SERVIZIO SOLIDARIETÀ SOCIALE
SERVIZIO PARI OPPORTUNITÀ E POLITICHE DEI TEMPI
CENTRO RISORSE SERVIZI PARI OPPORTUNITA' –
MERCATO DEL LAVORO
REPORT ATTIVITÀ 2010
Coordinamento editoriale
Roberta DI GREGORIO
Testi
Uffici dei Servizi:
Solidarietà Sociale
Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Centro risorse servizi pari opportunità - mercato del lavoro
Revisione Editoriale
Servizio Solidarietà Sociale, Ufficio Sistema Informativo
Copertina
Carlo Forno
Stampa
Elaborato chiuso a stampa nel mese di
La versione in PDF della presente pubblicazione è disponibile sul sito internet della Provincia all’indirizzo
http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/ nella sezione news
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Torna il consueto appuntamento con il Report dell’Attività dell’Assessorato alle Politiche Attive di Cittadinanza, Diritti Sociali e Parità, il secondo di questa tornata amministrativa, che raccoglie sintetizzandole,
tutte le attività svolte in materia di politiche sociali, pari opportunità e centro risorse per le pari opportunità
nel mercato del lavoro.
Il rendiconto di un anno di attività che non ha solo il compito di illustrare il lavoro svolto dagli uffici
dell’Assessorato, ma anche quello di ricordare la variazioni degli assetti normativi e istituzionali che
interessano il nostro Servizio e l’Ente più in generale.
Non a caso ogni attività è descritta riportando anche il “riassunto delle puntate precedenti”, un aiuto per
chi si approccia per la prima volta alla lettura, un “remind”” di come eravamo per chi segue per motivi di
lavoro (e speriamo anche di interesse personale) questa pubblicazione annuale.
Molte le iniziative da sottolineare in questo 2010: l’avvio della seconda triennalità dei Piani di Zona,
l’attività progettuale dei Piani Locali Giovani, il convegno sui progetti di sicurezza integrata all’interno del
format “100 Città per la sicurezza” organizzato dal Forum Italiano per la Sicurezza Urbana; e ancora i corsi
di formazione di area vasta per operatori sociali e quello indirizzato ai Sindaci e amministratori del
territorio per la costruzione sociale dei Piani e Profili di Salute; la prosecuzione del progetto Fragili
Orizzonti e il bando straordinario rivolto alle Organizzazioni di Volontariato per progetti a sostegno delle
famiglie in difficoltà. Altro si potrebbe aggiungere a testimonianza di un’attività dell’Assessorato che
interessa diffusamente la vita dei cittadini attraverso il sostegno alle fasce più deboli, l’attenzione per le
nuove generazioni con politiche e interventi destinati a favorire la partecipazione diretta dei giovani alle
scelte locali che li coinvolgono, il coordinamento della programmazione locale nell’ottica di favorire la
condivisione delle buone prassi e, per quanto consentito da un territorio vasto e vario come il nostro,
l’abbattimento delle differenze territoriali nell’offerta e fruizione dei Servizi.
Le due ultime finalità saranno tra gli obiettivi principali dell’attività dell’Ufficio di Piano Provinciale,
organismo tecnico previsto dalle Linee Guida Regionali per la realizzazione della II triennalità dei Piani di
Zona, il quale si è insediato ufficialmente il 15 dicembre 2010 con la sua prima Conferenza, organizzata
congiuntamente alla annuale Assemblea Plenaria della Conferenza Provinciale sulla salute.
Una concomitanza fortemente voluta per sottolineare la necessità di un approccio integrato delle politiche
di welfare e di salute che hanno un unico obiettivo: la qualità della vita dei cittadini.
L’Assessore alle Politiche Attive di Cittadinanza
Diritti Sociali e Parità
Mariagiuseppina Puglisi
iii
INTERVENTI IN AMBITO DI
PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE
IL SUPPORTO AI PIANI DI ZONA
E L’UFFICIO DI PIANO PROVINCIALE
Il ruolo delle Province, nelle linee guida regionali del precedente triennio di programmazione dei Piani di Zona (20062008), non appariva istituzionalmente necessario all'interno degli organi di elaborazione politica e tecnica del Piano
di Zona, che affidava il loro coinvolgimento alle dinamiche locali. Attualmente, nell'ottica del più ampio rafforzamento
del sistema integrato di interventi e servizi sociali, il ruolo provinciale appare necessario e ineludibile e le linee guida
regionali per la predisposizione dei Piani di Zona 2010-2012 (DGR n° 28-12295 dell’8 ottobre 2009) hanno avuto l'obiettivo di valorizzarlo a vantaggio di tutto il processo di programmazione, in virtù delle proprie competenze, del loro
coordinamento ed integrazione, nonché del necessario approccio di area vasta. Di conseguenza, nel 2010
l’Assessorato provinciale alle Politiche attive di cittadinanza, Diritti sociali e Parità della Provincia di Torino ha inteso
sempre più valorizzare il ruolo della Provincia stessa nella promozione dello sviluppo locale, attivando ulteriori attività
rispetto a quelle già consolidate negli ultimi 8 anni, orientate a raggiungere i seguenti obiettivi strategici (come da
RPP 2010- Programma 85):
− garantire continuità alle attività di supporto tecnico-metodologico negli Uffici di Piano locali;
− partecipare ai tavoli politico-istituzionali dei piani di zona localmente istituiti;
− istituire l’Ufficio di Piano Provinciale con precise competenze di programmazione e di raccordo dei piani di
zona locali del territorio provinciale;
− garantire il raccordo tra le diverse programmazioni sociali e la programmazione dell’Ente;
− sostenere i processi di governance con e tra i diversi livelli istituzionali;
− promuovere il raccordo, coordinare ed armonizzare gli strumenti locali di programmazione sociale e sanitaria,
in primis i Piani di Zona con i PePS.
Nell’ottica di raggiungere i suddetti obiettivi strategici dell’Amministrazione provinciale, sono state intraprese le attività di cui ai punti che seguono.
IL SUPPORTO AI PIANI DI ZONA LOCALI 2011-2013
Con l’emanazione delle Linee Guida regionali, a partire da Gennaio 2010 in 19 ambiti territoriali della provincia di Torino sono stati avviati i lavori di ri-programmazione dei Piani di Zona locali relativi al triennio 2010-2012 (successivamente prorogato al 2011-2013). Tra le peculiarità che contraddistinguono il secondo ciclo dei Piani di Zona va innanzitutto rilevato che:
− in rispondenza ai contenuti delle linee guida nessun Comune ha assunto il ruolo di cabina di regia e/o capofila
del processo dei PdZ (contrariamente al passato con le esperienze di Rivoli e Moncalieri);
− gli ambiti di progettazione sono passati dai 21 ai 19 attuali poiché le Assemblee dei Comuni associati al Consorzio InRete Ivrea ed al Consorzio Cissac Caluso, recependo le indicazioni delle linee guida regionali circa la
realizzazione di PdZ per ambiti territoriali coincidenti con i Distretti sanitari, hanno fatto la scelta di avviare un
processo programmatorio congiunto per la realizzazione del PdZ, inoltre le due Comunità Montane Val Pellice,
Val Chisone e Germanasca e Pinerolose Pedemontana si sono accorpate nella nuova Comunità Montana del
Pinerolese (con un bacino complessivo di popolazione di circa 40 mila abitanti), con un indubbio
miglioramento del rapporto costi/benefici per la popolazione dell’ambito;
− è stato costituito il Consorzio C.A.S.A., subentrato alla Comunità Montana Val Sangone quale Ente gestore dei
Servizi Sociali dell’ambito.
Su 19 ambiti territoriali di riferimento, a partire dal Gennaio 2010 sono stati:
− avviati i processi di predisposizione dei PdZ in tutti e i 19 ambiti locali;
− avviato il processo di rivisitazione alla luce delle linee guida regionali dell’ottobre 2009 del Piano di Zona di
Nichelino siglato nel marzo 2009;
− nominati 19 Tavoli Politici Istituzionali e altrettanti Uffici di Piano tecnici;
− istituiti 19 tavoli tematici su: anziani, adulti e minori e 12 su tavoli tematici sui disabili;
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− partecipazione della Provincia non solo a livello tecnico negli incontri di Ufficio di Piano, ma a livello politico
negli incontri dei Tavoli Politico Istituzionali orientati alla presentazione e validazione del lavoro dei tavoli
tematici
− sostegno agli Enti Gestori per l’accompagnamento ai processi di predisposizione dei PdZ locali anche
mediante il finanziamento di specifici corsi di formazione locali: dal 2002 al 2009 ben 47 corsi finanziati per
un impegno di spesa complessivo pari a 885.673,70 euro.
In generale, nel corso del 2010 le principali fasi di lavoro intraprese dagli ambiti locali sono state le seguenti:
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nomina Tavolo politico-istituzionale;
approvazione atto di indirizzo e nomina componenti Ufficio di Piano;
pubblicazione bando per avvio processo e sollecito auto-candidature per la partecipazione al processo
programmatico;
attivazione Tavoli Tematici;
costruzione base conoscitiva;
diagnosi e formulazione di ipotesi obiettivi;
sintesi delle ipotesi di obiettivi da parte dell’Ufficio di Piano;
validazione da parte del Tavoli Politici Istituzionali e definizione obiettivi e priorità;
costruzione azioni progettuali di area e di sistema.
In questo contesto, l’Amministrazione provinciale, in continuità con il passato, ha garantito l’esercizio del ruolo di
supporto tecnico-metodologico attraverso:
− la prosecuzione di tutte le attività di indirizzo e assistenza tecnica necessarie per il pieno svolgimento del
secondo ciclo di programmazione dei Piani di Zona in favore degli Uffici di Piano Locali e dei soggetti con un
ruolo attivo nella programmazione territoriale, nonché dei territori che presentano caratteristiche particolari;
− il consolidamento dell’utilizzo di metodologie e strumenti propri della programmazione territoriale;
− l’elaborazione di dati, analisi e basi conoscitive necessari alla programmazione locale adeguatamente elaborati
sulla base degli indicatori sociali e sulla vulnerabilità.
Tutto ciò in virtù non solo di una maggior rispondenza e flessibilità rispetto alle esigenze degli ambiti territoriali, ma
anche di approfondite conoscenze e competenze interne all’Ente sviluppatesi negli anni.
In questo nuovo triennio di programmazione va sottolineata l'importanza del ruolo delle Province sia per gli elementi
di articolazione del sistema informativo regionale e locale, sia per la programmazione degli interventi di area vasta,
laddove risulti essenziale la partecipazione di un'istituzione in grado di coordinare gli interventi su un contesto più
ampio di quello dell'ambito sociale, anche in relazione a politiche quali, per esempio, i trasporti, il lavoro e la scuola.
L’intervento provinciale, quindi, nel più ampio processo di predisposizione e realizzazione dei Piani di Zona, dovrà
configurarsi quale apporto sostanziale all’organicità della programmazione, all’individuazione di percorsi di intervento
condivisi e confrontabili a livello regionale, al supporto nel rapportarsi a soggetti non coinvolti nella rete dei servizi e
degli interventi del settore sociale, evitando di appesantire inutilmente il complesso iter di predisposizione e
approvazione dei Piani di Zona.
LA PARTECIPAZIONE AI TAVOLI POLITICO-ISTITUZIONALI DEI PIANI DI ZONA
In questo secondo triennio dei Piani di Zona, è stato in primis rafforzato - tra le principali novità introdotte dalle linee
guida - il ruolo del Tavolo politico-istituzionale cui compete individuare le priorità locali e gli obiettivi di Piano, nonché
successivamente ampliata la partecipazione dei diversi soggetti istituzionali, inclusa l’adesione del Presidente della
Provincia (o suo delegato), in virtù delle proprie competenze, della funzione di coordinamento ed integrazione, nonché
del necessario approccio di area vasta.
Alla luce delle linee guida di cui sopra, questo Ente ha offerto piena disponibilità a partecipare ad alcuni dei numerosi
incontri dei Tavoli politico-istituzionali dei 19 Piani di Zona locali, nei quali si è rilevata sostanziale e strategica la
rappresentanza della Provincia per la condivisione di obiettivi concreti e realizzabili e per l’assunzione di precise
responsabilità da parte delle diverse istituzioni ed attori chiamati a concorrere insieme alla programmazione dei
servizi del territorio.
In particolare, si è ritenuta opportunamente significativa la presenza dell’Amministrazione provinciale ai suddetti
incontri, attraverso la partecipazione dell’Assessore alle politiche attive di cittadinanza, diritti sociali e parità -su
delega del Presidente-, allorquando sono state e/o saranno sottoposte in sede decisionale e deliberante:
l’individuazione degli indirizzi e degli obiettivi strategici dei Piani di Zona, la validazione delle azioni progettuali di
Piano, le modalità di integrazione con le altre politiche, l’approvazione dei contenuti degli Accordi di Programma, la
valutazione degli esiti e dei risultati conseguiti.
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L’ISTITUZIONE DELL’UFFICIO DI PIANO PROVINCIALE
Con l’emanazione delle nuove Linee Guida regionali sui Piani di Zona 2010-2012 (D.G.R. 5 ottobre 2009, n. 2812295), nel più ampio rafforzamento del sistema integrato di interventi e servizi sociali, si evidenzia il ruolo
provinciale come necessario e ineludibile anche in momenti di programmazione che solo superficialmente possono
essere definiti "locali", ponendosi l'obiettivo di valorizzarlo a vantaggio di tutto il processo di programmazione, in
virtù delle proprie competenze, del loro coordinamento ed integrazione, nonché del necessario approccio di area
vasta. Pertanto, stante l’importanza del ruolo delle Province nei processi di programmazione locale dei Piani di Zona,
queste, ai sensi della D.G.R. di cui sopra, hanno facoltà di promuovere l’istituzione di un organismo di coordinamento
a livello provinciale: il c.d. Ufficio di Piano Provinciale.
Nei primi mesi del 2010, in concomitanza alla fase di avvio dei processi di ri-programmazione dei Piani di Zona locali,
questa Amministrazione ha infatti approvato, con Deliberazione di Giunta Provinciale n° 421-13890 del 27-04-2010,
l’istituzione di un proprio Ufficio di Piano Provinciale. L’Ufficio di Piano Provinciale è l’organismo tecnico che ha la
funzione di coordinare la programmazione sociale a livello provinciale. Nello specifico, l’Ufficio di Piano Provinciale
intende porsi non solo quale elemento di “cerniera tra la dimensione territoriale e quella sovrazonale e da organismo
di raccordo tra i diversi strumenti di programmazione territoriale (in particolare, tra Piani di Zona e PePS)”, al fine di
garantire il raggiungimento degli obiettivi di uniformità metodologica e di omogeneità quali-quantitativa
nell’erogazione dei servizi sul territorio provinciale, ma intende costituirsi come un vero e proprio “spazio di
approfondimento su aspetti critici e qualificanti della programmazione locale, nell’ottica di favorire la condivisione di
ipotesi e strategie valide sull’intero territorio provinciale”. In definitiva, l’Ufficio di Piano Provinciale è una piattaforma
bi-livello (provinciale e territoriale) di ausilio alla governance per la programmazione sociale della Provincia di Torino.
L’Ufficio di Piano Provinciale presenta una struttura organizzativa che si articola in tre livelli, volta a garantire, al
contempo, la massima partecipazione (Conferenza) e la necessaria operatività (Esecutivo e Struttura di supporto):
1)
Conferenza: è l’organo collegiale di espressione dei saperi tecnici dell’intero territorio provinciale. Ha il compito di
esprimere un proprio Esecutivo e di fornire gli orientamenti generali all’interno dei quali quest’ultimo deve
espletare le proprie funzioni. La Conferenza ha inoltre la funzione di elaborare proposte e di formulare pareri
tecnici sugli atti di programmazione sociale della Provincia di Torino e degli Enti Locali del territorio. Tale organo
è composto dalla totalità dei Direttori degli EE.GG. delle funzioni socio-assistenziali, dei Direttori Generali e dei
Direttori dei Distretti sanitari delle ASL, dei Dirigenti delle politiche sociali dei Comuni del territorio. A questi
soggetti si aggiungono: il Direttore della Divisione Servizi Sociali della Città di Torino, gli organismi del Terzo
Settore e del Volontariato, le Organizzazioni Sindacali, i responsabili dei Servizi dell’Ente esterni al Servizio
Solidarietà Sociale che, per competenza, affrontano i temi della programmazione sociale.
2)
Esecutivo: è l’organo tecnico di direzione gestionale in materia di programmazione sociale a livello provinciale,
ed è espresso dalle singole categorie componenti la Conferenza dell’Ufficio di Piano Provinciale – laddove,
all’interno dell’Esecutivo, è prevista una specifica rappresentanza categoriale. L’Esecutivo è investito delle
seguenti funzioni: assistenza ai processi di predisposizione dei PEPS e dei PdZ nei diversi ambiti; supporto a
questi ultimi nei processi di pianificazione e di attuazione delle politiche sociali; analisi dei diversi processi di
programmazione sociale attivati a livello locale e formulazione di indicazioni di policy per l’intera area provinciale.
In definitiva, l’Esecutivo è l’autentico ‘volano’ del sistema di governance. Nella prospettiva di contribuire allo
sviluppo di una metodologia di pianificazione zonale comune e condivisa a livello provinciale, sono centrali le
seguenti attività: raccolta dati, realizzazione di ricerche e analisi -anche attraverso la stesura di report mirati-,
costruzione di indicatori per la valutazione dei percorsi, dei processi e dei prodotti. Tale organo è composto da:
− tre rappresentanti dei Direttori degli EE.GG. delle funzioni socio-assistenziali;
− tre rappresentanti dei Direttori Generali e/o dei Direttori dei Distretti sanitari delle ASL;
− tre Dirigenti delle politiche sociali dei Comuni della provincia di Torino con popolazione superiore ai 20.000
abitanti;
− una rappresentanza del Terzo Settore e del Volontariato;
− il Dirigente del Settore Piano Regolatore Sociale della Città di Torino;
− i Dirigenti dei Servizi della Provincia di Torino: Coordinamento CPI, Pari Opportunità e Programmazione
Lavoro.
La scelta di un limitato numero di rappresentanti (tre) per ciascuna categoria è riconducibile a ragioni pratiche
connesse all’effettiva operatività dell’organo stesso.
3) Struttura di supporto: è lo staff che ha compiti di sostegno operativo all’intero Ufficio di Piano Provinciale e, in
particolare, all’Esecutivo. La Struttura di supporto assicura funzioni di assistenza tecnica e di segreteria
organizzativa. Nello specifico, cura la predisposizione di strumenti operativi e l’elaborazione di analisi e
documenti propedeutici all’individuazione, da parte dell’Ufficio di Piano Provinciale, delle linee d’azione prioritarie
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nella programmazione dei Piani di Zona e dei PePS locali; si occupa – anche avvalendosi della collaborazione di
soggetti esterni – di raccogliere ed elaborare, per conto dell’Ufficio di Piano Provinciale, dati sui bisogni, le risorse
e i servizi nei diversi ambiti locali; infine, supporta l’Esecutivo e la Conferenza nelle attività di comunicazione e di
informazione alla cittadinanza e agli Enti Locali, nonché alla Giunta provinciale. Tale struttura è composta dal
personale afferente agli Uffici del Servizio Solidarietà Sociale: Programmazione Territoriale, Sanità e Sistema
Informativo.
Attraverso l’istituzione dell’Ufficio di Piano Provinciale, la Provincia si propone di:
− produrre linee di indirizzo volte a orientare le politiche di salute complessive del territorio
− mettere al centro del modello di sviluppo delle politiche del territorio le politiche relative alla promozione della
salute, individuando le priorità, gli obiettivi, gli strumenti e le azioni al fine di ridurre le differenze territoriali;
− supportare gli Enti del territorio coerentemente con quanto svolto negli anni in relazione allo sviluppo dei Piani di
zona.
All’interno di tale organismo, con il concorso e la partecipazione delle diverse istituzioni pubbliche, potranno essere
affrontate nello specifico proposte e criticità pertinenti il raccordo tra piani e strumenti di programmazione
territoriale, nonché promosse e discusse modalità sistematiche di integrazione tra le programmazioni locali e le
politiche dell’Ente che concorrono, si intersecano o incidono sulla costruzione del benessere e della salute della
popolazione del territorio provinciale.
In risposta alle numerose istanze che provengono dai Tavoli politico-istituzionali dei Comuni del territorio provinciale,
infatti, l’Ufficio di Piano Provinciale intende porre nell’agenda dei lavori alcune priorità quali focus di attenzione sulle
politiche di sistema, anche di competenza della Provincia, che intersechino le politiche sociali locali, quali: politiche
attive della formazione, del lavoro, della casa, dei trasporti, della mobilità, della sicurezza sociale, rivolte alla
prevenzione ed alla riduzione delle condizioni di disagio, in favore di un pieno esercizio della cittadinanza.
La progressiva integrazione con queste politiche consentirà quindi alle politiche sociali di oltrepassare i confini
residuali (mero assistenzialismo) in cui tradizionalmente sono state spesso relegate. Solo attraverso un continuo
confronto tra i soggetti locali del territorio e l’Amministrazione provinciale si potrà, infatti, assolvere pienamente al
ruolo di vasta area, coordinando gli strumenti di programmazione e di indirizzo locali che incidono sullo stato di
salute del territorio di competenza dei singoli comuni.
LA PARTECIPAZIONE ALL’UFFICIO DI PIANO REGIONALE
Nel 2010 la Regione Piemonte ha istituito l’Ufficio di Piano Regionale composto dalle Province e da alcuni
rappresentanti degli Enti Gestori delle funzioni socio-assistenziali piemontesi, con la finalità di:
− avviare e realizzare un supporto agli Enti Gestori del territorio piemontese nella programmazione territoriale, a
partire da una puntuale verifica dei risultati e le criticità dei Piani di Zona di prima generazione;
− stabilire orientamenti omogenei sull'avvio della nuova programmazione;
− monitorare sull’intero territorio piemontese lo stato di avanzamento nella predisposizione dei Piani di Zona 20112013.
La Provincia di Torino ha aderito al suddetto organismo tecnico attraverso la partecipazione e collaborazione
dell’Ufficio Programmazione Territoriale del Servizio Solidarietà Sociale, con la finalità di favorire il raccordo,
strategico e propositivo, con i percorsi di programmazione sui Piani di Zona del territorio provinciale. Nel corso del
2010 sono stati realizzati periodici incontri mensili con il compito di predisporre un set minimo di indicatori di
contesto per ogni Tavolo Tematico obbligatorio (minori, adulti, anziani) che permettano la lettura dei fenomeni
osservati in forma storicizzata, nonché di avviare un percorso di verifica dell’impatto delle azioni attivate tramite i
Piani di Zona su questi specifici temi.
Tra le prime attività realizzate dall’Ufficio di Piano Regionale, gli Uffici Programmazione Territoriale e Sistema
Informativo nello specifico hanno:
− estratto tipologie di dati - utilizzando in primis le banche dati provinciali - relative a: politiche attive del lavoro
(adulti), affidamenti familiari (minori) e servizi domiciliari (anziani);
− raccogliere tali dati nella loro redistribuzione sulla base degli Enti Gestori di riferimento, in modo che tutte le
Province possano procedere ad analoghe estrazioni, assicurando una certa uniformità sul territorio piemontese con
la finalità di giungere, a livello regionale, ad una razionalizzazione dei dati raffrontabili dal punto di vista
dell’attendibilità.
Servizio Solidarietrà Sociale
Ufficio Programmazione Territoriale
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FORMAZIONE PROFESSIONALE DEGLI OPERATORI SOCIALI1
La funzione relativa alla formazione di base, riqualificazione e formazione permanente degli operatori dei servizi sociali, sulla base dei bisogni rilevati dagli Enti gestori dei servizi sociali anche in raccordo con l’Università, è una competenza attribuita alla Provincia a seguito dell’emanazione della L.R. n. 1 dell’08/01/2004 “Norme per la realizzazione
del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali”.
In linea con il ruolo di Ente di programmazione intermedio, una quota del budget complessivo è stata destinata alla
promozione di azioni di sistema per attività formative denominate di “Vasta Area”, riguardanti gli operatori sociali occupati nei diversi servizi inerenti il sistema integrato di interventi e servizi sociali del proprio territorio (ex lege
328/00).
Per progetti di Vasta Area s’intendono quelle azioni formative che “riguardano vaste zone intercomunali o l’intero territorio provinciale” (art. 19 D.Lgs. n.267/2000) o che coinvolgono le singole comunità professionali, le équipe multiprofessionali e più in generale tutti i soggetti istituzionali e non che in esso vi operano.
La realizzazione di tali progetti vuole da un lato favorire momenti di confronto e di sinergie tra gli operatori sulle tematiche affrontate che superino i confini amministrativi degli enti locali, dall’altro rispondere all’esigenza di ottimizzare le risorse disponibili con la capacità di migliorare la qualità della risposta formativa.
La lettura del bisogno formativo per Vasta Area vuole favorire la creazione ed il consolidamento di una rete di relazioni tra gli addetti ai lavori, vista come il superamento della dimensione strettamente locale che permetta la ricerca
di una dimensione della programmazione formativa più ampia e facilmente condivisibile.
I progetti finanziati nel VIII Programma Provinciale per l’autorizzazione ed il finanziamento delle attività formative per
gli operatori sociali - e realizzati nell’anno 2010 sono stati:
1) CI SI PUO’ AFFEZIONARE AL LAVORO SOCIALE? L’evoluzione dei legami degli operatori sociali con il loro
lavoro. Emerge in questi anni in alcuni operatori sociali un aspetto di ricerca, di recupero della propria identità
professionale. Prevale la dimensione del tempo che fugge, della perdita del gusto nel fare il proprio lavoro, in
contrasto con la forte richiesta, da parte delle istituzioni, dell’utilizzo di un tempo delle “prestazioni” contro il
tempo del “prendersi cura”. In questa difficile situazione riemerge però la richiesta di avere un tempo desiderato,
di far conoscere le buone prassi agite dagli operatori sociali nei singoli contesti operativi, l’obiettivo di questo
corso è stato di approfondire queste tematiche e cercare di costruire nuovi spazi di professionalità in cui si sia
capaci di “affezionarsi”, di dare significato pubblico e politico al proprio lavoro per riconnettere giustizia sociale e
sviluppo economico. I destinatari sono stati Assistenti Sociali, Educatori Professionali, Neuropsichiatri ed il corso
si è effettuato con la gestione da parte della rivista Animazione sociale edita dal Gruppo Abele.
2) LA COSTRUZIONE SOCIALE DEI PEPS. Dal Profilo al Piano di salute: individuare le priorità.
L’integrazione delle politiche e degli strumenti di programmazione locale.
La legge regionale n. 18 del 6 agosto 2007 “Norme per la programmazione socio-sanitaria e il riassetto del servizio sanitario regionale” definisce livelli, strumenti ed attori coinvolti nella programmazione socio-sanitaria a livello
regionale e locale facendo della salute l’elemento centrale di ogni ambito decisionale strategico. In questo senso
i Profili e Piani di Salute (PePS) vengono precisati come strumento con cui la comunità locale, a livello distrettuale, definisce il proprio profilo di salute, individua gli obiettivi di salute e produce linee di indirizzo volte ad orientare le politiche del territorio. La proposta formativa rivolta ai decisori politici (Sindaci, Assessori, ma anche Consiglieri comunali), ha avuto l’obiettivo di motivarli nella realizzazione del processo di costruzione dei PePS e di fornire loro aiuto alle decisioni che devono essere prese, favorendo l’individuazione delle ricadute positive di queste
e delle opportunità che possono rappresentare per i rispettivi territori. Il percorso si è sviluppato su tre moduli e
svolto in cinque sedi (Pinerolo, Rivoli, Ivrea, Chivasso e Moncalieri) coinvolgendo i comuni afferenti alle tre ASL
provinciali.
È stata presentata il 22 settembre a Torre Pellice agli operatori sociali della Comunità Montana Pinerolese (ex- C.M.
Val Pellice e C.M. Val Chisone) l’indagine sui fabbisogni formativi, denominata “Osservatorio sugli operatori sociali in
Provincia di Torino” realizzata con la collaborazione dell’Università di Torino - Corep/Frame, per la costruzione di un
sistema di validazione delle competenze degli operatori.
In considerazione del fatto che i risultati ottenuti che non completavano il quadro generale della situazione del territorio provinciale è stato definito di individuare i dati mancanti con un ulteriore appendice di approfondimento che
permettesse di avere un quadro esaustivo della situazione presente. L’esito completo e dettagliato dell’analisi diventerà parte integrante della programmazione dell’attività formativa sia per il nostro Servizio che per gli Enti gestori dei
servizi sociali.
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http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/formazione/index
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L’Ufficio partecipa regolarmente agli incontri del gruppo di lavoro tra le Province piemontesi e la Regione Piemonte
per il coordinamento delle attività relative alla formazione degli operatori sociali, ed è parte integrante della Commissione socio-educativa per gli standard formativi, costituita presso la Regione Piemonte - Servizio Formazione Professionale Direzione Standard formativi, composta da rappresentanti di Enti Gestori dei servizi sociali, Province, Agenzie
formative.
L’Ufficio ha garantito la presenza presso i Comitati di Indirizzo, attivati dall’Università di Torino all’interno del corso di
Laurea in Servizio Sociale e del corso di Laurea in Educazione Professionale.
Sono stati attivati due tirocini formativi di studenti della facoltà di Scienze politiche, corso di Laurea magistrale in
Programmazione delle politiche e dei servizi sociali, sulle tematiche relative alle assistenti familiari con particolare riguardo alla formazione. L’Ufficio ha successivamente collaborato anche alla realizzazione delle due tesi di Laurea.
È attivo l’invio bimestrale ad una mailing list di operatori del settore (operatori sociali pubblici e privati, Regione Piemonte, Università di Torino, Regione Piemonte, Agenzie formative, Associazioni, ecc.) della comunicazione periodica
dal titolo “IN FORMAZIONE”, uno strumento che si propone di ampliare l’informazione in merito alle attività formative per gli operatori dei servizi sociali, con una sezione dedicata alle attività dell’Ufficio Programmazione Territoriale
ed un’altra relativa a convegni, seminari, corsi.
È stata ampliata e viene mantenuta in costante aggiornamento la sezione dedicata alla formazione professionale degli operatori sociali sul sito internet della Provincia di Torino – canale Politiche Sociali, dove vengono riportate informazioni relative alla materia sia per gli addetti ai lavori sia per i cittadini.
È stata definita l’erogazione del contributo a favore dell’Università di Torino, corso di Laurea in Educazione professionale, per la realizzazione di un percorso formativo denominato “Educatori non si nasce. Il tirocinio degli educatori tra
teoria e realtà: la formazione dei tutor aziendali”, rivolto agli educatori occupati nel territorio che svolgono o svolgeranno il ruolo di tutor aziendale. Il percorso inizierà nel gennaio 2011 con un seminario di presentazione.
A seguito del percorso formativo rivolto agli assistenti sociali e realizzato nel 2009 nell’ambito del XIII Programma
Provinciale, si è costituito, in collaborazione con l’Ufficio Pubblica tutela e rapporti con l’Autorità Giudiziaria, un gruppo di lavoro composto da assistenti sociali e psicologi del territorio, Ordine degli assistenti sociali, Ordine degli avvocati di Torino, Pinerolo, Ivrea, per la definizione di un percorso formativo interprofessionale sulle tematiche della tutela del minore e della suoi rapporti familiari. Da tale gruppo si formerà un Comitato scientifico per l’organizzazione e
la gestione diretta del corso che si realizzerà nell’ambito del IX Bando 2011.
Si mantiene costante l’attività di call center con i cittadini per informazioni inerenti le professioni sociali e le modalità
di sviluppo delle attività formative.
La funzione relativa alla formazione è diventata parte integrante del “Piano provinciale delle politiche sociali territoriali“ che è stato elaborato dall’Ufficio Programmazione territoriale, dall’Ufficio Terzo settore e dall’Ufficio Immigrazione
nell’anno 2010 e che verrà emanato nel febbraio 2011. Il Piano è lo strumento attraverso il quale la Provincia di Torino intende armonizzare gli strumenti di finanziamento ed implementazione che ogni anno propone su ciascuna specifica politica, fornendo uno strumento coordinato delle risorse a disposizione.
Tale Piano ha individuato le linee generali della politica della Provincia nei settori considerati e ha costituito lo strumento di orientamento per la costruzione del successivo atto, il Bando annuale, che conterrà gli specifici stanziamenti
e le modalità operative di ogni funzione.
Servizio Solidarietrà Sociale
Ufficio Programmazione Territoriale
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INTERVENTI PER LA PROMOZIONE
DELLE PARI OPPORTUNITÀ2
IL PIANO TERRITORIALE PLURIENNALE PER LE PARI OPPORTUNITÀ
DELLA PROVINCIA DI TORINO 2010/2013
“UGUALMENTE”
L’uguaglianza fra i sessi è uno dei diritti fondamentali e uno dei punti di forza delle politiche della Provincia di Torino.
A ciò hanno largamente contribuito sia l’Unione europea che la Regione Piemonte, attraverso le proprie politiche ed
i propri strumenti che hanno avuto un peso rilevante sull’uguaglianza di trattamento e di integrazione delle donne
nella società.
Tuttavia, nonostante un’evoluzione positiva verso una società ed un mercato del lavoro più ugualitari, persistono delle grosse disuguaglianze tra donne e uomini, essenzialmente a sfavore delle prime.
Questa Provincia, studiando e realizzando nuove attività e adottando strategie destinate a rafforzare ed implementare la cultura della parità nel territorio, ha reso le politiche di pari opportunità presupposti irrinunciabili per una crescita durevole, per l’occupazione, per la competitività e la coesione sociale.
La lotta contro le diseguaglianze persistenti tra le donne e gli uomini in tutti gli ambiti della società, rappresenta una
sfida a lungo termine in quanto richiede cambiamenti strutturali e comportamentali e una ridefinizione dei ruoli delle
donne e degli uomini.
Questo Ente, attraverso la redazione del Piano territoriale pluriennale pari opportunità 2010/2013 “Ugualmente”, ha
inteso proseguire l’impegno assunto con il precedente piano pluriennale “In pari” con la realizzazione di uno strumento che, accanto al tradizionale ordinamento per contenuti, potesse assumere un punto di vista organizzativo tale
da consentire una gestione ancora più efficace del mainstreaming, declinato attraverso la pianificazione, il coordinamento e la condivisione attiva della direzione politica e della struttura, degli Enti Locali e delle realtà territoriali.
Una metodologia di analisi e programmazione innovativa, mutuata da sperimentazioni internazionali e applicata, forse per la prima volta, nel nostro Paese, ha consentito il raggiungimento dell’obiettivo.
Il sostegno delle strutture e degli organi di parità permetterà di determinare e di affrontare le priorità che si palesano
di giorno in giorno nell’operato amministrativo.
L’attuazione del Piano dovrà, perciò, rafforzare il processo di sensibilizzazione e di formazione dei vari servizi e il
percorso di acquisizione, da parte delle realtà politiche e operative, delle buone prassi sperimentate ovvero delle innovazioni che hanno dimostrato la loro efficacia.
Il piano 2010/13 si articola in 6 linee di intervento:
1)
2)
3)
4)
5)
6)
sistema di raccolta dettagliata delle informazioni con dati disgregati per genere;
consapevolezza delle differenze di genere delle politiche (che in tal senso non risultano essere mai neutrali);
formazione specifica sulla prospettiva di genere;
conoscenza in ottica di genere del differente impatto delle azioni intraprese dai vari servizi;
analisi del contesto in ottica di genere;
modalita’ di comunicazione/organizzazione, definizione dinamiche dell’ente in ottica non sessista e utilizzo linguaggio di genere.
È strutturato in cinque settori di lavoro ordinati sulla base delle relazioni di interdipendenza fra le realtà politiche e le
strutture organizzative:
2
http://www.provincia.torino.it/pari_opportunita.htm
7
SETTORE
Politico / decisorio
FINALITA’
Affermare e sostenere i progressi compiuti nella
realizzazione delle Pari Opportunità e nell’uguaglianza
di trattamento tra uomini e donne nella Provincia di
Torino
Tecnostruttura
Incorporare la prospettiva di genere in tutte le
politiche di area e dei servizi
Organismi di Pari Opportunità
Promuovere la parità di genere in seno al
Consiglio Provinciale , alla Provincia di
Torino e nel territorio
Territorio
Diffondere, supportare e monitorare la cultura di
genere anche attraverso la lettura attiva delle
politiche locali e della loro significatività per genere
Welfare e diritti della cittadinanza
Proporre, supportare, implementare le azioni
concrete per la realizzazione dell’effettiva
parità ed il contrasto ad ogni discriminazione
BILANCIO DI GENERE
Gli indirizzi strategici del Programma di Mandato individuano le pari opportunità di genere come un valore significativo della Giunta della Provincia di Torino.
Per trovare una reale condivisione sociale il principio di parità richiede un’opera costante di promozione e di diffusione, attraverso progetti, programmi, nuovi strumenti di governo, anche per permeare con una visione di parità tutte le
politiche.
Il Bilancio di Genere è lo strumento che più di ogni altro aiuta a comprendere nella loro pienezza le differenze profonde che caratterizzano i ruoli, le responsabilità, gli stili di vita e le scelte di donne e uomini, rendendo gli Amministratori e le Amministratrici consapevoli delle reali ricadute delle politiche, dirette e indirette sui propri cittadini e sulle
proprie cittadine.
Condurre un’analisi che porta a una maggiore e migliore conoscenza delle dinamiche economiche e sociali del territorio, produce inoltre anche una importante azione di trasparenza nei confronti della cittadinanza, già avviata con i precedenti Bilanci sociale e di genere, alla quale si offre un ulteriore e importante strumento per valutare l’efficacia e
l’efficienza delle politiche provinciali.
Per ovviare alla complessità delle metodologie precedentemente utilizzate, che hanno richiesto interventi esterni e
determinato un sovraccarico nel reperimento dei dati all'interno della strutture, l’acquisizione dei dati dell'annualità
2009, attraverso l’adozione di una metodologia sperimentale, è stata eseguita quasi esclusivamente attraverso
l’analisi dei documenti dell’ente.
Il metodo utilizzato per la redazione del Bilancio di Genere 2009 ha preso spunto dai propositi di Pechino del 1995
che costituiscono le linee guida delle Politiche di genere e, attraverso una tabella di corrispondenza fra le aree tematiche utilizzate nel Bilancio Sociale 2004 ed i programmi 2009, ha consentito di riportare al genere le risultanze del
rendiconto della gestione dell’ l'esercizio.
Questo bilancio costituisce, come già per gli anni precedenti, un importante strumento di verifica e di programmazione delle azioni politiche destinate al superamento delle diseguaglianze e delle discriminazioni.
8
RETE DI PARITÀ NELLO SVILUPPO LOCALE3
Sono stati coinvolti gli attori istituzionali e socioeconomici del territorio ( oltre alle Istituzioni, le associazioni di categoria, i sindacati, gli enti di formazione ed educativi, le associazioni di genere, culturali...) su un comune e condiviso
obiettivo: promuovere la diffusione e la conoscenza delle tematiche di pari opportunità fra gli attori dello sviluppo locale, al fine non solo di ridurre i casi di discriminazione e favorire l’aumento del tasso di partecipazione delle donne al
mercato del lavoro, ma anche di attivare una più ampia partecipazione delle donne alle politiche di crescita e sviluppo
del territorio e dell’economia locale. Per il perseguimento di questo obiettivo, la Provincia, attraverso la Rete di Parità
nello Sviluppo Locale, costituita nel 2002, opera in modo da favorire il coordinamento in rete, attraverso la circolarità
dell’informazione, l’integrazione e la cooperazione fra attori pubblici e privati ed il trasferimento di conoscenze ed esperienze positive, accrescendo la visibilità e l’importanza delle politiche di genere come elemento costitutivo e qualificante dello sviluppo locale.
La Rete ha:
− raccolto dati ed informazioni relative alle Pari Opportunità, organizzandole e sistematizzandole;
− monitorato i cambiamenti prodotti nel corso del tempo, sia in relazione agli interventi operati sia rispetto agli interventi indotti dal sistema.
I /Le destinatari/e del progetto sono stati gli attori/le attrici socio-economiche del territorio provinciale
Attraverso il sito dedicato si è agito per favorire il coordinamento in rete finalizzato ad una maggiore circolarità dell'informazione, all'integrazione e alla sinergia tra le azioni e i progetti che ciascun territorio sta sviluppando
L’attività della rete si è realizzata attraverso:
incontri periodici dei/delle componenti della Rete di Parità nello Sviluppo Locale
Seminario di approfondimento della Rete di Parità nello Sviluppo Locale della Provincia di Torino e della Consulta delle Elette provinciale presso il Circolo dei Lettori, via Bogino, 9 a Torino, dal titolo: "L’etica del fare impresa e dell’amministrare" e "Idee per il Buon Governo locale"
organizzazione di un viaggio di studio a Bruxelles che ha permesso ai/alle partecipanti di conoscere in maniera
diretta il mondo delle istituzioni europeee, attivando rapporti diretti, utili per lo sviluppo di politiche e programmi sul territorio
attività di informazione, promozione e sviluppo della rete attraverso le seguenti azioni:
−
−
−
−
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implementazione e aggiornamento del sito internet www.retediparita.it con pubblicazione di notizie, articoli e aggiornamenti sulle tematiche di parità, sostenibilità ambientale e sviluppo a livello locale, nazionale
e comunitario, nonché di responsabilità sociale;
realizzazione della newsletter telematica, inviata ogni mese a tutti/e i/le componenti della Rete, contenente notizie sulle attività quali riunioni e iniziative, nonché articoli e aggiornamenti sulle tematiche di parità,
sostenibilità ambientale e sviluppo a livello locale, nazionale e comunitario e di responsabilità sociale;
realizzazione di seminari tematici;
creazione banca dati dei progetti;
supporto a progetti di cooperazione e scambio internazionali;
realizzazione dell’Agenda di parità nello sviluppo locale per il 2011.
LA CONSULTA DELLE ELETTE
La "Consulta delle elette della provincia di Torino" è stata istituita nel dicembre 2003 al fine di offrire a tutte le elette
del territorio provinciale un luogo di confronto, scambio di esperienze, e soprattutto una sede di decisione, tale da
consentire di adottare iniziative per la valorizzazione dell'impegno di ogni eletta all'interno della propria assemblea
elettiva e dare maggiore visibilità alla presenza femminile nei luoghi di decisione.
3
per info: www.retediparita.it
9
Dal 2004 c’è stata un’alternanza di risultati elettorali che ha visto prima la crescita e poi la contrazione della presenza
femminile nelle istituzioni, pur registrando, quasi a titolo di felice presagio, anche nelle recenti provinciali e comunali
la presenza femminile attestata su un dato di poco inferiore al 30% fra gli eletti con meno di 40 anni.
L'obiettivo principale della Consulta delle Elette della Provincia di Torino è:
− valorizzare le elette;
− dare loro un ruolo e una sede di comunicazione;
− ampliare la rete per creare un bacino da cui attingere per la futura classe amministrativa;
− fare lobby per dare potere reale alle donne della rete.
−
In questa logica la Consulta ha condotto un’indagine sull’inserimento di elementi di parità di genere negli statuti comunali.
È stato promosso l’incontro e lo scambio di esperienze fra le Elette del territorio provinciale
economiche “di genere” del territorio attraverso:
e le realtà socio-
1) la promozione/sostegno dello sviluppo delle attività della Consulta Provinciale delle Elette;
2) la collaborazione con la Rete di Parità nello sviluppo locale.
Sono stati inoltre realizzati:
−
−
−
−
riunioni periodiche;
interventi formativi ed informativi in ordine alla responsabilità sociale e al bilancio di genere;
la pubblicazione mensile di Consultando;
il viaggio di studio presso l’Unione Europea a Bruxelles che ha permesso alle partecipanti di conoscere in maniera
diretta il mondo delle istituzioni europee, attivando rapporti diretti che potranno essere utili per lo sviluppo di politiche e programmi sul territorio.
