primacop 20-09-2004 17:45 Pagina 1 Via Narni, 29 - 00181 Roma - Mensile di informazione - Anno LIII - N° 2 Febbraio 2004 Sped. in Abbon. Post. Art. 2 Comma 20/c - Legge 662/96 - Filiale di Roma - Una copia € 0,77 2ª di COPERTINA feb 04 20-09-2004 17:47 Pagina 1 SOMMARIO NEL SEGNO DEL SANGUE Mensile della Unio Sanguis Christi dei Missionari del Preziosissimo Sangue Anno LIII - N°2 Febbraio 2004 Direttore Responsabile: Michele Colagiovanni, cpps Redattori: Alberto Rinaldi, direttore USC Benedetto Labate Giuseppa Rotolo Maria Damiano Grafica: Elena Castiglione EDITORIALE Profanato il volo. di Michele Colagiovanni SPIRITUALITÀ Preghiamo insieme... di Louis La Favia Gandhi e la forza della verità di Maria Damiano ATTUALITÀ Gli invisibili... diamo voce al loro silenzio di Angela Guarino Pensiamoci bene... di Giuseppa Rotolo NON POSSO NON DEBBO NON VOGLIO CRONACA Il corpo di san Gaspare a Firenze di Massimiliano Orsini LA PAROLA DEL PAPA CHIESA ED EUCARISTIA (6) INCONTRO DI PREGHIERA Cristo eucaristia mistero di riconciliazione... di Alberto Rinaldi Foto: 33, 34, 37, 38, 39, 45, 50, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59,60, 61 Archivio USC: 35, 36, 40, 42, 43, 44, 51, 52, CATECHESI PER GRUPPI DI PREGHIERA U.S.C. Riconciliati per riconciliare a cura di Tullio Veglianti USC GIOVANI Chi cerca trova di Govanni Cenci Stampa e fotocomposizione Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A. Viale Enrico Ortolani, 149/151 00125 Zona Industriale di Acilia - Roma Tel. 06/52169299 (multilinea con r.a.) Direzione e Redazione 00181 Roma - Via Narni, 29 Tel. e Fax: 06/78.87.037 e-mail: [email protected] http://www.SanGaspareDelBufalo.pcn.net Autorizzazione Trib. Roma n. 229/84 in data 8-6-1984. Iscriz. Registro Naz. della Stampa (Legge 8-8-1981, n. 416, Art. 11) al n. 2704, vol. 28, foglio 25, in data 27-11-1989 Abbonamento annuo ordinario: € 7,50 sostenitore: € 12,91 estero: $ 20,00 C.C.P. n. 391003 Finito di stampare nel mese di febbraio 2004 Questa rivista è iscritta all’Associazione Stampa Periodica Italiana TESTIMONIANZE Il senso del dolore... di Paola Rossi Di Giovanni UMORISMO Il lato comico di Comik 33 35 54 38 56 40 42 44 45 49 51 53 60 La copertina di questo mese ha un’intenzione decisamente persuasiva da parte nostra: esorcizzare dalla mentalità comune l’idea del carnevale come la festa del divertimento senza limiti, la festa della follia e dell’ubriachezza. Certo, non neghiamo che per alcuni che tendono all’esagerazione è così, ma chi non sorriderebbe alla vista di un bambino mascherato e divertito che da vero protagonista pavoneggia la sua figura per le strade della città? Del resto, cosa c’è di male nel consentirsi una volta all’anno di venir fuori dai propri schemi per scimmiottare una realtà che di maschere se ne mette anche di peggiori? Come tutte le cose, la virtù è nel mezzo e se sappiamo utilizzare bene le occasioni che ci vengono offerte per scaricare un po’ la tensione del quotidiano, anche il carnevale assume una valenza positiva, come la festa dell’allegria per eccellenza. Noi della Direzione quest’anno ci mascheriamo da bambini, e voi? febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 33 Nel Segno del Sangue Editoriale 33 Profanato il volo di Michele Colagiovanni S econdo un apologo di don Giuseppe De Luca, chi lascia la propria abitazione, cui è molto affezionato, e si inerpica sulla montagna di fronte, solo in apparenza si stacca dalla propria casa. Giunto in cima può guardare meglio il luogo della propria vita quotidiana: la casa gli appare molto più sua, assai più comprensibile di quando si limitava a viverci dentro, perché ne scorge la relazione con il paesaggio, cioè con gli altri, e con il territorio circostanti. Forse per questa ragione collochiamo Dio “nell’alto dei cieli”, mentre egli ci avvolge e permea. Solo da quella collocazione, che in Dio sarebbe riduttiva, secondo la nostra ancestrale percezione, egli è in grado di vedere il particolare e il totale, nonché le relazioni tra l’uno e l’altro ambito dell’esperienza di ogni giorno. Tra le ancestrali certezze dell’uomo vi fu sempre quella di doversi guardare da pericoli a propria misura. Il nemico o era un uomo, e comportava una attenzione a propria misura, o era un animale che, per quanto gigantesco, come l’elefante, non esigeva che l’uomo guardasse in alto. Si potrebbe addirittura sostenere che il pericolo era tanto più insidioso quanto più venisse dal basso; e non a caso il serpente, che striscia per terra, divenne il simbolo dell’insidia per eccellenza. E come il serpente, anche la tagliola e il trabocchetto, che costringevano a guardar bene dove posare il piede. Se anche un nemico si arrampicava su un albero, l’insidia rimeneva terrestre. Il cielo era escluso dalle località insidiose. C’erano le folgori, è vero. Ma esse apparivano piuttosto cone la manifestazione di una potenza estranea all’uomo: o fine a se stessa, o ammonitrice. Molto raramente le folgori avevano come bersaglio materiale l’uomo. Gli incutevano soggezione. Non potevano dirsi manifestazione d’ira di un qualche dio, a meno che non si volesse attribuirgli una mira scadente. Lanciate da un dio o dalla natura, le saette erano un richiamo metafisico. L’altitudine non solo non risultava profanata, ma ne usciva sublimata. Essa non ha potuto restare immune dalla tabe morale dell’uomo, il quale cominciò con l’arrampicarsi sull’albero e sulle rocce; poi costruì torri febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 34 Editoriale Nel Segno del Sangue 34 d’offesa e di difesa e ne progettò sempre più alte, per potenziare la propria statura e guardare l’avversario dall’alto in basso, e colpirlo da quella direzione inusitata. Le città costruite sui monti raggiunsero altitudini che nessuna torre avrebbe potuto ottenere e all’interno delle città le case gareggiarono a superarsi, seppellendo i campanili, che avrebbero dovuto ricordare colui che “è nei cieli”. Nella ricerca dell’altitudine, tuttavia, predominava il bisogno di sicurezza, piuttosto che dell’aggressione. Con la torre, con una robusta e alta cinta muraria, non si va da nessuna parte: si resta piantati nel luogo dove si sta. Se anche fossero collocate su una vetta altissima, conservano una certa terrestrità e mirano a far sentire l’uomo al riparo da ogni insidia, perché più su di tutto e di tutti. La Torre di Babele, che doveva toccare il cielo, fu iniziata con evidente orgoglio e malcelata aggressività. Un intervento di Dio umiliò la pretesa umana e salvaguardò la sacralità dei cieli. Aurelio Agostino, il santo vescovo di Ippona, sostiene che l’uomo può stare tranquillo solo quando riposa in Dio. Quando egli incideva quelle parole sulla tavoletta di certo il suo pensiero volava in alto e anche tutto l’animo suo. Il pensiero di Agostino volava alto e portava in alto gli ascoltatori. Il sogno dell’uomo fu sempre quello del volo, espresso dal mito di Icaro. Librarsi con il corpo nello spazio, staccare i piedi da terra, condursi a piacimento, qua e là, come gli uccelli. Ma che dico? Qua e là come il pensiero. Ma le ali di penne saldate con la cera, per secoli hanno messo piuttosto in risalto la debolezza dell’uomo, anziché la sua forza. Più che il volo hanno attestato la caduta rovinosa. La debolezza delle ali si è trasferita per secoli alle ambizioni umane, ricondotte a terra dalle leggi della gravità e della caducità. La fragilità delle ali da pochi anni è stata risolta e i cieli sono risultati profanati. L’uomo, una doga dopo l’altra, si è chiuso nella botte della propria violenza, e nella botte della violenza sono finiti anche i cieli. Da alcuni anni l’insidia alla vita quotidiana viene anche dall’alto e è la più terribile. Levare lo sguardo al cielo (il gesto tradizionale di chi cerca il soccorso estremo, quando ogni altro è risultato vano) porta a fissare gli occhi all’aggressione peggiore. Le folgori dell’uomo, a differenza di quelle degli dei, non sono pedagogiche; sono mirate con millimetrica precisione e hanno l’uomo per bersaglio. L’universo è un utero di violenza. Una icona dell’essere umano. Basta guardare una donna con il ventre gonfio. È incinta, o imbottita di tritolo? Poco conta, se pur custodendo un figlio, ha intenzione di educarlo all’odio e di farne un kamikaze. m. c. