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FISICA/
MENTE
L'INCAPACITÀ DI
COMPRENDERE
LA RIVOLUZIONE GALILEIANA
Roberto Renzetti
ALLE PARTI SEI E SETTE
PARTE OTTO: GALILEO RIABILITATO ?
L'INIZIATIVA DI GIOVANNI PAOLO II
Il 10 novembre 1979 il Papa, Giovanni Paolo II, tenne un
importante discorso alla Sessione Plenaria della Pontificia
Accademia delle Scienze in occasione della commemorazione
della nascita di Albert Einstein(72). Tra le altre cose, disse:
La ricerca fondamentale dev’essere libera di
fronte ai poteri politico ed economico, che
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debbono cooperare al suo sviluppo, senza
intralciarla nella sua creatività o aggiogarla ai
propri scopi. La verità scientifica, infatti, è, come
ogni altra verità, debitrice soltanto a se stessa e
alla suprema Verità che è Dio creatore dell’uomo
e di tutte le cose. (...)La Chiesa ... ritiene di aiutare
la scienza a conservare la sua purezza ideale sul
versante della ricerca fondamentale e ad assolvere
il suo servizio all’uomo sul versante delle sue
applicazioni pratiche. (...)La collaborazione di
religione e scienza torna a vantaggio dell’una e
dell’altra, senza violare in nessun modo le
rispettive autonomie. Come la religione richiede la
libertà religiosa, così la scienza rivendica
legittimamente la libertà della ricerca. (...)
Signor Presidente! Lei nel suo discorso ha detto
giustamente che Galileo e Einstein hanno
caratterizzato un’epoca. La grandezza di Galileo è
a tutti nota, come quella di Einstein; ma a
differenza di questi, che oggi onoriamo di fronte al
Collegio cardinalizio nel nostro palazzo
apostolico, il primo ebbe molto a soffrire – non
possiamo nasconderlo – da parte di uomini e
organismi di Chiesa. Il Concilio Vaticano II ha
riconosciuto e deplorato certi indebiti interventi
(...).
A ulteriore sviluppo di quella presa di posizione
del Concilio, io auspico che teologi, scienziati e
storici, animati da uno spirito di sincera
collaborazione, approfondiscano l’esame del caso
Galileo e, nel leale riconoscimento dei torti, da
qualunque parte provengano, rimuovano le
diffidenze che quel caso tuttora frappone, nella
mente di molti, alla fruttuosa concordia tra
scienza e fede, tra Chiesa e mondo. A questo
compito che potrà onorare la verità della fede e
della scienza, e di schiudere la porta a future
collaborazioni, io assicuro tutto il mio appoggio.
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(...)
Le varie concordanze [tra le importanti norme di
carattere epistemologico indispensabili per
accordare la Sacra Scrittura con la scienza
sostenute da Galileo e quanto sostiene la Chiesa a
partire dal Divino afflante Spiritu di Pio XII] non
risolvono da sole tutti i problemi del caso Galileo,
ma cooperano a creare una premessa favorevole
per una loro onorevole soluzione, uno stato
d’animo propizio alla composizione onesta e leale
dei vecchi contrasti.
A questo intervento, che ebbe risonanza mondiale con titoloni
da prima pagina e che emozionò ogni studioso ed ogni persona
che conoscesse i termini del problema, seguirono delle
iniziative che durarono 13 anni. All'atto della chiusura delle
operazioni di revisione delle vicende di Galileo (ma non del
processo), il 31 ottobre 1992, l'allora Monsignor Poupard così
relazionò al Papa(73):
Lei auspicava che fosse intrapresa una ricerca
interdisciplinare sui difficili rapporti di Galileo
con la Chiesa. E ha istituito, il 3 luglio 1981, una
Commissione Pontificia per lo studio della
controversia tolemaico-copernicana del XVI e del
XVII secolo, nella quale il caso Galileo si
inserisce, affidando il coordinamento delle
ricerche al Cardinal Garrone. Mi avete chiesto di
fare un resoconto.
Questa Commissione era costituita da quattro
gruppi di lavoro, di cui erano responsabili: Sua
Eminenza il Cardinale Carlo Maria Martini, per
la sezione esegetica; io stesso per la sezione
culturale; il Professor Carlos Chagas e il R.P.
George Coyne per la sezione scientifica ed
epistemologica; Monsignor Michele Maccarrone
per le questioni storiche e giuridiche; il R.P.
Enrico di Rovasenda, segretario.
Scopo di questi gruppi di lavoro doveva essere
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quello di rispondere alle aspettative del mondo
della scienza e della cultura riguardo alla
questione di Galileo, di ripensare interamente tale
questione in piena fedeltà ai fatti stabiliti
storicamente e in conformità alle dottrine e alla
cultura del tempo e di riconoscere lealmente nello
spirito del Concilio Ecumenico Vaticano II, i torti
e le ragioni, da qualsiasi parte essi provenissero.
Non si trattava di rivedere un processo, ma di
intraprendere una riflessione serena e obiettiva,
tenendo conto della congiuntura storico-culturale.
L'inchiesta è stata ampia, esaustiva, e condotta in
ognuno dei campi interessati. E l'insieme degli
studi, delle memorie e delle pubblicazioni della
Commissione hanno suscitato inoltre numerosi
lavori in ambiti diversi. (...)
Ebbene, a fine lavori, la Commissione conclude quanto segue:
In conclusione, la rilettura dei documenti d'
archivio lo dimostra ancora una volta: tutti gli
attori di un processo, senza eccezioni, hanno
diritto al beneficio della buona fede, in assenza di
documenti extraprocessuali contrari. Le qualifiche
filosofiche e teologiche abusivamente attribuite
alle teorie nuove per allora sulla centralità del
sole e la mobilità della terra furono conseguenza
di una situazione di transizione nell'ambito delle
conoscenze astronomiche, e di una confusione
esegetica riguardo alla cosmologia. Eredi della
concezione unitaria del mondo, che si impose
universalmente fino all'alba del XVII secolo,
alcuni teologi contemporanei di Galileo non
hanno saputo interpretare il significato profondo,
non letterale, delle Scritture, quando queste
descrivono la struttura fisica dell'universo creato,
fatto che li condusse a trasporre indebitamente
una questione di osservazione fattuale nel campo
della fede.
È in questa congiuntura storico-culturale, ben
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lontana dal nostro tempo, che i giudici di Galileo,
incapaci di dissociare la fede da una cosmologia
millenaria credettero a torto che l'adozione della
rivoluzione copernicana, peraltro non ancora
definitivamente provata, fosse tale da far vacillare
la tradizione cattolica e che era loro dovere il
proibirne l'insegnamento. Questo errore
soggettivo di giudizio, così chiaro per noi oggi, li
condusse ad adottare un provvedimento
disciplinare di cui Galileo «ebbe molto a soffrire».
Bisogna riconoscere questi torti con lealtà, come
ha chiesto Vostra Santità.
Sembrerebbe che la Chiesa si assuma delle colpe ma senza
scagionare Galileo. Ma, ad una lettura attenta le cose non
stanno così. Mi riferisco alle parole che io ho sottolineato. A
parte il solito riferimento al copernicanesimo non provato
evidentemente rivolgendosi a Galileo, le colpe non sono della
Chiesa ma di alcune persone, alcuni teologi, i giudici (quelli e
basta) di Galileo. Questo modo di procedere non è dissimile a
quanto la Chiesa ha fatto con tutte le scuse che ha chiesto
(meno che con Giordano Bruno al quale neppure in questo
modo ha chiesto scusa). In ogni caso, vi sono si stati gli errori
suddetti da parte di alcuni uomini della Chiesa ma di
riabilitazione di Galileo non si parla proprio. Ed oltre a questi
dettagli vi sono elementi più sostanziosi che fanno dire che
Galileo non è stato riabilitato(74). Vediamo.
La vicenda ha suscitato, giustamente un grande clamore e, in
tutto il battage che si è creato, è rimasta la riabilitazione e sono
scomparse le subdole e sleali argomentazioni che la
Commissione preposta alla "riflessione serena ed
obiettiva" (parole del coordinatore della Commissione,
Cardinale G.M. Garrone) del caso Galileo, ha portato a
sostegno della supposta riabilitazione. Per evitare equivoci
premetto che l'iniziativa del Pontefice mi pare lodevole e che il
dibattito mi è sembrato di grande interesse. Il motivo di questo
mio commento risiede nel fatto che coloro che si sono occupati
della questione si sono riferiti al solo intervento del Papa, senza
leggere i documenti prodotti dalla suddetta Commissione per la
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'riabilitazione'. Il fatto è che la giurisprudenza è costituita dagli
atti scritti (quelli che restano) e non dalle buone intenzioni
oratorie, anche se queste ultime sono del Papa stesso. Si potrà
qui discutere se il Papa sia stato preso in giro dalla sua
Commissione o se veramente egli sia conscio di ciò che la II
Commissione ha scritto. In ambedue i casi Galileo è lungi
dall'essere riabilitato. Lo stesso Pontefice nel suo intervento del
31 ottobre dice: "...la Commissione presenta a conclusione dei
suoi lavori un complesso di pubblicazioni che apprezzo
vivamente. Desidero esprimere la mia sincera riconoscenza al
Cardinale Poupard incaricato di coordinare le ricerche della
Commissione nella fase conclusiva".
Esaminiamo uno dei «prodotti» della sezione culturale della
Commissione. Si tratta del libro "Galileo Galilei, 350 anni di
storia (1633-1983). Studi e Ricerche", a cura di Mons. Paul
Poupard(75).
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Il cardinale ... allora monsignore.
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Questo libro è una volgare offesa alla verità, al buon senso, alla
storia, alla scienza; risultando invece un ulteriore atto
inquisitorio contro Galileo e tutti coloro che si sono mossi sulla
sua strada. Non si tratta di portare coloro che sostengono
determinate tesi di fronte ad un simmetrico Tribunale
dell'Inquisizione, ma di tenere vivo il pluralismo che non
sembra far parte del DNA delle gerarchie ecclesiastiche.
I COMUNISTI
Che c'entrano i comunisti con Galileo ? Rispondete a questa
domanda senza pregiudizi. Se non vi viene, come a me, la
risposta dovete leggere questo libro che lo spiega molto bene
nel saggio di Béné, l'ultimo del libro ma che lo stesso Cardinal
Garrone consiglia di leggere per primo. Secondo Béné, i
comunisti si sono appropriati di Galileo ed hanno fatto di lui
un'arma contro la Chiesa. Ora, poiché comunista è sinonimo di
ateo, nella logica delle gerarchie l'affare Galileo è un affare che
esiste solo in quanto esistono i comunisti. Infatti, mentre i
credenti sono convinti o facilmente convincibili, i comunisti un
poco meno. Tanto è vero ciò che sostengo che l'affare Galileo
viene affidato al Segretariato per i Non Credenti (4 su 9 nel
caso in oggetto) ed i documenti che sono stati prodotti hanno
visto la luce sulla rivista del Segretariato, Ateismo e Dialogo.
Il Béné avverte i comunisti di stare attenti poiché ricordare
questo processo potrebbe richiamare alla mente i processi che
nell'URSS venivano intentati contro altri scienziati. C'è una
facile risposta a questa argomentazione che porta a conclusioni
disastrose per le gerarchie: quanto sostiene Béné e nelle sue
ipotesi vuol solo dire che tutti i regimi totalitari sono uguali
nella loro oppressione del libero pensiero, Chiesa inclusa(76).
Vedete su che razza di strade portano libelli di questo tipo ? È
intollerabile partire con queste premesse ma, facendo finta di
nulla, iniziamo con gli argomenti che vengono portati a
"denigrazione" di Galileo.
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IL LIBRO "GALILEO GALILEI, 350 ANNI DI STORIA"
Il libro contiene i contributi di nove studiosi, otto dei quali
teologi o sacerdoti comunque legati all'apparato della Chiesa,
(uno solo tra questi otto è anche un fisico, G.J. Béné), ed un
ricercatore in campo scientifico (J. G. Campbell, l'unico non
compromesso con le gerarchie della Chiesa e l'unico, insieme
al teologo e filosofo Vinaty, che sostiene tesi condivisibili in
larghissima parte).
Non è qui il caso di annunciare tesi o di anticipare giudizi: i
lettori, dopo un breve excursus del volume, saranno ben in
grado di capirne la portata. Tra l'altro, molte delle cose che qui
sono accennate, le ho discusse ampiamente nelle pagine
precedenti. Dopo una breve prefazione del Cardinal Garrone, il
libro offre l'introduzione del Card. Poupard (allora
Monsignore), che esalta la libertà di pensiero minacciata da
"pretese concezioni scientifiche della vita sociale che
intendono imporsi con la forza". Secondo l'autore, gli uomini
di scienza devono "opporsi contro queste pretese insostenibili
degli Stati totalitari".
PRIME CONTESTAZIONI
Venendo a fatti più banali, come quello relativo ai rapporti di
Galileo con la Chiesa, il Cardinale osserva che, in fondo, di
questo Galileo "conosciamo poco dei suoi veri sentimenti
religiosi". E poi, certamente, quella sua lettera a Cristina di
Lorena deve essere stata preparata dal suo amico, "noto uomo
di scienza, il benedettino Benedetto Castelli" soprattutto per
quel che riguarda le "citazioni scritturali e patristiche". Ma cosa
si rimprovera a Galileo? Il nostro, la cui occupazione era più la
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"scienza matematica che il sapere filosofìco" aveva ragione,
sostiene Poupard "circa l'essenziale, adottando le teoria
astronomica di Copernico; ma degli argomenti proposti da
Galileo si discute ancora ai nostri giorni, specialmente a
proposito della pertinenza della pretesa prova per mezzo
dell'esistenza delle maree" (quest'ultima affermazione riprende
un saggio di Padre P. Costabel, storico della scienza, apparso
nel 1968, nel quale si sostiene che la sola prova portata da
Galileo a sostegno del moto della Terra fosse il flusso e riflusso
delle maree. Si noti inoltre che uno degli articoli presenti in
questo libro è proprio di Costabel). Per coloro che non avessero
letto l'opera o gli studi non sciovinisti su Galileo, ricordo che lo
scienziato toscano ricerca la 'prova' del moto della Terra nei
principi di relatività e di inerzia. E poi, forse che Descartes o
Newton hanno fornito le prove del moto della Terra? Per tali
prove occorrerà aspettare il XIX secolo come già detto.
Dopo l'introduzione di Poupard si susseguono otto saggi che
intendono approfondire i vari aspetti dell''affaire' Galileo.
