KLIO
90
2008
1
124––161
Maurizio Colombo (Rom)
Constantinus rerum nouator: dal comitatus dioclezianeo ai
palatini di Valentiniano I
1. Comites e comitatenses
Il panegirista galloromano del 313 d.C., narrando la preparazione e lo svolgimento del
bellum Maxentianum, menziona esplicitamente tre gradi degli ufficiali superiori nell’esercito
di Costantino, prima comites e duces, poi comites e tribuni.1 I tribuni ovviamente rappresentano tutti gli ufficiali che comandavano i singoli reggimenti del comitatus e degli eserciti
provinciali, cioè tribuni della cavalleria scelta, praefecti e praepositi delle legioni, praefecti della
cavalleria alare, tribuni della fanteria ausiliaria;2 i duces possono essere soltanto i sei duces
limitum a disposizione di Costantino.3 Giovanni Lido attribuisce l’istituzione dei duces allo
stesso Costantino,4 ma pare molto più probabile che il governatorato militare delle province confinarie sia stato progressivamente separato dall’amministrazione civile per volontà di Diocleziano dopo il 293 d.C., avviando un processo di riforma portato a termine
durante la seconda Tetrarchia (305–– 311);5 il primo dux limitis precisamente datato risale
al 303 d.C.,6 e altri tre duces limitum possono essere genericamente datati appunto al periodo 293 –– 305 d.C..7 Costantino dunque trovò i duces già al comando degli eserciti provinciali nel suo territorio: ma nella spedizione italica del 312 d.C. ci erano i comites, e quali
truppe erano sottoposte alla loro autorità?
La risposta alla prima domanda è logica e facile, se soltanto si ammette di identificare i
comites del 312 con i comites rei militaris, datando la loro creazione appunto al primo quinquennio di Costantino.8 Egli sembra avere coniato autonomamente tale grado, e può
averlo applicato alla gerarchia del suo esercito già nel 307 d.C., dopo che ebbe assunto in
forma ufficiale il titolo e i diritti di Augustus per mano dell’ex-imperatore e suocero
1
2
3
4
5
6
7
8
Paneg. 12.2.4 omnibus fere tuis comitibus et ducibus non solum tacite mussantibus sed etiam aperte timentibus (la preparazione del bellum Maxentianum) e 10.3 An non ipsi te, caesis hostibus interfectoque etiam ipso eorum duce, comites et tribuni
corripuere lacrimantes (la battaglia notturna presso Verona). Le mie citazioni dei Panegyrici Latini seguono sempre
l’edizione OCT di R. A. B. Mynors, Oxford 1964.
Jones (1974) II, 878.
Sulla base della molto più tarda Notitia Dignitatum Occidentis, al principio del IV secolo d.C. mi sembra certa
l’esistenza di cinque duces limitum (Britanniae, litus Saxonicum, Germania II, Germania I, Sequania), e molto probabile quella di un sesto (tractus Armoricanus et Neruicanus).
Lyd. mag. 2.11.
AE 1934, 7––8 (306/309); CIL III, 5565 = ILS 664 (310); AE 1937, 232 = FIR I2, 93, rr. 21 e 24 (311 d.C.).
CIL III, 10981.
CIL III, 764 = ILS 4103 (Scythia); AE 1973, 549 (Arabia); CIL XIII, 3672 (Germania I o meno probabilmente
Sequania ovvero Germania II ). La terza epigrafe, una dedica onoraria a Costanzo I Caesar, è stata rinvenuta a
Treueri (Trier) in Belgica I; ma è altamente inverosimile che in età tetrarchica o anche dopo la Belgica I potesse
essere considerata un limes. Quindi il dux dell’iscrizione doveva comandare uno degli eserciti renani, e per
ragioni geografiche la Germania I risulta essere la localizzazione più soddisfacente.
Ma cfr. O. Seeck, s. v. Comites, in: RE IV.1, 1900, 629––630.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
125
KLIO 90 (2008) 1
novello Massimiano Erculio; l’istituzione del magister equitum e del magister peditum forse
ebbe luogo dopo il 320 d.C., ma certamente fu posteriore al bellum Maxentianum, in cui il
praefectus praetorio di Costantino ancora occupa il vertice della gerarchia militare.9
Nella Gratiarum actio pronunciata il 1 Gennaio 362 d.C., quando i comitatenses sono certamente attestati da quasi quattro decenni, Claudio Mamertino distingue appunto in comites e
tribuni gli ufficiali che comandavano le truppe di Giuliano.10 Nel mezzo secolo che separa il
bellum Maxentianum dal regno di Giuliano, la struttura gerarchica e l’ordinamento strategico
delle armate imperiali sembrano immutati; durante il lungo regno di Costantino in realtà ci
sono stati profondi cambiamenti nella gerarchia e nell’organizzazione stessa dell’esercito, e
l’anonimo panegirista del 313 d.C. ritrae, per cosı̀ dire, i primi passi delle riforme costantiniane verso la nascita dei comitatenses come categoria superiore e distinta di truppe scelte.
Già sotto il regno dello stesso Costantino i comites civili erano divisi in tre ordines;11 la
medesima struttura può essere ipotizzata per i comites rei militaris, visto che durante la
reggenza di Stilicone risultano genericamente attestati i comites rei militaris ordinis secundi.12
Vegezio paragona il rango dell’antico praefectus legionis direttamente alla dignitas di un comes
ordinis primi; i due gradi sembrano accomunati dalla consistenza numerica del comando
esercitato, cioè seimila soldati, che devono rappresentare il numero minimo per la comitiua
ordinis primi.13 Le testimonianze sull’articolazione interna della comitiua rei militaris sono
posteriori di parecchi decenni alla battaglia di ponte Milvio, ma sono valide anche per i
tempi di Costantino, visto che in quel periodo il principio strategico degli agmina bina è
rimasto sempre valido e operante.14
Un comes ordinis primi ovviamente poteva comandare anche più di seimila soldati; nei
primi decenni del V secolo d.C. ne spettavano appunto più di diecimila al comes Illyrici e
al comes Hispaniarum.15 Ma già nel 370 d.C. il comes Terentius, incaricato da Valente di
restaurare Sauromaces sul trono della Hiberia caucasica, avanzò fino al fiume Cyrus cum
duodecim legionibus;16 l’esercito di Terentius poteva comporsi di otto auxilia palatina e quattro legiones comitatenses,17 cioè ottomila fanti, ovvero quattro auxilia palatina e otto legiones
comitatenses,18 cioè diecimila fanti.
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
Paneg. 12.11.4. Cfr. i gradi citati secondo un ordine ascendente nell’inscriptio di Cod. Theod. 7.20.2,1 Marzo
320 d.C.: praefecti (legionum), tribuni (uexillationum), viri eminentissimi. Se la subscriptio tramanda fedelmente la data
della legge, allora nel 320 d.C. Costantino n o n aveva ancora privato il praefectus praetorio delle mansioni e
competenze militari. Sull’istituzione dei magistri militum a opera di Costantino v. anche n. 38.
Paneg. 3.24.6 Nego quemquam ab uno amico plus dilectum quam tu, imperator, non modo a comitibus heti tribunis tuis
sed a legionibus cunctis, equitibus ac peditibus, gregariis etiam militibus diligaris.
Eus. vita Const. 4.1 = PG XX, 1152.
Cod. Theod. 4.14.2,21 Dicembre 397 d.C.
Veg. mil. 2.9.2, cfr. 2.3 e 6.9.
Per quanto riguarda la seconda metà del IV secolo d.C., tra il 359 e il 373 d.C. Ammiano Marcellino nomina
esplicitamente otto agmina bina di legiones comitatenses, comprese dieci poi promosse a palatinae: Thebaeae legiones
(14.11.15: cfr. Not. dign. or. 7.45; 8.36––37; Not. Dign. occ. 5.154), Tricensimani e Decimani Fortenses (18.9.3),
due legiones Constantiacae (21.11.2), Lanciarii e Mattiarii (21.13.16 e 31.13.8; Zos. 3.22.2), Iouiani e Herculiani
(22.3.2 e 25.6.2; Zos. 2.42.2), Diuitenses iun. e Tungricani iun. (26.6.12), Divitenses sen. e Tungricani sen. (27.1.2), I
Flauia Pacis e II Flauia Salutis (29.5.18: cfr. CIL VIII.23181 = ILS 9206; Not. dign. occ. 5.249-250 =
7.146––147), Pannoniciani sen. e Moesiaci sen. (29.6.13).
Not. dign. occ. 7.41––57 e 119––134. Per la forza numerica di uexillationes, legiones e auxilia v. nn. 129––130.
Amm. 27.12.16.
Secondo la proporzione legionari : fanti ausiliari = 1 : 1 di Amm. 18.9.3.
Secondo la proporzione legionari : fanti ausiliari = 2 : 1 in sei distaccamenti dei ripenses danubiani: Not. dign.
or. 39.21 e 30,23 e 29,25 e 32––33; 40,23 e 34,26 e 33; 42.26 e 33.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
126
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Mi sembra probabile che un comes rei militaris ordinis tertii comandasse la minima aggregazione di truppe scelte, due legioni19 o due auxilia,20 e un comes ordinis secundi avesse ai
suoi ordini un piccolo esercito, che doveva oscillare tra un minimo di duemila o tremila
uomini (quattro auxilia o tre legioni) e un massimo di cinquemila. Nell’estate 359 d.C. il
comes Aelianus accorse in difesa di Amida alla testa di sex legiones, insieme al grosso di una
uexillatio comitatensis;21 Ammiano spesso usa in maniera libera la parola legio, che è riferita
indiscriminatamente a tutti i reggimenti di fanteria,22 e le sex legiones in realtà erano due
legiones comitatenses, Tricensimani e Decimani Fortenses, e quattro auxilia dei comitatenses, Magnentiaci e Decentiaci, Superuentores e Praeuentores, cioè quattromila fanti e trecento o quattrocento cavalieri. Nel 410 d.C. un piccolo esercito di sei saŁclasa e di quattromila uomini fu
inviato dalla pars Orientis a Ravenna, per difendere la causa di Onorio;23 mi sembra molto
probabile che i sei reggimenti fossero quattro auxilia palatina e due legiones comitatenses
come ad Amida.24
Il legame palmare tra il comitatus militare dell’imperatore e il grado di comes rei militaris
suggerisce di identificare le truppe dei comites costantiniani attestati nel 312 d.C. appunto
con i comitatenses, cioè ,i soldati del comitatus imperiale‘. Ma quando furono effettivamente
creati i comitatenses, e soprattutto da chi? Come gli altri Tetrarchi, Costanzo I aveva sicuramente un comitatus di tipo dioclezianeo, cioè un piccolo esercito altamente mobile, che lo
seguı̀ anche in Britannia per la vittoriosa spedizione contro i Picti degli anni
305 –– 306 d.C.; quando egli morı̀ il 25 Luglio 306 d.C. ad Eburacum (York), Costantino
insieme al potere ereditò il comitatus paterno. Ma soltanto nel Giugno 325 d.C., dopo la
seconda e decisiva guerra civile contro Licinio, Costantino concesse condizioni privilegiate di servizio ai comitatenses; la legge che sancisce i diritti distinti dei comitatenses rispetto al
resto dell’esercito, è anche la prima menzione di questa categoria in una fonte documentaria a carattere ufficiale,25 fatta eccezione per un precedente isolato.
Un’epigrafe del 310 d.C. registra un reggimento di equites Dalmatae Aquesiani comit(atenses) sotto il comando del dux Norici Ripariensis;26 tra la conferenza imperiale del 308 d.C. a
Carnuntum e la guerra civile con Costantino nel 316 d.C., Licinio governò prima la dioecesis Pannoniarum, poi l’intero Illyricum con la dioecesis Thraciarum: quindi la uexillatio equitum
militava certamente nell’esercito di Licinio. Arnold Hugh Martin Jones spiega l’anomala
presenza di una uexillatio equitum comit(atensis) agli ordini di un dux limitis con un’ipotesi
diversa, „potrebbe anche darsi che Diocleziano sia andato piuttosto contro corrente nella
sua politica militare, diminuendo il comitatus che aveva ereditato col distaccare unità alle
frontiere [. . .] Sembrerebbe in questo caso che uno squadrone di cavalleria dalmata, che
19
20
21
22
23
24
25
26
Amm. 27.1.2; Zos. 2.42.2.
Amm. 21.3.2. Nella narrazione ammianea incontriamo anche altre coppie di auxilia, ma il loro comes non
viene menzionato: 15.5.30; 16.12.43; 18.9.3; 20.1.3; 20.4.2; 20.4.21; 20.5.9; 22.12.6; 25.6.3; 26.7.13; 27.1.6 e
8.7; 31.10.4 (Celtae e Petulantes come in 21.3.2).
Amm. 18.9.3––4. Sulla base del testo ammianeo (Aderat Comitum quoque sagittariorum pars maior), la uexillatio
comitatensis può essere identificata con i Comites sagittarii sen. (cfr. CIL V.8758), o i Comites sagittarii iun. (Not.
dign. or. 5.30), ovvero i Comites sagittarii Armenii (Not. dign. or. 6.31).
V. n. 130.
Zos. 6.8.2.
Contra Jones (1974) II, 924.
Cod. Theod. 7.20.4.17, Giugno 325 d.C.
CIL III.5565 = ILS 764. Cfr. inoltre CIL III.405 = ILS 2792, che attesta la uexillatio equitum Dalmatarum
comit(atensium) Ancialitana a Thyatira in Lidia, e può essere approssimativamente datata sotto la prima Tetrarchia, Galerio o Licinio dopo il 313 d.C. (il defunto si chiama Valerius Iuuentinus).
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
127
KLIO 90 (2008) 1
aveva servito nel comitatus, era stato più tardi distaccato da [sic! nel testo originale ,at‘]
Aquae sotto il comando di un dux locale“.27
Ma gli equites Dalmatae Aquesiani in realtà appartenevano al comitatus di Licinio, e furono
distaccati a temporaneo rinforzo del confine occidentale tra l’Illyricum e l’Italia settentrionale, che allora era dominio di Massenzio e territorio nemico; l’iscrizione comunque attesta l’uso ordinario e colloquiale dell’agg. comitatensis verso il 311 d.C., per definire i reggimenti che facevano parte di un comitatus imperiale. La novità della riforma costantiniana
non investe il nudo nome, che Costantino trova già pronto nel sermo castrensis e nel latino
quotidiano della corte imperiale, ma piuttosto la sostanza stessa dell’esercito dioclezianeo;
la distinzione ufficiale tra due classi di reggimenti, distinte per condizioni di servizio e
ruolo strategico, fu sancita soltanto alla fine delle guerre civili, e rappresenta l’approdo
naturale di un processo evolutivo, che mosse i primi passi già durante le campagne germaniche dell’imperatore lungo il Reno, e fu definitivamente collaudato nel bellum Maxentianum.
Prima dei comitatenses viene il comitatus di Costantino, cioè un’evoluzione diretta del comitatus dioclezianeo; la versione costantiniana del comitatus imperiale rappresenta il primo
gradino verso l’istituzione ufficiale dei comitatenses, che furono formati sotto gli influssi
convergenti di due fattori distinti: da un lato le necessità strategiche delle guerre esterne
su Reno e Danubio (troppo spesso dimenticate o sottovalutate), dall’altro il carattere decisivo e le grandi proporzioni della seconda guerra civile con Licinio. Nel 318 d.C. Crispo
Caesar fu inviato a fare esperienza pratica in Gallia, e uno o due anni dopo inflisse una
severa disfatta ai Franchi renani, rinnovando gli allori germanici del padre Costantino;28
mi sembra molto probabile che il primo nucleo dei comitatenses gallici sia stato creato
proprio nel 318 d.C. a beneficio del Caesar. Durante la successiva permanenza di Crispo
in Gallia, nel biennio 322–– 323 d.C. lo stesso Costantino fu occupato a combattere e
vincere i barbari danubiani, prima i Sarmati Argaragantes (Arcaragantes) in Valeria, Pannonia II e Moesia I,29 poi i Tervingi (Goti) danubiani in Tracia e oltre il basso Danubio;30
quindi tra il 318 e il 323 d.C. già esistevano due eserciti distinti di comitatenses occidentali,
per cosı̀ dire, un exercitus praesentalis e un exercitus Gallicanus.
La scarna ricostruzione della campagna gotica prova indirettamente la presenza del
comitatus al seguito di Costantino, che allora risiedeva a Thessalonica, e di là mosse le
insegne direttamente contro l’orda saccheggiatrice dei Goti; i guerrieri gotici agli ordini
di Rausimodus avevano invaso Moesia e Thracia, che possono essere sicuramente identificate con Moesia II e Thracia in senso proprio, mentre il coinvolgimento della Tracia sudoccidentale o Rhodope appare soltanto possibile.31 Prima che l’imperatore li intercettasse, i
Goti ebbero il tempo di agere praedas; massacrata grande parte degli invasori e recuperati
tutti i captiui, Costantino inseguı̀ Rausimodus e i Goti superstiti oltre il basso Danubio,
varcandolo forse presso i castra di Transmarisca, davanti ai quali poi sarebbe sorta la fortezza transdanubiana di Constantiniana Daphne.32
27
28
29
30
31
32
Jones (1974) I, 84––85.
Nazario, Paneg. 4.3.5; 17.2; 36.3; 37.1––2; Opt(atianus) Porf(yrius) carm(en) 5.30––32 e 10.24––29.
Opt. Porf. carm. 6.14––28 (cfr. 7.31––32); Zos. 2.21.1––2.
Anon. Val(esianus) 21; Zos. 2.21.1 e 3.
Anon. Val. 18 usa in senso lato il nome geografico Thracia per tutte le quattro province traciche, cioè
Thracia, Haemimontus, Rhodope, Europa.
RIC VII.574-575 nrr. 29––38, verso CONSTANTINIANA DAFNE; Procop. aed. 4.7.7.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
128
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Proprio nelle terre sudoccidentali dei Tervingi ebbe luogo l’atto finale del dramma
bellico; mentre i Goti marciavano verso il sicuro rifugio di una collina boscosa, l’imperatore li sorprese in campo aperto, ne uccise molti, compreso lo stesso Rausimodus, e
catturò parecchi prigionieri, cui si aggiunse la resa incondizionata degli altri guerrieri. Il
fulmineo contrattacco di Costantino in Gothia o Gutthiuda prova ulteriormente la partecipazione del suo comitatus a questa campagna; infatti egli comandava un esercito sufficiente
a liquidare in barbarico un nemico già sbaragliato su suolo romano.
Poi la seconda guerra civile con Licinio favorı̀ l’allargamento dei comitatenses fino ad
una tale consistenza, da imporre il riconoscimento giuridico del loro status e la concessione di speciali privilegi. Se la grande maggioranza dei cunei equitum erano i reggimenti di
cavalleria scelta, che erano stati temporaneamente distaccati dagli eserciti provinciali, e
avevano militato con Costantino o Licinio tra il 316 e il 324 d.C.,33 un indizio sulle proporzioni approssimative della mobilitazione bellica può essere ricavato dalle liste della
Notitia Dignitatum, che ne elenca ben quarantuno databili prima della seconda guerra civile
tra Costantino e Licinio.34 Zosimo accredita a Costantino duecento navi da guerra con
trenta rematori, duemila navi onerarie, centoventimila fanti e diecimila tra cavalieri e marinai, ma a Licinio addirittura duecentocinquanta ,triremi‘, centocinquantamila fanti e
quindicimila cavalieri;35 tali cifre appaiono enormi, ma un’altra fonte, più attendibile di
Zosimo, registra venticinquemila morti tra i soldati di Licinio nella battaglia finale di
Chrysopolis,36 dopo che l’Augustus d’Oriente ne aveva già persi forse trentaquattromila
presso Adrianopoli.37 Se dividiamo per due il numero dei soli fanti, otteniamo numeri
realistici per entrambi gli eserciti, sessantamila fanti e cavalieri per Costantino, settantacinquemila per Licinio.
Costantino menziona per la prima volta i comitatenses nel Giugno 325 d.C., stabilendo i
privilegi fiscali dei suoi veterani, ma i diritti sanciti valgono implicitamente anche per gli
ex-soldati di Licinio, e ciò significa che i due eserciti erano organizzati in maniera molto
simile, come suggerisce anche l’epigrafe citata sopra; infatti tra le legiones palatinae, benché
esse siano molto più tarde di parecchi decenni, troviamo almeno dieci reggimenti (Lanciarii iun., Mattiarii iun., Iouiani iun., Herculiani iun., Fortenses, Scythae, Primani, Vndecimani ), che
potrebbero avere fatto parte dei comitatenses liciniani in senso stretto, cioè militanti nello
stesso comitatus di Licinio. Tutti i veterani in buona salute, comitatenses, ripenses, alares, cohortales, dovevano attendere ventiquattro anni per l’emerita ovvero la honesta missio; quindi
nessuno dei veterani che avrebbero dovuto congedarsi nel 325/326 d.C., poteva essersi
arruolato prima del 301/302 d.C. in un reggimento che già allora appartenesse al comitatus, o fosse stato trasferito ai comitatenses nel seguente quarto di secolo.
Mi sembrano evidenti la logicità e la coerenza del processo evolutivo, che porta l’esercito dioclezianeo ad una trasformazione radicale, ma presente già in nuce nella struttura
strategica della Tetrarchia: i quattro comitatus imperiali nel 293 –– 305 d.C. prefigurano gli
33
34
35
36
37
In senso analogo già Carrié (1993) 131; cfr. anche Scharf (2001) 185––193.
Not. dign. or. 31.23––24; 39.12––17; 40.11––17; 41.13––19; 42.13––21; Not. dign.occ. 32.22––23; 25; 27;
33.24––25 e 27––28; 34.14––15. Il cuneus equitum Constantinianorum di Not. dign. or. 42.21, in origine equites
Constantiniani, sembra abbinato sul piano onomastico agli equites Crispiani di Not. dign. occ. 40.20; Costantino
formò le due uexillationes sicuramente dopo la nomina simultanea di Crispo e di Costantino II a Caesares il 1
Marzo 317 d.C. (v. n. 251), ma prima della seconda e definitiva guerra civile con Licinio.
Zos. 2.22.1––2.
Anon. Val. 27.
Zos.2.22.7.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
129
KLIO 90 (2008) 1
altrettanti eserciti di comitatenses sotto Costantino e i suoi figli negli anni 333 –– 337 d.C.,
come anche i quattro principali eserciti di comitatenses a disposizione di Costanzo II, uno
praesentalis alle dirette dipendenze dell’imperatore, e tre diocesani per Orientem, per Illyricum
e per Gallias.
