Anno XVII MAGGIO 2014 n. 49 “Maria: l’astro più brillante” «Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un ignorante» Gli Esercizi Spirituali 2014 raccontati da… SOMMARIO Isabella, aspirante Pianezza, Villa Lascaris, sabato 15 marzo 2014 (primo giorno di Esercizi Spirituali salesiani). Il dì, con la sua splendida luce e i colori primaverili del parco, ha lasciato il posto alla sera… Nella cappella, in cui Salesiani Cooperatori, Aspiranti e Simpatizzanti ci siamo riuniti, non può mancare il sottofondo musicale dei canti di Taizé, che aiutano a predisporci al sacramento che stiamo per ricevere, la Confessione. Poi, il momento più suggestivo: brillano tutte le luci delle candele appena accese e riposte ai piedi dell’altare: rappresentano le nostre anime, purificate dal peccato; davvero significativa questa scelta di riprodurre la veglia pasquale in una parte così centrale degli Esercizi Spirituali, quale è l’atto penitenziale. Mentre sono in silenzio, mi tornano in mente le parole di don Enrico Lupano sulla preghiera, tema centrale e filo conduttore degli Esercizi di quest’anno. La scaletta della seconda giornata è medesima a quella del giorno precedente – preghiera collettiva (lodi o vespri) accompagnata dal canto, meditazione e silenzio – ma non ripetitiva: ciò anche grazie alla forza dirompente delle parole di don Enrico, capace di comunicare, ora attraverso l’esempio e la metafora, ora con la battuta ironica e il linguaggio semplice, ma non banale; un linguaggio che va dritto al cuore e lo scuote, e si fa veicolo efficace di contenuti profondi e capaci di farmi interrogare ripetutamente. Contrariamente a quanto mi succede spesso durante conferenze o riflessioni, stavolta non mi distraggo un attimo, perché non c’è né il tempo né il motivo per farlo. Tra gli aspetti delle meditazioni che mi colpiscono di più, mi rimane impressa la spiegazione delle parole del «Padre Nostro»: ci fornisce anche lo spunto per parlare delle «malattie» della preghiera e relativa «terapia» per curare i modi di pregare «sbagliati». Esercizi Spirituali 2014 raccontati da... Isabella e Paolo, aspiranti pag. 2-3 Stefania, salesiana cooperatrice pag. 4 28-29-30 marzo...dal Meeting di Pesaro Aspettative, emozioni, riflessioni… pag. 5 Giovani al servizio dei cooperatori pag. 6 Il vero Meeting inizierà solo dopo… pag. 7 Un pensiero dalla Puglia pag. 7 Intervista, tratta dalla ANS, ad Isabel Artime La Congregazione è come una nave ha bisogno di un buon timoniere pag. 8 Vita di Centro Attilio Giordani: “continua tu!” pag. 9 La Delegata Alla scuola di Maria: stare, camminare, voci del verbo amare pag. 10 Salesiani Cooperatori si raccontano Come si vive il carisma del Salesiano Cooperatore nel ministero ordinato? pag. 11 Mamma oggi pag. 12 Gli altri siamo noi… pag. 13 Fiori d’Arancio!!! Ora è tempo che tutto questo Amore porti frutto pag. 14 Corso Guide 2015 Con il suo passo e con il suo sguardo pag. 15 Voce di aspirante ...per me il Corso è… pag. 16 Contagiarci e trasformarci pag. 17 Camminiamo con Don Bosco Una stupenda e alta chiesa pag. 17 La Buona Stampa Novità in libreria pag. 19 Il Coordinatore Provinciale Non solo per conoscere ma anche per proporre Notizie di Famiglia pag. 20 pag. 21 2 Dialogo - Maggio 2014 Gli Esercizi Spirituali 2014 raccontati da… Due giorni per ripensare, dunque, ai contenuti delle riflessioni proposte e immergersi nei suoni e nei colori della natura, riuscendo così ad apprezzare meglio l’importanza del «deserto», quale opportunità di far silenzio dentro di sé e far posto alla voce del Signore. Al termine delle due giornate le esortazioni e i consigli ricevuti si affollano nella mente, uniti alla speranza di mettere presto tutto in pratica, nella vita di ogni giorno. Mi chiedo se ci sia una frase capace di sintetizzare i contenuti di questi esercizi; non ce n’è una sola, ma forse la più azzeccata è sempre quella salesiana per eccellenza: «Da mihi animas, cetera tolle». È la terza volta che partecipo agli esercizi spirituali (la prima come Aspirante) e, mai come stavolta, mi è ben chiaro il senso e la necessità di un ritiro spirituale. «Gli esercizi – ripete spesso don Enrico – non servono a imparare concetti nuovi, ma a rimotivare la nostra fede; solo staccandosi di tanto in tanto dalla vita frenetica, si riesce a curare meglio la propria interiorità, caricandosi di buoni propositi, per ripartire con più entusiasmo nell’affrontare le difficoltà quotidiane». Insomma, è un po’ come se «sciacquassimo i panni» della nostra anima, non nell’Arno, ma in una «lavatrice» che rimescola tanto il nostro intimo, da farlo risultare più ravvivato nelle sue tinte. Se poi all’aspetto spirituale fa anche da cornice una villa accogliente, con la possibilità di dormire una notte fuori (quasi come fare un viaggio), condividendo pasti, pausa caffè, chiacchiere e qualche passeggiata in allegria, con vecchie e nuove conoscenze… beh, allora gli esercizi risultano persino divertenti! Da rifare… magari più volte durante l’anno! Paolo, aspirante Finalmente eccoci nuovamente alla data degli esercizi spirituali di Pianezza; ne sentivo proprio il bisogno. Ma la mattinata di sabato volge al termine e io sono ancora al lavoro. A Pianezza hanno già cominciato da un pezzo… Tra poco li raggiungerò. Pregusto il piacere di quell’oasi spirituale «a emissioni zero» che è villa Lascaris per me, già da tre anni in qua. Già, Spiritualmente ecologica: senza pc, senza bisogno di usare il cellulare, né l’auto, senza TV, senza le urla del vicino, senza… ah, quella no! Accidenti… La chitarra l’ho portata! Non credo che aiuterà il mio silenzio interiore; d’altronde una chitarra e il silenzio potrebbero mai andare d’accordo? Però può essere lo stesso utile alla preghiera di tutti… e allora sia! Il vero intralcio non è la «sei corde», ma il pensiero di riuscire a svolgere un buon servizio, in un ambito di grande devozione, e riuscire io stesso ad entrare nello spirito dovuto. Non mi resta che lasciare che tutto vada come deve andare, e così apro lo sguardo e mi accorgo che sono in tanti a darsi da fare per l’organizzazione di questo ritiro. A quel punto capisco che la mia è solo una parte. Beh, non è stata neanche proprio una scoperta dell’ultimo momento, essendo al mio quarto ritiro quaresimale ho capito ancor meglio che sono tra amici: insieme siamo una porzione della “famiglia salesiana”. Così gli insani pensieri sono finalmente ricacciati; proprio come quelle tentazioni che tolgono l’allegria e che, don Bosco ci insegna, non vengono da Dio. Invece i pensieri di don Enrico, che al nostro arrivo è già in piena azione, sono densi di importanti messaggi per la fede e non perdono il tono del buon umore. Ho detto “nostro arrivo”; infatti sono pervenuto insieme a Isabella, mia promessa sposa ed aspirante cooperatrice. Il tema del ritiro è la preghiera. Ma in realtà c’è di più, se ben comprendo, poiché, ponendo l’accento sul fatto che essa è essenzialmente relazione con “un altro”, che è nostro Padre, si può dedurre anche che da come preghiamo riveliamo la qualità del nostro credere. Per contro, ci vengono spiegati i va- Isabella Galetta Aspirante Salesiana Cooperatrice 2014 Dialogo - Maggio 2014 3 Gli Esercizi Spirituali 2014 raccontati da… ri errori nei quali possiamo incappare nel farlo: chiedere cose sbagliate, o solo per noi stessi; offenderci perché Dio non ci ha esaudito, col rischio di finire per non pregare neanche più. Farlo frettolosamente o con troppe parole, dimenticando di lasciare aperto il cuore per sentire la risposta che viene da Lui. Arricchiti da tutto questo ci rechiamo insieme a recitare i vespri. C’è un clima sereno e raccolto nella cappella, che, strutturata come un minianfiteatro, ci consente di accerchiare Gesù nel tabernacolo. È ora di suonare, e scopro con piacere che c’è una giovane chitarrista (Stefania) ad aiutarmi. Grazie alla divisione dei compiti, riesco a pregare meglio, anche se, come apprendo qui, un servizio è già preghiera. Finalmente nutriamo anche il corpo. A