Italian Association of Assistance Community Services - Education - Heritage Edizione Primavera 2009 Quarterly newsletter for the elderly, the housebound and carers. Editor Michele Sapucci Capire la nostra comunità Ciclo di consultazioni con gli italo-australiani Il Co.As.It., in quanto organizzazione principale che fornisce servizi alla comunità italiana di Sydney, ha un dovere ben preciso: capire quali sono i bisogni di assistenza degli italiani e cercare di fornire servizi che siano adeguati a questi bisogni, allo scopo di migliorare il benessere psicologico e sociale degli italiani che vivono in questo nostro paese. Per fare questo il Co.As.It. ha varato un suo piano strategico. Un piano strategico è un documento che descrive in dettaglio cosa l’organizzazione intende fare nel futuro per sostenere e aiutare i più bisognosi della nostra comunità e quali sono gli obbiettivi che intende raggiungere. Il piano strategico del Co.As.It. scadrà alla fine del 2009 e se ne sta preparando uno nuovo. Per verificare se gli obbiettivi stabiliti nel piano precedente sono ancora validi, se c’è qualche bisogno non ancora soddisfatto, se ci sono nuove necessità della comunità, per scrivere insomma questo nuovo piano strategico, il Co.As.It. ha deciso di organizzare un ciclo di consultazioni con enti e individui che o appartengono alla nostra comunità o hanno in qualche modo a che fare con lei. Per capirne di più su come funziona questo processo e su come partecipare a quella che è un’iniziativa così importante per la nostra comunità, abbiamo fatto quattro chiacchiere con Thomas Camporeale, il Responsabile Servizi Sociali del Co.As.It. D: Thomas, iniziamo con una domanda semplice ma fondamentale, perché questo ciclo di consultazioni? R: perché come organizzazione sentiamo l’obbligo morale di dare agli italiani d’Australia i migliori servizi possibili e per fare questo è essenziale capire di che cosa la nostra comunità ha bisogno ora, ma soprattutto nel futuro: come Co.As.It. non possiamo permetterci di pensare solamente all’oggi. Mi piace pensare che il Co.As.It. sia un po’ la “grande famiglia” degli italiani d’Australia e, come in tutte le famiglie, è importante pensare al futuro, a cosa ne sarà della nostra comunità domani e a come si possa continuare ad aiutare chi ne ha bisogno anche tra dieci anni. D: e qualè il futuro della nostra comunità? R: siamo una comunità che sta invecchiando. Per dare qualche dato, in NSW ci sono 55 000 persone nate in Italia e la metà di queste hanno più di 65 anni.Tra le comunità di emigranti siamo quella con più persone anziane e lo saremo per il prossimo futuro, almeno per dieci anni. Insomma ai nostri anziani d’oggi se ne aggiungeranno ancora e noi, come organizzazione d’assistenza, abbiamo bisogno di capire che cosa questi “anziani del prossimo futuro” vogliono da noi (o da organizzazioni simili che offrono servizi per anziani) per cambiare, se sarà necessario, il nostro modo di lavorare con loro e di offrire assistenza. Ecco perché abbiamo deciso di fare queste consultazioni. D: “consultazioni” è un termine che alcuni di noi potrebbero far fatica a capire. Lo potresti spiegare? Cosa intendete fare esattamente? R: in parole semplici consultazioni significa chiedere un parere su una cosa, chiedere consiglio a qualcuno per capire cosa si deve fare in proposito. Nel nostro caso dobbiamo coinvolgere in questo processo tantissime persone e organizzazioni: ci sono i membri della nostra comunità innanzitutto e poi ci sono le case di cura (soprattutto quelle in cui vivono molti anziani della nostra comunità), le organizzazioni che forniscono assistenza domiciliare, le organizzazioni della nostra comunità (come le organizzazioni regionali) ecc. ecc. Per organizzare consultazioni così ampie è necessario rivolgersi ad un esperto, e infatti ci siamo rivolti a Lou Bacchiella che ha tanti anni di esperienza alle spalle e Lou ci ha consigliato come procedere. D: ovvero? R: prima di tutto visiteremo dieci dei nostri gruppi per anziani, sia i gruppi sociali che i centri diurni, e chiederemo consiglio a loro. Poi organizzeremo degli incontri con i nostri volontari e con gli impiegati del Co.As. It. Dopo questi incontri vorremmo organizzarne con gli italo-australiani e poi con le organizzazioni che forniscono servizi ai membri della comunità. D: insomma mi pare vogliate coinvolgere tantissime persone?! R: più persone possibile. Tutti questi incontri sono molto importanti, ma ce ne sono tre che sono addirittura cruciali, tre incontri da cui dipende il successo di tutto questo programma e cui al Co.As.It. tiene tantissimo. Sto parlando degli incontri con gli italoaustraliani, con i membri della nostra amata comunità. Abbiamo un enorme bisogno di capire quali e quante sono le loro esigenze e continua a pagina 2 Indice pagina 1 Capire la nostra comunità - Ciclo di consultazioni con gli italo-australiani 2 Imparare l’ottimismo - Come affrontare i pensieri negativi 3 “Per non perdere la testa: invecchiare oggi” - Ciclo di incontri informativi sulla terza età 4 Le erbe che curano - A colloquio con l’erborista Daniela Demarchi 5 Giuseppe Garibaldi - L’ “Eroe dei due mondi” 6 Settimana della salute mentale 2009 - “Partecipare per stare bene” Essere & Benessere Inserto speciale 7 Giornata mondiale dell’osteoporosi - Martedì 20 ottobre 2009 8 Il pagamento di un deposito per entrare in una struttura protetta per anziani Miti e realtà 9 “Carità nella verità” - L’ultima enciclica del Papa 10 Consultazioni con la comunità nella zona delle Blue Mountains, Penrith e Hawkesbury continua da pagina 1 per questo vorremmo invitare tutti, ma proprio tutti, a partecipare. D: e su cosa esattamente avete bisogno dell’opinione dei membri della nostra comunità? R: tramite questi tre incontri cercheremo di capire come la comunità percepisce i suoi bisogni dal punto di vista sanitario, di assistenza sociale, di sostegno per chi soffre di demenza e per chi di queste persone si prende cura, di aiuto per chi si occupa di un malato o di una persona anziana di salute molto cagionevole, di supporto psicologico per chi soffre di un disturbo mentale o ha problemi di dipendenza. Insomma vogliamo veramente che la comunità ci aiuti a capire quali sono i suoi bisogni adesso ma che ci dica anche quali crede che saranno i suoi bisogni nel futuro. E vogliamo sapere tutte queste cose anche e soprattutto da chi non ha un contatto diretto col Co.As.It., da chi non ha mai usufruito dei nostri servizi e magari non ci conosce neanche, perché vogliamo che ci sia offerto un punto di vista il più ampio possibile. D: è bello vedere come il Co.As.It. sia interessato all’opinione di tutti e non solo dei cosiddetti “esperti”. Questi tre incontri, ci puoi dare dei dettagli? R: due incontri si svolgeranno presso l’RSL di Burwood, uno al mattino di mercoledì 21 Ottobre e uno nel pomeriggio di giovedì 22 ottobre. Durante la sessione del mattino, verrà offerto il pranzo, mentre durante la sessione pomeridiana, verrà offerto uno spuntino. Il terzo incontro avverrà mercoledì 28 Ottobre al Club Marconi dove verrà offerto il pranzo. D: E se una persona fosse interessata a partecipare cosa deve fare? R: può telefonare al Co.As.It. al 9564 0744. Sempre a questo numero si può telefonare qualora non si riesca a partecipare a questi due incontri, ma si volesse comunque dare un proprio parere. Capire la nostra comunità Ciclo di consultazioni con gli italo-australiani Incontri aperti al pubblico Mercoledì 21 ottobre RSL di Burwood 97 Burwood Road Burwood Dalle 10.00 alle 13.00 Giovedì 22 ottobre RSL di Burwood 97 Burwood Road Burwood Dalle 18.00 alle 20.00 Mercoledì 28 ottobre Club Marconi Marconi Plaza (presso Prairievale Rd), Bossley Park Dalle 10.00 alle 13.00 Pranzo gratuito incluso. Possibilità di parcheggio Per informazioni e prenotazioni 02 9564 0744. La prenotazione è obbligatoria. 2 in Contatto - Primavera 2009 Imparare l’ottimismo Come affrontare i pensieri negativi Pensando a ottimismo e pessimismo, è interessante notare come l’essere ottimisti o pessimisti abbia poco a che fare con le circostanze in cui una persona si trova. In poche parole, ci sono persone che vivono o hanno vissuto situazioni tragiche e rimangono inguaribili ottimisti e c’è invece chi sembra avere tutto, ma è un pessimista nato. Sembra quasi che gli ottimisti e i pessimisti non vivano nello stesso mondo, o meglio, che vedano le stesse cose in maniera completamente opposta. Per esempio, di fronte ad un fallimento, un pessimista si butterà giù, penserà di essere un fallito lui stesso e che le cose non cambieranno mai. Insomma il pessimista si farà travolgere dai pensieri negativi. L’ottimista d’altro canto, forse inizialmente si butterà giù anche lui, ma poi pensieri più positivi cominceranno a fare breccia: “devo solo insistere di più”, “la prossima volta andrà meglio”, si dirà l’ottimista. Stessa situazione (un fallimento) ma due reazioni e modi di pensare completamente diversi. Ma quali sono le caratteristiche peculiari del modo di pensare pessimista? E se siamo di carattere pessimista, possiamo cambiare? A cercare di rispondere a queste due domande fondamentali per ogni uomo, ha dedicato la sua vita di studioso Martin Seligman, forse uno degli psicologi più famosi al mondo. Seligman sostiene che il modo di pensare pessimista ha tre caratteristiche. Prima di tutto il pessimista pensa che le cose non cambieranno mai, che tutto rimarrà invariato e soprattutto che non si può fare niente in proposito. Se il pessimista riceve un rimprovero da un superiore penserà che “lui/lei è sempre così, posso fare quello che voglio, ma le cose non cambieranno”, l’ottimista d’altro canto potrà