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Busines - RIMINI CPO - n. 32/2013 - Reg. al Tribunale di Pesaro il 27/09/2010 n. 581 -
Mensile d’Informazione
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Settembre 2013 - n. 36
Leggi, Scopri e vivi la tua Valle
c
"inValmarecchia"
anno 3 - n° 36
Settembre 2013
www.invalmarecchia.it
[email protected]
DIRETTORE RESPONSABILE
Ottavio Celli
EDITO DA
SOMMARIO
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COLLABORATORI
Daniele Bartolucci, Margherita Fraboni, Rita
Giannini, Avv. Cinzia Novelli, Floriana Raggi,
Anna Rita Baldi, Gianloris Cresti, S.B., Giovanna
Falcioni, Rita Celli, Cav. Bruno Ronconi, Davide
Lodovichetti, Dott. Lorenzo Bartolini, Giampaolo
Gili, Toni Bocale, Milena Massani, Dott. Piercarlo
Amati, Carlo Colosimo, Claudia Guidi, Maurizio
Togni, Margherita Ricci, Sauro Mercatelli, Anna
Teresa Celli, Silvio Biondi, Amedeo Blasi.
Comuni, attività e Associazioni varie.
IN COPERTINA
Bosco Valmarecchia
Foto di Ottavio Celli
Gli inserzionisti sono responsabili dei marchi,
dei loghi, delle immagini, ecc. pubblicati nei loro spazi.
InValmarecchia non risponde per eventuali dichiarazioni, violazioni di diritti, malintesi, ecc. L'editore non è
responsabile per eventuali errori di stampa.
Tutti i diritti sono riservati.
Ogni riproduzione anche parziale sarà perseguita a norma di legge.
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L’ISTITUTO COMPRENSIVO “A. BATTELLI”
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DI NOVAFELTRIA SI FA… NOTARE
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È ACCADUTO IN... VALLE
UN GRANDE GRAZIE
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IL PRESIDENTE DELLA CAMERA
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ON. LAURA BOLDRINI A MARCINELLE
L’AVVOCATO RISPONDE
A SPASSO TRA I PIANETI
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LA SINDROME DEL PIRIFORME
LO STRANO DESTINO DI DUE UOMINI
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DI BUONA VOLONTÀ
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DICIAMOCI TUTTO, ANCHE LA VERITÀ
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LE NOSTRE ERBE: FINOCCHIO
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DIO COME DROGA
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IL CORPO CHE PARLA
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SOFFIO D’ORO A CASTELDELCI
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FESTA DELLA TREBBIATURA A SAN DONATO 58
DI SANT’AGATA FELTRIA
AFRICASA "ON THE ROAD"
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LA CALDA SENSAZIONE DELL’ONDA MARINA… 60
DI RENATA BERZANTI REALI “ALTOMARE”
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FIBRILLAZIONE ATRIALE E TERAPIA
ANTICOAGULANTE
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DISTRIBUTORI MOBILI DI GASOLIO
MOSTRA TEMPORANEA “I GIOCATTOLI
DI UNA VOLTA”
L’ITER DI FUSIONE DEI COMUNI DI TORRIANA
E POGGIO BERNI È IN DIRITTURA D’ARRIVO
FESTA DEL IV COMPLEANNO DEL MUSEO
MULINO SAPIGNOLI
“PIOVE” IL CORTOMETRAGGIO REALIZZATO
INTERAMENTE A PENNABILLI
IL SAN LEO FESTIVAL 2013
PACE? SÌ GRAZIE
SAN LEO SEMPRE IN VOLO
CARLO GALASSI (1889-1968)
ROLLER VERUCCHIO
LE GIRAFFE A SANT'AGATA FELTRIA
I VIAGGI DELLA SPERANZA 2° PARTE
DA MARCHESI QUALITA' E ACCOGLIENZA
DA 40 ANNI
AVVISTATO TOTEM SUL MARECCHIA
RAPPRESENTANZA E UNIONE DI COMUNI
LA VALMARECCHIA: UN “BRAND”
DA ESPORTAZIONE
DOVE SONO OGGI I POETI?
Il moFo migliore per farsi conoscere questo numero è stato stampato in 23.300 copie di cui 21.000
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Torriana, Santarcangelo, Rimini centro Storico e le frazioni Riminesi di Corpolò e Vergiano
La carta WUata Rer SWeUto Iiornale ȋ certiƒcata Rer Wn corretto e maUUimo riURetto Fella natWra.
Ricicla al meglio questa rivista e potrai rileggerla sulla stessa carta.
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L’Istituto Comprensivo
“A. Battelli” di
Novafeltria si fa… NOTAre
Ho desiderato, per l’anno scolastico 2013-2014, “un’aria”, una
musica creata dagli alunni ad augurare il buongiorno a tutti,
inteso, anche, come augurio di buona vita, presente e futura.
Per questo ho indetto un Concorso rivolto a tutti gli alunni
della Scuola Secondaria di 1° grado dell’Istituto Comprensivo
di Novafeltria, volto alla realizzazione di un brano musicale
inedito.
Tra quelli che sono stati prodotti, una Commissione interna,
formata dalla sottoscritta, dal Vicario, dai docenti responsabili
di plesso e dai professori di Ed. Musicale, ha scelto quello ritenuto migliore.
Il testo, eseguito dal solista e dal Coro dell’Istituto
Battelli, è stato musicato grazie all’arrangiamento del docente
di Musica, prof. Santolini che ha adattato il pezzo, “Un buongiorno speciale”, secondo le indicazioni degli alunni.
La registrazione, fatta in modo artigianale e spontanea, ha
prodotto un CD che è una dimostrazione della passione e
dell’interesse per la musica e che può essere ascoltato sul sito
della scuola: www.icbattelli.it
La Musica ha, anche, una grande valenza educativa, per questo è stata richiesta l’attivazione dell’Indirizzo Musicale nella
Scuola Secondaria di 1° grado per il quale sono state concesse
6 ore di Pianoforte e 6 ore di Flauto, e di un Progetto, con
la collaborazione dell’”Associazione Culturale Distretto della
Musica Valmarecchia”, rivolto ai bambini della Scuola dell’Infanzia e della Scuola Primaria per la cui realizzazione l’Istituto
ha ricevuto dei fondi da parte dell’Ufficio Scolastico Regionale per l’Emilia Romagna. L’attività musicale potrà contribuire
al “risveglio” culturale e sociale della Valle e all’acquisizione di
un’educazione giovanile più attenta all’essere che all’apparire.
Il lavoro significativo, svolto durante l’anno scolastico da parte
dei docenti e degli alunni è, certamente, il motivo che ha indotto il Dott. Versari, Dirigente dell’USR per l’Emilia Romagna ad individuare l’Istituto Comprensivo “Angelo Battelli” di
Novafeltria in provincia di Rimini, assieme ad altre quattro
scuole della Regione, per partecipare, con una delegazione, alla
cerimonia di apertura dell’anno scolastico 2013/2014 che si
svolgerà al Quirinale nell’ultima settimana del mese di settembre, dando, così, rilevanza ad una realtà scolastica decentrata.
L'inaugurazione dell'anno scolastico ha un forte valore simbolica ed è altamente significativa per l’impatto emotivo che
sarà, certamente inevitabile, anche, per gli alunni che rappresenteranno tutti gli allievi dell’Istituto.
Sarà, anche, un momento altamente formativo che contribuirà
a trasmettere agli allievi quei valori, anche educativi, in cui
crediamo e servirà alla sottoscritta e a tutto il personale per
trovare nuova linfa vitale e nuove sollecitazioni per compiere,
con efficacia, il nostro dovere: trasmettere il sapere e la cultura
del passato alle nuove generazioni e attrezzare i giovani, perchè essi siano in grado di svolgere la loro parte nella società in
cui vivranno da adulti.
Colgo l’occasione per ringraziare il Dirigente dell’U.S.R. per
l’Emilia Romagna, dott. Versari da parte degli alunni, di tutto
il personale e da parte mia, per la grande opportunità offerta.
IL DIRIGENTE SCOLASTICO
Anna Rita Baldi
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IL PIACERE
DI GIOC ARE CON ST ILE.
R E P U B B L I C A DI S A N M A R I N O
“IL GIOCO E’ RISERVATO AI MAGGIORENNI”
“IL GIOCO PUO’ CAUSARE DIPENDENZA”
“ V E R I F I C A L E P R O B A B I L I T A ’ D I V I N C I T A ’ S U L S I T O W W W. G I O C H I D E L T I T A N O. S M ”
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È accaduto in...Valle
Riassunto dei fatti accaduti nel mese di agosto
Via libera Soprintendenza di Ravenna e poi anche di quella
di Bologna alla permanenza della Mutoid Waste Company
sulla sponda del fiume Marecchia. Entrambe ne riconoscono
“l'unicità nel panorama italiano ed europeo", invitando quindi l'amministrazione comunale e le altre istituzioni a “mantenere qui la comunità", ovviamente ricercando gli strumenti
giusti, quindi nel rispetto delle regole. La raccolta firme a
sostegno prosegue comunque a spron battuto e l'orizzonte ora
sembra più chiaro di qualche mese fa quando il Comune firmò l'ordinanza di demolizione e ripristino (in base agli abusi
contestati rispetto a Psc e Rue ideati dall'amministrazione
stessa, quella poi decaduta con il sindaco Morri) che potrebbe
sancire l'addio della Motuid Waste Company dalle sponde
del Marecchia. Da un caso che farà storia, a un caso “storico",
ovvero quello della famosa targa dedicata a tutti i caduti di
Sant'Agata Feltria, deliberata dal Consiglio comunale e realizzata tanti anni fa, che ancora aspetta di essere affissa in
centro. Sul caso e sulle motivazioni che spingono l'attuale
amministrazione (ad ascoltare gli assessori è solo il sindaco
che prende tempo) a non installarla si è aperto di nuovo il
confronto, con l'intervento - non citato nemmeno - dell'Istituto storico per la Resistenza di Rimini, che ha palesato tutta
la sua contrarietà ad una targa commemorativa che metta assieme nomi di partigiani a nomi di fascisti. Anche se poi l'intenzione era proprio quella di ricordare tutti, dopo la morte,
perché tutti santagatesi. Il caso resta irrisolto. Così come resta irrisolto il problema della Tares, che ha tenuto banco - e
lo farà almeno fino alla fine dell'anno con l'ultima rata, a Novafeltria. Gli aumenti sproporzionati che tutti hanno rilevato, dalle associazioni di categoria alla stessa amministrazione
comunale (poi costretta a tamponare la polemica spostando
la prima rata alla fine di settembre), non sarebbero nemmeno
così intollerabili se confrontati con le tariffe applicate negli
altri Comuni (più alte ma con aumenti decisamente inferio-
ri): il problema che è venuto a galla è semmai il “costo" totale
del servizio, che qui in particolare è più alto che altrove, per
cui la modulazione delle tariffe appare più svantaggiosa per
molte attività economiche, alcune tartassate con un +500600%. Il dibattito quindi si è spostato dalle scelte dell'amministrazione alla valutazione di costi effettivi, sostenuti in gran
parte in questo caso dalla Montefeltro Servizi che gestisce il
servizio per il Comune e che ha dovuto ammettere anche un
altro limite importante, per voce del presidente Gianfranco
Borghesi: l'attuale sistema di raccolta non porterà mai ad una
% di differenziata più alta del 30%. Ciò significa che il costo
dell'indifferenziato, il più alto, continuerà a pesare sulle tariffe in maniera molto più alta che negli altri Comuni della
provincia di Rimini, che in media sono oltre il 60%.
Altro tema molto dibattuto è ovviamente quello della fusione dei due Comuni di Torriana e Poggio Berni: gli incontri
conoscitivi proseguono a ritmo troppo blando, secondo l'opposizione - e anche una buona fetta di cittadini - e spesso le
risposte sono più politiche che informative. Anche per questo
ben tre membri della Commissione intercomunale hanno rassegnato le loro dimissioni dalla stessa, che proseguirà il lavoro
quindi con i soli rappresentanti della maggioranza, a quanto
pare. Maggioranza, in questo caso quella di Novafeltria, che
ha rischiato di andare in frantumi per un appartamento inserito tra i beni alienabili nonostante all'interno abiti una famiglia della zona. A proposito di “trasferimenti", invece, si è
concluso quello riguardante gli anziani della casa protetta di
Novafeltria, ora ospitati nella struttura messa a disposizione
della Diocesi e per cui il Comune di Talamello si è mosso con
velocità per ottemperare a tutte le autorizzazioni previste nel
protocollo firmato anche dagli altri Comuni. Nel frattempo,
però, poco più in là si sono venuti a creare due problemi di
sicurezza: la frazione di Secchiano è in fibrillazione per l'anCONTINUA
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tenna di 36 metri che doveva essere installata in zona, per ora
il progetto è stato “sospeso" dall'amministrazione comunale
che ha chiesto alla ditta di trovare un'altra locazione, come
annunciato nell'assemblea pubblica convocata dai cittadini
stessi, molto preoccupati anche per la viabilità, in particolare
la Marecchiese su cui ogni giorno tranfisato “a folle velocità"
in auto e in moto, con il rischio di incidenti come purtroppo
le cronache degli ultimi anni hanno confermato. A proposito
di incidenti e controlli sulle strade, torna a far parlare l'azione
repressiva delle forze dell'ordine al passo di Viamaggio, meta
classica dei motociclisti, che hanno lamentato metodi poco
corretti nei loro confronti. Ovviamente va messa al primo
posto la sicurezza, sempre, ma la nuova ondata di verbali ha
scatenato un piccolo putiferio: a criticare di più questa “novità" non sono stati i centauri, ma le attività economiche che
con loro lavorano - e molto - durante l'estate e nei weekend
di beltempo. Anche su questo tema le amministrazioni comunali sono chiamate ad un responsabile confronto il prima
possibile. Ma sulle strade della vallata non circolano solo auto
e moto: la conferma è arrivata dal lupacchitto trovato sul ciglio della strada a Maiolo e salvato dalle guardie venatorie
e carabinieri. Un lieto fine come per “Paco", il pappagallo
scomparso per settimane e ritrovato dalla Forestale a Rimini.
Purtroppo, invece, non ce l'hanno fatta i poveri caprioli che
sono stati investiti durante il periodo ferragostano: almeno
quattro gli incidenti rilevati.
A livello di cronaca, ha fatto scalpore, invece, il caso della
moglie gelosa che stava pedinando il marito travestita con
una parrucca ed è stata scambiata per una ladra. Poco più
a valle, a Verucchio, doppio intervento dei carabinieri invece per mettere fine a una brutta storia familiare: un uomo
ha infatti prima dato fuoco all'auto dell'anziano padre e poi
è tornato alla carica pochi giorni dopo, con l'intenzione di
bruciare tutta la casa. I militari l'hanno arrestato. Brutta vicenda anche per un'altra famiglia: quattro ragazzi della Valmarecchia sono infatti rimasti intossicati dopo aver mangiato un “soffritto" di aglio selvatico, utilizzato probabilmente
per errore. Per fortuna si sono tutti ripresi. Come il 49enne
che, punto dalle vespe, ha rischiato lo choc anafilattico pochi
giorni dopo. Anche lui per fortuna si è prontamente rimesso.
Non tutte le storie sono però belle: ad agosto è venuto meno
uno dei medici più apprezzati nel riminese, il dott. Giorgio
Giorgi, un lutto che ha colpito tutti per la sua inaspettata velocità. Nel frattempo però, anche ricorrenze più felici, come
i 100 anni di Pierina Gualtioli di Verucchio che, coincidenza vuole, spegne le stesse candeline della celebre Croce del
Sasso Simone, simbolo del Parco che proprio quest'estate ha
ottenuto il via libera di Emilia Romagna e Marche per diventare finalmente interregionale. In tema di turismo verde
sarà questa una delle opportunità più interessanti dei prossimi anni, come accade in tutta la vallata: in questo senso è da
segnalare la riapertura del Sentiero del Minatore ad opera
della pro Loco di Perticara, che così arricchisce l'offerta del
Museo Sulphur con questa novità. Sempre nella frazione di
Novafeltria si è festeggiato un altro successo: l'Acd Perticara
raddoppia, quest'anno oltre alla prima squadra, apre anche
la scuola calcio, un bel segnale in tempi difficili per tutte le
società sportive romagnole. Turismo verde che fa il paio con
quello enogastronomico, messo a frutto nella quattro giorni
di Calici di Stelle, due a Santarcangelo e due a Verucchio: un
successo strepitoso che conferma l'efficacia di questo format,
anche se qualche cosa va sistemata, se è vero che la Guardia di
Finanza ha contestato alla Pro loco di Santarcangelo la mancata emissione di scontrini fiscali. Piccoli o grandi problemi
su cui verrà fatta chiarezza nelle prossime settimane. Come
chiarezza è stata fatta per la tappa di Miss Italia sotto l'arco
Ganganelli: per la prima volta infatti Noi della rocca, l'associazione che organizza la serata, ha ottenuto la possibilità di
montare il palco dal lato del Comune. Tutto grazie al Commissario straordinario, che non ha negato l'autorizzazione,
come invece erano soliti fare gli uffici prima del suo arrivo. La
motivazione, purtroppo, non c'era allora e non c'è oggi, ma il
successo dell'iniziativa ha confermato che si poteva fare anche prima. Successo anche per le altre manifestazioni, come
Alchimia Alchimie di San Leo (sempre gravata dallo screzio diocesi-massoneria purtroppo) e tante manifestazioni più
“piccole" che hanno comunque appassionato tanti cittadini:
come lo “Street Basket" di Santarcangelo o il “Rock a Billi"
di Pennabilli (in veste di musicista anche il sindaco Lorenzo
Valenti), o ancora il debutto a Poggio Berni della Compagnia
Le Giraffe con lo spettacolo “Una figlia da maritare".
Daniele Bartolucci
Sistema
FHUWLÀFDWR
UNI EN ISO
9001:2000
sc-07-1376 EA
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tel. 0541 677111 - fax 0541 670194 - www.ceirelettrica.it
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UN GRANDE GRAZIE
In ricordo di una persona cara
Il mese scorso è scomparso Giorgio Giannini, mio padre. Mi scuso anticipatamente se in questo caso scrivo
di un fatto strettamente personale ma ciò che vivamente
desidero è ringraziare tutti coloro che gli sono stati vicino nella lunga malattia. La famiglia, i parenti, gli amici
gli sono stati accanto cercando di alleviare per quanto
possibile la sofferenza con il continuo sforzo di stemperare la consapevolezza di una partenza certa e di un
distacco da tutti i suoi cari. Io, mio fratello e la mamma,
mio marito e mio figlio non lo abbiamo mai lasciato solo
e abbiamo cercato di mettere a sua disposizione tutto
quanto è stato possibile. Una vicinanza la nostra non solo
in termini d’amore, di devozione ma anche di sostegno,
comprensione, complicità, compassione accogliendo in
tutto e per tutto ogni sua richiesta, a partire dal fatto di
voler rimanere a casa e non essere ricoverato in ospedale.
Mettersi a disposizione in questi termini è un fatto che
rientra nella normalità quando c’è l’affetto dei propri cari,
è invece molto più raro trovare tanta attenzione e abnegazione in persone estranee incontrate lungo il cammino
della vita o della malattia. Ed è proprio per queste persone che scrivo queste mie righe, ed è a loro che rivolgo la
mia più profonda gratitudine e quella della mia famiglia.
Poco avremmo potuto fare senza l’indispensabile e insostituibile intervento delle figure di infermieri a domicilio,
che ogni mattina partendo da Novafeltria percorrono la
valle in lungo e in largo per portare le loro cure. Tra essi
Laura Bartolini,“l’angelo custode” che era stato affidato
al babbo, che per mesi ogni giorno è stata presente e che
anche fuori orario e fuori servizio si è resa disponibile
sempre ad ogni chiamata d’emergenza e non solo, fino
all’ultima sera, fino all’addio finale. E lo ha fatto con una
abnegazione, una piètas e un’umanità straordinarie. Grazie al suo sorriso mattutino, atteso e apprezzato, non solo
si è fatta portatrice quotidianamente di aiuto, serenità e
sollievo ma ha permesso che le cure attente, concordate
con i medici, moltiplicassero il loro effetto. A Laura va
la nostra infinita riconoscenza. Un ringraziamento più
che speciale va al nostro medico di famiglia, una persona
dal cuore grande, il dottor Stefano Zanchini, che giorno dopo giorno ha portato e il suo premuroso conforto
medico e il suo saluto affettuoso e consolatorio e che
l’ultima sera, quella dell’addio, ha pianto con noi. Non
posso non ringraziare gli infermieri del Day Ospital oncologico dell’ospedale di Novafeltria diretto dal Dottor
Lorenzo Menghini, tutti sempre disponibili e gentilissimi, e gli oncologi dello staff che da Rimini salgono a
Novafeltria presso il centro, e tra essi i dottori Drudi,
Tamburini, Papi e Fantini, anch’essi continuativamente
pronti e preparati all’accoglienza e al dialogo con i loro
pazienti. Pensieri di gratitudine vanno al dottor Fabio
Cesaretti che, in sostituzione del collega, con grande disponibilità si è preso a cuore un paziente non suo, così
all’amica Angela e a suo figlio Enrico, della Farmacia
Balducci, che si sono sempre prodigati con solerzia per
far arrivare in tempo tutto ciò che occorreva giornalmente per curare il babbo. Un ringraziamento alle amiche Rossella e Claudia Rossi che mi hanno supportato
con il loro innato e profondo altruismo e la loro scrupolosa competenza ed esperienza. Un ultimo ma non secondario grazie al primario dell’Ospedale di Novafeltria
dottor Lorenzo Marani per l’ascolto e i suggerimenti
offerti. Malattia, sofferenza, angoscia sono meno pesanti
con accanto l’ausilio di cuori grandi e sinceri; essi non
solo aiutano nel difficile cammino ma lasciano un segno
caldo e profondo nelle nostre anime. E in un momento
così difficile per la nostra società, impoverita di valori e
di compassione, rappresentano uno spaccato di umanità
significante che conforta nel presente e per il futuro. In
chiusura un saluto a mio padre che sento sempre accanto, anche se la malattia ha portato via le sue martoriate
membra. Giorgio è stato un malato esemplare, portando
con grandissima dignità la sua croce e ringraziando ogni
giorno chi ha saputo stargli accanto.