PADRE WALLACE
Cominciamo col vedere cosa sostiene Padre Wallace(76 bis),
teologo americano. La sua tesi è che Galileo avesse un
profondo debito culturale e scientifico verso i professori gesuiti
del Collegio Romano. Wallace dà molta enfasi ad una - pretesa
- nuova scoperta secondo la quale alcuni manoscritti galileiani
sarebbero in realtà copie di lavori dei gesuiti. Wallace non dà
però nessuna referenza. Parla al condizionale avanzando il
dubbio ... Tali manoscritti in latino sarebbero uno di un Galileo
quindicenne e l'altro ventenne. In particolare il "De Motu" di
Galileo, che è del 1590 (lo scienziato aveva 26 anni e non si era
ancora convertito al copernicanesimo) avrebbe tratto
ispirazione da alcune lezioni che Padre Clavio ed altri tennero
al Collegio Romano nel 1584(77). Clavio era certamente una
eminenza che dette un contributo fondamentale alla riforma del
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calendario del 1582. Non vi è dubbio che uno studioso si
rivolgesse a lui e nel 1587 risulta una visita di Galileo a Roma
ed un incontro con Padre Clavio. Credo sia di grande
importanza ricercare sempre il meglio dei maestri disponibili
sulla piazza e non v'è dubbio che la formazione di Galileo
avviene con il meglio del passato ed anche su ogni testo di
gesuiti disponibile, tanto più che era un convinto aristotelico
che non aveva da porsi scrupoli di sorta. Ma Wallace non
demorde e, sulla strada aperta da Duhem, afferma che Galileo
avrebbe avuto un ruolo marginale nella rivoluzione scientifica
che va ricercata nel pensiero tardo medievale e scolastico (il
notissimo Grossatesta!). Anche se ciò fosse (restiamo in attesa
della pubblicazione dei documenti che a tutt'oggi, 2006, ancora
non hanno visto la luce), il "De Motu" è un lavoro
assolutamente marginale. Ma non la pensa cosi Wallace, che
arriva a sostenere che la fama di Padre della Scienza derivi a
Galileo proprio da quest'opera.
Il lavoro prosegue con la ricerca di alcuni errori teologici di
Galileo e gli influssi che l'Euclide del sedicesimo secolo, cioè
Clavio, e Paolo Valla ebbero sul giovane scienziato toscano.
Secondo Wallace, comunque, Galileo non aveva ben assimilato
gli insegnamenti del Valla, tanto che si ostinava a proporre
come premessa di un sillogismo l'argomento da dimostrare.
Qui bisognerebbe, una volta per tutte, mettersi d'accordo. E
ripeto una cosa già detta. Perché continuare a dire che Galileo
si serviva della logica aristotelica, per sottolinearne poi gli
errori? Basterebbe invece ammettere che Galileo era uscito
dalla logica aristotelica e scolastica. Facciamo un esempio. Il
corretto sillogismo aristotelico relativo alla scoperta delle fasi
di Venere, si presenterebbe in questa forma: se il sistema
planetario fosse eliocentrico, Venere presenterebbe fasi come
la Luna. Il sistema planetario è eliocentrico. Perciò Venere
presenta fasi come la Luna. Se però si fa attenzione, ci si rende
subito conto che questo sillogismo è solo un buon esercizio
mentale che nulla ha a che vedere con il dato sperimentale.
Sarebbe stato necessario prima ammettere il sistema
copernicano per poi dedurne l'esistenza. Galileo, infatti,
costruisce un altro sillogismo, errato rispetto alla logica
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aristotelica, ma indicativo di un modo nuovo e diverso di
ragionare: se il sistema planetario fosse eliocentrico, Venere
presenterebbe le fasi come la Luna. Venere presenta le fasi.
Perciò il sistema planetario è eliocentrico. Si tratta di un
cambiamento radicale, non di errori rispetto alla logica
precedente.
Nella fattispecie gli errori di logica (dal punto di vista
aristotelico, naturalmente) a cui si riferisce Wallace erano nel
lavoro di matematica, Theoremata circa centrum gravitatis
solidorum, che Galileo regala a Clavio. Come dire che già
iniziano delle profonde divergenze perché tutto l'argomentare
aristotelico era sillogistico.
Ma Wallace non termina qui. Dice delle grandi influenze dei
gesuiti su Galileo e si stupisce continuamente di lavori che non
rispondono alla sua fissazione (è improbabile che Galileo
aderisse qui ...; dà chiari segni di essere una composizione
libera ... ; sarebbe una coincidenza troppo grande ...). Dice che
comunque vi sono delle influenze metodologiche che restano,
come il ragionare ex suppositione, come l'interesse per una
scienza, come il suo interesse nel conoscere le cause dei
fenomeni (e qui Wallace dice una enorme sciocchezza, come
ho mostrato in precedenza). E più oltre leggiamo una sua
stupefacente affermazione: "Galileo si dedicò a proseguire il
programma di Clavio, nell'applicare la matematica allo studio
della natura e nel generare una fisica matematica che potesse
fornire valide spiegazioni causali sia per i fenomeni
astronomici che per quelli fisici". Si ha l'impressione che qui
Wallace confonda Galileo con Kepler. Mai la matematica si
pone in Galileo a priori, come un qualche cosa da cui poi poter
far discendere la fisica come una sorta di teorema. Si può in
definitiva dire che, per Wallace, Galileo è conseguenza del
pensiero tardo medievale e scolastico e dei gesuiti del Collegio
Romano. Una continuità senza problemi, un percorso lineare
che non prevede, ad esempio, un inciampo come Giordano
Bruno.
Le manipolazioni continuano, e Wallace ci parla delle
esperienze di caduta dei gravi dalla torre di Pisa, esperienze
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alle quali solo lui ormai crede e che dà per eseguite (sic!) per
creare una conseguenza con esperimenti di gesuiti. E dice cose
ridicole: E' probabile che Galileo lasciasse cadere oggetti
dalla Torre Pendente, ma durante il soggiorno a Pisa egli non
era ancora in possesso della legge dei corpi in caduta, infatti
Wallace è ancora un tenace tomista convinto che l'esperienza
debba seguire la legge. Come conclude questa digressione il
teologo americano ? così: non vi è nulla di particolarmente
originale in questo episodio della vita di Galileo, come dire: io
ho inventato un episodio per poi dire che è poco significativo
(!). Ma Wallace non è stupido come sembra. Ha detto questo
per poter dire subito dopo che da qui discende il mito molto
diffuso dell'originalità del pensiero scientifico galileiano che
discenderebbe dal positivista Mach. Leggiamo le sciocchezze
che seguono:
Il fatto è che Galileo fu uomo del suo tempo, con
una profonda conoscenza del pensiero degli
aristotelici progressisti come i Gesuiti, che fece
buon uso dei canoni metodologici degli Analytica
posteriora. Egli cercò invero di formulare la sua
nuova scientia con l'aiuto di principia,
definitiones, suppositiones e demonstrationes in
modo da fornire una prova esatta delle
proprietates e delle passiones che egli attribuiva al
suo proprio soggetto. Manifestò una grande
originalità nel progettare esperimenti e nello
sviluppare tecniche matematiche, soprattutto
quelle che si occupano della proporzionalità. Ma
tutto ciò in un contesto aristotelico-euclideoarchimedeo che, come risulta, è del tutto estraneo
al pensiero degli empiristi del ventesimo secolo.
Ma oltre questo mito ve ne è un altro che pone Galileo su un
piedistallo e lo considera il campione della verità contro gli
scolastici oscurantisti ed in malafede ... La maggior parte dei
biografi di Galileo risulta purtroppo composta di agiografi con
un disprezzo per centinaia di studiosi, degno solo della
continua riaffermazione della Chiesa come fonte di verità. Il
nostro non si lascia sfuggire la polemica di Galileo con Grassi
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sulle comete (ma evita accuratamente quella con Scheiner sulle
macchie solari), infilando una serie di sciocchezze tutte
funzionali al discredito.
L'ultimo mito contestato dal nostro è legato al processo del
1633. Dice Wallace che "Molte leggende sono sorte intorno al
processo e ..., nella mente popolare (sic!) è radicata la
convinzione che Galileo offrì la prova conclusiva del sistema
copernicano e che venne costretto dall'Inquisizione a giurare il
falso, asserendo che la Terra era immobile". Ma poiché
Galileo non ha mai dimostrato niente del genere, il nostro
teologo può concludere in modo ignobile: "Galileo accettò
semplicemente sulla base della fede l'asserzione che la Terra
non si muoveva, cosa che poté fare in tutta onestà, dal
momento che non era riuscito a dimostrare il contrario".
Peccato che Galileo fosse così convinto della giustezza della
sua condanna da pubblicare (in Olanda!) la più copernicana tra
le sue opere i "Discorsi e dimostrazioni matematiche ...".
PADRE VIGANÒ
Lasciamo Wallace per passare a Padre Viganò: il teologo
italiano si intrattiene in una lunga disquisizione sul preteso
diritto di Galileo di aspirare al titolo di filosofo. La questione,
secondo Viganò, riveste una importanza particolare poiché fu
proprio questa sua pretesa, insieme a quella di voler spiegare
tutto, che lo perse. Se infatti si fosse accontentato del titolo di
matematico non avrebbe avuto guai con l'Inquisizione. Occorre
però ricordare al teologo e fisico Viganò alcune questioncine
che nell'enfasi oratoria ha dimenticato:
1) Galileo si occupava di filosofia naturale (così si chiamava
allora la fisica);
2) Galileo lavorava proprio per far uscire l'opera di Copernico
dalla odiosa premessa di Osiander, che la relegava al mero
rango di ipotesi matematica;
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3) Galileo, e questa era probabilmente la questione più
importante, sa che come 'matematico' guadagnava da cinque a
dieci volte meno dei suoi colleghi 'filosofi' che insegnavano
nella stessa Università.
Ma Viganò fa finta di niente e prosegue con un ragionamento
basato sulla confusione tra ciò che è empirico e ciò che è
sperimentale. Dice infatti l'autore che il sistema aristotelicotolomaico era quantomeno ordinato e comunque dotato di una
qualche base sperimentale (empirica, Viganò, empirica ...).
Quando poi Galileo annuncia le sue scoperte con il telescopio,
la maggior parte dei teologi e dei filosofi scolastici, secondo
Viganò, si attenne ai principi insegnati da Aristotele e San
Tommaso, "riconoscendo il primato dell'esperienza". La teoria
copernicana però non si poteva mostrare con l'esperienza,
quindi ...
E poi come rifiutare i principi metodologici di San Tommaso ?
così equilibrati ... Ed è anche vero che l'universo aristotelico
aveva un certo valore estetico ed una qualche base
sperimentale. Qualcosa però non andava se Tolomeo dovette
intervenire nel 500 dopo Cristo (si sbaglia di soli 350 anni,
perché Tolomeo è del 150 d.C., e la cosa non è banale ma la
dice lunga sulla serietà di questi studiosi, ndr).
Dopo aver discusso, prima di Bruno (giusta la condanna
per eresia) e Campanella ricordando che rimasero in prigione
per anni (ma dimenticando il rogo di Bruno) quindi, con dubbia
competenza, di Bacone e Descartes (i veri padri della scienza
moderna), Viganò può concludere che Galileo non può essere
ritenuto un filosofo in quanto si differenzia completamente da
quelli che, all'epoca, erano ritenuti filosofi, come Bruno e
Campanella. Ma chi è, allora, Galileo? Sorvolando sui suoi (di
Galileo) toni di sprezzante superiorità (sic!) egli è in primo
luogo un fisico che si eleva a considerazioni metafìsiche. È un
infortunio di passaggio al quale non si deve alcuna rivoluzione,
che semmai spetta a Copernico. Tant'è che Copernico non fu
messo all'indice e servì anzi per la riforma del Calendario.
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PADRE JACQUELINE
Dopo un intervento bibliografico di Padre Russo da cui si
apprende solo che il De Revolutionibus di Copernico e la
Lettera di Galileo a Foscarini furono tolti dall'Indice nel 1835,
si passa a Jacqueline.
Padre Jacqueline, dottore in Diritto Canonico, aggiunge un'altra
«perla» a questa collana. Secondo Jacqueline «è soprattutto
Newton che, nel secolo XVIII, ha lasciato un'impronta nello
studio della natura; il ruolo di Galileo fu allora minore e la
sua fama si limitò piuttosto all'Italia». E, polemizzo io, padre
Marsenne che faceva la spola tra Parigi e Firenze per vedere,
apprendere, copiare, riferire, far pubblicare altri - come Pascal senza citare Galileo, Torricelli ed altri ?
Tra parentesi: ci informa Jacqueline che non è vero che i libri
di Copernico furono tolti dall'Indice nel 1818 come afferma
Rupert Halli ma nel 1757 (quattro pagine dopo Costabel dice
che i libri in oggetto furono tolti dall'Indice tra il 1757 ed il
1822. E, spigolando qua e là vi è un fiorire di date diverse che
lascia interdetti. Anche qui si mostra un fatto importante:
questa non era una Commissione, si trattava di personaggi
raccogliticci con età media di 75 anni, ognuno dei quali, senza
sentire gli altri, ha inviato un proprio intervento.
PIERRE COSTABEL
Altro argomento contro Galileo viene ricavato da Costabel,
definito come allievo della École Normale Supérieure (strana
definizione per uno che all'epoca aveva 72 anni), sulla scorta
della sua infarinatura in questioni scientifiche. Su una
(pericolosa) strada, aperta dal cattolico Duhem, Costabel
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sostiene che Galileo avrebbe creduto alla virtù degli
esperimenti cruciali (oltre ad essere uno scienziato positivista!).
Secondo Costabel, Duhem dimostrerebbe l'ingenuità di tale
posizione: in fisica non esistono esperimenti cruciali. A parte il
fatto che l'experimentum crucis fu introdotto nella fisica da
Newton, cerchiamo di capire come stanno davvero le cose a
proposito della possibilità o meno di esistenza di un tale
esperimento.
Costabel, che certamente è un conoscitore della fisica e della
sua storia, saprà, ad esempio, che la teoria corpuscolare della
luce prevedeva che quest'ultima avesse una velocità maggiore
in mezzi più densi. Tutto ciò era l'esatto contrario delle
previsioni della teoria ondulatoria. Vediamo se ci capiamo: un
esperimento che misurasse la velocità della luce in mezzi di
diversa densità e stabilisse che questa velocità è minore in
mezzi più densi, che tipo di esperimento è ? È un tipico
esperimento cruciale: tra due teorie se ne discrimina una a
seguito di dati fatti sperimentali. Che poi questa teoria, quella
che ha momentaneamente vinto, sia una teoria vera in assoluto
e sempre, beh, questo è un altro discorso. E come facciamo,
una volta ammessa una data teoria, a sbarazzarci di essa ?
