VNION ACADÉMIQVE INTERNATIONALE C ∆ RΠ VS VASORVM ANTIQVORVM ITALIA VIBO VALENTIA - MVSEO STATALE «VITO CAPIALBI» A CURA DI MONICA DE CESARE OPERA PVBBLICATA DALLA VΝΙΟΝΕ ACCADEMICA NAZIONALE «L'ERMA» ITALIA - FASCICOLO LXVII di BRETSCHNEIDER - ROMA VIBO VALENTIA - MVSEO STATALE «VITO CAPIALBI» - FASCICOLO I Testo di 50 pagine di stampa così ripartite 3-4 5-8 Introduzione Abbreviazioni bibliografiche 9-48 Testo Indici 49 Tavole segnate Italia da 3008 a 3047 1-5 ceramica corinzia 5-23 24-30 ceramica attica a figure nere ceramica attica a figure rosse 31-32 ceramica attica configurata 31-32 33 ceramica attica configurata ceramica apula configurata 34 35-36 36-37 ceramica protocampana ceramica siceliota ceramica italiota (?) 38-40 ceramica spula Commissione Italiana per il CIA: Presidente — PAOLO ENRICO ARIAS Membri — FULVIO CΑNCIANI, FILIPPO GIUDICE, MARINA MARTELLI, ENRICO PARIBENI Segretaria di redazione — ELISABETTA MANGANI Le fotografie sono state eseguite da Μ. de Cesare La redazione del presente fascicolo è stata effettuata con il contributo del CNR. ISBN 88-7062-729-2 © COPYRIGHT 1991 «L'ERMA» di BRETSCHNEIDER - ROMA Via Cassiodoro 19 INTRODUZIONE La Collezione Capialbi fu costituita dal conte Vito Capialbi 1 nella prima metà dell'800 con materiali provenienti da scavi, talvolta da lui stesso condotti nel territorio di Vibo Valentia (ma molto probabilmente anche Rosarno, Locri e Stilo), o anche acquisiti mediante donazioni, acquisti sul mercato antiquario, permute e cessioni. La Collezione fu concessa in deposito dagli eredi (ad eccezione di gemme, monete, bronzi ed iscrizioni 2) al Museo Archeologico Statale di Vibo Valentia, nel 1969, al momento de lla sua costituzione. I pezzi pííì significativi sono attualmente esposti nella sala II Cesare Capialbi del suddetto Museo, al secondo piano di Palazzo Gagliardi; gli altri pezzi si trovano nei magazzini di esso. Il nucleo della Collezione conservato al Museo vibonese si compone di materiali greci, ellenistici, romani e medievali: ceramiche, terrecotte votive ed architettoniche, bolli laterizi. Il complesso vascolare della Collezione presentato in questa sede comprende í vasi corinzi 3 , i vasi plastici e la ceramica figurata, che costituisce uno dei nuclei numericamente più cospicui de lla Collezione. Essa consiste in 35 vasi a figure nere di importazione attica 4 e 27 a figure rosse, tra attici, italioti e sicelioti. Solamente per tre esemplari è possibile rintracciare le circostanze esatte del rinvenimento, che attesterebbero una provenienza locale. Si tratta di un piatto (tavv. 8,3; 9,1-2) e di una lekythos (tav. 10,1-4) a figure nere, e di una lekythos * Vorrei esprimere un vivo ringraziamento al prof. S. Settis, che mi ha affidato e seguito nella presente ricerca, oggetto, per una parte, de lla mia tesi di laurea, discussa nel luglio '88. Si ringraziano inoltre il Soprintendente Archeologo de lla Calabria, dott.ssa E. Lattanzi e l'Ispettore Archeologo di zona, dott.ssa M.T. Ianelli, per avermi permesso con grande disponibilità di studiare e pubblicare i materiali; un ringraziamento particolare va al prof. P.E. Arias per il generoso interessamento e per l'aiuto offertomi, consigliandomi nella presente ricerca. Desidero ringraziare anche il prof. G. Bejor, il prof. F. Canciani, il prof. G. Nenci, il dott. M. Paoletti e la dott.ssa M.C. Parra per í preziosi suggerimenti. Fotografie e disegni a cura dell'A. ; in particolare, per í disegni, si ringrazia per il valido aiuto M. Epifani, del Dipartimento di Scienze Archeologiche dell'Università di Pisa. Per notizie bio-bibliografiche su V. Capialbi v. S. SErrIs, s.v. Capialbi Vite, in Dizionario Biografico degli Italiani XVΙΙΙ, 1975, 521 -525 =Archeologia in Calabria, figure e temi, RomaReggio Calabria 1987, 13-23. 2 Uno studio de ll e gemme de ll a Collezione è di Pugliese Carratelli (G. PUGLIESE CARRATELLI, Gemme magiche in Calabria, in ArchStorCalabria XXII, 1953, 23-30); il medagliere è stato studiato da Procopio (G. PRocoplo, Il medagliere della Collezione Capialbi a Vibo Valentia, in Annistltlum II, 1955, 172-181); le epigrafi sono state pubblicate dal Capialbi stesso (V. CAPIALBI, Inscriptionum Vibonensium specimen, Nespoli 1845), dal Mommsen (CIL X, 7-12) e dal Buonocore (M. BUoNocoRE, La collezione epigrafica Capialbi a Vibo Valentia, in RendPontAcc LX, 19871988, 267-282). Quanto ai bronzetti, alcuni di essi sono stati studiati da Arias (P.E. 