Insieme si può
Viaggio verso la sostenibilità ambientale e sociale
A cura di
David K. Lind
Questo libro è stampato su carta CYCLUS OFFSET della cartiera Dalum (www.dalumpapir.dk),
prodotta al 100% con fibre riciclate, certifcata RAL UZ 14 Blue Angel, senza l’impiego di sbiancanti
e sostanze a base di cloro.Tutto il ciclo produttivo è alimentato con energia prodotta al 100% con Bio fuel.
La riproduzione di questo libro è severamente vietata.Tutti i diritti sono riservati.
Un “imprinting verde”
Tra le prime informazioni su come è organizzato il mondo che li accoglie e li
circonda, i bambini colgono subito che vi è la dimensione del vivere in comunità.
Da quella più piccola, semplice e rassicurante della famiglia, a quella più complessa,
articolata, talvolta spaesante, del nido e, progressivamente, del sistema scolastico.
Una società si premura di prendere per mano e condurre con serenità i propri
cittadini del domani offrendo loro quegli strumenti che ritiene importanti e che
danno la misura del grado di civiltà di un paese, di un popolo.
Tutti questi motivi rappresentano la cornice di un disegno che questa Amministrazione sta componendo, guardando ai nostri cittadini più giovani, per tratteggiare assieme a loro i contorni di una nuova città rispettosa dell’ambiente:
una pubblicazione come quella che vi apprestate a sfogliare sposa l’impegno del
Comune di Vicenza nel costruire sensibilità e attenzioni nuove verso il risparmio
energetico e le forme pulite di energia.
Siamo convinti che non basti il rispetto dell’ambiente: è indispensabile avere
chiara anche la coscienza che le azioni di ciascuno contribuiscono a soddisfare
i bisogni di chi ci sta accanto. La dimensione sociale, quella economica e quella
ambientale sono inesorabilmente legate tra loro: solo traducendo nel concreto
questo legame è possibile immaginare un futuro sostenibile, nel quale tutti abbiano uguali opportunità.Vogliamo infatti, anche a Vicenza, lavorare per una nuova
cultura in cui l’interdipendenza tra persone, ambiente ed economia sia uno dei
pilastri principali su cui fondare le scelte quotidiane.
Da parte nostra, lo sforzo è sotto gli occhi di tutti, anzi, sopra le teste dei nostri
bambini e ragazzi: sono infatti già numerosi gli impianti fotovoltaici che Comune
di Vicenza e AIM Gruppo hanno installato in molti edifici scolastici della città.
Abbiamo buoni motivi per pensare che famiglie e insegnanti apprezzeranno lo
sforzo profuso per la realizzazione di “Insieme si può”, per tentare una specie di
salutare, prezioso, indilazionabile “imprinting verde” alle giovani generazioni.
Achille Variati
Sindaco di Vicenza
Ci vuole un fiore
Oggi sognamo e desideriamo che il domani sia migliore. Oggi dedichiamo spesso le
nostre energie a quell’auspicio di “mondo migliore”. Da quella speranza nasce il nostro
impegno di oggi. È così che recuperiamo il bambino perduto in noi: nel progettare
sogni che si possono avverare. Ed è così che vogliamo impegnarci: dare consigli per realizzarli. Dare un consiglio è un dono al futuro, un legame fra l’esperienza e la speranza.
Viene in mente quel ritornello rassicurante “Per fare tutto ci vuole un fiore” che
qualche anno fa Sergio Endrigo consegnava ai più piccoli perché i grandi capissero. Il testo era di Gianni Rodari, insuperato cantastorie del buon senso popolare,
un menestrello che con il suo acume distillava preziose gocce di saggezza. Come
Endrigo e Rodari, anche il nostro simpatico folletto Moscardino, volando sulle ali
leggere della fantasia, condurrà per mano bambini e ragazzi delle Scuole di Vicenza, in un percorso didattico già in parte sperimentato, arricchito da consigli pratici
ed esempi operativi molto concreti. Un viaggio ricco di sorprese, che ha sempre
nitida una prospettiva: con la buona volontà di tutti possiamo regalare al nostro
mondo, alle nostre aiuole, un fiore in più.
Ecco perché Aim Gruppo ha promosso questa originale ed accattivante iniziativa
editoriale che ha l’ambizione di interessare, divertire, arricchire umanamente e
culturalmente prima di tutto i ragazzi delle Scuole Primarie e Secondarie di Primo
grado del Capoluogo. Ma ovviamente l’intento più generale è di entrare nelle case
e nelle abitudini delle famiglie, per mostrare concretamente come sia possibile
dare una mano all’ambiente e, in definitiva, alla salute e al portafoglio di tutti.
Per noi di AIM Gruppo, è fondamentale affiancarci e camminare assieme a genitori
e docenti per suscitare e consolidare nei cittadini di domani, la convinzione che
“Insieme si può” avere meno plastica e più verde, meno rifiuti e più aria pulita,
meno sprechi e più acqua limpida, meno cemento e più fiori. Tutti insieme, per una
scuola e un mondo sempre più “sostenibili”. Questo il messaggio che AIM Gruppo
vuole trasmettere, a cominciare da coloro che già oggi sono il futuro: i nostri figli.
Roberto Fazioli
Presidente AIM SpA
Indice
Che cos’è una scuola sostenibile?
6
Gli obiettivi di questo libro
7
Una scuola sostenibile: quali benefici?
8
I primi passi
10
Iniziamo viaggiando con il folletto Moscardino
12
Come ci si può organizzare?
14
Ecco come si è organizzata la scuola
16
Progetto 1. Il consumo sostenibile
18
“Quanti ricordi”
19
Introduzione alla problematica del consumo sostenibile
22
Progetto 2. L’acqua
30
“Il profumo delle nuvole”
31
Introduzione alla problematica dell’acqua
33
Il viaggio dell’acqua
42
Progetto 3. La biodiversità
44
“Sei occhi preoccupati”
45
Introduzione alla problematica della biodiversità
48
Progetto 4. L’energia
54
“Il nuovo Icaro”
55
Introduzione alla problematica dell’energia
58
Osservazioni sul comportamento energetico dell’edificio
66
AIM. Energia
72
Progetto 5. I rifiuti
74
“Un malinconico sospiro”
75
Introduzione alla problematica dei rifiuti
79
AIM. La raccolta differenziata
84
Progetto 6. Una mobilità sostenibile
86
AIM. Mobilità
88
Progetto 7. La prospettiva globale: gli obiettivi di sviluppo del millennio
90
La sostenibilità: ora possiamo cominciare a conoscerla
92
Metafora dell’imbuto
94
I quattro principi di sostenibilità del pianeta terra e di Vicenza
95
Soluzioni a costo zero
96
APPROFONDIMENTI
Quanta acqua abbiamo a Vicenza?
98
AIM. Il risparmio energetico domestico
104
AIM. La tecnologia dell’impianto fotovoltaico
118
La tecnologia dell’impianto solare termico
123
L’energia idroelettrica
125
L’energia geotermica
128
L’energia da biomassa
132
La tecnologia dell’impianto eolico
137
L’energia dalle onde, dalle maree, dalle correnti
140
Per saperne di più...
148
“Viviamo in un mondo finito, con risorse limitate.
Anche se a volte può sembrare abbastanza grande,
la Terra è davvero molto piccola; una piccola oasi blu e verde
piena di vita in un universo freddo.
La nostra atmosfera può sembrare infinita
e.
ma ha solo 10 chilometri di spessore.
azio.”
Oltre non c’è nulla, solo il vuoto dello spazio.”
David Suzuki - Ecologista canadesee
Che cos’è una
scuola sostenibile?
Secondo il programma ambientale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite
una scuola è sostenibile quando:
• Conserva acqua ed energia;
• Evita l’uso di prodotti inquinanti anche solo potenzialmente;
• Crea iniziative per minimizzare i rifiuti;
• Protegge e rispetta l’habitat naturale;
• Si confronta con i bisogni locali rispettando le persone ed il loro ambiente.
È interesse di tutti avere attenzione verso la sostenibilità e la comprensione del
nostro impatto sull’ambiente. Dunque, tutti noi abbiamo un ruolo importante nel
determinare cambiamenti sia nel lavoro che nella vita quotidiana, per migliorare la
qualità dell’esistenza delle generazioni presenti e future.
I governi di tutto il mondo riconoscono che l’educazione è una chiave di soluzione per i problemi globali che stiamo affrontando. Tramite l’insegnamento e l’apprendimento gli alunni dovrebbero essere in grado di capire l’impatto dell’uomo
sul pianeta, e le scuole stesse diventare modelli di buone pratiche individuando
idee per una vita sostenibile.
Questo tipo di scuola ha il compito di preparare i giovani ad un’esistenza ispirata
dalla sostenibilità.
6
Gli obiettivi di questo libro
Questo libro si propone come una guida pratica per la creazione di un progetto di
sostenibilità nelle scuole allo scopo di sensibilizzare ed attivare gli alunni delle scuole
primarie e secondarie di primo grado nei riguardi dei problemi ambientali e sociali.
Nell’ottobre 2009 la scuola elementare Paolo Lioy di Lapio di Arcugnano ha avviato i suoi primi passi per diventare sostenibile. Analizzando i progetti e le esperienze vissute da varie scuole in tutta l’Unione Europea, si è deciso di creare un
viaggio personalizzato per aiutare a capire cos’è la sostenibilità e, al tempo stesso,
ridurre l’impatto ambientale.
Questo libro prende spunto dall’esperienza fatta a Lapio, che ha stimolato i docenti, gli alunni e i loro genitori ad interrogarsi in merito alle proprie azioni e a
quelle degli altri tramite l’osservazione, la ricerca e le esperienze pratiche. Esperienze che sono state riportate fedelmente all’interno degli spazi graficamente
evidenziati da un block notes e un post-it giallo.
Passo dopo passo sono stati introdotti temi ambientali e sociali all’interno della vita quotidiana scolastica e tramite progetti didattici si è cercato di ridurre i
consumi, gli sprechi e, più in generale, l’impatto sull’ambiente dei protagonisti del
percorso formativo.
Il problema della sostenibilità è complesso ma elaborando una comunicazione
adeguata, anche i più piccoli riescono a capire e a lasciarsi coinvolgere. Per questo si è scelto di affidare il ruolo di narratore ad un personaggio fantastico, caro
alla cultura popolare vicentina e sicuramente molto simpatico: il folletto (salbaneo) Moscardino. L’autrice Marina Rossi e l’illustratrice Benedetta Pasetto hanno
raccontato il viaggio attraverso un’estrosa storia con un linguaggio che cattura
l’attenzione e la curiosità dei ragazzi dai 6 ai 13 anni.
In questo modo, gli obiettivi educativi, didattici e informativi possono essere raggiunti con maggiore successo ed efficacia.
La presente piccola guida si propone come semplice e pratico riferimento didattico per le scuole di Vicenza e per quanti, alunni, insegnanti e famiglie, operano in
ambito scolastico.
7
L’obiettivo è di accompagnare alunni e insegnanti nel percorso verso una scuola
sostenibile attraverso sette filoni principali che vengono considerati dalla Foundation for Environmental Education (Fondazione per l’Educazione Ambientale), i
sette pilastri della sostenibilità:
• acqua
• alimentari / consumo / benessere
• biodiversità
• energia elettrica e termica
• rifiuti
• mobilità
• prospettiva globale (gli obiettivi del millennio)
È stato adottato un metodo di lavoro scientifico ed analitico che ha prodotto
tabelle, grafici e risultati di facile e pratico utilizzo. Ci auguriamo che altre scuole
seguano le orme che hanno portato a questo testo e intraprendano un viaggio
personale verso la sostenibilità. È vitale, infatti, sensibilizzare le giovani generazioni
sul tema della sostenibilità e prepararle alle sfide future.
Una scuola sostenibile:
quali benefici?
Sul piano educativo
Educa alunni, genitori e concittadini a comportamenti ecologicamente sostenibili.
Tutti i progetti, le esperienze e gli scambi di nozioni diventano abitudini quotidiane
dei ragazzi ma, quasi per una invisibile magia, filtrano al di fuori della scuola: penetrano nell’ambiente familiare, germogliano poi nel paese o nella città, cominciano a
diventare abitudini quotidiane di tutti.
Sul piano finanziario
Gli alunni diventano “poliziotti ambientali” e vanno a caccia di sprechi nella loro
scuola. Il gioco consiste nell’abbattere il proprio impatto ambientale. Tutti i costi della scuola vengono studiati e analizzati. I progetti degli alunni sono orientati al miglioramento in fatto di efficienza energetica, alla riduzione del consumo di acqua, carta
e materiali d’uso, nonché al miglioramento dell’alimentazione e del benessere.
8
Esempi:
Acqua: progetti / politiche di riduzione degli sprechi dell’acqua.
Ad esempio, un rubinetto aperto ha una portata di oltre 10 litri al minuto.
Un rubinetto aperto tutta la giornata = 14 € di acqua sprecata.
Energia termica: progetti / politiche per ridurre la temperatura all’interno degli ambienti scolastici, stabilendo una temperatura giusta e sana nelle scuole. Ad esempio,
ogni grado di temperatura in meno corrisponde ad un risparmio del 10% rispetto al
ra
consumo totale. Presso la scuola elementare di Lapio è stata ridotta la temperatura
interna media di 2 gradi con un risparmio pari a 1.700 euro all’anno.
CO2: progetti / politiche di riduzione dell’impatto ambientale di una scuola e, di
conseguenza dell’ impronta carbonica, il famoso CO2. Ad esempio, durante l’anno
scolastico la scuola di Lapio ha ridotto la sua impronta carbonica del 25% - pari a
500kg di CO2.
Rifiuti: progetti / politiche di riduzione dei rifiuti e di aumento della raccolta differenziata. L’aumento della raccolta differenziata (carta, plastica, organico ecc.,) riduce
i costi di smaltimento e la quantità di rifiuti che finisce nella discarica.
Il Progetto Scuola Sostenibile lavora qui
evitare che
l’energia sia una
emergenza
consumando
sempre
meno
come
9
?
facendo
in modo che sia
rinnovabile
I primi passi
(Da novembre a marzo)
X
esempio
✓ Formazione iniziale dei docenti con il dottor
David K. Lind.
✓ Presentazione dei singoli temi alle classi.
✓ Verifica di quello che gli alunni sanno sul tema
proposto anche attraverso la metodologia
di brainstorming.
✓ Indagine ambientale e predisposizione del
piano d’azione.
✓ Monitoraggio dei consumi (acqua, energia e rifiuti)
della scuola durante questo primo periodo.
✓ Monitoraggio delle merende consumate dai
ragazzi e questionari relativi all’alimentazione
e ai prodotti ortofrutticoli della zona.
✓ Rilevazione delle temperature esterne
(minima e massima) e delle precipitazioni.
✓ Introduzione al concetto di biodiversità legata
all’ambiente del lago di Fimon e dei colli Berici.
✓ Iniziali proposte per ridurre i consumi e gli sprechi.
E il lavoro continua...
10
“Mi par che nelle dispute di problemi naturali
non si dovrebbe cominciare
dalle autorità di luoghi delle Scritture,
ma dalle sensate esperienze
e dalle dimostrazioni necessarie”.
(Galileo Galilei)
11
Iniziamo viaggiando
con il folletto Moscardino
Il viaggio più lontano che possiamo fare è quello che ci offre la nostra fantasia.
Nessuno ha visitato il mondo più di colui che se l’è immaginato…
Certo che in quell’estate nel bosco faceva caldo, faceva proprio un caldo insopportabile…
In quel luogo protetto c’era stata un’esplosione di crescita nelle piante che, di solito, schiudevano lentamente le loro gemme e, lentamente le trasformavano in foglie. Quell’anno,
invece, erano già tutte un grappolo come i glicini e i gelsomini che nel sottobosco avevano
creato un intrico con gli asparagi selvatici e la passiflora. Una simile fioritura non aveva
precedenti.
Il folletto, chiamato anche salbaneo, dormiva; da dieci anni dormiva o forse da trenta…
non si poteva sapere com’erano regolati i suoi cicli vitali. Da quando era diventato immortale frapponeva momenti di attività a lunghi periodi di riposo, allora cadeva in un sonno
che sembrava un letargo e che poteva durare un tempo quasi infinito…
Quando sentiva cadergli addosso quel torpore insopportabile cercava un tronco particolarmente robusto in un albero frondoso e solido. Si arrampicava, sondava ogni fenditura, ogni
piccolo anfratto tra i rami fino a che scorgeva ciò che andava bene per lui: poteva essere un
buco profondo o una tana di scoiattolo… L’importante che fosse sicuro e protetto.
Se c’era un proprietario veniva subito scacciato, poi, a rendere quel rifugio accogliente ci
pensava lui: foglie secche, foglie tenere, morbida bambagia vegetale, paglia soffice e fiori
appassiti che diffondevano all’interno un profumo inebriante. Il salbaneo si trovava bene
perché conosceva i segreti della natura e sapeva come goderne.
Quando tutto era pronto si adagiava in quel letto morbido e, assaporando già il salutare
riposo che lo attendeva, si lasciava prendere dal sonno che lo avrebbe portato con sé per
anni, anni ed anni…
Se qualcuno avesse potuto vederlo dormire avrebbe provato una gran tenerezza per quel
folletto vestito di rosso, con la folta barba bianca, il corpicino alto appena due spanne,
adesso lì assopito. Aveva il cappellino a punta abbassato sopra gli occhi per nascondere
ogni barlume di luce.
12
Cosa ci faceva ormai in questo mondo? Non si vedevano più folletti né gnomi: erano
spariti o erano stati dimenticati… forse si erano allontanati sempre più dall’insediamento
degli uomini fino ad arrivare in luoghi inaccessibili. Chissà, nessuno poteva dirlo, anzi
nessuno poteva nemmeno assicurare che davvero fossero esistiti o fossero stati solo i
protagonisti di antiche leggende… ma il salbaneo era lì, era dentro quel tronco d’albero;
dormiva da un sacco di tempo ed un orecchio attento avrebbe percepito il suo russare
sommesso.
Il piccolo si era ormai rigirato troppe volte tra quelle foglie tanto che le aveva completamente sbriciolate, poi, non trovando più pace, si era destato: la fioca luce giallognola
della luna illuminava il tronco d’albero che lo ospitava e che, dopo tanto tempo, era
pieno di ragnatele. Si era alzato a sedere con un po’ di fatica perché dopo tutti quegli
anni aveva le ossa indolenzite. Aveva sistemato il cappellino ben dritto sulla testa, si era
affacciato al tronco e, con piacere, aveva rimirato il paesaggio che quasi non ricordava
più. Che spettacolo, gli sembrava ancora di sognare, invece quella fioritura era proprio
davanti ai suoi occhi: era di nuovo sveglio, un po’ indolenzito ma nuovamente pronto a
partire. L’unica cosa che lo preoccupava era trovarsi solo.
Di solito, quando usciva dal suo giaciglio, vedeva intorno a sé il consueto fermento:
c’erano folletti che tornavano dalla raccolta delle bacche, altri che tornavano dalla raccolta della frutta; c’era chi intrecciava la paglia, chi tagliava la legna… E poi c’era chi
lanciava le pigne in testa ai compagni e chi si tirava la barba o, litigando, si rotolava per
terra. Cos’era adesso quel silenzio, cosa significava quella calma innaturale, dov’erano finiti tutti i suoi fratelli, i suoi amici? Erano mille le domande alle quali non sapeva
rispondere mentre si strofinava gli occhi e poi li volgeva al meraviglioso luogo che lo
circondava, inconsapevole di trovarsi nel bosco di Marina.
Quante avventure avrebbe vissuto tra quei carpini, quante storie avrebbe conosciuto
lungo le sponde del piccolo lago e quante battaglie combattuto a fianco di nuovi amici.
Battaglie in difesa della natura e della vita in tutte le sue forme…
13
Come ci si può organizzare?
La Fondazione per l’Educazione Ambientale propone sette temi principali da
affrontare nel percorso verso una scuola sostenibile:
1. ACQUA
2. ALIMENTARI / CONSUMO / BENESSERE
3. BIODIVERSITÀ
4. ENERGIA ELETTRICA E TERMICA
5. RIFIUTI
6. MOBILITÀ
7. PROSPETTIVA GLOBALE (GLI OBIETTIVI DEL MILLENNIO)
È importante sottolineare che l’approfondimento dei sette temi deve
essere considerato come un progetto in continua evoluzione ed in
completa sinergia con il programma curriculare scolastico.
14
15
Ecco come si è
organizzata la scuola:
X
Rifiuti
esempio
1a classe
• Preparare un’indagine: quanti rifiuti produciamo e di quali tipi?
• Raccogliere dati per aiutare l’osservazione.
• Preparare un piano d’azione: come possiamo migliorare la situazione?
• Attuare progetti per ridurre i rifiuti quotidiani della scuola.
• Trovare un modo per comunicare quanto fatto alle altre classi, ai genitori,
alla comunità intera.
Biodiversità
2a classe
• Preparare un’indagine: quali sono gli insetti locali e il nostro clima?
Quali sono i nostri impatti ambientali?
• Raccogliere dati per aiutare l’osservazione della biodiversità.
• Preparare un piano d’azione: come possiamo conoscerla meglio?
Come possiamo ridurre i nostri impatti?
• Cosa serve per fare osservazioni climatiche: un pluviometro e un barometro.
• Trovare un modo per comunicare quanto fatto alle altre classi, ai genitori,
alla comunità intera.
Energia
3a classe
• Preparare un’indagine: quanta energia usiamo; qual è il nostro impatto
ambientale; ci sono sprechi?
• Raccogliere dati dei consumi attraverso la lettura del contatore.
• Preparare un piano d’azione: come possiamo migliorare la situazione?
• Attuare progetti per ridurre i consumi e aumentare l’efficienza
• Trovare un modo per comunicare quanto fatto alle altre classi, ai genitori,
alla comunità intera.
16
Acqua
4a classe
• Preparare un’indagine: quanta acqua usiamo, l’impatto ambientale, gli sprechi
• Raccogliere dati per aiutare l’osservazione.
• Preparare un piano d’azione: come possiamo migliorare la situazione?
• Attuare progetti per aiutarci a ridurre il consumo e aumentare l’efficienza.
• Trovare un modo per comunicare quanto fatto alle altre classi, ai genitori,
alla comunità intera.
Alimenti
5a classe
• Preparare un’indagine: cosa mangiamo?
• Raccogliere dati per aiutare l’osservazione.
• Preparare un piano d’azione: come possiamo migliorare la situazione?
• Attuare progetti per ridurre i consumi e migliorare la sensibilità sul tema.
• Trovare un modo per comunicare quanto fatto alle altre classi, ai genitori,
alla comunità intera.
17
Progetto 1
Il consumo sostenibile
18
Quanti ricordi...
È scesa di nuovo la sera sul bosco incantato. Il sole primaverile ha lasciato il posto ad un
crepuscolo ventoso e ad un tramonto acceso di mille colori. Moscardino se ne sta chiuso
in casa; spinge la sua piccola poltrona presso la finestra e da lì osserva il paesaggio: gli alti
carpini, le acacie che presto si copriranno di grappoli profumati ed il volo dei passerotti che
veloci raggiungono i nidi per trascorrere la notte.
Sogna, immagina, ricorda il passato e, come per incanto, si ritrova… nel villaggio dei
folletti, dove viveva da bambino!
Chiude gli occhi per concentrarsi meglio ed è come se all’improvviso il tempo tornasse
indietro, mentre una prima sensazione lo colpisce, quella del profumo che laggiù inondava i vicoli erbosi, gli spiazzi di ritrovo, e si diffondeva fino a raggiungere tutte le tane.
Poteva essere un acceso profumo di narciso o un amaro aroma di papavero, oppure uno
stucchevole sentore di gelsomino: dipendeva dalla stagione. Che luogo meraviglioso,
ricorda, e che ambiente delizioso… In quel villaggio tutti gli abitanti avevano l’obbligo di
curare i loro giardini decorandoli con fiori e piante aromatiche che giungevano ad arrampicarsi fino in vetta agli alberi!
L’aria era pulita, visto che lì non transitavano automobili e i folletti avevano adottato
mille stratagemmi per utilizzare l’energia prodotta dal sole. Grazie ad un sofisticato
sistema di specchi facevano bollire l’acqua che usavano per cucinare e per il bagno della
comunità. La regola imponeva che ogni sabato venisse dedicato alla pulizia del corpo e
tutti la rispettavano, attendendo in fila per darsi una bella strigliata.
Incanalando poi il vento, riuscivano a macinare tutti i tipi di sementi, a cardare la lana
e persino a sbattere i materassi. Avevano inventato un marchingegno munito di una
serie infinita di imbuti che creava, tra l’altro, delle deliziose melodie; solo un’orchestra di
strumenti a fiato avrebbe saputo produrre qualcosa di simile!
Al villaggio dei folletti, l’unica fonte di riscaldamento era il fuoco e si sa che il tipo di
fumo che produce emana un aroma quasi gradevole. Ogni inverno bruciavano molta
legna nei loro camini ma moltissime giovani piante venivano messe a dimora per assicurare che l’equilibrio del bosco restasse inalterato.
Ma la spazzatura… la spazzatura dov’era? Moscardino cerca di rammentare in che luogo fosse riposta ma non gli sembra d’averne mai vista in giro! Ritornando bambino col
pensiero, la prima sensazione che gli torna alla mente è quella di un solenne scappellotto
ricevuto tra coppa e collo dal vecchio nonnetto seicentenne che, vista la veneranda età,
si dedicava a controllare i giovani folletti.
19
Se qualcuno s’azzardava a gettar per terra un torsolo di mela o un nocciolo di ciliegia
riceveva dal buon vecchio una stecca indimenticabile sulla zucca e il suo bastone non
mancava un colpo! Subito dopo il TOC iniziava la solenne predicozza: “Attenzione
piccoletti, chi non rispetta la natura con me va incontro ad una vita ben dura. Ve lo dico
e lo ripeto: non si butta e non si lancia ciò che non entra dentro la pancia. Ogni cosa,
dopo esser stata usata, può e deve esser sempre riciclata: ci vuol solo un giusto modo per
poterlo sempre fare e voi abituatevi sin d’ora a non gettare, a non sciupare!”
I ricordi di Moscardino adesso si fanno più nitidi. Il vecchio nonno abituava i piccoli
alle <trasformazioni>. Come fosse un gioco, nelle giornate di pioggia, li conduceva nel
suo laboratorio ricavato tra le radici di un’antica quercia e lì, armandoli di martelli, di
seghette, di pialle e di chiodi, li invitava ad accostarsi alla gran quantità di materiale che
in precedenza aveva predisposto all’uso. Eccolo lì dov’era tutto ciò che veniva scartato
dalle loro case: scatole, cassette di legno, barattoli e lattine.
Ci voleva un po’ di inventiva e l’incoraggiamento del vecchio era assicurato, così come
assicurato era il suo rimbrotto per i folletti poco attenti. Ma che prodotti meravigliosi
uscivano dalle loro inesperte mani! Moscardino ricorda di aver elaborato un capiente
porta-pane utilizzando numerosi tappi di sughero; a furia di maneggiarli ed annusarli
s’era preso persino una sbornia e forse era nata da lì la sua passione per il vino di mele!
Raccoglievano poi in una fossa tutto ciò che si poteva trasformare in humus, lo ricoprivano strato dopo strato con foglie secche e, con il fertilizzante che ottenevano, producevano le verdure più sane e saporite. Ma la cosa che Moscardino ricorda con maggior
precisione sono le polpette di verdura. Sì, sì, anche quelle erano un riciclaggio, e che
riciclaggio!
