ANNO 2
N° 3 Maggio/Giugno
CSV Magazine
Informazione e attualità del Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro
2008
L’abilitazione possibile
In ricordo di Bruno Timpano
Speciale
Festa del
Volontariato
Progettazione sociale
CSVM 2
2008
Periodico di informazione del CSV Catanzaro,
Centro Servizi al Volontariato della provincia di
Catanzaro.
Registrazione Tribunale di Catanzaro
N° 8 del 10 settembre 2007
Anno 2 - numero 3 - maggio/giugno 2008
In questo numero:
3
Perequazione per la progettazione
sociale
4
UNO SGUARDO SU...
L’abilitazione possibile
Seconda parte
Direttore Editoriale:
Caterina Salerno
Direttore Responsabile:
Benedetta Garofalo
Gruppo di lavoro redazionale:
Maria Bombara
Pietro Caroleo
Maria Cittadino
Carla Cosco
Carlo Crucitti
Giulia Menniti
Giuseppe Merante
Stefano Morena
Hanno collaborato a questo numero:
Pietro Caroleo
Franco Ritrovato (Meristema)
Associazioni partecipanti
Fotografie:
Carlo Crucitti
CSV Catanzaro
Diavoli Rossi
Meristema
Salvatore Monteverde
(servizio fotografico Festa)
6
In ricordo di Bruno
8
RIFLESSIONI
La protesta di un gruppo di
richiedenti asilo Afghani
10
SPECIALE SECONDA FESTA
DEL VOLONTARIATO
Una calda e arricchente giornata
Progetto Grafico e impaginazione:
Studio Pingitore.it
Stampa:
Grafiche Abramo, Catanzaro
Editore:
CSV Catanzaro
Direzione e Redazione:
CSV Catanzaro,
Centro Servizi al Volontariato
della provincia di Catanzaro.
Via Fontana Vecchia
88100 Catanzaro
Tel. (+39) 0961.794607-794522
Fax. (+39) 0961.480168
[email protected]
www.csvcatanzaro.it
La pubblicazione è stata realizzata
grazie al contributo di:
Fondazione Cariplo
Fondazione Compagnia di S. Paolo
Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Roma
Fondazione Carical
Istituto Banco di Napoli
Ente Banca Nazionale delle Comunicazioni
attraverso la ripartizione assegnata dal Co.Ge.
Comitato di Gestione Fondo Speciale per il
volontariato della Calabria
I contributi delle Associazioni
partecipanti
Il tocco artistico della Festa del
Volontariato
Intervista al presidente del
CSV.net Marco Granelli
Galleria fotografica
26
27
FORMAZIONE
All’avvio la procedura per
l’erogazione dei fondi perequativi
28
CONSULENZA
Brevi riflessioni sull’impresa
sociale
30
La collaborazione si intende aperta a tutti e a titolo
gratuito - Dattiloscritti, manoscritti e foto, anche se
non pubblicati, non verranno restituiti - I diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati al CSV
Catanzaro.
I contributi devono pervenire in formato elettronico in
tempo utile alla pubblicazione e comunque prima della
chiusura in stampa. Per ulteriori dettagli contattare la
redazione via e-mail: [email protected] o
contattare il referente al n. 335.7808186.
INIZIATIVE
A.A.A. Volontari cercasi.
Un nuovo volontario per la tua
associazione
31
RECENSIONI
Servizi del CSV di Catanzaro
Foto di copertina, Meristema
CSVM
3
Perequazione per la
progettazione sociale:
il volontariato protagonista
per l’infrastrutturazione
sociale del sud.
inanzieranno progetti per l'infrastrutturazione sociale del
Mezzogiorno d'Italia i fondi
della perequazione sociale, di
cui si è parlato a Napoli in un seminario all'hotel Holiday Inn venerdì 4 e
sabato 5 luglio scorsi al quale ha attivamente partecipato il nostro Centro
Servizi. Al seminario, organizzato dal
CSV.net, il Coordinamento nazionale
dei Centri di Servizio per il
Volontariato, insieme al Forum permanente del terzo settore, alla Consulta nazionale del volontariato e alla
Convol (la Conferenza Permanente dei Presidenti
Associazioni e Federazioni Nazionali del Volontariato),
hanno partecipato oltre duecento rappresentanti del
volontariato di tutto il Mezzogiorno.
F
La perequazione nasce dal protocollo d'intesa dell'ottobre 2005 tra rappresentanze nazionali del volontariato e
l'Acri, l'Associazione Fondazioni Bancarie e Casse di
Risparmio, sulla ripartizione delle risorse provenienti dal
cosiddetto “extraccantonamento Visco”. È una distribuzione straordinaria delle risorse ai Centri di Servizio per il
Volontariato (CSV) delle regioni del Sud - Abruzzo,
Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia,
Sardegna - che, a causa della diseguale distribuzione territoriale delle Fondazioni bancarie tenute a finanziarne le
attività, per anni hanno ricevuto risorse molto inferiori
rispetto agli altri. Questi fondi saranno utilizzati dai CSV
per sostenere la progettazione sociale delle organizzazioni di Volontariato.
Le risorse previste ammontano complessivamente a 24
milioni 487mila euro, così distribuiti: 10 milioni 265mila
alla Campania; 5 milioni 841 mila euro alla Puglia; 3 milioni 253mila alla Calabria; 2 milioni 953 mila alla Sicilia; 870
mila euro alla Sardegna; 868mila all'Abruzzo; 222 mila
alla Basilicata e 215mila al Molise.
La perequazione è, ad oggi, il più
grande investimento sulla progettazione sociale nel Sud Italia mai fatto:
un'opportunità di crescita e di sviluppo e una grande risposta del mondo
del volontariato ai bisogni di sicurezza
e di coesione sociale per territori storicamente penalizzati da degrado,
insicurezza sociale e povertà estrema.
La pubblicazione dei bandi per accedere ai finanziamenti è prevista per il prossimo autunno.
Con questi bandi verranno sostenuti progetti innovativi e
realizzati in rete, promossi e gestiti dal volontariato. “Si
tratta di una grande occasione – afferma Marco Granelli,
presidente di CSVnet – per rispondere ai bisogni delle
comunità locali attraverso il volontariato e la solidarietà.
Con la perequazione sociale possiamo sostenere lo sviluppo della coesione sociale, contribuire a rendere i territori meno degradati e più sicuri, innescare processi positivi e duraturi di cambiamento”.
Le risorse messe a bando per la nostra Regione per il
2008 ammontano a circa 3.200.000 euro. Il CSV di
Catanzaro è già fortemente impegnato affinché il volontariato della nostra provincia insieme agli altri soggetti del
terzo settore ed agli Enti territoriali, possa essere protagonista con idee innovative che sappiano interpretare i
bisogni del territorio, attivando percorsi progettuali che
abbiano una concreta e duratura ricaduta e che contribuiscano allo sviluppo di modelli di intervento partecipato e responsabile in un’ottica di lunga durata.
Avv. Caterina Salerno
Presidente CSV Catanzaro
CSVM 4
Benedetta Garofalo
Addetta stampa CSV Catanzaro
Uno sguardo su...
2ª PARTE
L’abilitazione possibile
I ragazzi della cooperativa sociale Meristema si avviano alla
conclusione del progetto che li ha visti giardinieri per sei mesi
I ragazzi della Meristema impegnati a ripulire Villa Linda a S. Elia
N
essun operatore di imprese
di servizi, deputate alla cura
dell’ambiente, avrebbe potuto fare meglio. Né, sicuramente, avrebbe lavorato sodo per togliere le erbacce
e piantare bulbi, con il sorriso stampato
in faccia, come i disabili assistiti dagli
operatori della cooperativa sociale
“Meristema”. Per loro, infatti, il progetto
finanziato (con un importo pari a cinquantamila euro) dall’assessorato alle
Politiche Sociali del Comune di
Catanzaro – dal titolo “Addestramento
lavorativo per persone disabili”- ha rappresentato una concreta opportunità di
inserimento nel lavoro, e di potenziamento delle proprie abilità. “Il progetto
si lega al percorso di “riduzione del
danno” che la cooperativa “Meristema”
persegue da tredici anni - spiega a noi
del “CSV Magazine” il presidente dell’attiva cooperativa Franco Ritrovato
La “mission” che la cooperativa si propone di realizzare è infatti quella di intervenire sull’handicap non allo scopo di
guarirlo, ma di potenziare le capacità
residue che non sono toccate dalla
patologia”. E così come avviene nel
mondo vegetale, in cui il tessuto meristematico (dal greco “meristos”) è
costituito da cellule capaci di moltiplicarsi e di stimolare la crescita di nuovi
tessuti cellulari laddove si presentino
dei deficit, la cooperativa è impegnata a
perseguire il massimo livello di autonomia nei propri assistiti, al fine di poter
loro garantire una migliore qualità di
vita. Non è un caso, dunque, che
l’obiettivo della cooperativa sia contenuto in un solo verbo all’infinito: “abilitare”. “L’abilitazione è possibile - prosegue Ritrovato - Ma devono essere in
primo luogo le famiglie del disabile a
crederci: non è con il “chiudersi” per
vergogna che il loro figlio migliora, bensì
con il prodigarsi affinché egli stesso
conduca uno stile di vita aperto alla
socialità e all’incontro”. Ed è per questo
motivo che Franco e Rosalba Ritrovato,
i “genitori” di Meristema, assieme ai
quindici operatori che vi lavorano a
tempo pieno, hanno sempre investito
nell’attività motoria e creativa vissuta
all’aria aperta: i laboratori di ginnastica,
CSVM
5
Uno sguardo su...
di arte-terapia, di danza, musica e teatro ed i cineforum (oltre, naturalmente,
all’impiego della tecnica della comunicazione facilitata per i soggetti autistici
e con difficoltà a comunicare), portati
avanti con successo nel corso dell’anno, sono finalizzati al miglioramento
delle abilità residue, che poi vengono
impiegate nei corsi di nuoto in piscina
ed al mare, nella vita da campeggio,
nelle varie escursioni in montagna e nei
viaggi estivi. Quanto appreso negli anni
in cui i coniugi Ritrovato si recavano
presso la cooperativa “Intervento” di
Mestre - per far svolgere un programma
riabilitativo al figlio Raffaele con difficoltà di apprendimento – è stato, così,
abbondantemente trasferito e migliorato a favore degli altri: ed ora, alcuni di
questi ragazzi (e Raffaele in primis)
hanno trovato lavoro, prendono il pullman da soli, usano il cellulare, si incontrano con gli amici e non hanno timore
a confessare i loro innamoramenti. Del
resto, a cercare il confronto con i coetanei normo-dotati, sono gli stessi assistiVilla Linda a Sant’Elia,
ti, ai quali piace sentirsi considerati
donata da una nobildonna alla cooperativa
parte integrante di
un
gruppo,
pur
essendo pienamente
consapevoli
della
loro diversità. Essi,
infatti, si appassionano con facilità alle
cose ed avvertono il
bisogno di sentirsi
utili: figuriamoci, poi,
se vengono gratificati da una paghetta
mensile, pari a 250
euro! “Ora, però, il
progetto sta per concludersi, ed i circa
venticinque ragazzi
impegnati (ai quali si
sono aggiunti anche
quattro ragazzi del
Centro di Salute
Mentale) non solo
dovranno rinunciare
al loro assegno, ma
anche ad un’irripetibile esperienza vissuta a contatto con Franco Ritrovato insieme ai suoi ragazzi e agli operatori di Meristema.
la natura ed in autoe della responsabile del progetto Mirella
nomia - esprime con rammarico Franco
De Santis, affiancata dalla psicologa
Ritrovato. I sei mesi trascorsi ad impaRosa Rita Rudi e dalla coordinatrice
rare le tecniche di riserbo, ad utilizzare i
delle varie attività della cooperativa
fertilizzanti, a falciare ed a ripristinare i
Valeria Mungo – sono infatti già trascorterreni abbandonati della località
si, ed i ragazzi, amanti delle piante e
“Corvo” - seguendo attentamente le
persino della fatica, dovranno appenindicazioni degli agronomi (Federico
dere il loro rastrello “al chiodo”. Ed è
Pettinato, Tommaso Madia, Saverio
mentre sono intenti ad accumulare
Scalzo), degli operatori (Roberta e
negli angoli gli aghi di pino - che
Daniela Critelli, Luca Capicotto,
cospargono continuamente il bellissimo
Donatella Parentela, Daniela Cannistrà)
giardino di Villa Linda a Sant’Elia (donata da una nobildonna alla cooperativa),
presso il quale gli aspiranti giardinieri
hanno compiuto il loro “addestramento” - che noi del “CSV Magazine” li
incontriamo
e
li
intervistiamo.
