ANNO 2 N° 3 Maggio/Giugno CSV Magazine Informazione e attualità del Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro 2008 L’abilitazione possibile In ricordo di Bruno Timpano Speciale Festa del Volontariato Progettazione sociale CSVM 2 2008 Periodico di informazione del CSV Catanzaro, Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro. Registrazione Tribunale di Catanzaro N° 8 del 10 settembre 2007 Anno 2 - numero 3 - maggio/giugno 2008 In questo numero: 3 Perequazione per la progettazione sociale 4 UNO SGUARDO SU... L’abilitazione possibile Seconda parte Direttore Editoriale: Caterina Salerno Direttore Responsabile: Benedetta Garofalo Gruppo di lavoro redazionale: Maria Bombara Pietro Caroleo Maria Cittadino Carla Cosco Carlo Crucitti Giulia Menniti Giuseppe Merante Stefano Morena Hanno collaborato a questo numero: Pietro Caroleo Franco Ritrovato (Meristema) Associazioni partecipanti Fotografie: Carlo Crucitti CSV Catanzaro Diavoli Rossi Meristema Salvatore Monteverde (servizio fotografico Festa) 6 In ricordo di Bruno 8 RIFLESSIONI La protesta di un gruppo di richiedenti asilo Afghani 10 SPECIALE SECONDA FESTA DEL VOLONTARIATO Una calda e arricchente giornata Progetto Grafico e impaginazione: Studio Pingitore.it Stampa: Grafiche Abramo, Catanzaro Editore: CSV Catanzaro Direzione e Redazione: CSV Catanzaro, Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro. Via Fontana Vecchia 88100 Catanzaro Tel. (+39) 0961.794607-794522 Fax. (+39) 0961.480168 [email protected] www.csvcatanzaro.it La pubblicazione è stata realizzata grazie al contributo di: Fondazione Cariplo Fondazione Compagnia di S. Paolo Fondazione Ente Cassa di Risparmio di Roma Fondazione Carical Istituto Banco di Napoli Ente Banca Nazionale delle Comunicazioni attraverso la ripartizione assegnata dal Co.Ge. Comitato di Gestione Fondo Speciale per il volontariato della Calabria I contributi delle Associazioni partecipanti Il tocco artistico della Festa del Volontariato Intervista al presidente del CSV.net Marco Granelli Galleria fotografica 26 27 FORMAZIONE All’avvio la procedura per l’erogazione dei fondi perequativi 28 CONSULENZA Brevi riflessioni sull’impresa sociale 30 La collaborazione si intende aperta a tutti e a titolo gratuito - Dattiloscritti, manoscritti e foto, anche se non pubblicati, non verranno restituiti - I diritti di proprietà artistica e letteraria sono riservati al CSV Catanzaro. I contributi devono pervenire in formato elettronico in tempo utile alla pubblicazione e comunque prima della chiusura in stampa. Per ulteriori dettagli contattare la redazione via e-mail: [email protected] o contattare il referente al n. 335.7808186. INIZIATIVE A.A.A. Volontari cercasi. Un nuovo volontario per la tua associazione 31 RECENSIONI Servizi del CSV di Catanzaro Foto di copertina, Meristema CSVM 3 Perequazione per la progettazione sociale: il volontariato protagonista per l’infrastrutturazione sociale del sud. inanzieranno progetti per l'infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno d'Italia i fondi della perequazione sociale, di cui si è parlato a Napoli in un seminario all'hotel Holiday Inn venerdì 4 e sabato 5 luglio scorsi al quale ha attivamente partecipato il nostro Centro Servizi. Al seminario, organizzato dal CSV.net, il Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, insieme al Forum permanente del terzo settore, alla Consulta nazionale del volontariato e alla Convol (la Conferenza Permanente dei Presidenti Associazioni e Federazioni Nazionali del Volontariato), hanno partecipato oltre duecento rappresentanti del volontariato di tutto il Mezzogiorno. F La perequazione nasce dal protocollo d'intesa dell'ottobre 2005 tra rappresentanze nazionali del volontariato e l'Acri, l'Associazione Fondazioni Bancarie e Casse di Risparmio, sulla ripartizione delle risorse provenienti dal cosiddetto “extraccantonamento Visco”. È una distribuzione straordinaria delle risorse ai Centri di Servizio per il Volontariato (CSV) delle regioni del Sud - Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna - che, a causa della diseguale distribuzione territoriale delle Fondazioni bancarie tenute a finanziarne le attività, per anni hanno ricevuto risorse molto inferiori rispetto agli altri. Questi fondi saranno utilizzati dai CSV per sostenere la progettazione sociale delle organizzazioni di Volontariato. Le risorse previste ammontano complessivamente a 24 milioni 487mila euro, così distribuiti: 10 milioni 265mila alla Campania; 5 milioni 841 mila euro alla Puglia; 3 milioni 253mila alla Calabria; 2 milioni 953 mila alla Sicilia; 870 mila euro alla Sardegna; 868mila all'Abruzzo; 222 mila alla Basilicata e 215mila al Molise. La perequazione è, ad oggi, il più grande investimento sulla progettazione sociale nel Sud Italia mai fatto: un'opportunità di crescita e di sviluppo e una grande risposta del mondo del volontariato ai bisogni di sicurezza e di coesione sociale per territori storicamente penalizzati da degrado, insicurezza sociale e povertà estrema. La pubblicazione dei bandi per accedere ai finanziamenti è prevista per il prossimo autunno. Con questi bandi verranno sostenuti progetti innovativi e realizzati in rete, promossi e gestiti dal volontariato. “Si tratta di una grande occasione – afferma Marco Granelli, presidente di CSVnet – per rispondere ai bisogni delle comunità locali attraverso il volontariato e la solidarietà. Con la perequazione sociale possiamo sostenere lo sviluppo della coesione sociale, contribuire a rendere i territori meno degradati e più sicuri, innescare processi positivi e duraturi di cambiamento”. Le risorse messe a bando per la nostra Regione per il 2008 ammontano a circa 3.200.000 euro. Il CSV di Catanzaro è già fortemente impegnato affinché il volontariato della nostra provincia insieme agli altri soggetti del terzo settore ed agli Enti territoriali, possa essere protagonista con idee innovative che sappiano interpretare i bisogni del territorio, attivando percorsi progettuali che abbiano una concreta e duratura ricaduta e che contribuiscano allo sviluppo di modelli di intervento partecipato e responsabile in un’ottica di lunga durata. Avv. Caterina Salerno Presidente CSV Catanzaro CSVM 4 Benedetta Garofalo Addetta stampa CSV Catanzaro Uno sguardo su... 2ª PARTE L’abilitazione possibile I ragazzi della cooperativa sociale Meristema si avviano alla conclusione del progetto che li ha visti giardinieri per sei mesi I ragazzi della Meristema impegnati a ripulire Villa Linda a S. Elia N essun operatore di imprese di servizi, deputate alla cura dell’ambiente, avrebbe potuto fare meglio. Né, sicuramente, avrebbe lavorato sodo per togliere le erbacce e piantare bulbi, con il sorriso stampato in faccia, come i disabili assistiti dagli operatori della cooperativa sociale “Meristema”. Per loro, infatti, il progetto finanziato (con un importo pari a cinquantamila euro) dall’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Catanzaro – dal titolo “Addestramento lavorativo per persone disabili”- ha rappresentato una concreta opportunità di inserimento nel lavoro, e di potenziamento delle proprie abilità. “Il progetto si lega al percorso di “riduzione del danno” che la cooperativa “Meristema” persegue da tredici anni - spiega a noi del “CSV Magazine” il presidente dell’attiva cooperativa Franco Ritrovato La “mission” che la cooperativa si propone di realizzare è infatti quella di intervenire sull’handicap non allo scopo di guarirlo, ma di potenziare le capacità residue che non sono toccate dalla patologia”. E così come avviene nel mondo vegetale, in cui il tessuto meristematico (dal greco “meristos”) è costituito da cellule capaci di moltiplicarsi e di stimolare la crescita di nuovi tessuti cellulari laddove si presentino dei deficit, la cooperativa è impegnata a perseguire il massimo livello di autonomia nei propri assistiti, al fine di poter loro garantire una migliore qualità di vita. Non è un caso, dunque, che l’obiettivo della cooperativa sia contenuto in un solo verbo all’infinito: “abilitare”. “L’abilitazione è possibile - prosegue Ritrovato - Ma devono essere in primo luogo le famiglie del disabile a crederci: non è con il “chiudersi” per vergogna che il loro figlio migliora, bensì con il prodigarsi affinché egli stesso conduca uno stile di vita aperto alla socialità e all’incontro”. Ed è per questo motivo che Franco e Rosalba Ritrovato, i “genitori” di Meristema, assieme ai quindici operatori che vi lavorano a tempo pieno, hanno sempre investito nell’attività motoria e creativa vissuta all’aria aperta: i laboratori di ginnastica, CSVM 5 Uno sguardo su... di arte-terapia, di danza, musica e teatro ed i cineforum (oltre, naturalmente, all’impiego della tecnica della comunicazione facilitata per i soggetti autistici e con difficoltà a comunicare), portati avanti con successo nel corso dell’anno, sono finalizzati al miglioramento delle abilità residue, che poi vengono impiegate nei corsi di nuoto in piscina ed al mare, nella vita da campeggio, nelle varie escursioni in montagna e nei viaggi estivi. Quanto appreso negli anni in cui i coniugi Ritrovato si recavano presso la cooperativa “Intervento” di Mestre - per far svolgere un programma riabilitativo al figlio Raffaele con difficoltà di apprendimento – è stato, così, abbondantemente trasferito e migliorato a favore degli altri: ed ora, alcuni di questi ragazzi (e Raffaele in primis) hanno trovato lavoro, prendono il pullman da soli, usano il cellulare, si incontrano con gli amici e non hanno timore a confessare i loro innamoramenti. Del resto, a cercare il confronto con i coetanei normo-dotati, sono gli stessi assistiVilla Linda a Sant’Elia, ti, ai quali piace sentirsi considerati donata da una nobildonna alla cooperativa parte integrante di un gruppo, pur essendo pienamente consapevoli della loro diversità. Essi, infatti, si appassionano con facilità alle cose ed avvertono il bisogno di sentirsi utili: figuriamoci, poi, se vengono gratificati da una paghetta mensile, pari a 250 euro! “Ora, però, il progetto sta per concludersi, ed i circa venticinque ragazzi impegnati (ai quali si sono aggiunti anche quattro ragazzi del Centro di Salute Mentale) non solo dovranno rinunciare al loro assegno, ma anche ad un’irripetibile esperienza vissuta a contatto con Franco Ritrovato insieme ai suoi ragazzi e agli operatori di Meristema. la natura ed in autoe della responsabile del progetto Mirella nomia - esprime con rammarico Franco De Santis, affiancata dalla psicologa Ritrovato. I sei mesi trascorsi ad impaRosa Rita Rudi e dalla coordinatrice rare le tecniche di riserbo, ad utilizzare i delle varie attività della cooperativa fertilizzanti, a falciare ed a ripristinare i Valeria Mungo – sono infatti già trascorterreni abbandonati della località si, ed i ragazzi, amanti delle piante e “Corvo” - seguendo attentamente le persino della fatica, dovranno appenindicazioni degli agronomi (Federico dere il loro rastrello “al chiodo”. Ed è Pettinato, Tommaso Madia, Saverio mentre sono intenti ad accumulare Scalzo), degli operatori (Roberta e negli angoli gli aghi di pino - che Daniela Critelli, Luca Capicotto, cospargono continuamente il bellissimo Donatella Parentela, Daniela Cannistrà) giardino di Villa Linda a Sant’Elia (donata da una nobildonna alla cooperativa), presso il quale gli aspiranti giardinieri hanno compiuto il loro “addestramento” - che noi del “CSV Magazine” li incontriamo e li intervistiamo. Giuseppe, il più instancabile del gruppo, non abbandona mai il suo rastrello, neanche per mettersi in posa per la foto: egli, infatti, è un “lavoratore” nato, visto che anche di sera svolge le sue mansioni in una paninoteca a Lido. A Roger piace tanto scegliere le piante da interrare, mentre Alessio confessa di sperare che il Comune si renda conto della portata del progetto e possa, così, farlo