PIANO DI AZIONI POSITIVE
Il decreto legislativo n. 196/2000 "Disciplina dell'attività delle Consigliere e dei Consiglieri di parità e disposizioni in
materia di azioni positive”, e a norma dell'art. 47 della L. 17 maggio 1999, n. 144 (1/circ), prevede all'art. 7, che le
Province predispongano piani di azioni positive tendenti ad assicurare, nel loro ambito rispettivo, la rimozione degli
ostacoli che, di fatto, impediscono la piena realizzazione di pari opportunità nel lavoro tra uomini e donne.
Poiché il Piano di Azioni Positive è richiesto anche a tutti i comuni del territorio e la sanzione prevista per l'inosservanza di tale adempimento di legge, ai sensi dell'art. 6 del D. L.gs 29/93, prevede che le Amministrazioni pubbliche
che non provvedano all'esecuzione del piano di cui sopra non possano assumere nuovo personale, la Provincia di Torino, usufruendo di un finanziamento regionale, oltre ad essersi dotata di un proprio Piano di Azioni Positive,
ha svolto alcuni seminari formativi e attivato uno sportello di supporto tecnico rivolto ai Comuni per supportarli
nell’elaborazione dei Piani di Azione Positive per lo sviluppo delle pari opportunità all’interno degli enti pubblici.
La metodologia adottata per la redazione del Piano di Azioni Positive della Provincia di Torino valorizza il carattere
istituzionale di ente sovraordinato della Provincia, poiché evidenzia come essa sia soggetto idoneo per attivare una
sensibilizzazione e un percorso di innovazione al proprio interno e, contestualmente, accompagnare e sensibilizzare
anche gli altri Enti del territorio a un processo di individuazione di percorsi e di soluzioni di pari opportunità e di uguaglianza.
Il P.A.P. provinciale triennale è stato deliberato dalla Giunta nel novembre del 2008, ha durata triennale e comprende le seguenti linee d’azione:
valorizzazione della componente femminile, per saperne far emergere al meglio tutte le potenzialità, dando alle donne piena visibilità, riconoscimento e promozione e, insieme, permettendo loro di incrementare l’apporto
allo sviluppo sociale, economico, culturale di ogni ambito professionale e del mondo del lavoro e del territorio
in generale;
10
formazione, per produrre e implementare una cultura di parità diffusa e condivisa, rafforzando il ruolo delle
donne e di chi le rappresenta e facendosi portavoce e sede di discussione in particolare delle esigenze e dei
bisogni delle donne, specie in riferimento ad ancora sussistenti fattori di differenza e stereotipizzazione o di
trattamento non equo, discriminante o violento;
conciliazione e flessibilità, per favorire una gestione del lavoro e un utilizzo ben governato dei tempi di vita e
di lavoro secondo parametri di conciliazione, di condivisione delle responsabilità e di equità, leggendo la flessibilità come fattore non di vincolo, bensì di miglioramento della qualità della vita e del lavoro, di fidelizzazione
al lavoro, di maggiore capacità professionale;
informazione in merito alle attività della Consigliera di Parità, dei Comitati Pari Opportunità, della Consulente
di Fiducia e dei Comitati antimobbing all’interno degli Enti;
promozione e consolidamento di reti di cooperazione finalizzate a rendere più efficace l’azione di coinvolgimento attivo delle donne e la strategia di mainstreaming in ambito economico e sociale.
Nel corso dell’anno sono state realizzate alcune della azioni previste:
−
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−
−
−
conoscenza e diffusione delle attività del Comitato Pari Opportunità, della Consulente di Fiducia e delle attività
del Comitato Antimobbing;
promozione di azioni ad hoc, con particolare attenzione al contrasto alla violenza rivolte a target interni alla Provincia (operatori e operatrici dei settori coinvolti nelle azioni di lotta alle diverse forme di violenza contro le donne) anche con il coinvolgimento di gruppi e associazioni di uomini;
promozione di azioni ad hoc rivolte a target esterni alla Provincia;
informazione e diffusione dei contenuti del PAP;
introduzione del modulo sulle pari opportunità nella formazione prevista per i/le volontari/e servizio civile;
la creazione di una diffusa sensibilità e capacità di lettura delle politiche in chiave di genere, attraverso la redazione del bilancio di genere.
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
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INTERVENTI PER LA PROMOZIONE DELL’INTEGRAZIONE DELLE PARI OPPORTUNITÀ NEL MERCATO DEL LAVORO
Attività di integrazione tra Politiche e Servizi
Sono state sostenute la realizzazione di una rete di centri di ascolto inerente il mobbing lavorativo e le molestie sessuali in differenti Comuni della Provincia, nonché indagini e sperimentazioni di modelli inerenti l’approccio di genere
e la cultura di P.O. nelle differenti modalità contrattuali e di permanenza nel Mercato del Lavoro (M.d.L).
In particolare sono stati analizzati i seguenti focus:
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−
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−
−
le dinamiche del M.d.L. femminile (Atlante)
l’identità lavorativa delle donne
il precariato generazionale
il lavoro sommerso
il lavoro in somministrazione
le donne e le Pari Opportunità (P.O.) nel campo dell’innovazione tecnologica
la vulnerabilità sociale di genere
l’istruzione e l’inserimento lavorativo delle giovani donne.
L’obiettivo generale di analisi, sperimentazioni e sviluppo di modelli per l’inserimento/reinserimento delle donne nel
MdiL, ha ricompreso:
− avvio e sperimentazione di percorsi di sostegno ed empowerment relativo al lavoro femminile in contratto di
somministrazione per le donne nella provincia di Torino;
− ricognizione, elaborazione e produzione dati (follow up) inerenti gli inserimenti delle giovani donne nell’istruzione
superiore, nella F.P. ( Formazione Professionale ) e nel M.d.L.: mappatura e monitoraggio di un campione di
studentesse in un bacino territoriale individuato.
Promozione e sviluppo della comunicazione sulle P.O. e M.di L.
Lo sviluppo della comunicazione si è realizzato principalmente attraverso tre canali:
− implementazione e aggiornamento del SITO WEB e diffusione attraverso mailing list;
− promozione di seminari;
− partecipazione e presenza sul territorio ad eventi organizzati da e con altri soggetti del territorio.
Allo scopo si è realizzato la diffusione dei risultati, divulgazione del quaderno di lavoro e organizzazione de “l’Atlante
delle P.O. e dell’occupazione femminile – rappresentazione delle dinamiche nel M.d.L. in provincia di Torino” e la
predisposizione di azioni di informazione e di comunicazione attraverso il sito informativo.
Sito web
È stata promossa un'azione informativa attraverso le pagine web, contenenti un’ampia documentazione composta da
redazione di testi, elaborazione di dati, caricamento dei contenuti e produzione di documenti e materiali attraverso la
catalogazione di genere.
Il sito informativo è stato aggiornato in tempo reale sulla base delle scadenze poste. La pubblicazione delle pagine
web ha riguardato la documentazione e le slide predisposte per i vari seminari, riunioni e convegni ad oggi organizzati. La relazione dei testi, l’elaborazione dei dati e il caricamento dei contenuti ha fatto coerentemente seguito alla
produzione di atti e documentazione conseguente ad opportuna catalogazione di genere e classificata nelle singole
sezioni del sito.
Seminari
È stato organizzato il seminario “Donne e mercato del lavoro nel contesto della crisi economica ed occupazionale”
dove sono stati presentati i seguenti quaderni di lavoro realizzati dal Centro Risorse:
− “Atlante n.2 dell'occupazione femminile: rappresentazione (2008-2009) delle dinamiche nel M.d.L. in provincia di
Torino”;
− Quaderno di sintesi e accompagnamento all'Atlante
12
Nell'Atlante e nel relativo Quaderno di accompagnamento, da un lato si dà seguito alla struttura già sperimentata nel
2008, dall'altro si sviluppa un approfondimento sulla crisi.
I due strumenti sono suddivisi in quattro sezioni:
−
−
−
−
la metodologia;
gli avviamenti al lavoro del 2008;
un confronto tra il 2006, 2007 e 2008;
l'analisi dei dati riferiti alla crisi 2008-2009.
La parte di approfondimento sulla crisi si avvale dei dati più recenti dei Centri per L’impiego (C.P.I.) della Provincia di
Torino; nello specifico, si propone la rappresentazione cartografica e tabellare delle variazioni degli avviamenti rispetto ai singoli bacini territoriali, al genere, alle tipologie e durate contrattuali e ad alcuni settori particolarmente significativi.
Per la realizzazione dell'Atlante e, nello specifico, delle rappresentazioni cartografiche, si è utilizzato il software ArcGis
che permette di trasformare in una cartografia i dati che vengono inseriti in un geo-database.
Le donne nei contratti di somministrazione lavoro
Il servizio persegue l’analisi e lo sviluppo di programmi sulle tematiche connesse alle P.O. e M.d iL. con particolare
approfondimento del tema le donne nei contratti di somministrazione lavoro, con i seguenti obiettivi:
analisi ed approfondimento delle problematiche peculiari relative all’occupazione femmine in relazione ai percorsi
di inserimento attivati attraverso i contratti di somministrazione lavoro;
creazione di azioni sinergiche tra pubblico e privato per attivare percorsi di empowerment nelle donne interessate da percorsi lavorativi discontinui come quelli esperiti attraverso i contratti di somministrazione lavoro.
Ed in particolare:
Breve analisi del contesto ( dati relativi al lavoro femminile e al lavoro in somministrazione a livello nazionale e locale)
Realizzazione di incontri con le parti interessate (referenti individuati di alcuni CPI, agenzie per il lavoro, donne
che hanno lavorato attraverso contratti di somministrazione lavoro) per l’analisi dello stato attuale e la progettazione di procedure condivise miranti ad implementare e sistematizzare un lavoro di rete
Predisposizione di un report conclusivo contenente: i risultati degli incontri e delle analisi svolte (analisi dati, focus group ed interviste), una proposta metodologica per avvio di “percorsi integrati” tra servizi pubblici e privati
(CPI e agenzie per il lavoro), la descrizione di “percorsi tipo” per il sostegno affiancamento alle donne disoccupate e/o lavoratrici in somministrazione presenti sul territorio individuato
Progetto Centro Risorse Pari Opportunità
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INFORMAZIONE SOCIALE
Le attività riguardano la gestione di due servizi informativi: lo “Sportello di informazione sociale” e il Centro Informazione Disabilità (C.I.D.), entrambi costituiti da un sito Internet e da sportelli informativi.
Entrambi i servizi si fondano sulla prassi del lavoro in rete, a stretto contatto con enti, associazioni, cooperative, aziende sanitarie, istituzioni, per favorire la diffusione delle informazioni.
L’ufficio si occupa inoltre di tutte le attività di progettazione grafica di brochure e bozze di pubblicazioni del Servizio,
nonché della riorganizzazione grafica e funzionale delle pagine web sul sito istituzionale dedicate alla solidarietà sociale.
L’ufficio collabora con gli altri uffici del Servizio Solidarietà sociale per la diffusione di iniziative e attività proprie delle
varie competenze.
SPORTELLO DI INFORMAZIONE SOCIALE
Lo "Sportello di informazione sociale" è un servizio rivolto a cittadini, operatori e amministratori degli Enti gestori dei
servizi socio-assistenziali (18 Consorzi e 2 Comunità Montane) e dei Comuni che necessitano di informazioni aggiornate sulle tematiche sociali.
Il Progetto si compone di due parti:
il Portale Internet4, on line da febbraio 2003 - curato da una redazione giornalistica, con oltre 3.500 schede e circa
15.000 collegamenti interni ed esterni e link mirati – fornisce informazioni sui servizi e sui centri di mediazione familiare nelle provincie piemontesi.
Dal 2004 il Portale si è arricchito di pagine web dedicate ad ogni Ente Gestore contenenti le informazioni locali.
gli Sportelli decentrati5, collocati presso le sedi degli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali, dove un operatore
fornisce informazioni alle richieste dei cittadini, avvalendosi anche dei contenuti del Portale.
Gli operatori agli sportelli lavorano in collaborazione con gli Enti Gestori e con gli operatori sanitari delle ASL per la
raccolta delle informazioni, soprattutto locali.
Lo Sportello sociale ha insieme lo scopo di fornire un agevole accesso ad informazioni e indicazioni relative ai servizi
e alle strutture del territorio, e di orientare l’utente alle diverse opportunità di approfondimento presenti in rete.
Sul Portale è, infatti, possibile reperire documentazione, legislazione, dati, statistiche, news e collegamenti ad altri siti
web particolarmente interessanti e utili sulle tematiche sociali, ed è strutturato in dieci aree tematiche: anziani, famiglie, minori, giovani, handicap, immigrazione, lavoro, volontariato, tossicodipendenze, pari opportunità.
In particolare il Portale si caratterizza per:
l’informazione ad ampio raggio sulle tematiche trattate: oltre alle news di aggiornamento, statistiche, documenti, riferimenti e testi legislativi, è possibile reperire anche schede di approfondimento e informazioni di servizio utili al cittadino per sapere “cosa” fare, “come” e “a chi” rivolgersi in caso di necessità.
la trasversalità tematica: le 10 sezioni tematiche, contenenti informazioni specifiche ma raggruppate in un unico
“luogo sociale”, dimostrano l’interconnessione tra le varie problematiche sociali e la necessità di affrontarne i vari aspetti, oltre alla necessità di offrire un ambiente di navigazione "integrato" ai diversi tipi di utenza.
la guida alla Rete: il Portale intende fornire un servizio di orientamento su ciò che già si trova in Internet relativamente alle tematiche sociali, con collegamenti ai siti più significativi, ma soprattutto con link mirati a singole pagine
che offrono informazioni specifiche.
le attività del Servizio Solidarietà sociale della Provincia di Torino: qui si possono reperire informazioni e documenti
sulle specifiche competenze di ciascun ufficio.
4
5
http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/
http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/sportel
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Le aree tematiche relative a Handicap e Immigrazione si ricollegano essenzialmente ai siti costruiti dal Servizio Solidarietà Sociale della Provincia di Torino in questi anni, e precisamente:
al Centro Informazione Disabilità6 per l’area tematica Handicap;
al Progetto Atlante Immigrazione7 per l’area tematica Immigrazione.
Per entrambe le iniziative si rimanda alla specifica scheda di presentazione.
L’area tematica relativa a Lavoro e Formazione si ricollega al sito del Servizio Lavoro8 della Provincia di Torino.
Dal 2 dicembre 2004 è attivo il Numero verde 800.66.60.60.
Il Numero verde è utilizzato non solo dai residenti nei comuni della provincia, ma anche dai cittadini di Torino.
Nel corso dell’anno 2010 sono stati registrati 497.310 accessi al Portale.
L’Ufficio Informazione sociale risponde alle richieste informative che giungono quotidianamente tramite e-mail
all’indirizzo di posta elettronica: [email protected]. Gli argomenti presentati sono vari e toccano tutte le tematiche affrontate dal portale. Le risposte ad argomenti specifici quali l’immigrazione, la formazione degli operatori, il volontariato sono date dagli uffici preposti.
Nell’anno 2010 sono state espletate le procedure di gara d’appalto per l’affidamento biennale dell’aggiornamento del
portale, dal momento che “Le linee guida Brunetta” hanno dato indicazioni per l’adeguamento e la razionalizzazione dei contenuti on-line , per migliorare la qualità dei siti Web della PA (Pubblica Amministrazione) sia sotto il
profilo dei contenuti offerti che rispetto alla prospettive dell’integrazione di strumentazione web 2.0, di servizi di egovernment e di sistemi di knowledge management.
CENTRO INFORMAZIONE DISABILITÀ – C.I.D
Il C.I.D., la cui gestione è affidata alla Cooperativa Sociale ETA BETA di Torino, si rivolge alle persone disabili, ai loro
familiari, e a quanti operano con loro, ed offre un servizio di informazione su: legislazione, normativa, attività e servizi esistenti sul territorio in tema scolastico, sanitario, socio assistenziale, di lavoro, di sport e di tempo libero, ausili e
nuove tecnologie, siti internet, banche dati e biblioteche virtuali.
Il Servizio C.I.D. ha attivi due sportelli, uno informativo ed uno informatico, consultabili direttamente o tramite telefono, e-mail, moduli presenti nel sito internet, fax, DTS (Dispositivo Telefonico per Sordi). Le stesse modalità vengono utilizzate nel fornire la risposta.
Il sito internet9 è stato reso accessibile secondo le disposizioni previste nella L. 4/2004.
Nel corso dell’anno 2010 sono stati registrati 397.737 accessi al sito.
Al Servizio è possibile richiedere informazioni sui seguenti temi:
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legislazione e normativa;
mobilità;
eliminazione barriere architettoniche;
agevolazioni fiscali;
risorse e servizi territoriali;
istruzione;
occupazione;
sport – tempo libero;
ausili e nuove tecnologie;
sanità – assistenza;
siti internet – banche dati.
Si occupa inoltre di:
− diffusione e promozione delle realtà di Auto Mutuo Aiuto;
− ricerca documentazione attraverso collaborazioni con altre realtà informative ed Enti legati alla disabilità;
6
http://www.provincia.torino.it/cid/
http://www.provincia.torino.it/xatlante/
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http://www.provincia.torino.it/sportello-lavoro/
9
http://www.provincia.torino.it/C.I.D./
7
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− archiviazione e protocollo della posta e del materiale indirizzato al C.I.D.;
− servizio di ponte telefonico per consentire la comunicazione tra persone udenti e non udenti tramite DTS: supporto
informativo alle pubblicazioni promosse dalla Provincia di Torino;
− consultazione e ricerca delle novità dalla stampa di settore on line e off line specializzate;
− promozione del Servizio tramite supporti cartacei, audiovisivi, informatici;
− consulenza specifica (attraverso esperti volontari) di tipo legale - socio-assistenziale - in tema di barriere architettoniche;
− predisposizione ed imputazione schede relative a richieste informative in un apposito Database per il monitoraggio
dello sportello;
− report statistici annuali sul monitoraggio dello sportello informativo;
− gestione e implementazione del sito internet (controllo form e codice html);
− lavoro redazionale del sito internet (news, archivi, info on-line, modulistica, legislazione).
Gli operatori del C.I.D. forniscono consulenze in tema di costruzione di siti Internet accessibili.
Il C.I.D. collabora con il Servizio Lavoro per informazioni riguardanti gli inserimenti lavorativi. A questo scopo è stata
creata una sezione dedicata10 sul sito Internet.
Il C.I.D. partecipa al gruppo interarea sul diritto allo studio e integrazione scolastica, secondo le disposizioni della
Legge regionale 28/2007.
Le richieste di informazioni giunte nell’anno 2010 sono state 1102 di cui 679 provenienti dalla città di Torino, 285
dalla provincia e 87 da fuori provincia. Le richieste effettuate da persone con disabilità nel corso dell’anno 2010 sono
state 286 pari al 25,9%.
Il sito raccoglie, ospita e diffonde le iniziative proposte e realizzate dalle varie associazioni che operano in favore
dell’integrazione delle persone con disabilità:
PROGETTO NUOVO SPORT GIOVANI
Promosso da un gruppo di professionisti, specialisti e tecnici sportivi, il cui slogan è: usiamo lo sport per far crescere i
nostri figli. Scopo dell’Associazione è proporre una figura di sportivo e di individuo in grado di esprimere tutte le proprie qualità e preparato a vivere le potenzialità formative dello sport, a tutela e salvaguardia degli interessi e dei diritti del bambino e del giovane, cercando di prevenire ed eliminare le fonti di disagio.
FONDAZIONE ASPHI ONLUS
È un’organizzazione non lucrativa di Aziende ed Enti con la "Missione" di promuovere l'integrazione delle persone disabili nella scuola, nel lavoro, e nella società attraverso l'uso della tecnologia ICT (Information Communication Technology), nella convinzione che la persona disabile è un cittadino a pieno titolo con diritto di vivere e operare nella
società di tutti.
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE DISABILI
3 dicembre 2010
Anche quest’anno la Provincia ha partecipato alla Giornata internazionale delle persone disabili: una serie di eventi
culturali e sportivi per sensibilizzare i cittadini sulle problematiche inerenti la disabilità organizzati dalla CONSULTA
PER LE PERSONE IN DIFFICOLTÀ onlus. La Provincia ha stampato gli inviti per il concerto di Pino Daniele e ha dato
ampia diffusione alla manifestazione sul sito del C.I.D.
PROGETTO “PRATICHE IN GIOCO”
In conformità con la Legge Regionale 23 marzo 1995, n. 45, che prevede l’impiego di detenuti in semilibertà, ammessi al lavoro all’esterno al fine di favorirne il reinserimento sociale e lavorativo, la Provincia di Torino, sotto la supervisione dell’Ufficio Informazione Sociale, si avvale della collaborazione di una persona segnalata dalla Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.
“LE PAROLE DELL’OSS”
Si tratta di un dizionario che raccoglie il significato e la spiegazione dei termini usati nel linguaggio socio-sanitarioassistenziale ed è destinato agli operatori socio-sanitari, agli assistenti domiciliari, al personale infermieristico e pa10
http://www.provincia.torino.it/cid/gruppo/gruppo.htm
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ramedico, nonché agli assistiti e ai loro familiari. È stato realizzato dall’Associazione di Promozione sociale LA BOTTEGA DEL POSSIBILE nell’ottobre del 2008. L’Ufficio Informazione sociale, che ne ha curato la stampa, si occupa della diffusione. Al momento ne sono state stampate 5.000 copie che sono state distribuite principalmente agli allievi dei
corsi per Operatori Socio Sanitari (OSS), ma anche ai medici di base di Torino e provincia, alle case di cura e ai principali ospedali.
“GUIDA AI DIRITTI DELLE PERSONE FRAGILI”
L’idea di una guida nasce dalla collaborazione con l’Ufficio Pubbliche Tutele con il duplice obiettivo di sintetizzare le
informazioni e di offrire ai cittadini uno strumento agile di consultazione per orientarsi tra servizi, risorse e agevolazioni inerenti il mondo della disabilità e delle forme di protezione.
La guida è composta da schede tematiche, suddivise in tre sezioni - minori - adulti - anziani - che illustrano le principali prestazioni socio assistenziali e le misure di protezione giuridica previste dal Codice Civile (tutela, curatela e amministrazione di sostegno) e, in attesa della stampa, si trova sul sito provinciale11
Il presente lavoro non intende risolvere tutte le problematiche legate ai temi della disabilità ma si propone di essere
uno strumento di facile consultazione, utile per un primo orientamento all’interno del “labirinto” delle opportunità descritte.
“PROGETTO: ADOTTA UN CAMPIONE”
Special Olympics è un programma internazionale di allenamenti e competizioni atletiche per persone con disabilità
intellettiva, riconosciuto nel 1988 dalla Commissione Internazionale Olimpica CIO, ed è responsabile dei Programmi
delle Nazioni che vi aderiscono (180 paesi) e ne provvede il supporto attraverso la pubblicazione di materiale informativo, seminari, conferenze internazionali e servizi di consulenza.
L’attività in Italia è gestita da oltre 25 anni da Special Olympics Italia Onlus, riconosciuta quale Associazione Benemerita del CONI e del CIP, e opera in tutte le regioni, coinvolgendo 10.000 atleti con disabilità che praticano diversi
sport, quali: atletica leggera, ginnastica, bocce, calcio, equitazione, nuoto, pallacanestro, sci alpino, sci nordico, corsa
con le ciaspole, snowboard e tennis.
Gli atleti partecipano ogni anno ai Giochi Regionali e Nazionali delle varie discipline. Delegazioni italiane prendono
parte nei Giochi Europei e in quelli Mondiali, Estivi e Invernali.
Il nostro Assessorato, insieme a quello dello Sport e Post Olimpico, hanno aderito alla richiesta di sostenere, con un
contributo di euro 3.000,00, 2 atleti speciali della provincia di Torino per i Giochi europei Special Olympics Varsavia
2010 che si sono svolti dal 18 al 24 settembre 2010: Erica Borello del team di basket, residente nel comune di Moncalieri e Miriam Dante del team di atletica, residente nel comune di Mappano.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Informazione Sociale
11
http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/guida_diritti/guida_diritti
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SISTEMA INFORMATIVO
La legge 328/2000 e la successiva Legge Regionale 1/2004 pongono in capo alle Province la raccolta ed elaborazione dei dati sui bisogni, sulle risorse pubbliche e private e sull'offerta di servizi del territorio di competenza; a tal fine
l’Assessorato alla Solidarietà Sociale si è dotato, fin dal 2001 di un Sistema Informativo, finalizzato alla creazione di
un set di dati socio-economici e demografici relativi ad indicatori di base, disaggregati a livello comunale, quali popolazione, servizi socio-assistenziali, consistenza imprese, istruzione e sanità, nonché ogni altro dato reperibile da banche dati istituzionali (Istat, Camera di Commercio, Inps, Regione Piemonte, Provincia di Torino). In aggiunta a queste informazioni di tipo “strutturale” vengono ogni anno acquisiti dalla Regione Piemonte i dati relativi agli utenti in
carico agli Enti Gestori dei Servizi Socio Assistenziali e relative prestazioni.
Dette informazioni vengono incrociate con il dato della popolazione residente nei territori di competenza degli Enti
consentendo così di conoscere il flusso di popolazione che si rivolge ai servizi e la tipologia di prestazioni afferente a
ciascun territorio, cogliendo differenze e particolarità legate al tipo di territorio (più o meno urbanizzato) ma anche al
tipo di cultura prevalente. È così possibile individuare differenze legate alla posizione territoriale dei Servizi,
all’ampiezza delle comunità servite e quindi anche alla presenza o meno di una rete sociale che garantisce ancora un
supporto alle persone in difficoltà.
Il Sistema Informativo, nato per assolvere ad una precisa previsione normativa, ha svolto in questi anni un ruolo di
supporto al territorio impegnato nella predisposizione dei Piani di Zona, diventando nel tempo anche un punto di riferimento per gli Enti Gestori nella raccolta di dati routinari necessari alla predisposizione degli atti di programmazione
annuale quali le Relazione Previsionali e Programmatiche, la cui parte introduttiva richiede un inquadramento socioeconomico e demografico del territorio oggetto di intervento.
Nel versante interno del Servizio, l’ufficio è diventato punto di riferimento non solo per la predisposizione dei dati di
base necessari alla programmazione degli interventi dell’Ente in materia di politiche giovanili, immigrazione, volontariato, ma anche supporto per l’elaborazione di questionari e ricerche specifiche
Nel 2010 in collaborazione con l’Ufficio Giovani e Servizio Civile è stata realizzata la ricerca sulla partecipazione giovanile. La ricerca, interamente progettata e gestita all’interno dei due servizi, dalla costruzione del questionario alla
formazione dei giovani in servizio civile che hanno materialmente effettuato le interviste e i focus group, è stata presentata pubblicamente il 24 novembre 2010.
Sulla stessa linea è proseguita la collaborazione con l’Osservatorio provinciale degli operatori sociali, attraverso
un’indagine formativa degli operatori sociali in collaborazione con il COREP di Torino. Anche il supporto al Programma
triennale di contrasto alla vulnerabilità sociale e alla povertà è proseguito con le prime elaborazioni dei dati inerenti
gli interventi in materia di Asset Building e MicroCredito attraverso l’analisi dei dati raccolti da Banca Etica, curatrice
dei due interventi, e successiva valutazione. Gli esiti di dette elaborazioni saranno oggetto di presentazione pubblica
in apposito seminario che si terrà nella primavera 2011
Prosegue inoltre, attraverso una specifica professionalità dell’ufficio, la predisposizione di software gestionali a supporto degli Uffici del Servizio, nonché il supporto a tutte le esigenze di informatizzazione di procedure del Servizio. In
particolare nel 2010 è stato impostato il progetto di gestione documentale delle procedure per il mantenimento
dell’iscrizione al Registro delle Organizzazioni di Volontariato. Il progetto, ormai in fase di progettazione definitiva,
sarà oggetto di test da parte di alcune Organizzazioni di Volontariato nei primi mesi del 2011.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Sistema Informativo
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OSSERVATORIO PROVINCIALE
POLITICHE SOCIALI
Il Programma triennale di contrasto alla vulnerabilità aveva approvato, tra le altre linee di intervento, la costituzione
dell’Osservatorio delle politiche sociali per dotare l’Ente di uno strumento stabile di raccolta, elaborazione e diffusione
di dati, che rappresentasse altresì risorsa cruciale per i processi decisionali, per il collocamento delle risorse e per la
valutazione dell’impatto territoriale delle politiche attuate dall’Ente.
La scelta di costruire un Osservatorio provinciale delle politiche sociali nasceva dalla necessità di dotare anche la Provincia di Torino di uno strumento atto a monitorare, analizzare e interpretare i fenomeni sociali del territorio. Proprio
l’attuazione del programma vulnerabilità ha portato in evidenza come siano cambiati i profili e le richieste delle persone che si rivolgono ai servizi sociali e ancor più di quelli che non vi si rivolgono, pur essendo in uno stato di necessità, magari solo momentaneo, per improvvisi mutamenti nella propria condizione lavorativa o di salute.
La realizzazione di un efficiente Osservatorio può contribuire ad evidenziare questi nuovi fenomeni di marginalità attraverso lo studio delle dinamiche economiche e sociali che insistono sul territorio, sottolineando altresì i luoghi di
maggior rischio per particolari situazioni contingenti quali la presenza di settori industriali in crisi o la mancanza di
servizi alla persona che possano aiutare le famiglie nei loro bisogni di conciliazione tra lavoro e cura.
Le nuove linee guida regionali per la realizzazione della seconda triennalità dei Piani di Zona Sociali al punto 3. “Gli
attori, gli organi e gli strumenti del Piano di Zona prevedono che le Province… “ favoriscono la piena attuazione dell'art. 5 della L.R. 1/2004, istituendo un "osservatorio provinciale sulle politiche sociali" che proceda alla raccolta ed
elaborazione dei dati sui bisogni e sulle risorse pubbliche e private di servizi sul territorio”.
Tale previsione, già attuata dalla nostra Provincia all’interno del lavoro dell’Ufficio Sistema Informativo, trova organica attuazione attraverso l’Osservatorio che, per quanto riguarda l’anno 2010, ha operato principalmente sulla costruzione di un Profilo di Comunità della Provincia di Torino che coniugasse aspetti sociali, economici e parzialmente sanitari per costruire un profilo di benessere/malessere/stagnazione dei vari territori.
I dati utilizzati, tutti su base comunale, sono desunti da banche dati locali e nazionali, istituite prevalentemente per
scopi di tipo amministrativo-contabile, che sono stati analizzati attraverso l’utilizzo di analisi statistiche di riduzione
dei dati (analisi per componenti principali).
Gli indicatori utilizzati, che sotto si elencano, afferiscono a diversi tematismi: sociali, economici, demografici, sanitari,
civili e culturali, e hanno come comune denominatore la granulometria comunale:
-
Tasso Mortalità Standardizzato 2006 (relativo a tre cause evitabili: accidentali, alcool e fumo)
% diplomati al 2001 su popolazione (stock)
% laureati al 2001 su popolazione (stock)
% laureati nel 2008 su popolazione (flusso)
Tasso di fecondità media (triennio 2006-2008)
Indice di dipendenza demografica anno 2008
Densità abitativa anno 2008
% votanti camera politiche anno 2008
% redditi inferiori a 20.000 irpef anno 2006
% esercizi commerciali di prossimità anno 2008 su popolazione
% bar, circoli e ristoranti censiti anno 2008 su popolazione
% edicole censite anno 2008 su popolazione
Altitudine
L’analisi in componenti principali di questi quindici indicatori ha evidenziato due componenti ritenute significative, di
seguito denominate “dinamismo socio economico” e “dinamismo popolare”.
L’incrocio di queste due dimensioni (modalità: alta e bassa) ha generato quattro tipologie di profilo che sono state
così denominate:
a)
b)
c)
d)
comunità
comunità
comunità
comunità
a sviluppo equilibrato
a sviluppo non equilibrato
fragile
isolata.
19
Lo schema sotto riportato chiarisce la tipologia dei quattro profili.
Dinamismo socioeconomico
Dinamismo demografico
popolare
Alto
Alto
Alto
Basso
Basso
Alto
Basso
Basso
Denominazione
Profilo di comunità di sviluppo equilibrato
Profilo di comunità di sviluppo non equilibrato
Profilo di comunità vulnerabile
Profilo di comunità isolata
Ognuno dei 315 comuni della provincia di Torino appartiene, in modo prevalente, ad uno solo di questi quattro profili
di comunità.
20
Il lavoro, così come delineato, è stato presentato a Firenze al convegno ”Qualità della vita: riflessioni, studi e ricerche
in Italia", organizzato dall’Associazione Italiana per gli studi sulla qualità della vita, sottoposto ad una prima validazione metodologica sul percorso seguito, sulle modalità operative adottate e sulla propedeuticità rispetto a modelli di
valutazione di impatto per le politiche pubbliche (ad esempio lavoro, trasporti, assistenza, ambiente ecc) da parte di
ricercatori esperti.
Si tratta però di un lavoro esplorativo che dovrà essere sottoposto a ulteriori verifiche con i territori stessi, per raccogliere le loro impressioni e le differenze rispetto alla percezione che ogni territorio ha delle proprie dinamiche.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Sistema Informativo
Ufficio Programmazione Territoriale
Ufficio Sanità
Staff del Dirigente
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VULNERABILITÀ SOCIALE
PROGRAMMA DI POLITICHE PUBBLICHE
DI CONTRASTO ALLA VULNERABILITÀ
SOCIALE E ALLA POVERTÀ12
Il Programma promuove politiche pubbliche destinate ad affrontare il fenomeno della vulnerabilità sociale, ovvero è
la scarsità di mezzi per difendersi da un attacco improvviso, sia sul versante economico sia su quello esistenziale.
La vulnerabilità sociale è intesa come condizione distinta dalla povertà, che si genera quando ad una preesistente
situazione di fragilità si associano emergenze o eventi imprevedibili che destabilizzano il corso della vita e rischiano di
portare l’individuo e la famiglia all’impoverimento.
Povertà e vulnerabilità non sono fenomeni statici ma processuali: poiché si può divenire poveri, per effetto di una
molteplicità di fattori, intervenire sulla vulnerabilità significa realizzare azioni precoci e preventive per allontanare il
più possibile quel rischio o per interrompere la catena di eventi scatenanti e per ridurre il tempo di esposizione al rischio.
La vulnerabilità può essere osservata e descritta focalizzando l’attenzione su una molteplicità di aspetti, ciascuno con
una rilevanza specifica: dal mercato del lavoro a quello della casa, dalla condizione di salute alla fragilità familiare,
dall’insufficienza del reddito all’intermittenza del lavoro, dal ridursi delle reti di protezione sociali pubbliche
all’impoverimento delle proprie reti relazionali.
Pur senza considerare macrofenomeni come la crisi economico-finanziaria e la crisi ambientale, anche nella dimensione micro i rischi percepiti e reali di compiere scelte inefficaci e sbagliate o di venir travolti da avvenimenti incontrollabili hanno prodotto quella che viene definita come “la società del rischio”: il trasferimento del rischio dalla collettività all’individuo, a questo punto solo di fronte alle infinite, forse illusorie, opportunità, ma solo soprattutto di fronte
agli assai più concreti rischi di fallimento.
La vulnerabilità sociale rappresenta, quindi, un’area grigia ed invisibile, non è una categoria di individui, ma una condizione che coinvolge un alto numero di cittadini e famiglie, né poveri né emarginati, per questo è difficile da intercettare poiché sfugge al semplice parametro economico e reddituale, che pur rimane significativo, e si presenta come
fenomeno multidimensionale determinato dalla combinazione di situazione economica, relazionale e sociale.
La Provincia di Torino, attraverso il Programma Fragili Orizzonti avviato nel 2005, ha offerto al territorio provinciale
opportunità, destinate ai cittadini, per sperimentare nuove forme di welfare locale che i partner territoriali sono chiamati ad adattare in rapporto alle proprie specificità e i cui esiti andranno monitorati e attentamente valutati per poter
proporre un modello ottimale e l’eventuale passaggio a politiche ordinarie.
12
http://www.provincia.torino.it/sportellosociale/vulpov
22
le attività 2010
MICROCREDITO INDIVIDUALE
Consente a soggetti normalmente considerati non bancabili di
in partenariato con Banca Popolare ottenere un prestito sulla base soprattutto di garanzie morali, è
Etica
necessaria comunque una capacità di restituzione.
Sede di sperimentazione:
Chieri
Cuorgnè
Grugliasco-Collegno
Ivrea
Orbassano
Pianezza
Pinerolo
Moncalieri
Rivoli
La somma massima pro-capite è di 5000 euro restituibili in 36 mesi
con un tasso del 4,5%.
La Provincia ha istituito un Fondo di Garanzia di 450.000 euro a
parziale copertura dei rischi di mancata restituzione con un rapporto
1:2 con Banca Popolare Etica, il montante complessivo ammonta
quindi a 900.000 €
Obiettivo di questa azione è sostenere progetti di sviluppo personale,
aiutare ad affrontare situazioni di emergenza economica ed
eventualmente ristrutturare la modalità individuale di rapporto con il
denaro e con il bilancio famigliare.
ASSET BUILDING
“Risparmia e Raddoppi” È un percorso di risparmio della durata di 1
“Risparmia e raddoppia!”
anno al termine del quale la Provincia integra con una somma pari
in partenariato con Banca Popolare all’ammontare risparmiato.
Etica
e
Fondazione
Culturale
Responsabilità Etica Onlus
L’azione viene realizzata attraverso la formazione individuale e di
gruppo con l’accompagnamento di Banca Popolare Etica.
Sede di sperimentazione:
Chieri
I risparmi così realizzati sono impiegati per le finalità concordate con i
Cuorgnè
beneficiari tra quelle precedentemente individuate dal Tavolo di
Grugliasco-Collegno
Lavoro Locale; beneficiari e banca definiscono l’entità del risparmio e
Ivrea
l’entità del versamento mensile.
Orbassano
Pianezza
Per la sperimentazione di questa azione sono stati stanziati 372.000
Pinerolo
per integrazioni del valore massimo pro-capite di 1.500 euro.
Rivoli
L’azione mira a sviluppare la capacità di progettare le spese piuttosto
che ricorrere al credito, sviluppare capacità di autoregolazione e
consapevolezza del proprio bilancio familiare.
GRUPPI
D’ACQUISTO COLLETTIVO – GAC
“Collettivo è meglio!”
in partenariato con Movimento dei
Consumatori di Torino.
Sede di sperimentazione:
Circoscrizione V - Torino
Circoscrizione VI – Torino
Progetto Diana - Torino
Piossasco
Rivoli
Ivrea
Pinerolo
Grugliasco
Venaria
Piscina
Nichelino
Ospedale Chieri
“INFORMATI È MEGLIO!”
in partenariato con
Banca Popolare Etica,
Movimento Consumatori Torino
Con “Collettivo è meglio!” vengono organizzati e gestiti gruppi
d’acquisto sul modello dei Gruppi d’Acquisto Solidale.
Di ciascun gruppo si occupa un “facilitatore” indicato dai territori, con
un piccolo, ma significativo impatto anche sull’occupazione.
Il listino è di prodotti biologici e di agricoltura a lotta integrata, da
produttori del territorio secondo la locila della filiera corta e del km.
Zero. Altri prodotti provengono dalla rete del Commercio Equo e
Solidale.
L’azione è finalizzata a diffondere uno stile di consapevoli e
responsabili sotto il profilo ambientale e della salute.
Inoltre, nel condividere una modalità di comportamento, gli iscritti
possono sperimentare nuove relazioni e partecipare a varie iniziative.
Alla riuscita dell’azione concorre la partecipazione di numerose
associazioni di volontariato e di cooperative.
Sono moduli formativi dedicati alla cittadinanza sui temi del consumo
responsabile, della finanza etica e dell’autodifesa del cittadino.
Lo scopo è sensibilizzare una più ampia fascia di persone, sviluppare
la cultura della sostenibilità e far conoscere le opportunità offerte dal
Programma.
23
le attività 2010
RETE ALIMENTARE SOCIALE
con l’Assessorato all’Agricoltura, si
svolge in paternariato con il Centro
agroalimentare di Torino-CAAT, l’ASL
TO3 e il Banco Alimentare
È l’attività di recupero e distribuzione di prodotti freschi altrimenti
destinati allo spreco.
Una volta alla settimana i volontari raccolgono la frutta e verdura
messa a disposizione dai grossisti che operano presso il Centro AgroAlimentare torinese (CAAT); i volontari provvedono a eseguire le
procedure amministrative necessarie e curano la distribuzione delle
derrate ad associazioni che a loro volta ne curano la successiva
distribuzione agli utenti finali.
Obiettivo di questa azione è assicurare il consumo di prodotti
agroalimentari freschi anche alle persone in condizione di disagio
estremo concorrendo così a migliorarne la dieta ed eventualmente la
condizione di salute.
COMUNICAZIONE SOCIALE
È stato prodotto materiale informativo per la promozione e diffusione
delle azioni del Programma.
AZIONI DI SISTEMA
Tavoli di lavoro per monitorare le azioni di microcredito ed asset
building acquisto (con i Comuni e d i Consorzi);
eventuale rimodulazione;
definizione del target;
conferenze stampa di rilancio delle iniziative;
comunicazione ai destinatari;
incontri di presentazione ai destinatari;
incontri con associazioni per promuovere le iniziative;
raccolta delle domande di adesione a microcredito e asset building;
gestione dei Gruppi di Acquisto Collettivo;
realizzazione dei moduli formativi/informativi
proseguimento dell’attività nei territori
di
Torino
Chieri
Ivrea
Orbassano
Collegno/Grugliasco
Pinerolo
Rivoli
Cuorgnè
AZIONI DI SISTEMA
estensione dell’attività nei territori di
Torino
Pianezza
Venaria
Piscina
Nichelino
Moncalieri
istituzione dei tavoli di lavoro per la progettazione l’individuazione dei
beneficiari;
definizione del target;
conferenze stampa territoriali di presentazione delle iniziative;
incontri di presentazione ai destinatari;
raccolta delle domande di asset building;
costituzione e gestione dei Gruppi d’Acquisto Collettivo;
realizzazione dei moduli formativi/informativi
I numeri
l’attività di analisi e valutazione delle azioni è in corso di elaborazione in collaborazione con l’Ufficio Sistema Informativo, il Servizio di Epidemiologia dell’Asl 5 e Banca Popolare Etica. I numeri che presentiamo rappresentano, quindi, una prima lettura non definitiva ed incompleta, ma utile ad abbozzare il profilo dei beneficiari e delinearne le caratteristiche della vulnerabilità.
MICROCREDITO INDIVIDUALE
FONDO DI GARANZIA: 450.000 €
FASCE DI REDDITO: tra i 6.000 e i 25.000 € (salvo diversa valutazione
N. 375 PERSONE AL
DICEMBRE dei servizi sociali)
2010
CONTATTI/RICHIESTE: 375 CIRCA
FINANZIAMENTI: 129
TOTALE EROGATO: 391.270 €
ESCUSSI: 22
PARI A: 50.793 €
a differenza dell’Asset Building non sono state individuali particolari categorie di beneficiari, la candidatura è perciò libera
24
I numeri
Profilo dei beneficiari
su un campione di n. 330 persone
all’ottobre 2010
ETÀ:
IL 45% TRA 36/50,
IL 35% >50,
IL 20% TRA 18/35
NUCLEO FAMIGLIARE: >110 QUELLI COMPOSTI DA 2 PERSONE
OCCUPAZIONE: >210 SONO OCCUPATI
CAUSA:
>130 PER INSUFFICIENZA DEL REDDITO;
>100 PER EVENTI STRAORDINARI
FINALITÀ:
<120 PER SPESE INERENTI LA CASA (AFFITTI, UTENZE),
>40 PER SPESE DI MANUTENZIONE DELLA CASA
ASSET BUILDING
RISORSE: 372.000 €
n. 160 persone al dicembre 2010
A DIFFERENZA DEL MICROCREDITO, GLI ENTI HANNO DECISO A MONTE A CHI RIVOLGERE L’AZIONE.
