Italian Association of Assistance
Community Services - Education - Heritage
Edizione Primavera 2009
Quarterly newsletter for the elderly, the housebound and carers. Editor Michele Sapucci
Capire la nostra comunità
Ciclo di consultazioni con
gli italo-australiani
Il Co.As.It., in quanto organizzazione
principale che fornisce servizi alla comunità
italiana di Sydney, ha un dovere ben preciso:
capire quali sono i bisogni di assistenza
degli italiani e cercare di fornire servizi che
siano adeguati a questi bisogni, allo scopo di
migliorare il benessere psicologico e sociale
degli italiani che vivono in questo nostro
paese. Per fare questo il Co.As.It. ha varato
un suo piano strategico. Un piano strategico è
un documento che descrive in dettaglio cosa
l’organizzazione intende fare nel futuro per
sostenere e aiutare i più
bisognosi della nostra
comunità e quali sono
gli obbiettivi che intende
raggiungere. Il piano
strategico del Co.As.It.
scadrà alla fine del 2009
e se ne sta preparando
uno nuovo. Per verificare
se gli obbiettivi stabiliti
nel piano precedente
sono ancora validi, se
c’è qualche bisogno non
ancora soddisfatto, se ci
sono nuove necessità
della comunità, per
scrivere
insomma
questo nuovo piano
strategico, il Co.As.It. ha
deciso di organizzare
un ciclo di consultazioni
con enti e individui che
o appartengono alla
nostra comunità o hanno
in qualche modo a che
fare con lei. Per capirne
di più su come funziona
questo processo e su
come partecipare a
quella che è un’iniziativa
così importante per
la nostra comunità, abbiamo fatto quattro
chiacchiere con Thomas Camporeale, il
Responsabile Servizi Sociali del Co.As.It.
D: Thomas, iniziamo con una domanda
semplice ma fondamentale, perché questo
ciclo di consultazioni?
R: perché come organizzazione sentiamo
l’obbligo morale di dare agli italiani d’Australia
i migliori servizi possibili e per fare questo è
essenziale capire di che cosa la nostra comunità
ha bisogno ora, ma soprattutto nel futuro:
come Co.As.It. non possiamo permetterci di
pensare solamente all’oggi. Mi piace pensare
che il Co.As.It. sia un po’ la “grande famiglia”
degli italiani d’Australia e, come in tutte le
famiglie, è importante pensare al futuro, a
cosa ne sarà della nostra comunità domani e
a come si possa continuare ad aiutare chi ne
ha bisogno anche tra dieci anni.
D: e qualè il futuro della nostra
comunità?
R: siamo una comunità che sta
invecchiando. Per dare qualche dato, in NSW
ci sono 55 000 persone nate in Italia e la metà
di queste hanno più di 65 anni.Tra le comunità
di emigranti siamo quella con più persone
anziane e lo saremo per il prossimo futuro,
almeno per dieci anni. Insomma ai nostri
anziani d’oggi se ne aggiungeranno ancora
e noi, come organizzazione d’assistenza,
abbiamo bisogno di capire che cosa questi
“anziani del prossimo futuro” vogliono da noi
(o da organizzazioni simili che offrono servizi
per anziani) per cambiare, se sarà necessario,
il nostro modo di lavorare con loro e di offrire
assistenza. Ecco perché abbiamo deciso di fare
queste consultazioni.
D: “consultazioni” è un termine che
alcuni di noi potrebbero far fatica a capire.
Lo potresti spiegare? Cosa intendete fare
esattamente?
R: in parole semplici consultazioni significa
chiedere un parere su una cosa, chiedere
consiglio a qualcuno per capire cosa si deve
fare in proposito. Nel nostro caso dobbiamo
coinvolgere in questo processo tantissime
persone e organizzazioni: ci sono i membri
della nostra comunità innanzitutto e poi ci
sono le case di cura (soprattutto quelle in cui
vivono molti anziani della nostra comunità),
le organizzazioni che
forniscono
assistenza
domiciliare,
le
organizzazioni
della
nostra comunità (come
le
organizzazioni
regionali) ecc. ecc. Per
organizzare consultazioni
così ampie è necessario
rivolgersi ad un esperto,
e infatti ci siamo rivolti
a Lou Bacchiella che ha
tanti anni di esperienza
alle spalle e Lou ci
ha consigliato come
procedere.
D: ovvero?
R: prima di tutto
visiteremo dieci dei
nostri gruppi per anziani,
sia i gruppi sociali
che i centri diurni, e
chiederemo consiglio a
loro. Poi organizzeremo
degli incontri con i
nostri volontari e con
gli impiegati del Co.As.
It. Dopo questi incontri
vorremmo organizzarne
con gli italo-australiani e
poi con le organizzazioni
che forniscono servizi ai membri della
comunità.
D: insomma mi pare vogliate coinvolgere
tantissime persone?!
R: più persone possibile. Tutti questi
incontri sono molto importanti, ma ce ne sono
tre che sono addirittura cruciali, tre incontri
da cui dipende il successo di tutto questo
programma e cui al Co.As.It. tiene tantissimo.
Sto parlando degli incontri con gli italoaustraliani, con i membri della nostra amata
comunità. Abbiamo un enorme bisogno di
capire quali e quante sono le loro esigenze e
continua a pagina 2
Indice
pagina
1
Capire la nostra comunità - Ciclo di
consultazioni con gli italo-australiani
2
Imparare l’ottimismo - Come affrontare
i pensieri negativi
3
“Per non perdere la testa: invecchiare oggi”
- Ciclo di incontri informativi sulla terza età
4
Le erbe che curano - A colloquio con
l’erborista Daniela Demarchi
5
Giuseppe Garibaldi - L’ “Eroe dei
due mondi”
6
Settimana della salute mentale 2009
- “Partecipare per stare bene”
Essere & Benessere
Inserto speciale
7
Giornata mondiale dell’osteoporosi
- Martedì 20 ottobre 2009
8
Il pagamento di un deposito per entrare
in una struttura protetta per anziani Miti e realtà
9
“Carità nella verità” - L’ultima
enciclica del Papa
10
Consultazioni con la comunità nella
zona delle Blue Mountains, Penrith e
Hawkesbury
continua da pagina 1
per questo vorremmo invitare tutti, ma proprio tutti, a partecipare.
D: e su cosa esattamente avete bisogno dell’opinione dei membri
della nostra comunità?
R: tramite questi tre incontri cercheremo di capire come la comunità
percepisce i suoi bisogni dal punto di vista sanitario, di assistenza sociale,
di sostegno per chi soffre di demenza e per chi di queste persone si
prende cura, di aiuto per chi si occupa di un malato o di una persona
anziana di salute molto cagionevole, di supporto psicologico per chi soffre
di un disturbo mentale o ha problemi di dipendenza. Insomma vogliamo
veramente che la comunità ci aiuti a capire quali sono i suoi bisogni adesso
ma che ci dica anche quali crede che saranno i suoi bisogni nel futuro. E
vogliamo sapere tutte queste cose anche e soprattutto da chi non ha un
contatto diretto col Co.As.It., da chi non ha mai usufruito dei nostri servizi
e magari non ci conosce neanche, perché vogliamo che ci sia offerto un
punto di vista il più ampio possibile.
D: è bello vedere come il Co.As.It. sia interessato all’opinione di tutti
e non solo dei cosiddetti “esperti”. Questi tre incontri, ci puoi dare dei
dettagli?
R: due incontri si svolgeranno presso l’RSL di Burwood, uno al mattino
di mercoledì 21 Ottobre e uno nel pomeriggio di giovedì 22 ottobre.
Durante la sessione del mattino, verrà offerto il pranzo, mentre
durante la sessione pomeridiana, verrà offerto uno spuntino. Il terzo
incontro avverrà mercoledì 28 Ottobre al Club Marconi dove verrà
offerto il pranzo.
D: E se una persona fosse interessata a partecipare cosa deve fare?
R: può telefonare al Co.As.It. al 9564 0744. Sempre a questo numero
si può telefonare qualora non si riesca a partecipare a questi due incontri,
ma si volesse comunque dare un proprio parere.
Capire la nostra comunità
Ciclo di consultazioni con gli italo-australiani
Incontri aperti al pubblico
Mercoledì 21 ottobre
RSL di Burwood
97 Burwood Road
Burwood
Dalle 10.00 alle 13.00
Giovedì 22 ottobre
RSL di Burwood
97 Burwood Road
Burwood
Dalle 18.00 alle 20.00
Mercoledì 28 ottobre
Club Marconi
Marconi Plaza (presso Prairievale Rd),
Bossley Park
Dalle 10.00 alle 13.00
Pranzo gratuito incluso. Possibilità di parcheggio Per informazioni e
prenotazioni 02 9564 0744. La prenotazione è obbligatoria.
2
in Contatto - Primavera 2009
Imparare l’ottimismo
Come affrontare i pensieri negativi
Pensando a ottimismo e pessimismo, è
interessante notare come l’essere ottimisti o
pessimisti abbia poco a che fare con le circostanze
in cui una persona si trova. In poche parole, ci sono
persone che vivono o hanno vissuto situazioni
tragiche e rimangono inguaribili ottimisti e c’è
invece chi sembra avere tutto, ma è un pessimista
nato. Sembra quasi che gli ottimisti e i pessimisti
non vivano nello stesso mondo, o meglio, che
vedano le stesse cose in maniera completamente
opposta. Per esempio, di fronte ad un fallimento,
un pessimista si butterà giù, penserà di essere un
fallito lui stesso e che le cose non cambieranno mai.
Insomma il pessimista si farà travolgere dai pensieri
negativi. L’ottimista d’altro canto, forse inizialmente
si butterà giù anche lui, ma poi pensieri più positivi
cominceranno a fare breccia: “devo solo insistere
di più”, “la prossima volta andrà meglio”, si dirà
l’ottimista. Stessa situazione (un fallimento) ma due
reazioni e modi di pensare completamente diversi.