cena si possono coltivare amicizie, commentare la giornata, acquisire informazioni sulle attività di altri centri o iniziative dell’Associazione dei Salesiani Cooperatori. In refettorio però ci sono anche diversi ragazzi che danno un po’ di brio con le loro “garrule voci”: a me aiutano a sentire più forte il legame con don Bosco. Gli esercizi sono proprio ben organizzati: liturgia delle ore al mattino, prima di pranzo e cena; una veglia penitenziale al centro del ritiro (il sabato dopo cena); un rosario la domenica, e al culmine la celebrazione eucaristica, l’incontro più ravvicinato con Gesù. Tra le celebrazioni e i momenti di preghiera personale, ci sono le riflessioni, i silenzi, le convivialità. Della confessione conserverò senz’altro la sensazione di aver trovato in don Enrico un vero “allenatore dell’anima”. Esco dal confessionale con la sensazione di uno che mi vuole bene anche senza conoscermi e mi rilancia ristorato nel cammino. Grazie alla Riconciliazione, è grande la gioia di restare a vegliare il Santissimo Sacramento, ora esposto sull’altare. È come un abbraccio che ricevi e che ridai … La domenica invece riceviamo gli “antidoti” ai “mali” della preghiera: “Padre Nostro”… Dobbiamo pregare ricordandoci di essere solo una goccia nel mare dei fratelli. … “Rimetti a noi i nostri debiti” …Riceviamo il perdono, solo così potremo donarlo. La preghiera è carità, e se non l’abbiamo dobbiamo chiederla; il “pane quotidiano”, lo riceviamo, ma dobbiamo anche darlo, che sia materiale o spirituale. Ma la preghiera può anche essere nutrita di digiuni e rinunce, di sopportazione e abnegazione. Può essere anche stare in silenzio rivolti verso Dio. Dopo un’ora di silenzio, recitiamo il rosario, poi pranziamo. Ancora riflessione con don Enrico, e infine la santa Messa. Le nostre facce, ora, sono tutte più sorridenti e amichevoli. Il ritiro ha funzionato! Paolo Peciarolo Aspirante Salesiano Cooperatore 2014 Stefania, cooperatrice Mi chiamo Stefania e ho partecipato agli esercizi spirituali per le famiglie a Muzzano Biellese il 5 e 6 aprile 2014; tema: «La famiglia nel cuore di Dio». Sono veramente contenta di esserci andata perché queste due giornate hanno ancora più rafforzato ciò in cui fino ad ora ho creduto e cercato di mettere in pratica con mio marito. Ho due ragazzi preadolescenti e mai come adesso sento forte l'esigenza di capire come aiutarli a far sviluppare la propria personalità in modo libero. Già, libero, libertà, termini spesso adoperati da giovani e meno giovani ma non del tutto capiti e approfonditi. In questo fine settimana don Roberto Carelli ha aiutano noi genitori a capire che la vera libertà è quella che ti permette di fare delle scelte senza essere schiavo di ciò che dicono gli altri, trattasi però di scelte sempre orientate all'amore. Il bene prima di tutto e ciò si concretizza in educazione, buon senso, rispetto, senso del dovere; tutte regole racchiuse nel titolo «Educare in famiglia con il cuore di don Bosco» (piccolo ma preziosissimo opuscolo sul quale abbiamo lavorato), ma con l'aggiunta di un importantissimo elemento: don Bosco insegnava ai suoi 4 Dialogo - Maggio 2014 Gli Esercizi Spirituali 2014 raccontati da… 28-29-30 marzo 2014: Per Essere Veri Apostoli ragazzi la libertà, dando gli strumenti dell'emancipazione, ma con un confronto continuo con Gesù. Qualche volta mi è capitato di rispondere ai miei figli: «Non sai come gestire questa situazione? Pensa a cosa farebbe Gesù al tuo posto!». Ma l'educazione che veramente educa è una cosa vitale: don Roberto Carelli ricorda che don Bosco diceva: «L'educazione è cosa del cuore», quindi aiutiamo i nostri figli a riconoscere il bene e a proteggersi dal male quando i legami di affetto sono interiorizzati: “Tu sei mio figlio, ti passo me stesso perché voglio che tu viva”. Non limitiamoci a istruzioni e regole, ma rendiamoli partecipi delle nostre esperienze soprattutto quelle che ci hanno fatto cambiare. In questo modo i genitori trasmettono al figlio i buoni motivi per cui il figlio è stato messo al mondo. Ciò non è solo amore ma amore dimostrato, e da qui viene facilitato anche il dialogo, la confidenza tra genitori e figli. La sintesi delle due giornate che don Roberto ci dà aiuti noi genitori ad essere una cosa sola nella differenza (di padre e madre): i nostri figli ci guardano come noi ci guardiamo; Don Bosco ci rende liberi con tutta la sua persona: egli insegnava e insegna con tutto se stesso; sapere che i nostri figli non sono nostri ma vengono da Dio; i figli ci guardano come si guardano mamma e papà: se i genitori si amano, i figli dicono: “Veniamo da una cosa bella: l'Amore”; dal modo che noi li trattiamo avranno consapevolezza di se stessi: l'educazione è testimonianza; dal modo con cui noi guardiamo e preghiamo Dio, i figli capiscono l'esistenza di Dio nella nostra vita. Un ringraziamento particolare a don Enrico Lupano che, come sempre, ci fa sentire in famiglia e che cerca di ascoltare e accontentare tutti. Grazie per la sua enorme disponibilità. “...dal Meeting di Pesaro: aspettative, emozioni, riflessioni…” Riflettendo sulle tre giornate vissute al 1° Meeting dei Salesiani Cooperatori di Italia-Medio Oriente vissuti a Pesaro dal 28 al 30 marzo scorso sono tantissimi i pensieri che corrono alla mente e che vorremmo condividere, senza fare la cronaca delle Giornate. Innanzitutto trovarsi con altre 400 persone, di età e condizioni diverse, confluite da tutte le Regioni d’Italia spinte dalla voglia di “approfondire” il Progetto di Vita Apostolica e “incontrare” altri che hanno risposto alla stessa vocazione, è un segno evidente che il carisma di don Bosco ha messo radici profonde ovunque. Anche affidare l’approfondimento di alcuni articoli del PVA a diversi Salesiani Cooperatori è stata una proposta riuscita, perché ha messo in evidenza la profondità, la fantasia, la conoscenza diretta, la sperimentazione, la voglia di fare cose nuove, la testimonianza, gli strumenti… di cui è ricchissima l’Associazione. Poi c’era “il bello della diretta” con una regia capace, giovane, intraprendente, competente, allegra, e a volte spassosa… che riusciva a ritemprare ed a riportare ‘al via’ i partecipanti semplicemente con un suono, una battuta, un’immagine efficace… La diversità è stata una grande ricchezza per tutto e per tutti ed ha contribuito a costruire un clima positivo e propositivo. L’animazione musicale affidata ad un coro di giovani pugliesi è stata davvero un bel collante. La sala regia presidiata da giovani provenienti da Regioni diverse che ‘smanettavano’ con una confidenza estrema sulle attrezzature. Le risonanze in sala, dopo le relazioni, nelle quali le “difficoltà locali” ricevevano subito risposta da vari cooperatori con possibili soluzioni. Il mix ber armonizzato di momenti seri e momenti allegri. La ‘ola’ a sostegno di questo o quell’altro e il clima intimo della veglia di preghiera. L’alternarsi di voci di SDB, FMA e SC nella reciproca stima. Stefania Lanzone Salesiana Cooperatrice di Pinerolo Dialogo - Maggio 2014 5 28-29-30 marzo 2014: Per Essere Veri Apostoli dello spirito di don Bosco “...dal Meeting di Pesaro: aspettative, emozioni, riflessioni…” Anche i camerieri, che ci hanno servito con professionalità ad ogni pasto, erano tutti giovani. A volte penso che ‘ci culliamo’ nell’immagine di “noi al ser- Il ritmo dei lavori è stato complessivamente elevatissimo, ma siamo ‘sopravvissuti’ tutti quanti, anzi… si preferiva ridurre le pause anziché interrompere il confronto su argomenti interessanti! Anche location ed il periodo sono stati scelti bene, anche se il gran numero ha messo a dura prova le strutture. Il Meeting si è concluso con alcuni impegni, il “contagio” sarà esteso a livello provinciale ed interprovinciale, e presto avremo tra le mani il testo definitivo del Progetto di Vita Apostolica. Certamente tutti attendiamo la prossima edizione, probabilmente nel 2016, confidando ed esortando molti altri a vivere l’esperienza da noi vissuta! vizio dei