OSSERVAZIONI – EMENDAMENTI PIANO REGIONALE 2015-2020
Le condizioni e le situazioni che si sono modificate nel tempo o che si modificheranno non devono essere
un vincolo per la realizzazione degli obiettivi richiesti dall’Europa e dai limiti del nostro Pianeta.
Chi governa ha il DOVERE di adeguare i piani e le azioni in funzione e in prospettiva delle evoluzioni
prevedibili o meno, questo anche in accordo con quanto previsto dall’art 29 della direttiva 208/98/CE, che
chiede di: dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione di rifiuti.
Solo attraverso lo sviluppo di strategie integrate è possibile generare un reale cambiamento di
comportamento, un approccio che vada oltre la sola comunicazione (promotion), riconoscendo la
necessità di individuare i benefici che il prodotto (comportamento) è in grado di promettere, gli eventuali
oggetti tangibili o servizi che si possono offrire, il costo richiesto per l’adesione al comportamento e le
modalità con cui renderlo facilmente accessibile.
CAPITOLO 7
“7.1.1, pag84, Il concetto di prevenzione della produzione degli imballaggi è complesso ed articolato e non può essere
risolto semplicemente con la riduzione del peso dei singoli imballaggi.” La normativa comunitaria chiede la
RIDUZIONE; si chiede pertanto di modificare in: “Il concetto di prevenzione della produzione degli
imballaggi è complesso ed articolato; la riduzione del peso dei singoli imballaggi contribuisce a questo
risultato.”
“L’aumento della domanda e quindi della produzione di imballaggi, dovuti a vari fattori quali lo sviluppo, soprattutto nei
contesti urbani, della terziarizzazione, l’affermarsi sul mercato della Grande Distribuzione Organizzata (GDO) a scapito
del commercio di prossimità ed in generale il cambiamento degli stili di vita, ha determinano un aumento complessivo dei
rifiuti di imballaggio prodotti
Pertanto è indispensabile attuare politiche di gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio in grado di agire sia sulle
fasi produttive, limitando il sovradimensionamento dell’imballaggio ("overpackaging") e favorendo, nella produzione degli
stessi, l’utilizzo di materiali facilmente riciclabili, sia sulle fasi di consumo, incentivando l’acquisto di prodotti confezionati
con imballaggi se possibile direttamente riutilizzabili e comunque a ridotto impatto ambientale . L’aumento degli
acquisiti o della modalità di acquisto non è necessariamente legato ad un aumento della produzione di
rifiuti. La struttura che governa deve essere in grado di organizzarsi e adeguarsi anche ai cambiamenti degli
stili di vita al fine di governare il cambiamento. Compito di questo Piano è dare direttive operative chiare e
definite da seguire, al fine di ridurre la produzione di rifiuti analizzando preventivamente il contesto.
“7.1.2, pag85, Il concetto di prevenzione della produzione dei rifiuti è stato recepito a livello nazionale con il
d.lgs. n. 152/2006. In particolare, il comma 1 dell’art. 179 stabilisce che “le pubbliche amministrazioni
perseguono iniziative dirette a favorire prioritariamente la prevenzione e la riduzione della produzione e della
nocività dei rifiuti mediante:lo sviluppo di tecnologie pulite, che permettano un uso più razionale ed un
maggiore risparmio delle risorse naturali;….”
Qualsiasi modalità di smaltimento dei rifiuti ha impatti sull’ambiente e di conseguenza sulla salute umana.
Su questo punto, potremmo riportare molteplici studi sia sull’utilizzo spropositato della materia che sulla
nocività degli inceneritori, ma ci limitiamo a citare lo studio dell’ARPA sulla popolazione che vive nei pressi
dell’inceneritore di Vercelli: http://www.arpa.piemonte.it/news/concluso-lo-studio-epidemiologico-arpasullinceneritore-di-vercelli. Questi dati sono una delle tante conferme di quanto sia PRIORITARIA una
posizione più incisiva in materia di rifiuti con azioni concrete finalizzate alla riduzione e all’aumento e
miglioramento della RD.
“7.2, pag89, Tali azioni raramente sono state monitorate e pertanto risulta quasi impossibile valutarne
l’oggettiva efficacia. Lo scenario è destinato a cambiare in quanto il d.lgs. n. 152/2006 prevede l’adozione,
da parte delle Regioni, nell’ambito dei Piani regionali di gestione dei rifiuti, di misure atte alla riduzione
delle quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti.”