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Altri generici accenni a ritrovamenti o ad acquisti di vasi si possono trovare nell'epistolario, fonte importante per conoscere alcuni aspetti relativi a ll a formazione della Collezione. Qui di seguito viene data la serie completa delle classi ceramiche sopra citate. Si tratta di vasi tutti inediti — ad eccezione dei tre sopra menzionati e dei pezzi tali. 27,2; 27,3-4; 31,1-4, che sono stati attribuiti, per quanto possibile, ed ordinati per forma e per tipo o per «atelier» di produzione in successione cronologica. In assenza di contesti si è reso infatti necessario privilegiare i dati formali, le caratteristiche tipologiche e stilistiche. Ciononostante, ipotizzando una generica provenienza dei materiali dall'area di Hipponion-Medma-Locri e di Stilo 6 , e ponendo la riserva di una altrettanto possibile acquisizione a lla Collezione di alcuni pezzi mediante donazioni, permute, cessioni ed acquisti, è possibile ricavare alcuni dati interessanti sui flussi di prodotti indirizzati, assorbiti e richiesti nell'area locrese-ipponiate. L'analisi del materiale è stata infatti condotta in vista della costruzione di una griglia di concordanze riscontrabili nelle importazioni, imitazioni, diffusione di prodotti nella zona locrese-ipponiate-medmea, anche rispetto al restante ambito magno-greco e siceliota. Accanto alla descrizione tecnica e formale ed all'individuazione tipologica e cronologica dei singoli pezzi, si è cercato dunque di fornire dati quantitativi sulle attestazioni dei gruppi e delle classi individuate, nell'area in esame '. MONICA DE CESARE 5 V. CAPIALBI, Cenno sulle mura d'Ipponio, in Memorie dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica I, 2, 1832, 183-186, in parte ripubblicato in Documenti inediti per servire alla Storia dei Musei d'Italia pubblicati per cura del Ministero della Pubblica Istruzione, IV, Firenze-Roma 1880, 100-101 ed in M. DE RUGGIERO, Degli scavi di antichità nelle province di terra-ferma dell'antico Regno di Napoli dal 1743 al 1876. Documenti, Napoli 1888, 597-598. Un riesame del Giornale degli scavi ed in particolare di questi passi è in M. PAOLEAAI, Il «Giornale degli scavi di Montelione» di Vito Capialbi: una rilettura, in AnnPisa XIX, 1989, 471-501. ό A Stilo infatti Capialbi aveva una villa. Nelle Epistole del Capialbi troviamo spesso generica menzione di ritrovamenti da lui effettuati dί «stoviglie». D'altra parte il particolare interesse manifestato dal Capialbi per í vasi (per lo meno all'inizio), è apertamente dichiarato dall'autore nella lettera che egli scrisse ad O. Gerhard il 24 ottobre 1829. In questa sede Capialbi parla di «un centinaio circa di vasi figurati, o neri di varie dimensioni, tutti sotto í miei occhi ritrovati nei sepolcri della Magna Grecia (strettamente compresa), o nella Brettia». (V. CAPIALBI, Opuscoli vani III, Napoli 1849, 78). Accertata poi, risulta essere la provenienza di alcuni vasi figurati da Locri, come si pub ricavare dalla lettera del 1833, scritta dal Capialbi a Pietro Bellotti, Commissario onorario dell'Instituto di Corrispondenza Archeologica di Roma (V. CAPIALBI, op. cit., 385-386). 7 Un importante e recente contributo allo studio de ll a ceramica locrese di importazione attica a lla luce del ruolo svolto da questa città lungo le rotte verso l'occidente è in F. GIUDICE, Vasi e frammenti «Beazley» da Locri Epizefiri, I, Catania 1989 (con analisi qualitative e dati statistici sulla distribuzione di vasi di varie classi e gruppi presenti a Locri, fra cui la Classe di Phanyllis, il Pittore dί Teseo, il Pittore di Eschine, il Pittore della Seireniske e la Classe N degli Head Vases). V. inoltre Ρ.E. Α mns, L'arte locrese nelle sue principali manifestazioni artigianali. Terrecotte, bronzi, vasi, arti minori, in Locri Epizefiri. Atti XVΙ Cony. St. Magna Grecia, Napoli 1977, 556 sgg. = Cinquanta anni di ricerche archeologiche sulla Calabria (1937-1987), Rovíto (CS) 1988, 292 sgg. ABBREVIAZIONI BIBLIOGRAFICHE ΑA.W. 1983 AA.W., Locri Ερizefiri. Ricerche archeologiche su un abitato della Magna Grecia, Lien í 1983. ΛA.W. 1985 ΑA.W., Naxos (Messina). Gli scavi extraurbani oltre il Santa Venere (197375), in ‚Sc 1985, 253-496. AA.W. 1986 ΑA.W., Selinunte-Malophoros. Rapporto preliminare sulla II campagna di scavi, in SicA XIX, 60-61, 1986, 13-88. 