Questo primo numero della rivista diocesana del 2006, oltre
registrare le attività pastorali diocesane, presenta i lavori dei
due Consigli Permanenti della Conferenza Episcopale Italiana
(invernale e primaverile) e dà rilievo alla voce del Papa che
illustra la sua prima enciclica “Deus caritas est” e richiama
le nazioni del mondo - attraverso il Corpo diplomatico – agli
impegni prioritari della giustizia e della libertà, del perdono e
della riconciliazione.
Alcune pagine, poi, sono dedicate alle attività che la nostra
diocesi ha promosso durante lo svolgimento delle Olimpiadi.
La Rivista diocesana ha la funzione di “archivio”, ma nel senso di conservare e tramandare quanto con sacrificio e dedizione
è stato seminato nelle zolle della nostra Chiesa pinerolese.
In questo numero pubblichiamo:
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La parola del Papa
La parola del Vescovo
Santa Sede – Documenti
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
Atti della Curia
Consigli di partecipazione
Attività pastorali
Caritas Diocesana
Ecumenismo
XX Giochi Olimpici Invernali
Cultura
In memoria
Pagine di storia
La Parola del Papa
Giustizia, libertà, perdono e
riconciliazione, speranza
Discorso di sua Santità Benedetto XVI
al Corpo Diplomatico
Giustizia, libertà, perdono e riconciliazione, speranza: sono questi i formidabili
impegni per costruire la pace nella verità indicati da Benedetto XVI ai membri del
Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede nel corso dell’udienza svoltasi
nella mattina di lunedì 9 gennaio, nella Sala Regia, per la presentazione degli auguri
per il nuovo anno. Di seguito riportiamo il testo del discorso:
Eccellenze,
Signore e Signori,
Vi accolgo tutti con gioia in questo tradizionale incontro con il Papa del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Dopo la celebrazione delle grandi feste cristiane
del Natale e dell’Epifania, la Chiesa vive ancora della loro gioia: è una gioia grande, perché
sorge dalla presenza dell’Emmanuele – Dio con noi –, ma è anche una gioia raccolta, quale
vissuta tra le mura domestiche della Sacra Famiglia, di cui la Chiesa in questo tempo ripercorre con intima partecipazione la storia semplice ed esemplare; è una gioia al contempo
bisognosa di comunicazione, perché la vera gioia non potrebbe isolarsi senza affievolirsi e
spegnersi. A tutti voi dunque, Signore e Signori Ambasciatori, ai Popoli ed ai Governi che
voi degnamente rappresentate, alle vostre care famiglie, ai vostri distinti Collaboratori, va il
mio augurio di gioia cristiana. Sia essa la gioia dell’universale fratellanza portata da Cristo,
una gioia ricca dei veri valori ed aperta alla generosa condivisione. Essa vi accompagni e
cresca in ogni giorno dell’anno che da poco si è aperto.
Il vostro Decano, Signore e Signori Ambasciatori, ha espresso i voti augurali del
Corpo Diplomatico, interpretando con finezza i vostri sentimenti. A lui e a voi il mio
ringraziamento. Egli ha accennato anche ai non pochi e non lievi problemi che agitano
il mondo di oggi. Essi sono oggetto della vostra sollecitudine come di quella della Santa Sede e della Chiesa Cattolica in tutto il mondo, solidale con ogni dolore, con ogni
speranza e con ogni sforzo che accompagna il cammino umano. Ci sentiamo così uniti
come in una comune missione, che ci pone sempre di fronte a nuove formidabili sfide.
Noi le affrontiamo tuttavia con fiducia, nella volontà di sostenerci a vicenda – ciascuno
secondo il compito suo proprio – verso grandi finalità comuni.
La Parola del Papa
Ho detto “nostra comune missione”. E qual è essa, se non quella della pace? La Chiesa
null’altro fa che diffondere il messaggio di Cristo, venuto – come scrive l’Apostolo Paolo
nella Lettera agli Efesini – “ad annunziare la pace a coloro che erano lontani ed a coloro
che erano vicini” (cfr 2,17). E voi, esimi Rappresentanti diplomatici dei vostri Popoli,
secondo lo statuto che vi è proprio avete tra i vostri nobili scopi quello di promuovere
relazioni internazionali amichevoli, di cui appunto la pace si sostanzia (Convenzione di
Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, del 18 aprile 1961, art. 3, 1, e).
La pace – lo constatiamo con dolore – resta in molte parti del mondo impedita o ferita
o minacciata. Qual è la via verso la pace? Nel Messaggio che ho rivolto per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno ho ritenuto di poter affermare:
“Dove e quando l’uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende
quasi naturalmente la via della pace. Nella verità, la pace” (n. 3).
Guardando alla situazione del mondo di oggi, in cui accanto a funesti scenari di conflitti
bellici, aperti o latenti, o solo apparentemente sopiti, si può – grazie a Dio – rilevare uno
sforzo coraggioso e tenace da parte di tanti uomini e di tante istituzioni in favore della
pace, vorrei, quasi a fraterno incoraggiamento, proporre qualche riflessione, che enucleo
in alcuni semplici enunciati.
Il primo: l’impegno per la verità è l’anima della giustizia. Chi è impegnato per la
verità non può non rifiutare la legge del più forte, che vive di menzogna e che – a livello
nazionale ed internazionale – ha tante volte segnato di tragedie la storia dell’uomo. La
menzogna si ammanta spesso di un’apparenza di verità, ma in realtà è sempre selettiva e
tendenziosa, egoisticamente rivolta a strumentalizzare l’uomo e,
in definitiva a sopraffarlo. Sistemi politici del passato, ma non
solo del passato, ne sono un’amara esemplificazione. Sul versante opposto si collocano la verità e la veracità, che portano
all’incontro dell’altro, al suo riconoscimento ed all’intesa:
per quello splendore che le è proprio – lo splendor veritatis – la verità non può non diffondersi; e l’amore
del vero è, per suo intrinseco dinamismo, tutto rivolto
alla comprensione imparziale ed equanime ed alla
condivisione, nonostante qualsiasi difficoltà.
La Parola del Papa
La vostra esperienza
di diplomatici non può
non confermare che, anche nei rapporti internazionali, la ricerca della
verità riesce ad individuare le diversità fin nelle
più sottili sfumature, e le
relative esigenze, e per
ciò stesso anche i limiti
da rispettare e da non
oltrepassare, nella tutela
di ogni legittimo interesse delle parti. Questa
medesima ricerca della verità vi porta al contempo ad affermare con forza ciò che vi
è di comune, di appartenente alla medesima natura delle persone, di ogni popolo e di
ogni cultura, e che dev’essere parimenti rispettato. E quando questi aspetti, distinti e
complementari – la diversità e l’uguaglianza – sono conosciuti e riconosciuti, allora i
problemi possono risolversi ed i dissidi ricomporsi secondo giustizia, e sono possibili
intese profonde e durevoli, mentre quando uno di essi viene misconosciuto o non tenuto
nel debito conto, è allora che subentra l’incomprensione, lo scontro, la tentazione della
violenza e della sopraffazione.
Quasi con evidenza esemplare tali considerazioni mi sembrano applicabili in quel
punto nevralgico della scena mondiale, che resta la Terra Santa. In essa lo Stato d’Israele
deve poter sussistere pacificamente in conformità alle norme del diritto internazionale;
in essa, parimenti, il popolo palestinese deve poter sviluppare serenamente le proprie
istituzioni democratiche per un avvenire libero e prospero.
Tali considerazioni assumono più vasta applicazione nell’odierno contesto mondiale,
in cui non a torto si è ravvisato il pericolo di uno scontro delle civiltà. Il pericolo è reso
più acuto dal terrorismo organizzato, che si estende ormai a livello planetario. Numerose
e complesse ne sono le cause, non ultime quelle ideologico-politiche, commiste ad aberranti concezioni religiose. Il terrorismo non esita a colpire persone inermi, senza alcuna
distinzione, o a porre in essere ricatti disumani, inducendo nel panico intere popolazioni,
al fine di costringere i responsabili politici ad assecondare i disegni dei terroristi stessi.
Nessuna circostanza vale a giustificare tale attività criminosa, che copre di infamia chi
la compie, e che è tanto più deprecabile quando si fa scudo di una religione, abbassando
così la pura verità di Dio alla misura della propria cecità e perversione morale.
L’impegno per la verità da parte delle Diplomazie, sia a livello bilaterale che plurilaterale, può dare un contributo essenziale, perché le innegabili diversità che caratterizzano
popoli di differenti parti del mondo e le loro culture possano ricomporsi non solo in una
coesistenza tollerante, ma in un più alto e più ricco disegno di umanità. In secoli passati
gli scambi culturali tra giudaismo ed ellenismo, tra mondo romano e mondo germanico
e mondo slavo, come anche tra mondo arabo e mondo europeo, hanno fecondato la cultura e favorito le scienze e le civiltà. Così oggi dovrebbe essere di nuovo, ed in maggior
misura, essendo di fatto le possibilità di scambio e di reciproca comprensione assai più
favorevoli. Per questo ciò che oggi si richiede è, anzitutto, che si tolga ogni ostacolo
La Parola del Papa
all’accesso all’informazione a mezzo della stampa e dei moderni mezzi informatici, ed,
inoltre, che si intensifichino gli scambi di docenti e di studenti tra le discipline umanistiche delle università delle diverse regioni culturali.
Il secondo enunciato che vorrei proporre suona: l’impegno per la verità dà fondamento e vigore al diritto di libertà. La grandezza unica dell’essere umano ha la sua ultima
radice in questo: l’uomo può conoscere la verità. E l’uomo la vuole conoscere. Ma la
verità può essere raggiunta solo nella libertà. Ciò vale per tutte le verità, come appare
dalla storia delle scienze; ma è vero in maniera eminente per le verità in cui è in giuoco
l’uomo stesso in quanto tale, le verità dello spirito: quelle che riguardano il bene ed il
male, le grandi mete e prospettive di vita, il rapporto con Dio. Perché esse non si possono
attingere senza che ne derivino profondi riflessi sulla conduzione della propria vita. Ed
una volta liberamente fatte proprie, hanno poi bisogno di spazi di libertà per poter essere
vissute secondo tutte le dimensioni della vita umana.
È qui che si inserisce naturalmente l’attività di ogni Stato, così come l’attività diplomatica inter-statale. Negli odierni sviluppi del diritto internazionale si avverte con crescente
sensibilità che nessun Governo può dispensarsi dal compito di garantire ai propri cittadini
adeguate condizioni di libertà, senza pregiudicare per ciò stesso la propria credibilità
come interlocutore nelle questioni internazionali. E ciò è giusto: perché nella tutela dei
diritti inerenti alla persona in quanto tale, internazionalmente garantiti, non si può non
riservare una valutazione prioritaria allo spazio dato ai diritti di libertà all’interno dei
singoli Stati, sia nella vita pubblica come in quella privata, sia nei rapporti economici
come in quelli politici, in quelli culturali come in quelli religiosi.
A questo proposito vi è ben noto, Signore e Signori Ambasciatori, come l’attività della
diplomazia della Santa Sede sia per natura sua rivolta a promuovere, tra i vari ambiti in
cui la libertà deve realizzarsi, l’aspetto della libertà di religione. Purtroppo in alcuni Stati,
anche tra quelli che pure possono vantare tradizioni culturali plurisecolari, essa, lungi dall’essere garantita, è anzi gravemente violata, in particolare nei confronti delle minoranze.
In merito vorrei solo ricordare quanto stabilito con grande chiarezza nella Dichiarazione
Universale dei Diritti dell’Uomo. I diritti fondamentali dell’uomo sono i medesimi sotto
tutte le latitudini; e tra di essi un posto di primo piano deve essere riconosciuto al diritto
di libertà di religione, perché riguarda il rapporto umano più importante, il rapporto con
Dio. A tutti i responsabili della vita delle Nazioni vorrei dire: se non temete la verità, non
potete temere la libertà! La Santa Sede, nel chiedere per la Chiesa Cattolica, ovunque,
condizioni di vera libertà, le chiede parimenti per tutti.
Vorrei venire ad un terzo enunciato: l’impegno per la verità apre la via al perdono
ed alla riconciliazione. Alla necessaria connessione tra l’impegno per la verità e la pace
si solleva un’obiezione: le convinzioni diverse sulla verità danno luogo a tensioni, ad
incomprensioni, a dispute, tanto più forti quanto più profonde sono le convinzioni stesse.
Nel corso della storia esse hanno dato luogo anche a violente contrapposizioni, a conflitti
sociali e politici e addirittura a guerre di religione. È vero, e non lo si può negare; ma ciò
è sempre avvenuto per una serie di cause concomitanti, poco o nulla aventi a che fare con
la verità e la religione, e sempre comunque perché ci si volle avvalere di mezzi in realtà
non conciliabili con il puro impegno per la verità né con il rispetto della libertà richiesta
dalla verità. Per quanto poi riguarda specificamente la Chiesa Cattolica, in quanto anche
da parte di suoi membri e di sue istituzioni sono stati compiuti gravi errori in passato,
essa li condanna, e non ha esitato a chiedere perdono. Lo esige l’impegno per la verità.
La Parola del Papa
La richiesta di perdono, e la concessione del perdono, parimenti dovuta – perché
per tutti vale il monito di Nostro Signore: “chi è senza peccato scagli la prima pietra!” (cfr. Gv 8, 7) – sono elementi indispensabili per la pace. La memoria ne resta
purificata, il cuore rasserenato, e si fa limpido lo sguardo su ciò che la verità esige
per sviluppare pensieri di pace. Non posso non ricordare le parole luminose di Giovanni Paolo II: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”. Io le
ripeto, umilmente e con profondo amore, ai responsabili delle Nazioni, in particolare
di quelle dove più brucianti sono le ferite fisiche e morali dei conflitti e più impellente il bisogno di pace. Il pensiero va spontaneamente alla terra dove è nato Gesù
Cristo, il Principe della Pace, che per tutti ha avuto parole di pace e di perdono; va
al Libano, la cui popolazione deve ritrovare, anche con il sostegno della solidarietà
internazionale, la sua vocazione storica alla collaborazione sincera e fruttuosa tra le
comunità di diversa fede; e va a tutto il Medio Oriente, in particolare all’Iraq, culla
di grandi civiltà, in questi anni quotidianamente funestato da sanguinosi atti terroristici. Esso va all’Africa, e soprattutto a Paesi della Regione dei Grandi Laghi, dove
ancora si sentono le tragiche conseguenze delle guerre fratricide degli anni passati;
va alle inermi popolazioni del Darfur, colpite da esecrabile ferocia, con pericolose
ripercussioni internazionali; va a tante altre terre, in diverse parti del mondo, che
sono teatro di cruenti contese.
Tra i grandi compiti della diplomazia deve essere sicuramente annoverato quello di
far comprendere a tutte le parti in conflitto che, se sono amanti della verità, non possono
non riconoscere gli errori – e non solo quelli degli altri – né possono rifiutare di aprirsi
al perdono, richiesto e concesso. L’impegno per la verità – che certo sta loro a cuore
– li convoca, attraverso il perdono, alla pace. Il sangue versato non grida vendetta, ma
invoca rispetto della vita, e pace! A questa fondamentale esigenza dell’umanità possa la
Peacebuilding Commission, recentemente istituita dall’ONU, rispondere efficacemente
con volenterosa cooperazione da parte di tutti.
Un ultimo enunciato vorrei proporvi, Signore e Signori Ambasciatori: l’impegno per
la pace apre a nuove speranze. È quasi una logica conclusione di quanto ho cercato di
illustrare finora. Perché l’uomo è capace di verità! Lo è sui grandi problemi dell’essere,
La Parola del Papa
come sui grandi problemi dell’agire: nella sfera individuale e nei rapporti sociali, a livello di un popolo come dell’umanità intera. La pace, alla quale tale suo impegno può
e deve portarlo, non è solo il silenzio delle armi; è, ben più, una pace, che favorisce
il formarsi di nuovi dinamismi nei rapporti internazionali, dinamismi che a loro volta
si trasformano in fattori di mantenimento della pace stessa. Ed essi sono tali solo se
rispondenti alla verità dell’uomo e della sua dignità. E per questo non si può dire pace,
là dove l’uomo non ha nemmeno l’indispensabile per vivere in dignità. Penso qui alle
turbe sterminate di popolazioni che soffrono la fame. Non è pace, la loro, anche se non
sono in guerra: della guerra, anzi, esse sono vittime inermi. Alla mente si affacciano
spontaneamente anche le immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di
rifugiati - in diverse parti del mondo - raccolti in condizioni di fortuna, per scampare
a sorte peggiore, ma di tutto bisognosi. Non sono questi esseri umani nostri fratelli
e sorelle? Non sono i loro bambini venuti al mondo con le stesse legittime attese di
felicità degli altri? Il pensiero va anche a tutti coloro che condizioni di vita non degne
spingono ad emigrare, lontano dal loro Paese e dai loro cari, nella speranza di una vita
più umana. Né possiamo dimenticare la piaga del traffico di persone, che resta una
vergogna del nostro tempo.
Di fronte a queste “emergenze umanitarie”, così come ad altri drammatici problemi
dell’uomo, molte persone di buona volontà, diverse istituzioni internazionali ed organizzazioni non governative non sono rimaste inerti. Ma si richiede un accresciuto sforzo
congiunto delle Diplomazie per individuare nella verità, e superare con coraggio e generosità, gli ostacoli che tuttora si frappongono a soluzioni efficaci e degne dell’uomo.
E verità vuole che nessuno degli Stati prosperi si sottragga alle proprie responsabilità ed
al dovere di aiuto, attingendo con maggiore generosità alle proprie risorse. Sulla base di
dati statistici disponibili si può affermare che meno della metà delle immense somme
globalmente destinate agli armamenti sarebbe più che sufficiente per togliere stabilmente
dall’indigenza lo sterminato esercito dei poveri. La coscienza umana ne è interpellata.
Alle popolazioni che vivono sotto la soglia della povertà, più a causa di situazioni dipendenti dai rapporti internazionali politici, commerciali e culturali, che non a motivo
di circostanze incontrollabili, il nostro comune impegno nella verità può e deve dare
nuova speranza.
Signore e Signori Ambasciatori!
Nel Natale di Cristo la Chiesa vede realizzata la profezia del Salmista: “Misericordia
e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno; la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Sal 84, 11-12). Nel commentare queste parole
ispirate, il grande Padre della Chiesa Agostino, facendosi interprete della fede di tutta la
Chiesa esclama: «La verità è germogliata dalla terra: Cristo, che ha detto: Io sono la
Verità, è nato dalla Vergine» (Sermo 185).
È di questa verità che la Chiesa sempre vive; ma di essa in particolare si illumina e
gioisce in questa fase del suo anno liturgico. E alla luce di questa verità queste mie parole
vogliono essere di fronte a voi e per voi, che qui rappresentate la maggior parte delle
Nazioni del mondo, al contempo testimonianza ed augurio: nella verità, la pace!
In questo spirito, a tutti il mio augurio più cordiale di buon anno!
Benedetto XVI
Roma - Sala Regia, Lunedì, 9 gennaio 2006
La Parola del Papa
La forza che cambia il mondo
Il Papa presenta la sua prima enciclica
Discorso al Pontificio Consiglio “Cor Unum”
«“I temi di Dio”, “Cristo” e “Amore” sono fusi insieme come guida centrale della
fede cristiana». È quanto ha sottolineato Benedetto XVI parlando della sua prima
enciclica, durante l’udienza – svoltasi nella Sala Clementina lunedì 23 gennaio – ai
partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Concilio “Cor Unum”.
Ecco il testo del discorso del Santo Padre:
L’escursione cosmica, in cui Dante nella sua Divina Commedia vuole coinvolgere il
lettore, finisce davanti alla Luce perenne che è Dio stesso, davanti a quella Luce che al
contempo è “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso XXXIII, v. 145). Luce e
amore sono una sola cosa. Sono la primordiale potenza creatrice che muove l’universo.
Se queste parole del Paradiso di Dante lasciano trasparire il pensiero di Aristotele, che
vedeva nell’eros la potenza che muove il mondo, lo sguardo di Dante tuttavia scorge
una cosa totalmente nuova ed inimmaginabile per il filosofo greco. Non soltanto che
la Luce eterna si presenta in tre cerchi ai quali egli si rivolge con quei densi versi che
conosciamo: “O luce etterna che sola in te sidi, / sola t’intendi, e da te intelletta / e
intendente te ami a arridi!” (Paradiso XXXIII, vv. 124-126). In realtà, ancora più
sconvolgente di questa rivelazione di Dio come cerchio trinitario di conoscenza e
amore è la percezione di un volto umano - il volto di Gesù Cristo - che a Dante appare
nel cerchio centrale della Luce. Dio, Luce infinita il cui mistero incommensurabile il
filosofo greco aveva intuito, questo Dio ha un volto umano e - possiamo aggiungere
- un cuore umano. In questa visione di Dante si mostra, da una parte, la continuità tra
la fede cristiana in Dio e la ricerca sviluppata dalla ragione e dal mondo delle religioni;
al contempo, però, appare anche la novità che supera ogni ricerca umana - la novità che
solo Dio stesso poteva rivelarci: la novità di un amore che ha spinto Dio ad assumere
un volto umano, anzi ad assumere carne e sangue, l’intero essere umano. L’eros di
Dio non è soltanto una forza cosmica primordiale; è amore che ha creato l’uomo e si
china verso di lui, come si è chinato il buon Samaritano verso l’uomo ferito e derubato,
giacente al margine della strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico.
La parola “amore” oggi è così sciupata, così consumata e abusata che quasi si teme
di lasciarla affiorare sulle proprie labbra. Eppure è una parola primordiale, espressione
della realtà primordiale; noi non possiamo semplicemente abbandonarla, ma dobbiamo
riprenderla, purificarla e riportarla al suo splendore originario, perché possa illuminare
la nostra vita e portarla sulla retta via. È stata questa consapevolezza che mi ha indotto
La Parola del Papa
a scegliere l’amore come tema della mia prima Enciclica. Volevo tentare di esprimere
per il nostro tempo e per la nostra esistenza qualcosa di quello che Dante nella sua
visione ha ricapitolato in modo audace. Egli narra di una “vista” che “s’avvalorava”
mentre egli guardava e lo mutava interiormente (cfr. Paradiso, XXXIII, vv. 112-114).
Si tratta proprio di questo: che la fede diventi una visione-comprensione che ci trasforma. Era mio desiderio di dare risalto alla centralità della fede in Dio - in quel Dio
che ha assunto un volto umano e un cuore umano. La fede non è una teoria che si può
far propria o anche accantonare. È una cosa molto concreta: è il criterio che decide
del nostro stile di vita. In un’epoca nella quale l’ostilità e l’avidità sono diventate superpotenze, un’epoca nella quale assistiamo all’abuso della religione fino all’apoteosi
dell’odio, la sola razionalità neutra non è in grado di proteggerci. Abbiamo bisogno
del Dio vivente, che ci ha amati fino alla morte.
Così, in questa Enciclica, i temi “Dio”, “Cristo” e “Amore” sono fusi insieme
come guida centrale della fede cristiana. Volevo mostrare l’umanità della fede, di cui
fa parte l’eros - il “sì” dell’uomo alla sua corporeità creata da Dio, un “sì” che nel
matrimonio indissolubile tra uomo e donna trova la sua forma radicata nella creazione.
Benedetto XVI incontra il Pontificio Consiglio “Cor Unum”.
La Parola del Papa
E lì avviene anche che l’eros si trasforma in agape - che l’amore per l’altro non cerca
più se stesso, ma diventa preoccupazione per l’altro, disposizione al sacrificio per lui
e apertura anche al dono di una nuova vita umana. L’agape cristiana, l’amore per il
prossimo nella sequela di Cristo non è qualcosa di estraneo, posto accanto o addirittura
contro l’eros; anzi, nel sacrificio che Cristo ha fatto di sé per l’uomo ha trovato una
nuova dimensione che, nella storia della dedizione caritatevole dei cristiani ai poveri
e ai sofferenti, si è sviluppata sempre di più.
Una prima lettura dell’Enciclica potrebbe forse suscitare l’impressione che essa si
spezzi in due parti tra loro poco collegate: una prima parte teorica, che parla dell’essenza
dell’amore, e una seconda che tratta della carità ecclesiale, delle organizzazioni caritative. A me però interessava proprio l’unità dei due temi che, solo se visti come un’unica
cosa, sono compresi bene. Dapprima occorreva trattare dell’essenza dell’amore come si
presenta a noi nella luce della testimonianza biblica. Partendo dall’immagine cristiana
di Dio, bisognava mostrare come l’uomo è creato per amare e come questo amore, che
inizialmente appare soprattutto come eros tra uomo e donna, deve poi interiormente
trasformarsi in agape, in dono di sé all’altro - e ciò proprio per rispondere alla vera
natura dell’eros. Su questa base si doveva poi chiarire che l’essenza dell’amore di Dio
e del prossimo descritto nella Bibbia è il centro dell’esistenza cristiana, è il frutto della
fede. Successivamente, però, in una seconda parte bisognava evidenziare che l’atto
totalmente personale dell’agape non può mai restare una cosa solamente individuale,
ma che deve invece diventare anche un atto essenziale della Chiesa come comunità:
abbisogna cioè anche della forma istituzionale che s’esprime nell’agire comunitario
della Chiesa. L’organizzazione ecclesiale della carità non è una forma di assistenza
sociale che s’aggiunge casualmente alla realtà della Chiesa, un’iniziativa che si potrebbe
lasciare anche ad altri. Essa fa parte invece della natura della Chiesa. Come al Logos
divino corrisponde l’annuncio umano, la parola della fede, così all’Agape, che è Dio,
deve corrispondere l’agape della Chiesa, la sua attività caritativa. Questa attività, oltre
al primo significato molto concreto dell’aiutare il prossimo, possiede essenzialmente
anche quello del comunicare agli altri l’amore di Dio, che noi stessi abbiamo ricevuto.
Essa deve rendere in qualche modo visibile il Dio vivente. Dio e Cristo nell’organizzazione caritativa non devono essere parole estranee; esse in realtà indicano la fonte
originaria della carità ecclesiale. La forza della Caritas dipende dalla forza della fede
di tutti i membri e collaboratori.
Lo spettacolo dell’uomo sofferente tocca il nostro cuore. Ma l’impegno caritativo
ha un senso che va ben oltre la semplice filantropia. È Dio stesso che ci spinge nel
nostro intimo ad alleviare la miseria. Così, in definitiva, è Lui stesso che noi portiamo
nel mondo sofferente. Quanto più consapevolmente e chiaramente lo portiamo come
dono, tanto più efficacemente il nostro amore cambierà il mondo e risveglierà la speranza - una speranza che va al di là della morte e solo così è vera speranza per l’uomo.
Auguro la benedizione del Signore per il vostro Simposio.
Benedetto XVI
Roma - Sala Clementina, Lunedì, 23 gennaio 2006
10
La Parola del Vescovo
Il centro della fede
cristiana: Dio è
amore e chi sta
nell’amore dimora
in Dio. Il vescovo
presenta la prima
enciclica di papa
Benedetto XVI
Oggi, 25 gennaio, viene
pubblicata la prima enciclica di Benedetto XVI, il cui
titolo è “Deus caritas est”,
“Dio è amore”.
Che cosa vuol dire “enciclica”? É una parola che
deriva dalla lingua greca,
“enkyklios”, e significa
“circolare”, cioè lettera
inviata a tutte le comunità cattoliche sparse nel
mondo. È scritta in latino
e prende il titolo dal suo
incipit, dalle sue prime
parole, che nel nostro caso
sono, appunto, il versetto 8
della prima lettera di San
Giovanni.
Alcuni giorni fa, il Papa
stesso aveva annunziato la
pubblicazione di questo
documento, anticipando
che esso vuole mostrare
la realtà dell’amore nelle
sue molteplici espressioni.
Nell’antichità due erano
le parole per descrivere
l’amore: “eros” e “filia”.
Il primo termine racconta
l’amore sessuale; il secondo esprime l’amore di
amicizia, che diventa fraterna solidarietà. I cristiani
hanno preferito un’altra
parola: “agape”, per indicare l’amore che Dio ha per
il mondo e il suo modo di
agire nella storia.
Già nell’omelia, all’inizio del suo pontificato,
Benedetto XVI aveva lasciato trapelare qualche
cosa di ciò che sarebbe
stato il contenuto della
prima enciclica: la preoc11
cupazione di far capire
all’uomo contemporaneo
che Dio lo ama. Queste le
parole: “Non è il potere che
redime, ma l’amore! Dio
è amore. Quante volte noi
desidereremmo che Dio si
mostrasse più forte, che egli
colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse
un mondo migliore. Tutte le
ideologie del potere si giustificano così, giustificano
la distruzione di ciò che si
opporrebbe al progresso e
alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la
pazienza di Dio. E non di
meno abbiamo tutti bisogno
della sua pazienza. Il Dio,
che è diventato agnello,
ci dice che il mondo viene
salvato dal Crocifisso e non
La Parola del Vescovo
dai crocifissori. Il mondo è
redento dalla pazienza di
Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini”.
È questo il contenuto della nuova evangelizzazione
nei confronti di un mondo secolarizzato. Solo l’amore rivela la vita di Dio e manifesta
il cuore della fede cristiana.
L’uomo, oggi, come sempre, ha bisogno di sentirsi amato.
La Rivelazione cristiana è la
risposta a questa insopprimibile esigenza.
Vi invito a leggere con attenzione questo documento, anche per le implicazioni
ecumeniche che esso comporta, infatti “l’amore di
Dio e il nostro amore sono
la condizione dell’unità dei
cristiani e la condizione per
la pace nel mondo”.
✠ Pier Giorgio, vescovo
Epifania, Magi e
immigrati
L’Epifania non è la Befana. È qualcosa di più grande
e di più serio. È una festa
che fa memoria del viaggio
dei Magi da paesi lontani
alla grotta di Betlemme, per
cercare e adorare il re dei
Giudei che era nato.
Questa festa evoca anche
il cammino di popoli alla
ricerca di nuovi orizzonti
sociali, culturali e religiosi.
Non possiamo chiudere
gli occhi davanti ai flussi
migratori di oggi, che attraversano la nostra Italia e toccano anche la nostra regione
e il nostro territorio.
Mi pare bello che all’Epifania, ricordando i Magi che
vengono da lontano, pensiamo anche a chi giunge presso di noi in cerca di lavoro,
di sicurezza e di un futuro
dignitoso. Le differenze
storiche e culturali non de-
vono essere un ostacolo ad
una convivenza pacifica
e ad una integrazione che
certamente arricchisce chi
la sa valorizzare. Oggi più di
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ieri, comprendiamo che apparteniamo tutti ad un’unica
famiglia: immigrazione è
globalizzazione.
In Italia sono quasi tre
milioni gli immigrati. Si
sente la necessità di una
politica migratoria che sappia accoglierli come una
opportunità di crescita per il
nostro paese. L’attuale legge
sull’immigrazione è troppo
rigida e discriminatoria, e
rischia di favorire la ricerca
di vie alternative, lontane
dalla legalità, per ottenere
un inserimento.
Per tutti questi motivi,
nella prossima festa dell’Epifania ho invitato in
Cattedrale, uomini e donne
provenienti da altri paesi, per
esprimere - all’interno della
celebrazione dell’Eucarestia
- la gioia di appartenere ad
La Parola del Vescovo
un’unica e medesima famiglia. Per noi cattolici, questo
incontro è una occasione per
rafforzare - come ci ha invitati papa Benedetto XVI - a
metterci “al servizio della
pace, in un’ampia collaborazione ecumenica e con
tutte le altre religioni; come
pure con tutti gli uomini di
buona volontà”.
Ci riusciremo? È una
sfida!
Il futuro lo si costruisce
non alzando muri o barriere
protettive, ma spalancando
porte, accogliendo e inclu-
dendo chi è diverso da noi,
per colore e cultura, come
nuovi cittadini, con pari
diritto e doveri.
Davvero la diversità può
riuscire a disegnare un mosaico di pace.
Il mio augurio è che
incontrandoci non soltanto
aumenti la reciproca conoscenza, ma si intensifichi un
intreccio di collaborazioni
nella vita sociale e comunitaria.