Il giudizio degli studiosi moderni sull’utilità effettiva dei comitatenses talvolta è pesantemente influenzato dai disastri militari, che colpirono gli eserciti romani a partire dalla
terribile disfatta di Adrianopoli; soprattutto gli eventi bellici del V secolo d.C. in Occidente, e la decrescente efficienza delle truppe orientali (giunta al fondo sotto Zenone e
Anastasio I) nel lungo arco dei centoventitre anni tra la morte di Teodosio I e l’ascesa di
Giustino I al trono, possono indurre a valutazioni superficiali e frettolose, che involontariamente echeggiano l’opinione faziosa e ostile di Zosimo e della sua fonte, Eunapio di
Sardi, sugli atti e le innovazioni di Costantino quale imperatore cristiano.
Zosimo data tendenziosamente la conversione di Costantino al Cristianesimo soltanto
dopo la tragica morte di Crispo Caesar nel 326 d.C., e pone le riforme militari dell’imperatore addirittura dopo l’inaugurazione ufficiale di Costantinopoli nel 330 d.C., menzionando esplicitamente l’istituzione dei magistri militum e dei comitatenses;38 le critiche durissime di Zosimo esprimono l’ottica profondamente ostile della propaganda pagana, che era
disposta a manipolazioni enormi, per imputare al Cristianesimo un’influenza corruttrice,
e accusare di sqtugŁ il primo imperatore cristiano.39 Eunapio di Sardi è la fonte di Zosimo
anche per i regni degli imperatori cristiani dopo Costantino, cioè i suoi figli, Valentiniano
e Valente, e soprattutto Teodosio I; Zosimo accusa di corruzione e di inefficienza anche
gli eserciti di Costanzo II, Valentiniano e Valente,40 ma le sue affermazioni sono topiche,
e rappresentano fittizie retroproiezioni della situazione effettivamente esistente ai tempi
di Teodosio I, quando abbiamo la prima attestazione di un reale e forte rilassamento
della disciplina nell’esercito orientale.41
Oggi possiamo dare un giudizio molto positivo dell’esercito imperiale anche nella fase
finale dell’Antichità propriamente detta (dall’acclamazione imperatoria di Settimio Severo
alla morte di Caro, 193 ––283 d.C.); ma un tempo i pregiudizi e le idiosincrasie degli storici moderni bollavano l’apparato militare della dinastia severiana e degli imperatori illirici
con il marchio infamante della decadenza tecnica e della corruzione morale, alle quali si
38
39
40
41
Zos. 2.32.3––34.2. Ma cfr. le critiche più ragionevoli e meglio fondate di Lyd. mag. 2.10 (= 3.40) e 3.31.
Aur. Vict. 40.11––12 salta dall’esecuzione di Crispo Caesar alla rivolta locale di Calocerus, e poi riassume
con tre gerundivi finali le attività interne di Costantino in quel periodo, compresa la riforma dell’ordinamento militare (nouando militiae ordine); quindi lo storiografo africano sembra collocare l’istituzione dei magistri
militum tra il 326 e il 333/334 d.C., che mi sembra una datazione sicuramente preferibile alla versione velenosa di Zosimo.
Zos. 2.32.1 e 38.1. Sull’analoga sqtugŁ di Teodosio I, cfr. Eun. frg. 46.1 Blockley; Zos. 4.28.1––2; 33.3––4;
44; 50. Cosı̀ anche l’ariano Philostorg(ius) Ecc(lesiastica) hist(orica) 11.2 = PG LXVII.595.
Zos. 3.3.1––2; 4.16.5 e 20.2. Cfr. il giudizio estremamente negativo di Amm. 22.4.6––7 sull’exercitus praesentalis di Costanzo II; ma erano gli stessi soldati che nell’arco di un quinquennio avevano riportato grandi
vittorie su Alamanni Lentienses e Iuthungi, Sarmati Liberi e Limigantes, Quadi, sterminando i guerrieri dei
Limigantes e deportandone tutta la popolazione civile su suolo romano (15.4.1 e 7––13; 16.12.15––16;
17.6.1––2 e 12.4––13.23; 19.11.1––16).
Cod. Theod. 7.1.12, 384 d.C., corrobora in maniera decisiva le asserzioni generiche di Zos. 4.31.1. Inoltre
abbiamo un riscontro puntuale in C(ore) h(istorical) L(iterature of) A(griculture) XLV.1328 = CPL 199a =
SP XX.285 = SB XX.14765; il 18 Marzo 399 d.C. i viveri di due giorni (carne e vino) per la legio (V)
Macedonica, allora posta agli ordini del tribunus Gaiolus, comprendevano ottocentotrentacinque razioni: sottratte le razioni supplementari che spettavano a centuriones e sottufficiali, gli assenteisti e i disertori raggiungevano almeno il 20% della forza piena. Cfr. anche Zuckerman (1988) 279––287, soprattutto 285––287.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
130
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
aggiungeva spesso l’accusa opzionale di barbarizzazione. Leggendo i giudizi ancora diffusi
su scarsa efficienza e forte barbarizzazione dell’esercito costantiniano, provo una fortissima impressione di déjà vu, e ho il sospetto che le opinioni scientifiche siano soggette a
ritorni ciclici.
La grande difficoltà di un giudizio obiettivo sull’utilità dei comitatenses consiste nelle
deviazioni sostanziali che la grande riforma di Costantino ha subito per gli eventi politici
e militari dell’età teodosiana; l’esercito costantiniano aveva bisogno di un Augustus che
fosse soprattutto un imperator in senso letterale, e lo stato costantiniano era concepito,
per cosı̀ dire, a misura di comitatus. L’imperatore sempre chiuso nel sacrum palatium, spesso
un princeps puer sul trono, il comitatus stabilmente inchiodato a Mediolanum (poi a Ravenna) e a Costantinopoli, demolivano tre fondamenta del potere imperiale nella forma costantiniana: partecipazione assidua alle operazioni militari, rapporto diretto con le truppe,
frequente mobilità attraverso buona parte dell’impero (Costantino, Costanzo II e Costante, Giuliano), ovvero presenza stabile in un settore caldo dei confini romani (Valentiniano I e Valente, poi Graziano fino al 380 d.C.).
I comitatenses diocesani, come anche i palatini, non potevano conservare la medesima
efficienza dell’età costantiniana (circa 306 –– 383 d.C. in Occidente, fino al 378 d.C. nell’impero romano d’Oriente), se mancava un Augustus che avesse cura costante dei suoi
soldati, e li guidasse personalmente nelle guerre contro i barbari o i Persiani, constatando
in prima persona il morale e l’addestramento dei suoi eserciti. La disciplina, la preparazione tecnica e la combattività dell’esercito imperiale erano destinate ad un progressivo declino dalla perpetua delega in absentia di tutte le responsabilità belliche ai magistri militum;
Teodosio I gettò i semi dei mali futuri, e subito dopo la sua morte il ruolo militare dell’imperatore si ridusse alla sola effigie armata delle monete e delle immagini ufficiali, cosı̀
come la sua parte nell’amministrazione civile e giudiziaria arrivò a consistere soltanto
nella docile subscriptio delle leggi e dei documenti.
Un giudizio oggettivo sulle riforme militari di Costantino può essere dato soltanto
valutando l’efficienza bellica dei comitatenses e dei ripenses p r i m a d i Te o d o s i o I, più
precisamente nei cinquantatre anni che intercorrono tra la prima menzione degli stessi
nella legge citata sopra e il grande disastro di Adrianopoli. Ancora nell’estate 374 d.C.,
mentre le uastatoriae manus dei Quadi e dei Sarmati travolgevano la guarnigione provinciale
della Pannonia II e sbaragliavano due legiones palatinae in campo aperto, i soli ripenses della
Moesia I furono capaci di intercettare, battere e respingere le bande dei Sarmati Liberi;42 i
reggimenti palatini e i comitatenses gallici di Graziano massacrarono ben trentamila Alamanni Lentienses nella trionfale battaglia di Argentaria (Horbourg),43 circa un mese e
mezzo prima di Adrianopoli.
2. Vexillationes equitum e auxilia
Nel IV secolo d.C. la grande maggioranza degli equites romani (circa il 70%) si divideva
in due categorie, cavalleria pesante e leggera, che adottavano armi distinte; per ragioni di
42
43
Amm. 29.6.6––16; Zos. 4.16.3––6. Le due legioni erano Pannoniciani sen. e Moesiaci sen. (Not. dign. occ.
5.149––150), e subirono la sanguinosa disfatta unicamente per l’assenza totale di coordinazione tattica
(Amm. 29.6.13––14); prima che i palatini fossero ufficialmente istituiti, gli Alamanni Brisigavi avevano battuto e travolto in combattimenti campali sia Celtae sen. e Petulantes sen. (21.3.2––3), sia Diuitenses sen. e Tungricani
sen. con Bataui sen. e Heruli sen. (27.1.2––6).
Amm. 31.10.5––10; Hier. Chron. 289 Olymp., Val(entiniani et Valentis) 13.1,248 Helm; Hier. epist. 47.2.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
131
KLIO 90 (2008) 1
sintesi ometto di trattare gli equites Cataphractarii o Clibanarii e gli equites Sagittarii, poiché
entrambe le specialità richiederebbero un approfondimento eccessivo e superfluo per
uno studio generale. Mi limito a osservare che i due reggimenti di equites Sagittarii in
ognuna di cinque province danubiane (Noricum Ripense, Pannonia I, Valeria, Pannonia II e
Moesia I ),44 uno schieramento omogeneo e sistematico, rispecchiano il crescente ruolo
dell’arco anche nelle guerre con i barbari danubiani; l’importanza strategica dell’arco in
Medio Oriente è confermata dai ben venticinque reggimenti di equites sagittarii Indigenae in
sette ducatus delle province orientali.45
Pochi reparti di Comites, gli equites Promoti, già equites legionarii, e gli equites Scutarii componevano la cavalleria pesante; essi avevano hasta (lancea in latino colloquiale), spatha
equestre, lunga cotta di maglia,46 elmo con paragnatidi, paranuca, nasale e calotta composita, prima conica (in età dioclezianea Spangenhelm: modello Deir el-Medineh), poi rotonda (in età costantiniana Scheitelbandhelm o Kammhelm o ridge helmet pesante), fatta
di più elementi (modelli Berkasovo I, Deurne, Conceşti, Burgh Castle), ovvero bipartita
(modelli Berkasovo II, Budapest).47 Lo scudo leggero a doppio ovale equipaggiava Comites e Promoti; ma i Promoti indossavano anche gli schinieri.48 Il nome stesso degli Scutarii
implica una differenza sostanziale tra il loro scutum e quello degli altri cavalieri; essi molto
probabilmente usavano il grande scudo a doppio ovale dei legionari.49
Ricostruisco l’armamento di Comites, equites Promoti e Scutarii attraverso il cosiddetto
arco di Galerio a Salonicco; là vediamo ritratte con dovizia di dettagli le scholae palatinae
di Galerio nel 297 –– 298 d.C.: Spangenhelm molto simile al modello Deir el-Medineh,
corazza di squame metalliche lunga fino ai gomiti e alle ginocchia, hasta/lancea e un grande scutum a doppio ovale.50 In un rilievo dioclezianeo dei Musei Vaticani due soldati
romani esibiscono un singolare Spangenhelm, due tipi diversi di corazza (l’uno ha una
lorica hamata, l’altro una lorica squamata), entrambi lunghi fino ai polsi (la parte inferiore
del rilievo è andata perduta), hasta/lancea e grande scudo di forma rotonda;51 benché la
scultura ometta dettagli fondamentali dell’elmo (i segmenti della calotta e il nasale), e
conferisca una lunghezza improbabile alle maniche della seconda corazza (la lorica squamata n o n poteva raggiungere i polsi per evidenti ragioni di scarsa flessibilità), troviamo
comunque una conferma generica dell’armamento riprodotto sul cosiddetto arco di Galerio.
44
45
46
47
48
49
50
51
Not. dign. or. 41.14 e 17; occ. 32.32 e 35; 33.38 e 44; 34.17, 21, 32––33.
Not. dign. or. 32.24––26 e 29; 33.18 e 20––22; 34.25––29; 35.20––23; 36.25––28; 37.20 e 23; 38.11––12.
Esauriente trattazione delle armature tardoantiche in Coulston (1990) 139––160; molto utile anche Alfs
(1941) 73-82 („Kettenpanzer“) e 86––105 („Schuppenpanzer“).
Sugli elmi romani della Tarda Antichità nozioni generali in Feugère (1994) 141––152. Studi specifici sull’argomento: Thomas (1971) 17––25 e tavv. 10––25, 27, 29––32; Klumbach (1973), passim; James (1986)
107––117 e 128––134, figg. 1––6 e 20––21. Osservazioni insoddisfacenti in Elton (1996) 115.
Cfr. la testimonianza implicita di Veg. mil. 2.1.3 Est et aliud genus equitum, qui legionarii uocantur propterea quod
conexi sunt legioni; ad quorum exemplum ocreati sunt equites instituti.
Sugli scudi romani della Tarda Antichità cfr. Elton (1996) 115 e n. 77; la medesima deduzione circa gli
Scutarii in Nicasie (1998) 47 e n. 21, che lascia aperta la possibilità di classificarli come „light cavalry“.
Kinch (1890) tavv. 4 e 8; cfr. Alfs (1941) 92––93 e n. 158, fig. 22. I tipi pesanti di elmo composito Berkasovo I––II (Klumbach [1973] 16––24 e tavv. 1––9), Budapest (ibid., 42––50 e tavv. 12––15), Deurne (v. n. 56),
Conceşti (ibid., 92––94 e tavv. 32––37), rappresentano la semplificazione del modello Deir el-Medineh, ma
esibiscono varianti più o meno sostanziali, che implicano un buon margine di autonomia creativa per le
competenze tecniche delle singole fabricae armorum. Cfr. anche Johnson (1980) 303––312 (Burgh Castle).
Köppel (1986) 89––90 e fig. 54 (cat. 48).
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
132
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Prima di Costantino la cavalleria leggera era ripartita in equites Dalmatae, o meno spesso
equites Stablesiani (cavalleria leggera d’urto),52 ed equites Mauri (specialisti del combattimento a distanza), che erano privi di armatura e lanciatori di giavellotto;53 al tempo di Gallieno e dei Soldatenkaiser gli equites Dalmatae e Stablesiani probabilmente riprendevano l’equipaggiamento delle alae. In età costantiniana esso consisteva di hasta/lancea, spatha
equestre, elmo leggero romano-sasanide con paragnatidi, paranuca e calotta bipartita
(Scheitelbandhelm o Kammhelm o ridge helmet leggero: i modelli normali Intercisa I –– II
per i cavalieri semplici, l’Intercisa III con bassa cresta metallica per i sottufficiali, l’Intercisa IV con alta cresta metallica per gli ufficiali inferiori),54 corta cotta di maglia, scudo
leggero a doppio ovale.
Durante l’età costantiniana gli equites Stablesiani si differenziavano parzialmente dai Dalmatae nell’armamento difensivo, indossando un elmo leggero romano-sasanide c o n n a s a l e, come suggeriscono i ritrovamenti archeologici di Augsburg-Pfersee in Germania;
infatti ad Augsburg è attestata una guarnigione di equites Stablesiani.55 Lo „Scheitelbandhelm“ pesante e dorato di Deurne nei Paesi Bassi (regione orientale del Noord Brabant)
apparteneva sicuramente all’ufficiale comandante degli equites VI Stablesiani;56 però gli elmi
leggeri con nasale di Augsburg-Pfersee, uno con bassa cresta metallica e l’altro normale,
equipaggiavano certamente un sottufficiale e un gregarius eques.57
Le liste delle uexillationes comitatenses nella Notitia Dignitatum conservano cinque reggimenti di equites Dalmatae, che hanno una numerazione progressiva da III a IX, e possono
essere i superstiti dei dieci equites Dalmatae, che appartenevano al comitatus di Gallieno,
Claudio II e Aureliano;58 i cinque reparti mancanti nella numerazione progressiva, cioè
equites *I –– *II, *IV, *VII, *X Dalmatae, possono essere identificati con gli altrettanti equites
Dalmatae Illyriciani dislocati nelle province orientali. 59
La gerarchia dell’esercito sotto Diocleziano prevedeva pari condizioni di servizio per i
legionarii e gli equites, superiori ad alae e cohortes, ma le leggi imperiali nominavano le legiones
sempre al primo posto;60 invece la Notitia Dignitatum pone sempre le uexillationes equitum
in testa alle liste dei reggimenti palatini e comitatenses, e i cunei equitum aprono gli elenchi
dei limitanei.61 Più precisamente, le uexillationes comitatenses hanno la precedenza anche sulle
52
53
54
55
56
57
58
59
60
61
Una differente ricostruzione dei ruoli tattici in Elton (1996) 106––107, che considera Scutarii, Promoti e Stablesiani „shock cavalry“, riservando le mansioni di „light cavalry“ ai soli equites Dalmatae.
Aureliano nella battaglia decisiva di Emesa contro i Palmireni schierò appunto g' Daklasx“m i ppo| e g' LatqotriŁ a i ppo| (Zos. 1.52.3––4). Cfr. anche Zos. 1.20.2 e 2.10.1 (equites Mauri); 1.40.2 e 43.2 (equites Dalmatae).
I modelli Intercisa I––IV (Klumbach [1973] 105––109 e tavv. 45––56) sono suffragati quali elmi della cavalleria leggera da Not. dign. occ. 33.25 e 38, che colloca presso la fortezza pannonica il cuneus equitum Dalmatarum e gli equites Sagittarii.
Not. dign. occ. 35.14 equites Stablesiani sen., Augustanis.
Klumbach (1973) 56––61 e tavv. 19––21; il reparto equestre è registrato da un’iscrizione sullo stesso elmo
(ibid., 60), che alcune monete datano sicuramente al 319/320 d.C. (ibid., 70––72 e tavv. 23––25).
Ibid., 95––101 e tavv. 38––44 (gli elmi sono decorati „mit vergoldetem Silberblechüberzug“); le creste metalliche dell’elmo Augsburg-Pfersee conservato nel museo di Norimberga e del modello Intercisa III hanno
un’altezza quasi uguale (2, 2 cm 2 cm).
Not. dign. or. 5.36––37 (equites V e IX Dalmatae); 6.37 (equites VI Dalmatae); 7.27 (equites III Dalmatae); Not.
dign. occ. 6.56 (equites VIII Dalmatae). Cfr. anche CIL III 88 = ILS 773 e AE 1996.1612; CIL V 8777 e
XIII 3458.
Not. dign. or. 32.21; 33.25; 34.18; 35.15; 37.16. Ma cfr. Scharf (2001) 185––193.
Iust. 10.55.3, 286/293 d.C.; 7.64.9, 293/305; FIR I2 93.311.
Soltanto due cunei equitum figurano tra i comitatenses, ed entrambi occupano l’ultima posizione nei rispettivi
elenchi delle vexillationes comitatenses (Not. dign. or. 7.34; Not. dign. occ. 6.85).
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
133
KLIO 90 (2008) 1
legiones palatinae e sugli auxilia palatina negli exercitus praesentales e nelle armate diocesane,
mentre tra i limitanei gli equites o i cunei equitum sono sempre superiori alla fanteria;62 in
tutti gli eserciti provinciali i cunei equitum sono superiori ai semplici equites,63 e gli equites
Illyriciani precedono gli equites Indigenae tra i limitanei dell’Oriente romano.64
Il primato gerarchico delle uexillationes equitum nell’ambito dell’intero esercito, come anche la creazione dei cunei equitum quale categoria superiore di cavalleria scelta tra i ripenses,
devono risalire proprio a Costantino, che fu ufficiale di cavalleria nel comitatus di Diocleziano e in quello di Galerio circa per un decennio; divenuto imperatore, egli comandò
sempre personalmente le cariche decisive dei propri cavalieri nel corso delle guerre civili,
dal bellum Maxentianum fino alla grande battaglia di Adrianopoli nella seconda guerra civile
con Licinio.65 Grazie al genio militare di Costantino la cavalleria romana, dopo la rigogliosa fioritura a opera di Gallieno,66 compı̀ ulteriori progressi in fatto di efficienza tattica
e di ruolo strategico; giudico dunque sorprendente il giudizio di Jean-Michel Carrié sulla
cavalleria romana della Tarda Antichità: „Nonostante questi sforzi, sembra però che il
genio militare romano non si sia m a i sentito a proprio agio ,in sella‘“ (la spaziatura è
mia).67
I cataphractarii gallici e la cavalleria leggera d’urto furono respinti e dispersi dagli Alamanni ad Argentoratum; l’arte narrativa di Ammiano rende molto suggestivo questo insuccesso, che fu dovuto ad un semplice e micidiale stratagemma dei condottieri alamanni.68 Però la cavalleria romana, comprese le scholae palatinae, sapeva essere molto efficace
in combattimento contro i selvaggi Isauri e i barbari europei;69 la disastrosa sconfitta
dell’esercito orientale ad Adrianopoli riassume difetti e virtù dei Romani ,in sella‘. Dopo
che l’assalto spontaneo di una schola Scutariorum e degli Scutarii sagittarii era terminato con
un iners discessus, il dextrum cornu equitum di Valente fu letteralmente travolto dalla devastante carica dei Greuthungi e degli Alani; ma il sinistrum cornu combatté molto bene con
i Goti dell’ala destra, e avanzò addirittura fino alla carrago, finché la superiorità numerica
dei cavalieri barbari non lo schiacciò frantumandone le file.70
Gli arcieri a cavallo e i clibanarii dei Persiani era un nemico molto temibile, la migliore
cavalleria nota ai Romani prima degli Unni;71 perciò la durissima campagna persiana di
Giuliano nel 363 d.C. offre riscontri precisi e concreti.72 Lo stesso imperatore al coman62
63
64
65
66
67
68
69
70
71
72
Le sole eccezioni sono Not. dign. or. 28.16––17; Not. dign. occ. 28.16––17 e 40.19––21 (frutto di trasferimenti ovvero riorganizzazioni recenti).
Not. dign. or. 31.23––24. Not. dign. occ. 32.22––27; 33.24––28; 34.14––15.
Not. dign. or. 32.18––21; 33.16––17 e 25––26; 34.18––22; 35.15––17; 36.19––22; 37.14––17.
Costantino combatté in prima linea con la cavalleria a Verona (Paneg. 12.9.3––6; Nazario, Paneg. 4.26.1––3),
Ponte Milvio (Nazario, Paneg. 4.29.3––6), Cibalae (Zos. 2.18.3––4) e Adrianopoli (Anon. Val. 24; Zos.
2.22.5––6); inoltre egli stesso guidò il micidiale assalto della seconda linea contro i clibanarii dei Massenziani
nella battaglia di Augusta Taurinorum (Torino) (Paneg. 12.6.4 e 4.23.3––24.3).
Sugli equites di Gallieno cfr. Ritterling (1903) 345––349; Simon (1980) 435––452.
Carrié (1993) 147––148.
Amm. 16.12.21––22; 12.36––39; 12.42.