giovani” e dimentichiamo che, in un certo senso, sono loro che “ci servono” perché costituiscono la nostra specifica via alla santità, la nostra vocazione. Ma siamo veramente convinti che il Salesiano Cooperatore risponda ad una vocazione? Come ci ha ricordato la Delegata Mondiale, Suor Leslye Sandigo, nel suo intervento, la vocazione non è una nostra scelta, ma una scelta di Dio. Noi abbiamo il ‘solo’ compito o meglio l’opportunità di rispondere alla chiamata. La vocazione non vive d’aria, ma si semina e cresce nel Centro Locale dove si rafforza la nostra identità attraverso l’appartenenza, la spiritualità e la formazione. Ha poi come conseguenza il nostro impegno apostolico che ha una caratteristica, è educativo: sono educatore lì dove mi trovo (famiglia, lavoro, amicizia, ecc…) con bontà, con una visibile ricchezza di umanità. L’intero Meeting ci ha dato l’occasione di appassionarci al nuovo PVA. Abbiamo così riscoperto che il PVA può diventare per noi libro della vita se lo viviamo. E il primo luogo in cui incarnare una parola è nell’incontro con l’altro, nella relazione. In fondo il contrario dell’Amore, come ha sottolineato Don G. Buccellato, non è l’odio, ma l’indifferenza. E forse Dio, alla fine del nostro cammino terreno, ci chiederà soltanto se siamo riusciti nella vita ad aiutare qualcuno a vivere meglio, ad essere felice. Marina, Riccardo,Marco, Cesare Centro Locale Torino Monterosa “...giovani al servizio dei cooperatori…” L’ultimo weekend di marzo una delegazione del Piemonte, di cui ero parte, ha partecipato a Pesaro al 1° Meeting nazionale dei Salesiani Cooperatori. Sembra un controsenso ma, in questo meeting, mi pare siano stati i giovani al servizio dei cooperatori e non viceversa. La sera del nostro arrivo, ad esempio, una quarantina di ragazzi pesaresi ci ha regalato uno spettacolo sulla vita di don Bosco destinando il ricavato delle offerte ad una missione salesiana. L’aspetto notevole è che a Pesaro non ci sono case salesiane, ma a quanto pare Don Bosco non è proprietà nostra e non si limita alla presenza nei nostri ambienti. Alessandro Ardizzoni Centro Locale Torino Crocetta 6 Dialogo - Maggio 2014 28-29-30 marzo 2014: Per Essere Veri Apostoli dello spirito di don Bosco “...il vero Meeting inizierà solo dopo il 30 marzo...” “Un pensiero dalla Regione Puglia” Il treno corre veloce e ci riporta a casa. Nella mente riecheggiano le parole ascoltate, i volti degli amici nuovi e di quelli ritrovati e domani sarà lunedì e la settimana lavorativa ricomincerà. Ma come portare tutto quanto vissuto a Pesaro nel quotidiano? È vero ciò che ha detto il Delegato Regionale, don Giuseppe Buccellato: "il vero Meeting inizierà solo dopo il 30 marzo, quando tutto sarà finito e torneremo nelle nostre realtà. È soltanto allora che questa iniezione di coraggio, di creatività, di spirito di iniziativa, di condivisione, di fede profonda e di spirito donboschiano saranno trapiantati e messi alla prova nel tessuto della vita quotidiana". Sono stati giorni molto intensi, pochi purtroppo i momenti per confrontarsi e per ascoltare le esperienze degli altri, ma abbiamo vissuto un bel clima di famiglia. Erano presenti Salesiani Cooperatori di tutta Italia e di tutte le età. Ad accomunarci era l'amore per Don Bosco e l'essere parte di una grande Famiglia. Mai come in questo momento è importante il senso di appartenenza all'Associazione per poter andare tutti insieme nella stessa direzione, verso la Santità, verso la salvezza delle nostre anime e di quelle dei giovani che incontriamo. Non dimentichiamo l'importanza dell'incontro del Centro Locale che, chissà, forse può essere ripensato, anche solo modificando gli orari per trovare un punto d'incontro tra i differenti bisogni dei Salesiani Cooperatori giovani e meno giovani. Mi sono sentita accompagnata, accolta e, dopo un momento di disadattamento, poi, subito immersa in un clima di festa e di fratellanza. La prima grande emozione è stata provocata dalla sfilata delle bandiere: un corteo di colori e di movimento, segno delle nostre diversità territoriali e del nostro dinamismo. A seguire, la benedizione del Rettor Maggiore che ha così “consacrato” e “convalidato” l’evento. Facendo sentire la sua voce, con la sua telefonata in diretta, il Rettor Maggiore si è dimostrato un padre premuroso che chiama i suoi figli per sapere se va tutto bene… Anche la presenza degli altri nostri “superiori” ha “convalidato” l’evento di così tale portata e il loro saluto è stato segno di accoglienza e il loro messaggio è stato segno augurale per ciascun Salesiano Cooperatore presente, per tutte le Province e i Centri, a vario titolo rappresentati, nonché per il futuro dell’ASC nel suo insieme. Di intensa spiritualità la veglia di preghiera e, a seguire, tutti gli altri momenti celebrativi. Molto apprezzato lo spettacolo sulla vita di Don Bosco, sia come intrattenimento serale, sia perché realizzato e offerto dai “non addetti ai lavori”. Elevato il livello delle varie relazioni e dei vari interventi dei Delegati. Concludendo: un evento di qualità, valore ed importanza che ha superato ogni mia aspettativa. La macchina organizzativa ha lavorato con serietà e passione ed è stato facile constatare l’impegno profuso da chi - con responsabilità e con un buon lavoro di squadra - ha speso ogni energia per la realizzazione del Meeting … …. e don Bosco era lì, con noi! Angela Piazzo Centro Locale di Novara Maria Rosaria Annicchiarico Incaricata della Formazione ASC Brindisi - Puglia Dialogo - Maggio 2014 7 Intervista, tratta dalla ANS, a Isabel Artime, Madre del Rettor Maggiore don Ángel La Congregazione Salesiana è una nave che ha bisogno di un buon timoniere per affrontare il mare. Dio e don Bosco, visto che Ángel è il suo successore, lo aiuteranno in questi anni. Isabel, chi ti ha comunicato la notizia della nomina di tuo figlio come nuovo Rettor Maggiore della Congregazione Salesiana? La prima persona che mi ha dato la notizia è stato l’Ispettore di León, don José Rodríguez Pacheco. La sorpresa è stata enorme, non potevo crederci. Seguì una telefonata di don Pascual Chávez, Rettor Maggiore fino a quel momento. Non riuscii a rispondere perché scoppiai a piangere per l’emozione. Arrivarono anche le telefonate del segretario del Rettor Maggiore, don Juan José Bartolomé, di don Filiberto RodrÍguez e di don Adriano Bregolin. Quali furono i primi sentimenti che ti sfiorarono quando ti arrivò la notizia di questa elezione? Dissi: «Dio mio, aiutalo, ha bisogno di te». Non sapevo cosa pensare o fare. Avevo un senso di preoccupazione, dal momento che è una posizione di grande responsabilità e, come tale, dovrà affrontare molte difficoltà. Ma anche di speranza. Gli ho sempre detto che i talenti che Dio gli ha dato non sono da seppellire, ma da donare agli altri. Sono sua madre: io so quanto vale. Quando ti chiamò Ángel, che cosa le potesti dire? Non fu subito. Più di due ore dopo la prima chiamata potei parlare con lui. Gli dissi che lo sapevo già e che Dio lo avrebbe aiutato quando fosse necessario. Lui mi rassicurò dicendomi di stare tranquilla, perché non gli mancavano gli aiuti. È stata una conversazione molto breve. In quel momento aveva molti impegni e mi disse che mi avrebbe richiamato più tardi per parlare con più calma. Come ha conosciuto i Salesiani? La mano di Dio è sempre stata presente nella nostra vita. Mio marito ed io ci dedicavamo alla pesca. Lui pescava e io vendevo il pesce nella nostra pescheria. Un giorno, quando Ángel aveva nove anni, una nostra buona amica di León, María Sánchez Miñambres, gli chiese se gli sarebbe piaciuto andare a studiare dai Salesiani a León. Ángel ripose che ci avrebbe pensato. L’anno seguente, a dieci anni decise di andare a studiare proprio là. Dopo quattro anni, aveva la possibilità di frequentare il Liceo qui a Luanco, ma non lo fece. Voleva continuare a León. Già allora, i Salesiani erano entrati in profondità nella sua vita. Quali sono le qualità che più ti piacciono in tuo figlio? È gentile e buono. È