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indice
1. Tre strani licenziamenti a Montedomini
p. 5
2. Un attacco ai diritti dei lavoratori
p. 8
3. Agorà Toscana, un curriculum di tutto rispetto
p. 11
4. Montedomini, breve storia di una ASP tra
antichi privilegi e nuovi giochi di potere
p. 15
Conclusioni
p. 21
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4
1. Tre strani licenziamenti a Montedomini
Nel giro di pochi mesi la cooperativa sociale Agorà Toscana ha licenziato
ben tre persone. I tre dipendenti, pur essendo dipendenti della cooperativa,
lavoravano a tutti gli effetti per il Comune di Firenze. Svolgevano infatti il
loro lavoro all’interno della RSA Residenza Sanitaria Assistita) S. Silvestro, una
struttura di proprietà della ASP (Azienda di Servizi alla Persona)
Montedomini.
Montedomini è un ente strumentale del Comune di Firenze, e il Comune
determina le finalità e gli indirizzi, approva gli atti fondamentali, esercita la
vigilanza, verifica i risultati della gestione e copre gli eventuali costi sociali1.
I primi due licenziamenti sono avvenuti a Dicembre, poco dopo Natale. I due
lavoratori, Christian e Olivia, sono stati accusati dalla cooperativa L’Agorà
Toscana di negligenza per non aver servito un pasto agli utenti della RSA, e
Nonostante sia un ente comunale, il CDA di Montedomini è formato da 5 membri, di cui 3
nominati dal Comune di Firenze, 1 dalla Provincia e 1 dalla Curia. Il CDA di Montedomini è
formato da 5 membri, di cui 3 nominati dal Comune di Firenze, 1 dalla Provincia e 1 dalla
Curia. Attualmente il CDA è formato da 4 membri : Luigi Paccosi (che è anche il Presidente
del CDA, nominato dal Comune), Francesca Napoli (nominata dal Comune), Marco Galletti
(nominato Arcivescovo di Firenze, il Cardinale Giuseppe Betori), e Giulio Caselli (nominato
dalla Provincia).
http://www.montedomini.net/organi_politicoamministrativi/C/PRESIDENZA_E_CONSIGLI
O_DI_AMMINISTRAZIONE-2/
5
1
sono stati licenziati immediatamente. Il terzo licenziamento è avvenuto invece
a Maggio: Antonietta, una lavoratrice di 60 anni, di cui 14 passati a San
Silvestro, era reduce da un incidente incorso mentre aspettava l’autobus per
recarsi al lavoro. La cooperativa ha valutato che Antonietta non è piu’ in grado
di ottemperare ai compiti richiesti dal suo profilo professionale, e per questo
l’ha licenziata.
Una cooperativa particolarmente esigente, che non ha tollerato le "colpe" dei
propri lavoratori. Sempre, pero', che di colpa si tratti.
Alcune cose, infatti, non tornano.
Nel primo caso - il licenziamento "natalizio" di Christian e Olivia - i lavoratori
hanno semplicemente pagato un ritardo causato dall'azienda per la
quale lavorano. I pasti infatti vengono preparati a mezzo km di distanza dalla
RSA, presso la sede centrale di Montedomini, e consegnati da una ditta che
gestisce in appalto il servizio di ristorazione. Da qualche tempo il cibo arriva
all'RSA San Silvestro in ritardo, perché mentre prima giungeva direttamente
da Montedomini, ora il furgone consegna prima i pasti all’EX ONIG del
Galluzzo (situato a diversi km di distanza dal centro di Firenze) e solo di
ritorno all' RSA di S. Silvestro. Oltre alla palese violazione del capitolato, non ci
vuole molta fantasia ad immaginare la qualità dei pasti, specialmente i primi
piatti, consegnati dopo così tanto tempo dalla preparazione.
La sera di Santo Stefano - ossia la sera fatidica che ha sancito il licenziamento
dei due dipendenti - i pasti sono arrivati con mezz’ ora di ritardo rispetto
all’orario che per anni è stato quello della consegna, quindi almeno
un’ora dopo il loro confezionamento. Come da capitolato2 il giorno di Santo
Stefano agli ospiti era stata servita una merenda più ricca rispetto al regolare
menù (i dolci di Natale….panettone, pandoro) e mentre erano a tavola ad
aspettare la cena gli ospiti avevano consumato anche tutto il pane che era in
tavola. Arrivati i pasti con mezzora di ritardo i due lavoratori hanno
constatato che la qualità dei primi lasciava alquanto a desiderare, che gli ospiti
avevano comunque assunto una notevole quantità di carboidrati, che il ritardo
della consegna dei pasti stava compromettendo il regolare svolgimento delle
altre operazioni che gli operatori sono tenuti a svolgere in un tempo
predefinito entro la fine del loro turno di lavoro e l’arrivo degli operatori del
turno di notte e hanno ritenuto opportuno chiedere agli ospiti se gli andava
bene di rinunciare al primo che era immangiabile e cenare con una razione
abbondante sia di secondo che di frutta. Gli ospiti hanno acconsentito e gli
operatori hanno proceduto in questo modo, facendo tutto alla luce del sole
L’art.63 del capitolato d’oneri per il servizio di ristorazione prevede che i pasti debbano
essere consegnati entro un tempo massimo di 30 minuti dall’inizio del confezionamento
6
2
ritenendo quella soluzione la più opportuna per gestire al meglio la situazione
che si era venuta a creare a causa del ritardo. Alla direzione è bastato
questo pretesto per licenziare Christian e Olivia così, su due piedi.
Il licenziamento di Antonietta è, per certi versi, ancora piu' assurdo. La
nostra infatti, circa un anno e mezzo fa, mentre aspettava l'autobus per recarsi
al lavoro, è stata vittima di un incidente che l'ha invalidata per diverso tempo.
