Anno XVII
MAGGIO 2014 n. 49
“Maria: l’astro più brillante”
«Sotto la sua guida si diventa sapienti,
ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un ignorante»
Gli Esercizi Spirituali 2014 raccontati da…
SOMMARIO
Isabella, aspirante
Pianezza, Villa Lascaris, sabato 15 marzo 2014
(primo giorno di Esercizi Spirituali salesiani).
Il dì, con la sua splendida luce e i colori primaverili
del parco, ha lasciato il posto alla sera… Nella cappella, in cui Salesiani Cooperatori, Aspiranti e Simpatizzanti ci siamo riuniti, non può mancare il sottofondo musicale dei canti di Taizé, che aiutano a
predisporci al sacramento che stiamo per ricevere,
la Confessione. Poi, il momento più suggestivo:
brillano tutte le luci
delle candele appena
accese e riposte ai piedi dell’altare: rappresentano le nostre anime, purificate dal peccato; davvero significativa questa scelta di
riprodurre la veglia pasquale in una parte così centrale degli Esercizi Spirituali, quale è l’atto penitenziale. Mentre sono in silenzio, mi tornano in mente
le parole di don Enrico Lupano sulla preghiera, tema centrale e filo conduttore degli Esercizi di
quest’anno.
La scaletta della seconda giornata è medesima a
quella del giorno precedente – preghiera collettiva
(lodi o vespri) accompagnata dal canto, meditazione e silenzio – ma non ripetitiva: ciò anche grazie
alla forza dirompente delle parole di don Enrico,
capace di comunicare, ora attraverso l’esempio e la
metafora, ora con la battuta ironica e il linguaggio
semplice, ma non banale; un linguaggio che va dritto al cuore e lo scuote, e si fa veicolo efficace di
contenuti profondi e capaci di farmi interrogare
ripetutamente. Contrariamente a quanto mi succede spesso durante conferenze o riflessioni, stavolta
non mi distraggo un attimo, perché non c’è né il
tempo né il motivo per farlo.
Tra gli aspetti delle meditazioni che mi colpiscono
di più, mi rimane impressa la spiegazione delle parole del «Padre Nostro»: ci fornisce anche lo spunto per parlare delle «malattie» della preghiera e
relativa «terapia» per curare i modi di pregare
«sbagliati».
Esercizi Spirituali 2014 raccontati da...

Isabella e Paolo, aspiranti
pag. 2-3

Stefania, salesiana cooperatrice
pag. 4
28-29-30 marzo...dal Meeting di Pesaro

Aspettative, emozioni, riflessioni…
pag. 5

Giovani al servizio dei cooperatori
pag. 6

Il vero Meeting inizierà solo dopo…
pag. 7

Un pensiero dalla Puglia
pag. 7
Intervista, tratta dalla ANS, ad Isabel Artime

La Congregazione è come una nave
ha bisogno di un buon timoniere
pag. 8
Vita di Centro

Attilio Giordani: “continua tu!”
pag. 9
La Delegata

Alla scuola di Maria: stare, camminare,
voci del verbo amare
pag. 10
Salesiani Cooperatori si raccontano

Come si vive il carisma del Salesiano
Cooperatore nel ministero ordinato?
pag. 11

Mamma oggi
pag. 12

Gli altri siamo noi…
pag. 13
Fiori d’Arancio!!!