Giuseppe, il più instancabile del gruppo, non abbandona mai il suo rastrello,
neanche per mettersi in posa per la
foto: egli, infatti, è un “lavoratore” nato,
visto che anche di sera svolge le sue
mansioni in una paninoteca a Lido. A
Roger piace tanto scegliere le piante da
interrare, mentre Alessio confessa di
sperare che il Comune si renda conto
della portata del progetto e possa, così,
farlo continuare; per Vittorio, il leader
del gruppo nonché “direttore dei lavori”, il progetto ha avuto, altresì, il merito
di avere creato un gruppo omogeneo
che ha potuto affacciarsi al mondo del
lavoro. “Questi ragazzi svolgono con
passione i loro impegni, divertendosi
pure - chiarisce Ritrovato - È giusto
assicurare loro un futuro attraverso l’attività didattica, ma soprattutto attraverso i momenti di socializzazione. I ragazzi disabili che frequentano le scuole
nella provincia sono
ben 350, e ad ognuno di loro dev’essere
garantita l’opportunità di fare esperienze,
di confrontarsi con
gli altri e di sentirsi
gratificato”. E, tra
una scherzosa presa
in giro ai suoi ragazzi
ed una carezza,
Ritrovato rivela la sua
amarezza: “La nostra
società e la politica
ritengono che per
loro non vi sia speranza,
ignorando
cosa questi ragazzi
siano invece capaci
di fare. È inutile pensare a feste ed a convegni se si continua
ad operare con la
stessa mentalità: è
tempo, invece, che
“l’abitudine al fare”
sia assunta da tutte le nuove realtà
associative, che si occuperanno di disabilità in futuro, come condizione da cui
non poter prescindere. Con la speranza
che, così come noi abbiamo fatto con la
cooperativa di Mestre, anche esse possano “copiare”, migliorare e, così, diffondere le nostre esperienze”.
(2- continua)
CSVM 6
In ricordo di Bruno
Q
Questa pagina
avrebbe dovuta scriverla
Bruno Timpano.
Bruno, infatti, aveva molto
a cuore il tema della disabilità, e senz’altro avrebbe
messo nero su bianco
argomenti validi da sottoporre all’attenzione dei lettori. L’operazione chirurgica a cui si era nuovamente sottoposto gli aveva
impedito di dare il suo
contributo sul numero
precedente del “CSV
Magazine”, tuttavia è stata
l’interminabile degenza
post-operatoria a togliergli
definitivamente la possibilità di lasciare qualcosa
per iscritto sulle pagine di
questo periodico. Eppure,
il suo pensiero, Bruno lo
aveva espresso più volte:
e non solo sugli opuscoli
che aveva distribuito ai
ragazzi delle scuole - aderenti alla sua attività di
sensibilizzazione verso le
tematiche del volontariato
- bensì ogniqualvolta capitava di incontrarlo. Certo,
Bruno era solito intavolare
discussioni senza fine per
far valere le sue ragioni (molto spesso
contrastanti con l’opinione corrente
legata al mondo del volontariato), ma
non si può certo negare che egli fosse
un volontario nel senso più “puro” del
termine: non troppo diplomatico forse,
però incline all’operosità più pragmatica possibile. Chiunque abbia avuto
modo di conoscerlo, lo ricorderà, infatti, intento a distribuire derrate alimentari alle famiglie indigenti che assisteva
come presidente delle associazioni
“Catanzaro
per
Catanzaro”
e
“Associazione
Genitori
Difesa
Disabili”, e a prodigarsi senza indugi
per chi aveva le più elementari esigenze da soddisfare. Il suo nome era, pertanto, legato ad un numero consisten-
Il 9 giugno scorso
moriva
Bruno Timpano,
volontario e
componente
del direttivo
del CSV
te di denunce (aventi ad
oggetto barriere architettoniche e storie di diritti
negati ai bisognosi della
comunità) pubblicate sui
quotidiani locali, e di
battaglie della legalità
che Bruno portava avanti anche a costo di risultare a volte troppo
pedante. La sua straordinaria generosità e l’attenzione nutrita verso gli
altri facevano sì, tuttavia,
che gli si perdonasse
tutto: come potersela
prendere, del resto, con
una persona sempre
disponibile e lesta ad
intuire le preoccupazioni
di chi gli stava accanto,
pur trovandosi egli stesso ad affrontare quotidianamente mille difficoltà? L’apprensione causata dallo stato di disabilità dell’adorato figlio
Francesco
bastava,
infatti, a renderlo più
forte e a trasferire il desiderio di rendersi utile
anche nei confronti degli
altri. Era, però, sufficiente osservarlo bene per
scorgere nei suoi occhi
un velo di tristezza: Bruno, infatti, era
ossessionato dal pensiero del “dopo di
noi”, di assicurare un futuro a
Francesco al momento in cui avrebbe
dovuto lasciarlo per sempre. Nessuno
avrebbe mai potuto sospettare che
quel giorno sarebbe arrivato così presto; e di sicuro è stato proprio il pensiero di Francesco a rendere a Bruno
ancora più insopportabile la consapevolezza che, giorno dopo giorno, le
forze lo stavano abbandonando in quel
letto di ospedale.
È sul “dopo di noi” che Bruno avrebbe
indubbiamente incentrato il suo intervento, auspicando che un giorno
possa essere garantita, non solo a
parole, uguale dignità a quanti vivono
CSVM 7
in stato di disabilità: ed è in funzione
del “dopo di noi” che egli ha cercato di
superare gli ostacoli della quotidianità,
che la conquista della pur minima
autonomia da parte di Francesco
richiedeva. Di certo, però, Bruno non
ha smesso di occuparsi di Francesco:
ci piace, infatti, immaginarlo mentre
espone le sue ragioni a Dio, e chiede
intercessione presso di Lui per far
stare bene i suoi cari e tutti coloro per
i quali ha lottato nel corso della sua
esistenza terrena. Ed anche all’alba del
9 giugno, quando la sua anima si è
presentata al cospetto di Dio, egli avrà
sicuramente detto: “mi chiamo Bruno,
e faccio il volontario”.
Benedetta
È
proprio in quel letto di ospedale dove, quasi puntualmente per 49 lunghissimi giorni, proseguiva il nostro dialogo, che
Bruno ha dato una veloce scorsa all’ultimo numero di “CSV Magazine” chiedendomi di lasciarne alcune copie per gli
amici che sarebbero passati a trovarlo.
Mi aveva, è vero, attaccato duramente qualche mese addietro, per quella mia disattenzione al tema della disabilità ed a nulla
erano valse le mie ragioni. Non aspettarti nulla ma proponi e scrivi!, avevo rimbeccato aspramente come era abitudinario nel
nostro modo di confrontarci ma è così che si è avviata questa nuova rubrica “Uno sguardo su…” che avrebbe dovuto debuttare con un suo contributo, poi non realizzato a causa del suo ricovero e di quell’assurdo calvario, come conferma Benedetta nel
suo incisivo ricordo. Non so proprio come farmi perdonare da Bruno, se non gli ho dato prima questa possibilità ma, ne sono
certo, questo sarà ancora argomento di discussione quando ci ritroveremo.
Oggi è arrivato, fra gli altri, un considerevole sostegno da un’amica comune che ha voluto contribuire assieme alle sue figliole
al suo ultimo viaggio e subito, senza rifletterci, ho pensato: stasera dovrò dirlo a Bruno, perché deve sapere quanto è ancora nel
loro cuore! Mi viene, infatti, ancora difficile realizzare che dovrò usare ben altri strumenti per comunicare con lui ma mi auguro
che possa continuare a leggere nel mio pensiero così come era solito fare fino a pochi giorni fa.
Devo dire che sono tante le persone che lo hanno frequentato ma non saprei contare quante sono quelle che lo hanno veramente conosciuto. Da queste pagine voglio comunque ringraziare, quasi come un fratello ma meglio ancora, così com’è, come
chi ha perso un raro, insostituibile amico, tutti coloro che si sono stretti attorno a lui ed ai suoi cari testimoniandolo con il loro
contributo e la loro vicinanza. Il valore di una comunità si misura anche da queste azioni e Bruno resterà sicuramente nel ricordo di chi lo ha conosciuto per le sue doti combattive ma ancor più apprezzato per le sue qualità umane e la sua ferrea testimonianza della assoluta gratuità del volontariato.
Sono in pochi a sapere che, oltre che essere presidente di due associazioni socie del CSV Catanzaro, Bruno era anche cofondatore di “Usabile”, l’associazione che sentirà più di tutte la sua mancanza e che non farà certo passare nell’oblio quanto di
meglio Bruno ha fatto nei confronti di chi ne avesse bisogno.
Carlo
CSVM 8
Pietro Caroleo
Componente direttivo CSV Catanzaro
riflessioni
Dalla recente protesta di un gruppo di
richiedenti asilo Afghani, Pietro Caroleo trae
spunto per una riflessione sulla minaccia
xenofoba che trova riscontro nelle ultime
cronache italiane.
I
l pomeriggio di Lunedì 16 giugno
circa 80 richiedenti asilo, di nazionalità afgana, hanno dato avvio
ad una iniziativa di protesta che si è protratta per tre giorni. I manifestanti hanno
svolto alcuni sit-in sia davanti alla Corte
d’Appello in piazza Matteotti che davanti alla Prefettura in piazza Rossi.
L’attività di protesta, silenziosa e pacifica, ha visto i richiedenti asilo denunciare, con cartelli colorati e scritte simboliche, la loro condizione di precarietà e le
notevoli difficoltà burocratiche riscontrate per l’ottenimento del riconoscimento dello status di rifugiato.
Lo sciopero della fame era già iniziato
qualche giorno prima e i migranti avevano deciso di portare la loro protesta
anche nel Capoluogo di regione.
I migranti, infatti, provengono dal Centro
di Prima Accoglienza di S. Anna e sono
arrivati a Catanzaro alla spicciolata con
autobus di linea e con il treno.
Subito è scattata la macchina della solidarietà che ha visto coinvolti il consigliere comunale Occhini e gli operatori di
alcuni organizzazioni non-profit, quali le
associazioni di volontariato FAI ed Asim,
la cooperativa sociale Promidea e il CIR
(Consiglio Italiano per i Rifugiati).
Buona parte degli afgani che hanno partecipato alla protesta si sono visti negare lo status di rifugiati da altri paesi
dell’Unione europea e, almeno teoricamente, questo diniego, in base alla
“convenzione di Dublino”, farebbe fede
anche negli altri paesi comunitari.
Si prospetterebbe, quindi, per queste
persone, che hanno comunque inoltrato
anche alle autorità italiane richiesta
d’asilo, la eventualità di un ulteriore
diniego e quindi l’ineluttabile rientro in
Afganistan.
Sappiamo tutti come in quel Paese vi è
una generalizzata situazione di instabilità se non, in alcune regioni, di vera e
propria guerra, così come sappiamo
che moltissimi dei richiedenti asilo sono
sopravvissuti miracolosamente a viaggi
pericolosissimi, i cui esiti drammatici di
morte stanno sotto i nostri occhi nelle
cronache di tutti i giorni. D’altra parte,
la normalizzazione auspicata e sostenuta dall’intervento militare occidentale
CSVM
9
riflessioni
è, infatti, ben lungi dall’essersi realizzata, così vendette etniche e scontri ideologici e religiosi dilagano, devastando
una fragile struttura sociale già messa a
dura prova da più di trent’anni di guerra
e di regime talebano.
È quindi comprensibile la loro richiesta
che l'Italia li accolga come rifugiati in
fuga dalla guerra. «In Afghanistan dicono - non ci sono zone sicure, non
potete rimandarci lì perché ci uccideranno».
Per due notti i profughi afgani hanno
dormito all’addiaccio, solo parzialmente lenito da alcune coperte che la fragile catena di solidarietà è comunque riuscita a reperire, nello spazio adiacente il
Oggi esiste un
Sistema di Protezione
per Richiedenti Asilo
e Rifugiati (SPRAR)
gestito da un Servizio
Centrale istituito dal
Ministero dell’Interno
e affidato con apposita
convenzione all’ANCI
vecchio tribunale.
La situazione si è sbloccata una volta
ottenuto l’impegno della Prefettura e
della Commissione Territoriale per il
riconoscimento della protezione internazionale di Crotone a riesaminare tutte
le proposte.