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
4 gennaio 2006
Una Chiesa in dialogo
Due appuntamenti ecclesiali sono imminenti:
la Giornata dell’amicizia
ebraico-cristiana, il 17 gennaio, che quest’anno ha
come tema: “Ascolta Israele! La prima delle Dieci
Parole: Io sono il Signore
tuo Dio”, e la Settimana di
preghiera per l’unità della
Chiesa, dal 18 al 25 gennaio,
che sarà incentrata sul versetto biblico “Se due o tre
si riuniscono per invocare il
mio nome, io sono in mezzo
a loro” (Mt 18,20).
Invito a dare particolare
importanza a queste due
celebrazioni. È vero, sono
ormai entrate nel calendario
delle nostre parrocchie, ma
proprio per questo rischiano di lasciarci indifferenti.
Invece devono metterci
inquietudine, nostalgia e timore di non voler entrare nel
sogno di Dio, che è l’unità.
Mi piace ricordare come
Papa Benedetto XVI nel
suo viaggio a Colonia ha
visitato nello stesso giorno
la sinagoga della città e ha
accolto la delegazione dei
rappresentanti delle Confessioni protestanti.
Ai primi ha ricordato che
“la spiritualità degli ebrei
come quella dei cristiani si
nutre dei salmi” e “chi incontra Gesù Cristo incontra
l’ebraismo”.
Ai protestanti ha sottolineato che “non possiamo fare l’unità con le sole
nostre forze. La possiamo
soltanto ottenere come dono
dello Spirito Santo”.
Invito tutte le parrocchie
a dare grande importanza sia
alla giornata del 17 gennaio
sia alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani,
promuovendo incontri di preghiera e di riflessione perché
sia sempre davanti ai nostri
occhi, e soprattutto nel nostro
cuore, che il Decalogo è per
noi patrimonio e impegno
comune e che l’ecumenismo
è cammino irreversibile.
Non bisogna dimenticare
che il dialogo, qualunque
sia il nostro interlocutore,
deve essere sempre sincero,
paziente e pieno di realismo.
Forse non vedremo i risultati, ma sta a noi preparare il
terreno perché, quando Dio
vorrà, i frutti maturino.
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
11 gennaio 2006
L’Azione Cattolica può
prendere il largo
È rinata, anche nella nostra Diocesi, l’Azione cattolica. Sono davvero contento!
Negli anni passati avevo
13
invitato alle Conferenze
quaresimali mons. Francesco Lambiasi, assistente nazionale, e la prof.ssa Paola
La Parola del Vescovo
Bignardi, presidente nazionale, per avere da loro una
parola di incoraggiamento
e soprattutto per trovare il
modo di riprendere il cammino con entusiasmo. Certo
non è facile, dopo anni di
silenzio, ripartire!
Nel periodo post-conciliare sono nate tante belle
realtà ecclesiali, frutto della
fantasia dello Spirito. Tuttavia, l’Azione Cattolica rimane sempre quella “particolare forma di ministerialità
laicale” che “si caratterizza
per lo speciale rapporto con
i vescovi e la loro Conferenza episcopale”.
Per questo motivo mi
pare importante che, anche
nella nostra Diocesi, l’Azione cattolica ritorni ad essere
operante. Sono convinto
che non si può vivere di nostalgia e sognare un ritorno
al passato. Tuttavia nella
storia dell’Azione Cattolica
vi è sempre stata una grande
attenzione ai segni dei tempi
e la capacità di rispondere,
con forma non ripetitive,
agli appelli sempre nuovi
di Dio, rimanendo fedeli ad
una collaborazione diretta,
comunitaria e organizzata
con i pastori delle Chiese
locali.
In alcune parrocchie sono
sopravvissuti piccoli gruppi
di esperienza di Azione Cattolica. Si tratta di ravvivare
il fuoco sotto la cenere. È
una scommessa.
La storia del passato
ricca di figure carismatiche
e il mandato che la Chiesa
affida, oggi, a questa associazione, ci incoraggiano a
“prendere il largo” e tentare questa nuova esperienza.
Ho nominato coordinatore della nascente associazione il sig. Frairia Paolo
e assistente ecclesiastico il
can. Giorgio Grietti. Si è già
formato un primo nucleo a
livello diocesano. Chiedo
a tutti di voler prendere in
seria considerazione la possibilità di ritentare questa
esperienza che tanti frutti
ha dato anche alla nostra
Diocesi, ed eventualmente
mettersi in contatto con i
responsabili diocesani.
Don Giovanni Barra - di
cui è iniziato il processo di
beatificazione - è stato un
grande maestro di giovani
e di adulti, che nell’Azione
cattolica hanno trovato gli
ideali per vivere il Vangelo
in modo coerente e missionario. Alla sua intercessione
affido questa esperienza
associativa che sta per ricominciare.
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
18 gennaio 2006
Giornate da ricordare
Desidero segnalare alcuni appuntamenti significativi del cammino pastorale
della nostra Chiesa.
✓ Giovedì 2 febbraio,
festa della Presentazione
al tempio del Signore, è
anche la Giornata della Vita
Consacrata.
Nella nostra diocesi ci
sono queste famiglie religiose maschili e femminili:
Oblati di Maria Vergine,
Salesiani, Giuseppini del
Murialdo, Preti della Missione, Fratelli Cottolenghini, Visitandine, Giuseppine,
Suore del Cottolengo, Suore
del S. Natale, Figlie di Maria Ausiliatrice, Figlie della
Carità, Suore Missionarie
di Gesù Lavoratore, Piccola
Comunità di Nazareth.
14
Voglio esprimere a tutte
le religiose e ai religiosi il
grazie per la loro presenza
e il loro apostolato. La Vita
Consacrata è un dono di
cui dobbiamo ringraziare
il Signore: la presenza dei
Religiosi in mezzo a noi
ci ricorda che la vocazione
del cristiano è vivere radicalmente il Vangelo.
✓ Domenica 5 febbraio,
è la 28ª Giornata Nazionale della Vita. Il tema è
“Rispetta la vita”. È un
appuntamento annuale che
ci impegna ad essere testimoni della difesa della vita,
dal concepimento fino al
tramonto. Difendere la vita
è segno di amore. Solo chi
ama l’accoglie e la protegge. In tutte le parrocchie si
La Parola del Vescovo
Cresima alla parrocchia del Murialdo - 12 febbraio 2006.
preghi e si rifletta sul dono
della vita. Particolarmente
utile è il messaggio dei
Vescovi italiani per questa
giornata. Essi sottolineano
che “occorre continuare un
capillare e diffuso lavoro
di informazione e sensibilizzazione per aiutare tutti
a comprendere meglio il
valore della vita, le potenzialità e i limiti della
scienza, il dovere sociale
di difendere ogni vita dal
concepimento fino al suo
termine naturale”.
✓ Domenica 12 febbraio, infine, ricorre la Giornata mondiale del malato.
Essa viene sempre celebrata
nelle vicinanze della festa
della Madonna di Lourdes.
É ancora un’occasione per
impegnarci a testimoniare
l’amore alla vita, quando
questa è segnata dal dolore
e dalla sofferenza. La vita
va difesa sempre!
Invito tutte le comunità
a valorizzare questi appuntamenti come momenti di
crescita, per un cammino
di speranza.
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
Mercoledì 1 febbraio 2006
Olimpiadi:
oltre l’aspetto agonistico
Stanno per iniziare le
Olimpiadi. Dal 10 al 26
febbraio ,anche la nostra
città e la val Chisone diventano una porta aperta
sul mondo. Certo, i riflettori
15
saranno puntati soprattutto
sulle gare, ma le Olimpiadi
vanno al di là dell’aspetto agonistico e diventano
dialogo con la cultura del
nostro territorio, con la
La Parola del Vescovo
Fiaccola olimpica davanti alla parrocchia di Pinasca.
gente che vi abita, soprattutto richiamano valori che
sono patrimonio dell’intera
umanità.
Voglio esprimere soprattutto un augurio. Le
Olimpiadi siano un evento
dove sportivi del mondo
“giocano insieme” e non
invece “giocano contro”.
Nell’antica Grecia, la pace
era la condizione per poter
permettere agli atleti di
raggiungere Atene. Nel
1996 “la tregua olimpica”,
durante i giochi di Atlanta,
permise ai medici dell’Unicef di raggiungere zone dell’Afghanistan, inaccessibili
a causa della guerra, per
vaccinare e salvare migliaia
di bambini. Anche le nostre
16
Olimpiadi siano un annuncio di pace!
Il Papa, non solo ha accolto e benedetto la fiaccola
olimpica in piazza San Pietro, domenica 4 dicembre
2005, auspicando “che la
fiamma possa ricordare a
tutti i valori di pace e di
fratellanza”, ma ha inviato anche un messaggio ai
vescovi delle tre città, sede
dei giochi. Il suo augurio è
rivolto agli atleti, dirigenti
sportivi e assistenti, nonché
agli operatori dell’informazione e ai numerosi turisti.
È un invito a credere che
è possibile realizzare un
mondo fraterno e solidale:
“Le prossime manifestazioni siano per tutti un segno
eloquente di amicizia e
contribuiscano a rinsaldare tra i popoli relazioni
di intesa solidale! Come
non riconoscere quanto
tutto ciò sia necessario ai
nostri giorni, che vedono
l’umanità segnata da non
poche tensioni e anelante
a costruire un futuro di
autentica pace”.
Desidero aggiungere
anche il benvenuto a tutte
le espressioni religiose, in
particolare alle Confessioni
Cristiane, ospiti della città e
della val Chisone. Le Olimpiadi possono trasformarsi
in un evento ecumenico e
in una occasione di dialogo
interreligioso.
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
8 febbraio 2006
La Parola del Vescovo
No allo scontro tra civiltà
Il 17 febbraio è giorno di festa non solo per la
comunità valdese, ma per
ogni cittadino del territorio
pinerolese che. Ricordare la
storia passata, diventa impegno a coltivare e a difendere,
oggi, il valore inestimabile
della libertà.
I falò che si accendono,
lungo i pendii delle valli, la
sera del 16 febbraio, ricordano i diritti civili concessi
ai valdesi, e poi agli ebrei,
dalle Lettere patenti di Carlo
Alberto nel 1848.
È stata avanzata la proposta di chiedere al Parlamento
che il 17 febbraio sia riconosciuta come “giornata per la
libertà religiosa”. Mi associo anch’io a questa iniziativa, ma ricordando che ogni
libertà si fonda sulle solide
basi della verità e dell’amore.
Anzi, la libertà religiosa e
di coscienza si difende e si
rafforza vivendo e testimoniando il comandamento
dell’amore, che diventa la
“buona notizia” di cui, oggi,
il mondo ha bisogno. Anche
il monumento inaugurato
un anno fa alle vittime della
violenza e dell’intolleranza è
un invito forte non solo alla
tolleranza, ma all’accoglienza reciproca nella gioia di
una fraternità ritrovata.
* Voglio, poi, esprimere alle comunità islamiche
presenti nel pinerolese, la
mia amarezza per le vignette
denigratorie, apparse su un
giornale danese, nei confronti del profeta Maometto. Il
diritto alla libertà di espressione non significa diritto
a offendere il sentimento
religioso dei credenti. Nel secolo scorso, sotto il nazismo,
venivano fatte vignette per
mettere alla gogna gli ebrei.
L’offesa, la denigrazione e
il disprezzo alimentano lo
scontro di civiltà. A questa
Gerusalemme, Moschea di Omar.
17
strategia dobbiamo opporci
decisamente.
Noi cristiani crediamo
in Dio il cui nome è “Amore” e nell’Islam è invocato
come “Misericordioso”. La
religione dell’amore e della misericordia ci impone,
dunque, di vincere i germi di
intolleranza che si annidano
tra di noi e di operare insieme
per trasformare le conflittualità presenti nella nostra
società in civiltà dell’amore.
Il cammino insieme comincia col pronunciare la parola
La Parola del Vescovo
“perdono”, come premessa
di una pace non solo possibile, ma doverosa. Questo
incidente delle vignette, ma
ancora di più, l’uccisione di
cristiani nell’Estremo Oriente
e ultimamente di don Andrea
Santoro, devono trovarci uniti
nella volontà di inaugurare
una nuova stagione di dialogo
tra culture e religioni.
A tutti i fedeli dell’Islam
della città e del territorio,
voglio assicurare la mia fraterna vicinanza, soprattutto
il rispetto che noi cristiani
abbiamo verso le persone e
le istituzioni della loro religione, che insieme a quella
ebraica e cristiana riconoscono Abramo, il modello e
il padre nella fede.
Cari fratelli e sorelle musulmani, incontriamoci e
dialoghiamo, conosciamoci
ed apprezziamoci di più!
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
15 febbraio 2006
Essere coscienza critica
Le Olimpiadi, di cui siamo spettatori, sono un tuffo
nella mondialità. Anche nella
nostra città e nelle nostre valli si riversa gente proveniente
da tutto il mondo; soprattutto
dai paesi ricchi e benestanti. Questo non deve farci
dimenticare l’altro mondo,
quello povero e alla deriva.
Proprio in questi giorni,
dal 14 al 23 febbraio, in
Brasile, nella città di Porto
Alegre, si svolge la nona Assemblea Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese
(CEC), che ha per tema
“Signore, nella tua Grazia
trasforma il mondo”.
Vi partecipano i rappresentanti delle 347 Confessioni Cristiane affiliate alla
CEC. La Chiesa Cattolica
non vi fa parte, ma intrattiene
una feconda collaborazione
per la ricerca teologica con
la Commissione “Fede e
Costituzione”. Il Papa, per
questa occasione, tramite il
card. Kasper, ha invitato un
suo messaggio.
Il tema dell’Assemblea
interpella profondamente
la coscienza dei cristiani:
“Come vivere la nostra fede
nel contesto della globalizzazione”?
Panoramica di Porto Alegre
18
È una domanda che ci
fa sentire come Davide di
fronte a Golia. È la Parola di
Dio che ci impedisce a “conformarci a questo mondo”
(Rm 12,2), soprattutto alle
sue strutture di peccato e di
ingiustizia.
In vista dell’Assemblea è
stato preparato un documento dal titolo “Globalizzazione
alternativa rivolta ai popoli
della terra”, cioè le risposte
che i cristiani possono dare
di fronte al colosso di una
economia neoliberista. Sono
i sassolini di Davide! Ma
noi crediamo che il compito
della profezia è quello di
annunciare che il Signore:
ricolma di beni gli affamati e
rimanda a mani vuote i ricchi
(Lc 1,53).
Guai se venisse meno nei
cristiani il dovere di essere
“coscienza critica”!
Questo richiamo ai temi
che si stanno dibattendo
a Porto Alegre non vuole
sminuire l’importanza dell’evento che stiamo vivendo
La Parola del Vescovo
in casa nostra (anche se non
si può chiudere gli occhi di
fronte agli enormi interessi
commerciali e agli sprechi
che rischiano di fare dimenticare i grandi ideali che
hanno dato origine ai giochi
olimpici), quanto allertare la
nostra coscienza perché la
luce abbagliante riflessa sul
ghiaccio e sulle nevi in questi
giorni, non ci faccia dimenticare i problemi epocali che
travagliano l’umanità, di cui
una larga parte continua ad
essere messa ai margini, anzi
persino impedita di raccogliere le briciole dalla tavola
dei ricchi. È triste! Sono
pensieri che disturbano, ma
salutari se vengono accolti,
non dimenticando che siamo
alle soglie della quaresima.
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
22 febbraio 2006
Quaresima:
l’essenziale e
le cianfrusaglie
Con il mercoledì delle
Ceneri inizia la Quaresima.
Nell’immaginario popolare
è un tempo triste, segnato
dalla penitenza e da pratiche
che l’uomo di oggi sembra
rifiutare. Ma non è così. È
un tempo di speranza che
ci impegna a lavorare su
noi stessi, per togliere - con
l’aiuto della Grazia - il male
dalla nostra vita e ci prepara
a vivere l’esplosione della
gioia nella notte di Pasqua.
Sono quaranta giorni
- come un faticoso, ma liberante pellegrinaggio interiore - che richiedono di
essere riempiti dai contenuti
di queste tre parole: preghiera, digiuno e solidarietà.
Parole che hanno la forza di
orientare la nostra vita sulla
strada della conversione;
sono tra loro interdipenden-
ti; non si possono separare
senza rischiare di impoverirle reciprocamente.
Vi invito a dare più spazio
alla preghiera, soprattutto
all’interno delle vostre famiglie. Pregare insieme è come
far risuonare nelle nostre case
la speranza e dare ossigeno
dove sembra spegnersi il respiro. Anche il digiuno ci aiuta a ritrovare l’essenziale e a
buttare via tante cianfrusaglie
e cose inutili. La riscoperta
di una vita sobria, dove non
solo rinunziamo al superfluo,
ma diamo un taglio anche
nelle cose necessarie, non
può renderci più liberi e
felici, capaci di vivere con
generosità il comandamento
dell’amore.
Ricordo in particolare le
due iniziative proposte dalla
Caritas:
19
- il sostegno al Seminario
della diocesi di M’Baiki, dove
è vescovo Mons. Perin;
- e l’aiuto ad anziani in
difficoltà economiche.
Vi invito a convergere i
vostri aiuti su questi due progetti esprimendo così, anche
a livello diocesano, un segno
comune di solidarietà.
Così pure sollecito a
partecipare alle Conferenze
quaresimali, che sono un
aiuto ad assimilare la lezione
del Concilio, a quarant’anni
dalla sua conclusione, come
bussola che orienta il nostro
cammino di fede.
Il Papa, domenica scorsa,
ha rivolto l’invito a pregare
perché ogni credente – a
qualsiasi religione appartenga – sia sempre seminatore
di pace. In particolare ha
invitato a pregare per le
Nazioni dove sono in atto
scontri tra Cristiani e Musulmani. E ha aggiunto: “I
frutti della fede in Dio non
sono devastanti antagonismi,
ma spirito di fraternità e di
collaborazione per il bene
comune. Dio, creatore e
Padre di tutti chiederà conto
ancora più severamente a chi
sparge in suo nome il sangue
del fratello”. Accogliamo
questo invito, cominciando
a dialogare con le Comunità
Mussulmane presenti nel
nostro territorio.
Buona Quaresima, buon
cammino verso la Pasqua!
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
1 marzo 2006
La Parola del Vescovo
lettera di quaresima ai presbiteri e ai diaconi
Carissimi,
Abbiamo iniziato il cammino quaresimale. Il Signore, attraverso la sua Parola,
ci chiama a conversione: “è il tempo favorevole”, ricco di grazia e di misericordia.
Non divenga un appuntamento abitudinario, quasi scontato, senza incidenza nella
nostra vita.
Nella predicazione richiamiamo con forza i nostri fedeli alla conversione. Ma
dobbiamo essere noi convinti della necessità di ritornare a Dio. “Convertiti e credi
al Vangelo”: sono le parole divine rivolte prima di tutto alla nostra vita, e attraverso
di noi, alle nostre comunità.
Voglio ricordarvi alcuni aspetti di questo tempo favorevole per un cammino ascetico, che esprima la volontà di far morire l’uomo vecchio e rivestire l’uomo nuovo
creato nella giustizia e nella santità (cfr. Col 3,9-10).
* Una parola diventata fuori moda
La parola “ascesi” è oggi o ignorata o taciuta anche nella nostra predicazione.
Eppure la sua riscoperta è di urgente necessità, se vogliamo esercitare con responsabilità la nostra missione.
Ascesi significa “esercitarsi”, “allenarsi” per essere in grado di raggiungere un
obiettivo e una meta. Questo tempo di Olimpiadi, ancora di più deve convincerci
che, nella vita morale, ci vuole una ginnastica continua e robusta per meritare una
vittoria: “anche nelle gare atletiche, non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole” (2Tm 2,5).
Dobbiamo prendere sul serio le parole di Giovanni: “Tutto ciò che è nel mondo,
la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita,
non viene dal Padre” (1Gv 2,16). La lotta - il cammino ascetico - è per essere forti a
dominare questo nemico dentro di noi chiamato “concupiscenza”. S. Paolo dice con
crudo realismo: “Quelli che sono di Cristo crocifiggono la carne con i suoi vizi e le
sue concupiscenze” (Gal 5,24). “Crocifiggere” significa lottare per tenere incatenati
vizi e concupiscenze.
Non è una lotta passeggera, ma che dura per tutta la vita.
Non è una lotta con le sole nostre forze, ma sostenuta dalla Grazia.
Non è una lotta da soli, ma in comunione con la Chiesa, incoraggiati da fratelli e
sorelle che prima di noi, sono stati fedeli, con radicalità, al Vangelo.
La vita ascetica ha anche una relazione con la comunità di cui siamo responsabili,
perché attraverso il nostro ministero, diventiamo “forma gregis”, cioè modello del
gregge. Quello che sperimentiamo e viviamo in noi, si trasforma in esempio per i
fedeli che devono essere aiutati a volare alto nella vita cristiana ordinaria. È per
questo che è necessario vigilare su noi stessi, per essere maestri sperimentati nella
guida delle anime.
Proprio perché la vita ascetica è lotta e allenamento, come atleti di Dio, non
dobbiamo dimenticare quelle che sono le armi efficaci per vincere: la mortificazio20
La Parola del Vescovo
ne, anche corporale, il digiuno e la preghiera. Dire che queste cose sono non sono
necessarie è già essere perdenti, anzi sconfitti in partenza.
Il rinnovamento spirituale del nostro presbiterio comincia dal curare in ciascuno
di noi la vita spirituale per dare a Dio il primo posto. È dunque necessaria una grande
vigilanza per non lasciarci travolgere da questo tempo pieno di idolatria. “Dio solo
basta”: la lezione di S. Teresa d’Avila è di attualità sorprendente anche per noi.
Ognuno si interroghi:
Quale spazio ha la preghiera nella mia giornata e nella mia settimana?
L’Eucarestia, la liturgia delle Ore e la Lectio divina sono al centro?
Prego con i miei fedeli ogni giorno?
Tengo in debita considerazione le devozioni come la Via Crucis e il Rosario?
Qual è il termometro della mia preghiera? “Un prete vale quanto vale la sua
preghiera”, diceva don Orione.
Sono convinto che alcune difficoltà di accoglienza e di comunicazione all’interno
del presbiterio sarebbero più facilmente superabili se pregassimo di più insieme?
Perché non dare più spazio alla preghiera negli incontri zonali? La preghiera - fatta
insieme - è forza di coesione e mezzo di purificazione. Penso che pregando di più
insieme, meditando insieme la parola di Dio, tante difficoltà si scioglierebbero come
neve al sole.
* La lectio divina
In questo cammino quaresimale ci deve essere di sostegno “la lettura della Sacra
Scrittura accompagnata dalla preghiera”1.
Dobbiamo praticare la lectio divina e farla diventare familiare nelle nostre comunità. In Seminario siamo stati abituati a fare meditazione ogni giorno (in genere
si rifletteva su un testo di un autore spirituale); oggi, siamo facilitati dal trovare numerosi commentari ai testi biblici, di varia natura, i quali oltre l’aspetto esegetico, ci
aiutano ad assaporare il senso spirituale della Scrittura. Soprattutto in questo tempo
di Quaresima riscopriamo la necessità della meditazione, valorizzando i testi biblici
del Lezionario. La meditazione quotidiana è un farmaco che ci impedisce di cadere
nella dispersione e in un attivismo improducente.
Per fare ‘lectio divina’ è indispensabile creare degli spazi di silenzio, che non sono
un tempo vuoto, bensì “il principio da cui è generata la parola, ciò che le conferisce
forza e autorevolezza”2. Così la parola predicata sarà tanto più efficace quanto più è
stata macinata nella nostra mente e interiorizzata nel nostro cuore durante la settimana.
È proprio la lectio divina che ci fa acquisire il pensiero di Cristo.
Raccomando vivamente che ci sia sempre un breve commento alle letture anche
nelle Messe feriali.
1Cf. Dei Verbun, 25
2E. Bianchi, Resta in ascolto, è il silenzio che ti parla, in La Stampa del 19 febbraio 2006,
p. 35
21
La Parola del Vescovo
* Il Sacramento del Perdono
Durante questo anno pastorale, nei corsi di aggiornamento, abbiamo approfondito
i fondamenti biblici, teologici e pastorali del sacramento del Perdono. Anche i ritiri
dell’anno hanno a tema questo sacramento.
Permettete che aggiunga qualche riflessione che tocca la nostra vita e il nostro
ministero.
Innanzitutto una domanda. Ognuno la rivolga a se stesso: Celebro questo sacramento con fede, come un abbraccio della Misericordia a me peccatore?
Il Magistero della Chiesa (ricordo in particolare la lettera “Reconciliatio et
poenitentia” e le Lettere del Giovedì Santo di Giovanni Paolo II degli anni 2001 e
2002) ha sempre raccomandato la Confessione frequente come medicina che aiuta a
guarire e come scuola di perfezione. Voglio anche invitarvi a rileggere le pagine del
Catechismo della Chiesa Cattolica; possono essere utili per omelie e meditazioni, in
questo tempo di Quaresima, in particolare per preparare le liturgie penitenziali.
Se personalmente celebriamo con fede il sacramento del Perdono, sperimentando la
gioia di essere perdonati, tanto più aiuteremo i nostri fedeli a fare la stessa esperienza.
Non possiamo parlare con convinzione di una realtà che non ci è familiare.
Mi preme, poi, ritornare su un punto che già altre volte ho richiamato.
È nostro dovere dare facilità ai fedeli di trovare in parrocchia un sacerdote, distinto
dal parroco, a disposizione per le Confessioni. Non sempre ci si confessa dal proprio
parroco. È importante invitare periodicamente un sacerdote a venire in parrocchia per
le Confessioni. Non dobbiamo dire: ‘non serve, tanto non vengono a confessarsi’.
Occorre offrire ai nostri fedeli la possibilità di trovare un confessore nei giorni
in cui essi sono più liberi, cioè al sabato pomeriggio e alla domenica. Là dove un
sacerdote è convinto dell’importanza di questo sacramento e ne offre la possibilità,
c’è un ritorno alla sua celebrazione.
Certo, noi sacerdoti siamo pochi, tuttavia ancora sufficienti per aiutarci nel ministero della Confessione. Là dove la gente non si confessa più, dobbiamo domandarci
quale opportunità offriamo per questo ministero.
Un altro punto sul quale occorre fare una verifica è la cura delle persone ammalate
e impedite a venire in chiesa. Andando nelle loro case diamo tempo per il sacramento
della Confessione? Ci limitiamo, forse, a portare loro la Comunione, frettolosamente,
senza dare spazio alla possibilità di confessarsi? È necessario aiutare anche queste
persone a usufruire della ricchezza del sacramento che offre il perdono di Dio. È
molto importante la pastorale degli ammalati!
La Misericordia di Dio si serve di noi, come strumenti, per operare meraviglie. E
questo è sufficiente per superare ogni stanchezza e ogni scoraggiamento.
* Tutto è finalizzato alla carità
Il cammino penitenziale della quaresima ci aiuta a togliere ogni ostacolo perché
nella nostra vita si manifesti ciò che non tramonta: la carità. Ricordiamoci che “la
carità è l’unico criterio secondo cui tutto deve essere fatto, cambiato o non cambiato;
è il principio che deve dirigere ogni azione e il fine a cui deve tendere”1.
1 Isacco della Stella, Discorso 32
22
La Parola del Vescovo
Nel messaggio del Papa c’è l’invito ad avere in noi lo stesso “sguardo commosso”
di Cristo sulla folla dei poveri e dei sofferenti: “Il digiuno e l’elemosina, che, insieme
con la preghiera la Chiesa propone in modo speciale nel periodo di Quaresima, sono
occasione propizia per conformarci a quello sguardo”.
Vi invito, in modo particolare, a valorizzare le due iniziative della Caritas:
- sostenere un seminario in Africa, nella diocesi di M’Baiki, dove è Vescovo
Mons. Rino Perin;
- aiutare anziani non autosufficienti, in difficoltà finanziarie nelle nostre strutture.
La solidarietà, nel tempo di Quaresima, è sempre espressione di grande libertà nei
confronti di una civiltà che esalta, in modo esasperato, uno stile di vita improntato al
consumo e all’avidità. Noi per primi non dobbiamo cadere in questa rete.
Voglio anche aggiungere che, mentre sollecitiamo i nostri fedeli ad essere generosi, cerchiamo prima di tutto noi di essere caritatevoli, con uno stile di vita sobrio
e rivolto all’essenziale, per poter più ampiamente venire incontro alle tante povertà
che bussano alle porte delle nostre case parrocchiali.
* Vi ricordo, infine, il ritiro predicato da Mons. Gabriele Mana, mercoledì 15 marzo
in Seminario. Valorizziamo questo momento comunitario!
Come pure vi raccomando di far conoscere ai laici il calendario delle Conferenze
quaresimali.
Vi auguro un fecondo cammino quaresimale. La meta è la Pasqua. Il Signore ci
dia di percorrere questo viaggio con gioia, generosità e impegno.
Come conclusione prendo una frase da “L’imitazione di Cristo”, un libro che ci
sorprende per la sua attualità e per i suggerimenti che ci offre perché la nostra vita sia
orientata decisamente verso Cristo: “Per molti è questa una parola dura: rinnega te
stesso, prendi la tua croce e segui Gesù. Nella croce è la salvezza; nella croce è la
vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle
dolcezze del cielo; nella croce sta la forza della mente e la letizia dello spirito; nella
croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la
salvezza dell’anima e la speranza della vita eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e
segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la
sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua
croce, e desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui,
con lui e come lui risorgerai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai
compagno anche nella gloria...La sola strada che porti alla vita e alla vera pace
interiore è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana”1.
Mercoledì delle Ceneri, 1 marzo 2006
✠ Pier Giorgio, vescovo
1 L’imitazione di Cristo, cap. XII, 1-2
23
La Parola del Vescovo
“Le vere OLimpiadi
le giochiamo
dentro di noi”
Dal 10 al 19 marzo Torino insieme alle nostre valli
ritornerà ad essere capitale
dello sport mondiale con le
Paralimpiadi.
Agli atleti e a tutti gli
ospiti rivolgo, a nome della
comunità cattolica, l’augurio
più sincero, insieme a tanta
ammirazione.
Non sono Olimpiadi di
secondo grado. La stessa parola, formata da un prefisso
greco “para” che significa
“parallelo”, ci offre la giusta
interpretazione: le olimpiadi
e le paralimpiadi sono facce
della stessa medaglia con la
stessa bellezza e lo stesso
valore.
Certo, sarebbe bello
– forse è un sogno – che
scomparisse il termine
“Paralimpiade” e restasse
una sola Olimpiade, dove
ognuno gareggia secondo
le proprie abilità.
Dobbiamo essere convinti che tutti hanno il diritto
di poter accedere allo sport
come componente per uno
sviluppo integrale della propria personalità. Questo diritto non solo va riconosciuto,
ma anche reso possibile nella
sua attuazione.
Gli atleti delle Paralimpiadi ci aiutano ancora di più
ad accogliere il messaggio
e la bellezza dello sport,
frutto di forza di volontà,
di sacrificio, di amore alla
vita e di ottimismo; ci fanno
capire che la diversa abilità
è uno stato occasionale del
corpo, non dello spirito. Ci
sono in noi energie tali che
ci permettono di superare le
difficoltà e gli ostacoli che il
cammino della vita, a volte,
frappone.
Inoltre le Paralimpiadi ci
offrono l’occasione di ampliare lo sguardo per mettere
in evidenza le attese e i diritti
- dovuti per giustizia - che
permettono un’esistenza
decorosa ad ogni portatore di
diversa abilità. Nella nostra
cultura e nella nostra legislazione si fa ancora fatica a riconoscere le pari opportunità
per ogni cittadino e quindi
anche per i diversamente abili, cioè la possibilità di vivere
in maniera indipendente,
24
con la libertà di scegliere il
luogo dove risiedere; l’abbattimento di tutte le barriere
architettoniche e strutturali;
l’inserimento nel mondo del
lavoro, della scuola, della
cultura, della politica.
Che cosa augurarci da
questa esperienza olimpica?