Ora è tempo che tutto questo Amore
porti frutto
pag. 14
Corso Guide 2015

Con il suo passo e con il suo sguardo
pag. 15
Voce di aspirante

...per me il Corso è…
pag. 16

Contagiarci e trasformarci
pag. 17
Camminiamo con Don Bosco

Una stupenda e alta chiesa
pag. 17
La Buona Stampa

Novità in libreria
pag. 19
Il Coordinatore Provinciale

Non solo per conoscere ma anche
per proporre
Notizie di Famiglia
pag. 20
pag. 21
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Maggio 2014
Gli Esercizi Spirituali 2014 raccontati da…
Due giorni per ripensare, dunque, ai contenuti delle riflessioni proposte e immergersi nei suoni e nei
colori della natura, riuscendo così ad apprezzare
meglio l’importanza del «deserto», quale opportunità di far silenzio dentro di sé e far posto alla voce
del Signore.
Al termine delle due giornate le esortazioni e i consigli ricevuti si affollano nella mente, uniti alla speranza di mettere presto tutto in pratica, nella vita
di ogni giorno. Mi chiedo se ci sia una frase capace
di sintetizzare i contenuti di questi esercizi; non ce
n’è una sola, ma forse la più azzeccata è sempre
quella salesiana per eccellenza: «Da mihi animas,
cetera tolle».
È la terza volta che partecipo agli esercizi spirituali
(la prima come Aspirante) e, mai come stavolta, mi
è ben chiaro il senso e la necessità di un ritiro spirituale. «Gli esercizi – ripete spesso don Enrico – non
servono a imparare concetti nuovi, ma a rimotivare
la nostra fede; solo staccandosi di tanto in tanto
dalla vita frenetica, si riesce a curare meglio la propria interiorità, caricandosi di buoni propositi, per
ripartire con più entusiasmo nell’affrontare le difficoltà quotidiane».
Insomma, è un po’ come se «sciacquassimo i panni» della nostra anima, non nell’Arno, ma in una
«lavatrice» che rimescola tanto il nostro intimo, da
farlo risultare più ravvivato nelle sue tinte. Se poi
all’aspetto spirituale fa anche da cornice una villa
accogliente, con la possibilità di dormire una notte
fuori (quasi come fare un viaggio), condividendo
pasti, pausa caffè, chiacchiere e qualche passeggiata in allegria, con vecchie e
nuove conoscenze… beh,
allora gli esercizi risultano
persino divertenti! Da rifare… magari più volte durante l’anno!
Paolo, aspirante
Finalmente eccoci nuovamente alla data degli esercizi spirituali di Pianezza; ne sentivo proprio il bisogno. Ma la mattinata di sabato volge al termine e io
sono ancora al lavoro. A Pianezza hanno già cominciato da un pezzo… Tra poco li raggiungerò. Pregusto il piacere di quell’oasi spirituale «a emissioni
zero» che è villa Lascaris per me, già da tre anni in
qua.
Già, Spiritualmente ecologica: senza pc, senza bisogno di usare il cellulare,
né l’auto, senza TV, senza le urla del vicino,
senza… ah, quella no!
Accidenti… La chitarra
l’ho portata! Non credo
che aiuterà il mio silenzio interiore; d’altronde
una chitarra e il silenzio potrebbero mai andare
d’accordo? Però può essere lo stesso utile alla preghiera di tutti… e allora sia! Il vero intralcio non è la
«sei corde», ma il pensiero di riuscire a svolgere un
buon servizio, in un ambito di grande devozione, e
riuscire io stesso ad entrare nello spirito dovuto.
Non mi resta che lasciare che tutto vada come deve
andare, e così apro lo sguardo e mi accorgo che sono in tanti a darsi da fare per l’organizzazione di
questo ritiro. A quel punto capisco che la mia è solo
una parte. Beh, non è stata neanche proprio una
scoperta dell’ultimo momento, essendo al mio
quarto ritiro quaresimale ho capito ancor meglio
che sono tra amici: insieme siamo una porzione della “famiglia salesiana”.
Così gli insani pensieri sono finalmente ricacciati;
proprio come quelle tentazioni che tolgono
l’allegria e che, don Bosco ci insegna, non vengono
da Dio. Invece i pensieri di don Enrico, che al nostro
arrivo è già in piena azione, sono densi di importanti messaggi per la fede e non perdono il tono del
buon umore. Ho detto “nostro arrivo”; infatti sono
pervenuto insieme a Isabella, mia promessa sposa
ed aspirante cooperatrice.
Il tema del ritiro è la preghiera. Ma in realtà c’è di
più, se ben comprendo, poiché, ponendo l’accento
sul fatto che essa è essenzialmente relazione con
“un altro”, che è nostro Padre, si può dedurre anche che da come preghiamo riveliamo la qualità del
nostro credere. Per contro, ci vengono spiegati i va-
Isabella Galetta
Aspirante Salesiana Cooperatrice 2014
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Gli Esercizi Spirituali 2014 raccontati da…
ri errori nei quali possiamo incappare nel farlo:
chiedere cose sbagliate, o solo per noi stessi; offenderci perché Dio non ci ha esaudito, col rischio di
finire per non pregare neanche più. Farlo frettolosamente o con troppe parole, dimenticando di lasciare aperto il cuore per sentire la risposta che
viene da Lui.
Arricchiti da tutto questo ci rechiamo insieme a
recitare i vespri. C’è un clima sereno e raccolto nella cappella, che, strutturata come un minianfiteatro, ci consente di accerchiare Gesù nel tabernacolo. È ora di suonare, e scopro con piacere
che c’è una giovane chitarrista (Stefania) ad aiutarmi. Grazie alla divisione dei compiti, riesco a pregare meglio, anche se, come apprendo qui, un servizio è già preghiera.
Finalmente nutriamo anche il corpo. A cena si possono coltivare amicizie, commentare la giornata,
acquisire informazioni sulle attività di altri centri o
iniziative dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori. In refettorio però ci sono anche diversi ragazzi
che danno un po’ di brio con le loro “garrule voci”:
a me aiutano a sentire più forte il legame con don
Bosco. Gli esercizi sono proprio ben organizzati:
liturgia delle ore al mattino, prima di pranzo e cena; una veglia penitenziale al centro del ritiro (il
sabato dopo cena); un rosario la domenica, e al
culmine la celebrazione eucaristica, l’incontro più
ravvicinato con Gesù. Tra le celebrazioni e i momenti di preghiera personale, ci sono le riflessioni, i
silenzi, le convivialità.
Della confessione conserverò senz’altro la sensazione di aver trovato in don Enrico un vero
“allenatore dell’anima”. Esco dal confessionale con
la sensazione di uno che mi vuole bene anche senza conoscermi e mi rilancia ristorato nel cammino.
Grazie alla Riconciliazione, è grande la gioia di restare a vegliare il Santissimo Sacramento, ora esposto sull’altare. È come
un abbraccio che ricevi
e che ridai …
La domenica invece
riceviamo gli “antidoti”
ai “mali” della preghiera: “Padre Nostro”…
Dobbiamo pregare ricordandoci di essere solo una goccia nel mare dei
fratelli. … “Rimetti a noi i nostri debiti” …Riceviamo
il perdono, solo così potremo donarlo.
La preghiera è carità, e se non l’abbiamo dobbiamo
chiederla; il “pane quotidiano”, lo riceviamo, ma
dobbiamo anche darlo, che sia materiale o spirituale. Ma la preghiera può anche essere nutrita di digiuni e rinunce, di sopportazione e abnegazione. Può
essere anche stare in silenzio rivolti verso Dio.
Dopo un’ora di silenzio,
recitiamo il rosario, poi
pranziamo. Ancora riflessione con don Enrico, e infine la santa Messa. Le nostre facce, ora, sono tutte più sorridenti e amichevoli. Il ritiro ha funzionato!
Paolo Peciarolo
Aspirante Salesiano Cooperatore 2014
Stefania, cooperatrice
Mi chiamo Stefania e ho partecipato agli esercizi
spirituali per le famiglie a Muzzano Biellese il 5 e 6
aprile 2014; tema: «La famiglia nel cuore di Dio».
Sono veramente contenta di esserci andata perché
queste due giornate hanno ancora più rafforzato
ciò in cui fino ad ora ho creduto e cercato di mettere in pratica con mio marito. Ho due ragazzi preadolescenti e mai come adesso sento forte l'esigenza di capire come aiutarli a far sviluppare la propria
personalità in modo libero. Già, libero, libertà, termini spesso adoperati da giovani e meno giovani
ma non del tutto capiti e approfonditi. In questo
fine settimana don Roberto Carelli ha aiutano noi
genitori a capire che la vera libertà è quella che ti
permette di fare
delle scelte senza
essere schiavo di
ciò che dicono gli
altri, trattasi però
di scelte sempre
orientate all'amore. Il bene prima di tutto e ciò si
concretizza in educazione, buon senso, rispetto,
senso del dovere; tutte regole racchiuse nel titolo
«Educare in famiglia con il cuore di don Bosco» (piccolo ma preziosissimo opuscolo sul quale
abbiamo lavorato), ma con l'aggiunta di un importantissimo elemento: don Bosco insegnava ai suoi
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Gli Esercizi Spirituali 2014 raccontati da…
28-29-30 marzo 2014: Per Essere Veri Apostoli
ragazzi la libertà, dando gli strumenti dell'emancipazione, ma con un confronto continuo con Gesù.
Qualche volta mi è capitato di rispondere ai miei
figli: «Non sai come gestire questa situazione? Pensa a cosa farebbe Gesù al tuo posto!».
Ma l'educazione che veramente educa è una cosa
vitale: don Roberto Carelli ricorda che don Bosco
diceva: «L'educazione è cosa del cuore», quindi
aiutiamo i nostri figli a riconoscere il bene e a proteggersi dal male quando i legami di affetto sono
interiorizzati: “Tu sei mio figlio, ti passo me stesso
perché voglio che tu viva”. Non limitiamoci a istruzioni e regole, ma rendiamoli partecipi delle nostre
esperienze soprattutto quelle che ci hanno fatto
cambiare. In questo modo i genitori trasmettono al
figlio i buoni motivi per cui il figlio è stato messo al
mondo. Ciò non è solo amore ma amore dimostrato, e da qui viene facilitato anche il dialogo, la confidenza tra genitori e figli.
La sintesi delle due giornate che don Roberto ci dà
aiuti noi genitori ad essere una cosa sola nella differenza (di padre e madre):
 i nostri figli ci guardano come noi ci guardiamo;
 Don Bosco ci rende liberi con tutta la sua persona: egli insegnava e insegna con tutto se stesso;
 sapere che i nostri figli non sono nostri ma vengono da Dio;
 i figli ci guardano come si guardano mamma e
papà: se i genitori si amano, i figli dicono:
“Veniamo da una cosa bella: l'Amore”;
 dal modo che noi li trattiamo avranno consapevolezza di se stessi: l'educazione è testimonianza;
 dal modo con cui noi guardiamo e preghiamo
Dio, i figli capiscono l'esistenza di Dio nella nostra vita.
Un ringraziamento particolare a don Enrico Lupano
che, come sempre, ci fa sentire in famiglia e che
cerca di ascoltare e
accontentare tutti.
Grazie per la sua
enorme disponibilità.
“...dal Meeting di Pesaro:
aspettative, emozioni, riflessioni…”
Riflettendo sulle tre giornate vissute al 1° Meeting
dei Salesiani Cooperatori di Italia-Medio Oriente
vissuti a Pesaro dal 28 al 30 marzo scorso sono tantissimi i pensieri che corrono alla mente e che vorremmo condividere, senza fare la cronaca delle
Giornate.
Innanzitutto trovarsi con altre 400 persone, di età e
condizioni diverse, confluite da tutte le Regioni
d’Italia spinte dalla voglia di “approfondire” il Progetto di Vita Apostolica e “incontrare” altri che
hanno risposto alla stessa vocazione, è un segno
evidente che il carisma di don Bosco ha messo radici profonde ovunque.
Anche affidare l’approfondimento di alcuni articoli
del PVA a diversi Salesiani Cooperatori è stata una
proposta riuscita, perché ha messo in evidenza la
profondità, la fantasia, la conoscenza diretta, la
sperimentazione, la voglia di fare cose nuove, la
testimonianza, gli strumenti… di cui è ricchissima
l’Associazione.
Poi c’era “il bello della diretta” con una regia capace, giovane, intraprendente, competente, allegra, e
a volte spassosa… che riusciva a ritemprare ed a
riportare ‘al via’ i partecipanti semplicemente con
un suono, una battuta, un’immagine efficace…
La diversità è stata una grande ricchezza per tutto e
per tutti ed ha contribuito a costruire un clima positivo e propositivo. L’animazione musicale affidata
ad un coro di giovani pugliesi è stata davvero un bel
collante. La sala regia presidiata da giovani provenienti da Regioni diverse che ‘smanettavano’ con
una confidenza estrema sulle attrezzature. Le risonanze in sala, dopo le relazioni, nelle quali le
“difficoltà locali” ricevevano subito risposta da vari
cooperatori con possibili soluzioni. Il mix ber armonizzato di momenti seri e momenti allegri. La ‘ola’ a
sostegno di questo o quell’altro e il clima intimo
della veglia di preghiera. L’alternarsi di voci di SDB,
FMA e SC nella reciproca stima.
Stefania Lanzone
Salesiana Cooperatrice di Pinerolo
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28-29-30 marzo 2014: Per Essere Veri Apostoli dello spirito di don Bosco
“...dal Meeting di Pesaro:
aspettative, emozioni, riflessioni…”
Anche i camerieri, che ci hanno servito con professionalità ad ogni pasto, erano tutti giovani. A volte
penso che ‘ci culliamo’ nell’immagine di “noi al ser-
Il ritmo dei lavori è stato complessivamente elevatissimo, ma siamo ‘sopravvissuti’ tutti quanti, anzi…
si preferiva ridurre le pause anziché interrompere il
confronto su argomenti interessanti!
Anche location ed il periodo sono stati scelti bene,
anche se il gran numero ha messo a dura prova le
strutture.
Il Meeting si è concluso con alcuni impegni, il
“contagio” sarà esteso a livello provinciale ed interprovinciale, e presto avremo tra le mani il testo definitivo del Progetto di Vita Apostolica. Certamente
tutti attendiamo la prossima edizione, probabilmente nel 2016, confidando ed esortando molti
altri a vivere l’esperienza da noi vissuta!
vizio dei giovani” e dimentichiamo che, in un certo
senso, sono loro che “ci servono” perché costituiscono la nostra specifica via alla santità, la nostra
vocazione. Ma siamo veramente convinti che il Salesiano Cooperatore risponda ad una vocazione?