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 35 Nel Segno del Sangue Spiritualità 35 Preghiamo insieme di Louis La Favia Sia santificato il Tuo Nome Chiedendo “Sia santificato il Tuo Nome”, entriamo nel Disegno di Dio. La santificazione del suo Nome - rivelato a Mosè, poi in Gesù. Infine, è in Gesù che il Nome del Dio Santo ci viene rivelato e donato nella carne, come Salvatore. Prospettiva storica La promessa di Dio della salvezza iniziò nel Paradiso terrestre ed incluse tutta l’umanità. L a storia della salvezza è la grande storia della misericordia e dell’amore del Padre. Essa è iniziata –nel senso di dove si è massimamente rilevata – con la storia del primo vero fallo commesso dall’uomo. Non appena la prima coppia umana ebbe infranto il comando di Dio, avvenne la grande promessa del Salvatore: Io porrò inimicizia incluse tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu gli insedierai il calcagno” (Gen.3:15) – È una promessa universale, estesa senza discriminazione a tutta l’umanità, senza distinzione di razza o di persona; giacché: al “monte – del signore … affluiranno tutte le genti (Is.2:2); e, a promessa effettuata: Uno solo, infatti, è Dio e uno solo mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti (1 Tim.2:5-6). Il Padre avrebbe mandato il suo Figlio per riscattare tutti noi È pienamente il caso di un Padre tradito, ma che estende la sua bontà al traditore, che è sua creatura; giacché questa sua creatura ha bisogno di tutto, e Dio è un padre che possiede ogni cosa. Ma l’attesa sarà lunga: poiché il Salvatore sarà atteso, quindi sarà desiderato. Di conseguenza, vi saranno, nel frat- L’inferno di Dante tempo, lacrime e sangue, dà un carattere teologico dolori e morte, d’ogni a tutta la storia umana genere (“tu le insedierai il calcagno”): e l’uccisione d’Abele, lo sterminio del diluvio, il popolo di Dio errante nel deserto, la deportazione in Babilonia, la dominazione romana, la disgregazione dell’autorità sinagogale, ecc. Quello che molti anni più tardi, farà Dante nel suo Inferno, col trasmetterci teologicamente – in tragica sintesi – la storia intera dell’umanità, immaginando simbolicamente una statua gigantesca (come nella visione di Daniele) che, lacrimando e sanguinando, formerà due fiumi infernali, proprio quelli che costituiranno l’orrenda pena dei dannati: è il sangue di milioni d’innocenti, sono le lacrime di inaudite sofferenze, che puniscono individui ed istituzioni che ne sono state la causa. Ma la salvezza verrà, perché Dio non inganna: “Quan- febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 36 Spiritualità Nel Segno del Sangue 36 do venne la pienezza del tempo, inviò il proprio Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a “figli” (Gal. 4,4-5); e, in 1 Gv.4,9, specificando le ragioni in radice: “Dio ha mandato il suo unico Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui”. Dio mantiene le sue promesse. Dio mandò il suo Figlio perché di Dio misericordioso, noi potessimo avere la vita per Èchel’intervento manderà il figlio suo unigenito – mezzo di lui ripetendo la dolorosa storia di Abramo con il figlio Isacco – verso Gerusalemme fino al Calvario, per cancellare le conseguenze del primo fallo. È precisamente il vangelo di Matteo e di Luca, che partono da Nazaret, dalla Galilea verso la Giudea, in continua ascesa verso la città santa fino al finale. Perché quello era lo scopo del Padre, accettato dal Figlio, con la cooperazione dello Spirito di Dio ( è praticamente l’Isacco di Abramo, che dovrà portare lo strumento del suo sacrificio sul monte). Inizierà, da parte del Figlio, per riparare la prima colpa dell’uomo, Padre, la necessità commessa ai primordi della storia, e condurci della riparazione; e, alla salvezza:”Con lui Dio ha dato vita anche a da parte del Figlio, voi, che eravate morti per i vostri peccati e per l’obbligazione dell’incirconcisione della vostra carne, perdonandol’impegno, assunto ci tutti i peccati, annullando il documento scritto liberamente con adel nostro debito, le cui condizioni ci erano sfamore e per amore: vorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodando“Era necessario che lo alla croce”(Col.2:13-15). egli si recasse a Ed ampliando le parole di Paolo, il papa, Gerusalemme e molto soffrisse da Leone il Grande, ne darà una parte degli anziani, dei gran sacerdelucidazione, spiegando vividadoti e degli scribi, e fosse ucciso” mente: “Ogni credente, in qualsiasi l Salvatore (Mt.16:21). Matteo, negli ultimi parte del mondo, viene rigenerato capitoli del suo vangelo, lo ripein Cristo, rompe i legami con la divenne terà tre volte, per sottolineare la colpa d’origine e diventa uomo Figlio dell’Uomo nuovo con una seconda nascita. necessità del sacrificio (Mt.17:22; 20:18-19); ugualmente tre volte Ormai non appartiene più alla perchè noi sarà ripetuto in Luca (coincidenza discendenza del padre secondo la potessimo mirabile!) per sottolinearne l’obcarne, ma alla generazione del Salbligazione dell’impegno da parte diventare vatore che si è fatto figlio dell’uodel Figlio: ”il Figlio dell’uomo mo perché noi potessimo divenire Figlio di Dio doveva esser dato nelle mani dei figli di Dio”. peccatori e crocefisso (Lc.24:7; v. Precisamente così, è stata veduta la Lc.17:25 e 22:37). storia dell’uomo - fin dalle origini, L’ascesa al Calvario, la storia di ogni nazione, come nel corso dei secoli, e nel futuro –dai Padri di ogni razza, di ogni popolo che vive in questa della Chiesa, dagli scrittori ecclesiastici, dai letterra, certo anche la storia di ciascuno di noi, terati e dagli artisti. Essi ci hanno trasmesso, a perché ognuno deve contribuire alla propria salloro modo, la figurazione visiva dei singoli vezza:” completo nella mia carne quello che eventi umani, con i mezzi a loro disposizione, manca ai patimenti di Cristo” (Col.1:24), come seguendo le proprie capacità; ma tutti animati dice Paolo ai Colossesi. dall’idea unificatrice della caduta e della resurreE proprio ai Colossesi, Paolo esprime il lavozione di un popolo come di un individuo, insomro del Padre, con la cooperazione del proprio ma della salvezza. I febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 37 Nel Segno del Sangue Spiritualità 37 La letteratura, l’arte e la musica presentano in modo popolare e perenne la Storia della Salvezza È impossibile, nelle limitate ristrettezze di una rivista, presentare le singole testimonianze. Ci limiteremo, perciò, soltanto a quelle arti che, in egual maniera, sono universalmente intelligibili e disponibili a tutti, restringendoci a pochissimi nomi, per lo spazio concessoci. Le discussioni, nel medioevo, sulla umanità di Cristo, iniziate da Anselmo di Canterbury nel suo “Cur Deus homo?”, hanno ingenerato i grandi cicli sulla “Passione di Cristo”, in cui solo l’aspetto finale, sul mistero del riscatto, veniva trattato; ma non nelle sue fasi intermedie di lotte e sofferenze. Ciò spiega perché, nel basso medioevo, troviamo solo grandi lavori pittorici sulla Passione del Signore, in cui prevalgono particolarmente i toscani, quali Cimabue, Duccio, Giotto, i Lorenzetti ecc. Ma nel tardo Trecento, forse sotto l’influsso umanistico, si è tentato una vera e propria storia dell’umanità con Barga da Siena in San Gimigliano. Ma, Barga è stato tra i pochi; fino a quando Michelangelo ha riprodotto l’intera storia umana nel grandioso affresco della cappella Sistina. Ci son state, in seguito, glorificazioni individuali nelle riproduzioni in onore di singoli Santi, particolarmente nel periodo barocco, ma una vera storia dell’umanità, rapida e concisa come quella michelangiolesca, non è stata mai ripetuta. Passando ad altro campo, intelligibile universalmente a tutti, quello della musica – possibile gustare in audizioni celebratissime sono le opere del Palestrina, gli oratori del Carissimi, di Bach, di Handel, di Haydn, ecc. in cui sono espressi i grandi temi dell’intervento di Dio nell’opera della salvezza. A questo proposito, è doveroso menzionare un artista che ha dedicato l’intera esistenza alla musica sacra: Lorenzo Perosi. In un ciclo mirabile di oratori-un genere da lui stesso riformato- ha messo insieme tutto quel che si poteva dire su Cristo Redentore. Ritornando direttamente sul tema della salvezza, in cui è dimostrata l’opera amorosa del Padre, ci sembra perfettamente appropriata per una conclusione la breve frase che l’autore della lettera agli Ebrei esprime per l’opera che il Padre ha disposto in riguardo al Figlio, affinché l’umanità sia salva: “Ed era ben giusto che colui, per il quale e dal quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria, rendesse perfetto, mediante la sofferenza, il capo che guida alla salvezza” (Ebr.2:10). l. l. f. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 38 Attualità Nel Segno del Sangue 38 Gli invisibili... diamo voce al loro silenzio di Angela Guarino I nvisibili, così sono definiti i barboni, quegli invisibili che, però, come gli angeli, appaiono al momento giusto e ti salvano. Chi non ricorda la storia che è stata definita la “favola dello scorso Natale”, quella di Natale Morea, il clochard che si è fatto massacrare a sprangate per difendere cinque ragazze aggredite durante un tentativo di rapina? Lui è uno dei 40.000 barboni italiani che, normalmente, la gente “per bene” scavalca indifferente, fingendo di non vedere, mentre Natale, (nel nome sembra essere il suo destino), non è rimasto indifferente quando si è accorto che qualcuno aveva bisogno di lui. Ora Natale è vivo per miracolo ed è stato adottato dal Comune di Roma che gli ha garantito un programma di assistenza, perché il suo gesto e il suo coraggio siano ricordati per sempre. Questa è soltanto una delle tante storie che hanno per protagonisti loro, i barboni... Ma chi sono? Persone che per scelta o, nella maggior parte dei casi, per necessità, vivono nel silenzio e nella solitudine, chiedendo l’elemosina, dormendo sulle panchine delle stazioni o sotto le stelle, nei parchi delle città. Sì, perché la figura romantica del clochard, di colui che liberamente sceglie di abbandonare tutto per vivere povero, ma libero, con il suo fagottino in spalla e il cielo febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 39 Nel Segno del Sangue Attualità 39 come soffitto, è ormai tramontata. Tutti i senzatetto italiani sono poveracci finiti sulla strada per disperazione, per un lavoro perduto, una famiglia sfasciata, un problema di droga. Nessuno è vagabondo per scelta: dai tempi più remoti l’uomo ha sentito la necessità di avere un luogo dove vivere pur continuando ad amare la propria libertà, quella libertà che permette ai clochard di apprezzare ancora una vita semplice, fatta di emozioni, di sensazioni che si possono cogliere solo vivendo a stretto contatto con la natura, ma anche quell’eccesso di libertà che impedisce loro di avere una vita “normale”. I loro sguardi sono una testimonianza silenziosa eppure capace di parlare, di mostrare come non vi sia, purtroppo, nel mondo, interesse per chi vive ai margini della vita. A Dicembre, in soli 15 giorni, sono morti a Roma 7 clochard: è la nostra indifferenza ad ucciderli e a condannarli ad un destino inevitabile soprattutto quando, d’inverno, oltre che per la fame e gli stenti, soffrono per il freddo insopportabile. Così il Comune di Roma è corso ai ripari: oltre a reperire nuovi posti letto, è stata attivata una centrale operativa che si occupa, 24 ore su 24, del coordinamento degli interventi. Mentre l’amministrazione comunale ha ampliato i servizi di accoglienza, associazioni laiche e religiose, potenziano il volontariato che svolgono tutto l’anno. Cosa si può fare di più per loro? Certo, offrire un tetto sotto il quale dormire e un pasto caldo da consumare, è importante, ma non è certo questo l’ostacolo più grande da superare. Il loro male si chiama solitudine e i loro veri nemici sono la paura e l’indifferenza della gente. Bisogna far sì che i barboni acquistino fiducia e rispetto per se stessi e si considerino, non reietti o poveracci, ma persone che, pur cadute, possono trovare la forza di rialzarsi. Diamo loro la possibilità di sognare, progettare e realizzare un futuro migliore, perché questi esseri umani, dietro le rughe del viso e i vestiti maleodoranti, hanno una lucidità e una filosofia di vita davvero invidiabili. a. g. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 40 Non posso, non debbo, non voglio Testo e musica di Marcello Marrocchi NON POSSO, NON DEBBO, NON VOGLIO! DICESTI UN GIORNO CON ORGOGLIO GIURARE FEDELTÀ A CHI COMBATTE DIO “MEGLIO MORIRE MA NON SARÒ IO!” NON POSSO, NON DEBBO, NON VOGLIO! DICESTI UN GIORNO CON ORGOGLIO SERVIRE LA VIOLENZA FEROCE DI UNO STATO MEGLIO SAREBBE CHE NON FOSSI MAI NATO. Vado per le strade e vedo occhi di dolore tu cammini avanti e mi precedi per amore vedo la tua croce che abbraccia tutto il mondo voglio salirci anch’io e li lasciare il cuore inchioda le mie mani sopra le tue Signore inchioda le mie mani sopra le tue Signore Io vivo e mi nascondo nel tuo cuore fra le spine il sangue tuo prezioso è la fonte di ogni bene un ‘Opera che nasce porta sempre la tua croce se non ci fosse lì… non ci sarebbe luce non ci sarebbe la forza del tuo amore. AMARE! AMARE! AMARE! È QUESTO IL DONO DEL SIGNORE LUI ENTRA NEGLI ABISSI PROFONDI DI OGNI CUORE MA LUI PER FARLO OGNI VOLTA MUORE. IO POSSO! IO DEBBO! IO VOGLIO! CAMBIARE IL MONDO E ABBATTERE OGNI SCOGLIO NON CI SARANNO PIÙ VIOLENZE, GUERRE ED ODIO: IO SARÒ UN’ONDA NEL MARE DEL MIO DIO. Andare dove mai nessuno vuole andare su strade mai battute che non hanno visto il sole figli disperati pieni di violenza facce che non sanno che tutto può cambiare anche l’odio più profondo può diventare amore anche l’odio più profondo può diventare amore ANDARE, ANDARE, ANDARE PORTARE A TUTTI UN PO’ D’AMORE COMPRATI A CARO PREZZO COL SANGUE DEL DOLORE GOCCIA A GOCCIA C’INSEGNI A CAMMINARE. AMARE! AMARE! AMARE! È QUESTO IL DONO DEL SIGNORE ANDIAMO IN TUTTO IL MONDO GRIDIAMO AD OGNI CUORE C’È SOLO UN DIO CHE È MORTO PER AMORE C’È SOLO UN DIO CHE È MORTO PER AMORE febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 41 “Non posso, non debbo, non voglio” S. Gaspare del Bufalo a ricordo del 50° della canonizzazione 1954-2004 febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 42 Cronaca Nel Segno del Sangue 42 …e Il corpo di san Gaspare a Firenze siamo a 50! Questo è lo slogan coniato per l’indizione dell’anno gaspariano promulgato nella Provincia Italiana dei Missionari del Prez.mo Sangue, in occasione del cinquantesimo anniversario della canonizzazione del loro fondatore, Gaspare Del Bufalo. Tante le iniziative previste per quest’anno (6 gennaio 2004 – 6 gennaio 2005); l’inizio si è celebrato a Firenze, nella chiesa parrocchiale del Prez.mo Sangue, prima tappa della Peregrinatio Gasparis. Arrivata nella città del giglio nelle prime ore del pomeriggio, l’urna contenente le spoglie del santo è stata portata in processione dalla vicina chiesa di s. Iacopo in Polverosa nella suddetta parrocchia tenuta dai Missionari ed è stato lì che, con la solenne concelebrazione presieduta dal Provinciale Italiano dei Missionari, è iniziata una settimana di animazione tutta centrata sulla spiritualità del Sangue di Cristo, tanto cara al santo romano. La settimana, che aveva come scopo la riscoperta del cammino di santità personale e comunitario, si è sviluppata sul tema delle “Beatitudini”, una per ogni giorno, cosa che ha permesso ai Missionari predicatori di incontrare le varie realtà presenti in parrocchia. È così che nella giornata degli ammalati, oltre la consueta visita in di Benedetto Labate casa per persone inerte, d. Mimmo Parlavecchia ha presieduto nel pomeriggio una emozionante celebrazione eucaristica in cui gli anziani e gli ammalati hanno ricevuto l’unzione degli infermi (sulle 250 le unzioni contate), mentre la sera d. Sebastiano Benedettini ha incontrato i volontari della Misericordia e per i servizi burocratici agli anziani; nella giornata dei bambini si è avuta la possibilità di visitare gli studenti della scuola elementare s. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 43 Nel Segno del Sangue Cronaca 43 Gaspare, gestita dalle Adoratrici del Sangue di Cristo e l’Istituto Professionale Sassetti, mentre la sera d. Benedetto Labate ha incontrato gli insegnanti, i catechisti e gli educatori della parrocchia; e così via per tutta la settimana. Incontri con i giovani, con i carcerati, con alcune monache di clausura di tre ordini diversi; adorazione eucaristica, veglia vocazionale, celebrazione penitenziale, predicazione delle “sette effusioni”, festa dei bambini e celebrazione eucaristica per le famiglie, sono stati tutti momenti caratteristici di questa movimentata settimana che ha lasciato di stucco i diffidenti fiorentini, i quali mai avrebbero potuto immaginare una mobilitazione del genere nella loro abitudinaria quotidianità. Ma cosa ha stupito più di tutto in questo evento così fulmineo? L’attrattiva che s. Gaspare suscita nei suoi devoti. Senza esagerare, possiamo dire che fiumi di gente, molti anche da fuori Toscana, si sono riversati in chiesa per venerare, pregare o ringraziare il santo per la sua intercessione e per la sua fede tenace, ancora oggi molto eloquente ed incisiva per le anime dei credenti. Pensate che i quattro postulanti (semi- naristi) della casa di accoglienza dei Missionari (attualmente in Cesena), erano costretti ad un turno continuo di presenza in chiesa dalle 7,30 alle 22,30, per accogliere i pellegrini e offrir loro una coroncina, un libricino di preghiera o il nuovo opuscolo della vita del santo. Commoventi, in particolare, due testimonianze: la prima, quella di Maurizio, un ragazzo di 23 anni guarito per intercessione di s. Gaspare da un carcinoma maligno all’esofago, quando aveva 5 anni, episodio questo che ricorda la guarigione ottenuta a sua volta da Gaspare per intercessione di s. Francesco Saverio; la seconda, quella di una suora Adoratrice del Sangue di Cristo, proveniente dalla Siberia, la quale ha raccontato della situazione politico-religiosa del suo Paese e della sua vocazione, esortando noi italiani a valutare la ricchezza spirituale a nostra disposizione e spesso scarsamente considerata. Insomma, come è solito dire un figlio di s. Gaspare, questo santo è stato un valente missionario in vita e continua ad esserlo in morte, perché muovendo tanta gente a venire in chiesa ha permesso ai prosecutori della sua Opera di poter rivolgere ad un numero cospicuo di persone il messaggio di speranza e di riconciliazione che viene dall’annuncio del vangelo del Sangue. Ad majorem Dei gloria! b. l. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 44 La parola del Papa Nel Segno del Sangue 44 La parola del Papa (6) Chiesa ed Eucaristia 10. A questo impegno di annuncio da parte del Magistero ha fatto riscontro una crescita interiore della comunità cristiana. Non c'è dubbio che la riforma liturgica del Concilio abbia portato grandi vantaggi per una più consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione dei fedeli al santo Sacrificio dell'altare. In tanti luoghi, poi, l'adorazione del santissimo Sacramento trova ampio spazio quotidiano e diventa sorgente inesauribile di santità. La devota partecipazione dei fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue di Cristo è una grazia del Signore che ogni anno riempie di gioia chi vi partecipa. Altri segni positivi di fede e di amore eucaristici si potrebbero menzionare. Purtroppo, accanto a queste luci, non mancano delle ombre. Infatti vi sono luoghi dove si registra un pressoché completo abbandono del culto di adorazione eucaristica. Si aggiungono, nell'uno o nell'altro contesto ecclesiale, abusi che contribuiscono ad oscurare la retta fede e la dottrina cattolica su questo mirabile Sacramento. Emerge talvolta una comprensione assai riduttiva del Mistero eucaristico. Spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno. Inoltre, la necessità del sacerdozio ministeriale, che poggia sulla successione apostolica, rimane talvolta oscurata e la sacramentalità dell'Eucaristia viene ridotta alla sola efficacia dell'annuncio. Di qui anche, qua e là, iniziative ecumeniche che, pur generose nelle intenzioni, indulgono a prassi eucaristiche contrarie alla disciplina nella quale la Chiesa esprime la sua fede. Come non manifestare, per tutto questo, profondo dolore? L'Eucaristia è un dono troppo grande, per sopportare ambiguità e diminuzioni. Confido che questa mia Lettera enciclica possa contribuire efficacemente a che vengano dissipate le ombre di dottrine e pratiche non accettabili, affinché l'Eucaristia continui a risplendere in tutto il fulgore del suo mistero. 11. “Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito” (1 Cor 11,23), istituì il Sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue. Le parole dell'apostolo Paolo ci riportano alla circostanza drammatica in cui nacque l'Eucaristia. Essa porta indelebilmente inscritto l'evento della passione e della morte del Signore. Non ne è solo l'evocazione, ma la ri-presentazione sacramentale. È il sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli Bene esprimono questa verità le parole con cui il popolo, nel rito latino, risponde alla proclamazione del “mistero della fede” fatta dal sacerdote: “Annunziamo la tua morte, Signore!” La Chiesa ha ricevuto l'Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza, perché dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza. Questa non rimane confinata nel passato, giacché “tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell'eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi “Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione del suo Signore, questo evento centrale di salvezza è reso realmente presente e “si effettua l'opera della nostra redenzione”.Questo sacrificio è talmente decisivo per la salvezza del genere umano che Gesù Cristo l’ha compiuto ed è tornato al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come se vi fossimo stati presenti. Ogni fedele può così prendervi parte e attingerne i frutti inesauribilmente. Questa è la fede, di cui le generazioni cristiane hanno vissuto lungo i secoli. Questa fede il Magistero della Chiesa ha continuamente ribadito con gioiosa gratitudine per l'inestimabile dono. Desidero ancora una volta richiamare questa verità, ponendomi con voi, miei carissimi fratelli e sorelle, in adorazione davanti a questo Mistero: Mistero grande, Mistero di misericordia. Che cosa Gesù poteva fare di più per noi? Davvero, nell'Eucaristia, ci mostra un amore che va fino “all'estremo” (cfr Gv 13,1), un amore che non conosce misura. da Ecclesia de Eucharistia, introd. 10, 11 febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 45 Nel Segno del Sangue Incontro di preghiera 45 INCONTRO DI PREGHIERA febbraio 2004 Gesù eucaristia mistero di riconciliazione con Dio e di comunione fraterna a cura di D. Alberto Rinaldi CANTO ED ESPOSIZIONE EUCARISTICA Celebrante: Tutta la Chiesa, in quanto Corpo di Cristo, è chiamata dal suo Signore a proclamare ad ogni uomo la ragione che ha spinto il Dio di Gesù Cristo a farci dono del suo Figlio, presentandolo a tutto il mondo come il centro unificatore della storia umana, in un rapporto di comunione e di pace non soltanto con Dio, ma anche in un vincolo di amore universale che deve ispirare tutte le creature, senza distinzione di razza, popolo o nazione.. Ritornello (cfr. Ef. 2,13-18) Tu sei la nostra salvezza, Signore Tu infatti sei diventato la nostra pace, colui che ha fatto di due un popolo solo. RIT. Con il tuo sangue versato hai abbattuto il muro di separazione che era tra noi, cioè l’inimicizia. RIT. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 46 Incontro di preghiera Nel Segno del Sangue 46 Hai annullato, con la tua incarnazione, una legge priva d’amore per ricreare l’uomo nuovo nella pace. RIT. Hai riconciliato tutti con Dio formando un solo corpo, morendo generosamente sulla croce e distruggendo ogni rivalità. RIT. La tua presenza in mezzo a noi è diventata presenza di pace, pace per i lontani e pace per i vicini. RIT. Per mezzo tuo, Signore, possiamo presentarci tutti uniti al Padre per formare insieme un solo Spirito. RIT. Dalla prima lettera di S. Paolo a Timoteo (2, 1-8) Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini, per il re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono stato fatto banditore e apostolo – dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella fede e nella verità. Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese. Parola di Dio Pausa di riflessione o canto Dalle omelie di Giovanni Paolo II (9 luglio 1980, Fortaleza - Brasile) La nostra vita qui sulla terra è, in verità, un continuo succedersi di incontri con Cristo…. Ma l’incontro più intimo e trasformatore, cui tutti gli altri sono ordinati è l’incontro “alla Mensa del Mistero Eucaristico, cioè alla Mensa del pane del Signore”. Qui è Cristo in persona che accoglie l’uomo, tribolato per le difficoltà del cammino e lo conforta col calore della sua comprensione e del suo amore. È nell’Eucarestia che trovano la loro piena attuazione quelle dolci parole: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò” (Mt 11,28). Quel conforto personale e profondo che costituisce la ragione ultima di tutto il nostro febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 47 Nel Segno del Sangue Incontro di preghiera 47 affaticarci per le strade del mondo, possiamo trovarlo, almeno come anticipazione e pregustazione, nel Pane divino che Cristo ci offre alla Mensa Eucaristica. Il Convito Eucaristico diventa così segno espressivo di comunione, di perdono e di amore. L’alimento eucaristico, facendoci consanguinei di Cristo, ci rende fratelli e sorelle tra noi Pausa di riflessione Canto eucaristico Preghiera comunitaria A Dio, che in Cristo suo Figlio ci riconcilia con sé per mezzo del servizio pastorale della Chiesa, e nell’Eucarestia vuole offrirci l’unico cibo che ci alimenta insieme all’unica bevanda che ci sostiene, esprimiamo la nostra supplica: TU SEI LA NOSTRA PACE, SIGNORE Fa’ che la Chiesa, riunita e vivificata dai tuoi misteri di salvezza, sia riconosciuta da tutti come segno e strumento del tuo disegno d’amore. Preghiamo... Aiuta tutti i credenti a diffondere la luce del Vangelo in ogni parte della terra. Preghiamo… Benedici coloro che sono impegnati nel promuovere la giustizia, il progresso sociale, la difesa dei diritti umani. Preghiamo… Fa’ che tutti gli uomini conoscano la verità del tuo Vangelo, godano la piena libertà civile e religiosa e comprendano di essere chiamati alla vita divina in Cristo, come tuoi figli adottivi. Preghiamo… Dona a tutti gli uomini la buona volontà di costruire la pace, di superare le divisioni, le guerre, la violenza, l’odio e di comportarsi veramente come fratelli. Preghiamo... Liberaci dall’egoismo, dalla bramosia delle ricchezze, dalla tentazione di pensare soltanto al nostro benessere e aiutaci a risolvere i gravi problemi che affliggono l’umanità. Preghiamo... ***** ***** ***** ***** ***** ***** ***** febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 48 Incontro di preghiera Nel Segno del Sangue 48 Ci uniamo ora a tutta la chiesa per offrire al Padre il dono Preziosissimo del Sangue di Cristo, nostra gloria, salvezza e risurrezione. Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del genere umano, il Sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno offre in sacrificio nella celebrazione dell’Eucarestia. In unione alla vittima immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni della giornata in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori, per le anime sante del purgatorio e per i bisogni della santa Chiesa. E in modo particolare: Perché possa realizzarsi la pacifica convivenza fra cristiani, ebrei e musulmani in Terra Santa. Perché in Oceania vengano curate in modo speciale le vocazioni sacerdotali e religiose al servizio dell’evangelizzazione in ogni Chiesa particolare. Canto o recita del PADRE NOSTRO Preghiera conclusiva: O Padre, che nell’unico sacrificio del tuo Cristo ti sei acquistato un popolo di adozione, concedi e custodisci sempre nella tua Chiesa i doni dell’unità e della pace. Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen. Benedizione Eucaristica Canto finale febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 49 Nel Segno del Sangue Catechesi 49 Catechesi per gruppi di preghiera U.S.C. B enedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha abbondantemente Il disegno salvifico rivelato nella pienezza dei tempi conriversata su di noi con ogni siste nell’orientare verso il Cristo tutte le realtà cosmiche. sapienza e intelligenza, poiché L’avvenimento di salvezza è definito “mistero”. egli ci ha fatto conoscere il Di questo mistero Cristo è il mediatore e insieme la piemistero della sua volontà, nezza, egli che è il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è secondo quanto nella sua stato creato. Nella sua incarnazione, nella sua vita, sopratbenevolenza aveva in lui pre- tutto nella sua passione, morte e resurrezione, l’umanità stabilito per realizzarlo nella intera è chiamata alla pace, alla comunione intima con Dio, in un vincolo di amore universale che coinvolge tutte le pienezza dei tempi: il disegno creature. Tutto il cosmo ha in Cristo il punto d’incontro, il cioè di ricapitolare in Cristo punto di convergenza, lui che gli conferisce unità e significatutte le cose, quelle del cielo to. Il proposito eterno di Dio è identificabile con la intestacome quelle della terra. In lui zione di tutto il creato a Cristo, visto nella sua statura di capo siamo stati fatti anche eredi, e coordinatore. Cristo è il capo supremo, manifestato dagli apostoli, i essendo stati predestinati quali lasciano in eredità alle successive generazioni cristiane secondo il piano di colui che la loro testimonianza, viva e scritta, come un sacro deposito tutto opera efficacemente da custodire fedelmente e rivivere in situazioni sempre conforme alla sua volontà, nuove. La Chiesa è il luogo dove Cristo è conosciuto e dove effetperché noi fossimo a lode della sua gloria, noi che per primi tivamente esercita le sue funzioni di capo. Essa è discepola di Cristo, custode e interprete della Rivelazione; chiunque abbiamo sperato in Cristo. accetta questo, entra nella sua dimensione. In lui anche voi, dopo aver La Chiesa come corpo di Cristo è chiamata a proclamare ascoltato la parola della all’umanità intera il mistero di Dio, cioè il percorso della stoverità, il vangelo della vostra ria di ogni uomo così come disegnato e voluto da Dio stesso, salvezza e aver in esso credu- di ricapitolare in Cristo tutte le cose. Essa ha la missione di to, avete ricevuto il suggello annunciare agli uomini questo segreto della gravitazione dello Spirito Santo che era cristiana della storia. Coloro che sono chiamati ad evangelizzare dovranno stare sempre in ascolto di come Gesù agistato promesso, il quale è sce, opera nell’uomo e soprattutto nella sua storia, è ciò può caparra della nostra eredità, essere reso evidente e concreto esclusivamente attraverso in attesa della completa reden- la totale disponibilità e fede. A questa è indispensabile rimazione di coloro che Dio si è nere ancorati per continuare a far parte integrante della acquistato, a lode della sua Chiesa come corpo mistico di Cristo: è attraverso la fede in Gesù Cristo che si realizza la salvezza dell’uomo e della gloria (Ef 1, 3-14). RICONCILIATI PER RICONCILIARE donna, ristabilendo il rapporto di comunione con Dio. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 50 , Catechesi Nel Segno del Sangue 50 Nei Padri della Chiesa questa dottrina, naturalmente, è molto approfondita. Sant’Epifanio di Salamina ci ricorda il rapporto di comunione di Dio con noi uomini, donando il figlio Gesù per riscattarci dal peccato. E’ venuto ad abitare in mezzo a noi proprio per mostrarci di nuovo la via, la luce della vita e la verità, rendendoci degni entrare in paradiso. È venuto ad abitare in mezzo a noi per essere vera testimonianza, egli principio e fine della vita. Infatti, morendo, è diventato per noi la via per la vita, affinché non viviamo per noi stessi, ma per colui che è morto e risorto per noi, per colui che è fonte di vita. Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliarci tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, PISTE DI RIFLESSIONE distruggendo in se stesso l’inimicizia. Egli è 1) Il peccato è la rottura dell’allean- venuto perciò ad annunziare pace. ... Per za con Dio. Che cosa ci spinge al mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito (Ef 2, 14ritorno nella casa paterna? 17. 18). Dio ci riconcilia con sé in Cristo, suo Figlio, 2) Perché ai nostri giorni non si per mezzo del sevizio pastorale della Chiesa. avverte sempre la necessità di rice- San Paolo precisava alla comunità di Corinto vere il perdono di Dio? Forse per- che Dio aveva appunto affidato a loro, apoché il peccato non è compreso nella stoli il ministero della riconciliazione. Alcuni sua gravità e si banalizza? cristiani sostengono che non è necessario dire i propri peccati al confessore, ri3) Per formare rettamente la nostra conoscendolo un uomo come gli altri, ma coscienza, dobbiamo lasciarci illu- credendo di poterli confessare direttamente minare dalla Parola di Dio e guidare a Dio: è vero che è Dio a perdonare il peccato e che il sacerdote è solo il suo intermediario, dall’insegnamento certo della Chiema egli agisce in nome della Chiesa. sa. Quanto sono disponibile affinché accada tutto ciò? A cura di Tullio Veglianti e Gruppo di Teologia sul Sangue di Cristo febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 51 Nel Segno del Sangue U.S.C.Editoriale GIOVANI 51 Incontro USC giovani Gaeta 31 ottobre-2 novembre 2003 Chi cerca trova di Giovanni Cencia “C hi cerca trova!” Questo famoso proverbio appare sempre più un detto popolare e non qualcosa che nasconde una piccola verità. Il ritiro per giovani svoltosi a Gaeta (LT) dal 31 ottobre al 2 novembre, ha posto in evidenza questo enigma che sempre più viene sottovalutato ma, se viene analizzato con attenzione, mette in imbarazzo il cittadino del Nuovo Millennio. Il tema del weekend recitava una semplice ed innocua domanda “CHI CERCHI ?”