Numero 5
Anno 2 - Febbraio 2006
EDITORIALE
di Waldes Fiorini
Avrebbe meritato una platea ben più
numerosa il convegno organizzato
sabato 21 gennaio dai giovani del
Partito sul tema :” Le nostre radici ed
il nostro futuro”. Perché i nostri
ragazzi in quell’occasione hanno dato
una bella lezione di storia e di
politica a tutti noi “grandi”. Peccato
che proprio noi grandi fossimo troppo
pochi a riceverla. Ci hanno ricordato,
loro che sono ancora lontani dalle
piccole beghe della politica di tutti i
giorni, che il patrimonio della sinistra
riformista sammarinese è un
patrimonio che viene da lontano, è
un patrimonio di lotte e di ideali che
non merita di essere disperso e
soprattutto mortificato. Un
patrimonio che nasce da quel
giuramento, ormai leggendario,
pronunciato sotto la quercia di
Cailungo nel lontanissimo autunno
del 1892 da un gruppo di giovani
ammalati di idealismo e di utopia.
Un patrimonio che è cresciuto con le
lotte fatte dal neonato movimento
socialista negli anni a cavallo del
secolo scorso per il progresso sociale
e civile dei contadini, degli operai,
degli artigiani, cioè delle parte più
povera
della
popolazione
sammarinese. Un patrimonio che si
è affermato e consolidato con
l’incredibile vittoria nella battaglia
per l’Arengo del 1906 -di cui
quest’anno ricorre il centenario- per
il progresso civile, per le riforme e
per il riconoscimento dei diritti di
tutti i Sammarinesi di ogni ceto
sociale. Avvincenti le osservazioni
dei nostri giovani sulla storia e sulle
prospettive del riformismo
Quelli che...
non vogliono
la riforma elettorale
di Mauro Chiaruzzi
Quello che sarebbe successo se si
fosse approvata la legge elettorale,
non è stato ben compreso da molti
consiglieri, mentre l’avevano capito
i cittadini che attendevano una
modifica ad un sistema che non dava
più le garanzie necessarie.
Quello che sarebbe successo con una
nuova legge elettorale, avrebbe
permesso di assicurare un più
sammarinese; soprattutto perché
quelle osservazioni provenivano da
chi non ha certamente dentro di sé
né le scorie dei fatti del ’57, né
tantomeno quelle degli avvenimenti
dell’86, e neppure quelle delle tante
divisioni che hanno contraddistinto la
sinistra sammarinese. Una sinistra di
fatto maggioritaria nel paese, ma che
in nome di una libertà di pensiero che
mal sopporta le “aride regole” della
democrazia interna, troppo spesso ha
cercato nuove bandiere –certo, sempre
rosse- da sventolare però in
contrapposizione a quelle tradizionali
della sinistra per sottolineare una volta
di più le proprie diversità. Quei ragazzi
invece, guardando avanti, ci hanno dato
la dimostrazione della loro capacità di
pensare in grande. Ci hanno prospettato
un futuro nel quale in un grande
movimento riformatore potranno
convivere le diverse anime della
sinistra e del riformismo sammarinese.
Ci hanno dato insomma - loro a noi! una bella lezione di storia e di unità.
Teniamocela a mente!
compiuto stato di
diritto.
La proposta del PSD
era caratterizzata da
tre
risposte
fondamentali ad
altrettanti quesiti
irrisolti. Con la
prima
si
determinava più peso al voto degli
elettori, chiamati a scegliersi, oltre
alla rappresentanza dei singoli
partiti, anche le maggioranze dalle
quali essere poi governati.
Con la seconda risposta si assicurava
maggiore stabilità, avendo previsto un
segue a pag. 2
Il PSD ad Atene per il Consiglio
dell’Internazionale Socialista
Lunedì 30 e martedì 31
gennaio scorsi una
delegazione del Partito
dei Socialisti e dei
Democratici composta
dal sottoscritto, dal
Presidente Giuseppe
Maria Morganti, e dai
consiglieri
Maria
Domenica Michelotti e
Stefano Macina hanno
preso parte alla riunione
del
Consiglio
dell’Internazionale
Socialista che si è svolta
ad Atene dove si sono riuniti, per
affrontare le questioni più rilevanti
dello scenario internazionale e per
eleggere il nuovo Presidente
Riforme Istituzionali
Un nuovo sistema
San Marino
Divide et impera
di Patrizia Busignani
di Emilio Della Balda
a pag. 5
di Verter Casali
a pag. 3
premio di governabilità da assegnare
alla coalizione che pur avendo
raggiunto la maggioranza, aveva
bisogno di questo premio per evitare
l’instabilità politica degli ultimi anni.
La terza risposta andava a fissare
a pag. 7
dell’Internazionale, i leader e i
rappresentanti degli oltre 160 partiti
membri dell’IS di cui il nostro partito si
segue a pag. 2
Il PSD ad Atene
segue da pag.1
onora di fare parte.
George Papandreu, Leader del
PASOK, il Movimento Socialista
Panellenico, già Ministro degli Affari
Esteri della Grecia, è così succeduto,
grazie anche al voto espresso per il
PSD da Maria Domenica Michelotti,
al portoghese Antonio Guterres,
nominato nella primavera scorsa Alto
Commissario delle Nazioni Unite per i
Rifugiati. I lavori del Consiglio,
organizzato alla perfezione proprio dal
Pasok, si sono articolati in quattro
sessioni importanti, dedicate a “Pace,
Democrazia, Solidarietà tra i popoli e
attraverso le culture”, “Per una regione
balcanica pacifica, stabile ed integrata,
la visione socialdemocratica”,
“Lavorare per la pace e la democrazia
nel Medio oriente” e “Superare
povertà e disuguaglianze: le priorità
globali”. Di particolare rilevanza è stata
la discussione sui nuovi scenari nel
Medio Oriente, a seguito delle recenti
elezioni palestinesi e alla vigilia di
quelle israeliane, a cui parteciperanno
le leadership del Partito laburista
israeliano e di Al-Fatah.
L’Internazionale Socialista, i cui
partiti membri governano oggi 56
Paesi del mondo ed ovunque
rappresentano i principale partiti
progressisti, si è in questi anni
concentrata nell’iniziativa politica
per la costruzione e il rafforzamento
della democrazia, per la pacifica
risoluzione dei conflitti, per il rispetto
e la promozione dei diritti umani, per
i diritti delle donne, per promuovere
uno sviluppo sostenibile, fondato
sulla giustizia sociale e il rispetto
dell’ambiente. Proprio per questi
motivi
così
fondamentali,
l’internazionale Socialista ha
approvato due mozioni su tematiche
scottanti e attuali come la situazione
del medio oriente e dei Balcani
incaricando tutti i partiti socialisti e
riformisti a dare un forte contributo
alla risoluzione delle tematiche
grazie anche all’azione di governo
che possono svolgere in seno ai tanti
paesi della Terra governati dalla
sinistra. A queste risoluzioni noi
cercheremo di offrire il nostro
contributo attivo grazie anche ad
incontri e momenti di riflessione in
Consiglio Grande e Generale e
naturalmente all’interno del nostro
partito, da sempre sensibile a
tematiche così importanti e cruciali
per il destino della nostra società.
La riunione di Atene ci ha offerto
2
L’evoluzione del sistema sanitario
di Danilo Micheloni
La trasformazione che sta investendo i
sistemi sanitari va affrontata con la
consapevolezza che i parametri di
riferimento necessari hanno subito
notevoli modifiche nel corso del tempo.