Come ci ha ricordato la Delegata Mondiale, Suor
Leslye Sandigo, nel suo intervento, la vocazione
non è una nostra scelta, ma una scelta di Dio. Noi
abbiamo il ‘solo’ compito o meglio l’opportunità di
rispondere alla chiamata.
La vocazione non vive d’aria, ma si semina e cresce
nel Centro Locale dove si rafforza la nostra identità
attraverso l’appartenenza, la spiritualità e la formazione. Ha poi come conseguenza il nostro impegno
apostolico che ha una caratteristica, è educativo:
sono educatore lì dove mi trovo (famiglia, lavoro,
amicizia, ecc…) con bontà, con una visibile ricchezza di umanità.
L’intero Meeting ci ha dato l’occasione di appassionarci al nuovo PVA. Abbiamo così riscoperto che il
PVA può diventare per noi libro della vita se lo viviamo. E il primo luogo in cui incarnare una parola
è nell’incontro con l’altro, nella relazione.
In fondo il contrario dell’Amore, come ha sottolineato Don G. Buccellato, non è l’odio, ma
l’indifferenza. E forse Dio, alla fine del nostro cammino terreno, ci chiederà soltanto se siamo riusciti
nella vita ad aiutare qualcuno a vivere meglio, ad
essere felice.
Marina, Riccardo,Marco, Cesare
Centro Locale Torino Monterosa
“...giovani al servizio dei cooperatori…”
L’ultimo weekend di marzo una delegazione del Piemonte, di cui ero parte, ha partecipato a Pesaro al
1° Meeting nazionale dei Salesiani Cooperatori.
Sembra un controsenso ma, in questo meeting, mi
pare siano stati i giovani al servizio dei cooperatori
e non viceversa.
La sera del nostro arrivo, ad esempio, una quarantina di ragazzi pesaresi ci ha regalato uno spettacolo
sulla vita di don Bosco destinando il ricavato delle
offerte ad una missione salesiana. L’aspetto notevole è che a Pesaro non ci sono case salesiane, ma a
quanto pare Don Bosco non è proprietà nostra e
non si limita alla presenza nei nostri ambienti.
Alessandro Ardizzoni
Centro Locale Torino Crocetta
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28-29-30 marzo 2014: Per Essere Veri Apostoli dello spirito di don Bosco
“...il vero Meeting inizierà solo dopo il
30 marzo...”
“Un pensiero dalla Regione Puglia”
Il treno corre veloce e ci riporta a casa. Nella mente
riecheggiano le parole ascoltate, i volti degli amici
nuovi e di quelli ritrovati e domani sarà lunedì e la
settimana lavorativa ricomincerà. Ma come portare
tutto quanto vissuto a Pesaro nel quotidiano?
È vero ciò che ha detto il Delegato Regionale, don
Giuseppe Buccellato: "il vero Meeting inizierà solo
dopo il 30 marzo, quando tutto sarà finito e torneremo nelle nostre realtà. È soltanto allora che questa iniezione di coraggio, di creatività, di spirito di
iniziativa, di condivisione, di fede profonda e di spirito donboschiano saranno trapiantati e messi alla
prova nel tessuto della vita quotidiana".
Sono stati giorni molto intensi, pochi purtroppo i
momenti per confrontarsi e per ascoltare le esperienze degli altri, ma abbiamo vissuto un bel clima
di famiglia.
Erano presenti Salesiani Cooperatori di tutta Italia
e di tutte le età. Ad accomunarci era l'amore per
Don Bosco e l'essere parte di una grande Famiglia.
Mai come in questo momento è importante il senso di appartenenza all'Associazione per poter andare tutti insieme nella stessa direzione, verso la
Santità, verso la salvezza delle nostre anime e di
quelle dei giovani che incontriamo. Non dimentichiamo l'importanza dell'incontro del Centro Locale che, chissà, forse può essere ripensato, anche
solo modificando gli orari per trovare un punto
d'incontro tra i differenti bisogni dei Salesiani Cooperatori giovani e meno giovani.
Mi sono sentita accompagnata, accolta e, dopo un
momento di disadattamento, poi, subito immersa
in un clima di festa e di fratellanza.
La prima grande emozione è stata provocata dalla
sfilata delle bandiere: un corteo di colori e di movimento, segno delle nostre diversità territoriali e del
nostro dinamismo.
A seguire, la benedizione del Rettor Maggiore che
ha così “consacrato” e “convalidato” l’evento.
Facendo sentire la sua voce, con la sua telefonata
in diretta, il Rettor Maggiore si è dimostrato un
padre premuroso che chiama i suoi figli per sapere
se va tutto bene…
Anche la presenza degli altri nostri “superiori” ha
“convalidato”
l’evento di così
tale portata e il
loro saluto è stato
segno di accoglienza e il loro
messaggio è stato
segno
augurale
per ciascun Salesiano Cooperatore presente, per
tutte le Province e i Centri, a vario titolo rappresentati, nonché per il futuro dell’ASC nel suo insieme.
Di intensa spiritualità la veglia di preghiera e, a seguire, tutti gli altri momenti celebrativi.
Molto apprezzato lo spettacolo sulla vita di Don
Bosco, sia come intrattenimento serale, sia perché
realizzato e offerto dai “non addetti ai lavori”.
Elevato il livello delle varie relazioni e dei vari interventi dei Delegati.
Concludendo: un evento di qualità, valore ed importanza che ha superato ogni mia aspettativa.
La macchina organizzativa ha lavorato con serietà e
passione ed è stato facile constatare l’impegno
profuso da chi - con responsabilità e con un buon
lavoro di squadra - ha speso ogni energia per la
realizzazione del Meeting …
…. e don Bosco era lì, con noi!
Angela Piazzo
Centro Locale di Novara
Maria Rosaria Annicchiarico
Incaricata della Formazione
ASC Brindisi - Puglia
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Intervista, tratta dalla ANS, a Isabel Artime,
Madre del Rettor Maggiore don Ángel
La Congregazione Salesiana è una nave che ha bisogno di un buon timoniere per affrontare
il mare. Dio e don Bosco, visto che Ángel è il suo successore, lo aiuteranno in questi anni.
Isabel, chi ti ha comunicato la notizia della nomina
di tuo figlio come nuovo Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana?
La prima persona che mi ha dato la notizia è stato
l’Ispettore di León, don José Rodríguez Pacheco. La
sorpresa è stata enorme, non potevo crederci. Seguì una telefonata di don Pascual Chávez, Rettor
Maggiore fino a quel momento. Non riuscii a rispondere perché scoppiai a piangere per
l’emozione. Arrivarono anche le telefonate del segretario del Rettor Maggiore, don Juan José Bartolomé, di don Filiberto RodrÍguez e di don Adriano
Bregolin.
Quali furono i primi sentimenti che ti sfiorarono
quando ti arrivò la notizia di questa elezione?
Dissi: «Dio mio, aiutalo, ha bisogno di te». Non sapevo cosa pensare o
fare. Avevo un senso di
preoccupazione,
dal
momento che è una
posizione di grande responsabilità e, come
tale, dovrà affrontare
molte difficoltà. Ma anche di speranza. Gli ho sempre detto che i talenti
che Dio gli ha dato non sono da seppellire, ma da
donare agli altri. Sono sua madre: io so quanto vale.
Quando ti chiamò Ángel, che cosa le potesti dire?
Non fu subito. Più di due ore dopo la prima chiamata potei parlare con lui. Gli dissi che lo sapevo
già e che Dio lo avrebbe aiutato quando fosse necessario. Lui mi rassicurò dicendomi di stare tranquilla, perché non gli mancavano gli aiuti. È stata
una conversazione molto breve. In quel momento
aveva molti impegni e mi disse che mi avrebbe richiamato più tardi per parlare con più calma.
Come ha conosciuto i Salesiani?
La mano di Dio è sempre stata presente nella nostra vita. Mio marito ed io ci dedicavamo alla pesca. Lui pescava e io vendevo il pesce nella nostra
pescheria. Un giorno, quando Ángel aveva nove
anni, una nostra buona amica di León, María Sánchez Miñambres, gli chiese se gli sarebbe piaciuto
andare a studiare dai Salesiani a León. Ángel ripose
che ci avrebbe pensato. L’anno seguente, a dieci
anni decise di andare a studiare proprio là. Dopo
quattro anni, aveva la possibilità di frequentare il
Liceo qui a Luanco, ma non lo
fece. Voleva continuare a León.
Già allora, i Salesiani erano entrati in profondità nella sua vita.
Quali sono le qualità che più ti piacciono in tuo figlio?
È gentile e buono. È dotato di grande dolcezza ed è
molto affettuoso. È sempre molto responsabile e
legato a tutto, alla sua famiglia e al suo lavoro. Tutto
questo gli viene dalla fede che fin da piccolo gli abbiamo dato. Siamo una famiglia cristiana.
Tra i piatti che gli prepari regolarmente quando viene
a Luanco, quali sono i suoi preferiti?
Oh! Sono molti i piatti che gli piacciono, ma soprattutto la verdura, la minestra asturiana di cavoli e
salsiccia; naturalmente, come potrebbe essere altrimenti, gli piace la fabada, il ben conosciuto piatto di
fagioli e pezzi pregiati di maiale e poi il pesce, tutti i
tipi di pesce. Qui il pesce è straordinario.
Qualche consiglio che gli avete dato, come genitori,
durante la giovinezza?
Soprattutto quello che dicevo prima: i talenti non
devono essere nascosti, sono fatti per diventare un
dono per gli altri.
Di tutti i regali che ti ha fatto qual è quello che hai
gradito di più?
Un’immagine di Maria Ausiliatrice che mi portò da
León, quando fu eletto Ispettore. Da allora la tengo
in casa con il lumino acceso. La luce non si spegne
mai. Mi è piaciuta tantissimo.
Ricordi qualche marachella di quando era bambino?
Era tanto buono e non ne
fece mai. L’unica cosa è che
nel momento della nascita
non piangeva ed eravamo
preoccupati. In compenso,
nei seguenti tre anni pianse
in abbondanza. Eravamo
esasperati, ma quando si trovò a casa dei miei genitori con altri parenti smise di piangere per sempre.
La sua infanzia fu difficile, perché stava molto tempo
in casa da solo. Noi lavoravamo nella pescheria.
Che cosa hai chiesto a Dio e a Maria Ausiliatrice per
tuo figlio?
Che l’aiutino molto a mandare avanti le cose. Mi
fido prima di tutto di Dio e poi dei santi. Li prego che
gli diano una mano in questo nuovo impegno. Senza
l’aiuto dall’alto nessuna persona può fare molto.
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Vita di centro
Attilio Giordani: «Continua tu!»
Ritengo che le parole del titolo, scaturite dalla bocca e dal cuore di Don Bosco, ben sintetizzino l'incontro a cui abbiamo partecipato sabato 22 marzo,
presso l'Istituto Immacolata di Novara, che ha avuto come relatore Sergio Ciminago, Salesiano Cooperatore della Parrocchia di Sant'Agostino di Milano, il quale ha vissuto in prima persona l'unicità del
Venerabile Attilio Giordani, della cui vita ha descrit-
vero esempio di vita! Come lui stesso ha scritto nel
decalogo del catechista “bisogna vivere ciò che si
vuol far vivere!”…in questo dobbiamo impegnarci:
essere lievito tra la gente, portare il valore della fede e della salesianità tra le persone che frequentiamo ogni giorno.”
Michela
Aspirante del Centro Locale di Novara
“il sistema Preventivo”
“Utilizzò quotidianamente, nell’animare i giovani,
gli strumenti del “sistema preventivo” di don Bosco.
L’ oratorio della Parrocchia di Sant’ Agostino di Milano, fu la sua seconda casa.
L’ invito ora è di pregare affinché l’ uomo che tanto
ha dato possa essere beatificato e canonizzato, perché possa continuare ed essere esempio di cristianità profonda soprattutto per chi opera con i giovani.”
to gli episodi più salienti. Una vita dedicata tutta
alla famiglia e ai ragazzi dell'oratorio.
Mi ha colpito l’attenzione di Attilio rivolta a tutti
senza escludere nessuno, anche nei momenti di
fatica. Mi piace pensare che le sue ultime parole
rivolte al figlio: “Continua tu” si riferiscano spiritualmente ad ognuno di noi che siamo chiamati
nella nostra vita quotidiana a vivere il carisma salesiano.
Alla giornata hanno partecipato anche i centri locali
di Vercelli e Casale Monferrato, con i quali abbiamo instaurato un bel rapporto di amicizia e di condivisione. Erano presenti anche alcuni aspiranti che
stanno vivendo in questo periodo il loro percorso
di formazione. Questi sono alcuni dei loro commenti alla giornata.
Natalino
Aspirante del Centro Locale di Casale
Stefania
Centro Locale di Novara
“bisogna vivere ciò che si vuol far vivere!”
“Affascinante. Non riesco a trovare un termine più
adatto per descrivere la figura di Attilio Giordani,
Salesiano Cooperatore ormai Venerabile per la
Chiesa intera. Credo sinceramente che Attilio Giordani incarni l’ideale del Salesiano Cooperatore a cui
tutti noi dovremmo far riferimento. Un modello, un
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Nella foto Sergio Ciminago, Salesiano Cooperatore
della Parrocchia di Sant'Agostino di Milano
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LA DELEGATA
Alla scuola di Maria: stare e camminare, voci del verbo amare
Da qualche tempo, quando penso a Maria, mi ritorna alla mente la parola riportata nel vangelo di Giovanni (19,25): “Stava presso la croce di Gesù sua
madre” e mi chiedo: il verbo stare è quello che
qualifica Maria, la madre?!
Per noi è così difficile “stare”: da piccoli e poi crescendo cerchiamo il movimento, il nuovo: un oggetto, un’esperienza, una relazione. Facciamo in
modo che tutto cambi o almeno si rinnovi. Il verbo
adatto a bambini e giovani sembra essere non
“stare” ma muoversi!
Basterebbe venire qui nella nostra scuola, come in
ogni scuola, oratorio, centro sportivo, per veder
attuato quanto detto: tutto è in movimento!
Teste che si spostano per vedere, ascoltare, parlare, cantare; mani che si muovono per comandare
alla penna, alle matite colorate, alle forbici e creare
scritti e disegni, cartelloni; le gambe che
corrono, saltano…
A questo proposito
mi piaceva sentir interpretare la scelta di
don Bosco che aveva
voluto l’Ausiliatrice in
piedi, in atteggiamento di andare, proprio
per stare dietro a noi,
suoi figli!
Allora…Maria sta o va?
Per quel che ne sappiamo dal vangelo, Maria è
sempre stata in cammino (le due azioni insieme!!!):