So che molti ne serberanno il ricordo.
Rita Giannini
Giorgio Giannini
Spaccio della Miniera
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Sul “Certino” dove un tempo si estraeva lo zolfo oggi c’è un interessante museo!
Nelle “Brusaie” oggi verdi pascoli ci sono le mucche!
Situato a Perticara-Miniera
di Novafeltria (RN),
il negozio cooperativo
aderisce al marchio
“QUI DA NOI”
7n marchio che identiƒca e mette in
rete le cooperative con vendita diretta.
L’apertura è avvenuta lo scorso 24 Aprile riscuotendo ampi consensi positivi.
I sempre più numerosi frequentatori dello spaccio si dicono molto soddisfatti della qualità dei prodotti in vendita:
vitello e manzo di Perticara, maiale di Sant’Agata Feltria, salsiccia e salumi senza conservanti,
latte alla spina freso di giornata di razza “Bruna” e vari tipi di formaggi tra cui quello di Fossa di Perticara.
Tra le offerte è possibile trovare anche il “Ravigiolo”, un tipo di formaggio freschissimo fatto con latte di solo “Bruna”
la cui lavorazione deriva da consuetudini tramandate dalle vecchie generazioni nell’Alta Valle del Marecchia e Savio.
Giovani ragazzi preparatissimi che si sono formati grazie ad uno stage in collaborazione con i partner dell’iniziativa,
Celli Bottega della Carne di Novafeltria e Fosse Fabbri di Perticara, sapranno servirvi e consigliarvi al meglio.
Altavalmarecchia soc. coop. agr. - Spaccio della Miniera
Via Crispi, 36/E 47863 Perticara-Miniera Novafeltria (RN) Tel./Fax 0541 927112
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Il Presidente della Camera
on. Laura Boldrini a Marcinelle
"... SENZA DIRITTI SI MUORE"
Qella che si è aperta a Marcinelle l'8 Agosto di quest'anno
prometteva di essere una cerimonia speciale, almeno per
noi italiani, era annunciata la presenza del Presidente della
Camera dei Deputati On.Laura Boldrini. Indubbiamente
ogni anno sono tante e autorevoli le rappresentanze anche istituzionali italiane che partecipano alla cerimonia al
Bois du Cazier dove persero la vita in un tragico incidente
l'8 Agosto del 1956 136 minatori italiani fra cui anche tre
giovani della nostra vallata, ma non è soltanto l’importanza dell’incarico ricoperto nelle istituzioni, in questo caso
peraltro la terza carica istituzionale dello stato, quello che
importa ai minatori, quello che conta veramente in questo
luogo cosi importante e rappresentativo sono le parole, i
gesti e la sensibilità di chi riesce a capire che per i minatori,
soprattutto italiani, Marcinelle è il simbolo del sacrificio
del lavoro italiano nel mondo, una data quella dell’8 Agosto del 1956 che segna lo spartiacque fra la speranza nel
futuro e la realtà spesso nascosta di condizioni di lavoro disumane e inaccettabili. Fu chiamata dai belgi "la Battaglia
del carbone" e suggellata dal trattato del 1946 che a fronte
di manodopera italiana giovane e sana offriva prezzi molto
vantaggiosi per l’acquisto di carbone indispensabile per la
nostra economia. In effetti non fu un eufemismo definirla
battaglia, sia per l’alto numero di incidenti in cui persero
la vita 867 minatori, che per gli innumerevoli infortuni e
malattie fortemente invalidanti come la silicosi che causerà fino ai nostri giorni migliaia di morti. Se l’economia
italiana riuscì nel dopoguerra a risollevarsi, fino a creare
quel "miracolo economico", ancora oggi motivo di studi e
di ricerche, lo deve anche alle rimesse dei lavoratori italiani,
al pagamento ad un prezzo favorevole del carbone indispensabile per l’industria e non ultimo l’avere "spedito" in
Foto di gruppo al monumento caduti italiani
Belgio decine di migliaia di disoccupati evitava l’inasprirsi
di tensioni sociali e liberava posti di lavoro. Il Presidente
della Camera on. laura Boldrini ha saputo interpretare e
comprendere pienamente i sentimenti di chi tanti anni fa
con una valigia di cartone piena di sogni e speranze si è
ritrovato in un paese straniero senza conoscere una parola
di francese affrontando i rischi e i pericoli di un lavoro dove
vigeva la sola legge della produttività e non certo quella dei
diritti e della sicurezza. Quel giorno, cinquantasette anni
fa, 262 persone morirono asfissiate, arse vive, persino affogate dall’acqua che veniva gettata nelle gallerie per domare
l’incendio che causò la tragedia. Morirono - sottolinea la
Boldrini - di lavoro e per il lavoro. Morirono perché quel
lavoro non era tutelato. E morirono due volte, perché ai loro
cari non fu assicurata piena giustizia per quanto accaduto.”
“Dopo Marcinelle” rileva ancora la presidente della Camera “dopo quella terribile tragedia, le miniere più pericolose vennero chiuse, le condizioni di sicurezza migliorarono,
seppur non nell’immediato, e gli italiani – poco a poco –
conquistarono diritti sociali e politici, trasformandosi da
‘musi neri’ in membri a tutti gli effetti della società belga."
In Belgio come altrove, i lavoratori italiani ebbero
un ruolo importante nelle grandi battaglie sindacali per i diritti di tutti i lavoratori, dimostrandosi
“uomini”, e non mere “braccia”, come ebbe a dire
il grande intellettuale svizzero Max Frisch. “Volevamo braccia, sono arrivati uomini”.
Per la Boldrini, “Dunque senza diritti si muore. È questa –
sottolinea – la realtà. Allora come oggi. Nel 1956 come nel
2013. Questo ci ricordano i morti del Bois du Cazier, che
'epoVi]ione corona di Àori dell
8nione 0inatori
Valmarecchia accompagnati dal Presidente
della Camera on. Laura Boldrini
CONTINUA
9
ci rivolgono un monito a non riprodurre schemi basati su
esclusione e sfruttamento. Schemi che il Belgio ha superato
da decenni, accogliendo milioni di migranti e rendendoli
fieri di essere cittadini di questo Paese.” Per ultimo, ma non
per importanza, voglio ricordare, oltre alle parole, lo stile e
la cordialità con la quale la Presidente della Camera ci ha
onorato della sua presenza fino a spingersi, contravvenendo forse al rigido protocollo, a unirsi alla rappresentanza
dell’unione Minatori Valmarecchia per la deposizione di
una corona di fiori al Monumento dei caduti Italiani di
Foto di gruppo con $ss. $lpini d
,talia.
Onore ai minatori caduti in Belgio
7arga commemoratiYa dell
8nione 0inatori Valmarecchia
0ur du souYenir Bois du Ca]ier 0arcinelle
Marcinelle. Un gesto che difficilmente potremo dimenticare e che ci rende sicuramente fieri di essere rappresentati
nelle più alte istituzioni da una persona nella quale possiamo avere tutti, al di la delle proprie convinzioni politiche,
stima, fiducia e rispetto.
Il Presidente
Unione Minatori Valmarecchia
Cav. Bruno Ronconi
,l Presidente della Camera on. Laura Boldrini e il Presiden
te dell
8nione 0inatori Valmarecchia caY. Bruno 5onconi
a 0rcinelle agosto 10
L’avvocato risponde
IL DIRITTO DI PRELAZIONE NELLA COMPROPRIETA' DEI COEREDI
Il codice civile, nel disciplinare l'eredità ha voluto favorire
la permanenza dei beni nella sfera di coloro che sono stati
chiamati, per testamento o per legge, alla successione del
de cuius.
La legge disciplina, infatti, espressamente la fattispecie
della comproprietà ereditaria e più in particolare il diritto
di prelazione in caso di vendita di una quota prevedendo
all'art. 732 c.c. le modalità sia di esercizio dell'informativa
da parte del comproprietario alienante che quelle di esercizio del diritto di prelazione da parte del comproprietario
acquirente.
Quando si apre una successione mortis causa, può capitare
che i beni ereditari restino in comunione tra gli eredi ( c.d.
comunione ereditaria) in attesa che sia effettuata la divisione. Il legislatore non impone lo scioglimento della comunione, in quanto lascia al singolo comproprietario la scelta
del “se”, del “modo” e soprattutto del “quando” procedere
allo scioglimento della comunione stessa.
La comunione può essere sciolta sia attraverso la divisione,
tipico mezzo con cui si pone fine alla contitolarità dei beni,
oppure in altri modi come ad esempio tramite l'acquisto da
parte di uno dei comproprietari delle quote degli altri.
Nell'ipotesi in cui uno degli eredi voglia alienare la propria
quota di eredità, viene riconosciuto agli altri eredi il diritto
di essere preferiti rispetto a terzi interessati all'acquisto,
a patto che offrano le stesse condizioni proposte da terzi
estranei alla comunione ( per estraneo alla comunione si
intende chiunque non sia legato da parentela con i coeredi
del de cuius, ma anche chi non partecipa all'eredità di cui
fa parte la quota ceduta).
L'istituto denominato prelazione ereditaria è disciplinato
dall'art. 732 c.c e recita testualmente: “il coerede che vuol
alienare a un estraneo la sua quota o parte di essa, deve notif icare la proposta di alienazione, indicandone il prezzo, agli
altri coeredi, i quali hanno diritto di prelazione. Questo diritto
deve essere esercitato nel termine di 2 mesi dall'ultima delle notif icazioni. In mancanza della notif icazione, i coeredi hanno
diritto di riscattare la quota dall'acquirente e da ogni successivo
avente causa, f inché dura lo stato di comunione ereditaria”.
Il motivo per cui il legislatore ha previsto il diritto di prelazione a favore degli eredi è dovuto sia all'esigenza di
evitare l'accesso di estranei nella comunione ereditaria, sia
all'esigenza di evitare che il patrimonio familiare venga disperso e prevede il diritto di riscatto (il cosiddetto retratto
successorio) qualora l'alienante (coerede che cede la quota
all'estraneo), non abbia rispettato il suddetto diritto di prelazione.
La prelazione ereditaria è riconosciuta a tutti i coeredi ed è
a carico dell'erede che vuole vendere, cioè trasferire a titolo
oneroso, non opera invece, nel caso in cui non esiste più
la comunione ereditaria, come quando è stata effettuata la
divisione. In questo caso l'erede potrà vendere a chiunque i
beni ricevuti con la divisione.
La prelazione ereditaria si applica solo in caso di trasferimento a titolo oneroso (quindi nel caso di vendita), se, al
contrario, il trasferimento non avvenisse a titolo oneroso
come ad esempio con donazione, questa non potrebbe essere applicata.
La disciplina è differente in materia di comunione ordinaria tra comproprietari di beni immobili (dunque non
ricevuti in eredità), non sussistendo in tale ipotesi nessun
diritto di prelazione in favore dei comproprietari. La divisione in questo caso può avvenire con 3 modalità: in natura,
ove ciò sia possibile (ad esempio se l'immobile è composto
da 2 unità abitative o comunque facilmente ricavabili e di
pari valore), con attribuzione del bene al comproprietario
avente la quota maggiore e con liquidazione in denaro della quota dell'altro comproprietario, con vendita all'incanto
del bene e conseguente divisione del ricavato tra gli aventi
diritto.
Non sussiste, dunque, in questo caso, alcun diritto di prelazione e ciascun comproprietario potrà vendere in piena
libertà la quota di proprietà senza incorrere in alcun inadempimento contrattuale o di legge, a chi vorrà ed al prezzo che riterrà più conveniente.
Chiunque desideri sottopormi casi di proprio
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Avv. Cinzia Novelli
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LA RIABILITAZIONE NEL PAZIENTE ANZIANO
La riabilitazione è una componente di grande rilievo
nelle cure della terza e quarta età; con il prolungarsi della durata della vita infatti,
sono numerosi i fattori predisponenti la diminuzione o la
perdita delle capacità funzionali.
La Fisiatria e la Fisioterapia
sono specialità che hanno
un obiettivo comune importante, rappresentato dal ripristino dell’autosufficienza
personale e della qualità
della vita.
Fattori che inducono la perdita di autonomia funzionale nel paziente anziano:
sCalo della forza fisica con
conseguente
tendenza
alla sedentarietà
sEventi patologici pregressi
o concomitanti che possono determinare timore e
quindi una tendenza alla
riduzione dell’attività fisica
sProblematiche psicologiche che possono influire
sull’accettazione
delle
naturali limitazioni legate
all’età
sRiduzione degli stimoli ambientali e della motivazione a uscire di casa, con
conseguente riduzione del
moto
Oltre al fisiatra e al fisioterapista, altre figure sono
coinvolte nel progetto riabilitativo, come
gli infermieri, gli psicologi,gli operatori tecnici dell’assistenza.
Tuttavia è il paziente anziano
il protagonista dell’iter riabi-
litativo in quanto la motivazione personale è una delle
premesse fondamentali per
l’efficacia del trattamento,
anche se il risultato positivonon è sempre facile o possibile da ottenere. Tale efficacia
può essere favorita da una
chiara identificazione degli
obiettivi riabilitativi possibili,
da un atteggiamento di sostegno positivo e da un ottimismo terapeutico che tutto il
personale ruotante attorno al
paziente deve manifestargli.
Condizioni patologiche in
cui è utile un intervento di
rieducazione funzionale e
di fisioterapia:
sDeficit di forza, di resistenza,
di equilibrio e di tono muscolare
sRallentamento motorio nel
cammino e nello svolgimento delle attività quotidiane
sMalattia di Parkinson e sindromi parkinsoniane
sArtrosi e artriti infiammatorie articolari, osteoporosi
sDolori posturali e dismorfismi alla schiena e al bacino
sProblematiche di insufficienza respiratoria
sPostumi di interventi chirurgici di medicina generale
e medicina ortopedica.
La rieducazione funzionale
La chinesiterapia (o terapia attraverso il movimento)
sfrutta la mobilizzazione dei
vari segmenti corporei effettuata con modalità varie,
al fine di determinare per
quanto è possibile il ripristino
della funzione perduta.
Nella chinesiterapia passiva
non è richiesto l’intervento
attivo, volontario, della muscolatura da parte del soggetto che deve rimanere nel
massimo rilassamento; l’obiettivo terapeutico è quello
di mantenere la mobilità dei
segmenti articolari e l’elasticità delle strutture muscololegamentose e tendinee.
Nella chinesiterapia attiva,
l’esercizio prevede l’esecuzione volontaria del movimento attraverso contrazioni
muscolari; l’obiettivo è quello
di ripristinare la forza e la resistenza delle fibre muscolari
sollecitate.
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OSTETRICIA - GINECOLOGIA
Dott.ssa M.R. Cesari
La rieducazione funzionale
è la chinesiterapia costituita
da esercizi per l’equilibrio, la
coordinazione, per rendere
più sicuro e stabile il cammino; l’esercizio quindi è finalizzato al recupero di attività
pratiche essenziali per l’autonomia personale.
FISIATRIA - FISIOTERAPIA
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La fisioterapia strumentale
La terapia con agenti fisici
è assai diffusa nella pratica
riabilitativa di quadri clinici
geriatrici, per il trattamento
di dolori articolari o di stati infiammatori.
Le applicazioni di calore,
ultrasuoni, laserterapia, magnetoterapia, tecarterapia,
possono coadiuvare le altre
attività riabilitative.
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12
A spasso tra i pianeti
Chi ama la montagna?
Certamente chi nasce sotto il segno della Vergine e del Capricorno e tutti coloro che nel proprio tema natale hanno
pianeti che appartengono a tali segni in posizioni significative: vanno considerati soprattutto Saturno, Marte e Urano.
Per lo meno i grandi alpinisti presentano queste caratteristiche, come dimostra il grafico di Walter Bonatti dove si può
notare un fortissimo Saturno in Capricorno in rapporto a
Marte nel tenace segno del Toro. Ma in montagna c’è posto
per tutti e in ogni stagione, purché la si rispetti con adeguata preparazione, consapevolezza e prudenza (tutte caratteristiche dei segni nominati). C’è posto sia per chi compie
audaci imprese su pareti di roccia e di ghiaccio, sia per gli
escursionisti che camminano lentamente tra pascoli, boschi
e rifugi. Il rapporto con la montagna è avventura, scoperta, sport, divertimento, conquista, superamento di se stessi.
Escursionismo, trekking, arrampicate, scalate, ciaspolate sulla neve, alpinismo, nascono dal bisogno di libertà nella fatica
di sentieri e rocce, di responsabilità nelle scelte della salita e
di gratuità. L’alpinismo non è soltanto una manifestazione
sportiva, atletica e tecnica (termini che richiamano a Marte, Saturno e Urano). È qualcosa di più. Un caleidoscopio
di sensazioni, una ricchezza spirituale, una ricerca di nuove
esperienze, nuovi sogni, nuove meraviglie, nuove emozioni.
Lo scrittore Erri de Luca, appartenente al segno del Toro,
con Saturno e Marte in Vergine, grande amante della montagna, arrampicatore e scalatore, dice di Walter Bonatti:
“Era un esploratore, di quelli che si inoltrano da soli nelle
immensità, con la loro curiosità, lo spirito di adattamento
a ogni superficie e clima, caricandosi sempre il peso in più
di carta e penna e di un apparecchio fotografico. Chiamarlo
alpinista è riduttivo: è stato l'ultimo dei nostri esploratori, a
piedi e con una bussola.” Sono parole che possiamo ricondurre al disegno astrale nel suo complesso, ma soprattutto ai
bellissimi aspetti tra Nettuno in Vergine e Luna in Toro, a
Mercurio in Gemelli in dodicesima casa e a Venere in Leone
in terza. L’andare in montagna significa adottare uno stile
di vita salutare e mantenere in buona forma il corpo, come
desidera il segno della Vergine, ricercando un benessere che
coinvolge in modo ideale tutti i cinque sensi. Il paesaggio
che si incontra risulta riposante per i nostri occhi; l’orecchio
può allontanarsi dai rumori assordanti della città adattandosi al quieto rumore della natura e al silenzio; il naso torna
a percepire odori e profumi dimenticati; la bocca a gustare sapori naturali e sorprendenti; la pelle, opportunamente
protetta, a risentire la piacevole carezza del vento e del sole.
Con adeguata preparazione è possibile frequentare la montagna a qualsiasi età della vita in modo intenso e consapevole
(in questo aggettivo c’è un chiaro richiamo alla simbologia
di Saturno). Oltre al benessere fisico, l’andare in montagna
permette di rafforzare qualità presenti in ogni essere umano,
quali lo spirito di sacrificio, l’altruismo, la sensibilità, la condivisione, contribuendo in tal modo a forgiare il carattere.
La montagna permette di capire il valore della sobrietà, della
frugalità, della semplicità, perché lassù c’è tutta un’estetica
della misura, della moderazione e tutto diventa essenziale; è
la montagna stessa ad esigerlo. Benessere per il corpo dunque, ma altrettanto per l’interiorità. Fausto de Stefani, noto
alpinista, salito su 14 vette di ottomila metri, Pesci ma con
Luna in Vergine e un importante Saturno in Bilancia, così si
esprime in una intervista: “Guai se usiamo la montagna per
portare lassù le nostre frustrazioni o per liberarci dello stress
accumulato. In altre parole è riduttivo salire in montagna
esclusivamente per la vetta o per raggiungere il tal rifugio,
magari finendo a tavola. Le terre alte debbono significare
emozione, natura, impegno sociale per chi ci abita o chi vi
opera, riscoperta dei valori culturali o ambientali, anche religiosi per chi crede. La boccata d’aria pura, motivo di tante escursioni, non può prescindere dalla riflessione su come
garantire questa condizione ambientale. In conclusione si va
in quota - almeno questa è la mia esperienza - per ritrovare
l’armonia: tra noi e il creato e, ovviamente, con il Creatore,
per chi ci crede.”
Floriana Raggi
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14
LA SINDROME DEL PIRIFORME
(falsa sciatalgia)
Parliamo oggi di una patologia poco conosciuta ma molto più
diffusa di quello che si possa pensare: “La sindrome del piriforme”, detta anche “falsa sciatalgia”.
Innanzitutto dove si trova il muscolo piriforme? Come si vede
dall'immagine il piriforme è un muscolo piuttosto sottile, inizialmente è appiattito e poi si trasforma in un ventre dalla
forma rotondeggiante.
È posizionato sia all'interno che all'esterno della pelvi (regione anatomica costituita dalle ossa delle anche, dal sacro e dal
coccige).
Sempre analizzando l'immagine è evidente come il nervo
sciatico trattenga rapporti molto “stretti” con il piriforme,
addirittura in una piccola parte della popolazione lo sciatico
passa addirittura dentro il muscolo. Da tutto questo ne consegue che un problema al piriforme può facilmente avere ripercussioni sul nervo sciatico originando sintomatologie molto
simili a quelle dovute per esempio ad una discopatia e/o protrusione del disco fra L5/S1, ma che non risponderebbero alle
terapie ed ai trattamenti per una problematica discale, anzi,
nella sindrome del piriforme è invece fondamentale andare
alla ricerca dell'origine del sovraccarico muscolare che innesca
la problematica e che spesso è di tipo posturale.
responsabile della dolorabilità sciatalgica.
L'eziologia della sindrome del muscolo piriforme è multifattoriale; la causa più frequente è di tipo traumatico, altre cause
sono le dismetrie degli arti inferiori, le miositi del piriforme,
gli interventi chirurgici per l'anca.
