SCHEDA PROGETTO PER L’IMPIEGO DI VOLONTARI IN
SERVIZIO CIVILE IN ITALIA
ENTE
1) Ente proponente il progetto:
Associazione Progetto Famiglia Onlus
2) Codice di accreditamento:
3) Albo e classe di iscrizione:
NZ02802
Albo Regionale della Campania
4° classe
CARATTERISTICHE PROGETTO
4) Titolo del progetto:
CONSULENZA E SOSTEGNO AD ADULTI IN EVENTI CRITICI CAUSA DI DISAGIO
5) Settore ed area di intervento del progetto con relativa codifica (vedi allegato 3):
Settore: Assistenza
Area di intervento: Disagio adulto
Codice: A 12
6) DESCRIZIONE DELL’AREA DI INTERVENTO E DEL CONTESTO
TERRITORIALE ENTRO IL QUALE SI REALIZZA IL PROGETTO CON
RIFERIMENTO A SITUAZIONI DEFINITE, RAPPRESENTATE MEDIANTE
INDICATORI MISURABILI; IDENTIFICAZIONE DEI DESTINATARI E DEI
BENEFICIARI DEL PROGETTO:
TERRITORIO:
REGIONE CAMPANIA
Il contesto territoriale di riferimento del presente progetto è l’intera regione Campania, partendo dal territorio
dell’agro nocerino - sarnese (in cui opera principalmente l’Associazione) per andare poi ad interessare altri
paesi e province della suddetta regione.
Tale scelta nasce anche dalla consapevolezza che, la consulenza e il sostegno ad adulti in eventi critici
(causa di disagio), va a confrontarsi con situazioni (personali, familiari e sociali) che inducono nelle persone
interessate sentimenti inadeguati di vergogna: per questo motivo è sistematicamente evitata dagli utenti la
consulenza, eventualmente svolta in contesti geografici – sociali, vicini a quelli propri di appartenenza,
rendendosi necessario offrire loro il servizio in contesti maggiormente garanti della privacy.
Per i dodici mesi di durata del presente progetto infatti, le attività, specie quelle inerenti il sostegno e la presa
in carico dei casi di disagio, si concentreranno in particolare nelle zone degradate (per lo più i quartieri
storici) dell’Agro nocerino Sarnese.
Parallamente a questo, le attività di informazione e formazione saranno realizzate anche in altre zone della
regione.
AGRO NOCERINO SARNESE
Il luogo in cui si concentrano le attività di consulenza e sostegno è il territorio dell’agro nocerino sarnese.
L’Agro nocerino-sarnese conta, al 31 dicembre 2007, 272.333 abitanti; una popolazione cresciuta in poco
meno di sessant’anni di circa 100.000 abitanti e che, ancora continua a crescere per se ad un ritmo
dimezzato rispetto alla media dei primi quarant’anni.
Rispetto ai valori regionali e provinciali la popolazione dell’agro è cresciuta negli ultimi 15 anni ad un ritmo
doppio, attestandosi sul 14,91% rispetto al 7,44 % della provincia ed al 6% della regione.
Ad oggi rappresenta il 25% della popolazione dell’intera provincia su di un territorio pari ad appena il 3%
dell’intero territorio provinciale. Ciò comporta una densità demografica media di 1623 abitanti per Kmq contro
i 221 abitanti per Kmq dell’intera provincia.
Viceversa, la popolazione 0-18 anni registra una flessione di oltre il -6% contro una media provinciale di -3%.
La diminuzione è abbastanza omogenea in tutti i Comuni dell’Agro, salvo in Nocera Inferiore dove raggiunge
un significativo -8,12%. All’opposto troviamo Corbara dove nell’ultimo quinquennio si registra un +1,01%.
Il tasso di natalità indica un decremento del -0,61% negli ultimi cinque anni. L’andamento è consolidato se
osservato dal 1982; infatti negli ultimi 25 anni registriamo un indice di natalità in picchiata.
Minori residenti nell’ambito
Ambito S1
2004
2007
Trend %
Maschi
Femmine
35.284
33.359
34.595
32.564
-1,95
-2,38
Totale
68.643
67.159
-2,16
Fonte: Banca dati S.F.A.A.R.
D’altra parte, dal 1991 al 2006 le famiglie dell’Agro passano da 73.250 a 89.012 ma con una progressiva
riduzione del numero di componenti. Infatti dal 2003 al 2006 si passa da 3,15 a 3,03 componenti per nucleo
familiare.
Osserviamo l’andamento delle classi di ampiezza dal 1991 al 2001:
1 persona
2 persone
3 persone
4 persone
5 persone
6 o più persone
1991
2001
Trend %
12,3
17,6
18,7
27,2
16,1
8,2
14
19,6
20,1
28,2
13,1
4,6
+ 1,7
+ 2,0
+ 1,4
+ 1,0
- 3,0
- 3,6
Fonte: Banca Dati S.F.A.A.R.
Il dato è significativo di una forte crescita delle famiglie con 1 e 2 componenti, in crescita più contenuta sono
quelle con 3, lieve crescita con 4 e crollano quelle con 5 o più componenti.
Ma vediamo anche la presenza dei figli nelle coppie dal 1991 al 2001. L’Agro registra una crescita in un
decennio, di 2.433 coppie che non hanno figli; diminuiscono i padri con figli di 911 unità, mentre aumentano
le madri sole con figli di 1.569 unità.
AREA DI BISOGNO
BISOGNO GENERALE:
Bisogno di consulenza e sostegno ad adulti in eventi critici causa di disagio, per lo più connessi a difficoltà di
tipo psicologico – psichiatrico, derivanti dall’ambiente familiare. In congruità con i fini istituzionali della
regione Campania (rif. Statuto regionale con delibera del n.8/L del 18 Settembre 2004, Titolo I dei Principi
Fondamentali, art.9 riguardante le finalità e gli obiettivi, comma h: vi è “il riconoscimento ed il sostegno alla
famiglia fondata sul matrimonio ed alle unioni familiari, orientando a tal fine le politiche sociali, economiche e
finanziarie e di organizzazione dei servizi”. Più specificatamente il presente progetto fa riferimento per i suoi
obiettivi alla finalità espressa nel punto e del suddetto Statuto che legifera: “il diritto di ogni persona alla
propria integrità fisica e psichica”.
BISOGNI SPECIFICI:
- A) Bisogno di potenziamento dei servizi: bisogno di diffusione (e quindi di sensibilizzazione e di
implementazione organizzativa) dei servizi di consulenza breve, in quanto capaci di agire nella
prevenzione di recidive o aggravamenti del disagio psicologico, nell’area territoriale interessata;
- B) Bisogno di presa in carico delle persone: bisogno di promozione e di inserimento nei servizi di
consulenza breve per quegli adulti che vivono situazioni di disagio, bisognosi di un sostegno emotivo
e di una focalizzazione immediata sulla risoluzione del problema;
-
C) Bisogno di sinergie con altri servizi: bisogno di attivare / consolidare il raccordo con i Servizi
Pubblici e No-Profit e con una rete di professionisti volontari attivi in materia di disagio adulto, per
aumentare il numero e la qualità del sostegno.
DESCRIZIONE DEL BISOGNO CON INDICATORI DI RIFERIMENTO
Nel nostro contesto sociale, la perdita della tradizionale rete familiare di sostegno e di una rete sociale di assistenza, ha
relegato nel privato il peso di eventi critici esistenziali ed emotivi, con la conseguenza di produrre spesso danni anche
gravi all’adulto ed a chi vive con lui.
Il Disagio Psichico.
Come è noto tra le emergenze segnalate dall’OMS per l’Europa, la malattia mentale e la sofferenza psichica hanno il
primo posto. Dai dati statistici sappiamo che nascere e vivere in un’area urbana con popolazione superiore alle 200.000
persone, aumenta il rischio di patologie gravi quali la schizofrenia (30% in più rispetto ad un contesto meno urbano);
elementi favorenti sono: la diffusione di disagio sociale con situazioni di povertà e degrado, il contesto più stressante
rispetto la capacità di stabilire prestazioni e di dare prestazioni, ma anche il traffico, l’inquinamento, e come è stato
rilevato da studi clinici, la possibilità di accedere con estrema facilità all’uso di alcol e droghe. Determinanti ambientali,
economiche e sociali si mescolano quindi a compiti e ruoli che col passare del tempo hanno visto la persona sempre più
oggetto di aspettative collettive. Ed è estremamente interessante osservare come queste stesse determinanti si
evidenzino anche nell’indagine ONDA, dove si rileva la tendenza a non chiedere aiuto, la tendenza a vergognarsi e
vivere la malattia o con colpa o in un ritiro pacifico ma senza speranza.
In Italia i dati pubblicati nel 2009 sulla rivista International Journal of Public Health dicono che 1 persona su 10 di età
compresa tra 18 e 69 anni ha sofferto di depressione. Di questi oltre il 50% non ha mai chiesto aiuto. La piccola
percentuale dei casi diagnosticati e trattati è passata per i medici di base, una informazione preziosa che sottolinea
ancora una volta il ruolo strategico dei Medici di Base.
Emergono poi dati significativi dalla recente relazione degli stati membri del “Patto per la salute mentale” realizzato a
Bruxelles nel giugno 2008 da cui è emerso che 1 persona su quattro in Europa ha sofferto di qualche forma di disordine
mentale almeno una volta nella vita, con percentuali più elevate nelle fasce deboli della popolazione (disoccupati,
immigrati, disabili, vittime di abusi, tossicodipendenti.)
La depressione è uno dei disturbi più comuni e, secondo le stime, sarà, entro il 2020, la malattia più diffusa nel mondo
sviluppato e la seconda causa di disabilità. Nell'UE i suicidi sono 59mila ogni anno e il 90% è attribuibile a un disordine
mentale. Ancora, con l'invecchiamento della popolazione le malattie neurodegenerative stanno diventando sempre più
diffuse e spesso iniziano con una sintomatologia di tipo depressivo.
La prevenzione della depressione e del suicidio a volte conseguente richiede programmi multisettoriali che pongano
l'accento sulla promozione di stili di vita sani e sulla riduzione dei fattori di rischio, come il facile accesso a farmaci,
droghe o alcol, e il sostegno alle persone che abbiano cercato di suicidarsi e alle famiglie.
E' anche necessario ribadire che la depressione è una malattia curabile e che il suicidio è un gesto che si può prevenire.
In questo contesto, è fondamentale sviluppare servizi strutturati attorno alla persona, alle famiglie, alle parti sociali più
prossime alla loro vita quotidiana.
Politiche di settore hanno dedicato specifica attenzione alla salute mentale e agli interventi socio-sanitari in questo
ambito. Il principio ispiratore è la volontà di diffondere e promuovere la cultura della salute e della prevenzione per
mantenere la salute, sensibilizzando l’opinione pubblica, informando sull’importanza di sane abitudini e di corretti stili di
vita, realizzando interventi che da un lato mantengano attuale e costante il monitoraggio del fenomeno e
dall’altro possano contenere e, ove possibile, prevenire i disagi psicofisici.
Come Fronteggiare il Disagio
Il disagio adulto è una vasta area di malessere psicologico e relazionale che confina con l’area dei disturbi psichiatrici: in
taluni casi esso precede cronologicamente o clinicamente il disturbo psichiatrico, mentre in altri casi lo accompagna
come effetto collaterale. In mancanza di una definita diagnosi psichiatrica gli utenti non hanno accesso a nessun tipo di
trattamento, tuttavia è possibile intervenire.
L’intervento può spaziare dalla psicoterapia alla farmacologia, ma alcuni tipi di intervento possono permettere di
avvicinare un elevato numero di utenti con costi relativamente contenuti: ci riferiamo ai gruppi di incontro e della
consulenza breve. In tali contesti è possibile monitorare un numero significativo di situazioni di disagio che
potenzialmente possono produrre anche eventi tragici come la violenza intra-familiare. I moderatori dei gruppi, supportati
da professionisti del settore, potranno somministrare test e osservare gli utenti con strumenti oggettivi.
I gruppi di incontro sono tutti caratterizzati dalla predeterminazione della durata del percorso che solitamente è breve e
funzionale all’acquisizione di consapevolezza del disagio e all’individuazione di un eventuale intervento terapeutico.
La consulenza breve risponde alle attese di quegli utenti che si aspettano un intervento breve, sostegno emotivo e
focalizzazione immediata sulla risoluzione del problema, evitando di esplorare la propria infanzia o di ricostruire la
propria personalità.
Tali forme di intervento, dunque, offrono risposte tempestive al disagio adulto e risultano efficaci in quanto agiscono nella
prevenzione di recidive o aggravamenti del disagio psicologico.
I Dati Nazionali e Regionali.