continuare; per Vittorio, il leader del gruppo nonché “direttore dei lavori”, il progetto ha avuto, altresì, il merito di avere creato un gruppo omogeneo che ha potuto affacciarsi al mondo del lavoro. “Questi ragazzi svolgono con passione i loro impegni, divertendosi pure - chiarisce Ritrovato - È giusto assicurare loro un futuro attraverso l’attività didattica, ma soprattutto attraverso i momenti di socializzazione. I ragazzi disabili che frequentano le scuole nella provincia sono ben 350, e ad ognuno di loro dev’essere garantita l’opportunità di fare esperienze, di confrontarsi con gli altri e di sentirsi gratificato”. E, tra una scherzosa presa in giro ai suoi ragazzi ed una carezza, Ritrovato rivela la sua amarezza: “La nostra società e la politica ritengono che per loro non vi sia speranza, ignorando cosa questi ragazzi siano invece capaci di fare. È inutile pensare a feste ed a convegni se si continua ad operare con la stessa mentalità: è tempo, invece, che “l’abitudine al fare” sia assunta da tutte le nuove realtà associative, che si occuperanno di disabilità in futuro, come condizione da cui non poter prescindere. Con la speranza che, così come noi abbiamo fatto con la cooperativa di Mestre, anche esse possano “copiare”, migliorare e, così, diffondere le nostre esperienze”. (2- continua) CSVM 6 In ricordo di Bruno Q Questa pagina avrebbe dovuta scriverla Bruno Timpano. Bruno, infatti, aveva molto a cuore il tema della disabilità, e senz’altro avrebbe messo nero su bianco argomenti validi da sottoporre all’attenzione dei lettori. L’operazione chirurgica a cui si era nuovamente sottoposto gli aveva impedito di dare il suo contributo sul numero precedente del “CSV Magazine”, tuttavia è stata l’interminabile degenza post-operatoria a togliergli definitivamente la possibilità di lasciare qualcosa per iscritto sulle pagine di questo periodico. Eppure, il suo pensiero, Bruno lo aveva espresso più volte: e non solo sugli opuscoli che aveva distribuito ai ragazzi delle scuole - aderenti alla sua attività di sensibilizzazione verso le tematiche del volontariato - bensì ogniqualvolta capitava di incontrarlo. Certo, Bruno era solito intavolare discussioni senza fine per far valere le sue ragioni (molto spesso contrastanti con l’opinione corrente legata al mondo del volontariato), ma non si può certo negare che egli fosse un volontario nel senso più “puro” del termine: non troppo diplomatico forse, però incline all’operosità più pragmatica possibile. Chiunque abbia avuto modo di conoscerlo, lo ricorderà, infatti, intento a distribuire derrate alimentari alle famiglie indigenti che assisteva come presidente delle associazioni “Catanzaro per Catanzaro” e “Associazione Genitori Difesa Disabili”, e a prodigarsi senza indugi per chi aveva le più elementari esigenze da soddisfare. Il suo nome era, pertanto, legato ad un numero consisten- Il 9 giugno scorso moriva Bruno Timpano, volontario e componente del direttivo del CSV te di denunce (aventi ad oggetto barriere architettoniche e storie di diritti negati ai bisognosi della comunità) pubblicate sui quotidiani locali, e di battaglie della legalità che Bruno portava avanti anche a costo di risultare a volte troppo pedante. La sua straordinaria generosità e l’attenzione nutrita verso gli altri facevano sì, tuttavia, che gli si perdonasse tutto: come potersela prendere, del resto, con una persona sempre disponibile e lesta ad intuire le preoccupazioni di chi gli stava accanto, pur trovandosi egli stesso ad affrontare quotidianamente mille difficoltà? L’apprensione causata dallo stato di disabilità dell’adorato figlio Francesco bastava, infatti, a renderlo più forte e a trasferire il desiderio di rendersi utile anche nei confronti degli altri. Era, però, sufficiente osservarlo bene per scorgere nei suoi occhi un velo di tristezza: Bruno, infatti, era ossessionato dal pensiero del “dopo di noi”, di assicurare un futuro a Francesco al momento in cui avrebbe dovuto lasciarlo per sempre. Nessuno avrebbe mai potuto sospettare che quel giorno sarebbe arrivato così presto; e di sicuro è stato proprio il pensiero di Francesco a rendere a Bruno ancora più insopportabile la consapevolezza che, giorno dopo giorno, le forze lo stavano abbandonando in quel letto di ospedale. È sul “dopo di noi” che Bruno avrebbe indubbiamente incentrato il suo intervento, auspicando che un giorno possa essere garantita, non solo a parole, uguale dignità a quanti vivono CSVM 7 in stato di disabilità: ed è in funzione del “dopo di noi” che egli ha cercato di superare gli ostacoli della quotidianità, che la conquista della pur minima autonomia da parte di Francesco richiedeva. Di certo, però, Bruno non ha smesso di occuparsi di Francesco: ci piace, infatti, immaginarlo mentre espone le sue ragioni a Dio, e chiede intercessione presso di Lui per far stare bene i suoi cari e tutti coloro per i quali ha lottato nel corso della sua esistenza terrena. Ed anche all’alba del 9 giugno, quando la sua anima si è presentata al cospetto di Dio, egli avrà sicuramente detto: “mi chiamo Bruno, e faccio il volontario”. Benedetta È proprio in quel letto di ospedale dove, quasi puntualmente per 49 lunghissimi giorni, proseguiva il nostro dialogo, che Bruno ha dato una veloce scorsa all’ultimo numero di “CSV Magazine” chiedendomi di lasciarne alcune copie per gli amici che sarebbero passati a trovarlo. Mi aveva, è vero, attaccato duramente qualche mese addietro, per quella mia disattenzione al tema della disabilità ed a nulla erano valse le mie ragioni. Non aspettarti nulla ma proponi e scrivi!, avevo rimbeccato aspramente come era abitudinario nel nostro modo di confrontarci ma è così che si è avviata questa nuova rubrica “Uno sguardo su…” che avrebbe dovuto debuttare con un suo contributo, poi non realizzato a causa del suo ricovero e di quell’assurdo calvario, come conferma Benedetta nel suo incisivo ricordo. Non so proprio come farmi perdonare da Bruno, se non gli ho dato prima questa possibilità ma, ne sono certo, questo sarà ancora argomento di discussione quando ci ritroveremo. Oggi è arrivato, fra gli altri, un considerevole sostegno da un’amica comune che ha voluto contribuire assieme alle sue figliole al suo ultimo viaggio e subito, senza rifletterci, ho pensato: stasera dovrò dirlo a Bruno, perché deve sapere quanto è ancora nel loro cuore! Mi viene, infatti, ancora difficile realizzare che dovrò usare ben altri strumenti per comunicare con lui ma mi auguro che possa continuare a leggere nel mio pensiero così come era solito fare fino a pochi giorni fa. Devo dire che sono tante le persone che lo hanno frequentato ma non saprei contare quante sono quelle che lo hanno veramente conosciuto. Da queste pagine voglio comunque ringraziare, quasi come un fratello ma meglio ancora, così com’è, come chi ha perso un raro, insostituibile amico, tutti coloro che si sono stretti attorno a lui ed ai suoi cari testimoniandolo con il loro contributo e la loro vicinanza. Il valore di una comunità si misura anche da queste azioni e Bruno resterà sicuramente nel ricordo di chi lo ha conosciuto per le sue doti combattive ma ancor più apprezzato per le sue qualità umane e la sua ferrea testimonianza della assoluta gratuità del volontariato. Sono in pochi a sapere che, oltre che essere presidente di due associazioni socie del CSV Catanzaro, Bruno era anche cofondatore di “Usabile”, l’associazione che sentirà più di tutte la sua mancanza e che non farà certo passare nell’oblio quanto di meglio Bruno ha fatto nei confronti di chi ne avesse bisogno. Carlo CSVM 8 Pietro Caroleo Componente direttivo CSV Catanzaro riflessioni Dalla recente protesta di un gruppo di richiedenti asilo Afghani, Pietro Caroleo trae spunto per una riflessione sulla minaccia xenofoba che trova riscontro nelle ultime cronache italiane. I l pomeriggio di Lunedì 16 giugno circa 80 richiedenti asilo, di nazionalità afgana, hanno dato avvio ad una iniziativa di protesta che si è protratta per tre giorni. I manifestanti hanno svolto alcuni sit-in sia davanti alla Corte d’Appello in piazza Matteotti che davanti alla Prefettura in piazza Rossi. L’attività di protesta, silenziosa e pacifica, ha visto i richiedenti asilo denunciare, con cartelli colorati e scritte simboliche, la loro condizione di precarietà e le notevoli difficoltà burocratiche riscontrate per l’ottenimento del riconoscimento dello status di rifugiato. Lo sciopero della fame era già iniziato qualche giorno prima e i migranti avevano deciso di portare la loro protesta anche nel Capoluogo di regione. I migranti, infatti, provengono dal Centro di Prima Accoglienza di S. Anna e sono arrivati a Catanzaro alla spicciolata con autobus di linea e con il treno. Subito è scattata la macchina della solidarietà che ha visto coinvolti il consigliere comunale Occhini e gli operatori di alcuni organizzazioni non-profit, quali le associazioni di volontariato FAI ed Asim, la cooperativa sociale Promidea e il CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati). Buona parte degli afgani che hanno partecipato alla protesta si sono visti negare lo status di rifugiati da altri paesi dell’Unione europea e, almeno teoricamente, questo diniego, in base alla “convenzione di Dublino”, farebbe fede anche negli altri paesi comunitari. Si prospetterebbe, quindi, per queste persone, che hanno comunque inoltrato anche alle autorità italiane richiesta d’asilo, la eventualità di un ulteriore diniego e quindi l’ineluttabile rientro in Afganistan. Sappiamo tutti come in quel Paese vi è una generalizzata situazione di instabilità se non, in alcune regioni, di vera e propria guerra, così come sappiamo che moltissimi dei richiedenti asilo sono sopravvissuti miracolosamente a viaggi pericolosissimi, i cui esiti drammatici di morte stanno sotto i nostri occhi nelle cronache di tutti i giorni. D’altra parte, la normalizzazione auspicata e sostenuta dall’intervento militare occidentale CSVM 9 riflessioni è, infatti, ben lungi dall’essersi realizzata, così vendette etniche e scontri ideologici e religiosi dilagano, devastando una fragile struttura sociale già messa a dura prova da più di trent’anni di guerra e di regime talebano. È quindi comprensibile la loro richiesta che l'Italia li accolga come rifugiati in fuga dalla guerra. «In Afghanistan dicono - non ci sono zone sicure, non potete rimandarci lì perché ci uccideranno». Per due notti i profughi afgani hanno dormito all’addiaccio, solo parzialmente lenito da alcune coperte che la fragile catena di solidarietà è comunque riuscita a reperire, nello spazio adiacente il Oggi esiste un Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) gestito da un Servizio Centrale istituito dal Ministero dell’Interno e affidato con apposita convenzione all’ANCI vecchio tribunale. La situazione si è sbloccata una volta ottenuto l’impegno della Prefettura e della Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Crotone a riesaminare tutte le proposte. Un giorno prima del 20 giugno dunque, giornata mondiale del rifugiato, la protesta è rientrata, anche se i problemi restano tutti. In Italia, infatti, manca ancora una normativa organica in tema di diritto di asilo e spesso la stessa Convenzione di Dublino sembra fatta apposta per fornire un alibi a chi non vuole affrontare la questione in una maniera consona ad un moderno paese civile. Oltre ad una nuova disciplina sull’asilo, occorre potenziare le strutture di seconda accoglienza. Oggi esiste un Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR) gestito da un Servizio Centrale. Istituito dal Ministero dell’Interno e affidato con apposita convenzione all’ANCI, il Servizio Centrale è la struttura che coordina 115 progetti territoriali di accoglienza e integrazione, realizzati da 102 Enti locali in collaborazione con realtà del terzo settore. Nel 2007 lo SPRAR ha accolto 6.284 persone