Quando avanzava dal pranzo qualche sedano, qualche carota o qualche peperone, la sua
mamma Scaldacuore, cuoca espertissima, li tritava assieme ai fiori di calendula, vi aggiungeva foglioline di bietola ed una stropicciata di origanum laevigatum, trasformando
l’impasto in un piatto speciale. Che tripudio di mille profumi emanavano quelle polpette,
riciclaggio d’alta cucina! Il sapore di quel piatto delizioso gli riempie la bocca anche se si
tratta di un sogno ma è così reale… che, all’improvviso, gli mette addosso la voglia dei
cibi deliziosi che cuoceva la sua mamma: che buone le frittate, i timballi, il minestrone…
oh, che bontà quel minestrone cucinato a regola d’arte!
Decide che l’indomani egli stesso cercherà gli ingredienti utili a prepararlo e soprattutto
seguirà le buone abitudini del vecchio nonno e di tutte le follette del piccolo villaggio.
Ora Moscardino è a letto, ha fretta di dormire perché ha fretta di svegliarsi.
Intanto, mentre gli occhi si chiudono, ricorda un’esperienza che tanto ha insegnato
anche a lui…
20
Un giorno una folletta, stanca e molto affamata,
prese dalla dispensa una tonda patata.
La sbucciò con cura, la fece tutta a pezzetti,
la saltò in padella con olio e broccoletti.
Il profumo che emanava quel piatto prelibato,
da semplice qual era, lo rese ricercato.
Appena gustato il pasto si mise a riordinare,
ma di tutte quelle bucce cosa doveva fare?
Ci fu una prima idea, a passarle per la testa,
fu quella di gettarle tutte dalla finestra:
“Occhio non vede, cuore non duole”…
il bosco non sa parlare, perciò non me ne vuole!
Stava per porre in atto quel gesto sconsiderato,
quando pensò che in natura nulla va mai sprecato.
Allora, seppure un po’ stanca, le pose in un cestello
e si diresse decisa verso il suo orticello:
smosse la terra morbida e, per un’intuizione,
sotterrò buccia a buccia con grande precisione.
Passò la primavera, trascorse anche l’estate
e dalle bucce nacquero pregevoli patate.
Così la saggia folletta, per amor d’ecologia,
ebbe patate a iosa e senza far magia.
21
Introduzione alla
problematica del consumo
sostenibile
Il tipo di economia che ha caratterizzato, e che caratterizza, la nostra
società è basato su alti livelli di produzione e consumo, considerati come
fattori di sviluppo. Purtroppo sappiamo che la corsa allo sviluppo ha
comportato anche ingenti danni, come il degrado ambientale e l’aumento
delle disuguaglianze (Nord /Sud, ricchi e poveri…), portando sulle nostre
tavole cibo poco sano e non locale. Non abbiamo tempo sufficiente per
mangiare, non abbiamo tempo sufficiente per preparare pasti genuini.
Il problema
Vari sondaggi dicono che l’Italia ha abbandonato la sua identità culinaria, la dieta
mediterranea, in favore di fast-food (cibi preparati, McDonald’s, merendine ecc.,)
forse gustosi, ma sicuramente troppo ricchi di calorie. Ed il prezzo in salute è alto:
l’obesità, specialmente tra i bambini, è in aumento.
Esempio: indagine su 75 alunni della scuola elementare di Lapio
Che cosa mangi?
• 56% frutta meno di una volta al giorno
• 72% verdura meno di una volta al giorno
• 78% bevande zuccherate 33 volte alla settimana
• 75% merende di metà mattina ipercaloriche
C’è bisogno di un’educazione alimentare rivolta ad adulti e bambini per cercare di
far avvicinare in modo piacevole e sereno il maggior numero di persone ai principi della corretta alimentazione.
Mangiare bene infatti non significa solo prendersi cura dei propri bisogni e della
propria salute, per non parlare dei richiami della gola, ma anche soddisfare la propria mente, nutrendola di storie, emozioni, ricordi.
Il concetto di qualità alimentare va inserito in una visione più ampia che guarda al
cibo non limitatamente al momento del consumo ma all’intero ciclo: dalla produzione (biologica o meno) all’arrivo nei mercati e nei negozi (km zero) fino ad
essere assunto dalle persone.
22
Questo percorso, visto nel suo insieme, consente di definire un cibo sostenibile
se ha una produzione biologica, un trasporto a chilometri zero o quasi, assenza di
imballaggi perche viene direttamente dal produttore e, cosa parimenti importante,
è sano e nutriente. È fondamentale sensibilizzare i bambini perché, se da un lato
sono soprattutto loro che rischiano di perdere il contatto con la realtà del mondo
agroalimentare, dall’altro sono proprio loro che possono far avvicinare le famiglie
agli ortaggi ed ai frutti coltivati localmente e con metodi naturali. Il consumo di frutta di stagione e del territorio insomma, oltre a fare bene alla nostra salute e a quella
dei ragazzi, è anche un modo concreto per sostenere i nostri agricoltori.
X
esempio
Approccio usato
Gli alunni e le insegnanti della classe quinta hanno discusso sulla necessità di portare a scuola merende che fossero non solo sane dal punto di vista nutrizionale
(pochi grassi, sale, zucchero…) ma anche “sostenibili “ da un punto di vista ambientale (scarsi imballaggi, acquisto a chilometri zero, prodotto biologico…).
Numerose le riflessioni scaturite dalle discussioni. Per quanto riguarda le merende, è emerso che la frutta tra tutte è quella che fa più bene, che inquina di meno
e ha il migliore rapporto tra qualità e prezzo. I ragazzi, a questo punto, muniti di
fogli già predisposti, sono passati tra le classi durante la ricreazione per registrare
sul “merendometro”, le merendine che gli alunni avevano portato da casa.
Ad ogni snack è stato assegnato un punteggio (ovviamente frutta e merende
preparate dai genitori erano quelle con il valore più alto); alla fine della settimana
la classe che aveva totalizzato più punti riceveva la coppa.
23
Obiettivi educativi:
Diminuire il consumo a scuola di merende ipercaloriche e zuccherate
favorendo un approccio positivo al consumo di ortofrutta;
conoscere ed incentivare il consumo di prodotti ortofrutticoli locali;
promuovere l’informazione sulle caratteristiche dei prodotti ortofrutticoli in termini di qualità, metodi di produzione, aspetti nutrizionali, rispetto dell’ambiente, tracciabilità;
educare alla salute attraverso una corretta alimentazione e un
comportamento più consapevole e critico nei confronti delle sofisticate strategie pubblicitarie (acquisto consapevole);
conoscere la produzione ortofrutticola locale, anche in termini di
stagionalità, per acquisire una prima nozione di “acquisto a chilometri zero”;
conoscere l’agricoltura biologica.
24
Fasi del progetto
1. Indagine conoscitiva
Preparazione di un questionario sulle abitudini alimentari dei singoli alunni e del
loro rapporto con il cibo (in special modo riguardo al consumo ortofrutticolo).
Analisi ed elaborazione g
grafica dei risultati
25
Analisi ed elaborazione
grafica dei risultati
Tabulazione delle risposte date dagli alunni per rilevare le loro conoscenze in
fatto di stagionalità, provenienza della frutta e produzione locale:
“Sai dire quando matura la frutta che preferisci e dove?”
È significativo che, pur provenendo parecchi alunni da famiglie aventi la
disponibilità di orto e giardino, i più non conoscano cosa produca.
X
esemp
numero di alunni
60
50
40
30
20
10
0
si
no
stagionalità
provenienza
produzione locale
26
io
Vita e progetto
vanno d’accordo?
2. Cosa mangi a merenda?
• Registrazione settimanale delle merende di metà mattinata degli alunni.
• Preparazione di tabelle per la registrazione delle preferenze da far
distribuire durante l’intervallo.
• Preparazione di tabelle per la registrazione del peso dell’umido tralasciato /
non mangiato durante il pranzo.
• Tabulazione dei dati e registrazione su un grande cartellone riepilogativo.
27
Merendometro
28
Cosa mangi a merenda?
Verifica del 1° trimestre
X
25
esemp
20
15
10
5
0
numero alunni
1° TRIMESTRE
7
frutta
21
panino
18
cracker
6
torta
21
merendina confezionata
29
io
Progetto 2
L’acqua
30
Il profumo delle nuvole...
Si sa che i folletti non amano lavarsi molto. Pensano che una bella spolverata agli abiti
ed una spazzolata a barba e capelli con l’aiuto di una pigna resinosa sia più che sufficiente… nonostante questa allergia è da qualche giorno che Moscardino ha preso l’abitudine
di dirigersi verso il laghetto, che si trova al centro della radura, e lì si trattiene affascinato
dalla splendida acqua turchina.
Lo scrosciare dolce e continuo, lo scorrere dell’acqua lo riporta indietro nel tempo, fino
ai suoi primi anni di vita. Bosco dei Folletti, il suo paese natale, sorge infatti proprio sulle sponde di un fiumiciattolo che, vista la statura dei folletti, sembra avere le dimensioni
di un fiume tropicale. Lui ha sempre giocato lungo le sponde con i suoi fratelli e con altri
mattacchioni pronti a vivere insieme a loro le avventure più divertenti.
A volte costruivano dighe con i sassi arrotondati, a volte si sforzavano di creare ponticelli
che, molto spesso, riuscivano instabili e pericolanti. Beh, quando quei pomeriggi laboriosi erano raggiunti dalla sera, allora erano ancora con i piedi in ammollo, ormai grinzosi
per il bagno eccessivo.
Ma Moscardino bambino non frequentava il ruscello solo nei momenti di gioco, al
contrario lo frequentava anche per motivi di lavoro perché sua mamma Scaldacuore, che
era una folletta decisa e molto moderna, non accettava di lavorare per tutti, anzi, era
convinta fosse assolutamente necessario per quei ragazzotti imparare a svolgere qualche
utile lavoro di casa. Era stata così saggia nel suddividere i compiti che, in certe giornate,
le restava pure il tempo di lavorare all’uncinetto sprofondata nei cuscini della sedia a
dondolo, sotto il porticato.
Aveva pensato bene a quale faccenda affidare a Moscardino, lo vedeva un po’ troppo
pigro e lei, che non faceva tutto questo per se stessa ma per la futura moglie che entro i
prossimi duecent’anni se lo sarebbe sposato, si sforzava di convincere sé stessa di essere
spinta soltanto dall’altruismo, dalla voglia di tirarlo su al meglio.
Pensò, ripensò e poi ebbe come un’illuminazione: “Tra i miei figli ho già individuato chi
deve riordinare la cucina e chi deve rassettare per bene la cantina; ho stabilito chi pulisce
i vetri e chi lucida il pavimento, chi lava le piastrelle e le fa asciugare al vento… ma
quale compito affidare a Moscardino, lo sbadato: ecco, ora ho trovato, si dedicherà al
bucato!”
Moscardino aveva ubbidito pensando si trattasse di una semplice richiesta di aiuto ma
quando era stato nei pressi del fiumiciattolo e si era visto annodare un bel grembiule
intorno alla pancia, che già richiedeva dei lacci molto lunghi, aveva iniziato a preoccuparsi.
31
“Hoi, hoi… qui la faccenda si mette proprio male se la bella lavanderina ora mi tocca fare.
Io sono un tipo tosto e poco adatto alle cosette che di regola, si sa, toccano alle follette!”
Come tutta risposta aveva ricevuto da Scaldacuore un’occhiata che lo aveva fulminato e,
un attimo dopo, si era ritrovato tra le mani un pezzo di sapone che aveva un significato
inequivocabile. I lavatoi di Bosco dei Folletti erano un luogo dove si respirava energia, dove
si faticava tanto, si lavorava con impegno.
Erano stati ben sistemati dai maschi del paese: l’acqua era stata deviata in una serie di
vasche comunicanti ed una lastra di granito offriva un appoggio ottimo per sbatacchiare la
biancheria.. Moscardino per arrivare a sfiorare l’acqua, aveva dovuto porre un grosso sasso
sotto i piedi poi CIAF-CIAF-CIAF: aveva iniziato a sbatacchiare.
Mamma Scaldacuore lo aveva istruito: “Prima inzuppi per bene la maglietta, poi l’insaponi
dappertutto, senza fretta. Se trovi degli aloni o qualche macchiolina dovrai strofinare con
forza, restando a schiena china; ma se credi di fare il furbo e solo paciugare, dalla rabbia,
stai attento, io ti potrei affogare!”
Moscardino guardava la mamma imbronciato, ma si dava da fare con le mani, sapeva che
quella folletta di acciaio non scherzava, accidenti! Di lì a poco era stato sommerso da una
nuvola di bolle che sembravano riprodursi, circondarlo, entrargli nel naso, nelle orecchie
per poi esplodere.
Motivo di quello spettacolo incantevole era il sapone prodotto dalla nonna. Solo lei,
elaborando un fiorellino rosa dal profumo dolcissimo e dall’aspetto delicato con mille altri
intrugli, riusciva a produrre dei panetti di sapone profumatissimi.
L’erba che faceva sbocciare quei grappolini di fiori tra foglioline lucide e sempre umide
veniva chiamata per l’appunto saponaria.
Era sufficiente bagnarli e strofinarli tra le mani perché producessero una schiuma che
rendeva la pelle morbida e liscia… ma quando la nonna imprigionava la loro essenza nel
sapone, beh, allora dormire tra le lenzuola lavate di fresco era come fare un tuffo tra le
nuvole.
Moscardino sorride ancora e tira su col naso come se cercasse nell’aria quell’antico profumo. Il folletto pensa che l’acqua è davvero un dono prezioso in ogni suo aspetto, in ogni
funzione che possiede… ma forse sta esagerando con gli apprezzamenti: accidenti quell’acqua non profuma più per niente!
Perdinci, ci sono degli anatroccoli che starnazzano, anzi stanno scappando velocemente
dallo stagno, fuggono dall’onda maleodorante giunta all’improvviso che sta imbrattando le
loro candide piume.
32
Ora Moscardino non sorride più; la sua bocca è solcata da un amaro ghigno mentre osserva, sul ciglio della strada, sopra il ponte, un piccolo camioncino a cisterna che sta velocemente ripartendo dopo aver vuotato in acqua il suo carico di porcheria.
Il folletto non ha la forza di arrabbiarsi ancora, troppe volte lo ha fatto… Socchiude solo gli
occhi e sussurra: “ Acqua, parola magica, parola dissetante, parola che rinfresca, parola
importante.
Parola che ricorda il rispetto e la cura, parola che rinnega lo sporco e la sozzura. Acqua che
dà la vita e la sa mantenere, acqua che vien dal cielo, acqua buona da bere. Acqua che è
uno spettacolo, che qualche volta è un’arte, speriamo che la trovino persino sopra Marte!
Godiamocela sempre, perché è deliziosa… ma non dimentichiamo che è una cosa preziosa!”
Intanto il liquido untuoso e maleodorante si sta diffondendo a pelo d’acqua, in cerchi concentrici sempre più larghi…
33
Introduzione alla
problematica dell’acqua
La Terra è ricoperta per il 70% da acqua. Solo il 2.5% del totale però è
acqua dolce, mentre il 97.5% è salata. Del totale dell’acqua dolce solo
lo 0.3% si trova nei fiumi e nei laghi: il 30% è acqua di falda. Il resto si
trova nei ghiacciai o in zone montuose difficilmente raggiungibili.
Sapendo che niente sulla Terra può vivere senza l’acqua dolce e che
un essere umano non può sopravvivere più di tre giorni senza bere, si
capisce quanto sia preziosa questa risorsa e quanto sia importante la
sua tutela. Lo stesso corpo umano dipende dell’acqua non solo per la
sua esistenza ma anche per la sua composizione essendo costituito per
il 75% di acqua.
LA SCARSITÀ D’ACQUA
La scarsità d’acqua affligge, in diverse forme, un terzo della popolazione mondiale.
Secondo i dati di ONU una persona su sei non ha accesso alla quantità minima di
acqua che questa organizzazione stima necessaria a soddisfare i bisogni primari
come bere, cucinare, lavarsi (50 litri al giorno).
La metà della popolazione nei paesi in via di sviluppo non dispone di un sistema
fognario efficiente. Ogni giorno 4.400 bambini sotto i cinque anni muoiono in
diverse parti del mondo per malattie causate da acqua sporca e dalla mancanza di
igiene e di fognature. Senz’acqua non si può neanche mangiare perché non si può
coltivare (l’agricoltura consuma circa il 70% dell’acqua disponibile).
L’ACQUA E LE SCUOLE
Con buona approsimazione, si può affermare che le scuole italiane spendono
circa 100 milioni di euro all’anno per il loro fabbisogno di acqua. Una scuola
secondaria con 1.000 alunni può spendere fino a 20.000 euro all’anno. Un’attenta
gestione delle risorse idriche, insieme con un programma di istruzione efficace
può ridurre l’utilizzo dell’acqua a due terzi. Questo potrebbe comportare per una
scuola di 600 alunni un risparmio di circa 5.000 euro l’anno.
Le scuole possono ridurre il loro consumo di acqua valutando quanta ne usano
ogni giorno attraverso il controllo del loro contattore idrico, individuando le
perdite e gocciolamenti, adattando la velocità di flusso su rubinetti e riducendo la
quantità di acqua usata nelle toilette.
34
L’approccio
usato
X
esempio
Si è partiti dalle conoscenze sul tema derivate sia dall’esperienza dei ragazzi che
dalla scuola. Quindi si è proceduto all’indagine ambientale per avere ben chiari la
quantità e la qualità dei punti di erogazione dell’acqua a scuola. Questo ha portato a capire che sia i rubinetti che gli sciacquoni necessitano di essere ammodernati e/o riparati per evitare sprechi.
Al termine dell’indagine, i risultati sono stati comunicati all’amministrazione comunale.
Per questa nostra rilevazione si è provveduto ad inserire in uno dei rubinetti una
valvola regolatrice di flusso, donata da una mamma.
Altrettanto importante, ai fini del risparmio, è il nostro comportamento e a tale
scopo i ragazzi hanno disegnato cartelli indicatori che, posizionati sopra i rubinetti, esortavano a chiudere l’acqua dopo l’uso.
Durante le riflessioni sul tema i ragazzi hanno pensato e scritto i loro consigli per
un miglior utilizzo dell’acqua a scuola, a casa e in ogni luogo.
MA QUANTA ACQUA SI CONSUMA NELLA NOSTRA SCUOLA
IN UNA SETTIMANA?
Per rispondere a questa domanda è stato registrato il consumo leggendo il contatore ogni giorno di scuola e riportando i dati su un’apposita tabella.
Questo compito è stato affidato a coppie di alunni controllori, eletti dalla classe,
che a turno e per quattro settimane (non continuative) hanno monitorato il consumo d’acqua della scuola.
35
Fasi del progetto
Risultati della ricerca collettiva sulla domanda proposta alla classe quarta.
1. Ricerca collettiva
“ Cosa sappiamo dell’acqua? ”
X
1) L’acqua proprietà fisico/chimiche
• è liquida
• non è vivente
• il 70% è salata
esempio
• è incolore / insapore / inodore
• non ha una forma propria
• circa il 3% è dolce
• è un conduttore
• non si può comprimere
• è formata da idrogeno e ossigeno
• a 100 gradi bolle / a 0 gradi congela e diventa ghiaccio
• la sua formula chimica è H2O
• spegne il fuoco
• si può trasformare in acqua pura con la distillazione
2) L’acqua aspetti positivi per la vita
• serve per tutti / è indispensabile per la vita
• si trova quasi dappertutto
• penso al mare / ci si può tuffare e fare il bagno
• nel nostro corpo c’è il 75% d’acqua
• si può bere / è dissetante
• serve all’agricoltura
• serve ad abbeverare il bestiame
3) l’acqua aspetti negativi
• ad alta pressione è pericolosa
• a volte può essere sporca
• può creare inondazioni
• l’acqua inquinata può uccidere
• l’acqua con il cloro non ha un buon gusto
• l’acqua,, per diventare potabile, spesso
spes ha bisogno
ogno di molti trattamenti
Con riferimento agli aspetti negativi, gli alunni
a nni sono arrivati alla conclusione che
ch
quasi sempree l’intervento umano è responsabile delle
elle conseguenze sulla
su natura.
36
Sviluppo del progetto:
piano d’azione
Tema
Acqua
Azione
Obiettivo
Misura
Inizia
Quando
Data
Responsabilità
di
01/10/2009
Classe 4°
Raggiunto
Quando
Data
Inizia la
raccolta dei
dati
Quanta
acqua usiamo,
impatto
ambientale, gli
sprechi
Attuare
progetti
per ridurre
il consumo e
aumentare
l’efficienza
Come possiamo
migliorare la
situazione?
01/12/2009
> Eliminare gli
sprechi e le
perdite
10/01/2010
Comunicazione
01/11/2009
Emanuela
> Ridurre il
consumo del
15%
30/05/2010
Comunicazione
con la scuola
ogni mese
37
Applicazione del progetto:
l’indagine ambientale sull’acqua
C’è un contatore per vedere il consumo
di acqua a scuola?
Si
No
Il contatore è facilmente visibile agli alunni?
Si
No
Lo sciacquone è a basso consumo?
Si
No
I rubinetti dell’acqua sono lasciati aperti?
A volte
Sempre
Mai
Le perdite dell’acqua / rubinetti che gocciolano:
sono riparati rapidamente?
Si
In caso contrario, quanto tempo serve per riparare
le perdite d’acqua / rubinetti che gocciolano?
2 3 giorni
4 7 giorni
Più di 7 giorni
Quanto spesso fate una campagna per il risparmio
dell’acqua nella scuola?
Spesso
Occasionalmente
Mai
Ulteriori commenti sull’acqua?
38
No
Fasi operative
del progetto:
metodo per quantificare
il consumo
Inventiamo un metodo per riportare i dati
del consumo dell’acqua.
Lunedì
Martedì
Mercoledì
Giovedì
Venerdì
Sabato
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
Ore...
39
Sintesi delle rilevazioni
del progetto:
osservazioni sul consumo
Riportiamo i dati del contatore che
registra il consumo dell’acqua.
pio
X em
Classe 4a Scuola primaria “P. Lioy”
es
40
41
Il viaggio dell’acqua
Archivio: Centro Idrico Novoledo e Acque Vicentine
1.
Da dove proviene l’acqua
dei fiumi, delle falde e
dell’acquedotto di Vicenza?
2.
L’acqua viene trasportata in pianura dai
torrenti Leogra,Timonchio, Posina, Astico,
Igna, Orolo.
3.
L’acqua dei fiumi, delle falde e
dell’acquedotto è acqua piovuta sulle Prealpi Venete (Piccole
Dolomiti, Altopiano di Lavarone,
Altopiano dei Sette Comuni).
42
Pozzi dell’acquedotto
di Vicenza a Laghetto
e Bertesina.
4.
L’acqua viene raccolta
nell’acquedotto di Vicenza (1891).
Dai pozzi l’acqua passa
in vasche di raccolta...
5.
Grosse tubazioni trasportano
l’acqua verso la città
e gli altri comuni.
6.
Le centrali di pompaggio spingono l’acqua nelle tubazioni e
nei serbatoi di accumulo.
7.
Le tubazioni da decenni
portano l’acqua
nelle nostre case.
43
Progetto 3
La biodiversità
44
Sei occhi preoccupati...
Moscardino ha finito velocemente la sua raccolta d’erbe. Dopo lo spettacolo inquietante
della grotta riempita di scorie maleodoranti non ha avuto cuore di continuare la ricerca
di calendula e favagello.
È rientrato velocemente nella sua tana e ce l’ha messa tutta per cancellare quella visione, quel ricordo doloroso. Si è gettato nel lavoro che considera l’arma migliore per non
pensare: ha lavato accuratamente le tenere foglie di menta, ha raschiato con precisione le
radichette dei raperonzoli, poi ha tagliuzzato tutto a tocchetti mentre l’acqua, già messa
sul fuoco, prendeva lentamente bollore.
Ma la testa di Moscardino è altrove, i suoi gesti sono quelli di un automa: si taglia per
ben due volte il pollicione e poi, nel buttare le verdure in pentola, si scotta anche una
mano. Dalla rabbia si toglie il cappello dalla testa e lo lancia a terra, poi ci salta sopra a
piè pari cercando di sfogare così tutto il malessere che lo pervade e che non sa più trattenere. Accidenti, come può non pensare a ciò che ha visto? Come può un folletto ignorare che presto anche il suo bosco potrebbe essere sommerso da porcherie?
Mentre sta cercando di mettere nuovamente in piega il suo cappello e lo liscia, come
volesse accarezzarlo, sente bussare alla porta. Chi mai può essere? Lui non aspetta nessuno! Va ad aprire e si trova davanti il riccio ed il rospetto. I due amici sono sorridenti,
vengono ad offrirgli un po’ della loro compagnia. Si aspettano dal folletto una reazione
euforica, un’esclamazione di gioia ma non è così.
Moscardino sembra il fantasma di sé stesso; appare spento e sottovoce si lascia andare
un solo distratto “venite, venite” poi gira i tacchi e si dirige ai fornelli. I due nuovi arrivati si scambiano sguardi interrogativi e, seguendolo all’interno della tana, si chiedono
cosa possa essere successo.
Moscardino non li invita ad accomodarsi, anzi gira loro le spalle mentre mescola la
zuppetta che bolle. Quando alza il coperchio il profumo delle erbe aromatiche si diffonde
inebriante all’interno della cucina ma Moscardino sembra non cogliere nulla.
Quando si volge, nota quattro occhi preoccupati puntati su di lui. Allora, lasciandosi cadere pesantemente sopra ad uno sgabello e sorreggendosi il capo con una mano, sussurra: “Spazzatura, ciò che mi tormenta è solo spazzatura. Me la sogno valicare i prati e le
radure; me la sogno invadere i boschi, raggiungere le alture. Io non so se sto invecchiando o se son troppo piccino ma quello che ho visto in grotta ha mutato il mio destino!”
Ora che ha iniziato a raccontare, le parole escono dalle sue labbra come un fiume e la
reeoc
reoc
occupa
cu
upa
p lo stimola a sfogarsi.
piccola platea affettuosa che lo ascolta ppreoccupata
45
Al termine del racconto, all’interno della tana, cala un attimo di silenzio. Solo la pentola, unico “essere” attivo in quel momento, continua noncurante a bollire e a diffondere
il suo piacevole aroma. È il rospo a rompere il silenzio, egli che non è un gran parlatore
trova in questa occasione l’opportunità di narrare la sua esperienza. Tutti sanno che è
giunto da molto lontano ma nessuno conosce la sua vera storia ed il motivo che lo ha
condotto lì. Il suo musetto grinzoso assume un’espressione sofferente quando inizia a
raccontare del suo passato, dei suoi panorami d’origine…
…La zona del Pavese che ospitava la più grande stirpe di rane e di rospi di tutta la pianura Padana era un tratto di terra veramente unico al mondo. Il fiume Ticino era forte,
protettivo e nel suo abbraccio accoglieva e rendeva fertile e vitale tutto il paesaggio. In
quei luoghi l’erba era più morbida e il rospo non ne aveva mai provata un’altra simile.
Gli alberi altissimi rendevano l’aria mite e l’umidità ideale per chi possiede la delicata
pelle d’un anfibio. Lì prosperavano gli antichi “Populus Nigra”, i giganteschi pioppi neri
che offrivano riparo agli aironi che vi nidificavano.
Era l’ambiente ideale per i rospi, le rane e le raganelle che in quei territori trascorrevano un’esistenza felice. Impiegavano tutte le loro energie ad affinare i gracidii canterini
che, in certi momenti, riecheggiavano come accordi di differenti tonalità da una sponda
all’altra del fiume. Arrivavano numerosi ad ascoltare quel canto rassicurante ed antico
nelle sere d’estate.
Tra i molti animali c’erano addirittura gli uomini che, con la scusa di passeggiare lungo
gli argini, godevano di un concerto naturale e meraviglioso. Che notti erano quelle notti
stellate... Solo all’alba quel gruppo di cantanti senza redini trovava pace, concedendosi un tuffo nelle vicine risaie che offrivano un’ acqua tiepida, ferma e imperturbabile,
ancora assopita.