Questo passaggio è molto importante perché richiede l’esplicitazione formale de:
1.
le effettivei misure atte alla riduzione delle quantità, dei volumi e della pericolosità dei rifiuti che la
nostra Regione applicherà realmente o richiederà di applicare/realizzare
2.
la definizione di modalità, meccanismi, strumenti e tempistiche di monitoraggio che risultano,
proprio alla luce di quanto sopra citato (impossibilità di valutare l’effettiva efficacia di un’azione),
INDISPENSABILI e PRIORITARI.
“7.3, pag 90, Tali campagne possono essere svolte tramite la realizzazione di opuscoli, manifesti, locandine,
invio di lettere alle famiglie…”.
La redemption di qualsiasi campagna realizzata con mailing a domicilio è bassissima (ca 5%); oltre a NON
essere un canale efficace comporta altresì la produzione di RIFIUTI che, anche nelle modalità di
comunicazione della Regione verso i cittadini, dobbiamo ridurre. Si richiede pertanto l’eliminazione di questa
attività dal Piano e la sostituzione con canali alternativi meno dispendiosi in termini ambientali ed
economici (oltre che più efficaci). –email, sms, sito internet, corsi formazione, sessioni e-learning,etc
“7.4.3, pag94, Il sistema di vendita sfusa non comporta, per il punto vendita, un aumento dei costi rispetto
alla distribuzione con imballaggi a perdere.” Al contrario. Al fine di incentivare la diffusione dei prodotti sfusi
e la relativa riduzione dei rifiuti prodotti e dei relativi impatti, si richiede alla Regione l’applicazione di una
riduzione per il calcolo della tariffa rifiuti per i metri quadri della parte del negozio a questo destinata
“7.4.6, pag101” Riflessioni generali su questo punto sono:
1.
invitare ogni comune della cintura, ad iniziare una fase test di compostiera comunale. Si potrebbe
legare al paragrafo 7.4.4 e introdurre l’utilizzo di posate compostabili che saranno smaltite completamente
all’interno della compostiera comunale. La fase successiva sarà aumentare il numero delle compostiere e
coinvolgere gradualmente la popolazione del comune. La riduzione dei costi annuali può arrivare ad un
20/30% del piano finanziario totale rifiuti (stima media impatto umido)
2.
in tutti i progetti di recupero cibo esiste il problema che vengono utilizzati contenitori usa e getta; è
pertanto importante che la Regione:
a) permetta alle Associazioni/organizzazioni di consegnare il cibo direttamente nei contenitori degli
utenti
b) fornisca contenitori compostabili
Al momento, la riduzione del rifiuto organico genera altro rifiuto (contenitore)
CAPITOLO 8
“da 8.1 a 8.1.3, pag108 a 113”
La gestione dei rifiuti è caratterizzata da una varietà di elementi complessi che si relazionano fra loro in un
contesto normativo e regolamentare molto articolato e in continua evoluzione.
Siamo di fronte a un sistema complesso da descrivere e da governare, che necessita di una visione
strategica e di scelte in grado di favorire cambiamenti e soluzioni che proiettino il nostro territorio in una
prospettiva di sostenibilità compiuta e non soltanto auspicata.
Con la direttiva Ue 98/2008 l’Europa ha aggiornato la propria visione in tema di rifiuti, prevedendo
esplicitamente una piena integrazione della prevenzione nella più ampia cornice della loro gestione.
È stato anche sancito l’obbligo, entro il 12 dicembre 2013, dell’adozione di programmi di prevenzione dei
rifiuti, che devono fissare gli obiettivi, descrivere le misure previste, e stabilire i parametri qualitativi e
quantitativi per il monitoraggio dell’efficacia del programma.
Tutto questo nel nostro Piano non c’è, oppure è molto generico.
Si richiede alla Regione di adempiere a queste esplicite direttive comunitarie per i fini ampiamente citati
in precedenza e anche per non far gravare sui cittadini un’inadempienza che spesso si traduce anche in
impatti economici rilevanti (oltre a quelli già sostenuti nell’ordinario). Si cita, ad esempio, la recente
sentenza dove la Corte di Giustizia Europea condanna l'Italia al pagamento di una multa da 20 milioni di
euro per violazione delle norme comunitarie in Campania, regione storica piagata dall'emergenza rifiuti
(16 luglio 2015)
Il primo dei 18 criteri che la Commissione europea (Screening of waste management performance of EU
Members States, 2 luglio 2012) utilizza per valutare la gestione dei rifiuti negli Stati membri è il livello di
dissociazione tra la produzione di rifiuti urbani e la spesa finale per i consumi sostenuta dalle famiglie. Il
de-coupling o dissociazione si verifica quando in un dato periodo il tasso di crescita della pressione
ambientale (ad esempio la produzione di rifiuti) è inferiore a quello del flusso economico (ad esempio il Pil o
i consumi delle famiglie). Nella figura vengono rappresentate le situazioni di dissociazione assoluta (il flusso
economico ha un tasso di crescita positivo e contemporaneamente la pressione ambientale è stabile o in
diminuzione) e relativa (aumento dell’indicatore di pressione ambientale, ma in misura inferiore alla crescita
dell’indicatore di crescita economica). Nel primo caso la crescita economica si accompagna a una
diminuzione degli impatti, nel secondo gli impatti aumentano comunque a un ritmo inferiore alla crescita.