dotato di grande dolcezza ed è molto affettuoso. È sempre molto responsabile e legato a tutto, alla sua famiglia e al suo lavoro. Tutto questo gli viene dalla fede che fin da piccolo gli abbiamo dato. Siamo una famiglia cristiana. Tra i piatti che gli prepari regolarmente quando viene a Luanco, quali sono i suoi preferiti? Oh! Sono molti i piatti che gli piacciono, ma soprattutto la verdura, la minestra asturiana di cavoli e salsiccia; naturalmente, come potrebbe essere altrimenti, gli piace la fabada, il ben conosciuto piatto di fagioli e pezzi pregiati di maiale e poi il pesce, tutti i tipi di pesce. Qui il pesce è straordinario. Qualche consiglio che gli avete dato, come genitori, durante la giovinezza? Soprattutto quello che dicevo prima: i talenti non devono essere nascosti, sono fatti per diventare un dono per gli altri. Di tutti i regali che ti ha fatto qual è quello che hai gradito di più? Un’immagine di Maria Ausiliatrice che mi portò da León, quando fu eletto Ispettore. Da allora la tengo in casa con il lumino acceso. La luce non si spegne mai. Mi è piaciuta tantissimo. Ricordi qualche marachella di quando era bambino? Era tanto buono e non ne fece mai. L’unica cosa è che nel momento della nascita non piangeva ed eravamo preoccupati. In compenso, nei seguenti tre anni pianse in abbondanza. Eravamo esasperati, ma quando si trovò a casa dei miei genitori con altri parenti smise di piangere per sempre. La sua infanzia fu difficile, perché stava molto tempo in casa da solo. Noi lavoravamo nella pescheria. Che cosa hai chiesto a Dio e a Maria Ausiliatrice per tuo figlio? Che l’aiutino molto a mandare avanti le cose. Mi fido prima di tutto di Dio e poi dei santi. Li prego che gli diano una mano in questo nuovo impegno. Senza l’aiuto dall’alto nessuna persona può fare molto. 8 Dialogo - Maggio 2014 Vita di centro Attilio Giordani: «Continua tu!» Ritengo che le parole del titolo, scaturite dalla bocca e dal cuore di Don Bosco, ben sintetizzino l'incontro a cui abbiamo partecipato sabato 22 marzo, presso l'Istituto Immacolata di Novara, che ha avuto come relatore Sergio Ciminago, Salesiano Cooperatore della Parrocchia di Sant'Agostino di Milano, il quale ha vissuto in prima persona l'unicità del Venerabile Attilio Giordani, della cui vita ha descrit- vero esempio di vita! Come lui stesso ha scritto nel decalogo del catechista “bisogna vivere ciò che si vuol far vivere!”…in questo dobbiamo impegnarci: essere lievito tra la gente, portare il valore della fede e della salesianità tra le persone che frequentiamo ogni giorno.” Michela Aspirante del Centro Locale di Novara “il sistema Preventivo” “Utilizzò quotidianamente, nell’animare i giovani, gli strumenti del “sistema preventivo” di don Bosco. L’ oratorio della Parrocchia di Sant’ Agostino di Milano, fu la sua seconda casa. L’ invito ora è di pregare affinché l’ uomo che tanto ha dato possa essere beatificato e canonizzato, perché possa continuare ed essere esempio di cristianità profonda soprattutto per chi opera con i giovani.” to gli episodi più salienti. Una vita dedicata tutta alla famiglia e ai ragazzi dell'oratorio. Mi ha colpito l’attenzione di Attilio rivolta a tutti senza escludere nessuno, anche nei momenti di fatica. Mi piace pensare che le sue ultime parole rivolte al figlio: “Continua tu” si riferiscano spiritualmente ad ognuno di noi che siamo chiamati nella nostra vita quotidiana a vivere il carisma salesiano. Alla giornata hanno partecipato anche i centri locali di Vercelli e Casale Monferrato, con i quali abbiamo instaurato un bel rapporto di amicizia e di condivisione. Erano presenti anche alcuni aspiranti che stanno vivendo in questo periodo il loro percorso di formazione. Questi sono alcuni dei loro commenti alla giornata. Natalino Aspirante del Centro Locale di Casale Stefania Centro Locale di Novara “bisogna vivere ciò che si vuol far vivere!” “Affascinante. Non riesco a trovare un termine più adatto per descrivere la figura di Attilio Giordani, Salesiano Cooperatore ormai Venerabile per la Chiesa intera. Credo sinceramente che Attilio Giordani incarni l’ideale del Salesiano Cooperatore a cui tutti noi dovremmo far riferimento. Un modello, un Dialogo - Maggio 2014 Nella foto Sergio Ciminago, Salesiano Cooperatore della Parrocchia di Sant'Agostino di Milano 9 LA DELEGATA Alla scuola di Maria: stare e camminare, voci del verbo amare Da qualche tempo, quando penso a Maria, mi ritorna alla mente la parola riportata nel vangelo di Giovanni (19,25): “Stava presso la croce di Gesù sua madre” e mi chiedo: il verbo stare è quello che qualifica Maria, la madre?! Per noi è così difficile “stare”: da piccoli e poi crescendo cerchiamo il movimento, il nuovo: un oggetto, un’esperienza, una relazione. Facciamo in modo che tutto cambi o almeno si rinnovi. Il verbo adatto a bambini e giovani sembra essere non “stare” ma muoversi! Basterebbe venire qui nella nostra scuola, come in ogni scuola, oratorio, centro sportivo, per veder attuato quanto detto: tutto è in movimento! Teste che si spostano per vedere, ascoltare, parlare, cantare; mani che si muovono per comandare alla penna, alle matite colorate, alle forbici e creare scritti e disegni, cartelloni; le gambe che corrono, saltano… A questo proposito mi piaceva sentir interpretare la scelta di don Bosco che aveva voluto l’Ausiliatrice in piedi, in atteggiamento di andare, proprio per stare dietro a noi, suoi figli! Allora…Maria sta o va? Per quel che ne sappiamo dal vangelo, Maria è sempre stata in cammino (le due azioni insieme!!!): quando l’angelo le annuncia il mistero dell’incarnazione (Lc 1,26-38) non sta sulle sue posizioni, ma, pur chiedendo spiegazioni, si muove ad accogliere ben altro punto di vista che il suo! saputo che la cugina Elisabetta aspetta un figlio, corre da lei per sostenerla e aiutarla (Lc 1,39-56) quando promulgano il censimento, prende e va a Betlemme nonostante sia alla fine del periodo di gravidanza, consapevole di tutto quello che può accadere (Lc 2,1-7) ogni anno va a Gerusalemme per le feste di Pasqua e un anno va e torna, va e torna per cercare Gesù che è rimasto nel tempio a sua insaputa (Lc 2,41-52) Elenco di viaggi, di “andare”: possiamo immaginare che cose comportassero questi viaggi all’epoca? Con i mezzi di trasporto di allora, con le poche risorse economiche per far fronte alle necessità e inevitabili disagi? Altro che stare, vien da pensare! Ancora dal vangelo sappiamo che quando Gesù adulto inizia la sua vita pubblica, lei, la madre non si ritira: a Cana partecipa alle nozze (Gv 2,1-11): non chiude gli occhi di fronte al disagio degli sposi per la mancanza del vino e mostra di conoscere così bene il suo Gesù che, nonostante le sue parole non proprio accoglienti, non rinuncia ad intervenire, e invita i servi a fare quello che lui dirà quando i parenti la coinvolgono perché vada a far ragionare Gesù che a parer loro sembra aver perso il buon senso, lei va e ritorna con le parole che Gesù ha pronunciato e la lasciano pensosa…(Mc 3,20-21;31-34) In tutto quello che abbiamo ricordato c’è il camminare contrapposto allo stare? Non mi pare. Se Maria sta ai piedi della croce è perché ha imparato questa azione, si è esercitata tutta la vita a dimorare accanto a Gesù proprio nel camminare lungo le strade della Palestina, dell’Egitto, insieme alle vite di tanti che incontrava. Da sempre, dal primo fiat che dice all’accoglienza di Dio nel profondo del suo essere, ha dimorato nel mistero. Dalla nascita di Gesù, sappiamo che Maria “custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore”. Maria ci insegni a coniugare i due verbi come lei ha fatto! scappa in Egitto con Giuseppe e Gesù, affrontando la situazione di migrante, e poi torna in Palestina (Mt 2, 13-15) Sr Laura Gorlato, Delegata 10 Dialogo - Maggio 2014 SALESIANI COOPERATORI SI RACCONTANO “Come si vive il carisma del Salesiano Cooperatore nel ministero ordinato?” “Secondo voi chi è il vescovo?” chiese Don Tonino Bello in visita ad una scuola elementare di una parrocchia della sua diocesi; tra le varie risposte si sentì dire: “Quello che suona le campane!”