Il disagio psichico, in Italia, riguarderebbe 10 milioni di persone e coinvolgerebbe una famiglia su due, almeno un quinto
dell'intera popolazione nazionale. Questa ed altre cifre sono emerse durante la Conferenza Nazionale per la salute
mentale, dal titolo "Se si può si deve", che si è tenuta all'Università la Sapienza di Roma nelle giornate del 10, 11 e 12
gennaio 2001, promossa dal Ministero della Sanità. Una conferenza attesa da oltre venti anni da associazioni di familiari
e operatori sul campo, da quando, infatti, fu emanata la famosa legge 180 per la riforma della assistenza psichiatrica,
conosciuta anche come legge Basaglia, in omaggio al suo ispiratore. I dati forniti alla Conferenza di Roma sono, per certi
versi, allarmanti. Il 70% degli ammalati sarebbero donne, anche molto giovani, visto che proprio nella adolescenza su
228 mila ragazzi ammalati 204 mila sono femmine. In generale sono individui colpiti da disturbi e malesseri di vario
genere: il 37,8% ha disturbi della sfera affettiva, il 37,2 soffre d'ansia, il 5,8 somatizza il dolore psichico in varie malattie,
il 3,6 non controlla i propri impulsi, il 3,5 per cento presenta disturbi del sonno. Sofferenze di vario genere e intensità che
hanno un enorme costo sociale ed economico. In Italia, infatti, ogni anno si spendono 314 miliardi in antidepressivi e 294
miliardi in antipsicotici, e ancora altri 412 miliardi in medicine che attutiscono disagi psichici. In totale una cifra pari al
10% dell'intera spesa sanitaria nazionale. Una enormità se si considera che la cura del cancro arriva al 6% delle risorse
e la lotta alle patologie cardiovascolari raggiunge l'11%. Ancora più inquietanti i dati che riguardano i suicidi.
Complessivamente nel 1999 i suicidi sono stati 3 mila, mentre i tentativi di suicidio 3 mila 400. In lieve calo rispetto al
1998 quando i suicidi erano stati 3 mila 500 e altrettanti i tentativi. Ma anche in questo aspetto drammatico e definitivo
tocca le donne e gli anziani. A ricorrere a questo gesto estremo di disagio sono nel 35% ultra sessantacinquenni, il 29%
adulti tra i 45 e i 64 anni e nel 7% giovani tra 17 e 24 anni.
Nel pubblicare i dati dell’ultimo periodo di attività del Servizio Psicotel, che ricordiamo è l’unico Servizio italiano di
informazione psicologica, indipendente, gratuito e su numero verde, realizzato dall’AIPEP – Associazione Italiana
Psicologia e Psicoterapia Onlus in collaborazione con il Ministero della Sanità, come prima cosa risulta evidente dal
numero delle telefonate ricevute la grande necessità di informazione da parte dei cittadini nel campo del disagio
psicologico e psichiatrico.
(Campione di circa 12.000 contatti tra chiamate al Telefono Psicologico Italiano Psicotel e richieste on-line su
www.aipep.com, nel periodico report).
Emerge che le forme di disagio più sentite sono legate alla difficoltà di relazione con gli altri, che spesso provocano scatti
di rabbia, violenza verbale e fisica. Le difficoltà relazionali sono vissute in gran parte nell'ambito lavorativo e familiare,
creando conflitti spesso difficili da gestire, che generano ansia, abbandono dei rapporti e crisi depressive.
Molte sono le richieste di aiuto per problemi legati all'ansia e alle crisi di panico, specialmente per i giovani che non
riescono a vedere positivamente il loro futuro e che possono cercare soluzioni facili nell'abuso di sostanze psicotrope,
lecite e non, e nella dipendenza dall'alcol.
Sempre importante è la richiesta di aiuto per problemi depressivi, che aumentano tra gli adulti di mezza età, spesso in
situazione di deprivazione affettiva per separazioni e crisi dei rapporti di coppia, e soprattutto nei giovani in età postadolescenziale, nel momento della scelta lavorativa e professionale.
Molto sentita da parte degli italiani è la carenza di supporto psicoterapico offerto dalle strutture pubbliche. Le richieste
d'intervento sono numerose e la mancata disponibilità di risorse necessarie al loro accoglimento provoca la sfiducia
nella possibilità di recupero e il sentimento della rinuncia e dell'abbandono.
Le percentuali sui dati delle chiamate pervenute evidenziano che rispetto agli ultimi dati pubblicati, disponibili sul Sito
dell’AIPEP (www.aipep.com/stampa.htm), c’è un importante aumento delle richieste per problemi legati all’ansia. Sempre
importante è l’esigenza d’intervento per problemi depressivi e per le dipendenze e i disturbi alimentari, mentre sono in
calo le richieste per problemi fobici e psichiatrici.
Dati:
Periodo Marzo - Ottobre 2004
Tipologia dell’utenza
Donne 62 %
Uomini 38 %
Adulti 59
Giovani 37 %
Anziani 29%
Località di provenienza delle chiamate (Nazionale)
Nord 34 %
Centro 37 %
Sud 29 %
Dati percentuali di chiamate per regioni
Lazio 26 %
Sicilia 12 %
Lombardia 12 %
Campania 7 %
Piemonte 7 %
Puglia 5 %
Calabria 4 %
Emilia Romagna 4 %
Friuli V. G. 3 %
Liguria 3 %
Toscana 3 %
Veneto 3 %
Marche 2 %
Sardegna 2 %
Umbria 2 %
Abruzzo 1 %
Basilicata 1 %
Molise 1 %
Trentino A. A. 1 %
Valle d’Aosta 1 %
Tipo di disturbo oggetto della richiesta - percentuali nazionali:
Depressione 27 %
Ansia 22 %
Disturbi alimentari 17,50 %
Attacchi di panico 12,50 %
Dist. Psichiatrici 6 %
Fobie 5 %
Dist. Ossessivi comp. 4 %
Varie 3 %
Tipo di disturbo oggetto della richiesta - percentuali regionali Lazio
Depressione 29 %
Ansia 20 %
Disturbi alimentari 18 %
Attacchi di panico 11 %
Dist. Psichiatrici 8 %
Fobie 4 %
Dist. età evolutiva 4 %
Dist. Ossessivi comp. 4 %
Varie 2 %
Il Caso del Suicidio
In Italia si valutano ogni anno tra 3.500 e 4.000 i suicidi ogni anno.
I dati epidemiologici sui suicidi e i tentativi di suicidio provengono dall’Autorità giudiziaria (verbali e rapporti di Polizia e
Carabinieri) o da quella Sanitaria (secondo i dati elaborati dall’Istituto di statistica sanitaria tratti dai certificati di morte).
Tali dati sono spesso non coerenti tra loro, sono, per parere unanime degli esperti, sottostimati (soprattutto quelli fornito
dall’Autorità Giudiziaria) e vengono aggiornati con un ritardo di almeno 2-3 anni.
Nel 2004 i suicidi “ufficiali” sono stati per l’Istat 3.265 (758 donne e 2.507 uomini), con un tasso di 5,6 su 100.000
persone, con prevalenza del Nord Est e valori molto più bassi nell’Italia Meridionale. La regione che appare con il più alto
tasso è il Friuli Venezia Giulia, con il 9,8 e la più bassa la Campania con il 2,6.
Nel 2004 meno del 1 per cento dei suicidi aveva meno di 18 anni, poco meno di due terzi erano in età lavorativa (dai 18
ai 64 anni) e oltre un terzo aveva superato i 65 anni. La tendenza al suicidio aumenta in percentuale all’aumentare
dell’età. Tra i principali “moventi”, così definiti dai verbali delle forze dell’ordine, si rileva la malattia psichica, presente in
circa metà dei casi, motivi affettivi, economici, malattie fisiche e un obsoleto “motivi d’onore”.
Dal 1950 a oggi, secondo l’OMS il tasso di suicidi in Italia ha toccato il punto più basso a metà degli anni ‘60, con il 5,4
su 00.000 abitanti e quello più alto intorno al 1985, con l’8,3 per %000.
Dal 1983 al 2004, secondo i dati Istat, l’andamento è stato altalenante. Nel 1983 si sono contati 2.851 suicidi, cresciuti
fino a essere 4.081 nel 1987 e poi rimasti nei successivi 10 anni abbastanza costanti (tra i 3.800 e i 4.100 con un “picco”
di 4.119 nel 1993). Dal 1996 il numero cala invece fino ai 2.819 del 2001 per poi risalire fino ai 3.265 del 2004. Questa la
serie storica più recente secondo l’Istat (dati di Polizia di Stato e Carabinieri): Anno 2000 2001 2002 2003 2004. N.
suicidi 3.096 2.819 2.949 3.361 3.265
Negli anni più recenti in Italia, quindi, il fenomeno del suicidio appare ancora stabile o in crescita, mentre, grazie a
campagne ad hoc, è in calo nei Paesi del Nord Europa, dove i tassi erano molto più alti.
Sono in ogni caso dati da trattare con cautela, come prova il fatto che l’OMS per il 2002 accredita l’Italia di 4.069 casi di
suicidio (fonti sanitarie), il 25 per cento in più rispetto ai dati forniti dall’Istat stesso(2.949, fonti giudiziarie).
L’ “undereporting”, la sottostima dei suicidi deriva da fattori diversi: la vergogna dei sopravvissuti, il voler celare il suicidio
per motivi assicurativi, la negligenza di chi stila i rapporti. Spesso le morti che vengono rubricate come “morte
improvvisa” o “causa sconosciuta”, in realtà sono suicidi: soprattutto in caso di anziani soli, in casa di riposo e ospedale.
Mancano alle statistiche le persone morte, magari dopo giorni, “in conseguenza” di un tentativo di suicidio.
Non sono contemplati molti casi di incidenti stradali inspiegabili, episodi di suicidio in carcere, di overdose volontaria di
tossicodipendenti, di anziani che si lasciano morire o si avvelenano.
Una ricerca della rivista Altroconsumo, datata 2004, sui comportamenti e le credenze relative al suicidio (su un campione
significativo di 3.370 persone adulte) fa emergere che il 35 per cento del campione conosceva qualcuno che aveva
tentato il suicidio e il 49 per cento una persona morta per suicidio. Il 13 per cento del campione aveva avuto nell’ultimo
anno idee suicide, l’8 per cento in modo persistente.
Lo 0,43 per cento ha dichiarato di aver tentato il suicidio nell’ultimo anno. Questo corrisponde a 430 su 100.000 persone,
10 volte di più dei tassi ufficiali. Anche questo dà la misura della difficoltà di raccogliere e interpretare i dati su questo
tema. Tra le molte affermazioni con cui veniva chiesto di concordare o meno: per il 72 per cento del campione chi tenta il
suicidio è una persona che non ha nessuno con cui condividere i propri problemi.
Dati statistici sui suicidi in Italia
Grafico dei dati istat 2007 sul suicidio diviso per sesso. Gli uomini sono rappresentati dal colore azzurro, le donne dal
rosa. I numeri rappresentano il numero di suicidi in Italia per anno per i maschi, le femmine ed il totale.
In Italia la regione con il numero più basso di suicidi è la Campania con 2,6 suicidi per 100.000 abitanti, e la più alta in
Friuli-Venezia Giulia, (9,8 per 100.000 abitanti), nel 2007, seguita da Valle d'Aosta (9%), Sardegna (8,9%) e TrentinoAlto Adige (8,7%). rispetto ad una media nazionale di 5,6.
I Costi Economici del Disagio
Cinque patologie psichiatriche figurano tra le prime 30 cause di mortalità prematura e di disabilità nel mondo, il carico
assistenziale è secondo solo a quello delle malattie respiratorie e cardiovascolari ed è superiore a quello prodotto
dall’infezione HIV e dalle patologie tumorali (dati ISS 2000). Nel 2001 a Roma e nel Lazio si sono avuti ricoveri nei
Reparti Psichiatrici pubblici e privati, pari a 14.265, di cui circa il 50% relativi alla fascia di età compresa fra 14-44 anni
(fonte Serio et al 2001). Solo a Roma sono oltre 40.000 le persone con disagio mentale, circa 1,5 % della popolazione, di
cui il 18% vive solo, il 70% in famiglia e solo il 12% in altre soluzioni abitative (dati Sapienza 2008). Il costo
finanziario dei disturbi relativi alla salute mentale è stimato per la società tra il 3% e il 4% del PIL degli Stati membri
dell’Unione Europea. Considerando inoltre che nelle patologie psichiatriche si riscontra un notevole aumento delle
patologie cardiovascolari e metaboliche si renderà necessaria un ulteriore aumento dell’assistenza da parte dei medici di
medicina generale. Infine è dimostrato (Evidence-based medicine working group JAMA 1992, 268:2420-5) che
l’attenzione ai bisogni emotivi e relazionali dei pazienti migliora gli esiti consentendo una diminuzione dei costi sociosanitari.
La salute mentale nel Piano Sanitario Nazionale
I problemi relativi alla salute mentale rivestono, in tutti i Paesi industrializzati, un'importanza crescente, perché la loro
prevalenza mostra un trend in aumento e perché ad essi si associa un elevato carico di disabilità e di costi economici e
sociali, che pesa sui pazienti, sui loro familiari e sulla collettività.
Numerose evidenze tratte dalla letteratura scientifica internazionale segnalano che nell'arco di un anno il 20% circa della
popolazione adulta presenta uno o più dei disturbi mentali elencati nella Classificazione Internazionale delle Malattie
dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
L'assetto organizzativo dei servizi per l'età adulta, come previsto dall'attuale normativa, prevede quattro tipologie
strutturali, coordinate all'interno di un modello dipartimentale:
1.
2.
3.
4.
Centri di salute mentale per interventi sul territorio;
Servizi psichiatrici di diagnosi e cura per l'assistenza ospedaliera;
Centri diurni e day hospital per attività riabilitative in regime semiresidenziale;
Strutture per attività riabilitative in regime residenziale.