Ma quali sono le caratteristiche peculiari
del modo di pensare pessimista? E se siamo di
carattere pessimista, possiamo cambiare? A cercare
di rispondere a queste due domande fondamentali
per ogni uomo, ha dedicato la sua vita di studioso
Martin Seligman, forse uno degli psicologi più famosi
al mondo. Seligman sostiene che il modo di pensare
pessimista ha tre caratteristiche. Prima di tutto
il pessimista pensa che le cose non cambieranno
mai, che tutto rimarrà invariato e soprattutto che
non si può fare niente in proposito. Se il pessimista
riceve un rimprovero da un superiore penserà che
“lui/lei è sempre così, posso fare quello che voglio,
ma le cose non cambieranno”, l’ottimista d’altro
canto potrà invece pensare “il capo sta avendo una
giornata storta, domani andrà sicuramente meglio”.
Per il pessimista nulla cambia, tutto è e sarà sempre,
ineluttabilmente, negativo. Seligman chiama questa
caratteristica del pessimista “permanenza”. In
secondo luogo il pessimista si fa travolgere dai suoi
pensieri negativi, non riesce a mettergli freno. Un
piccolo episodio, una minima difficoltà, diventano un
qualcosa di insormontabile. Il pessimista costruisce
su un singolo, magari anche minimo incidente,
un enorme castello di pensieri negativi che gli
appesantiscono l’animo senza speranza: un puntino
si ingigantisce sino a diventare una nuvola nera che
riempie la mente e impedisce di agire. A questa
caratteristica del pensiero pessimista Seligman
da il nome di “pervasività”. La terza e ultima
caratteristica del pessimista è quella che Seligman
chiama “personalizzazione”: per un pessimista tutto
il peso del mondo è su di lui e soprattutto tutto ciò
che va bene è dovuto a circostanze e cause esterne,
mentre tutto ciò che va male dipende dalla persona
e dalla sua incapacità. Generalizzando, per un
pessimista un successo è una questione di fortuna,
un insuccesso una questione di capacità personali.
A questo punto, esplorate in dettaglio quali
sono le caratteristiche del pessimista, il suo modo
di pensare, chiediamoci: che cos’è invece che fa di
una persona un ottimista? Quali sono le sue qualità
fondamentali? Seligman ci viene ancora una volta in
aiuto con una definizione molto chiara: “L’ottimismo
è speranza. Non è assenza di sofferenza. Non è
essere sempre felici e soddisfatti. É la convinzione
che sebbene si possa sbagliare o si possa avere
un’esperienza dolorosa, si può agire per cambiare
le cose”. L’ottimismo è quindi la capacità di vedere
oltre gli episodi negativi, attraverso le difficoltà
credendo nel cambiamento, nella possibilità di
fare qualcosa in proposito. L’ottimista ha fiducia
nell’azione. Si può cambiare? L’ottimista risponde
entusiasticamente “si, si può fare”.
Se è vero, come pare che sia, che l’ottimismo
e il pessimismo siano sostanzialmente due modi
diversi di pensare, che il problema risiede quindi
nella nostra testa, allora a cambiare devono essere
i nostri pensieri, il nostro modo di vedere le cose.
Prima di tutto bisogna cominciare ad essere più
consapevoli di come reagiamo agli avvenimenti della
nostra vita, di cosa pensiamo, quando ci succede
qualcosa che ci turba o ci preoccupa. Bisogna, in altri
termini, cominciare ad acquistare consapevolezza
dei pensieri negativi che ci vengono in mente. Come
spieghiamo le cose che ci succedono? Tendiamo ad
incolparci sempre? Pensiamo sempre che le cose
non cambieranno mai e che nulla possiamo fare
per migliorarle? Una volta capito come pensiamo,
una volta divenuti consapevoli dei nostri personali
pensieri negativi, allora possiamo cominciare a
metterli in discussione, a domandarci se le cose
stanno davvero così, come le vediamo e sentiamo
noi o se non c’è invece un altro modo di affrontare
la situazione che abbiamo di fronte. Per esempio, se
un amico non ritorna le nostre chiamate e il primo
pensiero che ci viene in mente è “mi sta ignorando”,
chiediamoci se questa convinzione è poi così vera.
Questo amico che “non ci considera” l’ha mai fatto
prima? Non potrebbe invece essere che l’amico è
semplicemente molto occupato? E anche se l’amico
ci ignorasse per davvero, piuttosto che buttarci giù
forse dovremmo reagire dicendo a noi stessi che
“non possiamo fare contenti tutti”!
Si tratta insomma di allenarsi a “pensare
positivo”, di esercitarsi ad elaborare modi diversi
di vedere le cose, più rosei, più pieni di quella
speranza che dell’ottimismo, come abbiamo
visto, è la caratteristica principale. Alcuni psicologi
sostengono che questo tipo di allenamento può
aiutare a diventare ottimisti, ovvero che l’ottimismo
si può imparare praticandolo, un po’ come si può
imparare ad andare in bicicletta o a nuotare.
Una cosa è sicura, cercare di diventare più
ottimisti vale la pena, perché esserlo fa bene alla
salute. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato
i benefici di un pensiero positivo. Per esempio
uno studio fatto in America che ha paragonato
un gruppo di donne “ottimiste” con un gruppo di
donne “pessimiste”, ha trovato che “le ottimiste”
avevano il 30% di possibilità in meno di morire
di malattie legate al cuore rispetto alle donne
pessimiste. Pensare positivo fa insomma bene non
solo alla mente ma anche al cuore!
“Per non perdere la testa: invecchiare oggi”
Ciclo di incontri informativi sulla terza età presentati dal dottor
Charlie Pollicina e da Benedicte Cruysmans
Il Co.As.It. organizzerà in novembre un’iniziativa di grandissima
utilità per tutti coloro che hanno a cuore l’invecchiare con
saggezza! Si tratta di una serie di incontri informativi che si
rivolgono ai membri anziani della nostra comunità. Durante gli
incontri si discuterà dell’esperienza dell’invecchiamento e di cosa
questa significhi da un punto di vista fisico, sociale e psicologico.
Si cercherà di esplorare la dimensione dell’invecchiamento
mettendone in luce tutti i suoi aspetti e non solo quelli negativi,
che troppo spesso sono gli unici associati a questa fase della
vita. Si parlerà quindi di terza età come una fase della vita come
un altra, con le sue luci e le sue ombre, e si cercherà di capire
come questa sia collegata al compito di cura. Per parlare di
questi argomenti all’iniziativa sono stati invitati a partecipare due
ospiti d’eccezione, con anni di lavoro alle spalle nell’assistere i
nostri anziani. Benedicte Cruysmans ci parlerà dei problemi
maggiori associati alla demenza e di come chi si prende cura di
chi ne soffre può svolgere al meglio il suo compito. Benedicte
presenterà un dvd sull’argomento, per aiutare gli interessati a
comprendere meglio alcuni concetti. Un altro graditissimo ospite
dell’iniziativa sarà il dottor Charlie Pollicina che, ne siamo sicuri,
non ha bisogno di presentazioni. Il dottor Pollicina ci parlerà
invece dei cambiamenti associati al processo di invecchiamento,
soprattutto dal punto di vista psicologico ed emotivo e di come
affrontare questi cambiamenti.
continua a pagina 4
Primavera 2009 - in Contatto
3
Le erbe
che curano
continua da pagina 3
A colloquio con l’erborista
Daniela Demarchi
“Per non
perdere la testa:
invecchiare oggi”
Ciclo di incontri informativi
sulla terza età
Lunedì 16 novembre 2009
Five Dock RSL 10.30 - 13.30
66 Great North Road, Five Dock
Venerdì 20 novembre 2009
Bankstown Sports Club 10.30- 13.30
8 Greenfield Parade, Bankstown
Lunedì 23 novembre 2009
North Ryde RSL 10.30- 13.30
Cnr Pittwater & Magdala Roads, North Ryde
Mercoledì, 25 novembre 2009
Club Marconi 10.30- 13.30pm
Marconi Plaza (presso Prairievale Road), Bossley Park
Gli incontri sono gratuiti, pranzo incluso. La
prenotazione è obbligatoria. Per prenotazioni
e informazioni si prega di telefonare allo
02 9564-0744. Questa iniziativa fa parte
dell’Italian Carers Dementia Support Service
(in italiano Programma di sostegno
demenza-specifico per chi ha compiti di cura),
un progetto finanziato dal Department of
Health & Ageing attraverso il fondo Dementia
Community Grants Program.
4
in Contatto - Primavera 2009
Delle erbe l’uomo si è sempre
servito per curarsi da varie malattie.
Le erbe hanno fatto sempre parte,
in tutte le culture, della medicina
popolare. La medicina classica ha
spesso, con significative eccezioni,
snobbato un po’ questo metodo
tradizionale di cura, considerandolo
poco scientifico. Al contrario, che le
erbe abbiano un potere curativo, è
dimostrato in molti studi scientifici
e ultimamente anche la medicina
classica ha cominciato a prendere
più sul serio gli effetti curativi di
questi modi di cura alternativi. Sulle
erbe e sui loro poteri abbiamo fatto
due chiacchiere con Daniela De
Marchi, erborista e consulente sulla
salute.
D: Daniela, in che modo le erbe
possono aiutare chi ha problemi di
salute?
R: le erbe hanno un ruolo da
giocare sicuramente in certe
malattie croniche. Per esempio io
uso molto le erbe per curare gli
eczemi, che sono delle malattie
molto fastidiose della pelle. Le erbe
sono molto efficaci negli eczemi
dei bambini, ma anche per problemi
digestivi, di pressione sanguinea o
di colesterolo. Una delle differenze
tra una cura a base di erbe ed una
cura a base di medicine è che l’uso
di erbe non da necessariamente
luogo ad effetti collaterali e quindi il
loro uso è particolarmente utile per
le malattie che durano per molto
tempo, le malattie croniche appunto.
In questo senso la cura attraverso le
erbe si rivela particolarmente adatta
per gli anziani che spesso soffrono
di malattie croniche come artriti e
reumatismi.
D: molti pensano che si debba fare
una scelta netta per cui o si usano le
erbe o si usano le medicine....