Amm. 14.2.12; 15.4.9––11; 16.2.6––7 e 11.4––6; 17.1.7 e 6.3, 13.9; 28.5.6––7.
Amm. 31.12.16––13.2.
Ad esempio, cfr. Amm. 23.6.80 e 83; 25.1.12––13; 29.1.1; 31.2.20.
Cfr. anche Amm. 18.8.2––3 e 19.8.9––10. Nel primo caso lo storiografo accusa di vigliaccheria e di indisciplina due distaccamenti di equites circiter septingenti ad subsidium Mesopotamiae recens ex Illyrico missi; nel secondo
un Romanum agmen cum equestribus signis è travolto e inseguito da una multitudo Persarum, che lo sorprende
impetu repentino presso la riva sinistra dell’Eufrate. Ma il suo giudizio sugli equites recens ex Illyrico missi è abbondantemente influenzato dall’agguato persiano in cui egli cadde con Ursicinus (18.8.4––5 e 7––10), e la disfat-
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
134
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
do delle scholae palatinae respinse brillantemente un repentino attacco dei Persiani a tre
uexillationes comitatenses, che esploravano i dintorni di Pirisabora;73 poi l’insieme delle uexillationes comitatenses almeno tre volte operò con pieno successo.74 Dieci cavalieri furono
estratti a sorte e giustiziati per vigliaccheria tra i fuggitivi delle tre uexillationes, che i Persiani avevano sorpreso nei pressi di Pirisabora, uccidendo un tribunus e catturando uno
dei tre uexilla;75 la medesima accusa provocò la punizione collettiva di un’intera uexillatio.76 Ma per la stessa colpa ben sette tribuni equitum furono destituiti e congedati con
disonore, compresi i due superstiti dell’agguato persiano;77 in cinque casi appare implicito
che la vexillatio n o n condivideva le colpe del suo comandante.78
Le uexillationes equitum, feconda eredità del III secolo d.C., sono risultate determinanti
in tutte le vittorie di Costantino; perciò il primato gerarchico della cavalleria romana rifletteva fedelmente la visione strategica e le abitudini tattiche dell’imperatore. Nell’ambito
dell’ordinamento costantiniano i cunei equitum costituivano la soluzione pratica di un problema contingente, la smobilitazione definitiva dei grandi eserciti radunati per le guerre
civili; ma Costantino scelse significativamente di rinforzare la cavalleria degli eserciti ducali sul piano q u a l i t a t i v o, istituendo in modo permanente una classe superiore di cavalleria scelta. Durante i decenni seguenti i cunei equitum conservarono tale caratteristica
almeno sulla ripa Sarmatica; infatti Costante ne arruolò uno nel 338/339,79 e Costanzo II
altri tre nel biennio 358 –– 359 d.C.,80 per rinforzare i ripenses dislocati in Valeria, Pannonia II e Moesia I.
Costantino ha lasciato un’altra impronta sostanziale nella cavalleria romana; egli ha potenziato la cavalleria leggera d’urto, formando gli equites Brachiati, Cornuti e Bataui, cioè
reggimenti equestri armati come gli equites Dalmatae, ma reclutati in origine tra Galli e
Germani cisrenani.81 Durante l’età altoimperiale Bataui e Canninefates, Neruii, Tungri, Treuiri
e soprattutto i Galli in senso stretto, cioè le tribù celtiche della Gallia Lugdunensis, avevano
dato un contributo fondamentale alla cavalleria alare;82 l’armamento congetturato sembra
molto verosimile, poiché anche le armi difensive degli omonimi auxilia erano costituite
da elmo leggero romano-sasanide (Scheitelbandhelm o Kammhelm o ridge helmet leggero: modelli Worms e Augst),83 corta cotta di maglia e scudo leggero a doppio ovale. Per
gli equites Cornuti sen. già verso il 330 d.C. la base romana del reclutamento comprendeva
anche le province danubiane; infatti Flauius Aemilianus, ducenarius degli eq(uites) Corn(uti)
73
74
75
76
77
78
79
80
81
82
83
ta di una sola uexillatio appare poco significativa sia per le condizioni specifiche dell’evento bellico (un attacco a sorpresa da parte di nemici molto più numerosi), sia per lo svolgimento generale dell’offensiva persiana
nel 359 d.C.; in quell’occasione l’esercito persiano catturò o distrusse quasi tutte le guarnigioni romane che
incontrò in Mesopotamia marciando verso l’Eufrate superiore.
Amm. 24.3.2.
Amm. 24.4.9; 25.1.5 e 6.9.
Amm. 24.3.2.
Amm. 25.1.7––8.
Amm. 24.3.2; 25.1.8––9.
Amm. 25.1.8––9.
Not. dign. occ. 32.26 cuneus equitum Constantium.
Not. dign. or. 41.12 cuneus equitum Constantiacorum; Not. dign. occ. 32.24 e cuneus equitum Constantianorum;
33.26 cuneus equitum Constantianorum.
Contra Hoffmann (1969) 137.
Strab. 4.4.2; Cass. Dio 55.24.7. Cfr. anche Cheesman (1914) 171 e 173––174; Gayet (2006) 64––105 (soprattutto 76––83).
Klumbach (1973) 112––114 (Worms) e 116––117 (Augst), tavv. 58––60 (Worms) e 61––64 (Augst).
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
135
KLIO 90 (2008) 1
sen(iores), nato a Singidunum (Belgrad) in Moesia I (la sua epigrafe dice concisamente in
Dacia = in dioecesi Daciae), morı̀ a quarantasette anni nel 356 d.C. dopo ventisette stipendia,
ovviamente secondo il calcolo inclusivo dei Romani, cioè era nato nel 310 d.C. e si era
arruolato appunto nel 330.84
Gli equites Brachiati, Cornuti e Bataui soddisfacevano in primo luogo le condizioni tattiche dei limites renani, dove i barbari erano fanti in grande maggioranza (molti totalmente
privi di armatura o dotati del solo elmo), e possedevano soltanto la cavalleria leggera. Ma
anche la cavalleria pesante dei Sarmati allora doveva essere un nemico superabile per la
cavalleria leggera dell’esercito romano, visto che gli equites Dalmatae e gli equites Sagittarii,
insieme a pochi equites Stablesiani e Mauri, sono la grande maggioranza dei reggimenti
equestri in Valeria, Pannonia II e Moesia I; in tutte e tre le province della ripa Sarmatica
troviamo sempre una piccola forza di cavalleria pesante: un cuneus equitum Scutariorum e
due equites Promoti in Valeria, un cuneus equitum Scutariorum, un cuneus equitum Promotorum e
due equites Promoti in Pannonia II, soltanto due cunei equitum Promotorum in Moesia I.
Classificando i cunei equitum denominati secondo l’appellativo di una legione (fatta eccezione per i cunei equitum Dalmatarum Diuitensium e il cuneus equitum Dalmatarum Fortensium),85
i cunei equitum e gli equites con un nome dinastico,86 infine gli equites Armigeri, Gallicani e
Germaniciani,87 si può restare incerti tra cavalleria d’urto leggera o pesante; però la suggestiva coincidenza tra il cuneus equitum Constantianorum di Intercisa e gli elmi denominati
Intercisa I –– IV fa pendere la bilancia decisamente a favore della cavalleria leggera per
cunei equitum e equites denominati secondo un membro della dinastia costantiniana.
Tra il 306 e il 337 Costantino, o Licinio tra il 308 e il 324 d.C., ha creato gli equites
Armigeri, presenti sia nei comitatenses occidentali, sia nei ripenses del basso Danubio; ma gli
equites Armigeri sen. Gallicani e gli equites Armigeri sen. Orientales,88 che suggeriscono l’esistenza e l’abbinamento dei perduti *iun., furono formati sicuramente nei tredici anni di
Costantino quale unico Augustus (324 –– 337 d.C.), come le due analoghe coppie di auxilia
*comitatensia: Sagittarii sen. Gallicani e Sagittari sen. Orientales, Sagittarii iun. Gallicani e Sagittarii
iun. Orientales.89
Infine gli equites Gallicani e Germaniciani possono essere stati istituiti da Costantino stesso o da Costante, meno probabilmente da Costantino II; essi portano un nome reggimentale che si adatta perfettamente tanto agli anni 306 –– 316 o 317 –– 324, quanto al pe84
85
86
87
88
89
AE 1977, 806. Prima edizione in Drew-Bear (1977) 257––274, che scioglie l’abbreviazione IO in IO(VII) o
IO(VIANI) CORN(VTI) SEN(IORES), e identifica l’unità con l’auxilium *comitatense (ibid., 272 e n. 64: „it
seems preferable to explain the text as it stands“). La dubbia lettura Iouii, fondata sullo scioglimento aleatorio e soggettivo di un’abbreviazione m a i attestata per nessuno dei due agg., rappresenta oggi il testo
vulgato; ma io preferisco vedere in IO o piuttosto IQ (ibid., 258: „o, not distinguished in this inscription
from q“) un banale errore del lapicida per EQ(VITES), dato che l’agg. Iouius è normalmente abbreviato in
IOV (AE 1989, 641 = 1990, 866) o IOVI (AE 1976, 636g––l). Cfr. anche CIL III 10232 EX N(VMERO)
IOV(IANORVM); AE 2002, 538 IOVIAN(ORVM).
Not. dign. or. 39.13 cuneus equitum Solensium; 40.12 cuneus equitum Solensium; Not. dign. occ. 32.27 cuneus equitum
Secundorum Italicianorum [Italicianorum Secundarum mss.]; 33.28 cuneus equitum Fortensium.
Not. dign. or. 41.12 cuneus equitum Constantiacorum; 42.21 cuneus equitum Constantinianorum; Not. dign. occ.
32.24 e 26 cuneus equitum Constantianorum e cuneus equitum Constantium; 33.26 e 45 cuneus equitum Constantianorum
e equites Flauianenses; 40.20 equites Crispiani.
Not. dign. or. 9.20 equites Germaniciani sen.; 39.17 cuneus equitum Armigerorum; 40.14––15 cuneus equitum Armigerorum e cuneus equitum secundorum Armigerorum; Not. dign. occ. 6.54 equites Armigeri, 55 equites I Gallicani, 66
equites Armigeri sen., 80 equites Armigeri iun..
Not. dign. or. 5.35 equites Armigeri sen. Gallicani; 7.26 equites Armigeri sen. Orientales.
Not. dign. or. 5.54 e 6.54; 5.55 e 6.55.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
136
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
riodo 337 –– 350 d.C. Nonostante le difficoltà di classificazione e di datazione, un dato
emerge chiaro; le vicende militari del 312 –– 324 d.C. hanno portato le province galliche e
gli eserciti renani ad affiancare l’Illyricum nella fornitura di singole reclute e di interi reggimenti per la cavalleria leggera d’urto.
La seconda novità dell’esercito costantiniano riguardava la fanteria, ma esprimeva le medesime tendenze verso la valorizzazione dei soldati gallici e il potenziamento qualitativo
degli eserciti provinciali; Costantino ha ricavato una parte dei suoi auxilia direttamente dalle cohortes che già militavano nel comitatus di Costanzo I, ma ha accresciuto il numero complessivo degli auxiliares nel suo comitatus, e ha significativamente marcato l’innovazione sul
piano lessicale, conferendo una nuova accezione a un termine tradizionale.90 Poi gli auxilia
hanno sostituito la grande maggioranza delle cohortes nella prima linea dei limites europei,
costituendo una categoria scelta e superiore di fanteria leggera nell’ambito delle truppe
ducali. Cinquantasei cohortes occidentali esistevano ancora ai tempi di Onorio;91 nel medesimo periodo le province orientali erano presidiate da sessantatre cohortes (cinquantotto in
Medio Oriente),92 di cui due vennero reclutate da Valente e altrettante da Teodosio I.93
In prima linea le province occidentali presentano poche eccezioni, che appaiono facilmente giustificabili sul piano strategico; in Tingitania risultano concentrate sei cohortes, litus
Saxonicum e tractus Armoricanus et Neruicanus hanno una sola cohors ciascuno, tre cohortes sorvegliano il tratto norico dell’alto Danubio,94 ben sette presidiano il ducatus Raetiae I et II,
ma addirittura sedici sono schierate in Britannia per lineam ualli. Non abbiamo notizie sulla
fanteria leggera degli eserciti renani durante il regno di Costantino; ma essi e le guarnigioni
britanniche certamente comprendevano molti auxilia (quarantacinque?), che erano denominati in modo uguale o simile.95 Possiamo datare approssimativamente gli auxilia di Valeria,
Pannonia II, Moesia I e Dacia Ripensis dopo la prima guerra civile con Licinio (316 d.C.) e
l’annessione costantiniana di tutto l’Illyricum nel 317 d.C.; gli omologhi reggimenti di Moesia II e Scythia devono essere posteriori al 324 d.C. e alla definitiva disfatta di Licinio.96
90
91
92
93
94
95
96
La tesi oggi dominante sostiene che gli auxilia siano stati una creazione di Massimiano Erculio e Costanzo I
Caesar (Hoffmann [1969] 131––132 e 156––158: ad esempio, cosı̀ anche Speidel [1996] passim); secondo
l’opinione alternativa di Zuckerman (1993) 17––18, tali unità potevano esistere già prima di Diocleziano,
forse addirittura dai tempi di Gallieno.
Not. dign. occ. 26.14––16 e 18––20; 28.18; 32.53 e 57––59; 33.59––64; 34.29––30 e 44––46; 35.24––25, e
27––30, 34; 37.14; 40.33––34, 36, 39––44, 48––53, 56; 42.17, 19, 27––30, 32.
Not. Dign. Or. 28. 35––36 e 40––46; 31. 58––67; 32. 40––44; 33. 32––35; 34. 38––48; 35. 32––33; 36.
35––36; 37. 31––35; 37. 27––30 e 33––38; 40. 46 e 48––49; 42. 40––41.
Not. dign. or. 31.64 cohors I Felix Theodosiana; 34.42 cohors II Gratiana; 38.33 e 37 cohors I Theodosiana e cohors
II Valentiana.
Not. dign. occ. 34.44––46.
Al principio del V secolo d.C. il piccolo esercito del comes litoris Saxonici ancora comprendeva cinque auxilia
(Not. dign. occ. 28.13––15 e 20––21); il dux Britanniarum allora ne comandava dieci (occ. 40.22––31), come i
duces continentali di Valeria, Pannonia II e Moesia II. Gli stessi nomi degli auxilia britannici suggeriscono una
diffusione uniforme delle nuove unità: occ. 28.13 e 21 numerus Fortensium (cfr. occ. 33.49) e numerus Exploratorum (cfr. or. 41.34––35 e 37; 42.29); 40.24 numerus Vigilum (cfr. occ. 33.48), 27 numerus Defensorum (cfr. occ.
41.24), 29 numerus Pacensium (cfr. occ. 41.15), 30 numerus Longouicanorum (cfr. or. 40.27 milites Cimbriani; 41.28
auxilium Aureomontanum), 31 numerus superuenientium Petueriensium (cfr. or. 39.21 milites Superuentores e occ. 37.18
milites Superuentores). Contra Hoffmann (1969) 349––352, che ricostruisce un massiccio trasferimento di truppe
(v. n. 192) dal continente europeo in Britannia sotto Valentiniano I (anche occ. 28.14––15 milites Tungricani e
numerus Tornacensium; 40.23 e 28 numerus Neruiorum Dictensium e numerus Solensium); ma le liste dei limitanei
britannici riflettono piuttosto la riorganizzazione delle difese locali durante la reggenza di Stilicone.
Not. dign. or. 39.20––25; 40.19––25 e *II Constantiani; 41.21––25 e 27––28; 42.23––28; occ. 32.39––43;
33.46––50. Io attribuisco a Costanzo II il successivo arruolamento di *III, IV (or. 40.26), V (or. 39.26) e
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
137
KLIO 90 (2008) 1
I nomi di parecchi auxilia conservano un’eco distinta della derivazione diretta da una
cohors preesistente; Tacito menziona molte volte i reparti ausiliari dei Bataui e ricorda in
modo generico l’analogo contributo dei Mattiaci all’esercito altoimperiale,97 ma anche Sagittarii Neruii e Sagittarii Tungri trovano puntuali riscontri nelle tradizionali cohortes,98 mentre
Iouii (sen.) e Victores (sen.) sono evidentemente connessi alle omonime cohortes della Tetrarchia dioclezianea.99 La connessione delle cohortes Victorum e dei Victores con il tradizionale teonimo H e r c u l e s V i c t o r mi sembra palmare;100 la coppia cohors Iouia/Iouii e cohors Victorum/Victores riproduce coerentemente l’abbinamento tra I Iouia e II Herculia, V
Iouia e VI Herculia, Iouiani e Herculiani.101
La sola innovazione di Costantino fu il reclutamento eccezionale di arcieri gallici in
Belgica II e Germania II; ciò permette di datare la formazione di entrambi gli auxilia sicuramente p r i m a delle due guerre civili con Licinio, quando le Gallie ancora rappresentavano
il nerbo e il serbatoio dell’esercito costantiniano.102 La presenza di Iouii e Victores nel
comitatus di Costantino suggerisce che essi abbiano ricevuto tali nomi prima del 310 d.C.;
nella primavera-estate di quell’anno la fallita ribellione e il presunto suicidio del suocero
Massimiano Erculio produssero la rottura totale e definitiva di Costantino con la teologia
politica del sistema tetrarchico,103 inducendolo a scegliersi repentinamente Claudio II come antenato fittizio.104 Nell’ambito del comitatus costantiniano gli Heruli (sen.) sembrano
rappresentare un’eccezione isolata;105 ma anche essi trovano un contesto adatto nell’onomastica barbarica di quindici alae e cohortes, tutte formate con i prigionieri delle numerose
vittorie, che Aureliano, Probo e i Tetrarchi avevano conseguito sui barbari europei.106
*VI Constantiani, e lo collego alle scorrerie dei Tervingi/Goti danubiani nel 348/349 d.C. (Lib. or.
59.89––93).
97
Batavi: Tac. Agr. 36.1; Germ. 29.1; hist. 1.59.1 e 64.2; 2.17.2, 27.2, 28.1, 43.2, 66.1––3, 69.1; 4.12.3, 16.1,
18.1, 32.3; ann. 2.8.2 e 11.1––3. Mattiaci: Germ. 29.2. Anche dopo l’insediamento dei Franchi Salii in Batauia (cfr. Zos. 3.6.2), avvenuto a opera di Costante nel 342 d.C., le reclute batave erano fornite dai laeti
Bataui, che sono sicuramente attestati ancora nel V secolo d.C. (Not. dign. occ. 42.34 e 40––41); perciò
l’identificazione frequente dei Bataui costantiniani con i Franchi Salii (ad esempio, cosı̀ Hoffmann [1969]
157 e Speidel [1996] 167) ha carattere arbitrario e infondato: cfr. Zuckerman (1993) 18. In modo analogo i
laeti Teutoniciani (occ. 42.33) possono essere i profughi romani dei decumates agri e l’originario bacino di arruolamento per i Mattiaci.
98
Cheesman (1914) 171––173 (cohortes Batauorum, Mattiacorum, Neruiorum, Tungrorum) e 181––182 (cohortes sagittariorum, che risultano arruolati nelle sole province dell’Oriente romano). L’uso militare dell’arco era familiare
anche ai Galli: Caes. Gall. 7.31.4 e civ. 1.51.1; Strab. 4.4.3.
99
Not. dign. or. 33.35 cohors I Victorum; occ. 32.58 cohors I Iouia.
100
In tale senso già Hoffmann (1969) 156.
101
Ciò sfugge a Speidel (1996) 168 e n. 17, e inficia la sua interpretazione di Aur. Vict. 39.18 (un analogo
errore in Hoffmann [1969] 215 e 217); qui giova ricordare che lo storiografo nordafricano fa un uso molto
libero dei termini militari: cohortes e legiones sono sinonimi equipollenti e letterari del banale termine numeri
(Aur. Vict. 8.3; 20.25; 33.14 e 17; 35.11; 37.3 e 6; 39.42; 40.18; 42.16), ma troviamo anche le singolari
espressioni turmae praetoriae e praetoriae legiones (Aur. Vict. 40.5 e 25).
102
Contra Hoffmann (1969) 149 e 160.
103
Paneg. 6.14.1––20.4; Lact. mort. pers. 29.3––30.6; Aur. Vict. 40.22; Eutr. X, 3, 2.
104
Paneg. 6.2.1––4 (prima menzione dell’immaginaria parentela tra Costantino e Claudio II); 5.2.5 e 4.2. Cfr.
anche Opt. Porf. carm. 8.11––14 e 27––28; 10.29––31; Anon. Val. 1; Eutr. 9.22.1.
105
Not. dign. occ. 5.162; cfr. Amm. 20.1.3 e 4.2; 25.10.9; 27.1.6 e 8.7.
106
Not. dign. or. 28.25––26 ala VIII Vandilorum e ala VII Sarmatarum, 43 cohors IV Iuthungorum; 31.51 ala I
Francorum, 56 ala I Quadorum, 61 cohors XI Chamauorum, 63 cohors IX Alamannorum, 67 cohors VII Francorum;
32.35––37 e 41 ala I Francorum, ala I Alamannorum, ala I Saxonum e cohors V pacata Alamannorum; 33.31––32
ala I Iuthungorum e cohors I Gotthorum; 36.33 ala VIII Flauia Francorum. Un paio di cohortes Herulorum può
essere stato arruolato da Gallieno o Claudio II nel 268/270 d.C. (Zuckerman [1993] 19: per la duplice
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
138
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Un auxilium che certamente militava nel comitatus di Costantino già nel 312 d.C., i Celtae
(sen.),107 sembra alludere ad un arruolamento su base etnica in ambito provinciale; esso
,traduce‘ in forma colta il nome originale di una cohors, che aveva militato nel comitatus di
Costanzo I. Nell’onomastica reggimentale di tale auxilium dobbiamo riconoscere i classici
Celtae = „Galli abitanti le regioni centrali della Gallia“, che risultavano rari già nel latino
tardorepubblicano e altoimperiale, ma sono menzionati ancora un paio di volte nel corso
del IV secolo d.C.;108 durante l’Alto Impero esistevano molte cohortes Gallorum,109 di cui
due sopravvissero fino al V secolo d.C. 110
Nomi strani insignivano Cornuti (sen.) e Brachiati (sen.),111 che Andreas Alföldi, concentrando quasi tutta la propria attenzione sui primi, ha ingegnosamente identificato con
reggimenti reclutati su base etnica tra i Germani transrenani;112 i due auxilia in realtà
potevano essere due cohortes ausiliarie di Galli e Germani cisrenani, già appartenute al
comitatus di Costanzo I, e rinominate da Costantino a suo piacimento.113 Rileviamo un
analogo e totale oscuramento del nome originario anche tra le legiones comitatenses di Costantino e della sua dinastia: ad esempio, Armigeri Defensores, Armigeri Propugnatores, Ballistarii, Cimbriani, Constantini, Menapii, Neruii, Propugnatores, Regii, Solenses, Tungricani.
