Telecolor e Primarete la voce che conta in Lombardia Telecolor e Primarete la voce che conta in Lombardia Mensile d’informazione culturale, politica, sportiva e di attualità - Marzo 2010 - numero 25 Editoriale Una buona notizia per la città di Manerbio: il Tribunale Amministrativo Regionale di Brescia ha accolto il ricorso presentato da Mondo Blu e dall’arch. Angelo Tiefenthaler avverso al progetto del’ex area Marzotto. Sin dai numeri di dicembre 2007 e di gennaio 2008, il nostro giornale aveva apertamente manifestato il proprio giudizio negativo sul progetto che, allora, era in corso di approvazione. La bocciatura del TAR, pertanto, ci conferma nel nostro convincimento. Il nostro giudizio era basato su parecchi motivi di cui ne elenchiamo i più significativi: -- Il progetto era nato con la concezione superata e non teneva conto delle effettive necessità della comunità. Non vi era un solo centimetro destinato alla collettività ed il verde era il grande assente; -- La viabilità che si innestava su via San Martino era, a dir poco, demenziale; -- Le uniche somme versate per contanti dalla società proprietaria dell’area erano destinate alla sola parrocchia, mentre per il comune c’era la sola cessione, in cambio degli oneri concessori, dell’ex portineria. A sua volta per la sistemazione della portineria il comune, le cui finanze sono disastrate, doveva sopportare un onere di oltre due milioni di euro per la sua sistemazione; -- La procedura adottata per l’approvazione del progetto era illegittima. -- Se c’è un aspetto che non ci soddisfa nella sentenza del TAR è che la bocciatura discende solo da tre fatti: -- L’illegittimità della procedura; -- La mancanza di uno studio circa l’impatto ambientale; -- La mancanza della partecipazione di enti ed associazioni all’iter burocratico. Il quarto fatto che ci sarebbe piaciuto che la sentenza considerasse era l’inadeguatezza e la mancanza di prospettiva del progetto. Certo il TAR non poteva entrare nel merito del progetto e, pertanto, doveva limitarsi alle sole questioni di diritto. La questione più importante era, tuttavia, per noi cittadini di Manerbio il rischio di dover subire un ennesimo sfregio alla storia della nostra città. Fortunatamente, sia pure per vizi procedurali, ci siamo salvati. Sommario Speciale elezioni regionali. . . . . . . . pag. 2 San Gervasio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 4 Offlaga. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 5 Calendario bresciano. . . . . . . . . . . . . . . . » 6 Zibaldone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 9 Manerbio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 10 Bagnolo Mella. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 16 San Paolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 17 Pontevico ed Alfianello. . . . . . . . . . . . . . » 18 Verolanuova. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 20 Leno e Gottolengo . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 21 Pralboino e Milzano. . . . . . . . . . . . . . . . . » 22 Territorio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 24 Ghedi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 25 R iccardo Mars Sôi ronc gh’è zà sparìt urmài l’ûltima néf; col vént, dè grand carriéra, turna la primaéra: La turna co le viôle… la vé coi prim rebôcc… e tôcc i sé cunsùla: «Turna la primaéra!!!...» Ma: ’ndóm adàgio a dìl, che Mars… l’è matarèl!: Vergû j-è zà ’n spalèta magàre, per disdèta, domà turna a zelà, ghè zà fiurìt le màndole, sé turna a barbotà!!! R egosa Marzo Sui ronchi è già scomparsa ormai l’ultima neve; col vento, di gran carriera, ritorna la primavera: Ritorna con le viole… viene con le prime gemme… e tutti si rallegrano: «Ritorna la primavera!!!...» Ma: andiamo adagio a dirlo, perché Marzo… è pazzerello!: Qualcuno è già in maniche di camicia magari, per sfortuna, domani viene ancora il gelo, son già fioriti i mandorli si riprende a battere i denti!!! Bassano. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 26 Pavone Mella e Cigole. . . . . . . . . . . . . . . » 27 Orzinuovi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 28 Il Risorgimento. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 29 Rubriche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 30 Moda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 32 Direzione: Vania Boglioli Edizioni “La Pianura”-Via S.Martino,11-Verolanuova (Bs) Stampa: La Compagnia della Stampa - Roccafranca (Bs) Pubblicazione mensile E-mail: [email protected] Autorizzazione N° 50 del Tribunale di Brescia del 06/12/2007 per inserzioni pubblicitarie email: [email protected] Marzo 2010 Pag. 2 Franco Nicoli Cristiani: “Bisogna continuare il grande lavoro che è stato fatto” Tra gli esponenti principali che hanno vissuto in prima persona il cammino di una Lombardia rivolta verso il futuro durante questi anni affidati alla guida del Governatore Roberto Formigoni senza dubbio un posto di primo piano spetta a Franco Nicoli Cristiani, che ha ricoperto a più riprese il ruolo di assessore, occupandosi con grande capacità di settori molto delicati come, ad esempio, il commercio e l’ambiente. Un impegno lungo ed intenso, che ha coinvolto in modo profondo il politico bresciano, che, anche dalla sede della Regione, non si è mai scordato della sua terra. In questo senso, nell’ambito di un consuntivo decisamente positivo che ha premiato il programma di lavoro amministrativo con importanti risultati raggiunti, sono comunque diversi gli obiettivi che sono stati “dedicati” a Brescia ed alla sue diverse zone. Un impegno ed un progetto che lo stesso Nicoli Cristiani è intenzionato a portare avanti, mettendo a disposizione nuovamente la sua candidatura per sostenere la conferma di Roberto Formigoni al ruolo, così bene interpretato nel corso delle ultime legislature, di Governatore della Lombardia. Una scelta che parte da una base ben precisa e da un disegno altrettanto chiaro: “In tutti questi anni durante i quali la Lombardia ha potuto contare su una buona Amministrazione come quella guidata dal Governatore Formigoni – sintetizza lo stesso Nicoli Cristiani – abbiamo elaborato un programma che ha dato riscontri molto positivi per la nostra Regione e per tutti i suoi abitanti. Non possiamo però interrompere questo cammino, dobbiamo proseguire in questo percorso e fare in modo che la Lombardia possa continuare a crescere e si confermi sempre di più come una grande realtà trainante, rivolta verso il futuro ed in grado di esercitare un ruolo da protagonista anche in campo internazionale. Questo è stato sin dall’inizio l’ambizioso disegno voluto dal Governatore Formigoni ed io, dopo tutto quello che abbiamo fatto insieme in questi anni, sono deciso a mettere nuovamente a disposizione la mia voglia di fare, il mio entusiasmo e le mie idee per far sì che questa esperienza tanto importante non solo possa continuare, ma possa rivelarsi sempre più concreta e positiva”. Una candidatura, quella avanzata da Franco Nicoli Cristiani, che rappresenta anche un dosato mix di continuità e di attenzione per la propria terra: “In effetti la mia presenza in queste elezioni regionali – conferma lo stesso esponente del Popolo della Libertà – rappresenta un forte segnale di continuità con il positivo lavoro che è stato compiuto in tutti questi anni. Abbiamo tracciato un percorso che intendiamo e vogliamo portare avanti nel migliore dei modi e facendo correre sempre con maggiore efficacia una macchina complessa come quella amministrativa. Voglia di continuità, dunque, ma anche un preciso desiderio di continuare a dare un contributo concreto ed efficace alla mia terra, a quella vasta provincia di Brescia alla quale sono da sempre molto legato. Sono convinto che Brescia può essere in prima fila nella vita della nostra Regione. La Lombardia può contare fortemente anche su Brescia e su tutto il suo territorio. Una realtà come la nostra ha tutte le caratteristiche che servono per essere protagonista nell’economia, nel turismo, nell’agricoltura, nell’industria, nella cultura ed in tutti quei settori che possono porre a buon diritto l’intera realtà bresciana al centro dell’attenzione generale e nella posizione di rilievo più che meritata. Un discorso che vale a buon diritto per una zona di grande importanza della nostra provincia come la Bassa, da sempre un prezioso cuore pulsante per l’intero territorio bresciano, una felice realtà che mi prefiggo di aiutare e sostenere con la mia opera all’interno dell’Amministrazione Regionale. In questi anni è stato fatto tanto, ma sono sicuro che si possa e si debba fare ancora di più ed è in questo preciso senso che ho messo nuovamente a disposizione la mia candidatura, nella convinzione di poter offrire nuovamente un supporto efficace a tutta la provincia di Brescia”. Franco Nicoli Cristiani: I risultati raggiunti Il progetto per continuare ad essere protagonisti Tutti questi anni spesi con impegno e dedizione davvero instancabili in un ruolo tanto importante quanto carico di responsabilità come quello di assessore della Regione Lombardia hanno consentito a Franco Nicoli Cristiani di raggiungere alcuni obiettivi di notevole rilievo. Risultati che, proprio come vuole lo spirito del politico bresciano, hanno assunto innanzitutto un chiaro spirito concreto ed hanno fatto sentire la loro portata anche su quel territorio bresciano verso il quale lo stesso Nicoli Cristiani ha sempre dedicato una precisa attenzione. Un discorso che vale a buon diritto pure per una zona di particolare rilievo della vasta provincia di Brescia come la Bassa, direzione verso la quale si sono rivolti molteplici interventi ed altrettanti progetti dell’assessore bresciano, sia durante il suo impegno nel settore del commercio che durante il mandato dedicato all’ambiente. In questo senso, pur senza poter entrare nel dettaglio di tutto il lavoro portato a buon fine nel corso di questa intensa e proficua esperienza amministrativa, possiamo comunque sottolineare alcuni obiettivi felicemente raggiunti che rappresentano il prezioso coronamento degli sforzi portati avanti con impegno, entusiasmo e determinazione da Franco Nicoli Cristiani. Tra questi si segnalano il primo ed il secondo bando dei distretti del commercio, Facendo fede al suo spirito, Franco Nicoli Cristiani sin dal momento in cui ha presentato la sua candidatura in queste elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale non si è certo perso in troppe parole. Facili proclami o promesse più o meno altisonanti hanno infatti lasciato spazio a messaggi chiari e prese di posizione altrettanto dirette, che già illustrano senza possibili fraintendimenti il progetto che lo stesso Nicoli Cristiani intende sottoporre alla fiducia degli elettori: “In tutti questi anni l’impegno all’interno dell’Amministrazione regionale mi ha coinvolto profondamente. Con grande entusiasmo ho maturato un’esperienza molto importante, che mi ha permesso di constatare in prima persona l’importanza di un ente come la Regione e la necessità che questo stesso strumento si metta in modo efficace al servizio della comunità, aiutando e sostenen- che hanno fatto ricevere rispettivamente un contributo di 320.000 euro ad Orzinuovi, Orzivecchi e Pompiano ed uno di 318.754 euro a Manerbio, Verolanuova e Bassano Bresciano. Sempre a livelli di fatti che meritano di essere ricordati possiamo notare il contributo totale di 213.581 euro legato al bando per i piccoli comuni (Acquafredda, Cigole, Seniga e Villachiara) ed il bando per la riqualificazione dei mercati storici che ha “dirottato” verso Orzinuovi, Palazzolo, Carpenedolo e Borgosatollo ben 193.879 euro. Tutto questo, naturalmente, inserito nell’ambito di un’attività che ha dedicato un’attenzione costante al territorio della pianura, come dimostrano i riconoscimenti e gli interventi che di volta in volta hanno toccato località come Carpenedolo, Chiari, Orzinuovi, Borgosatollo, Lograto e Seniga. Un cammino chiaro e coerente, dunque, che lo stesso Nicoli Cristiani è fermamente deciso a portare avanti, continuando il “disegno” che in tutti questi anni ha raggiunto risultati così importanti e facendo crescere sempre di più il grande progetto volto a rendere sempre più protagonista la Bassa bresciana. do i cittadini e la loro attività. Una situazione che personalmente ho potuto osservare sia nel commercio che in campo ambientale, un settore che rappresenta una realtà sempre più fondamentale al giorno d’oggi. In questa direzione in questi ultimi anni sono stati raggiunti risultati di notevole importanza (xxx) e la mia intenzione è proprio quella di portare avanti il lavoro che, sotto la guida del Governatore Formigoni, abbiamo messo a disposizione in tutti questi anni dei cittadini lombardi. Un programma molto chiaro e che ha consentito alla nostra Regione di essere protagonista e di raggiungere obiettivi di grande rilievo, ma anche un tragitto che non intendiamo certo lasciare a metà e che, al contrario, vogliamo portare avanti e rendere sempre più completo. È in quest’ottica che si spiega la mia candidatura e la mia volontà di mettermi ancora una volta a disposizione della nostra Regione. Sono convinto che si possa fare ancora tanto per far crescere la Lombardia e per renderla sempre più protagonista in Italia e all’estero. Per questo traguardo metto a disposizione la mia esperienza ed il mio entusiasmo, pronto a dare il massimo per ripagare ancora una volta a dovere la fiducia che in questo momento chiedo agli elettori”. Marzo 2010 Pag. 3 Giampaolo Mantelli: “Una scelta per la coerenza, il lavoro ben fatto dev’essere portato avanti” FORMIGONI La campagna per le elezioni regionali ha portato con sé una novità di indubbio rilievo. Un cambiamento di notevole sostanza, legato ad un personaggio di spicco come Giampaolo Mantelli, attualmente consigliere provinciale ed impegnato ormai da diversi anni nella vita politica bresciana e della Bassa in particolare. In effetti, dopo una lunga riflessione e non senza un preciso rammarico, lo stesso Mantelli ha deciso di uscire dalle fila di quell’Udc che per un lungo periodo lo aveva visto protagonista in prima fila: “Il fatto è che non condivido la politica adottata da Casini in vista di questa consultazione regionale – spiega Giampaolo Mantelli con grande schiettezza – Andare da qualche parte con il centrodestra, da qualche altra con il centrosinistra ed in alcuni casi da soli non mi sembra certo il modo migliore per garantire l’anima del partito e per valorizzare i suoi ideali. Ci sarebbe voluto molto coraggio, ma avrei capito di più la decisione di andare sempre e comunque da soli. Questa sorta di strategia delle tre carte, invece, mi sembra proprio una “non scelta” e non evidenzia l’ideologia del partito. Un discorso che, personalmente, giudico ancora meno comprensibile nello specifico caso della Lombardia, che, del resto, è proprio quello che ci interessa direttamente. Come si può spiegare la scelta di andare da soli e quindi sfidare l’attuale Governatore Formigoni dopo aver lavorato (ed in modo estremamente positivo e concreto) al suo fianco per tutti questi anni? In tutto questo periodo è stato segnalato a più riprese l’ottimo lavoro portato avanti da Formigoni e da tutta la sua squadra (della quale ha sempre fatto parte lo stesso Udc). Io stesso, sia nel mio impegno rivolto direttamente alla nostra Bassa che nella mia funzione di assessore provinciale (sia all’agricoltura che, in seguito, alla pubblica istruzione ed alla formazione) ho avuto più volte modo di operare insieme alla Giunta regionale ed allo stesso Governatore Formigoni ed ho sempre ricevuto una collaborazione pronta ed efficace. Abbiamo percorso insieme un bel tratto di strada e mi sembra proprio di poter dire che in questo tragitto sono PRESIDENTE state fatte diverse cose e tutte senza dubbio positive.Una scelta che non condivido assolutamente, proprio per la coerenza con tutto quello che è stato fatto in questi anni che hanno dato risultati positivi e concreti alla Lombardia”. Davanti a questo presa di posizione la scelta di Giampaolo Mantelli è dunque ben definita: “Stando così le cose, non posso far altro che scegliere di uscire dall’Udc. Certo, è una decisione che mi costa molto, anche perché in tutti questi anni abbiamo condiviso ideali e fatto battaglie importanti, ma, proprio per questi stessi valori nei quali abbiamo sempre creduto, non ritengo sia possibile girare le spalle al lavoro di questi anni ed aprire, così, con prospettive più che nebulose, una nuova strada che non si sa ancora dove potrà condurre. In questo lungo periodo abbiamo camminato al fianco di Roberto Formigoni e personalmente questo è proprio quello che continuerò a fare. In questa tornata elettorale, infatti, darò il mio sostegno alla conferma del Governatore Formigoni ed inviterò tutti i miei amici e quelli che condividono i miei valori a dare il loro voto al Popolo della Libertà e a Roberto Formigoni. Per quel che riguarda la squadra che dovrà giocare questa nuova partita per la Lombardia al fianco di quello che mi auguro possa essere il Governatore confermato – conclude Giampaolo Mantelli ribadendo le sue idee ben chiare – la mia preferenza personale va a Franco Nicoli Cristiani, un bresciano che in tutti questi anni è stato tra i principali collaboratori dello stesso Formigoni. Io stesso ho potuto conoscerlo molto bene ed ho visto che ha fatto tanto (e con grande concretezza) per la provincia di Brescia e per la nostra Bassa. Sono certo che la grande volontà e tutta la disponibilità che ha dimostrato in questi anni gli permetteranno di offrire un contributo ancora più importante nella fila di un Governo regionale che può far continuare la crescita che la Lombardia ha evidenziato in tutti questi anni sotto la guida di Roberto Formigoni”. Pag. 4 Pianura S. Gervasio La Marzo 2010 I nuovi fenomeni Propedeutica all’assemblea pubblica del primo febbraio, organizzata dall’amministrazione comunale di San Gervasio ed avente per tema la questione “Teresa”, è stata assunta una delibera di giunta, datata 19 gennaio, con la quale si incarica l’università di Venezia di redigere una propria analisi sulla pericolosità dell’insediamento Teresa oltre ad affidare un incarico ad un professionista per le questioni urbanistiche collegate a Teresa. Fin qui tutto nella norma. Quello che è, invece, fuori dalla norma è l’enormità del compenso previsto dalla delibera: ben € 93.600,00. Qui si pongono due domande. La prima: ma la vecchia amministrazio- ne aveva o non aveva lasciato debiti? Se è possibile spendere una somma così rilevante, evidentemente lo stato di salute delle finanze comunali era ed è buono, alla faccia delle precedenti lamentazioni degli attuali amministratori. La seconda: considerata l’entità della somma non era più logico far partecipi anche gli altri comuni confinanti e contrari a Teresa? Infatti, a fronte della richiesta avanzata dagli altri comuni di visionare la pratica Teresa al fine di concordare una linea d’azione comune, il comune di San Gervasio ha risposto picche. Quando i nuovi fenomeni non pasticciano peccano di protagonismo. Lettera al Direttore Non sono abituato a prendere la penna e scrivere lettere ai giornali. Dopo aver letto nel numero precedente della Pianura la notizia della condizione di abbandono in cui versa il bosco del Lusignolo, mi sento in dovere di confermare quanto da voi riportato. Dirò di più, rendendo noto che alcune panchine sono rotte e non vengono sostituite, un ponte è transennato e pertanto non più transitabile e lo sfalcio dell’erba è un ricordo della precedente amministrazione. L’attuale si è semplicemente dimenticata del bosco del Lusignolo. Per rendersene conto è sufficiente una salutare camminata. Non si capisce il perchè di un totale disinteressamento di un bene pubblico che ha segnato una svolta importante nella gestione del territorio. Territorio che è stato felicemente beneficiato da questa iniziativa. Con cordialità. Gianni Federici Lettera aperta al Sindaco In una lettera aperta ai cittadini di San Gervasio il sindaco si chiede se il suo “atteggiamento di verifica verso l’impianto Teresa srl possa aver influito” sulla campagna denigratoria nei suoi confronti promossa dal nostro mensile. Vorremmo, innanzitutto, tranquillizzare il sindaco. Non c’è alcun intento denigratorio da parte nostra. È sotto gli occhi di tutti l’incapacità politica e gestionale del sindaco e della sua giunta. I fatti che abbiamo raccontato ai nostri lettori sono incontrovertibili, anche perché non vi è mai stata, da parte del sindaco, alcuna precisazione o rettifica in merito. Si è limitato a lamentarsi, pubblicamente e privatamente, ed a sporgere una querela dimostrando di non saper rispondere. Spiegazioni zero. Sulla questione Teresa srl confermiamo che questo mensile non ha alcun recondito interesse. Tanto è vero che sia nel numero di gennaio che in questo abbiamo dedicato spazio alle ragioni del no espresso dal comune di Bassano. Certo che se ci si lamenta e non ci si legge la colpa non è sicuramente nostra. Noi abbiamo la sola colpa di non essere dei fenomeni. Fortunatamente. Pianura Offlaga La Marzo 2010 Pag. 5 Al via l’ampliamento della scuola dell’infanzia “Un’opera attesa in quanto necessaria e urgente”. Con queste parole il sindaco di Offlaga Ferdinando Moretti, in estrema sintesi, spiega le ragioni che stanno alla base della decisione presa dall’Amministrazione comunale di procedere ad un ampliamento dell’edificio di via Ancelle della Carità a Cignano che dal 2003 ospita la scuola dell’infanzia e il micro nido gestiti autonomamente dall’Associazione “Sacra Famiglia” costituita dalle tre parrocchie e dai genitori dei bambini frequentanti. Al Comune, proprietario dell’immobile, spettano invece la manutenzione dello stesso e la copertura delle spese per l’energia elettrica, gas, riscaldamento ecc.. Da tempo ormai i gestori della scuola lamentavano l’insufficienza degli spazi rispetto alle esigenze logistiche e al numero di domande di iscrizione, tanto che si è dovuto provvedere a redigere delle liste d’attesa. Se a questo si aggiunge il potenziale incremento demografico stimato per i prossimi anni si comprende come, pur consapevole di doversi accollare uno sforzo economico notevole, l’Amministrazione locale, dopo un’attenta valutazione, abbia ritenuto opportuno procedere, nel dicembre scorso, all’approvazione del progetto definitivo. Progetto che peraltro, prima di arrivare all’adozione, è stato a lungo oggetto di confronti e approfondimenti all’interno della Commissione comunale per la Scuola dell’Infanzia costituita appositamente per valutare le problematiche derivanti dalla particolare gestione disciplinata sulla base di una convenzione tra l’ente gestore e il Comune, ma soprattutto per cercare di trovare risposte adeguate alle esigenze pratiche della scuola. Come spiegano gli amministratori, la scelta di procedere all’ampliamento dell’edificio esistente, peraltro di recente costruzione, è stata fondamentalmente dettata dal buon senso: essa consentirà infatti sia di razionalizzare i costi di gestione e di funzionamento sia di contenere l’uso del suolo edificabile. Come detto si tratta di un’opera rilevante anche dal punto di vista economico che graverà in modo significativo sul già magro bilancio del piccolo comune della Bassa; proprio per questo l’Amministrazione si è già attivata per riuscire ad ottenere un contributo regionale a fondo perduto che, se riconosciuto, allevierebbe sensibilmente l’onere economico a carico del Comune. Quanto al progetto: la nuova ala verrà realizzata sul lato nord dell’edificio esistente e si svilupperà interamente al piano terra. L’edificio andrà ad ospitare due nuove aule per la scuola dell’infanzia ed il nuovo asilo nido dove sarà trasferito quello che attualmente occupa alcuni spazi “rubati” alla struttura attualmente utilizzata e originariamente destinati in via esclusiva