Nonostante l'incidente sia avvenuto "in itinere" - ossia mentre la lavoratrice si
recava al posto di lavoro -, l'INAIL non ha riconosciuto l'infortunio. Per di piu'
il medico competente ha dichiarato che la lavoratrice non è piu' in grado di
svolgere le sue vecchie mansioni professionali, nonostante Antonietta non sia
affatto inabile. La cooperativa, invece di adibirla a mansioni piu' consone
alla sua presunta inabilità, ha preferito licenziarla a 60 anni suonati.
Aldilà dei limiti di legittimità3 delle scelte di Agorà Toscana, anche
questo sembra quantomeno uno strano licenziamento.
2. Tutto si spiega! Un attacco ai diritti dei lavoratori
Provando a ripercorrere la storia del’ultimo anno di lavoro dentro San
Silvestro, i fatti riacquistano un senso, come se fossero panni appesi allo
stesso filo.
Torniamo indietro di due anni: nel 2013, Montedomini, che anni prima ha
affidato la gestione dell’RSA San Silvestro alla cooperativa Elleuno, alla
scadenza dell’appalto indice un nuovo bando di gara per la gestione
della struttura. La gara viene vinta da L’Agorà d’Italia, che nel frattempo
gestisce la struttura assistenziale “Principe Abamelek (ex ONIG)”, situata al
Galluzzo. Il bello è che anche per quest’ultima struttura, che chiameremo ex
ONIG per motivi di brevità, è stato indetto un bando di gara, che viene vinto
da… Elleuno, la coop che fino a quel momento ha gestito San Silvestro.
Nonostante il numero discreto di partecipanti alla gara,
nell’aggiudicazione della gestione delle due strutture, si realizza nei fatti
uno scambio tra due sole cooperative: Elleuno e Agorà d’Italia4.
I lavoratori di San Silvestro, una volta conosciuto l’esito della gara, si
allarmano. Tra lavoratori di strutture simili infatti ci si conosce, e gira voce che
la cooperativa subentrante, Agorà d'Italia, quando ha gestito l’ex-ONIG del
Galluzzo, non sia stata esattamente tenera con i propri dipendenti. In
particolare, questi ultimi accusano Agorà d'Italia di essere in ritardo con
gli stipendi, creando un piccolo caso che finisce anche sulla stampa5.
Un’abitudine, quella di lesinare sulla consegna del salario ai propri dipendenti,
che – come vedremo più avanti – caratterizza i metodi di Agorà d’Italia e delle
sue ramificazioni regionali.
Sentendosi poco tutelati dai sindacati confederali, che vengono accusati di
avere un atteggiamento a dir poco ambiguo nel rapporto con Montedomini e
con le coop sociali, una parte dei dipendenti di San Silvestro decidono di
rivolgersi ai Cobas, che hanno uno sportello legale a pochi metri dalla
sede della casa di cura: 10 lavoratori su 20, prendono la tessera del
sindacato di base.
Per un caso analogo, la Corte di Appello di Bari ha sentenziato che non è conforme a
buona fede e correttezza il comportamento di quel datore di lavoro che ha licenziato il
lavoratore subito dopo l'accertamento di inidoneità senza aspettare la guarigione ed
effettuare in quel momento la visita di idoneità. http://www.necsi.it/news/dettaglio/1005-2010-idoneita-alla-mansione-obblighi-e-provvedimenti-del-datore-di-lavoro_6413
7
3
4 Le delibere riguardanti l’aggiudicazione delle gare d’appalto sono state pubblicate qui il
giorno 8/10/2013 http://www.albopretorionline
aspmontedomini/alboente.aspx.it/?ente=spm92341&piva=03297220489&sez=SCAD&ann
o=2013&categoria=Determinazioni
5 Ad esempio qui http://www.stamptoscana.it/articolo/societa/coop-agora-ditalialavoratori-senza-stipendio
8
Nel frattempo, ad aprile 2014, l’aggiudicazione della gara d’appalto porta
Agorà d'Italia a gestire direttamente San Silvestro. L’art. 37 del CCNL delle
coop. sociali prevede che, nel caso di cambio di appalto in un servizio
qualsiasi, i lavoratori conservino le stesse condizioni precedentemente
godute, a meno di modifiche nell’organizzazione del servizio imposte dallo
stesso committente. In quest’ultimo caso, il cambio appalto comporta l’avvio
di una procedura di mediazione che coinvolge anche i sindacati6.
A questo scopo
vengono convocate
solo CGIL-CISL e
UIL che, benché
minoritarie
all’interno dell’RSA
San Silvestro, sono
firmatarie
del
CCNL
delle
coop.sociali.
In
sede di trattativa
emergono
dei
problemi
riguardanti alcuni esuberi, il che costringe Agorà d’Italia e sindacati
confederali ad aprire una procedura di conciliazione presso il Prefetto di
Firenze, che si conclude con un accordo. L’intesa puzza parecchio, perché i
Confederali di fatto permettono che all’interno di San Silvestro gli
stipendi vengano consegnati con una proroga di 10 giorni rispetto al
limite massimo legalmente previsto (ossia il giorno 20 del mese successivo
a quello oggetto di pagamento). I lavoratori, molto sensibili su questo punto, si
allarmano ancora di più, anche perché nei fatti già a partire da maggio 2014 i
termini dell’accordo, benché generosi nei confronti di Agorà d’Italia, non
vengono rispettati: i pagamenti iniziano ad arrivare regolarmente in
ritardo.
finanziarie in modo da ottenere fidi sicuri e poter pagare i lavoratori con
regolarità. Nonostante il passaggio ad Agorà Toscana, però, i lavoratori
continuano a vedere il loro stipendio giungere in ritardo.
