Telecolor e Primarete
la voce che conta in Lombardia
Telecolor e Primarete
la voce che conta in Lombardia
Mensile d’informazione culturale, politica, sportiva e di attualità - Marzo 2010 - numero 25
Editoriale
Una buona notizia per la città di Manerbio: il Tribunale Amministrativo
Regionale di Brescia ha accolto il ricorso presentato da Mondo Blu e
dall’arch. Angelo Tiefenthaler avverso al progetto del’ex area Marzotto.
Sin dai numeri di dicembre 2007 e di
gennaio 2008, il nostro giornale aveva apertamente manifestato il proprio
giudizio negativo sul progetto che, allora, era in corso di approvazione.
La bocciatura del TAR, pertanto, ci
conferma nel nostro convincimento.
Il nostro giudizio era basato su parecchi motivi di cui ne elenchiamo i più
significativi:
-- Il progetto era nato con la concezione superata e non teneva conto
delle effettive necessità della comunità. Non vi era un solo centimetro destinato alla collettività ed
il verde era il grande assente;
-- La viabilità che si innestava su via
San Martino era, a dir poco, demenziale;
-- Le uniche somme versate per
contanti dalla società proprietaria
dell’area erano destinate alla sola
parrocchia, mentre per il comune
c’era la sola cessione, in cambio
degli oneri concessori, dell’ex portineria. A sua volta per la sistemazione della portineria il comune, le
cui finanze sono disastrate, doveva
sopportare un onere di oltre due
milioni di euro per la sua sistemazione;
-- La procedura adottata per l’approvazione del progetto era illegittima.
-- Se c’è un aspetto che non ci soddisfa nella sentenza del TAR è che
la bocciatura discende solo da tre
fatti:
-- L’illegittimità della procedura;
-- La mancanza di uno studio circa
l’impatto ambientale;
-- La mancanza della partecipazione
di enti ed associazioni all’iter burocratico.
Il quarto fatto che ci sarebbe piaciuto
che la sentenza considerasse era l’inadeguatezza e la mancanza di prospettiva del progetto.
Certo il TAR non poteva entrare nel
merito del progetto e, pertanto, doveva limitarsi alle sole questioni di
diritto.
La questione più importante era, tuttavia, per noi cittadini di Manerbio il
rischio di dover subire un ennesimo
sfregio alla storia della nostra città.
Fortunatamente, sia pure per vizi
procedurali, ci siamo salvati.
Sommario
Speciale elezioni regionali. . . . . . . . pag. 2
San Gervasio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 4
Offlaga. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 5
Calendario bresciano. . . . . . . . . . . . . . . . » 6
Zibaldone . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 9
Manerbio . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 10
Bagnolo Mella. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 16
San Paolo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 17
Pontevico ed Alfianello. . . . . . . . . . . . . . » 18
Verolanuova. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 20
Leno e Gottolengo . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 21
Pralboino e Milzano. . . . . . . . . . . . . . . . . » 22
Territorio. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 24
Ghedi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 25
R
iccardo
Mars
Sôi ronc gh’è zà sparìt
urmài l’ûltima néf;
col vént, dè grand carriéra,
turna la primaéra:
La turna co le viôle…
la vé coi prim rebôcc…
e tôcc i sé cunsùla:
«Turna la primaéra!!!...»
Ma: ’ndóm adàgio a dìl,
che Mars… l’è matarèl!:
Vergû j-è zà ’n spalèta
magàre, per disdèta,
domà turna a zelà,
ghè zà fiurìt le màndole,
sé turna a barbotà!!!
R
egosa
Marzo
Sui ronchi è già scomparsa
ormai l’ultima neve;
col vento, di gran carriera,
ritorna la primavera:
Ritorna con le viole…
viene con le prime gemme…
e tutti si rallegrano:
«Ritorna la primavera!!!...»
Ma: andiamo adagio a dirlo,
perché Marzo… è pazzerello!:
Qualcuno è già in maniche di camicia
magari, per sfortuna,
domani viene ancora il gelo,
son già fioriti i mandorli
si riprende a battere i denti!!!
Bassano. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 26
Pavone Mella e Cigole. . . . . . . . . . . . . . . » 27
Orzinuovi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 28
Il Risorgimento. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 29
Rubriche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 30
Moda . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 32
Direzione: Vania Boglioli
Edizioni “La Pianura”-Via S.Martino,11-Verolanuova (Bs)
Stampa: La Compagnia della Stampa - Roccafranca (Bs)
Pubblicazione mensile
E-mail: [email protected]
Autorizzazione N° 50 del Tribunale di Brescia
del 06/12/2007
per inserzioni pubblicitarie email:
[email protected]
Marzo 2010
Pag. 2
Franco Nicoli Cristiani:
“Bisogna continuare il grande lavoro che è stato fatto”
Tra gli esponenti principali che hanno vissuto in prima persona il cammino di una
Lombardia rivolta verso il futuro durante
questi anni affidati alla guida del Governatore Roberto Formigoni senza dubbio un
posto di primo piano spetta a Franco Nicoli Cristiani, che ha ricoperto a più riprese il
ruolo di assessore, occupandosi con grande
capacità di settori molto delicati come, ad
esempio, il commercio e l’ambiente.
Un impegno lungo ed intenso, che ha
coinvolto in modo profondo il politico
bresciano, che, anche dalla sede della Regione, non si è mai scordato della sua terra.
In questo senso, nell’ambito di un consuntivo decisamente positivo che ha premiato
il programma di lavoro amministrativo
con importanti risultati raggiunti, sono
comunque diversi gli obiettivi che sono
stati “dedicati” a Brescia ed alla sue diverse
zone. Un impegno ed un progetto che lo
stesso Nicoli Cristiani è intenzionato a
portare avanti, mettendo a disposizione
nuovamente la sua candidatura per sostenere la conferma di Roberto Formigoni al
ruolo, così bene interpretato nel corso delle
ultime legislature, di Governatore della
Lombardia.
Una scelta che parte da una base ben precisa e da un disegno altrettanto chiaro: “In
tutti questi anni durante i quali la Lombardia ha potuto contare su una buona
Amministrazione come quella guidata
dal Governatore Formigoni – sintetizza lo
stesso Nicoli Cristiani – abbiamo elaborato
un programma che ha dato riscontri molto
positivi per la nostra Regione e per tutti i
suoi abitanti.
Non possiamo però interrompere questo
cammino, dobbiamo proseguire in questo
percorso e fare in modo che la Lombardia
possa continuare a crescere e si confermi
sempre di più come una grande realtà trainante, rivolta verso il futuro ed in grado di
esercitare un ruolo da protagonista anche
in campo internazionale.
Questo è stato sin dall’inizio l’ambizioso
disegno voluto dal Governatore Formigoni ed io, dopo tutto quello che abbiamo
fatto insieme in questi anni, sono deciso a
mettere nuovamente a disposizione la mia
voglia di fare, il mio entusiasmo e le mie
idee per far sì che questa esperienza tanto
importante non solo possa continuare,
ma possa rivelarsi sempre più concreta e
positiva”.
Una candidatura, quella avanzata da Franco Nicoli Cristiani, che rappresenta anche
un dosato mix di continuità e di attenzione
per la propria terra: “In effetti la mia presenza in queste elezioni regionali – conferma lo stesso esponente del Popolo della
Libertà – rappresenta un forte segnale di
continuità con il positivo lavoro che è stato
compiuto in tutti questi anni. Abbiamo
tracciato un percorso che intendiamo e
vogliamo portare avanti nel migliore
dei modi e facendo correre sempre con
maggiore efficacia una macchina complessa come quella amministrativa. Voglia di continuità, dunque, ma anche un
preciso desiderio di continuare a dare un
contributo concreto ed efficace alla mia
terra, a quella vasta provincia di Brescia
alla quale sono da sempre molto legato.
Sono convinto che Brescia può essere
in prima fila nella vita della nostra Regione. La Lombardia può contare fortemente anche su Brescia e su tutto il suo
territorio. Una realtà come la nostra ha
tutte le caratteristiche che servono per
essere protagonista nell’economia, nel
turismo, nell’agricoltura, nell’industria,
nella cultura ed in tutti quei settori che
possono porre a buon diritto l’intera
realtà bresciana al centro dell’attenzione
generale e nella posizione di rilievo più
che meritata.
Un discorso che vale a buon diritto per
una zona di grande importanza della nostra provincia come la Bassa, da sempre
un prezioso cuore pulsante per l’intero
territorio bresciano, una felice realtà che
mi prefiggo di aiutare e sostenere con la
mia opera all’interno dell’Amministrazione Regionale. In questi anni è stato
fatto tanto, ma sono sicuro che si possa e
si debba fare ancora di più ed è in questo
preciso senso che ho messo nuovamente
a disposizione la mia candidatura, nella
convinzione di poter offrire nuovamente
un supporto efficace a tutta la provincia
di Brescia”.
Franco Nicoli Cristiani:
I risultati raggiunti
Il progetto per continuare
ad essere protagonisti
Tutti questi anni spesi con impegno e dedizione davvero instancabili in un ruolo
tanto importante quanto carico di responsabilità come quello di assessore della Regione Lombardia hanno consentito a Franco Nicoli Cristiani di raggiungere alcuni
obiettivi di notevole rilievo. Risultati che,
proprio come vuole lo spirito del politico
bresciano, hanno assunto innanzitutto un
chiaro spirito concreto ed hanno fatto sentire la loro portata anche su quel territorio
bresciano verso il quale lo stesso Nicoli
Cristiani ha sempre dedicato una precisa
attenzione.
Un discorso che vale a buon diritto pure
per una zona di particolare rilievo della
vasta provincia di Brescia come la Bassa, direzione verso la quale si sono rivolti
molteplici interventi ed altrettanti progetti
dell’assessore bresciano, sia durante il suo
impegno nel settore del commercio che
durante il mandato dedicato all’ambiente.
In questo senso, pur senza poter entrare nel
dettaglio di tutto il lavoro portato a buon
fine nel corso di questa intensa e proficua esperienza amministrativa, possiamo
comunque sottolineare alcuni obiettivi
felicemente raggiunti che rappresentano il
prezioso coronamento degli sforzi portati
avanti con impegno, entusiasmo e determinazione da Franco Nicoli Cristiani.
Tra questi si segnalano il primo ed il secondo bando dei distretti del commercio,
Facendo fede al suo spirito, Franco Nicoli
Cristiani sin dal momento in cui ha presentato la sua candidatura in queste elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale
non si è certo perso in troppe parole.
Facili proclami o promesse più o meno
altisonanti hanno infatti lasciato spazio
a messaggi chiari e prese di posizione altrettanto dirette, che già illustrano senza
possibili fraintendimenti il progetto che lo
stesso Nicoli Cristiani intende sottoporre
alla fiducia degli elettori: “In tutti questi
anni l’impegno all’interno dell’Amministrazione regionale mi ha coinvolto profondamente.
Con grande entusiasmo ho maturato
un’esperienza molto importante, che mi
ha permesso di constatare in prima persona
l’importanza di un ente come la Regione e
la necessità che questo stesso strumento si
metta in modo
efficace al servizio della
comunità,
aiutando e
sostenen-
che hanno fatto ricevere rispettivamente
un contributo di 320.000 euro ad Orzinuovi, Orzivecchi e Pompiano ed uno di
318.754 euro a Manerbio, Verolanuova
e Bassano Bresciano. Sempre a livelli
di fatti che meritano di essere ricordati
possiamo notare il contributo totale
di 213.581 euro legato al bando per i
piccoli comuni (Acquafredda, Cigole,
Seniga e Villachiara) ed il bando per la
riqualificazione dei mercati storici che
ha “dirottato” verso Orzinuovi, Palazzolo, Carpenedolo e Borgosatollo ben
193.879 euro.
Tutto questo, naturalmente, inserito
nell’ambito di un’attività che ha dedicato
un’attenzione costante al territorio della
pianura, come dimostrano i riconoscimenti e gli interventi che di volta in volta
hanno toccato località come Carpenedolo,
Chiari, Orzinuovi, Borgosatollo, Lograto
e Seniga.
Un cammino chiaro e coerente, dunque,
che lo stesso Nicoli Cristiani è fermamente deciso a portare avanti, continuando
il “disegno” che in tutti questi anni ha
raggiunto risultati così importanti e
facendo crescere sempre di più il
grande progetto volto a rendere
sempre più protagonista la Bassa bresciana.
do i cittadini e la loro attività.
Una situazione che personalmente ho potuto osservare sia nel commercio che in
campo ambientale, un settore che rappresenta una realtà sempre più fondamentale
al giorno d’oggi. In questa direzione in
questi ultimi anni sono stati raggiunti risultati di notevole importanza (xxx) e la
mia intenzione è proprio quella di portare
avanti il lavoro che, sotto la guida del Governatore Formigoni, abbiamo messo a disposizione in tutti questi anni dei cittadini
lombardi.
Un programma molto chiaro e che ha
consentito alla nostra Regione di essere
protagonista e di raggiungere obiettivi di
grande rilievo, ma anche un tragitto che
non intendiamo certo lasciare a metà e
che, al contrario, vogliamo portare avanti
e rendere sempre più completo.
È in quest’ottica che si spiega la mia candidatura e la mia volontà di mettermi ancora una volta a disposizione della nostra
Regione. Sono convinto che si possa fare
ancora tanto per far crescere la Lombardia
e per renderla sempre più protagonista in
Italia e all’estero.
Per questo traguardo metto a disposizione
la mia esperienza ed il mio entusiasmo,
pronto a dare il massimo per ripagare ancora una volta a dovere la fiducia che in
questo momento chiedo agli elettori”.
Marzo 2010
Pag. 3
Giampaolo Mantelli: “Una scelta per la coerenza, il
lavoro ben fatto dev’essere portato avanti”
FORMIGONI
La campagna per le elezioni regionali ha portato con sé una novità
di indubbio rilievo. Un cambiamento di notevole sostanza, legato ad un personaggio di spicco
come Giampaolo Mantelli, attualmente consigliere provinciale
ed impegnato ormai da diversi
anni nella vita politica bresciana e
della Bassa in particolare.
In effetti, dopo una lunga riflessione e non senza un preciso rammarico, lo stesso Mantelli ha deciso di uscire dalle fila di quell’Udc
che per un lungo periodo lo aveva
visto protagonista in prima fila:
“Il fatto è che non condivido la
politica adottata da Casini in vista
di questa consultazione regionale
– spiega Giampaolo Mantelli con
grande schiettezza –
Andare da qualche
parte con il centrodestra, da qualche altra
con il centrosinistra
ed in alcuni casi da
soli non mi sembra certo il
modo migliore per garantire
l’anima del partito e per valorizzare i suoi ideali.
Ci sarebbe voluto molto coraggio, ma avrei capito di più
la decisione di andare sempre
e comunque da soli. Questa
sorta di strategia delle tre carte, invece, mi sembra proprio
una “non scelta” e non evidenzia l’ideologia del partito.
Un discorso che, personalmente, giudico ancora meno
comprensibile nello specifico
caso della Lombardia, che, del
resto, è proprio quello che ci
interessa direttamente. Come
si può spiegare la scelta di andare da soli e quindi sfidare
l’attuale Governatore Formigoni dopo aver lavorato (ed in
modo estremamente positivo
e concreto) al suo fianco per
tutti questi anni? In tutto questo periodo è stato segnalato
a più riprese l’ottimo lavoro
portato avanti da Formigoni
e da tutta la sua squadra (della
quale ha sempre fatto parte lo
stesso Udc).
Io stesso, sia nel mio impegno
rivolto direttamente alla nostra Bassa che nella mia funzione di assessore provinciale
(sia all’agricoltura che, in seguito, alla pubblica istruzione
ed alla formazione) ho avuto
più volte modo di operare insieme alla Giunta regionale ed
allo stesso Governatore Formigoni ed ho sempre ricevuto
una collaborazione pronta ed
efficace.
Abbiamo percorso insieme
un bel tratto di strada e mi
sembra proprio di poter dire
che in questo tragitto sono
PRESIDENTE
state fatte diverse cose e tutte senza dubbio
positive.Una scelta che non condivido
assolutamente, proprio per la coerenza con
tutto quello che è stato fatto in questi anni
che hanno dato risultati positivi e concreti
alla Lombardia”.
Davanti a questo presa di posizione la scelta di Giampaolo Mantelli è dunque ben
definita: “Stando così le cose, non posso
far altro che scegliere di uscire dall’Udc.
Certo, è una decisione che mi costa molto,
anche perché in tutti questi anni abbiamo
condiviso ideali e fatto battaglie importanti, ma, proprio per questi stessi valori nei
quali abbiamo sempre creduto, non ritengo sia possibile girare le spalle al lavoro di
questi anni ed aprire, così, con prospettive
più che nebulose, una nuova strada che
non si sa ancora dove potrà condurre. In
questo lungo periodo abbiamo camminato
al fianco di Roberto Formigoni e personalmente questo è proprio quello che continuerò a fare. In questa tornata elettorale,
infatti, darò il mio sostegno alla conferma
del Governatore Formigoni ed inviterò
tutti i miei amici e quelli che condividono
i miei valori a dare il loro voto al Popolo
della Libertà e a Roberto Formigoni. Per
quel che riguarda la squadra che dovrà
giocare questa nuova partita per la Lombardia al fianco di quello che mi auguro
possa essere il Governatore confermato –
conclude Giampaolo Mantelli ribadendo
le sue idee ben chiare – la mia preferenza
personale va a Franco Nicoli Cristiani, un
bresciano che in tutti questi anni è stato
tra i principali collaboratori dello stesso
Formigoni. Io stesso ho potuto conoscerlo
molto bene ed ho visto che ha fatto tanto
(e con grande concretezza) per la provincia
di Brescia e per la nostra Bassa. Sono certo
che la grande volontà e tutta la disponibilità che ha dimostrato in questi anni gli
permetteranno di offrire un contributo
ancora più importante nella fila di un Governo regionale che può far continuare la
crescita che la Lombardia ha evidenziato in
tutti questi anni sotto la guida di Roberto
Formigoni”.
Pag. 4
Pianura
S. Gervasio
La
Marzo 2010
I nuovi fenomeni
Propedeutica all’assemblea pubblica del
primo febbraio, organizzata dall’amministrazione comunale di San Gervasio ed
avente per tema la questione “Teresa”, è
stata assunta una delibera di giunta, datata 19 gennaio, con la quale si incarica
l’università di Venezia di redigere una
propria analisi sulla pericolosità dell’insediamento Teresa oltre ad affidare un
incarico ad un professionista per le questioni urbanistiche collegate a Teresa.
Fin qui tutto nella norma.
Quello che è, invece, fuori dalla norma
è l’enormità del compenso previsto dalla
delibera: ben € 93.600,00.
Qui si pongono due domande.
La prima: ma la vecchia amministrazio-
ne aveva o non aveva lasciato debiti?
Se è possibile spendere una somma così
rilevante, evidentemente lo stato di salute delle finanze comunali era ed è buono,
alla faccia delle precedenti lamentazioni
degli attuali amministratori.
La seconda: considerata l’entità della
somma non era più logico far partecipi
anche gli altri comuni confinanti e contrari a Teresa?
Infatti, a fronte della richiesta avanzata
dagli altri comuni di visionare la pratica
Teresa al fine di concordare una linea
d’azione comune, il comune di San Gervasio ha risposto picche.
Quando i nuovi fenomeni non pasticciano peccano di protagonismo.
Lettera al Direttore
Non sono abituato a prendere la penna e
scrivere lettere ai giornali.
Dopo aver letto nel numero precedente
della Pianura la notizia della condizione
di abbandono in cui versa il bosco del Lusignolo, mi sento in dovere di confermare
quanto da voi riportato.
Dirò di più, rendendo noto che alcune panchine sono rotte e non vengono sostituite,
un ponte è transennato e pertanto non più
transitabile e lo sfalcio dell’erba è un ricordo della precedente amministrazione.
L’attuale si è semplicemente dimenticata
del bosco del Lusignolo.
Per rendersene conto è sufficiente una salutare camminata.
Non si capisce il perchè di un totale disinteressamento di un bene pubblico che ha
segnato una svolta importante nella gestione del territorio.
Territorio che è stato felicemente beneficiato da questa iniziativa.
Con cordialità.
Gianni Federici
Lettera aperta al Sindaco
In una lettera aperta ai cittadini di San
Gervasio il sindaco si chiede se il suo “atteggiamento di verifica verso l’impianto Teresa
srl possa aver influito” sulla campagna denigratoria nei suoi confronti promossa dal
nostro mensile.
Vorremmo, innanzitutto, tranquillizzare il
sindaco.
Non c’è alcun intento denigratorio da parte
nostra.
È sotto gli occhi di tutti l’incapacità politica
e gestionale del sindaco e della sua giunta.
I fatti che abbiamo raccontato ai nostri
lettori sono incontrovertibili, anche perché
non vi è mai stata, da parte del sindaco,
alcuna precisazione o rettifica in merito.
Si è limitato a lamentarsi, pubblicamente
e privatamente, ed a sporgere una querela
dimostrando di non saper rispondere.
Spiegazioni zero.
Sulla questione Teresa srl confermiamo
che questo mensile non ha alcun recondito
interesse.
Tanto è vero che sia nel numero di gennaio
che in questo abbiamo dedicato spazio
alle ragioni del no espresso dal comune di
Bassano.
Certo che se ci si lamenta e non ci si legge
la colpa non è sicuramente nostra.
Noi abbiamo la sola colpa di non essere dei
fenomeni.
Fortunatamente.
Pianura
Offlaga
La
Marzo 2010
Pag. 5
Al via l’ampliamento della scuola dell’infanzia
“Un’opera attesa in quanto necessaria e
urgente”. Con queste parole il sindaco di
Offlaga Ferdinando Moretti, in estrema
sintesi, spiega le ragioni che stanno alla
base della decisione presa dall’Amministrazione comunale di procedere ad un
ampliamento dell’edificio di via Ancelle
della Carità a Cignano che dal 2003 ospita
la scuola dell’infanzia e il micro nido gestiti
autonomamente dall’Associazione “Sacra
Famiglia” costituita dalle tre parrocchie e
dai genitori dei bambini frequentanti. Al
Comune, proprietario dell’immobile, spettano invece la manutenzione dello stesso e
la copertura delle spese per l’energia elettrica, gas, riscaldamento ecc..
Da tempo ormai i gestori della scuola lamentavano l’insufficienza degli spazi rispetto alle esigenze logistiche e al numero
di domande di iscrizione, tanto che si è
dovuto provvedere a redigere delle liste
d’attesa. Se a questo si aggiunge il potenziale incremento demografico stimato per
i prossimi anni si comprende come, pur
consapevole di doversi accollare uno sforzo
economico notevole, l’Amministrazione
locale, dopo un’attenta valutazione, abbia
ritenuto opportuno procedere, nel dicembre scorso, all’approvazione del progetto
definitivo. Progetto che peraltro, prima
di arrivare all’adozione, è stato a lungo
oggetto di confronti e approfondimenti
all’interno della Commissione comunale
per la Scuola dell’Infanzia costituita appositamente per valutare le problematiche
derivanti dalla particolare gestione disciplinata sulla base di una convenzione tra
l’ente gestore e il Comune, ma soprattutto
per cercare di trovare risposte adeguate alle
esigenze pratiche della scuola.
Come spiegano gli amministratori, la scelta di procedere all’ampliamento dell’edificio esistente, peraltro di recente costruzione, è stata fondamentalmente dettata
dal buon senso: essa consentirà infatti sia
di razionalizzare i costi di gestione e di
funzionamento sia di contenere l’uso del
suolo edificabile.
Come detto si tratta di un’opera rilevante
anche dal punto di vista economico che
graverà in modo significativo sul già magro
bilancio del piccolo comune della Bassa;
proprio per questo l’Amministrazione si
è già attivata per riuscire ad ottenere un
contributo regionale a fondo perduto che,
se riconosciuto, allevierebbe sensibilmente
l’onere economico a carico del Comune.
Quanto al progetto: la nuova ala verrà realizzata sul lato nord dell’edificio esistente
e si svilupperà interamente al piano terra.
L’edificio andrà ad ospitare due nuove
aule per la scuola dell’infanzia ed il nuovo
asilo nido dove sarà trasferito quello che
attualmente occupa alcuni spazi “rubati” alla struttura attualmente utilizzata e
originariamente destinati in via esclusiva
alla materna; spazi che attualmente non
riescono ad ospitare più di 14 bimbi e risultano quindi inadeguati rispetto alla domanda sempre in crescita. Il nuovo nido,
che disporrà di un ingresso indipendente,
potrà invece accogliere sino a 35 bimbi. In
questo modo la scuola dell’infanzia avrà a
disposizione oltre alle due nuove aule e a
quelle preesistenti anche gli spazi lasciati
liberi dal nido:complessivamente ci saranno 6 aule per una capienza massima di 181
alunni contro i 90 attuali. La preparazione
dei pasti per entrambe le realtà avverrà nella cucina della scuola dell’infanzia mentre
per i lattanti sarà predisposto un apposito
locale destinato al riscaldamento o cottura
di latte e pappe.
L’asilo nido verrà dotato di pannelli fotovoltaici che permetteranno di ridurre di
circa il 55% il consumo annuo di energia
elettrica; l’impianto di riscaldamento sarà
radiante a pavimento e a bassa temperatura. Verranno inoltre predisposti gli
impianti di climatizzazione estiva e di ricambio d’aria con recuperatore di calore,
grazie alla posa di canali per il passaggio
dell’aria posizionati nel controsoffitto.
