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Via Narni, 29 - 00181 Roma - Mensile di informazione - Anno LIII - N° 2 Febbraio 2004
Sped. in Abbon. Post. Art. 2 Comma 20/c - Legge 662/96 - Filiale di Roma - Una copia € 0,77
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SOMMARIO
NEL SEGNO
DEL SANGUE
Mensile della Unio Sanguis Christi
dei Missionari
del Preziosissimo Sangue
Anno LIII - N°2
Febbraio 2004
Direttore Responsabile:
Michele Colagiovanni, cpps
Redattori:
Alberto Rinaldi, direttore USC
Benedetto Labate
Giuseppa Rotolo
Maria Damiano
Grafica:
Elena Castiglione
EDITORIALE
Profanato il volo. di Michele Colagiovanni
SPIRITUALITÀ
Preghiamo insieme... di Louis La Favia
Gandhi e la forza della verità di Maria Damiano
ATTUALITÀ
Gli invisibili... diamo voce al loro silenzio di Angela Guarino
Pensiamoci bene... di Giuseppa Rotolo
NON POSSO NON DEBBO NON VOGLIO
CRONACA
Il corpo di san Gaspare a Firenze di Massimiliano Orsini
LA PAROLA DEL PAPA CHIESA ED EUCARISTIA (6)
INCONTRO DI PREGHIERA
Cristo eucaristia mistero di riconciliazione... di Alberto Rinaldi
Foto: 33, 34, 37, 38,
39, 45, 50, 53, 54, 55, 56, 57,
58, 59,60, 61
Archivio USC: 35, 36, 40, 42,
43, 44, 51, 52,
CATECHESI PER GRUPPI DI PREGHIERA U.S.C.
Riconciliati per riconciliare a cura di Tullio Veglianti
USC GIOVANI
Chi cerca trova di Govanni Cenci
Stampa e fotocomposizione
Stab. Tipolit. Ugo Quintily S.p.A.
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ordinario: € 7,50
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C.C.P. n. 391003
Finito di stampare
nel mese di febbraio 2004
Questa rivista è iscritta
all’Associazione
Stampa Periodica Italiana
TESTIMONIANZE
Il senso del dolore... di Paola Rossi Di Giovanni
UMORISMO
Il lato comico di Comik
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La copertina di questo mese ha un’intenzione decisamente persuasiva
da parte nostra: esorcizzare dalla mentalità comune l’idea del carnevale come la festa del divertimento senza limiti, la festa della follia e
dell’ubriachezza. Certo, non neghiamo che per alcuni che tendono
all’esagerazione è così, ma chi non sorriderebbe alla vista di un bambino mascherato e divertito che da vero protagonista pavoneggia la
sua figura per le strade della
città? Del resto, cosa c’è di male
nel consentirsi una volta all’anno
di venir fuori dai propri schemi
per scimmiottare una realtà che
di maschere se ne mette anche di
peggiori? Come tutte le cose, la
virtù è nel mezzo e se sappiamo
utilizzare bene le occasioni che
ci vengono offerte per scaricare
un po’ la tensione del quotidiano,
anche il carnevale assume una
valenza positiva, come la festa
dell’allegria per eccellenza.
Noi della Direzione quest’anno
ci mascheriamo da bambini, e
voi?
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Editoriale
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Profanato il volo
di Michele Colagiovanni
S
econdo un apologo di don Giuseppe
De Luca, chi lascia la propria abitazione, cui è molto affezionato, e si
inerpica sulla montagna di fronte, solo in
apparenza si stacca dalla propria casa.
Giunto in cima può guardare meglio il
luogo della propria vita quotidiana: la
casa gli appare molto più sua, assai più
comprensibile di quando si limitava a
viverci dentro, perché ne scorge la relazione con il paesaggio, cioè con gli altri, e
con il territorio circostanti.
Forse per questa ragione collochiamo
Dio “nell’alto dei cieli”, mentre egli ci
avvolge e permea. Solo da quella collocazione, che in Dio sarebbe riduttiva, secondo la nostra ancestrale percezione, egli è
in grado di vedere il particolare e il totale,
nonché le relazioni tra l’uno e l’altro
ambito dell’esperienza di ogni giorno.
Tra le ancestrali certezze dell’uomo vi
fu sempre quella di doversi guardare da
pericoli a propria misura. Il nemico o era
un uomo, e comportava una attenzione a
propria misura, o era un animale che, per
quanto gigantesco, come l’elefante, non
esigeva che l’uomo guardasse in alto. Si potrebbe
addirittura sostenere che il pericolo era tanto più
insidioso quanto più venisse dal basso; e non a caso
il serpente, che striscia per terra, divenne il simbolo
dell’insidia per eccellenza. E come il serpente,
anche la tagliola e il trabocchetto, che costringevano a guardar bene dove posare il piede. Se anche un
nemico si arrampicava su un albero, l’insidia rimeneva terrestre. Il cielo era escluso dalle località insidiose.
C’erano le folgori, è vero. Ma esse apparivano
piuttosto cone la manifestazione di una potenza
estranea all’uomo: o fine a se stessa, o ammonitrice. Molto raramente le folgori avevano come bersaglio materiale l’uomo. Gli incutevano soggezione. Non potevano dirsi manifestazione d’ira di un
qualche dio, a meno che non si volesse attribuirgli
una mira scadente. Lanciate da un dio o dalla
natura, le saette erano un richiamo metafisico.
L’altitudine non solo non risultava profanata, ma
ne usciva sublimata.
Essa non ha potuto restare immune dalla tabe
morale dell’uomo, il quale cominciò con l’arrampicarsi sull’albero e sulle rocce; poi costruì torri
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d’offesa e di difesa e ne progettò sempre più alte, per potenziare la propria statura e guardare l’avversario dall’alto in
basso, e colpirlo da quella direzione inusitata. Le città costruite
sui monti raggiunsero altitudini
che nessuna torre avrebbe potuto ottenere e all’interno delle
città le case gareggiarono a
superarsi, seppellendo i campanili, che avrebbero dovuto ricordare colui che “è nei cieli”.
Nella ricerca dell’altitudine,
tuttavia, predominava il bisogno
di sicurezza, piuttosto che dell’aggressione. Con la
torre, con una robusta e
alta cinta muraria, non si
va da nessuna parte: si
resta piantati nel luogo
dove si sta. Se anche
fossero collocate su una
vetta altissima, conservano una certa terrestrità
e mirano a far sentire
l’uomo al riparo da ogni insidia, perché più su di tutto e di
tutti.
La Torre di Babele, che
doveva toccare il cielo, fu iniziata con evidente orgoglio e
malcelata aggressività. Un
intervento di Dio umiliò la pretesa umana e salvaguardò la
sacralità dei cieli. Aurelio Agostino, il santo vescovo di Ippona, sostiene che l’uomo può
stare tranquillo solo quando
riposa in Dio. Quando egli incideva quelle parole sulla tavoletta di certo il suo pensiero volava in alto e anche tutto l’animo
suo. Il pensiero di Agostino
volava alto e portava in alto gli
ascoltatori.
Il sogno dell’uomo fu sempre quello del volo, espresso
dal mito di Icaro. Librarsi con il
corpo nello spazio, staccare i
piedi da terra, condursi a piacimento, qua e là, come gli uccelli. Ma che dico? Qua e là
come il pensiero. Ma le ali di
penne saldate con la cera, per
secoli hanno messo piuttosto in
risalto la debolezza dell’uomo,
anziché la sua forza. Più che il
volo hanno attestato la caduta
rovinosa. La debolezza delle ali
si è trasferita per secoli alle
ambizioni umane, ricondotte a
terra dalle leggi della gravità e
della caducità.
La fragilità delle ali da pochi
anni è stata risolta e i cieli sono
risultati profanati. L’uomo, una
doga dopo l’altra, si è chiuso
nella botte della propria violenza, e nella botte della violenza
sono finiti anche i cieli. Da
alcuni anni l’insidia alla vita
quotidiana viene anche dall’alto
e è la più terribile. Levare lo
sguardo al cielo (il gesto tradizionale di chi cerca il soccorso
estremo, quando ogni altro è
risultato vano) porta a fissare
gli occhi all’aggressione peggiore.
Le folgori dell’uomo, a differenza di quelle degli dei, non
sono pedagogiche; sono mirate
con millimetrica precisione e
hanno l’uomo per bersaglio.
L’universo è un utero di violenza. Una icona dell’essere umano. Basta guardare una donna con il
ventre gonfio. È incinta,
o imbottita di tritolo?
Poco conta, se pur custodendo un figlio, ha intenzione di educarlo all’odio
e di farne un kamikaze.
m. c.
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Preghiamo insieme
di Louis La Favia
Sia santificato il Tuo Nome
Chiedendo “Sia santificato il Tuo Nome”, entriamo nel Disegno di Dio.
La santificazione del suo Nome - rivelato a Mosè, poi in Gesù. Infine, è
in Gesù che il Nome del Dio Santo ci viene rivelato e donato nella
carne, come Salvatore.