La popolazione è aumentata così come
le aspettative di vita, la tecnologia è
avanzata, l’ informazione è cambiata,
le richieste sono molteplici e sempre
più specifiche. Soprattutto nel campo
dell’innovazione tecnologica i servizi
ospedalieri hanno fatto passi in avanti
notevoli e continuano a farli soprattutto
nel campo della ricerca.
E’ logico che a fronte di tutti questi
fenomeni; demografici e tecnologici
sono aumentati anche i costi.
La paura è che per far fronte all’
aumento dei costi si debbano fare delle
rinunce. Ma non deve essere così.
Diventa quindi fondamentale
introdurre
il
concetto
di
programmazione sanitaria che deve
essere indirizzata alla razionalizzare
della spesa da una parte, e dall’altra
ad aumentare la tutela della salute.
Un concetto da chiarire è quello che la
Sanità deve essere sotto controllo
pubblico. Si può ragionare valutando
la possibilità di aprire la nostra struttura
verso l’esterno per alcune tipologie di
servizi anche in un ottica di scambi di
servizi con le strutture limitrofe,
interagendo in un ambito sanitario
sempre più in evoluzione e
consentendoci di non rimanere tagliati
fuori. Altre strade non sono praticabili
perché il filo conduttore è quello di dare
continuità ai concetti di uguaglianza
solidarietà ed equità e questi concetti,
ricompresi nel piano socio-sanitario,
difficilmente si sposano con settori
diversi dal pubblico.
Quando parliamo invece di qualità
delle cure dobbiamo raffrontarle con i
termini di efficacia, di appropriatezza
e di risposte adeguate: termini questi
riferiti all’uso delle tecnologie da
una parte e alla rilevazione della
qualità percepita dall’utente che si
serve della nostra struttura dall’altra.
Il riferimento è senz’altro rivolto ai
livelli di eccellenza quindi si dovrà
perseguire la valorizzazione e la
responsabilità di tutte le risorse umane
e professionali garantendo le cure più
avanzate sia come prestazioni sia come
rispetto per la persona.
Crediamo fortemente che nel
progetto politico, il tema della sanità,
sia fondamentale per i cittadini che
hanno esigenze nuove e che la
politica deve recepire. I cittadini
vogliono essere protetti, vivere in un
ambiente sano e vogliono garanzie
a tutela della loro salute.
In questo senso la tutela della salute
comporta anche l’attuazione di una
efficace rete di prevenzione con
l’obiettivo primario di posizionare il
cittadino al centro come protagonista
del sistema di Sicurezza Sociale,
facendo in modo che siano i servizi
sanitari che dovranno modellarsi
attorno alle esigenze specifiche
della persona stessa. E’ un dovere
per lo Stato garantire ciò che si è
sempre riusciti a garantire fino ad
oggi e nel contempo migliorarsi.
Quelli che... non vogliono la riforma elettorale
segue da pag. 1
condizioni di pari opportunità, non
limitandosi ad una semplice
indicazione, ma fornendo gli elementi
per garantire una partecipazione
attiva ad entrambi i sessi,
rispondendo in questo modo alle
continue sollecitazioni pervenute
dagli Organismi Internazionali, di
assicurare maggiore presenza al
sesso femminile. Queste erano le
modifiche
sostanziali
che
caratterizzavano la nostra proposta,
risposte semplici che avevano tenuto
conto di tutti i problemi evidenziati
e che hanno visto il partito
impegnarsi assiduamente per
anche la possibilità di incontrare i
responsabili dei maggiori partiti
della sinistra Riformista italiana,
come i DS e lo SDI, con cui continua
un dialogo serrato e il confronto su
vari argomenti di carattere anche
prettamente sammarinese. Il nostro
impegno per la costruzione di una
sinistra riformista unita e pronta a
governare il paese con le forze che
condivideranno il nostro programma
è stato valutato positivamente da
entrambi i responsabili delle forze
italiane in questione a suggellare
anche l’apprezzamento espresso dal
Segretario Generale dell’Internazionale
Socialista Louis Ayala, durante la
nostra recente visita a Londra.
trovare una soluzione accettabile e
comprensibile dal Paese.
Innumerevoli sono stati gli incontri
fra tutte le forze politiche, per
individuare la soluzione migliore.
Dopo tante mediazioni, ci è stato
riconosciuto, dalle forze politiche che
hanno partecipato al tavolo di confronto,
il ruolo di estensori della riforma per la
legge elettorale; puntualmente
abbiamo rispettato l’impegno
presentando, durante il consiglio di
gennaio, il progetto in prima lettura,
con la convinzione che nel consiglio di
febbraio si potesse approvare la legge.
È a questo punto che sono
intervenuti fattori esterni che hanno
condizionato il percorso, poiché dal
confronto che avevamo mantenuto
aperto, non sono pervenute
risposte chiare che attendevamo.
Le dichiarazioni verbali di quelle
forze politiche che avevano
assicurato l’appoggio, oltre che non
essere tutte quante esplicite, hanno
incominciato ad evidenziare
troppe differenze, in alcuni casi
anche sostanziali, che, se
accettate, avrebbero snaturato lo
spirito dell’intera legge.
Di fronte a questo nuovo quadro, per
non perdere l’opportunità di
raggiungere comunque la riforma
abbiamo compiuto l’ultimo tentativo,
invitando alcune forze a sottoscrivere
il progetto di legge, nella speranza che
il coinvolgimento assicurasse il
raggiungimento dell’obiettivo.
Con spiacevole sorpresa abbiamo
dovuto constatare il diniego ad
assecondare l’idea di quelle forze
che hanno partecipato ai confronti e
che, rincorrendo fin dall’inizio
indirizzi diversi, forse si sono prestati
al giochetto, convinti che il PSD non
avrebbe mai trovato il coraggio di
andare fino in fondo. Puntualmente
questi soggetti sono stati scoperti e
smascherati in questo modo i veri
obiettivi perseguiti. Il PSD è sempre
stato consapevole della proposta,
prova ne sia la sottoscrizione da parte
di ogni singolo consigliere del progetto;
respingendo l’accusa d’inaffidabilità
che ci è stata rivolta, abbiamo sempre
dichiarato che la riforma della legge
elettorale, poiché riguarda tutti, deve
essere ampiamente condivisa, e non
siamo disposti ad accettare blitz
dell’ultima ora per andare a modificare
“la regola delle regole”per fini diversi.
Quello che sarebbe successo, però è
solo rimandato: il nostro progetto che
avrebbe corso seri rischi con una
votazione in Consiglio in questa fase,
verrà ripresentato, dopo un largo
coinvolgimento dei cittadini, che si
faranno carico di questa proposta: essa
diventerà una iniziativa di carattere
popolare e verrà sottoposta quanto
prima all’approvazione consiliare,
nella prossima legislatura.
Riforme Istituzionali
Ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare
di Patrizia Busignani
Socialisti e Democratici, come è noto,
hanno condiviso nel 2002 all’atto della
revisione della Legge 8 luglio 1974 n.
59 il percorso, allora indicato come
triennale, per il completamento della
riforma
dell’ordinamento
costituzionale dello Stato.
Socialisti e Democratici hanno dato
il loro contributo affinché fossero
portati a compimento alcuni atti di
riforma di grande rilevanza per il nostro
sistema democratico: l’istituzione del
Collegio Garante della Costituzionalità
delle norme e la riforma
dell’Ordinamento Giudiziario.