. È lui stesso a raccontare l’episodio e annota con compiacimento: “Che bello che il vescovo sia quello che fa suonare le campane, le campane della gioia!”. Capita così che nell’adolescenza quando cominciano ad accumularsi le domande e le ansie per il futuro ci si imbatta in volti scuri di coetanei annoiati e stanchi, sempre pronti a provare di tutto pur di reggere all’“insostenibile leggerezza dell’essere”. Capita, così, di chiedersi: “Cosa posso fare io per questi giovani?” e ricevere una inattesa soluzione nell’irriverente provocazione di uno di loro che nello spogliatoio della palestra di scuola chiede: “Vuoi forse farti prete?”. La mia vocazione sacerdotale precede, o forse segue o forse è connaturale a quella propensione a raccogliere la profonda domanda di senso e i desideri spesso relegati nell’inconscio giovanile per cedere il passo a bisogni appagabili a minor costo e senza troppo sacrificio. E allora ecco sorgere l’esigenza di “suonare le campane” della speranza e della gioia, il bisogno profondo di offrire una ragione affettivamente ed effettivamente valida che conferisca senso a giorni spesso vuoti. Non che aspiri ad essere vescovo, prete è più che sufficiente! Il lavoro non manca e forse è ben più appassionante combattere là sul quel fronte costituito dalle nostre realtà parrocchiali ed oratoriane. Il mio incontro con Don Bosco? È avvenuto ben presto, grazie alla presenza in parrocchia, fin dalla scuola materna, delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Non amante dell’oratorio da piccolo, ho avuto il piacere di appassionarmici una volta cresciuto, con l’inserimento come animatore nella grande realtà del Progetto Giovani, coltivato e portato avanti con competenza e Dialogo - Maggio 2014 dedizione dalla grande figura del mio parroco, Don Cesare, prematuramente scomparso. Questi mi ha “tirato su” a pane e Don Bosco, grazie anche alla marcata presenza del carisma salesiano confluito poi nella realtà del nuovo “Oratorio Don Bosco” che vedeva la presenza delle suore e di un gruppo di animatori ed educatori formati alla scuola della pedagogia salesiana e particolarmente del Sistema Preventivo, divenuto la magna charta dell’équipe educativa. Devo particolarmente a Don Cesare la progressiva e tormentata emersione nella mia vita del progetto di Dio su di me, grazie anche all’impegno che mi ha richiesto nelle iniziative pastorali (sempre giocando al rialzo) di una parrocchia che, seppur formalmente non amministrata dai figli di Don Bosco, tuttavia ne respirava ampiamente il carisma. Entrato in seminario per attendere agli studi di teologia, ho proseguito a vivere i tratti peculiari della mia vocazione nell’ordinarietà delle attività previste, tra cui l’attività pastorale domenicale in parrocchia. Trasferito ad altra destinazione, la sua parrocchia di origine, devo al confratello di prossima ordinazione presbiterale, Don Carlo Cattaneo, l’intuizione di dare forma alla particolare dedizione al mondo giovanile con la proposta di divenire Salesiano Cooperatore. La sua propensione alla vita religiosa ha dato impulso e stimolo per avere un gruppo di cristiani che s’impegnino ad essere sale e luce nel mondo con lo stile di Don Bosco, in particolare nelle realtà parrocchiali frequentate dai più giovani. Come si vive il carisma del Salesiano cooperatore nel ministero ordinato? Nella quotidianità della pastorale parrocchiale, semplice! Avendo un occhio particolare alle situazioni di disagio ordinarie che si presentano alla porta della parrocchia e in particolar modo dell’oratorio dove sono particolarmente impegnato, giocando su quei tre punti straordinari (ragione, religione, amorevolezza) che Don Bosco indicava come vie da intraprendere perché i giovani siano amati e lo sentano, perché stagliate su giovani orizzonti suonino ancora le campane della gioia. Don Andrea Padovan 11 SALESIANI COOPERATORI SI RACCONTANO Il segreto di una vita felice è proprio tutto qui: vivere ogni istante quello per cui siamo stati chiamati. Sono moglie e mamma e divento santa (“perfetta” come direbbe il Vangelo) solo se riesco a fare bene la moglie e la mamma; altri sono chiamati a vincere i premi Nobel, ad assumere responsabilità planetarie, a dirimere conflitti, a scrivere meravigliosi libri e a tenere affollatissime conferenze. Io sono una moglie e una mamma, due aspetti compenetrati della mia esistenza che mi rendono una creatura intera e, lo dico con grande senso di pudore e umiltà, una armonica vita. Sabato scorso ho incontrato nella via centrale di Chieri, dove vivo, una mia ex alunna di origine egiziana. Mi ha abbracciato e l’ho abbracciata. Mio marito si è quasi commosso e mi ha detto che è in questo che si vede che io sono salesiana. Ho ancora tanto da imparare, enormi spazi da riempire per essere la brava maestra che vorrei essere, ma provo ad amare ciascuno dei miei alunni come se fosse l’unico e l’ultimo. Anche in questo caso, non l’ho pianificato a tavolino, l’ho appreso per osmosi dai tempi dell’Oratorio, dove anche io ero accolta da sguardi sereni e sorrisi a trentadue denti e dove sono cresciuta nell’amore con mio marito stando dentro quella comunità e vivendo il nostro amore come una normale evoluzione della nostra amicizia nata in mezzo al cortile e in mezzo agli altri. Non so se la mia è una famiglia esemplare. So che io ci sto bene dentro e so che non l’avrei desiderata diversa da come è. So che è frutto di un cammino vocazionale che si è dipanato in semplice continuità, giorno dopo giorno, in modo assolutamente naturale, senza nessun angelo dal cielo che mi ponesse in un certo momento una domanda secca…Per questo sono convinta che l’Oratorio sia fondamentale e che il carisma salesiano, che mi abita da quando ero bambina, abbia ancora tanto da raccontare a questo mondo. Non so se è testimonianza. È semplicemente il racconto di una vita semplice che vive di un amore straordinario, eppure così naturale, di una moglie, mamma, insegnante e salesiana. Nulla di così complicato e irraggiungibile, è bastato vivere ogni giorno lasciando che il Signore scrivesse a mano libera sul libro della nostra vita. “Mamma oggi” Come tutte le mattine è partita l’allegria! C’è chi litiga per il biscotto, chi si deve pettinare i capelli, chi reclama il seno per essere allattato e un marito che si dà da fare per rendere più agevole la mia esistenza. Sono le 7:30, i miei quattro bimbi sono iperattivi e si sono appena lasciati la notte alle spalle! E poi ci sono anche io, Chiara, 35 anni, salesiana cooperatrice da 6, di professione insegnante alle scuole elementari. È passato tanto tempo da quando, seduta sul muretto all’Oratorio della Crocetta, seguivo con lo sguardo quel “buffo signore” (così l’ho definito la prima volta che l’ho visto) che ora è padre delle mie quattro creature. Spesso mi chiedono di testimoniare… e io sempre provo imbarazzo di fronte a questa posizione cattedratica. Perché la realtà è che sento semplicemente di aver lasciato che le cose accadessero per come dovevano accadere, senza metterci chissà quale pianificata o incosciente decisione. Nel Vangelo del nostro matrimonio era scritto che andasse così: “Vi ho scelti e costituiti perché andiate e portiate molto frutto e il vostro frutto rimanga”. Oggi sono madre, una parola che mette ancora i brividi, e sono madre di quattro figli. L’ultimo nato, Tommaso, è come una benedizione del cielo. Mi guarda e inizia a sorridere, dopo appena un mese di vita. Non è tutto facile: i bimbi reclamano il loro spazio e mi vogliono tutta per sé; e peraltro avrei anche un marito. Ricordo le parole di don Gianni Cattane al corso di preparazione al matrimonio: “Ricordate che il marito lo scegliete per sempre, i figli vi sono solo affidati per un tratto della loro esistenza”. Sono felice, nonostante la stanchezza che ogni tanto mi coglie, perché sento che stiamo realizzando, pur con i nostri difetti, quello per cui