Prospettiva storica
La promessa
di Dio della
salvezza iniziò
nel Paradiso
terrestre
ed incluse
tutta
l’umanità.
L
a storia della salvezza è la grande storia della misericordia e dell’amore del Padre. Essa è iniziata –nel senso di dove si è massimamente rilevata – con la storia del primo vero fallo commesso dall’uomo.
Non appena la prima coppia umana ebbe infranto il comando di Dio,
avvenne la grande promessa del Salvatore: Io porrò inimicizia incluse tra
te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa
e tu gli insedierai il calcagno” (Gen.3:15) – È una promessa universale,
estesa senza discriminazione a tutta l’umanità, senza distinzione di razza
o di persona; giacché: al “monte – del signore … affluiranno tutte le
genti (Is.2:2); e, a promessa effettuata: Uno solo, infatti, è Dio e uno solo
mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso
in riscatto per tutti (1 Tim.2:5-6).
Il Padre avrebbe mandato il suo Figlio per riscattare tutti noi
È
pienamente il caso di un Padre tradito, ma che estende la sua bontà al traditore, che è sua creatura;
giacché questa sua creatura ha bisogno di tutto, e Dio è un padre che possiede ogni cosa.
Ma l’attesa sarà lunga: poiché il Salvatore sarà atteso,
quindi sarà desiderato. Di conseguenza, vi saranno, nel frat- L’inferno di Dante
tempo, lacrime e sangue, dà un carattere teologico
dolori e morte, d’ogni
a tutta la storia umana
genere (“tu le insedierai
il calcagno”): e l’uccisione d’Abele, lo sterminio del diluvio, il popolo di Dio errante nel
deserto, la deportazione in Babilonia, la dominazione romana, la
disgregazione dell’autorità sinagogale, ecc.
Quello che molti anni più tardi, farà Dante nel suo Inferno, col
trasmetterci teologicamente – in tragica sintesi – la storia intera
dell’umanità, immaginando simbolicamente una statua gigantesca
(come nella visione di Daniele) che, lacrimando e sanguinando,
formerà due fiumi infernali, proprio quelli che costituiranno l’orrenda pena dei dannati: è il sangue di milioni d’innocenti, sono le lacrime
di inaudite sofferenze, che puniscono individui ed istituzioni che ne
sono state la causa. Ma la salvezza verrà, perché Dio non inganna: “Quan-
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do venne la pienezza del tempo, inviò il proprio Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare
coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a “figli” (Gal. 4,4-5); e, in 1 Gv.4,9, specificando le ragioni in radice: “Dio ha mandato il suo unico Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita
per mezzo di lui”. Dio mantiene le sue
promesse.
Dio mandò il suo Figlio perché
di Dio misericordioso,
noi potessimo avere la vita per Èchel’intervento
manderà il figlio suo unigenito –
mezzo di lui
ripetendo la dolorosa storia di Abramo
con il figlio Isacco – verso Gerusalemme fino al Calvario, per cancellare le conseguenze del primo fallo. È precisamente il vangelo di Matteo e
di Luca, che partono da Nazaret, dalla Galilea verso la Giudea, in continua ascesa verso la città santa
fino al finale. Perché quello era lo scopo del Padre, accettato dal Figlio, con la
cooperazione dello Spirito di Dio ( è praticamente l’Isacco di Abramo, che
dovrà portare lo strumento del suo sacrificio sul monte).
Inizierà, da parte del
Figlio, per riparare la prima colpa dell’uomo,
Padre, la necessità
commessa ai primordi della storia, e condurci
della riparazione; e,
alla salvezza:”Con lui Dio ha dato vita anche a
da parte del Figlio,
voi, che eravate morti per i vostri peccati e per
l’obbligazione dell’incirconcisione della vostra carne, perdonandol’impegno, assunto
ci tutti i peccati, annullando il documento scritto
liberamente con adel nostro debito, le cui condizioni ci erano sfamore e per amore:
vorevoli. Egli lo ha tolto di mezzo inchiodando“Era necessario che
lo alla croce”(Col.2:13-15).
egli si recasse a
Ed ampliando le parole di Paolo, il papa,
Gerusalemme e molto soffrisse da
Leone il Grande, ne darà una
parte degli anziani, dei gran sacerdelucidazione, spiegando vividadoti e degli scribi, e fosse ucciso”
mente: “Ogni credente, in qualsiasi
l Salvatore
(Mt.16:21). Matteo, negli ultimi
parte del mondo, viene rigenerato
capitoli del suo vangelo, lo ripein Cristo, rompe i legami con la
divenne
terà tre volte, per sottolineare la
colpa d’origine e diventa uomo
Figlio dell’Uomo nuovo con una seconda nascita.
necessità del sacrificio (Mt.17:22;
20:18-19); ugualmente tre volte
Ormai non appartiene più alla
perchè noi
sarà ripetuto in Luca (coincidenza
discendenza del padre secondo la
potessimo
mirabile!) per sottolinearne l’obcarne, ma alla generazione del Salbligazione dell’impegno da parte
diventare
vatore che si è fatto figlio dell’uodel Figlio: ”il Figlio dell’uomo
mo perché noi potessimo divenire
Figlio di Dio
doveva esser dato nelle mani dei
figli di Dio”.
peccatori e crocefisso (Lc.24:7; v.
Precisamente così, è stata veduta la
Lc.17:25 e 22:37).
storia dell’uomo - fin dalle origini,
L’ascesa al Calvario, la storia di ogni nazione,
come nel corso dei secoli, e nel futuro –dai Padri
di ogni razza, di ogni popolo che vive in questa
della Chiesa, dagli scrittori ecclesiastici, dai letterra, certo anche la storia di ciascuno di noi,
terati e dagli artisti. Essi ci hanno trasmesso, a
perché ognuno deve contribuire alla propria salloro modo, la figurazione visiva dei singoli
vezza:” completo nella mia carne quello che
eventi umani, con i mezzi a loro disposizione,
manca ai patimenti di Cristo” (Col.1:24), come
seguendo le proprie capacità; ma tutti animati
dice Paolo ai Colossesi.
dall’idea unificatrice della caduta e della resurreE proprio ai Colossesi, Paolo esprime il lavozione di un popolo come di un individuo, insomro del Padre, con la cooperazione del proprio
ma della salvezza.
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La letteratura, l’arte e la musica presentano in modo popolare
e perenne la Storia della Salvezza
È
impossibile, nelle limitate
ristrettezze di una rivista, presentare le singole testimonianze. Ci
limiteremo, perciò, soltanto a quelle
arti che, in egual maniera, sono universalmente intelligibili e disponibili
a tutti, restringendoci a pochissimi
nomi, per lo spazio concessoci.
Le discussioni, nel medioevo,
sulla umanità di Cristo, iniziate da
Anselmo di Canterbury nel suo “Cur
Deus homo?”, hanno ingenerato i
grandi cicli sulla “Passione di Cristo”, in cui solo l’aspetto finale, sul
mistero del riscatto, veniva trattato;
ma non nelle sue fasi intermedie di
lotte e sofferenze. Ciò spiega perché,
nel basso medioevo, troviamo solo
grandi lavori pittorici sulla Passione
del Signore, in cui prevalgono particolarmente i toscani, quali Cimabue,
Duccio, Giotto, i Lorenzetti ecc.
Ma nel tardo Trecento, forse sotto
l’influsso umanistico, si è tentato una
vera e propria storia dell’umanità con
Barga da Siena in San Gimigliano.
Ma, Barga è stato tra i pochi; fino a
quando Michelangelo ha riprodotto
l’intera storia umana nel grandioso affresco della cappella Sistina. Ci son state, in seguito, glorificazioni
individuali nelle riproduzioni in onore di singoli Santi, particolarmente nel periodo barocco, ma una vera
storia dell’umanità, rapida e concisa come quella michelangiolesca, non è stata mai ripetuta.
Passando ad altro campo, intelligibile universalmente a tutti, quello della musica – possibile gustare in
audizioni celebratissime sono le opere del Palestrina, gli oratori del Carissimi, di Bach, di Handel, di
Haydn, ecc. in cui sono espressi i grandi temi dell’intervento di Dio nell’opera della salvezza.
A questo proposito, è doveroso menzionare un artista che ha dedicato l’intera esistenza alla musica
sacra: Lorenzo Perosi. In un ciclo mirabile di oratori-un genere da lui stesso riformato- ha messo insieme
tutto quel che si poteva dire su Cristo Redentore.
Ritornando direttamente sul tema della salvezza, in cui è dimostrata l’opera amorosa del Padre, ci
sembra perfettamente appropriata per una conclusione la breve frase che l’autore della lettera agli Ebrei
esprime per l’opera che il Padre ha disposto in riguardo al Figlio, affinché l’umanità sia salva: “Ed era
ben giusto che colui, per il quale e dal quale sono tutte le cose, volendo portare molti figli alla gloria,
rendesse perfetto, mediante la sofferenza, il capo che guida alla salvezza” (Ebr.2:10).
l. l. f.