lasciando fuori del circuito migliaia di richiedenti asilo e titolari di protezione umanitaria. Bisogna investire di più su queste strut- ture per ridare fiducia alla speranza, speranza per i migranti e anche per noi stessi, per non far crescere i nostri figli in un mondo incanaglito dalla xenofobia e dal razzismo. Abbiamo tutti sotto gli occhi le aggressioni avvenute nel napoletano contro cittadini Rom, che hanno messo a repentaglio anche la vita di bambini e neonati che hanno corso il serio rischio di morire bruciati. Anche se gli episodi di antiziganismo e violenza, quasi sempre ignorati dai media, non si sono limitati al napoletano, anzi si susseguono tuttora in tutta Italia, da nord a sud. Secondo gli attivisti del Gruppo EveryOne, la follia xenofoba ha portato un gruppo di tifosi a lanciare proclami e minacce di estrema gravità contro il calciatore del Milan Andrea Pirlo, che è uno zingaro Sinti, e nei confronti dei Rom dell'Inter Zlatan Ibrahimovic e Sinisa Mihajlovic. Bisogna che si ritorni alla ragione: i media, la classe dirigente, gli intellettuali, tutti, debbono contribuire a ripristinare un clima di serenità che isoli i fenomeni di intolleranza e razzismo. Non va in questo senso, purtroppo, la recente ipotesi di censire i minori rom attraverso la raccolta delle impronte digitali. CSVM 10 Carla Cosco Referente Area Promozione CSV Catanzaro speciale UNA CALDA E ARRICCHENTE GIORNATA I l 25 maggio scorso si è tenuta, presso il Parco delle Biodiversità Mediterranea la seconda Festa provinciale del volontariato. Il caldo è stato inclemente. La pioggia dei giorni precedenti ha indotto un po’ tutti a implorare il sole, in considerazione del fatto che tutte le attività della giornata erano state programmate considerando l’assenza del cattivo tempo. Tutte le richieste sono state esaudite e il risultato è stato un caldo torrido e, persino, l’assenza del vento, evento assai raro per Catanzaro. Questo ha fatto si che i “gadgets” più ambiti fossero i cappelli con il logo della Festa, e chissà che non li rivedremo sulle spiagge questa estate. L’assenza di uno spazio, protetto dal sole battente, non ha permesso di dare il giusto risalto ai due momenti di riflessione, previsti uno per la mattina e uno per il pomeriggio. L’organizzazione dell’evento aveva previsto che entrambi gli incontri potessero avvenire presso l’anfiteatro del Parco, attrezzato per l’occasione di un maxischermo, per garantire a chiunque assistesse una visuale ottimale, ma il sole battente e l’impossibilità del sollievo dell’ombra hanno fatto si che gli spalti dell’anfiteatro non fossero molto affollati. La riflessione del mattino è stata incentrata sulla progettazione sociale, con la presentazione dei progetti portati avanti dalle reti di associazioni sul territorio provinciale, in ottemperanza al primo bando di progettazione indetto dal Centro Servizi. Alcune presentazioni, predisposte dalle Associazioni capofila delle reti, hanno incentrato l’attenzione sull’importanza di una progettazione delle attività associative. Progetto, pertanto, non come mezzo per ottenere fondi, ma come modalità di operare, con una programmazione a monte e gli interventi sul territorio a valle. L’incontro del pomeriggio ha avuto come tema il Servizio Civile Nazionale, raccontato attraverso le testimonianze dei ragazzi, che stanno facendo questa esperienza presso il Centro Servizi e alcune delle associazioni che ad esso afferiscono, e che sono accreditate presso la Regione Calabria. Si è trattato di racconti emozionanti, che hanno consentito, in molti casi, di superare pregiudizi e di CSVM 11 speciale ridurre la distanza da chi ha bisogno. Lo sfondo a questi momenti è stato molto suggestivo. Il clima che si respira va nel Parco, infatti, era proprio quello della Festa, animata dalla partecipazione di circa cinquanta associazioni, che con i loro stands hanno colorato e riempito di suoni il Parco. Nel pomeriggio l’enorme affluenza, presso il Parco, di famiglie e giovani incuriositi, ha dato al silenzioso e invisibile mondo del Volontariato l’opportunità di far conoscere il proprio impegno e la propria dedizione. Molte sono state le persone che hanno preso informazioni sulla manifestazione, molti i giovani che hanno chiesto notizie ai rappresentanti delle associazioni. Il Parco è stato disseminato anche di artisti di strada che hanno curato momenti di animazione per bambini e per adulti. La presenza delle associazioni di Protezione Civile e assistenza sanitaria, inoltre, è risultata rassicurante. Momento culminante della giornata è stato il concerto-testimonianza del gruppo Ladri di Carrozzelle, che attra La Festa del Volontariato, però, non rappresenta solamente un momento di incontro e di condivisione tra studenti, bensì una preziosa opportunità di crescita per l’intero territorio... verso la loro musica e i loro video hanno stimolato importanti riflessioni, sulla diversità nella sua accezione più ampia. La Festa si è conclusa con l’esibizione di gruppi musicali di giovani catanzaresi, che ha visto la partecipazione di un folto pubblico, anche in virtù del fatto che il tramonto del sole avesse dato tregua al caldo afoso della giornata. L’indomani, personalmente, mi sono ritrovata, come segno visibile della giornata trascorsa, una tintarella da fare invidia, e come stato d’animo, la sensazione di una giornata ricca, piena di messaggi e di valori, all’insegna della volontà di stare insieme e della condivisione. CSVM 12 speciale I CONTRIBUTI DELLE ASSOCIAZIONI PARTECIPANTI Associazione Donne e Futuro niente, la zia le ripeteva sempre: “Tirale la gonna ché lo fa apposta!”, e ancora oggi pensa che tutti ce l’abbiano con lei perché è Zingara. E, anche se il suo popolo vive da seicento anni in Calabria, gli Zingari stessi non hanno ancora capito che pure loro sono italiani a tutti gli effetti. Anzi, oggi “lo taliano” è per loro “l’uomo nero”. Nada è orfana di madre e frequenta da sei anni praticamente ogni giorno la sottoscritta, perché il suo desiderio più grande è “imparare a vivere” in questa società così diversa dalla sua. L La sera del 25 Maggio, prima che facesse buio, ho dovuto accompagnare Nada a casa (se così si può definire) perché il padre si spaventa moltissimo quando ritorna tardi. Avevamo trascorso una giornata a Catanzaro nel “Parco delle Biodiversità” in occasione della seconda Festa del Volontariato e prima di scendere dalla macchina mi ha detto: “Se non era per te ero sempre da noi”, come per dire “sarei stata morta tutto il giorno ma tu mi hai fatto vivere…” Nada ha trascorso la maggior parte della sua vita elemosinando per le città della Calabria. Lei ha vent’anni, ne dimostra quindici ma in confronto al nostro mondo postmoderno è come se avesse otto anni. Lei ha una grave malattia congenita, ma mai nessuno se ne è accorto. Lei si chiudeva nel bagno quando il padre voleva che andasse a scuola, nessuno la voleva vicino, soltanto una bambina, Maria Francesca diceva: “Come siamo noi è lei”. Nada non ha mai visto un film al cinema, non è mai andata al circo e che cos’è un teatro neanche lo sa. Per lei il massimo dello svago sono i due giorni a Riace, dove si festeggiano i Santi Cosimo e Damiano, oppure qualche matrimonio di un vicino parente. A lei piace mangiare e ballare, ovvero “stare insieme”. Al campo, dove vive, non si sta “insieme”. Ci sono quattrocento persone che vivono in container uno attaccato all’altro, senza lasciare spazi per l’intimità. I litigi sono all’ordine del giorno e i bambini crescono senza regole, come selvaggi. E proprio “Selvaggia” viene chiamata Nada dagli “italiani” che portano i bambini a scuola. Quando da piccola chiedeva l’elemosina, e nessuno le dava Avevamo già partecipato alla prima Festa del Volontariato e quando le ho detto che il CSV avrebbe organizzato la seconda edizione si era messa a ridere. Stare un giorno intero in mezzo a tanti “italiani” dai quali si sente accettata la fa sentire felice. Eravamo partiti presto da Lamezia Terme, e già dalla mattina si capiva che sarebbe stata una giornata di piena estate, il cielo terso faceva prevedere un caldo torrido, perfetto per passare una giornata nel Parco. Infatti, al nostro arrivo era già pieno di gente che portava a spasso i cani, mentre, più tardi, facevano la loro comparsa coppie giovani con bambini piccoli e anziani. Passeggiando, essi ammiravano le tante realtà di Volontariato di tutta la Provincia di Catanzaro. L’Associazione “Donne e Futuro” condivideva lo stand insieme al Gruppo Vincenziano di Lamezia Terme, e Nada CSVM 13 speciale aveva sistemato il nostro tavolo con i suoi vasi dipinti con stile naif, con le borse di stoffa disegnate e colorate dalle donne zingare adulte di Lamezia Terme, e con gli opuscoli che raccontano della vita degli Zingari e del perché di questa incomprensione che dura in tutta l’Europa da secoli. La situazione in Calabria è peggiorata soltanto da quando gli zingari sono diventati stanziali, ma con risvolti altrettanto disperati. Il Parco delle Biodiversità è uno dei gioielli della Calabria dove vale la pena di trascorrere delle intere giornate. Per consentire a Nada di orientarsi in questo luogo per lei estraneo, l’ho accompagnata a fare un giro di ricognizione, e poi sono entrata con lei nel labirinto ricavato all’interno del Parco perché aveva paura di perdersi. Dopo il pranzo, offerto dal CSV, mi ha chiesto di poter usare la cinepresa. Nada sentiva l’atmosfera accogliente e voleva girare un filmino sui vari stand. Chiacchierava serenamente con le persone e quando un signore le ha chiesto come si chiamava lei ha risposto: “sono Zingara”. Per lui questa risposta sembrava naturalmente molto strana, non sapendo che per chi appartiene ad un popolo arcaico il senso di appartenenza al gruppo è tanto forte da prevalere sull’identità personale. La Festa del Volontariato è anche questo, poter rispondere, senza remore ad una domanda che normalmente scatena la paura di essere giudicata; poter farsi riconoscere per quello che si è, una persona appartenente ad una minoranza etnica che ancora deve arrivare alla consapevolezza di essere “individuo” per potersi presentare con un nome e un cognome. Quando un domani la ragazzina dirà serenamente: “sono Nada Bevilacqua”, sarà sparito il suo terrore di vivere, che è un sentimento che scaturisce dal più profondo del cuore di tutto il popolo Zingaro, e forse, come tanti anni fa si è scatenato questo terrore collettivo, quando sarà sparito quello di Nada sparirà anche in tutto il suo popolo sparso nel mondo. Karin Maria Faistnauer Catanese Pres. Ass. Donne e Futuro Associazione Il Girasole S ono madre di un ragazzo disabile, ho partecipato alla Festa del Volontariato per rappresentare l’Associazione “Il Girasole” che ha sede in Lamezia Terme e di cui sono socia volontaria. L’Associazione di cui faccio parte è stata costituita nel 1991 da genitori di disabili e da disabili stessi, al fine di migliorare la qualità della vita dei disabili, affrontare e promuovere le problematiche dell’handicap, ricercare soluzioni per alcuni problemi emergenti e tutelare i diritti delle persone svantaggiate. A tutt’oggi, ”Il Girasole” rappresenta una delle poche realtà sul territorio che ascoltano ed accolgono le problematiche dei disabili e delle loro delle famiglie. “Il Girasole”, come tante altre associazioni, ha partecipato a questo grande evento organizzato dal CSV di Catanzaro per dare voce al Volontariato e portare la sua testimonianza. Questa festa ha rappresentato un momento importante perché ai partecipanti è stato riconosciuto in qualche modo l’impegno e l’amore con cui si dedicano agli altri; si è data visibilità alle Associazioni di Volontariato; sono state messe in evidenza molte problematiche del sociale di cui le Istituzioni dovrebbero farsi carico, e che invece demandano al Volontariato non sostenendolo adeguatamente; si è cercato di coinvolgere