Le aree critiche che si rilevano nella tutela della salute mentale, al momento attuale, sono: la disomogenea distribuzione
dei Servizi sul territorio nazionale, con particolare riferimento ai Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura ospedalieri, ai
Centri Diurni ed alle Strutture Residenziali per attività riabilitative, insieme ad una mancanza di coordinamento fra i
servizi sociali e sanitari per l'età evolutiva, i servizi per gli adulti ed i servizi per i soggetti anziani; tale evidenza induce a
valutare, nel rispetto del modello dipartimentale di cui al Progetto Obiettivo Salute Mentale 1998-2000, la necessità di
sperimentare un modello di Coordinamento Interdipartimentale che garantisca in ciascuna Azienda Sanitaria
l'integrazione funzionale con i vari Dipartimenti e con i Distretti, garantendo certezza di presa in carico e di continuità
terapeutica condivisa dei problemi di salute mentale del paziente, qualunque sia il punto di accesso, pubblico o privato
accreditato; alla realizzazione dei programmi del coordinamento interdipartimentale devono partecipare le strutture del
privato sociale ed imprenditoriale accreditate. Le Associazioni dei familiari devono essere periodicamente consultate e
coinvolte dal Coordinamento; la mancanza di un numero adeguato di Strutture residenziali per le condizioni psichiatriche
che prevedono una più elevata intensità e durata dell'intervento riabilitativo;la carenza negli organici dei Dipartimenti di
Salute Mentale; la carenza di sistemi informativi nazionali e regionali per il monitoraggio quali-quantitativo delle
prestazioni erogate e dei bisogni di salute della popolazione; la scarsa diffusione delle conoscenze scientifiche in materia
di interventi basati su prove di efficacia e la relativa adozione di Linee Guida da parte dei servizi, nonché di parametri per
l'accreditamento delle strutture assistenziali pubbliche e private;la presenza di pregiudizi ed atteggiamenti di esclusione
sociale nella popolazione; la scarsa attenzione alla prevenzione primaria e secondaria, ai problemi della salute mentale
in età evolutiva e nell'età "di confine", che si concretizza in un'offerta di servizi insufficiente ed alla quale è utile
rispondere anche con il contributo, almeno in fase sperimentale, di strutture accreditate del privato sociale ed
imprenditoriale; la carente gestione delle condizioni di comorbidità tra disturbi psichiatrici e disturbi da abuso di sostanze,
e tra disturbi psichiatrici e patologie organiche; la scarsa attenzione alla presenza di disturbi mentali nelle carceri. Tale
evidenza segnala l'importanza della sperimentazione in corso in alcune Regioni sulla base di quanto previsto dal Decreto
Legislativo 22 giugno 1999 n. 230 e dal relativo progetto obiettivo, anche ai fini della valutazione della rispondenza del
modello organizzativo ivi delineato.
A breve termine è necessario pianificare azioni volte a: ridurre le disomogeneità nella distribuzione dei servizi e negli
organici all'interno del territorio nazionale superando le discrepanze esistenti tra il Nord e il Sud del Paese ed all'interno
delle singole realtà regionali, anche attraverso il ricorso al contributo di strutture private sociali ed imprenditoriali,
promuovendo la realizzazione di un numero adeguato di Strutture residenziali per le condizioni psichiatriche che
prevedano una più elevata intensità e durata dell'intervento riabilitativo, individualizzato sulla base dei bisogni del
paziente, regolarmente sottoposto a verifica; concludere il processo di superamento dei manicomi pubblici e privati
superando, finalmente qualunque approccio custodialistico; pianificare interventi di prevenzione, diagnosi precoce e
terapia dei disturbi mentali in età infantile ed adolescenziale attivando stretti collegamenti funzionali tra strutture a
carattere sanitario (neuropsichiatria infantile, dipartimento materno-infantile, pediatria di base), ed altri servizi sociali ed
Istituzioni a carattere educativo, scolastico e giudiziario; potenziare i servizi territoriali di diagnosi e quelli di day hospital
o comunità di accoglienza e, soprattutto, attivare o potenziare i servizi di pronto soccorso psichiatrico o di reperibilità
pubblici o privati accreditati afferenti al servizio di Salute Mentale, operanti nel corso delle 24 ore, poiché la presa in
carico in tempo utile riduce in maniera altamente significativa l'incidenza di un disturbo mentale che altrimenti tende a
cronicizzarsi; assicurare la presa in carico e la continuità terapeutica dei problemi di salute mentale del paziente,
qualunque sia il punto di accesso nel sistema sanitario, pubblico o privato accreditato, attraverso la sperimentazione di
un modello di Coordinamento Interdipartimentale che garantisca in ciascuna Azienda Sanitaria l'integrazione funzionale
dei Dipartimenti di Salute Mentale con i Dipartimenti materno-infantile, anziani, tossicodipendenze, con i Distretti e i
Dipartimenti Ospedalieri; alla realizzazione dei programmi del coordinamento interdipartimentale parteciperanno le
strutture del privato sociale ed imprenditoriale accreditate; le Associazioni dei familiari verranno periodicamente
consultate dal Coordinamento; migliorare la gestione delle condizioni di comorbidità tra disturbi psichiatrici e patologie
organiche, mediante l'attivazione di Servizi di Psichiatria di Consultazione e Collegamento con la medicina generale e
quella ospedaliera; promuovere la formazione e l'aggiornamento continuo di tutto il personale operante nel campo della
salute mentale; attuare interventi di sostegno ai gruppi di auto-aiuto di familiari e di pazienti; attivare interventi per la
prevenzione e cura del disagio psichico nelle carceri, secondo quanto previsto dal Decreto Legislativo 22 giugno 1999 n.
230.
No all’istituto
Il nostro paese ha rinunciato dal oltre 30 anni all’istituzionalizzazione psichiatrica perché foriera di emarginazione e
degrado per gli utenti. In alternativa le strutture oggi offrono servizi semiresidenziali e ambulatoriali che si rivolgono ai
disturbi psichiatrici conclamati e gravi. Restano fuori da questa rete tutte le situazioni di disagio prodotte da eventi vitali
critici normativi o non normativi che abbiamo elencato nei paragrafi precedenti. Si tratta di situazioni collocabili al confine
con la nosografia e pertanto non pertinenti per i servizi di salute mentale, tuttavia in grado di produrre disagio
psicologico, relazionale e sociale duraturo e eventi critici. Per questa area l’istituzionalizzazione risulta ancora meno
funzionale che per l’area psichiatrica tradizionale, ma si rendono necessari e funzionali quei contesti non istituzionali che
evitano etichettature ed emarginazione, salvaguardano i rapporti sociali dell’utente e monitorano il disagio con strumenti
oggettivi e professionali, producendo talvolta anche effetti terapeutici non sistematici.
DESCRIZIONE DELLA DOMANDA DI SERVIZI ANALOGHI
Come in parte si comprende dalla descrizione dei bisogni, il servizio che si intende offrire è quello del sostegno al disagio
adulto di origine familiare, connesso a sofferenza psicologica.
L’indicatore più attendibile della domanda di servizi di questo tipo è rappresentato dal confronto tra i dati relativi al
fabbisogno effettivo annuale e la bassa percentuale corrispondente di persone che si rivolgono ai centri specifici e ai
consultori pubblici per l’erogazione di tali servizi.
DESCRIZIONE DELL’OFFERTA DI SERVIZI ANALOGHI
Nella regione Campania i servizi rivolti al disagio adulto sono molto scarsi di numero e di efficacia.
La maggioranza delle prestazioni è effettuata dal settore pubblico, il quale, e per iniziative circoscritte offre interventi di
consulenza, psicoterapia o di psicologia di comunità attraverso le proprie unità operative di salute mentale e le strutture
semiresidenziali: queste ultime comunque rivolte a patologie psichiatriche conclamate e gravi.
Nel territorio dell’Agro nocerino sarnese tali servizi pubblici consistono in:
• N° 5Unità Operative di Salute Mentale (UOSM 1 Angri; UOSM 2 Sarno-Pagani; UOSM 3 Nocera). Nella ASL SA
1 vi sono inoltre altre due UOSM a cui possono rivolgersi anche gli utenti residenti nell’agro nocerino. Si tratta
della UOSM 4 Cava e della UOSM 5 Costa d’Amalfi;
• N° 1 reparto di psichiatria presso l’Ospedale Umberto I di Nocera Inferiore.
Un ruolo importante, specie per il disagio adulto femminile, è rappresentato dalla presenza di spazi di counseling e di
sostegno psicologico attivati dalle Unità Operative Materno Infantile. Nel territorio dell’Agro nocerino sarnese sono
presenti presso i distretti sanitari di base (DSB):
• DSB 61 – ex 1 – Angri-Scafati;
• DSB 62 (ex 2) Sarno-Pagani;
• DSB 60 (ex 3) Nocera Inferiore.
Vi è poi un ulteriore DSB a cui gli utenti possono rivolgersi: il DSB 63 (ex 4) Cava-Vietri-Costa d’Amalfi.
A questi servizi diurni e di consulenza, si affianca il supporto offerto dalle strutture residenziali per la malattia psichiatrica,
spesso impegnate a sostenere gli utenti anche nel periodo “pre” e “post” degenza. Le strutture presenti sul territorio
sono:
-
-
-
-
Angri:
o Centro “Rosamunda” (SRS della ASL)
o Casa Famiglia “Friendly House” (privata)
Nocera Inferiore:
o Casa di cura “villa dei Fiori” (privata)
o Casa di cura “Villa Chiarugi” (privata)
o Casa Famiglia “La giovane idea” (privata)
o Casa Famiglia “Monteoliveto” (SRS della ASL)
o Casa Famiglia “Casamica” (SRS della ASL)
Nocera Superiore
o Casa Famiglia “Materdomini” (SRS della ASL)
Roccapiemonte
o Casa di Cuira “Villa Caruso” (privata)
o Casa di Cura “Villa Silvia” (privata)
Sarno
o Centro LARS (disabili mentali e fisici) (privata)
o Casa Famiglia “L’araba fenice” (privata)
IL SERVIZIO DI COUNSELING E SOSTEGNO REALIZZATO PRESSO LE SEDI DI ATTUAZIONE DEL
PROGETTO.
L’intervento di counseling incontrando l’adulto o la coppia può agire tempestivamente nel prevenire il disagio di tipo
psichiatrico.
A causa dell’aumentata dispersione sociale e della generalizzata crisi relazionale, sempre più spesso gli operatori
dell’ambito sociale ed educativo incontrano situazioni di disagio, richieste di aiuto, bisogni di orientamento.
Ogni persona, nel corso della propria storia e del proprio sviluppo, può vivere situazioni di sofferenza e di difficoltà, non
necessariamente legate a fenomeni patologici ma piuttosto causate da eventi critici, dovuti alla transizione da una fase
all’altra del ciclo vitale o ad avvenimenti imprevisti, che mettono a dura prova le capacità di adattamento del soggetto.
Si tratta di situazioni che, poco avendo a che fare con quadri psicopatologici gravi, richiedono interventi volti a sostenere
le fasi di passaggio nei vari stadi dell’evoluzione individuale e familiare.
A tali richieste d’aiuto spesso non è possibile rispondere con le tradizionali modalità operative.
Esse esigono nuovi modelli esplicativi e rinnovate metodologie di intervento che, movendo dalle potenzialità del
soggetto, sappiano attivare positivi processi di cambiamento.
L’attività di consulenza si prefigge di migliorare le abilità decisionali del soggetto, fornendogli strumenti concettuali per
compiere scelte di valore e per individuare criteri secondo i quali orientare la propria vita”.
I RISULTATI DI UN PRIMO IMPEGNO
Con i volontari del servizio civile per gli anni 2006-2007 e 2007/2008 è stato possibile cominciare a offrire un servizio di
counseling più puntuale. La presenza costante settimanale di un volontario ha dato al possibilità di rispondere a molte
richieste di adulti che vivevano situazioni di disagio. La consulenza psico-pedagogica si è posta come uno strumento
utile per rafforzare le competenze del soggetto, aiutarlo a superare i problemi che gli si presentano, aumentare la
consapevolezza del medesimo circa il proprio compito educativo.
La relazione d’aiuto così concepita ha favorito, nei momenti di disorientamento e di difficoltà, il processo di ristrutturazione dei rapporti sia da un punto di vista educativo che relazionale; ha offerto alla persona bisognosa di aiuto la
possibilità di raggiungere un nuovo modo di vedere le cose, una nuova comprensione di sé, una maggiore
consapevolezza dei condizionamenti interni ed esterni. Tutto ciò ha favorito, nei soggetti, la conquista di maggiori livelli di
autostima, sollecitando la disponibilità al cambiamento e sospingendo alla ridefinizione delle relazioni alla luce dei nuovi
bisogni avvertiti.
Durante quest’anno sono stati effettuati complessivamente 657 colloqui psicologici e pedagogici. L’utenza è afferita da
numero comuni campani, soprattutto relativi alla province di Napoli e Salerno.
Le principali richieste che hanno segnato l’attività consultiva durante quest’anno pastorale hanno riguardato:
•
coppie in crisi, con necessità di recupero del valore della persona e del significato della scelta matrimoniale anche in
presenza del fallimento delle legittime aspettative di vita coniugale;
•
coppie in crisi in fase di separazione che vivono un’alta conflittualità e la difficoltà di relazionarsi con i figli in
relazione all’evento separativo e di gestire la co-genitorialità (percorsi di Mediazione Familiare finalizzati a dare
risposta ai bisogni e alle difficoltà di quei
•
minori che tante volte subiscono la separazione dei propri genitori e vengono “triangola ti” nel conflitto genitoriale);
•
minori e singoli in età adulta con bisogno di essere orientati e/o sostenuti di fronte alle difficoltà che vivono: difficoltà
relazionali e personali;
•
colloqui prematrimoniali e sostegno post-matrimoniale a giovani coppie di nubendi che, in seguito all’arrivo di una
gravidanza, e nonostante il mancato raggiungimento della maggiore età, intendono coniugarsi tempestivamente e
con rito ecclesiastico;
•
percorsi di sostegno alla genitorialità rispetto ai percorsi di crescita e di autonomia dei figli;
DESTINATARI E BENEFICIARI DEL PROGETTO
DESTINATARI DIRETTI favoriti dalla realizzazione del progetto, sono:
-
adulti con disagio, causati da eventi critici legati alla dimensione familiare;
-
nuclei familiari di appartenenza dei soggetti coinvolti;
NOTA: per le informazioni quantitative vedi “risultati attesi” nella descrizione degli obiettivi specifici nel
punto 7
BENEFICIARI INDIRETTI della realizzazione del progetto:
-
vicinato dei soggetti e del nucleo familiare coinvolto;
enti pubblici e privati impegnati nelle specifiche tematiche o comunque operanti a favore dell’integrità fisica e
psichica della persona.
popolazione residente nel territorio di realizzazione delle campagne di sensibilizzazione / informazione della
specifica tematica.