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Attualità
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Gli invisibili... diamo voce al
loro silenzio
di Angela Guarino
I
nvisibili, così sono definiti i
barboni, quegli invisibili
che, però, come gli angeli,
appaiono al momento giusto e
ti salvano. Chi non ricorda la
storia che è stata definita la
“favola dello scorso Natale”,
quella di Natale Morea, il clochard che si è fatto massacrare
a sprangate per difendere cinque ragazze aggredite durante
un tentativo di rapina? Lui è
uno dei 40.000 barboni italiani
che, normalmente, la gente “per bene” scavalca indifferente, fingendo di non vedere, mentre Natale, (nel nome sembra essere il suo
destino), non è rimasto indifferente quando si è accorto che qualcuno aveva bisogno di lui. Ora Natale è vivo per miracolo ed è stato
adottato dal Comune di Roma che gli ha garantito un programma di
assistenza, perché il suo gesto e il suo coraggio siano ricordati per
sempre.
Questa è soltanto una delle tante storie che hanno per protagonisti
loro, i barboni... Ma chi sono? Persone che per scelta o, nella maggior parte dei casi, per necessità, vivono nel silenzio e nella solitudine, chiedendo l’elemosina, dormendo sulle panchine delle stazioni o
sotto le stelle, nei parchi delle città. Sì, perché la figura romantica
del clochard, di colui che liberamente sceglie di abbandonare tutto
per vivere povero, ma libero, con il suo fagottino in spalla e il cielo
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Attualità
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come soffitto, è ormai tramontata. Tutti i senzatetto italiani sono poveracci finiti sulla strada
per disperazione, per un lavoro perduto, una
famiglia sfasciata, un problema di droga.
Nessuno è vagabondo per scelta: dai tempi
più remoti l’uomo ha sentito la necessità
di avere un luogo dove vivere pur continuando ad amare la propria libertà, quella
libertà che permette ai clochard di apprezzare ancora una vita semplice, fatta di emozioni, di sensazioni che si possono cogliere solo vivendo
a stretto contatto con la natura, ma anche quell’eccesso di
libertà che impedisce loro di avere una vita “normale”.
I loro sguardi sono una testimonianza silenziosa eppure capace di parlare, di
mostrare come non vi sia, purtroppo, nel mondo, interesse per chi vive ai margini
della vita.
A Dicembre, in soli 15 giorni, sono morti a Roma 7 clochard: è la nostra indifferenza ad ucciderli e a
condannarli ad un destino inevitabile soprattutto quando, d’inverno, oltre che per la fame e gli stenti,
soffrono per il freddo insopportabile. Così il Comune di Roma è corso ai ripari: oltre a reperire nuovi
posti letto, è stata attivata una centrale operativa che si occupa, 24 ore su 24, del coordinamento degli
interventi. Mentre l’amministrazione comunale ha ampliato i servizi di accoglienza, associazioni laiche e religiose, potenziano il volontariato che svolgono tutto l’anno.
Cosa si può fare di più per loro? Certo, offrire un tetto sotto il quale dormire e un pasto caldo da consumare, è importante, ma non è certo questo l’ostacolo più grande da superare. Il loro male si chiama
solitudine e i loro veri nemici sono la paura e l’indifferenza
della gente. Bisogna far sì che i barboni acquistino fiducia e rispetto per se stessi e si
considerino, non reietti o poveracci,
ma persone che, pur cadute, possono trovare la forza di rialzarsi.
Diamo loro la possibilità di
sognare, progettare e realizzare un futuro migliore, perché
questi esseri umani, dietro le
rughe del viso e i vestiti maleodoranti, hanno una lucidità e una filosofia di vita davvero invidiabili.
a. g.
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Non posso, non debbo, non voglio
Testo e musica di Marcello Marrocchi
NON POSSO, NON DEBBO, NON VOGLIO!
DICESTI UN GIORNO CON ORGOGLIO
GIURARE FEDELTÀ A CHI COMBATTE DIO
“MEGLIO MORIRE MA NON SARÒ IO!”
NON POSSO, NON DEBBO, NON VOGLIO!
DICESTI UN GIORNO CON ORGOGLIO
SERVIRE LA VIOLENZA FEROCE DI UNO STATO
MEGLIO SAREBBE CHE NON FOSSI MAI NATO.
Vado per le strade e vedo occhi di dolore
tu cammini avanti e mi precedi per amore
vedo la tua croce
che abbraccia tutto il mondo
voglio salirci anch’io
e li lasciare il cuore
inchioda le mie mani sopra le tue Signore
inchioda le mie mani sopra le tue Signore
Io vivo e mi nascondo nel tuo cuore fra le spine
il sangue tuo prezioso è la fonte di ogni bene
un ‘Opera che nasce
porta sempre la tua croce
se non ci fosse lì…
non ci sarebbe luce
non ci sarebbe la forza del tuo amore.
AMARE! AMARE! AMARE!
È QUESTO IL DONO DEL SIGNORE
LUI ENTRA NEGLI ABISSI PROFONDI DI OGNI CUORE
MA LUI PER FARLO OGNI VOLTA MUORE.
IO POSSO! IO DEBBO! IO VOGLIO!
CAMBIARE IL MONDO E ABBATTERE OGNI SCOGLIO
NON CI SARANNO PIÙ VIOLENZE, GUERRE ED ODIO:
IO SARÒ UN’ONDA NEL MARE DEL MIO DIO.
Andare dove mai nessuno vuole andare
su strade mai battute che non hanno visto il sole
figli disperati
pieni di violenza
facce che non sanno
che tutto può cambiare
anche l’odio più profondo può diventare amore
anche l’odio più profondo può diventare amore
ANDARE, ANDARE, ANDARE
PORTARE A TUTTI UN PO’ D’AMORE
COMPRATI A CARO PREZZO COL SANGUE DEL DOLORE
GOCCIA A GOCCIA C’INSEGNI A CAMMINARE.
AMARE! AMARE! AMARE!
È QUESTO IL DONO DEL SIGNORE
ANDIAMO IN TUTTO IL MONDO GRIDIAMO AD OGNI CUORE
C’È SOLO UN DIO CHE È MORTO PER AMORE
C’È SOLO UN DIO CHE È MORTO PER AMORE
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“Non posso,
non debbo,
non voglio”
S. Gaspare del Bufalo
a ricordo del 50°
della canonizzazione
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Cronaca
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…e
Il corpo di san Gaspare
a Firenze
siamo a 50! Questo
è lo slogan coniato
per l’indizione dell’anno gaspariano promulgato
nella Provincia Italiana dei
Missionari del Prez.mo Sangue,
in occasione del cinquantesimo
anniversario della canonizzazione del loro fondatore, Gaspare Del Bufalo.
Tante le iniziative previste
per quest’anno (6 gennaio 2004
– 6 gennaio 2005); l’inizio si è
celebrato a Firenze, nella chiesa
parrocchiale del Prez.mo Sangue, prima tappa della Peregrinatio Gasparis. Arrivata nella
città del giglio nelle prime ore
del pomeriggio, l’urna contenente le spoglie del santo è
stata portata in processione
dalla vicina chiesa di s. Iacopo
in Polverosa nella suddetta parrocchia tenuta dai Missionari ed
è stato lì che, con la solenne
concelebrazione presieduta dal
Provinciale Italiano dei Missionari, è iniziata una settimana di
animazione tutta centrata sulla
spiritualità del Sangue di Cristo, tanto cara al santo romano.
La settimana, che aveva
come scopo la riscoperta del
cammino di santità personale e
comunitario, si è sviluppata sul
tema delle “Beatitudini”, una
per ogni giorno, cosa che ha
permesso ai Missionari predicatori di incontrare le varie realtà
presenti in parrocchia. È così
che nella giornata degli ammalati, oltre la consueta visita in
di Benedetto Labate
casa per persone inerte, d.
Mimmo Parlavecchia ha presieduto nel pomeriggio una emozionante celebrazione eucaristica in cui gli anziani e gli ammalati hanno ricevuto l’unzione
degli infermi (sulle 250 le
unzioni contate), mentre la sera
d. Sebastiano Benedettini ha
incontrato i volontari della
Misericordia e per i servizi
burocratici agli anziani; nella
giornata dei bambini si è avuta
la possibilità di visitare gli studenti della scuola elementare s.
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Nel Segno del Sangue
Cronaca
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Gaspare, gestita dalle Adoratrici del Sangue di Cristo e l’Istituto Professionale Sassetti,
mentre la sera d. Benedetto
Labate ha incontrato gli insegnanti, i catechisti e gli educatori della parrocchia; e così via
per tutta la settimana.
Incontri con i giovani, con i
carcerati, con alcune monache
di clausura di tre ordini diversi;
adorazione eucaristica, veglia
vocazionale, celebrazione penitenziale, predicazione delle
“sette effusioni”, festa dei bambini e celebrazione eucaristica
per le famiglie, sono stati tutti
momenti caratteristici di questa
movimentata settimana che ha
lasciato di stucco i diffidenti
fiorentini, i quali mai avrebbero
potuto immaginare una mobilitazione del genere nella loro
abitudinaria quotidianità.
