Questo primo numero della rivista diocesana del 2006, oltre registrare le attività pastorali diocesane, presenta i lavori dei due Consigli Permanenti della Conferenza Episcopale Italiana (invernale e primaverile) e dà rilievo alla voce del Papa che illustra la sua prima enciclica “Deus caritas est” e richiama le nazioni del mondo - attraverso il Corpo diplomatico – agli impegni prioritari della giustizia e della libertà, del perdono e della riconciliazione. Alcune pagine, poi, sono dedicate alle attività che la nostra diocesi ha promosso durante lo svolgimento delle Olimpiadi. La Rivista diocesana ha la funzione di “archivio”, ma nel senso di conservare e tramandare quanto con sacrificio e dedizione è stato seminato nelle zolle della nostra Chiesa pinerolese. In questo numero pubblichiamo: • • • • • • • • • • • • • • • La parola del Papa La parola del Vescovo Santa Sede – Documenti Conferenza Episcopale Italiana - Documenti Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese Atti della Curia Consigli di partecipazione Attività pastorali Caritas Diocesana Ecumenismo XX Giochi Olimpici Invernali Cultura In memoria Pagine di storia La Parola del Papa Giustizia, libertà, perdono e riconciliazione, speranza Discorso di sua Santità Benedetto XVI al Corpo Diplomatico Giustizia, libertà, perdono e riconciliazione, speranza: sono questi i formidabili impegni per costruire la pace nella verità indicati da Benedetto XVI ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede nel corso dell’udienza svoltasi nella mattina di lunedì 9 gennaio, nella Sala Regia, per la presentazione degli auguri per il nuovo anno. Di seguito riportiamo il testo del discorso: Eccellenze, Signore e Signori, Vi accolgo tutti con gioia in questo tradizionale incontro con il Papa del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Dopo la celebrazione delle grandi feste cristiane del Natale e dell’Epifania, la Chiesa vive ancora della loro gioia: è una gioia grande, perché sorge dalla presenza dell’Emmanuele – Dio con noi –, ma è anche una gioia raccolta, quale vissuta tra le mura domestiche della Sacra Famiglia, di cui la Chiesa in questo tempo ripercorre con intima partecipazione la storia semplice ed esemplare; è una gioia al contempo bisognosa di comunicazione, perché la vera gioia non potrebbe isolarsi senza affievolirsi e spegnersi. A tutti voi dunque, Signore e Signori Ambasciatori, ai Popoli ed ai Governi che voi degnamente rappresentate, alle vostre care famiglie, ai vostri distinti Collaboratori, va il mio augurio di gioia cristiana. Sia essa la gioia dell’universale fratellanza portata da Cristo, una gioia ricca dei veri valori ed aperta alla generosa condivisione. Essa vi accompagni e cresca in ogni giorno dell’anno che da poco si è aperto. Il vostro Decano, Signore e Signori Ambasciatori, ha espresso i voti augurali del Corpo Diplomatico, interpretando con finezza i vostri sentimenti. A lui e a voi il mio ringraziamento. Egli ha accennato anche ai non pochi e non lievi problemi che agitano il mondo di oggi. Essi sono oggetto della vostra sollecitudine come di quella della Santa Sede e della Chiesa Cattolica in tutto il mondo, solidale con ogni dolore, con ogni speranza e con ogni sforzo che accompagna il cammino umano. Ci sentiamo così uniti come in una comune missione, che ci pone sempre di fronte a nuove formidabili sfide. Noi le affrontiamo tuttavia con fiducia, nella volontà di sostenerci a vicenda – ciascuno secondo il compito suo proprio – verso grandi finalità comuni. La Parola del Papa Ho detto “nostra comune missione”. E qual è essa, se non quella della pace? La Chiesa null’altro fa che diffondere il messaggio di Cristo, venuto – come scrive l’Apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini – “ad annunziare la pace a coloro che erano lontani ed a coloro che erano vicini” (cfr 2,17). E voi, esimi Rappresentanti diplomatici dei vostri Popoli, secondo lo statuto che vi è proprio avete tra i vostri nobili scopi quello di promuovere relazioni internazionali amichevoli, di cui appunto la pace si sostanzia (Convenzione di Vienna sulle Relazioni Diplomatiche, del 18 aprile 1961, art. 3, 1, e). La pace – lo constatiamo con dolore – resta in molte parti del mondo impedita o ferita o minacciata. Qual è la via verso la pace? Nel Messaggio che ho rivolto per la celebrazione della Giornata Mondiale della Pace di quest’anno ho ritenuto di poter affermare: “Dove e quando l’uomo si lascia illuminare dallo splendore della verità, intraprende quasi naturalmente la via della pace. Nella verità, la pace” (n. 3). Guardando alla situazione del mondo di oggi, in cui accanto a funesti scenari di conflitti bellici, aperti o latenti, o solo apparentemente sopiti, si può – grazie a Dio – rilevare uno sforzo coraggioso e tenace da parte di tanti uomini e di tante istituzioni in favore della pace, vorrei, quasi a fraterno incoraggiamento, proporre qualche riflessione, che enucleo in alcuni semplici enunciati. Il primo: l’impegno per la verità è l’anima della giustizia. Chi è impegnato per la verità non può non rifiutare la legge del più forte, che vive di menzogna e che – a livello nazionale ed internazionale – ha tante volte segnato di tragedie la storia dell’uomo. La menzogna si ammanta spesso di un’apparenza di verità, ma in realtà è sempre selettiva e tendenziosa, egoisticamente rivolta a strumentalizzare l’uomo e, in definitiva a sopraffarlo. Sistemi politici del passato, ma non solo del passato, ne sono un’amara esemplificazione. Sul versante opposto si collocano la verità e la veracità, che portano all’incontro dell’altro, al suo riconoscimento ed all’intesa: per quello splendore che le è proprio – lo splendor veritatis – la verità non può non diffondersi; e l’amore del vero è, per suo intrinseco dinamismo, tutto rivolto alla comprensione imparziale ed equanime ed alla condivisione, nonostante qualsiasi difficoltà. La Parola del Papa La vostra esperienza di diplomatici non può non confermare che, anche nei rapporti internazionali, la ricerca della verità riesce ad individuare le diversità fin nelle più sottili sfumature, e le relative esigenze, e per ciò stesso anche i limiti da rispettare e da non oltrepassare, nella tutela di ogni legittimo interesse delle parti. Questa medesima ricerca della verità vi porta al contempo ad affermare con forza ciò che vi è di comune, di appartenente alla medesima natura delle persone, di ogni popolo e di ogni cultura, e che dev’essere parimenti rispettato. E quando questi aspetti, distinti e complementari – la diversità e l’uguaglianza – sono conosciuti e riconosciuti, allora i problemi possono risolversi ed i dissidi ricomporsi secondo giustizia, e sono possibili intese profonde e durevoli, mentre quando uno di essi viene misconosciuto o non tenuto nel debito conto, è allora che subentra l’incomprensione, lo scontro, la tentazione della violenza e della sopraffazione. Quasi con evidenza esemplare tali considerazioni mi sembrano applicabili in quel punto nevralgico della scena mondiale, che resta la Terra Santa. In essa lo Stato d’Israele deve poter sussistere pacificamente in conformità alle norme del diritto internazionale; in essa, parimenti, il popolo palestinese deve poter sviluppare serenamente le proprie istituzioni democratiche per un avvenire libero e prospero. Tali considerazioni assumono più vasta applicazione nell’odierno contesto mondiale, in cui non a torto si è ravvisato il pericolo di uno scontro delle civiltà. Il pericolo è reso più acuto dal terrorismo organizzato, che si estende ormai a livello planetario. Numerose e complesse ne sono le cause, non ultime quelle ideologico-politiche, commiste ad aberranti concezioni religiose. Il terrorismo non esita a colpire persone inermi, senza alcuna distinzione, o a porre in essere ricatti disumani, inducendo nel panico intere popolazioni, al fine di costringere i responsabili politici ad assecondare i disegni dei terroristi stessi. Nessuna circostanza vale a giustificare tale attività criminosa, che copre di infamia chi la compie, e che è tanto più deprecabile quando si fa scudo di una religione, abbassando così la pura verità di Dio alla misura della propria cecità e perversione morale. L’impegno per la verità da parte delle Diplomazie, sia a livello bilaterale che plurilaterale, può dare un contributo essenziale, perché le innegabili diversità che caratterizzano popoli di differenti parti del mondo e le loro culture possano ricomporsi non solo in una coesistenza tollerante, ma in un più alto e più ricco disegno di umanità. In secoli passati gli scambi culturali tra giudaismo ed ellenismo, tra mondo romano e mondo germanico e mondo slavo, come anche tra mondo arabo e mondo europeo, hanno fecondato la cultura e favorito le scienze e le civiltà. Così oggi dovrebbe essere di nuovo, ed in maggior misura, essendo di fatto le possibilità di scambio e di reciproca comprensione assai più favorevoli. Per questo ciò che oggi si richiede è, anzitutto, che si tolga ogni ostacolo La Parola del Papa all’accesso all’informazione a mezzo della stampa e dei moderni mezzi informatici, ed, inoltre, che si intensifichino gli scambi di docenti e di studenti tra le discipline umanistiche delle università delle diverse regioni culturali. Il secondo enunciato che vorrei proporre suona: l’impegno per la verità dà fondamento e vigore al diritto di libertà. La grandezza unica dell’essere umano ha la sua ultima radice in questo: l’uomo può conoscere la verità. E l’uomo la vuole conoscere. Ma la verità può essere raggiunta solo nella libertà. Ciò vale per tutte le verità, come appare dalla storia delle scienze; ma è vero in maniera eminente per le verità in cui è in giuoco l’uomo stesso in quanto tale, le verità dello spirito: quelle che riguardano il bene ed il male, le grandi mete e prospettive di vita, il rapporto con Dio. Perché esse non si possono attingere senza che ne derivino profondi riflessi sulla conduzione della propria vita. Ed una volta liberamente fatte proprie, hanno poi bisogno di spazi di libertà per poter essere vissute secondo tutte le dimensioni della vita umana. È qui che si inserisce naturalmente l’attività di ogni Stato, così come l’attività diplomatica inter-statale. Negli odierni sviluppi del diritto internazionale si avverte con crescente sensibilità che nessun Governo può dispensarsi dal compito di garantire ai propri cittadini adeguate condizioni di libertà, senza pregiudicare per ciò stesso la propria credibilità come interlocutore nelle questioni internazionali. E ciò è giusto: perché nella tutela dei diritti inerenti alla persona in quanto tale, internazionalmente garantiti, non si può non riservare una valutazione prioritaria allo spazio dato ai diritti di libertà all’interno dei singoli Stati, sia nella vita pubblica come in quella privata, sia nei rapporti economici come in quelli politici, in quelli culturali come in quelli religiosi. A questo proposito vi è ben noto, Signore e Signori Ambasciatori, come l’attività della diplomazia della Santa Sede sia per natura sua rivolta a promuovere, tra i vari ambiti in cui la libertà deve realizzarsi, l’aspetto della libertà di religione. Purtroppo in alcuni Stati, anche tra quelli che pure possono vantare tradizioni culturali plurisecolari, essa, lungi dall’essere garantita, è anzi gravemente violata, in particolare nei confronti delle minoranze. In merito vorrei solo ricordare quanto stabilito con grande chiarezza nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. I diritti fondamentali dell’uomo sono i medesimi sotto tutte le latitudini; e tra di essi un posto di primo piano deve essere riconosciuto al diritto di libertà di religione, perché riguarda il rapporto umano più importante, il rapporto con Dio. A tutti i responsabili della vita delle Nazioni vorrei dire: se non temete la verità, non potete temere la libertà! La Santa Sede, nel chiedere per la Chiesa Cattolica, ovunque, condizioni di vera libertà, le chiede parimenti per tutti. Vorrei venire ad un terzo enunciato: l’impegno per la verità apre la via al perdono ed alla riconciliazione. Alla necessaria connessione tra l’impegno per la verità e la pace si solleva un’obiezione: le convinzioni diverse sulla verità danno luogo a tensioni, ad incomprensioni, a dispute, tanto più forti quanto più profonde sono le convinzioni stesse. Nel corso della storia esse hanno dato luogo anche a violente contrapposizioni, a conflitti sociali e politici e addirittura a guerre di religione. È vero, e non lo si può negare; ma ciò è sempre avvenuto per una serie di cause concomitanti, poco o nulla aventi a che fare con la verità e la religione, e sempre comunque perché ci si volle avvalere di mezzi in realtà non conciliabili con il puro impegno per la verità né con il rispetto della libertà richiesta dalla verità. Per quanto poi riguarda specificamente la Chiesa Cattolica, in quanto anche da parte di suoi membri e di sue istituzioni sono stati compiuti gravi errori in passato, essa li condanna, e non ha esitato a chiedere perdono. Lo esige l’impegno per la verità. La Parola del Papa La richiesta di perdono, e la concessione del perdono, parimenti dovuta – perché per tutti vale il monito di Nostro Signore: “chi è senza peccato scagli la prima pietra!” (cfr. Gv 8, 7) – sono elementi indispensabili per la pace. La memoria ne resta purificata, il cuore rasserenato, e si fa limpido lo sguardo su ciò che la verità esige per sviluppare pensieri di pace. Non posso non ricordare le parole luminose di Giovanni Paolo II: “Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono”. Io le ripeto, umilmente e con profondo amore, ai responsabili delle Nazioni, in particolare di quelle dove più brucianti sono le ferite fisiche e morali dei conflitti e più impellente il bisogno di pace. Il pensiero va spontaneamente alla terra dove è nato Gesù Cristo, il Principe della Pace, che per tutti ha avuto parole di pace e di perdono; va al Libano, la cui popolazione deve ritrovare, anche con il sostegno della solidarietà internazionale, la sua vocazione storica alla collaborazione sincera e fruttuosa tra le comunità di diversa fede; e va a tutto il Medio Oriente, in particolare all’Iraq, culla di grandi civiltà, in questi anni quotidianamente funestato da sanguinosi atti terroristici. Esso va all’Africa, e soprattutto a Paesi della Regione dei Grandi Laghi, dove ancora si sentono le tragiche conseguenze delle guerre fratricide degli anni passati; va alle inermi popolazioni del Darfur, colpite da esecrabile ferocia, con pericolose ripercussioni internazionali; va a tante altre terre, in diverse parti del mondo, che sono teatro di cruenti contese. Tra i grandi compiti della diplomazia deve essere sicuramente annoverato quello di far comprendere a tutte le parti in conflitto che, se sono amanti della verità, non possono non riconoscere gli errori – e non solo quelli degli altri – né possono rifiutare di aprirsi al perdono, richiesto e concesso. L’impegno per la verità – che certo sta loro a cuore – li convoca, attraverso il perdono, alla pace. Il sangue versato non grida vendetta, ma invoca rispetto della vita, e pace! A questa fondamentale esigenza dell’umanità possa la Peacebuilding Commission, recentemente istituita dall’ONU, rispondere efficacemente con volenterosa cooperazione da parte di tutti. Un ultimo enunciato vorrei proporvi, Signore e Signori Ambasciatori: l’impegno per la pace apre a nuove speranze. È quasi una logica conclusione di quanto ho cercato di illustrare finora. Perché l’uomo è capace di verità! Lo è sui grandi problemi dell’essere, La Parola del Papa come sui grandi problemi dell’agire: nella sfera individuale e nei rapporti sociali, a livello di un popolo come dell’umanità intera. La pace, alla quale tale suo impegno può e deve portarlo, non è solo il silenzio delle armi; è, ben più, una pace, che favorisce il formarsi di nuovi dinamismi nei rapporti internazionali, dinamismi che a loro volta si trasformano in fattori di mantenimento della pace stessa. Ed essi sono tali solo se rispondenti alla verità dell’uomo e della sua dignità. E per questo non si può dire pace, là dove l’uomo non ha nemmeno l’indispensabile per vivere in dignità. Penso qui alle turbe sterminate di popolazioni che soffrono la fame. Non è pace, la loro, anche se non sono in guerra: della guerra, anzi, esse sono vittime inermi. Alla mente si affacciano spontaneamente anche le immagini sconvolgenti dei grandi campi di profughi o di rifugiati - in diverse parti del mondo - raccolti in condizioni di fortuna, per scampare a sorte peggiore, ma di tutto bisognosi. Non sono questi esseri umani nostri fratelli e sorelle? Non sono i loro bambini venuti al mondo con le stesse legittime attese di felicità degli altri? Il pensiero va anche a tutti coloro che condizioni di vita non degne spingono ad emigrare, lontano dal loro Paese e dai loro cari, nella speranza di una vita più umana. Né possiamo dimenticare la piaga del traffico di persone, che resta una vergogna del nostro tempo. Di fronte a queste “emergenze umanitarie”, così come ad altri drammatici problemi dell’uomo, molte persone di buona volontà, diverse istituzioni internazionali ed organizzazioni non governative non sono rimaste inerti. Ma si richiede un accresciuto sforzo congiunto delle Diplomazie per individuare nella verità, e superare con coraggio e generosità, gli ostacoli che tuttora si frappongono a soluzioni efficaci e degne dell’uomo. E verità vuole che nessuno degli Stati prosperi si sottragga alle proprie responsabilità ed al dovere di aiuto, attingendo con maggiore generosità alle proprie risorse. Sulla base di dati statistici disponibili si può affermare che meno della metà delle immense somme globalmente destinate agli armamenti sarebbe più che sufficiente per togliere stabilmente dall’indigenza lo sterminato esercito dei poveri. La coscienza umana ne è interpellata. Alle popolazioni che vivono sotto la soglia della povertà, più a causa di situazioni dipendenti dai rapporti internazionali politici, commerciali e culturali, che non a motivo di circostanze incontrollabili, il nostro comune impegno nella verità può e deve dare nuova speranza. Signore e Signori Ambasciatori! Nel Natale di Cristo la Chiesa vede realizzata la profezia del Salmista: “Misericordia e verità si incontreranno, giustizia e pace si baceranno; la verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo” (Sal 84, 11-12). Nel commentare queste parole ispirate, il grande Padre della Chiesa Agostino, facendosi interprete della fede di tutta la Chiesa esclama: «La verità è germogliata dalla terra: Cristo, che ha detto: Io sono la Verità, è nato dalla Vergine» (Sermo 185). È di questa verità che la Chiesa sempre vive; ma di essa in particolare si illumina e gioisce in questa fase del suo anno liturgico. E alla luce di questa verità queste mie parole vogliono essere di fronte a voi e per voi, che qui rappresentate la maggior parte delle Nazioni del mondo, al contempo testimonianza ed augurio: nella verità, la pace! In questo spirito, a tutti il mio augurio più cordiale di buon anno! Benedetto XVI Roma - Sala Regia, Lunedì, 9 gennaio 2006 La Parola del Papa La forza che cambia il mondo Il Papa presenta la sua prima enciclica Discorso al Pontificio Consiglio “Cor Unum” «“I temi di Dio”, “Cristo” e “Amore” sono fusi insieme come guida centrale della fede cristiana». È quanto ha sottolineato Benedetto XVI parlando della sua prima enciclica, durante l’udienza – svoltasi nella Sala Clementina lunedì 23 gennaio – ai partecipanti all’incontro promosso dal Pontificio Concilio “Cor Unum”. Ecco il testo del discorso del Santo Padre: L’escursione cosmica, in cui Dante nella sua Divina Commedia vuole coinvolgere il lettore, finisce davanti alla Luce perenne che è Dio stesso, davanti a quella Luce che al contempo è “l’amor che move il sole e l’altre stelle” (Paradiso XXXIII, v. 145). Luce e amore sono una sola cosa. Sono la primordiale potenza creatrice che muove l’universo. Se queste parole del Paradiso di Dante lasciano trasparire il pensiero di Aristotele, che vedeva nell’eros la potenza che muove il mondo, lo sguardo di Dante tuttavia scorge una cosa totalmente nuova ed inimmaginabile per il filosofo greco. Non soltanto che la Luce eterna si presenta in tre cerchi ai quali egli si rivolge con quei densi versi che conosciamo: “O luce etterna che sola in te sidi, / sola t’intendi, e da te intelletta / e intendente te ami a arridi!” (Paradiso XXXIII, vv. 124-126). In realtà, ancora più sconvolgente di questa rivelazione di Dio come cerchio trinitario di conoscenza e amore è la percezione di un volto umano - il volto di Gesù Cristo - che a Dante appare nel cerchio centrale della Luce. Dio, Luce infinita il cui mistero incommensurabile il filosofo greco aveva intuito, questo Dio ha un volto umano e - possiamo aggiungere - un cuore umano. In questa visione di Dante si mostra, da una parte, la continuità tra la fede cristiana in Dio e la ricerca sviluppata dalla ragione e dal mondo delle religioni; al contempo, però, appare anche la novità che supera ogni ricerca umana - la novità che solo Dio stesso poteva rivelarci: la novità di un amore che ha spinto Dio ad assumere un volto umano, anzi ad assumere carne e sangue, l’intero essere umano. L’eros di Dio non è soltanto una forza cosmica primordiale; è amore che ha creato l’uomo e si china verso di lui, come si è chinato il buon Samaritano verso l’uomo ferito e derubato, giacente al margine della strada che scendeva da Gerusalemme a Gerico. La parola “amore” oggi è così sciupata, così consumata e abusata che quasi si teme di lasciarla affiorare sulle proprie labbra. Eppure è una parola primordiale, espressione della realtà primordiale; noi non possiamo semplicemente abbandonarla, ma dobbiamo riprenderla, purificarla e riportarla al suo splendore originario, perché possa illuminare la nostra vita e portarla sulla retta via. È stata questa consapevolezza che mi ha indotto La Parola del Papa a scegliere l’amore come tema della mia prima Enciclica. Volevo tentare di esprimere per il nostro tempo e per la nostra esistenza qualcosa di quello che Dante nella sua visione ha ricapitolato in modo audace. Egli narra di una “vista” che “s’avvalorava” mentre egli guardava e lo mutava interiormente (cfr. Paradiso, XXXIII, vv. 112-114). Si tratta proprio di questo: che la fede diventi una visione-comprensione che ci trasforma. Era mio desiderio di dare risalto alla centralità della fede in Dio - in quel Dio che ha assunto un volto umano e un cuore umano. La fede non è una teoria che si può far propria o anche accantonare. È una cosa molto concreta: è il criterio che decide del nostro stile di vita. In un’epoca nella quale l’ostilità e l’avidità sono diventate superpotenze, un’epoca nella quale assistiamo all’abuso della religione fino all’apoteosi dell’odio, la sola razionalità neutra non è in grado di proteggerci. Abbiamo bisogno del Dio vivente, che ci ha amati fino alla morte. Così, in questa Enciclica, i temi “Dio”, “Cristo” e “Amore” sono fusi insieme come guida centrale della fede cristiana. Volevo mostrare l’umanità della fede, di cui fa parte l’eros - il “sì” dell’uomo alla sua corporeità creata da Dio, un “sì” che nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna trova la sua forma radicata nella creazione. Benedetto XVI incontra il Pontificio Consiglio “Cor Unum”. La Parola del Papa E lì avviene anche che l’eros si trasforma in agape - che l’amore per l’altro non cerca più se stesso, ma diventa preoccupazione per l’altro, disposizione al sacrificio per lui e apertura anche al dono di una nuova vita umana. L’agape cristiana, l’amore per il prossimo nella sequela di Cristo non è qualcosa di estraneo, posto accanto o addirittura contro l’eros; anzi, nel sacrificio che Cristo ha fatto di sé per l’uomo ha trovato una nuova dimensione che, nella storia della dedizione caritatevole dei cristiani ai poveri e ai sofferenti, si è sviluppata sempre di più. Una prima lettura dell’Enciclica potrebbe forse suscitare l’impressione che essa si spezzi in due parti tra loro poco collegate: una prima parte teorica, che parla dell’essenza dell’amore, e una seconda che tratta della carità ecclesiale, delle organizzazioni caritative. A me però interessava proprio l’unità dei due temi che, solo se visti come un’unica cosa, sono compresi bene. Dapprima occorreva trattare dell’essenza dell’amore come si presenta a noi nella luce della testimonianza biblica. Partendo dall’immagine cristiana di Dio, bisognava mostrare come l’uomo è creato per amare e come questo amore, che inizialmente appare soprattutto come eros tra uomo e donna, deve poi interiormente trasformarsi in agape, in dono di sé all’altro - e ciò proprio per rispondere alla vera natura dell’eros. Su questa base si doveva poi chiarire che l’essenza dell’amore di Dio e del prossimo descritto nella Bibbia è il centro dell’esistenza cristiana, è il frutto della fede. Successivamente, però, in una seconda parte bisognava evidenziare che l’atto totalmente personale dell’agape non può mai restare una cosa solamente individuale, ma che deve invece diventare anche un atto essenziale della Chiesa come comunità: abbisogna cioè anche della forma istituzionale che s’esprime nell’agire comunitario della Chiesa. L’organizzazione ecclesiale della carità non è una forma di assistenza sociale che s’aggiunge casualmente alla realtà della Chiesa, un’iniziativa che si potrebbe lasciare anche ad altri. Essa fa parte invece della natura della Chiesa. Come al Logos divino corrisponde l’annuncio umano, la parola della fede, così all’Agape, che è Dio, deve corrispondere l’agape della Chiesa, la sua attività caritativa. Questa attività, oltre al primo significato molto concreto dell’aiutare il prossimo, possiede essenzialmente anche quello del comunicare agli altri l’amore di Dio, che noi stessi abbiamo ricevuto. Essa deve rendere in qualche modo visibile il Dio vivente. Dio e Cristo nell’organizzazione caritativa non devono essere parole estranee; esse in realtà indicano la fonte originaria della carità ecclesiale. La forza della Caritas dipende dalla forza della fede di tutti i membri e collaboratori. Lo spettacolo dell’uomo sofferente tocca il nostro cuore. Ma l’impegno caritativo ha un senso che va ben oltre la semplice filantropia. È Dio stesso che ci spinge nel nostro intimo ad alleviare la miseria. Così, in definitiva, è Lui stesso che noi portiamo nel mondo sofferente. Quanto più consapevolmente e chiaramente lo portiamo come dono, tanto più efficacemente il nostro amore cambierà il mondo e risveglierà la speranza - una speranza che va al di là della morte e solo così è vera speranza per l’uomo. Auguro la benedizione del Signore per il vostro Simposio. Benedetto XVI Roma - Sala Clementina, Lunedì, 23 gennaio 2006 10 La Parola del Vescovo Il centro della fede cristiana: Dio è amore e chi sta nell’amore dimora in Dio. Il vescovo presenta la prima enciclica di papa Benedetto XVI Oggi, 25 gennaio, viene pubblicata la prima enciclica di Benedetto XVI, il cui titolo è “Deus caritas est”, “Dio è amore”. Che cosa vuol dire “enciclica”? É una parola che deriva dalla lingua greca, “enkyklios”, e significa “circolare”, cioè lettera inviata a tutte le comunità cattoliche sparse nel mondo. È scritta in latino e prende il titolo dal suo incipit, dalle sue prime parole, che nel nostro caso sono, appunto, il versetto 8 della prima lettera di San Giovanni. Alcuni giorni fa, il Papa stesso aveva annunziato la pubblicazione di questo documento, anticipando che esso vuole mostrare la realtà dell’amore nelle sue molteplici espressioni. Nell’antichità due erano le parole per descrivere l’amore: “eros” e “filia”. Il primo termine racconta l’amore sessuale; il secondo esprime l’amore di amicizia, che diventa fraterna solidarietà. I cristiani hanno preferito un’altra parola: “agape”, per indicare l’amore che Dio ha per il mondo e il suo modo di agire nella storia. Già nell’omelia, all’inizio del suo pontificato, Benedetto XVI aveva lasciato trapelare qualche cosa di ciò che sarebbe stato il contenuto della prima enciclica: la preoc11 cupazione di far capire all’uomo contemporaneo che Dio lo ama. Queste le parole: “Non è il potere che redime, ma l’amore! Dio è amore. Quante volte noi desidereremmo che Dio si mostrasse più forte, che egli colpisse duramente, sconfiggesse il male e creasse un mondo migliore. Tutte le ideologie del potere si giustificano così, giustificano la distruzione di ciò che si opporrebbe al progresso e alla liberazione dell’umanità. Noi soffriamo per la pazienza di Dio. E non di meno abbiamo tutti bisogno della sua pazienza. Il Dio, che è diventato agnello, ci dice che il mondo viene salvato dal Crocifisso e non La Parola del Vescovo dai crocifissori. Il mondo è redento dalla pazienza di Dio e distrutto dall’impazienza degli uomini”. È questo il contenuto della nuova evangelizzazione nei confronti di un mondo secolarizzato. Solo l’amore rivela la vita di Dio e manifesta il cuore della fede cristiana. L’uomo, oggi, come sempre, ha bisogno di sentirsi amato. La Rivelazione cristiana è la risposta a questa insopprimibile esigenza. Vi invito a leggere con attenzione questo documento, anche per le implicazioni ecumeniche che esso comporta, infatti “l’amore di Dio e il nostro amore sono la condizione dell’unità dei cristiani e la condizione per la pace nel mondo”. ✠ Pier Giorgio, vescovo Epifania, Magi e immigrati L’Epifania non è la Befana. È qualcosa di più grande e di più serio. È una festa che fa memoria del viaggio dei Magi da paesi lontani alla grotta di Betlemme, per cercare e adorare il re dei Giudei che era nato. Questa festa evoca anche il cammino di popoli alla ricerca di nuovi orizzonti sociali, culturali e religiosi. Non possiamo chiudere gli occhi davanti ai flussi migratori di oggi, che attraversano la nostra Italia e toccano anche la nostra regione e il nostro territorio. Mi pare bello che all’Epifania, ricordando i Magi che vengono da lontano, pensiamo anche a chi giunge presso di noi in cerca di lavoro, di sicurezza e di un futuro dignitoso. Le differenze storiche e culturali non de- vono essere un ostacolo ad una convivenza pacifica e ad una integrazione che certamente arricchisce chi la sa valorizzare. Oggi più di 12 ieri, comprendiamo che apparteniamo tutti ad un’unica famiglia: immigrazione è globalizzazione. In Italia sono quasi tre milioni gli immigrati. Si sente la necessità di una politica migratoria che sappia accoglierli come una opportunità di crescita per il nostro paese. L’attuale legge sull’immigrazione è troppo rigida e discriminatoria, e rischia di favorire la ricerca di vie alternative, lontane dalla legalità, per ottenere un inserimento. Per tutti questi motivi, nella prossima festa dell’Epifania ho invitato in Cattedrale, uomini e donne provenienti da altri paesi, per esprimere - all’interno della celebrazione dell’Eucarestia - la gioia di appartenere ad La Parola del Vescovo un’unica e medesima famiglia. Per noi cattolici, questo incontro è una occasione per rafforzare - come ci ha invitati papa Benedetto XVI - a metterci “al servizio della pace, in un’ampia collaborazione ecumenica e con tutte le altre religioni; come pure con tutti gli uomini di buona volontà”. Ci riusciremo? È una sfida! Il futuro lo si costruisce non alzando muri o barriere protettive, ma spalancando porte, accogliendo e inclu- dendo chi è diverso da noi, per colore e cultura, come nuovi cittadini, con pari diritto e doveri. Davvero la diversità può riuscire a disegnare un mosaico di pace. Il mio augurio è che incontrandoci non soltanto aumenti la reciproca conoscenza, ma si intensifichi un intreccio di collaborazioni nella vita sociale e comunitaria. ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 4 gennaio 2006 Una Chiesa in dialogo Due appuntamenti ecclesiali sono imminenti: la Giornata dell’amicizia ebraico-cristiana, il 17 gennaio, che quest’anno ha come tema: “Ascolta Israele! La prima delle Dieci Parole: Io sono il Signore tuo Dio”, e la Settimana di preghiera per l’unità della Chiesa, dal 18 al 25 gennaio, che sarà incentrata sul versetto biblico “Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro” (Mt 18,20). Invito a dare particolare importanza a queste due celebrazioni. È vero, sono ormai entrate nel calendario delle nostre parrocchie, ma proprio per questo rischiano di lasciarci indifferenti. Invece devono metterci inquietudine, nostalgia e timore di non voler entrare nel sogno di Dio, che è l’unità. Mi piace ricordare come Papa Benedetto XVI nel suo viaggio a Colonia ha visitato nello stesso giorno la sinagoga della città e ha accolto la delegazione dei rappresentanti delle Confessioni protestanti. Ai primi ha ricordato che “la spiritualità degli ebrei come quella dei cristiani si nutre dei salmi” e “chi incontra Gesù Cristo incontra l’ebraismo”. Ai protestanti ha sottolineato che “non possiamo fare l’unità con le sole nostre forze. La possiamo soltanto ottenere come dono dello Spirito Santo”. Invito tutte le parrocchie a dare grande importanza sia alla giornata del 17 gennaio sia alla Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, promuovendo incontri di preghiera e di riflessione perché sia sempre davanti ai nostri occhi, e soprattutto nel nostro cuore, che il Decalogo è per noi patrimonio e impegno comune e che l’ecumenismo è cammino irreversibile. Non bisogna dimenticare che il dialogo, qualunque sia il nostro interlocutore, deve essere sempre sincero, paziente e pieno di realismo. Forse non vedremo i risultati, ma sta a noi preparare il terreno perché, quando Dio vorrà, i frutti maturino. ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 11 gennaio 2006 L’Azione Cattolica può prendere il largo È rinata, anche nella nostra Diocesi, l’Azione cattolica. Sono davvero contento! Negli anni passati avevo 13 invitato alle Conferenze quaresimali mons. Francesco Lambiasi, assistente nazionale, e la prof.ssa Paola La Parola del Vescovo Bignardi, presidente nazionale, per avere da loro una parola di incoraggiamento e soprattutto per trovare il modo di riprendere il cammino con entusiasmo. Certo non è facile, dopo anni di silenzio, ripartire! Nel periodo post-conciliare sono nate tante belle realtà ecclesiali, frutto della fantasia dello Spirito. Tuttavia, l’Azione Cattolica rimane sempre quella “particolare forma di ministerialità laicale” che “si caratterizza per lo speciale rapporto con i vescovi e la loro Conferenza episcopale”. Per questo motivo mi pare importante che, anche nella nostra Diocesi, l’Azione cattolica ritorni ad essere operante. Sono convinto che non si può vivere di nostalgia e sognare un ritorno al passato. Tuttavia nella storia dell’Azione Cattolica vi è sempre stata una grande attenzione ai segni dei tempi e la capacità di rispondere, con forma non ripetitive, agli appelli sempre nuovi di Dio, rimanendo fedeli ad una collaborazione diretta, comunitaria e organizzata con i pastori delle Chiese locali. In alcune parrocchie sono sopravvissuti piccoli gruppi di esperienza di Azione Cattolica. Si tratta di ravvivare il fuoco sotto la cenere. È una scommessa. La storia del passato ricca di figure carismatiche e il mandato che la Chiesa affida, oggi, a questa associazione, ci incoraggiano a “prendere il largo” e tentare questa nuova esperienza. Ho nominato coordinatore della nascente associazione il sig. Frairia Paolo e assistente ecclesiastico il can. Giorgio Grietti. Si è già formato un primo nucleo a livello diocesano. Chiedo a tutti di voler prendere in seria considerazione la possibilità di ritentare questa esperienza che tanti frutti ha dato anche alla nostra Diocesi, ed eventualmente mettersi in contatto con i responsabili diocesani. Don Giovanni Barra - di cui è iniziato il processo di beatificazione - è stato un grande maestro di giovani e di adulti, che nell’Azione cattolica hanno trovato gli ideali per vivere il Vangelo in modo coerente e missionario. Alla sua intercessione affido questa esperienza associativa che sta per ricominciare. ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 18 gennaio 2006 Giornate da ricordare Desidero segnalare alcuni appuntamenti significativi del cammino pastorale della nostra Chiesa. ✓ Giovedì 2 febbraio, festa della Presentazione al tempio del Signore, è anche la Giornata della Vita Consacrata. Nella nostra diocesi ci sono queste famiglie religiose maschili e femminili: Oblati di Maria Vergine, Salesiani, Giuseppini del Murialdo, Preti della Missione, Fratelli Cottolenghini, Visitandine, Giuseppine, Suore del Cottolengo, Suore del S. Natale, Figlie di Maria Ausiliatrice, Figlie della Carità, Suore Missionarie di Gesù Lavoratore, Piccola Comunità di Nazareth. 14 Voglio esprimere a tutte le religiose e ai religiosi il grazie per la loro presenza e il loro apostolato. La Vita Consacrata è un dono di cui dobbiamo ringraziare il Signore: la presenza dei Religiosi in mezzo a noi ci ricorda che la vocazione del cristiano è vivere radicalmente il Vangelo. ✓ Domenica 5 febbraio, è la 28ª Giornata Nazionale della Vita. Il tema è “Rispetta la vita”. È un appuntamento annuale che ci impegna ad essere testimoni della difesa della vita, dal concepimento fino al tramonto. Difendere la vita è segno di amore. Solo chi ama l’accoglie e la protegge. In tutte le parrocchie si La Parola del Vescovo Cresima alla parrocchia del Murialdo - 12 febbraio 2006. preghi e si rifletta sul dono della vita. Particolarmente utile è il messaggio dei Vescovi italiani per questa giornata. Essi sottolineano che “occorre continuare un capillare e diffuso lavoro di informazione e sensibilizzazione per aiutare tutti a comprendere meglio il valore della vita, le potenzialità e i limiti della scienza, il dovere sociale di difendere ogni vita dal concepimento fino al suo termine naturale”. ✓ Domenica 12 febbraio, infine, ricorre la Giornata mondiale del malato. Essa viene sempre celebrata nelle vicinanze della festa della Madonna di Lourdes. É ancora un’occasione per impegnarci a testimoniare l’amore alla vita, quando questa è segnata dal dolore e dalla sofferenza. La vita va difesa sempre! Invito tutte le comunità a valorizzare questi appuntamenti come momenti di crescita, per un cammino di speranza. ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone Mercoledì 1 febbraio 2006 Olimpiadi: oltre l’aspetto agonistico Stanno per iniziare le Olimpiadi. Dal 10 al 26 febbraio ,anche la nostra città e la val Chisone diventano una porta aperta sul mondo. Certo, i riflettori 15 saranno puntati soprattutto sulle gare, ma le Olimpiadi vanno al di là dell’aspetto agonistico e diventano dialogo con la cultura del nostro territorio, con la La Parola del Vescovo Fiaccola olimpica davanti alla parrocchia di Pinasca. gente che vi abita, soprattutto richiamano valori che sono patrimonio dell’intera umanità. Voglio esprimere soprattutto un augurio. Le Olimpiadi siano un evento dove sportivi del mondo “giocano insieme” e non invece “giocano contro”. Nell’antica Grecia, la pace era la condizione per poter permettere agli atleti di raggiungere Atene. Nel 1996 “la tregua olimpica”, durante i giochi di Atlanta, permise ai medici dell’Unicef di raggiungere zone dell’Afghanistan, inaccessibili a causa della guerra, per vaccinare e salvare migliaia di bambini. Anche le nostre 16 Olimpiadi siano un annuncio di pace! Il Papa, non solo ha accolto e benedetto la fiaccola olimpica in piazza San Pietro, domenica 4 dicembre 2005, auspicando “che la fiamma possa ricordare a tutti i valori di pace e di fratellanza”, ma ha inviato anche un messaggio ai vescovi delle tre città, sede dei giochi. Il suo augurio è rivolto agli atleti, dirigenti sportivi e assistenti, nonché agli operatori dell’informazione e ai numerosi turisti. È un invito a credere che è possibile realizzare un mondo fraterno e solidale: “Le prossime manifestazioni siano per tutti un segno eloquente di amicizia e contribuiscano a rinsaldare tra i popoli relazioni di intesa solidale! Come non riconoscere quanto tutto ciò sia necessario ai nostri giorni, che vedono l’umanità segnata da non poche tensioni e anelante a costruire un futuro di autentica pace”. Desidero aggiungere anche il benvenuto a tutte le espressioni religiose, in particolare alle Confessioni Cristiane, ospiti della città e della val Chisone. Le Olimpiadi possono trasformarsi in un evento ecumenico e in una occasione di dialogo interreligioso. ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 8 febbraio 2006 La Parola del Vescovo No allo scontro tra civiltà Il 17 febbraio è giorno di festa non solo per la comunità valdese, ma per ogni cittadino del territorio pinerolese che. Ricordare la storia passata, diventa impegno a coltivare e a difendere, oggi, il valore inestimabile della libertà. I falò che si accendono, lungo i pendii delle valli, la sera del 16 febbraio, ricordano i diritti civili concessi ai valdesi, e poi agli ebrei, dalle Lettere patenti di Carlo Alberto nel 1848. È stata avanzata la proposta di chiedere al Parlamento che il 17 febbraio sia riconosciuta come “giornata per la libertà religiosa”. Mi associo anch’io a questa iniziativa, ma ricordando che ogni libertà si fonda sulle solide basi della verità e dell’amore. Anzi, la libertà religiosa e di coscienza si difende e si rafforza vivendo e testimoniando il comandamento dell’amore, che diventa la “buona notizia” di cui, oggi, il mondo ha bisogno. Anche il monumento inaugurato un anno fa alle vittime della violenza e dell’intolleranza è un invito forte non solo alla tolleranza, ma all’accoglienza reciproca nella gioia di una fraternità ritrovata. * Voglio, poi, esprimere alle comunità islamiche presenti nel pinerolese, la mia amarezza per le vignette denigratorie, apparse su un giornale danese, nei confronti del profeta Maometto. Il diritto alla libertà di espressione non significa diritto a offendere il sentimento religioso dei credenti. Nel secolo scorso, sotto il nazismo, venivano fatte vignette per mettere alla gogna gli ebrei. L’offesa, la denigrazione e il disprezzo alimentano lo scontro di civiltà. A questa Gerusalemme, Moschea di Omar. 17 strategia dobbiamo opporci decisamente. Noi cristiani crediamo in Dio il cui nome è “Amore” e nell’Islam è invocato come “Misericordioso”. La religione dell’amore e della misericordia ci impone, dunque, di vincere i germi di intolleranza che si annidano tra di noi e di operare insieme per trasformare le conflittualità presenti nella nostra società in civiltà dell’amore. Il cammino insieme comincia col pronunciare la parola La Parola del Vescovo “perdono”, come premessa di una pace non solo possibile, ma doverosa. Questo incidente delle vignette, ma ancora di più, l’uccisione di cristiani nell’Estremo Oriente e ultimamente di don Andrea Santoro, devono trovarci uniti nella volontà di inaugurare una nuova stagione di dialogo tra culture e religioni. A tutti i fedeli dell’Islam della città e del territorio, voglio assicurare la mia fraterna vicinanza, soprattutto il rispetto che noi cristiani abbiamo verso le persone e le istituzioni della loro religione, che insieme a quella ebraica e cristiana riconoscono Abramo, il modello e il padre nella fede. Cari fratelli e sorelle musulmani, incontriamoci e dialoghiamo, conosciamoci ed apprezziamoci di più! ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 15 febbraio 2006 Essere coscienza critica Le Olimpiadi, di cui siamo spettatori, sono un tuffo nella mondialità. Anche nella nostra città e nelle nostre valli si riversa gente proveniente da tutto il mondo; soprattutto dai paesi ricchi e benestanti. Questo non deve farci dimenticare l’altro mondo, quello povero e alla deriva. Proprio in questi giorni, dal 14 al 23 febbraio, in Brasile, nella città di Porto Alegre, si svolge la nona Assemblea Generale del Consiglio Ecumenico delle Chiese (CEC), che ha per tema “Signore, nella tua Grazia trasforma il mondo”. Vi partecipano i rappresentanti delle 347 Confessioni Cristiane affiliate alla CEC. La Chiesa Cattolica non vi fa parte, ma intrattiene una feconda collaborazione per la ricerca teologica con la Commissione “Fede e Costituzione”. Il Papa, per questa occasione, tramite il card. Kasper, ha invitato un suo messaggio. Il tema dell’Assemblea interpella profondamente la coscienza dei cristiani: “Come vivere la nostra fede nel contesto della globalizzazione”? Panoramica di Porto Alegre 18 È una domanda che ci fa sentire come Davide di fronte a Golia. È la Parola di Dio che ci impedisce a “conformarci a questo mondo” (Rm 12,2), soprattutto alle sue strutture di peccato e di ingiustizia. In vista dell’Assemblea è stato preparato un documento dal titolo “Globalizzazione alternativa rivolta ai popoli della terra”, cioè le risposte che i cristiani possono dare di fronte al colosso di una economia neoliberista. Sono i sassolini di Davide! Ma noi crediamo che il compito della profezia è quello di annunciare che il Signore: ricolma di beni gli affamati e rimanda a mani vuote i ricchi (Lc 1,53). Guai se venisse meno nei cristiani il dovere di essere “coscienza critica”! Questo richiamo ai temi che si stanno dibattendo a Porto Alegre non vuole sminuire l’importanza dell’evento che stiamo vivendo La Parola del Vescovo in casa nostra (anche se non si può chiudere gli occhi di fronte agli enormi interessi commerciali e agli sprechi che rischiano di fare dimenticare i grandi ideali che hanno dato origine ai giochi olimpici), quanto allertare la nostra coscienza perché la luce abbagliante riflessa sul ghiaccio e sulle nevi in questi giorni, non ci faccia dimenticare i problemi epocali che travagliano l’umanità, di cui una larga parte continua ad essere messa ai margini, anzi persino impedita di raccogliere le briciole dalla tavola dei ricchi. È triste! Sono pensieri che disturbano, ma salutari se vengono accolti, non dimenticando che siamo alle soglie della quaresima. ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 22 febbraio 2006 Quaresima: l’essenziale e le cianfrusaglie Con il mercoledì delle Ceneri inizia la Quaresima. Nell’immaginario popolare è un tempo triste, segnato dalla penitenza e da pratiche che l’uomo di oggi sembra rifiutare. Ma non è così. È un tempo di speranza che ci impegna a lavorare su noi stessi, per togliere - con l’aiuto della Grazia - il male dalla nostra vita e ci prepara a vivere l’esplosione della gioia nella notte di Pasqua. Sono quaranta giorni - come un faticoso, ma liberante pellegrinaggio interiore - che richiedono di essere riempiti dai contenuti di queste tre parole: preghiera, digiuno e solidarietà. Parole che hanno la forza di orientare la nostra vita sulla strada della conversione; sono tra loro interdipenden- ti; non si possono separare senza rischiare di impoverirle reciprocamente. Vi invito a dare più spazio alla preghiera, soprattutto all’interno delle vostre famiglie. Pregare insieme è come far risuonare nelle nostre case la speranza e dare ossigeno dove sembra spegnersi il respiro. Anche il digiuno ci aiuta a ritrovare l’essenziale e a buttare via tante cianfrusaglie e cose inutili. La riscoperta di una vita sobria, dove non solo rinunziamo al superfluo, ma diamo un taglio anche nelle cose necessarie, non può renderci più liberi e felici, capaci di vivere con generosità il comandamento dell’amore. Ricordo in particolare le due iniziative proposte dalla Caritas: 19 - il sostegno al Seminario della diocesi di M’Baiki, dove è vescovo Mons. Perin; - e l’aiuto ad anziani in difficoltà economiche. Vi invito a convergere i vostri aiuti su questi due progetti esprimendo così, anche a livello diocesano, un segno comune di solidarietà. Così pure sollecito a partecipare alle Conferenze quaresimali, che sono un aiuto ad assimilare la lezione del Concilio, a quarant’anni dalla sua conclusione, come bussola che orienta il nostro cammino di fede. Il Papa, domenica scorsa, ha rivolto l’invito a pregare perché ogni credente – a qualsiasi religione appartenga – sia sempre seminatore di pace. In particolare ha invitato a pregare per le Nazioni dove sono in atto scontri tra Cristiani e Musulmani. E ha aggiunto: “I frutti della fede in Dio non sono devastanti antagonismi, ma spirito di fraternità e di collaborazione per il bene comune. Dio, creatore e Padre di tutti chiederà conto ancora più severamente a chi sparge in suo nome il sangue del fratello”. Accogliamo questo invito, cominciando a dialogare con le Comunità Mussulmane presenti nel nostro territorio. Buona Quaresima, buon cammino verso la Pasqua! ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 1 marzo 2006 La Parola del Vescovo lettera di quaresima ai presbiteri e ai diaconi Carissimi, Abbiamo iniziato il cammino quaresimale. Il Signore, attraverso la sua Parola, ci chiama a conversione: “è il tempo favorevole”, ricco di grazia e di misericordia. Non divenga un appuntamento abitudinario, quasi scontato, senza incidenza nella nostra vita. Nella predicazione richiamiamo con forza i nostri fedeli alla conversione. Ma dobbiamo essere noi convinti della necessità di ritornare a Dio. “Convertiti e credi al Vangelo”: sono le parole divine rivolte prima di tutto alla nostra vita, e attraverso di noi, alle nostre comunità. Voglio ricordarvi alcuni aspetti di questo tempo favorevole per un cammino ascetico, che esprima la volontà di far morire l’uomo vecchio e rivestire l’uomo nuovo creato nella giustizia e nella santità (cfr. Col 3,9-10). * Una parola diventata fuori moda La parola “ascesi” è oggi o ignorata o taciuta anche nella nostra predicazione. Eppure la sua riscoperta è di urgente necessità, se vogliamo esercitare con responsabilità la nostra missione. Ascesi significa “esercitarsi”, “allenarsi” per essere in grado di raggiungere un obiettivo e una meta. Questo tempo di Olimpiadi, ancora di più deve convincerci che, nella vita morale, ci vuole una ginnastica continua e robusta per meritare una vittoria: “anche nelle gare atletiche, non riceve la corona se non chi ha lottato secondo le regole” (2Tm 2,5). Dobbiamo prendere sul serio le parole di Giovanni: “Tutto ciò che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal Padre” (1Gv 2,16). La lotta - il cammino ascetico - è per essere forti a dominare questo nemico dentro di noi chiamato “concupiscenza”. S. Paolo dice con crudo realismo: “Quelli che sono di Cristo crocifiggono la carne con i suoi vizi e le sue concupiscenze” (Gal 5,24). “Crocifiggere” significa lottare per tenere incatenati vizi e concupiscenze. Non è una lotta passeggera, ma che dura per tutta la vita. Non è una lotta con le sole nostre forze, ma sostenuta dalla Grazia. Non è una lotta da soli, ma in comunione con la Chiesa, incoraggiati da fratelli e sorelle che prima di noi, sono stati fedeli, con radicalità, al Vangelo. La vita ascetica ha anche una relazione con la comunità di cui siamo responsabili, perché attraverso il nostro ministero, diventiamo “forma gregis”, cioè modello del gregge. Quello che sperimentiamo e viviamo in noi, si trasforma in esempio per i fedeli che devono essere aiutati a volare alto nella vita cristiana ordinaria. È per questo che è necessario vigilare su noi stessi, per essere maestri sperimentati nella guida delle anime. Proprio perché la vita ascetica è lotta e allenamento, come atleti di Dio, non dobbiamo dimenticare quelle che sono le armi efficaci per vincere: la mortificazio20 La Parola del Vescovo ne, anche corporale, il digiuno e la preghiera. Dire che queste cose sono non sono necessarie è già essere perdenti, anzi sconfitti in partenza. Il rinnovamento spirituale del nostro presbiterio comincia dal curare in ciascuno di noi la vita spirituale per dare a Dio il primo posto. È dunque necessaria una grande vigilanza per non lasciarci travolgere da questo tempo pieno di idolatria. “Dio solo basta”: la lezione di S. Teresa d’Avila è di attualità sorprendente anche per noi. Ognuno si interroghi: Quale spazio ha la preghiera nella mia giornata e nella mia settimana? L’Eucarestia, la liturgia delle Ore e la Lectio divina sono al centro? Prego con i miei fedeli ogni giorno? Tengo in debita considerazione le devozioni come la Via Crucis e il Rosario? Qual è il termometro della mia preghiera? “Un prete vale quanto vale la sua preghiera”, diceva don Orione. Sono convinto che alcune difficoltà di accoglienza e di comunicazione all’interno del presbiterio sarebbero più facilmente superabili se pregassimo di più insieme? Perché non dare più spazio alla preghiera negli incontri zonali? La preghiera - fatta insieme - è forza di coesione e mezzo di purificazione. Penso che pregando di più insieme, meditando insieme la parola di Dio, tante difficoltà si scioglierebbero come neve al sole. * La lectio divina In questo cammino quaresimale ci deve essere di sostegno “la lettura della Sacra Scrittura accompagnata dalla preghiera”1. Dobbiamo praticare la lectio divina e farla diventare familiare nelle nostre comunità. In Seminario siamo stati abituati a fare meditazione ogni giorno (in genere si rifletteva su un testo di un autore spirituale); oggi, siamo facilitati dal trovare numerosi commentari ai testi biblici, di varia natura, i quali oltre l’aspetto esegetico, ci aiutano ad assaporare il senso spirituale della Scrittura. Soprattutto in questo tempo di Quaresima riscopriamo la necessità della meditazione, valorizzando i testi biblici del Lezionario. La meditazione quotidiana è un farmaco che ci impedisce di cadere nella dispersione e in un attivismo improducente. Per fare ‘lectio divina’ è indispensabile creare degli spazi di silenzio, che non sono un tempo vuoto, bensì “il principio da cui è generata la parola, ciò che le conferisce forza e autorevolezza”2. Così la parola predicata sarà tanto più efficace quanto più è stata macinata nella nostra mente e interiorizzata nel nostro cuore durante la settimana. È proprio la lectio divina che ci fa acquisire il pensiero di Cristo. Raccomando vivamente che ci sia sempre un breve commento alle letture anche nelle Messe feriali. 1Cf. Dei Verbun, 25 2E. Bianchi, Resta in ascolto, è il silenzio che ti parla, in La Stampa del 19 febbraio 2006, p. 35 21 La Parola del Vescovo * Il Sacramento del Perdono Durante questo anno pastorale, nei corsi di aggiornamento, abbiamo approfondito i fondamenti biblici, teologici e pastorali del sacramento del Perdono. Anche i ritiri dell’anno hanno a tema questo sacramento. Permettete che aggiunga qualche riflessione che tocca la nostra vita e il nostro ministero. Innanzitutto una domanda. Ognuno la rivolga a se stesso: Celebro questo sacramento con fede, come un abbraccio della Misericordia a me peccatore? Il Magistero della Chiesa (ricordo in particolare la lettera “Reconciliatio et poenitentia” e le Lettere del Giovedì Santo di Giovanni Paolo II degli anni 2001 e 2002) ha sempre raccomandato la Confessione frequente come medicina che aiuta a guarire e come scuola di perfezione. Voglio anche invitarvi a rileggere le pagine del Catechismo della Chiesa Cattolica; possono essere utili per omelie e meditazioni, in questo tempo di Quaresima, in particolare per preparare le liturgie penitenziali. Se personalmente celebriamo con fede il sacramento del Perdono, sperimentando la gioia di essere perdonati, tanto più aiuteremo i nostri fedeli a fare la stessa esperienza. Non possiamo parlare con convinzione di una realtà che non ci è familiare. Mi preme, poi, ritornare su un punto che già altre volte ho richiamato. È nostro dovere dare facilità ai fedeli di trovare in parrocchia un sacerdote, distinto dal parroco, a disposizione per le Confessioni. Non sempre ci si confessa dal proprio parroco. È importante invitare periodicamente un sacerdote a venire in parrocchia per le Confessioni. Non dobbiamo dire: ‘non serve, tanto non vengono a confessarsi’. Occorre offrire ai nostri fedeli la possibilità di trovare un confessore nei giorni in cui essi sono più liberi, cioè al sabato pomeriggio e alla domenica. Là dove un sacerdote è convinto dell’importanza di questo sacramento e ne offre la possibilità, c’è un ritorno alla sua celebrazione. Certo, noi sacerdoti siamo pochi, tuttavia ancora sufficienti per aiutarci nel ministero della Confessione. Là dove la gente non si confessa più, dobbiamo domandarci quale opportunità offriamo per questo ministero. Un altro punto sul quale occorre fare una verifica è la cura delle persone ammalate e impedite a venire in chiesa. Andando nelle loro case diamo tempo per il sacramento della Confessione? Ci limitiamo, forse, a portare loro la Comunione, frettolosamente, senza dare spazio alla possibilità di confessarsi? È necessario aiutare anche queste persone a usufruire della ricchezza del sacramento che offre il perdono di Dio. È molto importante la pastorale degli ammalati! La Misericordia di Dio si serve di noi, come strumenti, per operare meraviglie. E questo è sufficiente per superare ogni stanchezza e ogni scoraggiamento. * Tutto è finalizzato alla carità Il cammino penitenziale della quaresima ci aiuta a togliere ogni ostacolo perché nella nostra vita si manifesti ciò che non tramonta: la carità. Ricordiamoci che “la carità è l’unico criterio secondo cui tutto deve essere fatto, cambiato o non cambiato; è il principio che deve dirigere ogni azione e il fine a cui deve tendere”1. 1 Isacco della Stella, Discorso 32 22 La Parola del Vescovo Nel messaggio del Papa c’è l’invito ad avere in noi lo stesso “sguardo commosso” di Cristo sulla folla dei poveri e dei sofferenti: “Il digiuno e l’elemosina, che, insieme con la preghiera la Chiesa propone in modo speciale nel periodo di Quaresima, sono occasione propizia per conformarci a quello sguardo”. Vi invito, in modo particolare, a valorizzare le due iniziative della Caritas: - sostenere un seminario in Africa, nella diocesi di M’Baiki, dove è Vescovo Mons. Rino Perin; - aiutare anziani non autosufficienti, in difficoltà finanziarie nelle nostre strutture. La solidarietà, nel tempo di Quaresima, è sempre espressione di grande libertà nei confronti di una civiltà che esalta, in modo esasperato, uno stile di vita improntato al consumo e all’avidità. Noi per primi non dobbiamo cadere in questa rete. Voglio anche aggiungere che, mentre sollecitiamo i nostri fedeli ad essere generosi, cerchiamo prima di tutto noi di essere caritatevoli, con uno stile di vita sobrio e rivolto all’essenziale, per poter più ampiamente venire incontro alle tante povertà che bussano alle porte delle nostre case parrocchiali. * Vi ricordo, infine, il ritiro predicato da Mons. Gabriele Mana, mercoledì 15 marzo in Seminario. Valorizziamo questo momento comunitario! Come pure vi raccomando di far conoscere ai laici il calendario delle Conferenze quaresimali. Vi auguro un fecondo cammino quaresimale. La meta è la Pasqua. Il Signore ci dia di percorrere questo viaggio con gioia, generosità e impegno. Come conclusione prendo una frase da “L’imitazione di Cristo”, un libro che ci sorprende per la sua attualità e per i suggerimenti che ci offre perché la nostra vita sia orientata decisamente verso Cristo: “Per molti è questa una parola dura: rinnega te stesso, prendi la tua croce e segui Gesù. Nella croce è la salvezza; nella croce è la vita; nella croce è la difesa dal nemico; nella croce è il dono soprannaturale delle dolcezze del cielo; nella croce sta la forza della mente e la letizia dello spirito; nella croce si assommano le virtù e si fa perfetta la santità. Soltanto nella croce si ha la salvezza dell’anima e la speranza della vita eterna. Prendi, dunque, la tua croce, e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto in croce per te, affinché anche tu portassi la tua croce, e desiderassi di essere anche tu crocefisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui risorgerai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagno anche nella gloria...La sola strada che porti alla vita e alla vera pace interiore è quella della santa croce e della mortificazione quotidiana”1. Mercoledì delle Ceneri, 1 marzo 2006 ✠ Pier Giorgio, vescovo 1 L’imitazione di Cristo, cap. XII, 1-2 23 La Parola del Vescovo “Le vere OLimpiadi le giochiamo dentro di noi” Dal 10 al 19 marzo Torino insieme alle nostre valli ritornerà ad essere capitale dello sport mondiale con le Paralimpiadi. Agli atleti e a tutti gli ospiti rivolgo, a nome della comunità cattolica, l’augurio più sincero, insieme a tanta ammirazione. Non sono Olimpiadi di secondo grado. La stessa parola, formata da un prefisso greco “para” che significa “parallelo”, ci offre la giusta interpretazione: le olimpiadi e le paralimpiadi sono facce della stessa medaglia con la stessa bellezza e lo stesso valore. Certo, sarebbe bello – forse è un sogno – che scomparisse il termine “Paralimpiade” e restasse una sola Olimpiade, dove ognuno gareggia secondo le proprie abilità. Dobbiamo essere convinti che tutti hanno il diritto di poter accedere allo sport come componente per uno sviluppo integrale della propria personalità. Questo diritto non solo va riconosciuto, ma anche reso possibile nella sua attuazione. Gli atleti delle Paralimpiadi ci aiutano ancora di più ad accogliere il messaggio e la bellezza dello sport, frutto di forza di volontà, di sacrificio, di amore alla vita e di ottimismo; ci fanno capire che la diversa abilità è uno stato occasionale del corpo, non dello spirito. Ci sono in noi energie tali che ci permettono di superare le difficoltà e gli ostacoli che il cammino della vita, a volte, frappone. Inoltre le Paralimpiadi ci offrono l’occasione di ampliare lo sguardo per mettere in evidenza le attese e i diritti - dovuti per giustizia - che permettono un’esistenza decorosa ad ogni portatore di diversa abilità. Nella nostra cultura e nella nostra legislazione si fa ancora fatica a riconoscere le pari opportunità per ogni cittadino e quindi anche per i diversamente abili, cioè la possibilità di vivere in maniera indipendente, 24 con la libertà di scegliere il luogo dove risiedere; l’abbattimento di tutte le barriere architettoniche e strutturali; l’inserimento nel mondo del lavoro, della scuola, della cultura, della politica. Che cosa augurarci da questa esperienza olimpica? Prima di tutto che lo sport diventi proprietà di tutti e una grande risorsa di benessere personale e sociale, valorizzando le qualità di ciascuno, senza escludere nessuno; inoltre che lo sport crei vicinanza e solidarietà, insieme a spazi di dialogo e di confronto leale. Prima ancora che atleti, lo sport dei valori e non del mercato è capace di far crescere donne e uomini liberi e responsabili. Le vere Olimpiadi le giochiamo dentro di noi! ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 8 marzo 2006 La Parola del Vescovo Oratori: una ricchezza per tutti Domenica 19 marzo è la “Festa Diocesana Ragazzi”. Quest’anno si svolge nella cornice delle Olimpiadi e delle Paralimpiadi, motivo di più per raccogliere i messaggi e i valori che stanno alla base di queste manifestazioni. Lo sport, infatti, abbatte barriere e non fa differenze: tutti possono praticarlo superando ostacoli che umanamente sembrano insormontabili. Gli atleti diversamente abili che vediamo gareggiare in questi giorni ci danno la misura - come ha detto il presidente Ciampi - di come bisogna vivere la vita, con tutte le nostre forze e con entusiasmo. In queste settimane ripensavo allo sport come valore da continuare a valorizzare anche nelle nostre parrocchie. Penso a san Giovanni Bosco e san Leonardo Murialdo che hanno fatto apostolato attraverso il gioco, aiutando i ragazzi a stare insieme nell’amicizia e a crescere nella vita cristiana attraverso il catechismo. L’oratorio è sempre stato un simbolo di come sport e pastorale possono stare insieme, anzi arricchirsi vicendevolmente. Attraverso il cortile passano tante proposte educative e nascono autentici progetti di evangelizzazione. L’oratorio è di tutti e non si chiede a nessuno una tessera per entrarvi. C’è stato un periodo in cui si è detto che l’oratorio non serve a nulla; meglio spendere le energie in direzione più specificamente ecclesiali. A me, invece, pare che, con la chiusura degli oratori, siamo diventati tutti più poveri. Ma non voglio rivangare il passato. Punto sul presente e vedo con piacere il rifiorire, oggi, degli oratori, anche in piccole parrocchie. Invito i laici, i giovani soprattutto, a rilanciare nell’oratorio, e più ampiamente sul territorio, spazi dove incontrare bambini e ragazzi, partendo dal gioco. Non soltanto nel periodo dell’Estate ragazzi, ma durante tutto l’anno. C’è bisogno di progetti, ma soprattutto di persone disposte ad animare i nostri oratori anche con lo sport e il gioco, interagendo con altre realtà sportive presenti sul territorio. Non è bene estraniarsi da ciò che i ragazzi amano e praticano. Dedicare energia all’oratorio non è tempo perso. Chiedo ai numerosi animatori delle nostre parrocchie di ripensare a questo trinomio: gioco, educazione e impegno cristiano, ricordando che lo sport è un valore in sé, ma è anche ambito di formazione e di evangelizzazione. ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 15 marzo 2006 Festa diocesana dei Ragazzi in piazza Duomo. 25 La Parola del Vescovo Verso Verona Il Consiglio Presbiterale si incontrerà venerdì 31 marzo e il Consiglio Pastorale Diocesano martedì 4 aprile. Il lavoro, per ambedue gli Organismi, è la preparazione del Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona. Forse non tutti i lettori de “L’Eco del Chisone” sanno il perché di questo Convegno. Lo spiego in poche parole. Le diocesi italiane, a metà decennio - 2000/2010 -, si incontrano per verificare l’attuazione del cammino pastorale che ha come tema “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”. Il Convegno si terrà a Verona nel mese di ottobre prossimo. Ora siamo nella fase preparatoria impegnata a riflettere su una traccia che ha per titolo “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Oggi - lo si avverte in tanti settori della nostra società - si sperimenta l’offuscamento della speranza. Le cause sono molte: lo smarrimento delle nostre radici cristiane, la paura per l’incertezza del futuro, l’affermarsi di una antropologia senza Dio, quasi una “apostasia silenziosa da parte dell’uomo che vive come se Dio non esistesse” (Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa, n. 9). Ma si può sopprimere la speranza? Certamente no! Nessuno può vivere senza speranza. Tanto meno la Chiesa! Il Convegno di Verona vuole essere un incoraggiamento a leggere i segni di speranza che il Signore fa crescere nel nostro tempo. In questi mesi nelle Zone pastorali, come anche nelle Associazioni e nei Movimenti, si è riflettuto sulla Traccia proposta a livello nazionale. Si è anche pregato e meditato sulla prima lettera di Pietro, testo particolarmente ricco che aiuta a fermare lo sguardo su Gesù, sorgente e forza della nostra speranza. 26 Dai vari gruppi di riflessione ne è emerso un mosaico variegato di indicazioni, suggerimenti e proposte che servono per approfondire gli ambiti quali la vita affettiva, il lavoro e la festa, la tradizione e la cittadinanza. Tutto questo lavoro confluirà al vaglio dei Consigli Pastorale e Presbiterale. Personalmente ho inviato alla Segreteria Nazionale del Convegno un mio contributo, esprimendo il desiderio che il prossimo anno pastorale sia dedicato alla centralità della Bibbia nella comunità e nella vita del cristiano. La Bibbia è la storia della nostra speranza. Dio stesso ne è l’autore e quando la leggiamo Egli diventa il narratore della speranza che non delude. Ricordate come abbiamo iniziato il nuovo millennio nell’anno del Giubileo? Siamo entrati in processione in Cattedrale levando in alto il libro del Vangelo. Giovanni Paolo II amava ripetere: “Chiesa in Europa, entra nel nuovo millennio con il libro del Vangelo!”. E poi aggiungeva: “così saremo ricolmi di speranza e capaci di comunicarla a ogni uomo e donna che incontriamo sul nostro cammino”. ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 22 marzo 2006 La Parola del Vescovo Ricordando Giovanni Paolo II Un anno fa, il 2 aprile, moriva Giovanni Paolo II: “Lasciatemi andare”, furono le sue ultime parole. Abbiamo ancora negli occhi la fiumana di gente che, per giorni interi, è passata a rendere omaggio alla sua salma; e poi la straripante massa di uomini e donne al mattino dei funerali. Un volume che racconta la sua vita, uscito in queste settimane, ha per titolo “Karol è vivo”. Certamente la fede ci assicura che questo è vero: la vita di risurrezione è la vera vita; ma Giovanni Paolo II continua anche ad essere vivo nella nostra memoria e soprattutto nel nostro cuore. È troppo presto per esprimere un giudizio storico sulla sua figura e sul suo pontificato. Ci vuole tempo e occorre essere distaccati, guardare da lontano senza condizionamenti. Tuttavia gli storici di domani non potranno dimenticare né sottovalutare l’affetto di noi contemporanei: gli abbiamo voluto bene! Qual è stato il centro di gravitazione di tutta la sua vita? Vi invito a guardare due fotografie. La prima è del giorno d’inizio del suo ministero come Vescovo di Roma e di Pastore della Chiesa universale. Stringe tra le mani, alzandole verso l’alto, il bastone pastorale a forma di croce: sembra il gesto di un condottiero. La seconda è del Venerdì Santo dell’anno scorso, mentre seguiva - in Tv - la Via Crucis al Colosseo. Seduto in cappella appoggiava la sua fronte al Crocifisso che teneva tra le mani: era il gesto dell’abbandono. In queste due fotografie c’è la risposta al nostro interrogativo. Il centro di gravitazione della sua vita è stato Gesù Cristo. Già nella sua prima enciclica, che ha per titolo “Redemptor hominis” - Cristo, redentore dell’uomo – era presente la chiave interpretativa del suo magistero. Tutto ruota attorno a questi due poli: Cristo e l’uomo. Cristo si è unito in un certo modo ad ogni uomo; ma anche l’uomo trova in Cristo la risposta ai suoi interrogativi più profondi. Di qui l’interesse e la passione per tutti i problemi che toccano e travagliano l’umanità e ogni uomo in particolare: la vita, la famiglia, il lavoro, la pace, la giustizia e il bene comune. Così pure ha insegnato alla Chiesa che l’amore e la solidarietà per ogni persona è la prima e fondamentale strada che essa deve percorrere nel compimento della sua missione, sull’esempio di Cristo. In questi giorni l’onda alta dei ricordi, piena di emotività, 27 prende il sopravvento sull’analisi e sulla valutazione storica. Ognuno di noi, secondo le sue sensibilità, porta nella mente le immagini di questo pontefice, quelle che più lo hanno colpito. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Era un uomo “mangiato” dai media. Io porto nel cuore la scena di questo Papa, seduto nella cucina della mia parrocchia, (19 marzo 1990), che parla con mia mamma, mentre beve il caffè che ella gli ha preparato. Piccola immagine. Ma per me la più bella e la più cara. L’evangelizzatore, forte e coraggioso, itinerante per il mondo, ha sempre bisogno di una sua Betania! ✠ Pier Giorgio, vescovo L’Eco del Chisone 29 marzo 2006 Venerdì Santo 2005. Santa Sede - Documenti Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti Orientamenti per una pastorale degli zingari Martedì 28 febbraio, nella Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale Stephen Fumio Hamao, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e l’Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio, hanno presieduto una Conferenza Stampa di presentazione del Documento: “Orientamenti per una pastorale degli Zingari”. Il Documento è frutto di un lungo studio, cui hanno contribuito vari Operatori pastorali, anche Zingari, e alcuni esperti. Di seguito riportiamo l’introduzione del documento. Dopo di allora, i Lineamenta del presente documento sono passati tra le mani di esperti, compresi alcuni Zingari, Operatori pastorali, Vescovi, e naturalmente anche i nostri Membri e Consultori. Alla fine, vari Dicasteri della Curia Romana hanno potuto esaminare il testo e presentare le loro osservazioni, in modo tale da situare questa pastorale specifica nella più ampia cornice della missione universale della Chiesa. La necessità di Orientamenti era evidente fin dall’inizio dell’opera di rinnovata evangelizzazione, ma solo ora è maturo il tempo per questa pubblicazione. Il Documento si rivolge comunque non solo a coloro che sono coinvolti - Zingari e non - in questo specifico campo pastorale, ma anche alla Chiesa tutta (cfr Orientamenti, n. 4). Sebbene si riferisca agli Zingari (Rom, Sinti, Manouches, Kalé, Gitani, Yéniches, ecc.), il Documento è ugualmente valido, mutatis mutandis, anche per altri gruppi di Con la Costituzione Apostolica “Pastor Bonus”, Giovanni Paolo II affidò al Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti il compito di “impegnarsi perché nelle Chiese locali sia offerta un’efficace ed appropriata assistenza spirituale, se necessario mediante opportune strutture pastorali, sia ai profughi ed agli esuli, sia ai migranti, ai Nomadi e alla gente del circo”. La Chiesa, pertanto, ritiene che gli Zingari abbiano bisogno di una pastorale specifica, diretta alla loro evangelizzazione e promozione umana. Se - per quanto riguarda l’adempimento di questo compito - prendiamo in considerazione solo il passato recente, ricordiamo per importanza il V Congresso Mondiale della Pastorale degli Zingari, svoltosi a Budapest nel 2003 ed organizzato dal nostro Dicastero. Esso diede l’opportunità di ampliare ed approfondire gli aspetti teologici ed ecclesiologici di un tale ministero. 28 Santa Sede - Documenti nomadi, che condividono condizioni simili di vita. Ad ogni modo, il nomadismo non è l’unica caratteristica degli Zingari, anche perché molti di loro sono ora sedentarizzati, in maniera permanente o semi-permanente. Per loro è da considerarsi, in effetti, la diversità etnica, la cultura e le antiche tradizioni. Perciò i Pastori delle Chiese locali delle Nazioni in cui gli Zingari vivono potranno trovare ispirazione pastorale in questi Orientamenti, ma dovranno adattarli alle circostanze, alle necessità ed esigenze di ciascun gruppo (ib. n. 5). Desideriamo d’altra parte ricordare subito che molti sono i segni di evoluzione positiva nel modo tradizionale di vivere e pensare degli Zingari, come il crescente desiderio di istruirsi e ottenere una formazione professionale, la maggiore consapevolezza sociale e politica, che si esprime nella formazione di associazioni e anche di partiti politici, la partecipazione nelle amministrazioni locali e nazionali in alcuni Paesi, l’accresciuta presenza della donna nella vita sociale e civile, l’aumentato numero di vocazioni al diaconato permanente, al presbiterato e alla vita religiosa, ecc. In questa prospettiva, è consolante tener presente il contribuito, nei passati decenni, della promozione sociale e della pastorale specifica intrapresa dalla Chiesa Cattolica, in particolare grazie agli stimoli di Paolo VI e Giovanni Paolo II. Fu certo, poi, con orgoglio collettivo che, il 4 maggio 1997, gli Zingari assistettero alla beatificazione del martire spagnolo Zeffirino Giménez Malla, primo Zingaro nella storia della Chiesa ad essere elevato agli onori degli altari (ib. n. 21). “Dalla nascita alla morte, la condizione di ciascun individuo è quella dell’homo viator” ha affermato il Servo di Dio Giovanni Paolo II -, e ciò è espresso, come un’icona - lo riconosciamo - nel tipo di vita degli Zingari. Eppure v’è indifferenza o opposizione nei loro confronti, si passa dai pregiudizi abituali a segni di rifiuto che, spesso, non suscitano reazioni o proteste da parte di coloro che ne sono testimoni. Ciò ha causato indicibili sofferenze e ha dato esca a persecuzioni nei loro confronti, specialmente durante il secolo scorso. Ebbene, tale situazione dovrebbe scuotere le coscienze e destare solidarietà nei Panoramica del campo nomadi di Pinerolo. 29 Santa Sede - Documenti confronti di queste popolazioni, mentre la Chiesa riconosce il loro diritto ad avere una propria identità, e si adopera per ottenere una maggiore giustizia nei loro confronti, rispettandone essa stessa la cultura e le sane tradizioni. Diritti e doveri, però, sono strettamente legati e quindi anche gli Zingari hanno dei doveri nei confronti delle altre popolazioni. Questi Orientamenti sono, quindi, un segno della preoccupazione della Chiesa per gli Zingari, che abbisognano di una pastorale specifica, attenta alla loro cultura, la quale, ovviamente, deve passare attraverso il mistero pasquale di morte e resurrezione. Ciò è d’altronde necessario per tutte le culture. La storia universale dell’evangelizzazione attesta infatti che la diffusione del messaggio cristiano è stata sempre accompagnata da un processo di purificazione delle culture, visto come una necessaria elevazione. Pertanto, una difesa indiscriminata di tutti gli aspetti della cultura zingara, senza le dovute distinzioni e i relativi giudizi evangelici, non giova. Purificazione, comunque, non significa svuotamento, ma pure una certa integrazione con la cultura circostante: si tratta di un processo interculturale (ib. n. 39). Pertanto, riconciliazione e unione tra Zingari e coloro che non lo sono inducono a una legittima interazione di culture. Inoltre, l’educazione, la formazione professionale, le iniziative e la responsabilità personale sono requisiti indispensabili per una qualità di vita degna per gli Zingari, elementi tutti di promozione umana. Dovrebbe ugualmente essere promossa nelle comunità zingare l’uguaglianza di diritti fra uomini e donne, con eliminazione di ogni forma di discriminazione; essa esige poi il rispetto della dignità della donna, l’elevazione della cultura femminile e la promozione sociale, senza pregiudicare il forte senso di famiglia presente tra gli Zingari (ib. 40). In questo senso, ogni tentativo di assimilazione della loro cultura, e una sua dissoluzione in quella maggioritaria, deve essere respinto (ib. n. 53). In questo contesto il Documento fa presente che se l’avviamento di progetti per la promozione umana è, primariamente, responsabilità dello Stato, può essere conveniente e perfino necessario che la Chiesa sia coinvolta in iniziative concrete in tal senso, dando spazio agli Zingari come protagonisti. Appartiene, invece, alla missione fondamentale della Chiesa informare le istanze pubbliche delle condizioni di disagio di queste popolazioni, mentre va tenuto presente che “lo sviluppo di un popolo non deriva primariamente né dal denaro, né dagli aiuti materiali, né dalle strutture tecniche, bensì dalla formazione delle coscienze, dalla maturazione delle mentalità e dei costumi. È l’uomo il protagonista dello sviluppo, non il denaro o la tecnica” (ib. n. 55-56). Ritornando all’evangelizzazione degli Zingari, essa in questi Orientamenti appare come missione di tutta la Chiesa, perché nessun cristiano dovrebbe rimane indifferente di fronte a situazioni di emarginazione in relazione alla comunione ecclesiale. Pertanto la pastorale per gli Zingari, proprio per la sua specificità, richiede una formazione attenta e profonda di quanti vi sono direttamente coinvolti, mentre le comunità cristiane devono mostrare un atteggiamento di accoglienza (ib. n. 57). E questa combinazione di specificità e universalità risulta fondamentale. L’annuncio della Parola di Dio, poi, sarà più facilmente accolto se proclamato da chi ha mostrato solidarietà nei loro confronti in situazioni di vita quotidiana. Inoltre, nella catechesi, è importante includere un dialogo che permetta agli Zingari di esprimere come essi percepiscono e vivono il rapporto con Dio. Perciò, bisognerà tradurre testi liturgici, libri di preghiera e la Bibbia nell’idioma usato dai vari gruppi 30 Santa Sede - Documenti i nuovi Movimenti ecclesiali potrebbero svolgere un ruolo particolare in questa pastorale specifica. Con il loro forte senso comunitario e di apertura, la disponibilità e la particolare cordialità dei loro membri, essi dovrebbero infatti offrire accoglienza concreta e favorire altresì l’evangelizzazione. In questo senso, le Associazioni cattoliche di Zingari, tanto nazionali quanto internazionali, possono svolgere un ruolo di particolare rilievo, rimanendo però in costante rapporto e comunione con i Pastori delle Chiese locali e il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti (ib. n. 77-78). Ci auguriamo che questi Orientamenti rispondano alle aspettative di tutti coloro che auspicavano la pubblicazione di un Documento pastorale d’insieme a proposito del ministero a favore dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nomadi. etnici nelle diverse regioni. Similmente, la musica - molto apprezzata e suonata dagli Zingari - è supporto estremamente valido alla pastorale, da promuovere e sviluppare negli incontri e nelle celebrazioni liturgiche. Lo stesso dicasi di tutti i mezzi audiovisivi della tecnica moderna (ib. n. 60-61). Inoltre dagli Orientamenti risulta che i pellegrinaggi rivestono un’importanza speciale nella vita degli Zingari, in quanto rappresentano opportunità ideali per riunioni di famiglie. Spesso i “luoghi sacri” mete del pellegrinaggio sono, infatti, legati alla storia familiare. Perciò un avvenimento, un voto, un cammino di preghiera, sono vissuti come un incontro con il “Dio del (loro) Santo”, che cementa anche la fedeltà di un gruppo. I pellegrinaggi, inoltre, offrono a chi vi partecipa un’esperienza di cattolicità che porterà dal “Santo” a Cristo e alla Chiesa (ib. n. 70-71). Nel considerare, infine, il rischio purtroppo confermato da fatti incresciosi - che gli Zingari cadano vittime delle sette, il Documento esprime la convinzione che Stephen Fumio Cardinale Hamao Presidente Agostino Marchetto Arcivescovo titolare di Astigi Segretario 31 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti Sessione invernale Consiglio Permanente Comunicato finale La sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente si è svolta a Roma, presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana, dal 23 al 26 gennaio 2006. Nel pomeriggio di mercoledì 25, giornata conclusiva della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani, i Vescovi si sono uniti in preghiera con il Santo Padre Benedetto XVI, che nella Basilica di San Paolo ha presieduto la celebrazione dei vespri. Nel corso dei lavori è stato definito che il tema centrale della 56a Assemblea Generale sarà la vita e il ministero dei sacerdoti; si è dato avvio a una riflessione per dare nuovo slancio alla pastorale giovanile; è stato fatto un bilancio della 44a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani, svoltasi a Bologna nell’ottobre del 2004, anche in vista del centenario delle Settimane Sociali che ricorrerà nel 2007. Nel contesto di un impegno condiviso con altre Chiese e Comunità ecclesiali, il Consiglio Permanente ha istituito la Giornata Nazionale per la salvaguardia e la difesa del creato, fissandone la celebrazione il 1° settembre. Preoccupati per la crescente rissosità del dibattito politico, i Vescovi hanno auspicato una più coerente disponibilità da parte di tutti a misurarsi con i problemi reali del Paese in vista del bene comune, nel dialogo e nel rispetto reciproco. Di seguito riportiamo il testo del comunicato finale. 1. L’illuminante magistero di Benedetto XVI e la pace nel mondo tivo per la vita e la missione della Chiesa che è in Italia. In tal modo, nell’orizzonte della comunicazione della fede e secondo le modalità di una pastorale integrata, si vuole condividere l’intento del Papa, di “parlare dell’amore, del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere comunicato agli altri”. Particolare eco e piena adesione tra i Vescovi hanno avuto, inoltre, le recenti riflessioni di Benedetto XVI sul Concilio Vaticano II, evento provvidenziale con cui – ha puntualizzato il Pontefice –, la Chiesa ha inteso dare risposta al problema sempre attuale del legame tra fede e ragione, articolato di volta in volta nel rapporto tra fede I Vescovi, nel rivolgere il loro pensiero affettuoso e deferente al Santo Padre, hanno espresso profonda gratitudine per il suo illuminante e coinvolgente magistero e con gioia hanno accolto la sua prima enciclica “Deus caritas est”, presentata ufficialmente il 25 gennaio. Il testo, che consta di due parti, tra loro profondamente connesse – la prima d’indole più speculativa e la seconda, di carattere più concreto, dedicata all’esercizio ecclesiale del comandamento dell’amore nelle sue varie dimensioni –, dovrà costituire un riferimento significa32 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti Il Consiglio Permanente in riunione. e scienze moderne, tra Chiesa e Stato, tra fede cristiana e religioni, con particolare riguardo al dialogo ebraico-cristiano. A 40 anni dalla conclusione del Vaticano II, invitando a leggere quell’evento non secondo una “ermeneutica della discontinuità e della rottura” ma secondo una “ermeneutica della riforma”, cioè del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, il Papa invita a cogliere nel magistero conciliare la direzione per una vera “riforma” che si attua in un discernimento costante tra concrete situazioni storiche e fedeltà ai principi, cogliendo ai diversi livelli continuità e discontinuità. L’insegnamento del Santo Padre ha anche illuminato lo sguardo che i Vescovi hanno riservato alla situazione internazionale: i problemi legati alla costruzione di una pacifica convivenza in Terra Santa, il faticoso cammino della democrazia in Iraq, le preoccupazioni per le scelte di armamento nucleare dell’Iran, la persistente indifferenza mondiale nei confronti della drammatiche condizioni di molti Paesi africani. I Vescovi hanno richiamato con forza l’urgenza della pace, sollecitando l’impegno convinto della Comunità internazionale e delle singole nazioni. Riprendendo il Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace, hanno ribadito lo stretto legame tra verità e pace: l’impegno per la verità, infatti, è l’anima della giustizia, dà fondamento e vigore al diritto di libertà, apre la via al perdono e alla riconciliazione. In definitiva, “l’impegno per la pace apre a nuove speranze” solo e in quanto viene coniugato con la ricerca sincera della verità. 2. Le prospettive del Paese e la scelta dei valori Guardando alla situazione del Paese, in vista del prossimo appuntamento elettorale, 33 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti il Consiglio Episcopale Permanente, in piena sintonia con quanto espresso dal Cardinale Presidente nella prolusione, invita i responsabili politici a favorire un clima di autentico dialogo e di sereno confronto tra le parti, per aiutare il popolo italiano a operare scelte mature e responsabili. I Vescovi, in continuità con le indicazioni conciliari e il magistero pontificio, ribadiscono la linea di non coinvolgimento della Chiesa, e quindi dei pastori e degli organismi ecclesiali, rispetto agli schieramenti politici e ai partiti; ciò non significa comunque indifferenza o disinteresse da parte della Chiesa e dei cattolici verso la vita pubblica, nella quale vanno riproposti quei contenuti irrinunciabili che sono fondati sul primato e la centralità della persona umana e sul perseguimento del bene comune. Infatti, come aveva già precisato Giovanni Paolo II al Convegno ecclesiale di Palermo, tale scelta “nulla ha a che fare con una diaspora culturale dei cattolici, con un loro ritenere ogni idea o visione del mondo compatibile con la fede, o anche con una loro facile adesione a forze politiche e sociali che si oppongano, o non prestino sufficiente attenzione, ai principi della dottrina sociale della Chiesa sulla persona e sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace”. Questa prospettiva, pienamente assunta dall’episcopato italiano nella nota pastorale pubblicata dopo il Convegno di Palermo (cfr. Con il dono della carità dentro la storia, n. 32), viene oggi ribadita e riproposta. In ambito sociale e politico – ricordano inoltre i presuli – i cattolici operano secondo la propria responsabilità e competenza. A loro è chiesto di essere coerenti con la visione cristiana dell’uomo e con la dottrina sociale della Chiesa anche perché, come ha recentemente ricordato lo stesso Benedetto XVI, i contenuti irrinunciabili di tale dottri- na non sono “norme peculiari della morale cattolica” ma appartengono alle “verità elementari che riguardano la nostra comune umanità”. Nella situazione attuale, speciale attenzione va data, nelle scelte degli elettori e poi nell’esercizio delle loro responsabilità da parte dei futuri parlamentari, a non introdurre normative che non rispondono ad effettive esigenze sociali, e invece compromettono gravemente il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio e il rispetto che si deve alla vita umana dal concepimento al suo termine naturale. Nel considerare, infine, la vicende attuali del Paese, che vive un momento difficile sia per la situazione economica complessiva sia per i risvolti di vicende finanziarie che rendono evidente la necessità di una più alta e coerente moralità personale e sociale, i Vescovi rilevano, tra i diversi problemi, l’urgenza di un migliore funzionamento complessivo dell’amministrazione della giustizia – a cui è collegato il miglioramento della condizione dei detenuti e del sovraffollamento delle carceri – e lo sviluppo del Mezzogiorno, con l’incremento dell’occupazione e la lotta alla criminalità organizzata, accompagnato da un profondo rinnovamento culturale. Auspicano anche che la normativa sull’uso delle armi per la legittima difesa non oscuri o relativizzi il valore della vita umana e non indebolisca l’impegno delle istituzioni per la difesa e la tutela dei cittadini. 