7) OBIETTIVI DEL PROGETTO:
PREMESSA
Progetto Famiglia intende promuovere una proposta di Servizio Civile Nazionale come esperienza di
formazione globale della persona.
Ai giovani che si avvicinano al Servizio Civile nel Progetto Famiglia si chiede di pensare a questo anno non
come una “parentesi” nella loro vita, ma come un anno intenso, ricco di stimoli e di sfide, un anno che
raccoglie le memorie del passato e produce orientamenti per le scelte future.
L’intenzione progettuale è di attingere dalla cultura del volontariato, che ha radici assai antiche e profonde,
partendo dal cambiamento di sé per giungere ad un cambiamento della società.
Gli operatori ed i volontari del Progetto Famiglia si uniscono nell’impegno di proporre un anno di formazione
intesa come competenza del servizio che si svolge, ma anche come momento di auto-riflessione, di
ripensamento e di scoperta. Un anno per mettersi alla prova, per conoscere se stessi e fare nuove amicizie;
per condividere con altri giovani i propri vissuti attraverso la dimensione comunitaria e la sensibilizzazione.
L’intento è quello di proporre un’esperienza che cerchi e costruisca senso. Un’esperienza che davvero
cambi.
Il Progetto si allinea agli obiettivi propri del Progetto Famiglia, che mirano in particolare alla prevalente
funzione pedagogica del Servizio Civile nazionale, affermando l’impegno alla realizzazione delle condizioni
fondamentali affinché l’esperienza proposta abbia come finalità ultima l’attenzione ai giovani coinvolti nel
Progetto, ai bisogni del territorio in cui si inserisce, all’impatto sulla società civile come sensibilizzazione alla
testimonianza della solidarietà.
Queste finalità generali sono così riassumibili:
Educazione ai valori della solidarietà, gratuità attraverso azioni di animazione e d’informazione per una
cittadinanza attiva e responsabile.
Condivisione coi poveri e con gli altri partecipanti al progetto, riconoscendo e promovendo i diritti umani e
sociali, per accompagnare le persone vittime di povertà ed esclusione sociale in percorsi di liberazione.
Riflessione sulle proprie scelte di vita, vocazionali, professionali, sociali.
Creazione delle condizioni per l’incontro con nuove persone, per inventare nuove professionalità in ambito
sociale.
Coscientizzazione: approfondimento della cultura della pace, della nonviolenza e della solidarietà.
Attenzione a tutto ciò che potrà incoraggiare un futuro volontariato inteso come stile di vita nei giovani che
verranno coinvolti nell’esperienza.
Difesa delle comunità in modo non-armato e nonviolento in termini di: gestione e superamento del
conflitto, riduzione e superamento della violenza implicita e/o esplicita, acquisizione e riconoscimento di
diritti.
OBIETTIVO GENERALE DEL PROGETTO
Offrire assistenza ad adulti che vivono un disagio connesso principalmente a difficoltà di tipo psichico –
psicologico, attuando il doppio obiettivo quantitativo – qualitativo di incremento di percorsi di counseling e di
sostegno personalizzato, con particolare attenzione ad eventi critici legati alla dimensione familiare.
OBIETTIVI SPECIFICI DEL PROGETTO
INDICATORI
Obiettivi specifici
Risultati Attesi
(entro la fine del periodo di attuazione del
progetto di servizio civile)
Indicatori quantitativi
(parametri misurabili del raggiungimento dell’obiettivo
specifico)
1.
Favorire l’attivazione di
una rete di
collaborazione tra
professionisti volontari
dell’area socio –
sanitaria, (collegata
all’Ass. Progetto
Famiglia)
Per il sostegno ad utenti,
specificamente
nell’ambito di interventi
individuali, familiari e di
coppia.
(Obiettivo collegato al
Bisogno specifico A:
“Bisogno di potenziamento
dei servizi”)
2.Promuovere
l’inserimento di adulti in
disagio in gruppi di
incontro collegati all’Ass.
Progetto Famiglia
1.1: Creazione e realizzazione di eventi
di informazione e sensibilizzazione, sulle
effettive esigenze del territorio rispetto al
disagio adulto, rivolti a professionisti,
psicologi e psichiatri, legali, medici.
1.2:
Istituzione
della
rete
di
collaborazione, con relativo elenco
nominativo dei professionisti volontari
aderenti.
1.3: Sottoscrizione di protocolli di intesa
con i professionisti aderenti alla rete
(si prevede un minimo di 10)
1.1.1: N° di incontri/eventi di sensibilizzazione
realizzati;
1.1.2: N° di corsi di informazione/formazione
realizzati;
1.1.3: N° di persone partecipanti ai corsi di
informazione/ formazione realizzati;
1.1.4: N° di mass-media con i quali si sono
definite collaborazioni stabili;
1.1.5: Grado di incremento della partecipazione
ai corsi di informazione/ formazione (rapporto di
incremento tra il numero iniziale dei partecipanti
e quello finale)
1.2.1: Istituzione della rete di collaborazione.
1.3.1: N° sottoscrizioni effettuate;
1.3.2: N°di comuni diversi di residenza dei
sottoscrittori;
1.3.3: N° distretti ASL coinvolti
2.1:
Allargamento
quantitativo
e
geografico dei gruppi di incontro;
(almeno 6 nuovi gruppi di incontro ed
almeno 5 nuovi comuni)
2.1.1: N° di nuovi gruppi di incontro;
2.1.2: N° di nuovi comuni in cui risieda almeno
gruppo di incontro;
2.2: Incremento qualitativo dei gruppi di
incontro (almeno un gruppo distinto per
ciascuna categoria di evento critico
causa di disagio)
2.2.1 N° di nuovi gruppi distinti per ciascun
evento critico;
2.2.2 Grado di incremento qualitativo dei gruppi
(rapporto tra il n° di gruppi attivati nel periodo
considerato e n° di gruppi attivati nel periodo
precedente in relazione ad eventi critici)
2.3.1: N° di posti disponibili
2.3.2: Grado di incremento della capacità di
accoglienza (rapporto tra il N° di nuovi posti
disponibili ed il numero di posti complessivi)
2.3.3: N° di richieste di inserimento ricevute
2.3.4: N° di inserimenti effettuati
2.3.5: N° di rigetti delle richieste per mancanza di
posti
2.3.6: Grado di rigetto (rapporto tra il n° dei rigetti
ed il n° delle richieste ricevute)
3.1.1: Grado di completezza della “mappatura”
delle realtà pubbliche e private operanti nel
settore del sostegno al disagio adulto (rapporto
tra n° di comuni di cui si hanno i dati e n° di
comuni complessivamente esistenti)
3.1.2: N° di iniziative di “rete”
3.1.3: N° di enti coinvolti nelle iniziative di “rete”
3.1.4: Grado di incremento del coinvolgimento di
rete (rapporto tra il n° di enti coinvolti in iniziative
di rete al termine del Progetto e n° di enti
coinvolti in precedenza)
3.2.1: N° di protocolli di intesa tra i vari enti,
sottoscritti nel periodo di attuazione del Progetto.
(Obiettivo
collegato
al
Bisogno specifico B:
“Bisogno di presa in carico
delle persone”).
2.3: Incremento degli utenti dei gruppi di
incontro
(accoglienza di almeno 60 nuovi utenti)
3. Attivare/consolidare il
raccordo con i Servizi
Pubblici e No-profit attivi
in materia di disagio
adulto al fine di
aumentare il numero e la
qualità delle accoglienze
di utenti nei gruppi di
incontro e nei servizi di
consulenza psicologica,
e sostegno materiale
(Obiettivo collegato al
bisogno specifico C:
“Bisogno di sinergie con
altri servizi”).
3.1: Incremento delle iniziative e progetti
di “rete”;
(mappatura in comuni rappresentativi di
almeno il 75% della popolazione
campana / almeno 2 iniziative o progetti
/ almeno 50 enti coinvolti)
3.2: Definizione di partnership formali tra
i vari Servizi Pubblici e No-profit
(almeno 10 partnership)
3.3: Realizzazione di appuntamenti di
confronto metodologico e di
approfondimento formativo per gli
operatori dei vari servizi Pubblici e Noprofit
(almeno 30 appuntamenti)
3.3.1: N° di incontri di confronto metodologico;
3.3.2: N° di incontro di approfondimento
formativo.
8. DESCRIZIONE DEL PROGETTO E TIPOLOGIA DELL’INTERVENTO CHE
DEFINISCA IN MODO PUNTUALE LE ATTIVITÀ PREVISTE DAL PROGETTO
CON PARTICOLARE RIFERIMENTO A QUELLE DEI VOLONTARI IN SERVIZIO
CIVILE NAZIONALE, NONCHÉ LE RISORSE UMANE DAL PUNTO DI VISTA SIA
QUALITATIVO CHE QUANTITATIVO
8.1 COMPLESSO DELLE ATTIVITÀ PREVISTE PER IL RAGGIUNGIMENTO DEGLI
OBIETTIVI
ATTIVITÀ PREVISTE PER IL RAGGIUNGIMENTO DELL’OBIETTIVO
Obiettivo specifico 1: Favorire l’attivazione di una rete di collaborazione tra professionisti volontari dell’area socio –
sanitaria, (collegata all’Ass. Progetto Famiglia) per il sostegno ad utenti, specificamente nell’ambito di interventi
individuali, familiari e di coppia.
Attività 1.1) Creazione e realizzazione di eventi di informazione e sensibilizzazione, sulle effettive esigenze del territorio
rispetto al disagio adulto, rivolti a professionisti, psicologi e psichiatri, legali, medici.
La prima forma di esplicazione di tale attività è la fase di creazione e poi di realizzazione di attività di promozione sulle
tematiche in questione, rispetto alle concrete esigenze del territorio per l’obiettivo specifico, di cui la presente
esplicazione, rivolto principalmente all’attenzione di componenti lavorative specifiche e appartenenti al contesto
territoriale in cui vuole operare il presente progetto. Nello specifico attraverso le forme di:
incontri/eventi di sensibilizzazione;
corsi di informazione/formazione;
coinvolgimento di persone partecipanti ai suddetti corsi;
coinvolgimento di mass-media e definizione di collaborazioni stabili, valutando in itinere l’incremento di
partecipazione alle attività predisposte.
Attività 1.2) Istituzione della rete di collaborazione, con relativo elenco nominativo dei professionisti volontari aderenti.
Attività 1.3) Sottoscrizione di protocolli di intesa con i professionisti aderenti alla rete. Si prevede un numero minimo di
10 sottoscrizioni (in base a contatti già avviati nel corso delle attività di sensibilizzazione dell’Associazione)
Obiettivo specifico 2: Promuovere l’inserimento di adulti in disagio in gruppi di incontro collegati all’Ass. Progetto
Famiglia.
Attività 2.1) In un’ottica di allargamento quantitativo e geografico dei gruppi di incontro, volti a favorire un incremento
qualitativo degli incontri (dato dalla categorizzazione delle utenze) e di incremento graduale degli utenti; si prevedono le
seguenti azioni attuative:
formazione di nuovi gruppi di incontro;
allargamento territoriale in nuovi comuni;
Si prevedono almeno 6 nuovi gruppi di incontro ed almeno 5 nuovi comuni)
Attività 2.2) creazione e consolidamento di nuovi gruppi distinti per ciascun evento critico: valutando in itinere
l’incremento qualitativo dei gruppi (rispetto ai gruppi attivati nel periodo considerato e i gruppi attivati nel periodo
precedente in relazione ad eventi critici) e dell’incremento della capacità di accoglienza (in rapporto al numero di nuovi
posti disponibili ed il numero di posti complessivi) e il grado di rigetto della richiesta di utenze rispetto a quelle ricevute.
(almeno un gruppo distinto per ciascuna categoria di evento critico causa di disagio).
Attività 2.3) Incremento degli utenti dei gruppi di incontro già attivi (accoglienza di almeno 60 nuovi utenti)
Obiettivo specifico 3: Attivare/consolidare il raccordo con i Servizi Pubblici e No-profit attivi in materia di disagio adulto
al fine di aumentare il numero e la qualità delle accoglienze di utenti nei gruppi di incontro e nei servizi di consulenza
psicologica, e sostegno materiale.
Si intende sviluppare modalità operativa “per rete”, allargando l’ottica territoriale e definendo collaborazione in
partnership con componenti di Servizi Pubblici e No Profit, attuando un confronto metodologico e di approfondimento
rivolto alle componenti lavorative della partnership considerate.