invece pensare “il capo sta avendo una giornata storta, domani andrà sicuramente meglio”. Per il pessimista nulla cambia, tutto è e sarà sempre, ineluttabilmente, negativo. Seligman chiama questa caratteristica del pessimista “permanenza”. In secondo luogo il pessimista si fa travolgere dai suoi pensieri negativi, non riesce a mettergli freno. Un piccolo episodio, una minima difficoltà, diventano un qualcosa di insormontabile. Il pessimista costruisce su un singolo, magari anche minimo incidente, un enorme castello di pensieri negativi che gli appesantiscono l’animo senza speranza: un puntino si ingigantisce sino a diventare una nuvola nera che riempie la mente e impedisce di agire. A questa caratteristica del pensiero pessimista Seligman da il nome di “pervasività”. La terza e ultima caratteristica del pessimista è quella che Seligman chiama “personalizzazione”: per un pessimista tutto il peso del mondo è su di lui e soprattutto tutto ciò che va bene è dovuto a circostanze e cause esterne, mentre tutto ciò che va male dipende dalla persona e dalla sua incapacità. Generalizzando, per un pessimista un successo è una questione di fortuna, un insuccesso una questione di capacità personali. A questo punto, esplorate in dettaglio quali sono le caratteristiche del pessimista, il suo modo di pensare, chiediamoci: che cos’è invece che fa di una persona un ottimista? Quali sono le sue qualità fondamentali? Seligman ci viene ancora una volta in aiuto con una definizione molto chiara: “L’ottimismo è speranza. Non è assenza di sofferenza. Non è essere sempre felici e soddisfatti. É la convinzione che sebbene si possa sbagliare o si possa avere un’esperienza dolorosa, si può agire per cambiare le cose”. L’ottimismo è quindi la capacità di vedere oltre gli episodi negativi, attraverso le difficoltà credendo nel cambiamento, nella possibilità di fare qualcosa in proposito. L’ottimista ha fiducia nell’azione. Si può cambiare? L’ottimista risponde entusiasticamente “si, si può fare”. Se è vero, come pare che sia, che l’ottimismo e il pessimismo siano sostanzialmente due modi diversi di pensare, che il problema risiede quindi nella nostra testa, allora a cambiare devono essere i nostri pensieri, il nostro modo di vedere le cose. Prima di tutto bisogna cominciare ad essere più consapevoli di come reagiamo agli avvenimenti della nostra vita, di cosa pensiamo, quando ci succede qualcosa che ci turba o ci preoccupa. Bisogna, in altri termini, cominciare ad acquistare consapevolezza dei pensieri negativi che ci vengono in mente. Come spieghiamo le cose che ci succedono? Tendiamo ad incolparci sempre? Pensiamo sempre che le cose non cambieranno mai e che nulla possiamo fare per migliorarle? Una volta capito come pensiamo, una volta divenuti consapevoli dei nostri personali pensieri negativi, allora possiamo cominciare a metterli in discussione, a domandarci se le cose stanno davvero così, come le vediamo e sentiamo noi o se non c’è invece un altro modo di affrontare la situazione che abbiamo di fronte. Per esempio, se un amico non ritorna le nostre chiamate e il primo pensiero che ci viene in mente è “mi sta ignorando”, chiediamoci se questa convinzione è poi così vera. Questo amico che “non ci considera” l’ha mai fatto prima? Non potrebbe invece essere che l’amico è semplicemente molto occupato? E anche se l’amico ci ignorasse per davvero, piuttosto che buttarci giù forse dovremmo reagire dicendo a noi stessi che “non possiamo fare contenti tutti”! Si tratta insomma di allenarsi a “pensare positivo”, di esercitarsi ad elaborare modi diversi di vedere le cose, più rosei, più pieni di quella speranza che dell’ottimismo, come abbiamo visto, è la caratteristica principale. Alcuni psicologi sostengono che questo tipo di allenamento può aiutare a diventare ottimisti, ovvero che l’ottimismo si può imparare praticandolo, un po’ come si può imparare ad andare in bicicletta o a nuotare. Una cosa è sicura, cercare di diventare più ottimisti vale la pena, perché esserlo fa bene alla salute. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato i benefici di un pensiero positivo. Per esempio uno studio fatto in America che ha paragonato un gruppo di donne “ottimiste” con un gruppo di donne “pessimiste”, ha trovato che “le ottimiste” avevano il 30% di possibilità in meno di morire di malattie legate al cuore rispetto alle donne pessimiste. Pensare positivo fa insomma bene non solo alla mente ma anche al cuore! “Per non perdere la testa: invecchiare oggi” Ciclo di incontri informativi sulla terza età presentati dal dottor Charlie Pollicina e da Benedicte Cruysmans Il Co.As.It. organizzerà in novembre un’iniziativa di grandissima utilità per tutti coloro che hanno a cuore l’invecchiare con saggezza! Si tratta di una serie di incontri informativi che si rivolgono ai membri anziani della nostra comunità. Durante gli incontri si discuterà dell’esperienza dell’invecchiamento e di cosa questa significhi da un punto di vista fisico, sociale e psicologico. Si cercherà di esplorare la dimensione dell’invecchiamento mettendone in luce tutti i suoi aspetti e non solo quelli negativi, che troppo spesso sono gli unici associati a questa fase della vita. Si parlerà quindi di terza età come una fase della vita come un altra, con le sue luci e le sue ombre, e si cercherà di capire come questa sia collegata al compito di cura. Per parlare di questi argomenti all’iniziativa sono stati invitati a partecipare due ospiti d’eccezione, con anni di lavoro alle spalle nell’assistere i nostri anziani. Benedicte Cruysmans ci parlerà dei problemi maggiori associati alla demenza e di come chi si prende cura di chi ne soffre può svolgere al meglio il suo compito. Benedicte presenterà un dvd sull’argomento, per aiutare gli interessati a comprendere meglio alcuni concetti. Un altro graditissimo ospite dell’iniziativa sarà il dottor Charlie Pollicina che, ne siamo sicuri, non ha bisogno di presentazioni. Il dottor Pollicina ci parlerà invece dei cambiamenti associati al processo di invecchiamento, soprattutto dal punto di vista psicologico ed emotivo e di come affrontare questi cambiamenti. continua a pagina 4 Primavera 2009 - in Contatto 3 Le erbe che curano continua da pagina 3 A colloquio con l’erborista Daniela Demarchi “Per non perdere la testa: invecchiare oggi” Ciclo di incontri informativi sulla terza età Lunedì 16 novembre 2009 Five Dock RSL 10.30 - 13.30 66 Great North Road, Five Dock Venerdì 20 novembre 2009 Bankstown Sports Club 10.30- 13.30 8 Greenfield Parade, Bankstown Lunedì 23 novembre 2009 North Ryde RSL 10.30- 13.30 Cnr Pittwater & Magdala Roads, North Ryde Mercoledì, 25 novembre 2009 Club Marconi 10.30- 13.30pm Marconi Plaza (presso Prairievale Road), Bossley Park Gli incontri sono gratuiti, pranzo incluso. La prenotazione è obbligatoria. Per prenotazioni e informazioni si prega di telefonare allo 02 9564-0744. Questa iniziativa fa parte dell’Italian Carers Dementia Support Service (in italiano Programma di sostegno demenza-specifico per chi ha compiti di cura), un progetto finanziato dal Department of Health & Ageing attraverso il fondo Dementia Community Grants Program. 4 in Contatto - Primavera 2009 Delle erbe l’uomo si è sempre servito per curarsi da varie malattie. Le erbe hanno fatto sempre parte, in tutte le culture, della medicina popolare. La medicina classica ha spesso, con significative eccezioni, snobbato un po’ questo metodo tradizionale di cura, considerandolo poco scientifico. Al contrario, che le erbe abbiano un potere curativo, è dimostrato in molti studi scientifici e ultimamente anche la medicina classica ha cominciato a prendere più sul serio gli effetti curativi di questi modi di cura alternativi. Sulle erbe e sui loro poteri abbiamo fatto due chiacchiere con Daniela De Marchi, erborista e consulente sulla salute. D: Daniela, in che modo le erbe possono aiutare chi ha problemi di salute? R: le erbe hanno un ruolo da giocare sicuramente in certe malattie croniche. Per esempio io uso molto le erbe per curare gli eczemi, che sono delle malattie molto fastidiose della pelle. Le erbe sono molto efficaci negli eczemi dei bambini, ma anche per problemi digestivi, di pressione sanguinea o di colesterolo. Una delle differenze tra una cura a base di erbe ed una cura a base di medicine è che l’uso di erbe non da necessariamente luogo ad effetti collaterali e quindi il loro uso è particolarmente utile per le malattie che durano per molto tempo, le malattie croniche appunto. In questo senso la cura attraverso le erbe si rivela particolarmente adatta per gli anziani che spesso soffrono di malattie croniche come artriti e reumatismi. D: molti pensano che si debba fare una scelta netta per cui o si usano le erbe o si usano le medicine.... R: in realtà le cose non sono così semplici. Le erbe possono essere usate assieme alle medicine, naturalmente sotto rigoroso controllo medico. Una malattia che mostra molto bene come medicine ed erbe possano tranquillamente andare a braccetto è il cancro. Io curo molte persone che o soffrono o hanno sofferto di cancro. Le erbe in questo caso possono aiutare a sostenere il sistema immunitario e migliorare l’efficacia delle medicine anticancro tradizionali. Nella fase di recupero, dopo che si è fatta chemioterapia per esempio, le erbe possono aiutare molto. Un aspetto a mio avviso molto positivo delle cure a base di erbe è che sono cure individualizzate, molto più delle cure classiche a base di medicine, cioé la somministrazione di rimedi erboristici si basa su un’attenta osservazione dell’individuo, delle sue caratteristiche e dei suoi bisogni. D: e per quel che riguarda problemi psicologici? Qual’è