R: in realtà le cose non sono così
semplici. Le erbe possono essere
usate assieme alle medicine,
naturalmente sotto rigoroso
controllo medico. Una malattia che
mostra molto bene come medicine
ed erbe possano tranquillamente
andare a braccetto è il cancro. Io
curo molte persone che o soffrono
o hanno sofferto di cancro. Le erbe
in questo caso possono aiutare a
sostenere il sistema immunitario e
migliorare l’efficacia delle medicine
anticancro tradizionali. Nella fase
di recupero, dopo che si è fatta
chemioterapia per esempio, le erbe
possono aiutare molto. Un aspetto
a mio avviso molto positivo delle
cure a base di erbe è che sono cure
individualizzate, molto più delle
cure classiche a base di medicine,
cioé la somministrazione di rimedi
erboristici si basa su un’attenta
osservazione dell’individuo, delle sue
caratteristiche e dei suoi bisogni.
D: e per quel che riguarda problemi
psicologici? Qual’è il ruolo delle
erbe?
R: in questo campo le erbe sono
utilissime perché si possono dare
solo per un certo periodo, che
significa evitare gli effetti collaterali
che derivano dall’assunzione
prolungata di psicofarmaci, effetti
collaterali come difficoltà di
concentrazione e stanchezza, per
esempio.
continua a pagina 5
continua da pagina 4
Giuseppe
Garibaldi
L’ “Eroe dei due mondi”
Le erbe inoltre sono molto utili per chi decide di
interrompere una cura per problemi psicologici a base di
psicofarmaci e vuole evitare di dover passare attraverso
la fase di astinenza.
D: e con che tipo di problemi psicologici si presentano
le persone che ti chiedono aiuto come erborista o come
consulente sulla salute?
R: molti anziani vengono da me perché si sentono
depressi o anche ansiosi. Un altro problema che mi pare
sia significativo tra gli anziani della nostra comunità è
l’insonnia. Al punto che con Francesco Mendolicchio,
l’Operatore per le dipendenze del Co.As.It., abbiamo
deciso di organizzare e presentare degli incontri sul
tema.
D: ci puoi dire di più?
R: con il Co.As.It. stiamo organizzando un ciclo di
tre incontri sul tema dell’insonnia e su come le erbe
possono aiutare. Ogni incontro durerà un’ora e
parleremo di quali possono essere le cause psicologiche
dei disturbi del sonno, di come si possono prevenire
questi problemi tramite cambiamenti nelle proprie
abitudini (quello che al giorno d’oggi si definisce “stile
di vita”) e nel modo in cui si mangia. Infine illustreremo
come le erbe possono aiutare a dormire meglio, cosa
succede quando si mescolano erbe e medicine e degli
effetti collaterali delle erbe, che spesso dipendono dalla
qualità delle erbe usate e dalla loro quantità. In breve
tramite questi incontri vorremmo far rendere conto agli
anziani che esistono delle alternative alle medicine.
D: hai parlato di tre incontri Daniela. Quando si
svolgeranno?
R: Il primo incontro si svolgerà durante la Settimana
della Salute Mentale, mercoledì 14 ottobre dalle 9.30
alle 10.30, durante l’iniziativa del Co.As.It. intitolata
“Partecipare per stare bene”. Iniziativa di cui so che
parlerai in un altro articolo di In Contatto in questo
numero, articolo cui rimando i nostri lettori. Le altre due
date sono le seguenti
Martedì 20 ottobre 10.00-11.00
It.So.Wel. (Italian Social Welfare)
21 Stewart Street, Wollongong
Mercoledì 28 ottobre
10.00-11.00
Italian Social Support Group
Senior Citizen Centre, angolo Palmer St con
Joy Ave, Earlwood
Daniela Demarchi, erborista e consulente
sulla salute, riceve per appuntamento presso
il suo studio. Per prendere appuntamento
si prega di contattare Daniela al numero
02 98184570. Lo scopo di questo articolo è
puramente informativo. Prima di prendere
ogni decisone di cura terapia si raccomanda
di rivolgersi al medico di famiglia o a
specialisti.
Giuseppe Garibaldi è forse il
personaggio storico più famoso
del risorgimento italiano, ovvero
di quel periodo storico del 1800
in cui l’Italia è diventata una
nazione. A questo eroe sono
dedicate piazze o vie in almeno
5500 comuni italiani e ci sono
1200 lapidi che testimoniano il
suo passaggio in varie località, c’è
persino una piazza a lui dedicata
a citta del Messico. Garibaldi è
anche il nome di un pesce e di
una marca di biscotti, il nostro
eroe infatti fu uno dei primi
personaggi famosi a sfruttare
il proprio nome, la propria
“immagine” si direbbe oggi, a fini
pubblicitari, guadagnandoci dei bei
soldini.
Il motivo per cui Garibaldi è
così famoso va cercato non solo
nelle sue imprese, senza le quali
vivremmo
ancora in
un’Italia
divisa in mille
staterelli ma
anche, e forse
soprattutto,
nella sua vita
che dei tratti
dell’eroe
romantico ha
avuto tutto:
amore per il
rischio e per
l’avventura,
sprezzo del
pericolo,
conquiste
femminili, viaggi intorno al
mondo e un idealismo senza
compromessi.
Giuseppe Garibaldi nasce a
Nizza il quattro luglio 1807, da
Domenico, un marinaio e Rosa
Raimundi. Come tutti i genitori
Domenico e Rosa lo vorrebbero
avvocato, dottore, o almeno prete.
Giuseppe però è di tutt’altra
opinione, da subito: vuole fare il
marinaio e, ostacolato dal padre,
tenta giovanissimo la fuga con
alcuni amici verso Genova, per
imbarcarsi in qualche battello.
Naturalmente fu immediatamente
trovato e ripreso. Ma la sua
insistenza alla fine avrà la meglio
sul padre: a soli sedici anni,
Giuseppe si imbarca come mozzo
sulla Costanza e poi sulla Cortese.
Nel 1832 acquista i gradi di
capitano e continua i suoi viaggi in
mare con la Clorinda. É questo un
periodo di grandi avventure per il
nostro giovane eroe, periodo fatto
di visite in luoghi dai nomi esotici
(il Mar Nero, Costantinopoli,
Taganrog) e di incontri con i
rifugiati politici di mezza Europa,
incontri che fanno appassionare
Garibaldi agli ideali di libertà che
si stavano diffondendo allora in
continua a pagina 6
Primavera
2009--in
inContatto
Contatto
Winter 2009
5
continua da pagina 5
tutto il continente. A Costantinopoli
Garibaldi pare incontri un personaggio
misterioso, soprannominato “il credente”
che gli parla delle idee di un altro grande
eroe del risorgimento italiano, Giuseppe
Mazzini. Mazzini credeva in un’Italia
repubblicana e democratica e credeva
che l’unità d’Italia non fosse che il primo
passo verso la liberazione di tutti i
popoli dall’oppressione. Garibaldi si
innamora follemente di questa idea cui,
da ora in poi, dedicherà la propria vita.
Garibaldi si iscrive alla Giovine Italia,
l’associazione dei mazziniani, e si arruola
nella Marina Sabauda (la marina dello
stato Piemontese) con lo scopo di
diffondere le idee mazziniane tra
i marinai. Nel frattempo i patrioti
italiani hanno organizzato una rivolta
in Piemonte che dovrebbe scoppiare
l’undici febbraio del 1834. Ma nulla
accade, la polizia dello stato piemontese
scopre tutto il piano e riesce a sventarlo.
Garibaldi si deve dare alla fuga, si dirige
verso Nizza, poi giunge a Marsiglia per
imbarcarsi per il Mar Nero e terminare
la sua fuga in Tunisa.
Ma in Tunisia Garibaldi ci sta poco,
perché nel 1835 torna di nuovo a
Marsiglia e parte per il Sud America. In
Sud America Garibaldi vivrà per ben
6
13 anni, dal 1835 al 1848, girandolo
in lungo e in largo, sempre coinvolto
in rivoluzioni contro i poteri imperiali
e in varie guerre: contro il Brasile, al
comando di un peschereccio chiamato
Mazzini, contro l’Argentina al comando
della flotta navale Uruguaiana. É questo
suo coinvolgimento
nella storia sud
americana che gli
varrà il titolo di
Eroe dei due mondi.
In Sud America
Garibaldi incontra
anche l’amore della
sua vita, Ana Maria
de Jesus Ribeiro, la
celebre Anita, da
cui avrà quattro
figli. Nel 1848
scoppia in Italia
la Prima guerra
di indipendenza,
Garibaldi sistema
la famiglia a Nizza
e partecipa alla
guerra al comando
del governo
provvisorio di
Milano, con una
piccola legione
da lui organizzata.
Poi va a Roma
dove il popolo si
era ribellato ed
era stata creata la Repubblica Romana
contro cui, a difesa del Papa Pio IX, si
erano schierati gli eserciti francese e
del Regno delle Due Sicilie. I ribelli nulla
possono fare contro questo enorme
schieramento di forze e Garibaldi è
costretto nuovamente alla fuga, da Roma
attraverso tutta l’Italia, con l’obbiettivo di
raggiungere Venezia dove la Repubblica
Veneziana ancora resisteva alle potenze
imperiali europee. Garibaldi, inseguito
praticamente da tutte le polizie ed
eserciti d’Italia, riesce a sfuggire ma ad
un costo altissimo: Anita, la sua amata
moglie, incinta e distrutta dalle fatiche,
muore presso le valli di Comacchio.
Questa perdita riuscirà a fermare il
nostro eroe per qualche tempo: dopo
un altro breve periodo a New York e in
Perù, Garibaldi torna in Italia, si compra
metà dell’isola di Caprera e si mette
a fare il contadino. Ma questa pausa
dura solo pochi anni, perché già nel
1860 l’eroe dei due mondi è di nuovo
in Contatto - Primavera 2009
in prima linea a combattere per l’unità
d’Italia, organizzando una spedizione
per conquistare il Regno delle Due
Sicilie. Con mille volontari, che si
contraddistinguevano per le loro camice
rosse (colore scelto, pare, per non far
risaltare il sangue delle ferite) Garibaldi
sbarca a Marsala e, di vittoria in vittoria,
giunge sino a Napoli. Il 26 Ottobre
1860 incontra Vittorio Emanuele II, Re
del Regno di Piemonte e Sardegna
e futuro Re d’Italia e gli consegna il
Regno delle Due Sicilie. Poi, rifiutando
ogni onorificenza o ricompensa, si ritira
per un breve periodo nella sua amata
Caprera.