quando l’angelo le annuncia il mistero
dell’incarnazione (Lc 1,26-38) non sta sulle sue
posizioni, ma, pur chiedendo spiegazioni, si
muove ad accogliere ben altro punto di vista
che il suo!

saputo che la cugina Elisabetta aspetta un figlio, corre da lei per sostenerla e aiutarla (Lc
1,39-56)

quando promulgano il censimento, prende e
va a Betlemme nonostante sia alla fine del periodo di gravidanza, consapevole di tutto quello che può accadere (Lc 2,1-7)

ogni anno va a Gerusalemme per le feste di
Pasqua e un anno va e torna, va e torna per
cercare Gesù che è rimasto nel tempio a sua
insaputa (Lc 2,41-52)
Elenco di viaggi, di “andare”: possiamo immaginare che cose comportassero questi viaggi
all’epoca? Con i mezzi di trasporto di allora, con
le poche risorse economiche per far fronte alle
necessità e inevitabili disagi?
Altro che stare, vien da pensare!
Ancora dal vangelo sappiamo che quando Gesù
adulto inizia la sua vita pubblica, lei, la madre non
si ritira:


a Cana partecipa alle nozze (Gv 2,1-11): non
chiude gli occhi di fronte al disagio degli sposi per la mancanza del vino e mostra di conoscere così bene il suo Gesù che, nonostante le sue parole non proprio accoglienti,
non rinuncia ad intervenire, e invita i servi a
fare quello che lui dirà
quando i parenti la coinvolgono perché vada
a far ragionare Gesù che a parer loro sembra
aver perso il buon senso, lei va e ritorna con
le parole che Gesù ha pronunciato e la lasciano pensosa…(Mc 3,20-21;31-34)
In tutto quello che abbiamo ricordato c’è il camminare contrapposto allo stare?
Non mi pare.
Se Maria sta ai piedi della croce è perché ha imparato questa azione, si è esercitata tutta la vita a dimorare
accanto a Gesù proprio nel
camminare lungo le strade della Palestina, dell’Egitto, insieme
alle vite di tanti che incontrava.
Da sempre, dal primo fiat che
dice all’accoglienza di Dio nel
profondo del suo essere, ha dimorato nel mistero. Dalla nascita di Gesù, sappiamo che Maria
“custodiva tutte queste cose, meditandole nel
suo cuore”.