Un giorno prima del 20 giugno dunque,
giornata mondiale del rifugiato, la protesta è rientrata, anche se i problemi
restano tutti. In Italia, infatti, manca
ancora una normativa organica in tema
di diritto di asilo e spesso la stessa
Convenzione di Dublino sembra fatta
apposta per fornire un alibi a chi non
vuole affrontare la questione in una
maniera consona ad un moderno paese
civile.
Oltre ad una nuova disciplina sull’asilo,
occorre potenziare le strutture di
seconda accoglienza. Oggi esiste un
Sistema di Protezione per Richiedenti
Asilo e Rifugiati (SPRAR) gestito da un
Servizio Centrale. Istituito dal Ministero
dell’Interno e affidato con apposita
convenzione all’ANCI, il Servizio
Centrale è la struttura che coordina 115
progetti territoriali di accoglienza e integrazione, realizzati da 102 Enti locali in
collaborazione con realtà del terzo settore.
Nel 2007 lo SPRAR ha accolto 6.284
persone lasciando fuori del circuito
migliaia di richiedenti asilo e titolari di
protezione umanitaria.
Bisogna investire di più su queste strut-
ture per ridare fiducia alla speranza,
speranza per i migranti e anche per noi
stessi, per non far crescere i nostri figli
in un mondo incanaglito dalla xenofobia
e dal razzismo.
Abbiamo tutti sotto gli occhi le aggressioni avvenute nel napoletano contro
cittadini Rom, che hanno messo a
repentaglio anche la vita di bambini e
neonati che hanno corso il serio rischio
di morire bruciati. Anche se gli episodi di
antiziganismo e violenza, quasi sempre
ignorati dai media, non si sono limitati al
napoletano, anzi si susseguono tuttora
in tutta Italia, da nord a sud.
Secondo gli attivisti del Gruppo
EveryOne, la follia xenofoba ha portato
un gruppo di tifosi a lanciare proclami e
minacce di estrema gravità contro il calciatore del Milan Andrea Pirlo, che è uno
zingaro Sinti, e nei confronti dei Rom
dell'Inter Zlatan Ibrahimovic e Sinisa
Mihajlovic.
Bisogna che si ritorni alla ragione: i
media, la classe dirigente, gli intellettuali, tutti, debbono contribuire a ripristinare un clima di serenità che isoli i fenomeni di intolleranza e razzismo. Non va
in questo senso, purtroppo, la recente
ipotesi di censire i minori rom attraverso
la raccolta delle impronte digitali.
CSVM
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Carla Cosco
Referente Area Promozione CSV Catanzaro
speciale
UNA CALDA E ARRICCHENTE
GIORNATA
I
l 25 maggio scorso si è tenuta,
presso il Parco delle Biodiversità
Mediterranea la seconda Festa
provinciale del volontariato.
Il caldo è stato inclemente. La pioggia
dei giorni precedenti ha indotto un po’
tutti a implorare il sole, in considerazione del fatto che tutte le attività della
giornata erano state programmate considerando l’assenza del cattivo tempo.
Tutte le richieste sono state esaudite e il
risultato è stato un caldo torrido e, persino, l’assenza del vento, evento assai
raro per Catanzaro.
Questo ha fatto si che i “gadgets” più
ambiti fossero i cappelli con il logo della
Festa, e chissà che non li rivedremo
sulle spiagge questa estate.
L’assenza di uno spazio, protetto dal
sole battente, non ha permesso di dare
il giusto risalto ai due momenti di riflessione, previsti uno per la mattina e uno
per il pomeriggio. L’organizzazione dell’evento aveva previsto che entrambi gli
incontri potessero avvenire presso l’anfiteatro del Parco, attrezzato per l’occasione di un maxischermo, per garantire
a chiunque assistesse una visuale ottimale, ma il sole battente e l’impossibilità del sollievo dell’ombra hanno fatto si
che gli spalti dell’anfiteatro non fossero
molto affollati. La riflessione del mattino
è stata incentrata sulla progettazione
sociale, con la presentazione dei progetti portati avanti dalle reti di associazioni sul territorio provinciale, in ottemperanza al primo bando di progettazione indetto dal Centro Servizi. Alcune
presentazioni,
predisposte
dalle
Associazioni capofila delle reti, hanno
incentrato l’attenzione sull’importanza
di una progettazione delle attività associative. Progetto, pertanto, non come
mezzo per ottenere fondi, ma come
modalità di operare, con una programmazione a monte e gli interventi sul territorio a valle. L’incontro del pomeriggio
ha avuto come tema il Servizio Civile
Nazionale, raccontato attraverso le
testimonianze dei ragazzi, che stanno
facendo questa esperienza presso il
Centro Servizi e alcune delle associazioni che ad esso afferiscono, e che
sono accreditate presso la Regione
Calabria. Si è trattato di racconti emozionanti, che hanno consentito, in
molti casi, di superare pregiudizi e di
CSVM
11
speciale
ridurre la distanza da chi ha bisogno.
Lo sfondo a questi momenti è stato
molto suggestivo. Il clima che si respira
va nel Parco, infatti, era proprio quello
della Festa, animata dalla partecipazione di circa cinquanta associazioni, che
con i loro stands hanno colorato e riempito di suoni il Parco.
Nel pomeriggio l’enorme affluenza,
presso il Parco, di famiglie e giovani
incuriositi, ha dato al silenzioso e invisibile mondo del Volontariato l’opportunità di far conoscere il proprio impegno e
la propria dedizione.
Molte sono state le persone che hanno
preso informazioni sulla manifestazione,
molti i giovani che hanno chiesto notizie
ai rappresentanti delle associazioni.
Il Parco è stato disseminato anche di
artisti di strada che hanno curato
momenti di animazione per bambini e
per adulti.
La presenza delle associazioni di
Protezione Civile e assistenza sanitaria,
inoltre, è risultata rassicurante.
Momento culminante della giornata è
stato il concerto-testimonianza del
gruppo Ladri di Carrozzelle, che attra
La Festa del
Volontariato, però,
non rappresenta
solamente un
momento di incontro e di condivisione tra studenti,
bensì una preziosa
opportunità di crescita per l’intero
territorio...
verso la loro musica e i loro video hanno
stimolato importanti riflessioni, sulla
diversità nella sua accezione più ampia.
La Festa si è conclusa con l’esibizione
di gruppi musicali di giovani catanzaresi, che ha visto la partecipazione di un
folto pubblico, anche in virtù del fatto
che il tramonto del sole avesse dato tregua al caldo afoso della giornata.
L’indomani, personalmente, mi sono
ritrovata, come segno visibile della giornata trascorsa, una tintarella da fare
invidia, e come stato d’animo, la sensazione di una giornata ricca, piena di
messaggi e di valori, all’insegna della
volontà di stare insieme e della condivisione.
CSVM
12
speciale
I CONTRIBUTI DELLE
ASSOCIAZIONI PARTECIPANTI
Associazione
Donne e Futuro
niente, la zia le ripeteva
sempre: “Tirale la gonna
ché lo fa apposta!”, e
ancora oggi pensa che
tutti ce l’abbiano con lei
perché è Zingara. E, anche
se il suo popolo vive da
seicento anni in Calabria,
gli Zingari stessi non
hanno ancora capito che
pure loro sono italiani a
tutti gli effetti. Anzi, oggi
“lo taliano” è per loro “l’uomo nero”. Nada è orfana di
madre e frequenta da sei
anni praticamente ogni
giorno la sottoscritta, perché il suo desiderio più
grande è “imparare a vivere” in questa società così
diversa dalla sua.
L
La sera del 25
Maggio, prima che
facesse buio, ho
dovuto
accompagnare
Nada a casa (se così si può
definire) perché il padre si
spaventa moltissimo quando ritorna tardi. Avevamo
trascorso una giornata a
Catanzaro nel “Parco delle
Biodiversità” in occasione
della seconda Festa del
Volontariato e prima di
scendere dalla macchina
mi ha detto: “Se non era
per te ero sempre da noi”,
come per dire “sarei stata
morta tutto il giorno ma tu
mi hai fatto vivere…”
Nada ha trascorso la maggior parte della sua vita elemosinando per le città della
Calabria. Lei ha vent’anni,
ne dimostra quindici ma in
confronto al nostro mondo
postmoderno è come se
avesse otto anni. Lei ha
una grave malattia congenita, ma mai nessuno se ne
è accorto. Lei si chiudeva
nel bagno quando il padre
voleva che andasse a
scuola, nessuno la voleva
vicino, soltanto una bambina, Maria Francesca diceva: “Come siamo noi è lei”.
Nada non ha mai visto un film al cinema,
non è mai andata al circo e che cos’è un
teatro neanche lo sa. Per lei il massimo
dello svago sono i due giorni a Riace,
dove si festeggiano i Santi Cosimo e
Damiano, oppure qualche matrimonio di
un vicino parente. A lei piace mangiare e
ballare, ovvero “stare insieme”. Al
campo, dove vive, non si sta “insieme”.
Ci sono quattrocento persone che vivono in container uno attaccato all’altro,
senza lasciare spazi per l’intimità. I litigi
sono all’ordine del giorno e i bambini
crescono senza regole, come selvaggi.
E proprio “Selvaggia” viene chiamata
Nada dagli “italiani” che portano i bambini a scuola. Quando da piccola chiedeva l’elemosina, e nessuno le dava
Avevamo già partecipato
alla prima Festa del
Volontariato e quando le
ho detto che il CSV avrebbe organizzato la seconda
edizione si era messa a
ridere. Stare un giorno
intero in mezzo a tanti “italiani” dai quali si sente
accettata la fa sentire felice. Eravamo partiti presto
da Lamezia Terme, e già
dalla mattina si capiva che
sarebbe stata una giornata
di piena estate, il cielo
terso faceva prevedere un
caldo torrido, perfetto per
passare una giornata nel
Parco. Infatti, al nostro
arrivo era già pieno di
gente che portava a spasso i cani, mentre, più tardi, facevano la loro comparsa
coppie giovani con bambini piccoli e
anziani. Passeggiando, essi ammiravano le tante realtà di Volontariato di tutta
la
Provincia
di
Catanzaro.
L’Associazione “Donne e Futuro” condivideva lo stand insieme al Gruppo
Vincenziano di Lamezia Terme, e Nada
CSVM
13
speciale
aveva sistemato il nostro tavolo con i
suoi vasi dipinti con stile naif, con le
borse di stoffa disegnate e colorate
dalle donne zingare adulte di Lamezia
Terme, e con gli opuscoli che raccontano della vita degli Zingari e del perché di
questa incomprensione che dura in tutta
l’Europa da secoli. La situazione in
Calabria è peggiorata soltanto da quando gli zingari sono diventati stanziali, ma
con risvolti altrettanto disperati.
Il Parco delle Biodiversità è uno dei gioielli della Calabria dove vale la pena di
trascorrere delle intere giornate. Per
consentire a Nada di orientarsi in questo luogo per lei estraneo, l’ho accompagnata a fare un giro di ricognizione, e
poi sono entrata con lei nel labirinto
ricavato all’interno del Parco perché
aveva paura di perdersi. Dopo il pranzo,
offerto dal CSV, mi ha chiesto di poter
usare la cinepresa. Nada sentiva l’atmosfera accogliente e voleva girare un
filmino sui vari stand. Chiacchierava
serenamente con le persone e quando
un signore le ha chiesto come si chiamava lei ha risposto: “sono Zingara”.
Per lui questa risposta sembrava naturalmente molto strana, non sapendo
che per chi appartiene ad un popolo
arcaico il senso di appartenenza al
gruppo è tanto forte da prevalere sull’identità personale.
La Festa del Volontariato è anche questo, poter rispondere, senza remore ad
una domanda che normalmente scatena la paura di essere giudicata; poter
farsi riconoscere per quello che si è,
una persona appartenente ad una
minoranza etnica che ancora deve arrivare alla consapevolezza di essere
“individuo” per potersi presentare con
un nome e un cognome. Quando un
domani la ragazzina dirà serenamente:
“sono Nada Bevilacqua”, sarà sparito il
suo terrore di vivere, che è un sentimento che scaturisce dal più profondo
del cuore di tutto il popolo Zingaro, e
forse, come tanti anni fa si è scatenato
questo terrore collettivo, quando sarà
sparito quello di Nada sparirà anche in
tutto il suo popolo sparso nel mondo.