La sintomatologia della sindrome del piriforme è alquanto
variegata. Spesso si avverte dolore, talvolta accompagnato da
parestesie, al tratto lombare, alla regione dei glutei, nelle zone
posteriori della gamba e della coscia e anche alla pianta del
piede; altri sintomi che possono comparire sono deficit di tipo
motorio, riduzioni della sensibilità in alcune zone degli arti
inferiori e gonfiore esteso nella zona che va dal sacro al gran
trocantere. La sintomatologia è spesso acutizzata se il soggetto
è rimasto a lungo seduto (in particolar modo con il femore
intraruotato) oppure se si sono svolte attività sportive o lavorative caratterizzate da notevole intensità (corsa, danza ecc.).
La diagnosi della sindrome del muscolo piriforme viene effettuata, di norma, attraverso un esame di tipo clinico; talvolta
può essere necessario ricorrere a indagini supplementari (elettromiografia per valutare la conducibilità nervosa del nervo
sciatico, TAC e risonanza magnetica).
Esistono diverse modalità di trattamento di questa patologia
sia di tipo farmacologico sia di tipo fisico, lasciando la prima
all'esperienza del medico ci soffermiamo sulla seconda, che a
nostro avviso, e non per “conflitto di interesse”, è la più importante poiché ci consente di andare sulla causa del problema e
non di fermarci solamente al sintomo.
Le terapie fisiche più efficaci una volta diagnosticato il problema sono Laser Yag e tecar terapia in fase acuta ai quali faranno
seguito tecniche di massaggio particolari (es. massaggio trasverso profondo) e stretching per rilassare il muscolo contratto. Una volta risolta la fase acuta si cerca di capirne l'origine
che, come detto in precedenza, può essere di diversa natura.
Se sottoposto a sovraccarico o a carico errato il muscolo può
essere soggetto a fenomeni ipertrofici e di irrigidimento, fenomeni che possono scatenare la cosiddetta sindrome del muscolo piriforme, una patologia che provoca un dolore di tipo
sciatalgico (alcuni autori la definiscono anche "falsa sciatalgia"). Se fra le cause di tale dolore si possono escludere patologie quali un'ernia del disco, una stenosi lombare, una massa
neoplastica o un ematoma a livello dei muscoli ischio-crurali
è opportuno effettuare indagini a livello del muscolo piriforme; è possibile infatti che una sofferenza del piriforme sia il
A questo punto, aiutati anche da tecniche osteopatiche, si
“confeziona” un trattamento personalizzato, di paziente in
paziente e di caso in caso, finalizzato soprattutto ad evitare
recidive del problema lavorando sulla causa principale dello
squilibrio.
La ripresa dell'attività sportiva (o lavorativa) deve avvenire in
modo graduale. Durante il periodo di trattamento può essere
utile, nelle ore di sonno, posizionare un cuscino tra le ginocchia allo scopo di favorire il rilassamento del muscolo.
Una volta risolto il problema, sempre per evitarne recidive, è
opportuno da parte del paziente svolgere in modo costante
esercizi, che saranno indicati dal terapista, anche questi personalizzati di caso in caso. Questi esercizi serviranno per “compensare” quelle problematiche che stanno alla base del cattivo
funzionamento del piriforme e per mantenere i risultati ottenuti con la fisioterapia.
a cura di Davide Lodovichetti massofisioterapista responsabile della riabilitazione dello sportivo
centro di Fisioterapia “Fisiokinetica” - presso Poliambulatorio Domus Medica
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Dr.R.Rolli, Dr.ssa G.Gamberini
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NUTRIZIONE E DIETETICA
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Dr. S.Vasini, Dr. G.Montagna,
Dr. P.Canè, Dr. Ghinelli, Dr.F.Spina
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MEDICINA ESTETICA
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16
Lo strano destino di due uomini
di buona volontà
Da una parte il grande e sterminato Brasile del sertào arido e poverissimo o i sobborghi di grandi città come San
Salvador o Barra con le favelas; dall’altra due piccoli centri
della Valmarecchia come Villagrande e Pietracuta collegati
con le grandi montagne valdostane che fanno da contorno
alla ricca e rinomata Sain Vincent dove viveva Cesare Lucchetti e dove oggi vive la moglie Anna con i suoi ricordi.
Ogni anno la mamma di Anna, la mitica Matilde Bernardi,
tornava alle sue origini a Pietracuta nella villetta di famiglia
e qualche giorno dopo arrivava anche Cesare che amava
particolarmente questa terra e i suoi luoghi. Ero legato a lui
da fraterna amicizia e ogni estate, davanti ad una piadina e
un bicchiere di sangiovese, ascoltavo ammirato e stupito i
suoi racconti del Brasile. Posso dire di conoscere bene padre Beniamino Cappelli da Villagrande, che per una serie
di circostanze non ho mai incontrato, proprio per mezzo di
Cesare. Alla fine degli anni ’80 il Brasile non era quello di
oggi e a grandi ricchezze si contrapponevano generali e diffuse miserie morali ed economiche. Cesare aveva dato una
svolta alla sua vita trascorsa nelle cave di marmo di mezzo
mondo proprio in Brasile all’ultimo incarico prima della
meritata e dorata pensione. Lo sguardo di quei bambini
privati di tutto lo aveva colpito al cuore e da quel giorno
lui e Anna avevano dedicato a loro ogni risorsa possibile.
Cesare in poco tempo aveva trasformato il suo grande ma-
gazzino di Saint Vincent in un laboratorio attivo 24 ore
per la raccolta, la revisione e la sistemazione di quello che
occorreva per realizzare i progetti di tanti sacerdoti e laici
che hanno dedicato la loro vita a soccorrere i più diseredati. Frei Benjamin,pratico, deciso e perfino temuto in virtù
della sua grande autorità e popolarità, aspettava l’arrivo dei
grandi container e vinceva sistematicamente la battaglia
contro la burocrazia e la corruzione. Dentro c’era tutto l’ingegno e il lavoro di Cesare e degli altri volontari che lo
aiutavano a trasformare gli "scarti" delle società pubbliche
e private in utili strumenti per migliorare la vita di quella
gente. Sistemare pompe per pescare acqua in profondità
non voleva dire solo calmare la sete, ma salvaguardare la
salute evitando le epidemie; montare su autocarri a trazione
integrale, dismessi magari dalla Regione o dall’ Enel, delle
roulotte attrezzate con ambulatorio e poltrona da dentista significava portare soccorso agli ultimi del serào o della
foresta; comprare qui da noi macchine per la lavorazione
del legno magari di prima generazione o attrezzatura per
tagliare e cucire tela e stoffa, voleva dire aprire laboratori di
educazione e avviamento professionale. Come padre Cappelli riconosceva, la competenza tecnica e la proverbiale incoscienza che Cesare aveva nell’affrontare le difficoltà davano all’opera solidale un valore aggiunto: si progettava un
ricovero che diventava un asilo, si recuperava un rudere che
diventava una scuola, si edificava un ambulatorio di fortuna che poco a poco diventava un ospedale. E ogni volta il
racconto finiva con la frase di rito "esaurito questo progetto
basta, sono troppo vecchio per questa vita!" Ma gli occhi e
il sorriso dicevano chiaramente che fino all’ultimo minuto
avrebbe continuato la sua missione. Così è stato, come per
Frei Benjamin Cappelli e sono certo che stanno in questo
momento discutendo di un nuovo progetto, perché quello
di aiutare il prossimo è un lavoro che non finisce mai.
S.B.
Hai amato abbastanza Benjamin
Frei Benjamin, nome di una delle più grandi vie di Victoria de Conquista, nome di un piccolo vicolo nel quartiere
di Palestina a Salvador. Frei Benjamin, nome di un posto
di Salute a Valeria, nella capitale, nome di un ambulatorio
nelle campagne di Barra, in pieno sertào. Da Villagrande,
in Italia, verso il grande Brasile. Il tuo nome è nella storia
perché hai speso tutta la tua vita per difendere la causa dei
più poveri e dei più piccoli, con grandi idee. Hai innovato
tanto e fatto tanto perché avevi tanti grandi sogni. Sogni di
un mondo migliore, di una vita piena di salute per tutti. Per
questo il tuo nome è legato alla Fondazione dell’ Ospedale
San Raffaele di Salvador, alla costruzione dell’ Ospedale di
Barra. Nome associato alla salute perché sei stato cappellano del lebbrosario di Agua Clarae e hai portato la prePadre Beniamino Cappelli
CONTINUA
17
venzione della lebbra in tutto il sertào. Nella solennità dell’
Ascensione di Gesù al cielo, i cappuccini di Bahia e Sergipe
guardano dalla terra e contemplano i sogni di Benjamin
che sono diventati realtà per i piccoli e per i poveri, i preferiti del Padre. Eri solito ricordare un'espressione latina di
tuo padre che rammentava sempre alla tua mamma "Oratio Brevis". Per questo i tuoi sermoni e le tue celebrazioni erano sempre corte e concludevi le tue riflessioni con
"Basta"! Nella solennità liturgica di oggi il tuo Maestro, al
quale hai dedicato l’intera lunga vita, anche lui oggi ti dice
"Basta"! Hai lavorato abbastanza, hai prodotto abbastanza.
Hai amato abbastanza Benjamin. Adesso nella casa del Padre, riposa e ricevi il premio che hai sempre desiderato, il
convivio degli eletti. E noi tuoi fratelli di abito e di barba,
ringraziandoti con nostalgia ti diciamo, nella tua lingua: "A
presto Caro Benjamin"! Non ci incontreremo più in grandi
strade o piccoli vicoli, nemmeno nel sertào o negli ospedali.
Ci rivedremo un giorno nella casa del Padre.
Il 19 maggio 2012, vigilia dell'Ascensione del Signore.
Frei Ruy Lopes
BRASILE: terra di egoismi e di grandi gesti d’amore
Esco nella notte e cammino lentamente lungo la riva dell’oceano e dalla piccola isola contemplo da lontano il luccicare
delle luci di San Salvador. Sono luci che illuminano le case dei
ricchi ma non riescono ad illuminare le case delle favelas. La
voce del vento mi riporta alla memoria volti di bimbi derubati
del diritto di essere amati, di avere una famiglia, della bellezza
dell’innocenza,della gioia di vivere. Quando il mio sguardo
ha incrociato la miriade di lucciole che si accendevano e si
spegnevano il vento si è calmato e mi è giunta la voce di padre
Piazza che raccontava con fragore il suo impegno per dare
solidarietà e ansia per la giustizia; quella di Cristina sposa e
mamma che ha raccolto 100 bambini portatori di handicap
che erano abbandonati a se stessi; quella della suora canadese
che nel piccolo ospedale sorto dalla carità accoglie e cura gratuitamente migliaia di ragazze di strada. Poi la voce del vento
mi ha raccontato l’impegno generoso e infaticabile di Cesare
Lucchetti al quale gli anni non hanno tolto la passione di chi
è giovane nel cuore di donare e servire. Sentivo l'eco dei suoi
passi salire lenti le scale a lui familiari di ospedali, scuole, orfanotrofi o asili che aveva contribuito a costruire donando molto
denaro, grande competenza e tanto amore. Era per me una
grande gioia nel vedere i suoi occhi brillare quando incontrava
i bambini che aveva raccolto dalla strada, che aveva ospitato,
nutrito, istruito e avviato ad un lavoro dignitoso. Ricordo il
gesto semplice di un ragazzo che era corso ad abbracciarlo e
poi, portando una mano alla fronte e una sul cuore, gli aveva
sorriso e detto: "Cesare, ti voglio bene, ti porterò sempre nella mente e nel cuore". Piccole lucciole, amori silenziosi, non
stancatevi di riaccendervi nelle notti del mondo, diteci che l’amore non può essere sconfitto, ma vuole e può rinascere ogni
giorno. Grazie Cesare perché ci hai dimostrato che i sogni
possono diventare realtà.
Don Giulio
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Chi era Padre Beniamino Cappelli?
Chi era Cesare Lucchetti?
Nasce a Villagrande come Lamberto Cappelli il 21 marzo 1922,
secondo di sei fratelli. Inizia giovanissimo gli studi in seminario,
nel 1938 entra nell’Ordine dei Cappuccini e diventa sacerdote il
13 aprile 1947. Nel 1950 riceve la Laurea con lode in Diritto Canonico e nel 1951 parte per il Brasile con l’incarico di insegnante
a Bahia. Diventa parroco e instancabile animatore sociale: dove
passa lascia conventi, chiese, orfanotrofi, seminari e perfino stazioni radio. Eletto superiore della provincia ecclesiastica di Bahia e
Sergipe, fonda parrocchie e dove ci sono le "favelas" si adopera senza sosta per costruire abitazioni. Le sue piccole chiese sparse nelle
zone disabitate della costa dove si rifugiano masse di popolazione
diseredata (bairos) diventano l’unico luogo di aggregazione. Nel
1974 incontra Don Luigi Verzè e con lui inizia un lungo e proficuo sodalizio per la costruzione dell’ Ospedale San Raffaele brasiliano. Torna in Italia per un anno a Iesi ma poi don Verzè lo chiama per inviarlo tra i più poveri dei poveri, i lebbrosi dell’interno
del Brasile. Organizza la "casa de fraternidade" e gli ambulatori
mobili nei "bregios", piccole oasi abitate in zone semidesertiche (ertào) distanti tra loro centinaia di chilometri e raggiungibili solo su
strade serrate. È in questa ottica che nasce l’incontro e la fattiva
collaborazione con l’amico Cesare che era agli inizi, alle prese con
la burocrazia e la corruzione imperante. Il rapporto con il potere
economico e politico di quegli anni non è sempre facile e padre
Benjamin arriva anche ad organizzare scioperi e manifestazioni
di protesta eclatanti. Realizza il sogno lungo 50 anni quando a
Barra nasce l’ Ospedale "Ana Mariani", una struttura importantissima che serve un’area molto vasta, nata grazie alle donazioni
arrivate dall’ imprenditoria milanese e dall’ ospedale San Raffaele
del Brasile. Solo la malattia e la morte mettono fine ad una serie
di progetti che sicuramente sarebbero serviti a migliorare la vita
della gente che "vive alla fine del mondo". Una frase celebre di
Papa Francesco che diceva sempre anche Frei Benjamin Cappelli
da Villagrande.
Era nato a Carrara il 13 gennaio1929, scuole tecniche e passione
naturale per l’arte mineraria nella terra delle cave di marmo. Trasferitosi a Saint Vincent aveva per molti hanno lavorato e diretto
l’escavazione e la lavorazione del marmo in Valle d’ Aosta. Sempre come tecnico minerario aveva ricoperto importanti incarichi in
giro per il mondo, per anni in Canada e per ultimo in Brasile. È
qui, a contatto con la realtà dei più poveri e dei tanti bambini destinati all’abbandono,che insieme alla moglie Anna Maria aveva
dato una sterzata forte e decisa alla sua vita. Una coppia che non
aveva avuto figli propri in pochi mesi era diventata un punto di
riferimento per centinaia di bambini brasiliani. Fondatore della Associazione Valdostana per i bambini del Brasile ha donato
cuore e ragione ad una causa che ha portato risultati incredibili
con piani di solidarietà che hanno aiutato bambini abbandonati,
adulti in difficoltà, poveri e diseredati. Dalla sua sede operativa di
Saint Vincent partivano i grandi container pieni di ogni materiale possibile,trasportati in via solidale da un suo amico armatore di
Massa. Dalla postazione di Bahia e dalla sua villetta sull’ sola di
Itaparica (che ha poi donato ai frati cappuccini del posto!) seguiva
la logistica delle assegnazioni. È lì che ha incontrato padre Benjamin Cappelli che lo ha aiutato a muoversi in un paese difficile e
complesso, integrando le iniziative di Frei Benjamin con la lucidità e l’intraprendenza del tecnico esperto nell’organizzare e mettere
in attività i "cantieri di lavoro" più diversi: parrocchie, laboratori,
mense, case di accoglienza, asili e i famosi piccoli ambulatori itineranti, una sua geniale intuizione. Quando se n’è andato in silenzio, ricco di dignità e serenità, donando ancora il suo dolce sorriso,
i Valdostani hanno capito che se c'era una persona che incarnava
il detto che la carità è silenziosa questo era Cesare Lucchetti da
Saint Vincent. Commossi hanno scritto "grazie Cesare perché ci
hai insegnato ad aprire le nostre porte al bussare dei poveri." Era
il 12 febbraio 2011.
Padre Beniamino Cappelli
Cesare Lucchetti
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Diciamoci tutto, anche la verità!
Marecchia, un fiume
molto amato e troppo trascurato
Il grande fiume, in questa calda estate 2013, per attirare l’attenzione degli Amministratori, dei Tecnici e dei
Cittadini ha tinto le sue acque di giallo. Tutti sono accorsi a verificare il fenomeno ma a nessuno, tra coloro
che nel Convegno nel Teatro Vittoria di Pennabilli del
29/luglio/2012 hanno fatto promesse non mantenute, si
è colorato il viso di rosso. I Sindaci probabilmene hanno avuto molti impegni e non hanno trovato il tempo
per coltivare quel progetto - da loro sottoscritto e pubblicato - di interventi sul fiume che nella sintesi della
relazione iniziale del sindaco Lorenzo Valenti andava
sotto il titolo, significativo, delle "Ragioni del Territorio". I responsabili del Servizio Tecnico Bacino di Romagna, illustrando il tema del "Governo del Fiume",
avevano fatto intendere non solo che gli interventi di
manutenzione straordinaria e ordinaria erano urgenti e
necessari, ma anche che gli investimenti erano possibili
nel quadro generale di un piano più ampio di gestione
del territorio. Anche la politica, prima, durante e dopo il
Convegno, ha sempre ribadito l’evento straordinario che
ha portato alla unificazione dei Comuni sulle sponde del
Marecchia che, come ebbe a ribadire il Presidente della
provincia di Rimini Stefano Vitali, è diventato da confine a nuova frontiera, un fiume che unisce. Così come
l’ assessore regionale al Turismo e Commercio Maurizio
Melucci, riconoscendo il fiume come collante delle terre dei Montefeltro e dei Malatesta, aveva sottolineato
Veduta del fiume Valmarecchia
la necessità di curare amorevolmente il Marecchia, bene
comune. In passato il nostro fiume ha dato molto alle
genti che hanno prosperato sulle sue sponde e ha contribuito in maniera determinante anche al benessere delle
genti che hanno popolato la bassa valle: materiali inerti
per le strutture e le costruzioni, acqua per i campi e per
la vita. Tutti coloro che anche in questa estate hanno popolato il fiume hanno comunque visto le sue ferite, le lesioni, le frane, i segni del degrado. La coscienza collettiva
del "problema Marecchia" è molto più profonda e diffusa di quanto viene normalmente percepito da coloro
che contano e che decidono. Non si tratta solo di aspetti
specifici legati all’equilibrio idrogeologico del territorio,
di problematiche riferite all’agricoltura o agli allevamenti, di approvvigionamento idrico e di salvaguardia delle
sorgenti. Fattori concreti che incidono in maniera anche
pesante, ma il rapporto della gente della Valmarecchia
con il "Piccolo Mare" va ben oltre, coinvolge i sentimenti e le emozioni. Significativa è la frase del poeta Tonino
Guerra incisa sulla formella di terracotta vicino alla fontana di Torriana:
"Questa fontana vuole essere un ritratto del nostro fiume che
d'estate muove i suoi rami tra i sassi diventando così l'albero
dell'acqua".
S.B
Fontana di Torriana
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Le nostre Erbe
Finocchio, foeniculum vulgare, apiaceae.
Cari amici, si avvicina l'autunno, e come sempre vi ricordo di
cogliere la meraviglia della nostra valle: prepariamoci a colori
caldi e avvolgenti, che con la delicatezza del loro abbraccio ci
accompagneranno nell'inverno, con la promessa di una nuova
rinascita in primavera! Non facciamo in modo che la malinconia delle belle giornate prenda il sopravvento, anche questa
stagione regala momenti bellissimi, in cui possiamo rilassarci
con belle passeggiate nei boschi, magari alla ricerca di funghi e
castagne, osservando i meravigliosi cambiamenti della natura!
Vorrei parlarvi di una pianta molto conosciuta e diffusa nella
nostra zona, anche io ne ho diverse piante in giardino, perchè il
finocchio da noi è molto impiegato in cucina, ma le sue proprietà sono davvero molteplici. Il finocchio ha proprietà profumanti, aromatizzanti, digestive, carminative, diuretiche, antispasmodiche; contiene olio essenziale, cumarine, flavonoidi, proteine,
acidi organici, tocoferolo, fitosteroli, lipidi.
Foeniculum è il nome latino, con allusione al fatto che le foglie
seccate somigliano al colore del fieno; Vulgare sta per rustico, la
varietà dulce indica il sapore dolce. In Italia è comune nei luoghi
soleggiati, vicino al mare, e ovunque si utilizzano i semi, le foglie
ed il fusto per usi culinari, anche perchè aggiunto ai piatti ha
proprietà digestive ben note.
Conosciuto fin dall'antichità, descritto da Teofrasto, Dioscoride e Plinio, coltivato nei giardini imperiali di Carlo Magno,
anche S. ildegarda lo considera pianta fondamentale nell'uso
alimentare e terapeutico. I Gladiatori romani lo usavano come
condimento in tutte le pietanze perchè si credeva aumentasse
le energie fisiche. Tonico e stimolante, il finocchio ha proprietà
diuretiche, galattogoghe, emmenagoghe, stomachiche e carminative.
Il suo olio essenziale, se massaggiato sulla pancia, aiuta soprattutto i neonati ad espellere i gas responsabili delle coliche tipiche dei lattanti; L'infuso dei semi aiuta le mamme a produrre
latte più digeribile, ed aiuta anche a sedare dolori addominali,
vomito e singhiozzo.
La radice è la parte della pianta con maggiore effetto diuretico,
ma la stessa azione viene espletata anche dall'infusione dei semi,
che servono anche all'eliminazione dei gas intestinali pure per
gli adulti, eliminando anche i crampi addominali.