Maria ci insegni a coniugare i due verbi come lei
ha fatto!
scappa in Egitto con Giuseppe e Gesù, affrontando la situazione di migrante, e poi torna in
Palestina (Mt 2, 13-15)
Sr Laura Gorlato, Delegata
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Dialogo
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Maggio 2014
SALESIANI COOPERATORI SI RACCONTANO
“Come si vive il carisma del Salesiano Cooperatore nel ministero ordinato?”
“Secondo voi chi è il vescovo?” chiese Don Tonino Bello in visita ad una scuola elementare di una
parrocchia della sua diocesi; tra le varie risposte si
sentì dire: “Quello che suona le campane!”.
È lui stesso a raccontare l’episodio e annota con
compiacimento: “Che bello che il vescovo sia quello
che fa suonare le campane, le campane della gioia!”. Capita così che nell’adolescenza quando cominciano ad accumularsi le domande e le ansie
per il futuro ci si
imbatta in volti
scuri di coetanei
annoiati e stanchi,
sempre
pronti a provare
di tutto pur di reggere all’“insostenibile leggerezza
dell’essere”. Capita, così, di chiedersi: “Cosa posso
fare io per questi giovani?” e ricevere una inattesa
soluzione nell’irriverente provocazione di uno di
loro che nello spogliatoio della palestra di scuola
chiede: “Vuoi forse farti prete?”.
La mia vocazione sacerdotale precede, o forse segue o forse è connaturale a quella propensione a
raccogliere la profonda domanda di senso e i desideri spesso relegati nell’inconscio giovanile per cedere il passo a bisogni appagabili a minor costo e
senza troppo sacrificio. E allora ecco sorgere
l’esigenza di “suonare le campane” della speranza e
della gioia, il bisogno profondo di offrire una ragione affettivamente ed effettivamente valida che conferisca senso a giorni spesso vuoti. Non che aspiri
ad essere vescovo, prete è più che sufficiente!
Il lavoro non manca e forse è ben più appassionante
combattere là sul quel fronte costituito dalle nostre
realtà parrocchiali ed oratoriane.
Il mio incontro con Don Bosco?
È avvenuto ben presto, grazie alla presenza in parrocchia, fin dalla scuola materna, delle Figlie di Maria Ausiliatrice.
Non amante dell’oratorio da piccolo, ho avuto il piacere di appassionarmici una volta cresciuto, con l’inserimento come animatore nella grande realtà del
Progetto Giovani, coltivato e portato avanti con competenza e
Dialogo
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Maggio 2014
dedizione dalla grande figura del mio parroco, Don
Cesare, prematuramente scomparso. Questi mi ha
“tirato su” a pane e Don Bosco, grazie anche alla
marcata presenza del carisma salesiano confluito
poi nella realtà del nuovo “Oratorio Don Bosco”
che vedeva la presenza delle suore e di un gruppo
di animatori ed educatori formati alla scuola della
pedagogia salesiana e particolarmente del Sistema
Preventivo, divenuto la magna charta dell’équipe
educativa. Devo particolarmente a Don Cesare la
progressiva e tormentata emersione nella mia vita
del progetto di Dio su di me, grazie anche
all’impegno che mi ha richiesto nelle iniziative pastorali (sempre giocando al rialzo) di una parrocchia che, seppur formalmente non amministrata
dai figli di Don Bosco, tuttavia ne respirava ampiamente il carisma.
Entrato in seminario per attendere agli studi di teologia, ho proseguito a vivere i tratti peculiari della
mia vocazione nell’ordinarietà delle attività previste, tra cui l’attività pastorale domenicale in parrocchia. Trasferito ad altra destinazione, la sua parrocchia di origine, devo al confratello di prossima
ordinazione presbiterale, Don Carlo Cattaneo,
l’intuizione di dare forma alla particolare dedizione
al mondo giovanile con la proposta di divenire Salesiano Cooperatore. La sua propensione alla vita religiosa ha dato impulso e stimolo per avere un gruppo di cristiani che s’impegnino ad
essere sale e luce nel mondo con
lo stile di Don Bosco, in particolare
nelle realtà parrocchiali frequentate dai più giovani.
Come si vive il carisma del Salesiano cooperatore
nel ministero ordinato?
Nella quotidianità della pastorale parrocchiale,
semplice! Avendo un occhio particolare alle situazioni di disagio ordinarie che si presentano alla
porta della parrocchia e in particolar modo
dell’oratorio dove sono particolarmente impegnato, giocando su quei tre punti straordinari (ragione,
religione, amorevolezza) che Don Bosco indicava
come vie da intraprendere perché i giovani siano
amati e lo sentano, perché stagliate su giovani orizzonti suonino ancora le campane della gioia.
Don Andrea Padovan
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SALESIANI COOPERATORI SI RACCONTANO
Il segreto di una vita felice è proprio tutto qui: vivere ogni istante quello per cui siamo stati chiamati.
Sono moglie e mamma e divento santa (“perfetta”
come direbbe il Vangelo) solo se riesco a fare bene
la moglie e la mamma; altri sono chiamati a vincere
i premi Nobel, ad assumere responsabilità planetarie, a dirimere conflitti, a scrivere meravigliosi libri e
a tenere affollatissime conferenze. Io sono una moglie e una mamma, due aspetti compenetrati della
mia esistenza che mi rendono una creatura intera e,
lo dico con grande senso di pudore e umiltà, una
armonica vita.
Sabato scorso ho incontrato nella via
centrale di Chieri, dove vivo, una mia
ex alunna di origine egiziana. Mi ha
abbracciato e l’ho abbracciata. Mio
marito si è quasi commosso e mi ha
detto che è in questo che si vede che io
sono salesiana. Ho ancora tanto da imparare, enormi spazi da riempire per essere la brava
maestra che vorrei essere, ma provo ad amare ciascuno dei miei alunni come se fosse l’unico e
l’ultimo. Anche in questo caso, non l’ho pianificato
a tavolino, l’ho appreso per osmosi dai tempi
dell’Oratorio, dove anche io ero accolta da sguardi
sereni e sorrisi a trentadue denti e dove sono cresciuta nell’amore con mio marito stando dentro
quella comunità e vivendo il nostro amore come
una normale evoluzione della nostra amicizia nata
in mezzo al cortile e in mezzo agli altri. Non so se la
mia è una famiglia esemplare. So che io ci sto bene
dentro e so che non l’avrei desiderata diversa da
come è. So che è frutto di un cammino vocazionale
che si è dipanato in semplice continuità, giorno dopo giorno, in modo assolutamente naturale, senza
nessun angelo dal cielo che mi ponesse in un certo
momento una domanda secca…Per questo sono
convinta che l’Oratorio sia fondamentale e che il
carisma salesiano, che mi abita da quando ero bambina, abbia ancora tanto da raccontare a questo
mondo. Non so se è testimonianza. È semplicemente il racconto di una vita semplice che vive di un amore straordinario, eppure così naturale, di una
moglie, mamma, insegnante e salesiana. Nulla di
così complicato e irraggiungibile, è bastato vivere
ogni giorno lasciando che il Signore scrivesse a mano libera sul libro della nostra vita.
“Mamma oggi”
Come tutte le mattine è partita l’allegria!
C’è chi litiga per il biscotto, chi si deve pettinare i capelli, chi reclama il seno per essere allattato e un marito
che si dà da fare per
rendere più agevole la
mia esistenza.
Sono le 7:30, i miei quattro bimbi sono iperattivi e
si sono appena lasciati la notte alle spalle!
E poi ci sono anche io, Chiara, 35 anni, salesiana
cooperatrice da 6, di professione insegnante alle
scuole elementari. È passato tanto tempo da quando, seduta sul muretto all’Oratorio della Crocetta,
seguivo con lo sguardo quel “buffo signore” (così
l’ho definito la prima volta che l’ho visto) che ora è
padre delle mie quattro creature.
Spesso mi chiedono di testimoniare… e io sempre
provo imbarazzo di fronte a questa posizione cattedratica. Perché la realtà è che sento semplicemente di aver lasciato che le cose accadessero per come dovevano accadere, senza metterci chissà quale pianificata o incosciente decisione. Nel Vangelo
del nostro matrimonio era scritto che andasse così:
“Vi ho scelti e costituiti perché andiate e portiate
molto frutto e il vostro frutto rimanga”.
Oggi sono madre, una parola che mette ancora i
brividi, e sono madre di quattro figli. L’ultimo nato, Tommaso, è come una benedizione del cielo. Mi guarda e inizia a sorridere, dopo appena
un mese di vita. Non è tutto
facile: i bimbi reclamano il
loro spazio e mi vogliono tutta per sé; e peraltro avrei
anche un marito. Ricordo le
parole di don Gianni Cattane al corso di preparazione al matrimonio: “Ricordate che il marito lo scegliete per sempre, i figli vi sono solo affidati per un
tratto della loro esistenza”. Sono felice, nonostante
la stanchezza che ogni tanto mi coglie, perché sento che stiamo realizzando, pur con i nostri difetti,
quello per cui siamo stati chiamati al mondo.
Chiara Viarengo
Centro locale Chieri Santa Teresa
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Dialogo
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Maggio 2014
SALESIANI COOPERATORI SI RACCONTANO
“Gli altri siamo noi...”
cis o in chiesa per fare vedere come
festeggiamo noi… Passare del tempo
con loro, ascoltarli, dare suggerimenti come un fratello maggiore… Cercare una scuola per chi ha voglia di
studiare e invece il parente che è in
Italia non vuole perché deve lavorare … telefonare alla famiglia per far
intercedere qualcuno, per consentire al giovane di realizzare il desiderio di studiare… o per assistenza sanitaria, odontoiatrica.
Domenica dopo la Santa Messa tornavo
a casa, circa 6/7 km a piedi
dalla casa Salesiana Don
Bosco Nord Foire a Golf
Sud – Cite Fadia. Il sole picchia, sono le 13,30 circa e
sulle strade piene di sabbia si
cammina appena …. Un giovane alto con un “gourouss”
-corona di preghiera musulmana- al collo mi si affianca e
mi dice: “Bella la collana con
la croce che
porta al collo…. Me la regala?” Io rispondo
prontamente … ma tu sei musulmano hai il
tuo gourouss … ma lui insiste, e la sua insistenza è tale, in tasca avevo due fili di
spago e preparo in 2 minuti una croce.
Lui con un grande sorriso e con gli occhi
illuminati dalla gioia, mi dice “grazie! E’
il più bel regalo che un cristiano poteva
farmi”.
I clandestini, i profughi, gli immigrati... gli altri siamo noi, anche qui in
Italia.
Conoscere tante persone provenienti da ogni parte del mondo mi permette di con-
Quanti di voi hanno provato a parlare con qualcuno