i giovani nel mondo del volontariato e a stimolarli nella scelta del Servizio Civile. Pertanto, ben vengano feste del Volontariato come quella del 25 maggio, non solo per valorizzare, migliorare, potenziare il lavoro latente del Volontariato spesso non apprezzato, ma anche per sensibilizzare l’opinione pubblica e sollecitare le Istituzioni ad affrontare adeguatamente i vari problemi del territorio, oltre che a sostenere le fasce più deboli creando servizi e strut- CSVM 14 speciale materiali informativi dagli altri volontari allo scopo di tenerci in stretto contatto. Credo che la Festa del Volontariato riesca in qualche modo a sollecitare la volontà di agire in sinergia con le altre realtà, ma se questa volontà si traduce in azione ancora non posso affermarlo. Non ritengo si debba modificare l’ottima organizzazione per la terza edizione mentre ritengo che il dibattito possa essere ampliato centrando l’attenzione sulla opportunità di non appesantire le associazioni trasformando, come invece si è verificato negli ultimi tempi, la gestione del volontariato in una gestione tipicamente aziendale. Trovo questo, infatti, molto inopportuno, dal momento che bisognerebbe in tutti i modi facilitare il compito di chi spesso si deve sostituire allo Stato, e preferirei che questa riflessione fosse motivo di dibattito in sede di manifestazione. Ringrazio a nome della “Pina Simone” Caterina Salerno, Presidente del CSV perché, con le Festa del Volontariato, ha aperto le porte a quella parte della Calabria “Pulita” e taciturna che opera nel volontariato. Francesca Angelucci Presidente I Diavoli Rossi durante una dimostrazione ture ad hoc. Inoltre, questi raduni di Associazioni, che operano sul territorio, sono importanti in quanto danno la possibilità di confrontarsi e di scambiarsi esperienze per poter lavorare in rete e migliorare i servizi che il volontariato offre. Le testimonianze dei giovani che hanno svolto il servizio civile nei vari centri sono state poi cariche di emozioni sincere. Questa loro esperienza, che li ha sicuramente arricchiti per affrontare la vita, deve servire a spronare altri giovani a conoscere realtà sociali diverse, fatte anche di sofferenze, di discriminazioni, di negazioni dei diritti, e a capire che il superamento di tali situazioni può avvenire anche attraverso il dono, la gratuità e l’impegno per le pari opportunità. Siamo fiduciosi che nel prossimo futuro feste come quella del 25 maggio troveranno sostegno e partecipazione ancora più grande, perché c’è ancora tanto da fare per cambiare la società e farla vivere in uno stato di benessere. G.M. Associazione Pina Simone Associazione Diavoli Rossi P 25 artecipare alla festa del volontariato indetta dal CSV di Catanzaro è stata per l’Associazione da me rappresentata una piacevole novità. Per la prima volta abbiamo realizzato, nel concreto, che il mondo silenzioso dei volontari è più numeroso di quanto si possa immaginare. Le numerose associazioni riunite nella cornice suggestiva del Parco della Biodiversità di Catanzaro, seppure diverse nelle finalità, hanno costruito una sola trama di un tessuto la cui materia prima è costituita dal desiderio di donare. E’ stata la prima partecipazione della “Pina Simone” a questa grande manifestazione e la nostra curiosità ci ha spinti a girovagare tra i numerosi stand, allestiti con maestria dagli operatori del CSV di Catanzaro, desiderosi di conoscere le altre realtà associative del territorio. Abbiamo acquisito Maggio 2008. I mezzi dell’Associazione Diavoli Rossi sono partiti da Tiriolo con il loro prezioso carico di volontari giovani e meno giovani vogliosi di festa. Arrivati al parco delle Biodiversità di Catanzaro, hanno montato il gazebo con il materiale illustrativo delle attività svolte in 26 anni di vita dell’Associazione, lo striscione e la tenda gonfiabile, così come si fa di solito durante le emergenze di protezione civile. Poi, l’incontro con i volontari delle altre associazioni che hanno preso parte a questa seconda festa provinciale del volontariato, voluta dal Centro Servizi al Volontariato di Catanzaro. Incontro gioioso ed empatico, nonostante il caldo. I prati del parco invitavano i giovani ad CSVM 15 speciale abbracciare la terra, forte ed incontrollabile era la voglia di rotolarsi sui dolci pendii. Noi Diavoli Rossi eravamo presenti con una quindicina di “diavoletti” al seguito (giovanissimi che si sono affacciati al mondo del volontariato dopo aver preso parte al corso di formazione), con i ragazzi e le ragazze del servizio civile e una decina di “vecchi” volontari. Una breve pausa pranzo, e poi il ritorno alle attività di servizio: presidio dello stand, distribuzione di materiale informativo, lezione di uso radio curata dall’associazione amica “Radio club di Lamezia”. Poco era invece il desiderio di partecipare, per colpa del caldo, ai momenti convegnistici. Nel pomeriggio sono arrivati i visitatori. Tanti i bambini, subito attratti dai nostri mezzi antincendio. Qualcuno ha chiesto di provare come si fa a spe- gnere il fuoco. Con entusiasmo, e grati dell’idea, i volontari si sono messi a disposizione per illustrare come si fa a tenere in mano la lancia e a schizzare acqua in pressione. La dimostrazione, vista come un gioco, ha appassionato decine e decine di piccoli ospiti, che si sono messi impazienti in fila per provare a turno l’emozione di fare il piccolo diavolo rosso. Così fino a sera. Poi lo smontaggio attento e ordinato, mentre la musica dei Ladri di Carrozzelle riempiva l’aria di emozioni. I circa trenta volontari che hanno partecipato alla giornata, vissuta intensamente come una festa vera e gioiosa, sono rientrati in sede a tarda sera, soddisfatti di aver trascorso una bella e serena esperienza, che grazie al CSV di Catanzaro, a Caterina Salerno, a Stefano Morena e all’intero staff, è riuscita alla grande. Associazione Spazio Aperto L a giornata dedicata al volontariato ha avuto lo scopo evidente di dare spazio e visibilità alle associazioni, e di offrire ad esse la possibilità di presentarsi, di farsi conoscere, di dare il proprio contributo. Le associazioni hanno avuto l’occasione di testimoniare alla comunità i valori della solidarietà, della condivisione e del dono di sé, di cui ciascuna delle realtà presenti è portatrice. In una tale dimensione, l’associazione di volontariato Spazio Aperto si è sentita parte integrante di un sistema, di un corpo unico, di una rete a favore dei più deboli, dei più “piccoli”. Pur sentendo la propria individualità, l’associazione ha CSVM 16 speciale potuto riconoscere molti elementi comuni con le altre organizzazioni, dettati dallo scopo di agire quotidianamente per il benessere delle persone svantaggiate che si incontrano sul proprio cammino, e il cui numero è in costante aumento. Non abbiamo partecipato alla prima edizione della festa del volontariato e quindi non è possibile fare un confronto. Certo è che il contesto e la situazione climatica, quest’anno, non hanno aiutato molto. Troppo caldo e sole a picco, poco sopportabile soprattutto nelle zone senza copertura; meglio, sicuramente, sotto i gazebo, appositamente allestiti sul lungo viale del parco. Anche questa disposizione ha consentito alle associazioni di presentarsi in modo adeguato, di esporre le proprie caratteristiche senza confusione. Per la prossima edizione sarebbe interessante riflettere sui temi dell’intercultura, del dialogo inteso come umiltà e capacità di ascolto; della donazione; dell’impegno nel favorire nuove forme di collaborazione. Raffaele Gullà Associazione Tribunale Difesa Diritti dei Minori Catanzaro I l 25 maggio, festa provinciale del volontariato, è stata per noi una giornata davvero speciale, preceduta da giornate di intenso lavoro ed entusiasmo in associazione per preparare filmati e materiale divulgativo sulle nostre attività. Questa occasione ha permesso a noi associazioni di volontariato di conoscerci reciprocamente, di relazionarci e avviare eventuali rapporti di collaborazione, ma ha permesso soprattutto, di farci conoscere ulteriormente dall’utenza del territorio. Per noi è stata la prima partecipazione all’interno di questa manifestazione che possiamo definire ben riuscita, perché ha dato ampio spazio alle associazioni ed al loro operato, all’importanza che il volontariato riveste nella nostra città, cercando di promuoverne la cultura. Un suggerimento per renderla più adeguata alle aspettative del pubblico? Maggiore rispetto dei tempi tecnici e spostare le attività più importanti al pomeriggio, momento più favorevole per una maggiore partecipazione di pubblico. Per quanto riguarda la proiezione di filmati dovrebbe essere effettuata in luoghi chiusi o nelle ore pomeridiane quando la luce è minore, per consentire una buona visibilità. Alessandra Fulciniti Associazione A.D.A. Catanzaro Natalina Mellino La relazione di Natalina Isabella Mellino del Servizio Civile Nazionale Caldo a parte, abbiamo condiviso con le altre associazioni un momento importante di gioia, di festa e scambi di esperienza. La manifestazione così congegnata è, effettivamente, riuscita a mettere in contatto le varie realtà territoriali. A nostro avviso, poi, la seconda edizione della Festa del Volontariato al Parco della Biodiversità ha dato maggiore spazio agli interventi delle associazioni - e non ai discorsi lunghi e senza alcun profitto - rispetto a quella dell’anno precedente. Per la terza edizione, un suggerimento potrebbe essere quello di invitare le associazioni a fare interventi più brevi, ed a prevedere momenti di dibattito che siano incentrati a far valere il principio di collaborazione tra le associazioni, in cui la tentazione di primeggiare l’uno sull’altro sia messa da parte. Servizio Civile Nazionale I l 25 maggio 2008 nello splendido scenario del Parco della biodiversità mediterranea di Catanzaro, alla presenza di autorità locali e dei responsabili di settore, si è svolta la 2° festa del volontariato organizzata dal CSV di Catanzaro. Un momento importante di incontro, confronto e verifica cui hanno partecipato numerose associazioni e volontari di SCN che hanno avuto l’opportunità di illustrare progetti ed attività di “volontariato” realizzati. I progetti e le testimonianze, numerosi e significativi,” raccontate” dagli Enti e dai giovani volontari hanno fornito uno spaccato delle criticità sociali presenti sul territorio, che gli Enti hanno saputo sapientemente intercettare - fornendone attenta risposta attraverso numerosi e mirati progetti - e coniugare con la dimensione primaria del Servizio civile ch’è crescita dei giovani attraverso la formazione e l’educazione alla cittadinanza attiva. I progetti sono stati attuati dai giovani attraverso una puntuale formazione che li ha coinvolti a tal punto da superare le iniziali perplessità , che si sono trasformate in disponibilità piena ad offrire il proprio contributo ed impegno a beneficio dei più deboli, in un osmotico scambio di emozioni e soddisfazioni ,attraverso cui si costruisce quel tessuto connettivo tra territorio e istituzioni su cui s’innesta il circuito virtuoso che conduce alla meta cui deve tendere l’uomo: la coesione sociale, la giustizia, la pace. L’attività svolta dai volontari di SCN ha riguardato essenzialmente il tema dell’assistenza nella sua accezione più ampia, tema che sintetizza e compendia i bisogni più pressanti che caratterizzano le difficoltà della quotidianità presen- CSVM 17 speciale te sul territorio. I racconti dei giovani hanno documentato che il Servizio Civile Nazionale può e riesce a dare risposta piena ai principi ispiratori istitutivi, se ognuno riesce ad interpretare con slancio ed intelligenza il ruolo che gli compete, se ciascuno è pronto a dare senza se senza ma, quanto la situazione richiede, se ognuno è disponibile a mettersi in gioco accogliendo la sfida del “vivere umano”, ch’è l’antitesi del vivere nel rispetto