il ruolo delle erbe? R: in questo campo le erbe sono utilissime perché si possono dare solo per un certo periodo, che significa evitare gli effetti collaterali che derivano dall’assunzione prolungata di psicofarmaci, effetti collaterali come difficoltà di concentrazione e stanchezza, per esempio. continua a pagina 5 continua da pagina 4 Giuseppe Garibaldi L’ “Eroe dei due mondi” Le erbe inoltre sono molto utili per chi decide di interrompere una cura per problemi psicologici a base di psicofarmaci e vuole evitare di dover passare attraverso la fase di astinenza. D: e con che tipo di problemi psicologici si presentano le persone che ti chiedono aiuto come erborista o come consulente sulla salute? R: molti anziani vengono da me perché si sentono depressi o anche ansiosi. Un altro problema che mi pare sia significativo tra gli anziani della nostra comunità è l’insonnia. Al punto che con Francesco Mendolicchio, l’Operatore per le dipendenze del Co.As.It., abbiamo deciso di organizzare e presentare degli incontri sul tema. D: ci puoi dire di più? R: con il Co.As.It. stiamo organizzando un ciclo di tre incontri sul tema dell’insonnia e su come le erbe possono aiutare. Ogni incontro durerà un’ora e parleremo di quali possono essere le cause psicologiche dei disturbi del sonno, di come si possono prevenire questi problemi tramite cambiamenti nelle proprie abitudini (quello che al giorno d’oggi si definisce “stile di vita”) e nel modo in cui si mangia. Infine illustreremo come le erbe possono aiutare a dormire meglio, cosa succede quando si mescolano erbe e medicine e degli effetti collaterali delle erbe, che spesso dipendono dalla qualità delle erbe usate e dalla loro quantità. In breve tramite questi incontri vorremmo far rendere conto agli anziani che esistono delle alternative alle medicine. D: hai parlato di tre incontri Daniela. Quando si svolgeranno? R: Il primo incontro si svolgerà durante la Settimana della Salute Mentale, mercoledì 14 ottobre dalle 9.30 alle 10.30, durante l’iniziativa del Co.As.It. intitolata “Partecipare per stare bene”. Iniziativa di cui so che parlerai in un altro articolo di In Contatto in questo numero, articolo cui rimando i nostri lettori. Le altre due date sono le seguenti Martedì 20 ottobre 10.00-11.00 It.So.Wel. (Italian Social Welfare) 21 Stewart Street, Wollongong Mercoledì 28 ottobre 10.00-11.00 Italian Social Support Group Senior Citizen Centre, angolo Palmer St con Joy Ave, Earlwood Daniela Demarchi, erborista e consulente sulla salute, riceve per appuntamento presso il suo studio. Per prendere appuntamento si prega di contattare Daniela al numero 02 98184570. Lo scopo di questo articolo è puramente informativo. Prima di prendere ogni decisone di cura terapia si raccomanda di rivolgersi al medico di famiglia o a specialisti. Giuseppe Garibaldi è forse il personaggio storico più famoso del risorgimento italiano, ovvero di quel periodo storico del 1800 in cui l’Italia è diventata una nazione. A questo eroe sono dedicate piazze o vie in almeno 5500 comuni italiani e ci sono 1200 lapidi che testimoniano il suo passaggio in varie località, c’è persino una piazza a lui dedicata a citta del Messico. Garibaldi è anche il nome di un pesce e di una marca di biscotti, il nostro eroe infatti fu uno dei primi personaggi famosi a sfruttare il proprio nome, la propria “immagine” si direbbe oggi, a fini pubblicitari, guadagnandoci dei bei soldini. Il motivo per cui Garibaldi è così famoso va cercato non solo nelle sue imprese, senza le quali vivremmo ancora in un’Italia divisa in mille staterelli ma anche, e forse soprattutto, nella sua vita che dei tratti dell’eroe romantico ha avuto tutto: amore per il rischio e per l’avventura, sprezzo del pericolo, conquiste femminili, viaggi intorno al mondo e un idealismo senza compromessi. Giuseppe Garibaldi nasce a Nizza il quattro luglio 1807, da Domenico, un marinaio e Rosa Raimundi. Come tutti i genitori Domenico e Rosa lo vorrebbero avvocato, dottore, o almeno prete. Giuseppe però è di tutt’altra opinione, da subito: vuole fare il marinaio e, ostacolato dal padre, tenta giovanissimo la fuga con alcuni amici verso Genova, per imbarcarsi in qualche battello. Naturalmente fu immediatamente trovato e ripreso. Ma la sua insistenza alla fine avrà la meglio sul padre: a soli sedici anni, Giuseppe si imbarca come mozzo sulla Costanza e poi sulla Cortese. Nel 1832 acquista i gradi di capitano e continua i suoi viaggi in mare con la Clorinda. É questo un periodo di grandi avventure per il nostro giovane eroe, periodo fatto di visite in luoghi dai nomi esotici (il Mar Nero, Costantinopoli, Taganrog) e di incontri con i rifugiati politici di mezza Europa, incontri che fanno appassionare Garibaldi agli ideali di libertà che si stavano diffondendo allora in continua a pagina 6 Primavera 2009--in inContatto Contatto Winter 2009 5 continua da pagina 5 tutto il continente. A Costantinopoli Garibaldi pare incontri un personaggio misterioso, soprannominato “il credente” che gli parla delle idee di un altro grande eroe del risorgimento italiano, Giuseppe Mazzini. Mazzini credeva in un’Italia repubblicana e democratica e credeva che l’unità d’Italia non fosse che il primo passo verso la liberazione di tutti i popoli dall’oppressione. Garibaldi si innamora follemente di questa idea cui, da ora in poi, dedicherà la propria vita. Garibaldi si iscrive alla Giovine Italia, l’associazione dei mazziniani, e si arruola nella Marina Sabauda (la marina dello stato Piemontese) con lo scopo di diffondere le idee mazziniane tra i marinai. Nel frattempo i patrioti italiani hanno organizzato una rivolta in Piemonte che dovrebbe scoppiare l’undici febbraio del 1834. Ma nulla accade, la polizia dello stato piemontese scopre tutto il piano e riesce a sventarlo. Garibaldi si deve dare alla fuga, si dirige verso Nizza, poi giunge a Marsiglia per imbarcarsi per il Mar Nero e terminare la sua fuga in Tunisa. Ma in Tunisia Garibaldi ci sta poco, perché nel 1835 torna di nuovo a Marsiglia e parte per il Sud America. In Sud America Garibaldi vivrà per ben 6 13 anni, dal 1835 al 1848, girandolo in lungo e in largo, sempre coinvolto in rivoluzioni contro i poteri imperiali e in varie guerre: contro il Brasile, al comando di un peschereccio chiamato Mazzini, contro l’Argentina al comando della flotta navale Uruguaiana. É questo suo coinvolgimento nella storia sud americana che gli varrà il titolo di Eroe dei due mondi. In Sud America Garibaldi incontra anche l’amore della sua vita, Ana Maria de Jesus Ribeiro, la celebre Anita, da cui avrà quattro figli. Nel 1848 scoppia in Italia la Prima guerra di indipendenza, Garibaldi sistema la famiglia a Nizza e partecipa alla guerra al comando del governo provvisorio di Milano, con una piccola legione da lui organizzata. Poi va a Roma dove il popolo si era ribellato ed era stata creata la Repubblica Romana contro cui, a difesa del Papa Pio IX, si erano schierati gli eserciti francese e del Regno delle Due Sicilie. I ribelli nulla possono fare contro questo enorme schieramento di forze e Garibaldi è costretto nuovamente alla fuga, da Roma attraverso tutta l’Italia, con l’obbiettivo di raggiungere Venezia dove la Repubblica Veneziana ancora resisteva alle potenze imperiali europee. Garibaldi, inseguito praticamente da tutte le polizie ed eserciti d’Italia, riesce a sfuggire ma ad un costo altissimo: Anita, la sua amata moglie, incinta e distrutta dalle fatiche, muore presso le valli di Comacchio. Questa perdita riuscirà a fermare il nostro eroe per qualche tempo: dopo un altro breve periodo a New York e in Perù, Garibaldi torna in Italia, si compra metà dell’isola di Caprera e si mette a fare il contadino. Ma questa pausa dura solo pochi anni, perché già nel 1860 l’eroe dei due mondi è di nuovo in Contatto - Primavera 2009 in prima linea a combattere per l’unità d’Italia, organizzando una spedizione per conquistare il Regno delle Due Sicilie. Con mille volontari, che si contraddistinguevano per le loro camice rosse (colore scelto, pare, per non far risaltare il sangue delle ferite) Garibaldi sbarca a Marsala e, di vittoria in vittoria, giunge sino a Napoli. Il 26 Ottobre 1860 incontra Vittorio Emanuele II, Re del Regno di Piemonte e Sardegna e futuro Re d’Italia e gli consegna il Regno delle Due Sicilie. Poi, rifiutando ogni onorificenza o ricompensa, si ritira per un breve periodo nella sua amata Caprera. Nel 1866 scoppia la Terza guerra di indipendenza, questa volta l’obbiettivo è quello di cacciare gli austriaci, che ancora occupano una buona parte del nord Italia. Ancora una volta Garibaldi è coinvolto al comando di un corpo di volontari chiamati Corpo Volontari Italiani. Ancora una volta il nostro eroe fa più di quello che gli viene chiesto e, grazie alla vittoria riportata nella battaglia di Bezzecca e Cimego, apre la strada alla conquista di Trento, importantissima roccaforte dell’Impero Austro-Ungarico in Italia. Ma qua viene fermato da un armistizio firmato tra gli austriaci e il Regno di Piemonte e Sardegna. Celebre in questa occasione l’affermazione lapidaria che l’eroe dei due mondi scrive su un telegramma indirizzato al Re che gli chiedeva di fermarsi: “obbedisco”, frase diventata un motto del risorgimento italiano. Con la Terza guerra di indipendenza si conclude l’esperienza militare di Garibaldi in Italia, l’Italia ormai è (quasi) fatta e il nostro, eletto deputato, si ritira a vivere a Caprera, sposa la sua compagna da 14 anni, la piemontese Francesca Armosino e si dedica al mestiere di padre e marito, Francesca gli aveva dato infatti tre figli. Garibaldi muore a Caprera il due giugno 1882, a settantacinque anni. Parte