Proprio servendoci dei metodi introdotti da Galileo, dott.
Costabel! E di esempi di esperimenti cruciali la fisica ne offre a
decine. Ma questo non è mai stato un problema per nessuno
(salvo per qualche epistemologo) e certamente non lo era per
Galileo. Ciò che colpisce è il riferimento a Duhem, un preteso
storico francese, preso sul serio solo da qualche francese, che
ha tra i suoi meriti principali l'essere, appunto, cattolico. Ma
poi, occorre andare a ripescare agli inizi del 1900 per ritrovare
uno degno della fiducia di un cattolico? Vi assicuro che vi sono
dei contemporanei epistemologi, storici e cattolici. Il fatto è
che non sostengono le baggianate di Duhem. Questo richiamo è
però qui non casuale ma finalizzato. Anche Duhem infatti batte
sul ritornello del Galileo che non ha dimostrato la teoria di
Copernico. Ma di questo abbiamo già parlato. Mancava solo da
dire che l'opera di Galileo è certamente servita a
DISTRUGGERE tutta la fisica e la cosmologia aristotelico scolastica, terreno estremamente propizio per seminare la
nuova fisica. Ma poi, che forse Newton ha mostrato la
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rotazione della Terra intorno al Sole ? Lo ha fatto Descartes ?
Costabel non risponde insistendo nel dire che Galileo aveva il
difetto della sicurezza nella assoluta verità delle proprie
speculazioni. Ed infatti erano Urbano VIII e Bellarmino ad
avere la logica dalla loro parte. Ed è Duhem a confermarlo
quando attaccava la nozione semplicistica d'una scienza
basata sulla sola esperienza (l'osservazione è davvero
sconvolgente: un signore entra in un laboratorio, quello che
trova trova, accende,butta, fa cadere, sbatte, ... qualcosa
uscirà, ... attende un poco e dall'ectoplasma si materializza una
legge fisica. Ma ci si rende conto della bestialità di tale
affermazioni ?). Infatti diversi lavori oggi mostrano che teoria,
osservazione ed esperimentazione, sono state da Galileo
rigorosamente mischiate, ma che in materia di misure e di dati
numerici sperimentali, si vede essenzialmente adoperare degli
ordini di grandezza considerati come significativi. La frase è
oscura nella conclusione e, se ho inteso qualcosa, si dice che
Galileo non sarebbe stato esaustivo nei dati sperimentali. Se è
così, Costabel è davvero uno sciocchino. La redazione di
esperienze, a quell'epoca farebbe ridere oggi chiunque abbia
pratica di laboratorio. Il fine non era una breve relazione con
dati numerici e tabelle, ma quello di scrivere qualcosa per farsi
capire e per convincere. Tanto è così che tutti gli illustri
rompitori di scatole a Galileo si fermano a dibattere nei dettagli
fino al Dialogo, saltando a piedi pari il dibattito sull'infinito
che i tre interlocutori intrattengono ed i Discorsi dove vi è
molto più di fisico in senso stretto (e naturalmente i
Theoremata).
E dopo le sue dotte disquisizioni ed aver detto che ormai da
dieci anni era chiaro a tutti che il libro della Natura è scritto in
caratteri matematici(78), Costabel conclude il suo intervento
con una di quelle frasi di squalifica che accompagnano ogni
dotto intervenuto in questo aureo libro. Secondo Costabel,
Galileo "riponeva tutta la sua fede di scienziato nel ruolo degli
artifici matematici allo scopo di salvare globalmente i
fenomeni", era un "teorico della fisica astratta".
Che dire ? Niente!
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GEORGES BÉNÉ
Dopo il condivisibile intervento di Campbell, del quale non
parlo perché dice cose che sono presenti in questo mio lavoro,
la ciliegina sulla torta spetta al fisico francese G. J. Béné.
Questi inizia con l'affermare che Galileo non è altro che una
leggenda e che sbagliava mentre lottava con la scienza contro
la Chiesa, mentre Urbano VIII aveva ragione (ed ancora di più
Bellarmino che aveva avuto a che fare con Bruno). Inoltre lo
scienziato faceva "confusione tra movimento relativo e
movimento assoluto". Infatti, "nella sua controversia indiretta
con Bellarmino sul movimento relativo, è Bellarmino che ha
ragione, e non Galileo". Béné, che ha il coraggio di arrivare a
citare Zichichi in una sua intervista al settimanale Gente, ci
dice (e qui preparatevi alle ripetizioni), in accordo con Duhem,
che la rivoluzione scientifica era nell'aria già nel Medio Evo, e
che quindi Galileo ha fatto ben poco. Ma poi quei manoscritti
scoperti negli USA (quelli di cui parla padre Wallace, si
potrebbe definire una partita di giro su oggetti che tutti citano
ma che nessuno ha mai visto) che mostrano che Galileo ha
plagiato i gesuiti del Collegio Romano ... Inoltre lo scienziato
voleva dimostrare il moto della Terra attraverso le maree e tale
argomento era dimostrato come falso dagli scienziati dell'epoca
(è un chiodo fisso di vari relatori questa cosa delle marre ma
Béné ci mette del suo la sciocchezza che all'epoca l'argomento
era considerato falso, n.d.r.) quindi, secondo Béné, "il ritiro del
libro (il "Dialogo sui Due Massimi Sistemi") si inserisce nello
stesso contesto del rifiuto di un lavoro riconosciuto inesatto
dal comitato scientifico di un serio giornale moderno". Capito?
E proprio quell'interpretazione delle maree da parte di Galileo
è, secondo Béné, all'origine della sua condanna. E poi, perché
accanirsi tanto contro la Chiesa per questo processo? "Che la
Chiesa abbia invitato alla prudenza gli scienziati che
trattavano l'eliocentrismo, è cosa certa; ma in tutti gli altri
campi, lo sviluppo scientifico non ha subito di fatto alcun
intralcio". Ma poi, e questa è la cosa più importante (già
annunciata nella Premessa), "Galileo serve anzitutto
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d'argomento come giustificazione della lotta antireligiosa e
specialmente anticristiana. Infatti egli è stato recuperato dai
marxisti sovietici(79)" i quali, ignavi, non sanno che Galileo è
anche esempio per gli avversari dei sovietici: basta confrontare
"il processo di Galileo con tutti i processi sovietici agli
scienziati che non rispettavano i criteri del marxismo".
Appunto, dico io!
UN ROSARIO DI SCIOCCHEZZE
Cerco ora di dare una panoramica di alcune delle infinite
inesattezze e dei gravi errori sostenuti nel libro.
- Vinaty si ostina a sostenere una posizione manifestamente
infondata e cioè che Copernico avrebbe sostenuto l'infinità
dell'universo;
- Poupard sostiene che le onde gravitazionali sarebbero state
sperimentalmente accertate e ciò è falso;
- Jaqueline fa scrivere a Newton delle cose nel 1633, quando
ancora doveva nascere. E neanche a dire che si tratti di un
refuso: il contesto mostra la correttezza di quanto dico;
- Jaqueline afferma che la Chiesa non ce l'aveva con la teoria
copernicana, tanto è vero che le opere di Copernico non furono
messe all'Indice fino al 1616. Purtroppo la malafede è
manifesta in chi dimentica la prefazione di Osiander, proprio
per far uscire l'opera di Copernico dalla quale, Galileo subì la
sua condanna (e da quel punto tutti e due all'Indice!);
- Jacqueline, citando W. Brandmuller (vedi oltre), afferma che
nel 1616 nessun'opera personale di Galileo fu espressamente
messa all'Indice. Tipica furbizia che può ingannare solo chi
non conosce le vicende occorse: che cosa si doveva mettere
all'Indice ? il Nuncius Sidereus ? le opere in cui Galileo tratta
di meccanica ? di fortificazioni ? del compasso ? ... II Nuncius
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Sidereus sembrerebbe la più incriminabile ma l'averlo fatto
avrebbe ridicolizzato l'intera Corte Pontificia per il semplice
fatto che al momento in cui questo libro uscì tutti lo
applaudirono freneticamente;
- Béné, citando Zichichi (solo questo fatto basterebbe per
ridicolizzare l'intero libro), dice che Galileo, uomo di fede, si è
piegato davanti alla Chiesa ... Come interpretare allora l'intera
operazione avvenuta alle spalle degli stretti controllori di
Galileo, che lo portò a pubblicare in Olanda la più copernicana
delle sue opere (i "Discorsi") ? Mi sembra si debba piuttosto
dire che Galileo si è piegato alla forza della Chiesa;
- Béné afferma che, dopo la condanna di Galileo, la Chiesa
avrebbe invitato, molto parzialmente in quel momento, alla
prudenza gli scienziati che trattavano l'eliocentrismo. Ed
aggiunge che in tutti gli altri campi, lo sviluppo scientifico non
ha subito di fatto alcun intralcio. Sta di fatto che, da quel
momento, il baricentro della ricerca scientifica si sposta dall'
Italia al centro ed al nord d'Europa. Questo spostamento di
baricentro lo si può intendere anche osservando che lo
scienziato, all'epoca, era uno studioso complessivo non lo si
poteva appartare da un campo di ricerca così importante senza
che l'intero edificio della sua ricerca crollasse interamente.
Vi sono poi altre questioni che vanno brevemente discusse.
Come abbiamo già detto il libro in oggetto nasce come lavoro
collettivo di una Commissione di studio coordinata dal Card.
Garrone ed avente come responsabile l'allora Mons. Poupard.
Non è quindi un lavoro nel quale debbano comparire interventi
discordi sul dato tema. Qualcosa però non ha funzionato.
Probabilmente la presunzione che l'essere cattolici avrebbe
fornito una garanzia all'omogeneità degli argomenti discussi.
Vi sono nei diversi contributi delle discordanze che, quanto
meno, lasciano perplesso il lettore. Vediamone qualcuna.
- Mentre Vinaty sostiene che nel 1616 Galileo non giocava il
ruolo di imputato ed è improprio parlare di un primo processo,
di contro Viganò parla esplicitamente di un primo processo a
Galileo.
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- Secondo Jacqueline è falso sostenere, come fa Rupert Hall,
che i libri di Galileo siano rimasti all'Indice fino al 1818; la
data effettiva sarebbe il 1758. Quattro pagine oltre Costabel
afferma che le opere di Copernico sarebbero state tolte
dall'Indice nel 1757, mentre quelle di Galileo nel 1822.
Secondo Russo l'opera di Copernico fu tolta dall'Indice nel
1835. Mi pare vi sia un poco di confusione.
- Riguardo poi al ruolo che Galileo assegnava alla matematica,
Costabel sostiene che Galileo riponeva tutta la sua fede di
scienziato nel ruolo degli artifici matematici allo scopo di
salvare globalmente i fenomeni (come già detto). Campbell
(l'unico che ha scritto qualcosa di serio, attento e documentato)
afferma giustamente che Galileo non credeva nell'opinione
secondo cui la scienza trova la propria verità solo nelle forme e
relazioni matematiche.
- In altro luogo abbiamo già detto quale ruolo Wallace assegna
a Clavio: colui che sarebbe stato alla base della produzione
scientifica che rese famoso Galileo, l'Euclide del sedicesimo
secolo. Più oltre Béné si lascia scappare che Clavio rifiutava
quanto Galileo mostrava dal suo cannocchiale a proposito delle
asperità della Luna. Secondo Clavio le valli e le montagne
della Luna sono ricoperte da una sostanza assolutamente
trasparente che permette all'astro di essere sferico malgrado le
apparenze.
- Riguardo infine alle prove che Galileo avrebbe fornito a
sostegno del moto della Terra, mentre Wallace e Costabel
insistono sul fatto che non vi sarebbero, per contro Vinaty,
citando Stillmann Drake, afferma che vi sarebbero.
Non mi spingo oltre perché credo che l'essenziale sia stato
mostrato. Restano alcune considerazioni.
In conclusione, sembra di capire che Galileo sia stato riabilitato
perché era politicamente conveniente. E siccome «il volgo»
non sa di queste cose e si accontenta dei titoli dei giornali,
riabilitiamo. Senza però modificare una virgola del giudizio su
Galileo; tanto queste cose le leggeranno in pochi.
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Ma c'è una cosa su cui sarebbe teoricamente possibile provare
la buona fede dei riabilitatori: perché non vengono aperti agli
studiosi gli Archivi Vaticani per permettere una serena ricerca
su ogni questione connessa con Galileo (e non solo)? O
dobbiamo attendere una nuova Repubblica Romana?
Prima di passare ad altro, mi preme riportare alcune pagine di
due profondi conoscitori di Galileo, Andrea Frova e Mariapiera
Marenzana(79 bis). Il loro libro veramente eccellente, Parola di
Galileo (BUR, 1998), è forse l'unico che conclude facendo
riferimento alla falsa riabilitazione di Galileo. Leggiamo allora
cosa dicono i due autori:
La «riabilitazione» di Galileo
In questi ultimi decenni la Chiesa cattolica sembra
aver dato il via a una piccola campagna di
«riabilitazioni» nei riguardi di grandi pensatori del
passato, a suo tempo colpiti da anatema. Ha
cominciato con Galileo, com'era naturale, visto che
la storia e la cultura gli hanno reso giustizia da
sempre. Ma poiché l'abiura è un'imposizione
violenta e come tale motivo di vergogna e colpa
per chi la impone, la riabilitazione avrebbe dovuto
essere della Chiesa e non di Galileo. Ed essa
avrebbe implicato non tanto una condanna dei
giudici di allora, quanto la denuncia nella Chiesa
di oggi degli stessi errori che condussero alla
condanna dello scienziato: in particolare, più che il
ritenersi depositarla della verità, il volerla imporre
agli altri.
Di Galileo la Chiesa si è limitata ad accettare le
proposizioni strettamente scientifiche, oggi non
più oppugnabili, ma non certo il metodo
sperimentale e l'uso del raziocinio in settori più
ampi della vita dell'uomo, né il concetto di una
verità mutevole, che si aggiorna lungo il percorso
della storia, né il rifiuto di princìpi accettati e non
mai dimostrati, posizioni tutte che portano in rotta
di collisione con qualsiasi tipo di credo dogmatico.
Solo quando si saprà condurre a scienza la
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sociologia, il diritto, la politica, solo allora finirà il
processo a Galileo come condanna della sua
filosofia scientifica.
Ma c'è di più. La riabilitazione di Galileo da parte
della Chiesa appare un'operazione di propaganda,
come sottolinea Antonio Beltràn. Egli scrive (A.