alla materna; spazi che attualmente non riescono ad ospitare più di 14 bimbi e risultano quindi inadeguati rispetto alla domanda sempre in crescita. Il nuovo nido, che disporrà di un ingresso indipendente, potrà invece accogliere sino a 35 bimbi. In questo modo la scuola dell’infanzia avrà a disposizione oltre alle due nuove aule e a quelle preesistenti anche gli spazi lasciati liberi dal nido:complessivamente ci saranno 6 aule per una capienza massima di 181 alunni contro i 90 attuali. La preparazione dei pasti per entrambe le realtà avverrà nella cucina della scuola dell’infanzia mentre per i lattanti sarà predisposto un apposito locale destinato al riscaldamento o cottura di latte e pappe. L’asilo nido verrà dotato di pannelli fotovoltaici che permetteranno di ridurre di circa il 55% il consumo annuo di energia elettrica; l’impianto di riscaldamento sarà radiante a pavimento e a bassa temperatura. Verranno inoltre predisposti gli impianti di climatizzazione estiva e di ricambio d’aria con recuperatore di calore, grazie alla posa di canali per il passaggio dell’aria posizionati nel controsoffitto. L’opera dovrebbe essere inaugurata già in occasione dell’apertura del prossimo anno scolastico. L’allegria del carnevale Anche se ormai siamo in pieno periodo quaresimale ed i colori e l’allegria del carnevale sono ormai lontani è piacevole ricordare la grande e partecipata festa che il 14 febbraio scorso ha riempito di una miriade di maschere la piastra polivalente del centro sportivo offlaghese.Le parrocchie di Offlaga, Cignano e Faverzano insieme al Comune hanno infatti pensato di riproporre per il secondo anno il “Gran Carnevale oratoriano” ispirato quest’anno a “La città di Cartoonia” fantastica metropoli abitata da cartoni animati e lanciata dal film “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”. Si deve dire che all’appuntamento c’erano davvero tutti: l’immancabile coniglio accompagnato dalla sciantosa moglie Jessica(della quale esistevano più versioni…), il cattivo della situazione magistralmente interpretato da don Daniele Botticini, responsabile della pastorale giovanile parrocchiale ed i suoi malefici assistenti – faine. Un’invasione festante e colorata di piccole e grandi maschere, armate fino ai denti di coriandoli, stelle filanti e….bombolette con spume multicolori, ha invaso, più o meno pacificamente, il grande spazio adiacente alla palestra comunale per assistere ai simpatici siparietti messi in scena da don Daniele e dai suoi collaboratori. Due animatori professionisti si sono alternati proponendo musiche, balli, giochi, le apprezzatissime sculture con i palloncini e la simpatica mascotte “Ciccio lo Struzzo”. A concludere l’entusiasmante pomeriggio le premiazioni per la miglior “baby maschera”, riconoscimento assegnato ad un adorabile piccolo “Topolino”, per il miglior gruppo mascherato, andato ai “Ghostbusters” e per la maschera più originale, consegnato invece nelle mani di un piccolo”angelo”. A dire il vero erano davvero numerose le maschere in passerella: dalla signora ”morte”, ai fantasmi, dai Ninja ai Gormiti, da Cappuccetto Rosso a Biancaneve sino alle intramontabili principesse e poi ancora inventori pazzi, piccoli carabinieri e …. molto altro ancora. Infine il ritorno ai rispettivi oratori per l’attesa merenda a base di dolci e frittelle. Pag. 6 Pianura Manerbio La Marzo 2010 CALENDARIO BRESCIANO a cura di Franco Piovani MARZO 2010 Mese dedicato a San Giuseppe PESCI 20 febbraio - 20 marzo ARIETE 21 marzo - 20 aprile 6 SABATO S. Giordano Laùr che nó fa gna frèt gna cald Cose che non fanno né freddo né caldo. 1 LUNEDÌ S. Albino Mars marsù tre de catìf e giù bu Marzo marcio tre giorni cattivi (di pioggia) e uno buono (di sole). 1921 - Manerbio: Si costituiscono due circoli della Gioventù cattolica, uno maschile e uno femminile. 1994 - MENRBIO: La Finchimica chiede altro spazio per ampliare la produzione. 2 MARTEDÌ S. Basileo Martire Sè l’aria la va a domà, tö sö la sapa e va a sapà Se il vento tira verso ovest, prendi la zappa e vai a zappare. 1901 - Brescia: Nuova pubblica una corrispondenza da Manerbio, ulteriore episodio della polemica clericale originata da una predicale domenicale dai toni antisocialisti. 3 MERCOLEDÌ S. Cunegonda - San Tiziano V. Quand èl mé còrp col tò ‘l sa riarà töt èl mond èl tremarà Quando il mio corpo con il tuo coinciderà, tutto il mondo tremerà. 1901 - Brescia: Comizio socialista per l’abolizione del dazio sul grano. Oratore l’on. Gregorio Agnini. 4 GIOVEDÌ S. Casimiro, S. Lucio, S. Paolo Primo La èrdùra l’è ‘na pietansa che la völ condimènt èn abbondansa. La verdura è una pietanza che deve essere ben condita. 1904 - I cattolici manerbiesi continuano ad accusare i socialisti di trame con gli zanardelliani. Fausto Cominelli emette un comunicato con il quale ribadisce l’inesistenza di accordi. 5 VENERDÌ S. Adriano Caà ‘l’òio ai cogoi Spremere olio dai sassi. 1924 - Ferimenti di avversari per mano fascista a Manerbio. 7 DOMENICA - III DI QUARESIMA San Gaudioso V. Luna: ultimo quarto alle ore 16.44 L’è come menàga la cua a l’àsen È come muovere la coda ad un asino. 1850 - Sequestro dei beni dei rifugiati all’estero, da parte degli austriaci, che non hanno aderito all’amnistia dell’anno precedente. Due i manerbiesi colpiti dal sequestro: don Giovan Battista Mor ed Angelo Scaravelli. 8 9 LUNEDÌ - S. Giovanni di Dio Festa Della Donna Fomne, gnari e ca come sé j-usa sé ga jà Donne, ragazzi e cani come si educano si tengono. 1849 - Manerbio: Gemellaggio fra la parrocchia e le chiese cattoliche dell’Est. Il parroco mons. Gennaro Franceschetti promuove un ponte di solidarietà con la Romania. MARTEDÌ S. Francesca Romana Mitìga dènter èl nas Metterci dentro il naso; assicurarsi di persona. 1901 - Brescia Nuova pubblica una corrispondenza da Manerbio riportante la polemica contro la gestione liberale del comune e più specificatamente dell’appalto della pesa pubblica. 10MERCOLEDÌ S. Simplicio Papa Ghif vést amò i òpoi a fa sö le maöle? Avete visto ancora gli oppoli fare le fragole? 1570 - Solenne adunanza del Consiglio generale di Brescia con la presenza delle massime autorità venete, dell’abate Giulio Calzaveglia, dei più importanti magistrati locali e di ben 282 consiglieri, che deliberano di offrire per la guerra di Cipro un corpo di fanteria composto da 1.000 uomini, spesati per 6 mesi. Tra i partecipanti al Consiglio generale vi è Gerolamo Luzzago. 11GIOVEDÌ S. Costantino Domàndega a l’ostér se ‘l vi ‘l’è bù Domanda all’oste se il vino è buono. 1910 - Si registra il primo incidente automobilistico. Un manerbiese va a sbattere violentemente contro un biroccio. 12VENERDÌ S. Massimiliano (Apogeo lunare alle ore 11 distanza: km. 406.013) I murùs: el prim l’è d’or, èl second l’è d’arzènt, èl tèrz el val niènt I morosi: il primo è d’oro, il secondo è d’argento, il terzo si dice vale niente. 1922 - Incontro di calcio all’oratorio tra la Libertas di Manerbio ed il Bagnolo F.C. con vittoria dei manerbiesi per 5 a 0. 13SABATO S. Arrigo, S. Eufrasia V. Fang dé mars, spighe d’agost Fango di marzo spighe d’agosto. 1856 - Manerbio: L’amministratore dell’Ospedale, Lorenzo Regosa, nega il richiesto assegno da corrispondere alle suore ospitaliere adducendo che il numero dei ricoverati da 5/6 si è triplicato ed il fatto incide negativamente sul bilancio dell’Ente. Tuttavia decide di versare un contributo annuo di lire 50 per ogni suora. pubblica un elenco di “conduttori e fittavoli che se ne fregano altamente delle circolari della loro associazione e della Prefettura”. Nell’elenco figura il comune di Manerbio. 17MERCOLEDÌ S. Patrizio Èl gha ‘na fissassiù ‘n la schena Ha una fissazione nella schiena; è gobbo. 1898 - Approvazione della legge che istituisce la Cassa Nazionale di Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e che obbliga all’assicurazione i dipendenti. 18GIOVEDÌ S. Salvatore, S. Cirillo Mars marsòt tant él dè come la nòt Mars fradicio, il giorno dura quanto la notte. 1876 - Cade il Governo Minghetti, espressione della destra storica, sul problema della statalizzazione delle ferrovie. La destra toscana vota con l’opposizione e mette in minoranza il Governo. Il re conferisce ad Agostino Depretis, leader della sinistra storica il mandato di formare il nuovo Governo. 19VENERDÌ S. Giuseppe En mès al spus e a la spusa sé somènsa la linusa Fra lo sposo e la sposa si semina il lino. 1928 - Proclamazione della festività di S. Giuseppe. 14DOMENICA - IV DI QUARESIMA Fin ai Quaranta dè mars nò lassà zò i strass Fino ai 40 di marzo (10 aprile) non smettere gli abiti invernali. 20SABATO S. Alessandra Martire Equinozio di primavera alle ore 18.31 Èl gha èl bast sóta la bògia Ha il basto sotto la pancia. 1990 - Manerbio: mezzogiorno di fuoco. Due rapinatori irrompono nell’agenzia della Banca Popolare di Brescia e scappano con 30 milioni di lire dando alle fiamme una Fiat Uno rubata in città con la quale s’erano trasferiti a Manerbio. 1849 - BRESCIA: Pietro Boifava, sacerdote a Serle, pone le base dell’insurrezione, il periodo noto come le dieci giornate per liberare i bresciani dal giogo austriaco. 15LUNEDÌ S. Longino, S. Luisa Luna nuova alle ore 22.03 Finida la majada, cóga desmentegada Finita la mangiata, cuoca dimenticata. 21DOMENICA - V DI QUARESIMA San Benedetto Primo giorno di primavera Per S. Benedèt sé conos èl vért dal sèc Per san Bendetto si conosce il verde dal secco. 1908 - Manerbio: Celebrazione della prima messa del frate cappuccino Ferdinando Ruggeri, al secolo Paolino, figlio del dott. Angelo. Giuseppe Morandi proprietario dell’albergo del Gambero viene incaricato di servire il pranzo agli invitati. 16MARTEDÌ S. Eriberto Vescovo A vivèr d’erba, l’è vita magra, vé la pansa sgiónfa e la pelagra A vivere d’erba è vita magra, si gonfia la pancia e ci si ammala di pellagra. 1921: Il periodico “Il Contadino Rosso” 1848 - Brescia con apposito decreto costituisce la Guardia Nazionale. 22LUNEDÌ Santa Caterina Da Genova Se la égna ta völet mia tajà, te pöderét mia vendemià Se la vigna non vuoi tagliare, non potrai vendemmiare. 1849 - Brescia: Le dieci giornate entrano nel vivo; le donne illuminano le finestre e le contrade, gli uomini corrono ad armarsi e si dirigono in massa verso il Castello per far tacere il cannone che minaccia la città. Pianura Manerbio La Marzo 2010 23MARTEDÌ S. Turibio di M. B. Annunciata Cocchetti. Luna: primo quarto alle ore 12.00 Èl gha ‘na patata Ha una patata, ha il gozzo. 1913 - Manerbio: Il consiglio comunale con otto voti favorevoli e sette contrari approva una petizione volta ad autorizzare l’insegnamento religioso nella scuola elementare. Sia il sindaco, dott. Ruggeri, che la giunta aveva espresso un voto negativo. 24MERCOLEDÌ S. Romolo - San Flaviano Èl na fa gna öna dè drite Non ne fa una giusta. 1849 - BRESCIA: Suonano le campane, a San Gottardo vegliano le bande armate al comando del Boifava. 25GIOVEDÌ Annunciazione Del Signore Festa a Comella di Seniga El tò e ‘l dà ‘l mantè i frà Prendere e dare mantiene i frati. 1849 - Ai protagonisti dell’insurrezione bresciana sono fatte pervenire false notizie di nemici sbaragliati e di strepitose vittorie dei piemontesi. 26VENERDÌ Teodoro, S. Romolo, S. Emanuele Mèter la schena al mür Mettere la schiena al muro; assicurarsi alleati. 1849 - Il primo combattimento fra gli insorti e l’esercito austriaco a Sant’Eufemia della Fonte. A Rebuffone entra in azione la banda di Tito Speri. 27SABATO S. Augusto Tirà ‘n dré ‘l cül Rimangiarsi la parola data. 1849 - Piove, ma i combattimenti dilagano a Porta Torrelunga, Rebuffone e Sant’Eufemia. 28DOMENICA - LE PALME Perigeo lunare alle ore 6 - distanza: km. 361.870 Bianc e ros culùr dei pórtec Bianco e rosso, colore dei portici. 1849 - Imboscata ai patrioti, accerchiati dall’esercito austriaco. 29LUNEDÌ S. Secondo Martire Quand chè canta l’üsignol ta convié ‘nsurnà ‘l fazöl Quando canta l’usignolo, ti conviene piantare il fagiolo. 1849 - False notizie sull’abdicazione di Carlo ed altre bugie su un armistizio con l’Austria mettono scompiglio fra i patrioti. 30MARTEDÌ S. Amedeo - Luna piena alle ore 03.26 L’è dura vìghel mol, ma l’è pussé dura vìghel dur e sai minga ‘ndo mètel È duro avercelo molle, ma è ancor più duro avercelo duro e non sapere dove metterlo. 1849 - L’ultimo combattimento sui Ronchi e scioglimento della colonna Boifava. 31MERCOLEDÌ S. Beniamino Martire Èl còrp a la tèra, l’ànima a Dio e la ròba a chi la va I PROVERBI ITALIANI PROVERBI DI MARZO Marzo o buono o rio, il bue all’erba e il cane all’ombra. La polvere di marzo vale oro e argento. L’acqua di marzo è peggio delle macchie ne’ vestiti. Marzo senz’acqua, april senz’erba. Al primo tuon di marzo escon fuori tutte le serpi. Se febbraio non isferra, marzo mal pensa. L’uomo propone e Dio dispone. Marzo pazzerello, esce il sole e porta l’ombrello. Pag. 7 Il corpo va alla terra, l’anima a Dio e la roba a chi rimane. 1849 - L’ultimatum del generale Haynau. L’insurrezione è all’ultimo sangue. Cade la prima barricata. A Porta Torrelunga irrompe il nemico. Il giorno dopo 1 aprile sarà l’ultimo di libertà per i bresciani. In quella che era la domenica delle Palme, un amaro PESCE D’APRILE. Marzo alido, aprile umido. I guai della pentola li sa il coperchio. Marzo sole e guazzo. Marzo asciutto, e april bagnato, beato il villan c’ha seminato. L’ordine è pane e il disordine è fame. Marzo umido, dolor di contadino. Per san Benedetto la rondine sotto il tetto. Marzo, marzotto, ogni merlo con il suo merlotto. Gennaio ingenera, febbraio intenera, marzo imboccia. Quando marzo è piovoso, il frutteto è generoso. Marzo molle, grano per le zolle. A marzo taglia e pota se non vuoi la botte vuota. Tre fili fanno uno spago. Chi nel marzo non pota la sua vigna, perde la vendemmia. O di paglia o di fieno pur che il corpo sia pieno. Prima il dovere poi il piacere. La freschezza è la nostra bandiera. Pronta da gustare, tutta italiana. Il benessere nasce dalla freschezza. Pag. 8 Marzo 2010 Pianura Territorio La Marzo 2010 Pag. 9 Zibaldone di Marzo a cura di P. V. T. Marzo Probabilmente da sempre questo mese ha avuto la fama di essere un po’ bizzarro se non addirittura pazzo per i suoi continui mutamenti d’umore rappresentati dai fenomeni atmosferici che si susseguono nel periodo appunto di questo mese. Prendendo ad esempio la neve che cade di marzo viene definita LA NÉF MARSULINA CHE DURA DA LA SERA A LA MATINA (la neve di marzo che dura dalla sera alla mattina) cioè anche se nevicasse a marzo la neve non si accumula e sparisce rapidamente in attesa della pioggia che sarebbe molto utile alla campagna poiché FANC DE MARS SPIGHE D’AGOST (fango di marzo spighe d’agosto). Nelle antiche credenze contadine marzo dimostrava la sua “pazzia” in due casi: nel primo quando nel detto mese cadevano cinque venerdì e questo era considerato di cattivo auspicio tanto che SE MARZ ÈL GHA SIC VENERDÉ ÈL SARÀ TRISTE TÖCC I DÉ (se marzo ha cinque venerdì sarà triste tutti i dì) nel secondo caso quando si alternano TRE DÉ CATIF E GIÜ BU (tre giorni brutti e uno bello) ed è allora che si definisce questo mese MARS MARSÙ. Se marzo non fosse piovoso ma predominassero le giornate ventose si può prevedere un’annata scarsa di raccolti poiché MARS POLVERÈNT CHE PÓRTA TANTA PAIA E PÓC FORMÈNT (marzo polveroso che porta tanta paglia e poco formento). A marzo la temperatura dell’aria si fa più mite e si lavora bene nella vigna posta possibilmente su un terreno sassoso giacché LA ÈGNA NEI SAS E I MILÙ NEI TERÉ GRAS (la vigna nei sassi e i meloni nei terreni grassi). La cura della vite consiste nella potatura e zappatura tanto che pare sia la stessa vite a dare gli ordini: BÉ PÓDEM E BÉ SÀPEM (bene potami e bene zappami). Oltre al terreno sassoso la vite vuole essere esposta il più possibile al sole tanto che l’unica fonte di ombra alla vite dovrebbe essere la presenza costante del contadino che la cura perché LA ÈGNA LA CRÈS A L’OMBRA DEL VIGNARÖL (la vite cresce all’ombra del vignaiolo). Oltre ai campi e alla vigna c’è anche l’orto di casa da curare ed è un’altra fatica che si aggiunge alle precedenti tanto che si diceva L’ÓRT ÈL VÖL L’ÒM MÓRT (l’orto vuole l’uomo morto) ma con la classica saggezza e filosofia il contadino ribatteva L’ÒM EL GHA DÈ COPÀ ’L TERÉ, MIGA ’L TERÉ COPÀ L’ÒM (è l’uomo che domina la terra e non la terra sopraffare l’uomo). Ricorrenze Si comincia con l’8 marzo “Festa della donna” ma il trionfo di omaggi floreali (soprattutto mimose) ed eventuali regali di ogni genere che vengono offerti alle donne non devono farci dimenticare che il rispetto e la giusta considerazione che le donne hanno nella società non finiscono alla mezzanotte del giorno 8 ma dovrebbero essere mantenuti anche nel resto dell’anno. Il 16 è San Sebastiano e spuntano le prime viole come ambasciatrici dell’imminente primavera per cui PER SAN BASTIÀ LA VIOLA ’N MÀ (per S. Sebastiano la viola in mano). Il 19 si ricorda S. Giuseppe padre putativo di Gesù e per questo in questo giorno vengono ricordati tutti i papà. Il 21 San Benedetto segna l’inizio della primavera con l’arrivo delle rondini e i campi cominciano a rinverdire tanto che PER SAN BENEDÈT SÈ CONOS ÈL VÉRT DAL SÈC (per San Benedetto si distingue il verde dal secco). Il 25 è dedicato all’Annunciazione di Maria e quindi il concepimento di Gesù nove mesi prima del Natale. Tra il 19 e il 25 era il periodo ideale per la semina del lino come consigliava il detto TRA ’L SPÙS E LA SPUSA ENSURA LA LINUSA (tra lo sposo Giuseppe e la sposa Maria semina il lino). A volte la Pasqua cade nel mese di marzo ma raramente viene prima del 21 (San Benedetto) e ciò accadde nel 1818 e si ripeterà nel 2285 come raramente Pasqua cade dopo il 25 aprile (San Marco) dato che l’ultima volta accadde nel 1943 e la prossima nel 2038 infatti SAN BENEDÈT LA LASSA ANDÀ, Luna calante nella realizzazione di dolci come vediamo di seguito. Lavorare bene il burro morbido con lo zucchero, aggiungere sempre mescolando 1 tuorlo alla volta quindi unire la farina setacciata mista al lievito, il latte, lo sciroppo di menta e amalgamare bene il tutto. Alla fine unire al composto gli albumi montati a neve. Versare il composto in una teglia ricoperta di carta da forno già caldo a 180° e cuocere per 40-45 minuti. Pollice verde Potatura Ultimare la potatura di alberi e arbusti a foglia caduca; rosa. Giardino Orto In semenzaio in coltura protetta: sedano, indivia riccia. In semenzaio all’aperto: cavolo cappuccio primaverile-estivo, cipolla colorata, lattuga a cappuccio. A dimora all’aperto: cipolle, lattuga, radicchio da taglio, spinacio, valerianella, bietola da coste. TORTA ALLA MENTA 350 g. farina – 200 g. zucchero – 4 uova – 1 bustina di lievito per dolci – 10 cucchiai di sciroppo di menta – ¼ di bicchiere di latte – 200 g burro. PERÒ SAN MARC NON LA PÖL MAI CIAPÀ (San Benedetto la lascia andare però San Marco non la può mai prendere). In italiano il proverbio così sentenzia “di marzo ai 22 vien la Pasqua più bassa, d’aprile ai 25 ci arriva e mai li passa”. Per finire se il 25 marzo la temperatura esterna dovesse subire un sensibile calo nessuna paura: ÈL FRÈT DÈ LA ANNUNZIATA L’È L’ÖLTEM DÈ L’INVERNATA (il freddo dell’Annunciata è l’ultimo dell’inverno). Semina Il dolce del mese Visto che a marzo la natura riprende a coprirsi di verde perché non spendere due parole sulla menta, che tra l’altro dà il nome ad una tonalità di verde, ma che possiede anche alcune proprietà paramedicinali; infatti le nostre nonne la usavano in infusione per curare i disturbi di stomaco e le coliche renali; una tazza di tisana prima dei pasti aiutava la digestione e l’olio essenziale di menta unito all’alcool veniva usato per lenire i dolori articolari. La menta viene usata anche in cucina come ingrediente di varie preparazioni ed anche Nella foto, San Benedetto. Luna crescente Semina In serra: ciclamino. In piena terra all’aperto: piante rustiche. Giardino In semenzai riscaldati: amaranthus, astro, dalia, bocca di leone, campanella rampicante, petunia, portulaca, zinnia, salvia ornamentale, piante annuali da fiore. In vasetti in coltura protetta: anguria, basilico, cetriolo, melone, zucca, zucchino. Orto In semenzaio in coltura protetta: basilico, melanzana, pomodoro, peperone. A dimora in coltura protetta: fagiolino, fagiolo nano. A dimora all’aperto: bietola da orto, carota, pisello, prezzemolo, ravanello, piante aromatiche. Pag. 10 Pianura Manerbio La Marzo 2010 Speciale sentenza del TAR sull’area ex-Marzotto Il TAR affossa il progetto Emergenze È stata resa nota la sentenza del TAR sul ricorso presentato ed avverso all’approvazione del progetto dell’area ex Marzotto. Sono una quarantina le pagine che compongono la sentenza che, in breve, accoglie il ricorso e boccia il progetto. Ora il comune, d’intesa con la proprietà, deve ripartite da zero. A titolo di cronaca ricordiamo che nell’ultima seduta del consiglio comunale della primavera 2004 (sindaco Cantaboni) si era giunto all’approvazione di alcuni indirizzi relativi all’area Marzotto. Nell’aprile 2004 l’assessore all’urbanistica, in un’affollatissima assemblea pubblica, aveva illustrato una bozza di progetto. Nel 2008 si giunge all’approvazione del progetto dopo una lunga, laboriosa e carbonara gestazione. Verrebbe spontaneo pensare che a fronte di una così lunga e meditata (almeno si sperava) incubazione ci fosse un progetto valido e corretto. Non solo. Verrebbe spontaneo pensare che a fronte di un motivato ricorso, presentato per tempo, ci fosse stato un confronto. Niente di tutto questo. È successo che la spocchia, la pretesa superiorità intellettuale trebeschiana (tanto pretesa e per niente superiore) ha mostrato il suo vero volto, ovvero il nulla, lo zero assoluto, un naufragio politico che farà pagare alla città un prezzo pesante. La colpa? È sempre degli altri Questo titolo potrebbe essere, in sintesi, il commento dell’ex sindaco circa la sentenza del TAR. La colpa, naturalmente, è sempre degli altri. Degli altri che non hanno saputo difendere ciò che era indifendibile. Degli altri che hanno ordito macchinazioni contro il miglior progetto possibile (naturalmente a suo dire). Degli altri che non hanno invitato il consulente giusto al momento giusto. Degli altri, insomma. Si è mai visto l’ex sindaco commettere un qualsiasi errore? A suo dire no! A nostro dire, a dire dell’elettorato ed a dire del TAR invece sì! Amen. Con la bocciatura da parte del TAR di Brescia del progetto di riutilizzo dell’area ex Marzotto si conclude, anche simbolicamente, una fase politica caratterizzata da un continuo succedersi di sconfitte. La precedente sindacatura, durante la quale era stato approvato il progetto, aveva già subito una cocente sconfitta politica alle elezioni amministrative del giugno scorso. Il risultato elettorale si colloca, simmetricamente, tra altre due sconfitte. La bocciatura, sempre da parte del TAR, dell’acquisizione forzosa dell’ex Dopolavoro, avvenuta in precedenza, e quella dell’area ex Marzotto. Esse sono l’alfa e l’omega di una disfatta personale e politica dell’ex sindaco. Se Manerbio ha l’ambizione di tornare ad essere la capitale della bassa, deve, per forza e velocemente, uscire da questa emergenza politica. L’elettorato, nel giugno scorso, ha già espresso una sua precisa volontà, dando il ben servito ad una amministrazione incompetente ed incapace. Un quesito si pone: sarà capace la nuova amministrazione ad invertire la declinante sorte della città? L’ISLo e la Marzotto Ora che il giornale ha una distribuzione e divulgazione di ragguardevole consistenza, è necessario raccontare ai nuovi lettori la sua origine e finalità. Nasce per l’intento di un gruppo eterogeneo di persone, dalle connotazioni di pensiero anche divergenti, che trova il momento unificante dal bisogno di stimolare una città (Manerbio) addormentata e assopita (eccetto isolati bagliori), di diffondere una storia di cui ancora si portavano le vestigia