. Ma cosa significa veramente la parola “cercare”? Visionando un vocabolario si trova una definizione assai generica: impegnarsi a trovare qualcuno o qualcosa. Quello che più ha suscitato interesse nei 25 partecipanti, ovvero i giovani U.S.C delle realtà di Latina, Roma e Sonnino, era proprio quel Qualcuno. Le aspettative enunciate nella prima sera, erano comunque collegate indissolubilmente al discorso di Fede rafforzato qualche mese prima durante il campo estivo di Gubbio (PG). Per capire chi fosse questo Qualcuno, non bisogna essere dei filosofi; è ovvio che la persona in questione è GESU’, ma il problema è capire cosa vuole Lui da noi, se la strada che stiamo percorrendo è quella del Disegno Divino che DIO ha scritto per ognuno di noi o un’altra strada: quella che ci siamo scelti. Non bisogna farsi trasportare da falsi millantatori che anche attraverso il mondo musicale, come le canzoni con sfondi satanici, tentano senza scrupoli di persuaderci. Ebbene in questo mondo di troppe parole e poca sostanza dobbiamo credere al politico per eccellenza: CRISTO, ovvero Colui che quel che dice fa. Stranamente i 4 “mattatori” di sempre: don Damiano, suor Milena, suor Laura e don Domenico, questa volta hanno condotto il ritiro senza l’ausilio del Personal Computer, ma con parole, gesti e fogli della Sacra Scrittura, lodevolmente, sempre con il sorriso sulle labbra ed un pizzico di ironia che non guasta mai, supportati dalla new entry suor Maria Antonietta, asc, che grazie alle sue esperienze ha collaborato durante i lavori di gruppo. I testi Sacri che “l’hanno fatta da padrone” durante le catechesi, sono stati sopratutto i brani del Vangelo di Giovanni 1, 35-39, quello di Matteo 5, 112 e quello di Luca 4, 14-30. Nel primo si è constatato la grande autorità di un Cristo che invita a «Venire e Vedere» per scoprire dove abita, quale missione deve compiere, ricordando se c’è stato o meno l’incontro con Lui, ma soprattutto questo Vangelo ci insegna che dimorare nella casa di una Persona, permette veramente di conoscerla, anzi di diventare amici, instaurando un rapporto di amore basato sulla fede. Nel passo di Luca, c’è un forte richiamo allo Spirito Santo che lega tantissimo con la figura di Cristo il quale attraverso gli insegnamenti enunciati nella Sinagoga ci mette dinanzi a una forte riflessione: quale conoscenza abbiamo della verità del Vangelo? Bisogna crederci per antonomasia oppure perché può essere lo spunto della salvezza? Il Sacramento più importante in cui, sotto le specie del pane e del vino c’è realmente il corpo, il sangue, l’anima e la divinità di Gesù Cristo, e nel quale dobbiamo riconoscerci come figli di DIO è l’EUCARESTIA, radice della Chiesa Cattolica, segno nel quale ci uniamo febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 52 U.S.C. GIOVANI Nel Segno del Sangue 52 capendo che da soli, senza Lui, noi non siamo un bel niente. L’abbiamo contemplata ed assaporata durante le Celebrazioni Eucaristiche nelle quali, prima con l’acqua Santa e poi ponendo le storie di vita dei partecipanti, si è capito meglio il significato della nostra ricerca. Come si sa, l’uomo e la donna al giorno d’oggi tendono sempre più a guardare al futuro dimenticando a volte anche il passato, ma periodicamente è utile fermarsi e voltarsi di 180°, ponendo lo sguardo su ciò che siamo stati, ricostruendo su un semplice foglio di carta la storia della propria vita fatta di gioie e di dolori, di amori e divisioni per poi offrirla a Gesù come sopra accennato. È la nostra storia sacra. Il week-end di Gaeta è stato anche l’occasione per dare il benvenuto ad un nuovo componente del gruppo: Giovanni, di 24 anni proveniente da Terracina (LT) il quale, mostrandosi subito a suo agio, ha promesso la sua presenza al prossimo campo; il nostro desiderio è quello di allargare ancora di più la comitiva facendo divenire i suoi componenti, che forse hanno capito il significato della propria vita, dei veri “Missionari”. Durante quel fine settimana non sono mancate, come da prassi, le risate che nella seconda, ed ultima sera, hanno raggiunto l’apice quando, su proposta degli animatori, si è deciso di dare vita a delle scenette teatrali le quali, supportate da vari giochi, si sono rivelate un gradevole momento ricreativo. E tra lacrime, baci, e abbracci, anche questa nuova e movimentata esperienza si è conclusa. Ora bisogna continuare a crescere nella fede, perché il “bello” viene adesso: “Cosa cerchi nelle tue giornate?”. In tre giorni non è stato facile capirlo, ma almeno lo si è intuito. A voi le dovute riflessioni. c. g. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 53 Nel Segno del Sangue Testimonianze 53 titolo Testimonianze di Paola Rossi Di Giovanni M i è stato chiesto di raccontare come si vive un’esperienza di dolore e sacrificio, viverla può essere semplice, più difficile raccontarla. Per noi genitori, Laura è la cosa più bella che ci sia capitata: una bimba bellissima nata sana. A sei mesi l’ha colpita una malattia, la Sindrome di West, un’epilessia che distrugge il sistema cerebrale, e tutto è cambiato. Per noi è diventata ancora più importante: per un genitore un figlio è sempre un figlio e non c’è differenza se non fa tutto ciò che fa un altro bambino. Un figlio è un dono di Dio, da custodire, crescere, accudire, accompagnare giorno per giorno offrendogli ciò di cui ha bisogno. Ogni minimo movimento, sorriso, sillaba o gesto che può acquisire, per noi è una gioia immensa, un regalo in più che ci è dato. Per noi Laura è una bimba speciale (non diversa, come si usa dire), una rosa blu così rara, così preziosa, un dono che il Signore ci ha fatto e che siamo riusciti ad accettare, perché sappiamo che solo con il suo aiuto e quello di una compagnia all’interno della Chiesa possiamo essere sereni e felici Laura è stata un aiuto per me anche quando sono stata operata di tumore al seno. In quel momento io non pensato a me, ma a lei. Mi sono operata, ho fatto le terapie senza avere pensieri di morte. Dovevo accudire la mia bambina e non avevo tempo per lasciarmi prendere dalla tristezza. Quando penso alla mia vita, ringrazio il Signore per quello che mi dà. Questo essere nelle mani di Dio vuole dire che qualunque cosa noi subiamo o qualunque cosa attraverso la quale noi quotidianamente passiamo, può essere positiva, un bene. Solo tenendo presente l’avvenimento della Croce e Resurrezione di Cristo capiamo il senso del dolore. Paola febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 54 Spiritualità Nel Segno del Sangue 54 Gandhi e la forza della verità di Maria Damiano “D obbiamo impegnarci come se tutto dipendesse da noi e pregare come se tutto dipendesse da Dio”. Questa affermazione di Gandhi esprime bene il suo atteggiamento di fondo verso la vita: una fede non disgiunta dall’impegno personale. In tale impegno hanno particolare rilievo la ricerca della verità, lo sforzo di perfezionarsi, la volontà di promuovere ovunque la crescita umana. Grazie alla meditazione sui testi sacri e all’incontro con il pensiero occiedentale e cristiano, Gandhi poté elaborare la sua originale visione ecumenica delle religioni. La sua personalità si riallaccia alla tradizione religiosa indiana, condividendone un principio fondamentale: se crediamo in Dio non soltanto con l’intelletto, ma con tutto il nostro essere, ameremo l’umanità intera senza distinzione di razza, di classe nazione o religione. L’induismo si fonda sulla rivelazione vedica che risale al secondo millennio a.C. Dopo i testi vedici sono succeduti quelli della tradizione e insieme hanno dato luogo ad un’ ampia diversificazione dell’induismo. Alcuni libri sacri contengono tra l’altro minuziose norme sui