Per uso esterno l'infuso dei semi è decongestionante delle palpebre, ed anche ottimo colluttorio contro l'alitosi. I semi si usano
per aromatizzare formaggi, carni, liquori; le cimette della pianta
fresca si usano in insalata ed anche per avvolgere il pesce da
cuocere alla griglia. In questo periodo si dovrebbero raccogliere
i semi: conservati in un vaso di vetro al buio, saranno nostri
compagni per tutte le tisane invernali! Con i semi e parti della
pianta si preparano bagni purificanti e deodoranti.
Vi saluto ricordandovi che settembre è il momento ideale per
depurarsi, in vista dell'arrivo dell'autunno, periodo in cui dobbiamo provvedere a sostenere e rinforzare le difese immunitarie
in vista dell'inverno: dunque datevi da fare con tisane, infusi,
erbe cotte, piatti e minestre a base di verdura di stagione!
I trattamenti immunostimolanti infatti, se effettuati su un fisico
libero dalle tossine, saranno molto più efficaci!
Vi saluto con una tisana depurativa:
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DIO come DROGA
Quando la religione diventa strumento di divisione e di supremazia
C’è nell’uomo una Luce che appartiene solo alla specie umana.
È tutto ciò che lo rende pensante e creativo, appunto divino.
L’uomo è un animale, l’unico, ad essere in grado di scegliere
persino tra il bene e il male. Per riprodursi non risponde solo
ad un irrefrenabile istinto, è il piacere collegato alla sessualità
a stimolarlo molto verso l’altro sesso. Se così non fosse (ma
il Padre è stato previdente) addio conservazione della specie.
Quando poi al sesso aggiunge pure il sentimento dell’amore,
può riuscire a volare per un attimo al di là della propria dimensione, in una specie di Nirvana che assomiglia tanto a una
meravigliosa felicità. L’uomo quindi sa che oltre alla materia
c’è di più. Purtroppo però anche su questo argomento è stato capace di elaborare comportamenti sadici, malformazioni
mentali che abbinano al piacere il senso del peccato. Non per
niente in certe culture alle donne vengono inferte mutilazioni
genitali. Sì, l’uomo è davvero in grado di comportarsi pure
come la belva più feroce. Le sue scelte possono fare di lui un
santo o un mostro.
La religione allora dovrebbe e potrebbe essere un incentivo
alla santità. Come mai invece diventa strumento di divisione e
anche di odio feroce? Forse questo dipende dal fatto che i seguaci di ogni credo religioso finiscono per sentirsi figli privilegiati, gli unici possessori della Verità, i soli eredi di uno strano
Dio con molti dei difetti degli uomini. Così, come gli eredi dei
beni terreni, si scannano a vicenda per il possesso esclusivo di
un Bene che invece appartiene a tutti per diritto di Umanità.
Migliaia di anni prima di Cristo, in Cina Confucio predicava
la lealtà e la benevolenza, invitava a non fare agli altri ciò che
non si vorrebbe fosse fatto a noi e in India il Buddha, l’Illuminato, prevedeva per l’uomo con il distacco dai beni terreni,
il raggiungimento della saggezza. Gesù, con il comandamento
dell’Amore è andato oltre, rendendo l’uomo attivo e partecipe.
Il messaggio contenuto nel Vangelo è così semplice e limpido
che stupisce davvero che il Cristianesimo abbia poi avuto bi-
sogno di tanti distinguo. Le variazioni sul tema nel campo del
protestantesimo sono infinite. A Gerusalemme, nella zona del
Santo Sepolcro, se ne contano un ventina. I cattolici che sono
i più numerosi, hanno a loro volta trovato il modo di aggregarsi in gruppi di eccellenza dove possono sentirsi fratelli più
degli altri e figli prediletti agli occhi del Padre. I movimenti
si sprecano. Cito i più noti, sicuramente sorti all’inizio per un
impegno più coerente con la propria fede. Sono i carismatici,
i focolarini, gli aderenti al Rinnovamento dello Spirito, alla
comunità di Sant’Egidio, a Comunione e Liberazione. Pregano, aiutano il prossimo impegnandosi in attività benefiche, ma
queste comunità finiscono anche coll’acquisire un potenziale
utilizzato in campo politico spesso non coerente con il Vangelo. L’adesione al gruppo è però così importante che riesce a far
tacere pure la coscienza individuale.
Anche i musulmani però non scherzano quanto a divisioni e
conflitti troppo spesso violenti. Da subito, dopo la morte di
Maometto, si sono distinti in Sunniti e Sciiti (alla base sempre una questione di potere) ma le sottospecie non si contano. L’essenziale del Corano sfugge anche a loro di mano,
non le armi con cui i più fanatici s’immolano insieme a tante
altre creature innocenti. Gli piace morire in compagnia! E
poi aspettano in Paradiso un premio eccezionale. Eppure il
Corano usa parole molto concilianti sulla diversità delle fedi.
Eccole tratte dal libro “ Lettera a un kamikaze” scritto da un
professore universitario di origine algerina Khaled Fouad Allam : "A ognuno di voi abbiamo assegnato una regola e una
via, mentre se Iddio avesse voluto, avrebbe fatto di voi una
Comunità Unica, ma ciò non ha fatto per provarvi in quel che
vi ha dato. Gareggiate dunque nelle opere buone…" (sura 5,
versetto 48). È già singolare che si voglia imporre ad altri la
propria fede con le sue regole e stili di vita, ma che lo si faccia
addirittura con la violenza è davvero pazzesco.
D’altra parte i cattolici all’epoca della Santa Inquisizione (!)
i dissidenti li bruciavano vivi. Oggi le alte
gerarchie si sono spesso adoperate nel campo del denaro e i preti pedofili fanno venire
la voglia di scappare dalle chiese a gambe
levate. Che bisogno di semplicità e di pulizia! Tutti coloro che professano la propria
fede in pace e con onestà rispettando anche
quelle altrui, consapevoli come sono di aver
acquisito la propria per nascita, per le tradizioni in cui sono cresciuti, trovano assurdo questo spreco di energia, questo vezzo
di litigarsi Dio e a volte li assale intensa la
speranza che di questa strana Terra si stanchi pure l’infinita pazienza del Padre.
Giovanna Falcioni
Vignetta umoristica pubblicata sulla
"Settimana enigmistica" numero 4244
27 luglio 2013
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Il corpo che parla
Disturbi psicosomatici nei bambini
e contesto familiare
“Non esistono parole più chiare del linguaggio del corpo, una
volta che si è imparato a leggerlo” (Alexander Lowen)
Nella vita di tutti i giorni capita frequentemente di imbattersi nel termine “psicosomatico”. Tante volte basta accendere
la televisione, sfogliare una rivista, ascoltare qualche discussione tra amici. È oramai diventata una parola di uso comune. Una cosa è certa; molti ritengono di saperne ma pochi la
conoscono nei meccanismi e soprattutto nelle cause. Anche
tra gli "addetti ai lavori" esiste ancora una grande incertezza nella definizione da darne e addirittura nei termini usati
per spiegare questo tipo di disturbi. Innanzitutto il termine
psicosomatico si riferisce a un'entità composta dalla psiche,
mente e dal soma, corpo. La malattia psicosomatica quindi
diventa la spia di un disagio che investe l'individuo e insieme
il contesto cui appartiene. In tal modo il sintomo diventa un
linguaggio nel quale convergono biologia ed emotività, relazioni interpersonali e regole comunicative del contesto in cui
appare. Quanto più il bambino è piccolo, tanto più la psicosomatica è la via di espressione utilizzata. Utilizza quindi il
linguaggio del corpo, perchè non possiede gli stessi canali di
espressione degli adulti. Crescendo il bimbo dispone di mezzi
più elaborati per esprimere uno stato di sofferenza psicologica. Dopo i tre anni, infatti, compaiono con più frequenza
disturbi del comportamento. Numerosi sono sin dalla primissima infanzia i sintomi di tipo psicosomatico, molti dei quali
tendono a presentarsi in età specifiche in relazione alle fasi di
sviluppo del bambino. Dalla prima infanzia procedendo nella
crescita si possono citare sinteticamente alcuni disturbi tipici
come coliche idiopatiche, vomito, eczema, dolori addominali,
pipì a letto, asma, cefalea, emicrania, disturbi del sonno, dolori agli arti. Anche se un individuo è un insieme di fattori
di tipo biologico, genetico, ambientali connessi tra di loro, i
contesti nei quali il bambino è calato rivestono un' importanza cruciale per un suo armonioso sviluppo psicologico, in
particolare l'ambiente familiare e le relazioni che intercorrono
nel nucleo. Un clima emotivo negativo, relazioni disturbate
bar pizzeria trattoria il ponte
per tutte le news e appuntamenti ...
e conflitti, infatti, incidono negativamente sul benessere del
bambino, così come pure avvenimenti traumatici e problemi
riferibili a contesti esterni a quello familiare. L' impatto di
ogni fattore, ovviamente, va messo in relazione con il grado
di vulnerabilità personale, determinato da tutto un insieme di
fattori. In tutti questi casi è sicuramente importante sentire il
parere del pediatra. Nel caso, tuttavia, non rilevasse patologie
organiche a monte dei disturbi del bambino, bisogna pensare
ad altro. L'apparire e il persistere del sintomo psicosomatico
può essere infatti il segno di una sofferenza psicologica del
bambino che va opportunamente indagata rivolgendosi ad
uno specialista. Lo psicologo/psicoterapeuta ad orientamento
sistemico-relazionale è particolarmente indicato per i disagi in
età evolutiva. Questo approccio permette infatti una visione
ampia delle problematiche dato che la sofferenza del bambino
viene letta e decodificata in relazione ai suoi contesti di appartenenza, in primo luogo quello famigliare. Nello stesso tempo
permette di restituire il senso di fiducia verso se stessi. Spesso
i genitori si sentono impotenti di fronte al sintomo ed è importante arrivare a restituire loro la capacità di poter aiutare
il proprio bambino. Devono mandargli il messaggio che ce la
può fare, incoraggiarlo nelle sue scelte ed ascoltarlo. Può accadere, invece, che i genitori si terrorizzino e si blocchino, che
non riescano a superare il blocco del figlio, che diventa così
un blocco familiare. Come si può intuire è, quindi, molto importante questo tipo di lavoro terapeutico bambino-famiglia.
Solo così il disagio profondo del bambino può prendere forma evitando che si cronicizzi e che diventi addirittura l’ unica
possibilità di comunicazione dell’attuale bambino e del futuro
adulto. Il bambino viene preso in carico nella sua totalità come
individuo, con la sua storia, le sue relazioni e la sua famiglia.
Dott. Lorenzo Bartolini
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La tradizione del calore, l’energia del futuro.
La caratteristica più evidente de LA VALMARECCHIA è il basso
consumo di legna (15-20 kg al giorno) associata alla
piacevole sensazione di essere circondati da un calore sano ad
un tasso di umidità equilibrato. Inoltre non sporca
i muri, non fa fumo, è autonoma nel senso che non necessita di
corrente elettrica, la cenere va tolta una volta al
mese, praticamente la manutenzione è inesistente. Ha una estrema semplicità e facilità di installazione.
ECOLOGICA
NON CREA
SPOSTAMENTO
DI POLVERE
BASSO CONSUMO
DI LEGNA
RISPARMIO
ECONOMICO
CARICAMENTO 2/3 CALORE IRRAGGIANTE
VOLTE ALGIORNO
COME IL SOLE
LA VALMARECCHIA è una stufa ad irraggiamento cioè ad “accumulo di calore”; il funzionamento prevede che il
calore prodotto all’interno della stufa, raggiungendo temperature
elevate, provveda a scaldare le pareti che sono
costruite con materiale caratterizzato da una elevata capacità di
accumulo e quindi in grado di assorbire il calore
e poi diffonderlo nell’ambiente per 6/8 ore anche se la stufa è
spenta. Questo sistema ad irraggiamento (così chiamato
perché sfrutta il calore radiante, simile come principio a quello
del sole) risulta essere il migliore dal punto
di vista salutare perché riduce al minimo la circolazione di polvere, non crea problemi di respirazione e di possibili
allergie ed inoltre è un buon vasodilatatore utile alla circolazione.
La possibilità di accumulare calore e di cederlo lentamente
nell’ambiente, permette di caricare la stufa solo 2 o 3
volte nell’arco di 24 ore per goderne una temperatura confortevole.
DALLA FABBRICA DIRETTAMENTE A CASA TUA
La VALMARECCHIA è prodotta e venduta da LASER TEAM
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Soffio d’oro a Casteldelci
I messaggeri arcaici di Ulrike Schneider in una mostra
che ha animato l’antica Pieve
Soffi d’oro nell’antichissima Pieve di San Martino. Si tratta della prima esposizione del nuovo ciclo pittorico di Ulrike Schneider, dal titolo appunto Soffio d’oro. I messaggeri arcaici, curata dal
critico d’arte Luca Cesari a cui si deve anche il bel catalogo.
La giornata inaugurale è stata densa di eventi e sarà ricordata
a lungo per l’intensità delle atmosfere create. Nell’occasione si
è esibito il noto e apprezzato gruppo vocale, composto da 15
coristi, denominato Cantus Anthimi, diretto dal maestro Livio
Picotti. Trasferitosi a Lucca nel 2011, Picotti, dopo aver diretto la Cappella di Santa Cecilia, nella città toscana ha voluto
riprendere questa attività con la formazione VoxAlia.ensemble,
i cui cantori collaborano regolarmente con Cantus Anthimi e
Capella Ducale Venetia, due prestigiosi ensemble vocali specializzati nel repertorio medievale, rinascimentale e barocco. Tema
del programma di sala, in sintonia con la mostra, Anghelos – La
Schiera Celeste. I colori e il canto degli Angeli. Voci incantevoli che
hanno rapito i numerosi presenti, tra cui quella della padrona di casa, Laura Lombardi,“custode” dell’incantevole spazio
e animatrice degli eventi. Alle 15 la giornata ha avuto un prologo: una camminata, condotta da Luigi Cappella, presidente
dell’Associazione D’là de Foss, nei dintorni della Pieve, per ritrovare gli antichi sentieri. Laura Lombardi, scrittrice e sceneggiatrice, autrice televisiva che è spesso a Milano per lavoro ma
nella Pieve di Casteldelci ha casa e ama viverci, ha intenzione di
continuare ad animare la Pieve per farla tornare ad essere luogo
di incontro e di confronto. È qui che organizza più volte l’anno
corsi di canto, o meglio Laboratori di canto residenziale e tiene
gli stage che apre alla cittadinanza. A settembre l’occasione per
aprire le porte della Pieve le è stata offerta dalle nuove opere
della Schneider. Eclettica, pittrice espressionista mistica, allieva
della Professoressa steineriana Ulla Tobler, performer originaria della Baviera, ora vive e lavora a Cesena. La Schneider ha a
collaborato con la Fondazione Michelangelo Pistoletto di Biella curando scenografie e realizzando performance anche per il
Teatro Stalker di Torino sotto la guida di Gabriele Boccacini.
Ha frequentato lo studio del pittore e ceramista Derenzio Rosati di Urbino. Ha organizzato mostre ed eventi internazionali
ed esposto in prestigiosi musei italiani ed esteri. Le sue opere
fanno parte di collezioni pubbliche e private in tutta Europa.
Come scrive Luca Cesari nel catalogo, “nei dipinti di Ulrike si
accendono fiammate dorate che brillano di ciò che nella mistica
islamica dell’Iran si chiama l’”ottavo clima”, il punto focale del
mondo immaginale e per i suoi angeli dobbiamo appoggiarci
alla sottile e difficile conoscenza della Sofia religiosa iranica”.
Rita Giannini
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di Omar e Caterina
Dopo il grande esodo estivo, eccoci qui
carichi di novità e di grandi eventi per
Autunno - Inverno!
Antichi Sapori ora diventa
Bar - Pasticceria - Ristorante
Sarà aperto tutti i giorni
dalle ore 6.30 del mattino per coccolare il
vostro risveglio con brioche e Pasticceria
varia, tutti fatti dalle abili mani di Caterina, e
per chi fa la colazione da noi riceve un buono
pasto per il pranzo!
Menù a tema per tutti
e per tutte le tasche
Alcuni esempi
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Festa della trebbiatura a
San Donato di Sant’Agata Feltria
Il “solito” Antonio e C. la fanno rivivere
Sì,è sempre lui… il "Tonio" di San Donato di S.Agata Feltria!
Il poeta produttore e collezionista delle zucche "strane", cultore di sementi rare, fabbro e tornitore artista del ferro battuto e
degli ottoni, falegname e scultore del legno, collezionista nella
sua tenuta di campagna di innumerevoli cimeli antichi del lavoro dei campi (e non), appassionato interprete di rivisitazioni
della memoria agreste, contadino agricoltore innamorato della
terra e dei suoi frutti, profondo conoscitore in pectore dei segreti della natura e dei suoi ritmi vitali. E ce ne sarebbe ancora
da dire sull’eclettismo del personaggio, nato a San Donato di
S. Agata Feltria, emigrato in Piemonte per lavoro da operaio
e tornato da tempo al paese natìo, dove coltiva da pensionato
il suo spassionato amore per la campagna e le testimonianze
dei suoi riti antichi, rendendone compartecipe ogni interessato, con la modestia, umiltà e generosità che lo contraddistinguono. Coadiutore volontario del Museo arti Rurali di S.
Agata Feltria (che ospita alcune delle sue collezioni di reperti, esposti secondo la sua abile maestrìa manuale, il suo estro
e fantasìa), anche quest’anno il Tonio di San Donato (alias
Antonio Borghesi), ha ospitato nella sua tenuta la riedizione
della Festa della Trebbiatura, che già in passato insieme ai suoi
amici e familiari, aveva organizzato e interpretato di persona
(con gli antichi mezzi agricoli di sua proprietà), in quel di S.
Agata Feltria. Domenica 25 Agosto, dopo una pausa conviviale nell’ameno chiostro dell’ex-Convento di San Girolamo
di S. Agata Feltria che ha accolto i convenuti e gli spettatori
con il contributo della Associazione "Il Giardino della Speranza" curatrice del Museo Arti Rurali, la sirena ha poi dato
il via all’antico rito della Trebbiatura nello spiazzo antistante
la dimora di Antonio. Rumore di motori ansimanti, cigolare
di pulegge, fruscìo di chicchi dorati nel sacco, aria fumosa di
polvere e paglia, antichi canti popolari intonati dai lavoratori
e dagli astanti, ugole bagnate ogni tanto da pause vinicole e
mangerecce, scandite dal suono delle sirene. Una bella Festa
d'Amarcòrd ! Grazie Antonio e Compagn ìa!
Giampaolo Gili
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Africasa "on the road"
Cronaca di un viaggio umanitario: dalla Valmarecchia
fino in Africa Occidentale a bordo di un vecchio pulmino
Era il mese di Marzo quando, tra le righe di questo giornale,
scrivevamo dell'idea di un viaggio impossibile, o se non tale,
almeno fuori dall'ordinario, una lunga spedizione via terra a
bordo di un vecchio pulmino dall'Italia fino al Togo, piccolo paese dell'Africa Occidentale, un viaggio dell'associazione
AFRICASA con l'obiettivo di trasportare, nel villaggio di
Dafo, il materiale necessario per la costruzione di un pozzo
alimentato con pannelli solari ed un mezzo per il trasporto
pubblico. Da quei giorni di Primavera il progetto si è evoluto
e, giorno dopo giorno grazie all'aiuto indispensabile di molte
persone, è diventato possibile e ha permesso agli amici della
comunità di Dafo di avere finalmente un facile accesso all'acqua e, con un pulmino, un minor isolamento del villaggio.
A partecipare alla spedizione è stato un gruppo eterogeneo di
ragazzi e ragazze accomunati dalla passione per l'Africa, dal
fascino antico del viaggio via terra e dal desiderio di mettersi in gioco in qualcosa che avrebbe dato dei risvolti positivi
anche per gli altri. Un gruppo formato da Stefano Caruso di
Trapani, Roberto Raviola di Torino, Chiara Beligni di Firenze, Giacomo Bruni di Perugia, Vilma Valloni di Rimini, e qui
dalla Valle, da Daniele Novelli di Pennabilli e Toni Bocale di
Novafeltria che, per oltre 9.000 chilometri hanno condiviso
questa fantastica esperienza che ancora va avanti poiché, proprio in questi giorni, alcuni di essi stanno terminando i lavori
di costruzione della rete idrica e nel giro di poche settimane
sarà finalmente possibile, per gli abitanti di Dafo, recuperare
comodamente l'acqua quotidiana direttamente da un rubinetto nel centro villaggio evitando quindi, soprattutto a donne
e bambini, un percorso di un chilometro nella boscaglia e il
relativo trasporto manuale. Ma come detto precedentemente
tutto ciò non sarebbe stato possibile senza l'aiuto di amici e
benefattori che hanno preso a cuore il progetto dell'associazione AFRICASA e hanno creduto in prima persona alla sua
realizzazione. E' il caso di Mauro Pula della IRCI di Pietracuta che ha sostenuto la realizzazione dell'impianto idrico del
villaggio fornendo il materiale necessario per la sua costruzione: pannelli solari, materiale idraulico e la pompa a immersione che sono in fase d'istallazione in Togo e che renderanno
concreto questo progetto, daranno maggior significato a questo viaggio e soprattutto saranno un aiuto quotidiano alla popolazione di Dafo. Ma un ringraziamento va anche a Stefania
Sanfilippo di Civitavecchia che ha partecipato attivamente a
finanziare la costruzione della rete idrica, Antonella Riitano
di Bologna che ha donato la seconda auto del viaggio, Antonio Venza e l'ottica Catello di Trapani che hanno fornito
occhiali da vista per il dispensario togolese di Elavanyo.