che vive nelle case
occupate del Lingotto, a Torino, o
con qualche senegalese che vende ombrelli o cinture nelle
vie del centro, o qualche bengalese che vende chincaglierie agli incroci. Provate e
scoprirete un mondo che
non immaginate e capirete come vivono questi nostri fratelli.
Enzo Boscaro
Centro Locale TorinoDB2000
frontarmi su vari temi
con chi è cristiano, chi è musulmano e chi è agnostico. È possibile parlare di Gesù e dei vari santi tra
cui don Bosco, san Francesco d’Assisi, Madre Teresa di Calcutta, e ascoltare apprezzamenti su ogni
fronte su Papa Francesco. Un bianco in mezzo ai
neri, così mi definiscono alcuni, o il “sindaco” degli
africani. E poi portare dei musulmani alla Via Cru-
Dialogo
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Maggio 2014
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FIORI D’ARANCIO!!!!
“Ora è tempo che tutto questo Amore porti frutto”
Il 18 Luglio 2013 è il giorno in cui abbiamo scelto di sceglierci.
Mi e ci piace usare questa espressione perché parla di
scelta, e scelta è crescita, coraggio, fede, speranza, movimento, evoluzione.
Abbiamo scelto di sceglierci tutti i giorni della nostra
vita, uno dopo l’altro, nessuno escluso!
Agostino ed io ci sposeremo il 10 maggio 2014, nella
Basilica del Sacro Cuore di Gesù, a Casale Monferrato.
È lì che sono cresciuta, nel cortile dell’oratorio salesiano
“del Valentino”, tra le aule della parrocchia frequentando il catechismo prima ed i gruppi formativi dopo; è lì
che diremo il nostro SI’, con Dio davanti a Dio e a tutti
coloro che ne saranno testimoni.
Ci sposiamo dopo aver trascorso insieme quasi 5 anni di
crescita, conoscenza reciproca, difficoltà, piccole crisi,
traguardi, sconfitte. All’inizio con tanti dubbi, paure,
incertezze su cosa saremmo stati, fin dove saremmo
arrivati. Ora viviamo la meraviglia del poterci già guardare un po’ indietro e vedere la strada fatta, un passo
dopo l’altro, giorno dopo giorno, accompagnati da chi
ha scommesso con noi e su di noi, prendendosi cura del
nostro cammino, assicurandosi che il nostro rapporto
poggiasse, sempre e comunque, sulla roccia della fede,
del nostro affidarci alle mani sicure di un Padre che è
Amore e che a noi chiede di fare altrettanto, senza ma e
senza se, solo con il coraggio di fare scelte importanti per la nostra vita e per quella degli altri, perché testimoni di un Amore più grande di noi, quello che sorregge e solleva lo sguardo, sempre, perché capace di
morire per l’Altro e di scoprirsi parte di una Vita eterna.
Non sappiamo cosa sia sposarsi, la vita in due, affrontare insieme ogni giornata, trovare calzini sparsi per la
casa...non crediamo vi siano regole o schemi da applicare; conosciamo però il valore ed il senso
dell’impegnarsi e del promettersi di farlo nel tutti i giorni, nel miglior modo possibile. Non ci promettiamo
una storia da copione, favola, romanzo o chissà cos’altro. Ci promettiamo fedeltà, impegno, pazienza, sostanza, pienezza di vita, in un ESSERCI l’uno per l’altra, nel diventare “quella sola carne” che non è la somma di un IO e di un TU, ma è la nascita di un NOI, di Vita nuova. È a questo che diciamo SI’ e questa sarà la
nostra favola: vivere ogni giorno a pieni polmoni e a cuore aperto, meravigliandoci e ringraziando il Signore
per tutto ciò che sarà Suo dono, inginocchiandoci quando saremo davanti alla prova ed alle fatiche, guardando sempre nella stessa direzione.
A quanti in questi giorni ci chiedono se è tutto pronto e se noi siamo pronti, rispondiamo Sì, per il 10 maggio è tutto pronto ed anche noi lo siamo, ma soprattutto siamo pronti ad iniziare l’avventura del NOI che
partirà dall’11 maggio! Il Signore ci ha condotto sino a qui e chissà dove ancora ci condurrà, ci ha amato e ci
ama di un Amore unico e speciale, aiutato dalle persone che sempre ci hanno accompagnato, sostenuto e
voluto il nostro bene. Il bello è sapere che tutto questo...era solo l’inizio! Ora è tempo che tutto questo Amore porti frutto.
Signore, eccoci.
Mary Beatrice
Centro Locale Torino San Paolo
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Corso Guide 2015
“con il suo passo e con il suo sguardo…”
La prima volta che ho sentito parlare del corso guide
è stato ad un incontro del
Centro Locale: Don Enrico
Lupano era venuto a conoscerci e, fra le varie iniziative in preparazione al Bicentenario della nascita di Don Bosco nel 2015, ci
ha presentato anche questa proposta.
Proprio pochi giorni prima, insieme con un’amica
del Centro, ci eravamo dovute improvvisare ciceroni di Valdocco per un gruppo di genitori che venivano da fuori Torino. L’esperienza ci era piaciuta
molto e abbiamo deciso di aderire al
progetto, pensando così di poter offrire
un servizio che possa essere anche gratificante: conoscere persone nuove che
arriveranno spinte dall’amore per il nostro padre spirituale o forse anche dalla
sola curiosità. Ci siamo iscritte ritenendo
di poter così arricchire innanzitutto il
nostro bagaglio salesiano/culturale e
diventare delle “esemplari” accompagnatrici. In realtà non avevamo compreso proprio
nulla. Infatti, il corso ha sicuramente contribuito
ad approfondire le nostre conoscenze storicosociali sull’ambiente in cui è vissuto Don Bosco e
sulla vita del nostro amato Padre, ma ci ha soprattutto insegnato a camminare lungo le strade
che lui percorreva con il suo passo e con il suo
sguardo. Fra tutti coloro che ci hanno condotto in questo percorso,
voglio ricordare in modo particolare don Bruno Ferrero: la mezza
giornata trascorsa con
lui è stato un regalo bellissimo. Abbiamo in poche
ore rivissuto le vicissitudini di Don Bosco alla ricerca di un cortile dove fermarsi con i suoi ragazzi. Le
parole che uscivano dalla bocca di don Bruno si
animavano. Mentre raccontava, mi sembrava di
vedere Don Bosco che si arrampicava su di
Dialogo
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Maggio 2014
un’impalcatura in via
Garibaldi per soccorrere un ragazzino
che non ce la faceva
più a portare il suo
secchio troppo pesante; e più avanti lo vedevo
mentre spiegava ai suoi ragazzi, che si stavano azzuffando per lui, che voleva bene a tutti allo stesso
modo, come amava le dita della propria mano. Durante questa giornata abbiamo potuto conoscere
anche il lato umano del nostro Santo, che ce lo ha
fatto sentire ancora più caro e vicino; come lo scoprire che anche lui era goloso e che un
giorno chiese al più agiato don Murialdo
di offrirgli un bicerin; e che, forse anche
lui un po’ testardo ed orgoglioso, una
volta si presentò alla Marchesa di Barolo
chiedendo se avesse bisogno del suo aiuto economico. Ma soprattutto abbiamo
avuto la possibilità di riflettere sulla nostra vita, sul nostro personale cammino
verso la santità, sulla via che abbiamo scelto, quella
salesiana, domandandoci “cosa farebbe don Bosco? cosa direbbe a noi, oggi?” Al termine di questo primo anno mi sembra di aver capito che, se
vogliamo offrire questo servizio, sicuramente dobbiamo studiare, ma sarà la nostra persona il biglietto da visita più importante: sul nostro volto dovrà
risplendere la gioia salesiana e le nostre parole
dovranno essere animate
dall’amore. I visitatori,
attraverso i nostri occhi
ed i nostri gesti, dovranno percepire come Don Bosco vedeva la vita. Affidiamo i nostri propositi a Maria Ausiliatrice affinché sia anche per noi la maestra che è stata per
Giovannino.
Marcia Grazia Rasta
Centro Locale Torino DB2000
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2013 – 2015
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CAMMINIAMO CON DON BOSCO
Voce di aspirante
“Contagiarci e trasformarci”
«Una stupenda e alta chiesa»
Sono Dino e insieme ad Anna, mia moglie, ho
accettato la proposta di intraprendere il cammino
di aspirante Salesiano Cooperatore, il nostro centro di riferimento è il Don Bosco 2000 sito proprio
qui a Valdocco presso il primo oratorio di don Bosco. Dopo solo due incontri,
ciò che mi ha colpito personalmente è l’ ”entusiasmo” e la
disponibilità di tutti per la
buona riuscita di questo percorso di crescita spirituale per
permettere di poter vivere la
fede con don Bosco. Non è
facile ritagliarsi del tempo libero, compressi come siamo tra
doveri e responsabilità giornaliere, ma credo che
questi incontri siano molto preziosi perché alla fine
ci si sente ricaricati di energia ed entusiasmo per
affrontare al meglio la settimana successiva.
Per chi nella vita ha avuto la fortuna di frequentare
un ambiente salesiano non può che rimanere affascinato e non può farne più a meno, bisogna però
essere preparati e formati non ci si può improvvisare educatori, anche se si è genitori e questa occasione può e deve diventare “si spera” un esempio
per i ragazzi che ci vedono come punti di riferimento, così come le persone da noi incontrate nella
nostra vita e che noi abbiamo subito riconosciuto
come “carismatiche”, ricche cioè di quel entusiasmo e passione che ti conquista!
La preghiera e la condivisione degli ideali di don
Bosco credo possano ben aiutarci a stimolarci ad
essere persone migliori. Mi ha personalmente colpito, durante il primo incontro, il concetto di
“cammino” e di “disponibilità a lasciarsi formare”;
ho visto negli sguardi dei partecipanti entusiasmo
ed umiltà; con questi atteggiamenti si può conquistare il mondo, anche se più modestamente basterebbe conquistare il cuore del prossimo…
Spero che l’entusiasmo dei formatori e responsabili
del corso possa “contagiarci e trasformarci”, con
l’aiuto di Maria e don Bosco, in “Salesiani Cooperatori” non solo aspiranti ma validi strumenti di aiuto
per chi incontreremo nella nostra vita.
«Ormai Don Bosco è già sacerdote e sta perfezio-
nandosi negli studi teologici nel Convitto Ecclesiastico di Torino. Ed ecco due altri sogni che fanno
conoscere in precedenza al Santo le varie tappe e il
progressivo sviluppo della sua Opera. In queste
autentiche visioni vide anche la chiesa di Maria
Ausiliatrice vent’anni prima che fosse costruita.»
Nel sogno del 1844, dopo la solita scena di una moltitudine di animali di ogni specie, appare la Pastorella misteriosa. E Don Bosco continua: «Dopo aver
molto camminato, mi trovai in un prato dove quegli
animali saltellavano e mangiavano insieme, senza
che gli uni tentassero di mordere gli altri. Oppresso