Karin Maria Faistnauer Catanese
Pres. Ass. Donne e Futuro
Associazione
Il Girasole
S
ono madre di un ragazzo disabile, ho partecipato alla Festa
del Volontariato per rappresentare l’Associazione “Il Girasole” che ha
sede in Lamezia Terme e di cui sono
socia volontaria. L’Associazione di cui
faccio parte è stata costituita nel 1991
da genitori di disabili e da disabili stessi, al fine di migliorare la qualità della
vita dei disabili, affrontare e promuovere
le problematiche dell’handicap, ricercare soluzioni per alcuni problemi emergenti e tutelare i diritti delle persone
svantaggiate.
A tutt’oggi, ”Il Girasole” rappresenta una
delle poche realtà sul territorio che
ascoltano ed accolgono le problematiche dei disabili e delle loro delle famiglie.
“Il Girasole”, come tante altre associazioni, ha partecipato a questo grande
evento organizzato dal CSV di
Catanzaro per dare voce al Volontariato
e portare la sua testimonianza.
Questa festa ha rappresentato un
momento importante perché ai partecipanti è stato riconosciuto in qualche
modo l’impegno e l’amore con cui si
dedicano agli altri; si è data visibilità alle
Associazioni di Volontariato; sono state
messe in evidenza molte problematiche
del sociale di cui le Istituzioni dovrebbero farsi carico, e che invece demandano
al Volontariato non sostenendolo adeguatamente; si è cercato di coinvolgere
i giovani nel mondo del volontariato e a
stimolarli nella scelta del Servizio Civile.
Pertanto, ben vengano feste del
Volontariato come quella del 25 maggio,
non solo per valorizzare, migliorare,
potenziare il lavoro latente del
Volontariato spesso non apprezzato,
ma anche per sensibilizzare l’opinione
pubblica e sollecitare le Istituzioni ad
affrontare adeguatamente i vari problemi del territorio, oltre che a sostenere le
fasce più deboli creando servizi e strut-
CSVM
14
speciale
materiali informativi dagli altri volontari
allo scopo di tenerci in stretto contatto.
Credo che la Festa del Volontariato riesca in qualche modo a sollecitare la
volontà di agire in sinergia con le altre
realtà, ma se questa volontà si traduce
in azione ancora non posso affermarlo.
Non ritengo si debba modificare l’ottima organizzazione per la terza edizione
mentre ritengo che il dibattito possa
essere ampliato centrando l’attenzione
sulla opportunità di non appesantire le
associazioni trasformando, come invece si è verificato negli ultimi tempi, la
gestione del volontariato in una gestione tipicamente aziendale. Trovo questo, infatti, molto inopportuno, dal
momento che bisognerebbe in tutti i
modi facilitare il compito di chi spesso
si deve sostituire allo Stato, e preferirei
che questa riflessione fosse motivo di
dibattito in sede di manifestazione.
Ringrazio a nome della “Pina Simone”
Caterina Salerno, Presidente del CSV
perché, con le Festa del Volontariato,
ha aperto le porte a quella parte della
Calabria “Pulita” e taciturna che opera
nel volontariato.
Francesca Angelucci
Presidente
I Diavoli Rossi durante una dimostrazione
ture ad hoc.
Inoltre, questi raduni di Associazioni,
che operano sul territorio, sono importanti in quanto danno la possibilità di
confrontarsi e di scambiarsi esperienze
per poter lavorare in rete e migliorare i
servizi che il volontariato offre.
Le testimonianze dei giovani che hanno
svolto il servizio civile nei vari centri sono
state poi cariche di emozioni sincere.
Questa loro esperienza, che li ha sicuramente arricchiti per affrontare la vita,
deve servire a spronare altri giovani a
conoscere realtà sociali diverse, fatte
anche di sofferenze, di discriminazioni,
di negazioni dei diritti, e a capire che il
superamento di tali situazioni può avvenire anche attraverso il dono, la gratuità
e l’impegno per le pari opportunità.
Siamo fiduciosi che nel prossimo futuro
feste come quella del 25 maggio troveranno sostegno e partecipazione ancora più grande, perché c’è ancora tanto
da fare per cambiare la società e farla
vivere in uno stato di benessere.
G.M.
Associazione
Pina Simone
Associazione
Diavoli Rossi
P
25
artecipare alla festa del volontariato indetta dal CSV di
Catanzaro è stata per l’Associazione da me rappresentata una
piacevole novità. Per la prima volta
abbiamo realizzato, nel concreto, che il
mondo silenzioso dei volontari è più
numeroso di quanto si possa immaginare. Le numerose associazioni riunite
nella cornice suggestiva del Parco della
Biodiversità di Catanzaro, seppure
diverse nelle finalità, hanno costruito
una sola trama di un tessuto la cui
materia prima è costituita dal desiderio
di donare. E’ stata la prima partecipazione della “Pina Simone” a questa
grande manifestazione e la nostra curiosità ci ha spinti a girovagare tra i numerosi stand, allestiti con maestria dagli
operatori del CSV di Catanzaro, desiderosi di conoscere le altre realtà associative del territorio. Abbiamo acquisito
Maggio 2008. I mezzi
dell’Associazione Diavoli
Rossi sono partiti da
Tiriolo con il loro prezioso carico di
volontari giovani e meno giovani
vogliosi di festa.
Arrivati al parco delle Biodiversità di
Catanzaro, hanno montato il gazebo
con il materiale illustrativo delle attività
svolte
in
26
anni
di
vita
dell’Associazione, lo striscione e la
tenda gonfiabile, così come si fa di
solito durante le emergenze di protezione civile.
Poi, l’incontro con i volontari delle altre
associazioni che hanno preso parte a
questa seconda festa provinciale del
volontariato, voluta dal Centro Servizi
al Volontariato di Catanzaro. Incontro
gioioso ed empatico, nonostante il
caldo.
I prati del parco invitavano i giovani ad
CSVM
15
speciale
abbracciare la terra, forte ed incontrollabile era la voglia di rotolarsi sui dolci
pendii. Noi Diavoli Rossi eravamo presenti con una quindicina di “diavoletti”
al seguito (giovanissimi che si sono
affacciati al mondo del volontariato
dopo aver preso parte al corso di formazione), con i ragazzi e le ragazze del
servizio civile e una decina di “vecchi”
volontari. Una breve pausa pranzo, e
poi il ritorno alle attività di servizio:
presidio dello stand, distribuzione di
materiale informativo, lezione di uso
radio curata dall’associazione amica
“Radio club di Lamezia”. Poco era
invece il desiderio di partecipare, per
colpa del caldo, ai momenti convegnistici.
Nel pomeriggio sono arrivati i visitatori. Tanti i bambini, subito attratti dai
nostri mezzi antincendio. Qualcuno ha
chiesto di provare come si fa a spe-
gnere il fuoco. Con entusiasmo, e grati
dell’idea, i volontari si sono messi a
disposizione per illustrare come si fa a
tenere in mano la lancia e a schizzare
acqua in pressione. La dimostrazione,
vista come un gioco, ha appassionato
decine e decine di piccoli ospiti, che si
sono messi impazienti in fila per provare a turno l’emozione di fare il piccolo
diavolo rosso. Così fino a sera. Poi lo
smontaggio attento e ordinato, mentre
la musica dei Ladri di Carrozzelle riempiva l’aria di emozioni.
I circa trenta volontari che hanno partecipato alla giornata, vissuta intensamente come una festa vera e gioiosa,
sono rientrati in sede a tarda sera,
soddisfatti di aver trascorso una bella
e serena esperienza, che grazie al CSV
di Catanzaro, a Caterina Salerno, a
Stefano Morena e all’intero staff, è riuscita alla grande.
Associazione
Spazio Aperto
L
a giornata dedicata al volontariato ha avuto lo scopo evidente di
dare spazio e visibilità alle associazioni, e di offrire ad esse la possibilità di presentarsi, di farsi conoscere, di
dare il proprio contributo. Le associazioni hanno avuto l’occasione di testimoniare alla comunità i valori della solidarietà, della condivisione e del dono di
sé, di cui ciascuna delle realtà presenti
è portatrice.
In una tale dimensione, l’associazione di
volontariato Spazio Aperto si è sentita
parte integrante di un sistema, di un
corpo unico, di una rete a favore dei più
deboli, dei più “piccoli”. Pur sentendo la
propria individualità, l’associazione ha
CSVM 16
speciale
potuto riconoscere molti elementi
comuni con le altre organizzazioni, dettati dallo scopo di agire quotidianamente per il benessere delle persone svantaggiate che si incontrano sul proprio
cammino, e il cui numero è in costante
aumento.
Non abbiamo partecipato alla prima edizione della festa del volontariato e quindi non è possibile fare un confronto.
Certo è che il contesto e la situazione
climatica, quest’anno, non hanno aiutato molto. Troppo caldo e sole a picco,
poco sopportabile soprattutto nelle
zone senza copertura; meglio, sicuramente, sotto i gazebo, appositamente
allestiti sul lungo viale del parco.
Anche questa disposizione ha consentito alle associazioni di presentarsi in
modo adeguato, di esporre le proprie
caratteristiche senza confusione.
Per la prossima edizione sarebbe interessante riflettere sui temi dell’intercultura, del dialogo inteso come umiltà e
capacità di ascolto; della donazione;
dell’impegno nel favorire nuove forme di
collaborazione.
Raffaele Gullà
Associazione
Tribunale Difesa Diritti
dei Minori
Catanzaro
I
l 25 maggio, festa provinciale del
volontariato, è stata per noi una
giornata davvero speciale, preceduta da giornate di intenso lavoro ed
entusiasmo in associazione per preparare filmati e materiale divulgativo sulle
nostre attività. Questa occasione ha
permesso a noi associazioni di volontariato di conoscerci reciprocamente, di
relazionarci e avviare eventuali rapporti
di collaborazione, ma ha permesso
soprattutto, di farci conoscere ulteriormente dall’utenza del territorio. Per noi
è stata la prima partecipazione all’interno di questa manifestazione che possiamo definire ben riuscita, perché ha dato
ampio spazio alle associazioni ed al loro
operato, all’importanza che il volontariato riveste nella nostra città, cercando di
promuoverne la cultura.
Un suggerimento per renderla più adeguata alle aspettative del pubblico?
Maggiore rispetto dei tempi tecnici e
spostare le attività più importanti al
pomeriggio, momento più favorevole
per una maggiore partecipazione di
pubblico.
Per quanto riguarda la proiezione di filmati dovrebbe essere effettuata in luoghi chiusi o nelle ore pomeridiane quando la luce è minore, per consentire una
buona visibilità.
Alessandra Fulciniti
Associazione
A.D.A.
Catanzaro
Natalina Mellino
La relazione di Natalina
Isabella Mellino del Servizio
Civile Nazionale
Caldo a parte, abbiamo condiviso con le
altre associazioni un momento importante di gioia, di festa e scambi di esperienza. La manifestazione così congegnata è, effettivamente, riuscita a mettere in contatto le varie realtà territoriali.
A nostro avviso, poi, la seconda edizione della Festa del Volontariato al Parco
della Biodiversità ha dato maggiore spazio agli interventi delle associazioni - e
non ai discorsi lunghi e senza alcun profitto - rispetto a quella dell’anno precedente.
Per la terza edizione, un suggerimento
potrebbe essere quello di invitare le
associazioni a fare interventi più brevi,
ed a prevedere momenti di dibattito che
siano incentrati a far valere il principio di
collaborazione tra le associazioni, in cui
la tentazione di primeggiare l’uno sull’altro sia messa da parte.
Servizio
Civile
Nazionale
I
l 25 maggio 2008 nello splendido
scenario del Parco della biodiversità mediterranea di Catanzaro,
alla presenza di autorità locali e dei
responsabili di settore, si è svolta la 2°
festa del volontariato organizzata dal
CSV di Catanzaro.
Un momento importante di incontro,
confronto e verifica cui hanno partecipato numerose associazioni e volontari
di SCN che hanno avuto l’opportunità di
illustrare progetti ed attività di “volontariato” realizzati.
I progetti e le testimonianze, numerosi e
significativi,” raccontate” dagli Enti e dai
giovani volontari hanno fornito uno
spaccato delle criticità sociali presenti
sul territorio, che gli Enti hanno saputo
sapientemente intercettare - fornendone attenta risposta attraverso numerosi
e mirati progetti - e coniugare con la
dimensione primaria del Servizio civile
ch’è crescita dei giovani attraverso la
formazione e l’educazione alla cittadinanza attiva.
I progetti sono stati attuati dai giovani
attraverso una puntuale formazione che
li ha coinvolti a tal punto da superare le
iniziali perplessità , che si sono trasformate in disponibilità piena ad offrire il
proprio contributo ed impegno a beneficio dei più deboli, in un osmotico scambio di emozioni e soddisfazioni ,attraverso cui si costruisce quel tessuto connettivo tra territorio e istituzioni su cui
s’innesta il circuito virtuoso che conduce alla meta cui deve tendere l’uomo: la
coesione sociale, la giustizia, la pace.
