
(12) Apollodoro, Biblioteca, II, 5, 4.
(13) Iliade, Libro XI, 832.
(14) Storia Naturale, Libro VII, 196-197.
(15) «Ma toccando le ferite del tuo corpo che accende l’amore … ,
quale cresta coperta di fitti pascoli potrò attraversare per chiamare a
guarire la tua ferita il vecchio Chirone datore di vita?» (Le dionisiache,
Canto 35, 58-61).
(16) «Passata (speriamo) l’emergenza Mucca Pazza, l’Europa si accinge
ad affrontare l’emergenza Mucca Finta. La Corte dei Conti dell’UE
ha scoperto che in Slovenia metà della mandrie dichiarate per
accedere ai contributi europei semplicemente non esiste. È un valore
dell’intero continente, spesso apprezzato e decantato: la famosa astuzia
contadina. Gli sloveni non si sono presi nemmeno la briga di mettere nei
pascoli delle sagome di cartone a forma di mucca. Pare che i Paesi più
ricchi in mucche finte (cioè che dichiarano di avere molte più mucche
di quelle reali) siano i nuovi soci dell’Europa allargata, subito diventati
furbi come quelli che crearono l’Europa ristretta. Noi italiani, che siamo
soci di antica data, siamo un po’ più cauti, e le nostre mucche finte sono
soltanto il 10% di quelle dichiarate».
La Comunità Europea eroga ogni anno in sussidi all’agricoltura
48.466 miliardi di euro (Fonte: Unione Europea)
Da Style Magazine, supplemento al Corriere della Sera, Dicembre
2006, pagina 48
CANI AGGRESSIVI
I veterinari chiedono un osservatorio sui media
Un osservatorio sul modo in cui i media trattano il rapporto bambino-animale: lo chiedono
l’Aivpa (Associazione italiana veterinari per piccoli animali) e l’Asetra (Associazione studi
etologici e tutela della relazione con gli animali) al Ministero della salute, con una lettera
nella quale offrono anche la loro collaborazione per educare a prevenire i comportamenti
aggressivi dei cani. “A volte messaggi errati e pericolosi, spiega Raffaella Bestonso, presidente
AIVPA, vengono dati ai bambini e ai genitori durante trasmissioni televise. Vanno segnalati
e corretti tempestivamente poiché possono aumentare il rischio di situazionI pericolose e
drammatiche”. “Le misure finora prese, aggiunge Angelo Gazzano, presidente ASETRA, hanno sempre
riguardato norme di gestione degli animali sul suolo pubblico, mentre è ormai risaputo,
e ci sono statistiche a riguardo, che la maggior parte degli incidenti avviene in ambiente
domestico, con il cane di casa”.
Per promuovere quindi una corretta comunicazione sul ruolo degli animali in famiglia e
favorire una buona convivenza tra uomo e animale, Aivpa e Asetra offrono al Ministero e
alle scuole le competenze dei loro associati e materiale preparato da esperti riconosciuti a
livello internazionale (opuscoli, manifesti, Cd e programmi di lezioni).
Segreteria AIVPA
Associazione Italiana Veterinari Piccoli Animali
presso Medicina Viva - Servizio Congressi srl
Via Marchesi 26 D - 43100 Parma - tel. 0521-290191 - Fax 0521-291314
www.aivpa.it - [email protected] 35
in breve
ENPAV
S
empre più negli ultimi anni in tema di previdenza si sente parlare di tasso di sostituzione, sostenibilità
e adeguatezza della pensioni.
Ma cosa significano realmente questi termini?
In effetti nell’ultimo decennio si era sentito molto e solo parlare di metodo di “calcolo contributivo”
rispetto al metodo di “calcolo retributivo” con il quale erano organizzati i vecchi sistemi pensionistici
che prendevano a riferimento il reddito,o lo stipendio nel caso di lavoratori dipendenti, degli ultimi anni
lavorativi e da questo si calcolava la pensione.
Erano gli anni del boom economico italiano e i problemi ora presenti relativi all’allungamento della
aspettativa di vita, della contrazione delle nascite o del numero dei lavoratori attivi rispetto ai pensionati
allora non si ponevano.
La riforma del sistema pensionistico del 1995 operata dall’allora Presidente del Consiglio Dini, ha di
fatto introdotto il nuovo principio per cui i versamenti previdenziali vanno a finire in un conto personale
del tutto simile a un conto bancario.
La pensione dunque, non si calcola più in base al reddito, ma in base alla consistenza di questo conto
di accumulo che in termini tecnici prende il nome di “montante”.
Questo montante viene rivalutato nel corso degli anni per adeguarlo alla svalutazione del denaro e al
momento dell’andata in quiescenza viene suddiviso in tante parti quante sono gli anni di aspettativa di
vita media.
Di fatto le pensioni erogate con il metodo retributivo sono sostanzialmente più importanti rispetto a
quelle erogate con metodo contributivo e questo per diversi ordini di evidenti ragioni legate sia al
numero di anni di versamenti utili (con il metodo contributivo è possibile ottenere una pensione con
solo cinque anni di versamenti), sia all’entità dei contributi versati e ovviamente in presenza di redditi
medi contenuti la pensione non può che essere altrettanto contenuta poiché frutto esclusivo del piano di
accumulo del singolo professionista.
Ed è qui che entra in gioco il termine “tasso di sostituzione” come metodo per comprendere il valore che
mette in rapporto la pensione al reddito esplicitando in quale percentuale l’una sostituisce l’altro.
I calcoli attuariali indicano che mentre con un metodo retributivo si raggiunge circa il 60-80% del
reddito medio, con il metodo contributivo questa percentuale si abbassa fino a raggiungere valori
oscillanti tra il 30 e il 40 %.
Si pone quindi di rilievo la questione dell’adeguatezza della rata pensionistica rispetto alle aspettative
del contribuente che ambisce a mantenere costante o quanto meno di poco inferiore il suo tenore di vita
durante la sua vita da pensionato.
In questo senso appaiono sensate e in linea con le tendenze economiche le scelte operate dall’ENPAV
che ha cercato una formula in grado di coniugare gli effetti positivi dell’uno e dell’altro metodo
mitigandone nel contempo gli effetti negativi sia attraverso un costante monitoraggio del bilancio per
evitare possibili periodi di sofferenza sia attraverso la ricerca costante di fonti integrative che possano
irrobustire l’adeguatezza delle pensioni erogate.
Oscar Gandola
ECM
L
’inserimento di eventi/edizioni con data d’inizio successiva al 30 giugno, ancorchè accettato dal
sistema informatico ECM, non dà luogo al loro accreditamento.
Gli eventi/edizioni suddetti devono intendersi inseriti con riserva; attualmente l’accreditamento per tale
periodo è sostenuto dal mandato da parte della Commissione Nazionale Formazione Continua che in
occasione della riunione del 29 marzo 2007 ha autorizzato la proroga fino al 31 dicembre 2007, ma
il predetto atto dovrà essere sottoposto a ratifica da parte della Conferenza Stato/Regioni in occasione
della prima riunione utile (Roma, 18 aprile 2007).
N
essun evento formativo per medici veterinari è, al momento,
formazione continua, la segreteria).
36
presente sul sito ECM (Ufficio
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