Seminario Nazionale di “Legacoopsociali”
22 Maggio 2012,
Roma
A cura di Maria Grazia Bertelloni
“La libertà nel percorso terapeutico”
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L’ Associazione Auto-Aiuto Mutuo- Aiuto
Psichiatrico di Massa promuove da sempre
percorsi di autonomia e di emancipazione
per gli utenti della salute mentale e,
attraverso lo strumento della Rete Regionale,
ha potuto amplificare la propria voce e
rafforzare il proprio motivo di fondo, il
protagonismo degli utenti, trovando nuovi
interlocutori e collaborazioni preziose che
hanno favorito e incentivato l’attivazione di
una progettualità importante, non da ultimo,
per l’incremento della “libertà nel percorso
terapeutico”

la Rete ha stimolato e spesso determinato un aumento
di libertà all’interno dei percorsi di cura. Questo si è
verificato in modo del tutto naturale attraverso
l’esercizio di un protagonismo altrimenti difficilmente
esperibile dagli Utenti, spesso vincolati ad un disagio
che ne penalizza l’espressione diretta come la
partecipazione ad eventi socio-politico-culturali.
Attraverso la libertà di partecipazione, momenti di
socializzazione e di conoscenza profonda l’uno dell’altro,
come all’interno del progetto “Mare e Costa”, attraverso
la possibilità di concertazione relativamente alle buone
pratiche della salute mentale, gli utenti si sono, forse
solo in parte, ma all’interno di significativi processi,
riappropriati della propria esistenza, sperimentando la
possibilità di superare il proprio status di “malati” per
vedersi restituire alcune importanti autonomie ed
assaporare momenti di libertà.
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Naturalmente non è semplice parlare di
libertà tout court, questo in generale e,
ancora più complesso, risulta trovare delle
risposte accettabili quando ci si addentra
nella spinosa questione della salute
mentale ed immediatamente ci si para
innanzi, incontrovertibile, “il bisogno”, “lo
stato di necessità”, che compromettono
una potenzialità più fluida e disinibita di
libertà, che mettono in crisi, alla radice, i
parametri comuni di libertà.
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La risposta che ci pare possibile in questa cornice che
si mostra contraddittoria e complicata è quella che
individua nella tensione alla comprensione della
dialettica fra i diversi fattori interagenti il motore
fondamentale. Noi pensiamo che sia imprescindibile
cogliere ed avvalorare la dialettica che esiste tra i
diversi fattori che intercorrono all’interno di un
percorso terapeutico, la dinamica che esiste tra
libertà, possibilità di prendere decisioni e i vincoli
dettati da stati di necessità: in questo senso è utile
individuare in modo chiaro la direzione che il percorso
di cura deve avere, quindi la guarigione, ed utilizzare,
all’interno di questa precisa finalità, il rapporto
dialettico, di movimento costante, la dinamica appunto
che intercorre tra le diverse spinte che interagiscono al
fine della guarigione, nella consapevolezza che aspetti
contraddittori sono del tutto normali ma che sia
necessario privilegiare ed incoraggiare sempre gli
aspetti sani.
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Con questo intendo dire che lo stato di necessità e gli
altri limiti che impediscono o comunque rallentano il
percorso di guarigione devono essere compresi nel
quadro complessivo in cui vive l’utente, dove le
tensioni alla guarigione si mescolano e vengono
schiacciate per poi tornare in un rapporto dialettico
fra le parti, in cui si alimenta ora una cosa ora l’altra.