Ma il racconto di quelle notti e di quelle atmosfere si interrompe e il rospo si irrigidisce.
I suoi occhi languidi diventano ancor più languidi, sembrano ampliare i loro contorni
fino a perdere nitidezza; forse è stato raggiunto un punto dolente e con fatica, lentamente, riprende da dove s’era bloccato…
La risaia è un ambiente naturale ricchissimo, popolato di piccoli e piccolissimi animali
che formano un ecosistema perfettamente equilibrato. In questo equilibrio tutti ricevono
qualcosa ma se uno di loro voleva di più e poi ancora non gli basta andrà a finire che
altri riceveranno sempre meno, fino a scomparire.
Così, come se non ci fosse altro fine se non quello di garantire ad ogni costo un’abbondante produzione, gli uomini, un giorno, ricercarono una soluzione drastica e definitiva:
sparsero in quel paradiso incontaminato un’abbondante dose di diserbante.
46
Sparirono le cosiddette erbacce, sparirono gli insetti considerati nocivi, sparirono gli
anfibi e l’ansa sul fiume divenne ripulita e silenziosa, di un silenzio agghiacciante che
sapeva di morte. Il riso però crebbe, eccome crebbe! Le spighe, turgide e abbondanti, si
sviluppavano nella risaia e gli uomini erano soddisfatti della loro soluzione.
Gli anfibi che erano sopravvissuti, pochissimi, cercarono scampo in altri luoghi. Qualcuno ce la fece, altri no, scomparvero per sempre ma il riso intanto… cresceva.
Il rospo ha terminato il suo racconto ma Moscardino non ha rialzato la testa; si sente
sempre più abbattuto e gli sembra che il disastro sia ormai incombente: adesso sono in tre
ad avere il capo chino e sei occhi preoccupati fissano il pavimento.
Gli amici sono a capo chino, hanno gli occhi lucidi e sono avviliti; per lungo tempo
rimangono in silenzio poi la forza della vita, che è forte dentro ogni essere vivente, ha il
sopravvento e sconfigge la malinconia. Bisogna combattere per vivere e loro sono vivi!
Adesso le piccole narici si sono rimesse in movimento ed avvertono l’aroma delizioso che
da tempo aleggiava nell’aria, così la zuppa stracotta ritrova i suoi estimatori. Ora è il
momento di mangiare e…a tutti i problemi ci penseranno domani.
47
Introduzione alla
problematica
della biodiversità
La biodiversità è definita come la ricchezza della vita sulla terra formata da milioni di piante, animali, tra i quali l’uomo, e microrganismi che
coesistono, i geni che essi contengono, i complessi ecosistemi che essi
costruiscono nella biosfera.
Una varietà incredibile di organismi ed ecosistemi tutti legati l’uno
all’altro, tutti indispensabili e, per la maggior parte, ancora da scoprire.
Anche noi facciamo parte della biodiversità e, allo stesso tempo, ne
siamo totalmente dipendenti. Utilizziamo, infatti, migliaia di organismi
viventi per nutrirci, curarci, ricavare le fibre naturali per i tessuti o le
materie prime per la produzione di energia.
Lo stesso petrolio e gli altri combustibili fossili sono il frutto della biodiversità del passato.
La biodiversità, pertanto, deve essere considerata come la garanzia
della sopravvivenza della vita sulla terra.
La perdita di biodiversità
Negli ultimi anni la perdita di biodiversità è diventata un problema molto serio.
L’estinzione di specie animali è un processo naturale ma ora, a causa delle attività
umane, sta avvenendo molto più rapidamente che in passato: si stima che ogni
anno vadano perse 25.000 specie, due - tre ogni ora.
“La minaccia della perdita di biodiversità è più seria rispetto al cambiamento climatico se consideriamo che, estinta una specie, non esistono misure che possano
riportarla indietro” (Stavros Dimas, Commissario Europeo dell’Ambiente).
Tra le cause principali ci sono la distruzione degli ambienti naturali da parte
dell’uomo, la crescente urbanizzazione, la deforestazione, i cambiamenti climatici
dovuti all’inquinamento, l’eccesso di sfruttamento di specie animali e vegetali, l’immissione di specie “aliene” (alloctone), come ad esempio l’immissione del pesce
48
siluro nel Lago di Fimon oppure del gambero rosso che sta eliminando molte
specie di pesce autoctono. Infine, il bracconaggio, con il suo obbiettivo di cacciare
specie rare o autoctone in quantità, è una fonte considerevole di rischio per la
biodiversità. Tutto questo ha portato alla perdita di un terzo della biodiversità su
tutto il pianeta negli ultimi 35 anni.
La biodiversità e le scuole
Il giardino della scuola rappresenta un’opportunità per introdurre gli alunni
all’ambiente naturale e alla biodiversità in modo pratico. Il giardino offre agli
alunni un luogo sicuro, interessante e stimolante per l’educazione ambientale che
può essere complementare alle attività svolte in aula. Lo studio e la ricerca sulla
biodiversità si collegano direttamente al programma scolastico di scienze, fornendo agli alunni le conoscenze e la comprensione dei seguenti contenuti:
• Processi vitali
• Gli esseri umani e altri animali
• Le piante verdi
• Variazione e classificazione, l’ereditarietà e l’evoluzione
• Gli esseri viventi nel loro ambiente
Gli alunni possono imparare che la varietà di piante ed animali è importante per
individuarne l’appartenenza a differenti specie; che numerose piante e animali si
trovano in habitat differenti; che gli habitat mantengono una varietà di piante ed
animali tutti interdipendenti; che la distribuzione e la relativa abbondanza degli
organismi negli habitat può essere spiegata con il concetto di interdipendenza,
adattamento, competizione e predazione.
49
Approccio usato
Che cos’è la biodiversità e cosa racchiude
il significato del termine?
La biodiversità in poche parole è la diversità
della vita.
La diversità della vita è a sua volta scindibile in tre
sottolivelli:
• Diversità degli ecosistemi
(ambienti naturali quali acque, boschi,
spazio alpino...)
• Diversità delle specie
(animali, piante, funghi, microrganismi)
• Diversità del patrimonio genetico
(razze o varietà di specie selvatiche
e domestiche, individui)
Un quarto livello è costituito dalla biodiversità funzionale, ovvero dalla diversità delle relazioni attive
che si esplicano all’interno e fra i tre livelli.
X
esemp
50
io
Si sono esaminate semplici definizioni di :
ECOSISTEMA - HABITAT - NICCHIA ECOLOGICA
Gli alunni sono stati coinvolti nell’osservazione di vari
vertebrati:
• Mammiferi: gatto e coniglio dal vivo
• Uccelli: un esperto ha illustrato l’argomento con
diapositive
• Rettili: è stato proiettato un video sui coccodrilli
• Anfibi: costruzione in classe di un acquario con il
ciclo vitale della rana
• Pesci: osservazioni dall’acquario
A conclusione è stato esaminato come l’uomo minacci
la biodiversità e come la si possa tutelare. Sono stati, inoltre, effettuati, a gruppi, rilievi di temperature
esterne (massime e minime) e di piovosità, che sono
serviti per tracciare i grafici.
Il progetto può essere sviluppato in altre direzioni: per
esempio con la ricerca della diversità fra le erbe, fra
le piante, tra i fiori osservabili nel giardino della scuola o nel parco comunale.
Potrà essere data una spiegazione sintetica e semplice delle ragioni di tali diversità e di come l’Uomo
possa giovarsene.
51
Indagine ambientale
sulla biodiversità
Esempio di modello da compilare
52
Sviluppo del progetto:
metodo per
quantificare il clima
Un modello
compilato
X
esemp
53
io
Progetto 4
L’energia
54
Il nuovo Icaro...
Moscardino osserva sempre il volo degli uccelli che tanto invidia e allo stesso tempo li
rispetta per l’abilità che dimostrano. Ogni giorno sparge per loro briciole e chicchi di
grano e si perde a guardarli, cercando di immaginare la sensazione che si può provare
al contatto con l’aria, con il vento. Lui sembra avere un conto in sospeso con questo
elemento che, con tanto impegno, cerca di trattenere, imprigionare, volgere a suo favore
senza ottenere nessun successo.
Dietro la tana ha posto una sorta d’imbuto che, secondo lui, avrebbe dovuto incanalare,
nelle afose notti estive, i refoli di vento e introdurli a rinfrescare la tana: nulla, da quel
tubo entravano solo ronzanti zanzare disposte in fila indiana!
Oggi però, per il folletto è un giorno fortunato: un rondone migratore si è fermato a
riposare presso la sua tana e vuol ricambiare in modo davvero inaspettato la gentilezza di
chi gli ha permesso di bere nella sua conca d’acqua.
Rivolto a Moscardino dice: “Mi piaci, scopro una sincera bontà nel tuo sguardo turchino
e leggo nei tuoi occhi un grande desiderio. Sali sul mio dorso e aggrappati alle mie ali,
oggi proverai l’ebbrezza del volo”. E fu davvero un’esperienza che mai più dimenticherà!
Moscardino, al ritorno, si sente rintronato, farfuglia, balbetta, poi cerca di esprimere a
parole lo scompiglio che si sente dentro.
Mormora: “ Credevo di essere un folletto di grande esperienza, credevo di aver vissuto
le cose fino alla loro essenza ma di fronte a questa avventura più profonda del mare son
rimasto senza parole e non mi so spiegare. Di certo ora vi invidio, simpatici animali,
soprattutto vorrei avere le vostre splendide ali!”
Si vede dall’espressione che il rondone è molto felice per avergli permesso di vivere una
simile emozione, anche se non è più concentrato sul folletto. Ora volge spesso il capo
all’indietro, verso le fronde dei carpini da dove i suoi compagni gli lanciano richiami molto decisi. Lui sa che il tempo del riposo troppo velocemente è terminato e sa pure che il
momento di ripartire è già giunto ma come vorrebbe stare ancora un po’ con quel piccolo
personaggino che si è rivelato così ricco di sensibilità!
Il rondone vede il suo stormo riprendere il volo, non gli resta che il tempo di una frase
perciò iniziando già a battere le flessuose ali, dice: “Ti saluto con affetto amico mio, ti
porterò nel cuore e volerò come se tu fossi con me…” poi non c’è più tempo per aggiungere altro, altrimenti sarà troppo tardi per raggiungere gli altri e lui resterà solo. Il battito
d’ali del rondone ricorda un saluto mentre procede tenendo il capo voltato verso il bosco
bbliliga
bb
ggaa a volgersi in avanti.
finché la necessità di mutare direzione lo oobbliga
55
Moscardino non ha mosso un passo. Continua a tenere verso l’alto il suo braccio e la
piccola mano mentre sussurra: “Mi dici ‘sarà come tu fossi con me’… ma ti assicuro
che qualche differenza davvero c’è. Io ho provato una volta cosa vuol dire IL CIELO
ed è stato come si squarciasse all’improvviso un velo, non sarò più lo stesso, io mi sento
cambiato, pieno di nostalgia ma molto fortunato.”
Il folletto non riesce a distogliere gli occhi dalle nuvole ed ora, seduto su un sasso,
riflette: “Un folletto è un essere che dalla terra è nato; è figlio del muschio, dei sassi, del
legno e del prato. Ha i piedi ben piantati e fermi sopra il suolo, gode solo del canto del
dolce usignolo.
Per lui il piacere più grande è quello di razzolare… ma per me, oramai, il grande sogno
è VOLARE!” Accidenti, che cosa sta pensando di fare adesso che si dirige con passo
deciso verso la sua tana? Che cosa cerca nei vecchi bauli che tiene nella rimessa? Che
cosa maneggia con tanto interesse e soprattutto che cosa intende fare?
Facile da dire: vuol provare a volare! Eccolo lì, infatti: ha tirato fuori i suoi strumenti da
lavoro, pialla, sega, martello! Poi, come se fosse guidato da un impulso irrefrenabile, si
dirige verso la fattoria che sa trovarsi oltre la radura e punta dritto verso il pollaio.
Giunto alla recinzione che circonda la dimora dei polli, attira la loro attenzione schiamazzando: “Venite qui da me sensibili gallinelle, laboriose, canterine ma soprattutto belle. Volevo farvi una visita disinteressata, così per rallegrare questa mia giornata; vedere
che state bene mi riempie di vero incanto… ma intanto mi dareste delle piume soltanto?”
Le galline si osservano l’un l’altra con sguardo ironico, era ben strano che Moscardino si
prendesse la briga di fare tanta strada semplicemente per constatare che nessuna di loro
fosse finita arrostita con le patate ma non fanno polemica, tanto, di penne volanti ce ne
sono in abbondanza in giro per un pollaio!
Ottenuto ciò che desidera il folletto gira i tacchi e ritorna alla sua tana dove lo aspetta
un gran lavoro di incollaggio che lo porta ad assemblare un paio d’ali posticce che si fissa
alla schiena con un complicato intreccio di lacci. Tiene attorcigliato al palmo delle mani
l’estremo di quei lacci che, secondo le sue previsioni, servirà a manovrare le ali, a farle
sbattere.
Moscardino è certo di riuscire a prendere il volo. Per questo si arrampica con decisione
lungo il tronco di un enorme castagno e intanto ripete a se stesso: “Io sono un tipo fermo
e nelle decisioni tosto, perciò non mi va di star sempre nel medesimo posto.
Io adoro la mia terra ma altrettanto volare, perciò ora ci provo: so di potercela fare! So
bene che quell’Icaro s’è bene abbrustolito ma io son meno tonto e pure son più ardito!”
56
Guidato da questa convinzione si posiziona su un ramo, si assesta per bene, fa forza sui
lacci, accenna una breve corsetta e…PATAPUNFETE! Lì per lì, riaprendo gli occhi,
crede di essere davvero tra le nuvole. Le vede galoppare sopra di lui come se lo avvolgessero ma un dolore secco alla schiena e al capo gli fanno capire che il suo volo è stato
verso il basso! Le ali alle quali aveva tanto lavorato sono ora frantumate sotto di lui ed
in quel momento Moscardino capisce che il suo progetto è miseramente fallito.
Quella notte le botte e l’umiliazione non gli permettono di dormire; si rigira nel letto ansioso
e agitato finché un’idea consolante gli balena alla mente. Quando spunta il nuovo giorno è
già al lavoro seduto sull’uscio della sua tana, ha vicino a sé una tavoletta alla quale ha praticato due fori e adesso è alle prese con una serie di matasse di canapa che lui stesso ha filato.
Le sue tozze mani di folletto sembrano volare mentre intreccia filo dopo filo per creare
una corda bella solida. Non si dà per vinto, quando si mette in testa una cosa, vuole
ottenerla e ce la mette tutta.
Moscardino lavora per tutta la giornata senza neppur mangiare ma alla sera, alla sera
tutto il bosco riecheggia dei suoi HIU-U! Gli animali si radunano curiosi, attirati dalle
sue grida, dalle sue sonore risate e restano stupiti quando lo vedono volteggiare sull’altalena che lui stesso ha costruito. Ha il viso acceso, i riccioli candidi scompigliati dal vento,
la bocca tirata da un sorriso che sembra non voler spegnersi.
Piroettando, grida: “Non sarà come essere tra le nubi dorate ma che piacere immenso
far simili volate. L’ho capito a mie spese che non ci si deve accanire dietro cose complesse
che solo fan soffrire. Però non avevo mai davvero immaginato che un ripiego potesse
rendermi tanto fortunato!”
Quel che è certo è che il folletto, questa notte, dormirà al fresco: sopra il suo letto c’è
una ventola collegata con un filo al suo piede. Più veloce si alza l’altalena, e più veloce
la ventola ruota su se stessa… ed ora, avvinghiato alla sua altalena, Moscardino non
smette di sfiorare il cielo con la punta degli zoccoli e quel semplice volo lo riempie di
gioia, mentre il sole scende dietro la radura…
57
Introduzione alla
problematica dell’energia
Negli ultimi decenni il consumo di energia è cresciuto vertiginosamente (nelle case, nell’industria, nei trasporti…) creando benessere e ricchezza ma anche grossi danni all’ambiente. L’utilizzo dell’energia nella
vita di tutti i giorni ci appare così scontato che anche una momentanea
interruzione può disorientarci.
Possiamo ancora sostenere livelli così alti di consumo?
Quante e quali fonti energetiche abbiamo ancora a disposizione?
Che alternative abbiamo?
La dipendenza da fonti
di energia fossile
e non rinnovabile
Per produrre energia utilizziamo per più del 80% i combustibili fossili (petrolio,
in primo luogo, e carbone) che però sono altamente inquinanti. La cattiva qualità
dell’aria e il riscaldamento globale nelle nostre città sono il risultato di un utilizzo
massiccio e non responsabile di queste fonti.
Attualmente tutto il nostro sistema produttivo si basa sul consumo di combustibili fossili in parte già in via di esaurimento. Oltre a essere limitate, le scorte sono
anche concentrate solo in alcune zone del globo nelle quali confluiscono grossi
interessi economici e politici. È possibile uscire dalla “schiavitù” dal petrolio rivolgendoci ad altre fonti energetiche e a nuovi stili di produzione e consumo?
58
L’energia e le scuole
Per produrre l’energia necessaria a riscaldare, illuminare e dare l’alimentazione
agli apparecchi in un’aula normale, oggi, con i sistemi di produzione di energia comunemente usati, è necessario bruciare gasolio, carbone o altri combustibili fossili
in quantità cosi rilevante che la combustione produce un residuo di biossido di
carbonio (CO2) pari a circa 4.000 kg all’anno.
Tutto questo gas è sufficiente per riempire con aria calda quattro mongolfiere di
10 metri di diametro. Trasferendo alle scuole italiane gli esiti di una ricerca promossa dal governo inglese, si può affermare che le scuole in Italia spendono circa
450 milioni di euro per la loro energia ogni anno, tre volte di quanto spendono
per i libri.
Sempre applicando all’Italia i dati raccolti in Inghilterra, abbiamo potuto verificare
che nella medesima regione, secondo uno standard medio, alcune scuole spendono in energia per alunno quattro volte più di altre. La differenza è spesso legata
all’efficienza nel gestire il consumo energetico.
Le indagini indicano che, attraverso iniziative a basso costo, le scuole possono
ridurre le bollette di energia almeno del 15%, e anche abbassare le loro emissioni
di CO2.
Migliorare l’efficienza energetica è uno dei metodi più semplici per ridurre le
emissioni di gas ad effetto serra e rafforzare la sostenibilità e la sicurezza degli approvvigionamenti, contribuendo nel contempo a promuovere lo sviluppo
economico e l’occupazione nonché a limitare i costi energetici per le famiglie e
le imprese. Riducendo i consumi energetici del 20% entro il 2020, l’UE punta ad
abbattere le emissioni di quasi 800 milioni di tonnellate l’anno di CO2, con un
risparmio di circa 100 miliardi di euro.
59
L’approccio usato
Partendo dalle conoscenze degli alunni abbiamo considerato il problema ENERGIA come risorsa indispensabile per l’uomo.
L’energia da dove si ricava?
• Fonti energetiche non rinnovabili e fonti
energetiche rinnovabili
• Semplici informazioni su energia solare,
idroelettrica, eolica, geotermica e dalle biomasse
• Esperienze portate e discusse dagli alunni
• Individuazione dei tipi di energia utilizzati dalla
scuola.
A turno, coppie di alunni misurano l’energia consumata attraverso la lettura giornaliera dei contatori di
gas ed elettricità presenti a scuola, nonché la temperatura degli ambienti. I dati raccolti vengono registrati in una tabella.
X
esemp
60
io
Cosa si può fare per risparmiare
energia elettrica?
Si può creare una tabella di consigli per il risparmio energetico di
elettricità e riscaldamento (gas).
La tabella completa viene portata a casa da ciascuno per parlarne
in famiglia.
Per facilitare la comprensione da parte degli alunni si crea una semplice poesia alla luce delle nuove conoscenze.
Per maggiori informazioni vai a pag. 104
61
Fasi del progetto
1. La preparazione
Gli alunni rilevano la temperatura giornaliera osservando il
termometro.
LE 18 SCUOLE SOLARI
DI VICENZA
Consumi
2008
( kWh )
Superficie
Totale
( m² )
Potenza
Impianto
( Wp )
CO2
risparmiata
(kg)
N. SASSO
23.254
1.015,76
16.560
9.540
C. COLLODI
18.768
1.134,06
11.040
6.360
G. B. TIEPOLO
48.899
2.071,50
16.560
9.540
T.e F. FRACCON
10.036
1.020,78
11.040
6.360
L. ZECCHETTO
78.400
1.745,91
19.320
11.130
MAINARDI
52.039
1.064,29
19.320
11.130
G.RODARI
31.158
775,56
19.320
11.130
S.PERTINI
44.862
1.387,69
19.320
11.130
PEEP LAGHETTO
19.010
677,23
16.560
9.540
C. COLOMBO
27.690
761,56
19.320
11.130
VIA RIELLO
19.000
995,81
19.320
11.130
P. LIOY
33.494
810,97
11.040
6.360
F. MUTTONI
56.840
1.419,42
19.320
11.130
V. SCAMOZZI
43.635
1.024,35
19.320
11.130
G.G. TRISSINO
33.560
1.064,21
19.320
11.130
O. CALDERARI
50.640
1.946,82
19.320
11.130
A. BAROLINI
42.904
1.673,48
19.320
11.130
G.AMBROSOLI
57.008
1.651,32
19.320
11.130
SCUOLE MATERNE
SCUOLE ELEMENTARI
SCUOLE MEDIE INFERIORI
62
2. I momenti
operativi
Due alunni durante
te la
ione.
io
rilevazione e la registrazio
registrazione.
63
3. La creatività operativa
La poesia sotto riportata è il risultato del lavoro e della capacità creativa degli
alunni della classe Terza elementare di Lapio. Se ognuno ascoltasse il “fanciullino”
che è in noi, le soluzione per risparmiare energia potrebbero moltiplicarsi in
numero ed efficienza.
La poesia dell’energia
Se il tuo pianeta vuoi salvare
tante cose si possono fare,
se l’energia la usi bene
risparmi soldi e ti conviene.
Se l’energia vuoi risparmiare
le lampadine vecchie dovrai cambiare.
Se non ti serve la luce spegni
e poi ti dedichi ad altri impegni.
L’acqua calda a 40 gradi
è sufficiente anche ai draghi.
In frigo non mettere roba calda
non piacerebbe neanche a Mafalda.
Se in standby la tv vuoi tenere
il contatore va su che è un piacere.
I caloriferi non rivestire
la bolletta potrebbe soffrire.
Pieno carico in lavatrice
ed il pianeta è felice.
Il comportamento tuo personale
non è solo goccia in mezzo al mare
ma è insegnare a tutta la gente
a vivere responsabilmente.
64
65
Osservazioni sul
comportamento energetico
dell’edificio
Osservando le caratteristiche della propria scuola, si può cogliere l’occasione per
spiegare ai ragazzi perché gli edifici dove viviamo, o dove trascorriamo gran parte
del nostro tempo, devono essere ben isolati.
In natura il calore si sposta da un corpo, o da un ambiente, più caldo verso
un corpo, o un ambiente, più freddo. Questo perché la natura tende sempre
all’EQUILIBRIO. Noi tutti vogliamo vivere e studiare in un ambiente confortevole;
per questo, quando c’è freddo, accendiamo il riscaldamento e portiamo la temperatura interna a 19 - 20 gradi.
E quando il riscaldamento è in funzione consuma energia. Anche il calore che noi
produciamo tende, in inverno, ad uscire dalla nostra casa o dalla nostra scuola. Le
zone riscaldate, infatti, cedono calore all’esterno e agli ambienti non riscaldati.
Questo passaggio di calore avviene, principalmente, attraverso le pareti, le finestre, il tetto e il terreno o la cantina e attraverso i passaggi d’aria (spifferi). Se
l’edificio trattiene il più possibile il calore vuol dire che l’impianto dovrà lavorare
di meno perché l’ambiente resta confortevole per un periodo più lungo.
Viceversa, se il calore esce, l’impianto deve lavorare per ridarci il calore che se ne
va attraverso le pareti, le finestre, eccetera.
L’energia non consumata è l’energia più pulita (e più economica!)
66
Incidenza percentuale dei consumi
energetici nel settore residenziale
80 %
70 %
60 %
50 %
40 %
30 %
20 %
10 %
fonte
arpav
0%
usi
cucina
15%
acqua
calda
15%
consumi
elettrici
totali
15%
riscaldamento
71%
Ci sono materiali che si oppongono al passaggio del calore più di altri. Si dice che
hanno una resistenza termica più alta. Se una squadra di calcio vuole fare gol ma
gli avversari hanno un bravo portiere, sarà molto impegnativo riuscire a segnare; e
non è detto che ci si riesca! Un materiale che ha una elevata resistenza al passaggio del calore è come un bravo portiere.
Questi materiali si chiamano isolanti e ci aiutano a vincere la sfida con il calore
che, in inverno, vuole uscire. Ma gli isolanti ci servono anche in estate, quando il
caldo esterno vuole entrare.
Ci servono anche per impedire che i rumori, per
esempio quelli delle macchine che passano, entrino e ci deconcentrino quando stiamo seguendo
le lezioni o ci disturbino quando siamo in casa e
stiamo riposando.
Se il nostro edificio è ben isolato, la temperatura
delle superfici interne è più alta. Questo aumenta
il nostro benessere interno e la nostra sensazione di comfort. Se siamo a casa stiamo meglio; se
siamo a scuola stiamo più attenti e ci divertiamo
di più.
67
E forse ci ammaliamo meno! Non solo ma in
questo modo si allontana il rischio che l’umidità
che noi produciamo si condensi nelle superfici
più fredde e si formi la muffa.
Un bravo portiere, poi, deve essere disciplinato, deve essere corretto e deve fare ciò che gli
insegna l’allenatore per il bene della squadra.
Ed è per questo che l’isolante, se non è messo
al posto giusto dalla persona giusta e nel modo
giusto, rischia di non svolgere correttamente il
proprio compito. Ad esempio, un portiere bravo
che però rinvia sempre la palla nei piedi degli
avversari, fa correre di più i suoi compagni e dà
più possibilità agli avversari di tirare in porta.
È per questo che molte volte non vince la squadra con i giocatori più bravi, se
questi giocano ognuno per conto proprio, ma vince la squadra più organizzata e
più disciplinata.
Anche nella scuola di Lapio si può fare meglio: è stata costruita tanti anni fa, in un
periodo in cui l’isolamento non era considerato.
Per questo un bel po’ di calore prodotto per avere un caldo confortevole
interno se ne va attraverso le superfici esterne. E la caldaia deve lavorare per
ripristinare l’equilibrio, ossia il calore ceduto.
Per migliorare questo comportamento qualche anno fa sono stati sostituiti i serramenti delle aule; è come se alcuni giocatori più anziani avessero deciso di smettere di giocare e fossero stati sostituiti da giocatori nuovi e più giovani. Questo
ha permesso di migliorare il risultato complessivo della squadra, che nel nostro
caso è il risparmio energetico della scuola.
I nuovi serramenti hanno un doppio vetro e isolano di più, sia in estate che in
inverno. Ma questo è stato solo un passo. Ce ne vorrebbero altri per riuscire a
rinforzare la squadra. Se noi riuscissimo a ridurre al massimo le perdite di calore
dalla scuola saremmo come una squadra che non prende mai gol!
Ottenere questo risultato è molto difficile; però lavoriamo tutti insieme per questo obiettivo! Facendo un esame un po’ più tecnico e un po’ più da grandi, possiamo notare molte lacune di organizzazione nella nostra scuola.
Si utilizza un apparecchio che esegue un Blower Door Test, termine inglese che si
potrebbe tradure in “misuratore di spifferi”.