TARGET - L’AZIONE RISULTA PERTANTO RIVOLTA A:
Profilo beneficiari
su un campione di n. 115 persone al
dicembre 2010
59% FAMIGLIE CON FIGLI,
19% GIOVANI E STUDENTI,
10% PER PROTESI ODONTOIATRICHE,
9% INVIATI DAI SERVIZI SOCIALI,
3% DONNE INVIATE DAL CPI
ETÀ:
IL 50% TRA 18/35 ANNI,
IL 40% TRA 36/50
NUCLEO FAMIGLIARE:
>40 COMPOSTI DA 4 PERSONE,
>30 DA 3 PERSONE
OCCUPAZIONE:
>45 IMPIEGATI,
15 OPERAI
FINALIZZAZIONE RISPARMIO:
>30
>20
>10
>15
SPESE PER LA CASA,
PER LIBRETTO RISPARMIO,
SALUTE, AUTOMOBILE (PER OCCUPAZIONE),
LAVORO E FORMAZIONE
FORME DI RISPARMIO:
IL 50% NON HA FORME DI RISPARMIO IN CORSO
25
I numeri
GAC
“COLLETTIVO È MEGLIO!”
Risorse: 125,500 €
Gruppi: n. 12
ISCRITTI: n. 1037
produttori: n. 50 circa
referenze: n. 150
ordini: annuale n. 7764
MOVIMENTAZIONE PRODOTTI:
settimanale: n. 3 tonnellate (t. 1,5 frutta e verdura; t. 1,5 secco)
annuale: t. 120
COORDINATORI: n. 12, 1 per gruppo
RAS
RETE ALIMENTARE SOCIALE
RISORSE: 15.000 €
ASSOCIAZIONI/ENTI: n. 11
MOVIMENTAZIONE: 72,766 tonnellate nell’anno tra frutta, verdura e
legumi
PASTI: n. 200.000
Si segnala che con la Deliberazione della Giunta Provinciale n. 1367-45798/2010 del 14 dicembre 2010, avente ad
oggetto “Programma di politiche pubbliche di contrasto alla vulnerabilità sociale e alla povertà la convenzione con
Banca Popolare Etica e Fondazione Culturale Responsabilità Etica onlus” è stata formalmente prorogata fino al 30
giugno 2011. Le attività inerenti il microcredito, per la parte riguardante l’erogazione dei prestiti, sono possibili, quindi, fino alla scadenza della proroga. Il termine per l’Asset Building era già posticipato a tutto il 2012 per motivi tecnici (far sì che il risparmiatore abbia il tempo di impiegare la quota in un momento successivo al completamento del
percorso, per esempio per iscrizioni scolastiche o universitarie).
Parallelamente, nel corso del 2011 si metteranno in campo le attività di valutazione ed eventuale riprogettazione delle due azioni.
È previsto per la primavera del 2011 un seminario, organizzato da Banca Popolare Etica finalizzato alla restituzione
dei dati elaborati e per formulare ipotesi circa l’eventuale avvio di nuova fase di progettazione. Il seminario, vedrà la
partecipazione attiva degli “stakeholders” di territorio e di esperti di rilievo nazionale.
Infine, ma non per importanza, è utile segnalare che la convenzione con Movimento Consumatori di Torino per la
gestione dei GAC prosegue per tutto l’anno 2011. Infatti, con DGP n. 1447-45793/2010 del 21 dicembre 2010 è stato approvato il “Programma di politiche pubbliche di contrasto alla vulnerabilità sociale e alla povertà. Convenzione
con Movimento Consumatori - Comitato Provinciale di Torino. Progetto “Collettivo è meglio3!” – anno 2011. Contributo” U.I. EURO 90.690,00 – u.s. euro 11.210,00.
Prende concretamente avvio con la citata deliberazione un processo di autonomizzazione dei Gruppi, per favorire il
quale sono state introdotte alcune significative indicazioni ed alcune modifiche mirate alla graduale e progressiva
messa in autonomia dei gruppi (10/12 Gac a rotazione) a partire dalla parte di gestione a carico del facilitatore. È
previsto un più stringente coinvolgimento degli enti locali, del volontariato, dell’associazionismo d’utenza e della cooperazione il cui esito atteso è la realizzazione nel tempo di una piena autosostenibilità dell’azione ed il suo radicamento nel territorio.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Programmazione Territoriale
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TUTELA & DIRITTI
UFFICIO PROVINCIALE DI PUBBLICA TUTELA
E RAPPORTI CON L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA13
L’Ufficio di Pubblica Tutela e Rapporti con l’Autorità Giudiziaria, istituito con Deliberazione della Giunta Provinciale n.
478-468428 del 15 maggio 2007, svolge compiti di supporto, formazione ed informazione a tutori, curatori ed amministratori di sostegno, in collegamento con le Autorità Giudiziarie competenti.
Al fine di realizzare tale compito nel corso del 2010 l’Ufficio ha lavorato al progetto “Il sistema degli Uffici Tutele Integrati”. In sintesi il progetto prevedeva la costituzione di tre uffici integrati ASL - Enti Gestori dei servizi socio - assistenziali per la gestione patrimoniale / amministrativa dei provvedimenti e per il raccordo con l’Autorità Giudiziaria ai
quali tutti i soggetti pubblici nominati (e quindi titolari delle funzioni di progettazione personalizzata, di predisposizione e monitoraggio degli interventi) delegavano le proprie funzioni. Il progetto, elaborato dall’Ufficio di Pubblica Tutela
su richiesta del coordinamento degli Enti gestori dei servizi socio assistenziali, ha visto, durante lo scorso anno, la
partecipazione ad un tavolo tecnico di rappresentanti degli Enti Gestori, delle ASL TO 3, TO4 e TO5, di rappresentanti degli assessorati regionali al Welfare e alla Sanità. Nonostante la volontà delle ASL, degli assessorati regionali e
del nostro Ente (era stato previsto da Regione e Provincia anche un contributo economico), gli Enti Gestori hanno
deciso, nel mese di febbraio, di non dare attuazione al progetto in quanto è stato paventato il rischio di un allontanamento eccessivo tra chi gestisce la cura della persona e chi ne amministra il patrimonio; non è stato individuato di
fatto un altro soggetto terzo come tutore, ma solo prevista la delega delle funzioni al responsabile dell’UTI ( Ufficio
di Tutela Integrato), non vi è la disponibilità a distaccare il personale amministrativo dedicato presso i costituendi uffici. In questa fase di riorganizzazione dei Servizi e nell’ambito dell’integrazione socio-sanitaria, si auspica che il progetto UTI possa essere ripreso in considerazione.
In relazione al precedente punto l’UPPT (Ufficio Provinciale di Pubblica Tutela) ha comunque deciso di dar seguito:
all’elaborazione del progetto per la ricerca di tutori volontari, ai quali assegnare i provvedimenti (anche eventualmente nell’ottica della diminuzione del numero di tutele pubbliche). Il progetto ha ottenuto la convalida da
parte dei Tribunali della Provincia; i Giudici Tutelari e/o Presidenti dei Tribunali hanno garantito la loro disponibilità a nominare volontari come tutori, curatori, amministratori di sostegno e a validare l’attività informativa sui
provvedimenti di protezione attraverso l’uso di siti internet istituzionali, con la pubblicazione di modulistica condivisa e di opuscoli tematici;
alla creazione di un software per la gestione delle cartelle dei tutelati deferiti ai soggetti pubblici, consultabile
anche dai giudici tutelari per le funzioni di competenza. L’ideazione e la realizzazione del software rientra
nell’ambito della gara pubblica che l’Amministrazione ha bandito per la gestione dello Sportello di informazione
sociale;
all’Inserimento nel sito internet dell’Ente di un’apposita sezione dedicata ai provvedimenti di protezione per
un’informazione di base sulle norme giuridiche di riferimento e per promuovere l’attività dell’Ufficio di Pubblica
Tutela.
Per quanto riguarda la formazione è stato progettato e realizzato un corso, approvato dalla Commissione regionale
per la formazione dei medici di medicina generale, rivolto ai medici di famiglia che ha approfondito le seguenti tematiche:
−
−
−
−
−
−
13
La tutela e i diritti dell’individuo.
Le misure di protezione giuridica delle persone prive in tutto o in parte di autonomia.
Tutela, curatela e amministrazione di sostegno (curato da un docente universitario di diritto civile)
Il percorso di tutela socio-assistenziale e sanitaria previsto dalla Regione Piemonte (applicazione dei LEA
sull’area socio-sanitaria, assistenza domiciliare e residenziale, integrazione socio-sanitaria) (curato da Regione Piemonte);
La rete territoriale per il benessere e l’assistenza delle persone fragili: l’approccio multidisciplinare, le unità
valutative e la progettazione individualizzata (curato da tre dirigenti dei servizi sociali);
La segnalazione alla Procura della Repubblica. Le procedure da seguire per l’attivazione delle predette misure. La tutela della Persona fragile in ambito penale (la rilevazione di episodi di maltrattamento, abbandono
delle persone incapaci, omissione di soccorso, truffa, circonvenzione) (curato da magistrati delle Procure
della Repubblica presso i Tribunali di Torino, Ivrea e Pinerolo)
http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/pubblica_tutela/presentazione
27
− I presupposti medico-clinici dei provvedimenti di protezione e il ruolo del medico di medicina generale
nell’anamnesi del paziente in rapporto con la sua condizione socio-familiare e nella predisposizione del progetto assistenziale individuale (curato da due medici di medicina generale).
Il corso si è svolto in tre edizioni, in base al territorio di provenienza dei medici partecipanti.
Sempre in tema di formazione si è collaborato con l’Ufficio Programmazione Territoriale per la realizzazione dei corsi
di area vasta per operatori sociali sulla protezione dei minori. In particolare si è concluso il corso “Lavorare con il
conflitto”, modulo base di sensibilizzazione alla gestione dei conflitti familiari e si sono svolti due moduli di approfondimento sui progetti per la continuità genitoriale e la facilitazione dei legami negli spazi per il diritto di visita e di relazione (modulo A) e sul tema dei conflitti nelle famiglie multiculturali (modulo B).
In seguito all’adozione delle Linee guida regionali in materia di interventi a favore dei minori non riconosciuti alla nascita, l’Ufficio conserva i riferimenti delle pratiche amministrative e raccoglie i dati statistici relativi ai minori non riconosciuti nati nella Provincia di Torino (nel 2010 pervenute solo 9 segnalazioni a fronte delle 33 dell’anno 2008).
Sono state accolte 18 richieste di informazioni da parte di persone adottate circa le loro origini. L’Ufficio fornisce notizie in merito al minore ed al periodo trascorso in Istituto. Si è terminata l’archiviazione e il riordino del materiale riguardante gli utenti del SAMI.
In collaborazione con l’Ufficio di Informazione Sociale è stato elaborato un “vademecum” composto da schede informative tematiche (raccolte in tre volumi dedicati rispettivamente a minori, adulti e anziani) rivolte a persone con ridotte o nulle autonomie e ai loro familiari. La pubblicazione è consultabile all’interno del sito istituzionale della Provincia all’indirizzo http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/guida_diritti/guida_diritti e contiene
approfondimenti circa le prestazioni socio assistenziali, previdenziali e le misure di tutela giuridica. Dalla pagina indicata è anche possibile accedere, in base alla ricerca per comune, agli indirizzi ed ai riferimenti telefonici dei Tribunali
e delle Procure di riferimento, degli Enti gestori dei Servizi sociali, delle ASL e dei distretti sanitari.
L’Ufficio è stato coinvolto nel Progetto di cooperazione Italia - Francia 2007-2013 Alcotra. L’UPPT ha presentato una
scheda progetto “Tutela e diritti” per la ricerca di partner francesi per la definizione di un modello comune transfrontaliero di gestione dei provvedimenti di protezione. Nonostante i partner francesi non abbiano aderito, l’ufficio valuterà la possibilità di proporre il progetto all’interno delle linee di finanziamento dei programmi europei.(NON LO METTEREI VISTI GLI ORIENTAMENTI ULTIMI)
Come ogni anno è proseguita la rilevazione dei dati sui provvedimenti di protezione presso i Tribunali della Provincia
di Torino: a fine 2009 si registrano 9.858 provvedimenti, nel 2004 erano 6.599.
Si è registrato, quindi, nel nostro territorio un aumento percentuale del 49,39% . I dati raccolti confermano come la
complessità dei bisogni espressi dalla popolazione stia crescendo progressivamente in ragione di cambiamenti sostanzialmente rappresentati dall’invecchiamento della popolazione, dalla presenza di nuove disabilità e da un sensibile aumento dell’aspettativa di vita per i soggetti con patologie progressive ed invalidanti che generano riduzione delle
autonomie personali e, di conseguenza, necessità di protezione.
Provvedimenti assegnati dall’Autorità Giudiziaria (variazione 2004-2009)
Tribunale
Torino
Totale 2004
Totale 2009
%
4.183
6.107
Torino – sede distaccata di Chivasso
290
574
97,93
Torino – sede distaccata di Ciriè
374
461
23,26
Torino – sede distaccata di Moncalieri
505
733
45,15
Torino – sede distaccata di Susa
305
344
12,79
Ivrea
427
475 (*)
11,24
Pinerolo
499
1.013
103,01
16
151
843,75
6.599
9.858
49,39
Alba (Comuni di Carmagnola, Isolabella, Poirino, Pralormo)
TOTALE
46
28
L’Ufficio di Pubblica Tutela fornisce consulenze a privati ed operatori pubblici, è possibile concordare appuntamenti
prendendo contatti per telefono oppure attraverso la mail [email protected].
COORDINAMENTO DEI SERVIZI DI CONSULENZA E
MEDIAZIONE FAMILIARE
Con Deliberazione della Giunta Provinciale del 30.3.10 n. 313-11560 è stato formalizzato il tavolo permanente di coordinamento provinciale degli operatori dei Servizi di Consulenza e Mediazione Familiare.
Dal 2001, prima nell’ambito del servizio “Genitori ancora” poi con il coordinamento dell’Ufficio Provinciale di Pubblica
Tutela e rapporti con l’Autorità Giudiziaria del Servizio Solidarietà Sociale, si promuovono periodici momenti di incontro, che, salvaguardando le specificità dei vari ambiti territoriali, intendono favorire e coordinare il confronto tra le
diverse iniziative di Consulenza-Mediazione avviate nell’ambito di Centri pubblici e/o di Servizi di Consulenza e Mediazione familiare, Consultori familiari, Centri per le famiglie, istituiti dagli Enti Gestori dei Servizi Socio Assistenziali e
dalle ASL.
Il tavolo si prefigge i seguenti obiettivi:
promuovere la mediazione familiare sul territorio: come utilizzare al meglio le risorse ed esperienze già esistenti, ma anche ricercare nuove strategie per una gestione pacifica delle controversie familiari attraverso il
confronto, lo scambio di esperienze, le sinergie tra territori differenti;
promuovere una cultura della Mediazione Familiare sostenendo momenti di confronto e di rielaborazione
delle esperienze;
organizzare percorsi di sensibilizzazione, formazione, supervisione ed aggiornamento su tematiche specifiche relative alla mediazione familiare, ma anche relative al più ampio tema della tutela e protezione dei minori esposti ai conflitti in ambito familiare e del sostegno ai loro genitori;
organizzare percorsi di confronto, di raccordo e di formazione congiunta con gli operatori del Diritto, con
particolare riferimento all’Avvocatura, dei Servizi territoriali e del mondo della Scuola;
creare sinergie tra territori, sostenere, come Coordinamento, “progetti sperimentali” nel campo della prevenzione del danno evolutivo arrecato ai minori dal protrarsi delle gravi conflittualità familiari;
sviluppare ambiti di raccordo tra le pratiche di mediazione familiare e quelle dei luoghi per il diritto di visita
e di relazione (Luoghi Neutri/Spazi di incontro), analogamente impegnati al mantenimento della continuità
genitoriale indebolita dalla rottura dei legami familiari;
rielaborare, a partire dalle riflessioni sull’esperienza concreta, un modello provinciale che tenti di omogeneizzare sul territorio gli interventi nel campo della mediazione familiare e della gestione pacifica delle controversie, tenendo conto delle diversità strutturali presenti, in attesa che, a livello nazionale, venga data
compiutezza alla mediazione familiare definendo altresì il profilo, la formazione e la deontologia del mediatore familiare;
raccogliere, indicizzare e diffondere documentazioni ed informazioni utili allo svolgimento del lavoro dei mediatori familiari impegnati nei servizi territoriali;
raccogliere ed elaborare dati sulla mediazione familiare e gli interventi ad essa collegati.
Il tavolo tecnico ha consentito agli operatori la discussione e la sedimentazione di un patrimonio di esperienze, riflessioni e rielaborazione del lavoro svolto, la costruzione di sinergie tra territori differenti, l’utilizzazione al meglio delle risorse e delle esperienze già esistenti, nonché di orientare ed accompagnare nuovi servizi, ricercare strategie inedite per una gestione pacifica delle controversie familiari e per la tutela e protezione dei minori e dei soggetti fragili
esposti ai conflitti in ambito familiare ed il sostegno ai genitori.
È parte integrante di tale Coordinamento l’Ufficio di Servizio Sociale presso la VII sez. civile (sez. famiglia- separazioni e divorzi ) del Tribunale Ordinario di Torino. Tale ufficio, che vede la collaborazione tra la Provincia di Torino e la
Città di Torino, è attivo dal 1991 e, in base alla Convenzione tra la Provincia di Torino e il Tribunale Ordinario di Torino, autorizzata con Deliberazione di Giunta Provinciale n. 1742 – 547008 del 29/12/2006, svolge funzioni di raccordo
tra i Magistrati e i Servizi territoriali nelle situazioni che rendono necessari interventi a tutela dei minori.
Nel corso del tempo si sono realizzati anche spontanei e duraturi raccordi con i mediatori ed i consulenti familiari di
altre Province piemontesi che hanno chiesto di aderire per contribuire e beneficiare del costruttivo confronto.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Pubblica Tutela
29
UFFICIO DI SERVIZIO SOCIALE PRESSO LA PROCURA
DELLA REPUBBLICA DI TORINO
(SEZIONE FASCE DEBOLI)
Il 28 febbraio 2007 è stata stipulata tra la Provincia di Torino e la Procura della Repubblica di Torino una convenzione, della durata di 5 anni, che formalizza l’attività dell’Ufficio di Servizio Sociale, con finalità di tutela delle fasce deboli e di raccordo con gli Enti Gestori dei Servizi socio-assistenziali afferenti la giurisdizione del Tribunale di Torino.
L’attività dell’assistente sociale, destinata dalla Provincia, fatta salva la collaborazione con le assistenti sociali assegnate all’Ufficio da altre amministrazioni, svolge le seguenti funzioni:
− raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali della Provincia attraverso il coordinamento, l’informazione e il
supporto agli stessi, in merito alle richieste di intervento e di indagine provenienti dalla Procura della Repubblica;
− valutazione professionale delle segnalazioni che giungono dal territorio, richiedenti intervento giuridico a tutela delle fasce deboli della popolazione;
− attività di ricevimento dei cittadini che chiedono l’attivazione di misure di protezione civili a favore di loro congiunti, di informazione ed attivazione delle procedure più idonee.
− raccolta, elaborazione e diffusione dei dati utili a livello territoriale per la programmazione di interventi a tutela delle fasce deboli della popolazione;
− promozione in ambito giuridico della conoscenza delle risorse presenti sul territorio e della modalità di intervento dei Servizi socio-sanitari;
− collaborazione con i Servizi territoriali e provinciali per la progettazione di interventi destinati alla tutela delle
fasce deboli.
− partecipazione e collaborazione con il Coordinamento Cittadino contro la Violenza alle Donne
L’attività dell’anno 2010 si può riassumere nei seguenti dati:
SEGNALAZIONI giunte dal 1 gennaio al 31 dicembre 2010.
PROVENIENZA
n.
ENTI GESTORI
103
PRIVATI
87
ASL
47
AA.GG
44
OSPEDALI
24
ASSOCIAZIONI
-
ALTRO
10
TOTALE
315
Dettaglio per fasce d’età:
Dettaglio per fasce di età
18-29 anni
24
30-49 anni
54
50-64 anni
49
65-74 anni
47
Over 74
141
TOTALE
315
30
Dettaglio per Ente Gestore Socio-Ass.le:
PROVENIENZA Consorzi
n.
Cidis Orbassano
4
Cis Ciriè
7
Cisa 12 Nichelino
6
Cisa 31 Carmagnola
2
Cisa Rivoli
6
Cisap Grugliasco
5
Ciss Chivasso
7
Cissa Pianezza
4
Cissa Moncalieri
8
Cissp Settimo
23
Cssa del Chierese
12
C.a.s.a Valsangone
4
C.M. Valli di Lanzo
7
Conisa Valsusa
7
Ciss 38 Cuorgnè
1
TOTALE
Dettaglio per ASL/Ospedale:
PROVENIENZA ASL
n.
ASL TO 3
17
ASL TO 4
16
ASL TO 5
14
OSPEDALI
24
MEDICI DI BASE
3
TOTALE
74
103
RICORSI DEPOSITATI NELL’ANNO 2010
PROVENIENZA
n.
ASO
62
INTERDIZIONE
138
INABILITAZIONE
-
Intervento chirurgico urgente
7
REVOCA INABILITAZIONE
1
REVOCA INTERDIZIONE
3
TOTALE
211
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio di Servizio Sociale
presso la Procura della Repubblica Sezione Fasce Deboli
31
UFFICIO DI SERVIZIO SOCIALE PRESSO
IL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO
(VII SEZIONE CIVILE - DIRITTO DI FAMIGLIA)
Presente a Torino dal 1991, sulla base di accordi tra la Provincia, il Comune ed il Tribunale Ordinario, l’Ufficio di Servizio Sociale presso la VII sezione civile del Tribunale si occupa del raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali nei
procedimenti di separazione e divorzio conflittuali con figli minori, finalizzato alle decisioni circa l’affidamento dei figli
ed il diritto degli stessi al mantenimento delle relazioni familiari.
Tale Ufficio, come da convenzione istitutiva rinnovata nel 2007, prevede la presenza di due assistenti sociali, fornite
congiuntamente dalla Provincia e dal Comune di Torino, coadiuvate per le incombenze amministrative da
un’impiegata; esso infatti ha tra i suoi compiti la comunicazione materiale delle ordinanze ai Servizi territoriali, oltre
che la trasmissione ai giudici delle relazioni provenienti dagli stessi Servizi.
A causa delle note difficoltà di reperimento del personale, dall’anno 2009 la presenza della A.S. dislocata dal Comune
di Torino è stata limitata ad un metà tempo lavorativo, mentre per far fronte almeno in parte alla mancata sostituzione dell’impiegata ci è stata concessa per un totale di 10 ore settimanali (pomeridiane) la collaborazione di un addetto alla Cancelleria a tempo determinato. Da lungo tempo quindi il personale previsto per garantire le attività
dell’ufficio risulta dimezzato.
Nel corso del 2010 si è completato il nuovo gruppo di Magistrati della sezione, che attualmente in totale sono 10,
compreso il Presidente; 3 di essi sono specificamente Giudici Tutelari, ma tutto il gruppo fa fronte al notevole carico
delle cause afferenti alla sezione Famiglia (vedi tabella seguente).
DATI GENERALI SEPARAZIONI (trasmessi dalla Cancelleria VII Sezione Civile)
Anno
Totale nuove cause
eparazioni / divorzi
Nuove Istanze
Separazioni
Nuove Istanze
vorzi
2001
886
389
242
2002
915
184
449
2003
059
368
426
2004
933
185
485
2005
787
064
425
2006
00
705
508
2007
833
847
661
2008
719
808
593
2009
573
804
425
2010
174
769
405
Nuove Istanze
Modifiche
A conclusione del turn-over dei Magistrati della sezione, nel 2010 si è potuta riprendere la prassi di incontri periodici
con tale gruppo di lavoro, volti ad aumentare la conoscenza reciproca e delle rispettive modalità operative, ed alla
costruzione di un linguaggio condiviso.
È inoltre iniziata la sperimentazione denominata “Progetto Piccoli” sul territorio della città di Torino, a seguito
dell’apertura a febbraio 2010 del Centro per le Relazioni e le Famiglie di via Bruino, 4. Essa ha l’obiettivo di mettere
in contatto i genitori di figli molto piccoli (in età prescolare) che affrontano una separazione giudiziale, con luoghi
competenti come i Centri per le Famiglie, in cui avere consulenza ed essere aiutati ad arrivare ad accordi condivisi sui
figli, utilizzando anche il periodo critico che intercorre tra la presentazione della domanda e la data dell’udienza presidenziale (di solito 3-4 mesi). Si prevede di estendere successivamente tale sperimentazione anche al territorio provinciale afferente al Tribunale di Torino.
32
Rispetto al territorio provinciale, si ricorda che è indicato sul modello per la richiesta di separazione consensuale con
figli minori il sito dello Sportello Sociale della Provincia, al cui interno è reperibile l’indirizzario dei Servizi pubblici di
consulenza e mediazione familiare (periodicamente aggiornato a cura degli Uffici provinciali).
La ormai collaudata collaborazione con il Coordinamento provinciale dei Servizi pubblici di mediazione e consulenza
familiare, nonché con l’Ufficio di Programmazione territoriale nelle sue competenze di formazione degli operatori sociali, ha consentito nel corso del 2010 l’attivazione di ulteriori 2 moduli di formazione di area vasta, inseriti nel piano
generale di aggiornamento degli operatori dei servizi territoriali della Provincia, centrati sui temi degli incontri in luogo neutro e del conflitto nelle coppie provenienti da altre culture.
Tali percorsi hanno prodotto ulteriori stimoli a proseguire l’approfondimento dell’intervento dei Servizi nell’ambito del
conflitto familiare: oltre a ipotizzare un proseguimento del percorso formativo per gli operatori su questi argomenti, si
è anche elaborato un progetto di tirocinio formativo e di ricerca per Assistenti sociali, attivabile dal 2011, volto a realizzare sia una prima mappatura che una ricerca sulle modalità d’intervento dei Servizi di Luogo Neutro sul territorio
provinciale.
Dal 2010 è attivo e si è sperimentato, grazie alla collaborazione con l’ufficio provinciale del Sistema Informativo, il
nuovo sistema di archiviazione tramite programma Access, che ha permesso di mantenere i dati “storici” ma creando
due archivi distinti, uno relativo ai Servizi della città di Torino e l’altro a quelli della Provincia e delle altre zone, al fine
di suddividere il caricamento tra gli operatori per garantire il regolare aggiornamento dell’archivio informatico.
L’Ufficio elabora (ed inoltra regolarmente ai vari Enti Gestori) anche i dati specifici per singolo Servizio Sociale territoriale.
DATI RAPPORTI COI SERVIZI (raccolti da Ufficio S.Sociale c/o VII Sezione Civile)
NNO
TOT. INVIATI
AI SERVIZI
i cui:
Comune di Torino
cui:
Provincia di Torino
i cui:
tre zone
TOT. MINORI
COINVOLTI
2001
060
504
466
548
2002
224
535
571
766
2003
269
574
624
811
2004
324
560
691
973
2005
444
615
693
125
2006
475
645
753
167
2007
535
6
764
242
2008
603
738
802
336
2009
491
621
812
232
2010
868
740
048
701
Dalla lettura dei dati emerge quanto segue:
-
continua al Tribunale di Torino il calo delle istanze di separazione, accompagnato anche da quello dei divorzi e
delle modifiche nell’ultimo anno.
Sembra aumentare di molto (ma i dati andranno verificati accuratamente) il ricorso ai servizi sociali e sanitari
territoriali.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Servizio Sociale presso l’Autorità Giudiziaria
33
“ENFRENTAMENTO Á VIOLÊNCIA CONTRA AS MULHERES”
Progetto, finanziato dall’Unione Europea, per la realizzazione di un progetto di consolidamento della rete e le azioni di
cooperazione decentralizzata all’interno delle istituzioni e le amministrazioni pubbliche italiane e latino americane sui
diritti delle donne,con l’obiettivo di fortificare le iniziative di contrasto alla violenza nei confronti delle donne.
I partner del progetto sono:
−
−
−
−
−
Provincia di Torino capofila
Brasile: Città di Belo Horizonte, Città di Recife, Città di Contagem, Città di Araraquara, Città di Santos, Città di Teofilo Otoni
Argentina: Città di Rosário, Città di Pergamino
Uruguay: Città di Canelones
Italia: Provincia di Alessandria, Provincia di Milano, Città di Ivrea, Città di Collegno, Città di Borgiallo, Confcooperative Torino, Iscos Ong.
Il progetto ha avuto inizio nel dicembre del 2008, ha durata triennale e nel corso del 2010 ha realizzato le seguenti
attività :
−
−
−
Seminario di studio fra partners italiani e stranieri della durata di una settimana, realizzato a Torino nel mese di
marzo
19 marzo 2010 Convegno internazionale “ la Violenza contro le donne: una sfida internazionale”
Missione 31 ottobre – 14 novembre 2010 strutturata in tre gruppi tematici ( servizi, inserimenti lavorativi e sensibilizzazione)che hanno viaggiato in maniera indipendente. Ogni gruppo è stato formato da un/a rappresentante
delle città partners italiane, (nel caso del gruppo di “Sensibilizzazione”, anche da una rappresentante sudamericana), che hanno scelto come prioritaria la relativa tematica e che si sono recate/i nelle tre città latinoamericane
nelle quali si sono iniziati 15 microprogetti
Per info:
http://www.provincia.torino.it/europa/cooperazione/progetti_coop/prog_americasud/contrastoviolenzadonne
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
8 MARZO 2010
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA
Ogni anno, nel mese di marzo, questa Provincia sia autonomamente che in collaborazione con la Regione Piemonte,
la Città di Torino e alcuni Comuni del territorio realizza manifestazioni ed iniziative che richiamino l’attenzione sulle
donne.
Il Presidente incontra le dipendenti
8 marzo Auditorium Corso Inghilterra
Dopo i saluti istituzionali alle/ai lavoratrici/ori dell’Ente l’avvocata Maria Franca Mina del Forum Associazione Donne
Giuriste, ha presentato la legge sullo stalking ad un anno dalla sua approvazione
ARTESEDUTA
8 - 31 marzo
Esposizione all’interno della sede di corso Inghilterra di sedie provenienti dal vecchio teatro delle “Nuove”, ristrutturate dalle donne detenute all’interno della sezione femminile del carcere di Torino.
In collaborazione con Regione Piemonte, Città di Torino, Casa Circondariale Lorusso & Cutugno e Associazione “La
casa di Pinocchio”.
SEMINARIO “Lotta alla violenza contro le donne: una sfida Internazionale”
19 marzo
Attività di cooperazione con l’America Latina con l’obiettivo di consolidare le reti e le azioni decentrate all’interno delle
istituzioni e le amministrazioni pubbliche italiane e latino americane sui diritti delle donne per rafforzare le iniziative di
contrasto alla violenza nei confronti delle donne;
34
Mostra fotografica UOMINI IN GUERRA, DONNE AL LAVORO
5-12 marzo Atrio dello scalone d’Onore – Palazzo Cisterna –
Immagini fotografiche di donne al lavoro nelle fabbriche della Società Nazionale Officine Savigliano durante la Grande
Guerra – Stabilimenti Torino e Savigliano periodo 1916/17
Pari Opportunità: Strumenti Per La Formazione Nelle Scuole E Nelle Agenzie Formative
Palazzo Cisterna Sala Marmi
Incontro di presentazione e sensibilizzazione inerente agli strumenti utili alla formazione sulle tematiche di parità nelle scuole e nelle agenzie formative.
Approfondimento con l’Assessore alle Politiche Attive di Cittadinanza, Diritti Sociali e Parità, l’Assessore all’Edilizia scolastica, patrimonio e istruzione e l’Assessore al Lavoro, Formazione professionale, Orientamento per il mercato del
lavoro
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
35
POLITICHE E INTERVENTI
A FAVORE DI MINORI E GIOVANI
ASILI NIDO
La dimensione programmatoria in capo alle Province in materia di asili nido, in particolare nella definizione dei
finanziamenti annuali finalizzati al funzionamento e alla gestione degli asili nido comunali, si è complessificata nel
corso degli anni.
La legge regionale n. 3 del 15/01/1973 stabilisce i “Criteri generali per la costruzione, l’impianto, la gestione ed il
controllo degli asili nido comunali costruiti e gestiti con il concorso dello Stato e con quello della Regione”. Con la
legge regionale n. 1 del 08/01/2004 “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e
servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento” la Regione Piemonte ha individuato le Province quali Enti
intermedi di programmazione e soggetti decentrati delle politiche regionali e di coordinamento del territorio,
attribuendo, tra le altre, alle Province stesse ai sensi dell’art. 5, comma 2, lettera h) le competenze in materia di asili
nido comunali ed erogazione dei relativi contributi, completando così il processo di delega delle funzioni avviato con
il D. Lgs. 112/1998.
In particolare si evidenziano tra le competenze:
•
•
la predisposizione di un Piano annuale per l’erogazione di contributi agli Enti gestori per la gestione, il funzionamento e la manutenzione ordinaria degli asili nido comunali;
la concessione, su richiesta, dell’autorizzazione allo svincolo d’uso degli asili nido costruiti, acquistati o riattati
con i contributi regionali previsti dalla L.R. 3/73.
Con l’art. 64 della citata L.R. n. 1/2004 (che ha modificato il comma 1 dell’art. 1 della L.R. n. 3 del 15/01/1973), i
contributi economici annuali, in precedenza assegnati a Comuni e Consorzi di Comuni a condizione che provvedano
direttamente alla gestione degli Asili Nido, possono essere assegnati anche a Comuni e Consorzi che utilizzino forme
di gestione indiretta per la gestione degli stessi; dall’anno 2004 si è dunque allargata (a specifiche condizioni) la
possibilità di finanziamento anche agli Enti titolari di asili nido che adottino modalità di gestione indiretta, affidando
il servizio a terzi mediante procedure che tengano conto delle norme nazionali e comunitarie in materia.
Utile nella definizione è l’indirizzo normativo promosso dalla D.G.R. n. 79-2953 del 22/05/2006 che, in specifico,
approva le linee guida previste dall’art. 31 della L.R. 1/2004 per la regolamentazione dei rapporti tra enti pubblici e
terzo settore, con particolare riferimento ai sistemi di affidamento dei servizi alla persona, fornendo indirizzi applicabili alle modalità di gestione indiretta dei servizi di asilo nido.
In particolare la presenza di forme sempre più articolate e non standardizzate di gestione indiretta degli asili nido
comunali (a fronte di una normativa regionale che risale al 1973, in attesa di una compiuta Legge Regionale in
materia di servizi socio-educativi per la prima infanzia), ha comportato nelle precedenti annualità un lavoro di
puntualizzazione nelle modalità di richiesta del finanziamento, con conseguente necessità di un provvedimento
preventivo che ne autorizzasse l’applicazione, a monte di tutto il processo.
Nel 2010 il piano di riparto dei finanziamenti provinciali si è realizzato secondo i criteri e modalità per la richiesta di
contributi fissati nella Delibera di Giunta provinciale n. 621 del 22/12/2009. In virtù del meccanismo di verifica
finanziaria previsto si è reso necessario introdurre la modalità dell’acconto/saldo in sostituzione del contributo
erogato in un’unica soluzione (in vigore fino alla precedente annualità). Il lavoro preparatorio alla predisposizione
del piano di riparto ha comportato dunque un notevole lavoro di esame della documentazione relativa alla gestione
indiretta e dei rendiconti finanziari in sinergia con gli Uffici Amministrativo e di Ragioneria. Il piano di riparto è stato
approvato con Delibera 775 del 13/07/2010, che contemporaneamente assegna i contributi e liquida gli acconti. In
seguito gli Enti hanno dovuto inviare i rendiconti consuntivi da luglio a dicembre 2010, in base ai quali si sono
liquidati (previa verifica degli stessi) i saldi dei contributi.
Appare evidente quanto tale processo abbia comportato un aggravio dell’attività amministrativa sia nella valutazione
delle domande sia nel monitoraggio dei finanziamenti. L’intero processo viene seguito secondo criteri dettati dal
Sistema di gestione per la qualità ISO 9001 che prevede anche la verifica della soddisfazione del cliente (customer
satisfaction).
36
Indagine di customer satisfaction
L’Ufficio programmazione Territoriale ha inoltre realizzato in collaborazione con il Servizio Sviluppo Organizzativo,
Regolamenti e Qualità - un’indagine di customer satisfaction finalizzata a raccogliere informazioni utili e criteri per
valutare l’intero processo di finanziamento degli asili nido comunali e raccogliere suggerimenti per le prossime
annualità -; la ricerca era rivolta agli Enti Pubblici (Comuni, Consorzi e Comunità Montane) che percepissero un
finanziamento provinciale finalizzato al funzionamento e alla gestione ordinaria degli asili nido comunali.
A tale scopo i referenti dell’asilo nido sono stati invitati, da parte del Servizio sviluppo organizzativo, regolamenti e
qualità, a compilare un questionario semi-strutturato pubblicato on-line.
Hanno preso parte all’indagine complessivamente 48 Comuni (nel conteggio sono compresi anche un Consorzio
intercomunale e una Comunità Montana) che hanno ricevuto il finanziamento provinciale nel 2009, presso cui si
contano 51 referenti.
Dall’analisi dei dati (tratta dal report “Nido d’Infanzia. L’opinione degli operatori che si occupano della gestione degli
asili nido comunali presenti sul territorio provinciale” a cura dei due Servizi intervenuti nella ricerca e al quale si
rimanda per eventuali approfondimenti) i rispondenti esprimono un grado di accordo medio - alto in merito ai criteri
di finanziamento adottati dalla Provincia per definire le quote spettanti a ciascun asilo nido ed il 75% di essi esprime
opinione favorevole sugli ulteriori criteri richiesti in caso di gestione indiretta da parte dell’Ente titolare dell’asilo nido
(ad esempio tramite appalto di Servizi). I rispondenti sono dunque concordi nel ritenere necessari per la trasparenza, i criteri di finanziamento, i quali vengono considerati abbastanza adeguati e con parametri quantitativi soddisfacenti.
Si registra un buon livello di soddisfazione per gli aspetti connessi alla richiesta del contributo, come il tempo
intercorrente tra la pubblicazione della domanda di contributo e la data di scadenza per la presentazione, la congruenza tra la valutazione effettuata dalla Provincia sulla scheda finanziaria e i criteri definiti dalla Delibera di Giunta
e il tempo intercorrente tra la data di scadenza per la presentazione della domanda di contributo e la data di
comunicazione dell’esito da parte della Provincia. Leggermente inferiore la soddisfazione (benché nel complesso
positiva) per la semplicità e la chiarezza della modulistica e per l’iter burocratico da seguire per ottenere il contributo. Il giudizio è meno positivo, invece, in riferimento ai tempi di attesa del finanziamento e all’entità delle somme
erogate.
Coloro che si sono rivolti, telefonicamente, al Servizio provinciale competente sono molto soddisfatti dal servizio
offerto, così come quelli che hanno ricevuto risposte via e-mail. Sono pochi coloro che si sono presentati personalmente presso gli uffici di C.so Lanza 75, ma anch’essi sono molto soddisfatti.
È stato infine interessante rilevare come molti Enti coinvolti nell’indagine realizzassero attività di monitoraggio e
valutazione sulla qualità del servizio educativo; tra gli strumenti utilizzati più spesso a tali fini vi sono i controlli
interni e i questionari di rilevazione della soddisfazione somministrati alle famiglie.
Per comprendere al meglio le esigenze e i rilievi espressi dagli Enti nell’indagine si sono presentati i dati relativi alla
ricerca di customer e di analisi del contesto nell’incontro pubblico organizzato il 14 dicembre u.s. In detto incontro,
dopo una puntuale esposizione dell’indagine da parte del Servizio Sviluppo Organizzativo e Qualità, l’Ufficio Programmazione Territoriale ha ricostruito la storia del percorso di lavoro con gli Enti dal 2002 ad oggi, si sono illustrati
i criteri e le modalità di finanziamento previste dalla Deliberazione di Giunta provinciale n 1320-43785 del 7 dicembre 2010 ed infine si sono esposti gli intenti futuri. Dopo un vivace e attento dibattito si è formulata la proposta di
costituzione di un gruppo tecnico di lavoro che avrà come obiettivo primario l’individuazione e definizione di un
quadro di criteri di qualità in tema di gestione degli asili nido comunali ritenuti prioritari, sia attraverso
l’individuazione di alcuni standard qualitativi che devono essere presenti all’interno del servizio, sia attraverso il
riconoscimento della realizzazione di progetti integrativi e/o aggiuntivi al servizio di asilo nido realizzati dalla struttura.
Il gruppo di lavoro sarà composto da alcuni funzionari responsabili referenti degli Asili Nido comunali, individuati
dalle Amministrazioni titolari degli Asili Nido stessi (non tecnici degli eventuali Enti gestori) composto con criteri che
tengano conto della rappresentatività delle numerose strutture presenti sul territorio provinciale e delle loro caratteristiche.
Nel D.G.P. sopra citata inoltre, in sintonia con la normativa vigente e nel riconoscimento della più ampia autonomia
programmatoria e gestionale dei Comuni titolari del Servizio di Asilo nido, si è ritenuto per l’annualità 2011 di non
dover ulteriormente richiedere nell’istanza, ai fini della concessione del contributo annuale né documentazione
specifica nel caso di modalità di gestione indiretta degli Asili nido stessi, né dati di natura economico-finanziaria (se
non a fine statistico nella scheda di rilevazione)
37
L’intento è infatti di caratterizzare in futuro l’intervento provinciale non soltanto come riparto del budget destinato ai
contributi finalizzati al funzionamento e alla gestione degli asili nido comunali, ma anche come espressione di una
competenza programmatoria pedagogica attenta alla complessità ed all’evoluzione dei Servizi alla prima infanzia,
con l’intento di valorizzare le eccellenze e gli standard di qualità dei Servizi che molti Comuni del territorio esprimono anche con l’investimento di notevoli risorse finanziarie e di personale.
Alcuni dati sulle strutture e sul piano di riparto
Con l’estensione dal 2004 della possibilità di finanziamento degli asili nido comunali a gestione indiretta, si è
riscontrato un aumento nel numero di asili nido beneficiari nel piano di riparto annuale dei contributi e di posti
bambino, come si evince dallo schema che segue:
ASILI NIDO COMUNALI PROVINCIA DI TORINO
Annualità
2002/3
2003/4
2004/5
2005/6
2006/7
2007/8
2008/9
N° asili nido
Torino
45
49
49
49
49
53
53
N° asili nido
fuori Torino
51
54
57
60
62
66
68
N° asili nido
totali
96
103
106
109
111
119
121
Capienza asili
città di Torino
3.295
3.292
3.716
3.716
3.714
3.885
3.877
Capienza asili
comuni territorio provinciale
2.586
2.767
2.792
2.933
2.997
3.075
3.115
Capienza totale
5.881
6.059
6.508
6.649
6.711
6.960
6.992
Tab. 1 riepilogo numero asili/capienza
Complessivamente il numero di posti/bambino attivati nell’anno 2008/9 dagli asilo nido è di 6.992 unità di cui
3.877 negli asili del Comune di Torino e 3.115 nel restante territorio provinciale.
Quanto sopra descritto ha comportato un aumento del budget relativo ai singoli piani di riparto annuali destinato
agli asili nido del territorio provinciale e precisamente:
Annualità
TOTALE
BUDGET
FINANZ.
ANNO
2002/3
ANNO
2003/4
ANNO
2004/5
ANNO
2005/6
ANNO
2006/7
ANNO
2007/8
ANNO
2008/9
5.844.272
6.103.000
6.103.000
6.103.000
6.346.440
6.551.476
6.488.075
Dalla tabella sopra riportata si può notare come nell’annualità di finanziamento 2009/2010 (relativa all’anno scolastico 2008/9) i nidi finanziati con il piano di riparto provinciale sono stati complessivamente 121, quindi 2 in più
rispetto alla precedente annualità; ciò nonostante il budget assegnato è di 63.400 euro in meno rispetto alla
precedente annualità. La causa è da imputarsi in parte anche alle nuove norme introdotte dalla Delibera del 2009
che prevedevano la riduzione del finanziamento ai Comuni in relazione al disavanzo tra le spese e le risorse dell’Ente
sul capitolo degli asili nido.