Agorà Toscana insiste intanto perché i lavoratori divengano soci della
cooperativa. Secondo la dirigenza ciò costituirebbe un vantaggio, versione
confermata dagli stessi sindacati confederali. In realtà, la figura del socio
lavoratore comporta un aggravio in termini di obblighi cui è sottoposto il
dipendente. Anche in termini di diritti essere soci lavoratori è una
condizione a dir poco peggiorativa7.
L’insistenza di Agorà Toscana si spiega con la necessità di dotarsi di soci per
figurare formalmente come coop sociale. Nonostante le pressioni dei
responsabili, però, i lavoratori tesserati con i Cobas – siamo nel
novembre 2014 – decidono di non sottostare ai dettami della coop. e di
non diventare soci, ma di restare semplici dipendenti. Il licenziamento di
Olivia e Christian – neanche a farlo apposta entrambi iscritti ai Cobas e molto
attivi all’interno della RSA San Silvestro – avviene un mese dopo il rifiuto di
diventare soci-lavoratori. Gli strani licenziamenti assomigliano sempre meno
ad eccessi di zelo da parte di Agorà Toscana, e sempre più a delle vere e
proprie ritorsioni nei confronti di lavoratori colpevoli di non aver ceduto alle
pressioni provenienti dall'alto.
Durante l’estate Agorà d’Italia conclude un nuovo accordo con CGIL-CISL e
UIL, che convocano i lavoratori solo dopo averlo siglato, per spiegarne il
contenuto. L’accordo regola il passaggio dei lavoratori da Agorà d’Italia ad
Agorà Toscana, una nuova coop sociale nata da una cessione di ramo
d’azienda di Agorà d’Italia. All’assemblea è presente anche uno dei
dirigenti di Agorà d’Italia, l’imprenditore aretino Valerio Mennini, che
spiega ai lavoratori il perché della manovra: rifarsi una verginità con le
http://www.diritto.it/docs/34526-ccnl-cooperative-sociali-le-garanzie-dell-art-37-siriferiscono-a-tutti-i-casi-di-appalto-convenzione-o-accreditamento
9
6
7 In questo opuscolo, ad esempio, viene smascherata efficacemente la “truffa” del socio
lavoratore. http://www.clashcityworkers.org/lotte/cassetta-degli-attrezzi/1610autodifesa-controinformazione-cooperative.html
10
3. Agorà d'Italia: un curriculum di tutto rispetto
Non è d'altronde la prima volta che Agorà d'Italia si macchia di simili
inadempienze, tanto da lasciare traccia di questo comportamento non
solo nella memoria dei lavoratori, ma anche sui giornali, spesso testate a
carattere locale. La cooperativa Agorà Toscana infatti non è una realtà di
poco conto, ma ha assunto negli anni dimensioni considerevoli: essa ha sede
ad Arezzo, ma gestisce il personale di decine di strutture (RSA, centri diurni,
comunità educative per minori, strutture di assistenza sanitaria) distribuite in
Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Liguria, Friuli, Piemonte, Lombardia, Malta. I
licenziamenti avvenuti all'RSA San Silvestro rappresentano dunque solo la
punta dell'iceberg.
affidabilità amministrativa.
Mazzetti è stato arrestato nuovamente
nell’aprile 2010 per ordine della procura di Pescara, accusato di aver pagato
alcuni politici locali e di aver dato loro il controllo sulle assunzioni, per
ottenere, in cambio, l’assegnazione degli appalti. Il lupo perde il pelo ma non il
vizio.
Nel 2011, a Penne, centoventi lavoratori di Agorà non ricevono lo stipendio
per mesi tanto che alcuni si licenziano9. L’anno dopo tocca al personale
della residenza dell’Istituto Principe Amabelek, al Galluzzo: stipendi in
ritardo di mesi e poca chiarezza sulle responsabilità, poiché Agorà e la
committenza di Montedomini, si addossano reciprocamente la colpa. Nel
2014, al San Giuseppe di Castelnuovo Don Bosco (CN), Agorà Piemonte è
segnalata ripetutamente per la scarsa attenzione nell’assistenza prestata agli
ospiti delle strutture: cibo scarso e cattivo, pannoloni di bassissima qualità che
provocano disagio agli anziani e ancora stipendi in ritardo. A ‘La Torre’,
sempre a Castelnuovo Don Bosco , gli stipendi non vengono pagati e nemmeno
vengono emesse le buste paghe, i dipendenti lamentano pressioni da parte dei
responsabili e trasferimenti arbitrari di personale in sedi lontane10. Nel 2015,
invece, sono una sessantina di lavoratrici delle RSA di Pordenone, Roveredo e
Sacile a lavorare senza ricevere la paga per mesi11.
In definitiva, sembra che la gestione arbitraria delle retribuzioni, il lesinare
sulla paga e il non rispetto dei contratti di lavoro, siano prassi quantomeno
ricorrenti nella cooperativa Agorà. Non è un caso quindi se in Friuli i
sindacati abbiano chiesto all’ASL di interrompere il contratto di appalto
con la cooperativa, rilevando come il settore pubblico debba farsi carico
di una qualche forma di controllo su enti come Agorà, che, una volta vinti
gli appalti, riescono – chissà come – a svincolarsi da qualsiasi
regolamentazione.