Prima di tutto che lo sport
diventi proprietà di tutti e una
grande risorsa di benessere
personale e sociale, valorizzando le qualità di ciascuno,
senza escludere nessuno;
inoltre che lo sport crei vicinanza e solidarietà, insieme
a spazi di dialogo e di confronto leale. Prima ancora
che atleti, lo sport dei valori
e non del mercato è capace di
far crescere donne e uomini
liberi e responsabili.
Le vere Olimpiadi le
giochiamo dentro di noi!
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
8 marzo 2006
La Parola del Vescovo
Oratori:
una ricchezza per tutti
Domenica 19 marzo è la
“Festa Diocesana Ragazzi”.
Quest’anno si svolge nella
cornice delle Olimpiadi e
delle Paralimpiadi, motivo di più per raccogliere
i messaggi e i valori che
stanno alla base di queste
manifestazioni. Lo sport,
infatti, abbatte barriere e non fa differenze: tutti possono praticarlo superando
ostacoli che umanamente
sembrano insormontabili.
Gli atleti diversamente abili
che vediamo gareggiare
in questi giorni ci danno
la misura - come ha detto
il presidente Ciampi - di
come bisogna vivere la vita,
con tutte le nostre forze e
con entusiasmo.
In queste settimane ripensavo allo sport come
valore da continuare a valorizzare anche nelle nostre
parrocchie. Penso a san
Giovanni Bosco e san Leonardo Murialdo che hanno
fatto apostolato attraverso il
gioco, aiutando i ragazzi a
stare insieme nell’amicizia
e a crescere nella vita cristiana attraverso il catechismo. L’oratorio è sempre
stato un simbolo di come
sport e pastorale possono
stare insieme, anzi arricchirsi vicendevolmente.
Attraverso il cortile passano
tante proposte educative e
nascono autentici progetti
di evangelizzazione.
L’oratorio è di tutti e non
si chiede a nessuno una tessera per entrarvi. C’è stato
un periodo in cui si è detto
che l’oratorio non serve a
nulla; meglio spendere le
energie in direzione più
specificamente ecclesiali. A
me, invece, pare che, con la
chiusura degli oratori, siamo
diventati tutti più poveri.
Ma non voglio rivangare il
passato. Punto sul presente e
vedo con piacere il rifiorire,
oggi, degli oratori, anche in
piccole parrocchie.
Invito i laici, i giovani
soprattutto, a rilanciare
nell’oratorio, e più ampiamente sul territorio, spazi
dove incontrare bambini e
ragazzi, partendo dal gioco.
Non soltanto nel periodo
dell’Estate ragazzi, ma durante tutto l’anno.
C’è bisogno di progetti,
ma soprattutto di persone
disposte ad animare i nostri
oratori anche con lo sport
e il gioco, interagendo con
altre realtà sportive presenti
sul territorio. Non è bene
estraniarsi da ciò che i ragazzi
amano e praticano. Dedicare
energia all’oratorio non è
tempo perso.
Chiedo ai numerosi animatori delle nostre parrocchie di ripensare a questo
trinomio: gioco, educazione e impegno cristiano,
ricordando che lo sport è
un valore in sé, ma è anche
ambito di formazione e di
evangelizzazione.
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
15 marzo 2006
Festa diocesana dei Ragazzi in piazza Duomo.
25
La Parola del Vescovo
Verso Verona
Il Consiglio Presbiterale si incontrerà venerdì
31 marzo e il Consiglio
Pastorale Diocesano martedì 4 aprile. Il lavoro, per
ambedue gli Organismi, è la
preparazione del Convegno
Ecclesiale Nazionale di
Verona.
Forse non tutti i lettori
de “L’Eco del Chisone”
sanno il perché di questo
Convegno. Lo spiego in
poche parole.
Le diocesi italiane, a
metà decennio - 2000/2010
-, si incontrano per verificare l’attuazione del
cammino pastorale che ha
come tema “Comunicare il
Vangelo in un mondo che
cambia”.
Il Convegno si terrà a
Verona nel mese di ottobre
prossimo. Ora siamo nella
fase preparatoria impegnata
a riflettere su una traccia
che ha per titolo “Testimoni
di Gesù risorto, speranza
del mondo”.
Oggi - lo si avverte in
tanti settori della nostra
società - si sperimenta l’offuscamento della speranza.
Le cause sono molte: lo
smarrimento delle nostre
radici cristiane, la paura
per l’incertezza del futuro,
l’affermarsi di una antropologia senza Dio, quasi una
“apostasia silenziosa da
parte dell’uomo che vive
come se Dio non esistesse”
(Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa, n. 9).
Ma si può sopprimere la
speranza? Certamente no!
Nessuno può vivere senza
speranza. Tanto meno la
Chiesa!
Il Convegno di Verona
vuole essere un incoraggiamento a leggere i segni di
speranza che il Signore fa
crescere nel nostro tempo.
In questi mesi nelle
Zone pastorali, come anche
nelle Associazioni e nei
Movimenti, si è riflettuto
sulla Traccia proposta
a livello nazionale. Si è
anche pregato e meditato
sulla prima lettera di Pietro, testo particolarmente
ricco che aiuta a fermare
lo sguardo su Gesù, sorgente e forza della nostra
speranza.
26
Dai vari gruppi di riflessione ne è emerso un
mosaico variegato di indicazioni, suggerimenti e
proposte che servono per
approfondire gli ambiti
quali la vita affettiva, il lavoro e la festa, la tradizione e la cittadinanza. Tutto
questo lavoro confluirà al
vaglio dei Consigli Pastorale e Presbiterale.
Personalmente ho inviato alla Segreteria Nazionale del Convegno un mio
contributo, esprimendo il
desiderio che il prossimo
anno pastorale sia dedicato
alla centralità della Bibbia
nella comunità e nella vita
del cristiano. La Bibbia è la
storia della nostra speranza. Dio stesso ne è l’autore
e quando la leggiamo Egli
diventa il narratore della
speranza che non delude.
Ricordate come abbiamo iniziato il nuovo
millennio nell’anno del
Giubileo? Siamo entrati in
processione in Cattedrale
levando in alto il libro del
Vangelo. Giovanni Paolo
II amava ripetere: “Chiesa
in Europa, entra nel nuovo
millennio con il libro del
Vangelo!”. E poi aggiungeva: “così saremo ricolmi
di speranza e capaci di
comunicarla a ogni uomo e
donna che incontriamo sul
nostro cammino”.
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
22 marzo 2006
La Parola del Vescovo
Ricordando
Giovanni Paolo II
Un anno fa, il 2 aprile,
moriva Giovanni Paolo II:
“Lasciatemi andare”, furono
le sue ultime parole. Abbiamo
ancora negli occhi la fiumana
di gente che, per giorni interi,
è passata a rendere omaggio
alla sua salma; e poi la straripante massa di uomini e donne al mattino dei funerali.
Un volume che racconta la
sua vita, uscito in queste settimane, ha per titolo “Karol è
vivo”. Certamente la fede ci
assicura che questo è vero: la
vita di risurrezione è la vera
vita; ma Giovanni Paolo II
continua anche ad essere
vivo nella nostra memoria e
soprattutto nel nostro cuore.
È troppo presto per esprimere
un giudizio storico sulla sua
figura e sul suo pontificato. Ci
vuole tempo e occorre essere
distaccati, guardare da lontano senza condizionamenti.
Tuttavia gli storici di domani
non potranno dimenticare né
sottovalutare l’affetto di noi
contemporanei: gli abbiamo
voluto bene!
Qual è stato il centro di
gravitazione di tutta la sua
vita? Vi invito a guardare
due fotografie. La prima è
del giorno d’inizio del suo
ministero come Vescovo di
Roma e di Pastore della Chiesa universale. Stringe tra le
mani, alzandole verso l’alto,
il bastone pastorale a forma
di croce: sembra il gesto di un
condottiero. La seconda è del
Venerdì Santo dell’anno scorso, mentre seguiva - in Tv - la
Via Crucis al Colosseo. Seduto in cappella appoggiava la
sua fronte al Crocifisso che
teneva tra le mani: era il gesto
dell’abbandono. In queste due
fotografie c’è la risposta al
nostro interrogativo. Il centro
di gravitazione della sua vita
è stato Gesù Cristo.
Già nella sua prima enciclica, che ha per titolo “Redemptor hominis” - Cristo,
redentore dell’uomo – era
presente la chiave interpretativa del suo magistero. Tutto
ruota attorno a questi due
poli: Cristo e l’uomo. Cristo
si è unito in un certo modo ad
ogni uomo; ma anche l’uomo
trova in Cristo la risposta ai
suoi interrogativi più profondi. Di qui l’interesse e la
passione per tutti i problemi
che toccano e travagliano
l’umanità e ogni uomo in particolare: la vita, la famiglia,
il lavoro, la pace, la giustizia
e il bene comune. Così pure
ha insegnato alla Chiesa che
l’amore e la solidarietà per
ogni persona è la prima e
fondamentale strada che essa
deve percorrere nel compimento della sua missione,
sull’esempio di Cristo.
In questi giorni l’onda alta
dei ricordi, piena di emotività,
27
prende il sopravvento sull’analisi e sulla valutazione
storica. Ognuno di noi, secondo le sue sensibilità, porta
nella mente le immagini di
questo pontefice, quelle che
più lo hanno colpito. C’è solo
l’imbarazzo della scelta. Era
un uomo “mangiato” dai media. Io porto nel cuore la scena
di questo Papa, seduto nella
cucina della mia parrocchia,
(19 marzo 1990), che parla
con mia mamma, mentre
beve il caffè che ella gli ha
preparato.
Piccola immagine. Ma per
me la più bella e la più cara.
L’evangelizzatore, forte e
coraggioso, itinerante per il
mondo, ha sempre bisogno
di una sua Betania!
✠ Pier Giorgio, vescovo
L’Eco del Chisone
29 marzo 2006
Venerdì Santo 2005.
Santa Sede - Documenti
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
Orientamenti per una pastorale
degli zingari
Martedì 28 febbraio, nella Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale Stephen
Fumio Hamao, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e
gli Itineranti e l’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del medesimo Pontificio
Consiglio, hanno presieduto una Conferenza Stampa di presentazione del Documento:
“Orientamenti per una pastorale degli Zingari”.
Il Documento è frutto di un lungo studio, cui hanno contribuito vari Operatori
pastorali, anche Zingari, e alcuni esperti.
Di seguito riportiamo l’introduzione del documento.
Dopo di allora, i Lineamenta del presente
documento sono passati tra le mani di
esperti, compresi alcuni Zingari, Operatori
pastorali, Vescovi, e naturalmente anche i
nostri Membri e Consultori. Alla fine, vari
Dicasteri della Curia Romana hanno potuto
esaminare il testo e presentare le loro osservazioni, in modo tale da situare questa
pastorale specifica nella più ampia cornice
della missione universale della Chiesa.
La necessità di Orientamenti era evidente
fin dall’inizio dell’opera di rinnovata evangelizzazione, ma solo ora è maturo il tempo
per questa pubblicazione. Il Documento si
rivolge comunque non solo a coloro che
sono coinvolti - Zingari e non - in questo
specifico campo pastorale, ma anche alla
Chiesa tutta (cfr Orientamenti, n. 4).
Sebbene si riferisca agli Zingari (Rom,
Sinti, Manouches, Kalé, Gitani, Yéniches,
ecc.), il Documento è ugualmente valido,
mutatis mutandis, anche per altri gruppi di
Con la Costituzione Apostolica “Pastor
Bonus”, Giovanni Paolo II affidò al Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti
e gli Itineranti il compito di “impegnarsi
perché nelle Chiese locali sia offerta un’efficace ed appropriata assistenza spirituale,
se necessario mediante opportune strutture
pastorali, sia ai profughi ed agli esuli, sia
ai migranti, ai Nomadi e alla gente del
circo”. La Chiesa, pertanto, ritiene che gli
Zingari abbiano bisogno di una pastorale
specifica, diretta alla loro evangelizzazione
e promozione umana.
Se - per quanto riguarda l’adempimento
di questo compito - prendiamo in considerazione solo il passato recente, ricordiamo
per importanza il V Congresso Mondiale
della Pastorale degli Zingari, svoltosi a
Budapest nel 2003 ed organizzato dal nostro Dicastero. Esso diede l’opportunità di
ampliare ed approfondire gli aspetti teologici ed ecclesiologici di un tale ministero.
28
Santa Sede - Documenti
nomadi, che condividono condizioni simili
di vita. Ad ogni modo, il nomadismo non
è l’unica caratteristica degli Zingari, anche
perché molti di loro sono ora sedentarizzati,
in maniera permanente o semi-permanente. Per loro è da considerarsi, in effetti,
la diversità etnica, la cultura e le antiche
tradizioni. Perciò i Pastori delle Chiese locali delle Nazioni in cui gli Zingari vivono
potranno trovare ispirazione pastorale in
questi Orientamenti, ma dovranno adattarli
alle circostanze, alle necessità ed esigenze
di ciascun gruppo (ib. n. 5).
Desideriamo d’altra parte ricordare
subito che molti sono i segni di evoluzione
positiva nel modo tradizionale di vivere e
pensare degli Zingari, come il crescente
desiderio di istruirsi e ottenere una formazione professionale, la maggiore consapevolezza sociale e politica, che si esprime
nella formazione di associazioni e anche
di partiti politici, la partecipazione nelle
amministrazioni locali e nazionali in alcuni
Paesi, l’accresciuta presenza della donna
nella vita sociale e civile, l’aumentato numero di vocazioni al diaconato permanente,
al presbiterato e alla vita religiosa, ecc.
In questa prospettiva, è consolante tener
presente il contribuito, nei passati decenni,
della promozione sociale e della pastorale
specifica intrapresa dalla Chiesa Cattolica,
in particolare grazie agli stimoli di Paolo
VI e Giovanni Paolo II. Fu certo, poi, con
orgoglio collettivo che, il 4 maggio 1997,
gli Zingari assistettero alla beatificazione
del martire spagnolo Zeffirino Giménez
Malla, primo Zingaro nella storia della
Chiesa ad essere elevato agli onori degli
altari (ib. n. 21).
“Dalla nascita alla morte, la condizione
di ciascun individuo è quella dell’homo
viator” ha affermato il Servo di Dio Giovanni Paolo II -, e ciò è espresso, come
un’icona - lo riconosciamo - nel tipo di
vita degli Zingari. Eppure v’è indifferenza
o opposizione nei loro confronti, si passa
dai pregiudizi abituali a segni di rifiuto che,
spesso, non suscitano reazioni o proteste
da parte di coloro che ne sono testimoni.
Ciò ha causato indicibili sofferenze e ha
dato esca a persecuzioni nei loro confronti, specialmente durante il secolo scorso.
Ebbene, tale situazione dovrebbe scuotere le coscienze e destare solidarietà nei
Panoramica del campo nomadi di Pinerolo.
29
Santa Sede - Documenti
confronti di queste popolazioni, mentre la
Chiesa riconosce il loro diritto ad avere una
propria identità, e si adopera per ottenere
una maggiore giustizia nei loro confronti,
rispettandone essa stessa la cultura e le
sane tradizioni. Diritti e doveri, però, sono
strettamente legati e quindi anche gli Zingari hanno dei doveri nei confronti delle
altre popolazioni.
Questi Orientamenti sono, quindi, un
segno della preoccupazione della Chiesa
per gli Zingari, che abbisognano di una
pastorale specifica, attenta alla loro cultura, la quale, ovviamente, deve passare
attraverso il mistero pasquale di morte e
resurrezione. Ciò è d’altronde necessario
per tutte le culture. La storia universale
dell’evangelizzazione attesta infatti che la
diffusione del messaggio cristiano è stata
sempre accompagnata da un processo di
purificazione delle culture, visto come
una necessaria elevazione. Pertanto, una
difesa indiscriminata di tutti gli aspetti
della cultura zingara, senza le dovute
distinzioni e i relativi giudizi evangelici,
non giova. Purificazione, comunque, non
significa svuotamento, ma pure una certa
integrazione con la cultura circostante: si
tratta di un processo interculturale (ib. n.
39). Pertanto, riconciliazione e unione tra
Zingari e coloro che non lo sono inducono
a una legittima interazione di culture.
Inoltre, l’educazione, la formazione
professionale, le iniziative e la responsabilità personale sono requisiti indispensabili
per una qualità di vita degna per gli Zingari,
elementi tutti di promozione umana. Dovrebbe ugualmente essere promossa nelle
comunità zingare l’uguaglianza di diritti
fra uomini e donne, con eliminazione di
ogni forma di discriminazione; essa esige
poi il rispetto della dignità della donna,
l’elevazione della cultura femminile e la
promozione sociale, senza pregiudicare il
forte senso di famiglia presente tra gli Zingari (ib. 40). In questo senso, ogni tentativo
di assimilazione della loro cultura, e una
sua dissoluzione in quella maggioritaria,
deve essere respinto (ib. n. 53).
In questo contesto il Documento fa
presente che se l’avviamento di progetti
per la promozione umana è, primariamente, responsabilità dello Stato, può essere
conveniente e perfino necessario che la
Chiesa sia coinvolta in iniziative concrete
in tal senso, dando spazio agli Zingari
come protagonisti. Appartiene, invece, alla
missione fondamentale della Chiesa informare le istanze pubbliche delle condizioni
di disagio di queste popolazioni, mentre
va tenuto presente che “lo sviluppo di un
popolo non deriva primariamente né dal
denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle
strutture tecniche, bensì dalla formazione
delle coscienze, dalla maturazione delle
mentalità e dei costumi. È l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o
la tecnica” (ib. n. 55-56).
Ritornando all’evangelizzazione degli
Zingari, essa in questi Orientamenti appare
come missione di tutta la Chiesa, perché
nessun cristiano dovrebbe rimane indifferente di fronte a situazioni di emarginazione in relazione alla comunione ecclesiale.
Pertanto la pastorale per gli Zingari, proprio
per la sua specificità, richiede una formazione attenta e profonda di quanti vi sono
direttamente coinvolti, mentre le comunità
cristiane devono mostrare un atteggiamento
di accoglienza (ib. n. 57). E questa combinazione di specificità e universalità risulta
fondamentale.
L’annuncio della Parola di Dio, poi,
sarà più facilmente accolto se proclamato
da chi ha mostrato solidarietà nei loro confronti in situazioni di vita quotidiana. Inoltre, nella catechesi, è importante includere
un dialogo che permetta agli Zingari di
esprimere come essi percepiscono e vivono il rapporto con Dio. Perciò, bisognerà
tradurre testi liturgici, libri di preghiera e
la Bibbia nell’idioma usato dai vari gruppi
30
Santa Sede - Documenti
i nuovi Movimenti ecclesiali potrebbero
svolgere un ruolo particolare in questa
pastorale specifica. Con il loro forte senso
comunitario e di apertura, la disponibilità
e la particolare cordialità dei loro membri,
essi dovrebbero infatti offrire accoglienza
concreta e favorire altresì l’evangelizzazione. In questo senso, le Associazioni
cattoliche di Zingari, tanto nazionali quanto
internazionali, possono svolgere un ruolo
di particolare rilievo, rimanendo però in
costante rapporto e comunione con i Pastori
delle Chiese locali e il Pontificio Consiglio
della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti
(ib. n. 77-78).
Ci auguriamo che questi Orientamenti
rispondano alle aspettative di tutti coloro
che auspicavano la pubblicazione di un
Documento pastorale d’insieme a proposito
del ministero a favore dei nostri fratelli e
delle nostre sorelle nomadi.
etnici nelle diverse regioni. Similmente,
la musica - molto apprezzata e suonata
dagli Zingari - è supporto estremamente
valido alla pastorale, da promuovere e
sviluppare negli incontri e nelle celebrazioni liturgiche. Lo stesso dicasi di tutti i
mezzi audiovisivi della tecnica moderna
(ib. n. 60-61).
Inoltre dagli Orientamenti risulta che
i pellegrinaggi rivestono un’importanza
speciale nella vita degli Zingari, in quanto
rappresentano opportunità ideali per riunioni di famiglie. Spesso i “luoghi sacri” mete
del pellegrinaggio sono, infatti, legati alla
storia familiare. Perciò un avvenimento,
un voto, un cammino di preghiera, sono
vissuti come un incontro con il “Dio del
(loro) Santo”, che cementa anche la fedeltà di un gruppo. I pellegrinaggi, inoltre,
offrono a chi vi partecipa un’esperienza di
cattolicità che porterà dal “Santo” a Cristo
e alla Chiesa (ib. n. 70-71).
Nel considerare, infine, il rischio purtroppo confermato da fatti incresciosi
- che gli Zingari cadano vittime delle sette,
il Documento esprime la convinzione che
Stephen Fumio Cardinale Hamao
Presidente
Agostino Marchetto
Arcivescovo titolare di Astigi Segretario
31
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
Sessione invernale Consiglio Permanente
Comunicato finale
La sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente si è svolta a Roma,
presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana, dal 23 al 26 gennaio 2006. Nel
pomeriggio di mercoledì 25, giornata conclusiva della Settimana di preghiera per
l’Unità dei cristiani, i Vescovi si sono uniti in preghiera con il Santo Padre Benedetto
XVI, che nella Basilica di San Paolo ha presieduto la celebrazione dei vespri. Nel
corso dei lavori è stato definito che il tema centrale della 56a Assemblea Generale
sarà la vita e il ministero dei sacerdoti; si è dato avvio a una riflessione per dare
nuovo slancio alla pastorale giovanile; è stato fatto un bilancio della 44a Settimana
Sociale dei Cattolici Italiani, svoltasi a Bologna nell’ottobre del 2004, anche in vista
del centenario delle Settimane Sociali che ricorrerà nel 2007. Nel contesto di un impegno condiviso con altre Chiese e Comunità ecclesiali, il Consiglio Permanente ha
istituito la Giornata Nazionale per la salvaguardia e la difesa del creato, fissandone
la celebrazione il 1° settembre. Preoccupati per la crescente rissosità del dibattito
politico, i Vescovi hanno auspicato una più coerente disponibilità da parte di tutti
a misurarsi con i problemi reali del Paese in vista del bene comune, nel dialogo e
nel rispetto reciproco.
Di seguito riportiamo il testo del comunicato finale.
1. L’illuminante magistero di Benedetto
XVI e la pace nel mondo
tivo per la vita e la missione della Chiesa
che è in Italia. In tal modo, nell’orizzonte
della comunicazione della fede e secondo
le modalità di una pastorale integrata, si
vuole condividere l’intento del Papa, di
“parlare dell’amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato
agli altri”.
Particolare eco e piena adesione tra i
Vescovi hanno avuto, inoltre, le recenti
riflessioni di Benedetto XVI sul Concilio
Vaticano II, evento provvidenziale con cui
– ha puntualizzato il Pontefice –, la Chiesa
ha inteso dare risposta al problema sempre
attuale del legame tra fede e ragione, articolato di volta in volta nel rapporto tra fede
I Vescovi, nel rivolgere il loro pensiero
affettuoso e deferente al Santo Padre, hanno
espresso profonda gratitudine per il suo
illuminante e coinvolgente magistero e con
gioia hanno accolto la sua prima enciclica
“Deus caritas est”, presentata ufficialmente il 25 gennaio. Il testo, che consta di
due parti, tra loro profondamente connesse
– la prima d’indole più speculativa e la
seconda, di carattere più concreto, dedicata
all’esercizio ecclesiale del comandamento
dell’amore nelle sue varie dimensioni –,
dovrà costituire un riferimento significa32
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
Il Consiglio Permanente in riunione.
e scienze moderne, tra Chiesa e Stato, tra
fede cristiana e religioni, con particolare
riguardo al dialogo ebraico-cristiano. A
40 anni dalla conclusione del Vaticano II,
invitando a leggere quell’evento non secondo una “ermeneutica della discontinuità e
della rottura” ma secondo una “ermeneutica della riforma”, cioè del rinnovamento
nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa,
il Papa invita a cogliere nel magistero conciliare la direzione per una vera “riforma”
che si attua in un discernimento costante
tra concrete situazioni storiche e fedeltà ai
principi, cogliendo ai diversi livelli continuità e discontinuità.
L’insegnamento del Santo Padre ha
anche illuminato lo sguardo che i Vescovi
hanno riservato alla situazione internazionale: i problemi legati alla costruzione di
una pacifica convivenza in Terra Santa,
il faticoso cammino della democrazia in
Iraq, le preoccupazioni per le scelte di armamento nucleare dell’Iran, la persistente
indifferenza mondiale nei confronti della
drammatiche condizioni di molti Paesi
africani. I Vescovi hanno richiamato con
forza l’urgenza della pace, sollecitando
l’impegno convinto della Comunità internazionale e delle singole nazioni. Riprendendo il Messaggio di Benedetto XVI per
la Giornata Mondiale della Pace, hanno
ribadito lo stretto legame tra verità e pace:
l’impegno per la verità, infatti, è l’anima
della giustizia, dà fondamento e vigore al
diritto di libertà, apre la via al perdono e alla
riconciliazione. In definitiva, “l’impegno
per la pace apre a nuove speranze” solo
e in quanto viene coniugato con la ricerca
sincera della verità.
2. Le prospettive del Paese e la scelta
dei valori
Guardando alla situazione del Paese, in
vista del prossimo appuntamento elettorale,
33
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
il Consiglio Episcopale Permanente, in
piena sintonia con quanto espresso dal Cardinale Presidente nella prolusione, invita
i responsabili politici a favorire un clima
di autentico dialogo e di sereno confronto
tra le parti, per aiutare il popolo italiano a
operare scelte mature e responsabili.
I Vescovi, in continuità con le indicazioni conciliari e il magistero pontificio,
ribadiscono la linea di non coinvolgimento
della Chiesa, e quindi dei pastori e degli
organismi ecclesiali, rispetto agli schieramenti politici e ai partiti; ciò non significa
comunque indifferenza o disinteresse da
parte della Chiesa e dei cattolici verso la
vita pubblica, nella quale vanno riproposti
quei contenuti irrinunciabili che sono fondati sul primato e la centralità della persona umana e sul perseguimento del bene
comune. Infatti, come aveva già precisato
Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale
di Palermo, tale scelta “nulla ha a che fare
con una diaspora culturale dei cattolici,
con un loro ritenere ogni idea o visione
del mondo compatibile con la fede, o anche con una loro facile adesione a forze
politiche e sociali che si oppongano, o non
prestino sufficiente attenzione, ai principi
della dottrina sociale della Chiesa sulla
persona e sul rispetto della vita umana,
sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la
solidarietà, la promozione della giustizia
e della pace”. Questa prospettiva, pienamente assunta dall’episcopato italiano nella
nota pastorale pubblicata dopo il Convegno
di Palermo (cfr. Con il dono della carità
dentro la storia, n. 32), viene oggi ribadita
e riproposta.
In ambito sociale e politico – ricordano
inoltre i presuli – i cattolici operano secondo la propria responsabilità e competenza.
A loro è chiesto di essere coerenti con la
visione cristiana dell’uomo e con la dottrina
sociale della Chiesa anche perché, come ha
recentemente ricordato lo stesso Benedetto
XVI, i contenuti irrinunciabili di tale dottri-
na non sono “norme peculiari della morale
cattolica” ma appartengono alle “verità
elementari che riguardano la nostra comune umanità”. Nella situazione attuale,
speciale attenzione va data, nelle scelte
degli elettori e poi nell’esercizio delle loro
responsabilità da parte dei futuri parlamentari, a non introdurre normative che non
rispondono ad effettive esigenze sociali,
e invece compromettono gravemente il
valore e le funzioni della famiglia legittima
fondata sul matrimonio e il rispetto che si
deve alla vita umana dal concepimento al
suo termine naturale.
Nel considerare, infine, la vicende attuali del Paese, che vive un momento difficile
sia per la situazione economica complessiva sia per i risvolti di vicende finanziarie
che rendono evidente la necessità di una più
alta e coerente moralità personale e sociale,
i Vescovi rilevano, tra i diversi problemi,
l’urgenza di un migliore funzionamento
complessivo dell’amministrazione della
giustizia – a cui è collegato il miglioramento della condizione dei detenuti e del
sovraffollamento delle carceri – e lo sviluppo del Mezzogiorno, con l’incremento
dell’occupazione e la lotta alla criminalità
organizzata, accompagnato da un profondo
rinnovamento culturale. Auspicano anche
che la normativa sull’uso delle armi per la
legittima difesa non oscuri o relativizzi il
valore della vita umana e non indebolisca
l’impegno delle istituzioni per la difesa e
la tutela dei cittadini.
3. Il tema della 56a Assemblea Generale,
la Giornata per la salvaguardia del
creato e l’attenzione ai giovani
Il Consiglio Episcopale Permanente ha
riservato particolare attenzione all’individuazione del tema della prossima Assemblea Generale. Questa – in continuità con
quella del novembre 2005, dedicata alla
34
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
dell’ambiente umano e della vita umana
in tutti i suoi aspetti.
Per dare attuazione a una indicazione
degli orientamenti pastorali del decennio
e nel ricordo vivo dell’ultima Giornata
Mondiale della Gioventù di Colonia, i
presuli hanno voluto ribadire la necessità
di una speciale attenzione pastorale nei
confronti dei giovani e si sono impegnati a proporre alla comunità ecclesiale
nuove iniziative, finalizzate, tra l’altro, a
realizzare un maggior coordinamento tra
la pastorale giovanile, quella familiare e
quella vocazionale. Nella riflessione dei
Vescovi è emersa la necessità di riscoprire momenti di dialogo tra gli adulti della
comunità cristiana e le nuove generazioni,
con particolare attenzione a coloro che vivono situazioni di marginalità e di disagio.
È emersa l’esigenza di un nuovo slancio
della pastorale giovanile per favorire la
piena soggettività delle nuove generazioni
nella missione della Chiesa e il loro coinvolgimento nel cammino globale della
Chiesa italiana. Questa attenzione prenderà
forma anche in una specifica iniziativa, da
definire ulteriormente a livello diocesano,
regionale e nazionale, che caratterizzerà
uno dei prossimi anni pastorali.
In riferimento alla visita ad limina che i
Vescovi italiani effettueranno nella seconda metà del corrente anno e nei primi mesi
del 2007, è stata richiesta la collaborazione
della Segreteria Generale per la preparazione e lo svolgimento.
formazione al ministero presbiterale – prenderà in considerazione la vita e il ministero
del sacerdote nella sua globalità, a partire
dai profili teologico e spirituale, avendo
cura di impostare la riflessione su un saldo
riferimento cristologico. Nella prossima
Assemblea i Vescovi intendono effettuare
un’ampia analisi circa la situazione e le
prospettive dell’esercizio del ministero dei
presbiteri, prestando attenzione alle loro
condizioni di vita e alla dinamica delle
molteplici relazioni che la loro missione
coinvolge, tenendo nel debito conto il
nuovo contesto culturale e sociale nel quale
il ministero viene svolto. Particolare attenzione verrà data alla dimensione comunitaria con cui il ministero va esercitato nel
presbiterio e alla collaborazione richiesta
con i vari carismi e ministeri.
I Vescovi hanno, inoltre, approvato
l’istituzione di una “Giornata per la
salvaguardia e la difesa del creato”, da
celebrare, in sintonia con altre Chiese e Comunità ecclesiali europee, il 1° settembre,
lasciando al livello locale di sviluppare le
relative iniziative lungo tutto il mese. Questa scelta intende riaffermare l’importanza
della “questione ecologica”, con le sue
implicanze etiche e sociali, e si propone
come un gesto concreto sul piano ecumenico, come auspicato nella Carta Ecumenica,
testo firmato congiuntamente dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee
(CCEE) e dalla Conferenza delle Chiese
Europee (KEK). In tal modo si evidenzia
il comune impegno dei cristiani a promuovere atteggiamenti più maturi e responsabili nel rapporto con il creato, collegando
strettamente l’“ecologia dell’ambiente” a
quella che Giovanni Paolo II, con sapiente
lungimiranza, ha chiamato l’“ecologia
umana” (cfr Centesimus annus, nn. 37-39).
