SERVIZIO SOLIDARIETÀ SOCIALE SERVIZIO PARI OPPORTUNITÀ E POLITICHE DEI TEMPI CENTRO RISORSE SERVIZI PARI OPPORTUNITA' – MERCATO DEL LAVORO REPORT ATTIVITÀ 2010 Coordinamento editoriale Roberta DI GREGORIO Testi Uffici dei Servizi: Solidarietà Sociale Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Centro risorse servizi pari opportunità - mercato del lavoro Revisione Editoriale Servizio Solidarietà Sociale, Ufficio Sistema Informativo Copertina Carlo Forno Stampa Elaborato chiuso a stampa nel mese di La versione in PDF della presente pubblicazione è disponibile sul sito internet della Provincia all’indirizzo http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/ nella sezione news ii Torna il consueto appuntamento con il Report dell’Attività dell’Assessorato alle Politiche Attive di Cittadinanza, Diritti Sociali e Parità, il secondo di questa tornata amministrativa, che raccoglie sintetizzandole, tutte le attività svolte in materia di politiche sociali, pari opportunità e centro risorse per le pari opportunità nel mercato del lavoro. Il rendiconto di un anno di attività che non ha solo il compito di illustrare il lavoro svolto dagli uffici dell’Assessorato, ma anche quello di ricordare la variazioni degli assetti normativi e istituzionali che interessano il nostro Servizio e l’Ente più in generale. Non a caso ogni attività è descritta riportando anche il “riassunto delle puntate precedenti”, un aiuto per chi si approccia per la prima volta alla lettura, un “remind”” di come eravamo per chi segue per motivi di lavoro (e speriamo anche di interesse personale) questa pubblicazione annuale. Molte le iniziative da sottolineare in questo 2010: l’avvio della seconda triennalità dei Piani di Zona, l’attività progettuale dei Piani Locali Giovani, il convegno sui progetti di sicurezza integrata all’interno del format “100 Città per la sicurezza” organizzato dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana; e ancora i corsi di formazione di area vasta per operatori sociali e quello indirizzato ai Sindaci e amministratori del territorio per la costruzione sociale dei Piani e Profili di Salute; la prosecuzione del progetto Fragili Orizzonti e il bando straordinario rivolto alle Organizzazioni di Volontariato per progetti a sostegno delle famiglie in difficoltà. Altro si potrebbe aggiungere a testimonianza di un’attività dell’Assessorato che interessa diffusamente la vita dei cittadini attraverso il sostegno alle fasce più deboli, l’attenzione per le nuove generazioni con politiche e interventi destinati a favorire la partecipazione diretta dei giovani alle scelte locali che li coinvolgono, il coordinamento della programmazione locale nell’ottica di favorire la condivisione delle buone prassi e, per quanto consentito da un territorio vasto e vario come il nostro, l’abbattimento delle differenze territoriali nell’offerta e fruizione dei Servizi. Le due ultime finalità saranno tra gli obiettivi principali dell’attività dell’Ufficio di Piano Provinciale, organismo tecnico previsto dalle Linee Guida Regionali per la realizzazione della II triennalità dei Piani di Zona, il quale si è insediato ufficialmente il 15 dicembre 2010 con la sua prima Conferenza, organizzata congiuntamente alla annuale Assemblea Plenaria della Conferenza Provinciale sulla salute. Una concomitanza fortemente voluta per sottolineare la necessità di un approccio integrato delle politiche di welfare e di salute che hanno un unico obiettivo: la qualità della vita dei cittadini. L’Assessore alle Politiche Attive di Cittadinanza Diritti Sociali e Parità Mariagiuseppina Puglisi iii INTERVENTI IN AMBITO DI PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE IL SUPPORTO AI PIANI DI ZONA E L’UFFICIO DI PIANO PROVINCIALE Il ruolo delle Province, nelle linee guida regionali del precedente triennio di programmazione dei Piani di Zona (20062008), non appariva istituzionalmente necessario all'interno degli organi di elaborazione politica e tecnica del Piano di Zona, che affidava il loro coinvolgimento alle dinamiche locali. Attualmente, nell'ottica del più ampio rafforzamento del sistema integrato di interventi e servizi sociali, il ruolo provinciale appare necessario e ineludibile e le linee guida regionali per la predisposizione dei Piani di Zona 2010-2012 (DGR n° 28-12295 dell’8 ottobre 2009) hanno avuto l'obiettivo di valorizzarlo a vantaggio di tutto il processo di programmazione, in virtù delle proprie competenze, del loro coordinamento ed integrazione, nonché del necessario approccio di area vasta. Di conseguenza, nel 2010 l’Assessorato provinciale alle Politiche attive di cittadinanza, Diritti sociali e Parità della Provincia di Torino ha inteso sempre più valorizzare il ruolo della Provincia stessa nella promozione dello sviluppo locale, attivando ulteriori attività rispetto a quelle già consolidate negli ultimi 8 anni, orientate a raggiungere i seguenti obiettivi strategici (come da RPP 2010- Programma 85): − garantire continuità alle attività di supporto tecnico-metodologico negli Uffici di Piano locali; − partecipare ai tavoli politico-istituzionali dei piani di zona localmente istituiti; − istituire l’Ufficio di Piano Provinciale con precise competenze di programmazione e di raccordo dei piani di zona locali del territorio provinciale; − garantire il raccordo tra le diverse programmazioni sociali e la programmazione dell’Ente; − sostenere i processi di governance con e tra i diversi livelli istituzionali; − promuovere il raccordo, coordinare ed armonizzare gli strumenti locali di programmazione sociale e sanitaria, in primis i Piani di Zona con i PePS. Nell’ottica di raggiungere i suddetti obiettivi strategici dell’Amministrazione provinciale, sono state intraprese le attività di cui ai punti che seguono. IL SUPPORTO AI PIANI DI ZONA LOCALI 2011-2013 Con l’emanazione delle Linee Guida regionali, a partire da Gennaio 2010 in 19 ambiti territoriali della provincia di Torino sono stati avviati i lavori di ri-programmazione dei Piani di Zona locali relativi al triennio 2010-2012 (successivamente prorogato al 2011-2013). Tra le peculiarità che contraddistinguono il secondo ciclo dei Piani di Zona va innanzitutto rilevato che: − in rispondenza ai contenuti delle linee guida nessun Comune ha assunto il ruolo di cabina di regia e/o capofila del processo dei PdZ (contrariamente al passato con le esperienze di Rivoli e Moncalieri); − gli ambiti di progettazione sono passati dai 21 ai 19 attuali poiché le Assemblee dei Comuni associati al Consorzio InRete Ivrea ed al Consorzio Cissac Caluso, recependo le indicazioni delle linee guida regionali circa la realizzazione di PdZ per ambiti territoriali coincidenti con i Distretti sanitari, hanno fatto la scelta di avviare un processo programmatorio congiunto per la realizzazione del PdZ, inoltre le due Comunità Montane Val Pellice, Val Chisone e Germanasca e Pinerolose Pedemontana si sono accorpate nella nuova Comunità Montana del Pinerolese (con un bacino complessivo di popolazione di circa 40 mila abitanti), con un indubbio miglioramento del rapporto costi/benefici per la popolazione dell’ambito; − è stato costituito il Consorzio C.A.S.A., subentrato alla Comunità Montana Val Sangone quale Ente gestore dei Servizi Sociali dell’ambito. Su 19 ambiti territoriali di riferimento, a partire dal Gennaio 2010 sono stati: − avviati i processi di predisposizione dei PdZ in tutti e i 19 ambiti locali; − avviato il processo di rivisitazione alla luce delle linee guida regionali dell’ottobre 2009 del Piano di Zona di Nichelino siglato nel marzo 2009; − nominati 19 Tavoli Politici Istituzionali e altrettanti Uffici di Piano tecnici; − istituiti 19 tavoli tematici su: anziani, adulti e minori e 12 su tavoli tematici sui disabili; 1 − partecipazione della Provincia non solo a livello tecnico negli incontri di Ufficio di Piano, ma a livello politico negli incontri dei Tavoli Politico Istituzionali orientati alla presentazione e validazione del lavoro dei tavoli tematici − sostegno agli Enti Gestori per l’accompagnamento ai processi di predisposizione dei PdZ locali anche mediante il finanziamento di specifici corsi di formazione locali: dal 2002 al 2009 ben 47 corsi finanziati per un impegno di spesa complessivo pari a 885.673,70 euro. In generale, nel corso del 2010 le principali fasi di lavoro intraprese dagli ambiti locali sono state le seguenti: 1) 2) 3) 4) 5) 6) 7) 8) 9) nomina Tavolo politico-istituzionale; approvazione atto di indirizzo e nomina componenti Ufficio di Piano; pubblicazione bando per avvio processo e sollecito auto-candidature per la partecipazione al processo programmatico; attivazione Tavoli Tematici; costruzione base conoscitiva; diagnosi e formulazione di ipotesi obiettivi; sintesi delle ipotesi di obiettivi da parte dell’Ufficio di Piano; validazione da parte del Tavoli Politici Istituzionali e definizione obiettivi e priorità; costruzione azioni progettuali di area e di sistema. In questo contesto, l’Amministrazione provinciale, in continuità con il passato, ha garantito l’esercizio del ruolo di supporto tecnico-metodologico attraverso: − la prosecuzione di tutte le attività di indirizzo e assistenza tecnica necessarie per il pieno svolgimento del secondo ciclo di programmazione dei Piani di Zona in favore degli Uffici di Piano Locali e dei soggetti con un ruolo attivo nella programmazione territoriale, nonché dei territori che presentano caratteristiche particolari; − il consolidamento dell’utilizzo di metodologie e strumenti propri della programmazione territoriale; − l’elaborazione di dati, analisi e basi conoscitive necessari alla programmazione locale adeguatamente elaborati sulla base degli indicatori sociali e sulla vulnerabilità. Tutto ciò in virtù non solo di una maggior rispondenza e flessibilità rispetto alle esigenze degli ambiti territoriali, ma anche di approfondite conoscenze e competenze interne all’Ente sviluppatesi negli anni. In questo nuovo triennio di programmazione va sottolineata l'importanza del ruolo delle Province sia per gli elementi di articolazione del sistema informativo regionale e locale, sia per la programmazione degli interventi di area vasta, laddove risulti essenziale la partecipazione di un'istituzione in grado di coordinare gli interventi su un contesto più ampio di quello dell'ambito sociale, anche in relazione a politiche quali, per esempio, i trasporti, il lavoro e la scuola. L’intervento provinciale, quindi, nel più ampio processo di predisposizione e realizzazione dei Piani di Zona, dovrà configurarsi quale apporto sostanziale all’organicità della programmazione, all’individuazione di percorsi di intervento condivisi e confrontabili a livello regionale, al supporto nel rapportarsi a soggetti non coinvolti nella rete dei servizi e degli interventi del settore sociale, evitando di appesantire inutilmente il complesso iter di predisposizione e approvazione dei Piani di Zona. LA PARTECIPAZIONE AI TAVOLI POLITICO-ISTITUZIONALI DEI PIANI DI ZONA In questo secondo triennio dei Piani di Zona, è stato in primis rafforzato - tra le principali novità introdotte dalle linee guida - il ruolo del Tavolo politico-istituzionale cui compete individuare le priorità locali e gli obiettivi di Piano, nonché successivamente ampliata la partecipazione dei diversi soggetti istituzionali, inclusa l’adesione del Presidente della Provincia (o suo delegato), in virtù delle proprie competenze, della funzione di coordinamento ed integrazione, nonché del necessario approccio di area vasta. Alla luce delle linee guida di cui sopra, questo Ente ha offerto piena disponibilità a partecipare ad alcuni dei numerosi incontri dei Tavoli politico-istituzionali dei 19 Piani di Zona locali, nei quali si è rilevata sostanziale e strategica la rappresentanza della Provincia per la condivisione di obiettivi concreti e realizzabili e per l’assunzione di precise responsabilità da parte delle diverse istituzioni ed attori chiamati a concorrere insieme alla programmazione dei servizi del territorio. In particolare, si è ritenuta opportunamente significativa la presenza dell’Amministrazione provinciale ai suddetti incontri, attraverso la partecipazione dell’Assessore alle politiche attive di cittadinanza, diritti sociali e parità -su delega del Presidente-, allorquando sono state e/o saranno sottoposte in sede decisionale e deliberante: l’individuazione degli indirizzi e degli obiettivi strategici dei Piani di Zona, la validazione delle azioni progettuali di Piano, le modalità di integrazione con le altre politiche, l’approvazione dei contenuti degli Accordi di Programma, la valutazione degli esiti e dei risultati conseguiti. 2 L’ISTITUZIONE DELL’UFFICIO DI PIANO PROVINCIALE Con l’emanazione delle nuove Linee Guida regionali sui Piani di Zona 2010-2012 (D.G.R. 5 ottobre 2009, n. 2812295), nel più ampio rafforzamento del sistema integrato di interventi e servizi sociali, si evidenzia il ruolo provinciale come necessario e ineludibile anche in momenti di programmazione che solo superficialmente possono essere definiti "locali", ponendosi l'obiettivo di valorizzarlo a vantaggio di tutto il processo di programmazione, in virtù delle proprie competenze, del loro coordinamento ed integrazione, nonché del necessario approccio di area vasta. Pertanto, stante l’importanza del ruolo delle Province nei processi di programmazione locale dei Piani di Zona, queste, ai sensi della D.G.R. di cui sopra, hanno facoltà di promuovere l’istituzione di un organismo di coordinamento a livello provinciale: il c.d. Ufficio di Piano Provinciale. Nei primi mesi del 2010, in concomitanza alla fase di avvio dei processi di ri-programmazione dei Piani di Zona locali, questa Amministrazione ha infatti approvato, con Deliberazione di Giunta Provinciale n° 421-13890 del 27-04-2010, l’istituzione di un proprio Ufficio di Piano Provinciale. L’Ufficio di Piano Provinciale è l’organismo tecnico che ha la funzione di coordinare la programmazione sociale a livello provinciale. Nello specifico, l’Ufficio di Piano Provinciale intende porsi non solo quale elemento di “cerniera tra la dimensione territoriale e quella sovrazonale e da organismo di raccordo tra i diversi strumenti di programmazione territoriale (in particolare, tra Piani di Zona e PePS)”, al fine di garantire il raggiungimento degli obiettivi di uniformità metodologica e di omogeneità quali-quantitativa nell’erogazione dei servizi sul territorio provinciale, ma intende costituirsi come un vero e proprio “spazio di approfondimento su aspetti critici e qualificanti della programmazione locale, nell’ottica di favorire la condivisione di ipotesi e strategie valide sull’intero territorio provinciale”. In definitiva, l’Ufficio di Piano Provinciale è una piattaforma bi-livello (provinciale e territoriale) di ausilio alla governance per la programmazione sociale della Provincia di Torino. L’Ufficio di Piano Provinciale presenta una struttura organizzativa che si articola in tre livelli, volta a garantire, al contempo, la massima partecipazione (Conferenza) e la necessaria operatività (Esecutivo e Struttura di supporto): 1) Conferenza: è l’organo collegiale di espressione dei saperi tecnici dell’intero territorio provinciale. Ha il compito di esprimere un proprio Esecutivo e di fornire gli orientamenti generali all’interno dei quali quest’ultimo deve espletare le proprie funzioni. La Conferenza ha inoltre la funzione di elaborare proposte e di formulare pareri tecnici sugli atti di programmazione sociale della Provincia di Torino e degli Enti Locali del territorio. Tale organo è composto dalla totalità dei Direttori degli EE.GG. delle funzioni socio-assistenziali, dei Direttori Generali e dei Direttori dei Distretti sanitari delle ASL, dei Dirigenti delle politiche sociali dei Comuni del territorio. A questi soggetti si aggiungono: il Direttore della Divisione Servizi Sociali della Città di Torino, gli organismi del Terzo Settore e del Volontariato, le Organizzazioni Sindacali, i responsabili dei Servizi dell’Ente esterni al Servizio Solidarietà Sociale che, per competenza, affrontano i temi della programmazione sociale. 2) Esecutivo: è l’organo tecnico di direzione gestionale in materia di programmazione sociale a livello provinciale, ed è espresso dalle singole categorie componenti la Conferenza dell’Ufficio di Piano Provinciale – laddove, all’interno dell’Esecutivo, è prevista una specifica rappresentanza categoriale. L’Esecutivo è investito delle seguenti funzioni: assistenza ai processi di predisposizione dei PEPS e dei PdZ nei diversi ambiti; supporto a questi ultimi nei processi di pianificazione e di attuazione delle politiche sociali; analisi dei diversi processi di programmazione sociale attivati a livello locale e formulazione di indicazioni di policy per l’intera area provinciale. In definitiva, l’Esecutivo è l’autentico ‘volano’ del sistema di governance. Nella prospettiva di contribuire allo sviluppo di una metodologia di pianificazione zonale comune e condivisa a livello provinciale, sono centrali le seguenti attività: raccolta dati, realizzazione di ricerche e analisi -anche attraverso la stesura di report mirati-, costruzione di indicatori per la valutazione dei percorsi, dei processi e dei prodotti. Tale organo è composto da: − tre rappresentanti dei Direttori degli EE.GG. delle funzioni socio-assistenziali; − tre rappresentanti dei Direttori Generali e/o dei Direttori dei Distretti sanitari delle ASL; − tre Dirigenti delle politiche sociali dei Comuni della provincia di Torino con popolazione superiore ai 20.000 abitanti; − una rappresentanza del Terzo Settore e del Volontariato; − il Dirigente del Settore Piano Regolatore Sociale della Città di Torino; − i Dirigenti dei Servizi della Provincia di Torino: Coordinamento CPI, Pari Opportunità e Programmazione Lavoro. La scelta di un limitato numero di rappresentanti (tre) per ciascuna categoria è riconducibile a ragioni pratiche connesse all’effettiva operatività dell’organo stesso. 3) Struttura di supporto: è lo staff che ha compiti di sostegno operativo all’intero Ufficio di Piano Provinciale e, in particolare, all’Esecutivo. La Struttura di supporto assicura funzioni di assistenza tecnica e di segreteria organizzativa. Nello specifico, cura la predisposizione di strumenti operativi e l’elaborazione di analisi e documenti propedeutici all’individuazione, da parte dell’Ufficio di Piano Provinciale, delle linee d’azione prioritarie 3 nella programmazione dei Piani di Zona e dei PePS locali; si occupa – anche avvalendosi della collaborazione di soggetti esterni – di raccogliere ed elaborare, per conto dell’Ufficio di Piano Provinciale, dati sui bisogni, le risorse e i servizi nei diversi ambiti locali; infine, supporta l’Esecutivo e la Conferenza nelle attività di comunicazione e di informazione alla cittadinanza e agli Enti Locali, nonché alla Giunta provinciale. Tale struttura è composta dal personale afferente agli Uffici del Servizio Solidarietà Sociale: Programmazione Territoriale, Sanità e Sistema Informativo. Attraverso l’istituzione dell’Ufficio di Piano Provinciale, la Provincia si propone di: − produrre linee di indirizzo volte a orientare le politiche di salute complessive del territorio − mettere al centro del modello di sviluppo delle politiche del territorio le politiche relative alla promozione della salute, individuando le priorità, gli obiettivi, gli strumenti e le azioni al fine di ridurre le differenze territoriali; − supportare gli Enti del territorio coerentemente con quanto svolto negli anni in relazione allo sviluppo dei Piani di zona. All’interno di tale organismo, con il concorso e la partecipazione delle diverse istituzioni pubbliche, potranno essere affrontate nello specifico proposte e criticità pertinenti il raccordo tra piani e strumenti di programmazione territoriale, nonché promosse e discusse modalità sistematiche di integrazione tra le programmazioni locali e le politiche dell’Ente che concorrono, si intersecano o incidono sulla costruzione del benessere e della salute della popolazione del territorio provinciale. In risposta alle numerose istanze che provengono dai Tavoli politico-istituzionali dei Comuni del territorio provinciale, infatti, l’Ufficio di Piano Provinciale intende porre nell’agenda dei lavori alcune priorità quali focus di attenzione sulle politiche di sistema, anche di competenza della Provincia, che intersechino le politiche sociali locali, quali: politiche attive della formazione, del lavoro, della casa, dei trasporti, della mobilità, della sicurezza sociale, rivolte alla prevenzione ed alla riduzione delle condizioni di disagio, in favore di un pieno esercizio della cittadinanza. La progressiva integrazione con queste politiche consentirà quindi alle politiche sociali di oltrepassare i confini residuali (mero assistenzialismo) in cui tradizionalmente sono state spesso relegate. Solo attraverso un continuo confronto tra i soggetti locali del territorio e l’Amministrazione provinciale si potrà, infatti, assolvere pienamente al ruolo di vasta area, coordinando gli strumenti di programmazione e di indirizzo locali che incidono sullo stato di salute del territorio di competenza dei singoli comuni. LA PARTECIPAZIONE ALL’UFFICIO DI PIANO REGIONALE Nel 2010 la Regione Piemonte ha istituito l’Ufficio di Piano Regionale composto dalle Province e da alcuni rappresentanti degli Enti Gestori delle funzioni socio-assistenziali piemontesi, con la finalità di: − avviare e realizzare un supporto agli Enti Gestori del territorio piemontese nella programmazione territoriale, a partire da una puntuale verifica dei risultati e le criticità dei Piani di Zona di prima generazione; − stabilire orientamenti omogenei sull'avvio della nuova programmazione; − monitorare sull’intero territorio piemontese lo stato di avanzamento nella predisposizione dei Piani di Zona 20112013. La Provincia di Torino ha aderito al suddetto organismo tecnico attraverso la partecipazione e collaborazione dell’Ufficio Programmazione Territoriale del Servizio Solidarietà Sociale, con la finalità di favorire il raccordo, strategico e propositivo, con i percorsi di programmazione sui Piani di Zona del territorio provinciale. Nel corso del 2010 sono stati realizzati periodici incontri mensili con il compito di predisporre un set minimo di indicatori di contesto per ogni Tavolo Tematico obbligatorio (minori, adulti, anziani) che permettano la lettura dei fenomeni osservati in forma storicizzata, nonché di avviare un percorso di verifica dell’impatto delle azioni attivate tramite i Piani di Zona su questi specifici temi. Tra le prime attività realizzate dall’Ufficio di Piano Regionale, gli Uffici Programmazione Territoriale e Sistema Informativo nello specifico hanno: − estratto tipologie di dati - utilizzando in primis le banche dati provinciali - relative a: politiche attive del lavoro (adulti), affidamenti familiari (minori) e servizi domiciliari (anziani); − raccogliere tali dati nella loro redistribuzione sulla base degli Enti Gestori di riferimento, in modo che tutte le Province possano procedere ad analoghe estrazioni, assicurando una certa uniformità sul territorio piemontese con la finalità di giungere, a livello regionale, ad una razionalizzazione dei dati raffrontabili dal punto di vista dell’attendibilità. Servizio Solidarietrà Sociale Ufficio Programmazione Territoriale 4 FORMAZIONE PROFESSIONALE DEGLI OPERATORI SOCIALI1 La funzione relativa alla formazione di base, riqualificazione e formazione permanente degli operatori dei servizi sociali, sulla base dei bisogni rilevati dagli Enti gestori dei servizi sociali anche in raccordo con l’Università, è una competenza attribuita alla Provincia a seguito dell’emanazione della L.R. n. 1 dell’08/01/2004 “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali”. In linea con il ruolo di Ente di programmazione intermedio, una quota del budget complessivo è stata destinata alla promozione di azioni di sistema per attività formative denominate di “Vasta Area”, riguardanti gli operatori sociali occupati nei diversi servizi inerenti il sistema integrato di interventi e servizi sociali del proprio territorio (ex lege 328/00). Per progetti di Vasta Area s’intendono quelle azioni formative che “riguardano vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale” (art. 19 D.Lgs. n.267/2000) o che coinvolgono le singole comunità professionali, le équipe multiprofessionali e più in generale tutti i soggetti istituzionali e non che in esso vi operano. La realizzazione di tali progetti vuole da un lato favorire momenti di confronto e di sinergie tra gli operatori sulle tematiche affrontate che superino i confini amministrativi degli enti locali, dall’altro rispondere all’esigenza di ottimizzare le risorse disponibili con la capacità di migliorare la qualità della risposta formativa. La lettura del bisogno formativo per Vasta Area vuole favorire la creazione ed il consolidamento di una rete di relazioni tra gli addetti ai lavori, vista come il superamento della dimensione strettamente locale che permetta la ricerca di una dimensione della programmazione formativa più ampia e facilmente condivisibile. I progetti finanziati nel VIII Programma Provinciale per l’autorizzazione ed il finanziamento delle attività formative per gli operatori sociali - e realizzati nell’anno 2010 sono stati: 1) CI SI PUO’ AFFEZIONARE AL LAVORO SOCIALE? L’evoluzione dei legami degli operatori sociali con il loro lavoro. Emerge in questi anni in alcuni operatori sociali un aspetto di ricerca, di recupero della propria identità professionale. Prevale la dimensione del tempo che fugge, della perdita del gusto nel fare il proprio lavoro, in contrasto con la forte richiesta, da parte delle istituzioni, dell’utilizzo di un tempo delle “prestazioni” contro il tempo del “prendersi cura”. In questa difficile situazione riemerge però la richiesta di avere un tempo desiderato, di far conoscere le buone prassi agite dagli operatori sociali nei singoli contesti operativi, l’obiettivo di questo corso è stato di approfondire queste tematiche e cercare di costruire nuovi spazi di professionalità in cui si sia capaci di “affezionarsi”, di dare significato pubblico e politico al proprio lavoro per riconnettere giustizia sociale e sviluppo economico. I destinatari sono stati Assistenti Sociali, Educatori Professionali, Neuropsichiatri ed il corso si è effettuato con la gestione da parte della rivista Animazione sociale edita dal Gruppo Abele. 2) LA COSTRUZIONE SOCIALE DEI PEPS. Dal Profilo al Piano di salute: individuare le priorità. L’integrazione delle politiche e degli strumenti di programmazione locale. La legge regionale n. 18 del 6 agosto 2007 “Norme per la programmazione socio-sanitaria e il riassetto del servizio sanitario regionale” definisce livelli, strumenti ed attori coinvolti nella programmazione socio-sanitaria a livello regionale e locale facendo della salute l’elemento centrale di ogni ambito decisionale strategico. In questo senso i Profili e Piani di Salute (PePS) vengono precisati come strumento con cui la comunità locale, a livello distrettuale, definisce il proprio profilo di salute, individua gli obiettivi di salute e produce linee di indirizzo volte ad orientare le politiche del territorio. La proposta formativa rivolta ai decisori politici (Sindaci, Assessori, ma anche Consiglieri comunali), ha avuto l’obiettivo di motivarli nella realizzazione del processo di costruzione dei PePS e di fornire loro aiuto alle decisioni che devono essere prese, favorendo l’individuazione delle ricadute positive di queste e delle opportunità che possono rappresentare per i rispettivi territori. Il percorso si è sviluppato su tre moduli e svolto in cinque sedi (Pinerolo, Rivoli, Ivrea, Chivasso e Moncalieri) coinvolgendo i comuni afferenti alle tre ASL provinciali. È stata presentata il 22 settembre a Torre Pellice agli operatori sociali della Comunità Montana Pinerolese (ex- C.M. Val Pellice e C.M. Val Chisone) l’indagine sui fabbisogni formativi, denominata “Osservatorio sugli operatori sociali in Provincia di Torino” realizzata con la collaborazione dell’Università di Torino - Corep/Frame, per la costruzione di un sistema di validazione delle competenze degli operatori. In considerazione del fatto che i risultati ottenuti che non completavano il quadro generale della situazione del territorio provinciale è stato definito di individuare i dati mancanti con un ulteriore appendice di approfondimento che permettesse di avere un quadro esaustivo della situazione presente. L’esito completo e dettagliato dell’analisi diventerà parte integrante della programmazione dell’attività formativa sia per il nostro Servizio che per gli Enti gestori dei servizi sociali. 1 http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/formazione/index 5 L’Ufficio partecipa regolarmente agli incontri del gruppo di lavoro tra le Province piemontesi e la Regione Piemonte per il coordinamento delle attività relative alla formazione degli operatori sociali, ed è parte integrante della Commissione socio-educativa per gli standard formativi, costituita presso la Regione Piemonte - Servizio Formazione Professionale Direzione Standard formativi, composta da rappresentanti di Enti Gestori dei servizi sociali, Province, Agenzie formative. L’Ufficio ha garantito la presenza presso i Comitati di Indirizzo, attivati dall’Università di Torino all’interno del corso di Laurea in Servizio Sociale e del corso di Laurea in Educazione Professionale. Sono stati attivati due tirocini formativi di studenti della facoltà di Scienze politiche, corso di Laurea magistrale in Programmazione delle politiche e dei servizi sociali, sulle tematiche relative alle assistenti familiari con particolare riguardo alla formazione. L’Ufficio ha successivamente collaborato anche alla realizzazione delle due tesi di Laurea. È attivo l’invio bimestrale ad una mailing list di operatori del settore (operatori sociali pubblici e privati, Regione Piemonte, Università di Torino, Regione Piemonte, Agenzie formative, Associazioni, ecc.) della comunicazione periodica dal titolo “IN FORMAZIONE”, uno strumento che si propone di ampliare l’informazione in merito alle attività formative per gli operatori dei servizi sociali, con una sezione dedicata alle attività dell’Ufficio Programmazione Territoriale ed un’altra relativa a convegni, seminari, corsi. È stata ampliata e viene mantenuta in costante aggiornamento la sezione dedicata alla formazione professionale degli operatori sociali sul sito internet della Provincia di Torino – canale Politiche Sociali, dove vengono riportate informazioni relative alla materia sia per gli addetti ai lavori sia per i cittadini. È stata definita l’erogazione del contributo a favore dell’Università di Torino, corso di Laurea in Educazione professionale, per la realizzazione di un percorso formativo denominato “Educatori non si nasce. Il tirocinio degli educatori tra teoria e realtà: la formazione dei tutor aziendali”, rivolto agli educatori occupati nel territorio che svolgono o svolgeranno il ruolo di tutor aziendale. Il percorso inizierà nel gennaio 2011 con un seminario di presentazione. A seguito del percorso formativo rivolto agli assistenti sociali e realizzato nel 2009 nell’ambito del XIII Programma Provinciale, si è costituito, in collaborazione con l’Ufficio Pubblica tutela e rapporti con l’Autorità Giudiziaria, un gruppo di lavoro composto da assistenti sociali e psicologi del territorio, Ordine degli assistenti sociali, Ordine degli avvocati di Torino, Pinerolo, Ivrea, per la definizione di un percorso formativo interprofessionale sulle tematiche della tutela del minore e della suoi rapporti familiari. Da tale gruppo si formerà un Comitato scientifico per l’organizzazione e la gestione diretta del corso che si realizzerà nell’ambito del IX Bando 2011. Si mantiene costante l’attività di call center con i cittadini per informazioni inerenti le professioni sociali e le modalità di sviluppo delle attività formative. La funzione relativa alla formazione è diventata parte integrante del “Piano provinciale delle politiche sociali territoriali“ che è stato elaborato dall’Ufficio Programmazione territoriale, dall’Ufficio Terzo settore e dall’Ufficio Immigrazione nell’anno 2010 e che verrà emanato nel febbraio 2011. Il Piano è lo strumento attraverso il quale la Provincia di Torino intende armonizzare gli strumenti di finanziamento ed implementazione che ogni anno propone su ciascuna specifica politica, fornendo uno strumento coordinato delle risorse a disposizione. Tale Piano ha individuato le linee generali della politica della Provincia nei settori considerati e ha costituito lo strumento di orientamento per la costruzione del successivo atto, il Bando annuale, che conterrà gli specifici stanziamenti e le modalità operative di ogni funzione. Servizio Solidarietrà Sociale Ufficio Programmazione Territoriale 6 INTERVENTI PER LA PROMOZIONE DELLE PARI OPPORTUNITÀ2 IL PIANO TERRITORIALE PLURIENNALE PER LE PARI OPPORTUNITÀ DELLA PROVINCIA DI TORINO 2010/2013 “UGUALMENTE” L’uguaglianza fra i sessi è uno dei diritti fondamentali e uno dei punti di forza delle politiche della Provincia di Torino. A ciò hanno largamente contribuito sia l’Unione europea che la Regione Piemonte, attraverso le proprie politiche ed i propri strumenti che hanno avuto un peso rilevante sull’uguaglianza di trattamento e di integrazione delle donne nella società. Tuttavia, nonostante un’evoluzione positiva verso una società ed un mercato del lavoro più ugualitari, persistono delle grosse disuguaglianze tra donne e uomini, essenzialmente a sfavore delle prime. Questa Provincia, studiando e realizzando nuove attività e adottando strategie destinate a rafforzare ed implementare la cultura della parità nel territorio, ha reso le politiche di pari opportunità presupposti irrinunciabili per una crescita durevole, per l’occupazione, per la competitività e la coesione sociale. La lotta contro le diseguaglianze persistenti tra le donne e gli uomini in tutti gli ambiti della società, rappresenta una sfida a lungo termine in quanto richiede cambiamenti strutturali e comportamentali e una ridefinizione dei ruoli delle donne e degli uomini. Questo Ente, attraverso la redazione del Piano territoriale pluriennale pari opportunità 2010/2013 “Ugualmente”, ha inteso proseguire l’impegno assunto con il precedente piano pluriennale “In pari” con la realizzazione di uno strumento che, accanto al tradizionale ordinamento per contenuti, potesse assumere un punto di vista organizzativo tale da consentire una gestione ancora più efficace del mainstreaming, declinato attraverso la pianificazione, il coordinamento e la condivisione attiva della direzione politica e della struttura, degli Enti Locali e delle realtà territoriali. Una metodologia di analisi e programmazione innovativa, mutuata da sperimentazioni internazionali e applicata, forse per la prima volta, nel nostro Paese, ha consentito il raggiungimento dell’obiettivo. Il sostegno delle strutture e degli organi di parità permetterà di determinare e di affrontare le priorità che si palesano di giorno in giorno nell’operato amministrativo. L’attuazione del Piano dovrà, perciò, rafforzare il processo di sensibilizzazione e di formazione dei vari servizi e il percorso di acquisizione, da parte delle realtà politiche e operative, delle buone prassi sperimentate ovvero delle innovazioni che hanno dimostrato la loro efficacia. Il piano 2010/13 si articola in 6 linee di intervento: 1) 2) 3) 4) 5) 6) sistema di raccolta dettagliata delle informazioni con dati disgregati per genere; consapevolezza delle differenze di genere delle politiche (che in tal senso non risultano essere mai neutrali); formazione specifica sulla prospettiva di genere; conoscenza in ottica di genere del differente impatto delle azioni intraprese dai vari servizi; analisi del contesto in ottica di genere; modalita’ di comunicazione/organizzazione, definizione dinamiche dell’ente in ottica non sessista e utilizzo linguaggio di genere. È strutturato in cinque settori di lavoro ordinati sulla base delle relazioni di interdipendenza fra le realtà politiche e le strutture organizzative: 2 http://www.provincia.torino.it/pari_opportunita.htm 7 SETTORE Politico / decisorio FINALITA’ Affermare e sostenere i progressi compiuti nella realizzazione delle Pari Opportunità e nell’uguaglianza di trattamento tra uomini e donne nella Provincia di Torino Tecnostruttura Incorporare la prospettiva di genere in tutte le politiche di area e dei servizi Organismi di Pari Opportunità Promuovere la parità di genere in seno al Consiglio Provinciale , alla Provincia di Torino e nel territorio Territorio Diffondere, supportare e monitorare la cultura di genere anche attraverso la lettura attiva delle politiche locali e della loro significatività per genere Welfare e diritti della cittadinanza Proporre, supportare, implementare le azioni concrete per la realizzazione dell’effettiva parità ed il contrasto ad ogni discriminazione BILANCIO DI GENERE Gli indirizzi strategici del Programma di Mandato individuano le pari opportunità di genere come un valore significativo della Giunta della Provincia di Torino. Per trovare una reale condivisione sociale il principio di parità richiede un’opera costante di promozione e di diffusione, attraverso progetti, programmi, nuovi strumenti di governo, anche per permeare con una visione di parità tutte le politiche. Il Bilancio di Genere è lo strumento che più di ogni altro aiuta a comprendere nella loro pienezza le differenze profonde che caratterizzano i ruoli, le responsabilità, gli stili di vita e le scelte di donne e uomini, rendendo gli Amministratori e le Amministratrici consapevoli delle reali ricadute delle politiche, dirette e indirette sui propri cittadini e sulle proprie cittadine. Condurre un’analisi che porta a una maggiore e migliore conoscenza delle dinamiche economiche e sociali del territorio, produce inoltre anche una importante azione di trasparenza nei confronti della cittadinanza, già avviata con i precedenti Bilanci sociale e di genere, alla quale si offre un ulteriore e importante strumento per valutare l’efficacia e l’efficienza delle politiche provinciali. Per ovviare alla complessità delle metodologie precedentemente utilizzate, che hanno richiesto interventi esterni e determinato un sovraccarico nel reperimento dei dati all'interno della strutture, l’acquisizione dei dati dell'annualità 2009, attraverso l’adozione di una metodologia sperimentale, è stata eseguita quasi esclusivamente attraverso l’analisi dei documenti dell’ente. Il metodo utilizzato per la redazione del Bilancio di Genere 2009 ha preso spunto dai propositi di Pechino del 1995 che costituiscono le linee guida delle Politiche di genere e, attraverso una tabella di corrispondenza fra le aree tematiche utilizzate nel Bilancio Sociale 2004 ed i programmi 2009, ha consentito di riportare al genere le risultanze del rendiconto della gestione dell’ l'esercizio. Questo bilancio costituisce, come già per gli anni precedenti, un importante strumento di verifica e di programmazione delle azioni politiche destinate al superamento delle diseguaglianze e delle discriminazioni. 8 RETE DI PARITÀ NELLO SVILUPPO LOCALE3 Sono stati coinvolti gli attori istituzionali e socioeconomici del territorio ( oltre alle Istituzioni, le associazioni di categoria, i sindacati, gli enti di formazione ed educativi, le associazioni di genere, culturali...) su un comune e condiviso obiettivo: promuovere la diffusione e la conoscenza delle tematiche di pari opportunità fra gli attori dello sviluppo locale, al fine non solo di ridurre i casi di discriminazione e favorire l’aumento del tasso di partecipazione delle donne al mercato del lavoro, ma anche di attivare una più ampia partecipazione delle donne alle politiche di crescita e sviluppo del territorio e dell’economia locale. Per il perseguimento di questo obiettivo, la Provincia, attraverso la Rete di Parità nello Sviluppo Locale, costituita nel 2002, opera in modo da favorire il coordinamento in rete, attraverso la circolarità dell’informazione, l’integrazione e la cooperazione fra attori pubblici e privati ed il trasferimento di conoscenze ed esperienze positive, accrescendo la visibilità e l’importanza delle politiche di genere come elemento costitutivo e qualificante dello sviluppo locale. La Rete ha: − raccolto dati ed informazioni relative alle Pari Opportunità, organizzandole e sistematizzandole; − monitorato i cambiamenti prodotti nel corso del tempo, sia in relazione agli interventi operati sia rispetto agli interventi indotti dal sistema. I /Le destinatari/e del progetto sono stati gli attori/le attrici socio-economiche del territorio provinciale Attraverso il sito dedicato si è agito per favorire il coordinamento in rete finalizzato ad una maggiore circolarità dell'informazione, all'integrazione e alla sinergia tra le azioni e i progetti che ciascun territorio sta sviluppando L’attività della rete si è realizzata attraverso: incontri periodici dei/delle componenti della Rete di Parità nello Sviluppo Locale Seminario di approfondimento della Rete di Parità nello Sviluppo Locale della Provincia di Torino e della Consulta delle Elette provinciale presso il Circolo dei Lettori, via Bogino, 9 a Torino, dal titolo: "L’etica del fare impresa e dell’amministrare" e "Idee per il Buon Governo locale" organizzazione di un viaggio di studio a Bruxelles che ha permesso ai/alle partecipanti di conoscere in maniera diretta il mondo delle istituzioni europeee, attivando rapporti diretti, utili per lo sviluppo di politiche e programmi sul territorio attività di informazione, promozione e sviluppo della rete attraverso le seguenti azioni: − − − − − − implementazione e aggiornamento del sito internet www.retediparita.it con pubblicazione di notizie, articoli e aggiornamenti sulle tematiche di parità, sostenibilità ambientale e sviluppo a livello locale, nazionale e comunitario, nonché di responsabilità sociale; realizzazione della newsletter telematica, inviata ogni mese a tutti/e i/le componenti della Rete, contenente notizie sulle attività quali riunioni e iniziative, nonché articoli e aggiornamenti sulle tematiche di parità, sostenibilità ambientale e sviluppo a livello locale, nazionale e comunitario e di responsabilità sociale; realizzazione di seminari tematici; creazione banca dati dei progetti; supporto a progetti di cooperazione e scambio internazionali; realizzazione dell’Agenda di parità nello sviluppo locale per il 2011. LA CONSULTA DELLE ELETTE La "Consulta delle elette della provincia di Torino" è stata istituita nel dicembre 2003 al fine di offrire a tutte le elette del territorio provinciale un luogo di confronto, scambio di esperienze, e soprattutto una sede di decisione, tale da consentire di adottare iniziative per la valorizzazione dell'impegno di ogni eletta all'interno della propria assemblea elettiva e dare maggiore visibilità alla presenza femminile nei luoghi di decisione. 