L’attività svolta dai volontari di SCN ha
riguardato essenzialmente il tema dell’assistenza nella sua accezione più
ampia, tema che sintetizza e compendia
i bisogni più pressanti che caratterizzano le difficoltà della quotidianità presen-
CSVM 17
speciale
te sul territorio.
I racconti dei giovani hanno documentato che il Servizio Civile Nazionale può
e riesce a dare risposta piena ai principi ispiratori istitutivi, se ognuno riesce
ad interpretare con slancio ed intelligenza il ruolo che gli compete, se ciascuno è pronto a dare senza se senza
ma, quanto la situazione richiede, se
ognuno è disponibile a mettersi in
gioco accogliendo la sfida del “vivere
umano”, ch’è l’antitesi del vivere nel
rispetto del principio homo hominis
lupus, dilagante nella nostra società
così come nel mondo, dilaniato da
egoismi inarrestabili.
Il Servizio Civile inteso come cerniera tra
i bisogni del territorio ed esigenza di
offrire ai giovani una opportunità concreta di approccio con la società, di
confronto non soltanto con i giovani ma
anche con gli adulti, di formazione e
crescita sociale, civile, professionale è
una realtà nel Catanzarese, è una ricchezza di cui il territorio ha saputo far
tesoro,una esperienza pienamente realizzata.
Ma il SCN non è sempre e dovunque
così, spesso è spreco di danaro pubblico,danno irreparabile per i giovani e per
la società.
Il sistema SCN, particolarmente complesso, è facilmente attaccabile, necessita di cure attente, di operatori seri, di
una progettualità onesta ed efficace,
deve essere tangibilmente utile,deve
avere uno stretto legame con il territorio,deve essere cultura condivisa,ha
bisogno di giovani motivati e formati, di
quotidiano impegno che non ammette
stanchezza e superficialità, o peggio
travisamenti o tradimento dell’obiettivo
e del fine ultimo cui il SCN tende: la crescita umana, sociale e civile del Paese
attraverso i giovani, cui è demandato il
compito di realizzare una società
coesa.
La delicata situazione in cui versa il
SCN in quest’ultimo periodo a causa
delle ristrettezze della finanza pubblica,
impone una riflessione attenta da parte
di tutti i soggetti coinvolti, il numero dei
volontari che negli ultimi due anni è progressivamente diminuito dopo un periodo di continua e significativa ascesa, ci
spinge a credere che il SCN potrà continuare ad essere esperienza ed occasione unica a disposizione dei giovani e
dei bisogni del territorio, solo se sapremo salvaguardarlo e proteggerlo da tutti
i mali che possono attaccarlo sino a
distruggerlo considerandolo strumento
di controllo del territorio e dei voti, stampella dello stato sociale, forza lavoro a
costo zero.
La sua crescita non può prescindere da
contenuti di alto profilo sociale ed
etico, dalla “qualità progettuale e realizzativa”.
Natalina Isabella Mellino
Dirigente del Servizio Comunicazione
Ufficio Nazionale per il Servizio Civile
CSVM 18
speciale
Il tocco artistico della
Festa del Volontariato
H
anno bisogno degli altri
per spostarsi da un posto
all’altro, per mangiare e
per compiere ogni più semplice atto
della vita quotidiana. Ma quando
cantano, perdono per incanto ogni
traccia di debolezza conseguente al
loro stato di disabilità. I componenti
della band romana “Ladri di
Carrozzelle”, composti per la quasi
La lezione di vita
offerta da i “Ladri
di Carrozzelle”
alla Festa del
Volontariato
totalità da persone disabili, sono
ormai avvezzi a dare lezioni di vita
attraverso l’incredibile auto-ironia, e
la capacità di considerare la diversità un valore e non un problema, che
li contraddistingue. È dal 1989, infatti, che il gruppo – unico nel suo
genere in Italia- continua a mietere
successi e a sensibilizzare l’opinione
pubblica su determinate tematiche
CSVM 19
speciale
Esibizione degli artisti di strada del gruppo
“Gargantua” e concerto rock dei “Ladri di
Carrozzelle”
sociali attraverso inedite canzoni,
pur essendosi dovuto adattare alle
gravi perdite, che l’incedere della
distrofia muscolare e di altre malattie
invalidanti hanno col tempo comportato. E così come avviene in tutti i
concerti (circa cento all’anno) tenuti
in giro per la Penisola, anche nell’anfiteatro del Parco della Biodiversità
di Catanzaro i Ladri di Carrozzelle
hanno ricevuto i meritati applausi in
occasione
della
Festa
del
Volontariato: il loro repertorio, del
resto, conteneva irresistibili cover di
brani di Bon Jovi, Gloria Gaynor,
James Brown e Fabrizio De Andrè,
che la potente voce di Anna Di
Stefano, assieme a quella di
Emanuel Rinaldi, puntualmente ha
trasformato in qualcosa di unico. Tra
una canzone e l’altra - quali la significativa Distrofichetto, che ha tenuto
“a battesimo” l’ingresso nel panorama musicale italiano della bandsono state proiettate su uno scher-
mo, poi, espressioni ricavate dall’eredità spirituale che illustri pensatori hanno lasciato ai posteri, e ben
riassunte in “…Nessuno può essere
libero se costretto ad essere simile
agli altri” (Oscar Wilde), e in “Quello
che tu puoi fare è solo una goccia
nell’oceano, ma dà significato alla
tua vita” (Madre Teresa di Calcutta).
Le denunce avanzate contro ogni
forma di discriminazione, il non
rispetto dell’ambiente e la pratica
aberrante di appiccare fuoco, inoltre,
contribuiscono a rendere i concerti
dei “Ladri di Carrozzelle” dei veri e
propri spettacoli multimediali: ed è
per questo che il batterista Pasquale
Maiorano, il bassista Gianluca
Bacconi, il tastierista Domenico
Aldorasi, i chitarristi Sergio Lepidio
e Paolo Falessi ed i due “vocalist”,
prediligono esibirsi all’interno delle
scuole di tutta Italia. “Tra i ragazzi
delle scuole è più facile far veicolare
certi messaggi - ha confidato al
“CSV Magazine” Paolo Falessi, portavoce del gruppo - I giovani, infatti,
non sono ancora fortemente condizionati dai pregiudizi che investono le
persone disabili. Noi facciamo musica per lavoro, e come musicisti
vogliamo essere considerati, anche
se la maggior parte di noi è portatore
di handicap. E non pretendiamo di
certo di piacere per forza. La fama,
infatti, i “Ladri” se la sono dignitosamente guadagnata sul campo, con i
più di mille concerti eseguiti ed i
venti album pubblicati in quasi venti
anni di attività: del resto, che non si
diventi uguali negando che esistano
le differenze, e che proprio le differenze siano ciò che rende il mondo
un posto interessante in cui vivere,
essi lo dimostrano, ormai, tutti i giorni con il loro talento.
Ufficio stampa CSV Catanzaro
CSVM 20
speciale
L’esibizione scenografica e musicale del laboratorio di strada
“Gargantua” dell’associazione culturale “Confine Incerto” ha allietato i
visitatori che si recavano agli stand delle associazioni partecipanti alla
Festa del Volontariato. Ma ha allietato gli stessi volontari, che agli
artisti hanno tributato applausi calorosi. L’attrice Emanuela Bianchi ha
di seguito descritto cosa i giovani e creativi associati si propongono di
fare.
N
ell’ottobre del 2007, l’associazione culturale “Confine Incerto”, in collaborazione con il Centro Calabrese di
Solidarietà, ha dato vita ad una
nuova attività del Centro di
Aggregazione giovanile di Catanzaro:
il laboratorio di teatro di strada
Gargantua, i cui ideatori e direttori il regista e attore Ninì Mazzei e l’attrice Emanuela Bianchi - si sono prefissati di educare alla partecipazione
attiva verso il raggiungimento di un
fine comune e condiviso, potenziando le capacità cooperative e relazionali; e di far acquisire le competenze
nelle principali discipline del teatro di
strada (acrobatica, trampoli, fuochisti, giocolieri) e dei principi della presenza scenica in strada.
Da quell’ottobre, un vasto gruppo di
giovani ha partecipato alle attività
quali: il laboratorio sulle maschere, il
laboratorio sui trampoli, la collabora-
zione con i giocolieri già presenti nel
centro seguiti da Giampaolo Brescia,
nonché la preziosa collaborazione
con il maestro Francesco Peronace,
che sta portando avanti il lavoro sul
tracking uditivo. Dopo il primo intervento sul territorio, durante il carnevale di Catanzaro (con lo spettacolo
Creatio), il gruppo ha maturato una
grande voglia di ricerca e l’interesse
per il percorso teatrale proposto. Si è
così costituito un gruppo stabile di
CSVM 21
speciale
lavoro che sta perseguendo una interessante ricerca identitaria - allo
scopo di assimilare principi che vanno
dal teatro dei sensi al teatro interattivo, dal teatro danza al più stretto teatro di strada ( dai giullari ai trampolieri) - e una importante ricerca sonora.
L’ultima proposta del gruppo è
L’Orfeo (un work in progress). Il celebre mito greco è un pretesto per indagare ciò che concerne il buio e la
luce, la forma e l’informe, e la trattazione (lungi dall’essere didascalica) è
progenitore della musica, è il creatore
stesso del mondo, degli inferi e dell’amore: il suo gesto fatidico di voltarsi sulla porta dell’Ade per vedere
Euridice, non è che l’eroico gesto di
invadere il mondo di quell’amore;
come lo smembramento del suo
corpo da parte delle menadi è il seme
donato al mondo di ciò che afferisce
all’apollineo.
Le menadi, con Dionisio e le ninfe con
Apollo, sono la rappresentazione di
ciò che in noi è informe e necessita
performance è legata inscindibilmente
alla musica (rigorosamente eseguita dal
vivo dai Maestri Francesco Peronace ed
Ettore Capicotto), per mezzo della quale
si innesca uno scambio simbiotico tra
attori e musicisti, gli uni si lasciano trasportare dagli altri senza rigidi schemi
prefissati.
I partecipanti sono Andrea Amoroso,
Elena, Emanuela Bianchi, Giorgio
Casentino, Lula, Marco Bianco, Ninì
Mazzei, Simona Catizone, Veronica
Talarico, Solanje Rotella.
un’incessante “foto in movimento”.
Prologo dell’Orfeo sono esseri umidi
e verdi: i Cronopios (tratti dal genio di
J. Cortzar), simbolo dell’extraquotidiano che, attraverso incursioni nello
spazio, creano il luogo scenico, e
attraverso la complicità con il pubblico, un momento di ilarità prima del
dramma rituale. L’architettura spaziale è disegnata da enormi elastici neri
e bianchi che mutano come il mutare
della mente e degli ambienti. Orfeo,
della forma. Euridice, la dea serpente,
signora dell’oltretomba rappresenta la
giustizia; ogni elemento è incarnazione delle entità presenti nella nostra
natura/cultura. Gli spettatori sono
chiamati non solo ad osservare,
quanto a lasciarsi attraversare da
sensazioni ed emozioni, a lasciarsi
invaghire dalle immagini e a cercare
un senso, magari trovandolo nella
memoria o semplicemente nella bellezza e nell’armonia delle forme. La
L’associazione culturale Confine
Incerto ha come scopo statutario la
pratica, la diffusione e la promozione
della cultura e in particolare dell’arte
teatrale e musicale; incentiva e promuove le artiterapie con particolare
attenzione alla teatroterapia, e tiene
in particolare conto il lavoro sul territorio, facendo propria la metodologia
etno-antropologica, base di ogni sua
attività.
CSVM 22
Benedetta Garofalo
Addetta stampa CSV Catanzaro
interviste
COSTRUIRE UNA RETE DI RAPPRESENTANZA PER
INCIDERE SULLE SCELTE POLITICHE DEL PAESE
A tu per tu con il presidente di CSV.net Marco Granelli, intervenuto alla Festa del Volontariato
organizzata dal CSV della provincia di Catanzaro
A
nche lui indossava maglietta e
cappellino alla Festa del
Volontariato del 25 maggio al
Parco della Biodiversità Mediterranea. Da
buon sostenitore dell’iniziativa, il presidente nazionale del CSV.net – a cui fanno
capo tutti i Centri di Servizio al Volontariato d’Italia - Marco Granelli, intervistato per il “CSV Magazine”, si è soffermato
sul significato intrinseco della manifestazione, legato alla preziosa opportunità che
le variegate realtà associative hanno avuto
di rivelarsi all’intero comprensorio.