Navigando qualche ora sui motori di ricerca abbiamo raccolto un po' di casi,
sparsi per l'Italia: episodi di stipendi pagati con ritardi inverosimili o
segnalazioni e denunce riguardanti la bassa qualità dei servizi offerti dalla
cooperativa in questione. Non solo: il fatto che fino al 2010, la gestione di
Agorà fosse in mano a Daniele Mazzetti, il quale già nel 2002 era stato
condannato a 4 anni e 4 mesi in primo grado e in appello per una
tangente da 500.000 euro8, non è certo sintomo di particolare
8
http://www.lanazione.it/arezzo/cronaca/2010/04/23/322537-favori_politici.shtml
11
Anche il caso Montedomini a Firenze, grazie alla mobilitazione dei lavoratori
licenziati, ha permesso di far venire a galla alcune “mancanze” piuttosto
imbarazzanti per la cooperativa Agorà Toscana. Una volta avvenuti i
licenziamenti, infatti, il 19 maggio, alcuni consiglieri comunali
appartenenti alla Commissione al Lavoro e al Welafare del Comune di
Firenze hanno effettuato un sopralluogo all'interno dei locali di San
http://ilcentro.gelocal.it/pescara/cronaca/2011/07/31/news/da-mesi-senza-stipendioi-120-dipendenti-della-cooperativa-agora-1.4903838
10 http://www.unionemonregalese.it/Territorio/Cebano-e-Val-Tanaro/Acque-agitate-allaCasa-di-riposo-di-Castelnuovo-di-Ceva
11 http://messaggeroveneto.gelocal.it/pordenone/cronaca/2015/01/16/news/senzastipendio-i-lavoratori-della-coop-che-gestisce-le-rsa-1.10682927
12
9
Silvestro, mentre fuori i licenziati e un gruppo di lavoratori e colleghi
solidali inscenavano un presidio di protesta. Nonostante l'ampio preavviso
dato all'ispezione, il verbale del sopralluogo sembra dare conferma al fatto che
la ASP Montedomini utilizzi due pesi e due misure quando si tratta di
rapportarsi con con chi lavora nelle sue strutture e con Agorà, che le gestisce.
Da un lato, Montedomini ha decisamente sostenuto i licenziamenti, non
solo rimarcando la giustezza della decisione di Agorà, ma – almeno
verbalmente – impedendo che altre cooperative riassumessero i
dipendenti licenziati. D'altra parte lo stesso Ente ha chiuso non uno, ma ben
due occhi, quando si è trattato di mettere mano a delle gravi inadempienze di
cui si è resa colpevole Agorà, non solo in fatto di stipendi. L'ispezione
comunale ha fatto emergere infatti diverse mancanze nella sicurezza
interna alla struttura, in particolare rispetto all’emergenza incendio:
scale, solo quattro inservienti (due per piano) per evacuare decine di
persone in carrozzella, assenza di un piano di emergenza e di un
Responsabile della Sicurezza12.
Circa un mese fa, inoltre, è venuto in superficie un altro neo nel rapporto
tra Agorà e Montedomini. Infatti i lavoratori delle strutture di Monte domini
gestite precedentemente da Agorà d’Italia, non hanno ancora ricevuto il
sospirato Tfr. I legali dei lavoratori sono stati costretti all’ingiunzione e al
pignoramento dei beni della cooperativa per corrispondere il dovuto ai
lavoratori. Ingiunzione fatta, fine della storia, penserà qualcuno. E invece no.
No, perché nel frattempo Agorà d’Italia non è restata affatto ferma, ma, al
contrario, ha operato varie trasformazioni. I pignoramenti hanno avuto così
esito negativo. Il motivo? Le tante cessioni di rami d’azienda l’hanno resa una
scatola vuota. Gli avvocati toscani, seguendo le varie operazioni e i
trasformismi, si sono così ritrovati ad avere rapporti con la società
cooperativa Roma, che opera anche cambi della sede legale ( i dati aggiornati a
settembre 2015 la mostrano come società cooperativa sociale onlus in
liquidazione). Gli avvocati toscani hanno intentato anche il pignoramento a
Montedomini, ma con esito negativo perché l’ASP aveva già liquidato alla
cooperativa il dovuto.
“Nessuno dei tre dirigenti sapeva chi era il Responsabile della Sicurezza della struttura
finché chiamano una signorina gentilissima della ditta Agorà che timidamente mi dice: ‘Io
sono la responsabile della struttura quindi dovrei essere anche la responsabile della
sicurezza’; Non sapendo evidentemente che per essere responsabile della sicurezza bisogna
fare dei corsi, degli esami, accettare un incarico e che se accade qualcosa se non funziona
tutto a dovere sei responsabile penalmente”. Cft. Verbale di Silvia Noceri, M5S 19 Maggio
2015. http://www.stamptoscana.it/articolo/toscana-cronaca/rsa-san-silvestro-presidiopiu-sopralluogo-commissioni-comunali
13
12
Tuttavia, Montedomini un ruolo importante, in tutta la faccenda, ce l’ha
avuto, perché a lei spetta per legge il controllo del vincitore della gara
d’appalto, in materia di diritto del lavoro13.
Ci voleva veramente tanto per accorgersi di tante nefandezze, prima di
affidare l'appalto ad Agorà d'Italia, alias Agorà Toscana? Non proprio,
secondo noi, dal momento che è bastato “googlare” un minimo per rintracciare
il curriculum di questa cooperativa. Se non fosse stato per la risposta dei
lavoratori, a quest'ora non se ne saprebbe nulla. In quanto a trasparenza –
tanto decantata dalla giunta Renzi e dall'attuale giunta Nardella –
l'Amministrazione attuale lascia un po' a desiderare. Montedomini infatti è
un ottimo punto d'osservazione per osservare chiaramente i meccanismi
reali di gestione del potere e di redistribuzione delle risorse
economiche: essa si trova al margine tra il mondo delle amministrazioni
pubbliche e quello di cooperative e ditte private che vivono di appalti, un
margine dove spesso accade che i due mondi si sovrappongano,
rendendo tutto più torbido e opaco.