Beltràn Mari, Diàlogo sobre los dos màximos
sistemas del mundo, Introducción, Alianza
Editorial, Madrid 1994, p. LXX): «L'esito di
questa operazione di propaganda risulta palese dal
fatto che si è avuta una notevole risonanza nei
mezzi di comunicazione. Questo è il suo primo
merito. Il secondo consiste nell'aver ottenuto di
avvalorare il termine "riabilitazione". A distanza di
tempo, la maggior parte della gente crede
sicuramente che Galileo abbia commesso qualcosa
di male, e che la Chiesa, facendo mostra di
magnanimità, abbia deciso di perdonarlo». E
ancora: «È ovvio che ciò che dice il papa riguardo
alla scienza di Galileo o alla scienza in generale
non ha assolutamente alcuna rilevanza. Però, di
tutte le contraddizioni presenti in questa
operazione, ne commenterei soltanto una, la più
grottesca e pericolosa. Il fatto che il papa continui
a sentirsi un'autorità nel dire qualcosa di pertinente
su Galileo e la sua scienza dimostra che presso di
lui non è cambiato nulla. Si sta comportando in
maniera esattamente eguale a quella dei giudici di
Galileo il cui errore adesso riconosce» (A. Beltràn
Mari, op. cit.,p. LXXIII). Malgrado tutto ciò,
questo mea culpa della Chiesa non è piaciuto
nemmeno a certi esponenti della cultura scientifica
di matrice cattolica. Tra essi, v'è chi ha espresso i
seguenti pareri: «Se andiamo a rivedere il
processo, Galileo è stato condannato non tanto per
quello che diceva ma perché tentava in qualche
modo di fare il teologo». E addirittura: «Galileo
stesso diceva, sbagliando: "Poiché è la terra che
gira intorno al sole, dobbiamo cambiare le Sacre
Scritture", col risultato che quando Newton
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avrebbe scoperto la gravitazione universale ed
Einstein la relatività, avremmo dovuto riscrivere di
nuovo i testi sacri». E altrove: «Il fatto è che nel
'600 ha inizio una serie di scoperte, un processo
innovativo che non viene colto da nessuna delle
parti. Entrambe ragionano entro uno schema logico
superato, che non riesce a prevedere la
divaricazione tra scienza e religione in seguito
maturata. L'errore viene però compiuto da
entrambi i contendenti senza cattiveria, in buona
fede».
Sono affermazioni prive di fondamento che, se non
respinte con forza, gettano su Galileo ombre di
sospetto e forniscono alla Chiesa motivi di alibi.
Gli equivoci sono possibili e facili da nutrire.
Dunque Galileo va difeso una volta ancora, oggi
non meno di ieri: un destino, questo, che forse mai
lo abbandonerà, almeno fintante che gli uomini
non avranno imparato ad apprezzare la grande
bellezza e superiorità della ragione.
Galileo, dunque: primo autentico fisico della
storia, inventore dell'analisi critica dei fenomeni,
della verifica sperimentale, dell'impiego lucido e
demistificante della ragione. Il mondo
anglosassone lo ha riconosciuto assai prima di noi:
John Milton, reduce da una visita in Arcetri
all'ormai cieco scienziato, diceva (Aeropagitica.
For thè Liberty of Unlicenc'd Printing, 1644).: «È
là che ho incontrato il famoso Galileo, vecchio,
prigioniero dell'Inquisizione per aver pensato in
Astronomia in modo difforme dai Francescani
(sic) e dai Domenicani» Si noti bene, dice
Astronomia, lui che è poeta e non uomo di scienza.
Non fa cenno a materia di Religione.
Se Galileo avesse detto o fatto una qualsiasi delle
cose sopra attribuitegli, difficilmente avrebbe
evitato il rogo. Tutti i suoi scritti dimostrano
invece come egli fosse estremamente cauto, e si
preoccupasse di offrire agli ecclesiastici una lettura
delle Scritture in chiave storica, che avrebbe
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permesso di far convivere le due verità, fede e
scienza. Verità che, del resto, erano due soltanto
per la Chiesa, non certo per Galileo: a lui il fatto
che la Terra fosse a tutti gli effetti immobile per
osservatori posti su di essa, com'erano gli estensori
e i lettori delle Sacre Scritture, non dava il benché
minimo fastidio.
Galileo si rammaricava non poco del fatto che i
teologi fossero in errore, non tanto perché
interpretavano ottusamente le Scritture, quanto
perché avevano troppa fretta di pronunciarsi,
anziché assumere un atteggiamento di savio
disimpegno o perlomeno di attesa. E infatti li
invitava alla prudenza, preoccupato, egli per
primo, delle sabbie mobili in cui si stavano
impantanando. Nella lettera al Castelli (Capitolo
11), li ammonisce a tenere presente che, nel loro
desiderio di rendere materia di fede affermazioni
riguardanti la fissità del Sole e della Terra, essi
corrono il rischio di dover condannare come eretici
coloro che dichiarassero la Terra immobile e il
Sole in movimento, nell'eventualità che un giorno
si arrivasse a provare, con la fisica o con la logica,
che la prima è in moto e il secondo è fermo. Lo
stesso Papa Giovanni Paolo II, nel discorso di
«riabilitazione», mostra di cogliere questo
particolare punto: «... la scienza nuova, con i suoi
metodi e la libertà di ricerca, obbligava i teologi ad
interrogarsi sui loro crite-ri di interpretazione della
Scrittura. La maggior parte non seppe farlo.
Paradossalmente Galileo, sincero credente, si
mostrò su questo punto più perspicace dei suoi
avversari teologi... La maggioranza dei teologi non
percepiva la distinzione formale tra la Sacra
Scrittura e la sua interpretazione, che li indusse a
trasporre indebitamente nel campo della dottrina
della fede una questione di fatto appartenente alla
ricerca scientifica».
Tornando al punto di partenza, lo scontro tra
Galileo e la Chiesa non nacque dunque perché «nel
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Seicento ha inizio una serie di scoperte, un
processo innovativo che non viene colto da
nessuna delle parti». È vero esattamente l'opposto.
Tanto che all'uscita del Dialogo i gesuiti definirono
quest'opera più perniciosa per la Chiesa che l'intera
Riforma di Luterò e di Calvino. Se la Chiesa fu
indubbiamente più cauta con Galileo che con
Bruno, Pucci, Campanella e altri ancora, è perché
nel suo caso era in gioco un sistema di idee che
avrebbe potuto dimostrarsi corretto (laddove le
teorie filosofiche sono sempre discutibili), come
molti dotti gesuiti non mancarono di rilevare.
Lo scontro nacque proprio dalla consapevolezza di
entrambe le parti della portata del cambiamento.
Da un lato un singolo che sa pensare nuovo e
sbaglia solo nel credere che la forza della ragione
debba infine prevalere; dall'altro lato, un apparato
statico, custode di verità eterne, il quale di fronte al
nuovo non sa far di meglio che reagire
ostacolandone sistematicamente la propagazione.
Scontro non ci sarebbe stato solo se nel campo
della Chiesa fossero esistiti uomini altrettanto
geniali di Galileo, capaci cioè di vedere lontano.
L'approdo recente della Chiesa a una parziale
tolleranza è il risultato di una constatazione,
avvenuta nel corso dei secoli, che sembra mettere
al sicuro la fede dal raziocinio: gli uomini sono
assai più irretiti dal fascino consolatorio
dell'irrazionale, che non attratti dall'esercizio
responsabilizzante della ragione.
PARTE NOVE: L'AZIONE CORROSIVA
VEDIAMO ORA COSA DICE RATZINGER, FUTURO
PAPA
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Nel 1992, il cardinale Ratzinger scriveva delle cose su Galileo
prendendo spunto dalle prime notizie sulla clonazione.
Leggiamo le obiezioni a Galileo, così originali, di un Papa(80):
... La domanda circa i limiti della scienza e i
criteri cui essa deve attenersi si è fatta inevitabile.
Particolarmente significativo di tale cambiamento
del clima intellettuale mi sembra il diverso modo
con cui si giudica il caso Galileo.
Questo fatto, ancora poco considerato nel
XVII secolo, venne - già nel secolo successivo elevato a mito dell'illuminismo. Galileo appare
come vittima di quell'oscurantismo medievale che
permane nella Chiesa. Bene e male sono separati
con un taglio netto. Da una parte troviamo
l'Inquisizione: il potere che incarna la
superstizione, l'avversario della libertà e della
conoscenza. Dall'altra la scienza della natura,
rappresentata da Galileo; ecco la forza del
progresso e della liberazione dell'uomo dalle
catene dell'ignoranza che lo mantengono
impotente di fronte alla natura. La stella della
Modernità brilla nella notte buia dell'oscuro
Medioevo (qui il cardinale fa riferimento ad uno
scritto di Brandmüller del quale discuterò subito
dopo, ndr).
Il Papa si addentra ora in un terreno minato e si fa
guidare da non vedenti. Inizia con il marxista
romantico (io non so cosa vuol dire
quell'aggettivo) E. Bloch del quale ho parlato alla
fine della Parte Sei per ripetere la sua sciocchezza:
Secondo Bloch, il sistema eliocentrico - così come
quello geocentrico - si fonda su presupposti
indimostrabili. Tra questi, rivestirebbe un ruolo di
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primo piano l'affermazione dell'esistenza di uno
spazio assoluto; opzione che tuttavia è stata poi
cancellata dalla teoria della relatività. ...
Dice Bloch:
"Una volta data per certa la relatività del
movimento, un antico sistema di riferimento
umano e cristiano non ha alcun diritto di
interferire nei calcoli astronomici e nella loro
semplificazione eliocentrica; tuttavia, esso ha il
diritto di restar fedele al proprio metodo di
preservare la terra in relazione alla dignità umana
e di ordinare il mondo intorno a quanto accadrà e
a quanto è accaduto nel mondo".
Infine
Il vantaggio del sistema eliocentrico rispetto a
quello geocentrico non consiste perciò in una
maggior corrispondenza alla verità oggettiva, ma
soltanto nel fatto che ci offre una maggiore facilità
di calcolo.
Quindi passa a Feyerabend
La Chiesa dell'epoca di Galileo si attenne alla
ragione più che lo stesso Galileo, e prese in
considerazione anche le conseguenze etiche e
sociali della dottrina galileiana. La sua sentenza
contro Galileo fu razionale e giusta, e solo per
motivi di opportunità politica se ne può
legittimare la revisione
e finisce con C. F. Von Weizsacker che vede una
«via direttissima» che conduce da Galileo alla
bomba atomica.
Per le conclusioni si affida ad un aneddoto
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Con mia grande sorpresa, in una recente intervista
sul caso Galileo non mi è stata posta una domanda
del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di
ostacolare lo sviluppo delle scienze naturali?», ma
esattamente quella opposta, cioè: «Perché la
Chiesa non ha preso una posizione più chiara
contro i disastri che dovevano necessariamente
accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di
Pandora?».
Non sembri irriverente ma è necessario sottolineare le
monumentali sciocchezze che sono dette in questo scritto.
Sua eminenza Ratzinger crede che, citando autori non cattolici,
le sue considerazioni acquistino maggior valore. In linea di
principio non è così, poiché ho ampiamente dimostrato che, tra
questi autori ve ne sono molti che attaccano Galileo. Occorre
poi o fare un serio lavoro di indagine o non azzardare
conclusioni come fossero dogmi: incisioni di lapidi da gettare
in faccia agli altri. Naturalmente le citazioni sono nel puro stile
disinformazia, tipico dell'Inquisizione dalla quale Ratzinger ha
attinto abbondantemente a seguito dell'essere stato per molti
anni Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede
(che in breve è l'Inquisizione del passato con voglie nel
presente). Poiché lo scritto è solo denigratorio di Galileo e non
ha alcun carattere non dico di scientificità ma di serietà, mi
permetto di rispondere in breve, senza cioè intervenire con
citazioni colte poiché non sarebbero capite.
Sciocchezza 1 - Il Papa dice che il mito di Galileo sarebbe nato
con l'Illuminismo e che prima non sarebbe quasi esistito. Sono
spiacente ma fu Milton (1608 - 1674) che rese sommi onori a
chi era stato vittima dell'oscurantismo. Inoltre il mito di Galileo
era di tutto il mondo avanzato dell'epoca(81). A Galileo
arrivavano offerte di lavoro da tutte le parti, tutti volevano che,
ad esempio, un nuovo astro scoperto portasse il nome di un
dato Principe, ... Più in particolare non vi era scienziato che
non citasse Galileo, compreso Descartes. L'accademico
pontificio Brandmüller ha ben ragione di parlare di Galileo
come stella della modernità in un Medioevo che la Chiesa ha
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trascinato avanti fino, appunto, all'età dell'Illuminismo (ed oggi
siamo in gravi difficoltà).
Sciocchezza 2 - Il bene ed il male, durante l'epoca del processo
a Galileo, non sarebbero stati divisi nettamente. In verità la
divisione non la facciamo ora e neppure fu fatta allora dagli
studiosi, da coloro che tentavano la via della ragione e del
libero pensiero. Fu la Chiesa che divise il mondo tra suoi
sostenitori e suoi nemici, ai quali ultimi era data solo
persecuzione, torture, braceri e morte. Non si scambino cause
con effetti, oggi è più difficile fare i furbi di quanto non lo
fosse 400 anni fa, anche se l'imbroglio, con un pubblico
ignorante ed apatico, è sempre possibile (cfr. il referendum
sulla procreazione assistita).
Sciocchezza 3 - Il pensiero di Bloch, filosofo ebreo tedesco
marxista messianico (la speranza) e non romantico (che caspita
vuol dire marxista romantico ?), relativo ai due massimi
sistemi che si fonderebbero su presupposti indimostrabili non è
completo, ma la cosa si può capire da parte di chi, Ratzinger,
non conosce la fisica e la sua storia (e neppure la filosofia di
Bloch se non ricorda che proprio Bloch definiva addirittura
Bruno il cantore dell'infinito). Lo spazio assoluto che sarebbe
servito ai due sistemi è introdotto da Bloch con un discorso che
tiene già conto dei Principia Mathematica di Newton. E' un
guardare indietro tentando di dire a Galileo che gli sarebbe
servito quel riferimento assoluto, riferimento che lo stesso
Newton (non la relatività di Einstein) discusse a fondo con
l'argomento della secchia (poi ripreso da Mach). Quello spazio
assoluto cui accenna Bloch è completamente fuori da ogni
discussione in Galileo. Piuttosto è Galileo che costruisce la
relatività del moto in uno spazio non assoluto ma
semplicemente inerte (e non quello pieno di angioletti e
daemon di San Tommaso). Questa relatività, insieme al
principio d'inerzia, gli serve per dimostrare che, se guardiamo
dalla Terra, è il Sole che ci sembra girare intorno ma, se
guardassimo dal Sole, troveremmo la cosa simmetrica. La
relatività di Einstein semplicemente non c'entra.