Si prevedono quindi le seguenti attività di “rete”:
Attività 3.1) Incremento delle iniziative e progetti di “rete” (mappatura in comuni rappresentativi di almeno il 75% della
popolazione campana / almeno 2 iniziative o progetti / almeno 50 enti coinvolti)
Attività 3.2) Definizione di partnership formali tra i vari Servizi Pubblici e No-profit (almeno 10 partnership)
Attività 3.3) Realizzazione di appuntamenti di confronto metodologico e di approfondimento formativo per gli operatori
dei vari servizi Pubblici e No-profit (almeno 30 appuntamenti)
La realizzazione concreta del progetto è preceduta da alcune fasi significative, di cui una preliminare alla
elaborazione progettuale (Fase di Ideazione), altre relative alla messa in opera iniziale del progetto (Fasi di
sviluppo ed avvio), altre ancora consistenti nella realizzazione delle attività programmate (Fasi di
realizzazione delle attività).
Infine parallelamente a tutto ciò, vi e’ un’articolazione per fasi del percorso di coinvolgimento dei volontari.
FASE di IDEAZIONE
Innanzitutto l’elaborazione del presente progetto è stata preceduta da una fase di IDEAZIONE CONDIVISA.
I soggetti coinvolti nel percorso di ideazione sono stati:
o gli OLP previsti nel progetto;
o gli operatori (volontari e dipendenti) coinvolti nella realizzazione del progetto (sia dell’ente
proponente che degli enti sedi di attuazione, nonché degli enti no-profit partner);
o di alcuni destinatari/beneficiari di servizi analoghi a quelli previsti dal progetto;
o di ex-volontari del servizio civile nazionale coinvolti negli anni precedenti nel Progetto
Famiglia nel campo dell’assistenza.
La FASE di ideazione si è sviluppata attraverso un percorso articolato in due tappe:
- 1^ tappa: confronto tra 4 gruppi omogenei (cioè uno tra tutti gli Olp, uno tra tutti gli
operatori/volontari, uno tra i destinatari/beneficiari coinvolti nell’ideazione, ed infine uno tra gli exvolontari del Servizio Civile Nazionale coinvolti nell’ideazione). Al termine della tappa ciascun gruppo
ha prodotto un insieme di suggerimenti e spunti progettuali;
- 2^ tappa: confronto in un unico gruppo eterogeneo, composto tra tre rappresentanti di ciascun
gruppo. Questo incontro ha fatto sintesi/selezione di quanto emerso nei quattro gruppi della tappa
precedente ed ha prodotto ulteriori spunti e suggerimenti.
Entrambe le tappe hanno coinvolto anche il progettista, al fine di favorire il recepimento effettivo di quanto
emerso nei gruppi.
FASI di SVILUPPO ed AVVIO del PROGETTO
Si tratta di un percorso che parte circa sei mesi prima della data di inizio del progetto. Le azioni principali
realizzate sono:
1) promozione del progetto nei mesi precedenti l’avvio;
2) percorsi di volontariato previo ai giovani aspiranti all’anno di servizio civile;
3) acquisto/predisposizione di tutti gli strumenti (macchine, attrezzature, strumentazione, …) necessari
all’attuazione del progetto;
4) incontri di programmazione preliminare di dettaglio, con gli OLP e con gli operatori (volontari e
dipendenti) coinvolti nel progetto;
5) predisposizione di un piano e di un calendario dettagliato di realizzazione delle attività del primo
mese (modalità di coordinamento operativo che prosegue durante tutta la durata del progetto).
FASI DI REALIZZAZIONE DELLE ATTIVITA’, queste coincidono con la tempistica connessa alle singole
azioni specifiche.
Il relativo cronogramma è illustrato di seguito (dopo la descrizione delle attività connesse al raggiungimento
dei singoli obiettivi).
Cronogramma delle attività relative all’Obiettivo 1
Mesi
Attività
1
1.1) Creazione e
realizzazione di
eventi di informazione
e sensibilizzazione,
sulle effettive
esigenze del territorio
rispetto al disagio
adulto, rivolti a
professionisti,
psicologi e psichiatri,
legali, medici
1.2) Istituzione della
rete di collaborazione,
con relativo elenco
nominativo dei
professionisti
volontari aderenti.
1.3
Sottoscrizione
di
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
protocolli di intesa
con i professionisti
aderenti alla rete
Cronogramma delle attività relative all’Obiettivo 2
Attività
Mesi
1
2
3
4
5
6
5
6
7
8
9
10
11
12
7
8
9
10
11
12
Allargamento
quantitativo
e
geografico dei gruppi
di incontro;
2.1)
2.2 Incremento
qualitativo dei gruppi
di incontro
2.3) Incremento degli
utenti dei gruppi di
incontro
Cronogramma delle attività relative all’Obiettivo 3
Attività
Mesi
1
2
3
4
3.1) Incremento delle
iniziative e progetti di
“rete”;
3.2) Definizione di
partnership formali tra
i vari Servizi Pubblici
e No-profit
3.3) Realizzazione di
appuntamenti di
confronto
metodologico e di
approfondimento
formativo per gli
operatori dei vari
servizi Pubblici e Noprofit
FASI DI COINVOLGIMENTO DEI VOLONTARI NEL PROGETTO
L’approccio dei volontari al servizio avverrà con gradualità e progressione per permettere il migliore
inserimento all’interno delle strutture (Centri Operativi), in base anche alle attitudini personali.
Possiamo evidenziare, durante l’anno di volontariato, le seguenti fasi:
- FASE 1: inserimento dei volontari del Servizio Civile nelle sedi di attuazione. Questa fase si
svilupperà nelle prime 4 settimane del servizio e consiste nell’agevolare i ragazzi ad un sereno e
positivo ingresso nel nuovo contesto;
- FASE 2: conoscenza dei beneficiari del progetto. Questa fase si realizzerà nel primo e secondo
mese del progetto e consiste nell’apprendere da parte di volontari, la massima quantità di
informazioni su destinatari/beneficiari delle attività e nel mettere le basi per creare buone relazioni
con essi;
- FASE 3: formazione iniziale dei volontari. Questa fase si svolge soprattutto nel primo mese ed è
finalizzata a sostenere ed accompagnare la “presa di coscienza” da parte dei volontari della realtà
del servizio civile in generale, ed in particolare del bisogno sui cui gli obiettivi e le azioni previste dal
progetto intendono intervenire;
- FASE 4: pieno impiego volontari. Si svolge dal secondo mese in poi e consiste nel pieno
coinvolgimento dei volontari del Servizio Civile accanto agli operatori impegnati nel progetto, nella
gestione diretta delle varie attività. È la parte centrale del progetto, al cui buon esito tutte le altre fasi
sono finalizzate, e nella quale si punta a favorire nei volontari lo svolgimento di un percorso di
“incontro vero con il mondo del disagio”, di “verifica dei propri stili personali”, di “maturazione di
atteggiamenti di impegno sociale e di cittadinanza attiva”. E’ inoltre la fase in cui le competenze e le
abilità progressivamente acquisite vengono sperimentate sul campo e, in tal modo, consolidate ed
implementate. A tal fine i volontari, compatibilmente con il loro ruolo e status, saranno coinvolti in
funzioni di responsabilità.
-
-
FASE 5: Verifica attività svolte e degli obiettivi raggiunti. Si volge ogni quattro settimane, dal
secondo al dodicesimo mese, e consiste sia in una verifica di processo che di risultato. Tende a
mettere in evidenza aspetti come l’efficacia, l’efficienza, l’impatto, l’achievement (cioè il grado di
importanza degli obiettivi effettivamente raggiunti).
FASE 6: formazione permanente, mediante alcune giornate o ore dedicate, dal secondo mese in poi.
FASE 7: verifica formazione, al termine del primo mese e del secondo mese ed al termine del
progetto.
FASE 8: percorso di accompagnamento alla fine del progetto, mediante momenti di condivisione
dell’esperienza, di valutazione\verifica condivisa del percorso realizzato, di commiato dai
destinatari/beneficiari del progetto.
8.2 RISORSE UMANE COMPLESSIVE NECESSARIE PER L’ESPLETAMENTO DELLE
ATTIVITÀ PREVISTE, CON LA SPECIFICA DELLE PROFESSIONALITÀ IMPEGNATE
E LA LORO ATTINENZA CON LE PREDETTE ATTIVITÀ
Obiettivo specifico 1: Favorire l’attivazione di una rete di collaborazione tra professionisti volontari dell’area socio –
sanitaria, (collegata all’Ass. Progetto Famiglia)
N° 28 OPERATORI:
ƒ
N° 25 volontari, di cui:
N° 20 professionisti volontari dell’area socio - sanitaria
N°5 rappresentanti associazione (sociali e di volontariato ospedaliero), con funzione di
accompagnamento e raccordo generale
ƒ
N° 3 Operatori professionali retribuiti (componenti équipe Associazione Progetto Famiglia , impegnati
nell’organizzazione generale dei lavori).
Obiettivo specifico 2: Attivare/consolidare il raccordo con i Servizi Pubblici e No-profit attivi in materia di disagio adulto
al fine di aumentare il numero e la qualità delle accoglienze di utenti nei gruppi di incontro e nei servizi di consulenza
psicologica, e sostegno materiale.
N° 23 OPERATORI,:
ƒ
N° 17 volontari, di cui:
10 sacerdoti diocesani, con funzione di accompagnamento e raccordo generale;
7 volontari Servizi Pubblici, con funzione di sensibilizzazione e segnalazione della possibilità di erogazione
del servizio di consulenza;
N° 6 Operatori professionali retribuiti (componenti équipe Associazione Progetto Famiglia , impegnati
nell’organizzazione generale dei lavori).
Obiettivo specifico 3:. Attivare/consolidare il raccordo con i Servizi Pubblici e No-profit attivi in materia di disagio adulto
al fine di aumentare il numero e la qualità delle accoglienze di utenti nei gruppi di incontro e nei servizi di consulenza
psicologica, e sostegno materiale
N° 29 OPERATORI:
ƒ
N° 23 operatori volontari, di cui:
10 sacerdoti diocesani, con funzione di accompagnamento e raccordo generale;
N° 5 componenti politiche volontarie, (riferimento territoriale per la segnalazione del servizio)
N°7 referenti volontari Servizi Pubblici (componenti lavorative ASL) per la segnalazione della
possibilità di erogazione del servizio.
ƒ
N° 6 Operatori professionali retribuiti (componenti équipe Associazione Progetto Famiglia , impegnati
nell’organizzazione generale dei lavori).
QUADRO RIASSUNTIVO DEL PERSONALE COINVOLTO
OPERATORI VOLONTARI: 47 (quarantasette)
OPERATORI
ATTIVITÀ
Attività inerenti
Attività inerenti
Attività inerenti
N° Tipologia/Esperienza
l’Obiettivo 1
10
20
5
7
sacerdoti diocesani
professionisti volontari
dell’area socio - sanitaria
rappresentanti
associazioni di tipo
sociali e volontariato
ospedaliero
referenti volontari Servizi
l’Obiettivo 2
l’Obiettivo 3
Pubblici (componenti
lavorative ASL)
componenti politiche
volontarie
5
OPERATORI PROFESSIONALI RETRIBUITI: 6 (sei)
OPERATORI
Attività inerenti
Nominativo
Qualifica
l’Obiettivo 1
Elena
Carotenuto
Carolina
Rossi
ATTIVITÀ
Attività inerenti
l’Obiettivo 2
Attività inerenti
l’Obiettivo 3
Sociologo, Esperto in
affido familiare
Psicologo,
Consulente Familiare,
Mediatore Familiare,
Esperto in Affido
Familiare
Esperto in servizi
sociali (laurea in
scienze del servizio
sociale)
Assistente sociale
Marco
Giordano
Mariano
Iavarone
Carmela
Memoli
Rosa Caputo
Educatore
Professionale
(con ruolo di
coordinatore)
Educatore
Professionale
8.3 RUOLO ED ATTIVITÀ PREVISTE PER I VOLONTARI NELL’AMBITO DEL
PROGETTO.
Obiettivo specifico 1: Favorire l’attivazione di una rete di collaborazione tra professionisti volontari
dell’area socio – sanitaria, (collegata all’Ass. Progetto Famiglia)
Ruolo ed attività previste per i volontari SCN
-
-
-
-
-
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione della “mappatura” della rete di
collaborazione. Iniziative di informazione , sensibilizzazione (preparazione del materiale promozionale e di
approfondimento, cura degli aspetti logistici ed organizzativi, cura del rapporto con le singole persone
incontrate, attività di call center presso lo sportello telefonico informativo)
Incontri di coinvolgimento/reperimento, con potenziali collaboratori volontari finalizzati alla definizione del
calendario degli incontri, individuazione e coinvolgimento delle componenti, funzione di “tutoring” durante il
percorso di collaborazione, mantenimento del rapporto con i professionisti volontari nelle varie fasi della
definizione della collaborazione
Incontri di sensibilizzazione rivolti alla realtà territoriale.
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione del censimento dei professionisti
dell’area socio – sanitaria operanti in Campania, (con particolare riguardo alla definizione e
somministrazione di schede e questionari d’indagine, alla cura del rapporto con i singoli professionisti
contattati, alla elaborazione ed analisi delle informazioni raccolte ed alla loro riformulazione in relazioni e
report esplicativi)
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione di iniziative di informazione,
sensibilizzazione (in dettaglio: predisposizione dei messaggi da diffondere, preparazione del materiale
promozionale e di approfondimento, cura degli aspetti logistici ed organizzativi, realizzazione diretta delle
attività di comunicazione, cura del rapporto con le singole persone incontrate)
Collaborazione nella creazione dell’elenco dei professionisti volontari collegati all’Ass. Progetto Famiglia
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione di riunioni periodiche di verifica tra i
professionisti aderenti alla rete e gli operatori dell’Ass. Progetto Famiglia (in dettaglio: diffusione delle
convocazioni, preparazione della documentazione, cura degli aspetti logistici ed organizzativi, cura del
rapporto con le singole persone incontrate)
Obiettivo specifico 2: Promuovere l’inserimento di adulti in disagio in gruppi di incontro collegati
all’Ass. Progetto Famiglia.