inconscie e di evidenziare ignote, nonché umili grandi storie di lavoro che l’avevano fatta, per molti anni, primeggiare e resa invidiabile: insomma un coacervo di buone idee e di contributi in oblio da raccogliere e che doveva ampliarsi e sensibilizzare più vasti gruppi della cittadinanza. La realtà ha poi voluto che molti dei legali fondatori si siano dissolti, le cariche elettive previste dallo Statuto non abbiano avuto luogo: in pratica sono rimaste poche bandiere senza comandanti, ma invece di andare in deriva o naufragio, tenacemente si è riusciti a resistere e sono stati prodotti libri e manifestazioni con lusinghiero consenso come pure inconsiderate e inascoltate proposte elette, erudite, seppur apparentemente rivoluzionarie. Ci riferiamo in particolare alla proposta di demolire il condominio di via San Martino, così da collegare la città all’area del vecchio stabilimento. Questa soluzione, se fosse stata adottata, avrebbe significato un collegamento, non solo spaziale, ma anche intelligente con un’area che è stata operosa per oltre un secolo. Le iniziative dell’Istituto di Studi Locali di Manerbio (ISLO), per la sola vicenda Marzotto, si possono così elencare in successione cronologica: - Giugno 2004 presentazione del volume “Le vicende del lanificio di Manerbio”; - Ottobre 2004 mostra-convegno dal tema “Una certa idea di città”, con quattro convegni, una mostra fotografica e l’edizione del volume “Manerbio e la città sociale di Marzotto”; - Giugno 2007 convegno sul futuro dell’area ex Marzotto e presentazione della seconda edizione notevolmente ampliata del volume “Manerbio e la città sociale”. - Inoltre nel Giugno 2009 non interessa la questione Marzotto ma è giusto citare il libro e la mostra indicate dal seguente titolo: “Dal primato del disegno alla supremazia dell’immagine”. Mostra itinerata anche a Padernello oltre che associata a manifestazioni locali nei paesi interessati. Molto si può fare ancora perché, prima e dopo i grandi eventi bellici risorgimentali e della prima Guerra Mondiale, sono accadute in cronaca ed in pensiero molti eventi rilevanti, anche locali, da conoscere in ogni paese ed è per questo che si confida in un ampio gradimento del giornale e conseguente resta la partecipazione, diversamente lo scorrere del tempo affiderà all’oblio significative storicità. Il nostro augurio è che sia all’altezza. Usciti dall’emergenza politica rimane da ipotizzare come risolvere l’emergenza burocratica amministrativa. Qui si apre un altro capitolo doloroso. Già il precedente sindaco, discettando su Città e Dintorni, rivista vicina all’area della sinistra cattolica, aveva posto l’accento sulla poca o nulla qualità della struttura burocratica-amministrativa del comune di Manerbio. Le sconfitte di cui abbiamo fatto cenno sono da addebitare, in larga misura, alla parte politica, ma vi è da sottolineare come alla parte politica sia mancato il supporto della dirigenza burocratica. È veramente incomprensibile che ogni qualvolta un cittadino si rivolge al TAR impugnando i provvedimenti approvati dal comune, il TAR, immancabilmente, dia ragione al ricorrente. Quanto costa tutto ciò al cittadino? Non parliamo solo dello spreco di denaro utilizzato per pagare uno stuolo infinito di consulenti e per corrispondere lauti stipendi ai responsabili dei vari uffici comunali. Parliamo soprattutto di ritardi, di occasioni perse, insomma di un danno incalcolabile per il cittadino. Sarà possibile liberarsi di questa zavorra una volta per sempre? Ce lo auguriamo, altrimenti il declino della città diventerà inarrestabile. Siamo usciti da un’emergenza politica, dobbiamo uscire senza indugio da un’emergenza amministrativa. Ultime notizie da riva “Non ci sarà alcun Solone che ci potrà spiegare come fare il progetto della Marzotto”. Il precedente assessore ai grandi progetti aveva sintetizzato con questa frase il suo programma. Con questa frase intendeva evidenziare di essere l’unico detentore dello scibile urbanistico esistente. Noi che non siamo dei Soloni ci permettiamo di far notare come la presunzione sia la peggiore dei possibili compagni di strada. Dopo la sentenza del TAR la palma di assessore al nulla viene confermata. Che dire, povero uomo? Nient’altro che hai raccolto ciò che hai seminato. Sanzioni L’ex sindaco ha subito in questi ultimi mesi due pesanti sanzioni politiche. La prima gli è stata inflitta, a giugno, dal corpo elettorale. Non si era mai visto un sindaco uscente sconfitto con un margine così elevato. Non solo, ma rispetto ai voti totalizzati in occasione della sua elezione nel 2004 ne ha persi circa 600. L’elettorato si era espresso in modo inequivocabile nei confronti della spocchia. La seconda gli è stata inflitta con la sentenza del TAR sull’area Marzotto. Per carità di patria vi risparmiamo la riproposizione di tutte le sue dichiarazioni rilasciate all’amico corrispondente del Giornale di Brescia che erano di questo tenore: abbiamo rispettato la legge. Ora che un tribunale ha sancito che la legge non è stata rispettata cosa potrà mai dire di nuovo? Pianura Manerbio La Marzo 2010 Pag. 11 L’AVIS intercomunale di Manerbio L’AVIS è di certo una delle associazioni che, sul territorio nazionale, presenta il numero maggiore di iscritti. Quanti sono i soci nella nostra provincia e nel territorio dell’Avis di Manerbio? L’AVIS Provinciale di Brescia conta circa 32.000 donatori che, ogni anno, danno più di 60.000 sacche di sangue o i suoi componenti. Sono dati di cui la provincia può andare molto fiera, in tema di qualità e di quantità di donatori Brescia ha raggiunto livelli di eccellenza. La qualità è data dal fatto che i nostri sono quasi esclusivamente donatori periodici, che frequentano cioè i centri trasfusionali in modo abituale, con costanza, divenendo risorse fondamentali sulle quali l’associazione e i malati sanno di poter contare sempre. Per quanto riguarda L’Avis Intercomunale di Manerbio, noi possiamo contare su circa 650 donatori per un numero di sacche di sangue pari a circa 1300 nel 2009. Qual è l’identikit del donatore tipo? Il donatore è una persona comune, probabilmente con le caratteristiche della maggior parte delle persone che stanno leggendo: età compresa tra i 18 e i 65 anni, peso superiore ai 50 kg, in salute, con la voglia di dare un aiuto concreto e continuato nel tempo (la non occasionalità della donazione è per noi una qualità molto importante). Insomma, un uomo o una donna “normale”: diventare donatori di sangue è un gesto semplice, ma purtroppo le stime dicono che solo il 2% della popolazione nazionale ha fatto questa scelta, come del resto abbiamo evidenziato sul Calendario Avis 2010. Forse tanta gente è restia a causa di vecchi luoghi comuni. Facciamo un po’ di chiarezza sulle procedure di donazione: donare è sicuro o può comportare dei rischi? Con l’entrata in vigore della legge 107/1990 i rischi relativi alla donazione sono stati praticamente eliminati. A Manerbio il sangue viene prelevato esclusivamente nella nostra struttura ospedaliera, il materiale è sterile e il personale altamente qualificato. Tutto viene eseguito nella massima sicurezza, sia per chi dona che per chi riceve: i controlli sono molto rigorosi. In che cosa consiste, nella pratica, la donazione? Al donatore viene chiesto di dedicare periodicamente pochi minuti del suo tempo per recarsi al centro trasfusionale e fare il prelievo (all’incirca 450ml di sangue, per un tempo complessivo inferiore ai 10 minuti). Un po’ più lunga è la donazione del plasma, che richiede una mezz’ora. Le donazioni dovrebbero essere ripetute ogni tre mesi per gli uomini e ogni sei per le donne. A cosa serve il sangue donato, dove va a finire? Attraverso un’unica donazione si possono aiutare, o addirittura salvare, diverse persone perché donare sangue significa anche donare plasma (indispensabile ad esempio per chi ha subito ustioni e per la produzione di emoderivati), globuli rossi (che vengono utilizzati per ristabilizzare pazienti che hanno subito forti emorragie), piastrine (vitali per le persone affette da leucemia). È importate poi sottolineare che il sangue non viene mai buttato via. Anzi, ce n’è sempre bisogno: non solo del gruppo 0, il cosiddetto donatore universale, ma di tutti i gruppi. Come si fa a diventare donatori? È molto semplice: basta recarsi nella nostra sede Avis di via Palestro 49 a Manerbio dove, dopo essere stati opportunamente informati sui principi a cui si ispira l’Avis e sulle modalità per diventare donatore, si potrà compilare la domanda di iscrizione. In quel momento si decide pure la data per il primo prelievo a digiuno, che verrà eseguito in concomitanza con un E.C.G. e un Rx Torace, presso il Centro Trasfusionale dell’Ospedale di Manerbio. Tutti gli esiti degli esami verranno poi inviati al nostro Direttore Sanitario che sottoporrà il candidato donatore ad una visita medica serale con il relativo controllo degli esami ed la definitiva idoneità alla donazione. La donazione fa male? Per un adulto sano la donazione non comporta alcun rischio; inoltre i controlli e le visite periodiche previste costituiscono medicina preventiva a tutela dello stato di salute del donatore. Esistono precise disposizioni ministeriali che regolano la raccolta del sangue: la quantità che viene sottratta mediamente ad ogni prelievo è pari a circa il 10% del sangue presente nell’organismo umano; la frequenza annua delle donazioni di sangue intero, non deve essere superiore a quattro nell’uomo e due nella donna. È importante ricordare che il sangue è una fonte di energia rinnovabile e quindi è possibile privarsi di una parte di esso senza avere danni, perché l’organismo lo reintegra prontamente. Anche le donne possono donare? Le caratteristiche specifiche dell’organismo femminile impongono alcuni accorgimenti di fronte alla donazione di sangue intero infatti nel protocollo per l’accertamento dell’idoneità del donatore si cautela la donna imponendo alla stessa un massimo di due donazioni all’anno nell’età fertile (18/45 anni). È opportuno evitare di sottoporsi al prelievo durante le mestruazioni, tuttavia il monitoraggio dell’emoglobina e del ferro, effettuato preliminarmente ad ogni donazione, assicurano un controllo costante della salute delle donatrici. Perciò tutti possono donare? Per essere donatori di sangue occorre avere almeno 18 anni, godere di buona salute e pesare almeno 50 Kg. Sono escluse dalla possibilità di donare le persone che sono affette da malattie veneree, epatite virale, affezioni vascolari o cardiache, malattie croniche renali, ulcera gastro-duodenale, diabete e altre patologie che andranno valutate in sede di colloquio e visita medica preliminare necessaria a stabilire l’idoneità del donatore. Quindi donare per sentirsi bene? Donare sangue periodicamente garantisce al donatore un controllo costante del proprio stato di salute attraverso le visite sanitarie e gli accurati esami di laboratorio. Il donatore ha così la possibilità di conoscere il proprio organismo e di vivere con maggiore tranquillità, sapendo che una buona diagnosi precoce gli eviterà l’aggravarsi di disturbi latenti. Cos’è la plasmaferesi? L’aferesi è quella tecnica trasfusionale che consente la raccolta selettiva di un solo componente del sangue; in questo caso specifico consente la raccolta del plasma. L’utilizzazione di particolari macchine, denominate separatori cellulari, consente di centrifugare o filtrare istantaneamente il sangue, trattenendo il plasma e rifondendo al donatore i restanti componenti. Al donatore si richiede solo una maggiore disponibilità di tempo in quanto questo tipo di raccolta richiede tempi tecnici leg- germente superiori a quelli di una normale donazione. Le donne risultano essere particolarmente adatte alla donazione di plasma in aferesi, che non incide assolutamente sulla parte corpuscolata del sangue, quali globuli rossi, globuli bianchi, piastrine. Esistono dei rischi per il donatore? No, perché la donazione avviene in contesti di massima sicurezza e igiene in presenza di medici specializzati. Il donatore può sempre donare il sangue? No, non può donare il sangue chi ha la pressione troppo alta o troppo bassa, chi ha subito un’operazione, chi è sottoposto ad una terapia farmacologica, chi si è recato in paesi extraeuropei dove sono endemiche certe malattie. Perché l’Avis ha bisogno di tutte le persone sensibili? Purtroppo l’Italia importa ancora parte degli emoderivati di cui ha bisogno, con una elevata spesa per il servizio sanitario nazionale e soprattutto un maggior rischio di trasmissione di malattie, poiché il sangue da cui gli emoderivati sono ottenuti, non sempre proviene da donatori volontari, periodici ed attentamente controllati. Dobbiamo quindi, per ridurre i costi e dare una maggiore garanzia sulla qualità del sangue, renderci progressivamente autosufficienti. Entrando nel particolare possiamo però affermare che molte delle province lombarde, tra cui Brescia, sono pressoché autosufficienti. La vostra associazione da lunghi anni è radicata nel territorio; come vi muovete per pubblicizzare il “Dono del sangue”? I nostri obiettivi sono essenzialmente tre: aumentare la consapevolezza tra l’opinione pubblica sulla necessità di donazioni regolari. promuovere la conoscenza che i donatori periodici sono persone sane con uno stile di vita sano e che sono regolarmente controllati. focalizzare l’attenzione sulla salute del donatore e sulla qualità delle donazioni. Queste sono le basi della nostra attività che ci vede protagonisti tra le associazioni di volontariato, attente a cogliere i bisogni e a dar loro una risposta. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un progressivo incremento delle necessità trasfusionali, alle quali abbiamo risposto sia con un aumento del numero di donatori, sia con l’ottimizzazione dell’indice donazionale. È necessario però che un sempre maggior numero di cittadini si avvicini alla donazione di sangue. Pag. 12 Pianura Manerbio La Marzo 2010 Il bel parlar gentile Una recente disputa su questo giornale intorno ad un toponimo e alcuni episodi di “mala-lingua”, accaduti in Italia, obbligano ad una riflessione. La prima cosa da considerare è il termine “casa”, radice di innumerevoli sostantivi accomunati dal concetto unificante di luogo, spazio chiuso delimitato a multipla finalità, prevalentemente abitativa, ivi includendo anche le azioni che vi si svolgono. Ricordo, ad esempio, una serie di nomi a larga estensione di significato, dove la “S” dura o quella sibilata, nella lettura del volgare, lo imprimono: casa, casí (casino), casú (casone), carèt (carretto), casal (casale), casèla (casella), casèl (casello), cascina, casánt (casante), casèra (casera), casér (casaro), ecc. ecc. comprese forme diminutive /maggiorative di questi sostantivi, mentre la “S” sibilata deriva in genere dalla doppia zeta/doppia esse della pronuncia volgare: ad esempio cazzotto (cašót), cazzuola (cašöla), mazzetta (mašéta), cassero del muratore (cášer), tazza (táša), campazzo (campas) e infine casazze (casase). Quest’ultimo nome del volgare è stato a lungo utilizzato, tralasciando le terminologie toponimiche religiose più antiche e medievali. Pertanto “Casazze” non stonerebbe in termini storico-linguistici: sono numerosi, anche in Lombardia, comuni con questo toponimo o similare. Dal mio dire è esclusa ogni polemica, perché giusta e corretta è stata l’indicazione ortografica lessicale a proposito del cartello stradale. Il mio scritto ha altre finalità, come si capirà in seguito. A sostegno dell’ipotesi precedente si potrebbe anche pensare al confluire nella radice “casa” di altri termini dal significato e dalla lettura univoca (come spiazzo, ter- razzo, piazza), intendendo un’area larga, protetta, lievemente sopraelevata, dominante: una spianata. Così ampliato il significato diventa ancor più aderente alla realtà topografica. “Casaccie”, è errato per i motivi detti, ma stona anche perché, se considerato dal punto di vista etico, si commenta da sé, e sotto il profilo estetico architettonico altrettanto, perché è dispregiativo. Il richiamare foneticamente l’allocuzione “a casaccio” (pura coincidenza), non giova. Se poi dovessimo porre al singolare i due termini oggetto di disputa e controversia ne risulterebbe rispettivamente casaccia e casacca?! (errato perché allora il plurale di quest’ultima parola sarebbe casacche), ma tralasciamo il dire perché il problema prenderebbe risvolti imprevedibili. Verosimilmente il termine si riferisce ad un gruppo di case, fuori dall’agglomerato urbano principale, di consistenza per numero e dimensione sufficiente per essere considerata entità a sé stante distaccata e parzialmente autonoma, tuttavia riferentesi al paese principale. Incontestabile la vocazione agricola delle costruzioni che sembra emanare dal nome: non grande pregio, ma ampiezza e capienza. La “querelle” sopraccitata ripropone involontariamente all’attenzione un altro importante problema di natura linguistica che riaffiora costantemente ed addirittura in certi casi (vedesi esami concorsuali, di abilitazione e/o ammissione a corsi di laurea, annullati per “strafalcioni”) è fatto vergognoso perché la causa è l’ignoranza del nostro idioma. Cause e colpevoli molteplici e facilmente intuibili, ma per non affondare il dito nella piaga, citerò la più appariscente e anonima cioè la comunicazione elettronica digitali- ca nelle sue forme più svariate, allorché il concetto, la sostanza devono dissimularsi nella forma di trascrizione e trasmissione artificiale. Si determina la prevalenza di quest’ultima, creando un’inversione filosofica tra concetto e forma, un manierismo comportamentale, inficiato appunto dalle esigenze formali; si crea un linguaggio sincopato, a singhiozzo, infarcito di neologismi, sigle, abbondanza di terminologie straniere, insomma uno slang nuovo e scoordinato, senza regole ortografiche, grammaticali e sintattiche che finora distinguevano “il bel parlar gentile”, così recitava il titolo del mio primo libro di lingua italiana. Ma, a parte le nostalgie, è inaccettabile che, una lingua che vanta irripetibili eccellenze e capolavori assoluti, venga umiliata e calpestata dalla grossolanità pressappochista e tecnicistica, dalla sguaiatezza espressiva e che il prodotto del pensiero, il concetto e la critica si fermino davanti ad un banale “lo dice il computer”. Perché non reagiamo a questa sconfitta pedagogica e della mente e sopportiamo con indifferenza e con banalità l’errore, nascondendoci nel conformismo: cosa facile e pilatesca. A volte ricordo i quaderni segnati in rosso e in blu dal “matitone” dell’insegnante che rilevavano gli errori più o meno gravi e dal cromatismo si deduceva il voto! Meglio, a volte, l’autenticità, la schiettezza e la sprezzante costruzione del volgare che l’abominevole globalizzato neo linguaggio. È anche in virtù di questi valori culturali e letterari da tutelare come tutti gli altri beni artistici, attualmente così percepiti e gratificanti, che è necessario prendere coscienza e provvedervi. Così, se le amministrazioni si porranno il problema e lo valuteranno nella gravità delle attuali conseguenze, non potranno non intervenire perseguendo un’idea pedagogica. Deve cessare la competizione quantitativa e prevalere l’idea qualitativa e lungimirante. Il mio paese che ha perso, si sente dire da più parti, la leadership a lungo detenuta, della bassa centrale, potrebbe prendere occasione in ambito educativo scolastico per un riscatto. Non mancano buone componenti ed iniziative, ma sono monadi autonome che non si contattano e se lo fanno è per combattersi o prevalere. L’idea grande unificante, coordinata dall’istituzione pubblica e/o con la componente privata sarebbe quella di adoperarsi, ricompattando così tendenze disgreganti, affinché il paese offra e abbia una struttura per una sede scolastica di livello superiore (universitario/parauniversitario, di specializzazione specifica di nuove materie, a carattere museale, ecc. ecc.). Anche il nostro grande ospedale civile potrebbe proporsi. In particolare sarebbe ideale se si potesse inserire l’ente educativo in fieri, nel contesto particolare della nostra storia passata e recente (moda, design, bioagronomia, sanità ecc.) si creerebbero certamente l’indotto per uno sviluppo e una crescita della comunità, nonché l’occasione, a margine, per unificare solo in due poli scolastici gli attuali quattro con i relativi vantaggi logistici. Non più espansionismo selvaggio ma riutilizzo in nuove dimensioni e finalità delle costruzioni obsolete e degli spazi interni. Sarebbe un ritrovar le radici oltre i confini delle tradizioni culinarie, del dialetto e dei formalismi paralizzanti e stereotipati. Torneremo a modello? Riferimento? Proviamo! Questo scritto vuol essere anche un invito a non affidare tutto e noi stessi ai supporti tecnologici che devono restare collocati e considerati solo come prodotto della nostra mente creativa, intuitiva e conoscitiva e non sostituirli. Le iniziative di “brain trainer” escogitate per non perdere o recuperare le nostre capacità cognitive e mnesiche dell’età senile, hanno appunto la loro lontana causa nella desuetudine all’esercizio intellettivo hi-tech indotto. Riflettiamo anche su questo aspetto e sulle conseguenze derivanti. Scondizionarsi, liberare la fantasia, progettare, criticare ed autocriticarsi sono condimento di libertà e di atteggiamento pluriculturale da non invischiare in una certamente comoda vita di modesto profilo civile o galleggiamento opportunistico. Dott. Giovanbattista Bisetti Pianura Manerbio La Marzo 2010 Pag. 13 Le piazze storiche di Manerbio Manerbio, urbanisticamente parlando del suo centro più antico, a cui ci si riferisce anche concettualmente, possiede un circuito viabile rappresentato da (in) sciä ölt e báss che interseca e al tempo stesso emana con una porzione dell’antica cinta muraria e relativa fossa del borgo medievale, ancora attualmente rintracciabile nei suoi frammentati confini. Forse è stato questo sviluppo urbano, anomalo, che ha impedito lo sviluppo di una “piazza” su cui convergesse il restante tessuto stradale. In realtà a Manerbio ne esistono quattro tipologie distinguibili già dal toponoma dialettale che le identifica e al tempo stesso le descrive come piazzetta (piasèta), piazzolo (piasól), palazzina (palasìna) e infine piazza (piása). Per precisione e comprensibilità si segnala l’impiego della scrittura fonetica. Piasèta: ci si riferisce all’area compresa attualmente tra la chiesa parrocchiale e il Politeama (piazza Monsignor P. Bianchi, in precedenza piazzetta Garibaldi), un tempo più piccola per la presenza di una casa con piccolo giardino cintato da muro, abitazione in parte riservata al clero e parte occupata da un piccolo esercizio commerciale gestito da due donne (Piútine) che vendeva, per noi scolari dell’attigua scuola elementare, leccornie (piutì, liquirizie, farina di castagne e altro). La scuola elementare (utilizzata anche come ospedale militare nella guerra 1915/18), occupava l’area dell’attuale Banca Popolare di Bergamo. In tempi più lontani ancora esisteva una cappella dedicata alle Anime Purganti, demolita e senza tracce evidenziabili. Questa piazzetta è stata sede di scavi archeologici che hanno portato alla luce un sito che senza soluzione di continuità testimonia la storia manerbiese dal periodo romano al 1987 con una rarissima testimonianza di insediamento longobardo oltre che gli obbligati resti cimiteriali prenapoleonici. Piasól: slargo (trivio) dovuto al convergere dell’antico braccio locale della via Pretoria che, venendo da Cremona proseguiva poi per l’antico ponte sul Mella, (non coinci- dente con la traiettoria quello attuale), e del convergere del collegamento tra (in) sciä ölt e báss oggi globalmente via XX Settembre e via San Martino che, quando esistevano le porte di entrata al borgo medievale erano strada Castello e strada del Guato. Durante