Ma cosa ha stupito più
di tutto in questo evento
così fulmineo? L’attrattiva
che s. Gaspare suscita nei
suoi devoti. Senza esagerare, possiamo dire che
fiumi di gente, molti
anche da fuori Toscana, si
sono riversati in chiesa
per venerare, pregare o
ringraziare il santo per la
sua intercessione e per la
sua fede tenace, ancora
oggi molto eloquente ed
incisiva per le anime dei
credenti. Pensate che i
quattro postulanti (semi-
naristi) della casa di accoglienza dei Missionari (attualmente
in Cesena), erano costretti ad
un turno continuo di presenza
in chiesa dalle 7,30 alle 22,30,
per accogliere i pellegrini e
offrir loro una coroncina, un
libricino di preghiera o il nuovo
opuscolo della vita del santo.
Commoventi, in particolare,
due testimonianze: la prima,
quella di Maurizio, un ragazzo
di 23 anni guarito per intercessione di s. Gaspare da un carcinoma maligno all’esofago,
quando aveva 5 anni, episodio
questo che ricorda la guarigione
ottenuta a sua volta da Gaspare
per intercessione di s. Francesco
Saverio; la seconda, quella di
una suora Adoratrice del Sangue di Cristo, proveniente dalla
Siberia, la quale ha raccontato
della situazione politico-religiosa del suo Paese e della sua
vocazione, esortando noi italiani
a valutare la ricchezza spirituale
a nostra disposizione e spesso
scarsamente considerata.
Insomma, come è solito dire
un figlio di s. Gaspare, questo
santo è stato un valente missionario in vita e continua ad
esserlo in morte, perché muovendo tanta gente a venire in
chiesa ha permesso ai prosecutori della sua Opera di
poter rivolgere ad un numero
cospicuo di persone il messaggio di speranza e di riconciliazione che viene dall’annuncio
del vangelo del Sangue.
Ad majorem Dei gloria!
b. l.
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La parola del Papa
Nel Segno del Sangue
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La parola del Papa (6)
Chiesa ed Eucaristia
10. A questo impegno di annuncio da parte del Magistero ha fatto
riscontro una crescita interiore della comunità cristiana. Non c'è
dubbio che la riforma liturgica del Concilio abbia portato grandi
vantaggi per una più consapevole, attiva e fruttuosa partecipazione
dei fedeli al santo Sacrificio dell'altare. In tanti luoghi, poi, l'adorazione del santissimo Sacramento trova ampio spazio quotidiano e
diventa sorgente inesauribile di santità. La devota partecipazione dei
fedeli alla processione eucaristica nella solennità del Corpo e Sangue
di Cristo è una grazia del Signore che ogni anno riempie di gioia chi vi
partecipa. Altri segni positivi di fede e di amore eucaristici si potrebbero
menzionare. Purtroppo, accanto a queste luci, non mancano delle ombre.
Infatti vi sono luoghi dove si registra un pressoché completo abbandono del culto di
adorazione eucaristica. Si aggiungono, nell'uno o nell'altro contesto ecclesiale, abusi che contribuiscono ad
oscurare la retta fede e la dottrina cattolica su questo mirabile Sacramento. Emerge talvolta una comprensione assai riduttiva del Mistero eucaristico. Spogliato del suo valore sacrificale, viene vissuto come se non
oltrepassasse il senso e il valore di un incontro conviviale fraterno. Inoltre, la necessità del sacerdozio ministeriale, che poggia sulla successione apostolica, rimane talvolta oscurata e la sacramentalità dell'Eucaristia
viene ridotta alla sola efficacia dell'annuncio. Di qui anche, qua e là, iniziative ecumeniche che, pur generose nelle intenzioni, indulgono a prassi eucaristiche contrarie alla disciplina nella quale la Chiesa esprime la
sua fede. Come non manifestare, per tutto questo, profondo dolore? L'Eucaristia è un dono troppo grande,
per sopportare ambiguità e diminuzioni. Confido che questa mia Lettera enciclica possa contribuire efficacemente a che vengano dissipate le ombre di dottrine e pratiche non accettabili, affinché l'Eucaristia continui a risplendere in tutto il fulgore del suo mistero.
11. “Il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito” (1 Cor 11,23), istituì il Sacrificio eucaristico del suo
corpo e del suo sangue. Le parole dell'apostolo Paolo ci riportano alla circostanza drammatica in cui nacque
l'Eucaristia. Essa porta indelebilmente inscritto l'evento della passione e della morte del Signore. Non ne è
solo l'evocazione, ma la ri-presentazione sacramentale. È il sacrificio della Croce che si perpetua nei secoli
Bene esprimono questa verità le parole con cui il popolo, nel rito latino, risponde alla proclamazione del
“mistero della fede” fatta dal sacerdote: “Annunziamo la tua morte, Signore!”
La Chiesa ha ricevuto l'Eucaristia da Cristo suo Signore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri,
ma come il dono per eccellenza, perché dono di se stesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché
della sua opera di salvezza. Questa non rimane confinata nel passato, giacché “tutto ciò che Cristo è, tutto
ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa dell'eternità divina e perciò abbraccia tutti i
tempi “Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, memoriale della morte e risurrezione del suo Signore, questo
evento centrale di salvezza è reso realmente presente e “si effettua l'opera della nostra redenzione”.Questo
sacrificio è talmente decisivo per la salvezza del genere umano che Gesù Cristo l’ha compiuto ed è tornato
al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come se vi fossimo stati presenti. Ogni
fedele può così prendervi parte e attingerne i frutti inesauribilmente. Questa è la fede, di cui le generazioni
cristiane hanno vissuto lungo i secoli. Questa fede il Magistero della Chiesa ha continuamente ribadito con
gioiosa gratitudine per l'inestimabile dono. Desidero ancora una volta richiamare questa verità, ponendomi
con voi, miei carissimi fratelli e sorelle, in adorazione davanti a questo Mistero: Mistero grande, Mistero di
misericordia. Che cosa Gesù poteva fare di più per noi? Davvero, nell'Eucaristia, ci mostra un amore che va
fino “all'estremo” (cfr Gv 13,1), un amore che non conosce misura.
da Ecclesia de Eucharistia, introd. 10, 11
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Nel Segno del Sangue
Incontro di preghiera
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INCONTRO DI PREGHIERA
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Gesù eucaristia mistero di riconciliazione
con Dio e di comunione fraterna
a cura di D. Alberto Rinaldi
CANTO ED ESPOSIZIONE EUCARISTICA
Celebrante: Tutta la Chiesa, in quanto Corpo di Cristo, è chiamata dal suo Signore a
proclamare ad ogni uomo la ragione che ha spinto il Dio di Gesù Cristo a farci dono del
suo Figlio, presentandolo a tutto il mondo come il centro unificatore della storia umana,
in un rapporto di comunione e di pace non soltanto con Dio, ma anche in un vincolo di
amore universale che deve ispirare tutte le creature, senza distinzione di razza, popolo o
nazione..
Ritornello (cfr. Ef. 2,13-18)
Tu sei la nostra salvezza, Signore
Tu infatti sei diventato la nostra pace,
colui che ha fatto di due un popolo solo. RIT.
Con il tuo sangue versato hai abbattuto il muro di separazione
che era tra noi, cioè l’inimicizia. RIT.
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Incontro di preghiera
Nel Segno del Sangue
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Hai annullato, con la tua incarnazione, una legge priva d’amore
per ricreare l’uomo nuovo nella pace. RIT.
Hai riconciliato tutti con Dio formando un solo corpo,
morendo generosamente sulla croce e distruggendo ogni rivalità.
RIT.
La tua presenza in mezzo a noi è diventata presenza di pace,
pace per i lontani e pace per i vicini. RIT.
Per mezzo tuo, Signore, possiamo presentarci tutti uniti al Padre
per formare insieme un solo Spirito. RIT.
Dalla prima lettera di S. Paolo a Timoteo (2, 1-8)
Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere
e ringraziamenti per tutti gli uomini, per il re e per tutti quelli che stanno al potere, perché possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e dignità. Questa è
una cosa bella e gradita al cospetto di Dio, nostro salvatore, il quale vuole che tutti gli
uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. Uno solo, infatti è Dio e
uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù, che ha dato se stesso in
riscatto per tutti. Questa testimonianza egli l’ha data nei tempi stabiliti, e di essa io sono
stato fatto banditore e apostolo – dico la verità, non mentisco -, maestro dei pagani nella
fede e nella verità.
Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani
pure senza ira e senza contese.
Parola di Dio
Pausa di riflessione o canto
Dalle omelie di Giovanni Paolo II (9 luglio 1980, Fortaleza - Brasile)
La nostra vita qui sulla terra è, in verità, un continuo succedersi di incontri con Cristo….