13 Infatti, nel capitolato d’appalto c’è l’ obbligo per i vincitori della gara del rispetto del
Contratto Nazionale di Lavoro. Il principale istituto del contratto di lavoro è la retribuzione,
e lo stesso decreto legislativo 163/2006 stabilisce all’art. 38 la necessità che, nel corso degli
accertamenti sul possesso dei requisiti, la società che ha vinto l’appalto non deve “aver
commesso gravi infrazioni debitamente accertate in materia di sicurezza e ogni altro
obbligo derivante dai rapporti di lavoro…”. Che il controllo spetti alla stazione appaltante lo
si deduce anche dal caso concreto della SdS Fiorentina Nordovest, che, dopo l’attribuzione
di un appalto a Agorà d’Italia, le tolse la vittoria passando l’appalto alla cooperativa che in
classifica si trovava alle sue spalle (provvedimento del Direttore, n.91 del 24 aprile 2012).
Cfr l’articolo apparso su Stamp Toscana domenica 18 ottobre 2015:
http://www.stamptoscana.it/articolo/toscana-cronaca/rsa-san-silvestro-presidio-per-icolleghi-licenziati-forti-preoccupazioni-per-il-futuro-di-tutti
14
4. Montedomini. Breve storia di una ASP, tra antichi
privilegi e nuovi giochi di potere
La storia di Montedomini rispecchia la storia dello stato sociale in Italia. Senza
dilungarci troppo, è utile qui tratteggiare alcune caratteristiche di questa
parte della vicenda nazionale, per poi descrivere ciò che accade oggi con le
idee più chiare. L’assistenza in quanto diritto soggettivo e in quanto
dovere dei pubblici poteri nasce nel 1890 con la riforma voluta da Crispi.
Tutta una serie di enti – dalle iniziative filantropiche a quelle municipali –
sono posti sotto il controllo statale. In particolare vengono pubblicizzate le
Opere Pie, istituzioni assistenziali la Chiesa cattolica, che ha sempre fatto della
carità uno dei pilastri della propria esistenza. Nascono le IPB, che
diventeranno IPAB nel 1923 (Istituzioni Pubbliche di Assistenza e
Beneficienza) il cui numero nel 1890 raggiunge cifre ragguardevoli (circa
22.000). La riforma Crispi, imperniata sul modello prussiano e quindi
piuttosto centralistica, ha comunque consentito alle IPAB, nei fatti, un certo
grado di autonomia, tanto che la Chiesa continua ad avere un ruolo
importante al loro interno ancora oggi.
Tra il 1917 e il 1919, dopo la Prima Guerra Mondiale, il clima di
mobilitazione sociale e le lotte dei lavoratori spingono una parte della
classe dirigente liberale a ampliare il campo di intervento dello Stato
tentando il varo di una legge organica sulla sicurezza sociale che però non
vede mai la luce. Il crollo dello Stato liberale, e l’offensiva delle classi
possidenti (agrari e grande industria) che trovano nel fascismo il suo degno
rappresentante, arrestano definitivamente questo processo. Lo Stato fascista
si caratterizza sin da subito per un forte interventismo statale, caratterizzato
dai tentativi di irreggimentazione, di controllo politico e di propaganda, al cui
scopo vengono mobilitate e ampliate le strutture assistenziali esistenti.
Paradossalmente, nonostante la propaganda fascista sia intrisa di
statalismo e di paternalismo, diversi strati della popolazione italiana
non vengono coperti dall'assistenza pubblica, e – in un periodo di crisi
strutturale come i primi anni '30 – i buchi vengono riempiti dalla Chiesa
– cui il regime assegna un ruolo di compresenza spirituale con i Patti
Lateranensi – o da interventi di tipo locale e aziendale.
Nel dopoguerra la situazione si presenta stagnante: la Chiesa durante l'età
crispina e il fascismo ha aumentato a dismisura la sua presenza tramite
le opere e le attività caritative. Inoltre, la presenza all'interno della
Democrazia Cristiana di forti legami con le gerarchie ecclesiastiche, non
consente una completa separazione tra Stato e Chiesa. Sia in fase di stesura
della Costituzione Repubblicana, sia durante tutti gli anni '50 emergono le
15
tracce della pressione cattolica sulle istituzioni democratiche: se l'art.38 della
Costituzione permette l'assistenza privata senza limitazione alcuna
(legalizzando dunque la presenza ecclesiastica all'interno di un servizio
considerato pubblico), l'adozione di un sistema universalistico di
assistenza viene comunque rinviato sine die con il contributo
fondamentale della Democrazia Cristiana.
Solo con gli anni del centro-sinistra (1962-68) e ancor di più con gli anni
della mobilitazione sociale più vasta del dopoguerra, si gettano le basi
per una riforma universalitica dell'assistenza. La legge adottata del 1977
va incontro però a un giudizio di incostituzionalità. Nel 1988 la Corte
Costituzionale, in un contesto culturale segnato da un liberismo montante,
decreta l'incostituzionalità della legge Crispi del 1890, nella parte in cui essa
dichiara la natura pubblica dell'assistenza. È questa sentenza che da la stura
all'ingresso dei privati nel sistema di assistenza pubblico, accompagnata
dalle modifiche introdotte a più riprese nella legislazione sanitaria e in
quella pensionistica, spesso sotto governi di centro-sinistra.
L'ingresso dei privati questa volta non serve solo a legittimare la presenza
della Chiesa cattolica e la sua diretta concorrenza con lo Stato, come era stato
negli anni Cinquanta. Si tratta in realtà di un'apertura di monopoli
naturali all'ingresso di capitali privati, che possono quindi trarne un
immediato profitto. Accanto infatti alle tante esperienze di volontariato, si
sviluppano veri e propri trust dell'assistenza, la cui presenza si precisa meglio
grazie alla legge quadro n. 328 del 2000. Quest'ultima consente la
privatizzazione delle IPAB rimaste in vita (circa 4.000 realtà) che erano
originariamente legate alla Chiesa, e la trasformazione delle altre in ASP
(Azienda di Servizi alla Persona) pubbliche. Accanto alla proprietà pubblica
del patrimonio, quindi delle strutture, dei terreni, etc., la legge (recepita
nei contesti regionali con forti differenze), consente di dare la gestione
dello stesso in mano ai privati.