delle informazioni contenute in questo articolo provengono dalle seguenti fonti: www.wikipedia.org.it e Indro Montanelli, “Storia d’Italia” essere “Being and Well-Being” & benessere Published by Co.As.It. Casa d’Italia 67 Norton Street Leichhardt NSW 2040 Tel (02) 9564 0744 Fax (02) 9569 6648 www.coasit.org.au Counselling 101: Helen Madigan Terapia cognitivo comportamentale Counselling è un termine generale usato per indicare diverse teorie, tecniche e strategie che possono essere usate per aiutare le persone ad affrontare o superare cambiamenti, sfide, o situazioni difficili nella loro vita. Una delle forme di counselling è la terapia cognitivo comportamentale (CBT), che viene usata da numerosi counsellor, psicoterapeuti e psicologi nel trattamento dei loro assistiti per via della sua efficacia, corroborata da numerosi studi, nella soluzione di vari problemi psicologici. Per questo motivo, si fa spesso riferimento alla CBT come ad un trattamento basato su una provata efficacia e in quanto tale, coloro che vanno da psicologi registrati all’albo che usano questo metodo del counselling hanno diritto ad un rimborso dal Medicare, quando muniti di apposita impegnativa da parte del medico curante. La CBT viene spesso usata per trattare problemi di salute mentale quali la depressione e ansia, anche se può essere usata anche per molti altri problemi quali problemi relazionali e abuso di sostanze stupefacenti. Che cosa si intende per CBT? La Terapia Cognitivo Comportamentale è un metodo di intervento terapeutico strutturato e relativamente a breve termine. Il terapeuta, in collaborazione col paziente, dopo un iniziale accertamento, in cui si raccolgono alcune informazioni sul problema da risolvere, stila un programma di trattamento individualizzato. L’ “educazione psicologica” è una parte importante della CBT; “sapere è potere”, così spesso il terapeuta darà al cliente del materiale scritto sul particolare problema, quali un depliant, un foglio illustrativo, o un libro, in modo da aiutarlo a capire meglio il problema e per rassicurarlo che non stanno “diventando pazzi”. CBT è normalmente più focalizzata sul “qui ed ora”, concentrandosi nel trattare il problema attuale piuttosto che scavare nel passato. D’altro canto, alcuni terapeuti posso usare alcuni metodi del CBT per affrontare i problemi attuali con altri metodi di counselling per esaminare le possibili origini di stili di pensiero non costruttivi. La CBT è una combinazione di terapia cognitiva e terapia comportamentale, entrambe basate sul principio di fondo che pensieri e comportamenti sani e sentimenti positivi sono collegati tra loro, mentre pensieri negativi sono collegati a comportamenti non costruttivi e a sentimenti quali la depressione o l’ansia. Nella terapia cognitiva si insegna alla persona a metter in dubbio opinioni imperfette o distorte, quali ad esempio “Non valgo nulla”. Pensieri di questo tipo possono generare nella persona il desiderio di evitare i contatti sociali, l’abuso di alcool o altre droghe e il sentirsi depressi e ansiosi. Una strategia impiegata potrebbe essere quella di chiedere alla persona di provare che non valgono nulla. Con suggerimenti da parte del counsellor, il paziente diverrà cosciente del fatto che è molto più evidente il contrario… per esempio, avere familiari ed amici che si prendono cura del paziente è un’indicazione di quanto sia falso egli non è buono a nulla. Con la pratica, la persona comincia ad identificare altre convinzioni infondate e a sostituirle con pensieri più realistici quali “Sto attraversando un momento difficile ma sono una persona degna di amore e rispetto”. La componente comportamentale della terapia viene messa in atto quando al paziente sono insegnati comportamenti più utili, di cui fare pratica con il terapeuta nell’ambiente protetto della sessione di counselling. A chi soffre di ansia si illustrano esercizi per il rilassamento, che poi si possono praticare a casa regolarmente. Considerando nuovamente l’esempio della persona di cui sopra, che pensa di non valer nulla ed evita contatti sociali, il counsellor può suggerire che la persona intraprenda delle attività sociali. Per fare ciò, la persona può essere incoraggiata prima a simulare con il terapeuta e poi pian piano far quei passi che li rendono più sicuri nello stare tra gli altri. La teoria dice che man mano che la persona acquista sicurezza ed inizia a provare piacere nelle interazioni sociali, i pensieri e sentimenti negativi pian piano se ne dovrebbero andare. Se decidete di provare CBT, è importante trovare un counsellor con cui vi sentite a vostro agio e di cercarne un altro in caso contrario. È bene cominciare con il vostro Primavera 2009 - essere & benessere medico di fiducia, che vi può illustrare le opzioni che avete e indicarvi nomi di counsellors nella zona. Potete anche cercare psicologi che usano il CBT o altri metodi di counselling sul sito dell’associazione psicologica australiana The Australian Psychological Society, www.psychology.org.au. È importante ricordare che anche se il counselling è di solito un metodo efficace, tuttavia può non essere quello giusto per ogni persona in ogni situazione. Se state attraversando un momento difficile è utile esplorare le numerose opzioni di cura, che possono includere counselling, medicine o altro. Fonti: www.aacbt.org www.betterhealth.vic.gov.au www.beyondblue.org.au www.psychology.org.au Counselling 101: Cognitive Behaviour Therapy Helen Madigan Counselling is a very broad term for the use of many theories, techniques and strategies that can be used to help someone to face or overcome a change, challenge or difficult situation in their life. One form of counselling is cognitive behaviour therapy (CBT), which is used by many counsellors, psychotherapists and psychologists in treating their clients because its effectiveness in helping with a variety of problems has been supported by many studies. For this reason, CBT is often referred to as an evidence-based treatment and as such, people who seek treatment from registered psychologists using this method of counselling can be eligible for Medicare rebates with an appropriate referral from their general practitioner. CBT is most commonly used to treat mental health issues such as depression and anxiety disorders, however it can also be used for many other problems such as relationship issues and substance abuse. What is CBT? Cognitive behaviour therapy is a structured and relatively short-term style of therapeutic intervention. The therapist in collaboration with the client will generally develop an individualised program of treatment after an initial assessment of the client, gathering some information about the problem that they have come to address. “Psychoeducation” is an important part of CBT; “knowledge is power” so often the therapist will give the client some written materials about their particular issue such as a pamphlet, fact sheet or book in order to help them understand more about their issue and be reassured that they are not “going crazy”. CBT is usually most concerned with the “here and now”, that is it focuses on treating the client’s current problem and doesn’t delve into their past. However, some therapists may use certain strategies from CBT to deal with the present concerns in conjunction with other methods of counselling to examine the possible origins of unhelpful styles of thinking. CBT is a combination of cognitive therapy and behavioural therapy, which both work on the underlying principle that healthy thoughts, positive feelings and healthy behaviours are interconnected, whereas and unhealthy thoughts are linked with unhelpful behaviours and feelings like depression or anxiety. In cognitive therapy the person is taught to challenge flawed or distorted beliefs, such as “I am worthless”. Thoughts such as this one may cause a person to avoid social situations, abuse alcohol or other drugs, and to feel depressed or anxious. One strategy could be that the person is asked to come up with evidence to prove that they are worthless. With some prompting from the counsellor, the client will in fact become aware that there is much more evidence to the contrary – for example having family members or friends who care about them suggests that they aren’t worthless. With practise the person begins to identify their other unhelpful beliefs and replace them with more realistic thoughts such as “I am having some difficulties in my life right now but I am a person worthy of love and respect”. The behavioural component of the therapy is when the client is taught more helpful behaviours, which they can practice with the therapist in the safety of the counselling session. For someone who is experiencing anxiety they might be shown some relaxation exercises, which they essere & benessere - Primavera 2009 can then practice at home on a regular basis. Considering again the example of the person above, who thinks they are worthless and avoids social situations, the counsellor may suggest that the person engage in some social activities. In order to do this, the person may be encouraged to first role play with the therapist and slowly take the steps that will help them to feel more confident amongst others. The theory believes that as the person grows more confident and begins to enjoy these social interactions, the negative thoughts and feelings will begin to ease. If you decide to try CBT, it is important to find a counsellor with whom you feel comfortable and to look for another one if you don’t. A good place to start is with your GP, who can talk to you about your options and give you some names of counsellors