dalla stanchezza, volevo sedermi, ma la Pastorella
mi invitò a proseguire il cammino. Fatto ancora breve tratto di via, mi sono trovato in un vasto cortile
con porticato attorno, alle cui estremità vi era una
chiesa. Qui mi accorsi che quattro quinti di quegli
animali erano diventati agnelli. Il loro numero poi
divenne grandissimo.
In quel momento sopraggiunsero parecchi pastorelli per custodirli: ma essi si fermavano poco e tosto
partivano. Allora succedette una meraviglia: molti
agnelli si cangiavano in pastorelli, che aumentando
si prendevano cura degli altri agnelli. Crescendo di
numero, i pastorelli si dividevano e andavano altrove per raccogliere altri strani animali e guidarli in
altri ovili.
Io volevo andarmene, ma la Pastorella mi invitò a
guardare a mezzodì. Guardai e vidi un campo seminato a ortaggi.
— Guarda un’altra volta — mi disse.
Guardai di nuovo e vidi una stupenda e alta chiesa.
Nell’interno di quella chiesa c’era una fascia bianca
su cui a caratteri cubitali stava scritto: HIC DOMUS
MEA, INDE GLORIA MEA (Qui la mia casa, di qui la
mia gloria).
Continuando nel sogno, volli domandare alla Pastora che cosa significasse tutto questo.
— Tu comprenderai ogni cosa — mi rispose —
quando con i tuoi occhi materiali vedrai di fatto
quanto ora vedi con gli occhi della mente.
Più tardi — continua Don Bosco — questo, congiuntamente con un altro sogno, mi servì di programma
nelle mie deliberazioni».
In un nuovo sogno che ebbe l’anno seguente, si rinnovò la visione simbolica degli sviluppi che avrebbe
Dino Daziano
Aspirante Centro Locale Torino DB2000
Dialogo
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CAMMINIAMO CON DON BOSCO
«Una stupenda e alta chiesa»
avuto la sua missione tra i giovani e, oltre la chiesa
di Maria Ausiliatrice, vide anche la cappella Pinardi
e la chiesa di San Francesco di Sales.
E si noti che le tre chiese — che si possono ammirare ancora oggi — non esistevano ancora e che Don
Bosco non conosceva neppure il terreno su cui sarebbero state costruite.
In questo sogno la Pastorella si presenta a Don Bosco in forma di Signora, che gli fa vedere una nuova
tappa del suo Oratorio:
un semplice prato (sarà il prato «Filippi»); poi finalmente la sede stabile più a Nord (Valdocco).
Ascoltiamo Don Bosco: «Allora quella Signora mi
disse:
— Osserva!
Io guardando vidi una chiesa piccola e bassa (la futura cappella Pinardi), un po’ di cortile e un gran
numero di giovani. Ma essendo questa chiesa divenuta angusta, ricorsi ancora a lei, ed essa mi fece
vedere un’altra chiesa assai più grande con una casa vicino (la chiesa di San Francesco di Sales e la casa Pinardi). Poi mi condusse quasi innanzi alla facciata della seconda chiesa, e indicandomi un terreno coltivato, soggiunse:
In questo luogo, dove i gloriosi martiri di Torino Avventore e Ottavio soffrirono il loro martirio, su queste zolle che furono bagnate e santificate dal loro
sangue, io voglio che Dio sia onorato in modo specialissimo.
Così dicendo avanzava un piede posandolo sul luogo dove avvenne il martirio, e me lo indicò con precisione.
Io intanto mi vidi circondato da un numero immenso e sempre crescente di giovani; ma guardando la
Signora, crescevano anche i mezzi e il locale, e vidi
poi una grandissima chiesa (l’attuale Maria Ausiliatrice), precisamente nel luogo dove mi aveva fatto
vedere che avvenne il martirio dei Santi della Legione Tebea, con molti edifici tutto all’intorno e con un
bel monumento in mezzo» (vide anche il suo monumento?).
Io intanto mi vidi circondato
da un numero immenso e
sempre crescente di giovani; ma guardando la Signora, crescevano anche i mezzi
e il locale, e vidi poi una
grandissima chiesa (l’attuale
Maria Ausiliatrice), precisamente nel luogo dove mi
aveva fatto vedere che avvenne il martirio dei Santi
della Legione Tebea, con
molti edifici tutto all’intorno e con un bel monumento in mezzo» (vide anche il suo monumento?).
«Mentre accadevano queste cose, io, sempre in
sogno, avevo coadiutori preti e chierici che mi aiutavano alquanto e poi fuggivano. Io cercavo con
grandi fatiche di attirarmeli, ma essi poco dopo se
ne andavano e mi lasciavano tutto solo. Allora mi
rivolsi nuovamente a quella Signora, la quale mi
disse:
— Vuoi sapere come fare affinché non ti scappino
più? Prendi questo nastro e lega loro la fronte.
Prendo riverente il nastrino bianco dalla sua mano e
vedo che sopra era scritta questa parola: Obbedienza. Provai tosto a fare quanto mi aveva detto quella
Signora, e cominciai a legare il capo di qualcuno dei
miei volontari coadiutori col nastro, e vidi subito
grande e mirabile effetto; e questo effetto sempre
cresceva, mentre io continuavo nella missione conferitami, poiché da costoro si lasciava affatto il pensiero di andarsene altrove e si fermavano ad aiutarmi. Così venne costituita la Congregazione».
Don Bosco
“Tu comprenderai ogni cosa
quando con i tuoi occhi materiali vedrai di fatto
quanto ora vedi con gli occhi della mente. ”
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Dialogo
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LA BUONA STAMPA
NOVITA’ IN LIBRERIA
ANNA PEIRETTI – BRUNO FERRERO,
L’Eucaristia raccontata ai bambini,
Elledici, pagg. 48.
Questo libretto
racconta ai più
piccoli la bellezza e il significato dell'Eucaristia partendo
dai gesti e dai
riti quotidiani
dei bambini: le
cose buone da mangiare, la gioia di mangiare
insieme a chi si ama, la condivisione del cibo, e
capire perché Gesù ha scelto proprio questo per
stare con noi ogni giorno.
CLAUDIO RUSSO,
Don Bosco, insegnaci a pregare,
Elledici, pagg. 64.
Don Bosco è maestro di
preghiera. Con la sua vita
e i suoi scritti, ha insegnato a giovani e adulti
come pregare. Questo
libretto presenta le testimonianze di coloro che
hanno visto Don Bosco
pregare. Quando pregava? Dove? In che modo?
Come aveva imparato?
Come avvicinava i ragazzi alla preghiera? Il testo
riporta anche quanto lui scrisse sul significato della preghiera in generale, del «Padre nostro»,
dell’«Ave Maria», del «Credo», del Rosario e sulla
devozione all’Angelo Custode. Ogni capitolo si
conclude con alcune domande che aiutano il lettore, nella meditazione personale, a migliorare la
propria vista di preghiera.
MARIA CIOLA – CLAUDIO CORTESE,
Lavorare in gruppo in una Chiesa che cambia,
Elledici, pagg. 144.
Lavorare in gruppo è al
contempo «un piacere,
una fatica e una necessità». Questo volume offre
spunti e strategie operative da utilizzare nella
vita concreta dei gruppi
parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti.
Il sussidio da un lato aiuta a comprendere le dinamiche di gruppo, evidenziando vantaggi e rischi del lavoro di gruppo.
Dall'altro analizza alcune situazioni concrete, individuando buone pratiche ed errori da evitare.
Attraverso la proposta di attività di autoformazione, il volume consente di sviluppare le proprie
competenze di lavoro in gruppo.
Dialogo
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Maggio 2014
19
IL COORDINATORE PROVINCIALE
“non solo per conoscere ma anche per proporre”
Maggio,
mese
mariano.
Un’occasione
importante per
riconfermare
i
nostri
percorsi
per
diventare
“buoni cristiani”.
Don Bosco non si limitava a ciò. Chiedeva ai suoi
ragazzi di diventare buoni cristiani, ma
contemporaneamente li esortava ad essere
“onesti cittadini”.
Questa dimensione tutta salesiana, essere di
esempio nella società civile grazie alla formazione
spirituale ricevuta, è una intuizione del nostro
Santo che segna spesso la differenza.
Non solo nel discernimento, ma nello stringere un
forte legame tra la rilassatezza dei costumi della
nostra società e il compito importante che ci viene
assegnato: proporre dei modelli di vita.
Vi sembrerà banale ma il luogo in cui si esercitano
il maggior numero di scelte che riguardano il
nostro vivere quotidiano e il condizionamento
delle nostre abitudini, è proprio quello abitato
dalla politica. Ed è un luogo dal quale ci
allontaniamo troppo spesso.
O meglio: ci lasciamo coinvolgere un po’
svogliatamente forse il giorno delle elezioni,
cercando disperatamente delle indicazioni
dell’ultimo momento.
Io credo si possa fare qualcosa in più, per essere
gli abitanti del Mondo che avrebbe voluto don
Bosco.
Il Consiglio Provinciale ha intenzione di offrire (per
chi ne fosse interessato) momenti di
approfondimento di temi sociali, che potrebbero
entrare nei percorsi di formazione permanente
dei salesiani cooperatori e dei loro Centri Locali.
Incontri con esperti, con operatori dei vari settori,
con persone che hanno ruoli di responsabilità
all’interno delle Istituzioni civili.
Non
solo
per
“conoscere” ma anche, e soprattutto, per
“proporre” i nostri
modelli a chi poi deve
decidere nei vari ambiti.
Ci sono ancora alcune settimane che ci separano
da un primo appuntamento che riguarda il rinnovo di alcuni Consigli Comunali, del Consiglio Regionale e del Parlamento Europeo.
Non perdiamo l’occasione di essere informati e
diffidiamo dai consigli last minute. Riceveremo
molte sollecitazioni nei giorni a ridosso del 25
maggio, data in cui saremo chiamati a votare per
i nostri rappresentanti comunali, regionali ed europei.
Arriviamoci preparati.
Marco Borgione
20
Dialogo
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Maggio 2014
Una storia per riflettere
NOTIZIE DI FAMIGLIA
LE FERITE
In un caldo giorno
d’estate, un bambino
era andato a nuotare
in uno stagno vicino a
casa.
La madre lo
guardava dalla finestra
e vide con orrore che
un caimano si dirigeva
verso di lui.
La donna corse verso il bambino,
gridando con tutta la voce che aveva.
Il bambino nuotò subito verso sua
madre, che riuscì a prenderlo per le braccia
solo quando il caimano gli aveva già
afferrato le gambe.
Il caimano era più forte, ma la madre
era molto più determinata.
Sentendo le grida, un uomo si
precipitò verso lo stagno e sparò al
caimano, uccidendolo. Il bambino si salvò.
Aveva subìto gravi ferite, ma a poco a poco
tornò a camminare.
Tempo dopo, domandarono al
bambino di mostrare le cicatrici che aveva
sulle gambe.
Il bambino sollevò i pantaloncini.
Subito dopo, però, rimboccò le maniche e
mostrò altre cicatrici. Erano i segni delle
unghie di sua madre che l’aveva stretto con
tutta la forza.
Marzo 2014