Sempre in questa annualità sono state inoltrate 4 nuove domande di finanziamento di cui 1 non è risultata ammissibile per mancanza dei requisiti richiesti ai fini del contributo; delle 3 nuove domande 2 sono relative ad asili nido a
gestione indiretta, con affidamento del Servizio attraverso la modalità della concessione. Non è stato inoltre possibi-
38
le accogliere la domanda relativa a 2 strutture finanziate nelle precedenti annualità per assenza dei requisiti richiesti
nella gestione indiretta.
Sono state complessivamente finanziate 17 strutture a gestione indiretta di cui 3 appartengono alla Città di Torino,
14 al territorio provinciale; in 9 casi si affida il Servizio di asilo nido tramite appalto, in 8 casi tramite Concessione.
Ben 3 le strutture gestite da Società a Capitale Pubblico e 2 da un’ Azienda Speciale Multiservizi.
Sempre più frequenti le situazioni a gestione mista: 20 asili nido con gestione solo parzialmente diretta; in queste
strutture infatti vi è l’affidamento all’esterno di Servizi sostitutivi e integrativi del personale educativo, di attività di
supporto delle attività educative, della gestione delle attività integrative complementari o di parte delle sezioni del
nido. Questa trasformazione delle realtà delle strutture per la prima infanzia sembra essere sempre più rilevante.
Rispetto ai Soggetti Gestori del Servizio nei casi di gestione indiretta si rilevano le seguenti tipologie:
− in 12 casi è una Cooperativa o Consorzi o A.T.I. (Associazione Temporanea d’Impresa) tra Cooperative;
− in 5 casi viene scelto un soggetto privato.
Se si visualizza l’andamento negli anni dell’aumento dei posti bambino si può dunque notare un accrescimento più
rilevante in alcune annualità e meno in altre (ad esempio nell’anno 2009):
Dalla tabella successiva in dettaglio l’aumento dei posti bambino medio: nel 2009 l’aumento complessivo è dello
0,5%, con un decremento dello 0,2% nella Città di Torino e un aumento dell’1,3% nel territorio provinciale. Occorre
precisare che il dato non rileva i posti bambino attivati nei 3 asili nido comunali (1 del Comune di Torino e 2 del
territorio) che non hanno ricevuto un finanziamento in assenza dei requisiti richiesti dal provvedimento Provinciale.
Var
%
2004
Posti
aum.
aum.
bamb.
Var
posti
posti
%
bamb.
bamb.
2005
2006
Torino
3539
3716
177
5,0
3716
-
0,0
Fuori TO
2766
2792
26
0,9
2932
140
Totale
6305
6508
203
3,2 6648
140
PROV.
Torino
Posti
bamb.
Posti
bamb.
Posti
bamb.
aum.
posti
bamb.
Var
%
3714
-2
-0,1
5,0
2997
65
2,2
6711
63
2007
Posti
bamb.
aum.
posti
bamb.
Var
%
3885
171
4,6
2,2
3075
78
0,9
6960
249
2008
Posti
bamb.
aum.
posti
bamb.
Var
%
3877
-8
-0,2
2,6
3115
40
1,3
3,7
6992
32
0,5
2009
Tab. 2 andamento negli anni dell’aumento dei posti bambino
39
Si può rilevare inoltre dalla tabella successiva come la quota di domande in lista d’attesa (non accolte) delle strutture stia diminuendo negli anni (da 46,8% nel 2004 all’attuale 32,8%), con conseguente aumento delle domande che
hanno trovato accoglimento (da 53,2% nel 2004 all’attuale 67,2%); già nell’anno precedente si ipotizzava che il
fenomeno fosse spiegabile con l’ampliamento dell’offerta di posti in strutture educative complessive (oltre al privato
le “sezioni primavera”, i finanziamenti della Regione Piemonte finalizzati all’ampliamento dei posti complessivi degli
asili nido ecc..).
Anno
domande
% dom
posti attinon accol- non accolvati
te totali
te
% dom
accolte
richieste
totali
n° nidi
% dom
non accolte per nido
2004
5543
46,8
6306
53,2
11849
103
53,8
2005
5260
44,7
6508
55,3
11768
106
49,6
2006
5386
44,8
6648
55,2
12034
109
49,4
2007
5825
46,5
6711
53,5
12536
111
52,5
2008
3285
32,1
6960
67,9
10245
119
27,6
2009
3411
32,8
6992
67,2
10403
121
28,2
Tab. 3 riepilogo andamento domande accolte/lista d’attesa
Rispetto alla precedente annualità però si osserva che il fenomeno della tendenza alla diminuzione complessiva delle
domande totali subisce un “arresto”: a fronte della significativa diminuzione della precedente annualità, nel 2010 vi
è un aumento delle domande non accolte: da 32,1% sul totale delle domande nel 2009 a 32,8% nel 2010. Ogni
nido ha dunque mediamente il 28,2% di domande non accolte sul totale delle domande pervenute nel 2009 contro il
27,6% del 2008.
I nuovi “posti bambino” complessivamente attivati, tra il 2004 e il 2009, nel territorio provinciale sono 349.
Per quanto concerne le istanze di svincolo d’uso, nell’anno considerato, non sono pervenute richieste in merito.
40
Rilevazione dati
A partire dall’anno 2004, di concerto con la Regione Piemonte, le Province piemontesi, allo scopo di monitorare
l’andamento e l’evoluzione delle strutture territoriali degli asili nido, hanno creato, utilizzando la rete informatica
RUPAR Piemonte, un sistema di rilevazione e imputazione dei dati relativi agli asili nido beneficiari dei finanziamenti
annuali; i dati richiesti, inviati dagli Enti titolari degli Asili Nido contestualmente alla domanda di contributi per la
gestione, il funzionamento e la manutenzione ordinaria, sono relativi a quattro ambiti informativi di analisi:
•
•
•
•
l’utenza (n. complessivo di bambini frequentanti, bambini diversamente abili, provenienti da altri Comuni, con
genitori non comunitari, ecc..);
il funzionamento delle strutture (ore di apertura giornaliera, chiusura estiva, lista d’attesa, ecc);
il personale delle strutture (formazione, tipologia di contratto, personale di supporto, ore di consulenza degli
specialisti, ecc..);
la gestione finanziaria (entrate-spese della struttura, rette utenza, tipologie delle rette).
La banca dati, che fa parte della rete informatica RUPAR Piemonte (Rete Unitaria Pubblica Amministrazione
Regionale), gestito dal C.S.I. Piemonte, ha sostenuto e rinforzato il sistema di monitoraggio sull’andamento dei
fenomeni collegati alle strutture per la prima infanzia.
TAVOLO DI COORDINAMENTO SULL’AFFIDAMENTO FAMILIARE
L'affidamento familiare è un intervento fondamentale in materia di sostegno alle famiglie in difficoltà. È uno degli
interventi di tutela più significativi degli interessi e dei diritti dei bambini e degli adolescenti che vivono in condizioni
di disagio, e rappresenta per molte famiglie in difficoltà un sostegno irrinunciabile. Nella realtà operativa è però un
intervento molto complesso e delicato, per il quale i Consorzi e le Comunità Montane gestori dei Servizi Sociali
investono notevoli risorse professionali.
L’affido esprime appieno il diritto di un bambino a crescere ed essere educato nell'ambito DI UNA FAMIGLIA, la
propria, ma anche DI UN'ALTRA FAMIGLIA qualora sia temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo,
senza confusioni con l'istituto dell'adozione. Non si tratta di pensare ad una nuova famiglia "al posto di", ma di
garantire al bambino una “famiglia in più”, a sostegno di quella di origine che è in difficoltà, così come ribadisce la
Legge n. 149 del 28/03/2001 “Diritto del minore ad una famiglia” di modifica della Legge 04/05/1983 n.184 “Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori”.
Parlare di affidamento familiare ci porta inoltre ai temi dell’accoglienza e della solidarietà, delle reti di famiglie
“organizzate” e presenti sul territorio, delle sfide educative che ci interpellano oggi come genitori, cittadini, insegnanti, operatori sociali...
La Legge Regionale “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e
riordino della legislazione di riferimento” n.1 del 08/01/2004, all’art. 41 comma 1 valorizza il ruolo peculiare delle
famiglie nella formazione e nella cura della persona e pone all’art. 44 punto h il sostegno all’affidamento familiare
tra le priorità di intervento nella programmazione per le politiche per l’infanzia.
Con Deliberazione n. 1267-391333 del 3 ottobre 2005 la Giunta Provinciale ha approvato la costituzione del “Tavolo
Provinciale permanente di Coordinamento sull’Affidamento Familiare” costituito dai rappresentanti dei Consorzi e
delle Comunità Montane della provincia di Torino in qualità di Enti Gestori dei Servizi Sociali e l’adesione della
Provincia di Torino al Coordinamento Nazionale Servizi Affidi.
Le attività del gruppo hanno avuto ed hanno come obiettivo l’efficacia e l’efficienza dell’intervento dei referenti
territoriali nel proprio ambito di competenza e quindi sono orientate a lungo termine all’aumento del numero degli
affidamenti familiari e della loro qualità, con parallela riduzione del numero di minori inseriti in comunità e della
durata del loro inserimento.
Sono continuati nel 2010 gli incontri del tavolo (ogni 3 mesi circa). L’attività prioritaria svolta risponde ad obiettivi di
scambio, confronto e sinergia tra territori diversi. Nel corso degli incontri viene dato infatti adeguato spazio sia allo
scambio di informazioni su eventi/iniziative svolte nei singoli territori, sia al confronto a partire da temi/criticità
lavorative portate in gruppo dai singoli referenti.
Il gruppo, infatti, nasce dalle necessità di operatori che condividono realtà e criticità lavorative simili, con un’identità
organizzativa simile in quanto collegata alle caratteristiche dell’ente Consorzio o Comunità Montana in qualità di Enti
Gestori dei Servizi alla persona.
41
Il tavolo ha permesso un costante e significativo scambio di informazioni, in particolare sul difficile tema della
ricerca di nuove famiglie affidatarie; il confronto e lo scambio hanno consentito la circolazione di nuove idee e la
possibilità di adattare al proprio territorio modelli già sperimentati in altri, l’accrescimento di saperi e linguaggi
comuni, verso un modello condiviso di intervento sugli affidamenti familiari.
Sono proseguiti anche nel 2010 gli “appelli delle necessità”: durante gli incontri del gruppo o tramite e-mail (inviate
all’ufficio Provinciale che provvede ad inviare a tutti gli Enti gestori con le dovute cautele di tutela dell’anonimato del
minore) un’équipe territoriale sottopone alle altre una situazione di un/una minore per il/la quale si ricerchi una
famiglia affidataria in situazioni in cui le famiglie affidatarie del territorio di appartenenza non siano compatibili con
la situazione o il minore debba essere allontanato, anche fisicamente, dall’ambiente della famiglia naturale in
situazioni di gravità.
Grazie a questa modalità di lavoro del tavolo nel 2010 ben due minori hanno trovato una famiglia affidataria. è un
successo se si pensa che all’”appello delle necessità” arrivano in genere le storie più complesse e più “difficilmente
collocabili”.
Il confronto con il Comune di Torino (dal 2006 partecipa ai lavori del gruppo una rappresentante della Casa
dell’affido del Comune di Torino) è finalizzato alla ricerca di modalità di lavoro comuni in materia di affidamento
nelle situazioni di passaggio di situazioni in carico ai Servizi Sociali tra Torino e territori provinciali e viceversa
(prassi, tempi ecc), o in situazioni di famiglie che si propongono come affidatarie nei territori in cui non sono
residenti.
Nell’anno 2010 si è inoltre svolto un tirocinio curriculare universitario che ha visto protagonista una referente del
Tavolo, in quanto iscritta al Corso di Laurea di II livello in Politiche e Servizio Sociale della Facoltà di Scienze
Politiche dell’Università degli Studi di Torino. Il tirocinio ha avuto una connotazione molto particolare avendo la
studentessa già un bagaglio di conoscenze del tema e della realtà operativa, incentrandosi sull’indagine di un tema
che da tempo il Tavolo intendeva esplorare. In particolare il tirocinio si è focalizzato sulla sperimentazione di un
modello interpretativo della realtà territoriale provinciale in tema di affido, a partire dall’esperienza delle prassi
consolidate nei Servizi, attraverso l’analisi comparata dei riferimenti normativi e dei modelli organizzativi, anche
come stimolo ad un lavoro di riflessione del Tavolo sul “modello provinciale”.
L’Ufficio Provinciale aveva già provveduto negli anni precedenti a raccogliere la documentazione utile (regolamenti,
protocolli e modulistica) dei Consorzi e Comunità Montane in tema di affido ai fini della banca dati promossa
all’interno del progetto nazionale promosso dal Ministero del lavoro della Salute e delle Politiche Sociali “Un percorso
nell’affido” e realizzato in concorso con il Coordinamento Nazionale Servizi Affido .
Nell’analisi si è utilizzata una griglia di rilevazione in cui sono stati sintetizzati i contenuti dei regolamenti territoriali
attraverso alcuni focus di osservazione quali il contesto organizzativo, la promozione dell’affido, il sostegno alla
famiglia affidataria, le tipologie di affido, ecc
Il lavoro di analisi è stato concertato con il Tavolo, che ha potuto e saputo dare anche suggerimenti utili nei feed
back su alcuni elementi dell’indagine. Il coordinamento ha concordato sull’utilità del lavoro, soprattutto in un’ottica
di individuazione delle “buone prassi”, raccogliendo lo “stato dell’arte” dei modelli territoriali con la possibilità di
delineare possibili indicazioni migliorative. È previsto per il 2011 un incontro pubblico di restituzione dei dati
dell’indagine con gli Enti gestori del territorio.
Sono proseguiti nel 2010 gli incontri (2 all’anno) del Tavolo con le Associazioni che operano sul territorio in tema di
affido, con le quali uno o più Enti Gestori del territorio provinciale (escluso il Comune di Torino che si confronta con
il proprio istituzionale già operante da anni) abbiano un’esperienza di collaborazione consolidata nel tempo. Obiettivo del gruppo di lavoro è condurre una riflessione “operativa” sul rapporto tra Servizi e Terzo Settore sui reciproci
ruoli e avviare collaborazioni in tema di affido.
Dal confronto avviato, nel 2010 si è passati ad una fase maggiormente “operativa”. Tra le azioni che il gruppo sta
promuovendo si evidenzia:
−
−
un maggiore scambio e diffusione di informazioni su eventi e attività tra Enti Gestori e Associazioni, anche
attraverso l’apposita sezione dedicata ad “Eventi e iniziative” in tema di affido all’interno del sito istituzionale della Provincia di Torino. Si sta infatti procedendo, grazie ai contributi e ai suggerimenti emersi, nel
rinnovare la sezione dl sito Provinciale sull’affidamento famigliare per aggiornarlo, renderlo maggiormente
fruibile agli addetti ai lavori (Enti gestori dei servizi sociali e associazioni) ed alle famiglie.
la diffusione di una più ampia cultura dell’accoglienza dei minori in difficoltà, anche attraverso la pubblicazione di articoli su quotidiani e periodici, con la costruzione a “più mani” degli articoli stessi (già realizzato
un articolo in tal senso a fine novembre 2010 su “LA VOCE DEL POPOLO”)
42
−
la costruzione di un percorso di formazione in tema specifico di affido all’interno del quale si prevedano
momenti di formazione congiunta tra rappresentanti delle associazioni e referenti del tavolo, con laboratori
che, attraverso modalità di apprendimento partecipativo, consentano di preparare e guidare eventuali sperimentazioni “pilota”.
Il Tavolo permanente provinciale aderisce al Coordinamento Nazionale Servizi Affido, costituitosi nel 1998; al
Coordinamento Nazionale Servizi Affido Nazionale aderiscono 74 Enti pubblici tra Comuni, Consorzi, Aziende Sanitarie, Province e Regioni. Riconoscimento della significatività del lavoro svolto dal gruppo si è avuta nella partecipazione attiva il 16 e 17 marzo 2010 u.s. a Potenza al seminario tematico “Le buone prassi dell’affido familiare” e
nello scambio interregionale tra operatori dei Servizi Affidi Regione Piemonte e Regione Veneto svoltosi a Torino il
22 ottobre 2010; in entrambi i casi si è portata l’esperienza del Tavolo Provinciale Queste iniziative sono parte di un
più ampio progetto del Ministero del lavoro della Salute e delle Politiche Sociali denominato “Un percorso nell’affidoProgetto nazionale di promozione dell’affidamento familiare” che prevede sia la mappatura dei Servizi che la raccolta
delle modalità organizzative e delle “buone prassi” in tema di affido a livello nazionale.
Stante l’adesione del Tavolo al Coordinamento Nazionale Servizi Affido la riunione periodica è inoltre sia uno spazio
importante di informazione degli Enti Gestori su eventi nazionali in tema di affido e di interventi in ambito di minori,
sia uno spazio di apertura ad un confronto più allargato con modalità organizzative e nuove risorse in tema di
accoglienza dei minori che si possono cogliere dal panorama nazionale.
Nel 2010 inoltre si è assistito nel gruppo ad un rilevante turnover di referenti nel gruppo; per facilitare l’inserimento
nel gruppo dei partecipanti l’Ufficio ha promosso incontri individuali di informazione preliminari alla partecipazione
alla riunione collettiva; ciò nonostante il ricambio contemporaneo di più persone ha “fisiologicamente” rallentato in
parte i ritmi di lavoro e richiesto maggiori interventi di “manutenzione” del gruppo.
La situazione ha però evidenziato le risorse rilevanti del gruppo che riesce comunque a “tenere” grazie al lavoro
“compensatorio” dei referenti più “storici” ed alla “strutturazione” delle modalità di lavoro che favoriscono
l’inserimento dei nuovi operatori.
Negli anni si sono intensificati infine gli scambi e le comunicazioni, sia telefoniche che via e mail, innescate dalla
presenza sul sito provinciale. Le richieste sono prevalentemente:
−
−
di famiglie o singoli che chiedono informazioni sull’affidamento familiare, che, dopo una prima risposta sui temi
specifici richiesti, vengono “accompagnati virtualmente” ad un’incontro con gli operatori sociali del territorio di
residenza
di studenti universitari con richiesta di informazioni sul tema e sulle esperienze sull’affidamento, di bibliografia o
alla ricerca di esperti da intervistare per le tesi; anche in questo caso l‘Ufficio Provinciale svolge un lavoro di
“rete” tra gli studenti ed il territorio, nonché di raccolta e catalogazione e circolazione delle informazioni e materiali in tema.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Programmazione Territoriale
I PIANI LOCALI GIOVANI
La Deliberazione 71-7298 del 29/10/2007 della Regione Piemonte ha innovato gli interventi in materia di politiche
giovanili attraverso l'approvazione in via definitiva del Quadro strategico dell'APQ (Accordi di Programma Quadro)
per la promozione delle opere giovanili e l'elenco degli interventi da ricomprendere nell'APQ stessa, così come
concertato con la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento delle politiche e le attività sportive e con il
Dipartimento per le politiche e lo sviluppo territoriale e le Intese - e con il Ministero dello Sviluppo Economico.
La successiva Deliberazione n. 90-7844 del 17/12/2007 ha approvato lo schema di APQ "Pyou: Passione da vendere", all'interno del quale venivano finanziati 13 interventi, tra i quali l'intervento PA/05 "Attuazione della pianificazione strategica locale per i giovani" che vede quali soggetti attuatori oltre la Regione Piemonte le Province piemontesi.
Coerentemente con il documento regionale la Provincia di Torino ha approvato, con DGP 661-36211del 25 giugno
2008, l'attuazione della pianificazione strategica locale per i giovani. A partire da tale data l'ufficio ha operato sul
territorio per l'applicazione delle Linee Guida Regionali e in data 25 maggio 2009, con deliberazione della Giunta
Provinciale n. 764-21923/2009, è stato approvato il Piano Locale Giovani provinciale.
In particolare si è voluto creare e mettere a regime, là dove già esistente, il lavoro di rete dei territori, in cui i
protagonisti principali sono gli Enti Locali vicini ai giovani ed i giovani stessi, non più esclusivamente destinatari delle
politiche ma reali protagonisti. Per far questo è stato organizzato un incontro per ciascun bacino territoriale di
presentazione e di riflessione sulle nuove indicazioni estrapolate daIl'APQ.
43
Nella sua attuale veste il Piano Locale Giovani è "lo strumento, promosso dagli Enti Locali, che rappresenta il
processo di negoziazione tra più enti, istituzioni, organizzazioni e altri soggetti collettivi al fine di armonizzare
interessi diversi e individuare obiettivi comuni per l'attuazione di politiche giovanili orientate allo sviluppo locale nel
suo complesso e all'aumento della partecipazione dei giovani ai processi decisionali locali".
L'attuazione dei singoli Piani locali giovani deve prevedere la formalizzazione di un accordo a livello territoriale
all'interno del quale attori pubblici e privati definiscono:
-
-
un ente referente della progettazione locale;
le priorità da affrontare nel territorio di competenza nei settori nei quali è stata riconosciuta la responsabilità principale delle autorità locali (sviluppo economico, occupazione, innovazione, educazione, inclusione
sociale e coesione, sviluppo sostenibile dell'ambiente, ..);
le risorse e gli strumenti finanziari più adatti per risolvere i problemi specifici del loro territorio;
le modalità di accesso alle risorse per i giovani.
Successivamente agli incontri di presentazione (81 in totale) i territori, informati sugli obiettivi della nuova azione di
politica giovanile, hanno definito l'aggregazione territoriale più opportuna per la realizzazione dei rispettivi Sub Piani
Locali Giovani, individuandone 25.
Generalmente i bacini sono stati definiti in base alla suddivisione del territorio per l'attuazione dei Piani di Zona
(PdZ), ma in alcuni territori gli Enti si sono espressi per aggregazioni differenti da quelle proposte dai PdZ, motivando tale scelta con la differenza di bisogni e con specifiche richieste dei giovani residenti. È questo il caso della Val di
Susa che ha optato per la costituzione di tre diversi Sub Piani Locali Giovani, il primo di Alta valle, il secondo di
Media Valle ed il terzo di Bassa Valle; sempre per detta motivazione anche nel bacino di Ivrea si sono venuti a
formare due distinti Sub PLG: il primo con il Comune di Ivrea quale ente capofila, il secondo con la Comunità
Montana Valchiusella ente capofila e rappresentante di altre due Comunità Montane la Dora Baltea Canavesana e la
Valle Sacra.
I Piani Locali Giovani realizzati sono rappresentati da un Ente Locale referente della progettazione locale che,
raccolti gli atti di adesione dei singoli comuni, ne ha deliberato la formale costituzione ponendosi come garante della
progettazione e gestione di tutti i rapporti amministrativi/finanziari con la Provincia.
La cartina sotto riportata evidenzia la composizione e l'allocazione dei 25 Sub Piani Locali Giovani al 31/12/2010:
44
L'attuazione dei Sub Piani Locali giovani ha coinvolto più dell'80% del territorio: dei 315 comuni che compongono la
provincia di Torino ben 256 hanno aderito alla costituzione dei rispettivi Piani locali Giovani (PLG).
Il lavoro dei Sub Piani Locali ha rispecchiato la realtà dei singoli territori, una realtà molto diversa da territorio a
territorio: da realtà territoriali che da anni lavorano sulle politiche giovanili in sinergia con altri territori limitrofi, con
il privato sociale ed i giovani del territorio, a realtà territoriali in cui fanno la loro comparsa per la prima volta le
politiche rivolte ai giovani, tanto più se in sinergia con altri enti.
Persone degli Enti referenti coinvolte nel processo
Tecnico/amministrativi
30
Politici
26
Comuni/comunità montane aderenti ai sub_PLG
Comuni
256
Comunità montane
9
Altri soggetti coinvolti nel sub_PLG
Consorzi
7
Cooperative
20
Associazioni
30
Forum giovani
4
Asl
2
Società
2
Scuole/centri formativi
14
Gruppi giovani
21
Parrocchie
7
Fondazioni
1
Strutture provinciali altre
4
Volontari di SCN
7
Centri del protagonismo giovanile
11
Strutture private
1
Le schede di Monitoraggio della prima annualità (maggio 2010) hanno indagato tre diversi aspetti:
•
•
•
Le difficoltà riscontrate;
Il successo percepito in merito ai diverse elementi (di processo e di risultato) comuni ai PLG;
Il grado di soddisfazione:
45
Le soddisfazioni
I successi
8
7
7
6
6
5
5
4
3
4
2
1
2
0
to
il
en
e
o
di
om
m
et
od
tt
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ar
g
og
e
pr
livello di
gradimento dei
destinatari
raggiungimento
obiettivi
tempi
organizzativi
tempi per lo
svolgimento del
progetto
tempi per il
completamento
della
progettazione
0
pr
pe
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1
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o
o
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ne
3
Le difficoltà
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
0
coinvolgimento coinvolgimento
giovani
attivo dei
giovani alle
iniziative
coinvolgere
partner
altro
L'attuale situazione della seconda annualità (giugno 2010 – maggio 2011) è stata fotografata dalla
scheda di monitoraggio intermedia:
Le Azioni delle linee guida previste dalla Provincia di Torino (DGP 764-21923 del 25 maggio 2009) per la
realizzazione dei PLG risultano così presidiate
46
La partecipazione
19%
14%
Verso l’autonomia
personale
Sviluppare identità
14%
32%
Sostenere l’esistente
21%
Rafforzare i sistemi
locali
Il progetto: Le Iniziative di interesse provinciale
La Provincia di Torino ha promosso e finanziato le iniziative di interesse provinciale, proposte da singoli PLG,
riconducibili alla linee guida contenute nel documento “Piano Locale Giovani Provinciale: linee guida e criteri per la
progettazione”:
Iniziative di interesse provinciale
La locomotiva "ossia motivare in loco"
In forum
Giovani a rischio emarginazzione: percorsi educativi di
socializzazione e inclusione"
Seminario residenziale sull'informazione/comunicazione
ai giovani
Un nuovo informagiovani
Canavesonda
I giovani stranieri con e per le seconde generazioni
Taurus d'estate un punto verde…….sotto casa
La citta' fa spazio ai giovani
Tavolo giovani nichelino
Keep on skate - kos
Idee e progetti dei giovani
Giovaniduepuntozero
Giovani occupano spazio
Proponente
Comunità Montana Valli Di Lanzo, Ceronda e Casternone
Comunità Montana Valchiusella, Valle Sacra e Dora
Baltea Canavesana
Comunità Montana Pinerolese - Territori Val Pellice,
Valli Chisone E Germanasca
Comune Di Torino
Città Di Carmagnola
Favria
Collegno
Ciriè
Moncalieri
Nichelino
Rivalta Di Torino
Rivoli
Settimo Torinese
Venaria Reale
I fondi per la realizzazione dei Sub Piani Locali ammontano per il 2009 a Euro 960.449,00 e per il 2010 a Euro
968.525,00. I Progetti e le Iniziative di interesse provinciale sono stati finanziati per un importo totale di Euro
160.409,00.
Il Seminario residenziale sull'informazione/comunicazione ai giovani
Il 2010 ha visto la città di Torino protagonista dell'iniziativa europea TORINO 2010 European Youth Capital. In
questo ambito il Coordinamento Regionale Informagiovani ha organizzato il 4 e 5 novembre il Convegno
nazionale degli Informagiovani, occasione d'incontro e di confronto tra gli operatori del settore, i giovani e i rappresentanti delle istituzioni sui temi dell'informazione e della comunicazione. In questo contesto nasce il progetto
“Young Notes - I giovani progettano l’informazione del futuro” finanziato e promosso dalla Provincia di Torino dal
47
Coordinamento Regionale con il partenariato dei comuni che a livello provinciale gestiscono servizi Informagiovani
secondo le azioni previste dal Piano Locale Giovani.
Il progetto ha coinvolto 50 giovani rappresentativi di tutte le realtà provinciali. Questi hanno partecipato ad un
seminario residenziale di tre giorni, nei giorni 28-29-30 maggio a Fenestrelle (Val Chisone) presso la struttura
residenziale di Pracatinat per confrontarsi sui temi dell’informazione e della comunicazione ai giovani e sul ruolo e
sulle prospettive dei servizi Informagiovani a livello provinciale. Lo scopo è stato quello di individuare filoni di
sviluppo e proposte progettuali di rinnovamento utili a creare servizi sempre più rispondenti alle aspettative e ai
bisogni dei giovani utenti. Attraverso tecniche di coinvolgimento e animazione i giovani potranno conoscersi,
scambiarsi idee, confrontarsi e riflettere sul significato attribuito all'informazione e sui canali attraverso cui la
reperiscono, sui loro bisogni, sull'efficacia del Web 2.0 e su altri temi che riterranno rilevanti.
I contenuti che emersi nel corso del campus sono confluiti in un documento, illustrato e condiviso durante l'estate
con altri giovani a livello locale attraverso la modalità del focus group. Questo documento è stato presentato dai
ragazzi durante il Convegno Nazionale degli Informagiovani integrandosi con i contributi elaborati da altri gruppi di
giovani provenienti dal Piemonte, dal resto d’Italia e dall’Europa.
Attività formativa
Nell'ambito delle Linee Guida per i Piani Locali Giovani delle Provincia di Torino, è stato messo a punto un programma di formazione degli amministratori locali e dei tecnici coinvolti nell'attuazione dei PLG dei sub ambiti provinciali al
fine di accrescerne i livelli di competenza e responsabilità. Il progetto si articola in due fasi distinte: la prima per
amministratori locali e la seconda per tecnici. Entrambe si sono sviluppate in 4 incontri seminariali per fornire ai
partecipanti gli elementi di base per comprendere come governare le complessità generate dalla gestione dei
progetti e dalla gestione dei flussi informativi nella Pubblica Amministrazione locale, con particolare riferimento alle
iniziative per i giovani.
Come iniziativa di interesse provinciale relativa alla prima annualità del Piano Locale Giovani è stato realizzato il
percorso formativo specifico “Politiche giovanili e Piani Locali Giovani”.
Il percorso è stato rivolto sia agli Amministratori degli Enti locali del territorio provinciale con delega alle Politiche
giovanili sia ai Referenti tecnici dei Sub Piani Locali Giovani o loro delegati. Entrambi i corsi si sono svolti nel mese di
maggio ed hanno avuto per oggetto i seguenti temi:
Corso di formazione: “Politiche giovanili e Piani Locali Giovani”, rivolto agli Amministratori
TITOLO
CONTENUTI
Giovani in ritardo
La condizione giovanile all'inizio del terzo millennio presenta i
tratti del ritardo, ovvero di un forte rallentamento (quando non
anche di deciso arresto) dei processi di crescita, di assunzione di
ruoli adulti, di inclusione sociale. Tale ritardo, manifestato da indicatori demografici ed economici, appare una questione di deficit
per l'intero sistema-Paese.
Le “nuove” politiche giovanili: dal Tratta- La storia delle politiche giovanili, seppure recente, può essere ricostruita attorno ad alcune fasi caratterizzate da diverse visioni e
to di Lisbona ai Piani Locali Giovani
da differenti modelli di azione. Oggi si sta registrando il passaggio
da una attenzione al mondo giovanile secondo una prospettiva
assistenziale, ricreativa, animativa, aggregativa, ad una attenzione verso le questioni della cittadinanza, dell’autonomia, dello sviluppo locale, della transizione verso l’età adulta. Le politiche giovanili entrano nella logica delle politiche dell’investimento, dello
sviluppo, della conoscenza, secondo le prospettiva assunte
dall’Unione Europea con la “Strategia di Lisbona”.
48
Politiche giovanili e sviluppo locale: tra- Le politiche giovanili si configurano come politiche di investimento
sversalità, integrazione e programma- sociale, dell’autonomia e della fiducia. In questo approccio, esse
zione
diventano una dimensione chiave del come si guarda lo sviluppo
sociale, culturale, economico e civile di una comunità. Si tratta
quindi di politiche che mettano insieme la promozione di competenze e abilità sociali, la riduzione delle forme di dipendenza e
ritardo nella transizione a ruoli adulti, l’opportunità di partecipare
alla costruzione del “sociale”, l’assunzione di potere e responsabilità nei diversi contesti di vita.
Istituzioni, giovani e partecipazione tra La disaffezione giovanile dalle istituzioni e dai processi di partemito e realtà
cipazione pubblica costituisce unto dei nodi del sistema democratico attuale. Spesso le politiche giovanili si assumono il compito di
“promuovere partecipazione”, ricorrendo a soluzioni e metodi differenti, che spesso si rivelano poco efficaci o effimeri. L'obiettivo
della partecipazione giovanile è anche un fattore di efficacia delle
politiche stesse, che risultano poco efficaci senza il coinvolgimen-
to diretto e concreto dei giovani nelle decisioni e nelle azioni che
li riguardano. La categoria della partecipazione diventa quindi un
orizzonte in cui agire processi di apprendimento personale e
cambiamento sociale che si influenzano reciprocamente, l’uno
necessario all’altro. La strada per fare della partecipazione il fondamento pratico della vita democratica consiste nel fare crescere
insieme la dimensione relazionale dell’individuo (la reciprocità che
genera fiducia) e il contesto sociale e istituzionale della comunità,
in modo che sfera soggettiva e sfera pubblica si possano reciprocamente influenzare, secondo i principi dei processi di empowerment e di sviluppo delle key-skills.
Corso di formazione: “Politiche giovanili e Piani Locali Giovani”, rivolto ai Referenti tecnici dei Sub
Piani Locali Giovani
TITOLO
CONTENUTI
Le “nuove” politiche giovanili: dal Tratta- La storia delle politiche giovanili, seppure recente, può essere rito di Lisbona ai Piani Locali Giovani
costruita attorno ad alcune fasi caratterizzate da diverse visioni e
da differenti modelli di azione. Oggi si sta registrando il passaggio
da una attenzione al mondo giovanile secondo una prospettiva
assistenziale, ricreativa, animativa, aggregativa, ad una attenzione verso le questioni della cittadinanza, dell’autonomia, dello sviluppo locale, della transizione verso l’età adulta. Le politiche giovanili entrano nella logica delle politiche dell’investimento, dello
sviluppo, della conoscenza, secondo le prospettiva assunte
dall’Unione Europea con la “Strategia di Lisbona”.
Politiche e interventi per l’autonomia Le politiche giovanili si configurano come politiche di investimento
personale
sociale, dell’autonomia e della fiducia. In questo approccio, esse
diventano una dimensione chiave del come si guarda lo sviluppo
sociale, culturale, economico e civile di una comunità. Si tratta
quindi di politiche che mettano insieme la promozione di competenze e abilità sociali, la riduzione delle forme di dipendenza e
ritardo nella transizione a ruoli adulti, l’opportunità di partecipare
alla costruzione del “sociale”, l’assunzione di potere e responsabilità nei diversi contesti di vita.
La partecipazione giovanile tra mito e Le politiche giovanili non sono efficaci senza il coinvolgimento direaltà
retto e concreto dei giovani nelle decisioni e nelle azioni che li
riguardano. La partecipazione costituisce l’elemento fondamentale della cultura democratica ed è strettamente collegata con la
socializzazione politica, che riguarda i valori e lo sviluppo del potenziale umano dei giovani, i loro desideri, le loro curiosità e il
piacere di scoprire e sperimentare per sviluppare nuove prospettive. Tuttavia i giovani non si fanno coinvolgere facilmente se so-
49
no convinti che il loro coinvolgimento sia strumentale e che non
avrà un effetto reale sul loro futuro. La categoria della partecipazione diventa, quindi, un orizzonte in cui agire processi di apprendimento personale e cambiamento sociale che si influenzano
reciprocamente, secondo principi di empowerment e di sviluppo
di keyskills.
La costruzione del sistema locale: La costruzione del sistema locale, come sintesi dei processi di inpartnership, programmazione, integra- tegrazione e partnership, è una dimensione necessaria alla sostezione
nibilità del Piano Locale giovani. La partnership si sostanzia in
una serie di comportamenti concreti da adottare in maniera continua e crescente, facendo crescere gradualmente l’intensità delle
relazioni organizzative. L’integrazione è l’effetto di questi comportamenti, sul piano dei programmi, delle azioni e delle risorse e si
misura in termini di efficacia e impatto delle politiche locali.
Si tratta di dimostrare coi fatti che gli obiettivi di ogni singola organizzazione e di ogni singolo attore sono raggiungibili e duraturi
solo se sono coerenti e con gli obiettivi e le azioni di altre organizzazioni e di altri attori sociali: che ciascuno da solo è inefficace
rispetto alla risoluzione dei problemi che vuole affrontare.
Per fare un PLG: analisi e programma- Il Piano Locale Giovani non è un provvedimento o un progetto,
zione (esercitazione e analisi di casi)
ma un’idea complessiva. Mette in campo anche azioni specifiche,
ma con un collegamento strategico con le altre politiche dello sviluppo, che spesso hanno un impatto molto più determinante sulla
vita dei giovani rispetto a provvedimenti specifici a loro dedicati.
Il Piano Locale Giovani sviluppa politiche giovanili orientate allo
sviluppo del territorio nel suo complesso. Vuole migliorare la qualità della vita della comunità nel suo insieme. Può sembrare che i
temi affrontati non siano sempre “giovanili”, ma riguardino anche
questioni e problemi generali. È in effetti un’opzione innovativa
delle politiche giovanili, che le pone come interfaccia di diverse
misure finalizzate all’investimento sociale, in un’ottica di trasversalità.
Per fare un PLG:
gestione, coordinamento e valutazione
(esercitazione e analisi di casi)
Il Piano Locale Giovani è innanzi tutto un processo che mette in
cantiere la costruzione e il mantenimento di un sistema locale articolato tra attori sociali differenti e promuove una logica di
partnership, attorno alla costruzione di azioni e processi “concreti”. Diventano quindi cruciale le modalità di conduzione, coordinamento (governance) che tengono insieme tali meccanismi.
Il sistema di valutazione è uno dei contenuti principali del Piano
Locale Giovani. In esso la valutazione serve “dare valore” ai processi avviati, riconoscendone gli effetti e gli impatti sui destinatari, sul contesto locale, sulle relazioni tra soggetti nel territorio.
Sono oggetti di valutazione del Piano Locale Giovani gli effetti su
• i processi e sulle condizioni di autonomia dei soggetti beneficiari
• il grado di integrazione delle politiche pubbliche locali e sulle
relative risorse
• i processi di partecipazione, attivazione e prota-gonismo dei
giovani in un territorio
• l’attivazione di altre risorse pubbliche e private
50
I LABORATORI DI CITTADINANZA PARTECIPATA
L'Osservatorio Nazionale per il Volontariato ha deliberato la realizzazione del progetto "I laboratori della cittadinanza
partecipata", individuando come soggetto capofila la Provincia di Torino - Assessorato alle Politiche Attive di
Cittadinanza, Diritti Sociali e Parità. e come Province co-attuatrici: Arezzo, Benevento, Palermo e Treviso.
La finalità del progetto è quella di rafforzare il ruolo determinante della Scuola come luogo privilegiato, insieme alla
società civile, per la sensibilizzazione, la formazione e l'educazione delle giovani generazioni alla solidarietà e alla
coscienza critica.
Questi gli obiettivi generali che hanno costituito il “filo conduttore”:
-
-
Educare/Formare alla convivenza civile,
Educare/Formare alla cooperazione,
Accompagnare nella crescita umana e personale,
Educare/Formare attraverso l’antimafia dei diritti, attraverso la democrazia, il radicamento dei valori civili,
dei bisogni fondamentali dei cittadini,
Contribuire alla formazione dei giovani come comunità educante ed educativa,
Promuovere un’autentica educazione alla convivenza civile e democrazia, del radicamento dei valori civili,
dei bisogni fondamentali dei cittadini, che aiuta i giovani a costruire il proprio futuro mediante scelte consapevoli e responsabili,
Educare/Formare alla solidarietà,
Offrire elementi di sensibilizzazione per favorire l’acquisizione di motivi che aiutino i ragazzi a ponderare e
fare scelte in favore della legalità,
Stimolare una personale ricerca, per creare un comportamento responsabile, cosciente e consapevole.
I beneficiari dell'iniziativa sono stati 346 giovani allievi di 17 scuole secondarie superiori che hanno partecipato
attivamente ai moduli formativi individuati dall'istituzione scolastica e dalle Organizzazioni di Volontariato, come utili
agli approfondimenti di tematiche inerenti alla cittadinanza attiva.
Le fasi del processo:
Fase 1:
Ricerca esplorativa “Giovani e
territorio”
Durante l’anno di attuazione progettuale è stata realizzata una ricerca esplorativa, finalizzata a rilevare il profilo dei giovani alunni rispetto al loro territorio.
Fase 2:
Incontro formativo per referenti
scolastici e docenti
Al fine di promuovere una condivisione metodologica dell’intervento a livello
nazionale e nei differenti contesti scolastici, i referenti scolastici e i docenti
individuati come soggetti promotori dell’iniziativa nell’istituto di appartenenza di ogni territorio, hanno partecipato ad una giornata formativa.
Durante tale incontro l’équipe dei ricercatori/formatori ha provveduto ad illustrare i seguenti aspetti:
Modalità di conduzione della ricerca esplorativa con relativa presentazione
dello strumento di rilevazione e delle modalità di rielaborazione e analisi dei
dati,
Presentazione dei moduli formativi: condivisione degli obiettivi formativi e
dimostrazione della metodologia da utilizzare in aula,
Illustrazione dei materiali didattici individuati come utili al conseguimento
degli obiettivi formativi con i giovani,
51
Esposizione dei processi di monitoraggio progettuale e dei relativi strumenti
di rilevazione dati.
Fase 3:
Incontro formativo territoriale
Altri momenti formativi, propedeutici alle fasi attuative, si sono svolti in ogni
territorio provinciale, presso le sedi delle Province.
In tale contesto sono stati trattati i seguenti argomenti:
Illustrazione del progetto nella sua globalità, con particolare attenzione ai ruoli dei diversi partner e soggetti coinvolti,
Presentazione dei moduli formativi “Progettazione sociale” e “Il nostro territorio: impariamo a leggerlo”, per introdurre i partecipanti
agli elementi cardine dell’attività formativa propedeutica
all’attuazione dei “Laboratori di cittadinanza partecipata” che vedrà
il coinvolgimento delle Organizzazioni di Volontariato nell’ideare e
realizzare la micro-progettualità con gli studenti,
Illustrazione dei moduli formativi aggiuntivi individuati per ogni
singola Provincia,
Presentazione dei materiali didattici individuati come utili al raggiungimento degli obiettivi formativi con i giovani,
Presentazione dello strumento di rilevazione utilizzato nella fase di
ricerca esplorativa,
Esposizione dei processi di monitoraggio progettuale e dei relativi
strumenti di rilevazione,
Introduzione al ruolo dei volontari nel contesto progettuale.
Fase 4:
Seminario di presentazione
dell’iniziativa
Le attività con gli studenti coinvolti sono state avviate nell’ambito del seminario iniziale tenutosi a Benevento (presso una sede individuata dalla Provincia di Benevento).
Fase 5:
I laboratori di cittadinanza partecipata (fase formativa)
La condivisione dei giovani studenti all’iniziativa si è concretizzata nella partecipazione attiva ad alcuni moduli formativi, attuati in orario scolastico,
nell’ambito dell’attività didattica nelle Scuole partner progettuali.
Fase 6:
I laboratori di cittadinanza partecipata (fase attuativa)
La fase formativa è stata propedeutica alla realizzazione di alcuni microprogetti ideati dai giovani in collaborazione con le Organizzazioni di Volontariato, sulla base dei bisogni territoriali individuati e sulle tematiche trattate
nel contesto formativo.