Raccontare in queste righe le emozione del viaggio e degli
incontri avvenuti lungo la strada è un'impresa maggiore del
viaggio stesso, resta addosso come la sensazione di aver fatto
un bel sogno dove al risveglio i particolari riaffiorano in maniera imprevista. Così il primo ricordo risulta quello più lontano
nel tempo, quello relativo all'inizio del viaggio e all'emozione
della partenza condivisa con gli altri ragazzi, seguita dalla preoccupazione del giorno successivo, quando ancora in Francia la
seconda auto della spedizione ha dovuto fermarsi per la rottura
del cambio. Oltre la Francia e la Spagna i ricordi assumono ora
un sapore diverso parlando del Marocco, si tingono di un'altra
cultura e di altre tradizioni e si disperdono dilatandosi come
attraversando il deserto del Sahara, qui le sensazioni e i ricordi sono, come la settimana di dune e d'oceano, senza punti
CONTINUA
31
di riferimento se non negli innumerevoli posti di blocco nei
territori del Sud e negli incontri serali nelle città carovaniere
sotto una coperta di stelle. Della Mauritania la memoria si
tinge della gioia di ritrovare gli amici di Nouadhibou, vedere
che il progetto della costruzione di una scuola per gli orfani
di un quartiere periferico della città, anticipatomi nel viaggio
di due anni prima, è un cantiere che ormai è pronto a vedere
la fine e a riempirsi di bambini. Un viaggio di incontri con
persone speciali, capaci di lottare oltre le difficoltà, come nel
caso di suor Carmen della missione di Kati in un Mali appena
ripresosi dalla guerra civile, che salva le ragazze dal degrado
della prostituzione per insegnarli un mestiere di parrucchiera
o sarta donandoli un futuro, o delle donne dell'orfanotrofio di
Loumbila in Burkina-Faso che coltivano la spirulina per i casi
di denutrizione infantile degli ospiti del centro. Ma il ricordo
più vivo è senza dubbio quello dei giorni al villaggio di Dafo,
ai momenti di gioia e d'euforia all'arrivo del pulmino dopo 23
giorni di viaggio, delle interminabili discussioni con gli amici
togolesi e con il volontario Daniele Smoglica di Torino che ha
seguito al villaggio i lavori di scavo, fino al giorno dell'inaugurazione della biblioteca pubblica, primo progetto dell'associazione AFRICASA, che sarà ad uso della scuola locale per
dei corsi di alfabetizzazione.
Un viaggio che ha avuto, come in una storia, il suo lieto fine e
che avrà delle conseguenze nel presente, con il termine della
lavorazione per trasportare l'acqua dalla sorgente al villaggio
con l'utilizzo di pannelli solari, e nel prossimo futuro con l'avvio dell'utilizzo del pulmino per il trasporto pubblico e per
rendere quindi il villaggio di Dafo meno isolato. Ma ogni
storia è fatta di personaggi, e a me non resta che ringraziare
chi, da quel giorno di Marzo fino ad oggi, ha reso possibile
realizzare questo sogno, ora ogni persona del villaggio di Dafo
può avere accesso facilmente all'acqua, un diritto umano e una
necessità quotidiana è ora possibile grazie all'impegno di ogni
singola persona.
"Si chiama Mal d'Africa ed é l'unica malattia dalla quale non voglio guarire".
Toni Bocale
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La calda sensazione dell’onda marina…
di Renata Berzanti Reali “ALTOMARE”
Mostra pittorica di Renata Berzanti Reali
tenuta nella Chiesa di Santa Marina Novafeltria
dal 1 al 15 Luglio 2013
Altomare, è il mare visto dall’alto, fantasticato, agognato da
coloro che vivono in collina, come quello che la pittrice Renata Berzanti Reali ha portato metaforicamente a Novafeltria, sua città natale, attraverso le sue tele. Nell’interpretazione
della natura la pittrice Renata Berzanti Reali esprime il proprio movimento interiore la propria ricerca di intimità. Ella
sembra toccare con mano la calda sensazione dell’onda che
riempie agevolmente in ritmi spatolati sulle tele, regalando la
poesia e la dolcezza dei brani musicali di Chopin, in una evocazione della musicalità dettata da un animo poliedrico, come
altresì afferma Lucia Lombardi: “La Berzanti Reali dipinge
con una manciata di pigmento le sfumature del sentimento,
esprimendo il leit motiv esistenziale, affiorato dal variare di
una interpretazione immaginaria benefica come la prodigiosa
pianta dell’agave”. In questa bella esposizione, dal titolo “Altomare” allestita all’interno della chiesa di Santa Marina, si
offre un modello implacabile di amore per le bellezze naturali,
quasi un inno stesso alla vita nel declinare la propria fonte
d’ispirazione, una sorta di osmosi interattiva, una immersione
nell’abito naturalistico proprio come se questo fosse un vestimento da indossare. Opere dal respiro lieve, opere che danzano come quelle ore che spargono una miriade di porpore. Le
oltre trenta tele ad olio, esposte con rigore, tendono a lasciare
uscire dal linguaggio e dal colore una rievocazione di viaggi
tempestosi e scoperte, alla ricerca dell’identità artistica come
in una perenne escursione. Il linguaggio espresso da queste
opere marine narra di un’espressività sentimentale nel fluire
del tempo, nelle tempeste come nel mare calmo, nella consapevolezza che il dolore sovente possa capovolgere le proprie aspettative, nonostante ciò la pittrice sembra non lasciarsi
mai paralizzare dalle differenti avversità, così come dalle forti
pulsioni e da quell’immane sorgente di ispirazione, volta a
tratti a far soffrire e pure a dilaniare in un conato di solitudine.
Come in una estatica fuga dal reale in piena serenità l’artista
realizza un modello novecentista cui attingere la molteplice
trasfigurazione fantastica impressa nel pathos. Con appassionata veridicità ella rievoca i viaggi, sia quelli della mente che
quelli spirituali, l’amore esteso e proteso verso un ineludibile
voglia di vivere “sempre verde”, mentre la notte pare non calare
mai su questi scogli fluttuanti tra i marosi aggressivi. Le acque
lasciano fuoriuscire dalla fragranza marina: sirene, leviatani,
mostri marini spumeggianti, allegorici e misteriosi. Ogni ora
del giorno suscita nell’animo sensibile e aulente la misura di
ciò che attiene al sentimento misticheggiante, da ella stessa
richiamato di volta in volta come protettiva cupola basilicale,
come solenne rintocco di campana, inseguendo gioiosamente
l’archetipo inscindibile dall’ispirazione lucreziana. L’arte secondo questa artefice, naturalizzata riminese, lenisce il male
di vivere, per condurre sapientemente in un eden silvestre e in
una atmosfera idilliaca ogni ricordo, ogni rimembranza, portandoci con una suggestiva tavolozza, effusa di schegge e dardi, a seguire impressioni, sensazioni e poesia in una filigrana di
rimandi morandiani, di iscrizioni nell’albo dei viaggi che assurge a diario del quotidiano. In questa sorta di diario di bordo
le tele costituiscono pezzi di reperto o frammenti d’anfora che
suscitano profonde sensazioni tangibili, quasi come relitti che
navighino invisibili, ma che lancino SOS inimitabili.
Nel museo di Casteldelci prosegue un’altra esposizione ispirata ai luoghi naturali della Valmarecchia
Luglio 2013
Milena Massani
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Fibrillazione atriale e
terapia anticoagulante
Il ritmo cardiaco normale prende origine dal “Nodo del Seno”
(da cui “Ritmo Sinusale”), un minuscolo agglomerato di cellule situate nell'Atrio Dx, dotate di “automatismo” ovvero della
straordinaria capacità di generare autonomamente un impulso
elettrico che diffondendosi con regolarità, prima agli Atri, poi
ai Ventricoli, innesca la contrazione cardiaca. Molte patologie,
alterando la struttura e la funzione degli Atri, fanno perdere al
Nodo del Seno la sua funzione specifica di generatore primario degli impulsi, lasciando gli atri in balìa di un'attivazione
elettrica totalmente disordinata e inefficace, che si diffonderà
in modo assolutamente irregolare e incoordinato, ai ventricoli.
Stiamo parlando della nota FIBRILLAZIONE ATRIALE
(FA), aritmia la cui incidenza aumenta col progredire dell'età
(1% della popolazione con età inferiore ai 60 anni e 8% dei
soggetti ultraottantenni).
Abitualmente, l'aritmia insorge improvvisamente (FA Parossistica) e il paziente, colto di sorpresa, lamenta per lo più, palpitazioni irregolari, che possono essere associate ad una precoce
affaticabilità o a vera e propria difficoltà respiratoria, durante
sforzo. Agli inizi della sua comparsa, l'aritmia ha spesso breve
durata e cessa spontaneamente, permettendo al Ritmo Sinusale (RS) di riprendere il comando regolare dell'attività cardiaca.
Ma, col passare del tempo, le probabilità che la FA si ripeta,
aumenteranno progressivamente con la tendenza a voler perdurare, sempre più a lungo (FA Persistente); in tal caso, per
ristabilire il RS sarà necessario o somministrare un farmaco
(Cardioversione Farmacologica) e/o uno Shock Elettrico
(Cardioversione Elettrica) preceduto da una anestesia di brevissima durata. Nel tempo, la FA diverrà sempre più frequente
e tenace, manifestando palesemente la sua intenzione di volersi
definitivamente stabilire in quel cuore, non risentendo più, nè
dell'effetto preventivo dei farmaci, nè dell'effetto della scarica
elettrica.
IL RISCHIO TROMBOEMBOLICO
Oggi sappiamo che, quando la FA persiste continuativamente per più di 48 ore, la probabilità di avere una embolia cerebrale, aumenta in misura significativa. Durante la FA, infatti,
all'interno delle cavità cardiache e, soprattutto all'interno delle Auricole (una specie di “orecchiette” degli Atri) il marcato
rallentamento del flusso sanguigno favorisce la formazione di
trombi che, disgregandosi possono inviare piccoli frammenti nell'albero arterioso (“tromboembolia”). Questi frammenti
trombotici, dopo un breve viaggio, finiranno per fermarsi in un
ramo arterioso del loro stesso calibro, chiudendolo, provocando così, l'immediata interruzione del flusso arterioso, cioè una
“ischemia”, ovvero, una sofferenza dei tessuti di quel territorio.
Tali emboli, nel 70% dei casi, vanno a localizzarsi proprio nella
circolazione cerebrale dove possono dar luogo a “Ictus Cere-
brale”, spesso esteso e gravato da mortalità o, comunque, da
esiti abitualmente invalidanti.
La FA, aumenta la probabilità di ictus, indipendentemente dal
fatto che essa sia Parossistica, Persistente o Permanente. E' ormai comprovato da numerosi studi clinici randomizzati, che la
Terapia Anticoagulante Orale è in grado di ridurre il rischio
tromboembolico nei paz. in FA, del 64%, con un rischio associato di sanguinamento dell'1-3% per anno.
Per stabilire quanto sia elevato il rischio tromboembolico nel
singolo paziente, si ricorre oggi ad un sistema a punteggio
denominato “CHA2 DS2 VASc score”. Tale sistema si basa
sulla presenza di vari fattori di rischio (Ipertensione arteriosa, Diabete Mellito, età, sesso, precedenti ischemie cerebrali,
coesistenti patologie vascolari, scompenso cardiaco); tanto più
elevato sarà il punteggio risultante, tanto maggiore sarà la probabilità per quel paziente di avere un ictus. Quando il punteggio risulta uguale a 0 non si ritiene indicata la Terapia Anticoagulante Orale (TAO), mentre, se risulta uguale a 1, si può
scegliere tra Acido Acetilsalicilico (“aspirina”) o TAO; infine
quest'ultima deve essere prescritta quando il punteggio risulta
uguale o superiore a 2.
La TAO, più nota col nome commerciale di Coumadin (Warfarin è il nome del farmaco) modifica un particolare parametro
della coagulazione, rendendo il sangue meno coagulabile, cioè,
meno capace di formare trombi. Poiché il farmaco determina
una risposta variabile da paziente a paziente, per un adeguato
controllo della terapia, è necessario un prelievo venoso periodico, per stabilire se l'INR (il parametro di laboratorio oggi
universalmente usato a tale scopo) si mantenga nel tempo, costantemente compreso tra i valori di 2 e 3. Il livello di scoagulazione compreso in questo ambito è quello che garantisce il
minor rischio, sia di embolia che di emorragia.
La TAO, pur se generalmente poco gradita, presenta diversi
vantaggi: è efficace, è generalmente ben tollerata, non dà abitualmente effetti tossici e, qualora subentri la necessità di interrompere bruscamente l'anticoagulazione (per es.: per un intervento chirurgico urgente o per un trauma importante) o l'INR
risulti molto superiore a 3 (rischio progressivamente crescente
di emorragia!), dispone di un antidoto prontamente efficace
che è proprio la Vitamina K (gocce o fiale, da assumere solo
su consiglio del medico!). La TAO ha tuttavia anche dei limiti:
essendo sostanzialmente una “anti-vitamina K” è influenzata
dagli alimenti che contengono molta vitamina K; inoltre, è influenzata dalla contemporanea assunzione di numerosi farmaci, in special modo, dall'Aspirina e dagli Antiinfiammatori non
Steroidei (FANS).
Fine prima parte – segue nel prossimo numero
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Distributori mobili di gasolio
obblighi normativi per gli utilizzatori
Sono numerosissimi i depositi e/o distributori mobili di gasolio (chiamati in gergo tecnico “Diesel Tank”) a servizio di
aziende agricole, cave e cantieri che nel corso degli anni sono
stati installati beneficiando dell'esenzione all'obbligo di ottenere il Certificato di Prevenzione Incendi.
Tale esenzione rimane anche oggi nonostante la "revisione"
della normativa relativa alla prevenzione incendi iniziata con
il DPR 151/2011.
L’entrata in vigore del D.P.R. 1 agosto 2011 n. 151, “Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti
relativi alla prevenzione degli incendi” ha comportato però la
modifica dell’attuale regime normativo, riformando procedure,
iter autorizzativi e adempimenti previsti per l’installazione dei
cosiddetti “Diesel Tank”.
In questo articolo ci concentriamo sui depositi e/o distributori mobili con capacità inferiore ai 9000 litri, definendo quali
adempimenti la normativa stessa prevede.
- le aree circostanti dovranno essere prive di vegetazione per
un raggio di 3 mt.;
- devono essere posizionati ad una distanza dai fabbricati pari
a 5 mt per i depositi adibiti al rifornimento di mezzi destinati
ad autotrasporto e 3 mt per contenitori in uso presso aziende
agricole, cave e cantieri;
- il contenitore dovrà essere dotato di idoneo impianto di messa a terra.
Riguardo alle dotazioni minime antincendio, dovranno essere posizionati in prossimità del serbatoio:
- n. 2 estintori portatili a polvere da 6 kg ed un estintore carrellato da 30 kg relativamente ai depositi utilizzati per autotrasporto.
- n. 3 estintori del tipo 39A-144B-C per depositi installati in
cave, cantieri ed aziende agricole.
Prima del 7 ottobre 2011, l’installazione e l’utilizzo dei depositi e/o distributori mobili di gasolio con capacità fino a 9000
litri era subordinato al rispetto delle prescrizioni previste dal
Decreto Ministeriale 19 marzo 1990 (in termini di capacità
complessiva, omologazione dei contenitori, rispetto delle distanze di sicurezza e protezione, dotazione minima di estintori…). Il rispetto dei requisiti e delle prescrizioni era comunque
responsabilità del legale rappresentante, ma non era necessario
comunicare ad alcun Ente l’installazione del contenitore.
Il nuovo regolamento (DPR 151/2011) prevede che l’installazione dei depositi e/o distributori mobili di gasolio rientri tra
le attività previste dalla normativa sulla Prevenzione Incendi,
nella fattispecie Attività 13.1.A: Contenitori distributori di carburanti liquidi con punto di infiammabilità superiore a 65 °C, di
capacità geometrica fino a 9 mc; privato fisso o rimovibile; pubblico
fisso o rimovibile.
Tale regolamento specifica che, per depositi e/o distributori
mobili di capacità fino a 9000 litri sia sufficiente procedere alla
presentazione di una S.C.I.A. (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) da parte di un tecnico abilitato, presso il Comando
Provinciale dei Vigili del Fuoco territorialmente competente.
Alcune indicazioni per l’installazione:
- i contenitori/distributori mobili possono essere messi in opera se muniti di: dichiarazione di conformità, manuale di installazione e targa di identificazione;
- devono essere installati esclusivamente su aree a cielo aperto,
muniti di adeguata tettoia di protezione dagli agenti atmosferici ed essere dotati di un bacino di contenimento;
fonti normative di riferimento
DPR 01/08/2011, n. 151 “Regolamento recante disciplina dei procedimenti relativi alla prevenzione incendi, a norma dell’articolo 49 comma 4-quater,
decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito con modificazioni, dalla legge
30 luglio 2010, n. 122”;
DM 19/03/1990 “Norme per il rifornimento di carburanti, a mezzo di contenitori-distributori mobili, per macchine in uso presso aziende agricole, cave
e cantieri”;
DM 12/09/2003 “Regola tecnica di prevenzione incendi per l'installazione
e l'esercizio di depositi di gasolio per autotrazione ad uso privato, di capacità
geometrica non superiore a 9 m3, in contenitori-distributori rimovibili per il
rifornimento di automezzi destinati all'attività di autotrasporto”;
Lettere circolari M.I. – Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile.
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Sicurezza sul lavoro
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Mostra Temporanea
“I Giocattoli di una volta”
A Verucchio inaugura la mostra di giochi d’epoca alla Rocca Malatestiana
La prestigiosa Sala Magna della Rocca Malatestiana di Verucchio ospita un’interessante e inedita mostra di giocattoli d’epoca, pezzi rari ed unici collocabili entro un arco cronologico che
va dai primi anni del 1900 (il giocattolo più antico è un ciclista
Tryang Gyro-Cyclo di fabbricazione inglese prodotto negli
anni tra il 1915 e il 1920) agli anni ’60 dello stesso secolo, gli
anni del boom economico e dello sviluppo consumistico che ha
modificato e stravolto profondamente il modo di vivere delle
persone e, naturalmente, anche il modo di “giocare” dei bambini. Gli oggetti in esposizione sono tutti ancora perfettamente
funzionanti, alcuni conservano intatti i meccanismi a carica o
a molla: si tratta principalmente di giocattoli destinati a bambini benestanti, prodotti da fabbriche specializzate europee e
americane, utilizzando materie prime quali il legno, il ferro, la
latta e la plastica; in passato, tuttavia, la grande maggioranza
dei giocattoli era invece prodotta “in casa”, con mezzi e materiali di fortuna, giocattoli dei quali rimangono meno tracce ma
che ognuno di noi, anche oggi, ha creato e modellato almeno
una volta quando era bambino.
La mostra si propone di condurre il visitatore alla scoperta dei
giocattoli del passato, rinnovando l’interesse per il nostro recente passato e anche rievocando il proprio trascorso di bambino e i ricordi dei giocattoli che hanno accompagnato l’infanzia.
La mostra si rivolge anche e soprattutto ai bambini, confidando nella loro fantasia e nella loro capacità di intuire il funzionamento e il divertimento nascosto dietro ad ogni giocattolo,
capace di generare, quasi sempre, sogni e desideri più grandi
della propria età.
A. Montanari
Curatore della mostra e
conservatore dei giocattoli
L’Assessorato a Cultura e Turismo del Comune di Verucchio
organizza una mostra temporanea di giocattoli d’epoca curata
da Antonio Montanari, con i pezzi della sua notevole collezione privata.
Montanari ha raccolto fin dalla sua giovinezza, scovandoli nei
mercatini di antiquariato nazionali ed esteri, giocattoli di antiquariato e modernariato che testimoniassero la cultura del
passato, in particolare la cultura del gioco e i messaggi, anche
impliciti, che la civiltà contadina, prima, e quella novecentesca
poi, affidavano al giocattolo per educare i cittadini più giovani
e prepararli alla loro vita futura.
Alla Sala Magna della Rocca Malatestiana di Verucchio sono
esposti i giocattoli del mondo rurale come i prodotti ludici del
periodo di guerra e dopoguerra; articoli a volte rarissimi e preziosi, come ad esempio il modellino d’aereo spitfire inglese a
pedali, oppure i giocattoli con il marchio della Disney, tutti
ancora funzionanti. La mostra è sicuramente interessante per
gli appassionati del genere ma anche per le famiglie e gli educatori, perché durante il percorso di visita si può riflettere sul
cambiamento dei modelli didattici; se è vero che oggi sono
quasi introvabili soldatini e giochi di guerra, è però vero che ne
hanno preso il posto versioni virtuali di battaglie al videogame
oppure mostri dall’aspetto muscoloso e aggressivo che stimolano le medesime reazioni nei bambini.
La mostra, inoltre, è propedeutica alla seconda edizione della
manifestazione dedicata ai giocattoli e alle fiabe del mondo
“Nel castello dei balocchi”, curata dalla locale associazione Pro
Loco, che si terrà nella splendida cornice della Rocca Malatestiana di Verucchio nei giorni 16 e 17 novembre 2013.
L’inaugurazione della mostra di giocattoli, alla presenza delle
autorità, si è svolta sabato 7 settembre alle ore 15.00, nella sala
magna della Rocca di Verucchio.
La mostra sarà visitabile gratuitamente negli orari di apertura
della Rocca, fino al 30 settembre, dal lunedì al venerdì, con
orario 9.00 -13.00 / 15.00 - 19.00. Sabato e Domenica 9.30 12.30 / 15.00 - 19.00.
Dopo il 30 settembre, solo sabato e domenica.
Alla Rocca malatestiana, così, saranno allestite contemporaneamente due mostre temporanee: continua infatti nel palazzo
baronale la mostra di quadri e sculture dell’artista Angela Micheli, inaugurata a marzo e visitabile fino al 30 settembre 2013.
Per informazioni
Ufficio cultura: 0541 673905
IAT Verucchio: 0541 670222
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L’iter di fusione dei Comuni di Torriana
e Poggio Berni è in dirittura d’arrivo:
il 6 ottobre la decisione definitiva spetta ai cittadini
Particolare di Torriana
La proposta di fusione presentata dai due consigli comunali
alla Giunta Regionale lo scorso marzo è stata giudicata positivamente dalla Regione che ha deliberato una apposita legge di
”Istituzione di nuovo Comune mediante Fusione dei Comuni
di Torriana e Poggio Berni”.