Ma l’incontro più intimo e trasformatore, cui tutti gli altri sono ordinati è l’incontro
“alla Mensa del Mistero Eucaristico, cioè alla Mensa del pane del Signore”. Qui è Cristo in persona che accoglie l’uomo, tribolato per le difficoltà del cammino e lo conforta
col calore della sua comprensione e del suo amore. È nell’Eucarestia che trovano la loro
piena attuazione quelle dolci parole: “Venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi
e io vi ristorerò” (Mt 11,28).
Quel conforto personale e profondo che costituisce la ragione ultima di tutto il nostro
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Nel Segno del Sangue
Incontro di preghiera
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affaticarci per le strade del mondo, possiamo trovarlo, almeno come anticipazione e
pregustazione, nel Pane divino che Cristo ci offre alla Mensa Eucaristica.
Il Convito Eucaristico diventa così segno espressivo di comunione, di perdono e di
amore. L’alimento eucaristico, facendoci consanguinei di Cristo, ci rende fratelli e
sorelle tra noi
Pausa di riflessione
Canto eucaristico
Preghiera comunitaria
A Dio, che in Cristo suo Figlio ci riconcilia con sé per mezzo del servizio pastorale della Chiesa, e nell’Eucarestia vuole offrirci l’unico cibo
che ci alimenta insieme all’unica bevanda che ci sostiene, esprimiamo
la nostra supplica:
TU SEI LA NOSTRA PACE, SIGNORE
Fa’ che la Chiesa, riunita e vivificata dai tuoi misteri di salvezza, sia riconosciuta da
tutti come segno e strumento del tuo disegno d’amore. Preghiamo...
Aiuta tutti i credenti a diffondere la luce del Vangelo in ogni parte della terra. Preghiamo…
Benedici coloro che sono impegnati nel promuovere la giustizia, il progresso sociale,
la difesa dei diritti umani. Preghiamo…
Fa’ che tutti gli uomini conoscano la verità del tuo Vangelo, godano la piena libertà
civile e religiosa e comprendano di essere chiamati alla vita divina in Cristo, come tuoi
figli adottivi. Preghiamo…
Dona a tutti gli uomini la buona volontà di costruire la pace, di superare le divisioni,
le guerre, la violenza, l’odio e di comportarsi veramente come fratelli. Preghiamo...
Liberaci dall’egoismo, dalla bramosia delle ricchezze, dalla tentazione di pensare soltanto al nostro benessere e aiutaci a risolvere i gravi problemi che affliggono l’umanità.
Preghiamo...
***** ***** ***** ***** ***** ***** *****
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Incontro di preghiera
Nel Segno del Sangue
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Ci uniamo ora a tutta la chiesa per offrire al Padre il dono Preziosissimo del Sangue
di Cristo, nostra gloria, salvezza e risurrezione.
Eterno Padre, noi ti offriamo con Maria, Madre del Redentore del genere
umano, il Sangue che Gesù sparse con amore nella passione e ogni giorno
offre in sacrificio nella celebrazione dell’Eucarestia.
In unione alla vittima immolata per la salvezza del mondo, ti offriamo le azioni
della giornata in espiazione dei nostri peccati, per la conversione dei peccatori,
per le anime sante del purgatorio e per i bisogni della santa Chiesa. E in modo
particolare:
Perché possa realizzarsi la pacifica convivenza fra cristiani, ebrei e musulmani
in Terra Santa.
Perché in Oceania vengano curate in modo speciale le vocazioni sacerdotali e
religiose al servizio dell’evangelizzazione in ogni Chiesa particolare.
Canto o recita del PADRE NOSTRO
Preghiera conclusiva:
O Padre,
che nell’unico sacrificio del tuo Cristo
ti sei acquistato un popolo di adozione,
concedi e custodisci sempre nella tua Chiesa
i doni dell’unità e della pace.
Te lo chiediamo
per Cristo nostro Signore.
Amen.
Benedizione Eucaristica
Canto finale
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Nel Segno del Sangue
Catechesi
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Catechesi per gruppi di preghiera U.S.C.
B
enedetto sia Dio, Padre del Signore
nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti
con ogni benedizione spirituale nei
cieli, in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del
mondo, per essere santi e immacolati al suo
cospetto nella carità, predestinandoci a essere
suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà.
E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto; nel quale abbiamo la
redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha abbondantemente
Il disegno salvifico rivelato nella pienezza dei tempi conriversata su di noi con ogni
siste nell’orientare verso il Cristo tutte le realtà cosmiche.
sapienza e intelligenza, poiché
L’avvenimento di salvezza è definito “mistero”.
egli ci ha fatto conoscere il
Di questo mistero Cristo è il mediatore e insieme la piemistero della sua volontà, nezza, egli che è il Verbo di Dio, per mezzo del quale tutto è
secondo quanto nella sua stato creato. Nella sua incarnazione, nella sua vita, sopratbenevolenza aveva in lui pre- tutto nella sua passione, morte e resurrezione, l’umanità
stabilito per realizzarlo nella intera è chiamata alla pace, alla comunione intima con Dio,
in un vincolo di amore universale che coinvolge tutte le
pienezza dei tempi: il disegno
creature. Tutto il cosmo ha in Cristo il punto d’incontro, il
cioè di ricapitolare in Cristo punto di convergenza, lui che gli conferisce unità e significatutte le cose, quelle del cielo to. Il proposito eterno di Dio è identificabile con la intestacome quelle della terra. In lui zione di tutto il creato a Cristo, visto nella sua statura di capo
siamo stati fatti anche eredi, e coordinatore.
Cristo è il capo supremo, manifestato dagli apostoli, i
essendo stati predestinati
quali lasciano in eredità alle successive generazioni cristiane
secondo il piano di colui che
la loro testimonianza, viva e scritta, come un sacro deposito
tutto opera efficacemente da custodire fedelmente e rivivere in situazioni sempre
conforme alla sua volontà, nuove.
La Chiesa è il luogo dove Cristo è conosciuto e dove effetperché noi fossimo a lode della
sua gloria, noi che per primi tivamente esercita le sue funzioni di capo. Essa è discepola di
Cristo, custode e interprete della Rivelazione; chiunque
abbiamo sperato in Cristo.
accetta questo, entra nella sua dimensione.
In lui anche voi, dopo aver
La Chiesa come corpo di Cristo è chiamata a proclamare
ascoltato la parola della all’umanità intera il mistero di Dio, cioè il percorso della stoverità, il vangelo della vostra ria di ogni uomo così come disegnato e voluto da Dio stesso,
salvezza e aver in esso credu- di ricapitolare in Cristo tutte le cose. Essa ha la missione di
to, avete ricevuto il suggello annunciare agli uomini questo segreto della gravitazione
dello Spirito Santo che era cristiana della storia. Coloro che sono chiamati ad evangelizzare dovranno stare sempre in ascolto di come Gesù agistato promesso, il quale è
sce, opera nell’uomo e soprattutto nella sua storia, è ciò può
caparra della nostra eredità, essere reso evidente e concreto esclusivamente attraverso
in attesa della completa reden- la totale disponibilità e fede. A questa è indispensabile rimazione di coloro che Dio si è nere ancorati per continuare a far parte integrante della
acquistato, a lode della sua Chiesa come corpo mistico di Cristo: è attraverso la fede in
Gesù Cristo che si realizza la salvezza dell’uomo e della
gloria (Ef 1, 3-14).
RICONCILIATI
PER RICONCILIARE
donna, ristabilendo il rapporto di comunione con Dio.
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, Catechesi
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Nei Padri della Chiesa questa dottrina, naturalmente, è molto approfondita.
Sant’Epifanio di Salamina ci ricorda il rapporto di comunione di Dio con noi
uomini, donando il figlio Gesù per riscattarci dal peccato. E’ venuto ad abitare in
mezzo a noi proprio per
mostrarci di nuovo la via, la
luce della vita e la verità,
rendendoci degni entrare in paradiso. È
venuto ad abitare in
mezzo a noi per
essere vera testimonianza,
egli
principio e fine
della vita. Infatti,
morendo, è diventato
per noi la via per la vita,
affinché non viviamo per
noi stessi, ma per colui che è
morto e risorto per noi, per colui che è fonte di vita.
Egli infatti è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per
mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se
stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo
la pace, e per riconciliarci tutti e due con Dio
in un solo corpo, per mezzo della croce,
PISTE DI RIFLESSIONE
distruggendo in se stesso l’inimicizia. Egli è
1) Il peccato è la rottura dell’allean- venuto perciò ad annunziare pace. ... Per
za con Dio. Che cosa ci spinge al mezzo di lui possiamo presentarci, gli uni e
gli altri, al Padre in un solo Spirito (Ef 2, 14ritorno nella casa paterna?
17. 18).