Presidente Granelli, quale ricaduta sul
territorio può avere la Festa del
Volontariato?
Le Feste sono sicuramente importanti,
poiché rappresentano per il volontariato
un’occasione per farsi conoscere.
Dobbiamo investire su tali momenti, visto
che il patrimonio del volontariato è costituito dai volontari e dalla loro capacità di
dare concretezza all’idea di solidarietà.
È anche vero, però, che il volontariato
non può certo riassumersi in un
momento di festa, date le difficoltà in
cui incorre chi si prodiga per gli altri…
Le difficoltà ci sono, e lo sappiamo. Ciò
che importa è diffondere la cultura della
gratuità e del bene comune: magari non
attraverso grandi discorsi, ma attraverso
la testimonianza e l’incontro. E l’organizzazione di feste come questa è il modo
più efficace per promuovere la cultura
della solidarietà.
Quanto ha inciso nella promozione
della cultura solidale l’istituzione
dei Centri di Servizio?
La promozione della cultura della solidarietà rientra tra i principi fondanti della
normativa istitutiva dei Centri. Anche il
terzo settore del no profit è cresciuto
(specie in gestione ed in capacità di produrre servizi) rispetto alla metà del secolo scorso, in cui è nato il sistema del
volontariato moderno. Tuttavia, però, se
questo Terzo Settore smarrisce il vero
“spirito” del volontariato, rischia di diventare un normale settore di produzione di
servizi e di attività, e di ritrovarsi spoglia-
to della funzione di fare da collante tra le
persone, e di farle così sentire parte integrante della comunità. Senza trascurare
il fatto che oggi siamo di fronte ad
un’emergenza educativa alla solidarietà:
tutti siamo attenti, infatti, alle notizie di
cronaca e di conflittualità riguardanti la
legalità, le diverse etnie e le “guerre fra
poveri”, e siamo consapevoli del fatto
che il volontariato può fare molto in tema
di coesione sociale. D’altronde, una
comunità coesa è una comunità che si
sviluppa: gli stessi economisti affermano
che, attraverso la coesione sociale, si
pongono le basi per lo sviluppo economico di una collettività. Ed i Centri di
Servizio, se intendono realmente contribuire alla crescita del volontariato del territorio, devono investire molto nella promozione del volontariato stesso.
L’associazione che non si affida ai
Centri di Servizio rischierebbe, dunque, di rimanere isolata?
Il rischio c’è. L’autoreferenzialità in questo mondo è supportata dalla capillarità
delle piccole associazioni - nate dalla
volontà di poche persone di dare una
risposta immediata ai bisogni – che
comunque rappresentano una ricchezza
per il volontariato. Se lasciata a sé, però,
questa ricchezza rischia di alimentare un
sistema che non sa cambiare e creare un
impatto forte all’interno della società.
Come far comprendere a queste piccole
realtà associative che la progettazione è
fondamentale non soltanto per ottenere
fondi, ma soprattutto per svolgere in
maniera più incisiva la propria opera?
Bisogna innanzitutto imparare a lavorare
insieme, aiutando le associazioni a capire
che gli obiettivi prefissati vengono più
facilmente raggiunti se si opera unitamente ad altre realtà associative. I volontari si trovano solo se nella comunità e
nelle scuole è diffusa la cultura della solidarietà: se, dunque, le famiglie fanno
incontrare questa realtà ai loro figli o se la
gente, quando va in pensione, decide di
fare volontariato. Occorre far capire, inoltre, alle associazioni che i Centri di
Servizio non sono “altro” rispetto al
volontariato, ma sono un’espressione di
volontariato organizzato che intende incidere al meglio sul territorio: tant’è che i
Centri di Servizio possono contare in Italia
su più di novemila associazioni “socie”,
che usufruiscono dei servizi ed al tempo
stesso governano i Centri di Servizio. Alle
associazioni, dunque, chiediamo di essere protagoniste del proprio sviluppo.
A volte succede che alcune associazioni, pur molto attive, trovino difficoltà a mettere per iscritto i progetti da
presentare al Centro Servizi. Come far
capire, dunque, alle associazioni che
la progettazione serve in realtà ad aiutarle a realizzare la loro “mission”?
Investendo, ad esempio, in operatori
capaci di “accompagnare” le associazioni, pur nel rispetto della loro autonomia.
Gli operatori dei Centri di Servizio devono, infatti, conoscere l’idea che l’associazione si prefigge di realizzare, e aiutarla a trasformarla in progetto, mettendola
in rete con altre esperienze. Con un progetto sinergico è pertanto più facile
accedere alle risorse esistenti: e la progettazione sociale, portata avanti tramite
i fondi derivanti dagli accordi con le fondazioni bancarie, serve appunto a questo. Ben ventiquattro saranno i milioni di
euro che da settembre saranno destinati
al sud per la progettazione: ai Centri di
Servizio spetterà così valorizzare l’esperienza delle associazioni per rendere ad
esse più facile l’accesso a tali risorse.
Con il rischio, però, di cadere in un
eccessivo tecnicismo…
Purtroppo il tecnicismo serve a tutelarsi
dagli “avvoltoi” interessati ai soldi. Per
fortuna i furbi sono pochi, ma rovinano
tutti. E i Centri di Servizio non possono
sottrarsi all’accompagnamento dell’associazione nell’elaborazione di un progetto locale che tenga conto delle priorità del territorio. È importante, inoltre, che
le associazioni che si occupano di una
stessa problematica si ritrovino attorno
ad un tavolo insieme ai tecnici ed agli
esperti: ma i loro progetti devono essere
di lunga durata e impegnare più associazioni aventi un unico obiettivo.
CSVM 23
interviste
Ma c’è anche chi pensa di potersi
“sistemare” con il volontariato…
Per impedire che ciò accada il volontariato deve avere la capacità di vigilare e di
isolare tali atteggiamenti. Anche perché,
oggi, la gente ci osserva: nelle classifiche
dei soggetti che danno più fiducia alla
gente, il volontariato è difatti in testa, e
non possiamo permettere che la piccola
percentuale di “non volontari” (pari solo
all’1%) danneggi quanto è stato fatto
finora. Dobbiamo, perciò, crescere in cultura della trasparenza. Qualche
tempo fa l’Agenzia per le
Onlus ha diramato le linee
guida per il bilancio del no profit, a cui abbiamo attinto per
redigere il bilancio di missione
ed il bilancio sociale: ciò ci ha
permesso, appunto, di far
conoscere quello che le associazioni fanno e come spendono i soldi, e di far capire che
tali strumenti – in mano alla
gente, ai donatori, alle imprese
ed alle istituzioni – possono
aiutare a distinguere i progetti
seri da quelli che non lo sono.
Il divario tra i Centri di
Servizio del Nord d’Italia e
quelli del Sud – che hanno
cominciato “a decollare”
molto dopo – si è un po’ attenuato, secondo Lei?
Penso proprio di si. Al Sud c’è
una ricchezza di generosità, tipica della
vostra cultura, che nel volontariato trova
uno spazio enorme. Ma qui c’è anche
tanto bisogno di lavoro e di sviluppo, ed i
tre anni di esperienza dei CSV al Sud non
corrispondono ai dieci dei CSV al Nord.
Tuttavia, il CSV.net si sta adoperando per
fare avvertire sempre meno tale divario,
visto che fanno parte dei gruppi di lavoro del CSV.net persone del Sud che
hanno metodi ed inventiva pari a quelle
con più esperienza. D’altro canto, sarebbe opportuno superare il solito campanilismo e valorizzare quello che si ha e che
si sa fare. Nel modo di far progettazione
sociale risiede, quindi, la “scommessa”
dei Centri di Servizio del Sud.
È tipico dei volontari del Sud, d’altronde, ritenere che basti occuparsi dell’altro – rifuggendo dalla formazione e dalla
progettazione - per far volontariato…
La formazione tecnica – ma anche dei
quadri e dei dirigenti del volontariatorappresenta senz’altro un problema da
questo punto di vista: e proprio per que-
sto occorre rinnovare la presenza dei
volontari ed investire sui giovani. A livello
organizzativo dobbiamo, infatti, imparare
tutti ad essere accoglienti, a metterci in
discussione ed a saper coinvolgere persone nuove: nel meridione, poi, le difficoltà del volontariato riflettono quelle di
una società che non ha lavoro, e che
potrebbe utilizzare il volontariato come
scorciatoia. Il volontariato, d’altronde,
potrebbe essere d’aiuto per quelle comunità dirette a produrre lavoro: ma per fare
in modo che ciò accada, dovrebbe lavorare in sinergia con le istituzioni.
Su cosa punteranno in futuro i Centri
di Servizio?
Noi riteniamo che uno dei punti fondamentali per i Centri di Servizio sia la promozione del volontariato. Il nostro patrimonio, del resto, è contenuto nelle persone e nella cultura della solidarietà: e
nel periodo di emergenza educativa nel
quale viviamo, è doveroso puntare sulla
diffusione di tali valori tra i giovani, attraverso l’esperienza del servizio civile e
l’attività nelle scuole.
Si diventa volontari sin da giovani,
quindi?
Proprio così. Certo, i contesti sociali e
culturali sono diversi rispetto a cinquant’anni fa, ed il volontariato deve saper trovare anche il giusto sostegno economico, sia da parte del pubblico che del privato, per poter operare al meglio. È compito del volontariato “costruire” azioni
stabili con i donatori e, quindi, consolida-
re il proprio “patrimonio”, consistente in
un gruppo affiatato di persone che
sostiene tali iniziative. Non ultimo per
importanza è, poi, il tema della rappresentanza. Il volontariato italiano, infatti,
può contare su ventitremila associazioni
iscritte (ciascuna delle quali aventi in
media dieci, venti volontari), e su delle
risorse economiche che si attestano
sotto i cinquantamila euro all’anno per
associazione: pertanto, in mancanza di
un adeguato intervento sul criterio della
rappresentanza, tale frammentazione rischia di diventare una debolezza. È necessario, infatti, infondere fiducia tra
le associazioni affinché vi
siano quadri a livello provinciale, regionale e nazionale che
sappiano dare seguito, assieme alle istituzioni, a delle sane
politiche. E che, per redigere il
Documento
di
Programmazione EconomicaFinanziaria, la Legge Finanziaria o approvare la riforma
della legge sul Volontariato o
sul Servizio Civile, il Governo
si possa confrontare con le
parti sociali ed il volontariato.
E’ fondamentale, infatti, che le
organizzazioni di volontariato
si trovino laddove si fa politica:
basti solo pensare all’apporto
che il volontariato può fornire
per la diffusione della cultura
della “non violenza” in tema di sicurezza.
Per la maggiore incidenza del volontariato nelle scelte politiche del Paese, occorre, dunque, costruire una rete di rappresentanza: e se il Parlamento intende mettere mano alle tanto attese riforme, dovrà
avere un’interlocuzione forte con il
mondo del volontariato.
Il fatto che il Ministero della
Solidarietà Sociale si ritrovi accorpato
con altri, potrebbe penalizzare l’operato del volontariato, secondo Lei?
Sicuramente sarebbe stato più utile averlo, ma non è un Ministero che fa la differenza. In mancanza di un forum del Terzo
Settore capace di dialogare con il governo e di un governo che interloquisce con
le parti sociali, poco cambia: perciò, nel
prossimo anno, il volontariato dovrebbe
affidarsi ad esperti che, assieme al governo, provvedano a una seria riforma della
legge sul volontariato e sul cinque per
mille, in modo da dare così consistenza
alle sperimentazioni fatte in questi anni.
Benedetta Garofalo
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galleria fotografiva
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galleria fotografiva
CSVM
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Carla Cosco
Referente Area Promozione CSV Catanzaro
iniziative
l Centro Servizi al Volontariato
della provincia di Catanzaro ha
inteso sostenere le associazioni di
volontariato nella realizzazione di
attività volte alla ricerca di volontari, partendo dal presupposto che se si affronta la ricerca dei volontari con un atteggiamento positivo, si trovano molti più
volontari di quanto ci si aspetti.
A tal fine si è pensato di realizzare dei
laboratori che rispondano alle esigenze
delle singole Organizzazioni di Volontariato partecipanti. Le associazioni
spesso manifestano le loro preoccupazioni sulla possibilità di trovare volontari: “La prego, mi dia qualche consiglio
per trovare nuovi volontari!” chiedono.