Con la recente approvazione a
maggioranza dei 2/3 da parte del
Consiglio Grande e Generale delle
leggi riguardanti la Reggenza ed il
Congresso di Stato si è fatto un altro
significativo passo in avanti sulla
strada della modernizzazione del
nostro ordinamento costituzionale
lungo due direttrici fondamentali: la
separazione dei poteri e l’autonomia
dell’amministrazione pubblica dal
potere politico.
Con ciò non riteniamo esaurito il
nostro impegno per le riforme in
campo istituzionale. Tutt’altro.
Siamo consapevoli che occorra
affrontare la riforma del Consiglio
Grande e Generale, organo
legislativo, rivedendo anche le
diverse leggi che vi fanno
riferimento: il regolamento
consiliare, la legge che disciplina
l’Ufficio di Presidenza del
Consiglio medesimo e la legge
istitutiva delle Commissioni
Consiliari permanenti.
Va abolito il Consiglio dei XII che
oggi esercita funzioni residuali di
natura amministrativa che possono
essere trasferite per legge in via
definitiva all’amministrazione.
Al termine della riforma
costituzionale e quindi dell’impegno
politico sulle scelte, la nostra idea è
che si dovrebbe affidare ad una
commissione di giuristi o all’istituto
Giuridico di rileggere il complesso
dei testi di legge approvati per
farne un corpus unitario e coerente
su cui ottenere il consenso dei
cittadini tramite Referendum. Ma
su questa idea c’è tutto il tempo
per riflettere e discutere.
Una necessità inderogabile è
invece il progetto di riforma del
Codice di Procedura Penale in
discussione da 30 anni. Ci è
dispiaciuto constatare come sia
caduto nel vuoto il nostro appello in
Consiglio Grande e Generale, rivolto
a tutte le forze politiche, per una
riflessione seria sulle ragioni che ne
impediscono da anni il varo,
nonostante la riconosciuta urgenza,
e per un impegno solenne a
considerarlo una priorità assoluta
per la prossima legislatura.
Va affrontata la questione del
diritto nel settore civile con il
duplice obiettivo di salvaguardare
la certezza del diritto e preservare la
tradizione giuridica sammarinese,
rendendo anche il diritto civile
conoscibile a tutti.
C’è infine da rendere operativo il
Collegio di Controllo della Finanza
Pubblica, già istituito nel 2003
organo di garanzia democratica sui
conti pubblici.
Rimane sempre fermo inoltre
l’impegno a perfezionare
le leggi già approvate. In
particolare Socialisti e
Democratici, ma anche
altre forze politiche si
sono espresse in tal
senso, hanno espresso
l’opinione che, trascorsi
ormai oltre due anni
dall’approvazione del
nuovo ordinamento
giudiziario, sarebbe utile
una ricognizione sulla
sua applicazione per
aggiornare la legge
laddove l’esperienza lo
suggerisca utile, necessario ed
opportuno.
Ma di tutto quel che resta da fare
discuteremo nella prossima
Legislatura.
L’unico tema davvero ancora aperto
è quello della legge elettorale su
cui Socialisti e Democratici hanno
presentato una propria proposta di
legge con l’intenzione dichiarata
di
ricercare
una
larga
convergenza di posizioni affinché
si possa andare al voto la
prossima primavera con regole
nuove e più rispondenti alle
aspettative dei cittadini.
Le modifiche introdotte
Capitani Reggenti
Congresso di Stato
E’ stato rafforzato il ruolo dei
Capitani Reggenti come Capi di
Stato e come supremi garanti
dell’ordinamento costituzionale
dello Stato sottolineando il loro ruolo
di GARANZIA SUPER PARTES.
E’ stata istituita la netta separazione tra il potere
legislativo ed il potere esecutivo attuando la
SOSPENSIONE DAL MANDATO CONSILIARE d e l
Consigliere eletto Segretario di Stato che viene sostituito
in Consiglio G. e G. per la durata dell’incarico. Possono essere
eletti Segretari di Stato anche cittadini non Consiglieri.
E’ stato attribuito all’Ecc.ma
Reggenza il POTERE DI
MESSAGGIO diretto agli organi
istituzionali della Repubblica per
garantire il corretto equilibrio tra i
diversi organi costituzionali ed
assicurare il rispetto dell’ordinamento.
Sono state ribadite le RESPONSABILITA’ CIVILi, PENALI ED
AMMINISTRATIVE per atti od omissioni collegiali od individuali
che venissero posti in essere da un Segretario di Stato.
I Capitani Reggenti possono
sollevare
CONFLITTI
DI
ATTRIBUZIONE con gli altri organi
dello Stato avanti il Collegio
Garante della Costituzionalità
delle norme.
Sono dotati del POTERE DI
RINVIO di Leggi o Decreti, con
messaggio motivato all’Organo
che li ha emanati, qualora ravvisino
una non conformità formale o
sostanziale del provvedimento ai
principi
contenuti
nella
Dichiarazione dei Diritti.
E ’ stata istituita la MOZIONE DI SFIDUCIA quale strumento
attraverso il quale il Consiglio G. e G. a maggioranza assoluta può
determinare automaticamente le dimissioni del singolo
Segretario di Stato o dell’intero Governo.
Si è realizzata la SEPARAZIONE FRA POLITICA E
AMMINISTRAZIONE precis a n d o i l r u o l o d i g o v e r n o
a t t r i b u i t o a l C o n g r e s s o d i S t a t o mentre gli aspetti
amministrativi in materia di pubblico impiego sono stati
demandati a funzionari della P.A. La composizione dei
Dipartimenti della P.A. è stata definita per legge e le
autorizzazioni di spesa e la gestione delle risorse finanziarie sono
ora riservate ai Coordinatori o ai Dirigenti.
l’ ORDINARIA
E’
stata
infine
regolamentata
AMMINISTRAZIONE d a p a r t e d e l C o n g r e s s o d i S t a t o
precisando le caratteristiche dei poteri deliberativi del
Governo quando questi è dimissionario ovvero nella fase
preelettorale quando il Consiglio G. e G. è stato sciolto.
3
2
Un bel Paese da abitare
L’importanza di scelte politiche ed economiche ponderate
per un assetto del territorio che garantisca qualità e vivibilità
di Enzo Santi
“Occorrerà la distruzione del
paesaggio, il massacro dell’eredità
urbana, l’inquinamento del territorio
a causa della realizzazione acritica
e indiscriminata di edifici che
pretendono simboleggiare la
modernità e il progresso perché
finalmente in Italia si arrivi a
spaventarsi e a preoccuparsi della
qualità dei luoghi in cui viviamo”.
Questa riflessione di Dino Gavina,
considerato il padre del design italiano,
dice in maniera molto cruda e realistica
quello che dobbiamo fare.
Dobbiamo
incominciare
a
preoccuparci già ora dei luoghi in cui
viviamo e in cui vivremo in futuro.
Le scelte politico-economiche del
passato
hanno
modellato
morfologicamente e strutturalmente il
nostro territorio e lo faranno anche in
avvenire, determinandone di
conseguenza la vivibilità e la qualità
della nostra vita.
Se la politica ha il potere e la
responsabilità delle scelte che si
dovranno fare in campo economico e
territoriale per il futuro del nostro Paese,
l’economia può trasformare un luogo
arido in un’oasi, ma può anche
trasformare un giardino in un blocco di
cemento e divenire quindi un cancro
che si mangia tutto il territorio. Non
possiamo sbagliare quindi, perché il
processo e il risultato saranno
irreversibili. Molte sono le variabili
che entrano in gioco, ma
fondamentalmente due sono le
strade che si possono imboccare.