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Spalla decorata con raggiera di trattini (tracce graffite). Sul corpo 'graffiti pertinenti ad una figurazione: teoria di animali (volatile ad ali spiegate con testa felina?, cervo pascente ed altra figura zoomorfa non ben interpretabile). Riempitivi a rosette con graffiti a croce. CM; 600-575 a.C. Per la forma cfr. PAVNE 1931, 314, figg. 157-158. Per la figura del cervo cfr. DuGAS 1928, 102, nn. 269-270, tav. XXIV, B; Lτssτ 1961, 116, n. 191, tal. LV (da Locri). Esemplari affini per sintassi decorativa sono in DuGAs 1928, 140-141, nn. 468-470, tav. XXV, C; CIA Cambridge 1, tav. V, 19; WEINBERG 1943, 78, nn. 335-336, tal. 42; Lo PORTO 1959-60, 144-145, n. 1, fig. 121a, 172-173, n. 3e fig. 149c (da Taranto); L τssτ 1961, 114 -116, nn. 185190, tal. LV (da Locri); BONACASA 1970, 95, nn. Ac 1-Ac 4, tav. XXVIII, 3 e 5 (da Himera); MoRΕ SCΗΙΝ I 1988, 908909, n. 49, tav. CCXVIII, 2b (da Taranto). Cfr. inoltre Aivivx 1988, 227-228, tal. 96 (esemplari attribuiti al Pittore degli amphoriskoi di Palermo). Altri esemplari provenienti da Locri, analoghi per il tipo di decorazione e databili nel CM, sono citati in Αιντm 1961, 16. Per questa classe di vasi, . ~ / ιΙ ~ ~ Fig. 1. Inv. C 11 (1:1) ~ ιο VIBO VALENTIA - MUSEO STATALE «VITO CAPIALBI» / WEINBERG 1943, 57, n. 194, tav. 28; DUNBABIN 1962, 153, n. 1624, tav. 63; Awwx-LAWRENCE 1975, 21, n. 36, tav. 6. Per questo gruppo di vasi v. PAVNE 1931, 290, nn. 564599, gruppo E; URE 1934, 29-30 e 94, gruppo IV.IVa, tav. VI; HOPPER 1949, 199-200, gruppo c. Fig. 2. Inv. C 3 (1:1) 2; Fig. 3. ARVBALLOS GLOBULARE. Inv. C 5. Alt , cons. cm . 6,3 circa; diam. max. cm . 6,8 circa. Mancano bocchello ed ansa; decorazione quasi completamente scomparsa; superficie abrasa, incrostazioni. Argilla beige-biancastra; vernice nera opaca. Spalla decorata con raggiera di trattini. Sul corpo tracce di una decorazione a fasce. Prima metà del VI sec. a.C. attestati dal CM al CT I, con progressivo allungamento e snellimento della forma v. DUGAS 1928, 78-79; PAYNE 1931, 314, nn. 1073-1089, figg. 157-158 (CM), 324, nn. 1351-1360, fig. 166 (CT I); HOPPER 1949, 245; Avivx 1988, 496-497. Τnνο LA 2 1; Fig. 2. ARYBALLOS GLOBULARE. Inv. C 3. Alt, cons. cm . 4,8 circa; diam. max. cm . 5,8 circa. Mancano bocchello e ansa; lacuna alla base; super fi cie abrasa e graffiata. Argilla biancastra; vernice quasi completamente evanide. Sul corpo graffiti pertinenti ad una figurazione: sirena ad ali spiegate. Riempitivi a rosette con graffiti a croce. CA-CM; 620-590 a.C. ca. Forma B 2 del Payne; v. PAVNE 1931, 287 e fig. 125; Kuνιsc 1972, 560 e fig. 6d. Per esemplari simili cfr. Fig. 3. Inv. C 5 (1:1) 11 TAVOLE 2, 2 Forma Β 2 del Payne; v. esemplare precedente. Per la decorazione cfr. ORSI 1906, c. 632 (da Gela); URE 1910, 355, nn. 16-18; CIA Copenhague 2, tal. 95,2-3; DuGAs 1928, 83 sgg., tay. XI Ι, Β -D; WEINBERG 1943, 80, nn. 6566, tay. 43 (CT I); Lo PoRTO 1959-60, 97, n. 3 e fig. 71c (CA; da Taranto); DUNBABIN 1962, 157, n. 1670, gruppo I (CT I); BLEGEN et Aligi 1964, 176, n. 147-18, tal. 21; BOARDMAN-HAVES 1966, 29-30, nn. 66-69, tay. 9 (CA); CIA Basel 1, tay. 16,3 (CM-CT I); JACQUEMIN 1984, 52, n. 94 (CT I). Per questo gruppo e questa classe di vasi v. PAYNE 1931, 291, gruppo J, nn. 639-642 (CA), 320, gruppo F, nn. 1261-1262 (CT I); URE 1934, 26-28 e 92, gruppo IV.IIb, tal. V. 3; Fig. 4. ARYBALLOS GLOBULARE. Inv. C 2. Alt, cons. cm . 4,5; diam. max. cm . 5,9 circa. Mancano bocchello ed ansa; decorazione quasi completamente scomparsa. Argilla biancastra. Forma e decorazione sim ili all'aryballos precedente. Fig. 5. Inv. C 8 Fig. 4. Inv. C 2 (1:1) 4-5; Fig. 5. ARYBALLOS GLOBULARE. Inv. C 8. Alt. cm. 7,7-7,9; diam. bocchello cm. 4; diam. max. cm . 7,6 circa. Superficie abrasa e graffiata; incrostazioni. Argilla arancio chiaro-rosata; vernice quasi completamente cyanide. Sul labbro, bordo esterno del bocchello, spalla e fondo tracce di vernice nera. Sul corpo graffiti pertinenti ad una figurazione: sfilata di tre opliti in marcia verso destra, armati di elmo e scudo rotondo, uno dei quali con linee incise verticali. Primo trentennio del VI sec. a.C. Le dimensioni maggiori e la cura nella resa dei volti delle figure costituiscono caratteri «arcaici» rispetto a lla copiosa produzione più stilizzata e sciatta già del CM, ma soprattutto del CT I. Forma Β 1 del Payne; v. PAYNE 1931, 287 e fig. 124; KUNISCH 1972, 559-560, fig. 6b. Per esemplari affini cfr. (1:1) DUGAS 1928, 203, n. 274, tal. XXIV, F; Lτssτ 1961, 117, n. 198, tav. LVI (da Locri); BLEGEN et Alii 1964, 174, n. 142-d, tav. 19, 176, n. 147-13, tal. 21; CIA Bucarest 1, tav. 20,3; per la resa simile del volto degli opliti e degli scudi cfr. inoltre AMYx-LAWRENCE 1975, 21-22, n. 37, tav. 6. Per il soggetto v. PAYNE 1931, 116; AMYx 1988, 442-443 e 647. Per questo gruppo di vasi (aryballoi con parata di guerrieri in armi) v. DUGAS 1928, 70-71; PAYNE 1931, 288, gruppo B, nn. 517-519 e 526, tav. 26,6 (= ΑMYx 1988, 99, nn. 17-19; CA), 320, nn. 1244-1249, fig. 160, gruppo Β (CT I); URE 1934, 38-41 e 97-99, gruppo IV.VI, tav. VIII; HOPPER 1949, 200-201, gruppo e; BLEGEN et I ii 1964, 113; MAFFRE 1971, 629-631. TAVOLA 3 1-2; Fig. 6. ARYBALLOS GLOBULARE. Inv. C 4. Alt. cm. 66,2; diam. bocchello cm. 3,4; diam. max. cm . 