il Medioevo era lo spiazzo più importante fuori dal castello e serviva per esercitazioni d’armi e per adunate militari. In precedenza era denominato piazza Mazzini. Palasína: ora piazza Cesare Battisti situata davanti al palazzo Luzzago-Di Bagno, sede comunale, la più grande per estensione, presenta al centro il monumento ai caduti, ora privato, per motivi sconosciuti, della ringhiera ferrea che lo proteggeva. Così chiamata perché ampliata e configuratasi in questa forma a prevalenza rettangolare marcata, in seguito all’abbattimento del settecentesco quartiere militare. Residua una costruzione recente in lato ovest, che richiederebbe di essere abbattuta. Piása: viene sempre riferita col termine aspecifico, perché assai anonima e invisibile. Attualmente chiamata piazza Italia (in antico piazza pubblica, dopo l’Unità d’Italia piazza Vittorio Emanuele, durante la repubblica sociale Piazza Repubblica) e resa ancor più inaccogliente dal recente restauro che, privandola anche della fontana, l’ha svuotata e disanimata. È solo uno spazio di transito che si stende tra l’altura dell’antico borgo fortificato e la strada reale (stradù). I triplici larghi gradini coprono in parte l’antico fossato e la strada esistente in lato nord (la ràta de la césa) era l’antico accesso al borgo tramite ponte levatoio. Dott. Giovanbattista Bisetti Nel precedente numero della Pianura, a pag. 17 nel testo dell’articolo “Ambiente: notizie inquietanti” ci si riferisce a un articolo non pubblicato in quel numero, ma presente in questo (Il bel parlar gentile). Bariselli, il sarto dell’abito classico A Manerbio, nell’immediato dopoguerra degli anni del secondo Novecento del secolo scorso, c’erano i migliori sarti per uomo della zona. Lodetti, Ghignatti, Ferrari, sono i nomi ricorrenti di quell’epoca i quali fecero scuola a molti giovani tra i quali Farina (Farinì, come lo si definiva) i fratelli Portesani, Trementini, Ruggeri, Leoncini ed altri ancora. E c’era anche, in quella schiera di allievi sparsi nelle sartorie (poiché allora il mestiere lo si imparava “rubandolo”, cioè osservando il lavoro dei più esperti) Angelo Bariselli, che s’era conquistato una selezionata clientela per come curava il taglio, i particolari delle maniche, la morbidezza con cui erano attaccate le spalle, la scioltezza della vita, la larghezza dei rever, le rifiniture, la piega dei pantaloni, ed il generale “aplomb” dell’intero vestito. Bariselli è stato tra i pochi sarti su misura di questi ultimi periodi, rimasto con laboratorio nella sua casa affacciata sulla salita di Via Volta, in centro al paese, nella quale è morto il mese scorso ed è stata meta di visite per esprimere le condoglianze alla moglie Giusy, alla figlia Cristina ed al figlio Stefano. Nella chiesa di San Lorenzo si sono officiati i funerali partecipati, oltre che da famigliari e parenti, da vecchi suoi clienti, da semplici persone che l’hanno conosciuto e apprezzato per la serietà dei suoi comportamenti. Aveva molti amici. Uno in particolare: Giuseppe Pizzamiglio, anch’egli sarto che ha lavorato alle “Confezioni Manerbiesi” nate nel 1961, tra le prime aziende di abbigliamento nell’area industriale bresciana. Con Pizzamiglio, Bariselli condivideva lunghe camminate per le strade intorno al paese o le pedalate sulle strade della pianura, gli unici svaghi che si concedeva sottraendo per brevi periodi della giornata al quotidiano impegno in sartoria occupato a ricevere clienti che gli prenotavano vestiti rigorosamente richiesti su misura per le occasioni importanti. Erano persone alla ricerca dell’abito classico con poche variazioni, le quali non si lasciavano trascinare dalla “beat generation” della filosofia di vita basata sulla ricerca della libertà, e nemmeno dal “Prêt-à-porter”, l’abito “pronto da indossare”. Angelo Bariselli è stato tra i fondatori della Federazione dei sarti bresciani coi quali partecipava a sfilate di moda in molte città italiane ed all’estro in metropoli come New York, Madrid e Parigi. Gli sono stati attribuiti premi e trofei tra i quali le “forbici d’oro” il massimo riconoscimento per il sarto artigiano che ha saputo mettere meglio in risalto lo stile, la capacità tecnica, l’estro creativo e il rigore formale della sartoria su misura. Il premio che si ripete ogni anno dal 1956, ha l’obiettivo di mantenere alto il prestigio del “Sarto Italiano” nel mondo, di richiamare l’attenzione del pubblico sulla migliore qualità della creazione artigiana, e l’interesse dei giovani in cerca di lavoro. Quello del sarto è un lavoro creativo alle prese con un vero ricambio generazionale. A questo proposito Bariselli commentava: “I giovani che puntano su questa strada non sono molti. Le sartorie che li cercano, invece, sono parecchie”. Lo andava ripetendo parlando con gli amici anche quando, messo al corrente del male che lo affliggeva, ma non gli fece mai perdere il sorriso e l’ottimismo fino all’ultimo giorno passato su questa terra. Egli unicamente si rammaricava del fatto che lui, che aveva contribuito al successo del “Made in Italy” nel mondo, non aveva avuto occasione di trasmettere ad altri sensibilità e gusto estetico, abilità manuale, curiosità e disponibilità alle innovazioni tecnologiche, cura e interesse per il cliente. Erano le doti che lo distinguevano, nel paese che ebbe la fortuna di produrre tessuti pregiati nella fabbrica che fu dei Marzotto, e gli diedero notorietà. Pag. 14 Pianura Manerbio La Marzo 2010 Gruppo storico-archeologico di Manerbio, storia infinita A quasi un trentennio dalla fondazione è una realtà pienamente consolidata che riteniamo far conoscere a quei lettori che ancora non ci conoscono. L’anno di nascita del GRUPPO STORICO ARCHEOLOGICO DI MANERBIO porta la data del 1982. Creato per iniziativa di pochi appassionati, estranei per studi e professione al mondo dell’Archeologia e della Storia,ma animati da un profondo interesse per le testimonianze della cultura dei nostri luoghi e della consapevolezza che si tratta di documenti fondamentali se non unici per ricostruire la storia del territorio prima dell’età moderna; il GRUPPO STORICO ARCHEOLOGICO di MANERBIO è oggi, a quasi un trentennio dalla nascita, una realtà consolidata e vitale dell’Archeo- logia bresciana. La stretta collaborazione instaurata fin dagli esordi con la Soprintendenza per i Beni archeologici della Lombardia,la costante disponibilità dei Funzionari a seguire da vicino le attività e la quotidianità dei rapporti con il Nucleo Operativo dell’Ufficio di Brescia, hanno permesso al Gruppo di impadronirsi rapidamente dei fondamenti teorici e pratici dei metodi di ricerca e documentazione archeologica e di sviluppare, poi, nel corso di numerose e diversificate esperienze, capacità operative sempre più qualificate. “L’attività, spiega Maurizio Cavaciocchi, presidente e socio fondatore del Gruppo, era inizialmente limitata a semplici recuperi e a segnalazioni di rinvenimenti sporadici, ma con il tempo si è gradualmente orga- nizzata e specializzata sia nella ricognizione archeologica del territorio che nell’esecuzione degli interventi di scavo,giungendo a coprire con il progressivo aumento dei membri operativi quasi tutta la pianura bresciana centrale”. Tanti sono i risultati ottenuti nel corso del tempo,grazie alla attività dei volenterosi soci della Associazione. Tra questi, l’individuazione e la salvaguardia di un alto numero di insediamenti Preistorici, di Età romana e medioevale che altrimenti sarebbero stati tacitamente cancellati dalle distruttive trasformazioni cui è continuamente sottoposto il territorio. Inoltre, grazie alla padronanza del metodo di scavo stratigrafico è stato anche possibile approfondire l’indagine su un certo numero di “siti” tra cui spiccano per importanza gli Insediamenti Neolitici e dell’Età del Bronzo del Vallone di Offlaga e di Milzanello di Leno, alle Necropoli di età romana delle Quintane, di Cascina Trebeschi, oltre alla fase longobarda e alto medioevale dell’abitato di Manerbio, in Piazza Bianchi, alle Necropoli longobarde di Porzano di Leno e campo S. Giovanni, alla Pieve di Bagnolo Mella. Tanti successi che dimostrano quante preziose potenzialità il volontariato organizzato anche nel campo dei beni culturali possa esprimere. Nei prossimi numeri de “LA PIANURA” sarà nostro compito illustrare più nel dettaglio i risultati delle singole ricerche e delle singole campagne di scavo. GRUPPO STORICO ARCHEOLOGICO di MANERBIO. Fotovoltaico: tecnologia amica dell’ambiente e del risparmio Nel panorama delle fonti rinnovabili di energia, la tecnologia del solare fotovoltaico occupa un posto di rilievo, non solo per la sua semplicità, efficienza ed affidabilità, ma soprattutto perché si avvale della fonte di energia pulita per eccellenza, il sole, che la rende una tecnologia ad “impatto zero”, poiché non produce emissioni inquinanti. Questa tecnologia non solo ci permette di rispettare l’ambiente, ma, grazie agli incentivi del “conto energia”, ci consente un notevole risparmio economico immediatamente verificabile sulla bolletta dell’energia elettrica. Un impianto fotovoltaico è un apparato molto semplice, composto da un generatore (formato da moduli composti da fogli di silicio o “celle” le quali vengono colpite dalla radiazione solare e trasformano l’energia solare in energia elettrica), da un inverter (che ha il compito di trasformare la corrente elettrica prodotta dal modulo da continua ad alternata rendendola idonea ad essere utilizzata dalle comuni apparec- chiature elettriche) e da un misuratore di energia (un apparecchio che contabilizza l’energia elettrica prodotta dall’impianto). Gli impianti si possono classificare in base alla tipologia di funzionamento (impianti autonomi “stand alone”, che utilizzano direttamente l’energia prodotta in loco ed impianti collegati alla rete elettrica nazionale, denominati “grid connected”, i quali immettono in rete l’energia prodotta), alla potenza installata (da 1 a 3 KW, da 3 a 20 KW e superiori a 20 KW) ed in base alla tipologia di installazione (impianto non integrato, semi-integrato ed integrato). È molto importante sapere che per godere degli incentivi del “nuovo conto energia – DM 19/02/2007” gestiti direttamente dal GSE (Gestore del Servizio), che prevedono una durata massima pari a vent’anni, è necessario che l’impianto sia del tipo “grid connected”, ovvero collegato alla rete nazionale. L’energia dell’impianto pertanto non viene utilizzata direttamente dall’uten- te che l’ha “prodotta”, ma viene misurata ed immessa nella rete elettrica nazionale. La quota di energia prodotta viene successivamente “scalata” (o scontata) dalla comune bolletta energetica. Come si evince dalla tabella, ogni tipologia di impianto gode di un incentivo diversificato, a seconda della “taglia” e del grado di integrazione della tecnologia: più alto sarà il grado di integrazione, maggiore sarà l’incentivo economico assegnato. Inoltre, vengono privilegiati gli impianti di piccola taglia, facilmente integrabili per le piccole e medie utenze private. In questo modo i diversi attori della scena sociale, dall’azienda al privato cittadino, dalle amministrazioni pubbliche alle diverse figure professionali, possono cogliere l’utilità dell’iniziativa godendo di un van- taggio economico. Il fine ultimo dell’incentivazione alla costruzione di impianti fotovoltaici, non è solo trovare un modo di risparmiare soldi e combustibili fossili, ma è anche tentare di introdurre a più livelli nella società odierna un nuovo modo di vivere e costruire. C’è la volontà di introdurre un modo innovativo di pensare alle nostre città ed alla qualità della vita, sostituendo gli elementi costruttivi tradizionali, e arrivando addirittura a parlare di “edificio verde”, “edificio energeticamente autonomo” e di “edificio intelligente”. Camisani Domenico Amministratore Unico Arch. Elisa Gabrieli [email protected] Pianura Manerbio La Marzo 2010 Una nuova ed innovativa cooperativa di abitazione Si è recentemente costituita una cooperativa di abitazione riservata, sia pure in modo non esclusivo, ai lavoratori de “La Linea Verde”. La cooperativa intende, ai sensi della legge 133 del 2008 partecipare al futuro bando nazionale per l’housing sociale. Qualora fosse ammessa ai fondi previsti, sarebbe intenzione della cooperativa realizzare un centinaio di alloggi. L’iniziativa riveste un particolare interesse in quanto si rivolge per almeno un terzo degli alloggi da costruire al solo mercato dell’affitto con canoni calmierati, così come previsto dalla legge. In un periodo di crisi come l’attuale è doveroso pensare a coloro che soffrono di situazioni di disagio abitativo sommate ad una precarietà salariale. Gli altri due terzi degli alloggi da realizzare sono previsti con la clausola del patto di futura vendita a 15 anni o a 25 anni, sempre con il criterio del pagamento di canoni mensili calmierati. Altre due caratteristiche di rilevante in- teresse sono la realizzazione, all’interno del complesso, di alcuni servizi (quali ad esempio un micro asilo nido ed altri che verranno indicati dai soci della cooperativa) e l’attenzione al contenimento energetico (gli alloggi saranno realizzati in classe B così da poter certificare i consumi di ogni singolo alloggio). La partecipazione dei soci alla cooperativa sarà pertanto particolarmente accentuata in quanto tutta la parte che potremmo definire di co-housing sarà il frutto del fattivo contributo dei soci. Per co-housing si intendono tutti quei servizi comuni a tutti gli alloggi che potranno rendere più confortevole e più vivibile l’esperienza cooperativistica. Pag. 15 Il Gruppo d’acquisto solidale Nell’ambito delle iniziative del circolo Acli di Manerbio si è costituita una sezione della Lega Consumatori con lo sportello preso la sede di via San Martino, aperto al pubblico ogni lunedì dalle ore 15 alle ore 17. Si tratta di un servizio d’assistenza e consulenza ai consumatori per problemi legati alla vita quotidiana contro le truffe, i contratti fasulli, le pratiche bancarie ed assicurative, le bollettazioni e altro. Fabio Scozzesi presidente della Lega consumatori di Brescia e Bianca Albertinelli, della presidenza provinciale delle Acli hanno relazionato durante l’incontro col quale è stata presentata l’iniziativa finalizzata all’attività di conciliazione, di mediazione attraverso atti extragiudiziali. È un servizio di tutela del consumatore e di conseguenza delle famiglie oggi dimenticate dalla politica, le quali versano in una situazione di debolezza, come chiaramente ribadito dai relatori che si sono soffermati pure ad illustrare il “gruppo di acquisto solidale, Gas” che ha lo scopo di aggregare le persone e le famiglie affinché possano essere più consapevoli dei loro diritti specialmente in materia di consumi. Andrea Franchini ha bene chiarito che il gruppo di acquisto è nato per una critica sul modello di consumo e per poter creare un’alternativa praticabile. Oggi è importante saper scegliere cosa acquistare sia dal punto di vista qualitativo che economico. È importante saper anche scegliere un prodotto che non sia frutto di sfruttamento della persona. Tutto ciò con la consapevolezza della importanza che assume il saper vivere con sobrietà e godere delle cose semplici. Concretamente, aggregarsi in gruppo ha il vantaggio di creare un nuovo sistema che si basa sulla solidarietà fra produttore e consumatore e sulla socializzazione con altre persone raggiungendo buoni risultati di carattere economico che per la maggior parte delle famiglie ha risvolti non indifferenti. Operativamente un gruppo di persone o di famiglie si aggregano e formano il “gas”. Nel gruppo ogni settimana è compilata la lista della spesa predisponendo un apposito modulo per ordinare prodotti diversi. Gli ordinativi verranno fatti pervenire ai produttori con i quali è stipulato un accordo e che a fine settimana consegnano quanto richiesto nel luogo prestabilito dove ogni famiglia ritira quanto prenotato pagando il dovuto. Alberto Agosti Rugby a Manerbio col torneo “4 Leoni” Erano dieci anni che il rugby mancava a Manerbio: infatti dopo la fusione del Manerbio con il Leno costituendo la Bassa Bresciana Rugby la maggior parte delle attività si spostarono sugli impianti di Leno. A riportare questo sport a Manerbio ha pensato un nutrito gruppo di ottanta giovani rugbisti della categoria propaganda (dagli 8 ai 12 anni) che divisi in due categorie si sono contese il “Torneo 4 Leoni”, sul campo del Polivalente di via Solferino. Alla manifestazione hanno partecipato le società: Bassa Bresciana, Cernusco, Calvisano ed Asola. Le squadre si sono affrontate in un girone all’italiana ed a farla da padrone, in entrambe le categorie, è stata la squadra di casa che vincendo tutti gli incontri si è aggiudicata il premio in palio. Come sempre, nello spirito rugbistico, tutti insieme, vincitori e vinti, hanno disputato un “terzo tempo” a suon di panini e bibite (per la birra c’è tempo). I dirigenti della Bassa Bresciana Rugby si sentono in dovere di rivolgere un sentito “grazie” all’Amministrazione comunale di Manerbio per aver reso disponili le strutture ed auspicano che l’utilizzo non sia un episodio isolato, ma che il rugby possa tornare stabilmente nel campo del Polivalente in modo da favorire la diffusione di questi sport giocato in buona parte del mondo. Il rugby è definito sport di contatto e di situazione. È uno sport di contatto perché il confronto fisico tra i giocatori è una costante del gioco nel quale ogni fase della partita si sviluppa concretamente, nel rispetto delle regole e degli avversari considerati un valori fondamentali. Circola un aforisma di Henry Blaha, giocatore e giornalista americano: “ Il rugby è un gioco bestiale giocato da gentiluomini, il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie, il football (americano) è uno sport bestiale giocato da bestie”. Parole da non travisare, ma sulle quali riflettere. TORNEO 4 LEONI, giocato il 21 febbraio con la partecipazione delle società: CATEGORIA U 12: Bassa Bresciana Rugby, Rugby Calvisano, Rugby Cernusco, Rugby Asola CATEGORIA U 10: Bassa Bresciana Rugby, Rugby Calvisano, Rugby Cernusco Hanno vinto le categorie: U12: Bassa Bresciana Rugby U 10: Bassa Bresciana Rugby Are You Up? mensile bresciano Pag. 16 Pianura Bagnolo Mella La Marzo 2010 Cresce sempre di più la tradizione del carnevale All’inizio (ormai un paio di decenni fa) tutto è cominciato in sordina. Sembrava quasi una festicciola tra amici che lasciava indifferente il resto della popolazione e non riusciva a coinvolgere il paese. Con il passare degli anni, invece, il Carnevale Bagnolese è diventato non solo una realtà sempre più importante e consolidata, ma è riuscito anche ad entrare nel cuore della gente, trasformandosi in un momento di incontro e di ritrovo ormai irrinunciabile. Una bella conferma di queste parole la si è avuta in occasione dell’edizione 2010, in occasione delle tre giornate (sabato 13, domenica 14 e martedì 16 febbraio) che hanno sancito un nuovo successo per l’iniziativa sempre più sentita che ha animato in bello stile l’intero paese bassaiolo. In questo senso il diciassettesimo Carnevale Bagnolese non può essere riassunto nella sfilata dei carri che hanno colorato le vie del paese e le hanno riempite di personaggi davvero stravaganti. Chi vuole scoprire il significato più profondo di questa nuova tradizione per Bagnolo deve infatti seguire le lunghe settimane di preparativi che coinvolgono sempre più Inizia l’organizzazione delle “Feste di Settembre” persone negli angoli più disparati del paese per realizzare i carri e le coreografie che dovranno stupire e conquistare tutti durante la sfilata. Per comprendere il vero valore di questo momento che è divenuto ormai un “tesoro” di tutta la comunità, bisogna andare all’Oratorio S. Luigi e seguire le lunghe prove che tengono i più piccoli per partecipare all’Arlecchino d’oro, il simpatico confronto-spettacolo che prende spunto dal celeberrimo Zecchino d’oro e dal quale ha preso origine tutta l’avventura carnevalesca di Bagnolo. I bambini si divertono a cantare e a provare le loro divertenti coreografie, mentre le loro mamme sgranano i loro occhi gonfi d’orgoglio. Per tutti, comunque, il Carnevale Bagnolese, proprio come ha confermato nel più eloquente dei modi questa edizione 2010, ha un sapore tanto speciale quanto preciso. Non è più una festa fine a se stessa o una scusa per mascherare i problemi. Al contrario è l’occasione migliore per ritrovarsi e dimostrare che proprio unendosi si possono affrontare e superare al meglio le difficoltà che propone la vita di tutti i giorni. Il ciclico scorrere del tempo rende questo 2010 cominciato da poco un anno senza dubbio molto particolare per Bagnolo e per tutti i suoi abitanti. Tornano infatti le “feste di settembre” l’evento al quale sono più legati i bagnolesi e che rappresenta per l’intero paese un momento nel quale riconoscersi con una motivata punta d’orgoglio. Si tratta di iniziative che risalgono all’indietro nei secoli e che trovano, essenzialmente, la loro radice nella devozione alla Madonna, alla quale Bagnolo, come conferma lo splendido Santuario mariano esistente e meta di pellegrinaggi un po’ da tutta Italia, è profondamente legata. Motivi religiosi e la gratitudine per essere scampati ad episodi tristi della storia (carestie, pestilenze e guerre) hanno così spinto quelli che possiamo definire i “progenitori bagnolesi” a promettere e a promettersi di dedicare questi festeggiamenti alla Madonna che si susseguono ogni cinque anni, con una particolare solennità in occasione delle celebrazioni venticinquennali. Una sentitissima consuetudine, dunque, che tornerà alle porte del prossimo autunno, quando a Bagnolo si vivrà un mese di settembre assolutamente speciale. Proprio in questo senso, pur senza voler anticipare adesso appuntamenti ed iniziative anche per non togliere il piacere della sorpresa, possiamo anticipare che si è messa in moto a spron battuto la macchina organizzativa che avrà il compito di curare queste feste di settembre 2010, una manifestazione che interesserà le settimane centrali del mese e coinvolgerà profondamente l’intera comunità. Il punto di partenza, come già anticipato, è quello religioso ed in questo senso i fedeli potranno seguire cerimonie e riflessioni dedicate alla Madonna e al sacrificio di Cristo per l’intera umanità. Accanto a tutto questo, però, non si deve dimenticare il momento più semplicemente “profano”. In questo caso Bagnolo ha in serbo iniziative a carattere culturale, feste e spettacoli per onorare come si deve la festa più importante del quinquennio e consolidare così questi speciali festeggiamenti, dando l’arrivederci sempre con più entusiasmo e voglia di crescere per il 2015. Rifatto il manto stradale Con la conclusione di febbraio e l’inizio di marzo (e, di conseguenza, con l’auspicata fine del periodo più freddo dell’anno) diverse vie di Bagnolo Mella sono state coinvolte da lavori, interventi di asfaltatura e sistemazione che hanno lo specifico obiettivo di risolvere alcune situazioni che si erano fatte anche piuttosto “delicate”. In questo senso la mappa di questo nutrito maquillage comprende, tra le altre, alcune zone centrali e a grande percorrenza come viale Italia e le vie De Gasperi, Einaudi, Allende, Canossi ed Offlaga, senza dimenticare le innovazioni che si stanno apportando ai marciapiedi di viale Europa con lo scopo di eliminare le barriere architettoniche esistenti e di completarne una volta per tutte l’asfaltatura. Per Bagnolo, che nel frattempo ha anche visto l’approvazione dei progetti esecutivi di sistemazione del Municipio e dell’ex Palazzo Cremonesi (di proprietà comunale), è dunque in pieno svolgimento un lavorio davvero intenso, voluto, in particolare, per migliorare e rendere più sicure le strade del paese che troppo spesso sono state all’origine di lamentele da parte degli abitanti e di qualche sgradito “intoppo”. Un’opera, come ha fatto sapere la stessa Amministrazione comunale, che si affianca alla manutenzione ordinaria (che verrà realizzata, come di consueto al termine della stagione invernale) e che potrà essere integrata dalle segnalazioni della stessa cittadinanza. Bagnolo vuole sistemare a dovere il suo “aspetto” e non intende trascurare assolutamente niente per poter rendere il suo “manto” bello da vedersi e sicuro e confortevole per i suoi abitanti. BASSANO BRESCIANO LOC BETTOLINO S.S. 