Ancora alla metà del I secolo a.C. corna metalliche fregiavano gli elmi dei capi e dei
nobili gallici;114 Costantino dunque rese visibile il primato gerarchico dei Cornuti tra tutti
gli auxilia, riesumando in modo appropriato un ornamento caratteristico e significativo della cultura celtica per un reparto di Galli e di Germani cisrenani. Giovanni Lido dà una
duplice glossa di Bqavia“soi, definendoli a¤qlikkiŁ ceqoi e wekiouoŁqoi;115 liquidando sommariamente i Brachiati a mo’ di corollario per i Cornuti, Alföldi instaura arbitrariamente una
connessione privilegiata tra le armillae e il mondo germanico.116 Ma le armillae erano sia un
ornamento peculiare dei guerrieri gallici,117 sia una decorazione tipica dell’esercito roma-
107
108
109
110
111
112
disfatta degli Eruli in quegli anni rinvio a Kotula [1991] 237––243), o meno probabilmente da Massimiano
Erculio nel 286 d.C. (Hoffmann [1969] 156: Paneg. 10.5.1––2 e 4; 11.7.2).
Not. dign. occ. 5.161.
Caes. Gall. 1.1.1; Liv. 5.34.1; Mel. 3.20; Plin. nat. 4.105 ab eo [scil. flumine Sequana] ad Garumnam Celtica
eademque Lugdunensis; Paneg. 5.3.4; Amm. 15.11.1––2. Contra Hoffmann (1969) 134––135 e 150––151.
Cheesman (1914) 174; Gayet (2006) 83––90.
Not. dign. or. 40.46; occ. 40.41. Cfr. anche occ. 42.28 e 32 cohors I e II Gallica.
Not. dign. occ. 5.158––159.
Alföldi (1959) 169––179; Hoffmann (1969) 132––135. Secondo il mio punto di vista Zos. 2.15.1 jaiØ rtmacacxØm dtmaŁlei| ej se x‹m estvem evxm doqijsgŁsxm baqbaŁqxm jaiØ Ceqlamx“m jaiØ sx“m a kkxm Jeksijx“m e¤Jmx“m
jaiØ sotØ| a¤poØ sg“| BqessamiŁ a| rtmeikecleŁmot| rappresenta il goffo travisamento di una notizia genuina: il
113
114
115
116
117
corpo di spedizione per l’Italia comprendeva anche barbari presi prigionieri, ma si componeva soprattutto
di s o l d a t i r o m a n i, che provenivano dalle tre province renane (CeqlamoiŁ = Germaniciani ), dal resto delle
Gallie (saØ akka JeksijaØ eJmg = Gallicani) e dalla Britannia (oi' a¤poØ sg“| BqessamiŁ a| rtmeikecleŁmoi = Britanniciani). Lib. or. 30.6 o' Cakasx“m e¤p’ atsoØm a¤cacxØm rsqasoŁpedom indicherebbe che Costantino vinse il bellum
Maxentianum guidando „an army of German warriors“, secondo la curiosa interpretazione di Speidel
(1996), 170; però anche durante il IV secolo d.C. l’etnonimo CakaŁsai ha sempre e soltanto un unico e
preciso significato nel greco letterario, cioè Galli!
Ma cfr. Drew-Bear (1977) e Speidel (1996).
Diod. 5.30.2. Amy (1962), tavv. 19 (tropaeum) e 43 figg. 2 a––e (spolia); Sutherland (1974) 73––74 figg. 110 e
112 (tropaea); Duval (1977) 204 fig. 211 (elmo bronzeo „a corna di bue“, rinvenuto nel Tamigi a Londra, e
datato al I secolo a.C.).
Lyd. mag. 1.46.
Alföldi (1959) 175; cosı̀ anche Hoffmann (1969) 134. Ragionando con pari arbitrarietà, si potrebbe istituire
una connessione tra i Brachiati e l’usanza persiana di portare armillae: cfr. Amm. 23.6.84.
Polyb. 2.29.8; Claudio Quadrigario frg. 30 Peter in Gell. 9.13.7; Liv. 24.42.8; Strab. 4.4.5.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
139
KLIO 90 (2008) 1
no,118 e avevano un significato perspicuo in entrambi i codici visuali: fatta eccezione per i
soli Cornuti, i Brachiati possedevano un rango superiore rispetto a tutti gli altri auxilia.119
Se i nostri dati sono completi, Costantino e i suoi figli conoscevano ufficialmente tre
sole categorie di truppe,120 in ordine ascendente i cohortales (la fascia più bassa del servizio militare) e gli alares, poi i ripenses, infine i comitatenses; troviamo lo stesso tipo di reggimenti in ripenses e comitatenses, cioè uexillationes equitum, legiones e auxilia, ma i ripenses comprendevano anche i cunei equitum, che erano superiori alle uexillationes equitum. Giuliano è il
primo a riunire le due classi inferiori di truppe sotto il nome comune di limitanei.121 Quale rapporto esisteva in realtà tra legiones e auxilia di entrambe le categorie nella gerarchia
dell’esercito costantiniano? Se prestiamo fede ai due exercitus praesentales dell’Oriente, e
ammettiamo che i numeri palatini rispecchiassero l’ordinamento gerarchico dei comitatenses
e dei ripenses costantiniani, in ordine discendente abbiamo appunto uexillationes comitatenses
e ripenses, legiones comitatenses e ripenses, auxilia *comitatensia e *ripensia;122 se invece facciamo
riferimento alle liste dei ripenses danubiani, gli auxilia erano superiori alle legiones già ai
tempi dello stesso Costantino.123
Al principio del Giugno 375 d.C. una legge di Valente, regolando i diritti dei ripenses
dislocati in Moesia II e Scythia, riconosceva implicitamente il primo posto nella fanteria agli
auxilia;124 in quell’anno la gerarchia dell’esercito romano già era conforme ai criteri della
Notitia Dignitatum. Questa innovazione può essere sicuramente datata al regno di Valentiniano I, poiché mi sembra il logico corollario per un’altra novità del medesimo imperatore, l’istituzione dei palatini nella primavera 365 d.C.;125 le condizioni privilegiate dell’exercitus praesentalis rispetto ai comitatenses diocesani allora furono sancite sul piano giuridico e
rese esplicite a livello lessicale.
La conseguenza pratica fu che gli auxiliares degli eserciti ducali potevano essere promossi subito ad auxilia palatina, mentre le legiones riparienses attraverso una promozione
diretta accedevano soltanto ai comitatenses. Valentiniano ebbe una speciale cura proprio per
il reclutamento degli auxilia palatina; egli ne aveva almeno cinquantatre,126 di cui diciotto
erano certamente sue creazioni:127 in termini percentuali, grazie a lui il numero degli auxilia palatina in Occidente ebbe un incremento netto del 51,4%.
118
119
120
121
122
123
124
125
126
127
Liv. 10.44.3 e 5; Plin. nat. 7.102 = Gell. 2.11.2; 33.37; CIL II 4461; III 2718 e 5334; V 4365 e 7495; CIL
VI 37045; VIII 1026 e 5209; X 1202 e 3733; XI 390 e 395; AE 1930, 92 e 1939, 81a. Le armillae o weŁkkia
sono decorazioni attestate anche nell’esercito tardoromano del VI secolo d.C.: Procop. BG 3.1.8 e 4.31.9.
La torquis già era l’ornamento tipico dei draconarii e dei tribuni (Amm. 20.4.18 = 31.10.21; 29.5.20); le phalerae
avrebbero suscitato un problema ancora maggiore di perspicuità simbolica e lessicale, poiché l’agg. phaleratus
era abitualmente associato ai cavalli (ad esempio, cfr. Liv. 30.17.13; 43.5.8; 44.14.2; Suet. Claud. 17.3;
Amm. 26.3.5).
Cod. Theod. 7.20.4, 325 d.C., e 12.1.38, 346 d.C.
Cod Theod. 12.1.56, 363 d.C.
Not. dign. or. 5.42––47; 6.42––47; 9.22; occ. 7.3––8. Gli agg. neutri pl. *comitatensia e *ripensia trovano sostegno linguistico in occ. 32.39––41 e 33.46––47 e 49: cfr. Hoffmann (1969) 173.
Not. dign. or. 39.20––27; 40.19––28; 41.21––28; 42.23––29. occ. 32.39––43 e 33.46––50.
Cod. Theod. 7.13.7,2 Giugno 375 d.C.
Cod. Theod. 8.1.10, emanata il 25 Maggio 365 d.C.; validi argomenti a favore della paternità valentinianea
già in Hoffmann (1969) 396––397.
Not. dign. occ. 5.158––196, 205, 208; 7.17; or. 5.57––59; 6.57––59; 9.26––29 e i perduti *Valentinianenses sen.;
la presenza di auxilia palatina, che appartenevano agli eserciti orientali negli ultimi anni di Teodosio I e sotto
la dinastia teodosiana, è giustificata nella n. 227.
Quattordici secondo la ricostruzione di Hoffmann (1969) 165––168; io nutro opinioni differenti anche su
identificazione e natura dei reggimenti valentinianei. Ritengo sicuramente creati da Valentiniano I Defensores
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
140
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Perciò possiamo accettare sicuri l’ordine uexillationes, legiones, auxilia per i comitatenses e i
ripenses al servizio di Costantino e della sua dinastia; ma ciò significa che la valorizzazione
strategica degli auxilia e dei Germani transrenani, normalmente assegnata a Costantino,128
in realtà deve essere datata al regno di Valentiniano I, cioè più di mezzo secolo dopo la
battaglia di Ponte Milvio: l’ultimo parte del mio studio fornirà la dimostrazione puntuale
di tale tesi.
3. Le dimensioni originarie e la composizione dei comitatenses
Per quanto riguarda la forza piena delle singole uexillationes e di ciascun auxilium, seguo
molto volentieri Arnold Hugh Martin Jones, che ha proposto la cifra approssimativa di
cinquecento uomini;129 egli ha stimato in modo molto attendibile anche la consistenza
numerica delle legiones palatinae e comitatenses, cioè mille uomini.130 Il manuale compilatorio
e molto più tardo di Vegezio menziona due modelli di esercito romano, uno di dodicimila
uomini (diecimila fanti e duemila cavalieri), l’altro di ventiquattromila (ventimila fanti e
quattromila cavalieri);131 il modello maggiore può e deve essere preso come punto di
partenza per la storia del comitatus imperiale. Gallieno combatté e vinse gli Alamanni presso Mediolanum schierando soltanto diecimila soldati;132 ma essi erano soltanto una parte
minoritaria del suo comitatus, che verso il 259/260 d.C. comprendeva sicuramente metà
degli equites singulares e dei pretoriani (l’altra metà era al seguito di Valeriano nelle province orientali), insieme a diciassette uexillationes legionarie,133 cioè almeno ventitremila uomini.
L’esercito maggiore di Vegezio aveva le dimensioni di un’armata spettante ad un comes
maior,134 che nel IV secolo d.C. era chiamato magister equitum o magister peditum o magister
equitum et peditum o magister utriusque militiae. Vegezio descrive una proporzione cavalieri : fanti
128
129
130
131
132
133
134
e Vindices (Not. dign. or. 5.57 e 6.57), Raetovarii (or. 5.58) e Bucinobantes (or. 6.58 = Amm. 29.4.7), Angriuarii
[angleuarii mss.] e Falchouarii (or. 5.59 e 6.59 = Amm. 28.5.4), Atecotti (or. 9.29), Gratianenses sen., Bructeri,
Ampsiuarii, Gratianenses iun., Valentinianenses iun., che implicano la distruzione dei *Valentinianenses sen., Raeti e
Sequani, Latini e Sabini, Felices Valentinianenses (occ. 5.181, 187––192, 194––195, 208).
Ad esempio, Hoffmann (1969) 141––155, 160, 163, 170.
Jones (1974) II, 923––924, che tra le testimonianze letterarie omette Amm. 25.7.3 quingenti uiri (v. n. 174), e
24.1.6 cum expeditis mille impositis nauibus Lucillianus comes imperatu principis mittitur Anathan munimentum expugnaturus, dove l’agg. sostantivato expediti è sinonimo letterario di auxiliares; quindi il contingente speciale d’assalto si componeva di due auxilia.
Jones (1974) II, 922. Ma lo studioso inglese erra a considerare tutte le sex legiones di Amm. 18.9.3 quali
„legioni dell’esercito campale“ in senso stretto (ibid., 923); Ammiano là chiama legiones quattro reparti, che
in realtà erano auxilia, e anche altrove denomina cosı̀ due auxilia, gli Iouii e i Victores (25.6.3 e 26.7.15).
L’uso libero e generico di legio, quale sinonimo colto e poetico del termine tecnico numeri, è bene attestato
nella prosa tardoantica: cfr. Aur. Vict. 33.14 e 17; 35.11; 37.3 e 6; 39.42; 42.16; Claudio Mamertino, Paneg
3.11.2 e 24.6; Symm. or. 2.6 e 3.5; Auson. Gratiarum actio 77; Ambr. epist. 24.6; Amm. 17.10.7 e 13.28;
22.3.9; 29.5.9; 31.7.2; Pacato, Paneg. 2.23.4, 30.5, 31.2, 35.3. Sulla forza effettiva di uexillationes, legiones e
auxilia, cfr. anche Coello (1996), passim; Elton (1996), 89––90 e n. 3 (confuso ed erroneo); Nicasie (1998)
67––74 (esaustivo); Tomlin (2000) 169––173 (ciecamente pedissequo nella scia molto dubbia di DuncanJones [1978] 541––560: ma cfr. le obiezioni di Coello [1996] 37––42 e 61).
Veg. mil. 3.1.9––10 e 12.
Zon. 12.24.
Le monete di Gallieno elencano diligentemente le diciassette legioni che fornirono distaccamenti al suo
comitatus: XXX Vlpia, I Mineruia, XXII Primigenia, VIII Augusta, II Italica, III Italica, II Parthica, X Gemina,
XIV Gemina, I Adiutrix, II Adiutrix, IV Flauia, VII Claudia, I Italica, XI Claudia, V Macedonica, XIII Gemina
(RIC V 1.92––97 nrr. 314––369; Christol [1979] 250––254).
Veg. mil. 3.1.10: cfr. 2.9.1.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
141
KLIO 90 (2008) 1
= 1 : 5; in termini percentuali i cavalieri costituiscono il 16,6% della forza totale. Ma nella
Notitia Dignitatum la proporzione cavalieri : fanti varia da quasi 1 : 1 (46,3%) del comes Africae (novemilacinquecento cavalieri e undicimilacinquecento fanti)135 e da 1 : 2 (33,3%) del
magister militum per Orientem (cinquemila cavalieri e diecimila fanti)136 a quasi 1 : 7 (12,7%)
dell’exercitus praesentalis in Italia verso il 420 d.C. (tremilacinquecento cavalieri e ventiquattromila fanti);137 in mezzo ai due estremi della scala abbiamo varie combinazioni, più
precisamente 2 : 5 (28,5%) dei due magistri militum praesentales orientali (l’uno seimila cavalieri e quindicimila fanti, l’altro seimila cavalieri e quattordicimilacinquecento fanti),138
1 : 3 (25%) del magister equitum per Gallias (seimila cavalieri e diciottomila fanti),139 infine
poco meno di 1 : 6 (17,5%) del magister militum per Thracias (tremilacinquecento cavalieri e
ventimila fanti).140
Le diciannove uexillationes comitatenses a disposizione del comes Africae, e le dieci sotto il
comando del magister militum per Orientem, corrispondevano a due situazioni molto particolari sul piano strategico, rispettivamente la condotta bellica dei Mauri e le tradizioni militari dei popoli orientali (soprattutto Persiani, Armeni e Arabi Sceniti); ma le dodici uexillationes palatinae e comitatenses dei due magistri militum praesentales in Oriente e le altrettante
del magister equitum per Gallias rispecchiavano direttamente l’evoluzione decisiva degli equilibri strategici sotto Teodosio I e nei primi anni del V secolo d.C., quando la proporzione
tradizionale cavalieri: fanti fu sensibilmente alterata a favore dei primi. All’altra estremità
della scala la cavalleria degli eserciti tracio e italico corrobora per difetto il dato di Vegezio; infatti entrambi gli eserciti disponevano di tremilacinquecento cavalieri, appena cinquecento soldati in meno rispetto a Vegezio.
Mi sembra legittimo sostenere che Vegezio tramandi due modelli di esercito romano
effettivamente validi e variamente applicati nei lunghi decenni da Costantino a Graziano;
l’epitomatore prescrive un tipo anacronistico di esercito in confronto alla realtà contemporanea, ma il suo anacronismo proviene dal passato recente, cioè dall’età costantiniana. Le
cifre tonde di Vegezio, anche se esprimono una consistenza teorica e piena, sembrano essere ben fondate nella realtà storica; infatti il modello maggiore trova numerosi riscontri.
Nella dura ma trionfale guerra di Galerio Caesar contro i Persiani (297 –– 298 d.C.), l’esercito romano in Armenia maior si componeva di reggimenti danubiani, ed era forte di venticinquemila fanti e cavalieri,141 anche se ignoriamo quale fosse la proporzione tra le due armi;
nella prima guerra civile con Licinio l’esercito di Costantino contava ventimila pedites et
equites, cioè raggiungeva una consistenza di 5/6 rispetto all’esercito-modello di Vegezio.142
135
136
137
138
139
140
141
142
Not. dign. occ. 7.141––151 e 180––198: diciannove uexillationes comitatenses, tre legiones palatinae, un auxilium
palatinum, otto legiones comitatenses.
Not. dign. or. 7.25––34. 36––37. 39––47: dieci uexillationes comitatenses per due auxilia palatina e nove legiones
comitatenses. Ho creduto opportuno escludere sempre dal computo tutti i reggimenti di pseudocomitatenses, che
erano truppe scelte di presidio permanente aggregate ai comitatenses, e avevano il solo compito di garantire
la difesa stabile delle città.
Not. dign. occ. 7.3––33. 35––38. 159––165: sei uexillationes palatinae e una uexillatio comitatensis per otto legiones
palatinae, ventuno o ventidue auxilia palatina e cinque legiones comitatenses.
Not. dign. or. 5.28––32, 34––40, 42––47, 49––66; 6.28––33, 35––40, 42––47, 49––64 e 67: ognuno dodici
uexillationes palatinae e comitatenses per sei legiones palatinae e diciotto l’uno, l’altro diciassette auxilia palatina.
Not. dign. occ. 7.64––88 e 167––178: quattro uexillationes palatinae e otto comitatenses per una legio palatina,
quindici o sedici auxilia palatina e nove legiones comitatenses.
Not. dign. or. 8.25––27, 29––32, 34––53: tre uexillationes palatinae e quattro comitatenses per venti legiones comitatenses.
Eutr. 9.25.1; Ruf(ius) Fest(us) Breviarum 25.2.
Anon. Val. 16.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
142
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Nella campagna estiva del 357 d.C. il magister peditum praesentalis Barbatio comandava
venticinquemila armati, cioè l’intero exercitus praesentalis di Costanzo II;143 poi nella primavera 361 d.C. Giuliano, che allora aveva a sua disposizione un solo esercito diocesano di
comitatenses, cioè l’exercitus Gallicanus, muovendo dalla Gallia contro Costanzo II guidava
ventitremila soldati,144 che devono essere la forza totale dell’exercitus Gallicanus anche nelle
campagne germaniche degli anni 356 –– 360 d.C. Infine negli ultimi anni del IV secolo
d.C. il magister militum per Thracias, per tutelare un fronte ,caldo‘ quanto le Gallie negli anni
Cinquanta, disponeva di tre uexillationes palatinae, quattro uexillationes comitatenses e venti
legiones comitatenses, cioè tremilacinquecento cavalieri e ventimila legionari.145
Almeno la fanteria del modello minore, stabilita in diecimila soldati, trova riscontro
concreto ancora in due eserciti diocesani del V secolo d.C., quando il comes Illyrici comandava dodici auxilia palatina e cinque legiones comitatenses,146 e al comes Hispaniarum spettavano
undici auxilia palatina e cinque legiones comitatenses,147 cioè rispettivamente undicimila e diecimilacinquecento fanti. La locuzione generica di Vegezio minores duces trova una perfetta
corrispondenza in due leggi della dinastia teodosiana, dove le espressioni comites minores e
inferiores designano appunto i generali investiti di comandi autonomi, ma subordinati ai
magistri militum.148
L’esercito di comitatenses vittorioso ad Argentoratum era una parte cospicua dell’exercitus
Gallicanus, forse più della metà, e sembra essere appunto l’adattamento pratico del modello minore: tredicimila soldati,149 poco più di duemila cavalieri e circa undicimila fanti,
cioè i trecentosessanta Scutarii e i Gentiles distaccati da Costanzo II al servizio di Giuliano
Caesar,150 due uexillationes di specialisti (cataphractarii e sagittarii),151 due appartenenti alla
cavalleria leggera d’urto,152 e una quindicina di legioni e auxilia.
Il bellum Maxentianum fu vinto da un’armata costantiniana che equivaleva a un quarto di
tutto l’exercitus (più precisamente, un quarto delle truppe dislocate in Sequania, Germania I
e II, Britanniae, litus Saxonicum, e forse anche nel tractus Armoricanus et Neruicanus), e non
raggiungeva i quarantamila uomini;153 durante il IV secolo d.C. abbiamo due esempi concreti di minores copiae in rapporto a quadraginta milia. Nella guerra civile del 316 d.C. a
Cibalae Licinio schierò trentacinquemila cavalieri e fanti, Costantino soli ventimila;154 nel
351 d.C. l’usurpatore Magnenzio disponeva di trentaseimila soldati per la battaglia di
Mursa contro gli ottantamila del legittimo imperatore Costanzo II, e i due contendenti ne
avrebbero perduti rispettivamente ventiquattromila e addirittura trentamila.155 L’usurpato143
144
145
146
147
148
149
150
151
152
153
154
155
Amm. 16.11.2.
Zos. 3.10.2.
Not. dign. or. 8.25––27, 29––32 e 34––53.
Not. dign. occ. 7.41––57.
Not. dign. occ. 7.119––134.
Veg. mil. 3.1.9; Cod. Theod. 7.11.1––2, 406 e 417 d.C.
Amm. 16.12.2.
Iul. epist. 277 D.
Amm. 16.12.7.
Amm. 16.11.5 missis cuneis tribus equitum expeditorum et fortium; uno dei cunei equitum deve essere identificato
con il distaccamento di trecentosessanta Scutarii e Gentiles. Gli altri due reggimenti di cavalleria scelta devono essere i Cornuti iun. e i Brachiati iun.; infatti l’epigrafe funeraria di Flauius Aemilianus attesta la presenza
temporanea degli equites Cornuti sen. nella provincia microasiatica di Phrygia (v. n. 84).