Una, sbagliata, è quella di cadere
nella trappola di far diventare
l’economia uno strumento teso ad
alimentare il mercato a tutti i costi e
quindi fine a se stessa: ciò
porterebbe ad uno sfruttamento del
territorio a dir poco indiscriminato.
L’altra, giusta, di usarla come mezzo
4
per realizzare quanto serve a
mettere in atto una
pianificazione urbanistica e
territoriale adeguata e a misura
d’uomo, migliorando così la
qualità della vita di noi tutti.
Per quanto riguarda il nostro
territorio alcune scelte del
passato hanno determinato il
suo status attuale. Negli anni ’80
la crescita veloce delle attività
artigianali e industriali, con la
complicità di alcune decisioni politiche
frettolose, ci ha portato, in alcuni casi,
ad edificare schiere di capannoni a
stretto contatto con zone residenziali,
con una viabilità inadeguata, ma quel
che è peggio difficilmente
migliorabile. Successivamente con il
Piano Regolatore del 1992, lo sviluppo
urbanistico residenziale e la nascita di
molte attività immobiliari, hanno
alimentato il mercato edilizio in
maniera esponenziale, portandolo
paradossalmente ad una offerta che
ormai è quasi superiore alla domanda.
Il risultato di tutto questo è che
adesso cominciamo a sentire i disagi
della mancanza di infrastrutture,
della viabilità, ma soprattutto ci stiamo
accorgendo che abbiamo costruito in
modo disomogeneo, disordinato,
solamente in funzione del profitto e
senza badare alle conseguenze.
Il quadro della situazione non è certo
roseo, ma se 20 anni fa non avevamo
l’esperienza, forse neanche la capacità
adeguata oggi non è più così. Oggi
abbiamo l’esperienza maturata in
tutti questi anni, la capacità
intellettuale e le persone competenti
per cambiare i fini e il metodo di lavoro.
Occorre solo la volontà politica di farlo
e chiederci subito che tipo di economia
possiamo e vogliamo perseguire.
Dobbiamo privilegiare quella
industriale? Tale scelta richiede strade
più grandi per il traffico pesante,
infrastrutture molto importanti,
individuazione delle aree adatte.
Dobbiamo privilegiare quella turistica?
In questo caso servono una viabilità
snella, veloce, zone pedonali e
infrastrutture più leggere. Dobbiamo
privilegiare quella culturale e
congressuale? Ci sarà bisogno allora
di strutture molto curate e particolari. E
ancora:
vogliamo
puntare
prevalentemente sul terziario
avanzato? sul sistema bancario?
Entrambe vogliono strutture molto
specialistiche. Questi sono gli
interrogativi che dobbiamo porci per
elaborare un vero e proprio progetto
Paese, che ci consenta poi di pianificare
in modo più ordinato ed adeguato
quello che sarà il campo edilizio e
infrastrutturale che andrà domani a
rimodellare il nuovo assetto del
territorio. Per far sì che questo si avveri
è indispensabile che sia sempre la
politica l’arbitro e la guida
dell’economia senza farsi mai
condizionare.
Questa è la strada, solo così
avremo un bel Paese da abitare.
Progetto di legge
sulle società
Intervista al Segretario di Stato Claudio Felici
“Il Progetto di Legge sulle
Società” , approvato in
Commissione
Consiliare
all’unanimità, è giunto in dirittura
d’arrivo, potendo così conseguire
l’approvazione definitiva nelle
prossima seduta consiliare. Qual
è la sua prima considerazione?
Sono estremamente soddisfatto per
avere finalmente raggiunto
l’obbiettivo che ci eravamo posti
nella politica per le imprese e nel
processo di riforma del diritto
societario, che, ricordo, era una delle
priorità del programma del Governo
Straordinario; il percorso è durato quasi
due anni ed è avvenuto attraverso un
continuo confronto e un’attiva
collaborazione con gli Ordini
Professionali e le Associazioni
Economiche. Siamo riusciti a conciliare
la conservazione degli istituti
caratteristici della tradizione societaria
sammarinese, con le innovazioni
necessarie per dotare il Paese di uno
strumento moderno che consentirà un
positivo supporto allo sviluppo del
nostro sistema economico.
Quali sono le principali innovazioni
del nuovo testo consolidato?
Un aspetto rilevante è relativo al
principio che viene dettato dalla
nuova legge, riassumibile nel
concetto “meno Stato più libera
iniziativa”. Tradotto fattivamente
nell’eliminazione generale del
nulla osta. Il principio in questione
sancisce che solo leggi speciali
possono prevedere il nulla osta del
Congresso di Stato, per cui, in via
residuale, i restanti settori sono
lasciati alla libera iniziativa, pur
nel rispetto dei vincoli posti dalla
Legge sulle Società in materia di
oggetto sociale, sindaco unico, ecc.
Lo Stato interviene con apposite
discipline solo in quei settori che
sono strategici per il paese, e
pertanto racchiudono in sè la
protezione dell’interesse collettivo.
A titolo di esempio posso citare i
settori:
finanziario,
delle
telecomunicazioni, della sanità ed
altri. Insomma, quei settori che
devono avere specifici vincoli che
vanno oltre il semplice nulla osta, e
dove è bene che ci sia un controllo
più pregnante da parte dello Stato,
mentre non è bene che lo Stato
intervenga come “regolatore” delle
altre attività economiche che oramai
non sono più racchiudibili in un
contesto territoriale come quello di
San Marino; per questo la Legge
impone una maggiore trasparenza
rispetto al passato, garantendo una
tutela degli azionisti minori ed
obbligando le società a redigere un
bilancio che sia corrispondente alle
norme europee in modo che si
facilitino la lettura e la comprensione
da parte dei fornitori, dei finanziatori
e degli investitori stranieri.
Quindi le società verranno costituite
semplicemente con un atto notarile?
Generalmente sì. La possibilità di
costituire le società presso il notaio
è uno strumento veloce che consente
di rispondere ai tempi che oggi il
sistema economico richiede, e nel
contempo valorizza e responsabilizza
la professionalità dei nostri avvocatinotai, sgravando di adempimenti il
Tribunale Unico, non essendo più
necessario l’intervento del
Commissario della Legge.
Ha citato, tra i vincoli posti dalla
legge, la normativa riguardante il
sindaco unico. Di cosa si tratta?
E’stato uniformato il criterio che
segue a pag. 5
Progetto di legge
sulle società
segue da pag. 4
sancisce l’obbligatorietà del sindaco
unico, ovvero di un soggetto esterno
che verifica la corretta gestione
dell’attività nel rispetto delle norme,
in modo che sussista un criterio
oggettivo che preveda l’obbligatorietà
del sindaco. Il metodo più opportuno è
certamente l’ammontare dei ricavi e
delle prestazioni, che rappresentano la
reale dimensione di una società. Il
limite individuato è pari a 2.000.000 di
euro, che deve essere consecutivo per
due esercizi, e obbliga, in base ai dati
disponibili, solo il 15% delle società
ad avere un sindaco unico o, in pochi
casi il collegio sindacale, dato che per
quest’ultimo il limite è di 7.300.000
euro. Si è cercato di coniugare la
necessità dei vincoli per le
imprese, che oggettivamente
hanno volumi tali da rendere
necessario, non solo il rispetto
della norma in generale, ma anche
un controllo amministrativo e
contabile interno eseguito da un
professionista indipendente quale
è un sindaco unico, che ricordo,
deve essere iscritto al Registro dei
Revisori Contabili detenuto dalla
Segreteria per l’Industria.