Ecco spiegata la caratteristica di numerose ASP, formalmente pubbliche
e dipendenti dai Comuni, ma in realtà controllate in parte dalla Chiesa
cattolica (con la conclamata presenza di membri della Chiesa all'interno del
CDA), e gestite quasi sempre da privati, spesso anch'essi legati in qualche
modo ad ambienti imprenditoriali “bianchi” come la Compagnia delle Opere, il
sindacato padronale legato a Comunione e Liberazione.
Torniamo all’oggi e a Firenze. Dopo il varo della legge n. 328 del 2000 e la
recezione della legge da parte delle Regioni e degli Enti Locali, le ex-IPAB si
trasformano in ASP (Aziende Servizi alla Persona), o almeno dovrebbero. Il
Comune – guidato da Domenici (sindaco dal 1999 al 2009) - , vorrebbe gestire
le politiche sociali suddividendole per Poli. Ad ogni Polo farebbe capo una
singola ASP: ecco che la ASP di Sant’Ambrogio dovrebbe gestire il settore
16
disabilità; la ASP Montedomini quello anziani; l’ASP del Fuligno la marginalità;
l’ASP Istituto degli Innocenti le politiche dell’infanzia e il Comitato case
indigenti dovrebbe gestire l’accoglienza abitativa. Il problema è che la legge
328 permette la trasformazione delle ex-IPAB in fondazioni private, così i
progetti del Comune di Firenze sfumano in parte: la direzione dell’Istituto
degli Innocenti decide di non rientrare nel sistema dei Poli ordinato dal
Comune, perché, avendo accesso a finanziamenti di entità superiore, non
vuole legarsi le mani con lacci e lacciuoli di carattere municipale. L’Opera Pia
comitato casa indigenti – un’istituzione filantropica di stampo
ottocentesco ideata dalla nobiltà imprenditoriale fiorentina – decide
anch’essa di diventare una fondazione privata, sottraendo
definitivamente un migliaio di alloggi “popolari” a qualsiasi tipo di
controllo democratico14, tanto da non applicare più un canone “sociale”.
la legge 328 consente di separare la gestione del patrimonio e quella dei
servizi. Quest’ultima viene regolarmente data in appalto, per cui di fatto di
pubblico rimane ben poco.
Il destino di Montedomini per ora è incerto, ma l’Amministrazione
Nardella, in linea con la precedente, ha grandi progetti per la propria
ASP. Essa infatti potrebbe diventare, entro il 31 dicembre 2015, uno dei
tre pilastri (insieme alla ASL e al Comune) della Società della Salute –
consorzio per i servizi integrati socio-sanitari dell’area fiorentina15 –
candidandosi a gestire direttamente e addirittura a programmare, le
politiche sociali del Comune di Firenze.
Conseguenze del tutto normali...
Resta però il fatto strano – come dicevamo – che un Ente di diritto pubblico sia
in parte controllato da un privato piuttosto ingombrante come la Chiesa
Cattolica. Il CDA di Montedomini è infatti composto da 3 membri
(compreso il Presidente) nominati dal Comune di Firenze; 1 membro dal
Presidente della Provincia;1 membro dall’arcivescovo di Firenze16. Oltre
a questo “piccolo” conflitto d’interesse (tantissime sono infatti le cooperative e
le società legate alla Curia che concorrono con le altre per la gestione degli
Alla fine dei giochi, dei 5 poli previsti inizialmente dall’Amministrazione
Domenici, ne sono rimasti solo 3. L’Amministrazione Renzi (2009-2014)
unifica i tre poli – nelle funzioni, nei patrimoni e nella direzione –
individuando in Montedomini l’unica ASP delegata a gestire le politiche
sociali rimaste in mano “pubblica” (disabilità, marginalità e anziani, ma
anche alcuni alloggi popolari). Le virgolette sono d’obbligo, perchè
Montedomini ufficialmente ha solo 40 dipendenti, per la maggior parte
amministrativi, che dovrebbero teoricamente gestire le politiche sociali
di un Comune di 350.000 abitanti come Firenze. In realtà, il grosso dei
dipendenti di Montedomini vive e lavora negli appalti. Come dicevamo, infatti,
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/03/05/opera-pianon-affitta-agli-stranieri.html
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15 La Società della Salute è un Consorzio istituito con la legge regionale 40 del 2004. Nata
con carattere sperimentale, essa dovrebbe gestire i servizi integrati socio sanitari, cioè
quelli difficilmente attribuibili alla competenza esclusiva del Comune o della ASL (come gli
ambulatori, ma anche servizi sociali, tra cui quelli assistenziali gestiti da Montedomini).
Varata tra grandi cerimonie, la Società della Salute viene dapprima bocciata dalla legge
finanziaria del 2008, che vieta agli Enti Locali di istituire più di un Consorzio, per poi
sbattere contro una sentenza successiva della Corte dei Conti, che la definisce un passaggio
inutile e costoso. Nonostante ciò, la Regione Toscana, con una delibera di riforma della
legge regionale 40/2004, consente ai Comuni di mantenere in vita le Società della Salute,
entro il dicembre 2014. La delibere regionale è un cappio al collo per i Comuni, che, nel caso
in cui non fossero istituite le Società della Salute, perderebbero la gestione dei servizi ad
alta integrazione e delle disabilità che passerebbero in blocco alle ASL.