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È convinzione della nuova Amministrazione Comunale insediatasi nel giugno 2009 che il Centro Diurno debba essere un luogo di incontro nel quale promuovere iniziative di carattere sociale che abbiano come obiettivo il ruolo dell’anziano nella società. A tal proposito è già possibile tracciare un primo bilancio delle attività svolte che sono varie e vedono anche il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi delle scuole di San Paolo. Durante il mese di Dicembre i ragazzi del catechismo hanno passato un pomeriggio con i nonni giocando e dividendo la merenda, mentre i bambini della Scuola Elementare sono venuti a portare i loro auguri e hanno ravvivato l’atmosfera con recite e canti natalizi. Sempre nel mese di dicembre ricordiamo il pranzo tenutosi il giorno otto e dedicato agli anziani del paese nel quale ha riscosso particolare successo l’intrattenimento musicale e che si è concluso con l’estrazione della lotteria che aveva come primo premio un televisore a schermo piatto. Di carattere più “mondano” ma non per questo meno apprezzata l’uscita in un centro commerciale della zona per permettere alle signore che hanno aderito all’iniziativa di passare un pomeriggio in compagnia diverso dal solito sfruttando l’occasione per qualche acquisto natalizio! Molto riuscita anche la briscolata del 12 gennaio che ha visto la partecipazione di 16 coppie che si sono sfidate; in palio bellissimi cesti che si sono aggiudicati i vincitori della gara. In occasione della Festa Mondiale dell’Ammalato, che è stata celebrata il giorno 11 febbraio, il gruppo di volontari “Amici degli anziani e ammalati” ha organizzato una messa solenne presso il Centro Diurno seguita da un abbondante rinfresco. Due occasioni diverse hanno infine allietato il Carnevale, una prima festa è stata organizzata lunedì 15 febbraio durante il pomeriggio che è stato animato dalla cantante volontaria Giusy che ha fatto ballare e divertire tutti gli intervenuti. Una seconda occasione di incontro si è tenuta il giorno successivo con la visita dei bambini della scuola materna che hanno festeggiato il Carnevale con i nonni intrattenendoli con canti e recite alla fine dei quali le insegnanti hanno distribuito a tutti frittelle, lattughe e bibite. Sono già in programma future attività e manifestazioni che verranno rese note e alle quali sono tutti invitati a partecipare. È fondamentale sottolineare il fatto che senza l’aiuto dei volontari sarebbe stato impossibile realizzare tutte queste iniziative. Risulta quindi doveroso un caloroso ringraziamento a tutti quanti hanno sentito di voler dedicare il loro tempo e le loro energie per svolgere un lavoro utile e necessario alla comunità, in particolare verso gli anziani. E’ fra tutte le chiese sul territorio, quella che ha visto di certo il maggior transito davanti ad essa, dapprima i lenti e tranquilli viandanti, ora i frenetici quanto distratti automobilisti. Defilata dal borgo,posta a cavalcioni delle strade, una che taglia da Est-Ovest il territorio, l’altra perpendicolare da Sud a Nord, vicino ad una ex stazione di sosta con osteria dalla storia antica. Un approdo sicuro per i viandanti di allora che nel santuario, sperduto nella pianura, fra rogge profonde e file di gelsi e pioppi, sotto il sole cocente dei giorni estivi, o sotto la neve dei freddi invernali, nelle notti cupe, vedevano un luogo sospirato e rassicurante, ove chiedere protezione e incolumità dall’incerto viaggio. Viaggi che per i passanti di allora che si facevano a piedi i lunghi chilometri verso Brescia o Cremona , era ad alto rischio, essendo divenuta teatro in località “Ponte rosso“ sullo Strone per alcuni periodi, ideale luogo di assalti banditeschi. Nel 1525 la famiglia Maggi, ottenne il patronato sulla parrocchia di S. Zenone, ed é ai Maggi che si deve in gran parte il rilancio della parrocchia di Scarpizzolo Fu in particolare il nobile Scipione Maggi nel 1525, che si ritiene, contribuì sostanziosamente alla costruzione dell’oratorio campestre di Santa Maria (la Madonnina) ed é molto probabile che si debba alla sua benemerita famiglia, più che ai Martinengo o ad altri, se anche la parrocchiale intitolata a S. Zenone fu nello stesso tempo edificata, in luogo di un edificio preesistente, ma di più contenute dimensioni quel “Lazzaretto”,come è popolarmente designato, con annesso cimitero, sorto molti anni prima a seguito della peste sulla scarpata del Laghetto formato dallo Strone. Notizie sulla sua esistenza le ritroviamo nel 1565,ed è il Vescovo Bollani che ne certifica l’esistenza come “sub titulo Divae Mariae campestris, in qua celebratur singulis solenmitatibus S.Mariae,“ e presso la quale costituì “Libros necessarios ad exercedam curam animarum”. Si può ritenere che vi si fermò, e vi pregò S.Carlo Borromeo durante la sua visita apostolica alla diocesi di Brescia, nell’itinerario che da Pedergnaga , Scarpizzolo, lo portò a Cadignano. Il 22 settembre 1580, ed in tale visita viene riportata la sua esistenza come “Oratorio campestre Santa Maria“ con un proprio altare dedicato a San Defendente, altare su cui il rettore della parrocchia, interrogato dall’arcivescovo assicurò di celebrare in detta chiesetta, tutte le solennità appropriate. Con la facciata rivolta a Ovest, perpendicolare alla strada che conduce al centro di Scarpizzolo, si accede alll’interno tramite portoncino centrale che fa accedere ad uno spazio ad aula unica, divisa dalla zona absidale da un gradino e da due file di balaustre di marmo. Lateralmente pareti di colore uniforme ma senza dipinti, sopra le quali sei lunette semicircolari, filtrano le luci del tempo, illuminando un tetto ad una navata con archi convergenti al centro. Le prime due arcate, dipinte con colori tenui ed uniformi, mentre la parte sull’altare è dipinta con colori vivaci con cielo stellato con angelie preceduta da una scritta centrale “ROSA MISTICA“. Alfredo Seccamani Prosegue nel prossimo numero Pag. 18 Pianura Territorio La Marzo 2010 Pontevico, è arrivato il nuovo assistente sociale Il 31 Dicembre del 2009, dopo 15 anni di presenza sul territorio, l’assistente sociale del Comune di Pontevico, la dott. Coglio, ha deciso di trasferirsi a Leno. Subito l’Amministrazione Comunale, si è attivata per cercare di sostituirla al meglio. È così che verso la metà di Febbraio ha iniziato a lavorare presso il Comune di Pontevico Francesco Poli, il nuovo Assistente Sociale. Prima delle novità il fatto che sia un uomo, un ragazzo, di 31 anni che nonostante la giovane età vanta un’esperienza di tutto rispetto. Immediatamente si è messo al lavoro valutando i “casi” che quasi quotidianamente si presentano al comune chiedendo aiuto. In collaborazione con l’Assessore ai servizi sociali, Migliorati Luciano, ha avviato il progetto di “Doposcuola” che da Marzo segue ragazzi di Elementari e Medie. L’opportunità di offrire ai bambini ed ai ragazzi Servizi che potenziano le occasioni di “svago” e di socializzazione diventa l’occasione in cui attivare la forma di prevenzione più efficace perché ancora non ci trova costretti a misurarsi con i termini dell’emergenza o della riparazione del danno. La formula del Centro di Aggregazione Giovanile rappresenta un’opportunità par- ticolarmente significativa di sperimentare le proprie capacità di socializzazione e di iniziativa in contesti relazionali nuovi. La possibilità di gestire il tempo extrascolatico permette inoltre di supportare i nuclei familiari veicolando istanze educative e formative così da poter sostenere ed integrare le funzioni genitoriali. Vengono proposte attività ludiche e ricreative, di gioco e di laboratorio, di animazione e di espressività, di festa e di sostegno scolastico in una prospettiva di massima attenzione a creare i presupposti per una corretta socializzazione ed una buona integrazione. L’obiettivo è l’interiorizzazione di regole di convivenza per promuoverne il benessere fra il gruppo e favorire la cooperazione. Sarà cura dell’educatore consolidare il processo di autonomia. Si prevedono attività di laboratorio per favorire esperienze pratiche e manipolative in grado di coinvolgere e stimolare sia i bambini che i ragazzi. Saranno privilegiate sia attività di rielaborazione creativa che attività di esplorazione attiva. Per questo nuovo progetto e per tutti gli altri a Francesco i migliori auguri per una lunga e gratificante carriera lavorativa “in quel di Pontevico”. Pontevico si mobilita per le famiglie in difficoltà I Servizi Sociali del Comune di Pontevico hanno predisposto una serie di aiuti finalizzati ad aiutare le persone che si sono trovate in condizioni economiche negative in termini di reddito famigliare a causa della grave crisi mondiale.- Da un lato è stato istituito un fondo comunale straordinario di solidarietà per gli interventi di sostegno economico a favore di persone in situazione di disagio lavorativo. Tali interventi consistono in contributi da € 1500 ciascuno da destinare alle famiglie di quei lavoratori che per cause non dipendenti dalla propria volontà hanno ridotto il reddito familiare percepito. Quasi 50 i nuclei famigliari che hanno presentato la domanda. - È stato creato un “Banco alimentare” a cui le famiglie che ne hanno bisogno, possono accedere per L’Assessore Luciano Migliorati ricevere generi alimentari - È stato creato uno “Sportello lavoro” con il prezioso aiuto della Dottoressa Cattenati, per dare supporto psicosociale con l’attività dei servizi sociali, Sono previsti colloqui e sostegno alla cittadinanza e alle fasce deboli, con particolare attenzione al ruolo delle donne. Non mancherà sicuramente un’attività di orientamento al lavoro quali colloqui attitudinali, bilancio delle competenze, percorsi di accompagnamento. AMARJIT SINGH “Porta a porta” di volantini, giornali, ecc. V.le Marconi, 29/31 - Pompiano (BS) Tel. 333 3439994 - 328 8010888 Fax 030 941748 - [email protected] La chiesa di San Giovanni ad Alfianello La chiesa di S. Giovanni ad Alfianello, attualmente, è in pessimo stato di manutenzione ed è pressoché abbandonata. Un edificio che si appoggiava alla parte sinistra della sua facciata è stato recentemente arretrato di un paio di metri e su di essa permangono i segni di questo distacco. Due corsi di mattoni forati, segno di un recente intervento, seguono il profilo a capanna della fronte. La caduta, in diverse parti, dell’intonaco mette in luce il paramento in laterizio, tipico dell’architettura padana. Negli anni immediatamente precedenti al 1952 era stata restaurata ed era utilizzata come cappella del Ricovero e dell’Oratorio femminile. La facciata è aperta da una semplice porta, sormontata da una finestra ogivale, ed è, certamente, molto lontana dalla sua conformazione originaria. Un alto zoccolo la segna inferiormente. Esso prosegue sul fianco meridionale, dove si aprono, allungate, due strettissime monofore ogivali, poco più ampie di feritoie. Sempre sul lato destro, di fianco all’abside, si eleva il campanile, con la sua massiccia mole laterizia, la cui parte inferiore, scandita da lesena e aperta da feritoie, potrebbe essere di epoca trecentesca. Poco sopra si intravede, accecata nel paramento murario, un monofora ogivale e, più in alto, la cella campanaria, di forma cinquecentesca. Secondo il Pietta la chiesa risalirebbe, genericamente, “al tempo dei monaci benedettini”, considerazione dello scarsissimo valore storico, e venne poi ceduta con altri immobili durante il XV secolo, divenendo cappella gentilizia dei nobili Gambara, forse di un ramo cadetto. Per avvalorare questa tesi di antichità, egli riscontra che nella sua parte inferiore “è evidente un’origine romanica”, ma, purtroppo, non è dato sapere a quale illuminante elemento architettonico si riferisca. L’aula rettangolare è scandita in tre campate da due archi traversi a sesto acuto, che reg- gono la copertura lignea palese, con ogni probabilità, risalente all’ultimo intervento di restauro. Gli archi sono impostati su semipilastri a muro, conclusi da capitelli semplicemente modanati. Nelle pareti laterali delle prime due campate si aprono, con sguanci obliqui molto ampi, le sottili monofore archiacute già accennate. Un arco trionfale a sesto ribassato precede l’abside, costituita da una campata quadrangolare coperta da volta a crociera, a sua volta leggermente ribassata. Purtroppo, per una più precisa datazione, mancano i consueti rivestimenti parietali ed affresco. Non si sa se questi siano presenti sotto la pessima decorazione attuale, se siano andati perduti o non siano mai stati eseguiti. Marzo 2010 Pag. 19 Rubrica a cura di Nord Zinc S.p.A. Sport: educazione fisica e mentale Fare sport significa fare movimento, mettersi in azione. Un concetto che non implica quindi solo il movimento fisico, ma soprattutto “educazione mentale”, perché lo sport nasce dentro di noi con la voglia, la determinazione, il piacere e la disciplina che poi si trasformano in passione. In questi anni Nord Zinc S.p.A. ha sostenuto numerose iniziative di carattere sportivo proprio perché riconosce allo sport un importante valore comunicativo. Ricordiamo il trofeo di Basket del 2008, il progetto Il mio amico cavallo, il Torneo di pallavolo dell’oratorio di San Gervasio, la Camminata del Lusignolo; tutte iniziative che permettono all’attività fisica di diventare un reale strumento di integrazione sociale, di dialogo multiculturale, e modello per creare relazioni serene e significative. Uno degli sport che esprime al meglio questa filosofia è il Karate: una disciplina sportiva che necessità di grande forma fisica ma ancor più di alto equilibrio spirituale. Per questo motivo, Nord Zinc S.p.A. ha sostenuto il torneo di Karate che si è tenuto domenica 7 febbraio nella palestra comunale di Pontevico. L’iniziativa, organizzata dal Karate Dojo Kun Pontevico, del maestro Paolo Ghizzardi, e patrocinata dal Comune di Pontevico Assessorato allo Sport, ha coinvolto atleti provenienti da tutta la Regione Lombardia. Più di 200 atleti si sono sfidati in combattimenti appassionanti per l’energia e, al tempo stesso, l’armonia che ne traspariva. Il torneo era aperto alle categorie femminili e maschili di bambini, ragazzi e adulti; le gare erano individuali e a squadre. Chi c’era ha trascorso una giornata in cui l’educazione, il rispetto dell’altro, che sia uomo cosa o natura, e la collaborazione sono state vissute veramente come leganti di una società dagli alti contenuti di sostenibilità. Nella foto, le gare individuali del Torneo Karate Dojo Kun Pontevico Curiosità sul Karate Il Karate (空手) è la più efficace e antica arte marziale di difesa, originaria dell’isola giapponese di Okinawa e trae origine dall’unione di due scuole-correnti marziali: il Te autoctono e il Kenpō cinese e prevede la difesa a mani nude, senza l’ausilio di armi, anche se la pratica del Kobudo di Okinawa che prevede l’ausilio delle armi tradizionali (Nunchaku, Katana) è strettamente collegata alla pratica del Karate. Attualmente viene praticato in versione sportiva e in versione arte marziale tradizionale per difesa personale. Nel passato, era studiato e praticato solo da uomini, ma col passare dei secoli anche le donne si sono avvicinate a questa disciplina. Nato come arte marziale che insegna il combattimento e l’autodifesa, con il tempo il Karate si è trasformato in filosofia di vita, in impegno costante di ricerca del proprio equilibrio, in insegnamento a “combattere senza combattere”, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita, imparando la capacità di sorridere nelle avversità e di lavorare con determinazione e nel rispetto degli altri. Solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno, sostengono i suoi estimatori, l’allievo potrà essere veramente libero e realizzato. [fonte: Wikipedia] Colora la Protezione PROTEZIONE E FINITURA D’ACCIAIO Nord Zinc propone imbattibili trattamenti superficiali protettivi ed estetici, nell’assoluto rispetto per l’uomo e l’ambiente: • Sistema Triplex l’innovazione per ottenere la massima protezione eco-sostenibile • Zincatura a Caldo il metodo classico che garantisce qualità e prestazioni • Verniciatura a Polvere per una personalizzazione estetica senza limiti Contatta i nostri consulenti per saperne di più www.nordzinc.it. Nord Zinc S.p.A. via Industriale, 7 | 25020 San Gervasio Bresciano (BS), Italia Tel (+39) 030.99.26.000 | Fax (+39) 030.99.26.280 Gestione Ambientale Verificata Reg. No. I-000171 Pag. 20 Pianura Verolanuova La Marzo 2010 Il FAI a Verolanuova Voucher per i lavoratori I tesori artistici e naturalistici di Verolanuova diventano per un giorno protagonisti del migliore patrimonio storicopaesaggistico d’Italia. Il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, in collaborazione con il Comune e la Parrocchia di Verolanuova, ha organizzato domenica 28 marzo (in orario 10,00-12,30 e 14,30-17,30) in occasione dell’evento nazionale della Giornata FAI di Primavera visite guidate nel centro storico, con partenza dal Palazzo Gambara (sede del Municipio). È una proposta culturale ricca per gli incontri che offre, per le sorprese che regala, per le infinite emozioni che suscita: un entusiasmante coinvolgimento nella storia e nelle bellezze di Verolanuova, che renderà chi vi partecipa non un visitatore occasionale, ma un testimone e un prota- L’atto concreto che gli enti locali hanno voluto realizzare per mostrare la propria vicinanza alle famiglie in difficoltà davanti ai morsi della crisi ha prodotto importanti ricadute in termini di utilità e servizi alla comunità. Le persone, infatti, che hanno fruito dei voucher predisposti dalla Provincia e raddoppiati dal Comune hanno prestato il loro servizio in mansioni affidate dagli uffici comunali per funzioni di pubblica utilità. Il loro impegno è stato di affiancare i dipendenti comunali nell’espletamento di una serie di incarichi, tra i quali la pulizia ed il riordino degli archivi e dei locali annessi e gonista dell’azione di salvaguardia e difesa dell’arte e della natura italiane. Questa è la missione del FAI: promuovere in concreto una cultura di rispetto della natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che è parte fondamentale delle nostre radici e della nostra identità. (Per informazioni: consultare il sito www. fondoambiente.it o contattare la sede della Delegazione FAI Brescia, via Musei 34, Brescia – tel. 030-3755030, aperta martedì e giovedì) I monumenti aperti durante la Giornata FAI di Primavera appartengono a tutti gli italiani! Anche se i loro proprietari reali sono coloro che ne detengono la proprietà, tutti gli italiani ne sono proprietari morali in quanto tali monumenti – insieme a migliaia e migliaia di altri più famosi o meno famosi – sono parte integrante della vita e della storia d’Italia; quindi sono parte integrante della storia di ogni italiano, di ogni persona che vive in Italia. E infatti in migliaia accorrono a visitarli; e infatti chi li possiede li apre al pubblico riconoscendone implicitamente la rilevanza; e infatti le Delegazioni del FAI li hanno scelti per essere aperti, convinte che essi possano rappresentare qualcosa di importante per noi e per chi accanto a noi vive. Tutti i monumenti italiani sia d’arte che di natura, tutti i paesaggi, dunque l’ambiente italiano è un Bene Comune di ognuno di noi, pur nel rispetto delle singole reali proprietà. E conoscerlo, amarlo tutelarlo è dovere di chi in esso vive. il trasporto dei pasti a favore degli anziani della nostra comunità. A loro ed a chi in questo momento sta completando il percorso di 40 ore di servizio va il grazie del Sindaco, M. Carlotta Bragadina, e di tutta l’Ammnistrazione Comunale. “È stata l’occasione di una felice collaborazione che ha permeso all’Istituzione comunale di usufruire della collaborazione di alcuni nostri concittadini e condividere con loro alcune attività quotidiane”, sottolinea il sindaco. Fasti e splendori dei Gambara Comune di Verolanuova Il Comune di Verolanuova nella giornata del 20 febbraio ha presentato il libro ‘Fasti e splendori dei Gambara’, progetto dell’Associazione Amici Fondazione Civiltà Bresciana della Bassa e del Parco dell’Oglio, in collaborazione con i Comuni che hanno ospitato nella storia questa famiglia. Nell’occasione si è dato modo ai cittadini di prenotare per tempo il volume per poterlo avere ad un costo di mera stampa. Il libro sarà ricco di particolari sia sulla storia della famiglia Gambara, inscindi- “Fasti e Splendori dei Gambara” “I GAMBARA. Una potente famiglia bresciana nel contesto politico-diplomatico italiano ed europeo in età Rinascimentale e Barocca” Chiave di volta del portone marmoreo della Cascina Palazzo in Gambara bilmente legata alla storia di Verolanuova, sia sulle architetture dei palazzi di proprietà della famiglia stessa. La prenotazione può essere fatta presso la Biblioteca Comunale. La riforma scolastica arriva al “Mazzolari” La Riforma scolastica che ha recentemente avuto il via libera dal Consiglio dei Ministri approda anche all’ITC “Mazzolari” di Verolanuova. Lo storico Istituto di Via Rovetta presenta gli indirizzi di studio che verranno attivati dal prossimo anno scolastico, in base al Piano di razionalizzazione della Provincia. Quest’ultima ha confermato, come si auspicava, la tipologia di percorsi già esistenti in Istituto, consentendo così quella continuità nel solco della tradizione che caratterizza il “Mazzolari”. Due saranno, dunque, gli ambiti entro cui tali percorsi si inseriranno: quello Tecnico del settore economico e quello Liceale afferente al campo educativo e dei servizi sociali ed assistenziali. Ecco, pertanto, i Corsi che il “Mazzolari” offrirà a partire dall’a.s. 2010/’11: 1)ISTITUTO TECNICO ECONOMICO “AMMINISTRAZIONE FINANZA E MARKETING”, con i seguenti indirizzi: - “Amministrazione, Finanza e Marketing” (ex Ragioneria tradizionale) - “Amministrazione, Finanza e Marketing” Relazioni internazionali per il Marketing” (ex Erica, Perito aziendale corrispondente in lingue estere) - “Amministrazione, Finanza e Marketing” Sistemi informativi aziendali (ex Mercurio Ragioniere programmatore) 2)LICEO DELLE SCIENZE UMANE Al fine di rispondere alla richiesta di informazioni che continuamente perviene dalle famiglie del territorio e data l’importanza che l’Orientamento riveste nella scelta della Scuola superiore da parte dei nostri ragazzi, viene istituita una ulteriore Giornata di Scuola Aperta nella seguente data: SABATO 13 MARZO 2010, ore 14.30-17.30 Programma: - Ore 14.30 Presentazione degli indirizzi di studio e relativi sbocchi post-diploma - Consulenza di docenti dei vari Corsi e visita all’Istituto ed alle sue strutture Si ricorda che continua, per l’intero anno scolastico, la consusulenza del docente referente per l’Orientamento, Prof.ssa Maria Grazia Nolli (previo appuntamento, il Sabato, ore 9.50-10.40). Ringraziando le famiglie che, numerose, hanno visitato la nostra scuola nelle precedenti Giornate di Scuola Aperta, auguriamo a tutti gli studenti una buona scelta. L’I.T.C.”Primo Mazzolari” Pianura Territorio La Marzo 2010 Pag. 21 Rifiuti: Leno vince per …differenza La raccolta dei rifiuti rappresenta un tema che viene guardato con profondo interesse a Leno, che dedica un impegno ben preciso per far crescere sempre di più la percentuale di differenziata. Un programma molto attento e sforzi continui che stanno ottenendo risultati che rappresentano un gradito fiore all’occhiello per la locale Amministrazione comunale come ribadisce Rossella De Pietro, che, tra le varie deleghe ricevute è anche assessore all’ambiente, oltre che vicesindaco: “Il nostro paese non è ancora passato alla raccolta differenziata tra umido e rifiuto secco. Nonostante questo, possiamo vantare una percentuale di differenziata elevata. Gli ultimi dati a disposizione, forniti dall’Osservatorio provinciale dei rifiuti per l’anno 2008, hanno premiato i nostri sforzi evidenziando una significativa percentuale del 40,12% di differenziata, a fronte della media provinciale che si attesta intorno 39%. Un risultato molto importante, che nell’ultimo periodo è migliorato ancora e questo ci consente di guardare avanti con fiducia e voglia di far sempre meglio in un settore che riveste un’importanza fondamentale per il presente, e per il futuro”. Leno, dunque, può essere definito un Comune virtuoso, ma si segnala pure per la capacità di essere “risparmioso”: “Tra gli aspetti maggiormente positivi che si accompagnano a questo discorso – prosegue l’assessore Rossella De Pietro – c’è anche da segnalare il fatto che siamo tra i Comuni che spendono di meno circa 65 € ad abitante contro una media provinciale di 104 euro. Una buona raccolta differenziata e costi contenuti sono frutto dell’azione attenta e costante dell’Amministrazione pubblica e della risposta positiva dell’intero paese. La gente sta collaborando, è giustamente sensibile e questo ci consente di migliorare ulteriormente i già positivi riscontri ottenuti negli anni. precedenti.”