68
Questo test è accompagnato da un esame fatto con una macchina fotografica speciale che “vede” cose che noi non riusciamo a vedere ed esegue una specie di “radiografia” dell’edificio. Si mette uno speciale ventilatore su una porta o su una finestra
(vedi foto pagina precedente): questo spinge aria dentro o fuori. In questo modo
l’aria “scapperà”, inevitabilmente, attraverso i punti di passaggio: gli spifferi!
Con uno strumento che misura la velocità dell’aria oppure con la macchina fotografica speciale che “vede” gli oggetti in base alla loro temperatura, si misura l’aria
che passa attraverso gli spifferi.
Se passa aria significa che c’è un collegamento fra interno ed esterno e, quindi,
parte del calore che abbiamo prodotto (consumando energia!!!) per riscaldarci
se ne va dalla nostra scuola. Se ci sono spifferi significa che non c’è stata organizzazione tra i vari giocatori della squadra che ha costruito l’edificio e sono rimasti
questi passaggi d’aria. Il ricambio d’aria è importantissimo per il nostro benessere
e per il nostro comfort. L’aria va sempre ricambiata ma in modo corretto e non
attraverso gli spifferi. Le finestre vanno aperte ma per un periodo breve, giusto
per permettere all’aria che abbiamo respirato di uscire e all’aria nuova di entrare.
La riduzione delle dispersioni per ventilazione (gli spifferi) consente un risparmio notevole. Ad esempio, la forma compatta di un edificio aiuta a contenere i consumi poiché
la superficie delle pareti disperdenti è contenuta in rapporto al volume riscaldato del
fabbricato.
Dispersioni energetiche, in percentuale, delle varie componenti di un edificio medio italiano.
69
Indagine termografica
durante blower door test:
Scuola elementare P. Lioy di Lapio - Aprile 2010
X
esempio
Figura 1
Emissività 0,90
Sfondo 16,0 °C
Aula piano terra a sinistra ingresso:
ingresso aria fredda dalla finestra e zona
fredda nel ponte termico solaio-parete.
Figura 2
Emissività 0,90
Sfondo 16,0 °C
Aula piano terra a sinistra ingresso:
ingresso aria fredda dalla finestra zona
inferiore controtelaio.
Figura 3
Emissività 0,90
Sfondo 16,0 °C
Aula piano terra a destra ingresso:
afflusso aria fredda dalla finestra e zona
fredda spigolo muro e sopra finestra per
ponte termico.
Figura 4
Emissività 0,90
Sfondo 16,0 °C
Aula piano terra a sinistra ingresso: zona
fredda spigolo muro e sopra finestra per
ponti
termici.
onti te
70
Figura 5
Emissività 0,90
Sfondo 16,0 °C
Corridoio del primo piano: visibili le
linee fredde dei travetti del solaio, con
dispersione di calore verso il sottotetto
non riscaldato e non coibentato.
Figura 6
Emissività 0,90
Sfondo 16,0 °C
Zona calda sotto la finestra del corridoio
piano primo per riscaldamento solare
letto di malta d’appoggio.
Figura 7
Emissività 0,90
Sfondo 16,0 °C
Ponte termico e travetti solaio aula
piano primo.
Figura 8
Emissività 0,90
Sfondo 16,0 °C
Tubazione calda a pavimento in aula
piano primo.
Figura 9
Emissività 0,90
Sfondo 22,0 °C
Corridoio piano primo. Ingresso di aria fredda
dalla botola di accesso al sottotetto, dietro la
quale c’è un componente impiantistico caldo.
Sono visibili i ponti termici (freddi) nelle linee
parallele dei travetti del solaio. Sarebbe opportuno
il sottotetto non riscaldato.
ortun
uno isolare
is
71
l’alternativa
c’è sempre
AIM Energy
ti regala Ener
gyverde.
Energia
Con Energyver
de
che consumer l’energia elettrica
ai
da fonti rinno sarà prodotta
vabil
In questo modo i.
potrai contr
anche tu alla
ibuire
riduz
emissioni inqui ione delle
nanti e dei
gas
responsabili
dell’effetto
serra.
Oggi sei libero
di scegliere.
Combattere i cambiamenti climatici è una delle maggiori sfidee
che dobbiamo affrontare. Se non agiamo subito a livello globale per stabilizzare le temperature in costante aumento sullaa
superficie terrestre, il danno potrebbe essere irreparabile e il
bilancio catastrofico.
Aderisc
Energy i ad
ricever verde e
lampad ai una
basso ina a
in om consum
aggio. o
Energyverde
è rivolta a tutti
AIM Energy
sosterrà il costo i Clienti che utilizzano
l’energia elettric
L’offerta non
è cumulabile aggiuntivo per l’acqui
sto dell’energia a per uso domestico.
Per aderire
con altre promoz
all’offe
di Contrà Pedem rta Energyverde presen ioni in corso ed è validaderivante da fonti rinnova
bili.
tati presso
uro San Biagio
nelle aree dove
gli sportel
78 a Vicenza
il servizio è
attivabile.
. Servizio Clienti li AIM Energy
AIM Energy
800 226.22
6
Nel dicembre del 2008 l’UE ha adottato una strategia inteenergyve
rde
grata in materia di energia e cambiamenti climatici che fissa
obiettivi ambiziosi per il 2020. Lo scopo è indirizzare l’Europaa
sulla giusta strada verso un futuro sostenibile sviluppando un’economia a basse
emissioni di CO2 improntata all’efficienza energetica. Sono previste le seguenti
misure:
l’alternativa
che cercavi
RIDURRE I GAS AD EFFETTO SERRA DEL 20%
RIDURRE I CONSUMI ENERGETICI DEL 20% ATTRAVERSO
UN AUMENTO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA
SODDISFARE IL 20% DEL NOSTRO FABBISOGNO ENERGETICO
MEDIANTE L’UTILIZZO DELLE ENERGIE RINNOVABILI
Cosa facciamo a Vicenza per affrontare questa sfida?
Energyverde: l’energia di Vicenza diventa sempre più verde. AIM Energy offre
Energyverde: aderendo all’offerta sul mercato libero Energyverde, l’energia elettrica consumata sarà prodotta da fonti rinnovabili. In questo modo si potrà contribuire alla riduzione delle emissioni inquinanti e dei gas responsabili dell’effetto
serra. Nessun costo aggiuntivo per l’utilizzo dell’energia derivante da fonti rinnovabili, sarà AIM Energy a farsene carico per il cliente.
72
Fotovoltaico a Monte Crocetta e in 18 Scuole comunali
Sui tetti delle scuole vicentine sono arrivati i pannelli fotovoltaici. Nel 2009 AIM ha
installato impianti fotovoltaici in 18 scuole di Vicenza. Complessivamente tutti gli
impianti producono circa 330.372 kWh all’anno: saranno rilasciate in atmosfera 240
tonnellate in meno di CO2. Invece l’impianto a Monte Crocetta, composto da due
pannelli fotovoltaici da 20 kW di picco ciascuno, aiuta AIM a diminuire l’emissione di
anidride carbonica di 23 tonnellate e risparmierà 62 barili di petrolio.
Centrale idroelettrica di Lobia a Vicenza
La centrale idroelettrica di Lobia sfrutta l’acqua fluente proveniente principalmente dal
fiume Bacchiglione e da due rogge in località di Via Aeroporti, a confine con il comune
di Caldogno. Produce mediamente oltre 1.000.000 di kWh all’anno e ha consentito negli ultimi 22 anni un risparmio energetico pari a 5.514 tonnellate equivalenti di petrolio.
Centrale di teleriscaldamento di via Cricoli a Vicenza.
Il servizio di teleriscaldamento è un vero motivo di orgoglio per AIM: grazie alla
centrale di Viale Cricoli,Vicenza è infatti ai primi posti in Italia per volumetria
allacciata alla rete di teleriscaldamento. Si tratta di un sistema di rete urbana che
ruota attorno ad una centrale di cogenerazione situata a nord di Vicenza, che
genera simultaneamente energia elettrica e calore. L’acqua calda è distribuita a
scuole, strutture socio-sanitarie e residenziali. Presto l’area servita dal teleriscaldamento sarà estesa a gran parte del cuore della città, consentendo un uso più
razionale dell’energia ed assicurando il massimo rispetto ambientale.
Impianto di biogas nelle discariche di Grumolo e Lonigo
Il biogas è principalmente composto da metano, ossigeno e anidride carbonica,
e proviene dalla decomposizione biologica dei rifiuti. Il principale meccanismo
mediante il quale il rifiuto si decompone all’interno di una discarica infatti è la
trasformazione della materia organica, effettuata da microorganismi viventi come
i batteri. All’interno della discarica di Grumolo delle Abbadesse gli impianti hanno
una potenza complessiva di 900 Kw (due impianti, uno di 600 e uno di 300), mentre a Lonigo l’impianto sviluppa 220 Kw.
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Progetto 5
I rifiuti
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Un malinconico sospiro...
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Moscardino si è da poco svegliato e si sente molto bene!
Vede tutto bello in questa nuova mattina: la sua tana, il suo bosco e persino se stesso… Ma di questo, forse, non ha mai avuto dubbi. Non risparmia di fare una piroetta
e persino un breve accenno di tip-tap; gli zoccoletti sono perfetti per questo ballo anche
quando la pancia ballonzola come un budino.
Il piccolo affamato si prepara un caffè di bacche di ligustro e, mentre sorseggia, sogna ad
occhi aperti un bosco in piena fioritura dove uomini arditi, muniti di accette, si danno da
fare a ripulire le radure da sterpaglie e rovi. Sogna donne sagge che raccolgono il radicchio selvatico, ora più dolce che mai, e abituano i bambini a riconoscere le erbe buone da
mangiare.
Il piccoletto sorride, immaginando i bambini che dopo un attimo scappano via come
leprotti per scorazzare tra gli alberi. S’immagina anche numerosi folletti, celati in ogni
pertugio, felici di seguire quegli amici inavvicinabili ma adorati. Il pasticcione si sbrodola
il caffè sulla giacchetta perché il sorriso, alimentato da quei pensieri così piacevoli, si è
trasformato in una bella risata.
Si ripulisce in fretta, si caccia in testa il berretto rosso e, non potendo più trattenersi dal
forte richiamo della natura, esce all’aria aperta. Sotto il braccio ha messo un cestello
perché la sua mente accarezza un’idea.
In autunno, passeggiando al limitare del bosco, aveva scovato un poggio che scendeva
verso una conca profonda delimitata da una grotta. Rammenta che facendosi coraggio
era entrato in quella penombra ovattata e, non appena i suoi occhi si erano abituati
a quell’oscurità, era rimasto incantato da ciò che aveva intravisto: stalattiti argentate
scendevano dall’alto spinte da una cristallina ed insistente goccia d’acqua; muschi morbidissimi e particolarmente verdi fiorivano in ogni spazio; licheni mai visti, dalle sfumature
grigio-azzurre, s’increspavano nutriti da quella quiete ombrosa.
In quel luogo aveva percepito il brulicare di un’infinitesima vita silenziosa e potente che
si avvertiva pulsare sotto ogni conca di fanghiglia o appiccicata all’umidità di ogni roccia.
Moscardino era rimasto senza fiato, soffocato da tanto mistero e da tanta minuta bellezza. Camminando in punta di piedi si era leggermente addentrato fino a raggiungere il filo
d’acqua che un leggero gocciolare preannunciava. Moscardino lì dentro si sentiva ancor
più piccolo, eppure importante, un anello minuscolo ma indispensabile di un’infinita catena; un elemento insostituibile di un equilibrio perfetto che solo in natura esiste. A rompere l’incantesimo era bastato un gruppo di pipistrelli che lo avevano convinto ad uscire.
Appena fuori, accecato dalla luce abbagliante, aveva dovuto sedersi.
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La testa gli girava ed il cuore gli martellava nel piccolo petto: proprio in quel luogo scuro
e apparentemente insignificante aveva avvertito più forte che mai la forza della vita!
Moscardino si scuote dai ricordi, ritorna alla realtà. Quello che ora gli importa è il piccolo poggio soleggiato, prospiciente la grotta, e lì intende ritornare, subito: deve ricercare
qualche ingrediente appetitoso, ricco di vitamine e sali minerali… e poi si metterà lui
stesso ai fornelli!
Dondolando il cestello che trattiene sotto il braccio parla a se stesso, quasi recitasse una
tiritera: “Per sentirsi in forma bisogna nutrirsi bene e mantenersi vivaci e col pepe nelle
vene. Voglio una vita vispa, mai e poi mai lenta, per questo devo trovare al più presto
della menta e poi voglio una chioma fluente e molto bella, perciò nella zuppetta ci vuol
l’acetosella…”
Moscardino s’incammina tra i sassi e tra l’erba. Si dà un gran daffare con quelle gambette un po’ storte a salire e scendere i pendii e a scrutare i piccoli fossati ma non ha
dubbi sulla meta: un folletto ha uno spiccato senso dell’orientamento e nemmeno questa
volta sarà tradito.
Infatti, dopo alcuni passi, vede profilarsi all’orizzonte quel poggio che ricordava con
tanta precisione. È felice, riprende fiato e si prepara a compiere il breve tratto che lo
separa dalla sua meta. La mattinata è soleggiata e quasi tiepida; quanta bellezza esprimono quelle giornate prossime alla primavera! Moscardino procede verso l’imbocco della
grotta, ormai l’ha quasi raggiunta.
Osserva, da vero esperto, il verde che si sta rinvigorendo nelle zone più protette e riparate, nota i primi fili d’erba cornetta e le foglie del raperonzolo che molti chiamano “rampusolo” e mettono nell’insalata.
Scorge, poco a lato, la genzianella buona per le tisane ma non per le minestre ed ecco,
finalmente, il tenerissimo favagello non ancora in fiore e la calendula, che tra qualche
mese offrirà i suoi capolini. Abilissimo e delicato raccoglie ciò che la natura gli offre,
senza provocare danni, anzi, si nota ora più che mai quanto il simpatico folletto sia in
simbiosi con essa.
Proprio in quel preciso momento, alzando gli occhi, Moscardino nota all’imbocco della
grotta qualcosa di strano che la volta precedente non c’era. Scorge un ammasso informe
che sembra uscire dall’oscurità, un insieme di sacchi plasticati che per nulla si addicono
a quell’ambiente incontaminato. Il folletto lascia il cestello e fa cadere le tenere foglie
che le sue mani tremanti non riescono a trattenere. Si avvicina; un puzzo crescente lo
soffoca e invade le sue narici.
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Perdincibaccolina, ma che cosa è capitato? Chi mai può aver pensato una simile pazzia?
Quale essere assurdo può aver provocato quello scempio? Moscardino si ottura il naso e
procede titubante finché i suoi occhi non hanno più dubbi: quella grotta tanto speciale,
quell’anfratto naturale e prezioso è stato violato, invaso da una immensa quantità di
scorie, di lordure che qualcuno ha gettato lì dentro. Moscardino è incredulo, non può
concepire tanta ottusa scelleratezza.
Cade seduto per terra ed il puzzo sembra confondere la sua vista ma non il suo pensiero.
La sua piccola anima è ferita e le sue pupille si volgono dilatate all’infinito. Le sue labbra
si schiudono, lentamente; ne esce un lungo e malinconico sospiro.
Poi, dopo qualche minuto, mormora queste parole che affida ad un vento leggero:
“Quanti errori ha compiuto l’Uomo nella sua lunga esistenza, eppure ancor continua,
non riesce a farne senza. Usa il mondo come fosse un suo possesso e non s’accorge che
ne uscirà da fesso.
Usa, abusa, produce monti di spazzatura, poi se ne frega e a pagare è sempre la Natura. Corre, smania, pretende, niente lo rende domo, ma cosa pensa di raggiungere,
questo arrogante uomo?!?”
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Introduzione
alla problematica dei rifiuti
Se utilizziamo il termine rifiuti è inevitabile l’associazione con le parole “problema” ed “emergenza”.
La questione dei rifiuti rappresenta il prezzo da pagare per sostenere
il nostro livello ed il nostro tipo di consumi e, soprattutto, di sprechi.
Fino a qualche decennio fa, ancora non imperava la mentalità dell’usa
e getta: gli oggetti si riutilizzavano, si riparavano e, di conseguenza, si
producevano meno rifiuti.
Anche se non possiamo risolvere le grosse emergenze, possiamo almeno tentare di prevenirle riducendo gli sprechi.
“RIFIUTI” in natura e rifiuti dell’uomo
In natura non esistono rifiuti. In un ecosistema naturale ciò che viene scartato da
un organismo è utilizzato da altri. Così il materiale organico espulso dagli animali,
o le piante e gli animali morti vengono trasformati dai microrganismi in sostanze
utili per produrre altra materia vivente.
Noi esseri umani invece produciamo enormi quantità di rifiuti, che non possono
né essere utilizzati da altri organismi viventi, né essere distrutti facilmente da
acqua vento o ghiaccio.
Infatti la continua crescita dei consumi, la natura merceologica dei prodotti che
utilizziamo (nuove materie plastiche, fibre sintetiche ecc.), la loro sempre più breve durata di utilizzo e la crescente frequenza nello scartarli fanno sì che produciamo rifiuti sempre più abbondanti e sempre meno biodegradabili. Si altera così
il ciclo naturale di produzione e rigenerazione della materia viva con gravi rischi
per l’ambiente.
È vero che la natura riesce a disgregare e riutilizzare ogni cosa, ma per alcuni
materiali sono necessarie centinaia o addirittura migliaia di anni!
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Rifiuti e scuole
Ogni edificio o luogo in cui le persone vivono o lavorano produce una certa
quantità di rifiuti e le scuole non fanno eccezione. In generale, nella scuola la
maggior parte dei rifiuti è costituita da generi alimentari, carta e imballaggi come
le confezioni di caramelle. Possono anche contenere, in misura inferiore, vetro,
metalli e materie plastiche.
La minimizzazione dei rifiuti ha una serie di vantaggi per le scuole. A seconda del
sistema di smaltimento dei rifiuti nella tua zona, le scuole possono risparmiare sui
loro costi riducendo la quantità di rifiuti che producono e possono anche realizzare qualche guadagno con la vendita di materiali da riciclare.
La carta è un buon candidato per il riutilizzo. I fogli sono scritti su entrambi i lati,
prima di essere gettati via? La riduzione dei rifiuti può stimolare un’analisi sulla
politica degli acquisti, creando un programma per limitarne il consumo.
Sintesi dei dati
I dati raccolti vengono successivamente inseriti nel tabellone posto lungo il corridoio e visibile anche agli alunni delle altre classi, ai loro genitori e ai visitatori.
Il sondaggio/indagine termina con l’ultima settimana di scuola.
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L’approccio usato
Raccolta differenziata
L’argomento scelto per la classe prima riguarda la
raccolta differenziata, quanti rifiuti produciamo a
scuola e i possibili rimedi per diminuirne la quantità.
Si è studiato il tempo di degrado delle singole immondizie.
DICEMBRE
Costruzione del cartellone per tabulare i dati raccolti settimanalmente.
Da GENNAIO
Ogni fine settimana due alunni a turno intervistano
i collaboratori scolastici (bidelli) chiedendo loro i
seguenti dati:
• Quanti sacchi avete riempito di carta?
• Quanti sacchi avete riempito di plastica?
• Quanti sacchi avete riempito di rifiuti generici
(secco, non differenziato)?
X
esempio
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La quasi immortalità
dell’immondizia
Per far meglio capire agli alunni l’importante questione del tempo necessario per
la decomposizione dei rifiuti, è stato loro chiesto di rispondere alle domande sulla
durata delle confezioni dei beni di uso comune, scartate dopo l’utilizzo.
Attraverso le risposte del singolo alunno e del gruppo, è stato possibile dimostrare
quanto poco sappiamo sul tempo che un oggetto, gettato per terra o nell’acqua,
impiegherà per decomporsi. Durante questo lungo periodo, esso costituisce rifiuto e come tale rappresenta un corpo estraneo che inquina il terreno o l’acqua.Va
inoltre considerato che gli oggetti lasciati a degradare vengono distrutti senza alcun
recupero del loro materiale.
Quanto tempo dura l’immondizia
Tempo necessario
a decomporsi :
La tua idea?
Prodotto di rifiuti
Tempo necessario
a decomporsi :
L’idea del gruppo
L’ordine
di decomposizione
Tempo necessario
a decomporsi :
dati scientifici
lattina di alluminio
200 - 500 anni
banana
3 - 4 settimane
mozzicone
di sigaretta
2-5 anni
bottiglia di vetro
1 milione +
scarpone di cuoio
40 - 50 anni
sacchetto di carta
1 mese
sacchetto di plastica
500 anni
suola di gomma
50 - 80 anni
calzetti di lana
1 anno
pannolino
450 anni
82
SIT S.p.A.
Via Carlo Mollino, 90 - 36100 Vicenza
Tel. 0444 302430 - Fax. 0444 313182
www.sit-spa.com
SIT, Società Igiene Territorio S.p.A., si occupa di progettazione, realizzazione e gestione impianti di selezione, trattamento, compostaggio e smaltimento rifiuti; bonifica di siti inquinati; servizio di raccolta, recupero o smaltimento, rifiuti civili e
industriali; assistenza per tutti gli adempimenti burocratici necessari alla corretta
gestione dei rifiuti (analisi, trasmissione formulari, MUD annuale e SISTRI); assistenza nell’attività di certificazione e implementazione dei sistemi di qualità aziendale.
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La raccolta differenziata
La raccolta differenziata a Vicenza ha superato il 50%: l’obiettivo di Valore Ambiente,
la società di scopo del gruppo AIM che si occupa della raccolta e dello smaltimento
dei rifiuti, è però di far crescere questa percentuale arrivando al traguardo posto
dalla legge, del 65% entro il 31 dicembre 2012, e possibilmente superarlo.
Ciò che non viene riciclato, quindi al momento meno del 50% (ma è pur sempre
una percentuale significativa) è smaltito in discarica o nell’inceneritore. Sia la discarica che l’inceneritore producono ricadute non positive sull’ambiente: sottraggono
spazio prezioso, che potrebbe essere dedicato ad altro, e inquinano. Ogni chilo di
materiale buttato in discarica implica un doppio spreco:
• si perde per sempre la materia prima
• comporta un costo per lo smaltimento
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Per ovviare a questa situazione, è necessario ridurre all’origine la produzione di
rifiuti, acquistando prodotti con imballaggi essenziali e conferire in discarica, correttamente differenziati, i rifiuti rimanenti. Proprio al fine di rendere più pratica ed
efficace la separazione, ultimamente sono state introdotte nuove opportunità per la
raccolta differenziata.
Recentemente, ad esempio, nei contenitori blu della plastica, trovano spazio anche
altri tipi di imballaggi domestici.
IN NATURA NULLA SI CREA E NULLA SI DISTRUGGE,
MA TUTTO SI TRASFORMA
Ciascuno di noi produce ogni giorno circa 1,72 kg di rifiuti e la quantità continua
ad aumentare. Conoscere e utilizzare gli strumenti per differenziare i rifiuti e per
riciclarli, è responsabilità di ciascuno di noi.
Le quattro R dello schema che segue indicano il percorso corretto da seguire per
ridurre in modo significativo il rifiuto destinato alla discarica, permettendole così
una vita più lunga.
Partendo dalla riduzione (acquisto di prodotti con meno imballaggi), passando per
il riuso (utilizzare un bene più volte prima di gettarlo), continuando con il riciclo
(destinando il rifiuto nel contenitore giusto per un efficace riciclo) si finisce con il
recupero energetico che si può ottenere dal rifiuto residuo.
ridurre
riusare
riciclare
recuperare
Le prime due “r” indicano la strada per produrre meno rifiuti. Le altre due indicano
la strada per riciclare bene i rifiuti prodotti.
85
Progetto 6
Una mobilità sostenibile
Il crescente utilizzo delle autovetture crea una varietà di problemi ambientali, conseguenze sociali e sanitarie. Di quest’ultime alcune sono
molto visibili e direttamente rilevabili per la vita quotidiana. Per esempio, le statistiche sugli incidenti stradali mostrano che le nostre strade
sono pericolose mentre la congestione del traffico ha effetti negativi
sulla nostra salute e benessere.
Altri impatti sono meno evidenti, ma non meno importanti. Ad esempio, le emissioni di gas e sostanze chimiche dalle macchine sono responsabili del riscaldamento globale e dell’inquinamento atmosferico. In effetti, il cambiamento climatico sta rapidamente diventando la più grande sfida di questo secolo.
Più si usa l’auto, più l’aria diventa inquinata. Le emissioni delle auto contengono
ossido di carbonio, azoto, composti organici volatili e polveri sottili, che sono
tutte dannose per la salute quando vengono rilasciate in atmosfera. Micro particelle (PM 10 con diametro uguale o inferiore a 10 millesimi di millimetro) causano danni ai polmoni, ai bronchi, alla trachea, alla laringe soprattutto quando esse
contengono sostanze chimiche come il benzene.
A VICENZA 98 ADULTI SU 100 POSSIEDONO UN’AUTO,
UNA PERCENTUALE TRA LE PIÙ ALTE D’EUROPA.
La circolazione stradale urbana crescente, in parte causata dalle maggiori distanze
tra casa e luoghi di lavoro, ha creato il timore del traffico. Il risultato di questa
paura è che le persone si sentono meno vulnerabili e più protette in macchina
(pensano forse che l’aria interna della vettura sia meno inquinata di quella esterna?) quindi vanno meno a piedi o in bicicletta e decidono di spostarsi più in auto.
La conseguente mancanza di attività fisica, anche quella minima per muoversi in
città, può causare problemi per la salute e il benessere generale.
Il trasporto sostenibile è quello realizzato con qualsiasi mezzo di trasporto che
riduce il consumo di carburante, l’inquinamento e l’uso dell’automobile. Questo
include, fra l’altro, l’uso della bici, il trasporto ferroviario e l’autobus, spostarsi a
piedi, con i pattini o anche con i monopattini.
86
La mobilità e le scuole
I ragazzi di oggi hanno meno libertà rispetto a quella che avevano i loro
genitori alla stessa età. La paura del traffico genera, per assurdo, l’aumento dell’uso dell’auto perché un numero crescente di genitori porta i figli a
scuola in auto.
Andare a scuola a piedi o in bicicletta è una forma eccellente di attività fisica e
il viaggio verso la scuola può dare un importante giovamento. La mancanza di
attività fisica nella prima infanzia può portare ad un maggiore rischio di obesità
giovanile, pressione alta, malessere psicologico e malattie coronariche.
Andare a scuola a piedi o in bicicletta può aiutare i ragazzi a guadagnare fiducia in
se stessi, fare nuove amicizie, aumentare la loro indipendenza e la familiarità col
traffico.
Studi recenti indicano che i ragazzi più attivi sono a scuola più attenti e stimolati
a ottenere migliori risultati accademici. Risulta inoltre che più della metà degli
alunni delle scuole primarie vive entro un chilometro dalla loro scuola; ma più di
un terzo arriva in auto.
Ogni scuola è diversa, con propri problemi locali e proprie soluzioni. Un ottimo
approccio per confrontare la problematica della mobilità è l’elaborazione di un
piano di mobilità scolastica: un pacchetto di idee e di azioni elaborate dalla comunità scolastica e istituzioni per incentivare la mobilità a piedi e in bicicletta andando e tornando da scuola.
Frutto prezioso di questa collaborazione potrà essere, ad esempio, una rete di
all’inte
ciclopiste e di percorsi sicuri che gioverebbero non solo ai ragazzi ma all’intera
comunità civile.
87
Mobilità urbana
Le polveri sottili, come il PM10, hanno l’insidiosa prerogativa di depositarsi nelle
regioni più profonde del tratto respiratorio fino a raggiungere gli alveoli polmonari, pregiudicando le funzionalità respiratorie e cardiache. Ampiamente dimostrato
è l’impatto immediato dell’inquinamento da polveri fini nei confronti di coloro
che hanno patologie già in atto come patologie cardiovascolari e respiratorie.