Infatti – ricordano i Vescovi – una nuova e
corretta coscienza e consapevolezza circa
le problematiche ecologiche richiede di per
sé l’apertura verso una nuova coscienza
4. La 44a Settimana Sociale dei Cattolici
Italiani di Bologna: bilancio e prospettive
A distanza di più di un anno dalla sua
celebrazione, e dopo la pubblicazione
degli Atti, i Vescovi hanno voluto fare un
bilancio della 44a Settimana Sociale dei
Cattolici Italiani svoltasi a Bologna dal 7
35
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
al 10 ottobre 2004 sul tema “Democrazia:
nuovi scenari - nuovi poteri”. La Settimana
– ricordano i Vescovi – si è segnalata per
diversi motivi di interesse: la positività
del ritrovarsi come cattolici in un clima di
dialogo aperto, serio e propositivo su tematiche di grande rilievo; la constatazione
che per i cattolici la fede è ispirazione viva,
originale e non ideologica; l’attenzione suscitata nell’opinione pubblica, espressione
di un nuovo protagonismo dei cattolici
nella vita sociale del Paese.
Sia il Documento conclusivo che gli
Atti riconsegnano alla comunità ecclesiale
e all’intero contesto civile l’ampiezza della
riflessione e le piste di impegno, che hanno
il loro fondamento e vertice nella persona
umana, nodo centrale della convivenza
democratica. A Bologna i cattolici italiani,
infatti, hanno confermato che qualsiasi
rinnovamento della vita sociale dipende
dalla capacità di valorizzare e riproporre
un’antropologia autenticamente umana e
i modelli di persona e di società ad essa
sottesi, così come evidenziato dalle tante
riflessioni maturate attorno al “Progetto
culturale” della Chiesa italiana. Nell’individuare una consegna specifica della
44a Settimana Sociale, i Vescovi hanno
richiamato il compito di una presenza
qualificata e costruttiva dei cattolici, così
come è stata esplicitata da Giovanni Paolo
II nel suo messaggio: “Come esperti delle
discipline sociali e come cristiani, voi siete
chiamati, pertanto, a svolgere un ruolo di
mediazione e di dialogo tra ideali e realtà
concrete. Un ruolo che talvolta è anche di
‘pionieri’, perché vi è chiesto di indicare
nuove piste e nuove soluzioni per affrontare
in modo più equo gli scottanti problemi del
mondo contemporaneo”.
Con riferimento ai programmi futuri,
il Consiglio Episcopale Permanente ha
espresso l’intenzione di celebrare la prossima Settimana Sociale nel 2007, a cento
anni dalla prima svoltasi a Pistoia nel 1907,
affidandone la preparazione all’attuale
Comitato scientifico e organizzatore, il
cui mandato è stato prorogato fino a tutto
il 2007.
Roma, 31 gennaio 2006.
L’otto per mille è di grande aiuto per le
attività pastorali diocesane e per sostenere le strutture a servizio della pastorale. Occorre sensibilizzare i Consigli
Pastorali e i Consigli Affari Economici
parrocchiali sull’importanza della firma
che ogni cittadino può apporre sulla dichiarazione dei redditi da destinare alla
Chiesa Cattolica.
Tuttavia va rilevato che, nonostante
l’aiuto che può venire dall’otto per mille, i fedeli devono sentirsi sempre più coinvolti nella gestione delle opere parrocchiali: chiesa, casa parrocchiale, strutture per
il ministero.
Ogni fedele deve farsi carico di mantenere efficienti queste strutture: appartengono
alla comunità , la quale deve conservarle con cura, perché quanto è stato costruito
dalle generazioni precedenti sia ancora utilizzabile non solo da noi, ma anche da
quelle che verranno.
36
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
Sessione primaverile Consiglio Permanente
Comunicato finale
La sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente si è svolta a Roma,
presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana, dal 20 al 22 marzo, alla vigilia
del Concistoro in cui Benedetto XVI ha creato quindici nuovi Cardinali tra cui tre
italiani: Mons. Agostino Vallini, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura
Apostolica; Mons. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna; Mons. Andrea Cordero
Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica di S. Paolo e già Nunzio Apostolico
in Italia. Al centro dei lavori l’approvazione dell’ordine del giorno della prossima
Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (Roma, 15-19 maggio
2006) e del programma del 4° Convegno Ecclesiale nazionale (Verona, 16-20 ottobre
2006). È stato espresso unanime parere favorevole alla pubblicazione della nota pastorale sulle problematiche del mondo della salute ed è stato presentato un percorso
triennale per dare ulteriore impulso alla pastorale giovanile. I Vescovi, inoltre, hanno
voluto ricordare nella preghiera e con particolare riconoscenza Don Divo Barsotti
recentemente scomparso, testimone di intensa spiritualità, e Don Andrea Santoro,
sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, ucciso in Turchia, testimone di fede e
di preghiera, di dialogo e di riconciliazione.
1. La prima enciclica di Benedetto XVI:
una indicazione per la Chiesa e per
l’umanità
della prima Enciclica di Benedetto XVI,
Deus caritas est. Si tratta di un “dono
grande” per la Chiesa e l’umanità, particolarmente efficace nell’indicare la strada di
un’esistenza personale e sociale, privata e
pubblica, vissuta nella libertà seguendo la
via della verità e dell’amore. Il testo nella
sua articolazione focalizza l’attenzione sull’amore di Dio, contenuto essenziale della
fede cristiana, ma non tralascia le domande
dell’uomo di oggi circa il rapporto con Dio,
la ricerca della verità e gli interrogativi
sull’amore, nelle sue diverse espressioni.
Il cristianesimo, afferma il Papa, non è un
mondo chiuso in sé ma si rivolge all’uomo
nella sua interezza, purifica la sua ricerca e
la dischiude a nuove dimensioni. Dopo aver
trattato nella prima parte il senso dell’amore, nelle sue dimensioni di eros e agape,
In apertura dei lavori, i Vescovi hanno
anzitutto espresso la loro gratitudine al
Santo Padre per la recente riconferma del
Card. Camillo Ruini a Presidente della
Conferenza Episcopale Italiana e hanno rinnovato al Cardinale stima e apprezzamento
per l’opera che svolge, ormai da venti anni,
prima come Segretario generale e poi come
Presidente, a servizio della Chiesa che è
in Italia.
Associandosi a quanto il Cardinale
Presidente ha ampiamente esposto nella
prolusione, i Vescovi hanno confermato
accoglienza convinta e sollecito impegno
per un’ampia diffusione nelle Chiese locali
37
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
e dall’esaurimento delle scorte di cibo, i
Vescovi hanno espresso altresì preoccupazione per il difficile e precario equilibrio
realizzato in Iraq e in Terra Santa e per la
crescente tensione internazionale determinata anche dal pericolo di armamento
nucleare dell’Iran. Inquietudine generano
anche i sempre più forti contrasti tra musulmani e cristiani in diversi paesi del Medio
oriente e dell’Africa, tra cui la Nigeria, con
esiti a volte drammatici, come minaccia
di accadere a un uomo afgano che corre
pericolo di morte per la sua conversione
al cristianesimo e, in particolare, come è
avvenuto per don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma,
ucciso mentre era in preghiera nella sua
chiesa a Trabzon, nella Turchia orientale, testimone della fede in Gesù Cristo e
fermento di riconciliazione. Sono gravi e
urgenti, affermano i Vescovi, i motivi per
cercare di costruire, o ripristinare, forme di
convivenze civile e di collaborazione, nel
rispetto reciproco e nel riconoscimento effettivo della libertà di religione. Pienamente
convinti, infatti, che l’intolleranza e la violenza non possono mai giustificarsi come
risposta alle offese, i presuli riaffermano
con Benedetto XVI che “l’unica via che
può condurre alla pace e alla fratellanza è
quella del rispetto delle altrui convinzioni
e pratiche religiose, affinché, in maniera
reciproca in tutte le società, sia realmente
assicurato a ciascuno l’esercizio della
religione liberamente scelta”.
In questo quadro, con riferimento al
recente dibattito su un eventuale insegnamento della religione islamica nelle scuole
pubbliche, i Vescovi hanno ribadito che
vale per tutti il diritto alla libertà religiosa e
che in linea di principio non si può escludere l’insegnamento della religione islamica
purché, collocandosi nelle finalità e nelle
modalità della scuola, sia garantito che i
contenuti di tale insegnamento non siano
in contrasto con la Costituzione (particolar-
nella creazione e nella storia della salvezza,
l’Enciclica nella seconda parte attira l’attenzione sull’esercizio della carità da parte
della Chiesa, intesa come manifestazione
dell’amore trinitario. In questo contesto,
hanno rilevato i Vescovi, oltre a indicare i
criteri per una carità realmente ecclesiale,
il documento approfondisce il rapporto tra
giustizia e carità e la distinzione tra Stato
e Chiesa. La comunità ecclesiale è chiamata, perciò, a contribuire alla purificazione
della ragione – in particolare attraverso la
dottrina sociale, argomentata “a partire
da ciò che è conforme alla struttura di
ogni essere umano” – e al risveglio delle
forze morali, indispensabili per realizzare
e mantenere in vita strutture giuste. Se la
giustizia – sottolinea l’Enciclica –, fine e
misura di ogni politica, ha valenza etica,
nessun ordinamento statale giusto potrà
mai misconoscere il servizio d’amore di
tante realtà sociali e in particolare l’azione
caritativa della Chiesa; questa è infatti un
opus proprium della Chiesa con un profilo
specifico che, hanno ribadito i Vescovi,
comprende la testimonianza e l’azione
caritativa delle comunità ecclesiali, che si
estende oggi alle tante situazioni di disagio,
emarginazione e fragilità. È necessario promuovere soprattutto una giustizia sociale
che abbia al suo centro la dignità della
persona umana, a partire dalla difesa della
vita dal suo inizio al suo temine naturale
e dalla tutela della famiglia, fondata sul
matrimonio, come primo e fondamentale
soggetto della vita sociale, da cui dipende
in larga parte il benessere e lo sviluppo
sociale.
2. La solidarietà internazionale e la collaborazione tra i popoli
Nel rinnovare l’impegno della Chiesa
per la tragedia che sta colpendo le aree
orientali dell’Africa, stremate dalla siccità
38
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
mente in tema di libertà religiosa, di parità
tra uomo e donna e di matrimonio), ci sia un
soggetto rappresentativo dell’Islam abilitato a raggiungere un accordo in merito con
lo Stato italiano e, infine, tale insegnamento
non dia luogo di fatto a un indottrinamento
socialmente pericoloso. Con tale dibattito,
comunque, ricordano i Vescovi, nulla ha
a che vedere la pretestuosa proposta di
sopprimere l’insegnamento di religione
cattolica sostituendolo eventualmente con
un insegnamento di storia delle religioni.
L’insegnamento della religione cattolica
trae infatti le sue motivazioni dal riconoscimento concordatario “che i principi del
cattolicesimo fanno parte del patrimonio
storico del popolo italiano”. Peraltro, in
Italia rimane altissima la percentuale di chi
chiede tale insegnamento e, soprattutto, forte è la domanda di conservare e irrobustire
le radici culturali e cristiane, così come è
confermato dal recente pronunciamento
del Consiglio di Stato su un ricorso che
chiedeva la rimozione del Crocifisso dalle
aule scolastiche.
e comprensione della complessità del tema
della salute, evidenziando le domande che
interpellano la presenza e l’azione evangelizzatrice della Chiesa; b) “Rendere ragione della speranza nel mondo della salute”:
presentazione del messaggio di speranza
che la Chiesa intende offrire al mondo
della salute rispondendo alle sfide che da
esso provengono; c) “La pastorale della
salute nella comunità”: alcuni orientamenti
e linee pastorali in prospettiva operativa e
organizzativa.
La pubblicazione della nota, in continuità con quella del 1989, tiene conto dei
numerosi mutamenti intervenuti in ambito
socio-culturale, sia sanitario che pastorale,
e offre alla comunità cristiana criteri di
discernimento e indicazioni pastorali per
un’efficace evangelizzazione e per una
credibile testimonianza della speranza
cristiana nel mondo della sanità. Elementi portanti di tale pastorale, ribadisce
la nota, sono la comunità cristiana come
soggetto unificante e corresponsabile e il
riconoscimento del malato come soggetto
della stessa azione pastorale. Per tradurre
concretamente questa attenzione al mondo
della salute, inoltre, il Consiglio Episcopale
Permanente ha espresso parere positivo
alla costituzione nelle diverse Regioni
ecclesiastiche di “Tavoli regionali” sui
delicati problemi della salute e in ambito
sanitario.
Nel quadro della programmazione
riguardante il secondo quinquennio degli
orientamenti pastorali e in continuità con
le riflessioni espresse nell’ultima sessione
del Consiglio Permanente circa una più
decisa attenzione al mondo giovanile, i
Vescovi hanno approvato la proposta di un
percorso nazionale, articolato in tre anni,
che sarà più compiutamente presentato nel
corso dei lavori della prossima Assemblea
Generale. L’orizzonte tematico (che tiene
conto tra l’altro della Traccia preparatoria
del 4° Convegno Ecclesiale Nazionale
(Il n. 3 riguarda la preparazione della
56° Assemblea Generale della Conferenza
Episcopale Italiana che avrà luogo dal 15
al 19 maggio 2006).
4. La nota sulla pastorale della salute e
l’attenzione al mondo giovanile
I Vescovi hanno dato parere favorevole
alla pubblicazione della nota pastorale “La
comunità cristiana e la pastorale della
salute”, preparata dalla Commissione
Episcopale per il servizio della carità e la
salute. Il documento, che sarà reso pubblico tra qualche settimana, tiene conto
della riflessione su Chiesa e salute, tema
centrale dell’Assemblea Generale di Assisi e si articola in tre parti: a) “Il mondo
della salute, oggi”: un tentativo di lettura
39
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
di Verona, dei Messaggi per le prossime
Giornate Mondiali della Gioventù, dell’Enciclica Deus caritas est e della Costituzione
conciliare Gaudium et spes) sarà quello
della missionarietà: il primo anno (20062007) sarà caratterizzato dalla dimensione
dell’ascolto; il secondo (2007-2008), dalla
dimensione dell’annuncio e della testimonianza nella relazione interpersonale; il
terzo (2008-2009) dalla dimensione della
missionarietà declinata nelle forme dell’azione culturale e sociale. Il percorso sarà
ritmato a livello nazionale da alcuni eventi
significativi: un pellegrinaggio-incontro
nell’estate 2007; la Giornata Mondiale
della Gioventù di Sydney nell’estate 2008;
un pellegrinaggio locale in contemporanea
su tutto il territorio nazionale, nell’estate
2009, a chiusura dell’itinerario triennale.
della vita umana dal concepimento al suo
termine naturale e il sostegno alla famiglia
legittima fondata sul matrimonio. A tale
proposito, i Vescovi hanno segnalato come
preoccupante la proposta di vari Consigli
regionali di equiparare le unioni di fatto alle
famiglie legittime fondate sul matrimonio,
con l’obiettivo di costruire i presupposti per
una legge nazionale. Unendosi a Benedetto
XVI, i Vescovi, inoltre, hanno rivolto un
appello a coloro che sono artefici della
produzione mediale perché sostengano e
supportino il matrimonio e la vita familiare,
presentando modelli edificanti di vita e di
amore.
Infine, oltre a prender atto del compimento dell’iter parlamentare di alcune leggi
(l’affido condiviso dei figli minori in caso
di separazione o di divorzio dei genitori, le
nuove norme sul contrasto delle tossicodipendenze, la riforma del processo penale),
i Vescovi hanno espresso preoccupazione
per la difficile situazione economica del
Paese e hanno auspicato un “impegno forte
e condiviso” particolarmente nei confronti
del problema dell’occupazione, specie nel
Meridione, e del complesso fenomeno
dell’immigrazione, da affrontare secondo
le esigenze di un’accoglienza solidale e di
una reale e ordinata integrazione.
5. Il cammino del Paese tra tensioni e
aspettative.
Nel corso dei lavori, i Vescovi, in merito al serrato e acceso dibattito politico
che monopolizza la vita del Paese in vista
dell’imminente appuntamento elettorale,
hanno ribadito la decisione come Chiesa,
e quindi come clero e come organismi
ecclesiali, di non coinvolgersi in alcuna
scelta di schieramento politico o partitico.
Agli elettori e ai futuri eletti, comunque, i
Vescovi hanno riproposto “quei contenuti
irrinunciabili, fondati sul primato e sulla
centralità della persona umana, da articolare nel concreto dei rapporti sociali”. Riferendosi alla dottrina sociale della Chiesa
e in special modo alla Nota dottrinale della
Congregazione per la dottrina della fede del
24 novembre 2002 “circa alcune questioni
riguardanti l’impegno e il comportamento
dei cattolici nella vita politica”, i Vescovi
hanno ricordato che tali valori appartengono alle “verità elementari che riguardano
la comune umanità”, come il rispetto
Roma, 28 marzo 2006
40
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
Celebrare il “mistero grande” dell’amore
Indicazioni per la valorizzazione pastorale
del nuovo Rito del matrimonio
Ufficio Liturgico Nazionale – Ufficio Catechistico Nazionale –
Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia –
Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile
Presentato martedì 14 febbraio a Terni, città dove riposano le spoglie mortali
di S. Valentino, il nuovo documento si propone come sussidio per la valorizzazione
pastorale del nuovo rito del Matrimonio.
Riportiamo di seguito la presentazione di detto sussidio pastorale.
Il nuovo Rito del Matrimonio, entrato in
uso nella Chiesa italiana dal 28 novembre
2004, oltre ad offrire indicazioni e testi per
una celebrazione liturgica della nozze più
ricca e partecipata, vuole anche essere il
riferimento per ripensare e accompagnare lo sbocciare dell’esperienza affettiva
nell’età giovanile fino a costituirsi nella
decisione matura di unirsi nel Signore e
attuarsi nella vita coniugale e familiare. Il
rito non è visto solo come momento celebrativo, ma come punto di arrivo e punto di
partenza dell’esperienza di vita dei giovani
che sono chiamati all’amore coniugale,
che lo celebrano come sacramento nella
Chiesa e infine lo vivono come missione
nelle diverse stagioni della vita familiare. Il
Rito del Matrimonio, quindi, è una risorsa
fondamentale per l’itinerario di fede della
coppia prima, durante e dopo la celebrazione del sacramento del matrimonio.
Il presente sussidio Celebrare il «mistero grande» dell’amore indirizzato a tutti
gli operatori pastorali, è il frutto del lavoro
congiunto di quattro Uffici Nazionali della
Segreteria generale della Conferenza Episcopale Italiana che, sotto diversi profili,
41
Conferenza Episcopale Italiana - Documenti
dalla coppia con riferimento alla comunità.
Il Rito del Matrimonio si propone come
il punto di unità tra un cammino verso la
scoperta dei valori spirituali alla luce della
parola di Dio e come un punto di partenza
per una vita apostolica e di responsabilità
nella Chiesa e nella società. La modalità
degli itinerari di fede raccoglie un lungo
indirizzo metodologico e pastorale che
dal 1969 in poi colloca la preparazione al
matrimonio in una prospettiva di itinerario
di fede sul modello del catecumenato.
La struttura del rito ha già la forma di
un itinerario catecumenale che permette di
incontrare le per­sone nella loro concreta
domanda di vita, apre al pieno senso del vivere con la parola di Dio, invoca e progetta
la vita familiare sostenuta dalla grazia di
Cristo e dalla forza dello Spirito, per partecipare alla missione feconda della Chiesa.
L’occasione della traduzione e dell’adattamento del nuovo Rito del Matrimonio ha
offerto alla Chiesa italiana l’opportunità di
una rilettura dell’intera struttura rituale del
sacramento; il sussidio scende nei particolari ed esplica i criteri di adattamento, le
sequenze rituali, la diversificazione delle
formule di consenso, la teologia biblica
e le scelte del Lezionario. Tutto ciò nella
consapevolezza di fondo che gli sposi non
sono solo destinatari, ma protagonisti dell’annuncio cristiano nella comunità, con un
compito proprio e originale, che nell’azione
della Chiesa si esprime nella qualità del
loro «essere sposi» e soggetti sociali attenti
al vero bene del Paese. Nella situazione
culturale e religiosa odierna appare quanto
mai utile e urgente offrire percorsi in grado
di far recuperare i fondamenti della vita di
fede assieme ai valori sociali e religiosi del
matrimonio e della famiglia.
sono coinvolti nell’accompagnamento e
nella formazione degli sposi (Ufficio Liturgico, Ufficio Catechistico, Ufficio per
la Pastorale della Famiglia e Servizio per
la Pastorale Giovanile). Il sussidio prende
in esame il percorso formativo delle coppie
e si sofferma sulla pastorale prematrimoniale che è «uno dei capitoli più urgenti,
importanti e delicati di tutta la pastorale
familiare» (1 ° e 2° capitolo). Se è importante un percorso di formazione che prepari
i fidanzati al dono e alle responsabilità nel
matrimonio cristiano, altrettanto importante è valorizzare la preparazione alla
celebrazione liturgica del sacramento del
matrimonio come occasione privilegiata di
catechesi e formazione, utilizzando la ricca
offerta di modalità e opzioni celebrative (3°
capitolo). In tal modo la celebrazione del
Matrimonio diventa realtà evangelizzante
e la famiglia può costituirsi a tutti gli effetti come chiesa domestica ed essere una
risorsa per la comunità ecclesiale e per la
società (4° capitolo).
Il sussidio concretizza una esigenza più
volte emersa nell’ambito della catechesi e
della stessa pastorale familiare: offrire degli
itinerari di educazione alla vita coniugale,
santificata dal sacramento del Matrimonio,
che non siano solo un rapido corso di preparazione ma un vero percorso di fede vissuto
Roma, 14 febbraio 2006
Festa di San Valentino,
vescovo e martire
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Conferenza Episcopale Piemontese
Incarichi ai Vescovi
Nel corso dell’ultimo incontro della Conferenza Episcopale Piemontese, avvenuto
in data 2 marzo 2006, sono stati affidati i diversi incarichi, alcuni confermati, altri di
nuova istituzione.
Le nuove competenze sono con decorrenza immediata.
✧ Mons. Fernando Charrier, vescovo di Alessandria
Incaricato regionale Pastorale Sociale e del Lavoro;
✧ Mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea:
Incaricato regionale Commissione Presbiterale;
✧ Mons. Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli:
Incaricato regionale Pastorale Scolastica;
✧ Mons. Renato Corti, vescovo di Novara:
Incaricato regionale FIES;
✧ Mons. Sebastiano Dho, vescovo di Alba:
Incaricato regionale Liturgia;
✧ Mons. Pier Giorgio Micchiardi, vescovo di Acqui:
Incaricato regionale Pastorale Giovanile;
✧ Mons. Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta:
Incaricato regionale Pastorale della Famiglia e della
Vita;
✧ Mons. Germano Zaccheo, vescovo di Casale Monferrato: Incaricato regionale Beni culturali; Sovvenire;
✧ Mons. Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì:
Incaricato regionale Comunicazioni sociali; Facoltà
Teologica;
✧ Mons. Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo:
Incaricato regionale Ecumenismo e Dialogo interreligioso;
✧ Mons. Francesco Ravinale, vescovo di Asti:
Incaricato regionale Pastorale Carità;
✧ Mons. Alfonso Badini Confalonieri, vescovo di Susa:
Incaricato regionale Pastorale Turismo, Sport, Tempo Libero; Pellegrinaggi; Cooperazione missionaria
tra le Chiese;
✧ Mons. Gabriele Mana, vescovo di Biella:
Incaricato regionale Apostolato dei laici;
✧ Mons. Giuseppe Guerrini, vescovo di Saluzzo:
Incaricato regionale Seminari e Vocazioni; Commissione mista per la vita consacrata;
✧ Mons. Giuseppe Cavallotto, vescovo di Cuneo e Fossano: Incaricato regionale Dottrina della fede, annuncio e
catechesi;
✧ Mons. Guido Fiandino, vescovo ausiliare di Torino:
Incaricato regionale Pastorale della Salute;
✧ Mons. Giacomo Lanzetti, vescovo ausiliare di Torino:
Incaricato regionale Pastorale dei Migranti.
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Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti
Consiglio Presbiterale Regionale
Essere parroco oggi
Nell’anno 2004/2005 la Commissione Presbiterale Regionale ha scelto un tema
per la propria riflessione e ha coinvolto i Consigli Presbiterali delle diocesi. Il testo
elaborato è stato condiviso coi Vescovi riuniti durante la sessione della Conferenza
Episcopale Piemontese mercoledì 28 settembre.
Lo stesso testo è stato presentato al Consiglio Presbiterale Diocesano in data
27 gennaio 2006.
Riportiamo di seguito il documento.
Carissimi Confratelli Presbiteri,
anche nell’arco dell’anno 2004-2005
la Commissione Presbiterale Regionale ha
scelto un tema per la propria riflessione,
ha coinvolto i Consigli Presbiterali della
nostra Regione Ecclesiastica ed in seguito
ha condiviso questo testo con i Vescovi,
nostri responsabili e responsabili delle comunità affidateci, mercoledì 28 settembre
durante la sessione della Conferenza Episcopale Piemontese. Ora lo riproponiamo
in particolare a tutti i membri dei Consigli
Presbiterali Diocesani per essere aiutati in
un percorso che eviti il rischio di una pastorale affannata e ancora troppo individuale.
Come adattarci, infatti, alla nuova condizione che la società umana richiede e ai
nuovi ruoli che la comunità cristiana esige,
imposti da una trasformazione non scelta
ma che ci caratterizza profondamente?
Il tema si è collegato direttamente a
quella riflessione già stilata in preparazione
all’Assemblea della Conferenza Episcopale
Italiana sul tema della Parrocchia e quella
emersa dall’XI Convegno Regionale del
Clero. Non si può, infatti, dimenticare
che la Nota Pastorale della Conferenza
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Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti
Episcopale Italiana “Il volto missionario
delle parrocchie in un mondo che cambia”
ricorda con forza che si deve attuare una
pastorale missionaria. Il difficile è come
iniziare a declinarla concretamente a partire
dal mondo presbiterale. Questa attenzione
alla figura del prete-parroco non è dettata
da una preoccupazione clericale, ma dall’esigenza condivisa di accettare noi in
prima persona questa sfida.
Riflettendo sulle nostre gioie e sulle
nostre fatiche ci siamo resi conto in prima
persona del rapido e profondo cambiamento della società nella quale viviamo
e con il quale dobbiamo quotidianamente
fare i conti. La condizione del parroco fa
riferimento ad un ruolo consolidato nei
secoli, precisato dalla teologia, descritto dal
diritto canonico; quel modello di vita e di
ministero, sorto in altri tempi e in contesti
sociali diversi, chiede oggi di esprimersi
in termini nuovi e si preannuncia il rischio
che i preti giochino una partita solitaria e
scoraggiante per trovare il loro posto nella
comunità cristiana.
“In un’epoca segnata da forti conflittualità ideologiche emerge un quadro
culturale e antropologico inedito, segnato
da forti ambivalenze e da una esperienza frammentata e dispersa… In questo
contesto i cristiani sanno di poter essere
rigenerati continuamente dalla speranza”.
Queste parole contenute nella Traccia di
riflessione in preparazione al Convegno di
Verona ben si addicono anche a noi preti.
L’impegno della Commissione Presbiterale
intende offrire, nell’arco dell’anno 20052006, un contributo significativo al Convegno e sicuramente un’importante occasione
per suscitare ed alimentare le ragioni della
nostra speranza di credenti e di preti.
Alcune linee di tendenza.
Abbiamo provato ad esprimere la nostra
attuale situazione attraverso alcune linee di
tendenza che, ancora in pieno svolgimento,
sono destinate ad accentuarsi ulteriormente
nei prossimi anni e ad avere un’evidente incidenza pratica sul nostro vissuto di preti.
• Il numero sempre più crescente di parroci
che non possono avvalersi (o lo possono
solo in parte) della collaborazione di un
vicario parrocchiale più giovane.
• Il progressivo incremento di una logica
di pastorale d’insieme (o di vere e proprie ‘unità pastorali’, nella molteplicità
delle forme con cui esistono oggi da
noi) che ha incidenza sui ritmi e sulle
modalità dell’esercizio del ministero.
• Il diffondersi della figura del parroco
chiamato a farsi carico di più parrocchie.
• La figura di preti ‘residenti’, a conclusione del loro mandato per ragioni di salute
o di età.
• I preti dopo il settantacinquesimo anno
di età che mantengono il loro ruolo di
parroci, rischiando una pastorale limitata
per le forze e di conservazione per la
mentalità.
• Il clero giovane: gli inizi del ministero
avvengono in un contesto di pastorale
giovanile sempre più arduo e assai meno
gratificante; diviene frequente inoltre la
richiesta di disponibilità per esperienze
di pastorale giovanile interparrocchiale,
con la conseguente maggiore mobilità.
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Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti
Molti interrogativi.
Alla luce di questo quadro sintetico il
Direttivo ha rivolto alcune domande alla
Commissione e a tutti i Consigli Presbiterali della nostra Regione.
> Una comunità cristiana non può fare a
meno del riferimento al ministero ordinato,
ma la presidenza del parroco non esaurisce
in sé tutte le responsabilità.
Come creare concretamente una mentalità aperta alla corresponsabilità con altri
preti, religiosi e laici?
> La carenza di sacerdoti può indurci a
risolvere il problema con preti provenienti
da altre nazioni.
Pur riconoscendo il valore di presenze
diverse, come suscitare nelle comunità
parrocchiali una reale attenzione vocazionale?
> Pensiamo, ad esempio, alla figura di
un parroco con la cura di più parrocchie.
Come si può essere parroco nel senso di
“pastore proprio della comunità affidata-
• I diaconi: possono risultare una risorsa
e una variabile significativa. Bisogna
riflettere sulla loro condizione di ministri ordinati e pertanto sul loro ruolo nel
contesto pastorale.
• L’accoglienza di preti provenienti da
altre diocesi, nazioni e continenti nello
spirito dell’esperienza Fidei Donum.
Soltanto immaginando un progetto di
scambio di persone, di esperienze e di
ricchezze si può parlare di vera cooperazione tra le Chiese.
• Per affrontare la complessa realtà di oggi
da più parti si richiedono esperienze nuove anche se di fatto si vive nella fatica di
attuarle concretamente.
• Per tutti la maggiore impegnatività del
contesto d’insieme: crescono le incombenze, anche istituzionali (pensiamo soprattutto ai parroci) ed è più impegnativo
sotto il profilo pastorale il lavoro con
le persone, soprattutto a motivo della
crescente distanza dal Vangelo.
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Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti
occorre ripensare particolarmente il singolare ministero del parroco, chiamato oggi
almeno ad una triplice conversione.
Una prima è quella spirituale. Nonostante la ricchezza ancora relativamente
quantitativa e sicuramente qualitativa
dei nostri preti (e per questo dobbiamo
imparare ad esserne grati al Signore), il
disagio e la sofferenza, il dramma e l’angoscia che a volte caratterizzano il nostro
ministero o quello di altri va riconosciuto.
L’espressione “facevo di più il prete da
vicario parrocchiale che da parroco” ci
ha impressionati e portati a considerare
come la formazione personale culturale e
spirituale e lo svolgimento del ministero
siano fortemente condizionati dagli impegni amministrativi e burocratici. Le fatiche
con le quali facciamo quotidianamente
i conti possono essere affrontate con un
costante riferimento all’imitazione di Gesù
Buon Pastore. Da Lui apprendiamo che
l’arte del semimare non è meno esaltante
di quella del raccogliere e non ci stupiamo
se oggi sembra prevalere più la prima che
la seconda: entrambe sono a servizio del
Regno. Resta in ogni caso la prospettiva
che altri raccoglieranno ciò che noi avremo
seminato. Occorrerà inoltre l’impegno a
discernere il senso e lo specifico, l’essenza
e l’ordine del nostro agire pastorale, che è
condizione per ritrovare l’unità della nostra
vita sacerdotale. E’ possibile, infatti, essere
pastori solo se si è credenti, discepoli che
mentre annunciano e celebrano, sono essi
stessi in cammino con coloro che accompagnano. In altre parole si tratta di cogliere
che è proprio esercitando il ministero così
inteso, che realizziamo la nostra vocazione
di parroci. Si pongono in questa prospettiva
l’esempio di molte e belle figure di preti,
spiritualmente entusiasti e umanamente
realizzati.