Il giorno 6 ottobre 2013 il Presidente della Giunta regionale ha
indetto il Referendum consultivo, nel quale saranno chiamati
al voto gli elettori residenti nei 2 comuni, che godono del diritto di elettore attivo per le elezioni amministrative comunali.
I cittadini esprimeranno il loro parere in merito ai seguenti
quesiti referendari:
1-Volete che i Comuni di Torriana e Poggio Berni siano unificati in un unico Comune?
2-Con quale tra i seguenti nomi volete sia denominato il nuovo Comune?
a) Poggio Torriana
b)Torriana Poggio Berni
c)Torriana del Poggio
d)Poggiotorriana sul Marecchia
Teatro Aperto, Poggio Berni
Il referendum sarà di tipo consultivo, cioè non avrà quorum di
partecipazione, ma sarà semplicemente l’espressione dell’opinione della maggioranza di coloro che effettivamente andranno a votare; per questo motivo sarà importante partecipare ed
esprimere il proprio parere.
Questa proposta ha l´obiettivo di costruire una Nuova Comunità al passo coi tempi, favorendo l´aggregazione, ma allo
stesso tempo conservando e rinsaldando l´orgoglio di appartenenza al territorio.
In questi ultimi anni si sta assistendo a profonde trasformazioni che interessano tutti gli enti locali. La normativa più recente
ha stabilito che i Comuni, in particolare i più piccoli, debbano
obbligatoriamente associare tutte le funzioni, tranne Turismo,
Cultura e Sport; dunque, la prospettiva futura è quella di limitare ulteriormente l’autonomia e il potere gestionale per i
comuni.
Inoltre, per i Comuni è aumentata la complessità della gestione
delle attività e sono aumentati i vincoli nella spesa pubblica (
patto di stabilità ); inoltre con il blocco delle assunzioni viene
resa impossibile la sostituzione del personale che va in pensione e con essa la garanzia della continuità dei servizi ai cittadini.
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Contemporaneamente alle Amministrazioni comunali si richiedono strutture sempre più specializzate e disponibili per
soddisfare le necessità dei cittadini.
1. La fusione è stata pensata come una opportunità per queste due comunità, per far fronte in maniera nuova e più decisa
alle esigenze dei cittadini in un contesto sociale ed economico
nuovo e complesso.
Per questo motivo, si è ritenuto che Poggio Berni e Torriana,
omogenei dal punto di vista territoriale, sociale e culturale, potessero fondersi in un´unica realtà, per avere così la forza economica, istituzionale e politica per continuare a fornire servizi
di qualità ai cittadini e continuare a svolgere tutte le funzioni
loro affidate.
2.Questa fusione porterebbe anche vantaggi economici: il nuovo Comune non sarebbe soggetto al patto di stabilità per tre
anni e disporrebbe per 15 anni di risorse aggiuntive, per oltre
quattro milioni di euro. Risorse che potranno essere utilizzate
per contenere i costi dei servizi e delle tariffe e per fare interventi ed investimenti prioritari sul territorio per i servizi essenziali come la scuola ed i servizi sociali, altrimenti impediti
dal patto di stabilità e dai tagli dei trasferimenti e delle entrate.
3. Fusione anche come opportunità per maggiori economie di
scala, eliminando le attività oggi doppie e istituendo un unico
ufficio tecnico, un unico servizio contabile e amministrativo,
un solo revisore dei conti, una sola segreteria, un ridimensionamento dei magazzini e delle scorte, con un aumento della
produttività del parco automezzi, ecc. ecc.
Ci saranno anche semplificazioni agli organi politici, un solo
Sindaco, una sola Giunta e un solo Consiglio comunale, con il
dimezzamento delle riunioni del consiglio, della giunta e delle
commissioni, della elaborazione e produzione di delibere, di
atti amministrativi e regolamenti e quindi dei costi per sostenerli.
Verranno mantenute aperte le due attuali sedi comunali per
agevolare i cittadini che continueranno ad avere come punto
di riferimento il Municipio più vicino e a fruire degli stessi
servizi che oggi ricevono: per il cittadino deve cambiare poco,
ma soprattutto in meglio.
I Consigli ragioneranno sulla possibilità di prevedere che ai
2 municipi siano assicurate adeguate forme di partecipazione,
come ad esempio il presidente del municipio e rispettivi consigli municipali o il pro-sindaco. Tali cariche per le quali non
è previsto alcun indennizzo avranno funzioni di sola consultazione e possibilità di intervento di parola limitatamente agli
ambiti previsti: bilancio, piano investimenti opere pubbliche,
piani urbanistici, di manutenzione ordinaria e altro, comunque
sempre limitatamente agli interventi che si effettuano sul territorio del suo municipio.
In linea con la normativa regionale, queste figure sono pensate per garantire che ciascun territorio continui a mantenere la
propria identità in un contesto più ampio di azione e ricco di
maggiori opportunità, perché fusione non significhi cancellazione delle realtà esistenti, ma arricchimento di ciascuna.
La sfida che questi tempi prospettano, sta per aprire ad un futuro nuovo, per tanti aspetti appassionante anche se non privo
di ostacoli, un futuro sul quale tutti i cittadini dei due comuni
sono a chiamati a decidere.
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Festa del IV Compleanno
del Museo Mulino Sapignoli
Torna puntuale per il quarto anno consecutivo la festa che ricorda la ripertura del mulino Sapignoli nella nuova veste di
museo dell'arte molitoria della Valle del Marecchia.
Domenica 22 settembre dalle 15.30, il parco del museo ospiterà un pomeriggio di festa per grandi e piccoli.
Tanti i momenti interessanti e di approfondimento che caratterizzeranno la giornata.
Quest' anno il tema del compleanno sarà il gatto, proprio perché da qualche tempo al mulino si aggira sempre più spesso
un gattino tutto bianco, che sembra appena uscito dal cassone
della farina....
E allora dopo un primo momento ufficiale in cui le Amministrazioni dei Comuni di Poggio Berni e Maiolo sanciranno il gemellaggio tra il Museo Mulino Sapignoli ed il Museo
del Pane, al via il pomeriggio di festa tutto dedicato al gattino
bianco!
Si parte con Compligatto, poesie narrazioni e pensieri d’autore, a cura di Daniela Ceccarelli e Lorena Ghinelli, con la
presentazione animata della favola “Il Gatto con gli stivali”,
rivisitata con dialoghi in dialetto da Lorena Ghinelli ed illustrata da Fabrizio Pavolucci.
Per i più piccoli spettacolo di burattini “Fagiolino al mulino”
della Compagnia Ninaz, piccolo teatro dei burattini.
A seguire merenda con i prodotti tipici del territorio , a cura
della Pro Loco.
Durante il pomeriggio sarà allestita la mostra fotografica
“Grano, rose ed esploratori” con scatti di Gemma Agostini,
visite guidate gratuite a cura dell’ Associazione Amici del Mulino con presentazione delle attività dell’ Associazione.
Ingresso gratuito
Info: Museo Mulino Sapignoli
Via Santarcangiolese, 4631 - Poggio Berni
Tel. 0541 688273 - email [email protected]
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“PIOVE”
Il Cortometraggio realizzato
interamente a Pennabilli
Più di seicento persone assistono alla prima
Grande successo di pubblico per la prima del cortometraggio
PIOVE proiettato giovedì 29 agosto al cinema Gambrinus di
Pennabilli. Più di seicento persone hanno assistito alla proiezione del film che è stata accompagnata da lunghi applausi e
apprezzamenti positivi da parte del pubblico in sala.
PIOVE è una commedia surreale e romantica (durata: 15 minuti), frutto di un progetto nato durante i lunghi mesi invernali dall’idea di un gruppo di ragazzi pennesi che, su iniziativa
di Francesco Zucchi, ha deciso di sviluppare una serie di proposte per realizzare un cortometraggio.
È durante uno di questi incontri che il soggetto elaborato da
Valentina Galli viene scelto quale trama del progetto. Nel
corso dei mesi successivi grazie al lavoro di Francesco Zucchi,
Lu Pulici e Josep Piris, vede la luce la sceneggiatura di PIOVE.
L’arrivo della primavera a Pennabilli è accompagnato dall’inizio delle riprese che, realizzate lungo le vie del borgo, si sono
svolte durante le prime settimane di aprile.
Conclusa questa fase ha preso il via il lungo e complesso lavoro di montaggio che ha preso poi forma grazie all’impegno
e al lavoro dei due registi Francesco Zucchi (videomaker, già
autore di video virali e di grande successo su YouTube quali
“Lo Spalatore “ e “ The Farmer”) e Lu Pulici (membro della
PIOVE Pennabilli – Emilia Romagna – Italia, 2013
Regia di FRANCESCO ZUCCHI e LU PULICI
soggetto: VALENTINA GALLI
sceneggiatura: LU PULICI, FRANCESCO ZUCCHI,
JOSEP PIRIS
direttore della fotografia: MASSIMILIANO CHIECO,
MARGHERITA CROCIATI
operatore di ripresa: BERNARDO BRIZI
suono in presa diretta: LUCA FUCILI,
ENRICO PARTISANI
aiuto regia: ELENA COVOLAN
scenografia e costumi: JOSEP PIRIS, GREGORIO
GIANNINI, GIACINTA PARTISANI
musiche originali: DANIELE PARTISANI
compagnia teatrale internazionale TrukiTrek).
In seguito all’esperienza positiva scaturita dalla realizzazione
del cortometraggio nasce Lumaca Film, una produzione indipendente cinematografica, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più persone nella realizzazione e nello sviluppo di futuri
progetti. Il cortometraggio, che vede come interpreti principali Agostino Roberto e Magda Mané, racconta la giornata
di Tony Bianchi, rispettato medico di paese, che vive la sua
personale routine (tra impegni di lavoro, due chiacchiere dal
barbiere, una partita a carte) scandita dagli “inaspettati” incontri con i personaggi pittoreschi del paese che lo portano a
confrontarsi con il suo “ruolo” in quel piccolo e bizzarro mondo. E poi, puntuale come al solito, arriva la pioggia…
Ed è stata una vera e propria pioggia (ma questa volta di applausi) ad accompagnare i titoli di coda nella prima del cortometraggio. Durante Ia serata i registi, il cast e l’intera troupe,
sono stati presentati ai partecipanti e in un breve discorso Lu
Pulici e Francesco Zucchi hanno esposto le ragioni che sono
alla base della realizzazione di PIOVE e hanno rivolto inoltre
un invito a tutti coloro che volessero partecipare ai progetti
futuri della Lumaca Film. L’atmosfera della serata è stata resa
ancor più magica dal coinvolgimento del pubblico che ha assistito, piacevolmente divertito, alla sfilata di tutti coloro che
hanno contribuito alla realizzazione di PIOVE su di un ironico red carpet in stile hollywoodiano.
Info: [email protected]
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Personaggi principali
ROBERTO AGOSTINO
MAGDA MANE'
PATRIZIO FRATERNALI
LUCA REGINA
GHERARDO FUCILI
Tony
Valentina
Imbianchino
Barbiere Remo
Dr. Luigi
GIUSEPPE GIANNINI
Paolo
BARBARA ZERBINI
Flora
GINA GATTEI CANGINI
LORENZO VALENTI
Donna del Tempo
Vincitore carte
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Don Dino
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)L3AN,EO&ESTIVAL
Successo di un evento culturale che porta
il Montefeltro sotto i riflettori nazionali
La quarta stagione del San Leo Festival organizzato dall’Amministrazione Comunale con la direzione artistica del Maestro Stefano Cucci ha visto nuovamente San Leo e la Valmarecchia protagonisti di un evento culturale di alto prestigio.
Diventato ormai un riferimento culturale, il San Leo Festival,
manifestazione musicale organizzata dall’Amministrazione
Comunale di San Leo con la direzione artistica del Maestro
Stefano Cucci, ha non solo nutrito le anime appassionate di
bellezza, poesia e cultura, ma – grazie a visibilità e presenze – ha costituito un evento di successo per città e territorio
leontini.
Grazie al fascino del Festival sono giunti a San Leo nomi di
assoluta rilevanza internazionale: dalla prima, indimenticabile
edizione nella quale Ennio Morricone ha ricevuto la cittadinanza onoraria, al coinvolgente violinista Uto Ughi, all’emozionante dialogo pianistico fra il Premio Oscar Luis Bacalov e
Giorgio Carnini, all’indiscusso carisma di Salvatore Accardo,
che ha aperto l’edizione 2013. Il Festival è un altro biglietto da
visita di una San Leo in grado di organizzare eventi culturali
di rilievo, come più volte testimoniato dalle telecamere della
Rai, ormai piacevolmente “di casa” e di altri media nazionali
(La Stampa, La Repubblica, Il Tempo, Classic Voice, Radio3, Radio Vaticana,...) che, con i loro redazionali, offrono visibilità
nazionale al territorio.
Anche per il Sindaco di San Leo Mauro Guerra è chiara la
soddisfazione per il successo del Festival, contando su fidelizzati ed importanti sostenitori privati e sponsor di calibro
interessati a legarsi con iniziative di questa qualità. Si tratta di
aziende molto sensibili al mondo della musica: “Il Festival è un
momento di prestigio per il territorio che non sarebbe, visti i tempi, opportuno realizzare con le sole risorse dell’Amministrazione.
Accanto all’equilibrio dell’aspetto economico, grazie agli sponsor ed
al supporto fondamentale delle istituzioni (Regione, Provincia,
C.C.I.A.A. Rimini, A.P.T. Servizi), deve esistere un sostegno pratico ed operativo che la Comunità Leontina ha saputo esprimere
in più forme: la basilare disponibilità delle incantevoli Cattedrale
e Pieve da parte di Diocesi di San Marino-Montefeltro/Parrocchia di San Leo, la collaborazione operativa del Comitato Turistico
Leontino od ancora quella di più privati cittadini visceralmente
innamorati di San Leo o quella dei ragazzi e volontari di San Leo.
Un ringraziamento particolare anche all’Assessorato alla Cultura
del Comune di Rimini per l’aiuto logistico e, come da consuetudine, all’organizzazione della San Leo 2000, fulcro gestionale della
complessa iniziativa”.
Mozart, Brahms, Prokofiev, Corelli, Vivaldi ma anche compositori contemporanei come Ada Gentile o Stefano Cucci
fanno echeggiare ogni estate le millenarie pietre degli edifici
della Città-Gioiello, ma sarebbe un errore pensare al Festival
solo come a un tributo alla grande musica: la caratteristica del
San Leo Festival è anche quella di stimolare e suscitare amore
per la musica nelle giovani generazioni, dando importanza e
visibilità anche ai nostri giovani talenti.
Vanno menzionati in particolare quelli provenienti dal territorio o che qui si sono “formati” musicalmente, pronti a seguire
le orme del direttore artistico a Roma, come a esempio il M°
Marco Forgione, il M° Michele Reali, il M° Ermanno Ottaviani, il M° Mirco Roverelli, il M° Andrea Lucchi, ed altri.
Infatti, il Maestro Cucci, nativo del Montefeltro, pianista,
compositore, direttore d’orchestra e di coro, con al suo attivo
collaborazioni con celeberrime orchestre, produzioni cameristiche, sinfoniche, liriche e corali di tutto il mondo, sostiene
che “In questa edizione del Festival si è voluto puntare sui giovani
talenti italiani che spesso non trovano spazio nelle manifestazioni
musicali”.
Lo ha ben dimostrato il concerto da brivido (6 luglio), in Cattedrale, con l’emozionante esecuzione del Requiem di Mozart,
protagonista l’Orchestra Giovanile di Roma e i Cori delle
Università Italiane di Roma Tor Vergata, di Modena - Reggio
Emilia e di Camerino e dove erano presenti talenti del Montefeltro, magistralmente diretti dal M° Reali. 120 giovani a testimoniare quanto sia ancora viva in Italia la cultura musicale
e quanto necessiti di attenzione. Nella stessa occasione è stata
peraltro eseguita “Ansia di Pace” di Ada Gentile, su testi di Sal-
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vatore Quasimodo recitati dal figlio Alessandro Quasimodo. In ordine cronologico, le prime forti emozioni del Festival
sono giunte il 13 giugno con il concerto di Salvatore Accardo
accompagnato dalla viola di Francesco Fiore e dall’Orchestra
Roma Sinfonietta, diretta dallo stesso violinista, interpretando alcune delle più importanti composizioni di Mozart.
Salvatore Accardo è un musicista fra i più acclamati a livello
internazionale e uno dei massimi talenti italiani dello strumento. Con un repertorio vasto, che spazia dalla musica barocca a quella contemporanea, ha una discografia infinita e ha
lavorato con tutti i più grandi musicisti e compositori.
Domenica 23 giugno, con “La voce di Arcangelo” di Arcangelo Corelli è stata la musica barocca dello straordinario violino di Enrico Onofri ad affascinare il pubblico nel più antico
monumento religioso del Montefeltro, la Pieve Leontina. Enrico Onofri, indiscussa autorità della musica barocca a livello
internazionale, ha eseguito un programma interamente dedicato al virtuosismo violinistico dell’epoca, celebrando il terzo
centenario dalla scomparsa di Arcangelo Corelli, una delle più
significative personalità della scuola violinistica italiana.
Nell’ultimo appuntamento, il Festival ha reso omaggio alle
celebrazioni dell’ottocentesimo anniversario del passaggio di
San Francesco a San Leo, con un ricercato appuntamento che
ha impreziosito il già nutrito elenco degli appuntamenti tematici sulla storica ricorrenza. Sabato 13 luglio, in Pieve, è stata
proposta per la prima volta la Cantata Scenica “Serafica Impressione” su testi di Luca Cesari e musica di Stefano Cucci
per soli, voce recitante di Lucia Ferrati, coro “G.Petrassi” ed
ensemble strumentale del Conservatorio “G. Da Venosa” di
Potenza. Un lavoro che lo stesso Maestro Cucci ha appassionatamente composto con Luca Cesari, altra nota personalità
del Montefeltro (poeta, saggista, docente di Estetica presso
l’Accademia di belle arti di Urbino, neoeletto Presidente del
Centro Pio Manzù). Un’opera inedita incastonata in una cornice esclusiva: un momento magico dove luce e suono si sono
fusi con la parola, in un crescendo di intensa emozione. Oltre ai concerti, il San Leo Festival si è concretizzato in tre
Masterclass, corsi residenziali di perfezionamento tenuti da
docenti di prestigio e che sono culminati in altrettanti affollati
saggi-concerto nel Palazzo Mediceo, regalando al centro storico ed al turista altre serate di emozioni. Durante i corsi, numerosi giovani talenti da tutta Italia e da diversi paesi europei
hanno soggiornato a San Leo, con una ricaduta positiva sulle
attività del territorio. Nell’edizione 2013 Stefano Cucci per la
Masterclass di pianoforte, Enrico Onofri per quella di violino
barocco e Romualdo Savastano per la Masterclass di Canto
Lirico. Le note ed i cori dei corsisti provenienti dai locali messi a disposizione dall’Amministrazione, hanno piacevolmente
e quotidianamente pervaso il centro storico per l’intero mese
di luglio e parte di agosto, rendendo ancor più magica la visita del turista. Le Masterclass sono prenotate in largo anticipo dagli interessati e generano un flusso di partecipanti e
presenze per più settimane, con notevole ricaduta positiva per
le attività del Centro Storico. La formula è adottata dall’Amministrazione anche per altre iniziative: il Corso di improvvisazione che l’innovativo fisarmonicista Simone Zanchini ha
svolto nel Palazzo Mediceo, dal 31 Maggio al 2 Giugno 2013
(con affollato concerto finale in Palazzo Mediceo) , il corso
di perfezionamento del Coro Polifonico dell’Arcidiocesi di
Colonia, con concerti che hanno peraltro impreziosito la Solennità di San Leone, ai primi di Agosto, (in Pieve e Duomo),
il workshop su flauti e strumenti da tasto (clavisimbalum e
organetto) dell’Associazione Altafantasia e il Distretto della
Musica Valmarecchia (Direttore M ° Anacleto Gambarara),
con il concerto “Sia laudato San Francesco”, con Corina Marti, Giovanni Cantarini e direzione del gruppo “Il Turturino”
del 3 luglio, nell’ambito delle celebrazioni Francescane.
Accanto alla soddisfazione per il quanto mai necessario equilibrio economico, San Leo Festival è un esempio confortante
per tutti coloro che ancora credono che, in tempi molto difficili, con tanto impegno, intensa ricerca di collaborazioni e
relazioni, sia possibile continuare ad alimentare la cultura nel
Montefeltro.
In aggiunta al San Leo Festival, altri, interessanti e raffinati appuntamenti hanno costantemente caratterizzato l’estate leontina musicale, in sinergia con più proponenti, calamitando un
pubblico attento, cadenzando il calendario ed offrendo motivo
di visita e permanenza nel centro storico. Fra i più riusciti,
l’emozionante Concerto “Piano solo” del pianista e compositore Roberto Cacciapaglia in Fortezza del 26 luglio (nell’ambito delle celebrazioni Francescane, www.robertocacciapaglia.
com), il tradizionale Concerto della Schola Cantorum del 5
agosto (previsto per la solennità di San Leone), il concerto
del 31 agosto “Offerta musicale: sacro e profano tra Seicento
e Settecento” nel Palazzo Mediceo (con J. Benatti, Giulia ed
Elisa Lazzarini del Quartetto “Wanderer”) ed il tradizionale
“concerto d’organo” dell’organista titolare del Duomo di San
Leone, Alessandro Casali, rinviato al 7 settembre. Agli amanti
della musica, non sono dunque mancati gli stimoli per visitare
San Leo: un’estate all’insegna delle note e del relativo indotto,
economico e culturale.