In questi casi la risposta giusta dovrebbe essere: “Prima mi dica che cosa
vuole che i volontari facciano”. La ricerca dei volontari, infatti, non è che uno
dei passi in un processo che inizia con
una pianificazione oculata e termina con
un serio lavoro di gruppo da parte di
tutto il personale dell’associazione.
Spesso le Organizzazioni di Volontariato
hanno fretta e spargono prematuramente la
voce di essere alla
ricerca di volontari. E
cominciano i problemi: senza la preparazione si corre il rischio
di trovare dei volontari
inadatti alle proprie
esigenze, che si rivelano, quindi, dei volontari “sbagliati”. Avere
volontari sbagliati è
forse peggio che non
averne affatto.
I laboratori che saranno realizzati, il primo
dei quali si è già tenuto, oltre a fornire i riferimenti teorici essenziali, consentiranno
di leggere, analizzare ed acquisire consapevolezza riguardo ai fabbisogni delle
Organizzazioni di Volontariato e del contesto di riferimento, e si concluderanno
con degli incontri rivolti ad ogni singola
associazione diretti all’implementazione di iniziative finalizzate alla ricerca di
volontari, specifiche per il contesto di
riferimento.
Le attività, quindi, saranno organizzate
in tappe progressive, definendo un percorso, distinto in tre momenti fondamentali:
I
1. Parte teorica:
il primo momento consiste nella definizione di alcuni elementi teorici di base.
A.A.A.
Volontari
Cercasi.
Un nuovo
volontario
per la tua
associazione
Questa fase è fondamentale per fornire
a tutti i partecipanti le stesse competenze iniziali. Le tematiche verteranno sul
significato del people raising, ovvero sul
perché realizzare iniziative di reclutamento di volontari; quali aspetti considerare e perché; come programmare,
sviluppare e attuare un piano per la
ricerca, aspetti strategici, strumenti e
tecniche. Questa parte si svolgerà in un
unico incontro.
2. Parte descrittiva:
mediante la compilazione di apposite
schede, si realizza la cosiddetta fase
descrittiva. Questo momento è sto così
definito in quanto verranno fatte compilare delle schede per la descrizione:
della Associazione; del profilo del
volontario che si ricerca in termini di
competenze, ruoli e funzioni; della
metodologia della ricerca, specificandone i tempi, i modi e i luoghi.
Attraverso la descrizione si intende stimolare un processo di lettura, analisi e
consapevolizzazione del fabbisogno e
del contesto. Questa fase si articola in
tre incontri.
3. Parte operativa:
l’ultimo momento è quello in cui si
richiede alle OdV partecipanti di implementare un programma per il reclutamento dei volontari, in funzione di quanto emerso negli incontri precedenti. La
compilazione di una apposita scheda
consentirà ai partecipanti di avere delle
linee guida per la programmazione e la
progettazione dell’iniziativa. In questa
fase l’accompagnamento ed il monitoraggio saranno personalizzati. Questa
parte si articola in un
massimo di quattro
incontri per ogni
Associazione partecipante.
Fare qualcosa a vantaggio degli altri è un
bisogno naturale dell’uomo, e chi fa
volontariato risulta
essere più in salute
rispetto a chi non lo
fa. È da tenere presente che il volontariato non è un gesto
filantropico, basato
su un’atteggiamento
paternalistico del tipo
“noi che abbiamo
tanto dobbiamo donare a chi ha p o c o ” ,
b e n s ì è un’esperienza positiva per
tutte le persone coinvolte. Spesso i
confini tra volontario e ricevente si
offuscano al punto che diventa difficile
determinare chi sia a dare e chi sia a
ricevere.
È, quindi, importante che le
Organizzazioni di Volontariato riescano a valorizzare i volontari per i benefici “unici” che essi arrecano. I volontari, infatti, diversificano ed ampliano i
servizi che l’associazione offre.
CSVM 27
Maria Cittadino
Referente Area Formazione CSV Catanzaro
formazione
All’avvio la procedura per
l’erogazione dei fondi perequativi
A
l via la seconda edizione del
percorso formativo di progettazione sociale che vede coinvolte circa 35 OdV della provincia e 60
partecipanti, che seguiranno tre step:
1) formazione in aula su metodologia e
scenari della progettazione sociale con
riferimenti a programmi e bandi regionali, nazionali e comunitari; l’arte del
progettare (dal bando al progetto); sperimentazioni in lavoro di gruppo,
2) attività di consulenza strutturata in
forma di focus group incentrati su
tematiche progettuali emergenti e cruciali;
3) Accompagnamento circa le esigenze
di bandi attivi nei prossimi mesi.
È ormai risaputo che lavorare per progetti assume sempre più importanza
strategica e favorisce lo sviluppo della
propria comunità locale, in un contesto in cui le OdV risentono delle trasformazioni del panorama storico,
sociale e culturale in cui esse vivono e
operano. Si tratta di uno scenario multiforme e sfaccettato in cui il volontariato si è trovato ad affrontare una
nuova sfida: qualificare (senza snaturare) i propri interventi, sviluppare il
lavoro di rete.
“Tutto ciò ha reso evidente la necessità
e l’opportunità di imparare e/o migliorare l’ideazione, la costruzione e la realizzazione di progetti, anche se l’esperienza di progettazione non è sconosciuta alle organizzazioni di volontariato, che spesso mettono in campo attività ed iniziative in modo inconsapevole.” Obiettivo del percorso è quello di
“aumentare il grado di consapevolezza
e di conoscenza dei processi permettendo di comprendere i meccanismi di
funzionamento riducendo i rischi che
possono inficiare il buon andamento di
ciò che si sta compiendo. “
È importante, però,
che le
organizzazioni di
volontariato del
Meridione d’Italia
sappiano intervenire
puntualmente
con la loro capacità
di far progetti,
sviluppare
progettazione e
acquisire l’attitudine
alla progettualità.
A tale proposito mi piace riprendere
quanto riporta la pubblicazione di
CSV.net Progettazione sociale – il
sostegno dei Centri di Servizio alle iniziative del volontariato - per sottolineare urgenze che stanno particolarmente
a cuore e per chiarire significati e interpretazioni diverse ai comuni termini di
progetto, progettazione e progettualità. “Il termine progetto può essere inteso come insieme delle attività destinate alla ideazione/realizzazione di una
specifica iniziativa, ma anche come
modalità di lavoro generalmente adottata dall’organizzazione nel suo complesso, metodologia di lavoro per progetti. Il progetto può, quindi, essere
considerato come una realtà occasionale e specifica per le OdV, o piuttosto, come impostazione generale per le
stesse della capacità di azione e di rapporto con il territorio. La progettazione
non è una mera attività tecnica di redazione e gestione di una somma di attività e azioni, quanto piuttosto, un processo di ricerca pratica che coinvolge
una pluralità di soggetti per la produzione di un cambiamento in un contesto ritenuto problematico, incerto o
comunque contrassegnato da incogni-
te o fattori di resistenza. Nel momento
in cui l’idea di progettazione si applichi
al contesto “sociale”, al sistema di welfare in cui operano tuttora le OdV, gli
elementi di complessità e di “processo” aumentano ulteriormente, con
ovvie ripercussioni sulle caratteristiche,
le conoscenze e le competenze necessarie”. La possibilità di sviluppare progettazione, e l’attitudine a farlo (progettualità) richiedono infatti la capacità
di promuovere e “reggere” processi
complessi di progettazione con un
ruolo attivo e partecipato. Questo
comporta - in termini di conoscenze,
competenze, abilità, organizzazione e
analisi - una consapevolezza e una
preparazione che non possono essere
improvvisate e non possono ridursi
semplicemente all’acquisizione tecnicistica di una metodologia.
Il volontariato è chiamato, dunque, a
mettersi in gioco con il suo ruolo strategico e con gli strumenti al momento
più consoni.
È avviata, infatti, la procedura per
l'erogazione dei fondi perequativi
destinati alla progettazione sociale
delle Organizzazioni di Volontariato
delle regioni meridionali. Si tratta di un
momento importante e utile per il
potenziamento delle associazioni di
volontariato che operano nei nostri
territori. Siamo al definitivo e compiuto avvio del sistema di infrastrutturazione sociale del meridione d’Italia che
ha origine nel protocollo sottoscritto
dalle fondazioni di origine bancaria ed
il sistema del volontariato italiano. È
tempo di raccogliere le sfide e le
opportunità con responsabilità e
determinazione, fare spazio quindi al
“positivo” ed abbandonare quel
“lamento” che appartiene a tempi
molto remoti.
CSVM 28
Dario Fabiano
Consulenza legale CSV Catanzaro
Consulenza
Brevi riflessioni
sull’impresa sociale
C
on l’approvazione del D. Lgs.
24 marzo 2006 n. 155 è stata
data attuazione alla legge 13
giugno 2005, n. 118, che delegava il
Governo ad adottare - entro un anno
dalla sua data di entrata in vigore - uno
o più decreti legislativi recanti una
disciplina organica, ad integrazione
delle norme dell’ordinamento civile,
relative alle imprese sociali definite
all’art. 1 come “… organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano
in via stabile e principale un’attività
economica di produzione o di scambio
di beni o di servizi di utilità sociale,
diretta a realizzare finalità di interesse
generale”.
Valutazioni positive
1) In primo luogo possono definirsi
“imprese sociali” tutte le organizzazioni
private, comprese le società, che esercitano in via stabile e principale un’attività economica finalizzata alla produzione di beni e servizi di utilità sociali;
non solo dunque gli enti disciplinati dal
libro I del Codice Civile (enti senza fine
di lucro destinati al perseguimento di
finalità etico-sociali), ma anche gli enti
del libro V, finalizzati alla produzione in
funzione meramente lucrativa o di
mutualità interna di beni e di servizi.
In poche parole, si è temperata la rigida
separazione prevista dal Codice Civile
tra gli enti di cui al libro primo
(Associazioni riconosciute e non,
Fondazioni, Comitati) e quelli del libro
quinto (Società di persone, Società di
capitali, Cooperative, Consorzi), consentendo anche a quest’ultimi la possibilità di esercitare attività commerciale
in forma imprenditoriale, purché volta a
finalità sociale.
1.1) La nozione di impresa, fino ad ora
utilizzata per identificare gli enti finalizzati al profitto, viene ad essere compresa nel campo dell’utilità sociale; e al
tempo stesso si riconosce che la produzione di beni sociali con una logica
imprenditoriale concorre allo sviluppo
del Paese.
1.2) Altro punto di forza del provvedimento è la netta distinzione tra il concetto di impresa e quello della finalità
lucrativa; viene giuridicamente riconosciuta per la prima volta la presenza di
imprese che perseguono finalità diverse
dal lucro, ben potendo essere finalizzate alla sola produzione di beni sociali.
2) Altro punto fondamentale del decreto
è quello che riguarda la pluralità di settori di intervento.
impiegano lavoratori svantaggiati in
misura non inferiore al 30% dei lavoratori impiegati.
2.3.) Altro aspetto sicuramente positivo
è che le imprese sociali possono valersi di lavoro volontario (art.14) attualmente previsto solo per le cooperative
sociali e per le organizzazioni di volontariato.
2.1) Nello specifico gli ambiti sono di:
- assistenza sociale
- assistenza sanitaria e sociosanitaria
- educazione, istruzione e formazione
- tutela dell’ambiente e dell’ecosistema
- valorizzazione del patrimonio culturale
- turismo sociale
- formazione universitaria e post-universitaria
- ricerca ed erogazione di servizi culturali
- formazione extrascolastica finalizzata
alla prevenzione della dispersione
scolastica e al successo scolastico e
formativo
2.4) Pur riconoscendo l’importanza ed il
valore che le organizzazioni del non
profit hanno fatto registrare nel tempo,
il legislatore non ha previsto con il
decreto in questione alcun beneficio
fiscale per l’impresa sociale. Si spera
che in un prossimo futuro lo Stato
provveda a riordinare la disciplina
fiscale degli enti non profit riservando
un trattamento agevolato a quelle
organizzazioni che perseguono uno
scopo sociale.
È chiaro il tentativo del legislatore di
comprendere quanti più settori possibili del non profit ampliando gli ambiti
disciplinati per le Onlus.
2.5) Altro elemento negativo deriva
dalla mancata coordinazione della
disciplina dell’impresa sociale con tutte
le altre disposizioni vigenti in materia.