Contemporaneamente siamo chiamati
ad una seconda radicale conversione: quella
relazionale (la qualità delle relazioni). Il
gli” (Codice di Diritto Canonico, can. 519)
e nello stesso tempo essere attento ad un
territorio più vasto?
> Essere parroci oggi non è facile.
Questo può provocare a volte disagio e
sofferenza.
Quale formazione è richiesta per un
presbitero chiamato a svolgere oggi e
domani il ministero di parroco con competenza e con serenità?
E ancora:
> Come possiamo aiutarci di più come
presbiterio: in che cosa e con quali forme potremo meglio farci carico gli uni degli altri?
> Come avere cura di ciascuno di noi e
favorire adeguate situazioni spirituali e di
vita quotidiana per portare meglio l’impegno richiestoci dalla nostra scelta di vita e
dal mandato pastorale ricevuto?
> Quali conversioni (di mentalità, di
stile di vita, di disponibilità alla collaborazione, di impegno) ci richiede il lavoro
pastorale che siamo chiamati a svolgere
nelle odierne condizioni della Chiesa e
della società?
> Quali aiuti chiediamo ai nostri Vescovi per svolgere oggi il nostro ministero
di parroci?
> Quali loro scelte comuni, a riguardo
del nostro ministero, potrebbero incidere
maggiormente in tutta la nostra Regione
Ecclesiastica?
Tre conversioni per la nostra vita.
Gli incontri della nostra Commissione
e dei Consigli Presbiterali Diocesani sono
risultati una significativa occasione di riflessione e di scambio a più voci col vivo
desiderio di una vera comunione. Si è comunemente d’accordo nel riconoscere che
una Chiesa che sta cambiando, o meglio
che è cambiata, richiede di rinnovarsi allo
stesso modo ai parroci.
Ogni comunità non può fare a meno del
riferimento al ministero ordinato, nonostante la diminuzione del clero e l’innalzamento
dell’età media. E’ in questa direzione che
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Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti
saper mettersi in relazione con gli altri
- vescovo e confratelli, diaconi, religiosi
e fedeli vicini e lontani - è essenziale per
un parroco, responsabile di una comunità,
chiamato quindi dal suo ufficio a promuovere relazioni, pena l’inesistenza o
la sopravvivenza larvale della comunità
parrocchiale. In particolare il prete non è
chiamato alla vita da “single” o alla vita
comune (alla maniera dei religiosi) ma alla
fraternità sacerdotale, che può esprimersi
in varie forme. E’ anche questione di carattere e di psicologia: le doti umane, il
saper stare con gli altri, il saper comunicare
sono qualità irrinunciabili per un pastore,
in primo luogo per il parroco. Ma c’è alla
base e come motivo ispiratore una ragione
cristologica: in forza del battesimo e dell’ordinazione presbiterale il prete-parroco
è un esperto e un fratello in umanità. E’ la
stupenda legge dell’Incarnazione, condivisione radicale ed esistenziale: “Il Verbo si
è fatto carne e venne ad abitare in mezzo
a noi”. Detto in parole semplici: alla maniera di Cristo, il Buon Pastore, modello di
ogni pastore, il parroco, più di ogni altro,
è chiamato a mettersi nei panni degli altri
e a farsi carico della fatica del vivere della
gente. Non si tratta quindi di sola relazione
estrinseca, ma intrinseca, proprio come la
Gaudium et Spes ha affermato a proposito
dell’Incarnazione del Verbo. Il Verbo in
qualche modo si è unito ad ogni persona.
Infine una terza conversione ci attende: quella pastorale nella direzione della
partecipazione e della corresponsabilità
tra le persone e le strutture. A partire dal
comando del Signore “perché tutti siano
una sola cosa” occorre “fare della Chiesa
la casa e la scuola della comunione: ecco
la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli
al disegno di Dio e rispondere anche alle
attese più profonde del mondo…. Prima di
programmare iniziative concrete occorre
promuovere una spiritualità della comu-
nione…” (Novo Millennio Ineunte n. 43).
Dovrebbe finire il tempo in cui la pastorale è concepita come azione individuale
e verticale del parroco, rischiando la sola
cura delle anime e diventare sempre più
urgente il pensare l’azione pastorale come
impegno di tutto il popolo di Dio. In questa
attesa si collocala ricerca di nuove figure di
operatori pastorali nella valorizzazione del
diaconato permanente e nella formazione
di laici competenti in settori specifici. Solo
privilegiando la comunione tra i preti all’interno del presbiterio e tra i parroci e le loro
comunità si raggiungerà una vera comunione. Il rapporto con la gente, lo stare con le
persone ci può insegnare a vivere meglio
l’equilibrio pastorale e la corresponsabilità. Su questo fronte dobbiamo superare
uno sbilanciamento che vede al presente
molte figure e molte responsabilità negli
ambiti della catechesi (in particolare quella
dei bambini e degli adolescenti) e della
liturgia e poche nel servizio della carità
e nella gestione delle strutture, degli ambienti, dell’amministrazione parrocchiale.
In questo contesto si dovrebbero collocare
gli esperimenti delle unità pastorali e di
altre forme aggregative parrocchiali, non
solo nella direzione di aiuti per qualche
servizio, ma di comunione, di progettualità
e di collaborazione tra i preti, e dei preti con
tutti i membri del popolo di Dio.
Questa triplice sfida e le conseguenti conversioni non possono attendere
l’esercizio del ministero o, peggio ancora,
situazioni problematiche. Richiedono attenzioni, investimenti e percorsi possibili
già durante la formazione del futuro clero.
Un discorso a 360° che metta in conto
formazione e solidità umane, culturali e
spirituali con un’attenzione particolare a
lavorare insieme e ad essere mentalmente
‘elastici’. Già in Seminario, infatti, si può
correre il rischio di lasciarsi affascinare e
prendere dalle molte scadenze e attività
pastorali.
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Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti
Tre attenzioni da avere a cuore.
1.Il Rapporto con il proprio Vescovo. Una
relazione determinante, ma non sempre
facile è quella con il proprio Vescovo.
Talora si esprime fatica a relazionarsi
con il proprio Pastore, del quale siamo
corresponsabili e collaboratori nel ministero presbiterale. A lui chiediamo
di essere padre anche nell’esercizio
dell’autorità gerarchica, chiediamo attenzione e incoraggiamento nei confronti
delle sfide di oggi e delle difficoltà del
ministero, armonizzando le attitudini
personali con le esperienze pastorali.
2.I preti giovani. Non si è d’accordo
su alcune battute troppo facili a proposito dei presbiteri più giovani, nei
quali fatica talvolta ad esprimersi una
formazione adeguata ai mutamenti
richiesti dalla pastorale parrocchiale.
Sarebbe importante avere a disposizione qualche presbitero adulto (al limite
a livello interdiocesano) che li accompagni e li aiuti a discernere. Sarebbe
semplicemente evangelico l’avere serene esperienze di fraternità tra i preti.
L’importante per tutti e a tutte le età è il
creare un contesto di vere e autentiche
relazioni personali e pastorali.
3.La pastorale vocazionale. Dobbiamo
aiutarci a cercare insieme una via
d’uscita per l’attuale empasse. Non basta
constatare il problema e lamentarcene.
L’attenzione vocazionale dovrebbe
appartenere normalmente insieme e in
termini più espliciti alla pastorale familiare e a quella giovanile sia diocesane
che parrocchiali.
Torino, 28 settembre 2005
Mercoledì 22 febbraio Benedetto XVI ha reso noti i nomi dei nuovi cardinali. Tra essi, c’è il cinese
mons. Joseph Zen Ze-kiun, salesiano, vescovo di Hong Kong.
Nell’estate 2005 mons. Zen (il terzo da sinistra) era stato ospite della Comunità salesiana di Monte
Oliveto a Pinerolo, incontrando anche il nostro Vescovo.
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Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
Relazione del Vicario Giudiziale
sull’Attività del Tribunale Regionale
Piemontese
nell’Anno Giudiziario 2005
Si è aperto sabato 11 marzo – presso il Seminario Maggiore di Torino – il 67° anno
giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese. La giornata dell’inaugurazione è iniziata con la celebrazione della Santa Messa. Poi nell’Aula Magna è
seguita la cerimonia con il saluto del card. Severino Poletto, Moderatore del Tribunale,
la relazione del vicario giudiziale can. Giovanni Carlo Carbonero e la lezione di mons.
Domenico Mogavero su “Le cause matrimoniali: un servizio alla verità”.
È questa l’occasione, che si ripete ogni anno, per fare il punto sull’attività di
questo organismo e sulle prospettive pastorali che nascono da questo punto di osservazione della realtà familiare regionale.
Il Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese, sotto la responsabilità dei Vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta, ha giurisdizione “in materia matrimoniale”
sui cattolici (il numero di abitanti è di 4 milioni e 290 mila circa) delle 17 diocesi
della regione ecclesiastica.
Quello piemontese è Tribunale di prima istanza per il Piemonte e la Valle d’Aosta
e di seconda istanza per la Liguria. È composto da circa 40 membri ripartiti in vari
livelli di competenze.
Di seguito riportiamo l’intervento di mons. can. Giovanni Carlo Carbonero.
abile. Proprio nel contesto di questa scuola
dell’ideale e della volontà viene ad inscriversi
l’evento più importante di questo Tribunale
Ecclesiastico, che opera a nome e per conto dei
Vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta a
servizio di una pastorale interdiocesana della famiglia. Questa mattinata è un momento gioioso
e atteso di incontro con i nostri Vescovi, con
il rappresentante dello Stato, con le massime
autorità civili, militari e delle Forze di Polizia,
con i vertici della Magistratura, dell’Università degli Studi di Torino e della scuola, della
Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e
Eminenza, Eccellentissimi Vescovi,
Autorità,
Signore e Signori.
1. Dopo la straordinaria manifestazione
olimpica che ha visto convergere a Torino l’interesse sportivo del mondo intero e ha lanciato
un forte richiamo alla fratellanza tra i popoli,
da ieri sono iniziate le Paralimpiadi, una parola
alta ed efficace contro ogni discriminazione,
che a tutti dice che cosa possano l’ideale e la
determinazione anche in chi è fisicamente in
difficoltà, o, come si suol dire, diversamente
50
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
persone. Pertanto la mia prima attenzione
è riservata a chi lo anima e gli consente di
respirare e vivere.
Lo scorso anno si è purtroppo registrato
un grave lutto causato dalla morte del Vicario Giudiziale Emerito, mons. Giuseppe
Ricciardi. Non ci limitiamo ad un ricordo,
convinti che quando il Signore pone fine
alla nostra vita terrena chiude le nostre
olimpiadi dello spirito e ci accoglie nella
pienezza della vita di famiglia con Lui. La
fede ci assicura che i nostri fratelli maggiori
continuano a seguirci nel nostro quotidiano
lavoro e sostengono i nostri passi a volte
incerti e stanchi. Ed è così che auguriamo a
mons. Ricciardi buon lavoro ancora accanto
a noi, dal Paradiso di Dio.
Dopo il rinnovo ad quinquennium di tutti
gli incarichi nel giugno scorso, che, per quanto mi riguarda, avrei desiderato comportasse
un pizzico di fantasia, in settembre sono stati
inseriti nell’organico dei Giudici un religioso
e un laico: P. Pier Giuseppe Pesce (Francescani Minori), già docente presso la Pontificia
Università “Antonianum” di Roma e Giudice
Istruttore presso il Tribunale di Appello del
Vicariato di Roma, e il prof. Mario Andrea
Armanni di Novara, fino ad allora parte dello
staff dei Difensori del Vincolo. Per P. Pesce
si è trattato di una rimpatriata, in quanto parecchi anni fa era già stato Giudice del nostro
Tribunale. La nomina del prof. Armanni è
stata un importante passo moderno della
Chiesa Piemontese e Valdostana, in armonia
dell’Università Pontificia Salesiana, dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, delle istituzioni che hanno come preminente interesse
la famiglia e i giovani.
2. Poco fa, nella concelebrazione eucaristica, primo momento di questa inaugurazione, abbiamo collocato nel cuore di Dio
il mistero della grandezza e della miseria
dell’uomo. La Messa è fons et culmen della
vita e dell’azione ecclesiale, fons et culmen
di tutti i sacramenti e pertanto dello stesso
segno sacramentale che immette in uno stato
perennemente sorgivo di grazia l’uomo e la
donna che decidono di amarsi per tutta la
vita e di costruire insieme. In questa Messa,
che, nello spirito di Theilard de Chardin,
abbiamo celebrato “sul mondo intero”,
erano in particolare presenti spiritualmente
nella forza e solidarietà della preghiera le
numerose coppie che fanno ricorso al Tribunale Ecclesiastico e il mondo dei giovani,
speranza del futuro. Alcune Comunità di
vita contemplativa mi hanno assicurato la
loro condivisione nella preghiera. In questo
panorama convergente di fede siete coinvolti
anche voi che operate ai massimi livelli
della società e oggi ci onorate della vostra
partecipazione, nella comune attenzione ai
valori del matrimonio e della famiglia, cui
la fede dà particolare risalto.
La preoccupazione dello splendor veritatis anima ed accompagna l’azione giudiziaria. Questo evento pubblico consente di
gettare uno sguardo disincantato
e obiettivo almeno su una parte
della complessa realtà della
Chiesa, che si presenta alla
società come “casa di vetro”,
trasparente, secondo l’espressione usata nel lontano 1998 a
Vienna dal compianto Giovanni
Paolo II.
3. Dovendo relazionare sulla
vita del Tribunale Regionale,
inizio col dire che si tratta di
un organismo vivo, fatto di
51
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
con lo spirito e la legge canonica, verso una
valorizzazione sempre più ampia e attenta dei
laici, ai vertici dell’organizzazione giudiziaria, vale a dire nella funzione giudicante. Il
prof. Armanni è il primo Giudice laico delle
due Regioni.
Ricordando questa nomina non si può
non riconoscere il prezioso apporto dei laici
già presenti nei nostri uffici in altre funzioni: dalla Difesa del vincolo matrimoniale,
alla Consulenza e Patronato Stabile, alla
Cancelleria.
Sempre nello scorso settembre si è arricchito il gruppo dei Difensori del Vincolo con
la nomina di don Paolo Bellussi, sacerdote
del clero di Novara.
Altre stelle mi auguro possano apparire
all’orizzonte. Esse confermerebbero la generosità dei Vescovi, dei Superiori degli Ordini
e delle Congregazioni religiose e del clero, e
sottolineerebbero ancor più l’interdiocesanità
del Tribunale Regionale e il suo carattere
composito. In particolare, dall’esperienza
maturata dal carisma delle Comunità di vita
consacrata deriverebbe senz’altro un benefico
apporto alla nostra istituzione.
ni concordatari o canonici secondo i fori di
competenza stabiliti dalla legge.
È presente oggi una qualificata rappresentanza del Tribunale Ligure le cui cause
vengono da noi trattate in sede di appello.
Avrebbe partecipato volentieri anche il Vicario del Tribunale Lombardo, che è il nostro
Tribunale di appello, ma all’ultimo momento
ha dovuto rinunciare. È doveroso ringraziare
i colleghi dell’uno e dell’altro foro per la
costante cordiale collaborazione. La cordialità non esime talvolta da giuste critiche,
segno anzi di valida collaborazione, e devo
riconoscere che le osservazioni motivate del
Tribunale di Appello nei nostri confronti ci
trovano sempre attenti, sono accolte come
segno di fraternità vera e ci aiutano a crescere
e a migliorare la qualità del servizio.
5. L’attività dell’anno 2005 ha riscontrato
un leggerissimo aumento delle cause di primo
grado introdotte (+ 5), più sensibile nelle
cause di appello (+ 12).
L’anno osservato è purtroppo stato caratterizzato da un considerevole decremento del
numero dei processi conclusi, per un totale
di 79 cause in meno rispetto all’anno 2004
(decremento di 49 unità in primo grado e di
30 in secondo).
Quanto alle pendenze dei processi
a fine anno appare un aumento del numero complessivo di cause: 21
in più rispetto allo scorso anno
(7 in meno di primo
grado e 28 in più di
secondo). Se però
si tiene conto che
nell’anno sono
state introdotte 17 cause in
più, l’aumento delle cause
pendenti si riduce ad appena
4 cause in più
rispetto all’anno
precedente.
Il numero mi-
4. Venendo a descrivere l’attività
specifica del Tribunale Regionale
Piemontese premetto anche quest’anno, ripetendomi, un accenno
alla giurisdizione territoriale.
La sua competenza si estende
alle 17 Diocesi del
Piemonte e della Valle d’Aosta
come Tribunale
di Prima Istanza.
In quanto Tribunale di Appello
giudica le cause matrimoniali
provenienti dalle
7 Diocesi della
Liguria. Ovviamente l’attenzione del Tribunale è
mirata ai matrimo52
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
nore di processi conclusi è dovuto ad una
serie di concause. Indubbiamente la presenza
di un certo numero di cause di incapacità
consensuale, notoriamente complesse, che
comportano la disposizione di accertamenti
peritali che a volte si trascinano per mesi. In
altri casi sono gli incarichi rogatoriali affidati
a Tribunali Regionali o Curie Diocesane,
soprattutto del Sud e del Centro Italia, a
produrre lunghe attese. Ma soprattutto dilata
i tempi fisiologici l’impegno supplementare
richiesto dalla riapertura dei processi provenienti dalla Regione Liguria, che in molti
casi esigono approfondimento di indagine.
Talvolta si aggiunge la ridottissima disponibilità di qualche Giudice, che pur desiderando mantenere l’incarico, privilegia campi
maggiormente a lui congeniali. Sono però
casi circoscritti. Si aggiunga il fatto, più frequente, del Giudice che, trovandosi a dover
svolgere contemporaneamente ministero di
forte impegno nella realtà parrocchiale o/e
diocesana, è costretto a ridurre il tempo da
dedicare all’attività giudiziaria. È inevitabile
che queste due ultime evenienze costringano
ad attesa cause assegnate ad un Collegio
prestabilito e già disponibili per lo studio
finale e per la decisione, oppure inducano ad
antipatiche sostituzioni, contro il disposto del
canone 1425, comma 5 del Codice di Diritto
Canonico che le consente solo in casi gravissimi. In simili evenienze ritengo che
sia il bonum animarum a dover
prevalere.
Nonostante gli inconvenienti lamentati, il dato positivo è
rappresentato dal numero
contenuto di cause pendenti a fine anno e dai
tempi di attesa per l’inizio
delle istruttorie che nel
corso del 2005 sono stati
ulteriormente ridotti, al
punto che essi paiono
rientrare pressoché
nella norma che gli
adempimenti procedurali richiedono.
6. Nel presentare insieme luci ed ombre
dell’attività del Tribunale devo dare atto
dell’impegno della quasi totalità dello staff,
al quale è mio preciso dovere, e lo faccio con
gioia, rivolgere in questa solenne circostanza
un pensiero di apprezzamento e gratitudine.
In particolare la mia riconoscenza è per la
generosità di molti, la stragrande maggioranza, che lavorano senz’altro riconoscimento
che la gioia del bene compiuto, consapevoli
di rendere un servizio in spirito ecclesiale a
persone in difficoltà, provate dalla sofferenza
e dalle delusioni.
Mi torna alla mente un saggio detto indiano, secondo il quale a chi cresce è bene
consegnare due cose: ali e radici. Radici perché ciascuno resti con i piedi ben piantati per
terra, pronto a ringraziare chi ci ha preceduto
e ci ha conservato il mondo che oggi siamo
chiamati ad abitare. Ali per educarsi a volare.
Quanto ad esse sono convinto che, operando
in un settore di giustizia, dobbiamo assolutamente guardare avanti, le ali ci servono per
questo, dandoci traguardi sempre migliori, di
migliore qualità anzitutto, di eccellenza, ma
anche di maggiore celerità in obbedienza ai
tempi che la legge ha stabilito.
Ringrazio il Cardinale Arcivescovo che
ha insistito su alcuni punti fondamentali di
dottrina e di giurisprudenza che costituiscono
le nostre radici e che terremo nel debito conto
per migliorare il servizio. I suoi richiami
non cadranno invano.
7. Passerei a qualche informazione e considerazione sulla
tipologia delle cause. Tra
le cause delle due regioni, Piemonte e Valle
d’Aosta, decise nell’anno 2005, il numero di
maggior rilievo è rappresentato dal gruppo
dei difetti volontari
del consenso, che si
verificano quando
si contrae con una
visione e imposta53
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
zione soggettiva e personale del matrimonio,
in aperto rifiuto o del matrimonio cristiano in
toto oppure di uno o più requisiti essenziali.
Su 233 capi di nullità giudicati, 133
(57,08%) appartengono alla fattispecie delle
cosiddette “simulazioni”: 88 hanno ottenuto
sentenza affermativa (66,17%), 45 (33,83%)
sono stati respinti. Le simulazioni più ricorrenti sono l’esclusione dell’indissolubilità
(62, pari a 46,62% ) e della prole (64, pari a
48,12%). Sovente la seconda consegue alla
prima: infatti l’incertezza sulla consistenza e
serenità del proprio matrimonio, che genera
una riserva contro la permanenza del vincolo,
si può ripercuotere sull’impegno procreativo
fino al punto di escluderlo.
Rimanendo sempre nell’ambito della prima istanza, i capi di nullità di natura psicologica sono in numero relativamente contenuto:
86 unità su 233 (36,91%), di cui 28 (32,56%)
sono stati respinti. Essi riguardano sia la grave immaturità di una o dell’altra parte a fronte
dei diritti e doveri essenziali del matrimonio,
sia l’assenza di libertà interna, sia l’incapacità
per cause di natura psichica di assumere gli
obblighi essenziali del matrimonio osservati
nel loro ventaglio di obiettivi/impegni.
Nelle cause provenienti dalla Liguria
trattate in appello nel nostro Tribunale si
nota la presenza di un maggior numero di
incapacità consensuali: 108 unità (62,79%),
a fronte di 60 simulazioni (34,88%), su 172
capi complessivi.
Vorrei ricordare due cause degne di attenzione per la procedura seguita. Nel corso
dell’anno 2005 si è avuto un caso, forse a
mia memoria per la prima volta nella storia
del Tribunale Piemontese, di una sentenza di
conformità equivalente, che non è un fatto
consueto neppure per la stessa giurisprudenza della Rota di Roma. In primo grado
la sentenza aveva riconosciuto la nullità del
matrimonio per errore circa una qualità della
persona direttamente e principalmente intesa. In appello il Tribunale Piemontese non
ritenne sufficientemente provato questo
raro e difficile capo di nullità e, accolta
la petitio di un nuovo capo e svolta op-
portuna istruttoria integrativa, si pronunziò a
favore dell’errore causato da dolo. La nostra
sentenza di appello si dichiarò conforme, in
modo equivalente, alla decisione affermativa
di primo grado, in quanto il fatto giuridico
era il medesimo, anche se il Tribunale di
appello si era pronunciato su un diverso capo
di nullità.
In un’altra causa il Tribunale di primo
grado aveva sentenziato la nullità per incapacità di una parte di assumere gli obblighi del
matrimonio. Il Tribunale di appello ritenne
quella tesi non provata. Perciò, nell’interesse
delle parti, avviò procedura di dispensa di
matrimonio non consumato, fatto che in prima istanza era già clamorosamente emerso,
ed inviò per competenza gli atti alla S. Sede.
Il Santo Padre dispensò quel matrimonio, ritenendo convincente la prova esclusivamente
morale dell’inconsumazione.
8. Scorrendo i dati statistici si nota, nelle
cause di primo grado, una certa evidenza di
percentuale delle sentenze negative, che
hanno dichiarato non constare la nullità del
matrimonio. Rispetto all’anno precedente
appare un decremento appena percepibile.
Mentre un incremento significativo è apprezzabile nel numero dei capi di nullità respinti:
84 su 233 (pari al 36,05%), contro il 34,51%
del precedente anno. Una causa infatti può
essere esaminata sotto vari profili di nullità.
Evidentemente non tutti
i capi di nullità addotti presentavano un
corredo
di prove idoneo a
for-
54
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
mare nei Giudici la certezza morale della
nullità di quei matrimoni.
L’osservazione di questo dato suggerisce di ribadire che un’accurata consulenza
preliminare può evitare alla parte illusioni
e conseguenti delusioni, che rischiano di
offuscare nei fedeli l’immagine della Chiesa
e di allontanarli dalla stessa vita cristiana, per
quanto mi renda ben conto che l’Avvocato
non può che fidarsi delle informazioni fornite
dal cliente. Colgo anche questa opportunità
per invitare i signori Avvocati a riflettere
a lungo prima di avviare azioni giudiziarie
temerarie o almeno inopportune che rischiano di inquinare l’immagine della categoria
stessa. Chiarezza esige che, pur avendo garbatamente osservato quanto sopra per amore
di verità, mi senta in dovere, e lo faccio volentieri, di riconoscere il senso di responsabilità
e la qualità del lavoro professionale di quegli
Avvocati, e sono la stragrande maggioranza,
che onorano la professione e l’appartenenza
alla Chiesa e intervengono come preziosi
collaboratori del Giudice.
gano di vigilanza della S. Sede, regolasse la
materia. Il 14/10/1972 furono pertanto date
precise disposizioni (Litterae circulares) per
mandato del Papa ai Vescovi italiani, con
la seguente motivazione: “Notum est enim,
quam saepe, propter abusus qui hac in re vel
praesumuntur vel reapse acciderunt, longe
lateque voces circumferantur, quae Ecclesiam vere offendunt (traduz.: È noto infatti
che sovente a causa di abusi presunti o reali
si sono diffuse voci che veramente offendono
la Chiesa). Si stabilirono tassativamente
spese di causa e onorari degli Avvocati, con
la precisa menzione: … taxationes de quibus
supra, non proponuntur ad modum exempli,
sed vim habent normae obligantis”. Fu
inoltre disposto che ogni Avvocato avrebbe
dovuto impegnarsi con giuramento a percepire dal cliente a titolo di onorario non oltre
la somma fissata, pena il deferimento all’organo supremo di vigilanza per le procedure
di competenza.
Questo provvedimento severo del Santo
Padre indusse gli Avvocati dell’Albo del foro
piemontese a costituirsi tempestivamente in
collegio con un proprio statuto, a brevissima
distanza dall’entrata in vigore delle norme,
per sentirsi maggiormente uniti di fronte
agli interventi della Santa Sede. Ma gli anni
passano, l’esperienza insegna, e con gli anni
si è senz’altro acquisita una maggiore consapevolezza di appartenenza ecclesiale, di
servizio, di collaborazione.
9. Vorrei ora passare ad un argomento che
desta sempre molta attenzione e interesse nell’opinione pubblica e tra i mass media: i costi
delle cause. Evidentemente ci si aspetta dalla
Chiesa coerenza con la sua realtà costitutiva
e con il messaggio di cui è custode. È giusto
che dai Tribunali Ecclesiastici si desideri
trasparenza e attenzione sotto tutti i profili
alle persone, anche alle più umili.
Vorrei fare qualche passo indietro nella
storia recente. Quotidiani e settimanali negli
anni passati, forse un po’ meno in questi
ultimissimi, hanno fatto scorrere inchiostro
per rimarcare che le cause di nullità se le
può permettere soltanto chi ha disponibilità
economiche, citando ad esempio matrimoni
dichiarati nulli di teste coronate, di divi dello
spettacolo o comunque di persone abbienti.
Simili voci pesanti erano già pervenute alle
orecchie del Santo Padre nel lontano 1972
e il Papa Paolo VI, volendo fare assoluta
chiarezza, aveva disposto che il Supremo
Tribunale della Segnatura Apostolica, or-
10. In tempi recenti il problema dei costi
delle cause di nullità di matrimonio è stato seriamente considerato, affrontato e risolto dai
Vescovi Italiani con precise normative. La
Chiesa Italiana ha fatto un gesto di assoluto
coraggio e modernità assumendosi il gravoso
onere del finanziamento dei 19 Tribunali
Regionali d’Italia, nella convinzione, di alto
profilo, sia che un’azione con cui il fedele
invoca un atto di giustizia debba essere per
quanto possibile oltre che tempestiva anche
gratuita sia che la stessa azione debba essere
accessibile a tutti, senza eccezioni.
Questo discorso mi offre l’opportunità
55
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
finanziamenti ritenendo il Consulente e Patrono Stabile una forma necessaria e moderna
della Chiesa per esprimere la sua prossimità
concreta ai fedeli in situazione matrimoniale
critica e sfatare del tutto notizie di costi eccessivi delle cause di nullità di matrimonio.
L’Ufficio dei Patroni Stabili ha due
obiettivi:
- offrire un servizio di consulenza, nel
quale gli addetti al termine dell’incontro o
degli incontri presentano a tutti l’Albo degli
Avvocati, affinché i richiedenti dopo essere
stati opportunamente informati possano
eventualmente rivolgersi, in alternativa, agli
Avvocati liberi professionisti ;
- offrire un servizio di patrocinio e di difesa di pari dignità del libero professionista.
Entrambi i servizi sono destinati a tutte
le categorie di persone e sono interamente
gratuiti. La remunerazione dei professionisti addetti è assunta integralmente dal
Tribunale.
Dal marzo dello scorso anno uno dei
Patroni Stabili è stato messo a disposizione
per la consulenza non solo in sede a Torino,
ma anche presso la Curia di Aosta in giorni
fissi di appuntamento. Negli ultimi mesi
dell’anno è iniziata una collaborazione con le
Curie di Pinerolo e di Saluzzo, quest’ultima
per il bacino Saluzzo-Cuneo-Fossano. Si
pensa di estendere il servizio anche ad altre
Diocesi, compatibilmente con gli impegni
dei Consulenti.
per riconoscere che il meccanismo di finanziamento dei Tribunali messo in atto dalla
Conferenza Episcopale Italiana è preciso e
puntuale.
Per lo svolgimento di una causa, che impegna l’attività e il giudizio di due Tribunali
diversi (primo grado e appello) a chi intenta
l’azione viene chiesto il versamento di un
contributo di euro 450,00. Ben si comprende
come tale somma copra soltanto la minima
parte delle spese vive: a titolo esemplificativo, si pensi all’impegno del personale di
due Tribunali che, se laico, è regolarmente
inquadrato contrattualmente secondo le leggi
della Stato italiano, all’istruttoria, a perizie
d’ufficio, a incarichi rogatoriali per ascoltare
parti o testi fuori regione,…
Il contributo fissato dalla Conferenza
Episcopale Italiana può essere ulteriormente
ridotto nei casi di difficoltà economica e di
povertà. Evidentemente anche l’onorario
dell’Avvocato libero professionista sarà soggetto a riduzione fino al gratuito patrocinio e,
di conseguenza, l’Avvocato di fiducia diverrà
Avvocato d’ufficio. È ovvio che chi sceglie di
essere assistito da un Patrono Stabile non ha
spese per onorari di Avvocato. L’Economato
del Tribunale informa sempre le parti e i loro
Avvocati circa le spese e gli onorari con una
nota a preventivo all’inizio della causa e una
seconda a consuntivo prima della discussione
della causa stessa.
11. Vorrei dedicare un attimo di attenzione
con voi ad un istituto recente promulgato dai
due Codici che regolano la vita della Chiesa
Cattolica dell’occidente e dell’oriente. Un
istituto che proprio in questa città olimpica
aveva trovato la sua culla nel lontano 1973
con una iniziativa coraggiosa e tempestiva
della Conferenza Episcopale Piemontese.
Erano tempi di vivace dialettica, a qualche
mese di distanza dalla chiarificazione voluta
da Paolo VI. Allora l’istituto era stato denominato Pubblico Avvocato. Successivamente
la legge canonica lo ha chiamato Patronato
Stabile. La Conferenza Episcopale Italiana
ha profuso norme specificandone la figura ed
estendendola alla consulenza. Ha impegnato
12. Dalle loro relazioni si è potuto apprendere quanto segue.
Tra i richiedenti una parte consistente
è separata da meno di un anno; la maggior
parte è separata tra 1 e 5 anni, una minima
parte non è separata neppure di fatto, per cui
in questi ultimi casi si è cercato di mettere
in atto ciò che prescrive il Codice (canone
1676) invitando ad esperire ogni tentativo per
ricomporre l’unione prima di intraprendere la
via giudiziaria.