6,3 circa. Lacuna al bocchello; superficie abrasa; incrostazioni. Argilla biancastra; vernice nero-bruna opaca, quasi completamente evanide. Labbro decorato con cerchi concentrici (tracce). Sul bordo esterno del bocchello, ansa, spalla e fondo tracce di vernice bruna. Bocchello e collo distinti da linee incise. Sul corpo sfilata di tre o quattro opliti con scudo rotondo. Della figurazione si conservano solo gli scudi con disco centrale segnato a graffiti. CT I; 575-550 a.C. 12 VIBO VALENTIA - MUSEO STATALE «VITO CAPIALBI» Fig. 6. Inv. C 4 (1:1) Forma B 2 del Payne; v. Ταν. 2,1. Per esempi provenienti da Vibo Valentia cfr. D'ANDREA 1989, 773-774, tal. CIX, 4; altri esemplari, inediti, provengono dal deposito votivo in contrada Scrimbia. Per esempi provenienti da Locri cfr. L τss τ 1961, 116 -117, nn. 194-198, tav. LVI; altri esemplari, inediti, sono conservati nell'Antiquarium di Locri. Cfr. inoltre URE 1910, 354, nn. 4-9, fig. 18 (con diverse varianti), ed in particolare nn. 5-8; CIA Heidelberg 1, tav. 12,12; CIA Reading 1, tav. 4,10-11a; Lo PORTO 1959-60, 167, n. 7 e fig. 144f, 179, n. 19, e 205, nn. 6-9 e fi g. 180 1-o (da Taranto); DE FEAiciscls 1960, 35, n. 75, tav. IX,f (da Metauro); DUNBABIN 1962, 156, n. 1647, gruppo E; ORLANDINI 1963, cc. 58-59, nn. 20-26, tav. XXI, a-e (da Gela); CIA Bucarest 1, tav. 20,4; BOARDMAN-HAYES 1966, 29, nn. 52-60, tav. 9; BONACASA 1970, 97, n. Ac 12, tav. ΧΧΝ,6, e 98, nn. Ac 22-Ac 24 (da Himera); MAFFRE 1971, 629 e fi g. 1; CIA Kassel 1, tal. 9,10; AA.VV. 1986, fi g. 12 (da Selinunte); AA.VV. 1988, 274, n. 210-1 (da Agrigento); MORESCHINI 1988, 907, nn. 40-46, tav. CCXVIII, la-g (da Taranto). Numerosi esemplari sono in DUGAS 1928, 103 sgg., tav. XXIV, C-G (con diverse varianti) ed in BLEGEN et Alii 1964. Per questo gruppo di vasi v. Ταν. 2,4-5. 3-4; Fig. 7. ARYBALLOS GLOBULARE. Inν. C 1. Alt. cm. 6,2-6,5; diam. bocchello cm. 4,2 circa; diam. max. cm . 6,7 circa. Lacuna al bocchello; decorazione quasi completamente scomparsa; superficie abrasa, graffiata e crepata. Argilla giallastro-rosata; vernice nera opaca. Sul labbro tracce di vernice nera (decorazione a cerchi concentrici?). Ansa decorata esternamente con motivo a zig-zag. Su lla spalla raggiera di trattini (tracce). Sul corpo decorazione a quadrifoglio: tracce di quattro petali lanceo- Fig. 7. Inv. C 1 (1:1) lati, uniti in alto da linee ad arco, sormontate da trattini radiali. CM-CT I; 580-570 a.C. La forma presenta ancora elementi di relativa arcaicità, quali l'ansa larga e leggermente sormontante il piano del bocchello, mentre la decorazione vegetale mostra i caratteri de lla fase CT dell'ornato. Forma A del Payne; v. PAVNE 1931, 287, fig. 123; HOPPER 1949, 198; ΚUΝΙSCΗ 1972, 558 e fig. 6a. Numerosi esemplari analoghi sono esposti nell'Antiquarium di Locri, altri sono conservati nel Museo Archeologico di Vibo Valentia. Per la decorazione cfr. anche ORSI 1906, c. 632 e fi g. 447 (=PΑΥΝΕ 1931, 287, n. 485Α, da Gela); BURROWSURE 1909, 313, nn. 25-104; URE 1910, 353, n. 29 e fig. 14; MiNGAZZiNI 1930, 140-141, nn. 366-369, tav. ΧΧIX,9; LANGLOTZ 1932, 13, nn. 103-104, tav. 10; CIA Wien, Coll. Matsch, tav. 2,4-5; CIA Heidelberg 1, tav. 13,1-4 e 7; CIA Reading 1, tav. 5, ed in particolare tav. 5,2; Lo PORTO 1959-60, 173, nn. 14-18 e fig. 149e (da Taranto); DuiBABIN 1962, 156, nn. 1648-1661, gruppo F (con diverse varianti); BOARDMAN-HAYES 1966, 30, nn. 78-82 e 87-95, tav. 9 (tipo II, «with dots on shoulder»); CIA Gela 1, tav. 39 (da Gela); CIA Mainz 1, tav. 17,8; CIA Basel 1, tav. 16,7; FR0NIIG 1982, 95-96, n. 32; JACOUEMIN 1984, 50, nn. 89-90 e fig. 89, 63, nn. 142-143; ΑΑ.VV. 1988, 278, n. 1, 280, n. 2, 304, n. 2 (da Agrigento). Numerosi esemplari i n BURROWS -URE 1907-8; DUGAS 1928, 88 sgg., taw. XXII,E-G, Χ III,Α-B, LXIV,206 (con diverse varianti); BLEGEN et Alίί 1964; MoRESCHINJ 1988 (da Taranto). Per la cronologia ed il tipo di questi vasi (quatrefoil aryballoi) v. BURROWS -URE 1909, 309-310; URE 1912, 113 e figg. 1011; DUGAS 1928, 68-69 e 82; PAVNE 1931, 287, n. 485 Α e fi g. 54D (CA), 304 (CM), 320, gruppo F, n. 1263, figg. TAVOLA 4 13 161 e 54E-F (CT); URE 1934, 43-45 e 101-103, gruppo IV.VIII, tau. IX-X; HOPPER 1949, 201, gruppo f; BLEGEN et Alii 1964, 114; BOARDIAN-HAYES 1966, 22; CIA Gela 1, tau. 38,1-5 (con ricca bibliografia); Gι~As 1974, 120-121, n. 54; CIA Grosseto 1, tau. 19,5-6; ΑMVx 1988, 443 e 647. Per íl motivo decorativo, la sua origine ed evoluzione v. PAVNE 1931, 146-148, fig. 54. 5; Fig. 8. ARYBALLOS GLOBULARE. Inv. C 702. Alt. cm. 6; diam. max. cm . 