2.2) Sono inoltre considerate imprese
sociali, indipendentemente da una delle
attività sopra elencate, le imprese che
...possono definirsi
“imprese sociali”
tutte le organizzazioni
private, comprese le
società, che esercitano in via stabile e
principale un’attività
economica finalizzata
alla produzione di
beni e servizi di utilità
sociali
Valutazioni negative
Aspetti tecnici e giuridici
3) I soggetti che possono diventare
imprese sociali
In base all’art. 1 del D.Lgs. possono
acquisire la qualifica di impresa sociale,
tutte le organizzazioni private, ivi compresi gli enti di cui al libro V del codice
civile.
4) Le cooperative sociali
Le cooperative sociali ed i loro consorzi possono acquisire la qualifica di
impresa sociale, senza doversi uniformare a tutti i vincoli introdotti dal decreto legislativo, ed eventuali norme del
decreto, in contrasto con le norme del
codice civile e delle leggi speciali, risulterebbero inapplicabili.
5) Gli enti ecclesiastici
Anche per gli enti ecclesiastici e gli enti
delle confessioni religiose - con le quali
CSVM 29
Consulenza
lo Stato ha stipulato patti, accordi o
intese - sono previste norme particolari
che si differenziano da quelle generali
previste per le imprese sociali.
6) I soggetti che non possono diventare imprese sociali
Ai sensi dell’art. 1, comma 2 del D.Lgs.
24.03.2006 n. 155, non possono assumere la qualifica di impresa sociale le
amministrazioni pubbliche, nonché le
organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione
dei beni e dei servizi in favore dei soli
soci, associati o partecipi.
7) I tratti essenziali di una impresa
sociale
I tratti essenziali di una impresa sociale
sono i settori di attività, l’assenza di
scopo di lucro e le caratteristiche della
struttura proprietaria e/o di controllo.
7.1) I settori di attività
I settori di attività sono già stati indicati
sopra ai punti 2.1) e 2.2).
Per l’acquisizione della qualifica di
impresa sociale le attività di cui sopra
devono essere svolte in via principale, e
tale condizione è assolta qualora i relativi ricavi siano superiori al 70% dei
ricavi complessivi dell’organizzazione
che esercita l’impresa sociale.
Con il provvedimento attuativo del
24.01.2008 sono stati definiti i criteri
quantitativi e temporali per il computo
della percentuale del 70%.
7.2) L’assenza di scopo di lucro
Le imprese sociali destinano gli utili e
gli avanzi di gestione esclusivamente
allo svolgimento dell’attività statutaria;
non è consentita alcuna forma di distribuzione di dividendi.
7.3) La struttura proprietaria e/o di
controllo.
La struttura proprietaria dell’impresa
sociale è sottoposta a vincoli particolari, tendenti, in primo luogo ad escludere la possibilità che soggetti pubblici o
imprese private con scopo di lucro pos-
...ai lavoratori delle
imprese sociali non
può essere
corrisposto un
trattamento
economico e
normativo inferiore a
quello previsto dai
contratti e accordi
collettivi applicabili.
sano detenerne il controllo. In particolare v’è l’obbligo per le imprese sociali di
depositare il bilancio sociale le cui linee
guida sono contenute nel decreto
attuativo firmato in data 24.021.2008
dal Ministro della Solidarietà Sociale
nonché l’obbligo di tenere in ogni caso
il libro giornale ed il libro degli inventari,
e di redigere e depositare presso il registro delle imprese un apposito documento che rappresenti adeguatamente
la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa.
8) Lavoro nell’impresa
sociale
Diverse norme sono previste a tutela di
coloro che prestano la propria attività
lavorativa. In particolare viene stabilito
che ai lavoratori delle imprese sociali
non può essere corrisposto un trattamento economico e normativo inferiore
a quello previsto dai contratti e accordi
collettivi applicabili. Viene inoltre garantita la possibilità di ricorrere al lavoro
volontario secondo la normativa prevista per le organizzazioni di volontariato
dalla Legge n. 266 del 1991, a condizione che i volontari non superino il limite
del cinquanta per cento dei lavoratori a
qualunque titolo impiegati nell’impresa
sociale. I lavoratori hanno inoltre il diritto all’informazione, consultazione e
partecipazione con l’obbligo di fare
menzione degli esiti del coinvolgimento
nel bilancio sociale.
9) Perdita della qualifica di
impresa sociale
La violazione dei vincoli fondamentali,
contenuti negli articoli 1 (Nozione), 2
(Utilità sociale), 3 (Assenza dello scopo
di lucro) e 4 (Struttura proprietaria)
comporta, se accertata, la perdita della
qualifica di impresa sociale e il conseguente obbligo di devoluzione del patrimonio ad Onlus, associazioni, comitati,
fondazioni ed enti ecclesiastici in conformità all’articolo 13, comma 3 del
D.lgs. in esame.
Alla violazione di altri vincoli o delle
norme a tutela dei lavoratori, consegue
l’irrogazione di una diffida a regolarizzare i comportamenti illegittimi entro un
congruo termine, decorso inutilmente il
quale trovano applicazione le sanzioni
(perdita della qualifica e devoluzione) di
cui sopra. Le funzioni ispettive sono
esercitate dal Ministero del Lavoro e
delle Politiche sociali e le sanzioni sono
applicate sentita l’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale.
Considerazioni finali
Il decreto sull’impresa sociale tende a
superare gli steccati del libro I e del
libro V del Codice Civile, dettando una
disciplina normativa per coloro i quali
intendono perseguire determinate finalità ritenute meritevoli di particolare protezione. Avendo, tuttavia, contribuito ad
ampliare la legislazione vigente nel
mondo del terzo settore, sarebbe
auspicabile una riforma generale che
ridisegni un migliore equilibrio tra
Codice Civile e le oramai troppe leggi
speciali.
Inoltre, l’assenza di agevolazioni fiscali,
da molti vista come la probabile causa
di un insuccesso applicativo, non dovrà
sconfortare gli operatori del settore ma,
al contrario, rappresentare lo stimolo
per trovare in se stessi la forza e le
energie necessarie per concorrere allo
sviluppo del Paese senza dovere sempre chiedere l’aiuto e la protezione del
legislatore.
Si tratta dunque di un serio banco di
prova per l’intero mondo del non profit.
CSVM 30
recensioni
Ha un futuro il Volontariato?
Autore: Giovanni Nervo
Anno di pubblicazione: 2004
Editore: EDB - Genere: teologia
Pagine: 144 - ISBN: 881010272X
Data pubblicazione: 2007 - Prezzo: euro 12,00
«Tempo fa sono stato invitato a una tavola rotonda sul volontariato nell'ambito di una grande manifestazione nazionale. Mi avevano chiesto di trattare questo tema: “Il volontariato no profit”. Io sono balzato sulla sedia e ho chiesto: Ma c'è anche un volontariato profit?»
Inizia così il libro di Giovanni Nervo, sacerdote della diocesi di Padova, il cui scopo è quello di «fornire
ai volontari e a chi ha il compito e la responsabilità di guidarli e orientarli, alcune riflessioni che li aiutino a guardare con costruttivo senso critico questo fenomeno nella sua complessità, nei suoi valori, nei
suoi limiti, nella sua continua evoluzione.»
Il testo infatti non pone solo problemi ma suggerisce soluzioni, strategie d'intervento: sia che gli interlocutori siano le istituzioni, sia che gli interlocutori siano i volontari stessi. Un punto su cui l'autore si
concentra particolarmente è quello delle “tentazioni” cui il volontariato è sottoposto nella nostra epoca:
le tentazioni del mercato, dell'economia come unica base su cui fondare il proprio operato.
a cura di Maria Bombara
Mamadou va a morire
La seconda edizione aggiornata di un grande reportage – già tradotto in tedesco e in spagnolo – che racconta le vittime dell’immigrazione clandestina, l’invasione che non c’è e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo.
Titolo: Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo
Autore: Gabriele Del Grande;
Editore: Infinito Edizioni - Collana: iSaggi;
Introduzione: Fulvio Vassallo Paleologo;
Pagine: 160 - ISBN: 978- 88-89602-14-0 - Prezzo: euro 14.00;
Dal 1988 oltre 12.000 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa. Vittime dei naufragi, ma anche del caldo del Sahara, degli incidenti di tir carichi di uomini, delle nevi sui valichi, dei
campi minati e degli spari della polizia.
Mamadou va a morire è il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito per tre mesi le rotte dei suoi
coetanei lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la
memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che
chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo.
Fogli di via
Racconti di un Vice Questore
Autore: Giampaolo Trevisi
Editore: EMI
Genere: Cittadini del mondo - Strumenti
Pagine: 128 - ISBN: 978-88-307-1760-2
Data pubblicazione: 2008 - Prezzo: euro 8,00
FOGLI DI VIA hanno il timbro delle Questure, le firme di Questori e Vice Questori, proprio come questo
libro scritto da un vice questore, i cui protagonisti sono donne e uomini con volti e sentimenti, concretezza e tenerezza, responsabilità e solidarietà.
Il vice questore lascia il suo posto e passa dall’altro lato della scrivania e così nasce il libro che mancava, un libro che si legge tutto d’un fiato scritto per superare quella fase di stallo, di contrapposizioni e di
pessimismo che non serve a nessuno e non costruisce futuro.
Il racconto prende il posto delle statistiche, fatte di numeri freddi e impersonali. In un crescendo coinvolgente porta a sognare un mondo le cui uniche frontiere invalicabili siano quelle dell’emarginazione del più
debole, del diritto alla vita e del rispetto per tutti nella diversità delle culture.
CSVM 31
servizi del CSV di Catanzaro
TUTTI I SERVIZI SONO GRATUITI
STRUMENTI
Sono a disposizione delle OdV, su prenotazione:
Saletta riunioni capienza 10/15 posti, utilizzabile dal lunedì al venerdì.
Postazione informatica (computer, stampante, scanner)
Telefono/fax - Fotocopiatrice
Attrezzature
lavagna luminosa - pc portatile - videoproiettore - schermo portatile - lavagna a fogli mobili
registratore digitale - videocamera - macchina fotografica digitale - impianto di amplificazione
COMUNICAZIONE
Il CSV Catanzaro promuove la comunicazione delle OdV attraverso:
Spazio sul proprio sito internet - Newsletter settimanale
Redazione di articoli, organizzazione di conferenze stampa
Sostegno alla produzione di materiali promozionali (grafica, stampa)
PROMOZIONE DEL VOLONTARIATO
Il CSV promuove la cittadinanza attiva attraverso:
Spazio volontariato - Scuola e Volontariato - Volontariato e territorio
Reclutamento volontari - Servizio Civile Nazionale
CONSULENZE
Il CSV offre, previo appuntamento da fissare chiamando la segreteria almeno 2 giorni prima:
Consulenza giuridico-legale martedì/giovedì ore 15,00 – 17,00
Consulenza amministrativo-gestionale martedì ore 9,00 – 10,30
Consulenza progettazione sociale mercoledì/giovedì ore 10,00 – 12,30
Consulenza amministrativa-fiscale venerdì ore 15,30 – 18,30
DOCUMENTAZIONE
Banca dati - Biblioteca emeroteca - Manuali e pubblicazioni
FORMAZIONE
Percorsi formativi organizzati direttamente dal CSV
Laboratori formativi organizzati direttamente dal CSV
Corsi di formazione organizzati dalle associazioni di volontariato
Seminari/Workshop tematici
Sedi e Sportelli:
Catanzaro, via Fontana Vecchia s.n.c. - 88100
Tel. 0961.794607-794522 - Fax 0961.480168
www.csvcatanzaro.it - e-mail: [email protected]
dal lunedì al venerdì - Mattina: 9.00 - 12.30 - Pomeriggio: 16.00 - 18.00
Cropani c/o GAL Valle del Crocchio, c.da Pedecandela - 88051
Tel. 0961.965615 - e-mail: [email protected]
Mattina dal lunedì al venerdì 9.00 - 13.00 - martedì e giovedì pomeriggio 15.00 - 18.00
Lamezia Terme Prossima apertura - Soverato Prossima apertura
Staff operativo:
Direttore
Stefano Morena
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Servizi Sportello
Giulia Menniti
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Servizi Amministrativi
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Area Comunicazione
Carlo Crucitti
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Area Consulenza
Giuseppe Merante
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Area Formazione
Maria Cittadino
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Area Promozione
Carla Cosco
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La ventinovesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli intitolata O protagonisti o nessuno vuole
riflettere sul concetto di persona. La parola protagonista, che è una accezione positiva del concetto di
persona, è molto usata nella nostra società; per questo motivo dobbiamo tenere nella giusta considerazione
il contesto storico in cui viviamo.
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