Inoltre, la successiva citazione virgolettata di Bloch è
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correttissima ma non è stata capita da Ratzinger (e come
poteva ? ma se anche avesse potuto, avrebbe mentito). Vi si
dice che una descrizione cinematica dei moti Terra Sole è
equivalente. Ma Ratzinger non sa (?) che il problema non era
solo cinematico ma soprattutto fisico in senso lato ? Non sa che
quella Terra al centro dell'universo (Aristotele + San
Tommaso) era circondata da tante sfere cristalline che
sostenevano i pianeti ? Che vi erano due mondi, quello
sublunare e quello sopra il cielo della Luna ? Che il primo
cambiava ed era soggetto a generazione e corruzione mentre
l'altro era perfetto, etereo, eterno ed immutabile ? Che il Dio di
San Tommaso, quale motore immobile, aveva la sua corretta
sede al di là del cielo delle stelle fisse quasi abbracciando quel
piccolo mondo, ma che lo stesso Dio in un mondo copernicano
si sarebbe prese continue sberle in faccia dai vari pianeti che
circolavano in modo anarchico infilandosi tra le sfere
cristalline mandandole in frantumi ? Sembra poco al futuro
Papa che Galileo dimostri che i cieli sono corruttibili ? che il
Sole, il fuoco, il più vicino a Dio ha delle macchie ? che non
solo la Terra è centro di moti circolari ? che anche Venere ha le
fasi ? che la Via Lattea è formata da una miriade di stelle ? Che
la Luna è strutturalmente come la Terra con montagne
altissime ? che con i sillogismi aristotelici non si spiega nulla ?
che i luoghi naturali non esistono come già aveva dimostrato
Bruno (un chiodo cade su, verso la calamita, e non giù verso la
Terra) ? che un masso ed un granellino di sabbia, lanciati dalla
stessa quota raggiungono la Terra (quasi) nel medesimo
tempo ? che un sasso che cade poggiato sopra un altro sasso,
non pesa su di esso ? E' una operazione di disinformazia far
finta si tratti solo di cambiare di posto a Terra e Sole con il
tutto che resta immutato !
Sciocchezza 4 - La cosa sostenuta successivamente, la
maggiore facilità di calcolo del sistema copernicano rispetto
all'aristotelico-tolemaico, è semplicemente falsa. E' vero che
Copernico affrontò il problema soprattutto a questo fine ma è
altrettanto vero che la cosa non gli riuscì. Anche Bloch prende
una papera. Spero che l'errore non lo condanni al rogo come si
vorrebbe ancor oggi fare da parte della Chiesa per gli errori di
Galileo (le maree) ma non per quelli di Padre Pio (una vita
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intera da imbroglione).
Sciocchezza 5 - Feyereband dice che, data la Chiesa dell'epoca,
i suoi riferimenti culturali, la sua storia, le contingenze della
Controriforma, non poteva far altro che condannare Galileo.
Una posizione blanda della Chiesa in questo processo avrebbe
potuto aprire controversie ben più gravi in campo teologico con
ulteriori scismi. E' quindi inutile stare a cincischiare sul riaprire
il processo, la condanna sarebbe ripetuta (Feyereband ha tanta
ragione che quanto diceva si è avverato, come racconto nella
Parte Otto). Sua eminenza deve leggere le cose non in quanto
apodittiche ma in quanto premesse a determinate conclusioni.
Sciocchezza 6 - L'autore che viene citato da Ratzinger, C. F.
Von Weizsacker, dice che la svolta di Galileo è quella che ha
prodotto l'atomica. Purtroppo sto bacchettando un futuro Papa
e non posso trascendere. Ma la cosa, l'aver preso questa frase
fuori di contesto, è una sciocchezza solenne. Stupisce il
determinismo della Chiesa. Dal suo punto di vista avrei dato
maggiore spazio al libero arbitrio che pure dovrebbe essere un
suo caposaldo, molto vacillante per la verità, tanto da mettere
in pericolo l'intero edificio.
Ma vi è di più. La parte di Galileo che eventualmente avrebbe
portato all'atomica era quella tecnica, cioè il compasso
geometrico-militare, le fortificazioni, ... straordinario, proprio
le cose che la Chiesa non ha MAI messo in discussione. Inoltre
il comunista Brecht ha indugiato su pensieri analoghi a quelli
dell'autore citato da Ratzinger. Il resto è scienza pura, che nulla
ha a che fare con l'applicativo.
Ed ancora. Ricordo ciò che il futuro pontefice fa finta di non
sapere. Il fisico credente e pacifista C. F. Von Weizsacker
sosteneva anche: “Il cristianesimo ha fatto una distinzione tra
la guerra giusta e la guerra ingiusta e tra un modo giusto e
uno ingiusto di condurla. Ha fatto una distinzione tra l’etica
individuale, che tendeva a riferirsi al Sermone sul monte, e
l’etica di responsabilità politica, che comandava di proteggere
i propri simili facendo uso delle armi. Tutto ciò ispira rispetto
quando implica serietà di impegno. Ma mi chiedo se, dopo
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aver letto il Nuovo testamento, posso ancora lanciare una
bomba H, e so che la risposta è “No!”. E se non ho il diritto di
lanciarla non posso neppure fabbricarla perché un altro possa
adoperarla, mi è lecito fabbricarla a scopo intimidatorio? …
Non credo che la chiesa possa approvare l’uso della bomba H.
Se non è capace di dire di no, dovrà ammettere la sua
perplessità sia apertamente sia riducendosi al silenzio.
Tuttavia credo che i membri della chiesa possano essere utili a
se stessi e al mondo intero se, in base a presupposti
inequivocabili, dicono chiaramente “No!”". A queste cose la
Chiesa non risponde, non dice nulla, non risulta la scomunica o
la condanna nei fatti per chi produce e minaccia il mondo con
le bombe H. Giovanni Paolo II ha ricevuto amorevolmente il
guerrafondaio e credente Bush che di atomiche ne ha a iosa.
Sciocchezza 7 - Dice Ratzinger: "Con mia grande sorpresa, in
una recente intervista sul caso Galileo non mi è stata posta una
domanda del tipo: «Perché la Chiesa ha preteso di ostacolare lo
sviluppo delle scienze naturali?», ma esattamente quella
opposta, cioè: «Perché la Chiesa non ha preso una posizione
più chiara contro i disastri che dovevano necessariamente
accadere, una volta che Galileo aprì il vaso di Pandora?»".
Rispondo alla sorpresa. Se Ratzinger continua a frequentare le
parrocchie, gli oratori, Scienza e Vita, ... che domande si
aspetta ? Riguardo alla seconda domanda essa è
evidentemente retorica, è fatta da chi non ha mai digerito una
scienza che mette sempre più all'angolo la fede. Si dice che la
scoperta scientifica è il vaso di Pandora. Chi ha fatto questa
domanda a Ratzinger è semplicemente un poveretto che ha
bisogno di cure da un neuropsichiatra, pardòn, da uno
sciamano o da Wanna Marchi.
Ma qui io devo chiedere al futuro Papa che dovrebbe essere
conseguente con le sue posizioni qui espresse. Prenda atto che
la scienza offertaci da Galileo è la causa di tutti i mali. NON SI
CURI PIU' con i prodotti di tale scienza! Non usi il
termometro, non usi il misuratore di pressione, non usi
medicinali ma sanguisughe e lassativi, non usi la macchina di
Roentgen, non usi le trasfusioni, non usi la macchina per la
dialisi, non usi la TAC, non usi ecografie, non salga in
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autoambulanza per andare al Gemelli, non telefoni, non usi
ascensori alimentati da corrente elettrica e tantomeno aria
condizionata. L'elicottero che ci fa volare è poi una vera
bestemmia. Lasci queste mondanità e si ritiri a Fumone, le
stanze Caetani un tempo occupate contro la sua volontà da
Celestino V sono ancora libere, fresche ed un poco di pane ed
acqua fa bene alla salute oltre ché allo spirito.
Sciocchezza 8 - Possibile che il discutere su Galileo debba
sempre richiamare ogni sofisma per dire che però egli
sbagliava. Alla fine deve sempre uscire fuori che la Chiesa ha
sbagliato un poco ma lo ha fatto con uno che aveva capito
poco. Inoltre vi è il metodo curiale dell'insinuare (mentre ci si
stropicciano le mani), con la tecnica del "parlatene male,
continuate a farlo, qualcosa resterà". Insomma la condanna di
Galileo è di una persona qualunque, non del padre della scienza
moderna. Ancora una volta si dimostra che Giovanni Paolo II
ha fatto una operazione di comunicazione falsa quando ha
parlato di riabilitazione di Galileo. Il grande scienziato pisano è
ancora là ed atterrisce ogni piccola e meschina Chiesa. Fermo
restando il chi riabilita chi, occorre dire che non serve più
alcun giudizio della Chiesa su Galileo. Su di lui si sono
espresse milioni di persone in circa 400 anni. E mentre si
esprimevano su di lui lo facevano sulla Chiesa. Il verdetto è:
Galileo innocente e perseguitato, la Chiesa colpevole ed
oscurantista.
Di più: è davvero singolare che un Galileo che ci invita a
guardare la realtà è uno che non dimostra nulla, mentre sarebbe
così chiaramente dimostrato il mistero della fede .... Allo stesso
modo delle cose dette dal futuro Papa in altra sede (ed anche da
Giovanni Paolo II): mentre le teorie di Darwin non
risulterebbero completamente dimostrate lo sarebbe la
creazione ad opera di Dio. Totò avrebbe risposto
semplicemente con un: ma ci faccia il piacere !
COSA DICE BRANDMÜLLER ?
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Riguardo a W. Brandmüller egli si riferisce ai giudizi degli
altri e costruisce il solito pastone di banalità e cose ripetute.
Dice l'esegeta(82):
Rivolgiamoci innanzitutto a Blaise Pascal, famoso
scienziato, che scrive a proposito di Galileo: «tutti
i fenomeni del movimento e dell'arretramento dei
pianeti scaturiscono perfettamente da quelle
ipotesi che si possono riscontrare in Tolomeo,
Copernico e Tycho Brahe, e in molti altri. Di tutte
queste ipotesi, una sola può essere vera. Ma chi
potrebbe pronunciare un giudizio così grave, e chi
potrebbe preferire un ipotesi a scapito di altre
senza incorrere nel pericolo di errore?».
In modo del tutto simile si esprime Cartesio. [...]
e non meraviglia affatto che i giudizi di Pascal e
quello di Cartesio sullo strato delle cose fossero
quasi identici a quelli dell'Inquisizione c'è infatti
una grande differenza tra il dire che il sistema
copernicano corrisponde a tutte le osservazioni
astronomiche e le spiega, e il ritenerlo come
l'unico vero (ma chi lo ha detto ? ndr) ed anche nel
caso che Copernico (si noti, parla di Copernico e
non di Galileo, ndr) riuscisse a spiegare in modo
convincente tutte le sue osservazioni
astronomiche, con ciò non sarebbe ancora provato
che il suo sistema corrisponda alla realtà cosmica,
dal momento che potrebbero darsi anche altri
sistemi in grado di fornire le stesse prestazioni ...
solo Newton, formulando la legge di gravità, ha
aperto la strada per provare il movimento
terrestre. E inoltre l'astronomia, con ognuna delle
sue spettacolari scoperte, si è sempre più
allontanata dall'idea che il sole sia il centro
dell'universo.
Ma l'errore fu anche del Sant'Uffizio, ammette il nostro, infatti:
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Galileo aveva saputo molto giustamente
distinguere tra l'inerranza (sic!) della Sacra
Scrittura e la capacità di errare dei suoi interpreti.
Brandmüller va oltre e sostiene una cosa che sarà d'interesse
più oltre, il vero significato da dare al termine filosofo (qui fa
comodo così):
La designazione della dottrina copernicana come
filosoficamente assurda non va intesa come se la si
dichiarasse falsa, in base al significato dell'uso
attuale del termine "filosofia". Qui "filosofia" è
chiaramente da intendere nel senso di "scienza
naturale": Galileo era infatti anche "filosofo e
matematico" del Granduca di Toscana. E assurda
dal punto di vista scientifico - non matematico!
Più oltre il nostro sostiene una cosa penosa, tipico argomento
pretesco:
non si può parlare di una paralisi della ricerca
scientifica nei paesi cattolici in conseguenza del
processo di Galileo. La miglior prova è costituita
dal fatto che Galileo stesso - e ciò avvenne sotto la
sorveglianza dell'Inquisizione, comunque la si
intenda, - poté scoprire nel 1637 le oscillazioni
della luna grazie ad ulteriori osservazioni
astronomiche. Negli ambienti interessati,
d'altronde, si sapeva valutare correttamente la
portata dei decreti romani: ci si serviva del
sistema di Copernico come di una - così sarebbe
dovuto risultare - fruttuosa ipotesi di lavoro,
cioè, Galileo in prigione fa delle osservazioni astronomiche e
ciò vuol dire che la ricerca nei Paesi Cattolici avanza ? Ed il
fatto che di nascosto (quel libro e quel riferimento erano
vietati!) si utilizzasse Copernico è un avanzamento della
ricerca ? Per certamente si e la spudoratezza prosegue nel dire
che
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nel secolo successivo alla morte di Galileo non si
registrò nessun conflitto fra le scienze naturali e la
Chiesa (nei Paesi cattolici non ci poteva essere
conflitto, la ricerca non c'era più, ndr). La
spaccatura si allargò nell'epoca seguente, nella
misura in cui il razionalismo e finalmente il
materialismo raggiunsero un'egemonia pressoché
illimitata nell'ambito delle scienze naturali. In
questo contesto Galileo diventò la figura di
Gallione di una scienza consapevolmente atea (e
queste ultime non sono altro che sciocchezze
buone per i gonzi, ndr)(83).
ANCORA SU POUPARD (CON UNA NOTA SU
STANLEY JAKI)
Ho già detto delle cose su Poupard, quando ho discusso del
libro Galileo: 350 anni di storia. Poiché vi è un discorso
pronunciato successivamente da Poupard(84), è utile riprendere
delle cose approfittando anche per dire qualcosa di un frate, tal
Jaki, spacciato nell'ambiente come storico della scienza.