siamo stati chiamati al mondo. Chiara Viarengo Centro locale Chieri Santa Teresa 12 Dialogo - Maggio 2014 SALESIANI COOPERATORI SI RACCONTANO “Gli altri siamo noi...” cis o in chiesa per fare vedere come festeggiamo noi… Passare del tempo con loro, ascoltarli, dare suggerimenti come un fratello maggiore… Cercare una scuola per chi ha voglia di studiare e invece il parente che è in Italia non vuole perché deve lavorare … telefonare alla famiglia per far intercedere qualcuno, per consentire al giovane di realizzare il desiderio di studiare… o per assistenza sanitaria, odontoiatrica. Domenica dopo la Santa Messa tornavo a casa, circa 6/7 km a piedi dalla casa Salesiana Don Bosco Nord Foire a Golf Sud – Cite Fadia. Il sole picchia, sono le 13,30 circa e sulle strade piene di sabbia si cammina appena …. Un giovane alto con un “gourouss” -corona di preghiera musulmana- al collo mi si affianca e mi dice: “Bella la collana con la croce che porta al collo…. Me la regala?” Io rispondo prontamente … ma tu sei musulmano hai il tuo gourouss … ma lui insiste, e la sua insistenza è tale, in tasca avevo due fili di spago e preparo in 2 minuti una croce. Lui con un grande sorriso e con gli occhi illuminati dalla gioia, mi dice “grazie! E’ il più bel regalo che un cristiano poteva farmi”. I clandestini, i profughi, gli immigrati... gli altri siamo noi, anche qui in Italia. Conoscere tante persone provenienti da ogni parte del mondo mi permette di con- Quanti di voi hanno provato a parlare con qualcuno che vive nelle case occupate del Lingotto, a Torino, o con qualche senegalese che vende ombrelli o cinture nelle vie del centro, o qualche bengalese che vende chincaglierie agli incroci. Provate e scoprirete un mondo che non immaginate e capirete come vivono questi nostri fratelli. Enzo Boscaro Centro Locale TorinoDB2000 frontarmi su vari temi con chi è cristiano, chi è musulmano e chi è agnostico. È possibile parlare di Gesù e dei vari santi tra cui don Bosco, san Francesco d’Assisi, Madre Teresa di Calcutta, e ascoltare apprezzamenti su ogni fronte su Papa Francesco. Un bianco in mezzo ai neri, così mi definiscono alcuni, o il “sindaco” degli africani. E poi portare dei musulmani alla Via Cru- Dialogo - Maggio 2014 13 FIORI D’ARANCIO!!!! “Ora è tempo che tutto questo Amore porti frutto” Il 18 Luglio 2013 è il giorno in cui abbiamo scelto di sceglierci. Mi e ci piace usare questa espressione perché parla di scelta, e scelta è crescita, coraggio, fede, speranza, movimento, evoluzione. Abbiamo scelto di sceglierci tutti i giorni della nostra vita, uno dopo l’altro, nessuno escluso! Agostino ed io ci sposeremo il 10 maggio 2014, nella Basilica del Sacro Cuore di Gesù, a Casale Monferrato. È lì che sono cresciuta, nel cortile dell’oratorio salesiano “del Valentino”, tra le aule della parrocchia frequentando il catechismo prima ed i gruppi formativi dopo; è lì che diremo il nostro SI’, con Dio davanti a Dio e a tutti coloro che ne saranno testimoni. Ci sposiamo dopo aver trascorso insieme quasi 5 anni di crescita, conoscenza reciproca, difficoltà, piccole crisi, traguardi, sconfitte. All’inizio con tanti dubbi, paure, incertezze su cosa saremmo stati, fin dove saremmo arrivati. Ora viviamo la meraviglia del poterci già guardare un po’ indietro e vedere la strada fatta, un passo dopo l’altro, giorno dopo giorno, accompagnati da chi ha scommesso con noi e su di noi, prendendosi cura del nostro cammino, assicurandosi che il nostro rapporto poggiasse, sempre e comunque, sulla roccia della fede, del nostro affidarci alle mani sicure di un Padre che è Amore e che a noi chiede di fare altrettanto, senza ma e senza se, solo con il coraggio di fare scelte importanti per la nostra vita e per quella degli altri, perché testimoni di un Amore più grande di noi, quello che sorregge e solleva lo sguardo, sempre, perché capace di morire per l’Altro e di scoprirsi parte di una Vita eterna. Non sappiamo cosa sia sposarsi, la vita in due, affrontare insieme ogni giornata, trovare calzini sparsi per la casa...non crediamo vi siano regole o schemi da applicare; conosciamo però il valore ed il senso dell’impegnarsi e del promettersi di farlo nel tutti i giorni, nel miglior modo possibile. Non ci promettiamo una storia da copione, favola, romanzo o chissà cos’altro. Ci promettiamo fedeltà, impegno, pazienza, sostanza, pienezza di vita, in un ESSERCI l’uno per l’altra, nel diventare “quella sola carne” che non è la somma di un IO e di un TU, ma è la nascita di un NOI, di Vita nuova. È a questo che diciamo SI’ e questa sarà la nostra favola: vivere ogni giorno a pieni polmoni e a cuore aperto, meravigliandoci e ringraziando il Signore per tutto ciò che sarà Suo dono, inginocchiandoci quando saremo davanti alla prova ed alle fatiche, guardando sempre nella stessa direzione. A quanti in questi giorni ci chiedono se è tutto pronto e se noi siamo pronti, rispondiamo Sì, per il 10 maggio è tutto pronto ed anche noi lo siamo, ma soprattutto siamo pronti ad iniziare l’avventura del NOI che partirà dall’11 maggio! Il Signore ci ha condotto sino a qui e chissà dove ancora ci condurrà, ci ha amato e ci ama di un Amore unico e speciale, aiutato dalle persone che sempre ci hanno accompagnato, sostenuto e voluto il nostro bene. Il bello è sapere che tutto questo...era solo l’inizio! Ora è tempo che tutto questo Amore porti frutto. Signore, eccoci. Mary Beatrice Centro Locale Torino San Paolo 14 Dialogo - Maggio 2014 Corso Guide 2015 “con il suo passo e con il suo sguardo…” La prima volta che ho sentito parlare del corso guide è stato ad un incontro del Centro Locale: Don Enrico Lupano era venuto a conoscerci e, fra le varie iniziative in preparazione al Bicentenario della nascita di Don Bosco nel 2015, ci ha presentato anche questa proposta. Proprio pochi giorni prima, insieme con un’amica del Centro, ci eravamo dovute improvvisare ciceroni di Valdocco per un gruppo di genitori che venivano da fuori Torino. L’esperienza ci era piaciuta molto e abbiamo deciso di aderire al progetto, pensando così di poter offrire un servizio che possa essere anche gratificante: conoscere persone nuove che arriveranno spinte dall’amore per il nostro padre spirituale o forse anche dalla sola curiosità. Ci siamo iscritte ritenendo di poter così arricchire innanzitutto il nostro bagaglio salesiano/culturale e diventare delle “esemplari” accompagnatrici. In realtà non avevamo compreso proprio nulla. Infatti, il corso ha sicuramente contribuito ad approfondire le nostre conoscenze storicosociali sull’ambiente in cui è vissuto Don Bosco e sulla vita del nostro amato Padre, ma ci ha soprattutto insegnato a camminare lungo le strade che lui percorreva con il suo passo e con il suo sguardo. Fra tutti coloro che ci hanno condotto in questo percorso, voglio ricordare in modo particolare don Bruno Ferrero: la mezza giornata trascorsa con lui è stato un regalo bellissimo. Abbiamo in poche ore rivissuto le vicissitudini di Don Bosco alla ricerca di un cortile dove fermarsi con i suoi ragazzi. Le parole che uscivano dalla bocca di don Bruno si animavano. Mentre raccontava, mi sembrava di vedere Don Bosco che si arrampicava su di Dialogo - Maggio 2014 un’impalcatura in via Garibaldi per soccorrere un ragazzino che non ce la faceva più a portare il suo secchio troppo pesante; e più avanti lo vedevo mentre spiegava ai suoi ragazzi, che si stavano azzuffando per lui, che voleva bene a tutti allo stesso modo, come amava le dita della propria mano. Durante questa giornata abbiamo potuto conoscere anche il lato umano del nostro Santo, che ce lo ha fatto sentire ancora più caro e vicino; come lo scoprire che anche lui era goloso e che un giorno chiese al più agiato don Murialdo di offrirgli un bicerin; e che, forse anche lui un po’ testardo ed orgoglioso, una volta si presentò alla Marchesa di Barolo chiedendo se avesse bisogno del suo aiuto economico. Ma soprattutto abbiamo avuto la possibilità di riflettere sulla nostra vita, sul nostro personale cammino verso la santità, sulla via che abbiamo scelto, quella salesiana, domandandoci “cosa farebbe don Bosco? cosa direbbe a noi, oggi?” Al termine di questo primo anno mi sembra di aver capito che, se vogliamo offrire questo servizio, sicuramente dobbiamo studiare, ma sarà la nostra persona il biglietto da visita più importante: sul nostro volto dovrà risplendere la gioia salesiana e le nostre parole dovranno essere animate dall’amore. I visitatori, attraverso i nostri occhi ed i nostri gesti, dovranno percepire come Don Bosco vedeva la vita. Affidiamo i nostri propositi a Maria Ausiliatrice affinché sia anche per noi la maestra che è stata per Giovannino. Marcia Grazia Rasta Centro Locale Torino DB2000 15 “. : i t n a r i p s Gli a a Dà l Riflessivo! ” … è o s r o c l . . p e r me i Affas !!! a s s o Sc !! cina nte!! ! Effetto s pugna!!! Sprintoso!!! !!! do en up St nte!!! a m s a i Entus CORSO ASPIRANTI 2013 – 2015 te!!! n e h c c Arri Be llo! ! ! Coinvolg ente!!! Prof Caloroso!!! ondo ! !! zan te!! te! an ! !! Sorp rend ente !!! m for as Tr !!! Ricco En erg iz Simpatico!!! Interessante!!! 