del principio homo hominis lupus, dilagante nella nostra società così come nel mondo, dilaniato da egoismi inarrestabili. Il Servizio Civile inteso come cerniera tra i bisogni del territorio ed esigenza di offrire ai giovani una opportunità concreta di approccio con la società, di confronto non soltanto con i giovani ma anche con gli adulti, di formazione e crescita sociale, civile, professionale è una realtà nel Catanzarese, è una ricchezza di cui il territorio ha saputo far tesoro,una esperienza pienamente realizzata. Ma il SCN non è sempre e dovunque così, spesso è spreco di danaro pubblico,danno irreparabile per i giovani e per la società. Il sistema SCN, particolarmente complesso, è facilmente attaccabile, necessita di cure attente, di operatori seri, di una progettualità onesta ed efficace, deve essere tangibilmente utile,deve avere uno stretto legame con il territorio,deve essere cultura condivisa,ha bisogno di giovani motivati e formati, di quotidiano impegno che non ammette stanchezza e superficialità, o peggio travisamenti o tradimento dell’obiettivo e del fine ultimo cui il SCN tende: la crescita umana, sociale e civile del Paese attraverso i giovani, cui è demandato il compito di realizzare una società coesa. La delicata situazione in cui versa il SCN in quest’ultimo periodo a causa delle ristrettezze della finanza pubblica, impone una riflessione attenta da parte di tutti i soggetti coinvolti, il numero dei volontari che negli ultimi due anni è progressivamente diminuito dopo un periodo di continua e significativa ascesa, ci spinge a credere che il SCN potrà continuare ad essere esperienza ed occasione unica a disposizione dei giovani e dei bisogni del territorio, solo se sapremo salvaguardarlo e proteggerlo da tutti i mali che possono attaccarlo sino a distruggerlo considerandolo strumento di controllo del territorio e dei voti, stampella dello stato sociale, forza lavoro a costo zero. La sua crescita non può prescindere da contenuti di alto profilo sociale ed etico, dalla “qualità progettuale e realizzativa”. Natalina Isabella Mellino Dirigente del Servizio Comunicazione Ufficio Nazionale per il Servizio Civile CSVM 18 speciale Il tocco artistico della Festa del Volontariato H anno bisogno degli altri per spostarsi da un posto all’altro, per mangiare e per compiere ogni più semplice atto della vita quotidiana. Ma quando cantano, perdono per incanto ogni traccia di debolezza conseguente al loro stato di disabilità. I componenti della band romana “Ladri di Carrozzelle”, composti per la quasi La lezione di vita offerta da i “Ladri di Carrozzelle” alla Festa del Volontariato totalità da persone disabili, sono ormai avvezzi a dare lezioni di vita attraverso l’incredibile auto-ironia, e la capacità di considerare la diversità un valore e non un problema, che li contraddistingue. È dal 1989, infatti, che il gruppo – unico nel suo genere in Italia- continua a mietere successi e a sensibilizzare l’opinione pubblica su determinate tematiche CSVM 19 speciale Esibizione degli artisti di strada del gruppo “Gargantua” e concerto rock dei “Ladri di Carrozzelle” sociali attraverso inedite canzoni, pur essendosi dovuto adattare alle gravi perdite, che l’incedere della distrofia muscolare e di altre malattie invalidanti hanno col tempo comportato. E così come avviene in tutti i concerti (circa cento all’anno) tenuti in giro per la Penisola, anche nell’anfiteatro del Parco della Biodiversità di Catanzaro i Ladri di Carrozzelle hanno ricevuto i meritati applausi in occasione della Festa del Volontariato: il loro repertorio, del resto, conteneva irresistibili cover di brani di Bon Jovi, Gloria Gaynor, James Brown e Fabrizio De Andrè, che la potente voce di Anna Di Stefano, assieme a quella di Emanuel Rinaldi, puntualmente ha trasformato in qualcosa di unico. Tra una canzone e l’altra - quali la significativa Distrofichetto, che ha tenuto “a battesimo” l’ingresso nel panorama musicale italiano della bandsono state proiettate su uno scher- mo, poi, espressioni ricavate dall’eredità spirituale che illustri pensatori hanno lasciato ai posteri, e ben riassunte in “…Nessuno può essere libero se costretto ad essere simile agli altri” (Oscar Wilde), e in “Quello che tu puoi fare è solo una goccia nell’oceano, ma dà significato alla tua vita” (Madre Teresa di Calcutta). Le denunce avanzate contro ogni forma di discriminazione, il non rispetto dell’ambiente e la pratica aberrante di appiccare fuoco, inoltre, contribuiscono a rendere i concerti dei “Ladri di Carrozzelle” dei veri e propri spettacoli multimediali: ed è per questo che il batterista Pasquale Maiorano, il bassista Gianluca Bacconi, il tastierista Domenico Aldorasi, i chitarristi Sergio Lepidio e Paolo Falessi ed i due “vocalist”, prediligono esibirsi all’interno delle scuole di tutta Italia. “Tra i ragazzi delle scuole è più facile far veicolare certi messaggi - ha confidato al “CSV Magazine” Paolo Falessi, portavoce del gruppo - I giovani, infatti, non sono ancora fortemente condizionati dai pregiudizi che investono le persone disabili. Noi facciamo musica per lavoro, e come musicisti vogliamo essere considerati, anche se la maggior parte di noi è portatore di handicap. E non pretendiamo di certo di piacere per forza. La fama, infatti, i “Ladri” se la sono dignitosamente guadagnata sul campo, con i più di mille concerti eseguiti ed i venti album pubblicati in quasi venti anni di attività: del resto, che non si diventi uguali negando che esistano le differenze, e che proprio le differenze siano ciò che rende il mondo un posto interessante in cui vivere, essi lo dimostrano, ormai, tutti i giorni con il loro talento. Ufficio stampa CSV Catanzaro CSVM 20 speciale L’esibizione scenografica e musicale del laboratorio di strada “Gargantua” dell’associazione culturale “Confine Incerto” ha allietato i visitatori che si recavano agli stand delle associazioni partecipanti alla Festa del Volontariato. Ma ha allietato gli stessi volontari, che agli artisti hanno tributato applausi calorosi. L’attrice Emanuela Bianchi ha di seguito descritto cosa i giovani e creativi associati si propongono di fare. N ell’ottobre del 2007, l’associazione culturale “Confine Incerto”, in collaborazione con il Centro Calabrese di Solidarietà, ha dato vita ad una nuova attività del Centro di Aggregazione giovanile di Catanzaro: il laboratorio di teatro di strada Gargantua, i cui ideatori e direttori il regista e attore Ninì Mazzei e l’attrice Emanuela Bianchi - si sono prefissati di educare alla partecipazione attiva verso il raggiungimento di un fine comune e condiviso, potenziando le capacità cooperative e relazionali; e di far acquisire le competenze nelle principali discipline del teatro di strada (acrobatica, trampoli, fuochisti, giocolieri) e dei principi della presenza scenica in strada. Da quell’ottobre, un vasto gruppo di giovani ha partecipato alle attività quali: il laboratorio sulle maschere, il laboratorio sui trampoli, la collabora- zione con i giocolieri già presenti nel centro seguiti da Giampaolo Brescia, nonché la preziosa collaborazione con il maestro Francesco Peronace, che sta portando avanti il lavoro sul tracking uditivo. Dopo il primo intervento sul territorio, durante il carnevale di Catanzaro (con lo spettacolo Creatio), il gruppo ha maturato una grande voglia di ricerca e l’interesse per il percorso teatrale proposto. Si è così costituito un gruppo stabile di CSVM 21 speciale lavoro che sta perseguendo una interessante ricerca identitaria - allo scopo di assimilare principi che vanno dal teatro dei sensi al teatro interattivo, dal teatro danza al più stretto teatro di strada ( dai giullari ai trampolieri) - e una importante ricerca sonora. L’ultima proposta del gruppo è L’Orfeo (un work in progress). Il celebre mito greco è un pretesto per indagare ciò che concerne il buio e la luce, la forma e l’informe, e la trattazione (lungi dall’essere didascalica) è progenitore della musica, è il creatore stesso del mondo, degli inferi e dell’amore: il suo gesto fatidico di voltarsi sulla porta dell’Ade per vedere Euridice, non è che l’eroico gesto di invadere il mondo di quell’amore; come lo smembramento del suo corpo da parte delle menadi è il seme donato al mondo di ciò che afferisce all’apollineo. Le menadi, con Dionisio e le ninfe con Apollo, sono la rappresentazione di ciò che in noi è informe e necessita performance è legata inscindibilmente alla musica (rigorosamente eseguita dal vivo dai Maestri Francesco Peronace ed Ettore Capicotto), per mezzo della quale si innesca uno scambio simbiotico tra attori e musicisti, gli uni si lasciano trasportare dagli altri senza rigidi schemi prefissati. I partecipanti sono Andrea Amoroso, Elena, Emanuela Bianchi, Giorgio Casentino, Lula, Marco Bianco, Ninì Mazzei, Simona Catizone, Veronica Talarico, Solanje Rotella. un’incessante “foto in movimento”. Prologo dell’Orfeo sono esseri umidi e verdi: i Cronopios (tratti dal genio di J. Cortzar), simbolo dell’extraquotidiano che, attraverso incursioni nello spazio, creano il luogo scenico, e attraverso la complicità con il pubblico, un momento di ilarità prima del dramma rituale. L’architettura spaziale è disegnata da enormi elastici neri e bianchi che mutano come il mutare della mente e degli ambienti. Orfeo, della forma. Euridice, la dea serpente, signora dell’oltretomba rappresenta la giustizia; ogni elemento è incarnazione delle entità presenti nella nostra natura/cultura. Gli spettatori sono chiamati non solo ad osservare, quanto a lasciarsi attraversare da sensazioni ed emozioni, a lasciarsi invaghire dalle immagini e a cercare un senso, magari trovandolo nella memoria o semplicemente nella bellezza e nell’armonia delle forme. La L’associazione culturale Confine Incerto ha come scopo statutario la pratica, la diffusione e la promozione della cultura e in particolare dell’arte teatrale e musicale; incentiva e promuove le artiterapie con particolare attenzione alla teatroterapia, e tiene in particolare conto il lavoro sul territorio, facendo propria la metodologia etno-antropologica, base di ogni sua attività. CSVM 22 Benedetta Garofalo Addetta stampa CSV Catanzaro interviste COSTRUIRE UNA RETE DI RAPPRESENTANZA PER INCIDERE SULLE SCELTE POLITICHE DEL PAESE A tu per tu con il presidente di CSV.net Marco Granelli, intervenuto alla Festa del Volontariato organizzata dal CSV della provincia di Catanzaro A nche lui indossava maglietta e cappellino alla Festa del Volontariato del 25 maggio al Parco della Biodiversità Mediterranea. Da buon sostenitore dell’iniziativa, il presidente nazionale del CSV.net – a cui fanno capo tutti i Centri di Servizio al Volontariato d’Italia - Marco Granelli, intervistato per il “CSV Magazine”, si è soffermato sul significato intrinseco della manifestazione, legato alla preziosa opportunità che le variegate realtà associative hanno avuto di rivelarsi all’intero comprensorio. Presidente Granelli, quale ricaduta sul territorio può avere la Festa del Volontariato? Le Feste sono sicuramente importanti, poiché rappresentano per il volontariato un’occasione per farsi conoscere. Dobbiamo investire su tali momenti, visto che il patrimonio del volontariato è costituito dai volontari e dalla loro capacità di dare concretezza all’idea di solidarietà. È anche vero, però, che il volontariato non può certo riassumersi in un momento di festa, date le difficoltà in cui incorre chi si prodiga per gli altri… Le difficoltà ci sono, e lo sappiamo. Ciò che importa è diffondere la cultura della gratuità e del bene comune: magari non attraverso grandi discorsi, ma attraverso la testimonianza e l’incontro. E l’organizzazione di feste come questa è il modo più efficace per promuovere la cultura della solidarietà. Quanto ha inciso nella promozione della cultura solidale l’istituzione dei Centri di Servizio? La promozione