L’opera dovrebbe essere inaugurata già in
occasione dell’apertura del prossimo anno
scolastico.
L’allegria del carnevale
Anche se ormai siamo in pieno periodo
quaresimale ed i colori e l’allegria del carnevale sono ormai lontani è piacevole ricordare la grande e partecipata festa che il
14 febbraio scorso ha riempito di una miriade di maschere la piastra polivalente del
centro sportivo offlaghese.Le parrocchie di
Offlaga, Cignano e Faverzano insieme al
Comune hanno infatti pensato di riproporre per il secondo anno il “Gran Carnevale
oratoriano” ispirato quest’anno a “La città
di Cartoonia” fantastica metropoli abitata
da cartoni animati e lanciata dal film “Chi
ha incastrato Roger Rabbit?”. Si deve dire
che all’appuntamento c’erano davvero tutti: l’immancabile coniglio accompagnato
dalla sciantosa moglie Jessica(della quale
esistevano più versioni…), il cattivo della
situazione magistralmente interpretato da
don Daniele Botticini, responsabile della
pastorale giovanile parrocchiale ed i suoi
malefici assistenti – faine.
Un’invasione festante
e colorata di piccole e
grandi maschere, armate fino ai denti di
coriandoli, stelle filanti e….bombolette con
spume multicolori, ha
invaso, più o meno pacificamente, il grande
spazio adiacente alla
palestra comunale per
assistere ai simpatici
siparietti messi in scena da don Daniele
e dai suoi collaboratori. Due animatori
professionisti si sono alternati proponendo
musiche, balli, giochi, le apprezzatissime
sculture con i palloncini e la simpatica
mascotte “Ciccio lo Struzzo”.
A concludere l’entusiasmante pomeriggio le premiazioni per la miglior “baby
maschera”, riconoscimento assegnato ad
un adorabile piccolo “Topolino”, per il
miglior gruppo mascherato, andato ai
“Ghostbusters” e per la maschera più originale, consegnato invece nelle mani di
un piccolo”angelo”. A dire il vero erano
davvero numerose le maschere in passerella: dalla signora ”morte”, ai fantasmi, dai
Ninja ai Gormiti, da Cappuccetto Rosso a
Biancaneve sino alle intramontabili principesse e poi ancora inventori pazzi, piccoli
carabinieri e …. molto altro ancora. Infine
il ritorno ai rispettivi oratori per l’attesa
merenda a base di dolci e frittelle.
Pag. 6
Pianura
Manerbio
La
Marzo 2010
CALENDARIO BRESCIANO
a cura di Franco Piovani
MARZO 2010
Mese dedicato a San Giuseppe
PESCI 20 febbraio - 20 marzo
ARIETE 21 marzo - 20 aprile
6
SABATO
S. Giordano
Laùr che nó fa gna frèt gna cald
Cose che non fanno né freddo né caldo.
1
LUNEDÌ
S. Albino
Mars marsù tre de catìf e giù bu
Marzo marcio tre giorni cattivi (di pioggia) e uno buono (di sole).
1921 - Manerbio: Si costituiscono due
circoli della Gioventù cattolica, uno maschile e uno femminile.
1994 - MENRBIO: La Finchimica chiede
altro spazio per ampliare la produzione.
2 MARTEDÌ
S. Basileo Martire
Sè l’aria la va a domà, tö sö la sapa e va a
sapà
Se il vento tira verso ovest, prendi la zappa e vai a zappare.
1901 - Brescia: Nuova pubblica una corrispondenza da Manerbio, ulteriore episodio della polemica clericale originata
da una predicale domenicale dai toni
antisocialisti.
3 MERCOLEDÌ
S. Cunegonda - San Tiziano V.
Quand èl mé còrp col tò ‘l sa riarà töt èl
mond èl tremarà
Quando il mio corpo con il tuo coinciderà, tutto il mondo tremerà.
1901 - Brescia: Comizio socialista per
l’abolizione del dazio sul grano.
Oratore l’on. Gregorio Agnini.
4 GIOVEDÌ
S. Casimiro, S. Lucio, S. Paolo Primo
La èrdùra l’è ‘na pietansa che la völ condimènt èn abbondansa.
La verdura è una pietanza che deve essere
ben condita.
1904 - I cattolici manerbiesi continuano
ad accusare i socialisti di trame con gli
zanardelliani.
Fausto Cominelli emette un comunicato
con il quale ribadisce l’inesistenza di accordi.
5
VENERDÌ
S. Adriano
Caà ‘l’òio ai cogoi
Spremere olio dai sassi.
1924 - Ferimenti di avversari per mano
fascista a Manerbio.
7
DOMENICA - III DI QUARESIMA
San Gaudioso V.
Luna: ultimo quarto alle ore 16.44
L’è come menàga la cua a l’àsen
È come muovere la coda ad un asino.
1850 - Sequestro dei beni dei rifugiati
all’estero, da parte degli austriaci, che
non hanno aderito all’amnistia dell’anno
precedente.
Due i manerbiesi colpiti dal sequestro:
don Giovan Battista Mor ed Angelo Scaravelli.
8
9
LUNEDÌ - S. Giovanni di Dio
Festa Della Donna
Fomne, gnari e ca come sé j-usa sé ga jà
Donne, ragazzi e cani come si educano si
tengono.
1849 - Manerbio: Gemellaggio fra la
parrocchia e le chiese cattoliche dell’Est.
Il parroco mons. Gennaro Franceschetti
promuove un ponte di solidarietà con la
Romania.
MARTEDÌ
S. Francesca Romana
Mitìga dènter èl nas
Metterci dentro il naso; assicurarsi di
persona.
1901 - Brescia Nuova pubblica una corrispondenza da Manerbio riportante la
polemica contro la gestione liberale del
comune e più specificatamente dell’appalto della pesa pubblica.
10MERCOLEDÌ
S. Simplicio Papa
Ghif vést amò i òpoi a fa sö le maöle?
Avete visto ancora gli oppoli fare le fragole?
1570 - Solenne adunanza del Consiglio
generale di Brescia con la presenza delle massime autorità venete, dell’abate
Giulio Calzaveglia, dei più importanti
magistrati locali e di ben 282 consiglieri,
che deliberano di offrire per la guerra di
Cipro un corpo di fanteria composto da
1.000 uomini, spesati per 6 mesi.
Tra i partecipanti al Consiglio generale vi
è Gerolamo Luzzago.
11GIOVEDÌ
S. Costantino
Domàndega a l’ostér se ‘l vi ‘l’è bù
Domanda all’oste se il vino è buono.
1910 - Si registra il primo incidente automobilistico.
Un manerbiese va a sbattere violentemente contro un biroccio.
12VENERDÌ
S. Massimiliano
(Apogeo lunare alle ore 11 distanza: km.
406.013)
I murùs: el prim l’è d’or, èl second l’è d’arzènt, èl tèrz el val niènt
I morosi: il primo è d’oro, il secondo è
d’argento, il terzo si dice vale niente.
1922 - Incontro di calcio all’oratorio tra
la Libertas di Manerbio ed il Bagnolo F.C.
con vittoria dei manerbiesi per 5 a 0.
13SABATO
S. Arrigo, S. Eufrasia V.
Fang dé mars, spighe d’agost
Fango di marzo spighe d’agosto.
1856 - Manerbio: L’amministratore
dell’Ospedale, Lorenzo Regosa, nega il
richiesto assegno da corrispondere alle
suore ospitaliere adducendo che il numero dei ricoverati da 5/6 si è triplicato ed
il fatto incide negativamente sul bilancio
dell’Ente.
Tuttavia decide di versare un contributo
annuo di lire 50 per ogni suora.
pubblica un elenco di “conduttori e fittavoli che se ne fregano altamente delle
circolari della loro associazione e della
Prefettura”.
Nell’elenco figura il comune di Manerbio.
17MERCOLEDÌ
S. Patrizio
Èl gha ‘na fissassiù ‘n la schena
Ha una fissazione nella schiena; è gobbo.
1898 - Approvazione della legge che
istituisce la Cassa Nazionale di Assicurazione per gli infortuni sul lavoro e che
obbliga all’assicurazione i dipendenti.
18GIOVEDÌ
S. Salvatore, S. Cirillo
Mars marsòt tant él dè come la nòt
Mars fradicio, il giorno dura quanto la
notte.
1876 - Cade il Governo Minghetti, espressione della destra storica, sul problema
della statalizzazione delle ferrovie.
La destra toscana vota con l’opposizione e
mette in minoranza il Governo.
Il re conferisce ad Agostino Depretis,
leader della sinistra storica il mandato di
formare il nuovo Governo.
19VENERDÌ
S. Giuseppe
En mès al spus e a la spusa sé somènsa la
linusa
Fra lo sposo e la sposa si semina il lino.
1928 - Proclamazione della festività di S.
Giuseppe.
14DOMENICA - IV DI QUARESIMA
Fin ai Quaranta dè mars nò lassà zò i
strass
Fino ai 40 di marzo (10 aprile) non smettere gli abiti invernali.
20SABATO
S. Alessandra Martire
Equinozio di primavera alle ore 18.31
Èl gha èl bast sóta la bògia
Ha il basto sotto la pancia.
1990 - Manerbio: mezzogiorno di fuoco.
Due rapinatori irrompono nell’agenzia
della Banca Popolare di Brescia e scappano con 30 milioni di lire dando alle
fiamme una Fiat Uno rubata in città con
la quale s’erano trasferiti a Manerbio.
1849 - BRESCIA: Pietro Boifava, sacerdote a Serle, pone le base dell’insurrezione, il periodo noto come le dieci
giornate per liberare i bresciani dal giogo
austriaco.
15LUNEDÌ
S. Longino, S. Luisa
Luna nuova alle ore 22.03
Finida la majada, cóga desmentegada
Finita la mangiata, cuoca dimenticata.
21DOMENICA - V DI QUARESIMA
San Benedetto
Primo giorno di primavera
Per S. Benedèt sé conos èl vért dal sèc
Per san Bendetto si conosce il verde dal
secco.
1908 - Manerbio: Celebrazione della
prima messa del frate cappuccino Ferdinando Ruggeri, al secolo Paolino, figlio
del dott. Angelo.
Giuseppe Morandi proprietario dell’albergo del Gambero viene incaricato di
servire il pranzo agli invitati.
16MARTEDÌ
S. Eriberto Vescovo
A vivèr d’erba, l’è vita magra, vé la pansa
sgiónfa e la pelagra
A vivere d’erba è vita magra, si gonfia la
pancia e ci si ammala di pellagra.
1921: Il periodico “Il Contadino Rosso”
1848 - Brescia con apposito decreto costituisce la Guardia Nazionale.
22LUNEDÌ
Santa Caterina Da Genova
Se la égna ta völet mia tajà, te pöderét mia
vendemià
Se la vigna non vuoi tagliare, non potrai
vendemmiare.
1849 - Brescia: Le dieci giornate entrano
nel vivo; le donne illuminano le finestre e le contrade, gli uomini corrono
ad armarsi e si dirigono in massa verso
il Castello per far tacere il cannone che
minaccia la città.
Pianura
Manerbio
La
Marzo 2010
23MARTEDÌ
S. Turibio di M. B. Annunciata Cocchetti.
Luna: primo quarto alle ore 12.00
Èl gha ‘na patata
Ha una patata, ha il gozzo.
1913 - Manerbio: Il consiglio comunale
con otto voti favorevoli e sette contrari
approva una petizione volta ad autorizzare l’insegnamento religioso nella scuola
elementare.
Sia il sindaco, dott. Ruggeri, che la giunta
aveva espresso un voto negativo.
24MERCOLEDÌ
S. Romolo - San Flaviano
Èl na fa gna öna dè drite
Non ne fa una giusta.
1849 - BRESCIA: Suonano le campane,
a San Gottardo vegliano le bande armate
al comando del Boifava.
25GIOVEDÌ
Annunciazione Del Signore
Festa a Comella di Seniga
El tò e ‘l dà ‘l mantè i frà
Prendere e dare mantiene i frati.
1849 - Ai protagonisti dell’insurrezione
bresciana sono fatte pervenire false notizie di nemici sbaragliati e di strepitose
vittorie dei piemontesi.
26VENERDÌ
Teodoro, S. Romolo, S. Emanuele
Mèter la schena al mür
Mettere la schiena al muro; assicurarsi
alleati.
1849 - Il primo combattimento fra gli insorti e l’esercito austriaco a Sant’Eufemia
della Fonte.
A Rebuffone entra in azione la banda di
Tito Speri.
27SABATO
S. Augusto
Tirà ‘n dré ‘l cül
Rimangiarsi la parola data.
1849 - Piove, ma i combattimenti dilagano a Porta Torrelunga, Rebuffone e
Sant’Eufemia.
28DOMENICA - LE PALME
Perigeo lunare alle ore 6 - distanza:
km. 361.870
Bianc e ros culùr dei pórtec
Bianco e rosso, colore dei portici.
1849 - Imboscata ai patrioti, accerchiati
dall’esercito austriaco.
29LUNEDÌ
S. Secondo Martire
Quand chè canta l’üsignol ta convié ‘nsurnà ‘l fazöl
Quando canta l’usignolo, ti conviene
piantare il fagiolo. 1849 - False notizie sull’abdicazione di
Carlo ed altre bugie su un armistizio
con l’Austria mettono scompiglio fra i
patrioti.
30MARTEDÌ
S. Amedeo - Luna piena alle ore 03.26
L’è dura vìghel mol, ma l’è pussé dura vìghel
dur e sai minga ‘ndo mètel
È duro avercelo molle, ma è ancor più
duro avercelo duro e non sapere dove
metterlo.
1849 - L’ultimo combattimento sui Ronchi e scioglimento della colonna Boifava.
31MERCOLEDÌ
S. Beniamino Martire
Èl còrp a la tèra, l’ànima a Dio e la ròba a
chi la va
I PROVERBI ITALIANI
PROVERBI DI MARZO
Marzo o buono o rio, il bue all’erba e il
cane all’ombra.
La polvere di marzo vale oro e argento.
L’acqua di marzo è peggio delle macchie
ne’ vestiti.
Marzo senz’acqua, april senz’erba.
Al primo tuon di marzo escon fuori
tutte le serpi.
Se febbraio non isferra, marzo mal pensa.
L’uomo propone e Dio dispone.
Marzo pazzerello, esce il sole e porta
l’ombrello.
Pag. 7
Il corpo va alla terra, l’anima a Dio e la
roba a chi rimane.
1849 - L’ultimatum del generale Haynau.
L’insurrezione è all’ultimo sangue.
Cade la prima barricata.
A Porta Torrelunga irrompe il nemico.
Il giorno dopo 1 aprile sarà l’ultimo di
libertà per i bresciani.
In quella che era la domenica delle Palme, un amaro PESCE D’APRILE.
Marzo alido, aprile umido.
I guai della pentola li sa il coperchio.
Marzo sole e guazzo.
Marzo asciutto, e april bagnato, beato il
villan c’ha seminato.
L’ordine è pane e il disordine è fame.
Marzo umido, dolor di contadino.
Per san Benedetto la rondine sotto il
tetto.
Marzo, marzotto, ogni merlo con il suo
merlotto.
Gennaio ingenera, febbraio intenera,
marzo imboccia.
Quando marzo è piovoso, il frutteto è
generoso.
Marzo molle, grano per le zolle.
A marzo taglia e pota se non vuoi la
botte vuota.
Tre fili fanno uno spago.
Chi nel marzo non pota la sua vigna,
perde la vendemmia.
O di paglia o di fieno pur che il corpo
sia pieno.
Prima il dovere poi il piacere.
La freschezza è la nostra bandiera.
Pronta da gustare, tutta italiana.
Il benessere nasce dalla freschezza.
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Marzo 2010
Pianura
Territorio
La
Marzo 2010
Pag. 9
Zibaldone di Marzo
a cura di P. V. T.
Marzo
Probabilmente da sempre questo mese ha
avuto la fama di essere un po’ bizzarro se
non addirittura pazzo per i suoi continui
mutamenti d’umore rappresentati dai fenomeni atmosferici che si susseguono nel
periodo appunto di questo mese.
Prendendo ad esempio la neve che cade
di marzo viene definita LA NÉF MARSULINA CHE DURA DA LA SERA A LA
MATINA (la neve di marzo che dura dalla
sera alla mattina) cioè anche se nevicasse a
marzo la neve non si accumula e sparisce
rapidamente in attesa della pioggia che
sarebbe molto utile alla campagna poiché
FANC DE MARS SPIGHE D’AGOST (fango di marzo spighe d’agosto).
Nelle antiche credenze contadine marzo
dimostrava la sua “pazzia” in due casi: nel
primo quando nel detto mese cadevano
cinque venerdì e questo era considerato di
cattivo auspicio tanto che SE MARZ ÈL
GHA SIC VENERDÉ ÈL SARÀ TRISTE
TÖCC I DÉ (se marzo ha cinque venerdì
sarà triste tutti i dì) nel secondo caso quando si alternano TRE DÉ CATIF E GIÜ BU
(tre giorni brutti e uno bello) ed è allora che
si definisce questo mese MARS MARSÙ.
Se marzo non fosse piovoso ma predominassero le giornate ventose si può prevedere
un’annata scarsa di raccolti poiché MARS
POLVERÈNT CHE PÓRTA TANTA PAIA
E PÓC FORMÈNT (marzo polveroso che
porta tanta paglia e poco formento).
A marzo la temperatura dell’aria si fa più
mite e si lavora bene nella vigna posta possibilmente su un terreno sassoso giacché
LA ÈGNA NEI SAS E I MILÙ NEI TERÉ
GRAS (la vigna nei sassi e i meloni nei terreni grassi).
La cura della vite consiste nella potatura e
zappatura tanto che pare sia la stessa vite a
dare gli ordini: BÉ PÓDEM E BÉ SÀPEM
(bene potami e bene zappami).
Oltre al terreno sassoso la vite vuole essere
esposta il più possibile al sole tanto che
l’unica fonte di ombra alla vite dovrebbe essere la presenza costante del contadino che la
cura perché LA ÈGNA
LA CRÈS A L’OMBRA
DEL VIGNARÖL (la
vite cresce all’ombra
del vignaiolo).
Oltre ai campi e alla
vigna c’è anche l’orto
di casa da curare ed è
un’altra fatica che si
aggiunge alle precedenti tanto che si diceva L’ÓRT ÈL VÖL
L’ÒM MÓRT (l’orto
vuole l’uomo morto)
ma con la classica saggezza e filosofia il contadino ribatteva L’ÒM
EL GHA DÈ COPÀ
’L TERÉ, MIGA ’L
TERÉ COPÀ L’ÒM (è
l’uomo che domina la
terra e non la terra sopraffare l’uomo).
Ricorrenze
Si comincia con l’8 marzo “Festa della donna” ma il trionfo di omaggi floreali (soprattutto mimose) ed eventuali regali di ogni
genere che vengono offerti alle donne non
devono farci dimenticare che il rispetto e la
giusta considerazione che le donne hanno
nella società non finiscono alla mezzanotte
del giorno 8 ma dovrebbero essere mantenuti anche nel resto dell’anno.
Il 16 è San Sebastiano e spuntano le prime
viole come ambasciatrici dell’imminente
primavera per cui PER SAN BASTIÀ LA
VIOLA ’N MÀ (per S. Sebastiano la viola
in mano).
Il 19 si ricorda S. Giuseppe padre putativo
di Gesù e per questo in questo giorno vengono ricordati tutti i papà.
Il 21 San Benedetto segna l’inizio della primavera con l’arrivo delle rondini e i campi
cominciano a rinverdire tanto che PER SAN
BENEDÈT SÈ CONOS ÈL VÉRT DAL
SÈC (per San Benedetto si distingue il verde
dal secco).
Il 25 è dedicato all’Annunciazione di Maria
e quindi il concepimento di Gesù nove mesi
prima del Natale.
Tra il 19 e il 25 era il periodo ideale per la
semina del lino come consigliava il detto
TRA ’L SPÙS E LA SPUSA ENSURA LA
LINUSA (tra lo sposo Giuseppe e la sposa
Maria semina il lino).
A volte la Pasqua cade nel mese di marzo ma
raramente viene prima del 21 (San Benedetto) e ciò accadde nel 1818 e si ripeterà nel
2285 come raramente Pasqua cade dopo il
25 aprile (San Marco) dato che l’ultima volta accadde nel 1943 e la prossima nel 2038
infatti SAN BENEDÈT LA LASSA ANDÀ,
Luna calante
nella realizzazione di dolci come vediamo
di seguito.
Lavorare bene il burro morbido con lo
zucchero, aggiungere sempre mescolando
1 tuorlo alla volta quindi unire la farina
setacciata mista al lievito, il latte,
lo sciroppo di menta e amalgamare
bene il tutto.
Alla fine unire al composto gli albumi montati a neve.
Versare il composto in una teglia
ricoperta di carta da forno già caldo a 180° e cuocere per 40-45 minuti.
Pollice verde
Potatura
Ultimare la potatura di alberi e
arbusti a foglia caduca; rosa.
Giardino
Orto
In semenzaio in coltura protetta:
sedano, indivia riccia.
In semenzaio all’aperto: cavolo
cappuccio primaverile-estivo, cipolla
colorata, lattuga a cappuccio.
A dimora all’aperto: cipolle, lattuga,
radicchio da taglio, spinacio,
valerianella, bietola da coste.
TORTA ALLA MENTA
350 g. farina – 200 g. zucchero – 4 uova – 1
bustina di lievito per dolci – 10 cucchiai di
sciroppo di menta – ¼ di bicchiere di latte
– 200 g burro.
PERÒ SAN MARC NON LA PÖL MAI
CIAPÀ (San Benedetto la lascia andare però
San Marco non la può mai prendere).
In italiano il proverbio così sentenzia “di
marzo ai 22 vien la Pasqua più bassa, d’aprile ai 25 ci arriva e mai li passa”.
Per finire se il 25 marzo la temperatura
esterna dovesse subire un sensibile calo
nessuna paura: ÈL FRÈT DÈ LA ANNUNZIATA L’È L’ÖLTEM DÈ L’INVERNATA (il freddo dell’Annunciata è l’ultimo
dell’inverno).
Semina
Il dolce del mese
Visto che a marzo la natura riprende a coprirsi di verde perché non spendere due
parole sulla menta, che tra l’altro dà il nome
ad una tonalità di verde, ma che possiede
anche alcune proprietà paramedicinali;
infatti le nostre nonne la usavano in infusione per curare i disturbi di stomaco e le
coliche renali; una tazza di tisana prima dei
pasti aiutava la digestione e l’olio essenziale
di menta unito all’alcool veniva usato per
lenire i dolori articolari.
La menta viene usata anche in cucina come
ingrediente di varie preparazioni ed anche
Nella foto, San Benedetto.
Luna crescente
Semina
In serra: ciclamino.
In piena terra all’aperto: piante rustiche.
Giardino In semenzai riscaldati: amaranthus, astro, dalia, bocca di leone, campanella
rampicante, petunia, portulaca, zinnia, salvia ornamentale, piante annuali da
fiore.
In vasetti in coltura protetta: anguria, basilico, cetriolo, melone, zucca,
zucchino.
Orto
In semenzaio in coltura protetta: basilico, melanzana, pomodoro, peperone.
A dimora in coltura protetta: fagiolino, fagiolo nano.
A dimora all’aperto: bietola da orto, carota, pisello, prezzemolo, ravanello,
piante aromatiche.
Pag. 10
Pianura
Manerbio
La
Marzo 2010
Speciale sentenza del TAR sull’area ex-Marzotto
Il TAR affossa il progetto Emergenze
È stata resa nota la sentenza del TAR sul
ricorso presentato ed avverso all’approvazione del progetto dell’area ex Marzotto.
Sono una quarantina le pagine che compongono la sentenza che, in breve, accoglie
il ricorso e boccia il progetto.
Ora il comune, d’intesa con la proprietà,
deve ripartite da zero.
A titolo di cronaca ricordiamo che nell’ultima seduta del consiglio comunale della
primavera 2004 (sindaco Cantaboni) si era
giunto all’approvazione di alcuni indirizzi
relativi all’area Marzotto.
Nell’aprile 2004 l’assessore all’urbanistica,
in un’affollatissima assemblea pubblica,
aveva illustrato una bozza di progetto.
Nel 2008 si giunge all’approvazione del
progetto dopo una lunga, laboriosa e carbonara gestazione.
Verrebbe spontaneo pensare che a fronte
di una così lunga e meditata (almeno si
sperava) incubazione ci fosse un progetto
valido e corretto.
Non solo.
Verrebbe spontaneo pensare che a fronte di
un motivato ricorso, presentato per tempo,
ci fosse stato un confronto.
Niente di tutto questo.
È successo che la spocchia, la pretesa superiorità intellettuale trebeschiana (tanto
pretesa e per niente superiore) ha mostrato
il suo vero volto, ovvero il nulla, lo zero
assoluto, un naufragio politico che farà
pagare alla città un prezzo pesante.
La colpa? È sempre degli altri
Questo titolo potrebbe essere, in sintesi, il
commento dell’ex sindaco circa la sentenza
del TAR.
La colpa, naturalmente, è sempre degli
altri. Degli altri che non hanno saputo
difendere ciò che era indifendibile.
Degli altri che hanno ordito macchinazioni contro il miglior progetto possibile
(naturalmente a suo dire).
Degli altri che non hanno invitato il consulente giusto al momento giusto.