Nel 1866 scoppia la Terza guerra di
indipendenza, questa volta l’obbiettivo
è quello di cacciare gli austriaci, che
ancora occupano una buona parte del
nord Italia. Ancora una volta Garibaldi
è coinvolto al comando di un corpo
di volontari chiamati Corpo Volontari
Italiani. Ancora una volta il nostro
eroe fa più di quello che gli viene
chiesto e, grazie alla vittoria riportata
nella battaglia di Bezzecca e Cimego,
apre la strada alla conquista di Trento,
importantissima roccaforte dell’Impero
Austro-Ungarico in Italia. Ma qua viene
fermato da un armistizio firmato tra
gli austriaci e il Regno di Piemonte e
Sardegna. Celebre in questa occasione
l’affermazione lapidaria che l’eroe dei
due mondi scrive su un telegramma
indirizzato al Re che gli chiedeva di
fermarsi: “obbedisco”, frase diventata un
motto del risorgimento italiano.
Con la Terza guerra di indipendenza
si conclude l’esperienza militare di
Garibaldi in Italia, l’Italia ormai è (quasi)
fatta e il nostro, eletto deputato, si
ritira a vivere a Caprera, sposa la sua
compagna da 14 anni, la piemontese
Francesca Armosino e si dedica al
mestiere di padre e marito, Francesca
gli aveva dato infatti tre figli. Garibaldi
muore a Caprera il due giugno 1882, a
settantacinque anni.
Parte delle informazioni contenute
in questo articolo provengono dalle
seguenti fonti:
www.wikipedia.org.it
e Indro Montanelli, “Storia d’Italia”
essere
“Being and Well-Being”
& benessere
Published by Co.As.It. Casa d’Italia 67 Norton Street Leichhardt NSW 2040 Tel (02) 9564 0744 Fax (02) 9569 6648 www.coasit.org.au
Counselling 101:
Helen Madigan
Terapia cognitivo comportamentale
Counselling è un termine generale
usato per indicare diverse teorie,
tecniche e strategie che possono
essere usate per aiutare le persone ad
affrontare o superare cambiamenti,
sfide, o situazioni difficili nella loro
vita. Una delle forme di counselling è
la terapia cognitivo comportamentale
(CBT), che viene usata da numerosi
counsellor, psicoterapeuti e psicologi
nel trattamento dei loro assistiti per
via della sua efficacia, corroborata
da numerosi studi, nella soluzione di
vari problemi psicologici. Per questo
motivo, si fa spesso riferimento alla
CBT come ad un trattamento basato
su una provata efficacia e in quanto
tale, coloro che vanno da psicologi
registrati all’albo che usano questo
metodo del counselling hanno diritto
ad un rimborso dal Medicare, quando
muniti di apposita impegnativa da
parte del medico curante. La CBT viene
spesso usata per trattare problemi di
salute mentale quali la depressione e
ansia, anche se può essere usata anche
per molti altri problemi quali problemi
relazionali e abuso di sostanze
stupefacenti.
Che cosa si intende per CBT? La
Terapia Cognitivo Comportamentale
è un metodo di intervento terapeutico
strutturato e relativamente a breve
termine. Il terapeuta, in collaborazione
col paziente, dopo un iniziale
accertamento, in cui si raccolgono
alcune informazioni sul problema
da risolvere, stila un programma
di trattamento individualizzato.
L’ “educazione psicologica” è una
parte importante della CBT; “sapere
è potere”, così spesso il terapeuta
darà al cliente del materiale scritto
sul particolare problema, quali un
depliant, un foglio illustrativo, o un
libro, in modo da aiutarlo a capire
meglio il problema e per rassicurarlo
che non stanno “diventando pazzi”.
CBT è normalmente più focalizzata
sul “qui ed ora”, concentrandosi nel
trattare il problema attuale piuttosto
che scavare nel passato. D’altro
canto, alcuni terapeuti posso usare
alcuni metodi del CBT per affrontare
i problemi attuali con altri metodi
di counselling per esaminare le
possibili origini di stili di pensiero non
costruttivi.
La CBT è una combinazione di terapia
cognitiva e terapia comportamentale,
entrambe basate sul principio di fondo
che pensieri e comportamenti sani
e sentimenti positivi sono collegati
tra loro, mentre pensieri negativi
sono collegati a comportamenti non
costruttivi e a sentimenti quali la
depressione o l’ansia. Nella terapia
cognitiva si insegna alla persona a
metter in dubbio opinioni imperfette
o distorte, quali ad esempio “Non
valgo nulla”. Pensieri di questo tipo
possono generare nella persona il
desiderio di evitare i contatti sociali,
l’abuso di alcool o altre droghe e
il sentirsi depressi e ansiosi. Una
strategia impiegata potrebbe essere
quella di chiedere alla persona di
provare che non valgono nulla. Con
suggerimenti da parte del counsellor,
il paziente diverrà cosciente del fatto
che è molto più evidente il contrario…
per esempio, avere familiari ed amici
che si prendono cura del paziente è
un’indicazione di quanto sia falso egli
non è buono a nulla. Con la pratica, la
persona comincia ad identificare altre
convinzioni infondate e a sostituirle
con pensieri più realistici quali “Sto
attraversando un momento difficile
ma sono una persona degna di amore
e rispetto”.
La componente comportamentale
della terapia viene messa in atto
quando al paziente sono insegnati
comportamenti più utili, di cui fare
pratica con il terapeuta nell’ambiente
protetto della sessione di counselling.
A chi soffre di ansia si illustrano
esercizi per il rilassamento, che poi si
possono praticare a casa regolarmente.
Considerando nuovamente l’esempio
della persona di cui sopra, che pensa
di non valer nulla ed evita contatti
sociali, il counsellor può suggerire che
la persona intraprenda delle attività
sociali. Per fare ciò, la persona può
essere incoraggiata prima a simulare
con il terapeuta e poi pian piano far
quei passi che li rendono più sicuri
nello stare tra gli altri. La teoria dice
che man mano che la persona acquista
sicurezza ed inizia a provare piacere
nelle interazioni sociali, i pensieri e
sentimenti negativi pian piano se ne
dovrebbero andare.
Se decidete di provare CBT, è
importante trovare un counsellor
con cui vi sentite a vostro agio e di
cercarne un altro in caso contrario.
È bene cominciare con il vostro
Primavera 2009 - essere & benessere
medico di fiducia, che vi può illustrare le opzioni che avete e indicarvi nomi di counsellors nella zona. Potete anche cercare
psicologi che usano il CBT o altri metodi di counselling sul sito dell’associazione psicologica australiana The Australian
Psychological Society, www.psychology.org.au. È importante ricordare che anche se il counselling è di solito un metodo
efficace, tuttavia può non essere quello giusto per ogni persona in ogni situazione. Se state attraversando un momento
difficile è utile esplorare le numerose opzioni di cura, che possono includere counselling, medicine o altro.
Fonti:
www.aacbt.org
www.betterhealth.vic.gov.au
www.beyondblue.org.au
www.psychology.org.au
Counselling 101: Cognitive Behaviour Therapy Helen Madigan
Counselling is a very broad term for
the use of many theories, techniques
and strategies that can be used to help
someone to face or overcome a change,
challenge or difficult situation in their
life. One form of counselling is cognitive
behaviour therapy (CBT), which is used
by many counsellors, psychotherapists
and psychologists in treating their clients
because its effectiveness in helping with a
variety of problems has been supported by
many studies. For this reason, CBT is often
referred to as an evidence-based treatment
and as such, people who seek treatment
from registered psychologists using this
method of counselling can be eligible for
Medicare rebates with an appropriate
referral from their general practitioner.
CBT is most commonly used to treat
mental health issues such as depression
and anxiety disorders, however it can also
be used for many other problems such as
relationship issues and substance abuse.
What is CBT? Cognitive behaviour therapy
is a structured and relatively short-term
style of therapeutic intervention. The
therapist in collaboration with the client
will generally develop an individualised
program of treatment after an initial
assessment of the client, gathering some
information about the problem that they
have come to address. “Psychoeducation”
is an important part of CBT; “knowledge
is power” so often the therapist will give
the client some written materials about
their particular issue such as a pamphlet,
fact sheet or book in order to help them
understand more about their issue and be
reassured that they are not “going crazy”.
CBT is usually most concerned with the
“here and now”, that is it focuses on
treating the client’s current problem and
doesn’t delve into their past. However,
some therapists may use certain strategies
from CBT to deal with the present concerns
in conjunction with other methods of
counselling to examine the possible origins
of unhelpful styles of thinking.
CBT is a combination of cognitive therapy
and behavioural therapy, which both work
on the underlying principle that healthy
thoughts, positive feelings and healthy
behaviours are interconnected, whereas
and unhealthy thoughts are linked
with unhelpful behaviours and feelings
like depression or anxiety. In cognitive
therapy the person is taught to challenge
flawed or distorted beliefs, such as “I am
worthless”. Thoughts such as this one may
cause a person to avoid social situations,
abuse alcohol or other drugs, and to feel
depressed or anxious. One strategy could
be that the person is asked to come up
with evidence to prove that they are
worthless. With some prompting from the
counsellor, the client will in fact become
aware that there is much more evidence to
the contrary – for example having family
members or friends who care about them
suggests that they aren’t worthless. With
practise the person begins to identify their
other unhelpful beliefs and replace them
with more realistic thoughts such as “I am
having some difficulties in my life right
now but I am a person worthy of love and
respect”.
The behavioural component of the therapy
is when the client is taught more helpful
behaviours, which they can practice
with the therapist in the safety of the
counselling session. For someone who is
experiencing anxiety they might be shown
some relaxation exercises, which they
essere & benessere - Primavera 2009
can then practice at home on a regular
basis. Considering again the example of
the person above, who thinks they are
worthless and avoids social situations, the
counsellor may suggest that the person
engage in some social activities. In order
to do this, the person may be encouraged
to first role play with the therapist and
slowly take the steps that will help them
to feel more confident amongst others. The
theory believes that as the person grows
more confident and begins to enjoy these
social interactions, the negative thoughts
and feelings will begin to ease.