3 per info: www.retediparita.it 9 Dal 2004 c’è stata un’alternanza di risultati elettorali che ha visto prima la crescita e poi la contrazione della presenza femminile nelle istituzioni, pur registrando, quasi a titolo di felice presagio, anche nelle recenti provinciali e comunali la presenza femminile attestata su un dato di poco inferiore al 30% fra gli eletti con meno di 40 anni. L'obiettivo principale della Consulta delle Elette della Provincia di Torino è: − valorizzare le elette; − dare loro un ruolo e una sede di comunicazione; − ampliare la rete per creare un bacino da cui attingere per la futura classe amministrativa; − fare lobby per dare potere reale alle donne della rete. − In questa logica la Consulta ha condotto un’indagine sull’inserimento di elementi di parità di genere negli statuti comunali. È stato promosso l’incontro e lo scambio di esperienze fra le Elette del territorio provinciale economiche “di genere” del territorio attraverso: e le realtà socio- 1) la promozione/sostegno dello sviluppo delle attività della Consulta Provinciale delle Elette; 2) la collaborazione con la Rete di Parità nello sviluppo locale. Sono stati inoltre realizzati: − − − − riunioni periodiche; interventi formativi ed informativi in ordine alla responsabilità sociale e al bilancio di genere; la pubblicazione mensile di Consultando; il viaggio di studio presso l’Unione Europea a Bruxelles che ha permesso alle partecipanti di conoscere in maniera diretta il mondo delle istituzioni europee, attivando rapporti diretti che potranno essere utili per lo sviluppo di politiche e programmi sul territorio. PIANO DI AZIONI POSITIVE Il decreto legislativo n. 196/2000 "Disciplina dell'attività delle Consigliere e dei Consiglieri di parità e disposizioni in materia di azioni positive”, e a norma dell'art. 47 della L. 17 maggio 1999, n. 144 (1/circ), prevede all'art. 7, che le Province predispongano piani di azioni positive tendenti ad assicurare, nel loro ambito rispettivo, la rimozione degli ostacoli che, di fatto, impediscono la piena realizzazione di pari opportunità nel lavoro tra uomini e donne. Poiché il Piano di Azioni Positive è richiesto anche a tutti i comuni del territorio e la sanzione prevista per l'inosservanza di tale adempimento di legge, ai sensi dell'art. 6 del D. L.gs 29/93, prevede che le Amministrazioni pubbliche che non provvedano all'esecuzione del piano di cui sopra non possano assumere nuovo personale, la Provincia di Torino, usufruendo di un finanziamento regionale, oltre ad essersi dotata di un proprio Piano di Azioni Positive, ha svolto alcuni seminari formativi e attivato uno sportello di supporto tecnico rivolto ai Comuni per supportarli nell’elaborazione dei Piani di Azione Positive per lo sviluppo delle pari opportunità all’interno degli enti pubblici. La metodologia adottata per la redazione del Piano di Azioni Positive della Provincia di Torino valorizza il carattere istituzionale di ente sovraordinato della Provincia, poiché evidenzia come essa sia soggetto idoneo per attivare una sensibilizzazione e un percorso di innovazione al proprio interno e, contestualmente, accompagnare e sensibilizzare anche gli altri Enti del territorio a un processo di individuazione di percorsi e di soluzioni di pari opportunità e di uguaglianza. Il P.A.P. provinciale triennale è stato deliberato dalla Giunta nel novembre del 2008, ha durata triennale e comprende le seguenti linee d’azione: valorizzazione della componente femminile, per saperne far emergere al meglio tutte le potenzialità, dando alle donne piena visibilità, riconoscimento e promozione e, insieme, permettendo loro di incrementare l’apporto allo sviluppo sociale, economico, culturale di ogni ambito professionale e del mondo del lavoro e del territorio in generale; 10 formazione, per produrre e implementare una cultura di parità diffusa e condivisa, rafforzando il ruolo delle donne e di chi le rappresenta e facendosi portavoce e sede di discussione in particolare delle esigenze e dei bisogni delle donne, specie in riferimento ad ancora sussistenti fattori di differenza e stereotipizzazione o di trattamento non equo, discriminante o violento; conciliazione e flessibilità, per favorire una gestione del lavoro e un utilizzo ben governato dei tempi di vita e di lavoro secondo parametri di conciliazione, di condivisione delle responsabilità e di equità, leggendo la flessibilità come fattore non di vincolo, bensì di miglioramento della qualità della vita e del lavoro, di fidelizzazione al lavoro, di maggiore capacità professionale; informazione in merito alle attività della Consigliera di Parità, dei Comitati Pari Opportunità, della Consulente di Fiducia e dei Comitati antimobbing all’interno degli Enti; promozione e consolidamento di reti di cooperazione finalizzate a rendere più efficace l’azione di coinvolgimento attivo delle donne e la strategia di mainstreaming in ambito economico e sociale. Nel corso dell’anno sono state realizzate alcune della azioni previste: − − − − − − conoscenza e diffusione delle attività del Comitato Pari Opportunità, della Consulente di Fiducia e delle attività del Comitato Antimobbing; promozione di azioni ad hoc, con particolare attenzione al contrasto alla violenza rivolte a target interni alla Provincia (operatori e operatrici dei settori coinvolti nelle azioni di lotta alle diverse forme di violenza contro le donne) anche con il coinvolgimento di gruppi e associazioni di uomini; promozione di azioni ad hoc rivolte a target esterni alla Provincia; informazione e diffusione dei contenuti del PAP; introduzione del modulo sulle pari opportunità nella formazione prevista per i/le volontari/e servizio civile; la creazione di una diffusa sensibilità e capacità di lettura delle politiche in chiave di genere, attraverso la redazione del bilancio di genere. Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità 11 INTERVENTI PER LA PROMOZIONE DELL’INTEGRAZIONE DELLE PARI OPPORTUNITÀ NEL MERCATO DEL LAVORO Attività di integrazione tra Politiche e Servizi Sono state sostenute la realizzazione di una rete di centri di ascolto inerente il mobbing lavorativo e le molestie sessuali in differenti Comuni della Provincia, nonché indagini e sperimentazioni di modelli inerenti l’approccio di genere e la cultura di P.O. nelle differenti modalità contrattuali e di permanenza nel Mercato del Lavoro (M.d.L). In particolare sono stati analizzati i seguenti focus: − − − − − − − − le dinamiche del M.d.L. femminile (Atlante) l’identità lavorativa delle donne il precariato generazionale il lavoro sommerso il lavoro in somministrazione le donne e le Pari Opportunità (P.O.) nel campo dell’innovazione tecnologica la vulnerabilità sociale di genere l’istruzione e l’inserimento lavorativo delle giovani donne. L’obiettivo generale di analisi, sperimentazioni e sviluppo di modelli per l’inserimento/reinserimento delle donne nel MdiL, ha ricompreso: − avvio e sperimentazione di percorsi di sostegno ed empowerment relativo al lavoro femminile in contratto di somministrazione per le donne nella provincia di Torino; − ricognizione, elaborazione e produzione dati (follow up) inerenti gli inserimenti delle giovani donne nell’istruzione superiore, nella F.P. ( Formazione Professionale ) e nel M.d.L.: mappatura e monitoraggio di un campione di studentesse in un bacino territoriale individuato. Promozione e sviluppo della comunicazione sulle P.O. e M.di L. Lo sviluppo della comunicazione si è realizzato principalmente attraverso tre canali: − implementazione e aggiornamento del SITO WEB e diffusione attraverso mailing list; − promozione di seminari; − partecipazione e presenza sul territorio ad eventi organizzati da e con altri soggetti del territorio. Allo scopo si è realizzato la diffusione dei risultati, divulgazione del quaderno di lavoro e organizzazione de “l’Atlante delle P.O. e dell’occupazione femminile – rappresentazione delle dinamiche nel M.d.L. in provincia di Torino” e la predisposizione di azioni di informazione e di comunicazione attraverso il sito informativo. Sito web È stata promossa un'azione informativa attraverso le pagine web, contenenti un’ampia documentazione composta da redazione di testi, elaborazione di dati, caricamento dei contenuti e produzione di documenti e materiali attraverso la catalogazione di genere. Il sito informativo è stato aggiornato in tempo reale sulla base delle scadenze poste. La pubblicazione delle pagine web ha riguardato la documentazione e le slide predisposte per i vari seminari, riunioni e convegni ad oggi organizzati. La relazione dei testi, l’elaborazione dei dati e il caricamento dei contenuti ha fatto coerentemente seguito alla produzione di atti e documentazione conseguente ad opportuna catalogazione di genere e classificata nelle singole sezioni del sito. Seminari È stato organizzato il seminario “Donne e mercato del lavoro nel contesto della crisi economica ed occupazionale” dove sono stati presentati i seguenti quaderni di lavoro realizzati dal Centro Risorse: − “Atlante n.2 dell'occupazione femminile: rappresentazione (2008-2009) delle dinamiche nel M.d.L. in provincia di Torino”; − Quaderno di sintesi e accompagnamento all'Atlante 12 Nell'Atlante e nel relativo Quaderno di accompagnamento, da un lato si dà seguito alla struttura già sperimentata nel 2008, dall'altro si sviluppa un approfondimento sulla crisi. I due strumenti sono suddivisi in quattro sezioni: − − − − la metodologia; gli avviamenti al lavoro del 2008; un confronto tra il 2006, 2007 e 2008; l'analisi dei dati riferiti alla crisi 2008-2009. La parte di approfondimento sulla crisi si avvale dei dati più recenti dei Centri per L’impiego (C.P.I.) della Provincia di Torino; nello specifico, si propone la rappresentazione cartografica e tabellare delle variazioni degli avviamenti rispetto ai singoli bacini territoriali, al genere, alle tipologie e durate contrattuali e ad alcuni settori particolarmente significativi. Per la realizzazione dell'Atlante e, nello specifico, delle rappresentazioni cartografiche, si è utilizzato il software ArcGis che permette di trasformare in una cartografia i dati che vengono inseriti in un geo-database. Le donne nei contratti di somministrazione lavoro Il servizio persegue l’analisi e lo sviluppo di programmi sulle tematiche connesse alle P.O. e M.d iL. con particolare approfondimento del tema le donne nei contratti di somministrazione lavoro, con i seguenti obiettivi: analisi ed approfondimento delle problematiche peculiari relative all’occupazione femmine in relazione ai percorsi di inserimento attivati attraverso i contratti di somministrazione lavoro; creazione di azioni sinergiche tra pubblico e privato per attivare percorsi di empowerment nelle donne interessate da percorsi lavorativi discontinui come quelli esperiti attraverso i contratti di somministrazione lavoro. Ed in particolare: Breve analisi del contesto ( dati relativi al lavoro femminile e al lavoro in somministrazione a livello nazionale e locale) Realizzazione di incontri con le parti interessate (referenti individuati di alcuni CPI, agenzie per il lavoro, donne che hanno lavorato attraverso contratti di somministrazione lavoro) per l’analisi dello stato attuale e la progettazione di procedure condivise miranti ad implementare e sistematizzare un lavoro di rete Predisposizione di un report conclusivo contenente: i risultati degli incontri e delle analisi svolte (analisi dati, focus group ed interviste), una proposta metodologica per avvio di “percorsi integrati” tra servizi pubblici e privati (CPI e agenzie per il lavoro), la descrizione di “percorsi tipo” per il sostegno affiancamento alle donne disoccupate e/o lavoratrici in somministrazione presenti sul territorio individuato Progetto Centro Risorse Pari Opportunità 13 INFORMAZIONE SOCIALE Le attività riguardano la gestione di due servizi informativi: lo “Sportello di informazione sociale” e il Centro Informazione Disabilità (C.I.D.), entrambi costituiti da un sito Internet e da sportelli informativi. Entrambi i servizi si fondano sulla prassi del lavoro in rete, a stretto contatto con enti, associazioni, cooperative, aziende sanitarie, istituzioni, per favorire la diffusione delle informazioni. L’ufficio si occupa inoltre di tutte le attività di progettazione grafica di brochure e bozze di pubblicazioni del Servizio, nonché della riorganizzazione grafica e funzionale delle pagine web sul sito istituzionale dedicate alla solidarietà sociale. L’ufficio collabora con gli altri uffici del Servizio Solidarietà sociale per la diffusione di iniziative e attività proprie delle varie competenze. SPORTELLO DI INFORMAZIONE SOCIALE Lo "Sportello di informazione sociale" è un servizio rivolto a cittadini, operatori e amministratori degli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali (18 Consorzi e 2 Comunità Montane) e dei Comuni che necessitano di informazioni aggiornate sulle tematiche sociali. Il Progetto si compone di due parti: il Portale Internet4, on line da febbraio 2003 - curato da una redazione giornalistica, con oltre 3.500 schede e circa 15.000 collegamenti interni ed esterni e link mirati – fornisce informazioni sui servizi e sui centri di mediazione familiare nelle provincie piemontesi. Dal 2004 il Portale si è arricchito di pagine web dedicate ad ogni Ente Gestore contenenti le informazioni locali. gli Sportelli decentrati5, collocati presso le sedi degli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali, dove un operatore fornisce informazioni alle richieste dei cittadini, avvalendosi anche dei contenuti del Portale. Gli operatori agli sportelli lavorano in collaborazione con gli Enti Gestori e con gli operatori sanitari delle ASL per la raccolta delle informazioni, soprattutto locali. Lo Sportello sociale ha insieme lo scopo di fornire un agevole accesso ad informazioni e indicazioni relative ai servizi e alle strutture del territorio, e di orientare l’utente alle diverse opportunità di approfondimento presenti in rete. Sul Portale è, infatti, possibile reperire documentazione, legislazione, dati, statistiche, news e collegamenti ad altri siti web particolarmente interessanti e utili sulle tematiche sociali, ed è strutturato in dieci aree tematiche: anziani, famiglie, minori, giovani, handicap, immigrazione, lavoro, volontariato, tossicodipendenze, pari opportunità. In particolare il Portale si caratterizza per: l’informazione ad ampio raggio sulle tematiche trattate: oltre alle news di aggiornamento, statistiche, documenti, riferimenti e testi legislativi, è possibile reperire anche schede di approfondimento e informazioni di servizio utili al cittadino per sapere “cosa” fare, “come” e “a chi” rivolgersi in caso di necessità. la trasversalità tematica: le 10 sezioni tematiche, contenenti informazioni specifiche ma raggruppate in un unico “luogo sociale”, dimostrano l’interconnessione tra le varie problematiche sociali e la necessità di affrontarne i vari aspetti, oltre alla necessità di offrire un ambiente di navigazione "integrato" ai diversi tipi di utenza. la guida alla Rete: il Portale intende fornire un servizio di orientamento su ciò che già si trova in Internet relativamente alle tematiche sociali, con collegamenti ai siti più significativi, ma soprattutto con link mirati a singole pagine che offrono informazioni specifiche. le attività del Servizio Solidarietà sociale della Provincia di Torino: qui si possono reperire informazioni e documenti sulle specifiche competenze di ciascun ufficio. 4 5 http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/ http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/sportel 14 Le aree tematiche relative a Handicap e Immigrazione si ricollegano essenzialmente ai siti costruiti dal Servizio Solidarietà Sociale della Provincia di Torino in questi anni, e precisamente: al Centro Informazione Disabilità6 per l’area tematica Handicap; al Progetto Atlante Immigrazione7 per l’area tematica Immigrazione. Per entrambe le iniziative si rimanda alla specifica scheda di presentazione. L’area tematica relativa a Lavoro e Formazione si ricollega al sito del Servizio Lavoro8 della Provincia di Torino. Dal 2 dicembre 2004 è attivo il Numero verde 800.66.60.60. Il Numero verde è utilizzato non solo dai residenti nei comuni della provincia, ma anche dai cittadini di Torino. Nel corso dell’anno 2010 sono stati registrati 497.310 accessi al Portale. L’Ufficio Informazione sociale risponde alle richieste informative che giungono quotidianamente tramite e-mail all’indirizzo di posta elettronica: [email protected]. Gli argomenti presentati sono vari e toccano tutte le tematiche affrontate dal portale. Le risposte ad argomenti specifici quali l’immigrazione, la formazione degli operatori, il volontariato sono date dagli uffici preposti. Nell’anno 2010 sono state espletate le procedure di gara d’appalto per l’affidamento biennale dell’aggiornamento del portale, dal momento che “Le linee guida Brunetta” hanno dato indicazioni per l’adeguamento e la razionalizzazione dei contenuti on-line , per migliorare la qualità dei siti Web della PA (Pubblica Amministrazione) sia sotto il profilo dei contenuti offerti che rispetto alla prospettive dell’integrazione di strumentazione web 2.0, di servizi di egovernment e di sistemi di knowledge management. CENTRO INFORMAZIONE DISABILITÀ – C.I.D Il C.I.D., la cui gestione è affidata alla Cooperativa Sociale ETA BETA di Torino, si rivolge alle persone disabili, ai loro familiari, e a quanti operano con loro, ed offre un servizio di informazione su: legislazione, normativa, attività e servizi esistenti sul territorio in tema scolastico, sanitario, socio assistenziale, di lavoro, di sport e di tempo libero, ausili e nuove tecnologie, siti internet, banche dati e biblioteche virtuali. Il Servizio C.I.D. ha attivi due sportelli, uno informativo ed uno informatico, consultabili direttamente o tramite telefono, e-mail, moduli presenti nel sito internet, fax, DTS (Dispositivo Telefonico per Sordi). Le stesse modalità vengono utilizzate nel fornire la risposta. Il sito internet9 è stato reso accessibile secondo le disposizioni previste nella L. 4/2004. Nel corso dell’anno 2010 sono stati registrati 397.737 accessi al sito. Al Servizio è possibile richiedere informazioni sui seguenti temi: − − − − − − − − − − − legislazione e normativa; mobilità; eliminazione barriere architettoniche; agevolazioni fiscali; risorse e servizi territoriali; istruzione; occupazione; sport – tempo libero; ausili e nuove tecnologie; sanità – assistenza; siti internet – banche dati. Si occupa inoltre di: − diffusione e promozione delle realtà di Auto Mutuo Aiuto; − ricerca documentazione attraverso collaborazioni con altre realtà informative ed Enti legati alla disabilità; 6 http://www.provincia.torino.it/cid/ http://www.provincia.torino.it/xatlante/ 8 http://www.provincia.torino.it/sportello-lavoro/ 9 http://www.provincia.torino.it/C.I.D./ 7 15 − archiviazione e protocollo della posta e del materiale indirizzato al C.I.D.; − servizio di ponte telefonico per consentire la comunicazione tra persone udenti e non udenti tramite DTS: supporto informativo alle pubblicazioni promosse dalla Provincia di Torino; − consultazione e ricerca delle novità dalla stampa di settore on line e off line specializzate; − promozione del Servizio tramite supporti cartacei, audiovisivi, informatici; − consulenza specifica (attraverso esperti volontari) di tipo legale - socio-assistenziale - in tema di barriere architettoniche; − predisposizione ed imputazione schede relative a richieste informative in un apposito Database per il monitoraggio dello sportello; − report statistici annuali sul monitoraggio dello sportello informativo; − gestione e implementazione del sito internet (controllo form e codice html); − lavoro redazionale del sito internet (news, archivi, info on-line, modulistica, legislazione). Gli operatori del C.I.D. forniscono consulenze in tema di costruzione di siti Internet accessibili. Il C.I.D. collabora con il Servizio Lavoro per informazioni riguardanti gli inserimenti lavorativi. A questo scopo è stata creata una sezione dedicata10 sul sito Internet. Il C.I.D. partecipa al gruppo interarea sul diritto allo studio e integrazione scolastica, secondo le disposizioni della Legge regionale 28/2007. Le richieste di informazioni giunte nell’anno 2010 sono state 1102 di cui 679 provenienti dalla città di Torino, 285 dalla provincia e 87 da fuori provincia. Le richieste effettuate da persone con disabilità nel corso dell’anno 2010 sono state 286 pari al 25,9%. Il sito raccoglie, ospita e diffonde le iniziative proposte e realizzate dalle varie associazioni che operano in favore dell’integrazione delle persone con disabilità: PROGETTO NUOVO SPORT GIOVANI Promosso da un gruppo di professionisti, specialisti e tecnici sportivi, il cui slogan è: usiamo lo sport per far crescere i nostri figli. Scopo dell’Associazione è proporre una figura di sportivo e di individuo in grado di esprimere tutte le proprie qualità e preparato a vivere le potenzialità formative dello sport, a tutela e salvaguardia degli interessi e dei diritti del bambino e del giovane, cercando di prevenire ed eliminare le fonti di disagio. FONDAZIONE ASPHI ONLUS È un’organizzazione non lucrativa di Aziende ed Enti con la "Missione" di promuovere l'integrazione delle persone disabili nella scuola, nel lavoro, e nella società attraverso l'uso della tecnologia ICT (Information Communication Technology), nella convinzione che la persona disabile è un cittadino a pieno titolo con diritto di vivere e operare nella società di tutti. GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE DISABILI 3 dicembre 2010 Anche quest’anno la Provincia ha partecipato alla Giornata internazionale delle persone disabili: una serie di eventi culturali e sportivi per sensibilizzare i cittadini sulle problematiche inerenti la disabilità organizzati dalla CONSULTA PER LE PERSONE IN DIFFICOLTÀ onlus. La Provincia ha stampato gli inviti per il concerto di Pino Daniele e ha dato ampia diffusione alla manifestazione sul sito del C.I.D. PROGETTO “PRATICHE IN GIOCO” In conformità con la Legge Regionale 23 marzo 1995, n. 45, che prevede l’impiego di detenuti in semilibertà, ammessi al lavoro all’esterno al fine di favorirne il reinserimento sociale e lavorativo, la Provincia di Torino, sotto la supervisione dell’Ufficio Informazione Sociale, si avvale della collaborazione di una persona segnalata dalla Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino. “LE PAROLE DELL’OSS” Si tratta di un dizionario che raccoglie il significato e la spiegazione dei termini usati nel linguaggio socio-sanitarioassistenziale ed è destinato agli operatori socio-sanitari, agli assistenti domiciliari, al personale infermieristico e pa10 http://www.provincia.torino.it/cid/gruppo/gruppo.htm 16 ramedico, nonché agli assistiti e ai loro familiari. È stato realizzato dall’Associazione di Promozione sociale LA BOTTEGA DEL POSSIBILE nell’ottobre del 2008. L’Ufficio Informazione sociale, che ne ha curato la stampa, si occupa della diffusione. Al momento ne sono state stampate 5.000 copie che sono state distribuite principalmente agli allievi dei corsi per Operatori Socio Sanitari (OSS), ma anche ai medici di base di Torino e provincia, alle case di cura e ai principali ospedali. “GUIDA AI DIRITTI DELLE PERSONE FRAGILI” L’idea di una guida nasce dalla collaborazione con l’Ufficio Pubbliche Tutele con il duplice obiettivo di sintetizzare le informazioni e di offrire ai cittadini uno strumento agile di consultazione per orientarsi tra servizi, risorse e agevolazioni inerenti il mondo della disabilità e delle forme di protezione. La guida è composta da schede tematiche, suddivise in tre sezioni - minori - adulti - anziani - che illustrano le principali prestazioni socio assistenziali e le misure di protezione giuridica previste dal Codice Civile (tutela, curatela e amministrazione di sostegno) e, in attesa della stampa, si trova sul sito provinciale11 Il presente lavoro non intende risolvere tutte le problematiche legate ai temi della disabilità ma si propone di essere uno strumento di facile consultazione, utile per un primo orientamento all’interno del “labirinto” delle opportunità descritte. “PROGETTO: ADOTTA UN CAMPIONE” Special Olympics è un programma internazionale di allenamenti e competizioni atletiche per persone con disabilità intellettiva, riconosciuto nel 1988 dalla Commissione Internazionale Olimpica CIO, ed è responsabile dei Programmi delle Nazioni che vi aderiscono (180 paesi) e ne provvede il supporto attraverso la pubblicazione di materiale informativo, seminari, conferenze internazionali e servizi di consulenza. L’attività in Italia è gestita da oltre 25 anni da Special Olympics Italia Onlus, riconosciuta quale Associazione Benemerita del CONI e del CIP, e opera in tutte le regioni, coinvolgendo 10.000 atleti con disabilità che praticano diversi sport, quali: atletica leggera, ginnastica, bocce, calcio, equitazione, nuoto, pallacanestro, sci alpino, sci nordico, corsa con le ciaspole, snowboard e tennis. Gli atleti partecipano ogni anno ai Giochi Regionali e Nazionali delle varie discipline. Delegazioni italiane prendono parte nei Giochi Europei e in quelli Mondiali, Estivi e Invernali. Il nostro Assessorato, insieme a quello dello Sport e Post Olimpico, hanno aderito alla richiesta di sostenere, con un contributo di euro 3.000,00, 2 atleti speciali della provincia di Torino per i Giochi europei Special Olympics Varsavia 2010 che si sono svolti dal 18 al 24 settembre 2010: Erica Borello del team di basket, residente nel comune di Moncalieri e Miriam Dante del team di atletica, residente nel comune di Mappano. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Informazione Sociale 11 http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/guida_diritti/guida_diritti 17 SISTEMA INFORMATIVO La legge 328/2000 e la successiva Legge Regionale 1/2004 pongono in capo alle Province la raccolta ed elaborazione dei dati sui bisogni, sulle risorse pubbliche e private e sull'offerta di servizi del territorio di competenza; a tal fine l’Assessorato alla Solidarietà Sociale si è dotato, fin dal 2001 di un Sistema Informativo, finalizzato alla creazione di un set di dati socio-economici e demografici relativi ad indicatori di base, disaggregati a livello comunale, quali popolazione, servizi socio-assistenziali, consistenza imprese, istruzione e sanità, nonché ogni altro dato reperibile da banche dati istituzionali (Istat, Camera di Commercio, Inps, Regione Piemonte, Provincia di Torino). In aggiunta a queste informazioni di tipo “strutturale” vengono ogni anno acquisiti dalla Regione Piemonte i dati relativi agli utenti in carico agli Enti Gestori dei Servizi Socio Assistenziali e relative prestazioni. Dette informazioni vengono incrociate con il dato della popolazione residente nei territori di competenza degli Enti consentendo così di conoscere il flusso di popolazione che si rivolge ai servizi e la tipologia di prestazioni afferente a ciascun territorio, cogliendo differenze e particolarità legate al tipo di territorio (più o meno urbanizzato) ma anche al tipo di cultura prevalente. È così possibile individuare differenze legate alla posizione territoriale dei Servizi, all’ampiezza delle comunità servite e quindi anche alla presenza o meno di una rete sociale che garantisce ancora un supporto alle persone in difficoltà. Il Sistema Informativo, nato per assolvere ad una precisa previsione normativa, ha svolto in questi anni un ruolo di supporto al territorio impegnato nella predisposizione dei Piani di Zona, diventando nel tempo anche un punto di riferimento per gli Enti Gestori nella raccolta di dati routinari necessari alla predisposizione degli atti di programmazione annuale quali le Relazione Previsionali e Programmatiche, la cui parte introduttiva richiede un inquadramento socioeconomico e demografico del territorio oggetto di intervento. Nel versante interno del Servizio, l’ufficio è diventato punto di riferimento non solo per la predisposizione dei dati di base necessari alla programmazione degli interventi dell’Ente in materia di politiche giovanili, immigrazione, volontariato, ma anche supporto per l’elaborazione di questionari e ricerche specifiche Nel 2010 in collaborazione con l’Ufficio Giovani e Servizio Civile è stata realizzata la ricerca sulla partecipazione giovanile. La ricerca, interamente progettata e gestita all’interno dei due servizi, dalla costruzione del questionario alla formazione dei giovani in servizio civile che hanno materialmente effettuato le interviste e i focus group, è stata presentata pubblicamente il 24 novembre 2010. Sulla stessa linea è proseguita la collaborazione con l’Osservatorio provinciale degli operatori sociali, attraverso un’indagine formativa degli operatori sociali in collaborazione con il COREP di Torino. Anche il supporto al Programma triennale di contrasto alla vulnerabilità sociale e alla povertà è proseguito con le prime elaborazioni dei dati inerenti gli interventi in materia di Asset Building e MicroCredito attraverso l’analisi dei dati raccolti da Banca Etica, curatrice dei due interventi, e successiva valutazione. Gli esiti di dette elaborazioni saranno oggetto di presentazione pubblica in apposito seminario che si terrà nella primavera 2011 Prosegue inoltre, attraverso una specifica professionalità dell’ufficio, la predisposizione di software gestionali a supporto degli Uffici del Servizio, nonché il supporto a tutte le esigenze di informatizzazione di procedure del Servizio. In particolare nel 2010 è stato impostato il progetto di gestione documentale delle procedure per il mantenimento dell’iscrizione al Registro delle Organizzazioni di Volontariato. Il progetto, ormai in fase di progettazione definitiva, sarà oggetto di test da parte di alcune Organizzazioni di Volontariato nei primi mesi del 2011. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Sistema Informativo 18 OSSERVATORIO PROVINCIALE POLITICHE SOCIALI Il Programma triennale di contrasto alla vulnerabilità aveva approvato, tra le altre linee di intervento, la costituzione dell’Osservatorio delle politiche sociali per dotare l’Ente di uno strumento stabile di raccolta, elaborazione e diffusione di dati, che rappresentasse altresì risorsa cruciale per i processi decisionali, per il collocamento delle risorse e per la valutazione dell’impatto territoriale delle politiche attuate dall’Ente. La scelta di costruire un Osservatorio provinciale delle politiche sociali nasceva dalla necessità di dotare anche la Provincia di Torino di uno strumento atto a monitorare, analizzare e interpretare i fenomeni sociali del territorio. Proprio l’attuazione del programma vulnerabilità ha portato in evidenza come siano cambiati i profili e le richieste delle persone che si rivolgono ai servizi sociali e ancor più di quelli che non vi si rivolgono, pur essendo in uno stato di necessità, magari solo momentaneo, per improvvisi mutamenti nella propria condizione lavorativa o di salute. La realizzazione di un efficiente Osservatorio può contribuire ad evidenziare questi nuovi fenomeni di marginalità attraverso lo studio delle dinamiche economiche e sociali che insistono sul territorio, sottolineando altresì i luoghi di maggior rischio per particolari situazioni contingenti quali la presenza di settori industriali in crisi o la mancanza di servizi alla persona che possano aiutare le famiglie nei loro bisogni di conciliazione tra lavoro e cura. Le nuove linee guida regionali per la realizzazione della seconda triennalità dei Piani di Zona Sociali al punto 3. “Gli attori, gli organi e gli strumenti del Piano di Zona prevedono che le Province… “ favoriscono la piena attuazione dell'art. 5 della L.R. 1/2004, istituendo un "osservatorio provinciale sulle politiche sociali" che proceda alla raccolta ed elaborazione dei dati sui bisogni e sulle risorse pubbliche e private di servizi sul territorio”. Tale previsione, già attuata dalla nostra Provincia all’interno del lavoro dell’Ufficio Sistema Informativo, trova organica attuazione attraverso l’Osservatorio che, per quanto riguarda l’anno 2010, ha operato principalmente sulla costruzione di un Profilo di Comunità della Provincia di Torino che coniugasse aspetti sociali, economici e parzialmente sanitari per costruire un profilo di benessere/malessere/stagnazione dei vari territori. I dati utilizzati, tutti su base comunale, sono desunti da banche dati locali e nazionali, istituite prevalentemente per scopi di tipo amministrativo-contabile, che sono stati analizzati attraverso l’utilizzo di analisi statistiche di riduzione dei dati (analisi per componenti principali). Gli indicatori utilizzati, che sotto si elencano, afferiscono a diversi tematismi: sociali, economici, demografici, sanitari, civili e culturali, e hanno come comune denominatore la granulometria comunale: - Tasso Mortalità Standardizzato 2006 (relativo a tre cause evitabili: accidentali, alcool e fumo) % diplomati al 2001 su popolazione (stock) % laureati al 2001 su popolazione (stock) % laureati nel 2008 su popolazione (flusso) Tasso di fecondità media (triennio 2006-2008) Indice di dipendenza demografica anno 2008 Densità abitativa anno 2008 % votanti camera politiche anno 2008 % redditi inferiori a 20.000 irpef anno 2006 % esercizi commerciali di prossimità anno 2008 su popolazione % bar, circoli e ristoranti censiti anno 2008 su popolazione % edicole censite anno 2008 su popolazione Altitudine L’analisi in componenti principali di questi quindici indicatori ha evidenziato due componenti ritenute significative, di seguito denominate “dinamismo socio economico” e “dinamismo popolare”. L’incrocio di queste due dimensioni (modalità: alta e bassa) ha generato quattro tipologie di profilo che sono state così denominate: a) b) c) d) comunità comunità comunità comunità a sviluppo equilibrato a sviluppo non equilibrato fragile isolata. 19 Lo schema sotto riportato chiarisce la tipologia dei quattro profili. Dinamismo socioeconomico Dinamismo demografico popolare Alto Alto Alto Basso Basso Alto Basso Basso Denominazione Profilo di comunità di sviluppo equilibrato Profilo di comunità di sviluppo non equilibrato Profilo di comunità vulnerabile Profilo di comunità isolata Ognuno dei 315 comuni della provincia di Torino appartiene, in modo prevalente, ad uno solo di questi quattro profili di comunità. 20 Il lavoro, così come delineato, è stato presentato a Firenze al convegno ”Qualità della vita: riflessioni, studi e ricerche in Italia", organizzato dall’Associazione Italiana per gli studi sulla qualità della vita, sottoposto ad una prima validazione metodologica sul percorso seguito, sulle modalità operative adottate e sulla propedeuticità rispetto a modelli di valutazione di impatto per le politiche pubbliche (ad esempio lavoro, trasporti, assistenza, ambiente ecc) da parte di ricercatori esperti. Si tratta però di un lavoro esplorativo che dovrà essere sottoposto a ulteriori verifiche con i territori stessi, per raccogliere le loro impressioni e le differenze rispetto alla percezione che ogni territorio ha delle proprie dinamiche. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Sistema Informativo Ufficio Programmazione Territoriale Ufficio Sanità Staff del Dirigente 21 VULNERABILITÀ SOCIALE PROGRAMMA DI POLITICHE PUBBLICHE DI CONTRASTO ALLA VULNERABILITÀ SOCIALE E ALLA POVERTÀ12 Il Programma promuove politiche pubbliche destinate ad affrontare il fenomeno della vulnerabilità sociale, ovvero è la scarsità di mezzi per difendersi da un attacco improvviso, sia sul versante economico sia su quello esistenziale. La vulnerabilità sociale è intesa come condizione distinta dalla povertà, che si genera quando ad una preesistente situazione di fragilità si associano emergenze o eventi imprevedibili che destabilizzano il corso della vita e rischiano di portare l’individuo e la famiglia all’impoverimento. Povertà e vulnerabilità non sono fenomeni statici ma processuali: poiché si può divenire poveri, per effetto di una molteplicità di fattori, intervenire sulla vulnerabilità significa realizzare azioni precoci e preventive per allontanare il più possibile quel rischio o per interrompere la catena di eventi scatenanti e per ridurre il tempo di esposizione al rischio. La vulnerabilità può essere osservata e descritta focalizzando l’attenzione su una molteplicità di aspetti, ciascuno con una rilevanza specifica: dal mercato del lavoro a quello della casa, dalla condizione di salute alla fragilità familiare, dall’insufficienza del reddito all’intermittenza del lavoro, dal ridursi delle reti di protezione sociali pubbliche all’impoverimento delle proprie reti relazionali. Pur senza considerare macrofenomeni come la crisi economico-finanziaria e la crisi ambientale, anche nella dimensione micro i rischi percepiti e reali di compiere scelte inefficaci e sbagliate o di venir travolti da avvenimenti incontrollabili hanno prodotto quella che viene definita come “la società del rischio”: il trasferimento del rischio dalla collettività all’individuo, a questo punto solo di fronte alle infinite, forse illusorie, opportunità, ma solo soprattutto di fronte agli assai più concreti rischi di fallimento. La vulnerabilità sociale rappresenta, quindi, un’area grigia ed invisibile, non è una categoria di individui, ma una condizione che coinvolge un alto numero di cittadini e famiglie, né poveri né emarginati, per questo è difficile da intercettare poiché sfugge al semplice parametro economico e reddituale, che pur rimane significativo, e si presenta come fenomeno multidimensionale determinato dalla combinazione di situazione economica, relazionale e sociale. La Provincia di Torino, attraverso il Programma Fragili Orizzonti avviato nel 2005, ha offerto al territorio provinciale opportunità, destinate ai cittadini, per sperimentare nuove forme di welfare locale che i partner territoriali sono chiamati ad adattare in rapporto alle proprie specificità e i cui esiti andranno monitorati e attentamente valutati per poter proporre un modello ottimale e l’eventuale passaggio a politiche ordinarie. 12 http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/vulpov 22 le attività 2010 MICROCREDITO INDIVIDUALE Consente a soggetti normalmente considerati non bancabili di in partenariato con Banca Popolare ottenere un prestito sulla base soprattutto di garanzie morali, è Etica necessaria comunque una capacità di restituzione. Sede di sperimentazione: Chieri Cuorgnè Grugliasco-Collegno Ivrea Orbassano Pianezza Pinerolo Moncalieri Rivoli La somma massima pro-capite è di 5000 euro restituibili in 36 mesi con un tasso del 4,5%. La Provincia ha istituito un Fondo di Garanzia di 450.000 euro a parziale copertura dei rischi di mancata restituzione con un rapporto 1:2 con Banca Popolare Etica, il montante complessivo ammonta quindi a 900.000 € Obiettivo di questa azione è sostenere progetti di sviluppo personale, aiutare ad affrontare situazioni di emergenza economica ed eventualmente ristrutturare la modalità individuale di rapporto con il denaro e con il bilancio famigliare. ASSET BUILDING “Risparmia e Raddoppi” È un percorso di risparmio della durata di 1 “Risparmia e raddoppia!” anno al termine del quale la Provincia integra con una somma pari in partenariato con Banca Popolare all’ammontare risparmiato. Etica e Fondazione Culturale Responsabilità Etica Onlus L’azione viene realizzata attraverso la formazione individuale e di gruppo con l’accompagnamento di Banca Popolare Etica. Sede di sperimentazione: Chieri I risparmi così realizzati sono impiegati per le finalità concordate con i Cuorgnè beneficiari tra quelle precedentemente individuate dal Tavolo di Grugliasco-Collegno Lavoro Locale; beneficiari e banca definiscono l’entità del risparmio e Ivrea l’entità del versamento mensile. Orbassano Pianezza Per la sperimentazione di questa azione sono stati stanziati 372.000 Pinerolo per integrazioni del valore massimo pro-capite di 1.500 euro. Rivoli L’azione mira a sviluppare la capacità di progettare le spese piuttosto che ricorrere al credito, sviluppare capacità di autoregolazione e consapevolezza del proprio bilancio familiare. GRUPPI D’ACQUISTO COLLETTIVO – GAC “Collettivo è meglio!” in partenariato con Movimento dei Consumatori di Torino. Sede di sperimentazione: Circoscrizione V - Torino Circoscrizione VI – Torino Progetto Diana - Torino Piossasco Rivoli Ivrea Pinerolo Grugliasco Venaria Piscina Nichelino Ospedale Chieri “INFORMATI È MEGLIO!” in partenariato con Banca Popolare Etica, Movimento Consumatori Torino Con “Collettivo è meglio!” vengono organizzati e gestiti gruppi d’acquisto sul modello dei Gruppi d’Acquisto Solidale. Di ciascun gruppo si occupa un “facilitatore” indicato dai territori, con un piccolo, ma significativo impatto anche sull’occupazione. Il listino è di prodotti biologici e di agricoltura a lotta integrata, da produttori del territorio secondo la locila della filiera corta e del km. Zero. Altri prodotti provengono dalla rete del Commercio Equo e Solidale. L’azione è finalizzata a diffondere uno stile di consapevoli e responsabili sotto il profilo ambientale e della salute. Inoltre, nel condividere una modalità di comportamento, gli iscritti possono sperimentare nuove relazioni e partecipare a varie iniziative. Alla riuscita dell’azione concorre la partecipazione di numerose associazioni di volontariato e di cooperative. Sono moduli formativi dedicati alla cittadinanza sui temi del consumo responsabile, della finanza etica e dell’autodifesa del cittadino. Lo scopo è sensibilizzare una più ampia fascia di persone, sviluppare la cultura della sostenibilità e far conoscere le opportunità offerte dal Programma. 