Degli altri, insomma.
Si è mai visto l’ex sindaco commettere un
qualsiasi errore?
A suo dire no!
A nostro dire, a dire dell’elettorato ed a dire
del TAR invece sì!
Amen.
Con la bocciatura da parte del TAR di
Brescia del progetto di riutilizzo dell’area
ex Marzotto si conclude, anche simbolicamente, una fase politica caratterizzata da
un continuo succedersi di sconfitte.
La precedente sindacatura, durante la quale era stato approvato il progetto, aveva già
subito una cocente sconfitta politica alle
elezioni amministrative del giugno scorso.
Il risultato elettorale si colloca, simmetricamente, tra altre due sconfitte.
La bocciatura, sempre da parte del TAR,
dell’acquisizione forzosa dell’ex Dopolavoro, avvenuta in precedenza, e quella
dell’area ex Marzotto.
Esse sono l’alfa e l’omega di una disfatta
personale e politica dell’ex sindaco.
Se Manerbio ha l’ambizione di tornare ad
essere la capitale della bassa, deve, per forza
e velocemente, uscire da questa emergenza
politica.
L’elettorato, nel giugno scorso, ha già
espresso una sua precisa volontà, dando
il ben servito ad una amministrazione incompetente ed incapace.
Un quesito si pone: sarà capace la nuova
amministrazione ad invertire la declinante
sorte della città?
L’ISLo e la Marzotto
Ora che il giornale ha una distribuzione e
divulgazione di ragguardevole consistenza,
è necessario raccontare ai nuovi lettori la
sua origine e finalità.
Nasce per l’intento di un gruppo eterogeneo di persone, dalle connotazioni di pensiero anche divergenti, che trova il momento unificante dal bisogno di stimolare una
città (Manerbio) addormentata e assopita
(eccetto isolati bagliori), di diffondere una
storia di cui ancora si portavano le vestigia
inconscie e di evidenziare ignote, nonché
umili grandi storie di lavoro che l’avevano
fatta, per molti anni, primeggiare e resa invidiabile: insomma un coacervo di buone
idee e di contributi in oblio da raccogliere
e che doveva ampliarsi e sensibilizzare più
vasti gruppi della cittadinanza.
La realtà ha poi voluto che molti dei legali fondatori si siano dissolti, le cariche
elettive previste dallo Statuto non abbiano
avuto luogo: in pratica sono rimaste poche
bandiere senza comandanti, ma invece di
andare in deriva o naufragio, tenacemente
si è riusciti a resistere e sono stati prodotti libri e manifestazioni con lusinghiero
consenso come pure inconsiderate e inascoltate proposte elette, erudite, seppur
apparentemente rivoluzionarie.
Ci riferiamo in particolare alla proposta di
demolire il condominio di via San Martino, così da collegare la città all’area del
vecchio stabilimento.
Questa soluzione, se fosse stata adottata,
avrebbe significato un collegamento, non
solo spaziale, ma anche intelligente con
un’area che è stata operosa per oltre un
secolo.
Le iniziative dell’Istituto di Studi Locali
di Manerbio (ISLO), per la sola vicenda
Marzotto, si possono così elencare in successione cronologica:
- Giugno 2004 presentazione del volume
“Le vicende del lanificio di Manerbio”;
- Ottobre 2004 mostra-convegno dal
tema “Una certa idea di città”, con quattro convegni, una mostra fotografica e
l’edizione del volume “Manerbio e la
città sociale di Marzotto”;
- Giugno 2007 convegno sul futuro
dell’area ex Marzotto e presentazione
della seconda edizione notevolmente
ampliata del volume “Manerbio e la
città sociale”.
- Inoltre nel Giugno 2009 non interessa
la questione Marzotto ma è giusto citare
il libro e la mostra indicate dal seguente
titolo: “Dal primato del disegno alla
supremazia dell’immagine”.
Mostra itinerata anche a Padernello oltre
che associata a manifestazioni locali nei
paesi interessati.
Molto si può fare ancora perché, prima
e dopo i grandi eventi bellici risorgimentali e della prima Guerra Mondiale, sono
accadute in cronaca ed in pensiero molti
eventi rilevanti, anche locali, da conoscere
in ogni paese ed è per questo che si confida
in un ampio gradimento del giornale e
conseguente resta la partecipazione, diversamente lo scorrere del tempo affiderà
all’oblio significative storicità.
Il nostro augurio è che sia all’altezza.
Usciti dall’emergenza politica rimane da
ipotizzare come risolvere l’emergenza burocratica amministrativa.
Qui si apre un altro capitolo doloroso.
Già il precedente sindaco, discettando su
Città e Dintorni, rivista vicina all’area della sinistra cattolica, aveva posto l’accento
sulla poca o nulla qualità della struttura
burocratica-amministrativa del comune di
Manerbio.
Le sconfitte di cui abbiamo fatto cenno
sono da addebitare, in larga misura, alla
parte politica, ma vi è da sottolineare come
alla parte politica sia mancato il supporto
della dirigenza burocratica.
È veramente incomprensibile che ogni
qualvolta un cittadino si rivolge al TAR
impugnando i provvedimenti approvati
dal comune, il TAR, immancabilmente,
dia ragione al ricorrente.
Quanto costa tutto ciò al cittadino?
Non parliamo solo dello spreco di denaro
utilizzato per pagare uno stuolo infinito di
consulenti e per corrispondere lauti stipendi ai responsabili dei vari uffici comunali.
Parliamo soprattutto di ritardi, di occasioni
perse, insomma di un danno incalcolabile
per il cittadino.
Sarà possibile liberarsi di
questa zavorra una volta
per sempre?
Ce lo auguriamo, altrimenti il declino della
città diventerà inarrestabile.
Siamo usciti da un’emergenza politica, dobbiamo uscire senza indugio
da un’emergenza amministrativa.
Ultime notizie da riva
“Non ci sarà alcun Solone che ci potrà
spiegare come fare il progetto della Marzotto”.
Il precedente assessore ai grandi progetti
aveva sintetizzato con questa frase il suo
programma. Con questa frase intendeva
evidenziare di essere l’unico detentore dello scibile urbanistico esistente.
Noi che non siamo dei Soloni ci permettiamo di far notare come la presunzione sia la
peggiore dei possibili compagni di strada.
Dopo la sentenza del TAR la palma di assessore al nulla viene confermata.
Che dire, povero uomo?
Nient’altro che hai raccolto ciò che hai
seminato.
Sanzioni
L’ex sindaco ha subito in questi ultimi mesi
due pesanti sanzioni politiche.
La prima gli è stata inflitta, a giugno, dal
corpo elettorale.
Non si era mai visto un sindaco uscente
sconfitto con un margine così elevato.
Non solo, ma rispetto ai voti totalizzati in
occasione della sua elezione nel 2004 ne ha
persi circa 600.
L’elettorato si era espresso in modo inequivocabile nei confronti della spocchia.
La seconda gli è stata inflitta con la sentenza del TAR sull’area Marzotto.
Per carità di patria vi risparmiamo la riproposizione di tutte le sue dichiarazioni rilasciate all’amico corrispondente del
Giornale di Brescia che erano di questo
tenore: abbiamo rispettato la legge.
Ora che un tribunale ha sancito che la
legge non è stata rispettata cosa potrà mai
dire di nuovo?
Pianura
Manerbio
La
Marzo 2010
Pag. 11
L’AVIS intercomunale di Manerbio
L’AVIS è di certo una delle associazioni che,
sul territorio nazionale, presenta il numero
maggiore di iscritti. Quanti sono i soci nella
nostra provincia e nel territorio dell’Avis di
Manerbio?
L’AVIS Provinciale di Brescia conta circa
32.000 donatori che, ogni anno, danno più
di 60.000 sacche di sangue o i suoi componenti. Sono dati di cui la provincia può
andare molto fiera, in tema di qualità e di
quantità di donatori Brescia ha raggiunto
livelli di eccellenza. La qualità è data dal
fatto che i nostri sono quasi esclusivamente
donatori periodici, che frequentano cioè i
centri trasfusionali in modo abituale, con
costanza, divenendo risorse fondamentali
sulle quali l’associazione e i malati sanno di
poter contare sempre. Per quanto riguarda L’Avis Intercomunale di Manerbio, noi
possiamo contare su circa 650 donatori per
un numero di sacche di sangue pari a circa
1300 nel 2009.
Qual è l’identikit del donatore tipo?
Il donatore è una persona comune, probabilmente con le caratteristiche della maggior
parte delle persone che stanno leggendo: età
compresa tra i 18 e i 65 anni, peso superiore
ai 50 kg, in salute, con la voglia di dare un
aiuto concreto e continuato nel tempo (la
non occasionalità della donazione è per noi
una qualità molto importante). Insomma,
un uomo o una donna “normale”: diventare
donatori di sangue è un gesto semplice, ma
purtroppo le stime dicono che solo il 2%
della popolazione nazionale ha fatto questa
scelta, come del resto abbiamo evidenziato
sul Calendario Avis 2010.
Forse tanta gente è restia a causa di vecchi
luoghi comuni. Facciamo un po’ di chiarezza sulle procedure di donazione: donare è
sicuro o può comportare dei rischi?
Con l’entrata in vigore della legge 107/1990
i rischi relativi alla donazione sono stati praticamente eliminati. A Manerbio il sangue
viene prelevato esclusivamente nella nostra
struttura ospedaliera, il materiale è sterile
e il personale altamente qualificato. Tutto
viene eseguito nella massima sicurezza, sia
per chi dona che per chi riceve: i controlli
sono molto rigorosi.
In che cosa consiste, nella pratica, la donazione?
Al donatore viene chiesto di dedicare periodicamente pochi minuti del suo tempo
per recarsi al centro trasfusionale e fare il
prelievo (all’incirca 450ml di sangue, per un
tempo complessivo inferiore ai 10 minuti).
Un po’ più lunga è la donazione del plasma,
che richiede una mezz’ora. Le donazioni
dovrebbero essere ripetute ogni tre mesi per
gli uomini e ogni sei per le donne.
A cosa serve il sangue donato, dove va a
finire?
Attraverso un’unica donazione si possono
aiutare, o addirittura salvare, diverse persone perché donare sangue significa anche
donare plasma (indispensabile ad esempio
per chi ha subito ustioni e per la produzione
di emoderivati), globuli rossi (che vengono
utilizzati per ristabilizzare pazienti che hanno subito forti emorragie), piastrine (vitali
per le persone affette da leucemia).
È importate poi sottolineare che il sangue
non viene mai buttato via. Anzi, ce n’è sempre bisogno: non solo del gruppo 0, il cosiddetto donatore universale, ma di tutti i
gruppi.
Come si fa a diventare donatori?
È molto semplice: basta recarsi nella nostra
sede Avis di via Palestro 49 a Manerbio
dove, dopo essere stati opportunamente
informati sui principi a cui si ispira l’Avis e
sulle modalità per diventare
donatore, si potrà compilare
la domanda di iscrizione. In quel
momento si decide pure la data
per il primo prelievo a digiuno, che
verrà eseguito in concomitanza con
un E.C.G. e un Rx Torace, presso il
Centro Trasfusionale dell’Ospedale
di Manerbio. Tutti gli esiti degli
esami verranno poi inviati al nostro
Direttore Sanitario che sottoporrà
il candidato donatore ad una visita
medica serale con il relativo controllo degli esami ed la definitiva idoneità
alla donazione.
La donazione fa male?
Per un adulto sano la donazione non comporta alcun rischio; inoltre i controlli e le
visite periodiche previste costituiscono medicina preventiva a tutela dello stato di salute del donatore.
Esistono precise disposizioni ministeriali
che regolano la raccolta del sangue: la quantità che viene sottratta mediamente ad ogni
prelievo è pari a circa il 10% del sangue presente nell’organismo umano; la frequenza
annua delle donazioni di sangue intero, non
deve essere superiore a quattro nell’uomo e
due nella donna.
È importante ricordare che il sangue è una
fonte di energia rinnovabile e quindi è possibile privarsi di una parte di esso senza
avere danni, perché l’organismo lo reintegra
prontamente.
Anche le donne possono donare?
Le caratteristiche specifiche dell’organismo
femminile impongono alcuni accorgimenti
di fronte alla donazione di sangue intero
infatti nel protocollo per l’accertamento
dell’idoneità del donatore si cautela la donna
imponendo alla stessa un massimo di due
donazioni all’anno nell’età fertile (18/45
anni). È opportuno evitare di sottoporsi al
prelievo durante le mestruazioni, tuttavia il
monitoraggio dell’emoglobina e del ferro,
effettuato preliminarmente ad ogni donazione, assicurano un controllo costante della
salute delle donatrici.
Perciò tutti possono donare?
Per essere donatori di sangue occorre avere
almeno 18 anni, godere di buona salute e
pesare almeno 50 Kg.
Sono escluse dalla possibilità di donare le
persone che sono affette da malattie veneree, epatite virale, affezioni vascolari o
cardiache, malattie croniche renali, ulcera
gastro-duodenale, diabete e altre patologie
che andranno valutate in sede di colloquio e
visita medica preliminare necessaria a stabilire l’idoneità del donatore.
Quindi donare per sentirsi bene?
Donare sangue periodicamente garantisce al
donatore un controllo costante del proprio
stato di salute attraverso le visite sanitarie e
gli accurati esami di laboratorio. Il donatore
ha così la possibilità di conoscere il proprio
organismo e di vivere con maggiore tranquillità, sapendo che una buona diagnosi precoce
gli eviterà l’aggravarsi di disturbi latenti.
Cos’è la plasmaferesi?
L’aferesi è quella tecnica trasfusionale che
consente la raccolta selettiva di un solo componente del sangue; in questo caso specifico
consente la raccolta del plasma.
L’utilizzazione di particolari macchine, denominate separatori cellulari, consente di
centrifugare o filtrare istantaneamente il
sangue, trattenendo il plasma e rifondendo
al donatore i restanti componenti.
Al donatore si richiede solo una maggiore
disponibilità di tempo in quanto questo
tipo di raccolta richiede tempi tecnici leg-
germente superiori a quelli di una normale
donazione.
Le donne risultano essere particolarmente
adatte alla donazione di plasma in aferesi,
che non incide assolutamente sulla parte
corpuscolata del sangue, quali globuli rossi,
globuli bianchi, piastrine.
Esistono dei rischi per il donatore?
No, perché la donazione avviene in contesti
di massima sicurezza e igiene in presenza di
medici specializzati.
Il donatore può sempre donare il sangue?
No, non può donare il sangue chi ha la
pressione troppo alta o troppo bassa, chi ha
subito un’operazione, chi è sottoposto ad
una terapia farmacologica, chi si è recato
in paesi extraeuropei dove sono endemiche
certe malattie.
Perché l’Avis ha bisogno di tutte le persone
sensibili?
Purtroppo l’Italia importa ancora parte degli
emoderivati di cui ha bisogno, con una elevata spesa per il servizio sanitario nazionale
e soprattutto un maggior rischio di trasmissione di malattie, poiché il sangue da cui
gli emoderivati sono ottenuti, non sempre
proviene da donatori volontari, periodici ed
attentamente controllati. Dobbiamo quindi, per ridurre i costi e dare una maggiore
garanzia sulla qualità del sangue, renderci
progressivamente autosufficienti. Entrando
nel particolare possiamo però affermare che
molte delle province lombarde, tra cui Brescia, sono pressoché autosufficienti.
La vostra associazione da lunghi anni è
radicata nel territorio; come vi muovete per
pubblicizzare il “Dono del sangue”?
I nostri obiettivi sono essenzialmente tre:
aumentare la consapevolezza tra l’opinione
pubblica sulla necessità di donazioni regolari.
promuovere la conoscenza che i donatori
periodici sono persone sane con uno stile di
vita sano e che sono
regolarmente controllati.
focalizzare l’attenzione sulla salute del donatore e sulla qualità delle donazioni.
Queste sono le basi della nostra attività che
ci vede protagonisti tra le associazioni di
volontariato, attente a cogliere i bisogni e a
dar loro una risposta.
Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un
progressivo incremento delle necessità trasfusionali, alle quali abbiamo risposto sia
con un aumento del numero di donatori,
sia con l’ottimizzazione dell’indice donazionale.
È necessario però che un sempre maggior
numero di cittadini si avvicini alla donazione di sangue.
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Pianura
Manerbio
La
Marzo 2010
Il bel parlar gentile
Una recente disputa su questo giornale
intorno ad un toponimo e alcuni episodi di
“mala-lingua”, accaduti in Italia, obbligano
ad una riflessione.
La prima cosa da considerare è il termine
“casa”, radice di innumerevoli sostantivi
accomunati dal concetto unificante di
luogo, spazio chiuso delimitato a multipla finalità, prevalentemente abitativa,
ivi includendo anche le azioni che vi si
svolgono.
Ricordo, ad esempio, una serie di nomi
a larga estensione di significato, dove la
“S” dura o quella sibilata, nella lettura del
volgare, lo imprimono: casa, casí (casino),
casú (casone), carèt (carretto), casal (casale), casèla (casella), casèl (casello), cascina,
casánt (casante), casèra (casera), casér (casaro), ecc. ecc. comprese forme diminutive
/maggiorative di questi sostantivi, mentre
la “S” sibilata deriva in genere dalla doppia
zeta/doppia esse della pronuncia volgare: ad esempio cazzotto (cašót), cazzuola
(cašöla), mazzetta (mašéta), cassero del
muratore (cášer), tazza (táša), campazzo
(campas) e infine casazze (casase).
Quest’ultimo nome del volgare è stato a
lungo utilizzato, tralasciando le terminologie toponimiche religiose più antiche e
medievali.
Pertanto “Casazze” non stonerebbe in termini storico-linguistici: sono numerosi,
anche in Lombardia, comuni con questo
toponimo o similare.
Dal mio dire è esclusa ogni polemica, perché giusta e corretta è stata l’indicazione
ortografica lessicale a proposito del cartello
stradale.
Il mio scritto ha altre finalità, come si capirà in seguito.
A sostegno dell’ipotesi precedente si potrebbe anche pensare al confluire nella
radice “casa” di altri termini dal significato
e dalla lettura univoca (come spiazzo, ter-
razzo, piazza), intendendo un’area larga,
protetta, lievemente sopraelevata, dominante: una spianata.
Così ampliato il significato diventa ancor
più aderente alla realtà topografica.
“Casaccie”, è errato per i motivi detti, ma
stona anche perché, se considerato dal
punto di vista etico, si commenta da sé,
e sotto il profilo estetico architettonico
altrettanto, perché è dispregiativo.
Il richiamare foneticamente l’allocuzione
“a casaccio” (pura coincidenza), non giova.
Se poi dovessimo porre al singolare i due
termini oggetto di disputa e controversia
ne risulterebbe rispettivamente casaccia
e casacca?! (errato perché allora il plurale
di quest’ultima parola sarebbe casacche),
ma tralasciamo il dire perché il problema
prenderebbe risvolti imprevedibili.
Verosimilmente il termine si riferisce ad
un gruppo di case, fuori dall’agglomerato
urbano principale, di consistenza per numero e dimensione sufficiente per essere
considerata entità a sé stante distaccata e
parzialmente autonoma, tuttavia riferentesi al paese principale.
Incontestabile la vocazione agricola delle costruzioni che sembra emanare dal
nome: non grande pregio, ma ampiezza e
capienza.
La “querelle” sopraccitata ripropone involontariamente all’attenzione un altro
importante problema di natura linguistica
che riaffiora costantemente ed addirittura
in certi casi (vedesi esami concorsuali,
di abilitazione e/o ammissione a corsi di
laurea, annullati per “strafalcioni”) è fatto
vergognoso perché la causa è l’ignoranza
del nostro idioma.
Cause e colpevoli molteplici e facilmente
intuibili, ma per non affondare il dito nella
piaga, citerò la più appariscente e anonima
cioè la comunicazione elettronica digitali-
ca nelle sue forme più svariate, allorché il
concetto, la sostanza devono dissimularsi
nella forma di trascrizione e trasmissione
artificiale.
Si determina la prevalenza di quest’ultima,
creando un’inversione filosofica tra concetto e forma, un manierismo comportamentale, inficiato appunto dalle esigenze
formali; si crea un linguaggio sincopato, a
singhiozzo, infarcito di neologismi, sigle,
abbondanza di terminologie straniere,
insomma uno slang nuovo e scoordinato,
senza regole ortografiche, grammaticali e
sintattiche che finora distinguevano “il bel
parlar gentile”, così recitava il titolo del
mio primo libro di lingua italiana.
Ma, a parte le nostalgie, è inaccettabile che,
una lingua che vanta irripetibili eccellenze
e capolavori assoluti, venga umiliata e calpestata dalla grossolanità pressappochista
e tecnicistica, dalla sguaiatezza espressiva e
che il prodotto del pensiero, il concetto e
la critica si fermino davanti ad un banale
“lo dice il computer”.
Perché non reagiamo a questa sconfitta
pedagogica e della mente e sopportiamo
con indifferenza e con banalità l’errore,
nascondendoci nel conformismo: cosa
facile e pilatesca.
A volte ricordo i quaderni segnati in rosso
e in blu dal “matitone” dell’insegnante che
rilevavano gli errori più o meno gravi e dal
cromatismo si deduceva il voto!
Meglio, a volte, l’autenticità, la schiettezza
e la sprezzante costruzione del volgare che
l’abominevole globalizzato neo linguaggio.
È anche in virtù di questi valori culturali e
letterari da tutelare come tutti gli altri beni
artistici, attualmente così percepiti e gratificanti, che è necessario prendere coscienza
e provvedervi.
Così, se le amministrazioni si porranno
il problema e lo valuteranno nella gravità
delle attuali conseguenze, non potranno
non intervenire perseguendo un’idea pedagogica.
Deve cessare la competizione quantitativa e
prevalere l’idea qualitativa e lungimirante.
Il mio paese che ha perso, si sente dire da
più parti, la leadership a lungo detenuta,
della bassa centrale, potrebbe prendere
occasione in ambito educativo scolastico
per un riscatto.
Non mancano buone componenti ed iniziative, ma sono monadi autonome che
non si contattano e se lo fanno è per combattersi o prevalere.
L’idea grande unificante, coordinata
dall’istituzione pubblica e/o con la componente privata sarebbe quella di adoperarsi,
ricompattando così tendenze disgreganti,
affinché il paese offra e abbia una struttura
per una sede scolastica di livello superiore
(universitario/parauniversitario, di specializzazione specifica di nuove materie, a
carattere museale, ecc. ecc.).
Anche il nostro grande ospedale civile potrebbe proporsi.
In particolare sarebbe ideale se si potesse
inserire l’ente educativo in fieri, nel contesto particolare della nostra storia passata
e recente (moda, design, bioagronomia,
sanità ecc.) si creerebbero certamente l’indotto per uno sviluppo e una crescita della
comunità, nonché l’occasione, a margine,
per unificare solo in due poli scolastici
gli attuali quattro con i relativi vantaggi
logistici.
Non più espansionismo selvaggio ma riutilizzo in nuove dimensioni e finalità delle
costruzioni obsolete e degli spazi interni.
Sarebbe un ritrovar le radici oltre i confini
delle tradizioni culinarie, del dialetto e dei
formalismi paralizzanti e stereotipati.
Torneremo a modello? Riferimento? Proviamo!
Questo scritto vuol essere anche un invito a non affidare tutto e noi
stessi ai supporti tecnologici
che devono restare collocati e
considerati solo come prodotto della nostra mente creativa,
intuitiva e conoscitiva e non
sostituirli.
Le iniziative di “brain trainer”
escogitate per non perdere o
recuperare le nostre capacità
cognitive e mnesiche dell’età
senile, hanno appunto la loro
lontana causa nella desuetudine all’esercizio intellettivo
hi-tech indotto.
Riflettiamo anche su questo
aspetto e sulle conseguenze
derivanti.
Scondizionarsi, liberare la
fantasia, progettare, criticare
ed autocriticarsi sono condimento di libertà e di atteggiamento pluriculturale da non
invischiare in una certamente
comoda vita di modesto profilo civile o galleggiamento
opportunistico.
Dott. Giovanbattista Bisetti
Pianura
Manerbio
La
Marzo 2010
Pag. 13
Le piazze storiche di Manerbio
Manerbio, urbanisticamente parlando del
suo centro più antico, a cui ci si riferisce
anche concettualmente, possiede un circuito viabile rappresentato da (in) sciä ölt e
báss che interseca e al tempo stesso emana
con una porzione dell’antica cinta muraria
e relativa fossa del borgo medievale, ancora
attualmente rintracciabile nei suoi frammentati confini.
Forse è stato questo sviluppo urbano, anomalo, che ha impedito lo sviluppo di una
“piazza” su cui convergesse il restante tessuto stradale.
In realtà a Manerbio ne esistono quattro
tipologie distinguibili già dal toponoma
dialettale che le identifica e al tempo stesso
le descrive come piazzetta (piasèta), piazzolo (piasól), palazzina (palasìna) e infine
piazza (piása).
Per precisione e comprensibilità si segnala
l’impiego della scrittura fonetica.
Piasèta: ci si riferisce all’area compresa
attualmente tra la chiesa parrocchiale e il
Politeama (piazza Monsignor P. Bianchi,
in precedenza piazzetta Garibaldi), un
tempo più piccola per la presenza di una
casa con piccolo giardino cintato da muro,
abitazione in parte riservata al clero e parte
occupata da un piccolo esercizio commerciale gestito da due donne (Piútine) che
vendeva, per noi scolari dell’attigua scuola
elementare, leccornie (piutì, liquirizie, farina di castagne e altro).