In questo modo anche le piccole e
medie imprese saranno esentate dal
sindaco unico e, aggiungo, queste
realtà potranno redigere il bilancio
in forma semplificata; il tutto per non
gravare eccessivamente sui costi di
gestione o su obblighi amministrativi
che vanno oltre la necessità di
effettuare tali controlli societari.
Dalla lettura della legge emerge
l’attuazione di nuovi istituti. Quali
sono i più rilevanti?
Effettivamente sono presenti
numerose e qualificanti novità sia
pure di carattere prevalentemente
tecnico, quali la regolamentazione
delle operazioni straordinarie
secondo le norme europee per
facilitare le fusioni e le scissioni
transfrontaliere, la redazione di una
nuova disciplina concernente le
società tra professionisti, la
possibilità di fare società con un
socio unico, la costituzione di nuovi
tipi di obbligazioni, la creazione di
una nuova disciplina del recesso,
ad esclusione del socio.
In conclusione, il lavoro fatto, oltre
ad avere completato una
situazione legislativa per certi
aspetti lacunosa, ha reso il quadro
giuridico più organico ed adeguato
al contesto internazionale.
Un nuovo sistema San Marino
Proposte interne e ascolto esterno
per la definizione del futuro sistema economico del Paese
di Emilio Della Balda
Con l’obiettivo di
definire le proposte
economiche per il
futuro del Paese, il
partito ha organizzato
una
Conferenza
svoltasi in due distinte
fasi: la proposta interna
e l’ascolto esterno. Alla
notevole elaborazione
di politica economica
prodotta dal Gruppo
Economia, si sono
aggiunti importanti
contributi espressi dalle forze
politiche, dai sindacati, dalle
organizzazioni imprenditoriali,
professionali e dal movimento
cooperativo, nonché dalle associazioni
dei consumatori. Le suggestioni che
l’onorevole Enrico Morando ha
rappresentato nel suo ottimo intervento
col quale ha condiviso le nostre
proposte inserite in un contesto
europeo e mondiale, hanno qualificato
ancor più la nostra Conferenza.
Le antenne dei Socialisti e dei
Democratici sono ben piantate nella
società sammarinese che, dopo gli
anni dell’irresponsabilità, dei ritardi,
degli allegri indebitamenti, chiede una
svolta decisiva per garantire a tutti i
sammarinesi un futuro prospero nella
sicurezza, nella certezza del diritto e
nella solidarietà. Il PSD si ripropone
alla guida del Paese dopo oltre due anni
di governo, il quale ha fermato il
declino, ha realizzato importanti
riforme, ha avviato il riequilibrio della
finanza pubblica, ha posto le basi di
una fase nuova che necessita di una
lucida gestione politica e di un concreto
programma riformatore per non
perdere la grande sfida della
globalizzazione.
Un nuovo sistema San Marino è
possibile
partendo
dal
convincimento che per ridistribuire
la ricchezza è necessario prima
produrla, creando un apparato
economico efficiente, integrato e
competitivo; adottando rigore,
prestigio, legalità e trasparenza come
nuovi capisaldi; assumendo la guida
dei processi economici con la
programmazione di bilancio; mirando
ad una nuova società unita, aperta,
moderna e solidale; riposizionando il
Paese sul piano internazionale nel
senso di avviare i negoziati con
l’Unione Europea al fine di valutare la
possibilità di adesione.
E’ necessario passare dalla
competitività di costo alla
competitività di sistema attraverso una
serie di provvedimenti coordinati che
determinino un rilancio della attività
commerciali e turistiche; un patto
fiscale con i cittadini per una
completa emersione dei redditi che
consenta una fiscalità leggera ed
equa; una attività di cooperazione
internazionale tramite una valida
promozione del sistema
San Marino sulle piazze internazionali
col sostegno della politica estera, della
Banca Centrale, della Camera di
Commercio, dei professionisti e delle
associazioni
imprenditoriali;
l’adozione di una politica energetica
incentrata sulle fonti rinnovabili; la
programmazione degli interventi
governativi mettendo al centro il
metodo della concertazione, della
partecipazione e del coinvolgimento;
lo sviluppo del terzo settore da
affiancare allo Stato e al privato.
Un forte investimento in
cultura, formazione,
ricerca, garantisce uno
sviluppo di qualità nei
prodotti, nei processi
produttivi, nei servizi, in
grado di tenere
insieme economia e
diritti di cittadinanza,
crescita economica e
sostenibilità sociale e
ambientale, attivando
nuove sicurezze e nuove
opportunità nel sistema e
nella vita delle persone.
Organizzare il sistema dei
saperi e delle conoscenze investendo
nella formazione per farla diventare
uno dei motori dello sviluppo,
rappresenta la sovranità sammarinese
del terzo millennio.
La trasformazione dell’apparato
statale in una struttura di programma;
il graduale sviluppo del centro
finanziario; la realizzazione delle
infrastrutture territoriali; le attività di
ricerca nel campo scientifico e
culturale; la diffusione della
comunicazione elettronica, sono gli
strumenti di sostegno e di
incentivazione per una crescita
qualitativa e quantitativa, nonché per
una buona occupazione.
Alla base di un nuovo sistema
economico deve stare una finanza
pubblica sana ed equilibrata con
bilanci gestiti in modo rigoroso per
contenere la spesa corrente di oltre
un punto all’anno al fine di liberare
le risorse per la politica economica;
per ridimensionare drasticamente i
residui rendendo veritiero e reale il
bilancio; per abbassare gli oneri
finanziari
tramite
la
ristrutturazione del debito
pubblico che va sostituito con
titoli dello Stato a
disposizione dei risparmiatori.
Il nuovo sistema che il PSD
propone va ancorato
all’economia di mercato, alle
regole e alle istituzioni
europee, ricercando gli spazi
possibili di differenziazione in
rapporto alla ridotta
dimensione sammarinese,
per costruire un tessuto
economico moderno, aperto,
trasparente e solido, garantito
dal diritto internazionale.
5
Ricordare Auschwitz: un dovere
di Alba Montanari
La storia è ricca di avvenimenti
orribili, di guerre, di massacri, di
distruzioni, di torture, di vendette
assassine. Fatti – è noto, anche se
con raccapriccio – che hanno
trovato, se non sempre comunque
spesso, anche chi è riuscito ad
intravedere in essi pure una
qualche giustificazione, come la
più comune, “necessità dolorosa”
o come la più abusata “ragion di
Stato” o come la più recente “in
difesa della democrazia.
Ma Auschwitz non rientra in questa
lista. Non può essere fatto entrare.
Rispetto al legittimo diritto da
parte di ogni vittima della storia di
poter essere in qualche modo
ricordata
soprattutto
per
allontanare il rischio del ripetersi
del dramma che l’ha tolta alla vita
)mai più Cefalonia, mai più Hiroshima,
mai più foibe, mai più 11 settembre,
mai più Nassirya, per ricordarne
alcune), le vittime dei campi di
sterminio nazisti mantengono una
assoluta specificità. Auschwitz infatti
è unico, e non ha giustificazione alcuna.
Auschwitz è il terrore istituito a sistema;
è la rappresentazione di una tragedia
umana che ancora non ha trovato una
degna ed appropriata espressione nel
linguaggio della cultura disponibile ed
accessibile; è la Shoah, lo sterminio,
appunto sistematico, di un popolo, di
un intero popolo, la cui sola ed unica
colpa era ed è stata quella di essere
nato ebreo.