3. Il tema della 56a Assemblea Generale, la Giornata per la salvaguardia del creato e l’attenzione ai giovani Il Consiglio Episcopale Permanente ha riservato particolare attenzione all’individuazione del tema della prossima Assemblea Generale. Questa – in continuità con quella del novembre 2005, dedicata alla 34 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti dell’ambiente umano e della vita umana in tutti i suoi aspetti. Per dare attuazione a una indicazione degli orientamenti pastorali del decennio e nel ricordo vivo dell’ultima Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia, i presuli hanno voluto ribadire la necessità di una speciale attenzione pastorale nei confronti dei giovani e si sono impegnati a proporre alla comunità ecclesiale nuove iniziative, finalizzate, tra l’altro, a realizzare un maggior coordinamento tra la pastorale giovanile, quella familiare e quella vocazionale. Nella riflessione dei Vescovi è emersa la necessità di riscoprire momenti di dialogo tra gli adulti della comunità cristiana e le nuove generazioni, con particolare attenzione a coloro che vivono situazioni di marginalità e di disagio. È emersa l’esigenza di un nuovo slancio della pastorale giovanile per favorire la piena soggettività delle nuove generazioni nella missione della Chiesa e il loro coinvolgimento nel cammino globale della Chiesa italiana. Questa attenzione prenderà forma anche in una specifica iniziativa, da definire ulteriormente a livello diocesano, regionale e nazionale, che caratterizzerà uno dei prossimi anni pastorali. In riferimento alla visita ad limina che i Vescovi italiani effettueranno nella seconda metà del corrente anno e nei primi mesi del 2007, è stata richiesta la collaborazione della Segreteria Generale per la preparazione e lo svolgimento. formazione al ministero presbiterale – prenderà in considerazione la vita e il ministero del sacerdote nella sua globalità, a partire dai profili teologico e spirituale, avendo cura di impostare la riflessione su un saldo riferimento cristologico. Nella prossima Assemblea i Vescovi intendono effettuare un’ampia analisi circa la situazione e le prospettive dell’esercizio del ministero dei presbiteri, prestando attenzione alle loro condizioni di vita e alla dinamica delle molteplici relazioni che la loro missione coinvolge, tenendo nel debito conto il nuovo contesto culturale e sociale nel quale il ministero viene svolto. Particolare attenzione verrà data alla dimensione comunitaria con cui il ministero va esercitato nel presbiterio e alla collaborazione richiesta con i vari carismi e ministeri. I Vescovi hanno, inoltre, approvato l’istituzione di una “Giornata per la salvaguardia e la difesa del creato”, da celebrare, in sintonia con altre Chiese e Comunità ecclesiali europee, il 1° settembre, lasciando al livello locale di sviluppare le relative iniziative lungo tutto il mese. Questa scelta intende riaffermare l’importanza della “questione ecologica”, con le sue implicanze etiche e sociali, e si propone come un gesto concreto sul piano ecumenico, come auspicato nella Carta Ecumenica, testo firmato congiuntamente dal Consiglio delle Conferenze Episcopali Europee (CCEE) e dalla Conferenza delle Chiese Europee (KEK). In tal modo si evidenzia il comune impegno dei cristiani a promuovere atteggiamenti più maturi e responsabili nel rapporto con il creato, collegando strettamente l’“ecologia dell’ambiente” a quella che Giovanni Paolo II, con sapiente lungimiranza, ha chiamato l’“ecologia umana” (cfr Centesimus annus, nn. 37-39). Infatti – ricordano i Vescovi – una nuova e corretta coscienza e consapevolezza circa le problematiche ecologiche richiede di per sé l’apertura verso una nuova coscienza 4. La 44a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani di Bologna: bilancio e prospettive A distanza di più di un anno dalla sua celebrazione, e dopo la pubblicazione degli Atti, i Vescovi hanno voluto fare un bilancio della 44a Settimana Sociale dei Cattolici Italiani svoltasi a Bologna dal 7 35 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti al 10 ottobre 2004 sul tema “Democrazia: nuovi scenari - nuovi poteri”. La Settimana – ricordano i Vescovi – si è segnalata per diversi motivi di interesse: la positività del ritrovarsi come cattolici in un clima di dialogo aperto, serio e propositivo su tematiche di grande rilievo; la constatazione che per i cattolici la fede è ispirazione viva, originale e non ideologica; l’attenzione suscitata nell’opinione pubblica, espressione di un nuovo protagonismo dei cattolici nella vita sociale del Paese. Sia il Documento conclusivo che gli Atti riconsegnano alla comunità ecclesiale e all’intero contesto civile l’ampiezza della riflessione e le piste di impegno, che hanno il loro fondamento e vertice nella persona umana, nodo centrale della convivenza democratica. A Bologna i cattolici italiani, infatti, hanno confermato che qualsiasi rinnovamento della vita sociale dipende dalla capacità di valorizzare e riproporre un’antropologia autenticamente umana e i modelli di persona e di società ad essa sottesi, così come evidenziato dalle tante riflessioni maturate attorno al “Progetto culturale” della Chiesa italiana. Nell’individuare una consegna specifica della 44a Settimana Sociale, i Vescovi hanno richiamato il compito di una presenza qualificata e costruttiva dei cattolici, così come è stata esplicitata da Giovanni Paolo II nel suo messaggio: “Come esperti delle discipline sociali e come cristiani, voi siete chiamati, pertanto, a svolgere un ruolo di mediazione e di dialogo tra ideali e realtà concrete. Un ruolo che talvolta è anche di ‘pionieri’, perché vi è chiesto di indicare nuove piste e nuove soluzioni per affrontare in modo più equo gli scottanti problemi del mondo contemporaneo”. Con riferimento ai programmi futuri, il Consiglio Episcopale Permanente ha espresso l’intenzione di celebrare la prossima Settimana Sociale nel 2007, a cento anni dalla prima svoltasi a Pistoia nel 1907, affidandone la preparazione all’attuale Comitato scientifico e organizzatore, il cui mandato è stato prorogato fino a tutto il 2007. Roma, 31 gennaio 2006. L’otto per mille è di grande aiuto per le attività pastorali diocesane e per sostenere le strutture a servizio della pastorale. Occorre sensibilizzare i Consigli Pastorali e i Consigli Affari Economici parrocchiali sull’importanza della firma che ogni cittadino può apporre sulla dichiarazione dei redditi da destinare alla Chiesa Cattolica. Tuttavia va rilevato che, nonostante l’aiuto che può venire dall’otto per mille, i fedeli devono sentirsi sempre più coinvolti nella gestione delle opere parrocchiali: chiesa, casa parrocchiale, strutture per il ministero. Ogni fedele deve farsi carico di mantenere efficienti queste strutture: appartengono alla comunità , la quale deve conservarle con cura, perché quanto è stato costruito dalle generazioni precedenti sia ancora utilizzabile non solo da noi, ma anche da quelle che verranno. 36 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti Sessione primaverile Consiglio Permanente Comunicato finale La sessione primaverile del Consiglio Episcopale Permanente si è svolta a Roma, presso la sede della Conferenza Episcopale Italiana, dal 20 al 22 marzo, alla vigilia del Concistoro in cui Benedetto XVI ha creato quindici nuovi Cardinali tra cui tre italiani: Mons. Agostino Vallini, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; Mons. Carlo Caffarra, Arcivescovo di Bologna; Mons. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica di S. Paolo e già Nunzio Apostolico in Italia. Al centro dei lavori l’approvazione dell’ordine del giorno della prossima Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (Roma, 15-19 maggio 2006) e del programma del 4° Convegno Ecclesiale nazionale (Verona, 16-20 ottobre 2006). È stato espresso unanime parere favorevole alla pubblicazione della nota pastorale sulle problematiche del mondo della salute ed è stato presentato un percorso triennale per dare ulteriore impulso alla pastorale giovanile. I Vescovi, inoltre, hanno voluto ricordare nella preghiera e con particolare riconoscenza Don Divo Barsotti recentemente scomparso, testimone di intensa spiritualità, e Don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, ucciso in Turchia, testimone di fede e di preghiera, di dialogo e di riconciliazione. 1. La prima enciclica di Benedetto XVI: una indicazione per la Chiesa e per l’umanità della prima Enciclica di Benedetto XVI, Deus caritas est. Si tratta di un “dono grande” per la Chiesa e l’umanità, particolarmente efficace nell’indicare la strada di un’esistenza personale e sociale, privata e pubblica, vissuta nella libertà seguendo la via della verità e dell’amore. Il testo nella sua articolazione focalizza l’attenzione sull’amore di Dio, contenuto essenziale della fede cristiana, ma non tralascia le domande dell’uomo di oggi circa il rapporto con Dio, la ricerca della verità e gli interrogativi sull’amore, nelle sue diverse espressioni. Il cristianesimo, afferma il Papa, non è un mondo chiuso in sé ma si rivolge all’uomo nella sua interezza, purifica la sua ricerca e la dischiude a nuove dimensioni. Dopo aver trattato nella prima parte il senso dell’amore, nelle sue dimensioni di eros e agape, In apertura dei lavori, i Vescovi hanno anzitutto espresso la loro gratitudine al Santo Padre per la recente riconferma del Card. Camillo Ruini a Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e hanno rinnovato al Cardinale stima e apprezzamento per l’opera che svolge, ormai da venti anni, prima come Segretario generale e poi come Presidente, a servizio della Chiesa che è in Italia. Associandosi a quanto il Cardinale Presidente ha ampiamente esposto nella prolusione, i Vescovi hanno confermato accoglienza convinta e sollecito impegno per un’ampia diffusione nelle Chiese locali 37 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti e dall’esaurimento delle scorte di cibo, i Vescovi hanno espresso altresì preoccupazione per il difficile e precario equilibrio realizzato in Iraq e in Terra Santa e per la crescente tensione internazionale determinata anche dal pericolo di armamento nucleare dell’Iran. Inquietudine generano anche i sempre più forti contrasti tra musulmani e cristiani in diversi paesi del Medio oriente e dell’Africa, tra cui la Nigeria, con esiti a volte drammatici, come minaccia di accadere a un uomo afgano che corre pericolo di morte per la sua conversione al cristianesimo e, in particolare, come è avvenuto per don Andrea Santoro, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma, ucciso mentre era in preghiera nella sua chiesa a Trabzon, nella Turchia orientale, testimone della fede in Gesù Cristo e fermento di riconciliazione. Sono gravi e urgenti, affermano i Vescovi, i motivi per cercare di costruire, o ripristinare, forme di convivenze civile e di collaborazione, nel rispetto reciproco e nel riconoscimento effettivo della libertà di religione. Pienamente convinti, infatti, che l’intolleranza e la violenza non possono mai giustificarsi come risposta alle offese, i presuli riaffermano con Benedetto XVI che “l’unica via che può condurre alla pace e alla fratellanza è quella del rispetto delle altrui convinzioni e pratiche religiose, affinché, in maniera reciproca in tutte le società, sia realmente assicurato a ciascuno l’esercizio della religione liberamente scelta”. In questo quadro, con riferimento al recente dibattito su un eventuale insegnamento della religione islamica nelle scuole pubbliche, i Vescovi hanno ribadito che vale per tutti il diritto alla libertà religiosa e che in linea di principio non si può escludere l’insegnamento della religione islamica purché, collocandosi nelle finalità e nelle modalità della scuola, sia garantito che i contenuti di tale insegnamento non siano in contrasto con la Costituzione (particolar- nella creazione e nella storia della salvezza, l’Enciclica nella seconda parte attira l’attenzione sull’esercizio della carità da parte della Chiesa, intesa come manifestazione dell’amore trinitario. In questo contesto, hanno rilevato i Vescovi, oltre a indicare i criteri per una carità realmente ecclesiale, il documento approfondisce il rapporto tra giustizia e carità e la distinzione tra Stato e Chiesa. La comunità ecclesiale è chiamata, perciò, a contribuire alla purificazione della ragione – in particolare attraverso la dottrina sociale, argomentata “a partire da ciò che è conforme alla struttura di ogni essere umano” – e al risveglio delle forze morali, indispensabili per realizzare e mantenere in vita strutture giuste. Se la giustizia – sottolinea l’Enciclica –, fine e misura di ogni politica, ha valenza etica, nessun ordinamento statale giusto potrà mai misconoscere il servizio d’amore di tante realtà sociali e in particolare l’azione caritativa della Chiesa; questa è infatti un opus proprium della Chiesa con un profilo specifico che, hanno ribadito i Vescovi, comprende la testimonianza e l’azione caritativa delle comunità ecclesiali, che si estende oggi alle tante situazioni di disagio, emarginazione e fragilità. È necessario promuovere soprattutto una giustizia sociale che abbia al suo centro la dignità della persona umana, a partire dalla difesa della vita dal suo inizio al suo temine naturale e dalla tutela della famiglia, fondata sul matrimonio, come primo e fondamentale soggetto della vita sociale, da cui dipende in larga parte il benessere e lo sviluppo sociale. 2. La solidarietà internazionale e la collaborazione tra i popoli Nel rinnovare l’impegno della Chiesa per la tragedia che sta colpendo le aree orientali dell’Africa, stremate dalla siccità 38 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti mente in tema di libertà religiosa, di parità tra uomo e donna e di matrimonio), ci sia un soggetto rappresentativo dell’Islam abilitato a raggiungere un accordo in merito con lo Stato italiano e, infine, tale insegnamento non dia luogo di fatto a un indottrinamento socialmente pericoloso. Con tale dibattito, comunque, ricordano i Vescovi, nulla ha a che vedere la pretestuosa proposta di sopprimere l’insegnamento di religione cattolica sostituendolo eventualmente con un insegnamento di storia delle religioni. L’insegnamento della religione cattolica trae infatti le sue motivazioni dal riconoscimento concordatario “che i principi del cattolicesimo fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano”. Peraltro, in Italia rimane altissima la percentuale di chi chiede tale insegnamento e, soprattutto, forte è la domanda di conservare e irrobustire le radici culturali e cristiane, così come è confermato dal recente pronunciamento del Consiglio di Stato su un ricorso che chiedeva la rimozione del Crocifisso dalle aule scolastiche. e comprensione della complessità del tema della salute, evidenziando le domande che interpellano la presenza e l’azione evangelizzatrice della Chiesa; b) “Rendere ragione della speranza nel mondo della salute”: presentazione del messaggio di speranza che la Chiesa intende offrire al mondo della salute rispondendo alle sfide che da esso provengono; c) “La pastorale della salute nella comunità”: alcuni orientamenti e linee pastorali in prospettiva operativa e organizzativa. La pubblicazione della nota, in continuità con quella del 1989, tiene conto dei numerosi mutamenti intervenuti in ambito socio-culturale, sia sanitario che pastorale, e offre alla comunità cristiana criteri di discernimento e indicazioni pastorali per un’efficace evangelizzazione e per una credibile testimonianza della speranza cristiana nel mondo della sanità. Elementi portanti di tale pastorale, ribadisce la nota, sono la comunità cristiana come soggetto unificante e corresponsabile e il riconoscimento del malato come soggetto della stessa azione pastorale. Per tradurre concretamente questa attenzione al mondo della salute, inoltre, il Consiglio Episcopale Permanente ha espresso parere positivo alla costituzione nelle diverse Regioni ecclesiastiche di “Tavoli regionali” sui delicati problemi della salute e in ambito sanitario. Nel quadro della programmazione riguardante il secondo quinquennio degli orientamenti pastorali e in continuità con le riflessioni espresse nell’ultima sessione del Consiglio Permanente circa una più decisa attenzione al mondo giovanile, i Vescovi hanno approvato la proposta di un percorso nazionale, articolato in tre anni, che sarà più compiutamente presentato nel corso dei lavori della prossima Assemblea Generale. L’orizzonte tematico (che tiene conto tra l’altro della Traccia preparatoria del 4° Convegno Ecclesiale Nazionale (Il n. 3 riguarda la preparazione della 56° Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana che avrà luogo dal 15 al 19 maggio 2006). 4. La nota sulla pastorale della salute e l’attenzione al mondo giovanile I Vescovi hanno dato parere favorevole alla pubblicazione della nota pastorale “La comunità cristiana e la pastorale della salute”, preparata dalla Commissione Episcopale per il servizio della carità e la salute. Il documento, che sarà reso pubblico tra qualche settimana, tiene conto della riflessione su Chiesa e salute, tema centrale dell’Assemblea Generale di Assisi e si articola in tre parti: a) “Il mondo della salute, oggi”: un tentativo di lettura 39 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti di Verona, dei Messaggi per le prossime Giornate Mondiali della Gioventù, dell’Enciclica Deus caritas est e della Costituzione conciliare Gaudium et spes) sarà quello della missionarietà: il primo anno (20062007) sarà caratterizzato dalla dimensione dell’ascolto; il secondo (2007-2008), dalla dimensione dell’annuncio e della testimonianza nella relazione interpersonale; il terzo (2008-2009) dalla dimensione della missionarietà declinata nelle forme dell’azione culturale e sociale. Il percorso sarà ritmato a livello nazionale da alcuni eventi significativi: un pellegrinaggio-incontro nell’estate 2007; la Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney nell’estate 2008; un pellegrinaggio locale in contemporanea su tutto il territorio nazionale, nell’estate 2009, a chiusura dell’itinerario triennale. della vita umana dal concepimento al suo termine naturale e il sostegno alla famiglia legittima fondata sul matrimonio. A tale proposito, i Vescovi hanno segnalato come preoccupante la proposta di vari Consigli regionali di equiparare le unioni di fatto alle famiglie legittime fondate sul matrimonio, con l’obiettivo di costruire i presupposti per una legge nazionale. Unendosi a Benedetto XVI, i Vescovi, inoltre, hanno rivolto un appello a coloro che sono artefici della produzione mediale perché sostengano e supportino il matrimonio e la vita familiare, presentando modelli edificanti di vita e di amore. Infine, oltre a prender atto del compimento dell’iter parlamentare di alcune leggi (l’affido condiviso dei figli minori in caso di separazione o di divorzio dei genitori, le nuove norme sul contrasto delle tossicodipendenze, la riforma del processo penale), i Vescovi hanno espresso preoccupazione per la difficile situazione economica del Paese e hanno auspicato un “impegno forte e condiviso” particolarmente nei confronti del problema dell’occupazione, specie nel Meridione, e del complesso fenomeno dell’immigrazione, da affrontare secondo le esigenze di un’accoglienza solidale e di una reale e ordinata integrazione. 5. Il cammino del Paese tra tensioni e aspettative. Nel corso dei lavori, i Vescovi, in merito al serrato e acceso dibattito politico che monopolizza la vita del Paese in vista dell’imminente appuntamento elettorale, hanno ribadito la decisione come Chiesa, e quindi come clero e come organismi ecclesiali, di non coinvolgersi in alcuna scelta di schieramento politico o partitico. Agli elettori e ai futuri eletti, comunque, i Vescovi hanno riproposto “quei contenuti irrinunciabili, fondati sul primato e sulla centralità della persona umana, da articolare nel concreto dei rapporti sociali”. Riferendosi alla dottrina sociale della Chiesa e in special modo alla Nota dottrinale della Congregazione per la dottrina della fede del 24 novembre 2002 “circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica”, i Vescovi hanno ricordato che tali valori appartengono alle “verità elementari che riguardano la comune umanità”, come il rispetto Roma, 28 marzo 2006 40 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti Celebrare il “mistero grande” dell’amore Indicazioni per la valorizzazione pastorale del nuovo Rito del matrimonio Ufficio Liturgico Nazionale – Ufficio Catechistico Nazionale – Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia – Servizio Nazionale per la Pastorale Giovanile Presentato martedì 14 febbraio a Terni, città dove riposano le spoglie mortali di S. Valentino, il nuovo documento si propone come sussidio per la valorizzazione pastorale del nuovo rito del Matrimonio. Riportiamo di seguito la presentazione di detto sussidio pastorale. Il nuovo Rito del Matrimonio, entrato in uso nella Chiesa italiana dal 28 novembre 2004, oltre ad offrire indicazioni e testi per una celebrazione liturgica della nozze più ricca e partecipata, vuole anche essere il riferimento per ripensare e accompagnare lo sbocciare dell’esperienza affettiva nell’età giovanile fino a costituirsi nella decisione matura di unirsi nel Signore e attuarsi nella vita coniugale e familiare. Il rito non è visto solo come momento celebrativo, ma come punto di arrivo e punto di partenza dell’esperienza di vita dei giovani che sono chiamati all’amore coniugale, che lo celebrano come sacramento nella Chiesa e infine lo vivono come missione nelle diverse stagioni della vita familiare. Il Rito del Matrimonio, quindi, è una risorsa fondamentale per l’itinerario di fede della coppia prima, durante e dopo la celebrazione del sacramento del matrimonio. Il presente sussidio Celebrare il «mistero grande» dell’amore indirizzato a tutti gli operatori pastorali, è il frutto del lavoro congiunto di quattro Uffici Nazionali della Segreteria generale della Conferenza Episcopale Italiana che, sotto diversi profili, 41 Conferenza Episcopale Italiana - Documenti dalla coppia con riferimento alla comunità. Il Rito del Matrimonio si propone come il punto di unità tra un cammino verso la scoperta dei valori spirituali alla luce della parola di Dio e come un punto di partenza per una vita apostolica e di responsabilità nella Chiesa e nella società. La modalità degli itinerari di fede raccoglie un lungo indirizzo metodologico e pastorale che dal 1969 in poi colloca la preparazione al matrimonio in una prospettiva di itinerario di fede sul modello del catecumenato. La struttura del rito ha già la forma di un itinerario catecumenale che permette di incontrare le persone nella loro concreta domanda di vita, apre al pieno senso del vivere con la parola di Dio, invoca e progetta la vita familiare sostenuta dalla grazia di Cristo e dalla forza dello Spirito, per partecipare alla missione feconda della Chiesa. L’occasione della traduzione e dell’adattamento del nuovo Rito del Matrimonio ha offerto alla Chiesa italiana l’opportunità di una rilettura dell’intera struttura rituale del sacramento; il sussidio scende nei particolari ed esplica i criteri di adattamento, le sequenze rituali, la diversificazione delle formule di consenso, la teologia biblica e le scelte del Lezionario. Tutto ciò nella consapevolezza di fondo che gli sposi non sono solo destinatari, ma protagonisti dell’annuncio cristiano nella comunità, con un compito proprio e originale, che nell’azione della Chiesa si esprime nella qualità del loro «essere sposi» e soggetti sociali attenti al vero bene del Paese. Nella situazione culturale e religiosa odierna appare quanto mai utile e urgente offrire percorsi in grado di far recuperare i fondamenti della vita di fede assieme ai valori sociali e religiosi del matrimonio e della famiglia. sono coinvolti nell’accompagnamento e nella formazione degli sposi (Ufficio Liturgico, Ufficio Catechistico, Ufficio per la Pastorale della Famiglia e Servizio per la Pastorale Giovanile). Il sussidio prende in esame il percorso formativo delle coppie e si sofferma sulla pastorale prematrimoniale che è «uno dei capitoli più urgenti, importanti e delicati di tutta la pastorale familiare» (1 ° e 2° capitolo). Se è importante un percorso di formazione che prepari i fidanzati al dono e alle responsabilità nel matrimonio cristiano, altrettanto importante è valorizzare la preparazione alla celebrazione liturgica del sacramento del matrimonio come occasione privilegiata di catechesi e formazione, utilizzando la ricca offerta di modalità e opzioni celebrative (3° capitolo). In tal modo la celebrazione del Matrimonio diventa realtà evangelizzante e la famiglia può costituirsi a tutti gli effetti come chiesa domestica ed essere una risorsa per la comunità ecclesiale e per la società (4° capitolo). Il sussidio concretizza una esigenza più volte emersa nell’ambito della catechesi e della stessa pastorale familiare: offrire degli itinerari di educazione alla vita coniugale, santificata dal sacramento del Matrimonio, che non siano solo un rapido corso di preparazione ma un vero percorso di fede vissuto Roma, 14 febbraio 2006 Festa di San Valentino, vescovo e martire 42 Conferenza Episcopale Piemontese Incarichi ai Vescovi Nel corso dell’ultimo incontro della Conferenza Episcopale Piemontese, avvenuto in data 2 marzo 2006, sono stati affidati i diversi incarichi, alcuni confermati, altri di nuova istituzione. Le nuove competenze sono con decorrenza immediata. ✧ Mons. Fernando Charrier, vescovo di Alessandria Incaricato regionale Pastorale Sociale e del Lavoro; ✧ Mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea: Incaricato regionale Commissione Presbiterale; ✧ Mons. Enrico Masseroni, arcivescovo di Vercelli: Incaricato regionale Pastorale Scolastica; ✧ Mons. Renato Corti, vescovo di Novara: Incaricato regionale FIES; ✧ Mons. Sebastiano Dho, vescovo di Alba: Incaricato regionale Liturgia; ✧ Mons. Pier Giorgio Micchiardi, vescovo di Acqui: Incaricato regionale Pastorale Giovanile; ✧ Mons. Giuseppe Anfossi, vescovo di Aosta: Incaricato regionale Pastorale della Famiglia e della Vita; ✧ Mons. Germano Zaccheo, vescovo di Casale Monferrato: Incaricato regionale Beni culturali; Sovvenire; ✧ Mons. Luciano Pacomio, vescovo di Mondovì: Incaricato regionale Comunicazioni sociali; Facoltà Teologica; ✧ Mons. Pier Giorgio Debernardi, vescovo di Pinerolo: Incaricato regionale Ecumenismo e Dialogo interreligioso; ✧ Mons. Francesco Ravinale, vescovo di Asti: Incaricato regionale Pastorale Carità; ✧ Mons. Alfonso Badini Confalonieri, vescovo di Susa: Incaricato regionale Pastorale Turismo, Sport, Tempo Libero; Pellegrinaggi; Cooperazione missionaria tra le Chiese; ✧ Mons. Gabriele Mana, vescovo di Biella: Incaricato regionale Apostolato dei laici; ✧ Mons. Giuseppe Guerrini, vescovo di Saluzzo: Incaricato regionale Seminari e Vocazioni; Commissione mista per la vita consacrata; ✧ Mons. Giuseppe Cavallotto, vescovo di Cuneo e Fossano: Incaricato regionale Dottrina della fede, annuncio e catechesi; ✧ Mons. Guido Fiandino, vescovo ausiliare di Torino: Incaricato regionale Pastorale della Salute; ✧ Mons. Giacomo Lanzetti, vescovo ausiliare di Torino: Incaricato regionale Pastorale dei Migranti. 43 Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti Consiglio Presbiterale Regionale Essere parroco oggi Nell’anno 2004/2005 la Commissione Presbiterale Regionale ha scelto un tema per la propria riflessione e ha coinvolto i Consigli Presbiterali delle diocesi. Il testo elaborato è stato condiviso coi Vescovi riuniti durante la sessione della Conferenza Episcopale Piemontese mercoledì 28 settembre. Lo stesso testo è stato presentato al Consiglio Presbiterale Diocesano in data 27 gennaio 2006. Riportiamo di seguito il documento. Carissimi Confratelli Presbiteri, anche nell’arco dell’anno 2004-2005 la Commissione Presbiterale Regionale ha scelto un tema per la propria riflessione, ha coinvolto i Consigli Presbiterali della nostra Regione Ecclesiastica ed in seguito ha condiviso questo testo con i Vescovi, nostri responsabili e responsabili delle comunità affidateci, mercoledì 28 settembre durante la sessione della Conferenza Episcopale Piemontese. Ora lo riproponiamo in particolare a tutti i membri dei Consigli Presbiterali Diocesani per essere aiutati in un percorso che eviti il rischio di una pastorale affannata e ancora troppo individuale. Come adattarci, infatti, alla nuova condizione che la società umana richiede e ai nuovi ruoli che la comunità cristiana esige, imposti da una trasformazione non scelta ma che ci caratterizza profondamente? Il tema si è collegato direttamente a quella riflessione già stilata in preparazione all’Assemblea della Conferenza Episcopale Italiana sul tema della Parrocchia e quella emersa dall’XI Convegno Regionale del Clero. Non si può, infatti, dimenticare che la Nota Pastorale della Conferenza 44 Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti Episcopale Italiana “Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia” ricorda con forza che si deve attuare una pastorale missionaria. Il difficile è come iniziare a declinarla concretamente a partire dal mondo presbiterale. Questa attenzione alla figura del prete-parroco non è dettata da una preoccupazione clericale, ma dall’esigenza condivisa di accettare noi in prima persona questa sfida. Riflettendo sulle nostre gioie e sulle nostre fatiche ci siamo resi conto in prima persona del rapido e profondo cambiamento della società nella quale viviamo e con il quale dobbiamo quotidianamente fare i conti. La condizione del parroco fa riferimento ad un ruolo consolidato nei secoli, precisato dalla teologia, descritto dal diritto canonico; quel modello di vita e di ministero, sorto in altri tempi e in contesti sociali diversi, chiede oggi di esprimersi in termini nuovi e si preannuncia il rischio che i preti giochino una partita solitaria e scoraggiante per trovare il loro posto nella comunità cristiana. “In un’epoca segnata da forti conflittualità ideologiche emerge un quadro culturale e antropologico inedito, segnato da forti ambivalenze e da una esperienza frammentata e dispersa… In questo contesto i cristiani sanno di poter essere rigenerati continuamente dalla speranza”. Queste parole contenute nella Traccia di riflessione in preparazione al Convegno di Verona ben si addicono anche a noi preti. L’impegno della Commissione Presbiterale intende offrire, nell’arco dell’anno 20052006, un contributo significativo al Convegno e sicuramente un’importante occasione per suscitare ed alimentare le ragioni della nostra speranza di credenti e di preti. Alcune linee di tendenza. Abbiamo provato ad esprimere la nostra attuale situazione attraverso alcune linee di tendenza che, ancora in pieno svolgimento, sono destinate ad accentuarsi ulteriormente nei prossimi anni e ad avere un’evidente incidenza pratica sul nostro vissuto di preti. • Il numero sempre più crescente di parroci che non possono avvalersi (o lo possono solo in parte) della collaborazione di un vicario parrocchiale più giovane. • Il progressivo incremento di una logica di pastorale d’insieme (o di vere e proprie ‘unità pastorali’, nella molteplicità delle forme con cui esistono oggi da noi) che ha incidenza sui ritmi e sulle modalità dell’esercizio del ministero. • Il diffondersi della figura del parroco chiamato a farsi carico di più parrocchie. • La figura di preti ‘residenti’, a conclusione del loro mandato per ragioni di salute o di età. • I preti dopo il settantacinquesimo anno di età che mantengono il loro ruolo di parroci, rischiando una pastorale limitata per le forze e di conservazione per la mentalità. • Il clero giovane: gli inizi del ministero avvengono in un contesto di pastorale giovanile sempre più arduo e assai meno gratificante; diviene frequente inoltre la richiesta di disponibilità per esperienze di pastorale giovanile interparrocchiale, con la conseguente maggiore mobilità. 