La scuola elementare (utilizzata anche come
ospedale militare nella guerra 1915/18),
occupava l’area dell’attuale Banca Popolare
di Bergamo.
In tempi più lontani ancora esisteva una
cappella dedicata alle Anime Purganti, demolita e senza tracce evidenziabili.
Questa piazzetta è stata sede di scavi archeologici che hanno portato alla luce
un sito che senza soluzione di continuità
testimonia la storia manerbiese dal periodo romano al 1987 con una rarissima
testimonianza di insediamento longobardo
oltre che gli obbligati resti cimiteriali prenapoleonici.
Piasól: slargo (trivio) dovuto al convergere
dell’antico braccio locale della via Pretoria
che, venendo da Cremona proseguiva poi
per l’antico ponte sul Mella, (non coinci-
dente con la traiettoria quello attuale),
e del convergere del
collegamento tra (in)
sciä ölt e báss oggi
globalmente via XX
Settembre e via San
Martino che, quando esistevano le porte
di entrata al borgo medievale erano strada
Castello e strada del Guato.
Durante il Medioevo era lo spiazzo più
importante fuori dal castello e serviva per
esercitazioni d’armi e per adunate militari.
In precedenza era denominato piazza Mazzini.
Palasína: ora piazza Cesare Battisti situata
davanti al palazzo Luzzago-Di Bagno, sede
comunale, la più grande per estensione,
presenta al centro il monumento ai caduti,
ora privato, per motivi sconosciuti, della
ringhiera ferrea che lo proteggeva.
Così chiamata perché ampliata e configuratasi in questa forma a prevalenza rettangolare marcata, in seguito all’abbattimento
del settecentesco quartiere militare.
Residua una costruzione recente in lato
ovest, che richiederebbe di essere abbattuta.
Piása: viene sempre riferita col termine
aspecifico, perché assai anonima e invisibile.
Attualmente chiamata piazza Italia (in antico piazza pubblica, dopo l’Unità d’Italia
piazza Vittorio Emanuele, durante la repubblica sociale Piazza Repubblica) e resa
ancor più inaccogliente dal recente restauro che, privandola anche della fontana, l’ha
svuotata e disanimata.
È solo uno spazio di transito che si stende
tra l’altura dell’antico borgo fortificato e la
strada reale (stradù).
I triplici larghi gradini coprono in parte
l’antico fossato e la strada esistente in
lato nord (la ràta de la césa) era l’antico accesso al borgo tramite ponte
levatoio.
Dott. Giovanbattista Bisetti
Nel precedente numero della Pianura, a pag. 17 nel testo dell’articolo
“Ambiente: notizie inquietanti” ci si
riferisce a un articolo non pubblicato
in quel numero, ma presente in questo (Il bel parlar gentile).
Bariselli, il sarto dell’abito classico
A Manerbio, nell’immediato dopoguerra
degli anni del secondo Novecento del secolo scorso, c’erano i migliori sarti per uomo
della zona. Lodetti, Ghignatti, Ferrari, sono
i nomi ricorrenti di quell’epoca i quali fecero scuola a molti giovani tra i quali Farina
(Farinì, come lo si definiva) i fratelli Portesani, Trementini, Ruggeri, Leoncini ed altri
ancora. E c’era anche, in quella schiera di
allievi sparsi nelle sartorie (poiché allora il
mestiere lo si imparava “rubandolo”, cioè
osservando il lavoro dei più esperti) Angelo
Bariselli, che s’era conquistato una selezionata clientela per come curava il taglio, i
particolari delle maniche, la morbidezza con
cui erano attaccate le spalle, la scioltezza della vita, la larghezza dei rever, le rifiniture, la
piega dei pantaloni, ed il generale “aplomb”
dell’intero vestito.
Bariselli è stato tra i pochi sarti su misura di
questi ultimi periodi, rimasto con laboratorio nella sua casa affacciata sulla salita di
Via Volta, in centro al paese, nella quale è
morto il mese scorso ed è stata meta di visite
per esprimere le condoglianze alla moglie
Giusy, alla figlia Cristina ed al figlio Stefano.
Nella chiesa di San Lorenzo si sono officiati
i funerali partecipati, oltre che da famigliari
e parenti, da vecchi suoi clienti, da semplici
persone che l’hanno conosciuto e apprezzato per la serietà dei suoi comportamenti.
Aveva molti amici. Uno in particolare: Giuseppe Pizzamiglio, anch’egli sarto che ha
lavorato alle “Confezioni Manerbiesi” nate
nel 1961, tra le prime aziende di abbigliamento nell’area industriale bresciana. Con
Pizzamiglio, Bariselli condivideva lunghe
camminate per le strade intorno al paese o le
pedalate sulle strade della pianura, gli unici
svaghi che si concedeva sottraendo per brevi
periodi della giornata al quotidiano impegno in sartoria occupato a ricevere clienti
che gli prenotavano vestiti rigorosamente
richiesti su misura per le occasioni importanti. Erano persone alla ricerca dell’abito
classico con poche variazioni, le quali non si
lasciavano trascinare dalla “beat generation”
della filosofia di vita basata sulla ricerca della libertà, e nemmeno dal “Prêt-à-porter”,
l’abito “pronto da indossare”.
Angelo Bariselli è stato tra i fondatori della
Federazione dei sarti bresciani coi quali
partecipava a sfilate di moda in molte città italiane ed all’estro in metropoli come
New York, Madrid e Parigi. Gli sono stati
attribuiti premi e trofei tra i quali le “forbici
d’oro” il massimo riconoscimento per il
sarto artigiano che ha saputo mettere meglio
in risalto lo stile, la capacità tecnica, l’estro
creativo e il rigore formale della sartoria su
misura. Il premio che si ripete ogni anno
dal 1956, ha l’obiettivo di mantenere alto
il prestigio del “Sarto Italiano” nel mondo,
di richiamare l’attenzione del pubblico sulla
migliore qualità della creazione artigiana, e
l’interesse dei giovani in cerca di lavoro.
Quello del sarto è un lavoro creativo alle
prese con un vero ricambio generazionale.
A questo proposito Bariselli commentava:
“I giovani che puntano su questa strada non
sono molti. Le sartorie che li cercano, invece,
sono parecchie”. Lo andava ripetendo parlando con gli amici anche quando, messo al
corrente del male che lo affliggeva, ma non
gli fece mai perdere il sorriso e l’ottimismo
fino all’ultimo giorno passato su questa terra. Egli unicamente si rammaricava del fatto
che lui, che aveva contribuito al successo del
“Made in Italy” nel mondo, non aveva avuto
occasione di trasmettere ad altri sensibilità e
gusto estetico, abilità manuale, curiosità e
disponibilità alle innovazioni tecnologiche,
cura e interesse per il cliente. Erano le doti
che lo distinguevano, nel paese che ebbe la
fortuna di produrre tessuti pregiati nella
fabbrica che fu dei Marzotto, e gli diedero
notorietà.
Pag. 14
Pianura
Manerbio
La
Marzo 2010
Gruppo storico-archeologico di Manerbio, storia infinita
A quasi un trentennio dalla fondazione
è una realtà pienamente consolidata che
riteniamo far conoscere a quei lettori che
ancora non ci conoscono.
L’anno di nascita del GRUPPO STORICO ARCHEOLOGICO DI MANERBIO porta la data del 1982.
Creato per iniziativa di pochi appassionati, estranei per studi e professione al
mondo dell’Archeologia e della Storia,ma
animati da un profondo interesse per le
testimonianze della cultura dei nostri luoghi e della consapevolezza che si tratta di
documenti fondamentali se non unici per
ricostruire la storia del territorio prima
dell’età moderna; il GRUPPO STORICO
ARCHEOLOGICO di MANERBIO è
oggi, a quasi un trentennio dalla nascita,
una realtà consolidata e vitale dell’Archeo-
logia bresciana.
La stretta collaborazione instaurata fin dagli esordi con la Soprintendenza per i Beni
archeologici della Lombardia,la costante
disponibilità dei Funzionari a seguire da
vicino le attività e la quotidianità dei rapporti con il Nucleo Operativo dell’Ufficio
di Brescia, hanno permesso al Gruppo di
impadronirsi rapidamente dei fondamenti
teorici e pratici dei metodi di ricerca e documentazione archeologica e di sviluppare,
poi, nel corso di numerose e diversificate
esperienze, capacità operative sempre più
qualificate.
“L’attività, spiega Maurizio Cavaciocchi,
presidente e socio fondatore del Gruppo,
era inizialmente limitata a semplici recuperi e a segnalazioni di rinvenimenti sporadici, ma con il tempo si è gradualmente orga-
nizzata e specializzata sia nella ricognizione
archeologica del territorio che nell’esecuzione degli interventi di scavo,giungendo
a coprire con il progressivo aumento dei
membri operativi quasi tutta la pianura
bresciana centrale”.
Tanti sono i risultati ottenuti nel corso del
tempo,grazie alla attività dei volenterosi
soci della Associazione.
Tra questi, l’individuazione e la salvaguardia di un alto numero di insediamenti
Preistorici, di Età romana e medioevale che
altrimenti sarebbero stati tacitamente cancellati dalle distruttive trasformazioni cui è
continuamente sottoposto il territorio.
Inoltre, grazie alla padronanza del metodo di scavo stratigrafico è stato anche
possibile approfondire l’indagine su un
certo numero di “siti” tra cui spiccano per
importanza gli Insediamenti Neolitici e
dell’Età del Bronzo del Vallone di Offlaga
e di Milzanello di Leno, alle Necropoli di
età romana delle Quintane, di Cascina
Trebeschi, oltre alla fase longobarda e alto
medioevale dell’abitato di Manerbio, in
Piazza Bianchi, alle Necropoli longobarde
di Porzano di Leno e campo S. Giovanni,
alla Pieve di Bagnolo Mella.
Tanti successi che dimostrano quante preziose potenzialità il volontariato organizzato anche nel campo dei beni culturali possa
esprimere.
Nei prossimi numeri de “LA PIANURA”
sarà nostro compito illustrare più nel dettaglio i risultati delle singole ricerche e delle
singole campagne di scavo.
GRUPPO STORICO ARCHEOLOGICO di MANERBIO.
Fotovoltaico: tecnologia amica dell’ambiente e del risparmio
Nel panorama delle fonti rinnovabili di
energia, la tecnologia del solare fotovoltaico
occupa un posto di rilievo, non solo per la
sua semplicità, efficienza ed affidabilità, ma
soprattutto perché si avvale della fonte di
energia pulita per eccellenza, il sole, che la
rende una tecnologia ad “impatto zero”,
poiché non produce emissioni inquinanti.
Questa tecnologia non solo ci permette di
rispettare l’ambiente, ma, grazie agli incentivi del “conto energia”, ci consente un
notevole risparmio economico immediatamente verificabile sulla bolletta dell’energia
elettrica. Un impianto fotovoltaico è un
apparato molto semplice, composto da un
generatore (formato da moduli composti
da fogli di silicio o “celle” le quali vengono
colpite dalla radiazione solare e trasformano l’energia solare in energia elettrica), da
un inverter (che ha il compito di trasformare la corrente elettrica prodotta dal modulo
da continua ad alternata rendendola idonea
ad essere utilizzata dalle comuni apparec-
chiature elettriche) e da un misuratore di
energia (un apparecchio che contabilizza
l’energia elettrica prodotta dall’impianto).
Gli impianti si possono classificare in base
alla tipologia di funzionamento (impianti
autonomi “stand alone”, che utilizzano
direttamente l’energia prodotta in loco ed
impianti collegati alla rete elettrica nazionale, denominati “grid connected”, i quali
immettono in rete l’energia prodotta), alla
potenza installata (da 1 a 3 KW, da 3 a 20
KW e superiori a 20 KW) ed in base alla
tipologia di installazione (impianto non
integrato, semi-integrato ed integrato).
È molto importante sapere che per godere
degli incentivi del “nuovo conto energia –
DM 19/02/2007” gestiti direttamente dal
GSE (Gestore del Servizio), che prevedono
una durata massima pari a vent’anni, è
necessario che l’impianto sia del tipo “grid
connected”, ovvero collegato alla rete nazionale. L’energia dell’impianto pertanto
non viene utilizzata direttamente dall’uten-
te che l’ha “prodotta”, ma viene misurata
ed immessa nella rete elettrica nazionale. La
quota di energia prodotta viene successivamente “scalata” (o scontata) dalla comune
bolletta energetica. Come si evince dalla
tabella, ogni tipologia di impianto gode di
un incentivo diversificato, a seconda della
“taglia” e del grado di integrazione della
tecnologia: più alto sarà il grado di integrazione, maggiore sarà l’incentivo economico
assegnato.
Inoltre, vengono privilegiati gli impianti di
piccola taglia, facilmente integrabili per le
piccole e medie utenze private.
In questo modo i diversi attori della scena
sociale, dall’azienda al privato cittadino,
dalle amministrazioni pubbliche alle diverse figure professionali, possono cogliere
l’utilità dell’iniziativa godendo di un van-
taggio economico.
Il fine ultimo dell’incentivazione alla costruzione di impianti fotovoltaici, non è
solo trovare un modo di risparmiare soldi e
combustibili fossili, ma è anche tentare di
introdurre a più livelli nella società odierna
un nuovo modo di vivere e costruire. C’è
la volontà di introdurre un modo innovativo di pensare alle nostre città ed alla
qualità della vita, sostituendo gli elementi
costruttivi tradizionali, e arrivando addirittura a parlare di “edificio verde”, “edificio
energeticamente autonomo” e di “edificio
intelligente”.
Camisani Domenico
Amministratore Unico
Arch. Elisa Gabrieli
[email protected]
Pianura
Manerbio
La
Marzo 2010
Una nuova ed innovativa
cooperativa di abitazione
Si è recentemente costituita una cooperativa di abitazione riservata, sia pure in modo
non esclusivo, ai lavoratori de “La Linea
Verde”.
La cooperativa intende, ai sensi della legge
133 del 2008 partecipare al futuro bando
nazionale per l’housing sociale.
Qualora fosse ammessa ai fondi previsti,
sarebbe intenzione della cooperativa realizzare un centinaio di alloggi.
L’iniziativa riveste un particolare interesse
in quanto si rivolge per almeno un terzo
degli alloggi da costruire al solo mercato
dell’affitto con canoni calmierati, così come
previsto dalla legge.
In un periodo di crisi come l’attuale è doveroso pensare a coloro che soffrono di
situazioni di disagio abitativo sommate ad
una precarietà salariale.
Gli altri due terzi degli alloggi da realizzare
sono previsti con la clausola del patto di
futura vendita a 15 anni o a 25 anni, sempre con il criterio del pagamento di canoni
mensili calmierati.
Altre due caratteristiche di rilevante in-
teresse sono la realizzazione, all’interno
del complesso, di alcuni servizi (quali ad
esempio un micro asilo nido ed altri che
verranno indicati dai soci della cooperativa)
e l’attenzione al contenimento energetico
(gli alloggi saranno realizzati in classe B
così da poter certificare i consumi di ogni
singolo alloggio).
La partecipazione dei soci alla cooperativa
sarà pertanto particolarmente accentuata
in quanto tutta la parte che potremmo definire di co-housing sarà il frutto del fattivo
contributo dei soci.
Per co-housing si intendono tutti quei servizi comuni a tutti gli alloggi che potranno rendere più confortevole e più vivibile
l’esperienza cooperativistica.
Pag. 15
Il Gruppo d’acquisto solidale
Nell’ambito delle iniziative del circolo Acli
di Manerbio si è costituita una sezione della
Lega Consumatori con lo sportello preso la
sede di via San Martino, aperto al pubblico
ogni lunedì dalle ore 15 alle ore 17.
Si tratta di un servizio d’assistenza e consulenza ai consumatori per problemi legati alla vita quotidiana contro le truffe,
i contratti fasulli, le pratiche bancarie ed
assicurative, le bollettazioni e altro. Fabio
Scozzesi presidente della Lega consumatori
di Brescia e Bianca Albertinelli, della presidenza provinciale delle Acli hanno relazionato durante l’incontro col quale è stata
presentata l’iniziativa finalizzata all’attività
di conciliazione, di mediazione attraverso
atti extragiudiziali. È un servizio di tutela
del consumatore e di conseguenza delle
famiglie oggi dimenticate dalla politica, le
quali versano in una situazione di debolezza, come chiaramente ribadito dai relatori
che si sono soffermati pure ad illustrare il
“gruppo di acquisto solidale, Gas” che ha lo
scopo di aggregare le persone e le famiglie
affinché possano essere più consapevoli dei
loro diritti specialmente in materia di consumi. Andrea Franchini ha bene chiarito
che il gruppo di acquisto è nato per una
critica sul modello di consumo e per poter
creare un’alternativa praticabile. Oggi è importante saper scegliere cosa acquistare sia
dal punto di vista qualitativo che economico. È importante saper anche scegliere un
prodotto che non sia frutto di sfruttamento
della persona. Tutto ciò con la consapevolezza della importanza che assume il saper
vivere con sobrietà e godere delle cose semplici. Concretamente, aggregarsi in gruppo
ha il vantaggio di creare un nuovo sistema
che si basa sulla solidarietà fra produttore e
consumatore e sulla socializzazione con altre persone raggiungendo buoni risultati di
carattere economico che per la maggior parte delle famiglie ha risvolti non indifferenti.
Operativamente un gruppo di persone o
di famiglie si aggregano e formano il “gas”.
Nel gruppo ogni settimana è compilata la
lista della spesa predisponendo un apposito
modulo per ordinare prodotti diversi. Gli
ordinativi verranno fatti pervenire ai produttori con i quali è stipulato un accordo
e che a fine settimana consegnano quanto
richiesto nel luogo prestabilito dove ogni
famiglia ritira quanto prenotato pagando
il dovuto.
Alberto Agosti
Rugby a Manerbio col torneo “4 Leoni”
Erano dieci anni che il rugby mancava
a Manerbio: infatti dopo la fusione del
Manerbio con il Leno costituendo la Bassa
Bresciana Rugby la maggior parte delle
attività si spostarono sugli impianti di
Leno. A riportare questo sport a Manerbio
ha pensato un nutrito gruppo di ottanta
giovani rugbisti della categoria propaganda
(dagli 8 ai 12 anni) che divisi in due categorie si sono contese il “Torneo 4 Leoni”, sul
campo del Polivalente di via Solferino. Alla
manifestazione hanno partecipato le società: Bassa Bresciana, Cernusco, Calvisano
ed Asola. Le squadre si sono affrontate in
un girone all’italiana ed a farla da padrone,
in entrambe le categorie, è stata la squadra
di casa che vincendo tutti gli incontri si è
aggiudicata il premio in palio. Come sempre, nello spirito rugbistico, tutti insieme,
vincitori e vinti, hanno disputato un “terzo
tempo” a suon di panini e bibite (per la
birra c’è tempo).
I dirigenti della Bassa Bresciana Rugby si
sentono in dovere di rivolgere un sentito
“grazie” all’Amministrazione comunale di
Manerbio per aver reso disponili le strutture ed auspicano che l’utilizzo non sia
un episodio isolato, ma che il rugby possa
tornare stabilmente nel campo del Polivalente in modo da favorire la diffusione
di questi sport giocato in buona parte del
mondo. Il rugby è definito sport di contatto e di situazione. È uno sport di contatto
perché il confronto fisico tra i giocatori è
una costante del gioco nel quale ogni fase
della partita si sviluppa concretamente, nel
rispetto delle regole e degli avversari considerati un valori fondamentali. Circola
un aforisma di Henry Blaha, giocatore e
giornalista americano: “ Il rugby è un gioco
bestiale giocato da gentiluomini, il calcio
è uno sport da gentiluomini giocato da
bestie, il football (americano) è uno sport
bestiale giocato da bestie”. Parole da non
travisare, ma sulle quali riflettere.
TORNEO 4 LEONI, giocato il 21 febbraio con la partecipazione delle società:
CATEGORIA U 12: Bassa Bresciana
Rugby, Rugby Calvisano, Rugby Cernusco, Rugby Asola
CATEGORIA U 10: Bassa Bresciana
Rugby, Rugby Calvisano, Rugby Cernusco
Hanno vinto le categorie:
U12: Bassa Bresciana Rugby
U 10: Bassa Bresciana Rugby
Are You Up?
mensile bresciano
Pag. 16
Pianura
Bagnolo Mella
La
Marzo 2010
Cresce sempre di più la
tradizione del carnevale
All’inizio (ormai un paio di decenni fa)
tutto è cominciato in sordina. Sembrava
quasi una festicciola tra amici che lasciava
indifferente il resto della popolazione e non
riusciva a coinvolgere il paese. Con il passare degli anni, invece, il Carnevale Bagnolese
è diventato non solo una realtà sempre più
importante e consolidata, ma è riuscito
anche ad entrare nel cuore della gente, trasformandosi in un momento di incontro e
di ritrovo ormai irrinunciabile. Una bella
conferma di queste parole la si è avuta in
occasione dell’edizione 2010, in occasione
delle tre giornate (sabato 13, domenica 14 e
martedì 16 febbraio) che hanno sancito un
nuovo successo per l’iniziativa sempre più
sentita che ha animato in bello stile l’intero
paese bassaiolo. In questo senso il diciassettesimo Carnevale Bagnolese non può
essere riassunto nella sfilata dei carri che
hanno colorato le vie del paese e le hanno
riempite di personaggi davvero stravaganti.
Chi vuole scoprire il significato più profondo di questa nuova tradizione per Bagnolo
deve infatti seguire le lunghe settimane di
preparativi che coinvolgono sempre più
Inizia l’organizzazione
delle “Feste di Settembre”
persone negli angoli più disparati del paese
per realizzare i carri e le coreografie che dovranno stupire e conquistare tutti durante
la sfilata. Per comprendere il vero valore
di questo momento che è divenuto ormai
un “tesoro” di tutta la comunità, bisogna
andare all’Oratorio S. Luigi e seguire le
lunghe prove che tengono i più piccoli per
partecipare all’Arlecchino d’oro, il simpatico confronto-spettacolo che prende spunto
dal celeberrimo Zecchino d’oro e dal quale
ha preso origine tutta l’avventura carnevalesca di Bagnolo. I bambini si divertono a
cantare e a provare le loro divertenti coreografie, mentre le loro mamme sgranano i
loro occhi gonfi d’orgoglio. Per tutti, comunque, il Carnevale Bagnolese, proprio
come ha confermato nel più eloquente dei
modi questa edizione 2010, ha un sapore
tanto speciale quanto preciso. Non è più
una festa fine a se stessa o una scusa per
mascherare i problemi. Al contrario è l’occasione migliore per ritrovarsi e dimostrare
che proprio unendosi si possono affrontare
e superare al meglio le difficoltà che propone la vita di tutti i giorni.
Il ciclico scorrere del tempo rende questo
2010 cominciato da poco un anno senza
dubbio molto particolare per Bagnolo e
per tutti i suoi abitanti. Tornano infatti le
“feste di settembre” l’evento al quale sono
più legati i bagnolesi e che rappresenta
per l’intero paese un momento nel quale
riconoscersi con una motivata punta d’orgoglio. Si tratta di iniziative che risalgono
all’indietro nei secoli e che trovano, essenzialmente, la loro radice nella devozione
alla Madonna, alla quale Bagnolo, come
conferma lo splendido Santuario mariano
esistente e meta di pellegrinaggi un po’ da
tutta Italia, è profondamente legata. Motivi
religiosi e la gratitudine per essere scampati
ad episodi tristi della storia (carestie, pestilenze e guerre) hanno così spinto quelli che
possiamo definire i “progenitori bagnolesi”
a promettere e a promettersi di dedicare
questi festeggiamenti alla Madonna che
si susseguono ogni cinque anni, con una
particolare solennità in occasione delle
celebrazioni venticinquennali. Una sentitissima consuetudine, dunque, che tornerà
alle porte del prossimo autunno, quando
a Bagnolo si vivrà un mese di settembre
assolutamente speciale. Proprio in questo
senso, pur senza voler anticipare adesso
appuntamenti ed iniziative anche per non
togliere il piacere della sorpresa, possiamo
anticipare che si è messa in moto a spron
battuto la macchina organizzativa che avrà
il compito di curare queste feste di settembre 2010, una manifestazione che interesserà le settimane centrali del mese e coinvolgerà profondamente l’intera comunità.
Il punto di partenza, come già anticipato,
è quello religioso ed in questo senso i fedeli
potranno seguire cerimonie e riflessioni
dedicate alla Madonna e al sacrificio di
Cristo per l’intera umanità. Accanto a tutto questo, però, non si deve dimenticare il
momento più semplicemente “profano”. In
questo caso Bagnolo ha in serbo iniziative
a carattere culturale, feste e spettacoli per
onorare come si deve la festa più importante del quinquennio e consolidare così questi
speciali festeggiamenti, dando l’arrivederci
sempre con più entusiasmo e voglia di crescere per il 2015.