Può l’appartenenza ad una
comunità essere causa della
eliminazione
fisica,
della
distruzione totale di chi è fiero di
farvene parte? Può essere propria
del genere umano una simile
efferatezza? Può l’odio assoluto
insinuarsi nella mente dell’uomo
e sostituirsi alla sua intelligenza?
Eppure è stato.
Dunque potrebbe ripetersi.
Ecco perché Auschwitz può e deve
essere ricordato. Ma deve essere
ricordato come fatto a sé. Un fatto
del resto talmente unico ed esclusivo
che è stato capace di far inserire in
tutti i dizionari della comunità
mondiale una parola prima
sconosciuta, inesistente: genocidio.
Deve essere ricordato, conosciuto
e capito per provare “la vergogna –
come diceva Primo Levi – di
appartenere alla stessa specie
6
degli assassini”. Solo così si riesce
a prender le distanze, si riesce a
capire se si va verso quel limite, si
possono riconoscere quanti (non è mai
un solo uomo) tentano di portare verso
quel limite. E si può respingere,
insieme, e con fermezza.
In Mein Kampf, dunque prima di
salire
al
potere,
prima
dell’inaugurazione (22 marzo 1933)
del primo lager speciale di Dachau,
prima, molti anni prima dello
scoppio della guerra (1° settembre
1939), Hitler scriveva: “Raggiunsi
la comprensione dell’importanza
del terrore fisico nei riguardi
dell’individuo e delle masse … (e
in merito agli ebrei) … a poco a poco,
cominciai ad odiarli. Quella fu per me
l’epoca di maggiore elevazione
spirituale che abbia mai vissuto…”.
L’uomo Hitler, quando ancora era
pressoché nessuno, aveva progettato,
aveva pianificato, aveva progremmato
tutto. Ma non sarebbe approdato a nulla
da solo, anche se in compagnia del suo
delirio di onnipotenza. Non avrebbe
potuto muovere un solo dito, torcere un
solo appello a chicchessia.
Il Fuhrer Hitler, l’ex imbianchino di
origini austriache, con propensioni a
fare niente se non darsi alla politica,
ha potuto mettere in atto il suo
criminoso disegno solo perché ha
avuto il sostegno di individui, abili
manipolatori di cervelli, di forze
economiche e sociali, che hanno dato
vita al sistema nazista e lo hanno fatto
funzionare. Tutti in cerca di gloria, di
potere, di ricchezza. Quante ragioni per
non dimenticare! Tante, che
aumentano ancora quando a queste si
aggiungono i mali della nostra
modernità sia che si chiamino
conformismo,
minimalismo,
revisionismo ed indifferenza, sia che
abbiano il nome di tentativi di
negazione dei fatti e dei crimini che
offendono la memoria e la storia, e sia
ancora quando assumono le
sembianze di pungoli col pretesto di
voler far credere che a furia di parlare
di ebrei si possa riaccendere l’odio
etnico e si possa far mancare,
soprattutto ai giovani, la voglia di
sapere. Nulla di vero in ciò. Ricordare
Auschwitz, con obiettività, senza
banalizzazioni e senza sacralità, è per
tutti, soprattutto per i giovani, una
attenta e partecipata lezione per
l’avvenire. Significa aiutare a divenire
capaci di opporsi ad ogni
manifestazione, anche la più piccola,
di discriminazione, di intolleranza e di
violenza razzista. Ovunque questa si
manifesti, compresi i luoghi di
divertimento e di incontro. La
scuola perciò può fare molto
perché essa è l’agenzia
educativa privilegiata per la
propagazione attiva di valori
morali, di filosofie, di
comportamenti civili capaci di
promuovere la cooperazione e
di creare una società
multiculturale in cui
riconoscere il diritto di cittadinanza a
tutti, a chi è uguale e a chi è disuguale.
San Marino da quest’anno e per tutti
gli anni a venire, ogni 27 gennaio –
giorno della liberazione di Auschwitz –
vivrà così il giorno della memoria.
Molto certamente dipenderà da come
sarà preparato e fatto vivere, ma da oggi
ogni sammarinese non potrà più
affermare di non sapere; rafforzerà
sicuramente il convincimento che per
costruire un futuro di pace e di giustizia
occorre riscattarsi per sempre dalle
insidie dell’odio, della xenofobia e
della guerra; potrà – assieme agli altri
cittadini delle altre nazioni – impedire
all’Europa di perdere nuovamente le
sue difese di civiltà. Magari, e perché
no, estendendo questo impegno al
resto del mondo.
Per la pace
e il rispetto della libertà
La proposta del Gruppo Consiliare del PSD
In occasione del dibattito svoltosi in Consiglio il giorno
25 Gennaio scorso sull’Ordine del Giorno proposto
dalla Reggenza, in merito all’adozione della Giornata
della memoria come previsto dalla risoluzione adottata
dalle Nazioni Unite l’1 novembre 2005, il Gruppo
Consigliare del PSD ha proposto di mobilitare le più
alte istituzioni culturali del Paese (Università,
Segreteria Esteri) per lo studio di un progetto
tendente a fare di San Marino un osservatorio
permanente di rispetto delle libertà e dei diritti civili
e politici, nonché di promozione della pace.
Su questa idea chiede alle altre forze politiche di
esprimersi e di assumere un impegno preciso.
Il PSD si fa pertanto promotore di iniziative apposite
in questa direzione.
CONCER
TAZIONE: la buona politica
CONCERT
Metodo e valore del nostro essere riformisti, esercizio di consapevolezza e arricchimento
delle politiche del governo, degli imprenditori, delle organizzazioni sindacali
di Stefano Macina
Le scelte che San Marino dovrà
compiere nei prossimi anni a livello
economico, finanziario, sociale e di
collocazione
internazionale
necessitano dell’adozione di una
programmazione negoziata, su cui si
dovrà incentrare gran parte
dell’azione del governo per lo
sviluppo, obiettivi che richiedono
sicuramente anche un’ assunzione di
responsabilità crescente da parte
delle forze sociali. Per fare ciò non
bastano semplici appelli o confronti
legati a singoli provvedimenti, ma
un metodo e un sistema complessivi,
attraverso il quale le parti sociali
possano trovare un nuovo ruolo ed
essere protagonisti del futuro del
Paese, uscendo anche come
Organizzazioni Sindacali dei
Lavoratori, dai puri schematismi
contrattuali e rivendicativi.
L’esigenza di dar vita ad un progetto
per San Marino, in una dimensione
ancora più europea, rilancia pertanto
l’obiettivo di un grande patto per il
paese; in questa direzione la
concertazione è dunque la “politica
buona” grazie alla quale chi ha
responsabilità di Governo si apre agli
interlocutori sociali, su obiettivi
qualificanti di sviluppo, di
risanamento, di riqualificazione
dello stato sociale e di un sistema
contrattuale coerente agli obiettivi.
Ecco perché sostengo che occorre una
nuova politica della concertazione:
- è una politica efficace per i
lavoratori e per le imprese, in
quanto produce equità nella
distribuzione del reddito ed è
ispirata a comportamenti di
equilibrio e di responsabilità da
parte dei diversi attori sociali;
- impegna i Governi ad adottare
politiche e provvedimenti ponderati
e allo stesso tempo efficaci;
- si basa sul ruolo sociale dei diversi
interlocutori e ne valorizza l’apporto di
contributi e l’assunzione di
responsabilità;
- individua nella crescita del Paese a
livello imprenditoriale, lavorativo,
dello Stato Sociale le condizioni per un
rilancio del sistema paese nell’ambito
di una programmazione negoziata.