Ruolo ed attività previste per i volontari SCN
-
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione di:
•
Censimento delle realtà pubbliche, tramite la progettazione e la somministrazione di schede e
questionari
•
-
-
-
Incontri di raccordo, scambio e dibattito con potenziali partner (singoli o enti) dell’Associazione nei
percorsi di sostegno al disagio adulto;
Definizione di collaborazioni stabili, anche mediante lo svolgimento del ruolo di “referenti” nel rapporto con
taluni partner.
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione delle iniziative di raccordo e dei
percorsi di collaborazione tra i vari enti (con particolare riferimento alla cura del contatto diretto con i singoli
enti ed operatori coinvolti, alla cura degli aspetti logistici e organizzativi dei singoli appuntamenti, alla
collaborazione nella gestione degli incontri e delle iniziative anche da punto di vista della preparazione e
trattazione dei contenuti);
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione di:
•
Iniziative di informazione , sensibilizzazione (in dettaglio: predisposizione dei messaggi da
diffondere, preparazione del materiale promozionale e di approfondimento, cura degli aspetti
logistici ed organizzativi, realizzazione diretta delle attività di “annuncio”, cura del rapporto con le
singole persone incontrate)
•
incontri di coinvolgimento/reperimento, individuali o di gruppo, con potenziali benefattori-volontari
finalizzati (in dettaglio: definizione del calendario degli incontri, individuazione e coinvolgimento dei
partecipanti)
Collaborazione con funzione di “tutoring” durante lo svolgimento degli incontri, collaborazione nella
predisposizione e nella trattazione degli aspetti contenutistici degli incontri, mantenimento del rapporto con
i partecipanti nel periodo successivo
Obiettivo specifico 3:. : Attivare/consolidare il raccordo con i Servizi Pubblici e No-profit attivi in
materia di disagio adulto al fine di aumentare il numero e la qualità delle accoglienze di utenti nei
gruppi di incontro e nei servizi di consulenza psicologica, e sostegno materiale
Ruolo ed attività previste per i volontari SCN
-
-
-
-
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione del censimento delle realtà NoProfit e dei Servi Pubblici operanti in Campania, (con particolare riguardo alla definizione e alla cura del
rapporto con le singole componenti contattate, alla elaborazione ed analisi delle informazioni raccolte ed
alla loro riformulazione in relazioni e report esplicativi)
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione di iniziative di informazione,
sensibilizzazione (in dettaglio: predisposizione dei messaggi da diffondere, preparazione del materiale
promozionale e di approfondimento, cura degli aspetti logistici ed organizzativi, realizzazione diretta delle
attività di comunicazione, cura del rapporto con le singole persone incontrate)
Collaborazione nella creazione di un elenco per il raccordo con i Servizi Pubblici e No – profit.
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione di riunioni periodiche di verifica tra le
componenti della rete Servizi Pubblici – No Profit (in dettaglio: diffusione delle convocazioni, preparazione
della documentazione, cura degli aspetti logistici ed organizzativi, cura del rapporto con le singole persone
incontrate);
Collaborazione nella programmazione, organizzazione e realizzazione dei progetti educativi, ed eventi di
formazione (con particolare riguardo alla fase di pubblicizzazione, nel ruolo di tutor di corsi, attività di
segreteria inerente agli eventi).
9) Numero dei volontari da impiegare nel progetto:
5
10) Numero posti con vitto e alloggio:
0
11) Numero posti senza vitto e alloggio:
0
12) Numero posti con solo vitto:
5
Motivazioni:
La modalità “solo vitto” è finalizzata alla possibilità di svolgere l’attività in una fascia oraria a scavalco tra la mattina
ed il pomeriggio, maggiormente efficace ai fini dello svolgimento di attività organizzative che puntano ad avere uno
spazio di azione significativo sia verso la possibilità di accedere agli uffici pubblici (molti dei quali attivi solo di
mattina) sia verso il volontariato (per la maggior parte disponibile solo di pomeriggio o la sera).
Sedi:
Sedi (come da punto 16)
N° posti con “solo vitto”
Sede di Angri (SA), via Adriana
(codice sede 102557)
Sede di Sant’Egidio M.A. (SA), via A Guerritore, 1
(codice sede 53946)
3
2
Orari: I turni dei volontari sono organizzati in modo tale da ricomprendere il pranzo giornaliero. Ovviamente il tutto
nel rispetto dei “paletti orari” previsti dal progetto (30 ore settimanali, ripartite in 6 giorni).
13) Numero ore di servizio settimanali dei volontari, ovvero monte ore annuo:
1400 ore
annue
(di cui almeno 12
ore a settimana)
14) Giorni di servizio a settimana dei volontari (minimo 5, massimo 6) :
5
15) Eventuali particolari obblighi dei volontari durante il periodo di servizio:
Partecipazione al percorso formativo previsto.
Partecipazione ai momenti di verifica dell’esperienza di servizio civile su base periodica e previsti a metà e
a fine servizio con momenti residenziali di 2-3 giornate.
Disponibilità alla partecipazione ai momenti formativi e di verifica e monitoraggio anche se svolti di sabato
e di domenica o in altri giorni festivi.
Disponibilità alla partecipazione a eventi di formazione e sensibilizzazione regionali o nazionali (es.
incontro nazionale giovani in servizio civile)
Disponibilità alla flessibilità oraria, all’impiego nei giorni festivi
Partecipazione, con gli operatori presenti nelle sedi di realizzazione del progetto, ai momenti di
coordinamento, di verifica e di ri-progettazione delle singole attività.
Sottoscrizione di un’impegnativa nella quale ci si vincola a non divulgare informazioni personali degli
utenti.
CARATTERISTICHE ORGANIZZATIVE
16) Sede/i di attuazione del progetto ed Operatori Locali di Progetto e Responsabili locali di ente accreditato:
L’Ente presso il quale devono essere indirizzate le domande è: ASSOCIAZIONE PROGETTO FAMIGLIA ONLUS
Via Adriana, 18-20 cap. 84014 Angri (SA) – Tel. 081/91.55.48 Fax 081/91.55.48- E-mail [email protected]
Persona di riferimento: Anna Pisacane
N.
Sede di
attuazione del
progetto
Comune
Indirizzo
Cod.
ident.
sede
N.
vol.
per
sede
Nominativi degli Operatori Locali di Progetto
Nominativi dei Responsabili locali di ente
accreditato
Cognome e
nome
Cognome e
nome
Data di nascita
///
///
///
///
///
///
Giovanna
Pauciulo
1
Associazione
Progetto
Famiglia Onlus
Angri (SA)
via adriana,
18-20
102557
2
S.Egidio
M.A. (SA)
Via
B.A.Guerritor
e,
1
53946
28/12/1971
C.F.
2
Anna
Maiorino
C.F.
PCLGNN71T68F91
2H
3
Giovanna
Abbagnara
Associazione
Progetto
Famiglia Onlus
Data di
nascita
17/09/1974
BBGGN74P57F912
D
07/07/1965
MRNNA65L47G23
OS
17) Eventuali attività di promozione e sensibilizzazione del servizio civile nazionale:
L’azione di promozione del servizio civile volontario, realizzata in modo permanente, rientra in
un’iniziativa allargata di promozione generale del servizio civile e della cultura della solidarietà
realizzata dall’Associazione Progetto Famiglia Onlus.
Tale campagna si propone di sensibilizzare l’opinione pubblica ai valori della solidarietà, della pace,
della nonviolenza e della mondialità e in particolare alle possibilità offerte dal servizio civile, quale
forma di impegno civile e sociale dei giovani.
ATTIVITÀ PERMANENTI DI PROMOZIONE E SENSIBILIZZAZIONE DEL SERVIZIO
CIVILE
Sito Associazione Progetto Famiglia Onlus www.progettofamiglia.org
Bimestrale di informazione ed approfondimento sociale “Punto Famiglia”
Foglio informativo on-line mensile “PF News”.
Attività realizzate in collaborazione con il CRESCI - Campania , Conferenza Regionale Enti per il
Servizio Civile, di cui l’Associazione Progetto Famiglia, insieme ad altri enti accreditati (Caritas,
Associazione Shalom, Misericordie, …) è socio fondatore.
ATTIVITÀ DI PROMOZIONE E SENSIBILIZZAZIONE IN PROGRAMMA IL PRESENTE
PROGETTO DI SERVIZIO CIVILE
La pubblicizzazione avverrà attraverso i seguenti canali:
1) presenza su siti internet di enti regionali o locali, o su pagine locali di enti a dimensione nazionale
(almeno 10 siti)
2) stampa e diffusione di dépliants e manifesti (almeno 2.000 copie);
3) presenza su riviste e quotidiani regionali e locali (almeno 10 uscite);
4) presenza su TV e radio regionali e locali (almeno 10 uscite);
5) iniziative di animazione e sensibilizzazione rivolte al territorio, soprattutto a gruppi giovanili
(scuole, parrocchie, luoghi pubblici, …) (almeno 4 iniziative).
Totale ore dedicate prima dell’avvio del progetto: 10 ore
Totale ore dedicate durante lo svolgimento del progetto: 25 ore
Totale complessivo ore di promozione e sensibilizzazione: 35 ore
I volontari del servizio civile verranno coinvolti nella progettazione ed attuazione d’incontri con la
comunità locale portando la loro testimonianza sulle motivazioni della scelta attuata e sui nodi del
servizio in cui stanno operando, fungendo da ulteriore contatto tra il territorio e l’Associazione.
Per i giovani interessati si prevedono percorsi preliminari di conoscenza e orientamento al servizio
civile tramite esperienze di volontariato nelle sedi operative nei mesi che precedono il Bando di
selezione.
18) Criteri e modalità di selezione dei volontari:
Criteri autonomi di selezione verificati nell’accreditamento
19) Ricorso a sistemi di selezione verificati in sede di accreditamento (eventuale indicazione
dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio):
SI
Servizio Acquistato dall’ente di 1^ classe: Caritas Italiana
(codice accreditamento NZ01752) – vedi convenzione
allegata.
20) Piano di monitoraggio interno per la valutazione dell’andamento delle attività del progetto:
Si rinvia al sistema di monitoraggio e valutazione verificato in sede di accreditamento.
Inoltre per quanto concerne il monitoraggio, la verifica e la valutazione dell’esperienza dei
volontari in servizio civile si prevedono alcuni momenti di incontro con tutti i giovani
partecipanti al progetto:
.
incontro di metà servizio (al 5°-6° mese)
.
incontri periodici (quindicinali o mensili)
.
incontro di fine servizio (al 12° mese)
Durante gli incontri vengono proposte attività di gruppo finalizzate alla verifica e alla rilettura
dell’esperienza. Durante gli stessi momenti a metà e a fine servizio, viene distribuito un
questionario come previsto dal sistema di monitoraggio accreditato.
21) Ricorso a sistemi di monitoraggio verificati in sede di accreditamento (eventuale
indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio):
SI
Servizio Acquistato dall’ente di 1^ classe: Caritas Italiana
(codice accreditamento NZ01752)
22) Eventuali requisiti richiesti ai canditati per la partecipazione al progetto oltre quelli
richiesti dalla legge 6 marzo 2001, n. 64:
NO
23) Eventuali risorse finanziarie aggiuntive destinate in modo specifico alla realizzazione del
progetto:
Il progetto prevede l’impiego di risorse finanziarie aggiuntive destinate:
1.
alla copertura della quota-parte che il personale dipendente di cui alla voce 8.2
dedica al progetto;
2.
alle attività di formazione specifica previste alle voci 35-41;
3.
alle risorse tecniche e strumentali dedicate al progetto previste alla voce 25;
4.
alle attività di promozione di cui alla voce 17;
secondo la seguente ripartizione:
Voci di spesa in quota parte del personale retribuito (cfr voce
8.2)
Carmela Memoli, educatore professionale (con ruolo di
Coordinatore)
Risorse finanziarie
1.500,00
Rosa Caputo, Educatore Professionale
Mariano Iavarone, assistente sociale
1.500,00
3.000,00
Marco Giordano, Esperto in servizi sociali
3.000,00
Carolina Rossi, Psicologo, Consulente Familiare, Mediatore
Familiare.
4.000,00
4.000,00
Elena Carotenuto, Sociologo.
Totale spesa
Voci di spesa formazione specifica
Formatori
17.000,00
Risorse finanziarie
7.200,00
(100,00 euro l’ora x 72 ore di
formazione)
Materiale di approfondimento: dispense, opuscoli, testi per lo
1.500,00
studio personale.