23 le attività 2010 RETE ALIMENTARE SOCIALE con l’Assessorato all’Agricoltura, si svolge in paternariato con il Centro agroalimentare di Torino-CAAT, l’ASL TO3 e il Banco Alimentare È l’attività di recupero e distribuzione di prodotti freschi altrimenti destinati allo spreco. Una volta alla settimana i volontari raccolgono la frutta e verdura messa a disposizione dai grossisti che operano presso il Centro AgroAlimentare torinese (CAAT); i volontari provvedono a eseguire le procedure amministrative necessarie e curano la distribuzione delle derrate ad associazioni che a loro volta ne curano la successiva distribuzione agli utenti finali. Obiettivo di questa azione è assicurare il consumo di prodotti agroalimentari freschi anche alle persone in condizione di disagio estremo concorrendo così a migliorarne la dieta ed eventualmente la condizione di salute. COMUNICAZIONE SOCIALE È stato prodotto materiale informativo per la promozione e diffusione delle azioni del Programma. AZIONI DI SISTEMA Tavoli di lavoro per monitorare le azioni di microcredito ed asset building acquisto (con i Comuni e d i Consorzi); eventuale rimodulazione; definizione del target; conferenze stampa di rilancio delle iniziative; comunicazione ai destinatari; incontri di presentazione ai destinatari; incontri con associazioni per promuovere le iniziative; raccolta delle domande di adesione a microcredito e asset building; gestione dei Gruppi di Acquisto Collettivo; realizzazione dei moduli formativi/informativi proseguimento dell’attività nei territori di Torino Chieri Ivrea Orbassano Collegno/Grugliasco Pinerolo Rivoli Cuorgnè AZIONI DI SISTEMA estensione dell’attività nei territori di Torino Pianezza Venaria Piscina Nichelino Moncalieri istituzione dei tavoli di lavoro per la progettazione l’individuazione dei beneficiari; definizione del target; conferenze stampa territoriali di presentazione delle iniziative; incontri di presentazione ai destinatari; raccolta delle domande di asset building; costituzione e gestione dei Gruppi d’Acquisto Collettivo; realizzazione dei moduli formativi/informativi I numeri l’attività di analisi e valutazione delle azioni è in corso di elaborazione in collaborazione con l’Ufficio Sistema Informativo, il Servizio di Epidemiologia dell’Asl 5 e Banca Popolare Etica. I numeri che presentiamo rappresentano, quindi, una prima lettura non definitiva ed incompleta, ma utile ad abbozzare il profilo dei beneficiari e delinearne le caratteristiche della vulnerabilità. MICROCREDITO INDIVIDUALE FONDO DI GARANZIA: 450.000 € FASCE DI REDDITO: tra i 6.000 e i 25.000 € (salvo diversa valutazione N. 375 PERSONE AL DICEMBRE dei servizi sociali) 2010 CONTATTI/RICHIESTE: 375 CIRCA FINANZIAMENTI: 129 TOTALE EROGATO: 391.270 € ESCUSSI: 22 PARI A: 50.793 € a differenza dell’Asset Building non sono state individuali particolari categorie di beneficiari, la candidatura è perciò libera 24 I numeri Profilo dei beneficiari su un campione di n. 330 persone all’ottobre 2010 ETÀ: IL 45% TRA 36/50, IL 35% >50, IL 20% TRA 18/35 NUCLEO FAMIGLIARE: >110 QUELLI COMPOSTI DA 2 PERSONE OCCUPAZIONE: >210 SONO OCCUPATI CAUSA: >130 PER INSUFFICIENZA DEL REDDITO; >100 PER EVENTI STRAORDINARI FINALITÀ: <120 PER SPESE INERENTI LA CASA (AFFITTI, UTENZE), >40 PER SPESE DI MANUTENZIONE DELLA CASA ASSET BUILDING RISORSE: 372.000 € n. 160 persone al dicembre 2010 A DIFFERENZA DEL MICROCREDITO, GLI ENTI HANNO DECISO A MONTE A CHI RIVOLGERE L’AZIONE. TARGET - L’AZIONE RISULTA PERTANTO RIVOLTA A: Profilo beneficiari su un campione di n. 115 persone al dicembre 2010 59% FAMIGLIE CON FIGLI, 19% GIOVANI E STUDENTI, 10% PER PROTESI ODONTOIATRICHE, 9% INVIATI DAI SERVIZI SOCIALI, 3% DONNE INVIATE DAL CPI ETÀ: IL 50% TRA 18/35 ANNI, IL 40% TRA 36/50 NUCLEO FAMIGLIARE: >40 COMPOSTI DA 4 PERSONE, >30 DA 3 PERSONE OCCUPAZIONE: >45 IMPIEGATI, 15 OPERAI FINALIZZAZIONE RISPARMIO: >30 >20 >10 >15 SPESE PER LA CASA, PER LIBRETTO RISPARMIO, SALUTE, AUTOMOBILE (PER OCCUPAZIONE), LAVORO E FORMAZIONE FORME DI RISPARMIO: IL 50% NON HA FORME DI RISPARMIO IN CORSO 25 I numeri GAC “COLLETTIVO È MEGLIO!” Risorse: 125,500 € Gruppi: n. 12 ISCRITTI: n. 1037 produttori: n. 50 circa referenze: n. 150 ordini: annuale n. 7764 MOVIMENTAZIONE PRODOTTI: settimanale: n. 3 tonnellate (t. 1,5 frutta e verdura; t. 1,5 secco) annuale: t. 120 COORDINATORI: n. 12, 1 per gruppo RAS RETE ALIMENTARE SOCIALE RISORSE: 15.000 € ASSOCIAZIONI/ENTI: n. 11 MOVIMENTAZIONE: 72,766 tonnellate nell’anno tra frutta, verdura e legumi PASTI: n. 200.000 Si segnala che con la Deliberazione della Giunta Provinciale n. 1367-45798/2010 del 14 dicembre 2010, avente ad oggetto “Programma di politiche pubbliche di contrasto alla vulnerabilità sociale e alla povertà la convenzione con Banca Popolare Etica e Fondazione Culturale Responsabilità Etica onlus” è stata formalmente prorogata fino al 30 giugno 2011. Le attività inerenti il microcredito, per la parte riguardante l’erogazione dei prestiti, sono possibili, quindi, fino alla scadenza della proroga. Il termine per l’Asset Building era già posticipato a tutto il 2012 per motivi tecnici (far sì che il risparmiatore abbia il tempo di impiegare la quota in un momento successivo al completamento del percorso, per esempio per iscrizioni scolastiche o universitarie). Parallelamente, nel corso del 2011 si metteranno in campo le attività di valutazione ed eventuale riprogettazione delle due azioni. È previsto per la primavera del 2011 un seminario, organizzato da Banca Popolare Etica finalizzato alla restituzione dei dati elaborati e per formulare ipotesi circa l’eventuale avvio di nuova fase di progettazione. Il seminario, vedrà la partecipazione attiva degli “stakeholders” di territorio e di esperti di rilievo nazionale. Infine, ma non per importanza, è utile segnalare che la convenzione con Movimento Consumatori di Torino per la gestione dei GAC prosegue per tutto l’anno 2011. Infatti, con DGP n. 1447-45793/2010 del 21 dicembre 2010 è stato approvato il “Programma di politiche pubbliche di contrasto alla vulnerabilità sociale e alla povertà. Convenzione con Movimento Consumatori - Comitato Provinciale di Torino. Progetto “Collettivo è meglio3!” – anno 2011. Contributo” U.I. EURO 90.690,00 – u.s. euro 11.210,00. Prende concretamente avvio con la citata deliberazione un processo di autonomizzazione dei Gruppi, per favorire il quale sono state introdotte alcune significative indicazioni ed alcune modifiche mirate alla graduale e progressiva messa in autonomia dei gruppi (10/12 Gac a rotazione) a partire dalla parte di gestione a carico del facilitatore. È previsto un più stringente coinvolgimento degli enti locali, del volontariato, dell’associazionismo d’utenza e della cooperazione il cui esito atteso è la realizzazione nel tempo di una piena autosostenibilità dell’azione ed il suo radicamento nel territorio. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Programmazione Territoriale 26 TUTELA & DIRITTI UFFICIO PROVINCIALE DI PUBBLICA TUTELA E RAPPORTI CON L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA13 L’Ufficio di Pubblica Tutela e Rapporti con l’Autorità Giudiziaria, istituito con Deliberazione della Giunta Provinciale n. 478-468428 del 15 maggio 2007, svolge compiti di supporto, formazione ed informazione a tutori, curatori ed amministratori di sostegno, in collegamento con le Autorità Giudiziarie competenti. Al fine di realizzare tale compito nel corso del 2010 l’Ufficio ha lavorato al progetto “Il sistema degli Uffici Tutele Integrati”. In sintesi il progetto prevedeva la costituzione di tre uffici integrati ASL - Enti Gestori dei servizi socio - assistenziali per la gestione patrimoniale / amministrativa dei provvedimenti e per il raccordo con l’Autorità Giudiziaria ai quali tutti i soggetti pubblici nominati (e quindi titolari delle funzioni di progettazione personalizzata, di predisposizione e monitoraggio degli interventi) delegavano le proprie funzioni. Il progetto, elaborato dall’Ufficio di Pubblica Tutela su richiesta del coordinamento degli Enti gestori dei servizi socio assistenziali, ha visto, durante lo scorso anno, la partecipazione ad un tavolo tecnico di rappresentanti degli Enti Gestori, delle ASL TO 3, TO4 e TO5, di rappresentanti degli assessorati regionali al Welfare e alla Sanità. Nonostante la volontà delle ASL, degli assessorati regionali e del nostro Ente (era stato previsto da Regione e Provincia anche un contributo economico), gli Enti Gestori hanno deciso, nel mese di febbraio, di non dare attuazione al progetto in quanto è stato paventato il rischio di un allontanamento eccessivo tra chi gestisce la cura della persona e chi ne amministra il patrimonio; non è stato individuato di fatto un altro soggetto terzo come tutore, ma solo prevista la delega delle funzioni al responsabile dell’UTI ( Ufficio di Tutela Integrato), non vi è la disponibilità a distaccare il personale amministrativo dedicato presso i costituendi uffici. In questa fase di riorganizzazione dei Servizi e nell’ambito dell’integrazione socio-sanitaria, si auspica che il progetto UTI possa essere ripreso in considerazione. In relazione al precedente punto l’UPPT (Ufficio Provinciale di Pubblica Tutela) ha comunque deciso di dar seguito: all’elaborazione del progetto per la ricerca di tutori volontari, ai quali assegnare i provvedimenti (anche eventualmente nell’ottica della diminuzione del numero di tutele pubbliche). Il progetto ha ottenuto la convalida da parte dei Tribunali della Provincia; i Giudici Tutelari e/o Presidenti dei Tribunali hanno garantito la loro disponibilità a nominare volontari come tutori, curatori, amministratori di sostegno e a validare l’attività informativa sui provvedimenti di protezione attraverso l’uso di siti internet istituzionali, con la pubblicazione di modulistica condivisa e di opuscoli tematici; alla creazione di un software per la gestione delle cartelle dei tutelati deferiti ai soggetti pubblici, consultabile anche dai giudici tutelari per le funzioni di competenza. L’ideazione e la realizzazione del software rientra nell’ambito della gara pubblica che l’Amministrazione ha bandito per la gestione dello Sportello di informazione sociale; all’Inserimento nel sito internet dell’Ente di un’apposita sezione dedicata ai provvedimenti di protezione per un’informazione di base sulle norme giuridiche di riferimento e per promuovere l’attività dell’Ufficio di Pubblica Tutela. Per quanto riguarda la formazione è stato progettato e realizzato un corso, approvato dalla Commissione regionale per la formazione dei medici di medicina generale, rivolto ai medici di famiglia che ha approfondito le seguenti tematiche: − − − − − − 13 La tutela e i diritti dell’individuo. Le misure di protezione giuridica delle persone prive in tutto o in parte di autonomia. Tutela, curatela e amministrazione di sostegno (curato da un docente universitario di diritto civile) Il percorso di tutela socio-assistenziale e sanitaria previsto dalla Regione Piemonte (applicazione dei LEA sull’area socio-sanitaria, assistenza domiciliare e residenziale, integrazione socio-sanitaria) (curato da Regione Piemonte); La rete territoriale per il benessere e l’assistenza delle persone fragili: l’approccio multidisciplinare, le unità valutative e la progettazione individualizzata (curato da tre dirigenti dei servizi sociali); La segnalazione alla Procura della Repubblica. Le procedure da seguire per l’attivazione delle predette misure. La tutela della Persona fragile in ambito penale (la rilevazione di episodi di maltrattamento, abbandono delle persone incapaci, omissione di soccorso, truffa, circonvenzione) (curato da magistrati delle Procure della Repubblica presso i Tribunali di Torino, Ivrea e Pinerolo) http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/pubblica_tutela/presentazione 27 − I presupposti medico-clinici dei provvedimenti di protezione e il ruolo del medico di medicina generale nell’anamnesi del paziente in rapporto con la sua condizione socio-familiare e nella predisposizione del progetto assistenziale individuale (curato da due medici di medicina generale). Il corso si è svolto in tre edizioni, in base al territorio di provenienza dei medici partecipanti. Sempre in tema di formazione si è collaborato con l’Ufficio Programmazione Territoriale per la realizzazione dei corsi di area vasta per operatori sociali sulla protezione dei minori. In particolare si è concluso il corso “Lavorare con il conflitto”, modulo base di sensibilizzazione alla gestione dei conflitti familiari e si sono svolti due moduli di approfondimento sui progetti per la continuità genitoriale e la facilitazione dei legami negli spazi per il diritto di visita e di relazione (modulo A) e sul tema dei conflitti nelle famiglie multiculturali (modulo B). In seguito all’adozione delle Linee guida regionali in materia di interventi a favore dei minori non riconosciuti alla nascita, l’Ufficio conserva i riferimenti delle pratiche amministrative e raccoglie i dati statistici relativi ai minori non riconosciuti nati nella Provincia di Torino (nel 2010 pervenute solo 9 segnalazioni a fronte delle 33 dell’anno 2008). Sono state accolte 18 richieste di informazioni da parte di persone adottate circa le loro origini. L’Ufficio fornisce notizie in merito al minore ed al periodo trascorso in Istituto. Si è terminata l’archiviazione e il riordino del materiale riguardante gli utenti del SAMI. In collaborazione con l’Ufficio di Informazione Sociale è stato elaborato un “vademecum” composto da schede informative tematiche (raccolte in tre volumi dedicati rispettivamente a minori, adulti e anziani) rivolte a persone con ridotte o nulle autonomie e ai loro familiari. La pubblicazione è consultabile all’interno del sito istituzionale della Provincia all’indirizzo http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/guida_diritti/guida_diritti e contiene approfondimenti circa le prestazioni socio assistenziali, previdenziali e le misure di tutela giuridica. Dalla pagina indicata è anche possibile accedere, in base alla ricerca per comune, agli indirizzi ed ai riferimenti telefonici dei Tribunali e delle Procure di riferimento, degli Enti gestori dei Servizi sociali, delle ASL e dei distretti sanitari. L’Ufficio è stato coinvolto nel Progetto di cooperazione Italia - Francia 2007-2013 Alcotra. L’UPPT ha presentato una scheda progetto “Tutela e diritti” per la ricerca di partner francesi per la definizione di un modello comune transfrontaliero di gestione dei provvedimenti di protezione. Nonostante i partner francesi non abbiano aderito, l’ufficio valuterà la possibilità di proporre il progetto all’interno delle linee di finanziamento dei programmi europei.(NON LO METTEREI VISTI GLI ORIENTAMENTI ULTIMI) Come ogni anno è proseguita la rilevazione dei dati sui provvedimenti di protezione presso i Tribunali della Provincia di Torino: a fine 2009 si registrano 9.858 provvedimenti, nel 2004 erano 6.599. Si è registrato, quindi, nel nostro territorio un aumento percentuale del 49,39% . I dati raccolti confermano come la complessità dei bisogni espressi dalla popolazione stia crescendo progressivamente in ragione di cambiamenti sostanzialmente rappresentati dall’invecchiamento della popolazione, dalla presenza di nuove disabilità e da un sensibile aumento dell’aspettativa di vita per i soggetti con patologie progressive ed invalidanti che generano riduzione delle autonomie personali e, di conseguenza, necessità di protezione. Provvedimenti assegnati dall’Autorità Giudiziaria (variazione 2004-2009) Tribunale Torino Totale 2004 Totale 2009 % 4.183 6.107 Torino – sede distaccata di Chivasso 290 574 97,93 Torino – sede distaccata di Ciriè 374 461 23,26 Torino – sede distaccata di Moncalieri 505 733 45,15 Torino – sede distaccata di Susa 305 344 12,79 Ivrea 427 475 (*) 11,24 Pinerolo 499 1.013 103,01 16 151 843,75 6.599 9.858 49,39 Alba (Comuni di Carmagnola, Isolabella, Poirino, Pralormo) TOTALE 46 28 L’Ufficio di Pubblica Tutela fornisce consulenze a privati ed operatori pubblici, è possibile concordare appuntamenti prendendo contatti per telefono oppure attraverso la mail [email protected]. COORDINAMENTO DEI SERVIZI DI CONSULENZA E MEDIAZIONE FAMILIARE Con Deliberazione della Giunta Provinciale del 30.3.10 n. 313-11560 è stato formalizzato il tavolo permanente di coordinamento provinciale degli operatori dei Servizi di Consulenza e Mediazione Familiare. Dal 2001, prima nell’ambito del servizio “Genitori ancora” poi con il coordinamento dell’Ufficio Provinciale di Pubblica Tutela e rapporti con l’Autorità Giudiziaria del Servizio Solidarietà Sociale, si promuovono periodici momenti di incontro, che, salvaguardando le specificità dei vari ambiti territoriali, intendono favorire e coordinare il confronto tra le diverse iniziative di Consulenza-Mediazione avviate nell’ambito di Centri pubblici e/o di Servizi di Consulenza e Mediazione familiare, Consultori familiari, Centri per le famiglie, istituiti dagli Enti Gestori dei Servizi Socio Assistenziali e dalle ASL. Il tavolo si prefigge i seguenti obiettivi: promuovere la mediazione familiare sul territorio: come utilizzare al meglio le risorse ed esperienze già esistenti, ma anche ricercare nuove strategie per una gestione pacifica delle controversie familiari attraverso il confronto, lo scambio di esperienze, le sinergie tra territori differenti; promuovere una cultura della Mediazione Familiare sostenendo momenti di confronto e di rielaborazione delle esperienze; organizzare percorsi di sensibilizzazione, formazione, supervisione ed aggiornamento su tematiche specifiche relative alla mediazione familiare, ma anche relative al più ampio tema della tutela e protezione dei minori esposti ai conflitti in ambito familiare e del sostegno ai loro genitori; organizzare percorsi di confronto, di raccordo e di formazione congiunta con gli operatori del Diritto, con particolare riferimento all’Avvocatura, dei Servizi territoriali e del mondo della Scuola; creare sinergie tra territori, sostenere, come Coordinamento, “progetti sperimentali” nel campo della prevenzione del danno evolutivo arrecato ai minori dal protrarsi delle gravi conflittualità familiari; sviluppare ambiti di raccordo tra le pratiche di mediazione familiare e quelle dei luoghi per il diritto di visita e di relazione (Luoghi Neutri/Spazi di incontro), analogamente impegnati al mantenimento della continuità genitoriale indebolita dalla rottura dei legami familiari; rielaborare, a partire dalle riflessioni sull’esperienza concreta, un modello provinciale che tenti di omogeneizzare sul territorio gli interventi nel campo della mediazione familiare e della gestione pacifica delle controversie, tenendo conto delle diversità strutturali presenti, in attesa che, a livello nazionale, venga data compiutezza alla mediazione familiare definendo altresì il profilo, la formazione e la deontologia del mediatore familiare; raccogliere, indicizzare e diffondere documentazioni ed informazioni utili allo svolgimento del lavoro dei mediatori familiari impegnati nei servizi territoriali; raccogliere ed elaborare dati sulla mediazione familiare e gli interventi ad essa collegati. Il tavolo tecnico ha consentito agli operatori la discussione e la sedimentazione di un patrimonio di esperienze, riflessioni e rielaborazione del lavoro svolto, la costruzione di sinergie tra territori differenti, l’utilizzazione al meglio delle risorse e delle esperienze già esistenti, nonché di orientare ed accompagnare nuovi servizi, ricercare strategie inedite per una gestione pacifica delle controversie familiari e per la tutela e protezione dei minori e dei soggetti fragili esposti ai conflitti in ambito familiare ed il sostegno ai genitori. È parte integrante di tale Coordinamento l’Ufficio di Servizio Sociale presso la VII sez. civile (sez. famiglia- separazioni e divorzi ) del Tribunale Ordinario di Torino. Tale ufficio, che vede la collaborazione tra la Provincia di Torino e la Città di Torino, è attivo dal 1991 e, in base alla Convenzione tra la Provincia di Torino e il Tribunale Ordinario di Torino, autorizzata con Deliberazione di Giunta Provinciale n. 1742 – 547008 del 29/12/2006, svolge funzioni di raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali nelle situazioni che rendono necessari interventi a tutela dei minori. Nel corso del tempo si sono realizzati anche spontanei e duraturi raccordi con i mediatori ed i consulenti familiari di altre Province piemontesi che hanno chiesto di aderire per contribuire e beneficiare del costruttivo confronto. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Pubblica Tutela 29 UFFICIO DI SERVIZIO SOCIALE PRESSO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TORINO (SEZIONE FASCE DEBOLI) Il 28 febbraio 2007 è stata stipulata tra la Provincia di Torino e la Procura della Repubblica di Torino una convenzione, della durata di 5 anni, che formalizza l’attività dell’Ufficio di Servizio Sociale, con finalità di tutela delle fasce deboli e di raccordo con gli Enti Gestori dei Servizi socio-assistenziali afferenti la giurisdizione del Tribunale di Torino. L’attività dell’assistente sociale, destinata dalla Provincia, fatta salva la collaborazione con le assistenti sociali assegnate all’Ufficio da altre amministrazioni, svolge le seguenti funzioni: − raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali della Provincia attraverso il coordinamento, l’informazione e il supporto agli stessi, in merito alle richieste di intervento e di indagine provenienti dalla Procura della Repubblica; − valutazione professionale delle segnalazioni che giungono dal territorio, richiedenti intervento giuridico a tutela delle fasce deboli della popolazione; − attività di ricevimento dei cittadini che chiedono l’attivazione di misure di protezione civili a favore di loro congiunti, di informazione ed attivazione delle procedure più idonee. − raccolta, elaborazione e diffusione dei dati utili a livello territoriale per la programmazione di interventi a tutela delle fasce deboli della popolazione; − promozione in ambito giuridico della conoscenza delle risorse presenti sul territorio e della modalità di intervento dei Servizi socio-sanitari; − collaborazione con i Servizi territoriali e provinciali per la progettazione di interventi destinati alla tutela delle fasce deboli. − partecipazione e collaborazione con il Coordinamento Cittadino contro la Violenza alle Donne L’attività dell’anno 2010 si può riassumere nei seguenti dati: SEGNALAZIONI giunte dal 1 gennaio al 31 dicembre 2010. PROVENIENZA n. ENTI GESTORI 103 PRIVATI 87 ASL 47 AA.GG 44 OSPEDALI 24 ASSOCIAZIONI - ALTRO 10 TOTALE 315 Dettaglio per fasce d’età: Dettaglio per fasce di età 18-29 anni 24 30-49 anni 54 50-64 anni 49 65-74 anni 47 Over 74 141 TOTALE 315 30 Dettaglio per Ente Gestore Socio-Ass.le: PROVENIENZA Consorzi n. Cidis Orbassano 4 Cis Ciriè 7 Cisa 12 Nichelino 6 Cisa 31 Carmagnola 2 Cisa Rivoli 6 Cisap Grugliasco 5 Ciss Chivasso 7 Cissa Pianezza 4 Cissa Moncalieri 8 Cissp Settimo 23 Cssa del Chierese 12 C.a.s.a Valsangone 4 C.M. Valli di Lanzo 7 Conisa Valsusa 7 Ciss 38 Cuorgnè 1 TOTALE Dettaglio per ASL/Ospedale: PROVENIENZA ASL n. ASL TO 3 17 ASL TO 4 16 ASL TO 5 14 OSPEDALI 24 MEDICI DI BASE 3 TOTALE 74 103 RICORSI DEPOSITATI NELL’ANNO 2010 PROVENIENZA n. ASO 62 INTERDIZIONE 138 INABILITAZIONE - Intervento chirurgico urgente 7 REVOCA INABILITAZIONE 1 REVOCA INTERDIZIONE 3 TOTALE 211 Servizio Solidarietà Sociale Ufficio di Servizio Sociale presso la Procura della Repubblica Sezione Fasce Deboli 31 UFFICIO DI SERVIZIO SOCIALE PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO (VII SEZIONE CIVILE - DIRITTO DI FAMIGLIA) Presente a Torino dal 1991, sulla base di accordi tra la Provincia, il Comune ed il Tribunale Ordinario, l’Ufficio di Servizio Sociale presso la VII sezione civile del Tribunale si occupa del raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali nei procedimenti di separazione e divorzio conflittuali con figli minori, finalizzato alle decisioni circa l’affidamento dei figli ed il diritto degli stessi al mantenimento delle relazioni familiari. Tale Ufficio, come da convenzione istitutiva rinnovata nel 2007, prevede la presenza di due assistenti sociali, fornite congiuntamente dalla Provincia e dal Comune di Torino, coadiuvate per le incombenze amministrative da un’impiegata; esso infatti ha tra i suoi compiti la comunicazione materiale delle ordinanze ai Servizi territoriali, oltre che la trasmissione ai giudici delle relazioni provenienti dagli stessi Servizi. A causa delle note difficoltà di reperimento del personale, dall’anno 2009 la presenza della A.S. dislocata dal Comune di Torino è stata limitata ad un metà tempo lavorativo, mentre per far fronte almeno in parte alla mancata sostituzione dell’impiegata ci è stata concessa per un totale di 10 ore settimanali (pomeridiane) la collaborazione di un addetto alla Cancelleria a tempo determinato. Da lungo tempo quindi il personale previsto per garantire le attività dell’ufficio risulta dimezzato. Nel corso del 2010 si è completato il nuovo gruppo di Magistrati della sezione, che attualmente in totale sono 10, compreso il Presidente; 3 di essi sono specificamente Giudici Tutelari, ma tutto il gruppo fa fronte al notevole carico delle cause afferenti alla sezione Famiglia (vedi tabella seguente). DATI GENERALI SEPARAZIONI (trasmessi dalla Cancelleria VII Sezione Civile) Anno Totale nuove cause eparazioni / divorzi Nuove Istanze Separazioni Nuove Istanze vorzi 2001 886 389 242 2002 915 184 449 2003 059 368 426 2004 933 185 485 2005 787 064 425 2006 00 705 508 2007 833 847 661 2008 719 808 593 2009 573 804 425 2010 174 769 405 Nuove Istanze Modifiche A conclusione del turn-over dei Magistrati della sezione, nel 2010 si è potuta riprendere la prassi di incontri periodici con tale gruppo di lavoro, volti ad aumentare la conoscenza reciproca e delle rispettive modalità operative, ed alla costruzione di un linguaggio condiviso. È inoltre iniziata la sperimentazione denominata “Progetto Piccoli” sul territorio della città di Torino, a seguito dell’apertura a febbraio 2010 del Centro per le Relazioni e le Famiglie di via Bruino, 4. Essa ha l’obiettivo di mettere in contatto i genitori di figli molto piccoli (in età prescolare) che affrontano una separazione giudiziale, con luoghi competenti come i Centri per le Famiglie, in cui avere consulenza ed essere aiutati ad arrivare ad accordi condivisi sui figli, utilizzando anche il periodo critico che intercorre tra la presentazione della domanda e la data dell’udienza presidenziale (di solito 3-4 mesi). Si prevede di estendere successivamente tale sperimentazione anche al territorio provinciale afferente al Tribunale di Torino. 32 Rispetto al territorio provinciale, si ricorda che è indicato sul modello per la richiesta di separazione consensuale con figli minori il sito dello Sportello Sociale della Provincia, al cui interno è reperibile l’indirizzario dei Servizi pubblici di consulenza e mediazione familiare (periodicamente aggiornato a cura degli Uffici provinciali). La ormai collaudata collaborazione con il Coordinamento provinciale dei Servizi pubblici di mediazione e consulenza familiare, nonché con l’Ufficio di Programmazione territoriale nelle sue competenze di formazione degli operatori sociali, ha consentito nel corso del 2010 l’attivazione di ulteriori 2 moduli di formazione di area vasta, inseriti nel piano generale di aggiornamento degli operatori dei servizi territoriali della Provincia, centrati sui temi degli incontri in luogo neutro e del conflitto nelle coppie provenienti da altre culture. Tali percorsi hanno prodotto ulteriori stimoli a proseguire l’approfondimento dell’intervento dei Servizi nell’ambito del conflitto familiare: oltre a ipotizzare un proseguimento del percorso formativo per gli operatori su questi argomenti, si è anche elaborato un progetto di tirocinio formativo e di ricerca per Assistenti sociali, attivabile dal 2011, volto a realizzare sia una prima mappatura che una ricerca sulle modalità d’intervento dei Servizi di Luogo Neutro sul territorio provinciale. Dal 2010 è attivo e si è sperimentato, grazie alla collaborazione con l’ufficio provinciale del Sistema Informativo, il nuovo sistema di archiviazione tramite programma Access, che ha permesso di mantenere i dati “storici” ma creando due archivi distinti, uno relativo ai Servizi della città di Torino e l’altro a quelli della Provincia e delle altre zone, al fine di suddividere il caricamento tra gli operatori per garantire il regolare aggiornamento dell’archivio informatico. L’Ufficio elabora (ed inoltra regolarmente ai vari Enti Gestori) anche i dati specifici per singolo Servizio Sociale territoriale. DATI RAPPORTI COI SERVIZI (raccolti da Ufficio S.Sociale c/o VII Sezione Civile) NNO TOT. INVIATI AI SERVIZI i cui: Comune di Torino cui: Provincia di Torino i cui: tre zone TOT. MINORI COINVOLTI 2001 060 504 466 548 2002 224 535 571 766 2003 269 574 624 811 2004 324 560 691 973 2005 444 615 693 125 2006 475 645 753 167 2007 535 6 764 242 2008 603 738 802 336 2009 491 621 812 232 2010 868 740 048 701 Dalla lettura dei dati emerge quanto segue: - continua al Tribunale di Torino il calo delle istanze di separazione, accompagnato anche da quello dei divorzi e delle modifiche nell’ultimo anno. Sembra aumentare di molto (ma i dati andranno verificati accuratamente) il ricorso ai servizi sociali e sanitari territoriali. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Servizio Sociale presso l’Autorità Giudiziaria 33 “ENFRENTAMENTO Á VIOLÊNCIA CONTRA AS MULHERES” Progetto, finanziato dall’Unione Europea, per la realizzazione di un progetto di consolidamento della rete e le azioni di cooperazione decentralizzata all’interno delle istituzioni e le amministrazioni pubbliche italiane e latino americane sui diritti delle donne,con l’obiettivo di fortificare le iniziative di contrasto alla violenza nei confronti delle donne. I partner del progetto sono: − − − − − Provincia di Torino capofila Brasile: Città di Belo Horizonte, Città di Recife, Città di Contagem, Città di Araraquara, Città di Santos, Città di Teofilo Otoni Argentina: Città di Rosário, Città di Pergamino Uruguay: Città di Canelones Italia: Provincia di Alessandria, Provincia di Milano, Città di Ivrea, Città di Collegno, Città di Borgiallo, Confcooperative Torino, Iscos Ong. Il progetto ha avuto inizio nel dicembre del 2008, ha durata triennale e nel corso del 2010 ha realizzato le seguenti attività : − − − Seminario di studio fra partners italiani e stranieri della durata di una settimana, realizzato a Torino nel mese di marzo 19 marzo 2010 Convegno internazionale “ la Violenza contro le donne: una sfida internazionale” Missione 31 ottobre – 14 novembre 2010 strutturata in tre gruppi tematici ( servizi, inserimenti lavorativi e sensibilizzazione)che hanno viaggiato in maniera indipendente. Ogni gruppo è stato formato da un/a rappresentante delle città partners italiane, (nel caso del gruppo di “Sensibilizzazione”, anche da una rappresentante sudamericana), che hanno scelto come prioritaria la relativa tematica e che si sono recate/i nelle tre città latinoamericane nelle quali si sono iniziati 15 microprogetti Per info: http://www.provincia.torino.it/europa/cooperazione/progetti_coop/prog_americasud/contrastoviolenzadonne Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità 8 MARZO 2010 GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA Ogni anno, nel mese di marzo, questa Provincia sia autonomamente che in collaborazione con la Regione Piemonte, la Città di Torino e alcuni Comuni del territorio realizza manifestazioni ed iniziative che richiamino l’attenzione sulle donne. Il Presidente incontra le dipendenti 8 marzo Auditorium Corso Inghilterra Dopo i saluti istituzionali alle/ai lavoratrici/ori dell’Ente l’avvocata Maria Franca Mina del Forum Associazione Donne Giuriste, ha presentato la legge sullo stalking ad un anno dalla sua approvazione ARTESEDUTA 8 - 31 marzo Esposizione all’interno della sede di corso Inghilterra di sedie provenienti dal vecchio teatro delle “Nuove”, ristrutturate dalle donne detenute all’interno della sezione femminile del carcere di Torino. In collaborazione con Regione Piemonte, Città di Torino, Casa Circondariale Lorusso & Cutugno e Associazione “La casa di Pinocchio”. SEMINARIO “Lotta alla violenza contro le donne: una sfida Internazionale” 19 marzo Attività di cooperazione con l’America Latina con l’obiettivo di consolidare le reti e le azioni decentrate all’interno delle istituzioni e le amministrazioni pubbliche italiane e latino americane sui diritti delle donne per rafforzare le iniziative di contrasto alla violenza nei confronti delle donne; 34 Mostra fotografica UOMINI IN GUERRA, DONNE AL LAVORO 5-12 marzo Atrio dello scalone d’Onore – Palazzo Cisterna – Immagini fotografiche di donne al lavoro nelle fabbriche della Società Nazionale Officine Savigliano durante la Grande Guerra – Stabilimenti Torino e Savigliano periodo 1916/17 Pari Opportunità: Strumenti Per La Formazione Nelle Scuole E Nelle Agenzie Formative Palazzo Cisterna Sala Marmi Incontro di presentazione e sensibilizzazione inerente agli strumenti utili alla formazione sulle tematiche di parità nelle scuole e nelle agenzie formative. Approfondimento con l’Assessore alle Politiche Attive di Cittadinanza, Diritti Sociali e Parità, l’Assessore all’Edilizia scolastica, patrimonio e istruzione e l’Assessore al Lavoro, Formazione professionale, Orientamento per il mercato del lavoro Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità 35 POLITICHE E INTERVENTI A FAVORE DI MINORI E GIOVANI ASILI NIDO La dimensione programmatoria in capo alle Province in materia di asili nido, in particolare nella definizione dei finanziamenti annuali finalizzati al funzionamento e alla gestione degli asili nido comunali, si è complessificata nel corso degli anni. La legge regionale n. 3 del 15/01/1973 stabilisce i “Criteri generali per la costruzione, l’impianto, la gestione ed il controllo degli asili nido comunali costruiti e gestiti con il concorso dello Stato e con quello della Regione”. Con la legge regionale n. 1 del 08/01/2004 “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento” la Regione Piemonte ha individuato le Province quali Enti intermedi di programmazione e soggetti decentrati delle politiche regionali e di coordinamento del territorio, attribuendo, tra le altre, alle Province stesse ai sensi dell’art. 5, comma 2, lettera h) le competenze in materia di asili nido comunali ed erogazione dei relativi contributi, completando così il processo di delega delle funzioni avviato con il D. Lgs. 112/1998. In particolare si evidenziano tra le competenze: • • la predisposizione di un Piano annuale per l’erogazione di contributi agli Enti gestori per la gestione, il funzionamento e la manutenzione ordinaria degli asili nido comunali; la concessione, su richiesta, dell’autorizzazione allo svincolo d’uso degli asili nido costruiti, acquistati o riattati con i contributi regionali previsti dalla L.R. 3/73. Con l’art. 64 della citata L.R. n. 1/2004 (che ha modificato il comma 1 dell’art. 1 della L.R. n. 3 del 15/01/1973), i contributi economici annuali, in precedenza assegnati a Comuni e Consorzi di Comuni a condizione che provvedano direttamente alla gestione degli Asili Nido, possono essere assegnati anche a Comuni e Consorzi che utilizzino forme di gestione indiretta per la gestione degli stessi; dall’anno 2004 si è dunque allargata (a specifiche condizioni) la possibilità di finanziamento anche agli Enti titolari di asili nido che adottino modalità di gestione indiretta, affidando il servizio a terzi mediante procedure che tengano conto delle norme nazionali e comunitarie in materia. Utile nella definizione è l’indirizzo normativo promosso dalla D.G.R. n. 79-2953 del 22/05/2006 che, in specifico, approva le linee guida previste dall’art. 31 della L.R. 1/2004 per la regolamentazione dei rapporti tra enti pubblici e terzo settore, con particolare riferimento ai sistemi di affidamento dei servizi alla persona, fornendo indirizzi applicabili alle modalità di gestione indiretta dei servizi di asilo nido. In particolare la presenza di forme sempre più articolate e non standardizzate di gestione indiretta degli asili nido comunali (a fronte di una normativa regionale che risale al 1973, in attesa di una compiuta Legge Regionale in materia di servizi socio-educativi per la prima infanzia), ha comportato nelle precedenti annualità un lavoro di puntualizzazione nelle modalità di richiesta del finanziamento, con conseguente necessità di un provvedimento preventivo che ne autorizzasse l’applicazione, a monte di tutto il processo. Nel 2010 il piano di riparto dei finanziamenti provinciali si è realizzato secondo i criteri e modalità per la richiesta di contributi fissati nella Delibera di Giunta provinciale n. 621 del 22/12/2009. In virtù del meccanismo di verifica finanziaria previsto si è reso necessario introdurre la modalità dell’acconto/saldo in sostituzione del contributo erogato in un’unica soluzione (in vigore fino alla precedente annualità). Il lavoro preparatorio alla predisposizione del piano di riparto ha comportato dunque un notevole lavoro di esame della documentazione relativa alla gestione indiretta e dei rendiconti finanziari in sinergia con gli Uffici Amministrativo e di Ragioneria. Il piano di riparto è stato approvato con Delibera 775 del 13/07/2010, che contemporaneamente assegna i contributi e liquida gli acconti. In seguito gli Enti hanno dovuto inviare i rendiconti consuntivi da luglio a dicembre 2010, in base ai quali si sono liquidati (previa verifica degli stessi) i saldi dei contributi. Appare evidente quanto tale processo abbia comportato un aggravio dell’attività amministrativa sia nella valutazione delle domande sia nel monitoraggio dei finanziamenti. L’intero processo viene seguito secondo criteri dettati dal Sistema di gestione per la qualità ISO 9001 che prevede anche la verifica della soddisfazione del cliente (customer satisfaction). 36 Indagine di customer satisfaction L’Ufficio programmazione Territoriale ha inoltre realizzato in collaborazione con il Servizio Sviluppo Organizzativo, Regolamenti e Qualità - un’indagine di customer satisfaction finalizzata a raccogliere informazioni utili e criteri per valutare l’intero processo di finanziamento degli asili nido comunali e raccogliere suggerimenti per le prossime annualità -; la ricerca era rivolta agli Enti Pubblici (Comuni, Consorzi e Comunità Montane) che percepissero un finanziamento provinciale finalizzato al funzionamento e alla gestione ordinaria degli asili nido comunali. A tale scopo i referenti dell’asilo nido sono stati invitati, da parte del Servizio sviluppo organizzativo, regolamenti e qualità, a compilare un questionario semi-strutturato pubblicato on-line. Hanno preso parte all’indagine complessivamente 48 Comuni (nel conteggio sono compresi anche un Consorzio intercomunale e una Comunità Montana) che hanno ricevuto il finanziamento provinciale nel 2009, presso cui si contano 51 referenti. Dall’analisi dei dati (tratta dal report “Nido d’Infanzia. L’opinione degli operatori che si occupano della gestione degli asili nido comunali presenti sul territorio provinciale” a cura dei due Servizi intervenuti nella ricerca e al quale si rimanda per eventuali approfondimenti) i rispondenti esprimono un grado di accordo medio - alto in merito ai criteri di finanziamento adottati dalla Provincia per definire le quote spettanti a ciascun asilo nido ed il 75% di essi esprime opinione favorevole sugli ulteriori criteri richiesti in caso di gestione indiretta da parte dell’Ente titolare dell’asilo nido (ad esempio tramite appalto di Servizi). I rispondenti sono dunque concordi nel ritenere necessari per la trasparenza, i criteri di finanziamento, i quali vengono considerati abbastanza adeguati e con parametri quantitativi soddisfacenti. Si registra un buon livello di soddisfazione per gli aspetti connessi alla richiesta del contributo, come il tempo intercorrente tra la pubblicazione della domanda di contributo e la data di scadenza per la presentazione, la congruenza tra la valutazione effettuata dalla Provincia sulla scheda finanziaria e i criteri definiti dalla Delibera di Giunta e il tempo intercorrente tra la data di scadenza per la presentazione della domanda di contributo e la data di comunicazione dell’esito da parte della Provincia. Leggermente inferiore la soddisfazione (benché nel complesso positiva) per la semplicità e la chiarezza della modulistica e per l’iter burocratico da seguire per ottenere il contributo. Il giudizio è meno positivo, invece, in riferimento ai tempi di attesa del finanziamento e all’entità delle somme erogate. Coloro che si sono rivolti, telefonicamente, al Servizio provinciale competente sono molto soddisfatti dal servizio offerto, così come quelli che hanno ricevuto risposte via e-mail. Sono pochi coloro che si sono presentati personalmente presso gli uffici di C.so Lanza 75, ma anch’essi sono molto soddisfatti. È stato infine interessante rilevare come molti Enti coinvolti nell’indagine realizzassero attività di monitoraggio e valutazione sulla qualità del servizio educativo; tra gli strumenti utilizzati più spesso a tali fini vi sono i controlli interni e i questionari di rilevazione della soddisfazione somministrati alle famiglie. Per comprendere al meglio le esigenze e i rilievi espressi dagli Enti nell’indagine si sono presentati i dati relativi alla ricerca di customer e di analisi del contesto nell’incontro pubblico organizzato il 14 dicembre u.s. In detto incontro, dopo una puntuale esposizione dell’indagine da parte del Servizio Sviluppo Organizzativo e Qualità, l’Ufficio Programmazione Territoriale ha ricostruito la storia del percorso di lavoro con gli Enti dal 2002 ad oggi, si sono illustrati i criteri e le modalità di finanziamento previste dalla Deliberazione di Giunta provinciale n 1320-43785 del 7 dicembre 2010 ed infine si sono esposti gli intenti futuri. Dopo un vivace e attento dibattito si è formulata la proposta di costituzione di un gruppo tecnico di lavoro che avrà come obiettivo primario l’individuazione e definizione di un quadro di criteri di qualità in tema di gestione degli asili nido comunali ritenuti prioritari, sia attraverso l’individuazione di alcuni standard qualitativi che devono essere presenti all’interno del servizio, sia attraverso il riconoscimento della realizzazione di progetti integrativi e/o aggiuntivi al servizio di asilo nido realizzati dalla struttura. Il gruppo di lavoro sarà composto da alcuni funzionari responsabili referenti degli Asili Nido comunali, individuati dalle Amministrazioni titolari degli Asili Nido stessi (non tecnici degli eventuali Enti gestori) composto con criteri che tengano conto della rappresentatività delle numerose strutture presenti sul territorio provinciale e delle loro caratteristiche. Nel D.G.P. sopra citata inoltre, in sintonia con la normativa vigente e nel riconoscimento della più ampia autonomia programmatoria e gestionale dei Comuni titolari del Servizio di Asilo nido, si è ritenuto per l’annualità 2011 di non dover ulteriormente richiedere nell’istanza, ai fini della concessione del contributo annuale né documentazione specifica nel caso di modalità di gestione indiretta degli Asili nido stessi, né dati di natura economico-finanziaria (se non a fine statistico nella scheda di rilevazione) 37 L’intento è infatti di caratterizzare in futuro l’intervento provinciale non soltanto come riparto del budget destinato ai contributi finalizzati al funzionamento e alla gestione degli asili nido comunali, ma anche come espressione di una competenza programmatoria pedagogica attenta alla complessità ed all’evoluzione dei Servizi alla prima infanzia, con l’intento di valorizzare le eccellenze e gli standard di qualità dei Servizi che molti Comuni del territorio esprimono anche con l’investimento di notevoli risorse finanziarie e di personale. Alcuni dati sulle strutture e sul piano di riparto Con l’estensione dal 2004 della possibilità di finanziamento degli asili nido comunali a gestione indiretta, si è riscontrato un aumento nel numero di asili nido beneficiari nel piano di riparto annuale dei contributi e di posti bambino, come si evince dallo schema che segue: ASILI NIDO COMUNALI PROVINCIA DI TORINO Annualità 2002/3 2003/4 2004/5 2005/6 2006/7 2007/8 2008/9 N° asili nido Torino 45 49 49 49 49 53 53 N° asili nido fuori Torino 51 54 57 60 62 66 68 N° asili nido totali 96 103 106 109 111 119 121 Capienza asili città di Torino 3.295 3.292 3.716 3.716 3.714 3.885 3.877 Capienza asili comuni territorio provinciale 2.586 2.767 2.792 2.933 2.997 3.075 3.115 Capienza totale 5.881 6.059 6.508 6.649 6.711 6.960 6.992 Tab. 1 riepilogo numero asili/capienza Complessivamente il numero di posti/bambino attivati nell’anno 2008/9 dagli asilo nido è di 6.992 unità di cui 3.877 negli asili del Comune di Torino e 3.115 nel restante territorio provinciale. Quanto sopra descritto ha comportato un aumento del budget relativo ai singoli piani di riparto annuali destinato agli asili nido del territorio provinciale e precisamente: Annualità TOTALE BUDGET FINANZ. ANNO 2002/3 ANNO 2003/4 ANNO 2004/5 ANNO 2005/6 ANNO 2006/7 ANNO 2007/8 ANNO 2008/9 5.844.272 6.103.000 6.103.000 6.103.000 6.346.440 6.551.476 6.488.075 Dalla tabella sopra riportata si può notare come nell’annualità di finanziamento 2009/2010 (relativa all’anno scolastico 2008/9) i nidi finanziati con il piano di riparto provinciale sono stati complessivamente 121, quindi 2 in più rispetto alla precedente annualità; ciò nonostante il budget assegnato è di 63.400 euro in meno rispetto alla precedente annualità. La causa è da imputarsi in parte anche alle nuove norme introdotte dalla Delibera del 2009 che prevedevano la riduzione del finanziamento ai Comuni in relazione al disavanzo tra le spese e le risorse dell’Ente sul capitolo degli asili nido. Sempre in questa annualità sono state inoltrate 4 nuove domande di finanziamento di cui 1 non è risultata ammissibile per mancanza dei requisiti richiesti ai fini del contributo; delle 3 nuove domande 2 sono relative ad asili nido a gestione indiretta, con affidamento del Servizio attraverso la modalità della concessione. Non è stato inoltre possibi- 38 le accogliere la domanda relativa a 2 strutture finanziate nelle precedenti annualità per assenza dei requisiti richiesti nella gestione indiretta. Sono state complessivamente finanziate 17 strutture a gestione indiretta di cui 3 appartengono alla Città di Torino, 14 al territorio provinciale; in 9 casi si affida il Servizio di asilo nido tramite appalto, in 8 casi tramite Concessione. Ben 3 le strutture gestite da Società a Capitale Pubblico e 2 da un’ Azienda Speciale Multiservizi. Sempre più frequenti le situazioni a gestione mista: 20 asili nido con gestione solo parzialmente diretta; in queste strutture infatti vi è l’affidamento all’esterno di Servizi sostitutivi e integrativi del personale educativo, di attività di supporto delle attività educative, della gestione delle attività integrative complementari o di parte delle sezioni del nido. Questa trasformazione delle realtà delle strutture per la prima infanzia sembra essere sempre più rilevante. Rispetto ai Soggetti Gestori del Servizio nei casi di gestione indiretta si rilevano le seguenti tipologie: − in 12 casi è una Cooperativa o Consorzi o A.T.I. (Associazione Temporanea d’Impresa) tra Cooperative; − in 5 casi viene scelto un soggetto privato. Se si visualizza l’andamento negli anni dell’aumento dei posti bambino si può dunque notare un accrescimento più rilevante in alcune annualità e meno in altre (ad esempio nell’anno 2009): Dalla tabella successiva in dettaglio l’aumento dei posti bambino medio: nel 2009 l’aumento complessivo è dello 0,5%, con un decremento dello 0,2% nella Città di Torino e un aumento dell’1,3% nel territorio provinciale. Occorre precisare che il dato non rileva i posti bambino attivati nei 3 asili nido comunali (1 del Comune di Torino e 2 del territorio) che non hanno ricevuto un finanziamento in assenza dei requisiti richiesti dal provvedimento Provinciale. Var % 2004 Posti aum. aum. bamb. Var posti posti % bamb. bamb. 2005 2006 Torino 3539 3716 177 5,0 3716 - 0,0 Fuori TO 2766 2792 26 0,9 2932 140 Totale 6305 6508 203 3,2 6648 140 PROV. Torino Posti bamb. Posti bamb. Posti bamb. aum. posti bamb. Var % 3714 -2 -0,1 5,0 2997 65 2,2 6711 63 2007 Posti bamb. aum. posti bamb. Var % 3885 171 4,6 2,2 3075 78 0,9 6960 249 2008 Posti bamb. aum. posti bamb. Var % 3877 -8 -0,2 2,6 3115 40 1,3 3,7 6992 32 0,5 2009 Tab. 2 andamento negli anni dell’aumento dei posti bambino 39 Si può rilevare inoltre dalla tabella successiva come la quota di domande in lista d’attesa (non accolte) delle strutture stia diminuendo negli anni (da 46,8% nel 2004 all’attuale 32,8%), con conseguente aumento delle domande che hanno trovato accoglimento (da 53,2% nel 2004 all’attuale 67,2%); già nell’anno precedente si ipotizzava che il fenomeno fosse spiegabile con l’ampliamento dell’offerta di posti in strutture educative complessive (oltre al privato le “sezioni primavera”, i finanziamenti della Regione Piemonte finalizzati all’ampliamento dei posti complessivi degli asili nido ecc..). Anno domande % dom posti attinon accol- non accolvati te totali te % dom accolte richieste totali n° nidi % dom non accolte per nido 2004 5543 46,8 6306 53,2 11849 103 53,8 2005 5260 44,7 6508 55,3 11768 106 49,6 2006 5386 44,8 6648 55,2 12034 109 49,4 2007 5825 46,5 6711 53,5 12536 111 52,5 2008 3285 32,1 6960 67,9 10245 119 27,6 2009 3411 32,8 6992 67,2 10403 121 28,2 Tab. 3 riepilogo andamento domande accolte/lista d’attesa Rispetto alla precedente annualità però si osserva che il fenomeno della tendenza alla diminuzione complessiva delle domande totali subisce un “arresto”: a fronte della significativa diminuzione della precedente annualità, nel 2010 vi è un aumento delle domande non accolte: da 32,1% sul totale delle domande nel 2009 a 32,8% nel 2010. Ogni nido ha dunque mediamente il 28,2% di domande non accolte sul totale delle domande pervenute nel 2009 contro il 27,6% del 2008. I nuovi “posti bambino” complessivamente attivati, tra il 2004 e il 2009, nel territorio provinciale sono 349. Per quanto concerne le istanze di svincolo d’uso, nell’anno considerato, non sono pervenute richieste in merito. 