If you decide to try CBT, it is important
to find a counsellor with whom you feel
comfortable and to look for another one
if you don’t. A good place to start is
with your GP, who can talk to you about
your options and give you some names
of counsellors in your area. You can also
search for psychologists who use CBT
or other methods of counselling on The
Australian Psychological Society website:
www.psychology.org.au. It is important
to keep in mind that although CBT is a
relatively successful type of counselling, it
may not be the right one for every person
in every situation. If you are experiencing a
difficulty in your life it is helpful to explore
many the options for treatment, which
could include counselling, medication, or a
number of other possibilities.
Resources:
www.aacbt.org
www.betterhealth.vic.gov.au
www.beyondblue.org.au
www.psychology.org.au
Star bene con le piante
La fitoterapia è la conoscenza delle
piante e delle loro utilizzazioni
terapeutiche. Attraverso i secoli, gli
uomini hanno approfondito lo studio di
erbe e piante e delle loro virtù. Perchè
possiate avvicinavi alla conoscenza
delle proprietà preventive e terapeutiche
delle piante medicinali, ho pensato di
descriverne alcune che sono utilizzate
in fitoterapia, illustrandone anche
le azioni. Riconoscere con assoluta
certezza la specie che ci serve non è
compito semplice, alcuni generi non sono
facilmente identificabili a colpo d’occhio.
Il rischio è legato al fatto che alcune
specie tossiche sono assai simili a quelle
identificate come medicinali.
L’intento di questo articolo è puramente
informativo: nella fitoterapia si
deve assolutamente escludere
l’autoprescrizione e per poterla praticare,
si raccomanda di affidarsi sempre ad
esperti del settore seri e competenti.
Dagli anni settanta, l’uso delle piante a
scopo preventivo ed anche terapeutico
ha conosciuto un interesse sempre
crescente. In alcuni casi si trattò di una
moda, ma anche un’esigenza legata al
profondo desiderio di un ritorno alla
natura.
Se pensiamo alla fitoterapia come ad
una vera e propria disciplina medica
dobbiamo obbligatoriamente seguire le
precauzioni necessarie. Le piante ed i
composti devono essere scelti e creati da
esperti del settore, se vogliamo evitare
effetti secondari dovuti ad un uso
improprio o scorretto di certe sostanze.
La ricerca moderna fornisce indicazioni
abbastanza precise sulle piante, le specie
ideali, le condizioni più favorevoli alla
crescita delle sostanze ricche di principi
attivi, il clima di coltivazione ottimale.
E’ importante sapere quali parti della
pianta devono essere usate e, tramite
analisi specifiche, se è sana. A questo
punto, le nostre amiche piante, possono
essere assunte direttamente nella terapia
in forma di decotti, infusi, tinture, estratti
ecc..
Aglio (disinfettante intestinale): si tratta
di uno dei più potenti battericidi naturali;
è un ottimo antisettico, le sue virtù
antitrombosi sono ormai ampiamente
riconosciute. Infatti, facilita la
circolazione e la depurazione del sangue.
Un uso alimentare corretto svolge
una benefica azione sull’ipertensione
arteriosa.
L’impiego in ambito culinario lo colloca
come indiscusso aroma principe della
cucina mediterranea.
Avvertenze: Per le persone che soffrono
di pressione bassa ed irritazioni
all’apparato digerente se ne sconsiglia
l’uso.
Curiosità: Il nome aglio deriva dalla
parola celtica caldo, bruciante. La
tradizione popolare gli attribuisce
proprietà afrodisiache ma anche la
capacità di tenere lontani i vampiri e
le streghe, facendoli stare male se vi si
avvicinano. Alcuni studi suggeriscono che
le popolazioni che ne fanno abbondante
uso difficilmente si ammalano di cancro.
Da innumerevoli testimonianze antiche
possiamo constatare che l’aglio è stato
considerato malfattore e benefattore
secondo la cultura interessata. Ad
esempio, è stata considerata una
pianta degli inferi che era offerta
dai Greci alla Dea Ecate; in Egitto gli
adoratori di un’antichissima divinità
infernale, “Sokar”, si adornavano con
ghirlande d’aglio. Plinio riferiva delle
sue proprietà terapeutiche definendolo
una panacea in grado di guarire
qualsiasi malattia, addirittura gli
epilettici ed i malati di mente.
Basilico (stimolante, antispasmodico,
disinfettante): è un ottimo tonico,
calmante, antispasmodico ed
emenagogo, cioè stimola le
mestruazioni, è consigliato in caso di
spasmi gastrici, disturbi digestivi di
origine nervosa, fatica e ipotensione
arteriosa. Se si ha il raffreddore si
possono provocare degli starnuti
liberatori aspirando col naso una
presa di polvere di basilico. Si
somministra come decotto, infuso o
essenze. In generale ha la capacità di
rinfrescare lo spirito, aumentare la
concentrazione ed i riflessi. Ottimo
rimedio pronto soccorso contro le
punture di vespe.
Utilizzato come aroma in cucina, per
sughi al pomodoro, insalate fresche o
per il classico pesto. Se ne estrae anche
un’essenza. Il gusto è dolce, fragrante
e d’estate, quando è colpito dal sole, è
ancora più forte. Le foglie più profumate
sono quelle che si raccolgono poco prima
la fioritura, poiché contengono una
maggiore quantità di sostanza oleosa
che ne determina l’aroma; le foglie più
vecchie tendono ad avere un sapore più
piccante. Il basilico attira le api.
Avvertenze: non sono segnalati effetti
secondari nelle dosi consigliate. L’essenza
di basilico, assunta in dosi elevate, può
provocare effetti narcotici.
Curiosità: Il basilico è considerato
un’erba regale, il cui nome deriverebbe
dal greco “basilicòn” che vuol dire per
l’appunto “regale”. Sembra che il basilico,
la più mediterranea delle erbe usate in
cucina, sia originaria dell’India. La sua
introduzione in Europa la dobbiamo
prima ai Greci e successivamente ai
Romani. In Egitto fu utilizzata come uno
dei componenti del balsamo usato per
la mummificazione. Presso i Romani,
oltre ad essere simbolo degli innamorati,
figurava tra gli odori utilizzati in cucina.
Leggende e credenze: una credenza
vuole che il Basilico sia in grado di tenere
lontani gli spiriti maligni, infatti, si tiene
sui davanzali o nei pressi della casa. Le
foglie, immerse nell’acqua, purificano
il corpo e la mente da malefici influssi.
Una piantina che allontana i demoni è
in grado di fare altrettanto con serpenti,
scorpioni e zanzare. In India è un’erba
identificata con la Dea della bellezza,
della quiete e dell’armonia. In occidente
gli si attribuisce un simbolismo erotico;
avrebbe la proprietà di favorire il
concepimento. In Sicilia simboleggiava
l’amore ricambiato; si trovava sui
davanzali delle donzelle innamorate ma
anche su quelli delle prostitute.
http://www.leserre.it
Primavera 2009 - essere & benessere
Good Health with Herbs
PHYTOTHERAPY is the use of plants, and
plant extracts, for medicinal purposes. Over the
centuries, humans have been able to deepen
their understanding of plants and herbs and
their qualities. Since many are capable of
acquiring basic knowledge of the therapeutic
qualities of many plants and herbs, it may
be timely to describe a few which are used in
Phytotherapy, drawing attention to their effects.
Recognising with absolute certainty the species
sought is no easy task. Some species are not
easily identifiable at first glance. A danger lurks
in the fact that all too often the toxic variety of a
species looks very similar to the benign variety.
From the 1970’s onwards, the interest in the
preventative and therapeutic qualities of plants
has grown exponentially. In some cases this was
driven by a ‘trend’, but it also highlights the
profound desire in many to return to Nature
If we are to consider Phytotherapy to be a true
branch of medicine then we must of necessity
follow certain precautions. Plants and their
derivatives need to be selected and prepared by
experts in order to avoid side effects that arise
from improper preparation and use of herbs
and plants. Modern research has provided us
with ample information on various herbs, their
qualities, effects, ideal growing conditions and
where and when to cultivate and collect such
plants in order to reap the maximum from
their active ingredients. It is also essential to
know which part of the plant needs to be used
and, through specific analyses, if it is healthy.
Once the safety and worth of the plant or herb
has been established, they can be assimilated
in therapy in the form of essential oils, teas,
infusions, tinctures, extracts etc….
Garlic (intestinal disinfectant): Garlic is one of
the most potent anti-bacterial agents known
in Nature; an excellent antiseptic, its antithrombotic qualities and ability to counter the
effects of hypertension are well known. It assists
circulation and also assists with the removal
of impurities from the blood. In addition, its
vaunted use in cooking makes it the king of
aromas in Mediterranean cooking!
Caution: Use of Garlic is not recommended for
those with low blood pressure or with certain
digestive problems. Please consult a physician
before taking anything other than minimal
amounts.
Trivia: The name “garlic” originates in the Celtic
words for hot or burning. Tradition has it that
garlic contains aphrodisiacal properties but also
properties harming vampires and witches, thus
keeping them safely at bay. Some studies have
suggested that among people with a high garlic
intake, there are fewer incidences of cancer. A
rich anecdotal tradition attributes great power
to garlic, good and bad according to the culture
in question. For example, ancient Greeks offered
garlic to the Earth goddess while in ancient
Egypt, the followers of the deity Sokar adorned
themselves with garlands of garlic. The ancient
historian Pliny lauded the therapeutic qualities
of the plant, considering it to be a panacea
capable of curing almost any disease, including
epilepsy and mental illness.
Basil (stimulant, disinfective qualities): An
excellent tonic, calming and effective in dealing
with spasm, it also promotes menstrual flow. It
is used to treat stomach cramps; stress related
digestive problems, fatigue and hypertension.
During a cold, Basil powder can be inhaled gently
to provoke sneezing and to break down mucous.
Basil is used as tea, infusion and essential oil. In
general terms, it is a stimulant that can uplift
one’s mood, increase concentration and sharpen
reflexes. It is also an excellent first aid against
bee stings!