Paneg. 12.3.3 e 5.1––2.
V. n. 142.
Zon. 13.8.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
143
KLIO 90 (2008) 1
re governava anche Italia e Africa, ma la grande maggioranza delle sue truppe, comitatenses
e ripenses, proveniva appunto da Britannia e Gallie,156 benché egli avesse dovuto affidare a
Decentius Caesar almeno una piccola parte dei comitatenses gallici;157 quindi possiamo legittimamente dedurre che già lo stesso Costantino avesse radunato circa trentaseimila
soldati contro l’esercito di Massenzio.158
Le forze e le perdite di Costanzo II a Mursa mi sembrano cifre palesemente gonfiate,
che molto probabilmente devono essere divise per due; quarantamila soldati e quindicimila morti sono perfettamente compatibili sia con la durezza estrema della battaglia,159
sia con il commento amaro di Eutropio, che farebbe riferimento a ben trentanovemila
caduti in una sola battaglia: Non multo post Magnentius apud Mursam profligatus acie est ac paene
captus. Ingentes Romani imperii uires ea dimicatione consumptae sunt, ad quaelibet bella externa idoneae, quae multum triumphorum possent securitatisque conferre.160
Prendendo ancora il modello maggiore di Vegezio come termine di riferimento numerico, i trentacinquemila soldati di Licinio a Cibalae, cosı̀ come i trentaseimila di Magnenzio a Mursa, e forse anche l’armata di Costantino in Italia, equivalevano a 3/2, i sessantamila di Costantino e i settantacinquemila di Licinio nella seconda guerra civile
rispettivamente a 5/2 e a poco più del triplo, i quarantamila di Costanzo II a 5/3. Ancora
nel 351 d.C. i ripenses renani e britannici diedero un contributo sostanzioso e temporaneo
all’armata di Magnenzio; si può legittimamente sospettare che i ripenses danubiani di Costanzo II abbiano fatto lo stesso su scala minore.161
Il grande e composito esercito che nella primavera 363 d.C. Giuliano radunò per il
bellum Persicum, raggiungeva i sessantacinquemila cavalieri e fanti,162 che sono quasi 11/4
in confronto al modello teorico di Vegezio; questo numero è indirettamente confermato
da Ammiano Marcellino, che attribuisce una forza numerica di trentamila lecti milites all’armata di riserva,163 e la definisce haud multo minor exercitus in confronto alle truppe romane
con Giuliano nella Mesopotamia meridionale,164 ricostruendo fittiziamente le meditazioni
ansiose di Shapur II sulle sorti presenti e future della guerra contro i Romani.165 Giuliano
156
157
158
159
160
161
162
163
164
165
Iul. or. 1.35 A: JaiØ poŁki| pa“ra jaiØ uqotŁqiom pqoŁroijom ' QgŁm{ sx“m e¤moijotŁmsxm utkaŁ jxm e¤neqglxJeŁmsa pqodeŁdoso leØm a¤utŁkajsa paŁmsa soi“ | baqbaŁqoi|, e¤u’ g'la“| deØ e¤nepeŁlpeso paqerjetarleŁmom kalpqx“| soØ rsqaŁsetla.
Un auxilium dei limitanei britannici, gli Abulci, combatté a Mursa per Magnenzio (Zos. 2.51.4), ma sotto la
reggenza di Stilicone ancora presidiava il litus Saxonicum, e soltanto verso il 420 d.C. fu promosso tra gli
pseudocomitatenses e trasferito definitivamente in Gallia (Not. dign. occ. 28.20 numerus Abulcorum = 7.109
Abulci ). Ma cfr. Hoffmann (1969) 185––186.
Cfr. la testimonianza implicita di Amm. 16.12.5.
Se gli eserciti dei tre limites renani e delle Britanniae, cosı̀ come il comitatus, contavano ciascuno ventiquattromila fanti e cavalieri, e dodicimila ognuno presidiavano litus Saxonicum e tractus Armoricanus et Neruicanus,
allora Costantino complessivamente disponeva di centoquarantaquattromila fanti e cavalieri. Un esercito
campale di trentaseimila uomini equivale appunto al 25% di tale cifra; perciò l’affermazione apparentemente sospetta dell’anonimo panegirista, Vix enim quarta parte exercitus [. . .] Alpes transgressus es (Paneg. 12.3.3),
potrebbe tramandare la pura e semplice verità!
Zos. 2.50.4––53, 1.
Eutr. 10.12.1; cfr. Epit(ome) de Caes(aribus) 42.4 In quo bello paene nusquam amplius Romanae consumptae sunt
uires totiusque imperii fortuna pessumdata.
Se osserviamo gli auxiliares registrati in Moesia II e Scythia (Not. dign. or. 39.20––27; 40.19––28), è evidente
l’assenza dei milites *II, *III e *VI Constantiani.
Zos. 3.13.1.
Amm. 23.3.5. Cfr. anche Ioh. Mal. 329 Dindorf: sedicimila o'pki“ sai amdqe| con Procopio e Sebastiano a
Nisibis, altri diecimila a Circesium, cioè ventiseimila uomini.
Amm. 25.7.2.
Amm. 25.7.1––3.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
144
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
disponeva di trentacinquemila cavalieri e fanti, ma aveva con sé anche il dux Osdroenae
Secundinus, che comandava un distaccamento scelto dei suoi limitanei;166 ciò significa che
l’esercito di Giuliano probabilmente comprendeva trentamila comitatenses e cinquemila limitanei.
L’abortito richiamo di truppe dalla Gallia a opera di Costanzo II fornisce un termine
approssimativo di paragone per le proporzioni numeriche (quattro auxilia e lecti ex numeris
aliis trecenteni, circa undicimilacinquecento uomini);167 ma possiamo arrivare ad una valutazione più precisa, se incrociamo i dati numerici di Zosimo e la narrazione ammianea.168
Giuliano divise i ventitremila comitatenses a sua disposizione in tre colonne, un’avanguardia
celere di tremila uomini e due divisioni di diecimila ciascuna; egli guidò l’avanguardia
attraverso le Marcianae siluae e le uiae iunctae Histri fluminis ripis (= parte settentrionale della
Raetia I tra i confini orientali della Maxima Sequanorum e la foce del fiume Iller, poi tratto
danubiano della Raetia II ), mentre il magister equitum Iouinus avanzava per itinera Italiae nota
(= Alpes Cottiae, Liguria et Aemilia, Venetia et Histria), e il magister equitum praesentalis Neuitta attraversava i mediterranea Raetiarum. Raggiunto il punto adatto all’imbarco fluviale delle
truppe galliche (Lauriacum?), Giuliano si ricongiunse a Neuitta, cui poi affidò il compito
cruciale di difendere le Succorum angustiae; la colonna di Iouinus, dopo avere attraversato
l’Italia settentrionale, avanzava per Alpes (= Alpes Iuliae), ed era già entrata nel Noricum
Mediterraneum, quando fu costretta a ritornare in Italia per la rivolta legittimista di Aquileia.
Annunciata la morte repentina di Costanzo II, Giuliano fu seguito da cuncti quos duxerat, cioè la sua avanguardia e la divisione di Neuitta, prima a Costantinopoli, poi ad Antiochia; quindi egli aveva con sé una forza totale di tredicimila comitatenses distaccati dall’exercitus Gallicanus. Tale cifra sembra trovare una conferma indiretta; dopo avere ricoperto il
magisterium equitum per Illyricum per pochi mesi,169 Iouinus fu nominato magister equitum et
peditum per Gallias (molto probabilmente nell’inverno 362 d.C.), e disponeva di tredicimila
uomini, cioè i diecimila soldati della sua colonna e tremila auxiliares restati in Gallia o
arruolati proprio allora.170
166
167
168
169
170
Amm. 24.1.2. Secundinus guidava sicuramente i legionari del suo ducatus, cioè la IV Parthica di Circesium
(Not. dign. or. 35.24), dove Giuliano aveva fatto l’ultima tappa su suolo romano prima di invadere il territorio persiano (Amm. 23.5.1––2 e 4; Zos. 3.12.3 e 13.1); forse il dux Osdroenae comandava anche due o tre
dei cinque distaccamenti legionari, che in età teodosiana erano pseudocomitatenses, ma potevano ancora essere
limitanei nel 363 d.C.: I e II Armeniaca, I Italica, IV Italica, VI Parthica (or. 7.49––50 e 53––55). La partecipazione della I Armeniaca alla campagna persiana è sicuramente attestata grazie al suo uicarius Eutychianus
(Ioh. Mal. 332 Dindorf); i limitanei costituivano certamente una parte della fanteria, ciò risulta implicito in
Amm. 24.6.9 Hinc imperator cateruis peditum i n f i r m i s medium inter acies spatium secundum Homericam dispositionem
praestituit.
Amm. 20.4.2. Trecento uomini rappresentavano il 60% di una uexillatio e di un auxilium, ma soltanto il
30% di una legione; applicando una percentuale media del 45% a ventunomila cavalieri e fanti, abbiamo
circa novemilacinquecento uomini, più i duemila fanti dei quattro auxilia interi.
Zos. 3.10.2; Amm. 21.8.2––3, 9.2, 10.2, 12.2; 22.2.2 e 9.2.
Amm. 21.12.2 e 22.3.1.
L’exercitus Gallicanus nel 354 d.C., durante le campagne alamanniche del magister peditum praesentalis Silvano,
possedeva almeno ottomila auxiliares (Amm. 16.2.4), cioè sedici auxilia *comitatensia; Giuliano ne arruolò
certamente altri sei (Not. dign. occ. 5.178––180 e 182––183; or. 9.28). Grati e Augustei possono essere stati
creati da Giuliano Caesar tra il 357 e il 359 d.C. (v. n. 274), mentre Felices sen. e iun. con Inuicti sen. e iun.
potrebbero risalire al tardo inverno 360––primavera 361 d.C. (preparazione della guerra civile), ovvero al
breve regno di Giuliano quale unico Augustus, più precisamente al lungo allestimento del bellum Persicum
nell’inverno 362-inverno 363 d.C. Ma cfr. Hoffmann (1969) 159.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
145
KLIO 90 (2008) 1
Le cifre divergenti di Libanio e di Zosimo = Eunapio sull’armata di riserva, ventimila
uomini,171 ovvero diciottomila,172 possono equivalere in realtà alla sola consistenza dei
comitatenses orientali affidati a Procopio e Sebastiano; nel 359 d.C. la pars maior di una
uexillatio comitatensis, due legiones comitatenses e quattro auxilia *comitatensia erano stati annientati nell’assedio di Amida, ma nel biennio 360 –– 361 d.C. Costanzo II effettuò grandi
arruolamenti di truppe, soprattutto di legiones, ma anche di turmae equestres.173 Rispetto ai
trentamila lecti milites di Ammiano, i ventimila soldati di Libanio e i diciottomila di Zosimo sono giustificazioni implicite e preventive della fallimentare strategia che Giuliano
applicò temerariamente nella guerra persiana, lasciando totalmente inattiva quasi metà dei
comitatenses mobilitati.
Ammiano nel corso dei preparativi per la grande spedizione, nei combattimenti fino
all’offerta persiana di pace e durante la marcia di Gioviano su suolo romano, menziona
esplicitamente soltanto nove reparti, più precisamente quattro dell’exercitus praesentalis
(due legioni e due auxilia, Iouiani e Herculiani, Iouii e Victores), tre dell’exercitus Gallicanus
(tre auxilia, Celtae e Petulantes, Heruli) e due che allora potevano appartenere ai comitatenses
orientali (una uexillatio comitatensis e una legione, equites Tertiodalmatae o III Dalmatae e Tzanni );174 inoltre lo storiografo attesta la presenza anonima di altre otto uexillationes.175 Mi
sembra legittimo dedurre dall’insieme dei dati raccolti che Giuliano ebbe con sé in Mesopotamia meridionale dodicimila uomini dell’exercitus praesentalis (comprese tutte le scholae
palatinae), tredicimila comitatenses delle Gallie e cinquemila orientali; diciottomila comitatenses
diocesani dell’Oriente romano e dodicimila uomini dell’exercitus praesentalis restarono agli
ordini di Sebastiano e di Procopio nella Mesopotamia settentrionale.
Attraverso la lettura scrupolosa della Notitia Dignitatum possiamo ricostruire il comitatus
di Costantino nella guerra civile del 316 d.C.: due scholae palatinae (schola I e II Scutariorum),
sei uexillationes comitatenses (Comites, equites Promoti, equites Brachiati, equites Cornuti, equites
Bataui, un reggimento di equites Dalmatae), dieci legiones comitatenses (Lanciarii e Mattiarii,
Iouiani e Herculiani, Diuitenses e Tungricani, Neruii e Menapii, Armigeri Propugnatores e Armigeri
Defensores) e quattordici auxilia *comitatensia (Cornuti, Brachiati, Petulantes, Celtae, Heruli, Bataui, Mattiaci, Ascarii, Iouii, Victores, Sagittarii Neruii, Leones, Exculcatores, Sagittarii Tungri ),176
cioè ventunomila cavalieri e fanti, che corrispondono approssimativamente ai ventimila
pedites et equites di Costantino a Cibalae contro i trentacinquemila uomini di Licinio.
La nascita delle scholae palatinae rappresenta un problema spinoso e controverso;177 da
un lato Diocleziano p u ò avere creato entrambe le scholae Scutariorum, dall’altro sotto il suo
regno gli Scutarii sembrano estranei ai comitatus dei due Augusti. L’abituale presenza degli
171
172
173
174
175
176
177
Lib. or. 18.214.
Zos. 3.12.5.
Amm. 18.9.3––4; 20.8.1 e 21.6.6.
Amm. 22.12.6; 24.4.23; 25.1.7 (= Not. dign. or. 7.27), 1.19 (= Or. 8.49), 6.3, 10.9 (cfr. 23.5.25 numeri
Gallicani e 25.4.13 militem Gallicanum). Zos. 3.22.2 aggiunge Lanciarii e Mattiarii (nominati anche in Ioh. Mal.
330 Dindorf); inoltre gli Ascarii sen. e iun. molto probabilmente sono menzionati per via di allusione in
Amm. 25.6.13––14, 7.3, 8.1: mixti cum Germanis arctois Galli, quingenti uiri, Germani (quingenti uiri = un auxilium
intero o una metà ciascuno di due auxilia).
Amm. 24.3.1; 25.1.8––9.
Not. dign. or. 5.28, 42, 46, 49, 53; 6.28 e 42; 7.41 e 44; occ. 5.145––148, 158––164, 166, 168, 170––171,
173––174, 224, 228; 6.43––45 e 47––48; 7.17.
Ad esempio, Jones (1974) I, 83––84, attribuisce a Diocleziano la creazione e l’uso personale non soltanto
di una schola Scutariorum, ma anche della schola Gentilium; Hoffmann (1969) 281––285, riconduce tutte le
scholae palatinae a Costantino (cosı̀ anche Frank [1969] 47––49).
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
146
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Scutarii nel comitatus di Galerio Caesar trova riscontro diretto nei bassorilievi di Salonicco,
e indiretto in Lattanzio, che descrive con tono polemico e tendenzioso la brillante militia
di Massimino Daia, appunto nipote di Galerio, prima di essere nominato nuovo Caesar
dell’Oriente: Daia uero sublatus nuper a pecoribus et silvis, statim Scutarius, continuo protector, mox
tribunus.178 Mi sembra molto probabile che le scholae palatinae siano nate per opera di Diocleziano come Guardia Imperiale dei soli Caesares, il cui comitatus comprendeva anche I e
II schola Scutariorum.
Oggi prevale l’identificazione di Comites ed equites Promoti rispettivamente con gli equites
singulares Augusti e gli equites praetoriani;179 la derivazione dei Comites dagli equites singulares
Augusti mi pare plausibile, ma io credo ugualmente probabile che gli equites Promoti dello
stesso Diocleziano o di Massimiano Erculio fossero in origine il distaccamento equestre
della II Parthica.180 Gli equites Dalmatae al seguito di Costantino potrebbero essere identificati con uno dei reparti denominati equites Dalmatae Diuitenses (l’altro agli ordini di Crispo
Caesar in Gallia dal 318 d.C.?), poi trasformati in cunei equitum e dislocati in Dacia Ripensis;181 anche altre unità di equites portano nomi legionari: abbiamo due cunei equitum Solensium,182 poi il cuneus equitum Dalmatarum Fortensium,183 il cuneus equitum Secundorum Italicianorum,184 il cuneus equitum Fortensium.185
Gli appellativi Diuitenses, Solenses, Secundani Italiciani e Fortenses possono indicare l’associazione tattica delle uexillationes con le omonime legioni, o avere un significato semplicemente onorifico, comparando i reggimenti equestri a famose legioni del comitatus o dei
comitatenses; ciò accade talvolta agli auxilia, tra i quali troviamo i Fortenses auxiliarii,186 l’auxilium Martensium,187 il numerus Fortensium e i milites Tungricani,188 gli auxilia Fortensia,189 un
numerus Solensium,190 due reparti di Pacenses,191 due milites Martenses.192
178
179
180
181
182
183
184
185
186
187
188
189
190
191
192
Lact. mort. pers. 19.6.
Speidel (1987) 375––379. Per quanto riguarda gli equites Promoti, in tale senso già Ritterling (1903) 348 n. 1;
dubitanter Hoffmann (1969) 246, che inoltre ha una differente opinione sull’origine dei Comites (ibid.,
244––245: „aus freien Barbaren rekrutiert [. . .] aus freigeborenen Barbaren gebildet“.
Nel 286 d.C. un distaccamento della II Parthica apparteneva sicuramente al comitatus di Massimiano Erculio,
visto che poi esso figura agli ordini dell’usurpatore Carausio (RIC V 2.468 nrr. 60––65 e 487 nrr.
269––271: in tale senso già Ritterling [1925] 1362); non sappiamo quando il grosso della II Parthica sia stato
trasferito nella guarnigione provinciale della Mesopotamia (Not. dign. or. 36.30), ma gli equites Promoti della II
Parthica risultano assenti nell’esercito mesopotamico (or. 36.23––24 equites Promoti indigenae è appunto un’integrazione congetturale di Seeck).
CIL V 7000––7001 e 7012 = Not. dign. or. 42.14 e 16.
Not. dign. or. 39.13; 40.12.
Not. dign. or. 42.13; cfr. CIL V 5823 equites Dalmatae Fortenses.
Not. dign. occ. 32.27 [Italicianorum Secundarum mss.].
Not. dign. occ. 33.28. Ma cfr. Hoffmann (1969) 176––177 e 234––235.
Not. dign. or. 7.51 (un’unità di pseudocomitatenses proveniente dai limitanei): ma cfr. Hoffmann (1969) 234.
Not. dign. or. 42.26 [Mariensium mss.].
Not. dign. occ. 28.13––14
Not. dign. occ. 33.49: v. n. 186.
Not. dign. occ. 40.28.
Not. dign. occ. 40.29; 41.15.
Not. dign. occ. 5.265 (pseudocomitatenses promossi dai limitanei) = 37.19; 41.19. Ma cfr. Hoffmann (1969)
333––358: questi reparti sarebbero „Abspaltungen“ di numeri comitatenses trasformate in „Grenzformationen“
dei limitanei!
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
147
KLIO 90 (2008) 1
Sotto il regno di Diocleziano le cohortes praetoriae seguivano sicuramente i due Augusti,193
e forse anche i due Caesares, benché sia impossibile stabilire come esse fossero effettivamente ripartite tra i due imperatori, ovvero tra tutti e quattro i Tetrarchi; poi nella tarda
estate 306 d.C. Galerio, diventato Augustus senior dopo la morte di Costanzo I, ordinò lo
scioglimento dei pretoriani dislocati a Roma, provocandone la rivolta, che portò all’acclamazione imperatoria di Massenzio.194
Se le cohortes praetoriae militavano anche nei comitatus dei Caesares Costanzo I e Galerio,
allora gli Armigeri Propugnatores sen. e gli Armigeri Defensores sen.,195 che esibiscono un’onomastica singolare nell’ambito delle legiones palatinae e comitatenses, potrebbero essere identificati appunto con i fanti pretoriani già al servizio di Costanzo I (due cohortes praetoriae
intere ovvero un contingente pari a due cohortes, ma tratto da tutte le dieci cohortes praetoriae), e poi ereditati da Costantino con il resto del comitatus paterno; nel 312 d.C. Costantino, disciolte le cohortes praetoriae,196 li riorganizzò pragmaticamente come legioni leggere,
che ricevettero un nome allusivo alle precedenti mansioni degli ex-pretoriani (Armigeri ).197
Lanciarii e Mattiarii in origine dovevano essere due reparti speciali, che riunivano i migliori legionari del comitatus, ed erano inferiori unicamente alle cohortes praetoriae;198 entrambi meritano un breve approfondimento. Il nome stesso dei Lanciarii dichiara in modo
palmare l’armamento offensivo che li caratterizzava rispetto agli altri legionari del comitatus; già nel I secolo d.C. la lancea o koŁcvg, sinonimo della parola classica hasta o d oŁ q t,
equipaggiava i pedites singulares dei generali romani.199 Nell’ambito delle legioni i lanciarii
sono attestati su base epigrafica a partire dalla dinastia severiana; 200 ma secondo le fonti
193
194
195
196
197
198
199
200
Lact. mort. pers. 12.5. Questa testimonianza trova riscontro puntuale in CIL VIII 21021: Aurelius Vincentius, miles cohortis III praetoriae e ciuis Thrax, morı̀ in Africa settentrionale al seguito di Massimiano Erculio
(cfr. CIL V 893: un soldato della XI Claudia morto nel corso della medesima spedizione). Il defunto aveva
prestato servizio nella XI Claudia, che deve essere identificata con un distaccamento legionario del comitatus
(in tale senso già Ritterling [1925] 1700): cfr. le analoghe carriere di Martino (CIL VI 32943: I Mineruia, XI
Claudia, Lanciarii, praetorium), Valerius Tertius (CIL VI 2759: legio Moesiaca = I Italica o IV Flavia o VII
Claudia, Lanciarii, cohors X praetoria) e Valerius Ursianus (CIL VI 37207: X Gemina, cohors IIII praetoria).
Lact. mort. pers. 26.3. Aur. Vict. 39.47 è confutato in maniera decisiva dal diploma di un veterano italico;
esso prova che il 7 Gennaio 306 d.C. ancora esistevano tutte le dieci cohortes praetoriae: AE 1961, 240 =
RMD I 78 in coh(ortibus) pr(aetoriis) Augg(ustorum) et Caess(arum) dec(em) I II III IIII V VI VII VIII VIIII X
(cfr. anche CIL XVI 156: 7 Gennaio 298).
Not. dign. occ. 5.151 e 227.
Aur. Vict. 40.25.