5,6. Ricomposto da due frammenti; lacuna al bocchello ed al corpo. Decorazione quasi completamente scomparsa; superficie abrasa ed in generale molto consunta; incrostazioni. Argilla giallo-verdastra. Corpo a profilo asimmetrico. Sul corpo decorazione a quadrifoglio: tracce di quattro petali lanceolati. CT I; 575-550 a.C. Forma Β 2 del Payne; v. Tav. 2,1. Decorazione sim ile all'aryballos precedente. Fig. 9. Inv. C 9 (1:2) Forma C del Payne; v. PAVNE 1931, 291, fig. 128 (CA), ed ín particolare 304, fig. 140 (CM), 321 e 331 (CT); HOPPER 1949, 200; ΚuνιscH 1972, 560, fig. 6f; ΑMV( 1988, 444445. Perla forma e la sintassi decorativa v. inoltre URε 1934, 35-36 e 95-96, gruppo IV.IV. Un esemplare affi ne è esposto al Museo Archeologico di Vibo Valentia (aryballos globulare, mv. 1089, da lla necropoli occidentale); cfr. inoltre CIA Wien, Coll. Matsch, tay. 3,4 (=BENSON 1953, 56, n. 95.3); CIA Reading 1, tay. 5,9. Per questo gruppo di vasi v. GRmFENHAGEN 1933, c. 423 e figg. 4-5; BENSON 1953, 55-56, n. 95; IDεM 1956, 229; Bλντι 1966, 345, fig. 433; Αmνx 1988, 241-242, tau. 107,2. 3; Fig. 10. PICCOLA OINOCHOE A BASE PIATTA. 'fu. C 12. Alt. con ansa cm. 7,9; alt. senza ansa cm. 6,6; diam. piede Fig. 8. Inv. C 702 (1:1) TAVOLA 4 1-2; Fig. 9. ARYBALLOS A BASE PIATTA. Inv. C 9. Alt. cm. 11,2; diam. bocchello cm. 5,2; diam. max. cm . 10,4 circa; diam. piede cm. 6,5. Super fi cie abrasa; ampie scrostature; incrostazioni. Argilla arancio chiaro-rosata; vernice nera opaca e rosso-bruna. Labbro decorato a cerchi concentrici; sul bordo esterno del bocchello, serie di punti. Sull'esterno dell'ansa, tracce di una decorazione a vernice rosso-bruna. Sulla spalla, raggiera di trattini (tracce). Sul corpo, sirena barbata ad ali spiegate, volta a destra, retrospiciente. Particolari graffiti; riempitivi a rosette rese con doppio cerchiello centrale e petali radiali graf fi ti. Attribuibile al Pittore de lle Sirene con barba a punta. CT I; 575-550 a.C. Fig. 10. Inv. C 12 (1:1) 14 VIBO VALENTIA - MUSEO STATALE «VITO CAPIALBI» cm. 5,5. Scheggiatura alla bocca. Argilla beige-rosata; vernice nera opaca e rosso-bruna. Collo ed ansa a vernice nera, ad eccezione di una fascia bruna sul labbro e all'attacco inferiore dell'ansa. Collo distinto da una sottile modanatura a vernice bruna. Su ll a spalla, raggiera di trattini tra linee a vernice bruna. Sul corpo, decorazione geometrica: doppia fascia di tratti verticali paralleli a vernice nera tra fasce a vernice bruna. Sul piede, fasce di vernice nera. CT II; ultimo quarto del VI sec. a.C. Per esemplari affini cfr. BURROws-URE 1907-8, 272, n. 23, tav. l l,e; FRICKENHAUS et Alii 1912, 104, n. 220, fig. 42; DUCAS 1928, 144, nn. 485-487, tav. XXXV (= PAVNE 1931, 336, nn. 1544-1546); CIA Cambridge 1, tav. IV, 33; GENTILI 1954a, 83, n. 1, fig. 1,6 (da Megara Hyblaea); DUNBABIN 1962, 274, n. 2612, tav. 112; BLEGEN et Alii 1964, 109 e 212, n. 253-2, tav. 35; JACQUEMIN 1984, 76, nn. 269-270. Per la cronologia ed il tipo di queste oinochoai (sma ll broad-bottomed oinochoai with linear pattern) v. PAVNE 1931, 336, nn. 1542-1548, fi g. 190, tipo Β. 4-5; Fig. 11. PHIALE MESOMPHALOS MINIATURISTICA. Inv. C 96. Alt. cm. 2; diam. orlo cm. 7,5; spess. cm . 0,2 circa. Argilla beige rosata; vernice nera opaca, bruna all'esterno. Fig. 11. Inv. C 96 (1:1) Orlo decorato a tacche; appena al di sotto di esso, due fori di sospensione. All'interno, decorazione a fasce e linee. Esterno a risparmio, ad eccezione di una fascia sotto l'orlo. CT II; dopo la metà del VI sec. a.C. Per la forma e la decorazione simili cfr. PAVNE 1931, 338, n. 1555, fig. 197; ROEBUCK 1951, 134, nn. 44-47, tav. 49, ed in particolare n. 45; CIA Bucarest 1, tav. 20,11. Numerosi esemplari affini in DUNBABIN 1962, 298-299, tav. 120. ΤAνο LA 5 1; Fig. 12. PICCOLA KOTYLE. Inv. C 704. Alt. cm. 5,9; diam. orlo cm. 6,4; diam. piede cm. 2,7. Manca un'ansa; orlo lacunoso; piede scheggiato. Argilla arancio chiaro; vernice rosso-bruna e paonazza opaca. Fig. 12. mv. C 704 (1:1) TAVOLE Sotto l'orlo, tra le anse, decorazione a tratti verticali a vernice rosso-bruna. Sulla vasca, tracce di una decorazione a fasce rossastre. Fine del VI-inizi del V sec. a.C. Di produzione locale. L'esemplare in esame appartiene a lla numerosissima serie di kotylai votive a fasce, di imitazione corinzia, largamente attestate sia a Locri (cfr. ΒλCCι 1977, 76, n. C 5; ΑA.VV. 1983, 28 e tav. VII, 1; AA.VV. 1989, 83-84, n. 24, tal. XX, con indicazione dei confronti con prototipi corinzi, ai quali sono da aggiungere ROEBUCK 1951, 134, nn. 3842, tav. 49; LATTAizi), che a Vibo Valentia (dal deposito votivo in contrada Scrimbia, ma soprattutto dall'area sacra del Cofino). Per esempi provenienti dalla Sicilia cfr. BERNABÓ BREA -CAVALIER 1965, 129 e 201, tav. XLΙΙΙ, 2 -3; LAGoNA 1973, 22-23, nn. 4-5, tav. III (da Lentini). Esemplari da Taranto in MoRESCHINI 1988, 917-918, nn. 83-94, tal. CCXXII, 1 a-n. In seguito ai rinvenimenti acquisiti negli ultimi scavi di depositi votivi a Locri, si è potuto distinguere un carattere seriore negli esemplari a base stretta, come il pezzo qui esaminato, riferibili ad un arco cronologico che si spinge fino agli inizi del V sec. a.C. Gli esemplari a base larga sarebbero invece da porsi entro la fine del VI sec. a.C. (V. LAΤΤΑΝΖΙ) . CERAMICA ATTICA A FIGURE NERE 2-3; Fig. 13. OINGCHDE MINIATURISTICA. Inv. C 15. Alt. cm. 4,3; diam. max. cm . 