It is also widely used in cooking, bringing
wondrous flavour to tomato sauces, fresh salads
and the classic pesto genovese. As an essential
oil, its aroma is sweet and smells of summer.
This aroma is accentuated when the herb is
further exposed to the sun.
essere & benessere - Primavera 2009
The most fragrant leaves of the plant are to be
found immediately around the flowering bud,
primarily because these leaves contain more of
the oil of the plant, while the older leaves tend to
be a little drier and and more peppery in taste.
The basil plant also attracts bees.
Caution: There are no known side effects when
basil is ingested in prescribed doses. Taken in
high doses as an essential oil, however, may
provoke a narcotic effect.
Trivia: Basil is considered a ‘royal’ herb,
unsurprising given that its name derives from
the Greek basilicon, meaning “royal”. It appears,
however, that this most Mediterranean of
herbs originated in India. Its introduction to
Europe came courtesy firstly of the Greeks and
subsequently the Romans. In Egypt it was one of
the agents used in the process of mummification.
For the Romans, it was a symbol of lovers, and
much used in cooking.
Legends and beliefs: Legend has it that basil can
ward off evil spirits. This is why it is kept at the
entrance of the house and its surrounds. Basil
leaves immersed in water are said to purify
body and mind from evil influences. A little plant
capable of keeping evil spirits away naturally
has little problem also keeping away snakes,
scorpions and mosquitoes, at least according to
legend. In India, it is a herb associated with the
goddess of beauty and harmony. In the West, it
is also an erotic symbol, with properties said to
aid fertility. In Sicily it symbolizes requited love,
and was displayed outside the houses of women
who were promised to their lovers. Curiously, it
was also found outside brothels.
Source: www.leserre.it
Settimana della salute mentale 2009
“Partecipare per stare bene”
C’è in molti di noi la
convinzione che per stare
bene si debba, innanzitutto,
pensare a se stessi: fare
delle cose che ci piacciono,
divertirsi, stare in compagnia
con parenti e amici. Stare
bene, per molti di noi
significa ricevere o, al limite,
fare qualcosa per se. Esiste
tuttavia un altra componente
importante dello stare bene,
una componente troppo
spesso non considerata.
Stiamo parlando del “dare”,
del contribuire al benessere
degli altri, partecipando alle
vite altrui e cercando di
migliorarle. Quest’anno il
tema della Settimana della
salute mentale sarà invece
proprio “Partecipare per stare
bene”, libera traduzione del
tema in inglese, “Sign up, link
up, get involved”. Il Co.As.It.
come ogni anno organizzerà
un’intera giornata, mercoledì
14 ottobre, dedicata ad
esplorare come aiutare e
partecipare alle vite degli
altri possa avere effetti
benefici sulla nostra di vita
e come questo donare ci
renda più forti mentalmente
e più capaci di affrontare le
difficoltà.
Naturalmente quindi, visto il
tema della giornata, si parlerà
molto di volontariato. Due
psicologhe del Co.As.It., Anna
Piccolo e Helen Madigan
discuteranno del tema
“Aiutare gli altri per aiutare
se stessi”, ovvero di come
l’esperienza del volontariato
possa dare molto di più a
chi volontariato lo fa che
a chi lo riceve, spiegando
dettagliatamente gli effetti
positivi sull’individuo del
sentirsi utile agli altri. Alcuni
volontari del Progetto
Visitatori Comunitari del
Co.As.It. (il Community
Vsitors Scheme in inglese)
aiuteranno Anna e Helen
a dare sostanza a ciò che
dicono, raccontando le loro
esperienze di volontariato e
come ci si sente nell’aiutare
concretamente i nostri
anziani che vivono in case di
riposo, spesso in condizioni
di solitudine, offrendogli
un po’ di compagnia. Felice
Montrone (un imprenditore
con una passione per il
volontariato) invece discuterà
con i partecipanti alla
giornata di un altro aspetto,
egualmente importante,
del fare volontariato,
ovvero la raccolta fondi,
che è fondamentale per
aiutare le organizzazioni di
volontariato ad andare avanti.
Dopo la presentazione di
Felice Montrone ci sarà una
breve pausa per dare ai
partecipanti l’opportunità di
dare un’occhiata al banchetto
promozionale del Progetto
Amicizia (Companionship
Program) il nuovo programma
di volontariato del Co.As.It.,
gestito da Claudia Bertinato:
questo progetto è molto
simile al Progetto Visitatori
Comunitari, con
la differenza che i
volontari vanno a
trovare gli anziani
a casa.
Dopo la pausa
sarà la volta di
Nino Lo Giudice,
l’Assistente sociale per i
giovani e le famiglie del
Co.As.It. la cui presentazione
si intitola “Partecipazione
e tecnologia”. Durante
questa presentazione Nino
ci condurrà in un viaggio
tra le nuove tecnologie
come i computer e internet,
spiegandoci come anche
questi strumenti siano utili
per stare in contatto col
mondo. Nino inoltre parlerà
anche di un argomento
che sicuramente susciterà
l’interesse del pubblico:
come rimanere in contatto
con i propri parenti
lontani attraverso le nuove
tecnologie.
Infine, per concludere in
bellezza la giornata, ci si
concentrerà sul benessere
psico-fisico, perché non si
può star bene con gli altri
se non si sta bene con
se stessi. A questo scopo
Daniela Demarchi, erborista
e consulente sulla salute e
Francesco Mendolicchio,
l’Operatore per le
dipendenze del Co.As.It. ci
parleranno delle “Alternative
di cura alle medicine”,
parlando diffusamente di
come le erbe possono essere
un modo alternativo per
curare certe malattie o certi
problemi di salute.
“Partecipare per stare bene”
Settimana della salute mentale 2009
Mercoledì 14 ottobre, Associazione Puglia 65 Renwick Street, Leichhardt 10.00-13.00
L’evento è gratuito. Per prenotazioni si prega di rivolgersi al Co.As.It. al numero 02 9564-0744
Primavera 2009 - in Contatto
7
Giornata mondiale dell’osteoporosi
Martedì 20 ottobre 2009
Le ossa possono essere immaginate un
po’ come un muro di cemento armato:
fatto di un’intelaiatura d’acciaio e da
cemento. L’intelaiatura d’acciaio delle
ossa è quella parte dell’osso che si
chiama collagene, il cemento invece è
costituito da un minerale che si chiama
calcio. Il 99% del calcio presente nel
corpo umano si trova nelle ossa. É dalla
combinazione di questi due elementi che
un osso trae la sua robustezza e la sua
elasticità. Un osso non è un qualcosa di
morto ma, in maniera simile alla pelle,
cambia costantemente, basta pensare
alle fratture che si rimettono a posto
per avere un’idea di come un osso sia
una cosa viva. Dentro le ossa c’è sempre
un costante equilibrio fra creazione
di nuovo osso e distruzione di quello
vecchio. L’osteoporosi giunge quando
questo processo di sostituzione dell’osso
vecchio con quello nuovo non funziona
più. Quello che succede in concreto è
che l’“intelaiatura d’acciaio” delle ossa
(il collagene) comincia a rovinarsi e la
quantità di “cemento” (il calcio, assieme
ad altri minerali) comincia a diminuire.
Allora l’osso si indebolisce, la struttura
diventa fragile e la possibilità di un osso
di rompersi aumentano. Le fratture che
sono spesso legate all’osteoporosi sono
quelle al polso, alle vertebre e al femore.
L’osteoporosi è una malattia silenziosa,
nel senso che si scopre di averla (viene,
8
in altri termini, diagnosticata) solo
quando si manifestano i suoi sintomi,
ovvero le fratture. É anche una tipica
malattia degli anziani che comincia
a colpire le donne quando sono in
menopausa e gli uomini intorno ai 65-70
anni, ma è molto più frequente nelle
donne che negli uomini. Sono tante le
persone che soffrono di osteoporosi: in
Australia ce ne sono circa due milioni
per un costo totale per il sistema
sanitario nazionale di oltre sette miliardi
di dollari l’anno.
Dall’osteoporosi purtroppo non si può
guarire, quello che si può fare è invece
contenere il processo della malattia,
cercare di prevenirla e soprattutto
cercare di prevenire le cadute che
possono portare a fratture. Ci sono
vari modi di prevenire il sorgere
dell’osteoporosi. Una prima cosa da fare
è mangiare cibi che contengono molto
calcio (perché il calcio è il “cemento”
delle ossa) e vitamina D. Il calcio è
presente in molti alimenti. Molto ricco di
calcio è il latte (non importa che tipo)
ma anche i prodotti
derivati dal latte
come lo yogurt e il
pesce, specialmente
il pesce azzurro.
Di vitamina D
sono invece ricchi
il fegato e le uova,
ma ricordiamoci
che la vitamina D
ce la può fornire
anche il sole: una
camminata di 15
minuti all’aperto
ci può dare una
bella dose di questa
vitamina così
importante delle
ossa. Varie ricerche
hanno anche
dimostrato che usare i supplementi
minerali può dare buoni risultati,
soprattutto per le donne in menopausa.
Un secondo modo per prevenire
l’osteoporosi è quello di avere una vita
attiva, di fare esercizio. Infatti, così come
i muscoli, anche le ossa si irrobustiscono
con l’esercizio. Non si tratta di allenarsi
in Contatto - Primavera 2009
per vincere
le olimpiadi
ma di fare
un’attività
fisica
moderata,
come una
semplice
camminata
o ballare. L’attività fisica non solo
favorisce la formazione di osso nuovo
e irrobustisce le ossa in generale ma
aiuta a migliorare la propria sicurezza
di movimento e il senso di equilibrio e
quindi riduce la probabilità di cadute che,
come abbiamo visto, possono essere
particolarmente rovinose per chi soffre
di osteoporosi perché queste persone
hanno le ossa particolarmente fragili. Tra
le forme di attività fisica che pare siano
particolarmente efficaci nel prevenire
le cadute c’è una forma di ginnastica
orientale chiamata tai chi. Alcuni studi
sostengono che chi pratica tai chi
riduce sensibilmente le sue probabilità
fratturarsi l’anca. Infine, un consumo
molto limitato di alcool e non fumare,
cosa che ha effetti positivi sulla salute in
generale, ha sicuramente effetti positivi
anche sullo stato delle nostre ossa.