45 Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti Molti interrogativi. Alla luce di questo quadro sintetico il Direttivo ha rivolto alcune domande alla Commissione e a tutti i Consigli Presbiterali della nostra Regione. > Una comunità cristiana non può fare a meno del riferimento al ministero ordinato, ma la presidenza del parroco non esaurisce in sé tutte le responsabilità. Come creare concretamente una mentalità aperta alla corresponsabilità con altri preti, religiosi e laici? > La carenza di sacerdoti può indurci a risolvere il problema con preti provenienti da altre nazioni. Pur riconoscendo il valore di presenze diverse, come suscitare nelle comunità parrocchiali una reale attenzione vocazionale? > Pensiamo, ad esempio, alla figura di un parroco con la cura di più parrocchie. Come si può essere parroco nel senso di “pastore proprio della comunità affidata- • I diaconi: possono risultare una risorsa e una variabile significativa. Bisogna riflettere sulla loro condizione di ministri ordinati e pertanto sul loro ruolo nel contesto pastorale. • L’accoglienza di preti provenienti da altre diocesi, nazioni e continenti nello spirito dell’esperienza Fidei Donum. Soltanto immaginando un progetto di scambio di persone, di esperienze e di ricchezze si può parlare di vera cooperazione tra le Chiese. • Per affrontare la complessa realtà di oggi da più parti si richiedono esperienze nuove anche se di fatto si vive nella fatica di attuarle concretamente. • Per tutti la maggiore impegnatività del contesto d’insieme: crescono le incombenze, anche istituzionali (pensiamo soprattutto ai parroci) ed è più impegnativo sotto il profilo pastorale il lavoro con le persone, soprattutto a motivo della crescente distanza dal Vangelo. 46 Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti occorre ripensare particolarmente il singolare ministero del parroco, chiamato oggi almeno ad una triplice conversione. Una prima è quella spirituale. Nonostante la ricchezza ancora relativamente quantitativa e sicuramente qualitativa dei nostri preti (e per questo dobbiamo imparare ad esserne grati al Signore), il disagio e la sofferenza, il dramma e l’angoscia che a volte caratterizzano il nostro ministero o quello di altri va riconosciuto. L’espressione “facevo di più il prete da vicario parrocchiale che da parroco” ci ha impressionati e portati a considerare come la formazione personale culturale e spirituale e lo svolgimento del ministero siano fortemente condizionati dagli impegni amministrativi e burocratici. Le fatiche con le quali facciamo quotidianamente i conti possono essere affrontate con un costante riferimento all’imitazione di Gesù Buon Pastore. Da Lui apprendiamo che l’arte del semimare non è meno esaltante di quella del raccogliere e non ci stupiamo se oggi sembra prevalere più la prima che la seconda: entrambe sono a servizio del Regno. Resta in ogni caso la prospettiva che altri raccoglieranno ciò che noi avremo seminato. Occorrerà inoltre l’impegno a discernere il senso e lo specifico, l’essenza e l’ordine del nostro agire pastorale, che è condizione per ritrovare l’unità della nostra vita sacerdotale. E’ possibile, infatti, essere pastori solo se si è credenti, discepoli che mentre annunciano e celebrano, sono essi stessi in cammino con coloro che accompagnano. In altre parole si tratta di cogliere che è proprio esercitando il ministero così inteso, che realizziamo la nostra vocazione di parroci. Si pongono in questa prospettiva l’esempio di molte e belle figure di preti, spiritualmente entusiasti e umanamente realizzati. Contemporaneamente siamo chiamati ad una seconda radicale conversione: quella relazionale (la qualità delle relazioni). Il gli” (Codice di Diritto Canonico, can. 519) e nello stesso tempo essere attento ad un territorio più vasto? > Essere parroci oggi non è facile. Questo può provocare a volte disagio e sofferenza. Quale formazione è richiesta per un presbitero chiamato a svolgere oggi e domani il ministero di parroco con competenza e con serenità? E ancora: > Come possiamo aiutarci di più come presbiterio: in che cosa e con quali forme potremo meglio farci carico gli uni degli altri? > Come avere cura di ciascuno di noi e favorire adeguate situazioni spirituali e di vita quotidiana per portare meglio l’impegno richiestoci dalla nostra scelta di vita e dal mandato pastorale ricevuto? > Quali conversioni (di mentalità, di stile di vita, di disponibilità alla collaborazione, di impegno) ci richiede il lavoro pastorale che siamo chiamati a svolgere nelle odierne condizioni della Chiesa e della società? > Quali aiuti chiediamo ai nostri Vescovi per svolgere oggi il nostro ministero di parroci? > Quali loro scelte comuni, a riguardo del nostro ministero, potrebbero incidere maggiormente in tutta la nostra Regione Ecclesiastica? Tre conversioni per la nostra vita. Gli incontri della nostra Commissione e dei Consigli Presbiterali Diocesani sono risultati una significativa occasione di riflessione e di scambio a più voci col vivo desiderio di una vera comunione. Si è comunemente d’accordo nel riconoscere che una Chiesa che sta cambiando, o meglio che è cambiata, richiede di rinnovarsi allo stesso modo ai parroci. Ogni comunità non può fare a meno del riferimento al ministero ordinato, nonostante la diminuzione del clero e l’innalzamento dell’età media. E’ in questa direzione che 47 Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti saper mettersi in relazione con gli altri - vescovo e confratelli, diaconi, religiosi e fedeli vicini e lontani - è essenziale per un parroco, responsabile di una comunità, chiamato quindi dal suo ufficio a promuovere relazioni, pena l’inesistenza o la sopravvivenza larvale della comunità parrocchiale. In particolare il prete non è chiamato alla vita da “single” o alla vita comune (alla maniera dei religiosi) ma alla fraternità sacerdotale, che può esprimersi in varie forme. E’ anche questione di carattere e di psicologia: le doti umane, il saper stare con gli altri, il saper comunicare sono qualità irrinunciabili per un pastore, in primo luogo per il parroco. Ma c’è alla base e come motivo ispiratore una ragione cristologica: in forza del battesimo e dell’ordinazione presbiterale il prete-parroco è un esperto e un fratello in umanità. E’ la stupenda legge dell’Incarnazione, condivisione radicale ed esistenziale: “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Detto in parole semplici: alla maniera di Cristo, il Buon Pastore, modello di ogni pastore, il parroco, più di ogni altro, è chiamato a mettersi nei panni degli altri e a farsi carico della fatica del vivere della gente. Non si tratta quindi di sola relazione estrinseca, ma intrinseca, proprio come la Gaudium et Spes ha affermato a proposito dell’Incarnazione del Verbo. Il Verbo in qualche modo si è unito ad ogni persona. Infine una terza conversione ci attende: quella pastorale nella direzione della partecipazione e della corresponsabilità tra le persone e le strutture. A partire dal comando del Signore “perché tutti siano una sola cosa” occorre “fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese più profonde del mondo…. Prima di programmare iniziative concrete occorre promuovere una spiritualità della comu- nione…” (Novo Millennio Ineunte n. 43). Dovrebbe finire il tempo in cui la pastorale è concepita come azione individuale e verticale del parroco, rischiando la sola cura delle anime e diventare sempre più urgente il pensare l’azione pastorale come impegno di tutto il popolo di Dio. In questa attesa si collocala ricerca di nuove figure di operatori pastorali nella valorizzazione del diaconato permanente e nella formazione di laici competenti in settori specifici. Solo privilegiando la comunione tra i preti all’interno del presbiterio e tra i parroci e le loro comunità si raggiungerà una vera comunione. Il rapporto con la gente, lo stare con le persone ci può insegnare a vivere meglio l’equilibrio pastorale e la corresponsabilità. Su questo fronte dobbiamo superare uno sbilanciamento che vede al presente molte figure e molte responsabilità negli ambiti della catechesi (in particolare quella dei bambini e degli adolescenti) e della liturgia e poche nel servizio della carità e nella gestione delle strutture, degli ambienti, dell’amministrazione parrocchiale. In questo contesto si dovrebbero collocare gli esperimenti delle unità pastorali e di altre forme aggregative parrocchiali, non solo nella direzione di aiuti per qualche servizio, ma di comunione, di progettualità e di collaborazione tra i preti, e dei preti con tutti i membri del popolo di Dio. Questa triplice sfida e le conseguenti conversioni non possono attendere l’esercizio del ministero o, peggio ancora, situazioni problematiche. Richiedono attenzioni, investimenti e percorsi possibili già durante la formazione del futuro clero. Un discorso a 360° che metta in conto formazione e solidità umane, culturali e spirituali con un’attenzione particolare a lavorare insieme e ad essere mentalmente ‘elastici’. Già in Seminario, infatti, si può correre il rischio di lasciarsi affascinare e prendere dalle molte scadenze e attività pastorali. 48 Conferenza Episcopale Piemontese - Documenti Tre attenzioni da avere a cuore. 1.Il Rapporto con il proprio Vescovo. Una relazione determinante, ma non sempre facile è quella con il proprio Vescovo. Talora si esprime fatica a relazionarsi con il proprio Pastore, del quale siamo corresponsabili e collaboratori nel ministero presbiterale. A lui chiediamo di essere padre anche nell’esercizio dell’autorità gerarchica, chiediamo attenzione e incoraggiamento nei confronti delle sfide di oggi e delle difficoltà del ministero, armonizzando le attitudini personali con le esperienze pastorali. 2.I preti giovani. Non si è d’accordo su alcune battute troppo facili a proposito dei presbiteri più giovani, nei quali fatica talvolta ad esprimersi una formazione adeguata ai mutamenti richiesti dalla pastorale parrocchiale. Sarebbe importante avere a disposizione qualche presbitero adulto (al limite a livello interdiocesano) che li accompagni e li aiuti a discernere. Sarebbe semplicemente evangelico l’avere serene esperienze di fraternità tra i preti. L’importante per tutti e a tutte le età è il creare un contesto di vere e autentiche relazioni personali e pastorali. 3.La pastorale vocazionale. Dobbiamo aiutarci a cercare insieme una via d’uscita per l’attuale empasse. Non basta constatare il problema e lamentarcene. L’attenzione vocazionale dovrebbe appartenere normalmente insieme e in termini più espliciti alla pastorale familiare e a quella giovanile sia diocesane che parrocchiali. Torino, 28 settembre 2005 Mercoledì 22 febbraio Benedetto XVI ha reso noti i nomi dei nuovi cardinali. Tra essi, c’è il cinese mons. Joseph Zen Ze-kiun, salesiano, vescovo di Hong Kong. Nell’estate 2005 mons. Zen (il terzo da sinistra) era stato ospite della Comunità salesiana di Monte Oliveto a Pinerolo, incontrando anche il nostro Vescovo. 49 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese Relazione del Vicario Giudiziale sull’Attività del Tribunale Regionale Piemontese nell’Anno Giudiziario 2005 Si è aperto sabato 11 marzo – presso il Seminario Maggiore di Torino – il 67° anno giudiziario del Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese. La giornata dell’inaugurazione è iniziata con la celebrazione della Santa Messa. Poi nell’Aula Magna è seguita la cerimonia con il saluto del card. Severino Poletto, Moderatore del Tribunale, la relazione del vicario giudiziale can. Giovanni Carlo Carbonero e la lezione di mons. Domenico Mogavero su “Le cause matrimoniali: un servizio alla verità”. È questa l’occasione, che si ripete ogni anno, per fare il punto sull’attività di questo organismo e sulle prospettive pastorali che nascono da questo punto di osservazione della realtà familiare regionale. Il Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese, sotto la responsabilità dei Vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta, ha giurisdizione “in materia matrimoniale” sui cattolici (il numero di abitanti è di 4 milioni e 290 mila circa) delle 17 diocesi della regione ecclesiastica. Quello piemontese è Tribunale di prima istanza per il Piemonte e la Valle d’Aosta e di seconda istanza per la Liguria. È composto da circa 40 membri ripartiti in vari livelli di competenze. Di seguito riportiamo l’intervento di mons. can. Giovanni Carlo Carbonero. abile. Proprio nel contesto di questa scuola dell’ideale e della volontà viene ad inscriversi l’evento più importante di questo Tribunale Ecclesiastico, che opera a nome e per conto dei Vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta a servizio di una pastorale interdiocesana della famiglia. Questa mattinata è un momento gioioso e atteso di incontro con i nostri Vescovi, con il rappresentante dello Stato, con le massime autorità civili, militari e delle Forze di Polizia, con i vertici della Magistratura, dell’Università degli Studi di Torino e della scuola, della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e Eminenza, Eccellentissimi Vescovi, Autorità, Signore e Signori. 1. Dopo la straordinaria manifestazione olimpica che ha visto convergere a Torino l’interesse sportivo del mondo intero e ha lanciato un forte richiamo alla fratellanza tra i popoli, da ieri sono iniziate le Paralimpiadi, una parola alta ed efficace contro ogni discriminazione, che a tutti dice che cosa possano l’ideale e la determinazione anche in chi è fisicamente in difficoltà, o, come si suol dire, diversamente 50 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese persone. Pertanto la mia prima attenzione è riservata a chi lo anima e gli consente di respirare e vivere. Lo scorso anno si è purtroppo registrato un grave lutto causato dalla morte del Vicario Giudiziale Emerito, mons. Giuseppe Ricciardi. Non ci limitiamo ad un ricordo, convinti che quando il Signore pone fine alla nostra vita terrena chiude le nostre olimpiadi dello spirito e ci accoglie nella pienezza della vita di famiglia con Lui. La fede ci assicura che i nostri fratelli maggiori continuano a seguirci nel nostro quotidiano lavoro e sostengono i nostri passi a volte incerti e stanchi. Ed è così che auguriamo a mons. Ricciardi buon lavoro ancora accanto a noi, dal Paradiso di Dio. Dopo il rinnovo ad quinquennium di tutti gli incarichi nel giugno scorso, che, per quanto mi riguarda, avrei desiderato comportasse un pizzico di fantasia, in settembre sono stati inseriti nell’organico dei Giudici un religioso e un laico: P. Pier Giuseppe Pesce (Francescani Minori), già docente presso la Pontificia Università “Antonianum” di Roma e Giudice Istruttore presso il Tribunale di Appello del Vicariato di Roma, e il prof. Mario Andrea Armanni di Novara, fino ad allora parte dello staff dei Difensori del Vincolo. Per P. Pesce si è trattato di una rimpatriata, in quanto parecchi anni fa era già stato Giudice del nostro Tribunale. La nomina del prof. Armanni è stata un importante passo moderno della Chiesa Piemontese e Valdostana, in armonia dell’Università Pontificia Salesiana, dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose, delle istituzioni che hanno come preminente interesse la famiglia e i giovani. 2. Poco fa, nella concelebrazione eucaristica, primo momento di questa inaugurazione, abbiamo collocato nel cuore di Dio il mistero della grandezza e della miseria dell’uomo. La Messa è fons et culmen della vita e dell’azione ecclesiale, fons et culmen di tutti i sacramenti e pertanto dello stesso segno sacramentale che immette in uno stato perennemente sorgivo di grazia l’uomo e la donna che decidono di amarsi per tutta la vita e di costruire insieme. In questa Messa, che, nello spirito di Theilard de Chardin, abbiamo celebrato “sul mondo intero”, erano in particolare presenti spiritualmente nella forza e solidarietà della preghiera le numerose coppie che fanno ricorso al Tribunale Ecclesiastico e il mondo dei giovani, speranza del futuro. Alcune Comunità di vita contemplativa mi hanno assicurato la loro condivisione nella preghiera. In questo panorama convergente di fede siete coinvolti anche voi che operate ai massimi livelli della società e oggi ci onorate della vostra partecipazione, nella comune attenzione ai valori del matrimonio e della famiglia, cui la fede dà particolare risalto. La preoccupazione dello splendor veritatis anima ed accompagna l’azione giudiziaria. Questo evento pubblico consente di gettare uno sguardo disincantato e obiettivo almeno su una parte della complessa realtà della Chiesa, che si presenta alla società come “casa di vetro”, trasparente, secondo l’espressione usata nel lontano 1998 a Vienna dal compianto Giovanni Paolo II. 3. Dovendo relazionare sulla vita del Tribunale Regionale, inizio col dire che si tratta di un organismo vivo, fatto di 51 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese con lo spirito e la legge canonica, verso una valorizzazione sempre più ampia e attenta dei laici, ai vertici dell’organizzazione giudiziaria, vale a dire nella funzione giudicante. Il prof. Armanni è il primo Giudice laico delle due Regioni. Ricordando questa nomina non si può non riconoscere il prezioso apporto dei laici già presenti nei nostri uffici in altre funzioni: dalla Difesa del vincolo matrimoniale, alla Consulenza e Patronato Stabile, alla Cancelleria. Sempre nello scorso settembre si è arricchito il gruppo dei Difensori del Vincolo con la nomina di don Paolo Bellussi, sacerdote del clero di Novara. Altre stelle mi auguro possano apparire all’orizzonte. Esse confermerebbero la generosità dei Vescovi, dei Superiori degli Ordini e delle Congregazioni religiose e del clero, e sottolineerebbero ancor più l’interdiocesanità del Tribunale Regionale e il suo carattere composito. In particolare, dall’esperienza maturata dal carisma delle Comunità di vita consacrata deriverebbe senz’altro un benefico apporto alla nostra istituzione. ni concordatari o canonici secondo i fori di competenza stabiliti dalla legge. È presente oggi una qualificata rappresentanza del Tribunale Ligure le cui cause vengono da noi trattate in sede di appello. Avrebbe partecipato volentieri anche il Vicario del Tribunale Lombardo, che è il nostro Tribunale di appello, ma all’ultimo momento ha dovuto rinunciare. È doveroso ringraziare i colleghi dell’uno e dell’altro foro per la costante cordiale collaborazione. La cordialità non esime talvolta da giuste critiche, segno anzi di valida collaborazione, e devo riconoscere che le osservazioni motivate del Tribunale di Appello nei nostri confronti ci trovano sempre attenti, sono accolte come segno di fraternità vera e ci aiutano a crescere e a migliorare la qualità del servizio. 5. L’attività dell’anno 2005 ha riscontrato un leggerissimo aumento delle cause di primo grado introdotte (+ 5), più sensibile nelle cause di appello (+ 12). L’anno osservato è purtroppo stato caratterizzato da un considerevole decremento del numero dei processi conclusi, per un totale di 79 cause in meno rispetto all’anno 2004 (decremento di 49 unità in primo grado e di 30 in secondo). Quanto alle pendenze dei processi a fine anno appare un aumento del numero complessivo di cause: 21 in più rispetto allo scorso anno (7 in meno di primo grado e 28 in più di secondo). Se però si tiene conto che nell’anno sono state introdotte 17 cause in più, l’aumento delle cause pendenti si riduce ad appena 4 cause in più rispetto all’anno precedente. Il numero mi- 4. Venendo a descrivere l’attività specifica del Tribunale Regionale Piemontese premetto anche quest’anno, ripetendomi, un accenno alla giurisdizione territoriale. La sua competenza si estende alle 17 Diocesi del Piemonte e della Valle d’Aosta come Tribunale di Prima Istanza. In quanto Tribunale di Appello giudica le cause matrimoniali provenienti dalle 7 Diocesi della Liguria. Ovviamente l’attenzione del Tribunale è mirata ai matrimo52 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese nore di processi conclusi è dovuto ad una serie di concause. Indubbiamente la presenza di un certo numero di cause di incapacità consensuale, notoriamente complesse, che comportano la disposizione di accertamenti peritali che a volte si trascinano per mesi. In altri casi sono gli incarichi rogatoriali affidati a Tribunali Regionali o Curie Diocesane, soprattutto del Sud e del Centro Italia, a produrre lunghe attese. Ma soprattutto dilata i tempi fisiologici l’impegno supplementare richiesto dalla riapertura dei processi provenienti dalla Regione Liguria, che in molti casi esigono approfondimento di indagine. Talvolta si aggiunge la ridottissima disponibilità di qualche Giudice, che pur desiderando mantenere l’incarico, privilegia campi maggiormente a lui congeniali. Sono però casi circoscritti. Si aggiunga il fatto, più frequente, del Giudice che, trovandosi a dover svolgere contemporaneamente ministero di forte impegno nella realtà parrocchiale o/e diocesana, è costretto a ridurre il tempo da dedicare all’attività giudiziaria. È inevitabile che queste due ultime evenienze costringano ad attesa cause assegnate ad un Collegio prestabilito e già disponibili per lo studio finale e per la decisione, oppure inducano ad antipatiche sostituzioni, contro il disposto del canone 1425, comma 5 del Codice di Diritto Canonico che le consente solo in casi gravissimi. In simili evenienze ritengo che sia il bonum animarum a dover prevalere. Nonostante gli inconvenienti lamentati, il dato positivo è rappresentato dal numero contenuto di cause pendenti a fine anno e dai tempi di attesa per l’inizio delle istruttorie che nel corso del 2005 sono stati ulteriormente ridotti, al punto che essi paiono rientrare pressoché nella norma che gli adempimenti procedurali richiedono. 6. Nel presentare insieme luci ed ombre dell’attività del Tribunale devo dare atto dell’impegno della quasi totalità dello staff, al quale è mio preciso dovere, e lo faccio con gioia, rivolgere in questa solenne circostanza un pensiero di apprezzamento e gratitudine. In particolare la mia riconoscenza è per la generosità di molti, la stragrande maggioranza, che lavorano senz’altro riconoscimento che la gioia del bene compiuto, consapevoli di rendere un servizio in spirito ecclesiale a persone in difficoltà, provate dalla sofferenza e dalle delusioni. Mi torna alla mente un saggio detto indiano, secondo il quale a chi cresce è bene consegnare due cose: ali e radici. Radici perché ciascuno resti con i piedi ben piantati per terra, pronto a ringraziare chi ci ha preceduto e ci ha conservato il mondo che oggi siamo chiamati ad abitare. Ali per educarsi a volare. Quanto ad esse sono convinto che, operando in un settore di giustizia, dobbiamo assolutamente guardare avanti, le ali ci servono per questo, dandoci traguardi sempre migliori, di migliore qualità anzitutto, di eccellenza, ma anche di maggiore celerità in obbedienza ai tempi che la legge ha stabilito. Ringrazio il Cardinale Arcivescovo che ha insistito su alcuni punti fondamentali di dottrina e di giurisprudenza che costituiscono le nostre radici e che terremo nel debito conto per migliorare il servizio. I suoi richiami non cadranno invano. 7. Passerei a qualche informazione e considerazione sulla tipologia delle cause. Tra le cause delle due regioni, Piemonte e Valle d’Aosta, decise nell’anno 2005, il numero di maggior rilievo è rappresentato dal gruppo dei difetti volontari del consenso, che si verificano quando si contrae con una visione e imposta53 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese zione soggettiva e personale del matrimonio, in aperto rifiuto o del matrimonio cristiano in toto oppure di uno o più requisiti essenziali. Su 233 capi di nullità giudicati, 133 (57,08%) appartengono alla fattispecie delle cosiddette “simulazioni”: 88 hanno ottenuto sentenza affermativa (66,17%), 45 (33,83%) sono stati respinti. Le simulazioni più ricorrenti sono l’esclusione dell’indissolubilità (62, pari a 46,62% ) e della prole (64, pari a 48,12%). Sovente la seconda consegue alla prima: infatti l’incertezza sulla consistenza e serenità del proprio matrimonio, che genera una riserva contro la permanenza del vincolo, si può ripercuotere sull’impegno procreativo fino al punto di escluderlo. Rimanendo sempre nell’ambito della prima istanza, i capi di nullità di natura psicologica sono in numero relativamente contenuto: 86 unità su 233 (36,91%), di cui 28 (32,56%) sono stati respinti. Essi riguardano sia la grave immaturità di una o dell’altra parte a fronte dei diritti e doveri essenziali del matrimonio, sia l’assenza di libertà interna, sia l’incapacità per cause di natura psichica di assumere gli obblighi essenziali del matrimonio osservati nel loro ventaglio di obiettivi/impegni. Nelle cause provenienti dalla Liguria trattate in appello nel nostro Tribunale si nota la presenza di un maggior numero di incapacità consensuali: 108 unità (62,79%), a fronte di 60 simulazioni (34,88%), su 172 capi complessivi. Vorrei ricordare due cause degne di attenzione per la procedura seguita. Nel corso dell’anno 2005 si è avuto un caso, forse a mia memoria per la prima volta nella storia del Tribunale Piemontese, di una sentenza di conformità equivalente, che non è un fatto consueto neppure per la stessa giurisprudenza della Rota di Roma. In primo grado la sentenza aveva riconosciuto la nullità del matrimonio per errore circa una qualità della persona direttamente e principalmente intesa. In appello il Tribunale Piemontese non ritenne sufficientemente provato questo raro e difficile capo di nullità e, accolta la petitio di un nuovo capo e svolta op- portuna istruttoria integrativa, si pronunziò a favore dell’errore causato da dolo. La nostra sentenza di appello si dichiarò conforme, in modo equivalente, alla decisione affermativa di primo grado, in quanto il fatto giuridico era il medesimo, anche se il Tribunale di appello si era pronunciato su un diverso capo di nullità. In un’altra causa il Tribunale di primo grado aveva sentenziato la nullità per incapacità di una parte di assumere gli obblighi del matrimonio. Il Tribunale di appello ritenne quella tesi non provata. Perciò, nell’interesse delle parti, avviò procedura di dispensa di matrimonio non consumato, fatto che in prima istanza era già clamorosamente emerso, ed inviò per competenza gli atti alla S. Sede. Il Santo Padre dispensò quel matrimonio, ritenendo convincente la prova esclusivamente morale dell’inconsumazione. 8. Scorrendo i dati statistici si nota, nelle cause di primo grado, una certa evidenza di percentuale delle sentenze negative, che hanno dichiarato non constare la nullità del matrimonio. Rispetto all’anno precedente appare un decremento appena percepibile. Mentre un incremento significativo è apprezzabile nel numero dei capi di nullità respinti: 84 su 233 (pari al 36,05%), contro il 34,51% del precedente anno. Una causa infatti può essere esaminata sotto vari profili di nullità. Evidentemente non tutti i capi di nullità addotti presentavano un corredo di prove idoneo a for- 54 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese mare nei Giudici la certezza morale della nullità di quei matrimoni. L’osservazione di questo dato suggerisce di ribadire che un’accurata consulenza preliminare può evitare alla parte illusioni e conseguenti delusioni, che rischiano di offuscare nei fedeli l’immagine della Chiesa e di allontanarli dalla stessa vita cristiana, per quanto mi renda ben conto che l’Avvocato non può che fidarsi delle informazioni fornite dal cliente. Colgo anche questa opportunità per invitare i signori Avvocati a riflettere a lungo prima di avviare azioni giudiziarie temerarie o almeno inopportune che rischiano di inquinare l’immagine della categoria stessa. Chiarezza esige che, pur avendo garbatamente osservato quanto sopra per amore di verità, mi senta in dovere, e lo faccio volentieri, di riconoscere il senso di responsabilità e la qualità del lavoro professionale di quegli Avvocati, e sono la stragrande maggioranza, che onorano la professione e l’appartenenza alla Chiesa e intervengono come preziosi collaboratori del Giudice. gano di vigilanza della S. Sede, regolasse la materia. Il 14/10/1972 furono pertanto date precise disposizioni (Litterae circulares) per mandato del Papa ai Vescovi italiani, con la seguente motivazione: “Notum est enim, quam saepe, propter abusus qui hac in re vel praesumuntur vel reapse acciderunt, longe lateque voces circumferantur, quae Ecclesiam vere offendunt (traduz.: È noto infatti che sovente a causa di abusi presunti o reali si sono diffuse voci che veramente offendono la Chiesa). Si stabilirono tassativamente spese di causa e onorari degli Avvocati, con la precisa menzione: … taxationes de quibus supra, non proponuntur ad modum exempli, sed vim habent normae obligantis”. Fu inoltre disposto che ogni Avvocato avrebbe dovuto impegnarsi con giuramento a percepire dal cliente a titolo di onorario non oltre la somma fissata, pena il deferimento all’organo supremo di vigilanza per le procedure di competenza. Questo provvedimento severo del Santo Padre indusse gli Avvocati dell’Albo del foro piemontese a costituirsi tempestivamente in collegio con un proprio statuto, a brevissima distanza dall’entrata in vigore delle norme, per sentirsi maggiormente uniti di fronte agli interventi della Santa Sede. Ma gli anni passano, l’esperienza insegna, e con gli anni si è senz’altro acquisita una maggiore consapevolezza di appartenenza ecclesiale, di servizio, di collaborazione. 