2,8; diam. piede cm. 1,8. Lacuna sulla bocca; manca l'ansa; labbro e piede parzialmente ι 5, 6 15 abrasi. Argilla beige-arancio; vernice nera opaca; sovraddipinture paonazze e bianche. Corpo a profilo asimmetrico. Spalla decorata con trattini verticali paralleli, delimitati inferiormente da una fascia paonazza. Sul corpo fascia con teoria di sei cigni resi a macchia con ritocchi in bianco per le ali, inframezzati da gruppi di trattini paralleli parzialmente evanidi. Sotto, due fasce paonazze (la prima delimitata da due linee a vernice nera) ed una a vernice nera. Piede verniciato. Attribuibile al Gruppo del Cigno. Primo terzo del VI sec. a.C. Per la forma simile e per la decorazione cfr. CIA Bucarest 1, tav. 22,5; AA.VV. 1988, 270, n. 8 (da Agrigento, da un contesto tombale databile nella seconda metà del VI secolo a.C.); cfr. inoltre ORSI 1907, 743, fig. 4 (da Siracusa). Per questo gruppo di vasi v. GRAEF 1909, 61-63; ROEBUCK 1940, 172-173; BEAZLEY 1944, 55-57;A ΒV, 655658, 713-714 ed in particolare 658, nn. 128-139; ΒΕΑΖΙΕΥ, Paralipomeni, 315; Add. I, 69: Add. II, 146-147. Attestazioni di tale gruppo di vasi sono note anche per l'area reggino-zancles (VALLET 1958, 145). 4 e Tav. 6,1-2; Fig. 14. EXALEIPTRoN COI COPERCHIO. Inv. C 19. Alt. con coperchio cm. 10,9; alt. senza coperchio cm. 9,7; diam. orlo cm. 10,9; diam. max. cm . 21,2; diam. piede cm. 9. Ricomposto da due frammenti. Argilla beigerosata; vernice nera abbastanza lucente. Coperchio a vernice nera con finta presa ad anello al centro, a risparmio, inquadrata da due sottili modanature concentriche marcate da una linea a risparmio. All'esterno sulla spalla, fascia figurata, inquadrata da due linee a vernice nera all'interno e da due linee incise all'esterno: teoria di sette animali (equidi, bovidi, capre), quattro allineati in un senso e tre nell'altro. Metà inferiore del corpo, basso stelo e parte superiore del piede verniciati. Interno verniciato. Terzo quarto del VI sec. a.C. ca. Per la forma simile cfr. RICHTER-MILNE 1935, fig. 146; SCHEIBLER 1964, 90, n. 14, ma forse anche n. 11; mancano confronti precisi, specialmente per quanto riguarda la forma insolita del coperchio, che imita prototipi metallici. Per il soggetto e lo stile sim ili cfr. LANGLOTZ 1932, 54, n. 296, tav. 85. Per il tipo di decorazione con teoria di animali e per la controversa questione della funzione e della denominazione ditale tipo di vasi v. RICHTER-MILNE 1935, 2122; SCHEIBLER 1964; MINGAZZINI 1967; SCH ετBLER 1968. ΤΑνοιλ Fig. 13. Inv. C 15 (1:1) 1-2. V. Ταν. 5,4. 6 16 VIBO VALENTIA - MUSEO STATALE «VITO CAPIALBI» Fig. 14. Inv. C 19 Τnνοτ.A 7 1-2; Fig. 15. PICCOLA HYDRIA. Inv. C 16. Alt. cm. 14; diam. bocca cm. 8,7; diam. spalla cm. 9,6; diam. piede cm. 5,6. Parte della bocca ed ansa verticale ricomposte. Argilla arancio-rosata; vernice nera lucente. Bocca, collo, anse e piede a vernice nera. Spalla interamente verniciata ad eccezione di una metopa centrale, decorata con boccioli di loto. Sul corpo, tra le due anse orizzontali, metopa a risparmio con cinghiale volto a sinistra. (1:2) Particolari anatomici del cinghiale resi a graffiti. Alla base del corpo, fascia a risparmio decorata con denti di lupo. Attribuibile al Gruppo del Delfino. 530 a.C. ca. Per la forma cfr. RICHTER-MILNE 1935, figg. 78-79, tipo I; per il tipo di decorazione e per lo stile cfr. YOUNG 1951, 89-90, n. 7-1, tay. 40,b (= SHEAR 1940, 303 e fig. 44; AB', 458, n. 23; píù arcaica) e 93, tay. 41,c (=ABV, 457, n. 1); CIA Hamburg 1, tay. 29, 1-2 (= BEAZLEY, Paralipomena, 199; Add. I, 56, n. 457. II ter); per la forma simile e TAVOLE 7, 8 17 (criniera del leone, collo del cinghiale) in paonazzo. Sul bordo esterno dell'orlo, tralcio stilizzato di edera tra due linee a vernice nera. Collo e interno verniciati in nero, ad eccezione di una bassa fascia paonazza (mm. 5) immediatamente sotto l'orlo. Attribuibile all'officina del Pittore di Antimenes. 520 a.C. ca. Per la forma e la decorazione cfr. ΜινGAZZιντ 1930, 216-219, nn. 447-452, tavv. LI, 1-7, LII, 1-4, LIV, 2; CIA Louvre 12, tav. 177, 1-2 (di provenienza campana); LAGoNA 1973, 32-33, n. 25, tav. V (da Lentini); CIA Boston 2, tal. 108,10-11 (maggiore rigidità nel disegno, forme più snelle degli animali; più arcaico); per la decorazione sul labbro cfr. CIA Villa Giulia 3, tal. 23,3-4; CIA Firenze 5, tav. 22,1; CIA Malibu, tav. 3,1. Per questo gruppo di vasi v. AB', 266 sgg., 691-692 e 715; BEAZLEY, Paralipomena, 117 sgg. e 518-519; Add. I, 34-36; Add. 11, 69 sgg. Fig. 15. Inv. C 16 (1:2) lo stile cfr. anche CIA Heidelberg 1, tay. 39,1 (= BEAZLEY, Paralipomena, 200, n. 4, considerata vicina al Pittore del Delfino). Per questo gruppo di vasi v. HASPELS 1936, 1418, 193-194 ed in particolare 16; AB', 457-458 ed in particolare 458, n. 25; BEAZLEY, Paralipomena, 199-200 e 514; Add. I, 56; Add. 1I, 115. 