Anche per questo motivo, il Comune di Firenze decide di confermare la presenza della
Società della Salute, che dovrebbe entrare in funzione a partire dal 31 dicembre 2015. Non
però come Consorzio a due, tra ASL e Comune. Ma a tre, con l’aggiunta di Montedomini,
un’azienda che la cui natura pubblica è quantomeno dubbia, coinvolta fin dall’inizio non
solo nella gestione, ma anche nella programmazione dei servizi.
16 Nello specifico, dal dott. Luigi Paccosi e dalla dott.ssa Francesca Napoli, nominati dal
Comune di Firenze con Decreto del Sindaco n. 19 del 19/09/2014, dall’ avv. Giulio Caselli,
nominato dal Presidente della Provincia con Atto n. 23 del 24/07/2014 e dal dott. Marco
Galletti Consigliere nominato dal Cardinale di Firenze in rappresentanza della Curia. Il
Consiglio, all’atto di insediamento, ha poi proceduto all’elezione del dott. Paccosi in qualità
di Presidente e della dott.ssa Napoli in qualità di Vice-Presidente. Un posto rimane ancora
vacante e spetta al Comune.
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appalti pubblici), ve ne sono altri di natura più “moderna”: come riporta un
articolo di StampToscana, infatti, Luigi Paccosi, l’attuale presidente
dell’ASP Montedomini, è stato presidente e vice presidente di molte
cooperative sociali riconducibili alla Compagnia delle Opere, il potente
braccio economico di Comunione e Liberazione. Con alcune di queste,
Montedomini ha un rapporto di affidamento dei servizi, ad esempio con il
Progetto Sant’Agostino, di cui proprio Paccosi è stato presidente. Egli è inoltre
amico di Francesco Neri, presidente della Compagnia delle Opere in Toscana, e
del consorzio nazionale ConOpera, che raggruppa le cooperative bianche
particolarmente attive nel settore dell’infanzia. Nello stesso Consorzio opera
non a caso Chiara Lanni, moglie dell’attuale sindaco di Firenze Nardella.
Lo stesso sindaco, che sta tentando la privatizzazione di parte delle
materne e dei nidi comunali17.
Vista da questa prospettiva, Montedomini sembra più un una lobby
affaristica privata che non il gestore di una serie di servizi pubblici. Non è
un caso che la Asp sia quantomeno carente – in particolare sulle condizioni dei
lavoratori – nel controllo dei capitolati d’appalto, cioè di quei contratti che
regolano puntualmente gli obblighi delle aziende o delle cooperative sociali
che gestiscono il servizio. Per di più, ad ogni cambio appalto accade che vi
sia un restringimento delle ore di lavoro e, a cascata, un peggioramento
delle condizioni di lavoro. Ciò porta inevitabilmente a disservizi, che si
rivoltano direttamente nei confronti degli utenti e i lavoratori. Infatti,
nonostante da questa inchiesta risulti palesemente come le
responsabilità finali vadano ricercate sempre nella stazione appaltante,
le cooperative sociali, all’aumento dei disservizi, scaricano le
responsabilità sui lavoratori, che sono spesso vittime di ritorsioni di
natura disciplinare del tutto ingiustificate.
Quello che è accaduto alla RSA San Silvestro dimostra le palesi responsabilità
attribuibili non solo ad Agorà, ma anche direttamente a Montedomini e di
conseguenza al suo diretto controllore, ossia il Comune di Firenze. Difatti,
come abbiamo già accennato nel primo paragrafo, il disservizio da cui è
scaturito il licenziamento è nato da due mancanze provocate
direttamente dalla stazione appaltante: la prima, è la carenza di
personale operante. Christian e Olivia infatti coprivano un turno su cui in
precedenza collaboravano tre operatori, ma che in seguito al cambio appalto e
al subentro di Agorà è stato coperto da due soli dipendenti. La seconda è il
17 L’articolo si trova per intero a questo link
http://www.stamptoscana.it/articolo/societa/da-montedomini-alle-scuole-dellinfanzia-laregina-bianca-da-scacco-al-re. Contro la privatizzazione delle materne e dei nidi comunali è
nato un gruppo di insegnanti e genitori che riscuote parecchio consenso. Ecco la loro pagina
fb: https://www.facebook.com/nonsiappaltalinfanzia?fref=ts
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ritardo continuo della distribuzione pasti, che dopo il cambio di appalto ha
compresso in una sola gita la consegna pasti di ben due RSA, con il risultato di
lasciare per ultima la residenza di San Silvestro. Nonostante questa scelta
comportasse una violazione quasi costante del capitolato d’appalto (tempo tra
confezionamento e consegna dei pasti superiore a 30 minuti), Montedomini ha
preferito chiudere un occhio e non vigilare.
Al momento del licenziamento, invece, Montedomini ha preso
immediatamente le difese di Agorà: in un primissimo momento ha
rincarato la dose nei confronti di Christian e Olivia, dichiarando che non li
avrebbe riassunti in altre strutture gestite dalla ASP, cioè in tutte le strutture
che si occupano delle politiche sociali del comune di Firenze (!).
A fine aprile 2015, poi, di fronte a un’interrogazione posta da alcuni
consiglieri comunali sul caso dei primi due licenziamenti, Montedomini
risponde chiaramente prendendo le parti della cooperativa Agorà.
In seguito al terzo licenziamento, i lavoratori si mobilitano. Il 19 maggio
presidiano l’ingresso dell’RSA, durante un’ispezione portata avanti dalle
commissioni Lavoro e Welfare del Consiglio comunale fiorentino. Nonostante
sia il presidio dei lavoratori sia il controllo dei consiglieri comunali fosse
preannunciato da tempo, esso ha rivelato la totale impreparazione in tema di
sicurezza del personale di Agorà. E ha svelato anche un’altra cosa: l’impunità
di cui gode la cooperativa nei confronti del committente dell’appalto, ossia
l’ASP Montedomini.