E’ centrale l’indirizzo che diamo dall’inizio al percorso
di cura: un indirizzo chiaro, la guarigione. Ciò non
significa intransigenza o mancanza di comprensione
per le debolezze o i limiti, ma la capacità di gestire le
diverse spinte in modo strategico. In questa dinamica,
molto difficile da semplificare perché in costante
movimento, la Rete pensa che si debbano stabilire dei
punti fermi: il testamento psichiatrico è un importante
strumento per affermare la volontà dell’utente anche
se non è ancora abbastanza conosciuto e diffuso

In generale pensiamo che sia ancora la prevenzione
lo strumento più importante, e per prevenzione
intendiamo non solo il rintracciare di potenziali
disagi nel tessuto sociale ma, intendendo la
sofferenza psichica come qualcosa di
trasversalmente presente un po’ a tutti i livelli,
anche se in modi diversi, un lavoro costante di
informazione e monitoraggio, un impegno nella
diffusione culturale e nella inclusione di tutte le
fasce sociali, che abbatta i muri dell’intolleranza e
della ghettizzazione e permetta alle marginalità
sociali di accedere all’informazione e alla cultura,
integrandosi in modo del tutto originale nella
società. Il tema del potere, in antitesi con quello
della libertà, è una questione che appare molto
complessa nell’ambito della salute mentale in cui,
più che in altri ambiti, l’equilibrio nel rapporto tra
utente e operatore oscilla e, per sua natura, è
dettato dal bisogno dell’utente e non può essere per
questo del tutto paritario.

Non solo, il potere esercitato dall’operatore tende ad
essere difficilmente controllabile e si inserisce in un
contesto di delicati equilibri individuali, non
generalizzabili più di tanto. L’ immagine che forse
rende più l’idea di un sano rapporto fra utente e
operatore è quella di un rapporto in cui il potere
dell’operatore lasci il passo all’autorevolezza dello
stesso, una autorevolezza conquistata, una fiducia
conquistata in un processo in cui il soggetto sia
l’utente e non l’operatore. Naturalmente le dinamiche
sono molto complesse ed è facile che l’utente
conquistato alla cura possa delegare all’operatore più
del dovuto, e questo è il rischio, l’attimo esatto in cui
può insinuarsi il potere. Io penso che il potere non sia
utile alla guarigione, ma che semmai possa essere
garante dell’istituzione psichiatrica in sé, penso che
solo l’autorevolezza legata alla fiducia possa avere un
ruolo terapeutico. La malattia già esercita di per sé
un potere arbitrario e anonimo sull’utente. Egli ha
bisogno di essere liberato, non ulteriormente
schiacciato.
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Per questo l’Empowerment è una risposta ottima che deve
essere portata avanti dagli operatori e dalla rete tutta. L’
operatore deve essere presente e sostenere l’utente ma
deve anche saper lasciare andare l’utente quando questi è
in grado di muovere i suoi passi. Spesso invece il
sostegno, l’aiuto, il rapporto umano di comprensione,
diventano sopraffazione ed è difficile per l’utente sfuggire
a questo potere. E’ difficile perché l’utente sa di avere
bisogno dell’operatore, non comprende i confini, spesso
non riesce a comprendere cosa sia più sano e più giusto
per sé. Il potere, quindi, è un falso problema che tende ad
accentrare l’attenzione e a sembrare un nodo difficile da
sciogliere. In realtà, in un contesto democratico, il
problema del potere viene eliminato al suo insorgere,
dialetticamente, nel rapporto con l’utente. In definitiva i
servizi psichiatrici devono avere una funzione liberatoria
degli utenti, esser presenti quando c’è bisogno e
scomparire quando non servono più. Considerando il
potere un falso problema o perlomeno un problema
dell’istituzione psichiatrica e, solo di conseguenza, degli
utenti, penso che la vera possibilità di cambiamento per la
vita degli utenti sia il delinearsi di un percorso alternativo,
ossia né di una contrapposizione aperta con i servizi, né di
una redistribuzione del potere.
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La redistribuzione del potere creerebbe una falsa
democrazia in cui comunque l’istituzione, per sua natura,
continuerebbe ad esercitare il potere. Una lotta frontale
non porterebbe a niente perché, nella fattispecie, gli utenti
hanno bisogno degli operatori. Io penso che la strada
percorribile sia quella della costruzione di una terza ipotesi
che veda crescere il protagonismo degli utenti, la loro
partecipazione politica e sociale, la loro decisionalità, la
loro auto-organizzazione e la loro coscienza di cittadini con
diritti che possono, maturando maggiori consapevolezze,
offrire risposte proprie, contrattabili con i servizi. In
definitiva, diventare soggetti politici coscienti e concorrenti
all’esercizio dei servizi, in collaborazione con operatori
della salute mentale che condividano le premesse di
questo progetto. In questa dinamica vorrei evidenziare
come la contrapposizione vera negli ambiti della salute
mentale non sia fra operatori ed utenti ma fra istituzione
ed utenti dove l’istituzione rappresenta il potere forte che
tendenzialmente assorbe ed aliena anche l’opera stessa
degli operatori. Infatti, senza voler banalizzare la
questione, io penso che senz’altro ci sia un conflitto di
interessi e che, in modo più o meno velato, questo
determini l’esercizio del potere dell’istituzione psichiatrica
che, come già dicevo, non aiuta la guarigione.