In modo accattivante, Poupard dice:
Galileo e io siamo, se così posso esprimermi, dei
vecchi amici. Come storico e come uomo di
Chiesa, sin dai tempi in cui ero studente
all’Università Cattolica di Angers e alla Sorbona,
ci siamo incontrati in diversi momenti della mia
vita. Ho avuto così occasione di avvicinarmi a lui,
di studiare la sua vita, di ammirare la sua
grandezza e di conoscere i suoi difetti.
Ma poi, eccome no?, passa alla cantilena a tutti nota, con la
citazione esplicita di Brecht (ma questi personaggi, oltre al
titolo ed all'autore, leggono i libri ?):
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Dai tempi dell’Illuminismo ai nostri giorni, il caso
Galileo è stato usato come simbolo del carattere
reazionario della Chiesa. Basti pensare a questo
proposito al Galileo di Bertolt Brecht. Ancora
oggi, quando la Chiesa si oppone, in nome della
dignità dell’embrione, alla clonazione anche a fini
terapeutici, alcuni cercano di presentare tale
presa di posizione come “un nuovo caso Galileo”,
come se la Chiesa cattolica non potesse fare a
meno di opporsi al progresso, e la fede alla
scienza. Tuttavia, uno studio storico serio
dimostra che la scienza moderna, di cui Galileo è
il padre, nasce dall’abbinamento dell’osservazione
empirica con la formulazione matematica, ed ha
avuto origine nell’occidente cristiano, in quanto
solo in questo contesto si davano le premesse
necessarie. A sostegno di questa tesi si pose il
contributo di Pierre Duhem, il quale nella sua
opera monumentale dimostrò in modo esauriente,
contro i pregiudizi dai quali era circondato,
l’origine cristiana della scienza.
E' inutile ripetermi, ho già detto troppo sugli argomenti
riportati dalla pubblicistica cattolica per l'ennesima volta in
relazione a Galileo. Ma seguiamo Poupard:
senza nulla togliere alle sofferenze inflitte alla
persona di Galileo, il cosiddetto “caso Galileo” in
quanto tale è una creazione dell’Illuminismo,
mentre al tempo in cui avvenne, il processo e la
condanna di Galileo furono percepiti come episodi
marginali
Qui, citando come referenza Brandmüller (continuano le partite
di giro), si dice quella cosa che non è neppure necessario dire
che è falsa perché è solo sciocca. Ma qui siamo davanti ad un
crescendo perché Poupard segue:
La leggenda secondo la quale Galileo proferì la
famosa frase: “Eppur si muove!”, mentre usciva
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dalla Chiesa di Santa Maria sopra Minerva, fa
parte di questo mito, ma non risponde a verità.
Pierre Costabel, Segretario Perpetuo
dell’Accademia Internazionale di Storia delle
Scienze, in un articolo incluso nel volume di studi
che preparò la sezione culturale della
Commissione 6 , presentò il risultato di una
singolare inchiesta condotta (Costabel parla di
sondaggio limitato fatto da uno dei nostri giovani
colleghi presso i suoi studenti, ndr)(85) tra studenti
universitari francesi, che rivelava la persistenza e
la forza dei miti: la maggior parte di essi non
sapevano (non sapeva, Poupard!, il soggetto è
singolare, ndr) perché Galileo fosse stato
condannato, né per quale movimento della Terra,
molti erano comunque certi che fosse morto sul
rogo o, comunque, in una lugubre prigione
dell’Inquisizione. Se tale inchiesta venisse ripetuta
oggi tra gli studenti universitari, temo che i
risultati non sarebbero molto diversi.
Cosa dire di fronte a questo riferire in modo distorto ? E
sull'evidente contraddizione tra il mito presunto e la non
conoscenza reale ? E sul fatto che questa disinformazione degli
studenti proviene da insegnanti cattolici in collegi cattolici ?
Più oltre Poupard riprende la questione dei rapporti scienzafede e per far ciò fa riferimento allo scritto di Giovani Paolo II,
Fides et Ratio(86):
Per il Santo Padre, il caso Galileo insegna che le
nuove scoperte scientifiche, o l’introduzione di
nuovi metodi scientifici, impongono una
chiarificazione dell’insieme delle discipline dello
scibile. Le costringe a meglio delimitare il loro
campo, i loro metodi e la portata delle
conclusioni. E, in secondo luogo, ci insegna che
spesso, «al di là delle visioni parziali e
contrastanti, esiste una visione più ampia che le
include e le oltrepassa entrambe». Questi due
insegnamenti - da un lato la consapevolezza dei
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limiti e dei metodi propri di ogni disciplina,
dall’altro l’integrazione delle discipline in una
visione unitaria più ampia - sono stati proposti
con forza dal Santo Padre nell’enciclica Fides et
Ratio.
E, naturalmente, in questo modo subdolo si torna
all'incomunicabilità perché, per chi non avesse letto la Fides et
Ratio, la scienza faccia ciò che vuole purché segua gli
insegnamenti di San Tommaso(87).
La Chiesa si interroga, oggi più che mai, sui
fondamenti della fede, su come rendere ragione
della speranza che abita in lei, davanti al mondo
contemporaneo. La scienza, sempre più
consapevole dei propri limiti, continua a sfidare la
Chiesa con un’esigenza di rigore razionale nella
presentazione del suo messaggio.
E dopo i buoni propositi, che vedono sempre la scienza che ha i
limiti contrariamente alla Chiesa, Poupard conclude con una
frase che la dice lunga sui rapporti tra scienza e fede:
La Rivelazione non si pone sul piano di una
cosmogonia. L’assistenza divina non è stata
donata alla Chiesa nella prospettiva dei problemi
di ordine scientificopositivo.
Restano da dire alcune cose su Jaki, un benedettino (povero,
grande San Benedetto!) che si è trasformato in domenicano, un
vero cane da guardia della Chiesa di 400 anni fa.
Dopo averci deliziato sulla giustezza del rogo a Giordano
Bruno, il nostro va all'attacco della scienza che, secondo lui, è
una vera e propria ideologia. In ogni caso già abbiamo fatto dei
passi avanti rispetto ad una o due generazioni fa, quando
scienza e positivismo erano la stessa cosa. Caspita. ecco il
miglior e più succinto riassunto del dibattito del 1929 della
Scuola di Copenaghen! I problemi allora sollevati sono risolti
allo stesso modo: non esistono come non sono esistiti! Oggi
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siamo andati avanti (qui si mostra tutta la potenza
dell'osservatore) ed è possibile affermare che la scienza,
insieme all'ideologia per eccellenza, il cristianesimo, non sono
inconciliabili. E la cosa si può dire perché:
l'affermazione che la scienza non ha avuto inizio
improvvisamente col piano inclinato di Galileo la
si può trovare perfino in alcuni dei più recenti
trattati sull'inizio del pensiero moderno. Ciò è
conseguenza del fatto che alcuni eminenti
scienziati hanno preso nota delle vaste prove
storiche su alcuni predecessori medioevali di
Galileo.
Come si vede i pensatori cristiani sono pochi (Duhem) ma
eterni. E Jaki ambisce ad essere un pensatore cristiano e quindi
afferma che in civiltà rigogliose, pur riscontrandosi germogli di
conoscenze scientifiche, la scienza sperimentale non è riuscita
a svilupparsi in profondità, mentre ha trovato una strada
spianata nell’occidente europeo. Jaki attribuisce questo fatto
alla presenza duratura nell’Europa cristiana dell’insieme di
convinzioni che costituiscono la spina dorsale dell’impresa
scientifica: l’affermazione dell’esistenza di un mondo ordinato
e della capacità dell’uomo di conoscere quest’ordine. La
scienza è sorta quando tali fattori divennero una matrice
culturale grazie alla fede cristiana in un mondo razionale, opera
di un Dio infinitamente intelligente e alla fiducia nella capacità
dell’uomo di conoscere quest’ordine perché è stato creato a
immagine e somiglianza di Dio. Questo realismo metafisico e
gnoseologico è stato per Jaki il fondamento necessario della
scienza moderna. Caspita! viene spontaneo, a quale epoca della
fantastoria si riferisce ? La Chiesa è sempre stata un freno
possente ad ogni novità, fossanche nell'inginocchiarsi, tanto
perché si fosse ben coscienti che ogni cambiamento doveva
solo dipendere da lei. Jaki, pervaso da afflati degni di miglior
causa, ci dice:
la strada della scienza e le vie a Dio costituiscono
un unico percorso intellettuale: una scienza
fattibile è nata solo all’interno di una matrice
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culturale permeata dalla ferma convinzione che la
mente umana fosse capace di individuare nel
regno delle cose e delle persone un segno del loro
creatore. Tutti i grandi progressi creativi della
scienza sono stati compiuti nel quadro di
un’epistemologia strettamente imparentata con
tale convinzione. Di più: ogni volta che questa
epistemologia ha incontrato un’opposizione
abbastanza forte e coerente l’attività scientifica è
rimasta evidentemente priva di solide basi.
Ehhh, a chi lo dici, Jaki ... Il nostro, catturata coì la nostra
benevolenza può azzardare l'incompetenza della fisica a
trattare di qualità se queste rappresentano valori – estetici,
morali o spirituali. Mentre è evidente che le misure, e quindi la
fisica, non hanno nulla da dire su temi filosofici come ad
esempio l'essere. E' questa continua scoperta che ci affascina di
Jaki e noi imperterriti lo leggiamo fino a quando ci dice che le
speranze di riuscire ad elaborare una teoria fisica "finale"
saranno sempre frustrate dal teorema di Gödel, che assicura che
nessun insieme di proposizioni matematiche e logiche può
contenere al suo interno la prova della sua propria consistenza.
Ed in passato come sono andate le cose ? Dice Jaki che contro
tutti gli stereotipi sull'"oscurantismo" diffusi dall'Illuminismo,
dall'idealismo tedesco e dal marxismo, il Medioevo è un'età
felice, non solo nel campo della filosofia e delle arti, ma anche
in quello meno scontato della scienza e della tecnica (anche i
medievali sapevano che l'universo non sarebbe durato fino
all'eternità). Nel sapere scientifico le intuizioni furono molte.
Come quella del moto newtoniano.
Non contento delle castronerie che dice, Jaki ne aggiunge e
sostiene che "l'Europa moderna fino al 1800 funziona con le
invenzioni tecnologiche fatte nel Medioevo", tanto per
sostenere l'idea di Duhem (ancora!) che tutta la scienza iniziò
da pensatori cristiani nel Trecento. Jaki esemplifica sul
Trecento ma lo fa in modo superficiale e poco competente.
Forse sa di cosa parla ma tira il carro dalle parti sue, gli oscuri
sotterranei del Vaticano.
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E la cosa sembra confermata da altre sue affermazioni
La fede cristiana non può essere provata dalla
scienza. La sola cosa che può essere fatta è
mostrare che essa non è contraria alla scienza
stessa, non vuole sopprimerla. L'Illuminismo, al
contrario, era fondato sulla considerazione che la
scienza non potesse emergere senza eliminare la
fede cristiana dalla mentalità della gente e della
società. Questa è l'affermazione base
dell'Illuminismo, e dalle altre correnti da esso
generate, come il marxismo.
Insomma, scienza o non scienza, il problema di fondo,
confessato (come ora) o meno, è sempre lo stesso: la Chiesa
schierata con il mondo del privilegio, quello addirittura
precedente alla Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. E Jaki
conclude in un modo ignobile:
la cosa principale è che la moderna cultura
accademica - le università laiche - resiste con tutte
le forze, chiude gli occhi davanti alle prove
dell'esistenza di una scienza e tecnologia nel
medioevo. Harvard, Milano, La Sapienza di Roma,
Yale, Heidelberg, dovunque ci si basa
sull'adorazione della scienza. Essa porta la
salvezza. Mentre la verità è che Cristo ha portato
la scienza agli uomini. "Cercate prima il Regno di
Dio e il resto vi sarà dato". Il resto include la
scienza".
Quante idiozie in nome di Dio!
COSA DICE IL CARDINALE MARTINI ?
Eh, si, c'è anche il cardinale Martini che non si sottrae agli
identici luoghi comuni (Carlo Maria Martini, L’ira di Dio e
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altri scritti, Milano, 1995, pagg. 239-248). Vi è un clichè di
questo tipo: Galileo è una brava persona ma ... e quindi tutta
una serie di obiezioni che fanno rivedere il giudizio precedente.
Questa era un pratica in uso nel PCUS ed anche nel PCI.
Quando si interveniva, ad esempio, in un congresso dopo un
tuo avversario politico, la frase di rito era: Sono d'accordo con
il compagno che mi ha preceduto ma .... E giù tutto il possibile
dizionario delle contestazioni.
Martini inizia con il dire che non bisogna impegnare la Bibbia
in questioni di scienza e che devono essere gli studiosi a fare
ricerca. I teologi quindi avrebbero dovuto essere cauti e, se lo
avessero fatto, si sarebbero evitati tutti i mali che seguirono
dalla condanna di Galileo. Certamente resta il problema di
come mettere d'accordo la scienza con quei brani della Bibbia
che sembrano asserire il contrario. Un primo passo in avanti,
secondo Martini, già sarebbe l'affermare che chi scrisse la
Bibbia si adattò alla «corrente opinione», all'«uso ricevuto»,
alla «capacità del vulgo». Occorre però dichiarare quale valore
dare alle espressioni precedenti.
A questo punto, dopo che era sembrato un cauto ammettere la
giustezza delle lettere di Galileo a Benedetto Castelli ed a
Cristina di Lorena, Martini dice:
Su questo punto Galileo sembra fare un passo
indietro, ritenendo che, una volta dimostrata la
verità di un dato scientifico, sia possibile agli
interpreti trovare sensi che dimostrano la sua
presenza anche nelle parole del testo sacro. In
realtà nel caso del sistema copernicano, che egli
ritiene per parte sua dimostrato, non sa suggerire
altra via per spiegare il capitolo 10 di Giosuè che
quella di un'aderenza così rigida alla lettera del
testo da far ritornare tutto il problema alle
posizioni di partenza.
Allora, Martini ci dice qui un paio di cose importanti: Galileo
che ha trovato un qualcosa che è in contrasto con una
affermazione biblica, non deve credere che i teologi siano in
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grado di sistemare la nuova verità nel contesto biblico
medesimo. Cioè, Galileo non è capace di suggerire ai teologi
come fare. E qui sembra di vedere il candore dell'espressione
del cardinale mentre sostiene queste cose che fanno allibire.
Ma come, Galileo deve suggerire ai teologi come fare ?
Caspita, siamo ridotti male! In realtà Galileo lo ha fatto, la
relatività spiega tutto e non è colpa di Galileo se Dio, nella sua
infinita saggezza, non ha spiegato la cosa ai profeti o
quantomeno ai teologi. Ma, nell'argomentare, il cardinale usa
termini che hanno valore in metafisica e non in fisica. Parla di
verità, qualcosa che non esiste nelle scienze. Nel seguito del
discorso viene ancora fuori la vicenda di Galileo che crede di
aver dimostrato.