3 e Tav. 9,1-2; Fig. 17. PIATTO. Inv. C 35. Da Vibo Valentia; scavo 5 ottobre 1827. Alt. cm. 2,3; diam. orlo cm. 22,4; diam. piede cm. 17,5; spess. cm . 0,4-1. Superficie in alcuni punti abrasa; sovraddipinture parzialmente evanidi. Argilla arancio; vernice nera abbastanza lucente, rossiccia dove è più diluita; sovraddipinture paonazze e bianche. Sull'orlo, decorato con catena di fiori di loto, solco in prossimità del labbro e foro di sospensione. Sul medaglione interno, scena di commiato, su un tralcio di edera stilizzato: al centro, oplita armato di elmo, schinieri, doppia lancia e Fig. 16. hv. C 18 TAVOLA 8 1-2; Fig. 16. FRAMMENTO DI ORLO DI CRATERE A COLONNETTE. Inv. C 18. Alt. max. cm . 5; largh. max. cm . 4,9; spess. cm . 0,6. Argilla arancio; vernice nera non molto lucente; soiraddipinture paonazze. Sul labbro, leone e cinghiale affrontati; accurata definizione dei particolari anatomici con graffiti; ampie zone (1:2) scudo tra coppie di figure maschili avvolte nell'himation e con lancia. Uso del graffito per í dettagli de lle figure, e delle sovraddipinture in bianco per l'episema dello scudo raffigurante un tripode, ed in paonazzo per í capelli, i lembi de lle vesti, il ritocco dell'episema. All'esterno, sul piede, impronte continue oblique di una cordicella, ottenute a crudo (forse causate dal distacco dal tornio) . Fondo esterno a risparmio con duplice cerchio concentrico a vernice nera. Fig. 17. Inv. C 35 (1:2) VIBO VALENTIA - MUSEO STATALE «VITO CAPIALBI» 18 / Fig. 18. mv. C 846b Attribuito al Pittore dí Ready (Callipolitis Feytmans). 520-510 a.C. L'esemplare in esame trova confronto con un frammento di piatto conservato al Museo Archeologico di Vibo Valentia (Inv. 45006, dal deposito votivo in contrada Scrimbia). Per la forma, la decorazione accessoria e lo stile cfr. inoltre CIA Leiden 2, tal. 70,1-4 (= CALLIPOLITIS FEYTMANS 1948, 186-187 e tay. II F; Add. I, 15, n. 131.1); DUGAS 1928, 185, n. 633, tay. 51, Β (= ABV, 130): vicini al Pittore di Ready. Per questo gruppo di vasi v. AB', 129130 e 685-686; BEAZLEY, Paralipomeni, 53-54; CALLIPOLITΙS FEYTMANS 1974, 130 e 327-328; Add. I, 15; Add. II, 35. CAPIALBI 1832, 183-184; CALLIPOLITIS FEYTMANS 1974, 328, n. 32 (su segnalazione di Ch. Clairmont); Beni culturali 1978, 157; GREIFENHAGEN 1981, 312-313, n. b, fig. 13 (disegno); PAILETTI 1989, 475-477 e 495-496, tau. VIII, XI e XI ΙΙ, 1. ΤAνο LA 9 1-2. V. Ταν. 8,3. 3; Fig. 18. FRAMMENTO DI ORLO DΙ sκυν-οs. Inv. C 846 b. Alt. max. cm . 3,9; largh. max. cm . 7,8; spess. cm . 0,40,5 circa. Argilla arancio scuro; vernice nera abbastanza lucente. Orlo distinto, a profilo concavo, decorato con tralcio stilizzato di edera tra due fasce a vernice nera. Sotto, traccia di una decorazione a figure nere (rimane la parte terminale di un tralcio di edera reso a linea continua e punti). Interno verniciato, ad eccezione di una fascia risparmiata sull'orlo. Il frammento in esame mostra affinità con skyphoi a figure nere di fine VI secolo a.C. (v. URE 1927, 59-62, classi Β e Cl, tav. XVΙΙΙ), riferibili alla produzione del Krokotos Group e all'officina del Pittore di Teseo (White Heron skyphoi) . Fig. 19. lnv. C 846a (1:2) (1:2) Ultimo quarto-fine del VI sec. a.C. Numerosi frammenti analoghi sono conservati al Museo Archeologico di Vibo Valentia e provengono dal deposito votivo in contrada Scrimbia; v. ad esempio Inv. 17181, 17182, 44617, 44641, 44669 e inv. 44746 (Coll. Albanese). Per la forma e la decorazione cfr. CIA Lecce 1, III He, tay. 3,1-2; CIA Paris-Musée Rodin, tay. 12,9-10 (=ABV, 521, n. 1); VANDERPOOL 1946, 289-291, nn. 61-67, tau. XXXVΙΙ -XLΙ; Lτss τ 1961, 123, n. 220, tal. LX (da Locri); CIA Lain 1, tau. 25,8-10; Lo PORTO 1967, 54-55, n. 8, tay. XVΙΙ,α-b, e 65-66, n. 1, tay. XXIV,c (da Taranto); CIA Heidelberg 4, tal. 166,19; BOARDMAN-HAVES 1973, 48, n. 2169, tay. 28; BOARDMAN 1980, 108 e figg. 181-182, 147 e figg. 245-247; AA.VV. 1985, 427, n. 81 e fig. 145 (da Naxos); MOORE-PHILIPPIDES 1986, 279-280, nn. 14831484 e 1486-1490, tau. 100-101. Per questo gruppo di vasi v. MINGAZZlNl 1930, 313-317, n. 590, tay. XC; HASPELS 1936, 142-144 e 249-251; URE 1955;ABV, 617. 4; Fig. 19. FRAMMENTO DΙ ORLO DΙ sκυι nοs. Inv. C 846 a. Alt. max. cm . 2,2; largh. max. cm . 5,7; spess. cm . 