Cfr. il cenno cursorio di Speidel (1987) 378 e tav. IX, fig. 1.
V. n. 193; cfr. inoltre la carriera di Valerius Thiumpus (CIL III.6194: XI Claudia, Lanciarii, protector, praefectus
II Herculiae).
I legionari scelti, che avevano il compito di scortare Vespasiano e Tito, erano equipaggiati con koŁcvai, e
sono chiamati appunto kocvouoŁqoi (Ios. bell. Iud. 3.95 e 120; 5.47; 6.262); inoltre la koŁcvg è l’arma abituale
degli alares equites in Arr. takt. 4.7 e 9. La traduzione vulgata di lancea con „Wurfspeer“ o „javelin“ rappresenta un goffo fraintendimento, poiché tale arma, come dichiara esplicitamente Arriano, poteva essere adoperata ei¤ | a¤luoŁseqa [. . .] jaiØ a¤ jomsiŁ rai lajqoŁJem, o'poŁse sotŁsot deŁoi, jaiØ e¤cctØJem e¤j veiqoØ| a¤polaŁverJai; il
secondo uso è attestato più volte nelle fonti letterarie: ad esempio, Aulus Hirtius, Commentarium de bello
Gallico 8.48:5; Liv. 22.6.4; Tac. Germ. 6.1. Cfr. anche AE 1998, 839a = Tomlin (1998) 55 e n. 84, 60––62.
Balty (1987) 221––224 e (1988), 99 e 101 (si tratta della II Parthica). Il bassorilievo funerario di un lanciarius
(Balty [1988] 101 e tav. 14.2; Balty/Van Rengen [1993] 26 e tav. 5 = AE 1993, 1575) in realtà potrebbe
riprodurre non „five javelins“ (quattro sul cippo di un altro lanciarius: Balty/Van Rengen [1993] 25 e tav. 4
= AE 1993, 1574), ma piuttosto altrettanti martiobarbuli, detti anche plumbatae (Veg. mil. 1.17.1 e 3.14.10);
infatti essi sono rappresentati anche sul monumento funebre di un semplice miles, che niente autorizza a
identificare automaticamente con un lanciarius, come fanno Balty/Van Rengen (1993) 24 e tav. 3 = AE
1993, 1573. Forse già nel II secolo d.C. ogni legionario portava appunto cinque martiobarbuli (Veg. mil.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
148
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
letterarie essi esistevano già ai tempi di Adriano e degli Antonini.201 Soltanto nove legiones
palatinae, comitatenses e pseudocomitatenses di Lanciarii, compresi i Lanciarii dioclezianei, risultano registrate nella Notitia Dignitatum;202 le sole legioni di Settimio Severo avrebbero dovuto generare trentatre distaccamenti di Lanciarii, e l’enorme disparità tra le due cifre
prova indirettamente la natura scelta dei lanciarii.
Per quanto riguarda i Mattiarii, la prima attestazione del *mattium o *mattia (> ital. mazza), la versione tardoantica della mazza ferrata, risale alla decisiva battaglia di Emesa tra
Aureliano e i Palmireni, quando la cavalleria corazzata dell’esercito palmireno fu travolta
anche grazie all’insolito armamento dei legionari palestinesi, joqtŁmai jaiØ q'oŁpaka;203 narrando la vittoria costantiniana di Augusta Taurinorum, il retore gallico Nazario descrive
sommariamento l’aspetto e gli effetti della nuova arma, ma la chiama con il nome letterario di claua.204 Il panegirista purtroppo non specifica la natura pedestre o equestre dell’episodio tattico (l’annientamento dei clibanarii massenziani); quindi non possiamo stabilire
con assoluta certezza se in quell’occasione Costantino guidasse i Mattiarii (come io credo
probabile), o avesse eccezionalmente armato i suoi cavalieri con il *mattium o *mattia.
Al principio del V secolo d.C. I Iouia e II Herculia, cosı̀ come V Iouia e VI Herculia,
conservavano un numero di distaccamenti perfettamente compatibile con la presenza simultanea e stabile di Iouiani e di Herculiani nel comitatus di ogni Tetrarca;205 le legioni di
Scythia generarono due coppie di Ioviani e Herculiani per Diocleziano e Massimiano,206 e la
guarnigione legionaria della Pannonia II fece lo stesso per Costanzo I e Galerio. Il primato
gerarchico di Iouiani sen. e Herculiani sen. rispetto a Diuitenses sen. e Tungricani sen., che già
nel 312 d.C. facevano parte del comitatus costantiniano,207 prova con assoluta sicurezza la
loro presenza già al seguito di Costanzo I; la medesima deduzione ovviamente vale anche
per Lanciarii sen. e Mattiarii sen., che erano superiori a Iouiani sen. e Herculiani sen.
201
202
203
204
205
206
207
1.17.3 e 2.15.4), e nell’ambito della legione proprio i lanciarii, in quanto equipaggiati con un’arma da urto al
posto del tradizionale pilum, dovevano avere speciale familiarità con le plumbatae. Ritengo dunque la corrente classificazione dei lanciarii come „light infantry“ (Speidel [1992] 14––20: ad esempio, cosı̀ anche Nicasie
[1998] 190––191) un errore madornale, ma molto istruttivo sull’eccessiva disinvoltura di molti studiosi, che
avanzano o recepiscono congetture fragilissime trascurando dettagli fondamentali (v. anche n. 84).
Arr. Ekt(axis kata Alanoon) 16 e 18; Lukian. Alexander siue Pseudopropheta 55 (entrambi gli autori fanno riferimento ai legionari di Cappadocia). In questi passi i jomsouoŁqoi sono i lanciarii; pertanto i kocvouoŁqoi devono
essere i legionari armati con il tradizionale pilum (cfr. Bosworth [1977] 238––245). Giova ricordare che il
greco letterario n o n conosce una traduzione costante e precisa di pilum; ad esempio, Polibio e Plutarco
usano t'rroŁ|, Flavio Giuseppe preferisce ntrsoŁm, Cassio Dione adopera doŁqt e a¤joŁmsiom, Giulio Africano
impiega a¤joŁmsiom. Il fatto che koŁcvg e kocvouoŁqoi, cosı̀ come jomsoŁ| e jomsouoŁqoi, assumano differenti
accezioni negli opuscoli militari di Arriano, dipende unicamente dall’elasticità linguistica, con cui gli autori
greci traducono i nomi tecnici delle armi romane; Giulio Africano addirittura dà due traduzioni di lancea,
cioè doŁqt e jomsoŁ|.
Not. dign. or. 5.42; 6.47; 8.44; 9.36 e 38; occ. 5.152, 239, 259––260. Cfr. anche P. Panop. B. 2, rr.
259––260 e 285––286 (kacviaŁqioi della II Traiana), 301 (kacviaŁqioi della III Diocletiana).
Zos. 1.52.4 e 53.2.
Nazario, Paneg. 4.24.3. Ma cfr. Hoffmann (1969) 218: Mattiarii < matara o mataris.
Not. dign. or. 39.29––35; occ. 32.44––48.
Per gli Iouiani = I Iouia al seguito di Diocleziano abbiamo una prova diretta nell’epigrafe di Aurelius Gaius
(Drew-Bear [1981] 93––141 = AE 1981, 777 = SEG XXXI.1981.1116); un distaccamento della II Herculia
apparteneva sicuramente al comitatus di Massimiano Erculio durante le sue campagne in Africa settentrionale
(CIL VIII 8440; cfr. anche VI 37102). In tale senso già Ritterling (1925) 1352––1353, 1358, 1407,
1467––1468. Contra Hoffmann (1969) 215––218; Tomlin (2000), 161.
Per la sicura partecipazione dei Divitenses (sen.) al bellum Maxentianum, v. n. 213.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
149
KLIO 90 (2008) 1
Cosı̀ come l’insieme dell’esercito che combatté il bellum Maxentianum, il grosso dei distaccamenti legionari nel comitatus costantiniano, e il nucleo originario delle legiones comitatenses, proveniva soprattutto dalle legioni danubiane e renane, ma anche dalle province
galliche e forse dagli eserciti provinciali della Britannia; ma il contributo dei reggimenti
britannici è molto meno perspicuo. Le legioni danubiane ebbero un’importanza strategica
e ricoprirono un ruolo determinante da Settimio Severo a Costantino; quattro o cinque
anni prima che Costantino nascesse, più precisamente nel 271 d.C., Aureliano aveva sbaragliato i Palmyreni presso Emesa, e il nerbo del suo esercito, oltre agli equites Dalmatae,
erano appunto i legionari mesici, pannonici, norici e retici.208
Su novantaquattro legiones palatinae e comitatenses esistenti nel V secolo d.C.,209 ben ventidue, cioè poco più del 23%, erano le unità sicuramente derivate dalle legioni delle province danubiane. Il nome reggimentale di quattordici legiones palatinae e comitatenses esibisce, per cosı̀ dire, la ,discendenza diretta‘ da tredici legioni, che sotto il regno di
Diocleziano presidiavano Raetia, Noricum Ripariense, Pannonia superior, Valeria, Pannonia inferior, Moesia superior, Dacia e Moesia inferior;210 l’appellativo di altre otto rinvia genericamente
a una provincia, ovvero a una città o una fortezza dell’Illyricum e del basso Danubio.211
Ma riscontriamo anche la robusta presenza di diciannove legiones palatinae e comitatenses,
cioè leggermente più del 21%, dotate di un nome che evocava puntualmente una delle
legioni stanziate sul Reno o in Gallia ovvero una specifica ciuitas (tribù gallica), o in modo
generico le Gallie ovvero una provincia renana.212
La provenienza geografica ovvero il semplice nome di un reggimento legionario non
sempre aiuta a identificare la legione-madre. Ad esempio, i Diuitenses sen. e i Diuitenses
Gallicani in tempi diversi presidiarono la fortezza di Diuitia (Deutz), posta davanti a Colonia Agrippina (Köln) sulla riva destra del Reno inferiore; ma gli uni in origine erano un
distaccamento della II Italica dal Noricum Ripense,213 la legione-madre degli altri potrebbe
essere stata la XXII Primigenia della Germania I, o un’altra legione renana, se i Diuitenses
iun. furono formati proprio con il reparto transrenano della XXII Primigenia.214
I Solenses sen., che compaiono tra le legiones comitatenses della Tracia,215 potevano essere un
singolo distaccamento della III Gallica o della I Illyricorum, ovvero un distaccamento misto
di entrambe; l’una già nel 69 d.C. aveva un legame speciale con il dio Sole, e in età severiana
208
209
210
211
212
213
214
215
Zos. 1.52.3. Il comitatus di Diocleziano comprendeva distaccamenti delle legioni mesiche: P. Oxy. 1.43 R,
col. 2.22 (XI Claudia); col. 5.13 (IV Flauia), 23 e 26––27 (VII Claudia); AE 1987, 964 (XI Claudia, VII
Claudia, I Italica, IV Flauia). Inoltre v. nn. 193 e 198. In un caso è attestata la presenza della V Macedonica:
P. Oxy. 41.2950. Cfr. anche Ritterling (1925) 1359––1360.
Not. dign. or. 5.42––47; 6.42––47; 7.39––47; 8.34––53; 9.22 e 31––38; Occ. 5.145––156 e 224––255.
Not. dign. or. 5.43––44 Iouiani iun. e Herculiani iun.; 6.45––46 Primani e Vndecimani; 7.39 e 42 V Macedonica e
X Gemina; 8.38––39 Tertiodecimani e Quartodecimani; 9.35 Secundani; occ. 5.145––146 Iouiani sen. e Herculiani sen.;
234––235 e 237 Vndecimani, Secundani Italiciani e Tertia Italica.
Not. dign. or. 6.43––44 Daci e Scythae; 8.45––46 e 48 Constantini Dafnenses e Balistarii Dafnenses (= Constantiniana Daphne, fortezza sita in barbarico, ma pertinente all’esercito provinciale della Moesia II ), Pannoniciani
iuniores; occ. 5.149––150 e 152 Pannoniciani seniores, Moesiaci seniores e Lanciarii Sauarienses (= Sauaria, una delle
principali città in Pannonia I ).
Not. dign. or. 5.46 Neruii; 7.44 I Flauia Constantia; 8.35 Menapii hiun.i, 43 Diuitenses Gallicani, 50 Solenses
Gallicani; 9.34 e 37 Germaniciani sen. e Mineruii; occ. 5.148 Tungricani sen., 153 Octauani, 224 Menapii sen., 231
Vesontes, 236 Germaniciani iun., 239 Lanciarii Gallicani Honoriani, 245––247 Cortoriacenses, Geminiacenses e Honoriani Felices Gallicani, 249––251 I Flauia Pacis, II Flauia Virtutis e III Flauia Salutis.
CIL VI 3637 e XI.4787; AE 1982, 258.
CIL XIII 8502.
Not. dign. or. 8.34 e 32.30––31.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
150
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
presidiava Emesa (Homs), rinomata sede di un culto solare,216 l’altra era stanziata a Palmyra, città ugualmente famosa per l’adorazione del Sole.217 Ma l’origine orientale dei Solenses
sen., che prima di Teodosio I molto probabilmente appartenevano ai comitatenses diocesani
dell’Oriente, ed erano abbinati ai Martenses sen.,218 non impedı̀ l’omonimia con una legio comitatensis proveniente dagli eserciti renani o dalle province galliche, i Solenses Gallicani,219 né la
nascita di auxilium omonimo, il numerus Solensium, dislocato tra i limitanei britannici.220
Un altro esempio è offerto da una legio palatina dell’esercito orientale, i Fortenses;221
prima di essere inglobati nei comitatenses costantiniani, essi originariamente erano un distaccamento scelto della II Traiana Fortis al seguito di Diocleziano e Galerio, e poi nel
comitatus di Licinio. Però conosciamo almeno due legiones comitatenses che portavano ,abusivamente‘ il medesimo nome, una dislocata in Africa settentrionale, anche loro Fortenses,222
l’altra distrutta ad Amida e probabilmente derivata dalla X Gemina, i Decimani Fortenses;223
la X Gemina, nel V secolo d.C. ancora a disposizione del dux Pannoniae I et Norici Ripensis,
deve avere fornito parecchi distaccamenti ai comitatenses, visto che la sua presenza nell’esercito ducale è circoscritta al distaccamento centrale di Vindobona e a uno misto di liburnarii con la XIV Gemina ad Arrabona.224
4. L’evoluzione ulteriore dell’esercito costantiniano
La stratificazione uniforme e apparentemente uguale delle varie fasi, che i comitatenses di
Costantino attraversarono sotto i suoi discendenti e la dinastia valentinianea, rende difficile
la ricostruzione scientifica della res militaris durante l’età costantiniana in senso lato. L’ecatombe civile di Mursa e il lungo salasso della guerra persiana, la terribile disfatta di Adrianopoli, i rinforzi occidentali di Graziano per Teodosio I, le due principali sconfitte dell’exercitus Illyricianus nella guerra gotica, ma anche la sanguinosissima disfatta dello stesso Teodosio
per mano di Fritigernus e dei Goti nell’angolo nordorientale della Macedonia (primavera
380 d.C.), cosı̀ come le pesantissime perdite delle truppe occidentali nelle guerre civili dello
stesso Teodosio (388 e 394 d.C.), hanno mutato sensibilmente gli elenchi dei palatini e dei
comitatenses, rimescolando molte carte e facendone sparire alcune. L’esempio concreto e specifico dell’exercitus Illyricianus è utile ad evidenziare l’insieme dei problemi in un colpo solo.
Tre epigrafi ufficiali, due incise nel 371 e una nel 372 d.C., attribuiscono la legione I
Martiorum alle truppe diocesane del magister utriusque militiae Equitius, che comandava
l’exercitus Illyricianus di Valentiniano I;225 ma poi questo reggimento ricompare nella Notitia
Dignitatum Orientis, più precisamente tra le legiones comitatenses del magister militum per Illyricum,226 che a partire dal 387/388 d.C. esercitò la sua autorità sulle due dioeceses orientali
dell’Illyricum annesse alla giurisdizione di Costantinopoli, cioè Dacia e Macedonia. Su un
216
217
218
219
220
221
222
223
224
225
226
Tac. hist. 3.24.1; Herodian. 5.3.9.
AE 1987, 964 attesta che un distaccamento della I Illyricorum militava nel comitatus di Diocleziano.
Not. dign. or. 7.40 e 37.22 legio IV Martia. Ma cfr. Hoffmann (1969) 173––176; Tomlin (2000) 161.
Not. dign. or. 8.50.
V. n. 190.
Not. dign. or. 5.45.
Not. dign. occ. 5.255 = 7.152.
Amm. 18.9.3 Tricensimani Decimanique Fortenses; la congettura di Lindenbrog Fretenses è molto ingegnosa, ma
mi pare superflua (contra Hoffmann [1969] 232––233).
Not. dign. occ. 34.25 e 27.
CIL III 3653 = ILS 775 e AE 2000, 1223 (371); RIU III 804 (372).
Not. dign. or. 9.32.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
151
KLIO 90 (2008) 1
totale di diciassette reggimenti palatini e comitatenses, che verso la fine del IV secolo d.C.
figurano sub dispositione uiri illustris magistri militum per Illyricum nell’ambito dell’esercito teodosiano, i nomi di quindici sono perfettamente compatibili con il recentissimo trasferimento di reggimenti occidentali nell’esercito orientale a opera di Teodosio nell’estate
391 d.C.,227 e sei legiones comitatenses possono avere fatto parte dell’exercitus Illyricianus sotto
il comando di Equitius;228 io individuo almeno una coppia di auxilia palatina e una di
legiones comitatenses separate appunto nel 391 d.C..229
Per giungere ai comitatenses costantiniani, dobbiamo riconoscere la paternità dei singoli
strati, che si sovrappongono nelle tre specialità dei palatini e nelle due dei comitatenses; i
sedimenti valentinianei affiorano subito sotto la superficie dell’età onoriana, e rappresentano il gruppo più consistente di reggimenti dopo quelli costantiniani. Se la mia ricostruzione sulla base della Notitia Dignitatum è corretta, sotto Valentiniano I e Valente gli exercitus
praesentales dell’Oriente e dell’Occidente avevano la stessa struttura: circa una quarantina di
reggimenti palatini, cioè otto uexillationes,230 una decina di legioni231 e una ventina di auxilia,
corrispondenti appunto ai quattromila cavalieri e ventimila fanti di Vegezio.
Gli auxilia palatina di Valente erano concentrati nell’exercitus praesentalis;232 in Occidente
exercitus praesentalis ed exercitus Gallicanus comprendevano il grosso degli auxilia, e i venti
seguenti sono molto verosimili come reggimenti dell’exercitus praesentalis ai tempi di Valentiniano I: Cornuti sen. e Brachiati sen., Petulantes sen. e Celtae sen., Heruli sen. e Bataui sen.,
Mattiaci sen. e Ascarii sen., Iouii sen. e Victores sen., Sagittarii Neruii e Leones sen., Exculcatores
sen. e Sagittarii Tungri (ovvero Sagittarii lecti e Sagittarii uenatores), Tubantes e Salii (ovvero
Bructeri e Ampsiuarii), Felices sen. e Invicti sen. (o meno probabilmente Grati e Augustei),
Gratianenses sen. e i perduti *Valentinianenses sen..233
Ma sorge un serio problema in relazione alle legiones palatinae dell’Occidente. Pannoniciani
sen. e Moesiaci sen., che già al principio del V secolo d.C. facevano parte delle legiones palatinae anteriori a Stilicone,234 ancora nell’estate 374 d.C. sembrano essere state legiones comitatenses agli ordini del magister utriusque militiae per Illyricum Equitius;235 i Pannoniciani iun. dell’esercito tracico sono soltanto una legio comitatensis,236 ma riscontriamo la medesima
disparità nel caso dei Fortenses e degli Vndecimani, gli orientali promossi a legiones palatinae,237 gli occidentali rimasti legiones comitatenses,238 e tra le due coppie Lanciarii iun. ––
227
228
229
230
231
232
233
234
235
236
237
238
Zos. 4.47.2; cfr. Hoffmann (1969) 476––487, di cui condivido la sostanza, benché io identifichi diversamente buona parte dei reggimenti occidentali che nel 391 d.C. Teodosio I trasferı̀ nell’impero romano d’Oriente. Nel testo mi riferisco a Not. dign. or. 9.19––20, 22, 26––29, 31––38.
Not. dign. or. 9.31––33, 35––36, 38.
Not. dign. or. 9.26 Petulantes iun. e occ. 5.205 Celtae iun.; or. 9.38 Lanciarii iun. e occ. 5.232 Mattiarii iun.
Valentiniano: Not. dign. occ. 6.43––49 e 51.Valente: or. 5.28––30 e 6.28––32.
Valentiniano: Not. dign. or. 5.42 e 46; 6.42––43; occ. 5.145––150. Valente: Not. dign. or. 5.43––45 e 47;
6.44––47 e i Diuitenses iun. e i Tungricani iun. di Amm. 26.6.12 distrutti ad Adrianopoli.
Not. dign. or. 5.49––56; 6.49––56; 9.24––25 e I e II Sagittarii Valentis e gli Iovii (iun.) e i Victores (iun.) di
Amm. 26.7.13 (tutti e quattro reggimenti distrutti ad Adrianopoli).
Not. dign. occ. 7.9––17 e 5.166 e 5.170––171 e 5.173––174 (ovvero or. 9.27 e occ. 5.193) e 5.176––177
(ovvero 187––188) e 5.179 (ovvero 178) e 5.182 (ovvero 183) e 5.181: ovviamente è un’ipotesi aleatoria e
aperta a ricostruzioni differenti.
Not. dign. occ. 5.149––150 = 7.7––8.
Amm. 29.6.13. Ma cfr. Hoffmann (1969) 401, secondo il quale nel 374 d.C. le due legioni ancora facevano
parte dei comitatenses, e diventarono legiones palatinae „al più presto sotto Graziano“.
Not. dign. or. 8.48; i perduti *Moesiaci iun. potrebbero essere stati distrutti a Mursa o ad Adrianopoli.
Not. dign. or. 5.45 e 6.46.
Not. dign. occ. 5.225 e 234.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
152
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Mattiarii iun., gli orientali legiones palatinae,239 gli occidentali ancora legiones comitatenses.240 La
presenza singolare di due legiones palatinae tra i comitatenses illirici trova una spiegazione
logica e soddisfacente nell’amore patrio di Valentiniano per i suoi lares in senso generale,
cioè la Pannonia II;241 l’imperatore manifestò la sua predilezione nei confronti della terra
natale, dislocando là a titolo onorifico due reggimenti che avrebbero dovuto militare nell’exercitus praesentalis.