Ma Martini insiste nel chiedere e chiedersi perché Galileo non
ha spiegato ai teologi come fare, ammesso (dico io) che glielo
abbiano mai chiesto.
Perché Galileo non è riuscito, pur avendo posto in
maniera eccellente il principio dello scopo
salutare e non scientifico dell'insegnamento
biblico, e quello delle «accomodazioni» del
linguaggio, a unificare i due principi cosi da
suggerire una spiegazione positiva adeguata per i
passi che sembravano insegnare l'immobilità della
terra e il moto del sole?
Il fatto è che l'errore discende da Galileo e dai suoi
contraddittori: il primo introduce una modernità apparente, più
a parole e nelle esigenze che sostanziale. Vi è infatti la
confusione tra lo scrittore sacro e l'ispirazione divina e vi è la
falsa persuasione che in ogni parola dei testi sacri debba
ricercarsi un insegnamento dottrinale. E queste cose, che
Martini ritiene di ritrovare nella Lettera a Cristina di Lorena,
sono condivisibili, per ciò che posso intendere ma, che c'entra
Galileo ? E qui seguono cose davvero straordinarie che riporto
solo per far intendere fino a che punto si può arrivare. Dice
Martini:
Per Galileo, non solo Dio, autore principale, ma
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anche lo scrittore umano sembra dotato ili una
specie di onniscienza riaperto a tutto ciò di cui
tratta. Così Galileo può affermare senza esitazione
che gli autori delle Sacre Lettere non hanno
preteso di insegnarci la costituzione dei cieli «ben
che tutte queste cose fussero a loro notissime». Ne
segue che il loro modo di parlare delle realtà
naturali non può non apparire se non come quello
di chi occulta ciò che in realtà conosce. In tale
ipotesi riusciva difficile far comprendere perché lo
scrittore sacro avrebbe dovuto nascondere a bella
posta cose a lui perfettamente note, e occultarle in
modo da far credere che egli ritenesse esattamente
il contrario.
Qui sembra di trovarsi nella posizione di chi si aspetta chissà
quali esternazioni ed invece si trova con cose che fanno cadere
le braccia. Galileo avrebbe dovuto dire nella Lettera che i
profeti erano ignoranti di questioni cosmologiche quasi quanto
il popolo per cui scrivevano ? Andava sul rogo nel 1615 ! Il
resto è una boutade di Martini: i profeti farebbero la figura di
essere quelli che tengono nascoste delle verità. Continuando
con le interpretazioni letterali, questa volta di ciò che scrive
Galileo, non si fa neppure un passo in avanti.
Per Martini qui vi erano dei problemi teologici insormontabili
(ma come era possibile allora chiedere ciò a Galileo ?) che si
potevano risolvere così come aveva suggerito Galileo (che
aveva dovuto usare la clausola di salvaguardia che vedeva i
profeti a conoscenza della cosmologia). E Martini ridice ciò
che Galileo aveva detto facendo apparire la cosa come
discendente dalle sue meditazioni:
Soltanto traendo le conseguenze dal principio
della finalità salvifica della rivelazione, o
ammettendo perciò che l'autore sacro poteva
ignorare molte cose che non riguardavano il suo
messaggio ed esprimersi in esse secondo
l'opinione comune, anche se scientificamente
erronea, senza però farne parTe del suo
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insegnamento, era possibile avviarsi a una
soluzione più soddisfacente delle difficoltà.
Restavano comunque dei problemi, secondo Martini, relativi
allo stabilire quali passi biblici hanno valore dottrinale e quali
no. Ed è questo il motivo per cui all'epoca il principio di
accomodazione della Bibbia, che oggi accettiamo, non poteva
essere compreso come lo facciamo oggi. E' d'interesse notare
come, ogni volta che alle gerarchie è possibile e serve per loro
fini, il relativismo è benvenuto (e qui parliamo di un
relativismo pesante!). E Martini conclude questa breve
disamina del caso Galileo affermando:
Per Galileo invece, e per i suoi contemporanei, la
Bibbia è vista quasi esclusivamente come un
arsenale di rivelazioni e di insegnamenti. Non si
concepisce che l'autore non insegni qualcosa in
ogni sua frase. E siccome nel senso letterale il
supposto insegnamento delle frasi in questione è
falso, si postula un altro «senso» in cui tali
espressioni sarebbero vere.
Anche qui, relativizzando, le cose dette da Martini si possono
condividere ma con due postille: 1) che c'entra Galileo se è
proprio lui che inizia a dire che la Bibbia non va letta alla
lettera ? 2) ma non è la Chiesa di Roma che deve insegnare ai
fedeli a leggere la Bibbia ? e se non è riuscita a nulla in 1500
anni qualche responsabilità vi sarà, o no ?
Quale dunque ci appare, aita luce di queste
considerazioni, il contributo teologico di Galileo
al problema dei l'interpretazione della Scrittura?
Per rendergli giustizia, esso va visto naturalmente
tenendo presente lo scopo dei suoi interventi. Ora
esso fu soprattutto pratico: salvare Copernico
dalla condanna, impedire che si limitasse la
libertà della ricerca con decisioni affrettate,
ottenere tranquillità e fiducia per gli scienziati
nella loro indagine rigorosa del vero, nella
persuasione che essa non può portare se non u una
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maggiore conoscenza dello stesso Iddio che si è
rivelato nella Bibbia. Sotto questo aspetto il
contributo di Galileo è di importanza somma, e le
sue parole conservano il valore di una lucida e
purtroppo tragica testimonianza. Ma egli ha
cercato anche di fondare teologicamente queste
sue richieste, suggerendo alcune considerazioni
sull'ermeneutica biblica. Un esame dì esse ci ha
fatto concludere che, benché la loro formulazione
sia talora molto felice e .si avvicini assai ad alcuni
principi dell'odierna metodologia, tuttavia
l'influsso della mentalità nel tempo e la mancanza
di una reale penetrazione delle condizioni proprie
del linguaggio biblico gli impedirono di portare a
maturazione quanto sembrava promettere.
Occorreranno quasi tre secoli di faticoso
approfondimento teologico e critico-letterario, e le
nuove visuali offerte dalla riscoperta delle antiche
letterature orientali, perché le intuizioni
ermeneutiche di Galileo, liberate dai
condizionamenti dell'epoca, potessero mostrare il
saldo nucleo di verità che esse contengono.
A parte quell'insistere sulla verità non ho nulla da dire, anche
perché le cose discusse riguardano la fede ed io non ho alcun
titolo per entrare in queste discussioni.
ARRIVIAMO ORA ALLA BASSA PROPAGANDA
Occorre ammettere che Galileo scatena passioni ed immagino
il senso di insoddisfazione di chi deve sempre e solo rifarsi a
luoghi comuni e non possiede neppure gli strumenti concettuali
per poter elaborare dell'altro. In questa categoria vi sono molti
personaggi che ruotano nel sottobosco clericale. Ne cito alcuni,
quelli che si sono cimentati su Galileo: Antonio Socci, Vittorio
Messori, Luciano Benassi, Rino Cammilleri, Pasquale Orazzo,
Franco Tornaghi, Luigi Negri, Mario Gargantini, Riccardo
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Chiaberge, Claude Allègre. Ma anche i Legionari di Cristo non
si sono sottratti: Rafael Pascual e Sandro Turrini. E,
naturalmente, Zichichi del quale però non dirò nulla perché la
sua divulgazione a fini esegetici e denigratori del pensiero di
Galileo, non merita attenzione.
Cercherò di riassumere gli elevati pensieri e l'alto
insegnamento di tali personaggi, cogliendo ogni novità
epistemologica.
Segue ...
NOTE
(72) Il testo completo del discorso si trova qui. A completamento del
bel gesto di Giovanni Paolo II, occorre dire una cosa estremamente
importante. L'Index librorum prohibitorum o l'Index librorum
expurgandorum sembrava eliminato definitivamente con la
Notificazione del 14 giugno 1966 che il Cardinale Ottaviani, allora
Prefetto del Sant'Uffizio, aveva dovuto firmare, forse con qualche
dispiacere, per ordine di Paolo VI. Tale eccellente provvedimento, è
stato cancellato da Giovanni Paolo II nel 1979.
(73) Il testo completo della relazione si trova qui. Il discorso del
Papa del 31 ottobre 1992, si trova qui. A seguito della pubblicazione
del libro che discuto di seguito, il biografo di Galileo, James Reston
Jr (Galileo. A life, Harper Collins, 1994) chiese ed ottenne una
intervista con il Cardinale Poupard, intervista che pubblica in
conclusione del suo libro. Leggiamo cosa racconta Preston:
Visitai il Cardinale Poupard ... in aprile del 1993. Il suo
ufficio si trova a Trastevere ... in un moderno edificio
funzionale chiamato Palazzo San Callisto. Sua
Eminenza mi aveva invitato a visitarla nei suoi
appartamenti privati dell'ultimo piano. Avevo dovuto
inviargli previamente le domande che gli avrei fatto, in
teoria perché gliele traducessero. Io accettai in cambio
del fatto che mi fosse permesso di filmare l'intervista.
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Arrivato il momento mi condussero in un elegante
appartamento che sembrava di Park Avenue, pieno di
libri dal soffitto al pavimento, con tappeti orientali,
quadri e statue che il cardinale aveva collezionato
durante la sua vita nei suoi viaggi. Mi ricevette con
espressione severa seduto alla sua scrivania, forse
perché ero arrivato in ritardo di dieci minuti e gli
avevo fatto domande delicate. Perché la Chiesa aveva
tardato 13 anni ad affrontare il caso Galileo ? La
dichiarazione del Papa del 31 ottobre scorso, era una
apologia ufficiale ? Si vergognava la Chiesa della burla
internazionale della quale era stata oggetto la
dichiarazione del Pontefice ? Quando inviai le
domande al cardinale via fax, l'usciere dell'Hotel mi
guardò meravigliato, come se aspettasse di vedermi
ardere quello stesso giorno, sul far della notte, in
Campo de' Fiori. ...
Non tardai a rendermi conto che il personaggio che
avevo davanti aveva tanto del politico quanto
dell'uomo di Chiesa. ... Iniziai soavemente: "Perché ha
tardato tanto la Chiesa a risolvere questo problema ?"
gli domandai. Mi rispose che una fatica
"interdisciplinare" come quella richiedeva tempo ...
"La dichiarazione papale del 31 ottobre 1992 era
un'apologia ufficiale ?". "Certo che no" disse il
Cardinale facendo un gesto con la mano. Era
semplicemente il "riconoscimento ufficiale" di un
errore. Non capii bene la differenza ma continuai.
"Crede che la Chiesa dovrà aggiungere qualcosa in un
qualche momento su questo affare ?". Egli rispose
retoricamente "Perché?", l'affare è chiuso. Finito.
"Perché allora le dichiarazioni ufficiali non
contenevano nessuna critica specifica al
comportamento di Urbano VIII ed agli abusi degli
inquisitori ?". Perché lo studio della sua commissione
non si era concentrato sulle personalità (straordinarie
come erano, tanto quella di Urbano VIII come quella di
Galileo) ma negli avvenimenti, mi rispose. Bisognava
incolpare i giudici di Galileo, non il Papa. Io credevo
che Urbano VIII fosse uno dei suoi giudici.
Ascoltando il cardinale Poupard si traeva
necessariamente la conclusione che la Chiesa non aveva
avuto alcun problema di ansia nel riconsiderare il caso
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Galileo. Il conflitto tra fede e scienza era un mito,
dichiarò, rigettandolo senza indugio. E senza il minimo
dubbio e senza avvertire la contraddizione, ripeté il
luogo comune della Chiesa su Galileo che io avevo
sentito nei tre anni di preparazione del libro: Galileo
era stato condannato per aver insistito nel trattare la
sua teoria copernicana, senza poterla dimostrare, come
verità invece di farlo come ipotesi. Questo
atteggiamento comportava un fatto molto semplice: la
teoria copernicana era certa e la Chiesa aveva
impiegato metodi rigorosi e radicali per schiacciare
questa verità e difendere la propria teoria falsa.
Il cardinale spiegava che il papa era un amante della
scienza. Come uomo che ha grande capacità di fiducia
nel prossimo, Giovanni Paolo II si era limitato a
domandare nella tappa finale dei lavori della
commissione: "A che punto stiamo ?" ed il cardinale
aveva risposto: "Cedo che non possiamo arrivare più
lontano. Il Papa rispose: "Bene, andiamo avanti".
Ma, non si vergognava la Chiesa per la copertura
giornalistica dei fatti ? Au contraire. La stampa aveva
dato una informazione ampia, precisa, positiva e
responsabile. Per dimostrarlo, il cardinale aprì
orgoglioso riviste francesi e spagnole con articoli a
doppia pagina ben illustrati sulla dichiarazione, molti
dei quali includevano foto dello stesso cardinale. Mi
dette una copia di un suo articolo sulla risoluzione,
pubblicato dal quotidiano parigino Le Figaro che
cominciava dicendo che il Papa aveva preso l'iniziativa
di quella risoluzione avec une belle intrépidité.
La notizia di prima pagina della rivista mensile
francese Nostre Histoire aveva un titolo su Galileo
come uno sforzo per pulire la Chiesa cattolica.
Cosicché, prima di alzarmi per lasciare il suo elegante
appartamento, domandai al cardinale Poupard: "Chi
sarà il seguente ? Forse Giordano Bruno ?".
Mi dedicò un sorriso indulgente. "Esistono molti
personaggi affascinanti" mi disse, ma il caso di John
Huss il riformatore boemo che si oppose ai falsi
miracoli e alla bramosia di denaro della Chiesa nel
Medio Edo e morì sul rogo nel 1415, sarebbe stato il
loro prossimo intervento. Senza alcun dubbio, disse il
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cardinale pensoso, chi gli interessava davvero era
Giovanna d'Arco. La condannò un arcivescovo e morì
sul rogo. Successivamente la fecero santa e la
nominarono patrona di Francia.
(74) Della cosa gli stessi gesuiti non sono convinti. La loro posizione
si trova qui.
(75) Riporto di seguito l'articolo Galileo condannato e dileggiato una
seconda volta!, ampliato considerevolmente.
Questo articolo fu pubblicato per la cortesia del direttore, Carlo
Bernardini, su Sapere (Riabilitato, con riserva - Sapere, 60, 4, 1994).