è nato Tommaso, figlio di Chiara e Marco Orrù,
salesiani cooperatori del Centro locale di Chieri
Santa Teresa

è nata Teresa, figlia di Chiara e Umberto
Paschero, salesiani cooperatori del Centro
locale Torino Valsalice
Aprile 2014

è mancato Roberto Pesca, marito della
salesiana cooperatrice Rosi e papà del
salesiano cooperatore Giampiero del Centro
locale di Cuneo

È mancata Emma, la mamma di Giorgio Mitolo,
salesiano cooperatore del Centro locale Torino
Monterosa

È mancato Pino Vinci, salesiano cooperatore del
Centro locale Torino Monterosa
PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE
Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio,
Santa Madre di Dio.
Noi ci affidiamo a te, Ausiliatrice dei Cristiani,
e ti eleggiamo Madre e Regina di questa casa.
Degnati di mostrare in essa il tuo potente aiuto,
perchè sia preservata da ogni pericolo,
danno e disgrazia.
Benedici, proteggi e custodisci
come cosa e proprietà tua le persone
che vivono e vivranno in questa casa;
unisci i nostri cuori nella fede e rendici operosi
nella carità; conservaci nella salute e nella pace;
aiutaci a ringraziare il Signore per questa nostra
famiglia che vuole vivere unita nell'amore.
Nelle tue mani noi mettiamo le gioie e i dolori
della nostra vita perchè tu li presenti al Padre,
insieme alle nostre speranze per l'avvenire.
Guida i nostri passi sulla via del bene e
tienici lontani da ogni peccato.
Maria, Aiuto dei Cristiani, accogli la nostra
supplica ed intercedi per noi presso Tuo Figlio,
Gesù Cristo Nostro Signore.
Amen.
Dialogo
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Maggio 2014
21
IN PROGRAMMA
Campo estivo a Gressoney
per le famiglie
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Per incontrare la segreteria provinciale dei Salesiani Cooperatori
o il Consiglio Provinciale
si prega di contattare al telefono
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Maggio 2014 - Salesiani Cooperatori ICP