16 Dialogo - Maggio 2014 CAMMINIAMO CON DON BOSCO Voce di aspirante “Contagiarci e trasformarci” «Una stupenda e alta chiesa» Sono Dino e insieme ad Anna, mia moglie, ho accettato la proposta di intraprendere il cammino di aspirante Salesiano Cooperatore, il nostro centro di riferimento è il Don Bosco 2000 sito proprio qui a Valdocco presso il primo oratorio di don Bosco. Dopo solo due incontri, ciò che mi ha colpito personalmente è l’ ”entusiasmo” e la disponibilità di tutti per la buona riuscita di questo percorso di crescita spirituale per permettere di poter vivere la fede con don Bosco. Non è facile ritagliarsi del tempo libero, compressi come siamo tra doveri e responsabilità giornaliere, ma credo che questi incontri siano molto preziosi perché alla fine ci si sente ricaricati di energia ed entusiasmo per affrontare al meglio la settimana successiva. Per chi nella vita ha avuto la fortuna di frequentare un ambiente salesiano non può che rimanere affascinato e non può farne più a meno, bisogna però essere preparati e formati non ci si può improvvisare educatori, anche se si è genitori e questa occasione può e deve diventare “si spera” un esempio per i ragazzi che ci vedono come punti di riferimento, così come le persone da noi incontrate nella nostra vita e che noi abbiamo subito riconosciuto come “carismatiche”, ricche cioè di quel entusiasmo e passione che ti conquista! La preghiera e la condivisione degli ideali di don Bosco credo possano ben aiutarci a stimolarci ad essere persone migliori. Mi ha personalmente colpito, durante il primo incontro, il concetto di “cammino” e di “disponibilità a lasciarsi formare”; ho visto negli sguardi dei partecipanti entusiasmo ed umiltà; con questi atteggiamenti si può conquistare il mondo, anche se più modestamente basterebbe conquistare il cuore del prossimo… Spero che l’entusiasmo dei formatori e responsabili del corso possa “contagiarci e trasformarci”, con l’aiuto di Maria e don Bosco, in “Salesiani Cooperatori” non solo aspiranti ma validi strumenti di aiuto per chi incontreremo nella nostra vita. «Ormai Don Bosco è già sacerdote e sta perfezio- nandosi negli studi teologici nel Convitto Ecclesiastico di Torino. Ed ecco due altri sogni che fanno conoscere in precedenza al Santo le varie tappe e il progressivo sviluppo della sua Opera. In queste autentiche visioni vide anche la chiesa di Maria Ausiliatrice vent’anni prima che fosse costruita.» Nel sogno del 1844, dopo la solita scena di una moltitudine di animali di ogni specie, appare la Pastorella misteriosa. E Don Bosco continua: «Dopo aver molto camminato, mi trovai in un prato dove quegli animali saltellavano e mangiavano insieme, senza che gli uni tentassero di mordere gli altri. Oppresso dalla stanchezza, volevo sedermi, ma la Pastorella mi invitò a proseguire il cammino. Fatto ancora breve tratto di via, mi sono trovato in un vasto cortile con porticato attorno, alle cui estremità vi era una chiesa. Qui mi accorsi che quattro quinti di quegli animali erano diventati agnelli. Il loro numero poi divenne grandissimo. In quel momento sopraggiunsero parecchi pastorelli per custodirli: ma essi si fermavano poco e tosto partivano. Allora succedette una meraviglia: molti agnelli si cangiavano in pastorelli, che aumentando si prendevano cura degli altri agnelli. Crescendo di numero, i pastorelli si dividevano e andavano altrove per raccogliere altri strani animali e guidarli in altri ovili. Io volevo andarmene, ma la Pastorella mi invitò a guardare a mezzodì. Guardai e vidi un campo seminato a ortaggi. — Guarda un’altra volta — mi disse. Guardai di nuovo e vidi una stupenda e alta chiesa. Nell’interno di quella chiesa c’era una fascia bianca su cui a caratteri cubitali stava scritto: HIC DOMUS MEA, INDE GLORIA MEA (Qui la mia casa, di qui la mia gloria). Continuando nel sogno, volli domandare alla Pastora che cosa significasse tutto questo. — Tu comprenderai ogni cosa — mi rispose — quando con i tuoi occhi materiali vedrai di fatto quanto ora vedi con gli occhi della mente. Più tardi — continua Don Bosco — questo, congiuntamente con un altro sogno, mi servì di programma nelle mie deliberazioni». In un nuovo sogno che ebbe l’anno seguente, si rinnovò la visione simbolica degli sviluppi che avrebbe Dino Daziano Aspirante Centro Locale Torino DB2000 Dialogo - Maggio 2014 17 CAMMINIAMO CON DON BOSCO «Una stupenda e alta chiesa» avuto la sua missione tra i giovani e, oltre la chiesa di Maria Ausiliatrice, vide anche la cappella Pinardi e la chiesa di San Francesco di Sales. E si noti che le tre chiese — che si possono ammirare ancora oggi — non esistevano ancora e che Don Bosco non conosceva neppure il terreno su cui sarebbero state costruite. In questo sogno la Pastorella si presenta a Don Bosco in forma di Signora, che gli fa vedere una nuova tappa del suo Oratorio: un semplice prato (sarà il prato «Filippi»); poi finalmente la sede stabile più a Nord (Valdocco). Ascoltiamo Don Bosco: «Allora quella Signora mi disse: — Osserva! Io guardando vidi una chiesa piccola e bassa (la futura cappella Pinardi), un po’ di cortile e un gran numero di giovani. Ma essendo questa chiesa divenuta angusta, ricorsi ancora a lei, ed essa mi fece vedere un’altra chiesa assai più grande con una casa vicino (la chiesa di San Francesco di Sales e la casa Pinardi). Poi mi condusse quasi innanzi alla facciata della seconda chiesa, e indicandomi un terreno coltivato, soggiunse: In questo luogo, dove i gloriosi martiri di Torino Avventore e Ottavio soffrirono il loro martirio, su queste zolle che furono bagnate e santificate dal loro sangue, io voglio che Dio sia onorato in modo specialissimo. Così dicendo avanzava un piede posandolo sul luogo dove avvenne il martirio, e me lo indicò con precisione. Io intanto mi vidi circondato da un numero immenso e sempre crescente di giovani; ma guardando la Signora, crescevano anche i mezzi e il locale, e vidi poi una grandissima chiesa (l’attuale Maria Ausiliatrice), precisamente nel luogo dove mi aveva fatto vedere che avvenne il martirio dei Santi della Legione Tebea, con molti edifici tutto all’intorno e con un bel monumento in mezzo» (vide anche il suo monumento?). Io intanto mi vidi circondato da un numero immenso e sempre crescente di giovani; ma guardando la Signora, crescevano anche i mezzi e il locale, e vidi poi una grandissima chiesa (l’attuale Maria Ausiliatrice), precisamente nel luogo dove mi aveva fatto vedere che avvenne il martirio dei Santi della Legione Tebea, con molti edifici tutto all’intorno e con un bel monumento in mezzo» (vide anche il suo monumento?). «Mentre accadevano queste cose, io, sempre in sogno, avevo coadiutori preti e chierici che mi aiutavano alquanto e poi fuggivano. Io cercavo con grandi fatiche di attirarmeli, ma essi poco dopo se ne andavano e mi lasciavano tutto solo. Allora mi rivolsi nuovamente a quella