Molti casi riguardano chi desidera una
verifica della consistenza del proprio matrimonio dopo molti anni dalla separazione, in
56
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
genere persone che, lontane o allontanatesi
dalla fede e dalla pratica religiosa, hanno
costituito una nuova realtà di coppia basata
su un matrimonio civile o sulla semplice
convivenza e solo dopo molti anni si sono
riavvicinate alla Chiesa e si sono poste il problema della irregolarità della loro unione. In
massima parte il riavvicinamento è avvenuto
attraverso Gruppi e Movimenti ecclesiali.
Una percentuale dei richiedenti non ha
richiesto il divorzio per motivi religiosi,
pur avendone i requisiti. La maggior parte
dei richiedenti è divorziata e la motivazione
di adire il Tribunale pare essenzialmente
religiosa.
In casi isolati la causa di nullità è stata
introdotta immediatamente dopo la presentazione, in sede di divorzio, della richiesta della
controparte di un consistente assegno divorzile. Ma dovrebbero essere sempre meno
numerosi i richiedenti motivati da interessi
economici a causa del mutato orientamento
della giurisprudenza della Cassazione, che
ritiene insuperabili da una delibazione ecclesiastica di nullità le statuizioni in campo
economico di una sentenza di divorzio, o più
propriamente di cessazione degli effetti civili,
passata in giudicato.
I richiedenti sono giunti all’Ufficio di
Consulenza normalmente in seguito a suggerimento di Vescovi, Parroci, sacerdoti,
diaconi, religiosi e religiose. Non mancano
però professionisti, quali medici e avvocati
civilisti, che indirizzano al Tribunale. Altri
sono giunti all’Ufficio di Consulenza tramite
informazioni attinte da Internet, o consigliati
dalle Curie o dal Vaticano stesso.
In conclusione l’istituto dei Patroni Stabili
ha dimostrato una enorme valenza pastorale,
là dove i titolari dedicano tempo e ascolto
attento alle persone. Mi sento anche di poter
dire che, se il Patronato Stabile nel passato era
stato contestato nel suo sorgere da un gruppo
consistente di Avvocati dell’Albo, oggi gli
Avvocati più attenti e collaborativi, con una
buona sensibilità ecclesiale, non vedono in
questo istituto la concorrenza, bensì un gruppo di professionisti che lavorano seriamente
perché la Chiesa possa offrire un aiuto concreto alle persone. Aggiungerò che anzi tali
Avvocati sanno che proprio tramite i Patroni
Stabili possono farsi conoscere meglio sul
territorio e quindi avere modo di lavorare
di più e collaborare più efficacemente con il
Tribunale stesso.
13. Aggiungo che per favorire una doverosa informazione dei fedeli sull’esistenza
del Tribunale e sulla sua attività, è in fase
di studio un sito Internet. È anche questo un
modo, avvalendosi delle tecniche informatiche moderne, per realizzare sempre maggiore
trasparenza nell’attività giudiziaria della
Chiesa, raggiungere capillarmente i fedeli
in situazione matrimoniale critica, e mettere
a loro disposizione strumenti di verifica accessibili a tutti.
14. Avviandomi al termine di questa relazione, vorrei ancora accennare a qualche
57
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
risvolto di carattere squisitamente pastorale. Nel corso dell’anno i nostri uffici hanno
incontrato molte persone gravate da pesanti
bagagli di sofferenza, di miseria morale, che
non sto a citare per rispetto della privacy. Se
noi scorriamo le tabelle statistiche dei capi di
nullità esaminati e decisi ci rendiamo conto
che il Tribunale non offusca i valori del matrimonio, anzi elencando e sottolineando la
patologia ne esalta la fisiologia, richiama i
requisiti essenziali che il matrimonio richiede
anche solo sul piano naturale, inducendo a
riflettere.
La stessa esperienza del processo, comunque si possa concludere, sollecita le parti (e in
qualche misura anche i testi) ad una introspezione, a rileggere il vissuto, a ripercorrere a
ritroso un cammino che sovente si è rivelato
povero di maturità, affrettato, scarsamente
convinto, carente di valori. Questo lavoro
d’indagine introspettiva e retrospettiva dà
sempre i suoi frutti, in quanto, se condotto
con impegno e buona fede, consente di fare
verità entro sé stessi, di fare discernimento,
in vista di un impegno più illuminato nelle
scelte future e maggiormente in linea con il
piano di Dio. Quanti genitori interrogati sul
matrimonio di un loro figlio o figlia hanno riconosciuto di avere sbagliato l’impostazione
educativa! Quante volte parti in causa hanno
valutato la loro vita in allora in modo molto
critico, persino impietoso! Quante volte
nelle nostre aule giudiziarie interrogando un
agnostico, un non credente, un ateo, abbiamo
raccolto da lui segni di attenzione ai valori
cristiani, una simpatia per essi, persino una
curiosità di fronte alla Chiesa come istituzione! Dunque la dialettica processuale,
apparentemente arida, è palestra importante
di ricerca della verità e, se la Verità è Dio,
l’attività del Tribunale è un modesto ma utile
mezzo pastorale, una goccia nel mare, per costruire nella nostra società distratta un piccolo
tratto di percorso del regno di Dio.
che costituiscono la preparazione al matrimonio. La mia non era una voce solitaria.
Come è noto, il Tribunale è un osservatorio
privilegiato che registra la realtà impietosa
della tenuta di tanti matrimoni, ne registra i
drammi, analizza le cause sovente molteplici
del fallimento, e in molti casi prende atto della costruzione di nuovi foyers su basi diverse,
più serie, dove l’amore sembra coincidere
sovente con la volontà di costruire su valori,
riscoperti o scoperti per la prima volta.
Sono stati invitati qui oggi responsabili
di vertice della scuola, delle istituzioni formative dei giovani militari e in genere dei
giovani, della formazione alla vita di coppia,
per sottolineare che l’educazione ai valori del
matrimonio e della famiglia deve cominciare
da … lontano.
A nessuno sfugge che in questa società
violenta e intollerante, priva in gran parte di
modelli etici, occorra una convergenza delle
forze formative su alcune priorità, sull’educazione ad amare, a costruire relazioni affettive
profonde, mature, valide. Occorre mirare ai
giovani, creando sinergie con la pastorale
giovanile. Si tratterà di accompagnare i giovani sposi negli anni di maggiore difficoltà
per una reciproca integrazione, stimolarli ad
essere consapevoli del valore e della bellezza
del matrimonio cristiano, e, prima ancora
preparare le coppie che si orientano al matrimonio. Attivare una pastorale del discernimento. Insomma è urgente curare l’invio
e lo sviluppo di messaggi positivi, ricchi
di speranza e di fascino, in controtendenza
rispetto ai modelli culturali correnti.
Al di là della indispensabile prevenzione
si pone poi il problema dei coniugi che vivono il disagio coniugale: ormai è un dilagare
senza freni. E la realtà dev’essere guardata
in faccia. Quando l’armonia tra coniugi è
ormai definitivamente compromessa, una
prossimità di amore e un aiuto a lasciarsi
in modo rispettoso e civile e a continuare
a sentirsi Chiesa è importante. Il campo di
possibili interventi è vastissimo e lasciato
alla fantasia di chi ha maggiore sensibilità
sia in ambito civile che religioso. Oltre alle
15. Due anni fa e ancora lo scorso anno
avevo spezzato una lancia a favore di un
riesame completo dei percorsi tradizionali
58
Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese
La Conferenza Episcopale Italiana l’ha formalmente sottolineato in numerosi documenti
recenti. Lo scorso anno da questa sede avevo
lanciato una proposta: perché non legare più
strettamente e stabilmente l’attività del Tribunale Regionale a quella degli Uffici di pastorale
della Famiglia? Poteva sembrare utopia!
Il Vescovo Delegato Regionale per la
Famiglia e la Commissione Regionale hanno
immediatamente recepito quest’ansia e consapevolezza e hanno proposto un incontro,
il primo, che si è svolto il 17 gennaio scorso. La riunione ha prodotto l’invito rivolto
al Tribunale di far parte stabilmente della
Commissione Regionale per la Pastorale Familiare. E’ stato un successo che ha dilatato i
confini della nostra attività e ne ha dato piena
visibilità dimostrando di essere stati recepiti
dagli organismi interdiocesani a pieno titolo
come realtà di pastorale familiare.
varie iniziative di prossimità presenti nelle
nostre Diocesi vorrei segnalare in particolare
la realtà del Gruppo “La Casa”, sorto negli
anni 1997/98 all’interno dell’attenzione e
delle attività pastorali che la Diocesi di
Bergamo attua nei riguardi del matrimonio
e della famiglia. È un’iniziativa concreta di
accoglienza, di ascolto, di dialogo per coniugi
separati o divorziati o in situazione di nuova
realtà affettiva.
16. Nel fascicolo di documentazione si
troverà una nota inusuale per un organismo
giudiziario come questo. È stata preparata dalla
Commissione Regionale per la pastorale
familiare. Era sempre stata convinzione degli
operatori del Tribunale che la propria attività
fosse un servizio di pastorale della famiglia.
17. Due anni fa in questa circostanza la
sociologia ci era stata di aiuto per comprendere la realtà. Lo scorso anno un Vescovo
ci aveva comunicato le sue ansie pastorali
e informato circa i passi che la Chiesa ha
fatto e fa per dare risalto all’istituto matrimoniale. Oggi il Relatore, mons. Domenico
Mogavero, Sottosegretario della Conferenza
Episcopale Italiana, ci intratterrà sul tema di
bellezza: “Le cause matrimoniali: un servizio alla verità”, che per noi che operiamo
in quest’ambito è la vera motivazione del
nostro lavoro. Apprezzeremo volentieri in
lui la sua ben nota capacità e l’appassionato
temperamento solare di chi è stato baciato fin
da piccolo dal sole della Sicilia. Lo ringrazio
per la sua disponibilità e amicizia.
Chiedo ora al Cardinale Arcivescovo, nella sua funzione di Moderatore, di dichiarare
aperto il 67° Anno Giudiziario del Tribunale
Regionale Piemontese.
Can. Giovanni Carlo Carbonero
Vicario Giudiziale
del Tribunale Ecclesiastico
Regionale Piemontese
59
Atti della Curia
Ufficio Stampa Diocesano
Nomina di amministratore
Mons. Vescovo, in data 13 marzo 2006,
ha istituito, in applicazione ai principi
e norme relativi al Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della
Chiesa, l’Ufficio Stampa Diocesano con
un sito internet (www.diocesipinerolo.it) a
servizio delle parrocchie e dei vari gruppi
ecclesiali per sollecitare collaborazione e
ricevere contributi di informazione e notizie su tematiche religiose e sulla vita della
Chiesa locale.
Ha chiamato a dirigerlo Patrizio Righero, il cui ufficio, sito in Via del Pino n. 65,
sarà aperto il lunedì e il venerdì dalle ore
10 alle ore 12 (tel 0121.37.33.50 – e-mail:
[email protected])
parrocchiale
Vista ed accettata la richiesta di dimissioni da Parroco della Parrocchia San
Marco in Baudenasca, presentata dal sac.
Maurino Andrea, in data 27 febbraio 2006,
con suo decreto, il Vescovo ha nominato
Amministratore della medesima Parrocchia, il sac. Bertin Paolo, pur continuando
ad esercitare il ministero di Parroco di S.
Maria Maddalena in Perrero.
Ammissione tra i candidati
al diaconato permanente e
all’ordine del diaconato e
presbiterato
- Mons. Vescovo ha ammesso tra i
candidati al diaconato permanente il sig.
Andrea Castagnoli, della parrocchia di
San Donato.
Il rito di ammissione e il conferimento
del Lettorato è stato celebrato in Cattedrale,
domenica 22 gennaio 2006.
- Mons. Vescovo ha ammesso tra i
candidati all’ordine del diaconato e del
presbiterato i seminaristi: Alessandro
Ricci, Gardy Maisoneuve, Antonio Carlos
Rocha de Amorin e Josè Roberto Berrios
Echeverria, del Seminario Missionario
Diocesano “Redemptoris Mater”.
Il rito di ammissione è stato celebrato
martedì 31 gennaio 2006 presso la cappella
delle suore Figlie della Carità in Luserna.
60
Atti della Curia
Offerte pervenute in Curia
Dubbione; Pinasca; Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice.
◆ “L’obolo di san Pietro” è l’espressione più tipica della partecipazione di
tutti i fedeli alle iniziative di bene del
Vescovo di Roma nei confronti della
Chiesa universale. È un gesto che ha
valore non soltanto pratico, ma anche
fortemente simbolico, come segno di
comunione col Papa e di attenzione
alle necessità dei fratelli.
Queste le parrocchie che hanno svolto
tale raccolta.
Parrocchia di Bibiana - € 310,00; Parrocchia di Bricherasio (San Michele)
- € 10,00; Parrocchia di Appendini
- € 15,00; Parrocchia di Campiglione - € 250,00; Parrocchia di Fenile
- € 60,00; Parrocchia di Cantalupa
- € 250,00; Parrocchia di Frossasco
- € 170,00; Parrocchia di Luserna
- € 15,00; Parrocchia di Lusernetta
- € 54,95; Parrocchia di Macello - €
50,00; Parrocchia di Perosa Argentina - € 150,00; Parrocchia di Perrero
- € 10,00; Parrocchia di Trossieri
- € 50,00; Parrocchia di Dubbione - € 100,00; Parrocchia di Pinasca
- € 20,00; Parrocchia San Leonardo
Murialdo (Pinerolo) - € 25,00; Parrocchia San Maurizio (Pinerolo) - €
5,00; Parrocchia di Roletto - € 65,00;
Parrocchia di Salza - € 50,00; Parrocchia di Villar Pellice - € 40,00
◆ Per la Terra Santa: € 355 dalle parrocchie di Bibiana; Bricherasio (San Michele); Appendini; Luserna (Sacro Cuore);
Macello; Trossieri; Perrero; Dubbione;
Frossasco; Pinasca; Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice.
◆ Per gli Emigranti: € 825,60 dalle parrocchie di Bibiana; Bricherasio (San
Michele); Appendini; Cantalupa; Luserna (Sacro Cuore); Lusernetta; Macello;
Trossieri; Perrero; Dubbione; Frossasco; Pinasca; Pinerolo (San Leonardo
Murialdo); Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice.
◆ Per il Fondo di solidarietà Clero: €
1070,00 dalle parrocchie di Bibiana;
Bricherasio (San Michele); Appendini;
Cantalupa; Luserna (Sacro Cuore); Lusernetta; Macello; Trossieri di Perrero;
Perrero; Dubbione; Pinasca; Pinerolo
(San Leonardo Murialdo); Pinerolo
(San Maurizio); Roletto; Salza; Villar
Pellice.
◆ Per la Cooperazione Diocesana: €
1112,22 dalle parrocchie di Bibiana;
Bricherasio (San Michele); Appendini;
Luserna (Sacro Cuore); Lusernetta;
Macello; Perosa Argentina; Trossieri;
Perrero; Pinasca; Pinerolo (San Leonardo Murialdo); Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice.
Per l’anno 2005 sono pervenuti in
Curia le offerte delle collette effettuate
per altre Giornate di solidarietà. Ne riportiamo il prospetto sintetico.
◆ Per il Seminario: € 781,89 dalle parrocchie di Bibiana; Bricherasio (San
Michele); Lusernetta; Perosa Argentina;
Trossieri; Pinasca; Pinerolo (San Leonardo Murialdo); Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice.
◆ Per i catechisti d'Africa: € 370 dalle
parrocchie di: Bibiana; Bricherasio (San
Michele); Appendini; Luserna (Sacro
Cuore); Macello; Trossieri; Perrero;
61
- Caritas Diocesana Bilancio consuntivo 2005
Dal 1 gennaio 2005 al 31 dicembre 2005
■ Raccolte per Giornata
- Avvento di Fraternità
(Progetto Rishilpi - Bangladesh)
- Maremoto Sud-Est asiatico
- Quaresima di Fraternità 2005
Progetto Giuseppini del Murialdo
Progetti don Canavosio
- Catastrofi naturali
Uragano in Guatemala
Terremoto in Pakistan
- Per alluvionati in Romania
totale
- Riporto in entrate per arrotondamento - Riporto in uscite per arrotondamento
entrate
uscite
In Cassa
4.867,10
62.103,61
5.001,50
62.150,00
134,40
46,39
2.500,00
11.989,70
2.500,00
15.000.00
3.010,30
3.410,88
6.050,88
500,00
91.422,17
59,01
3193,84
3.402,75
6.000.00
502,75
94.557,00
8,13
2,75
■ Contabilità ordinaria
Entrate 2005
Offerte alla Caritas (n.5 offerte)
Contributi “Oasi Sant’Agostino”
Entrate Varie (“Oasi Mirella”, per C.A.N., Alloggio Via Trieste)
Contributo 8 per mille da Mons. Vescovo
Arrotondamento per Progetti caritativi
Totale entrate
€
530,00
€ 1.200,00
€ 4.226,94
€ 20.000,00
€
59,01
€ 26.015,95
Uscite 2005
Interventi caritativi (per 4 casi di emergenza)
Manutenzione straordinaria Immobili servizi Caritas
Contributo Banco Alimentare
Bollette e imposte strutture Caritas
Attività e aggiornamento Caritas
Spese varie
€
800,00
€ 4.179,03
€
151,00
€ 4.025,93
€ 3.011,66
€
100,62
€ 15.462,08
Totale uscite
Riepilogo Cassa Caritas
Importo attivo al 31 dicembre 2004
Totale entrate 2005
Totale uscite 2005
Fondi vincolati
Al 31 dicembre 2004
Per alluvionati pinerolesi
+ € 1.402,93
+ € 26.015,95
- € 15.462,08
Attivo al 31 dicembre 2005 + € 11.956,80
Fondo vincolato
inizio 2005
€ 4.131,67
Uscite 2005
31 /12/ 2005 Anno 2005
Contributo mutuo interessi alluvionati
€ 2.065,82
Rimanenza vincolata
62
Saldo al
€ 2.065,85
Consigli di partecipazione
Consiglio
Pastorale
Diocesano
Consiglio
Presbiterale
♦ Il 27 gennaio 2006 si è riunito il Consiglio Presbiterale nel quale è stato presentato
il documento della Commissione Presbiterale Regionale "Essere parroco oggi”.
Don Ferdinando Lanfranchini ha esposto una sintesi del testo, mettendo in evidenza i punti salienti in esso contenuti.
È stato rilevato che il documento è bello
per la sua concretezza, ma occorre porre in
risalto il valore della Chiesa particolare e
la natura del ministero ordinato.
Un vivace e approfondito dibattito ha
fatto seguito da parte dei presenti, sottolineando la necessità dell’aggiornamento
teologico e il sostegno al clero anziano e
ammalato.
Si è insistito perché si viva lo spirito
di comunione; sono i gesti concreti che
diventano testimonianza credibile.
Da parte di parecchi consiglieri viene
sottolineata la necessità di riprendere in
mano i testi del Concilio e del magistero
pontificio che ne è seguito.
Il vescovo ha concluso richiamando
gli insegnamenti della “Presbyterorum
ordinis” e della “Pastores dabo vobis”,
come pure la necessità di curare la dimensione umana della vita: casa, pulizia,
cibo e vestito. Invita a guardare alle figure
significative di presbiteri del passato, per
essere incoraggiati, oggi, a scrivere pagine
di speranza.
Ha infine aggiornato i presenti sulla situazione del Monastero della Visitazione e
sulla admissio al ministero ordinato di quattro seminaristi del Seminario Missionario
Diocesano “Redemptoris Mater”.
Si è riunito il 3 novembre 2005 il Consiglio Pastorale Diocesano, presieduto dal
vescovo, il quale ha introdotto i lavori con
una riflessione sull’importanza e i contenuti
del Convegno Ecclesiale di Verona che ha per
tema: “Testimoni di Gesù risorto, speranza
del mondo”.
Il can. Rino Girotti, vicario episcopale per
la pastorale, ha proposto un lavoro di insieme
che coinvolga tutta la diocesi e che, attraverso
vari gruppi parrocchiali e zonali, movimenti e
associazioni, esamini i cinque ambiti proposti
dal documento preparatorio. Il lavoro dovrà
essere ultimato a fine maggio 2006.
Alcuni interventi dei presenti hanno sottolineato la distinzione, che ormai deve essere
fatta, tra “battezzati” e “testimoni” e la difficoltà che oggi trova la stessa testimonianza
ad apparire come segno visibile; altri hanno
stigmatizzato forme di ritorno al paganesimo che sono accettate dagli stessi cristiani
(magia, spiritismo, feste come Halloween...).
Tutti hanno concordato che la lettura e l’approfondimento della Traccia preparatoria sia
una buona base di partenza.
Alcuni presenti hanno richiesto una
assemblea per raccogliere tutto il materiale
che sarà prodotto, prima di essere presentato
ufficialmente al Comitato Regionale che
farà sintesi di tutti i contributi preparati nelle
diocesi piemontesi.
Il vescovo comunica, infine, che lo Statuto
del Consiglio Pastorale Diocesano dovrà
essere emendato: la Segreteria si trasformerà
in Presidenza, che risulterà così composta:
vescovo, vicario generale, vicario episcopale,
segretario, vicari delle zone pastorali, due
rappresentanti per ciascuna zona pastorale.
♦ Venerdì 31 marzo si è svolto il Consiglio Presbiterale con il seguente ordine del
giorno: preparazione al Convegno di Verona e situazione delle case parrocchiali.
N.B.: Il testo integrale del Verbale è
depositato presso l’Archivio diocesano.
63
Consigli di partecipazione
Il can. Rino Girotti, vicario episcopale
per la pastorale, ha presentato un nutrito
dossier di relazioni fatte nelle Zone pastorali sulla Traccia in preparazione al
Convegno di Verona. Ha messo in evidenza
anche il lavoro dei Movimenti, Gruppi e
Associazioni. Tutti i consiglieri concordano
nel ritenere promettente e incoraggiante la
riflessione svolta, sia per aver coagulato
molteplici realtà diocesane sia per la ricchezza di contenuti emersi. È un materiale
prezioso che deve aiutare a impostare un
proficuo lavoro pastorale.
Si sottolinea soprattutto come la speran-
za deve animare il ministero dei presbiteri,
facendo diventare le nostre parrocchie, case
accoglienti e ospitali. Su questo tema si è
insistito molto.
Il vicario generale presenta, poi, la
situazione di degrado in cui si trovano
diverse case parrocchiali. Indica alcune
strategie di intervento che debbono essere
verificate con il Consiglio Diocesano Affari
Economici e con tutto il presbiterio.
Il vescovo conclude invitando i presbiteri a sensibilizzarsi perché il patrimonio
immobiliare sia custodito con cura, con
l'attenzione di un buon padre di famiglia.
Le religioni e lo sport
Le esperienze di dialogo interreligioso e
i Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006
Il TOROC, il Comitato per l’Organizzazione dei XX Giochi Olimpici Invernali, ha costituito un Comitato Interfedi ed
ha scelto di avvalersi dell’apporto dei rappresentanti delle religioni nella gestione
del servizio, nella definizione degli spazi
e degli allestimenti delle aree di culto
e meditazione all’interno dei Villaggi
Olimpici.
Il lavoro dei componenti del Comitato Interfedi è divenuto nel tempo un
luogo di confronto, dialogo, dibattito e
soprattutto di fraternità. Nel suo ambito
sono nati progetti comuni, idee, opinioni,
orientati al sostegno delle iniziative per la
promozione dei valori universali e quindi
olimpici. A cura del Comitato Interfedi di
Torino 2006. Il libro bilingue “Le religioni e lo sport”, edito da Effatà, presenta
una panoramica di riflessioni di diverse
confessioni religiose a proposito del valore dello sport. Aa. Vv, Le religioni e lo sport,
Effata Editrice, Cantalupa 2006.
64
Notiziario
Notiziario e Attività pastorali
gennaio – marzo 2006
A cura di Patrizio Righero
volontari a Koutiala. In
tutti rimane la serenità nel
cuore e l’intensità densa
di profumi, volti e ricordi
dell’Africa!
Amministrazione
Sante Cresime
Mons. Vescovo ha amministrato il sacramento
della Cresima, domenica 12 febbraio, presso la
parrocchia del Murialdo
in Pinerolo a 20 ragazzi e
ragazze.
Domenica 2 aprile,
mons. Vescovo, ha amministrato anche il sacramento
della Cresima presso la
parrocchia Santa Maria
Maddalena di Macello a 12
ragazzi.
Visite Pastorali
Nell’ambito delle Visite
Pastorali nella zona pastorale urbana, mons. Vescovo
ha incontrato le comunità
parrocchiali dello Spirito
Santo dal 15 al 29 gennaio
e di San Leonardo Murialdo dal 12 al 18 febbraio
2006.
Mali 15
Il campo di lavoro a
Koutiala, in Mali, dove
operano le suore del Santo
Natale, dal 4 al 6 dicembre
2005, ha coinvolto il gruppo “Cuore aperto” della
Festa dell’Epifania
parrocchia di S. Pietro in
Vincoli di Villar Perosa.
Dal diario di viaggio (Mali
15), inserito nel bollettino
parrocchiale di gennaiofebbraio 2006, emergono
la limpidezza dei sentimenti
e le riflessioni che hanno
accompagnato don Franco
e quanti hanno condiviso
con lui quei giorni.
“Armatevi di buona
volontà, ma soprattutto
d’amore, aprite il vostro
cuore al servizio del prossimo: bianco o nero (tubabu
o farafin!) che sia, perché
ogni vostro piccolo gesto a
servizio altrui, sarà vivere
appieno la missione”, queste le parole con le quali
suor Franca ha accolto i
65
Venerdì 6 gennaio, solennità dell’Epifania, mons.
Vescovo ha invitato alla
celebrazione eucaristica in
Duomo alle ore 18, gli immigrati presenti nel nostro
territorio. Colorato da tante
bandiere, il presbiterio è
diventato culla di nazioni
attorno al presepio.
Ritiro Giovani a
Monte Oliveto
Domenica 8 gennaio,
domenica 5 febbraio e domenica 5 marzo si sono
svolti a Monte Oliveto i ritiri mensili per gli adolescenti, i giovanissimi e i giovani
della Diocesi. Costante la
partecipazione dei giovani
(circa un centinaio), coordinati da sacerdoti, suore
e animatori. Le riflessioni
sono state affidate a don
Riccardo Frigerio e suor
Marirosa Orlando per il
gruppo dei giovani oltre i
Notiziario
e la preghiera personale è
quello scelto dall’Azione
Cattolica per quest’anno:
“Non abbiate paura, è
risorto!”
Lettorato
all’aspirante
diacono
Gioco a Monte Oliveto.
vent’anni; a don Massimo
Lovera per i giovanissimi,
e a suor Silvana Manavella
e Valter Gambarotto per
gli adolescenti del biennio
delle scuole superiori.
Il tema che ha segnato la
riflessione, la meditazione
Domenica 22 gennaio,
nella Cattedrale di Pinerolo,
durante la celebrazione
della Messa, il Vescovo
ha ammesso al sacramento
dell’Ordine l’aspirante diacono permanente Andrea
Castagnoli, della parrocchia di S. Donato e gli ha
conferito il ministero del
Lettorato. È stato il primo
passo in vista dell’ordinazione diaconale
Scuola
di Teologia
Dopo la pausa delle vacanze natalizie, sono ripresi,
in gennaio, i corsi di formazione teologica, organizzati
dalla Scuola di Teologia.
Da venerdì 27 gennaio,
per cinque settimane successive, le lezioni sulla
liturgia sono state affidate
a don Giorgio Grietti; in
marzo, invece, è stato don
Luigi Cervellin, a presentare i Padri della Chiesa; in
particolare si è soffermato
sulle figure di Clemente Alessandrino, Origene,
Ambrogio, Girolamo, Agostino e Gregorio Magno.
Formazione
permanente
del Clero
L’incontro di gennaio
(mercoledì 25 ) è stato tenuto da don Giorgio Grietti
e ha avuto come titolo “la
celebrazione del sacramento della Riconciliazione
nei Praenotanda e nei pronunciamenti più recenti del
Magistero”. Mercoledì 22
febbraio don Paolo Merlo,
salesiano, ha offerto spunti
di riflessione circa il comportamento del confessore di
fronte ai casi complessi. Il 29
marzo, infine, don Ezio Risatti, salesiano, ha affrontato
il tema: “Il confessore davanti ai problemi psicologici
del penitente:una risposta
all’interno del sacramento
della Riconciliazione”.
Adorazioni
eucaristiche
vocazionali
Rito di ammissione al diaconato permanente di Andrea Castagnoli.
66
Anche nel 2006 proseguono le adorazioni eu-
Notiziario
caristiche di preghiera per
le vocazioni al ministero
ordinato. Le preghiere di
sabato 25 febbraio e 25
marzo, presso la chiesa di
San Rocco a Pinerolo, sono
state animate rispettivamente dal Rinnovamento
nello Spirito e dai novizi
salesiani di Monte Oliveto.
Iniziate con la celebrazione eucaristica alle ore 21,
presieduta dal nostro Vescovo, si è continuato con
il momento dell’adorazione
fino alle ore 23.
Incontro Familiari
del Clero
L’incontro si è tenuto
nel pomeriggio di martedì
31 gennaio in Via del Pino.
Oltre al dovuto ricordo per
la signora Erminia Ramassotto - per tanti anni cassiera dell’Associazione - che è
tornata alla casa del Padre,
le convenute, accompagnate da don Virgilio Gelato,
hanno posto l’attenzione
su alcuni appuntamenti: la
festa dell’Annunciazione
in Santuario, venerdì 24
marzo; il Convegno Regionale a Casale Monferrato,
giovedì 15 giugno; gli Esercizi Spirituali a Saluzzo,
da lunedì 8 a mercoledì 10
maggio e infine il Convegno Nazionale a Grado, dal
18 al 21 settembre.
Seminario
“Redemptoris
Mater”
Martedì 31 gennaio,
presso la cappella delle Fi-
I seminaristi amessi agli Ordini Sacri.
glie della Carità di Luserna
S. Giacomo, mons. Vescovo ha conferito l’admissio
agli Ordini Sacri a quattro
seminaristi del Seminario Diocesano Missionario
“Redemptoris Mater”.
I quattro candidati agli
Ordini Sacri sono: Alessandro Ricci, di Pescara;
Gardy Maisoneuve di Haiti;
Antonio Carlos Rocha de
Amorin del Brasile e Josè
Roberto Berrios Echeverria
del Salvador. Per loro questa prima tappa, dopo quattro anni, segna un momento
importante nel cammino
che li condurrà all’ordinazione sacerdotale.
Giornata della Vita
Consacrata
Giovedì 2 febbraio è
stata celebrata la Giornata della Vita Consacrata.
La liturgia della Luce si
è svolta presso la Chiesa
degli Oblati, da dove è
67
partita la processione, animata con preghiere e canti
dai novizi salesiani, fino
alla Cattedrale. Qui mons.
Vescovo ha presieduto la
celebrazione eucaristica.
All’interno della liturgia
sono stati rinnovati i voti di
professione da parte di tutti
i religiosi presenti.
Incontro Ministri
straordinari della
Comunione
Domenica 5 febbraio,
presso la sala “Pacem in
terris” si è svolto l’annuale
incontro dei ministri straordinari della Comunione,
laici che accompagnano
i sacerdoti nella distribuzione dell’Eucaristia durante le celebrazioni e che
portano la comunione agli
ammalati.
L’incontro, promosso
dall’Ufficio Liturgico Diocesano, è stato animato
Notiziario
dalla presenza competente
della prof.ssa Morena Baldacci, dell’Ufficio Liturgico Diocesano di Torino.
Nel medesimo tempo
sono stati anche rinnovati i
tesserini a quanti svolgono
questo importante e prezioso ministero all’interno
delle nostre comunità.
Corso di
formazione per
famiglie
A febbraio sono ripresi,
per le famiglie della diocesi,
gli incontri promossi dall’Ufficio Famiglia e affidati
ai coniugi Anna e Guido
Lazzarini. Il 5 febbraio,
“Famiglia in ascolto dello
Spirito”; il 5 marzo, “Famiglia piccola Chiesa”;
il 2 aprile, “Situarsi nella
Chiesa per un servizio”,
sono stati i temi affrontati.