. Per raggiungere questo obiettivo il programma dell’Amministrazione guidata dal sindaco Pietro Bisinella è molto chiaro: “In questo momento – sintetizza l’assessore De Pietro - a Leno vige un sistema di raccolta misto. Suddividiamo infatti vetro, carta e plastica che raccogliamo con il sistema del porta a porta mentre il rifiuto indifferenziato è conferito nei cassonetti stradali. È operativa l’isola ecologica, che è gratuitamente a disposizione dei cittadini come gratuito è il servizio di ritiro a domicilio degli ingombranti una volta alla settimana. Incentiviamo il compostaggio domestico come sistema ottimale per ridurre i rifiuti e quindi diminuire i costi di smaltimento e di conseguenza tenere sotto controllo la bolletta. Questa è la situazione attuale. Dobbiamo però fare di più. La stessa legge ci impone il raggiungimento entro il 2012 del 65% di differenziata e vogliamo arrivarci senza appesantire il carico economico per i cittadini. Stiamo mettendo in campo una nuova modalità di raccolta dei rifiuti che ora sono conferiti nei cassonetti stradali, che prevede la chiusura degli stessi dotando le famiglie di Leno degli appositi budge per aprirli, in modo da renderene impossibile l’utilizzo a chi non è residente come purtroppo troppo spesso avviene. Al tempo stesso questa innovazione tecnologica servirà per dare un ulteriore contributo ad una corretta raccolta dei rifiuti, perché le calotte di cui saranno dotati i cassonetti non consentiranno di introdurre oggetti ingombranti come vecchi televisori o vecchi mobili che devono essere portati nella nostra isola ecologica o ramaglie che devono essere conferite nei Green Service. Sottolineo che oltre al rispetto per l’ambiente questo sistema consentirà risparmi ai cittadini che si impegneranno a ben differenziare. Naturalmente questo progetto partirà solo dopo una capillare campagna informativa. Si può dire– conclude Rossella De Pietro – che a Leno possiamo essere davvero soddisfatti per come sta procedendo il programma per la raccolta dei rifiuti, ma, vista l’importanza dell’argomento, guardiamo avanti con la ferma intenzione di adottare tutti i sistemi e le soluzioni per continuare a migliorare”. Il “Gran Carnevale dei Carnevali” non tradisce l’attesa È una bella tradizione che anno dopo anno cresce e si arricchisce sempre di più. Stiamo parlando del “Gran Carnevale dei Carnevali” che rappresenta a buon diritto un prestigioso motivo d’orgoglio per Leno e per tutti i suoi abitanti. Una manifestazione la cui importanza ha varcato decisamente i confini della nostra provincia e che lo scorso 21 febbraio ha festeggiato felicemente la sua trentesima edizione. Un nuovo appuntamento che, è proprio il caso di dirlo, ha fatto pienamente centro, aumentando una volta di più il rilievo della divertente manifestazione organizzata dalla Pro Loco di Leno con il sostegno della locale Amministrazione comunale, della Fondazione Dominato Leonense, della Cassapadana e dell’assessorato al turismo della Provincia di Brescia. In effetti, svanite le apprensioni della vigilia legate ad un clima che si preannunciava poco favorevole, il carnevale lenese si è inserito come vuole la tradizione nella prima domenica di Quaresima, richiamando nel centro bassaiolo tantissimi spettatori e numerosi carri allegorici e personaggi in maschera provenienti praticamente da tutta la Bassa e da diverse altre località della provincia di Brescia, oltre che dalla vicina provincia di Mantova. Almeno per un intenso pomeriggio problemi e preoccupazioni di questo non facile periodo hanno lasciato ampio spazio alla voglia di divertirsi e di ritrovarsi di tutti i partecipanti, che hanno riempito di mille colori le vie di Leno, riconoscendosi nei vari personaggi proposti dalla sfilata e condividendo una passerella che ha rivolto la preziosa linfa dell’ironia ai numerosi problemi che ci “regala” l’attualità. Proprio questo, del resto, come è stato ricordato al termine della multicolore sfilata dei carri allegorici, è il principale messaggio che proviene dal “Gran Carnevale dei Carnevali” di Leno. Una festa divertente e spensierata che, non a caso, viene proposta già in tempo di Quaresima. Sin dalla prima di queste riuscite trenta edizioni, in effetti, si è voluto dimostrare che questa allegra giornata non intende affatto essere una scusa per “mettere la testa sotto la sabbia” e dimenticare i problemi, ma, al contrario, vuole rappresentare l’elemento in più per unire più che mai le forze di tutti ed affrontare ancora con più determinazione e nuovo entusiasmo le sfide che ci propone la vita di tutti i giorni. La chiesa di S. Girolamo a Gottolengo Del 1478 è la donazione di una casa in Gottolengo in favore di un convento carmelitano, ancora da erigere. L’anno seguente, il 14 maggio, il Comune di Gottolengo donava sedicimila mattoni per l’edificazione, nel borgo Redone, del nuovo convento di S. Girolamo. Si deve, pertanto, considerare il 1479 come anno di fondazione del monastero in questione. Passato intorno al 1650 ai Carmelitani Scalzi, venne nel 1797 soppresso dalla Repubblica di Brescia e trasformato, nel 1836, in ospedale, mentre la chiesa rimase aperta al culto, come sussidiaria della parrocchia. Attualmente il complesso è occupato dal locale ricovero degli anziani, mentre la chiesa è stata recentemente sottoposta ad un accurato intervento di restauro, che ha interessato principalmente la sua pregevole veste pittorica della fine del XV e del XVI secolo. La chiesa, orientata, è costruita tutta in laterizio, parte in vista (abside, campanile, parte inferiore dei fianchi e contrafforti) parte mascherata dall’intonaco. La facciata a capanna, rivestita d’intonaco, è scandita in tre parti da quattro sottili lesene che, poggianti su un lato zoccolo, ne accen- tuano lo slancio verticale. Le sormonta un cornicione aggettante, che costituisce la base del frontone. Nello scomparto centrale si apre l’alto portale, inquadrato da una cornice rettangolare in pietra.Più in alto è un ampio finestrone quadrangolare. In tale redazione, la facciata non dovrebbe essere anteriore alla fine del ’500. I fianchi, sui quali prosegue l’alto zoccolo, sono scanditi superiormente dal ritmo dei contrafforti, mentre inferiormente sono occupati dai volumi, allineati in un unico piano, delle cappelle laterali. Dal solo fianco destro emerge il volume aggettante della terza cappella laterale, che, ad evidenza, non rientra nell’impianto primitivo. Sempre nel fianco destro, in corrispondenza delle prime due campate, sono aperte, nella parte superiore, due monofore ad arco inflesso, inquadrate in sguanci obliqui di forma rettangolare, caratteristiche del Quattrocento in territorio bresciano. L’abside, dal paramento murario laterizio in vista, è di forma poligonale e nelle sue linee estremamente sobrie è segnata agli spigoli da contrafforti piegati ad angolo ed in basso dal solito zoccolo. È affiancata sulla destra dal massiccio campanile, tutto in cotto, inquadrato da contrafforti angolari, forata nel fusto da esigue feritoie e concluso nella cella campanaria, aperta, su ogni lato, da un’ampia finestra ogivale. Lo slancio verticale della facciata è ancor più visibile all’interno, dove la navata unica è scandita da cinque campate da quattro archi traversi a sesto acuto, che reggono la copertura lignea palese e ricadono pensili sulle pareti. La loro imposta, considerevolmente elevata, è semplicemente sottolineata da una ridotta cornice laterizia che risalta sul bianco intonaco. Ai lati delle prime quattro campate, tra i contrafforti, sono, sopraelevate di un gradino, le cappelle laterali, costituite da profonde nicchie a tutto sesto e di pianta rettangolare, ad eccezione della terza a destra, che, più ampia e quadrangolare, si apre verso la nave mediante un arco a sesto rialzato. Ad oriente, un arco trionfale a sesto leggermente acuto, la cui imposta è segnata dalla sottile cornice in cotto risaltante sull’intonaco, da accesso al coro. Esso è costituito da una campata quadrata coperta da volta a crociera non costolonata e seguito da un’abside poligonale coperta da volta ad ombrello. Entrambe le volte ricadono pensili su piccoli peducci laterizi in forma di ridotte mensoline. Nella parete a sinistra del coro, in alto, sono i resti di un’originale bifora a tutto sesto, i cui archi poggiano su colonnine binate. Di questo mancano quelle centrali, forse, perché in restauro o, forse, perché sottratte. Nella parete opposta si apre un’ampia finestra rettangolare, dalla quale il coro tra illuminazione. Da un portoncino sulla sinistra si accede. Pag. 22 Pianura Territorio La Marzo 2010 Il mercato settimanale di piazza A partire dalla prima età comunale, la piazza ha subito notevoli trasformazioni assumendo gradualmente le attuali configurazioni, condizionata dai poli del potere civile e religioso, qui attestati nel corso dei secoli. Lo spazio riunisce in modo singolare gli edifici più rappresentativi della storia e della cultura di ogni comunità: dal Palazzo del Comune, alla Chiesa e il Campanile, alla Torre del Popolo. La piazza è stata il primo centro commerciale animato da scambi e mercati, inizialmente l’area di vendita era ridotta, non rigidamente definita e coinvolgeva pochi commercianti che si limitavano a esporre la merce da vendere in sacchi, sui carretti o su banchi improvvisati. Il mercato, giornaliero o settimanale, è fenomeno essenzialmente collegato al sorgere delle città e all´inurbamento. È luogo d´incontro tra coloro che vivono entro le mura, e quindi dentro la città, i paesi con quelli che abitano nel circondario. Nel corso degli anni il numero dei banchi si è costantemente ampliato e oggi il mercato, di generi vari, va dal lunedì al sabato si è espanso anche in altre vie del centro storico dei comuni con maggior numero di abitanti, sempre contigue alla piazza della Chiesa. Gli affari che si trattano sono, in maggioranza, relativi a beni fungibili, di piccola entità e si concludono a contanti e con conseguenza immediata. Il compratore è garantito dalla semplice sorveglianza dei pubblici ufficiali, addetti al controllo dei pesi, delle misure e della tranquillità pubblica. La data più vecchia della sua presenza fisica in quanto mercato risale al 9 aprile 1777 attraverso un proclama delle monete dell’E° Capitano di Brescia Vincenzo Morosini. Il Capitano, fece presiedere i mercati con una scorta di sei soldati addetti al controllo dei pesi, delle misure e della tranquillità pubblica a garanzia del compratore. …“ed al caso di sorprenderne alcuno in trasgressione della pubblica risoluta volontà dovrà farlo ritenere dai soldati e consegnare agli uomini di comune costudito venga da essi e tradotti nelle forze di questa carica”. I giorni di mercato settimanali: Pavone il lunedì Gambara il martedì Pontevico martedì o altra giornata Pralboino il venerdì Gottolengo il sabato Chiari martedì, giovedì, sabato Rovato il lunedì Travagliato il martedì Palazzolo il mercoledì Lonato il lunedì Ghedi il mercoledì Carpenedolo il giovedì Montechiaro il venerdì Gavardo lì 10 e l’11 del mese Gardone il lunedì, mercoledì e venerdì Carcina il martedì Preseglie il 15 di ogni mese Verola Alghise il giovedì Orzi Nuovi il venerdì Asola il sabato Il castello di Pralboino, l’architettura Il castello di Pralboino comprende: il palazzo, i cortili ad esso adiacenti, ed alcuni fabbricati minori per una superficie complessiva di circa quattro ettari. Il palazzo ha una grande dignità architettonica: è posizionato in modo da dominare con la sua mole tutta la campagna circostante; è a pianta quadrata, con lati di cinquanta metri, con un cortile centrale, con fontana; la struttura portante è in muratura con notevoli spessori e si sviluppa fuori terra con tre piani; nella distribuzione esterna alla struttura, precisamente sul lato verso la chiesa, la facciata è isolata da una fascia di terreno che la separa dal fossato, mentre sul lato nord esiste un cortile rustico con costruzioni di servizio. Davanti al piazzale dell’ingresso vi era in origine un grande giardino con la casa del giardiniere e dell’ortolano, le torrette di cinta con sale da caffè. Di tutto rimane attualmente il muro di cinta con alcuni torrioni ricostruiti sulle preesistenze medioevali. La rocca prima assumeva una forma a U di cui si conservano ancora i locali al piano terra sui quali l’abate realizzò un ammezzato e un piano nobile, mentre sul lato mancante, venne edificato completamente formando una corte. Nel lato senza il porticato doveva essere sistemato un grande scalone che portava al piano nobile, ma per problemi sconosciuti non è mai stato realizzato; al piano terra questo lato doveva completarsi con un porticato come sui restanti lati, probabilmente fu anche iniziato, dato che è testimoniato tuttora da due colonne sormontate da vasi sagomati agli angoli, ma probabilmente ci fu un ripensamento. Le facciate sono semplici, le finestre sono sormontate da timpani triangolari ai vari piani nobili. I portici hanno grandi colonne toscane. L’ingresso è molto caratteristico per la presenza di un doppio portale racchiuso tra quattro paraste, che all’inizio sono bugnate e man mano salgono vengono interrotte da un bellissimo balcone in pietra con balaustrini in stile Sansoviniano che reggono il davanzale; sono presenti due porte finestre che ripartono le quattro lesene ora arricchite da motivi ornamentali di stile neoclassico che raggiungono la cornice della trabeazione. Sopra la trabeazione il frontone triangolare sormontato da pinnacoli, al centro un medaglione con impresse le iniziali della famiglia Gambara, ora sostituite con le iniziali dell’attuale proprietà. I due portali immettono nello splendido porticato ad archi a tutto sesto, sorretto da colonne in pietra di Botticino. Sotto lo stesso, porte e finestre sono prive di decorazioni, tranne quelle dei piani superiori nobili, le finestre sono sormontate invece da un timpano curvo. Milzano nel catastico del Da Lezze Il denominatore comune che ritroviamo attraverso la lettura dei documenti sull’economia bresciana nei secoli XVII e XVIII è rappresentato dalla pressione fiscale veneta. Venezia infatti ricavava dai predomini di terra ferma il necessario sia per la sua immagine di città stato e sia per poter finanziare le sue numerose guerre a difesa dei suoi interessi mercantili. La conseguente cattiva condizione della finanza veneta, sintomo questo della sua lenta e progressiva decadenza, non concedeva d’altra parte al Governo della Serenissima alcuna possibilità di attenuare la pressione fiscale. Questa situazione non poteva che pesare gravemente sulle popolazioni della terra ferma, tra le quali Brescia e il suo territorio, che con le sue attività produttive principali: l’estrazione, la fusione e la lavorazione del ferro e la lavorazione di lana rappresentava un serbatoio particolarmente ricco. La crisi economica che è risultata in una situazione di questo tipo viene chiaramente documentata nel catastico fatto compilare nel 1609 dal patrizio veneto Giovanni Da Lezze podestà di Brescia; questo prezioso documento fornisce un quadro completo della vita bresciana in particolare delle attività. Milzano fu così inquadrato dal Da Lezze nel 1609: 1.“Terra in piano oltra la Mella verso sera di circonferenza ½ miglio in circa lontana da Patalboino un tiro d’arcobuso, vengono à raggione gli abitanti alla detta terra. 2.Fuoghi n° 100 in circa, Anime n°1000, de quali utili, 220. 3.Piò di terra quattro mille in circa migliori di Patalboino per il piu, essendovene anco d’altre tre magre, et leggiere. 4.Chiesa di S. Biasio parochiale officiata da Preti con buona entrada. Chiesa di S. Michel picciola. 5.Nobili Bresciani Signori Sali, Signori Palazzi Contadini li Faustini. Una disciplina, dove si ridducono li preti in un numero di 12, vestono di bianco, et è una chiesiola. 6.Vi è un molino delli detti signori Conti Gambareschi. 7.Animali bovini pera n° 150 Cavallini n°50 Pecorini n°500 Carri et Carrette n°100. Il castello di Pralboino di Colossi Gianni Il castello di Milzano L`abbazia benedettina di Leno fu costruita per volere di Desiderio nel 758 e, per lungo tempo, fu tra le più importanti dell`alta Italia. L’abbazia ebbe un tale sviluppo che la venuta a Leno dei monaci benedettini segna la rinascita cristiana, economica e culturale della Bassa Bresciana, ma il suo dominio si stendeva oltre i confini della provincia. I monaci di Leno, che avevano la proprietà di molti beni in Milzano, dovettero provvedere a munirlo di una difesa. Si ha notizia del castello di Milzano quando per merito dell’imperatore Corrado II nel 1301 venne restituito ai monaci di Leno, dopo che era stato usurpato da un nobile locale. Anche un’altro imperatore Enrico III protesse l’abbazia di Leno e con diploma del 29 novembre 1043, confermava i diritti di quel monastero su vari possedimenti, che erano stati contestati e fra questi il Castello di Milzano. Poi anche per Milzano avvenne la trasformazione che subirono molte proprietà delle abbazie finchè venne concesso in feudo ai Gambara, che signoreggiavano già sull’opposta sponda sinistra del Mella, in territorio di Pralboino, con investitura di Filippo Maria Visconti in data 3 ottobre 1422; confermata poi da Venezia con altri privilegi il 3 settembre 1427 e nel 1440. Il castello era sito a sud della chiesa parrocchiale, al di là del fosso Caglione, dove questo forma un’ ansa ad angolo retto non molto distante dalla strada che porta sulla comunale Pralboino-Alfianello. Oggi è un fabbricato colonico. (tratto da “Le dimore bresciane” di Fausto Lechi) Marzo 2010 Pianura Orzinuovi La Pag. 23 Pag. 24 Pianura Territorio La Marzo 2010 A Palazzo Cigola-Martinoni riunione dell’Ucid e del Rotary La casa-torre cinquecentesca ben datata dalle sue proporzioni e dai beccatelli del cornicione di gronda; la porzione centrale contigua del sedicesimo secolo, caratterizzata da un elegante porticato a sette archi poggianti su colonne in pietra di Botticino; una ulteriore ala chiude il ciclo costruttivo, firmato da Giovanni Battista Donegani, progettista del settecento. Sono le tappe di palazzo Cigola Martinoni, recuperato recentemente con rispetto degli intonaci, valorizzazione delle decorazioni originarie. Un sistema ad onde radio permette di programmare accensione e spegnimento delle luci interne da un computer, che ha evitato tracce sui muri con sistema tradizionale a pulsanti e rispettato le pareti affrescate. Palazzo Cigola-Martinoni è sede del municipio di Cigole, è stato acquistato nel 1984 su decisione del consiglio comunale. L’edificio ha conosciuto un periodo di declino fino quando Riccardo Geminati ed il sindaco del tempo Giuliano Pegoiani, ottenuti fondi della Comunità Europea, potevano dare avvio ad un intervento di restauro conservativo che in ventiquattro mesi ha restituito alla costruzione l’aspetto originario. Uno splendore, come hanno commentato i rotariani del Club di Manerbio (presidente l’ing. Andrea Negretti) e gli associati all’Ucid (l’unione cristiana imprenditori e dirigenti, sezione Bassa Bresciani, presidente il dott. Giuseppe Pozzi) che hanno riunito associati e simpatizzanti per uno dei periodici incontri. È stato un importante appuntamento per due realtà del volontariato che condividono attenzione alle comunità. In un primo momento gli ospiti hanno visitato le sale nelle quali dal novembre 2009 s’è realizzato il Rais (“radici” nel significato del dialetto locale) centro per la valorizzazione rurale e del gioco storico. Poi partecipando alla Messa celebrata dall’assistente ecclesiastico don Giuseppe Castellaneta nella chiesetta della scuola parrocchiale per l’infanzia. Infine partecipando alla cena servita dagli allievi dell’istituto alberghiero di Bargnano, nello sfarzo di stucchi e affresci del salone delle feste. In tavola prodotti della cooperativa la Buona Terra che coltiva l’antico monococco (Triticum Monococcum L.) un frumento “vestito” con la cariosside racchiusa dalle glume anche dopo la trebbiatura, coltivato in Oriente da più di 10 mila anni, che per migliaia di anni, fino all’età del Bronzo, in Europa il Monococco ha rappresentato, insieme a farro e orzo, la base dell’alimentazione di intere popolazioni. Con farina di monococco sono stati confezionati i “casoncelli” di Gottolengo ripieni di zucca e canditi coi quali s’è aperto il menu della serata proseguita con piatti di carni della cooperativa che alleva bovini della razza bianca padana, suini della mora romagnola e pollame; la cena s’è e conclusa con formaggi del caseifici Zani e dolci fatti in casa. È stato l’occasione per scoprire una realtà della Bassa Bresciana che completa l’offerta turistica e di servizi a disposizione di aziende e circoli culturali che la storia della pianura hanno a cuore. La formazione per i datori di lavoro Formazione per datori di lavoro, dirigenti e preposti delle imprese affidatarie ai sensi dell’Art. 97 comma 3 ter D.Lgs 81/2008 Il D.Lgs. 81/2008 ha segnato una tappa importante nella corretta definizione dei ruoli e delle responsabilità dei soggetti che intervengono nell’attuazione di cantieri edili e di ingegneria civile. In particolare, ha chiarito l’importanza, anche sotto il profilo prevenzionale, rivestita dall’impresa affidataria (l’impresa appaltatrice). Il D.Lgs. 106/2009, di modifica e integrazione del D.Lgs. 81/2008, è ulteriormente intervenuto sull’argomento, disponendo che il controllo delle condizioni di sicurezza del cantiere, dei requisiti delle imprese subappaltatrici e delle disposizioni e delle prescrizioni del PSC, già previsto dalla versione originaria del D.Lgs. 81/2008, sia effettuato da soggetti (datori di lavoro, dirigenti e preposti) delle imprese affidatarie in possesso di adeguata formazione. Tale formazione riguarda i principi generali della legislazione, il ruolo del committente, gli obblighi di sicurezza, le verifiche dei subappaltatori e dei lavoratori autonomi da parte dell’impresa affidataria ai fini dell’idoneità professionale. Il committente o il responsabile dei lavori, se nominato, ha l’obbligo di verificarne l’adempimento come indicato nel decreto. Ricordiamo pertanto a tutte le imprese interessate che non avessero ancora provveduto alla formazione del proprio personale, che tale inadempimento viene così sanzionato dal D.Lgs 81/2008: “Il datore di lavoro e il dirigente sono puniti con l’arresto sino a due mesi o con l’ammenda da € 500,00 a € 2.000,00”. Giulio Caravaggi SGS Servizi s.r.l. Alcuni dei nostri servizi: • Corsi di formazione d.Lgs. 81/2008 • siCurezza e igiene negLi ambienti di Lavoro d.Lgs. 81/2008 • mediCina deL Lavoro • Corsi di igiene aLimentare - manuaLi HaCCP SGS Servizi S.r.l. 