diritti e i doveri delle diverse caste in cui tradizionalmente si articola la società induista nel sub-continente indiano. Le caste superiori possono essere ricondotte alle tre funzioni principali: quella religioso-culturale (bramini), quella militare-politica e quella economico amministrativa (a una di queste ultime apparteneva Gandhi). I monaci erano al di sopra delle caste, ricevendo particolare stima da ogni membro della società. Al di sotto vi erano le caste dei servi (Sudra) e i paria o intoccabili, considerati ‘impuri’: si tratta di coloro che, per nascita, religione o nazionalità, erano al di fuori delle caste e perciò subivano una forte emarginazione sociale. La rigida separazione tra le caste, oggi abolita nella legge, ma non nella prassi quotidiana, ha costituito per millenni un carattere fondamentale della società induista, con matrimoni soltanto tra membri di una stessa casta, nonché una divisione spesso rigida nel lavoro e nella società. La religiosità, assai sentita da tutta la popolazione, moderava comunque le separazioni e gerarchie connesse col sistema castale. La presenza di varie religioni nel sub-continente indiano ha favorito un certo spirito di tolleranza e Gandhi, risalendo alle origini della religione indù assunse posizioni anche innnovative rispetto alla prassi invalsa opponendosi vigorosamente alla rigida ripartizione del lavoro e ancor più alla emarginazione dei fuori-casta: li chiamò “figli di Dio” e operò tenacemente per il loro riscatto e autosviluppo, trovando nei testi sacri precise indicazioni in tal senso. Vi trovò pure le basi per elaborare il valore della tolleranza e della collaborazione tra le religioni, di cui scoprì i fondamenti comuni. L’uomo, infatti, tende sempre alla verità, che però non è mai totalmente raggiungibile in questo mondo; ci si può avvicinare alla verità , ma ciò richiede anche uno sforzo personale. La fede, prima di febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 55 Nel Segno del Sangue Spiritualità 55 essere un assenso, è un ascolto, che deve farsi più attento tramite un corretto comportamento etico, tramite la preghiera, la meditazione, il silenzio contemplativo. Anche la tolleranza richiede uno sforzo personale: non è soltanto coesistenza pacifica e rispetto per le scelte altrui, ma ricerca comune della verità, collaborazione costruttiva e quindi ascolto degli altri, sforzo per eliminare tutto ciò che sul piano sociale comporti segregazioni e ostacoli alla crescita umana. Approfondendo la sua religione, Gandhi ne scoprì le maggiori conseguenze pratiche: l’amore verso gli altri e l’impegno per migliorare se stessi. Desideroso di conoscere le altre religioni, anche per comprendere meglio i propri interlocutori, Gandhi seppe subito cogliere gli stessi principi pratici nel Cristianesimo e poi nelle altre fedi. Ecco perché invitava cuascuno ad approfondire la conoscenza e la pratica della propria religione:”Gli indù siano buoni Indù, i cristiani buoni Cristiani, i musulmani buoni Musulmani, e il mondo sarà migliore”. Dallo studio delle diverse religioni trasse la convinzione che tutte rispondono alla sete di trascendenza che alberga in ciascuno di noi, costituendo strade diverse per giungere alla stessa meta: elevare l’uomo e dare senso alla vita. Amore altruistico e ascesi personale sono le vie pratiche indicate dalle diverse religioni. La tensione di Gandhi verso l’unità e l’universalismo non si è espressa soltanto nella visione ecumenica delle religioni, ma ha toccato anche il piano politico: basterà ricordare la sua ferma opposizione alla divisione di India e Pakistan. In conclusione è ovvio che alla base della sua tensione ecumenica, Gandhi avesse la convinzione di una sostanziale uguaglianza di tutti gli uomini. La sua figura ha tutti i caratteri dell’innovatore, del rivoluzionario, del profeta. Consigliava a tutti, ad esempio anche a coloro che non avessero attitudini ascetiche, una vita semplice, cioè senza lusso, ostentazione, sprechi o dispendi inutili. Egli preferiva la testimonianza al proselitismo. L’esortazione ad attuare una ‘conversione’ all’interno della propria religione ha il senso di evitare evasioni esotiche per restare ‘incarnati’ nella propria realtà; salvo modificarla, laddove essa si oppone alla crescita dei più deboli, tramite la pazienza della non violenza e la fede incrollabile nel trionfo della verità. m. d. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 56 Attualità Nel Segno del Sangue 56 Pensiamoci bene... di Giuseppa Rotolo O ggi, 1 febbraio 2004, la Chiesa italiana celebra la XXVI giornata nazionale per la vita, non un evento qualsiasi, ma un momento in cui si deve concentrare il massimo dell’attenzione per affrontare il tema indicato nel messaggio dei Vescovi,” Senza figli non c’è futuro”, tema che invita a riflettere sulla crisi delle nascite e soprattutto ad indagare per capirne le cause. “Dicono: fate figli, siamo a crescita zero, se no chi pagherà le pensioni? Io li ho fatti, due in tre anni, ma mi è costato un part-time al lavoro con conseguente declassificazione lavorativa; non ho neppure un posto all’asilo nido della mia zona. L’alternativa? Mi tocca portare il figlio in un quartiere lontanissimo e debbo andare in bicicletta, perché non ho l’auto… E allora viene da domandare: chi me lo ha fatto fare? Pensiamoci bene…”. A prima vista questa lettera, tratta da un quotidiano, mi sembra permeata di un forte egoismo; l’autrice ha avuto un grandissimo Dono, il più grande della vita: la nascita di un figlio; di fronte a questo dono, risponde con un interrogativo agghiacciante: chi me lo ha fatto fare? Non posso emettere un giudizio senza conoscere i sacrifici e il livello di esasperazione a cui è giunta questa donna, ma l’interrogativo mi ha colpito, perché anche io sono madre e se tutte le madri ragionassero in questo modo ci troveremmo in quel passato in cui i figli venivano considerati un investimento, febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 57 Nel Segno del Sangue Attualità 57 specialmente i maschi, preferiti alle femmine, perché offrivano buone braccia per lavorare la terra. Non ho mai messo in discussione il mio ruolo di madre: crescere tre figli è stato molto faticoso, ma anche gratificante; ho dovuto affrontare numerosi sacrifici e rinunce, perché nello stesso tempo ho desiderato dedicarmi con entusiasmo alla missione di insegnante, scelta, dopo aver abbandonato la libera professione, negli anni precedenti al matrimonio. Sono stata fortunata, perché ho avuto l’aiuto di una scuola materna privata, diretta da suore che, conoscendo le mie grandi difficoltà, si sono offerte per tenermi i bambini, appena svezzati, venendomi incontro anche sulla retta mensile: “Chiedo per tre, pago per due…”. Riprendendo la lettera della giovane madre, voglio capirne le motivazioni, sottolineando le difficoltà da lei incontrate e cercando di giustificare il suo grido di protesta di fronte a chi la invita a fare figli, perché si è a crescita zero ed incombe il problema delle pensioni. La riduzione del lavoro e conseguentemente dell’entrata mensile, la declassificazione lavorativa e la mancanza di asili nido a cui affidare, durante la giornata, i figli, possono portare molte mamme a rinunciare, dopo la prima esperienza, ad affrontare una seconda gravidanza e molte giovani spose ad evitare di diventare madri? Nella società odierna devono lavorare entrambi i genitori sia per esigenze di stretto carattere economico, sia perché la donna, dopo una lunga e tormentata fase di emancipazione, ricerca uno specifico ruolo sociale che la sostenga nelle sue aspirazioni di realizzazione sul piano personale; ciò la costringe a non essere più mamma e moglie a tempo pieno, a non avere molte ore per il marito e a programmare la nascita dei figli, se proprio li desidera. Oggi c’è la necessità che in una famiglia entrino a fine mese almeno due stipendi per vivere con un certo margine di sicurezza ed è impensabile che una donna possa dipendere da un marito: in caso di morte del coniuge, di divorzio o di separazione potrebbe ritrovarsi da sola senza mezzi per vivere o per mantenere eventuali figli. La sicurezza del rapporto non te la dà nessuno! In Italia non ci sono le condizioni per consentire a una mamma di badare alla famiglia e, al febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 58 Attualità Nel Segno del Sangue 