Fase 7:
Convegno finale e disseminazione dei risultati
Il progetto si è concluso il 17 novembre 2010, con un convegno a Torino, in
cui hanno partecipato tutti i giovani delle scuole e le associazioni di volontariato coinvolte presentando i risultati raggiunti.
Fase trasversale:
monitoraggio e valutazione
Il monitoraggio dell’andamento progettuale ha previsto tre azioni:
Supervisione, a cura dei referenti provinciali, attraverso incontri periodici
con i referenti scolastici e i docenti, le Organizzazioni di Volontariato, i Formatori e i Centri di servizio per il volontariato, laddove coinvolti,
Schede di monitoraggio, ideate dall’équipe dei ricercatori/formatori e somministrate dai docenti e dai referenti delle Organizzazioni di Volontariato,
una relazione semestrale, relativa all’andamento del progetto sia a livello
quantitativo che a livello qualitativo su tutti i territori provinciali trasmesso
dall’ente capofila al Ministero.
52
Per la Provincia di Torino hanno partecipato al Progetto le seguenti scuole:
Istituto di Istruzione Superiore "G. Cena" - Ivrea, "G. Dalmasso" - Pianezza, Istituto di Istruzione Superiore "I.
Porro"- Pinerolo, Liceo Classico "N. Rosa" - Susa, Istituto Tecnico Industriale Statale, "Pininfarina"- Moncalieri,
e le seguenti organizzazioni di volontariato:
Centro Documentazione Pace - Ivrea, Associazione Altro Canto - Grugliasco, Associazione A.M.A - Pinerolo, Squadra
A.I.B di Sant Antonino di Susa, Gruppo Trasmissioni Protezione Civile - Moncalieri.
Il Convegno Nazionale, conclusivo del progetto, si è svolto presso l’Aula Magna del Politecnico di Torino il 17
novembre 2010. Durante la mattinata è intervenuto Gian Carlo Caselli, Procuratore delle Repubblica presso il
Tribunale di Torino, con una “Lectio Magistralis” in merito a cittadinanza e della partecipazione. Da parte dei
ricercatori del Ministero sono stati illustrati i risultati della ricerca “I giovani alunni e il loro territorio: orientamenti di
valore e percezioni”.
Nella seconda parte della mattinata e per tutto il pomeriggio le Scuole superiori delle Province coinvolte nel progetto
hanno presentato i loro progetti realizzati nell’ambito de “I Laboratori di Cittadinanza Partecipata”.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Giovani e Servizio Civile
SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO
La Provincia di Torino è accreditata come Ente di Prima Classe per il Servizio Civile al fine di:
promuovere e favorire lo sviluppo delle politiche giovanili sul territorio, sostenendo gli Enti locali nella
gestione dei progetti di servizio civile;
definire una strategia di Servizio Civile degli Enti locali comune e condivisa, che sappia progettare servizi
utili ai giovani e al territorio, e realizzi criteri omogenei di qualità e strumenti efficaci di controllo e monitoraggio dell’attività;
far convergere sull’attività le migliori risorse umane disponibili quali selettori, formatori, tutor e progettisti
senza che l’intero staff di progetto debba essere a carico del singolo ente.
In un’ottica di promozione del sistema Servizio Civile e di creazione di sinergie significative con altri territori regionali
la Provincia di Torino ha siglato accordi con la Provincia di Biella e la Provincia di Alessandria.
In dettaglio al 31 dicembre 2010 risultano 108 Enti in accordi di partenariato:
Provincia di Torino
Provincia di Alessandria
Provincia di Biella
Totale
97 Enti
4 Enti
7 Enti
108 Enti
Gli enti partner della Provincia di Torino sono quindi 108 e di questi la maggior parte è costituita da Comuni di cui il
90% del territorio torinese, seguono in questa classifica 6 scuole, 10 consorzi socio assistenziali, 4 comunità
montane, come evidenziato dalla tabella sottostante
53
Comuni
Consorzi Socio Assistenziali
Comunità Montane
Scuole di ogni ordine e grado
Aziende Sanitarie Locali
Ipab
Altri Consorzi
Associazioni non Profit
Cooperativa Sociale
Province
Totale Enti in accordo di partenariato
74
10
4
6
3
4
1
3
1
2
108
I progetti di Servizio Civile:
1° bando 2009 - Progetti finanziati dalla Regione Piemonte: 31
Settori d'intervento
Ambiente Assistenza
Educazione e
Patrimonio
Protezione
promozione
artistico e
civile
culturale
culturale
2
20
7
1
1
Posti messi a bando
4
82
26
4
4
Servizio
civile
all’estero
0
bando straordinario 2010 - Progetti finanziati dalla Regione Piemonte: 11
Settori d'intervento
Ambiente Assistenza
Educazione e
Patrimonio
Protezione
promozione
artistico e
civile
culturale
culturale
0
4
3
3
1
Posti messi a bando
0
17
8
16
18
Servizio
civile
all’estero
0
0
0
I Volontari
1° bando 2009:
In data 30 novembre 2010, in base al succitato 1° bando 2009, si sono congedati 104 volontari sui 120 avviati
in data 1 dicembre 2009:
1° bando 2009 - volontari congedati e settore
d'impiego
4
4 02
19
75
Ambiente
Assistenza
Educazione e promozione culturale
Patrimonio artistico e culturale
Protezione civile
Servizio civile all’estero
Bando straordinario 2010
I progetti del bando straordinario 2010 (graduatoria 2009) sono stati avviati in data 4 ottobre 2010 e termineranno il 3 ottobre 2011
54
Per il bando straordinario, promosso nella primavera 2010, su 284 giovani candidati sono stati avviati 59 volontari (tra coloro che hanno iniziato regolarmente in data 4 ottobre, coloro che sono subentrati a posti scoperti e
a seguito di interruzioni):
Bando straordinario 2010
Posti a bando
59
Candidature ricevute
284
Idonei selezionati
59
Idonei non selezionati
166
non idonei
5
esclusi con motivazione
54
Volontari avviati
0
17
20
6
16
Ambiente
Assistenza
Educazione e promozione culturale
Patrimonio artistico e culturale
Protezione civile
Servizio civile all’estero
La promozione e la selezione dei volontari per il nuovo bando di settembre 2010:
Posti a bando
Candidature ricevute
Idonei selezionati
Idonei non selezionati
non idonei
esclusi con motivazione
102
569
102
367
12
88
Nel corso dei bandi in questione sono state realizzate dall’area amministrativa dell’Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Torino, le seguenti attività promozionali:
•
Kit in distribuzione agli Enti: opuscoli informativi, cartoline e locandine
•
1.000 quaderni dei progetti a bando realizzati e distribuiti ai circondari della Provincia di Torino e alla rete
degli informagiovani della Provincia di Torino oltre che nelle Province di Biella ed Alessandria;
•
Pagine specifiche in merito ai bandi nel sito della Provincia di Torino di cui al link:
http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/serv_civ_vol/bandi;
Comunicati Stampa su Ricevuto e Pubblicato della Città di Torino e giornali locali.
•
Inoltre, sempre sotto il coordinamento dell’Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Torino, gli enti
associati e le singole sedi di attuazione dei progetti hanno realizzato le seguenti iniziative:
•
Locandine e materiale cartaceo in distribuzione nei punti informativi e di aggregazione formali e informali
55
•
•
•
•
•
Comunicati ai giornali locali
Spedizione lettere a giovani del territorio
Incontri con gruppi di giovani
Cura del sito internet con link a quello del Provincia di Torino
Articoli ed esperienze sui Notiziari degli enti.
Il progetto di Formazione generale dei volontari – anno 2009-2010
Il percorso di Formazione generale viene fornito quale dotazione base a tutti i giovani che vengono inseriti
nell’esperienza del Servizio Civile. L’Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Torino ha realizzato un
programma di formazione indirizzato ai giovani volontari per fornire strumenti di crescita culturale e di
consapevolezza del proprio ruolo di cittadini attivi nell’ambito del territorio locale di appartenenza oltre che per
una corretta valutazione e lettura dell’esperienza del servizio civile.
La formazione, in stretto rapporto con l’attività di tutoraggio, rappresenta un’opportunità per elaborare il contesto in cui si svolge l’impegno, le aspettative e le difficoltà in relazione ad una definizione della propria identità di
volontario.
I volontari destinatari della Formazione generale della Provincia di Torino sono stati tutti coloro avviati
nell’ambito degli accordi di partenariato di seguito indicati nei rispettivi Bandi.
La progettazione dell’attività formativa è avvenuta attraverso la declinazione delle “Linee guida per la Formazione generale dei giovani in Servizio Civile Nazionale” espresse nella Det. Dir. del 4 aprile 2006, in diversi
moduli formativi, i cui contenuti sono stati individuati durante il lavoro di équipe, elaborato dai componenti
dell’Area formazione dell’Ufficio Servizio Civile della Provincia di Torino.
L’Ufficio Giovani e Servizio Civile della Provincia di Torino, ad ogni nuovo bando di servizio civile, organizza una
giornata di presentazione per tutti i volontari degli Enti partner appena avviati in servizio in cui, oltre al benvenuto e alle nozioni generali di tipo gestionale/organizzativo, allo spirito e agli obiettivi del loro anno di servizio
civile, vengono loro esposti: il calendario dei corsi, i contenuti del programma di Formazione generale ed il percorso di tutoraggio.
Il Monitoraggio dei Progetti
Il Sistema accreditato di riferimento per il Monitoraggio e la Valutazione è stato aggiornato e presentato presso
l’Ufficio Regionale competente a luglio 2009, definitivamente approvato con la Determinazione n. 100 del 1
marzo 2010. Nel periodo dicembre 2009 – febbraio 2010 i progetti del Bando 2009 usufruiscono in forma sperimentale degli strumenti di monitoraggio (Scheda di Monitoraggio e Valutazione e database informatico per
l’elaborazione dati Schede di Monitoraggio e Valutazione) presentati a luglio 2009, da marzo 2010 alla chiusura
dei progetti tali strumenti sono stati adottati in forma definitiva. Gli strumenti sono stati elaborati in collaborazione con l’Ufficio Sistema Informativo del Servizio Solidarietà Sociale della Provincia di Torino.
In merito al bando 2009 illustriamo i seguenti risultati di monitoraggio:
l’ 89% delle azioni progettuali previste sono state portate a buon fine;
il 5% delle azioni è stato parzialmente realizzato;
il 6% delle azioni non è stato realizzato.
Il Percorso di Tutoraggio
Il Sistema di Tutoraggio permetteva di avere un riferimento diretto e coordinato per tutti i volontari avviati, sia per
una rielaborazione, collettiva e personale, dell’esperienza, sia per affrontare eventuali situazioni conflittuali nella
propria sede di servizio. La Circolare per l’accreditamento del 17 giugno 2009 non prevede più tale Sistema per i
successivi progetti di Servizio Civile. I progetti del 1° Bando 2009 e del Bando straordinario 2010 usufruiscono
ancora del Sistema di Tutoraggio, in quanto presentati ad ottobre 2008 e redatti in base al Prontuario per la
progettazione allora vigente.
1° Bando 2009
Sono stati composti 6 gruppi di tutoraggio.
Sono state dedicate 10 ore per gli incontri di staff (n. 1 incontro di programmazione e n. 2 incontri di coordinamento
nell’arco dell’anno di Servizio Civile coperto dal Bando 2009), con una media di 3 ore per incontro. Sono state
dedicate altre 10 ore per incontri individuali tra la referente del sistema di tutoraggio e singoli tutor per
approfondimenti sul ruolo e su situazioni specifiche. 35 ore sono state dedicate alla mediazione sul campo per alcuni
casi problematici che necessitavano di incontri individualizzati.
Totale Tutor impiegati: 6.
56
Il tutoraggio del Bando straordinario 2010 è tuttora in corso ed ha coinvolto 3 tutor per i 3 gruppi di tutoraggio che
coinvolgono tutti i volontari avviati e attualmente in servizio.
La partecipazione alla Marcia per la Pace Perugia-Assisi
La Provincia di Torino ha sostenuto e contribuito concretamente alla promozione ed all’organizzazione torinese per
la partecipazione alla Marcia per la Pace Perugia – Assisi del 16 maggio 2010 dal titolo “Abbiamo bisogno di
un’altra cultura”.
In particolare l’Ufficio Giovani e Servizio Civile ha organizzato la partecipazione dei due Volontari in Servizio Civile
presso lo stesso e di un Dipendente del Servizio Solidarietà Sociale.
Tale iniziativa è stata concordata con l’Ufficio regionale di Servizio Civile e si colloca nell’ambito della formazione
rivolta ai Volontari, ispirandosi ai principi della Legge 6 marzo 2001 n° 64: “Il servizio civile volontario garantisce ai
giovani una forte valenza educativa e formativa, un’ importante e spesso unica occasione di crescita personale, una
opportunità di educazione alla cittadinanza attiva, contribuendo allo sviluppo sociale, culturale ed economico del
nostro Paese”.
La ricerca sulla partecipazione giovanile “Volontari su Marte”
Il progetto-ricerca “Volontari su Marte” prende spunto dalla marginalità con cui la ricerca sociologica, nel trattare
della partecipazione attiva, si occupa dell’azione volontaria e dalla necessità di analizzare la partecipazione giovanile
nell’associazionismo, in iniziative pro-sociale e nei progetti di Servizio Civile.
Nell’ambito degli accordi di partenariato per il Servizio Civile, l’Ufficio Giovani e Servizio Civile ha ritenuto importante
iniziare una collaborazione con l’omologo Ufficio Giovani della Provincia di Biella, al fine di avviare un confronto tra
due realtà territoriali della medesima regione ma molto diverse fra loro, e di offrire ai giovani volontari la possibilità
di un’esperienza di ampio respiro.
La supervisione metodologica e scientifica è stata curata in collaborazione con l’Ufficio Sistema Informativo del
Servizio Solidarietà Sociale della Provincia di Torino.
Si è potuto così ottenere un quadro più preciso dell’universo giovanile impegnato in occasioni di cittadinanza attiva,
patrimonio informativo che è derivato da due campioni diversi in termini di target, indagati attraverso un apposito
questionario che è stato elaborato dai Volontari insieme agli Uffici interessati:
uno (quello torinese) che presenta un grado culturale maggiore poiché esplorato casualmente nelle biblioteche e nelle sedi degli Informagiovani,
l’altro (quello biellese) che presenta un grado di partecipazione maggiore poiché costituito preferenzialmente sul mondo di chi si impegna e che, non a caso, è stato invitato dai Comuni a rispondere ai questionari, definiti ed elaborati in gruppo da tutti i Volontari.
Il target del territorio della Provincia di Torino
La partecipazione dei giovani nei “grandi comuni” (che per la provincia di Torino significa comuni con una popolazione complessiva superiore a 10.000 abitanti) è risultata essere intorno al 30%; nei comuni più piccoli (inferiori a
10.000 abitanti) la partecipazione sale al 44%. Si potrebbe conseguentemente dedurre che i comuni torinesi più
piccoli evidenzino un maggior grado di partecipazione. Sostanzialmente, si può altresì affermare che a prescindere
dalla dimensione del comune, i giovani fanno attività dove risiedono.
57
Basandosi poi su un campione di 108 giovani che hanno dichiarato di essere impegnati e che hanno risposto
completamente anche nella sezione anagrafica finale, si evidenzia che di questi il 70% partecipa dove vive. Di quel
30% che ha dichiarato un impegno al di fuori del proprio paese, circa 2/3 ha confermato l’adesione a comuni di pari
dimensioni.
Confronto partecipazione % giovanile provinciale per
dimensione comune (valore soglia 10.000 ab.)
50
45
40
35
30
25
20
15
10
5
0
GRANDI COMUNI
PICCOLI COMUNI
TORINO (valore soglia 10.000 ab)
Gli ambiti di maggior partecipazione sono quello sociale (80%), culturale (45%) e scolastico (28%). Gli ambiti
maggiormente penalizzati sono invece quello ambientale (9%), sanitario (10%), politico (15%) e sportivo (18%).
Distribuzione % ambiti di im pegno per i
giovani della provincia di TORINO
sp
or
t iv
o
iti
co
po
l
nit
ar
io
le
sa
en
ta
bi
am
as
ti c
o
sc
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ra
le
cu
so
ci
a
le
90
80
70
60
50
40
30
20
10
0
Il target del territorio della Provincia di Biella
La partecipazione dei giovani nei “grandi comuni” (che per la provincia di Biella significa comuni con una popolazione complessiva superiore a 3.800 abitanti) è risultata essere intorno al 34%; nei comuni più piccoli (inferiori a 3.800
abitanti) la partecipazione sale ulteriormente al 62%. Si potrebbe conseguentemente dedurre che i comuni biellesi
più piccoli evidenzino un maggior grado di partecipazione. Sostanzialmente si può altresì affermare che i giovani si
impegnino verso forme di cittadinanza attiva in quei luoghi dove trascorrono la maggior parte della loro giornata.
Basandosi su un campione più ristretto, di 76 giovani che han dichiarato di essere impegnati e che hanno risposto
completamente al questionario nella sezione anagrafica, si evidenzia che di questi il 63% partecipa dove vive.
Coloro che hanno dichiarato di spostarsi in altro comune non evidenziano una particolare attrazione verso i comuni
più grandi rispetto ai piccoli.
58
Confronto partecipazione % giovanile provinciale per
dimensione comune (valore soglia 3.800 ab.)
70
65
60
55
50
45
40
35
30
25
20
15
10
5
0
GRANDI COMUNI
PICCOLI COMUNI
BIELLA (valore soglia 3.800 ab)
Gli ambiti di maggior partecipazione sono quello sociale (72%), culturale (34%) e sportivo (30%). Gli ambiti
maggiormente penalizzati sono invece quello sanitario (5%), scolastico (12%), ambientale (15%) e politico (17%).
Distribuzione % am biti di im pegno per i
giovani della provincia di BIELLA
sp
or
t iv
o
po
l it
ic
o
cu
ltu
ra
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o
am
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80
70
60
50
40
30
20
10
0
I Gruppi Focus
L’indagine più qualitativa e di approfondimento, realizzata attraverso quattro gruppi focus, ha registrato invece una
miglior confrontabilità nella partecipazione, coinvolgendo anche i rappresentanti di alcuni Piani Locali Giovani, ed ha
consentito una buona integrazione e specificazione su una lettura inizialmente più quantitativa.
Conclusioni
È stata una ricerca che ha permesso di ottenere risultati interessanti per i territori provinciali studiati e che si integra
con alcune indagini più locali condotte, ad esempio, nei capoluoghi provinciali; conclusioni che potrebbero metter in
condizione, gli attori istituzionali e non solo delle due province, nel predisporre idonee soluzioni future per attrarre
un maggior numero di giovani verso un mondo di cittadinanza più partecipato, consapevole, spontaneo ed aperto.
59
Sintesi di quanto emerso dai questionari
•
Il disinteresse dei giovani verso occasioni di cittadinanza attiva non è solo da ricondursi alle caratteristiche di attività non retribuita; emergono
prioritariamente impegni di studio e/o di lavoro,
seguiti successivamente da ragioni di mancata retribuzione.
•
La partecipazione giovanile verso forme di cittadinanza attiva non risente di un grado maggior attrazione delle grandi città.
•
La partecipazione giovanile verso forme di cittadinanza attiva è molto presente nei comuni piccoli, in misura maggiore rispetto ai grandi centri.
•
La partecipazione giovanile verso forme di cittadinanza attiva avviene dove i giovani trascorrono
maggiormente la loro giornata.
•
Le risposte ottenute alla presente indagine non
derivano solo dai giovani più motivati ed impegnati.
Sintesi di quanto emerso nei gruppi focus
•
La presenza di un leader carismatico può divenire una condizione favorente per una partecipazione estesa e motivata
•
La percezione di una chiusura delle istituzioni
pubbliche alle istanze di partecipazione è presente negli universi giovanili (elemento emerso in
modo preminente nei focus group della Provincia
di Torino )
•
Il passaparola risulta essere elemento comunicativo ancor più qualificante tra i giovani, rispetto ad
altri nella scelta di partecipare ad un gruppo di
cittadinanza attiva
La famiglia così come il luogo di vita e
•
l’educazione ricevuta, se fondata su valori solidali,
possono essere condizioni favorenti per le scelte
future di impegno partecipativo del giovane (la
famiglia è stato l’elemento preminente nel focus
group della Provincia di Biella )
I risultati della ricerca sono stati presentati pubblicamente il 24 novembre presso la sede della Provincia di Torino di
via Maria Vittoria, 12 alla presenza dell’assessore e di dioversi politici locali che hanno partecipato attivamente al
progetto
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Giovani e Servizio Civile
60
INTERVENTI NEL CAMPO DELLA SALUTE
14
La prevenzione delle malattie e la salute ambientale sono obiettivi importanti stabiliti dall'O.M.S. – Organizzazione
Mondiale della Sanità, dal Piano Sanitario Nazionale e dal Piano Sanitario Regionale. Inoltre il trattato di Maastricht
rappresenta un salto qualitativo negli impegni della Comunità in ambito sanitario, coinvolgendola fortemente nella
sanità pubblica ed in primo luogo nella prevenzione delle malattie (art. 129), nell'informazione e nell'educazione
sanitaria ed assumendo la salvaguardia della salute quale componente delle altre politiche comunitarie.
La Provincia di Torino si propone di intervenire con un approccio integrato multidisciplinare all'individuazione dei
bisogni ed all'elaborazione delle risposte ai problemi di salute della popolazione attraverso le seguenti azioni:
-
-
-
-
favorire ed attuare politiche di processo finalizzate all'individuazione dei bisogni ed all'elaborazione delle
risposte ai problemi di Salute della popolazione, secondo le indicazioni emergenti dal Documento “21 obiettivi per il 21° secolo” dell'OMS-Europa;
favorire ed attuare scelte operative caratterizzate da un approccio orientato all’integrazione, alla multidisciplinarietà, all’omogeneizzazione e standardizzazione di procedure comuni, all’elaborazione di interventi specifici per gli ambiti (territoriali o funzionali) a rischio, all’elaborazione di una metodologia di lavoro che favorisca la creazione di un sistema reticolare finalizzato all'ottimizzazione dei processi, delle procedure, delle
attività;
potenziare il ruolo dell'Ente Provincia nell'ambito delle politiche territoriali per la Salute in quanto “facilitatore” di un'azione di Promozione della Salute (PS) da attuare nel proprio ambito territoriale, sia verso soggetti pubblici che privati, istituzionali e non, nel rispetto delle rispettive identità ed autonomie;
attuare progetti sperimentali caratterizzati da un alto livello di multidisciplinarietà e di integrazione, ispirati
ai documenti elaborati dall'O.M.S. Europa, rispettosi delle indicazioni fornite dalla legislazione nazionale in
materia di PS nelle sue varie forme, scelti sulla base delle rilevanze statistiche, ricavate dai dati attualmente esistenti ed aggiornabili sulla base dei dati eventualmente prodotti ex novo.
LA CONFERENZA PROVINCIALE SULLA SALUTE
Con deliberazione della Giunta Provinciale n. 32-90091/1999 del 26 maggio 1999 è stata approvata la costituzione
della Conferenza Provinciale sulla Salute (i cui componenti nonché la costituzione di un Esecutivo sono stati introdotti successivamente con DGP 934 – 266855/2005 del 26 luglio 2005). La Conferenza rappresenta la sede in cui gli
enti locali analizzano i bisogni di salute della popolazione, elaborano obiettivi di salute e indirizzi politici che riguardano interventi di competenza degli enti stessi o delle aziende sanitarie e ne verificano i risultati. Nel passato
recente sono state effettuale a ciclo biennale e/o annuale Conferenze su temi di grande attualità quali la sicurezza
stradale, la salute e lo sport, l’incidenza della povertà sulla salute e, nel 2010, “LA PROVINCIA PER LA SALUTE Piani
e processi per l’integrazione delle politiche”.
EMERGENZE CLIMATICHE 2010/2011
La L.R. n. 1 del 08/01/2004 ha attribuito alle Province – quali enti intermedi e soggetti di programmazione
decentrata delle politiche regionali e di coordinamento del territorio – la raccolta ed elaborazione dei dati sui
bisogni, sulle risorse pubbliche e private e sull’offerta dei servizi del territorio di competenza, anche con analisi
mirate su fenomeni rilevanti in ambito provinciale nonché il concorso alla predisposizione del piano regionale
triennale degli interventi e dei servizi sociali, integrato con il piano socio-sanitario regionale, mediante l’elaborazione
di proposte coordinate a livello provinciale con l’obiettivo di assicurare omogeneità di integrazione socio-sanitaria e
l’accesso ai cittadini alle prestazioni erogate.
La L.R. n. 38 del 29/08/1994 e s.m.i. “Valorizzazione e promozione del volontariato”, prevede la possibilità di
concedere contributi a titolo di sostegno di specifici e documentati progetti e attività alle organizzazioni di
volontariato iscritte nel Registro, istituito ai sensi della L. n. 266 del 11/08/1991 “Legge - quadro sul volontariato”, al
fine di promuovere, incentivare e sostenere l’azione solidaristica svolta dal volontariato organizzato presente nella
regione.
14
http://www.provincia.torino.it/salute.htm
61
Analogamente a quanto elaborato negli anni precedenti, il Servizio Solidarietà Sociale ha riproposto quindi una
progettazione locale che ha coinvolto direttamente gli Enti gestori, individuati espressamente dalla L.R. n. 1/2004
come i soggetti istituzionali idonei a garantire l’efficacia e l’efficienza degli interventi e dei servizi sociali di competenza dei Comuni anche attraverso le strutture di Protezione Civile, destinando Euro 120.000,00 per finanziare
progetti finalizzati a fronteggiare le criticità legate alle emergenze climatiche, elaborati dai dagli Enti Gestori delle
funzioni socio – assistenziali del territorio provinciale - eccetto il Comune di Torino - da realizzare in sinergia con
associazioni iscritte al registro regionale delle Organizzazioni di volontariato, sezione Provincia di Torino, istituito ai
sensi della L. 266/1991 in collaborazione con il Servizio Sovrazonale di epidemiologia dell’A.S.L. TO3 e l’ARPA
Piemonte da attuarsi nel periodo 15 giugno 2010 – 1 marzo 2011.
Tra maggio e settembre 2010 sono stati inviati quotidianamente - a cura dell’ARPA Piemonte – i bollettini che
riportano gli indici di disagio fisiologico e i livelli di attenzione previsti per ognuna delle macroaree individuate
dall’ARPA stessa. I livelli d’attenzione riportati nei bollettini sono rappresentativi del rischio corso dalla popolazione
residente dovuto a condizioni di caldo estremo. Questi bollettini sono stati trasmessi ad una mailing list di 1.000
indirizzi tra enti, medici di medicina generale e strutture socio-assistenziali.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Sanità
CONVEGNO
“LA PROVINCIA PER LA SALUTE
PIANI E PROCESSI PER L’INTEGRAZIONE DELLE POLITICHE”
15 DICEMBRE 2010
Nel 2010, il 15 dicembre u.s. si è tenuta la quinta Assemblea Plenaria nella quale è stato presentato lo “stato
dell’arte” dei Piani di Zona e dei Piani e Profili di Salute (PePS) nel territorio provinciale, a due anni
dall’approvazione delle Linee Guida regionali per la costruzione dei PePS e le prime riflessioni a conclusione del
percorso formativo promosso dalla Provincia per il supporto alla costruzione sociale dei Piani e Profili di Salute,
in un’ottica di integrazione tra processi, tenendo anche conto della seconda triennalità dei Piani di Zona
2011/20113. I laboratori di approfondimento del corso di formazione si sono rivolti agli Amministratori pubblici
del territorio con inizio a fine ottobre e conclusione ai primi di dicembre. L’ufficio Sanità ha partecipato ai
suindicati laboratori e si è occupato della stesura della relativa “memoria”.
Inoltre sono state presentate alcune suggestioni relative alla predisposizione di un modello di Piano e Profilo di
Salute provinciale da parte della Provincia stessa e sono stati prospettati e validati i criteri di composizione del
neo Ufficio di Piano Provinciale e del suo Esecutivo.
Hanno partecipato circa 200 soggetti, tra rappresentati tecnici e politici del territorio provinciale.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Sanità
Ufficio Programmazione Territoriale
Ufficio Sistema Informativo
I PEPS - PROFILI E PIANI DI SALUTE
Le norme per la programmazione e l’assetto del Servizio Sanitario regionale vengono ridisegnate dalla Legge
Regionale n. 18 del 6 agosto 2007 che, delineando un nuovo assetto territoriale delle ASL e dei Distretti
sanitari, pone la salute come obiettivo prioritario, da tenere presente in ogni altro ambito di decisione e scelta
strategica e fonda la programmazione socio-sanitaria sul Piano socio-sanitario regionale e sui relativi strumenti
di attuazione a livello locale, tra i quali i Profili e Piani di Salute (PePS) che rappresemtano lo "strumento con cui
la comunità locale, a livello distrettuale, definisce il proprio profilo di salute, individua gli obiettivi di salute e
produce linee di indirizzo volte ad orientare le politiche del territorio" (l.r. 18/2007, art. 14).
Tali strumenti, sentiti i soggetti interessati e previa concertazione con le organizzazioni e le associazioni
previste dalla stessa normativa regionale, vengono predisposti ed approvati dai Comitati dei Sindaci di distretto,
ai quali partecipa, con diritto di voto, il Presidente della Provincia o persona da lui delegata.
62
Pertanto, ai sensi della norma regionale citata e anche della Legge Regionale n. 1 del 2004, di applicazione
dellla Legge Quadro 328/2000, nonché del T.U. 267/2000, la Provincia di Torino nel 2010 ha svolto le seguenti
azioni:
1.
2.
3.
partecipazione, su delega del Presidente, ai Comitati dei Sindaci di distretto, in un’ottica di ascolto,
accompagnamento, raccordo tra la programmazione locale e la programmazione di vasta area;
partecipazione, ove presenti, ai Laboratori locali, e/o agli eventuali organismi più agili nati in seno ai Comitati dei Sindaci (coordinamenti tecnici, gruppi di lavoro, gruppi ristretti) con funzione di supporto e di
facilitazione al raccordo tra i vari strumenti di programmazione locale, in un’ottica di coordinamento e di
integrazione;
progettazione e realizzazione del corso di formazione “La costruzione sociale dei PePS” rivolto agli Amministratori pubblici locali.
Il percorso formativo LA COSTRUZIONE SOCIALE DEI PEPS, Laboratori di approfondimento sulla costruzione
dei Profili e Piani di Salute si è svolto nel periodo ottobre/dicembre 2010 strutturato in tre moduli:
1.
2.
3.
come passare dal Profilo al Piano di Salute: attraverso quali modalità il territorio individua le priorità di
intervento;
come integrare realmente le diverse politiche per realizzare obiettivi di salute;
come integrare gli strumenti di programmazione locale (PePS e Piani di Zona, ma anche gli altri Piani locali).
I moduli sono stati replicati in cinque sedi a copertura delle tre Asl territoriali (Asl To3: Rivoli e Pinerolo, Asl
To4: Chivasso e Ivrea, Asl To5: Moncalieri).
La struttura in Laboratori ha consentito sia di fare emergere e valorizzare esperienze e saperi condividendo
punti di forza e criticità favorendo anche la formazione di punti di vista nuovi rispetto ai problemi, sia di offrire
riflessioni di esperti e concreti riferimenti metodologici per facilitare la costruzione partecipata di un quadro di
riferimento condiviso.
90 sono stati i partecipanti, di cui 20 Sindaci.
47 i Comuni che hanno aderito:
Angrogna, Avigliana, Azeglio, Banchette, Bibiana, Bollengo, Borgofranco, Buriasco, Buttigliera Alta, Caluso, Caprie, Caravino, Carignano, Carmagnola, Caselle, Chieri, Chivasso, Moncalieri, Montaldo Dora, Nichelino, Nomaglio, None, Osasco, Pancalieri, Parella, Pavone C.se, Perosa C.se, Perrero, Pinerolo, Piscina, Pont C.se, Porte,
Riva presso Chieri, Rivoli, Romano C.se, Sangano, San Germano Chisone, San Pietro Val Lemina, San Ponso,
San Raffaele Cimena, Settimo T.se, Strambino, Usseaux, Varisella, Venaria, Villastellone, Vinovo.
23 i partecipanti provenienti da Distretti e Consorzi:
Distretto Val Chisone e Germanasca, Distretto di Moncalieri, Distretto di Rivoli, Distretto di Pinerolo, Distretto
Val Pellice, Distretto di Ivrea, Comunità Montana del Pinerolese, CISA Rivoli, CISA 12, Consorzio Canavese,
CISS Pinerolo, CIDIS Orbassano, Consorzio IN.RE.TE.
Sono inoltre intervenuti dei tecnici delle ASL TO3, TO4, TO5.
I Punti di partenza del corso di formazione erano rappresentati da:
1.
2.
3.
un’idea complessa di SALUTE che rinvia all’intreccio di più fattori (salute intesa come esito di molte politiche pubbliche, salute affidata soprattutto alla prevenzione, salute come concetto universalistico che tiene
conto anche delle differenze sociali e territoriali);
un contesto socio-economico di crisi che condiziona le politiche pubbliche;
la consapevolezza che è proprio quando le risorse scarseggiano che è necessario convergere, allargare,
condividere.
Le riflessioni sviluppate nell’ambito del percorso hanno consentito, oltre che di verificare lo stato dell’arte sul
territorio e di mettere a fuoco le difficoltà, anche di provare a delineare una sorta di “percorso ideale” per la
costruzione dei PePS locali e di riflettere sulle integrazioni possibili in modo da poter lavorare, in prospettiva,
sull’unificazione dei processi di programmazione dei Piani di Salute e dei Piani di Zona a partire dal quadro conoscitivo delineato dal Profilo.
Si veda nel dettaglio la tabella che riassume la situazione nei 19 Distretti socio-sanitari:
63
PROFILI DEFINITI E/O
APPROVATI
N. 8
DISCUSSIONE
AVVIATA
N. 2
RACCOLTA E ORGANIZZAZIONE DATI PER LA
DEFINIZIONE
N. 9
Orbassano (Asl To3)
Venaria (Asl To3)
Giaveno (Asl To3)
Collegno (Asl To3)
Rivoli (Asl To3)
Susa (Asl To3)
Ivrea (Asl To4)
Val Pellice (Asl To3)
Cuorgnè (Asl To4)
Valli Chisone e Germanasca (Asl To3)
Ciriè (Asl To4)
Pinerolo (Asl To3)
Chivasso (Asl To4)
Chieri (Asl To5)
Settimo T.se (Asl To4)
Moncalieri Asl To5)
S. Mauro (Asl To4)
Nichelino (Asl To5)
Carmagnola (Asl To5)
La verifica dello stato dell’arte sul territorio provinciale ci consegna, dunque, un quadro in cui la maggior parte
dei Distretti ha approvato o sta ultimando la definizione dei Profili di salute e quindi sta passando dalla fase conoscitiva (raccolta delle informazioni → Profilo) alla fase della messa a fuoco delle priorità (programmazione →
Piano di Salute).
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Programmazione territoriale
CONCILIAZIONE DEI TEMPI DI VITA E DI LAVORO15
Sono state promosse la diffusione della cultura della condivisione e della conciliazione attraverso la realizzazione
nella scuola di azioni integrate per l’educazione alla reciprocità e alla condivisione delle responsabilità.
Il progetto, destinato agli allievi/e e insegnanti/e delle scuole di ogni ordine e grado presenti sul territorio della
Provincia di Torino, ha visto la realizzazione di un’ attività teatrale sulla condivisione delle responsabilità domestiche
e di cura.
L’animazione teatrale proposta si basa su un canovaccio che prende spunto dal racconto “Casa Pari”, e costituisce la
traccia per lo sviluppo dell’azione teatrale che ha per oggetto la condivisione delle responsabilità domestiche e di
cura
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Tempi
15
http://www.provincia.torino.it/pari_opportunita/politiche_tempi/index.htm
64
POLITICHE E INTERVENTI
DI PROMOZIONE DEL TERZO SETTORE
INTERVENTI PER IL TERZO SETTORE
La Legge Regionale n. 1 dell’ 8 gennaio 2004 “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento” all’art. 5, comma 2, lettera f) attribuisce alle
Province “competenze in materia di cooperative sociali ed organizzazioni di volontariato, compresa l’erogazione dei
relativi contributi”.
La Legge Regionale 29 agosto 1994, n. 38 e s.m.i. “Valorizzazione e promozione del volontariato” all’art. 3 istituisce
il Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato quale ambito unitario delle Sezioni provinciali.
La Legge Regionale 9 giugno 1994, n. 18 e s.m.i. “Norme di attuazione della legge 381/1991 - Disciplina delle
Cooperative Sociali” istituisce l’Albo Regionale delle Cooperative Sociali quale ambito unitario delle Sezioni provinciali.
La Legge Regionale 7 febbraio 2006 n. 7 “Disciplina delle Associazioni di promozione sociale” all’art. 6 istituisce il
registro regionale delle Associazioni di promozione sociale composto da una sezione regionale e sezioni provinciali.
del registro regionale, attribuisce alle Province le funzioni amministrative relative alla tenuta l’iscrizione, la gestione
ed il mantenimento al relativo registro.
Pertanto la Provincia di Torino è competente per le funzioni amministrative relative alla tenuta delle proprie Sezioni
provinciali del Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato, del Registro Regionale delle Associazioni di
Promozione Sociale e dell’Albo Regionale delle Cooperative Sociali.
L’Ufficio Terzo Settore:
-
-
-
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-
-
è preposto all'accoglienza delle istanze di iscrizione delle Organizzazioni di Volontariato e delle Associazioni
di promozione sociale ai relativi registri, nonché delle istanze di iscrizione delle Cooperative Sociali al relativo albo; cura i relativi adempimenti amministrativi: iscrizione, cancellazione, aggiornamento;
ha la competenza diretta di tenuta delle sezioni tematiche del Registro delle Organizzazioni di Volontariato
riguardanti l’ambito socio-assistenziale e di impegno civile. Ha inoltre compiti di idonea trasmissione delle
istanze relative alle altre sezioni tematiche agli altri Uffici e Servizi provinciali competenti per materia;
ha la competenza diretta di tenuta della sezione unica provinciale del Registro delle Associazioni di Promozione Sociale riguardanti l’ambito welfare, benessere, integrazione sociale, impegno civile, tutela e promozione dei diritti. Ha inoltre compiti di idonea attribuzione delle istanze relative alle altre sezioni tematiche
agli altri Uffici e Servizi provinciali competenti per materia;
ha una funzione di coordinamento del “gruppo tecnico interservizi” per l’esame delle eventuali problematiche riguardanti l’attribuzione dell’istruttoria delle istanze, nonché quelle insorgenti dall’applicazione della
normativa in materia;
ha una funzione di presidenza e di coordinamento della “conferenza di servizi” preposta all’espressione di
pareri vincolanti, da parte delle strutture competenti per materia, rispetto all’esito dei procedimenti di iscrizione al Registro delle Associazioni di Promozione Sociale;
è preposto all'erogazione dei contributi previsti per le Organizzazioni di Volontariato e le Cooperative Sociali
in base alla normativa regionale vigente;
cura l'amministrazione del Sistema Informativo Regionale (RUPAR) per le sezioni provinciali dei Registri e
dell’Albo;
esercita una funzione complessiva di accoglienza, consulenza ed orientamento delle Associazioni (indipendentemente dall’ambito di attività) e dei soggetti di Terzo Settore.
Attivita’ in collaborazione con altri soggetti
L’Ufficio Terzo Settore nell’ambito delle proprie competenze relative ai soggetti di Terzo settore, realizza stabilmente
attività, sia interne all’Ente che esterne, di supporto, collaborazione, coordinamento con altri soggetti ed istituzioni
coinvolti.
Si ricorda in particolare :
65
la collaborazione tecnica all’attività di rappresentanza dell’Ente al Consiglio Regionale del Volontariato e
alla Conferenza Regionale della Cooperazione Sociale;
la collaborazione con i Centri di Servizio per il Volontariato, in merito ad iniziative connesse all’ attuazione
della L. 266/91 "Legge quadro sul volontariato", della L. 383/2000 "Disciplina delle Associazioni di promozione
sociale" e delle relative leggi regionali attuative che si è concretizzata con la stipula di un Protocollo di intesa
firmato nel marzo 2010 ;
la collaborazione con l’Agenzia delle Entrate al fine di sviluppare, tenendo conto della distinzione dei ruoli e
delle competenze, ogni utile sinergia per il contrasto all’evasione fiscale e alla verifica dell’effettiva volontà di
perseguire fini di natura non lucrativa da parte degli Enti appartenenti al Terzo settore. Tale collaborazione è
stata concretizzata con la stipula del Protocollo di intesa nel maggio 2010;
la collaborazione con la Regione Piemonte – Direzione Politiche Sociali relativamente al sistema informativo
(inserito in RUPAR) relativo alla tenuta dei Registri OdV e APS e dell’Albo Cooperative Sociali;
la collaborazione con la Regione Piemonte, gli Enti Locali e i Centri Servizio Volontariato per la realizzazione di
manifestazioni di promozione del volontariato;
la collaborazione in attività di ricerca in materia di Volontariato, Promozione Sociale e Cooperazione sociale;
la partecipazione a tavoli tecnici sulle materie attinenti le tematiche del Terzo Settore;
la partecipazione al Tavolo interistituzionale in applicazione della Dichiarazione d’intenti in favore del volontariato, sottoscritta insieme alle Fondazioni Bancarie, alla Regione Piemonte, al Comune di Torino, al Comitato di
Gestione del Fondo Volontariato ed ai Centri di Servizio per il Volontariato. A seguito di sottoscrizione di un protocollo di intesa tra le parti, nel corso del 2008 è stato avviato il Progetto Tandem - Servizio accompagnamento solidale - che valorizza e sostiene il ruolo del volontariato nella realizzazione di un servizio di accompagnamento destinato a persone soggette a trattamenti chemio-radioterapici presso strutture ospedaliere nel territorio del Comune di Torino e nel territorio della ex Comunità Montana Valli di Lanzo;
la partecipazione al Tavolo di lavoro la razionalizzazione della raccolta dati sulle cooperative sociali
promosso dall’Osservatorio sull’economia civile della Camera di Commercio di Torino;
la realizzazione della gestione telematica delle relazioni attività e bilanci annuali delle OdV (art.5 L.R.38/94) già
sperimentata con alcune associazioni .
SEZIONE PROVINCIALE DEL REGISTRO REGIONALE
DELLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO
Le Organizzazioni di Volontariato (OdV) sono disciplinate dalla Legge 11 agosto 1991 n. 266 "Legge-quadro sul
volontariato".
Le OdV operano senza fini di lucro ed esclusivamente per fini di solidarietà verso terzi attraverso l’apporto determinante e prevalente delle prestazioni personali, volontarie e gratuite dei propri aderenti. Le OdV possono assumere
lavoratori esclusivamente per qualificare o specializzare la propria attività. Le OdV iscritte al Registro sono riconosciute
ONLUS di diritto e possono stipulare convenzioni con gli Enti Pubblici.
Il Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato è stato istituito con la Legge Regionale 29 agosto 1994 n. 38
e s.m.i., che ne regolamenta le modalità di iscrizione e di revisione. È suddiviso in sezioni provinciali ed una sezione
regionale.
La sezione provinciale di Torino del Registro Regionale delle Organizzazioni di Volontariato è suddivisa in 9 sezioni
tematiche: 1) Socio-assistenziale; 2) Impegno civile e tutela e promozione dei diritti; 3) Sanitaria; 4) Protezione civile;
5) Promozione della cultura, istruzione, educazione permanente; 6) Tutela del patrimonio storico artistico; 7) Tutela
dell’ambiente; 8) Educazione motoria, promozione attività sportive e tempo libero; 9) Organismi di collegamento e
coordinamento provinciali. L’Ufficio Terzo Settore ha competenza diretta per le prime due sezioni.
Di seguito si riportano i dati di sintesi del Registro suddivisi per sezioni tematiche relativi agli anni 2009 e 2010.