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Ora è giunto il momento nel quale, più precisamente, possiamo dare il via ai nostri progetti e cercare di rendere il più concreto possibile il programma che abbiamo presentato agli elettori”. Un’intenzione che rende l’agenda di lavoro del sindaco Borzi e dei suoi collaboratori particolarmente fitta di appuntamenti: “Abbiamo diversi punti che richiamano la nostra attenzione. Si parte dalla sicurezza (con un intervento immediato per potenziare il sistema di videosorveglianza) per arrivare a diverse altre opere che riteniamo improcrastinabili, come, ad esempio, la manutenzione della strade. Nella nostra cittadina ce ne sono alcune davvero in condizione disastrate ed è nostra intenzione intervenire subito, anche per venire incontro ad una precisa richiesta degli abitanti”. Il rapporto con la gente sembra essere un tasto ricorrente per lo stesso Borzi, che non a caso è intenzionato ad affidare proprio ad una pubblica informazione la presentazione in grande stile dell’attività che lui e la sua Giunta intendono portare avanti: “Se vogliamo parlare di progetti – sorride il sindaco ghedese – posso anticipare che proprio in questi giorni stiamo definendo (dopo averlo studiato con grande attenzione e meticolosità) un vero e proprio programma triennale che comprende tutte le iniziative che mettere- mo in atto e gli obiettivi che ci prefiggiamo di raggiungere. Non appena sarà completato lo presenteremo alla popolazione, che così potrà capire nei dettagli tutto quello che stiamo facendo e dove vogliamo arrivare. Anche se, a dire il vero, mi sembra di poter dire che già questi primi mesi di lavoro, dai primi approcci ad oggi, abbiano fatto intravedere lo spirito con cui abbiamo cominciato questo nostro incarico ed i risultati che ci prefiggiamo di raggiungere per Ghedi ed i suoi abitanti”. Un’attività che ha posto senza dubbio in bella evidenza uno spiccato spirito sociale che Lorenzo Borzi vuole mantenere alla guida della sua “squadra”: “In effetti – conclude il sindaco della cittadina bassaiola – ci siamo voluti impegnare subito nel sociale ed in un periodo di crisi generale e diffusa come quello che stiamo attraversando non poteva essere altrimenti. In questo senso, grazie alla collaborazione tra gli assessorati alle attività produttive, allo sport ed ai ser- vizi sociali, abbiamo coinvolto in diverse attività i lavoratori in cassa integrazione, cercando di dare un sostegno concreto alle preoccupazioni di diverse famiglie della nostra comunità. Al tempo stesso abbiamo iniziato con decisione e convinzione un cammino per rendere sempre più vivibile e vivo il nostro paese. Lo dimostrano, ad esempio, le iniziative che abbiamo realizzato in occasione del Natale, quando abbiamo illuminato maggiormente le vie del centro ed abbiamo realizzato una pista di pattinaggio sul ghiaccio (tenendola, tra l’altro, per diverso tempo anche dopo le festività con conseguenti oneri di manutenzione). Iniziative come queste non sono altro che la testimonianza della nostra precisa intenzione di rendere sempre più viva la nostra comunità e di stringere sempre di più i rapporti all’interno dei suoi abitanti. Il nostro sogno, in una parola, è quello di creare sempre di più una cittadina a misura d’uomo!”. Ginnastica, la gara a brevetti AICS “promossa” a pieni voti La ginnastica artistica del futuro ha vissuto un pomeriggio assolutamente ricco di significato lo scorso sabato 20 febbraio a Ghedi. In effetti il locale Palazzetto dello sport di via Olimpia ha ospitato la riuscita edizione 2010 della “gara promozionale a brevetti”, manifestazione organizzata dall’Aics con il patrocinio del locale assessorato allo sport. All’invito congiunto dell’Aics e della Ginnastica Artistica Ghedi hanno risposto diverse società della nostra provincia, che hanno chiamato in pedana i loro giovani virgulti per il futuro, chiamandoli a mettere in mostra il loro bagaglio tecnico ed il frutto di tutto il lavoro che viene portato avanti con passione ed entusiasmo. Una vera e propria tappa di avvicinamento a quella che si potrebbe definire la parte agonistica della ginnastica artistica, che, in ogni caso, ha riservato un occhio di riguardo all’aspetto promozionale, abbinandolo pure ad una specifica attenzione verso la formazione umana ed il preciso di aiutare la crescita personale dei giovani ginnasti che si sono succeduti sul parquet ghedese. Un obiettivo che ha dedicato un angolo molto importante anche al percorso motorio ideato per i gruppi della scuola materna, ad ulteriore conferma del preciso spirito promozionale che gli organizzatori hanno voluto assegnare a questa gara a brevetti. Al termine dell’intenso e piacevole pomeriggio, seguito tra l’altro da un pubblico numeroso e partecipe, molto caloroso soprattutto nel seguire i ginnasti più piccoli, il dirigente nazionale dell’Aics, Mario Gregorio, e la presidente provinciale Mara Boldini, alla presenza delle autorità amministrative ghedesi, hanno calato il sipario sulla competizione consegnando un diploma di partecipazione ed una medaglia a tutti i partecipanti, unendo così tutti i presenti in un caloroso e sentito abbraccio che punta innanzitutto a costruire il domani della ginnastica artistica. Si lavora intensamente per la sicurezza A Ghedi si è deciso di dedicare un occhio di riguardo ad un tema di particolare importanza e quanto mai sentito come la sicurezza. Un bene essenziale per le nostre comunità e per tutti i cittadini, che richiede ogni giorno il massimo impegno per essere tutelato e valorizzato a dovere. Una posizione che ha preso con grande convinzione il sindaco di Ghedi, Lorenzo Borzi, che così sintetizza la questione: “La sicurezza rappresenta il primo e fondamentale punto di riferimento della nostra azione amministrativa - commenta il primo cittadino ghedese - Non a caso, insieme all’agricoltura, la sicurezza è stata una delle deleghe che ho scelto di conservare personalmente, proprio perché intendiamo impegnarci a fondo in questa direzione e siamo decisi ad offrire risposte concrete ed efficaci alle richieste della gente. Richieste che sono sempre più precise e significative e che devono ricevere dalla Pubblica Amministrazione una risposta pronta e sicura. A tal proposito, sin dal momento della nostra entrata in carica, uno dei primi progetti che abbiamo voluto portare avanti è stato quello di potenziare il sistema di videosorveglianza, un disegno che abbiamo cominciato da subito a perfezionare e che, ne sono certo, potrà offrire evidenti benefici a tutta la nostra comunità. L’intento è quello di curare e proteggere il territorio, non si tratta certo di misure che possono in alcun modo ledere la privacy delle persone. Al contrario, proprio grazie a questo sistema più efficiente ed ampliato gli abitanti di Ghedi potranno sentirsi più sicuri sia nelle strade del nostro paese che nelle loro case. Sappiamo molto bene – continua il sindaco Borzi – quanto la sicurezza sia importante per la vita quotidiana di tutti noi e come questa risorsa così preziosa sia seriamente minacciata al giorno d’oggi per una lunga serie di motivi. Noi dobbiamo fare tutto il possibile per proteggerla nel miglior modo possibile ed in questo senso è fondamentale una collaborazione sempre più stretta tra le forze dell’ordine e l’ente pubblico, ma occorre anche che la stessa Pubblica Am- ministrazione sia in grado di proporre un programma molto chiaro e ben preciso, così da affrontare effettivamente questa problematica con competenza, professionalità e qualità ed è proprio questo quello che abbiamo promesso in campagna elettorale ai nostri concittadini e che intendiamo fermamente realizzare in questo momento”. L’operazione-sicurezza sta dunque entrando nel vivo a Ghedi, una comunità che intende unire sempre di più le sue forze migliori per proteggere e valorizzare come si deve questo “bene” che i cittadini richiedono con crescente determinazione e rappresenta un elemento prezioso che ha il magico potere di innalzare direttamente la qualità della vita. Pag. 26 Pianura Bassano La Marzo 2010 Bassano: audizione in regione per il no a “Teresa S.r.l.” Preceduto dalla positiva notizia del 26/01/2010 da tempo attesa: NO DEL BROLETTO ALL’IMPIANTO TERESA S.r.l., riportata dal Giornale di Brescia, si è avviato l’incontro istituzionale tra le amministrazioni bresciane e la Commissione Ambiente regionale. L’assessore provinciale, Stefano Dotti (Lega Nord), ha posto veto al discusso impianto di trattamento rifiuti pericolosi che si vuole costruire a San Gervasio B.no. deliberando parere negativo della provincia alla Valutazione Impatto Ambientale (VIA) della società Teresa srl, azienda che ha presentato un progetto per il trattamento di terre inquinate da rifiuti pericolosi e tossico nocivi per oltre 100.000 tonnellate anno. La forte pressione venuta dai sindaci , dalla gente, le ferme richieste di presa di posizione degli esponenti della Lega Nord bassanesi e sangervasini hanno mosso definitivamente la provincia di Brescia a prendere l’auspicata decisione. Ora l’attenzione è rivolta alla Regione Lombardia che dovrà tenere ben conto delle volontà espresse dalle amministrazioni locali, dai comitati e dalla Provincia di Brescia al momento della decisione finale che le compete. Il 03 febbraio quindi, a seguito dell’iniziativa promossa dall’Amministrazione Comunale di Bassano Bresciano, il sindaco G.Paolo Seniga e gli amministratori dei comuni contigui si sono recati a Milano presso la sede regionale dove sono stati ascoltati presso la VI Commissione Ambiente regionale. In quella sede, insieme ai sindaci di San Gervasio B.no (Cesare Bozzoni), di Milzano (Bulgari GianBattista), di Seniga (Boldori Giuseppe), di Verolanuova (Carlotta Bragadina) ed il vicesindaco di Offlaga ( Giancarlo Mazza), sono intervenuti per ribadire univocamente le ragioni oggettive del dissenso verso l’impianto. Piena condivisione e sostegno all’iniziativa è pervenuta anche dai sindaci dei comuni di Leno (Pietro Bisinella), di Gottolengo (Giuliana Pezzi Zacco), di Pavone Mella (Piergiorgio Priori) e di Manerbio (Cesare Meletti) che attraverso un comunicato a mezzo fax, acquisito agli atti dei lavori di commissione, hanno ribadito il proprio no alla realizzazione dell’impianto A fianco dei comuni della Bassa Bresciana erano presenti lo stesso assessore provinciale Dotti, l’assessore regionale all’ambiente Davide Boni ed il consigliere regionale Monica Rizzi ( tutti della Lega Nord). Il peso politico ed istituzionale degli interlocutori non può lasciare indifferente l’istituzione regionale che, ora più che mai, trova di fronte a se le istituzioni bresciane unite in un solo fronte. L’intensa attività portata avanti dall’attuale amministrazione bassanese, il coinvolgimento di autorità provinciali e regionali messo in atto anche dalla Lega Nord bassanese e l’operato della commissione speciale guidata dall’ Avv. Alberto Ferrari (PDL) segnano un ulteriore punto a favore di chi la “Teresa S.r.l.” non la vuole. Grazie quin- di alla sensibilità dimostrata dal presidente della Commissione Ambiente regionale, la bresciana Margherita Peroni (PDL) ed all’ottimo lavoro svolto con le valide argomentazioni poste dai tecnici Alessandro Gallina (geologo) e dall’avv. Stefania Vasta (docente di diritto amm.vo Università di Parma), che hanno potuto disporre della documentazione rilasciata dalla Provincia, un altro importante passo è stato compiuto. Un fatto che costituisce localmente anche una risposta ad un volantino di ex amministratori bassanesi , che trattando di questo argomento (in modo per altro disinformato ed un po’ irrispettoso nei confronti di chi da tempo si impegna nella battaglia contro la Teresa srl e nella raccolta firme) sollecitava l’intervento leghista. Afferma il sindaco G.Paolo Seniga: “L’ottimo risultato ottenuto spinge a continuare sulla strada intrapresa ed a rinnovare il totale sostegno all’amministrazione di San Gervasio B.no, a cui riconosciamo la piena competenza territoriale e giuridica, a Respiro Libero ed a chiunque si proponga a supporto della causa, aldilà di chi per malignità o interessi di bottega ci vuol rappresentare divisi. Il passo importante che è stato compiuto in pochi mesi non chiude certamente la partita e siamo consapevoli che molto lavoro resta ancora da fare, ma sicuramente quanto fatto ora – insieme ai comuni ed ai comitati – colma di certo l’inconcludenza di chi in paese ci ha preceduto avendo avuto tempi e margini ben maggiori per agire e che nulla ha fatto di propria iniziativa sulla questione in questi anni”. Il confronto naturalmente riprenderà dopo le elezioni regionali di fine marzo, con i nuovi o riconfermati interlocutori regionali, di certo sarà sempre alta l’attenzione alla tutela del territorio di una provincia e di una Bassa che è già saturo. L’ampliamento dell’asilo Finalmente e dopo un iter “burocraticoambientale” di circa otto mesi riprendono i lavori di ampliamento della scuola materna comunale “A. Martinengo”. I lavori iniziati a giugno 2009 erano stati subito sospesi a causa del rinvenimento, nell’area oggetto dell’intervento, di un serbatoio di gasolio interrato deputato in passato allo stoccaggio di liquido combustibile per il riscaldamento dell’edificio scolastico prima che il comune si dotasse della rete del gas metano. Tale serbatoio presentava al momento del rinvenimento, come evidenziato nella relazione tecnica, la presenza di perdite di gasolio che si riscontravano tangibilmente sia a livello visivo che olfattivo nel terreno a contatto diretto con il serbatoio stesso. Un “eredità” nel patrimonio comunale di oltre 30 anni fa conosciuta da molti in paese ma evidentemente un po’ meno nota alla giunta comunale precedente che con delibera dell’aprile 2009 approvò il progetto esecutivo. I fatti poi ci dimostrano quanto sia stata ulteriormente frenetica la corsa all’inizio lavori, coincidente qualche giorno prima delle elezioni, rispetto alla mancanza di una ponderata valutazione esecutiva di quanto doveva essere fatto in un ordinario e corretto contesto amministrativo di gestione della cosa pubblica. E così ecco l’iter burocratico che ne è seguito complice certamente una sensibilità diversa che l’attuale amministrazione ha dimostrato in ambito ambientale e che ha portato alla validazione dei risultati di analisi da parte dell’ARPA di Brescia ad inizio gennaio 2010. Adesso quindi, tempo permettendo, toccherà alla ditta specializzata il compito di asportare e bonificare il terreno inquinato dando poi modo alla Edilizia Roverselli srl di eseguire l’ampliamento commissionato. “Sembra assurdo tutto questo tempo di ritardo nell’esecuzione delle opere, ma altro che inesperienza amministrativa che ci viene tacciata dagli ex amministratori, qui si è dovuti correre e sottostare alle norme che l’ARPA e la conferenza dei Servizi (ASL e Provincia di Brescia) ci hanno prescritto con tutte le analisi e monitoraggi ambientali specifici per la messa in sicurezza e relativa bonifica ambientale. Siamo in effetti in presenza di una conformazione del terreno dove la falda dell’acqua è alta e dove nelle immediate vicinanze passa la roggia Bassana, se queste indagini fossero state fatte in sede di valutazione del progetto, la presenza del serbatoio era nota a molti, di certo non avremmo perso tutto questo tempo. Chi poi liquida la questione come una cosa che si poteva sistemare in pochi giorni conferma ulteriormente il pressappochismo e la superficialità amministrativa con cui è stata precedentemente gestita la questione. Quest’amministrazione comunale guarda ai fatti, rispettando le regole e cercando di far bene per dare alla propria comunità ed ai bambini della stessa una scuola materna più vivibile in un ambiente sano” così dichiara il sindaco G.Paolo Seniga interpellato sulla questione. Pianura Territorio La Marzo 2010 Pag. 27 Inaugurata la tangenziale L’assessore regionale di Pavone Mella Nicoli promuove il commercio a Cigole Sabato 6 febbraio è stata inaugurata la tangenziale di Pavone del Mella. La strada provinciale che, uscendo dal centro abitato del paese lo libera dal traffico, dallo smog e dai rumori offrendo maggior sicurezza agli abitanti. Sono questi gli obiettivi collegati alla costruzione della nuova deviante nordovest di Pavone. Alla presenza del Presidente della Provincia di Brescia, Daniele Molgora, dell’assessore ai Lavori Pubblici Ing. Mauro Parolini, del Consigliere Provinciale Gianpaolo Mantelli e di numerosi Sindaci della zona, il parroco don Lorenzo Boldrini ha benedetto l’importante opera a cui è seguito il taglio del nastro. Il sindaco Piergiorgio Priori, durante la cerimonia di inaugurazione della tangenziale ha voluto rimarcare la politica del fare della sua amministrazione per quanto riguarda la variante, un’opera a salvaguardia e beneficio dei pavonesi. Ha poi voluto ringraziare l’attuale e la precedente amministrazione, in particolare il Vice Sindaco Mariateresa Vivaldini e l’ex Vice sindaco Giuseppe Saldi. Sentiti ringraziamenti, ha detto, vanno anche alla Provincia di Brescia nella persona dell’assessore ai Lavori Pubblici Ing. Mauro Parolini e tutto lo staff tecnico e in particolare all’Ing. Bortolo Perugini e al Geom. Livio Presti che hanno seguito la realizzazione dei lavori, all’impresa esecutrice per l’ attenzione al territorio ed ai Pavonesi che dando fiducia a questa Amministrazione hanno contribuito alla realizzazione di questa importante infrastruttura che ora consentirà di mettere in campo azioni che renderanno Pavone del Mella più a misura d’uomo. Il Comune di Cigole ha partecipato con successo all’iniziativa della Regione Lombardia la quale ha voluto aiutare le piccole attività commerciali nei comuni lombardi sotto i 2000 abitanti. Il provvedimento prevede misure di sostegno per cofinanziare sia gli investimenti promossi dagli operatori commerciali sia i progetti di sviluppo messi a punti dai Comuni stessi; Destinatari del contributo, insieme agli enti locali, le micro e piccole imprese che operano come commercianti al dettaglio di prossimità, in sede fissa e in forma ambulante stabile con posteggi su area pubblica. Il progetto ha consentito al Comune di accedere ad una quota di circa 80.000 euro che verranno ripartiti in parti diverse fra cinque attività commerciali di Cigole che hanno partecipato all’iniziativa ed una quota, di oltre il 50% dell’intera quota invece, resterà a disposizione del Comune. I finanziamenti previsti per le attività commerciali si distinguono in un 50% del totale a fondo perduto mentre l’altro 50% viene concesso ad un tasso agevolato. Per il Comune, invece, la quota è totalmente a fondo perduto e dovrà essere destinata ad opere per favorire il commercio nel paese. Si vuole ringraziare per l’aiuto dato nel promuovere l’iniziativa nel nostro paese la Minoranza che, venuta a conoscenza del progetto tramite i propri contatti presso la Regione Lombardia, ha provveduto a contattare direttamente alcuni commercianti nonché l’Amministrazione comunale. Il Comune ha poi accolto le richieste pervenute dai Commercianti e la proposta di partecipare al bando pervenuta dalla Minoranza organizzando una riunione dove sono stati spiegati i termini e le condizioni del progetto. Proponiamo inoltre all’amministrazione comunale di utilizzare il finanziamento, a totale fondo perduto, ricevuto dalla Regione Lombardia per opere di viabilità necessarie nel centro del paese e nello specifico per la risistemazione dei marciapiedi che da tempo necessitano di manutenzione. Si chiede anche, alla luce dei recenti atti di criminalità che hanno colpito il nostro paese, di considerare la possibilità di installare un sistema di videosorveglianza che permetta di monitorare i punti principali del paese. I commercianti vogliono ringraziare la minoranza per aver sollecitato il comune nell’aderire a questa iniziativa. Pavone Mella, come funziona la biblioteca La Biblioteca Comunale di Pavone Mella appartiene al Sistema Bibliotecario Bassa Bresciana Centrale, istituito mediante Accordo convenzionato nel 1994, che comprende le biblioteche di 31 Comuni, nella zona a sud di Brescia, per un bacino d’utenza di 157.452 abitanti. Il Sistema è lo strumento attraverso il quale le biblioteche della Bassa Bresciana attuano la cooperazione bibliotecaria: una rete articolata di relazioni di tipo tecnico, informativo, istituzionale, finalizzata ad aumentare la capacità di risposta delle singole biblioteche alle domande dei propri utenti, dove l’utente e le sue esigenze informative sempre più urgenti e sempre più in rapida evoluzione, sono il riferimento primo e privilegiato dei servizi erogati. Questo tipo di organizzazione permette di cercare un libro in tutte le biblioteche della provincia di Brescia e Cremona e consegnarlo agli utenti nel giro di pochi giorni, di tenere un aggiornamento professionale proficuo e permanente e di centralizzare, nel rispetto della specificità di ogni singolo paese, le nostre azioni e risorse in modo da ottenere i migliori risultati possibili per gli utenti. Le attività e i servizi del Sistema Bibliotecario sono erogati in stretta collaborazione con l’Ufficio Biblioteche della Provincia di Brescia che è il principale artefice e promotore della Rete bibliotecaria bresciana e dei suoi servizi: automazione, catalogazione, OPAC, prestito intersistemico, promozione alla lettura. La Biblioteca di Pavone Mella, in quanto punto di prestito, offre i seguenti servizi: - iscrizione gratuita ai servizi della biblioteca; - il prestito gratuito, per 30 giorni, dei volumi presenti nella nostra biblioteca (fino a 3 libri contemporaneamente); - la possibilità di prorogare il prestito per altri 30 giorni nel caso i primi 30 non siano sufficienti; - l’opportunità di ricercare un libro nel catalogo collettivo delle biblioteche della Provincia di Brescia e riceverlo in prestito interbibliotecario per 30 giorni (fino a 3 libri contemporaneamente); -la consultazione in sede di enciclopedie e materiale per lo studio; -la fotocopiatura dei testi in sola consultazione; -l’esposizione delle informazioni di comunità (gite, mostre, convegni, iniziative, servizi del comune); -la conservazione della memoria locale attraverso l’acquisto e il prestito di testi che trattano la storia del nostro territorio (libri “sezione locale”); - personale qualificato e costantemente aggiornato in grado di fornire informazioni bibliografiche (o semplicemente consigliare un libro) e di gestire correttamente la biblioteca in tutti i suoi aspetti; - fruizione di un patrimonio librario di più di ottomila volumi, comprendente tutti i generi, letterari e non; - iniziative di promozione alla lettura con tutti gli ordini di scuole presenti sul territorio; - adesione al progetto di Nati per Leggere che si propone di favorire e sostenere l’abitudine di leggere nei bambini in età prescolare. In particolare, la campagna di Nati Per Leggere coinvolge in primo luogo i genitori e i pediatri che, con funzioni e ruoli differenti: i pediatri hanno l’importante compito di far comprendere l’importanza di leggere storie ai bambini fin dalla più tenera età, per un corretto sviluppo psicofisico. In biblioteca è allestito uno spazio adeguato per i bambini e per i loro genitori, in modo tale da renderne piacevole il soggiorno e da sviluppare l’abitudine ad usufruire dei servizi che la biblioteca offre. La bibliotecaria inoltre fornisce suggerimenti utili nella scelta dei libri da leggere, creando scaffali con bibliografie apposite. - 3 Open day (ovvero apertura straordinaria della biblioteca di sabato o domenica pomeriggio) con letture animate, labo- ratori