della cultura della solidarietà rientra tra i principi fondanti della normativa istitutiva dei Centri. Anche il terzo settore del no profit è cresciuto (specie in gestione ed in capacità di produrre servizi) rispetto alla metà del secolo scorso, in cui è nato il sistema del volontariato moderno. Tuttavia, però, se questo Terzo Settore smarrisce il vero “spirito” del volontariato, rischia di diventare un normale settore di produzione di servizi e di attività, e di ritrovarsi spoglia- to della funzione di fare da collante tra le persone, e di farle così sentire parte integrante della comunità. Senza trascurare il fatto che oggi siamo di fronte ad un’emergenza educativa alla solidarietà: tutti siamo attenti, infatti, alle notizie di cronaca e di conflittualità riguardanti la legalità, le diverse etnie e le “guerre fra poveri”, e siamo consapevoli del fatto che il volontariato può fare molto in tema di coesione sociale. D’altronde, una comunità coesa è una comunità che si sviluppa: gli stessi economisti affermano che, attraverso la coesione sociale, si pongono le basi per lo sviluppo economico di una collettività. Ed i Centri di Servizio, se intendono realmente contribuire alla crescita del volontariato del territorio, devono investire molto nella promozione del volontariato stesso. L’associazione che non si affida ai Centri di Servizio rischierebbe, dunque, di rimanere isolata? Il rischio c’è. L’autoreferenzialità in questo mondo è supportata dalla capillarità delle piccole associazioni - nate dalla volontà di poche persone di dare una risposta immediata ai bisogni – che comunque rappresentano una ricchezza per il volontariato. Se lasciata a sé, però, questa ricchezza rischia di alimentare un sistema che non sa cambiare e creare un impatto forte all’interno della società. Come far comprendere a queste piccole realtà associative che la progettazione è fondamentale non soltanto per ottenere fondi, ma soprattutto per svolgere in maniera più incisiva la propria opera? Bisogna innanzitutto imparare a lavorare insieme, aiutando le associazioni a capire che gli obiettivi prefissati vengono più facilmente raggiunti se si opera unitamente ad altre realtà associative. I volontari si trovano solo se nella comunità e nelle scuole è diffusa la cultura della solidarietà: se, dunque, le famiglie fanno incontrare questa realtà ai loro figli o se la gente, quando va in pensione, decide di fare volontariato. Occorre far capire, inoltre, alle associazioni che i Centri di Servizio non sono “altro” rispetto al volontariato, ma sono un’espressione di volontariato organizzato che intende incidere al meglio sul territorio: tant’è che i Centri di Servizio possono contare in Italia su più di novemila associazioni “socie”, che usufruiscono dei servizi ed al tempo stesso governano i Centri di Servizio. Alle associazioni, dunque, chiediamo di essere protagoniste del proprio sviluppo. A volte succede che alcune associazioni, pur molto attive, trovino difficoltà a mettere per iscritto i progetti da presentare al Centro Servizi. Come far capire, dunque, alle associazioni che la progettazione serve in realtà ad aiutarle a realizzare la loro “mission”? Investendo, ad esempio, in operatori capaci di “accompagnare” le associazioni, pur nel rispetto della loro autonomia. Gli operatori dei Centri di Servizio devono, infatti, conoscere l’idea che l’associazione si prefigge di realizzare, e aiutarla a trasformarla in progetto, mettendola in rete con altre esperienze. Con un progetto sinergico è pertanto più facile accedere alle risorse esistenti: e la progettazione sociale, portata avanti tramite i fondi derivanti dagli accordi con le fondazioni bancarie, serve appunto a questo. Ben ventiquattro saranno i milioni di euro che da settembre saranno destinati al sud per la progettazione: ai Centri di Servizio spetterà così valorizzare l’esperienza delle associazioni per rendere ad esse più facile l’accesso a tali risorse. Con il rischio, però, di cadere in un eccessivo tecnicismo… Purtroppo il tecnicismo serve a tutelarsi dagli “avvoltoi” interessati ai soldi. Per fortuna i furbi sono pochi, ma rovinano tutti. E i Centri di Servizio non possono sottrarsi all’accompagnamento dell’associazione nell’elaborazione di un progetto locale che tenga conto delle priorità del territorio. È importante, inoltre, che le associazioni che si occupano di una stessa problematica si ritrovino attorno ad un tavolo insieme ai tecnici ed agli esperti: ma i loro progetti devono essere di lunga durata e impegnare più associazioni aventi un unico obiettivo. CSVM 23 interviste Ma c’è anche chi pensa di potersi “sistemare” con il volontariato… Per impedire che ciò accada il volontariato deve avere la capacità di vigilare e di isolare tali atteggiamenti. Anche perché, oggi, la gente ci osserva: nelle classifiche dei soggetti che danno più fiducia alla gente, il volontariato è difatti in testa, e non possiamo permettere che la piccola percentuale di “non volontari” (pari solo all’1%) danneggi quanto è stato fatto finora. Dobbiamo, perciò, crescere in cultura della trasparenza. Qualche tempo fa l’Agenzia per le Onlus ha diramato le linee guida per il bilancio del no profit, a cui abbiamo attinto per redigere il bilancio di missione ed il bilancio sociale: ciò ci ha permesso, appunto, di far conoscere quello che le associazioni fanno e come spendono i soldi, e di far capire che tali strumenti – in mano alla gente, ai donatori, alle imprese ed alle istituzioni – possono aiutare a distinguere i progetti seri da quelli che non lo sono. Il divario tra i Centri di Servizio del Nord d’Italia e quelli del Sud – che hanno cominciato “a decollare” molto dopo – si è un po’ attenuato, secondo Lei? Penso proprio di si. Al Sud c’è una ricchezza di generosità, tipica della vostra cultura, che nel volontariato trova uno spazio enorme. Ma qui c’è anche tanto bisogno di lavoro e di sviluppo, ed i tre anni di esperienza dei CSV al Sud non corrispondono ai dieci dei CSV al Nord. Tuttavia, il CSV.net si sta adoperando per fare avvertire sempre meno tale divario, visto che fanno parte dei gruppi di lavoro del CSV.net persone del Sud che hanno metodi ed inventiva pari a quelle con più esperienza. D’altro canto, sarebbe opportuno superare il solito campanilismo e valorizzare quello che si ha e che si sa fare. Nel modo di far progettazione sociale risiede, quindi, la “scommessa” dei Centri di Servizio del Sud. È tipico dei volontari del Sud, d’altronde, ritenere che basti occuparsi dell’altro – rifuggendo dalla formazione e dalla progettazione - per far volontariato… La formazione tecnica – ma anche dei quadri e dei dirigenti del volontariatorappresenta senz’altro un problema da questo punto di vista: e proprio per que- sto occorre rinnovare la presenza dei volontari ed investire sui giovani. A livello organizzativo dobbiamo, infatti, imparare tutti ad essere accoglienti, a metterci in discussione ed a saper coinvolgere persone nuove: nel meridione, poi, le difficoltà del volontariato riflettono quelle di una società che non ha lavoro, e che potrebbe utilizzare il volontariato come scorciatoia. Il volontariato, d’altronde, potrebbe essere d’aiuto per quelle comunità dirette a produrre lavoro: ma per fare in modo che ciò accada, dovrebbe lavorare in sinergia con le istituzioni. Su cosa punteranno in futuro i Centri di Servizio? Noi riteniamo che uno dei punti fondamentali per i Centri di Servizio sia la promozione del volontariato. Il nostro patrimonio, del resto, è contenuto nelle persone e nella cultura della solidarietà: e nel periodo di emergenza educativa nel quale viviamo, è doveroso puntare sulla diffusione di tali valori tra i giovani, attraverso l’esperienza del servizio civile e l’attività nelle scuole. Si diventa volontari sin da giovani, quindi? Proprio così. Certo, i contesti sociali e culturali sono diversi rispetto a cinquant’anni fa, ed il volontariato deve saper trovare anche il giusto sostegno economico, sia da parte del pubblico che del privato, per poter operare al meglio. È compito del volontariato “costruire” azioni stabili con i donatori e, quindi, consolida- re il proprio “patrimonio”, consistente in un gruppo affiatato di persone che sostiene tali iniziative. Non ultimo per importanza è, poi, il tema della rappresentanza. Il volontariato italiano, infatti, può contare su ventitremila associazioni iscritte (ciascuna delle quali aventi in media dieci, venti volontari), e su delle risorse economiche che si attestano sotto i cinquantamila euro all’anno per associazione: pertanto, in mancanza di un adeguato intervento sul criterio della rappresentanza, tale frammentazione rischia di diventare una debolezza. È necessario, infatti, infondere fiducia tra le associazioni affinché vi siano quadri a livello provinciale, regionale e nazionale che sappiano dare seguito, assieme alle istituzioni, a delle sane politiche. E che, per redigere il Documento di Programmazione EconomicaFinanziaria, la Legge Finanziaria o approvare la riforma della legge sul Volontariato o sul Servizio Civile, il Governo si possa confrontare con le parti sociali ed il volontariato. E’ fondamentale, infatti, che le organizzazioni di volontariato si trovino laddove si fa politica: basti solo pensare all’apporto che il volontariato può fornire per la diffusione della cultura della “non violenza” in tema di sicurezza. Per la maggiore incidenza del volontariato nelle scelte politiche del Paese, occorre, dunque, costruire una rete di rappresentanza: e se il Parlamento intende mettere mano alle tanto attese riforme, dovrà avere un’interlocuzione forte con il mondo del volontariato. Il fatto che il Ministero della Solidarietà Sociale si ritrovi accorpato con altri, potrebbe penalizzare l’operato del volontariato, secondo Lei? Sicuramente sarebbe stato più utile averlo, ma non è un Ministero che fa la differenza. In mancanza di un forum del Terzo Settore capace di dialogare con il governo e di un governo che interloquisce con le parti sociali, poco cambia: perciò, nel prossimo anno, il volontariato dovrebbe affidarsi ad esperti che, assieme al governo, provvedano a una seria riforma della legge sul volontariato e sul cinque per mille, in modo da dare così consistenza alle sperimentazioni fatte in questi anni. Benedetta Garofalo CSVM 24 galleria fotografiva CSVM 25 galleria fotografiva CSVM 26 Carla Cosco Referente Area Promozione CSV Catanzaro iniziative l Centro Servizi al Volontariato della provincia di Catanzaro ha inteso sostenere le associazioni di volontariato nella realizzazione di attività volte alla ricerca di volontari, partendo dal presupposto che se si affronta la ricerca dei volontari con un atteggiamento positivo, si trovano molti più volontari di quanto ci si aspetti. A tal fine si è pensato di realizzare dei laboratori che rispondano alle esigenze delle singole Organizzazioni di Volontariato partecipanti. Le associazioni spesso manifestano le loro preoccupazioni sulla possibilità di trovare volontari: “La prego, mi dia qualche consiglio per trovare nuovi volontari!” chiedono. In questi casi la risposta giusta dovrebbe essere: “Prima mi dica che cosa vuole che i volontari facciano”. La ricerca dei volontari, infatti, non è che uno dei passi in un processo che inizia con una pianificazione oculata e termina con un serio lavoro di gruppo da parte di tutto il personale dell’associazione. Spesso le Organizzazioni di Volontariato hanno fretta e spargono prematuramente la voce di essere alla ricerca di volontari. E cominciano i problemi: senza la preparazione si corre il rischio di trovare dei volontari inadatti alle proprie esigenze, che si rivelano, quindi, dei volontari “sbagliati”. Avere volontari sbagliati è forse peggio che non averne affatto. I laboratori che saranno realizzati, il primo dei quali si è già tenuto, oltre a fornire i riferimenti teorici essenziali, consentiranno di leggere, analizzare ed acquisire consapevolezza riguardo ai fabbisogni delle Organizzazioni di Volontariato e del contesto di riferimento, e si concluderanno con degli incontri rivolti ad ogni singola associazione diretti all’implementazione di iniziative finalizzate alla ricerca di volontari, specifiche per il contesto di riferimento. Le attività, quindi, saranno organizzate in tappe progressive, definendo un percorso, distinto in tre momenti fondamentali: I 1. Parte teorica: il primo momento consiste nella definizione di alcuni elementi teorici di base. A.A.A. Volontari Cercasi. Un nuovo volontario per la tua associazione Questa fase è fondamentale per fornire a tutti i partecipanti le stesse competenze iniziali. Le tematiche verteranno sul significato del people raising, ovvero sul perché realizzare iniziative di reclutamento di volontari; quali aspetti considerare e perché; come programmare, sviluppare e attuare un piano per la ricerca, aspetti strategici, strumenti e tecniche. Questa parte si svolgerà in un unico incontro. 