in your area. You can also search for psychologists who use CBT or other methods of counselling on The Australian Psychological Society website: www.psychology.org.au. It is important to keep in mind that although CBT is a relatively successful type of counselling, it may not be the right one for every person in every situation. If you are experiencing a difficulty in your life it is helpful to explore many the options for treatment, which could include counselling, medication, or a number of other possibilities. Resources: www.aacbt.org www.betterhealth.vic.gov.au www.beyondblue.org.au www.psychology.org.au Star bene con le piante La fitoterapia è la conoscenza delle piante e delle loro utilizzazioni terapeutiche. Attraverso i secoli, gli uomini hanno approfondito lo studio di erbe e piante e delle loro virtù. Perchè possiate avvicinavi alla conoscenza delle proprietà preventive e terapeutiche delle piante medicinali, ho pensato di descriverne alcune che sono utilizzate in fitoterapia, illustrandone anche le azioni. Riconoscere con assoluta certezza la specie che ci serve non è compito semplice, alcuni generi non sono facilmente identificabili a colpo d’occhio. Il rischio è legato al fatto che alcune specie tossiche sono assai simili a quelle identificate come medicinali. L’intento di questo articolo è puramente informativo: nella fitoterapia si deve assolutamente escludere l’autoprescrizione e per poterla praticare, si raccomanda di affidarsi sempre ad esperti del settore seri e competenti. Dagli anni settanta, l’uso delle piante a scopo preventivo ed anche terapeutico ha conosciuto un interesse sempre crescente. In alcuni casi si trattò di una moda, ma anche un’esigenza legata al profondo desiderio di un ritorno alla natura. Se pensiamo alla fitoterapia come ad una vera e propria disciplina medica dobbiamo obbligatoriamente seguire le precauzioni necessarie. Le piante ed i composti devono essere scelti e creati da esperti del settore, se vogliamo evitare effetti secondari dovuti ad un uso improprio o scorretto di certe sostanze. La ricerca moderna fornisce indicazioni abbastanza precise sulle piante, le specie ideali, le condizioni più favorevoli alla crescita delle sostanze ricche di principi attivi, il clima di coltivazione ottimale. E’ importante sapere quali parti della pianta devono essere usate e, tramite analisi specifiche, se è sana. A questo punto, le nostre amiche piante, possono essere assunte direttamente nella terapia in forma di decotti, infusi, tinture, estratti ecc.. Aglio (disinfettante intestinale): si tratta di uno dei più potenti battericidi naturali; è un ottimo antisettico, le sue virtù antitrombosi sono ormai ampiamente riconosciute. Infatti, facilita la circolazione e la depurazione del sangue. Un uso alimentare corretto svolge una benefica azione sull’ipertensione arteriosa. L’impiego in ambito culinario lo colloca come indiscusso aroma principe della cucina mediterranea. Avvertenze: Per le persone che soffrono di pressione bassa ed irritazioni all’apparato digerente se ne sconsiglia l’uso. Curiosità: Il nome aglio deriva dalla parola celtica caldo, bruciante. La tradizione popolare gli attribuisce proprietà afrodisiache ma anche la capacità di tenere lontani i vampiri e le streghe, facendoli stare male se vi si avvicinano. Alcuni studi suggeriscono che le popolazioni che ne fanno abbondante uso difficilmente si ammalano di cancro. Da innumerevoli testimonianze antiche possiamo constatare che l’aglio è stato considerato malfattore e benefattore secondo la cultura interessata. Ad esempio, è stata considerata una pianta degli inferi che era offerta dai Greci alla Dea Ecate; in Egitto gli adoratori di un’antichissima divinità infernale, “Sokar”, si adornavano con ghirlande d’aglio. Plinio riferiva delle sue proprietà terapeutiche definendolo una panacea in grado di guarire qualsiasi malattia, addirittura gli epilettici ed i malati di mente. Basilico (stimolante, antispasmodico, disinfettante): è un ottimo tonico, calmante, antispasmodico ed emenagogo, cioè stimola le mestruazioni, è consigliato in caso di spasmi gastrici, disturbi digestivi di origine nervosa, fatica e ipotensione arteriosa. Se si ha il raffreddore si possono provocare degli starnuti liberatori aspirando col naso una presa di polvere di basilico. Si somministra come decotto, infuso o essenze. In generale ha la capacità di rinfrescare lo spirito, aumentare la concentrazione ed i riflessi. Ottimo rimedio pronto soccorso contro le punture di vespe. Utilizzato come aroma in cucina, per sughi al pomodoro, insalate fresche o per il classico pesto. Se ne estrae anche un’essenza. Il gusto è dolce, fragrante e d’estate, quando è colpito dal sole, è ancora più forte. Le foglie più profumate sono quelle che si raccolgono poco prima la fioritura, poiché contengono una maggiore quantità di sostanza oleosa che ne determina l’aroma; le foglie più vecchie tendono ad avere un sapore più piccante. Il basilico attira le api. Avvertenze: non sono segnalati effetti secondari nelle dosi consigliate. L’essenza di basilico, assunta in dosi elevate, può provocare effetti narcotici. Curiosità: Il basilico è considerato un’erba regale, il cui nome deriverebbe dal greco “basilicòn” che vuol dire per l’appunto “regale”. Sembra che il basilico, la più mediterranea delle erbe usate in cucina, sia originaria dell’India. La sua introduzione in Europa la dobbiamo prima ai Greci e successivamente ai Romani. In Egitto fu utilizzata come uno dei componenti del balsamo usato per la mummificazione. Presso i Romani, oltre ad essere simbolo degli innamorati, figurava tra gli odori utilizzati in cucina. Leggende e credenze: una credenza vuole che il Basilico sia in grado di tenere lontani gli spiriti maligni, infatti, si tiene sui davanzali o nei pressi della casa. Le foglie, immerse nell’acqua, purificano il corpo e la mente da malefici influssi. Una piantina che allontana i demoni è in grado di fare altrettanto con serpenti, scorpioni e zanzare. In India è un’erba identificata con la Dea della bellezza, della quiete e dell’armonia. In occidente gli si attribuisce un simbolismo erotico; avrebbe la proprietà di favorire il concepimento. In Sicilia simboleggiava l’amore ricambiato; si trovava sui davanzali delle donzelle innamorate ma anche su quelli delle prostitute. http://www.leserre.it Primavera 2009 - essere & benessere Good Health with Herbs PHYTOTHERAPY is the use of plants, and plant extracts, for medicinal purposes. Over the centuries, humans have been able to deepen their understanding of plants and herbs and their qualities. Since many are capable of acquiring basic knowledge of the therapeutic qualities of many plants and herbs, it may be timely to describe a few which are used in Phytotherapy, drawing attention to their effects. Recognising with absolute certainty the species sought is no easy task. Some species are not easily identifiable at first glance. A danger lurks in the fact that all too often the toxic variety of a species looks very similar to the benign variety. From the 1970’s onwards, the interest in the preventative and therapeutic qualities of plants has grown exponentially. In some cases this was driven by a ‘trend’, but it also highlights the profound desire in many to return to Nature If we are to consider Phytotherapy to be a true branch of medicine then we must of necessity follow certain precautions. Plants and their derivatives need to be selected and prepared by experts in order to avoid side effects that arise from improper preparation and use of herbs and plants. Modern research has provided us with ample information on various herbs, their qualities, effects, ideal growing conditions and where and when to cultivate and collect such plants in order to reap the maximum from their active ingredients. It is also essential to know which part of the plant needs to be used and, through specific analyses, if it is healthy. Once the safety and worth of the plant or herb has been established, they can be assimilated in therapy in the form of essential oils, teas, infusions, tinctures, extracts etc…. Garlic (intestinal disinfectant): Garlic is one of the most potent anti-bacterial agents known in Nature; an excellent antiseptic, its antithrombotic qualities and ability to counter the effects of hypertension are well known. It assists circulation and also assists with the removal of impurities from the blood. In addition, its vaunted use in cooking makes it the king of aromas in Mediterranean cooking! Caution: Use of Garlic is not recommended for those with low blood pressure or with certain digestive problems. Please consult a physician before taking anything other than minimal amounts. Trivia: The name “garlic” originates in the Celtic words for hot or burning. Tradition has it that garlic contains aphrodisiacal properties but also properties harming vampires and witches, thus keeping them safely at bay. Some studies have suggested that among people with a high garlic intake, there are fewer incidences of cancer. A rich anecdotal tradition attributes great power to garlic, good and bad according to the culture in question. For example, ancient Greeks offered garlic to the Earth goddess while in ancient Egypt, the followers of the deity Sokar adorned themselves with garlands of garlic. The ancient historian Pliny lauded the therapeutic qualities of the plant, considering it to be a panacea capable of curing almost any disease, including epilepsy and mental illness. Basil (stimulant, disinfective qualities): An excellent tonic, calming and effective in dealing with spasm, it also promotes menstrual flow. It is