Dal 2002, anno in cui sono iniziate le rilevazioni giornaliere di PM10 nelle stazioni
di Via Spalato, Quartiere Italia e Viale Milano (ora Corso SS. Felice e Fortunato), i
due valori limite, che la normativa in vigore pone, non sono mai stati rispettati.
L’uso di mezzi di trasporto comporta anche l’emissione di CO2 in atmosfera.
Ogni volta che ci muoviamo, per lavoro o per svago, possiamo attivare comportamenti virtuosi per difendere il nostro ambiente. Tutto dipende dalla scelta del
mezzo di trasporto, che dovrà consumare il meno possibile, essere cioè più efficiente. Se ci spostiamo a piedi o in bicicletta l’emissione è nulla, ma non sempre
questo è possibile. Gli altri mezzi di trasporto hanno un fattore di emissione di
CO2 in relazione al carburante usato.
mezzi di trasporto
bicicletta
piedi
tram
treno
autobus
ciclomotore
automobile
fattori di emissione
0
0
33
45
75
90
237
88
unità di misura
gCO2/km
gCO2/km
gCO2/km
gCO2/km
gCO2/km
gCO2/km
gCO2/km
Dalla tabella è facile capire che se invece di muoverci in automobile si prende
l’autobus, si risparmiano 162 grammi di CO2 a km, che in un anno di lavoro arrivano ad essere 40 kg di CO2 al km.
Che cosa si può fare per diminuire l’inquinamento e vivere meglio?
Si hanno tre scelte: muoversi a piedi (piedibus), in bici o con l’autobus. La mobilità alternativa, sana e sicura, contribuisce a ridurre il traffico e l’inquinamento e a
stare meglio, ma serve anche a socializzare.
Se andare a piedi o in bici, aiuta a stare con gli amici, a fare sport e quindi anche
a rimanere più sani fisicamente, l’autobus dà la possibilità di muoversi in gruppo,
lasciare a casa l’auto e spostarsi per un lungo chilometraggio solamente con un
biglietto, o ancora meglio, con un abbonamento.
Gli autobus AIM portano da 35 a 160 persone, mentre le auto in città, in media,
portano solamente due persone. Un cittadino medio in un anno emette 780 kg di
CO2 se viaggia in autobus e ben 1230 kg se viaggia in automobile.
Come quindi mettere a confronto il viaggio in auto e quello in autobus?
Se in auto si va con chi già si conosce, di solito qualche familiare, in autobus si
fanno conoscenze nuove, ma soprattutto si può impiegare il proprio tempo leggendo, ascoltando musica o chiacchierando. Ci si rende autonomi, si può scegliere
a che ora tornare a casa liberamente, sfogliando il libretto degli orari, e si può
arrivare ovunque in città e nei comuni limitrofi.
Chi è AIM Mobilità?
AIM Mobilità è impegnata in un importante processo di miglioramento del servizio di trasporto urbano mediante una profonda razionalizzazione ed ottimizzazione delle proprie risorse.
Il costante sforzo per svecchiare l’età media dei bus nel corso degli anni ha infatti
favorito la riduzione dei costi di manutenzione e contemporaneamente ha ridotto
l’impatto ambientale, grazie all’acquisto di 47 autobus a GPL.
In servizio ci sono, poi, altri 2 nuovi autobus assolutamente innovativi, con motore ibrido a turbina GPL-elettrico per il centro storico. Sono lunghi solo 8 metri,
climatizzati e con emissioni inquinanti e rumorosità ridotte al minimo.
In tutto, i mezzi ecologici per il trasporto urbano in forze presso l’Azienda sono
pari al 36% del totale. Con questa percentuale, AIM Mobilità è la prima azienda
del Veneto per l’utilizzo di mezzi ecologici.
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Progetto 7
La prospettiva globale:
gli obiettivi di sviluppo
del millennio
Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) delle
Nazioni Unite sono otto obiettivi che tutti i 191 stati membri dell’ONU si sono
impegnati a raggiungere per l’anno 2015. La Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite, firmata nel settembre del 2000, impegna gli stati a:
1. Eliminare la povertà estrema e la fame.
Il traguardo: dimezzare, entro il 2015, la percentuale
di persone che vivono con meno di un dollaro al
giorno e di persone che soffrono la fame.
2. Raggiungere l’istruzione primaria
universale.
Il traguardo: assicurare, entro il 2015, che in ogni
luogo i bambini e le bambine siano in grado di
portare a termine un ciclo completo di istruzione
primaria.
3. Promuovere l’uguaglianza di genere e la
promozione sociale e familiare delle donne.
Il traguardo: eliminare la disuguaglianza di genere
nell’istruzione primaria e secondaria preferibilmente
entro il 2005 e a tutti i livelli di istruzione entro il
2015.
90
4. Diminuire la mortalità infantile.
Il traguardo: ridurre di due terzi, entro il 2015, il
tasso di mortalità infantile al di sotto dei cinque anni
d’età.
5.Migliorare la salute materna.
Il traguardo: ridurre di tre quarti, entro il 2015, il
tasso di morte da maternità.
6.Combattere l’HIV/AIDS, la malaria e le
altre malattie più diffuse nel mondo
Il traguardo: arrestare, entro il 2015, e invertire la
tendenza alla diffusione dell’HIV/AIDS, della malaria
e di altre malattie, quali la tubercolosi.
7. Assicurare la sostenibilità ambientale
Il traguardo: integrare i principi di sviluppo sostenibile nelle politiche e nei programmi dei paesi, arrestare la perdita delle risorse ambientali, dimezzare il
numero di persone che non hanno accesso all’acqua
potabile.
8.Sviluppare un partenariato globale per lo
sviluppo sostenibile
I 189 stati membri delle Nazioni Unite che nel 2000
hanno sottoscritto la Dichiarazione del Millennio si
sono impegnati a costruire un partenariato per
lo sviluppo sostenibile, attraverso politiche e
azioni concrete volte ad eliminare la povertà:
la cooperazione allo sviluppo, un commercio
internazionale che risponda ai bisogni dei paesi
poveri, la riduzione e la cancellazione del debito dei
paesi più poveri, il trasferimento di tecnologie.
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La sostenibilità:
ora possiamo cominciare
a conoscerla
Due illusioni:
Prima illusione: il modello energetico fondato sulle energie fossili
e l’aumento delle concentrazioni delle sostanze inquinanti (e altro)
può continuare all’infinito.
Seconda illusione: non ci sono limiti fisici per le nostre attività sul pianeta Terra e possiamo continuare a sprecare all’infinito.
La Pianura Padana avvolta dallo smog: la foto compare nel sito dei comitati ambiente
Lombardia ed è stata pubblicata dal Giornale di Vicenza dal cui sito è stata tratta.
Questa foto ci aiuta a capire che il modello energetico fondato sulle energie fossili e l’aumento delle
concentrazioni di CO2 NON possono continuare
all’infinito e che la Terra ha limiti naturali. Non
possiamo continuare a sporcare l’aria e l’atmosfera
con l’inquinamento delle automobili, delle industrie e
di certe abitudini personali, quindi dobbiamo trovare
risorse di energia alternative.
Gli attuali modelli
di produzione e consumo
sprecano più del 90%
delle risorse e dell’energia
disponibili.
2,7 miliardi di persone (40% della popolazione globale)
sopravvivono con meno di 2 dollari al giorno.
6 milioni di bambini muoiono ogni anno di fame e di malattie,
cioè 17.000 ogni giorno. Invece le 50 persone più ricche
del mondo hanno più soldi dei 416 milioni più poveri.
Millllen
Mi
enni Ecosystem Assessment
Fonte: UNEP - Millennium
92
Che cos’è la sostenibilità?
Una definizione
comprensibile
Sentiamo questa parola ripetuta in continuazione. Infatti il suo significato è correlato a diversi settori, dal riciclo dei rifiuti, al clima, alla viabilità. In realtà si applica a
tutto quello che facciamo, ai sistemi economici, all’ambiente e alle persone.
La sostenibilità non è altro che la “capacità di soddisfare i nostri bisogni di oggi
senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i loro” (*).
In altri termini: le nostre azioni quotidiane sono sostenibili quando risolvono problemi o soddisfano i nostri bisogni oggi, senza causare nuovi
problemi in altri luoghi o nel futuro.
La sostenibilità globale, nelle sue innumerevoli manifestazioni, può essere sempre
ricondotta ad un semplice concetto: si tratta soprattutto di domanda e offerta.
Se la domanda di ambiente e vita sostenibili supera l’offerta, la situazione diventa
insostenibile.
A Vicenza stiamo vivendo un costante aumento di:
• Richiesta di acqua
• Densità abitativa
• Consumo del suolo e del territorio
• Inquinamento
• Produzione di rifiuti
D’altra parte, sempre a Vicenza, stiamo vivendo una costante
diminuzione di:
• Disponibilità d’acqua
• Disponibilità di suolo e territorio
• Biodiversità
• Fiducia tra le persone
• Senso di appartenenza ed identità
* Commissione mondiale su ambiente e sviluppo dell’Assemblea Generale ONU, 1987.
93
Metafora
dell’imbuto
Lo schema dell’attuale situazione assomiglia ad un imbuto :
DECLINO disponibilità/offerta di risorse naturali
AUMENTO domanda di risorse naturali
È facile immaginare cosa potrebbe succedere se le pareti dell’imbuto si toccassero...
L’imbuto riguarda non solo Vicenza ma tutto il pianeta. Le nostre azioni lo fanno restringere sempre di più. Immaginate cosa succederà nel futuro se proseguiremo con
gli stessi impatti di oggi. Se le due pareti dell’imbuto arriveranno a toccarsi, gli scienziati
sono unanimi nel prevedere un collasso della nostra civiltà e delle nostre possibilità di
vita. È oggi indispensabile ri-elaborare la nostra domanda di risorse naturali per assicurare che i bisogni umani, di oggi e delle future generazioni, possano essere soddisfatti.
Pensare a lungo termine significa comprendere che le azioni di oggi influiscono non solo
su noi stessi ma hanno un impatto sui nostri figli e nipoti, sui nostri vicini, sull’economia
e sull’ambiente. Non si tratta di una scelta difficile e possiamo iniziare questo processo
proprio a casa nostra, con un approccio informato nelle nostre scelte quotidiane.
Per renderci conto di come le nostre scelte possano favorire la sostenibilità dobbiamo avere prima una visione d’insieme. Ma la scelta per salvare le nostra vita può
cominciare modificando le nostre abitudini quotidiane. Un folto gruppo di scienziati di
fama internazionale ha concordato sulla definizione di quattro condizioni o cause che
hanno un impatto negativo sulla capacità della terra di sostenere la vita. Centinaia di
aziende ed organizzazioni nel mondo stanno usando questi stessi quattro principi per
effettuare scelte strategiche verso la sostenibilità attraverso decisioni che riducono
rischi finanziari e garantiscono il massimo successo dei processi di innovazione. (*).
(*) Per un approfondimento delle quattro condizioni di sistema e del consenso scientifico
su cui si basano: www.thenaturalstep.orgg
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I quattro principi di
sostenibilità del pianeta terra
e di Vicenza
Un rigoroso processo di analisi scientifica ha individuato quattro categorie di
azioni che compromettono la capacità delle future generazioni di soddisfare i
propri bisogni. Questi sono i 4 comportamenti e modi d’essere seguendo i quali
la nostra società, e quindi ciascuno di noi, è “non-sostenibile”:
Scaviamo dalla crosta terrestre materiali e sostanze che si disperdono e si accumulano
sempre di più nell’ambiente. I materiali che scaviamo dal sottosuolo sono in quantità
molto maggiore rispetto alla capacità del pianeta terra di riassorbirli.
Creiamo oggetti, composti, sostanze chimiche che non sono presenti in natura, che si disperdono e si accumulano sempre di più nell’ambiente. Numerose sostanze che produciamo sono in quantità maggiore rispetto alla capacità del pianeta terra di riassorbirle.
Danneggiamo costantemente i sistemi naturali e ciò che la terra ci offre gratuitamente attraverso un sistematico degrado fisico.
Viviamo in comunità in cui le persone non possono soddisfare i loro bisogni fondamentali, sia nel nostro territorio che in altre parti del mondo (es. precarietà, impossibilità all’acquisto di una casa, mancanza di valide opportunità sociali, lavorative,
culturali e professionali).
OBIETTIVI TRADOTTI IN PRATICA: ESEMPI
• Sostituire i minerali scarsi in natura con altri abbondanti, usare i materiali estratti in maniera efficiente, non dispersiva, in cicli chiusi, e ridurre sistematicamente la dipendenza da combustibili fossili.
• Sostituire i composti non degradabili e non naturali con altri che sono naturalmente abbondanti o
che si disgregano facilmente in natura e usare tutte le sostanze prodotte dalla società in maniera
efficiente non dispersiva, secondo cicli chiusi.
• Raccogliere risorse solo da ecosistemi ben gestiti, cercare sistematicamente gli usi più efficaci ed
efficienti, sia di quelle risorse che del terreno, ed esercitare precauzione in tutti i tipi di modificazioni
della natura, es. eccesso di raccolta o introduzione di nuovi tipi di sostanze create in laboratorio.
• Verificare se il nostro comportamento ha per le persone, ora e nel futuro, conseguenze che riducano
le loro opportunità di condurre delle vite soddisfacenti. Chiedersi se ci piacerebbe essere soggetti alle
condizioni che noi creiamo – REGOLA D’ORO.
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Soluzioni
a costo zero
X
esempio
Azioni
Benefici
Difficoltà
Controllo quotidiano della temperatura
nelle varie aree scolastiche.
I giovani hanno un metabolismo più veloce
e quindi stanno meglio e sono più attenti
a temperature più basse.
Sono consigliate le seguenti temperature:
• 19°C : condizioni normali in aula
Fatto: la riduzione della temperatura di 1°C
può ridurre la spese termica di circa il 10%.
• 15°C : corridoi
Fatto: un termostato settato al massimo non
velocizza il tempo di riscaldamento.
Spegnere le luci non necessarie e nei locali vuoti.
Massimizzando l’uso della luce naturale
si può ridurre la spesa energetica
con miglioramento nella produttività
degli alunni e degli insegnanti.
FACILE
Spegnere la strumentazione inutilizzata
(computer, proiettori), compreso il pulsante
di stand-by.
L’uso intensivo delle strumentazioni aumenta
la spesa elettrica per la scuola e riscalda
le aule.
FACILE
Sostituire le lampadine a incandescenza con
lampadine a basso consumo energetico.
Le lampadine a basso consumo energetico
durano molto più a lungo e consumano
il 75% di energia in meno.
FACILE
Risolvere il problema degli spifferi tappando
le intercapedini di porte e finestre.
Aumento del comfort e riduzione
del bisogno di riscaldamento.
MEDIA
Incoraggiare gli insegnanti e gli alunni alla
chiusura totale dei rubinetti inutilizzati e
all’utilizzo minimo necessario degli stessi.
Risparmio sull’ uso dell’acqua potabile e
riduzione della spesa sia a livello di consumo
sia a livello di scarico.
FACILE
Creare iniziative di monitoraggio per
eliminare perdite inutili di acqua (rubinetti
gocciolanti, sciacquoni che perdono…)
Aumenta la consapevolezza dentro la scuola
e responsabilizza gli alunni al giusto uso
dell’acqua.
FACILE
FACILE
Fatto: un goccio di acqua al secondo = 7000
litri di acqua sprecati all’anno.
Mettere un oggetto solido all’interno della
cisterna del wc per ridurre lo spazio occupato dall’acqua (proposto dagli alunni)
Riduce il volume di acqua utilizzato durante
lo sciacquone.
FACILE
Effettuare una campagna di sensibilizzazione
che promuova i rifiuti come una risorsa.
Cambia la mentalità di insegnanti e alunni
verso il modo di considerare il rifiuto e
l’utilizzo che se ne fa (es: tappi di bottiglia,
contenitori…).
FACILE
Incoraggiare gli alunni e gli insegnanti alla
riduzione dei rifiuti prodotti nella scuola
(es: merende non confezionate, stampa e
scrittura dei fogli su doppia facciata)
Riduce la quantità di rifiuti generati all’interno della scuola con effetto di ridurre le
spese.
FACILE
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APPROFONDIMENTI
Quanta acqua
abbiamo a Vicenza?
Grazie ad elementi naturali particolarmente favorevoli, l’acquifero freatico dell’alto vicentino (tra Schio – Piovene - Breganze – Bassano) è storicamente conosciuto come uno dei più potenti ed importanti d’Italia.
Nella fascia pedemontana dell’Alto Vicentino il suolo ed il sottosuolo sono costituti, per oltre un centinaio di metri, da materiali alluvionali altamente permeabili
(sassi, ciottoli, ghiaie e sabbie grossolane) in grado di ricevere enormi quantitativi
d’acqua. L’area di alta pianura è inoltre contornata da rilievi montuosi dove si
registrano precipitazioni particolarmente intense.
Quest’ultima circostanza è dovuta al raffreddamento ed alla condensazione delle
correnti d’aria calda ed umida proveniente dall’Adriatico che, incontrando lo
sbarramento formato dai rilievi montuosi del Carega, del Pasubio, degli Altopiani
di Lavarone e di Asiago, qui scaricano ingenti quantitativi di acqua (2.000-3.000
mm di pioggia/anno nelle zone montuose; 1.500-1.700 mm nelle aree di alta pianura).
Questi volumi idrici vengono poi trasportati verso valle dai torrenti Lèogra,
Timonchio, Posina, Astico che, giunti allo sbocco in pianura (a Schio, Piovene,
Breganze), iniziano a rilasciare nel sottosuolo attraverso il loro alveo disperdente
quantità rilevantissime di acqua (oltre 250 milioni di mc/anno).
È acqua che va ad alimentare la falda freatica dell’alto vicentino i cui livelli sono
ulteriormente incrementati dalle precipitazioni “efficaci” che cadono direttamente
sulle aree di pianura e, laddove i terreni sono ancora permeabili, si infiltrano nel
sottosuolo. Si tratta in questo caso di altri 150 milioni di mc/anno circa.
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Più a valle, nella zona di media pianura, l’acquifero freatico interseca il piano
campagna e attraverso centinaia di risorgive “scarica” le portate in eccesso, dando
origine all’Astichello, al Tesina e soprattutto al Bacchiglione (circa 300 milioni di
mc/anno). Lo stesso acquifero freatico alimenta infine una serie di falde artesiane (in pressione) che interessano, fino alla profondità di 150-200 m, i comuni di
Costabissara, Caldogno, Dueville, Monticello C. Otto, Sandrigo, Bolzano Vic.no,
Vicenza e che si spingono anche a sud-est di Vicenza. In questi comuni alcune migliaia di pozzi privati ed un centinaio di pozzi di acquedotto estraggono dalla falda
circa 100 milioni di mc/anno.
Valori medi del bilancio idrologico.
Pur con le naturali fluttuazioni stagionali, questo meraviglioso sistema si è mantenuto in equilibrio, per centinaia di anni, fino ai primi anni Ottanta.
Purtroppo da 25-30 anni, per una serie di fattori sfavorevoli, nelle falde vicentine entra meno acqua di quanta ne esce poi dai pozzi e dalle risorgive ed i livelli
freatici si stanno lentamente ed inesorabilmente abbassando (contrariamente a
quanto avviene nel Milanese).
Studi fatti sul finire degli anni ’90 hanno individuato i fattori sfavorevoli cui attribuire la responsabilità dell’attuale stato di sofferenza delle falde:
• minori precipitazioni: in 80 anni, le piogge sono diminuite mediamente dal 10%:
in pianura del 15-20%, in montagna del 20-25%;
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• diversa e più sfavorevole distribuzione delle precipitazioni nell’arco
dell’anno: le piogge tendono ad essere più intense e di breve durata con un più
rapido trasferimento delle acque a valle dell’area di ricarica della falda;
• minore capacità disperdente dei suoli a causa della dinamica dell’urbanizzazione: a partire dal 1945-1950, si è avuta una perdita di un 25-30% di aree di
pianura permeabili (soprattutto nella zona di alta pianura dove si arriva al 40-60%
in meno) e degli alvei dei corsi d’acqua (in conseguenza di minori manutenzioni);
• minore capacità disperdente da parte del fitto reticolo di rogge e
canali irrigui: i Consorzi di Bonifica stanno trasformando l’irrigazione “a scorrimento” in irrigazione a pioggia. Ciò comporta sicuramente una maggiore resa
irrigua per ettaro di superficie, ma negli 8 mesi non irrigui l’acqua, che prima
viaggiava attraverso le centinaia di chilometri di canalette a fondo disperdente e
quindi in buona parte si infiltrava nel sottosuolo, viene oggi mantenuta all’interno delle tubazioni (per produrre energia idroelettrica in piccole centraline). Si è
stimata una perdita di circa 15-20 milioni di mc/anno.
• maggiori prelievi: prendendo come riferimento gli anni ’60, i prelievi da parte
degli acquedotti sono aumentati del 390% sia per Vicenza, sia per Padova, a fronte
di un aumento della popolazione del 15-20%. L’acquedotto di Vicenza preleva oggi
circa 25 milioni di mc/anno; l’acquedotto di Padova preleva circa 40 milioni di mc/
anno, mentre negli anni Sessanta i volumi prelevati dai due acquedotti erano di
poco superiori ai 17 milioni di mc/anno.
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• dal 1950 ad oggi l’attingimento da parte dei pozzi privati è aumentato del
1200%: in 11 comuni attorno a Vicenza + Vicenza capoluogo, sono stati censiti
oltre 8.000 pozzi (di cui 3.000 sono pozzi artesiani a getto libero, con acqua a
perdere). Questi pozzi estraggono dalle falde circa 30 milioni di mc/anno, con uno
spreco che oggi, oltre a non essere più sostenibile dalle falde, è anche vietato da
alcune Ordinanze del Genio Civile di Vicenza e dal Piano di Tutela delle Acque
della Regione Veneto. Come conseguenza le falde in 60 anni si sono abbassate di:
- 4 m a Schiavon
- 8 m a Cartigliano
- 1,4 m a Caldogno - Dueville
Molte risorgive si sono estinte (nella zona in destra Brenta è scomparso circa
l’80% delle risorgive) o hanno notevolmente ridotto la loro portata, prolungando
i periodi di inattività. Sul tema “falde acquifere”, tra i vicentini c’è oggi una forte
preoccupazione (fatta propria anche da soggetti istituzionali quali ATO “Bacchiglione” ed ATO “Brenta”, Comuni, Provincia, Consorzi di Bonifica).
La preoccupazione è accentuata dal fatto che la Regione Veneto ha previsto di
incrementare ulteriormente il prelievo dalle falde per portare acqua di migliore
qualità nel basso Veneto, che oggi utilizza in parte acqua prelevata dall’Adige.
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CHE COSA SI PUÒ FARE?
In agricoltura
• eliminazione degli sprechi: con la chiusura dei pozzi “non necessari” (laddove
esiste l’acquedotto) si ipotizza di recuperare circa 20-25 milioni di mc/anno;
• un’azione di ricarica forzata della falda: si ipotizza di poter infiltrare 25-30
milioni di mc/anno utilizzando superfici boscate attraversate da canali disperdenti,
pozzi “bevitori”, aree di infiltrazione in corrispondenza di cave di ghiaia non più in
coltivazione.
In casa
• Per lavarsi le mani: non è necessario tenere sempre aperto il rubinetto che può
invece essere chiuso mentre ci si insapona.
• Nella pulizia dei denti: si possono evitare inutili sprechi utilizzando il getto
d’acqua soltanto due volte, inizialmente sullo spazzolino e successivamente per
risciacquarlo.
• Utilizzare la doccia anziché la vasca da bagno: per riempire la vasca da bagno
servono circa 100 L d’acqua mentre per fare una doccia meno della metà.
102
• Effettuare periodici controlli sull’impianto idrico di casa. È sufficiente verificare
se il contatore dell’acqua gira nel momento in cui tutti i rubinetti sono chiusi, il
che significa che ci sono delle perdite. L’inserimento di miscelatori d’aria nei rubinetti riduce il consumo d’acqua senza modificare le proprie abitudini.
• L’acqua piovana può essere raccolta e incanalata dalla grondaia verso cisterne
per innaffiare il giardino o l’orto e per utilizzi che non richiedano acqua potabile.
Comportamenti responsabili
È importante anche porre una grande attenzione alla qualità dell’acqua, alla salvaguardia del territorio e agli episodi di inquinamento delle falde.
• Negli ultimi 25-30 anni gli acquiferi vicentini sono stati interessati da almeno 30
episodi di inquinamento (solo per i casi segnalati);
• Alcuni di questi episodi hanno interessato anche numerosi pozzi di acquedotto
(Zugliano, Malo, Breganze,Villaverla, Costabissara,Vicenza, Padova) che sono stati
o abbandonati, o sottoposti a trattamento.
Molti episodi hanno avuto una evoluzione favorevole (si sono attenuati o sono
scomparsi del tutto); altri interessano ancor oggi, in misura più o meno evidente,
sia l’acquifero freatico dell’alta pianura, sia l’acquifero artesiano della media pianura.
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Il risparmio energetico
domestico
I consigli che seguono si rivolgono alle scuole elementari e medie inferiori. In
modo più semplice possibile si desidera affrontare la tematica del risparmio
energetico partendo dalla quotidianità ben nota a tutti i ragazzi: i comportamenti
domestici in tema di consumi energetici.
Tutti, proprio tutti, possono fare la propria parte e, un po’ come per la raccolta
differenziata, tanti piccoli comportamenti “virtuosi” consentiranno un enorme
risparmio energetico per effetto delle due principali componenti: minor spreco e
migliore modalità di utilizzo.
Premessa
La parola energia deriva dal latino energia, che a sua volta deriva dal greco energheia, che significa ‘azione efficace’, ossia anche ‘capacità di un sistema di compiere
lavoro’, e si manifesta in sei diverse forme a seconda della sorgente che la crea:
Chimica, Meccanica, Termica, Luminosa, Elettrica e Nucleare.
Sono molti i settori in cui è possibile ottenere un risparmio energetico attraverso
un uso più razionale delle risorse (edifici, illuminazione pubblica, trasporto, industria, impianti per la produzione di energia). In Italia si ipotizza che gli “usi domestici” costituiscano circa il 18% dei consumi totali di energia e possono essere
ripartiti nel modo seguente:
50% riscaldamento e raffrescamento degli ambienti,
30% illuminazione, elettrodomestici, apparecchiature elettroniche,
20% produzione di acqua calda sanitaria.
Tutti siamo dei grandi consumatori di energia; gran parte di questa energia la consumiamo all’interno della nostra casa per il riscaldamento, il raffrescamento degli
ambienti, per il riscaldamento dell’acqua, per l’illuminazione, per il funzionamento
degli elettrodomestici e di tutte quelle apparecchiature elettroniche di cui oramai
non riusciamo a fare a meno.
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Perchè dobbiamo risparmiare energia?
Perchè fa bene all’ambiente, e quindi alla nostra salute, e perchè ci fa risparmiare.
Perchè fa bene all’ambiente, e quindi alla nostra salute?
Perchè per utilizzare energia bisogna produrla, e produrre energia (con i metodi
tradizionali) comporta inevitabilmente un incremento delle emissioni inquinanti
(es. anidride carbonica), che aggravano una situazione ambientale già adesso molto critica, con riflessi sulla nostra salute. A chi piace respirare l’aria inquinata della
città invece di quella fresca e pura della montagna?
Perchè ci fa risparmiare?
Perchè l’energia che utilizziamo ha un costo (chiedete ai vostri genitori). Quindi
meno energia consumiamo e più soldi risparmiamo.