9. Vorrei ora passare ad un argomento che desta sempre molta attenzione e interesse nell’opinione pubblica e tra i mass media: i costi delle cause. Evidentemente ci si aspetta dalla Chiesa coerenza con la sua realtà costitutiva e con il messaggio di cui è custode. È giusto che dai Tribunali Ecclesiastici si desideri trasparenza e attenzione sotto tutti i profili alle persone, anche alle più umili. Vorrei fare qualche passo indietro nella storia recente. Quotidiani e settimanali negli anni passati, forse un po’ meno in questi ultimissimi, hanno fatto scorrere inchiostro per rimarcare che le cause di nullità se le può permettere soltanto chi ha disponibilità economiche, citando ad esempio matrimoni dichiarati nulli di teste coronate, di divi dello spettacolo o comunque di persone abbienti. Simili voci pesanti erano già pervenute alle orecchie del Santo Padre nel lontano 1972 e il Papa Paolo VI, volendo fare assoluta chiarezza, aveva disposto che il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, or- 10. In tempi recenti il problema dei costi delle cause di nullità di matrimonio è stato seriamente considerato, affrontato e risolto dai Vescovi Italiani con precise normative. La Chiesa Italiana ha fatto un gesto di assoluto coraggio e modernità assumendosi il gravoso onere del finanziamento dei 19 Tribunali Regionali d’Italia, nella convinzione, di alto profilo, sia che un’azione con cui il fedele invoca un atto di giustizia debba essere per quanto possibile oltre che tempestiva anche gratuita sia che la stessa azione debba essere accessibile a tutti, senza eccezioni. Questo discorso mi offre l’opportunità 55 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese finanziamenti ritenendo il Consulente e Patrono Stabile una forma necessaria e moderna della Chiesa per esprimere la sua prossimità concreta ai fedeli in situazione matrimoniale critica e sfatare del tutto notizie di costi eccessivi delle cause di nullità di matrimonio. L’Ufficio dei Patroni Stabili ha due obiettivi: - offrire un servizio di consulenza, nel quale gli addetti al termine dell’incontro o degli incontri presentano a tutti l’Albo degli Avvocati, affinché i richiedenti dopo essere stati opportunamente informati possano eventualmente rivolgersi, in alternativa, agli Avvocati liberi professionisti ; - offrire un servizio di patrocinio e di difesa di pari dignità del libero professionista. Entrambi i servizi sono destinati a tutte le categorie di persone e sono interamente gratuiti. La remunerazione dei professionisti addetti è assunta integralmente dal Tribunale. Dal marzo dello scorso anno uno dei Patroni Stabili è stato messo a disposizione per la consulenza non solo in sede a Torino, ma anche presso la Curia di Aosta in giorni fissi di appuntamento. Negli ultimi mesi dell’anno è iniziata una collaborazione con le Curie di Pinerolo e di Saluzzo, quest’ultima per il bacino Saluzzo-Cuneo-Fossano. Si pensa di estendere il servizio anche ad altre Diocesi, compatibilmente con gli impegni dei Consulenti. per riconoscere che il meccanismo di finanziamento dei Tribunali messo in atto dalla Conferenza Episcopale Italiana è preciso e puntuale. Per lo svolgimento di una causa, che impegna l’attività e il giudizio di due Tribunali diversi (primo grado e appello) a chi intenta l’azione viene chiesto il versamento di un contributo di euro 450,00. Ben si comprende come tale somma copra soltanto la minima parte delle spese vive: a titolo esemplificativo, si pensi all’impegno del personale di due Tribunali che, se laico, è regolarmente inquadrato contrattualmente secondo le leggi della Stato italiano, all’istruttoria, a perizie d’ufficio, a incarichi rogatoriali per ascoltare parti o testi fuori regione,… Il contributo fissato dalla Conferenza Episcopale Italiana può essere ulteriormente ridotto nei casi di difficoltà economica e di povertà. Evidentemente anche l’onorario dell’Avvocato libero professionista sarà soggetto a riduzione fino al gratuito patrocinio e, di conseguenza, l’Avvocato di fiducia diverrà Avvocato d’ufficio. È ovvio che chi sceglie di essere assistito da un Patrono Stabile non ha spese per onorari di Avvocato. L’Economato del Tribunale informa sempre le parti e i loro Avvocati circa le spese e gli onorari con una nota a preventivo all’inizio della causa e una seconda a consuntivo prima della discussione della causa stessa. 11. Vorrei dedicare un attimo di attenzione con voi ad un istituto recente promulgato dai due Codici che regolano la vita della Chiesa Cattolica dell’occidente e dell’oriente. Un istituto che proprio in questa città olimpica aveva trovato la sua culla nel lontano 1973 con una iniziativa coraggiosa e tempestiva della Conferenza Episcopale Piemontese. Erano tempi di vivace dialettica, a qualche mese di distanza dalla chiarificazione voluta da Paolo VI. Allora l’istituto era stato denominato Pubblico Avvocato. Successivamente la legge canonica lo ha chiamato Patronato Stabile. La Conferenza Episcopale Italiana ha profuso norme specificandone la figura ed estendendola alla consulenza. Ha impegnato 12. Dalle loro relazioni si è potuto apprendere quanto segue. Tra i richiedenti una parte consistente è separata da meno di un anno; la maggior parte è separata tra 1 e 5 anni, una minima parte non è separata neppure di fatto, per cui in questi ultimi casi si è cercato di mettere in atto ciò che prescrive il Codice (canone 1676) invitando ad esperire ogni tentativo per ricomporre l’unione prima di intraprendere la via giudiziaria. Molti casi riguardano chi desidera una verifica della consistenza del proprio matrimonio dopo molti anni dalla separazione, in 56 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese genere persone che, lontane o allontanatesi dalla fede e dalla pratica religiosa, hanno costituito una nuova realtà di coppia basata su un matrimonio civile o sulla semplice convivenza e solo dopo molti anni si sono riavvicinate alla Chiesa e si sono poste il problema della irregolarità della loro unione. In massima parte il riavvicinamento è avvenuto attraverso Gruppi e Movimenti ecclesiali. Una percentuale dei richiedenti non ha richiesto il divorzio per motivi religiosi, pur avendone i requisiti. La maggior parte dei richiedenti è divorziata e la motivazione di adire il Tribunale pare essenzialmente religiosa. In casi isolati la causa di nullità è stata introdotta immediatamente dopo la presentazione, in sede di divorzio, della richiesta della controparte di un consistente assegno divorzile. Ma dovrebbero essere sempre meno numerosi i richiedenti motivati da interessi economici a causa del mutato orientamento della giurisprudenza della Cassazione, che ritiene insuperabili da una delibazione ecclesiastica di nullità le statuizioni in campo economico di una sentenza di divorzio, o più propriamente di cessazione degli effetti civili, passata in giudicato. I richiedenti sono giunti all’Ufficio di Consulenza normalmente in seguito a suggerimento di Vescovi, Parroci, sacerdoti, diaconi, religiosi e religiose. Non mancano però professionisti, quali medici e avvocati civilisti, che indirizzano al Tribunale. Altri sono giunti all’Ufficio di Consulenza tramite informazioni attinte da Internet, o consigliati dalle Curie o dal Vaticano stesso. In conclusione l’istituto dei Patroni Stabili ha dimostrato una enorme valenza pastorale, là dove i titolari dedicano tempo e ascolto attento alle persone. Mi sento anche di poter dire che, se il Patronato Stabile nel passato era stato contestato nel suo sorgere da un gruppo consistente di Avvocati dell’Albo, oggi gli Avvocati più attenti e collaborativi, con una buona sensibilità ecclesiale, non vedono in questo istituto la concorrenza, bensì un gruppo di professionisti che lavorano seriamente perché la Chiesa possa offrire un aiuto concreto alle persone. Aggiungerò che anzi tali Avvocati sanno che proprio tramite i Patroni Stabili possono farsi conoscere meglio sul territorio e quindi avere modo di lavorare di più e collaborare più efficacemente con il Tribunale stesso. 13. Aggiungo che per favorire una doverosa informazione dei fedeli sull’esistenza del Tribunale e sulla sua attività, è in fase di studio un sito Internet. È anche questo un modo, avvalendosi delle tecniche informatiche moderne, per realizzare sempre maggiore trasparenza nell’attività giudiziaria della Chiesa, raggiungere capillarmente i fedeli in situazione matrimoniale critica, e mettere a loro disposizione strumenti di verifica accessibili a tutti. 14. Avviandomi al termine di questa relazione, vorrei ancora accennare a qualche 57 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese risvolto di carattere squisitamente pastorale. Nel corso dell’anno i nostri uffici hanno incontrato molte persone gravate da pesanti bagagli di sofferenza, di miseria morale, che non sto a citare per rispetto della privacy. Se noi scorriamo le tabelle statistiche dei capi di nullità esaminati e decisi ci rendiamo conto che il Tribunale non offusca i valori del matrimonio, anzi elencando e sottolineando la patologia ne esalta la fisiologia, richiama i requisiti essenziali che il matrimonio richiede anche solo sul piano naturale, inducendo a riflettere. La stessa esperienza del processo, comunque si possa concludere, sollecita le parti (e in qualche misura anche i testi) ad una introspezione, a rileggere il vissuto, a ripercorrere a ritroso un cammino che sovente si è rivelato povero di maturità, affrettato, scarsamente convinto, carente di valori. Questo lavoro d’indagine introspettiva e retrospettiva dà sempre i suoi frutti, in quanto, se condotto con impegno e buona fede, consente di fare verità entro sé stessi, di fare discernimento, in vista di un impegno più illuminato nelle scelte future e maggiormente in linea con il piano di Dio. Quanti genitori interrogati sul matrimonio di un loro figlio o figlia hanno riconosciuto di avere sbagliato l’impostazione educativa! Quante volte parti in causa hanno valutato la loro vita in allora in modo molto critico, persino impietoso! Quante volte nelle nostre aule giudiziarie interrogando un agnostico, un non credente, un ateo, abbiamo raccolto da lui segni di attenzione ai valori cristiani, una simpatia per essi, persino una curiosità di fronte alla Chiesa come istituzione! Dunque la dialettica processuale, apparentemente arida, è palestra importante di ricerca della verità e, se la Verità è Dio, l’attività del Tribunale è un modesto ma utile mezzo pastorale, una goccia nel mare, per costruire nella nostra società distratta un piccolo tratto di percorso del regno di Dio. che costituiscono la preparazione al matrimonio. La mia non era una voce solitaria. Come è noto, il Tribunale è un osservatorio privilegiato che registra la realtà impietosa della tenuta di tanti matrimoni, ne registra i drammi, analizza le cause sovente molteplici del fallimento, e in molti casi prende atto della costruzione di nuovi foyers su basi diverse, più serie, dove l’amore sembra coincidere sovente con la volontà di costruire su valori, riscoperti o scoperti per la prima volta. Sono stati invitati qui oggi responsabili di vertice della scuola, delle istituzioni formative dei giovani militari e in genere dei giovani, della formazione alla vita di coppia, per sottolineare che l’educazione ai valori del matrimonio e della famiglia deve cominciare da … lontano. A nessuno sfugge che in questa società violenta e intollerante, priva in gran parte di modelli etici, occorra una convergenza delle forze formative su alcune priorità, sull’educazione ad amare, a costruire relazioni affettive profonde, mature, valide. Occorre mirare ai giovani, creando sinergie con la pastorale giovanile. Si tratterà di accompagnare i giovani sposi negli anni di maggiore difficoltà per una reciproca integrazione, stimolarli ad essere consapevoli del valore e della bellezza del matrimonio cristiano, e, prima ancora preparare le coppie che si orientano al matrimonio. Attivare una pastorale del discernimento. Insomma è urgente curare l’invio e lo sviluppo di messaggi positivi, ricchi di speranza e di fascino, in controtendenza rispetto ai modelli culturali correnti. Al di là della indispensabile prevenzione si pone poi il problema dei coniugi che vivono il disagio coniugale: ormai è un dilagare senza freni. E la realtà dev’essere guardata in faccia. Quando l’armonia tra coniugi è ormai definitivamente compromessa, una prossimità di amore e un aiuto a lasciarsi in modo rispettoso e civile e a continuare a sentirsi Chiesa è importante. Il campo di possibili interventi è vastissimo e lasciato alla fantasia di chi ha maggiore sensibilità sia in ambito civile che religioso. Oltre alle 15. Due anni fa e ancora lo scorso anno avevo spezzato una lancia a favore di un riesame completo dei percorsi tradizionali 58 Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese La Conferenza Episcopale Italiana l’ha formalmente sottolineato in numerosi documenti recenti. Lo scorso anno da questa sede avevo lanciato una proposta: perché non legare più strettamente e stabilmente l’attività del Tribunale Regionale a quella degli Uffici di pastorale della Famiglia? Poteva sembrare utopia! Il Vescovo Delegato Regionale per la Famiglia e la Commissione Regionale hanno immediatamente recepito quest’ansia e consapevolezza e hanno proposto un incontro, il primo, che si è svolto il 17 gennaio scorso. La riunione ha prodotto l’invito rivolto al Tribunale di far parte stabilmente della Commissione Regionale per la Pastorale Familiare. E’ stato un successo che ha dilatato i confini della nostra attività e ne ha dato piena visibilità dimostrando di essere stati recepiti dagli organismi interdiocesani a pieno titolo come realtà di pastorale familiare. varie iniziative di prossimità presenti nelle nostre Diocesi vorrei segnalare in particolare la realtà del Gruppo “La Casa”, sorto negli anni 1997/98 all’interno dell’attenzione e delle attività pastorali che la Diocesi di Bergamo attua nei riguardi del matrimonio e della famiglia. È un’iniziativa concreta di accoglienza, di ascolto, di dialogo per coniugi separati o divorziati o in situazione di nuova realtà affettiva. 16. Nel fascicolo di documentazione si troverà una nota inusuale per un organismo giudiziario come questo. È stata preparata dalla Commissione Regionale per la pastorale familiare. Era sempre stata convinzione degli operatori del Tribunale che la propria attività fosse un servizio di pastorale della famiglia. 17. Due anni fa in questa circostanza la sociologia ci era stata di aiuto per comprendere la realtà. Lo scorso anno un Vescovo ci aveva comunicato le sue ansie pastorali e informato circa i passi che la Chiesa ha fatto e fa per dare risalto all’istituto matrimoniale. Oggi il Relatore, mons. Domenico Mogavero, Sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana, ci intratterrà sul tema di bellezza: “Le cause matrimoniali: un servizio alla verità”, che per noi che operiamo in quest’ambito è la vera motivazione del nostro lavoro. Apprezzeremo volentieri in lui la sua ben nota capacità e l’appassionato temperamento solare di chi è stato baciato fin da piccolo dal sole della Sicilia. Lo ringrazio per la sua disponibilità e amicizia. Chiedo ora al Cardinale Arcivescovo, nella sua funzione di Moderatore, di dichiarare aperto il 67° Anno Giudiziario del Tribunale Regionale Piemontese. Can. Giovanni Carlo Carbonero Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico Regionale Piemontese 59 Atti della Curia Ufficio Stampa Diocesano Nomina di amministratore Mons. Vescovo, in data 13 marzo 2006, ha istituito, in applicazione ai principi e norme relativi al Direttorio sulle comunicazioni sociali nella missione della Chiesa, l’Ufficio Stampa Diocesano con un sito internet (www.diocesipinerolo.it) a servizio delle parrocchie e dei vari gruppi ecclesiali per sollecitare collaborazione e ricevere contributi di informazione e notizie su tematiche religiose e sulla vita della Chiesa locale. Ha chiamato a dirigerlo Patrizio Righero, il cui ufficio, sito in Via del Pino n. 65, sarà aperto il lunedì e il venerdì dalle ore 10 alle ore 12 (tel 0121.37.33.50 – e-mail: [email protected]) parrocchiale Vista ed accettata la richiesta di dimissioni da Parroco della Parrocchia San Marco in Baudenasca, presentata dal sac. Maurino Andrea, in data 27 febbraio 2006, con suo decreto, il Vescovo ha nominato Amministratore della medesima Parrocchia, il sac. Bertin Paolo, pur continuando ad esercitare il ministero di Parroco di S. Maria Maddalena in Perrero. Ammissione tra i candidati al diaconato permanente e all’ordine del diaconato e presbiterato - Mons. Vescovo ha ammesso tra i candidati al diaconato permanente il sig. Andrea Castagnoli, della parrocchia di San Donato. Il rito di ammissione e il conferimento del Lettorato è stato celebrato in Cattedrale, domenica 22 gennaio 2006. - Mons. Vescovo ha ammesso tra i candidati all’ordine del diaconato e del presbiterato i seminaristi: Alessandro Ricci, Gardy Maisoneuve, Antonio Carlos Rocha de Amorin e Josè Roberto Berrios Echeverria, del Seminario Missionario Diocesano “Redemptoris Mater”. Il rito di ammissione è stato celebrato martedì 31 gennaio 2006 presso la cappella delle suore Figlie della Carità in Luserna. 60 Atti della Curia Offerte pervenute in Curia Dubbione; Pinasca; Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice. ◆ “L’obolo di san Pietro” è l’espressione più tipica della partecipazione di tutti i fedeli alle iniziative di bene del Vescovo di Roma nei confronti della Chiesa universale. È un gesto che ha valore non soltanto pratico, ma anche fortemente simbolico, come segno di comunione col Papa e di attenzione alle necessità dei fratelli. Queste le parrocchie che hanno svolto tale raccolta. Parrocchia di Bibiana - € 310,00; Parrocchia di Bricherasio (San Michele) - € 10,00; Parrocchia di Appendini - € 15,00; Parrocchia di Campiglione - € 250,00; Parrocchia di Fenile - € 60,00; Parrocchia di Cantalupa - € 250,00; Parrocchia di Frossasco - € 170,00; Parrocchia di Luserna - € 15,00; Parrocchia di Lusernetta - € 54,95; Parrocchia di Macello - € 50,00; Parrocchia di Perosa Argentina - € 150,00; Parrocchia di Perrero - € 10,00; Parrocchia di Trossieri - € 50,00; Parrocchia di Dubbione - € 100,00; Parrocchia di Pinasca - € 20,00; Parrocchia San Leonardo Murialdo (Pinerolo) - € 25,00; Parrocchia San Maurizio (Pinerolo) - € 5,00; Parrocchia di Roletto - € 65,00; Parrocchia di Salza - € 50,00; Parrocchia di Villar Pellice - € 40,00 ◆ Per la Terra Santa: € 355 dalle parrocchie di Bibiana; Bricherasio (San Michele); Appendini; Luserna (Sacro Cuore); Macello; Trossieri; Perrero; Dubbione; Frossasco; Pinasca; Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice. ◆ Per gli Emigranti: € 825,60 dalle parrocchie di Bibiana; Bricherasio (San Michele); Appendini; Cantalupa; Luserna (Sacro Cuore); Lusernetta; Macello; Trossieri; Perrero; Dubbione; Frossasco; Pinasca; Pinerolo (San Leonardo Murialdo); Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice. ◆ Per il Fondo di solidarietà Clero: € 1070,00 dalle parrocchie di Bibiana; Bricherasio (San Michele); Appendini; Cantalupa; Luserna (Sacro Cuore); Lusernetta; Macello; Trossieri di Perrero; Perrero; Dubbione; Pinasca; Pinerolo (San Leonardo Murialdo); Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice. ◆ Per la Cooperazione Diocesana: € 1112,22 dalle parrocchie di Bibiana; Bricherasio (San Michele); Appendini; Luserna (Sacro Cuore); Lusernetta; Macello; Perosa Argentina; Trossieri; Perrero; Pinasca; Pinerolo (San Leonardo Murialdo); Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice. Per l’anno 2005 sono pervenuti in Curia le offerte delle collette effettuate per altre Giornate di solidarietà. Ne riportiamo il prospetto sintetico. ◆ Per il Seminario: € 781,89 dalle parrocchie di Bibiana; Bricherasio (San Michele); Lusernetta; Perosa Argentina; Trossieri; Pinasca; Pinerolo (San Leonardo Murialdo); Pinerolo (San Maurizio); Roletto; Salza; Villar Pellice. ◆ Per i catechisti d'Africa: € 370 dalle parrocchie di: Bibiana; Bricherasio (San Michele); Appendini; Luserna (Sacro Cuore); Macello; Trossieri; Perrero; 61 - Caritas Diocesana Bilancio consuntivo 2005 Dal 1 gennaio 2005 al 31 dicembre 2005 ■ Raccolte per Giornata - Avvento di Fraternità (Progetto Rishilpi - Bangladesh) - Maremoto Sud-Est asiatico - Quaresima di Fraternità 2005 Progetto Giuseppini del Murialdo Progetti don Canavosio - Catastrofi naturali Uragano in Guatemala Terremoto in Pakistan - Per alluvionati in Romania totale - Riporto in entrate per arrotondamento - Riporto in uscite per arrotondamento entrate uscite In Cassa 4.867,10 62.103,61 5.001,50 62.150,00 134,40 46,39 2.500,00 11.989,70 2.500,00 15.000.00 3.010,30 3.410,88 6.050,88 500,00 91.422,17 59,01 3193,84 3.402,75 6.000.00 502,75 94.557,00 8,13 2,75 ■ Contabilità ordinaria Entrate 2005 Offerte alla Caritas (n.5 offerte) Contributi “Oasi Sant’Agostino” Entrate Varie (“Oasi Mirella”, per C.A.N., Alloggio Via Trieste) Contributo 8 per mille da Mons. Vescovo Arrotondamento per Progetti caritativi Totale entrate € 530,00 € 1.200,00 € 4.226,94 € 20.000,00 € 59,01 € 26.015,95 Uscite 2005 Interventi caritativi (per 4 casi di emergenza) Manutenzione straordinaria Immobili servizi Caritas Contributo Banco Alimentare Bollette e imposte strutture Caritas Attività e aggiornamento Caritas Spese varie € 800,00 € 4.179,03 € 151,00 € 4.025,93 € 3.011,66 € 100,62 € 15.462,08 Totale uscite Riepilogo Cassa Caritas Importo attivo al 31 dicembre 2004 Totale entrate 2005 Totale uscite 2005 Fondi vincolati Al 31 dicembre 2004 Per alluvionati pinerolesi + € 1.402,93 + € 26.015,95 - € 15.462,08 Attivo al 31 dicembre 2005 + € 11.956,80 Fondo vincolato inizio 2005 € 4.131,67 Uscite 2005 31 /12/ 2005 Anno 2005 Contributo mutuo interessi alluvionati € 2.065,82 Rimanenza vincolata 62 Saldo al € 2.065,85 Consigli di partecipazione Consiglio Pastorale Diocesano Consiglio Presbiterale ♦ Il 27 gennaio 2006 si è riunito il Consiglio Presbiterale nel quale è stato presentato il documento della Commissione Presbiterale Regionale "Essere parroco oggi”. Don Ferdinando Lanfranchini ha esposto una sintesi del testo, mettendo in evidenza i punti salienti in esso contenuti. È stato rilevato che il documento è bello per la sua concretezza, ma occorre porre in risalto il valore della Chiesa particolare e la natura del ministero ordinato. Un vivace e approfondito dibattito ha fatto seguito da parte dei presenti, sottolineando la necessità dell’aggiornamento teologico e il sostegno al clero anziano e ammalato. Si è insistito perché si viva lo spirito di comunione; sono i gesti concreti che diventano testimonianza credibile. Da parte di parecchi consiglieri viene sottolineata la necessità di riprendere in mano i testi del Concilio e del magistero pontificio che ne è seguito. Il vescovo ha concluso richiamando gli insegnamenti della “Presbyterorum ordinis” e della “Pastores dabo vobis”, come pure la necessità di curare la dimensione umana della vita: casa, pulizia, cibo e vestito. Invita a guardare alle figure significative di presbiteri del passato, per essere incoraggiati, oggi, a scrivere pagine di speranza. Ha infine aggiornato i presenti sulla situazione del Monastero della Visitazione e sulla admissio al ministero ordinato di quattro seminaristi del Seminario Missionario Diocesano “Redemptoris Mater”. Si è riunito il 3 novembre 2005 il Consiglio Pastorale Diocesano, presieduto dal vescovo, il quale ha introdotto i lavori con una riflessione sull’importanza e i contenuti del Convegno Ecclesiale di Verona che ha per tema: “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”. Il can. Rino Girotti, vicario episcopale per la pastorale, ha proposto un lavoro di insieme che coinvolga tutta la diocesi e che, attraverso vari gruppi parrocchiali e zonali, movimenti e associazioni, esamini i cinque ambiti proposti dal documento preparatorio. Il lavoro dovrà essere ultimato a fine maggio 2006. Alcuni interventi dei presenti hanno sottolineato la distinzione, che ormai deve essere fatta, tra “battezzati” e “testimoni” e la difficoltà che oggi trova la stessa testimonianza ad apparire come segno visibile; altri hanno stigmatizzato forme di ritorno al paganesimo che sono accettate dagli stessi cristiani (magia, spiritismo, feste come Halloween...). Tutti hanno concordato che la lettura e l’approfondimento della Traccia preparatoria sia una buona base di partenza. Alcuni presenti hanno richiesto una assemblea per raccogliere tutto il materiale che sarà prodotto, prima di essere presentato ufficialmente al Comitato Regionale che farà sintesi di tutti i contributi preparati nelle diocesi piemontesi. Il vescovo comunica, infine, che lo Statuto del Consiglio Pastorale Diocesano dovrà essere emendato: la Segreteria si trasformerà in Presidenza, che risulterà così composta: vescovo, vicario generale, vicario episcopale, segretario, vicari delle zone pastorali, due rappresentanti per ciascuna zona pastorale. ♦ Venerdì 31 marzo si è svolto il Consiglio Presbiterale con il seguente ordine del giorno: preparazione al Convegno di Verona e situazione delle case parrocchiali. N.B.: Il testo integrale del Verbale è depositato presso l’Archivio diocesano. 63 Consigli di partecipazione Il can. Rino Girotti, vicario episcopale per la pastorale, ha presentato un nutrito dossier di relazioni fatte nelle Zone pastorali sulla Traccia in preparazione al Convegno di Verona. Ha messo in evidenza anche il lavoro dei Movimenti, Gruppi e Associazioni. Tutti i consiglieri concordano nel ritenere promettente e incoraggiante la riflessione svolta, sia per aver coagulato molteplici realtà diocesane sia per la ricchezza di contenuti emersi. È un materiale prezioso che deve aiutare a impostare un proficuo lavoro pastorale. Si sottolinea soprattutto come la speran- za deve animare il ministero dei presbiteri, facendo diventare le nostre parrocchie, case accoglienti e ospitali. Su questo tema si è insistito molto. Il vicario generale presenta, poi, la situazione di degrado in cui si trovano diverse case parrocchiali. Indica alcune strategie di intervento che debbono essere verificate con il Consiglio Diocesano Affari Economici e con tutto il presbiterio. Il vescovo conclude invitando i presbiteri a sensibilizzarsi perché il patrimonio immobiliare sia custodito con cura, con l'attenzione di un buon padre di famiglia. Le religioni e lo sport Le esperienze di dialogo interreligioso e i Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 Il TOROC, il Comitato per l’Organizzazione dei XX Giochi Olimpici Invernali, ha costituito un Comitato Interfedi ed ha scelto di avvalersi dell’apporto dei rappresentanti delle religioni nella gestione del servizio, nella definizione degli spazi e degli allestimenti delle aree di culto e meditazione all’interno dei Villaggi Olimpici. Il lavoro dei componenti del Comitato Interfedi è divenuto nel tempo un luogo di confronto, dialogo, dibattito e soprattutto di fraternità. Nel suo ambito sono nati progetti comuni, idee, opinioni, orientati al sostegno delle iniziative per la promozione dei valori universali e quindi olimpici. A cura del Comitato Interfedi di Torino 2006. Il libro bilingue “Le religioni e lo sport”, edito da Effatà, presenta una panoramica di riflessioni di diverse confessioni religiose a proposito del valore dello sport. Aa. Vv, Le religioni e lo sport, Effata Editrice, Cantalupa 2006. 64 Notiziario Notiziario e Attività pastorali gennaio – marzo 2006 A cura di Patrizio Righero volontari a Koutiala. In tutti rimane la serenità nel cuore e l’intensità densa di profumi, volti e ricordi dell’Africa! Amministrazione Sante Cresime Mons. Vescovo ha amministrato il sacramento della Cresima, domenica 12 febbraio, presso la parrocchia del Murialdo in Pinerolo a 20 ragazzi e ragazze. Domenica 2 aprile, mons. Vescovo, ha amministrato anche il sacramento della Cresima presso la parrocchia Santa Maria Maddalena di Macello a 12 ragazzi. Visite Pastorali Nell’ambito delle Visite Pastorali nella zona pastorale urbana, mons. Vescovo ha incontrato le comunità parrocchiali dello Spirito Santo dal 15 al 29 gennaio e di San Leonardo Murialdo dal 12 al 18 febbraio 2006. Mali 15 Il campo di lavoro a Koutiala, in Mali, dove operano le suore del Santo Natale, dal 4 al 6 dicembre 2005, ha coinvolto il gruppo “Cuore aperto” della Festa dell’Epifania parrocchia di S. Pietro in Vincoli di Villar Perosa. Dal diario di viaggio (Mali 15), inserito nel bollettino parrocchiale di gennaiofebbraio 2006, emergono la limpidezza dei sentimenti e le riflessioni che hanno accompagnato don Franco e quanti hanno condiviso con lui quei giorni. “Armatevi di buona volontà, ma soprattutto d’amore, aprite il vostro cuore al servizio del prossimo: bianco o nero (tubabu o farafin!) che sia, perché ogni vostro piccolo gesto a servizio altrui, sarà vivere appieno la missione”, queste le parole con le quali suor Franca ha accolto i 65 Venerdì 6 gennaio, solennità dell’Epifania, mons. Vescovo ha invitato alla celebrazione eucaristica in Duomo alle ore 18, gli immigrati presenti nel nostro territorio. Colorato da tante bandiere, il presbiterio è diventato culla di nazioni attorno al presepio. Ritiro Giovani a Monte Oliveto Domenica 8 gennaio, domenica 5 febbraio e domenica 5 marzo si sono svolti a Monte Oliveto i ritiri mensili per gli adolescenti, i giovanissimi e i giovani della Diocesi. Costante la partecipazione dei giovani (circa un centinaio), coordinati da sacerdoti, suore e animatori. Le riflessioni sono state affidate a don Riccardo Frigerio e suor Marirosa Orlando per il gruppo dei giovani oltre i Notiziario e la preghiera personale è quello scelto dall’Azione Cattolica per quest’anno: “Non abbiate paura, è risorto!” Lettorato all’aspirante diacono Gioco a Monte Oliveto. vent’anni; a don Massimo Lovera per i giovanissimi, e a suor Silvana Manavella e Valter Gambarotto per gli adolescenti del biennio delle scuole superiori. Il tema che ha segnato la riflessione, la meditazione Domenica 22 gennaio, nella Cattedrale di Pinerolo, durante la celebrazione della Messa, il Vescovo ha ammesso al sacramento dell’Ordine l’aspirante diacono permanente Andrea Castagnoli, della parrocchia di S. Donato e gli ha conferito il ministero del Lettorato. È stato il primo passo in vista dell’ordinazione diaconale Scuola di Teologia Dopo la pausa delle vacanze natalizie, sono ripresi, in gennaio, i corsi di formazione teologica, organizzati dalla Scuola di Teologia. Da venerdì 27 gennaio, per cinque settimane successive, le lezioni sulla liturgia sono state affidate a don Giorgio Grietti; in marzo, invece, è stato don Luigi Cervellin, a presentare i Padri della Chiesa; in particolare si è soffermato sulle figure di Clemente Alessandrino, Origene, Ambrogio, Girolamo, Agostino e Gregorio Magno. Formazione permanente del Clero L’incontro di gennaio (mercoledì 25 ) è stato tenuto da don Giorgio Grietti e ha avuto come titolo “la celebrazione del sacramento della Riconciliazione nei Praenotanda e nei pronunciamenti più recenti del Magistero”. Mercoledì 22 febbraio don Paolo Merlo, salesiano, ha offerto spunti di riflessione circa il comportamento del confessore di fronte ai casi complessi. Il 29 marzo, infine, don Ezio Risatti, salesiano, ha affrontato il tema: “Il confessore davanti ai problemi psicologici del penitente:una risposta all’interno del sacramento della Riconciliazione”. Adorazioni eucaristiche vocazionali Rito di ammissione al diaconato permanente di Andrea Castagnoli. 