used to treat stomach cramps; stress related digestive problems, fatigue and hypertension. During a cold, Basil powder can be inhaled gently to provoke sneezing and to break down mucous. Basil is used as tea, infusion and essential oil. In general terms, it is a stimulant that can uplift one’s mood, increase concentration and sharpen reflexes. It is also an excellent first aid against bee stings! It is also widely used in cooking, bringing wondrous flavour to tomato sauces, fresh salads and the classic pesto genovese. As an essential oil, its aroma is sweet and smells of summer. This aroma is accentuated when the herb is further exposed to the sun. essere & benessere - Primavera 2009 The most fragrant leaves of the plant are to be found immediately around the flowering bud, primarily because these leaves contain more of the oil of the plant, while the older leaves tend to be a little drier and and more peppery in taste. The basil plant also attracts bees. Caution: There are no known side effects when basil is ingested in prescribed doses. Taken in high doses as an essential oil, however, may provoke a narcotic effect. Trivia: Basil is considered a ‘royal’ herb, unsurprising given that its name derives from the Greek basilicon, meaning “royal”. It appears, however, that this most Mediterranean of herbs originated in India. Its introduction to Europe came courtesy firstly of the Greeks and subsequently the Romans. In Egypt it was one of the agents used in the process of mummification. For the Romans, it was a symbol of lovers, and much used in cooking. Legends and beliefs: Legend has it that basil can ward off evil spirits. This is why it is kept at the entrance of the house and its surrounds. Basil leaves immersed in water are said to purify body and mind from evil influences. A little plant capable of keeping evil spirits away naturally has little problem also keeping away snakes, scorpions and mosquitoes, at least according to legend. In India, it is a herb associated with the goddess of beauty and harmony. In the West, it is also an erotic symbol, with properties said to aid fertility. In Sicily it symbolizes requited love, and was displayed outside the houses of women who were promised to their lovers. Curiously, it was also found outside brothels. Source: www.leserre.it Settimana della salute mentale 2009 “Partecipare per stare bene” C’è in molti di noi la convinzione che per stare bene si debba, innanzitutto, pensare a se stessi: fare delle cose che ci piacciono, divertirsi, stare in compagnia con parenti e amici. Stare bene, per molti di noi significa ricevere o, al limite, fare qualcosa per se. Esiste tuttavia un altra componente importante dello stare bene, una componente troppo spesso non considerata. Stiamo parlando del “dare”, del contribuire al benessere degli altri, partecipando alle vite altrui e cercando di migliorarle. Quest’anno il tema della Settimana della salute mentale sarà invece proprio “Partecipare per stare bene”, libera traduzione del tema in inglese, “Sign up, link up, get involved”. Il Co.As.It. come ogni anno organizzerà un’intera giornata, mercoledì 14 ottobre, dedicata ad esplorare come aiutare e partecipare alle vite degli altri possa avere effetti benefici sulla nostra di vita e come questo donare ci renda più forti mentalmente e più capaci di affrontare le difficoltà. Naturalmente quindi, visto il tema della giornata, si parlerà molto di volontariato. Due psicologhe del Co.As.It., Anna Piccolo e Helen Madigan discuteranno del tema “Aiutare gli altri per aiutare se stessi”, ovvero di come l’esperienza del volontariato possa dare molto di più a chi volontariato lo fa che a chi lo riceve, spiegando dettagliatamente gli effetti positivi sull’individuo del sentirsi utile agli altri. Alcuni volontari del Progetto Visitatori Comunitari del Co.As.It. (il Community Vsitors Scheme in inglese) aiuteranno Anna e Helen a dare sostanza a ciò che dicono, raccontando le loro esperienze di volontariato e come ci si sente nell’aiutare concretamente i nostri anziani che vivono in case di riposo, spesso in condizioni di solitudine, offrendogli un po’ di compagnia. Felice Montrone (un imprenditore con una passione per il volontariato) invece discuterà con i partecipanti alla giornata di un altro aspetto, egualmente importante, del fare volontariato, ovvero la raccolta fondi, che è fondamentale per aiutare le organizzazioni di volontariato ad andare avanti. Dopo la presentazione di Felice Montrone ci sarà una breve pausa per dare ai partecipanti l’opportunità di dare un’occhiata al banchetto promozionale del Progetto Amicizia (Companionship Program) il nuovo programma di volontariato del Co.As.It., gestito da Claudia Bertinato: questo progetto è molto simile al Progetto Visitatori Comunitari, con la differenza che i volontari vanno a trovare gli anziani a casa. Dopo la pausa sarà la volta di Nino Lo Giudice, l’Assistente sociale per i giovani e le famiglie del Co.As.It. la cui presentazione si intitola “Partecipazione e tecnologia”. Durante questa presentazione Nino ci condurrà in un viaggio tra le nuove tecnologie come i computer e internet, spiegandoci come anche questi strumenti siano utili per stare in contatto col mondo. Nino inoltre parlerà anche di un argomento che sicuramente susciterà l’interesse del pubblico: come rimanere in contatto con i propri parenti lontani attraverso le nuove tecnologie. Infine, per concludere in bellezza la giornata, ci si concentrerà sul benessere psico-fisico, perché non si può star bene con gli altri se non si sta bene con se stessi. A questo scopo Daniela Demarchi, erborista e consulente sulla salute e Francesco Mendolicchio, l’Operatore per le dipendenze del Co.As.It. ci parleranno delle “Alternative di cura alle medicine”, parlando diffusamente di come le erbe possono essere un modo alternativo per curare certe malattie o certi problemi di salute. “Partecipare per stare bene” Settimana della salute mentale 2009 Mercoledì 14 ottobre, Associazione Puglia 65 Renwick Street, Leichhardt 10.00-13.00 L’evento è gratuito. Per prenotazioni si prega di rivolgersi al Co.As.It. al numero 02 9564-0744 Primavera 2009 - in Contatto 7 Giornata mondiale dell’osteoporosi Martedì 20 ottobre 2009 Le ossa possono essere immaginate un po’ come un muro di cemento armato: fatto di un’intelaiatura d’acciaio e da cemento. L’intelaiatura d’acciaio delle ossa è quella parte dell’osso che si chiama collagene, il cemento invece è costituito da un minerale che si chiama calcio. Il 99% del calcio presente nel corpo umano si trova nelle ossa. É dalla combinazione di questi due elementi che un osso trae la sua robustezza e la sua elasticità. Un osso non è un qualcosa di morto ma, in maniera simile alla pelle, cambia costantemente, basta pensare alle fratture che si rimettono a posto per avere un’idea di come un osso sia una cosa viva. Dentro le ossa c’è sempre un costante equilibrio fra creazione di nuovo osso e distruzione di quello vecchio. L’osteoporosi giunge quando questo processo di sostituzione dell’osso vecchio con quello nuovo non funziona più. Quello che succede in concreto è che l’“intelaiatura d’acciaio” delle ossa (il collagene) comincia a rovinarsi e la quantità di “cemento” (il calcio, assieme ad altri minerali) comincia a diminuire. Allora l’osso si indebolisce, la struttura diventa fragile e la possibilità di un osso di rompersi aumentano. Le fratture che sono spesso legate all’osteoporosi sono quelle al polso, alle vertebre e al femore. L’osteoporosi è una malattia silenziosa, nel senso che si scopre di averla (viene, 8 in altri termini, diagnosticata) solo quando si manifestano i suoi sintomi, ovvero le fratture. É anche una tipica malattia degli anziani che comincia a colpire le donne quando sono in menopausa e gli uomini intorno ai 65-70 anni, ma è molto più frequente nelle donne che negli uomini. Sono tante le persone che soffrono di osteoporosi: in Australia ce ne sono circa due milioni per un costo totale per il sistema sanitario nazionale di oltre sette miliardi di dollari l’anno. Dall’osteoporosi purtroppo non si può guarire, quello che si può fare è invece contenere il processo della malattia, cercare di prevenirla e soprattutto cercare di prevenire le cadute che possono portare a fratture. Ci sono vari modi di prevenire il sorgere dell’osteoporosi. Una prima cosa da fare è mangiare cibi che contengono molto calcio (perché il calcio è il “cemento” delle ossa) e vitamina D. Il calcio è presente in molti alimenti. Molto ricco di calcio è il latte (non importa che tipo) ma anche i prodotti derivati dal latte come lo yogurt e il pesce, specialmente il pesce azzurro. Di vitamina D sono invece ricchi il fegato e le uova, ma ricordiamoci che la vitamina D ce la può fornire anche il sole: una camminata di 15 minuti all’aperto ci può dare una bella dose di questa vitamina così importante delle ossa. Varie ricerche hanno anche dimostrato che usare i supplementi minerali può dare buoni risultati, soprattutto per le donne in menopausa. Un secondo modo per prevenire l’osteoporosi è quello di avere una vita attiva, di fare esercizio. Infatti, così come i muscoli, anche le ossa si irrobustiscono con l’esercizio. Non si tratta di allenarsi in Contatto - Primavera 2009 per vincere le olimpiadi ma di fare un’attività fisica moderata, come una semplice camminata o ballare. L’attività fisica non solo favorisce la formazione di osso nuovo e irrobustisce le ossa in generale ma aiuta a migliorare la propria sicurezza di movimento e il senso di equilibrio e quindi riduce la probabilità di cadute che, come abbiamo visto, possono essere particolarmente rovinose per