40 Rilevazione dati A partire dall’anno 2004, di concerto con la Regione Piemonte, le Province piemontesi, allo scopo di monitorare l’andamento e l’evoluzione delle strutture territoriali degli asili nido, hanno creato, utilizzando la rete informatica RUPAR Piemonte, un sistema di rilevazione e imputazione dei dati relativi agli asili nido beneficiari dei finanziamenti annuali; i dati richiesti, inviati dagli Enti titolari degli Asili Nido contestualmente alla domanda di contributi per la gestione, il funzionamento e la manutenzione ordinaria, sono relativi a quattro ambiti informativi di analisi: • • • • l’utenza (n. complessivo di bambini frequentanti, bambini diversamente abili, provenienti da altri Comuni, con genitori non comunitari, ecc..); il funzionamento delle strutture (ore di apertura giornaliera, chiusura estiva, lista d’attesa, ecc); il personale delle strutture (formazione, tipologia di contratto, personale di supporto, ore di consulenza degli specialisti, ecc..); la gestione finanziaria (entrate-spese della struttura, rette utenza, tipologie delle rette). La banca dati, che fa parte della rete informatica RUPAR Piemonte (Rete Unitaria Pubblica Amministrazione Regionale), gestito dal C.S.I. Piemonte, ha sostenuto e rinforzato il sistema di monitoraggio sull’andamento dei fenomeni collegati alle strutture per la prima infanzia. TAVOLO DI COORDINAMENTO SULL’AFFIDAMENTO FAMILIARE L'affidamento familiare è un intervento fondamentale in materia di sostegno alle famiglie in difficoltà. È uno degli interventi di tutela più significativi degli interessi e dei diritti dei bambini e degli adolescenti che vivono in condizioni di disagio, e rappresenta per molte famiglie in difficoltà un sostegno irrinunciabile. Nella realtà operativa è però un intervento molto complesso e delicato, per il quale i Consorzi e le Comunità Montane gestori dei Servizi Sociali investono notevoli risorse professionali. L’affido esprime appieno il diritto di un bambino a crescere ed essere educato nell'ambito DI UNA FAMIGLIA, la propria, ma anche DI UN'ALTRA FAMIGLIA qualora sia temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, senza confusioni con l'istituto dell'adozione. Non si tratta di pensare ad una nuova famiglia "al posto di", ma di garantire al bambino una “famiglia in più”, a sostegno di quella di origine che è in difficoltà, così come ribadisce la Legge n. 149 del 28/03/2001 “Diritto del minore ad una famiglia” di modifica della Legge 04/05/1983 n.184 “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”. Parlare di affidamento familiare ci porta inoltre ai temi dell’accoglienza e della solidarietà, delle reti di famiglie “organizzate” e presenti sul territorio, delle sfide educative che ci interpellano oggi come genitori, cittadini, insegnanti, operatori sociali... La Legge Regionale “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento” n.1 del 08/01/2004, all’art. 41 comma 1 valorizza il ruolo peculiare delle famiglie nella formazione e nella cura della persona e pone all’art. 44 punto h il sostegno all’affidamento familiare tra le priorità di intervento nella programmazione per le politiche per l’infanzia. Con Deliberazione n. 1267-391333 del 3 ottobre 2005 la Giunta Provinciale ha approvato la costituzione del “Tavolo Provinciale permanente di Coordinamento sull’Affidamento Familiare” costituito dai rappresentanti dei Consorzi e delle Comunità Montane della provincia di Torino in qualità di Enti Gestori dei Servizi Sociali e l’adesione della Provincia di Torino al Coordinamento Nazionale Servizi Affidi. Le attività del gruppo hanno avuto ed hanno come obiettivo l’efficacia e l’efficienza dell’intervento dei referenti territoriali nel proprio ambito di competenza e quindi sono orientate a lungo termine all’aumento del numero degli affidamenti familiari e della loro qualità, con parallela riduzione del numero di minori inseriti in comunità e della durata del loro inserimento. Sono continuati nel 2010 gli incontri del tavolo (ogni 3 mesi circa). L’attività prioritaria svolta risponde ad obiettivi di scambio, confronto e sinergia tra territori diversi. Nel corso degli incontri viene dato infatti adeguato spazio sia allo scambio di informazioni su eventi/iniziative svolte nei singoli territori, sia al confronto a partire da temi/criticità lavorative portate in gruppo dai singoli referenti. Il gruppo, infatti, nasce dalle necessità di operatori che condividono realtà e criticità lavorative simili, con un’identità organizzativa simile in quanto collegata alle caratteristiche dell’ente Consorzio o Comunità Montana in qualità di Enti Gestori dei Servizi alla persona. 41 Il tavolo ha permesso un costante e significativo scambio di informazioni, in particolare sul difficile tema della ricerca di nuove famiglie affidatarie; il confronto e lo scambio hanno consentito la circolazione di nuove idee e la possibilità di adattare al proprio territorio modelli già sperimentati in altri, l’accrescimento di saperi e linguaggi comuni, verso un modello condiviso di intervento sugli affidamenti familiari. Sono proseguiti anche nel 2010 gli “appelli delle necessità”: durante gli incontri del gruppo o tramite e-mail (inviate all’ufficio Provinciale che provvede ad inviare a tutti gli Enti gestori con le dovute cautele di tutela dell’anonimato del minore) un’équipe territoriale sottopone alle altre una situazione di un/una minore per il/la quale si ricerchi una famiglia affidataria in situazioni in cui le famiglie affidatarie del territorio di appartenenza non siano compatibili con la situazione o il minore debba essere allontanato, anche fisicamente, dall’ambiente della famiglia naturale in situazioni di gravità. Grazie a questa modalità di lavoro del tavolo nel 2010 ben due minori hanno trovato una famiglia affidataria. è un successo se si pensa che all’”appello delle necessità” arrivano in genere le storie più complesse e più “difficilmente collocabili”. Il confronto con il Comune di Torino (dal 2006 partecipa ai lavori del gruppo una rappresentante della Casa dell’affido del Comune di Torino) è finalizzato alla ricerca di modalità di lavoro comuni in materia di affidamento nelle situazioni di passaggio di situazioni in carico ai Servizi Sociali tra Torino e territori provinciali e viceversa (prassi, tempi ecc), o in situazioni di famiglie che si propongono come affidatarie nei territori in cui non sono residenti. Nell’anno 2010 si è inoltre svolto un tirocinio curriculare universitario che ha visto protagonista una referente del Tavolo, in quanto iscritta al Corso di Laurea di II livello in Politiche e Servizio Sociale della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Torino. Il tirocinio ha avuto una connotazione molto particolare avendo la studentessa già un bagaglio di conoscenze del tema e della realtà operativa, incentrandosi sull’indagine di un tema che da tempo il Tavolo intendeva esplorare. In particolare il tirocinio si è focalizzato sulla sperimentazione di un modello interpretativo della realtà territoriale provinciale in tema di affido, a partire dall’esperienza delle prassi consolidate nei Servizi, attraverso l’analisi comparata dei riferimenti normativi e dei modelli organizzativi, anche come stimolo ad un lavoro di riflessione del Tavolo sul “modello provinciale”. L’Ufficio Provinciale aveva già provveduto negli anni precedenti a raccogliere la documentazione utile (regolamenti, protocolli e modulistica) dei Consorzi e Comunità Montane in tema di affido ai fini della banca dati promossa all’interno del progetto nazionale promosso dal Ministero del lavoro della Salute e delle Politiche Sociali “Un percorso nell’affido” e realizzato in concorso con il Coordinamento Nazionale Servizi Affido . Nell’analisi si è utilizzata una griglia di rilevazione in cui sono stati sintetizzati i contenuti dei regolamenti territoriali attraverso alcuni focus di osservazione quali il contesto organizzativo, la promozione dell’affido, il sostegno alla famiglia affidataria, le tipologie di affido, ecc Il lavoro di analisi è stato concertato con il Tavolo, che ha potuto e saputo dare anche suggerimenti utili nei feed back su alcuni elementi dell’indagine. Il coordinamento ha concordato sull’utilità del lavoro, soprattutto in un’ottica di individuazione delle “buone prassi”, raccogliendo lo “stato dell’arte” dei modelli territoriali con la possibilità di delineare possibili indicazioni migliorative. È previsto per il 2011 un incontro pubblico di restituzione dei dati dell’indagine con gli Enti gestori del territorio. Sono proseguiti nel 2010 gli incontri (2 all’anno) del Tavolo con le Associazioni che operano sul territorio in tema di affido, con le quali uno o più Enti Gestori del territorio provinciale (escluso il Comune di Torino che si confronta con il proprio istituzionale già operante da anni) abbiano un’esperienza di collaborazione consolidata nel tempo. Obiettivo del gruppo di lavoro è condurre una riflessione “operativa” sul rapporto tra Servizi e Terzo Settore sui reciproci ruoli e avviare collaborazioni in tema di affido. Dal confronto avviato, nel 2010 si è passati ad una fase maggiormente “operativa”. Tra le azioni che il gruppo sta promuovendo si evidenzia: − − un maggiore scambio e diffusione di informazioni su eventi e attività tra Enti Gestori e Associazioni, anche attraverso l’apposita sezione dedicata ad “Eventi e iniziative” in tema di affido all’interno del sito istituzionale della Provincia di Torino. Si sta infatti procedendo, grazie ai contributi e ai suggerimenti emersi, nel rinnovare la sezione dl sito Provinciale sull’affidamento famigliare per aggiornarlo, renderlo maggiormente fruibile agli addetti ai lavori (Enti gestori dei servizi sociali e associazioni) ed alle famiglie. la diffusione di una più ampia cultura dell’accoglienza dei minori in difficoltà, anche attraverso la pubblicazione di articoli su quotidiani e periodici, con la costruzione a “più mani” degli articoli stessi (già realizzato un articolo in tal senso a fine novembre 2010 su “LA VOCE DEL POPOLO”) 42 − la costruzione di un percorso di formazione in tema specifico di affido all’interno del quale si prevedano momenti di formazione congiunta tra rappresentanti delle associazioni e referenti del tavolo, con laboratori che, attraverso modalità di apprendimento partecipativo, consentano di preparare e guidare eventuali sperimentazioni “pilota”. Il Tavolo permanente provinciale aderisce al Coordinamento Nazionale Servizi Affido, costituitosi nel 1998; al Coordinamento Nazionale Servizi Affido Nazionale aderiscono 74 Enti pubblici tra Comuni, Consorzi, Aziende Sanitarie, Province e Regioni. Riconoscimento della significatività del lavoro svolto dal gruppo si è avuta nella partecipazione attiva il 16 e 17 marzo 2010 u.s. a Potenza al seminario tematico “Le buone prassi dell’affido familiare” e nello scambio interregionale tra operatori dei Servizi Affidi Regione Piemonte e Regione Veneto svoltosi a Torino il 22 ottobre 2010; in entrambi i casi si è portata l’esperienza del Tavolo Provinciale Queste iniziative sono parte di un più ampio progetto del Ministero del lavoro della Salute e delle Politiche Sociali denominato “Un percorso nell’affidoProgetto nazionale di promozione dell’affidamento familiare” che prevede sia la mappatura dei Servizi che la raccolta delle modalità organizzative e delle “buone prassi” in tema di affido a livello nazionale. Stante l’adesione del Tavolo al Coordinamento Nazionale Servizi Affido la riunione periodica è inoltre sia uno spazio importante di informazione degli Enti Gestori su eventi nazionali in tema di affido e di interventi in ambito di minori, sia uno spazio di apertura ad un confronto più allargato con modalità organizzative e nuove risorse in tema di accoglienza dei minori che si possono cogliere dal panorama nazionale. Nel 2010 inoltre si è assistito nel gruppo ad un rilevante turnover di referenti nel gruppo; per facilitare l’inserimento nel gruppo dei partecipanti l’Ufficio ha promosso incontri individuali di informazione preliminari alla partecipazione alla riunione collettiva; ciò nonostante il ricambio contemporaneo di più persone ha “fisiologicamente” rallentato in parte i ritmi di lavoro e richiesto maggiori interventi di “manutenzione” del gruppo. La situazione ha però evidenziato le risorse rilevanti del gruppo che riesce comunque a “tenere” grazie al lavoro “compensatorio” dei referenti più “storici” ed alla “strutturazione” delle modalità di lavoro che favoriscono l’inserimento dei nuovi operatori. Negli anni si sono intensificati infine gli scambi e le comunicazioni, sia telefoniche che via e mail, innescate dalla presenza sul sito provinciale. Le richieste sono prevalentemente: − − di famiglie o singoli che chiedono informazioni sull’affidamento familiare, che, dopo una prima risposta sui temi specifici richiesti, vengono “accompagnati virtualmente” ad un’incontro con gli operatori sociali del territorio di residenza di studenti universitari con richiesta di informazioni sul tema e sulle esperienze sull’affidamento, di bibliografia o alla ricerca di esperti da intervistare per le tesi; anche in questo caso l‘Ufficio Provinciale svolge un lavoro di “rete” tra gli studenti ed il territorio, nonché di raccolta e catalogazione e circolazione delle informazioni e materiali in tema. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Programmazione Territoriale I PIANI LOCALI GIOVANI La Deliberazione 71-7298 del 29/10/2007 della Regione Piemonte ha innovato gli interventi in materia di politiche giovanili attraverso l'approvazione in via definitiva del Quadro strategico dell'APQ (Accordi di Programma Quadro) per la promozione delle opere giovanili e l'elenco degli interventi da ricomprendere nell'APQ stessa, così come concertato con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento delle politiche e le attività sportive e con il Dipartimento per le politiche e lo sviluppo territoriale e le Intese - e con il Ministero dello Sviluppo Economico. La successiva Deliberazione n. 90-7844 del 17/12/2007 ha approvato lo schema di APQ "Pyou: Passione da vendere", all'interno del quale venivano finanziati 13 interventi, tra i quali l'intervento PA/05 "Attuazione della pianificazione strategica locale per i giovani" che vede quali soggetti attuatori oltre la Regione Piemonte le Province piemontesi. Coerentemente con il documento regionale la Provincia di Torino ha approvato, con DGP 661-36211del 25 giugno 2008, l'attuazione della pianificazione strategica locale per i giovani. A partire da tale data l'ufficio ha operato sul territorio per l'applicazione delle Linee Guida Regionali e in data 25 maggio 2009, con deliberazione della Giunta Provinciale n. 764-21923/2009, è stato approvato il Piano Locale Giovani provinciale. In particolare si è voluto creare e mettere a regime, là dove già esistente, il lavoro di rete dei territori, in cui i protagonisti principali sono gli Enti Locali vicini ai giovani ed i giovani stessi, non più esclusivamente destinatari delle politiche ma reali protagonisti. Per far questo è stato organizzato un incontro per ciascun bacino territoriale di presentazione e di riflessione sulle nuove indicazioni estrapolate daIl'APQ. 43 Nella sua attuale veste il Piano Locale Giovani è "lo strumento, promosso dagli Enti Locali, che rappresenta il processo di negoziazione tra più enti, istituzioni, organizzazioni e altri soggetti collettivi al fine di armonizzare interessi diversi e individuare obiettivi comuni per l'attuazione di politiche giovanili orientate allo sviluppo locale nel suo complesso e all'aumento della partecipazione dei giovani ai processi decisionali locali". L'attuazione dei singoli Piani locali giovani deve prevedere la formalizzazione di un accordo a livello territoriale all'interno del quale attori pubblici e privati definiscono: - - un ente referente della progettazione locale; le priorità da affrontare nel territorio di competenza nei settori nei quali è stata riconosciuta la responsabilità principale delle autorità locali (sviluppo economico, occupazione, innovazione, educazione, inclusione sociale e coesione, sviluppo sostenibile dell'ambiente, ..); le risorse e gli strumenti finanziari più adatti per risolvere i problemi specifici del loro territorio; le modalità di accesso alle risorse per i giovani. Successivamente agli incontri di presentazione (81 in totale) i territori, informati sugli obiettivi della nuova azione di politica giovanile, hanno definito l'aggregazione territoriale più opportuna per la realizzazione dei rispettivi Sub Piani Locali Giovani, individuandone 25. Generalmente i bacini sono stati definiti in base alla suddivisione del territorio per l'attuazione dei Piani di Zona (PdZ), ma in alcuni territori gli Enti si sono espressi per aggregazioni differenti da quelle proposte dai PdZ, motivando tale scelta con la differenza di bisogni e con specifiche richieste dei giovani residenti. È questo il caso della Val di Susa che ha optato per la costituzione di tre diversi Sub Piani Locali Giovani, il primo di Alta valle, il secondo di Media Valle ed il terzo di Bassa Valle; sempre per detta motivazione anche nel bacino di Ivrea si sono venuti a formare due distinti Sub PLG: il primo con il Comune di Ivrea quale ente capofila, il secondo con la Comunità Montana Valchiusella ente capofila e rappresentante di altre due Comunità Montane la Dora Baltea Canavesana e la Valle Sacra. I Piani Locali Giovani realizzati sono rappresentati da un Ente Locale referente della progettazione locale che, raccolti gli atti di adesione dei singoli comuni, ne ha deliberato la formale costituzione ponendosi come garante della progettazione e gestione di tutti i rapporti amministrativi/finanziari con la Provincia. La cartina sotto riportata evidenzia la composizione e l'allocazione dei 25 Sub Piani Locali Giovani al 31/12/2010: 44 L'attuazione dei Sub Piani Locali giovani ha coinvolto più dell'80% del territorio: dei 315 comuni che compongono la provincia di Torino ben 256 hanno aderito alla costituzione dei rispettivi Piani locali Giovani (PLG). Il lavoro dei Sub Piani Locali ha rispecchiato la realtà dei singoli territori, una realtà molto diversa da territorio a territorio: da realtà territoriali che da anni lavorano sulle politiche giovanili in sinergia con altri territori limitrofi, con il privato sociale ed i giovani del territorio, a realtà territoriali in cui fanno la loro comparsa per la prima volta le politiche rivolte ai giovani, tanto più se in sinergia con altri enti. Persone degli Enti referenti coinvolte nel processo Tecnico/amministrativi 30 Politici 26 Comuni/comunità montane aderenti ai sub_PLG Comuni 256 Comunità montane 9 Altri soggetti coinvolti nel sub_PLG Consorzi 7 Cooperative 20 Associazioni 30 Forum giovani 4 Asl 2 Società 2 Scuole/centri formativi 14 Gruppi giovani 21 Parrocchie 7 Fondazioni 1 Strutture provinciali altre 4 Volontari di SCN 7 Centri del protagonismo giovanile 11 Strutture private 1 Le schede di Monitoraggio della prima annualità (maggio 2010) hanno indagato tre diversi aspetti: • • • Le difficoltà riscontrate; Il successo percepito in merito ai diverse elementi (di processo e di risultato) comuni ai PLG; Il grado di soddisfazione: 45 Le soddisfazioni I successi 8 7 7 6 6 5 5 4 3 4 2 1 2 0 to il en e o di om m et od tt ar ar g og e pr livello di gradimento dei destinatari raggiungimento obiettivi tempi organizzativi tempi per lo svolgimento del progetto tempi per il completamento della progettazione 0 pr pe r 1 co rs o o co la po v nc or st re o o fi g te pr ur zz op e a o de pr st o of lp es ro si g on et to al re ic sp oi on gr nv up sa ol bi po te l it gi co à o gr no v an up sc co i po er nt e in gi l 'a ui o va ltr tà re o/ ni la co zi il n on di gl v e ia er co so ltr n ip l 'a er m co m rs in i is tr az io ne 3 Le difficoltà 4 3,5 3 2,5 2 1,5 1 0,5 0 coinvolgimento coinvolgimento giovani attivo dei giovani alle iniziative coinvolgere partner altro L'attuale situazione della seconda annualità (giugno 2010 – maggio 2011) è stata fotografata dalla scheda di monitoraggio intermedia: Le Azioni delle linee guida previste dalla Provincia di Torino (DGP 764-21923 del 25 maggio 2009) per la realizzazione dei PLG risultano così presidiate 46 La partecipazione 19% 14% Verso l’autonomia personale Sviluppare identità 14% 32% Sostenere l’esistente 21% Rafforzare i sistemi locali Il progetto: Le Iniziative di interesse provinciale La Provincia di Torino ha promosso e finanziato le iniziative di interesse provinciale, proposte da singoli PLG, riconducibili alla linee guida contenute nel documento “Piano Locale Giovani Provinciale: linee guida e criteri per la progettazione”: Iniziative di interesse provinciale La locomotiva "ossia motivare in loco" In forum Giovani a rischio emarginazzione: percorsi educativi di socializzazione e inclusione" Seminario residenziale sull'informazione/comunicazione ai giovani Un nuovo informagiovani Canavesonda I giovani stranieri con e per le seconde generazioni Taurus d'estate un punto verde…….sotto casa La citta' fa spazio ai giovani Tavolo giovani nichelino Keep on skate - kos Idee e progetti dei giovani Giovaniduepuntozero Giovani occupano spazio Proponente Comunità Montana Valli Di Lanzo, Ceronda e Casternone Comunità Montana Valchiusella, Valle Sacra e Dora Baltea Canavesana Comunità Montana Pinerolese - Territori Val Pellice, Valli Chisone E Germanasca Comune Di Torino Città Di Carmagnola Favria Collegno Ciriè Moncalieri Nichelino Rivalta Di Torino Rivoli Settimo Torinese Venaria Reale I fondi per la realizzazione dei Sub Piani Locali ammontano per il 2009 a Euro 960.449,00 e per il 2010 a Euro 968.525,00. I Progetti e le Iniziative di interesse provinciale sono stati finanziati per un importo totale di Euro 160.409,00. Il Seminario residenziale sull'informazione/comunicazione ai giovani Il 2010 ha visto la città di Torino protagonista dell'iniziativa europea TORINO 2010 European Youth Capital. In questo ambito il Coordinamento Regionale Informagiovani ha organizzato il 4 e 5 novembre il Convegno nazionale degli Informagiovani, occasione d'incontro e di confronto tra gli operatori del settore, i giovani e i rappresentanti delle istituzioni sui temi dell'informazione e della comunicazione. In questo contesto nasce il progetto “Young Notes - I giovani progettano l’informazione del futuro” finanziato e promosso dalla Provincia di Torino dal 47 Coordinamento Regionale con il partenariato dei comuni che a livello provinciale gestiscono servizi Informagiovani secondo le azioni previste dal Piano Locale Giovani. Il progetto ha coinvolto 50 giovani rappresentativi di tutte le realtà provinciali. Questi hanno partecipato ad un seminario residenziale di tre giorni, nei giorni 28-29-30 maggio a Fenestrelle (Val Chisone) presso la struttura residenziale di Pracatinat per confrontarsi sui temi dell’informazione e della comunicazione ai giovani e sul ruolo e sulle prospettive dei servizi Informagiovani a livello provinciale. Lo scopo è stato quello di individuare filoni di sviluppo e proposte progettuali di rinnovamento utili a creare servizi sempre più rispondenti alle aspettative e ai bisogni dei giovani utenti. Attraverso tecniche di coinvolgimento e animazione i giovani potranno conoscersi, scambiarsi idee, confrontarsi e riflettere sul significato attribuito all'informazione e sui canali attraverso cui la reperiscono, sui loro bisogni, sull'efficacia del Web 2.0 e su altri temi che riterranno rilevanti. I contenuti che emersi nel corso del campus sono confluiti in un documento, illustrato e condiviso durante l'estate con altri giovani a livello locale attraverso la modalità del focus group. Questo documento è stato presentato dai ragazzi durante il Convegno Nazionale degli Informagiovani integrandosi con i contributi elaborati da altri gruppi di giovani provenienti dal Piemonte, dal resto d’Italia e dall’Europa. Attività formativa Nell'ambito delle Linee Guida per i Piani Locali Giovani delle Provincia di Torino, è stato messo a punto un programma di formazione degli amministratori locali e dei tecnici coinvolti nell'attuazione dei PLG dei sub ambiti provinciali al fine di accrescerne i livelli di competenza e responsabilità. Il progetto si articola in due fasi distinte: la prima per amministratori locali e la seconda per tecnici. Entrambe si sono sviluppate in 4 incontri seminariali per fornire ai partecipanti gli elementi di base per comprendere come governare le complessità generate dalla gestione dei progetti e dalla gestione dei flussi informativi nella Pubblica Amministrazione locale, con particolare riferimento alle iniziative per i giovani. Come iniziativa di interesse provinciale relativa alla prima annualità del Piano Locale Giovani è stato realizzato il percorso formativo specifico “Politiche giovanili e Piani Locali Giovani”. Il percorso è stato rivolto sia agli Amministratori degli Enti locali del territorio provinciale con delega alle Politiche giovanili sia ai Referenti tecnici dei Sub Piani Locali Giovani o loro delegati. Entrambi i corsi si sono svolti nel mese di maggio ed hanno avuto per oggetto i seguenti temi: Corso di formazione: “Politiche giovanili e Piani Locali Giovani”, rivolto agli Amministratori TITOLO CONTENUTI Giovani in ritardo La condizione giovanile all'inizio del terzo millennio presenta i tratti del ritardo, ovvero di un forte rallentamento (quando non anche di deciso arresto) dei processi di crescita, di assunzione di ruoli adulti, di inclusione sociale. Tale ritardo, manifestato da indicatori demografici ed economici, appare una questione di deficit per l'intero sistema-Paese. Le “nuove” politiche giovanili: dal Tratta- La storia delle politiche giovanili, seppure recente, può essere ricostruita attorno ad alcune fasi caratterizzate da diverse visioni e to di Lisbona ai Piani Locali Giovani da differenti modelli di azione. Oggi si sta registrando il passaggio da una attenzione al mondo giovanile secondo una prospettiva assistenziale, ricreativa, animativa, aggregativa, ad una attenzione verso le questioni della cittadinanza, dell’autonomia, dello sviluppo locale, della transizione verso l’età adulta. Le politiche giovanili entrano nella logica delle politiche dell’investimento, dello sviluppo, della conoscenza, secondo le prospettiva assunte dall’Unione Europea con la “Strategia di Lisbona”. 48 Politiche giovanili e sviluppo locale: tra- Le politiche giovanili si configurano come politiche di investimento sversalità, integrazione e programma- sociale, dell’autonomia e della fiducia. In questo approccio, esse zione diventano una dimensione chiave del come si guarda lo sviluppo sociale, culturale, economico e civile di una comunità. Si tratta quindi di politiche che mettano insieme la promozione di competenze e abilità sociali, la riduzione delle forme di dipendenza e ritardo nella transizione a ruoli adulti, l’opportunità di partecipare alla costruzione del “sociale”, l’assunzione di potere e responsabilità nei diversi contesti di vita. Istituzioni, giovani e partecipazione tra La disaffezione giovanile dalle istituzioni e dai processi di partemito e realtà cipazione pubblica costituisce unto dei nodi del sistema democratico attuale. Spesso le politiche giovanili si assumono il compito di “promuovere partecipazione”, ricorrendo a soluzioni e metodi differenti, che spesso si rivelano poco efficaci o effimeri. L'obiettivo della partecipazione giovanile è anche un fattore di efficacia delle politiche stesse, che risultano poco efficaci senza il coinvolgimen- to diretto e concreto dei giovani nelle decisioni e nelle azioni che li riguardano. La categoria della partecipazione diventa quindi un orizzonte in cui agire processi di apprendimento personale e cambiamento sociale che si influenzano reciprocamente, l’uno necessario all’altro. La strada per fare della partecipazione il fondamento pratico della vita democratica consiste nel fare crescere insieme la dimensione relazionale dell’individuo (la reciprocità che genera fiducia) e il contesto sociale e istituzionale della comunità, in modo che sfera soggettiva e sfera pubblica si possano reciprocamente influenzare, secondo i principi dei processi di empowerment e di sviluppo delle key-skills. Corso di formazione: “Politiche giovanili e Piani Locali Giovani”, rivolto ai Referenti tecnici dei Sub Piani Locali Giovani TITOLO CONTENUTI Le “nuove” politiche giovanili: dal Tratta- La storia delle politiche giovanili, seppure recente, può essere rito di Lisbona ai Piani Locali Giovani costruita attorno ad alcune fasi caratterizzate da diverse visioni e da differenti modelli di azione. Oggi si sta registrando il passaggio da una attenzione al mondo giovanile secondo una prospettiva assistenziale, ricreativa, animativa, aggregativa, ad una attenzione verso le questioni della cittadinanza, dell’autonomia, dello sviluppo locale, della transizione verso l’età adulta. Le politiche giovanili entrano nella logica delle politiche dell’investimento, dello sviluppo, della conoscenza, secondo le prospettiva assunte dall’Unione Europea con la “Strategia di Lisbona”. Politiche e interventi per l’autonomia Le politiche giovanili si configurano come politiche di investimento personale sociale, dell’autonomia e della fiducia. In questo approccio, esse diventano una dimensione chiave del come si guarda lo sviluppo sociale, culturale, economico e civile di una comunità. Si tratta quindi di politiche che mettano insieme la promozione di competenze e abilità sociali, la riduzione delle forme di dipendenza e ritardo nella transizione a ruoli adulti, l’opportunità di partecipare alla costruzione del “sociale”, l’assunzione di potere e responsabilità nei diversi contesti di vita. La partecipazione giovanile tra mito e Le politiche giovanili non sono efficaci senza il coinvolgimento direaltà retto e concreto dei giovani nelle decisioni e nelle azioni che li riguardano. La partecipazione costituisce l’elemento fondamentale della cultura democratica ed è strettamente collegata con la socializzazione politica, che riguarda i valori e lo sviluppo del potenziale umano dei giovani, i loro desideri, le loro curiosità e il piacere di scoprire e sperimentare per sviluppare nuove prospettive. Tuttavia i giovani non si fanno coinvolgere facilmente se so- 49 no convinti che il loro coinvolgimento sia strumentale e che non avrà un effetto reale sul loro futuro. La categoria della partecipazione diventa, quindi, un orizzonte in cui agire processi di apprendimento personale e cambiamento sociale che si influenzano reciprocamente, secondo principi di empowerment e di sviluppo di keyskills. La costruzione del sistema locale: La costruzione del sistema locale, come sintesi dei processi di inpartnership, programmazione, integra- tegrazione e partnership, è una dimensione necessaria alla sostezione nibilità del Piano Locale giovani. La partnership si sostanzia in una serie di comportamenti concreti da adottare in maniera continua e crescente, facendo crescere gradualmente l’intensità delle relazioni organizzative. L’integrazione è l’effetto di questi comportamenti, sul piano dei programmi, delle azioni e delle risorse e si misura in termini di efficacia e impatto delle politiche locali. Si tratta di dimostrare coi fatti che gli obiettivi di ogni singola organizzazione e di ogni singolo attore sono raggiungibili e duraturi solo se sono coerenti e con gli obiettivi e le azioni di altre organizzazioni e di altri attori sociali: che ciascuno da solo è inefficace rispetto alla risoluzione dei problemi che vuole affrontare. Per fare un PLG: analisi e programma- Il Piano Locale Giovani non è un provvedimento o un progetto, zione (esercitazione e analisi di casi) ma un’idea complessiva. Mette in campo anche azioni specifiche, ma con un collegamento strategico con le altre politiche dello sviluppo, che spesso hanno un impatto molto più determinante sulla vita dei giovani rispetto a provvedimenti specifici a loro dedicati. Il Piano Locale Giovani sviluppa politiche giovanili orientate allo sviluppo del territorio nel suo complesso. Vuole migliorare la qualità della vita della comunità nel suo insieme. Può sembrare che i temi affrontati non siano sempre “giovanili”, ma riguardino anche questioni e problemi generali. È in effetti un’opzione innovativa delle politiche giovanili, che le pone come interfaccia di diverse misure finalizzate all’investimento sociale, in un’ottica di trasversalità. Per fare un PLG: gestione, coordinamento e valutazione (esercitazione e analisi di casi) Il Piano Locale Giovani è innanzi tutto un processo che mette in cantiere la costruzione e il mantenimento di un sistema locale articolato tra attori sociali differenti e promuove una logica di partnership, attorno alla costruzione di azioni e processi “concreti”. Diventano quindi cruciale le modalità di conduzione, coordinamento (governance) che tengono insieme tali meccanismi. Il sistema di valutazione è uno dei contenuti principali del Piano Locale Giovani. In esso la valutazione serve “dare valore” ai processi avviati, riconoscendone gli effetti e gli impatti sui destinatari, sul contesto locale, sulle relazioni tra soggetti nel territorio. Sono oggetti di valutazione del Piano Locale Giovani gli effetti su • i processi e sulle condizioni di autonomia dei soggetti beneficiari • il grado di integrazione delle politiche pubbliche locali e sulle relative risorse • i processi di partecipazione, attivazione e prota-gonismo dei giovani in un territorio • l’attivazione di altre risorse pubbliche e private 50 I LABORATORI DI CITTADINANZA PARTECIPATA L'Osservatorio Nazionale per il Volontariato ha deliberato la realizzazione del progetto "I laboratori della cittadinanza partecipata", individuando come soggetto capofila la Provincia di Torino - Assessorato alle Politiche Attive di Cittadinanza, Diritti Sociali e Parità. e come Province co-attuatrici: Arezzo, Benevento, Palermo e Treviso. La finalità del progetto è quella di rafforzare il ruolo determinante della Scuola come luogo privilegiato, insieme alla società civile, per la sensibilizzazione, la formazione e l'educazione delle giovani generazioni alla solidarietà e alla coscienza critica. Questi gli obiettivi generali che hanno costituito il “filo conduttore”: - - Educare/Formare alla convivenza civile, Educare/Formare alla cooperazione, Accompagnare nella crescita umana e personale, Educare/Formare attraverso l’antimafia dei diritti, attraverso la democrazia, il radicamento dei valori civili, dei bisogni fondamentali dei cittadini, Contribuire alla formazione dei giovani come comunità educante ed educativa, Promuovere un’autentica educazione alla convivenza civile e democrazia, del radicamento dei valori civili, dei bisogni fondamentali dei cittadini, che aiuta i giovani a costruire il proprio futuro mediante scelte consapevoli e responsabili, Educare/Formare alla solidarietà, Offrire elementi di sensibilizzazione per favorire l’acquisizione di motivi che aiutino i ragazzi a ponderare e fare scelte in favore della legalità, Stimolare una personale ricerca, per creare un comportamento responsabile, cosciente e consapevole. I beneficiari dell'iniziativa sono stati 346 giovani allievi di 17 scuole secondarie superiori che hanno partecipato attivamente ai moduli formativi individuati dall'istituzione scolastica e dalle Organizzazioni di Volontariato, come utili agli approfondimenti di tematiche inerenti alla cittadinanza attiva. Le fasi del processo: Fase 1: Ricerca esplorativa “Giovani e territorio” Durante l’anno di attuazione progettuale è stata realizzata una ricerca esplorativa, finalizzata a rilevare il profilo dei giovani alunni rispetto al loro territorio. Fase 2: Incontro formativo per referenti scolastici e docenti Al fine di promuovere una condivisione metodologica dell’intervento a livello nazionale e nei differenti contesti scolastici, i referenti scolastici e i docenti individuati come soggetti promotori dell’iniziativa nell’istituto di appartenenza di ogni territorio, hanno partecipato ad una giornata formativa. Durante tale incontro l’équipe dei ricercatori/formatori ha provveduto ad illustrare i seguenti aspetti: Modalità di conduzione della ricerca esplorativa con relativa presentazione dello strumento di rilevazione e delle modalità di rielaborazione e analisi dei dati, Presentazione dei moduli formativi: condivisione degli obiettivi formativi e dimostrazione della metodologia da utilizzare in aula, Illustrazione dei materiali didattici individuati come utili al conseguimento degli obiettivi formativi con i giovani, 51 Esposizione dei processi di monitoraggio progettuale e dei relativi strumenti di rilevazione dati. Fase 3: Incontro formativo territoriale Altri momenti formativi, propedeutici alle fasi attuative, si sono svolti in ogni territorio provinciale, presso le sedi delle Province. In tale contesto sono stati trattati i seguenti argomenti: Illustrazione del progetto nella sua globalità, con particolare attenzione ai ruoli dei diversi partner e soggetti coinvolti, Presentazione dei moduli formativi “Progettazione sociale” e “Il nostro territorio: impariamo a leggerlo”, per introdurre i partecipanti agli elementi cardine dell’attività formativa propedeutica all’attuazione dei “Laboratori di cittadinanza partecipata” che vedrà il coinvolgimento delle Organizzazioni di Volontariato nell’ideare e realizzare la micro-progettualità con gli studenti, Illustrazione dei moduli formativi aggiuntivi individuati per ogni singola Provincia, Presentazione dei materiali didattici individuati come utili al raggiungimento degli obiettivi formativi con i giovani, Presentazione dello strumento di rilevazione utilizzato nella fase di ricerca esplorativa, Esposizione dei processi di monitoraggio progettuale e dei relativi strumenti di rilevazione, Introduzione al ruolo dei volontari nel contesto progettuale. Fase 4: Seminario di presentazione dell’iniziativa Le attività con gli studenti coinvolti sono state avviate nell’ambito del seminario iniziale tenutosi a Benevento (presso una sede individuata dalla Provincia di Benevento). Fase 5: I laboratori di cittadinanza partecipata (fase formativa) La condivisione dei giovani studenti all’iniziativa si è concretizzata nella partecipazione attiva ad alcuni moduli formativi, attuati in orario scolastico, nell’ambito dell’attività didattica nelle Scuole partner progettuali. Fase 6: I laboratori di cittadinanza partecipata (fase attuativa) La fase formativa è stata propedeutica alla realizzazione di alcuni microprogetti ideati dai giovani in collaborazione con le Organizzazioni di Volontariato, sulla base dei bisogni territoriali individuati e sulle tematiche trattate nel contesto formativo. Fase 7: Convegno finale e disseminazione dei risultati Il progetto si è concluso il 17 novembre 2010, con un convegno a Torino, in cui hanno partecipato tutti i giovani delle scuole e le associazioni di volontariato coinvolte presentando i risultati raggiunti. Fase trasversale: monitoraggio e valutazione Il monitoraggio dell’andamento progettuale ha previsto tre azioni: Supervisione, a cura dei referenti provinciali, attraverso incontri periodici con i referenti scolastici e i docenti, le Organizzazioni di Volontariato, i Formatori e i Centri di servizio per il volontariato, laddove coinvolti, Schede di monitoraggio, ideate dall’équipe dei ricercatori/formatori e somministrate dai docenti e dai referenti delle Organizzazioni di Volontariato, una relazione semestrale, relativa all’andamento del progetto sia a livello quantitativo che a livello qualitativo su tutti i territori provinciali trasmesso dall’ente capofila al Ministero. 