Dio ci riconcilia con sé in Cristo, suo Figlio,
2) Perché ai nostri giorni non si per mezzo del sevizio pastorale della Chiesa.
avverte sempre la necessità di rice- San Paolo precisava alla comunità di Corinto
vere il perdono di Dio? Forse per- che Dio aveva appunto affidato a loro, apoché il peccato non è compreso nella stoli il ministero della riconciliazione. Alcuni
sua gravità e si banalizza?
cristiani sostengono che non è necessario
dire i propri peccati al confessore, ri3) Per formare rettamente la nostra conoscendolo un uomo come gli altri, ma
coscienza, dobbiamo lasciarci illu- credendo di poterli confessare direttamente
minare dalla Parola di Dio e guidare a Dio: è vero che è Dio a perdonare il peccato
e che il sacerdote è solo il suo intermediario,
dall’insegnamento certo della Chiema egli agisce in nome della Chiesa.
sa. Quanto sono disponibile affinché accada tutto ciò?
A cura di Tullio Veglianti
e Gruppo di Teologia sul Sangue di Cristo
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U.S.C.Editoriale
GIOVANI
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Incontro USC giovani
Gaeta 31 ottobre-2 novembre 2003
Chi cerca trova
di Giovanni Cencia
“C
hi cerca trova!”
Questo famoso proverbio appare sempre
più un detto popolare e non
qualcosa che nasconde una piccola verità. Il ritiro per giovani
svoltosi a Gaeta (LT) dal 31
ottobre al 2 novembre, ha posto
in evidenza questo enigma che
sempre più viene sottovalutato
ma, se viene analizzato con
attenzione, mette in imbarazzo
il cittadino del Nuovo Millennio.
Il tema del weekend recitava
una semplice ed innocua
domanda “CHI CERCHI ?”.
Ma cosa significa veramente la
parola “cercare”? Visionando
un vocabolario si trova una
definizione assai generica:
impegnarsi a trovare qualcuno
o qualcosa.
Quello che più ha suscitato
interesse nei 25 partecipanti,
ovvero i giovani U.S.C delle
realtà di Latina, Roma e Sonnino, era proprio quel Qualcuno.
Le aspettative enunciate nella
prima sera, erano comunque
collegate indissolubilmente al
discorso di Fede rafforzato
qualche mese prima durante il
campo estivo di Gubbio (PG).
Per capire
chi fosse questo Qualcuno,
non
bisogna
essere dei
filosofi; è
ovvio che la persona in questione è GESU’, ma il problema è
capire cosa vuole Lui da noi, se
la strada che stiamo percorrendo è quella del Disegno Divino
che DIO ha scritto per ognuno
di noi o un’altra strada: quella
che ci siamo scelti. Non bisogna farsi trasportare da falsi
millantatori che anche attraverso il mondo musicale, come le
canzoni con sfondi satanici,
tentano senza scrupoli di persuaderci. Ebbene in questo
mondo di troppe parole e poca
sostanza dobbiamo credere al
politico per eccellenza: CRISTO, ovvero Colui che quel
che dice fa.
Stranamente i 4 “mattatori” di
sempre: don Damiano, suor
Milena, suor Laura e don Domenico, questa volta hanno condotto
il ritiro senza l’ausilio del Personal Computer, ma con parole,
gesti e fogli della Sacra Scrittura,
lodevolmente, sempre con il sorriso sulle labbra ed un pizzico di
ironia che non guasta mai, supportati dalla new entry suor
Maria Antonietta, asc, che grazie
alle sue esperienze ha collaborato
durante i lavori di gruppo.
I testi Sacri che “l’hanno
fatta da padrone” durante le
catechesi, sono stati sopratutto i
brani del Vangelo di Giovanni
1, 35-39, quello di Matteo 5, 112 e quello di Luca 4, 14-30.
Nel primo si è constatato la
grande autorità di un Cristo che
invita a «Venire e Vedere» per
scoprire dove abita, quale missione deve compiere, ricordando se c’è stato o meno l’incontro con Lui, ma soprattutto questo Vangelo ci insegna che
dimorare nella casa di una Persona, permette veramente di
conoscerla, anzi di diventare
amici, instaurando un rapporto
di amore basato sulla fede.
Nel passo di Luca, c’è un
forte richiamo allo Spirito
Santo che lega tantissimo con
la figura di Cristo il quale attraverso gli insegnamenti enunciati nella Sinagoga ci mette
dinanzi a una forte riflessione:
quale conoscenza abbiamo
della verità del Vangelo? Bisogna crederci per antonomasia
oppure perché può essere lo
spunto della salvezza?
Il Sacramento più importante
in cui, sotto le specie del pane e
del vino c’è realmente il corpo,
il sangue, l’anima e la divinità
di Gesù Cristo, e nel quale dobbiamo riconoscerci come figli
di DIO è l’EUCARESTIA,
radice della Chiesa Cattolica,
segno nel quale ci uniamo
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U.S.C. GIOVANI
Nel Segno del Sangue
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capendo che da soli, senza Lui,
noi non siamo un bel niente.
L’abbiamo contemplata ed assaporata durante le Celebrazioni
Eucaristiche nelle quali, prima
con l’acqua Santa e poi ponendo
le storie di vita dei partecipanti,
si è capito meglio il significato
della nostra ricerca.
Come si sa, l’uomo e la
donna al giorno d’oggi tendono
sempre più a guardare al futuro
dimenticando a volte anche il
passato, ma periodicamente è
utile fermarsi e voltarsi di 180°,
ponendo lo sguardo su ciò che
siamo stati, ricostruendo su un
semplice foglio di carta la storia
della propria vita fatta di gioie e
di dolori, di amori e divisioni
per poi offrirla a Gesù come
sopra accennato. È la nostra storia sacra.
Il week-end di Gaeta è stato
anche l’occasione per dare il
benvenuto ad un nuovo componente del gruppo: Giovanni, di
24 anni proveniente da Terracina (LT) il quale, mostrandosi
subito a suo agio, ha promesso
la sua presenza al prossimo
campo; il nostro desiderio è
quello di allargare ancora di più
la comitiva facendo divenire i
suoi componenti, che forse
hanno capito il significato della
propria vita, dei veri “Missionari”.
Durante quel fine settimana
non sono mancate, come da
prassi, le risate che nella seconda, ed ultima sera, hanno raggiunto l’apice quando, su proposta degli animatori, si è deciso
di dare vita a delle scenette teatrali le quali, supportate da vari
giochi, si sono rivelate un gradevole momento ricreativo.
E tra lacrime, baci, e abbracci, anche questa nuova e movimentata esperienza si è conclusa.
Ora bisogna continuare a crescere nella fede, perché il
“bello” viene adesso: “Cosa cerchi nelle tue giornate?”. In tre
giorni non è stato facile capirlo,
ma almeno lo si è intuito. A voi
le dovute riflessioni.
c. g.
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Testimonianze
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titolo
Testimonianze
di Paola Rossi Di Giovanni
M
i è stato chiesto di raccontare come si vive un’esperienza di dolore e sacrificio, viverla può essere semplice, più difficile raccontarla.
Per noi genitori, Laura è la cosa più bella che ci sia
capitata: una bimba bellissima nata sana. A sei mesi l’ha
colpita una malattia, la Sindrome di West, un’epilessia
che distrugge il sistema cerebrale, e tutto è cambiato.
Per noi è diventata ancora più importante: per un
genitore un figlio è sempre un figlio e non c’è differenza
se non fa tutto ciò che fa un altro bambino. Un figlio è
un dono di Dio, da custodire, crescere, accudire, accompagnare giorno per giorno offrendogli ciò di cui ha bisogno.
Ogni minimo movimento, sorriso, sillaba o gesto che
può acquisire, per noi è una gioia immensa, un regalo in
più che ci è dato.
Per noi Laura è
una bimba
speciale
(non
diversa, come si usa dire), una
rosa blu così rara, così preziosa,
un dono che il Signore ci ha
fatto e che siamo riusciti ad
accettare, perché sappiamo che
solo con il suo aiuto e quello di una
compagnia all’interno della Chiesa
possiamo essere sereni e felici
Laura è stata un aiuto per me anche quando
sono stata operata di tumore al seno. In quel
momento io non pensato a me, ma a lei. Mi sono operata, ho fatto le terapie senza avere pensieri di morte. Dovevo
accudire la mia bambina e non avevo tempo per lasciarmi prendere dalla tristezza.
Quando penso alla mia vita, ringrazio il Signore per quello che mi dà.
Questo essere nelle mani di Dio vuole dire che qualunque cosa noi subiamo o qualunque cosa attraverso la quale noi quotidianamente passiamo, può essere positiva, un bene.
Solo tenendo presente l’avvenimento della Croce e Resurrezione di Cristo capiamo il senso del dolore.
Paola
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Spiritualità
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Gandhi e la forza
della verità
di Maria Damiano
“D
obbiamo impegnarci come se tutto
dipendesse da noi e pregare come se
tutto dipendesse da Dio”. Questa
affermazione di Gandhi esprime bene il suo
atteggiamento di fondo verso la vita: una fede
non disgiunta dall’impegno personale. In tale
impegno hanno particolare rilievo la ricerca della
verità, lo sforzo di perfezionarsi, la volontà di promuovere ovunque la crescita umana. Grazie alla
meditazione sui testi sacri e all’incontro con il pensiero occiedentale e cristiano, Gandhi poté elaborare la sua
originale visione ecumenica delle religioni. La sua personalità si riallaccia alla tradizione religiosa indiana, condividendone un principio fondamentale: se crediamo in Dio non soltanto con l’intelletto, ma con tutto il nostro essere, ameremo l’umanità intera senza distinzione di razza, di
classe nazione o religione.