La bipartizione reggimentale seniores-iuniores suscita un secondo problema, che influenza
e determina ogni tentativo di datare approssimativamente i numeri ancora registrati negli
eserciti orientali e occidentali del V secolo d.C.; l’opinione degli studiosi ha conosciuto
tesi clamorose e decisive smentite. Dietrich Hoffmann voleva attribuire l’origine del nome secondario alla Heeresteilung di Valentiniano I nel 364 d.C.;242 Roger S. O. Tomlin
avanzò la stessa ipotesi contemporaneamente e in maniera autonoma:243 i reggimenti furono divisi da Valentiniano I „into two cadres, not necessarily equal in numbers, age, or
experience, which were then filled out with recruits who would mature more quickly side
by side with old soldiers than if drafted into new regiments“. Thomas Drew-Bear ha
pubblicato un’epigrafe anatolica, che attesta l’esistenza dei Cornuti s e n i o r e s, un auxilium
*comitatense o più probabilmente una uexillatio comitatensis, già nel 3 5 6 d. C.,244 e in virtù
del nuovo dato ha riaperto completamente il dibattito sulla datazione degli appellativi
secondari seniores-iuniores.245
Per quanto riguarda Valentiniano, egli si limitò a operare una seconda e definitiva Heeresteilung, parzialmente analoga per modalità alla prima, che potrebbe risalire alla morte
di Costantino II nel 340 d.C., come crede Drew-Bear, ovvero essere posteriore alla
cruentissima battaglia di Mursa. 246 Valentiniano I e Valente si divisero a m e t à una consistente minoranza dei reggimenti comitatenses (Tomlin ha colto bene le circostanze pratiche
della partitio minore), ma la grande maggioranza fu ripartita a p i e n i r a n g h i tra i due
imperatori; nel 364 d.C. l’Augustus senior Valentiniano I prese per sé quasi tutti i reggimenti seniores, più parecchi iuniores a metà o interi, e l’Augustus iunior Valente ricevé quasi tutti
gli iuniores, più alcuni seniores a metà o interi.
Più precisamente, la divisione dei numeri a metà coinvolse tre scholae palatinae (I e II
Scutariorum, Gentiles sen.), e almeno ventuno reparti dei comitatenses, cioè sei uexillationes,
cinque legioni e dieci auxilia: equites Promoti sen. e iun., Comites sen., equites Brachiati iun.,
equites Bataui iun., Comites iun., Lanciari iun. e Mattiarii iun., Fortenses e Vndecimani, VII Gemina, Bataui sen., Brachiati iun., Mattiaci sen., Cornuti hiun.i, Tubantes, Mattiaci iun., Ascarii sen.
e iun., Iouii iun. e Victores iun. (Comites iun., Iovii iun. e Victores iun. dell’esercito orientale
furono molto probabilmente annientati ad Adrianopoli).247 Scholares e comitatenses suddivisi
239
240
241
242
243
244
245
246
247
Not. dign. or. 5.47 e 6.47.
Not. dign. or. 9.38 e occ. 5.232 (v. nn. 227––228).
Valentiniano e suo fratello Valente erano nati a Cibalae (Vinkovci) in Pannonia II: Lib. or. 19.15 e 20.25;
Zos. 3.36.2; Hier. chron. 285 Olymp., Iouiani 1,244 Helm; Sokr. 4.1 = PG LXVII.464; Philostorg. Ecc. hist.
8.16 = PG LXV 568.
Hoffmann (1969) 122––130 e 387––396.
Tomlin (1972) 253––278, soprattutto 264––266.
V. n. 84.
Drew-Bear (1977) 267––273.
Scharf (1991) 265––272.
Not. dign. or. 11.4––6 = occ. 9.4––5 e 7; or. 5.28 e 39 = occ. 6.44 e 76; or. 6.28––30 = occ. 6.43, 46, 51 e
occ. 6.75; or. 5.47 e 6.47 = or. 9.38 e occ. 5.232; or. 5.45 e 6.46 = occ. 5.225 e 234; or. 7.41 = occ. 5.228;
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
153
KLIO 90 (2008) 1
in quell’occasione raggiungevano una forza totale di quattordicimilacinquecento uomini,
cioè settemiladuecentocinquanta per ciascuno dei due imperatori.
La bipartizione originaria seniores –– iuniores può risalire al 325 d.C., quando Costantino
assorbı̀ i comitatenses di Licinio nel proprio esercito (tale origine mi sembra certa per Comites iun. e equites Promoti iun., Lanciari iun. e Mattiarii iun., Iouiani iun. e Herculiani iun.); ma le
dieci coppie omonime di auxilia pannonici suggeriscono che la suddivisione in seniores e
iuniores fosse abituale già tra il 317 e il 323 d.C.,248 quando Costantino e Crispo Caesar
comandavano due eserciti distinti di comitatenses, uno in Illyricum, l’altro sul Reno.249 Il
numero degli iuniores aumentò ulteriormente negli anni successivi, quando la politica dinastica di Costantino portò all’incremento progressivo dei comitatenses.
L’evoluzione delle scholae palatinae, anche se presenta alcuni punti oscuri, sembra seguire in misura proporzionale la crescita dei comitatenses. Costantino può avere istituito la
schola Armaturarum e la schola Gentilium già negli anni 317 –– 324 d.C., i primi con una schola
Scutariorum per Crispo Caesar, i secondi insieme agli altri Scutarii per se stesso; poi egli
aggiunse sia gli iuniores di entrambi i reggimenti per Costantino II, Costanzo II o Costante, sia gli Scutarii sagittarii e gli Scutarii clibanarii a proprio beneficio.
Un fatto certo è la precedenza degli Armaturae sen. e iun. sui Gentiles sen. e iun., e la
minore anzianità di Armaturae iun. e Gentiles iun. rispetto a Scutarii sagittarii e Scutarii clibanarii, che risultano più recenti dei Gentiles sen.; gli Scutarii clibanarii sono attestati sotto il
regno di Costantino dopo il 330 d.C. Perciò alla morte di Costantino esistevano otto
scholae palatinae, di cui almeno due (una schola Scutariorum e gli Scutarii clibanarii ) erano alle
dipendenze dirette dell’imperatore, mentre le restanti sei (l’altra schola Scutariorum, Armaturae sen., Gentiles sen., Scutarii sagittarii, Armaturae iun. e Gentiles iun.) erano equamente divise
tra i tre Caesares.250
Dopo la repentina esecuzione di Crispo Caesar nel 326 d.C., Costantino per sette anni
fu nominalmente affiancato da due soli Caesares, Costantino II e Costanzo II, poi ritornò
a tre Caesares nel 333 d.C., conferendo la porpora anche al terzogenito Costante,251 infine
nominò il nipote Dalmatius quarto Caesar nel 335 d.C.;252 poco prima del 337 d.C. i comitatenses erano suddivisi in quattro grandi eserciti (le poche migliaia di comitatenses in Africa
settentrionale e nella dioecesis Thraciarum possono essere omessi), uno a disposizione dello
stesso Costantino, gli altri tre agli ordini dei suoi figli e Caesares:253 quale consistenza
aveva ciascuno esercito?
248
249
250
251
252
253
or. 5.49––51 e 53 = occ. 5.163, 196, 164; or. 6.50––51 e 53 = occ. 5.169, 176, 165; or. 9.24––25 = occ.
5.166––167; Amm. 26.7.13 = occ. 5.184––185. Una differente ricostruzione in Scharf (1991).
Not. dign. occ. 32.39––43; 33.46––50.
V. nn. 28––30. Cfr. anche Nicasie (1998) 24––35 e 41.
Armaturae e Gentiles: Not. dign. or. 11.9––10 e occ. 9.6––7. Scutarii sagittarii e Scutarii clibanarii: or. 11.7––8;
Cod. Theod. 14.17.9, 389 d.C., annonas ciuicas in urbe Constantinopolitana scholae Scutariorum et Scutariorum clibanariorum diui Constantini adseruntur liberalitate meruisse. Per la suddivisione delle scholae palatinae tra Costantino e i
tre Caesares v. n. 253. Cfr. anche Barlow and Brennan (2001) 237––254.
Aur. Vict. 41.13; Cons. Const. ad a. 333 = Chron. min. 1.234 Mommsen. Costantino II era diventato
Caesar insieme a Crispo e Licinianus nel 317 d.C. (Anon. Val. 19; Aur. Vict. 41.6; Epit. de Caes. 41.4; Zos.
2.20.2; Cons. Const. ad a. 317 = Chron. min. 1.232 Mommsen); Costanzo II era stato nominato Caesar
nel 324 d.C. (Aur. Vict. 41.10; Eutr. 10.15.2; Amm. 14.5.1; Epit. de Caes. 42.17; Cons. Const. ad a. 324.3
= Chron. min. 1, ibid.).
Aur. Vict. 41.15; Cons. Const. ad a. 335.2 = Chron. min. 1.235 Mommsen.
Eus. Vita Constini 4.51 = PG XX 1201 BarikijgØ d¤ e'jaŁrs{ sx“m paiŁ dxm jejkgŁqxso paqarjetgŁ, o'pkiŁ sai,
doqtuoŁqoi, rxlasoutŁkaje|, rsqasetlaŁsxm se saŁclasa pamsoi“ a.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
154
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Certamente essi non potevano essere tutti fondati sulla proporzione legionarii : auxiliares
= 1 : 1; infatti già allora avrebbero dovuto esistere trentadue uexillationes comitatenses e quaranta legiones comitatenses, entrambe cifre ragionevolissime, ma addirittura ottanta auxilia
*comitatensia, che rappresentano un’enorme assurdità. Conosciamo soltanto quarantotto
auxilia *comitatensia certamente databili all’intero arco dell’età costantiniana; trentadue furono formati da Costantino, cinque da Costanzo II e due dall’usurpatore Magnenzio, infine nove da Giuliano.254 Un totale ipotetico di sessanta auxilia già sotto il regno di Costantino basterebbe a formare appena tre eserciti pienamente conformi alla suddetta
proporzione; ma dovremmo ammettere che nei decenni seguenti un numero altissimo di
auxilia, cioè ventotto, sia stato distrutto senza lasciare la minima traccia: addirittura il
46,6% del totale ipotetico!
La sparizione totale di ventotto auxilia lascerebbe un vuoto inspiegabile tra i più recenti
dei reggimenti costantiniani e i nove reparti di Giuliano, arruolati o promossi soltanto negli
anni 357 –– 361 ovvero 357 –– 363 d.C.; la battaglia di Mursa fu uno spaventoso mattatoio,
ma è impossibile che una singola battaglia, o anche i tre logoranti anni di bellum Magnentiacum, abbiano sistematicamente annientato i soli auxilia che erano stati formati da Costante,
Costanzo II e Magnenzio. Tra gli auxilia di Costantino i soli *Heruli iun. risultano scomparsi, cioè un solo reggimento su trentadue, equivalente a poco più del 3%; Costanzo II lamentò certamente la perdita di Superuentores e Praeuentores con Magnentiaci e Decentiaci, ma
nei dieci anni che separano l’inverno 354 dalla stessa stagione del 364 d.C., furono distrutti
soltanto quattro auxilia su quarantasette, pari ad un modesto 8,5%, che porta la percentuale media dei reparti scomparsi nei ventisette anni tra 337 e 364 d.C. appena al 6,3%!
Un esempio molto più tardo risulta determinante; nei quindici o venticinque anni che
dividono la redazione di Not. dign. occ. 5 dall’aggiornamento di occ. 7 nell’ultimo quinquennio di Onorio o subito dopo l’incoronazione di Valentiniano III ad Augustus d’Occidente (400/405 –– 420/425 d.C.), furono distrutti o sciolti soltanto q u a t t r o auxilia palatina
su sessantacinque (in termini percentuali, il 6,1% di perdite),255 benché l’impero romano
d’Occidente proprio in quel periodo avesse affrontato una lunga serie di gravi emergenze
e di crisi devastanti: i Goti di Alarico per due volte in Italia, l’orda gotica di Radagaisus
attraverso l’Illyricum occidentale e l’Italia fino a Faesulae (Fiesole), la grande invasione delle
Gallie e delle province ispaniche a opera di Vandali Silingi e Asdingi, Alani e Suebi (=
Quadi), le due fasi di scontro armato tra il tyrannus britannico Costantino III e le forze
254
255
Costantino: Not. dign. or. 5.52 e 54––55; 6.52, 54––55; 9.26; occ. 5.158––175, 184––186, 196, 205 e 7.17 e
gli *Heruli iun. distrutti prima del 364 d.C. (sono assenti in entrambe le partes imperii). Costanzo II e Magnenzio: or. 6.49 Regii; or. 9.27 Sagittarii lecti e occ. 5.193 Sagittarii uenatores (cfr. Aur. Vict. 42.23; Amm.
21.16.7; Epit. de Caes. 42.18: contra Hoffmann [1969] 161––163) e Superuentores e Praeuentores (anni Quaranta
del IV secolo d.C.) e Magnentiaci e Decentiaci (350/351 d.C.), tutti distrutti ad Amida (Amm. 18.9.3). Giuliano: or. 5.51; 9.28; occ. 5.176––180 e 182––183. Speidel (1996) 165––167, tenta di provare l’origine alamanna
e la datazione costantiniana dei Regii, che sarebbero i guerrieri del re alamanno Crocus (Epit. de Caes. 41.3
cunctis qui aderant annitentibus, sed praecipue Croco, Alamannorum rege, auxilii gratia Constantium comitato, imperium
capit). Ma questa tesi è confutata dalla semplice esistenza di un’omonima legio comitatensis, che doveva vantare un’anzianità pari o addirittura superiore, visto che ancora nei primi anni del V secolo d.C. occupava il
sesto posto del proprio elenco (occ. 5.229); i nomi di entrambi i reparti sono semplicemente il calco
semantico del termine ellenistico oi' barikijoiŁ = „i soldati del re“: quindi Regii = „i fanti (legionari o ausiliari) dell’imperatore“. La precedenza dell’auxilium denominato Regii rispetto ai Cornuti hiun.i (Not. dign. or.
6.49––50) si spiega con la probabile retrocessione dei secondi dopo la disfatta a Dibaltum nel tardo autunno 377 d.C. (Amm. 31.8.9––10).
Not. dign. occ. 5.183 Augustei, 198 o 199 Honoriani Marcomanni sen. o iun., 207 Exculcatores iun. Britanniciani,
217 Felices iun. Gallicani.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
155
KLIO 90 (2008) 1
lealiste, la rivolta ispanica di Gerontius e Massimo, la ribellione africana di Heraclianus, il
confronto militare del patricius Costanzo con i Goti di Ataulfo in Gallia meridionale, la
temporanea secessione dell’Aremorica e la rinascita dei Bagaudae in quella regione.
Le uexillationes equitum orientali e occidentali, che sono quasi certamente anteriori a
Teodosio I in Oriente e a Onorio in Occidente, ammontano complessivamente a cinquantadue nella Notitia Dignitatum,256 più otto reggimenti distrutti (Comites sagittarii sen.,
*equites Armigeri iun. Gallicani e *Orientales, *equites III clibanarii Parthi, *Comites catafractarii
Bucellarii sen., *equites Sagittarii iun., *equites Germaniciani iun., *Comites iun. dell’Oriente);
quindi resta uno spesso margine di ventotto reggimenti per gli ulteriori accrescimenti
delle uexillationes comitatenses. Le ottantacinque legiones palatinae e comitatenses esistenti prima
di Teodosio I e Onorio, e ancora attestate nella Notitia Dignitatum (su novantaquattro
registrate, una risale a Teodosio, otto a Onorio), devono essere sommate alle due legiones
palatinae (Diuitenses iun. e Tungricani iun.) e dieci legiones comitatenses (Tricensimani, Decimani
Fortenses, Gratianenses, *Solenses iun., *Martenses iun., *I Felix Valentis Thebaeorum, *Constantini
iun., *Britones iun., *Moesiaci iun., *Armigeri Defensores iun.), che furono totalmente distrutte
in battaglia prima della Notitia Dignitatum; ben novantasette legioni furono formate dallo
stesso Costantino e dai suoi successori fino a Valente nella parte orientale e all’imperatore-fantoccio Eugenio nella metà occidentale.
Dobbiamo considerare un’alternativa intermedia. Il grosso dei comitatenses costantiniani
comprendeva trentadue uexillationes, sessantaquattro legioni e trentadue auxilia, ripartiti in
quattro eserciti di ventiquattromila cavalieri e fanti ciascuno; l’exercitus praesentalis di Costantino fu diviso molto probabilmente in tre parti uguali dopo la sua morte. Perciò
ognuno dei suoi tre figli, ora Augusti, disponeva di trentaduemila cavalieri e fanti dei comitatenses, cui Costanzo II poteva aggiungere poche migliaia di comitatenses traci, e Costante
il piccolo esercito diocesano dell’Africa settentrionale (complessivamente forse otto legiones comitatenses); mi sembra una necessità cogente e un’ipotesi persuasiva che quasi tutti
gli iuniores della Notitia Dignitatum già esistessero in quell’anno.
La cifra delle legioni è alta, ma lascia un margine abbondante tanto per i comitatenses
africani e traci, quanto per la creazione di venticinque legioni prima di Teodosio I e di
Onorio, e risulta pienamente compatibile con il numero totale delle legioni provinciali
sotto Costantino, cioè cinquantanove (trentadue legioni di Settimio Severo e IV Italica, I
Noricorum, I Pontica e I Illyricorum e almeno tredici legioni di Diocleziano e dieci tetrarchiche o costantiniane); anche se adottiamo una media bassa di due distaccamenti ciascuna
per trentadue legioni e uno solo ognuna per altre diciassette, già lo stesso Costantino in
teoria avrebbe potuto disporre di ottantuno legiones comitatenses.
Gli appellativi secondari dei Lanciarii Augustenses e dei Mattiarii Constantes,257 due legiones
comitatenses dislocate nell’Illyricum, corroborano questa ricostruzione; essi alludono evidentemente alla creazione dei due reggimenti a opera di Costantino, che molto probabilmente li promosse dai ripenses danubiani. L’interpretazione dell’agg. Augustensis come sinonimo
di Constantinianus trova riscontro diretto negli auxilia Augustensia dello stesso Costantino;258 egli aveva onorato in modo analogo prima Crispo, Costantino II e se stesso con gli
256
257
258
Not. dign. or. 5.28––31 e 34––40; 6.28––32 e 35––40; 7.25––34; 8.29––31; 9.19––20. occ. 6.43––51, 54––57,
75––76.
Not. dign. or. 9.31 e 38.
Not. dign. occ. 32.41 (contra Hoffmann [1969] 226 e 239); cfr. anche 33.45 equites Flauianenses. La riorganizzazione degli eserciti provinciali può avere preceduto l’invasione sarmatica di Valeria, Pannonia II e Moesia I
nel 322 d.C., ovvero esserne la conseguenza diretta (v. n. 29).
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
156
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
equites Crispiani e gli equites Constantiniani, poi se stesso, Costantino II e Costanzo II con
due auxilia *comitatensia denominati Constantiniani e Constantiani.259 I nomi delle due legioni
suggeriscono che nel 333 Lanciarii iun. e Mattiarii iun. già esistessero, e poi nel 337 d.C.
Costantino II abbia preso per sé Lanciarii sen. e Mattiarii sen., mentre Costanzo II ottenne
gli iuniores (la medesima ripartizione vale anche per i seniores e gli iuniores di Iouiani e Herculiani, Diuitenses e Tungricani); perciò il legame dei reggimenti seniores con l’impero romano
d’Occidente può risalire già al 337 d.C., subito dopo la morte di Costantino.
Studiando le liste militari della Notitia Dignitatum, viene spontaneo interrogarsi sulla
barbarizzazione dell’esercito romano; ma proprio questo argomento rappresenta una terza
uexata quaestio negli studi moderni sulla Tarda Antichità. Sotto il regno congiunto di Arcadio e Onorio (395 –– 408 d.C.) le alae orientali erano settantadue,260 ma sicuramente due
furono formate da Costanzo II, tre da Valente e addirittura sette da Teodosio I;261 la
cavalleria alare dell’Occidente era ridotta a soli dieci reparti,262 più il numerus Maurorum
Aurelianorum e il cuneus Sarmatarum Bremetennacensium.263 L’impero romano d’Oriente possedeva cinquantanove cohortes certamente anteriori a Valente;264 cinquantasei cohortes ancora
facevano parte dell’esercito occidentale.265 Quindici alae e cohortes furono formate con i
prigionieri delle numerose vittorie, che Aureliano, Probo e i Tetrarchi avevano conseguito
sui barbari europei;266 inoltre tra le unità precostantiniane cinque alae e due cohortes portano etnonimi orientali.267 Molte unità mancano di una datazione sicura o attendibile, ma
anche materiale cosı̀ frammentario e dubbio può offrire qualcosa di utile, in questo caso
un’indicazione approssimativa; settanta alae e due numeri equitum, più centoquindici cohortes,
danno un totale di centottantasette auxilia (in senso altoimperiale) databili prima di Costantino, dei quali appena ventiquattro, cioè il 12,8%, avevano un’origine esterna al territorio romano, ed erano barbari europei o popoli orientali.
Tra i trentanove auxilia *comitatensia anteriori a Giuliano, quattordici furono reclutati su
base etnica; ma due soli, gli Heruli sen. con i perduti *Heruli iun., esibiscono un etnonimo
esterno ai confini imperiali: in termini percentuali, il 5,1%.268 Quattro reggimenti si compongono di Germani profondamente romanizzati e già organizzati in cohortes addirittura
dall’Alto Impero (Bataui sen. e iun., Mattiaci sen. e iun.), otto sono evidentemente Galli
(Celtae sen. e iun., Sagittarii Neruii, Sagittarii Tungri, Sagittarii sen. Gallicani, Sagittarii iun. Gallicani, Magnentiaci e Decentiaci 269), otto in origine erano cohortes o auxiliares degli eserciti
provinciali (Iouii sen. e iun., Victores sen. e iun., Constantiniani e Constantiani,270 Superventores e
259
260
261
262
263
264
265
266
267
268
269
270
Contra Hoffmann (1969) 170.
Not. dign. or. 28.24––34 e 38––39; 31.43––57; 32.33––39; 33.30––31; 34.32––37; 35.27––31 e 34; 34.32––34;
37.25––30; 38.17––19, 21––26, 31––32.
Not. dign. or. 28.20––22; 34.34––35; 37.27 e 29––30; 38.17––19 e 32.
Not. dign. occ. 26.13; 32.54; 35.23, 26, 33; 40.35, 37––38, 45, 55.
Not. dign. occ. 40.47 e 54 (cfr. CIL VII 218 numerus equitum Sarmatarum Bremetennacensium).
V. nn. 92––93.
V. n. 91.
V. n. 106.
Not. dign. or. 28.33 ala II Assyriorum; 31.41 = 55 ala I Abasgorum, 46 ala I Hiberorum, 62 cohors IX Tzanorum;
35.30 ala I Parthorum; 36.34 e 36 ala XV Flauia Carduenorum e cohors XIV Valeria Zabdenorum.