QUINDI RISPARMIARE ENERGIA FA BENE ALL’AMBIENTE, E QUINDI ALLA
NOSTRA SALUTE, E FA ANCHE RISPARMIARE.
Regole base del risparmio energetico domestico
Ci sono due modi per risparmiare energia nelle nostre case:
• evitare gli sprechi
• utilizzare al meglio l’energia necessaria
(ossia utilizzarne meno per avere gli stessi risultati)
La prima regola è la più importante, ed anche la più semplice:
EVITARE GLI SPRECHI.
Sprecare energia significa utilizzarla quando non ce n’è alcun bisogno, e sono moltissime le azioni che facciamo che possiamo evitare di fare: lasciare le luci accese
quando non servono (esempio quando usciamo dalle stanze), lasciare accesa la TV
quando non la guardiamo, lasciare acceso il computer quando non lo utilizziamo.
Mentre invece è importante tenere chiuse le porte e le finestre d’inverno per
evitare che esca il calore.
Per applicare la seconda regola, quella di UTILIZZARE MENO ENERGIA,
bisogna approfondire i diversi usi domestici.Vedremo infatti che si può intervenire
sia sui MODI di utilizzare l’energia (si possono fare le stesse cose consumando
meno), sia sugli STRUMENTI che utilizzano energia (alcuni elettrodomestici consumano più di altri).
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L’etichetta energetica
L’etichetta energetica è un indicatore che
ha lo scopo di fornirci una corretta e chiara
informazione circa il consumo energetico
dell’apparecchio mediante l’indicazione della
classe di efficienza energetica. L’etichetta
energetica accompagna per legge sia gli elettrodomestici che le lampadine e, con colori,
frecce e lettere che vanno dalla A alla G, indica i consumi più bassi (dalla freccia più corta
di colore verde e dalla lettera A), e quelli più
alti (freccia più lunga di colore rosso e dalla
lettera G).
VERDE = bassi consumi,
ROSSO = alti consumi
Lettera (o classe) A = bassi consumi, lettera (o classe) G = alti consumi.
Recentemente sono state introdotte delle classi di efficienza maggiore della A,
contrassegnate con il simbolo A+ e A++, per modelli che riducono ulteriormente
i consumi rispetto alla classe A.
L’etichetta energetica è inoltre suddivisa in altri settori, oltre a quello “principale”, che sono diversi a seconda del tipo di apparecchio e contengono dati quali
il nome ed il marchio del costruttore, il nome del modello dell’apparecchio, il
consumo di energia, espresso in KWh/anno ed altri dati specifici.
La figura a fianco si chiama ECOLABEL
L’ECOLABEL è una ulteriore etichetta che la U.E.
aassegna ai prodotti più compatibili con l’ambiente. Il
ssimbolo è una margherita con le stelle come petali
e la “E” di Europa al centro. Al consumatore l’Ecolabbel europeo garantisce che il prodotto ha un minor
iimpatto ambientale rispetto agli altri prodotti presenti
ssul mercato, e che è stato sottoposto a severissimi test
pper assicurarne le qualità ambientali e prestazionali.
QUINDI PER RISPARMIARE BASTA LEGGERE!
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Illuminazione
Ricordando le due regole base (evitare gli sprechi e utilizzare meno energia)
possiamo tranquillamente dire che si può risparmiare molta energia dall’illuminazione. Ecco come:
• spegnere la luce quando si esce da una stanza. Può sembrare banale, ma molto
spesso questo non lo facciamo e le stanze restano illuminate... senza nessuno
dentro. Conoscete uno spreco maggiore?
• scegliere il tipo di illuminazione in base alle attività che si svolgono nella stanza
• utilizzare tinte chiare per le pareti e il soffitto (il bianco riflette l’80 % della luce)
• evitare le lampade a illuminazione indiretta, cioè quelle che mandano la luce sul
soffitto o sulle pareti
• evitare i lampadari centrali, ed in ogni caso preferire quelli con una sola luce
• se possibile, posizionare le scrivanie ed i tavoli da lavoro vicino alle finestre per
sfruttare la luce solare
• pulire frequentemente le lampadine per evitare che la polvere riduca la luminosità
• utilizzare delle lampade con dispositivi a tempo per i luoghi come garage, scale,
cantine, soffitte per non rischiare di lasciare luci accese per giorni.
Possiamo anche usare meno energia con lampade “a basso consumo” (ossia ad
alta “efficienza luminosa”): al momento dell’acquisto costano un po’ di più, ma il
risparmio che si ottiene ripaga di molto il maggior costo iniziale. Le lampade si
dividono in due principali categorie: ad incandescenza ed a scarica elettrica in gas.
Le lampade ad incandescenza sono le più “sprecone”, infatti la luce prodotta
deriva dal surriscaldamento di un “filo di metallo” che produce luce ma anche
calore. A questa categoria appartengono le lampade ad incandescenza normali e
le lampade alogene.
Le lampade ad incandescenza normali, che sono
quelle più comuni e più usate anche se durano poco
(intorno alle 1000 ore), consumano molto ed hanno una
bassa efficienza luminosa (circa 12 - 15 lumen/watt). In realtà in queste lampade solo una piccola parte dell’energia
elettrica utilizzata viene convertita in luce, il resto viene
trasformato in calore che si trasmette per irraggiamento.
Ecco perché le lampadine accese, al tatto, scottano.
107
Le lampade alogene si chiamano così in quanto al
loro interno viene introdotta una miscela di alogeni
essenzialmente a base di bromo.
Le lampade alogene sono lampade ad incandescenza,
ma durano il doppio (intorno alle 2000 ore) ed hanno
una maggiore efficienza luminosa (circa 22 lumen/watt).
Le lampade a scarica in gas sono indubbiamente
più convenienti: durano molto di più e hanno un’efficienza luminosa da 4 a 10 volte superiore rispetto a
quelle tradizionali. A questa categoria appartengono le
lampade tubolari fluorescenti e le fluorescenti compatte elettroniche integrate.
Le lampade tubolari fluorescenti hanno un’efficienza luminosa di 90 lumen/watt, consumano 1/5 di
una lampada ad incandescenza ed hanno una durata
intorno alle 10.000 ore.
Le lampade fluorescenti compatte elettroniche intergrate sono la miniaturizzazione delle lampade fluorescenti tradizionali; ne esistono versioni con attacco
a vite E27 (comunemente conosciute come “attacco Edison”) ed E14 (“attacco
mignon”) nel quale è incorporato anche il reattore elettronico: pertanto tali
lampade possono essere sostituite direttamente (nel caso di rete a 220 volt) alle
lampade ad incandescenza.
L’accensione elettronica è molto adatta per gli impieghi che richiedono una accensione istantanea e ripetuta, riducendo anche i tempi d’attesa per l’accensione.
Le più convenienti in assoluto consentono a parità di luce un risparmio di energia
del 70 % ed hanno una durata di circa 10.000 ore. La loro EFFICIENZA LUMINOSA varia da 40 a 60 Lumen/Watt, a seconda del tipo.
Quanta anidride carbonica si risparmia con le lampade
a basso consumo?
Per fare un esempio, la sostituzione di una normale lampada ad incandescenza da
100 watt con una fluorescente compatta di luce equivalente che consuma solo 20
watt, comporta l’emissione (nelle sue 10.000 ore di vita) solo 140 Kg. di anidride
carbonica contro i 700 Kg. emessi usando lampade ad incandescenza (e ne occorrono 10 ad incandescenza per coprire le 10.000 ore di vita di una sola fluorescente!)
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Quanto si risparmia, economicamente,
con le lampade a basso consumo?
Utilizzando sempre l’esempio di prima, supponiamo di usare per 5 ore e mezza
al giorno, per 5 anni (totale 10.000 ore) una lampada fluorescente compatta e 10
lampade ad incandescenza normali (ne occorrono 10 per coprire 10.000 ore).
Ipotizziamo che l’energia elettrica costi 0,18 Euro per kWh.
La lampada fluorescente, che consuma solo 20 watt, costerà 12 euro per la lampada, 36 euro di energia elettrica (0,18 euro per 200 watt) e quindi 48 euro totali.
Le 10 lampade normali, che consumano 100 watt, costeranno 10 euro (1 euro
per la lampada), 180 euro di energia elettrica (0,18 euro per 1000 watt) e quindi
190 euro totali.
Quindi utilizzando una sola lampada a basso consumo in 5 anni avremo un risparmio di 142 euro.
Elettrodomestici
Le nostre case sono ormai invase da apparecchiature elettriche ed elettroniche
delle quali in realtà poche sono quelle utili ed indispensabili. È proprio necessario
consumare l’energia elettrica per spremere gli agrumi, per tagliare il pane, per
l’apriscatole, per lo spazzolino da denti, per la grattugia?
Il consumo di ogni singolo apparecchio non è di per sè molto rilevante ma la loro
somma (...e sono tanti basta fare un giro per casa!) rappresenta un “costo” non
indifferente per l’ambiente, infatti non indifferenti sono sia la quantità di energia
consumata per la loro produzione sia l’inquinamento causato per la loro costruzione, distribuzione e smaltimento.
Ben diverso è dotare la propria abitazione di elettrodomestici utili quali, la lavastoviglie, la lavatrice, il frigorifero ecc, per i quali è possibile fare anche una scelta
“energetica” leggendo l’Etichetta Energetica di cui abbiamo già parlato. L’etichetta
energetica si trova su: lampade, frigoriferi, congelatori, lavatrici, lavastoviglie, forni
elettrici, condizionatori, ecc..
Il frigorifero – curiosità e consigli
Il frigorifero è l’elettrodomestico più diffuso nelle famiglie italiane con una percentuale di diffusione del 98% di cui il 64% sono frigo-congelatori, ed è in posizione intermedia nella classifica dei consumi. La sua vita media è di 15-20 anni ed i
costi di elettricità di un frigo (modello standard) durante la sua vita utile ammon109
tano a più del doppio del prezzo d’acquisto. I consumi dichiarati dalle etichette
energetiche sono calcolati a porte chiuse, pertanto i consumi reali nell’anno di
funzionamento possono essere superiori a seconda dell’uso che se ne fa.
È molto importante osservare alcuni accorgimenti sia per l’installazione che per
l’utilizzo:
Posizionamento: il frigo o il congelatore va collocato nel punto più fresco della
cucina, lontano da fonti di calore e distante almeno 10 cm dalla parete, con un
certo spazio sia sopra che sotto per garantire un buono scambio termico.
Pulizia e manutenzione: rimuovere periodicamente la polvere che si deposita
sulla serpentina posteriore perché ostacola il raffreddamento rimuovere periodicamente lo strato di ghiaccio sulle pareti interne sbrinando periodicamente il frigo pulire la guarnizione della porta e cospargerla di talco per mantenerla elastica,
salvaguardandone la tenuta.
Utilizzo: regolare il termostato in una posizione intermedia (4 °C per il frigo e
–18°C per il congelatore), al disotto della quale i consumi aumentano inutilmente; riempire il frigo lasciando spazio vicino alle pareti per favorire la circolazione
dell’aria (in particolare se è un “no frost”); non inserire mai cibi ancora caldi; non
aprire frequentemente lo sportello e cercare di riporvi o togliere gli alimenti
velocemente, limitando la dispersione del freddo verso l’esterno; posizionare gli
alimenti secondo le loro esigenze di conservazione ricordando che, generalmente,
la zona più fredda del frigorifero è in basso; evitare di riempirlo eccessivamente;
leggere sempre il manuale di istruzione che generalmente contiene utili suggerimenti nei modelli in cui è presente, inserire la funzione di risparmio energetico.
Il beneficio ambientale ed economico: Un frigo-congelatore ad una porta
di classe A consente di risparmiare il 40% di energia rispetto alla classe C, il che
significa che nel ciclo di vita (15 anni) si evita la produzione di circa 2.300 kg di
anidride carbonica. Naturalmente, il miglior beneficio ambientale si ha con un
frigorifero di classe A+ che consente un risparmio annuo di circa il 53% di energia
ed evita la produzione di circa 3.100 kg di anidride carbonica nel ciclo di vita.
Un frigo-congelatore a due porte di classe A consente di risparmiare dal 37 al
49% di energia rispetto alla classe C, il che significa che nel ciclo di vita (15 anni)
si evita la produzione di circa 1.700-2.100 kg di anidride carbonica. La classe A+
consente un risparmio annuo dal 49 al 65% di energia ed evita la produzione
di circa 2.100-2.800 kg di anidride carbonica nel ciclo di vita. La classe A++, la
migliore, consente un risparmio annuo di oltre il 65% di energia ed evita la produzione di oltre 2.800 kg di anidride carbonica nel ciclo di vita.
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La lavatrice – curiosità e consigli
Con una diffusione del 79% è il terzo elettrodomestico più diffuso nelle famiglie,
dopo frigorifero e televisione. La vita utile di una lavatrice nuova è di circa 14
anni, ed una lavatrice costa mediamente dai 200 ai 300 € l’anno tra energia elettrica e detersivo.
I consumi dichiarati dalle etichette energetiche delle lavatrici indicano il consumo
di energia riferito al ciclo normale del cotone a 60°. Ma non bisogna dimenticare
che questi sono dati misurati in laboratorio, in condizioni precise e costanti e che
i valori reali dipendono dal modo in cui l’apparecchio viene usato.
Ecco alcuni utili consigli per risparmiare energia senza rinunciare alla
qualità del lavaggio:
Pulizia e manutenzione: le quantità di calcio e magnesio determinano la “durezza” dell’acqua, dalla quale dipendono sia i risultati del lavaggio sia la vita utile
della lavatrice. Allora nel caso di acqua “dura” conviene usare prodotti decalcificanti e pulire frequentemente il filtro poiché le impurità e il calcare ostacolano lo
scarico dell’acqua.
Utilizzo:
Basse temperature: il vero risparmio di energia è dovuto alla riduzione della
temperatura, pertanto bisognerebbe preferire i programmi di lavaggio a bassa temperatura; i detersivi di oggi assicurano un ottimo risultato già a 40°–60°
quindi evitare il ciclo a 90° poiché oltre a deteriorare i capi consuma il doppio in
elettricità.
Funzionamento notturno: usare la lavatrice nelle ore notturne. Ovviamente la
lavatrice va installata in un punto lontano dalle camere da letto per consentirne
il funzionamento anche nelle ore notturne. Il vantaggio sarà diretto sia per chi
usufruisce della tariffa bioraria (in cui si paga di meno l’elettricità utilizzata in certi
orari, come di notte) sia per la collettività in quanto utilizzando la lavatrice di
notte si evita di “appesantire” il già alto carico elettrico del giorno.
Solo a pieno carico. Utilizzare la funzione “mezzo carico” nel caso di lavaggio
di pochi indumenti; non esagerare con il detersivo poiché un buon lavaggio dipende dall’uso corretto dei programmi di lavaggio e dalla durezza dell’acqua.
Doppio attacco acqua. Alcuni modelli possono essere alimentati direttamente
con acqua già riscaldata, per esempio, da caldaia a gas metano o da pannelli solari.
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Il beneficio ambientale ed economico: Per le lavatrici il risparmio energetico
di un apparecchio di classe A rispetto a quello di classe C è intorno al 30%, ed evita
la produzione di circa 1.000 kg di anidride carbonica nel ciclo di vita (14 anni).
Lavastoviglie – curiosità e consigli
La vita utile di una lavastoviglie nuova è di circa 10 anni e si spendono mediamente dai 200 ai 300 € l’anno tra energia elettrica e detersivo; nonostante un indice
di diffusione nelle famiglie del 35% è tra gli elettrodomestici più energivori.
I detersivi utilizzati nelle lavastoviglie possono inquinare le acque circa 4 volte di
più di quelli impiegati nel lavaggio manuale.
Ecco di seguito alcuni utili consigli per risparmiare energia senza rinunciare alla
qualità del lavaggio:
Funzionamento notturno: come per la lavatrice, anche la lavastoviglie va installata in un punto lontano dalle camere da letto per consentirne il funzionamento anche nelle ore notturne: il vantaggio sarà diretto sia per chi usufruisce della
tariffa bioraria sia per la collettività in quanto si evita di “appesantire” il già alto
carico elettrico del giorno.
Pulizia e manutenzione: è importante pulire regolarmente il filtro e gli ugelli
degli spruzzatori e lavare periodicamente con detersivo la guarnizione in gomma
dello sportello; rabboccare periodicamente il sale nell’addolcitore per aumentare
l’efficacia del detersivo e per prevenire la formazione di incrostazioni calcaree.
Basse temperature: il vero risparmio di energia si ottiene riducendo la temperatura, pertanto bisognerebbe preferire i programmi di lavaggio a bassa temperatura riservando temperature più alte per stoviglie particolarmente sporche.
Pieno carico utilizzare la lavastoviglie solo a pieno carico; nel caso di poche stoviglie da lavare utilizzare il ciclo rapido e a freddo in modo da attuare una prima
sciacquatura e lasciare le stoviglie nell’elettrodomestico fino al completamento
del carico, senza produrre cattivi odori; evitare il prelavaggio se non necessario;
utilizzare il ciclo economico per le stoviglie poco sporche; non è necessario sciacquare accuratamente le stoviglie prima di metterle in macchina ma è sufficiente
immergerle nel lavandino pieno d’acqua; eliminare la funzione di asciugatura con
aria calda: basta la circolazione naturale dell’aria ad asciugare rapidamente
le stoviglie.
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Limitare il detersivo: i vapori inquinano l’aria interna e i residui sui piatti non
fanno bene alla salute.
Doppio attacco acqua: alcuni modelli hanno la possibilità di essere alimentati
con acqua già riscaldata da caldaia o da pannelli solari consumando in media il
50% in meno e hanno tempi di lavaggio molto ridotti, poiché si elimina la fase di
riscaldamento elettrico: basti pensare che per portare 25 litri di acqua (un ciclo di
lavaggio) a 65° con la resistenza elettrica della lavastoviglie si spendono circa 25
centesimi di €, mentre utilizzando una caldaia a metano si spendono 8 centesimi,
precisamente un terzo.
Il risparmio nella lavastoviglie: Anche per le lavastoviglie il risparmio di un
apparecchio di classe A rispetto a quello di classe C è intorno al 30%.
Il beneficio ambientale: L’investimento in una lavastoviglie più efficiente,
cioè di Classe A, ha riflessi sull’ambiente in termini di emissioni evitate; l’energia
risparmiata rispetto alla lavastoviglie di riferimento di classe C consente di evitare l’emissione in atmosfera di circa 61 - 63 kg di anidride carbonica l’anno, il che
significa evitarne 610 -630 kg durante tutto il ciclo di vita.
Condizionatori
Il condizionatore ha raggiunto una percentuale di diffusione del 10% e il numero delle case con il clima artificiale cresce ogni anno del 15%. Ogni apparecchio
emette circa 17 kg di CO2 (valore indicativo) l’anno per metro quadrato raffreddato, ed ha un ciclo di vita stimato in 10 anni.
I consumi dipendono molto dalla temperatura esterna e dalle ore di relativo
funzionamento quindi i costi di esercizio di un condizionatore durante un estate
particolarmente calda possono raggiungere i 200-220 €. Il condizionatore si trova
sul mercato in 2 modelli: il tipo compatto e il tipo split.
Il primo è costituito da un solo elemento che aspira aria calda e la riversa
all’esterno attraverso un tubo flessibile; il secondo è costituito da due elementi
(compressore interno e apparato motocondensante esterno) collegati con un
tubo. Sono usati generalmente per il solo raffrescamento estivo anche se alcuni
modelli permettono il riscaldamento nei mesi invernali.
I consumi dichiarati dalle etichette energetiche sono calcolati in laboratorio sotto
precise e costanti condizioni e non sempre ad un apparecchio ad alta efficienza
corrisponde una bolletta più “leggera”.
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È quindi opportuno avere alcuni accorgimenti sia per l’installazione che per l’utilizzo:
Posizionamento: nel caso di un modello a split la parte esterna e quella interna
vanno posizionate il più vicino possibile tra loro, in modo da usare meno liquido
refrigerante tra le due parti; entrambe le unità non devono essere esposte alla
luce diretta del sole; prestare attenzione a non ostruire le grate delle prese d’aria
d’entrata e d’uscita, oltre a ridurre le prestazioni possono causare guasti.
Pulizia e manutenzione: è importante pulire il filtro ogni 15-20 giorni e sostituirlo periodicamente. Questa operazione è necessaria sia perché le impurità
del filtro fanno aumentare i consumi, sia perché tra la polvere che vi si deposita
si formano colonie di acari che bisognerebbe eliminare per buona norma igienica.
Pulire il tubo di drenaggio una volta al mese.
Prima deumidificare: poiché la riduzione di umidità dell’aria contribuisce in
gran parte alla sensazione di benessere, bisognerebbe escludere dalla scelta i modelli che si limitano a raffreddare preferendo quelli con funzione deumidificante.
L’utilizzo del condizionatore come deumidificatore, consente di ridurre la “temperatura percepita” anche di 3-4°C.
Regolare comunque il termostato in modo che la differenza di temperatura
tra esterno e interno sia al massimo di 6° C; evitare di far entrare nell’ambiente
la luce diretta del sole in quanto provoca ulteriore riscaldamento. Proteggere il
condizionatore con tende o pellicole antisole.
L’ambiente da raffrescare va tenuto ben chiuso, facendo attenzione a
porte e finestre aperte: il ricambio dell’aria va fatto nelle ore meno calde della
giornata
Leggere sempre il manuale di istruzione che generalmente contiene utili
suggerimenti.
Infine, come per i frigoriferi, è preferibile scegliere i modelli che usano le miscele
di idrocarburi come fluidi frigogeni.
Il beneficio ambientale: L’investimento in un condizionatore più efficiente
ha dei riflessi sull’ambiente in termini di emissioni evitate; l’energia risparmiata
rispetto a un condizionatore di riferimento di Classe C può evitare l’emissione
in atmosfera di circa 184 kg di anidride carbonica l’anno, il che significa evitarne
circa 1,8 tonnellate durante tutto il ciclo di vita.
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Condizionatore fisso reversibile a pompa di calore.
Il condizionatore fisso reversibile a pompa di calore consente di avere in un unico
apparecchio le funzioni di condizionatore d’estate e sistema di riscaldamento d’inverno; avendo un costo di poco superiore a un sistema per solo raffreddamento,
comporta un minor tempo di ammortamento del costo di impianto. È importante
ricordare che:
• i consumi dipendono molto dalla temperatura esterna e dalle ore di relativo
funzionamento quindi i costi di esercizio non si possono stabilire con precisione.
• come per gli impianti di riscaldamento, la corretta progettazione e il dimensionamento dell’impianto alle effettive esigenze è fondamentale.
• ciclo di vita stimato in 10 anni.
Consigli per l’uso:
Posizionamento: la parte esterna e quella interna vanno posizionate il più vicino possibile,in modo da usare meno liquido refrigerante tra le due parti; entrambe le unità non devono essere esposte alla luce diretta del sole, in questo caso
si potrebbe risparmiare fino a 1/3 di energia elettrica; prestare attenzione a non
ostruire le grate delle prese d’aria d’entrata e d’uscita, che oltre a ridurre le prestazioni possono causare guasti; usare una adeguata coibentazione delle tubazioni
per prevenire la formazione della condensa;
Pulizia e manutenzione: è importante pulire il filtro ogni 15-20 giorni e
sostituirlo periodicamente, sia perché le impurità del filtro fanno aumentare i
consumi,sia perché tra la polvere che vi si deposita si formano colonie di acari
che bisognerebbe eliminare per buona norma igienica; pulire il tubo di drenaggio
una volta al mese.
Altri consigli: regolare il termostato in modo che la differenza di temperatura
tra esterno e interno sia al massimo di 6° C; evitare di far entrare nell’ambiente
la luce diretta del sole, in quanto provoca ulteriore riscaldamento: proteggere il
condizionatore con tende o pellicole antisole; l’ambiente da raffrescare o da riscaldare va tenuto ben chiuso, facendo attenzione a porte e finestre aperte: il ricambio
dell’aria va fatto nelle ore meno calde d’estate e meno fredde d’inverno; verificare
la potenza della pompa di calore e prevedere un contratto elettrico opportuno;
far effettuare il primo avviamento a tecnici competenti nell’installazione; leggere
sempre il manuale di istruzione che generalmente contiene utili suggerimenti.
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Come già detto per i condizionatori portatili, è preferibile scegliere i modelli
che usano le miscele di idrocarburi come fluidi frigogeni.
Il beneficio ambientale: L’investimento in una pompa di calore più efficiente ha riflessi sull’ambiente in termini di emissioni evitate rispetto a un modello
meno efficiente; l’energia risparmiata rispetto a un apparecchio di riferimento di
Classe C consente di evitare l’emissione in atmosfera di 450 kg di anidride carbonica l’anno (Valori Indicativi), il che significa evitarne 4,5 tonnellate durante tutto
il ciclo di vita.
Boiler elettrico
Il riscaldamento dell’acqua calda sanitaria incide pesantemente sulla bolletta
dei consumi in una famiglia, basti pensare alla quantità di energia necessaria per
portare 150 litri d’acqua, quella media usata giornalmente da una famiglia di 3-4
persone, da una temperatura media di 12° a circa 60°, quantificabile tra 20002500 kWh l’anno.
Il boiler elettrico è costituito da una resistenza elettrica che scalda l’acqua in un
serbatoio isolato, molto semplice come tecnologia, poco costoso nell’acquisto e
nell’installazione e con un flusso e una temperatura d’acqua calda praticamente
costanti fino all’esaurimento del serbatoio. Al basso costo d’acquisto si contrappone un consumo di energia elettrica che generalmente incide per il 50% sulla
bolletta annuale, con costi di esercizio nella vita utile che arrivano ad essere
anche 10 volte il prezzo d’acquisto iniziale.
Inoltre, la vita utile di un boiler elettrico in genere non supera i 4 anni, ragion
per cui rispetto alla caldaia a gas per cui si stima una vita utile di 10 - 12 anni, ci
vogliono 3 boiler elettrici. Infine la scorta d’acqua è limitata al volume del boiler e
sono necessarie dalle 2,5 alle 3,5 ore per riportare l’intero volume d’acqua a 60°.
Consigli nella gestione:
Limitare al necessario l’uso dell’acqua calda, evitare le perdite dei rubinetti.
Sia che lo abbiate elettrico che a metano, regolate il termostato a 35/40 gradi
d’estate e 50/55 gradi d’inverno.
Non utilizzare acqua bollente.
Preferire la doccia al bagno.
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Forno elettrico
• scegliere quelli con sportello trasparente e dotati di timer
• non aprirlo continuamente
• spegnerlo un po’ prima della fine della cottura.
Asciuga capelli
• scegliere una potenza inferiore a 1.200 watt
• asciugare i capelli prima con un asciugamano
• tenere pulito il filtro dell’aria.
Apparecchi elettronici
• non acquistare apparecchiature inutili
• non acquistare apparecchiature alimentate con pile a bottone
• non tenere le apparecchiature in standby, cioè con il LED (luce spia) acceso
L’energia consumata da un singolo apparecchio può sembrare irrilevante, pensate
però che se tutti gli italiani non usassero le modalità standby potremmo disattivare tre centrali elettriche medie!
È utile quindi spegnerli completamente, e se non c’è un interruttore basta staccare la spina, oppure attaccarli ad una presa multipla dotata di interruttore
utilizzare pile ricaricabili.
EnAlterna è un’Associazione aperta a tutti coloro che condividono l’interesse per la
tematica del risparmio energetico e delle energie rinnovabili.
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La tecnologia
dell’impianto fotovoltaico
Che cos’è un impianto fotovoltaico?
Un impianto fotovoltaico trasforma direttamente l’energia solare in energia
elettrica. Il dispositivo di base è una cella fotovoltaica, un dispositivo costituito da
materiale semiconduttore (spesso in silicio) che, colpito dalla radiazione solare,
libera elettroni in grado di generare una corrente elettrica. Maggiore quindi è
l’insolazione, maggiore sarà la produzione di energia elettrica.