Rifatto il manto stradale
Con la conclusione di febbraio e l’inizio di marzo (e,
di conseguenza, con l’auspicata fine del periodo più
freddo dell’anno) diverse vie di Bagnolo Mella sono
state coinvolte da lavori, interventi di asfaltatura e sistemazione che hanno lo specifico obiettivo di risolvere alcune situazioni che si erano fatte anche piuttosto
“delicate”. In questo senso la mappa di questo nutrito
maquillage comprende, tra le altre, alcune zone centrali e a grande percorrenza come viale Italia e le vie De
Gasperi, Einaudi, Allende, Canossi ed Offlaga, senza
dimenticare le innovazioni che si stanno apportando
ai marciapiedi di viale Europa con lo scopo di eliminare le barriere architettoniche esistenti e di completarne
una volta per tutte l’asfaltatura. Per Bagnolo, che nel
frattempo ha anche visto l’approvazione dei progetti
esecutivi di sistemazione del Municipio e dell’ex Palazzo Cremonesi (di proprietà comunale), è dunque in
pieno svolgimento un lavorio davvero intenso, voluto,
in particolare, per migliorare e rendere più sicure le
strade del paese che troppo spesso sono state all’origine di lamentele da parte degli abitanti e di qualche
sgradito “intoppo”. Un’opera, come ha fatto sapere la
stessa Amministrazione comunale, che si affianca alla
manutenzione ordinaria (che verrà realizzata, come
di consueto al termine della stagione invernale) e che
potrà essere integrata dalle segnalazioni della stessa
cittadinanza. Bagnolo vuole sistemare a dovere il
suo “aspetto” e non intende trascurare assolutamente
niente per poter rendere il suo “manto” bello da vedersi e sicuro e confortevole per i suoi abitanti.
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Pianura
San Paolo
La
Marzo 2010
Pag. 17
Centro diurno, primo bilancio “La Madùnina” di Scarpizzolo
Il Centro Diurno si è fatto promotore di
una serie di avvenimenti ospitati presso
la sala Guarneri e che hanno visto come
protagonisti gli anziani. È convinzione
della nuova Amministrazione Comunale
insediatasi nel giugno 2009 che il Centro
Diurno debba essere un luogo di incontro
nel quale promuovere iniziative di carattere
sociale che abbiano come obiettivo il ruolo
dell’anziano nella società. A tal proposito
è già possibile tracciare un primo bilancio
delle attività svolte che sono varie e vedono
anche il coinvolgimento dei bambini e dei
ragazzi delle scuole di San Paolo.
Durante il mese di Dicembre i ragazzi del
catechismo hanno passato un pomeriggio con i nonni giocando e dividendo la
merenda, mentre i bambini della Scuola
Elementare sono venuti a portare i loro
auguri e hanno ravvivato l’atmosfera con
recite e canti natalizi. Sempre nel mese di
dicembre ricordiamo il pranzo tenutosi
il giorno otto e dedicato agli anziani del
paese nel quale ha riscosso particolare successo l’intrattenimento musicale e che si è
concluso con l’estrazione della lotteria che
aveva come primo premio un televisore a
schermo piatto.
Di carattere più “mondano” ma non per
questo meno apprezzata l’uscita in un centro commerciale della zona per permettere
alle signore che hanno aderito all’iniziativa
di passare un pomeriggio in compagnia
diverso dal solito sfruttando l’occasione per
qualche acquisto natalizio!
Molto riuscita anche la briscolata del 12
gennaio che ha visto la partecipazione di 16
coppie che si sono sfidate; in palio bellissimi
cesti che si sono aggiudicati i vincitori della
gara. In occasione della Festa Mondiale
dell’Ammalato, che è stata celebrata il giorno 11 febbraio, il gruppo di volontari “Amici degli anziani e ammalati” ha organizzato
una messa solenne presso il Centro Diurno
seguita da un abbondante rinfresco.
Due occasioni diverse hanno infine allietato il Carnevale, una prima festa è stata
organizzata lunedì 15 febbraio durante il
pomeriggio che è stato animato dalla cantante volontaria Giusy che ha fatto ballare e
divertire tutti gli intervenuti. Una seconda
occasione di incontro si è tenuta il giorno
successivo con la visita dei bambini della
scuola materna che hanno festeggiato il
Carnevale con i nonni intrattenendoli con
canti e recite alla fine dei quali le insegnanti
hanno distribuito a tutti frittelle, lattughe e
bibite. Sono già in programma future attività e manifestazioni che verranno rese note
e alle quali sono tutti invitati a partecipare.
È fondamentale sottolineare il fatto che senza
l’aiuto dei volontari sarebbe stato impossibile
realizzare tutte queste
iniziative. Risulta quindi
doveroso un caloroso ringraziamento a tutti quanti hanno sentito di voler
dedicare il loro tempo e le
loro energie per svolgere
un lavoro utile e necessario alla comunità, in particolare verso gli anziani.
E’ fra tutte le chiese sul territorio, quella che ha visto di certo
il maggior transito davanti ad
essa, dapprima i lenti e tranquilli
viandanti, ora i frenetici quanto
distratti automobilisti.
Defilata dal borgo,posta a cavalcioni delle strade, una che taglia
da Est-Ovest il territorio, l’altra
perpendicolare da Sud a Nord,
vicino ad una ex stazione di sosta
con osteria dalla storia antica.
Un approdo sicuro per i viandanti di allora che nel santuario,
sperduto nella pianura, fra rogge
profonde e file di gelsi e pioppi,
sotto il sole cocente dei giorni
estivi, o sotto la neve dei freddi
invernali, nelle notti cupe, vedevano un luogo sospirato e rassicurante, ove
chiedere protezione e incolumità dall’incerto viaggio.
Viaggi che per i passanti di allora che si
facevano a piedi i lunghi chilometri verso
Brescia o Cremona , era ad alto rischio,
essendo divenuta teatro in località “Ponte
rosso“ sullo Strone per alcuni periodi, ideale luogo di assalti banditeschi.
Nel 1525 la famiglia Maggi, ottenne il patronato sulla parrocchia di S. Zenone, ed é
ai Maggi che si deve in gran parte il rilancio
della parrocchia di Scarpizzolo
Fu in particolare il nobile Scipione Maggi
nel 1525, che si ritiene, contribuì sostanziosamente alla costruzione dell’oratorio
campestre di Santa Maria (la Madonnina)
ed é molto probabile che si debba alla sua
benemerita famiglia, più che ai Martinengo o ad altri, se anche la parrocchiale
intitolata a S. Zenone fu nello stesso tempo
edificata, in luogo di un edificio preesistente, ma di più contenute dimensioni quel
“Lazzaretto”,come è popolarmente designato, con annesso cimitero, sorto molti
anni prima a seguito della peste sulla scarpata del Laghetto formato dallo Strone.
Notizie sulla sua esistenza le ritroviamo nel
1565,ed è il Vescovo Bollani che ne certifica
l’esistenza come “sub titulo Divae Mariae
campestris, in qua celebratur singulis solenmitatibus S.Mariae,“ e presso la quale
costituì “Libros necessarios ad exercedam
curam animarum”.
Si può ritenere che vi si fermò, e vi pregò
S.Carlo Borromeo durante la sua visita apostolica alla diocesi di Brescia, nell’itinerario
che da Pedergnaga , Scarpizzolo, lo portò a
Cadignano.
Il 22 settembre 1580, ed in tale visita viene
riportata la sua esistenza come “Oratorio
campestre Santa Maria“ con un proprio
altare dedicato a San Defendente, altare su
cui il rettore della parrocchia, interrogato
dall’arcivescovo assicurò di celebrare in
detta chiesetta, tutte le solennità appropriate.
Con la facciata rivolta a Ovest, perpendicolare alla strada che conduce al centro di
Scarpizzolo, si accede alll’interno tramite
portoncino centrale che fa accedere ad uno
spazio ad aula unica, divisa dalla zona absidale da un gradino e da due file di balaustre
di marmo. Lateralmente pareti di colore
uniforme ma senza dipinti, sopra le quali
sei lunette semicircolari, filtrano le luci del
tempo, illuminando un tetto ad una navata
con archi convergenti al centro.
Le prime due arcate, dipinte con colori tenui ed uniformi, mentre la parte sull’altare
è dipinta con colori vivaci con cielo stellato
con angelie preceduta da una scritta centrale “ROSA MISTICA“.
Alfredo Seccamani
Prosegue nel prossimo numero
Pag. 18
Pianura
Territorio
La
Marzo 2010
Pontevico, è arrivato il
nuovo assistente sociale
Il 31 Dicembre del 2009, dopo 15 anni di
presenza sul territorio, l’assistente sociale
del Comune di Pontevico, la dott. Coglio,
ha deciso di trasferirsi a Leno.
Subito l’Amministrazione Comunale, si è
attivata per cercare di sostituirla al meglio.
È così che verso la metà di Febbraio ha
iniziato a lavorare presso il Comune di
Pontevico Francesco Poli, il nuovo Assistente Sociale.
Prima delle novità il fatto che sia un uomo,
un ragazzo, di 31 anni che nonostante la
giovane età vanta un’esperienza di tutto
rispetto.
Immediatamente si è messo al lavoro valutando i “casi” che quasi quotidianamente si
presentano al comune chiedendo aiuto.
In collaborazione con l’Assessore ai servizi
sociali, Migliorati Luciano, ha avviato il
progetto di “Doposcuola” che da Marzo
segue ragazzi di Elementari e Medie.
L’opportunità di offrire ai bambini ed ai
ragazzi Servizi che potenziano le occasioni di “svago” e di socializzazione diventa
l’occasione in cui attivare la forma di prevenzione più efficace perché ancora non
ci trova costretti a misurarsi con i termini
dell’emergenza o della riparazione del danno.
La formula del Centro di Aggregazione
Giovanile rappresenta un’opportunità par-
ticolarmente significativa di sperimentare
le proprie capacità di socializzazione e di
iniziativa in contesti relazionali nuovi.
La possibilità di gestire il tempo extrascolatico permette inoltre di supportare i
nuclei familiari veicolando istanze educative e formative così da poter sostenere ed
integrare le funzioni genitoriali.
Vengono proposte attività ludiche e ricreative, di gioco e di laboratorio, di animazione e di espressività, di festa e di sostegno
scolastico in una prospettiva di massima
attenzione a creare i presupposti per una
corretta socializzazione ed una buona integrazione.
L’obiettivo è l’interiorizzazione di regole di
convivenza per promuoverne il benessere
fra il gruppo e favorire la cooperazione.
Sarà cura dell’educatore consolidare il processo di autonomia.
Si prevedono attività di laboratorio per
favorire esperienze pratiche e manipolative
in grado di coinvolgere e stimolare sia i
bambini che i ragazzi.
Saranno privilegiate sia attività di rielaborazione creativa che attività di esplorazione
attiva.
Per questo nuovo progetto e per tutti gli
altri a Francesco i migliori auguri per una
lunga e gratificante carriera lavorativa “in
quel di Pontevico”.
Pontevico si mobilita
per le famiglie
in difficoltà
I Servizi Sociali del Comune di Pontevico
hanno predisposto una serie di aiuti finalizzati ad aiutare le persone che si sono
trovate in condizioni economiche negative
in termini di reddito famigliare a causa della grave crisi mondiale.- Da un lato è stato
istituito un fondo comunale straordinario
di solidarietà per gli interventi di sostegno
economico a favore di persone in situazione
di disagio lavorativo. Tali interventi consistono in contributi da € 1500 ciascuno da
destinare alle famiglie di quei lavoratori
che per cause non dipendenti dalla propria
volontà hanno ridotto il reddito familiare
percepito. Quasi 50 i nuclei famigliari che
hanno presentato la domanda.
- È stato creato un “Banco alimentare”
a cui le famiglie
che ne hanno
bisogno, possono accedere per L’Assessore Luciano Migliorati
ricevere generi
alimentari
- È stato creato uno “Sportello lavoro”
con il prezioso aiuto della Dottoressa
Cattenati, per dare supporto psicosociale con l’attività dei servizi sociali, Sono
previsti colloqui e sostegno alla cittadinanza e alle fasce deboli, con particolare
attenzione al ruolo delle donne. Non
mancherà sicuramente un’attività di
orientamento al lavoro quali colloqui
attitudinali, bilancio delle competenze,
percorsi di accompagnamento.
AMARJIT SINGH
“Porta a porta” di volantini, giornali, ecc.
V.le Marconi, 29/31 - Pompiano (BS)
Tel. 333 3439994 - 328 8010888
Fax 030 941748 - [email protected]
La chiesa di San Giovanni ad Alfianello
La chiesa di S. Giovanni ad Alfianello, attualmente, è in pessimo stato di manutenzione ed è pressoché abbandonata.
Un edificio che si appoggiava alla parte sinistra della sua facciata è stato recentemente
arretrato di un paio di metri e su di essa
permangono i segni di questo distacco.
Due corsi di mattoni forati, segno di un
recente intervento, seguono il profilo a
capanna della fronte.
La caduta, in diverse parti, dell’intonaco
mette in luce il paramento in laterizio, tipico dell’architettura padana.
Negli anni immediatamente precedenti al
1952 era stata restaurata ed era utilizzata
come cappella del Ricovero e dell’Oratorio
femminile.
La facciata è aperta da una semplice porta,
sormontata da una finestra ogivale, ed è,
certamente, molto lontana dalla sua conformazione originaria.
Un alto zoccolo la segna inferiormente.
Esso prosegue sul fianco meridionale, dove
si aprono, allungate, due strettissime monofore ogivali, poco più ampie di feritoie.
Sempre sul lato destro, di fianco all’abside,
si eleva il campanile, con la sua massiccia
mole laterizia, la cui parte inferiore, scandita da lesena e aperta da feritoie, potrebbe
essere di epoca trecentesca.
Poco sopra si intravede, accecata nel paramento murario, un monofora ogivale e,
più in alto, la cella campanaria, di forma
cinquecentesca.
Secondo il Pietta la chiesa risalirebbe, genericamente, “al tempo dei monaci benedettini”, considerazione dello scarsissimo
valore storico, e venne poi ceduta con altri
immobili durante il XV secolo, divenendo
cappella gentilizia dei nobili Gambara, forse di un ramo cadetto.
Per avvalorare questa tesi di antichità, egli
riscontra che nella sua parte inferiore “è evidente un’origine romanica”, ma, purtroppo, non è dato sapere a quale illuminante
elemento architettonico si riferisca.
L’aula rettangolare è scandita in tre campate
da due archi traversi a sesto acuto, che reg-
gono la copertura lignea palese, con ogni
probabilità, risalente all’ultimo intervento
di restauro.
Gli archi sono impostati su semipilastri a
muro, conclusi da capitelli semplicemente
modanati.
Nelle pareti laterali delle prime due campate si aprono, con sguanci obliqui molto
ampi, le sottili monofore archiacute già
accennate.
Un arco trionfale a sesto ribassato precede
l’abside, costituita da una campata quadrangolare coperta da volta a crociera, a sua
volta leggermente ribassata.
Purtroppo, per una più precisa datazione,
mancano i consueti rivestimenti parietali
ed affresco.
Non si sa se questi siano presenti sotto la
pessima decorazione attuale, se siano andati
perduti o non siano mai stati eseguiti.
Marzo 2010
Pag. 19
Rubrica a cura di Nord Zinc S.p.A.
Sport: educazione fisica e mentale
Fare sport significa fare movimento, mettersi in azione. Un concetto che non implica quindi solo il movimento fisico, ma
soprattutto “educazione mentale”, perché
lo sport nasce dentro di noi con la voglia,
la determinazione, il piacere e la disciplina
che poi si trasformano in passione.
In questi anni Nord Zinc S.p.A. ha sostenuto numerose iniziative di carattere sportivo proprio perché riconosce allo sport un
importante valore comunicativo.
Ricordiamo il trofeo di Basket del 2008, il
progetto Il mio amico cavallo, il Torneo di
pallavolo dell’oratorio di San Gervasio, la
Camminata del Lusignolo; tutte iniziative
che permettono all’attività fisica di diventare un reale strumento di integrazione sociale, di dialogo multiculturale, e modello
per creare relazioni serene e significative.
Uno degli sport che esprime al meglio
questa filosofia è il Karate: una disciplina
sportiva che necessità di grande forma
fisica ma ancor più di alto equilibrio spirituale. Per questo motivo, Nord Zinc S.p.A.
ha sostenuto il torneo di Karate che si è
tenuto domenica 7 febbraio nella palestra
comunale di Pontevico.
L’iniziativa, organizzata dal Karate Dojo
Kun Pontevico, del maestro Paolo Ghizzardi, e patrocinata dal Comune di Pontevico
Assessorato allo Sport, ha coinvolto atleti
provenienti da tutta la Regione Lombardia.
Più di 200 atleti si sono sfidati in combattimenti appassionanti per l’energia e, al
tempo stesso, l’armonia che ne traspariva.
Il torneo era aperto alle categorie femminili e maschili di bambini, ragazzi e adulti; le
gare erano individuali e a squadre.
Chi c’era ha trascorso una giornata in cui
l’educazione, il rispetto dell’altro, che sia
uomo cosa o natura, e la collaborazione
sono state vissute veramente come leganti
di una società dagli alti contenuti di sostenibilità.
Nella foto, le gare individuali del Torneo Karate Dojo Kun Pontevico
Curiosità sul
Karate
Il Karate (空手) è la più efficace e antica
arte marziale di difesa, originaria dell’isola giapponese di Okinawa e trae origine
dall’unione di due scuole-correnti marziali: il Te autoctono e il Kenpō cinese e prevede la difesa a mani nude, senza l’ausilio
di armi, anche se la pratica del Kobudo di
Okinawa che prevede l’ausilio delle armi
tradizionali (Nunchaku, Katana) è strettamente collegata alla pratica del Karate.
Attualmente viene praticato in versione
sportiva e in versione arte marziale tradizionale per difesa personale. Nel passato,
era studiato e praticato solo da uomini, ma
col passare dei secoli anche le donne si sono
avvicinate a questa disciplina.
Nato come arte marziale che insegna il
combattimento e l’autodifesa, con il tempo
il Karate si è trasformato in filosofia di vita,
in impegno costante di ricerca del proprio
equilibrio, in insegnamento a “combattere
senza combattere”, a diventare forti modellando il carattere, guadagnando consapevolezza e gusto nella vita, imparando
la capacità di sorridere nelle avversità e di
lavorare con determinazione e nel rispetto
degli altri. Solo quando questo insegnamento verrà compreso appieno, sostengono i suoi estimatori, l’allievo potrà essere
veramente libero e realizzato.
[fonte: Wikipedia]
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Pianura
Verolanuova
La
Marzo 2010
Il FAI a Verolanuova
Voucher per i lavoratori
I tesori artistici e naturalistici di Verolanuova diventano per un giorno protagonisti del migliore patrimonio storicopaesaggistico d’Italia.
Il FAI, Fondo per l’Ambiente Italiano, in
collaborazione con il Comune e la Parrocchia di Verolanuova, ha organizzato domenica 28 marzo (in orario 10,00-12,30
e 14,30-17,30) in occasione dell’evento
nazionale della Giornata FAI di Primavera
visite guidate nel centro storico, con partenza dal Palazzo Gambara (sede del Municipio). È una proposta culturale ricca per
gli incontri che offre, per le sorprese che
regala, per le infinite emozioni che suscita:
un entusiasmante coinvolgimento nella
storia e nelle bellezze di Verolanuova, che
renderà chi vi partecipa non un visitatore
occasionale, ma un testimone e un prota-
L’atto concreto che gli enti locali hanno
voluto realizzare per mostrare la propria
vicinanza alle famiglie in difficoltà davanti
ai morsi della crisi ha prodotto importanti
ricadute in termini di utilità e servizi alla
comunità. Le persone, infatti, che hanno
fruito dei voucher predisposti dalla Provincia e raddoppiati dal Comune hanno prestato il loro servizio in mansioni affidate dagli uffici comunali per funzioni di pubblica
utilità. Il loro impegno è stato di affiancare
i dipendenti comunali nell’espletamento di
una serie di incarichi, tra i quali la pulizia ed
il riordino degli archivi e dei locali annessi e
gonista dell’azione di salvaguardia e difesa
dell’arte e della natura italiane.
Questa è la missione del FAI: promuovere
in concreto una cultura di rispetto della
natura, dell’arte, della storia e delle tradizioni d’Italia e tutelare un patrimonio che
è parte fondamentale delle nostre radici e
della nostra identità.
(Per informazioni: consultare il sito www.
fondoambiente.it o contattare la sede della
Delegazione FAI Brescia, via Musei 34,
Brescia – tel. 030-3755030, aperta martedì
e giovedì)
I monumenti aperti durante la Giornata
FAI di Primavera appartengono a tutti gli
italiani! Anche se i loro proprietari reali
sono coloro che ne detengono la proprietà,
tutti gli italiani ne sono proprietari morali
in quanto tali monumenti – insieme a migliaia e migliaia di altri più famosi o meno
famosi – sono parte integrante della vita
e della storia d’Italia; quindi sono parte
integrante della storia di ogni italiano, di
ogni persona che vive in Italia.
E infatti in migliaia accorrono a visitarli;
e infatti chi li possiede li apre al pubblico
riconoscendone implicitamente la rilevanza; e infatti le Delegazioni del FAI li hanno
scelti per essere aperti, convinte che essi
possano rappresentare qualcosa di importante per noi e per chi accanto a noi vive.
Tutti i monumenti italiani sia d’arte che di
natura, tutti i paesaggi, dunque l’ambiente
italiano è un Bene Comune di ognuno
di noi, pur nel rispetto delle singole reali
proprietà. E conoscerlo, amarlo tutelarlo è
dovere di chi in esso vive.
il trasporto dei pasti a favore
degli anziani della nostra
comunità.
A loro ed a chi in questo
momento sta completando il percorso di 40 ore di
servizio va il grazie del Sindaco, M. Carlotta Bragadina, e di tutta l’Ammnistrazione Comunale. “È stata l’occasione di
una felice collaborazione che ha permeso
all’Istituzione comunale di usufruire della
collaborazione di alcuni nostri concittadini
e condividere con loro alcune attività quotidiane”, sottolinea il sindaco.
Fasti e splendori dei
Gambara
Comune di
Verolanuova
Il Comune di Verolanuova nella
giornata del 20 febbraio ha presentato il libro ‘Fasti e splendori
dei Gambara’, progetto dell’Associazione Amici Fondazione Civiltà
Bresciana della Bassa e del Parco
dell’Oglio, in collaborazione con i
Comuni che hanno ospitato nella
storia questa famiglia.
Nell’occasione si è dato modo ai
cittadini di prenotare per tempo
il volume per poterlo avere ad un
costo di mera stampa. Il libro sarà
ricco di particolari sia sulla storia
della famiglia Gambara, inscindi-
“Fasti e
Splendori dei
Gambara”
“I GAMBARA. Una potente
famiglia bresciana nel contesto
politico-diplomatico italiano
ed europeo in età
Rinascimentale e Barocca”
Chiave di volta del portone marmoreo
della Cascina Palazzo in Gambara
bilmente legata alla storia di Verolanuova, sia sulle
architetture dei palazzi di proprietà della famiglia
stessa. La prenotazione può essere fatta presso la
Biblioteca Comunale.
La riforma scolastica arriva
al “Mazzolari”
La Riforma scolastica che ha recentemente
avuto il via libera dal Consiglio dei Ministri approda anche all’ITC “Mazzolari” di
Verolanuova. Lo storico Istituto di Via Rovetta presenta gli indirizzi di studio che verranno attivati dal prossimo anno scolastico,
in base al Piano di razionalizzazione della
Provincia. Quest’ultima ha confermato,
come si auspicava, la tipologia di percorsi
già esistenti in Istituto, consentendo così
quella continuità nel solco della tradizione
che caratterizza il “Mazzolari”.
Due saranno, dunque, gli ambiti entro cui
tali percorsi si inseriranno: quello Tecnico
del settore economico e quello Liceale afferente al campo educativo e dei servizi sociali
ed assistenziali.
Ecco, pertanto, i Corsi che il “Mazzolari”
offrirà a partire dall’a.s. 2010/’11:
1)ISTITUTO TECNICO ECONOMICO “AMMINISTRAZIONE FINANZA E MARKETING”, con i seguenti
indirizzi:
- “Amministrazione, Finanza e Marketing” (ex Ragioneria tradizionale)
- “Amministrazione, Finanza e Marketing” Relazioni internazionali per il
Marketing” (ex Erica, Perito aziendale
corrispondente in lingue estere)
- “Amministrazione, Finanza e Marketing” Sistemi informativi aziendali (ex
Mercurio Ragioniere programmatore)
2)LICEO DELLE SCIENZE UMANE
Al fine di rispondere alla richiesta di
informazioni che continuamente perviene dalle famiglie del territorio e data
l’importanza che l’Orientamento riveste
nella scelta della Scuola superiore da
parte dei nostri ragazzi, viene istituita
una ulteriore Giornata di Scuola Aperta
nella seguente data:
SABATO 13 MARZO 2010,
ore 14.30-17.30
Programma:
- Ore 14.30 Presentazione degli indirizzi
di studio e relativi sbocchi post-diploma
- Consulenza di docenti dei vari Corsi e
visita all’Istituto ed alle sue strutture
Si ricorda che continua, per l’intero anno
scolastico, la consusulenza del docente
referente per l’Orientamento, Prof.ssa Maria Grazia Nolli (previo appuntamento, il
Sabato, ore 9.50-10.40).
Ringraziando le famiglie che, numerose,
hanno visitato la nostra scuola nelle precedenti Giornate di Scuola Aperta, auguriamo a tutti gli studenti una buona scelta.
L’I.T.C.”Primo Mazzolari”
Pianura
Territorio
La
Marzo 2010
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Rifiuti: Leno vince per …differenza
La raccolta dei rifiuti rappresenta un tema
che viene guardato con profondo interesse
a Leno, che dedica un impegno ben preciso
per far crescere sempre di più la percentuale
di differenziata.