V. n. 254. Sulla composizione etnica degli auxilia, cfr. anche Nicasie (1998) 53––56.
La composizione etnica di Magnentiaci e Decentiaci è esplicitamente menzionata in Amm. 19.5.2, 6.3––4, 6.7,
6.9, 6.11. La testimonianza specifica dello storiografo coincide con l’affermazione generica di Iul. or. 1.34
C––D, che identifica i soldati regolari di Magnenzio appunto con JeksoiØ jaiØ CakaŁsai.
V. n. 289. Contra Hoffmann (1969) 163 e 170.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
157
KLIO 90 (2008) 1
Praeuentores 271), e due hanno radici addirittura nell’Oriente romano (Sagittarii sen. e iun.
Orientales).272
Se tali osservazioni colgono la reale natura dei reparti, Costantino certamente non cominciò né favorı̀ la barbarizzazione massiccia delle truppe regolari; l’analisi minuziosa degli altri auxilia può indicare una soluzione meglio fondata. Giuliano offre il blocco successivo di reggimenti; egli con i prigionieri di guerra germanici formò integralmente tre
auxilia a base etnica, Tubantes, Salii sen. e iun.,273 ma ne ne reclutò sei tra i provinciali
gallici e i Germani cisrenani, Grati, Felices sen. e iun., Inuicti sen. e iun., Augustei:274 le unità
barbariche equivalevano al 33,3%. L’esistenza dei Salii iun. può essere provata grazie ai
più tardi Salii iun. Gallicani, che risalgono alla reggenza di Stilicone;275 infatti altri sei auxilia palatina esibiscono la presenza simultanea di un agg. anagrafico e di uno geografico,
iun. Britanniciani o soprattutto Gallicani, quando ciascuno è il terzo reggimento a ricevere
lo stesso nome principale.276
I tre auxilia etnici hanno un’importanza enormemente superiore al loro numero, poiché
furono i primi interamente composti di soldati germanici, e chiamati con i nomi di tribù
germaniche, l’uno anacronistico, l’altro contemporaneo; essi introdussero una nuova consuetudine, e stabilirono un precedente gravido di futuri sviluppi. Nel 359 d.C. esistevano
molto probabilmente quarantatre auxilia *comitatensia, diciotto con Giuliano in Gallia,277
quattordici o sedici al seguito di Costanzo II e undici o nove in Oriente;278 quattro anni
dopo il totale era invariato, poiché i quattro reggimenti distrutti ad Amida furono compensati dalle altrettante aggiunte di Giuliano.
Valentiniano compı̀ grandi arruolamenti di provinciali romani e di Germani;279 sotto il
suo regno undici auxilia palatina furono sicuramente reclutati interi su base etnica: uno tra
i pirati ibernici (Atecotti), sei tra i Germani transrenani (Raetouarii = Alamanni stanziati a
nord della Raetia I e a ovest della Raetia II, Bucinobantes = Alamanni settentrionali contra
Mogontiacum, Angrivarii e Falchovarii = Sassoni, Bructeri e Ampsiuarii = Franchi renani), e
quattro tra i provinciali romani (Raeti, Sequani, Latini, Sabini), compresi gli Italici.280 L’origine effettiva di Latini e Sabini costituisce un’altra divergenza tra me e Dietrich Hoff271
272
273
274
275
276
277
278
279
280
Not. dign. or. 39.21 e 40.19.
La presunta esistenza di un reggimento etnico denominato Regii hIudaei Emesenii si fonda unicamente su
un grossolano abbaglio di Theodor Mommsen (ancora ripreso, ad esempio, da Hoffmann [1969] 68 e
Zuckerman [1993] 19): cfr. Speidel (1996) 163––164.
Not. dign. or. 5.51 Salii hiun.i e VI, 51 Tubantes; occ. 5.176––177 Tubantes e Salii; 7.67 Salii sen. (cfr. Zos.
3.8.1).
Not. dign. occ. 5.178––180 e 182––183; or. 9.28. Grati e Augustei furono probabilmente formati con gli exsoldati magnenziani, che si erano dati al brigantaggio, ma furono richiamati e¤u’ opka da Giuliano in cambio
dell’impunità (Lib. or. 18.104); il nome reggimentale Grati sembra alludere a queste circostanze, mentre
Augustei appare sancire la riabilitazione degli ex-disertori.
Not. dign. occ. 5.210 Salii Gallicani = 7.129 Salii iun. Gallicani.
Not. dign. occ. 5.206––207 Inuicti iun. Britanniciani (cfr. or. 9.28 Inuicti iun.: ai tempi di Stilicone un reparto
orientale come i Salii hiun.i!) e Exculcatores iun. Britanniciani (cfr. 175 Exculcatores iun.), 209 Mattiaci iun. Gallicani (cfr. 165 Mattiaci iun.), 212 Iouii iun. Gallicani (cfr. 184 Iouii iun.), 217 Felices iun. Gallicani (cfr. 180 Felices
iun.), 218 = 7.78 Atecotti iun. Gallicani (cfr. 200 Honoriani Atecotti iun.).
V. n. 170.
Il magister peditum praesentalis Ursicinus e il magister equitum per Orientem Sabinianus, oltre ai quattro reparti
inviati in rinforzo ad Amida e là assediati, avevano altri auxilia *comitatensia, ma non molti, visto che il piano
inattuato di Ursicinus prevedeva di praticare la guerriglia: assalti notturni alle excubiae dei Persiani, e lacessitiones crebrae durante i combattimenti ossidionali, cioè attacchi diversivi d’alleggerimento (Amm. 19.3.1).
Amm. 30.7.6 e Zos. 4.12.1; cfr. Hoffmann (1969) 148 e 186.
V. n. 127.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
158
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
mann, che preferisce credere al mascheramento onomastico di arruolamenti massicci tra i
Germani transrenani.281
L’arruolamento di Latini e Sabini può essere solidamente localizzato in Italia sulla base
di due leggi, che sono indirizzate da Valentiniano ad Magnum uicarium urbis Romae,282 e
attestano il perdurante reclutamento di truppe anche nelle province italiche sotto l’autorità del medesimo uicarius, cioè Tuscia et Vmbria, Picenum Suburbicarium, Valeria, Campania,
Samnium, Apulia et Calabria, Bruttii et Lucania, Sicilia, Sardinia et Corsica. Se l’arcaismo anacronistico ed erudito, manifestato dagli etnonimi germanici di tre auxilia palatina a base
etnica (Angriuarii, Bructeri e Ampsivarii ), ha determinato in modo analogo l’onomastica
reggimentale di due auxilia arruolati nella dioecesis Italiciana, allora gli insoliti ed enigmatici
Latini e Sabini diventano una semplice e concreta attestazione dell’ampiezza geografica
che il delectus regolare aveva ancora verso il 367 d.C.
L’esistenza di soldati italici nella seconda metà del IV secolo d.C. può apparire un’ipotesi azzardata, ma il confronto tra la seconda legge ad Magnum e Ammiano Marcellino è
determinante, poiché conferma la tendenza degli Italici a mutilarsi del pollice, per eludere
il munus Martium = militia armata;283 quindi ai tempi di Ammiano, più precisamente negli
anni Cinquanta e Sessanta del IV secolo d.C., il delectus ancora si teneva regolarmente
nella dioecesis Italiciana, comprese le suburbicariae prouinciae. Come prova una legge dello
stesso Valentiniano indirizzata proprio al praefectus praetorio Galliarum Viuentius, l’espediente dell’automutilazione era consueto anche nella marziale Gallia, benché l’excursus ammianeo sulle Gallie sostenga esplicitamente il contrario, esponendo i mores degli abitanti.284
Un’osservazione generale di Vegezio chiarisce le ragioni pratiche, che già sotto il regno
di Valentiniano I portarono all’arruolamento integrale di due auxilia palatina tra gli Italici:
Est et alia causa, cur attenuatae sint legiones: magnus in illis labor est militandi, grauiora arma, plura
munera, seuerior disciplina. Quod uitantes plerique in auxiliis festinant militiae sacramenta percipere,
ubi et minor sudor et maturiora sunt praemia.285 Poi giova ricordare che il 27 Aprile 367 d.C.
proprio la prima legge ad Magnum stabilı̀ una riduzione cospicua dell’altezza necessaria
per l’idoneità fisica al servizio militare;286 fino a quel tempo i tirones dovevano possedere
una statura minima di cinque pedes e dieci unciae,287 ma Valentiniano ordinò che in quinque
pedibus et septem unciis usualibus delectus habeatur, cioè in termini metrici si passò da
172,6 cm a 165,2 cm: una misura pienamente congrua all’altezza media degli Italici negli
anni 360.
281
282
283
284
285
286
287
Hoffmann (1969) 168.
Cod. Theod. 7.13.3––4, 367 d.C.
Cod. Theod. 7.13.4; Amm. 15.12.3.
Cod. Theod. 8.13.5, 368 d.C.
Veg. mil. 2.3.4––5.
Cod. Theod. 7.13.3.
Veg. mil. 1.5.1 Proceritatem tironum ad incomam scio semper exactam, ita ut VI pedum uel certe V et X unciarum inter
alares equites uel in primis legionum cohortibus probarentur; Suet. Ner. 19.2 Parabat et ad Caspias portas expeditionem
conscripta ex Italicis senum pedum tironibus noua legione, quam Magni Alexandri phalanga appellabat (cfr. Cass. Dio
55.24.2) ci permette di correggere Vegezio: la statura minima dei tirones doveva essere VI pedes per la sola
cohors I di ogni legione e gli equites alares, ma V pedes et X unciae sia per le nove cohortes II––X sia per il resto
dell’esercito. Ciò risulta evidente in Acta Maximiliani 1.4––5, 244 Musurillo = Acta martyrum 300 Ruinart
Dion proconsul dixit: incumetur. Cumque incumatus fuisset, ex officio recitatum est: habet pedes quinque, uncias decem.
Dion dixit ad officium: signetur. Il robur e la statura rimasero i requisiti fondamentali per l’arruolamento nella
comitatensis militia anche dopo la riforma valentinianea (Cod. Theod. 7.22.8, 372 d.C.).
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
159
KLIO 90 (2008) 1
Infine abbiamo sette auxilia palatina, Defensores, Vindices, *Valentinianenses sen., Gratianenses sen., Valentinianenses iun., Gratianenses iun. e Felices Valentinianenses, che potrebbero essere
stati auxiliares dei ripenses renani e danubiani;288 i cinque reggimenti dotati di nomi dinastici forse li portavano già prima della prestigiosa promozione, come suggeriscono l’analoga
omonimia di Constantiani e Constantiniani con i milites auxiliares di Moesia II e Scythia, e i
due reggimenti di auxiliares Gratianenses in Scythia e Moesia I.289
Su diciotto auxilia palatina che sono databili al regno di Valentiniano I, sette risultano
integralmente reclutati a base etnica tra i barbari, ma undici sono stati formati con gli
abitanti romani o romanizzati delle province occidentali e i soldati regolari dei ripenses.
Rispetto ai nuovi auxilia di Giuliano, i reggimenti barbarici e denominati con un etnonimo sono pari al 233,3%, mentre le unità indigene rappresentano il 183,3%; nell’ambito
dei reparti valentinianei gli auxiliares barbari sono il 38,8%, e hanno beneficiato di una
leggera crescita in confronto ai tempi di Giuliano (circa il 5,5%). Anche l’onomastica
reggimentale attesta tale cambiamento, e ne riflette fedelmente la sostanza; infatti tre
auxilia su sette hanno ricevuto nomi anacronistici (Bructeri, Ampsiuarii, Angriuarii ), ma
quattro portano etnonimi contemporanei (Raetouarii, Bucinobantes, Falchouarii, Atecotti ), come da un lato i Tubantes, dall’altro i Salii sen. e iun. di Giuliano. Alla morte di Giuliano i
reparti interi e manifesti di barbari costituivano il 6,9% degli auxilia (tre su quarantatre);
già verso il 370 d.C., o almeno entro il 375 d.C., Valentiniano I li portò al 16,9% (nove
su cinquantatre).
I dati e i calcoli confermano quanto era stato già anticipato sopra; gli auxilia palatina
diventano l’arma scelta dell’Occidente soltanto negli anni Sessanta del IV secolo d.C. per
scelta strategica di Valentiniano I, che sviluppa e corona le tendenze militari di Giuliano.
La fanteria legionaria restò il cardine della strategia e delle tattiche nell’esercito romano;
ma la fanteria leggera d’assalto accrebbe la propria importanza tanto sul campo di battaglia
quanto nella gerarchia militare, e i soldati barbari, benché rimanessero una minoranza,
acquisirono una visibilità molto superiore nell’ambito specifico degli auxilia occidentali.290
Sommario
Il mio articolo affronta principalmente quattro questioni, che riguardano l’evoluzione dell’esercito romano nel corso del IV secolo d.C.: 1) la relazione tra l’istituzione dei comites
rei militaris e la creazione ufficiale dei comitatenses, entrambe innovazioni di Costantino;
2) l’ascesa della cavalleria scelta e la creazione degli auxilia sotto il regno di Costantino;
3) le dimensioni e la composizione dei comitatenses; 4) l’evoluzione ulteriore dell’esercito
romano sotto i successori di Costantino. Questo studio esamina anche altri punti, ma
mira soprattutto a confutare le tesi vulgate sull’esercito romano del IV secolo d.C.; alla
fine del mio articolo risulterà chiaro che soltanto gli anni Sessanta di quel secolo videro
gli auxilia palatina raggiungere una posizione di rilievo nell’esercito romano della Tarda
Antichità.
288
289
290
Defensores e Vindices trovano riscontri puntuali tra gli auxilia degli eserciti provinciali ancora sotto il regno di
Onorio: Not. dign. occ. 40.27 numerus Defensorum; 41.18 e 24 milites Vindices e milites Defensores. Cfr. invece
Hoffmann (1969) 14 e 163, che li considera „germanische Truppen“.
Not. dign. or. 5.52 e 6.52 Constantiani e Constantiniani = 39.23 e 25––27 milites II Constantini, milites I Constantiani, milites V Constantiani, milites I Gratianenses; 40.20 e 26 milites hI i Constantini e milites IV Constantiani;
41.26 auxilium Gratianense.
Sulla barbarizzazione dell’esercito romano nella Tarda Antichità, cfr. Elton (1996) 136––152 e Nicasie
(1998) 97––116, che attraverso vie differenti raggiungono conclusioni analoghe alle mie.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
160
M. Colombo, Constantinus rerum nouator
Abstract
My paper mainly deals with four issues, which concern the evolution of the Roman army
during the Fourth Century AD; they are: 1) the relationship between the establishment
of comites rei militaris and the formal foundation of comitatenses, both innovations by Constantine; 2) the rise of picked cavalry and the birth of auxilia under Constantine; 3) the
sizes and composition of the comitatenses armies; 4) the further evolution of the Roman
army under Constantine’s successors. This study closely looks at other issues too (ethnic
origin of the Constantinian auxilia, date of the seniores –– iuniores units, etc.), but its primary aim is to refute the usual views on the Roman army in the Fourth Century AD; it
will show eventually that the 360s are the actual turning point that starts the rise of
auxilia palatina in the Late Roman army.
Bibliographie
Alföldi (1959): A. Alföldi, Cornuti: a Teutonic Contingent in the Service of Constantine the Great and its
Decisive Role in the Battle at the Milvian Bridge, DOP 13, 1959, 169––179.
Alfs (1941): J. Alfs, Der bewegliche Metallpanzer im römischen Heer. Die Geschichte seiner Herkunft und
Entwicklung, Zeitschrift für historische Waffen- und Kostümkunde N. F. 7, 1941, 69––126.
Amy (1962): R. Amy (avec le concours de J. Bruchet), L’arc d’Orange (Gallia Suppl. 15.2), 1962.
Balty (1987): J. Ch. Balty, Apamée (1986). Nouvelles données sur l’armée romaine d’Orient et les raids sassanides du milieu du IIIe siècle, CRAI 1987, 213––241.
Balty (1988): J. Ch. Balty, Apamea in Syria in the Second and Third Centuries A. D., JRS 78, 1988, 91––104.
Balty/Van Rengen (1993): J. Ch. Balty/W. Van Rengen, Apamée de Syrie. Quartiers d’hiver de la IIe Légion
parthique. Monuments funéraires de la nécropole militaire, Brüssel 1993.
Barlow/Brennan (2001): J. Barlow/P. Brennan, Tribuni Scholarum Palatinarum c. A. D. 353––364: Ammianus Marcellinus and the Notitia Dignitatum, CQ 51, 2001, 237––254.
Bosworth (1977): A. B. Bosworth, Arrian and the Alani, HSPh 81, 1977, 217––255.
Carrié (1993): J.-M. Carrié, Eserciti e strategie, in: A. Carandini/L. Cracco-Ruggini/A. Giardina (Hgg.), Storia
di Roma, III.1, Turin 1993, 83––154.
Cheesman (1914): G. L. Cheesman, The auxilia of the Roman Imperial Army, Oxford 1914.
Christol (1970): M. Christol, À propos d’une monnaie légionnaire de Gallien à la légende LEG XIIII GEM
VII P VII F, provenant du trésor d’Evreux, BSFN 27, 1979, 250––254.
Coello (1996): T. Coello, Unit Sizes in the Late Roman Army (BAR International Series 645), Oxford 1996.
Coulston (1990): J.C.N. Coulston, Later Roman armour, 3rd––6th centuries AD, JRMES 1, 1990, 139––160.
Drew-Bear (1977): T. Drew-Bear, A Fourth-Century Latin Soldier’s Epitaph at Nakolea, HSPh 81, 1977,
257––274.
Drew-Bear (1981): T. Drew-Bear, Les voyages d’Aurelius Gaius, soldat de Dioclétien, in: La géographie administrative et politique d’Alexandre à Mahomet. Actes du Colloque international de Strasbourg 14––16/6/
1979, Leiden 1981, 93––141.
Duncan-Jones (1992): R. P. Duncan-Jones, Pay and Numbers in Diocletian’ Army, Chiron 8, 1978, 541––560
(= R. P. Duncan-Jones, Structure and Scale in the Roman Economy, Cambridge 1992, 105––117).
Duval (1977): P.-M. Duval, Les Celtes, Paris 1977.
Elton (1996): H. Elton, Warfare in Roman Europe, AD 350––425, Oxford 1996.
Feugère (1994): M. Feugère, Casques antiques. Les visages de la guerre de Mycènes à la fin de l’Empire
romain, Paris 1994.
Frank (1969): R. I. Frank, Scholae palatinae. The Palace Guards of the Later Roman Empire, Rom 1969.
Gayet (2006): F. Gayet, Les unités auxiliaires gauloises sous le Haut-Empire romain, Historia 55, 2006,
64––105.
Hoffmann (1969): D. Hoffmann, Das spätrömische Bewegungsheer und die Notitia Dignitatum. I (Epigraphische Studien 7.1), Düsseldorf 1969.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
161
KLIO 90 (2008) 1
James (1986): S. James, Evidence from Dura-Europos for the origins of Late Roman helmets, Syria 63, 1986,
107––134.
Johnson (1980): S. Johnson, A Late Roman Helmet from Burgh Castle, Britannia 11, 1980, 303––312.
Jones (1974): A.H.M. Jones, Il tardo impero romano (284––602 d.C.), I––II, trad. it., Mailand 1973––1974.
Kinch (1890): K. F. Kinch, L’arc de triomphe de Salonique, Paris 1890.
Klumbach (1973): H. Klumbach (Hg.), Spätrömische Gardehelme, München 1973.
Köppel (1986): G. M. Köppel, Die historischen Reliefs der römischen Kaiserzeit IV. Stadtrömische Denkmäler
unbekannter Bauzugehörigkeit aus hadrianischer bis konstantinischer Zeit, BJ 186, 1986, 1––90.
Kotula (1991): Tadeusz Kotula, MeŁrro| et MaŁi rro|: problème topographique et historique des campagnes de
Gallien et de Claude II contre les Goths, Eos 79, 1991, 237––243.
Nicasie (1998): M. J. Nicasie, Twilight of Empire. The Roman Army from the Reign of Diocletian until the
Battle of Adrianople, Amsterdam 1998.
Ritterling (1903): E. Ritterling, Zum römischen Heerwesen des ausgehenden dritten Jahrhunderts, in: FS
Hirschfeld, Berlin 1903, 345––349.
Ritterling (1925): E. Ritterling, s. v. Legio (Fortsetzung), in: RE XII.2, 1925, 1329––1829.
Scharf (1991): R. Scharf, Seniores-iuniores und die Heeresteilung des Jahres 364, ZPE 89, 1991, 265––272.
Scharf (2001): R. Scharf, Equites Dalmatae und cunei Dalmatarum in der Spätantike, ZPE 135, 2001, 185––193.
Simon (1980): H.-G. Simon, Die Reform der Reiterei unter Kaiser Gallienus, in: Werner Eck/Hartmut Galsterer/Hartmut Wolff (Hgg.), Studien zur antiken Sozialgeschichte. FS F. Vittinghoff, Köln/Wien 1980,
435––452.
Speidel (1987): M. P. Speidel, The Later Roman Field Army and the Guard of the High Empire, Latomus 46,
1987, 375––379.
Speidel (1992): M. P. Speidel, The Framework of an Imperial Legion, Cardiff 1992.
Speidel (1996); M. P. Speidel, Raising new units for the late Roman army: Auxilia Palatina, DOP 50, 1996,
163––170.
Sutherland (1974): C.H.V. Sutherland, Münzen der Römer, deut. bers., München 1974.
Thomas (1971): E. B. Thomas, Helme, Schilde, Dolche. Studien über römisch-pannonische Waffenfunde, deut.
bers., Amsterdam 1971.
Tomlin (1972): R.S.O. Tomlin, Seniores-Iuniores in the Late-Roman Field Army, AJPh 93, 1972, 253––278.
Tomlin (1998): R.S.O. Tomlin, Roman Manuscripts from Carlisle: the Ink-Written Tablets, Britannia 29, 1998,
31––84.
Tomlin (2000): R.S.O. Tomlin, The Legions in the Late Empire, in: R. J. Brewer (Hg..), Roman Fortresses and
their Legions. Papers in honour of George C. Boon, London/Cardiff 2000.
Zuckerman (1988): C. Zuckerman, Legio V Macedonica in Egypt, CPL 199 Revisited, Tyche 3, 1988, 279––287.
Zuckerman (1993): C. Zuckerman, Les Barbares romains: au sujet de l’origine des auxilia tétrarchiques, in:
F. Vallet/M. Kazanski (Hgg.), L’armée romaine et les barbares du IIIe au VIIe siècle. Actes du Colloque
International de Saint-Germaine-en-Laye 24––28/2/1990, Rouen 1993, 17––20.
Unauthenticated
Download Date | 4/19/16 12:04 PM
Scarica

Constantinus rerum nouator: dal comitatus