L’induismo si fonda sulla rivelazione vedica che risale al secondo millennio a.C. Dopo i testi vedici
sono succeduti quelli della tradizione e insieme hanno dato luogo ad un’ ampia diversificazione dell’induismo. Alcuni libri sacri contengono tra l’altro minuziose norme sui diritti e i doveri delle diverse caste
in cui tradizionalmente si articola la società induista nel sub-continente indiano. Le caste superiori possono essere ricondotte alle tre funzioni principali: quella religioso-culturale (bramini), quella militare-politica e quella economico amministrativa (a una di queste ultime apparteneva Gandhi). I monaci erano al di
sopra delle caste, ricevendo particolare stima da ogni membro della società. Al di sotto vi erano le caste
dei servi (Sudra) e i paria o intoccabili, considerati ‘impuri’: si tratta di coloro che, per nascita, religione o
nazionalità, erano al di fuori delle caste e perciò subivano una forte emarginazione sociale. La rigida separazione tra le caste, oggi abolita nella legge, ma non nella prassi quotidiana, ha costituito per millenni un
carattere fondamentale della società induista, con matrimoni soltanto tra membri di una stessa casta, nonché una divisione spesso rigida nel lavoro e nella società.
La religiosità, assai sentita da tutta la popolazione, moderava comunque le separazioni e gerarchie connesse col sistema castale. La presenza di varie religioni nel sub-continente indiano ha favorito un certo
spirito di tolleranza e Gandhi, risalendo alle origini della religione indù assunse posizioni anche innnovative rispetto alla prassi invalsa opponendosi vigorosamente alla rigida ripartizione del lavoro e ancor più
alla emarginazione dei fuori-casta: li chiamò “figli di Dio” e operò tenacemente per il loro riscatto e
autosviluppo, trovando nei testi sacri precise indicazioni in tal senso. Vi trovò pure le basi per elaborare il
valore della tolleranza e della collaborazione tra le religioni, di cui scoprì i fondamenti comuni.
L’uomo, infatti, tende sempre alla verità, che però non è mai totalmente raggiungibile in questo
mondo; ci si può avvicinare alla verità , ma ciò richiede anche uno sforzo personale. La fede, prima di
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Nel Segno del Sangue
Spiritualità
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essere un assenso, è un ascolto, che deve farsi più attento tramite un corretto comportamento etico, tramite la preghiera, la meditazione, il silenzio contemplativo. Anche la tolleranza richiede uno sforzo personale: non è soltanto coesistenza pacifica e rispetto per le scelte altrui, ma ricerca comune della verità, collaborazione costruttiva e quindi ascolto degli altri, sforzo per eliminare tutto ciò che sul piano sociale comporti segregazioni e ostacoli alla crescita umana.
Approfondendo la sua religione, Gandhi ne scoprì le maggiori conseguenze pratiche: l’amore verso gli
altri e l’impegno per migliorare se stessi. Desideroso di conoscere le altre religioni, anche per comprendere meglio i propri interlocutori, Gandhi seppe subito cogliere gli stessi principi pratici nel Cristianesimo e
poi nelle altre fedi. Ecco perché invitava cuascuno ad approfondire la conoscenza e la pratica della propria religione:”Gli indù siano buoni Indù, i cristiani buoni Cristiani, i musulmani buoni Musulmani, e il
mondo sarà migliore”. Dallo studio delle diverse religioni trasse la convinzione che tutte rispondono alla
sete di trascendenza che alberga in ciascuno di noi, costituendo strade diverse per giungere alla stessa
meta: elevare l’uomo e dare senso alla vita.
Amore altruistico e ascesi personale sono
le vie pratiche indicate dalle diverse religioni. La tensione di Gandhi verso l’unità
e l’universalismo non si è espressa soltanto nella visione ecumenica delle religioni,
ma ha toccato anche il piano politico:
basterà ricordare la sua ferma opposizione
alla divisione di India e Pakistan.
In conclusione è ovvio che alla base della
sua tensione ecumenica, Gandhi avesse la
convinzione di una sostanziale uguaglianza di tutti gli uomini. La sua figura ha tutti
i caratteri dell’innovatore, del rivoluzionario, del profeta. Consigliava a tutti, ad
esempio anche a coloro che non avessero
attitudini ascetiche, una vita semplice, cioè
senza lusso, ostentazione, sprechi o
dispendi inutili. Egli preferiva la testimonianza al proselitismo.
L’esortazione ad attuare una ‘conversione’
all’interno della propria religione ha il
senso di evitare evasioni esotiche per
restare ‘incarnati’ nella propria realtà;
salvo modificarla, laddove essa si oppone
alla crescita dei più deboli, tramite la
pazienza della non violenza e la fede
incrollabile nel trionfo della verità.
m. d.
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Pensiamoci bene...
di Giuseppa Rotolo
O
ggi, 1 febbraio 2004, la Chiesa italiana celebra la XXVI giornata nazionale per la vita, non un evento qualsiasi, ma un momento in cui si deve concentrare il massimo dell’attenzione per affrontare il
tema indicato nel messaggio dei Vescovi,” Senza figli non c’è futuro”, tema che invita a riflettere
sulla crisi delle nascite e soprattutto ad indagare per capirne le cause.
“Dicono: fate figli, siamo a crescita zero, se no chi pagherà le pensioni? Io li ho fatti, due in tre anni,
ma mi è costato un part-time al lavoro con conseguente declassificazione lavorativa; non ho neppure un
posto all’asilo nido della mia zona. L’alternativa? Mi tocca portare il figlio in un quartiere lontanissimo
e debbo andare in bicicletta, perché non ho l’auto… E allora viene da domandare: chi me lo ha fatto
fare? Pensiamoci bene…”.
A prima vista questa lettera, tratta da un quotidiano, mi sembra permeata di un forte egoismo; l’autrice
ha avuto un grandissimo Dono, il più grande della vita: la nascita di un figlio; di fronte a questo dono,
risponde con un interrogativo agghiacciante: chi me lo ha fatto fare?
Non posso emettere un giudizio senza conoscere i sacrifici e il livello di esasperazione a cui è giunta
questa donna, ma l’interrogativo mi ha colpito, perché anche io sono madre e se tutte le madri ragionassero in questo modo ci troveremmo in quel passato in cui i figli venivano considerati un investimento,
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specialmente i maschi, preferiti
alle femmine, perché offrivano
buone braccia per lavorare la
terra.
Non ho mai messo in discussione il mio ruolo di madre:
crescere tre figli è stato molto
faticoso, ma anche gratificante;
ho dovuto affrontare numerosi
sacrifici e rinunce, perché nello
stesso tempo ho desiderato
dedicarmi con entusiasmo alla
missione di insegnante, scelta,
dopo aver abbandonato la libera
professione, negli anni precedenti al matrimonio.
Sono stata fortunata, perché
ho avuto l’aiuto di una scuola
materna privata, diretta da
suore che, conoscendo le mie
grandi difficoltà, si sono offerte
per tenermi i bambini, appena
svezzati, venendomi incontro
anche sulla retta mensile:
“Chiedo per tre, pago per
due…”.
Riprendendo la lettera della
giovane madre, voglio capirne
le motivazioni, sottolineando le
difficoltà da lei incontrate e cercando di giustificare il suo
grido di protesta di fronte a chi
la invita a fare figli, perché si è
a crescita zero ed incombe
il problema delle pensioni.
La riduzione del
lavoro e conseguentemente
dell’entrata
mensile, la
declassificazione lavorativa e
la mancanza di asili
nido a cui
affidare, durante la giornata, i figli,
possono portare
molte mamme a
rinunciare, dopo la
prima esperienza, ad
affrontare una seconda gravidanza e molte giovani spose
ad evitare di diventare madri?
Nella società odierna devono lavorare entrambi i genitori
sia per esigenze di stretto carattere economico, sia perché la
donna, dopo una lunga e tormentata fase di emancipazione,
ricerca uno specifico ruolo
sociale che la sostenga nelle
sue aspirazioni di realizzazione
sul piano
personale; ciò la
costringe a non essere più
mamma e moglie a tempo
pieno, a non avere molte ore
per il marito e a programmare
la nascita dei figli, se proprio li
desidera.
Oggi c’è la necessità che in
una famiglia entrino a fine
mese almeno due stipendi per
vivere con un certo margine di
sicurezza ed è impensabile che
una donna possa dipendere da un marito: in
caso di morte del coniuge, di divorzio o di
separazione potrebbe
ritrovarsi da sola senza
mezzi per vivere o per
mantenere eventuali
figli. La sicurezza del
rapporto non te la dà
nessuno!