Un programma molto attento e sforzi continui che stanno ottenendo risultati che
rappresentano un gradito fiore all’occhiello
per la locale Amministrazione comunale
come ribadisce Rossella De Pietro, che, tra
le varie deleghe ricevute è anche assessore
all’ambiente, oltre che vicesindaco: “Il nostro paese non è ancora passato alla raccolta
differenziata tra umido e rifiuto secco. Nonostante questo, possiamo vantare una percentuale di differenziata elevata. Gli ultimi
dati a disposizione, forniti dall’Osservatorio provinciale dei rifiuti per l’anno 2008,
hanno premiato i nostri sforzi evidenziando
una significativa percentuale del 40,12% di
differenziata, a fronte della media provinciale che si attesta intorno 39%.
Un risultato molto importante, che nell’ultimo periodo è migliorato ancora e questo
ci consente di guardare avanti con fiducia
e voglia di far sempre meglio in un settore
che riveste un’importanza fondamentale per il presente, e per il futuro”. Leno,
dunque, può essere definito un Comune
virtuoso, ma si segnala pure per la capacità
di essere “risparmioso”: “Tra gli aspetti
maggiormente positivi che si accompagnano a questo discorso – prosegue l’assessore
Rossella De Pietro – c’è anche da segnalare
il fatto che siamo tra i Comuni che spendono di meno circa 65 € ad abitante contro
una media provinciale di 104 euro.
Una buona raccolta differenziata e costi
contenuti sono frutto dell’azione attenta
e costante dell’Amministrazione pubblica
e della risposta positiva dell’intero paese.
La gente sta collaborando, è giustamente
sensibile e questo ci consente di migliorare
ulteriormente i già positivi riscontri ottenuti negli anni. precedenti.”.
Per raggiungere questo obiettivo il programma dell’Amministrazione guidata dal
sindaco Pietro Bisinella è molto chiaro: “In
questo momento – sintetizza l’assessore De
Pietro - a Leno vige un sistema di raccolta
misto. Suddividiamo infatti vetro, carta e
plastica che raccogliamo con il sistema del
porta a porta mentre il rifiuto indifferenziato è conferito nei cassonetti stradali. È operativa l’isola ecologica, che è gratuitamente
a disposizione dei cittadini come gratuito è
il servizio di ritiro a domicilio degli ingombranti una volta alla settimana.
Incentiviamo il compostaggio domestico
come sistema ottimale per ridurre i rifiuti
e quindi diminuire i costi di smaltimento
e di conseguenza tenere sotto controllo la
bolletta.
Questa è la situazione attuale. Dobbiamo
però fare di più. La stessa legge ci impone
il raggiungimento entro il 2012 del 65%
di differenziata e vogliamo arrivarci senza
appesantire il carico economico per i cittadini. Stiamo mettendo in campo una nuova
modalità di raccolta dei rifiuti che ora sono
conferiti nei cassonetti stradali, che prevede
la chiusura degli stessi dotando le famiglie
di Leno degli appositi budge per aprirli, in
modo da renderene impossibile l’utilizzo a
chi non è residente come purtroppo troppo
spesso avviene. Al tempo stesso questa innovazione tecnologica servirà per dare un
ulteriore contributo ad una corretta raccolta dei rifiuti, perché le calotte di cui saranno
dotati i cassonetti non consentiranno di
introdurre oggetti ingombranti come vecchi televisori o vecchi mobili che devono
essere portati nella nostra isola ecologica
o ramaglie che devono essere conferite nei
Green Service.
Sottolineo che oltre al rispetto per l’ambiente questo sistema consentirà risparmi
ai cittadini che si impegneranno a ben differenziare. Naturalmente questo progetto
partirà solo dopo una capillare campagna
informativa.
Si può dire– conclude Rossella De Pietro – che a Leno possiamo essere davvero
soddisfatti per come sta procedendo il programma per la raccolta dei rifiuti, ma, vista
l’importanza dell’argomento, guardiamo
avanti con la ferma intenzione di adottare
tutti i sistemi e le soluzioni per continuare
a migliorare”.
Il “Gran Carnevale dei Carnevali” non tradisce l’attesa
È una bella tradizione che anno dopo anno
cresce e si arricchisce sempre di più. Stiamo
parlando del “Gran Carnevale dei Carnevali” che rappresenta a buon diritto un
prestigioso motivo d’orgoglio per Leno e
per tutti i suoi abitanti. Una manifestazione
la cui importanza ha varcato decisamente i
confini della nostra provincia e che lo scorso 21 febbraio ha festeggiato felicemente la
sua trentesima edizione.
Un nuovo appuntamento che, è proprio il
caso di dirlo, ha fatto pienamente centro,
aumentando una volta di più il rilievo della
divertente manifestazione organizzata dalla
Pro Loco di Leno con il sostegno della
locale Amministrazione comunale, della
Fondazione Dominato Leonense, della
Cassapadana e dell’assessorato al turismo
della Provincia di Brescia. In effetti, svanite
le apprensioni della vigilia legate ad un clima che si preannunciava poco favorevole,
il carnevale lenese si è inserito come vuole
la tradizione nella prima domenica di Quaresima, richiamando nel centro bassaiolo
tantissimi spettatori e numerosi carri allegorici e personaggi in maschera provenienti
praticamente da tutta la Bassa e da diverse
altre località della provincia di Brescia, oltre
che dalla vicina provincia di Mantova.
Almeno per un intenso pomeriggio problemi e preoccupazioni di questo non facile
periodo hanno lasciato ampio spazio alla
voglia di divertirsi e di ritrovarsi di tutti i
partecipanti, che hanno riempito di mille
colori le vie di Leno, riconoscendosi nei vari
personaggi proposti dalla sfilata e condividendo una passerella che ha rivolto la preziosa linfa dell’ironia ai numerosi problemi
che ci “regala” l’attualità.
Proprio questo, del resto, come è stato ricordato al termine della multicolore sfilata
dei carri allegorici, è il principale messaggio
che proviene dal “Gran Carnevale dei Carnevali” di Leno.
Una festa divertente e spensierata che, non
a caso, viene proposta già in tempo di Quaresima. Sin dalla prima di queste riuscite
trenta edizioni, in effetti, si è voluto dimostrare che questa allegra giornata non intende affatto essere una scusa per “mettere
la testa sotto la sabbia” e dimenticare i problemi, ma, al contrario, vuole rappresentare
l’elemento in più per unire più che mai le
forze di tutti ed affrontare ancora con più
determinazione e nuovo entusiasmo le sfide
che ci propone la vita di tutti i giorni.
La chiesa di S. Girolamo a Gottolengo
Del 1478 è la donazione di una casa in
Gottolengo in favore di un convento carmelitano, ancora da erigere.
L’anno seguente, il 14 maggio, il Comune
di Gottolengo donava sedicimila mattoni
per l’edificazione, nel borgo Redone, del
nuovo convento di S. Girolamo.
Si deve, pertanto, considerare il 1479 come
anno di fondazione del monastero in questione.
Passato intorno al 1650 ai Carmelitani Scalzi, venne nel 1797 soppresso dalla Repubblica di Brescia e trasformato, nel 1836, in
ospedale, mentre la chiesa rimase aperta al
culto, come sussidiaria della parrocchia.
Attualmente il complesso è occupato dal
locale ricovero degli anziani, mentre la
chiesa è stata recentemente sottoposta ad
un accurato intervento di restauro, che ha
interessato principalmente la sua pregevole
veste pittorica della fine del XV e del XVI
secolo.
La chiesa, orientata, è costruita tutta in
laterizio, parte in vista (abside, campanile,
parte inferiore dei fianchi e contrafforti)
parte mascherata dall’intonaco.
La facciata a capanna, rivestita d’intonaco, è
scandita in tre parti da quattro sottili lesene
che, poggianti su un lato zoccolo, ne accen-
tuano lo slancio verticale.
Le sormonta un cornicione aggettante, che
costituisce la base del frontone.
Nello scomparto centrale si apre l’alto portale, inquadrato da una cornice rettangolare
in pietra.Più in alto è un ampio finestrone
quadrangolare.
In tale redazione, la facciata non dovrebbe
essere anteriore alla fine del ’500.
I fianchi, sui quali prosegue l’alto zoccolo,
sono scanditi superiormente dal ritmo dei
contrafforti, mentre inferiormente sono
occupati dai volumi, allineati in un unico
piano, delle cappelle laterali.
Dal solo fianco destro emerge il volume
aggettante della terza cappella laterale, che,
ad evidenza, non rientra nell’impianto primitivo.
Sempre nel fianco destro, in corrispondenza delle prime due campate, sono aperte,
nella parte superiore, due monofore ad
arco inflesso, inquadrate in sguanci obliqui
di forma rettangolare, caratteristiche del
Quattrocento in territorio bresciano.
L’abside, dal paramento murario laterizio in
vista, è di forma poligonale e nelle sue linee
estremamente sobrie è segnata agli spigoli
da contrafforti piegati ad angolo ed in basso
dal solito zoccolo.
È affiancata sulla destra dal massiccio campanile, tutto in cotto, inquadrato da contrafforti angolari, forata nel fusto da esigue
feritoie e concluso nella cella campanaria,
aperta, su ogni lato, da un’ampia finestra
ogivale.
Lo slancio verticale della facciata è ancor
più visibile all’interno, dove la navata unica
è scandita da cinque campate da quattro
archi traversi a sesto acuto, che reggono la
copertura lignea palese e ricadono pensili
sulle pareti.
La loro imposta, considerevolmente elevata, è semplicemente sottolineata da una ridotta cornice laterizia che risalta sul bianco
intonaco.
Ai lati delle prime quattro campate, tra i
contrafforti, sono, sopraelevate di
un gradino, le cappelle laterali, costituite da profonde nicchie a tutto
sesto e di pianta rettangolare, ad
eccezione della terza a destra, che,
più ampia e quadrangolare, si apre
verso la nave mediante un arco a
sesto rialzato.
Ad oriente, un arco trionfale a sesto leggermente acuto, la cui imposta è segnata dalla sottile cornice
in cotto risaltante sull’intonaco, da
accesso al coro.
Esso è costituito da una campata quadrata
coperta da volta a crociera non costolonata
e seguito da un’abside poligonale coperta da
volta ad ombrello.
Entrambe le volte ricadono pensili su piccoli peducci laterizi in forma di ridotte
mensoline.
Nella parete a sinistra del coro, in alto, sono
i resti di un’originale bifora a tutto sesto, i
cui archi poggiano su colonnine binate. Di
questo mancano quelle centrali, forse, perché in restauro o, forse, perché sottratte.
Nella parete opposta si apre un’ampia finestra rettangolare, dalla quale il coro tra
illuminazione.
Da un portoncino sulla sinistra si accede.
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Pianura
Territorio
La
Marzo 2010
Il mercato settimanale
di piazza
A partire dalla prima età comunale, la piazza
ha subito notevoli trasformazioni assumendo gradualmente le attuali configurazioni,
condizionata dai poli del potere civile e
religioso, qui attestati nel corso dei secoli.
Lo spazio riunisce in modo singolare gli
edifici più rappresentativi della storia e della
cultura di ogni comunità: dal Palazzo del
Comune, alla Chiesa e il Campanile, alla
Torre del Popolo.
La piazza è stata il primo centro commerciale animato da scambi e mercati, inizialmente l’area di vendita era ridotta, non
rigidamente definita e coinvolgeva pochi
commercianti che si limitavano a esporre la
merce da vendere in sacchi, sui carretti o su
banchi improvvisati.
Il mercato, giornaliero o settimanale, è
fenomeno essenzialmente collegato al sorgere delle città e all´inurbamento. È luogo
d´incontro tra coloro che vivono entro le
mura, e quindi dentro la città, i paesi con
quelli che abitano nel circondario.
Nel corso degli anni il numero dei banchi
si è costantemente ampliato e oggi il mercato, di generi vari, va dal lunedì al sabato
si è espanso anche in altre vie del centro
storico dei comuni con maggior numero di
abitanti, sempre contigue alla piazza della
Chiesa.
Gli affari che si trattano sono, in maggioranza, relativi a beni fungibili, di piccola
entità e si concludono a contanti e con
conseguenza immediata.
Il compratore è garantito dalla semplice
sorveglianza dei pubblici ufficiali, addetti
al controllo dei pesi, delle misure e della
tranquillità pubblica.
La data più vecchia della sua presenza fisica in quanto mercato risale al 9 aprile
1777 attraverso un proclama delle monete
dell’E° Capitano di Brescia Vincenzo Morosini.
Il Capitano, fece presiedere i mercati con
una scorta di sei soldati addetti al controllo
dei pesi, delle misure e della tranquillità
pubblica a garanzia del compratore.
…“ed al caso di sorprenderne alcuno in
trasgressione della pubblica risoluta volontà
dovrà farlo ritenere dai soldati e consegnare
agli uomini di comune costudito venga da
essi e tradotti nelle forze di questa carica”.
I giorni di mercato settimanali:
Pavone il lunedì
Gambara il martedì
Pontevico martedì o altra giornata
Pralboino il venerdì
Gottolengo il sabato
Chiari martedì, giovedì, sabato
Rovato il lunedì
Travagliato il martedì
Palazzolo il mercoledì
Lonato il lunedì
Ghedi il mercoledì
Carpenedolo il giovedì
Montechiaro il venerdì
Gavardo lì 10 e l’11 del mese
Gardone il lunedì, mercoledì e venerdì
Carcina il martedì
Preseglie il 15 di ogni mese
Verola Alghise il giovedì
Orzi Nuovi il venerdì
Asola il sabato
Il castello di Pralboino,
l’architettura
Il castello di Pralboino comprende: il palazzo, i cortili ad esso adiacenti, ed alcuni
fabbricati minori per una superficie complessiva di circa quattro ettari.
Il palazzo ha una grande dignità architettonica: è posizionato in modo da dominare
con la sua mole tutta la campagna circostante; è a pianta quadrata, con lati di cinquanta metri, con un cortile centrale, con
fontana; la struttura portante è in muratura
con notevoli spessori e si sviluppa fuori terra con tre piani; nella distribuzione esterna
alla struttura, precisamente sul lato verso
la chiesa, la facciata è isolata da una fascia
di terreno che la separa dal fossato, mentre
sul lato nord esiste un cortile rustico con
costruzioni di servizio.
Davanti al piazzale dell’ingresso vi era in
origine un grande giardino con la casa del
giardiniere e dell’ortolano, le torrette di
cinta con sale da caffè.
Di tutto rimane attualmente il muro di
cinta con alcuni torrioni ricostruiti sulle
preesistenze medioevali.
La rocca prima assumeva una forma a U
di cui si conservano ancora i locali al piano
terra sui quali l’abate realizzò un ammezzato e un piano nobile, mentre sul lato
mancante, venne edificato
completamente formando una corte.
Nel lato senza il porticato doveva essere
sistemato un grande scalone che portava al
piano nobile, ma per problemi sconosciuti
non è mai stato realizzato; al piano terra
questo lato doveva completarsi con un porticato come sui restanti lati, probabilmente
fu anche iniziato, dato che è testimoniato
tuttora da due colonne sormontate da vasi
sagomati agli angoli, ma probabilmente ci
fu un ripensamento.
Le facciate sono semplici, le finestre sono
sormontate da timpani triangolari ai vari
piani nobili. I portici hanno grandi colonne
toscane.
L’ingresso è molto caratteristico per la presenza di un doppio portale racchiuso tra
quattro paraste, che all’inizio sono bugnate
e man mano salgono vengono interrotte da
un bellissimo balcone in pietra con balaustrini in stile Sansoviniano che reggono il
davanzale; sono presenti due porte finestre
che ripartono le quattro lesene ora arricchite da motivi ornamentali di stile neoclassico che raggiungono la cornice della
trabeazione.
Sopra la trabeazione il frontone triangolare
sormontato da pinnacoli, al centro un medaglione con impresse le iniziali della famiglia Gambara, ora sostituite con le iniziali
dell’attuale proprietà.
I due portali immettono nello splendido
porticato ad archi a tutto sesto, sorretto da
colonne in pietra di Botticino.
Sotto lo stesso, porte e finestre sono prive
di decorazioni, tranne quelle dei piani superiori nobili, le finestre sono sormontate
invece da un timpano curvo.
Milzano nel catastico del
Da Lezze
Il denominatore comune che ritroviamo attraverso la lettura dei documenti
sull’economia bresciana nei secoli XVII
e XVIII è rappresentato dalla pressione
fiscale veneta.
Venezia infatti ricavava dai predomini
di terra ferma il necessario sia per la sua
immagine di città stato e sia per poter finanziare le sue numerose guerre a difesa dei
suoi interessi mercantili.
La conseguente cattiva condizione della finanza veneta, sintomo questo della sua lenta e progressiva decadenza, non concedeva
d’altra parte al Governo della Serenissima
alcuna possibilità di attenuare la pressione
fiscale.
Questa situazione non poteva che pesare
gravemente sulle popolazioni
della terra ferma, tra le quali Brescia e il
suo territorio, che con le sue attività produttive principali: l’estrazione, la fusione e
la lavorazione del ferro e la lavorazione di
lana rappresentava un serbatoio particolarmente ricco.
La crisi economica che è risultata in una situazione di questo tipo viene chiaramente
documentata nel catastico fatto compilare
nel 1609 dal patrizio veneto Giovanni Da
Lezze podestà di Brescia; questo prezioso
documento fornisce un quadro completo
della vita bresciana in particolare delle
attività.
Milzano fu così inquadrato dal Da Lezze
nel 1609:
1.“Terra in piano oltra la Mella verso sera
di circonferenza ½ miglio in circa lontana da Patalboino un tiro d’arcobuso,
vengono à raggione gli abitanti alla detta
terra.
2.Fuoghi n° 100 in circa,
Anime n°1000, de quali utili, 220.
3.Piò di terra quattro mille in circa migliori di Patalboino per il piu, essendovene
anco d’altre tre magre, et leggiere.
4.Chiesa di S. Biasio parochiale officiata
da Preti con buona entrada.
Chiesa di S. Michel picciola.
5.Nobili Bresciani
Signori Sali,
Signori Palazzi
Contadini li Faustini.
Una disciplina, dove si ridducono li
preti in un numero di 12, vestono di
bianco, et è una chiesiola.
6.Vi è un molino delli detti signori Conti
Gambareschi.
7.Animali bovini pera n° 150
Cavallini n°50
Pecorini n°500
Carri et Carrette n°100.
Il castello di Pralboino di Colossi Gianni
Il castello di Milzano
L`abbazia benedettina di Leno fu costruita
per volere di Desiderio nel 758 e, per lungo
tempo, fu tra le più importanti dell`alta
Italia.
L’abbazia ebbe un tale sviluppo che la venuta a Leno dei monaci benedettini segna
la rinascita cristiana, economica e culturale
della Bassa Bresciana, ma il suo dominio si
stendeva oltre i confini della provincia.
I monaci di Leno, che avevano la proprietà
di molti beni in Milzano, dovettero provvedere a munirlo di una difesa.
Si ha notizia del castello di Milzano quando per merito dell’imperatore Corrado
II nel 1301 venne restituito ai monaci di
Leno, dopo che era stato usurpato da un
nobile locale.
Anche un’altro imperatore Enrico III protesse l’abbazia di Leno e con diploma del
29 novembre 1043, confermava i diritti di
quel monastero su vari possedimenti, che
erano stati contestati e fra questi il Castello
di Milzano.
Poi anche per Milzano avvenne la trasformazione che subirono molte proprietà
delle abbazie finchè venne concesso in
feudo ai Gambara, che signoreggiavano
già sull’opposta sponda sinistra del Mella,
in territorio di Pralboino, con investitura
di Filippo Maria Visconti in data 3 ottobre
1422; confermata poi da Venezia con altri
privilegi il 3 settembre 1427 e nel 1440.
Il castello era sito a sud della chiesa parrocchiale, al di là del fosso Caglione, dove
questo forma un’ ansa ad angolo retto non
molto distante dalla strada che porta sulla
comunale Pralboino-Alfianello. Oggi è un
fabbricato colonico.
(tratto da “Le dimore bresciane”
di Fausto Lechi)
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Pianura
Orzinuovi
La
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Pianura
Territorio
La
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A Palazzo Cigola-Martinoni riunione dell’Ucid e del Rotary
La casa-torre cinquecentesca ben datata
dalle sue proporzioni e dai beccatelli del
cornicione di gronda; la porzione centrale
contigua del sedicesimo secolo, caratterizzata da un elegante porticato a sette archi
poggianti su colonne in pietra di Botticino;
una ulteriore ala chiude il ciclo costruttivo,
firmato da Giovanni Battista Donegani,
progettista del settecento. Sono le tappe
di palazzo Cigola Martinoni, recuperato
recentemente con rispetto degli intonaci,
valorizzazione delle decorazioni originarie.
Un sistema ad onde radio permette di programmare accensione e spegnimento delle
luci interne da un computer, che ha evitato
tracce sui muri con sistema tradizionale
a pulsanti e rispettato le pareti affrescate. Palazzo Cigola-Martinoni è sede del
municipio di Cigole, è stato acquistato nel
1984 su decisione del consiglio comunale.
L’edificio ha conosciuto un periodo di
declino fino quando Riccardo Geminati
ed il sindaco del tempo Giuliano Pegoiani,
ottenuti fondi della Comunità Europea,
potevano dare avvio ad un intervento di
restauro conservativo che in ventiquattro
mesi ha restituito alla costruzione l’aspetto
originario.
Uno splendore, come hanno commentato
i rotariani del Club di Manerbio (presidente l’ing. Andrea Negretti) e gli associati
all’Ucid (l’unione cristiana imprenditori
e dirigenti, sezione Bassa Bresciani, presidente il dott. Giuseppe Pozzi) che hanno
riunito associati e simpatizzanti per uno
dei periodici incontri. È stato un importante appuntamento per due realtà del
volontariato che condividono attenzione
alle comunità. In un primo momento gli
ospiti hanno visitato le sale nelle quali
dal novembre 2009 s’è realizzato il Rais
(“radici” nel significato del dialetto locale)
centro per la valorizzazione rurale e del
gioco storico. Poi partecipando alla Messa
celebrata dall’assistente ecclesiastico don
Giuseppe Castellaneta nella chiesetta della
scuola parrocchiale per l’infanzia. Infine
partecipando alla cena servita dagli allievi
dell’istituto alberghiero di Bargnano, nello
sfarzo di stucchi e affresci del salone delle
feste. In tavola prodotti della cooperativa la
Buona Terra che coltiva l’antico monococco (Triticum Monococcum L.) un frumento “vestito” con la cariosside racchiusa dalle
glume anche dopo la trebbiatura, coltivato
in Oriente da più di 10 mila anni, che per
migliaia di anni, fino all’età del Bronzo, in
Europa il Monococco ha rappresentato,
insieme a farro e orzo, la base dell’alimentazione di intere popolazioni. Con farina
di monococco sono stati confezionati i
“casoncelli” di Gottolengo ripieni di zucca
e canditi coi quali s’è aperto il menu della
serata proseguita con piatti di carni della
cooperativa che alleva bovini della razza
bianca padana, suini della mora romagnola
e pollame; la cena s’è e conclusa con formaggi del caseifici Zani e
dolci fatti in casa.
È stato l’occasione per
scoprire una realtà della
Bassa Bresciana che completa l’offerta turistica e
di servizi a disposizione di
aziende e circoli culturali
che la storia della pianura
hanno a cuore.
La formazione per i datori di lavoro
Formazione per datori di lavoro, dirigenti e preposti delle imprese affidatarie ai sensi
dell’Art. 97 comma 3 ter D.Lgs 81/2008
Il D.Lgs. 81/2008 ha segnato una tappa
importante nella corretta definizione dei
ruoli e delle responsabilità dei soggetti che
intervengono nell’attuazione di cantieri
edili e di ingegneria civile. In particolare,
ha chiarito l’importanza, anche sotto il
profilo prevenzionale, rivestita dall’impresa affidataria (l’impresa appaltatrice).
Il D.Lgs. 106/2009, di modifica e integrazione del D.Lgs. 81/2008, è ulteriormente
intervenuto sull’argomento, disponendo
che il controllo delle condizioni di sicurezza del cantiere, dei requisiti delle imprese
subappaltatrici e delle disposizioni e delle
prescrizioni del PSC, già previsto dalla
versione originaria del D.Lgs. 81/2008, sia
effettuato da soggetti (datori di lavoro, dirigenti e preposti) delle imprese affidatarie
in possesso di adeguata formazione.
Tale formazione riguarda i principi generali della legislazione, il ruolo del committente, gli obblighi di sicurezza, le verifiche
dei subappaltatori e dei lavoratori autonomi da parte dell’impresa affidataria ai fini
dell’idoneità professionale.
Il committente o il responsabile dei lavori,
se nominato, ha l’obbligo di verificarne
l’adempimento come indicato nel decreto.
Ricordiamo pertanto a tutte le
imprese interessate che non
avessero ancora provveduto
alla formazione del proprio
personale, che tale inadempimento viene così sanzionato
dal D.Lgs 81/2008: “Il datore
di lavoro e il dirigente sono
puniti con l’arresto sino a
due mesi o con l’ammenda
da € 500,00 a € 2.000,00”.