Le caratteristiche tecniche: un modulo (o pannello) fotovoltaico, composto
da più celle fotovoltaiche, è classificato in base alla potenza massima erogabile
(Wp – Watt di picco1). Generalmente un modulo commerciale fornisce da 100
a 250 Wp. Esistono diversi tipi di moduli, spesso distinti in base al materiale della
cella fotovoltaica: silicio monocristallino, policristallino, amorfo, che si differenziano principalmente per efficienza, costi e aspetto estetico. Il silicio amorfo, in
particolare, presenta efficienze minori (5 – 8 %), ma permette, a parità di costi,
una produzione annuale di energia simile ai moduli in silicio cristallino.
Per generare un kW di potenza elettrica (un kWp) ho quindi bisogno di superfici
almeno pari a:
8-10 mq usando pannelli in silicio cristallino;
15 mq nel caso di silicio amorfo.
La durata, garantita dai produttori, di un pannello è di almeno 25 anni. Altri componenti (es. inverter) hanno garanzie inferiori (solitamente 5 anni).
Gli impianti: un impianto fotovoltaico, connesso alla rete elettrica, è composto
da tre elementi fondamentali.
Diversi moduli fotovoltaici, composti da una serie di celle fotovoltaiche, che definiscono la potenza dell’impianto (in kWp). Un inverter, in grado di trasformare la
corrente continua ottenuta dai moduli in corrente alternata, ossia quella che si
utilizza normalmente ogni giorno. Un contatore di energia, per misurare e contabilizzare l’energia elettrica prodotta.
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Uno dei 18 impianti fotovoltaici installati da AIM sulle scuole a fine del
2009. Nella foto l’impianto fotovoltaico della scuola elementare Lioy, in
Viale della Pace 197 a Vicenza.
I principali vantaggi della tecnologia fotovoltaica derivano dal fatto che essa consente la produzione di energia elettrica senza emissioni inquinanti (vantaggio ambientale), senza utilizzo di combustibili fossili (sostenibilità nel tempo) e con costi minimi
di esercizio e manutenzione, stante l’assenza di parti in movimento (economicità
gestionale), mentre d’altro canto la tecnologia fotovoltaica prevede un elevato investimento iniziale causato dal costo dei moduli e presenta una produzione discontinua a causa della variabilità della presenza della fonte stessa (il sole).
La potenza nominale (o di targa) di un impianto fotovoltaico si definisce in “kilowatt di picco” (kWp), ed indica la potenza raggiunta da un modulo solare al
massimo irraggiamento, in condizioni di prova standard; per condizione standard si considera un irraggiamento solare ottimale di 1.000 Watt/mq (a 25 °C di
temperatura della cella), e tale situazione si raggiunge solo raramente nelle ore
centrali della giornata durante il periodo estivo. Il kWp rappresenta l’unità di misura di riferimento per gli impianti fotovoltaici, ed il costo dell’impianto è valutato
in Euro/kWp (quindi il prezzo non è in funzione dei metri quadrati che occupa
l’impianto).
Per capire quanto l’impianto fotovoltaico riuscirà a coprire rispetto ai propri
consumi è necessario confrontare la producibilità annua dell’impianto fotovoltaico scelto con il proprio consumo annuo di energia elettrica (somma del valore in
kWh di tutte le bollette dell’anno), mentre non c’è alcun legame con la potenza
del contatore presente.
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Per efficienza di un modulo fotovoltaico si intende il rapporto fra la potenza
elettrica prodotta dal modulo e la radiazione solare incidente (il valore riportato
nei cataloghi si riferisce al risultato di prove effettuate in condizioni standard, nel
rispetto di normative europee ed internazionali).
In realtà solo una parte della radiazione solare può essere trasformata in energia
elettrica, in quanto esiste un limite fisico che sommato alle perdite dovute alle
caratteristiche tecniche dei moduli porta ad un’efficienza dei moduli presenti oggi
sul mercato inferiore al 20%.
È importante considerare che, poiché la cella si scalda per l’azione del sole, le
condizioni operative reali sono sempre diverse da quelle standard artificiali in
laboratorio, in cui viene indotta una temperatura di 25°C.
A seconda dell’efficienza del modulo serve più o meno superficie coperta da moduli per ottenere un kWp. Indicativamente, per piccole applicazioni e con moduli
in silicio cristallino installati complanari alla superficie, un kWp di potenza nominale installata occupa circa 6-8 mq di superficie.
SCHEMA DI UN’UTENZA DOTATA DI UN IMPIANTO FOTOVOLTAICO
COLLEGATO ALLA RETE ELETTRICA
Energia
dalla Rete
Contatore 3
G
en
er
at
o
re
Fo
t
ov
ol
ta
ico
Rete di
Bassa Tensione
Energia
verso la Rete
Contatore 2
Inverter
Contatore 1
120
Invece, per moduli installati su una superficie orizzontale (es. terreno), si deve
considerare circa una superficie doppia per tener conto della distanza necessaria
a separare fra loro le file di moduli in modo da evitare il reciproco ombreggiamento.
Per tipo di tecnologia del modulo si intendono le modalità di costruzione ed
utilizzo dei materiali semiconduttori che lo compongono: le principali sono il silicio monocristallino, il silicio policristallino, il silicio amorfo ed i film sottili.
Il mercato è, al momento, ancora caratterizzato da una nettissima prevalenza di
moduli in silicio cristallino (mono e poli) per oltre il 90% del mercato stesso; si
tratta di una tecnologia ampiamente consolidata, con impianti in esercizio da oltre
30 anni, che presenta ancora la massima efficienza di conversione e di conseguenza la minima superficie necessaria per l’installazione per kWp.
Non vi sono particolari differenze di efficienza fra silicio monocristallino e policristallino, poiché per i prodotti medi di mercato i campi di efficienza si sovrappongono: in media l’efficienza del modulo è compresa fra 13 e 15% per il monocristallino e fra 12 e 14% per il policristallino, che corrisponde a circa 7-8 mq di
superficie necessaria per l’installazione di un kWp. I moduli “top” del mercato
(che raggiungono efficienze di poco inferiori al 20%) sono essenzialmente basati
su tecnologia monocristallina.
La producibilità annua di un impianto fotovoltaico rappresenta il valore dei
kWh di energia elettrica che l’impianto è in grado di produrre in un anno, e dipende da una serie di condizioni:
• latitudine del sito: più si è a Sud, maggiore è la radiazione solare annua incidente
sui moduli;
• orientamento della superficie: a seconda dell’orientazione della superficie dei
moduli (Nord, Sud, Est, Ovest) si modifica il valore della radiazione solare annua
incidente sui moduli stessi.
L’orientazione ideale è il SUD, comunque la diminuzione a SUD EST e SUD
OVEST è comunque non elevata. Applicazioni ad EST o OVEST invece vanno attentamente valutate, mentre è da escludere un’installazione con superficie orientata a NORD;
• inclinazione della superficie: al variare dell’inclinazione della superficie rispetto
al piano orizzontale si modifica la radiazione solare annua incidente sulla superficie stessa. L’inclinazione ideale per massimizzare la radiazione solare captata da
una superficie orientata a SUD è 30°;
• caratteristiche tecniche del modulo e delle componenti d’impianto.
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I valori di producibilità indicativi per una superficie orientata a SUD e inclinata di
30° sono indicativamente i seguenti:
Regioni settentrionali 1.000 – 1.100 kWh/kWp
Regioni centrali 1.200 – 1.300 kWh/kWp
Regioni meridionali 1.400 – 1.500 kWh/kWp
Tali valori considerano l’efficienza del modulo ed anche quella delle altre componenti d’impianto (BOS), pari circa all’85%-88%, le perdite per sporcamento e
le perdite dovute al fattore di temperatura, e sono basati su valori di radiazioni
elaborati sulla base di statistiche climatiche di più anni.
Per calcolare la producibilità dell’impianto è sufficiente moltiplicare i valori di cui
sopra per la potenza di picco che si intende installare.
Gli aspetti ambientali:
L’utilizzo di energia da fonti rinnovabili come il fotovoltaico consente di:
• Evitare l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti (ossidi di azoto, ossidi
di zolfo, polveri, ecc.)
• Evitare l’immissione in atmosfera di anidride carbonica (CO2):
Nell’intero ciclo di vita (almeno 25 anni), si evitano immissioni di CO2 in atmosfera per almeno 26 tonnellate.
L’impatto ambientale legato alla produzione, all’utilizzo e allo smaltimento di un
pannello fotovoltaico delle ultime generazioni è molto ridotto. In particolare i
tempi di “ritorno energetico” del pannello sono all’incirca pari a 3-4 anni.
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La tecnologia
dell’impianto
solare termico
La tecnologia.
Un impianto solare termico trasforma l’energia solare in calore. Il pannello
solare è infatti costituito da una superficie metallica scura, che, esposto ai raggi
solari si scalda e trasferisce il calore accumulato al fluido (generalmente acqua)
che lo attraversa. Nelle applicazioni domestiche viene impiegata soprattutto per
riscaldare l’acqua calda sanitaria.
Le caratteristiche tecniche.
Un pannello solare termico di tipo piano, è composto da una piastra in metallo (assorbitore), verniciato o trattato con materiale nero, entro cui passano i tubi dell’acqua.Viene spesso coperto da un vetro speciale per diminuire le dispersioni di calore
verso l’ambiente e proteggere la superficie assorbente. Posteriormente quindi viene
isolato per ridurre le perdite di energia.
L’energia termica prodotta aumenta quindi all’aumentare dell’insolazione e al diminuire delle dispersioni di calore. Esistono in commercio pannelli solari sottovuoto, che
riducono molto le dispersioni, ma presentano a volte un costo più elevato, che, per i
nostri climi, non sempre è giustificato dalla maggiore efficienza.
La garanzia data dai produttori per un pannello è di 5 anni; la vita utile dell’impianto è
generalmente intorno ai 20 anni. È sempre necessario prevedere un serbatoio di accumulo dell’acqua calda prodotta per far fronte ai giorni in cui c’è scarsa insolazione.
Gli impianti.
Gli impianti solari termici si dividono in due categorie: a circolazione naturale e a
circolazione forzata. Un impianto a circolazione naturale è composto dal pannello
solare e da un serbatoio di accumulo posto nella parte superiore del pannello.
È molto semplice e poco costoso, però
ovviamente è meno efficiente ed è generalmente indicato per impieghi concentrati nella
stagione estiva. Un impianto a circolazione
forzata prevede anche una pompa di circolazione e una centralina di controllo. È più
sofisticato e costoso, ma permette un miglior
sfruttamento dell’energia solare e maggiori
flessibilità di installazione.
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L’installazione.
Un impianto solare viene solitamente dimensionato per coprire parte dei fabbisogni di acqua calda sanitaria di una famiglia, pari a circa 50 litri/giorno per persona. Il serbatoio di accumulo di acqua calda deve inoltre garantire un minimo di
autonomia per coprire i fabbisogni anche con scarsa insolazione. Per una famiglia
di 4 persone, nel Nord Italia è necessario installare circa 4-5 mq di pannelli solari
e circa 200-300 litri di accumulo.
Per ottimizzare la produzione di energia i pannelli solari devono:
• Essere orientati a sud
• Avere un’inclinazione di circa 30° rispetto alla superficie orizzontale
• Evitare l’ombreggiamento dei pannelli
Un impianto solare può coprire solitamente il 60-70% del fabbisogno di acqua
calda sanitaria di un anno per una famiglia media. È quindi sempre necessario prevedere che ad un impianto solare termico venga abbinato un sistema di integrazione (caldaia a metano o boiler elettrico) che entra in funzione al momento in
cui il fabbisogno termico dell’utenza diventa particolarmente elevato.
La produzione di energia
Generalmente 4 metri quadri di pannelli commerciali producono acqua calda
nelle quantità che va dai 1800 kWh all’anno per il Nord Italia fino agli 3000 kWh
annui al Sud, che soddisfano fino all’80% circa del fabbisogno annuale.
Gli aspetti ambientali.
L’utilizzo di energia da fonte rinnovabili come il solare termico consente di:
ridurre l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti (ossidi di azoto, ossidi
di zolfo, polveri, ecc), ridurre l’immissione in atmosfera di anidride carbonica
(CO2): I benefici ambientali, oltre che economici, sono maggiori se sostituisco uno
scaldabagno elettrico, che utilizza una fonte più costosa, anche dal punto di vista
energetico.
Aspetti sensibili.
L’unico aspetto sensibile riguarda l’integrazione
architettonica negli edifici: si viene a sfruttare
superfici che altrimenti non avrebbero impieghi
alternativi, ma il risultato estetico dipende dalla
tecnologia di impianto. La presenza del boiler
negli impianti a circolazione naturale può risultare antiestetica.
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L’energia
idroelettrica
La tecnologia
Per energia idroelettrica si intende quel tipo di energia che sfrutta il movimento
di masse di acqua per produrre energia cinetica e quindi, grazie a una turbina
accoppiata ad un alternatore, l’energia elettrica.
L’energia idroelettrica viene ricavata dal corso di fiumi e di laghi grazie alla creazione di dighe o di condotte forzate. L’acqua del lago o di un bacino artificiale
viene convogliata attraverso condutture forzate da monte a valle, acquistando
così una determinata energia cinetica che una volta arrivata a valle permetterà a
delle turbine, attraverso il fenomeno dell’induzione elettromagnetica (dinamo) di
produrre energia elettrica.
Gli impianti
In base alla taglia di potenza nominale della centrale, gli impianti idraulici si suddividono in:
• Micro-impianti: P < 100 kW;
• Mini-impianti: 100 < P (kW) < 1000;
• Piccoli-impianti: 1000 < P (kW) < 10000;
• Grandi-impianti: P > 10000 kW.
Gli impianti idraulici sfruttano l’energia potenziale meccanica contenuta in una
portata di acqua che si trova disponibile ad una certa quota rispetto al livello cui
sono posizionate le turbine. La potenza di un impianto idraulico dipende da due
termini: il salto (dislivello esistente fra la quota a cui è disponibile la risorsa idrica
svasata e il livello a cui la stessa viene restituita dopo il passaggio attraverso la
turbina); la portata (la massa d’acqua che fluisce attraverso la macchina espressa
per unità di tempo).
Gli impianti possono essere poi:
ad acqua fluente: questo tipo di impianti era molto più usato all’inizio del
secolo scorso, sopratutto per azionare macchine utensili in piccoli laboratori.
Oggi il potenziale di questi impianti è sotto utilizzato, l’impatto ambientale può
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essere contenuto e limitato. Non dispongono di alcuna capacità di regolazione
degli afflussi, per cui la portata sfruttata coincide con quella disponibile nel corso
d’acqua, quindi la turbina produce con modi e tempi totalmente dipendenti dalla
disponibilità del corso d’acqua, data la loro facilità di arresto-avvio sono utilizzati
per regolare il sistema della rete di trasmissione dell’energia elettrica;
a bacino: sono impianti a bacino idrico naturale (laghi) o artificiale, come nel
caso di molti serbatoi, e a volte sono bacini naturali nei quali si aumenta la capienza con sbarramenti. Sono ad oggi gli impianti idroelettrici più potenti e più sfruttati, hanno però un notevole impatto ambientale;
di accumulo a mezzo pompaggio: sono impianti con tutte le caratteristiche
degli impianti tradizionali ma che ricavano la disponibilità di acqua nel serbatoio
superiore mediante sollevamento elettromeccanico (con pompe o con la stessa
turbina di produzione). Questo tipo di impianto consiste in due serbatoi di estre126
mità, collocati a quote differenti, collegati mediante i manufatti tipici di un impianto idroelettrico: nelle ore diurne di maggior richiesta (ore di punta) dell’utenza
l’acqua immagazzinata nel serbatoio superiore è usata per la produzione di energia elettrica; nelle ore di minor richiesta (ore notturne) la stessa viene risollevata
al serbatoio superiore. In questo modo l’uso della corrente elettrica per pompare
l’acqua nel serbatoio superiore viene restituita quasi integralmente in una forma
di maggior pregio perché restituita nelle ore di maggior richiesta;
nelle condotte idriche: impianti inseriti in un canale o in una condotta per
approvvigionamento idrico. L’acqua potabile è approvvigionata ad una città adducendo l’acqua da un serbatoio di testa mediante una condotta in pressione.
Solitamente in questo genere di impianti la dissipazione dell’energia all’estremo
più basso della tubazione in prossimità dell’ingresso all’impianto di trattamento
acque viene conseguita mediante l’uso di apposite valvole: un’alternativa interessante è quella di inserire una turbina che recuperi l’energia che altrimenti verrebbe dissipata;
il mini-idroelettrico: non tutti gli impianti Mini-Hydro sono catalogabili fra
quelli con i più bassi livelli di caduta e portata, dal momento che la taglia è individuata dal prodotto di queste due grandezze come meglio evidenziato più avanti.
Una centrale è composta in genere da un’opera di derivazione (contenente uno
sbarramento) un’opera di adduzione (condotte di collegamento) una condotta
forzata, una centrale elettrica che contiene il macchinario di conversione e generazione e un’opera di restituzione.
In genere molti impianti di piccola taglia si trovano realizzati in aree montane su
corsi d’acqua a regime torrentizio o permanente e l’introduzione del telecontrollo, telesorveglianza e telecomando ed azionamento consentono di recuperarli
ad una piena produttività, risparmiando sui costi del personale di gestione, che in
genere si limita alla sola manutenzione ordinaria con semplici operazioni periodiche (ad es. la sostituzione dell’olio per la lubrificazione delle parti). Molti impianti
di piccola taglia attuano il cosiddetto recupero energetico. I sistemi idrici nei quali
esistono possibilità di recupero sono assai diversi e possono essere indicativamente raggruppati nelle seguenti tipologie:
• acquedotti locali o reti acquedottistiche complesse;
• sistemi idrici ad uso plurimo (potabile, industriale, irriguo, ricreativo, etc.);
• sistemi di canali di bonifica o irrigui;
• canali o condotte di deflusso per i superi di portata;
127
L’energia
geotermica
L’energia geotermica viene generata per mezzo di fonti geologiche di calore e
può essere considerata una forma di energia rinnovabile. Le temperature del
globo sono infatti crescenti man mano che si scende in profondità, in media ogni
100 metri la temperatura delle rocce aumenta di +3 °C. L’energia nel sottosuolo
può essere sfruttata con numerose tecnologie; le principali applicazioni del vapore
naturale proveniente dal sottosuolo sono due:
• sistemi ad ALTA temperatura per la produzione di energia elettrica tramite il
classico metodo delle turbine
• sistemi a BASSA temperatura per lo sfruttamento del calore geotermico incanalato in un sistema di tubature utilizzato per attività locali di riscaldamento.
Tra tutti questi tipi d’installazioni quelli più diffusi sono le tecnologie a bassa temperatura, cioè le sonde geotermiche, i sistemi a pozzi, le serpentine nel terreno e
i pali energetici. Queste tecnologie hanno il vantaggio di non richiedere il raggiungimento di profondità troppo elevate.
Geotermia ad ALTA temperatura
Questi sistemi consistono nel convogliare i vapori provenienti dalle sorgenti
d’acqua del sottosuolo verso apposite turbine adibite alla produzione di energia
elettrica e riutilizzando il vapore acqueo per il riscaldamento, le coltivazioni in
serra e il termalismo.
Per alimentare la produzione del vapore acqueo si ricorre spesso all’immissione
di acqua fredda in profondità, una tecnica utile per mantenere costante il flusso
del vapore. In questo modo si riesce a far lavorare a pieno regime le turbine e
produrre calore con continuità.
Le quattro tecnologie base dell’energia termica sfruttano il vapore secco, l’acqua
calda, le rocce calde o i sistemi geopressurizzati. Il vapore secco è presente solo
in poche zone, ma è l’unica tecnologia che è usata commercialmente.
1.Vapore secco
Viene pompato il vapore secco da alcune riserve naturali sottoterra attraverso un
turbogeneratore convenzionale per produrre elettricità.
128
Il condensatore poi converte il vapore in acqua, per poi ributtarla sottoterra ad
una temperatura più bassa di quella del prelevamento.
2. Acqua calda
Le rocce calde sottoterra scaldano l’acqua sotterranea a temperature fino a centinaia di gradi; l’acqua viene mantenuta liquida a causa della pressione. L’acqua calda viene portata in superficie tramite pozzi e, privata della sua pressione, diventa
vapore che può azionare una turbina direttamente o attraverso un altro liquido.
Questo tipo di tecnologia serve il riscaldamento di tutti gli edifici dell’Islanda.
3. Rocce calde
L’estrazione di calore tramite rocce calde si effettua immettendo un fluido termovettore (acqua) sottoterra per permettergli di essere riscaldato dalle rocce
calde e successivamente ri-estratto.
4. Sistemi geopressurizzati
Riserve di acqua calda, mischiate con gas metano ed intrappolate sottoterra, offrono il potenziale energetico del metano combustibile e pressurizzato.
La fonte geotermica per questi impianti di dimensioni elevati riceve in particolar
modo due critiche:
• Dalle centrali geotermiche fuoriesce insieme al vapore anche un odore sgradevole causato dall’acido solfidrico. Il problema è risolvibile mediante l’installazione di filtri di abbattimento sui vapori in uscita.
• L’impatto esteriore delle centrali geotermiche può recare qualche problema
paesaggistico che può essere facilmente risolto unendo l’approccio funzionale
dei progetti ingegneristici con quello di un’architettura rispettosa del paesaggio
e del comune senso estetico.
Geotermia a BASSA temperatura
Il principio di base è quello di estrarre energia termica dal sottosuolo, trasformarla con una pompa di calore ad una temperatura più alta e poi usare quest’energia
per produrre acqua calda da utilizzare per il riscaldamento o semplicemente
come acqua calda stessa.
Durante l’inverno l’ambiente viene riscaldato trasferendo energia dal terreno all’abitazione mentre durante l’estate il sistema s’inverte estraendo calore
dall’ambiente e trasferendolo al terreno.
129
Le applicazioni sono:
Le serpentine nel terreno e i pali energetici non sono delle vere applicazioni della
geotermia, ma sfruttano l’energia solare che riscalda il terreno in superficie fino
a pochi metri di profondità. I pali energetici sono utilizzati principalmente per la
climatizzazione di costruzioni. Le serpentine vengono installate ad una profondità
di 1-2 metri e possono essere disposte nel terreno secondo diverse forme. Nel
caso dei pali energetici, i circuiti sono introdotti nelle strutture di fondazione di
una costruzione a pali.
Le sonde geotermiche sono degli scambiatori di calore (tubi ad U con lunghezza
tipica di 100 metri) nei quali circola un fluido termoconduttore. All’interno di una
sonda viene introdotto un circuito che serve da scambiatore di calore. Le sonde
operano su una differenza di temperatura di pochi °C. In un sottosuolo roccioso,
le sonde geotermiche sono spesso il modo migliore per sfruttare l’energia geotermica.
I sistemi a pozzi di captazione e di reimmissione sfruttano l’acqua di falda come
sorgente dell’energia. L’acqua viene raffreddata di pochi gradi. I sondaggi di captazione e di reimmissione sono normalmente più costosi, anche se meno profondi
di quelli di una sonda geotermica, perché hanno un diametro maggiore e sono
attrezzati con un’installazione per la captazione e la reimmissione. La condizione
più importante è quella della presenza di un flusso d’acqua sufficiente.
130
La pompa di calore
Le tecnologie a bassa temperatura hanno bisogno di una pompa di
calore che toglie energia termica dal
sottosuolo e lo aggiunge al circuito
di riscaldamento; quest’ultimo preferibilmente è un sistema a bassa
temperatura, ad esempio un riscaldamento a serpentine.
schema di sonda termica
La pompa di calore assorbe calore
attraverso il fluido in un evaporatore,
ne alza la temperatura attraverso il
compressore, cede calore all’ambiente circostante attraverso il condensatore; durante questo processo viene
consumata energia elettrica.
Il bilancio energetico è a favore del
sistema, poichè è in grado di fornire
più energia, sotto forma di calore, di quella elettrica utilizzata per il suo funzionamento. L’efficienza è espressa dal coefficiente di prestazione “C.O.P.”, che è
dato dal rapporto tra l’energia prodotta e l’energia consumata, e generalmente si
aggira attorno a valori prossimi a 4, ma può variare a seconda del tipo di macchina; questo significa che una pompa di calore che produce circa 4 kWh termici
impiega circa un solo kWh elettrico.
131
L’energia
da biomassa
Che cos’è la biomassa?
In termini scientifici, la biomassa è ogni sostanza d’origine biologica, quindi legata
alla chimica del carbonio. In sostanza, biomasse sono tutti i materiali vegetali,
nonché la parte biodegradabile di rifiuti e residui industriali, urbani ed agricoli.
Le biomasse residuali: le biomasse di origine legnosa possono essere raccolte in
ambito forestale ed agricolo.
Nella filiera forestale si fa riferimento al bosco d’altofusto (ramaglia, corteccia,
pezzi fuori standard, ecc.) ed al bosco ceduo (legno in pezzi, pezzi fuori standard,
ramaglia, ecc.).
132
Nella filiera agricola ci si può rifornire da siepi campestri, potature agricole, in
ambito fluviale (pulizia e manutenzione alvei), in ambito urbano (gestione verde
pubblico, raccolta da privati, ecc.) e tramite colture specializzate (SRF - Short
Rotation Forestry).
Le biomasse da colture: le colture dedicate prevalenti riguardano la colza, la soia
ed il girasole. Dalle biomasse, inoltre, è possibile ottenere biocombustibili.
Gli utilizzi delle biomasse
Le biomasse sono utilizzate in impianti che vanno dalle grandi centrali termiche
per multi-utenze, all’utilizzo nelle caldaie, nelle stufe, e nei motori.
Impianti grandi sono dell’ordine dei 20 MW, spesso in cogenerazione. I principali
elementi di una centrale termica a biomassa legnosa sono il deposito per il combustibile, il sistema di caricamento, il generatore di calore, i sistemi di controllo, i
sistemi d’abbattimento polveri ed i sistemi di sicurezza.
Un’interessante applicazione degli impianti a biomassa consiste nell’alimentazione
di un circuito di teleriscaldamento.
Il rapporto tra biomasse e territorio
Impatto ambientale diretto: l’utilizzo di energia da fonte rinnovabile come la biomassa consente di ridurre al minimo l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti (ossidi d’azoto, ossidi di zolfo, polveri, ecc) e di anidride carbonica (CO2).
Impatto ambientale indiretto: il valore aggiunto delle biomasse rispetto alle altre
fonti rinnovabili consiste nel fatto che prima di essere utilizzate come combustibile, possono essere sviluppate come mezzo di rigenerazione di terreni agricoli,
di qualificazione di località turistiche e di protezione ambientale in aree a rischio
idrogeologico (recupero di aree abbandonate tramite nuove colture).
Impatto sociale: nella progettazione di un impianto di grandi dimensioni è necessario coinvolgere istituzioni locali e cittadinanza per creare un “consenso sociale” più vasto possibile. In assenza di una filiera legno-energia che porti concreti
benefici locali dal punto di vista sociale (creazione di posti di lavoro), energetico
(utilizzo locale dell’energia) ed ambientale (inquinamento ridotto), il progetto
potrebbe incontrare delle resistenze.
133
APPROFONDIMENTI SULLA BIOMASSA
I biocombustibili
Tramite processi fisici e chimici con delle biomasse è possibile ottenere dei biocombustibili, ovvero sostanze che, attraverso la combustione, possono generare
energia termica e/o elettrica.
I biocombustibili solidi. Esempi di biocombustibili solidi sono la legna, il cippato ed il pellet.