52 Per la Provincia di Torino hanno partecipato al Progetto le seguenti scuole: Istituto di Istruzione Superiore "G. Cena" - Ivrea, "G. Dalmasso" - Pianezza, Istituto di Istruzione Superiore "I. Porro"- Pinerolo, Liceo Classico "N. Rosa" - Susa, Istituto Tecnico Industriale Statale, "Pininfarina"- Moncalieri, e le seguenti organizzazioni di volontariato: Centro Documentazione Pace - Ivrea, Associazione Altro Canto - Grugliasco, Associazione A.M.A - Pinerolo, Squadra A.I.B di Sant Antonino di Susa, Gruppo Trasmissioni Protezione Civile - Moncalieri. Il Convegno Nazionale, conclusivo del progetto, si è svolto presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino il 17 novembre 2010. Durante la mattinata è intervenuto Gian Carlo Caselli, Procuratore delle Repubblica presso il Tribunale di Torino, con una “Lectio Magistralis” in merito a cittadinanza e della partecipazione. Da parte dei ricercatori del Ministero sono stati illustrati i risultati della ricerca “I giovani alunni e il loro territorio: orientamenti di valore e percezioni”. Nella seconda parte della mattinata e per tutto il pomeriggio le Scuole superiori delle Province coinvolte nel progetto hanno presentato i loro progetti realizzati nell’ambito de “I Laboratori di Cittadinanza Partecipata”. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Giovani e Servizio Civile SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO La Provincia di Torino è accreditata come Ente di Prima Classe per il Servizio Civile al fine di: promuovere e favorire lo sviluppo delle politiche giovanili sul territorio, sostenendo gli Enti locali nella gestione dei progetti di servizio civile; definire una strategia di Servizio Civile degli Enti locali comune e condivisa, che sappia progettare servizi utili ai giovani e al territorio, e realizzi criteri omogenei di qualità e strumenti efficaci di controllo e monitoraggio dell’attività; far convergere sull’attività le migliori risorse umane disponibili quali selettori, formatori, tutor e progettisti senza che l’intero staff di progetto debba essere a carico del singolo ente. In un’ottica di promozione del sistema Servizio Civile e di creazione di sinergie significative con altri territori regionali la Provincia di Torino ha siglato accordi con la Provincia di Biella e la Provincia di Alessandria. In dettaglio al 31 dicembre 2010 risultano 108 Enti in accordi di partenariato: Provincia di Torino Provincia di Alessandria Provincia di Biella Totale 97 Enti 4 Enti 7 Enti 108 Enti Gli enti partner della Provincia di Torino sono quindi 108 e di questi la maggior parte è costituita da Comuni di cui il 90% del territorio torinese, seguono in questa classifica 6 scuole, 10 consorzi socio assistenziali, 4 comunità montane, come evidenziato dalla tabella sottostante 53 Comuni Consorzi Socio Assistenziali Comunità Montane Scuole di ogni ordine e grado Aziende Sanitarie Locali Ipab Altri Consorzi Associazioni non Profit Cooperativa Sociale Province Totale Enti in accordo di partenariato 74 10 4 6 3 4 1 3 1 2 108 I progetti di Servizio Civile: 1° bando 2009 - Progetti finanziati dalla Regione Piemonte: 31 Settori d'intervento Ambiente Assistenza Educazione e Patrimonio Protezione promozione artistico e civile culturale culturale 2 20 7 1 1 Posti messi a bando 4 82 26 4 4 Servizio civile all’estero 0 bando straordinario 2010 - Progetti finanziati dalla Regione Piemonte: 11 Settori d'intervento Ambiente Assistenza Educazione e Patrimonio Protezione promozione artistico e civile culturale culturale 0 4 3 3 1 Posti messi a bando 0 17 8 16 18 Servizio civile all’estero 0 0 0 I Volontari 1° bando 2009: In data 30 novembre 2010, in base al succitato 1° bando 2009, si sono congedati 104 volontari sui 120 avviati in data 1 dicembre 2009: 1° bando 2009 - volontari congedati e settore d'impiego 4 4 02 19 75 Ambiente Assistenza Educazione e promozione culturale Patrimonio artistico e culturale Protezione civile Servizio civile all’estero Bando straordinario 2010 I progetti del bando straordinario 2010 (graduatoria 2009) sono stati avviati in data 4 ottobre 2010 e termineranno il 3 ottobre 2011 54 Per il bando straordinario, promosso nella primavera 2010, su 284 giovani candidati sono stati avviati 59 volontari (tra coloro che hanno iniziato regolarmente in data 4 ottobre, coloro che sono subentrati a posti scoperti e a seguito di interruzioni): Bando straordinario 2010 Posti a bando 59 Candidature ricevute 284 Idonei selezionati 59 Idonei non selezionati 166 non idonei 5 esclusi con motivazione 54 Volontari avviati 0 17 20 6 16 Ambiente Assistenza Educazione e promozione culturale Patrimonio artistico e culturale Protezione civile Servizio civile all’estero La promozione e la selezione dei volontari per il nuovo bando di settembre 2010: Posti a bando Candidature ricevute Idonei selezionati Idonei non selezionati non idonei esclusi con motivazione 102 569 102 367 12 88 Nel corso dei bandi in questione sono state realizzate dall’area amministrativa dell’Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Torino, le seguenti attività promozionali: • Kit in distribuzione agli Enti: opuscoli informativi, cartoline e locandine • 1.000 quaderni dei progetti a bando realizzati e distribuiti ai circondari della Provincia di Torino e alla rete degli informagiovani della Provincia di Torino oltre che nelle Province di Biella ed Alessandria; • Pagine specifiche in merito ai bandi nel sito della Provincia di Torino di cui al link: http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/serv_civ_vol/bandi; Comunicati Stampa su Ricevuto e Pubblicato della Città di Torino e giornali locali. • Inoltre, sempre sotto il coordinamento dell’Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Torino, gli enti associati e le singole sedi di attuazione dei progetti hanno realizzato le seguenti iniziative: • Locandine e materiale cartaceo in distribuzione nei punti informativi e di aggregazione formali e informali 55 • • • • • Comunicati ai giornali locali Spedizione lettere a giovani del territorio Incontri con gruppi di giovani Cura del sito internet con link a quello del Provincia di Torino Articoli ed esperienze sui Notiziari degli enti. Il progetto di Formazione generale dei volontari – anno 2009-2010 Il percorso di Formazione generale viene fornito quale dotazione base a tutti i giovani che vengono inseriti nell’esperienza del Servizio Civile. L’Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Torino ha realizzato un programma di formazione indirizzato ai giovani volontari per fornire strumenti di crescita culturale e di consapevolezza del proprio ruolo di cittadini attivi nell’ambito del territorio locale di appartenenza oltre che per una corretta valutazione e lettura dell’esperienza del servizio civile. La formazione, in stretto rapporto con l’attività di tutoraggio, rappresenta un’opportunità per elaborare il contesto in cui si svolge l’impegno, le aspettative e le difficoltà in relazione ad una definizione della propria identità di volontario. I volontari destinatari della Formazione generale della Provincia di Torino sono stati tutti coloro avviati nell’ambito degli accordi di partenariato di seguito indicati nei rispettivi Bandi. La progettazione dell’attività formativa è avvenuta attraverso la declinazione delle “Linee guida per la Formazione generale dei giovani in Servizio Civile Nazionale” espresse nella Det. Dir. del 4 aprile 2006, in diversi moduli formativi, i cui contenuti sono stati individuati durante il lavoro di équipe, elaborato dai componenti dell’Area formazione dell’Ufficio Servizio Civile della Provincia di Torino. L’Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Torino, ad ogni nuovo bando di servizio civile, organizza una giornata di presentazione per tutti i volontari degli Enti partner appena avviati in servizio in cui, oltre al benvenuto e alle nozioni generali di tipo gestionale/organizzativo, allo spirito e agli obiettivi del loro anno di servizio civile, vengono loro esposti: il calendario dei corsi, i contenuti del programma di Formazione generale ed il percorso di tutoraggio. Il Monitoraggio dei Progetti Il Sistema accreditato di riferimento per il Monitoraggio e la Valutazione è stato aggiornato e presentato presso l’Ufficio Regionale competente a luglio 2009, definitivamente approvato con la Determinazione n. 100 del 1 marzo 2010. Nel periodo dicembre 2009 – febbraio 2010 i progetti del Bando 2009 usufruiscono in forma sperimentale degli strumenti di monitoraggio (Scheda di Monitoraggio e Valutazione e database informatico per l’elaborazione dati Schede di Monitoraggio e Valutazione) presentati a luglio 2009, da marzo 2010 alla chiusura dei progetti tali strumenti sono stati adottati in forma definitiva. Gli strumenti sono stati elaborati in collaborazione con l’Ufficio Sistema Informativo del Servizio Solidarietà Sociale della Provincia di Torino. In merito al bando 2009 illustriamo i seguenti risultati di monitoraggio: l’ 89% delle azioni progettuali previste sono state portate a buon fine; il 5% delle azioni è stato parzialmente realizzato; il 6% delle azioni non è stato realizzato. Il Percorso di Tutoraggio Il Sistema di Tutoraggio permetteva di avere un riferimento diretto e coordinato per tutti i volontari avviati, sia per una rielaborazione, collettiva e personale, dell’esperienza, sia per affrontare eventuali situazioni conflittuali nella propria sede di servizio. La Circolare per l’accreditamento del 17 giugno 2009 non prevede più tale Sistema per i successivi progetti di Servizio Civile. I progetti del 1° Bando 2009 e del Bando straordinario 2010 usufruiscono ancora del Sistema di Tutoraggio, in quanto presentati ad ottobre 2008 e redatti in base al Prontuario per la progettazione allora vigente. 1° Bando 2009 Sono stati composti 6 gruppi di tutoraggio. Sono state dedicate 10 ore per gli incontri di staff (n. 1 incontro di programmazione e n. 2 incontri di coordinamento nell’arco dell’anno di Servizio Civile coperto dal Bando 2009), con una media di 3 ore per incontro. Sono state dedicate altre 10 ore per incontri individuali tra la referente del sistema di tutoraggio e singoli tutor per approfondimenti sul ruolo e su situazioni specifiche. 35 ore sono state dedicate alla mediazione sul campo per alcuni casi problematici che necessitavano di incontri individualizzati. Totale Tutor impiegati: 6. 56 Il tutoraggio del Bando straordinario 2010 è tuttora in corso ed ha coinvolto 3 tutor per i 3 gruppi di tutoraggio che coinvolgono tutti i volontari avviati e attualmente in servizio. La partecipazione alla Marcia per la Pace Perugia-Assisi La Provincia di Torino ha sostenuto e contribuito concretamente alla promozione ed all’organizzazione torinese per la partecipazione alla Marcia per la Pace Perugia – Assisi del 16 maggio 2010 dal titolo “Abbiamo bisogno di un’altra cultura”. In particolare l’Ufficio Giovani e Servizio Civile ha organizzato la partecipazione dei due Volontari in Servizio Civile presso lo stesso e di un Dipendente del Servizio Solidarietà Sociale. Tale iniziativa è stata concordata con l’Ufficio regionale di Servizio Civile e si colloca nell’ambito della formazione rivolta ai Volontari, ispirandosi ai principi della Legge 6 marzo 2001 n° 64: “Il servizio civile volontario garantisce ai giovani una forte valenza educativa e formativa, un’ importante e spesso unica occasione di crescita personale, una opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del nostro Paese”. La ricerca sulla partecipazione giovanile “Volontari su Marte” Il progetto-ricerca “Volontari su Marte” prende spunto dalla marginalità con cui la ricerca sociologica, nel trattare della partecipazione attiva, si occupa dell’azione volontaria e dalla necessità di analizzare la partecipazione giovanile nell’associazionismo, in iniziative pro-sociale e nei progetti di Servizio Civile. Nell’ambito degli accordi di partenariato per il Servizio Civile, l’Ufficio Giovani e Servizio Civile ha ritenuto importante iniziare una collaborazione con l’omologo Ufficio Giovani della Provincia di Biella, al fine di avviare un confronto tra due realtà territoriali della medesima regione ma molto diverse fra loro, e di offrire ai giovani volontari la possibilità di un’esperienza di ampio respiro. La supervisione metodologica e scientifica è stata curata in collaborazione con l’Ufficio Sistema Informativo del Servizio Solidarietà Sociale della Provincia di Torino. Si è potuto così ottenere un quadro più preciso dell’universo giovanile impegnato in occasioni di cittadinanza attiva, patrimonio informativo che è derivato da due campioni diversi in termini di target, indagati attraverso un apposito questionario che è stato elaborato dai Volontari insieme agli Uffici interessati: uno (quello torinese) che presenta un grado culturale maggiore poiché esplorato casualmente nelle biblioteche e nelle sedi degli Informagiovani, l’altro (quello biellese) che presenta un grado di partecipazione maggiore poiché costituito preferenzialmente sul mondo di chi si impegna e che, non a caso, è stato invitato dai Comuni a rispondere ai questionari, definiti ed elaborati in gruppo da tutti i Volontari. Il target del territorio della Provincia di Torino La partecipazione dei giovani nei “grandi comuni” (che per la provincia di Torino significa comuni con una popolazione complessiva superiore a 10.000 abitanti) è risultata essere intorno al 30%; nei comuni più piccoli (inferiori a 10.000 abitanti) la partecipazione sale al 44%. Si potrebbe conseguentemente dedurre che i comuni torinesi più piccoli evidenzino un maggior grado di partecipazione. Sostanzialmente, si può altresì affermare che a prescindere dalla dimensione del comune, i giovani fanno attività dove risiedono. 57 Basandosi poi su un campione di 108 giovani che hanno dichiarato di essere impegnati e che hanno risposto completamente anche nella sezione anagrafica finale, si evidenzia che di questi il 70% partecipa dove vive. Di quel 30% che ha dichiarato un impegno al di fuori del proprio paese, circa 2/3 ha confermato l’adesione a comuni di pari dimensioni. Confronto partecipazione % giovanile provinciale per dimensione comune (valore soglia 10.000 ab.) 50 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0 GRANDI COMUNI PICCOLI COMUNI TORINO (valore soglia 10.000 ab) Gli ambiti di maggior partecipazione sono quello sociale (80%), culturale (45%) e scolastico (28%). Gli ambiti maggiormente penalizzati sono invece quello ambientale (9%), sanitario (10%), politico (15%) e sportivo (18%). Distribuzione % ambiti di im pegno per i giovani della provincia di TORINO sp or t iv o iti co po l nit ar io le sa en ta bi am as ti c o sc ol ltu ra le cu so ci a le 90 80 70 60 50 40 30 20 10 0 Il target del territorio della Provincia di Biella La partecipazione dei giovani nei “grandi comuni” (che per la provincia di Biella significa comuni con una popolazione complessiva superiore a 3.800 abitanti) è risultata essere intorno al 34%; nei comuni più piccoli (inferiori a 3.800 abitanti) la partecipazione sale ulteriormente al 62%. Si potrebbe conseguentemente dedurre che i comuni biellesi più piccoli evidenzino un maggior grado di partecipazione. Sostanzialmente si può altresì affermare che i giovani si impegnino verso forme di cittadinanza attiva in quei luoghi dove trascorrono la maggior parte della loro giornata. Basandosi su un campione più ristretto, di 76 giovani che han dichiarato di essere impegnati e che hanno risposto completamente al questionario nella sezione anagrafica, si evidenzia che di questi il 63% partecipa dove vive. Coloro che hanno dichiarato di spostarsi in altro comune non evidenziano una particolare attrazione verso i comuni più grandi rispetto ai piccoli. 58 Confronto partecipazione % giovanile provinciale per dimensione comune (valore soglia 3.800 ab.) 70 65 60 55 50 45 40 35 30 25 20 15 10 5 0 GRANDI COMUNI PICCOLI COMUNI BIELLA (valore soglia 3.800 ab) Gli ambiti di maggior partecipazione sono quello sociale (72%), culturale (34%) e sportivo (30%). Gli ambiti maggiormente penalizzati sono invece quello sanitario (5%), scolastico (12%), ambientale (15%) e politico (17%). Distribuzione % am biti di im pegno per i giovani della provincia di BIELLA sp or t iv o po l it ic o cu ltu ra le sc ol as ti c o am bi en ta le sa ni ta ri o so ci al e 80 70 60 50 40 30 20 10 0 I Gruppi Focus L’indagine più qualitativa e di approfondimento, realizzata attraverso quattro gruppi focus, ha registrato invece una miglior confrontabilità nella partecipazione, coinvolgendo anche i rappresentanti di alcuni Piani Locali Giovani, ed ha consentito una buona integrazione e specificazione su una lettura inizialmente più quantitativa. Conclusioni È stata una ricerca che ha permesso di ottenere risultati interessanti per i territori provinciali studiati e che si integra con alcune indagini più locali condotte, ad esempio, nei capoluoghi provinciali; conclusioni che potrebbero metter in condizione, gli attori istituzionali e non solo delle due province, nel predisporre idonee soluzioni future per attrarre un maggior numero di giovani verso un mondo di cittadinanza più partecipato, consapevole, spontaneo ed aperto. 59 Sintesi di quanto emerso dai questionari • Il disinteresse dei giovani verso occasioni di cittadinanza attiva non è solo da ricondursi alle caratteristiche di attività non retribuita; emergono prioritariamente impegni di studio e/o di lavoro, seguiti successivamente da ragioni di mancata retribuzione. • La partecipazione giovanile verso forme di cittadinanza attiva non risente di un grado maggior attrazione delle grandi città. • La partecipazione giovanile verso forme di cittadinanza attiva è molto presente nei comuni piccoli, in misura maggiore rispetto ai grandi centri. • La partecipazione giovanile verso forme di cittadinanza attiva avviene dove i giovani trascorrono maggiormente la loro giornata. • Le risposte ottenute alla presente indagine non derivano solo dai giovani più motivati ed impegnati. Sintesi di quanto emerso nei gruppi focus • La presenza di un leader carismatico può divenire una condizione favorente per una partecipazione estesa e motivata • La percezione di una chiusura delle istituzioni pubbliche alle istanze di partecipazione è presente negli universi giovanili (elemento emerso in modo preminente nei focus group della Provincia di Torino ) • Il passaparola risulta essere elemento comunicativo ancor più qualificante tra i giovani, rispetto ad altri nella scelta di partecipare ad un gruppo di cittadinanza attiva La famiglia così come il luogo di vita e • l’educazione ricevuta, se fondata su valori solidali, possono essere condizioni favorenti per le scelte future di impegno partecipativo del giovane (la famiglia è stato l’elemento preminente nel focus group della Provincia di Biella ) I risultati della ricerca sono stati presentati pubblicamente il 24 novembre presso la sede della Provincia di Torino di via Maria Vittoria, 12 alla presenza dell’assessore e di dioversi politici locali che hanno partecipato attivamente al progetto Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Giovani e Servizio Civile 60 INTERVENTI NEL CAMPO DELLA SALUTE 14 La prevenzione delle malattie e la salute ambientale sono obiettivi importanti stabiliti dall'O.M.S. – Organizzazione Mondiale della Sanità, dal Piano Sanitario Nazionale e dal Piano Sanitario Regionale. Inoltre il trattato di Maastricht rappresenta un salto qualitativo negli impegni della Comunità in ambito sanitario, coinvolgendola fortemente nella sanità pubblica ed in primo luogo nella prevenzione delle malattie (art. 129), nell'informazione e nell'educazione sanitaria ed assumendo la salvaguardia della salute quale componente delle altre politiche comunitarie. La Provincia di Torino si propone di intervenire con un approccio integrato multidisciplinare all'individuazione dei bisogni ed all'elaborazione delle risposte ai problemi di salute della popolazione attraverso le seguenti azioni: - - - - favorire ed attuare politiche di processo finalizzate all'individuazione dei bisogni ed all'elaborazione delle risposte ai problemi di Salute della popolazione, secondo le indicazioni emergenti dal Documento “21 obiettivi per il 21° secolo” dell'OMS-Europa; favorire ed attuare scelte operative caratterizzate da un approccio orientato all’integrazione, alla multidisciplinarietà, all’omogeneizzazione e standardizzazione di procedure comuni, all’elaborazione di interventi specifici per gli ambiti (territoriali o funzionali) a rischio, all’elaborazione di una metodologia di lavoro che favorisca la creazione di un sistema reticolare finalizzato all'ottimizzazione dei processi, delle procedure, delle attività; potenziare il ruolo dell'Ente Provincia nell'ambito delle politiche territoriali per la Salute in quanto “facilitatore” di un'azione di Promozione della Salute (PS) da attuare nel proprio ambito territoriale, sia verso soggetti pubblici che privati, istituzionali e non, nel rispetto delle rispettive identità ed autonomie; attuare progetti sperimentali caratterizzati da un alto livello di multidisciplinarietà e di integrazione, ispirati ai documenti elaborati dall'O.M.S. Europa, rispettosi delle indicazioni fornite dalla legislazione nazionale in materia di PS nelle sue varie forme, scelti sulla base delle rilevanze statistiche, ricavate dai dati attualmente esistenti ed aggiornabili sulla base dei dati eventualmente prodotti ex novo. LA CONFERENZA PROVINCIALE SULLA SALUTE Con deliberazione della Giunta Provinciale n. 32-90091/1999 del 26 maggio 1999 è stata approvata la costituzione della Conferenza Provinciale sulla Salute (i cui componenti nonché la costituzione di un Esecutivo sono stati introdotti successivamente con DGP 934 – 266855/2005 del 26 luglio 2005). La Conferenza rappresenta la sede in cui gli enti locali analizzano i bisogni di salute della popolazione, elaborano obiettivi di salute e indirizzi politici che riguardano interventi di competenza degli enti stessi o delle aziende sanitarie e ne verificano i risultati. Nel passato recente sono state effettuale a ciclo biennale e/o annuale Conferenze su temi di grande attualità quali la sicurezza stradale, la salute e lo sport, l’incidenza della povertà sulla salute e, nel 2010, “LA PROVINCIA PER LA SALUTE Piani e processi per l’integrazione delle politiche”. EMERGENZE CLIMATICHE 2010/2011 La L.R. n. 1 del 08/01/2004 ha attribuito alle Province – quali enti intermedi e soggetti di programmazione decentrata delle politiche regionali e di coordinamento del territorio – la raccolta ed elaborazione dei dati sui bisogni, sulle risorse pubbliche e private e sull’offerta dei servizi del territorio di competenza, anche con analisi mirate su fenomeni rilevanti in ambito provinciale nonché il concorso alla predisposizione del piano regionale triennale degli interventi e dei servizi sociali, integrato con il piano socio-sanitario regionale, mediante l’elaborazione di proposte coordinate a livello provinciale con l’obiettivo di assicurare omogeneità di integrazione socio-sanitaria e l’accesso ai cittadini alle prestazioni erogate. La L.R. n. 38 del 29/08/1994 e s.m.i. “Valorizzazione e promozione del volontariato”, prevede la possibilità di concedere contributi a titolo di sostegno di specifici e documentati progetti e attività alle organizzazioni di volontariato iscritte nel Registro, istituito ai sensi della L. n. 266 del 11/08/1991 “Legge - quadro sul volontariato”, al fine di promuovere, incentivare e sostenere l’azione solidaristica svolta dal volontariato organizzato presente nella regione. 14 http://www.provincia.torino.it/salute.htm 61 Analogamente a quanto elaborato negli anni precedenti, il Servizio Solidarietà Sociale ha riproposto quindi una progettazione locale che ha coinvolto direttamente gli Enti gestori, individuati espressamente dalla L.R. n. 1/2004 come i soggetti istituzionali idonei a garantire l’efficacia e l’efficienza degli interventi e dei servizi sociali di competenza dei Comuni anche attraverso le strutture di Protezione Civile, destinando Euro 120.000,00 per finanziare progetti finalizzati a fronteggiare le criticità legate alle emergenze climatiche, elaborati dai dagli Enti Gestori delle funzioni socio – assistenziali del territorio provinciale - eccetto il Comune di Torino - da realizzare in sinergia con associazioni iscritte al registro regionale delle Organizzazioni di volontariato, sezione Provincia di Torino, istituito ai sensi della L. 266/1991 in collaborazione con il Servizio Sovrazonale di epidemiologia dell’A.S.L. TO3 e l’ARPA Piemonte da attuarsi nel periodo 15 giugno 2010 – 1 marzo 2011. Tra maggio e settembre 2010 sono stati inviati quotidianamente - a cura dell’ARPA Piemonte – i bollettini che riportano gli indici di disagio fisiologico e i livelli di attenzione previsti per ognuna delle macroaree individuate dall’ARPA stessa. I livelli d’attenzione riportati nei bollettini sono rappresentativi del rischio corso dalla popolazione residente dovuto a condizioni di caldo estremo. Questi bollettini sono stati trasmessi ad una mailing list di 1.000 indirizzi tra enti, medici di medicina generale e strutture socio-assistenziali. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Sanità CONVEGNO “LA PROVINCIA PER LA SALUTE PIANI E PROCESSI PER L’INTEGRAZIONE DELLE POLITICHE” 15 DICEMBRE 2010 Nel 2010, il 15 dicembre u.s. si è tenuta la quinta Assemblea Plenaria nella quale è stato presentato lo “stato dell’arte” dei Piani di Zona e dei Piani e Profili di Salute (PePS) nel territorio provinciale, a due anni dall’approvazione delle Linee Guida regionali per la costruzione dei PePS e le prime riflessioni a conclusione del percorso formativo promosso dalla Provincia per il supporto alla costruzione sociale dei Piani e Profili di Salute, in un’ottica di integrazione tra processi, tenendo anche conto della seconda triennalità dei Piani di Zona 2011/20113. I laboratori di approfondimento del corso di formazione si sono rivolti agli Amministratori pubblici del territorio con inizio a fine ottobre e conclusione ai primi di dicembre. L’ufficio Sanità ha partecipato ai suindicati laboratori e si è occupato della stesura della relativa “memoria”. Inoltre sono state presentate alcune suggestioni relative alla predisposizione di un modello di Piano e Profilo di Salute provinciale da parte della Provincia stessa e sono stati prospettati e validati i criteri di composizione del neo Ufficio di Piano Provinciale e del suo Esecutivo. Hanno partecipato circa 200 soggetti, tra rappresentati tecnici e politici del territorio provinciale. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Sanità Ufficio Programmazione Territoriale Ufficio Sistema Informativo I PEPS - PROFILI E PIANI DI SALUTE Le norme per la programmazione e l’assetto del Servizio Sanitario regionale vengono ridisegnate dalla Legge Regionale n. 18 del 6 agosto 2007 che, delineando un nuovo assetto territoriale delle ASL e dei Distretti sanitari, pone la salute come obiettivo prioritario, da tenere presente in ogni altro ambito di decisione e scelta strategica e fonda la programmazione socio-sanitaria sul Piano socio-sanitario regionale e sui relativi strumenti di attuazione a livello locale, tra i quali i Profili e Piani di Salute (PePS) che rappresemtano lo "strumento con cui la comunità locale, a livello distrettuale, definisce il proprio profilo di salute, individua gli obiettivi di salute e produce linee di indirizzo volte ad orientare le politiche del territorio" (l.r. 18/2007, art. 14). Tali strumenti, sentiti i soggetti interessati e previa concertazione con le organizzazioni e le associazioni previste dalla stessa normativa regionale, vengono predisposti ed approvati dai Comitati dei Sindaci di distretto, ai quali partecipa, con diritto di voto, il Presidente della Provincia o persona da lui delegata. 62 Pertanto, ai sensi della norma regionale citata e anche della Legge Regionale n. 1 del 2004, di applicazione dellla Legge Quadro 328/2000, nonché del T.U. 267/2000, la Provincia di Torino nel 2010 ha svolto le seguenti azioni: 1. 2. 3. partecipazione, su delega del Presidente, ai Comitati dei Sindaci di distretto, in un’ottica di ascolto, accompagnamento, raccordo tra la programmazione locale e la programmazione di vasta area; partecipazione, ove presenti, ai Laboratori locali, e/o agli eventuali organismi più agili nati in seno ai Comitati dei Sindaci (coordinamenti tecnici, gruppi di lavoro, gruppi ristretti) con funzione di supporto e di facilitazione al raccordo tra i vari strumenti di programmazione locale, in un’ottica di coordinamento e di integrazione; progettazione e realizzazione del corso di formazione “La costruzione sociale dei PePS” rivolto agli Amministratori pubblici locali. Il percorso formativo LA COSTRUZIONE SOCIALE DEI PEPS, Laboratori di approfondimento sulla costruzione dei Profili e Piani di Salute si è svolto nel periodo ottobre/dicembre 2010 strutturato in tre moduli: 1. 2. 3. come passare dal Profilo al Piano di Salute: attraverso quali modalità il territorio individua le priorità di intervento; come integrare realmente le diverse politiche per realizzare obiettivi di salute; come integrare gli strumenti di programmazione locale (PePS e Piani di Zona, ma anche gli altri Piani locali). I moduli sono stati replicati in cinque sedi a copertura delle tre Asl territoriali (Asl To3: Rivoli e Pinerolo, Asl To4: Chivasso e Ivrea, Asl To5: Moncalieri). La struttura in Laboratori ha consentito sia di fare emergere e valorizzare esperienze e saperi condividendo punti di forza e criticità favorendo anche la formazione di punti di vista nuovi rispetto ai problemi, sia di offrire riflessioni di esperti e concreti riferimenti metodologici per facilitare la costruzione partecipata di un quadro di riferimento condiviso. 90 sono stati i partecipanti, di cui 20 Sindaci. 47 i Comuni che hanno aderito: Angrogna, Avigliana, Azeglio, Banchette, Bibiana, Bollengo, Borgofranco, Buriasco, Buttigliera Alta, Caluso, Caprie, Caravino, Carignano, Carmagnola, Caselle, Chieri, Chivasso, Moncalieri, Montaldo Dora, Nichelino, Nomaglio, None, Osasco, Pancalieri, Parella, Pavone C.se, Perosa C.se, Perrero, Pinerolo, Piscina, Pont C.se, Porte, Riva presso Chieri, Rivoli, Romano C.se, Sangano, San Germano Chisone, San Pietro Val Lemina, San Ponso, San Raffaele Cimena, Settimo T.se, Strambino, Usseaux, Varisella, Venaria, Villastellone, Vinovo. 23 i partecipanti provenienti da Distretti e Consorzi: Distretto Val Chisone e Germanasca, Distretto di Moncalieri, Distretto di Rivoli, Distretto di Pinerolo, Distretto Val Pellice, Distretto di Ivrea, Comunità Montana del Pinerolese, CISA Rivoli, CISA 12, Consorzio Canavese, CISS Pinerolo, CIDIS Orbassano, Consorzio IN.RE.TE. Sono inoltre intervenuti dei tecnici delle ASL TO3, TO4, TO5. I Punti di partenza del corso di formazione erano rappresentati da: 1. 2. 3. un’idea complessa di SALUTE che rinvia all’intreccio di più fattori (salute intesa come esito di molte politiche pubbliche, salute affidata soprattutto alla prevenzione, salute come concetto universalistico che tiene conto anche delle differenze sociali e territoriali); un contesto socio-economico di crisi che condiziona le politiche pubbliche; la consapevolezza che è proprio quando le risorse scarseggiano che è necessario convergere, allargare, condividere. Le riflessioni sviluppate nell’ambito del percorso hanno consentito, oltre che di verificare lo stato dell’arte sul territorio e di mettere a fuoco le difficoltà, anche di provare a delineare una sorta di “percorso ideale” per la costruzione dei PePS locali e di riflettere sulle integrazioni possibili in modo da poter lavorare, in prospettiva, sull’unificazione dei processi di programmazione dei Piani di Salute e dei Piani di Zona a partire dal quadro conoscitivo delineato dal Profilo. Si veda nel dettaglio la tabella che riassume la situazione nei 19 Distretti socio-sanitari: 63 PROFILI DEFINITI E/O APPROVATI N. 8 DISCUSSIONE AVVIATA N. 2 RACCOLTA E ORGANIZZAZIONE DATI PER LA DEFINIZIONE N. 9 Orbassano (Asl To3) Venaria (Asl To3) Giaveno (Asl To3) Collegno (Asl To3) Rivoli (Asl To3) Susa (Asl To3) Ivrea (Asl To4) Val Pellice (Asl To3) Cuorgnè (Asl To4) Valli Chisone e Germanasca (Asl To3) Ciriè (Asl To4) Pinerolo (Asl To3) Chivasso (Asl To4) Chieri (Asl To5) Settimo T.se (Asl To4) Moncalieri Asl To5) S. Mauro (Asl To4) Nichelino (Asl To5) Carmagnola (Asl To5) La verifica dello stato dell’arte sul territorio provinciale ci consegna, dunque, un quadro in cui la maggior parte dei Distretti ha approvato o sta ultimando la definizione dei Profili di salute e quindi sta passando dalla fase conoscitiva (raccolta delle informazioni → Profilo) alla fase della messa a fuoco delle priorità (programmazione → Piano di Salute). Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Programmazione territoriale CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA E DI LAVORO15 Sono state promosse la diffusione della cultura della condivisione e della conciliazione attraverso la realizzazione nella scuola di azioni integrate per l’educazione alla reciprocità e alla condivisione delle responsabilità. Il progetto, destinato agli allievi/e e insegnanti/e delle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio della Provincia di Torino, ha visto la realizzazione di un’ attività teatrale sulla condivisione delle responsabilità domestiche e di cura. L’animazione teatrale proposta si basa su un canovaccio che prende spunto dal racconto “Casa Pari”, e costituisce la traccia per lo sviluppo dell’azione teatrale che ha per oggetto la condivisione delle responsabilità domestiche e di cura Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Tempi 15 http://www.provincia.torino.it/pari_opportunita/politiche_tempi/index.htm 64 POLITICHE E INTERVENTI DI PROMOZIONE DEL TERZO SETTORE INTERVENTI PER IL TERZO SETTORE La Legge Regionale n. 1 dell’ 8 gennaio 2004 “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento” all’art. 5, comma 2, lettera f) attribuisce alle Province “competenze in materia di cooperative sociali ed organizzazioni di volontariato, compresa l’erogazione dei relativi contributi”. La Legge Regionale 29 agosto 1994, n. 38 e s.m.i. “Valorizzazione e promozione del volontariato” all’art. 3 istituisce il Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato quale ambito unitario delle Sezioni provinciali. La Legge Regionale 9 giugno 1994, n. 18 e s.m.i. “Norme di attuazione della legge 381/1991 - Disciplina delle Cooperative Sociali” istituisce l’Albo Regionale delle Cooperative Sociali quale ambito unitario delle Sezioni provinciali. La Legge Regionale 7 febbraio 2006 n. 7 “Disciplina delle Associazioni di promozione sociale” all’art. 6 istituisce il registro regionale delle Associazioni di promozione sociale composto da una sezione regionale e sezioni provinciali. del registro regionale, attribuisce alle Province le funzioni amministrative relative alla tenuta l’iscrizione, la gestione ed il mantenimento al relativo registro. Pertanto la Provincia di Torino è competente per le funzioni amministrative relative alla tenuta delle proprie Sezioni provinciali del Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato, del Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale e dell’Albo Regionale delle Cooperative Sociali. L’Ufficio Terzo Settore: - - - - - - è preposto all'accoglienza delle istanze di iscrizione delle Organizzazioni di Volontariato e delle Associazioni di promozione sociale ai relativi registri, nonché delle istanze di iscrizione delle Cooperative Sociali al relativo albo; cura i relativi adempimenti amministrativi: iscrizione, cancellazione, aggiornamento; ha la competenza diretta di tenuta delle sezioni tematiche del Registro delle Organizzazioni di Volontariato riguardanti l’ambito socio-assistenziale e di impegno civile. Ha inoltre compiti di idonea trasmissione delle istanze relative alle altre sezioni tematiche agli altri Uffici e Servizi provinciali competenti per materia; ha la competenza diretta di tenuta della sezione unica provinciale del Registro delle Associazioni di Promozione Sociale riguardanti l’ambito welfare, benessere, integrazione sociale, impegno civile, tutela e promozione dei diritti. Ha inoltre compiti di idonea attribuzione delle istanze relative alle altre sezioni tematiche agli altri Uffici e Servizi provinciali competenti per materia; ha una funzione di coordinamento del “gruppo tecnico interservizi” per l’esame delle eventuali problematiche riguardanti l’attribuzione dell’istruttoria delle istanze, nonché quelle insorgenti dall’applicazione della normativa in materia; ha una funzione di presidenza e di coordinamento della “conferenza di servizi” preposta all’espressione di pareri vincolanti, da parte delle strutture competenti per materia, rispetto all’esito dei procedimenti di iscrizione al Registro delle Associazioni di Promozione Sociale; è preposto all'erogazione dei contributi previsti per le Organizzazioni di Volontariato e le Cooperative Sociali in base alla normativa regionale vigente; cura l'amministrazione del Sistema Informativo Regionale (RUPAR) per le sezioni provinciali dei Registri e dell’Albo; esercita una funzione complessiva di accoglienza, consulenza ed orientamento delle Associazioni (indipendentemente dall’ambito di attività) e dei soggetti di Terzo Settore. Attivita’ in collaborazione con altri soggetti L’Ufficio Terzo Settore nell’ambito delle proprie competenze relative ai soggetti di Terzo settore, realizza stabilmente attività, sia interne all’Ente che esterne, di supporto, collaborazione, coordinamento con altri soggetti ed istituzioni coinvolti. Si ricorda in particolare : 65 la collaborazione tecnica all’attività di rappresentanza dell’Ente al Consiglio Regionale del Volontariato e alla Conferenza Regionale della Cooperazione Sociale; la collaborazione con i Centri di Servizio per il Volontariato, in merito ad iniziative connesse all’ attuazione della L. 266/91 "Legge quadro sul volontariato", della L. 383/2000 "Disciplina delle Associazioni di promozione sociale" e delle relative leggi regionali attuative che si è concretizzata con la stipula di un Protocollo di intesa firmato nel marzo 2010 ; la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate al fine di sviluppare, tenendo conto della distinzione dei ruoli e delle competenze, ogni utile sinergia per il contrasto all’evasione fiscale e alla verifica dell’effettiva volontà di perseguire fini di natura non lucrativa da parte degli Enti appartenenti al Terzo settore. Tale collaborazione è stata concretizzata con la stipula del Protocollo di intesa nel maggio 2010; la collaborazione con la Regione Piemonte – Direzione Politiche Sociali relativamente al sistema informativo (inserito in RUPAR) relativo alla tenuta dei Registri OdV e APS e dell’Albo Cooperative Sociali; la collaborazione con la Regione Piemonte, gli Enti Locali e i Centri Servizio Volontariato per la realizzazione di manifestazioni di promozione del volontariato; la collaborazione in attività di ricerca in materia di Volontariato, Promozione Sociale e Cooperazione sociale; la partecipazione a tavoli tecnici sulle materie attinenti le tematiche del Terzo Settore; la partecipazione al Tavolo interistituzionale in applicazione della Dichiarazione d’intenti in favore del volontariato, sottoscritta insieme alle Fondazioni Bancarie, alla Regione Piemonte, al Comune di Torino, al Comitato di Gestione del Fondo Volontariato ed ai Centri di Servizio per il Volontariato. A seguito di sottoscrizione di un protocollo di intesa tra le parti, nel corso del 2008 è stato avviato il Progetto Tandem - Servizio accompagnamento solidale - che valorizza e sostiene il ruolo del volontariato nella realizzazione di un servizio di accompagnamento destinato a persone soggette a trattamenti chemio-radioterapici presso strutture ospedaliere nel territorio del Comune di Torino e nel territorio della ex Comunità Montana Valli di Lanzo; la partecipazione al Tavolo di lavoro la razionalizzazione della raccolta dati sulle cooperative sociali promosso dall’Osservatorio sull’economia civile della Camera di Commercio di Torino; la realizzazione della gestione telematica delle relazioni attività e bilanci annuali delle OdV (art.5 L.R.38/94) già sperimentata con alcune associazioni . SEZIONE PROVINCIALE DEL REGISTRO REGIONALE DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO Le Organizzazioni di Volontariato (OdV) sono disciplinate dalla Legge 11 agosto 1991 n. 266 "Legge-quadro sul volontariato". Le OdV operano senza fini di lucro ed esclusivamente per fini di solidarietà verso terzi attraverso l’apporto determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti. Le OdV possono assumere lavoratori esclusivamente per qualificare o specializzare la propria attività. Le OdV iscritte al Registro sono riconosciute ONLUS di diritto e possono stipulare convenzioni con gli Enti Pubblici. Il Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato è stato istituito con la Legge Regionale 29 agosto 1994 n. 38 e s.m.i., che ne regolamenta le modalità di iscrizione e di revisione. È suddiviso in sezioni provinciali ed una sezione regionale. La sezione provinciale di Torino del Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato è suddivisa in 9 sezioni tematiche: 1) Socio-assistenziale; 2) Impegno civile e tutela e promozione dei diritti; 3) Sanitaria; 4) Protezione civile; 5) Promozione della cultura, istruzione, educazione permanente; 6) Tutela del patrimonio storico artistico; 7) Tutela dell’ambiente; 8) Educazione motoria, promozione attività sportive e tempo libero; 9) Organismi di collegamento e coordinamento provinciali. L’Ufficio Terzo Settore ha competenza diretta per le prime due sezioni. Di seguito si riportano i dati di sintesi del Registro suddivisi per sezioni tematiche relativi agli anni 2009 e 2010. 