Tutti gli incontri hanno visto
una buona e costante partecipazione, arricchita dalle
esperienze dei presenti e
rallegrata da una simpatica
animazione per i bambini.
Associazione
“Amici di don
Barra”
Sabato 11 febbraio l’Associazione “Amici di don
Barra” si è riunita presso
Casa della Giovane, per un
momento di formazione e
di convivialità.
La Messa, presieduta
da don Massimo Lovera,
assistente spirituale della
medesima Associazione,
è stata anche caratterizzata
dal ricordo dell’anniversario della morte del Servo
di Dio.
Giornata del
Malato
La celebrazione della Giornata Mondiale del
Malato, che ricorre l’11
febbraio, quest’anno è stata
articolata in due diversi
momenti.
Sabato 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, mons. Vescovo ha
presieduto la celebrazione
eucaristica alle ore 20 nella
Basilica di S. Maurizio, cui
ha fatto seguito la fiaccolata
lungo i viali del piazzale per
giungere al Santuario.
Domenica 12 febbraio,
poi, si è svolta la celebrazione eucaristica alle ore
16 in Cattedrale, preceduta
dalla recita del Rosario,
animata dal Centro Volontari della Sofferenza. Erano
presenti barallieri e dame
dell’Unitalsi e parecchi
malati.
Gruppo
di Taizè
Lunedì 13 febbraio,
presso la parrocchia di Lusernetta, si è riunito, per il
mensile incontro di preghiera, il gruppo di Taizè. Alla
preghiera ha partecipato
anche il nostro Vescovo.
Gli incontri sono continuati nei mesi successivi:
lunedì 13 marzo e lunedì
10 aprile.
68
Festa di San
Valentino
In occasione della festa
di San Valentino, martedì
14 febbraio, l’Ufficio di
Pastorale Giovanile in collaborazione con l’Ufficio
Pastorale della Famiglia,
ha proposto un momento
di preghiera rivolto a tutti
i giovani fidanzati e agli
sposi. Nella Basilica di San
Maurizio il Vescovo ha presieduto la celebrazione, animata dal gruppo diocesano
“Vivere il fidanzamento”.
Alla preghiera è seguito un
momento di convivialità
nel salone sottostante il
Santuario.
Anniversario
morte
di don
Giussani
Mercoledì 22 febbraio,
mons. Vescovo ha presieduto presso il Santuario
della Consolata a Torino,
una celebrazione eucaristica per commemorare l’anniversario della monte di
monsignor Luigi Giussani,
fondatore del Movimento
ecclesiale “Comunione e
Liberazione”.
Ritiri spirituali dei
Laici
• Domenica 19 febbraio,
a Monte Oliveto ha avuto
luogo un ritiro spirituale per
laici. Il metodo della Lectio
divina ha accompagnato i
partecipanti nell’arco dell’intera giornata, iniziata
Notiziario
con la preghiera delle Lodi
e conclusasi con la celebrazione dell’Eucaristia.
• Domenica 5 marzo,
presso Casa Angeli, si è
svolto il ritiro quaresimale
per i laici. La riflessione è
stata dettata dal can. Girotti
Rino.
Preparazione
degli adulti alla
Confermazione
Presso l’Istituto Maria Immacolata di Pinerolo sono iniziati gli
incontri di preparazione
degli adulti alla Confermazione martedì 7 marzo e proseguiranno fino
a martedì 9 maggio.
Questo il calendario
degli incontri, che si
svolgono dalle ore 20,30
alle ore 22,30:
- martedì 7 marzo;
- martedì 14 marzo; martedì 21 marzo; - martedì 28 marzo; - martedì
4 aprile; - martedì 11
aprile; - martedì 18 aprile; - martedì 2 maggio;
- martedì 9 maggio.
dall’assistente diocesano
Can. Grietti Giorgio e dal
coordinatore sig. Frairia
Paolo.
Quaresima di
Fraternità
Il Consiglio Direttivo
della Caritas Diocesana,
dopo aver consultato il Vescovo, ha proposto per la
“Quaresima di fraternità
2006” due diversi progetti.
Il primo riguarda un Seminario presente in Africa,
nella diocesi di M’Baiki
dove è Vescovo Mons.
Rino Perin, originario di
Perosa Argentina.
Il secondo progetto, invece, mira ad aiutare gli
anziani non autosufficienti
che, per difficoltà economiche, non possono far fronte
alle spese. In particolare, le
offerte verranno devolute
agli ospiti delle strutture:
Casa dell’Anziano “S. Fer”
di Pinerolo, Centro Aperto
per Anziani di Perosa Argentina, “Casa Turina” di
San Secondo di Pinerolo e
“Casa San Giuseppe” di
Torre Pellice.
Conferenze
Quaresimali
Le Conferenze quaresimali, iniziate dal vescovo
Giachetti, costituiscono per
la diocesi un importante
appuntamento: non sostituiscono le attività delle
parrocchie, ma intendono
essere una proposta complementare rivolta a tutti.
Anche quest’anno il
Azione Cattolica
L’Azione Cattolica ha
continuato con regolarità i
suoi incontri, soffermandosi a riflettere sul documento
preparatorio al Convegno
Ecclesiale di Verona. Gli
incontri si sono tenuti in
Vescovado nelle date del
23 febbraio e del 30 marzo e sono stati moderati
La cattedrale Santa Giovanna d’Arco, a M’Baïki
69
Notiziario
Mons. Santo Quadri.
cammino quaresimale è
stato illuminato dagli insegnamenti del Concilio, a
quarant’anni dalla sua conclusione, in particolare è
stata la Costituzione “Gaudium et spes” il punto di
riferimento delle riflessioni
dei relatori invitati.
Giovedì 9 marzo, il prof.
Giuseppe Savagnone di Palermo ha riletto la Costituzione a quarant’anni dalla sua
promulgazione, sottolineando in particolare l’annuncio
di speranza che traspare dal
documento, la necessità di
adottare un linguaggio nuovo
per l’evangelizzazione, l’influenza negativa della cultura odierna tesa a produrre
un’etica non della responsabilità, ma del desiderio.
Martedì 14 marzo Mons.
Vittorio Nozza, Direttore
della Caritas Nazionale, ha
messo in evidenza i grandi
drammi che il mondo di
oggi sta vivendo, in modo
particolare la crescita di
nuove povertà. Ha ribadito, quindi, la convinzione
che la pace, per essere tale,
debba essere fondata sulla
giustizia. La chiesa di fronte a queste situazioni non
può essere estranea, perché
vive nel mondo e la salvezza dell’uomo che annuncia
proclamando il Vangelo
inizia su questa terra.
Martedì 21 marzo Mons.
Santo Quadri, arcivescovo emerito di Modena e
già vescovo di Pinerolo,
ha sottolineato vari aspetti
della “Gaudium et spes”
che restano tuttora validi e
come occorra rileggere con
attenzione e animo disponibile questo documento conciliare di natura pastorale,
che ci insegna a cogliere i
mutevoli segni dei tempi.
“Il cristiano - ha ricordato mons. Quadri - proprio
perché ha messo ordine
dentro di sé, scopre meglio
l’armonia e la razionalità
delle cose, secondo il piano
di Dio e viene a trovarsi nelle migliori condizioni per
superare, interiormente prima ed anche esteriormente
poi, le difficoltà che la
storia gli presenta, sviluppando i contenuti positivi
delle realtà terrene”.
Particolare interesse
hanno poi suscitato le risposte ad alcune domande
postegli sul metodo di lavoro degli esperti e dei Padri
Conciliari, sui rapporti con
Papa Giovanni XXIII e con
l’allora Arcivescovo di Cracovia Karol Woityla.
Come ogni anno, ha
70
concluso gli incontri quaresimali, la Via Crucis cittadina, martedì 28 marzo, che
dal Duomo, snodandosi per
le vie del centro storico, è arrivata a San Maurizio.
A. Bernardi
Lectio divina
La Zona pastorale
della Pianura, nell’ambito del cammino di preparazione al Convegno
Ecclesiale Nazionale di
Verona dell’ottobre 2006,
ha promosso un ciclo di
Lectio divina sulla Prima
Lettera di Pietro, il testo
biblico che sta a base del
documento preparatorio “Testimoni di Gesù
Risorto, speranza del
mondo”. La lectio divina,
guidata dal nostro Vescovo, è stata proposta nelle
seguenti località:
- in Val Noce (per le
parrocchie di Frossasco, Cantalupa, Roletto), presso il salone
dell’Oratorio “Pier
Giorgio Frassati” di
Cantalupa, nei giorni:
2 -7- 16 marzo;
- a Buriasco (per le parrocchie di Buriasco,
Appendini, Macello,
Baudenasca, Riva e
Pascaretto) in Chiesa
parrocchiale, nei giorni 6 - 13 - 20 marzo;
- a San Secondo (per
le parrocchie di San
Secondo, Miradolo,
Prarostino, Osasco)
presso il salone “San
Luigi”, nei giorni 8
- 15 - 22 marzo.
Notiziario
Ritiro spirituale del
Clero
Mercoledì 15 marzo,
presso il Seminario in Via
Triste, si è svolto il ritiro
spirituale di Quaresima rivolto a sacerdoti, religiosi e
diaconi della Diocesi.
Iniziato alle ore 9,30 con
la recita dell’Ora Media, la
giornata è proseguita con
la meditazione del vescovo
di Biella, mons. Gabriele
Mana, su “Il presbitero e
l’Eucarestia nel vangelo
di Gesù Cristo secondo
Giovanni”. A conclusione
del ritiro un momento di
adorazione nella cappella
del Seminario.
Associazione
Volontariato
Cottolenghino
- Pinasca L’Associazione Volontariato Cottolenghino ha
organizzato per l’anno 2006
una serie di incontri su
temi di attualità, tenuti da
esperti del settore. Si è cominciato giovedì 16 marzo,
alle 20,45, con una tavola
rotonda su “La famiglia
oggi” con l’intervento di
genitori, di un sociologo, di
un medico, di un insegnate
e di due sacerdoti.
Mercoledì 22 marzo:
“Slow food: Condotta del
Pinerolese”. Alla serata sono
intervenuti il Fiduciario della
Condotta del Pinerolese, il
signor Franco Turaglio, e il
Responsabile Nazionale del
progetto “Terra Madre”,
signor Andrea Alfieri.
Si è proseguito, poi, con
una serata artistica, con la
presentazione di racconti,
aneddoti, scherzi e canzoni
di Pietro Montanaro, un
artista delle Langhe. Infine
domenica 26 marzo, gli
incontri sono stati coronati
da una giornata di ritiro spirituale presso il monastero
di clausura cottolenghina a
Cavoretto.
Premiazione
Concorso
A.I.M.C.
In un Teatro Incontro
coloratissimo e festante,
sabato 18 marzo 2006 ha
avuto luogo la premiazione
del III concorso di espressione grafica promosso
dall’AIMC (Associazione
Italiana Maestri Cattolici), in collaborazione con
l’Ufficio di Pastorale dei
Giovani e dei Ragazzi.
È stato il mago Alex
a distribuire i premi alle
Uno dei cartelloni in concorso.
71
32 classi delle scuole del
primo e secondo ciclo che
si sono impegnate nella
realizzazione del cartellone
sul tema proposto: “I colori
della speranza”.
Sono stati assegnati i
premi alle seguenti classi:
Per il 1ª ciclo:
• 1° Premio: Classe 1ª
- Campiglione – ins. Massello Silvana
• 2° Premio: Infanzia
sez. D – Cavour - ins. Meia
Susanna
• Segn. Infanzia sez.
E. - None – Sr. Antonietta
Basile
• Segn. Infanzia Piscina
– Ins. De Iorio Mylena
Per il 2° Ciclo
• 1° Premio: Pluriclasse
4ª – 5ª - Fenestrelle - ins.
Bruero Maria Teresa
• 2° Premio: Classe 5ª
- Macello – ins. Bianciotto
Laura
• Segn: classe 3° B Bricherasio – ins. Tomei
Simona
Notiziario
• Segn: Pluriclasse 3°5° Osasco – ins. Avaro
Stefania
Il concorso era gemellato con le Scuoline” brasiliane delle Suore di San
Giuseppe. Pertanto i fondi
raccolti al termine della
cerimonia di premiazione
sono stati devoluti a favore di alcuni progetti per le
Scuole di Cicero Dantes in Brasile.
Festa Diocesana dei
Ragazzi
Anche quest’ anno,
come è ormai tradizione, si
è svolta la Festa Diocesana
dei ragazzi. Domenica 19
marzo si sono dati appuntamento tutti gli animatori
e i ragazzi della Diocesi per
passare insieme una gior-
nata di allegria e di festa. Grande novità di questa
edizione è stato il luogo di
incontro. A differenza degli
anni scorsi ( in cui si ritrovavano presso la parrocchia
del Murialdo le zone della
Città e della Val Chisone e
presso la parrocchia dello
Spirito Santo le zone della
Val Pellice e della Pianura),
quest’anno i 580 partecipanti si sono riuniti tutti
presso i locali dell’Istituto
Maria Immacolata delle
Suore di San Giuseppe.
Il tema proposto (in continuità con quello della Diocesi e della Chiesa Nazionale)
è stato la Speranza e titolo
dell’intero incontro: “L’arcobaleno della speranza”.
I ragazzi e i bambini
sono arrivati alle 9, accolti
e intrattenuti da un preparato gruppo di animatori
Festa diocesana Ragazzi – In marcia verso la Cattedrale.
72
che, affiancato dai novizi
salesiani, hanno proposto
bans, danze e canti.
Le attività sono state introdotte da una breve drammatizzazione, interpretata
dal gruppo teatrale che ogni
anno, con passione e bravura, prepara questo momento.
Gli attori hanno messo in
scena la “creazione dei
colori” che per superbia e
per orgoglio cominciavano
a litigare e a far guerra tra
di loro. Solo l’intervento
dell’amore di Dio poteva rimettere tutte le cose a posto
e ricolorare il mondo delle
più belle sfumature.
Divisi in squadre (10
squadre per i più piccoli, 10
per i più grandi e una per le
superiori), i ragazzi hanno
approfondito con giochi e
lavori di gruppo il tema proposto. Quindi il pranzo.
Notiziario
Alle 14 un lungo corteo
si è incamminato verso il
Duomo per la partecipazione alla Santa Messa:
una tappa in Piazza Fontana
per cantare l’inno e per far
sentire a Pinerolo la loro
presenza viva e poi via
verso il Duomo, tra canti,
bans e tanta gioia.
Durante la Messa, presieduta da mons. Debernardi, è stato distribuito a
ciascuno un simbolo: un
pennarello colorato per
ricordare a tutti che il nostro compito è di colorare
il mondo della vera unica
speranza che è Gesù. Sono
inoltre stati esposti in Duomo i cartelloni del Concorso AIMC (Associazione
Italiana Maestri Cattolici),
premiati e segnalati.
Le parrocchie e i gruppi
che hanno partecipato sono
stati:
Bibiana, Bricherasio,
Campiglione, Torre Pellice, Luserna Sacro Cuore,
Luserna Alta, Lusernetta,
San Secondo, Frossasco,
Buriasco, Villar Perosa,
Dubbione, Pinasca, Osaco,
Riva di Pinerolo, Abbadia,
Madonna di Fatima, Murialdo, San Lazzaro, San Donato, San Domenico, Spirito
Santo, Scuole delle Suore
Giuseppine, Scout Pinerolo
2, Scout Pinerolo 3.
I ragazzi presenti sono
stati circa 400 e gli animatori 180.
Non ci resta cha dire a
tutti quanti: arrivederci al
prossimo anno… e ancora
più numerosi!
Flavio Vittone e
Daniela Bertotto
Verso il convegno
Ecclesiale
Nazionale
Nei primi mesi dell’anno
è continuata la riflessione e
l’attenzione a livello diocesano sui contenuti offerti
dalla Traccia di riflessione
“Testimoni di Gesù risorto,
speranza del mondo”, che
orienta il cammino delle
chiese locali verso il Convegno Ecclesiale Nazionale, che si terrà in ottobre a
Verona.
Il Vescovo ha nominato i delegati che, insieme a lui, rappresenteranno la Diocesi al Convegno
e sono: Can. Girotti Rino;
don Zanotti Carlo; Bragaja
Nadia; Gambarotto Valter;
Bertotto Daniela; Coassolo Ives.
Si stanno intanto raccogliendo le varie riflessioni
che si vanno sviluppando
nelle diverse realtà diocesane (Consiglio Pastorale,
Consiglio Presbiterale, Uffici Pastorali, Parrocchie,
Movimenti ecclesiali) e
alla fine si elaborerà una
unica riflessione che sarà
consegnata alla Segreteria
regionale e infine a quella
nazionale.
I contributi che sono
pervenuti spaziano su vari
livelli e sono ricchi di molteplici contenuti.
Molte idee e segni di
speranza si intravedono in
questi scritti, che potranno
interpellare la Diocesi su
vari ambiti e aspetti della
comunicazione del Vangelo: l’annuncio e la catechesi, l’accompagnamento
73
spirituale e pastorale della
famiglia, la nuova frontiera
dei mezzi di comunicazione
sociale, la riscoperta del
senso della Domenica e
della festa, le problematiche relative alle nuove
povertà e ai crescenti disagi
mentali ed economici che
si riscontrano intimamente
legati alla precarietà e alla
crisi del lavoro, l’educazione alla speranza. La nostra
Diocesi, poi, per la sua
speciale connotazione ecumenica offrirà certamente
un contributo su questo
aspetto.
Impegni
Ecumenici
Mons. Vescovo, nell’ambito della Settimana
di preghiera per l’Unità
dei Cristiani, è intervenuto a Trieste, il 19 gennaio, presso lo Studio
Teologico “Paolo VI” per
una relazione sul tema:
“L’esperienza ecumenica
di una chiesa tra Cattolici
e Valdesi”, seguita da un
interessante dibattito, a
cui ha partecipato la numerosa comunità valdese
della città.
Lunedì 23 gennaio,
presso il Seminario Regionale
di
Molfetta,
mons. Vescovo ha parlato ai seminaristi teologi delle prospettive dell’ecumenismo, delle stanchezze e delle speranze
nel cammino verso l’unità. Ha concluso la giornata con una solenne liturgia ecumenica.
Ecumenismo
✔ Iniziative ecumeniche diocesane per la
Settimana di Preghiera per l’Unità dei
Cristiani
Il testo della settimana per l’unità dei
cristiani è stato preparato quest’anno a
Dublino da un gruppo ecumenico sul tema
“Se due o tre si riuniscono per invocare
il mio nome, io sono in mezzo a loro”. È
il sussidio da cui diverse parrocchie e comunità religiose hanno tratto lo spunto per
questo importante evento che ogni anno si
ripropone. La preghiera per l’unità è risuonata coralmente nei templi protestanti, nelle
chiese cattoliche e in quella ortodossa.
Sul territorio pinerolese, oltre al momento celebrato a Villar Pellice il 21 gennaio, ci sono stati altri incontri tra cattolici
e valdesi: a Perosa Argentina il 25 gennaio
si è svolta la preghiera interconfessionale
per la Val Germanasca e la Val Chisone;
sempre il 25 gennaio anche a Bricherasio,
nella sala “Beato Pavonio” attigua la
casa parrocchiale, si è tenuto un incontro
interconfessionale su “Gesù maestro di
vita”. Ad esso hanno fatto seguito altri
due incontri il 22 febbraio su “Gesù e la
sofferenza” e il 29 marzo, invece, su “Gesù
e la morte”.
A Prali, poi, la preghiera ecumenica si è
svolta la mattina del 29 gennaio. Nel periodo quaresimale e nel tempo pasquale, sono
previsti altri incontri interconfessionali per
uno studio biblico, in forma itinerante, nelle
borgate del Comune.
✔ Giornata del dialogo ebraico-cristiano
17 gennaio: Giornata del dialogo ebraico-cristiano. In modo significativo, si è fissata questa iniziativa immediatamente prima
della Settimana di preghiera per l’unità dei
cristiani, a simboleggiare che un fecondo
dialogo interconfessionale affonda le radici
in un atteggiamento di stima, conoscenza e
rispetto della religione ebraica. Purtroppo, per
secoli, i figli di Abramo sono stati perseguitati
dall’ingiusto disprezzo, che ha avuto il suo
culmine nella tragedia della Shoah. Un certo
revisionismo storico cerca, strumentalmente,
di ridimensionare la realtà dei campi di concentramento e dello sterminio connesso.
La giornata per il dialogo ebraico-cristiano ha senso anche dal punto di vista culturale, perché solo la reciproca conoscenza
può abbattere le barriere del pregiudizio e
dell’ignoranza, che spesso sfociano nella
crudeltà.
Il tema di quest’anno è: “Ascolta, Israele! La prima delle Dieci Parole: Io sono il
Signore, tuo Dio”.
A Pinerolo abbiamo chiesto alla professoressa Bruna Laudi Terracini di spiegarci in che
modo gli Ebrei danno gloria al Signore con la
bellezza del loro calendario e dei loro riti.
La sera del 17 gennaio, alle 20,45, nella
sala “Pacem in terris” del Museo Diocesano, ella ha tenuto una brillante conversazione su “Usanze e feste ebraiche”, in
un incontro organizzato congiuntamente
dal I Distretto delle Chiese Valdesi e dalla
Diocesi di Pinerolo.
A illustrazione della conferenza, sono
state proiettate delle vecchio cartoline
sull’argomento, tratte dall’archivio Terracini.
L’incontro è stato, poi, introdotto, da
un’intensa meditazione del pastore di San
Secondo, Ruggero Marchetti.
✔ Giornata Mondiale di preghiera
Domenica 5 febbraio nei locali della Chiesa valdese si è tenuto un interessante incontro
sulla situazione del Sudafrica, organizzato dal
gruppo femminile interconfessionale, che a
livello locale cura la Giornata Mondiale di
74
Ecumenismo
Fin dall’inizio, Carola Stobaus ha coinvolto
tutte le partecipanti con un’animazione volta
a ricordare che il Sudafrica è il “paese dell’arcobaleno”, abitato da diversi popoli. Donne
giunte dalle nostre Chiese hanno prestato la
loro voce, per far echeggiare le invocazioni
e le testimonianze preparate in questa terra
segnata dall’apartheid fino al 1994 e che ora
sta cercando di offrire una testimonianza di
speranza e di riconciliazione. Virginia Pavone
e Florence Vinti hanno condotto la liturgia,
mentre le intenzioni della colletta sono state
presentate da Febe Longo. L’incontro si è tenuto nella parrocchia di Madonna di Fatima, dove
il Parroco, mons. Paolo Bianciotto, ha portato
alle partecipanti il saluto della comunità.
Un particolare messaggio di benvenuto
è stato rivolto alla pastora Maria Bonafede,
moderatore della Tavola Valdese, giunta
appositamente da Roma, a cui il comitato
preparatore aveva chiesto di tenere il sermone. L’ha fatto con competenza e sensibilità,
commentando Matteo 26,1-13: “Il gesto della
donna che a Betania versa profumo prezioso sul corpo di Cristo è un’azione piena di
amore, più efficace di un discorso. Le donne
sanno compiere questi gesti. Penso alla carezza con cui si calma il sonno agitato di un
bambino, al tentativo di rincuorare un malato, tenendo stretta la sua mano. Abbiamo
bisogno di osare delle azioni che parlino dell’amore di Cristo per l’umanità e dell’amore
che Cristo suscita nei nostri cuori. La figura
di Betania sarà sempre ricordata ogni volta
che si annuncia l’evangelo. Senza il vangelo
di lei non ci sarà più neppure il vangelo di
Cristo. È bello contemplare il coraggio di
questa donna che compie un gesto eversivo
per amore. E il coraggio con cui Cristo
commenta la sua azione. Noi forse abbiamo
dimenticato che questo è l’evangelo: non trasformiamo la Bibbia in parole pie per anime
quiete, sentiamo la forza trascinatrice che
si sprigiona dalla Parola e testimoniamola
con passione”.
Preghiera e che vede la collaborazione di
donne valdesi, cattoliche, battiste, avventiste
e dell’Esercito della Salvezza.
Quest’anno la preparazione della liturgia
ecumenica del 5 marzo è toccata al Sudafrica,
un paese che ha conosciuto odio, violenza
e morte ma che oggi dà al mondo anche
un messaggio di riconciliazione. Certo, i
problemi continuano ad essere numerosi,
specialmente per quanto riguarda la situazione sanitaria. Il dottor Paolo Ribet, nel
suo interessante intervento, ha parlato delle
problematiche sociali del sud del continente
africano, dove la popolazione è falcidiata
dall’AIDS e la speranza di vita media per gli
uomini e di 48 anni e per le donne di 50 anni
(mentre in Europa per gli uomini è di 78 anni
e per le donne di 80 anni). Viva commozione
è stata, poi, suscitata dall’intervento di una
signora del Sudafrica, giunta a Pinerolo per
le Olimpiadi, Annemarie Boshoff, della
Christian Fellowship, una realtà ecclesiale
protestante, con un taglio fortemente ecumenico. Annemarie Boshoff ha parlato delle
ferite lasciate dalle lotte razziali, della sete di
Dio presente fra i giovani sudafricani e del
perdono come unica via per un cammino di
speranza. L’incontro è stato introdotto da una
meditazione sul profeta Ezechiele (37,1-10),
fatta da una donna cattolica che ha sottolineato l’importanza della fiducia, della speranza
e dell’abbandono in Dio, specialmente nei
momenti di prova e di difficoltà.
È stato, poi, bello ritrovarsi a Pinerolo,
domenica 5 marzo, per la Giornata Mondiale
di Preghiera sul tema “Il segno dei tempi”,
scelto dal gruppo interconfessionale di donne
sudafricane. Alla liturgia sono intervenute
numerose persone delle diverse Chiese protestanti e della Chiesa cattolica, in un clima
ricco di fraternità e di preghiera, allietato da
alcuni pannelli coloratissimi e dai fiori di
carta di Ileana Lanfranco e di Franca Beux.
I ragazzi del coretto valdese, abilmente
guidati dall’insegnante Cristina Pretto, hanno
vivacizzato la liturgia col ritmo dei tamburi.
Donatella Coalova
75
XX Giochi Olimpici Invernali
XX Giochi Olimpici invernali
Torino 2006
A cura di don Luigi Magnano e Mario Marchiando Pacchiola
“Verso i monti”. L’esposizione, curata
dai Gruppi Scouts di Pinerolo, dall’Associazione “Giovane Montagna”, dal Club
Alpino Italiano e dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, ha raccontato
con fotografie ed attrezzature l’evoluzione
della vita della montagna. La mostra è
stata arricchita da proiezioni di filmati e
diapositive che hanno proposto il paesaggio
delle nostre valli e il rapporto che si ha con
esse.
❑ Da sabato 11 febbraio a domenica
19 marzo si è svolta la mostra “Vanitas
Vanitatum ...”. Le Xilografie di Alessandro Nastasio su “Qohelet”. “Vanità delle
vanità, tutto è vanità”: questo è lo scenario
di vuota infinità spalancato dalle parole
dell’Ecclesiaste. La frase è una di quelle più
citate sia dai credenti che dai non credenti
in contesti laici. Presentate da mons. Gianfranco Ravasi, con un commento di Renzo
Sala, le tavole di Alessandro Nastasio, artista milanese, selezionano il percorso del
testo, dalle pagine più soggioganti a quelle
aperte alla festa della vita. Sono immagini
dal tratto essenziale, sintesi figurativa di un
racconto, di un momento. Sono immagini
che la sgorbia fa emergere dal legno e che
le diverse matrici fissano nel cromatismo
di più inchiostri.
Non è la prima volta che l’artista affronta questa tematica; in un precedente lavoro,
inciso su matrici di linoleum, la parola era
Logo realizzato da Annalisa Sanmartino.
Le Olimpiadi dei XX giochi invernali e
le Paralimpiadi svoltisi sul nostro territorio
hanno galvanizzato l’attenzione e l’entusiasmo un po’ dovunque. La preparazione
di un programma culturale e ricreativo
che prevedesse la partecipazione attiva di
accoglienza nelle parrocchie della Diocesi
ha impegnato l’Ufficio diocesano per il turismo, lo sport e il tempo libero, in sinergia
con l’Ufficio di pastorale giovanile, e l’Ufficio per i Beni Artistici e Culturali coordinati egregiamente da Enrico Mainero.
❑ In ordine di programmazione, presso l’Oratorio San Domenico, da venerdì 10
febbraio, si è allestita una mostra titolata
76
XX Giochi Olimpici Invernali
dei contemporanei perché rivolto a noi e
direttamente tradotti per noi. Così l’hanno
compreso i molti visitatori, nei mesi di
febbraio e di marzo; così l’hanno ammirata,
nel giorno di apertura, il Vescovo, il Sindaco, l’Assessore alla cultura, alla presenza
dello stesso artista.
❑ Si è tenuto la sera di sabato 11
febbraio il concerto del Gruppo musicale
giovanile “Daü” (Auditorium di via Marro
a Pinerolo) con un repertorio folkoccitano.
Molti giovani ed appassionati hanno apprezzato l’originalità della interpretazione
aderente al gusto e alla sensibilità del nostro
tempo.
Inaugurazione della Mostra di A. Nastasio.
❑ L’evento musicale di maggior prestigio, e con una vasta partecipazione, ha visto
l’esecuzione del Requiem in re minore per
soli coro e orchestra di Wolfgang Amadeus
Mozart (1756-1791) che il Coro femminile
Ensemble Vocale Arcadia, il Coro e l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte,
diretti da Mario Cappellin, hanno presentato la sera di domenica 12 febbraio, nella
suggestiva cornice dell’architettura e della
pittura della Cattedrale pinerolese. Oltre 120
esecutori hanno suscitato emozioni nell’interpretare la partitura mozartiana dal Kyrie
più ampliata ed illustrata. Per arrivare a
questa nuova lettura, Sandro ha nuovamente pensato con schizzi e studi preliminari
(questi e quelli presenti nella mostra) i
tempi dell’uomo, tra le pagine più belle:
“Tutto ha la sua stagione, ogni evento il
suo tempo sotto il cielo: tempo di nascere,
tempo di morire .... tempo di conservare ....
tempo di parlare, tempo di amare .... tempo
di guerra, tempo di pace ....”. Le incisioni si animano di figure; volti
ora in primo piano, ora silhouette di donne
e di uomini, che vivono le diverse esperienze (pianto, riso, solitudine, vita e morte)
in un contesto sociale e comunitario, in
un contesto personale di via degli affetti
che supera il pessimismo per farsi gioia
(l’effusione amorosa dell’uomo e della
donna, il volto non rassegnato dell’anziana
donna, la proiezione verso la speranza) a
tutti ricordando, siamo nel finale, l’invito:
“Rispetta Dio e osserva i suoi comandamenti perché questo è essere veramente
uomini” (cfr. 12,13).
Con questa mostra il Museo Diocesano
ha assolto il ruolo di proporre testi sacri di
valore perenne con il linguaggio artistico
Concerto del Gruppo Musicale “Daü”.
77
XX Giochi Olimpici Invernali
confronti del territorio
alpino, dimenticandone
il lento ritmo di vita che
richiede, svalutandone
poi lo stesso patrimonio
naturalistico. Si rileva
poi – è stato ricordato – un certo timore
sul futuro utilizzo delle
attrezzature e di tutta
la macchina finanziaria ed economica che
questo evento sportivo ha portato. I nostri
paesi di montagna, sui
quali ricadrà l’onere
della continuità e del
Il maestro M. Cappellin dirige la Messa da Requiem di Mozart.
mantenimento di queste
risorse, potrebbero non
al Dies Iræ, al Tuba mirum, al Confutatis, al essere in grado di sostenere il compito.
Lo scultore Valter Re, di Bardonecchia,
Lacrimosa....
ha dimostrato, attraverso la presentazione
❑ Sul rapporto ieri, oggi e domani di alcune opere in legno, come l’artigianato
delle nostre montagne si è riflettuto nel in valle vada sostenuto. Esso, infatti, sta
Convegno “Al di là e al di qua dell’even- lentamente declinando, sostituito da una
to”, programmato la sera del 15 febbraio oggettistica a basso costo e priva di valore
presso la sala “Pacem in terris” del Museo artistico.