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Pianura
Ghedi
La
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Il comune presenta il “Programma triennale”
La conclusione di quello che possiamo definire il primo “semestre” di questa nuova
esperienza, ci consente di tracciare un primo, rapido consuntivo di come si è aperto
il mandato che gli elettori hanno affidato
al sindaco Lorenzo Borzi e di quelle che
sono le prospettive ed i progetti con le
quali la nuova Amministrazione ghedese
guarda avanti: “Dopo questi primi mesi di
lavoro molto intenso ed attento – confida
il primo cittadino di Ghedi – possiamo
dire di avere chiuso una prima fase. In
effetti adesso abbiamo terminato le opere
che erano già state precedentemente iniziate dalla precedente Amministrazione.
Ora è giunto il momento nel quale, più
precisamente, possiamo dare il via ai nostri
progetti e cercare di rendere il più concreto
possibile il programma che abbiamo presentato agli elettori”. Un’intenzione che
rende l’agenda di lavoro del sindaco Borzi
e dei suoi collaboratori particolarmente
fitta di appuntamenti: “Abbiamo diversi
punti che richiamano la nostra attenzione.
Si parte dalla sicurezza (con un intervento
immediato per potenziare il sistema di
videosorveglianza) per arrivare a diverse altre opere che riteniamo improcrastinabili,
come, ad esempio, la manutenzione della
strade. Nella nostra cittadina ce ne sono
alcune davvero in condizione disastrate
ed è nostra intenzione intervenire subito,
anche per venire incontro ad una precisa
richiesta degli abitanti”. Il rapporto con la
gente sembra essere un tasto ricorrente per
lo stesso Borzi, che non a caso è intenzionato ad affidare proprio ad una pubblica
informazione la presentazione in grande
stile dell’attività che lui e la sua Giunta intendono portare avanti: “Se vogliamo parlare di progetti – sorride il sindaco ghedese
– posso anticipare che proprio in questi
giorni stiamo definendo (dopo averlo studiato con grande attenzione e meticolosità)
un vero e proprio programma triennale che
comprende tutte le iniziative che mettere-
mo in atto e gli obiettivi che ci prefiggiamo
di raggiungere. Non appena sarà completato lo presenteremo alla popolazione, che
così potrà capire nei dettagli tutto quello
che stiamo facendo e dove vogliamo arrivare. Anche se, a dire il vero, mi sembra
di poter dire che già questi primi mesi di
lavoro, dai primi approcci ad oggi, abbiano
fatto intravedere lo spirito con cui abbiamo
cominciato questo nostro incarico ed i
risultati che ci prefiggiamo di raggiungere per Ghedi ed i suoi abitanti”. Un’attività che ha posto senza dubbio in bella
evidenza uno spiccato spirito sociale che
Lorenzo Borzi vuole mantenere alla guida
della sua “squadra”: “In effetti – conclude
il sindaco della cittadina bassaiola – ci
siamo voluti impegnare subito nel sociale
ed in un periodo di crisi generale e diffusa
come quello che stiamo attraversando non
poteva essere altrimenti. In questo senso,
grazie alla collaborazione tra gli assessorati
alle attività produttive, allo sport ed ai ser-
vizi sociali, abbiamo coinvolto in diverse
attività i lavoratori in cassa integrazione,
cercando di dare un sostegno concreto alle
preoccupazioni di diverse famiglie della
nostra comunità. Al tempo stesso abbiamo
iniziato con decisione e convinzione un
cammino per rendere sempre più vivibile
e vivo il nostro paese. Lo dimostrano, ad
esempio, le iniziative che abbiamo realizzato in occasione del Natale, quando
abbiamo illuminato maggiormente le vie
del centro ed abbiamo realizzato una pista
di pattinaggio sul ghiaccio (tenendola, tra
l’altro, per diverso tempo anche dopo le
festività con conseguenti oneri di manutenzione). Iniziative come queste non sono
altro che la testimonianza della nostra precisa intenzione di rendere sempre più viva
la nostra comunità e di stringere sempre di
più i rapporti all’interno dei suoi abitanti.
Il nostro sogno, in una parola, è quello di
creare sempre di più una cittadina a misura
d’uomo!”.
Ginnastica, la gara a brevetti AICS “promossa” a pieni voti
La ginnastica artistica del futuro ha
vissuto un pomeriggio assolutamente
ricco di significato
lo scorso sabato 20
febbraio a Ghedi.
In effetti il locale Palazzetto dello
sport di via Olimpia ha ospitato la
riuscita edizione
2010 della “gara
promozionale a brevetti”, manifestazione
organizzata dall’Aics con il patrocinio del
locale assessorato allo sport. All’invito congiunto dell’Aics e della Ginnastica Artistica
Ghedi hanno risposto diverse società della
nostra provincia, che hanno chiamato in
pedana i loro giovani virgulti per il futuro,
chiamandoli a mettere in mostra il loro
bagaglio tecnico ed il frutto di tutto il lavoro che viene portato avanti con passione
ed entusiasmo. Una vera e propria tappa
di avvicinamento a quella che si potrebbe
definire la parte agonistica della ginnastica
artistica, che, in ogni caso, ha riservato un
occhio di riguardo all’aspetto promozionale, abbinandolo pure ad una specifica
attenzione verso la formazione umana ed
il preciso di aiutare la crescita personale dei
giovani ginnasti che si sono succeduti sul
parquet ghedese. Un obiettivo che ha dedicato un angolo molto importante anche al
percorso motorio ideato per i gruppi della
scuola materna, ad ulteriore conferma del
preciso spirito promozionale che gli organizzatori hanno voluto assegnare a questa
gara a brevetti. Al termine dell’intenso e
piacevole pomeriggio, seguito tra l’altro da
un pubblico numeroso e partecipe, molto
caloroso soprattutto nel seguire i ginnasti
più piccoli, il dirigente nazionale dell’Aics,
Mario Gregorio, e la presidente provinciale
Mara Boldini, alla presenza delle autorità
amministrative ghedesi, hanno calato il sipario sulla competizione consegnando un
diploma di partecipazione ed una medaglia
a tutti i partecipanti, unendo così tutti i
presenti in un caloroso e sentito abbraccio
che punta innanzitutto a costruire il domani della ginnastica artistica.
Si lavora intensamente per la sicurezza
A Ghedi si è deciso di dedicare un occhio di
riguardo ad un tema di particolare importanza e quanto mai sentito come la sicurezza.
Un bene essenziale per le nostre comunità e
per tutti i cittadini, che richiede ogni giorno
il massimo impegno per essere tutelato e
valorizzato a dovere. Una posizione che ha
preso con grande convinzione il sindaco di
Ghedi, Lorenzo Borzi, che così sintetizza
la questione: “La sicurezza rappresenta il
primo e fondamentale punto di riferimento
della nostra azione amministrativa - commenta il primo cittadino ghedese - Non
a caso, insieme all’agricoltura, la sicurezza
è stata una delle deleghe che ho scelto di
conservare personalmente, proprio perché
intendiamo impegnarci a fondo in questa
direzione e siamo decisi ad offrire risposte
concrete ed efficaci alle richieste della gente.
Richieste che sono sempre più precise e significative e che devono ricevere dalla Pubblica Amministrazione una risposta pronta
e sicura. A tal proposito, sin dal momento
della nostra entrata in carica, uno dei primi
progetti che abbiamo voluto portare avanti
è stato quello di potenziare il sistema di
videosorveglianza, un disegno che abbiamo
cominciato da subito a perfezionare e che,
ne sono certo, potrà offrire evidenti benefici a tutta la nostra comunità. L’intento è
quello di curare e proteggere il territorio,
non si tratta certo di misure che possono in
alcun modo ledere la privacy delle persone.
Al contrario, proprio grazie a questo sistema
più efficiente ed ampliato gli abitanti di
Ghedi potranno sentirsi più sicuri sia nelle
strade del nostro paese che nelle loro case.
Sappiamo molto bene – continua il sindaco
Borzi – quanto la sicurezza sia importante
per la vita quotidiana di tutti noi e come
questa risorsa così preziosa sia seriamente
minacciata al giorno d’oggi per una lunga
serie di motivi. Noi dobbiamo fare tutto il
possibile per proteggerla nel miglior modo
possibile ed in questo senso è fondamentale
una collaborazione sempre più stretta tra
le forze dell’ordine e l’ente pubblico, ma
occorre anche che la stessa Pubblica Am-
ministrazione sia in grado di proporre un
programma molto chiaro e ben preciso,
così da affrontare effettivamente questa
problematica con competenza, professionalità e qualità ed è proprio questo quello che
abbiamo promesso in campagna elettorale
ai nostri concittadini e che intendiamo fermamente realizzare in questo momento”.
L’operazione-sicurezza sta dunque entrando
nel vivo a Ghedi, una comunità che intende
unire sempre di più le sue forze migliori
per proteggere e valorizzare come si deve
questo “bene” che i cittadini richiedono con
crescente determinazione e rappresenta un
elemento prezioso che ha il magico potere di
innalzare direttamente la qualità della vita.
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Pianura
Bassano
La
Marzo 2010
Bassano: audizione in regione per il no a
“Teresa S.r.l.”
Preceduto dalla positiva notizia del
26/01/2010 da tempo attesa: NO DEL
BROLETTO ALL’IMPIANTO TERESA
S.r.l., riportata dal Giornale di Brescia, si
è avviato l’incontro istituzionale tra le amministrazioni bresciane e la Commissione
Ambiente regionale.
L’assessore provinciale, Stefano Dotti (Lega
Nord), ha posto veto al discusso impianto
di trattamento rifiuti pericolosi che si vuole
costruire a San Gervasio B.no. deliberando
parere negativo della provincia alla Valutazione Impatto Ambientale (VIA) della
società Teresa srl, azienda che ha presentato
un progetto per il trattamento di terre inquinate da rifiuti pericolosi e tossico nocivi
per oltre 100.000 tonnellate anno.
La forte pressione venuta dai sindaci , dalla
gente, le ferme richieste di presa di posizione degli esponenti della Lega Nord
bassanesi e sangervasini hanno mosso definitivamente la provincia di Brescia a prendere l’auspicata decisione. Ora l’attenzione
è rivolta alla Regione Lombardia che dovrà
tenere ben conto delle volontà espresse
dalle amministrazioni locali, dai comitati e
dalla Provincia di Brescia al momento della
decisione finale che le compete.
Il 03 febbraio quindi, a seguito dell’iniziativa promossa dall’Amministrazione
Comunale di Bassano Bresciano, il sindaco
G.Paolo Seniga e gli amministratori dei
comuni contigui si sono recati a Milano
presso la sede regionale dove sono stati
ascoltati presso la VI Commissione Ambiente regionale. In quella sede, insieme
ai sindaci di San Gervasio B.no (Cesare
Bozzoni), di Milzano (Bulgari GianBattista), di Seniga (Boldori Giuseppe), di
Verolanuova (Carlotta Bragadina) ed il
vicesindaco di Offlaga ( Giancarlo Mazza),
sono intervenuti per ribadire univocamente le ragioni oggettive del dissenso verso
l’impianto. Piena condivisione e sostegno
all’iniziativa è pervenuta anche dai sindaci
dei comuni di Leno (Pietro Bisinella), di
Gottolengo (Giuliana Pezzi Zacco), di
Pavone Mella (Piergiorgio Priori) e di Manerbio (Cesare Meletti) che attraverso un
comunicato a mezzo fax, acquisito agli atti
dei lavori di commissione, hanno ribadito
il proprio no alla realizzazione dell’impianto A fianco dei comuni della Bassa
Bresciana erano presenti lo stesso assessore
provinciale Dotti, l’assessore regionale
all’ambiente Davide Boni ed il consigliere
regionale Monica Rizzi ( tutti della Lega
Nord). Il peso politico ed istituzionale
degli interlocutori non può lasciare indifferente l’istituzione regionale che, ora più
che mai, trova di fronte a se le istituzioni
bresciane unite in un solo fronte. L’intensa
attività portata avanti dall’attuale amministrazione bassanese, il coinvolgimento
di autorità provinciali e regionali messo
in atto anche dalla Lega Nord bassanese
e l’operato della commissione speciale
guidata dall’ Avv. Alberto Ferrari (PDL)
segnano un ulteriore punto a favore di chi
la “Teresa S.r.l.” non la vuole. Grazie quin-
di alla sensibilità dimostrata dal presidente
della Commissione Ambiente regionale,
la bresciana Margherita Peroni (PDL) ed
all’ottimo lavoro svolto con le valide argomentazioni poste dai tecnici Alessandro
Gallina (geologo) e dall’avv. Stefania Vasta
(docente di diritto amm.vo Università di
Parma), che hanno potuto disporre della
documentazione rilasciata dalla Provincia,
un altro importante passo è stato compiuto. Un fatto che costituisce localmente
anche una risposta ad un volantino di ex
amministratori bassanesi , che trattando
di questo argomento (in modo per altro
disinformato ed un po’ irrispettoso nei
confronti di chi da tempo si impegna nella
battaglia contro la Teresa srl e nella raccolta
firme) sollecitava l’intervento leghista. Afferma il sindaco G.Paolo Seniga: “L’ottimo
risultato ottenuto spinge a continuare sulla
strada intrapresa ed a rinnovare il totale sostegno all’amministrazione di San Gervasio
B.no, a cui riconosciamo la piena competenza territoriale e giuridica, a Respiro Libero
ed a chiunque si proponga a supporto della
causa, aldilà di chi per malignità o interessi
di bottega ci vuol rappresentare divisi. Il
passo importante che è stato compiuto in
pochi mesi non chiude certamente la partita
e siamo consapevoli che molto lavoro resta
ancora da fare, ma sicuramente quanto fatto ora – insieme ai comuni ed ai comitati
– colma di certo l’inconcludenza di chi in
paese ci ha preceduto avendo avuto tempi e
margini ben maggiori per agire e che nulla
ha fatto di propria iniziativa sulla questione
in questi anni”. Il confronto naturalmente
riprenderà dopo le elezioni regionali di fine
marzo, con i nuovi o riconfermati interlocutori regionali, di certo sarà sempre alta
l’attenzione alla tutela del territorio di una
provincia e di una Bassa che è già saturo.
L’ampliamento
dell’asilo
Finalmente e dopo un iter “burocraticoambientale” di circa otto mesi riprendono i
lavori di ampliamento della scuola materna
comunale “A. Martinengo”.
I lavori iniziati a giugno 2009 erano stati
subito sospesi a causa del rinvenimento,
nell’area oggetto dell’intervento, di un
serbatoio di gasolio interrato deputato in
passato allo stoccaggio di liquido combustibile per il riscaldamento dell’edificio
scolastico prima che il comune si dotasse
della rete del gas metano. Tale serbatoio
presentava al momento del rinvenimento,
come evidenziato nella relazione tecnica, la
presenza di perdite di gasolio che si riscontravano tangibilmente sia a livello visivo
che olfattivo nel terreno a contatto diretto
con il serbatoio stesso. Un “eredità” nel
patrimonio comunale di oltre 30 anni fa
conosciuta da molti in paese ma evidentemente un po’ meno nota alla giunta comunale precedente che con delibera dell’aprile
2009 approvò il progetto esecutivo. I fatti
poi ci dimostrano quanto sia stata ulteriormente frenetica la corsa all’inizio lavori,
coincidente qualche giorno prima delle
elezioni, rispetto alla mancanza di una
ponderata valutazione esecutiva di quanto
doveva essere fatto in un ordinario e corretto contesto amministrativo di gestione
della cosa pubblica. E così ecco l’iter burocratico che ne è seguito complice certamente una sensibilità diversa che l’attuale
amministrazione ha dimostrato in ambito
ambientale e che ha portato alla validazione
dei risultati di analisi da parte dell’ARPA di
Brescia ad inizio gennaio 2010. Adesso
quindi, tempo permettendo, toccherà alla
ditta specializzata il compito di asportare e
bonificare il terreno inquinato dando poi
modo alla Edilizia Roverselli srl di eseguire
l’ampliamento commissionato.
“Sembra assurdo tutto questo tempo di ritardo nell’esecuzione delle opere, ma altro
che inesperienza amministrativa che ci viene tacciata dagli ex amministratori, qui si
è dovuti correre e sottostare alle norme che
l’ARPA e la conferenza dei Servizi (ASL e
Provincia di Brescia) ci hanno prescritto
con tutte le analisi e monitoraggi ambientali specifici per la messa in sicurezza e relativa bonifica ambientale. Siamo in effetti
in presenza di una conformazione del terreno dove la falda dell’acqua è alta e dove
nelle immediate vicinanze passa la roggia
Bassana, se queste indagini fossero state
fatte in sede di valutazione del progetto,
la presenza del serbatoio era nota a molti,
di certo non avremmo perso tutto questo
tempo. Chi poi liquida la questione come
una cosa che si poteva sistemare in pochi
giorni conferma ulteriormente il pressappochismo e la superficialità amministrativa
con cui è stata precedentemente gestita la
questione. Quest’amministrazione comunale guarda ai fatti, rispettando le regole e
cercando di far bene per dare alla propria
comunità ed ai bambini della stessa una
scuola materna più vivibile in un ambiente
sano” così dichiara il sindaco G.Paolo Seniga interpellato sulla questione.
Pianura
Territorio
La
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Inaugurata la tangenziale L’assessore regionale
di Pavone Mella
Nicoli promuove il
commercio a Cigole
Sabato 6 febbraio è stata inaugurata la
tangenziale di Pavone del Mella. La strada
provinciale che, uscendo dal centro abitato
del paese lo libera dal traffico, dallo smog e
dai rumori offrendo maggior sicurezza agli
abitanti. Sono questi gli obiettivi collegati
alla costruzione della nuova deviante nordovest di Pavone. Alla presenza del Presidente della Provincia di Brescia, Daniele
Molgora, dell’assessore ai Lavori Pubblici
Ing. Mauro Parolini, del Consigliere Provinciale Gianpaolo Mantelli e di numerosi
Sindaci della zona, il parroco don Lorenzo
Boldrini ha benedetto l’importante opera a
cui è seguito il taglio del nastro. Il sindaco
Piergiorgio Priori, durante la cerimonia
di inaugurazione della tangenziale ha voluto rimarcare la politica del fare della sua
amministrazione per quanto riguarda la
variante, un’opera a salvaguardia e beneficio dei pavonesi. Ha poi voluto ringraziare
l’attuale e la precedente amministrazione,
in particolare il Vice Sindaco Mariateresa
Vivaldini e l’ex Vice sindaco Giuseppe
Saldi. Sentiti ringraziamenti, ha detto,
vanno anche alla Provincia di Brescia nella
persona dell’assessore ai Lavori Pubblici
Ing. Mauro Parolini e tutto lo staff tecnico
e in particolare all’Ing. Bortolo Perugini
e al Geom. Livio Presti che hanno seguito la realizzazione dei lavori, all’impresa
esecutrice per l’ attenzione al territorio
ed ai Pavonesi che dando fiducia a questa
Amministrazione hanno contribuito alla
realizzazione di questa importante infrastruttura che ora consentirà di mettere in
campo azioni che renderanno Pavone del
Mella più a misura d’uomo.
Il Comune di Cigole ha partecipato con
successo all’iniziativa della Regione Lombardia la quale ha voluto aiutare le piccole
attività commerciali nei comuni lombardi
sotto i 2000 abitanti.
Il provvedimento prevede misure di sostegno per cofinanziare sia gli investimenti
promossi dagli operatori commerciali sia
i progetti di sviluppo messi a punti dai
Comuni stessi; Destinatari del contributo,
insieme agli enti locali, le micro e piccole
imprese che operano come commercianti
al dettaglio di prossimità, in sede fissa e in
forma ambulante stabile con posteggi su
area pubblica.
Il progetto ha consentito al Comune di
accedere ad una quota di circa 80.000
euro che verranno ripartiti in parti diverse
fra cinque attività commerciali di Cigole
che hanno partecipato all’iniziativa ed una
quota, di oltre il 50% dell’intera quota invece, resterà a disposizione del Comune.
I finanziamenti previsti per le attività commerciali si distinguono in un 50% del
totale a fondo perduto mentre l’altro 50%
viene concesso ad un tasso agevolato. Per il
Comune, invece, la quota è totalmente a
fondo perduto e dovrà essere destinata ad
opere per favorire il commercio nel paese.
Si vuole ringraziare per l’aiuto dato nel
promuovere l’iniziativa nel nostro paese la
Minoranza che, venuta a conoscenza del
progetto tramite i propri contatti presso la
Regione Lombardia, ha provveduto a contattare direttamente alcuni commercianti
nonché l’Amministrazione comunale. Il
Comune ha poi accolto le richieste pervenute dai Commercianti e la proposta di
partecipare al bando pervenuta dalla Minoranza organizzando una riunione dove
sono stati spiegati i termini e le condizioni
del progetto.
Proponiamo inoltre all’amministrazione
comunale di utilizzare il finanziamento, a
totale fondo perduto, ricevuto dalla Regione Lombardia per opere di viabilità necessarie nel centro del paese e nello specifico
per la risistemazione dei marciapiedi che
da tempo necessitano di manutenzione.
Si chiede anche, alla luce dei recenti atti
di criminalità che hanno colpito il nostro
paese, di considerare la possibilità di installare un sistema di videosorveglianza che
permetta di monitorare i punti principali
del paese.
I commercianti vogliono ringraziare la
minoranza per aver sollecitato il comune
nell’aderire a questa iniziativa.
Pavone Mella, come funziona la biblioteca
La Biblioteca Comunale di Pavone Mella
appartiene al Sistema Bibliotecario Bassa Bresciana Centrale, istituito mediante
Accordo convenzionato nel 1994, che
comprende le biblioteche di 31 Comuni,
nella zona a sud di Brescia, per un bacino
d’utenza di 157.452 abitanti.
Il Sistema è lo strumento attraverso il quale
le biblioteche della Bassa Bresciana attuano la cooperazione bibliotecaria: una rete
articolata di relazioni di tipo tecnico, informativo, istituzionale, finalizzata ad aumentare la capacità di risposta delle singole
biblioteche alle domande dei propri utenti,
dove l’utente e le sue esigenze informative
sempre più urgenti e sempre più in rapida
evoluzione, sono il riferimento primo e
privilegiato dei servizi erogati.
Questo tipo di organizzazione permette di
cercare un libro in tutte le biblioteche della
provincia di Brescia e Cremona e consegnarlo agli utenti nel giro di pochi giorni,
di tenere un aggiornamento professionale
proficuo e permanente e di centralizzare,
nel rispetto della specificità di ogni singolo
paese, le nostre azioni e risorse in modo da
ottenere i migliori risultati possibili per gli
utenti.
Le attività e i servizi del Sistema Bibliotecario sono erogati in stretta collaborazione
con l’Ufficio Biblioteche della Provincia di
Brescia che è il principale artefice e promotore della Rete bibliotecaria bresciana e dei
suoi servizi: automazione, catalogazione,
OPAC, prestito intersistemico, promozione alla lettura.
La Biblioteca di Pavone Mella, in quanto
punto di prestito, offre i seguenti servizi:
- iscrizione gratuita ai servizi della biblioteca;
- il prestito gratuito, per 30 giorni, dei
volumi presenti nella nostra biblioteca
(fino a 3 libri contemporaneamente);
- la possibilità di prorogare il prestito per
altri 30 giorni nel caso i primi 30 non
siano sufficienti;
- l’opportunità di ricercare un libro nel
catalogo collettivo delle biblioteche della Provincia di Brescia e riceverlo in
prestito interbibliotecario per 30 giorni
(fino a 3 libri contemporaneamente);
-la consultazione in sede di enciclopedie e materiale per lo studio;
-la fotocopiatura dei testi in sola
consultazione;
-l’esposizione delle informazioni di
comunità (gite, mostre, convegni,
iniziative, servizi del comune);
-la conservazione della memoria
locale attraverso l’acquisto e il prestito di testi che trattano la storia
del nostro territorio (libri “sezione locale”);
- personale qualificato e costantemente
aggiornato in grado di fornire informazioni bibliografiche (o semplicemente
consigliare un libro) e di gestire correttamente la biblioteca in tutti i suoi
aspetti;
- fruizione di un patrimonio librario di
più di ottomila volumi, comprendente
tutti i generi, letterari e non;
- iniziative di promozione alla lettura con
tutti gli ordini di scuole presenti sul
territorio;
- adesione al progetto di Nati per Leggere
che si propone di favorire e sostenere
l’abitudine di leggere nei bambini in età
prescolare. In particolare, la campagna
di Nati Per Leggere coinvolge in primo
luogo i genitori e i pediatri che, con
funzioni e ruoli differenti: i pediatri
hanno l’importante compito di far comprendere l’importanza di leggere storie
ai bambini fin dalla più tenera età, per
un corretto sviluppo psicofisico.
In biblioteca è allestito uno spazio adeguato per i bambini e per i loro genitori,
in modo tale da renderne piacevole il
soggiorno e da sviluppare l’abitudine
ad usufruire dei servizi che la biblioteca
offre. La bibliotecaria inoltre fornisce
suggerimenti utili nella scelta dei libri da
leggere, creando scaffali con bibliografie
apposite.
- 3 Open day (ovvero apertura straordinaria della biblioteca di sabato o domenica
pomeriggio) con letture animate, labo-
ratori creativi, prestito libri e merenda
in biblioteca.
Nella biblioteca di Pavone del Mella dal
2006 è presente un Punto Informagiovani:
un servizio pubblico e gratuito istituito
grazie alla Provincia di Brescia.