chi soffre di osteoporosi perché queste persone hanno le ossa particolarmente fragili. Tra le forme di attività fisica che pare siano particolarmente efficaci nel prevenire le cadute c’è una forma di ginnastica orientale chiamata tai chi. Alcuni studi sostengono che chi pratica tai chi riduce sensibilmente le sue probabilità fratturarsi l’anca. Infine, un consumo molto limitato di alcool e non fumare, cosa che ha effetti positivi sulla salute in generale, ha sicuramente effetti positivi anche sullo stato delle nostre ossa. Martedì 20 ottobre si celebrerà la Giornata mondiale dell’osteoporosi. L’obbiettivo dell’iniziativa è quello di informare le persone su cos’è questa malattia e sui danni che procura agli individui ma anche sensibilizzare il governo sulla necessità di dare più fondi per la prevenzione e la cura. Quanto a noi come individui, la Giornata mondiale dell’osteoporosi potrebbe essere un’ottima opportunità per apportare qualche positivo cambiamento alle nostre abitudini. Parte delle informazioni contenute in questo articolo sono tratte dai seguenti siti web www.osteoporosi.it e www.iofbonehealth.org Lo scopo di questo articolo è puramente informativo. Prima di prendere ogni decisone di cura o terapeutica si raccomanda di rivolgersi al medico di famiglia o a specialisti. Il pagamento di un deposito per entrare in una struttura protetta per anziani. Miti e realtà Decidere di andare a vivere in una struttura protetta per anziani non è una scelta facile. Questa decisione è a volte resa più difficile da molti miti, cose che la gente pensa in proposito, ma non sono vere. Come molti di noi sanno, per andare a vivere in una struttura protetta per anziani bisogna versare alla struttura una certa quantità di soldi, che per semplicità d’ora in poi chiameremo deposito, “bond” in inglese. Molti pensano che per pagare questo deposito si debba vendere la propria casa. In realtà le cose non stanno sempre così. Cerchiamo quindi di capire che cos’è esattamente questo deposito e come funziona. Per ragioni di semplicità è utile pensare al deposito come ad un prestito che voi fate alla struttura protetta per anziani che vi accoglierà. Insomma è un po’ come se qualcuno vi dicesse, “io ti accolgo in casa mia, mi prenderò cura di te sia fisicamente che mentalmente, manterrò la casa in ordine, organizzerò pure attività varie per farti divertire o mantenerti in salute, e tutto questo lo farò con dei soldi che mi darai tu”. A differenza di un prestito normale in cui chi presta ha diritto a chiedere i soldi degli interessi, nel caso del deposito invece voi non potrete chiedere gli interessi: si tratta, in termini tecnici, di un prestito a tasso zero. Non tutte le strutture protette per anziani possono chiedere un deposito: è il governo che decide se una struttura protetta per anziani fornisce un servizio e fa vivere i suoi ospiti in una struttura di qualità tale che essa può chiedere un deposito agli anziani che ci vivono. E voi avete il diritto di chiedere alla casa di cura di farvi vedere se il governo gli ha dato l’autorizzazione a chiedere un deposito. La struttura protetta per anziani ha il diritto di prelevare da questo deposito una quota mensile (chiamato trattenuta) per un arco di tempo fino a cinque anni. La casa di cura può richiedervi fino ad una certa somma mensile massima come trattenuta, somma massima che viene decisa dal governo. Attualmente il livello di trattenuta mensile massimo è di $299 al mese, per depositi o somme parziali di pagamento del deposito (quelle che in inglese si chiamano “lump sums”) non maggiori $35,880. Se lasciate la struttura il deposito vi sarà restituito, meno le trattenute mensili. Inoltre la casa di cura non può chiedervi tutti i soldi che vuole. Come molti di voi sapranno, noi cominciamo a pagare le tasse quando i nostri guadagni, che possono derivare dalla nostra paga ma anche dai nostri investimenti o le nostre proprietà, raggiungono un certo livello, livello che al momento è fissato dal governo in $36,000 l’anno. Al di sotto di questa cifra non si pagano le tasse. Ora, la struttura protetta per anziani non può lasciarvi con meno di questa cifra. Non può, in altri termini, farvi guadagnare meno di $36,000 l’anno. Inoltre, un residente in una struttura protetta per anziani ha il diritto di richiedere una verifica del suo patrimonio per stabilire il massimo ammontare di deposito che gli può essere richiesto e/o per vedere se può chiedere aiuto al governo per pagare le spese di residenza. Tali verifiche patrimoniali sono eseguite dal Centrelink o dall’Australian Government Department of Veterans’ Affairs. Ora che abbiamo stabilito cosa è questo deposito e quanto vi può essere richiesto, cerchiamo di capire come lo si può pagare. Ci sono vari modi di pagare un deposito: versando delle somme ogni tanto (purché queste somme siano abbastanza significative, “lump sums” in inglese), tramite pagamenti periodici mensili o bisettimanali o tramite una combinazione di queste due cose. I pagamenti periodici sono costituiti dalla trattenuta mensile, di cui abbiamo parlato prima, cui vanno aggiunti gli interessi su quella parte di deposito che non viene versata inizialmente. Guardiamo ora il caso ipotetico di Maria. Maria vuole andare a vivere in una struttura protetta per anziani e al momento vive in una casa di proprietà in cui nessun familiare andrà a vivere, quando lei se ne sarà andata. Dopo aver parlato con il responsabile della struttura in cui vorrebbe andare, Maria decide che la soluzione migliore per lei è di affittare l’appartamento e pagare il deposito tramite un versamento iniziale seguito da versamenti periodici. Ora, poiché Maria effettua versamenti periodici alla casa di cura, la sua pensione non sarà toccata dal fatto che sta affittando la casa e la sua casa non sarà considerata come un patrimonio da includere nel calcolo della pensione cui Maria ha diritto. In più Maria non dovrà pagare una tassa aggiuntiva che dipende da quanto uno guadagna (dipende da livello di reddito, in termini tecnici). Questo perché i soldi dell’affitto della casa di Maria non entreranno nel calcolo delle tasse che viene fatto per vedere se una persona deve pagare questa tassa aggiuntiva e, tolto il guadagno dell’affitto, il resto dei guadagni di Maria sono al di sotto del livello minimo per la tassazione tramite tassa aggiuntiva. Cioè, se a Maria gli si togliesse il guadagno derivante dall’affitto, il governo non gli potrebbe chiedere di pagare questa tassa aggiuntiva. Quindi in concreto quanto deve pagare Maria ogni due settimane? Diciamo che la sua casa vale $450,000 e che Maria ha $50,000 in banca. Quindi il suo patrimonio totale ammonta a $500,000. A norma di legge Maria ha diritto a trattenere $36,000 per se, come abbiamo visto prima. Quindi il deposito massimo che gli può essere richiesto è di $464,000. Ma la struttura protetta per anziani gli chiede un deposito di $150,000. Maria decide di pagare una cifra iniziale di $50,000 e quindi gli rimangono da pagare gli interessi su una somma di $100,000. Maria decide di pagare questa cifra un tanto ogni due settimane. Gli interessi annuali ammontano a $7,130, calcolati in base all’attuale interesse massimo su un deposito, che è del 7,13%. Quindi Maria per stare nella struttura protetta per anziani dovrà pagare $274,3 per l’alloggio, più una quota giornaliera di $33,41 (ovvero un totale di $467,74 ogni due settimane di quota giornaliera). In totale quindi le sue spese di permanenza bisettimanali, quota giornaliera e spese di permanenza comprese, sarà di $741,97. Se Maria ha una pensione di $569,80 ogni due settimane, per pagare le sue spese di permanenza nella casa di riposo dovrà aggiungere alla sua pensione altri $172,17 dollari. Maria potrà prendere questi soldi dall’affitto della sua casa, ma il resto del guadagno derivante dall’affitto non sarà toccato. Quindi, in questo caso che è solo un esempio, Maria non dovrà vendere la casa. In questo articolo abbiamo cercato, nella maniera più semplice possibile, di spiegare come funziona il deposito per entrare in una casa di cura. Ma in decisioni così importanti è sempre bene rivolgersi ad un esperto, come un consulente finanziario. Il Servizio Consulenza Finanziaria (Financial Information Service) disponibile presso il Centrelink, fornisce informazioni molto dettagliate su come funzionano le tariffe legate all’offerta di servizi per anziani e come queste influenzano le pensioni, pensioni di anzianità comprese. Il servizio fornisce anche informazioni più generali su tassazione e anziani. Questo servizio è disponibile per tutti e gratuito. Si può richiedere un appuntamento chiamando il Centrelink all’13 23 00. Un’altra organizzazione con cui sarebbe utile parlare è l’Australia Taxation Office (ATO). Tramite l’ATO in alcuni casi è possibile ottenere uno sconto fiscale per le spese mediche nette. Potrebbe essere una buona idea contattare l’ATO per vedere se questo sconto fiscale per spese mediche si applica ad alcune spese per servizi agli anziani. Ulteriori informazioni possono essere ottenute telefonando all’ufficio dell’Australian Taxation Office chiamato Personal Tax Enquiry Information Line, al numero 13 28 61. Per ulteriori informazioni su questo argomento potete chiamare la linea telefonica chiamata Aged Care Information Line all’1800 500 853 o, per quel che riguarda altre problematiche legate alla terza età, potete rivolgervi a Lucy Merrett o Silvana Cibei al Co.As.It. al 9564-0744 Parte delle informazioni contenute in questo articolo provengono dagli opuscoli informativi sulle strutture residenziali del Department of Health & Ageing. Il Co.As.It. ringrazia la Aged Care Information