2. Parte descrittiva: mediante la compilazione di apposite schede, si realizza la cosiddetta fase descrittiva. Questo momento è sto così definito in quanto verranno fatte compilare delle schede per la descrizione: della Associazione; del profilo del volontario che si ricerca in termini di competenze, ruoli e funzioni; della metodologia della ricerca, specificandone i tempi, i modi e i luoghi. Attraverso la descrizione si intende stimolare un processo di lettura, analisi e consapevolizzazione del fabbisogno e del contesto. Questa fase si articola in tre incontri. 3. Parte operativa: l’ultimo momento è quello in cui si richiede alle OdV partecipanti di implementare un programma per il reclutamento dei volontari, in funzione di quanto emerso negli incontri precedenti. La compilazione di una apposita scheda consentirà ai partecipanti di avere delle linee guida per la programmazione e la progettazione dell’iniziativa. In questa fase l’accompagnamento ed il monitoraggio saranno personalizzati. Questa parte si articola in un massimo di quattro incontri per ogni Associazione partecipante. Fare qualcosa a vantaggio degli altri è un bisogno naturale dell’uomo, e chi fa volontariato risulta essere più in salute rispetto a chi non lo fa. È da tenere presente che il volontariato non è un gesto filantropico, basato su un’atteggiamento paternalistico del tipo “noi che abbiamo tanto dobbiamo donare a chi ha p o c o ” , b e n s ì è un’esperienza positiva per tutte le persone coinvolte. Spesso i confini tra volontario e ricevente si offuscano al punto che diventa difficile determinare chi sia a dare e chi sia a ricevere. È, quindi, importante che le Organizzazioni di Volontariato riescano a valorizzare i volontari per i benefici “unici” che essi arrecano. I volontari, infatti, diversificano ed ampliano i servizi che l’associazione offre. CSVM 27 Maria Cittadino Referente Area Formazione CSV Catanzaro formazione All’avvio la procedura per l’erogazione dei fondi perequativi A l via la seconda edizione del percorso formativo di progettazione sociale che vede coinvolte circa 35 OdV della provincia e 60 partecipanti, che seguiranno tre step: 1) formazione in aula su metodologia e scenari della progettazione sociale con riferimenti a programmi e bandi regionali, nazionali e comunitari; l’arte del progettare (dal bando al progetto); sperimentazioni in lavoro di gruppo, 2) attività di consulenza strutturata in forma di focus group incentrati su tematiche progettuali emergenti e cruciali; 3) Accompagnamento circa le esigenze di bandi attivi nei prossimi mesi. È ormai risaputo che lavorare per progetti assume sempre più importanza strategica e favorisce lo sviluppo della propria comunità locale, in un contesto in cui le OdV risentono delle trasformazioni del panorama storico, sociale e culturale in cui esse vivono e operano. Si tratta di uno scenario multiforme e sfaccettato in cui il volontariato si è trovato ad affrontare una nuova sfida: qualificare (senza snaturare) i propri interventi, sviluppare il lavoro di rete. “Tutto ciò ha reso evidente la necessità e l’opportunità di imparare e/o migliorare l’ideazione, la costruzione e la realizzazione di progetti, anche se l’esperienza di progettazione non è sconosciuta alle organizzazioni di volontariato, che spesso mettono in campo attività ed iniziative in modo inconsapevole.” Obiettivo del percorso è quello di “aumentare il grado di consapevolezza e di conoscenza dei processi permettendo di comprendere i meccanismi di funzionamento riducendo i rischi che possono inficiare il buon andamento di ciò che si sta compiendo. “ È importante, però, che le organizzazioni di volontariato del Meridione d’Italia sappiano intervenire puntualmente con la loro capacità di far progetti, sviluppare progettazione e acquisire l’attitudine alla progettualità. A tale proposito mi piace riprendere quanto riporta la pubblicazione di CSV.net Progettazione sociale – il sostegno dei Centri di Servizio alle iniziative del volontariato - per sottolineare urgenze che stanno particolarmente a cuore e per chiarire significati e interpretazioni diverse ai comuni termini di progetto, progettazione e progettualità. “Il termine progetto può essere inteso come insieme delle attività destinate alla ideazione/realizzazione di una specifica iniziativa, ma anche come modalità di lavoro generalmente adottata dall’organizzazione nel suo complesso, metodologia di lavoro per progetti. Il progetto può, quindi, essere considerato come una realtà occasionale e specifica per le OdV, o piuttosto, come impostazione generale per le stesse della capacità di azione e di rapporto con il territorio. La progettazione non è una mera attività tecnica di redazione e gestione di una somma di attività e azioni, quanto piuttosto, un processo di ricerca pratica che coinvolge una pluralità di soggetti per la produzione di un cambiamento in un contesto ritenuto problematico, incerto o comunque contrassegnato da incogni- te o fattori di resistenza. Nel momento in cui l’idea di progettazione si applichi al contesto “sociale”, al sistema di welfare in cui operano tuttora le OdV, gli elementi di complessità e di “processo” aumentano ulteriormente, con ovvie ripercussioni sulle caratteristiche, le conoscenze e le competenze necessarie”. La possibilità di sviluppare progettazione, e l’attitudine a farlo (progettualità) richiedono infatti la capacità di promuovere e “reggere” processi complessi di progettazione con un ruolo attivo e partecipato. Questo comporta - in termini di conoscenze, competenze, abilità, organizzazione e analisi - una consapevolezza e una preparazione che non possono essere improvvisate e non possono ridursi semplicemente all’acquisizione tecnicistica di una metodologia. Il volontariato è chiamato, dunque, a mettersi in gioco con il suo ruolo strategico e con gli strumenti al momento più consoni. È avviata, infatti, la procedura per l'erogazione dei fondi perequativi destinati alla progettazione sociale delle Organizzazioni di Volontariato delle regioni meridionali. Si tratta di un momento importante e utile per il potenziamento delle associazioni di volontariato che operano nei nostri territori. Siamo al definitivo e compiuto avvio del sistema di infrastrutturazione sociale del meridione d’Italia che ha origine nel protocollo sottoscritto dalle fondazioni di origine bancaria ed il sistema del volontariato italiano. È tempo di raccogliere le sfide e le opportunità con responsabilità e determinazione, fare spazio quindi al “positivo” ed abbandonare quel “lamento” che appartiene a tempi molto remoti. CSVM 28 Dario Fabiano Consulenza legale CSV Catanzaro Consulenza Brevi riflessioni sull’impresa sociale C on l’approvazione del D. Lgs. 24 marzo 2006 n. 155 è stata data attuazione alla legge 13 giugno 2005, n. 118, che delegava il Governo ad adottare - entro un anno dalla sua data di entrata in vigore - uno o più decreti legislativi recanti una disciplina organica, ad integrazione delle norme dell’ordinamento civile, relative alle imprese sociali definite all’art. 1 come “… organizzazioni private senza scopo di lucro che esercitano in via stabile e principale un’attività economica di produzione o di scambio di beni o di servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale”. Valutazioni positive 1) In primo luogo possono definirsi “imprese sociali” tutte le organizzazioni private, comprese le società, che esercitano in via stabile e principale un’attività economica finalizzata alla produzione di beni e servizi di utilità sociali; non solo dunque gli enti disciplinati dal libro I del Codice Civile (enti senza fine di lucro destinati al perseguimento di finalità etico-sociali), ma anche gli enti del libro V, finalizzati alla produzione in funzione meramente lucrativa o di mutualità interna di beni e di servizi. In poche parole, si è temperata la rigida separazione prevista dal Codice Civile tra gli enti di cui al libro primo (Associazioni riconosciute e non, Fondazioni, Comitati) e quelli del libro quinto (Società di persone, Società di capitali, Cooperative, Consorzi), consentendo anche a quest’ultimi la possibilità di esercitare attività commerciale in forma imprenditoriale, purché volta a finalità sociale. 1.1) La nozione di impresa, fino ad ora utilizzata per identificare gli enti finalizzati al profitto, viene ad essere compresa nel campo dell’utilità sociale; e al tempo stesso si riconosce che la produzione di beni sociali con una logica imprenditoriale concorre allo sviluppo del Paese. 1.2) Altro punto di forza del provvedimento è la netta distinzione tra il concetto di impresa e quello della finalità lucrativa; viene giuridicamente riconosciuta per la prima volta la presenza di imprese che perseguono finalità diverse dal lucro, ben potendo essere finalizzate alla sola produzione di beni sociali. 2) Altro punto fondamentale del decreto è quello che riguarda la pluralità di settori di intervento. impiegano lavoratori svantaggiati in misura non inferiore al 30% dei lavoratori impiegati. 2.3.) Altro aspetto sicuramente positivo è che le imprese sociali possono valersi di lavoro volontario (art.14) attualmente previsto solo per le cooperative sociali e per le organizzazioni di volontariato. 2.1) Nello specifico gli ambiti sono di: - assistenza sociale - assistenza sanitaria e sociosanitaria - educazione, istruzione e formazione - tutela dell’ambiente e dell’ecosistema - valorizzazione del patrimonio culturale - turismo sociale - formazione universitaria e post-universitaria - ricerca ed erogazione di servizi culturali - formazione extrascolastica finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico e formativo 2.4) Pur riconoscendo l’importanza ed il valore che le organizzazioni del non profit hanno fatto registrare nel tempo, il legislatore non ha previsto con il decreto in questione alcun beneficio fiscale per l’impresa sociale. Si spera che in un prossimo futuro lo Stato provveda a riordinare la disciplina fiscale degli enti non profit riservando un trattamento agevolato a quelle organizzazioni che perseguono uno scopo sociale. È chiaro il tentativo del legislatore di comprendere quanti più settori possibili del non profit ampliando gli ambiti disciplinati per le Onlus. 2.5) Altro elemento negativo deriva dalla mancata coordinazione della disciplina dell’impresa sociale con tutte le altre disposizioni vigenti in materia. 2.2) Sono inoltre considerate imprese sociali, indipendentemente da una delle attività sopra elencate, le imprese che ...possono definirsi “imprese sociali” tutte le organizzazioni private, comprese le società, che esercitano in via stabile e principale un’attività economica finalizzata alla produzione di beni e servizi di utilità sociali Valutazioni negative Aspetti tecnici e giuridici 3) I soggetti che possono diventare imprese sociali In base all’art. 1 del D.Lgs. possono acquisire la qualifica di impresa sociale, tutte le organizzazioni private, ivi compresi gli enti di cui al libro V del codice civile. 