Sono pertanto a disposizione supporti
informativi (dossier, guide, libri, opuscoli,
depliant) e di consulenza per accrescere
la conoscenza di opportunità, presenti e
future, nei seguenti ambiti:
- scelta scolastica,
- ricerca dell’occupazione,
- organizzazione del tempo libero o progettazione vacanze,
- attività di impegno sociale e di volontariato,
- scegliere un’esperienza di studio e/o lavoro all’estero, piuttosto che partecipare
a scambi europei.
Sia le numerose iniziative promosse dalla
biblioteca per agevolare gli utenti, sia il
lavoro di promozione alla lettura svolto
per le scuole del nostro territorio, hanno
dato risultati veramente apprezzabili, quasi
raddoppiato il prestito libri e il numero
utenti nell’ultimo quinquennio. Risultati
gratificanti che premiano il dinamico e
qualificato lavoro dell’assessore alla cultura
Mariatersa Vivaldini, della Commissione
Biblioteca prima guidata dalla presidente
Maddalena Fioretti ed ora dalla presidente
Giulia Polari, nonché la grande professionalità e disponibilità della nostra bibliotecaria Elisa Boglioli che ha saputo dare una
vera svolta al centro culturale del nostro
paese.
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Pianura
Orzinuovi
La
Marzo 2010
Proposte culturali
nel mese di Marzo
Dopo i concerti sacri e Gospel proposti
nelle nostre chiese durante il periodo natalizio, concluse le due mostre una fotografica
“Berlino 20 anni dopo” ed una di bozzetti
di cartoline “Auguri dalla Belle Epoque”
allestite presso la Rocca di Orzinuovi, per
il 2010 è stato siglato un accordo tramite
il Teatro Piccolo Parallelo di Romanengo
per una rassegna di spettacoli legati da una
convenzione con i Comuni di Soncino,
Rudiano e Romanengo, finalizzato ad un
abbattimento delle spese di marketing
e pubblicità. Gli spettacoli orceani, uno
rappresentato alla Rocca ed uno al Centro
culturale, si sono rivelati innovativi, ironici, diversi dal tradizionale senza essere
d’avanguardia.
Ci sono state serate a tema, come la presentazione del libro “Destino” da parte del
prof. Natoli e dal Prof. Bertoletti, curato
dalla dott.sa Francesca Nodari, che proporrà altri incontri a carattere filosofico lungo
l’arco dell’anno.
Il nostro contributo in ricordo della Giornata della Memoria: uno spettacolo, Alma
Rosè, la storia di un’orchestra femminile
ambientata ad Auschwitz con musiche
appartenenti al repertorio che gli ufficiali
tedeschi erano soliti ascoltare, brani recitati
sul filo di biografie tristi e vere, come tutte
le storie della Memoria.
Il Carnevale per i bambini (per i grandi a
volte bastano carnascialesche dichiarazioni
politiche magari rilasciate sulle pagine dei
giornalini locali …) è stato festeggiato
martedì 16 nel pomeriggio, in piazza, con
il Mago Sereno che ha presentato ininterrottamente giochi di prestigio e spettacoli.
Il 27 febbraio il tardo pomeriggio e la serata sono stati dedicati alla Fondazione
Don Gnocchi, con l’intensa partecipazione
del Gruppo Alpini di Orzinuovi, con la
presenza di Monsignor Bazzani e del Presidente della Fondazione dott. Rossi.
Si sono organizzati Incontri sulla Storia
dell’arte propedeutici a future proposte artistiche. Il calendario per il mese di Marzo
è questo:
07 marzo: Davide Dotti – Arte futurista;
11 marzo: Michela Franzelli, Eriberto Bettini e Cinzia Zanetti (critici d’arte) – Arte
e mercato;
18 marzo: Piero Almeoni (artista) – Arte
pubblica.
La giornata della donna sarà raccontata da
“Antigone” il 14 marzo, a fianco di un’altra
rassegna di poesia di autori locali, organizzata dall’assessorato alle Politiche giovanili.
Noi cureremo in particolare un ricordo a
Mario Mantovani, poeta della vita, autore
e cantante.
In aprile ci saranno tre serate pianistiche
sui romantici del 1800 con la prestigiosa
partecipazione del maestro Daniele Alberti.
Inoltre si sta preparando un Symposio di
Scultura che porterà un concorso nelle
nostre strade, concorso di work in progress
in modo che l’arte della creazione possa da
tutti essere ammirata nel suo divenire.
E ancora altri molti progetti in embrione
(dalla Pinacoteca ad una Guida turistica
locale con relativa pubblicità su riviste specializzate e punto Informazioni), verranno
sviluppati nel corso dei prossimi mesi.
I mercati agricoli ad Orzinuovi
Una nuova occasione per valorizzare il
nostro territorio facendo conoscere tradizioni che altrimenti andrebbero perse, per
esempio il processo di caseificazione, la
tosatura o la pigiatura dell’uva. Sono iniziative che fanno bene all’agricoltura e alla
nostra cittadina: piazza Garibaldi ospiterà
un mercato agricolo e si trasformerà in una
vera e propria fattoria.
È questo il risultato che speriamo di raggiungere attraverso l’organizzazione di un
mercato agricolo che, ogni prima domenica del mese a partire dal 7 marzo e fino al
5 settembre, animerà appunto piazza Garibaldi, alle porte della Rocca San Giorgio.
L’iniziativa sarà in concomitanza con i
mercatini dell’antiquariato ed è organizzata in collaborazione con il Parco Oglio
Nord.
Frutta e verdure, miele, vino, olio, salumi,
formaggi e altri prodotti agricoli, rigorosamente di provenienza ad “origine garantita”, ovvero “made in bassa bresciana”.
Saranno questi prodotti i protagonisti delle
domeniche pomeriggio in piazza, assieme
agli agricoltori, i quali con grande professionalità lottano ogni giorno contro il
“mercato globale” e la produzione di massa
della grande distribuzione.
L’agricoltura rappresenta per il nostro terri-
torio una fonte primaria di lavoro e di ricchezza, offrendo eccellenze che spesso non
vengono valorizzate con il giusto impegno;
ed è proprio da questo pericolo che vogliamo allontanarci quanto più possibile, per
dare invece il giusto valore al patrimonio
di tradizioni e produzioni che meritano di
essere difese e promosse con grande determinazione.
L’iniziativa è in via sperimentale, ma ci
auguriamo che raccolga buoni consensi da
parte dei cittadini ed allora trasformeremo
certamente questo appuntamento in un
momento fisso nel calendario della manifestazioni orceane, rendendo la spazio
antistante la Rocca San Giorgio in una
vetrina per l’agricoltura locale.
La presenza poi di quella che ormai tradizionalmente si chiama “fattoria didattica”
permetterà, soprattutto ai più piccoli, di
divertirsi ed entrare a diretto contatto con
i principi e le modalità di lavorazione dei
principali prodotti che ogni giorno consumiamo sulle nostre tavole.
Auspichiamo che questo progetto incontri
la partecipazione di tanta gente e, soprattutto, risponda al desiderio sempre più crescente di trovare prodotti locali di qualità e
a prezzi ragionevoli.
Pianura
Territorio
La
Marzo 2010
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Il Risorgimento italiano
Fatti ed interpretazioni
a cura di Michelangelo Tiefenthaler
È questione di questi giorni la polemica in
merito al revisionismo che sta coinvolgendo il Risorgimento italiano.
L’appello del Presidente della Repubblica
ad una corretta valutazione dei fatti storici
ci sembra non solo inappuntabile dal punto
di vista istituzionale, ma anche e soprattutto un dovere etico e storico inderogabile.
Nel numero 18 de “La Pianura” del Luglio
2009 abbiamo affrontato il tema delle celebrazioni della battaglia di San Martino e
Solferino ricordandone l’importanza storica come processo iniziale di costituzione
della nostra nazione.
Il 17 Marzo 2011 si celebreranno i 150
anni di vita dello Stato Italiano, ma ci sembra giusto ripercorrere ad un anno dalle
celebrazioni ufficiali i fatti storici avvenuti
occorsi fino al Marzo del 1860 e provare a
darne una interpretazione.
L’Italia nella primavera 1859
Appena fu dichiarata l’ultimatum di guerra
da parte dell’Impero Asburgico al Piemonte
(19 Aprile 1859) iniziarono moti di rivolta
in tutto il Nord e Centro Italia.
Dapprima il 27 Aprile in Toscana ed a Massa Carrara, il 1 Maggio a Parma, l’11 Giugno a Modena ed il 12 Giugno a Bologna e
nelle Legazioni Pontificie.
La rivolta portò all’istituzione di governi
provvisori nei diversi piccoli stati italiani in
attesa della definizione della guerra da parte
degli eserciti.
I patti di Plombières prevedevano una storia diversa da quella che noi conosciamo
poichè Napoleone III era disposto ad un
rafforzamento del Piemonte in chiave antiaustrica, ma non era disposto a sacrificare
delle truppe senza averne un tornaconto
personale diretto.
Ottenuto il suo scopo, cioè infliggere una
sconfitta significativa agli Austriaci, non
era disposto a sacrificare altri uomini alla
“Causa Italiana” anche perchè era molto
preoccupato per i movimenti di truppe
prussiane e per l’opposizione dell’opinione
pubblica in Francia alla guerra.
L’armistizio di Villafranca (11 Luglio 1859)
tra i Francesi e gli Austriaci esclude il Piemonte da qualsivoglia possibilità di manovra e pone il Re Vittorio Emanuele II di
fronte al fatto compiuto.
Il 13 Luglio Cavour si dimette per protesta
contro l’assenso all’armistizio da parte del
Re, percepito da tutti i patrioti come un
tradimento alla causa unitaria.
Ma nemmeno gli accordi di Villafranca
poterono essere sottoscritti come stabiliti
dalle due potenze europee. Infatti gli accordi prevedevano che la Lombardia sarebbe
passata sotto il controllo Piemontese, solo
dopo il passaggio della Savoia e di Nizza alla
Francia, mentre negli stati insorti sarebbero
stati restaurati i governi precedenti.
Il 10 Novembre 1859 a Zurigo la firma del
trattato di pace si scontrò però con la realtà,
ovvero che gli stati insorti, non solo non
volevano la restaurazione dei precedenti
governi, ma erano disposti alla resistenza
armata coi propri eserciti volontari appena
costituitisi e sotto la guida di Garibaldi e del
generale Fanti.
Tutti i governi provvisori richiedevano con
forza l’annessione con il Piemonte deliberato dalle assemblee provvisorie in vari modi
nei diversi stati.
L’unico modo per far rispettare i patti di
Villafranca sarebbe stato quello di un intervento armato che Napoleone III non si
poteva permettere nella sua veste di paladino della questione italiana e tanto meno gli
Austriaci poiché avrebbero rinfocolato le
tensioni in Italia scontrandosi sia coi territori ribelli che con l’esercito piemontese.
Il 20 Gennaio 1860 il conte Cavour torna
a dirigere il governo piemontese richiamato su indicazione dei governi francese ed
inglese contro la volontà di Vittorio Ema-
nuele II in quanto si era convinti che solo lo
statista torinese potesse sciogliere l’intricata
matassa sul futuro dei governi provvisori
“ribelli”.
L’azione cavouriana fu, al solito, brillante.
Sfruttando la posizione liberale dei suoi
“sponsor” politici utilizzò lo strumento del
plebiscito per validare, sia per la nascitura
Italia che per l’orizzonte internazionale,
l’annessione dei territori al regno sabaudo.
L’11 ed il 12 marzo 1860 vennero indetti in
Emilia e in Toscana i plebisciti per scegliere
o l’annessione alla monarchia costituzionale del re Vittorio Emanuele II o un regno
separato. Il diritto di voto venne concesso
a tutti i cittadini maschi che avessero compiuto ventun anni e godessero dei diritti
civili.
In Emilia su 526.218 iscritti votano
427.512 (81,1%), dei quali 426.006 a
favore dell’annessione, 756 per il regno
separato e 750 nulli.
In Toscana su 534.000 iscritti, votano
386.445 (73,3%), dei quali 366.571 a
favore dell’annessione, 14.925 per il regno
separato e 4.949 nulli.
Da questi voti favorevoli nacque la prima
forma di stato unitario indipendente che
l’Italia conobbe dopo secoli di dominazione straniera.
Non vorrei dilungarmi troppo, però due
considerazioni le voglio fare.
La prima riguarda la grande rivoluzione
culturale in atto; infatti questi plebisciti
rappresentano la prima prova del coinvolgimento popolare nella direzione di una
nazione. Ricordiamo che nel 1848 avvennero altri plebisciti sullo stesso argomento,
ma i tempi non erano ancora maturi ed
il risultato plebiscitario venne cancellato
dagli eserciti restauratori.
La seconda riguarda le percentuali “bulgare” dei risultati. Molti storici “revisionisti”
affermano che tali percentuali dimostrano
statisticamente l’errore del voto.
Sicuramente questo è un dato oggettivo,
ma è altrettanto oggettivo valutare che questo genere di votazioni ha avuto un valore
simile a quello dei nostri referendum nei
quali la vittoria del voto non si avrà dalla
percentuale espressa dalle urne, bensì dalla
percentuale degli affluenti alle urne stesse
per cui chi non vuole far riuscire il referen-
dum semplicemente non si reca a votare.
Ci troviamo di fronte a delle percentuali
altissime anche per il voto odierno e pur
in presenza di possibili brogli vi è chiara la
dimostrazione del sentimento popolare che
per la prima volta si è potuto esprimere.
Se i governi provvisori fossero stati dei governi fantoccio, ovvero espressione di una
minoranza, non avrebbero potuto imporsi
anche contro la volontà di potenze “amiche” come la Francia e l’Inghilterra e non
sarebbero stati sostenuti dagli eserciti di
volontari.
Infine uno dei fattori ricorrenti la nostra
guerra di liberazione è un elemento anomalo, ovvero la creazione di formazioni
volontarie autorganizzatesi.
Lo è stato per le dieci giornate di Brescia e lo
fu per la seconda guerra d’indipendenza.
Garibaldi è la più sincera espressione della
volontà unificatrice dell’Italia, ma è solo
uno degli infiniti esempi di tale dedizione
alla causa.
L’Italia nella primavera 1860
Se è vero che non tutti gli italiani hanno
voluto l’Italia unita, è altrettanto vero che
l’idea di una nazione indipendente e sotto
un’unica guida politica era un sogno condiviso dalla maggior parte degli italiani e
la prova storica più incontrovertibile di
tale sentimento diffuso sono le decine di
migliaia di italiani volontari nelle guerre
per l’unificazione italiana in tutti i suoi
diversi episodi, dalle barricate ai campi di
battaglia!
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Pianura
Territorio
La
Marzo 2010
L’imprenditore del mese
Bonaventi,
una dinastia per OPEL!
Un veicolo in esposizione
È la generazione dei Bonaventi, originari
di Zurlengo, frazione di Pompiano, da
quarant’anni concessionari della casa automobilistica tedesca Opel, con sede in via
Cremona a Manerbio.
Era il 1970 quando i fratelli Bonaventi: Angelo, Mario, Giuseppe, Giuliano e
Cesare avviarono l’azienda, oggi leader
del settore nella provincia bresciana. Essi
fecero il primo passo abbinando la loro famiglia a Opel per creare la Concessionaria
impostata come impresa a carattere familiare sviluppata nel tempo, dimostratasi
all’avanguardia nell’innovazione.
Nel 1991 è stato aperto l’Autosalone di
Orzinuovi, in via Milano sulla strada per
Soncino. Alla nuova struttura multi-funzionale s’è affiancata la D.O.C., società
specializzata nella distribuzione di ricambi
originali, di cui la Concessionari fratelli
Bonaventi è tra i fondatori, per garantire
rapidità nelle forniture, migliori soluzioni
alle richieste e maggior contatto con la
clientela, sempre più esigente.
L’azienda commercializza anche l’ “usato
garantito” esposto nel cortile della sede
centrale accanto al Centro Revisioni aperto
al lunedì al sabato.
Ricorda Marco, figlio di Giuseppe, addetto
alle vendite nella sede di Manerbio come
oggi i fondatori hanno
passato la mano a figli
e nipoti dopo aver dedicato all’impresa passione e professionalità
con grande impegno e
tenacia.
È con Marco che si
parla della Concessionaria nella cornice delle nuove Opel
esposte nell’esposizione di Manerbio dove
uno spazio privilegiato è riservato al più
recente modello alla
vettura “Astra” che s’
“inserisce tra i nuovi
standard in fatto di
design e di tecnologia
per cui garantisce un’entusiasmante piacere
di guida. Astra monta una gamma di motori benzina e diesel tutti euro 5, cambio
manuale o automatico Active Select”. La
descrizione è dei tecnici che fanno risaltare
le caratteristiche della berlina illustrata ai
visitatori accolti con cordialità e disponibilità dagli addetti alle vendite. Tra i quali
Marco che riferisce come gli zii: Angelo,
Mario e Giuliano lavorarono nella storica
officina degli Stanga. A loro fu offerta l’occasione di rappresentare Opel cui diedero
la loro adesione dopo adeguata riflessione
e non senza alcune perplessità. “In quattro
decenni – commenta - i risultati sono quelli che vediamo nell’impresa che abbiamo
ereditato noi, cugini e fratelli, nella quale
abbiamo maturato l’esperienza trasmessaci
dai nostri genitori”.
Si conferma come la famiglia è istituzione
“della natura per provvedere alle necessità
dell’uomo”. Il concetto è antico. Lo si ritrova in Aristotele, filosofo e maestro che
inventò un modello di “scuola attiva”, cioè
di “scuola che stimola l’autonoma iniziativa degli allievi”. Come si dimostra nella dinastia dei Bonaventi che applicano i valori
di sincera lealtà nei rapporti con le persone.
È spiegato così il successo dell’impresa.
Nella foto, Marco, Mauro ed Alessandro Bonaventi nella loro concessionaria.
Confartigianato: l’ufficio
di Orzinuovi
Supporto e sostegno alle imprese artigiane per offrire
loro maggiori informazioni e un’assistenza mirata.
I componenti dell’ufficio di Orzinuovi; a partire da sinistra:
il responsabile Bruno Tomasoni, Stefania Paloschi, Alessandro Pietta, Ameliana Dabrazzi, Ivana Tinini,
Claudia Sossini e Roberta Piacentini
Uno sportello per le imprese, personale
specializzato in grado di supportare gli
artigiani, informazioni per le ditte che
hanno bisogno di collaborazione.
Per soddisfare al meglio le esigenze di
tutti gli artigiani, Confartigianato si è
impegnata a rendere sempre più strutturati ed efficienti i suoi uffici mandamentali dislocati su tutto il territorio provinciale. Una strategia che l’Organizzazione
aveva già avviato negli anni 70, e che si è
rivelata vincente, tanto che oggi gli uffici
territoriali in provincia di Brescia sono
arrivati a sedici con la sede.
Nella zona della bassa bresciana spicca
l’ufficio di Orzinuovi che si trova in via
Obici, 36 - (tel. 030/9941620).
L’ufficio diretto dal Signor Bruno Tomasoni con la collaborazione competente di
Roberta Piacentini, Ameliana Dabrazzi,
Ivana Tinini, Alessandro Pietta, Stefania
Paloschi e Claudia Sossini è in grado di
fornire un’assistenza adeguata e concreta a
tutte le aziende associate.
I servizi offerti sono diversi: dalla contabilità alle paghe, dalla previdenza sociale alla
formazione, dalla sicurezza all’informazione finanziaria ed agevolativa, inoltre, grazie
alle attività di promozione ed informazione svolte da Eugenio Massetti Presidente
di Confartigianato Imprese Unione di
Brescia, si sono costantemente consolidate
le iniziative sul territorio.
“Oggi la situazione economica è sicuramente cambiata rispetto a qualche anno
fa. Le iniziative messe in campo dalle Istituzioni e dalle Organizzazioni, per aiutare
le imprese a battere la crisi ci sono e vanno sfruttate. Le caratteristiche di questi
strumenti sono, però, varie e complesse”
- spiega Eugenio Massetti - Presidente
provinciale di Confartigianato. “Non si
tratta più di azioni generalizzate, ma spesso
si deve guardare alle esigenze della singola
Gli uffici di Confartigianato Unione
di Brescia nella Bassa Bresciana
Sede di Brescia Via Orzinuovi, 28
Tel. 030.37451 - Fax 030.3745334
www.confartigianato.bs.it
Ufficio di Leno P.zza Cesare Battisiti, 37/C
Tel. 030.9038260 - Fax 030.9038759
E-mail: [email protected]
Ufficio di Verolanuova Via Sandri, 5
Tel. 030.932120 - Fax 030.9362500
E-mail: [email protected]
Ufficio di Orzinuovi Via Obici, 36
Tel. 030.9941620 - Fax 030.9941632
E-mail: [email protected]
Ufficio di Montichiari Via Papa Paolo VI, 21
Tel. 030.9651967 - Fax 030.9651967
E-mail: [email protected]
azienda. Per questo gli artigiani devono
abituarsi ad avvicinarsi di più ai nostri
uffici, per informarsi e chiedere delucidazioni. Lavorare è importante, ma bisogna,
anche, approfittare delle opportunità che
le Organizzazioni ci offrono”.
Eugenio Massetti
Presidente
Confartigianato
Unione di Brescia
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Pianura
Territorio
La
Marzo 2010
MODA&Tendenze
Milano e Londra.
I marchi presentati sono Caliban Woman,
Guglielminotti donna e Le sarte Pettegole.
Brands freschi che propongono un’immagine che si colloca sui 360° della camiceria
donna: dal daily basic chic all’haute couture. Per l’autunno inverno 2011, l’ispirazione è agli anni ’80, con volumi ampi, fluidi,
con lunghezze midi e con le sovrapposizioni, colli ad anello, foulard e spalline.
A questo punto… Tutto ciò che vi serve per
affrontare il prossimo inverno è già stato
detto... Nel prossimo numero ritorneremo
invece all’estate con interessanti consigli
per il primo shopping di primavera.
Inverno 2010/11:
le nuove tendenze a Pitti Uomo
Eccoci giunti al termine. Ora le nuove
tendenze e i nuovi must sono stati dettati.
Tutto si è concluso e già si sono viste le
anteprime di quello che troveremo nelle
vetrine nell’inverno 2010-2011.
Giemme Brandscorporate spa, azienda di
moda di Pontevico, anche quest’anno si è
dimostrata essere una realtà dinamica, al
passo con i tempi e presente nelle migliori vetrine nazionali e internazionali della
moda.
L’azienda bresciana, nata come camiceria
maschile e ad oggi produttrice anche di
camiceria femminile e total look uomo,
ha partecipato, come d’abitudine, alle più
importanti manifestazioni fieristiche, punti di riferimento per dettaglianti, buyer e
stampa.
Il viaggio di Giemme tra i vari palinsesti
delle settimane della moda, inizia, come
di consueto, con la settimana della moda
maschile.
Giemme espone a “Pitti Immagine Uomo”
le sue tre collezioni di punta: Caliban, New
England e Guglielminotti.
La linea storica Caliban rappresenta una
camiceria simbolo di forza ed eleganza con
uno stile equilibrato proponendosi di vestire l’uomo Dandy ma all’italiana.
Nella sala delle Nazioni si espone invece
lo stile inconfondibile nel campo della
camiceria: la linea Guglielminotti. Qui la
classe è abbinata ad una personalità vivace,
creativa e autoironica, una sorta di incontro
tra eleganza e creatività che reinterpreta
il concetto sartoriale rendendolo moderno
e up to date.
Nel padiglione centrale l’azienda pone invece la sua punta di diamante, il marchio
New England. Marchio dal gusto angloamericano nato nel 1983 e acquisito in
licenza nel 2003 dall’azienda Bresciana.
Un mood diverso dagli stili presenti sul
mercato, dal gusto Angloamericano con
un tocco in più di grinta e portatore di un
allure vintage. Collezione ispirata al mondo
college e ricco di dettagli che rimandano a
tutto ciò che ruota attorno ad esso: club,
confraternite e librerie.
New England è un brands dalle diverse
facce, si muove in svariati contesti e si lega
a diverse iniziative. In fiera ha presentato
il suo mood portando a spasso l’immagine
con un gruppo di 5 bellissimi ragazzi. Si è
legata a personaggi noti nel mondo dello
spettacolo che veste nel loro tempo libero
apparendo su diverse riviste nazionali.
Marchio sportivo per eccellenza non poteva
Michela Petrali
non vestire una squadra di calcio. Il 20 novembre 2009 Giemme incontra l’Atalanta
calcio e da allora i calciatori nerazzurri vestono il look casual proposto dal Brand nei
loro spostamenti.
Dopo la tappa di Firenze, la troupe si sposta
a Milano. Al White, fiera maschile che da
spazio a marchi di ricerca e di livello, presenta la collezione DNL. Linea di camiceria
alternativa e molto particolare. Curata nei
dettagli e nella ricerca di materiali. È una
collezione in divenire che segue ed anticipa
il tempo.
Dopo la kermess uomo, come di rigore ha
inizio la Woman Fashion Week.
Lo staff Giemme riparte con le collezioni
donna ed espone con i suoi brand nelle
più importanti location della moda: Parigi,
C A L I B A NSTORE
STYLE&FASHION
veste la Squadra Brixia Leonessa
PLAY YOUR PASSION
16:27
SPONSOR DELLA SQUADRA DI PALLANUOTO BRIXIA LEONESSA
A21 TO-PC USCITA PONTEVICO
9/12.30 - 15/19.30 sabato orario continuato
www.caliban.it
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