Quanto avvenuto, anche se con
qualche limite ma senza accese
VERSO LE ELEZIONI
Con la consapevolezza di aver operato nel
governo straordinario con impegno e positività
di Waldes Fiorini
Il programma del Governo straordinario
approvato in Consiglio agli inizi del
Dicembre 2003 era estremamente
nutrito. Era un programma ambizioso,
che riempiva un opuscolo di ben otto
pagine, ognuna delle quali densa di
impegni di rilevante portata. Un
programma che è stato oggetto delle
critiche e a volte anche della sciocca
presa in giro da parte di quella
opposizione che, composta di partitini
e di fuoriusciti, ha trovato un collante
solo nello scandalismo perché non è
mai stata in grado di contrapporre alle
proposte della maggioranza altre
proposte altrettanto valide. Un
programma che individuava la ragion
d’essere di questa esperienza di
governo nelle numerose emergenze
che doveva affrontare il Paese. Un
programma che concentrava nei settori
delle istituzioni, della finanza pubblica,
dell’economia , del lavoro, della sanità
e della previdenza l’impegno delle
forze politiche che l’hanno votato e,
soprattutto da parte del PSD, lealmente
sostenuto pagandone anche un caro
prezzo. Con impegno e anche con
coraggio abbiamo affrontati tutti questi
temi, senza lasciarci intimorire né dalle
contrapposizioni di origine sociale,
spesso eccessive e strumentali, né
dagli sterili ostruzionismi, anche
trasversali alla maggioranza, che una
opposizione priva di proposte tentava
di mettere in campo. Con il sindacato
siamo riusciti a mettere in piedi un
rapporto franco e leale, instaurando
relazioni che tengono conto
dell’indispensabile ruolo contrattuale
e di rappresentanza delle
organizzazioni, ma che non deflettono
dagli intenti riformatori che ci siamo
prefissi. Abbiamo portato a termine una
riforma del mercato del lavoro
coraggiosa che ha lo scopo di garantire
una buona occupazione a tutti quei
giovani sammarinesi che, terminate
le scuole, entreranno nel mondo del
segue a pag. 8
conflittualità, in questa fine
legislatura,
nell’affrontare
importanti provvedimenti come
quelli delle Pensioni, delle
Politiche del Lavoro e della
Formazione, della legge di
Bilancio, della Legge sul
Commercio e sui Consumatori,
della Riforma della Gestione
segue a pag. 8
Divide et impera
Un insegnamento che la sinistra
non ha saputo trarre dal suo passato
di Verter Casali
Una cultura di sinistra a San
Marino inizia a svilupparsi
timidamente nella seconda metà
dell’Ottocento. Il paese in quel
momento è povero, rurale,
prevalentemente analfabeta,
anche se dagli anni ‘60 beneficia
di entrate straordinarie e inattese
legate al nuovo canone doganale,
che percepisce dal Regno Italiano
dal 1862, alla lucrosa vendita di
titoli onorifici e ai nuovi introiti
dovuti a francobolli e monete.
Il Consiglio dell’epoca sceglie di
investire tali proventi in strade ed
infrastrutture, creando di fatto una
più massiccia classe operaia
formata da ex contadini stanchi della
miseria a cui il lavoro dei campi in
genere
li
condannava
perpetuamente, e mettendo in
circolazione una quantità maggiore
di denaro rispetto al passato.
Non a caso è il periodo in cui
qualche giovane in più, non
necessariamente figlio di famiglia
notabile, può dedicarsi agli studi,
è il periodo della fondazione della
Società Mutuo Soccorso, della
nascita del primo partito
strettamente legato al mondo
operaio, quello socialista.
Questa graduale metamorfosi
della società sammarinese stimola
pure mutamenti di stampo politico
che si concretizzano nell’arengo
del 25 marzo 1906, travagliato
compromesso tra la volontà di
permanere come si era, sostenuta
dal forte e tradizionalista ceto
conservatore (che San Marino
aveva e ha sempre avuto), e la
volontà
di
progredire
allontanandosi dalla tradizione per
allinearsi ai tempi moderni,
propugnata dai riformisti più o
meno radicali (categoria, anche
questa, di ieri e di oggi).
Dopo l’arengo appare chiaro,
tuttavia, che i suoi veri vincitori non
sono coloro che avrebbero voluto
riforme profonde e innovazioni al
passo coi tempi, ma gli altri, i
riformisti tiepidi o, se si vuole, i
conservatori moderati. A partire dal
1907 gli strali dei socialisti sono
rivolti contro i loro ex alleati, i
cosiddetti Democratici, rei di
essersi accontentati di una
“riformina” come l’arengo, ma di aver
subito dopo abbandonato la strada
delle vere innovazioni (istituzionali,
tributarie, culturali) che avrebbero
trasformato sul serio il paese.
I socialisti per qualche anno
masticano amaro divisi al loro
interno tra chi voleva politicamente
combattere rimanendo in Consiglio,
e chi era convinto che le battaglie
più efficaci potessero svilupparsi
invece solo uscendo dal Consiglio e
standosene fuori in attesa di
incrementare la propria forza.
Nel 1912, crescendo nel frattempo
il gruppo conservatore e
rendendosi conto che, se non si
riusciva a riconsolidare un’alleanza
con i moderati, il paese sarebbe
rimasto totalmente nelle mani
degli avversari politici, i socialisti
tornano a stemperare le loro
velleità ultrariformiste per dare
origine ad un’alleanza denominata
“Blocco Democratico”, che
sopravvive un paio di anni, attuando
anche qualche riforma importante;
poi naufraga sul desiderio socialista
di discutere e possibilmente attuare
una riforma tributaria basata sulla
progressività dei redditi.
Gli anni della prima guerra
mondiale lasciano il paese in una
situazione di stallo politico, mentre
quelli successivi vedono il
consolidarsi di un forte
segue a pag. 8
7
Divide et impera
segue da pag. 7
raggruppamento cattolico, ovvero
il Partito Popolare Sammarinese,
che nasce tra il ’19 e il ’20, e
dell’Unione
Democratica
Sammarinese, composta da
tradizionalisti avversi alla
dimensione politica e sociale
introdotta dall’arengo del 1906.
I socialisti, invece, accentuano il loro
livore antiborghese ed il loro
utopismo riformista assumendo
sempre più toni massimalisti,
esaltati in questo dalla rivoluzione
d’ottobre russa che stava mostrando
la possibilità effettiva di assunzione
totale e mantenimento del potere da
parte del proletariato e di chi si
richiamava alle ideologie di sinistra.
Non a caso, dopo le elezioni politiche
del 1920, che registrano 29
consiglieri eletti nelle file popolari,
18 in quelle socialiste, 13 in quelle
dell’Unione, i socialisti decidono
sciaguratamente di rimanere fuori
dal Consiglio perché non avevano
raggiunto la maggioranza da soli, e
avrebbero dovuto condividere la
gestione del paese con conservatori,
borghesi e preti.
L’idea ovviamente si dimostra
fallimentare: con i socialisti non più
in Consiglio, le riforme fatte con
cultura di sinistra negli anni
precedenti vengono regolarmente
boicottate; conservatori e “uomini
dell’ordine” diventano sempre più
baldanzosi; nel ’22 nasce il Partito
Fascista Sammarinese ed iniziano
sistematiche violenze fisiche e
morali contro i “rossi”; a fine anno
di socialisti e neonati comunisti,
sorti nel ’21 da una scissione
all’interno del gruppo socialista, a
San Marino non resta quasi più nulla.