In Italia non ci sono le
condizioni per consentire a una mamma di
badare alla famiglia e, al
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tempo stesso, lavorare, anche se la donna
sta riuscendo a conquistarsi
nuovi spazi vitali, soprattutto in
un mondo del lavoro decisamente competitivo, cercando di
assolvere regolarmente le tradizionali incombenze familiari.
Pur facendo parte dell’Europa siamo molto indietro rispetto
alla situazione lavorativa di
altri Paesi, come la Germania,
l’Olanda, la Svezia: in Italia,
quando un’attività commerciale
o industriale riduce il personale,
le prime ad essere licenziate
sono le sposate, perché esiste
ancora la mentalità per cui una
moglie possa sempre appoggiarsi al marito; quando, poi, una
donna aspetta un bambino,
rischia di essere parcheggiata in
un’area dove non c’è possibilità
di fare carriera o di dimostrare
le proprie capacità, a volte supe-
riori a quelle
del collega, che potrebbe approfittare dell’assenza della futura
mamma per un avanzamento.
La società italiana, oggi, non
fa quasi nulla per aiutare le
donne nel loro difficile compito
di madri e bisogna capire l’amarezza di alcune che, sacrificando
il proprio lavoro, hanno dovuto
affrontare gravi problemi, non
solo economici.
Non si può negare il diritto
delle donne al lavoro, sarebbe
come ritornare indietro di cento
anni, specialmente se si pensa
che oggi molte ragazze studiano
con ottimi risultati e grandi
sacrifici, per dedicarsi con
responsabilità e serietà ad un’attività lavorativa che permetta
loro di avere un’indipendenza
dai genitori, fino a quando non
penseranno di formare una propria famiglia per la quale, oggi,
sono assolutamente necessarie
due discrete entrate.
Attualmente si
stanno diffondendo nuclei familiari sempre più lontani, non
solo ideologicamente, da quelli
tradizionali. Descrivere i fenomeni in atto non è facile: emerge in primo luogo il fatto che
molte coppie ufficializzano la
loro unione solo dinanzi allo
Stato, potendo usufruire, un
domani, del divorzio; molte
altre decidono di convivere a
tempo indeterminato, non assumendosi spesso la responsabilità
di concepire figli; molti uomini
e donne di trent’anni vivono
ancora con i genitori, nella
famiglia di origine, perché non
sanno confrontarsi con una
generazione adulta.
E’ evidente che la famiglia
non potrà più essere quella del
passato, ma ciascuno è chiamato
a realizzare la sua, costruendola
e fortificandola ogni giorno,
assumendosi le proprie responsabilità e soprattutto accettando
i figli come un grandissimo
Dono, perché è sempre valido il
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principio che è proprio a partire
dalla famiglia che si programma il futuro dell’umanità.
Essendo stata coinvolta dal
messaggio dei Vescovi e dalla
lettera della giovane madre
voglio pormi alcuni interrogativi le cui risposte potrebbero
facilitare, in parte, l’impegno
assunto dai genitori nel crescere
con amore un figlio.
“Perché in Italia gli asili non
funzionano
e sono
pochi, nonostante il calo delle
nascite?
Perché mancano gli scuolabus che potrebbero evitare alle
mamme e ai papà i disagi nell’affrontare molti chilometri,
spesso in direzione opposta a
quella del lavoro, e ai figli di
fare “levatacce” anche in pieno
inverno?
Nella scuola dell’infanzia il
bambino imparerebbe a dividere con gli altri le attenzioni dei
maestri, gli spazi, i giocattoli,
in un lungo cammino verso la
socialità, l’equilibrio dei rap-
porti, la gioia della conquista
dei primi atti di generosità.
Tutto andrebbe bene se al
momento dell’ingresso nella
scuola il bambino recasse con
sé una grande fiducia nei propri
genitori, la certezza di essere
amato e stimato da coloro, che
all’uscita dovrebbero offrirgli la
gioia di ascoltarlo mentre racconta e non l’indifferenza
dovuta allo stress e alle preoc-
cupazioni accumulati durante la giornata.
Perché ci troviamo di fronte
ad una carenza di luoghi di aggregazione?
Nelle nostre città i bambini
non trovano spazi di incontro e
di gioco; sono spesso parcheggiati per molte ore al giorno
davanti al televisore ad assistere a programmi violenti e diseducativi o affidati a baby-sitter
non sempre competenti.
San Filippo Neri e san Gio-
vanni Bosco sono stati i padri
degli oratori, o centri giovanili,
dove schiere di giovani venivano seguiti ed educati alla vita e
alla fede.
In questo momento in cui c’è
mancanza di figure educative
qualificate, di strutture e di
spazi dove potersi incontrare,
l’oratorio potrebbe rappresentare uno spazio di divertimento,
di crescita spirituale e culturale,
di pratica sportiva, un luogo
accogliente, aperto a
tutti, dove ognuno
potrebbe trovare
tante risposte,
dove si coltiverebbe
il
rispetto degli
altri, la solidarietà verso i
più deboli, la
ricerca del bene e la lotta
contro il male.
L’oratorio rappresenta per i
ragazzi
un
rimedio contro
la solitudine, la
noia, l’egoismo; è
un luogo dove si
possono capire le
loro esigenze e soddisfare il loro immenso bisogno di
libertà e di comunicazione.
Gli educatori e tutti gli adulti
che, a vario titolo e in luoghi
diversi possono avere compiti
formativi, devono rappresentare
per le nuove famiglie precisi e
sicuri punti di riferimento, in
collaborazione costante con i
genitori che troveranno in loro
quell’aiuto che dovrà facilitare
il loro compito, quando incontreranno inevitabili difficoltà.
g. r.
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Il lato comico
di Comik
minigonna che un velo? E
dunque? E che cosa
accadrebbe se dessimo
un significato ai colori?
I partiti della sinistra
hanno monopolizzato il
rosso, la destra il nero,
il centro l’azzurro, la
lega nord il verde.
LE
IL
VELO,
ISLAMICO E NON
L
a laicità ha il suo
dogma: in pubblico è
lecito professare una
sola idea, la sua, che
consiste nel presentarsi
senza idee. Un semplice
copricapo è una affermazione di identità
diversa dalla laicità. Non
si è liberi di professarla.
Eppure quell’indumento è
silenzioso, non disturba,
non nasconde il volto
come farebbe una
maschera. Io capisco il
divieto di portare il
burka perché, oltre a
costituire una maschera
integrale, pericolosa,
mortifica la persona umana. Si
può e si deve vietare il burka
come si può e si
deve vietare il
suicidio. Ma perché il velo sul
capo? Perché segnala l’appartenenza a una religione o a una
etnia? Ma non c’è
forse libertà di
religione?
In
classe disturba
certo più una
IDEE MIGLIORI
S
e mbra scientificamente dimostrato
che le idee migliori ven-
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gono nel sonno. Ce lo
assicura lo studioso Jan
Born, ricercatore dell’Università di Lubecca.
Perciò ne siamo così a
corto. La notte si sta
svegli e il giorno si è
imbambolati per il sonno
perduto. Non sai come
risolvere un problema?
Mettiti a dormire, una
buona volta. Una volta si
diceva: chi dorme, non
pecca. È già una buona
idea.
RAZZISMI
M
EMBRIONALI
aurizio Mori (l’Unità del 16 dicembre) sostiene che
chiedersi che cosa sia un
embrione è lo stesso che
chiedersi di che colore è
il numero tre. Evidentemente l’essere o il non
essere e i diritti conseguenti,. per lui sono lo
stesso che chiedersi di
che colore è il numero. I
razzisti lo applicano all’uno. Uno ha diritti, o non
li ha, a seconda del colo-
re. Evidentemente siamo
arrivati al tre.
PROPHETAVI
I
NESCIENS
dentificare un embrione con il numero
tre potrebbe essere una
profezia inconsapevole.
In effetti l’embrione
umano porta in sé una
identità trinitaria, essendo immagine somigliante di Dio. Al di fuori
di questa allusione, nel
qual caso Maurizio Mori
avrebbe profetato “nesciens”, la similitudine
sarebbe priva di senso,
perché il numero tre,
quale che sia il suo colore o non colore, resta
sempre trino, mentre un
embrione si accresce
inesorabilmente, se nessuno lo disturba. È successo perfino a Maurizio
Mori.
L’IMAM D’EGITTO
L
a massima autorità
islamica egiziana di
Al Azhar, Tantawi, prendendo lo spunto dalle
polemiche francesi, ha
detto che le donne islamiche devono rinunciare
a lottare per portare il
velo, perché il Corano
insegna che esso è
“obbligo divino per la
donna musulmana nei
paesi islamici”. Ma se
essa vive in paesi non
islamici deve uniformarsi
(sottinteso: finché quel
paese non diventa islamico). Inquietante il luogo
coranico dove è contenuta tale dottrina. Si intitola: le vacche”. Che
c’entrano le donne?
Comik
4acopfeb04
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Pagina 1
«S IATESANTI ,
PERCHÉ IO ,
IL S IGNORE
D IO VOSTRO ,
SONO SANTO »
(L V 19,2)
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Febbraio 2004 - Centro Studi Sanguis Christi