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Pace? Sì grazie
Alla Summer School di educazione alla pace 2013 promossa dall’Istituto d’Istruzione
Superiore Luigi Einaudi presentato lo straordinario lavoro di Antonio Angeloni
Si è tenuta dal 5 al 7 settembre, presso L’Istituto Einaudi di
Novafeltria, la sesta edizione della Scuola Estiva di Educazione
alla Pace promossa dall’Archivio Disarmo, Ente accreditato
dal MIUR per la formazione del personale scolastico, e riconosciuta dal Ministero della Pubblica Istruzione con decreto
del 14 luglio 2010. Sul modello delle Summer School dei paesi
anglosassoni, la Scuola Estiva di Educazione alla Pace ha offerto
ancora una volta agli insegnanti delle Scuole, di ogni ordine e
grado, e agli studenti, dell’ultimo triennio delle Scuole Superiori, un valido e approfondito corso di formazione, basato sia
sui contenuti più avanzati della ricerca sulla pace e sulla nonviolenza, che sui metodi interattivi e partecipativi più adatti
alla socializzazione e all’ascolto. Questa edizione, tenuta da
esperti di gestione nonviolenta dei conflitti, si è articolata in
tre moduli di una giornata ciascuno, i primi due dedicati alla
“Pace e gestione del conflitto qui e adesso”, hanno sviluppato
metodologie innovative per la gestione positiva dei conflitti
relazionali, con particolare riferimento al contesto scolastico.
Il terzo modulo è stato incentrato, in questo momento drammaticamente segnato da episodi di violenza contro le donne,
sulla crescente diffusione del fenomeno e, più in particolare,
sull’importanza dell’educazione di genere all’interno del contesto scolastico. A conclusione del Corso, è stata messa in scena dai partecipanti una rappresentazione teatrale intitolata “I
DIARI DI STEFANIA”, tratta dal libro inchiesta di Riccardo
Iacona “SE QUESTI SONO GLI UOMINI. Italia 2012. La
strage delle donne”. Studenti e docenti si sono molto entusiasmati al lavoro a cui abbiamo assistito in alcuni momenti e
di grandissimo impatto emozionale è stato il momento inaugurale alla presenza di autorità e ospiti. L’evento ha visto la
presentazione della tesina di Antonio Angeloni, uno studen-
te dell’Istituto che si è diplomato quest’anno conseguendo la
maturità scientifica. Chi conosce Antonio sa quanto la sua
presenza a scuola abbia arricchito i compagni e gli insegnanti, chi non lo conosce potrà farlo leggendo la sua tesi che è
un lavoro di straordinaria bellezza contenutistica e stilistica.
Antonio è infatti uno scrittore provetto sebbene non possa
parlare né scrivere normalmente con la penna. Lui tutt’uno
col suo computer, riesce però a donare a chi lo legge pagine
meravigliose e nel contempo una straordinaria forza di vivere
e di conquistare ciò in cui crede. Per raccontare il lavoro di
Antonio prendiamo a prestito le parole che il Presidente della
Provincia di Rimini Stefano Vitali ha scritto nella presentazione. “La vita di Antonio, prima di qualsiasi poesia, trattato,
libro o ricerca scientifica, testimonia nel modo più concreto e
vistale cosa sia il concetto di pace, qualcosa che entra nel modo
più diretto e concreto a contatto con noi e fra noi. (…) Antonio rappresenta per me l’esempio concreto e tangibile della
pace, perché la pace non è solo un concetto astratto ma anche
e soprattutto una pratica di vita possibile qui, oggi, nella vita
di tutti i giorni. La pace, ce lo insegna il suo lavoro, non è però
mai una cosa facile. Costa sacrificio, impegno, apertura mentale, tenacia e generosità d’animo; non è data ma va conquistata
con pazienza, metodo e coraggio. Tutte doti che Antonio ha
e che ci mostra nella sua quotidianità; ma è la presenza stessa
di Antonio nella classe ha creare quell’integrazione possibile
solo quando si percepisce e si fa proprio un concetto caro a
Don Oreste (ma che in realtà è un pensiero prima di tutto
laico), ovvero che ognuno di noi nasce con dei limiti ma, nel
caso dell’handicap “chi fa diventare diverso è la società” . Ecco
allora che il livello più alto a cui si può declinare la pace è
proprio quello dell’integrazione delle diversità di ognuno di
noi all’interno di un corpo unico, come recita
il passo della lettera di San Paolo ai Corinzi: “
il corpo non è formato da un membro solo, ma
da molte membra e le più deboli circondiamole di maggior cura”. La storia di Antonio e del
contesto educativo e relazionale che lo ha reso
possibile, è quanto di meglio possa esserci come
esempio vivo e reale di tutto ciò.” Parole come
queste Vitali le ha proferite anche nell’incontro
e hanno commosso tutti i presenti. E guardando Antonio negli occhi si è letta la sua gioia
come la lettera che ha scritto per l’occasione ha
bene reso e i ringraziamenti che ha voluto fare
tra cui questo: “Grazie a chi crede sempre nelle
mie diverse abilità e mi mette in condizioni di
sfruttarle”. E’ grazie a tutta la scuola e a chi l’ha
vissuta con lui che Antonio ora potrà iscriversi
a Lettere e Filosofia all’Università di Urbino e
continuare la sua ricerca di studio e di vita.
Rita Giannini
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San Leo sempre in volo
La città che fu Capitale d’Italia archivia con successo la IX edizione
di AlchimiAlchimie e si concentra sulle iniziative d’autunno
Si è chiusa con un bilancio di ben 13.000 presenze in tre giorni e lo spettacolare “Incendio della Fortezza”, senza dubbio lo
spettacolo pirotecnico musicale più maestoso e mozzafiato di
tutte le precedenti edizioni, la IX edizione di AlchimiAlchimie
2013 una delle feste più attese e amate dell’estate dell’entroterra riminese, alla quale la splendida cornice della capitale del
Montefeltro aggiunge un valore inestimabile. “AlchimiAlchimie – ha dichiarato il sindaco Mauro Guerra - rappresenta un
esempio di come sia possibile, nonostante tutto, rendicontare
un’iniziativa cresciuta fino ad autosostenersi finanziariamente,
grazie ai ricavi della biglietteria, agli affitti degli espositori, agli
sponsor privati e ai contributi quali quello della Provincia di
Rimini che con il suo sostegno conforta noi ed altri comuni, premiando eventi di richiamo in grado di aiutare significativamente il proprio contesto socio-economico”. Innegabili
i vantaggi sul territorio, in particolare sulle attività ricettive,
commerciali, di accoglienza e ristorazione non soltanto leontine bensì di vallata la quale gode in ogni stagione dell’alta visibilità mediatica della città definita “gioiello d’Italia”. Non solo i
fuochi d’artificio ma anche gli spettacoli, in particolare le straordinarie e bellissime danze verticali sulla Torre, trampoli da
capogiro, acrobati atletici hanno rappresentato i momenti clou
della festa, che si è sempre svolta in modo fluido e regolare,
nonostante la miriade di persone affluite, grazie alle istruzioni
e indicazioni delle istituzioni preposte e a un’ organizzazione
che ha ricevuto significativi apprezzamenti. “AlchimiAlchimie si
è distinta anche quest’anno – ha precisato l’Assessore alla cultura Carla Bonvicini - come una manifestazione densa di contenuti sia a livello culturale che a livello di attrazioni, lasciando
nel visitatore un emozionante ricordo. E’ stato confermato lo
scopo della manifestazione, che mira a legare l'informazione
di carattere scientifico, filosofico, storico, economico e culturale al mondo dell'affabulazione, nel tentativo di risvegliare nel
grande pubblico il desiderio di tornare a emozionarsi a trecentosessanta gradi. Personalmente, ho apprezzato molto il
lavoro svolto dal Comitato Scientifico nella preparazione delle
varie edizioni, soprattutto nella scelta dei temi: argomenti mai
banali, spesso di attualità e con relatori di altissimo spessore.”
Novità di grande rilievo il fatto che a differenza delle edizioni
precedenti, AlchimiAlchimie 2013 non ha concluso la serie di
eventi e di iniziative di San Leo che dopo un ottimo San Leo
Festival, giunto alla quarta edizione non smette di fare cultura
e di attrarre. Hanno avuto continuità le celebrazioni per l’ottavo centenario della donazione del Monte della Verna a San
Francesco, figura incommensurabile legata alla città. E dal 6
all’8 settembre si è svolta l’iniziativa di trekking a cavallo Sulle
orme di San Francesco, che da San Leo è giunta fino a Chiusi
della Verna e al Santuario della Verna, a cura del comitato San
Leo a Cavallo. Ora sono entrate nel vivo le visite guidate ai
“Balconi di Piero”, i paesaggi d’arte dei dipinti di Piero della
Francesca ritrovati nel territorio del Montefeltro e accessibili
sia da San Leo che da Urbania; progetto quest’ultimo, intitolato MVR, Montefeltro Vedute Rinascimentali, che sta molto
facendo parlare di sé e sta suscitando interesse nei massimi
centri della cultura in tutta Europa.
Rita Giannini
San Leo, AlchimiAlchimie (foto di: Daniele Suzzi)
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#ARLO'ALASSI (1889-1968)
in prima linea nella lotta alla tubercolosi
Insieme ai fratelli Naldo e Vito, anch’essi dediti alla
medicina, incarna la seconda generazione della famiglia montefeltrano-sammarinese di Ciro Galassi
Carlo Galassi, figlio del dottor Ciro Galassi (1851-1904),
il medico-chirurgo cui ho dedicato un articolo nello scorso
numero di questo giornale, nasce a Talamello il 25 dicembre 1889 (altri documenti riportano la data del 24). Perduto
il genitore, mostra precocemente il desiderio di continuare
le nobilissime tradizioni paterne ispirate al senso del dovere,
al progresso sociale, all’amore per gli umili e per i sofferenti,
sull’esempio anche dei medici che si sono distinti per abnegazione e spirito di sacrificio nella nostra terra, ed in particolare
a Talamello-Mercatino nel corso dell’Ottocento e dei primi
anni del Novecento. Persevera dunque tenacemente nella carriera di studente: a San Marino frequenta il Nobile Colleggio
Belluzzi, e suoi compagni sono Gaspare Stacchini, Giovanni
Franciosi, Italo Balbo ed il mercatinese - che pure diventerà
medico - Andrea Masi (1892-1974). Si diploma il 6 luglio
1908, passando poi all’Università di Siena, ove si iscrive il 6
febbraio 1909 (numero di matricola 838); come già era successo nel periodo sammarinese, in cui aveva usufruito di aiuti
statali, stanti le “disagiate condizioni familiari” anche a Siena
è esonerato dalle tasse scolastiche e mantenuto da borse di
studio elargite dal Monte dei Paschi. Durante le vacanze, per
far fruttare il tempo altrimenti dedicato al riposo, lavora come
sovraintendente al personale di assistenza di un ospizio marino per scrofolosi, stabilendo così, forse inconsapevolmente, il
suo primo contatto giovanile con una di quelle malattie sociali
che costituiranno l’oggetto principale della sua ricerca per tutta la vita.
E’ allievo interno per tutti gli anni universitari, nel corso dei
quali si dedica in particolare all’Anatomia umana normale, alla
Patologia generale con il celebre professore Eugenio Centanni, alla Patologia speciale medica con il professor Ferdinando
Micheli, laureandosi il 6 luglio 1914 con il massimo dei voti
e la lode discutendo la tesi “Osservazioni e ricerche sull’azio-
Carlo Galassi (quarto da sinistra) insieme al fratello Vito Galassi
(quinto da sinistra) e ad altri commilitoni in forza presso
l'Ospedale da Guerra della Repubblica di San Marino, 1917-18.
ne pirogena e antigena esercitata nell’uomo dalle proteine del
bacillo del tifo”.
Subito diventa Primo Assistente in Anatomia patologica e
batteriologica presso l’Ospedale Civile di Venezia, da cui viene inviato ad un corso per diagnosi batteriologica della peste
e del colera presso i Laboratori della Direzione della Sanità
Pubblica di Roma.
Frequenta anche il Dispensario antitubercolare milanese,
diretto dal prof. Gaetano Ronzoni, grazie all’esperienza del
quale si affina nella ricerca diagnostica e nella terapia della
tubercolosi.
Fin dallo scoppio della Grande Guerra sostiene un gruppo di
sammarinesi volontari nell’esercito italiano, e nel marzo 1917
col grado militare di sottotenente medico prende servizio
all’Ospedale da Guerra della Repubblica di San Marino (ne
seguirà le vicende fino allo scioglimento, il 10 gennaio 1919),
aggregato alla III Armata. Il 10 dicembre 1918 il direttore
dell’Ospedale, il professor Amedeo Kraus, destina Carlo Galassi, suo Aiutante Maggiore, ad alfiere per la consegna della
Bandiera della Repubblica, che le donne sammarinesi avevano affidato ai volontari dell’Ospedale perché fosse portata a
Trieste redenta e fatta sventolare - intrecciata col tricolore - in
riva all’Adriatico. Il valore ed il coraggio di questa parentesi
bellica (vissuta da talamellese - quindi da italiano - accanto
agli italiani, rifiutati i privilegi sammarinesi di esenzione dal
servizio militare) gli meritano la Croce al Merito di Guerra, la
Medaglia di Benemerenza per i Volontari della Guerra ItaloAustriaca 1915-1918 e la Medaglia d’argento al Merito della
Repubblica di San Marino. Altrettanto valorosi sono i fratelli
Naldo (n. 1881) e Vito (n. 1884), che pure partecipano come
volontari all’esperienza dell’Ospedale da Guerra sammarinese, rispettivamente col grado di tenente medico e di tenente
farmacista.
Nel 1919 diviene Assistente volontario e dirigente di una
sezione per tubercolotici presso la Clinica Medica Generale
dell’Università di Pavia diretta dal prof. Luigi Zoja, che nel
1920 lo segnala alla Direzione Generale di Sanità perché sia
inviato, insieme ad altri cinque medici specialisti, nei sanatori
svizzeri per un tirocinio trimestrale. Questa permanenza elvetica avrà qualche conseguenza anche per Mercatino Marecchia e per gli innovativi criteri edificatori con cui - anni dopo
- verrà concepito e realizzato il Dispensario d’Igiene Sociale,
proprio per interessamento dello stesso Galassi.
Dopo aver esercitato quale medico di reparto nei Sanatori di
Pineta di Sortenna e di Prasomaso, nel 1921 passa a Roma
come di vicedirettore dell’Istituto Italiano di Igiene, Previdenza e Assistenza sociale, creato e diretto dal prof. Levi, organismo poi associato alla Cassa Nazionale per le Assicurazioni
Sociali (attuale Istituto Nazionale della Previdenza Sociale).
Questa carica gli consente di seguire da vicino le iniziative di
pubblica assistenza e di propaganda igienica in tutto il mondo attraverso le qualificatissime riviste scientifiche e le varie
pubblicazioni fornite a quell’ente dal Ministero degli Esteri.
51
I fratelli Naldo, Vito e Carlo Galassi in uniforme militare,
da un tableau della Sezione sammarinese Associazione
Nazionale Volontari di Guerra, Venezia, 1929-30.
Collabora a varie pubblicazioni, e alla rivista “Difesa Sociale”.
Nel luglio 1922 si trasferisce a Terni, ove ricopre l’incarico di
Direttore del Consorzio Provinciale Antitubercolare. Nel frattempo aveva cominciato a pubblicare lavori sull’alimentazione unilaterale, sull’azione pirogena ed antigena delle proteine
del tifo, sul miscofibroma dendritico dell’endocardio valvolare
umano, sul ricambio emoglobinico, sulla reazione di Wildboly,
sulle opsonine e altri argomenti medici. Merita in particolar
modo di essere ricordato il suo opuscolo “Profilassi, difesa e
lotta antitubercolare nei piccoli centri”, che vince il premio al
concorso Wassermann nel 1920, e “Malattie predisponenti ed
ostacolanti per l’insorgenza della tubercolosi polmonare”, lavoro quest’ultimo presentato per la libera docenza in Patologia
speciale medica conseguita a Pavia nel 1924. Numerose sono
le altre pubblicazioni di ordine organizzativo e divulgativo in
campo antitubercolare, e tutte confermano quanto sia considerato un antesignano della lotta antitubercolare, non solo
per la profondità della preparazione scientifica, ma anche per
le dimostrate capacità organizzative e divulgative nella lotta
sociale contro una piaga particolarmente dolorosa per l’Italia.
In quest’ottica ha sempre lavorato per creare una rete istituzionale intorno al Dispensario (si veda a questo proposito la pubblicazione “Il Dispensario in azione”). Nel 1923, ad esempio,
induce il Comitato provinciale della Croce Rossa ad aprire
una colonia estiva in aggiunta a quelle già gestite da altri enti
al mare ed in montagna. Qualche anno dopo crea un Consultorio Materno ed Infantile, da subito frequentatissimo, e chiama a Terni la prima Vigilatrice Scolastica, favorendo l’istituzione da parte del comune di un servizio scolastico per le classi
elementari, comprendente anche un medico scolastico. Sem-
pre nel 1923 chiama da Milano la dottoressa Paolina Tarugi
ad organizzare presso il Dispensario un servizio di Assistenza di Fabbrica, finanziato dagli Industriali di Terni (solo due
anni dopo la Confederazione dell’Industria, su scala nazionale,
avrebbe assunto e sviluppato il servizio per proprio conto).
Nel 1932, partendo da due comuni rurali colpiti da alta mortalità per tubercolosi, organizza un servizio di visite dispensariali mensili, accompagnate da metodica propaganda nelle
scuole, col risultato di vedere normalizzata la situazione nel
giro di due anni. Questo senza mai trascurare - anche per gli
anni a venire - di procedere alle visite alle scolaresche, che
esegue con l’ausilio di un cono schermografico applicato a
un normale apparecchio radiologico, strumento poi sostituito
da una vera stazione schermografica fissa e da una mobile. È
sostenitore ed apostolo del reinserimento al lavoro degli ex
tubercolotici clinicamente guariti, e nel corso della sua lunga
carriera si adopera personalmente per favorire l’incremento
della rete dispensariale e di tutto quanto sia legato alla lotta
contro la tubercolosi, con l’apertura di altri centri nella provincia (Orvieto, Amelia, Ficulle) seguendo personalmente
l’opera di assistenza preventiva e le indagini di accertamento
della malattia, incrementando i ricoveri sanatoriali e curando
l’assistenza post-sanatoriale, promuovendo e sviluppando le
indagini schermografiche, svolgendo sempre efficace sensibilizzazione nelle scuole, nelle fabbriche, presso le istituzioni;
tutto con fare deciso, parola caritatevole, attenzione al malato
ed esempio di indefessa dedizione allo studio e alla ricerca.
Per questi alti meriti è stato Direttore sanitario provinciale
dell’Opera Nazionale per la Maternità e l’Infanzia, Segretario del Sindacato nazionale dei Medici per la Provincia di
Terni, componente del Consiglio dell’Ordine dei Medici e
Presidente dello stesso dal 1954 al 1957, Delegato regionale della Federazione Italiana contro la tubercolosi, Fiduciario
dell’Associazione Italiana per l’Igiene, componente del Consiglio Provinciale della Croce Rossa Italiana. E’ insignito della
medaglia d’oro per il Consorzio Antitubercolare quale primo
classificato nella Campagna Antitubercolare per l’anno 1934.
Nel 1961, appena pensionato, riceve la più alta onorificenza
che a quell’epoca si possa bramare a coronamento di lunga e
proficua carriera: la medaglia d’oro “Carlo Forlanini”.
Si spegne a Terni l’8 gennaio 1968, circondato dall’affetto della moglie Domenica (Mimma) Sconocchia, e dei figli Giuseppe, Graziana e Salvatore.
Carlo Colosimo
52
Roller6erucchio
stagione 2013 - 2014
Gruppi di pattinatori si aggirano per le città, di giorno, di
notte, tutti colorati, con le loro luci fluo: sono i ragazzi della
RollerVerucchio, che uniscono amici, famiglie, professionisti e
dilettanti dei vari comuni della Valmarecchia. Sembrano millenni fa quando il rollerskating era uno sport estremo, stradaiolo, ai limiti della legalità. E invece la RollerVerucchio riesce
nell'impresa mirabolante di portare il pattinaggio alla portata
di tutti, veramente tutti! E dopo la stagione dei corsi in palestra
ecco un'estate 2013 ricca di soddisfazioni, sempre all'insegna
dell'allegria e del fitness, della salute e della libertà, su e giù per
le ciclabili del lungomare, da Miramare a Riccione, da Gabicce
a Cesenatico a da Santarcangelo a San Vito da Villa Verucchio
e su fino a Verucchio, in un calendario davvero fitto, fino ad
approdare alla meta più estrema; infatti, con roller e trolley, un
gruppo di pattinatori allenati ed esperti e' riuscito a portare a
termine la terza tappa della Pattinata LaCost Extreme, percorrendo ben 210 KM da Barletta a Brindisi,
lungo strade complanari, ciclabili e provinciali in soli 3 giorni, dal 16 al 18 agosto, fra
panorami mozzafiato, cattedrali in Romanico pugliese a picco sullo splendido mare
della Puglia, godendo ed "assaporando" lentamente quel panorama della Puglia rurale e
litorale come solo a 10 km orari è possibile.
Ed ora tutti gli sforzi sono concentrati e coesi nell'attività progettuale dei corsi invernali
per la prossima stagione 2013/2014.
I corsi saranno sempre più orientati verso il
free-style, per adulti, ragazzi e bambini. Davvero ricca la gamma dei corsi per questa fascia di età, che include:
- l'avviamento, che serve ad insegnare le basi
del pattinaggio, per pattinare in sicurezza e
partecipare a gare promozionali.
- il ricreation, e' una tipologia di corsi in cui i bambini imparano le tecniche avanzate per riuscire a pattinare in tutte le situazioni, anche attraverso giochi di gruppo come lo street-hockey.
- il freestyle, per partecipare a competizioni provinciali, regionali, nazionali, di slalom, cross, jump.