Agli interventi ha fatto seguito un viDiocesano.
vace
dibattito.
Preceduto dalla presentazione di due itinerari religiosi (Arte e fede) che riguardano
il territorio diocesano tra città, pianura e
valli, illustrato e brevemente commentato
in stampa e a colori da essenziali didascalie
storico-artistiche, il Convegno è stato moderato dal prof. Aurelio Bernardi, direttore
dell’Archivio Diocesano. Don Gianluca
Popolla, del clero di Susa, ha svolto la sua
riflessione circa il ministero pastorale della
Chiesa nei paesi di montagna: una pastorale
feriale per i residenti, distinta da quella
domenicale e dai periodi di vacanza che
richiede dinamicità e creatività.
I signori Gino Barral e Laura Balzani,
della Comunità Montana delle Valli Chisone e Germanasca, si sono soffermati
sull’uso improprio che si esercita nei Tavola rotonda sul futuro delle nostre valli.
78
XX Giochi Olimpici Invernali
Chiesa parrocchiale di Pragelato. Il pubblico ha apprezzato il
repertorio del coro che riprende
le tradizioni e la cultura del canto
popolare e di montagna, con particolare riferimento ai valori insiti
nelle genti della nostra terra.
❑ Il Centro Volontari della
Sofferenza di Pinerolo ha organizzato, sabato 11 marzo, all’indomani dell’inizio dei IX Giochi
Paralimpici, presso la Parrocchia
di San Leonardo Murialdo un
dibattito sul tema “Fede, sport
e disabilità”. Dopo il saluto del
Vescovo e del Sindaco, sono
intervenuti, portando il loro significativo contributo, diversi relatori. Alex
Bougaieff, atleta professionista di basket,
ha raccontato la sua personale esperienza
di volontariato presso un ospedale. Don
Armando Aufiero, responsabile nazionale e internazionale del Centro Volontari
della Sofferenza, ha aiutato a riflettere su
come fede e sport, quando si incrociano
con la sofferenza, siano autentiche strade
per amplificare e vivere una profonda fede
religiosa.
“Per un ragazzo lo sport è gioia”: questa
gioia è riecheggiata tra i presenti ed è stata
I giovani ricordano la GMG.
❑ La gioia di “testimoniare la bellezza
del Vangelo” stando insieme, come aveva
detto il Papa ai giovani a Colonia e il desiderio di vivere, in un clima di allegria e
amicizia, i giorni delle Olimpiadi sono stati
i motivi ispiratori della giornata di sabato 18
febbraio: “Remember GMG”. Alla celebrazione eucaristica, presieduta a San Maurizio
dal nostro Vescovo con la presenza dei bambini dell’Oratorio di Abbadia Alpina e dei
loro animatori, ha fatto seguito un incontro
conviviale presso l’Oratorio San Domenico
di Pinerolo, con i gofri preparati dai giovani
Scouts di Abbadia.
Colma di giovani e di adulti, la chiesa di
San Domenico, in serata, ha risuonato dei
canti di alcune corali giovanili della nostra
Diocesi e degli applausi di un pubblico
coinvolto dalla bravura e dalla simpatia dei
giovani attori della Compagnia Mellon.
È stato come rivivere l’atmosfera, il clima di festa e quelle sottili e vere emozioni
che tanti hanno sperimentato alla Giornata
Mondiale della Gioventù di Colonia.
❑ L’altro appuntamento musicale popolare è stato con il coro “La Roca”, nella
serata di domenica 19 febbraio, presso la
Concerto del Coro “La Roca”.
79
XX Giochi Olimpici Invernali
cantata da don Giosy Cento,
un prete che vive a contatto
con la gioventù sportiva, un
cantautore che alla musica
ha affidato i messaggi di
fede e di generosità e che
vive, con pieno e profondo
coinvolgimento, la spiritualità dei Silenziosi Operai
della Croce.
Infine ha coronato questa
giornata di studio e di musica l’intervento della campionessa Stefania Belmondo
che ha esortato fortemente e
con passione alla educazione dei giovani, attraverso il
rifiuto di scorrettezze e di
droghe, per avere e ottenere
una personalità forte, capace di incidere sulla
società e sul mondo dello sport.
Concerto di Giosy Cento.
hanno accompagnato le squadre paralimpiche. Il signor Alan Bolding, inglese, della
Chiesa anglicana, ha portato la sua personale
testimonianza di quanto sia particolare il
servizio spirituale e pastorale verso gli atleti
diversamente abili. Insieme a lui, poi, il signor
Tim Halky, della Chiesa Battista di Hampton
e il signor Adrian Hofmann, svizzero, della
Chiesa Riformata, hanno ringraziato l’assemblea per l’invito e la preghiera vissuta,
intonando “Ubi caritas et amor”.
❑ Domenica 12 febbraio alle ore
16, presso la Parrocchia di Pragelato,
alla presenza di re Harald di Norvegia,
si è svolto un solenne culto luterano.
La Chiesa parrocchiale era colma per il
culto celebrato da officianti scandinavi
della Norsk Kirke (la Chiesa norvegese
riformata luterana) nella loro lingua, con
una lettura in italiano affidata al Parroco
don Luigi Castagno.
❑ L’Ufficio Liturgico ha preparato, per
le domeniche del tempo delle Olimpiadi, i
sussidi in tedesco, francese e inglese per
la celebrazione dell’Eucarestia. Sono stati
preziosi strumenti che hanno permesso a
numerosi atleti e ospiti di seguire le celebrazioni nella propria lingua.
❑ Venerdì 17 marzo, alle ore 21, presso
il Tempio valdese di Pinerolo si è svolto,
poi, un incontro di preghiera e riflessione,
promosso dalla Chiesa cattolica, dalla
Chiesa valdese e dalla Chiesa ortodossa
romena. Il tema portante è stato “Voi siete
il corpo di Cristo” ed è stato scandito mediante le riflessioni proposte dal Vescovo,
dalla signora Stacy James, canadese, della
Chiesa del Nazareno, presente a Pinerolo
per le Paralimpiadi, e da padre Petre Sorin.
Erano presenti anche i tre cappellani che
❑ Sono state distribuite migliaia di
copie del Valgelo di Marco, in sette lingue, con traduzione interconfessionale e
con la prefazione firmata dal Cardinale di
Torino, dai vescovi di Pinerolo e Susa, da
un rappresentante della Chiesa Ortodossa
e Valdese.
80
In Memoria
Don Mario
Bianciotto
Il funerale di don Mario Bianciotto si è svolto
mercoledì 25 gennaio
2006, presso la chiesa
parrocchiale di Frossasco. Dopo aver commentato i testi della Parola
di Dio, mons. Vescovo ha
ricordato così la figura di
don Mario Bianciotto.
* Ogni sacerdote che
passa accanto a noi lascia
sempre un messaggio che
ci spinge ad amare di più
il Signore, a camminare
con generosità sulle vie
del Vangelo.
A volte ci si interroga
su quale sia l’identità del
presbitero. La risposta
più convincente è la vita
dei preti santi che nel
loro ministero incarnano
l’immagine di Gesù buon
pastore: il suo spirito di
preghiera, l’ardore della sua predicazione, il
suo piegarsi sulle miserie
materiali e morali, la sua
carità piena di tenerezza.
La parrocchia rifiorisce con la santità di vita
del sacerdote. Non sono
necessarie cose eclatanti!
Nella vita di don Mario
✦ Nato a Frossasco il 23
novembre 1920;
✦ frequenta gli studi liceali
e teologici nel Seminario
di Pinerolo;
✦ ordinato presbitero da
mons. Gaudenzio Binaschi il 27 giugno 1943;
✦ vicario a Riva dal 1943 al
1946;
✦ vicario a Cantalupa nel
1946;
✦ vicario a Roletto dal 1947 al 1950;
✦ vicario a Torre Pellice dal 1950 al 1959;
✦ vicario ad Abbadia Alpina dal 1959 al 1961;
✦ vicario a Villar Perosa dal 1961 al 1967;
✦ parroco a Porte dal 1967 al 1986;
✦ parroco ad Angrogna dal 1987 al 1991;
✦ si ritira a vita privata per malattia;
✦ muore a Pinerolo il 24 gennaio 2006.
tutto è intessuto di semplicità e di umiltà.
* Don Mario, fin da
bambino, ha sentito il
desiderio di diventare sacerdote, guardando il suo
parroco e servendo all’altare come chierichetto.
Il Seminario è stata la
palestra che l’ha preparato ad essere prete pieno di
zelo e di entusiasmo. Un
suo compagno di Seminario attesta: “Don Bianciotto era il più bravo
in Seminario, era molto
81
intelligente. Su suggerimento del nostro padre
spirituale, il can. Marconetto, avevamo dato vita
a dei cenacoli spirituali,
insieme a don Priori, a
don Collino, poi diventato
abate di San Paolo fuori
le mura a Roma.
Sempre malaticcio a
cominciare dal liceo, nonostante tutto, quando si
trattava di fare l’adorazione, già nel tempo del
Seminario, vi dedicava
molto tempo, superando
quello stabilito. Il can.
In Memoria
Marconetto, poi, aveva
molto riguardo per lui e
lo stimava molto”.
* Il suo carattere mite
e umile lo portava ad
un nascondimento che
gli era connaturale. Non
amava apparire. Per molti
anni fece il vicecurato
e il vicario in svariate
parrocchie della diocesi:
Riva, Cantalupa, Roletto,
Torre Pellice, Abbadia e
Villar Perosa, accanto a
figure insigni di parroci
che l’aiutarono sul campo ad apprendere l’arte
pastorale.
Durante la seconda
guerra mondiale fu vicino
ai giovani che avevano
scelto la strada della Resistenza.
Lavorava e andava in
profondità, senza mai
cedere a vanità e pavoneggiamenti. Ancora oggi
gli anziani di Torre Pellice
che frequentavano l’oratorio, lo ricordano così:
mite e buono, tenace e
perseverante; deciso nel
realizzare ciò che riteneva
utile per la formazione
spirituale. A Torre Pellice
fondò il gruppo Scout.
Sono stati gli anni dell’entusiasmo.
Ha incoraggiato giovani e ragazzi ad essere
attivi in parrocchia, assumendo responsabilità
e aiutandoli a crescere in
un clima di dialogo e di
amicizia.
Sono stati gli anni dell’entusiasmo.
* Don Mario volle
sempre essere fedele al
magistero della Chiesa,
accogliendo le grandi
aperture che erano maturate durante il Concilio
Vaticano II. Il primo frutto del Concilio è stata la
riforma liturgica.
Nella sua chiesa di
Porte realizzò subito la
sistemazione del presbiterio, secondo le indicazioni conciliari; nella convinzione che la liturgia è
fonte e culmine della vita
cristiana.
Il can. Giorgio Grietti,
che gli successe come
parroco nel 1986, ricorda
che egli fu uno dei primi
ad intervenire in questo
senso in diocesi. I portesi
capirono subito il significato e l’importanza di
quel gesto e dissero grazie
a don Mario.
A Porte aveva portato
con sé la mamma e questa
presenza per lui fu di sostegno e sicurezza. Ciò lo
aiutò in quella sua fragilità
di salute e a superare una
timidezza che lo accompagnavano sin da ragazzo.
Ma ciò che ha caratterizzato il suo ministero, è
stata la sua sensibilità e
la sua delicatezza nell’av82
vicinare le anime, soprattutto nel sacramento della
Confessione e direzione
spirituale, indirizzandole
verso l’essenziale, cioè
l’amore di Dio.
Desiderò sempre essere obbediente, anche
quando dovette abbandonare luoghi e persone a lui
particolarmente cari.
Provò anche la solitudine, l’isolamento, la
durezza delle ore in cui ti
pare di non servire più a
nulla. Seppe sempre superare i momenti di prova
gettando la sua fiducia nel
Signore, mantenendo un
grande controllo di sé. Il
suo carattere mite lo portava ad usare una grande
pazienza verso tutti, manifestando comprensione
e perdonando sempre.
Ad Angrogna, dove fu
parroco dal 1987 al 1991,
visse una vita quasi eremitica, cercando però di
essere vicino alla gente e
mettendosi a disposizione
per ogni necessità, anche
materiale. Sono stati gli
anni della fedeltà.
* L’ultimo periodo della sua vita fu segnato dalla
sofferenza: non soltanto
ci fu il declino delle forze,
ma fu anche costretto alla
non autosufficienza e alla
difficoltà a comunicare
verbalmente.
Anche questo tratto è
In Memoria
stato illuminato dalla fede
e sostenuto dall’amore dei
familiari e delle persone
buone che passavano a trovarlo facendogli sentire il calore dell’affetto e
dell’amicizia.
Quanto godeva quando
ogni giorno poteva concelebrare la Messa assieme ai
Padri della Missione! Sono
stati gli anni dell’abbandono fiducioso alla volontà
di Dio che si esprimeva
nel mistero della croce.
“Sia fatta la volontà di
Dio”, amava ripetere con
frequenza e devozione. Mi
pare che si può sintetizzare
la vita di don Mario con
queste parole: entusiasmo,
fedeltà e abbandono.
✠ Pier Giorgio, vescovo
Don Francesco Cervellera e la comunità parrocchiale di Riva hanno
voluto ricordare il loro
parroco, don Angelo
Rolfo, nel 50° della sua
morte, con un libro che
raccoglie i ricordi che
i parrocchiani ancora
conservano di lui.
Don Rolfo morì il 31
gennaio 1956.
Rimane esemplare il suo
coraggio nei giorni bui
dell’ultima guerra:
“Un tremendo ultimatum pesava sul nostro
paese che doveva essere
distrutto per rappresaglia (luglio 1944). Chi
ci ha salvati? Chi ha impedito che le nostre case
fossero incendiate? Fu il
nostro Parroco che, dopo ave invocato l’aiuto della nostra Patrona, riuscì
ad impedire che Riva fosse distrutta, ed impedì che noi fossimo presi come
ostaggi offrendo se stesso”.
Il libro “Un parroco e la sua comunità”, vuole essere un segno di gratitudine per un sacerdote, il cui ricordo, a cinqunt’anni di distanza, resta ancora
profondamente impresso nel cuore dei suoi parrocchiani.
83
Pagine di Storia
IL VESCOVO BIGEX,
I VALDESI E IL GOVERNO SABAUDO
La restaurazione
Con l’editto del 21 maggio 1814, il Re
di Sardegna Vittorio Emanuele I diede
inizio alla Restaurazione, annullando tutto
quanto era stato modificato nel suo Regno
dalla Repubblica e dall’Impero Napoleonico e stabilì il ritorno di ogni legge e di
ogni istituzione alla precedente situazione
del 1796.
Una deputazione valdese, che venne
ricevuta dal Sovrano il 28 maggio del 1814,
dopo avergli reso omaggio, perorò la causa
della propria Chiesa e delle concessioni
ottenute in passato. Guidava la delegazione
il moderatore Peyran.
Il Re si limitò a dire che avrebbe fatto
tutto il possibile, soprattutto per quanto
riguardava la condizione economica dei
pastori, la gestione dei beni ad essi affidati
e le entrate che ne derivavano.
Il 4 gennaio 1815, invece, un manifesto
del R. Governo della Provincia di Pinerolo
richiamava in vigore tutte le leggi restrittive
sui Valdesi.
Essi allora cercarono la protezione
attraverso vie diplomatiche, in particolare
dell’ambasciatore protestante di Prussia
presso la corte sabauda, al quale si aggiunse presto anche quella dell’Inghilterra
e dell’Olanda che, premendo sul governo
sabaudo, con l’editto del 26 febbraio 1816,
fecero loro ottenere il ripristino di alcune
concessioni.
I Vescovi di Pinerolo Bigex (18171823), Rey (1824-1832) e Charvaz (18341847) divennero di fatto i referenti del Re in
Francesco Maria Bigex, vescovo (1817-1824).
materia di legislazione religiosa e Vittorio
Emanuele I, Carlo Felice e Carlo Alberto
adottarono la norma di chiedere il loro parere per determinate richieste dei Valdesi,
compresa l’autorizzazione a convocare i
loro Sinodi.
Così i Sovrani richiesero a questi
Vescovi di riferire periodicamente sulla
situazione religiosa della Diocesi di Pinerolo, richiamandosi alla Bolla Pontificia di
erezione del 1748, con la quale era stato
convenuto tra le due parti – S. Sede e Regno
di Sardegna – che la nomina dei Vescovi di
Pinerolo era di “regio patronato”.
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Pagine di Storia
Il Vescovo Bigex
ecclesiastiche emanate nel Sinodo diocesano
che aveva indetto nel 1819.
Durante i Moti del 1821 si rallegrò che
“né la Città, né i villaggi avevano subito gli
orrori della guerra civile”.
Francesco Maria Bigex è il quarto vescovo di Pinerolo. Studia a Parigi dai Barnabiti
e si laurea in teologia alla Sorbona.
Rientrato nella sua terra natale, la Savoia, negli anni terribili della Rivoluzione
francese, dovette nascondersi in vari paesi
di montagna per sfuggire alla persecuzione
contro il clero.
Visse quegli anni in grande povertà, senza cessare però dal ruolo di Vicario generale
di Annecy che gli era stato conferito dal suo
vescovo, esule a Torino.
Cessati i giorni del terrore, venne proposto all’Arcivescovado di Aix en Provence,
ma Vittorio Emanuele I, nel 1817, lo volle
vescovo a Pinerolo per riorganizzare la
Diocesi, tornata autonoma dopo l’unione
con Saluzzo del periodo napoleonico.
Conoscendo inoltre la sua scienza teologica, lo segnalò al Papa come idoneo a
difendere la fede cattolica in un territorio
dove era forte la presenza valdese.
La corrispondenza con Casa Reale
Nel 1817, da pochi mesi insediato a Pinerolo, il vescovo Bigex scrisse al Re Vittorio
Emanuele I una prima lettera, nella quale,
dopo le consuete parole di omaggio, diede
– come gli era stato richiesto - un resoconto sul suo rapporto con i valdesi e riportò
quanto scrisse nella prima Lettera pastorale:
«La primizia del mio zelo per la salvezza
dei Valdesi è stato il saluto che nei termini
seguenti ho rivolto con la prima Lettera Pastorale, nella quale mi sono presentato alla
mia Diocesi e datata 27 Novembre 1817.
“Né sia che di voi andiamo dimentichi,
carissimi, anzi tanto più cari quanto infelici
vi scorgiamo, figlioli per Cristo al cattolico
ovile strappati, che noi, benché con mestizia
ed amarezza di animo, pur sempre terremo
nella nostra mente e nel nostro cuore, e con
religioso affetto ameremo.
E che? Se i vostri Padri disertarono dalla
Chiesa cattolica, se uno sgraziato scisma ci
divide dalle nostre viscere, e vi rapì alla sacra Chiesa la quale con non interrotta e visibile serie di Pastori, è la sola associata alla
famiglia di Cristo, non avremo a ravvisare
in voi dei figli, e lasceremo in abbandono
la carissima eredità della Chiesa? Lungi da
noi tale pensiero».
In una seconda lettera, scrisse: «Nella
mia lettera pastorale per la Quaresima del
1818, avente sempre presenti l’istruzione
dei Valdesi come quella dei Cattolici, mi
impegnavo a spiegare i principi sui quali
la Chiesa giustifica il digiuno e l’astinenza, avendo di mira in modo particolare
un’allusione ai Valdesi nel paragrafo che
segue: “Quale è dunque l’ignoranza o la
mala fede di quegli uomini che parlano
A Pinerolo manifestò subito il suo carattere di montanaro: tenace, sobrio, con
una vita molto austera, grande lavoratore,
lontano da ogni forma di vita mondana.
Amava uscire dal vescovado per fare
gli acquisti in città, ma, come scriverà il
suo segretario don Luigi Ressano, spesso
rientrava con la borsa vuota, perché aveva
dato in carità, ai mendicanti, tutto il denaro
che aveva con sé.
Ottimo predicatore, preferiva la lingua
francese a quella italiana e con il clero
discorreva sovente in latino. Visitò tutte
le parrocchie, lottò contro la loggia massonica pinerolese che dominava la vita
cittadina.
Nelle lettere pastorali il Bigex combatté
la filosofia moderna che diceva essere frutto
della Rivoluzione; richiamò il clero a darsi
una disciplina nella vita personale, ad amare
la sobrietà, a stare lontano da ogni forma di
vita mondana e alla osservanza delle leggi
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Cultura
della S. Quaresima come vana istituzione
introdotta attraverso secoli di superstizione
e di ignoranza?
Quale è la temerarietà di questi uomini che oppongono con tanta leggerezza i
loro frivoli ragionamenti sulla fede e sulla
pratica di essa e all’autorità di tutti i secoli
cristiani?
Chi sono i seguaci di questa setta che
rompe l’unità cristiana e distrugge la
Santa Chiesa, agendo così contro quello
che più ci deve essere caro: la comunione
cristiana?
Questo però non ci sorprende: è il mezzo
che usano; volgendo le loro passioni a proprio favore, seducono i cristiani più deboli.
Ma che proprio dei credenti nel Salvatore Gesù Cristo sottomettano i principi della
loro fede a proprio uso è una manifesta
contraddizione con il Verbo Evangelico che
ci chiede di essere ut unum sint”»
In una terza lettera a fine 1818: «Annunciando la visita pastorale alla mia Diocesi,
con una Lettera Pastorale del 29 giugno
1818, in questa grande occasione ho richiamato i Valdesi a riunirsi nella Santa Chiesa
e a questo fine nella sopra citata lettera,
ho steso un capitolo nel quale, lasciando
da parte ragioni e storia, ho dato spazio a
sentimenti di carità».
Essa incomincia così: “O voi, nostri fratelli separati, ma sempre credenti in Gesù
Cristo, non ci sarà perdonato di non aver
contribuito al vostro ritorno”.
Nella pastorale della Quaresima dell’anno 1819, Bigex si sentì impegnato a rispondere alle obiezioni ed alle proteste mossegli
da parte valdese che lo accusavano di “aver
mandato magistralmente i Valdesi a tutti i
diavoli”. Il Ministro degli Interni, a cui aveva inviato la Pastorale, si congratulò invece
con lui per la prudenza dimostrata nel documento, e sottolineò la seguente espressione
scritta del Vescovo: «che egli non intendeva
intraprendere una disputa e più non avrebbe
replicato a qualsiasi ragionamento che gli
avversari gli avrebbero opposto».
In tale lettera il Vescovo enumerava
anche i motivi di gioia che i suoi figli gli
avevano offerto in occasione della Visita
Pastorale e ricordava pure con “animo commosso le attestazioni di onore e di benevolenza ricevute dai fratelli separati”.
Una disputa con il Ministro dell’Interno
È tuttavia da registrare una disputa tra
il Ministro dell’Interno, conte Borgarelli,
e il Vescovo Bigex che nacque a proposito
della richiesta pervenutagli di esprimere un
suo parere su un Sinodo indetto dai Valdesi
per ottenere la conferma delle Borse economiche assegnate dal governo svizzero per la
preparazione dei loro ministri.
Scrive il Conte Borgarelli, nelle sue
“Notizie intorno ai valdesi”: «Negli ultimi tempi che precedettero la rivoluzione
francese già si tollerava che i valdesi
dimorassero fuori dei limiti fissati dalle
antiche leggi, già essi erano ammessi agli
uffici di Consiglieri di comunità ed anche
ad esercitare il notariato nei loro paesi
ed altri maggiori vantaggi avrebbero essi
forse ottenuto dal Governo di S.M. se non
fosse sopraggiunta la rivoluzione, la quale, avendo rianimato il sopito loro spirito
d’insubordinazione, li pose nell’occasione
di cagionare al Governo nuovi motivi di
malcontento. A questa epoca sciagurata
abbracciarono essi il partito repubblicano
e vi preserveranno a segno che anche dopo
l’ingresso in questi stati delle armate austro-russe offrirono essi un asilo nelle loro
valli alle cosiddette autorità repubblicane
ed ai più arrabbiati nemici di S.M.»1.
Il Borgarelli scrisse al Vescovo Bigex
il 21 febbraio 1818: «I Religionari abitanti
nelle Valli di codesta Provincia di Pinerolo
implorano da S. M. il permesso di convocare
1 La Bibbia, la Coccarda e il Tricolore, a cura di Romagani, Claudiana 2001, nota a pag. 466.
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Cultura
il Sinodo al fine di prendere le necessarie
determinazioni in ordine ad alcune Borse
che dicono essere state stabilite dai Cantoni
protestanti della Svizzera in favore di giovani tra i detti Religionari che si destinano
al servizio del tempio.
Assicurano essere loro indispensabile di
riunirsi per non decadere dal beneficio delle
predette Borse giacché istantemente così
esigono i Cantoni Svizzeri su menzionati.
Stando la cosa in questi termini, e ritenuto
che in detta adunanza non potrebbe trattarsi
d’altro fuorché delle proposte Borse, pare,
che nessuna difficoltà si frapponga al buon
esito delle loro supplicazioni.
Ciò non ostante, prima del provvedere
alla loro domanda, ne partecipo alla S. V.
Ill.ma e Rev.ma poiché desidero conoscere
se sia anch’essa di questo parere, come
la prego incessantemente, se non le reca
disturbo. Approfittando ........».
Risposta di Monsignor Bigex al Ministro
Borgarelli: «Mi riferisco alla sua lettera del
21 febbraio 1918 con la quale Ella mi rivolge
formale richiesta di un parere relativo alla
autorizzazione di un Sinodo valdese per decidere sulle “Borse” da assegnare ai candidati
al pastorato nelle comunità valdesi che si
recherebbero a Ginevra e a Losanna presso
quelle Accademie per la loro formazione.
Già V.E. mi aveva fatto una esposizione sulla
questione e mi aveva pregato di esprimere un
mio parere, ma io volevo restare estraneo a
questa decisione che spetta al Governo di
S.M. Ora, poiché mi si ripropone di dare un
assenso, mi permetterei di esporre per iscritto
i termini della questione.
di Basilea. Poiché molto amabilmente V.E.,
quale Ministro Segretario di Stato per gli
Affari Interni insiste, riprendo quanto già le
dissi confidenzialmente che come Vescovo
non potevo essere favorevole, poiché questo
Sinodo fornirebbe ai Valdesi un potente
mezzo per mantenere e propagandare il
Valdismo nelle Valli e che la pretesa di decidere in un Sinodo la questione delle Borse
servirebbe a forzare in qualche maniera il
permesso da parte di S. M. per facilitare il
Governo di Ginevra a concedere quanto da
loro richiesto. Faccio ancora notare che
nelle Valli lo spirito del “repubblicanesimo” è ancora forte e la moltiplicazione dei
ministri formati a Ginevra non farebbe che
dare spazio a queste idee. Inoltre, in quelle
scuole, l’insegnamento fondamentale del
cristianesimo, e in particolare il peccato
originale, la Trinità e la divinità di Gesù
Cristo sono messi in discussione, di modo
che non sono più dei protestanti, ma ariani
e deisti o sociniani (antitrinitari). A tale proposito ho dei documenti che lo comprovano
come una rimostranza già fatta nel 1786 a
S. M. il Re di Francia dalla Assemblea del
Clero. Posso aggiungere che i Ministri di
Losanna condividono le opinioni di Ginevra
con i quali sono in costanti rapporti, anche
se mantengono maggior riservatezza. Come
Vescovo non posso dunque concordare di
facilitare con ogni mezzo la propagazione
dello scisma nelle Valli. Ho fondati motivi
che siano i Ministri ginevrini che hanno
suggerito ai Valdesi di riunirsi in Sinodo con
il pretesto delle Borse forzando in questo
modo il permesso di S. M. come necessario
per risolvere altri problemi.
Per le considerazioni esposte, persisto
nel mio avviso espresso nella lettera del 21
febbraio. Ma se vi sono dei motivi politici che
richiedono che S.M. si decida di permettere il
Sinodo, occorrerà dare precise disposizioni
al Signor Intendente perché mandi a presenziare un suo delegato e che rigorosamente e
senza riserve impedisca altre decisioni al di
fuori di quella delle Borse».
I ministri Valdesi, prima della Rivoluzione, erano usi, con il consenso del Re e alla
presenza di un suo delegato, indire Sinodi
nei quali l’oggetto principale era la organizzazione delle loro parrocchie e la disciplina
interna delle loro chiese. Ora chiedono la
convocazione di un Sinodo per l’invio di
giovani a frequentare gli studi nelle Accademie protestanti di Ginevra e di Losanna e
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Pagine di Storia
In data 9 marzo 1818 il Ministro, Conte
Borgarelli, scrive nuovamente al Vescovo:
«.Ho attentamente esaminato le nuove osservazioni che V.E. Ill.ma e Rev.ma mi ha
trasmesso riguardo al Sinodo dei Valdesi né
omisi di percorrere i tre opuscoli che Ella
ha creduto opportuno unire al pregiatissimo
suo foglio.
Io non lascio, con tutto ciò, di credere
che il Sinodo possa essere accordato, perché
l’oggetto è unicamente relativo al ristabilimento delle Borse e, se ne fosse impedito, non
potrebbe che inasprire gli animi dei Valdesi e
indurli a fare dei passi di protesta presso gli
Ambasciatori di Prussia e d’Inghilterra.
D’altronde, l’intervento al Sinodo di
cotesto Signor Intendente che trasmetterà
alla Regia Segreteria di Stato le necessarie
informazioni sembra escludere ogni timore
che possa succedere il minimo inconveniente, tanto più che il Governo sarà sempre in
grado di verificare le norme sulle Borse di
cui godono i Valdesi».
Il 10 marzo 1818 il Vescovo risponde:
«Signor Conte, mi avete fatto l’onore con
la vostra preziosa lettera del nove di questo
mese di istruirmi sui motivi che rendono
opportuno permettere ai Valdesi il Sinodo.
Non aggiungo a questo proposito altre
considerazioni.
Ma voi continuate a farmi l’onore di
chiedermi un assenso puro e semplice alla
celebrazione del Sinodo.
Dopo aver ancora riflettuto sull’oggetto
della assemblea, che voi dite esser estranea
a normare questioni interne alla Chiesa Valdese sulle quali non mi sarebbe comunque
permesso intervenire.
Le Borse, per la conservazione delle
quali occorre la decisione del Sinodo, hanno
per fine di perpetuare l’eresia e lo scisma
che percorre le nostre valli, dove i ministri
ricevono la loro formazione sia a Ginevra
che a Losanna.
Tuttavia, se motivazioni politiche porteranno ad una diversa risoluzione e S.
M. deciderà di permettere il Sinodo, sarà
opportuno dare all’Intendente ordini precisi
perché si attengano risolutamente alla sola
discussione delle Borse.
Ma ho la netta impressione che i ministri valdesi desiderano dare attraverso
questo Sinodo una nuova disciplina per
l’insegnamento,
Questa possibilità l’ho appresa qualche
mese addietro dal Sig. Intendente, al quale
essi si sono aperti.
Il mio zelo pastorale per la conversione
di questi valdesi e la fiducia nella Divina
Misericordia spero facilitino la popolazione
che ha seguito questi principi religiosi da
loro propagandati a riunirsi nella Chiesa
cattolica.
Un vescovo può e deve avere molta carità, ma deve anche evitare che una diversa
dottrina cristiana si propaghi, altrimenti
viene meno alle responsabilità del suo
ministero.
Permettetemi dunque, Signor Conte, che
rimanga fermo nella mia determinazione
e che riservi tutto il mio ministero, sino a
che sarò in vita, alla difesa della vera fede
cattolica»1.
Il 22 giugno 1824, il Segretario agli
Interni di S. M. chiese ancora al Vescovo
Bigex ragguagli sulla conformità dei valdesi
al R. Editto del 1730. Il Vescovo segnalerà
in alcuni punti quelli che egli chiamerà
“abusi”.
Pochi mesi dopo Bigex lascerà Pinerolo,
perché promosso Arcivescovo di Chambery,
dove morirà nel 1827. A.B.
Comprendo che il suo impedimento
sconfinerebbe in motivi di natura politica,
ma io continuo a provare un irresistibile
sentimento di non aderire positivamente a
quanto mi domandate.
1 Le lettere sono conservate nell’Archivio diocesano (TIT. 03/4, carteggio Bigex) e sono state
tradotte dal testo originale francese.
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Anno 2006 - Numero 1