66 Sezione tematica Socio-assistenziale Impegno civile e tutela e promozione dei diritti Sanitaria Protezione civile Promozione della cultura, istruzione, educazione permanente Tutela del patrimonio storico artistico Tutela dell’ambiente Educazione motoria, promozione attività sportive e tempo libero Organismi di collegamento e coordinamento provinciali TOTALE Sezione tematica Socio-assistenziale Impegno civile e tutela e promozione dei diritti Sanitaria Protezione civile Promozione della cultura, istruzione, educazione permanente Tutela del patrimonio storico artistico Tutela dell’ambiente Educazione motoria, promozione attività sportive e tempo libero Organismi di collegamento e coordinamento provinciali TOTALE Istanze pervenute 36 5 Nuove iscrizioni 19 2 9 1 Organizzazioni iscritte al 31/12/2009 328 63 Cancellazioni 7 10 8 4 8 3 6 4 0 275 193 38 2 1 0 48 3 2 1 0 2 0 24 7 0 1 0 6 73 39 22 982 Cancellazioni 12 3 Organizzazioni iscritte al 31/12/2010 341 68 Istanze pervenute 20 8 Nuove iscrizioni 18 9 9 12 7 6 8 2 9 9 0 270 194 40 3 2 0 49 4 1 1 0 0 0 25 7 0 0 1 6 64 46 34 1000 BANDO STRAORDINARIO PER LA CONCESSIONE DI CONTRIBUTI ALLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO La Legge Regionale 38/94 e s.m.i. “Valorizzazione e promozione del Volontariato” all’art. 14 comma 1 prevede che le Province concedano alle Organizzazioni di Volontariato, iscritte nel Registro, contributi a titolo di sostegno di specifici e documentati progetti ed attività. Annualmente il Servizio Solidarietà Sociale predispone il “Bando per la concessione di contributi alle Organizzazioni di Volontariato” al quale possono partecipare le OdV regolarmente iscritte al Registro nelle sezioni di sua diretta competenza: socio-assistenziale, impegno civile e tutela e promozione dei diritti, sanitaria. I contributi sono assegnati sulla base delle risorse finanziarie trasferite dalla Regione Piemonte. 67 Nell’anno 2010 con Delibera della Giunta Provinciale n. 461-16247 del 04/05/2010 è stato bandito il “Bando Straordinario per la concessione di contributi alle Organizzazioni di Volontariato - Interventi di sostegno per famiglie e singoli in gravi condizioni di disagio, marginalità e povertà” per offrire una risposta immediata all’emergenza, anche economica, che limita il soddisfacimento dei bisogni primari e per promuovere al contempo l’integrazione sociale di individui e gruppi deboli. Il bando straordinario prevedeva che le Organizzazioni interessate, in base al territorio in cui operano, elaborassero progetti per fronteggiare la crisi coerenti con le emergenze territoriali del Comune di Torino e con quella dei Piani di Zona locali. Vista la natura straordinaria del bando, i progetti sono stati concordati e presentati agli Enti territoriali di riferimento e successivamente ai nostri uffici che hanno predisposto le graduatorie e curato le assegnazioni. A fronte di una complessiva disponibilità economica di € 1.000.000,00 sono state finanziate n. 69 associazioni per un importo complessivo pari a € 917.781,00. Di seguito i dati di sintesi dei contributi assegnati nell’anno 2010 articolati per Ambito Territoriale di riferimento. Ente gestore Budget disponibile Consorzio Intercomunale di Servizi (C.I. di S.) ORBASSANO 44.879,00 Comunità Montana del Pinerolese PEROSA ARGENTINA 29.623,00 Comunità Montana delle Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone CERES 26.519,00 Consorzio Azienda Socio-Assistenziale tra i Comuni della Val Sangone (C.A.S.A. Val Sangone) GIAVENO 27.958,00 Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.) CIRIÉ 46.410,00 Consorzio Intercomunale (C.I.S.A.) NICHELINO 43.423,00 Socio Assistenziale n. progetti Budget assegnato finanziati 3 44.879,00 29.623,00 2 26.505,00 2 26.500,00 2 35.500,00 2 35.500,00 2 Consorzio Intercomunale Socio Assistenziale (C.I.S.A. 31) CARMAGNOLA 35.659,00 Consorzio Intercomunale (C.I.S.A.) GASSINO T.SE Socio 27.107,00 Consorzio Intercomunale (C.I.S.A.) RIVOLI Socio Assistenziale 35.659,00 2 21.550,00 2 Assistenziale 37.868,00 37.794,00 3 Consorzio Intercomunale dei Servizi alla Persona (C.I.S.A.P.) GRUGLIASCO 44.997,00 Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.S. 38) CUORGNÉ 41.737,00 Consorzio Intercomunale dei Servizi Sociali (C.I.S.S.) CHIVASSO 41.511,00 Consorzio Intercomunale dei Servizi Sociali (C.I.S.S.) PINEROLO 43.478,00 Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.S.A.) MONCALIERI 41.212,00 44.997,00 4 41.130,00 3 25.650,00 2 41.135,00 7 41.212,00 4 68 Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.S.A.) PIANEZZA 42.471,00 Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.S.A.C) CALUSO 31.445,00 Consorzio Intercomunale Servizi Sociali alla Persona (C.I.S.S.P.) SETTIMO T.SE 43.194,00 Consorzio Intercomunale Socio Assistenziale Valle di Susa (CO.NI.S.A.) SUSA 46.171,00 Consorzio dei Servizi Socio Assistenziali del Chierese (C.S.S.A.C.) CHIERI 42.651,00 Consorzio Servizi Sociali IN.RE.TE IVREA 40.726,00 CITTA’ DI TORINO - Divisione Servizi Sociali – Ufficio Rapporti con il volontariato - TORINO 220.961,00 35.500,00 2 18.000,00 1 32.400,00 2 45.972,00 3 42.651,00 5 40.500,00 3 215.124,00 13 69 917.781,00 SEZIONE PROVINCIALE DEL REGISTRO REGIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE Le Associazioni di Promozione Sociale (APS) sono disciplinate dalla Legge 7 dicembre 2000 n. 383 “Disciplina delle Associazioni di Promozione Sociale”. Le APS operano senza fini di lucro al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, avvalendosi prevalentemente delle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dei propri associati. In casi di particolare necessità possono assumere lavoratori anche ricorrendo ai propri associati. Le APS possono, quando ne presentano i requisiti, essere anche riconosciute ONLUS. Le APS iscritte al Registro possono stipulare convenzioni con gli Enti Pubblici. Il Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale è stato istituito con la Legge Regionale 7 febbraio 2006 n. 7, che ne regolamenta le modalità di iscrizione e di revisione. È suddiviso in sezioni provinciali ed una sezione regionale. La sezione unica provinciale di Torino del Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale è regolamentata dalla Deliberazione di Consiglio Provinciale n. 560538 del 27 marzo 2007 “Regolamento per la disciplina della sezione provinciale di Torino del Registro regionale delle associazioni di Promozione sociale e l’elezione dei rappresentanti presso l’Osservatorio regionale”. È suddivisa in quattro sezioni tematiche: Welfare, integrazione sociale, impegno civile, tutela e promozione dei diritti - Cultura, istruzione, ricerca, formazione, tradizioni locali - Turismo, attività sportive,attività ricreative - Patrimonio ambientale e naturale, protezione civile. Con determinazione del Direttore generale n. 45-448777 del 17 aprile 2007 è stata data la responsabilità della gestione del Registro e il coordinamento degli apporti delle altre strutture provinciali coinvolte (Servizio tutela ambientale, Servizio aree protette e vigilanza volontaria, Servizio tutela della fauna e della flora, Servizio Protezione civile, Servizio programmazione dei beni e attività culturali, Servizio istruzione e servizi didattici, Servizio concertazione territoriale, Servizio formazione professionale, Servizio programmazione e gestione attività turistiche e sportive), al Servizio Solidarietà Sociale. Di seguito si riportano i dati di sintesi del Registro suddivisi per sezioni tematiche relativi agli anni 2008, 2009 e 2010. 69 Sezione tematica Associazioni iscritte al 31/12/2008 Associazioni iscritte al 31/12/2009 14 8 9 17 5 1 1 0 29 26 Welfare, integrazione sociale, impegno civile, tutela e promozione dei diritti Cultura, istruzione, ricerca, formazione, tradizioni locali Turismo, attività sportive,attività ricreative Patrimonio ambientale e naturale, protezione civile TOTALE Associazioni iscritte al 31/12/2010 Cancellazioni 16 9 2 1 28 Totale 0 38 0 35 0 8 0 2 0 83 SEZIONE PROVINCIALE DELL’ALBO REGIONALE DELLE COOPERATIVE SOCIALI Le Cooperative Sociali sono disciplinate dalla Legge 8 novembre 1991 n. 381 “Disciplina delle Cooperative Sociali”. Sono imprese che hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi alla persona (assistenziali, sociosanitari, sanitari, educativi) ovvero lo svolgimento di attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi) finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Le Cooperative Sociali costituite ai sensi della L. 381/91 sono riconosciute ONLUS di diritto. Possono stipulare convenzioni con gli Enti Pubblici e partecipare a gare di appalto riservate. L’Albo Regionale delle Cooperative Sociali è stato istituito con Legge Regionale 9 giugno 1994, n. 18 e s.m.i., che ne regolamenta le modalità di iscrizione, mantenimento e revoca. È suddiviso in sezioni provinciali. La sezione provinciale di Torino dell’Albo Regionale delle Cooperative Sociali è suddivisa in tre sezioni: cooperative di tipo A che gestiscono servizi alla persona, cooperative di tipo B finalizzate all’inserimento di persone svantaggiate, cooperative di tipo C, cioè consorzi di cooperative la cui base sociale è formata in misura non inferiore al settanta per cento da cooperative sociali. Di seguito si riportano i dati di sintesi dell’Albo relativi agli anni 2009 e 2010. Sezione A - gestione di servizi socio-sanitari ed educativi B - attività diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiati C - consorzi di cooperative TOTALE Istanze pervenute 11 Nuove iscrizioni 9 Cancellazioni 5 Cooperative iscritte al 31/12/2009 133 7 8 8 79 2 20 2 19 0 13 19 231 70 Sezione A- gestione di servizi socio-sanitari ed educativi B – attività diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiati C - consorzi di cooperative TOTALE Istanze pervenute 8 Nuove iscrizioni 10 Cancellazioni 1 Cooperative iscritte al 31/12/2010 142 12 13 7 85 1 21 1 24 0 8 20 247 PIANO PROVINCIALE DELLE POLITICHE SOCIALI TERRITORIALI 2010-2011 INTERVENTI DI PROMOZIONE E SOSTEGNO DEL VOLONTARIATO INTERVENTI PER IL SOSTEGNO ALLA COOPERAZIONE SOCIALE DI INSERIMENTO LAVORATIVO Nel corso del 2010 l’Ufficio Terzo Settore ha collaborato alla stesura del Piano Provinciale delle Politiche Sociali Territoriali quale strumento generale di programmazione coordinata di diverse politiche settoriali, fra le quali quelle relative al sostegno del Volontariato e della Cooperazione Sociale. Il Piano si propone, innanzitutto, di diventare lo strumento attraverso il quale la Provincia di Torino intende armonizzare gli strumenti di finanziamento ed implementazione che ogni anno propone su ciascuna specifica politica, fornendo uno strumento coordinato delle risorse a disposizione. La finalità generale del Piano è quella di contribuire alla riduzione delle differenze osservate a livello territoriale nella fruizione dei diritti e delle opportunità dei cittadini orientando le risorse disponibili. Il Piano infatti si propone di sviluppare una programmazione integrata orientata alle “componenti sociali”, attraverso il superamento della logica per competenze amministrative e delle singole forme di implementazione e finanziamento. Nel Piano pertanto sono state individuate le linee generali della politica della Provincia di Torino nei settori considerati e per ogni singola politica: le linee programmatiche il programma di attuazione gli ambiti progettuali le azioni di vasta area riservate all’amministrazione il piano finanziario Si prevede l’approvazione del Piano e la contestuale uscita dei rispettivi Bandi di finanziamento per inizio anno 2011. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Terzo Settore ISTITUZIONI PUBBLICHE DI ASSISTENZA E BENEFICIENZA (IPAB) E ASSOCIAZIONI E FONDAZIONI EX IPAB ATTIVITÀ DI VIGILANZA E CONTROLLO16 La Regione Piemonte con Legge Regionale n. 1/2004 ha attribuito alla Provincia le seguenti funzioni: • competenze, attribuite dalla legge o dagli statuti, in materia di aziende pubbliche di servizi alla persona e nomina dei membri dei consigli di amministrazione quando questa sia attribuita dagli statuti alla Regione; • controllo pubblico, ai sensi degli articoli 23 e 25 del codice civile, sull’ amministrazione delle persone giuridiche di diritto privato che hanno ottenuto il riconoscimento in seguito alla trasformazione delle IPAB o delle aziende pubbliche di servizi alla persona, compresi lo scioglimento del Consiglio di amministrazione e la nomina del commissario straordinario. 16 http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/ipab/index 71 • • • Sono state delegate, inoltre, fino alla trasformazione delle IPAB in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche di diritto privato, le seguenti funzioni: vigilanza sugli organi e sull’attività amministrativa delle IPAB, esclusi la sospensione e lo scioglimento del consiglio di amministrazione e la nomina del commissario straordinario; nomina dei membri del consiglio di amministrazione delle IPAB quando questa sia di competenza regionale e dichiarazione di decadenza dei membri del consiglio di amministrazione delle IPAB nei casi previsti dalla legge; l’espressione di parere stabilito dall’art. 4 della L.R. 19/03/1991, n. 10, in ordine alla sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 2 della Legge stessa limitatamente alle istituzioni aventi struttura associativa ed alle istituzioni promosse ed amministrate da privati che richiedono il riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato. L’art. 39 della L.R. 62/1995 che delegava alla Provincia “l’espressione di elementi di valutazione relativamente ai provvedimenti di competenza regionale di modifica di statuto, trasformazione, fusione ed estinzione delle IPAB” è stato abrogato dall’art. 65 della L.R. 1/2004. Nonostante sia venuto meno il riferimento normativo per l’espressione del suddetto parere, la Regione Piemonte, nell’ottica di consolidare un fattivo rapporto di collaborazione tra Enti pubblici e allo scopo di perseguire efficacemente le finalità dettate dalla vigente normativa, continua a chiedere alla Provincia di esprimersi in merito. L’Ufficio Amministrativo ha contattato le istituzioni per richiedere i dati aggiornati, l’eventuale documentazione mancante e una relazione sull’attività svolta, seguendo con particolare attenzione i casi con maggiori criticità finanziarie; inoltre ha svolto una funzione di supporto agli enti interessati, di tipo interpretativo della legislazione esistente in materia, nelle more dell’entrata in vigore della legge regionale che dovrebbe dettare una disciplina di dettaglio. Sulla base dell’ultimo aggiornamento effettuato nel mese di dicembre 2010, risultano attivi 198 enti, di cui 60 IPAB e 138 tra associazioni e fondazioni; si segnala, inoltre la presenza di 11 enti in fase di estinzione e 28 estinti. La situazione attuale può essere riassunta dal seguente grafico: rapporto IPAB funzionanti - privatizzate - in fase di estinzione estinte in fase estinzione 5% estinte 12% pubbliche 25% pubbliche privatizzate in fase estinzione estinte privatizzate 58% Servizio Solidarietà Sociale 72 Ufficio Amministrativo INTERVENTI PER LA PROMOZIONE DELLE POLITICHE DEL TEMPO BANCHE DEL TEMPO17 La “Banca del Tempo”( BdT) è una realtà che nasce in Europa nei primi anni ’80; è un "istituto di credito" molto particolare, dove non si deposita denaro bensì tempo e disponibilità. Si tratta di una forma di collaborazione, e non di volontariato, con la quale ci si aiuta ad affrontare anche le incombenze e gli impegni della vita quotidiana e familiare. In breve chi, ad esempio, sa suonare il pianoforte può offrire due ore di lezione in cambio di altrettante ore di piccoli aiuti domestici. La Provincia di Torino attraverso il COORDINAMENTO PROVINCIALE BANCHE DEL TEMPO promuove, coordina e mette in rete le Banche del Tempo della Provincia (22). La presenza del coordinamento ha favorito l'avvio di confronti con esperienze italiane ed estere e alcune iniziative hanno promosso la partecipazione della cittadinanza permettendo l’incontro con realtà potenzialmente attrezzate a replicare l’esperienza. Il percorso del Coordinamento Provinciale Banche del Tempo ha avuto inizio nel dicembre del 1996 per iniziativa della Commissione Consiliare Pari Opportunità e dall'Area Attività Sociali -Servizio Programmazione Solidarietà Sociale della Provincia di Torino-, con un preciso ruolo di promozione, informazione e coordinamento delle esperienze di Banca del Tempo presenti sul territorio provinciale e di quelle in via di attivazione. L'incremento numerico delle Banche del Tempo in provincia è stato rilevante: dalle 5 iniziali del 1997 si è passati alle 22 del 2009 e ciò segnala il crescente interesse che questa esperienza di scambio solidale suscita nella cittadinanza. La presenza del coordinamento ha favorito inoltre l'avvio delle prime esperienze di confronto tra banche del tempo italiane e quelle estere, in prevalenza europee. L'Ufficio Tempi della Provincia di Torino ha compiti di segreteria e di coordinamento delle diverse iniziative sulle Banche dei Tempi e politiche dei tempi ed è la struttura tecnica operativa che gestisce il Coordinamento provinciale e tutte le azioni di politica dei tempi promosse dallo specifico Assessorato provinciale. La Provincia di Torino aderisce al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per le Banche del Tempo e collabora con ‘’Associazione Nazionale delle Banche del Tempo Italiane (ANBDTI) È stato inoltre predisposto un sito Internet, situato all’interno dell’home page della Provincia di Torino, che raccoglie tutte le informazioni e consente la massima divulgazione. Associazione di Promozione Sociale “Coordinamento Banche del Tempo della Provincia di Torino” Nel 2008 è stata costituita l’Associazione di Promozione Sociale “Coordinamento Banche del Tempo della Provincia di Torino” a cui hanno aderito le Banche del Tempo di Chieri, Ciriè, Moncalieri, Nichelino, Settimo Torinese, Val Pellice e 4 di Torino (Abc Dei Bimbi, II Circoscrizione, IV Circoscrizione, VIII Circoscrizione), per uno sviluppo autonomo e indipendente delle banche del Tempo del territorio, in collaborazione con la Provincia. La sede dell'associazione è in Via Rubino, 45 a Torino. La decisione di dar vita ad un'associazione indipendente di coordinamento è stata presa anche per seguire gli orientamenti che le BdT italiane -attraverso la costituzione dell'Associazione Nazionale Banche del Tempo avvenuta il 23 Giugno 2007 ad Alì Terme (Me)-, si sono date in ambito nazionale, e cioè di progressiva indipendenza dagli enti locali, pur mantenendo e rafforzando le collaborazioni in essere. Coordinamento Enti Locali per il Sostegno delle Banche del Tempo Per iniziativa della Provincia di Torino si è costituito il Coordinamento Enti Locali per il Sostegno delle Banche del Tempo. La rete riunisce le Regioni, le Province ed i Comuni italiani impegnati a promuovere l’esperienza delle Banche del Tempo, intesa come strumento di solidarietà, per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l'utilizzo dei 17 http://www.provincia.torino.it/pari_opportunita/banche_tempo/index.htm 73 servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l'estensione della solidarietà nelle comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse.( Legge n.53/2000, art.27) Il Coordinamento Nazionale Enti Locali per il sostegno delle Banche del Tempo si adopera per: sensibilizzare i cittadini promuovendo e rendendo visibili le realtà di Banca del Tempo; facilitare un interscambio tra le istituzioni e le Banche del Tempo; sostenere le diverse realtà che operano sul campo; operare per la messa in rete delle diverse esperienze. Indagine Nazionale Conoscitiva Sulle Banche Del Tempo L’indagine è stata realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale delle Banche del Tempo di Roma con lo scopo di analizzare le diverse esperienze maturate dalle Banche del Tempo su tutto il territorio nazionale e formulare quindi una fotografia del fenomeno. È stato approfondito il quadro delle relazioni che queste hanno con il proprio territorio e la loro propensione alla progettualità, individuando così buone prassi esportabili in altri contesti, nonchè il grado di interazione ad altre reti nazionali/regionali/provinciali e il loro ruolo sociale nei rispettivi contesti territoriali. Unitamente a ciò, è stata analizzata la capacità di Found Raising e di adesione a convenzioni con enti pubblici/privati. Grazie al riscontro di oltre 140 Banche del Tempo, afferenti o meno all’Associazione Nazionale, si può asserire che: Il 76% delle banche rispondenti possiede uno statuto proprio e l’86% un regolamento interno Il 53% ha già una convenzione con il comune di appartenenza e il 7% è in fase di adozione L’estensione territoriale delle BdT è per lo più comunale (72%), seguita poi dalla circoscrizione (3%), dal quartiere (10%) e dalla provincia (5%) Fra i soggetti promotori sono prevalenti gli stessi cittadini che spontaneamente si associano (47%) Più del 50% delle BdT rispondenti ha adottato la forma di APS (Associazione di Promozione Sociale) Questa indagine è stata non solo una ricerca quantitativa, composta da meri dati statistici, ma anche uno strumento utile sia per gli enti locali che per le Banche del Tempo, che ne potranno trarne supporto per future evoluzioni costitutive e progettuali. I risultati sono stati presentati alla conferenza nazionale delle Banche del Tempo tenuta il 16 ottobre 2010 presso il Circolo dei Lettori di via Bogino 9. Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Politiche dei Tempi 74 INTERVENTI IN CAMPO DI INTEGRAZIONE DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI STRANIERI Nel corso dell’anno 2010 l’attività in campo di immigrazione si è sviluppata attraverso diversi interventi operativi che possono essere sintetizzati in: sostegno alla progettazione e alla predisposizione di interventi da parte della Città di Torino, dei Piani di Zona, e delle associazioni in materia di immigrazione; partecipazione ai lavori del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione e coordinamento del Gruppo di Lavoro sull’integrazione sociale degli immigrati; partecipazione alla realizzazione del progetto “Osservatorio Interistituzionale sugli stranieri in Provincia di Torino”; partecipazione al Tavolo di coordinamento regionale per gli interventi in campo di richiedenti asilo, rifugiati, umanitari. Sono inoltre stati attivati alcuni interventi, che si elencano di seguito, focalizzati sulle tematiche dell’immigrazione e contro la discriminazione. PIANO PROVINCIALE DEGLI INTERVENTI IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI STRANIERI PER L’ANNO 2010 Con Deliberazione della Giunta Provinciale n. 540-47277 del 15/12/2009, è stato approvato il “Piano di interventi per l’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri” e il relativo Programma di attuazione locale di interventi e progetti da realizzare nel territorio di competenza, in accordo con gli altri soggetti, pubblici e privati, che operano nel settore. Tale Piano, è lo strumento con cui, la Provincia, a partire dalle priorità regionali (definite con D.G.R. n. 80-12002 del 04/08/2009), attraverso un percorso di condivisione, definisce le proprie priorità di intervento e le conseguenti risorse necessarie a realizzarle, mirando a rispondere in modo unitario a bisogni ed esigenze delle cittadine e dei cittadini stranieri immigrati presenti sul proprio territorio. Il percorso delineato si sostanzia attraverso: la partecipazione della Provincia alla programmazione locale dei Piani di Zona; la messa a punto di strumenti di concertazione nella definizione della programmazione provinciale; la capacità di collocare la programmazione del sistema di welfare locale in quella generale e, insieme, la capacità della programmazione generale di recepire le indicazioni che provengono dalla programmazione locale. Il Programma di attuazione si realizza attraverso: la predisposizione di un bando pubblico rivolto ad enti privati senza fini di lucro per l’erogazione di contributi per interventi a favore di cittadini stranieri da realizzarsi nel territorio della Provincia di Torino; la promozione di iniziative da realizzarsi nel territorio provinciale, da parte dei soggetti titolari della cabina di regia dei Piani di Zona e dunque referenti dei progetti stessi e responsabili della loro attuazione; 75 il sostegno di attività realizzate dall’Amministrazione Comunale della Città di Torino a fronte della presentazione di un programma di attività inerenti alla gestione del fenomeno migratorio. La particolare situazione della città capoluogo richiede uno specifico sostegno finanziario per la predisposizione di progetti, che talvolta si qualificano come attività di service per l’intero territorio; il sostegno finanziario ad iniziative di Vasta Area a regia provinciale con una ricaduta trasversale e diffusa su tutto il territorio provinciale; (tra le iniziative di vasta area) il sostegno alla mediazione interculturale nei Centri per l’impiego Il Piano pertanto, è realizzato attraverso la gestione dei fondi annualmente assegnati alle province piemontesi dalla Regione Piemonte, che per la Provincia di Torino si è tradotto nella somma di Euro 989.216,69. Tale somma è stata così suddivisa: Euro Euro Euro Euro Euro 250.000,00 destinati a progetti presentati in risposta al bando pubblico; 260.000,00 destinati a progetti presentati dai Piani di Zona; 160.000,00 destinati a progetti presentati dall’Amministrazione Comunale della Città di Torino; 66.216,69 destinati a progetti di “Vasta Area” da parte di soggetti diversi a regia provinciale; 253.000,00 destinati al sostegno della mediazione interculturale nei Centri per l’Impiego. In particolare, l’attuazione del suddetto Piano provinciale è avvenuta considerando soprattutto i seguenti principi operativi: coinvolgimento nella progettazione e realizzazione delle attività di associazioni italiane e/o etniche; l’inserimento della progettazione delle varie iniziative nell’ambito della concertazione negoziata a livello di Piani di Zona. 1) Bando rivolto ad Enti privati senza fini di lucro: Nell’ambito del Piano per l’attuazione del programma provinciale in materia di integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri sono stati individuati gli ambiti prioritari di intervento. Considerato pertanto quanto disposto nella Deliberazione n. 540-47277 del 15/12/2009, è stato promosso un pubblico invito per la realizzazione di progetti finalizzati a combattere il processo di esclusione che coinvolge cittadini stranieri residenti sul territorio provinciale, nonché promuovere e sostenere il processo di integrazione. I progetti presentati dal Privato sociale del territorio provinciale sono stati 62, ammessi a valutazione 56 di cui 14 hanno ottenuto un contributo per un ammontare complessivo di Euro 250.000,00. Le iniziative finanziate, tuttora in corso, riguardano diversi settori di intervento nel campo dell’integrazione sociale: progetti di accoglienza alle popolazioni migranti; corsi di conoscenza linguistica per adulti; interventi mirati all’integrazione delle donne straniere, in particolare all’inserimento sociale e lavorativo di donne over 40; attività di integrazione scolastica degli allievi stranieri inerenti ad iniziative extra-scolastiche di doposcuola e laboratoriali, con particolare attenzione ai più piccoli e ai processi di ricongiungimento familiare; progetti rivolti ai giovani di seconda generazione, anche attraverso interventi di peer education; interventi rivolti ai minori più emarginati, quali ad es. l’educativa di strada; iniziative volte alla creazione o al potenziamento di centri di aggregazione che favoriscano l’incontro tra le diverse culture presenti sul territorio e di luoghi di formazione e confronto tra giovani immigrati e nativi ( ad es. i centri o le biblioteche interculturali); iniziative di socializzazione interculturale che coinvolgano i migranti adulti in attività che siano occasione di incontro, ascolto, scambio di esperienze e saperi appartenenti a culture diverse finalizzate sia a valorizzare le culture dei Paesi di origine, sia a promuovere momenti di incontro con il Paese di accoglienza (laboratori, organizzazione di moduli formativi, manifestazioni, feste, eventi, sostegno all’associazionismo etnico/interetnico…), favorendo in particolare occasioni di incontro tra donne straniere e native; azioni volte al sostegno della famiglia e della genitorialità nel rapporto con i figli e le Istituzioni pubbliche e private volto a promuovere l’incontro con la scuola e le Istituzioni (anche sotto il profilo del supporto psicologico); attività di diffusione di informazione e di comunicazione (sportelli informativi, editoria etnica/inter-etnica, radio, tv, web…) in merito a diritti e tutele riconosciuti dall’ordinamento giuridico italiano in tema di istruzione, pari opportunità, ambito familiare, cura della salute, accesso e opportunità formative e professionali; la formazione degli operatori preposti alle relazioni con i cittadini stranieri, finalizzata a garantire pari condizioni di accesso ai servizi. 2) Istruzioni per i Soggetti titolari della regia dei Piani di Zona e per la Città di Torino Nell’ambito delle risorse destinate: 76 a) b) i soggetti titolari della regia dei Piani di Zona (21), in qualità di soggetti capofila, hanno presentato 21 progetti per la promozione di iniziative da realizzarsi sul proprio territorio, nella prospettiva della valorizzazione e della programmazione all’interno del Piano di Zona. l’Amministrazione Comunale della Città di Torino ha presentato il proprio Programma di interventi, composto da 10 progetti, indirizzato all’accoglienza, all’inserimento e all’integrazione della popolazione straniera residente o domiciliata nel capoluogo; 3) Iniziative di vasta area La Provincia di Torino si è riservata la possibilità di sostenere interventi diretti sui temi che presentano una ricaduta “diffusa” sull’intero territorio provinciale. Gli ambiti della progettazione di vasta area definiti per l’anno 2010 sono stati i seguenti : Osservatorio sul fenomeno migratorio; Interventi di mediazione interculturale presso i Centri per l’Impiego della Provincia di Torino; Richiedenti asilo, rifugiati e protezione sussidiaria; Minori stranieri inseriti in circuiti devianti; Vittime della tratta; Sostegno alle attività informative Istituzionali: Sportelli esistenti presso uffici istituzionali (Prefettura, Questura, Uffici stranieri) e aree del territorio; Ogni altro ambito di rilevanza dal punto di vista di interventi diffusi sul territorio. Di seguito una breve sintesi delle iniziative di vasta area finanziate dalla Provincia di Torino: FORMAZIONE IN MATERIA FISCALE E CONTRIBUTIVA PER CITTADINI STRANIERI Il progetto “Fare impresa” – Istruzioni per nuovi cittadini, si propone di spiegare, attraverso 12 lezioni suddivise in moduli (da 50 minuti ciascuno per un totale di circa 2 ore e mezza a lezione) quali sono i principali adempimenti necessari per aprire una nuova attività imprenditoriale, nonché fornire le conoscenze fondamentali per interagire con le istituzioni pubbliche e in materia fiscale e contributiva. L’iniziativa, realizzata in collaborazione tra l’Agenzia delle Entrate, la Camera di Commercio e l’INPS, è destinata a 30 persone, alle quali viene fornito il materiale didattico necessario PROGETTI IN FAVORE DEI MINORI STRANIERI INSERITI NEL CIRCUITO PENALE Il progetto, denominato “Comunichiamo?”, si propone di collegare, attraverso il lavoro dei mediatori, le varie culture ed etnie presenti nell’Istituto Ferrante Aporti, al fine di facilitare e rendere maggiormente accessibili la consapevolezza della propria condizione. L’iniziativa, con la collaborazione del Centro di Giustizia Minorile, consiste di una serie di interventi: 1) formulazione di una sintesi del regolamento interno dell’Istituto in varie lingue, da consegnare ai ragazzi al momento dell’ingresso; 2) attività dei mediatori durante i momenti ludico-creativi e durante le ore d’aria in accompagnamento del minore e a sostegno dell’attività degli agenti di polizia penitenziaria; 3) eventi specifici legati alle tradizioni culturali e religiose dei ragazzi; 4) mediazione culturale ROM nella sezione femminile; 5) consulenza agli operatori dell’area tecnica in merito alla normativa e alle tradizioni socio-culturali. SPORTELLI PRESSO UFFICI ISTITUZIONALI E AREE DEL TERRITORIO L’iniziativa, denominata “Attività presso UTG di Torino – Sportello Unico per l’immigrazione”, consiste nel garantire presso lo Sportello Unico di Torino la presenza di mediatori/operatori che siano in grado di facilitare 77 l’approccio agli Uffici dell’utenza (sia straniera che italiana), di rendere comprensibili le procedure e le comunicazioni agli interessati, di fornire le indicazioni corrette per l’inoltro telematico delle domande,… Gli operatori/mediatori inizieranno l’attività dopo una prima opportuna fase di aggiornamento legata alle recenti riforme legislative in materia di ingresso e presenza in Italia dei cittadini stranieri. PROGETTI CONTRO LA TRATTA DI ESSERI UMANI L’iniziativa, denominata “TraCY VI”, si propone di intervenire nell’ambito della tratta di esseri umani, fornendo un servizio alle donne vittime della tratta. Nello specifico, si intende dare continuità all’attività dell’Unità di Strada sul territorio della Provincia di Torino: sia attraverso il contatto diretto delle persone nei luoghi di prostituzione; sia mantenendo un osservatorio costante sul fenomeno della prostituzione migrante, nonché sulle problematiche connesse, quali condizioni socio-sanitarie, situazioni di violenza, tratta e sfruttamento. Obiettivo fondamentale sarà continuare a tutelare la salute della popolazione target, azione che include anche i clienti che si incontreranno durante i contatti con le donne nei luoghi di prostituzione. Per tutta la durata del progetto verranno effettuate due uscite settimanali in orario diurno e notturno sul territorio della provincia di Torino. Inoltre la sede dell’Associazione, con accesso diretto (con orario dalle 10.00 alle 14.00), può accogliere le persone contattate in strada per colloqui riservati e più approfonditi. In particolare le azioni saranno tre: monitoraggio e mappatura del fenomeno, diffusione di informazioni socio-sanitarie e sull’accesso ai servizi, counselling legale e sull’art. 18 del T.U. sull’immigrazione. PROGETTI IN FAVORE DEI DETENUTI STRANIERI L’iniziativa, denominata “Accogliere e formare i detenuti in transito”, è destinata ai detenuti in transito, cioè a quella particolare categoria di detenuti, in decisa prevalenza stranieri, i quali, in virtù delle particolari condizioni di fragilità (assenza di famiglia, di lavoro, ecc) in cui si trovano, permangono per brevi periodi nella Casa Circondariale di Torino. Al fine, infatti, di decongestionare il carcere del capoluogo viene favorito il turn-over verso altre strutture carcerarie. La permanenza dei detenuti in transito all’interno del carcere delle Vallette è di circa 50 giorni, durante i quali, al fine di evitare situazioni di disagio, che portano anche in alcuni casi all’autolesionismo, diventa necessario fornire loro gli strumenti di prima accoglienza consistenti nelle informazioni necessarie per la sopravvivenza e per garantire un primo basilare diritto di cittadinanza. I detenuti stranieri transitanti saranno destinatari delle informazioni necessarie per la vita in carcere (come compilare le richieste alle autorità carcerarie, come usare i servizi bibliotecari del carcere, conoscenza delle figure e dei ruoli nel carcere, conoscenza del regolamento interno,…) e verranno coinvolti in laboratori di alfabetizzazione linguisticoculturale e funzionale; in laboratori artistici e manuali finalizzati a piccole produzioni. 4) Altri temi affrontati dall’Ufficio OSSERVATORIO INTERISTITUZIONALE SUGLI STRANIERI IN PROVINCIA DI TORINO La definizione di programmi di intervento nei confronti della popolazione immigrata richiede di disporre di informazioni statistiche e qualitative sulle caratteristiche di tale universo (nazionalità, genere, età, titolo di studio, professione, ambito di inserimento lavorativo ecc.), nonché sulle dinamiche di inserimento che si innescano all’interno delle diverse aree territoriali. In quest’ottica, la predisposizione di un volume capace di fotografare il fenomeno migratorio sotto i suoi innumerevoli aspetti (soggiorno e residenza, lavoro e sanità, scuola e formazione professionale, sicurezza e sfruttamento, ecc.) si qualifica come una preziosa attività a sostegno dell’iniziativa politica e della prassi operativa. Tale attività condivisa con l’Ufficio Sistema Informativo, è svolta annualmente attraverso i lavori dell’Osservatorio Interistituzionale sugli Stranieri in Provincia di Torino, tavolo coordinato dall’Ufficio Territoriale del Governo - Prefettura di Torino. Con l’ultima rilevazione statistica (presenza dei cittadini stranieri al 31/12/2009) la Provincia di Torino ha analizzato la situazione di 32 comuni selezionati in quanto hanno una popolazione residente superiore alle 10.000 unità (escludendo il capoluogo) Questa modalità ha permesso di garantire una rappresentanza di almeno un comune per quasi tutti gli enti gestori dei servizi socio assistenziali, quali luoghi della programmazione locale (Piani di Zona) e per questo ambiti di particolare interesse da parte della Programmazione Provinciale. Rimangono esclusi da questa analisi il C.I.S.S.A.C. di Caluso e le Comunità Montane Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone e Valli Chisone, Germanasca, Pellice, 78 Pinerolese pedemontano, territori che si caratterizzano per essere composti da molti comuni con un densità abitativa piuttosto bassa e con una percentuale di cittadini stranieri altrettanto limitata. I dati evidenziano un lieve incremento del fenomeno migratorio rispetto al 2008, pari al 0.36, mentre, se si prendono in considerazione i valori assoluti, l’aumento è stato pari a 2.201 unità . È importante osservare che, analizzando un arco temporale più ampio (6 annualità), nel 2009 si evidenzia un incremento minore rispetto alle annualità precedenti. La tabella che segue riporta i valori assoluti degli stranieri suddivisi per genere e per minore età, le rispettive incidenze anche rispetto alla popolazione residente e la variazione dell’anno 2009 rispetto all’anno precedente. COMUNE Stran. Fem. di cui Minori Stran. Maschi di cui Minori Totale Stranieri % Femm. % Minori Pop. Totale Incid. Pop. Totale Variaz. Incid. 