66
Sezione tematica
Socio-assistenziale
Impegno civile e tutela e promozione dei diritti
Sanitaria
Protezione civile
Promozione della cultura, istruzione, educazione permanente
Tutela del patrimonio storico
artistico
Tutela dell’ambiente
Educazione motoria, promozione attività sportive e tempo
libero
Organismi di collegamento e
coordinamento provinciali
TOTALE
Sezione tematica
Socio-assistenziale
Impegno civile e tutela e promozione dei diritti
Sanitaria
Protezione civile
Promozione della cultura, istruzione, educazione permanente
Tutela del patrimonio storico
artistico
Tutela dell’ambiente
Educazione motoria, promozione attività sportive e tempo
libero
Organismi di collegamento e
coordinamento provinciali
TOTALE
Istanze pervenute
36
5
Nuove
iscrizioni
19
2
9
1
Organizzazioni iscritte
al 31/12/2009
328
63
Cancellazioni
7
10
8
4
8
3
6
4
0
275
193
38
2
1
0
48
3
2
1
0
2
0
24
7
0
1
0
6
73
39
22
982
Cancellazioni
12
3
Organizzazioni iscritte
al 31/12/2010
341
68
Istanze pervenute
20
8
Nuove
iscrizioni
18
9
9
12
7
6
8
2
9
9
0
270
194
40
3
2
0
49
4
1
1
0
0
0
25
7
0
0
1
6
64
46
34
1000
BANDO STRAORDINARIO PER LA CONCESSIONE DI
CONTRIBUTI ALLE ORGANIZZAZIONI DI VOLONTARIATO
La Legge Regionale 38/94 e s.m.i. “Valorizzazione e promozione del Volontariato” all’art. 14 comma 1 prevede
che le Province concedano alle Organizzazioni di Volontariato, iscritte nel Registro, contributi a titolo di sostegno di specifici e documentati progetti ed attività.
Annualmente il Servizio Solidarietà Sociale predispone il “Bando per la concessione di contributi alle Organizzazioni di Volontariato” al quale possono partecipare le OdV regolarmente iscritte al Registro nelle sezioni di sua
diretta competenza: socio-assistenziale, impegno civile e tutela e promozione dei diritti, sanitaria. I contributi
sono assegnati sulla base delle risorse finanziarie trasferite dalla Regione Piemonte.
67
Nell’anno 2010 con Delibera della Giunta Provinciale n. 461-16247 del 04/05/2010 è stato bandito il “Bando
Straordinario per la concessione di contributi alle Organizzazioni di Volontariato - Interventi di sostegno per famiglie e singoli in gravi condizioni di disagio, marginalità e povertà” per offrire una risposta immediata all’emergenza, anche economica, che limita il soddisfacimento dei bisogni primari e per promuovere al contempo l’integrazione sociale di individui e gruppi deboli.
Il bando straordinario prevedeva che le Organizzazioni interessate, in base al territorio in cui operano, elaborassero progetti per fronteggiare la crisi coerenti con le emergenze territoriali del Comune di Torino e con quella
dei Piani di Zona locali. Vista la natura straordinaria del bando, i progetti sono stati concordati e presentati agli
Enti territoriali di riferimento e successivamente ai nostri uffici che hanno predisposto le graduatorie e curato le
assegnazioni.
A fronte di una complessiva disponibilità economica di € 1.000.000,00 sono state finanziate n. 69 associazioni per un importo complessivo pari a € 917.781,00.
Di seguito i dati di sintesi dei contributi assegnati nell’anno 2010 articolati per Ambito Territoriale di riferimento.
Ente gestore
Budget disponibile
Consorzio Intercomunale di Servizi (C.I. di S.)
ORBASSANO
44.879,00
Comunità Montana del Pinerolese PEROSA ARGENTINA
29.623,00
Comunità Montana delle Valli di Lanzo, Ceronda e
Casternone CERES
26.519,00
Consorzio Azienda Socio-Assistenziale tra i Comuni
della Val Sangone (C.A.S.A. Val Sangone) GIAVENO
27.958,00
Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.) CIRIÉ
46.410,00
Consorzio
Intercomunale
(C.I.S.A.) NICHELINO
43.423,00
Socio
Assistenziale
n. progetti
Budget assegnato
finanziati
3
44.879,00
29.623,00
2
26.505,00
2
26.500,00
2
35.500,00
2
35.500,00
2
Consorzio Intercomunale Socio Assistenziale (C.I.S.A.
31) CARMAGNOLA
35.659,00
Consorzio
Intercomunale
(C.I.S.A.) GASSINO T.SE
Socio
27.107,00
Consorzio
Intercomunale
(C.I.S.A.) RIVOLI
Socio
Assistenziale
35.659,00
2
21.550,00
2
Assistenziale
37.868,00
37.794,00
3
Consorzio Intercomunale dei Servizi alla Persona
(C.I.S.A.P.) GRUGLIASCO
44.997,00
Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.S. 38) CUORGNÉ
41.737,00
Consorzio Intercomunale dei Servizi Sociali (C.I.S.S.)
CHIVASSO
41.511,00
Consorzio Intercomunale dei Servizi Sociali (C.I.S.S.)
PINEROLO
43.478,00
Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali
(C.I.S.S.A.) MONCALIERI
41.212,00
44.997,00
4
41.130,00
3
25.650,00
2
41.135,00
7
41.212,00
4
68
Consorzio Intercomunale dei Servizi Socio Assistenziali (C.I.S.S.A.) PIANEZZA
42.471,00
Consorzio Intercomunale Servizi Socio Assistenziali
(C.I.S.S.A.C) CALUSO
31.445,00
Consorzio Intercomunale Servizi Sociali alla Persona
(C.I.S.S.P.) SETTIMO T.SE
43.194,00
Consorzio Intercomunale Socio Assistenziale Valle di
Susa (CO.NI.S.A.) SUSA
46.171,00
Consorzio dei Servizi Socio Assistenziali del Chierese
(C.S.S.A.C.) CHIERI
42.651,00
Consorzio Servizi Sociali IN.RE.TE IVREA
40.726,00
CITTA’ DI TORINO - Divisione Servizi Sociali – Ufficio
Rapporti con il volontariato - TORINO
220.961,00
35.500,00
2
18.000,00
1
32.400,00
2
45.972,00
3
42.651,00
5
40.500,00
3
215.124,00
13
69
917.781,00
SEZIONE PROVINCIALE DEL REGISTRO REGIONALE DELLE ASSOCIAZIONI DI PROMOZIONE SOCIALE
Le Associazioni di Promozione Sociale (APS) sono disciplinate dalla Legge 7 dicembre 2000 n. 383 “Disciplina delle
Associazioni di Promozione Sociale”.
Le APS operano senza fini di lucro al fine di svolgere attività di utilità sociale a favore di associati o di terzi, avvalendosi prevalentemente delle attività prestate in forma volontaria, libera e gratuita dei propri associati. In casi di
particolare necessità possono assumere lavoratori anche ricorrendo ai propri associati. Le APS possono, quando ne
presentano i requisiti, essere anche riconosciute ONLUS. Le APS iscritte al Registro possono stipulare convenzioni
con gli Enti Pubblici.
Il Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale è stato istituito con la Legge Regionale 7 febbraio
2006 n. 7, che ne regolamenta le modalità di iscrizione e di revisione. È suddiviso in sezioni provinciali ed una
sezione regionale.
La sezione unica provinciale di Torino del Registro Regionale delle Associazioni di Promozione Sociale è regolamentata dalla Deliberazione di Consiglio Provinciale n. 560538 del 27 marzo 2007 “Regolamento per la disciplina della
sezione provinciale di Torino del Registro regionale delle associazioni di Promozione sociale e l’elezione dei rappresentanti presso l’Osservatorio regionale”. È suddivisa in quattro sezioni tematiche: Welfare, integrazione sociale,
impegno civile, tutela e promozione dei diritti - Cultura, istruzione, ricerca, formazione, tradizioni locali - Turismo,
attività sportive,attività ricreative - Patrimonio ambientale e naturale, protezione civile.
Con determinazione del Direttore generale n. 45-448777 del 17 aprile 2007 è stata data la responsabilità della
gestione del Registro e il coordinamento degli apporti delle altre strutture provinciali coinvolte (Servizio tutela
ambientale, Servizio aree protette e vigilanza volontaria, Servizio tutela della fauna e della flora, Servizio Protezione
civile, Servizio programmazione dei beni e attività culturali, Servizio istruzione e servizi didattici, Servizio concertazione territoriale, Servizio formazione professionale, Servizio programmazione e gestione attività turistiche e
sportive), al Servizio Solidarietà Sociale.
Di seguito si riportano i dati di sintesi del Registro suddivisi per sezioni tematiche relativi agli anni 2008, 2009 e
2010.
69
Sezione tematica
Associazioni
iscritte
al
31/12/2008
Associazioni
iscritte
al
31/12/2009
14
8
9
17
5
1
1
0
29
26
Welfare, integrazione sociale,
impegno civile, tutela e promozione dei diritti
Cultura, istruzione, ricerca,
formazione, tradizioni locali
Turismo,
attività
sportive,attività ricreative
Patrimonio ambientale e naturale, protezione civile
TOTALE
Associazioni
iscritte
al
31/12/2010
Cancellazioni
16
9
2
1
28
Totale
0
38
0
35
0
8
0
2
0
83
SEZIONE PROVINCIALE DELL’ALBO REGIONALE
DELLE COOPERATIVE SOCIALI
Le Cooperative Sociali sono disciplinate dalla Legge 8 novembre 1991 n. 381 “Disciplina delle Cooperative Sociali”. Sono imprese che hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini attraverso la gestione di servizi alla persona (assistenziali, sociosanitari, sanitari, educativi) ovvero lo svolgimento di attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi) finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate.
Le Cooperative Sociali costituite ai sensi della L. 381/91 sono riconosciute ONLUS di diritto. Possono stipulare
convenzioni con gli Enti Pubblici e partecipare a gare di appalto riservate.
L’Albo Regionale delle Cooperative Sociali è stato istituito con Legge Regionale 9 giugno 1994, n. 18 e s.m.i.,
che ne regolamenta le modalità di iscrizione, mantenimento e revoca. È suddiviso in sezioni provinciali.
La sezione provinciale di Torino dell’Albo Regionale delle Cooperative Sociali è suddivisa in tre sezioni: cooperative di tipo A che gestiscono servizi alla persona, cooperative di tipo B finalizzate all’inserimento di persone
svantaggiate, cooperative di tipo C, cioè consorzi di cooperative la cui base sociale è formata in misura non inferiore al settanta per cento da cooperative sociali.
Di seguito si riportano i dati di sintesi dell’Albo relativi agli anni 2009 e 2010.
Sezione
A - gestione di servizi socio-sanitari
ed educativi
B - attività diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiati
C - consorzi di cooperative
TOTALE
Istanze
pervenute
11
Nuove
iscrizioni
9
Cancellazioni
5
Cooperative iscritte
al 31/12/2009
133
7
8
8
79
2
20
2
19
0
13
19
231
70
Sezione
A- gestione di servizi socio-sanitari
ed educativi
B – attività diverse finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiati
C - consorzi di cooperative
TOTALE
Istanze
pervenute
8
Nuove
iscrizioni
10
Cancellazioni
1
Cooperative iscritte
al 31/12/2010
142
12
13
7
85
1
21
1
24
0
8
20
247
PIANO PROVINCIALE DELLE POLITICHE
SOCIALI TERRITORIALI 2010-2011
INTERVENTI DI PROMOZIONE E SOSTEGNO DEL VOLONTARIATO
INTERVENTI PER IL SOSTEGNO ALLA COOPERAZIONE SOCIALE
DI INSERIMENTO LAVORATIVO
Nel corso del 2010 l’Ufficio Terzo Settore ha collaborato alla stesura del Piano Provinciale delle Politiche Sociali
Territoriali quale strumento generale di programmazione coordinata di diverse politiche settoriali, fra le quali
quelle relative al sostegno del Volontariato e della Cooperazione Sociale.
Il Piano si propone, innanzitutto, di diventare lo strumento attraverso il quale la Provincia di Torino intende armonizzare gli strumenti di finanziamento ed implementazione che ogni anno propone su ciascuna specifica politica, fornendo uno strumento coordinato delle risorse a disposizione.
La finalità generale del Piano è quella di contribuire alla riduzione delle differenze osservate a livello territoriale
nella fruizione dei diritti e delle opportunità dei cittadini orientando le risorse disponibili.
Il Piano infatti si propone di sviluppare una programmazione integrata orientata alle “componenti sociali”, attraverso il superamento della logica per competenze amministrative e delle singole forme di implementazione e
finanziamento.
Nel Piano pertanto sono state individuate le linee generali della politica della Provincia di Torino nei settori considerati e per ogni singola politica:
le linee programmatiche
il programma di attuazione
gli ambiti progettuali
le azioni di vasta area riservate all’amministrazione
il piano finanziario
Si prevede l’approvazione del Piano e la contestuale uscita dei rispettivi Bandi di finanziamento per inizio anno
2011.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Terzo Settore
ISTITUZIONI PUBBLICHE DI ASSISTENZA E BENEFICIENZA
(IPAB) E ASSOCIAZIONI E FONDAZIONI EX IPAB
ATTIVITÀ DI VIGILANZA E CONTROLLO16
La Regione Piemonte con Legge Regionale n. 1/2004 ha attribuito alla Provincia le seguenti funzioni:
•
competenze, attribuite dalla legge o dagli statuti, in materia di aziende pubbliche di servizi alla persona e
nomina dei membri dei consigli di amministrazione quando questa sia attribuita dagli statuti alla Regione;
•
controllo pubblico, ai sensi degli articoli 23 e 25 del codice civile, sull’ amministrazione delle persone giuridiche di diritto privato che hanno ottenuto il riconoscimento in seguito alla trasformazione delle IPAB o
delle aziende pubbliche di servizi alla persona, compresi lo scioglimento del Consiglio di amministrazione
e la nomina del commissario straordinario.
16
http://www.provincia.torino.it/solidarietasociale/ipab/index
71
•
•
•
Sono state delegate, inoltre, fino alla trasformazione delle IPAB in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche di diritto privato, le seguenti funzioni:
vigilanza sugli organi e sull’attività amministrativa delle IPAB, esclusi la sospensione e lo scioglimento del
consiglio di amministrazione e la nomina del commissario straordinario;
nomina dei membri del consiglio di amministrazione delle IPAB quando questa sia di competenza regionale e dichiarazione di decadenza dei membri del consiglio di amministrazione delle IPAB nei casi previsti
dalla legge;
l’espressione di parere stabilito dall’art. 4 della L.R. 19/03/1991, n. 10, in ordine alla sussistenza dei requisiti previsti dall’art. 2 della Legge stessa limitatamente alle istituzioni aventi struttura associativa ed
alle istituzioni promosse ed amministrate da privati che richiedono il riconoscimento della personalità giuridica di diritto privato.
L’art. 39 della L.R. 62/1995 che delegava alla Provincia “l’espressione di elementi di valutazione relativamente
ai provvedimenti di competenza regionale di modifica di statuto, trasformazione, fusione ed estinzione delle IPAB” è stato abrogato dall’art. 65 della L.R. 1/2004.
Nonostante sia venuto meno il riferimento normativo per l’espressione del suddetto parere, la Regione Piemonte, nell’ottica di consolidare un fattivo rapporto di collaborazione tra Enti pubblici e allo scopo di perseguire efficacemente le finalità dettate dalla vigente normativa, continua a chiedere alla Provincia di esprimersi in merito.
L’Ufficio Amministrativo ha contattato le istituzioni per richiedere i dati aggiornati, l’eventuale documentazione
mancante e una relazione sull’attività svolta, seguendo con particolare attenzione i casi con maggiori criticità
finanziarie; inoltre ha svolto una funzione di supporto agli enti interessati, di tipo interpretativo della legislazione esistente in materia, nelle more dell’entrata in vigore della legge regionale che dovrebbe dettare una disciplina di dettaglio.
Sulla base dell’ultimo aggiornamento effettuato nel mese di dicembre 2010, risultano attivi 198 enti, di cui 60
IPAB e 138 tra associazioni e fondazioni; si segnala, inoltre la presenza di 11 enti in fase di estinzione e 28 estinti. La situazione attuale può essere riassunta dal seguente grafico:
rapporto IPAB funzionanti - privatizzate - in fase di estinzione estinte
in fase estinzione
5%
estinte
12%
pubbliche
25%
pubbliche
privatizzate
in fase estinzione
estinte
privatizzate
58%
Servizio Solidarietà Sociale
72
Ufficio Amministrativo
INTERVENTI PER LA PROMOZIONE
DELLE POLITICHE DEL TEMPO
BANCHE DEL TEMPO17
La “Banca del Tempo”( BdT) è una realtà che nasce in Europa nei primi anni ’80; è un "istituto di credito" molto
particolare, dove non si deposita denaro bensì tempo e disponibilità. Si tratta di una forma di collaborazione, e non
di volontariato, con la quale ci si aiuta ad affrontare anche le incombenze e gli impegni della vita quotidiana e
familiare. In breve chi, ad esempio, sa suonare il pianoforte può offrire due ore di lezione in cambio di altrettante
ore di piccoli aiuti domestici.
La Provincia di Torino attraverso il COORDINAMENTO PROVINCIALE BANCHE DEL TEMPO promuove, coordina e
mette in rete le Banche del Tempo della Provincia (22).
La presenza del coordinamento ha favorito l'avvio di confronti con esperienze italiane ed estere e alcune iniziative
hanno promosso la partecipazione della cittadinanza permettendo l’incontro con realtà potenzialmente attrezzate a
replicare l’esperienza.
Il percorso del Coordinamento Provinciale Banche del Tempo ha avuto inizio nel dicembre del 1996 per iniziativa
della Commissione Consiliare Pari Opportunità e dall'Area Attività Sociali -Servizio Programmazione Solidarietà
Sociale della Provincia di Torino-, con un preciso ruolo di promozione, informazione e coordinamento delle esperienze di Banca del Tempo presenti sul territorio provinciale e di quelle in via di attivazione. L'incremento numerico delle
Banche del Tempo in provincia è stato rilevante: dalle 5 iniziali del 1997 si è passati alle 22 del 2009 e ciò segnala il
crescente interesse che questa esperienza di scambio solidale suscita nella cittadinanza. La presenza del coordinamento ha favorito inoltre l'avvio delle prime esperienze di confronto tra banche del tempo italiane e quelle estere, in
prevalenza europee.
L'Ufficio Tempi della Provincia di Torino ha compiti di segreteria e di coordinamento delle diverse iniziative sulle
Banche dei Tempi e politiche dei tempi ed è la struttura tecnica operativa che gestisce il Coordinamento provinciale
e tutte le azioni di politica dei tempi promosse dallo specifico Assessorato provinciale.
La Provincia di Torino aderisce al Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per le Banche del Tempo e collabora
con ‘’Associazione Nazionale delle Banche del Tempo Italiane (ANBDTI)
È stato inoltre predisposto un sito Internet, situato all’interno dell’home page della Provincia di Torino, che
raccoglie tutte le informazioni e consente la massima divulgazione.
Associazione di Promozione Sociale “Coordinamento Banche del Tempo della Provincia di Torino”
Nel 2008 è stata costituita l’Associazione di Promozione Sociale “Coordinamento Banche del Tempo della Provincia di
Torino” a cui hanno aderito le Banche del Tempo di Chieri, Ciriè, Moncalieri, Nichelino, Settimo Torinese, Val Pellice
e 4 di Torino (Abc Dei Bimbi, II Circoscrizione, IV Circoscrizione, VIII Circoscrizione), per uno sviluppo autonomo e
indipendente delle banche del Tempo del territorio, in collaborazione con la Provincia.
La sede dell'associazione è in Via Rubino, 45 a Torino. La decisione di dar vita ad un'associazione indipendente di
coordinamento è stata presa anche per seguire gli orientamenti che le BdT italiane -attraverso la costituzione
dell'Associazione Nazionale Banche del Tempo avvenuta il 23 Giugno 2007 ad Alì Terme (Me)-, si sono date in
ambito nazionale, e cioè di progressiva indipendenza dagli enti locali, pur mantenendo e rafforzando le collaborazioni in essere.
Coordinamento Enti Locali per il Sostegno delle Banche del Tempo
Per iniziativa della Provincia di Torino si è costituito il Coordinamento Enti Locali per il Sostegno delle Banche del
Tempo.
La rete riunisce le Regioni, le Province ed i Comuni italiani impegnati a promuovere l’esperienza delle Banche del
Tempo, intesa come strumento di solidarietà, per favorire lo scambio di servizi di vicinato, per facilitare l'utilizzo dei
17
http://www.provincia.torino.it/pari_opportunita/banche_tempo/index.htm
73
servizi della città e il rapporto con le pubbliche amministrazioni, per favorire l'estensione della solidarietà nelle
comunità locali e per incentivare le iniziative di singoli e gruppi di cittadini, associazioni, organizzazioni ed enti che
intendano scambiare parte del proprio tempo per impieghi di reciproca solidarietà e interesse.( Legge n.53/2000,
art.27)
Il Coordinamento Nazionale Enti Locali per il sostegno delle Banche del Tempo si adopera per:
sensibilizzare i cittadini promuovendo e rendendo visibili le realtà di Banca del Tempo;
facilitare un interscambio tra le istituzioni e le Banche del Tempo;
sostenere le diverse realtà che operano sul campo;
operare per la messa in rete delle diverse esperienze.
Indagine Nazionale Conoscitiva Sulle Banche Del Tempo
L’indagine è stata realizzata in collaborazione con l’Associazione Nazionale delle Banche del Tempo di Roma con lo
scopo di analizzare le diverse esperienze maturate dalle Banche del Tempo su tutto il territorio nazionale e formulare quindi una fotografia del fenomeno.
È stato approfondito il quadro delle relazioni che queste hanno con il proprio territorio e la loro propensione alla
progettualità, individuando così buone prassi esportabili in altri contesti, nonchè il grado di interazione ad altre reti
nazionali/regionali/provinciali e il loro ruolo sociale nei rispettivi contesti territoriali.
Unitamente a ciò, è stata analizzata la capacità di Found Raising e di adesione a convenzioni con enti pubblici/privati.
Grazie al riscontro di oltre 140 Banche del Tempo, afferenti o meno all’Associazione Nazionale, si può asserire che:
Il 76% delle banche rispondenti possiede uno statuto proprio e l’86% un regolamento interno
Il 53% ha già una convenzione con il comune di appartenenza e il 7% è in fase di adozione
L’estensione territoriale delle BdT è per lo più comunale (72%), seguita poi dalla circoscrizione (3%), dal quartiere
(10%) e dalla provincia (5%)
Fra i soggetti promotori sono prevalenti gli stessi cittadini che spontaneamente si associano (47%)
Più del 50% delle BdT rispondenti ha adottato la forma di APS (Associazione di Promozione Sociale)
Questa indagine è stata non solo una ricerca quantitativa, composta da meri dati statistici, ma anche uno strumento utile sia per gli enti locali che per le Banche del Tempo, che ne potranno trarne supporto per future evoluzioni
costitutive e progettuali.
I risultati sono stati presentati alla conferenza nazionale delle Banche del Tempo tenuta il 16 ottobre 2010 presso il
Circolo dei Lettori di via Bogino 9.
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Politiche dei Tempi
74
INTERVENTI IN CAMPO DI INTEGRAZIONE
DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI STRANIERI
Nel corso dell’anno 2010 l’attività in campo di immigrazione si è sviluppata attraverso diversi interventi operativi
che possono essere sintetizzati in:
sostegno alla progettazione e alla predisposizione di interventi da parte della Città di Torino, dei Piani di
Zona, e delle associazioni in materia di immigrazione;
partecipazione ai lavori del Consiglio Territoriale per l’Immigrazione e coordinamento del Gruppo di Lavoro sull’integrazione sociale degli immigrati;
partecipazione alla realizzazione del progetto “Osservatorio Interistituzionale sugli stranieri in Provincia di
Torino”;
partecipazione al Tavolo di coordinamento regionale per gli interventi in campo di richiedenti asilo, rifugiati, umanitari.
Sono inoltre stati attivati alcuni interventi, che si elencano di seguito, focalizzati sulle tematiche dell’immigrazione
e contro la discriminazione.
PIANO PROVINCIALE DEGLI INTERVENTI IN MATERIA
DI IMMIGRAZIONE DELLE CITTADINE E DEI CITTADINI
STRANIERI PER L’ANNO 2010
Con Deliberazione della Giunta Provinciale n. 540-47277 del 15/12/2009, è stato approvato il “Piano di interventi per
l’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri” e il relativo Programma di attuazione locale di interventi e
progetti da realizzare nel territorio di competenza, in accordo con gli altri soggetti, pubblici e privati, che operano
nel settore.
Tale Piano, è lo strumento con cui, la Provincia, a partire dalle priorità regionali (definite con D.G.R. n. 80-12002 del
04/08/2009), attraverso un percorso di condivisione, definisce le proprie priorità di intervento e le conseguenti
risorse necessarie a realizzarle, mirando a rispondere in modo unitario a bisogni ed esigenze delle cittadine e dei
cittadini stranieri immigrati presenti sul proprio territorio.
Il percorso delineato si sostanzia attraverso:
la partecipazione della Provincia alla programmazione locale dei Piani di Zona;
la messa a punto di strumenti di concertazione nella definizione della programmazione provinciale;
la capacità di collocare la programmazione del sistema di welfare locale in quella generale e, insieme, la
capacità della programmazione generale di recepire le indicazioni che provengono dalla programmazione
locale.
Il Programma di attuazione si realizza attraverso:
la predisposizione di un bando pubblico rivolto ad enti privati senza fini di lucro per l’erogazione di contributi per interventi a favore di cittadini stranieri da realizzarsi nel territorio della Provincia di Torino;
la promozione di iniziative da realizzarsi nel territorio provinciale, da parte dei soggetti titolari della cabina
di regia dei Piani di Zona e dunque referenti dei progetti stessi e responsabili della loro attuazione;
75
il sostegno di attività realizzate dall’Amministrazione Comunale della Città di Torino a fronte della presentazione di un programma di attività inerenti alla gestione del fenomeno migratorio. La particolare situazione
della città capoluogo richiede uno specifico sostegno finanziario per la predisposizione di progetti, che talvolta si qualificano come attività di service per l’intero territorio;
il sostegno finanziario ad iniziative di Vasta Area a regia provinciale con una ricaduta trasversale e diffusa
su tutto il territorio provinciale;
(tra le iniziative di vasta area) il sostegno alla mediazione interculturale nei Centri per l’impiego
Il Piano pertanto, è realizzato attraverso la gestione dei fondi annualmente assegnati alle province piemontesi
dalla Regione Piemonte, che per la Provincia di Torino si è tradotto nella somma di Euro 989.216,69. Tale
somma è stata così suddivisa:
Euro
Euro
Euro
Euro
Euro
250.000,00 destinati a progetti presentati in risposta al bando pubblico;
260.000,00 destinati a progetti presentati dai Piani di Zona;
160.000,00 destinati a progetti presentati dall’Amministrazione Comunale della Città di Torino;
66.216,69 destinati a progetti di “Vasta Area” da parte di soggetti diversi a regia provinciale;
253.000,00 destinati al sostegno della mediazione interculturale nei Centri per l’Impiego.
In particolare, l’attuazione del suddetto Piano provinciale è avvenuta considerando soprattutto i seguenti principi
operativi:
coinvolgimento nella progettazione e realizzazione delle attività di associazioni italiane e/o etniche;
l’inserimento della progettazione delle varie iniziative nell’ambito della concertazione negoziata a livello di
Piani di Zona.
1) Bando rivolto ad Enti privati senza fini di lucro:
Nell’ambito del Piano per l’attuazione del programma provinciale in materia di integrazione delle cittadine e dei
cittadini stranieri sono stati individuati gli ambiti prioritari di intervento.
Considerato pertanto quanto disposto nella Deliberazione n. 540-47277 del 15/12/2009, è stato promosso un
pubblico invito per la realizzazione di progetti finalizzati a combattere il processo di esclusione che coinvolge cittadini
stranieri residenti sul territorio provinciale, nonché promuovere e sostenere il processo di integrazione.
I progetti presentati dal Privato sociale del territorio provinciale sono stati 62, ammessi a valutazione 56 di cui 14
hanno ottenuto un contributo per un ammontare complessivo di Euro 250.000,00. Le iniziative finanziate, tuttora
in corso, riguardano diversi settori di intervento nel campo dell’integrazione sociale:
progetti di accoglienza alle popolazioni migranti;
corsi di conoscenza linguistica per adulti;
interventi mirati all’integrazione delle donne straniere, in particolare all’inserimento sociale e lavorativo di
donne over 40;
attività di integrazione scolastica degli allievi stranieri inerenti ad iniziative extra-scolastiche di doposcuola e
laboratoriali, con particolare attenzione ai più piccoli e ai processi di ricongiungimento familiare;
progetti rivolti ai giovani di seconda generazione, anche attraverso interventi di peer education;
interventi rivolti ai minori più emarginati, quali ad es. l’educativa di strada;
iniziative volte alla creazione o al potenziamento di centri di aggregazione che favoriscano l’incontro tra le
diverse culture presenti sul territorio e di luoghi di formazione e confronto tra giovani immigrati e nativi (
ad es. i centri o le biblioteche interculturali);
iniziative di socializzazione interculturale che coinvolgano i migranti adulti in attività che siano occasione di
incontro, ascolto, scambio di esperienze e saperi appartenenti a culture diverse finalizzate sia a valorizzare
le culture dei Paesi di origine, sia a promuovere momenti di incontro con il Paese di accoglienza (laboratori,
organizzazione di moduli formativi, manifestazioni, feste, eventi, sostegno all’associazionismo etnico/interetnico…), favorendo in particolare occasioni di incontro tra donne straniere e native;
azioni volte al sostegno della famiglia e della genitorialità nel rapporto con i figli e le Istituzioni pubbliche e
private volto a promuovere l’incontro con la scuola e le Istituzioni (anche sotto il profilo del supporto psicologico);
attività di diffusione di informazione e di comunicazione (sportelli informativi, editoria etnica/inter-etnica,
radio, tv, web…) in merito a diritti e tutele riconosciuti dall’ordinamento giuridico italiano in tema di istruzione, pari opportunità, ambito familiare, cura della salute, accesso e opportunità formative e professionali;
la formazione degli operatori preposti alle relazioni con i cittadini stranieri, finalizzata a garantire pari condizioni di accesso ai servizi.
2) Istruzioni per i Soggetti titolari della regia dei Piani di Zona e per la Città di Torino
Nell’ambito delle risorse destinate:
76
a)
b)
i soggetti titolari della regia dei Piani di Zona (21), in qualità di soggetti capofila, hanno presentato 21 progetti per la promozione di iniziative da realizzarsi sul proprio territorio, nella prospettiva della valorizzazione
e della programmazione all’interno del Piano di Zona.
l’Amministrazione Comunale della Città di Torino ha presentato il proprio Programma di interventi, composto da 10 progetti, indirizzato all’accoglienza, all’inserimento e all’integrazione della popolazione straniera
residente o domiciliata nel capoluogo;
3) Iniziative di vasta area
La Provincia di Torino si è riservata la possibilità di sostenere interventi diretti sui temi che presentano una ricaduta “diffusa” sull’intero territorio provinciale.
Gli ambiti della progettazione di vasta area definiti per l’anno 2010 sono stati i seguenti :
Osservatorio sul fenomeno migratorio;
Interventi di mediazione interculturale presso i Centri per l’Impiego della Provincia di Torino;
Richiedenti asilo, rifugiati e protezione sussidiaria;
Minori stranieri inseriti in circuiti devianti;
Vittime della tratta;
Sostegno alle attività informative Istituzionali: Sportelli esistenti presso uffici istituzionali (Prefettura,
Questura, Uffici stranieri) e aree del territorio;
Ogni altro ambito di rilevanza dal punto di vista di interventi diffusi sul territorio.
Di seguito una breve sintesi delle iniziative di vasta area finanziate dalla Provincia di Torino:
FORMAZIONE IN MATERIA FISCALE E
CONTRIBUTIVA PER CITTADINI STRANIERI
Il progetto “Fare impresa” – Istruzioni per nuovi cittadini, si propone di spiegare, attraverso 12 lezioni
suddivise in moduli (da 50 minuti ciascuno per un totale di circa 2 ore e mezza a lezione) quali sono i principali
adempimenti necessari per aprire una nuova attività imprenditoriale, nonché fornire le conoscenze fondamentali per
interagire con le istituzioni pubbliche e in materia fiscale e contributiva.
L’iniziativa, realizzata in collaborazione tra l’Agenzia delle Entrate, la Camera di Commercio e l’INPS, è destinata a 30
persone, alle quali viene fornito il materiale didattico necessario
PROGETTI IN FAVORE DEI MINORI STRANIERI
INSERITI NEL CIRCUITO PENALE
Il progetto, denominato “Comunichiamo?”, si propone di collegare, attraverso il lavoro dei mediatori, le varie
culture ed etnie presenti nell’Istituto Ferrante Aporti, al fine di facilitare e rendere maggiormente accessibili la
consapevolezza della propria condizione.
L’iniziativa, con la collaborazione del Centro di Giustizia Minorile, consiste di una serie di interventi:
1) formulazione di una sintesi del regolamento interno dell’Istituto in varie lingue, da consegnare ai ragazzi al
momento dell’ingresso;
2) attività dei mediatori durante i momenti ludico-creativi e durante le ore d’aria in accompagnamento del minore e
a sostegno dell’attività degli agenti di polizia penitenziaria;
3) eventi specifici legati alle tradizioni culturali e religiose dei ragazzi;
4) mediazione culturale ROM nella sezione femminile;
5) consulenza agli operatori dell’area tecnica in merito alla normativa e alle tradizioni socio-culturali.
SPORTELLI PRESSO UFFICI ISTITUZIONALI
E AREE DEL TERRITORIO
L’iniziativa, denominata “Attività presso UTG di Torino – Sportello Unico per l’immigrazione”, consiste nel
garantire presso lo Sportello Unico di Torino la presenza di mediatori/operatori che siano in grado di facilitare
77
l’approccio agli Uffici dell’utenza (sia straniera che italiana), di rendere comprensibili le procedure e le comunicazioni
agli interessati, di fornire le indicazioni corrette per l’inoltro telematico delle domande,…
Gli operatori/mediatori inizieranno l’attività dopo una prima opportuna fase di aggiornamento legata alle recenti
riforme legislative in materia di ingresso e presenza in Italia dei cittadini stranieri.
PROGETTI CONTRO LA TRATTA DI ESSERI UMANI
L’iniziativa, denominata “TraCY VI”, si propone di intervenire nell’ambito della tratta di esseri umani, fornendo un
servizio alle donne vittime della tratta. Nello specifico, si intende dare continuità all’attività dell’Unità di Strada sul
territorio della Provincia di Torino: sia attraverso il contatto diretto delle persone nei luoghi di prostituzione; sia
mantenendo un osservatorio costante sul fenomeno della prostituzione migrante, nonché sulle problematiche
connesse, quali condizioni socio-sanitarie, situazioni di violenza, tratta e sfruttamento. Obiettivo fondamentale sarà
continuare a tutelare la salute della popolazione target, azione che include anche i clienti che si incontreranno
durante i contatti con le donne nei luoghi di prostituzione. Per tutta la durata del progetto verranno effettuate due
uscite settimanali in orario diurno e notturno sul territorio della provincia di Torino. Inoltre la sede dell’Associazione,
con accesso diretto (con orario dalle 10.00 alle 14.00), può accogliere le persone contattate in strada per colloqui
riservati e più approfonditi. In particolare le azioni saranno tre: monitoraggio e mappatura del fenomeno, diffusione
di informazioni socio-sanitarie e sull’accesso ai servizi, counselling legale e sull’art. 18 del T.U. sull’immigrazione.
PROGETTI IN FAVORE DEI DETENUTI STRANIERI
L’iniziativa, denominata “Accogliere e formare i detenuti in transito”, è destinata ai detenuti in transito, cioè a
quella particolare categoria di detenuti, in decisa prevalenza stranieri, i quali, in virtù delle particolari condizioni di
fragilità (assenza di famiglia, di lavoro, ecc) in cui si trovano, permangono per brevi periodi nella Casa Circondariale
di Torino. Al fine, infatti, di decongestionare il carcere del capoluogo viene favorito il turn-over verso altre strutture
carcerarie.
La permanenza dei detenuti in transito all’interno del carcere delle Vallette è di circa 50 giorni, durante i quali, al
fine di evitare situazioni di disagio, che portano anche in alcuni casi all’autolesionismo, diventa necessario fornire
loro gli strumenti di prima accoglienza consistenti nelle informazioni necessarie per la sopravvivenza e per garantire
un primo basilare diritto di cittadinanza.
I detenuti stranieri transitanti saranno destinatari delle informazioni necessarie per la vita in carcere (come compilare le richieste alle autorità carcerarie, come usare i servizi bibliotecari del carcere, conoscenza delle figure e dei ruoli
nel carcere, conoscenza del regolamento interno,…) e verranno coinvolti in laboratori di alfabetizzazione linguisticoculturale e funzionale; in laboratori artistici e manuali finalizzati a piccole produzioni.
4) Altri temi affrontati dall’Ufficio
OSSERVATORIO INTERISTITUZIONALE SUGLI
STRANIERI IN PROVINCIA DI TORINO
La definizione di programmi di intervento nei confronti della popolazione immigrata richiede di disporre di informazioni statistiche e qualitative sulle caratteristiche di tale universo (nazionalità, genere, età, titolo di studio, professione, ambito di inserimento lavorativo ecc.), nonché sulle dinamiche di inserimento che si innescano all’interno delle
diverse aree territoriali. In quest’ottica, la predisposizione di un volume capace di fotografare il fenomeno migratorio
sotto i suoi innumerevoli aspetti (soggiorno e residenza, lavoro e sanità, scuola e formazione professionale, sicurezza e sfruttamento, ecc.) si qualifica come una preziosa attività a sostegno dell’iniziativa politica e della prassi
operativa. Tale attività condivisa con l’Ufficio Sistema Informativo, è svolta annualmente attraverso i lavori
dell’Osservatorio Interistituzionale sugli Stranieri in Provincia di Torino, tavolo coordinato dall’Ufficio Territoriale del
Governo - Prefettura di Torino.
Con l’ultima rilevazione statistica (presenza dei cittadini stranieri al 31/12/2009) la Provincia di Torino ha analizzato
la situazione di 32 comuni selezionati in quanto hanno una popolazione residente superiore alle 10.000 unità
(escludendo il capoluogo)
Questa modalità ha permesso di garantire una rappresentanza di almeno un comune per quasi tutti gli enti gestori
dei servizi socio assistenziali, quali luoghi della programmazione locale (Piani di Zona) e per questo ambiti di
particolare interesse da parte della Programmazione Provinciale. Rimangono esclusi da questa analisi il C.I.S.S.A.C.
di Caluso e le Comunità Montane Valli di Lanzo, Ceronda e Casternone e Valli Chisone, Germanasca, Pellice,
78
Pinerolese pedemontano, territori che si caratterizzano per essere composti da molti comuni con un densità abitativa piuttosto bassa e con una percentuale di cittadini stranieri altrettanto limitata.
I dati evidenziano un lieve incremento del fenomeno migratorio rispetto al 2008, pari al 0.36, mentre, se si prendono in considerazione i valori assoluti, l’aumento è stato pari a 2.201 unità . È importante osservare che, analizzando
un arco temporale più ampio (6 annualità), nel 2009 si evidenzia un incremento minore rispetto alle annualità
precedenti.
La tabella che segue riporta i valori assoluti degli stranieri suddivisi per genere e per minore età, le rispettive
incidenze anche rispetto alla popolazione residente e la variazione dell’anno 2009 rispetto all’anno precedente.
COMUNE
Stran.
Fem.
di cui
Minori
Stran.
Maschi
di cui
Minori
Totale
Stranieri
%
Femm.
%
Minori
Pop. Totale
Incid.
Pop.
Totale
Variaz.
Incid.
2008
ALPIGNANO
362
59
276
73
638
56,7
20,7
17.189
3,71
0,02
AVIGLIANA
354
64
338
77
692
51,2
20,4
12.244
5,65
-0,15
BEINASCO
BORGARO
TORINESE
416
75
274
77
690
60,3
22,0
18.185
3,79
0,25
212
29
173
41
385
55,1
18,2
13.535
2,84
0,21
CARMAGNOLA
CASELLE
TORINESE
1.290
319
1.225
334
2.515
51,3
26,0
28.188
8,92
0,54
416
72
337
88
753
55,2
21,2
18.192
4,14
0,17
CHIERI
1.602
366
1.460
391
3.062
52,3
24,7
35.963
8,51
0,43
CHIVASSO
986
191
891
221
1.877
52,5
21,9
25.981
7,22
0,72
CIRIÈ
559
111
476
117
1.035
54,0
22,0
18.919
5,47
0,34
COLLEGNO
952
245
1.295
239
2.247
42,4
21,5
50.222
4,47
0,28
CUORGNÈ
512
130
497
142
1.009
50,7
27,0
10.171
9,92
0,67
GIAVENO
669
134
633
135
1.302
51,4
20,7
16.593
7,85
0,33
GRUGLIASCO
742
116
608
134
1.350
55,0
18,5
37.590
3,59
0,35
IVREA
947
138
755
169
1.702
55,6
18,0
24.250
7,02
0,47
LEINI'
425
83
421
115
846
50,2
23,4
15.029
5,63
0,43
MONCALIERI
2.594
555
2.348
536
4.942
52,5
22,1
58.087
8,51
0,70
NICHELINO
1.394
283
1.264
316
2.658
52,4
22,5
48.982
5,43
0,42
431
93
357
101
788
54,7
24,6
22.172
3,55
0,21
ORBASSANO
PIANEZZA
272
44
179
44
451
60,3
19,5
13.762
3,28
0,11
PINEROLO
1.377
278
1.224
296
2.601
52,9
22,1
35.938
7,24
0,66
PIOSSASCO
353
63
278
63
631
55,9
20,0
18.193
3,47
0,09
POIRINO
RIVALTA DI
TORINO
RIVAROLO CANAVESE
358
88
319
95
677
52,9
27,0
10.253
6,60
0,25
483
97
405
90
888
54,4
21,1
19.174
4,63
0,38
382
76
355
80
737
51,8
21,2
12.386
5,95
0,21
1.074
158
743
156
1.817
59,1
17,3
49.753
3,65
0,16
463
73
340
70
803
57,7
17,8
19.324
4,16
0,15
373
145
354
145
727
51,3
39,9
10.587
6,87
0,49
1.141
254
1.060
262
2.201
51,8
23,4
47.713
4,61
0,40
RIVOLI
SAN MAURO TORINESE
SANTENA
SETTIMO
TORINESE
TROFARELLO
319
53
261
76
580
55,0
22,2
11.066
5,24
0,64
VENARIA REALE
669
124
505
113
1.174
57,0
20,2
34.833
3,37
0,18
VINOVO
305
62
236
57
541
56,4
22,0
14.009
3,86
0,05
VOLPIANO
359
79
326
61
685
52,4
20,4
14.954
4,58
0,32
79
TOTALE
22.791
4.657
20.213
4.914
43.004
53,0
22,3
783.437
5,49
Come si può notare nessuno dei comuni esaminati registra un incremento superiore ad un punto in percentuale e
l’incremento medio si attesta intorno allo 0,24. La crescita più significativa riguarda Chivasso con 0,72 mentre
l’unico comune che ha registrato una perdita risulta essere Avigliana con -0,15.
Nell’anno 2008 sul territorio provinciale erano presenti circa 140 differenti etnie. I dati relativi al 2009, derivanti
dalla raccolta effettuata presso i comuni con un popolazione residente superiore alle 10.000, si limitano alle cinque
etnie maggiormente rappresentate, per questo dall’analisi sono eslusi 8.987 stranieri che appartengono ad altre
etnie che risultano poco rappresentate.