Line per il suo contributo a questo articolo. Primavera 2009 - in Contatto 9 “Carità nella verità” L’ultima enciclica del Papa Il mondo moderno è di fronte a cose che l’umanità non ha mai dovuto affrontare nella sua ormai lunga storia in questo pianeta. Il mondo moderno è di fronte a tante “prime volte”. Per la prima volta abitiamo nella terra in così tanti, ci stiamo avvicinando ai sei miliardi di individui. Per la prima volta abbiamo creato così tanto inquinamento che corriamo il rischio di uccidere la terra e noi stessi. Per la prima volta nel mondo ci sono così tante persone che stanno bene, hanno di che mangiare, un tetto sotto cui ripararsi dal freddo e possono mandare i loro figli a studiare. Questi fortunati vivono con tante altre persone (la maggioranza purtroppo) i cui figli sono destinati a morire di fame. Viviamo insomma in un mondo terribile e bellissimo allo stesso tempo. Un mondo che comunque lo si veda, ha numerosi problemi da affrontare e che non sa bene come fare. Il Santo Padre, nella sua ultima enciclica intitolata “Carità nella verità”, fornisce delle risposte a molti di questi problemi. Anzi in fondo di risposte il Papa ne fornisce una sola. Quello che dice il Papa è una cosa molto semplice: bisogna ritornare all’uomo, bisogna che il mondo, noi tutti, rimetta al centro l’uomo e i suoi bisogni, l’uomo come creatura di Dio, l’uomo vero. Pare quasi che con questa enciclica il Papa ci dica che, molti dei problemi che il mondo d’oggi si trova ad affrontare, derivano proprio da questa mancanza, da questa tendenza a scordarsi dei bisogni dell’uomo, dei nostri bisogni. Guardiamo per esempio all’economia, al mondo del danaro, cosa di cui Benedetto XVI parla molto in questa enciclica. Una volta l’economia era fatta di cose, cose concrete come frigoriferi, macchine, case che venivano fabbricate da persone, per poi essere vendute da altre persone ad altre persone. Fino a poco tempo fa le cose che si vendevano avevano una loro, innegabile, utilità: si vendeva cibo per mangiare, vestiti per proteggersi dalle intemperie. Ora l’economia è fatta sempre più di quella che si chiama “finanza”, ovvero di vendita e acquisto di cose che non si vedono neanche (le famose “azioni”) e che servono unicamente ad essere acquistate e vendute: le azioni mancano totalmente di utilità pratica, con le azioni non ci si copre, le azioni non si mangiano. Il Papa sostiene che, così com’è, l’economia non è al servizio dell’uomo ma, al contrario, è l’uomo a dover servire l’economia. Ma come dovrebbe funzionare allora un’economia che ha cura dei bisogni dell’uomo? La risposta del Santo Padre è netta: uno dei primi compiti dell’economia dovrebbe essere quello di cercare di dare un lavoro a più persone possibile e non solo quello di fare profitti e arricchire la gente. Se solo questa risposta può apparire quasi rivoluzionaria (un’economia che si occupa anche di dare lavoro oltre che di creare profitti!), lo è ancora di più la successiva osservazione che nell’enciclica viene fatta: gli uomini d’affari debbono cominciare a pensare che non necessariamente tutto deve essere o venduto o comprato, bisogna che gli uomini d’affari comincino a pensare che ci sono cose di valore inestimabile che possono e debbono essere donate. É questo quello che il Santo Padre chiama “principio di gratuità”. Rimettere al centro l’uomo, in quanto creatura di Dio, significa anche riconoscere che siamo circondati da altri e che questi sono nostri fratelli. Molti dei mali del mondo, come la fame, il sottosviluppo, la morte per malattie che sono curabili, le guerre, derivano dal fatto che c’è un mancato riconoscimento da parte di molti di “...essere una sola famiglia”. Invece, tutta la famiglia umana deve essere solidale se si vogliono curare queste storture. La fratellanza tra uomini in quanto figli di uno stesso Dio, è uno dei punti centrali di questa enciclica papale. Se tutti avessimo il coraggio di guardare gli altri, specialmente quelli che stanno peggio di noi, con uno sguardo pieno di carità, ci accorgeremmo prontamente di quanto bisogno ci sia di questa fratellanza di cui parla il Pontefice. continua a pagina 11 10 in Contatto - Primavera 2009 continua da pagina 10 Anche nel nostro paese, nel mondo ricco in cui viviamo. Un mondo ricco che il Papa tratta con severità, perché malato, malato di consumismo, di un desiderio smodato di avere nuove cose, sempre, anche se sono inutili e non servono a nulla. Un mondo ricco che crede di avere il “diritto al superfluo”, per usare un’espressione bellissima del Santo Padre, in cui molte persone credono che tutto, anche le cose non necessarie, gli siano dovute e che troppo spesso scordano che oltre ai diritti ci sono anche i doveri. E tra i doveri, un posto particolare in questa enciclica del Papa, lo occupa il dovere di preservare la terra in cui noi tutti viviamo e di salvarla innanzitutto da noi stessi, perché per chi crede la natura è un dono di Dio da usare con grande senso di responsabilità. Come possiamo affrontare le sfide che il nostro presente come uomini e soprattutto il nostro futuro ci porranno di fronte? Come può l’umanità procedere con speranza verso il futuro? Sono queste, in buona sostanza, le domande che questa enciclica ci pone. Le risposte che il Santo Padre ci da, sono semplici, ma di una semplicità profonda, con al fondo un pensiero forte e bellissimo al tempo stesso: la risposta del Papa all’umanità che si è da poco affacciata al ventunesimo secolo è in fondo una sola e potente. Per affrontate tutte queste cose ci vuole “un cuore nuovo”, un cuore che guardi all’anima e ai suoi bisogni e non solo ai bisogni materiali. L’enciclica “Carità nella verità” può essere scaricata dal sito internet www.avvenire.it Consultazioni con la comunità nella zona delle Blue Mountains, Penrith e Hawkesbury Il Nepean Multicultural Access Project è un progetto finanziato dal NSW Department of Ageing, Disability and Home Care attraverso il programma chiamato HACC (Home and Community Care Service), che è il programma per gli anziani e i disabili che fornisce servizi quali pranzi a domicilio, trasporto per anziani, lavori di giardinaggio e tanti altri. Il compito di progetti come il Nepean Multiucultural Access Project è quello colmare la distanza tra servizi e chi usa o userà tali servizi nel prossimo futuro, con un’enfasi sulle comunità migranti, sugli anziani e sui disabili. Il Nepean Multiucultural Access Project cerca di rendere i servizi più sensibili alle specifiche esigenze culturali delle varie comunità, tramite corsi di formazione per gli operatori per esempio ma anche cercando di capire quali sono le specifiche esigenze dei membri di queste comunità, dialogando coi membri delle comunità stesse attraverso consultazioni. A questo scopo il Nepean Multiucultural Access Project, in collaborazione con il TRI Community Exchange e il Comune di Penrith, organizzano un incontro cui sono invitati tutti gli italiani che vivono nelle zone delle Blue Mountains, Penrith e dell’Hawkesbury. Durante questo incontro gli organizzatori cercheranno di capire quali sono i servizi di HACC usati dagli italiani, cosa gli italiani pensano di questi servizi, se ne sono soddisfatti o no, se hanno problemi ad utilizzarli e in che maniera questi servizi possono essere migliorati. Si tratta di questioni cruciali da cui dipende la qualità dei servizi offerti ai membri della nostra comunità, questioni cui solo questi membri possono rispondere. Queste consultazioni saranno condotte in italiano utilizzando un interprete e ad esse parteciperà anche il Centrelink, per cui i partecipanti potranno rivolgere domande al riguardo delle loro pensioni e altri sussidi governativi ricevuti. Inoltre l’incontro sarà anche un’opportunità per gli italiani che vivono nelle zone delle Blue Mountains, Penrith e dell’Hawkesbury di conoscere i vari servizi cui possono accedere, specialmente quelli finanziati dall’HACC. Vario materiale informativo sia in inglese che in italiano sarà disponibile per il pubblico partecipante. L’incontro si terrà venerdì 23 ottobre dalle 10 alle 13.30 presso il St Marys RSL all’angolo di Mamre Road con Hall Street, a St Marys. Ai partecipanti verrà anche offerto il pranzo e ci sarà anche l’opportunità di divertirsi giocando a tombola. Trasporto gratuito sarà fornito a coloro che vivono nella zona di Penrith. Per prenotare un posto e per avere ulteriori informazioni si prega di rivolgersi entro lunedì 19 ottobre a Leila Wright, Nepean Multicultural Access Project Coordinator allo 02 47326301 Primavera 2009 - in Contatto 11 Assisting with pre-arranged funerals If undeliverable return to: SURFACE MAIL Italian Association of Assistance Community Services - Education - Heritage Casa d’Italia 67 Norton Street Leichhardt NSW 2040 Print Post Approved PP 255003/07331 Postage Paid Australia Addressee: CERCHI UN’ATTIVITA’ CHE TI FACCIA SENTIRE UTILE ? • Hai un pó di tempo ogni due settimane ? • Parli italiano e inglese? • Ti senti particolarmente sensibile alle esigenze e bisogni delle persone anziane ? • Guidi e hai una patente valida ? Allora chiama Lisa o Claudia al Co.As.It., al numero 9564 0744 e chiedi di far parte del gruppo di volontari del progetto. Visitatori comunitari (Community Visitors) Partecipando a questo progetto ti verra’ fornita una formazione continua e il sostegno dei due coordinatori. Published by Co.As.It. Casa d’Italia 67 Norton Street Leichhardt NSW 2040 Tel (02) 9564 0744 Fax (02) 9569 6648 www.coasit.org.au 12 in Contatto - Primavera 2009 design & printed by www.prografica.com.au Sapere che si sta migliorando la qualitá di vita di chi vive in un centro per anziani puó farci sentire molto utili.