66 Anche nel 2006 proseguono le adorazioni eu- Notiziario caristiche di preghiera per le vocazioni al ministero ordinato. Le preghiere di sabato 25 febbraio e 25 marzo, presso la chiesa di San Rocco a Pinerolo, sono state animate rispettivamente dal Rinnovamento nello Spirito e dai novizi salesiani di Monte Oliveto. Iniziate con la celebrazione eucaristica alle ore 21, presieduta dal nostro Vescovo, si è continuato con il momento dell’adorazione fino alle ore 23. Incontro Familiari del Clero L’incontro si è tenuto nel pomeriggio di martedì 31 gennaio in Via del Pino. Oltre al dovuto ricordo per la signora Erminia Ramassotto - per tanti anni cassiera dell’Associazione - che è tornata alla casa del Padre, le convenute, accompagnate da don Virgilio Gelato, hanno posto l’attenzione su alcuni appuntamenti: la festa dell’Annunciazione in Santuario, venerdì 24 marzo; il Convegno Regionale a Casale Monferrato, giovedì 15 giugno; gli Esercizi Spirituali a Saluzzo, da lunedì 8 a mercoledì 10 maggio e infine il Convegno Nazionale a Grado, dal 18 al 21 settembre. Seminario “Redemptoris Mater” Martedì 31 gennaio, presso la cappella delle Fi- I seminaristi amessi agli Ordini Sacri. glie della Carità di Luserna S. Giacomo, mons. Vescovo ha conferito l’admissio agli Ordini Sacri a quattro seminaristi del Seminario Diocesano Missionario “Redemptoris Mater”. I quattro candidati agli Ordini Sacri sono: Alessandro Ricci, di Pescara; Gardy Maisoneuve di Haiti; Antonio Carlos Rocha de Amorin del Brasile e Josè Roberto Berrios Echeverria del Salvador. Per loro questa prima tappa, dopo quattro anni, segna un momento importante nel cammino che li condurrà all’ordinazione sacerdotale. Giornata della Vita Consacrata Giovedì 2 febbraio è stata celebrata la Giornata della Vita Consacrata. La liturgia della Luce si è svolta presso la Chiesa degli Oblati, da dove è 67 partita la processione, animata con preghiere e canti dai novizi salesiani, fino alla Cattedrale. Qui mons. Vescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica. All’interno della liturgia sono stati rinnovati i voti di professione da parte di tutti i religiosi presenti. Incontro Ministri straordinari della Comunione Domenica 5 febbraio, presso la sala “Pacem in terris” si è svolto l’annuale incontro dei ministri straordinari della Comunione, laici che accompagnano i sacerdoti nella distribuzione dell’Eucaristia durante le celebrazioni e che portano la comunione agli ammalati. L’incontro, promosso dall’Ufficio Liturgico Diocesano, è stato animato Notiziario dalla presenza competente della prof.ssa Morena Baldacci, dell’Ufficio Liturgico Diocesano di Torino. Nel medesimo tempo sono stati anche rinnovati i tesserini a quanti svolgono questo importante e prezioso ministero all’interno delle nostre comunità. Corso di formazione per famiglie A febbraio sono ripresi, per le famiglie della diocesi, gli incontri promossi dall’Ufficio Famiglia e affidati ai coniugi Anna e Guido Lazzarini. Il 5 febbraio, “Famiglia in ascolto dello Spirito”; il 5 marzo, “Famiglia piccola Chiesa”; il 2 aprile, “Situarsi nella Chiesa per un servizio”, sono stati i temi affrontati. Tutti gli incontri hanno visto una buona e costante partecipazione, arricchita dalle esperienze dei presenti e rallegrata da una simpatica animazione per i bambini. Associazione “Amici di don Barra” Sabato 11 febbraio l’Associazione “Amici di don Barra” si è riunita presso Casa della Giovane, per un momento di formazione e di convivialità. La Messa, presieduta da don Massimo Lovera, assistente spirituale della medesima Associazione, è stata anche caratterizzata dal ricordo dell’anniversario della morte del Servo di Dio. Giornata del Malato La celebrazione della Giornata Mondiale del Malato, che ricorre l’11 febbraio, quest’anno è stata articolata in due diversi momenti. Sabato 11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes, mons. Vescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica alle ore 20 nella Basilica di S. Maurizio, cui ha fatto seguito la fiaccolata lungo i viali del piazzale per giungere al Santuario. Domenica 12 febbraio, poi, si è svolta la celebrazione eucaristica alle ore 16 in Cattedrale, preceduta dalla recita del Rosario, animata dal Centro Volontari della Sofferenza. Erano presenti barallieri e dame dell’Unitalsi e parecchi malati. Gruppo di Taizè Lunedì 13 febbraio, presso la parrocchia di Lusernetta, si è riunito, per il mensile incontro di preghiera, il gruppo di Taizè. Alla preghiera ha partecipato anche il nostro Vescovo. Gli incontri sono continuati nei mesi successivi: lunedì 13 marzo e lunedì 10 aprile. 68 Festa di San Valentino In occasione della festa di San Valentino, martedì 14 febbraio, l’Ufficio di Pastorale Giovanile in collaborazione con l’Ufficio Pastorale della Famiglia, ha proposto un momento di preghiera rivolto a tutti i giovani fidanzati e agli sposi. Nella Basilica di San Maurizio il Vescovo ha presieduto la celebrazione, animata dal gruppo diocesano “Vivere il fidanzamento”. Alla preghiera è seguito un momento di convivialità nel salone sottostante il Santuario. Anniversario morte di don Giussani Mercoledì 22 febbraio, mons. Vescovo ha presieduto presso il Santuario della Consolata a Torino, una celebrazione eucaristica per commemorare l’anniversario della monte di monsignor Luigi Giussani, fondatore del Movimento ecclesiale “Comunione e Liberazione”. Ritiri spirituali dei Laici • Domenica 19 febbraio, a Monte Oliveto ha avuto luogo un ritiro spirituale per laici. Il metodo della Lectio divina ha accompagnato i partecipanti nell’arco dell’intera giornata, iniziata Notiziario con la preghiera delle Lodi e conclusasi con la celebrazione dell’Eucaristia. • Domenica 5 marzo, presso Casa Angeli, si è svolto il ritiro quaresimale per i laici. La riflessione è stata dettata dal can. Girotti Rino. Preparazione degli adulti alla Confermazione Presso l’Istituto Maria Immacolata di Pinerolo sono iniziati gli incontri di preparazione degli adulti alla Confermazione martedì 7 marzo e proseguiranno fino a martedì 9 maggio. Questo il calendario degli incontri, che si svolgono dalle ore 20,30 alle ore 22,30: - martedì 7 marzo; - martedì 14 marzo; martedì 21 marzo; - martedì 28 marzo; - martedì 4 aprile; - martedì 11 aprile; - martedì 18 aprile; - martedì 2 maggio; - martedì 9 maggio. dall’assistente diocesano Can. Grietti Giorgio e dal coordinatore sig. Frairia Paolo. Quaresima di Fraternità Il Consiglio Direttivo della Caritas Diocesana, dopo aver consultato il Vescovo, ha proposto per la “Quaresima di fraternità 2006” due diversi progetti. Il primo riguarda un Seminario presente in Africa, nella diocesi di M’Baiki dove è Vescovo Mons. Rino Perin, originario di Perosa Argentina. Il secondo progetto, invece, mira ad aiutare gli anziani non autosufficienti che, per difficoltà economiche, non possono far fronte alle spese. In particolare, le offerte verranno devolute agli ospiti delle strutture: Casa dell’Anziano “S. Fer” di Pinerolo, Centro Aperto per Anziani di Perosa Argentina, “Casa Turina” di San Secondo di Pinerolo e “Casa San Giuseppe” di Torre Pellice. Conferenze Quaresimali Le Conferenze quaresimali, iniziate dal vescovo Giachetti, costituiscono per la diocesi un importante appuntamento: non sostituiscono le attività delle parrocchie, ma intendono essere una proposta complementare rivolta a tutti. Anche quest’anno il Azione Cattolica L’Azione Cattolica ha continuato con regolarità i suoi incontri, soffermandosi a riflettere sul documento preparatorio al Convegno Ecclesiale di Verona. Gli incontri si sono tenuti in Vescovado nelle date del 23 febbraio e del 30 marzo e sono stati moderati La cattedrale Santa Giovanna d’Arco, a M’Baïki 69 Notiziario Mons. Santo Quadri. cammino quaresimale è stato illuminato dagli insegnamenti del Concilio, a quarant’anni dalla sua conclusione, in particolare è stata la Costituzione “Gaudium et spes” il punto di riferimento delle riflessioni dei relatori invitati. Giovedì 9 marzo, il prof. Giuseppe Savagnone di Palermo ha riletto la Costituzione a quarant’anni dalla sua promulgazione, sottolineando in particolare l’annuncio di speranza che traspare dal documento, la necessità di adottare un linguaggio nuovo per l’evangelizzazione, l’influenza negativa della cultura odierna tesa a produrre un’etica non della responsabilità, ma del desiderio. Martedì 14 marzo Mons. Vittorio Nozza, Direttore della Caritas Nazionale, ha messo in evidenza i grandi drammi che il mondo di oggi sta vivendo, in modo particolare la crescita di nuove povertà. Ha ribadito, quindi, la convinzione che la pace, per essere tale, debba essere fondata sulla giustizia. La chiesa di fronte a queste situazioni non può essere estranea, perché vive nel mondo e la salvezza dell’uomo che annuncia proclamando il Vangelo inizia su questa terra. Martedì 21 marzo Mons. Santo Quadri, arcivescovo emerito di Modena e già vescovo di Pinerolo, ha sottolineato vari aspetti della “Gaudium et spes” che restano tuttora validi e come occorra rileggere con attenzione e animo disponibile questo documento conciliare di natura pastorale, che ci insegna a cogliere i mutevoli segni dei tempi. “Il cristiano - ha ricordato mons. Quadri - proprio perché ha messo ordine dentro di sé, scopre meglio l’armonia e la razionalità delle cose, secondo il piano di Dio e viene a trovarsi nelle migliori condizioni per superare, interiormente prima ed anche esteriormente poi, le difficoltà che la storia gli presenta, sviluppando i contenuti positivi delle realtà terrene”. Particolare interesse hanno poi suscitato le risposte ad alcune domande postegli sul metodo di lavoro degli esperti e dei Padri Conciliari, sui rapporti con Papa Giovanni XXIII e con l’allora Arcivescovo di Cracovia Karol Woityla. Come ogni anno, ha 70 concluso gli incontri quaresimali, la Via Crucis cittadina, martedì 28 marzo, che dal Duomo, snodandosi per le vie del centro storico, è arrivata a San Maurizio. A. Bernardi Lectio divina La Zona pastorale della Pianura, nell’ambito del cammino di preparazione al Convegno Ecclesiale Nazionale di Verona dell’ottobre 2006, ha promosso un ciclo di Lectio divina sulla Prima Lettera di Pietro, il testo biblico che sta a base del documento preparatorio “Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo”. La lectio divina, guidata dal nostro Vescovo, è stata proposta nelle seguenti località: - in Val Noce (per le parrocchie di Frossasco, Cantalupa, Roletto), presso il salone dell’Oratorio “Pier Giorgio Frassati” di Cantalupa, nei giorni: 2 -7- 16 marzo; - a Buriasco (per le parrocchie di Buriasco, Appendini, Macello, Baudenasca, Riva e Pascaretto) in Chiesa parrocchiale, nei giorni 6 - 13 - 20 marzo; - a San Secondo (per le parrocchie di San Secondo, Miradolo, Prarostino, Osasco) presso il salone “San Luigi”, nei giorni 8 - 15 - 22 marzo. Notiziario Ritiro spirituale del Clero Mercoledì 15 marzo, presso il Seminario in Via Triste, si è svolto il ritiro spirituale di Quaresima rivolto a sacerdoti, religiosi e diaconi della Diocesi. Iniziato alle ore 9,30 con la recita dell’Ora Media, la giornata è proseguita con la meditazione del vescovo di Biella, mons. Gabriele Mana, su “Il presbitero e l’Eucarestia nel vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni”. A conclusione del ritiro un momento di adorazione nella cappella del Seminario. Associazione Volontariato Cottolenghino - Pinasca L’Associazione Volontariato Cottolenghino ha organizzato per l’anno 2006 una serie di incontri su temi di attualità, tenuti da esperti del settore. Si è cominciato giovedì 16 marzo, alle 20,45, con una tavola rotonda su “La famiglia oggi” con l’intervento di genitori, di un sociologo, di un medico, di un insegnate e di due sacerdoti. Mercoledì 22 marzo: “Slow food: Condotta del Pinerolese”. Alla serata sono intervenuti il Fiduciario della Condotta del Pinerolese, il signor Franco Turaglio, e il Responsabile Nazionale del progetto “Terra Madre”, signor Andrea Alfieri. Si è proseguito, poi, con una serata artistica, con la presentazione di racconti, aneddoti, scherzi e canzoni di Pietro Montanaro, un artista delle Langhe. Infine domenica 26 marzo, gli incontri sono stati coronati da una giornata di ritiro spirituale presso il monastero di clausura cottolenghina a Cavoretto. Premiazione Concorso A.I.M.C. In un Teatro Incontro coloratissimo e festante, sabato 18 marzo 2006 ha avuto luogo la premiazione del III concorso di espressione grafica promosso dall’AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici), in collaborazione con l’Ufficio di Pastorale dei Giovani e dei Ragazzi. È stato il mago Alex a distribuire i premi alle Uno dei cartelloni in concorso. 71 32 classi delle scuole del primo e secondo ciclo che si sono impegnate nella realizzazione del cartellone sul tema proposto: “I colori della speranza”. Sono stati assegnati i premi alle seguenti classi: Per il 1ª ciclo: • 1° Premio: Classe 1ª - Campiglione – ins. Massello Silvana • 2° Premio: Infanzia sez. D – Cavour - ins. Meia Susanna • Segn. Infanzia sez. E. - None – Sr. Antonietta Basile • Segn. Infanzia Piscina – Ins. De Iorio Mylena Per il 2° Ciclo • 1° Premio: Pluriclasse 4ª – 5ª - Fenestrelle - ins. Bruero Maria Teresa • 2° Premio: Classe 5ª - Macello – ins. Bianciotto Laura • Segn: classe 3° B Bricherasio – ins. Tomei Simona Notiziario • Segn: Pluriclasse 3°5° Osasco – ins. Avaro Stefania Il concorso era gemellato con le Scuoline” brasiliane delle Suore di San Giuseppe. Pertanto i fondi raccolti al termine della cerimonia di premiazione sono stati devoluti a favore di alcuni progetti per le Scuole di Cicero Dantes in Brasile. Festa Diocesana dei Ragazzi Anche quest’ anno, come è ormai tradizione, si è svolta la Festa Diocesana dei ragazzi. Domenica 19 marzo si sono dati appuntamento tutti gli animatori e i ragazzi della Diocesi per passare insieme una gior- nata di allegria e di festa. Grande novità di questa edizione è stato il luogo di incontro. A differenza degli anni scorsi ( in cui si ritrovavano presso la parrocchia del Murialdo le zone della Città e della Val Chisone e presso la parrocchia dello Spirito Santo le zone della Val Pellice e della Pianura), quest’anno i 580 partecipanti si sono riuniti tutti presso i locali dell’Istituto Maria Immacolata delle Suore di San Giuseppe. Il tema proposto (in continuità con quello della Diocesi e della Chiesa Nazionale) è stato la Speranza e titolo dell’intero incontro: “L’arcobaleno della speranza”. I ragazzi e i bambini sono arrivati alle 9, accolti e intrattenuti da un preparato gruppo di animatori Festa diocesana Ragazzi – In marcia verso la Cattedrale. 72 che, affiancato dai novizi salesiani, hanno proposto bans, danze e canti. Le attività sono state introdotte da una breve drammatizzazione, interpretata dal gruppo teatrale che ogni anno, con passione e bravura, prepara questo momento. Gli attori hanno messo in scena la “creazione dei colori” che per superbia e per orgoglio cominciavano a litigare e a far guerra tra di loro. Solo l’intervento dell’amore di Dio poteva rimettere tutte le cose a posto e ricolorare il mondo delle più belle sfumature. Divisi in squadre (10 squadre per i più piccoli, 10 per i più grandi e una per le superiori), i ragazzi hanno approfondito con giochi e lavori di gruppo il tema proposto. Quindi il pranzo. Notiziario Alle 14 un lungo corteo si è incamminato verso il Duomo per la partecipazione alla Santa Messa: una tappa in Piazza Fontana per cantare l’inno e per far sentire a Pinerolo la loro presenza viva e poi via verso il Duomo, tra canti, bans e tanta gioia. Durante la Messa, presieduta da mons. Debernardi, è stato distribuito a ciascuno un simbolo: un pennarello colorato per ricordare a tutti che il nostro compito è di colorare il mondo della vera unica speranza che è Gesù. Sono inoltre stati esposti in Duomo i cartelloni del Concorso AIMC (Associazione Italiana Maestri Cattolici), premiati e segnalati. Le parrocchie e i gruppi che hanno partecipato sono stati: Bibiana, Bricherasio, Campiglione, Torre Pellice, Luserna Sacro Cuore, Luserna Alta, Lusernetta, San Secondo, Frossasco, Buriasco, Villar Perosa, Dubbione, Pinasca, Osaco, Riva di Pinerolo, Abbadia, Madonna di Fatima, Murialdo, San Lazzaro, San Donato, San Domenico, Spirito Santo, Scuole delle Suore Giuseppine, Scout Pinerolo 2, Scout Pinerolo 3. I ragazzi presenti sono stati circa 400 e gli animatori 180. Non ci resta cha dire a tutti quanti: arrivederci al prossimo anno… e ancora più numerosi! Flavio Vittone e Daniela Bertotto Verso il convegno Ecclesiale Nazionale Nei primi mesi dell’anno è continuata la riflessione e l’attenzione a livello diocesano sui contenuti offerti dalla Traccia di riflessione “Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo”, che orienta il cammino delle chiese locali verso il Convegno Ecclesiale Nazionale, che si terrà in ottobre a Verona. Il Vescovo ha nominato i delegati che, insieme a lui, rappresenteranno la Diocesi al Convegno e sono: Can. Girotti Rino; don Zanotti Carlo; Bragaja Nadia; Gambarotto Valter; Bertotto Daniela; Coassolo Ives. Si stanno intanto raccogliendo le varie riflessioni che si vanno sviluppando nelle diverse realtà diocesane (Consiglio Pastorale, Consiglio Presbiterale, Uffici Pastorali, Parrocchie, Movimenti ecclesiali) e alla fine si elaborerà una unica riflessione che sarà consegnata alla Segreteria regionale e infine a quella nazionale. I contributi che sono pervenuti spaziano su vari livelli e sono ricchi di molteplici contenuti. Molte idee e segni di speranza si intravedono in questi scritti, che potranno interpellare la Diocesi su vari ambiti e aspetti della comunicazione del Vangelo: l’annuncio e la catechesi, l’accompagnamento 73 spirituale e pastorale della famiglia, la nuova frontiera dei mezzi di comunicazione sociale, la riscoperta del senso della Domenica e della festa, le problematiche relative alle nuove povertà e ai crescenti disagi mentali ed economici che si riscontrano intimamente legati alla precarietà e alla crisi del lavoro, l’educazione alla speranza. La nostra Diocesi, poi, per la sua speciale connotazione ecumenica offrirà certamente un contributo su questo aspetto. Impegni Ecumenici Mons. Vescovo, nell’ambito della Settimana di preghiera per l’Unità dei Cristiani, è intervenuto a Trieste, il 19 gennaio, presso lo Studio Teologico “Paolo VI” per una relazione sul tema: “L’esperienza ecumenica di una chiesa tra Cattolici e Valdesi”, seguita da un interessante dibattito, a cui ha partecipato la numerosa comunità valdese della città. Lunedì 23 gennaio, presso il Seminario Regionale di Molfetta, mons. Vescovo ha parlato ai seminaristi teologi delle prospettive dell’ecumenismo, delle stanchezze e delle speranze nel cammino verso l’unità. Ha concluso la giornata con una solenne liturgia ecumenica. Ecumenismo ✔ Iniziative ecumeniche diocesane per la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani Il testo della settimana per l’unità dei cristiani è stato preparato quest’anno a Dublino da un gruppo ecumenico sul tema “Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro”. È il sussidio da cui diverse parrocchie e comunità religiose hanno tratto lo spunto per questo importante evento che ogni anno si ripropone. La preghiera per l’unità è risuonata coralmente nei templi protestanti, nelle chiese cattoliche e in quella ortodossa. Sul territorio pinerolese, oltre al momento celebrato a Villar Pellice il 21 gennaio, ci sono stati altri incontri tra cattolici e valdesi: a Perosa Argentina il 25 gennaio si è svolta la preghiera interconfessionale per la Val Germanasca e la Val Chisone; sempre il 25 gennaio anche a Bricherasio, nella sala “Beato Pavonio” attigua la casa parrocchiale, si è tenuto un incontro interconfessionale su “Gesù maestro di vita”. Ad esso hanno fatto seguito altri due incontri il 22 febbraio su “Gesù e la sofferenza” e il 29 marzo, invece, su “Gesù e la morte”. A Prali, poi, la preghiera ecumenica si è svolta la mattina del 29 gennaio. Nel periodo quaresimale e nel tempo pasquale, sono previsti altri incontri interconfessionali per uno studio biblico, in forma itinerante, nelle borgate del Comune. ✔ Giornata del dialogo ebraico-cristiano 17 gennaio: Giornata del dialogo ebraico-cristiano. In modo significativo, si è fissata questa iniziativa immediatamente prima della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, a simboleggiare che un fecondo dialogo interconfessionale affonda le radici in un atteggiamento di stima, conoscenza e rispetto della religione ebraica. Purtroppo, per secoli, i figli di Abramo sono stati perseguitati dall’ingiusto disprezzo, che ha avuto il suo culmine nella tragedia della Shoah. Un certo revisionismo storico cerca, strumentalmente, di ridimensionare la realtà dei campi di concentramento e dello sterminio connesso. La giornata per il dialogo ebraico-cristiano ha senso anche dal punto di vista culturale, perché solo la reciproca conoscenza può abbattere le barriere del pregiudizio e dell’ignoranza, che spesso sfociano nella crudeltà. Il tema di quest’anno è: “Ascolta, Israele! La prima delle Dieci Parole: Io sono il Signore, tuo Dio”. A Pinerolo abbiamo chiesto alla professoressa Bruna Laudi Terracini di spiegarci in che modo gli Ebrei danno gloria al Signore con la bellezza del loro calendario e dei loro riti. La sera del 17 gennaio, alle 20,45, nella sala “Pacem in terris” del Museo Diocesano, ella ha tenuto una brillante conversazione su “Usanze e feste ebraiche”, in un incontro organizzato congiuntamente dal I Distretto delle Chiese Valdesi e dalla Diocesi di Pinerolo. A illustrazione della conferenza, sono state proiettate delle vecchio cartoline sull’argomento, tratte dall’archivio Terracini. L’incontro è stato, poi, introdotto, da un’intensa meditazione del pastore di San Secondo, Ruggero Marchetti. ✔ Giornata Mondiale di preghiera Domenica 5 febbraio nei locali della Chiesa valdese si è tenuto un interessante incontro sulla situazione del Sudafrica, organizzato dal gruppo femminile interconfessionale, che a livello locale cura la Giornata Mondiale di 74 Ecumenismo Fin dall’inizio, Carola Stobaus ha coinvolto tutte le partecipanti con un’animazione volta a ricordare che il Sudafrica è il “paese dell’arcobaleno”, abitato da diversi popoli. Donne giunte dalle nostre Chiese hanno prestato la loro voce, per far echeggiare le invocazioni e le testimonianze preparate in questa terra segnata dall’apartheid fino al 1994 e che ora sta cercando di offrire una testimonianza di speranza e di riconciliazione. Virginia Pavone e Florence Vinti hanno condotto la liturgia, mentre le intenzioni della colletta sono state presentate da Febe Longo. L’incontro si è tenuto nella parrocchia di Madonna di Fatima, dove il Parroco, mons. Paolo Bianciotto, ha portato alle partecipanti il saluto della comunità. Un particolare messaggio di benvenuto è stato rivolto alla pastora Maria Bonafede, moderatore della Tavola Valdese, giunta appositamente da Roma, a cui il comitato preparatore aveva chiesto di tenere il sermone. L’ha fatto con competenza e sensibilità, commentando Matteo 26,1-13: “Il gesto della donna che a Betania versa profumo prezioso sul corpo di Cristo è un’azione piena di amore, più efficace di un discorso. Le donne sanno compiere questi gesti. Penso alla carezza con cui si calma il sonno agitato di un bambino, al tentativo di rincuorare un malato, tenendo stretta la sua mano. Abbiamo bisogno di osare delle azioni che parlino dell’amore di Cristo per l’umanità e dell’amore che Cristo suscita nei nostri cuori. La figura di Betania sarà sempre ricordata ogni volta che si annuncia l’evangelo. Senza il vangelo di lei non ci sarà più neppure il vangelo di Cristo. È bello contemplare il coraggio di questa donna che compie un gesto eversivo per amore. E il coraggio con cui Cristo commenta la sua azione. Noi forse abbiamo dimenticato che questo è l’evangelo: non trasformiamo la Bibbia in parole pie per anime quiete, sentiamo la forza trascinatrice che si sprigiona dalla Parola e testimoniamola con passione”. Preghiera e che vede la collaborazione di donne valdesi, cattoliche, battiste, avventiste e dell’Esercito della Salvezza. Quest’anno la preparazione della liturgia ecumenica del 5 marzo è toccata al Sudafrica, un paese che ha conosciuto odio, violenza e morte ma che oggi dà al mondo anche un messaggio di riconciliazione. Certo, i problemi continuano ad essere numerosi, specialmente per quanto riguarda la situazione sanitaria. Il dottor Paolo Ribet, nel suo interessante intervento, ha parlato delle problematiche sociali del sud del continente africano, dove la popolazione è falcidiata dall’AIDS e la speranza di vita media per gli uomini e di 48 anni e per le donne di 50 anni (mentre in Europa per gli uomini è di 78 anni e per le donne di 80 anni). Viva commozione è stata, poi, suscitata dall’intervento di una signora del Sudafrica, giunta a Pinerolo per le Olimpiadi, Annemarie Boshoff, della Christian Fellowship, una realtà ecclesiale protestante, con un taglio fortemente ecumenico. Annemarie Boshoff ha parlato delle ferite lasciate dalle lotte razziali, della sete di Dio presente fra i giovani sudafricani e del perdono come unica via per un cammino di speranza. L’incontro è stato introdotto da una meditazione sul profeta Ezechiele (37,1-10), fatta da una donna cattolica che ha sottolineato l’importanza della fiducia, della speranza e dell’abbandono in Dio, specialmente nei momenti di prova e di difficoltà. È stato, poi, bello ritrovarsi a Pinerolo, domenica 5 marzo, per la Giornata Mondiale di Preghiera sul tema “Il segno dei tempi”, scelto dal gruppo interconfessionale di donne sudafricane. Alla liturgia sono intervenute numerose persone delle diverse Chiese protestanti e della Chiesa cattolica, in un clima ricco di fraternità e di preghiera, allietato da alcuni pannelli coloratissimi e dai fiori di carta di Ileana Lanfranco e di Franca Beux. I ragazzi del coretto valdese, abilmente guidati dall’insegnante Cristina Pretto, hanno vivacizzato la liturgia col ritmo dei tamburi. Donatella Coalova 75 XX Giochi Olimpici Invernali XX Giochi Olimpici invernali Torino 2006 A cura di don Luigi Magnano e Mario Marchiando Pacchiola “Verso i monti”. L’esposizione, curata dai Gruppi Scouts di Pinerolo, dall’Associazione “Giovane Montagna”, dal Club Alpino Italiano e dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, ha raccontato con fotografie ed attrezzature l’evoluzione della vita della montagna. La mostra è stata arricchita da proiezioni di filmati e diapositive che hanno proposto il paesaggio delle nostre valli e il rapporto che si ha con esse. ❑ Da sabato 11 febbraio a domenica 19 marzo si è svolta la mostra “Vanitas Vanitatum ...”. Le Xilografie di Alessandro Nastasio su “Qohelet”. “Vanità delle vanità, tutto è vanità”: questo è lo scenario di vuota infinità spalancato dalle parole dell’Ecclesiaste. La frase è una di quelle più citate sia dai credenti che dai non credenti in contesti laici. Presentate da mons. Gianfranco Ravasi, con un commento di Renzo Sala, le tavole di Alessandro Nastasio, artista milanese, selezionano il percorso del testo, dalle pagine più soggioganti a quelle aperte alla festa della vita. Sono immagini dal tratto essenziale, sintesi figurativa di un racconto, di un momento. Sono immagini che la sgorbia fa emergere dal legno e che le diverse matrici fissano nel cromatismo di più inchiostri. Non è la prima volta che l’artista affronta questa tematica; in un precedente lavoro, inciso su matrici di linoleum, la parola era Logo realizzato da Annalisa Sanmartino. Le Olimpiadi dei XX giochi invernali e le Paralimpiadi svoltisi sul nostro territorio hanno galvanizzato l’attenzione e l’entusiasmo un po’ dovunque. La preparazione di un programma culturale e ricreativo che prevedesse la partecipazione attiva di accoglienza nelle parrocchie della Diocesi ha impegnato l’Ufficio diocesano per il turismo, lo sport e il tempo libero, in sinergia con l’Ufficio di pastorale giovanile, e l’Ufficio per i Beni Artistici e Culturali coordinati egregiamente da Enrico Mainero. ❑ In ordine di programmazione, presso l’Oratorio San Domenico, da venerdì 10 febbraio, si è allestita una mostra titolata 76 XX Giochi Olimpici Invernali dei contemporanei perché rivolto a noi e direttamente tradotti per noi. Così l’hanno compreso i molti visitatori, nei mesi di febbraio e di marzo; così l’hanno ammirata, nel giorno di apertura, il Vescovo, il Sindaco, l’Assessore alla cultura, alla presenza dello stesso artista. ❑ Si è tenuto la sera di sabato 11 febbraio il concerto del Gruppo musicale giovanile “Daü” (Auditorium di via Marro a Pinerolo) con un repertorio folkoccitano. Molti giovani ed appassionati hanno apprezzato l’originalità della interpretazione aderente al gusto e alla sensibilità del nostro tempo. Inaugurazione della Mostra di A. Nastasio. ❑ L’evento musicale di maggior prestigio, e con una vasta partecipazione, ha visto l’esecuzione del Requiem in re minore per soli coro e orchestra di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) che il Coro femminile Ensemble Vocale Arcadia, il Coro e l’Orchestra Sinfonica Giovanile del Piemonte, diretti da Mario Cappellin, hanno presentato la sera di domenica 12 febbraio, nella suggestiva cornice dell’architettura e della pittura della Cattedrale pinerolese. Oltre 120 esecutori hanno suscitato emozioni nell’interpretare la partitura mozartiana dal Kyrie più ampliata ed illustrata. Per arrivare a questa nuova lettura, Sandro ha nuovamente pensato con schizzi e studi preliminari (questi e quelli presenti nella mostra) i tempi dell’uomo, tra le pagine più belle: “Tutto ha la sua stagione, ogni evento il suo tempo sotto il cielo: tempo di nascere, tempo di morire .... tempo di conservare .... tempo di parlare, tempo di amare .... tempo di guerra, tempo di pace ....”. Le incisioni si animano di figure; volti ora in primo piano, ora silhouette di donne e di uomini, che vivono le diverse esperienze (pianto, riso, solitudine, vita e morte) in un contesto sociale e comunitario, in un contesto personale di via degli affetti che supera il pessimismo per farsi gioia (l’effusione amorosa dell’uomo e della donna, il volto non rassegnato dell’anziana donna, la proiezione verso la speranza) a tutti ricordando, siamo nel finale, l’invito: “Rispetta Dio e osserva i suoi comandamenti perché questo è essere veramente uomini” (cfr. 12,13). Con questa mostra il Museo Diocesano ha assolto il ruolo di proporre testi sacri di valore perenne con il linguaggio artistico Concerto del Gruppo Musicale “Daü”. 