Non si evidenziano particolari novità, infatti la Romania risulta essere l’etnia maggiormente rappresentata che si
distacca dalle altre in modo sostanziale, seguita dal Marocco, Albania, Moldova e dal Perù.
Stato di provenienza
Romania∗
Marocco
Albania
Moldova
Perù
Maschi
Femmine
Totale
%
su
totale delle % Femmine
immigrati
10.908
2.543
1.589
385
313
12.199
2.171
1.447
527
488
23.107
4.714
3.036
912
801
54
11
7
2
2
53
46
48
58
61
307
122
308
148
615
270
1
1
50
55
Francia*
81
87
168
0
52
Bosnia-Erzegovina
76
76
152
0
50
Camerun
50
34
19
10
6
8
3
6
4
0
23
12
14
9
13
10
9
5
6
1
73
46
33
19
19
18
12
11
10
1
0
0
0
0
0
0
0
0
0
0
32
26
42
47
68
56
75
45
60
Cina Rep. Popolare
Brasile
Senegal
Ghana
Croazia
Nigeria
Colombia
Spagna*
Macedonia
Regno Unito*
Sri Lanka
-
Dal confronto con l’anno 2008 non si rilevano particolari differenze, complessivamente si può notare che Perù e
Repubblica Moldova registrano un incremento rispetto al passato mentre la Cina un lieve calo. Per quanto riguarda
il rapporto di genere, esistono della differenze tra etnie, come si evince dalla tabella: la Moldova e il Perù si caratterizzano per una presenza femminile maggiore, in altre, ad es. il Marocco, la presenza di uomini supera quella delle
donne.
ATLANTE IMMIGRAZIONE18
Atlante Immigrazione è un progetto finalizzato a fornire servizi e informazioni necessarie per prendere decisioni sul
tema dell'immigrazione, rivolto principalmente agli addetti ai lavori. È stato creato con l’intento di costruire una rete
efficiente, e in continuo aggiornamento, per favorire il passaggio delle informazioni e stimolare il confronto fra
coloro che si occupano di immigrazione.
È una banca dati su Internet che contiene informazioni su:
legislazione nazionale e locale,
•
∗
Paesi appartenenti all’Unione Europea
http://www.provincia.torino.it/xatlante/index.htm
18
80
0,36
•
•
competenze istituzionali,
caratteristiche del fenomeno: dati, notizie, indirizzi.
Il sito è rivolto:
•
agli amministratori che hanno necessità di dati, informazioni, riferimenti normativi, conoscenza di provvedimenti interessati presi altrove;
agli operatori che devono dare risposte adeguate o che vorrebbero progettare sviluppi e miglioramenti dei
•
loro servizi;
•
a tutti coloro che s’impegnano nel volontariato sociale e alle associazioni che dedicano parte del loro lavoro
a favore degli immigrati.
Il progetto “Atlante”, e quindi il sito web ad esso collegato, conferma annualmente l’attualità delle sue funzioni.
Innanzitutto, il ruolo di “bussola”, di orientamento all’interno della crescente e complicata materia migratoria, sia dal
punto di vista delle tematiche legislative che di gestione operativa e quotidiana del fenomeno.
In secondo luogo, la disponibilità di uno spazio web specificatamente dedicato al tema immigrazione ha rappresentato la naturale destinazione della pubblicazione delle notizie inerenti all’attività di gestione dei fondi regionali in
materia di immigrazione (pubblicazione del bando e dei suoi risultati), garantendo così una maggiore diffusione,
tempestività e completezza dell’informazione.
Nel corso del 2010 gli accessi al sito web del progetto sono stati 358.684.
INTERVENTI IN MATERIA DI RICHIEDENTI ASILO,
RIFUGIATI E UMANITARI
Nell’ambito del tema specifico degli interventi a sostegno rifugiati, richiedenti asilo, umanitari e profughi, la Provincia ha partecipato ai lavori del Tavolo di coordinamento regionale nato a seguito dell’occupazione, sul territorio cittadino, di alcuni stabili abbandonati da parte di persone provenienti da Somalia, Etiopia, Eritrea e Sudan.
Per affrontare la situazione di crisi venutasi a creare il Coordinamento permanente ha lavorato alla realizzazione
di un progetto “Piemonte: non solo asilo”, nell’ambito del quale la Provincia ha sostenuto specifiche azioni
(conclusesi nella primavera del 2010) con l’obiettivo principale di facilitare l’individuazione e la realizzazione di
un progetto individuale di integrazione sociale da parte dei beneficiari (6 in tutto). A tale scopo si è lavorato soprattutto per facilitare percorsi di inserimento lavorativo, utilizzando lo strumento dei tirocini formativi.
Il progetto ha previsto le seguenti azioni: 1) un servizio di accoglienza residenziale formato da strutture, completamente arredate e attrezzate, reperite presso comunità di accoglienza e alloggi situati sul territorio canavesano (rispettivamente presso il Comune di Albiano d’Ivrea e la Città di Ivrea) composte di 1 camera per due,
cucina e servizi al fine di offrire un’adeguata sistemazione alloggiativa, con un accompagnamento per facilitare
l’inserimento e l’integrazione; 2) attività di accompagnamento alla conoscenza e fruizione dei servizi territoriali
con particolare attenzione ai servizi per la salute e per l’impiego e l’attivazione di corsi di alfabetizzazione e/o
inserimento nei Centri Territoriali Permanenti locali.
I lavori del tavolo rappresentano un’importante occasione per creare un modello/sistema di tutela dei rifugiati,
richiedenti asilo, umanitari e profughi, affinché, attraverso la condivisione di esperienze e le opportune sinergie,
si riesca ad evitare per il futuro nuove situazioni critiche come quelle che hanno coinvolto il capoluogo
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio per le Politiche di Integrazione
CALL CENTER A FAVORE DELLE VITTIME DELLA19
TRATTA E SPORTELLO DI ACCOGLIENZA
19
http://www.provincia.torino.it/pari_opportunita/progetti/callcenter.htm
81
Il Numero Verde Antitratta nazionale 800 290 290 è stato attivato nel luglio del 2000 ed è uno degli interventi
messi in campo dal Dipartimento per le Pari Opportunità per la protezione sociale delle vittime della tratta,
nell’ambito delle 'azioni di sistema' previste in seguito al Decreto Legislativo 286/98 “ Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”.
Il progetto consiste in un servizio telefonico gratuito - attivo 24 ore su 24 su tutto il territorio nazionale - in grado di fornire alle vittime, e a coloro che intendono aiutarle, tutte le informazioni sulle possibilità di aiuto e assistenza che la normativa italiana offre per uscire dalla situazione di sfruttamento.
È articolato in una postazione centrale (a Venezia) ed in quattordici postazioni decentrate sul territorio nazionale nelle zone maggiormente coinvolte dal fenomeno.
La Provincia di Torino gestisce la postazione territoriale che copre l'area territoriale delle Regioni Piemonte e
Valle d'Aosta, con il coinvolgimento di enti ed associazioni che operano sul territorio e che, a livelli diversi, realizzano progetti ed attività di sostegno alle donne o di contrasto alla criminalità organizzata.
Il progetto, collegato al numero verde, realizza anche un'attività di monitoraggio e coordinamento fra i diversi
attori, partecipanti al progetto, con i quali ha stipulato convenzioni ed è stata affidata all'Associazione Gruppo
Abele onlus di Torino l'organizzazione e la gestione operativa della postazione telefonica locale collegata col
numero verde nazionale.
Il punto rete, gestito dall'Associazione Gruppo Abele, è organizzato in una sede riservata e protetta per la postazione telefonica, ed in una sede di accoglienza, filtro, orientamento e presa in carico delle donne.
Di fondamentale importanza è l'attivazione delle risorse disponibili sul territorio per ogni singolo caso che si presenta, aiutando spesso nuove realtà a consolidarsi e a avviare il servizio attraverso una formazione mirata degli
operatori.
Il Servizio è stato sospeso, per quanto riguarda il territorio piemontese e valdostano, in data 31 luglio 2010 per
volontà della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità– ed è rimasto attiva
solamente la postazione centrale di Venezia che riceve tutte le richieste nazionali.
Servizio Pari Opportunita’ e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
PROGETTO “CLARIS” CONTRO LA RIDUZIONE IN SCHIAVITÙ
La Provincia partecipa in qualità di partner e cofinanzia, per il terzo anno consecutivo, il Progetto “Claris 3”
presentato dalla Città di Torino, in qualità di capofila, che prevede un finanziamento, da parte della Presidenza
del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità, a valere sulle risorse dell’avviso n. 3 dell’8 luglio 2008 in attuazione dell’art. 13 della legge 11 agosto 2003, n.228, "Misure contro la tratta di persone" per la
predisposizione di programmi di prima assistenza realizzati per adulti e minori che vengano ridotti in schiavitù,
costretti o indotti a prostituirsi attraverso la violenza, l’inganno o altre modalità.
Gli obiettivi del progetto sono
•
Prima assistenza e attivazione programma individualizzato di protezione sociale
Avvio pratiche per l’acquisizione del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale.
•
La Provincia di Torino contribuisce con proprie risorse finanziarie a cofinanziare il progetto per quanto riguarda
l’estensione al territorio provinciale.
Servizio Pari Opportunita’ e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
PROGETTO “PIEMONTE IN RETE CONTRO LA TRATTA 3”
La Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità – emana annualmente un avviso
per il finanziamento di progetti per dare attuazione ai programmi di assistenza ed integrazione sociale previsti
dall’articolo 18 del testo unico - disposizioni concernenti la disciplina sull’immigrazione e norme sulle condizioni
dello straniero, approvato con decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 e s.m.i.-.
Costituiscono oggetto dell’avviso i progetti rivolti specificamente ad assicurare un percorso di assistenza e integrazione sociale, ivi compresa l’attività per ottenere lo speciale permesso di soggiorno di cui all’art 18 del testo
unico sopra citato, alle vittime che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di soggetti dediti al
traffico di persone a scopo di sfruttamento.
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Il problema della tratta a scopo di sfruttamento sessuale è particolarmente sentito in molte aree del Piemonte.
Negli anni si è fatto molto per sostenere i percorsi di inclusione sociale, lavorativa e abitativa delle donne che
ne sono vittime, ma molto rimane ancora da fare, anche perché altre forme di sfruttamento (di adulti e minori,
uomini, donne e transessuali) si affacciano sulla scena nazionale e regionale: sfruttamento lavorativo, accattonaggio, adozioni illegali, traffico di organi, ecc…
Questa Provincia partecipa, in qualità di partner, e cofinanzia il progetto “Piemonte in rete contro la tratta3 ”,
che vede la Regione Piemonte in qualità di capofila.
Il progetto PIEMONTE IN RETE CONTRO LA TRATTA 3 si propone in continuità con l’azione regionale avviata
nell’ambito dei progetti Piemonte in rete contro la tratta e Piemonte in rete contro la tratta 2.
Attraverso questa azione si intende raggiungere e contattare il maggior numero possibile di persone vittime di
tratta e di accompagnarle all’autonomia attraverso percorsi di inclusione socio-lavorativa.Il target a cui è rivolto
il progetto sono: donne (anche con figli minori), uomini e transessuali vittime di tratta soprattutto a fini di
sfruttamento sessuale, lavorativo e di accattonaggio.
Le potenziali vittime di tratta sono contattate attraverso Unità mobili( UDS e Unità indoor), Numero Verde e
sportelli accoglienza dei partner di progetto o grazie a segnalazioni provenienti da altri servizi in rete sul territorio, informate/i sui loro diritti con particolare riferimento alla tutela della salute, attraverso l’accompagnamento
presso le strutture sanitarie, alle opportunità di accesso a percorsi di protezione e inclusione socio-lavorativa.
Dopo l’attivazione del programma ex art.18, che consentirà di regolarizzare la posizione giuridica in Italia, potranno essere accolte nelle strutture di accoglienza residenziale più adatte ai loro bisogni o accompagnate mediante un percorso di sostegno non residenziale. In ogni caso sarà definito un progetto personalizzato tenendo
conto della cultura d’origine, progetto migratorio, storia personale, capacità individuali, per favorire
l’integrazione nel rispetto dei modelli culturali di appartenenza. Il progetto individuale consentirà – tramite
counselling psicologico, assistenza legale, educazione ai codici etico-relazionali italiani, alfabetizzazione, formazione e inserimento lavorativo - l’elaborazione dei vissuti di sfruttamento e il ripensamento del progetto migratorio nel quadro dei nuovi diritti e responsabilità derivanti dall’appartenere anche alla società italiana. Tutto il
lavoro viene sviluppato da equipe multietniche che coinvolgono mediatrici/tori culturali e peer educator. Il progetto prevede anche la ricerca, condivisa a livello territoriale, per definire nuove strategie di intervento per favorire l’emersione di forme di sfruttamento lavorativo. Il lavoro di rete già avviato con forze dell’ordine, magistratura e servizi sociali e sanitari sarà ulteriormente rafforzato incrementando i momenti di confronto e formazione congiunta a livello regionale, per trovare forme di collaborazione sempre più efficaci e rispondere puntualmente ai bisogni delle persone.
Avviso 11/2010
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
PROGETTO “VER-A” - VERSO L’AUTONOMIA
L’esperienza di lavoro in rete sull'inserimento socio-lavorativo delle vittime di tratta maturata nel corso degli anni dai soggetti che compongono l’Associazione Temporanea di Scopo (Provincia Torino Capofila, Casa di Carità,
Gruppo Abele, Gruppo Volontariato Vincenziano, Confcooperative Torino, Compagnia delle Opere Coldiretti Torino, Tampep onlus) ha consentito di sperimentare e mettere a sistema una metodologia di intervento in cui
ciascun soggetto opera in modo integrato mettendo in campo competenze e saperi specifici che permettono di
accompagnare efficacemente ciascuna donna attraverso le varie fasi che la portano verso l’autonomia.
Il progetto, finanziato dalla Regione Piemonte sull'Asse E Ob. 2 (Programma Operativo Regionale per l’Obiettivo
2 2007-2013 della Regione Piemonte riprogrammazione di medio periodo), ha la durata di un anno e persegue
gli obiettivi di:
− garantire opportunità di inclusione socio-lavorativa a 12 donne vittime di sfruttamento sessuale e tratta,
per lo più inserite in percorsi ex art18 D.Lgs. 286/98. al fine di offrire la possibilità di una condizione di
permanenza e stabilità, evitando la ricaduta in situazioni di sfruttamento;
− consolidare la capacità di intervento integrato dei partners nella fase di reinserimento ed orientamento al
lavoro delle vittime di tratta in un’ottica di empowerment delle stesse;
− rinforzare ed allargare il network di imprese disponibili ad inserire al lavoro donne che fuoriescono dalla
tratta, attraverso la disponibilità di tutor che svilupperanno sempre maggiori capacità di interazione con
culture del lavoro diverse.
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Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
PROGETTO “CERCASI CASA PER…”
Nel percorso di accompagnamento all’inserimento socio lavorativo delle persone vittime di tratta a scopo di
sfruttamento sessuale, riveste particolare importanza il bisogno di trovare un’abitazione stabile ed autonoma.
Infatti la strutturazione del mercato delle locazioni immobiliari non favorisce queste persone nella ricerca abitativa, a causa degli alti costi di attivazione di un contratto di locazione.
Il progetto, realizzato dal Gruppo Abele, ha la durata di un anno e si pone come obiettivi quelli di:
contribuire al recupero dell’autonomia, della dignità e della consapevolezza delle potenzialità dei soggetti
beneficiari del progetto, in un percorso di uscita dallo stato di svantaggio in cui si trovano. In particolare
l’housing fornito dal progetto, viene considerato come azione complementare e di supporto a quella
dell’inserimento socio-lavorativo, nell’ottica di un recupero della piena autonomia della persona;
sensibilizzare e favorire l’incontro tra domanda e offerta.
Il progetto prevede un’attività di ricerca di unità abitative e l’erogazione di un contributo (Patto di Cura)
che potrà agevolare l’ingresso di vittime della tratta e/o sfruttamento e/o violenza in una struttura abitativa autonoma .
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
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POLITICHE PER LA SICUREZZA INTEGRATA E IL CONTRASTO ALLA DEVIANZA E CRIMINALITA’
INTERVENTI PER LA SICUREZZA
DELL’AMBIENTE SOCIALE
La Provincia di Torino segue ormai da anni lo sviluppo delle politiche in materia di sicurezza integrata sia attraverso l’attuazione di propri progetti, come avvenuto in passato, sia partecipando attivamente alle iniziative del
Forum Italiano per la Sicurezza Urbana, (FISU) associazione nazionale attiva dal 1996, a cui aderiscono Comuni, Province e Regioni, il cui obiettivo è proprio quello di promuovere, anche nel nostro paese, nuove politiche di
Sicurezza Urbana.
Con la locuzione sicurezza integrata si intendono tutti quei programmi e/o progetti che afferiscono a politiche
di tipo inclusivo che attraverso la solidarietà, la partecipazione, la creazione di reti, contribuiscono allo sviluppo
di una comunità più sicura, rappresentando quindi il complemento delle politiche securitarie in senso stretto.
Dal punto di vista normativo la Legge regionale piemontese 10 dicembre 2007 n. 23 “Disposizioni relative alle
politiche regionali in materia di sicurezza integrata” ha innovato le modalità di intervento regionali in materia
promuovendo una vera e propria politica attiva nel campo della sicurezza, intesa come elemento prioritario della qualità della vita, con un approccio che va oltre l’ambito dei problemi di ordine pubblico (competenza questa
riservata alle forze dell’ordine) per promuovere e tradurre in pratiche quotidiane un’idea di sicurezza ampia, da
affermarsi con una molteplicità di strumenti e da realizzarsi con il confronto e la partecipazione diretta dei cittadini e dei territori.
In attuazione di tale normativa regionale, in via sperimentale per l’anno 2008, con avvio nel 2009, la Regione
Piemonte ha trasferito alle Province piemontesi una parte dei fondi della L.R 23/2007 al fine di una distribuzione, attraverso la predisposizione di Bandi provinciali, di contributi a sostegno di “progetti locali sperimentali di
sicurezza integrata”. I restanti fondi previsti dalla legge sono stati destinati al finanziamento di “Patti Locali di
Sicurezza Integrata” (di dimensioni territoriali più ampie), il cui Bando di finanziamento è stato direttamente
curato dalla Regione Piemonte.
Il Bando della Provincia di Torino, emanato nel febbraio 2009, ha visto l’assegnazione, nel maggio 2009, di circa due milioni di Euro (Euro 1.966.514.76) a finanziamento (non superiore al 70% dei costi) di 27 progetti predisposti in prevalenza da soggetti pubblici (Comuni, Comunità Montane, Consorzi Socio-assistenziali) o, per meno di un terzo del totale, da soggetti del privato sociale (cooperative sociali, consorzi di cooperative sociali, organizzazioni di volontariato, associazioni). Si tratta di progetti generalmente sostenuti da ampie partnership locali e caratterizzati da un ampio ventaglio di azioni ed iniziative.
Circa un terzo dei progetti finanziati ha avuto come ambito territoriale di riferimento il capoluogo torinese. I restanti progetti si sono realizzati nell’ambito provinciale, così come si evidenzia nella mappa sottostante20.
(a)
20
Georeferenziazione a cura dell’ Ufficio Sistema Informativo, Servizio Solidarietà Sociale
85
Sei dei 27 progetti si sono conclusi entro un anno dall’avvio e pertanto nel giugno 2010; la maggior parte di essi è invece terminata a settembre 2010, mentre due soli progetti sono stati ultimati nel dicembre 2010.
Si è trattato di progetti che hanno realizzato azioni di prevenzione situazionale (orientate cioè alla modifica del
contesto per ridurre le opportunità di reato – 24% sul totale delle azioni proposte) e volte a garantire l’ordine e
l’integrazione (attraverso l’utilizzo di tecnologie e attrezzature per la polizia locale, l’aumento del pattugliamento, ecc. – 11% delle azioni proposte).
La maggioranza delle azioni (il 38% sul totale) si è orientato alla prevenzione sociale, all’educazione alla legalità
(con interventi quindi rivolti alla popolazione giovanile scolastica o alla cittadinanza in generale), e ad attività di
sportello volte alla mediazione dei conflitti o al coinvolgimento delle comunità straniere immigrate; le azioni destinate al sostegno alle vittime di reato (anziani, donne e minori) hanno rappresentato l’8% del totale delle azioni).
Infine sono state realizzate azioni orientate alla prevenzione comunitaria (per un 19% rispetto al totale) con
attività che implicano il coinvolgimento partecipato della comunità locale nella prevenzione e nel contrasto alla
illegalità o al degrado.
Tipologia azioni progettuali
Prevenzione
Comunitaria
19%
Prevenzione
situazionale
Ordine e integrazione
35%
Prevenzione Sociale
(educazione alla legalità,
Sportelli, Sostegno alle
vittime) 46%
86
tabella tratta dall’intervento di Tania Parisi al Convegno “100 città per la sicurezza - 27 progetti per una provincia più sicura”, Torino 22 ottobre 2010
Per quanto riguarda i beneficiari degli interventi si può osservare che accanto ai soggetti tradizionali oggetto di
interventi di prevenzione securitaria (anziani, minori e giovani, stranieri, e donne), una larga parte delle azioni è
stata destinata alla cittadinanza, con azioni di sviluppo di comunità per territori specificatamente individuati.
Una piccola parte degli interventi si è anche realizzata a favore di detenuti in via di scarcerazione per favorirne
il reinserimento sociale.
Destinatari dei progetti
Detenuti ed ex detenuti
1%
Giovani
7%
Bambini
7%
Vittime di reato
8%
Donne
10%
Stranieri
11%
Anziani
12%
Adolescenti
17%
Cittadinanza in genere
27%
0%
5%
10% 15% 20% 25% 30%
Tabella tratta dall’intervento di Tania Parisi al Convegno “100 città per la sicurezza - 27 progetti per una provincia più sicura”, Torino 22 ottobre 2010
La diversità di professionalità coinvolte nella realizzazione delle azioni progettuali testimonia la trasversalità di
una tematica quale quella securitaria e conferma nell’orientamento di un’integrazione fra servizi, da quelli più
specificatamente rivolti all’azione sociale ai servizi di tipo educativo, dai servizi tecnici rivolti alla qualità dello
spazio urbano ai servizi deputati alla vigilanza e controllo sul territorio.
Sezione 1.01
Professionalità coinvolte nei progetti
Esperti in sicurezza urbana
1%
Insegnanti
3%
Ricercatori sociali
4%
Assistenti sociali
5%
Mediatori familiari e dei conflitti
5%
Consulenti legali (giudici/avvocati)
7%
Psicologi
7%
Animatori
7%
8%
Tecnici
Mediatori culturali
12%
Formatori
12%
14%
Educatori professionali
15%
FFOO e Polizia Municipale
0%
2%
4%
6%
8% 10% 12% 14% 16%
87
Tabella tratta dall’intervento di Tania Parisi al Convegno “100 città per la sicurezza - 27 progetti per una provincia più sicura”, Torino 22 ottobre 2010
Gli uffici del Servizio Solidarietà Sociale hanno realizzato a partire da ottobre 2009 e sino a maggio 2010 una
specifica attività di monitoraggio, che ha visto la costituzione di quattro gruppi di lavoro composti dai referenti
dei progetti, con la finalità di confrontarsi sulle attività realizzate, individuare indicatori significativi, evidenziare
criticità e buone prassi e valutare in itinere gli andamenti progettuali. Si è trattato di momenti di confronto utili
a conoscere l’esperienza di altri soggetti e territori accomunati da azioni similari, che hanno favorito una riflessione sull’impostazione progettuale data, suggerendo aggiustamenti e miglioramenti in corso d’opera.
GRUPPI DI MONITORAGGIO
Sono state effettuate, nell’ambito dell’attività di monitoraggio, anche quattro visite in loco, così come richiesto
dalla Regione Piemonte, per ottenere riscontri concreti sulle realizzazioni dei progetti. Le visite hanno consentito
di fare, insieme con gli operatori preposti, valutazioni più approfondite rispetto ad alcuni esiti ed alle criticità
riscontrate, sia nell’attuazione delle idee progettuali, sia nella rispondenza tra richieste e vincoli dettati dal bando e la realtà dei territori.
Dal canto suo la Regione Piemonte ha realizzato una propria azione di monitoraggio su tutto il territorio regionale ed effettuato una valutazione in profondità per alcuni progetti (cinque della provincia di Torino), con interviste dirette ai realizzatori, attività a cui i funzionari provinciali hanno partecipato.
La ricchezza di esperienze realizzate sul territorio provinciale nell’ambito di questi finanziamenti ha spinto il
Servizio a favorirne la conoscenza dandone visibilità all’opinione pubblica. Un’occasione in tal senso è stata
costituita dalla Manifestazione nazionale “100Città per la Sicurezza”, Un’occasione in tal senso è stata costituita
dalla Manifestazione nazionale “100Città per la Sicurezza”, patrocinata dal Forum Italiano Sicurezza Urbana,
tenutasi quest’anno nella settimana dal 18 al 24 ottobre 2010 con eventi a cura delle diverse amministazioni
pubbliche che aderiscono al Forum.
L'idea della manifestazione è quella di mostrare al pubblico la varietà, la ricchezza e la creatività con cui gli enti
locali interpretano le politiche per la sicurezza, alla luce dei principi fondamentali di libertà, uguaglianza dei diritti e democrazia.
Ogni amministrazione aderente al FISU ha avuto la possibilità, nel corso della settimana, di organizzare un evento per presentare i progetti di cui va più fiera, il tutto sotto la veste unica nazionale delle "100città per la
sicurezza". La terza edizione 2010 ha visto inoltre la realizzazione del progetto teatrale "La paura si cura", realizzato sotto la direzione artistica del regista Gabriele Vacis e co-prodotto dal FISU e dall’Associazione In Teatro,
un prodotto che è stato utilizzato nel corso di tutti gli eventi promossi dalla manifestazione. Si tratta di un “docu-film” sui laboratori teatrali realizzati in 7 diverse città italiane (tra cui Settimo Torinese), con i giovani, sui
temi della sicurezza, che è ora a disposizione anche della nostra Amministrazione e può essere utilizzato a supporto di attività di educazione alla legalità in contesti locali che ne facciano richiesta.
88
Nell’ambito di tale manifestazione dunque la nostra Amministrazione ha scelto di organizzare il 22 ottobre 2010,
presso l’Auditorium dell’istituto Avogadro di Torino, il Convegno “100 città per la sicurezza - 27 progetti per una
provincia più sicura: costruire e raccontare la sicurezza integrata nei nostri territori”, in cui i Comuni, le Comunità Montane, i Consorzi socio-assistenziali, le cooperative sociali, le associazioni, le organizzazioni di volontariato,
insomma tutte le realtà che hanno partecipato alla costruzione dei progetti per la sicurezza hanno avuto
l’occasione di raccontare la loro esperienza, le iniziative intraprese cercando di trarre un bilancio di quanto realizzato e delle prospettive future.
Nel corso della giornata è stato proiettato a ciclo continuo il docu-film “La Paura siCura” di Gabriele Vacis ed
alcuni video prodotti nel corso delle progettualità finanziate. Sono state anche presentate alcune testimonianze
attraverso brevi video, realizzati dal Servizio comunicazione del nostro Ente, di cui sono stati protagonisti quei
cittadini che hanno contribuito nella loro esperienza quotidiana a rendere vivi i progetti: i ragazzi di una scuola
di Lanzo attori, insieme ai loro professori, di uno spettacolo teatrale sul tema del bullismo; dei giovani cinesi
che tengono aperto uno sportello informativo alla Circoscrizione 7 di Torino per aiutare l’integrazione dei loro
connazionali; un gruppo di graffitari e di skaters che hanno partecipato alla riqualificazione di un’area a Vinovo;
l’esperienza del corpo municipale di vigili urbani a Ciriè in una zona in cui sono stati effettuati interventi di illuminazione pubblica e installazione di telecamere per migliorare la vivibilità. I video sono reperibili nel sito
all’indirizzo…. Il Convegno ha visto una buona partecipazione di pubblico ed interesse ed è stata un’occasione
per rendere visibili anche realtà locali che si sono mosse nell’ambito della sicurezza integrata per la prima volta.
Tra aprile e giugno 2010 vi è stata l’adesione e partecipazione al progetto “Tra i due fuochi. Prostituzione di
strada: politiche delle amministrazioni tra istanze di sicurezza ed esigenze di tutela” promosso dal Gruppo Abele
e sostenuto dall’Assessorato Regionale alla Sicurezza. Si è trattato di un laboratorio di formazione dedicato ad
amministratori locali e forze di polizia municipale finalizzato ad attivare sperimentazioni di percorsi che favoriscano una migliore convivenza sociale, con particolare riguardo alle azioni governabili dagli Enti Locali rispetto
al fenomeno della prostituzione. Il percorso ha consentito di conoscere le problematiche dei territori e di contribuire a costruire una metodologia per affrontare le criticità, che superi la semplice risoluzione dell’Ordinanza
Sindacale (che prevalentemente “sposta” il fenomeno nei territori limitrofi) per proporre azioni integrate fra le
polizie municipali e le realtà sociali a sostegno delle vittime della tratta, favorendo anche l’aumento di informazioni e consapevolezza della cittadinanza sugli aspetti di criminalità e di sfruttamento degli esseri umani legati al
fenomeno.
INTERVENTI DI CONTRASTO
ALLA devianza e criminalita’
La Legge Regionale n. 1 dell’8 gennaio 2004 “Norme per la realizzazione del sistema regionale integrato di interventi e servizi sociali e riordino della legislazione di riferimento”, all’art. 51 - Attività di promozione regionale
per persone detenute ed ex detenute, prevede che la Regione programmi iniziative nel settore del contrasto
alla devianza e criminalità, nel rispetto del Protocollo d’Intesa sottoscritto il 4/12/1992 con il Ministero della Giustizia, ed in accordo con gli Enti Locali.
La DGR n. 52-11390 del 23/12/2003 “Linee guida per il funzionamento dei Gruppi Operativi Locali”) attribuisce
alla Provincia un’importante funzione di coordinamento degli enti pubblici e di privato sociale del territorio che
operano in questo ambito. Tale coordinamento si realizza nell’ambito del “GOL” (Gruppo Operativo Locale di
contrasto alla devianza e criminalità), costituito con D.G.P. n.996-472373 del 28/12/2004.
Nel 2009 l’Assessorato alla Solidarietà Sociale conferma l’attenzione maturata negli anni verso l’area della “marginalità sociale”, ed in particolare rispetto alle tematiche del carcere e dell’esecuzione penale, istituendo
all’interno del Servizio Solidarietà Sociale, un apposito ufficio con compiti di integrazione, sul versante delle iniziative in ambito sociale, dell’attività svolta dal GOL, che negli anni, attraverso il suo Coordinatore, collocato
funzionalmente all’interno del Servizio Lavoro, ha più marcatamente presidiato le tematiche orientate
all’inserimento lavorativo.
Con il 2010 l’operatività di tale Ufficio destinato agli “interventi di contrasto alla marginalità sociale” viene ricompresa nelle più ampie politiche di sicurezza integrata, costituendosi così un unico Ufficio del Servizio Solidarietà Sociale.
Per favorire il benessere e la sicurezza di un territorio occorre lavorare anche in una logica di prevenzione di
situazioni di marginalità e disadattamento al fine di arginare percorsi individuali e di gruppo di devianza dalle
norme, che costituiscono profondo malessere sia per chi ne è vittima sia per chi ne è protagonista. Rientrano
così nel programma di azioni in favore della sicurezza dei cittadini di un territorio quegli interventi realizzati in
favore di chi ha commesso reati, con la finalità di evitare la recidiva e di ripristinare un inserimento positivo nel-
89
la società. La spirale che porta da situazioni di marginalità sociale a condizioni di devianza richiede alla società
di adoperarsi per una sua interruzione e la pena per i reati commessi deve essere orientata, secondo il dettato
costituzionale, alla “rieducazione del condannato” e laddove possibile ad un suo costruttivo reinserimento nella
società.
In tale ambito sono state realizzate azioni in raccordo con le competenti articolazioni territoriali del Ministero
della Giustizia e con il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino.
È stato sostenuto finanziariamente il progetto predisposto dall’Associazione “Formazione 80” in accordo con la
Direzione della Casa Circondariale “Lo russo e Cutugno” di Torino diretto a sostenere micro-percorsi formativi e
di conoscenza delle regole carcerarie per i detenuti cosiddetti “in transito”, che restano nel carcere di Torino per
poco tempo (in genere un mese, un mese e mezzo) e che risultano essere fra i più fragili, privi di legami parentali vicini, prevalentemente stranieri e con pochi strumenti, che sono quindi annoverabili fra i soggetti più a rischio di atti autolesionistici o di comportamenti violenti. Il finanziamento si è avvalso in parte delle risorse destinate ai progetti di vasta area per l’immigrazione ed in parte di risorse derivanti dal capitolo destinato alla Sicurezza.
Si sono avviati inoltre i primi atti formali per addivenire ad una partnership con la Direzione del Carcere di Torino relativamente al progetto “Struttura ICAM” , struttura a custodia attenuata per donne incarcerate con figli
sino ai tre anni, per il quale sono stati richiesti dalla Direzione del Carcere finanziamenti al Ministero della Giustizia, Cassa Ammende, ma che richiede il sostegno della comunità locale nel suo insieme e che vede la
partnership di diversi altri soggetti pubblici e del privato sociale. La collaborazione potrà vertere su alcuni aspetti gestionali del progetto, con particolare riguardo alla strutturazione di rapporti e procedure che favoriscano
l’interscambio fra struttura carceraria e realtà esterna, al fine del reinserimento delle donne detenute e per favorire la migliore qualità della vita possibile (utilizzo dei servizi esterni, possibilità di interventi educativi e di
supporto, ecc.) per i bambini figli delle detenute.
In accordo con il Garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Città di Torino sono stati
sostenuti:
un progetto che ha visto coinvolte in un laboratorio incentrato sul recupero della creatività e capacità artistiche/artigianali di alcune donne detenute nella sezione femminile della Casa Circondariale di Torino (realizzato dall’Associazione “Lacasadipinocchio”);
un progetto destinato a sostenere i ragazzi detenuti al Ferrante Aporti attraverso le azioni promosse
dall’Organizzazione di Volontariato “Aporti aperte”.
In tutti questi casi si tratta di progetti gestiti dal privato sociale che grazie al sostegno pubblico ed
all’integrazione con le Direzioni e gli operatori della giustizia portano all’interno risorse e vitalità e favoriscono il
portare all’esterno risorse e potenzialità dei detenuti, con l’obiettivo di contribuire al dettato costituzionale
dell’art 27 della Costituzione che attribuisce alla pena la funzione fondamentale di rieducazione e reinserimento
sociale della persona che ha commesso reato.
In risposta a specifiche richieste dei Tribunali ordinari si è attivato sul finire del 2010, attraverso un affidamento
di servizio, un percorso destinato all’aggiornamento e sensibilizzazione di operatori pubblici e del privato sociale
in campo di giustizia riparativa e lavori di pubblica utilità, che prenderà concretamente avvio nel 2011.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Politiche di Sicurezza Integrata
PROGETTO “DAFNE”
a favore delle vittime di reato
Il Progetto, finanziato dalla Compagnia di San Paolo, è stato avviato su iniziativa dell’Assessorato alle Politiche
attive di Cittadinanza, Diritti sociali e Parità della Provincia di Torino, della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Torino, del Comune di Torino, dell’Associazione Gruppo Abele, dell’Associazione Ghenos, del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL TO2 “G. Maccacaro”. Prevede la costituzione di una rete di presidi e di iniziative, che siano in grado di rispondere, in modo articolato, alle esigenze provenienti da persone che si trovino ad
affrontare le conseguenze di un reato.
Intende farsi carico degli effetti derivanti da reati connessi alla violenza domestica, alla violenza interindividuale, agli eventi criminosi che pregiudicano l’integrità fisica e psichica degli individui.
90
Le attività previste sono: accoglienza e informazione sui diritti, sostegno psicologico e psichiatrico, mediazione
orientamento e accompagnamento alle opportunità presenti sul territorio.
Tra gli obiettivi del progetto, in sintonia con le Direttive Europee, è prevista la realizzazione di percorsi di formazione e di sensibilizzazione a favore degli operatori che, a titolo diverso, nell’ambito dei propri compiti istituzionali, entrino in contatto con le vittime.
DESTINATARI
È destinato esclusivamente alle persone che si rivolgono alla giustizia in quanto vittime di un reato, quindi non
a chiunque possa ritenersi in una condizione di vittimizzazione, ma a coloro che compiono il passo di sporgere
denuncia, che decidono di portare il torto o l’offesa subita in una cornice simbolica e formale quale è quella di
un tribunale o di un commissariato.
Il progetto, iniziato nel secondo semestre del 2008 è stato rivolto fino a tutto l’anno 2009 prevalentemente a
persone inviate dalla Sezione Fasce deboli della Procura. Persone che risultano più vulnerabili e più esposte alle
conseguenze dei reati: donne, anziani, disabili. Nell’anno 2010 gli invii sono pervenuti da tutte le Sezioni della
Procura, dai Commissariati di Polizia, dalle Stazioni dei Carabinieri. In particolare, su 114 persone che si sono
rivolte alla Rete, 54 sono state inviate dalle Forze dell’Ordine, 27 dalla Procura, 21 dal Gruppo Abele, 12 da Enti
Locali, ASL e altri.
ATTIVITA’ DEL GRUPPO DI LAVORO
Il Gruppo di Lavoro si è costituito fin dalle prime fasi del Progetto. È composto da soggetti delegati degli Enti
promotori. Assicura la supervisione e la responsabilità scientifica del progetto e svolge una funzione tecnico/organizzativa. Si riunisce periodicamente (ogni tre settimane) per monitorare il progetto e definirne tutti gli
aspetti organizzativi.
Il Gruppo di lavoro - nell’anno 2010 - si è riunito 16 volte e si è occupato della progettazione, della programmazione e del monitoraggio degli interventi. In particolare:
ha ridefinito il protocollo operativo condiviso tra tutti i partner;
ha organizzato e realizzato, nel periodo maggio – novembre 2010 un corso di formazione rivolto alle
Forze dell’Ordine, articolato in quattro edizioni;
ha organizzato gli incontri di verifica periodica tra gli operatori della rete;
ha definito e monitorato il percorso delle persone che si rivolgono alla rete Dafne nelle sue diverse fasi
(invio ai punti rete, accoglienza sostegno psicologico, consulenza legale, mediazione);
ha curato il raccordo organizzativo tra gli operatori che conducono le attività nelle diverse sedi (G.
Abele, Ghenos, Comune, DSM) e gli operatori della Procura (magistrati, ufficiali di Polizia Giudiziaria);
ha redatto il depliant che in modo sintetico illustra le finalità del progetto, le attività previste e i riferimenti telefonici;
ha realizzato incontri per proporre collaborazioni tra gli operatori della rete e ufficiali di P.G., offrendo
la disponibilità di contatti diretti;
ha avviato la collaborazione con il gruppo di lavoro sulla sicurezza urbana che si occupa dei reati connessi alla microcriminalità urbana (furti, scippi, rapine, spaccio) e delle conseguenze nella convivenza
tra i cittadini.
FORMAZIONE DELLE FORZE DELL’ORDINE
Nel corso del 2010 la Rete Dafne ha attivato un percorso di formazione rivolto alle Forze dell’Ordine, articolato
in quattro edizioni, che ha interessato circa 80 agenti della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri. Il percorso, in sintonia con la normativa europea, intendeva promuovere forme di collaborazione, a favore delle vittime,
tra le Forze dell’Ordine e gli operatori della Rete Dafne.
Il percorso ha consentito il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
Conoscenza degli interventi, delle strategie di sostegno e di accompagnamento a favore delle vittime
di reato.
Conoscenza delle procedure e modalità di intervento della Rete Dafne.
Costruzione dei presupposti per attuare efficaci modalità di invio delle vittime di reato ai servizi presenti sul territorio e alla Rete Dafne.
DATI RELATIVI AI FRUITORI DEL PROGETTO
Nell’arco dell’anno 2010 hanno usufruito dei servizi della Rete Dafne 114 persone, di cui 91 donne e 23 uomini, di età compresa tra i 19 e gli 89 anni, registrando un notevole incremento rispetto all’anno precedente.
Delle 114 vittime che si sono rivolte alla Rete Dafne 82 sono di nazionalità italiana e 32 stranieri, più precisamente 21 dell’Europa dell’Est, 8 dell’Africa e 3 del Sud America. Il reato maggiormente denunciato riguarda i
91
delitti contro la persona (54%), seguono i delitti contro la famiglia (19%), i delitti contro il patrimonio (17%),
altre tipologie di delitti (10%).
I colloqui d’accoglienza di cui hanno usufruito le 114 persone che si sono rivolte alla Rete sono stati 269.
L’intervento successivo all’accoglienza si è differenziato in relazione alle necessità rilevate, come evidenziato
nella tabella:
CASI
COLLOQUI
Accoglienza
114
269
Informazione sui diritti
22
45
Sostegno psicologico
18
97
Trattamento specialistico psichiatrico
16
96
Mediazione
13
40
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Pubblica Tutela
Staff al Dirigente
Piano Provinciale per la prevenzione della violenza contro le
donne e per il sostegno alle vittime
La Provincia di Torino si occupa da molti anni della realizzazione e del finanziamento di progetti rivolti al contrasto della violenza nei confronti delle donne.
La Regione Piemonte ha promosso e finanziato, attraverso un approccio di rete, un’attività di coordinamento
degli interventi e un lavoro sistematico per incrementare la qualità e la quantità dei servizi sul territorio, presentando un Piano regionale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime e
coinvolgendo le province piemontesi nel coordinamento delle attività, sviluppate dalle reti locali attraverso il
Piano Provinciale per la prevenzione della violenza contro le donne e per il sostegno alle vittime.
Iniziative realizzate
Gli interventi sono stati definiti e progettati in una logica di mainstreaming estesa anche alle realtà del territorio
facendo interagire le reti istituzionali, formali ed informali e prevedendo il coinvolgimento e l’interazione di risorse pubbliche e private (in questa logica sono stati previsti anche azioni di sensibilizzazione ed informazione
sulle opportunità e sui servizi presenti nei territori).
Interventi sul territorio
•
•
•
Servizio “Vicino a te”: camper itinerante sulle strade, piazze e manifestazioni del territorio provinciale,
con uno spazio apposito per l’accoglienza e l’ascolto, al fine di intercettare, nei luoghi più frequentati, situazioni di violenza, maltrattamento o negazione dei diritti in particolare delle donne.
Unità di strada: Intervento in strada tramite un camper attrezzato e un'équipe di operatori sociali. Il servizio ha la funzione di contattare tutte le persone che esercitano il mestiere di sex worker offrendo loro
un sostegno, informazioni sui servizi sanitari e sociali presenti sul territorio ed un primo aiuto sui bisogni
primari ed urgenti.
Estensione a tutto il territorio per la durata settimanale di 38 ore del servizio di ascolto e sostegno alle
donne vittime di violenza (1522), nell’ambito della rete nazionale “Arianna”
Sportelli territoriali
•
•
•
Sportello Svolta Donna, attivo da gennaio 2008: offre ascolto e assistenza alle donne vittime di violenza.
È dedicato alle donne dai 14 anni di età e soggette a maltrattamenti e violenze;
Sportello per le donne di Ivrea e Canavese;
Servizio di ascolto telefonico affidato a “Il cerchio degli uomini” finalizzato a sensibilizzare gli uomini al
problema della violenza di genere e favorire alleanze fra donne e uomini per contrastarla.
92
Formazione
Corso Fiocco bianco: corso di sensibilizzazione “uomini contro la violenza di genere”
Case rifugio
Progetto “Accogliere le donne”
Sostegno delle iniziative e delle attività nell’ambito della prevenzione e contro la violenza alle donne al Comune
di Torino per il “Progetto di accoglienza per le situazioni di fragilità ed esclusione sociale di genere” con estensione a tutto il territorio provinciale
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
COORDINAMENTO CITTADINO E PROVINCIALE
CONTRO LA VIOLENZA ALLE DONNE
Il Coordinamento Cittadino Contro la Violenza alle Donne (CCCVD), è un organismo istituito dalla Città di Torino
nell’aprile del 2000 ed è regolamentato mediante un Protocollo di Intesa, con il quale sono state definite e
concordate modalità di azione e finalità.