creativi, prestito libri e merenda in biblioteca. Nella biblioteca di Pavone del Mella dal 2006 è presente un Punto Informagiovani: un servizio pubblico e gratuito istituito grazie alla Provincia di Brescia. Sono pertanto a disposizione supporti informativi (dossier, guide, libri, opuscoli, depliant) e di consulenza per accrescere la conoscenza di opportunità, presenti e future, nei seguenti ambiti: - scelta scolastica, - ricerca dell’occupazione, - organizzazione del tempo libero o progettazione vacanze, - attività di impegno sociale e di volontariato, - scegliere un’esperienza di studio e/o lavoro all’estero, piuttosto che partecipare a scambi europei. Sia le numerose iniziative promosse dalla biblioteca per agevolare gli utenti, sia il lavoro di promozione alla lettura svolto per le scuole del nostro territorio, hanno dato risultati veramente apprezzabili, quasi raddoppiato il prestito libri e il numero utenti nell’ultimo quinquennio. Risultati gratificanti che premiano il dinamico e qualificato lavoro dell’assessore alla cultura Mariatersa Vivaldini, della Commissione Biblioteca prima guidata dalla presidente Maddalena Fioretti ed ora dalla presidente Giulia Polari, nonché la grande professionalità e disponibilità della nostra bibliotecaria Elisa Boglioli che ha saputo dare una vera svolta al centro culturale del nostro paese. Pag. 28 Pianura Orzinuovi La Marzo 2010 Proposte culturali nel mese di Marzo Dopo i concerti sacri e Gospel proposti nelle nostre chiese durante il periodo natalizio, concluse le due mostre una fotografica “Berlino 20 anni dopo” ed una di bozzetti di cartoline “Auguri dalla Belle Epoque” allestite presso la Rocca di Orzinuovi, per il 2010 è stato siglato un accordo tramite il Teatro Piccolo Parallelo di Romanengo per una rassegna di spettacoli legati da una convenzione con i Comuni di Soncino, Rudiano e Romanengo, finalizzato ad un abbattimento delle spese di marketing e pubblicità. Gli spettacoli orceani, uno rappresentato alla Rocca ed uno al Centro culturale, si sono rivelati innovativi, ironici, diversi dal tradizionale senza essere d’avanguardia. Ci sono state serate a tema, come la presentazione del libro “Destino” da parte del prof. Natoli e dal Prof. Bertoletti, curato dalla dott.sa Francesca Nodari, che proporrà altri incontri a carattere filosofico lungo l’arco dell’anno. Il nostro contributo in ricordo della Giornata della Memoria: uno spettacolo, Alma Rosè, la storia di un’orchestra femminile ambientata ad Auschwitz con musiche appartenenti al repertorio che gli ufficiali tedeschi erano soliti ascoltare, brani recitati sul filo di biografie tristi e vere, come tutte le storie della Memoria. Il Carnevale per i bambini (per i grandi a volte bastano carnascialesche dichiarazioni politiche magari rilasciate sulle pagine dei giornalini locali …) è stato festeggiato martedì 16 nel pomeriggio, in piazza, con il Mago Sereno che ha presentato ininterrottamente giochi di prestigio e spettacoli. Il 27 febbraio il tardo pomeriggio e la serata sono stati dedicati alla Fondazione Don Gnocchi, con l’intensa partecipazione del Gruppo Alpini di Orzinuovi, con la presenza di Monsignor Bazzani e del Presidente della Fondazione dott. Rossi. Si sono organizzati Incontri sulla Storia dell’arte propedeutici a future proposte artistiche. Il calendario per il mese di Marzo è questo: 07 marzo: Davide Dotti – Arte futurista; 11 marzo: Michela Franzelli, Eriberto Bettini e Cinzia Zanetti (critici d’arte) – Arte e mercato; 18 marzo: Piero Almeoni (artista) – Arte pubblica. La giornata della donna sarà raccontata da “Antigone” il 14 marzo, a fianco di un’altra rassegna di poesia di autori locali, organizzata dall’assessorato alle Politiche giovanili. Noi cureremo in particolare un ricordo a Mario Mantovani, poeta della vita, autore e cantante. In aprile ci saranno tre serate pianistiche sui romantici del 1800 con la prestigiosa partecipazione del maestro Daniele Alberti. Inoltre si sta preparando un Symposio di Scultura che porterà un concorso nelle nostre strade, concorso di work in progress in modo che l’arte della creazione possa da tutti essere ammirata nel suo divenire. E ancora altri molti progetti in embrione (dalla Pinacoteca ad una Guida turistica locale con relativa pubblicità su riviste specializzate e punto Informazioni), verranno sviluppati nel corso dei prossimi mesi. I mercati agricoli ad Orzinuovi Una nuova occasione per valorizzare il nostro territorio facendo conoscere tradizioni che altrimenti andrebbero perse, per esempio il processo di caseificazione, la tosatura o la pigiatura dell’uva. Sono iniziative che fanno bene all’agricoltura e alla nostra cittadina: piazza Garibaldi ospiterà un mercato agricolo e si trasformerà in una vera e propria fattoria. È questo il risultato che speriamo di raggiungere attraverso l’organizzazione di un mercato agricolo che, ogni prima domenica del mese a partire dal 7 marzo e fino al 5 settembre, animerà appunto piazza Garibaldi, alle porte della Rocca San Giorgio. L’iniziativa sarà in concomitanza con i mercatini dell’antiquariato ed è organizzata in collaborazione con il Parco Oglio Nord. Frutta e verdure, miele, vino, olio, salumi, formaggi e altri prodotti agricoli, rigorosamente di provenienza ad “origine garantita”, ovvero “made in bassa bresciana”. Saranno questi prodotti i protagonisti delle domeniche pomeriggio in piazza, assieme agli agricoltori, i quali con grande professionalità lottano ogni giorno contro il “mercato globale” e la produzione di massa della grande distribuzione. L’agricoltura rappresenta per il nostro terri- torio una fonte primaria di lavoro e di ricchezza, offrendo eccellenze che spesso non vengono valorizzate con il giusto impegno; ed è proprio da questo pericolo che vogliamo allontanarci quanto più possibile, per dare invece il giusto valore al patrimonio di tradizioni e produzioni che meritano di essere difese e promosse con grande determinazione. L’iniziativa è in via sperimentale, ma ci auguriamo che raccolga buoni consensi da parte dei cittadini ed allora trasformeremo certamente questo appuntamento in un momento fisso nel calendario della manifestazioni orceane, rendendo la spazio antistante la Rocca San Giorgio in una vetrina per l’agricoltura locale. La presenza poi di quella che ormai tradizionalmente si chiama “fattoria didattica” permetterà, soprattutto ai più piccoli, di divertirsi ed entrare a diretto contatto con i principi e le modalità di lavorazione dei principali prodotti che ogni giorno consumiamo sulle nostre tavole. Auspichiamo che questo progetto incontri la partecipazione di tanta gente e, soprattutto, risponda al desiderio sempre più crescente di trovare prodotti locali di qualità e a prezzi ragionevoli. Pianura Territorio La Marzo 2010 Pag. 29 Il Risorgimento italiano Fatti ed interpretazioni a cura di Michelangelo Tiefenthaler È questione di questi giorni la polemica in merito al revisionismo che sta coinvolgendo il Risorgimento italiano. L’appello del Presidente della Repubblica ad una corretta valutazione dei fatti storici ci sembra non solo inappuntabile dal punto di vista istituzionale, ma anche e soprattutto un dovere etico e storico inderogabile. Nel numero 18 de “La Pianura” del Luglio 2009 abbiamo affrontato il tema delle celebrazioni della battaglia di San Martino e Solferino ricordandone l’importanza storica come processo iniziale di costituzione della nostra nazione. Il 17 Marzo 2011 si celebreranno i 150 anni di vita dello Stato Italiano, ma ci sembra giusto ripercorrere ad un anno dalle celebrazioni ufficiali i fatti storici avvenuti occorsi fino al Marzo del 1860 e provare a darne una interpretazione. L’Italia nella primavera 1859 Appena fu dichiarata l’ultimatum di guerra da parte dell’Impero Asburgico al Piemonte (19 Aprile 1859) iniziarono moti di rivolta in tutto il Nord e Centro Italia. Dapprima il 27 Aprile in Toscana ed a Massa Carrara, il 1 Maggio a Parma, l’11 Giugno a Modena ed il 12 Giugno a Bologna e nelle Legazioni Pontificie. La rivolta portò all’istituzione di governi provvisori nei diversi piccoli stati italiani in attesa della definizione della guerra da parte degli eserciti. I patti di Plombières prevedevano una storia diversa da quella che noi conosciamo poichè Napoleone III era disposto ad un rafforzamento del Piemonte in chiave antiaustrica, ma non era disposto a sacrificare delle truppe senza averne un tornaconto personale diretto. Ottenuto il suo scopo, cioè infliggere una sconfitta significativa agli Austriaci, non era disposto a sacrificare altri uomini alla “Causa Italiana” anche perchè era molto preoccupato per i movimenti di truppe prussiane e per l’opposizione dell’opinione pubblica in Francia alla guerra. L’armistizio di Villafranca (11 Luglio 1859) tra i Francesi e gli Austriaci esclude il Piemonte da qualsivoglia possibilità di manovra e pone il Re Vittorio Emanuele II di fronte al fatto compiuto. Il 13 Luglio Cavour si dimette per protesta contro l’assenso all’armistizio da parte del Re, percepito da tutti i patrioti come un tradimento alla causa unitaria. Ma nemmeno gli accordi di Villafranca poterono essere sottoscritti come stabiliti dalle due potenze europee. Infatti gli accordi prevedevano che la Lombardia sarebbe passata sotto il controllo Piemontese, solo dopo il passaggio della Savoia e di Nizza alla Francia, mentre negli stati insorti sarebbero stati restaurati i governi precedenti. Il 10 Novembre 1859 a Zurigo la firma del trattato di pace si scontrò però con la realtà, ovvero che gli stati insorti, non solo non volevano la restaurazione dei precedenti governi, ma erano disposti alla resistenza armata coi propri eserciti volontari appena costituitisi e sotto la guida di Garibaldi e del generale Fanti. Tutti i governi provvisori richiedevano con forza l’annessione con il Piemonte deliberato dalle assemblee provvisorie in vari modi nei diversi stati. L’unico modo per far rispettare i patti di Villafranca sarebbe stato quello di un intervento armato che Napoleone III non si poteva permettere nella sua veste di paladino della questione italiana e tanto meno gli Austriaci poiché avrebbero rinfocolato le tensioni in Italia scontrandosi sia coi territori ribelli che con l’esercito piemontese. Il 20 Gennaio 1860 il conte Cavour torna a dirigere il governo piemontese richiamato su indicazione dei governi francese ed inglese contro la volontà di Vittorio Ema- nuele II in quanto si era convinti che solo lo statista torinese potesse sciogliere l’intricata matassa sul futuro dei governi provvisori “ribelli”. L’azione cavouriana fu, al solito, brillante. Sfruttando la posizione liberale dei suoi “sponsor” politici utilizzò lo strumento del plebiscito per validare, sia per la nascitura Italia che per l’orizzonte internazionale, l’annessione dei territori al regno sabaudo. L’11 ed il 12 marzo 1860 vennero indetti in Emilia e in Toscana i plebisciti per scegliere o l’annessione alla monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele II o un regno separato. Il diritto di voto venne concesso a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto ventun anni e godessero dei diritti civili. In Emilia su 526.218 iscritti votano 427.512 (81,1%), dei quali 426.006 a favore dell’annessione, 756 per il regno separato e 750 nulli. In Toscana su 534.000 iscritti, votano 386.445 (73,3%), dei quali 366.571 a favore dell’annessione, 14.925 per il regno separato e 4.949 nulli. Da questi voti favorevoli nacque la prima forma di stato unitario indipendente che l’Italia conobbe dopo secoli di dominazione straniera. Non vorrei dilungarmi troppo, però due considerazioni le voglio fare. La prima riguarda la grande rivoluzione culturale in atto; infatti questi plebisciti rappresentano la prima prova del coinvolgimento popolare nella direzione di una nazione. Ricordiamo che nel 1848 avvennero altri plebisciti sullo stesso argomento, ma i tempi non erano ancora maturi ed il risultato plebiscitario venne cancellato dagli eserciti restauratori. La seconda riguarda le percentuali “bulgare” dei risultati. Molti storici “revisionisti” affermano che tali percentuali dimostrano statisticamente l’errore del voto. Sicuramente questo è un dato oggettivo, ma è altrettanto oggettivo valutare che questo genere di votazioni ha avuto un valore simile a quello dei nostri referendum nei quali la vittoria del voto non si avrà dalla percentuale espressa dalle urne, bensì dalla percentuale degli affluenti alle urne stesse per cui chi non vuole far riuscire il referen- dum semplicemente non si reca a votare. Ci troviamo di fronte a delle percentuali altissime anche per il voto odierno e pur in presenza di possibili brogli vi è chiara la dimostrazione del sentimento popolare che per la prima volta si è potuto esprimere. Se i governi provvisori fossero stati dei governi fantoccio, ovvero espressione di una minoranza, non avrebbero potuto imporsi anche contro la volontà di potenze “amiche” come la Francia e l’Inghilterra e non sarebbero stati sostenuti dagli eserciti di volontari. Infine uno dei fattori ricorrenti la nostra guerra di liberazione è un elemento anomalo, ovvero la creazione di formazioni volontarie autorganizzatesi. Lo è stato per le dieci giornate di Brescia e lo fu per la seconda guerra d’indipendenza. Garibaldi è la più sincera espressione della volontà unificatrice dell’Italia, ma è solo uno degli infiniti esempi di tale dedizione alla causa. L’Italia nella primavera 1860 Se è vero che non tutti gli italiani hanno voluto l’Italia unita, è altrettanto vero che l’idea di una nazione indipendente e sotto un’unica guida politica era un sogno condiviso dalla maggior parte degli italiani e la prova storica più incontrovertibile di tale sentimento diffuso sono le decine di migliaia di italiani volontari nelle guerre per l’unificazione italiana in tutti i suoi diversi episodi, dalle barricate ai campi di battaglia! Pag. 30 Pianura Territorio La Marzo 2010 L’imprenditore del mese Bonaventi, una dinastia per OPEL! Un veicolo in esposizione È la generazione dei Bonaventi, originari di Zurlengo, frazione di Pompiano, da quarant’anni concessionari della casa automobilistica tedesca Opel, con sede in via Cremona a Manerbio. Era il 1970 quando i fratelli Bonaventi: Angelo, Mario, Giuseppe, Giuliano e Cesare avviarono l’azienda, oggi leader del settore nella provincia bresciana. Essi fecero il primo passo abbinando la loro famiglia a Opel per creare la Concessionaria impostata come impresa a carattere familiare sviluppata nel tempo, dimostratasi all’avanguardia nell’innovazione. Nel 1991 è stato aperto l’Autosalone di Orzinuovi, in via Milano sulla strada per Soncino. Alla nuova struttura multi-funzionale s’è affiancata la D.O.C., società specializzata nella distribuzione di ricambi originali, di cui la Concessionari fratelli Bonaventi è tra i fondatori, per garantire rapidità nelle forniture, migliori soluzioni alle richieste e maggior contatto con la clientela, sempre più esigente. L’azienda commercializza anche l’ “usato garantito” esposto nel cortile della sede centrale accanto al Centro Revisioni aperto al lunedì al sabato. Ricorda Marco, figlio di Giuseppe, addetto alle vendite nella sede di Manerbio come oggi i fondatori hanno passato la mano a figli e nipoti dopo aver dedicato all’impresa passione e professionalità con grande impegno e tenacia. È con Marco che si parla della Concessionaria nella cornice delle nuove Opel esposte nell’esposizione di Manerbio dove uno spazio privilegiato è riservato al più recente modello alla vettura “Astra” che s’ “inserisce tra i nuovi standard in fatto di design e di tecnologia per cui garantisce un’entusiasmante piacere di guida. Astra monta una gamma di motori benzina e diesel tutti euro 5, cambio manuale o automatico Active Select”. La descrizione è dei tecnici che fanno risaltare le caratteristiche della berlina illustrata ai visitatori accolti con cordialità e disponibilità dagli addetti alle vendite. Tra i quali Marco che riferisce come gli zii: Angelo, Mario e Giuliano lavorarono nella storica officina degli Stanga. A loro fu offerta l’occasione di rappresentare Opel cui diedero la loro adesione dopo adeguata riflessione e non senza alcune perplessità. “In quattro decenni – commenta - i risultati sono quelli che vediamo nell’impresa che abbiamo ereditato noi, cugini e fratelli, nella quale abbiamo maturato l’esperienza trasmessaci dai nostri genitori”. Si conferma come la famiglia è istituzione “della natura per provvedere alle necessità dell’uomo”. Il concetto è antico. Lo si ritrova in Aristotele, filosofo e maestro che inventò un modello di “scuola attiva”, cioè di “scuola che stimola l’autonoma iniziativa degli allievi”. Come si dimostra nella dinastia dei Bonaventi che applicano i valori di sincera lealtà nei rapporti con le persone. È spiegato così il successo dell’impresa. Nella foto, Marco, Mauro ed Alessandro Bonaventi nella loro concessionaria. Confartigianato: l’ufficio di Orzinuovi Supporto e sostegno alle imprese artigiane per offrire loro maggiori informazioni e un’assistenza mirata. I componenti dell’ufficio di Orzinuovi; a partire da sinistra: il responsabile Bruno Tomasoni, Stefania Paloschi, Alessandro Pietta, Ameliana Dabrazzi, Ivana Tinini, Claudia Sossini e Roberta Piacentini Uno sportello per le imprese, personale specializzato in grado di supportare gli artigiani, informazioni per le ditte che hanno bisogno di collaborazione. Per soddisfare al meglio le esigenze di tutti gli artigiani, Confartigianato si è impegnata a rendere sempre più strutturati ed efficienti i suoi uffici mandamentali dislocati su tutto il territorio provinciale. Una strategia che l’Organizzazione aveva già avviato negli anni 70, e che si è rivelata vincente, tanto che oggi gli uffici territoriali in provincia di Brescia sono arrivati a sedici con la sede. Nella zona della bassa bresciana spicca l’ufficio di Orzinuovi che si trova in via Obici, 36 - (tel. 030/9941620). L’ufficio diretto dal Signor Bruno Tomasoni con la collaborazione competente di Roberta Piacentini, Ameliana Dabrazzi, Ivana Tinini, Alessandro Pietta, Stefania Paloschi e Claudia Sossini è in grado di fornire un’assistenza adeguata e concreta a tutte le aziende associate. I servizi offerti sono diversi: dalla contabilità alle paghe, dalla previdenza sociale alla formazione, dalla sicurezza all’informazione finanziaria ed agevolativa, inoltre, grazie alle attività di promozione ed informazione svolte da Eugenio Massetti Presidente di Confartigianato Imprese Unione di Brescia, si sono costantemente consolidate le iniziative sul territorio. “Oggi la situazione economica è sicuramente cambiata rispetto a qualche anno fa. Le iniziative messe in campo dalle Istituzioni e dalle Organizzazioni, per aiutare le imprese a battere la crisi ci sono e vanno sfruttate. Le caratteristiche di questi strumenti sono, però, varie e complesse” - spiega Eugenio Massetti - Presidente provinciale di Confartigianato. “Non si tratta più di azioni generalizzate, ma spesso si deve guardare alle esigenze della singola Gli uffici di Confartigianato Unione di Brescia nella Bassa Bresciana Sede di Brescia Via Orzinuovi, 28 Tel. 030.37451 - Fax 030.3745334 www.confartigianato.bs.it Ufficio di Leno P.zza Cesare Battisiti, 37/C Tel. 030.9038260 - Fax 030.9038759 E-mail: [email protected] Ufficio di Verolanuova Via Sandri, 5 Tel. 030.932120 - Fax 030.9362500 E-mail: [email protected] Ufficio di Orzinuovi Via Obici, 36 Tel. 030.9941620 - Fax 030.9941632 E-mail: [email protected] Ufficio di Montichiari Via Papa Paolo VI, 21 Tel. 030.9651967 - Fax 030.9651967 E-mail: [email protected] azienda. Per questo gli artigiani devono abituarsi ad avvicinarsi di più ai nostri uffici, per informarsi e chiedere delucidazioni. Lavorare è importante, ma bisogna, anche, approfittare delle opportunità che le Organizzazioni ci offrono”. Eugenio Massetti Presidente Confartigianato Unione di Brescia Marzo 2010 Pag. 31 Pag. 32 Pianura Territorio La Marzo 2010 MODA&Tendenze Milano e Londra. I marchi presentati sono Caliban Woman, Guglielminotti donna e Le sarte Pettegole. Brands freschi che propongono un’immagine che si colloca sui 360° della camiceria donna: dal daily basic chic all’haute couture. Per l’autunno inverno 2011, l’ispirazione è agli anni ’80, con volumi ampi, fluidi, con lunghezze midi e con le sovrapposizioni, colli ad anello, foulard e spalline. A questo punto… Tutto ciò che vi serve per affrontare il prossimo inverno è già stato detto... Nel prossimo numero ritorneremo invece all’estate con interessanti consigli per il primo shopping di primavera. Inverno 2010/11: le nuove tendenze a Pitti Uomo Eccoci giunti al termine. Ora le nuove tendenze e i nuovi must sono stati dettati. Tutto si è concluso e già si sono viste le anteprime di quello che troveremo nelle vetrine nell’inverno 2010-2011. Giemme Brandscorporate spa, azienda di moda di Pontevico, anche quest’anno si è dimostrata essere una realtà dinamica, al passo con i tempi e presente nelle migliori vetrine nazionali e internazionali della moda. L’azienda bresciana, nata come camiceria maschile e ad oggi produttrice anche di camiceria femminile e total look uomo, ha partecipato, come d’abitudine, alle più importanti manifestazioni fieristiche, punti di riferimento per dettaglianti, buyer e stampa. Il viaggio di Giemme tra i vari palinsesti delle settimane della moda, inizia, come di consueto, con la settimana della moda maschile. Giemme espone a “Pitti Immagine Uomo” le sue tre collezioni di punta: Caliban, New England e Guglielminotti. La linea storica Caliban rappresenta una camiceria simbolo di forza ed eleganza con uno stile equilibrato proponendosi di vestire l’uomo Dandy ma all’italiana. Nella sala delle Nazioni si espone invece lo stile inconfondibile nel campo della camiceria: la linea Guglielminotti. Qui la classe è abbinata ad una personalità vivace, creativa e autoironica, una sorta di incontro tra eleganza e creatività che reinterpreta il concetto sartoriale rendendolo moderno e up to date. Nel padiglione centrale l’azienda pone invece la sua punta di diamante, il marchio New England. Marchio dal gusto angloamericano nato nel 1983 e acquisito in licenza nel 2003 dall’azienda Bresciana. Un mood diverso dagli stili presenti sul mercato, dal gusto Angloamericano con un tocco in più di grinta e portatore di un allure vintage. Collezione ispirata al mondo college e ricco di dettagli che rimandano a tutto ciò che ruota attorno ad esso: club, confraternite e librerie. New England è un brands dalle diverse facce, si muove in svariati contesti e si lega a diverse iniziative. In fiera ha presentato il suo mood portando a spasso l’immagine con un gruppo di 5 bellissimi ragazzi. Si è legata a personaggi noti nel mondo dello spettacolo che veste nel loro tempo libero apparendo su diverse riviste nazionali. Marchio sportivo per eccellenza non poteva Michela Petrali non vestire una squadra di calcio. Il 20 novembre 2009 Giemme incontra l’Atalanta calcio e da allora i calciatori nerazzurri vestono il look casual proposto dal Brand nei loro spostamenti. Dopo la tappa di Firenze, la troupe si sposta a Milano. Al White, fiera maschile che da spazio a marchi di ricerca e di livello, presenta la collezione DNL. Linea di camiceria alternativa e molto particolare. Curata nei dettagli e nella ricerca di materiali. È una collezione in divenire che segue ed anticipa il tempo. Dopo la kermess uomo, come di rigore ha inizio la Woman Fashion Week. Lo staff Giemme riparte con le collezioni donna ed espone con i suoi brand nelle più importanti location della moda: Parigi, C A L I B A NSTORE STYLE&FASHION veste la Squadra Brixia Leonessa PLAY YOUR PASSION 16:27 SPONSOR DELLA SQUADRA DI PALLANUOTO BRIXIA LEONESSA A21 TO-PC USCITA PONTEVICO 9/12.30 - 15/19.30 sabato orario continuato www.caliban.it