77 XX Giochi Olimpici Invernali confronti del territorio alpino, dimenticandone il lento ritmo di vita che richiede, svalutandone poi lo stesso patrimonio naturalistico. Si rileva poi – è stato ricordato – un certo timore sul futuro utilizzo delle attrezzature e di tutta la macchina finanziaria ed economica che questo evento sportivo ha portato. I nostri paesi di montagna, sui quali ricadrà l’onere della continuità e del Il maestro M. Cappellin dirige la Messa da Requiem di Mozart. mantenimento di queste risorse, potrebbero non al Dies Iræ, al Tuba mirum, al Confutatis, al essere in grado di sostenere il compito. Lo scultore Valter Re, di Bardonecchia, Lacrimosa.... ha dimostrato, attraverso la presentazione ❑ Sul rapporto ieri, oggi e domani di alcune opere in legno, come l’artigianato delle nostre montagne si è riflettuto nel in valle vada sostenuto. Esso, infatti, sta Convegno “Al di là e al di qua dell’even- lentamente declinando, sostituito da una to”, programmato la sera del 15 febbraio oggettistica a basso costo e priva di valore presso la sala “Pacem in terris” del Museo artistico. Agli interventi ha fatto seguito un viDiocesano. vace dibattito. Preceduto dalla presentazione di due itinerari religiosi (Arte e fede) che riguardano il territorio diocesano tra città, pianura e valli, illustrato e brevemente commentato in stampa e a colori da essenziali didascalie storico-artistiche, il Convegno è stato moderato dal prof. Aurelio Bernardi, direttore dell’Archivio Diocesano. Don Gianluca Popolla, del clero di Susa, ha svolto la sua riflessione circa il ministero pastorale della Chiesa nei paesi di montagna: una pastorale feriale per i residenti, distinta da quella domenicale e dai periodi di vacanza che richiede dinamicità e creatività. I signori Gino Barral e Laura Balzani, della Comunità Montana delle Valli Chisone e Germanasca, si sono soffermati sull’uso improprio che si esercita nei Tavola rotonda sul futuro delle nostre valli. 78 XX Giochi Olimpici Invernali Chiesa parrocchiale di Pragelato. Il pubblico ha apprezzato il repertorio del coro che riprende le tradizioni e la cultura del canto popolare e di montagna, con particolare riferimento ai valori insiti nelle genti della nostra terra. ❑ Il Centro Volontari della Sofferenza di Pinerolo ha organizzato, sabato 11 marzo, all’indomani dell’inizio dei IX Giochi Paralimpici, presso la Parrocchia di San Leonardo Murialdo un dibattito sul tema “Fede, sport e disabilità”. Dopo il saluto del Vescovo e del Sindaco, sono intervenuti, portando il loro significativo contributo, diversi relatori. Alex Bougaieff, atleta professionista di basket, ha raccontato la sua personale esperienza di volontariato presso un ospedale. Don Armando Aufiero, responsabile nazionale e internazionale del Centro Volontari della Sofferenza, ha aiutato a riflettere su come fede e sport, quando si incrociano con la sofferenza, siano autentiche strade per amplificare e vivere una profonda fede religiosa. “Per un ragazzo lo sport è gioia”: questa gioia è riecheggiata tra i presenti ed è stata I giovani ricordano la GMG. ❑ La gioia di “testimoniare la bellezza del Vangelo” stando insieme, come aveva detto il Papa ai giovani a Colonia e il desiderio di vivere, in un clima di allegria e amicizia, i giorni delle Olimpiadi sono stati i motivi ispiratori della giornata di sabato 18 febbraio: “Remember GMG”. Alla celebrazione eucaristica, presieduta a San Maurizio dal nostro Vescovo con la presenza dei bambini dell’Oratorio di Abbadia Alpina e dei loro animatori, ha fatto seguito un incontro conviviale presso l’Oratorio San Domenico di Pinerolo, con i gofri preparati dai giovani Scouts di Abbadia. Colma di giovani e di adulti, la chiesa di San Domenico, in serata, ha risuonato dei canti di alcune corali giovanili della nostra Diocesi e degli applausi di un pubblico coinvolto dalla bravura e dalla simpatia dei giovani attori della Compagnia Mellon. È stato come rivivere l’atmosfera, il clima di festa e quelle sottili e vere emozioni che tanti hanno sperimentato alla Giornata Mondiale della Gioventù di Colonia. ❑ L’altro appuntamento musicale popolare è stato con il coro “La Roca”, nella serata di domenica 19 febbraio, presso la Concerto del Coro “La Roca”. 79 XX Giochi Olimpici Invernali cantata da don Giosy Cento, un prete che vive a contatto con la gioventù sportiva, un cantautore che alla musica ha affidato i messaggi di fede e di generosità e che vive, con pieno e profondo coinvolgimento, la spiritualità dei Silenziosi Operai della Croce. Infine ha coronato questa giornata di studio e di musica l’intervento della campionessa Stefania Belmondo che ha esortato fortemente e con passione alla educazione dei giovani, attraverso il rifiuto di scorrettezze e di droghe, per avere e ottenere una personalità forte, capace di incidere sulla società e sul mondo dello sport. Concerto di Giosy Cento. hanno accompagnato le squadre paralimpiche. Il signor Alan Bolding, inglese, della Chiesa anglicana, ha portato la sua personale testimonianza di quanto sia particolare il servizio spirituale e pastorale verso gli atleti diversamente abili. Insieme a lui, poi, il signor Tim Halky, della Chiesa Battista di Hampton e il signor Adrian Hofmann, svizzero, della Chiesa Riformata, hanno ringraziato l’assemblea per l’invito e la preghiera vissuta, intonando “Ubi caritas et amor”. ❑ Domenica 12 febbraio alle ore 16, presso la Parrocchia di Pragelato, alla presenza di re Harald di Norvegia, si è svolto un solenne culto luterano. La Chiesa parrocchiale era colma per il culto celebrato da officianti scandinavi della Norsk Kirke (la Chiesa norvegese riformata luterana) nella loro lingua, con una lettura in italiano affidata al Parroco don Luigi Castagno. ❑ L’Ufficio Liturgico ha preparato, per le domeniche del tempo delle Olimpiadi, i sussidi in tedesco, francese e inglese per la celebrazione dell’Eucarestia. Sono stati preziosi strumenti che hanno permesso a numerosi atleti e ospiti di seguire le celebrazioni nella propria lingua. ❑ Venerdì 17 marzo, alle ore 21, presso il Tempio valdese di Pinerolo si è svolto, poi, un incontro di preghiera e riflessione, promosso dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa valdese e dalla Chiesa ortodossa romena. Il tema portante è stato “Voi siete il corpo di Cristo” ed è stato scandito mediante le riflessioni proposte dal Vescovo, dalla signora Stacy James, canadese, della Chiesa del Nazareno, presente a Pinerolo per le Paralimpiadi, e da padre Petre Sorin. Erano presenti anche i tre cappellani che ❑ Sono state distribuite migliaia di copie del Valgelo di Marco, in sette lingue, con traduzione interconfessionale e con la prefazione firmata dal Cardinale di Torino, dai vescovi di Pinerolo e Susa, da un rappresentante della Chiesa Ortodossa e Valdese. 80 In Memoria Don Mario Bianciotto Il funerale di don Mario Bianciotto si è svolto mercoledì 25 gennaio 2006, presso la chiesa parrocchiale di Frossasco. Dopo aver commentato i testi della Parola di Dio, mons. Vescovo ha ricordato così la figura di don Mario Bianciotto. * Ogni sacerdote che passa accanto a noi lascia sempre un messaggio che ci spinge ad amare di più il Signore, a camminare con generosità sulle vie del Vangelo. A volte ci si interroga su quale sia l’identità del presbitero. La risposta più convincente è la vita dei preti santi che nel loro ministero incarnano l’immagine di Gesù buon pastore: il suo spirito di preghiera, l’ardore della sua predicazione, il suo piegarsi sulle miserie materiali e morali, la sua carità piena di tenerezza. La parrocchia rifiorisce con la santità di vita del sacerdote. Non sono necessarie cose eclatanti! Nella vita di don Mario ✦ Nato a Frossasco il 23 novembre 1920; ✦ frequenta gli studi liceali e teologici nel Seminario di Pinerolo; ✦ ordinato presbitero da mons. Gaudenzio Binaschi il 27 giugno 1943; ✦ vicario a Riva dal 1943 al 1946; ✦ vicario a Cantalupa nel 1946; ✦ vicario a Roletto dal 1947 al 1950; ✦ vicario a Torre Pellice dal 1950 al 1959; ✦ vicario ad Abbadia Alpina dal 1959 al 1961; ✦ vicario a Villar Perosa dal 1961 al 1967; ✦ parroco a Porte dal 1967 al 1986; ✦ parroco ad Angrogna dal 1987 al 1991; ✦ si ritira a vita privata per malattia; ✦ muore a Pinerolo il 24 gennaio 2006. tutto è intessuto di semplicità e di umiltà. * Don Mario, fin da bambino, ha sentito il desiderio di diventare sacerdote, guardando il suo parroco e servendo all’altare come chierichetto. Il Seminario è stata la palestra che l’ha preparato ad essere prete pieno di zelo e di entusiasmo. Un suo compagno di Seminario attesta: “Don Bianciotto era il più bravo in Seminario, era molto 81 intelligente. Su suggerimento del nostro padre spirituale, il can. Marconetto, avevamo dato vita a dei cenacoli spirituali, insieme a don Priori, a don Collino, poi diventato abate di San Paolo fuori le mura a Roma. Sempre malaticcio a cominciare dal liceo, nonostante tutto, quando si trattava di fare l’adorazione, già nel tempo del Seminario, vi dedicava molto tempo, superando quello stabilito. Il can. In Memoria Marconetto, poi, aveva molto riguardo per lui e lo stimava molto”. * Il suo carattere mite e umile lo portava ad un nascondimento che gli era connaturale. Non amava apparire. Per molti anni fece il vicecurato e il vicario in svariate parrocchie della diocesi: Riva, Cantalupa, Roletto, Torre Pellice, Abbadia e Villar Perosa, accanto a figure insigni di parroci che l’aiutarono sul campo ad apprendere l’arte pastorale. Durante la seconda guerra mondiale fu vicino ai giovani che avevano scelto la strada della Resistenza. Lavorava e andava in profondità, senza mai cedere a vanità e pavoneggiamenti. Ancora oggi gli anziani di Torre Pellice che frequentavano l’oratorio, lo ricordano così: mite e buono, tenace e perseverante; deciso nel realizzare ciò che riteneva utile per la formazione spirituale. A Torre Pellice fondò il gruppo Scout. Sono stati gli anni dell’entusiasmo. Ha incoraggiato giovani e ragazzi ad essere attivi in parrocchia, assumendo responsabilità e aiutandoli a crescere in un clima di dialogo e di amicizia. Sono stati gli anni dell’entusiasmo. * Don Mario volle sempre essere fedele al magistero della Chiesa, accogliendo le grandi aperture che erano maturate durante il Concilio Vaticano II. Il primo frutto del Concilio è stata la riforma liturgica. Nella sua chiesa di Porte realizzò subito la sistemazione del presbiterio, secondo le indicazioni conciliari; nella convinzione che la liturgia è fonte e culmine della vita cristiana. Il can. Giorgio Grietti, che gli successe come parroco nel 1986, ricorda che egli fu uno dei primi ad intervenire in questo senso in diocesi. I portesi capirono subito il significato e l’importanza di quel gesto e dissero grazie a don Mario. A Porte aveva portato con sé la mamma e questa presenza per lui fu di sostegno e sicurezza. Ciò lo aiutò in quella sua fragilità di salute e a superare una timidezza che lo accompagnavano sin da ragazzo. Ma ciò che ha caratterizzato il suo ministero, è stata la sua sensibilità e la sua delicatezza nell’av82 vicinare le anime, soprattutto nel sacramento della Confessione e direzione spirituale, indirizzandole verso l’essenziale, cioè l’amore di Dio. Desiderò sempre essere obbediente, anche quando dovette abbandonare luoghi e persone a lui particolarmente cari. Provò anche la solitudine, l’isolamento, la durezza delle ore in cui ti pare di non servire più a nulla. Seppe sempre superare i momenti di prova gettando la sua fiducia nel Signore, mantenendo un grande controllo di sé. Il suo carattere mite lo portava ad usare una grande pazienza verso tutti, manifestando comprensione e perdonando sempre. Ad Angrogna, dove fu parroco dal 1987 al 1991, visse una vita quasi eremitica, cercando però di essere vicino alla gente e mettendosi a disposizione per ogni necessità, anche materiale. Sono stati gli anni della fedeltà. * L’ultimo periodo della sua vita fu segnato dalla sofferenza: non soltanto ci fu il declino delle forze, ma fu anche costretto alla non autosufficienza e alla difficoltà a comunicare verbalmente. Anche questo tratto è In Memoria stato illuminato dalla fede e sostenuto dall’amore dei familiari e delle persone buone che passavano a trovarlo facendogli sentire il calore dell’affetto e dell’amicizia. Quanto godeva quando ogni giorno poteva concelebrare la Messa assieme ai Padri della Missione! Sono stati gli anni dell’abbandono fiducioso alla volontà di Dio che si esprimeva nel mistero della croce. “Sia fatta la volontà di Dio”, amava ripetere con frequenza e devozione. Mi pare che si può sintetizzare la vita di don Mario con queste parole: entusiasmo, fedeltà e abbandono. ✠ Pier Giorgio, vescovo Don Francesco Cervellera e la comunità parrocchiale di Riva hanno voluto ricordare il loro parroco, don Angelo Rolfo, nel 50° della sua morte, con un libro che raccoglie i ricordi che i parrocchiani ancora conservano di lui. Don Rolfo morì il 31 gennaio 1956. Rimane esemplare il suo coraggio nei giorni bui dell’ultima guerra: “Un tremendo ultimatum pesava sul nostro paese che doveva essere distrutto per rappresaglia (luglio 1944). Chi ci ha salvati? Chi ha impedito che le nostre case fossero incendiate? Fu il nostro Parroco che, dopo ave invocato l’aiuto della nostra Patrona, riuscì ad impedire che Riva fosse distrutta, ed impedì che noi fossimo presi come ostaggi offrendo se stesso”. Il libro “Un parroco e la sua comunità”, vuole essere un segno di gratitudine per un sacerdote, il cui ricordo, a cinqunt’anni di distanza, resta ancora profondamente impresso nel cuore dei suoi parrocchiani. 83 Pagine di Storia IL VESCOVO BIGEX, I VALDESI E IL GOVERNO SABAUDO La restaurazione Con l’editto del 21 maggio 1814, il Re di Sardegna Vittorio Emanuele I diede inizio alla Restaurazione, annullando tutto quanto era stato modificato nel suo Regno dalla Repubblica e dall’Impero Napoleonico e stabilì il ritorno di ogni legge e di ogni istituzione alla precedente situazione del 1796. Una deputazione valdese, che venne ricevuta dal Sovrano il 28 maggio del 1814, dopo avergli reso omaggio, perorò la causa della propria Chiesa e delle concessioni ottenute in passato. Guidava la delegazione il moderatore Peyran. Il Re si limitò a dire che avrebbe fatto tutto il possibile, soprattutto per quanto riguardava la condizione economica dei pastori, la gestione dei beni ad essi affidati e le entrate che ne derivavano. Il 4 gennaio 1815, invece, un manifesto del R. Governo della Provincia di Pinerolo richiamava in vigore tutte le leggi restrittive sui Valdesi. Essi allora cercarono la protezione attraverso vie diplomatiche, in particolare dell’ambasciatore protestante di Prussia presso la corte sabauda, al quale si aggiunse presto anche quella dell’Inghilterra e dell’Olanda che, premendo sul governo sabaudo, con l’editto del 26 febbraio 1816, fecero loro ottenere il ripristino di alcune concessioni. I Vescovi di Pinerolo Bigex (18171823), Rey (1824-1832) e Charvaz (18341847) divennero di fatto i referenti del Re in Francesco Maria Bigex, vescovo (1817-1824). materia di legislazione religiosa e Vittorio Emanuele I, Carlo Felice e Carlo Alberto adottarono la norma di chiedere il loro parere per determinate richieste dei Valdesi, compresa l’autorizzazione a convocare i loro Sinodi. Così i Sovrani richiesero a questi Vescovi di riferire periodicamente sulla situazione religiosa della Diocesi di Pinerolo, richiamandosi alla Bolla Pontificia di erezione del 1748, con la quale era stato convenuto tra le due parti – S. Sede e Regno di Sardegna – che la nomina dei Vescovi di Pinerolo era di “regio patronato”. 84 Pagine di Storia Il Vescovo Bigex ecclesiastiche emanate nel Sinodo diocesano che aveva indetto nel 1819. Durante i Moti del 1821 si rallegrò che “né la Città, né i villaggi avevano subito gli orrori della guerra civile”. Francesco Maria Bigex è il quarto vescovo di Pinerolo. Studia a Parigi dai Barnabiti e si laurea in teologia alla Sorbona. Rientrato nella sua terra natale, la Savoia, negli anni terribili della Rivoluzione francese, dovette nascondersi in vari paesi di montagna per sfuggire alla persecuzione contro il clero. Visse quegli anni in grande povertà, senza cessare però dal ruolo di Vicario generale di Annecy che gli era stato conferito dal suo vescovo, esule a Torino. Cessati i giorni del terrore, venne proposto all’Arcivescovado di Aix en Provence, ma Vittorio Emanuele I, nel 1817, lo volle vescovo a Pinerolo per riorganizzare la Diocesi, tornata autonoma dopo l’unione con Saluzzo del periodo napoleonico. Conoscendo inoltre la sua scienza teologica, lo segnalò al Papa come idoneo a difendere la fede cattolica in un territorio dove era forte la presenza valdese. La corrispondenza con Casa Reale Nel 1817, da pochi mesi insediato a Pinerolo, il vescovo Bigex scrisse al Re Vittorio Emanuele I una prima lettera, nella quale, dopo le consuete parole di omaggio, diede – come gli era stato richiesto - un resoconto sul suo rapporto con i valdesi e riportò quanto scrisse nella prima Lettera pastorale: «La primizia del mio zelo per la salvezza dei Valdesi è stato il saluto che nei termini seguenti ho rivolto con la prima Lettera Pastorale, nella quale mi sono presentato alla mia Diocesi e datata 27 Novembre 1817. “Né sia che di voi andiamo dimentichi, carissimi, anzi tanto più cari quanto infelici vi scorgiamo, figlioli per Cristo al cattolico ovile strappati, che noi, benché con mestizia ed amarezza di animo, pur sempre terremo nella nostra mente e nel nostro cuore, e con religioso affetto ameremo. E che? Se i vostri Padri disertarono dalla Chiesa cattolica, se uno sgraziato scisma ci divide dalle nostre viscere, e vi rapì alla sacra Chiesa la quale con non interrotta e visibile serie di Pastori, è la sola associata alla famiglia di Cristo, non avremo a ravvisare in voi dei figli, e lasceremo in abbandono la carissima eredità della Chiesa? Lungi da noi tale pensiero». In una seconda lettera, scrisse: «Nella mia lettera pastorale per la Quaresima del 1818, avente sempre presenti l’istruzione dei Valdesi come quella dei Cattolici, mi impegnavo a spiegare i principi sui quali la Chiesa giustifica il digiuno e l’astinenza, avendo di mira in modo particolare un’allusione ai Valdesi nel paragrafo che segue: “Quale è dunque l’ignoranza o la mala fede di quegli uomini che parlano A Pinerolo manifestò subito il suo carattere di montanaro: tenace, sobrio, con una vita molto austera, grande lavoratore, lontano da ogni forma di vita mondana. Amava uscire dal vescovado per fare gli acquisti in città, ma, come scriverà il suo segretario don Luigi Ressano, spesso rientrava con la borsa vuota, perché aveva dato in carità, ai mendicanti, tutto il denaro che aveva con sé. Ottimo predicatore, preferiva la lingua francese a quella italiana e con il clero discorreva sovente in latino. Visitò tutte le parrocchie, lottò contro la loggia massonica pinerolese che dominava la vita cittadina. Nelle lettere pastorali il Bigex combatté la filosofia moderna che diceva essere frutto della Rivoluzione; richiamò il clero a darsi una disciplina nella vita personale, ad amare la sobrietà, a stare lontano da ogni forma di vita mondana e alla osservanza delle leggi 85 Cultura della S. Quaresima come vana istituzione introdotta attraverso secoli di superstizione e di ignoranza? Quale è la temerarietà di questi uomini che oppongono con tanta leggerezza i loro frivoli ragionamenti sulla fede e sulla pratica di essa e all’autorità di tutti i secoli cristiani? Chi sono i seguaci di questa setta che rompe l’unità cristiana e distrugge la Santa Chiesa, agendo così contro quello che più ci deve essere caro: la comunione cristiana? Questo però non ci sorprende: è il mezzo che usano; volgendo le loro passioni a proprio favore, seducono i cristiani più deboli. Ma che proprio dei credenti nel Salvatore Gesù Cristo sottomettano i principi della loro fede a proprio uso è una manifesta contraddizione con il Verbo Evangelico che ci chiede di essere ut unum sint”» In una terza lettera a fine 1818: «Annunciando la visita pastorale alla mia Diocesi, con una Lettera Pastorale del 29 giugno 1818, in questa grande occasione ho richiamato i Valdesi a riunirsi nella Santa Chiesa e a questo fine nella sopra citata lettera, ho steso un capitolo nel quale, lasciando da parte ragioni e storia, ho dato spazio a sentimenti di carità». Essa incomincia così: “O voi, nostri fratelli separati, ma sempre credenti in Gesù Cristo, non ci sarà perdonato di non aver contribuito al vostro ritorno”. Nella pastorale della Quaresima dell’anno 1819, Bigex si sentì impegnato a rispondere alle obiezioni ed alle proteste mossegli da parte valdese che lo accusavano di “aver mandato magistralmente i Valdesi a tutti i diavoli”. Il Ministro degli Interni, a cui aveva inviato la Pastorale, si congratulò invece con lui per la prudenza dimostrata nel documento, e sottolineò la seguente espressione scritta del Vescovo: «che egli non intendeva intraprendere una disputa e più non avrebbe replicato a qualsiasi ragionamento che gli avversari gli avrebbero opposto». In tale lettera il Vescovo enumerava anche i motivi di gioia che i suoi figli gli avevano offerto in occasione della Visita Pastorale e ricordava pure con “animo commosso le attestazioni di onore e di benevolenza ricevute dai fratelli separati”. Una disputa con il Ministro dell’Interno È tuttavia da registrare una disputa tra il Ministro dell’Interno, conte Borgarelli, e il Vescovo Bigex che nacque a proposito della richiesta pervenutagli di esprimere un suo parere su un Sinodo indetto dai Valdesi per ottenere la conferma delle Borse economiche assegnate dal governo svizzero per la preparazione dei loro ministri. Scrive il Conte Borgarelli, nelle sue “Notizie intorno ai valdesi”: «Negli ultimi tempi che precedettero la rivoluzione francese già si tollerava che i valdesi dimorassero fuori dei limiti fissati dalle antiche leggi, già essi erano ammessi agli uffici di Consiglieri di comunità ed anche ad esercitare il notariato nei loro paesi ed altri maggiori vantaggi avrebbero essi forse ottenuto dal Governo di S.M. se non fosse sopraggiunta la rivoluzione, la quale, avendo rianimato il sopito loro spirito d’insubordinazione, li pose nell’occasione di cagionare al Governo nuovi motivi di malcontento. A questa epoca sciagurata abbracciarono essi il partito repubblicano e vi preserveranno a segno che anche dopo l’ingresso in questi stati delle armate austro-russe offrirono essi un asilo nelle loro valli alle cosiddette autorità repubblicane ed ai più arrabbiati nemici di S.M.»1. Il Borgarelli scrisse al Vescovo Bigex il 21 febbraio 1818: «I Religionari abitanti nelle Valli di codesta Provincia di Pinerolo implorano da S. M. il permesso di convocare 1 La Bibbia, la Coccarda e il Tricolore, a cura di Romagani, Claudiana 2001, nota a pag. 466. 86 Cultura il Sinodo al fine di prendere le necessarie determinazioni in ordine ad alcune Borse che dicono essere state stabilite dai Cantoni protestanti della Svizzera in favore di giovani tra i detti Religionari che si destinano al servizio del tempio. Assicurano essere loro indispensabile di riunirsi per non decadere dal beneficio delle predette Borse giacché istantemente così esigono i Cantoni Svizzeri su menzionati. Stando la cosa in questi termini, e ritenuto che in detta adunanza non potrebbe trattarsi d’altro fuorché delle proposte Borse, pare, che nessuna difficoltà si frapponga al buon esito delle loro supplicazioni. Ciò non ostante, prima del provvedere alla loro domanda, ne partecipo alla S. V. Ill.ma e Rev.ma poiché desidero conoscere se sia anch’essa di questo parere, come la prego incessantemente, se non le reca disturbo. Approfittando ........». Risposta di Monsignor Bigex al Ministro Borgarelli: «Mi riferisco alla sua lettera del 21 febbraio 1918 con la quale Ella mi rivolge formale richiesta di un parere relativo alla autorizzazione di un Sinodo valdese per decidere sulle “Borse” da assegnare ai candidati al pastorato nelle comunità valdesi che si recherebbero a Ginevra e a Losanna presso quelle Accademie per la loro formazione. Già V.E. mi aveva fatto una esposizione sulla questione e mi aveva pregato di esprimere un mio parere, ma io volevo restare estraneo a questa decisione che spetta al Governo di S.M. Ora, poiché mi si ripropone di dare un assenso, mi permetterei di esporre per iscritto i termini della questione. di Basilea. Poiché molto amabilmente V.E., quale Ministro Segretario di Stato per gli Affari Interni insiste, riprendo quanto già le dissi confidenzialmente che come Vescovo non potevo essere favorevole, poiché questo Sinodo fornirebbe ai Valdesi un potente mezzo per mantenere e propagandare il Valdismo nelle Valli e che la pretesa di decidere in un Sinodo la questione delle Borse servirebbe a forzare in qualche maniera il permesso da parte di S. M. per facilitare il Governo di Ginevra a concedere quanto da loro richiesto. Faccio ancora notare che nelle Valli lo spirito del “repubblicanesimo” è ancora forte e la moltiplicazione dei ministri formati a Ginevra non farebbe che dare spazio a queste idee. Inoltre, in quelle scuole, l’insegnamento fondamentale del cristianesimo, e in particolare il peccato originale, la Trinità e la divinità di Gesù Cristo sono messi in discussione, di modo che non sono più dei protestanti, ma ariani e deisti o sociniani (antitrinitari). A tale proposito ho dei documenti che lo comprovano come una rimostranza già fatta nel 1786 a S. M. il Re di Francia dalla Assemblea del Clero. Posso aggiungere che i Ministri di Losanna condividono le opinioni di Ginevra con i quali sono in costanti rapporti, anche se mantengono maggior riservatezza. Come Vescovo non posso dunque concordare di facilitare con ogni mezzo la propagazione dello scisma nelle Valli. Ho fondati motivi che siano i Ministri ginevrini che hanno suggerito ai Valdesi di riunirsi in Sinodo con il pretesto delle Borse forzando in questo modo il permesso di S. M. come necessario per risolvere altri problemi. Per le considerazioni esposte, persisto nel mio avviso espresso nella lettera del 21 febbraio. Ma se vi sono dei motivi politici che richiedono che S.M. si decida di permettere il Sinodo, occorrerà dare precise disposizioni al Signor Intendente perché mandi a presenziare un suo delegato e che rigorosamente e senza riserve impedisca altre decisioni al di fuori di quella delle Borse». I ministri Valdesi, prima della Rivoluzione, erano usi, con il consenso del Re e alla presenza di un suo delegato, indire Sinodi nei quali l’oggetto principale era la organizzazione delle loro parrocchie e la disciplina interna delle loro chiese. Ora chiedono la convocazione di un Sinodo per l’invio di giovani a frequentare gli studi nelle Accademie protestanti di Ginevra e di Losanna e 87 Pagine di Storia In data 9 marzo 1818 il Ministro, Conte Borgarelli, scrive nuovamente al Vescovo: «.Ho attentamente esaminato le nuove osservazioni che V.E. Ill.ma e Rev.ma mi ha trasmesso riguardo al Sinodo dei Valdesi né omisi di percorrere i tre opuscoli che Ella ha creduto opportuno unire al pregiatissimo suo foglio. Io non lascio, con tutto ciò, di credere che il Sinodo possa essere accordato, perché l’oggetto è unicamente relativo al ristabilimento delle Borse e, se ne fosse impedito, non potrebbe che inasprire gli animi dei Valdesi e indurli a fare dei passi di protesta presso gli Ambasciatori di Prussia e d’Inghilterra. D’altronde, l’intervento al Sinodo di cotesto Signor Intendente che trasmetterà alla Regia Segreteria di Stato le necessarie informazioni sembra escludere ogni timore che possa succedere il minimo inconveniente, tanto più che il Governo sarà sempre in grado di verificare le norme sulle Borse di cui godono i Valdesi». Il 10 marzo 1818 il Vescovo risponde: «Signor Conte, mi avete fatto l’onore con la vostra preziosa lettera del nove di questo mese di istruirmi sui motivi che rendono opportuno permettere ai Valdesi il Sinodo. Non aggiungo a questo proposito altre considerazioni. Ma voi continuate a farmi l’onore di chiedermi un assenso puro e semplice alla celebrazione del Sinodo. Dopo aver ancora riflettuto sull’oggetto della assemblea, che voi dite esser estranea a normare questioni interne alla Chiesa Valdese sulle quali non mi sarebbe comunque permesso intervenire. Le Borse, per la conservazione delle quali occorre la decisione del Sinodo, hanno per fine di perpetuare l’eresia e lo scisma che percorre le nostre valli, dove i ministri ricevono la loro formazione sia a Ginevra che a Losanna. Tuttavia, se motivazioni politiche porteranno ad una diversa risoluzione e S. M. deciderà di permettere il Sinodo, sarà opportuno dare all’Intendente ordini precisi perché si attengano risolutamente alla sola discussione delle Borse. Ma ho la netta impressione che i ministri valdesi desiderano dare attraverso questo Sinodo una nuova disciplina per l’insegnamento, Questa possibilità l’ho appresa qualche mese addietro dal Sig. Intendente, al quale essi si sono aperti. Il mio zelo pastorale per la conversione di questi valdesi e la fiducia nella Divina Misericordia spero facilitino la popolazione che ha seguito questi principi religiosi da loro propagandati a riunirsi nella Chiesa cattolica. Un vescovo può e deve avere molta carità, ma deve anche evitare che una diversa dottrina cristiana si propaghi, altrimenti viene meno alle responsabilità del suo ministero. Permettetemi dunque, Signor Conte, che rimanga fermo nella mia determinazione e che riservi tutto il mio ministero, sino a che sarò in vita, alla difesa della vera fede cattolica»1. Il 22 giugno 1824, il Segretario agli Interni di S. M. chiese ancora al Vescovo Bigex ragguagli sulla conformità dei valdesi al R. Editto del 1730. Il Vescovo segnalerà in alcuni punti quelli che egli chiamerà “abusi”. Pochi mesi dopo Bigex lascerà Pinerolo, perché promosso Arcivescovo di Chambery, dove morirà nel 1827. A.B. Comprendo che il suo impedimento sconfinerebbe in motivi di natura politica, ma io continuo a provare un irresistibile sentimento di non aderire positivamente a quanto mi domandate. 1 Le lettere sono conservate nell’Archivio diocesano (TIT. 03/4, carteggio Bigex) e sono state tradotte dal testo originale francese. 88