Martedì 20 ottobre si celebrerà la
Giornata mondiale dell’osteoporosi.
L’obbiettivo dell’iniziativa è quello di
informare le persone su cos’è questa
malattia e sui danni che procura agli
individui ma anche sensibilizzare il
governo sulla necessità di dare più fondi
per la prevenzione e la cura. Quanto a
noi come individui, la Giornata mondiale
dell’osteoporosi potrebbe essere
un’ottima opportunità per apportare
qualche positivo cambiamento alle
nostre abitudini.
Parte delle informazioni contenute
in questo articolo sono tratte dai
seguenti siti web www.osteoporosi.it
e www.iofbonehealth.org
Lo scopo di questo articolo è
puramente informativo. Prima
di prendere ogni decisone di cura
o terapeutica si raccomanda di
rivolgersi al medico di famiglia o a
specialisti.
Il pagamento di un
deposito per entrare in
una struttura protetta per
anziani. Miti e realtà
Decidere di andare a vivere in una struttura
protetta per anziani non è una scelta facile.
Questa decisione è a volte resa più difficile da
molti miti, cose che la gente pensa in proposito,
ma non sono vere. Come molti di noi sanno,
per andare a vivere in una struttura protetta
per anziani bisogna versare alla struttura una
certa quantità di soldi, che per semplicità d’ora
in poi chiameremo deposito, “bond” in inglese.
Molti pensano che per pagare questo deposito
si debba vendere la propria casa. In realtà le cose
non stanno sempre così.
Cerchiamo quindi di capire che cos’è
esattamente questo deposito e come funziona.
Per ragioni di semplicità è utile pensare al
deposito come ad un prestito che voi fate alla
struttura protetta per anziani che vi accoglierà.
Insomma è un po’ come se qualcuno vi dicesse,
“io ti accolgo in casa mia, mi prenderò cura di
te sia fisicamente che mentalmente, manterrò
la casa in ordine, organizzerò pure attività varie
per farti divertire o mantenerti in salute, e tutto
questo lo farò con dei soldi che mi darai tu”. A
differenza di un prestito normale in cui chi presta
ha diritto a chiedere i soldi degli interessi, nel caso
del deposito invece voi non potrete chiedere gli
interessi: si tratta, in termini tecnici, di un prestito
a tasso zero. Non tutte le strutture protette
per anziani possono chiedere un deposito: è il
governo che decide se una struttura protetta
per anziani fornisce un servizio e fa vivere i suoi
ospiti in una struttura di qualità tale che essa
può chiedere un deposito agli anziani che ci
vivono. E voi avete il diritto di chiedere alla casa
di cura di farvi vedere se il governo gli ha dato
l’autorizzazione a chiedere un deposito.
La struttura protetta per anziani ha il diritto di
prelevare da questo deposito una quota mensile
(chiamato trattenuta) per un arco di tempo fino
a cinque anni. La casa di cura può richiedervi
fino ad una certa somma mensile massima come
trattenuta, somma massima che viene decisa
dal governo. Attualmente il livello di trattenuta
mensile massimo è di $299 al mese, per depositi
o somme parziali di pagamento del deposito
(quelle che in inglese si chiamano “lump sums”)
non maggiori $35,880. Se lasciate la struttura il
deposito vi sarà restituito, meno le trattenute
mensili.
Inoltre la casa di cura non può chiedervi tutti i
soldi che vuole. Come molti di voi sapranno, noi
cominciamo a pagare le tasse quando i nostri
guadagni, che possono derivare dalla nostra paga
ma anche dai nostri investimenti o le nostre
proprietà, raggiungono un certo livello, livello che
al momento è fissato dal governo in
$36,000 l’anno. Al di sotto di questa cifra non
si pagano le tasse. Ora, la struttura protetta per
anziani non può lasciarvi con meno di questa
cifra. Non può, in altri termini, farvi guadagnare
meno di $36,000 l’anno. Inoltre, un residente in
una struttura protetta per anziani ha il diritto di
richiedere una verifica del suo patrimonio per
stabilire il massimo ammontare di deposito che
gli può essere richiesto e/o per vedere se può
chiedere aiuto al governo per pagare le spese di
residenza. Tali verifiche patrimoniali sono eseguite
dal Centrelink o dall’Australian Government
Department of Veterans’ Affairs.
Ora che abbiamo stabilito cosa è questo
deposito e quanto vi può essere richiesto,
cerchiamo di capire come lo si può pagare. Ci
sono vari modi di pagare un deposito: versando
delle somme ogni tanto (purché queste somme
siano abbastanza significative, “lump sums” in
inglese), tramite pagamenti periodici mensili o
bisettimanali o tramite una combinazione di
queste due cose. I pagamenti periodici sono
costituiti dalla trattenuta mensile, di cui abbiamo
parlato prima, cui vanno aggiunti gli interessi su
quella parte di deposito che non viene versata
inizialmente.
Guardiamo ora il caso ipotetico di Maria. Maria
vuole andare a vivere in una struttura protetta
per anziani e al momento vive in una casa di
proprietà in cui nessun familiare andrà a vivere,
quando lei se ne sarà andata. Dopo aver parlato
con il responsabile della struttura in cui vorrebbe
andare, Maria decide che la soluzione migliore
per lei è di affittare l’appartamento e pagare il
deposito tramite un versamento iniziale seguito
da versamenti periodici. Ora, poiché Maria
effettua versamenti periodici alla casa di cura,
la sua pensione non sarà toccata dal fatto che
sta affittando la casa e la sua casa non sarà
considerata come un patrimonio da includere
nel calcolo della pensione cui Maria ha diritto. In
più Maria non dovrà pagare una tassa aggiuntiva
che dipende da quanto uno guadagna (dipende
da livello di reddito, in termini tecnici). Questo
perché i soldi dell’affitto della casa di Maria non
entreranno nel calcolo delle tasse che viene fatto
per vedere se una persona deve pagare questa
tassa aggiuntiva e, tolto il guadagno dell’affitto,
il resto dei guadagni di Maria sono al di sotto
del livello minimo per la tassazione tramite
tassa aggiuntiva. Cioè, se a Maria gli si togliesse
il guadagno derivante dall’affitto, il governo non
gli potrebbe chiedere di pagare questa tassa
aggiuntiva.
Quindi in concreto quanto deve pagare Maria
ogni due settimane? Diciamo che la sua casa
vale $450,000 e che Maria ha $50,000 in banca.
Quindi il suo patrimonio totale ammonta a
$500,000. A norma di legge Maria ha diritto a
trattenere $36,000 per se, come abbiamo visto
prima. Quindi il deposito massimo che gli può
essere richiesto è di $464,000. Ma la struttura
protetta per anziani gli chiede un deposito di
$150,000. Maria decide di pagare una cifra iniziale
di $50,000 e quindi gli rimangono da pagare
gli interessi su una somma di $100,000. Maria
decide di pagare questa cifra un tanto ogni due
settimane. Gli interessi annuali ammontano a
$7,130, calcolati in base all’attuale interesse
massimo su un deposito, che è del 7,13%. Quindi
Maria per stare nella struttura protetta per
anziani dovrà pagare $274,3 per l’alloggio, più una
quota giornaliera di $33,41 (ovvero un totale di
$467,74 ogni due settimane di quota giornaliera).
In totale quindi le sue spese di permanenza
bisettimanali, quota giornaliera e spese di
permanenza comprese, sarà di $741,97. Se Maria
ha una pensione di $569,80 ogni due settimane,
per pagare le sue spese di permanenza nella casa
di riposo dovrà aggiungere alla sua pensione altri
$172,17 dollari. Maria potrà prendere questi soldi
dall’affitto della sua casa, ma il resto del guadagno
derivante dall’affitto non sarà toccato. Quindi, in
questo caso che è solo un esempio, Maria non
dovrà vendere la casa.
In questo articolo abbiamo cercato, nella maniera
più semplice possibile, di spiegare come funziona
il deposito per entrare in una casa di cura. Ma in
decisioni così importanti è sempre bene rivolgersi
ad un esperto, come un consulente finanziario.
Il Servizio Consulenza Finanziaria (Financial
Information Service) disponibile presso il
Centrelink, fornisce informazioni molto dettagliate
su come funzionano le tariffe legate all’offerta
di servizi per anziani e come queste influenzano
le pensioni, pensioni di anzianità comprese. Il
servizio fornisce anche informazioni più generali
su tassazione e anziani. Questo servizio è
disponibile per tutti e gratuito. Si può richiedere
un appuntamento chiamando il Centrelink all’13
23 00. Un’altra organizzazione con cui sarebbe
utile parlare è l’Australia Taxation Office (ATO).
Tramite l’ATO in alcuni casi è possibile ottenere
uno sconto fiscale per le spese mediche nette.
Potrebbe essere una buona idea contattare l’ATO
per vedere se questo sconto fiscale per spese
mediche si applica ad alcune spese per servizi
agli anziani. Ulteriori informazioni possono essere
ottenute telefonando all’ufficio dell’Australian
Taxation Office chiamato Personal Tax Enquiry
Information Line, al numero 13 28 61.
Per ulteriori informazioni su questo argomento
potete chiamare la linea telefonica chiamata
Aged Care Information Line all’1800 500 853 o,
per quel che riguarda altre problematiche legate
alla terza età, potete rivolgervi a Lucy Merrett o
Silvana Cibei al Co.As.It. al 9564-0744
Parte delle informazioni contenute in
questo articolo provengono dagli opuscoli
informativi sulle strutture residenziali del
Department of Health & Ageing. Il Co.As.It.
ringrazia la Aged Care Information Line per
il suo contributo a questo articolo.