2008 ALPIGNANO 362 59 276 73 638 56,7 20,7 17.189 3,71 0,02 AVIGLIANA 354 64 338 77 692 51,2 20,4 12.244 5,65 -0,15 BEINASCO BORGARO TORINESE 416 75 274 77 690 60,3 22,0 18.185 3,79 0,25 212 29 173 41 385 55,1 18,2 13.535 2,84 0,21 CARMAGNOLA CASELLE TORINESE 1.290 319 1.225 334 2.515 51,3 26,0 28.188 8,92 0,54 416 72 337 88 753 55,2 21,2 18.192 4,14 0,17 CHIERI 1.602 366 1.460 391 3.062 52,3 24,7 35.963 8,51 0,43 CHIVASSO 986 191 891 221 1.877 52,5 21,9 25.981 7,22 0,72 CIRIÈ 559 111 476 117 1.035 54,0 22,0 18.919 5,47 0,34 COLLEGNO 952 245 1.295 239 2.247 42,4 21,5 50.222 4,47 0,28 CUORGNÈ 512 130 497 142 1.009 50,7 27,0 10.171 9,92 0,67 GIAVENO 669 134 633 135 1.302 51,4 20,7 16.593 7,85 0,33 GRUGLIASCO 742 116 608 134 1.350 55,0 18,5 37.590 3,59 0,35 IVREA 947 138 755 169 1.702 55,6 18,0 24.250 7,02 0,47 LEINI' 425 83 421 115 846 50,2 23,4 15.029 5,63 0,43 MONCALIERI 2.594 555 2.348 536 4.942 52,5 22,1 58.087 8,51 0,70 NICHELINO 1.394 283 1.264 316 2.658 52,4 22,5 48.982 5,43 0,42 431 93 357 101 788 54,7 24,6 22.172 3,55 0,21 ORBASSANO PIANEZZA 272 44 179 44 451 60,3 19,5 13.762 3,28 0,11 PINEROLO 1.377 278 1.224 296 2.601 52,9 22,1 35.938 7,24 0,66 PIOSSASCO 353 63 278 63 631 55,9 20,0 18.193 3,47 0,09 POIRINO RIVALTA DI TORINO RIVAROLO CANAVESE 358 88 319 95 677 52,9 27,0 10.253 6,60 0,25 483 97 405 90 888 54,4 21,1 19.174 4,63 0,38 382 76 355 80 737 51,8 21,2 12.386 5,95 0,21 1.074 158 743 156 1.817 59,1 17,3 49.753 3,65 0,16 463 73 340 70 803 57,7 17,8 19.324 4,16 0,15 373 145 354 145 727 51,3 39,9 10.587 6,87 0,49 1.141 254 1.060 262 2.201 51,8 23,4 47.713 4,61 0,40 RIVOLI SAN MAURO TORINESE SANTENA SETTIMO TORINESE TROFARELLO 319 53 261 76 580 55,0 22,2 11.066 5,24 0,64 VENARIA REALE 669 124 505 113 1.174 57,0 20,2 34.833 3,37 0,18 VINOVO 305 62 236 57 541 56,4 22,0 14.009 3,86 0,05 VOLPIANO 359 79 326 61 685 52,4 20,4 14.954 4,58 0,32 79 TOTALE 22.791 4.657 20.213 4.914 43.004 53,0 22,3 783.437 5,49 Come si può notare nessuno dei comuni esaminati registra un incremento superiore ad un punto in percentuale e l’incremento medio si attesta intorno allo 0,24. La crescita più significativa riguarda Chivasso con 0,72 mentre l’unico comune che ha registrato una perdita risulta essere Avigliana con -0,15. Nell’anno 2008 sul territorio provinciale erano presenti circa 140 differenti etnie. I dati relativi al 2009, derivanti dalla raccolta effettuata presso i comuni con un popolazione residente superiore alle 10.000, si limitano alle cinque etnie maggiormente rappresentate, per questo dall’analisi sono eslusi 8.987 stranieri che appartengono ad altre etnie che risultano poco rappresentate. Non si evidenziano particolari novità, infatti la Romania risulta essere l’etnia maggiormente rappresentata che si distacca dalle altre in modo sostanziale, seguita dal Marocco, Albania, Moldova e dal Perù. Stato di provenienza Romania∗ Marocco Albania Moldova Perù Maschi Femmine Totale % su totale delle % Femmine immigrati 10.908 2.543 1.589 385 313 12.199 2.171 1.447 527 488 23.107 4.714 3.036 912 801 54 11 7 2 2 53 46 48 58 61 307 122 308 148 615 270 1 1 50 55 Francia* 81 87 168 0 52 Bosnia-Erzegovina 76 76 152 0 50 Camerun 50 34 19 10 6 8 3 6 4 0 23 12 14 9 13 10 9 5 6 1 73 46 33 19 19 18 12 11 10 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 32 26 42 47 68 56 75 45 60 Cina Rep. Popolare Brasile Senegal Ghana Croazia Nigeria Colombia Spagna* Macedonia Regno Unito* Sri Lanka - Dal confronto con l’anno 2008 non si rilevano particolari differenze, complessivamente si può notare che Perù e Repubblica Moldova registrano un incremento rispetto al passato mentre la Cina un lieve calo. Per quanto riguarda il rapporto di genere, esistono della differenze tra etnie, come si evince dalla tabella: la Moldova e il Perù si caratterizzano per una presenza femminile maggiore, in altre, ad es. il Marocco, la presenza di uomini supera quella delle donne. ATLANTE IMMIGRAZIONE18 Atlante Immigrazione è un progetto finalizzato a fornire servizi e informazioni necessarie per prendere decisioni sul tema dell'immigrazione, rivolto principalmente agli addetti ai lavori. È stato creato con l’intento di costruire una rete efficiente, e in continuo aggiornamento, per favorire il passaggio delle informazioni e stimolare il confronto fra coloro che si occupano di immigrazione. È una banca dati su Internet che contiene informazioni su: legislazione nazionale e locale, • ∗ Paesi appartenenti all’Unione Europea http://www.provincia.torino.it/xatlante/index.htm 18 80 0,36 • • competenze istituzionali, caratteristiche del fenomeno: dati, notizie, indirizzi. Il sito è rivolto: • agli amministratori che hanno necessità di dati, informazioni, riferimenti normativi, conoscenza di provvedimenti interessati presi altrove; agli operatori che devono dare risposte adeguate o che vorrebbero progettare sviluppi e miglioramenti dei • loro servizi; • a tutti coloro che s’impegnano nel volontariato sociale e alle associazioni che dedicano parte del loro lavoro a favore degli immigrati. Il progetto “Atlante”, e quindi il sito web ad esso collegato, conferma annualmente l’attualità delle sue funzioni. Innanzitutto, il ruolo di “bussola”, di orientamento all’interno della crescente e complicata materia migratoria, sia dal punto di vista delle tematiche legislative che di gestione operativa e quotidiana del fenomeno. In secondo luogo, la disponibilità di uno spazio web specificatamente dedicato al tema immigrazione ha rappresentato la naturale destinazione della pubblicazione delle notizie inerenti all’attività di gestione dei fondi regionali in materia di immigrazione (pubblicazione del bando e dei suoi risultati), garantendo così una maggiore diffusione, tempestività e completezza dell’informazione. Nel corso del 2010 gli accessi al sito web del progetto sono stati 358.684. INTERVENTI IN MATERIA DI RICHIEDENTI ASILO, RIFUGIATI E UMANITARI Nell’ambito del tema specifico degli interventi a sostegno rifugiati, richiedenti asilo, umanitari e profughi, la Provincia ha partecipato ai lavori del Tavolo di coordinamento regionale nato a seguito dell’occupazione, sul territorio cittadino, di alcuni stabili abbandonati da parte di persone provenienti da Somalia, Etiopia, Eritrea e Sudan. Per affrontare la situazione di crisi venutasi a creare il Coordinamento permanente ha lavorato alla realizzazione di un progetto “Piemonte: non solo asilo”, nell’ambito del quale la Provincia ha sostenuto specifiche azioni (conclusesi nella primavera del 2010) con l’obiettivo principale di facilitare l’individuazione e la realizzazione di un progetto individuale di integrazione sociale da parte dei beneficiari (6 in tutto). A tale scopo si è lavorato soprattutto per facilitare percorsi di inserimento lavorativo, utilizzando lo strumento dei tirocini formativi. Il progetto ha previsto le seguenti azioni: 1) un servizio di accoglienza residenziale formato da strutture, completamente arredate e attrezzate, reperite presso comunità di accoglienza e alloggi situati sul territorio canavesano (rispettivamente presso il Comune di Albiano d’Ivrea e la Città di Ivrea) composte di 1 camera per due, cucina e servizi al fine di offrire un’adeguata sistemazione alloggiativa, con un accompagnamento per facilitare l’inserimento e l’integrazione; 2) attività di accompagnamento alla conoscenza e fruizione dei servizi territoriali con particolare attenzione ai servizi per la salute e per l’impiego e l’attivazione di corsi di alfabetizzazione e/o inserimento nei Centri Territoriali Permanenti locali. I lavori del tavolo rappresentano un’importante occasione per creare un modello/sistema di tutela dei rifugiati, richiedenti asilo, umanitari e profughi, affinché, attraverso la condivisione di esperienze e le opportune sinergie, si riesca ad evitare per il futuro nuove situazioni critiche come quelle che hanno coinvolto il capoluogo Servizio Solidarietà Sociale Ufficio per le Politiche di Integrazione CALL CENTER A FAVORE DELLE VITTIME DELLA19 TRATTA E SPORTELLO DI ACCOGLIENZA 19 http://www.provincia.torino.it/pari_opportunita/progetti/callcenter.htm 81 Il Numero Verde Antitratta nazionale 800 290 290 è stato attivato nel luglio del 2000 ed è uno degli interventi messi in campo dal Dipartimento per le Pari Opportunità per la protezione sociale delle vittime della tratta, nell’ambito delle 'azioni di sistema' previste in seguito al Decreto Legislativo 286/98 “ Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”. Il progetto consiste in un servizio telefonico gratuito - attivo 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale - in grado di fornire alle vittime, e a coloro che intendono aiutarle, tutte le informazioni sulle possibilità di aiuto e assistenza che la normativa italiana offre per uscire dalla situazione di sfruttamento. È articolato in una postazione centrale (a Venezia) ed in quattordici postazioni decentrate sul territorio nazionale nelle zone maggiormente coinvolte dal fenomeno. La Provincia di Torino gestisce la postazione territoriale che copre l'area territoriale delle Regioni Piemonte e Valle d'Aosta, con il coinvolgimento di enti ed associazioni che operano sul territorio e che, a livelli diversi, realizzano progetti ed attività di sostegno alle donne o di contrasto alla criminalità organizzata. Il progetto, collegato al numero verde, realizza anche un'attività di monitoraggio e coordinamento fra i diversi attori, partecipanti al progetto, con i quali ha stipulato convenzioni ed è stata affidata all'Associazione Gruppo Abele onlus di Torino l'organizzazione e la gestione operativa della postazione telefonica locale collegata col numero verde nazionale. Il punto rete, gestito dall'Associazione Gruppo Abele, è organizzato in una sede riservata e protetta per la postazione telefonica, ed in una sede di accoglienza, filtro, orientamento e presa in carico delle donne. Di fondamentale importanza è l'attivazione delle risorse disponibili sul territorio per ogni singolo caso che si presenta, aiutando spesso nuove realtà a consolidarsi e a avviare il servizio attraverso una formazione mirata degli operatori. Il Servizio è stato sospeso, per quanto riguarda il territorio piemontese e valdostano, in data 31 luglio 2010 per volontà della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità– ed è rimasto attiva solamente la postazione centrale di Venezia che riceve tutte le richieste nazionali. Servizio Pari Opportunita’ e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità PROGETTO “CLARIS” CONTRO LA RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ La Provincia partecipa in qualità di partner e cofinanzia, per il terzo anno consecutivo, il Progetto “Claris 3” presentato dalla Città di Torino, in qualità di capofila, che prevede un finanziamento, da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, a valere sulle risorse dell’avviso n. 3 dell’8 luglio 2008 in attuazione dell’art. 13 della legge 11 agosto 2003, n.228, "Misure contro la tratta di persone" per la predisposizione di programmi di prima assistenza realizzati per adulti e minori che vengano ridotti in schiavitù, costretti o indotti a prostituirsi attraverso la violenza, l’inganno o altre modalità. Gli obiettivi del progetto sono • Prima assistenza e attivazione programma individualizzato di protezione sociale Avvio pratiche per l’acquisizione del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. • La Provincia di Torino contribuisce con proprie risorse finanziarie a cofinanziare il progetto per quanto riguarda l’estensione al territorio provinciale. Servizio Pari Opportunita’ e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità PROGETTO “PIEMONTE IN RETE CONTRO LA TRATTA 3” La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità – emana annualmente un avviso per il finanziamento di progetti per dare attuazione ai programmi di assistenza ed integrazione sociale previsti dall’articolo 18 del testo unico - disposizioni concernenti la disciplina sull’immigrazione e norme sulle condizioni dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e s.m.i.-. Costituiscono oggetto dell’avviso i progetti rivolti specificamente ad assicurare un percorso di assistenza e integrazione sociale, ivi compresa l’attività per ottenere lo speciale permesso di soggiorno di cui all’art 18 del testo unico sopra citato, alle vittime che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di soggetti dediti al traffico di persone a scopo di sfruttamento. 82 Il problema della tratta a scopo di sfruttamento sessuale è particolarmente sentito in molte aree del Piemonte. Negli anni si è fatto molto per sostenere i percorsi di inclusione sociale, lavorativa e abitativa delle donne che ne sono vittime, ma molto rimane ancora da fare, anche perché altre forme di sfruttamento (di adulti e minori, uomini, donne e transessuali) si affacciano sulla scena nazionale e regionale: sfruttamento lavorativo, accattonaggio, adozioni illegali, traffico di organi, ecc… Questa Provincia partecipa, in qualità di partner, e cofinanzia il progetto “Piemonte in rete contro la tratta3 ”, che vede la Regione Piemonte in qualità di capofila. Il progetto PIEMONTE IN RETE CONTRO LA TRATTA 3 si propone in continuità con l’azione regionale avviata nell’ambito dei progetti Piemonte in rete contro la tratta e Piemonte in rete contro la tratta 2. Attraverso questa azione si intende raggiungere e contattare il maggior numero possibile di persone vittime di tratta e di accompagnarle all’autonomia attraverso percorsi di inclusione socio-lavorativa.Il target a cui è rivolto il progetto sono: donne (anche con figli minori), uomini e transessuali vittime di tratta soprattutto a fini di sfruttamento sessuale, lavorativo e di accattonaggio. Le potenziali vittime di tratta sono contattate attraverso Unità mobili( UDS e Unità indoor), Numero Verde e sportelli accoglienza dei partner di progetto o grazie a segnalazioni provenienti da altri servizi in rete sul territorio, informate/i sui loro diritti con particolare riferimento alla tutela della salute, attraverso l’accompagnamento presso le strutture sanitarie, alle opportunità di accesso a percorsi di protezione e inclusione socio-lavorativa. Dopo l’attivazione del programma ex art.18, che consentirà di regolarizzare la posizione giuridica in Italia, potranno essere accolte nelle strutture di accoglienza residenziale più adatte ai loro bisogni o accompagnate mediante un percorso di sostegno non residenziale. In ogni caso sarà definito un progetto personalizzato tenendo conto della cultura d’origine, progetto migratorio, storia personale, capacità individuali, per favorire l’integrazione nel rispetto dei modelli culturali di appartenenza. Il progetto individuale consentirà – tramite counselling psicologico, assistenza legale, educazione ai codici etico-relazionali italiani, alfabetizzazione, formazione e inserimento lavorativo - l’elaborazione dei vissuti di sfruttamento e il ripensamento del progetto migratorio nel quadro dei nuovi diritti e responsabilità derivanti dall’appartenere anche alla società italiana. Tutto il lavoro viene sviluppato da equipe multietniche che coinvolgono mediatrici/tori culturali e peer educator. Il progetto prevede anche la ricerca, condivisa a livello territoriale, per definire nuove strategie di intervento per favorire l’emersione di forme di sfruttamento lavorativo. Il lavoro di rete già avviato con forze dell’ordine, magistratura e servizi sociali e sanitari sarà ulteriormente rafforzato incrementando i momenti di confronto e formazione congiunta a livello regionale, per trovare forme di collaborazione sempre più efficaci e rispondere puntualmente ai bisogni delle persone. Avviso 11/2010 Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità PROGETTO “VER-A” - VERSO L’AUTONOMIA L’esperienza di lavoro in rete sull'inserimento socio-lavorativo delle vittime di tratta maturata nel corso degli anni dai soggetti che compongono l’Associazione Temporanea di Scopo (Provincia Torino Capofila, Casa di Carità, Gruppo Abele, Gruppo Volontariato Vincenziano, Confcooperative Torino, Compagnia delle Opere Coldiretti Torino, Tampep onlus) ha consentito di sperimentare e mettere a sistema una metodologia di intervento in cui ciascun soggetto opera in modo integrato mettendo in campo competenze e saperi specifici che permettono di accompagnare efficacemente ciascuna donna attraverso le varie fasi che la portano verso l’autonomia. Il progetto, finanziato dalla Regione Piemonte sull'Asse E Ob. 2 (Programma Operativo Regionale per l’Obiettivo 2 2007-2013 della Regione Piemonte riprogrammazione di medio periodo), ha la durata di un anno e persegue gli obiettivi di: − garantire opportunità di inclusione socio-lavorativa a 12 donne vittime di sfruttamento sessuale e tratta, per lo più inserite in percorsi ex art18 D.Lgs. 286/98. al fine di offrire la possibilità di una condizione di permanenza e stabilità, evitando la ricaduta in situazioni di sfruttamento; − consolidare la capacità di intervento integrato dei partners nella fase di reinserimento ed orientamento al lavoro delle vittime di tratta in un’ottica di empowerment delle stesse; − rinforzare ed allargare il network di imprese disponibili ad inserire al lavoro donne che fuoriescono dalla tratta, attraverso la disponibilità di tutor che svilupperanno sempre maggiori capacità di interazione con culture del lavoro diverse. 83 Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità PROGETTO “CERCASI CASA PER…” Nel percorso di accompagnamento all’inserimento socio lavorativo delle persone vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale, riveste particolare importanza il bisogno di trovare un’abitazione stabile ed autonoma. Infatti la strutturazione del mercato delle locazioni immobiliari non favorisce queste persone nella ricerca abitativa, a causa degli alti costi di attivazione di un contratto di locazione. Il progetto, realizzato dal Gruppo Abele, ha la durata di un anno e si pone come obiettivi quelli di: contribuire al recupero dell’autonomia, della dignità e della consapevolezza delle potenzialità dei soggetti beneficiari del progetto, in un percorso di uscita dallo stato di svantaggio in cui si trovano. In particolare l’housing fornito dal progetto, viene considerato come azione complementare e di supporto a quella dell’inserimento socio-lavorativo, nell’ottica di un recupero della piena autonomia della persona; sensibilizzare e favorire l’incontro tra domanda e offerta. Il progetto prevede un’attività di ricerca di unità abitative e l’erogazione di un contributo (Patto di Cura) che potrà agevolare l’ingresso di vittime della tratta e/o sfruttamento e/o violenza in una struttura abitativa autonoma . Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità 84 POLITICHE PER LA SICUREZZA INTEGRATA E IL CONTRASTO ALLA DEVIANZA E CRIMINALITA’ INTERVENTI PER LA SICUREZZA DELL’AMBIENTE SOCIALE La Provincia di Torino segue ormai da anni lo sviluppo delle politiche in materia di sicurezza integrata sia attraverso l’attuazione di propri progetti, come avvenuto in passato, sia partecipando attivamente alle iniziative del Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, (FISU) associazione nazionale attiva dal 1996, a cui aderiscono Comuni, Province e Regioni, il cui obiettivo è proprio quello di promuovere, anche nel nostro paese, nuove politiche di Sicurezza Urbana. Con la locuzione sicurezza integrata si intendono tutti quei programmi e/o progetti che afferiscono a politiche di tipo inclusivo che attraverso la solidarietà, la partecipazione, la creazione di reti, contribuiscono allo sviluppo di una comunità più sicura, rappresentando quindi il complemento delle politiche securitarie in senso stretto. Dal punto di vista normativo la Legge regionale piemontese 10 dicembre 2007 n. 23 “Disposizioni relative alle politiche regionali in materia di sicurezza integrata” ha innovato le modalità di intervento regionali in materia promuovendo una vera e propria politica attiva nel campo della sicurezza, intesa come elemento prioritario della qualità della vita, con un approccio che va oltre l’ambito dei problemi di ordine pubblico (competenza questa riservata alle forze dell’ordine) per promuovere e tradurre in pratiche quotidiane un’idea di sicurezza ampia, da affermarsi con una molteplicità di strumenti e da realizzarsi con il confronto e la partecipazione diretta dei cittadini e dei territori. In attuazione di tale normativa regionale, in via sperimentale per l’anno 2008, con avvio nel 2009, la Regione Piemonte ha trasferito alle Province piemontesi una parte dei fondi della L.R 23/2007 al fine di una distribuzione, attraverso la predisposizione di Bandi provinciali, di contributi a sostegno di “progetti locali sperimentali di sicurezza integrata”. I restanti fondi previsti dalla legge sono stati destinati al finanziamento di “Patti Locali di Sicurezza Integrata” (di dimensioni territoriali più ampie), il cui Bando di finanziamento è stato direttamente curato dalla Regione Piemonte. Il Bando della Provincia di Torino, emanato nel febbraio 2009, ha visto l’assegnazione, nel maggio 2009, di circa due milioni di Euro (Euro 1.966.514.76) a finanziamento (non superiore al 70% dei costi) di 27 progetti predisposti in prevalenza da soggetti pubblici (Comuni, Comunità Montane, Consorzi Socio-assistenziali) o, per meno di un terzo del totale, da soggetti del privato sociale (cooperative sociali, consorzi di cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, associazioni). Si tratta di progetti generalmente sostenuti da ampie partnership locali e caratterizzati da un ampio ventaglio di azioni ed iniziative. Circa un terzo dei progetti finanziati ha avuto come ambito territoriale di riferimento il capoluogo torinese. I restanti progetti si sono realizzati nell’ambito provinciale, così come si evidenzia nella mappa sottostante20. (a) 20 Georeferenziazione a cura dell’ Ufficio Sistema Informativo, Servizio Solidarietà Sociale 85 Sei dei 27 progetti si sono conclusi entro un anno dall’avvio e pertanto nel giugno 2010; la maggior parte di essi è invece terminata a settembre 2010, mentre due soli progetti sono stati ultimati nel dicembre 2010. Si è trattato di progetti che hanno realizzato azioni di prevenzione situazionale (orientate cioè alla modifica del contesto per ridurre le opportunità di reato – 24% sul totale delle azioni proposte) e volte a garantire l’ordine e l’integrazione (attraverso l’utilizzo di tecnologie e attrezzature per la polizia locale, l’aumento del pattugliamento, ecc. – 11% delle azioni proposte). La maggioranza delle azioni (il 38% sul totale) si è orientato alla prevenzione sociale, all’educazione alla legalità (con interventi quindi rivolti alla popolazione giovanile scolastica o alla cittadinanza in generale), e ad attività di sportello volte alla mediazione dei conflitti o al coinvolgimento delle comunità straniere immigrate; le azioni destinate al sostegno alle vittime di reato (anziani, donne e minori) hanno rappresentato l’8% del totale delle azioni). Infine sono state realizzate azioni orientate alla prevenzione comunitaria (per un 19% rispetto al totale) con attività che implicano il coinvolgimento partecipato della comunità locale nella prevenzione e nel contrasto alla illegalità o al degrado. Tipologia azioni progettuali Prevenzione Comunitaria 19% Prevenzione situazionale Ordine e integrazione 35% Prevenzione Sociale (educazione alla legalità, Sportelli, Sostegno alle vittime) 46% 86 tabella tratta dall’intervento di Tania Parisi al Convegno “100 città per la sicurezza - 27 progetti per una provincia più sicura”, Torino 22 ottobre 2010 Per quanto riguarda i beneficiari degli interventi si può osservare che accanto ai soggetti tradizionali oggetto di interventi di prevenzione securitaria (anziani, minori e giovani, stranieri, e donne), una larga parte delle azioni è stata destinata alla cittadinanza, con azioni di sviluppo di comunità per territori specificatamente individuati. Una piccola parte degli interventi si è anche realizzata a favore di detenuti in via di scarcerazione per favorirne il reinserimento sociale. Destinatari dei progetti Detenuti ed ex detenuti 1% Giovani 7% Bambini 7% Vittime di reato 8% Donne 10% Stranieri 11% Anziani 12% Adolescenti 17% Cittadinanza in genere 27% 0% 5% 10% 15% 20% 25% 30% Tabella tratta dall’intervento di Tania Parisi al Convegno “100 città per la sicurezza - 27 progetti per una provincia più sicura”, Torino 22 ottobre 2010 La diversità di professionalità coinvolte nella realizzazione delle azioni progettuali testimonia la trasversalità di una tematica quale quella securitaria e conferma nell’orientamento di un’integrazione fra servizi, da quelli più specificatamente rivolti all’azione sociale ai servizi di tipo educativo, dai servizi tecnici rivolti alla qualità dello spazio urbano ai servizi deputati alla vigilanza e controllo sul territorio. Sezione 1.01 Professionalità coinvolte nei progetti Esperti in sicurezza urbana 1% Insegnanti 3% Ricercatori sociali 4% Assistenti sociali 5% Mediatori familiari e dei conflitti 5% Consulenti legali (giudici/avvocati) 7% Psicologi 7% Animatori 7% 8% Tecnici Mediatori culturali 12% Formatori 12% 14% Educatori professionali 15% FFOO e Polizia Municipale 0% 2% 4% 6% 8% 10% 12% 14% 16% 87 Tabella tratta dall’intervento di Tania Parisi al Convegno “100 città per la sicurezza - 27 progetti per una provincia più sicura”, Torino 22 ottobre 2010 Gli uffici del Servizio Solidarietà Sociale hanno realizzato a partire da ottobre 2009 e sino a maggio 2010 una specifica attività di monitoraggio, che ha visto la costituzione di quattro gruppi di lavoro composti dai referenti dei progetti, con la finalità di confrontarsi sulle attività realizzate, individuare indicatori significativi, evidenziare criticità e buone prassi e valutare in itinere gli andamenti progettuali. Si è trattato di momenti di confronto utili a conoscere l’esperienza di altri soggetti e territori accomunati da azioni similari, che hanno favorito una riflessione sull’impostazione progettuale data, suggerendo aggiustamenti e miglioramenti in corso d’opera. GRUPPI DI MONITORAGGIO Sono state effettuate, nell’ambito dell’attività di monitoraggio, anche quattro visite in loco, così come richiesto dalla Regione Piemonte, per ottenere riscontri concreti sulle realizzazioni dei progetti. Le visite hanno consentito di fare, insieme con gli operatori preposti, valutazioni più approfondite rispetto ad alcuni esiti ed alle criticità riscontrate, sia nell’attuazione delle idee progettuali, sia nella rispondenza tra richieste e vincoli dettati dal bando e la realtà dei territori. Dal canto suo la Regione Piemonte ha realizzato una propria azione di monitoraggio su tutto il territorio regionale ed effettuato una valutazione in profondità per alcuni progetti (cinque della provincia di Torino), con interviste dirette ai realizzatori, attività a cui i funzionari provinciali hanno partecipato. La ricchezza di esperienze realizzate sul territorio provinciale nell’ambito di questi finanziamenti ha spinto il Servizio a favorirne la conoscenza dandone visibilità all’opinione pubblica. Un’occasione in tal senso è stata costituita dalla Manifestazione nazionale “100Città per la Sicurezza”, Un’occasione in tal senso è stata costituita dalla Manifestazione nazionale “100Città per la Sicurezza”, patrocinata dal Forum Italiano Sicurezza Urbana, tenutasi quest’anno nella settimana dal 18 al 24 ottobre 2010 con eventi a cura delle diverse amministazioni pubbliche che aderiscono al Forum. L'idea della manifestazione è quella di mostrare al pubblico la varietà, la ricchezza e la creatività con cui gli enti locali interpretano le politiche per la sicurezza, alla luce dei principi fondamentali di libertà, uguaglianza dei diritti e democrazia. Ogni amministrazione aderente al FISU ha avuto la possibilità, nel corso della settimana, di organizzare un evento per presentare i progetti di cui va più fiera, il tutto sotto la veste unica nazionale delle "100città per la sicurezza". La terza edizione 2010 ha visto inoltre la realizzazione del progetto teatrale "La paura si cura", realizzato sotto la direzione artistica del regista Gabriele Vacis e co-prodotto dal FISU e dall’Associazione In Teatro, un prodotto che è stato utilizzato nel corso di tutti gli eventi promossi dalla manifestazione. Si tratta di un “docu-film” sui laboratori teatrali realizzati in 7 diverse città italiane (tra cui Settimo Torinese), con i giovani, sui temi della sicurezza, che è ora a disposizione anche della nostra Amministrazione e può essere utilizzato a supporto di attività di educazione alla legalità in contesti locali che ne facciano richiesta. 88 Nell’ambito di tale manifestazione dunque la nostra Amministrazione ha scelto di organizzare il 22 ottobre 2010, presso l’Auditorium dell’istituto Avogadro di Torino, il Convegno “100 città per la sicurezza - 27 progetti per una provincia più sicura: costruire e raccontare la sicurezza integrata nei nostri territori”, in cui i Comuni, le Comunità Montane, i Consorzi socio-assistenziali, le cooperative sociali, le associazioni, le organizzazioni di volontariato, insomma tutte le realtà che hanno partecipato alla costruzione dei progetti per la sicurezza hanno avuto l’occasione di raccontare la loro esperienza, le iniziative intraprese cercando di trarre un bilancio di quanto realizzato e delle prospettive future. Nel corso della giornata è stato proiettato a ciclo continuo il docu-film “La Paura siCura” di Gabriele Vacis ed alcuni video prodotti nel corso delle progettualità finanziate. Sono state anche presentate alcune testimonianze attraverso brevi video, realizzati dal Servizio comunicazione del nostro Ente, di cui sono stati protagonisti quei cittadini che hanno contribuito nella loro esperienza quotidiana a rendere vivi i progetti: i ragazzi di una scuola di Lanzo attori, insieme ai loro professori, di uno spettacolo teatrale sul tema del bullismo; dei giovani cinesi che tengono aperto uno sportello informativo alla Circoscrizione 7 di Torino per aiutare l’integrazione dei loro connazionali; un gruppo di graffitari e di skaters che hanno partecipato alla riqualificazione di un’area a Vinovo; l’esperienza del corpo municipale di vigili urbani a Ciriè in una zona in cui sono stati effettuati interventi di illuminazione pubblica e installazione di telecamere per migliorare la vivibilità. I video sono reperibili nel sito all’indirizzo…. Il Convegno ha visto una buona partecipazione di pubblico ed interesse ed è stata un’occasione per rendere visibili anche realtà locali che si sono mosse nell’ambito della sicurezza integrata per la prima volta. Tra aprile e giugno 2010 vi è stata l’adesione e partecipazione al progetto “Tra i due fuochi. Prostituzione di strada: politiche delle amministrazioni tra istanze di sicurezza ed esigenze di tutela” promosso dal Gruppo Abele e sostenuto dall’Assessorato Regionale alla Sicurezza. Si è trattato di un laboratorio di formazione dedicato ad amministratori locali e forze di polizia municipale finalizzato ad attivare sperimentazioni di percorsi che favoriscano una migliore convivenza sociale, con particolare riguardo alle azioni governabili dagli Enti Locali rispetto al fenomeno della prostituzione. Il percorso ha consentito di conoscere le problematiche dei territori e di contribuire a costruire una metodologia per affrontare le criticità, che superi la semplice risoluzione dell’Ordinanza Sindacale (che prevalentemente “sposta” il fenomeno nei territori limitrofi) per proporre azioni integrate fra le polizie municipali e le realtà sociali a sostegno delle vittime della tratta, favorendo anche l’aumento di informazioni e consapevolezza della cittadinanza sugli aspetti di criminalità e di sfruttamento degli esseri umani legati al fenomeno. INTERVENTI DI CONTRASTO ALLA devianza e criminalita’ La Legge Regionale n. 1 dell’8 gennaio 2004 “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento”, all’art. 51 - Attività di promozione regionale per persone detenute ed ex detenute, prevede che la Regione programmi iniziative nel settore del contrasto alla devianza e criminalità, nel rispetto del Protocollo d’Intesa sottoscritto il 4/12/1992 con il Ministero della Giustizia, ed in accordo con gli Enti Locali. La DGR n. 52-11390 del 23/12/2003 “Linee guida per il funzionamento dei Gruppi Operativi Locali”) attribuisce alla Provincia un’importante funzione di coordinamento degli enti pubblici e di privato sociale del territorio che operano in questo ambito. Tale coordinamento si realizza nell’ambito del “GOL” (Gruppo Operativo Locale di contrasto alla devianza e criminalità), costituito con D.G.P. n.996-472373 del 28/12/2004. Nel 2009 l’Assessorato alla Solidarietà Sociale conferma l’attenzione maturata negli anni verso l’area della “marginalità sociale”, ed in particolare rispetto alle tematiche del carcere e dell’esecuzione penale, istituendo all’interno del Servizio Solidarietà Sociale, un apposito ufficio con compiti di integrazione, sul versante delle iniziative in ambito sociale, dell’attività svolta dal GOL, che negli anni, attraverso il suo Coordinatore, collocato funzionalmente all’interno del Servizio Lavoro, ha più marcatamente presidiato le tematiche orientate all’inserimento lavorativo. Con il 2010 l’operatività di tale Ufficio destinato agli “interventi di contrasto alla marginalità sociale” viene ricompresa nelle più ampie politiche di sicurezza integrata, costituendosi così un unico Ufficio del Servizio Solidarietà Sociale. Per favorire il benessere e la sicurezza di un territorio occorre lavorare anche in una logica di prevenzione di situazioni di marginalità e disadattamento al fine di arginare percorsi individuali e di gruppo di devianza dalle norme, che costituiscono profondo malessere sia per chi ne è vittima sia per chi ne è protagonista. Rientrano così nel programma di azioni in favore della sicurezza dei cittadini di un territorio quegli interventi realizzati in favore di chi ha commesso reati, con la finalità di evitare la recidiva e di ripristinare un inserimento positivo nel- 89 la società. La spirale che porta da situazioni di marginalità sociale a condizioni di devianza richiede alla società di adoperarsi per una sua interruzione e la pena per i reati commessi deve essere orientata, secondo il dettato costituzionale, alla “rieducazione del condannato” e laddove possibile ad un suo costruttivo reinserimento nella società. In tale ambito sono state realizzate azioni in raccordo con le competenti articolazioni territoriali del Ministero della Giustizia e con il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino. È stato sostenuto finanziariamente il progetto predisposto dall’Associazione “Formazione 80” in accordo con la Direzione della Casa Circondariale “Lo russo e Cutugno” di Torino diretto a sostenere micro-percorsi formativi e di conoscenza delle regole carcerarie per i detenuti cosiddetti “in transito”, che restano nel carcere di Torino per poco tempo (in genere un mese, un mese e mezzo) e che risultano essere fra i più fragili, privi di legami parentali vicini, prevalentemente stranieri e con pochi strumenti, che sono quindi annoverabili fra i soggetti più a rischio di atti autolesionistici o di comportamenti violenti. Il finanziamento si è avvalso in parte delle risorse destinate ai progetti di vasta area per l’immigrazione ed in parte di risorse derivanti dal capitolo destinato alla Sicurezza. Si sono avviati inoltre i primi atti formali per addivenire ad una partnership con la Direzione del Carcere di Torino relativamente al progetto “Struttura ICAM” , struttura a custodia attenuata per donne incarcerate con figli sino ai tre anni, per il quale sono stati richiesti dalla Direzione del Carcere finanziamenti al Ministero della Giustizia, Cassa Ammende, ma che richiede il sostegno della comunità locale nel suo insieme e che vede la partnership di diversi altri soggetti pubblici e del privato sociale. La collaborazione potrà vertere su alcuni aspetti gestionali del progetto, con particolare riguardo alla strutturazione di rapporti e procedure che favoriscano l’interscambio fra struttura carceraria e realtà esterna, al fine del reinserimento delle donne detenute e per favorire la migliore qualità della vita possibile (utilizzo dei servizi esterni, possibilità di interventi educativi e di supporto, ecc.) per i bambini figli delle detenute. In accordo con il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino sono stati sostenuti: un progetto che ha visto coinvolte in un laboratorio incentrato sul recupero della creatività e capacità artistiche/artigianali di alcune donne detenute nella sezione femminile della Casa Circondariale di Torino (realizzato dall’Associazione “Lacasadipinocchio”); un progetto destinato a sostenere i ragazzi detenuti al Ferrante Aporti attraverso le azioni promosse dall’Organizzazione di Volontariato “Aporti aperte”. In tutti questi casi si tratta di progetti gestiti dal privato sociale che grazie al sostegno pubblico ed all’integrazione con le Direzioni e gli operatori della giustizia portano all’interno risorse e vitalità e favoriscono il portare all’esterno risorse e potenzialità dei detenuti, con l’obiettivo di contribuire al dettato costituzionale dell’art 27 della Costituzione che attribuisce alla pena la funzione fondamentale di rieducazione e reinserimento sociale della persona che ha commesso reato. In risposta a specifiche richieste dei Tribunali ordinari si è attivato sul finire del 2010, attraverso un affidamento di servizio, un percorso destinato all’aggiornamento e sensibilizzazione di operatori pubblici e del privato sociale in campo di giustizia riparativa e lavori di pubblica utilità, che prenderà concretamente avvio nel 2011. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Politiche di Sicurezza Integrata PROGETTO “DAFNE” a favore delle vittime di reato Il Progetto, finanziato dalla Compagnia di San Paolo, è stato avviato su iniziativa dell’Assessorato alle Politiche attive di Cittadinanza, Diritti sociali e Parità della Provincia di Torino, della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, del Comune di Torino, dell’Associazione Gruppo Abele, dell’Associazione Ghenos, del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL TO2 “G. Maccacaro”. Prevede la costituzione di una rete di presidi e di iniziative, che siano in grado di rispondere, in modo articolato, alle esigenze provenienti da persone che si trovino ad affrontare le conseguenze di un reato. Intende farsi carico degli effetti derivanti da reati connessi alla violenza domestica, alla violenza interindividuale, agli eventi criminosi che pregiudicano l’integrità fisica e psichica degli individui. 90 Le attività previste sono: accoglienza e informazione sui diritti, sostegno psicologico e psichiatrico, mediazione orientamento e accompagnamento alle opportunità presenti sul territorio. Tra gli obiettivi del progetto, in sintonia con le Direttive Europee, è prevista la realizzazione di percorsi di formazione e di sensibilizzazione a favore degli operatori che, a titolo diverso, nell’ambito dei propri compiti istituzionali, entrino in contatto con le vittime. DESTINATARI È destinato esclusivamente alle persone che si rivolgono alla giustizia in quanto vittime di un reato, quindi non a chiunque possa ritenersi in una condizione di vittimizzazione, ma a coloro che compiono il passo di sporgere denuncia, che decidono di portare il torto o l’offesa subita in una cornice simbolica e formale quale è quella di un tribunale o di un commissariato. Il progetto, iniziato nel secondo semestre del 2008 è stato rivolto fino a tutto l’anno 2009 prevalentemente a persone inviate dalla Sezione Fasce deboli della Procura. Persone che risultano più vulnerabili e più esposte alle conseguenze dei reati: donne, anziani, disabili. Nell’anno 2010 gli invii sono pervenuti da tutte le Sezioni della Procura, dai Commissariati di Polizia, dalle Stazioni dei Carabinieri. In particolare, su 114 persone che si sono rivolte alla Rete, 54 sono state inviate dalle Forze dell’Ordine, 27 dalla Procura, 21 dal Gruppo Abele, 12 da Enti Locali, ASL e altri. ATTIVITA’ DEL GRUPPO DI LAVORO Il Gruppo di Lavoro si è costituito fin dalle prime fasi del Progetto. È composto da soggetti delegati degli Enti promotori. Assicura la supervisione e la responsabilità scientifica del progetto e svolge una funzione tecnico/organizzativa. Si riunisce periodicamente (ogni tre settimane) per monitorare il progetto e definirne tutti gli aspetti organizzativi. Il Gruppo di lavoro - nell’anno 2010 - si è riunito 16 volte e si è occupato della progettazione, della programmazione e del monitoraggio degli interventi. In particolare: ha ridefinito il protocollo operativo condiviso tra tutti i partner; ha organizzato e realizzato, nel periodo maggio – novembre 2010 un corso di formazione rivolto alle Forze dell’Ordine, articolato in quattro edizioni; ha organizzato gli incontri di verifica periodica tra gli operatori della rete; ha definito e monitorato il percorso delle persone che si rivolgono alla rete Dafne nelle sue diverse fasi (invio ai punti rete, accoglienza sostegno psicologico, consulenza legale, mediazione); ha curato il raccordo organizzativo tra gli operatori che conducono le attività nelle diverse sedi (G. Abele, Ghenos, Comune, DSM) e gli operatori della Procura (magistrati, ufficiali di Polizia Giudiziaria); ha redatto il depliant che in modo sintetico illustra le finalità del progetto, le attività previste e i riferimenti telefonici; ha realizzato incontri per proporre collaborazioni tra gli operatori della rete e ufficiali di P.G., offrendo la disponibilità di contatti diretti; ha avviato la collaborazione con il gruppo di lavoro sulla sicurezza urbana che si occupa dei reati connessi alla microcriminalità urbana (furti, scippi, rapine, spaccio) e delle conseguenze nella convivenza tra i cittadini. FORMAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE Nel corso del 2010 la Rete Dafne ha attivato un percorso di formazione rivolto alle Forze dell’Ordine, articolato in quattro edizioni, che ha interessato circa 80 agenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. Il percorso, in sintonia con la normativa europea, intendeva promuovere forme di collaborazione, a favore delle vittime, tra le Forze dell’Ordine e gli operatori della Rete Dafne. Il percorso ha consentito il raggiungimento dei seguenti obiettivi: Conoscenza degli interventi, delle strategie di sostegno e di accompagnamento a favore delle vittime di reato. Conoscenza delle procedure e modalità di intervento della Rete Dafne. Costruzione dei presupposti per attuare efficaci modalità di invio delle vittime di reato ai servizi presenti sul territorio e alla Rete Dafne. DATI RELATIVI AI FRUITORI DEL PROGETTO Nell’arco dell’anno 2010 hanno usufruito dei servizi della Rete Dafne 114 persone, di cui 91 donne e 23 uomini, di età compresa tra i 19 e gli 89 anni, registrando un notevole incremento rispetto all’anno precedente. Delle 114 vittime che si sono rivolte alla Rete Dafne 82 sono di nazionalità italiana e 32 stranieri, più precisamente 21 dell’Europa dell’Est, 8 dell’Africa e 3 del Sud America. Il reato maggiormente denunciato riguarda i 91 delitti contro la persona (54%), seguono i delitti contro la famiglia (19%), i delitti contro il patrimonio (17%), altre tipologie di delitti (10%). I colloqui d’accoglienza di cui hanno usufruito le 114 persone che si sono rivolte alla Rete sono stati 269. L’intervento successivo all’accoglienza si è differenziato in relazione alle necessità rilevate, come evidenziato nella tabella: CASI COLLOQUI Accoglienza 114 269 Informazione sui diritti 22 45 Sostegno psicologico 18 97 Trattamento specialistico psichiatrico 16 96 Mediazione 13 40 Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Pubblica Tutela Staff al Dirigente Piano Provinciale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime La Provincia di Torino si occupa da molti anni della realizzazione e del finanziamento di progetti rivolti al contrasto della violenza nei confronti delle donne. La Regione Piemonte ha promosso e finanziato, attraverso un approccio di rete, un’attività di coordinamento degli interventi e un lavoro sistematico per incrementare la qualità e la quantità dei servizi sul territorio, presentando un Piano regionale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime e coinvolgendo le province piemontesi nel coordinamento delle attività, sviluppate dalle reti locali attraverso il Piano Provinciale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime. Iniziative realizzate Gli interventi sono stati definiti e progettati in una logica di mainstreaming estesa anche alle realtà del territorio facendo interagire le reti istituzionali, formali ed informali e prevedendo il coinvolgimento e l’interazione di risorse pubbliche e private (in questa logica sono stati previsti anche azioni di sensibilizzazione ed informazione sulle opportunità e sui servizi presenti nei territori). Interventi sul territorio • • • Servizio “Vicino a te”: camper itinerante sulle strade, piazze e manifestazioni del territorio provinciale, con uno spazio apposito per l’accoglienza e l’ascolto, al fine di intercettare, nei luoghi più frequentati, situazioni di violenza, maltrattamento o negazione dei diritti in particolare delle donne. Unità di strada: Intervento in strada tramite un camper attrezzato e un'équipe di operatori sociali. Il servizio ha la funzione di contattare tutte le persone che esercitano il mestiere di sex worker offrendo loro un sostegno, informazioni sui servizi sanitari e sociali presenti sul territorio ed un primo aiuto sui bisogni primari ed urgenti. Estensione a tutto il territorio per la durata settimanale di 38 ore del servizio di ascolto e sostegno alle donne vittime di violenza (1522), nell’ambito della rete nazionale “Arianna” Sportelli territoriali • • • Sportello Svolta Donna, attivo da gennaio 2008: offre ascolto e assistenza alle donne vittime di violenza. È dedicato alle donne dai 14 anni di età e soggette a maltrattamenti e violenze; Sportello per le donne di Ivrea e Canavese; Servizio di ascolto telefonico affidato a “Il cerchio degli uomini” finalizzato a sensibilizzare gli uomini al problema della violenza di genere e favorire alleanze fra donne e uomini per contrastarla. 