Signora, la quale mi disse: — Vuoi sapere come fare affinché non ti scappino più? Prendi questo nastro e lega loro la fronte. Prendo riverente il nastrino bianco dalla sua mano e vedo che sopra era scritta questa parola: Obbedienza. Provai tosto a fare quanto mi aveva detto quella Signora, e cominciai a legare il capo di qualcuno dei miei volontari coadiutori col nastro, e vidi subito grande e mirabile effetto; e questo effetto sempre cresceva, mentre io continuavo nella missione conferitami, poiché da costoro si lasciava affatto il pensiero di andarsene altrove e si fermavano ad aiutarmi. Così venne costituita la Congregazione». Don Bosco “Tu comprenderai ogni cosa quando con i tuoi occhi materiali vedrai di fatto quanto ora vedi con gli occhi della mente. ” 18 Dialogo - Maggio 2014 LA BUONA STAMPA NOVITA’ IN LIBRERIA ANNA PEIRETTI – BRUNO FERRERO, L’Eucaristia raccontata ai bambini, Elledici, pagg. 48. Questo libretto racconta ai più piccoli la bellezza e il significato dell'Eucaristia partendo dai gesti e dai riti quotidiani dei bambini: le cose buone da mangiare, la gioia di mangiare insieme a chi si ama, la condivisione del cibo, e capire perché Gesù ha scelto proprio questo per stare con noi ogni giorno. CLAUDIO RUSSO, Don Bosco, insegnaci a pregare, Elledici, pagg. 64. Don Bosco è maestro di preghiera. Con la sua vita e i suoi scritti, ha insegnato a giovani e adulti come pregare. Questo libretto presenta le testimonianze di coloro che hanno visto Don Bosco pregare. Quando pregava? Dove? In che modo? Come aveva imparato? Come avvicinava i ragazzi alla preghiera? Il testo riporta anche quanto lui scrisse sul significato della preghiera in generale, del «Padre nostro», dell’«Ave Maria», del «Credo», del Rosario e sulla devozione all’Angelo Custode. Ogni capitolo si conclude con alcune domande che aiutano il lettore, nella meditazione personale, a migliorare la propria vista di preghiera. MARIA CIOLA – CLAUDIO CORTESE, Lavorare in gruppo in una Chiesa che cambia, Elledici, pagg. 144. Lavorare in gruppo è al contempo «un piacere, una fatica e una necessità». Questo volume offre spunti e strategie operative da utilizzare nella vita concreta dei gruppi parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti. Il sussidio da un lato aiuta a comprendere le dinamiche di gruppo, evidenziando vantaggi e rischi del lavoro di gruppo. Dall'altro analizza alcune situazioni concrete, individuando buone pratiche ed errori da evitare. Attraverso la proposta di attività di autoformazione, il volume consente di sviluppare le proprie competenze di lavoro in gruppo. Dialogo - Maggio 2014 19 IL COORDINATORE PROVINCIALE “non solo per conoscere ma anche per proporre” Maggio, mese mariano. Un’occasione importante per riconfermare i nostri percorsi per diventare “buoni cristiani”. Don Bosco non si limitava a ciò. Chiedeva ai suoi ragazzi di diventare buoni cristiani, ma contemporaneamente li esortava ad essere “onesti cittadini”. Questa dimensione tutta salesiana, essere di esempio nella società civile grazie alla formazione spirituale ricevuta, è una intuizione del nostro Santo che segna spesso la differenza. Non solo nel discernimento, ma nello stringere un forte legame tra la rilassatezza dei costumi della nostra società e il compito importante che ci viene assegnato: proporre dei modelli di vita. Vi sembrerà banale ma il luogo in cui si esercitano il maggior numero di scelte che riguardano il nostro vivere quotidiano e il condizionamento delle nostre abitudini, è proprio quello abitato dalla politica. Ed è un luogo dal quale ci allontaniamo troppo spesso. O meglio: ci lasciamo coinvolgere un po’ svogliatamente forse il giorno delle elezioni, cercando disperatamente delle indicazioni dell’ultimo momento. Io credo si possa fare qualcosa in più, per essere gli abitanti del Mondo che avrebbe voluto don Bosco. Il Consiglio Provinciale ha intenzione di offrire (per chi ne fosse interessato) momenti di approfondimento di temi sociali, che potrebbero entrare nei percorsi di formazione permanente dei salesiani cooperatori e dei loro Centri Locali. Incontri con esperti, con operatori dei vari settori, con persone che hanno ruoli di responsabilità all’interno delle Istituzioni civili. Non solo per “conoscere” ma anche, e soprattutto, per “proporre” i nostri modelli a chi poi deve decidere nei vari ambiti. Ci sono ancora alcune settimane che ci separano da un primo appuntamento che riguarda il rinnovo di alcuni Consigli Comunali, del Consiglio Regionale e del Parlamento Europeo. Non perdiamo l’occasione di essere informati e diffidiamo dai consigli last minute. Riceveremo molte sollecitazioni nei giorni a ridosso del 25 maggio, data in cui saremo chiamati a votare per i nostri rappresentanti comunali, regionali ed europei. Arriviamoci preparati. Marco Borgione 20 Dialogo - Maggio 2014 Una storia per riflettere NOTIZIE DI FAMIGLIA LE FERITE In un caldo giorno d’estate, un bambino era andato a nuotare in uno stagno vicino a casa. La madre lo guardava dalla finestra e vide con orrore che un caimano si dirigeva verso di lui. La donna corse verso il bambino, gridando con tutta la voce che aveva. Il bambino nuotò subito verso sua madre, che riuscì a prenderlo per le braccia solo quando il caimano gli aveva già afferrato le gambe. Il caimano era più forte, ma la madre era molto più determinata. Sentendo le grida, un uomo si precipitò verso lo stagno e sparò al caimano, uccidendolo. Il bambino si salvò. Aveva subìto gravi ferite, ma a poco a poco tornò a camminare. Tempo dopo, domandarono al bambino di mostrare le cicatrici che aveva sulle gambe. Il bambino sollevò i pantaloncini. Subito dopo, però, rimboccò le maniche e mostrò altre cicatrici. Erano i segni delle unghie di sua madre che l’aveva stretto con tutta la forza. Marzo 2014 è nato Tommaso, figlio di Chiara e Marco Orrù, salesiani cooperatori del Centro locale di Chieri Santa Teresa è nata Teresa, figlia di Chiara e Umberto Paschero, salesiani cooperatori del Centro locale Torino Valsalice Aprile 2014 è mancato Roberto Pesca, marito della salesiana cooperatrice Rosi e papà del salesiano cooperatore Giampiero del Centro locale di Cuneo È mancata Emma, la mamma di Giorgio Mitolo, salesiano cooperatore del Centro locale Torino Monterosa È mancato Pino Vinci, salesiano cooperatore del Centro locale Torino Monterosa PREGHIERA A MARIA AUSILIATRICE Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Noi ci affidiamo a te, Ausiliatrice dei Cristiani, e ti eleggiamo Madre e Regina di questa casa. Degnati di mostrare in essa il tuo potente aiuto, perchè sia preservata da ogni pericolo, danno e disgrazia. Benedici, proteggi e custodisci come cosa e proprietà tua le persone che vivono e vivranno in questa casa; unisci i nostri cuori nella fede e rendici operosi nella carità; conservaci nella salute e nella pace; aiutaci a ringraziare il Signore per questa nostra famiglia che vuole vivere unita nell'amore. Nelle tue mani noi mettiamo le gioie e i dolori della nostra vita perchè tu li presenti al Padre, insieme alle nostre speranze per l'avvenire. Guida i nostri passi sulla via del bene e tienici lontani da ogni peccato. Maria, Aiuto dei Cristiani, accogli la nostra supplica ed intercedi per noi presso Tuo Figlio, Gesù Cristo Nostro Signore. Amen. Dialogo - Maggio 2014 21 IN PROGRAMMA Campo estivo a Gressoney per le famiglie c Pro e 014 iliatric o2 i s g g Au ma aria 24 M i ed ion s s e Corso Guide 2015 014 ori o2 i at g ag bor a m L o 18 rita egn arghe v n o M 3° C mma a M ...sulle orme di Don Bosco m gmail.co 1@ padaro7 .s ia t a c izie!!! ostre not v i c e t ia Inv sito: Visita il icp.eu lcoop www.sa SEG RET ERIA Via M .Ausi liatric e, 3 2 Cellu — 101 lare: 327.9 52 To 9 rino . 8 1.778 Telef ono.: . 0 1 1 -5 2.24.6 Fax: 0 81 1 1 -5 2 .24.68 1 e-ma il: info @sal coop icp.eu Per incontrare la segreteria provinciale dei Salesiani Cooperatori o il Consiglio Provinciale si prega di contattare al telefono o al cellulare per appuntamento 22