0,50,6 circa. Argilla arancio scuro; vernice nera abbastanza lucente. Orlo distinto, a profilo concavo, decorato con tralcio stilizzato di edera tra due fasce a vernice nera. Interno verniciato, ad eccezione di una fascia risparmiata sull'orlo. Per l'attribuzione, la datazione ed i confronti v. l'esemplare precedente, rispetto al quale il frammento in esame mostra una maggiore stilizzazione nella decorazione. 5-6; Fig. 20. PIEDE DI s κrnιos. Inv. C 855. Alt , cons. cm. 3,7; diam. piede cm. 14. Argilla arancio; vernice nera lucente. All'esterno, sulla parte inferiore de lla vasca, decorazione a tratti verticali. Interno e piede interamente verniciati, ad eccezione di una fascia risparmiata sul profilo del piede. Base d'appoggio e fondo esterno a risparmio, con cerchiello e punto centrale a vernice nera. Fig. 20. Inv. C 855 (1:2) TAVOLA 19 9 Fig. 21. Inv. C 42 (1:2) 20 VIBO VALENTIA - MUSEO STATALE «VITO CAPIALBI» Il frammento in esame mostra affinità con skyphoi a figure nere di fine VI secolo a.C. (v. URE 1927, 63-68, classi E e J, taw. XIX-XX) . Ultimo quarto-fine del VI sec. a.C. Numerosi frammenti analoghi sono conservati al Museo Archeologico di Vibo Valentia e provengono dal deposito votivo in contrada Scrimbia. Per la forma e la decorazione cfr. CIA Villa Giulia 3, tay. 47,1-5; CAMPBELL 1938, 560, n. 18 e fig. 3; GABRICI 1941, 265 e fig. 9 (da Palermo); Lo PORTO 1967, 55, n. 1, taw. XVII,c-d e XVIII,c (da Taranto). Per esemplari provenienti dalla Sicilia v. inoltre FALLICO 1971, 586 e figg. 4 e 6 (da Siracusa; con altri confronti). TAvoLA 10 1-4 e Tav. 11,4; Fig. 21. LEKYTHOs. Inv. C 42. Da Vibo Valentia; scavo 5 ottobre 1827. Alt. cm. 31,2; diam. bocchello cm. 6,5; diam. spalla cm. 14,4; diam. piede cm. 9. Lacuna sulla spalla; superficie in alcuni punti abrasa; sovraddipinture in parte evanidi; piede parzialmente di restauro. Argilla arancio; vernice nera non molto lucente, in alcuni punti alquanto diluita e poco coprente; sovraddipinture paonazze e bianche. Bocchello, esterno dell'ansa, terzo inferiore del corpo e piede a vernice diluita; collo distinto da linea incisa. Spalla decorata con catena d ί fiori di loto inframezzati da punti, sormontata da una raggiera di tratti. Sul corpo, scena di commiato, inquadrata in alto ed in basso da una linea di vernice rossiccia: al centro, dietro il cavallo, figura maschile volta a destra con petaso, clamide e doppia lancia. Alle sue spalle, una figura virile anziana in chitone e himation, con barba e capelli a trecce (in bianco evanide), lo saluta con la sinistra, mentre con la destra impugna un lungo scettro (?). Dinanzi al cavallo, figura femminile ammantata con tenia sui capelli, armata d ί lancia (?). All e due estremità un opliti: ciascuno di essi indossa elmo, clamide (i lembi inferiori della clamide sono visibili lungo le gambe fino ai polpacci), scudo, schinieri e doppia lancia; sono volti a sinistra, ma quello di sinistra è retrospiciente. Particolari graffiti abbastanza curati, con l'uso del compasso per gli scudi. Sovraddipinture in bianco e paonazzo per capelli, panneggi, episemata degli scudi ecc. Leggibile l'episema dello scudo del guerriero d ί sinistra (delfino). Attribuito al Gruppo del Guerrieri che si arma (Gruppo Β della Classe di Phanyllis) (Paoletti). Fine del VI sec. a.C. Per la forma ed il soggetto simili, la decorazione accessoria e lo stile cfr. CIA Agrigento 1, tali. 40,3-4 e 42,2 (= HASP εLS 1936, 202, n. 29) ; AA.VV. 1988, 102, n. 4 (variante: due opliti e due personaggi; da Agrigento); per le figure del vecchio e della donna, e per lo stile cfr. GIUDICE 1983, 63, n. 54, tav. XV,5. La figura del vecchio in piedi, barbato e panneggiato, è comune al repertorio di questi vasi e mostra ascendenze amasiane. Per questo gruppo di vasi v. HASPELS 1936, 64-65 e 201-202; AB', 463-464 e 699; BEAZLEY, Paralipomeni, 205-206; GIUDICE 1971; IDEM 1978, 634-635; Add. I, 57; GIUDICE 1983, 35-38, 63-83, 124-125 e taw. XV-XXIX; IDEM 1985, 440-441; Add. II, 116. Alcuni esemplari inquadrabili nella Classe di Phanyllis sono esposti nell'Antiquarium di Locri, altri nel Museo Archeologico di Vibo Valentia; y. ad esempio mv. 1697 (Coll. Albanese), proveniente da Scrimbia; inv. 515 Ρ20, dalla necropoli occidentale; D'ANDREA 1989, 785, n. 58, tal. CVIII. Per Locri v. inoltre ORSI 1913a, 20. 1832, 183-184; GREIFENHAGEN 1981, 312, n. a, figg. 812; Guzzo 1982, 51 (disegno); PAOtETTI 1989, 474-476 e 495497, taw. VI-VII e XI -XII. CAPIALBI TAVOLA 11 1-3; Fig. 22. PICCOLA LEKYTHOs. Inv. C 47. Alt. cm. 17,8; diam. bocchello cm. 4; diam. spalla cm. 7,3; diam. piede cm. 5,4. Collo con bocchello riapplicato; piede scheggiato integrato; superficie non dipinta in alcuni punti abrasa. Argilla arancio-rosata; vernice nera lucente; sovraddipinture paonazze e bianche. Fig. 22. mv. C 47 (1:2)