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Conclusioni
Cosa resta da dire. Anche una cosa “piccola” come il licenziamento di 3
lavoratori può nascondere qualcosa di grosso, ossia la gestione malata
dei servizi essenziali del Comune di Firenze, che non è certo una piccola
città. E’ una città che ci fa famosi in tutto il mondo, è anche la città della
carriera politica del piccolo Renzi, non a caso uno dei più grandi sostenitori
della gestione privata dei servizi pubblici. Da questo piccolo contributo, scritto
da lavoratori per altri lavoratori, vorremmo trarre alcune conclusioni più
generali, che possono guidarci nella lotta per la difesa e la salvaguardia dei
nostri diritti. A Firenze e in tutta Italia.
Vorremmo
prima
di
tutto
sottolineare la tesi principale di
questo
opuscoletto:
la
responsabilità dei licenziamenti
non è solo di Agorà, cioè della
cooperativa privata che gestisce il
servizio. La responsabilità è anche
e prima di tutto della stazione
appaltante (Montedomini) e dei
suoi responsabili politici, cioè la
Giunta del Comune di Firenze. Non
è possibile pagare gli stipendi in ritardo, non avere nessun responsabile per la
sicurezza, licenziare ingiustamente tre lavoratori nel giro di pochi mesi, senza
godere di un grado quasi assoluto di impunità. Quando vinceremo, e siamo
sicuri che vinceremo questa battaglia per la riassunzione di Christian,
Olivia e Antonietta, tutti – amministratori, dirigenti di ASP, sindacalisti
compiacenti – si assieperanno di fronte ai giornalisti per attaccare la
cooperativa, per dire che si trattava di una mela marcia o di un ramo
secco da rimuovere perché l’albero resti sano. Noi sappiamo che non è
così, e che le cose sono andate diversamente. Sappiamo che l’albero è
marcio fino al midollo, e che questa vicenda si è resa possibile solo perché
tra amministrazione pubblica e cooperative appaltatrici esiste un
sodalizio inscindibile, che porta a non vedere i soprusi e i disservizi che
emergono quotidianamente. Alla faccia della trasparenza e dell’efficienza
decantata dall’attuale Presidente del Consiglio Matteo Renzi.
Le esternalizzazioni, cioè la concessione ai privati della gestione dei servizi
pubblici, servono ESCLUSIVAMENTE a due cose: a far diventare il servizio
pubblico un’occasione d’oro per fare facili profitti sui bisogni essenziali delle
persone; e a celare le responsabilità reali delle condizioni peggiorative in cui
versano di giorno in giorno i lavoratori e i servizi offerti.
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Questo ci porta alla seconda conclusione: il sistema degli appalti maschera
benissimo una verità incontrovertibile, ossia il disinvestimento costante
dalla spesa pubblica a fini sociali. Come abbiamo dimostrato nell’ultimo
paragrafo, ogni cambio d’appalto si caratterizza per il ribasso costante dei
costi e dei termini del servizio, un ribasso sistematicamente scaricato sulle
spalle dei lavoratori e degli utenti. Nonostante l’austerity, nonostante
l’insistenza sui tagli e sul contenimento della spesa pubblica, però, non si è
voluto rinunciare al mantenimento artificioso dei trust dell’assistenza, delle
grandi cooperative sociali e delle aziende che vivono di appalti. Questo la
dice lunga su quali interessi il Governo voglia tutelare: quello dei grandi
detentori del debito pubblico, quello delle imprese e delle cooperative
amiche. Non certo quello di utenti e lavoratori.
La terza conclusione viene di conseguenza: per vincere questa battaglia
e’ necessario il sostegno di tutti! Non solo dei lavoratori di San Silvestro,
ma anche quello dei dipendenti degli altri servizi gestiti da
Montedomini, e dei dipendenti comunali. Anche la solidarietà degli utenti
e’ importante, perché – come dicevamo poc’anzi – anch’essi sono vittime delle
privatizzazioni e dell’austerity, nonché di un uso privatistico e clientelare dei
servizi pubblici. Per questo d’ora in avanti ci impegneremo a non lasciare
solo nessuno, a promuovere un coordinamento reale tra i lavoratori dei
servizi pubblici, a partire da quelli degli appalti.
Un servizio pubblico realmente funzionante ha bisogno di un sistema di
gestione trasparente, in cui non ci siano piu’ differenze tra lavoratori di serie A
e di serie B, in cui siano i bisogni degli utenti e dei lavoratori a definire
l’allocazione dei fondi, la localizzazione delle sedi e il tipo di servizi offerti. Per
questo utenti e lavoratori dovrebbero avere sempre la possibilita’ di
controllare e di decidere in merito alla gestione del servizio. Perche’ non siano
piu’ politici in cerca di facili consensi, imprenditori senza scrupoli e tecnici
abiutati a considerare il servizio pubblico come qualcosa di “superfluo” a
decidere di un qualcosa che e’, prima di tutto, NOSTRO.
Agorà Toscana continua a non rispettare i pagamenti dello stipendio. Ai
lavoratori di S. Silvestro è stato recapitato lo stipendio di agosto solo il
14 ottobre!
Antonietta è già stata riassunta.18
Olivia e Cristian hanno perso il primo grado del ricorso per il reintegro,
ma sanno di essere nel giusto e porteranno la loro lotta fino in fondo.
Questa inchiesta e’ stata scritta per loro e per tutti coloro che sono stati
licenziati per aver alzato la testa.
Antonietta è stata riassunta perché ritenuta idonea da una commissione della ASL
intervenuta in seguito al ricorso giudiziario portato avanti dai lavoratori.
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