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La crescita del potere da parte degli utenti può essere
accettata dai servizi solo nel caso in cui cambino
radicalmente le coordinate complessive della salute
mentale e i soggetti diventino davvero gli utenti,
utenti che scelgono sulla base di offerte diverse da chi
farsi curare. Questo metterebbe il potere nelle mani
degli utenti in una inversione di tendenza in cui gli
operatori diverrebbero “paradossalmente” le persone
che hanno bisogno degli utenti e non viceversa. Penso
che, allo stato attuale, gli operatori abbiano molto
spesso interessi che vanno nella direzione opposta
alla guarigione degli utenti. Inoltre, all’interno di
questa nuova logica, i risultati ottenuti dagli operatori
in termini di guarigione e di ritorno in qualità della
vita degli utenti diverrebbero il metro di misurazione
della validità degli interventi e quindi la certificazione
di buona pratica in contrapposizione alle altre pratiche
che si trascinano nel tempo senza ottenere risultati
positivi.
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E’ allora sulla base della “produttività” della
salute che gli operatori verrebbero premiati
e, necessariamente, è in questa direzione
che essi orienterebbero la propria opera. Il
ruolo della Rete Toscana degli utenti, in
espansione verso la dimensione nazionale,
risiede nel creare i presupposti affinchè
questo processo possa avere la sua
evoluzione positiva utilizzando tutti i mezzi
di cui dispone: l’esperienza di “mare e
costa”, vacanza autogestita dagli utenti, è
stata un occasione molto importante per
l’incontro fra utenti di diverse città della
regione e quindi per il confronto fra le
esperienze e la nascita di una rete e di una
comunicazione fra gli utenti
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Fra momenti di svago e divertimento, altri forse più
importanti di solidarietà e consapevolezza che hanno
portato all’avvio di gruppi di “auto-aiuto” in cui gli
utenti sono stimolati al protagonismo, incentivati a
partecipare, coinvolti in dibattiti culturali. Il
protagonismo degli utenti rappresenta per noi il
principio e la fine del percorso di emancipazione e la
nostra progettualità in tutti i suoi aspetti è indirizzata
a tal fine. E’ immediatamente da un punto di vista
pratico e concreto, che gli utenti vengono coinvolti,
aiutati ad evolversi, ad impegnarsi in progetti atti alla
loro stessa emancipazione. La libera progettualità
della rete è l’aspetto centrale di costruzione della
emancipazione degli utenti; l’aspetto culturale, cioè la
cura degli aspetti culturali ed educativi è un altro
punto cardine su cui noi contiamo molto, pensando
che il disagio sia spesso incentivato dall’ignoranza
come, d'altronde, dalla povertà anche se su
quest’ultimo noi possiamo poco.
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Fra i nostri progetti, oltre a mare e costa
giunto quest’anno alla sua undicesima
edizione, quindi, iniziative culturali volte alla
lotta allo stigma, promozione della
socializzazione e della rete fra utenti,
partecipazione attiva a buona parte dei
momenti di riflessione e dibattito all’interno
del circuito della salute mentale. Questo il
lavoro che portiamo avanti da anni e che ha
dato ad oggi importanti risultati incluso il
corso di formazione per operatori della salute
mentale, interamente pensato e gestito da
utenti. Dal titolo: “da dentro la malattia verso
l’emancipazione”.
Conclusioni: obbiettivi raggiunti
Facilitatore Sociale
Coop Pegaso blue Tipo A
Mare&Costa « Il tempo liberato»
Testamento Psichiatrico
Rete Regionale Toscana.USM
Coordinamento Nazionale. USM
Formazione,»strategie da dentro la
malattia per l’emancipazione»
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MARIA GRAZIA BERTELLONI_COORDINAMENTO NAZIONALE UTENTI SALUTE