A osservare la crescita della produzione dei rifiuti in Europa e in Italia come se fosse un fenomeno biologico,
parrebbe, dalla registrazione degli ultimi anni, che sia terminata la fase di crescita esponenziale, iniziata
dagli anni Sessanta del secolo scorso e che sia iniziata una fase di crescita logaritmica, se non addirittura di
decrescita (tabella che segue).
Il rallentamento o la decrescita sono imputabili principalmente a fenomeni di carattere economico, ma in
alcune aree dell’Europa, e anche dell’Italia, il fenomeno è invece ascrivibile a un’attenta pianificazione, da
parte degli amministratori, della gestione dei rifiuti.
In pratica, la prevenzione auspicata dall’articolo 4 della direttiva 2008/98 e la dissociazione tra crescita
economica e produzione di rifiuti, richiesta dalla strategia tematica sull’uso sostenibile delle risorse naturali,
ispirata a sua volta dal Sesto programma a favore dell’ambiente, ha trovato evidenza.
“8.1.4, pag114 Esaminata la serie storica di produzione dei rifiuti urbani negli ultimi anni dalla quale, come
riportato nel paragrafo 8.1.2, non è possibile effettuare stime attendibili sui quantitativi prodotti
nel medio-lungo periodo” Non sono richieste stime sulla produzione inerziale di rifiuti, ma di una visione
strategica e di scelte in grado di favorire cambiamenti e soluzioni che proiettino il nostro territorio in una
prospettiva di sostenibilità compiuta e non soltanto auspicata.
Come richiesto anche con la direttiva Ue 98/2008, chiediamo di esplicitare in questo Piano l’adozione di
programmi di prevenzione dei rifiuti, che devono fissare gli obiettivi, descrivere le misure previste, e
stabilire i parametri qualitativi e quantitativi per il monitoraggio dell’efficacia del programma.
Se è vero che è difficile fare stime sull’andamento generale è altrettanto vero che con azioni mirate è
doveroso oltre che possibile porsi degli obiettivi da raggiungere.
“8.1.4, pag114 e 115_elaborazione di un coefficiente produttivo utenze domestiche” Non è chiaro come
viene calcolato questo coefficiente.
In molti consorzi della nostra Regione, è sempre stato applicato un metodo di tariffazione PRESUNTIVO e
non PUNTUALE.
Sul piano finanziario totale, ogni comune decideva tramite delibera la quota da attribuire al DOMESTICO e
al NON DOMESTICO. La differenza tra i diversi comuni è notevole perché passiamo, a seconda della
situazione territoriale/politica/organizzativa/etc dall’80% al 50% ca. Questa differenza è soltanto legata ad
una scelta politica non riconducibile direttamente all’effettiva produzione di rifiuti. Come viene/verrà
calcolato questo coefficiente?
“8.1.5.1, pag118, Si è quindi simulata la riduzione della produzione dei rifiuti urbani dovuta all’estensione di
talesistema di raccolta su comuni serviti mediante sistema stradale….Il quantitativo teorico di riduzione dei
rifiuti urbani è quantificabile in 66.000 t/a, corrispondenti al 3,2% in termini di rifiuti prodotti nel 2012. Tale
percentuale di riduzione si ritiene sia applicabile anche al quantitativo di rifiuto urbano stimato al 2020
(espresso in termini di rifiuto pro capite).
Riteniamo che le azioni e gli obiettivi finalizzati all’aumento della % di RD debbano essere trasversali e
CONTINUI; con differenti strategie di azione a seconda del contesto (stradale o domiciliare).
Si richiede in visualizzazione l’analisi a supposto della stima sopra citata.
Di seguito due HP di aumento della differenziata:
1.
estendendo la differenziata al 50% degli abitanti ancora con stradale
2.
aumentando al 65% la RD nei contri dove esiste già la domiciliare
Emerge che i maggiori risultati si otterrebbero aumentando al 65% la RD nei centri dove già presente la
domiciliare (+7% vs 2012).
Portare il 50% degli attuali ancora in stradale sulla domiciliare porterebbe un aumento della %RD di +3% vs
2012.
Le due azioni congiunte, porterebbero un +10% di RD vs 2012.