58 tempo stesso, lavorare, anche se la donna sta riuscendo a conquistarsi nuovi spazi vitali, soprattutto in un mondo del lavoro decisamente competitivo, cercando di assolvere regolarmente le tradizionali incombenze familiari. Pur facendo parte dell’Europa siamo molto indietro rispetto alla situazione lavorativa di altri Paesi, come la Germania, l’Olanda, la Svezia: in Italia, quando un’attività commerciale o industriale riduce il personale, le prime ad essere licenziate sono le sposate, perché esiste ancora la mentalità per cui una moglie possa sempre appoggiarsi al marito; quando, poi, una donna aspetta un bambino, rischia di essere parcheggiata in un’area dove non c’è possibilità di fare carriera o di dimostrare le proprie capacità, a volte supe- riori a quelle del collega, che potrebbe approfittare dell’assenza della futura mamma per un avanzamento. La società italiana, oggi, non fa quasi nulla per aiutare le donne nel loro difficile compito di madri e bisogna capire l’amarezza di alcune che, sacrificando il proprio lavoro, hanno dovuto affrontare gravi problemi, non solo economici. Non si può negare il diritto delle donne al lavoro, sarebbe come ritornare indietro di cento anni, specialmente se si pensa che oggi molte ragazze studiano con ottimi risultati e grandi sacrifici, per dedicarsi con responsabilità e serietà ad un’attività lavorativa che permetta loro di avere un’indipendenza dai genitori, fino a quando non penseranno di formare una propria famiglia per la quale, oggi, sono assolutamente necessarie due discrete entrate. Attualmente si stanno diffondendo nuclei familiari sempre più lontani, non solo ideologicamente, da quelli tradizionali. Descrivere i fenomeni in atto non è facile: emerge in primo luogo il fatto che molte coppie ufficializzano la loro unione solo dinanzi allo Stato, potendo usufruire, un domani, del divorzio; molte altre decidono di convivere a tempo indeterminato, non assumendosi spesso la responsabilità di concepire figli; molti uomini e donne di trent’anni vivono ancora con i genitori, nella famiglia di origine, perché non sanno confrontarsi con una generazione adulta. E’ evidente che la famiglia non potrà più essere quella del passato, ma ciascuno è chiamato a realizzare la sua, costruendola e fortificandola ogni giorno, assumendosi le proprie responsabilità e soprattutto accettando i figli come un grandissimo Dono, perché è sempre valido il febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 59 Nel Segno del Sangue Attualità 59 principio che è proprio a partire dalla famiglia che si programma il futuro dell’umanità. Essendo stata coinvolta dal messaggio dei Vescovi e dalla lettera della giovane madre voglio pormi alcuni interrogativi le cui risposte potrebbero facilitare, in parte, l’impegno assunto dai genitori nel crescere con amore un figlio. “Perché in Italia gli asili non funzionano e sono pochi, nonostante il calo delle nascite? Perché mancano gli scuolabus che potrebbero evitare alle mamme e ai papà i disagi nell’affrontare molti chilometri, spesso in direzione opposta a quella del lavoro, e ai figli di fare “levatacce” anche in pieno inverno? Nella scuola dell’infanzia il bambino imparerebbe a dividere con gli altri le attenzioni dei maestri, gli spazi, i giocattoli, in un lungo cammino verso la socialità, l’equilibrio dei rap- porti, la gioia della conquista dei primi atti di generosità. Tutto andrebbe bene se al momento dell’ingresso nella scuola il bambino recasse con sé una grande fiducia nei propri genitori, la certezza di essere amato e stimato da coloro, che all’uscita dovrebbero offrirgli la gioia di ascoltarlo mentre racconta e non l’indifferenza dovuta allo stress e alle preoc- cupazioni accumulati durante la giornata. Perché ci troviamo di fronte ad una carenza di luoghi di aggregazione? Nelle nostre città i bambini non trovano spazi di incontro e di gioco; sono spesso parcheggiati per molte ore al giorno davanti al televisore ad assistere a programmi violenti e diseducativi o affidati a baby-sitter non sempre competenti. San Filippo Neri e san Gio- vanni Bosco sono stati i padri degli oratori, o centri giovanili, dove schiere di giovani venivano seguiti ed educati alla vita e alla fede. In questo momento in cui c’è mancanza di figure educative qualificate, di strutture e di spazi dove potersi incontrare, l’oratorio potrebbe rappresentare uno spazio di divertimento, di crescita spirituale e culturale, di pratica sportiva, un luogo accogliente, aperto a tutti, dove ognuno potrebbe trovare tante risposte, dove si coltiverebbe il rispetto degli altri, la solidarietà verso i più deboli, la ricerca del bene e la lotta contro il male. L’oratorio rappresenta per i ragazzi un rimedio contro la solitudine, la noia, l’egoismo; è un luogo dove si possono capire le loro esigenze e soddisfare il loro immenso bisogno di libertà e di comunicazione. Gli educatori e tutti gli adulti che, a vario titolo e in luoghi diversi possono avere compiti formativi, devono rappresentare per le nuove famiglie precisi e sicuri punti di riferimento, in collaborazione costante con i genitori che troveranno in loro quell’aiuto che dovrà facilitare il loro compito, quando incontreranno inevitabili difficoltà. g. r. febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 60 Umorismo Nel Segno del Sangue 60 Il lato comico di Comik minigonna che un velo? E dunque? E che cosa accadrebbe se dessimo un significato ai colori? I partiti della sinistra hanno monopolizzato il rosso, la destra il nero, il centro l’azzurro, la lega nord il verde. LE IL VELO, ISLAMICO E NON L a laicità ha il suo dogma: in pubblico è lecito professare una sola idea, la sua, che consiste nel presentarsi senza idee. Un semplice copricapo è una affermazione di identità diversa dalla laicità. Non si è liberi di professarla. Eppure quell’indumento è silenzioso, non disturba, non nasconde il volto come farebbe una maschera. Io capisco il divieto di portare il burka perché, oltre a costituire una maschera integrale, pericolosa, mortifica la persona umana. Si può e si deve vietare il burka come si può e si deve vietare il suicidio. Ma perché il velo sul capo? Perché segnala l’appartenenza a una religione o a una etnia? Ma non c’è forse libertà di religione? In classe disturba certo più una IDEE MIGLIORI S e mbra scientificamente dimostrato che le idee migliori ven- febbraio 2004 20-09-2004 17:44 Pagina 61 Nel Segno del Sangue Umorismo 61 gono nel sonno. Ce lo assicura lo studioso Jan Born, ricercatore dell’Università di Lubecca. Perciò ne siamo così a corto. La notte si sta svegli e il giorno si è imbambolati per il sonno perduto. Non sai come risolvere un problema? Mettiti a dormire, una buona volta. Una volta si diceva: chi dorme, non pecca. È già una buona idea. RAZZISMI M EMBRIONALI aurizio Mori (l’Unità del 16 dicembre) sostiene che chiedersi che cosa sia un embrione è lo stesso che chiedersi di che colore è il numero tre. Evidentemente l’essere o il non essere e i diritti conseguenti,. per lui sono lo stesso che chiedersi di che colore è il numero. I razzisti lo applicano all’uno. Uno ha diritti, o non li ha, a seconda del colo- re. Evidentemente siamo arrivati al tre. PROPHETAVI I NESCIENS dentificare un embrione con il numero tre potrebbe essere una profezia inconsapevole. In effetti l’embrione umano porta in sé una identità trinitaria, essendo immagine somigliante di Dio. Al di fuori di questa allusione, nel qual caso Maurizio Mori avrebbe profetato “nesciens”, la similitudine sarebbe priva di senso, perché il numero tre, quale che sia il suo colore o non colore, resta sempre trino, mentre un embrione si accresce inesorabilmente, se nessuno lo disturba. È successo perfino a Maurizio Mori. L’IMAM D’EGITTO L a massima autorità islamica egiziana di Al Azhar, Tantawi, prendendo lo spunto dalle polemiche francesi, ha detto che le donne islamiche devono rinunciare a lottare per portare il velo, perché il Corano insegna che esso è “obbligo divino per la donna musulmana nei paesi islamici”. Ma se essa vive in paesi non islamici deve uniformarsi (sottinteso: finché quel paese non diventa islamico). Inquietante il luogo coranico dove è contenuta tale dottrina. Si intitola: le vacche”. Che c’entrano le donne? Comik 4acopfeb04 20-09-2004 17:48 Pagina 1 «S IATESANTI , PERCHÉ IO , IL S IGNORE D IO VOSTRO , SONO SANTO » (L V 19,2)