Primavera 2009 - in Contatto
9
“Carità nella verità”
L’ultima enciclica del Papa
Il mondo moderno è di fronte a cose che
l’umanità non ha mai dovuto affrontare
nella sua ormai lunga storia in questo
pianeta. Il mondo moderno è di fronte
a tante “prime volte”. Per la prima volta
abitiamo nella terra in così tanti, ci stiamo
avvicinando ai sei miliardi di individui. Per la
prima volta abbiamo creato
così tanto inquinamento
che corriamo il rischio
di uccidere la terra e
noi stessi. Per la prima
volta nel mondo ci sono
così tante persone che
stanno bene, hanno di che
mangiare, un tetto sotto
cui ripararsi dal freddo e
possono mandare i loro
figli a studiare. Questi
fortunati vivono con
tante altre persone (la
maggioranza purtroppo)
i cui figli sono destinati a
morire di fame. Viviamo
insomma in un mondo
terribile e bellissimo allo
stesso tempo. Un mondo
che comunque lo si veda,
ha numerosi problemi da
affrontare e che non sa
bene come fare.
Il Santo Padre, nella sua
ultima enciclica intitolata
“Carità nella verità”,
fornisce delle risposte a
molti di questi problemi.
Anzi in fondo di risposte il
Papa ne fornisce una sola.
Quello che dice il Papa è
una cosa molto semplice:
bisogna ritornare
all’uomo, bisogna che il
mondo, noi tutti, rimetta al centro l’uomo
e i suoi bisogni, l’uomo come creatura
di Dio, l’uomo vero. Pare quasi che con
questa enciclica il Papa ci dica che, molti
dei problemi che il mondo d’oggi si trova
ad affrontare, derivano proprio da questa
mancanza, da questa tendenza a scordarsi
dei bisogni dell’uomo, dei nostri bisogni.
Guardiamo per esempio all’economia, al
mondo del danaro, cosa di cui Benedetto
XVI parla molto in questa enciclica. Una
volta l’economia era fatta di cose, cose
concrete come frigoriferi, macchine, case
che venivano fabbricate da persone, per
poi essere vendute da altre persone ad
altre persone. Fino a poco tempo fa le
cose che si vendevano avevano una loro,
innegabile, utilità: si vendeva cibo per
mangiare, vestiti per proteggersi dalle
intemperie. Ora l’economia è fatta sempre
più di quella che si chiama “finanza”,
ovvero di vendita e acquisto di cose
che non si vedono neanche (le famose
“azioni”) e che servono unicamente ad
essere acquistate e vendute: le azioni
mancano totalmente di utilità pratica, con
le azioni non ci si copre, le azioni non si
mangiano. Il Papa sostiene che, così com’è,
l’economia non è al servizio dell’uomo
ma, al contrario, è l’uomo a dover servire
l’economia. Ma come dovrebbe funzionare
allora un’economia che ha cura dei
bisogni dell’uomo? La risposta del Santo
Padre è netta: uno dei primi compiti
dell’economia dovrebbe essere quello di
cercare di dare un lavoro a più persone
possibile e non solo quello
di fare profitti e arricchire
la gente. Se solo questa
risposta può apparire
quasi rivoluzionaria
(un’economia che si
occupa anche di dare
lavoro oltre che di creare
profitti!), lo è ancora di più
la successiva osservazione
che nell’enciclica viene fatta:
gli uomini d’affari debbono
cominciare a pensare che
non necessariamente tutto
deve essere o venduto o
comprato, bisogna che gli
uomini d’affari comincino a
pensare che ci sono cose
di valore inestimabile che
possono e debbono essere
donate. É questo quello
che il Santo Padre chiama
“principio di gratuità”.
Rimettere al centro l’uomo,
in quanto creatura di Dio,
significa anche riconoscere
che siamo circondati da
altri e che questi sono
nostri fratelli. Molti dei mali
del mondo, come la fame, il
sottosviluppo, la morte per
malattie che sono curabili,
le guerre, derivano dal
fatto che c’è un mancato
riconoscimento da parte di
molti di “...essere una sola famiglia”. Invece,
tutta la famiglia umana deve essere solidale
se si vogliono curare queste storture. La
fratellanza tra uomini in quanto figli di
uno stesso Dio, è uno dei punti centrali di
questa enciclica papale. Se tutti avessimo il
coraggio di guardare gli altri, specialmente
quelli che stanno peggio di noi, con uno
sguardo pieno di carità, ci accorgeremmo
prontamente di quanto bisogno ci sia di
questa fratellanza di cui parla il Pontefice.
continua a pagina 11
10
in Contatto - Primavera 2009
continua da pagina 10
Anche nel nostro paese, nel mondo ricco
in cui viviamo. Un mondo ricco che il Papa
tratta con severità, perché malato, malato
di consumismo, di un desiderio smodato
di avere nuove cose, sempre, anche se
sono inutili e non servono a nulla. Un
mondo ricco che crede di avere il “diritto
al superfluo”, per usare un’espressione
bellissima del Santo Padre, in cui molte
persone credono che tutto, anche le cose
non necessarie, gli siano dovute e che
troppo spesso scordano che oltre ai diritti
ci sono anche i doveri. E tra i doveri, un
posto particolare in questa enciclica del
Papa, lo occupa il dovere di preservare la
terra in cui noi tutti viviamo e di salvarla
innanzitutto da noi stessi, perché per chi
crede la natura è un dono di Dio da usare
con grande senso di responsabilità.
Come possiamo affrontare le sfide
che il nostro presente come uomini e
soprattutto il nostro futuro ci porranno
di fronte? Come può l’umanità procedere
con speranza verso il futuro? Sono
queste, in buona sostanza, le domande
che questa enciclica ci pone. Le risposte
che il Santo Padre ci da, sono semplici, ma
di una semplicità profonda, con al fondo
un pensiero forte e bellissimo al tempo
stesso: la risposta del Papa all’umanità che
si è da poco affacciata al ventunesimo
secolo è in fondo una sola e potente.
Per affrontate tutte queste cose ci vuole
“un cuore nuovo”, un cuore che guardi
all’anima e ai suoi bisogni e non solo ai
bisogni materiali.
L’enciclica “Carità nella verità” può
essere scaricata dal sito internet
www.avvenire.it
Consultazioni con la comunità
nella zona delle Blue Mountains,
Penrith e Hawkesbury
Il Nepean Multicultural Access Project è un
progetto finanziato dal NSW Department
of Ageing, Disability and Home Care
attraverso il programma chiamato HACC
(Home and Community Care Service), che
è il programma per gli anziani e i disabili
che fornisce servizi quali pranzi a domicilio,
trasporto per anziani, lavori di giardinaggio
e tanti altri.
Il compito di progetti come il Nepean
Multiucultural Access Project è quello
colmare la distanza tra servizi e chi usa
o userà tali servizi nel prossimo futuro,
con un’enfasi sulle comunità migranti,
sugli anziani e sui disabili. Il Nepean
Multiucultural Access Project cerca
di rendere i servizi più sensibili alle
specifiche esigenze culturali delle varie
comunità, tramite corsi di formazione
per gli operatori per esempio ma anche
cercando di capire quali sono le specifiche
esigenze dei membri di queste comunità,
dialogando coi membri delle comunità
stesse attraverso consultazioni.
A questo scopo il Nepean Multiucultural
Access Project, in collaborazione con il
TRI Community Exchange e il Comune
di Penrith, organizzano un incontro cui
sono invitati tutti gli italiani che vivono
nelle zone delle Blue Mountains, Penrith
e dell’Hawkesbury. Durante questo
incontro gli organizzatori cercheranno
di capire quali sono i servizi di HACC
usati dagli italiani, cosa gli italiani pensano
di questi servizi, se ne sono soddisfatti
o no, se hanno problemi
ad utilizzarli e in che
maniera questi servizi
possono essere migliorati.
Si tratta di questioni
cruciali da cui dipende la
qualità dei servizi offerti
ai membri della nostra
comunità, questioni cui
solo questi membri
possono rispondere.
Queste consultazioni
saranno condotte in
italiano utilizzando un
interprete e ad esse
parteciperà anche il Centrelink, per
cui i partecipanti potranno rivolgere
domande al riguardo delle loro pensioni
e altri sussidi governativi ricevuti. Inoltre
l’incontro sarà anche un’opportunità per
gli italiani che vivono nelle zone delle Blue
Mountains, Penrith e dell’Hawkesbury
di conoscere i vari servizi cui possono
accedere, specialmente quelli finanziati
dall’HACC. Vario materiale informativo sia
in inglese che in italiano sarà disponibile
per il pubblico partecipante.
L’incontro si terrà venerdì 23 ottobre
dalle 10 alle 13.30 presso il St Marys
RSL all’angolo di Mamre Road con Hall
Street, a St Marys. Ai partecipanti verrà
anche offerto il pranzo e ci sarà anche
l’opportunità di divertirsi giocando a
tombola. Trasporto gratuito sarà fornito
a coloro che vivono nella zona di Penrith.
Per prenotare un posto e per avere
ulteriori informazioni si prega di rivolgersi
entro lunedì 19 ottobre a Leila Wright,
Nepean Multicultural Access Project
Coordinator allo 02 47326301
Primavera 2009 - in Contatto
11
Assisting with pre-arranged funerals
If undeliverable return to:
SURFACE
MAIL
Italian Association of Assistance
Community Services - Education - Heritage
Casa d’Italia
67 Norton Street
Leichhardt NSW 2040
Print Post Approved
PP 255003/07331
Postage
Paid
Australia
Addressee:
CERCHI UN’ATTIVITA’ CHE TI FACCIA SENTIRE UTILE ?
• Hai un pó di tempo ogni due settimane ?
• Parli italiano e inglese?
• Ti senti particolarmente sensibile alle
esigenze e bisogni delle persone anziane ?
• Guidi e hai una patente valida ?
Allora chiama Lisa o Claudia al Co.As.It., al numero 9564 0744 e
chiedi di far parte del gruppo di volontari del progetto.
Visitatori comunitari (Community Visitors)
Partecipando a questo progetto ti verra’ fornita una formazione
continua e il sostegno dei due coordinatori.
Published by Co.As.It. Casa d’Italia 67 Norton Street Leichhardt NSW 2040 Tel (02) 9564 0744 Fax (02) 9569 6648 www.coasit.org.au
12
in Contatto - Primavera 2009
design & printed by www.prografica.com.au
Sapere che si sta migliorando la qualitá di vita di chi vive
in un centro per anziani puó farci sentire molto utili.
Scarica

Ciclo di consultazioni con gli italo-australiani