Ma indubbiamente non vanno dimenticate le feste, come il
carnevale, Natale momenti in cui i bambini socializzano e si
divertono con i pattini ai piedi. Le pattinate all'aria aperta restano sempre un'attività importante per i bambini, in cui imparano a comportarsi in strada ed a vivere il divertimento su
un mezzo ecologico che li trasporta da un luogo all'altro con
facilità.
Claudia Guidi
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Sabato 28 , Domenica
Settembre 2013
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N 13
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ARENA CAMPO DELLA FIERA
Contadino per un giorno
“Insegnamo ai più piccini a
prendersi cura di un animale”
ESCLUSIVE DELLO STAFF:
www.tutto-zoo.com
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Le Giraffe a Sant'Agata Feltria
Commedia brillante al profumo di tartufo
Ogni anno in autunno, si sa, a Sant'Agata Feltria, per un mese
intero si respira un profumo unico, un sapore che sa'di tradizioni e di terra contadina, durante tutto il mese di Ottobre
infatti si festeggia sua maestà il Tartufo.
Ogni attività, culinaria, sociale, culturale ed economica è rivolta
infatti a rendere omaggio al rè della tavola, stands gastronomici, promozione dei prodotti agrosilvo-pastorali, gare di abilità,
band musicali, e quest'anno, alla XXVIII Fiera Nazionale del
Tartufo Bianco Pregiato, arrivano anche..... Le Giraffe!
Ebbene si, sabato 12 Ottobre, dalle ore 21,00 al Teatro Mariani andrà in scena “Una figlia da maritare”, commedia in tre atti
brillanti in italiano della Compagnia ”Le Giraffe”.
In un susseguirsi di fraintendimenti, con un'allegra comicità si
racconta delle vicissitudini di una famiglia anni '50 alle prese
con una figlia da dover maritare, e fra conti, contesse, un prete
un po' manesco, e un medico un po' troppo legato
al fiasco, si arriverà ad un
finale davvero sorprendente ed esilarante. Questa giovane compagnia,
nata da elementi provenienti dal cinema, da altre
compagnie dialettali (“la
mulnela” o “la compagnia
di Lucchini”) e da progetti
di sit-con via web (“vita
da divano”), nonostante
appunto sia nata da poco
ha già riscosso notevoli
successi, non per ultimo
quello al Teatro Aperto
di Poggio Berni, lo scorso
Agosto, dove si è esibita,
sotto la sapiente regia di Edda Ermeti, in una serata di beneficenza a favore di Unitask Onlus, portando avanti così il
fine dell'aiuto verso il prossimo, insito nel loro nome (le giraffe
infatti sono gli animali rappresentativi di un forte legame fra
la regista e ideatrice del gruppo, con una nipote troppo prematuramente scomparsa). Certamente, sarà una bella serata,
in una cornice così prestigiosa come il Teatro Mariani, e con
attorno l'atmosfera della Fiera, sarà una serata dove si sorriderà
, si rifletterà, ci si ritroverà tutti insieme in questo progetto che
l'Ass. Cult. Fontana Viva Onlus, ha il piacere di organizzare,
procedendo così nel discorso del portare a conoscere i luoghi di
cultura della Valmarecchia a piu' persone possibili, attraverso
l'organizzazione di eventi e serate, sempre uniche e divertenti.
Cresti Gianloris
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La piada dei morti
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I viaggi della Speranza 2° parte
“IL RISVEGLIO”
L’intervento ad Innsbruck consisteva nell’ innestare, nel mio
corpo martoriato, un nuovo fegato, un nuovo rene, una nuova
vescica, tutto ciò dopo l’espianto dei miei vecchi organi ormai
inutili, il tutto durò 24 ore. Le 24 ore allora 1996 erano la "boardline", la linea di non ritorno dall’anestesia, dopo di ché il
mio cervello sarebbe stato soggetto a danni irreversibili, che ciò
non sia avvenuto rimane da dimostrare. Il risveglio dal coma
farmaceutico avvenne dopo cinque giorni, così mi fu raccontato, ma io vissi attraverso i miei sogni anche quei cinque lunghi
giorni. Continui sogni terribili, reali, dolorosissimi, come se si
fosse scoperchiata una pentola di diavoli feroci che costrinsero
il personale a tenermi legato al letto. Letto in cui giacevo nudo
su di un materasso ad acqua che manteneva la mia temperatura
corporea bassa. Per i curiosi posso dire di non aver visto durante
il coma nessuna luce ne nessun angelo o luce. Ricordo bene i
giorni terribili prima e dopo il risveglio e quanto questi possano essere stati lunghi per la mia famiglia. Non mi dilungherò
in racconti. La sete che provai in quei giorni fu terribile, ne
sorseggiavo alcune gocce ogni tanto da una siringa che ancora conservo come un simulacro. Il mio naso internamente era
praticamente esploso per il passaggio di vari tubi e sanguinava,
avevo la respirazione artificiale attraverso un tubo nella gola, altri mille tubi uscivano ed entravano nel mio corpo. No, non fui
un eroe, assolutamente, più volte urlai di lasciarmi morire. avevo previsto una tale evenienza, nell’impossibilità di parlare, se
avessi mosso il solo dito mignolo della mano destra le macchine dovevano essere staccate. Cedendo al dolore più volte mossi
quel dito, ma se sono qui significa che quel patto non fu mantenuto. Per sdrammatizzare vi racconto solo la prima volta che fui
alzato dal letto sorretto da due teutoniche infermiere, dovevo
raggiungere una vetrata al di là della quale mi aspettavano mia
figlia e mia moglie che avrei visto per la prima volta dopo molti
giorni. In mezzo al corridoio con solo un mini camice a coprirmi, senza volerlo me la feci addosso inzaccherandomi tutte le
gambe di robaccia. Mentre io impietrito dalla vergogna rimasi paralizzato, nell’intero reparto scoppiò un applauso "Keine
sthule, keine sthule" (nessuna sedia, nessuna sedia) gridavano
urla di gioia. In seguito mi spiegarono che con “nessuna sedia”
intendevano, nessun angolo retto nell’intestino e quindi nessuna occlusione nei miei circa tre metri di intestino, rimasti a
lungo in una bacinella durante l’operazione. In queste condizioni lentamente arrivai alla vetrata dove mia moglie e mia figlia
mi aspettavano, .............. scusate, emozione!, mi inginocchiai
piangendo per stare alla stessa altezza di mia figlia Laura, non
ci sentivamo, troppo spesso il vetro, potevamo solo schiacciarci
con il corpo e le mani a quel vetro freddo nel tentativo vano
di abbracciarci. Non ricordo quando durò quel momento, ma
ancora oggi vive dentro di me, mi rivedo sporco, probabilmente
puzzolente e piangente, quel vetro mi separava dal mondo e la
prognosi ancora non mi permetteva di sapere con certezza se
mai l’avrei attraversato. Passati due mesi lo attraversai, il giorno
del ritorno era arrivato, tornammo a casa in auto, mio fratello
mi disse che il "Carlino" aveva parlato di me, dal Sindaco in
giù tutti mi aspettavano, ma la mia risposta fu: "Massimo (mio
fratello) appena puoi fermati". Al primo parcheggio si fermò, io
aprì lo sportello, aprì i pantaloni e tirando un gran respiro la feci
contro un albero all’aria aperta, il mio sogno si avverava dopo
dodici lunghi anni, dodici anni di dialisi in cui al contrario di
come dice il detto il mio: "non serviva nemmeno per piziaare!"
la feci in libertà capendo il valore di quel semplice gesto. Non
fu l’ultimo viaggio, i controlli erano assidui ad Insbruck, quel
ragazzo spagnolo che mi ha donato i suoi anni migliori e che
io vivo per lui, a volte vuol dir la sua, si mescola a me cambiandomi, anche se in minima parte quel gesto di immenso amore
forse voluto da Dio mi obbligava per riconoscenza ad una vita
felice, ma qui la cosa si complica. Oggi in ogni persona o giovane sofferente rivedo quegli occhi che un giorno si sono chiusi
alla vita, penso come genitore ai suoi genitori, ad una vita che
non sarà mai più, nonostante l’impotenza che a volte mi angoscia gli devo una vita coraggiosa, degna
di tanto dono, ma il percorso per capire tutto ciò è
stato lungo, doloroso e pieno di delusioni...
Termino qui, se vi ho stancato o deluso vi chiedo
scusa, se ho aggiunto un piccolo tassello ai vostri
pensieri ve ne sono grato, per l’amore di tanti che
mi hanno salvato.
Vi chiedo di comprendere quale potenza può scatenare l’amore.
Io si, io, resuscitato grazie alla tecnica e alla scienza moderna, che però senza quel grandissimo gesto
d’AMORE iniziale tutto sarebbe stato inutile, quel
tavolo in sala operatoria sarebbe rimasto vuoto, senza l’amore e la mano di Dio che l’ha guidato nel
suo gesto, mia figlia mi dice che negli ultimi anni
sono cambiato tanto da essere irriconoscibile, forse
anche in questo c’è la mano di Dio che si serve di
me. Grazie.
Maurizio Togni
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Da Marchesi
QUALITA' E ACCOGLIENZA DA 40 ANNI
A fine agosto il ristorante Del Turista di Ca' Gianessi di Novafeltria ha festeggiato il grande traguardo. Festa e grandi
emozioni per Marta, Lorenza e Carlotta. Nel ricordo di papà
Giancarlo.
Il ristorante Marchesi Del Turista di Ca' Gianessi a Novafeltria ha festeggiato a fine agosto ben 40 anni di attività. Un
grande traguardo per Lorenza, Carlotta e mamma Marta che
hanno brindato in compagnia di tantissimi clienti, di autorità
e collaboratori storici.
Proprio grazie a Marta, insieme al marito Giancarlo (scomparso nel 2011), il ristorante Del Turista è diventato dal 1973
ad oggi, tra i ristoranti più rinomati d'Italia. E' presente infatti
sulle guide gastronomiche più importanti a livello nazionale
con ottime recensioni, come Michelin e Gambero Rosso. E ha
vinto anche di recente un premio con Trip Advisor.
"Tutto è partito quando la mamma _ racconta Lorenza _ ha
conosciuto mio padre proprio in questo ristorante. Nel periodo in cui lei faceva l'aiuto cuoca e il locale era gestito dalla
famiglia Gattei, mio padre gestiva un'azienda di scarpe a Perticara a pochi km di distanza dal ristorante. Lui pernottava
qui, in una delle stanze che sono ancora presenti e funzionanti.
Poi nel 1973 i Gattei hanno deciso di lasciare il locale. L'amore tra i miei genitori è sbocciato e anche la voglia di prendere
in gestione il ristorante. Nel corso degli anni siamo entrate nel
team anche io e mia sorella. Con noi altri quattro dipendenti.
Alcuni sono con noi da oltre 30 anni".
Il ricordo più bello di questi 40 anni? Per Lorenza Marchesi
lo lasciano ogni giorno i clienti: "Quando si ricordano di te e
ogni anno tornano a trovarti. Anche quando è scomparso mio
padre. Sono arrivati da ogni angolo d'Italia e dall'estero messaggi di conforto. Molti sono venuti a trovarci appositamente
per dare un ultimo saluto a mio padre. Sono cose che toccano
tantissimo. Vuol dire che qualcosa di buono lo abbiamo fatto.
Il merito è soprattutto di mia mamma. E' lei che cura perso-
nalmente ogni piatto, rigorosamente realizzato con prodotti
tipici locali, anche ricercati. E' lei che mantiene i rapporti con
i clienti. E' la nostra colonna portante".
Tra gli ospiti più importanti passati da Marchesi spuntano anche Marcello Mastroianni, Gigi Sabani, Alba Parietti, Renato
Pozzetto, Michele Santoro.
Ma Lorenza, Carlotta e Marta hanno altri grandi obiettivi.
“Vogliamo mantenere le tradizioni, mescolandole però alle
novità della cucina più raffinata. Da piccola trattoria di paese,
siamo diventati un locale di altissima qualità e vogliamo continuare sempre di più su questa strada”.
Rita Celli
COMUNE DI TALAMELLO
13 ottobre "FIERA DELLE CASTAGNE"
59
Avvistato totem sul Marecchia
Viaggiare, vedere, vivere un po’ di essenza dei nativi qui in
Valle, sì, costruire un totem. È un po’ come se Valerio Stefanini
se lo fosse detto nel momento in cui, a Giugno, ha cominciato
a costruire un piccolo covo per tutti coloro che, anche se sul
Marecchia, volevano sentirsi parte di quelle tribù autoctone.
Sapete, là sul nostro fiume un totem esiste davvero, e se vi
capitasse mai di passare, andate a vedere.
“Un totem? Come c’è un totem?”.
“Sì, a Pietracuta, accanto ad una capanna”.
“C’è anche una capanna?”.
“Sì. Decidi che non vuoi scomodare nessuno, prendi dei materiali trovati ai bordi dell’acqua e cominci a costruire una capanna, poi prendi dei tronchi e li sistemi in modo da ricavarvi
delle panche e così decidi di realizzare un qualcosa che possa
fungere da simbolo per tutti coloro che lo vorranno, tipo il
totem di cui ti parlo. È stato colorato a mano durante una
di quelle domeniche passate a fare pranzi tra i sassi lasciati,
soli, a farsi compagnia. Hanno fatto un video sai? Un passante pensava persino si trattasse di uno spot pubblicitario,
è tanto strano cercare di rendere più piacevole un luogo lasciato a morire? No perché non era uno spot, era Lello che
stava semplicemente cercando di scavare una buca abbastanza
grande da accogliere un grosso albero caduto per trasformarlo
e concedergli, così, un altro destino”.
“E il totem quanto è alto? C’è ancora?”.
“C’è ancora, sì. È alto più di tre metri, e tra un passaparola e
l’altro, quel piccolo spazio ha lasciato che, in alcune giornate, fino a una quarantina di persone girovagassero tra la flora
dell’Alta Valle grazie alla curiosità mossa da quel buffo arrangiamento. Certi gesti rimangono invisibili, altri no, se è vero
che tanti di coloro che sono passati da queste parti hanno lasciato bigliettini di ringraziamento per chi gli aveva reso quel
piccolo spicchio di fiume, anche se solo di poco, più suggestivo
e incantevole alla vista. Sai, si parla anche di cenoni fatti portando viveri dentro le proprie borse frigo, lì, e non altrove, nei
soliti ristoranti fatti apposta per coloro che nel weekend hanno ucciso la propria fantasia. Reso abitabile il Marecchia deve
aver fatto proprio strano, se penso al fatto che c’è chi chiedeva
il permesso di potervi sostare. Il Bagno da Lello, come lo hanno apostrofato, è certamente aperto a tutti, perché è il fiume
ad essere di tutti, oltre che di coloro che vogliono aprirsi al
misticismo fai-da-te. Infatti, i ciclisti che sono passati di là,
vi si sono uniti in questi mesi durante le loro gite, Alce Nero
invece, praticò già dalla tenera età di nove anni, anche se in un
altro continente”.
Margherita Ricci
60
Rappresentanza e Unione di Comuni
La legge, statale e regionale, attribuisce alle Unioni di Comuni
sostanza giuridica e profilo essenziale. Si é portati a configurarle quali articolazioni organizzative dei Comuni, assegnando
alle Unioni, però, un titolo differente, scambiandole quali entità politiche analoghe sebbene non pari del Comune.
Il Comune è sicuramente ente politico per la cura di interessi
generali della comunità stanziata sul territorio di riferimento.
Popolazione e territorio costituiscono, infatti, i due requisiti in
senso proprio e caratteristico del Comune.
Le Unioni di Comuni non possono essere considerate ente politico, nella corretta declinazione del termine, poiché, sebbene
entità istituzionali perché aventi personalità giuridica pubblica,
gli interessi di cui possono avere cura sono solo settoriali e,
soprattutto, decisi, in prospettiva autarchica, dei Comuni dei
quali le Unioni ne sono semplici strumenti.
L'importanza che il dibattito politico o partitico o solo ideologico rivolge alle Unioni e al concetto di rappresentanza parlando del grado o pesatura che i rappresentanti comunali eletti in
seno al Consiglio dell'Unione debbono avere, a mio modesto
modo di pensare, non solo è inutile ma, soprattutto, giuridicamente inappropriato.
Il Consiglio, organo rappresentativo dei Comuni membri
dell'Unione, non può costituire il luogo di esercizio di differenti poteri di forza o di autorità. La stessa definizione di maggioranza e minoranza esprime un concetto retorico e superato.
Il sistema di elezione dei consiglieri comunali e del Sindaco
fondato sull'esercizio del diritto di voto quale espressione del
principio di uguaglianza e democrazia, fondati sul concetto di
sovranità popolare, non può essere coniugato allo stesso modo
o maniera quando si tratta di Consiglio dell'Unione.
I Consigli comunali, in questo caso, diventano corpo elettorale. Come tali devono contare quali organi di indirizzo politico
amministrativo nei confronti dell'Unione e, soprattutto, della
sua Giunta e Presidente.
Il Consiglio dell'Unione deve avere un ruolo marginale, non
collimante con quello del Comune, bensì derivato, in termini di effettiva competenza dalla disciplina statutaria e non da
quella ordinamentale (D.Lgs. n. 267/2000 – TUEL), stante la
funzione settoriale e strumentale che le Unioni sono chiamate
a svolgere nella logica sia del legislatore statale che regionale.
Per queste ragioni è perfettamente inutile sforzarsi di trovare
i criteri o i parametri, anche oggettivi, per attribuire il giusto
peso in termini di partecipazione e votazione ai rappresentanti
comunali eletti in seno al Consiglio dell'Unione.
Il peso o la dimensione demografica di ciascun Comune deve
corrispondere nell'Unione al profilo organizzativo che ciascun
Consiglio Comunale chiede all'UNIONE a favore dei propri
elettori/cittadini/utenti, soprattutto in termini di efficienza, efficacia ed economicità.
L'Unione deve essere la modalità attraverso cui perseguire e
raggiungere livelli essenziali di servizi e funzioni dei Comuni, sia sopra soglia che sotto soglia, secondo logiche operative dettate, in termini di scelta dalla Giunta e dal Presidente
dell'Unione.
Sono questi gli Organi che per il legislatore Regionale hanno il
compito di realizzare il principio di adeguatezza, sussidiarietà
e differenziazione in materia di gestione associata di servizi e
funzioni comunali.
Se all'interno della Giunta dell'Unione, di cui sono membri
di diritto i SINDACI, salvo talune eccezioni, il rapporto di
forza è paritario, non si comprende per quale ragione la stessa
esigenza debba essere declinata in maniera differente per il
Consiglio dell'Unione.
L'Unione, giuridicamente parlando, è la forma associativa attraverso la quale i Comuni svolgono in modo coordinato ed
efficiente la gestione di loro servizi o funzioni amministrative,
con il remoto fine di pervenire, un domani, alla loro fusione,
che è lo scopo primariamente previsto dal legislatore statale;
ovvero, in subordine, realizzare buoni servizi a prezzi o costi
inferiori in ragione al sistema associativo che è il volere e lo
scopo del legislatore regionale attraverso l'individuazione e la
costruzione dei cosiddetti ambiti territoriali ottimali.
Alle UNIONI spetta l'autonomia regolamentare perchè il
potere statutario é dei Comuni, si faccia in modo che questo
potere sia bene esercitato dai Consigli Comunali attribuendo
alle loro rappresentanze in seno all'UNIONE i più giusti e
pertinenti poteri settoriali, rispetto alla riproduzione di quelli
già previsti per legge ai Comuni.
La rappresentanza deve avere vera dignità se non vuole essere
o costituire un solo aspetto di facciata, ben declinata sul piano
formale ma perfettamente inutile alla causa e ragione delle effettiva esistenza, istituzionale, delle Unioni da troppi già vista
come ulteriore ente inutile.
Sauro Mercatelli
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inValmarecchia
Dove sono oggi i poeti?
Rubrica a cura di Anna Teresa Celli, Amedeo Blasi e Silvio Biondi
Il Teatro
Lo voglio dire proprio a te... che sei l’ultimo arrivato...
in fondo questo mondo... non è altro che un grosso teatro...
Ognuno, devi sapere, interpreta la sua parte...
mette la maschera, studia il copione... gioca bene le sue carte...
E se poi sei il migliore nella tua interpretazione...
avrai da tutti onore cortesia e tanta tanta ammirazione!!
Ma lo spettacolo sai... prima o poi terminerà
e ognuno dovrà cercare la sua vera identità...
Non ci saranno più “costumi”... né maschera... né copione...
ma solo la “nuda” realtà... al posto della finzione...
Ogni attore avrà il suo specchio dove potersi guardare...
e scoprirà di aver di fronte la parte più difficile da interpretare...
E allora sai... sai cosa ti dico...
inizia adesso il vero spettacolo... quello che tu credevi finito...
Stefania Sabino
Un invito ad entrare nel verso "Il Teatro"
Poesia di Stefania Sabino
Una poesia moderna che inizia in modo insolito, consiglia di imparare a recitare. È come se, "l’ultimo arrivato" ma in verità "ognuno"
debba studiarsi un ruolo nella vita prima di imparare a camminare, bella pretesa.
E tuttavia la forzatura è educativa, prende atto che su questa nostra Terra, se non si interpreta un ruolo, si rischia il disadattamento.
- Come? Il poeta non dice questo? No non lo dice. Ma come sapete il compito della poesia è togliere i veli alla verità, poi se la verità
non la vedete girate pagina.
E ditemi perché la poetessa nei suoi versi subito si preoccupa che s’impari a recitare nel teatro della vita? Non è forse questo che
trasuda nella civiltà dell’immagine, del teatro? E chi non ne tiene conto potrà adattarsi al mondo?
Eppure la poesia non può morire così, senza una speranza. Leggendo gli ultimi versi di Stefania però ci accorgiamo di questa
speranza:
"E allora sai... sai cosa ti dico...
inizia adesso il vero spettacolo... quello che tu credevi finito...”
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