Capisco che la diffusione di tale rivista sia relativamente piccola ma
mi sono sempre stupito che la denuncia che conteneva il mio articolo
non fosse ripresa da nessuno. Più volte ho scritto a coloro che
parlavano sui media di riabilitazione di Galileo e sempre non ho
neppure avuto risposta. L'ultima volta nel mese di gennaio 2006 a
Mario Pirani di Repubblica. Niente anche qui. Davvero non so
capire i perché di tutto questo.
(76) Ho chiesto recentemente a persona molto colta e vicina al
pensiero retrivo della Chiesa dove è possibile vedere i comunisti nel
caso Galileo. La risposta è stata demoralizzante. Mi è stato detto che
Brecht è l'esempio dell'uso di Galileo da parte dei comunisti perché
era comunista ed ha scritto il Galileo. Eppure Brecht, con
quest'opera teatrale, pone una serie di questioni di primaria
importanza in un mondo che vedeva la creazione e l'utilizzo della
bomba atomica sul Giappone: quali sono i doveri dello scienziato nei
confronti della società? quali devono essere i fini della ricerca? come
porsi dinanzi agli usi illeciti della scienza? Non è cosa da poco. Ma
Brecht era comunista e Galileo è stato da lui usato. Siamo ridotti
proprio male.
(76 bis) L'intervento di Padre Wallace, ampliato con dettagli sulla
vita di Galileo è riportato qui. A proposito di ciò che dice il Wallace,
è utile rileggere la nota 69 bis.
(77) Wallace si addentra in analisi statistiche fatte di correlazioni tra
alcuni testi latini dei gesuiti e i juvenilia di Galileo e, ad un certo
punto dice: "il terzo manoscritto non ha i segni di copiatura evidenti
negli altri due, ma contiene una serie di abbozzi, che formano un
trattato finale, che fa pensare si tratti di una documentazione di
un'opera in corso durante gli anni di insegnamento di Galileo a Pisa ...
Per analisi statistica, si può comunque dimostrare che il componimento
di Galileo presenta maggiori correlazioni con il testo di Valla, seguito a
breve distanza da quello di Vitelleschi, e poi da quello di Rugiero (il
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testo di Galileo è il già citato manoscritto latino dei juvenilia - non
datato ma da situarsi prima del 1590 - e le tre persone citate sono tre
gesuiti del Collegio Romano, ndr)", cioè illazioni, illazioni,
comunque riferite ad un Galileo aristotelico. Riguardo ai rapporti
con Clavio, che furono di amicizia, c'è da ricordare che Galileo,
quando venne a Roma nel 1587 donò a Clavio un suo opuscolo di
matematica, Theoremata circa centrum gravitatis solidorum, che
impressionò molto favorevolmente Clavio tanto che iniziarono a
scriversi. Da questa corrispondenza risultano informazioni di Galileo
a Clavio e non in senso contrario. Ma forse Wallace è a conoscenza
di altri documenti negli Archivi del Vaticano ... li tiri fuori sapendo
che oggi vi è il Carbonio 14.
(78) E' d'interesse leggere la frase sibillina che segue: C'è ancora
molto da fare per comprendere a fondo ciò che Galileo intendeva per
libro della Natura e per nozione di "caratteri" in cui questo libro è
scritto, ed è probabile che egli distinguesse più di quanto si creda ciò
che nella natura è offerto alla riflessione dell'uomo e ciò che costui,
scrittore e lettore al tempo stesso, elabora per comprendere. Chiaro,
no ?
(79) Béné, per mostrare che i comunisti sovietici si sono impadroniti
di Galileo facendone un precursore della teoria marxista, cita un
passo del Galileo di Kouznetsov che, al suo giudizio confermerebbe
la sua tesi. Leggiamo questo brano:
« Nella sua concezione del mondo e nel suo stile il
grandissimo pensatore riflette la sua epoca ed il suo
ambiente. Ma riflette anche il passato ed il futuro, così
come gli altri ambienti sociali o nazionali in cui le sue
idee si formarono, risuonarono, o subirono
un'evoluzione. La storia della natura prova ... il legame
indissolubile tra le idee e i generi di pensiero particolari
nelle diverse nazioni, unite nel comune progresso
scientifico e culturale ».
Allora, avete preso atto della malvagità dei comunisti ?
(79 bis) Frova e Marenzana sono stati tra coloro che hanno scritto a
proposito di uno dei libri più sciocchi mai scritto su Galileo, quello di
Zichichi (Galileo, divin uomo) nel quale Galileo viene piegato alle
oscene voglie dell'autore per maggior gloria della Chiesa. La disputa
(se così può definirsi la cosa), nacque da una recensione su Il nuovo
saggiatore, rivista della Società Italiana di Fisica, di tale libro. Con
toni estasiati, il comunista Venzo De Sabbata, esalta il libro di
Zichichi. La cosa ha scatenato un dibattito con l'intervento di fisici
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cattolici di Bologna, dove Zichichi fa il barone universitario (cosa
non si fa per una cattedruccia!). Naturalmente Frova e Marenzana
sono intervenuti per esprimere il loro dissenso ad una recensione su
un libro che con la fisica non c'entrava nulla. E da lì una serie di
interventi che furono conclusi d'autorità da una redazione clericale
ed ottusa de Il nuovo saggiatore. Il dibattito si può leggere qui (quasi
a fine pagina).
Zichichi è poi il personaggio che ha avuto la TV di Stato a
disposizione (e come no?) l'11 maggio 1983 per blaterare una storia
di Galileo a modo suo, con il fine infame di difendere il cattolico
Galilei dall'arroganza della cultura dominante. La cosa seguiva
l'iniziativa che aveva visto 200 scienziati magari bravi ma
certamente ipocriti e filistei (di spirito pecorile, come furono definiti
da Italo Mereu) sfilare in Vaticano nel convegno Scienza galileiana
oggi. Una zichiccata che il premio Nobel Salvador Luria ha bollato
come vergognosa.
(80) Si può leggere per intero lo scritto di Ratzinger qui.
(81) Le cose stupende che Milton dice su Galileo si trovano qui (alla
fine dell'articolo).
(82) Walter Brandmüller - Galileo e la Chiesa alla luce della storia del
pensiero Linea-tempo - Anno IV - Vol. 3 - Dicembre 2000.
(83) Le vicende delle riabilitazioni sono così raccontate da
Brandmüller:
Erano appena trascorsi quarant'anni dal suo processo allorché
Copernico non figurava più nell'Indice dell'anno 1670. Nell'anno 1693
l'allievo di Galileo, Viviani, poteva discutere, in una corrispondenza col
gesuita P. Baldigiani, sulle possibilità per una licenza di stampa del
dialogo di Galilei. [ciò è semplicemente falso, ndr]
[...] Il caso Galileo entrò in un nuovo e determinante stadio, in vista
della decisione definitiva, allorché il professore di astronomia
all'Università romana "La Sapienza", Giuseppe Settele, pubblicò nel
1819-20 il suo Manuale di ottica e astronomia. Settele era il figlio di un
maestro fornaio, proveniente da Seeg in Algovia, e abitante in
Trastevere.
Nella sua opera egli presuppose in tutta naturalezza l'immagine
copernicana del mondo. La censura non vi trovò nulla di contestabile
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al riguardo. L'opera era già in corso di stampa allorché l'autorità alla
quale spettava la competenza decisiva per la stampa dei libri da
pubblicare a Roma, il Maestro del Sacro Palazzo, il domenicano
Filippo Anfossi, ne proibì la stampa. Egli insisteva nel sottolineare il
carattere ipotetico del sistema copernicano. In seguito a ciò si sviluppò
una violenta discussione all'interno della Curia, in cui Anfossi stava
contro l'intero Santo Ufficio e contro il Papa, il quale era parimenti
dell'idea di concedere la licenza di stampa. Sull'esito definitivo della
controversia non potevano sussistere dubbi. Con la concessione della
licenza di stampa per Settele venivano parimenti "riabilitati"
Copernico e Galileo.
Questa soluzione fu il frutto di una notevole prestazione intellettuale
del domenicano Maurizio Benedetto Olivieri, che in quegli anni era
Commissario del Santo Ufficio, e quindi costituiva la terza autorità in
ordine di importanza.
Sottolineato il fatto che il sistema copernicano nella forma in cui
veniva insegnato allora - e cioè al tempo di Olivieri e Settele - non
sollevava nessuna obiezione di natura teologica, l'Olivieri evitò da un
lato di sconfessare le decisioni del 1616 e del 1633, mettendo d'altro
lato completamente fra parentesi la problematica astrofisica. La
decisione ecclesiastica dell'anno 1820 si mosse unicamente su terreno
della dottrina della fede, lasciando libero corso alla scienza della
natura. [si tengano presenti queste cose quando parlerò della
cattedra di Fisica Sacra alla Sapienza di Roma].
(84) Il discorso di Poupard si può trovare qui.
(85) Riporto il brano del sondaggio di Costabel a cui si riferisce
Poupard:
Citeremo, per ciò che ci riguarda, un sondaggio limitato,
che uno, dei nostri giovani colleghi, professore di
matematica in una Università, ha voluto fare presso i
suoi studenti. Costoro un giorno furono invitati a
rispondere a un questionario imperniato sul caso Galileo,
e si domandò loro di dare lì per lì le risposte, in breve
tempo, e senza comunicare gli uni con gli altri. Tutte
precauzioni utili per accertare la sincerità e alle quali gli
studenti si sono prestati volentieri. Benché faccia
riferimento a un campione non conforme alle norme
abituali degli istituti di sondaggio, questa inchiesta molto
limitata conferma che il 15% non sono in grado di dire a
bruciapelo perché Galileo fu condannato; il 30% non sa
per quale movimento della terra (la rotazione attorno al
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sole o la rotazione su se stessa) fu rimproverato Galileo e,
più significativamente ancora, non collegano la
questione ai dibattiti antecedenti (Copernico). Qualcuno
crede che Galileo sia morto sul rogo, il 20% pensa che
abbia finito i suoi giorni in una prigione
dell'Inquisizione, e la grande maggioranza afferma che
questa storia molto vecchia non riveste oggi più alcun
interesse.
Ecco qualche informazione che non può, al termine di :
un discorso su « Galileo oggi », non suscitare
inquietudine. Il divario fra la cultura d'alto livello e la
cultura di massai si rivela così abissale.
(86) La Fides et Ratio si trova qui.
(87) Per leggere la critica alla Fides et Ratio si può leggere Aut fides
aut Ratio di Paolo Flores D'Arcais.
BIBLIOGRAFIA
(l'unico ordine è relativo all'ordine con il quale ho consultato
le varie opere)
Una avvertenza è necessaria: è impossibile riportare tutto ciò che su
Galileo è stato pubblicato. Riporterò solo alcuni testi, quelli da me
consultati per questo lavoro tra i quali alcuni che vale la pena leggere.
Innanzitutto Galileo va letto nelle sue opere che sono fruibili da
ogni persona che sia semplicemente curiosa ed interessata. Le cose da
sapere prima sono in gran parte riportate dai "Frammenti di
storia ....". Non vi è matematica da conoscere preliminarmente. Vi
sono varie edizioni di opere originali di Galileo e tutte vanno bene.
Personalmente consiglio i 20 volumi dell'Edizione Nazionale che
riportano tutto ciò che Galileo ha fatto in ordine cronologico,
includendo una mole impressionante di lettere. Questa Edizione
Nazionale nasceva tra il 1890 ed il 1909. Io ho una delle varie
ristampe, quella del 1968 fatta fa G. Barbera. Una tale edizione
cartacea è oggi introvabile ma gli interessati la troveranno pubblicata
per intero nel sito.
http://www.fisicamente.net/ (57 of 64)27/02/2009 19.05.57
http://www.fisicamente.net/
1) - Galileo Galilei - Opere - Edizione Nazionale in 20 volumi,
G. Barbèra, 1968.
2) - Stillman Drake - Galileo Galilei pioniere della scienza Franco Muzzio, 1992.
3) - William R. Shea - Galileo's Intellectual Revolution - The
Macmillan Press, 1972.
4) - AA.VV. - Scienza e cultura - Edizioni Universitarie
Patavine, 1983.
5) - Enrico Bellone - Galileo - Le Scienze, 1998.
6) - Giorgio de Santillana - Processo a Galileo - Mondadori,
1960.
7) - Alexandre Koyré - Studi galileiani - Einaudi, 1979.
8) - Ludovico Geymonat - Galileo Galilei - Einaudi, 1969.
9) - Umberto Forti - Storia della scienza, vol. 3 - Dall'Oglio,
1969.
10) - Fabio Minazzi - Galileo "filosofo geometra" - Rusconi,
1994.
11) - Gino Loria - Galileo Galilei - Hoepli, 1938.
12) - James Reston jr - Galileo - Harper Collins Publishers,
1994.
13) - Alexandre Koyré - Études d'histoire de la pensée
scientifique - Gallimard, 1973.
14) - Andrea Frova, Mariapiera Marenzana - Parola di Galileo
- Rizzoli, 1998.
15) - AA.VV. - Galilei: Lo scandalo della ragione - Scientia,
117, V/VIII, 1982.
http://www.fisicamente.net/ (58 of 64)27/02/2009 19.05.57
http://www.fisicamente.net/
16) - Antonio Banfi - Vita di Galileo Galilei - Feltrinelli, 1962.
17) - Boris G. Kuznecov - Galileo - Dedalo, 1979.
18) - Paolo Rossi - Il pensiero di Galileo Galilei - Loescher,
1975.
19) - Adriano Carugo (a cura di) - Galileo - ISEDI, 1978.
20) - Pietro Redondi - Galileo eretico - Einaudi, 1983.
21) - Thomas S. Kuhn - La rivoluzione copernicana - Einaudi,
1972.
22) - Thomas S. Kuhn - The Essential Tension - The University
of Chicago Press, 1977.
23) - Jean Pierre Maury - Galilée, le messager des étoiles Gallimard, 1986.
24) - Ugo Dotti - Galilei - Sansoni, 1971.
25) - Johannes Hemleben - Galilei - Rowohlt Taschenbuch
Verlag GmbH, 1983.
26) - Antonio Aliotta, Cleto Carbonara - Galilei - Bocca, 1949.
27) - Laura Fermi, Gilberto Bernardini - Galileo - Ubaldini,
1969.
28) - Mons. Paul Poupard (a cura di) - Galileo Galilei: 350
anni di storia - PIEMME, 1984.
29) - I. Bernard Cohen - La nascita di una nuova fisica - Il
Saggiatore, 1974.
30) - Richard S. Westfall - The Construction of Modern
Science. Mechanism and Mechanics - Cambridge University
Press, 1977.
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l`incapacità di comprendere la rivoluzione galileiana