92 Formazione Corso Fiocco bianco: corso di sensibilizzazione “uomini contro la violenza di genere” Case rifugio Progetto “Accogliere le donne” Sostegno delle iniziative e delle attività nell’ambito della prevenzione e contro la violenza alle donne al Comune di Torino per il “Progetto di accoglienza per le situazioni di fragilità ed esclusione sociale di genere” con estensione a tutto il territorio provinciale Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità COORDINAMENTO CITTADINO E PROVINCIALE CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE Il Coordinamento Cittadino Contro la Violenza alle Donne (CCCVD), è un organismo istituito dalla Città di Torino nell’aprile del 2000 ed è regolamentato mediante un Protocollo di Intesa, con il quale sono state definite e concordate modalità di azione e finalità. Nato come gruppo di raccordo interdisciplinare ed interistituzionale permanente composto da operatrici/tori di Enti e Associazioni che lavorano sul territorio per contrastare il fenomeno della violenza, il CCCVD si propone di intervenire in una logica di “rete” per attivare collaborazioni fra professionalità e servizi diversi, attraverso attività di ascolto, accoglienza, consulenza legale, consulenza medica, consulenza psicologica, formazione, mediazione culturale, ospitalità residenziale, reperibilità, sostegno all’occupazione, unità di strada. Nel 2004 la Provincia di Torino, accertata la corrispondenza delle finalità e delle attività del Coordinamento Cittadino contro la Violenza alle Donne, con le proprie politiche, gli interventi e progetti in campo di pari opportunità tra donne e uomini, ha approvato il Protocollo d’intesa del Coordinamento Cittadino contro la Violenza alle Donne e la sua sottoscrizione. Nel maggio del 2010 l’Assemblea del Coordinamento cittadino Vittime di Violenza, a seguito di specifica richiesta della Provincia e dell’introduzione della Legge Regionale 16 del 2009 “Istituzione dei Centri antiviolenza con case rifugio” che ha introdotto in Piemonte nuovi riferimenti legislativi, incardinando la localizzazione dei Centri antiviolenza all’interno della programmazione dei Piani di Zona e prospettando la realizzazione delle case rifugio sulla base della pianificazione provinciale (Decreto della Presidente della Giunta Regionale 16 novembre 2009, n. 17R - art. 3 del Regolamento Regionale recante “ Disposizioni attuative della Legge regionale 29 maggio 2009, n. 16 Istituzione dei centri antiviolenza con case rifugio) ha approvato un nuovo protocollo d’Intesa che prevede l’ampliamento del Coodinamento alla rete provinciale, variandone la denominazione in “Coordinamento Cittadino e Provinciale Contro la Violenza alle Donne”. L’allargamento alla rete provinciale torinese si rivela essere un utile strumento per la realizzazione del Piano Provinciale di Intervento di prevenzione della violenza nei confronti delle donne e per la localizzazione delle case rifugio. La Provincia, attraverso il supporto tecnico e amministrativo del Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi, si impegna a: − far circolare le informazioni ricevute dai soggetti della rete al territorio provinciale; − offrire uno spazio sulla pagina web della Provincia (www.provincia.torino.it) e sul sito della Consigliera di Parità (http://www.consiglieraparitatorino.it/ ); − provvedere alla stampa di materiale informativo, rivolto alla cittadinanza del territorio provinciale, relativo alle modalità di utilizzo della rete del Coordinamento; − sostenere in compartecipazione con gli altri Enti/Organismi le attività di formazione e di sensibilizzazione sul territorio provinciale; − ricercare e diffondere opportunità progettuali e di finanziamento; − svolgere attività di promozione del Coordinamento verso altre Istituzioni nazionali, europee ed internazionali. Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità 93 GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE - 25 NOVEMBRE In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro la donna (risoluzione dell’Assemblea Generale dell’ONU n. 54/134 del 17 dicembre 1999) è stato realizzato e diffuso sul sito delle Pari Opportunità il calendario provinciale degli eventi organizzati dagli EELL del territorio torinese. Giovedì 25 novembre 2010 Palazzo Cisterna, sala consiglieri “GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE” Donne e uomini insieme contro la violenza di genere con la partecipazione di Hugo Huberman, psicologo sociale, coordinatore della campagna del Fiocco Bianco in America Latina. 22 – 23- 24 novembre 2010 - Ore 9/17 Corso Di Formazione Di Facilitatori Del Fiocco Bianco. Uomini Contro La Violenza Nei Confronti Delle Donne. Sede Del Gruppo Abele La Campagna del fiocco bianco (White Ribbon Campaign - WRC) rappresenta la più vasta azione al mondo condotta da uomini che operano per porre fine alla violenza degli uomini sulle donne. In quasi cinquanta paesi le campagne sono portate avanti sia da uomini che da donne, nonostante l’attenzione principale sia posta sull’educazione degli uomini e dei ragazzi. In alcuni paesi rappresenta un’azione di educazione pubblica generale volta a porre fine alla violenza sulle donne. La campagna del Fiocco Bianco è il più grande sforzo nel mondo di uomini che lavorano per mettere fine alla violenza nei confronti delle donne. Hugo Ernesto Huberman psicologo sociale, di nazionalità argentina, Coordinatore della campagna del Fiocco Bianco in Argentina e Uruguay, è stato presente a Torino nel mese di novembre e in occasione del 25 Novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza nei confronti delle donne ha tenuto un corso di 3 giorni per uomini La Provincia di Torino e il CIRSDe hanno presentato “Violenza di genere e agency: Verso una riflessione internazionale” 25 novembe – Università di Torino Dopo i saluti di Mia Caielli, vice-direttrice del CIRSDe è intervenuto Hugo Huberman, psicologo sociale coordinatore della campagna del Fiocco Bianco in Argentina e Uruguay, Franca Balsamo, ex-direttrice (2006-08) del Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Sociali Docente e relatrice in numerosi Master, corsi di formazione e convegni sui temi della violenza contro le donne, delle migrazioni femminili e della mediazione culturale in prospettiva di genere presso Università italiane ed europee, Elisabetta Donini, Gruppo Donne in Nero – Casa delle Donne e Sandra Alessandri, documentarista. Servizio Pari Opportunita’ e Politiche dei Tempi Ufficio Pari Opportunità 94 STATISTICHE DI ACCESSO AI SITI WEB Anno 2010 I Trim. Atlante II Trim II Trim IV Trim. Totale 150.924 100.875 45.018 61.867 358.684 Cid 93.864 122.488 80.177 101.208 397.737 Solidarietà Sociale 66.781 117.229 96.449 90.703 371.162 127.740 152.785 101.427 44.302 426.254 6.998 7.894 4.910 7.407 27.209 16.234 9.970 7.891 6.318 40.413 105.588 104.995 21.233 46.661 278.477 568.129 616.236 357.105 358.466 1.899.936 Sportello Sociale Salute Sicurezza Stradale Timoteo Totale Accessi Totale 450.000 400.000 350.000 300.000 250.000 200.000 150.000 100.000 50.000 0 Atlante Cid Solidarietà Sociale Sportello Sociale Salute Sicurezza Stradale Timoteo 95 ATTIVITA’ DI SERVICE UFFICIO AMMINISTRATIVO L’Ufficio Amministrativo svolge una funzione di service trasversale a tutti gli uffici del Servizio Solidarietà Sociale. Cura i seguenti adempimenti di gestione del personale e di organizzazione degli Uffici del Servizio: • • • • rilevazione di presenze e assenze dei dipendenti; adempimenti relativi al progetto produttività; attività amministrativa varia: predisposizione atti di assegnazione di personale agli uffici; partecipazione a percorsi formativi, autorizzazioni incarichi retribuiti, affidamenti incarichi professionali e di collaborazione coordinata e quant'altro attenga il personale. A seguito delle disposizioni organizzative adottate a livello di Ente, tutte le fasi dell’iter relativo agli affidamenti di appalti con importi contrattuali netti inferiori o eguali a Euro 50.000,00 e agli incarichi professionali devono essere seguite dal Servizio procedente. Questo implica tra l’altro, nella fattispecie, la gestione diretta da parte dell’Ufficio Amministrativo stesso dei controlli, effettuati ai sensi del D.P.R. 445/2000, sulle dichiarazioni sostitutive degli atti di notorietà presentate dalle imprese aggiudicatarie di appalti di servizi e forniture e dai soggetti affidatari d’incarichi, con un conseguente fitto carteggio con i vari uffici delle Pubbliche Amministrazioni rispettivamente competenti (Cancelleria del Tribunale Fallimentare, C.C.I.A.A., I.N.A.I.L. ecc.). L’Ufficio Amministrativo supporta i singoli uffici nella predisposizione dei provvedimenti (con particolare riferimento a determinazioni dirigenziali, decreti del Presidente, deliberazioni di Giunta e di Consiglio), e li cura sotto il profilo della regolarità tecnica, svolgendo un ruolo di “interfaccia” con la Segreteria Generale; segue inoltre l’informazione al personale, trasmettendo note e circolari organizzative e di aggiornamento normativo predisposte dal Servizio Solidarietà Sociale, ovvero da altre strutture dell’Ente. L’Ufficio gestisce infine la protocollazione e l’archivio di deposito e corrente del Servizio. ANNO 2010 – VOLUME ATTIVITÀ UFFICI DI SERVICE DELIBERAZIONI GIUNTA DECRETI PRESIDENTE DETERMINAZIONI ATTI LIQUIDAZIONE CONTRATTI TOTALE 44 3 111 465 158 781 Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Amministrativo 96 UFFICIO RAGIONERIA L’attività dell’Ufficio Ragioneria consiste nel coordinamento e nella gestione dei processi finanziari e contabili del Servizio Solidarietà Sociale, in modo particolare quelli concernenti: Interventi a favore dell’immigrazione Interventi a favore delle organizzazioni di volontariato e delle cooperative sociali Interventi a favore dei giovani Programma annuale per il finanziamento della formazione professionale per gli operatori sociali Piano annuale dei finanziamenti a supporto degli asili nido Attività di programmazione territoriale Attività di informazione sociale Iniziative di studio, informazione, prevenzione e formazione Iniziative in campo di sicurezza dell’ambiente sociale Politiche pubbliche di contrasto alla vulnerabilità sociale ed alla povertà Osservatorio politiche sociali Fondo unico indistinto trasferito dalla Regione Piemonte ai sensi della normativa regionale in materia di politiche sociali Servizio civile nazionale Ufficio provinciale di Pubblica Tutela Riscossioni L’Ufficio Ragioneria effettua inoltre: - monitoraggio di tutte le procedure, anche relative agli anni precedenti e non ancora concluse, per la redazione di report finanziario - contabili dell’attività del Servizio Solidarietà Sociale; aggiornamento dei moduli operativi in uso per la gestione delle attività connesse ai trasferimenti regionali di cui alle LL. RR. 44/2000 – 5/2001 – 1/2004 e fruibili dall'utenza interna ed esterna; aggiornamento dei moduli operativi in uso per la gestione delle attività connesse all’accreditamento della Provincia per la gestione del Servizio Civile Nazionale. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Ragioneria 97 QUALITA’ E CONTROLLO DI GESTIONE Le attività di controllo di gestione, Qualità e “Reporting” vengono effettuate dall’Ufficio Sistema Informativo, nella sua accezione di ufficio di service a tutta l’attività del Servizio. In particolare, il controllo di gestione si occupa della parte relativa agli obiettivi di PEG (Piano Esecutivo di Gestione): predisposizione e caricamento degli obiettivi sul software dedicato e successiva rendicontazione alle due scadenze annuali (30 giugno e 31 dicembre). Dal 2002 la gestione delle attività del Servizio Solidarietà Sociale deve soddisfare criteri stabiliti dalla normativa ISO 9001. Tale normativa fa parte di una famiglia di norme (UNI EN ISO 9000), che si applicano ad organizzazioni di qualunque tipo e dimensione per costruire ed applicare strumenti organizzativi chiamati Sistemi di Gestione per la Qualità (SGQ). L’intento della Provincia e di conseguenza quello del servizio, è, infatti, quello di comunicare verso l’esterno, anche attraverso questo strumento, la bontà della propria organizzazione, ovvero la sua capacità di migliorarsi anticipando o risolvendo i problemi, mettendo in comune problematiche e soluzioni. La certificazione, rilasciata dal noto organismo internazionale DNV (Det Norske Veritas), ha determinato in questi anni l’innovazione di alcuni comportamenti comuni a tutti gli operatori del Servizio ed ha permesso di monitorare l’andamento delle attività con i relativi punti di forza e di criticità. La struttura gestionale ha continuato ad esser verificata, nei mesi di ottobre e dicembre 2010, da un apposito team di “auditer interni” e da un valutatore esterno dell’organismo di certificazione internazionale. L’Ufficio Sistema Informativo concorre costantemente alla predisposizione, all’aggiornamento e al monitoraggio (attraverso 108 indicatori di processo e/o di risultato) di questo impianto organizzativo che ha confermato sostanzialmente la struttura dell’anno 2009, con otto specifiche “procedure operative” quali: - Realizzazione politiche e interventi a favore dell'immigrazione Gestione finanziamenti a supporto di associazioni di volontariato e cooperative sociali Realizzazione politiche e interventi a favore dei giovani Gestione dei finanziamenti a supporto della formazione professionale per gli operatori sociali Programmazione e gestione finanziamenti in materia di asili nido Gestione della sezione provinciale dell'albo regionale delle cooperative sociali Gestione della sezione provinciale del registro regionale delle associazioni di volontariato Gestione della sezione provinciale del registro regionale delle associazioni di promozione sociale e con tre piani di miglioramento in merito a: - Studio di fattibilità per la gestione delle attività di vigilanza e controllo su IPAB ed ex IPAB per la predisposizione di una ulteriore procedura operativa - Studio di fattibilità per la realizzazione politiche e interventi a favore dei giovani - Programmazione e gestione finanziamenti in materia di asili nido Per quanto riguarda il “reporting”, l’attività si sostanzia nella predisposizione della presente pubblicazione attraverso la raccolta e successiva sistematizzazione dei contributi predisposti dai referenti dei vari uffici, nonché di tutti gli incombenti relativi alla successiva stampa e diffusione. Servizio Solidarietà Sociale Ufficio Sistema Informativo 98 BILANCIO 2010 Servizio Solidarietà Sociale Risorse destinate somme impegnate RISORSE ESTERNE Fondi Regionali Fondi Statali Altre risorse esterne Fondi Provinciali Trasferimento alla Regione Piemonte L.R.1./2004 3.710.047,00 Realizzazione, finanziamento di attività e progetti 10.507.031,00 10.196.558,00 79.874,00 60.000,00 170.599,00 14.217.078,00 10.196.558,00 79.874,00 60.000,00 3.880.646,00 TOTALE GENERALE 3.710.047,00 Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi Risorse destinate somme impegnate Trasferimenti RISORSE ESTERNE Fondi Regionali Fondi Statali 32.000,00 Realizzazione, finanziamento di attività e progetti 398.660,00 TOTALE GENERALE 430.660,00 Altre risorse esterne Fondi Provinciali 32.000,00 202.000,00 81.660,00 115.000,00 202.000,00 81.660,00 147.000,00 99 STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE ASSESSORE POLITICHE ATTIVE DI CITTADINANZA, DIRITTI SOCIALI E PARITÀ Mariagiuseppina PUGLISI DIRIGENTE SERVIZIO SOLIDARIETA’ SOCIALE Giorgio MERLO DIRIGENTE SERVIZIO PARI OPPORTUNITA’ E POLITICHE DEI TEMPI Enrico CHIAIS DIRIGENTE PROGETTO CENTRO RISORSE E SERVIZI PARI OPPORTUNITA’/MERCATO DEL LAVORO Michele FORTUNATO 100 SERVIZI, UFFICI, UNITÀ OPERATIVE, STAFF SERVIZIO SOLIDARIETA’ SOCIALE UFFICIO GIOVANI E SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO RESPONSABILE: Mauro TENAGLIA - Promuovere, impostare e gestire programmi, d’intesa con gli Enti locali, sulle tematiche dei giovani; Presentare proposte per l'elaborazione del programma triennale regionale per le politiche giovanili, d’intesa con gli Enti locali; Predisporre, d’intesa con gli Enti locali, il Piano annuale di interventi per i giovani, al fine di favorire una politica coordinata sul territorio in attuazione del programma regionale, e la concessione dei relativi finanziamenti; Gestire, quale Ente accreditato, le attività relative al Servizio Civile Volontario Nazionale anche per conto degli Enti con cui sono stati stipulati accordi di partenariato e di quelli con cui sono state poste in essere specifiche convenzioni; Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza. Collaboratori: Francesco CHIRICO Rosanna PARADISO Claudia TROMBOTTO Alessandra FRANCHINO Tel.: 011.861.3099 e-mail: [email protected] UFFICIO IMMIGRAZIONE RESPONSABILE: Silvia TOSCO - Promuovere, impostare e gestire programmi sulle tematiche dell'immigrazione; Predisporre il piano annuale degli interventi per le politiche per l'immigrazione e la concessione dei relativi contributi; - Supportare la presenza del presidente dell'Ente all'interno del Consiglio Territoriale sull'Immigrazione e coordinare gruppi di lavoro del CTI: formulare proposte e concorrere alla programmazione degli interventi in collaborazione con Enti locali e Associazioni; Collaborare con l'Osservatorio sull'Immigrazione presso la Prefettura; Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza. - Tel.: 011.861.3096 e-mail: [email protected] UFFICIO INFORMAZIONE SOCIALE RESPONSABILE: Annamaria BIDOIA - Diffondere, di concerto con gli Enti gestori istituzionali, l'informazione in materia di servizi sociali sul territorio di competenza e mettere a punto campagne informative su temi generali in campo sociale; Promuovere, impostare e gestire programmi di informazione sulla disabilità; Curare e sviluppare il sito web del Centro Informazione Disabilità (C.I.D); Promuovere, supportare e realizzare progetti a favore delle persone con disabilità, anche in collaborazione con altri Enti e associazioni; Supportare il Servizio competente per il collocamento obligatorio al lavoro delle categorie disabili, anche attraverso i relativi programmi formativi ed informativi in favore dei medesimi; Coordinare, monitorare e verificare la qualità degli sportelli informativi territoriali; Curare e sviluppare il sito web dello sportello d’informazione sociale; 101 - Curare e sviluppare la sezione "Solidarietà sociale" del sito web della Provincia di Torino; Gestire il Numero Verde Sportello Sociale; Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza. SPORTELLO TELEMATICO DI INFORMAZIONE SOCIALE Numero verde 800-666060 Collaboratori: Carlo FORNO Alfredo LUVINO (fino a luglio 2010) Claudia VERGANO (fino a agosto 2010) Tel.: 011.861.3121 e-mail: [email protected] C.I.D. - CENTRO INFORMAZIONE DISABILITÀ Orari di apertura al pubblico Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00 Tel.: 011 861 - 3143 / 3141 / 3281 fax: 011 660 43 95 DTS: 011 861 31 32 e-mail: [email protected] Collaboratori: Paola DI BENEDETTO Gianmauro BRONDELLO Palma PARAVATI Gemma MERLINO UFFICIO INTERVENTI DI CONTRASTO ALLA MARGINALITÀ SOCIALE RESPONSABILE: Gigliana MAINARDI - - promuovere una politica sociale finalizzata alla prevenzione del disadattamento e della criminalità; coinvolgere tutte le realtà istituzionali e associative stimolando la creazione di una rete integrata di servizi pubblici e del volontariato; definire, supportare e realizzare interventi integrati di tutte le risorse messe a disposizione dai diversi soggetti che compongono il GOL (DGP 472372 del 28-12-2004) migliorare la comunicazione tra le diverse componenti, potenziare il lavoro di rete, coordinare le iniziative e favorire lo sviluppo di prassi operative comuni, con particolare riferimento all’integrazione delle diverse politiche del lavoro e della formazione professionale; promuovere la sensibilizzazione della cittadinanza sulle tematiche. L’Ufficio dovrà collaborare con il Servizio Coordinamento Centri per l’impiego (Struttura NC3) per le tematiche relative al settore lavoro ed il coordinamento del GOL. Collaboratori: Adriana CHIRIACO (fino a gennaio 2010) Tel.: 011.861.3088 e-mail: [email protected] UFFICIO PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE RESPONSABILE: A. Barbara BISSET - - - Concorrerre alla programmazione, monitoraggio e valutazione, del sistema integrato di interventi e servizi sociali, partecipando all'elaborazione dei relativi strumenti locali e regionali previsti dalla vigente normativa: 1. Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali; 2. Piani di zona; 3. Piano socio sanitario regionale; 4. Pianificazione ambientale strategica; Promuovere forme di coordinamento, in sinergia con l’Ufficio Terzo Settore, degli interventi socio assistenziali fra enti gestori istituzionali e soggetti del terzo settore, nell’ottica di un maggiore coinvolgimento del volontariato, delle cooperative sociali e delle associazioni di promozione sociale, nei processi di sviluppo locale; Garantire la supervisione e il coordinamento, interno ed esterno, degli uffici che svolgono funzione di 102 - - programmazione in rapporto con gli Enti Locali territoriali (Piani territoriali e Patti territoriali) e con gli altri Servizi dell’ente per il necessario raccordo tra le specifiche programmazioni (Piani di Sviluppo socio-economico delle Comunità montane; Piano operativo per le azioni preventive e curative della disoccupazione FSE 200-2006 Misura B1 ecc.); Collaborare alla predisposizione di azioni e progetti sui Fondi Strutturali Europei e Progetti Europei; Collaborare alla promozione e realizzazione di programmi e progetti su tematiche sociali in collaborazione con gli Enti del territorio e partecipare alle reti internazionali; Predisporre il programma annuale per l’autorizzazione e il finanziamento dei corsi di formazione di base, riqualificazione e formazione permanente degli operatori dei servizi sociali, sulla base dei bisogni rilevati tramite gli enti gestori istituzionali e anche in raccordo con l'Università ed erogazione relativi finanziamenti; Realizzare ricerche sui fabbisogni formativi in campo sociale del territorio; Partecipare ai Gruppi di lavoro tra le Province Piemontesi e la Regione Piemonte per il coordinamento delle attività relative alla formazione professionale e per gli Asili Nido; Predisporre il Piano annuale di ripartizione ed erogazione dei contributi per la gestione degli asili nido comunali a gestione diretta o indiretta; Promuovere, impostare e gestire programmi sulle tematiche dei minori; Gestire il Tavolo di coordinamento provinciale sull’affidamento familiare con gli Enti gestori territoriali ed aderire al contempo al Coordinamento nazionale servizi affidi; Promuovere azioni e interventi finalizzati a valorizzare le potenzialità ed il ruolo delle IPAB all’interno del Sistema integrato di interventi e servizi sociali. Partecipare e collaborare alle attività dell’Osservatorio provinciale per le politiche sociali. Collaboratori: Daniela ALFONZI Erica CALAVITA Giorgio GIANRE Anna GHIONI Debora LABATE Marina LOROPIANA Tel.: 011.861.3089 e-mail: [email protected] UFFICIO PROVINCIALE DI PUBBLICA TUTELA E RAPPORTI CON L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA RESPONSABILE: Matilde ERCOLE - - - - - - Fornire informazioni e documentazione per quanto attiene i diversi aspetti dell’attività svolta dai tutori, dai curatori e dagli amministratori di sostegno, anche in riferimento ai procedimenti giurisdizionali previsti dalle disposizioni vigenti in materia, ferme restando le attività dei competenti uffici giudiziari; in particolare, assicurare la necessaria informazione ed il collegamento con gli ordini professionali, per le specifiche prestazioni di consulenza professionale (giuridica, economico-finanziaria, fiscale, previdenziale, patrimoniale ecc.); Operare in collegamento con altri soggetti pubblici e privati (INPS, comuni, enti gestori socioassistenziali, ecc) che erogano prestazioni ed interventi assistenziali alle persone prive di autonomia; Operare in collegamento con organi ed uffici che esercitano funzioni giurisdizionali in materia, assicurando ad essi la propria collaborazione nell’ambito dell’attività di supporto a tutori, curatori e amministratori di sostegno; Attivare, nei limiti delle risorse disponibili, interventi formativi per operatori pubblici dei comuni e delle ASL, nonché i necessari collegamenti con soggetti che provvedono alla formazione degli operatori privati; Assicurare il monitoraggio delle attività svolte dall’ufficio realizzando, compatibilmente alle risorse disponibili, raccolta e analisi di dati, eventuali indagini statistiche e sociali, nonché iniziative pubbliche di divulgazione ed approfondimento in materia (seminari, pubblicazioni ecc.); Assicurare la programmazione e promozione di incontri tra l’Autorità Giudiziaria competente e gli Enti gestori del servizi socio asistenziali, finalizzati all’analisi dei bisogni emergenti a tutela delle fasce deboli e dei minori figli di genitori separati o divorziati; Collegamento con il Tribunale per i Minorenni per quanto riguarda gli adempimenti connessi alle tutele di minori assegnate all’Assessore alla Solidarietà Sociale, fino al loro definitivo esaurimento; Tutela del diritto alla segretezza del parto; 103 - Promozione di iniziative ed attività volte: o alla tutela ed alla difesa dei diritti dei minori e delle fasce deboli, con iniziative finalizzate a prevenire conflittualità in ambito familiare e intergenerazionale; o al supporto del coordinamento dei centri di mediazione familiare che svolgono la loro attività sulle tematiche riconducibili al diritto civile e di famiglia. Collaboratori: Laura GAIOTTI Anna GRAZIANO (fino a novembre 2010) Federica GIANNETTO Anna Maria LAURITA Diego LOPOMO Giovanni MIEROLO Tel. 011.861.3127 e-mail: [email protected] UFFICIO SERVIZIO SOCIALE PRESSO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI TORINO. COMPETENZA CIVILE- SEZIONE FASCE DEBOLI RESPONSABILE: Giuliana COTTINO - Raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali della Provincia attraverso il filtro, coordinamento, informazione e supporto agli stessi, riguardo alle richieste di intervento e di indagine provenienti dalla Procura della Repubblica; Valutazione professionale delle segnalazioni che giungono dal territorio richiedenti intervento giuridico a tutela delle fasce deboli della popolazione; Raccolta, elaborazione e diffusione dei dati utili a livello territoriale per la programmazione di interventi a tutela delle fasce deboli della popolazione; Promozione in ambito giuridico della conoscenza delle risorse presenti sul territorio e della modalità di intervento dei Servizi socio-sanitari; Collaborazione con i Servizi territoriali e provinciali per la progettazione di interventi destinati alla tutela delle fasce deboli; Tel. 011-4327101 e-mail: [email protected] UFFICIO SERVIZIO SOCIALE PRESSO LA VII SEZIONE CIVILE DEL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO RESPONSABILE: Monica TERZAGO - - Raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali della Provincia (con esclusione di quelli della Città capoluogo), attraverso il filtro, coordinamento, informazione e supporto agli stessi, riguardo alle richieste di intervento e di indagine provenienti dal Tribunale Ordinario e relative alle decisioni da assumersi nei provvedimenti di affidamento dei figli nel corso delle procedure di separazione o di divorzio dei loro genitori; Raccolta, elaborazione e diffusione dei dati e di informazioni utili a livello territoriale per la programmazione degli interventi in materia e per la comprensione dell’andamento del fenomeno nel tempo, nonché delle modifiche e degli orientamenti giurisprudenziali; Promozione presso la sezione “Famiglia” del Tribunale Ordinario della conoscenza delle risorse presenti sul territorio e delle modalità di intervento dei servizi socio-sanitari; Collaborazione con i servizi territoriali e provinciali nella progettazione di interventi destinati alla tutela dei minori figli di genitori separati o divorziati; Conoscenza e promozione degli interventi di mediazione familiare; Consulenza alle famiglie con minori sulle procedure e sull’intervento dei servizi territoriali. Tel. 011-4327685 e-mail: [email protected] 104 UFFICIO SANITÀ RESPONSABILE: Marilena TARO’ - - - Provvedere al funzionamento della “Conferenza provinciale sulla salute” e del suo esecutivo, che si avvale del supporto del comitato tecnico- scientifico; Provvedere alla gestione ed alla tenuta della sezione provinciale del registro regionale delle Organizzazioni di volontariato: iscrizioni, cancellazioni e adempimenti vari esclusivamente per la sezione tematica sanitaria, nonché concorrere agli adempimenti per l’erogazione dei contributi connessi; Svolgere attività di informazione, sensibilizzazione e di prevenzione nel campo della salute; Supportare la presenza del Presidente dell'Ente e/o dell’Assessore competente alla conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale; Supportare, congiuntamente all’ufficio Programmazione Territoriale e all’ufficio Sistema Informativo, il neo costituito Ufficio di Piano Provinciale, assicurando funzioni di assistenza tecnica e di segreteria organizzativa, curando la predisposizione di strumenti operativi e l’elaborazione di analisi e documenti propedeutici all’individuazione, da parte dell’Ufficio di Piano Provinciale, delle linee d’azione prioritarie nella programmazione dei Piani di Zona e dei PePS locali; raccogliere ed elaborare dati sui bisogni, le risorse e i servizi nei diversi ambiti locali; Promuovere impostare e gestire progetti nel campo della salute ivi compresi quelli inerenti le tematiche della sicurezza stradale; Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza. Collaboratori: Antonella OCCHIENA Foteini PALTOGLOU Tel.: 011.861.3024/3028/3068 e-mail: [email protected] UFFICIO TERZO SETTORE RESPONSABILE: Chiara ARDUINO - - - - - Realizzare le attività di orientamento, ricevimento delle domande e coordinamento del gruppo interservizi per la tenuta della Sezione Provinciale del Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato; Provvedere alla gestione ed alla tenuta della Sezione Provinciale del Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato per le sezioni "socio-assistenziale" e "impegno civile, tutela e promozione dei diritti": iscrizioni, cancellazioni e adempimenti vari; Provvedere agli adempimenti per l’erogazione dei contributi alle Organizzazioni di Volontariato ai sensi della L.R. 38/94 e s.m.i.; Supportare la presenza dell’Assessore competente al Consiglio Regionale del Volontariato svolgendo gli adempimenti connessi; Provvedere alla gestione ed alla tenuta della Sezione Provinciale dell’Albo Regionale delle Cooperative Sociali: iscrizioni, cancellazioni e adempimenti vari; Provvedere agli adempimenti per l’erogazione dei contributi alle Cooperative Sociali ai sensi della L.R. 18/94 e s.m.i.; Supportare la presenza dell’Assessore competente alla Conferenza Regionale della Cooperazione Sociale svolgendo gli adempimenti connessi; Provvedere alla gestione, implementazione, conservazione ed aggiornamento della sezione unica della Provincia di Torino del Registro regionale delle Associazione di promozione sociale: attività di accettazione delle domande e di prima relazione con le associazioni utenti; Coordinare, all’interno della Conferenza dei servizi presso la Direzione generale, gli apporti delle altre strutture dell’Ente coinvolte nel procedimento di iscrizione, di variazione e di cancellazione delle Associazioni di promozione sociale, secondo le rispettive materie di competenza; Promuovere, impostare e gestire programmi sulle tematiche del Terzo Settore; Gestire la rete di relazioni con gli Enti del territorio sulle tematiche del Terzo Settore; Collaboratori: Adriana COLLINO Rosalba DELLA GROTTELLA Rosangela PAGLIARA Giuseppina Angela ROSSI Elena VIOLANTE 105 Orari di apertura al pubblico Lun./Mer./Ven. 09.00/13.00 Mar./Gio. 10.00/12.00 - 14.00/16.00 Albo Cooperative Tel. 011/861.3124 Registro OdV Tel. 011/861.3140 Registro APS Tel. 011/861.3118 e-mail: [email protected] Tel. 011.861.3026 e-mail: [email protected] UFFICIO AMMINISTRATIVO RESPONSABILE: Adriana IANUALE - - - - - Curare gli adempimenti connessi alle competenze, attribuite dalla legge o dagli statuti, in materia di aziende pubbliche di servizi alla persona, nonché il controllo pubblico, ai sensi degli articoli 23 e 25 del codice civile, sull’amministrazione delle persone giuridiche di diritto privato che hanno ottenuto il riconoscimento in seguito alla trasformazione delle IPAB o delle aziende pubbliche di servizi alla persona; Curare gli adempimenti connessi alle attività di vigilanza sugli organi e sull'attività amministrativa delle IPAB, fino alla loro trasformazione in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche di diritto privato; Curare gli adempimenti vari di gestione del personale e di organizzazione degli Uffici del Servizio: o Rilevazione presenze e assenze dei dipendenti o Adempimenti amministrativi relativi alle denunce di infortuni sul lavoro o Adempimenti progetto produttività o Adempimenti amministrativi D. Lgs. 196/2003 (Tutela della Privacy) o Attività amministrativa varia: predisposizione atti di assegnazione di personale agli uffici, partecipazione a percorsi formativi, autorizzazioni incarichi retribuiti, affidamenti incarichi professionali e di collaborazione coordinata e quant'altro attenga il personale; Predisporre gli atti di affidamento forniture di beni e/o servizi; Effettuare le verifiche d’ufficio delle dichiarazioni sostitutive prodotte, ai sensi del D.P.R. 28.12.2000, n. 445, nell’ambito dei procedimenti di affidamento di incarichi professionali o di appalti per la fornitura di beni e/o servizi; Gestire e repertoriare i contratti di importo inferiore al limite stabilito e secondo i criteri direttivi dettati dalla D.G.P. 726-118870/2003, ed acquisire la relativa documentazione; Gestire la Segreteria del Servizio e fornire il supporto tecnico logistico agli Uffici del Servizio; Gestire la protocollazione dei documenti e l’archivio di deposito e corrente del Servizio; Fornire il supporto e la collaborazione amministrativa per gli atti degli Uffici del Servizio; Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza. Collaboratori: Franca BOLLATI Domenico CATANESE Mariagrazia GAGLIARDI Imelde Graziella LA GAMBA Giuseppe MONDINO (fino a gennaio 2010) Andrea NAVARRA Claudia PESCE Marinella ROBBA Francesco RUGGIERO Segreteria di Servizio Tel.011.861.3095 – Fax 011.8613111 Tel.: 011.861.3102 e-mail: [email protected] 106 UFFICIO RAGIONERIA RESPONSABILE: Tiziana ARDUINO - Predisporre documenti programmatici: bilancio pluriennale; bilancio annuale; Gestire il bilancio del servizio; Predisporre le variazioni di bilancio: controllo di gestione; Predisporre i provvedimenti di entrata e di spesa: accertamenti, riscossioni; impegni, liquidazioni; Predisporre i provvedimenti finanziari specifici; Predisporre i provvedimenti finanziari riguardanti il trasferimento alla Regione del Fondo relativo all’assistenza ai disabili sensoriali e alla maternità e infanzia, ai sensi dell’art. 5, comma 5, della L.R. 1/2004; Predisporre i provvedimenti per l’erogazione dei contributi relativi alle leggi: L. 40/98 (Immigrazione) e L.R. 16/95 (Giovani); Predisporre i provvedimenti per l’erogazione, ai sensi della L.R. 1/2004, dei contributi alle organizzazioni di volontariato, alle cooperative sociali ed agli asili nido e dei finanziamenti per la realizzazione dei corsi di formazione degli operatori dei servizi sociali; Fornire supporto e collaborazione amministrativa/contabile per gli atti degli Uffici del Servizio; Predisporre i provvedimenti di natuar finanziaria relativi alla gestione del Servizio Civile Nazionale Volontario. Collaboratori: Monica CELIN Alessandro NEVACHE Carmen VANADIA Tel.: 011/861.3122 e-mail: [email protected] UFFICIO SISTEMA INFORMATIVO RESPONSABILE: Natalina VASCHETTI - Gestire l'aggiornamento, l'implementazione nonché la creazione delle banche dati del Sistema informativo del Servizio Solidarietà Sociale; Raccogliere, elaborare e diffondere le conoscenze e i dati sui bisogni della popolazione, sulle risorse pubbliche e private e sull'offerta di servizi sociali del territorio di competenza, nell’ambito del sistema informativo, a supporto dei sistemi di programmazione locale e provinciale; Promuovere approfondimenti mirati sui fenomeni sociali al fine di coordinare le scelte politiche dell'Amministrazione con il livello tecnico-progettuale operativo e le emergenze sociali; Collaborare con il Servizio competente dell’Ente nelle attività relative al controllo di gestione; Gestire ed attuare la realizzazione dell’Osservatorio provinciale per le politiche sociali; Predisporre il report delle attività del Servizio e diffonderne le relative informazioni; Gestire e monitorare, in collaborazione con il Servizio compente dell’Ente, l’applicazione del Sistema Gestione Qualità in conformità ai requisiti della norma UNI EN ISO 9001; Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza. Collaboratori: Alberto BURACCHI Enrico CHIARLE Antonella FERRERO Tel. 011.861.3091 e-mail: [email protected] 107 SERVIZIO PARI OPPORTUNITA’ UFFICIO PARI OPPORTUNITA’ RESPONSABILE: Laura VINASSA - Curare l'applicazione della direttiva europea sull'orientamento sessuale ed attuare le politiche di rimozione degli ostacoli per la sostanziale realizzazione delle pari opportunità. Predisporre i piani territoriali provinciali di intervento per la promozione dei diritti e delle opportunità per tutti . Redigere elaborati utili alla stesura di programmi e all'approvazione di piani in materia di politiche di genere. Predisporre programmi di interventi e servizi finalizzati alla realizzazione dei piani di azioni positive e favorirne la diffusione sul territorio mediante la creazione di sportelli di Coordinamento ed Informazione sulle Politiche di Pari Opportunità.. Fornire supporto organizzativo alla Consulta delle Elette ed agli Organismi di Parità della Provincia di Torino garantendone altresì il collegamento con il terzo settore e i programmi provinciali. Supportare iniziative e programmi di cooperazione e solidarietà internazionale dell'ente. Supportare il Servizio Politiche per il Lavoro e l'Orientamento nella definizione dei programmi di intervento di politica attiva del lavoro, specificamente indirizzati alla componente femminile, nonché nel promuovere progetti speciali, anche nell'ambito di programmi di intervento dell'Unione Europea. Supportare l'ideazione e la gestione di servizi per l'agevolazione di percorsi di accesso all'imprenditorialità che tengano conto delle differenze di genere. Supportare il direttore dell'area nell'attuazione integrata tra i servizi delle politiche del lavoro, sociali, delle pari opportunità e della disabilità; Fornire al direttore dell'area i dati e le elaborazioni relative all'osservazione dei fenomeni di propria competenza. Promuovere l'implementazione delle reti di parità nello sviluppo locale. Promuovere la realizzazione dei principi del Regolamento di attuazione del Codice di comportamento per la tutela della dignità sul lavoro delle Lavoratrici e dei Lavoratori della Provincia di Torino. Supportare le attività della Consigliera di Parità Agevolare il coinvolgimento di tutti i livelli decisionali dell'Ente nello sviluppo di un'organizzazione del lavoro che risponda ai bisogni rispettivi di uomini e donne. Collaboratori: Gemma VECERA, Antonella CORIGLIANO Tel. 011.861.3537 e-mail: [email protected] UFFICIO TEMPI RESPONSABILE: Enrico CHIAIS - Coordinare la realizzazione delle Banche del Tempo e il supporto ai comuni per la predisposizione dei Piani dei Tempi ed Orari. Supportare il Servizio Politiche per il Lavoro e l'Orientamento nella definizione dei programmi di intervento di politica attiva del lavoro, specificamente indirizzati alla componente femminile, nonché nel promuovere progetti speciali, anche nell'ambito di programmi di intervento dell'Unione Europea. Supportare l'individuazione di formule organizzative che consentano alle lavoratrici di meglio conciliare la vita lavorativa con quella familiare. Supportare il direttore dell'area nell'attuazione integrata tra i servizi delle politiche del lavoro, sociali, delle pari opportunità e della disabilità; Fornire al direttore dell'area i dati e le elaborazioni relative all'osservazione dei fenomeni di propria competenza. Agevolare il coinvolgimento di tutti i livelli decisionali dell'Ente nello sviluppo di un'organizzazione del lavoro che risponda ai bisogni rispettivi di uomini e donne. 108 Collaboratori: Alessio FORGELLI Tel.011.861.3535 e-mail: [email protected] PROGETTO CENTRO RISORSE SERVIZI PARI OPPORTUNITA' - MERCATO DEL LAVORO - - - - Contribuire a stimolare i principali soggetti pubblici e privati erogatori di servizi per il mercato del lavoro a porre particolare attenzione alle questioni di genere e a realizzare azioni specifiche, rivolte sia al pubblico che alla propria organizzazione interna, finalizzate a migliorare la situazione occupazionale delle donne, puntando soprattutto sull'attivazione di reti tra servizi, privati e istituzioni diverse; Facilitare la comunicazione in rete, d'intesa con il Servizio "Pari opportunità e politiche dei tempi", tra amministrazioni pubbliche e la componente femminile dell'associazionismo e della società civile per valorizzare le azioni delle donne nell'ambito della pubblica amministrazione e integrare l'ottica di genere nella pianificazione e nella gestione del territorio; Diffondere e rendere operativa l'idea che le donne, a tutti i livelli delle organizzazioni lavorative, rappresentano vere e proprie risorse in termini di competenze e formazione, intelligenze e sensibilità (anche attraverso la costituzione della base dati d'archivio, della banca documentazione interattiva di scambio materiali inerenti le problematiche del lavoro); Favorire l'accesso delle donne alle risorse materiali e immateriali, finanziamenti U.E., Stato, Regione, nonché informazione/formazione indispensabili per promuovere la parità e valorizzare le differenze di genere nel mondo del lavoro, nello sviluppo locale e per la libera impresa; Realizzare un programma di diffusione e propagazione culturale afferente al progetto Thesaurus di genere (un vocabolario controllato e strutturato) già prodotto e adottato da realtà istituzionali e associative nazionali e internazionali; Strutturare ed organizzare il Centro Risorse Servizi Pari Opportunità - Mercato del Lavoro in modo tale da prevedere che al suo interno vi siano azioni riconducibili ad un sottoprogetto mirato e specifico da presentare alla Regione Piemonte nell'ambito della misura E1 linea4. Collaboratori: Marialuisa DALL’ARMI Enrica GAGGERO 109