Nato come gruppo di raccordo interdisciplinare ed interistituzionale permanente composto da operatrici/tori di
Enti e Associazioni che lavorano sul territorio per contrastare il fenomeno della violenza, il CCCVD si propone di
intervenire in una logica di “rete” per attivare collaborazioni fra professionalità e servizi diversi, attraverso attività di ascolto, accoglienza, consulenza legale, consulenza medica, consulenza psicologica, formazione, mediazione culturale, ospitalità residenziale, reperibilità, sostegno all’occupazione, unità di strada.
Nel 2004 la Provincia di Torino, accertata la corrispondenza delle finalità e delle attività del Coordinamento Cittadino contro la Violenza alle Donne, con le proprie politiche, gli interventi e progetti in campo di pari opportunità tra donne e uomini, ha approvato il Protocollo d’intesa del Coordinamento Cittadino contro la Violenza
alle Donne e la sua sottoscrizione.
Nel maggio del 2010 l’Assemblea del Coordinamento cittadino Vittime di Violenza, a seguito di specifica richiesta della Provincia e dell’introduzione della Legge Regionale 16 del 2009 “Istituzione dei Centri antiviolenza
con case rifugio” che ha introdotto in Piemonte nuovi riferimenti legislativi, incardinando la localizzazione dei
Centri antiviolenza all’interno della programmazione dei Piani di Zona e prospettando la realizzazione delle case rifugio sulla base della pianificazione provinciale (Decreto della Presidente della Giunta Regionale 16 novembre 2009, n. 17R - art. 3 del Regolamento Regionale recante “ Disposizioni attuative della Legge regionale
29 maggio 2009, n. 16 Istituzione dei centri antiviolenza con case rifugio) ha approvato un nuovo protocollo
d’Intesa che prevede l’ampliamento del Coodinamento alla rete provinciale, variandone la denominazione in
“Coordinamento Cittadino e Provinciale Contro la Violenza alle Donne”.
L’allargamento alla rete provinciale torinese si rivela essere un utile strumento per la realizzazione del Piano
Provinciale di Intervento di prevenzione della violenza nei confronti delle donne e per la localizzazione delle case rifugio. La Provincia, attraverso il supporto tecnico e amministrativo del Servizio Pari Opportunità e Politiche
dei Tempi, si impegna a:
− far circolare le informazioni ricevute dai soggetti della rete al territorio provinciale;
− offrire uno spazio sulla pagina web della Provincia (www.provincia.torino.it) e sul sito della Consigliera di
Parità (http://www.consiglieraparitatorino.it/ );
− provvedere alla stampa di materiale informativo, rivolto alla cittadinanza del territorio provinciale, relativo alle modalità di utilizzo della rete del Coordinamento;
− sostenere in compartecipazione con gli altri Enti/Organismi le attività di formazione e di sensibilizzazione
sul territorio provinciale;
− ricercare e diffondere opportunità progettuali e di finanziamento;
− svolgere attività di promozione del Coordinamento verso altre Istituzioni nazionali, europee ed internazionali.
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
93
GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ ELIMINAZIONE
DELLA VIOLENZA CONTRO LE DONNE - 25 NOVEMBRE
In occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro la donna (risoluzione
dell’Assemblea Generale dell’ONU n. 54/134 del 17 dicembre 1999) è stato realizzato e diffuso sul sito delle
Pari Opportunità il calendario provinciale degli eventi organizzati dagli EELL del territorio torinese.
Giovedì 25 novembre 2010 Palazzo Cisterna, sala consiglieri
“GIORNATA INTERNAZIONALE PER L’ELIMINAZIONE DELLA VIOLENZA
NEI CONFRONTI DELLE DONNE”
Donne e uomini insieme contro la violenza di genere con la partecipazione di Hugo Huberman, psicologo sociale, coordinatore della campagna del Fiocco Bianco in America Latina.
22 – 23- 24 novembre 2010 - Ore 9/17 Corso Di Formazione Di Facilitatori Del Fiocco Bianco.
Uomini Contro La Violenza Nei Confronti Delle Donne. Sede Del Gruppo Abele
La Campagna del fiocco bianco (White Ribbon Campaign - WRC) rappresenta la più vasta azione al mondo condotta da uomini che operano per porre fine alla violenza degli uomini sulle donne. In quasi cinquanta paesi le
campagne sono portate avanti sia da uomini che da donne, nonostante l’attenzione principale sia posta
sull’educazione degli uomini e dei ragazzi. In alcuni paesi rappresenta un’azione di educazione pubblica generale volta a porre fine alla violenza sulle donne.
La campagna del Fiocco Bianco è il più grande sforzo nel mondo di uomini che lavorano per mettere fine alla
violenza nei confronti delle donne.
Hugo Ernesto Huberman psicologo sociale, di nazionalità argentina, Coordinatore della campagna del Fiocco
Bianco in Argentina e Uruguay, è stato presente a Torino nel mese di novembre e in occasione del 25 Novembre – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza nei confronti delle donne ha tenuto un corso di 3
giorni per uomini
La Provincia di Torino e il CIRSDe hanno presentato
“Violenza di genere e agency: Verso una riflessione internazionale”
25 novembe – Università di Torino
Dopo i saluti di Mia Caielli, vice-direttrice del CIRSDe è intervenuto Hugo Huberman, psicologo sociale coordinatore della campagna del Fiocco Bianco in Argentina e Uruguay, Franca Balsamo, ex-direttrice (2006-08) del
Centro Interdisciplinare di Ricerche e Studi delle Donne, ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Sociali
Docente e relatrice in numerosi Master, corsi di formazione e convegni sui temi della violenza contro le donne,
delle migrazioni femminili e della mediazione culturale in prospettiva di genere presso Università italiane ed europee, Elisabetta Donini, Gruppo Donne in Nero – Casa delle Donne e Sandra Alessandri, documentarista.
Servizio Pari Opportunita’ e Politiche dei Tempi
Ufficio Pari Opportunità
94
STATISTICHE DI ACCESSO AI SITI WEB
Anno 2010
I Trim.
Atlante
II Trim
II Trim
IV Trim.
Totale
150.924
100.875
45.018
61.867
358.684
Cid
93.864
122.488
80.177
101.208
397.737
Solidarietà Sociale
66.781
117.229
96.449
90.703
371.162
127.740
152.785
101.427
44.302
426.254
6.998
7.894
4.910
7.407
27.209
16.234
9.970
7.891
6.318
40.413
105.588
104.995
21.233
46.661
278.477
568.129
616.236
357.105
358.466
1.899.936
Sportello Sociale
Salute
Sicurezza Stradale
Timoteo
Totale
Accessi Totale
450.000
400.000
350.000
300.000
250.000
200.000
150.000
100.000
50.000
0
Atlante
Cid
Solidarietà
Sociale
Sportello
Sociale
Salute
Sicurezza
Stradale
Timoteo
95
ATTIVITA’ DI SERVICE
UFFICIO AMMINISTRATIVO
L’Ufficio Amministrativo svolge una funzione di service trasversale a tutti gli uffici del Servizio Solidarietà Sociale.
Cura i seguenti adempimenti di gestione del personale e di organizzazione degli Uffici del Servizio:
•
•
•
•
rilevazione di presenze e assenze dei dipendenti;
adempimenti relativi al progetto produttività;
attività amministrativa varia: predisposizione atti di assegnazione di personale agli uffici;
partecipazione a percorsi formativi, autorizzazioni incarichi retribuiti, affidamenti incarichi professionali e
di collaborazione coordinata e quant'altro attenga il personale.
A seguito delle disposizioni organizzative adottate a livello di Ente, tutte le fasi dell’iter relativo agli affidamenti
di appalti con importi contrattuali netti inferiori o eguali a Euro 50.000,00 e agli incarichi professionali devono
essere seguite dal Servizio procedente. Questo implica tra l’altro, nella fattispecie, la gestione diretta da parte
dell’Ufficio Amministrativo stesso dei controlli, effettuati ai sensi del D.P.R. 445/2000, sulle dichiarazioni sostitutive degli atti di notorietà presentate dalle imprese aggiudicatarie di appalti di servizi e forniture e dai soggetti
affidatari d’incarichi, con un conseguente fitto carteggio con i vari uffici delle Pubbliche Amministrazioni rispettivamente competenti (Cancelleria del Tribunale Fallimentare, C.C.I.A.A., I.N.A.I.L. ecc.).
L’Ufficio Amministrativo supporta i singoli uffici nella predisposizione dei provvedimenti (con particolare riferimento a determinazioni dirigenziali, decreti del Presidente, deliberazioni di Giunta e di Consiglio), e li cura sotto
il profilo della regolarità tecnica, svolgendo un ruolo di “interfaccia” con la Segreteria Generale; segue inoltre
l’informazione al personale, trasmettendo note e circolari organizzative e di aggiornamento normativo predisposte dal Servizio Solidarietà Sociale, ovvero da altre strutture dell’Ente.
L’Ufficio gestisce infine la protocollazione e l’archivio di deposito e corrente del Servizio.
ANNO 2010 – VOLUME ATTIVITÀ UFFICI DI SERVICE
DELIBERAZIONI
GIUNTA
DECRETI
PRESIDENTE
DETERMINAZIONI
ATTI
LIQUIDAZIONE
CONTRATTI
TOTALE
44
3
111
465
158
781
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Amministrativo
96
UFFICIO RAGIONERIA
L’attività dell’Ufficio Ragioneria consiste nel coordinamento e nella gestione dei processi finanziari e contabili del
Servizio Solidarietà Sociale, in modo particolare quelli concernenti:
Interventi a favore dell’immigrazione
Interventi a favore delle organizzazioni di volontariato e delle cooperative sociali
Interventi a favore dei giovani
Programma annuale per il finanziamento della formazione professionale per gli operatori sociali
Piano annuale dei finanziamenti a supporto degli asili nido
Attività di programmazione territoriale
Attività di informazione sociale
Iniziative di studio, informazione, prevenzione e formazione
Iniziative in campo di sicurezza dell’ambiente sociale
Politiche pubbliche di contrasto alla vulnerabilità sociale ed alla povertà
Osservatorio politiche sociali
Fondo unico indistinto trasferito dalla Regione Piemonte ai sensi della normativa regionale in materia di
politiche sociali
Servizio civile nazionale
Ufficio provinciale di Pubblica Tutela
Riscossioni
L’Ufficio Ragioneria effettua inoltre:
-
monitoraggio di tutte le procedure, anche relative agli anni precedenti e non ancora concluse, per la redazione di report finanziario - contabili dell’attività del Servizio Solidarietà Sociale;
aggiornamento dei moduli operativi in uso per la gestione delle attività connesse ai trasferimenti regionali
di cui alle LL. RR. 44/2000 – 5/2001 – 1/2004 e fruibili dall'utenza interna ed esterna;
aggiornamento dei moduli operativi in uso per la gestione delle attività connesse all’accreditamento della
Provincia per la gestione del Servizio Civile Nazionale.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Ragioneria
97
QUALITA’ E CONTROLLO DI GESTIONE
Le attività di controllo di gestione, Qualità e “Reporting” vengono effettuate dall’Ufficio Sistema Informativo,
nella sua accezione di ufficio di service a tutta l’attività del Servizio.
In particolare, il controllo di gestione si occupa della parte relativa agli obiettivi di PEG (Piano Esecutivo di Gestione): predisposizione e caricamento degli obiettivi sul software dedicato e successiva rendicontazione alle
due scadenze annuali (30 giugno e 31 dicembre).
Dal 2002 la gestione delle attività del Servizio Solidarietà Sociale deve soddisfare criteri stabiliti dalla normativa
ISO 9001. Tale normativa fa parte di una famiglia di norme (UNI EN ISO 9000), che si applicano ad organizzazioni di qualunque tipo e dimensione per costruire ed applicare strumenti organizzativi chiamati Sistemi di Gestione per la Qualità (SGQ).
L’intento della Provincia e di conseguenza quello del servizio, è, infatti, quello di comunicare verso l’esterno,
anche attraverso questo strumento, la bontà della propria organizzazione, ovvero la sua capacità di migliorarsi
anticipando o risolvendo i problemi, mettendo in comune problematiche e soluzioni.
La certificazione, rilasciata dal noto organismo internazionale DNV (Det Norske Veritas), ha determinato in questi anni l’innovazione di alcuni comportamenti comuni a tutti gli operatori del Servizio ed ha permesso di monitorare l’andamento delle attività con i relativi punti di forza e di criticità. La struttura gestionale ha continuato
ad esser verificata, nei mesi di ottobre e dicembre 2010, da un apposito team di “auditer interni” e da un
valutatore esterno dell’organismo di certificazione internazionale.
L’Ufficio Sistema Informativo concorre costantemente alla predisposizione, all’aggiornamento e al monitoraggio
(attraverso 108 indicatori di processo e/o di risultato) di questo impianto organizzativo che ha confermato sostanzialmente la struttura dell’anno 2009, con otto specifiche “procedure operative” quali:
-
Realizzazione politiche e interventi a favore dell'immigrazione
Gestione finanziamenti a supporto di associazioni di volontariato e cooperative sociali
Realizzazione politiche e interventi a favore dei giovani
Gestione dei finanziamenti a supporto della formazione professionale per gli operatori sociali
Programmazione e gestione finanziamenti in materia di asili nido
Gestione della sezione provinciale dell'albo regionale delle cooperative sociali
Gestione della sezione provinciale del registro regionale delle associazioni di volontariato
Gestione della sezione provinciale del registro regionale delle associazioni di promozione sociale
e con tre piani di miglioramento in merito a:
- Studio di fattibilità per la gestione delle attività di vigilanza e controllo su IPAB ed ex IPAB per la predisposizione di una ulteriore procedura operativa
- Studio di fattibilità per la realizzazione politiche e interventi a favore dei giovani
- Programmazione e gestione finanziamenti in materia di asili nido
Per quanto riguarda il “reporting”, l’attività si sostanzia nella predisposizione della presente pubblicazione attraverso la raccolta e successiva sistematizzazione dei contributi predisposti dai referenti dei vari uffici, nonché di
tutti gli incombenti relativi alla successiva stampa e diffusione.
Servizio Solidarietà Sociale
Ufficio Sistema Informativo
98
BILANCIO 2010
Servizio Solidarietà Sociale
Risorse
destinate
somme impegnate
RISORSE ESTERNE
Fondi
Regionali
Fondi
Statali
Altre
risorse
esterne
Fondi
Provinciali
Trasferimento alla
Regione Piemonte
L.R.1./2004
3.710.047,00
Realizzazione,
finanziamento
di attività e progetti
10.507.031,00
10.196.558,00
79.874,00
60.000,00
170.599,00
14.217.078,00
10.196.558,00
79.874,00
60.000,00
3.880.646,00
TOTALE
GENERALE
3.710.047,00
Servizio Pari Opportunità e Politiche dei Tempi
Risorse
destinate
somme
impegnate
Trasferimenti
RISORSE ESTERNE
Fondi
Regionali
Fondi
Statali
32.000,00
Realizzazione,
finanziamento
di attività e progetti
398.660,00
TOTALE GENERALE
430.660,00
Altre
risorse
esterne
Fondi
Provinciali
32.000,00
202.000,00
81.660,00
115.000,00
202.000,00
81.660,00
147.000,00
99
STRUTTURA E ORGANIZZAZIONE
ASSESSORE POLITICHE ATTIVE DI CITTADINANZA,
DIRITTI SOCIALI E PARITÀ
Mariagiuseppina PUGLISI
DIRIGENTE
SERVIZIO SOLIDARIETA’ SOCIALE
Giorgio MERLO
DIRIGENTE
SERVIZIO PARI OPPORTUNITA’
E POLITICHE DEI TEMPI
Enrico CHIAIS
DIRIGENTE
PROGETTO CENTRO RISORSE E SERVIZI
PARI OPPORTUNITA’/MERCATO DEL LAVORO
Michele FORTUNATO
100
SERVIZI, UFFICI, UNITÀ OPERATIVE, STAFF
SERVIZIO SOLIDARIETA’ SOCIALE
UFFICIO GIOVANI E SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO
RESPONSABILE: Mauro TENAGLIA
-
Promuovere, impostare e gestire programmi, d’intesa con gli Enti locali, sulle tematiche dei giovani;
Presentare proposte per l'elaborazione del programma triennale regionale per le politiche giovanili,
d’intesa con gli Enti locali;
Predisporre, d’intesa con gli Enti locali, il Piano annuale di interventi per i giovani, al fine di favorire
una politica coordinata sul territorio in attuazione del programma regionale, e la concessione dei
relativi finanziamenti;
Gestire, quale Ente accreditato, le attività relative al Servizio Civile Volontario Nazionale anche per
conto degli Enti con cui sono stati stipulati accordi di partenariato e di quelli con cui sono state poste
in essere specifiche convenzioni;
Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza.
Collaboratori:
Francesco CHIRICO
Rosanna PARADISO
Claudia TROMBOTTO
Alessandra FRANCHINO
Tel.: 011.861.3099 e-mail: [email protected]
UFFICIO IMMIGRAZIONE
RESPONSABILE: Silvia TOSCO
-
Promuovere, impostare e gestire programmi sulle tematiche dell'immigrazione;
Predisporre il piano annuale degli interventi per le politiche per l'immigrazione e la concessione dei relativi contributi;
-
Supportare la presenza del presidente dell'Ente all'interno del Consiglio Territoriale sull'Immigrazione e
coordinare gruppi di lavoro del CTI: formulare proposte e concorrere alla programmazione degli interventi in collaborazione con Enti locali e Associazioni;
Collaborare con l'Osservatorio sull'Immigrazione presso la Prefettura;
Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza.
-
Tel.: 011.861.3096 e-mail: [email protected]
UFFICIO INFORMAZIONE SOCIALE
RESPONSABILE: Annamaria BIDOIA
-
Diffondere, di concerto con gli Enti gestori istituzionali, l'informazione in materia di servizi sociali sul
territorio di competenza e mettere a punto campagne informative su temi generali in campo sociale;
Promuovere, impostare e gestire programmi di informazione sulla disabilità;
Curare e sviluppare il sito web del Centro Informazione Disabilità (C.I.D);
Promuovere, supportare e realizzare progetti a favore delle persone con disabilità, anche in
collaborazione con altri Enti e associazioni;
Supportare il Servizio competente per il collocamento obligatorio al lavoro delle categorie disabili,
anche attraverso i relativi programmi formativi ed informativi in favore dei medesimi;
Coordinare, monitorare e verificare la qualità degli sportelli informativi territoriali;
Curare e sviluppare il sito web dello sportello d’informazione sociale;
101
-
Curare e sviluppare la sezione "Solidarietà sociale" del sito web della Provincia di Torino;
Gestire il Numero Verde Sportello Sociale;
Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza.
SPORTELLO TELEMATICO DI INFORMAZIONE SOCIALE
Numero verde 800-666060
Collaboratori:
Carlo FORNO
Alfredo LUVINO (fino a luglio 2010)
Claudia VERGANO (fino a agosto 2010)
Tel.: 011.861.3121 e-mail: [email protected]
C.I.D. - CENTRO INFORMAZIONE DISABILITÀ
Orari di apertura al pubblico
Dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 17.00
Tel.: 011 861 - 3143 / 3141 / 3281 fax: 011 660 43 95
DTS: 011 861 31 32 e-mail: [email protected]
Collaboratori:
Paola DI BENEDETTO
Gianmauro BRONDELLO
Palma PARAVATI
Gemma MERLINO
UFFICIO INTERVENTI DI CONTRASTO ALLA MARGINALITÀ SOCIALE
RESPONSABILE: Gigliana MAINARDI
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promuovere una politica sociale finalizzata alla prevenzione del disadattamento e della criminalità;
coinvolgere tutte le realtà istituzionali e associative stimolando la creazione di una rete integrata di
servizi pubblici e del volontariato;
definire, supportare e realizzare interventi integrati di tutte le risorse messe a disposizione dai diversi
soggetti che compongono il GOL (DGP 472372 del 28-12-2004)
migliorare la comunicazione tra le diverse componenti, potenziare il lavoro di rete, coordinare le
iniziative e favorire lo sviluppo di prassi operative comuni, con particolare riferimento all’integrazione
delle diverse politiche del lavoro e della formazione professionale;
promuovere la sensibilizzazione della cittadinanza sulle tematiche.
L’Ufficio dovrà collaborare con il Servizio Coordinamento Centri per l’impiego (Struttura NC3) per le
tematiche relative al settore lavoro ed il coordinamento del GOL.
Collaboratori:
Adriana CHIRIACO (fino a gennaio 2010)
Tel.: 011.861.3088
e-mail: [email protected]
UFFICIO PROGRAMMAZIONE TERRITORIALE
RESPONSABILE: A. Barbara BISSET
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Concorrerre alla programmazione, monitoraggio e valutazione, del sistema integrato di interventi e
servizi sociali, partecipando all'elaborazione dei relativi strumenti locali e regionali previsti dalla vigente
normativa: 1. Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali; 2. Piani di zona; 3. Piano socio
sanitario regionale; 4. Pianificazione ambientale strategica;
Promuovere forme di coordinamento, in sinergia con l’Ufficio Terzo Settore, degli interventi socio
assistenziali fra enti gestori istituzionali e soggetti del terzo settore, nell’ottica di un maggiore
coinvolgimento del volontariato, delle cooperative sociali e delle associazioni di promozione sociale, nei
processi di sviluppo locale;
Garantire la supervisione e il coordinamento, interno ed esterno, degli uffici che svolgono funzione di
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programmazione in rapporto con gli Enti Locali territoriali (Piani territoriali e Patti territoriali) e con gli
altri Servizi dell’ente per il necessario raccordo tra le specifiche programmazioni (Piani di Sviluppo
socio-economico delle Comunità montane; Piano operativo per le azioni preventive e curative della
disoccupazione FSE 200-2006 Misura B1 ecc.);
Collaborare alla predisposizione di azioni e progetti sui Fondi Strutturali Europei e Progetti Europei;
Collaborare alla promozione e realizzazione di programmi e progetti su tematiche sociali in
collaborazione con gli Enti del territorio e partecipare alle reti internazionali;
Predisporre il programma annuale per l’autorizzazione e il finanziamento dei corsi di formazione di
base, riqualificazione e formazione permanente degli operatori dei servizi sociali, sulla base dei bisogni
rilevati tramite gli enti gestori istituzionali e anche in raccordo con l'Università ed erogazione relativi
finanziamenti;
Realizzare ricerche sui fabbisogni formativi in campo sociale del territorio;
Partecipare ai Gruppi di lavoro tra le Province Piemontesi e la Regione Piemonte per il coordinamento
delle attività relative alla formazione professionale e per gli Asili Nido;
Predisporre il Piano annuale di ripartizione ed erogazione dei contributi per la gestione degli asili nido
comunali a gestione diretta o indiretta;
Promuovere, impostare e gestire programmi sulle tematiche dei minori;
Gestire il Tavolo di coordinamento provinciale sull’affidamento familiare con gli Enti gestori territoriali
ed aderire al contempo al Coordinamento nazionale servizi affidi;
Promuovere azioni e interventi finalizzati a valorizzare le potenzialità ed il ruolo delle IPAB all’interno
del Sistema integrato di interventi e servizi sociali.
Partecipare e collaborare alle attività dell’Osservatorio provinciale per le politiche sociali.
Collaboratori:
Daniela ALFONZI
Erica CALAVITA
Giorgio GIANRE
Anna GHIONI
Debora LABATE
Marina LOROPIANA
Tel.: 011.861.3089 e-mail: [email protected]
UFFICIO PROVINCIALE DI PUBBLICA TUTELA E
RAPPORTI CON L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA
RESPONSABILE: Matilde ERCOLE
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Fornire informazioni e documentazione per quanto attiene i diversi aspetti dell’attività svolta dai tutori,
dai curatori e dagli amministratori di sostegno, anche in riferimento ai procedimenti giurisdizionali
previsti dalle disposizioni vigenti in materia, ferme restando le attività dei competenti uffici giudiziari;
in particolare, assicurare la necessaria informazione ed il collegamento con gli ordini professionali, per
le specifiche prestazioni di consulenza professionale (giuridica, economico-finanziaria, fiscale,
previdenziale, patrimoniale ecc.);
Operare in collegamento con altri soggetti pubblici e privati (INPS, comuni, enti gestori socioassistenziali, ecc) che erogano prestazioni ed interventi assistenziali alle persone prive di autonomia;
Operare in collegamento con organi ed uffici che esercitano funzioni giurisdizionali in materia,
assicurando ad essi la propria collaborazione nell’ambito dell’attività di supporto a tutori, curatori e
amministratori di sostegno;
Attivare, nei limiti delle risorse disponibili, interventi formativi per operatori pubblici dei comuni e delle
ASL, nonché i necessari collegamenti con soggetti che provvedono alla formazione degli operatori
privati;
Assicurare il monitoraggio delle attività svolte dall’ufficio realizzando, compatibilmente alle risorse
disponibili, raccolta e analisi di dati, eventuali indagini statistiche e sociali, nonché iniziative pubbliche
di divulgazione ed approfondimento in materia (seminari, pubblicazioni ecc.);
Assicurare la programmazione e promozione di incontri tra l’Autorità Giudiziaria competente e gli Enti
gestori del servizi socio asistenziali, finalizzati all’analisi dei bisogni emergenti a tutela delle fasce
deboli e dei minori figli di genitori separati o divorziati;
Collegamento con il Tribunale per i Minorenni per quanto riguarda gli adempimenti connessi alle tutele
di minori assegnate all’Assessore alla Solidarietà Sociale, fino al loro definitivo esaurimento;
Tutela del diritto alla segretezza del parto;
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Promozione di iniziative ed attività volte:
o alla tutela ed alla difesa dei diritti dei minori e delle fasce deboli, con iniziative finalizzate a
prevenire conflittualità in ambito familiare e intergenerazionale;
o al supporto del coordinamento dei centri di mediazione familiare che svolgono la loro attività
sulle tematiche riconducibili al diritto civile e di famiglia.
Collaboratori:
Laura GAIOTTI
Anna GRAZIANO (fino a novembre 2010)
Federica GIANNETTO
Anna Maria LAURITA
Diego LOPOMO
Giovanni MIEROLO
Tel. 011.861.3127 e-mail: [email protected]
UFFICIO SERVIZIO SOCIALE PRESSO LA PROCURA DELLA REPUBBLICA
DI TORINO. COMPETENZA CIVILE- SEZIONE FASCE DEBOLI
RESPONSABILE: Giuliana COTTINO
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Raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali della Provincia attraverso il filtro, coordinamento,
informazione e supporto agli stessi, riguardo alle richieste di intervento e di indagine provenienti dalla
Procura della Repubblica;
Valutazione professionale delle segnalazioni che giungono dal territorio richiedenti intervento giuridico
a tutela delle fasce deboli della popolazione;
Raccolta, elaborazione e diffusione dei dati utili a livello territoriale per la programmazione di
interventi a tutela delle fasce deboli della popolazione;
Promozione in ambito giuridico della conoscenza delle risorse presenti sul territorio e della modalità di
intervento dei Servizi socio-sanitari;
Collaborazione con i Servizi territoriali e provinciali per la progettazione di interventi destinati alla
tutela delle fasce deboli;
Tel. 011-4327101 e-mail: [email protected]
UFFICIO SERVIZIO SOCIALE PRESSO LA VII SEZIONE CIVILE
DEL TRIBUNALE ORDINARIO DI TORINO
RESPONSABILE: Monica TERZAGO
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Raccordo tra i Magistrati e i Servizi territoriali della Provincia (con esclusione di quelli della Città
capoluogo), attraverso il filtro, coordinamento, informazione e supporto agli stessi, riguardo alle
richieste di intervento e di indagine provenienti dal Tribunale Ordinario e relative alle decisioni da
assumersi nei provvedimenti di affidamento dei figli nel corso delle procedure di separazione o di
divorzio dei loro genitori;
Raccolta, elaborazione e diffusione dei dati e di informazioni utili a livello territoriale per la
programmazione degli interventi in materia e per la comprensione dell’andamento del fenomeno nel
tempo, nonché delle modifiche e degli orientamenti giurisprudenziali;
Promozione presso la sezione “Famiglia” del Tribunale Ordinario della conoscenza delle risorse presenti
sul territorio e delle modalità di intervento dei servizi socio-sanitari;
Collaborazione con i servizi territoriali e provinciali nella progettazione di interventi destinati alla tutela
dei minori figli di genitori separati o divorziati;
Conoscenza e promozione degli interventi di mediazione familiare;
Consulenza alle famiglie con minori sulle procedure e sull’intervento dei servizi territoriali.
Tel. 011-4327685 e-mail: [email protected]
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UFFICIO SANITÀ
RESPONSABILE: Marilena TARO’
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Provvedere al funzionamento della “Conferenza provinciale sulla salute” e del suo esecutivo, che si avvale del supporto del comitato tecnico- scientifico;
Provvedere alla gestione ed alla tenuta della sezione provinciale del registro regionale delle Organizzazioni di volontariato: iscrizioni, cancellazioni e adempimenti vari esclusivamente per la sezione tematica
sanitaria, nonché concorrere agli adempimenti per l’erogazione dei contributi connessi;
Svolgere attività di informazione, sensibilizzazione e di prevenzione nel campo della salute;
Supportare la presenza del Presidente dell'Ente e/o dell’Assessore competente alla conferenza permanente per la programmazione sanitaria e socio-sanitaria regionale;
Supportare, congiuntamente all’ufficio Programmazione Territoriale e all’ufficio Sistema Informativo, il
neo costituito Ufficio di Piano Provinciale, assicurando funzioni di assistenza tecnica e di segreteria organizzativa, curando la predisposizione di strumenti operativi e l’elaborazione di analisi e documenti
propedeutici all’individuazione, da parte dell’Ufficio di Piano Provinciale, delle linee d’azione prioritarie
nella programmazione dei Piani di Zona e dei PePS locali; raccogliere ed elaborare dati sui bisogni, le
risorse e i servizi nei diversi ambiti locali;
Promuovere impostare e gestire progetti nel campo della salute ivi compresi quelli inerenti le tematiche della sicurezza stradale;
Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza.
Collaboratori:
Antonella OCCHIENA
Foteini PALTOGLOU
Tel.: 011.861.3024/3028/3068 e-mail: [email protected]
UFFICIO TERZO SETTORE
RESPONSABILE: Chiara ARDUINO
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Realizzare le attività di orientamento, ricevimento delle domande e coordinamento del gruppo
interservizi per la tenuta della Sezione Provinciale del Registro Regionale delle Organizzazioni di
Volontariato;
Provvedere alla gestione ed alla tenuta della Sezione Provinciale del Registro Regionale delle
Organizzazioni di Volontariato per le sezioni "socio-assistenziale" e "impegno civile, tutela e
promozione dei diritti": iscrizioni, cancellazioni e adempimenti vari;
Provvedere agli adempimenti per l’erogazione dei contributi alle Organizzazioni di Volontariato ai sensi
della L.R. 38/94 e s.m.i.;
Supportare la presenza dell’Assessore competente al Consiglio Regionale del Volontariato svolgendo gli
adempimenti connessi;
Provvedere alla gestione ed alla tenuta della Sezione Provinciale dell’Albo Regionale delle Cooperative
Sociali: iscrizioni, cancellazioni e adempimenti vari;
Provvedere agli adempimenti per l’erogazione dei contributi alle Cooperative Sociali ai sensi della L.R.
18/94 e s.m.i.;
Supportare la presenza dell’Assessore competente alla Conferenza Regionale della Cooperazione
Sociale svolgendo gli adempimenti connessi;
Provvedere alla gestione, implementazione, conservazione ed aggiornamento della sezione unica della
Provincia di Torino del Registro regionale delle Associazione di promozione sociale: attività di
accettazione delle domande e di prima relazione con le associazioni utenti;
Coordinare, all’interno della Conferenza dei servizi presso la Direzione generale, gli apporti delle altre
strutture dell’Ente coinvolte nel procedimento di iscrizione, di variazione e di cancellazione delle
Associazioni di promozione sociale, secondo le rispettive materie di competenza;
Promuovere, impostare e gestire programmi sulle tematiche del Terzo Settore;
Gestire la rete di relazioni con gli Enti del territorio sulle tematiche del Terzo Settore;
Collaboratori:
Adriana COLLINO
Rosalba DELLA GROTTELLA
Rosangela PAGLIARA
Giuseppina Angela ROSSI
Elena VIOLANTE
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Orari di apertura al pubblico
Lun./Mer./Ven. 09.00/13.00
Mar./Gio. 10.00/12.00 - 14.00/16.00
Albo Cooperative Tel. 011/861.3124
Registro OdV Tel. 011/861.3140
Registro APS Tel. 011/861.3118
e-mail: [email protected]
Tel. 011.861.3026 e-mail: [email protected]
UFFICIO AMMINISTRATIVO
RESPONSABILE: Adriana IANUALE
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Curare gli adempimenti connessi alle competenze, attribuite dalla legge o dagli statuti, in materia di
aziende pubbliche di servizi alla persona, nonché il controllo pubblico, ai sensi degli articoli 23 e 25 del
codice civile, sull’amministrazione delle persone giuridiche di diritto privato che hanno ottenuto il
riconoscimento in seguito alla trasformazione delle IPAB o delle aziende pubbliche di servizi alla
persona;
Curare gli adempimenti connessi alle attività di vigilanza sugli organi e sull'attività amministrativa delle
IPAB, fino alla loro trasformazione in aziende pubbliche di servizi alla persona o in persone giuridiche
di diritto privato;
Curare gli adempimenti vari di gestione del personale e di organizzazione degli Uffici del Servizio:
o Rilevazione presenze e assenze dei dipendenti
o Adempimenti amministrativi relativi alle denunce di infortuni sul lavoro
o Adempimenti progetto produttività
o Adempimenti amministrativi D. Lgs. 196/2003 (Tutela della Privacy)
o Attività amministrativa varia: predisposizione atti di assegnazione di personale agli uffici,
partecipazione a percorsi formativi, autorizzazioni incarichi retribuiti, affidamenti incarichi
professionali e di collaborazione coordinata e quant'altro attenga il personale;
Predisporre gli atti di affidamento forniture di beni e/o servizi;
Effettuare le verifiche d’ufficio delle dichiarazioni sostitutive prodotte, ai sensi del D.P.R. 28.12.2000, n.
445, nell’ambito dei procedimenti di affidamento di incarichi professionali o di appalti per la fornitura di
beni e/o servizi;
Gestire e repertoriare i contratti di importo inferiore al limite stabilito e secondo i criteri direttivi dettati
dalla D.G.P. 726-118870/2003, ed acquisire la relativa documentazione;
Gestire la Segreteria del Servizio e fornire il supporto tecnico logistico agli Uffici del Servizio;
Gestire la protocollazione dei documenti e l’archivio di deposito e corrente del Servizio;
Fornire il supporto e la collaborazione amministrativa per gli atti degli Uffici del Servizio;
Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza.
Collaboratori:
Franca BOLLATI
Domenico CATANESE
Mariagrazia GAGLIARDI
Imelde Graziella LA GAMBA
Giuseppe MONDINO (fino a gennaio 2010)
Andrea NAVARRA
Claudia PESCE
Marinella ROBBA
Francesco RUGGIERO
Segreteria di Servizio Tel.011.861.3095 – Fax 011.8613111
Tel.: 011.861.3102 e-mail: [email protected]
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UFFICIO RAGIONERIA
RESPONSABILE: Tiziana ARDUINO
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Predisporre documenti programmatici: bilancio pluriennale; bilancio annuale;
Gestire il bilancio del servizio;
Predisporre le variazioni di bilancio: controllo di gestione;
Predisporre i provvedimenti di entrata e di spesa: accertamenti, riscossioni; impegni, liquidazioni;
Predisporre i provvedimenti finanziari specifici;
Predisporre i provvedimenti finanziari riguardanti il trasferimento alla Regione del Fondo relativo
all’assistenza ai disabili sensoriali e alla maternità e infanzia, ai sensi dell’art. 5, comma 5, della L.R.
1/2004;
Predisporre i provvedimenti per l’erogazione dei contributi relativi alle leggi: L. 40/98 (Immigrazione) e
L.R. 16/95 (Giovani);
Predisporre i provvedimenti per l’erogazione, ai sensi della L.R. 1/2004, dei contributi alle
organizzazioni di volontariato, alle cooperative sociali ed agli asili nido e dei finanziamenti per la
realizzazione dei corsi di formazione degli operatori dei servizi sociali;
Fornire supporto e collaborazione amministrativa/contabile per gli atti degli Uffici del Servizio;
Predisporre i provvedimenti di natuar finanziaria relativi alla gestione del Servizio Civile Nazionale
Volontario.
Collaboratori:
Monica CELIN
Alessandro NEVACHE
Carmen VANADIA
Tel.: 011/861.3122 e-mail: [email protected]
UFFICIO SISTEMA INFORMATIVO
RESPONSABILE: Natalina VASCHETTI
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Gestire l'aggiornamento, l'implementazione nonché la creazione delle banche dati del Sistema
informativo del Servizio Solidarietà Sociale;
Raccogliere, elaborare e diffondere le conoscenze e i dati sui bisogni della popolazione, sulle risorse
pubbliche e private e sull'offerta di servizi sociali del territorio di competenza, nell’ambito del sistema
informativo, a supporto dei sistemi di programmazione locale e provinciale;
Promuovere approfondimenti mirati sui fenomeni sociali al fine di coordinare le scelte politiche
dell'Amministrazione con il livello tecnico-progettuale operativo e le emergenze sociali;
Collaborare con il Servizio competente dell’Ente nelle attività relative al controllo di gestione;
Gestire ed attuare la realizzazione dell’Osservatorio provinciale per le politiche sociali;
Predisporre il report delle attività del Servizio e diffonderne le relative informazioni;
Gestire e monitorare, in collaborazione con il Servizio compente dell’Ente, l’applicazione del Sistema
Gestione Qualità in conformità ai requisiti della norma UNI EN ISO 9001;
Curare la rete di relazioni con Enti del territorio sulle tematiche di competenza.
Collaboratori:
Alberto BURACCHI
Enrico CHIARLE
Antonella FERRERO
Tel. 011.861.3091 e-mail: [email protected]
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SERVIZIO PARI OPPORTUNITA’
UFFICIO PARI OPPORTUNITA’
RESPONSABILE: Laura VINASSA
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Curare l'applicazione della direttiva europea sull'orientamento sessuale ed attuare le politiche di
rimozione degli ostacoli per la sostanziale realizzazione delle pari opportunità.
Predisporre i piani territoriali provinciali di intervento per la promozione dei diritti e delle opportunità
per tutti .
Redigere elaborati utili alla stesura di programmi e all'approvazione di piani in materia di politiche di
genere.
Predisporre programmi di interventi e servizi finalizzati alla realizzazione dei piani di azioni positive e
favorirne la diffusione sul territorio mediante la creazione di sportelli di Coordinamento ed
Informazione sulle Politiche di Pari Opportunità..
Fornire supporto organizzativo alla Consulta delle Elette ed agli Organismi di Parità della Provincia di
Torino garantendone altresì il collegamento con il terzo settore e i programmi provinciali.
Supportare iniziative e programmi di cooperazione e solidarietà internazionale dell'ente.
Supportare il Servizio Politiche per il Lavoro e l'Orientamento nella definizione dei programmi di
intervento di politica attiva del lavoro, specificamente indirizzati alla componente femminile, nonché
nel promuovere progetti speciali, anche nell'ambito di programmi di intervento dell'Unione Europea.
Supportare l'ideazione e la gestione di servizi per l'agevolazione di percorsi di accesso
all'imprenditorialità che tengano conto delle differenze di genere.
Supportare il direttore dell'area nell'attuazione integrata tra i servizi delle politiche del lavoro, sociali,
delle pari opportunità e della disabilità;
Fornire al direttore dell'area i dati e le elaborazioni relative all'osservazione dei fenomeni di propria
competenza.
Promuovere l'implementazione delle reti di parità nello sviluppo locale.
Promuovere la realizzazione dei principi del Regolamento di attuazione del Codice di comportamento
per la tutela della dignità sul lavoro delle Lavoratrici e dei Lavoratori della Provincia di Torino.
Supportare le attività della Consigliera di Parità
Agevolare il coinvolgimento di tutti i livelli decisionali dell'Ente nello sviluppo di un'organizzazione del
lavoro che risponda ai bisogni rispettivi di uomini e donne.
Collaboratori:
Gemma VECERA,
Antonella CORIGLIANO
Tel. 011.861.3537 e-mail: [email protected]
UFFICIO TEMPI
RESPONSABILE: Enrico CHIAIS
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Coordinare la realizzazione delle Banche del Tempo e il supporto ai comuni per la predisposizione dei
Piani dei Tempi ed Orari.
Supportare il Servizio Politiche per il Lavoro e l'Orientamento nella definizione dei programmi di
intervento di politica attiva del lavoro, specificamente indirizzati alla componente femminile, nonché
nel promuovere progetti speciali, anche nell'ambito di programmi di intervento dell'Unione Europea.
Supportare l'individuazione di formule organizzative che consentano alle lavoratrici di meglio conciliare
la vita lavorativa con quella familiare.
Supportare il direttore dell'area nell'attuazione integrata tra i servizi delle politiche del lavoro, sociali,
delle pari opportunità e della disabilità;
Fornire al direttore dell'area i dati e le elaborazioni relative all'osservazione dei fenomeni di propria
competenza.
Agevolare il coinvolgimento di tutti i livelli decisionali dell'Ente nello sviluppo di un'organizzazione del
lavoro che risponda ai bisogni rispettivi di uomini e donne.
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Collaboratori:
Alessio FORGELLI
Tel.011.861.3535 e-mail: [email protected]
PROGETTO CENTRO RISORSE SERVIZI
PARI OPPORTUNITA' - MERCATO DEL LAVORO
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Contribuire a stimolare i principali soggetti pubblici e privati erogatori di servizi per il mercato del lavoro a porre particolare attenzione alle questioni di genere e a realizzare azioni specifiche, rivolte sia al
pubblico che alla propria organizzazione interna, finalizzate a migliorare la situazione occupazionale
delle donne, puntando soprattutto sull'attivazione di reti tra servizi, privati e istituzioni diverse;
Facilitare la comunicazione in rete, d'intesa con il Servizio "Pari opportunità e politiche dei tempi", tra
amministrazioni pubbliche e la componente femminile dell'associazionismo e della società civile per valorizzare le azioni delle donne nell'ambito della pubblica amministrazione e integrare l'ottica di genere
nella pianificazione e nella gestione del territorio;
Diffondere e rendere operativa l'idea che le donne, a tutti i livelli delle organizzazioni lavorative, rappresentano vere e proprie risorse in termini di competenze e formazione, intelligenze e sensibilità (anche attraverso la costituzione della base dati d'archivio, della banca documentazione interattiva di
scambio materiali inerenti le problematiche del lavoro);
Favorire l'accesso delle donne alle risorse materiali e immateriali, finanziamenti U.E., Stato, Regione,
nonché informazione/formazione indispensabili per promuovere la parità e valorizzare le differenze di
genere nel mondo del lavoro, nello sviluppo locale e per la libera impresa;
Realizzare un programma di diffusione e propagazione culturale afferente al progetto Thesaurus di genere (un vocabolario controllato e strutturato) già prodotto e adottato da realtà istituzionali e associative nazionali e internazionali;
Strutturare ed organizzare il Centro Risorse Servizi Pari Opportunità - Mercato del Lavoro in modo tale
da prevedere che al suo interno vi siano azioni riconducibili ad un sottoprogetto mirato e specifico da
presentare alla Regione Piemonte nell'ambito della misura E1 linea4.
Collaboratori:
Marialuisa DALL’ARMI
Enrica GAGGERO
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