Pertanto, si ritiene prioritaria l’azione di aumento e miglioramento della RD sul cluster già domiciliato e in
aggiunta il progressivo passaggio dalla stradale alla domiciliare nei centri identificati.
HP AUMENTO RD: sia da stradale che raggiungere 65%
Tabelle da pag 125
Non sono specificati correttamente e completamente le azioni e le modalità con cui si voglio realizzare gli
obiettivi prefissati. Si richiede la compilazione di un piano operativo completo:
ABSTRACT PIANO REGIONALE RIFIUTI 2015-2020
Referente:
Chi sono i referenti? Assessore Regionale/città metropolitana/comunali
Ambiente?
Descrizione:
La disciplina comunitaria prevede che gli Stati membri disciplinino la
gestione dei rifiuti attraverso una specifica pianificazione basata sugli
indirizzi della direttiva quadro 2008/98/CE. Si rende pertanto
necessario inquadrare sinteticamente il Piano regionale di gestione dei
rifiuti urbani nell’ambito del più ampio sistema normativo entro il quale
il medesimo si colloca, partendo proprio dal livello comunitario da cui
discendono a cascata gli ulteriori interventi normativi nazionali e
regionali.
Obiettivi generali
Ambiti di azione
- RIDUZIONE RIFIUTI REGIONE PIEMONTE DEL XX% ENTRO IL 2020
- AUMENTO RD REGIONE PIEMONTE A 65% AL 2020
- MIGLIORARE QUALITA' RD CON SOVVALLI MAX DEL X%
1- GDO/GDS
2- PROVINCE E COMUNI
3- STUDI DI CATEGORIA produzione media rifiuti e applicazione
pratiche di riduzione
Modalità di attuazione:
1 e 2 GDO/GDS e ENTI: Analisi del contesto, raccolta delle
informazioni, completamento delle informazioni, implementazione di
un documento programmatico operativo, condivisione con Associazioni
e enti coinvolti e interessati, deployment delle
attività/azioni/delibere/modalità raccolte al fine di trasferire le best
practice e incentivare la spinta motivazionale negli ambiti ancora statici
con l'obiettico di rendere omogenea la situazione sul territorio e di
raggiungere gli obiettivi comuni.
3 REALIZZAZIONE DI STUDI DI CATEGORIA: identificare una
quantità media di rifiuti per categoria, realizzata anche tramite
benchmark europeo. Introdurre un monitoraggio puntuale per
categoria o per attività al fine di premiare con una riduzione sulla
tariffa e attibuire un certificato "green" per le attività/categorie al di
sotto della media italiana e europea.
Tempi di attuazione:
Definizione operativa del progetto e condivisione con Associazioni e
entri entro 31 dicembre 2015
Strumenti:
-portale internet con RACCOLTA DATI e ELENCO ATTIVITA o COMUNI
con certificato "green" per categoria.
- Eventi FORMAZIONE con categorie o cittadini
- creazione e rilascio software per autodiagnosi e analisi sia DOM che
NON DOM e piano attività prioritarie da attuare per il raggiungimento
degli obiettivi; link e referenti attività
- certificati da assegnare alle categorie
- CONSULENZA: Ricerca di mercato interna o appaltata per bench
nazionale/europeo per categorie/attività
- stage di RICERCA riconosciuti: permettere a gioavani con percorso di
studio coerente con le tematiche in oggetto di partecipare con stage
riconosciuti
Criteri, tempi e modi di
verifica
Scelte delle metodologie, tempi e modalità di svolgimento del
progetto da definire e condividere entro 30 novembre 2015
Pubblicizzazione dei risultati
Il monitoraggio dei risultati sulle attività e sui dati quantitativi dvrà
essere aggiornato con cadenza trimestrale; si ipotizza il rilascio di una
sezione ad hoc sul portale generale in cui ogni
attività/categoria/ente/GDO/etc si possa autenticare ed effettuale in
self caring l'aggiornamento
Collegamenti con altre scuole
aderenti al progetto
eventuali scuole che aderiscono al progetto e devono essere
menzionate nella stesura dello stesso. affinché il progetto sia valido ed
efficace dal punto di vista formativo deve avere una ricaduta positiva
sulla didattica curriculare.
Collaborazioni esterne
la tematica del progetto può essere ampliata e approfondita con la
collaborazione di figure professionali esterne all'ente oppure potrà
essere previsto un OSSERVATORIO REGIONALE con la partecipazione
di rappresentanti politici, delle Associazioni di cittadini e delle
categorie.
BUDGET
FORECAST
definire un BDG a disposizione (a seguire un piano finanziario che
tenga conto dei ritorni sia in termini di costi che di risparmio da minor
costi di smaltimento o aumento dei ritorni CONAI)
Si dovrà prevedere un forecast semestrale