4) Le cooperative sociali Le cooperative sociali ed i loro consorzi possono acquisire la qualifica di impresa sociale, senza doversi uniformare a tutti i vincoli introdotti dal decreto legislativo, ed eventuali norme del decreto, in contrasto con le norme del codice civile e delle leggi speciali, risulterebbero inapplicabili. 5) Gli enti ecclesiastici Anche per gli enti ecclesiastici e gli enti delle confessioni religiose - con le quali CSVM 29 Consulenza lo Stato ha stipulato patti, accordi o intese - sono previste norme particolari che si differenziano da quelle generali previste per le imprese sociali. 6) I soggetti che non possono diventare imprese sociali Ai sensi dell’art. 1, comma 2 del D.Lgs. 24.03.2006 n. 155, non possono assumere la qualifica di impresa sociale le amministrazioni pubbliche, nonché le organizzazioni i cui atti costitutivi limitino, anche indirettamente, l’erogazione dei beni e dei servizi in favore dei soli soci, associati o partecipi. 7) I tratti essenziali di una impresa sociale I tratti essenziali di una impresa sociale sono i settori di attività, l’assenza di scopo di lucro e le caratteristiche della struttura proprietaria e/o di controllo. 7.1) I settori di attività I settori di attività sono già stati indicati sopra ai punti 2.1) e 2.2). Per l’acquisizione della qualifica di impresa sociale le attività di cui sopra devono essere svolte in via principale, e tale condizione è assolta qualora i relativi ricavi siano superiori al 70% dei ricavi complessivi dell’organizzazione che esercita l’impresa sociale. Con il provvedimento attuativo del 24.01.2008 sono stati definiti i criteri quantitativi e temporali per il computo della percentuale del 70%. 7.2) L’assenza di scopo di lucro Le imprese sociali destinano gli utili e gli avanzi di gestione esclusivamente allo svolgimento dell’attività statutaria; non è consentita alcuna forma di distribuzione di dividendi. 7.3) La struttura proprietaria e/o di controllo. La struttura proprietaria dell’impresa sociale è sottoposta a vincoli particolari, tendenti, in primo luogo ad escludere la possibilità che soggetti pubblici o imprese private con scopo di lucro pos- ...ai lavoratori delle imprese sociali non può essere corrisposto un trattamento economico e normativo inferiore a quello previsto dai contratti e accordi collettivi applicabili. sano detenerne il controllo. In particolare v’è l’obbligo per le imprese sociali di depositare il bilancio sociale le cui linee guida sono contenute nel decreto attuativo firmato in data 24.021.2008 dal Ministro della Solidarietà Sociale nonché l’obbligo di tenere in ogni caso il libro giornale ed il libro degli inventari, e di redigere e depositare presso il registro delle imprese un apposito documento che rappresenti adeguatamente la situazione patrimoniale ed economica dell’impresa. 8) Lavoro nell’impresa sociale Diverse norme sono previste a tutela di coloro che prestano la propria attività lavorativa. In particolare viene stabilito che ai lavoratori delle imprese sociali non può essere corrisposto un trattamento economico e normativo inferiore a quello previsto dai contratti e accordi collettivi applicabili. Viene inoltre garantita la possibilità di ricorrere al lavoro volontario secondo la normativa prevista per le organizzazioni di volontariato dalla Legge n. 266 del 1991, a condizione che i volontari non superino il limite del cinquanta per cento dei lavoratori a qualunque titolo impiegati nell’impresa sociale. I lavoratori hanno inoltre il diritto all’informazione, consultazione e partecipazione con l’obbligo di fare menzione degli esiti del coinvolgimento nel bilancio sociale. 9) Perdita della qualifica di impresa sociale La violazione dei vincoli fondamentali, contenuti negli articoli 1 (Nozione), 2 (Utilità sociale), 3 (Assenza dello scopo di lucro) e 4 (Struttura proprietaria) comporta, se accertata, la perdita della qualifica di impresa sociale e il conseguente obbligo di devoluzione del patrimonio ad Onlus, associazioni, comitati, fondazioni ed enti ecclesiastici in conformità all’articolo 13, comma 3 del D.lgs. in esame. Alla violazione di altri vincoli o delle norme a tutela dei lavoratori, consegue l’irrogazione di una diffida a regolarizzare i comportamenti illegittimi entro un congruo termine, decorso inutilmente il quale trovano applicazione le sanzioni (perdita della qualifica e devoluzione) di cui sopra. Le funzioni ispettive sono esercitate dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali e le sanzioni sono applicate sentita l’Agenzia per le organizzazioni non lucrative di utilità sociale. Considerazioni finali Il decreto sull’impresa sociale tende a superare gli steccati del libro I e del libro V del Codice Civile, dettando una disciplina normativa per coloro i quali intendono perseguire determinate finalità ritenute meritevoli di particolare protezione. Avendo, tuttavia, contribuito ad ampliare la legislazione vigente nel mondo del terzo settore, sarebbe auspicabile una riforma generale che ridisegni un migliore equilibrio tra Codice Civile e le oramai troppe leggi speciali. Inoltre, l’assenza di agevolazioni fiscali, da molti vista come la probabile causa di un insuccesso applicativo, non dovrà sconfortare gli operatori del settore ma, al contrario, rappresentare lo stimolo per trovare in se stessi la forza e le energie necessarie per concorrere allo sviluppo del Paese senza dovere sempre chiedere l’aiuto e la protezione del legislatore. Si tratta dunque di un serio banco di prova per l’intero mondo del non profit. CSVM 30 recensioni Ha un futuro il Volontariato? Autore: Giovanni Nervo Anno di pubblicazione: 2004 Editore: EDB - Genere: teologia Pagine: 144 - ISBN: 881010272X Data pubblicazione: 2007 - Prezzo: euro 12,00 «Tempo fa sono stato invitato a una tavola rotonda sul volontariato nell'ambito di una grande manifestazione nazionale. Mi avevano chiesto di trattare questo tema: “Il volontariato no profit”. Io sono balzato sulla sedia e ho chiesto: Ma c'è anche un volontariato profit?» Inizia così il libro di Giovanni Nervo, sacerdote della diocesi di Padova, il cui scopo è quello di «fornire ai volontari e a chi ha il compito e la responsabilità di guidarli e orientarli, alcune riflessioni che li aiutino a guardare con costruttivo senso critico questo fenomeno nella sua complessità, nei suoi valori, nei suoi limiti, nella sua continua evoluzione.» Il testo infatti non pone solo problemi ma suggerisce soluzioni, strategie d'intervento: sia che gli interlocutori siano le istituzioni, sia che gli interlocutori siano i volontari stessi. Un punto su cui l'autore si concentra particolarmente è quello delle “tentazioni” cui il volontariato è sottoposto nella nostra epoca: le tentazioni del mercato, dell'economia come unica base su cui fondare il proprio operato. a cura di Maria Bombara Mamadou va a morire La seconda edizione aggiornata di un grande reportage – già tradotto in tedesco e in spagnolo – che racconta le vittime dell’immigrazione clandestina, l’invasione che non c’è e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo. Titolo: Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo Autore: Gabriele Del Grande; Editore: Infinito Edizioni - Collana: iSaggi; Introduzione: Fulvio Vassallo Paleologo; Pagine: 160 - ISBN: 978- 88-89602-14-0 - Prezzo: euro 14.00; Dal 1988 oltre 12.000 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa. Vittime dei naufragi, ma anche del caldo del Sahara, degli incidenti di tir carichi di uomini, delle nevi sui valichi, dei campi minati e degli spari della polizia. Mamadou va a morire è il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito per tre mesi le rotte dei suoi coetanei lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo. Fogli di via Racconti di un Vice Questore Autore: Giampaolo Trevisi Editore: EMI Genere: Cittadini del mondo - Strumenti Pagine: 128 - ISBN: 978-88-307-1760-2 Data pubblicazione: 2008 - Prezzo: euro 8,00 FOGLI DI VIA hanno il timbro delle Questure, le firme di Questori e Vice Questori, proprio come questo libro scritto da un vice questore, i cui protagonisti sono donne e uomini con volti e sentimenti, concretezza e tenerezza, responsabilità e solidarietà. Il vice questore lascia il suo posto e passa dall’altro lato della scrivania e così nasce il libro che mancava, un libro che si legge tutto d’un fiato scritto per superare quella fase di stallo, di contrapposizioni e di pessimismo che non serve a nessuno e non costruisce futuro. Il racconto prende il posto delle statistiche, fatte di numeri freddi e impersonali. In un crescendo coinvolgente porta a sognare un mondo le cui uniche frontiere invalicabili siano quelle dell’emarginazione del più debole, del diritto alla vita e del rispetto per tutti nella diversità delle culture. CSVM 31 servizi del CSV di Catanzaro TUTTI I SERVIZI SONO GRATUITI STRUMENTI Sono a disposizione delle OdV, su prenotazione: Saletta riunioni capienza 10/15 posti, utilizzabile dal lunedì al venerdì. Postazione informatica (computer, stampante, scanner) Telefono/fax - Fotocopiatrice Attrezzature lavagna luminosa - pc portatile - videoproiettore - schermo portatile - lavagna a fogli mobili registratore digitale - videocamera - macchina fotografica digitale - impianto di amplificazione COMUNICAZIONE Il CSV Catanzaro promuove la comunicazione delle OdV attraverso: Spazio sul proprio sito internet - Newsletter settimanale Redazione di articoli, organizzazione di conferenze stampa Sostegno alla produzione di materiali promozionali (grafica, stampa) PROMOZIONE DEL VOLONTARIATO Il CSV promuove la cittadinanza attiva attraverso: Spazio volontariato - Scuola e Volontariato - Volontariato e territorio Reclutamento volontari - Servizio Civile Nazionale CONSULENZE Il CSV offre, previo appuntamento da fissare chiamando la segreteria almeno 2 giorni prima: Consulenza giuridico-legale martedì/giovedì ore 15,00 – 17,00 Consulenza amministrativo-gestionale martedì ore 9,00 – 10,30 Consulenza progettazione sociale mercoledì/giovedì ore 10,00 – 12,30 Consulenza amministrativa-fiscale venerdì ore 15,30 – 18,30 DOCUMENTAZIONE Banca dati - Biblioteca emeroteca - Manuali e pubblicazioni FORMAZIONE Percorsi formativi organizzati direttamente dal CSV Laboratori formativi organizzati direttamente dal CSV Corsi di formazione organizzati dalle associazioni di volontariato Seminari/Workshop tematici Sedi e Sportelli: Catanzaro, via Fontana Vecchia s.n.c. - 88100 Tel. 0961.794607-794522 - Fax 0961.480168 www.csvcatanzaro.it - e-mail: [email protected] dal lunedì al venerdì - Mattina: 9.00 - 12.30 - Pomeriggio: 16.00 - 18.00 Cropani c/o GAL Valle del Crocchio, c.da Pedecandela - 88051 Tel. 0961.965615 - e-mail: [email protected] Mattina dal lunedì al venerdì 9.00 - 13.00 - martedì e giovedì pomeriggio 15.00 - 18.00 Lamezia Terme Prossima apertura - Soverato Prossima apertura Staff operativo: Direttore Stefano Morena [email protected] Servizi Sportello Giulia Menniti [email protected] Servizi Amministrativi Pasquale Pignataro [email protected] Area Comunicazione Carlo Crucitti [email protected] Area Consulenza Giuseppe Merante [email protected] Area Formazione Maria Cittadino [email protected] Area Promozione Carla Cosco [email protected] La ventinovesima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli intitolata O protagonisti o nessuno vuole riflettere sul concetto di persona. La parola protagonista, che è una accezione positiva del concetto di persona, è molto usata nella nostra società; per questo motivo dobbiamo tenere nella giusta considerazione il contesto storico in cui viviamo. www.meetingrimini.org