Totale spesa
8.700,00
Voci di spesa risorse tecniche e strumentali (come da voce 25) Risorse finanziarie
1) Materiale divulgativo:
6.000,00
n° 100.000 depliant illustrativi sul tema del disagio sociale
(3.500,00 euro);
3.000 opuscoli di approfondimento sul tema “ i conflitti
familiare, danni gravi e prevenzione”; (2.500,00 euro)
4) Materiale per Sito Internet: postazione informatica
1.200,00
dedicata all’attività di web-master del sito
3) Strumentazione per spostamenti
2.650,00
Autoveicolo per accompagnamento di persone con
difficoltà motorie (quota parte usura annuale n. 2
automobili: 800,00 euro x 2)
Affitto pullmino per trasporto strumentazione ai vari incontri
(150,00 euro (trance mensile pattuita) x 7(numero mesi in
cui si concentreranno tale attività )
2) Strumentazione per incontri pubblici:
3.400,00
Videocamera (1.000,00 euro x 1)
fotocamera digitale; (250,00 euro x 1)
stereo ed impianto voce. (800,00 euro x 1)
n° 1 videoproiettori (600,00 euro x 1)
n° 5 microfoni (30,00 euro x 5)
n.5 roll – up (120 euro x 5)
- opuscoli illustrativi dello specifico progetto (2700,00 euro)
5) Spot radiofonici e video sul tema
1.200,00
6) Strumentazione per attività di sportello telefonico
750,00
informativo:
- stanza arredata ad ufficio (disponibile gratuitamente);
- apparecchio telefonico (200,00 euro);
- apparecchio fax (300,00 euro).
-apparecchio di segreteria telefonica per raccogliere le
richieste 24h su 24 (250,00)
7) Strumentazione per incontri di formazione:
600,00
n° 1 aula per attività formativa (disponibile
gratuitamente);
lavagna a fogli mobili (100,00 euro);
n° 25 sedie (20,00 euro x 25)
8) Materiale didattico: cancelleria, sussidi
500,00
9) Materiale per l’approfondimento: testi per lo studio personale
degli operatori del Centro di Ascolto.
10) Strumentazione per la realizzazione di colloqui di prima
conoscenza e di approfondimento (ai fini della valutazione di
idoneità degli affidatari)
stanza arredata per colloqui (scrivania, sedie, quadri,
piante
decorative,
tappeto,
…)
(disponibile
gratuitamente);
cancelleria per annotazioni varie (100,00 euro)
moduli pre-stampati per registrazione utenti (200,00
euro)
11) Strumenti per la comunicazione:
dotazione necessaria per lo scambio di e-mail
(postazione informatica dotata di connessione ad
internet e programma Microsoft Outlook ) (1.200,00
euro)
apparecchio telefonico (200,00 euro)
apparecchio fax (300,00 euro)
Totale spesa
Voci di spesa promozione del progetto (come da voce 17)
Attività permanente di promozione a livello nazionale
(costi generali non imputabili al singolo progetto)
Attività di promozione a livello locale
- stampa e diffusione di 5.000 depliant (300,00 euro)
- stampa e diffusione di 100 manifesti (150,00 euro)
- iniziative di animazione e sensibilizzazione del territorio (200,00
500,00
300,00
1.700,00
18.800,00
Risorse finanziarie
0,00
1.450,00
euro ad iniziativa x almeno 5 iniziative);
- esperienze di volontariato preliminari (nessun costo).
Totale spesa
TOTALE RISORSE FINANZIARIE AGGIUNTIVE: 45.950,00
1.450,00
euro
24) Eventuali reti a sostegno del progetto (copromotori e partners)
PARTNERS NO-PROFIT
Il progetto è sostenuto da due enti partner no-profit, significativamente coinvolti nella
ideazione, sviluppo, avvio e realizzazione dello stesso. Si tratta di:
- Associazione di volontariato Onlus “Progetto Famiglia AFFIDO”– codice fiscale:
94040600655;
- Associazione Onlus “Progetto Famiglia GENITORI” - codice fiscale 94039190650
L’apporto di questi enti è innanzitutto legato alla FASE DI IDEAZIONE, cui hanno
partecipato fin dalle prime battute inserendo alcuni propri operatori nel gruppo specifico di
confronto, nonché collaborando nell’individuazione di ex volontari del servizio civile e
beneficiari di attività analoghe a quelle previste dal progetto, al fine di permettere
l’organizzazione dei relativi gruppi omogenei di ideazione. La partecipazione è continuata
poi anche nella successiva fase di confronto in gruppo eterogeneo, finalizzata alla sintesi
progettuale.
Infine in termini di apporto nella ATTUAZIONE del PROGETTO, le attività che li vedono coinvolti
sono, per entrambi gli enti:
Definizione di una mappatura delle realtà pubbliche, private e di tipo sociale operanti nel settore.
Definizione di avvio di percorsi stabili di collaborazione in rete.
Reperimento di professionisti volontari (componenti dell’area socio – sanitaria)
Iniziative di informazione e sensibilizzazione sull’erogazione dei suddetti servizi.
Attività di sostegno nei percorsi di counseling a favore di adulti in situazioni critiche, causa di disagio.
Si allegano i protocolli di intesa attestanti l’impegno
PARTNER PROFIT
La realizzazione del progetto è sostenuta anche da alcuni enti PROFIT. Si tratta di:
“R. Palumbo S.r.l. “ Corso Italia, Angri (SA) cod. fiscale ente 02866800655
La partecipazione si sostanzia in modo omogeneo per tutti i partner profit e consiste nel sostegno alle
seguenti attività:
Attivare una rete di raccordo con l’Ass. Progetto Famiglia per l’invio di utenti bisognosi di intenventi.
Attivare/consolidare patti di collaborazione al fine di aumentare la qualità di sostegno al bisogno
conclamato; sostenere/incrementare inoltre le attività di sostegno già in fase di attuazione.
Organizzare iniziative di informazione e sensibilizzazione (mediante la diffusione presso i propri clienti
di materiale informativo inerente il progetto)
Si allegano i protocolli di intesa attestanti l’impegno
25) Risorse tecniche e strumentali necessarie per l’attuazione del progetto:
Obiettivo specifico 1: Favorire l’attivazione di una rete di collaborazione tra professionisti volontari
dell’area socio – sanitaria, (collegata all’Ass. Progetto Famiglia)
Per il sostegno ad utenti, specificamente nell’ambito di interventi individuali, familiari e di coppia.
Azioni previste
1.1: Creazione e realizzazione di
eventi
di
informazione
e
sensibilizzazione, sulle effettive
esigenze del territorio rispetto al
disagio
adulto,
rivolti
a
professionisti,
psicologi
e
psichiatri, legali, medici.
1.2: Istituzione della rete di
collaborazione,
con
relativo
elenco
nominativo
dei
professionisti volontari aderenti.
1.3: Sottoscrizione di protocolli
di intesa con i professionisti
aderenti alla rete
Risorse tecniche e strumentali
(elenco qualitativo e quantitativo)
1) Strumentazione per incontri di formazione:
n° 1 aula per attività formativa;
lavagna a fogli mobili;
n° 25 sedie (20,00 euro x 25)
2) Materiale didattico: cancelleria, sussidi
3)Materiale per l’approfondimento: testi per lo studio personale
4) Materiale divulgativo:
n° 100.000 depliant illustrativi sul tema del disagio
sociale
3.000 opuscoli di approfondimento del tema del
sostegno all’adulto in situazioni di disagio;
5) Materiale didattico: cancelleria, sussidi
Obiettivo specifico 2: Promuovere l’inserimento di adulti in disagio in gruppi di incontro collegati all’Ass.
Progetto Famiglia
Azioni previste
Risorse tecniche e strumentali
(elenco qualitativo e quantitativo)
2.1)Allargamento quantitativo e 6) Spot radiofonici e video sul tema
geografico dei gruppi di incontro; 7) Materiale per Sito Internet: postazione informatica dedicata
all’attività di web-master del sito
8) Strumentazione per attività di sportello telefonico informativo:
stanza arredata ad ufficio;
apparecchio telefonico;
apparecchio fax.
2.2) Incremento qualitativo dei
gruppi di incontro (almeno un 9) Strumentazione per incontri pubblici:
gruppo distinto per ciascuna
videocamera (1.000,00 euro x 1)
categoria di evento critico causa
fotocamera digitale;
di disagio)
stereo ed impianto voce
2.3) Incremento degli utenti dei
n° 1 videoproiettori
n° 5 microfoni
gruppi di incontro
n.5 roll – up
- opuscoli illustrativi dello specifico progetto
10) Strumentazione per la realizzazione di colloqui di prima
conoscenza e di approfondimento
stanza arredata per colloqui (scrivania, sedie, quadri,
piante decorative, tappeto, …)
cancelleria per annotazioni varie
moduli pre-stampati per registrazione utenti
Obiettivo specifico 3: Attivare/consolidare il raccordo con i Servizi Pubblici e No-profit attivi in materia di
disagio adulto al fine di aumentare il numero e la qualità delle accoglienze di utenti nei gruppi di incontro
e nei servizi di consulenza psicologica, e sostegno materiale
Azioni previste
3.1: Incremento delle iniziative e
progetti di “rete”;
(mappatura
in
comuni
rappresentativi di almeno il 75%
della popolazione campana /
almeno 2 iniziative o progetti /
almeno 50 enti coinvolti)
Risorse tecniche e strumentali
(elenco qualitativo e quantitativo)
11) Spot radiofonici e video sul tema
12) Materiale divulgativo
13) Strumentazione per incontri di formazione
3.2: Definizione di partnership
formali tra i vari Servizi Pubblici
e No-profit
14)A seconda dell’oggetto delle collaborazioni avviate possono
essere necessarie uno o più degli strumenti elencati nei punti
precedenti.
3.3: Realizzazione di
appuntamenti di confronto
metodologico e di
approfondimento formativo per
gli operatori dei vari servizi
Pubblici e No-profit
15)Strumentazione per incontri di formazione
16) Materiale didattico: cancelleria, sussidi
17) Materiale per l’approfondimento
18) Strumentazione per spostamenti
CARATTERISTICHE DELLE CONOSCENZE ACQUISIBILI
26) Eventuali crediti formativi riconosciuti:
PRESENTI
27) Eventuali tirocini riconosciuti :
PRESENTI
28) Competenze e professionalità acquisibili dai volontari durante l’espletamento del servizio,
certificabili e validi ai fini del curriculum vitae:
COMPETENZE E PROFESSIONALITÀ ACQUISIBILI
Competenze Trasversali: Tutti i progetti di Servizio Civile presentati dalla Associazione Progetto
Famiglia Onlus consentono l'acquisizione delle seguenti competenze trasversali:
- Costruire messaggi chiari, al fine di fornire informazioni corrette ai giovani interessati alle
attività organizzate dall’associazione.
- Adottare stili di comportamento propositivi, improntati alla cordialità e alla cortesia
- Collaborare con i professionisti coinvolti nel progetti, in relazione ai propri compiti e ai risultati
da raggiungere
- Integrarsi con altre figure/ruoli professionali e non
- Adeguarsi al contesto: linguaggio e atteggiamenti, rispetto delle regole e orari
- Gestire la propria attività con la dovuta riservatezza ed eticità
- Controllare la propria emotività rispetto alla sofferenza
- Lavorare in team per produrre risultati collettivi
- Assumere le necessarie decisioni gestionali in sufficiente autonomia, seppur nell’ambito di
sistemi e procedure già calibrati e condivisi
- Collaborare con il Personale dell’Ente e con i colleghi.
Competenze Specifiche: Il progetto consente inoltre l’acquisizione delle seguenti competenze
specifiche:
-
capacità di accompagnamento e supporto organizzativo delle specifiche attività connesse al
sostegno al disagio adulto;
capacità di progettazione, organizzazione e conduzione di attività di socializzazione, di
ricostruzione della rete relazionale.
conoscenza dei canali di comunicazione tra gli utenti, il territorio, i servizi presenti e il contesto
comunitario.
capacità specifiche di coinvolgimento di adulti in difficoltà in percorsi di empowerment personale.
capacità di lettura dei bisogni degli utenti e di proporre attività di interesse.
capacità di ascolto dei bisogni e di prima risposta alle problematiche specifiche;
capacità di informare gli utenti circa il reperimento e le modalità di erogazione dei servizi presenti
sul territorio.
capacità di collaborazione nella definizione progettuale del percorso di consulenza e sostegno.
capacità di collaborazione nell’attivazione e gestione di un servizio territoriale di sostegno al
disagio adulto.
CERTIFICAZIONE E RICONOSCIMENTO DELLE COMPETENZE
Le competenze trasversali e specifiche sono certificate (tramite un attestato rilasciato su istanza) e
riconosciute (al fine di una migliore valutazione in sede di selezione del personale da assumere) da:
- Associazione Progetto Famiglia Onlus (ente proponente il progetto)
- Fondazione Emmaus C.F. 04735810659
- Associazione Insieme C.F. 94043270654
- Fondazione Affido C.F. 95073780637
Si allegano i protocolli d’intesa
Formazione generale dei volontari
29) Sede di realizzazione:
La formazione generale si svolgerà presso le seguenti sedi:
- Angri (SA), in via Adriana 18-20.
- Sant’Egidio MA (SA), in via Guerritore, 1
- Episcopio di Sarno (SA), in via Vescovado, 1
- Montoro Superiore (AV), in via dell’Incoronata, 1.
All’occorrenza, in alternativa, saranno utilizzate sedi indicate dalla Caritas Italiana
(ente di 1^ classe presso cui si è acquistato il servizio).
30) Modalità di attuazione:
Con servizi acquisiti da enti di servizio civile di 1^ classe (Caritas Italiana)
31) Ricorso a sistemi di formazione verificati in sede di accreditamento ed eventuale
indicazione dell’Ente di 1^ classe dal quale è stato acquisito il servizio:
SI
Servizio Acquistato dall’ente di 1^ classe: Caritas Italiana
(codice accreditamento NZ01752)
32) Tecniche e metodologie di realizzazione previste:
A partire dai contenuti previsti per la formazione generale nella circolare “Linee guida per la
formazione generale dei volontari”, ed il sistema di formazione della Caritas Italiana verificato
dall’UNSC in sede di accreditamento, il percorso di formazione generale si attua con le seguenti
tecniche e metodologie.