Bisognerà in seguito attendere più
di vent’anni per rivedere la sinistra
nei gangli della politica
sammarinese e qualche riforma
indotta dalla sua cultura.
E’ logico ipotizzare che, pur con i
socialisti in Consiglio, il fascismo
avrebbe avuto ugualmente il suo
corso anche a San Marino; tuttavia con
sicurezza non lo sapremo mai. E’ certo,
però, che un partito che vuole contare
davvero e promuovere la sua visione
della politica nella società deve stare
compatto e all’interno degli organi
istituzionali e direttivi dello Stato.
Purtroppo, visto ancora quanto continua
a succedere periodicamente al suo
interno, è evidente che questo è un
ammaestramento che la Sinistra non
ha ancora saputo trarre dal suo
passato.
Verso le elezioni
segue da pag. 7
lavoro e delle professioni. Stiamo
radicalmente trasformando la sanità
per fare sì che a tutti i cittadini il servizio
pubblico -nel solco tracciato già dal
1955- possa continuare a garantire
prestazioni di eccellenza in strutture,
compresa quella sammarinese,
professionali ed all’avanguardia.
Abbiamo realizzato una riforma
pensionistica seria, richiedendo anche
sacrifici, ma con il fine di poter
continuare a garantire a tutti i lavoratori
sammarinesi pensioni certe ed
adeguate alle loro aspettative. Non è
stato facile tutto questo perché era un
impegno gravoso che ricadeva
soprattutto sulle spalle del nostro
Partito. Che si è trovato a dover
contrastare gli attacchi di una
Concertazione:
la buona politica
segue da pag. 7
dell’ISS e dell’Autority sanitaria, solo
per citarne alcuni, è una dimostrazione
che è uno strumento che va migliorato
e perseguito come metodo e come
valore del nostro modo di essere
riformisti. Vanno superate pertanto le
ultime resistenze che considerano la
concertazione una gabbia alla libera
esercitazione del potere contrattuale o
di governo; è al contrario un metodo di
approccio e di soluzione dei problemi
sociali, economici attraverso l’esame,
il confronto e, se si conviene, di
codecisioni fra governo, sindacati,
imprenditori. Da questo esercizio,
anche in caso di non accordo, le
rispettive politiche usciranno in ogni
caso arricchite e sicuramente più
consapevoli. La politica e l’azione di
un Governo Riformista, come quelle a
cui noi pensiamo, possono, in questo
senso, molto; ma per rendere possibile
e coerente un disegno complessivo di
avanzamento e di progresso e rendere
al tempo stesso gli interventi stabili
nel tempo, è necessario che questo sia
frutto della concertazione dove ogni
parte è chiamata a confrontarsi in
termini di proposta e di assunzione di
responsabilità.
Non un patto sociale limitato a delle
emergenze, ma un metodo, una
politica, una arena di confronto e di
dialogo, per fare diventare San Marino
un paese “normale e migliore”.
Per ragioni di spazio in questo numero non hanno trovato posto le rubriche “Voce del
Partito” e “Voce del Consiglio” che saranno pubblicate
nel prossimo numero.
opposizione
troppo
spesso
qualunquista e demagoga che al PSD
non ha fatto sconti di sorta. Con il
pacchetto delle riforme istituzionali
recentemente approvate, grazie alla
nostra volontà ed al nostro impegno,
abbiamo valorizzato il ruolo ed i poteri
della Eccellentissima Reggenza,
abbiamo reso più indipendente il
Consiglio G. e G. dal Governo e siamo
intervenuti delimitando anche i
compiti e le prerogative del
Congresso di Stato. Abbiamo
insomma dato il via, anche nel
settore delle istituzioni, ad una serie
di interventi che dovranno trovare il
loro naturale completamento nel
corso della prossima legislatura. A
questo punto al quadro che vogliamo
comporre manca solamente quella
riforma della Legge elettorale,
fortemente voluta dal nostro Partito e
sulla quale ci siamo particolarmente
impegnati raccogliendo ampi
consensi fra le forze politiche e nel
Paese. Ci rendiamo però onestamente
conto che per cambiare le regole del
gioco all’inizio della partita, cioè a
ridosso delle elezioni, occorre che su
queste stesse regole ci siano le più
ampie condivisioni. Se queste
condizioni ci saranno, allora la legge si
potrà approvare e quindi finalmente
questo paese potrebbe andare al voto
scegliendo per la prima volta in modo
vincolante la maggioranza dalla quale
essere governato. Se invece queste
condivisioni non ci fossero la nostra
precisa richiesta agli elettori sarà
quella di darci con il loro voto la forza
politica e consiliare, affinché questa
proposta di legge possa essere il primo
atto che il PSD porterà a compimento
nella prossima legislatura.
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
MA QUALE STORIA ?
Guardando i manifesti del NPS
intitolati “La storia siamo noi”, non
volevo credere che la presunzione arrivasse
a questi livelli. Ma poi ho chiuso gli occhi
ed ho visto Augusto Casali, Maurizio
Rattini e Tonino Volpinari, sotto la
quercia di Cailungo, col fazzoletto rosso
al collo, in una domenica di primavera
del 1893 che , insieme ad altri
compagni, fondavano il Partito
Socialista e giuravano fedeltà all’ideale
nella segreta speranza di ottenere qualche
carica. Li ho visti fondare, nel 1903,
l’Associazione Democratica che dava vita
al primo numero del Titano del quale
però non riuscivano a diventare direttori
perché la scelta cadeva su Telemaco Martelli e
poi su Gino Giacomini. Li ho visti un po’
defilati nel Comitato Pro-Arringo perché non
c’era niente da prendere in quanto gli
incarichi direttivi andavano a Gustavo
Babboni (Presidente), Pietro Franciosi (Vice),
Moro Morri (Segretario). Li ho visti, negli
anni successivi, affannarsi per avere qualche
carica direttiva nelle Leghe Operaie, nella
Mutuo Soccorso, nell’Annona, nella Camera
del Lavoro, ma nessuno li prendeva in
considerazione nonostante fossero la storia
del socialismo. Neppure agli effetti del
Consiglio venivano riconosciuti i loro meriti
storici. Infatti non riuscivano ad essere eletti.
Quando tra il 1919 e il 1921 lo scontro tra
riformisti e massimalisti si faceva duro, si
schieravano per il minimalismo storico;
quando il conflitto tra socialisti e cattolici si
inaspriva, prendevano una storica posizione
per l’alternanza socialista patteggiando
sottobanco con i Popolari nella speranza di
avere qualche poltrona. Durante i venti anni
di fascismo segnati dalle bastonature di Pietro
e Valdes Franciosi, dalle persecuzioni a Gino
Giacomini, dall’attentato ad Alvaro Casali,
dalle angherie degli squadristi, si
caratterizzavano per il loro assordante e
storico silenzio. Solo negli ultimi vent’anni
arriva il riconoscimento che la storia sono
loro, i tre grandi del socialismo sammarinese.
Diventano Consiglieri, Deputati, Segretari
di Stato, Presidenti di qualcosa, Reggenti,
Segretari di partito, Membri di direzione,
senza mai essere storicamente responsabili.
Apro gli occhi, guardo nuovamente il manifesto
NPS e lo associo al famoso ruggito del coniglio.
E mi chiedo se c’è un solo provvedimento socialista
che hanno fatto in questa loro lunga storia. Ai
cittadini l’ardua sentenza.
Un socialista vero
20 febbraio 2006
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