La legna da ardere: le sue caratteristiche chimico – fisiche sono
correlate ad una molteplicità di
fattori, tra cui, tipo di essenza,
grado di essiccazione, rapporto
legna – corteccia, ecc…
Il cippato: si tratta di legname in
scaglie ottenuto tramite apposite
macchine (cippatrici). Si utilizza
normalmente legno di qualità
inferiore, come i residui della potature boschive, agricole, urbane,
scarti delle segherie o legno di
specie coltivate in SRF (Short
Rotation Forestry – foresta con
rotazione di colture). Gli utilizzi
tipici sono quelli energetici, oltre
alla produzione di pannelli e l’industria cartiera. Si trova generalmente con un 35% di umidità.
Il pellet (a lato): sono cilindretti di 15 – 20 mm di lunghezza
prodotti con polverino ottenuto
dalla sfibratura dei residui legnosi e compattato per pressione. Possiede bassa
umidità (10%) e costo più elevato del costo del cippato. L’Italia è il principale mercato mediterraneo del pellet, il cui uso si sta diffondendo molto rapidamente.
Altri biocombustibili possono essere la sansa di olive, la lolla di riso, la vinaccia,
ecc…
134
I biocombustibili liquidi o gassosi. Esempi di biocombustibili liquidi o gassosi
possono essere il biodiesel, il biogas, il bioetanolo, il biometanolo, oli vegetali puri
ed altri. Tra gli oli vegetali si sottolinea la vasta diffusione a livello mondiale delle
colture di soia, colza e girasole, soprattutto nei paesi in via di sviluppo a causa del
loro basso costo di produzione e della facilità di produzione.
L’olio vegetale: è una miscela di acidi grassi liberi, glicerolo, trigliceridi ed altre
sostanze. Le piante da cui è possibile estrarre l’olio industrialmente si chiamano
“piante oleaginose” e le più importanti sono la soia, la colza, il girasole, l’olivo, la
palma e la noce di cocco. Hanno un potere calorifico minore del gasolio (di circa
il 15%) ed una maggiore viscosità, quindi per un loro utilizzo nei motori automobilistici tradizionali a gasolio è preferibile usare dei loro derivati, chiamati “esteri”.
L’80% della produzione mondiale da semi oleaginosi viene dalla soia, la colza ed il
girasole.
Il biodiesel: è un estere, ovvero deriva dalla reazione di un acido organico (grasso
di olio animale e/o vegetale) ed un alcool (l’alcool metilico). Da questa reazione
viene inoltre prodotta la glicerina, usata poi nell’industria cosmetica e farmaceutica. Un aspetto importante è la sua commercializzazione: mentre all’estero è usato
come carburante per automobile, in Italia si ha una vasto utilizzo come combustibile per caldaie e centrali termiche per il riscaldamento ambientale.
Il biogas da discarica: il biogas è generalmente formato da metano (CH4) ed
anidride carbonica (CO2) e si forma a profondità di circa 4 metri nelle discariche,
in seguito a reazioni chimiche che durano anche mesi. Il suo valore energetico è
molto rilevante; il suo utilizzo principale è negli impianti a biogas per la produzione di energia elettrica e termica.
Impatto ambientale diretto
La biomassa è considerata “rinnovabile” perché la quantità di CO2 equivalente che viene emessa durante la combustione è quella che sarà assorbita per la
crescita delle colture vegetali che a loro volta fungeranno da biomassa: alla fine la
somma è zero. Per gli impianti a biomassa, le emissioni di gas ed odori nell’atmosfera può a volte essere cospicua ed essere una delle principali cause delle proteste dei residenti vicino all’impianto: è quindi necessario prevedere un sistema di
controllo dei fumi e degli odori causati dalla combustione.
Le emissioni più importanti sono gli NOx e le polveri, per il cui abbattimento
è consigliabile l’utilizzo di una caldaia di tecnologia moderna, oltre ad efficienti
sistemi di alimentazione della stessa. I gas, una volta depurati, vengono immessi in
atmosfera attraverso camini con determinate velocità in modo da far ricadere e
135
disperdere i gas secondo quanto progettato. Interventi mirati potrebbero portare
all’assorbimento di circa 10 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.
Impatto ambientale indiretto
L’utilizzo delle biomasse implica uno stretto rapporto con il territorio ed in generale il contesto socio-ambientale in cui verrà inserito l’impianto: un buon progetto potrebbe permettere una migliore manutenzione del territorio, il recupero
d’aree utili e creare nuova occupazione per imprese agricole, boschive e forestali.
Tuttavia, uno dei problemi più grandi nella diffusione dell’utilizzo delle biomasse è
la poca diffusione di una rete di filiere agro-energetiche nel territorio.
Impatto sociale sul territorio
Per gli impianti di grandi dimensioni spesso si sottovalutano le politiche di informazione affinché il progetto della biomassa sia accettato dalla popolazione locale.
È soprattutto l’assenza di strumenti atti ad avviare meccanismi di negoziazione
per la realizzazione degli impianti tra le pubbliche amministrazioni ed i cittadini la
causa principale dei dubbi che un grande impianto a biomassa crea nella popolazione. È quindi necessario realizzare un impianto che, in presenza di una forte incidenza sul territorio, possa assicurare un ritorno di un qualche beneficio diretto
alla popolazione locale.
136
La tecnologia
dell’impianto eolico
La tecnologia
Un impianto eolico trasforma l’energia del vento in energia elettrica. L’elemento
principale dell’impianto è l’aerogeneratore, una struttura di dimensioni variabili a
seconda dell’energia prodotta, che attraverso il movimento delle pale colpite dal
vento, trasmette l’energia meccanica ad un generatore di energia elettrica.
Le caratteristiche tecniche
L’aerogeneratore è formato da 3 elementi: la torre, la navicella e le pale. Quando
il vento ha una velocità sufficiente (minimo 4-5 m/s) le pale iniziano automaticamente a ruotare, generando energia elettrica tramite un generatore posto all’interno delle navicella. Quando la velocità del vento diventa elevata (dai 25 m/s in
su) non si produce più energia per non danneggiare la struttura.
137
Le installazioni
Gli impianti eolici vanno posizionati in luoghi con vento costante e regolare durante l’anno. Possono avvenire:
• off-shore: al largo delle coste, dove non ci sono ostacoli fisici e l’impianto riesce
a catturare più energia dal vento. Il costo del trasporto dell’aerogeneratore
incide maggiormente sul costo finale.
• su terra:
- Fattorie del Vento (Wind Farm): campi eolici con numerosi aerogeneratori,
spesso di grandi potenze, che convogliano l’energia in rete.
- Impianti singoli: aerogeneratori che producono energia senza connessione in
rete (stand-alone).
Gli aerogeneratori possono andare da taglie di pochissimi kW (micro-eolico, potenza < 1 kW) fino ai grandi impianti (multimegawatt, P > 1 MW).
Il mini eolico
Tra le possibilità più interessanti dell’applicazione della tecnologia eolica in Italia
c’è il mini eolico. Si tratta di impianti di meno di 20 kW di potenza, che possono
essere applicazioni singole oppure all’interno di wind farm. Tra i vantaggi ci sono
la facile localizzazione ed installazione sul sito, con un minimo impatto ambientale
e la possibilità di un mercato potenziale molto ampio.
L’eolico come energia pulita
L’utilizzo di energia da fonte rinnovabile come l’eolico consente di:
• evitare l’immissione in atmosfera di sostanze inquinanti (ossidi di azoto, ossidi
di zolfo, polveri, ecc)
• evitare l’immissione in atmosfera di anidride carbonica (CO2)
Gli aspetti ambientali sensibili
L’aerogeneratore, ed ancora di più le fattorie del vento, hanno un forte impatto
nel sito in cui sorgerà l’impianto: dalle opportunità industriali agli aspetti socioeconomici, da un impatto visivo alle conseguenze sull’avifauna, la progettazione è
un processo in cui è necessario coinvolgere ogni soggetto sensibile al problema
della posa e del funzionamento dell’impianto. Interessante è il protocollo di collaborazione tra Legambiente ed ANEV (Associazione Nazionale Energia dal Vento)
per la realizzazione di progetti eolici in Italia.
138
APPROFONDIMENTI SULLA TECNOLOGIA EOLICA
Le caratteristiche tecniche ed il funzionamento
Le pale dell’aerogeneratore (1), quasi sempre tre, sono fatte in fibra di vetro, carbonio o altre resine e sono collegate alla navicella alla quale trasmettono l’energia
che ricevono dal vento. Il movimento delle pale permette la rotazione di alcuni ingranaggi nel moltiplicatore di giri (2), facendo in modo che l’albero del generatore
possa ruotare più velocemente e trasmettere la potenza. L’albero è a sua volta
collegato ad un generatore sincrono (3), che genera energia elettrica e la convoglia nella rete delle utenze. In caso di elevate velocità di rotazione interviene un
sistema di raffreddamento (4) ad aria o ad acqua che agisce direttamente sugli
elementi sensibili all’attrito ed allo sviluppo di calore. Questo sistema di trasmissione della potenza è situato all’interno di una navicella di protezione, posta sopra
una torre (5) in acciaio. È inoltre presente un anemometro (6) per la rilevazione
dell’intensità del vento. La durata di un aerogeneratore, garantita dai produttori,
è di almeno 20 anni. Altri componenti (es. inverter od altri componenti meccanici
soggetti ad usura) hanno garanzie inferiori (solitamente 5 anni).
Le emissioni dell’eolico
Le emissioni di CO2 di un impianto eolico sono quasi nulle: vengono infatti conteggiate quelle utilizzate nel processo di produzione dell’impianto eolico, dato
che l’impianto stesso non ne produce durante il suo funzionamento. È possibile
calcolare il guadagno ambientale derivante dalla mancata emissione di anidride
carbonica: per ogni MWh di energia elettrica prodotta con fonti convenzionali si
emette nell’atmosfera fino a 0,58 tonnellate di CO2. Un impianto eolico di 20 kW
che funzioni 2500 ore in un anno permette quindi di evitare l’emissione di circa
29 tonnellate di CO2 all’anno e di circa 580 tonnellate nell’intero ciclo di vita di
un impianto eolico di quelle dimensioni.
139
L’energia dalle onde,
dalle maree, dalle correnti
L’energia dalle maree è quella ricavata dagli spostamenti d’acqua causati dalle
maree.
Già nell’antichità si cercò di sfruttare questo tipo di energia, mediante la costruzione di “mulini a marea”. L’acqua veniva raccolta, durante il flusso, in un piccolo
bacino, che veniva in seguito chiuso con una paratia. Al momento del deflusso
l’acqua veniva convogliata attraverso un canale verso una ruota che muoveva una
macina. Oggi esistono diversi progetti di sfruttamento delle maree, che comportano metodi diversi di sfruttamento dell’energia:
• sollevamento di un peso in contrapposizione alla forza di gravità;
• compressione dell’aria;
• movimento di ruote a pale;
• riempimento di bacini e successivo svuotamento immesso in turbine.
Quest’ultimo sembra
dare i migliori risultati,
sul reale impiego.
Ma il problema più
importante resta
comunque, quello
delle maree che pur
seguendo le fasi lunari
e solari (in un certo
senso prevedibili) non
sempre coincidono
con la richiesta i tempi
di produzione. Infatti
nei giorni di assenza di
movimento d’acqua la
produzione di elettricità cesserebbe.
Un progetto per la
produzione di energia
elettrica che sfrutta il
moto delle maree alla
foce dei fiumi.
140
Impianti costieri
1.Tapchan (Tapered Channel Device)
Il sistema è posizionato sulla riva e comprende un canale per la raccolta delle
onde che si restringe gradualmente, con muri che vanno da 3 fino a 5 m sopra
il livello medio dell’acqua. Le onde entrano dall’apertura più larga del canale, via
via che procedono la loro altezza aumenta a causa del restringimento, alla fine le
onde “traboccano” oltre le pareti, in un bacino di raccolta sopraelevato. Il bacino
fornisce una quantità di acqua costante che scarica verso il mare, alimentando
nella discesa una turbina idraulica, collegata ad un alternatore elettrico come
accade in un tradizionale impianto idroelettrico. Purtroppo, la necessità di limiti
mareali bassi e di zone costiere ad hoc limitano l’uso del convertitore, anche se
questo è già considerato tra le tecnologie marine mature.
2. Pendulor
Il dispositivo “Pendulor” comprende una struttura rettangolare che viene alloggiata sulla costa, dotata di una sola apertura verso il mare. Una specie di porta
basculante, montata a chiusura dell’entrata, permette il movimento di andata e
ritorno delle onde all’interno del sistema ed è in grado di trasmetterlo ad una
pompa idraulica a cui è collegata: alternando fasi di distensione e compressione,
la pompa idraulica muove un generatore elettrico. A livello mondiale sono pochi
i convertitori di questo tipo, in genere di piccole dimensioni e costruiti per le
necessità di comunità isolane; sono sviluppati attualmente come impianti pilota
dal Giappone, mentre lo Sri Lanka ha in programma la costruzione di un sistema
di questo tipo con una potenza lorda di 150 - 250 kW.
3. OWC (Oscillating Water Column)
Questo sistema è il più utilizzato e consiste nell’utilizzare le variazioni di pressione
che si riscontrano al di sotto della superficie del mare. Il dispositivo è strutturato con
un sistema per la cattura delle onde che si infrangono sulla costa o vicino alla riva: una
specie di colonna raccoglie le onde in entrata, il loro movimento forza l’aria al di sopra
della colonna d’acqua nella struttura attraverso una turbina, collegata a sua volta ad
un generatore elettrico. Quando l’onda si ritira, si crea una depressione nella colonna
che risucchia indietro l’aria verso il mare. Questo movimento all’indietro può essere
sfruttato per produrre elettricità se la turbina è appositamente studiata per muoversi sempre in una sola direzione, indipendentemente dall’alternanza del flusso di aria.
La tecnologia è oggi tra le più sfruttate in tutto il mondo, particolarmente in quelle
zone in cui si ha una buona concentrazione dell’energia delle onde: le coste occidentali dell’Europa e degli Stati Uniti e quelle della Nuova Zelanda e del Giappone; nuovi
impianti sono in costruzione anche in Cina e in India. In Giappone e in Australia/Nuova Zelanda, in particolare, sono stati sviluppati due particolari sistemi OWC: si tratta,
rispettivamente, del Mighty Whale (un sistema OWC montato su un’imbarcazione) e
di un OWC adatto ai fondali profondi, prodotto recente della australiana Energetech.
141
Il LIMPET è un dispositivo OWC tradizionale, costruito sugli scogli dell’isola di
Islay (Scozia) ed è stato attivato grazie alla collaborazione tra la Queens University,
l’azienda Wavegen, l’Instituto Superior Técnico del Portogallo e l’Unione Europea.
Il sistema dispone di due turbine, ciascuna capace di guidare un generatore da 250
kW per un totale, nominale, di 500 kW. Almeno un terzo della popolazione di Islay
(c.a. poco più di 1000 abitanti) sfrutta l’energia elettrica prodotta dal LIMPET.
Impianti marini
1. Archimede Wave Swing
Questo progetto consiste in una struttura ancorata al fondo marino nella quale
una camera d’aria è compressa al momento del passaggio dell’onda sopra il sistema e risale quando l’onda è passata.
Nel sistema commerciale previsto si dovrebbe avere una potenza di 2 MW, con
una struttura (completamente sommersa) alta 30 metri e 10 metri di diametro.
A marzo 2004 l’americana Ocean Power Technologies, che sta mettendo a punto un sistema simile, ha annunciato la realizzazione di un impianto pilota al largo
delle coste Spagnole.
2. Pelamis
Una diversa tecnologia che utilizza il moto ondoso sfrutta l’ampiezza dell’onda
ed è basata su una struttura semisommersa che grazie al movimento dettato
dalle onde agisce su dei pistoni idraulici per azionare dei generatori. In genere la
singola struttura è composta da 5 elementi congiunti, ha un diametro di 3,5 m
ed è lungo 150 metri, la potenza è di 750 kW. Particolare dello snodo, i materiali
devono essere resistenti all’azione corrosiva dell’acqua di mare e sono previsti
accessi alla struttura per eventuali interventi di manutenzione e/o riparazione.
Particolare del pistone idraulico, una pompa ad olio ad alta pressione aziona dei
motori idraulici accoppiati al generatore
3. WEC ( Wave Energy Converter)
Consiste in una boa accoppiata direttamente ad una rotore di un generatore
tramite una corda. La tensione della corda è mantenuta con un molla che tira in
basso il rotore. Quest’ultimo si muove in direzione verticale ad una velocità che
è approssimativamente quella di un’onda. Il generatore produce energia elettrica
quando l’ampiezza la velocità dell’onda è bassa. Per un piccolo sistema WEC di
potenza 10-20 kW, la boa ha un diametro dai 3 ai 5 metri, a seconda del regime delle onde. Il peso della boa varia da poche centinaia di chili alla tonnellata,
a seconda della grandezza e dei materiali. La corda viene fabbricata in materiale
sintetico con una copertura opzionale per la manutenzione. Il generatore viene
rinchiuso in un contenitore di acciaio e cemento.
142
Le correnti e le maree
L’energia, proveniente dalle correnti di marea, è una tra le più interessanti ed inesplorate fonti di energia rinnovabili. Si pensi che nella sola Europa la disponibilità
di questo tipo di energia è pari a circa 75 GigaWatts.
143
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• Henry Chesbrough, Open. Modelli di business per l’innovazione - Egea 2008
• Jared Diamond, Collasso - Einaudi Editore 2007
• Roberto Lorusso - Nello De Padova, DePILiamoci. Liberarsi del PIL superfluo e vivere felici
Editori Riuniti 2007
• Paul Hawken - Amory Lovins - L. H. Lovins, Capitalismo Naturale.
La prossima rivoluzione industriale Edizioni Ambiente 2007
• Hermann Scheer, Autonomia energetica. Ecologia, tecnologia e sociologia delle risorse rinnovabili
Edizioni Ambiente 2006
• Jeremy Legget, Fine corsa. Sopravviverà la specie umana alla fine del petrolio?
Einaudi Editore 2006
• Ivan illich, Elogio della bicicletta - Bollati Boringhieri 2006
• Paolo Cacciari, Pensare la decrescita: sostenibilità ed equità - Edizioni Intra Moenia 2006
• Manitonquat (Medicine Story), Changing the world - Story Stone Publications 2006
• Comunità Montana Tirano, Linee guida alla sostenibilità ambientale - Tirano 2006
• Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie. Breve storia degli ultimi tredicimila anni
Einaudi Editore 2006
• Jeremy Rifkin, Entropie - Baldini Castoldi Dalai 2005
• G.F. Bologna, Manuale della sostenibilità - Edizioni Ambiente 2005
• Yann A. Bertrand, 365 gesti per salvare il pianeta - Touring Editore 2005
• Maurizio Pallante, La decrescita felice - Editori Riuniti 2005
• Marie Luise Kreuter, Orto e giardino biologico - Giunti Editore 2005
• Federico M. Bufera, Dalla caverna alla casa ecologica. Storia del comfort e dell’energia
Edizioni Ambiente 2004
• Vandana Shiva, Le guerre dell’acqua - Feltrinelli 2004
• L. Guadagnucci - F. Gavelli, La crisi di crescita. Le prospettive del commercio equo e solidale
Feltrinelli 2004
• AAVV,Termometro terra. Il mutamento climatico visto da scienza, etica e politica - EMI 2004
• Karl Ernst Lotz, La casa bioecologica - Editrice AAM Terra Nuova 2003
• Muhammad Yunus, Il banchiere dei poveri - Feltrinelli 2003
148
• P.P. Grande - A. Masulli, Energia verde per un paese rinnovabile - Franco Muzzio ed. 2003
• Giacomo Korn, Uso razionale dell’energia nella casa. Risparmio energetico, comfort e sicurezza
Franco Muzio ed. 2003
• Jeremy Rifkin, Economia all’idrogeno. La creazione del Worldwide Energy Web e la redistribuzione
del potere sulla terra - Mondadori 2003
• Yann A. Bertrand, 366 giorni per riflettere sulla terra - Edizioni White star 2003
• Duccio Canestrini, Andare a quel paese.Vademecum del turista responsabile - Feltrinelli 2003
• P. Ingrao - A. Zanotelli, Non ci sto! Appunti per un mondo migliore - Manni 2003
• Karl-Henrik Robèrt,The Natural Step Story - New Society Publisher 2002
• N. Chambers - C. Simmons - M.Wackernagel, Manuale delle Impronte Ecologiche.
Principi, applicazioni, esempi - Edizioni Ambiente 2002
• Gino Girolomoni, Alce nero grida. L’agricoltura biologica, una sfida culturale - Jaca Book 2002
• Riccardo Petrella, Il manifesto dell’acqua. Il diritto alla vita per tutti - EGA 2001
• Massimo Acanfora, Fa la cosa giusta! Guida pratico al consumo critico e agli stili di vita sostenibili
a Milano e in Lombardia - Edizioni Terre di Mezzo 2001
• AA.VV., La guerra al vivente. Organismi geneticamente modificati e altre mistificazioni scientifiche
Bollati Boringhieri 2001
• Lynda Brown,Vivere biologico - Mondadori 2000
• Antonella Valer, Bilanci di Giustizia - EMI 2000
• Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Lettera a un consumatore del nord - EMI 2000
• Marinella Correggia, Manuale pratico di ecologia quotidiana - Mondadori 2000
• Francesco Gesualdi, Manuale per un consumo responsabile - Feltrinelli 1999
• Enzo Tiezzi - Nadia Marchettini, Che cos’è lo sviluppo sostenibile - Donzelli editore 1999
• Venetia Villani, La cucina biologica - Mondadori 1999
Internet
In cucina
www.inran.it
www.sinu.it
www.adiconsum.it
www.altroconsumo.it
www.acquistiverdi.it
www.amab.it
www.salvalacqua.it
www.h2ouse.net
www.portatoridacqua.it
www.acquabenecomune.org
http://it.wikipedia.org/wiki/Classe_di_consumo_energetico
www.ecorec.it/pag-olio.html
www.biodizionario.it
www.gas-cambio.it
www.retegas.org
www.altromercato.it
www.ortidipace.org
www.bioagricert.org
149
In bagno
www.saicosatispalmi.org
www.biodetersivi.altervista.org
Camera da letto
www.vigilfuoconemi.it/sostanze_pericolose.
html
www.anab.it
www.bioarchitettura.it
www.fsc-italia.it
Diagnosi,
riqualificazione
energetica
e certificazione
www.magis.it
www.coopi.org
www.bancoinformatico.com
www.riducimballi.it
www.secam.net
www.impattozero.it
www.compost.it
www.osservatorionazionalerifiuti.it
www.rifiutilab.it
www.rifiutinforma.it
www.saige.it
www.agenziaentrate.it
www.agenziacasaclima.it
www.cened.it
www.archibio.com
www.autorita.energia.it
www.gsel.it
www.paea.it
www.enerbuilding.eu
www.casarinnovabile.it
www.anab.it
www.la220.it
www.enea.it/com/web/pubblicazioni/opuscoli.html
www.multiutility.it
www.costruire-bene.ch
www.ilportaledelsole.it
www.isesitalia.it
Mobilità
Vari
Rifiuti
www.cittapossibile.org
www.eco-drive.ch
www.ecomobile.it
www.piedibus.it
www.ilikebike.org
www.viaggioeconomico.org
www.move-forum.net
www.icscarsharing.it
www.fiab-onlus.it
www.aitr.org
www.morbegno2020.it
www.thenaturalstep.org
www.beyond-gdp.eu/
www.benessereinternolordo.net
www.icea.info
www.cambieresti.net
w
www.bilancidigiustizia.it
www.altreconomia.it
www.comunivirtuosi.org
www.viviconstile.org
www.wwf.it
www.legambiente.it
www.it.wikipedia.org/wiki/La_storia_delle_cose
www.fee-international.org
www.unep.org
www.bancaetica.com
www.enalterna.org
150
i tuoi appunti...
i tuoi appunti...
Si ringraziano quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo libro:
gli alunni e gli insegnanti della Scuola Elementare “P. Lioy” di Lapio di Arcugnano, coloro che
hanno provato per primi “la scuola sostenibile” • Marina Rossi, straordinaria cantastorie e
affabulatrice vicentina, autrice della sezione favole di Moscardino • Benedetta Pasetto, artista
e disegnatrice, curatrice dei disegni introduttivi ai capitoli • Irene Bartoli, curatrice dei disegni •
Agnese Carlan, Fattoria Didattica Biologica di Castegnero • Andrea Mercusa e Davide Lanzoni,
i tecnici sul comportamento energetico dell’edificio • Banca Etica, in particolare Marco Bianchi
per i testi da pag. 116 a pag. 140 • gli assessori del Comune di Vicenza, Umberto Lago, Alessandra Moretti e Antonio Marco Dalla Pozza • Silvano Golin,Teresa Leodari e Roberto Scalco,
responsabili di settori comunali • Aldo Campesan, consigliere d’amministrazione di AIM Vicenfficcio comunicazione AIM Vicenza SpA; Ruggero Caza SpA, Silvio Scacco e Natascha Baratto, Uffi
Mariste Dalla Costa, dirigenti e collaboratori delle
solin, Lorenzo Altissimo, Giovanni Bozzo e Maristella
varie società di scopo di AIM Vicenza SpA • Studio B
Brand per l’impaginazione • Legambiente
te
cci ha affiancato con la sua esperienza
di Vicenza, da tempo impegnata suu queste tematiche,
apprezzando il lavoro presso laa scuola di Lapio e rilasciand
rilasciando un certificato di riconoscimento.
Questa pubblicazione è un’iniziativa di
AIM Vicenza SpA, Contrà Pedemura S. Biagio 72,Vicenza.
Stampato in Safigraf Srl,Via Lago Maggiore 19, Z.I. Schio,Vicenza.
Insieme si può
Viaggio ve
verso la sostenibilità ambientale e sociale
Vivere nell’era del digitale, della comunicazione globale,
non significa solo inventare e realizzare cose nuove. Bisogna invece avere la saggia capacità di utilizzare e rielaborare quello che già c’è. Ho ritenuto di mettere a frutto
i cinque anni di ricerche e studi sulla sostenibilità, compreso un biennio di specializzazione presso l’Università di
Cambridge (Inghilterra), ordinando le molte conoscenze
acquisite per condividerle e svilupparle ulteriormente.
Pensando al futuro, mi è sembrato fondamentale rivolgermi in prima battuta ai cittadini di domani, rendendoli
consapevoli del mondo in cui viviamo, fornendo loro i rudimenti per affrontare il tema della sostenibilità. Fare propria questa idea, avere gli strumenti adatti per tradurla
nella vita di tutti i giorni, significa possedere un prezioso
e indispensabile salvagente per affrontare la nostra realtà,
spinta da un turbinio di mutamenti talvolta irreversibili.
Nell’elaborare questo vademecum della sostenibilità, ho
fatto anche tesoro dell’esperienza, diretta e quindi preziosa, condotta sul “campo” con gli alunni della scuola
elementare frequentata dai miei due figli. Così è nato “Insieme si può”: un viaggio verso la sostenibilità, per una
condivisione di conoscenze e di esperienze, anche economicamente interessanti, che diano una mano al mondo
e al suo futuro, un po’ più verde e un po’ più pulito.
David K. Lind, di origine irlandese, abita a Vicenza da 10 anni ed è consulente per la sostenibilità di aziende pubbliche e private. Membro del Consiglio e Senior Advisor di The Natural Step,
lavora con importanti organismi del settore pubblico e imprenditoriale nell’ambito di strategie
più sostenibili. Queste strategie si traducono poi in nuovi prodotti e servizi economicamente
vantaggiosi, rispettosi dell’ambiente e socialmente equi.
copia fuori commercio - VIETATA LA VENDITA
David K. Lind
www.thenaturalstep.org
[email protected]
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Insieme si può