1. Nella fase di accesso al servizio civile:
Il progetto prevede un percorso di ingresso per la conoscenza della proposta, allo scopo di creare le
condizioni ottimali di inserimento.
‰
Metodologia
- lezioni frontali;
- gruppi di approfondimento;
- confronto sulle motivazioni;
- riflessioni personali.
‰
Numero ore di formazione previste
Il corso ha una durata massima di 12 ore di formazione.
2. Durante il servizio civile:
2.a formazione generale
‰
Metodologia
Per ogni obiettivo formativo viene considerato:
- la coscientizzazione: essere/divenire consapevoli di sé, dell’altro, del mondo
- dalla conoscenza della realtà al saper comunicare la realtà
- dal sapere di essere nella realtà al saper stare nella realtà
- dal saper fare al saper fare delle scelte
- dallo stare insieme al cooperare
ed in relazione a questi livelli la dimensione:
- individuale della persona
- la famiglia, il gruppo, la comunità di appartenenza
- la società, il mondo
attraverso:
- lezioni frontali (almeno il 50% del monte ore complessivo)
- elaborazione dei vissuti personali e di gruppo, simulazioni, lavori in gruppo e riflessioni personali
(almeno il 20% del monte ore complessivo)
- testimonianze e/o visite ad esperienze significative
‰
Numero ore di formazione previste;
totale durante l’anno di 72 ore.
La proposta è articolata in un percorso di formazione caratterizzato da 3 momenti:
- corso di inizio servizio (1-3 giornate) nel primo mese di servizio
- corso di metà servizio (1-3 giornate), dopo circa 6 mesi dall’avvio al servizio
- corso di fine servizio (1-3 giornate) nell’ultimo mese di servizio
e da incontri di formazione permanente settimanale/quindicinale di 2-4 ore.
Si prevede che alcuni dei momenti di formazione abbiano carattere residenziale.
2.b attività di animazione e sensibilizzazione
‰
Obiettivi
Le competenze e la maturazione acquisibili attraverso la formazione, lo scambio e il confronto nel
gruppo, portano a comunicare l’esperienza allo scopo di:
- sviluppare le diverse competenze e capacità comunicative dei volontari
- promuovere il progetto sul territorio
- sensibilizzare sulle tematiche del progetto
‰
Metodologia
- elaborazione di programmi di animazione e sensibilizzazione del territorio
- studio delle principali forme di comunicazione mass-mediale (elaborazione di testi, grafica,
informatica, accesso a stampa e Radio-TV)
- preparazione alle principali forme di comunicazione (gestire un gruppo, parlare in pubblico …)
- lo studio del target e la verifica dei risultati
‰
Numero verifiche previste e relativi strumenti utilizzati anche per la misurazione dei livelli
di apprendimento raggiunti;
Nella fase di accesso al servizio: verifica attraverso scheda conforme a livello nazionale per la
valutazione del tirocinio osservativo e del successivo tirocinio pratico .
Durante il servizio civile: valutazione attraverso scheda di verifica a conclusione dei singoli moduli
formativi. Successive condivisioni e confronti in gruppo.
33) Contenuti della formazione:
A partire dai contenuti previsti per la formazione generale nella circolare “Linee guida per la
formazione generale dei volontari”, ed il sistema di formazione verificato dall’UNSC in sede di
accreditamento, si propone una formazione generale che preveda due fasi
Una prima fase di 33 ore circa che tiene conto delle indicazioni delle “Linee guida per la
formazione generale dei volontari”in cui presentare ad un primo livello i singoli argomenti che
saranno poi, dove necessario, approfonditi a partire dalle esigenze del gruppo.
Verranno unificate alcune tematiche all’interno dei momenti previsti e verrà dedicato il primo
periodo all’aspetto formativo istituzionale (una giornata settimanale).
La tempistica verrà modulata secondo la tabella sottostante:
Moduli UNSC
L’identità del gruppo
in formazione
Moduli acquistati dalla Caritas
Sostenere l’esperienza e la sua rielaborazione
Favorire l’attenzione alla cura delle relazioni
Sostenere la motivazione
Sostenere l’orientamento per il futuro
Dall’obiezione di
coscienza al servizio
civile nazionale:
evoluzione storica,
affinità e differenze tra
le due realtà
Il dovere di difesa
della Patria
La difesa civile non
armata e nonviolenta
La protezione civile
La solidarietà e le
forme di cittadinanza
Servizio civile
nazionale,
associazionismo e
volontariato
Comprendere il significato di concorrere alla
difesa della patria
Favorire l’educazione alla solidarietà, alla
cittadinanza attiva, alla pace e alla
responsabilità ambientale
Conoscere il sistema del Servizio Civile
Nazionale
Tempistica
3+3
Modalità (1)
1F–5I
2
2F
2
2F
2
1F–1I
3
3
2 F – 1I
2F–1I
3
2F–1I
La normativa vigente
e la Carta di impegno
etico
Diritti e doveri del
volontario del servizio
civile
Presentazione
Conoscere la Caritas come ente ecclesiale
dell’Ente
Lavoro per progetti
Il lavoro per progetti La progettazione in ambito sociale
Abilitare e sostenere la comunicazione e
l’animazione del territorio durante e dopo il
servizio
2
1 F – 1I
2
2F
4
3F–1I
2
2
1F–1I
1F–1I
33
20 F – 13 I
(1) F: lezione frontale; I:dinamiche non formali
Fermo restando le ore complessive di formazione ed i temi, l’articolazione della proposta sarà
adattata in base al gruppo dei volontari in formazione.
Al termine della prima fase verranno proposti alcuni strumenti per verificare il gradimento e
l’interesse dei giovani rispetto a tutte le tematiche presentate, in modo da programmare il
restante percorso formativo.
Una seconda fase di 9 ore circa dove sarà possibile dedicare più attenzione e tempo ad
alcune tematiche rispetto ad altre partendo dalle esigenze e dalle risorse dei giovani e delle
realtà locali. Si approfondiranno gli stessi contenuti affrontati nella prima fase e si
individueranno altre tematiche in base alle esigenze ed alla situazione del gruppo particolare di
volontari.
Inoltre durante i momenti di verifica di metà e fine servizio (vedi il piano di monitoraggio interno
descritto alla voce 21), verranno proposti anche degli approfondimenti tematici, inerenti ai
contenuti di formazione generale, a partire dalla verifica dell’esperienza svolta.
34) Durata:
Il progetto prevede un percorso formativo generale di 42 ore.
Formazione specifica (relativa al singolo progetto) dei volontari
35) Sede di realizzazione:
La formazione specifica ha luogo presso le seguenti sedi dell’Associazione Progetto
Famiglia Onlus:
- Via Adriana, 18-20 – Angri (SA)
- via B.A. Guerritore, 1 – Sant’Egidio M.A. (SA);
- via Sarno 69/A – Striano (NA);
- via Incoronata, 1 – Montoro Superiore (AV)
36) Modalità di attuazione:
La formazione specifica è effettuata in proprio, presso l’Ente, con formatori esperti dell’Ente
37) Nominativo/i e dati anagrafici del/i formatore/i:
Raffaella Carotenuto, Nata a Pompei (NA) il 05/12/1978, residente a Scafati (SA), via
M.D’Ungheria, traversa Schettino, 7 - Codice Fiscale CRT RFL 78T45 G813K
Elena Carotenuto, Nata il 17/03/76 a Pompei (NA), residente a Scafati (SA), via
M.D’Ungheria, traversa Schettino, 7 Codice Fiscale CRT LNE 76C57 G813Y
Carolina Rossi, nata il 03/08/1975 a S.Egidio M.A. (SA), residente in S.Egidio M.A. (SA) via
G.Pepe n° 55, codice fiscale RSS CLN 75M43 I317L
Mariano Iavarone, nato il 14/03/1973 a Napoli (NA), residente Casoria (NA), alla via Vittorio
Emanuele, 45 – Cod.Fisc.: VRN MRN 73C14 F839 H
38) Competenze specifiche del/i formatore/i:
NOMINATIVO
COMPETENZE
TITOLI
ESPERIENZE
Dal 2005, docente in
materia di affido familiare
ed adozione.
Raffaella Carotenuto
Area giuridica
Laurea in
Giurisprudenza.
Avvocato
Elena Carotenuto
Area sociale
Sociologo, Esperto in
Affido Familiare
Area psico-pedagogica
Psicologo, Esperto in
Affido Familiare,
Mediatore Familiare,
Consulente Familiare.
Carolina Rossi
Dal 2004, consulente
legate in materia di
famiglia e minori presso
l’Associazione Progetto
Famiglia Onlus
Dal 2003 docente in corsi
di formazione in materia di
affido familiare
Dal 2003, coordinatore di
progetti di Affido Familiare
presso l’Associazione
Progetto Famiglia Onlus
Dal 2005, coordinatore
Consultorio Famiglie
Diocesano di Nocera
Inferiore
Dal 2004, psicologo
responsabile in materia di
affido familiare per
l’Associazione Progetto
Famiglia Onlus
Dal 2004, docente in varie
ambiti di applicazione
della psicologia tra cui
anche il sostegno ai
minori e l’affido familiare
Assistente sociale nel
progetto ““Piano regionale
di promozione delle reti
diocesane di accoglienza
familiare” – anno 2007;
Mariano Iavarone
Area sociale
Laura in Scienze del
Servizio Sociale
Laboratorio tecnicooperativo per operatori
dell’Ambito territoriale N13
(comune capofila
Sorrento) – (ruolo svolto:
formazione e supervisione
nella gestione dei progetti
di affido) – anno 2008
Centro affido familiare e
adozione di Ambito N5 Ruolo svolto: assistente
sociale (gestione affidi,
formazione a famiglie) –
anno 2005-2006
Si allegano i curriculum vitae dei formatori specifici
39) Tecniche e metodologie di realizzazione previste:
Per ogni modulo formativo (elencati al punto 40) vengono considerati:
- la coscientizzazione: essere/divenire consapevoli di sé, dell’altro, del mondo
- dalla conoscenza della realtà al saper comunicare la realtà
- dal sapere di essere nella realtà al saper stare nella realtà
- dal saper fare al saper fare delle scelte
- dallo stare insieme al cooperare
ed in relazione a questi livelli la dimensione:
- individuale della persona
- la famiglia, il gruppo, la comunità di appartenenza
- la società, il mondo
attraverso:
- lezioni frontali (almeno il 50% del monte ore complessivo)
- elaborazione dei vissuti personali e di gruppo, simulazioni, lavori in gruppo e riflessioni
personali (almeno il 20% del monte ore complessivo)
- testimonianze e/o visite ad esperienze significative
40) Contenuti della formazione:
La formazione specifica mira ad approfondire i seguenti contenuti:
-
tecnica e modalità di accompagnamento e supporto organizzativo delle attività a favore
dell’inserimento dell’adulto con disagio nell’inserimento dei gruppi di sostegno.
tecnica di progettazione, modalità di organizzazione e conduzione delle attività di socializzazione,
di ricostruzione della rete relazionale.
conoscenza dei canali di comunicazione tra gli utenti, il territorio, i servizi presenti e il contesto
comunitario.
modalità di coinvolgimento di adulti con disagio, per lo più di tipo psicologico - psichiatrico
modalità di di lettura dei bisogni degli utenti e acquisizione della capacità di proporre attività di
interesse e utili al disagio conclamato.
modalità di di ascolto dei bisogni e acquisizione di modalità di prima risposta alle problematiche
specifiche;
modalità di informazione gli utenti per il reperimento e le modalità di erogazione dei servizi
presenti sul territorio.
metodi di collaborazione da usare nella definizione progettuale del percorso di consulenza e
sostegno
modalità di collaborazione e di gestione delle attività più opportune nell’attivazione e gestione di
un servizio territoriale di riferimento per il primo orientamento e accompagnamento nel percorso
di categoria specifica.
-
-
modalità di collaborazione nella definizione progettuale
specificatamente adatto al disagio specifico di categoria
del
percorso
più
Questi contenuti sono articolati nei seguenti moduli formativi, tenuti dai seguenti formatori.
-
-
-
-
MODULI FORMATIVI
Nozioni sui principi costituzionali al
diritto all’integrazione fisica e psichica
della persona e leggi di riferimento
Modalità di collaborazione nella
definizione progettuale del percorso
più specificatamente adatto al disagio
specifico di categoria
Modalità di sostegno e di primo
approccio per le problematiche
inerenti al disagio conclamato
Modalità di attivazione e gestione di
una prima risposta al bisogno
dell’utente nell’ambito di un centro
territoriale competente
41) Durata:
72 ore di formazione specifica
FORMATORI dell’ENTE FORMATORI ESTERNI*
Raffaella Carotenuto
Elena Carotenuto
Carolina Rossi
Mariano Iavarone
Elena Carotenuto
Altri elementi della formazione
42) Modalità di monitoraggio del piano di formazione (generale e specifica) predisposto:
Si rinvia al sistema di monitoraggio verificato dall’UNSC in sede di accreditamento
(Servizio Acquistato dall’ente di 1^ classe: Caritas Italiana - codice accreditamento
NZ01752)
Data
Angri, 28 febbraio 2010
Il Responsabile legale dell’ente
ANNA PISACANE
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scheda progetto per l`impiego di volontari in